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La Torre di Veglia n 1 gennaio-febbraio 2024

gennaio-febbraio 2024

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Anno LXIII - n° 1

gennaio/febbraio 2024

“Poste Italiane spa sped. abb. post. D/L 353/2003

(conv. in L.27/2/2004 n° 46)

art. 1. comma 2, dcb tv”

PERIODICO BIMESTRALE

DELLA PARROCCHIA

DI SAN GIACOMO DI VEGLIA

LA TORRE DI VEGLIA


Redazionale

arissimi lettori e carissime lettrici di Torre di Veglia,

arriviamo nelle vostre case con questo nuovo numero, il

primo del nuovo anno 2024.

Speriamo che le feste natalizie siano state un momento bello

trascorso con i vostri cari.

Questo numero si caratterizza per una novità che ci

accompagnerà lungo tutti i numeri di quest’anno.

Abbiamo infatti pensato di porre un accento su alcuni temi

che consideriamo importanti per la nostra fede, e per la

ricaduta che essa ha nella nostra vita concreta. Ogni numero

dei sei che pubblicheremo avrà un filo conduttore, un tema

particolare “accoglienza del diverso o della diversità” su cui gli

articoli redatti, concentreranno la riflessione.

In questo numero, il nostro fidato collaboratore Don Andrea

Forest ci aiuterà

Abbiamo infine terminato il percorso dei 60 anni di Torre

di Veglia e a partire dall’anno 2024, con questo numero,

inizieremo un percorso di pubblicazione di foto di una volta

e particolari di San Giacomo di Veglia.

Vi lasciamo alla lettura con il nostro augurio più sincero per

il nuovo anno da poco iniziato.

La Redazione


ANNO LXIII – N. 1

GENNAIO-FEBBRAIO 2024

Autorizzazione Tribunale TV N. 671 DEL 24/11/1987

“Poste Italiane spa sped. abb. post. D/L 353/2003

(conv. in L.27/2/2004 n° 46) art. 1. comma 2, dcb tv”

PERIODICO BIMESTRALE

DELLA PARROCCHIA

DI SAN GIACOMO DI VEGLIA

Direttore responsabile:

don Gian Pietro Moret

Coordinatore redazione:

Angelo Turbian

Redazione:

Maria Teresa Cesa,

Stefania Chies,

Bruno Dall’Anese,

Raff aella Marcon,

don Giulio Fabris,

Elisa Frare,

Giancarlo Pitasi,

Angelo Turbian,

Marta Zanette

Impaginazione:

Elisa Frare

Stampa: Tipse Vittorio Veneto

Redazione e Amministrazione:

Piazza Fiume, 58

San Giacomo di Veglia TV

tel. 0438.500295

redazione.torrediveglia@gmail.com

www.sangiacomoapostolo.it

e-mail: sangiacomodiveglia@libero.it

sito a cura di: Federica Spinazzè

Per Richiesta Certificati Storici inviare email a:

archivio.sangiacomo@libero.it

Per scaricare il modulo di richiesta

visitare il sito della parrocchia

Finito di redigere

il 21 – 12 – 2023

L’Augurio di don Giulio pagina 2

Salmo 73 4

E’ tempo di un nuovo slancio 7

Consacrazione di Giovanna 9

Suor Maria Geltrude 12

Il Gruppo Giovani 14

La diversità come ricchezza 16

Immagini e ricordi dei tempi passati 18

Le macchine imitano il cervello? 20

In giardino con Elisa 22

Alpini di San Giacomo 23

Scuola 24

Le cellule HeLa 26

In cucina con Giulia 27

Calcio Vittsangiacomo 28

L’angolo del benessere 30

Dall’Archivio Parrocchiale 31

Le famiglie ricordano e Orari Sante Messe 32

in copertina: ROSE D’INVERNO di Cenedese Tiziana

ACRILICO TECNICA MISTA 35 X 45 ANNO 2020

BELLISSIMO FIORE INVERNALE CHE RESISTE ANCHE AL FREDDO

PIU’ PUNGENTE DELL’INVERNO.

Hanno collaborato a questo numero:

don Andrea FOREST

don Giulio FABRIS

Elisa FRARE

Pietro DE SPIRT

Gruppo GIOVANI

Tiziana CENEDESE

Giovanna SCARABEL

M. Carolina SORDON

Giulia MAIUTTO

INSEGNANTI DELLA SCUOLA

PRIMARIA

Andrea DE NADAI

Pietro OSSI

Teresa BORTOLOT


2

Carissimi,

per iniziare il 2024 ho scelto il verbo camminare

e il suo sostantivo cammino. Entrambi contengono

l’idea del movimento, che mi sembra di buon

auspicio per questo nuovo anno, che ci auguriamo

non sia più troppo condizionato dalle guerre in

corso. Si può affermare che tutta l’umanità sia in

cammino, ma noi cristiani lo siamo in modo particolare,

e infatti ce lo sentiamo dire spesso quando

leggiamo e spieghiamo la Scrittura.

Siamo “il tuo popolo in cammino”.

Camminare però non è sufficiente, bisogna sapere

dove si sta andando e qual è la meta; inoltre, se

si può disporre di una guida è decisamente meglio.

Nella Bibbia si cammina moltissimo nell’Antico e

nel Nuovo Testamento. La prima cosa che viene

in mente è la lunga peregrinazione degli ebrei nel

deserto, per cui le parole che ho scelto si trovano

soprattutto nel Libro dell’Esodo e in quello dei

Numeri. Benché non privo di momenti menti di sbanda-

mento e di disperazione, questo camminare del po-

polo ebraico ha una meta (la Terra

promessa) e una

guida, anzi due. Infatti, Mosè procede tenendosi

sempre in contatto con il Signore,

che gli fa senti-

re la sua voce quando è necessario, ma che talvol-

ta interviene direttamente nella veste di guida.

Questo accade nei momenti in cui

il cammino

si fa particolarmente pericoloso,

ad esempio

quando gli israeliti si trovano imbottigliati tra

l’esercito del faraone al loro inseguimento imento e le

acque del Mar Rosso (Es 14,19-20). In quepio

aspetto

sto caso, l’angelo-guida ha il doppio di una colonna di fuoco che illumina e quindi

rende agevole il cammino, e di una

colonna

di nubi che oscura il percorso ai

nemici di Israele.

Nel nostro camminare, noi

non vediamo colonne luminose

che ci guidino e che ci mostrino

la strada, né abbiamo una

meta che faccia parte di questo

mondo e che sia fisicamente

raggiungibile. Questo naturalmente

complica le cose, anche

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Gennaio• nai

Febbraio 2024

perché questa particolare meta richiede innanzitutto

la consapevolezza del nostro limite. Se ci sembra

difficile l’idea di una vita che finisce nel nulla,

non è del tutto indolore nemmeno il pensiero della

fine della vita così come la conosciamo; pertanto ci

vuole fede per trovare conforto in quella vita “vita

che non è tolta ma trasformata”.

Parola di Dio

In questo difficile percorso una guida noi l’abbiamo:

è la Parola di Dio, che ascoltiamo durante le

S. Messe e che possiamo leggere anche per conto

nostro. Quando la strada davanti a noi non è più

chiara, quando il cammino si interrompe perché

ci si presentano alternative, dovremmo sapere dove

dirigere i nostri passi. Naturalmente, non sempre le

cose vanno così, perché capita che siamo convinti

di sapere quale sia la strada giusta e quindi cediamo

alla tentazione di assumere il ruolo di guida di noi

stessi.

LA TORRE

RE DI VEGLIA


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Gennaio• Febbraio 2024

LA TORRE

RE DI VEGLIA

3

Nuovo Testamento

Nel Nuovo Testamento Gesù cammina moltissimo,

attraversando in lungo e in largo il Paese dove

gli ebrei erano entrati circa 1200 anni prima. Benché

oggi lo Stato di Israele abbia dimensioni un po’

inferiori, si tratta comunque di distanze impegnative,

dovendo andare a piedi.

Gesù si muove per incontrare le persone, non sta

fermo in un posto ad aspettare che la gente vada da

Lui. Il suo stile di vita è il movimento: nei Vangeli

lo vediamo impegnato in continui spostamenti.

Se consideriamo questa caratteristica del suo stare

nel mondo, ci accorgiamo che per noi è motivo di

sicurezza e conforto: è Gesù che cerca le persone,

che va loro incontro, che cammina per raggiungerle.

Come poi possa evolvere questo incontro

dipende anche da noi, dalla nostra risposta, dalla

qualità della nostra adesione, che dovrebbe essere

un camminare conforme a quanto scrive Giovanni

nella seconda lettera: “Questo è l’amore: camminare

secondo i suoi insegnamenti. Il comandamento che

avete appreso da principio è questo: camminate nell’amore”.

Resta essenziale che nella sua vita terrena Gesù

non abbia scelto un luogo stabile dove attendere e

incontrare la gente, ma che si sia messo continuamente

in cammino, per raggiungere il maggior numero

di persone. Forse è per questo che Papa Francesco

insiste tanto sulla necessità di una “Chiesa in

uscita”.

Un augurio: non anteponete mai qualsiasi attività

di qualsiasi genere, né spirituale né apostolica,

allo spirito di famiglia con quei fratelli con i quali

vivete. Niente di meglio farete se cercherete di creare

con discrezione, con prudenza, ma decisione lo spirito

di famiglia. Esso è uno spirito umile, vuole il bene

degli altri, non si gonfia… è insomma la carità vera,

completa.

Non mi resta che augurare a tutti voi un buon

cammino!

don Giulio

Le copertine delle nostre artiste

Carissimi lettrici e lettori della “Torre di Veglia”,

quest’anno la redazione del nostro periodico,

avendo preso atto con piacere che nella nostra Parrocchia

operano delle brave ed appassionate pittrici,

spesso sconosciute anche a noi compaesani,

ha chiesto di trasmetterci le foto di quelle che ritengono

le loro opere più significative. Con tali foto

abbelliremo la copertina del nostro periodico, condividendo

con la Comunità l’impegno e la bravura

di queste nostre sei parrocchiane, che ringraziamo

anticipatamente per la disponibilità dimostrataci.

Teresa Bortolot


Salmo 73 (72)

1

Quanto è buono Dio con gli uomini retti,

Dio con i puri di cuore!

2

Ma io per poco non inciampavo,

quasi vacillavano i miei passi,

3

perché ho invidiato i prepotenti,

vedendo il successo dei malvagi.

4

Fino alla morte infatti non hanno sofferenze

e ben pasciuto è il loro ventre.

5

Non si trovano mai nell’affanno dei mortali

e non sono colpiti come gli altri uomini.

6

Dell’orgoglio si fanno una collana

e indossano come abito la violenza.

7

I loro occhi sporgono dal grasso,

dal loro cuore escono follie.

8

Scherniscono e parlano con malizia,

parlano dall’alto con prepotenza.

9

Aprono la loro bocca fino al cielo

e la loro lingua percorre la terra.

10

Perciò il loro popolo li segue

e beve la loro acqua in abbondanza.

11

E dicono: “Dio, come può saperlo?

L’Altissimo, come può conoscerlo?”.

12

Ecco, così sono i malvagi:

sempre al sicuro, ammassano ricchezze.

13

Invano dunque ho conservato puro il mio cuore,

e ho lavato nell’innocenza le mie mani!

Sono finiti, consumati dai terrori!

20

Come un sogno al risveglio, Signore,

così, quando sorgi, fai svanire la loro immagine.

21

Quando era amareggiato il mio cuore

e i miei reni trafitti dal dolore,

22

io ero insensato e non capivo,

stavo davanti a te come una bestia.

23

Ma io sono sempre con te:

tu mi hai preso per la mano destra.

24

Mi guiderai secondo i tuoi disegni

e poi mi accoglierai nella gloria.

25

Chi avrò per me nel cielo?

Con te non desidero nulla sulla terra.

26

Vengono meno la mia carne e il mio cuore;

ma Dio è roccia del mio cuore,

mia parte per sempre.

27

Ecco, si perderà chi da te si allontana;

tu distruggi chiunque ti è infedele.

28

Per me, il mio bene è stare vicino a Dio;

nel Signore Dio ho posto il mio rifugio,

per narrare tutte le tue opere

avrei tradito la generazione dei tuoi figli.

14

Perché sono colpito tutto il giorno

e fin dal mattino sono castigato?

15

Se avessi detto: “Parlerò come loro”,

16

Riflettevo per comprendere questo

ma fu una fatica ai miei occhi,

17

finché non entrai nel santuario di Dio

e compresi quale sarà la loro fine.

18

Ecco, li poni in luoghi scivolosi,

li fai cadere in rovina.

