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Il rituale proibito - Il mondo magico di Emily Seymour

NON SI BACIANO I RAGAZZI MORTI Beh, c’è da dire che tra tutti i modi di iniziare una relazione, quello di uccidere, anche se per sbaglio, il ragazzo per il quale hai perso la testa è senza alcun dubbio il peggiore! A Emily Seymour, forse la necromante più sventurata del mondo magico, capita proprio questo. Per di più, il malcapitato è Ashton Goodwin, il figlio di una famiglia di maghi nemica. Se Emily vorrà riportarlo in vita, dovrà non solo lanciare un rituale proibito, ma anche sacrificare alcuni anni della sua vita. Non può immaginare che la morte di Ashton è molto più di una semplice disgrazia; e si ritroverà ben presto a svelare la più grande cospirazione che il mondo magico abbia mai conosciuto, in compagnia di un non-morto dal pessimo carattere...

NON SI BACIANO I RAGAZZI MORTI
Beh, c’è da dire che tra tutti i modi di iniziare una relazione, quello di uccidere, anche se per sbaglio, il ragazzo per il quale hai perso
la testa è senza alcun dubbio il peggiore! A Emily Seymour, forse la necromante più sventurata del mondo magico, capita proprio questo. Per di più, il malcapitato è Ashton Goodwin, il figlio di una famiglia di maghi nemica. Se Emily vorrà riportarlo in vita, dovrà non solo lanciare un rituale proibito, ma anche sacrificare alcuni anni della sua vita. Non può immaginare che la morte di Ashton è molto più di una semplice disgrazia; e si ritroverà ben presto a svelare la più grande cospirazione che il mondo magico abbia mai conosciuto, in compagnia di un non-morto dal pessimo carattere...

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“QUINDI DOVREI<br />

ASPETTARE CHE TU SCOPRA<br />

CHI STA CERCANDO<br />

DI UCCIDERCI?“<br />

JENNIFER<br />

ALICE JAGER


Jennifer Alice<br />

Jager


© 2022 by Jennifer Alice Jager<br />

© 2022 Ravensburger Verlag GmbH,<br />

© 2023 by<br />

è un marchio<br />

Via Jucker, 28 - Legnano (MI) - Italia<br />

Quest’opera è stata realizzata dalla<br />

Michael Meller Literary Agency GmbH, Monaco.<br />

d. L’autrice è stata sostenuta dai finanziamenti <strong>di</strong><br />

Mappe e illustrazioni alle pagine 144 e 145: Jennifer Alice Jager<br />

Progettazione e illustrazioni della copertina: © Isabelle Hirtz, Amburgo<br />

Utilizzando le seguenti immagini da Shutterstock:<br />

© Serg Zastavkin, © debra hughes, © PayPau e © paranormal<br />

Titolo originale: <strong>Emily</strong> <strong>Seymour</strong> - Totenbeschworung fur Anfanger<br />

Traduzione dal tedesco <strong>di</strong> Beatrice Mereghetti<br />

Tutti i <strong>di</strong>ritti sono riservati - Stampato in P.RC.


Per voi che mi sopportate.<br />

So <strong>di</strong> essere spesso un inconveniente... mi <strong>di</strong>spiace tanto.<br />

Vorrei farci qualcosa, ma non voglio.<br />

posso


1<br />

Avere acerrimi nemici è una cosa abbastanza superata<br />

Era fin troppo presto quella mattina quando il capitombolo dal<br />

letto mi svegliò <strong>di</strong> soprassalto. Atterrai sulla schiena in mezzo<br />

alla biancheria sporca, urtai il gomito e sbattei assonnata le<br />

palpebre.<br />

«Ahia» <strong>di</strong>ssi, in ritardo rispetto al dolore che già andava<br />

attenuandosi.<br />

La porta <strong>di</strong> camera mia si aprì con uno scricchiolio, io buttai<br />

la testa all’in<strong>di</strong>etro e vi<strong>di</strong> mia cugina Mandy in pie<strong>di</strong> sulla soglia.<br />

