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Malvina Moorwood - Il mistero del castello

Malvina Moorwood è intelligente, impertinente e soprattutto molto veloce... e non solo quando si tratta di divorare il dessert! Quando i suoi genitori decidono di vendere il vecchio castello di famiglia, Malvina pensa subito: Non se ne parla proprio! Con grande intuito, abilità e una buona dose di coraggio, insieme al suo amico Tom si butterà a capofitto in un’avventura mozzafiato pur di salvare Moorwood Castle. Tra mille peripezie, non solo s’imbatterà in un autentico fantasma e in una vecchia maledizione di famiglia, ma anche in una pergamena misteriosa che svela un tesoro molto promettente...

Malvina Moorwood è intelligente, impertinente e soprattutto molto veloce... e non solo quando si tratta di divorare il dessert!
Quando i suoi genitori decidono di vendere il vecchio castello di famiglia, Malvina pensa subito: Non se ne parla proprio!
Con grande intuito, abilità e una buona dose di coraggio, insieme al suo amico Tom si butterà a capofitto in un’avventura mozzafiato pur di salvare Moorwood Castle.
Tra mille peripezie, non solo s’imbatterà in un autentico fantasma e in una vecchia maledizione di famiglia,
ma anche in una pergamena misteriosa che svela un tesoro molto promettente...

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<strong>Il</strong> <strong>mistero</strong> <strong>del</strong> <strong>castello</strong>


Christian Loeffelbein<br />

<strong>Malvina</strong> <strong>Moorwood</strong><br />

<strong>Il</strong> <strong>mistero</strong> <strong>del</strong> <strong>castello</strong>


Per Christina<br />

© 2021 Coppenrath Verlag GmbH & Co.<br />

© 2021 by<br />

è un marchio<br />

Via Jucker, 28 - Legnano (MI) - Italia<br />

<strong>Il</strong>lustrazioni di Julia Christians<br />

Titolo originale: <strong>Malvina</strong> Morwood - Das Geheimnis von <strong>Moorwood</strong> Castle<br />

Traduzione dal tedesco di Alex Romanella<br />

Tutti i diritti sono riservati - Stampato in Serbia


Christian Loeffelbein<br />

<strong>Il</strong> <strong>mistero</strong> <strong>del</strong> <strong>castello</strong><br />

<strong>Il</strong>lustrato da<br />

Julia Christians


(<br />

(<br />

(<br />

<strong>Malvina</strong> è il nome di un luogo.<br />

Vedete la sua ombra là?<br />

Vedete le ombre sul muro?<br />

Per le campagne di <strong>Moorwood</strong><br />

sta vagando uno spirito.<br />

(


Capitolo 1<br />

<strong>Il</strong> giorno più brutto <strong>del</strong>la mia vita


(<br />

<strong>Il</strong> 16 luglio avrebbe potuto essere una giornata<br />

meravigliosa.<br />

La scuola era finita tre ore prima <strong>del</strong> solito, cominciavano<br />

le vacanze estive e faceva più caldo che mai.<br />

Tra quattro giorni sarebbe stato il mio compleanno e<br />

avrei compiuto undici anni.<br />

Tutto era fantastico.<br />

Mentre bighellonavo con il mio migliore amico Tom<br />

lungo il sentiero bordato di rose selvatiche, raccolsi un<br />

paio di sassi piatti. Una piccola sfida era proprio la cosa<br />

giusta in questo momento.<br />

“Scommettiamo che ti colpisco per prima?”, urlai<br />

a Tom, e gli misi sotto il naso uno dei miei proiettili di<br />

modo che capisse subito che cosa volessi dire.<br />

“Colpirmi?”, chiese Tom. “E dove poi? E secondo<br />

quali regole?”<br />

Tom doveva sapere sempre tutto nei minimi particolari.<br />

<strong>Il</strong> suo sport preferito era pensare, e trascorreva ore a<br />

risolvere giochi enigmistici su Internet. Oltre a questo,<br />

Tom era il tipico secchione. Aveva tutti dieci e frequentava<br />

volontariamente i corsi di latino <strong>del</strong> signor Brix. Non ero<br />