19

Sono distrutti in un istante!


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Gennaio• Febbraio 2024

LA TORRE DI VEGLIA

5

Il tema di fondo di questo salmo è la retribuzione

divina, che è la tesi: “Quanto è buono Dio con gli uomini

retti”. È un salmo sapienziale, quindi il salmista

al v. 1 enuncia il tema della retribuzione: Dio è buono

con l’uomo dal cuore puro. Poi segue il corpo del Salmo

che ha due tappe.

Nella prima si arriva fino al v. 16, dove il salmista

presenta la problematica che questo principio suscita.

Dice: non è vero che è così, difatti c’è l’esistenza felice

dell’empio e per contrasto l’esistenza infelice del

giusto.

E poi nella seconda parte c’è il superamento della

sua crisi personale. Il salmo si apre con una specie di

antifona, che proclama il principio della retribuzione

divina secondo lo schema tradizionale: giustizia-premio,

colpa-castigo.

Viene esaltata la bontà di Dio verso i giusti, verso i

retti di cuore. Dio dona i suoi benefici a coloro che gli

sono fedeli ma questa dottrina creava difficoltà perché

era in contrasto con la realtà quotidiana: troppe

volte i giusti soffrono e i malvagi trionfano. Il salmista

ne fa esperienza drammatica nella sua vita, sulla

sua pelle, e ha sentito la sua fede vacillare, entrare in

crisi ed è arrivato quasi a invidiare “Ma io per poco non

inciampavo, quasi vacillavano i miei passi, perché ho

invidiato i prepotenti, vedendo il successo dei malvagi”

(v. 2-3).

È proprio per questo contrasto tra il principio teorico

e la concreta esperienza che nasce la crisi del salmista,

espressa con accenti che assomigliano a quelli di

Geremia e di Giobbe. Il ritratto che ci dà dell’empio,

è un ritratto psicologicamente

realistico. I malvagi si comportano

con prepotenza verso gli

altri, specialmente con i più poveri

e addirittura hanno un atteggiamento

di sfida nei riguardi

di Dio, affermando che Egli non

conosce i pensieri e le azioni degli

uomini. Dicono: “Come può

saperlo Dio? C’è forse conoscenza

nell’Altissimo?”. Quindi, liberi

da ogni timore di Dio, sono

tranquilli in questa loro impunità,

pensano ad ammassare ricchezze

e godere la vita.

Il giusto

Poi il salmista passa a delineare il giusto nella sua

condizione di sofferenza, di infelicità e lo fa attraverso

la sua situazione personale.

Nonostante abbia cercato chi si è impegnato a conservare

puro il suo cuore, pulire le sue mani, in altre

parole ad essere fedele a Dio, tutto questo gli sembra

vano dal momento che è colpito dalla sofferenza tutto

il giorno e la sua pena si rinnova ogni mattina (v. 14).

L’intimo della sua persona è profondamente lacerato

e qui emerge l’interrogativo: “Perché il giusto soffre e

il malvagio trionfa? Perché Dio non interviene di fronte

alle ingiustizie, alle sofferenze degli innocenti?”. Come

si concilia con la bontà la giustizia divina?

Sono interrogativi che emergono continuamente

dinanzi al male del mondo. Come il salmista vorremmo

sapere e conoscere le ragioni, ma anche noi siamo

posti di fronte al mistero di Dio, del suo piano nel

mondo, come lo sta attuando nella storia.

Qui la nostra sapienza umana rivela tutti i suoi limiti;

la crisi e il tomento interiore del salmista è durato

finché (e qui c’è la svolta) “non entrai nel santuario

di Dio” cioè “finchè non penetrai nel mistero di Dio”.

Il giusto supera la prova mediante un’illuminazione

divina, che riceve “nel tempio” cioè nella preghiera,

nel dialogo con Dio, ponendosi in ascolto della sua

Parola. Qui il salmista trova la risposta alla sua crisi. Il

riferimento è a una particolare e profonda esperienza

che ha fatto del Signore, che gli ha aperto orizzonti


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Gennaio• Febbraio 2024

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più ampi. Gli ha dato una sapienza e un’intelligenza

che va al di là del contingente, del problema che lo

sta agitando.

Questo entrare nel “santuario” gli ha dato una fede

più viva, la preghiera l’ha illuminato sulla Parola di

Dio. Ora il salmista comprende che la forte presenza

dell’empio e del giusto non è quella definitiva. Comprende

che la felicità o il trionfo dell’empio è effimero.

“La loro immagine, Signore, fai svanire come un

sogno al mattino, al risveglio” (v. 20). Ora che ha intuito

il destino definitivo dell’uomo, riconosce di aver

giudicato da stolto, quando invidiava la loro condizione,

di essersi comportato davanti a

Dio come una bestia (v. 22): “Ero stolto,

non capivo”. Adesso egli comprende

che il giusto sarà sempre con Dio, il

quale lo prenderà per la mano, lo guiderà,

lo accoglierà nella sua gloria. Colui

che sembrava lontano e assente, in

realtà era presente, anche se nascosto,

e nello stesso tempo interviene rovesciando

le situazioni. Il salmista illuminato

da Dio, purificato dalla prova,

rinnova il suo atto di fede e si affida

totalmente a Dio come alla roccia del

suo cuore. Egli lo ha preso per la mano destra, sarà la

sua forza per sempre. Niente, neppure la morte potrà

separarlo da Lui. Potremmo dire: qualunque cosa

significhi morire per la persona umana, se essa resta

in comunione con Dio, sa che Egli è dalla sua parte

per sempre.

Conclusione

Gli ultimi due versetti fanno da conclusione e riassumono

la riflessione del salmista: “L’empio perirà,

mentre il giusto vivrà”, starà sempre vicino a Dio

come al suo bene più grande.

Il salmista esce dal tempio, dal suo dialogo, dalla sua

comunione con Dio, disposto a narrare le sue opere,

la sua grazia, la sua fedeltà. È un salmo nato anche

dalla sofferenza, che presenta la storia di un’anima nel

suo passaggio dall’oscurità alla luce, dal dubbio alla

fiducia, dal tormento alla pace interiore. Ecco perché

in questi salmi è Dio che ci mette in bocca le parole

giuste per pregarlo, per capire. Certamente è uno dei

salmi più belli per il realismo con cui descrive la crisi

di fede, l’angoscia di quest’uomo di fronte alla sofferenza,

di fronte al male.

Il tema di questo salmo, che è quello della retribuzione,

assume per noi un aspetto meno problematico.

Può capitare anche a noi questo fatto? Questo accade

quanto più crescono le pretese totalizzanti della nostra

ragione e delle nostre umane sicurezze, quanto

più ci si ferma e ci si attacca all’immediato, all’apparente,

al provvisorio, dimenticando che le vie di Dio

non sono le nostre vie, che il suo piano abbraccia il

tempo e l’eternità.

Il Salmo insegna che non si può superare la crisi

con la sola ragione, con le sole forze umane. È necessario

“entrare nel tempio”, ricorrere a Dio per essere

illuminati nella preghiera, nell’ascolto della Parola,

affinché dall’esperienza dolorosa della prova, la nostra

fede esca purificata, più concreta, più matura. Nonostante,

in certe situazioni, Dio ci sembri lontano,

assente, in realtà è solo nascosto in fondo all’anima e

con il suo silenzio, secondo l’insegnamento di grandi

mistici, vuole distaccarci dalle cose, da noi stessi; vuole

che noi cerchiamo in un modo più disinteressato,

che ci abbandoniamo a lui come la roccia del nostro

cuore.

Facciamoci prendere per mano e lasciamo che ci

guidi; è la fiducia ritrovata del salmista: “Egli sarà la

forza per sempre”.

Don Giulio


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LA TORRE DI VEGLIA

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Sempre meno fedeli

alla messasa

“ È TEMPO DI UN NUOVO SLANCIO”

Sintesi della relazione proposta dal Presidente della

Commissione Episcopale CEI per la Liturgia (Gianmarco

Busca) al Convegno del Triveneto del 30/09/2023

Il campanile non richiama più come accadeva fino a

pochi anni fa. Invece di un popolo intorno alla mensa

eucaristica, c’è un “gregge disperso” che frequenta

sempre meno le Messe nelle parrocchie italiane.

E qualcuno parla di «chiese vuote». Sintesi semplicistica,

a dire il vero, per raccontare il calo della partecipazione

alle celebrazioni. Chi prende parte a un

rito religioso almeno una volta alla settimana è circa

il 19% della popolazione. Una cifra che si è ridotta

di un terzo in diciotto anni. Il Vescovo di Mantova,

Gianmarco Busca ha detto al Convegno: «È evidente

la diminuzione della pratica della fede. Ma occorre

ricordare che l’esperienza ecclesiale non si esaurisce

entro i confini del rito. Come narra il Vangelo, Cristo

è passato beneficando e risanando tutti quelli che

incontrava nei contesti ordinari della vita. La Chiesa

intercetta non soltanto coloro che si siedono sulle

panche ma l’intero popolo di Dio che comprende anche

chi si interroga sulla verità e sul bene. Del resto

non dobbiamo disconoscere che c’è una diffusa ricerca

di spiritualità nel nostro Paese, di cui la Chiesa è

chiamata a farsi interprete». E subito dopo propone

una domanda: «È la gente che si è allontanata dalla

Chiesa o da determinate ritualità, oppure è la

Chiesa che si è allontanata dalle persone perdendo

in parte la sua capacità di incontro nel nome

del Vangelo? Siamo di fronte a comunità con legami

fragili, con appartenenze deboli e talvolta anche con

uno stile di fraternità a velocità variabile».

Ritrovare forza dall’Eucaristia

Nelle sintesi diocesane giunte a Roma per il Cammino

sinodale della Chiesa italiana – afferma Busca

– è emersa una qualità celebrativa un po’ deludente,

un anonimato delle liturgie che non può essere

trascurato. Si chiede maggiore attenzione da parte di

chi presiede e delle assemblee. Oppure di superare

una gestione clericale dei riti. Inoltre viene sottolineato

un divario fra liturgia e vita che balza agli

occhi soprattutto nell’omelia.

Il punto di partenza è proprio l’addio alla Messa.

Un distacco che il Covid ha amplificato. «Con

la pandemia la frequenza ai riti domenicali ha subìto

un calo sensibile. Tutto ciò ha palesato disagi che

erano latenti da tempo. Dopo la ripresa delle celebrazioni

comunitarie, un segmento dei fedeli non è

tornato. Era la loro una partecipazione abitudinaria

e poco motivata? O c’è dell’altro? Qualcuno ha detto

che l’emergenza sanitaria è stata un’occasione persa

perché non ha contribuito a far comprendere che


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Gennaio• Febbraio 2024

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LA TORRE DI VEGLIA

l’incontro con Dio avviene non soltanto nei riti mediati

dal sacerdote e con la comunità, ma che c’è anche

una liturgia domestica con la preghiera in famiglia

al centro. E c’è un sacerdozio battesimale che

andava più valorizzato. In alcuni è passata l’idea che

la Messa in tv fosse non solo più comoda ma equivalente.

Ciò ha alimentato il rischio di una spiritualità

fai-da-te che è affine a una certa cultura contemporanea

di stampo individualistico. Invece l’esperienza

cristiana implica una comunità in carne e ossa, che

celebra il mistero attraverso la corporeità, che sta sul

territorio, dove ai momenti celebrativi si aggiungono

percorsi di fraternità e missione».

All’appello mancano in particolare i ragazzi: i

praticanti assidui tra gli adolescenti (14-17 anni) sono

passati dal 37% del 2001 al 12% del 2022 e quelli tra

i 18 e 19 anni sono scesi dal 23% nel 2001 all’8%

nel 2022. «L’estraneità dei giovani alla liturgia è lo

specchio di una Chiesa a due velocità: quella degli

“over” che vanno a Messa e quella delle nuove

generazioni che si ricompattano nei grandi eventi

come la Gmg o che ha forme aggregative diverse

rispetto a quella liturgica.

Fa pensare che a Lisbona i giovani abbiano partecipato

con entusiasmo ogni giorno all’Eucaristia o che

nei campi estivi le celebrazioni siano accolte vamente. Inoltre sono gli stessi si giovani i

a privilegiare

i

i

positi-

contesti ti comunitari, i, come lo sono quelli li liturgici».

Allora da dove ripartire? Anzitutto, dagli itinerari

di avvicinamento all’Eucaristia. Con la formazione

alla liturgia. «Servono proposte per riapprendere

questo linguaggio dell’anima – sprona Busca –.