«Come accidenti fai a cadere dal letto ogni mattina?»<br />

domandò.<br />

Mandy era tutta in tiro come se ci fossero un tappeto rosso<br />

e uno stuolo <strong>di</strong> paparazzi ad aspettarla. Si era fatta una piega a<br />

onde con il phon, aveva un top <strong>di</strong> paillettes, fin troppi strati <strong>di</strong><br />

trucco, e unghie con cui avrebbe potuto tagliare una bistecca.<br />

Era come al solito, quin<strong>di</strong>. Tuttavia, la prospettiva da cui la<br />

vedevo dal pavimento non andava esattamente a suo favore.<br />

«Noto solo ora che hai il doppio mento» osservai. «Anzi,<br />

ad<strong>di</strong>rittura triplo».<br />

«Tss» sibilò in<strong>di</strong>gnata, si gettò i capelli sulle spalle con un<br />

gesto teatrale e, tutta impettita, si allontanò.<br />

Mi liberai a fatica dal copriletto, che mi stritolava le<br />

7


gambe come un pitone, e mi alzai in pie<strong>di</strong>. Come riuscissi ad<br />

avvolgermi in modo da finire ogni volta sul pavimento, non lo<br />

sapevo proprio. Doveva essere uno dei miei superpoteri segreti.<br />

Insieme a quello <strong>di</strong> inciampare nei miei stessi pie<strong>di</strong> da ferma e<br />

<strong>di</strong> mancare la se<strong>di</strong>a quando mi sedevo.<br />

«<strong>Emily</strong>, vieni a tavola?» La mamma fece capolino nella stanza<br />

e si guardò intorno, scioccata. «Anzi, prima rior<strong>di</strong>ni. Stanotte<br />

ti ha attaccato un’orda <strong>di</strong> vampiri, per caso? Sembra che ci sia<br />

stata una battaglia qui dentro».<br />

«Bussare è una parola sconosciuta in questa casa, vero?»<br />

brontolai. Mamma sollevò un sopracciglio. «C’era la porta<br />

aperta. Rior<strong>di</strong>na e poi vieni <strong>di</strong> sotto. Ci sono novità».<br />

Guardai verso la finestra. <strong>Il</strong> sole era appena sorto, il che<br />

significava che avrei potuto sonnecchiare ancora per almeno<br />

mezz’ora prima <strong>di</strong> dover andare a scuola. Novità a colazione<br />

con tutta la famiglia? Alle mie orecchie, non suonava allettante.<br />

«Cominciate pure senza <strong>di</strong> me» suggerii.<br />

«Non te lo stavo chiedendo» insistette mamma.<br />

Sospirai. In casi come questo, non cedeva. Quando si<br />

trattava della famiglia, tutti dovevano essere pronti in qualsiasi<br />

momento.<br />

«Per quanto mi riguarda... arrivo subito» mi arresi con<br />

riluttanza e sbattei la coperta sul letto. A quest’ora non avevo<br />

proprio voglia <strong>di</strong> fare <strong>di</strong>scussioni inutili.<br />

Alle spalle <strong>di</strong> mamma spuntò Cedric. Mio fratello maggiore,<br />

che non mi somigliava per niente. Avrebbe potuto essere il<br />

gemello <strong>di</strong> Mandy, perché i suoi capelli, proprio come quelli <strong>di</strong><br />

mamma, erano <strong>di</strong> un biondo intenso, e non rosso zucca come i<br />

miei.<br />

Non avevo dubbi sul fatto che investisse almeno un’ora ogni<br />

8


mattina per acconciarsi alla perfezione i capelli con il gel.<br />

Portava uno dei suoi abiti sartoriali, che lo facevano sembrare<br />

un Lord del XVIII secolo, l’anello con lo stemma <strong>di</strong> famiglia e<br />

un paio <strong>di</strong> mocassini <strong>di</strong> pelle lucida. Avrebbe fatto una bella<br />

figura accanto a Mandy sul tappeto rosso.<br />

«Be’, qualcuno qui sta vivendo appieno la sua inclinazione al<br />

caos» <strong>di</strong>sse dando un’occhiata intorno.<br />

«Non si può avere qualche minuto <strong>di</strong> pace da queste parti?»<br />