(<br />

6


(<br />

contraria ai corsi di latino <strong>del</strong> signor Brix, ma di tanto in<br />

tanto bisognava mostrare a un sapientone come Tom cosa<br />

fosse veramente la vita.<br />

Scagliai semplicemente la pietra e beccai Tom al centro<br />

<strong>del</strong> petto. Comunque non fu per niente difficile visto che<br />

aveva le spalle molto larghe e portava ancora, nonostante<br />

il gran caldo, una giacca a vento che era troppo grande per<br />

lui di un paio di taglie.<br />

“Ehi!”, gridò Tom, ma non tentò nemmeno di reagire<br />

lanciando a sua volta. Non aveva ancora preso in mano<br />

neppure un sasso.<br />

Guastafeste!<br />

Lo spiai attraverso la siepe. Eravamo proprio vicino al<br />

parco giochi di <strong>Moorwood</strong>, che si poteva raggiungere, oltre<br />

che dal cancello, anche un po’ più a sud attraversando uno<br />

stretto passaggio segreto che era esattamente davanti a noi.<br />

Amavo in modo particolare i passaggi segreti.<br />

Ovviamente, Tom e io eravamo già troppo grandi per<br />

i parchi giochi, ma non per una prova di coraggio che<br />

potevamo fare qui. Infatti, la sfida era davvero molto<br />

pericolosa.<br />

E la cosa andò così:<br />

Mentre io mi piazzai su un lato <strong>del</strong>l’altalena, Tom si<br />

arrampicava su una torretta di legno che si trovava proprio<br />

lì accanto. E poi da quel punto avrebbe dovuto saltare<br />

sull’altro lato <strong>del</strong>l’altalena, in modo tale che io venissi<br />