Ogni ritualità, come quella sportiva o musicale, ha

un linguaggio iniziatico: ci sono parole, gesti, azioni

che vengono compresi da chi segue uno sport o la

musica perché qualcuno lo ha introdotto. Anche la

lingua liturgica ha necessità di essere imparata. E

la si apprende frequentandola. Nel celebrare, ad

esempio, si coglie il valore del silenzio, si è toccati

dalla vicinanza degli altri, si viene catturati dal messaggio

di una preghiera, si è aiutati dalla spiegazione

della Parola. Ma c’è anche una capacità di adattamento

che da sempre la liturgia ha. Essa è un corpo vivo,

non un fossile e può ricorrere a parole nuove o a approcci

che colgono le sensibilità di oggi. ».

Poi c’è la qualità dei riti che può essere riassunta

nel motto “Più Messa, meno Messe”. «Succede

che si tenga un’Eucaristia domenicale per otto persone

e l’ora successiva per altre quindici. Moltiplicare

le Messe e smembrare l’assemblea è contrario alla

natura dell’Eucaristia che implica il “convergere in

uno”. E la quantità rischia di andare a discapito della

dignità liturgica». In aiuto possono venire l’arte e il

canto. « Non sono elementi accessori ma parte della

liturgia stessa. Essi indicano come la lode a Dio si avvalga

anche di leve culturali diversificate. Perché culto

e cultura vanno di pari passo». E l’altare è sorgente

di carità. « Nell’Eucaristia – conclude Busca – Cristo

si rende presente per farci dono della sua Pasqua. Un

dono ricevuto che diventa dono restituito nel servizio

e nell’abbraccio al prossimo. Essere stati alla mensa

del Signore apre a una prassi di ospitalità del fratello

che è chiamata a farsi annuncio del Risorto. Altrimenti

tutto si riduce all’assistenzialismo o alla filantropia».

don Giulio


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Gennaio• naio• Febbraio 2024

LA TORRE

RE DI VEGLIA

Stupore e gioia

9

alla consacrazione verginale di Giovanna Scarabel

La reazione di conoscenti,

amici e parrocchiani,

all’annuncio della consacrazione

al Signore per tutta la

vita di Giovanna Scarabel, è

stato sorpresa per alcuni e gioiosa

conferma per altri.

Erano, infatti, in tanti a cercarla

e sorriderle con gioia,

domenica 26 novembre 2023,

in cattedrale a Vittorio Veneto,

mentre Giovanna, durante

la processione di ingresso,

con la sua lampada accesa,

procedeva verso l’altare, accompagnata

dalle altre vergini

consacrate della diocesi. Quel

popolo di Dio, da cui proveniva

e a cui ritornava dopo

la consacrazione, era lì con il

cuore palpitante e pieno di attesa e stupore per quanto

stava accadendo.

Davvero, nella festa di Cristo Re dell’universo, Giovanna

e con lei tutta la Chiesa, stava per vivere, con il

dono della consacrazione verginale, il mistero che si

stava celebrando al termine dell’anno liturgico: la rivelazione

finale dell’incontro con il Signore della Vita

e della Storia proprio nei gesti che più hanno donato

amore libero e disinteressato da calcoli. In fondo

Giovanna, con la libera consegna della sua vita a Dio,

stava indicando quello a cui tutti siamo chiamati nella

vita e in ogni vocazione: l’incontro definitivo con

Il Signore.

Infatti il vescovo Corrado, nell’omelia, ha voluto

sottolineare quanto la vergine consacrata, tiene vivo

il desiderio di Dio e del Regno dei cieli, presente

già da ora in piccoli germogli e anticipa, con la sua

vocazione,la vita futura dei figli di Dio.

Di fronte a una cosa così grande, significativa e suggestiva

è stato il momento della prostrazione a terra

ai piedi dell’altare che evoca sempre il Mistero e forse

qualche domanda. In realtà è un gesto che chiede la

preghiera e la piena compartecipazione della Chiesa,

che è madre, all’abbandono fiducioso di una sua figlia

al cuore di Dio. Solo dopo tutto questo, Giovanna ha

potuto pronunciare pubblicamente, davanti a tutta

la Chiesa, il suo proposito di vivere nella castità alla

sequela di Cristo. Eravamo quindi pronti ad ascoltare

e pregare l’antica e bella preghiera di consacrazione,

fatta a Dio Padre dal vescovo, che ha immerso Giovanna

nella grande storia di amore con cui Dio ha

voluto salvare tutta l’umanità e rinnovarla con i doni

offerti ai battezzati in Cristo e alle donne vergini in

particolare.

Ecco allora che sono state proprio le vergini consacrate

della diocesi a portare al vescovo i due segni importanti

dell’anello nuziale e del libro della preghiera

della liturgia delle ore, da consegnare a Giovanna,

per ricordarle l’amore fedele di Cristo e la preghiera

quotidiana da innalzare a Dio come preghiera della


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LA TORRE

RE DI VEGLIA

Chiesa. A questo punto la liturgia eucaristica è diventata,

in crescendo, un grande banchetto di lode, comunione,

gioia e ringraziamento, bene espresso con

la preghiera e il canto.

Al termine abbiamo scoperto anche la partecipazione

e l’abbraccio a Giovanna di un numeroso gruppo di

vergini consacrate provenienti dalle diocesi del triveneto

e non solo.

La festa è continuata nei locali del seminario vescovile

dove la famiglia Scarabel ha ben curato il momento

conviviale con tutti coloro che portavano un saluto e

augurio a Giovanna.

Lo stupore è grande nel cogliere quanto la grazia di

Dio può riempire e trasformare una vita e Giovanna

né farà tesoro, come sempre ma in modo nuovo, nella

ferialità dei suoi giorni, con la sua preghiera personale

e comunitaria, il suo lavoro, le sue relazioni, la sua

vita familiare ed ecclesiale.

M. Carolina Sordon

vergine consacrata

Il 26 novembre 2023 Giovanna Scarabel è stata

consacrata nell’Ordo virginum, e siamo felici

per lei.

Anzi, riformuliamo:

Il 26 novembre 2023 la Giovi è stata consacrata

nell’Ordo virginum, e siamo felici per tutti noi.

Perché se Giovanna è ormai ben conosciuta in

quanto animatrice, catechista, membro del

Consiglio Pastorale Parrocchiale e della Commissione

foraniale della Pastorale Giovanile, per noi rimarrà

sempre “la Giovi”, un’amica la cui scelta di vita

è stata anche un regalo a tutti i suoi (più o meno)

coetanei. Non è infatti da sottovalutare il potere che

il “sì” di una persona può avere su tutte quelle che

le stanno intorno. Così è stato per Giovanna, il cui

nuovo percorso di vita ha chiamato tutti noi ad interrogarci

ancora una volta sul ruolo di Dio nelle nostre

vite.

“I giovani di oggi” rimane uno degli argomenti

di

discussione preferiti in tutti gli ambiti e la

Chiesa non fa eccezione, con tutte le sue buo-

ne

ragioni. La spiritualità non sembra essere una

delle priorità di noi giovani: la fede è qualcosa che

puzza di chiuso, di stantio. È roba da vecchi o,

peggio ancora, da perdenti. Magari qualcuno osa

prenderla in considerazione, e ma in maniera mol-

to

riservata e timida; quasi fosse se motivo o di vergogna.

In un mondo o sempre e più aperto e libero,

che punta a rimuovere ostacoli e giudizi nella

la vita

delle persone, sembra che la fede sia l’unico argomento

ad essere rimasto tabù: cristiani sì, ma con

discrezione. Al giorno d’oggi i giovani cristiani si

sentono in bilico fra due mondi oppo-

pomiei

coetanei di

sti e inconciliabili: i qua, la Chiesa di là.

Ed è proprio qui che

sta

il

grande dono che Giovanna

ha fatto ai suoi amici,

mostrandoci quanto

semplice sia, in realtà,

conciliare questi due

mondi. Mostrandoci

anzi che c’è addirittura dir

it

tura

ben poco da dover concilia-

ia-


d

Gennaio• naio• Febbraio 2024

LA TORRE

RE DI VEGLIA

11

re, poiché non c’è niente di più “giovane” della fede

in Cristo. In fondo la fede è speranza, gioia, fiducia,

amicizia, coraggio, tanti interrogativi e, ogni tanto,

qualche risposta... tutti temi ben noti e molto cari a

noi giovani. La fede è per i giovani, ed è sufficiente

un po’ di aria fresca per far perdere la puzza di chiuso

a qualcosa rimasto in soffitta per anni. Giovanna ci

ha portato proprio la sferzata di aria nuova che serviva

per ricominciare a farci qualche domanda e a

cercare qualche risposta.

Cara Giovi, ancora una volta vogliamo stringerci

intorno a te in un forte abbraccio per esprimerti la

nostra gioia per la scelta che hai fatto. Abbiamo sempre

potuto apprezzare la tua semplicità e simpatia e

ora ti auguriamo di essere sempre entusiasta e autentica

nella tua fede, per rimanere viva testimonianza

che Dio ci ama e si manifesta anche (e soprattutto)

nelle piccole cose che caratterizzano questi anni della

nostra vita: le risate con gli amici, le incertezze per il

futuro, i desideri per il presente, gli impegni quotidiani,

i weekend in compagnia.

Ti ringraziamo per averci dimostrato che la fede

non è vecchia, né noiosa, né astratta: quella di cui sei

testimone tu è una fede dinamica, inclusiva, fresca,

ben radicata nella realtà quotidiana. Siamo orgogliosi

che tu faccia ci

a parte de

“i giovani di oggi” della la nostra

piccola comunità.

Non abbiamo biamo dubbi che sarai felice nel

tuo

cammi-

mi-

no e saremo fieri di esserne erne

parte.

Ti

vogliamo bene!

I Giovani di San

Giacomo

A

pochissimi giorni dal 26 novembre,

Solennità di Cristo Re

dell’Universo, mi risulta ancora

molto difficile provare ad esprimere tutta la bellezza

vissuta in quel giorno e non solo; infatti, anche il

tempo che ha preceduto la mia consacrazione è stato

un tempo di grazia, in cui, oltre alla presenza costante

del Signore accanto a me, ho percepito e toccato

l’affetto, la vicinanza e la preghiera di tante persone

che mi hanno accompagnato a questo passo così importante:

familiari, amici, parrocchiani, consacrate e

consacrati, sacerdoti… In Cattedrale quell’affetto si è

concretizzato e manifestato in molti modi attraverso

la preghiera, il canto, i sorrisi, l’applauso, le lacrime,

e poi le strette di mano e gli abbracci in Seminario…

Mi

hanno molto sorpreso anche alcune parole che

mi

sono state rivolte da persone che hanno saputo

cogliere in questa scelta e in questa chiamata un pic-

colo

segno di speranza per il mondo.

Approfitto allora di queste righe per rendere lode

al Signore e per ringraziare tutti quelli che in molti

modi

mi sono stati vicini e mi hanno aiutato (an-

che molto concretamente!) nel cammino che mi ha

condotto ottoto

al 26 novembre; vi chiedo di continuare a

sostenermi stenerm in questa chiamata affinché possa continuare

ad essere fedele al Signore e alla sua Chiesa,

cercando di imparare da Lui, il Dio fedele che mai

ci abbandona a e che si prende cura di ognuno di noi,

come fa il

pastore con il suo gregge.

Giovanna


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d

LA TOR

TORRE RE DI VEGLIA

Erisimo Fausta

(suor Maria Geltrude)

Con questo numero, concludiamo la storia di Suor

Maria Geltrude, iniziata precedentemente.

Sr. Geltrude, figlia di Antonio e di Fasolo Angela,

era nata a Saccolongo (PD) il 10 febbraio 1929 ed

è deceduta il 21 luglio 2023 nel Monastero dei Ss.

Gervasio e Protasio di San Giacomo di Veglia.

Alle esequie celebrate il 24 luglio 2023 nella Chiesa

del Monastero erano presenti diversi sacerdoti.

Ha presenziato le esequie funebri Padre Stefano

Zanolini, abate dell’Abbazia di Chiaravalle Milanese

e Presidente della Congregazione Cistercense di

San Bernardo in Italia.

All’omelia l’abate si è espresso così:

“Davanti al mistero della morte, ciascuno di noi ha

dei sentimenti, delle reazioni, dubbi che attraversano

il cuore; e se da una parte facciamo fatica a separarci

fisicamente da una persona che ci ha voluto bene e

alla quale abbiamo voluto bene e cerchiamo di trattenerla

attraverso il ricordo della sua vita, del suo carattere,

del suo affetto, dall’altra parte dobbiamo vivere

fisicamente un distacco e allora i nostri sentimenti

conoscono turbamento, sgomento, impotenza, lotta.