Mi <strong>di</strong>ressi a passi pesanti verso <strong>di</strong> lui, lo spinsi fuori dalla stanza<br />

e chiusi la porta. Da dentro, mi ci appoggiai contro e feci un<br />

respiro profondo. Probabilmente nel sonno cercavo <strong>di</strong> sfuggire<br />

alla mia famiglia. In ogni caso, sarebbe stata una spiegazione<br />

logica per le mie notti inquiete.<br />

«Dieci minuti!» u<strong>di</strong>i gridare la mamma.<br />

Sgranai gli occhi, mi riscossi, e dalla confusione <strong>di</strong> vestiti sul<br />

pavimento agguantai una felpa rosso acceso e un paio <strong>di</strong> jeans.<br />

Ne approfittai per gettare tutto ciò che puzzava su una pila <strong>di</strong><br />

vestiti sporchi alta quanto un uomo accanto all’arma<strong>di</strong>o.<br />

Ai miei occhi, per il momento, avevo rior<strong>di</strong>nato abbastanza.<br />

E poi, come si presentava camera mia non erano affari <strong>di</strong><br />

nessuno. Questo era il mio regno. Le mie quattro mura. Tutto<br />

il resto della casa dovevo con<strong>di</strong>viderlo con Mandy, i suoi e i<br />

miei genitori, Cedric e mia nonna. La nostra villa fatiscente,<br />

per quanto enorme, non offriva abbastanza spazio. Almeno,<br />

così la vedevo io, che desideravo un po’ <strong>di</strong> pace e <strong>di</strong> tranquillità,<br />

stare da sola per qualche ora a leggere un buon libro... cosa<br />

impossibile con litigi continui, scoppi <strong>di</strong> agitazione, cose che<br />

esplodevano e non morti che vagavano per il giar<strong>di</strong>no. A quasi<br />

tutte le persone che conoscevo al <strong>di</strong> fuori della mia famiglia,<br />

tutto questo sarebbe parso la follia più completa; per me era la<br />

9


vita <strong>di</strong> tutti i giorni. Non morti e tutto il resto.<br />

Ecco cosa significava nascere in una famiglia <strong>di</strong> necromanti<br />

dove contattare gli spiriti, richiamare le anime dei defunti<br />

o evocare zombie erano cose all’or<strong>di</strong>ne del giorno. La<br />

necromanzia, infatti, altro non era che il dono dell’evocazione<br />

dei morti, un dono ere<strong>di</strong>tario, ma non nel mio caso. Io avevo<br />

preso da mio padre in tal senso, per cui ero una normale<br />

mortale, priva <strong>di</strong> qualsivoglia abilità magica e della facoltà <strong>di</strong><br />

sguinzagliare eserciti <strong>di</strong> non morti nel <strong>mondo</strong>, se ne avessi<br />

avuto voglia.<br />

Tuttavia, non è che potessi ignorare la vocazione della mia<br />

famiglia e basta. Quando c’era bisogno <strong>di</strong> una mano da parte<br />

<strong>di</strong> tutti, anch’io dovevo dare il mio contributo. Più spesso<br />