catapultata in aria con una traiettoria ad arco.<br />

(<br />

7


(<br />

Se Tom non fosse saltato bene, si sarebbe fatto<br />

veramente molto male. E io in modo ancor più grave se<br />

non fossi atterrata nel modo giusto.<br />

Pensavo che un po’ di adrenalina ci avrebbe fatto<br />

bene, ma Tom non la pensava allo stesso modo. Me ne<br />

accorgevo dallo sguardo critico con cui fissava l’altalena<br />

tutte le volte.<br />

Siccome Tom era comunque il mio migliore amico, lo<br />

dovevo convincere ogni volta. Infatti, io ero brava non<br />

solo a saltare e a volare in aria, ma anche a persuadere le<br />

altre persone con le chiacchiere.<br />

Proprio nel momento in cui aprii la bocca per<br />

cominciare a parlare, Tom alzò le braccia. “D’accordo,<br />

<strong>Malvina</strong>. Un salto! Uno solo. E poi basta. Fino a Natale.<br />

Come minimo!”<br />

“Fino alla fine <strong>del</strong>le vacanze”, dissi.<br />

“Fino a novembre”, replicò Tom.<br />

“Ottobre!”<br />

“Okay, okay.” Tom alzò gli occhi al cielo e si avviò verso<br />

la torretta di legno. Io mi arrampicai soddisfatta sull’altalena<br />

aspettando di completare la mia impresa. Fu più veloce<br />

di quanto pensassi. Di solito Tom perdeva sempre molto<br />

tempo. Questa volta invece saltò subito, e io mi alzai in volo<br />

superando così il mio record di salto-volante-in-aria. Sentii<br />

un formicolio nella pancia, il cuore mi batteva all’impazzata<br />

ed ebbi persino un po’ di paura. Ma solo un pochino.<br />

Nell’insieme fu proprio la combinazione giusta.<br />

(<br />

8


(<br />

Tom era conosciuto per non essere molto espansivo<br />

nel mostrare le sue emozioni, ma dopo questa nostra<br />

prestazione acrobatica sollevò per primo la mano sinistra<br />

e batté cinque sulla mia mano destra tesa.<br />

“Oggi pomeriggio vieni da me?”, chiesi. “Possiamo<br />

guardarci il film horror che hai trovato nel negozio di tua<br />

madre.”<br />

Quando si trattava di film horror, Tom si faceva<br />

convincere subito. Gli piacevano le attività emozionanti<br />

soprattutto quando si svolgevano in un ambiente sicuro.<br />

E quando avevano a che fare con la possibilità di stare<br />

comodamente seduti.<br />

“Non funziona”, rispose. “<strong>Il</strong> film è su una vecchia<br />

videocassetta <strong>del</strong> secolo scorso.”<br />

“Fatti sorprendere.” Invece di dire altro, questa volta<br />

gli feci l’occhiolino con fare misterioso.<br />

“Okay”, disse Tom. “Alle quattro da te.” Poi se ne andò<br />

trotterellando.<br />

Prima di girare all’angolo <strong>del</strong>la panetteria, si voltò<br />

ancora e gridò: “Alle quattro!”<br />

Si vedeva chiaramente che Tom era di ottimo umore.<br />

Io annuii soddisfatta. Era una bella sensazione sapere<br />

che la persona a cui volevo bene era contenta.<br />

Come già detto, avrebbe potuto essere una giornata<br />

meravigliosa.<br />

Andai a casa con l’autobus e chiacchierai un po’ con<br />

(<br />

9


(<br />

il mio autista preferito, Bernie. Durante il tragitto non<br />

mi sedetti, ma rimasi in piedi, piegata in avanti, dietro la<br />

postazione di guida di Bernie: mi sembrava di essere un po’<br />

come sul ponte di comando di un’astronave molto antica.<br />

Bernie mi rifornì di orsetti gommosi, che pescò da una<br />

grande busta gialla. Prima di pranzo le cose dolci facevano<br />

sempre bene all’umore.<br />

Bernie chiacchierava molto più di me, ed io ascoltavo<br />

attentamente il suo fiume di parole. Intanto, osservavo le<br />

piccole figurine e il resto <strong>del</strong>le cianfrusaglie appese con<br />

