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Dossier Transizione Urbana 2024

Tecnologie per le smart city e la digitalizzazione: i Paesi e le città stanno crescendo a un ritmo senza precedenti. Entro il 2050, due terzi della popolazione mondiale vivrà in aree urbane. Secondo l’ISTAT la popolazione residente italiana è in decrescita: passerà da 59,2 milioni al 1° gennaio 2021 a 57,9 milioni nel 2030, per poi continiuare nel trend fino 54,2 milioni nel 2050 e fino a 47,7 milioni nel 2070. In questo scenario il trend degli italiani che vivono nelle aree urbane sarà comunque destinato a crescere rispetto a coloro i quali vivranno in aree di campagna.

Tecnologie per le smart city e la digitalizzazione: i Paesi e le città stanno crescendo a un ritmo senza precedenti. Entro il 2050, due terzi
della popolazione mondiale vivrà in aree urbane. Secondo l’ISTAT la popolazione residente italiana è in decrescita: passerà da 59,2 milioni al 1° gennaio 2021 a 57,9 milioni nel 2030, per poi continiuare nel trend fino 54,2 milioni nel 2050 e fino a 47,7 milioni nel 2070.

In questo scenario il trend degli italiani che vivono nelle aree urbane sarà comunque destinato a crescere rispetto a coloro i quali
vivranno in aree di campagna.

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A cura di Paola Clerici Maestosi,<br />

Giuseppina Giuliani,<br />

Nicoletta Gozo, Roberta Pezzetti<br />

DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />

TRANSIZIONE<br />

URBANA<br />

TECNOLOGIE PER LE SMART CITY<br />

E LA DIGITALIZZAZIONE<br />

Agenzia nazionale per le nuove tecnologie,<br />

l’energia e lo sviluppo economico sostenibile


A cura di Paola Clerici Maestosi,<br />

Giuseppina Giuliani,<br />

Nicoletta Gozo, Roberta Pezzetti<br />

DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />

TRANSIZIONE<br />

URBANA<br />

TECNOLOGIE PER LE SMART CITY<br />

E LA DIGITALIZZAZIONE<br />

2<br />

Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile<br />

3


DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA<br />

Comitato scientifico del dossier:<br />

Paola Clerici Maestosi, ENEA TERIN-SEN<br />

Giuseppina Giuliani, ENEA TERIN-SEN-SCC<br />

Nicoletta Gozo, ENEA TERIN-SEN<br />

Roberta Pezzetti, Centro di ricerca Smarter, Università dell’Insubria<br />

Responsabile del progetto editoriale:<br />

Paolo Galli<br />

Coordinamento redazionale:<br />

Mauro Bozzola<br />

Progetto grafico originale e impaginazione:<br />

Maria Elena Masala<br />

INDICE<br />

.Le sfide urbane 6<br />

1. .ENEA e la sfida della transizione urbana sostenibile 12<br />

2. I prodotti ENEA per supportare la transizione urbana sostenibile 24<br />

3. I tavoli di lavoro ENEA: punti di vista di ricerca, impresa e autorità locali<br />

sui processi di transizione urbana 52<br />

4. I punti di vista sulla neutralità climatica 60<br />

Edizioni Green Planner Srl Società Benefit<br />

Sede legale: Via Riva di Trento 17a - 20139 - Milano<br />

Redazione: c/o GreenParlor<br />

Via Privata della Braida 5, MILANO<br />

5. Dialogo a più voci sulle CER 102<br />

6. Contributi ai tavoli di lavoro e presentazioni 110<br />

ISBN: 9788894613063<br />

4<br />

5


DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA<br />

LE SFIDE URBANE<br />

Introduzione di Paola Clerici Maestosi,<br />

ENEA, Primo Ricercatore, PhD, Architetto<br />

I<br />

paesi e le città stanno crescendo a un ritmo senza precedenti. Entro il 2050, due terzi<br />

della popolazione mondiale vivrà in aree urbane.<br />

Secondo l’ISTAT la popolazione residente italiana è in decrescita: passerà da 59,2 milioni<br />

al 1° gennaio 2021 a 57,9 milioni nel 2030, per poi continuare nel trend fino 54,2<br />

milioni nel 2050 e fino a 47,7 milioni nel 2070. In questo scenario il trend degli italiani<br />

che vivono nelle aree urbane sarà comunque destinato a crescere rispetto a coloro i quali<br />

vivranno in aree di campagna.<br />

Oggi [1] il 36,2 % degli italiani vive nelle grandi città, il 41,2% in città e sobborghi e solo il 22,6%<br />

nelle aree di campagna. La principale differenza tra il nostro paese e il resto dell’Europa è<br />

che il nostro è un paese multicentrico in cui - oltre le 10 città metropolitane (Roma, Torino,<br />

Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria) e le 4 città metropolitane<br />

a statuto speciale (Palermo, Catania, Messina e Cagliari) ove risiede il 36,2% della<br />

popolazione - sono presenti anche molte città medio piccole in cui vive il 41,2% degli italiani<br />

contro una più bassa media europea di residenti in queste aree che si attesta al 31,2%. [2]<br />

Sembra dunque che nei prossimi anni a fronte della decrescita della popolazione residente<br />

in Italia le città metropolitane continueranno ad esercitare la loro capacità attrattiva sia verso<br />

gli anziani che tenderanno a restare in prevalenza nei comuni capoluogo, che verso i giovani<br />

che tenderanno a distribuirsi nelle cinture urbane di primo e secondo livello e nelle città<br />

medio piccole. Le città e le aree urbane possono e devono diventare il luogo in cui mettere<br />

in pratica le trasformazioni necessarie per raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo,<br />

per adempiere agli impegni relativi allo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni<br />

[1] fonte EUROSTAT<br />

[2] ISTAT Statistiche Focus - profili delle cità metropolitane; https://www.istat.it/it/files//2023/02/Statistica-Focus-Citt%C3%A0-Metropolitane.pdf<br />

(accesso 08/05(2023)<br />

Unite (SDGs), alla nuova agenda urbana di UN-Habitat, all’agenda urbana e alla Mission 100<br />

Climate Neutral Cities promossa dall’Unione Europea.<br />

La sfida che caratterizza gli ambiti urbani è la necessità di costruire approcci integrati in<br />

grado di tradurre in azioni non solo i progetti ma anche i risultati dei programmi di ricerca,<br />

sviluppo e innovazione.<br />

Tuttavia, la frammentazione istituzionale, strutture di governance non inclusive e non partecipative<br />

nonché la complessità dei meccanismi di governance multilivello portano ancora<br />

troppo spesso a un ritardo nella definizione di una visione comune e di indirizzo condivisi,<br />

necessari per disegnare strategie urbane sostenibili.<br />

Così come troppo spesso, processi decisionali non coordinati e misure inefficaci nella programmazione<br />

di un uso efficiente delle risorse, sono causa dei ritardi per l’avvio di processi<br />

di transizione che hanno l’obiettivo di trasformare le nostre città, o porzione di esse, in aree<br />

sostenibili.<br />

Sono necessari meccanismi che mobilitino tutte le forze in campo e che le aiutino a trarre<br />

vantaggio dalle competenze disponibili, dalle risorse e dalle conoscenze acquisite e dai<br />

risultati della ricerca, in modo da consentire alle forze in<br />

campo di mettere in atto azioni concrete, chiaramente visibili<br />

nelle nostre città.<br />

Formare alleanze multi-stakeholder diventa ora essenziale<br />

per favorire il cambiamento.<br />

Il laboratorio per la transizione urbana a cui abbiamo dato<br />

vita con l’evento internazionale di tre giorni svoltosi a Bergamo<br />

dal 30 novembre al 2 dicembre 2022 ha offerto la<br />

possibilità di fare il focus su ciò che avviene sia a livello nazionale<br />

che internazionale, identificando le competenze e<br />

le soluzioni che ENEA è in grado di offrire, creando sinergie<br />

tra i diversi attori di sistema, favorendo la circolazione dei<br />

“Sono necessari<br />

meccanismi che<br />

mobilitino tutte le<br />

forze in campo e che<br />

aiutino a trarre vantaggio<br />

dalle competenze<br />

disponibili ”<br />

principali prodotti della ricerca nazionale e internazionale sul tema della transizione urbana<br />

e consentendo agli stakeholder di gettare le basi per la creazione di alleanze.<br />

Con più del 70% della popolazione che vive nelle nostre città italiane non stupisce che le<br />

stesse contribuiscano fortemente ad esaurire le risorse energetiche e materiali, e ad aumentare<br />

i livelli di emissioni di gas e degrado ambientale.<br />

Allo stesso tempo però, le città possono introdurre azioni locali decisive per affrontare le<br />

sfide della sostenibilità, soprattutto in termini della politica e dell’azione sociale.<br />

Le soluzioni e le strategie possono emergere sia da azioni di tipo locale sia possono essere<br />