<strong>di</strong> quanto fosse utile per il sano sviluppo <strong>di</strong> una se<strong>di</strong>cenne,<br />

venivo costretta a trascorrere nottate nei cimiteri, a combattere<br />

fantasmi e a <strong>di</strong>ssotterrare bare.<br />

<strong>Il</strong> mio unico barlume <strong>di</strong> speranza <strong>di</strong> sfuggire a tutto questo<br />

era <strong>di</strong> <strong>di</strong>plomarmi con un bel voto per poi trasferirmi in<br />

un’università lontana. Preferibilmente dall’altra parte del<br />

<strong>mondo</strong>, dove non avrei avuto a che fare con tutto quel circo e<br />

nessuno avrebbe mai avuto il sospetto che necromanti, streghe,<br />

vampiri e fantasmi esistessero per davvero.<br />

Dopo essermi infilata i vestiti, mi concessi qualche minuto<br />

in bagno, mi sciacquai, mi lavai i denti e mi legai i capelli<br />

scarmigliati in una coda lenta. Dal piano <strong>di</strong> sotto saliva già il<br />

tintinnio <strong>di</strong> piatti e posate. Senz’altro sarei arrivata <strong>di</strong> nuovo per<br />

ultima a tavola e mi avrebbero guardato male. Ma almeno non<br />

dovevo <strong>di</strong>videre il lavan<strong>di</strong>no con nessuno.<br />

Con la borsa <strong>di</strong> scuola a tracolla, mi affrettai a scendere le<br />

ripide scale. <strong>Il</strong> legno vecchio e consumato scricchiolò sotto<br />

10


i miei pie<strong>di</strong> e, poco prima <strong>di</strong> raggiungere l’imponente salone<br />

d’ingresso, scivolai. Agitando le braccia, mi aggrappai alla<br />

ringhiera, sbattei il sedere sul gra<strong>di</strong>no più in basso e guardai la<br />

borsa slittare sul parquet lucido fino alla porta d’ingresso.<br />

«Ahia» gemetti per la seconda volta in quella mattina infame.<br />

Considerando che avevo l’abilità <strong>di</strong> un asino ubriaco sui pattini<br />

a rotelle, forse era anche un bene che mi mancasse la capacità <strong>di</strong><br />

prendere decisioni sulla vita o sulla morte. In ogni caso, non avrei<br />

voluto essere nei panni <strong>di</strong> qualcuno riportato in vita da me.<br />

Come rispondendo a un richiamo, Mandy apparve <strong>di</strong> fronte<br />

a me e si poggiò i pugni sui fianchi. «Ti piace proprio poltrire<br />

sul pavimento, eh?»<br />

Mi tirai su e mi massaggiai il coccige. «Sai, Mandy, in<br />

quasi tutti i film horror scadenti c’è una vecchia e sinistra<br />

casa infestata. Un minuto prima splende il sole, gli uccellini<br />

cinguettano, tutti sono felici e mangiano gelato alla panna.<br />

Poi, all’improvviso, cala la nebbia, le nuvole oscurano il cielo,<br />

un cane abbaia in lontananza e un gruppetto <strong>di</strong> adolescenti<br />

rincitrulliti si organizza per trascorrere la notte proprio in<br />

quella casa infestata. <strong>Il</strong> luogo perfetto per mettere alla prova il<br />

proprio coraggio e prendere una decisione stupida dopo l’altra<br />

nell’arco <strong>di</strong> novanta minuti <strong>di</strong> riprese, finché alla fine non<br />

muoiono tutti».<br />

«E che cosa vuoi <strong>di</strong>re con questo? Che viviamo in una casa<br />

infestata? È impossibile che la nostra villa <strong>di</strong> famiglia ti sembri<br />

così terribile».<br />

«No, sto <strong>di</strong>cendo che saresti perfetta in mezzo a quegli<br />

adolescenti decerebrati. E probabilmente saresti la prima a<br />

tirare le cuoia».<br />

Mandy rise, gettando la testa all’in<strong>di</strong>etro. «Lo prendo come<br />