una corda allo specchietto, con cui Bernie teneva sotto<br />

controllo la parte posteriore <strong>del</strong>l’autobus. Qualcosa<br />

proveniva dagli ovetti con sorpresa, ma la maggior parte<br />

doveva avere un’origine molto più misteriosa. Ad esempio,<br />

il piccolo flauto che sembrava fosse stato intagliato in un<br />

osso. Oppure più sotto, il teschio giallo. Un teschio giallo<br />

con i capelli rosa a spazzola che aveva giganteschi occhi<br />

spalancati, che brillavano a intermittenza in tutti i colori<br />

<strong>del</strong>l’arcobaleno.<br />

“Nei prossimi giorni farà ancora più caldo”, raccontava<br />

Bernie. “E poi ci saranno i temporali e forse persino un<br />

uragano.”<br />

“Grande”, dissi io. Siccome, contrariamente a Tom,<br />

mi piaceva stare al centro di tutto, invece che assistervi<br />

semplicemente.<br />

Infine Bernie si fermò alla fermata <strong>del</strong> vecchio corpo di<br />

guardia, e io scesi. Lo salutai con la mano.<br />

(<br />

10


(<br />

<strong>Il</strong> vecchio corpo di guardia aveva questo nome, perché<br />

qui in passato si trovavano un grande portone d’ingresso<br />

e un ponte levatoio, ma come tutte le cose <strong>del</strong>la nostra<br />

proprietà, il portone e il ponte erano ormai vecchi e in<br />

rovina.<br />

Proprio così.<br />

Ma gli automobilisti, che capitavano al fossato <strong>del</strong><br />

<strong>castello</strong>, naturalmente non la pensavano così. E siccome<br />

gli automobilisti avevano più voce in capitolo di una<br />

ragazzina quasi undicenne come me, mio padre aveva<br />

abbattuto il portone e sostituito il ponte con un blocco di<br />

cemento.<br />

Dignitosamente in silenzio, solo il corpo di guardia<br />

continuava a deteriorarsi. E siccome al suo interno si<br />

trovava ancora un vecchio trasformatore <strong>del</strong>la centrale<br />

elettrica, era stato salvato dalla demolizione.<br />

Nel parco incontrai Duke, il nostro cane. Aveva tentato<br />

di cacciare i conigli, ma ovviamente non aveva avuto<br />

successo. Duke era già molto vecchio, e i conigli erano<br />

fin troppo veloci per lui. Raccolsi un paio di piccole pere<br />

verdi e le lanciai in aria. Le piccole pere verdi erano più<br />

facili da catturare dei conigli. Duke saltava di qua e di là<br />

come una molla, abbaiando felice ogni volta che riusciva<br />

ad afferrare una pera.<br />

Poi ci ricordammo entrambi <strong>del</strong> pranzo e ci avviammo<br />

verso il nostro <strong>castello</strong>, girando intorno alla grande<br />

(<br />

11


siepe di noccioli selvatici. In estate, il parco<br />

tutt’intorno e il cielo blu facevano sembrare<br />

la vecchia costruzione ancora più brutta<br />

<strong>del</strong> solito, rendendola più simile a una<br />

fabbrica in rovina che a un <strong>castello</strong>.<br />

Per meglio dire, le torri pendenti,<br />

la scala esterna scalcinata e i<br />

muri grigi risaltavano in modo<br />

particolare, poiché tutto il resto<br />

era molto piacevole e romantico.<br />

A proposito, il <strong>castello</strong> si<br />

chiamava <strong>Moorwood</strong> Castle<br />

ed era antichissimo. Un giorno<br />

nell’Enciclopedia di Butler, Castelli e<br />

Fortezze, avevo letto che faceva parte <strong>del</strong>le<br />

dieci costruzioni più brutte <strong>del</strong>la Gran Bretagna,<br />

ma naturalmente sono tutte sciocchezze. <strong>Moorwood</strong>


Castle non fa parte <strong>del</strong>le dieci costruzioni più brutte<br />

<strong>del</strong>la Gran Bretagna, ma è la più brutta. Di gran lunga.<br />

E proprio per questo straordinariamente adorabile.<br />

Quando a scuola dovevamo disegnare un luogo che<br />

ci rendeva particolarmente felici, allora io disegnavo<br />

sempre il nostro <strong>castello</strong>. Anche se i miei genitori<br />

pensavano che potesse crollare da un momento all’altro.<br />

Duke ed io passammo correndo davanti all’ingresso<br />

principale bloccato da assi fissate con chiodi. Anche le<br />

finestre a sinistra e a destra <strong>del</strong>l’ingresso erano chiuse a<br />

chiave e sbarrate. L’aveva fatto papà. Papà era il conte di<br />

<strong>Moorwood</strong> e, come tanti nobili inglesi di campagna, era<br />

povero in canna. Per questo motivo noi non vivevamo<br />

proprio nel <strong>castello</strong>, ma in un edificio adiacente che<br />

in passato aveva ospitato le carrozze e la servitù.<br />

Naturalmente, da tanto tempo non avevamo più


(<br />

carrozze né tantomeno domestici presso di noi. Facevamo<br />

tutto da soli, e per andare in giro avevamo la vecchia<br />

Land Rover <strong>del</strong> nonno e la nuova Mini di mamma. La<br />

mamma era dentista e aveva lo studio nella cittadina di<br />

<strong>Moorwood</strong>, molto vicino al negozio di articoli da regalo<br />

e cianfrusaglie <strong>del</strong>la madre di Tom.<br />

Inspirai profondamente. Sentii il profumo <strong>del</strong>l’estate,<br />

dei cavalli e <strong>del</strong>l’arrosto di maiale con salsa di mele di zia<br />

Frida. Era il mio piatto preferito.<br />

Avevo già detto che avrebbe potuto essere una giornata<br />

meravigliosa?<br />

Arrosto di maiale con salsa di mele! E il mio compleanno<br />

stava arrivando! E purtroppo anche mio fratello Tristan.<br />

Infatti, lui stava realmente davanti alla porta, a quella<br />

<strong>del</strong>la cucina. La prima cosa non così bella di questa<br />

giornata, fino a quel momento perfetta.<br />

“Cosa ci fai qui?”, domandò Tristan.<br />

“Abito qui”, dissi.<br />

“Mamma mia”, brontolò lui. “Cosa fai qui già a<br />

quest’ora?”<br />

“Voglio vedere se sei di nuovo caduto da cavallo”,<br />

dissi.<br />

“Non sono caduto”, mentì Tristan.<br />

Avrei potuto sottolineare che i trucioli di sabbia al quarzo<br />

<strong>del</strong> maneggio che ricoprivano i suoi pantaloni, la camicia e<br />

il caschetto, raccontavano una versione differente, ma non<br />

lo feci. E invece risposi: “La scuola è finita prima. Ho già<br />

(<br />

14


(<br />

avvisato. Per questo oggi c’è l’arrosto di maiale con salsa di<br />

mele. Zia Frida l’ha fatto apposta per me.”<br />

“Bleah”; esclamò Tristan, a cui non piaceva la salsa di<br />

mele.<br />

E proprio questo era il problema. Se arrivava in tavola<br />

qualcosa che lui non mangiava volentieri, il mio fratello<br />

maggiore diventava il peggiore musone <strong>del</strong> mondo.<br />

Per fortuna in questo momento squillò il cellulare di<br />

Tristan. Di sicuro era zio Bob che gli chiedeva di tornare<br />

alla stalla, che tra l’altro faceva parte anche <strong>del</strong> nostro<br />