6<br />

7


TRANSIZIONE URBANA<br />

ispirate da progetti realizzati altrove che tuttavia possono essere tradotti in programmi sistematici<br />

per una specifica città.<br />

In entrambi i casi per avere ricadute significative devono coinvolgere l’intera catena della<br />

governance multilivello.<br />

Solo in questo modo le azioni possono avere un impatto veramente significativo a livello<br />

urbano.<br />

Molte Autorità Locali riconoscono il loro ruolo decisivo nel processo e di conseguenza hanno<br />

individuato ambiziosi obiettivi di sostenibilità.<br />

Insieme alle Autorità Locali anche molti cittadini, aziende e organizzazioni non governative<br />

(ONG) hanno avviato iniziative per contribuire a un futuro sostenibile.<br />

Nonostante gli sforzi, tuttavia, le città si trovano di fronte alla natura sorprendentemente<br />

complessa dei problemi legati alla sostenibilità, problemi persistenti, spesso endogeni alla<br />

stessa struttura delle Autorità Locali e comunque profondamente radicati nella società che<br />

li ha determinati.<br />

Occorre quindi mettere in atto cambiamenti fondamentali per affrontare questi problemi,<br />

ed è assai discutibile determinare se sia preferibile pianificare o gestire i necessari cambiamenti<br />

sociali.<br />

Purtroppo, è questo il presupposto chiave da cui partono molti politici, amministrazioni<br />

comunali, ONG e imprese: analizzano e formulano sfide chiare isolando le stesse dal loro<br />

specifico contesto sociale, definendo obiettivi incrementali a breve termine, spesso implementando<br />

piani semplicistici con pietre miliari visibili e obiettivi definiti smart.<br />

Sebbene dominante, un tale approccio spesso fallisce: si concentra solo sul singolo intervento<br />

- anche composto da azioni diverse tutte però contribuenti alla realizzazione del singolo<br />

intervento stesso - e viene trascurato il contesto, le sfide e i problemi sistemici sottostanti<br />

la cui effettiva consistenza spesso si ignora.<br />

Se invece si comprendessero appieno le sfide più complesse e intangibili che consentirebbero<br />

di agire attraverso un insieme coordinato di interventi, l’ostacolo a questo punto si<br />

sposterebbe più avanti sul piano degli stakeholder di sistema da coinvolgere, i domini su cui<br />

intervenire e i livelli di scala correlati.<br />

Dunque, inesorabilmente, per tutti, la domanda resta sempre la stessa: da dove si comincia?<br />

Negli ultimi decenni è emersa una tendenza di ricerca che tenta di comprendere e spiegare<br />

le dinamiche del cambiamento sociale fondamentale e a lungo termine: gli studi della transizione.<br />

Assumere il concetto di transizione come prospettiva consente di definire che i cambiamenti,<br />

più che gestiti, possono essere influenzati, supportati, e accelerati.<br />

Abbracciando la complessità e l’incertezza come opportunità, invece di qualcosa da ignorare<br />

o controllare, i funzionari della città - tra gli altri - possono giocare un ruolo importante nelle<br />

dinamiche sociali esistenti.<br />

La gestione della transizione si basa sulle intuizioni empiriche e teoriche degli studi sulla<br />

transizione, e offre modi per influenzare la direzione e il ritmo delle dinamiche di cambiamento<br />

sociale verso la sostenibilità. L’approccio è ampiamente<br />

utilizzato per stimolare le transizioni di sostenibilità<br />

nei diversi livelli territoriali - regioni, città e distretti/quartieri<br />

- e avviare trasformazioni nei sistemi socio-tecnici,<br />

come energia, acqua e mobilità.<br />

L’approccio di gestione della transizione [3] propone 6 principi<br />

che influenzano il processo (panoramica del sistema,<br />

innovazione di sistema a piccoli radicali passi, spazio alla<br />

diversità e alla flessibilità, co-creazione, agenti di cambio,<br />

facilitare l’apprendimento sociale e istituzionale).<br />

Questi principi sono resi operativi attraverso quattro tipi<br />

di interventi: (I) orientamento, (II) definizione dell’agenda,<br />

“Il successo non è solo<br />

legato alla natura<br />

tecnologica o sistemica<br />

o di governance, ma<br />

dipende anche da come<br />

il processo di transizione<br />

energetica si integra “<br />

(III) attivazione e (IV) riflessione, ognuno dei quali può dare vita a specifici laboratori di<br />

transizione, o come li ha sempre definiti ENEA “tavoli”.<br />

L’ obiettivo principale è creare una arena di transizione a livello locale, che comprende tutti<br />

e quattro i tipi di interventi (orientamento, definizione dell’agenda, attivazione e riflessione)<br />

focalizzati su uno specifico ambito attuativo.<br />

L’arena di transizione è un ambiente temporaneo che fornisce uno spazio informale e ben<br />