11


un complimento. Sarei un’attrice eccezionale. E poi, non ho<br />

paura dei fantasmi. Piuttosto, sono loro ad avere paura <strong>di</strong> me».<br />

«E chi non ne ha» mormorai.<br />

«Come?»<br />

Scossi la testa e attraversai il salone d’ingresso rivestito in<br />

legno. «Niente, mi chiedevo solo perché nessun produttore<br />

cinematografico ci abbia ancora chiesto <strong>di</strong> mettergli a<br />

<strong>di</strong>sposizione questo rottame <strong>di</strong> villa per il remake della Famiglia<br />

Addams».<br />

Sarebbe stata un’ambientazione davvero perfetta. La<br />

proprietà era enorme, stravecchia, c’erano stanze che<br />

sembravano trappole mortali e passaggi segreti che nemmeno<br />

io avevo ancora esplorato. I fantasmi erano compresi nel prezzo.<br />

Mancava solo Mano.<br />

«Tu sei pazza <strong>Emily</strong>, lo sai?» esclamò Mandy, seguendomi.<br />

Come avevo presagito, al lungo tavolo della sala da pranzo<br />

sedevano già mia nonna, mamma, papà, mio fratello Cedric<br />

e, sul lato opposto, zia Sophia con lo zio Joseph. A loro si unì<br />

Mandy.<br />

Nonna, come al solito, era sprofondata nella sua poltrona<br />

a orecchioni a capotavola e portava al collo un consunto boa<br />

<strong>di</strong> volpe sopra un’inestimabile collana <strong>di</strong> perle. Stringeva il<br />

bastone da passeggio dalle guarnizioni d’oro che negli ultimi<br />

anni era <strong>di</strong>ventato il suo compagno più fedele, e mormorava<br />

qualcosa tra sé e sé.<br />

Da sinistra, zia Sophia le versò il tè. Tutta bardata come la<br />

figlia Mandy, era <strong>di</strong>fficile negare la parentela. Non avrei mai<br />

compreso perché si occupasse assiduamente della nonna al<br />

solo scopo <strong>di</strong> ingraziarsela. Alle spalle, Sophia la chiamava<br />

“vecchia ciabatta” e stava già adocchiando la sua grande camera<br />

12


da letto. Io, tuttavia, dubitavo che la nonna l’avrebbe citata<br />

nel testamento. La nuora non le andava abbastanza a genio.<br />

Probabilmente perché lo zio Joseph, sposandola, aveva portato<br />

una strega in casa. La nonna non si fidava delle streghe.<br />

«Basta!» La nonna agitò energicamente la mano. «Mi ci vuoi<br />

affogare, in quel tè, per riempire la tazza fino all’orlo in questo<br />

modo?»<br />

«L’ha detto con buone intenzioni» mi assicurò mamma in<br />

tono conciliante. Si sedette alla destra della nonna, proprio<br />

accanto a mio padre, che era intento a seppellire nel suo piatto<br />

una montagna <strong>di</strong> uova strapazzate con fette <strong>di</strong> bacon.<br />

«Contieniti, Veland» lo ammonì mamma. «Pensa al tuo<br />

cuore».<br />

«Cre<strong>di</strong>mi O<strong>di</strong>la, sto pensando al mio cuore, e ciò che il mio<br />