<strong>castello</strong>, la stalla intendevo.<br />

Insieme a zio Bob, papà gestiva una scuola di equitazione<br />

e una pensione per cavalli.<br />

Sentivo come la voce autoritaria di zio Bob proveniente<br />

dall’apparecchio impartisse ordini. Bisognava ferrare lo<br />

stallone, e Tristan avrebbe dovuto aiutare lo zio a tenerlo<br />

fermo. Poi, almeno tre dei cavalli a pensione avrebbero<br />

dovuto essere portati al pascolo dietro la stalla, e altri<br />

tre cavalli riportati indietro giù dal pascolo, perché non<br />

andavano d’accordo tra di loro.<br />

Tristan non ne aveva voglia e cominciò a discutere,<br />

ma non aveva alcuna possibilità contro zio Bob. A ben<br />

guardare, in effetti Tristan era una specie di stalliere <strong>del</strong>lo<br />

zio Bob. Ad ogni modo, adesso questo non era un mio<br />

problema.<br />

Passando vicino a mio fratello tentennante, sgattaiolai<br />

verso la cucina. Zia Frida mi accolse con uno dei suoi<br />

(<br />

15


(<br />

abbracci calorosi, mentre io annusavo come sempre la sua<br />

camicetta. Infatti, zia Frida profumava in modo misterioso.<br />

Nonostante passasse molto tempo in cucina, non si<br />

sentiva per niente. Non so come facesse. Era la sorella<br />

molto più giovane <strong>del</strong> nonno e aveva vissuto per diverso<br />

tempo a Ingolstadt, una città nel sud <strong>del</strong>la Germania,<br />

dove esistevano ancora streghe vere – perlomeno così<br />

assicurava zia Frida. Ed io le credevo. Aveva capelli<br />

scuri e lisci, grandissimi occhi verdi, e sembrava fosse sui<br />

venticinque anni, sebbene ne avesse già sessanta o forse<br />

qualcosa in più, nessuno lo sapeva con precisione. A<br />

proposito, zia Frida era la moglie di zio Bob.<br />

“Tristan arriva più tardi, deve tornare nella stalla”, dissi,<br />

e Duke abbaiò per confermare. “Posso già mangiare? Sto<br />

morendo di fame”, affermai, e tacqui il fatto che avevo<br />

già ingurgitato una quantità non indifferente di orsetti<br />

gommosi. Duke espresse per sicurezza la stessa cosa,<br />

abbaiando di nuovo forte.<br />

Zia Frida si fece intenerire, nonostante che per lei fosse<br />

molto importante mangiare tutti insieme. “Allora mangia,<br />

mia cara. Puoi benissimo averne una bella porzione.” E<br />

alzò gli occhi al cielo esprimendo preoccupazione.<br />

Ripeteva sempre la solita frase sulla porzione.<br />

Effettivamente, io non ero proprio in carne – i giudizi<br />

variavano da pelle e ossa (Tristan) a esile (mamma) – e<br />

zia Frida pensava che io mangiassi troppo poco, cosa che<br />

però non era assolutamente vera.<br />

(<br />

16


(<br />

Ma cosa voleva dire questo alzare gli occhi al cielo?<br />

“Tutto a posto, zia Frida?”, chiesi.<br />

“Certo, certo.” Lei annuì, mentre distribuiva<br />

abbondantemente la salsa sull’arrosto e sul raviolone che<br />

erano nel mio piatto.<br />

Se in questo momento avessi guardato con attenzione<br />

invece di armeggiare con coltello e forchetta, mi sarei<br />

accorta che zia Frida stava mentendo. In realtà, la risposta<br />

giusta alla mia domanda avrebbe dovuto essere questa:<br />

“No, assolutamente no. Guai in vista.”<br />

Ma ingorda com’ero, non mi accorsi di niente e<br />

continuai a pensare di trovarmi nel bel mezzo di una<br />

giornata perfetta.<br />

Avevo appena divorato il migliore arrosto di maiale <strong>del</strong><br />

mondo e un raviolone extra, quando mio fratello entrò<br />

in cucina facendo molto rumore. Tempistica perfetta.<br />

Afferrai la cartella, mi precipitai fuori dalla cucina,<br />