Tutta questa realtà interiore non va né eliminata, né

spiritualizzata, ma piuttosto tutto il nostro essere deve

porsi in un atteggiamento di ascolto.

È quello che ha fatto sr. Geltrude, e ogni monaca o

monaco, abbracciando la regola di San Benedetto che

inizia con questa parola: “Ascolta figlio…”. Per lei

il tempo dell’ascolto è terminato, ora vede ciò che ha

ascoltato mentre noi siamo ancora nel tempo dell’ascolto.

Ma che cosa ha ascoltato? “Gli insegnamenti di un

maestro, di un padre amoroso”; in una parola, ha

ascoltato la Parola di Dio, si è lasciata istruire e ha

cercato di metterla in pratica. Non ha ascoltato delle

norme, ma una persona: Gesù Cristo. Lui l’ha chiamata

alla vita; Lui l’ha chiamata ad essere intimamente

configurata a Lui nel battesimo; a restare unita

a Lui con la professione religiosa, a vivere eternamente

con Lui.

“Sappiamo che Cristo risorto dai morti non muore

più”.

È stata una vergine saggia, non perfetta, non impeccabile,

ma saggia, e ha preso l’olio della fede, dell’ascolto,

del perdono, dell’impegno serio, della dedizione

alla sua comunità, della carità, dell’umanità e ha

camminato incontro allo Sposo. Ha vissuto seriamente

e con gioia la sua vocazione monastica: per tutti gli

anni che il Signore le ha dato “ha fatto conoscere con

la sua bocca la fedeltà di Dio” (Sl. 88,1); ha ascoltato

e fatto conoscere la fedeltà di Dio nella preghiera corale

e personale; alle generazioni che si sono susseguite

non ha fatto altro che proclamare con la sua bocca la

fedeltà di Dio, e ora la canta unita agli Angeli e ai

Santi.

Nel tempo, negli anni della sua vita terrena ha

continuato a ricamare la fedeltà di Dio su ogni avvenimento,

in ogni circostanza, su ogni miseria, peccato,

gioia, desiderio, su ogni situazione umana, con

la preghiera fatta con la comunità e sua personale.

È stata anche una perfetta ricamatrice. Una vergine

saggia che ha ricamato la fedeltà di Dio nella vita sua

e degli altri. La sua preghiera, la sua intercessione ci

aiutino a ricamare la fedeltà di Dio là dove Lui ci ha

chiamati a vivere. Questo è il vero atteggiamento che

ci permette di continuare a vivere in comunione con

coloro che sono tornati alla casa del Padre”.


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Gennaio• Febbraio 2024

LA TORRE DI VEGLIA

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Al termine della celebrazione, prima di tumulare

la salma, è stato invitato il parroco Don Giulio che

la conosceva molto bene e con cui tante volte si è

intrattenuta, di presentare brevemente la sua vita.

“Suor Geltrude ha compiuto 94 anni; era entrata

in questo monastero nel lontano 1952: qui ha fatto la

vestizione e nel 1954 ha fatto la professione solenne.

Quindi 71 anni in questo monastero di cui 69 di professione

religiosa. Una vita spesa per la lode al Signore.

Ho letto nell’epigrafe che annunciava la sua morte

le parole del salmo 88 che rispecchiano fedelmente la

sua persona e la sua vita di consacrazione. “Canterò

in eterno l’amore del Signore, di generazione in

generazione farò conoscere con la mia bocca la

tua fedeltà”. Questo è quello che ha sempre fatto per

tanti anni suor Geltrude. Aveva una bella voce e per

tanti anni era lei che guidava il canto gregoriano. Ricordo

che la prima S. Messa che ho celebrato in questo

monastero nell’ottobre del 2005 lei era lì, accanto alle

sue consorelle, accanto all’armonium, che dava i tempi

del canto. Ogni Santa Messa che ho celebrato qui,

fino a circa un anno fa, l’ho sempre vista lì, felice di

cantare le lodi al suo Dio insieme alle consorelle. La

sua giornata era scandita dal lavoro e da tanti momenti

di preghiera. Era una brava ricamatrice e in

occasione della visita di Giovanni Paolo II nel 1985 a

questo monastero, suor Geltrude aveva preparato una

stola tutta ricamata da lei. Al Papa è piaciuta così

tanto che l’anno dopo ha mandato una persona al monastero

per ordinarne un’altra: era il 1986.

Suor Geltrude ogni sera, al di là delle preghiere previste

dalla comunità, recitava anche un rosario per

tutte le sue consorelle. Era solita ripetere che lei si trovava

nel monastero più bello del mondo. È stata molto

vicina alla Madre Abbadessa Suor Rosaria Saccol ed

era sempre pronta ad aiutarla. Nella sua vita, ad ogni

incontro diceva sempre “grazie”; a tutte le persone che

incontrava e alle sorelle che sempre l’hanno seguita,

ma soprattutto nell’ultimo anno della sua vita l’hanno

curata, ha sempre detto “grazie”. È stata lucida di

mente quasi fino all’ultimo respiro. Le sue ultime parole,

il suo ultimo grazie con un filo di voce l’ha detto

alla dottoressa che la salutava. E grazie ha detto anche

al sottoscritto quando le ha amministrato, attorniato

da tutte le sue consorelle, l’Unzione degli Infermi.

Non ho altro da aggiungere, ma possiamo riassumere

la sua vita dicendo: ha cantato sempre le lodi al Signore

e lo ha amato. Ha amato questo monastero e

tutte le sorelle. Ha detto a tutti grazie. Credo proprio prio

che il Signore le abbia aperto le braccia e l’abbia bia colta come una figlia carissima. A noi che restiamo il

ac-

compito di far tesoro dei suoi insegnamenti e della sua

testimonianza di vita”.

don Giulio


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Concerti

Nella nostra Chiesa, sabato

2 dicembre si è svolto il

concerto a sostegno dell’operato

dell’associazione

Ail. Si sono esibiti il Coro

Alpino Col di Lana e il

coro Voci d’altro Canto

diretti da Sabrina Carraro.

Hanno poi proposto le

loro canzoni il Coro Voci

Bianche Note di Colore

diretto da Sabrina Zanette

ed il Coro Giovanile

Pipes of Peace diretto da

Marina De Ronchi.

Altro appuntamento nella

nostra chiesa è stato quello

di sabato 16 dicembre

con il concerto della Corale

femminile Vittoriese

con gli Amici, diretti da

Patrizia Tommasi e con

vari intermezzi musicali e

brani organistici del bravissimo

maestro Roberto

Padoin.

Le piacevoli e coinvolgenti

serate hanno evidenziato la bravura e l’impegno

dei cori e allo stesso tempo hanno contribuito a

raccogliere fondi per aiutare l’Ail e per beneficenza.

Amaramente dobbiamo però annotare la poca

partecipazione del pubblico: saranno gli impegni, il

freddo pungente, ma concerti e proposte di questa

bellezza e bravura meritano anche il calore e l’entusiasmo

partecipativo della nostra comunità.

Il Gruppo Giovani continua il suo percorso di riflessione su di noi e sul mondo che ci circonda, sempre

più ricco di persone e sempre più scambiando idee in un contesto più di amicizia che di semplice

conoscenza. Gli animatori continuano a portare avanti l’impegno con il catechismo, intrattenendo

pomeriggi di animazione alcuni sabati dopo gli incontri di catechismo per i ragazzi delle medie.

Anche con la presenza di don Giulio, il Gruppo Giovani ha partecipato ad una propria veglia in preparazione

al Natale, cogliendo l’opportunità per riflettere sul senso della speranza, e di come il Natale

significhi proprio speranza con la nascita di Gesù.

Infine, nelle date 4, 5 e 6 gennaio l’uscita invernale con tutto il Gruppo, e come l’anno scorso abbiamo

scelto come destinazione Osigo, dove abbiamo trascorso il tempo in grande compagnia e divertimento,

che ormai sono caratteristiche fondamentali di quello che è il nostro GGio!


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LA

TORRE DI VEGLIA

ADESIONI A TORRE DI VEGLIA

anno 2024

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Chiuso il 2023 la Redazione di “Torre di Veglia” propone il

rinnovo dell’abbonamento sperando sia ancora ben accetto

a tutti gli amici lettori.

Come ogni anno le nostre gentili collaboratrici e i

solerti collaboratori passeranno per le vostre famiglie

per raccogliere le vostre adesioni e cercando di trovare

anche nuovi interessati in maniera di allargare la platea

dei lettori al nostro giornale e creare così coinvolgimento

all’interno della nostra comunità.

La quota di adesione è quella dello scorso anno:

• 17,00 per i residenti in Parrocchia,

in Città o in Italia.

Tutti possono sottoscrivere il rinnovo, oltre che versando alle

d

Anno LXIII - n° 1

gennaio/febbraio 2024

“Poste Italiane spa sped. abb. post. D/L 353/2003

(conv. in L.27/2/2004 n° 46)

art. 1. comma 2, dcb tv”

PERIODICO BIMESTRALE

DELLA PARROCCHIA

DI SAN GIACOMO DI VEGLIA

LA TORRE DI VEGLIA

gentili collaboratrici e collaboratori che passeranno per le vostre case, anche nei seguenti

modi:

• a mezzo dei famigliari o amici versando la quota direttamente presso la nostra

Canonica

• a mezzo di bonifico bancario che è:

IBAN: IT 81V 07084 62190 000000320690

intestato a: Parrocchia di San Giacomo – Piazza Fiume, 58 – San Giacomo di

Veglia (TV) – causale “Torre di Veglia 2024”;

• a mezzo dell’allegato bollettino postale da compilare con l’importo necessario,

recandovi presso qualunque ufficio postale.

Vi preghiamo di non tener conto del bollettino postale, qualora abbiate già

provveduto direttamente alla sottoscrizione dell’abbonamento in altro modo.

Vi ringraziamo per la vostra adesione e per la buona accoglienza che come ogni anno farete

agli incaricati che si prestano e ci aiutano nella raccolta degli abbonamenti.

Grazie a tutti per la collaborazione e buona lettura di “Torre di Veglia”!

La Redazione


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Dalla competizione

alla comunione:

la diversità come ricchezza

LA TOR

TORRE RE DI

VEGLIA

Tutti ci scontriamo con la diversità, fin da

bambini, quando impariamo a riconoscere la

differenza tra l’identità (io) e l’alterità (tu).

I primi “capricci” nascono infatti dal riconoscere il

limite imposto dall’alterità (mamma e papà, ma anche

il mondo fisico con i suoi confini) che si pone

in conflitto con il desiderio illimitato che il bambino

comincia a sperimentare. Il peccato originale di Adamo

ed Eva ci parla anche di questo: di come il “no”

educativo imposto da Dio per un bene (“altrimenti

dovrai morire”, cfr. Gen 2,17) diventi in realtà scontro

interiore con la diversità di prospettiva espressa

dal serpente nella sua tentazione (“non morirete affatto”,

cfr. Gen 3,4).

Esattamente come accade nell’età evolutiva quando

un bambino deve confrontarsi con l’arrivo di un

fratellino o sorellina, o successivamente

dell’amico o

dell’amica del cuore, anche

la Bibbia mette in evidenza

la difficile relazione che

l’alterità comporta: Caino

e Abele, con il noto epilogo

della vicenda, racconta infatti

di una fraternità segnata

dall’invidia e dall’interpretazione

dell’altro come

concorrente, anziché come

alleato. E così pure in molte

altre pagine del testo sacro

che sarebbe interessante

approfondire: dalla vicenda

di Giuseppe e i suoi fratelli

(Gen 37-50) a tutte le pagine

dell’Antico Testamento in

cui il tema della diversità riguarda

la differente appartenenza

etnica e culturale (Israele

e gli Egiziani nell’Esodo,

ma anche la vicenda di Noemi e Rut, quella di Ester

e Amman, quella dei fratelli Maccabei e Antioco IV

Epifane, e molte, molte altre).

Esattamente come in quei testi, anche nel cammino

evolutivo e relazionale che tutti abbiamo vissuto e

continuamente viviamo, la diversità rappresenta uno

scoglio contro il quale si rischia di sbattere la testa,

entrando in situazioni di conflitto, o quanto meno

di disagio.

Tuttavia questa è solo una faccia della medaglia.

Perché la Sacra Scrittura, in linea con tutto il pensiero

teologico ebraico-cristiano, non ha mai smesso

di considerare la diversità come un grande valore.