cuore desidera è bacon croccante a volontà».<br />

La mamma sospirò: «Così finirai <strong>di</strong> nuovo nella tomba e<br />

stavolta non ti tirerò fuori. Sappilo».<br />

«Te l’avrei consigliato anch’io» <strong>di</strong>sse papà.<br />

Mi sedetti tra lui e Cedric.<br />

Papà mi scompigliò i capelli: «Guarda un po’ chi si unisce a<br />

noi».<br />

«Smettila» brontolai, lisciandomi le ciocche che sparavano<br />

per aria. A sei o sette anni, mi sembrava ancora un gesto carino<br />

quando papà mi scompigliava i capelli. Ora invece era soltanto<br />

il segno che io, per lui, ero ancora una bambina.<br />

«Tanto vale che ci rinunci» <strong>di</strong>sse Mandy, impertinente,<br />

sedendosi all’altro lato del tavolo. «Ormai per quell’acconciatura<br />

non c’è più niente da fare».<br />

«Ah ah» la schernii, asciutta.<br />

«Abbiate un po’ più <strong>di</strong> educazione a tavola» ci ammonì<br />

13


zia Sophia, senza alzare lo sguardo. Stava tagliando un toast<br />

integrale con forchetta e coltello. Accanto a lei, zio Joseph<br />

fissava in silenzio il piatto vuoto. A volte mi domandavo se<br />

fosse ancora vivo. Appariva e si comportava come se Sophia gli<br />

avesse succhiato via da tempo l’ultima scintilla <strong>di</strong> forza vitale.<br />

«Esatto, comportatevi bene» Cedric concordò con nostra zia,<br />

sporgendosi verso <strong>di</strong> me con un ampio sorriso. «Anche se ha<br />

proprio ragione».<br />

«I<strong>di</strong>ota» sibilai, tirandogli una gomitata nelle costole.<br />

Lui rise. «Scherzavo!»<br />

Storsi gli occhi, mi misi nel piatto una fetta <strong>di</strong> pane, la<br />

maltrattai con un po’ <strong>di</strong> burro e la cosparsi <strong>di</strong> cacao in polvere.<br />

«Lo sai, vero, che abbiamo anche la crema <strong>di</strong> nocciole?»<br />

chiese Mandy con il tono <strong>di</strong> chi vuole avere sempre ragione.<br />

Io mi ero già ficcata il pane in bocca e in risposta alla sua<br />

osservazione sbuffai, soffiando così per sbaglio il cacao fino<br />

all’altro lato del tavolo, proprio in faccia a zio Joseph. Sembrava<br />

che si fosse fatto una bella maschera <strong>di</strong> terriccio per fiori, e a<br />

quella vista dovetti trattenere il respiro per non scoppiare a<br />

ridere.<br />

«Sta’ attenta!» imprecò zia Sophia, saltando in pie<strong>di</strong> e<br />

tamponando la guancia del marito con un tovagliolo. «Quanto<br />

sei imbranata!»<br />

Mandy e Cedric risero <strong>di</strong> cuore, mentre zio Joseph non batté<br />

ciglio. «Va tutto bene» mormorò, prendendo il tovagliolo dalla<br />

mano <strong>di</strong> Sophia.<br />

«<strong>Emily</strong>?» <strong>di</strong>sse mamma, brusca.<br />

«È stata Mandy che...» cominciai, ma mi interruppi e sospirai,<br />

rassegnata. Dovevo proprio perdere l’abitu<strong>di</strong>ne <strong>di</strong> mettermi<br />

a <strong>di</strong>scutere con la mamma. Avrei ottenuto risultati migliori<br />

14


coltivando pomodori nel deserto o incrociando i cani con i<br />

gatti. «Niente più pane e cacao a colazione. Promesso».<br />

«Anch’io voglio pane e cacao» <strong>di</strong>sse nonna guardandosi<br />

intorno. «Sophia, pensaci tu».<br />

«Ehm...» balbettò lei. «Ma certo. <strong>Emily</strong>, passami il cacao, per<br />

favore. Senza spargerlo per tutto il tavolo, possibilmente».<br />

Guardai stupita la nonna e lei mi fece l’occhiolino. «Su, su»<br />

incalzò. «Che non ringiovanisco mica».<br />

«Appena ognuno avrà pane e cacao, parleremo del motivo<br />

per cui siamo qui riuniti» annunciò mamma con impazienza.<br />

Sospettavo già che avesse a che fare con la necromanzia e<br />

fui ben felice quando il campanello mi svincolò prima che mia<br />

madre potesse iniziare sul serio il <strong>di</strong>scorso.<br />

Balzai in pie<strong>di</strong>. «Questa sarà Santana» <strong>di</strong>ssi. «Mi dà un<br />