strutturato a un piccolo gruppo di agenti del cambiamento con background diversi quali<br />

aziende, governo, ricerca, istituti, ONG e cittadini.<br />

Il gruppo si impegna in una serie di incontri, elabora congiuntamente una sfida di transizione,<br />

elabora una visione a lungo termine e sviluppa percorsi di transizione per realizzare<br />

questa visione.<br />

L’arena della transizione riunisce un gruppo di ambasciatori ispirati ad andare oltre gli interessi<br />

attuali e abitudini giornaliere. Insieme, sviluppano un’agenda di transizione condivisa,<br />

che fornisce un punto di partenza per coinvolgere un gruppo più ampio e per stimolare nuove<br />

attività, reti e collaborazioni.<br />

Il modello dell’arena di transizione può essere molto efficace per affrontare i cambiamenti<br />

necessari a scala urbana per perseguire l’obiettivo di una città sostenibile.<br />

[3] https://drift.eur.nl/wp-content/uploads/2016/11/DRIFT-Transition_management_in_the_urban_context-guidance_manual.pdf<br />

(accesso 09/05/2023)<br />

8<br />

9


TRANSIZIONE URBANA<br />

È da queste esperienze che nasce l’iniziativa dei tre giorni di lavoro sul tema della transizione<br />

urbana “Percorsi di <strong>Transizione</strong> per Città e Territori - Urban Transition Pathway” che<br />

sio è tenuto a Bergamo, 30 novembre-2 dicembre 2022, con l’obiettivo di tratteggiare la<br />

panoramica di un sistema complesso in cui comprendere le dinamiche e le interconnessioni<br />

tra stakeholder di sistema, domini e soluzioni necessari ad affrontare le sfide su cui si pone<br />

l’attenzione.<br />

Evento promosso da:<br />

Coordinatore scientifico: Paola Clerici Maestosi<br />

Panel coordinamento scientifico: Nicoletta Gozo, Giuseppina Giuliani<br />

Roberta Pezzetti, Emanuele Martinelli<br />

Hanno partecipato ai lavori:<br />

L’agenda dei lavori che ho costruito si è posta l’obiettivo di fornire il repertorio di soluzioni<br />

ENEA che possono contribuire alla sfida di rendere le nostre città sostenibili, invitando gli<br />

stakeholder di sistema nazionali a confrontarsi su soluzioni e finanziamenti possibili e stimolando<br />

gli attori istituzionali - che giocano un ruolo strategico nell’avviare e promuovere i<br />

processi di trasformazione delle nostre città in citta sostenibili - a comprendere i gap organizzativi,<br />

procedurali, tecnologici e finanziari che diventano gli ostacoli da superare.<br />

La dimensione internazionale dell’agenda dei lavori ha consentito di raccogliere punti di vista<br />

e soluzioni proposte dai membri dei più importanti network internazionali di cui ENEA<br />

fa parte e di comporre un quadro sufficientemente esauriente dei principali programmi di<br />

finanziamento europeo sul tema della transizione urbana.<br />

10<br />

11


1<br />

1<br />

DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA<br />

ENEA E LA SFIDA<br />

DELLA TRANSIZIONE<br />

URBANA SOSTENIBILE<br />

GILBERTO DIALUCE<br />

Presidente ENEA<br />

L’<br />

evento di tre giorni promosso da ENEA nell’Innovation District Kilometro Rosso dal titolo<br />

PERCORSI DI TRANSIZIONE PER LE CITTA’ E I TERRITORI | URBAN TRANSITION<br />

PATHWAY, organizzato e coordinato da Paola Clerici Maestosi, prevede incontri, workshop<br />

e discussioni sul complesso tema della transizione urbana sostenibile, tematiche oggetto<br />

delle attività del “Laboratorio delle tecnologie per le Smart City e digitalizzazione” che fa<br />

parte del Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili (TERIN) ed è uno dei due<br />

laboratori realizzati da ENEA presso il Kilometro Rosso, che ho avuto il piacere di inaugurare<br />

alcuni mesi fa. Un laboratorio che si pone l’obiettivo di andare a favorire la transizione<br />

energetica e digitale nell’ambito urbano attraverso lo sviluppo di soluzioni e servizi basati<br />

su modelli istituzionali e standardizzati e su tecnologie innovative a supporto della pubblica<br />

amministrazione locale, di quella centrale e degli operatori economici del settore energetico<br />

(gestori, ESCo), degli aggregatori e anche delle filiere industriali ove poter contribuire al perseguimento<br />

degli obiettivi del Green Deal e dell’agenda 2030.<br />

Kilometro Rosso, grazie all’avvio di questo osservatorio sulle comunità energetiche rinnovabili<br />