schizzai nel corridoio, corsi su per le scale e mi fiondai<br />

in camera mia. Ci impiegai ventiquattro secondi. Due in<br />

meno di ieri. Una prestazione sportiva perfetta. Cominciai<br />

a stipare le cose di scuola in fondo al mio armadio, mentre<br />

riemergevano tutta una serie di magliette, pantaloni e<br />

felpe che cercavo da una vita.<br />

Nel bel mezzo di questa confusione suonarono alla<br />

porta. Poteva essere solo che Tom, che molto curioso<br />

decise di venire da me prima <strong>del</strong> previsto. Spalancai la<br />

camera, mi precipitai giù e aprii la porta.<br />

(<br />

17


(<br />

“Quindi l’uragano è già iniziato?”, m’informai. Tom era<br />

sconvolto.<br />

“Quale uragano?” Tom si asciugò il sudore dalla fronte.<br />

“Ho solo fatto una corsa”, spiegò poi.<br />

Mi guardò, e dal luccichio dei suoi occhi capii che<br />

adesso non avrebbe più parlato <strong>del</strong> tempo, ma <strong>del</strong> film<br />

horror che era nel suo zaino.<br />

“E allora, hai trovato veramente un lettore di<br />

videocassette?”, chiese.<br />

Con un’espressione misteriosa mormorai: “Aspetta.”<br />

Poi, con entusiasmo raccontai a Tom <strong>del</strong>l’arrosto di<br />

maiale di zia Frida, poi escogitai un piano per preparare<br />

un nascondiglio segreto tutto nostro nel vecchio corpo<br />

di guardia, e nel frattempo lo guidai su per le scale al<br />

primo piano. Da lì svoltammo in un lungo corridoio che<br />

conduceva a una piccola scala a chiocciola, mediante la<br />

quale si poteva sgattaiolare al secondo piano senza essere<br />

scoperti.<br />

“Dove mi stai portando?”, domandò Tom.<br />

“Sst!”, risposi, e per una volta non dissi più nulla, per<br />

dare il buon esempio.<br />

Con Tom percorsi al buio un altro corridoio. Arrivati<br />

in fondo, accesi la torcia <strong>del</strong> mio cellulare e illuminai una<br />

nicchia.<br />

“Qui c’è un ficus”, constatò Tom. Non sembrava<br />

particolarmente entusiasta. “Pensavo che avremmo<br />

guardato il film horror e non piante d’appartamento, che…”<br />

(<br />

18


(<br />

“Calma”, lo interruppi. In realtà, poco tempo fa avevo<br />

scoperto che dietro al ficus si trovava un piccolo passaggio<br />

– un passaggio verso il nostro <strong>castello</strong>! Se avessimo<br />

spostato appena un po’ la pianta insieme al grande<br />

portavaso, due bambini piccoli e magrolini avrebbero<br />

potuto passarci. D’accordo, Tom non era né piccolo né<br />

magrolino, ma era pur sempre un bambino e avrebbe<br />

dovuto semplicemente tirare in dentro la pancia. Non gli<br />

piacque molto, ma alla fine ci riuscimmo.<br />

“Ci siamo quasi”, sussurrai all’orecchio di Tom, e<br />

accesi la luce. Poiché le finestre erano sbarrate dalle assi,<br />

nessuno avrebbe potuto sospettare di nulla.<br />

“Dimmi solo questo… Adesso ci troviamo in <strong>Moorwood</strong><br />

Castle?”, ansimò Tom.<br />

“Sei sveglio!”, risposi.<br />

“Ma…”, Tom si guardò attorno. “Ma non è vietato?”<br />

“Intendi… Venire qui?” E gli feci cenno di seguirmi.<br />

“Sì”, disse Tom, “pensavo fosse pericoloso dato che il<br />

<strong>castello</strong> potrebbe crollare.”<br />

“Ma dai!”, mormorai io, il che naturalmente non era la<br />

risposta giusta, ma ora non volevo far nascere discussioni<br />

sui divieti. Purtroppo, con la sua domanda Tom aveva<br />

centrato in pieno la questione. Ci trovavamo nell’ala est<br />

di <strong>Moorwood</strong> Castle, e là in realtà le stanze erano vietate<br />

– invece le stanze <strong>del</strong> corpo centrale e <strong>del</strong>l’ala ovest erano<br />