passaggio a scuola. Continuate pure senza <strong>di</strong> me».<br />

Senza aspettare una risposta, lasciai la sala da pranzo.<br />

Santana era la mia migliore amica e, per <strong>di</strong> più, una strega. Con<br />

lei potevo parlare apertamente <strong>di</strong> tutto ciò che mi infasti<strong>di</strong>va<br />

della necromanzia e della mia famiglia senza temere <strong>di</strong> essere<br />

<strong>di</strong>chiarata pazza. Che è quello che <strong>di</strong> sicuro sarebbe successo<br />

se il resto dei miei compagni <strong>di</strong> classe avessero intuito qualcosa<br />

della mia doppia vita. Solo Santana, in quanto strega inveterata,<br />

era al corrente <strong>di</strong> tutto.<br />

«<strong>Emily</strong>, siamo ancora a tavola!» gridò mamma.<br />

«Ma non posso certo lasciare Santana qua fuori ad aspettare!»<br />

ribattei, attraversai il salone d’ingresso e spalancai con forza la<br />

porta.<br />

Contrariamente alle mie aspettative, non mi comparve<br />

davanti il viso <strong>di</strong> Santana. Di fronte a me c’era uno sconosciuto.<br />

Un ragazzo, poco più alto <strong>di</strong> me, con occhi stretti color verde<br />

15


muschio, capelli neri come la pece che gli ricadevano sul viso<br />

e labbra carnose. Un sorriso impenetrabile gli increspava gli<br />

angoli della bocca, conferendogli un’aria intimidatoria e sicura<br />

<strong>di</strong> sé.<br />

Di certo non era il postino. Sebbene portasse una borsa<br />

a tracolla, non indossava una <strong>di</strong>visa, bensì una camicia<br />

nera aderente e un paio <strong>di</strong> jeans larghi. E tutto gli stava<br />

maledettamente bene. Presi in considerazione l’idea <strong>di</strong><br />

domandare alla mia famiglia se qualcuno per caso avesse<br />

or<strong>di</strong>nato su internet un top model maschio. Ovviamente,<br />

sarei stata in grado <strong>di</strong> chiederlo solo se fossi riuscita a fare<br />

qualcos’altro, a parte starmene lì inebetita a fissare quel ragazzo<br />

<strong>di</strong> una bellezza soprannaturale.<br />

Non aveva nessun gioiello con simboli magici, né orecchie a<br />

punta o ali sulla schiena. Era solamente un po’ pallido intorno<br />

al naso, però non aveva la tipica carnagione grigio-argentea<br />

dei vampiri. Dall’aspetto sembrava un normale essere umano...<br />

sempre che tanta bellezza si potesse definire normale.<br />

«Hai del cioccolato in faccia» <strong>di</strong>sse.<br />

Imme<strong>di</strong>atamente le mie guance avvamparono, e io mi passai<br />

entrambe le mani sulla bocca.<br />

Lui sorrise. «Fatto una buona colazione? »<br />

«Sì... io... chi? »<br />

«Ashton Goodwin» si presentò, porgendomi la mano.<br />

Io ero del tutto fuori <strong>di</strong> me e stavo per afferrarla, prima <strong>di</strong><br />

ricordarmi che avevo le mani sporche <strong>di</strong> cacao. Me le pulii in<br />

fretta sui pantaloni. «Scusa».<br />

«Figurati». Passandomi accanto, entrò nel salone d’ingresso e<br />

si guardò intorno con interesse. «Molto... imponente».<br />

«Ehm, un momento! Hai detto Goodwin? » Sebbene<br />

16


preferissi tenermi fuori dalle questioni magiche riguardanti la<br />

mia famiglia, quel nome <strong>di</strong>ceva qualcosa perfino a me. Quella<br />