A partire dalla diversità fondamentale che è quella

tra l’uomo e la donna. Quando il libro della Genesi

racconta

la creazione del mondo

(cap. 1), afferma infatti

che l’“immagine e somiglianza”

di Dio è identificata

proprio dalla più

radicale delle differenze,

quella della polarità sessuale

dell’uomo e della

donna (“maschio e femmina

li creò”, Gen 1,27).

Solo nella diversità complementare

dell’uomo e

della donna è possibile

riconoscere un riflesso

del volto di Dio. Sarà

poi la fede cristiana a

riconoscere che la diversità

è un aspetto identitario

di Dio stesso: in

quanto Trinità, le tre

Persone – Padre, Figlio,

Spirito Santo – sono relazione

intima fra identità

diverse, cosicché


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LA TOR

TORRE RE

DI

VEGLIA

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Dio nella sua intima natura è diversità-in-relazione,

che a sua volta ama ciò che è diverso

da sé, ossia il mondo creato.

Restando sempre nel libro della Genesi, al

cap. 11, quando si narra della Torre di Babele,

la pretesa di un “unico linguaggio”, cioè di un

unico pensiero e di un’unica cultura, è presentata

come espressione di superbia, espressa

appunto dalla torre in costruzione che vuole

arrivare fino al cielo, cioè a sostituirsi a Dio.

Il rimedio che Dio adotterà per questo progetto

di “assolutismo culturale” sarà quello di

disperdere gli uomini su tutta la terra, generando

linguaggi e culture diverse.

La diversità quindi è un’assoluta benedizione!

Perché solo la diversità è portatrice di

vita, di crescita, di relazione, di apertura al

futuro. Voler rimanere chiusi dentro ai muri

della propria autosufficienza, altro non è che

una strategia difensiva asfissiante, sterile e per

nulla lungimirante. Certo, confrontarsi con

ciò che è diverso da sé non è sempre facile e richiede

la capacità di uscire dalla propria “comfort zone”,

cioè di mettersi in discussione, ma d’altra parte è questa

la condizione per ogni cambiamento virtuoso e

per ogni acquisizione di maturità. Non bastassero le

scienze umane e quelle teologiche a dircelo, è la stessa

fisica ad affermare che l’energia fluisce solo laddove

c’è differenza: non c’è corrente elettrica senza poli

contrapposti, non c’è stabilità senza forze equivalenti

che spingano in direzioni diverse.

Su questa linea, uno stimolo molto fecondo ci

arriva da papa Francesco, e precisamente nella Dichiarazione

congiunta sottoscritta ad Abu Dhabi nel

febbraio 2019 insieme al Grande Imam Al-Tayyeb:

si tratta di un “Documento sulla fraternità umana

per la pace mondiale e la convivenza comune” – così

recita il titolo – condiviso da parte cattolica e musulmana

con riferimento al dialogo interreligioso. Come

lo stesso papa Francesco ha affermato, proprio questo

incontro è stato il punto di partenza che ha originato

la stesura dell’enciclica Fratelli Tutti (cfr. n. 5) l’anno

successivo. Ebbene, in quel Documento del 2019 si

legge a chiare lettere: “Il pluralismo e le diversità di

religione, di colore, di sesso, di razza e di lingua sono

una sapiente volontà divina, con la quale Dio ha creato

gli esseri umani. Questa Sapienza divina è l’origine

da cui deriva il diritto alla libertà di credo e alla libertà

di essere diversi”. Davvero la diversità è frutto di

una “sapienza divina”, fino al punto da concepire la

stessa diversità di religione fatto voluto da Dio! L’altro

perciò non va semplicemente tollerato nella sua diversità

e sopportato nelle differenze scomode: l’altro

è anzitutto ricchezza ed espressione di quella sapienza

divina che chiede di uscire da sé stessi per accogliere

la bellezza di questa diversità.

Solo così si comprende il senso di dover essere “Fratelli

tutti” – come ci ricorda papa Francesco nella sua

enciclica – laddove ci sprona: “C’è un riconoscimento

basilare, essenziale da compiere per camminare verso

l’amicizia sociale e la fraternità universale: rendersi

conto di quanto vale un essere umano, quanto vale

una persona, sempre e in qualunque circostanza.” (n.

106). Sì, dovremmo proprio ripartire da qui: dal riconoscere

il valore intrinseco di ogni persona, al di là

delle sue diversità o caratterizzazioni particolari. Solo

in questo modo è possibile apprezzare l’umanità che

ci accomuna e ci rende fratelli, e riconoscere la diversità

come ricchezza che nutre la relazione molto di

più di quanto possa ostacolarla.

Vivere così la diversità – come humus che rende

possibile e fa fiorire la fraternità – ci permette di affrancarci

dalle logiche “bambine” della rivalità per

diventare uomini e donne veri, finalmente capaci di

passare dalla competizione alla comunione.

Don Andrea Forest


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LA TORRE

RE DI

VEGLIA

Gentili lettrici e lettori, con questo numero del nostro giornale, salutiamo il nuovo anno con l’auspicio che

porti a tutti cose buone e riprendiamo le nostre attività.

Pur senza un ordine cronologico preciso e un tema di fondo, abbiamo però pensato di proporvi ancora

vecchie immagini di San Giacomo e della nostra Comunità.

Tante di queste foto sono magari già viste e conosciute per molti, ma senz’altro per tanti altri saranno una

novità; ci auguriamo di suscitare da un lato ricordi, dall’altro curiosità.

Cercheremo di esporre per ciascuna di queste immagini una veloce descrizione dei fatti ed anche delle varie

persone ritratte: naturalmente non conosciamo tutte e tutti e quindi sono particolarmente gradite le vostre

segnalazioni, correzioni e specifiche. L’intento è quello di raccogliere le maggiori informazioni possibili per

condividerle ed arrivare, tutti insieme, a saperne sempre di più sul nostro comune passato, considerato anche

che le persone anziane che sono state testimoni dirette dei fatti e dei tempi delle fotografie sono oramai

molto poche e comunque sempre meno.

Aspettiamo dunque le vostre osservazioni, segnalazioni e suggerimenti all’indirizzo:

redazione.torrediveglia@gmail.com oppure WhatsApp 346 9780035.

Continuiamo dunque il cammino intrapreso sulla scia del messaggio che Vi avevamo lasciato alla fine della

rassegna di ricordi per i 60 anni di Torre di Veglia, per rafforzare o rinnovare un po’ di spirito di comunità,

così da continuare ad andare avanti insieme!

A tutti, auguri di cuore per un sereno 2024!

Bruno Dall’Anese

1. Questa è una delle prime planimetrie

di San Giacomo di Veglia. E’ un dettaglio

della Kriegskarte di Anton von

Zach “Il Ducato di Venezia” 1798-

1805 in cui si è raffigurato il centro di

San Giacomo di Veglia e in particolare

le barchesse Crotta con il giardino ed

il brolo. Appaiono alcune contrade di

San Giacomo: S. Antonio, Case Meneghin,

il Podere Crotta, le Campagnole,

Rovarè, Case Caronetta, Case

Piazentine, Cà Rustich e S.Martino.

Siamo negli immediati periodi dopo

la caduta della Repubblica di Venezia,

l’arrivo di Napoleone e poi la dominazione

austriaca.


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LA TORRE DI VEGLIA

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2. Sua Eccellenza Mons. Antonio Gava figlio

di Bernardo e di Maria Caresia, nacque a San

Giacomo di Veglia il 26 giugno 1795. E’ l’unico

Vescovo uscito dalla comunità di San Giacomo.

Nominato Vescovo da Papa Gregorio XVI nel

1843 fu pastore della Diocesi di Belluno e Feltre.

Morì il 14 marzo 1865 a 69 anni.

3. Ecco come appariva la Chiesa parrocchiale, la

piazza e sulla destra

la Villa dei

Conti Crotta in

una foto del 29

agosto 1900.

4. Nel 1909 viene costruita dall’Amministrazione di Vittorio la nuova scuola elementare per

la frazione. Eccola sulla destra dopo l’inaugurazione. Da notare sullo sfondo il campanile

ancora con orologio e cuspide ed alto 22 metri e al centro il fabbricato ancora di un solo

piano poi verrà portato a tre piani.


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LA

TOR TORRE RE

E

DI

I VEGLIA

Le macchine

imitano il cervello?

Noi umani perdiamo la creatività?

La notizia è della fine del mese di settembre:

gli sceneggiatori in sciopero da cinque mesi

contro i grandi studios americani e le piattaforme

streaming per ottenere compensi più alti, una percentuale

sullo sfruttamento del prodotto e, soprattutto,

la garanzia che l’intelligenza artificiale non

sostituirà il loro lavoro di scrittura, hanno vinto la

battaglia più lunga della storia di Hollywood. Sarà

inoltre illegale sfruttare il materiale degli autori per

addestrare l’intelligenza artificiale. L’essere umano

ha vinto sulle macchine? Vedremo. È curioso però

che mentre nella vita reale uomini battono androidi

uno a zero, sul grande schermo la rivoluzione è

già in atto, con esiti molto diversi. Il cinema, si sa,

ha l’abitudine di guardare lontano, con speranza o

timore, e prevedere quello che verrà.

Questa volta va in scena lo scontro feroce tra razza

umana e una avanzatissima generazione di intelligenza

artificiale che ha deciso di annientare i

propri creatori.

Oggi i sistemi informatici sono sempre più abili

a simulare il pensiero e il comportamento umani:

la chiamano intelligenza artificiale e suscita molta

preoccupazione. Giustificata?

Giustificata, sì, ma nel senso perfettamente contrario

a quello dato: non dovrebbe farci paura il fatto

che le macchine stiano imitando il cervello umano

quanto, piuttosto, che il cervello umano si stia

plasmando sulle macchine. L’intelligenza artificiale

è capace di generare testi, fotografie e video fittizi

difficilmente distinguibili dalla realtà, ma l’inganno,

se praticabile, è pericoloso solo in mancanza di

pensiero critico. Il punto è proprio questo: il pensiero

critico, come quello complesso, non vengono

più esercitati. E di questo sì, dovremmo preoccuparci.

Il cervello umano si sta plasmando sulle macchine.

Siamo colpiti da una grandissima quantità di

input che ci portano a sviluppare solo il pensiero

binario, quello primitivo, tipico dei computer: sìno,

sì-no. La complessità è quasi insopportabile. La

scuola propone spesso quiz a risposta multipla, il

che esclude in partenza il pensiero elaborato, la dimensione

creativa. Se tu vuoi offrire una soluzione

che abbia delle varianti, che contempli il tuo punto

di vista personale, la tua interpretazione, la tua originalità,

sbagli. Insomma: se vuoi divertire la tua

cultura e la tua intelligenza, non puoi farlo. È la

logica dei giochi al computer: o vinci o perdi, A o


d

Gennaio• Febbraio 2024

21

LA TORRE DI VEGLIA

B, codice binario. L’allenamento è solo alla velocità

nella ripetizione. Oltretutto, come ha ottimamente

spiegato Lamberto Maffei nel suo libro “Elogio

della lentezza”, va considerato che le sollecitazioni

imposte dai videogiochi hanno una velocità superiore

a quella della trasmissione sinaptica, e quindi,

di fatto, impediscono il pensiero naturale, che è un

pensiero lento. Per inciso: le persone particolarmente

dotate non hanno, nei test, un quoziente di

velocità molto alto proprio perché, semplicemente,

pensano. Prima di dare una risposta, pensano.

Non è sempre stato così.

Solo da qualche anno, proprio per la crescente

“robotizzazione dell’umano” – siamo costantemente

chiamati a rispondere con immediatezza a email,

Sms, messaggi WhatsApp, a capire e ad adattarci

agli aggiornamenti informatici, la velocità di reazione

è considerata estremamente importante e ha

assunto un suo specifico valore nelle valutazioni del

Q.I.

Ci sono conseguenze evidenti sulle nuove generazioni.

C’è un peggioramento generale che si registra

quotidianamente nei bambini che vanno nello

studio di psicoterapia. Hanno difficoltà nella comprensione

del testo, ma anche del parlato. Ascoltano

le parole, ma se tu chiedi: lo sai cosa significa

questo? Ti rispondono di no. E se domandi perché

non ti hanno chiesto il significato di quella parola,

ti guardano ammutoliti. Hanno sempre meno curiosità.

E curiosità non è il banale perché-perchéperché?

Curiosità è l’entusiasmo della scoperta, una

spinta profonda che si educa, come la libera iniziativa,

la ricerca. È un esercizio che non si fa più,

in nessun contesto, educativo o professionale. Devi

rispondere ai quiz, reagire a un post dopo aver letto

due righe di un argomento. Punto. Inoltre, molto

materiale di apprendimento è in formato video, se

possibile breve. Tutto è bidimensionale. Non c’è interazione.