severamente vietate, mentre la soffitta in modo ancora più<br />

tassativo. E i sotterranei erano così severamente vietati,<br />

(<br />

19


(<br />

che non c’era più alcuna parola adatta. A quanto pare,<br />

trent’anni fa l’ultimo dei giardinieri che aveva lavorato<br />

per la famiglia <strong>Moorwood</strong> era stato ucciso da una pietra<br />

staccatasi dal muro. E da allora quel posto metteva i<br />

brividi. Si diceva che là sotto c’erano i fantasmi – in ogni<br />

caso, era mio fratello Tristan ad affermarlo.<br />

Ma ovviamente erano tutte sciocchezze. Perché i<br />

fantasmi, che potevano passare attraverso i muri e le<br />

porte chiuse, avrebbero dovuto limitarsi a rimanere<br />

nei sotterranei? Sicuramente si aggiravano per tutto il<br />

<strong>castello</strong>! Di certo poi, in una vecchissima costruzione<br />

in rovina come <strong>Moorwood</strong> Castle, non c’era solamente<br />

il fantasma <strong>del</strong> povero giardiniere. Qui vivevano anche<br />

molti altri spettri. Ad esempio, il Barone rosso e il boia<br />

Harry. Lady ragno e il morto bianco annegato. E poi il<br />

bambino strisciante e il becchino danzante.<br />

A ogni modo, non ero riuscita a vedere ancora nessuno<br />

di questi esseri inquietanti. Sfortunatamente!<br />

Poiché zia Frida condivideva con me il mio entusiasmo<br />

per le cose spaventose di tutti i tipi, insieme avevamo<br />

scritto un’email all’editore <strong>del</strong>l’Enciclopedia di Butler,<br />

Castelli e Fortezze, facendo notare che <strong>Moorwood</strong><br />

Castle era non solo il <strong>castello</strong> più brutto d’Inghilterra, ma<br />

anche quello maggiormente infestato di spiriti. Okay...<br />

Naturalmente, non lo sapevamo così di preciso. Invece,<br />

quello che sapevamo di preciso era che non ci si poteva<br />

intrattenere neppure cinque minuti nel vecchio salone<br />

(<br />

20


(<br />

grande da ballo, senza sentirsi accapponare la pelle. E che<br />

talvolta si udivano provenire strani rantoli dal gabinetto<br />

al secondo piano <strong>del</strong>l’edificio in cui abitavamo, anche se<br />

dentro non c’era nessuno. E che nella cavità <strong>del</strong> tronco<br />

<strong>del</strong>la vecchia quercia in giardino si potevano gettare dei<br />

giocattoli, che poi sparivano senza lasciare traccia.<br />

Forse quelli <strong>del</strong>la casa editrice avrebbero mandato<br />

una specie di ispettore dei fantasmi, qualcuno cioè che<br />

ne sapesse veramente qualcosa. Così, insieme saremmo<br />

potuti andare a caccia di spiriti. E questo mi entusiasmava<br />

già molto.<br />

Ora però ero contenta soprattutto di fare una sorpresa<br />

a Tom.<br />

D’altronde, l’ala est era stata utilizzata ancora dalla<br />

mia famiglia fino a poco prima <strong>del</strong>la nascita di Tristan,<br />

naturalmente senza finestre sbarrate. Zio Frank aveva<br />

abitato qui prima di trasferirsi a Londra per diventare un<br />

famoso attore. Anche mamma e papà avevano vissuto qui<br />

poco dopo essersi conosciuti, ma a mamma non piaceva<br />

perché non amava le case vecchie. Da non crederci,<br />

ma vero! Mamma sognava di vivere in un piccolo<br />

appartamento con riscaldamento centralizzato. Forse<br />

dipendeva dal fatto che una volta, mentre dormiva, dal<br />

soffitto le era caduto sul viso un pezzo di decorazione in<br />

stucco. Non capivo perché faceva tante storie per un po’<br />

di polvere di gesso, ma lei era fatta così. Per lei ogni cosa<br />

avrebbe dovuto essere sempre perfetta.<br />

(<br />

21


(<br />

“Per di qui”, dissi a Tom, facendo di nuovo un cenno<br />

con la mano. Questa volta con più decisione, perché Tom<br />

metteva un piede davanti all’altro con molta esitazione.<br />

Aveva forse paura?<br />

Effettivamente, il posto era abbastanza inquietante. La<br />

fioca illuminazione alla parete tremolava in modo sinistro,<br />

e la tappezzeria di due secoli fa nel corridoio che stavamo<br />

percorrendo, probabilmente anche allora non creava<br />

un’atmosfera particolarmente gioiosa. I disegni intrecciati<br />

sembravano teschi sghignazzanti, e mi veniva facile<br />

immaginare che qui il boia Harry si aggirasse volentieri<br />

verso mezzanotte.<br />

Condussi Tom nel vecchio studio di papà e spensi la<br />

luce <strong>del</strong> corridoio. Per un po’ rimanemmo nell’oscurità,<br />

avvolti da un’aria calda e umida.<br />

Tom sbuffò di nuovo, mentre io mi avvicinavo tentoni<br />

alla scrivania di papà. Lì accesi la lampada, ed esclamai<br />

quindi uno spavaldo “Ta-ta-ta-ta!” Contemporaneamente,<br />

indicai con entrambi le mani un vecchio televisore<br />

accanto alla scrivania. Si trovava su un carrellino, insieme<br />

all’apparecchio registratore per videocassette. <strong>Il</strong> televisore<br />