dei Goodwin era una famiglia <strong>di</strong> necromanti, proprio come la<br />

mia. Ed erano i nostri acerrimi nemici. Anche se mi era sempre<br />

sembrato ri<strong>di</strong>colo che nella vita reale esistesse una cosa del<br />

genere.<br />

Ashton si voltò verso me. «E tu sei Mandy <strong>Seymour</strong>? »<br />

«<strong>Emily</strong>» risposi.<br />

Lui strinse gli occhi. «Sono piacevolmente sorpreso».<br />

«C-come? » balbettai. «Perché...?»<br />

In quel momento, mamma arrivò <strong>di</strong> corsa e si mise tra noi.<br />

«Signor Goodwin, è in anticipo! La aspettavamo soltanto fra<br />

un’ora».<br />

«Ashton sarà più che sufficiente» la rassicurò.<br />

«Ashton, molto bene. Mi <strong>di</strong>spiace per l’accoglienza<br />

accidentata <strong>di</strong> mia figlia. <strong>Emily</strong>, non devi andare a scuola?»<br />

Guardai la porta aperta e stavo per <strong>di</strong>re che Santana non era<br />

ancora arrivata, quando la mamma mi spinse fuori. Non senza<br />

<strong>di</strong>fficoltà riuscii ad afferrare la borsa <strong>di</strong> scuola.<br />

«Passa una buona giornata!» mi augurò e poi mi sbatté la<br />

porta in faccia.<br />

«Ma...» mormorai.<br />

Ashton Goodwin... Se avessi saputo che i Goodwin avevano<br />

un figlio così bello, avrei già pregato da tempo <strong>di</strong> fare pace con<br />

loro.<br />

Per poco non barcollai giù dalla terrazza. In realtà, era un<br />

bene che l’incontro tra me e lui fosse stato così imbarazzante,<br />

perché altrimenti mi sarei solo fatta un mucchio <strong>di</strong> illusioni.<br />

Ashton era decisamente troppo per me. Per non parlare del fatto<br />

che praticamente tutti i membri della mia famiglia avrebbero<br />

17


preferito radere la nostra villa al suolo dandole fuoco piuttosto<br />

che acconsentire a un’unione tra i <strong>Seymour</strong> e i Goodwin. Ma il<br />

pensiero che tra noi potesse scattare la scintilla mi fece battere il<br />

cuore. Un sorriso mi si allargò sulle labbra e io mi incamminai.<br />

18


NON SI BACIANO<br />

I RAGAZZI MORTI<br />

Beh, c’è da <strong>di</strong>re che tra tutti i mo<strong>di</strong> <strong>di</strong> iniziare una relazione, quello<br />

<strong>di</strong> uccidere, anche se per sbaglio, il ragazzo per il quale hai perso<br />

la testa è senza alcun dubbio il peggiore!<br />

A <strong>Emily</strong> <strong>Seymour</strong>, forse la necromante più sventurata del <strong>mondo</strong><br />

<strong>magico</strong>, capita proprio questo. Per <strong>di</strong> più, il malcapitato è<br />

Ashton Goodwin, il figlio <strong>di</strong> una famiglia <strong>di</strong> maghi nemica.<br />

Se <strong>Emily</strong> vorrà riportarlo in vita, dovrà non solo lanciare un<br />

<strong>rituale</strong> <strong>proibito</strong>, ma anche sacrificare alcuni anni della sua vita.<br />

Non può immaginare che la morte <strong>di</strong> Ashton è molto più <strong>di</strong> una<br />

semplice <strong>di</strong>sgrazia; e si ritroverà ben presto a svelare la più grande<br />

cospirazione che il <strong>mondo</strong> <strong>magico</strong> abbia mai conosciuto, in<br />

compagnia <strong>di</strong> un non-morto dal pessimo carattere...

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