Non c’è più il concetto della fatica, dello

sforzo necessario per raggiungere un risultato. E

non c’è allenamento alla concentrazione. Piuttosto

il contrario: si esercita la non-concentrazione, l’abilità

di rispondere a stimoli multipli contemporaneamente.

Però i bambini e i ragazzi, oggi, hanno molte

opportunità: mille canali televisivi, Internet,

possono viaggiare. Apprendono tante cose. Sanno

tante cose.

I bambini di oggi sono “contenitori” di cose, ma

generalmente non sanno metterle in critica perché

non hanno formazione al ragionamento. Se tu, da

piccolo, non vieni abituato alla logica lineare, all’analogia,

all’approfondimento, all’espressione, nemmeno

lo sai che qualunque informazione tu riceva

la puoi valutare, elaborare, contestualizzare, arricchire.

Quello che, per esempio, si faceva una volta

con il classico tema in classe. I giovani oggi sono

sottoposti a un bombardamento informativo che

non dà loro il tempo di fermarsi a riflettere. Questo

porta facilmente, in età adulta, ad un’omologazione

di pensiero che tende a polarizzarsi su idee

e fronti contrapposti. L’Intelligenza artificiale può

essere “artificialmente perfetta” finché si vuole, ma

se io so ragionare con la mia testa, con riferimenti e

valori ben consolidati, ho tutte le armi per affrontarla.

Anche Internet, strumento preziosissimo,

può essere pericoloso. Anche gli influencer possono

essere pericolosi.

Nel dopoguerra c’è stata una spinta alla crescita

e un entusiasmo formidabili, che hanno portato i

nostri genitori e i nostri nonni a costruire una società

nuova, migliore. Quella generazione ha avuto

un centesimo della nostra scolarizzazione e un millesimo

delle nostre opportunità, eppure ha saputo

guardare avanti con lungimiranza. Molti bambini

facevano solo le elementari ma ricevevano una

formazione decisamente superiore a quella di tanti

studenti di oggi. C’era la felicità di conquistarsi

qualcosa con sacrificio. Oggi ci sono educatori e

agenzie di educazione, dentro e fuori la scuola, che

stanno provando a recuperare questa prospettiva.

Pochi, ma ci sono. Quindi, chissà.

don Giulio


In giardino con Elisa

Gennaio• nai

Febbraio o2

2024

24

22

Cineraria

La Cineraria è una pianta arbustiva

erbacea, appartenente alla

famiglia delle Astaraceae. Fanno

parte del genere circa 3000

specie diverse. Essa è molto nota

per le caratteristiche delle sue infiorescenze.

È spesso utilizzata sia

nelle case che sui balconi.

L’altezza della Cineraria varia tra i

15 e i 45 cm. Essa possiede foglie di natura

e forma tondeggianti, con lievi margini

dentellati, di dimensioni molto grandi rispetto alla

pianta stessa. La fioritura avviene in primavera sotto

forma di piccoli fiorellini riuniti in infiorescenze a capolino

di colore variabile dal rosa, al bianco, al violetto,

al rosso. Tali capolini hanno dimensioni variabili

da 2 a 5 cm. È possibile ammirare tali meraviglie tra

il mese di aprile e quello di maggio. La loro vita è pari

ad un solo anno.

La riproduzione avviene per semina e per talea. La

semina avviene ponendo i semi in una cassetta con

torba e sabbia in egual parti. È necessario conservare

la temperatura del luogo di semina intorno ai 10-15

°C. Tenere il terreno abbastanza umido, fino all’arrivo

della germinazione. Dal momento della semina

alla fioritura, possono trascorrere anche sei mesi, purché

i semi siano stati apposti in un terriccio fertile

alla temperatura di 20 °C. La riproduzione per talea,

va compiuta nei primi mesi della stagione estiva. Le

talee devono essere lunghe almeno 8-10 cm e private

delle foglie basali per circa 3 cm. Il terriccio utilizzato

dev’essere composto da parti uguali di sabbia e torba.

Allo spuntare dei primi germogli, quindi a radicazione

avvenuta, le piantine possono essere trattate come

adulte.

Ambiente

Tale pianta trova le sue origini nelle zone del Mediterraneo:

in Turchia, in Africa e in America del Nord.

Essa è molto diffusa in tutte le regioni d’Italia. La

Cineraria necessita di molta luce solare, ma preferibilmente

non esposta ai raggi diretti del sole. È importante

non esporla a temperature troppo alte per

evitare che secchi improvvisamente e muoia. In genere

prediligono ambienti con terreni universali fertili,

senza alcun ristagno idrico.

d

Temperatura

La temperatura ideale per la crescita

e lo sviluppo della Cineraria,

va da 8° a 16° C. È necessario,

per il periodo di germinazione,

mantenere la temperatura sui

18° C. La temperatura minima

tollerata, durante il periodo di

fioritura è di circa 3° C.

Mantenimento

La Cineraria ha bisogno di un apporto

idrico abbondante e regolare. Fate attenzione a lasciare

il terreno ben asciutto tra un annaffiatura e l’altra.

La pianta predilige un ambiente umido, anche durante

le stagioni più fredde. È opportuno apporre dei

sassolini di ghiaia in un sottovaso. Nelle stagioni più

calde, è anche possibile procedere con nebulizzazioni

sporadiche per favorire l’umidità ambientale. Data la

loro breve vita, non hanno bisogno di alcuna concimazione.

La Cineraria è una pianta che non necessita

di alcun tipo di potatura. È possibile, pertanto, eliminare

solo quelle parti che vanno via, via danneggiandosi

o tendono a seccarsi. Vi è il rischio, infatti, che

diventino pericolosi portatori di malattie e attacchi

parassitari.

Avversità

La Cineraria è soggetta a frequenti attacchi di afidi

verdi e della cocciniglia farinosa. È consigliabile

procedere con antiparassitari specifici consigliati dal

proprio vivaista di fiducia, senza lasciarsi andare al fai

da te. Quest’ultimo potrebbe solo nuocere alla condizione

della Cineraria.

Elisa Frare

LA TOR TORRE ORRE

RE DI

VEGLIA


d

Gennaio• Febbraio 2024

LA TORRE DI VEGLIA

23

Alpini di San Giacomo:

breve riassunto del 2023

La situazione sanitaria e le bellissime giornate ci permettono di riprendere il nostro

impegno e la nostra attività come era di consuetudine fare.

Si inizia con il tesseramento il 22 gennaio, una splendida giornata di sole e subito

siamo pronti per partire per la grande Adunata nazionale a Udine il 14 maggio:

anche con la pioggia l’Alpino non si ferma. Ma siamo ricompensati con il sole

all’adunata del triveneto a Belluno il 18 giugno. Il 16 luglio la corriera è pronta,

finalmente il gruppo va in gita in giornata a Rocca Pietore: la montagna, l’aria, il

sole e la bellissima compagnia del gruppo la rende una giornata indimenticabile.

L’estate sta finendo e siamo già pronti per iniziare la festa con i ragazzi del Grest

di San Giacomo, sono tutti ospiti da noi per la mitica

pastasciutta degli alpini. Ragazzini e ragazzi hanno

rallegrato la nostra sede, dandoci la carica per la nostra

festa di gruppo il 3 settembre. Si è reso onore

ai caduti con l’alza bandiera, portando una raffinata

corona di alloro e a seguito la festa in sede. Sempre

presenti ovunque il dovere ci chiami, e non si può

mancare alla adunata sezionale. Sinceramente un

cambiamento c’è stato, la sentita serata con raccolta

fondi alla struttura “La Via di Natale“ di Aviano,

causa la burocrazia nel fare la passeggiata nelle vie del

paese, da Lucciolata è passata a Lucciolata enogastronomica.

Una serata significativa che tra “panin coi

figadei” e una lotteria che ha coinvolto tutta la comunità

con le donazioni. Il risultato è stato sorprendente,

sono stati donati ben €1.300,00 alla struttura.

Ebbene siamo ancora più carichi nell’organizzare il

28 ottobre la “Castagnata“, una festa di pasta e fasoi,

muset col cren e formaggi vari e infine le caldarroste!

Raccolta alimentare del 18 novembre anche qui il

gruppo si è reso partecipe nei vari punti della città.

Ormai è arrivato il Natale e siamo in quel di Caorle.

Un giro tra i vicoli contornati di addobbi

e mercatini natalizi, il profumo della cioccolata

calda e la vista del mare per concludere la passeggiata

e avviarci al ristorante.

Ricordo i primi e possimi appuntamenti

per l’anno che verrà: 5 gennaio Panevin,

20 gennaio Tesseramento.

Auguro un Buon Anno nuovo da

parte di tutto il Gruppo Alpini

di San Giacomo.

Pietro De Spirt

Capogruppo


24

Gennaio• Febbraio 2024

GLI ALUNNI DI CLASSE 5ª

CAMBIANO RUOLO

d

LA TORRE DI VEGLIA

In occasione della giornata di “scuola aperta”,

momento in cui i genitori e i futuri alunni vengono

a visitare e conoscere scuola che intendono

frequentare nell’anno successivo, i ragazzi di classe

quinta sono stati coinvolti nell’attività di accoglienza

che ha permesso loro di sperimentare ruoli

diversi.

Ecco quello che hanno ritenuto opportuno esprimere

agli ospiti.

In breve vogliamo raccontarvi alcune cose di questa

scuola e come ci siamo trovati visto che abbiamo

trascorso qui molti giorni della nostra, seppur breve,

vita.

Esprimiamo le idee anche dei nostri compagni che

ora si trovano occupati nei laboratori allestiti per far

conoscere ai nuovi alunni la nostra scuola.

Infatti i bambini, in un viaggio virtuale in treno,

si fermeranno nel laboratorio di lettura dove alcuni

di noi animeranno un racconto, per poi passare al

laboratorio d’arte dove potranno costruire qualcosa,

per arrivare infine al laboratorio di informatica dove

troveranno un robottino che li aiuterà a svolgere

un’attività.

L’EDIFICIO

SCOLASTICO

La nostra scuola è abbastanza nuova e possiede un

ampio giardino dove facciamo tutti i giorni ricreazione

e dove possiamo svolgere anche altre attività didattiche,

compresa, nella bella stagione, motoria che

pratichiamo anche in palestra dove ci sono parecchi

materiali sportivi.

Non abbiamo un’aula di musica ma abbiamo diversi

strumenti che ci permettono di svolgere questa

materia in modo giocoso nelle nostre classi.

Tutte le classi sono dotate di LIM e c’è anche un’aula

di informatica dove a coppie possiamo imparare ad

usare il computer e fare robotica e coding.

Da quest’anno abbiamo anche un laboratorio per

svolgere l’attività di arte-immagine. Lì ci sono dei

banconi che ci danno la possibilità di lavorare meglio

che nei nostri banchetti.

Le classi sono spaziose e luminose e c’è anche una

grande zona adibita a mensa dove, quando serve, si

possono svolgere anche attività scolastiche o il dopo

scuola.

Per chi ama leggere un angolino della scuola è adibito

a biblioteca. Ci sono, nella libreria, diversi libretti

di narrativa per bambini della nostra età. Alcuni

sono recenti, altri un po’ vecchiotti.

REGOLAMENTO

Con il tempo abbiamo imparato che per stare bene

insieme dobbiamo rispettare delle regole sia di plesso

che di classe. Per esempio gli alunni devono arrivare

in orario a scuola (alle ore 8.00), devono indossare un

grembiulino e portare tutto il materiale che serve per

le attività scolastiche. Impariamo anche a muoverci

in sicurezza e ci alleniamo, con le prove di evacuazione,

a lasciare l’edificio in caso di necessità.


d

Gennaio• Febbraio 2024

LA TORRE DI VEGLIA

25

ATTIVITÀ E PROGETTI

In questi anni abbiamo svolto

molti progetti e attività varie.

Alcuni di loro si ripetono come

la giornata dello sport, la settimana

del coding e robotica,

progetti di lettura, la castagnata,

canti sotto l’albero, la festa di

Carnevale e saluti di fine anno,

altri invece non si ripetono negli

anni.

In questa scuola vengono

organizzate anche delle gite.

Quest’anno per esempio tutto il

plesso andrà a Trieste a visitare

la Grotta Gigante. Ringraziamo

San Nicolò che ci ha aiutati a

pagare il pullman che ci porterà

fino a lì.

Già da tanti anni gli alunni

che lo desiderano possono recarsi

a scuola a piedi con il piedibus,

è un momento importante

nel quale si fanno quattro

chiacchiere con gli amici, si ripassa per le verifiche, si

fa un po’ di movimento e non si inquina l’ambiente.