sembrava un forno e l’apparecchio una scatola di metallo<br />

proveniente da una discarica.<br />

Tom spalancò gli occhi.<br />

“Non male”, commentò e prese la videocassetta<br />

dal suo zaino. Dracula aveva una scritta rosso sangue<br />

sull’immagine di copertina, che mostrava anche una<br />

(<br />

22


(<br />

fortezza in rovina e un principe vampiro sghignazzante.<br />

Molto promettente! Era proprio il film giusto per l’ultimo<br />

giorno di scuola.<br />

“Allora, l’aggeggio funziona pure?”, domandò Tom.<br />

Annuii, poiché avevo testato entrambe le apparecchiature<br />

<strong>del</strong>l’età <strong>del</strong>la pietra già una volta con Tristan.<br />

Ma proprio nel momento in cui volevo accendere il<br />

televisore, il mio sguardo cadde sulle scartoffie che si<br />

trovavano sulla scrivania.<br />

Nuove scartoffie.<br />

Scartoffie che nella mia ultima visita non erano ancora<br />

qua.<br />

Scartoffie che non presagivano nulla di buono. Questo<br />

lo percepii immediatamente, visto che c’era un motivo<br />

ben preciso perché fossero qui, e non nel solito studio di<br />

papà vicino alla cucina.<br />

Erano scartoffie che io non avrei dovuto vedere. E<br />

possibilmente neppure Tristan né le mie due sorelle.<br />

“Che cosa succede?”, chiese Tom. Sembrava<br />

preoccupato.<br />

Mormorai qualcosa d’incomprensibile tra me e me,<br />

mentre ero impegnata a guardare le scartoffie. Quelle<br />

scartoffie che nessuno avrebbe dovuto vedere.<br />

Tom mi si avvicinò e mi aiutò a esaminarle. Ero felice<br />

che lui si trovasse qui con me, perché d’un tratto mi sentii<br />

come se qualcuno mi avesse dato un pugno nello stomaco, e<br />

contemporaneamente mi versasse addosso <strong>del</strong>l’acqua gelata.<br />

(<br />

23


“Maledizione”, bisbigliò Tom. Era un’espressione<br />

che aveva preso da suo padre e che non utilizzava tanto<br />

facilmente. Maledizione era riservata a cose insolitamente<br />

terribili.<br />

Cose terribili come queste scartoffie.<br />

“Sai che cosa significa tutto questo?”, bisbigliò Tom.<br />

Io annuii.<br />

Naturalmente lo sapevo.<br />

“Tuo padre ha venduto il <strong>castello</strong>”, disse Tom.<br />

Io inspirai profondamente per non cominciare a<br />

singhiozzare.<br />

“E per essere precisi”, dissi, “a un certo signor Bommel.”<br />

<strong>Il</strong> 16 luglio avrebbe potuto essere una giornata<br />

meravigliosa.<br />

Fu invece il giorno più brutto <strong>del</strong>la mia vita.


<strong>Il</strong> <strong>mistero</strong> <strong>del</strong> <strong>castello</strong><br />

<strong>Malvina</strong> <strong>Moorwood</strong> è intelligente, impertinente e soprattutto<br />

molto veloce... e non solo quando si tratta di divorare il dessert!<br />

Quando i suoi genitori decidono di vendere<br />

il vecchio <strong>castello</strong> di famiglia, <strong>Malvina</strong> pensa subito:<br />

Non se ne parla proprio!<br />

Con grande intuito, abilità e una buona dose di coraggio, insieme<br />

al suo amico Tom si butterà a capoÿ tto<br />

in un’avventura mozzaÿ ato pur di salvare <strong>Moorwood</strong> Castle.<br />

Tra mille peripezie, non solo s’imbatterà in un autentico<br />

fantasma e in una vecchia maledizione di famiglia,<br />

ma anche in una pergamena misteriosa<br />

che svela un tesoro molto promettente...<br />

ISBN 978-88-474-6116-1<br />

e 14,90

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