Nel pomeriggio, per chi non può andare a casa perché

i genitori lavorano, è attivo il doposcuola dove

si svolgono i compiti, delle attività sportive e dove si

gioca con gli amici.

RIFLESSIONI

Noi alunni di classe quinta

siamo contenti di aver frequentato

la scuola Nazario Sauro

perché le nostre insegnanti, seppur

severe, sono pazienti e simpatiche,

ci danno la possibilità

di esprimerci con libertà e di

dire le nostre idee e impressioni,

ci fanno fare cose divertenti e ci

chiedono di svolgere dei compiti

che, anche se talvolta faticosi,

ci preparano per affrontare altri

ordini di scuola e la nostra vita

futura.

Anche il personale ATA è qui

per aiutarci. Antonella e Gennaro

sono molto simpatici.

È meglio non dimenticarci

di Pavel, il gatto mascotte, che

ogni giorno durante la ricreazione

viene a farci visita elemosinando

qualche briciola della

nostra merenda e che durante i

giorni più freddi si accuccia sui cofani delle macchine

delle maestre. Ci fa tanta compagnia.

Ora passiamo la parola a voi genitori che potete fare

delle domande alle quali le maestre sapranno sicuramente

rispondere.

Le insegnanti


26

Gennaio• nai

•F

Febbraio o2

2024

Le colture cellulari

le cellule HeLa

d

Introduzione: ne: Un

elemento imprescindibile ibil

ile per

la

scienza biomedica moderna è lo studio dei

fenomeni

che

avvengono no all’interno no

della la

cellula, lu

la, un vero

e proprio rio microcosmo osmo

in cui avvengono veng

un numero

elevatissimo evat

si

di processi si biochimici imici i che contribuisco-

isco

co-

no

al mantenimento ento

in vita

di tutti tti gli esseri seri

viventi.

Per poter studiare un processo so biochimico, imico,

ad esem-

em-

pio per la sperimentazione io

ne

iniziale di un farmaco, aco, o i

meccanismi mi che

portano alla a formazione di una patologia,

occorre orrere quindi procurarsi e “coltivare” le cellule

più adatte all’obiettivo che si vuole ottenere. Esistono

quindi aziende specializzate nel commercio di molte

linee cellulari liberamente acquistabili.

Cellule HeLa: Una delle linee cellulari più utilizzate

e più importanti nella storia

della biologia è denominata

“HeLa cells”. Si tratta di cellule

di cancro della cervice uterina

di una signora afroamericana

statunitense di Baltimora chiamata

Henrietta Lacks, morta

nel 1951. Il medico che la

seguiva durante una biopsia

prelevò infatti dei piccoli campioni

di questo cancro e li inviò,

senza autorizzazione della

paziente, allo scienziato George

O.Gey, all’epoca molto interes-

sato

allo sviluppo po di tecniche

di

replicazione delle e cellule in

provetta. ta. Ci riuscì proprio rio con

queste cellule lulele

e le fece moltipliicare,

accorgendosi corg

presto di un

fatto molto particolare, are,

tale da

rendere er

e queste cellule lulele uniche e

differenti en

dalle le

altre cellule lulel

di

questo tipo. Erano molto più

resistenti sten

ti delle le “normali” cellu-

le ed in grado di sopravvivere

vi

vere

per un

periodo relativamente

amen

ente

lungo in condizioni oni che altre cellule non possono

on

o

tollerare, e, anche in assenza senz

di terreno reno

di coltura. Le

HeLa

possono so

dividersi ider

molte più

volte rispetto alle

le

altre cellule e ciò dipende da una

mutazione di un

enzima chiamato ato “telomerasi”, eras

aumentando an

considerevolmente

ente

la stabilità ità del DNA della cellula (per

i più curiosi previene l’accorciamento ciam

amen

del

telomero

er

o

durante la replicazione, e, che

nelle le altre cellule lu

le provoca

la morte dopo un certo numero di divisioni isioni

cellula-

lula

la-

ri).

Ed è questo il motivo per

cui

vengono no classificate

icat

ate

come “cellule tumorali immortalizzate altamente sta-

bilizzate”, infatti si replicano molto velocemente con

bassissimi livelli di mutazione, tanto che ancora oggi

vengono considerate come cloni esatti delle cellule

originarie 1 .

A quel tempo non esistevano

ancora leggi che obbligavano il

medico a informare il paziente

o la famiglia dello stesso su

eventuali utilizzi del materiale

biologico asportato durante

interventi, biopsie o analisi di

liquidi biologici. Negli USA il

materiale biologico proveniente

da pazienti poteva essere utilizzato

a discrezione dell’istituto

medico dove il prelievo era

avvenuto, senza che questi tesse vantare ar

diritti su eventuali

proventi. Grazie alle loro

peculiari

caratteristiche, tiche,

queste e linee

cellulari iniziarono iz

iaro

no ad essere

sere

commercializzate cial

izzate

e utilizzate

in tutto to

il mondo, ma quando

i familiari ari scoprirono rono

i fatti ti avviarono

una lunga causa legale,

le,

po-

terminata solo nel

2013 2 . Tale

processo so ha portato ad

un lun-

go

dibattito tito

to sociale finalizzato

iz

za

alla

la formazione one di una

solida


d

Gennaio• naio• •F

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24

LA

TORRE

RE DI VEGLIA

27

In Cucina con Giulia

Ricette Salutari Facili & Veloci

VERZA AL FORNO CON POLLO

IN CROSTA DI MANDORLE

Ecco a voi un piatto bilanciato e davvero gustoso!

normativa sul trattamento dei campioni biologici, sul

consenso informato al prelievo degli stessi e ai limiti

etici all’applicazione di questi al progresso scientifico.

Le cellule sono state rese disponibili a prezzi contenuti

3 per tutta la comunità scientifica e questo ha permesso

un progresso scientifico enorme. Inoltre, due

eredi della Lacks fanno parte di un comitato etico che

valuta continuamente l’utilizzo che si fa nel mondo

delle cellule della loro antenata.

Conclusione: La, per certi versi tragica, storia di

queste cellule è particolarmente interessante per i

suoi risvolti scientifici, etici e legislativi. Non solo

perché ha permesso all’umanità un enorme progresso

di cui tutti noi oggi possiamo trarre beneficio, grazie

alle scoperte che ha permesso di conseguire e alle riflessioni

sociali che ha avviato, dimostrando sempre

di più l’interconnessione esistente tra Scienza, etica e

società.

1

www.scienzainrete.it: “Henrietta Lacks e le sue

cellule immortali: una storia tra ricerca biomedica,

consenso informato e privacy”;

2

www.lescienze.it: “Un accordo per le cellule “immortali”

di Henrietta Lacks”;

3

https://www.sigmaaldrich.com: “HeLa Cell Line

human”;

PORTATA: Piatto Unico o secondo piatto

TEMPO DI PREPARAZIONE: 10 minuti

TEMPO DI COTTURA: 30 minuti

INGREDIENTI:

1 verza

Olio EVO qb

Sale qb

__

400g circa di Petto di pollo bio

Mandorle a lamelle qb

Olio EVO qb

Accendete il forno a 180°C e rivestite una teglia

con carta da forno.

Prima di tutto prepariamo la verza: lavatela bene,

soprattutto le foglie più esterne. Private le foglie

esterne della costa centrale aiutandovi con un

coltello e tagliate a metà e poi a spicchi la verza.

Disponetela su una metà della teglia, irroratela

con olio EVO e salatela.

Dall’altra parte metterete il pollo, che si prepara

così: tagliate il petto di pollo a strisce di 2 cm e

salatelo leggermente. Impanatelo nelle mandorle

a lamelle e disponetelo sulla teglia. Irrorate

con olio EVO. Infine infornate il tutto per circa

25 minuti. Buon appetito!

Immagine: Coltura cellulare HeLa, marcata con

coloranti fluorescenti, vista al microscopio di fluorescenza.

Fonte: www.nist.gov, ©EnCor Biotechnology

Inc.

Andrea De Nadai


28

Gennaio• Febbraio 2024

d

LA TORRE DI VEGLIA

calcio

VITTSANGIACOMO

L’importanza

di “fare gruppo”

Lunedì 11 dicembre l’aula magna del Seminario

era gremita, anche nel loggione, ad ascoltare Daniele

Santarelli. Per un’ora e venti ha raccontato la sua

vita, e poi ha risposto senza filtro alle domande di un

pubblico attentissimo. Il tema della serata formativa,

promossa da Massimo Marcon responsabile tecnico

del Vittsangiacomo, era incentrato sulla “gestione

del gruppo”. Chi può parlare meglio di lui? A 42

anni ha già portato sei volte alla vittoria del campionato

italiano le professioniste dell’Imoco volley Conegliano,

ha allenato le nazionali di Croazia, Serbia

e ora della Turchia vincendo il titolo europeo. Sei le

parole chiave alla base del suo successo: passione,

studio (il lavoro paga sempre!), intuizione, responsabilità,

condivisione e impegno. Mentre nell’attività di

coach bisogna: pianificare, motivare, avere sempre

degli obiettivi, condividere (ogni singola atleta deve

fidarsi di più), feedback, fiducia e valorizzazione (in

particolare dello Staff). É stata un serata molto utile

per tutti i partecipanti: atleti, allenatori ma anche genitori.

Sabato 16 dicembre, nell’ampia sala sottostante

la Chiesa del Menarè tutta la società si è ritrovata

Consegna della targa a guido Cancian Casoni da parte del Visesindaco

Posocco e Gianni Varaschin

Daniele Santarelli

per lo scambio degli auguri e per la festa di Natale,

che segna lo spartiacque tra la prima parte della stagione

e il girone di ritorno e i tornei di primavera. Il

presidente ha presentato a tutti i presenti l’attività del

Vittsangiacomo e i numeri, ancora crescenti rispetto

allo scorso anno. Oltre al Vice Sindaco di Vittorio Veneto

Gianluca Posocco e al Sindaco di Colle Umberto

Sebastiano Coletti, i quali si sono complimentati

per quanto fa la nostra associazione; hanno portato

il loro saluto Don Giulio, Gianni Varaschin, Piero De

Spirt anche a nome degli alpini di Colle e Ogliano,

Flavio Salvador vicepresidente della Banca Prealpi

San Biagio e Dario Ortolan della FIGC.

In questa occasione sono stati ringraziati in particolare

due pilastri del Vittsangiacomo. Massimo

Marcon che ha saputo in questi cinque anni (di cui

due di covid) far crescere un grande settore giovanile.

Questa la motivazione incisa nella targa “ha fatto

crescere molti ragazzi come allenatore giovanile, ha

superato sfide impegnative nella conduzione tecnica

delle nostre squadre, ma è impareggiabile nell’alzare

il livello del nostro settore giovanile nei numeri

e nella qualità formativa del “gruppo” che riesce ad

aggregare - con stima e riconoscenza”. L’altro motore

che va sempre al massimo Guido Cancian Casoni.

Questa la motivazione: “con instancabile determinazione

coinvolge collaboratori e volontari con

sempre nuovi obiettivi per incrementare e migliorare

i nostri impianti sportivi - con stima e riconoscenza”.


d

Gennaio• Febbraio 2024

LA TORRE DI VEGLIA

29

Un particolare applauso è stato

poi riservato al mister Marco

Canzian per la vittoria del campionato

giovanissimi. Dopo il

brindisi degli auguri, c’è stata l’estrazione

della lotteria interna. A

tutti i tesserati è stato poi consegnato

il panettone, assieme ad

un opuscolo con le foto e i nomi

di tutte le squadre della stagione

2023/24. É seguita la cena:

pastin, wurstel e patate per i più

piccoli, e un ottimo spiedo per tutti

Consegna della targa a Massimo Marcon

da Elvi Minet e dal Sindaco di Colle

rabile, l’andamento dei campionati

giovanili. Grandi tutte e

tre le squadre degli Esordienti.

Molto bene le due squadre dei

Pulcini e molto attivi ed entusiasti

i Primi Calci e i Piccoli Amici.

Per loro è stato organizzato

un “Camp Inverno” in Palestra

durante le vacanze di Natale.

Vinta la scommessa con

la decisione di allestire anche

una squadra under 23 di Terza

categoria che sta trovando coesione.

gli altri che erano riusciti a prenotare per tempo. É

stata una “festa” ben riuscita grazie alla mobilitazione

di tanti volontari/e.

Al giro di boa della stagione sportiva (manca ancora

una partita della Terza e degli Juniores) ma è

possibile fare un primo bilancio: positivo, ma miglio-

La Prima Squadra chiude il girone di andata

con 16 punti dopo 16 partite ed è fuori dalla zona

pericolosa della classifica. Ci sono le premesse per

fare un buon ritorno. Per quanto riguarda le strutture:

abbiamo continuato a scalare le rate del mutuo

contratte per l’acquisto del campo Luigi Polentes di

San Giacomo dalle 180 iniziali ora siamo scesi

sotto la metà; l’iniziativa “un mattone per

il campo sportivo” ci aiuta e lì destiniamo i

proventi del 5 per mille, le erogazioni liberali e

i proventi della festa di Natale.

La sistemazione del campo supplementare

è a buon punto, si tratta ora di completare

l’impianto di illuminazione e per questo confidiamo

sempre nell’aiuto di tutti.

Pietro Ossi

Scambio di auguri dalla lontana Au

stralia tra

Eugenio Bizzai vecchio giocatore sangiacomese

di ben 93 anni, lì emigrato da molti anni

e i tanti amici del Calcio Vittsangiacomo.

Caro “Tuba” gli amici “ravanei” ricambiano

di cuore, ti ringraziano, non

ti dimenticano e ti augurano ogni

bene e aspettano il tuo prossimo

ritorno.


LA

TOR

TORRE RE

DI

VEGLIA

di Giulia Maiutto

UN 2024 ALL’INSEGNA DELL’ORGANIZZAZIONE

Carissimi Amici,

Spero abbiate trascorso un sereno Santo Natale e

un inizio anno nuovo positivo e felice.

Per il 2024 la nostra rubrica si concentrerà su un argomento

a mio parere molto correlato al benessere,

ossia l’organizzazione personale: a prima vista

forse questi due concetti possono sembrare distanti,

ma credo che se riuscissimo a non sentirci perennemente

in affanno, di corsa, con una lista infinita di

cose da fare, sicuramente ne trarremmo un grandissimo

giovamento in tutti gli ambiti della nostra vita e

potremmo dedicare del tempo a ciò che più amiamo

fare e che ci ricarica davvero le batterie.

Iniziamo dunque questa rubrica con 5 consigli super

pratici per affrontare al meglio gli impegni che ci

aspettano in ogni giornata.

1. INVECE DI TENERE TUTTO

A MENTE, SCRIVI!

Troppo spesso facciamo affidamento sulla nostra

mente per ricordarci delle cose da fare. Il nostro cervello

è pensato per essere un processore di informazioni

sul qui ed ora e non un archivio dai mille scaffali

in cui riporre i nostri pensieri. Tenere le cose a mente

stressa il cervello, ci rende più stanchi e meno focalizzati,

senza considerare l’alta probabilità di perderci

dei pezzi. Il consiglio quindi è di liberare la mente e

scrivere tutte le attività che si devono fare: su un quaderno

cartaceo, su una nota del telefono, in un file sul

computer, ovunque si voglia. L’importante è scriverlo.

2. CREA OGNI GIORNO LA LISTA DELLE CIN-

QUE (O TRE) COSE PIÚ IMPORTANTI DA FARE

Questa è la lista che dovrebbe governare la tua giornata:

cerca di portare a termine cinque attività (o tre,

se cinque ti sembrano troppe all’inizio) ad ogni costo.

Qui quello che conta è dare una priorità a quelle cose

che sono davvero importanti per te, senza le quali il

tuo lavoro e/o la tua vita personale non andrebbero

avanti. Focalizzati su quelle: se poi nel corso della

giornata riesci a fare anche qualcos’altro, tanto meglio.

3. SEMPLIFICARE FA BENE,

ANZI, BENISSIMO

Dopo aver scritto tutti gli impegni (vedi punto 1), rifletti

se sia il caso effettivamente di fare tutto: forse

potresti accorgerti che una o più attività potrebbero

essere delegate a qualcuno di cui ti fidi o che si trova

nelle migliori condizioni per portarle a termine, senza

ulteriormente gravare sulla tua giornata che è già piena

di impegni.

4. PIANIFICA DEL TEMPO PER TE

Scegli un’attività che ti piacerebbe fare ma che rimandi

da tanto tempo: potrebbe essere un viaggio

in giornata, un paio d’ore alla SPA, un massaggio…

Segna anche queste attività in agenda. In effetti non

è giusto prendere impegni solamente con altre persone,

è necessario concedersi l’attenzione che meritiamo

:)

5. PUOI DIRE DI NO

(SENZA SENTIRTI IN COLPA)

Anche quando siamo completamente oberati, spesso

tendiamo ad accettare tutte le richieste che ci arrivano:

in questo caso dire di no, se fatto con la giusta

cortesia e fermezza, è una forma di rispetto verso il

nostro lavoro e verso le aspettative altrui.

Alla prossima!

Giulia


d

Gennaio• Febbraio 2024

LA TORRE DI VEGLIA

Anagrafe

31

DEFUNTI

46 – DAL COL ALBA

ved. Poser

di anni 89 – (il 22.11.2023)

Via Monte Cristallo, 10

47 – Maestra MARIA TERESA

SANSON

di anni 98 – (il 28.11.2023)

Piazza Fiume, 40

48 – Dal Col Giuseppe

di anni 96 – (il 14.12.2023) 2023)

via del Troi, 2

La Redazione di “Torre di Veglia” ricorda la recente scomparsa

di Giovanni Borsoi, nostro prezioso collaboratore per vari anni,

che ci aveva sempre presentato tanti articoli, piacevoli storie

paesane, soprattutto legati alla storia della nostra Comunità.

Alla famiglia, giungano le più sincere condoglianze da parte della

Redazione.

49 – Palumbo Mafalda

di anni 88 – (il 16.12.2023)

via Cal de Livera

50 – Borsoi Giovanni

di anni 95 – (il 17.12.2023)

via del Troi, 19

LE VOSTRE OFFERTE

dal 25 ottobre al 10 dicembre 2023

4 N.N. – 3 N.N. per la chiesa – N.N. per Sant’Antonio

– N.N. per Crocifisso San Fermo – 4 sottoscrizioni

– Sottoscrizione annuale Elena e Pietro Ossi

– Per comunioni – Vendita libri – Offerte Sant’Antonio

– Candele Sant’Antonio – Offerte San Fermo

– Candele San Fermo – Uso sala oratorio – GSE

– In memoria di Anna Maria Zanon, da Pietro Ossi

e cugini – In memoria di: Anna Maria Zanon, Alba

Dal Col, Maria Teresa Sanson; dalle loro famiglie.

TOTALE €. 3.716,73

FARMACIE DI TURNO GENNAIO – FEBBRAIO 2024

01 Gennaio – ZAMPERLINI – Via Da Ponte, 26 – 0438 53958

05 Gennaio – VAL DI FIORI – Via Bersagliere, 14 – 0438 1892503 / 351 9491278

12 Gennaio – MARSON – Via Garibaldi, 114 (ai Frati) – 0438 53378

19 Gennaio – COM. 1 – Via Brandolini, 111 (centro) – 0438 53198

26 Gennaio – PALATINI – Via Cavour, 114 – 0438 53274

02 Febbraio – COM. 2 – Piazza Fiume, 29 (San Giacomo) – 0438 500351

09 Febbraio – PANCOTTO – Piazza Flaminio, 10 – 0438 53365

16 Febbraio – COM. 3 – Via L. De Nadai (Costa) – 0438 556628

23 Febbraio – ZAMPERLINI – Via Da Ponte, 26 – 0438 53958

Guardia Medica risponde al n° 0438 553708

La Guardia Medica pediatrica al n° 0438 668243 (Conegliano)


32 Le famiglie ricordano

d

LA TORRE DI VEGLIA

DAN ALBERTO

n. 23/02/1961 - m. 31/01/2009

BATTISTUZZI AUGUSTO

n. 31/05/1936 - m. 09/12/2020

COSTALONGA EGIDIO

n. 07/05/1941 - m. 09/02/2015

DA DALT MAURO

n. 29/10/1993 - m. 22/01/2021

MARIN DINO

n. 01/03/1937 - m. 09/11/2006

BASSETTO EMILIO

n. 09/03/1933 - m. 14/12/2019

FAVERO FRANCO

n. 16/01/1938 - m. 10/02/2009

PICCIN GIOVANNI

n. 14/02/1924 - m. 17/01/2022

SEGAT GIOVANNI

n. 04/03/1947 - m. 16/01/2009

BASSETTO SILVIO

n. 01/01/1925 - m. 06/09/2008

PIN ELVIRA ved. BASSETTO

n. 28/04/1931 - m. 20/10/2008

CURSIO ANDREA

n. 06/01/1979 - m. 02/11/2021

BET GIUSEPPE

n. 30/10/1935 - m. 15/01/2014

BALLIANA ADRIANO

n. 11/06/1931 - m. 08/05/2022

BOLZAN GINO

n. 26/02/1922 - m. 11/12/1993

I tuoi c ari ti ricordano nel 30°

anniversario della morte

SANTE MESSE FESTIVE

orario invernale 2023-2024 inizio orario solare

Chiese Prefest. Festiva

SAN GIACOMO 18.30 08.30 10.30

MONASTERO 9.30

Ss. PIETRO E PAOLO 18.00 10.30

CATTEDRALE 19.00 08.30 10.30 19.00

SAN FRANCESCO 18.30 07.30 09.0 18.30

MESCHIO 09.00

SANTA GIUSTINA 18.30 11.00 18.30

FADALTO

9.00

VAL LAPISINA

S. Floriano

SANT’ANDREA 18.30 9.45

SERRAVALLE

17.30

08.30

10.00

S. Giovanni

S. Giovanni

11.00

COSTA

18.30 09.30

S. Silvestro S. Silvestro

SALSA 18.30

08.00

Casa S. Raffaele

11.00

ORARIO S.te MESSE

FERIALI

IN PARROCCHIA

Dal Lunedì al Venerdì:

in CHIESA ore 16.00

Dal Lunedì

al Venerdì

in MONASTERO

ore 07.30


Agenda Pastorale

Gennaio 2024

Lunedì 1:

Martedì 2:

Sabato 6:

Domenica 7:

Domenica 14:

Martedì 16:

Mercoledì 17:

Domenica 21:

Mercoledì 24:

Giovedì 25:

Venerdì 26:

Sabato 27:

Domenica 28:

Mercoledì 31:

Febbraio 2024

Giovedì 1:

Venerdì 2:

Sabato 3:

Domenica 4:

Lunedì 5:

Martedì 6:

Giovedì 8:

Sabato 10:

Domenica 11:

Mercoledì 14:

Domenica 18:

Giovedì 22:

Domenica 25:

Martedì 27:

Maria Santissima, Madre di Dio

Ss. Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno,

vescovi e dottori della Chiesa

Epifania del Signore

Giornata mondiale dell’infanzia a missionaria

io

Battesimo del Signore

II domenica del TEMPO ORDINARIO

San Tiziano, vescovo,

Patrono principale della città e della Diocesii

S. Antonio, abate

dal 18 al 25 gennaio si svolge

la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani

III domenica del TEMPO ORDINARIO

5ª Giornata della Parola di Dio

San Francesco di Sales, vescovo e dottore della Chiesa

Patrono del Seminario vescovile

Conversione di S. Paolo, apostolo

Ss. Timoteo e Tito, vescovi

S. Angela Merici, vergine

IV domenica del TEMPO ORDINARIO

71ª Giornata mondiale dei malati di lebbra

S. Giovanni Bosco, presbitero

Giornata di preghiera per le vocazioni

Presentazione del Signore

28ª Giornata mondiale della vita consacrata

San Biagio, vescovo e martire

V domenica del Tempo Ordinario

46ª Giornata per la vita

Sant’Agata, vergine e martire

Ss. Paolo Miki, presbitero e compagni martiri

Santa Giuseppina Bakhita, vergine

Santa Scolastica, vergine

VI domenica del Tempo Ordinario

32ª Giornata mondiale del malato

Mercoledì delle ceneri

Tutti i fedeli (dal 18° al 60° anno di età) sono tenuti ad osservare il precetto

generale della Chiesa del Digiuno; sono altresì tenuti all’astinenza

dalle carni tutti i fedeli dal 14ª anno di età.

I Domenica di QUARESIMA

Cattedra di San Pietro apostolo

II Domenica di QUARESIMA

Comm. di S. Gregorio di Narek, abate e dottore della Chiesa


Cenedese Tiziana

ACCIACCHI DELLA TERRA

TECNICA MISTA CON ACRILICO 55 x 55 anno 2023

La mano dell’uomo distrugge verde natura per costruire condomini e centri commerciali,

si sprecano le risorse e si inquina, ottenendo il surriscaldamento del pianeta

e scarsità d’acqua… con possibili desertificazioni di vaste zone della terra.

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