- e a diversi tavoli di lavoro che sono stati focalizzati sulle varie tematiche della filiera<br />

legate alla costruzione di queste comunità - intende rappresentare un punto di incontro, di<br />

confronto di riferimento sia a livello locale ma anche nazionale per tutti quei soggetti che<br />

direttamente o indirettamente contribuiscono a promuovere, a sviluppare e poi a gestire le<br />

comunità energetiche (CER).<br />

Insieme allo sviluppo di queste soluzioni metodologiche e tecnologiche avanzate, però, è<br />

necessario anche promuovere dei cambiamenti culturali e comportamentali che ne consentano<br />

un’applicazione concreta e con ricadute positive.<br />

Il laboratorio è focalizzato nel coinvolgere i privati cittadini a simulare percorsi per costruire<br />

le comunità energetiche proprio per favorire la consapevolezza dei concetti di condivisione<br />

dell’energia e di cambiamento anche nelle modalità di gestione dei propri consumi energetici.<br />

Occorre anche coinvolgere gli stakeholder per rendere sempre più trasparenti, più chiari,<br />

più realizzabili i percorsi che portano alla costruzione delle comunità energetiche e anche<br />

per capire quali sono le criticità e le possibili barriere da superare. Occorre poi supportare le<br />

pubbliche amministrazioni interessate a intraprendere questi percorsi e quindi a far crescere<br />

la consapevolezza diffusa dei cittadini sui benefici che possono derivarne.<br />

Nel quadro delle attività, abbiamo tre direttrici, le Smart<br />

City Platforms, le Smart Energy Communities e il Public<br />

Energy Living Lab oltre alla Smart Mobility. In questi ambiti,<br />

ENEA ha sviluppato molti strumenti tramite il Dipartimento<br />

TERIN: Recon, DHomus, la piattaforma Pell, PED.EF.<br />

Da ricordare l’apporto di Regione Lombardia presso la quale<br />

è stato possibile trovare una grande sensibilità per la promozione<br />

e la diffusione delle comunità energetiche rinnovabili.<br />

Lo scorso febbraio (2022 ndr) è stata emanata una<br />

legge che ha stanziato 22 milioni di euro per promuovere lo<br />

sviluppo di una rete di comunità energetiche; in Lombardia,<br />

proprio ENEA è stata contattata da diversi comuni, molti<br />

“Riteniamo che il mondo<br />

della ricerca debba<br />

dialogare sempre più con<br />

il territorio e questo è<br />

anche il motivo per cui<br />

abbiamo aperto i laboratori<br />

a Kilometro Rosso ”<br />

grandi come Milano, Brescia, Crema, ma anche da alcuni comuni più piccoli del Mantovano,<br />

interessati a sviluppare una collaborazione per promuovere comunità energetiche. Brescia,<br />

ad esempio, ha chiesto il supporto di ENEA per progettare un paio di comunità all’interno di<br />

alcuni progetti nazionali e regionali caratterizzati da finalità sociale.<br />

A fianco di queste amministrazioni comunali è anche in corso la collaborazione con importanti<br />

realtà aziendali e a febbraio 2022 è stato siglato un accordo di collaborazione per<br />

la promozione di comunità energetiche con Garda Uno che ha tra i suoi soci 55 comuni; la<br />

collaborazione prevede in una prima fase l’analisi di alcuni dati presso il comune di Magasa<br />

che ha il più elevato potenziale di replicabilità in altri comuni.<br />

Riteniamo che il mondo della ricerca debba dialogare sempre più con il territorio e questo è<br />

anche il motivo per cui abbiamo aperto i laboratori a Kilometro Rosso, proprio perché si producano<br />

in collaborazione delle soluzioni congruenti con i bisogni specifici locali, con il mercato<br />

e con coloro che tali soluzioni devono successivamente applicarle, che poi in definitiva<br />

sono i cittadini e le comunità locali. L’obiettivo è quello di andare a favorire comportamenti<br />

12<br />

13


1<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

L’idea di base è quella di andare verso una standardizzazione - tenendo ovviamente in considerazione<br />

le specificità, le caratteristiche e le esigenze dei territori - che favorisca il concetto<br />

dello scale-up cioè della espandibilità e l’applicabilità di queste iniziative in contesti<br />

più ampi, in contesti similari o differenti.<br />

Contestualizzando il tema, in Regione Lombardia, come già detto dal Presidente Dialuce, noi<br />

siamo presenti con i laboratori Kilometro Rosso, nella fattispecie parliamo del laboratorio<br />

che affronta il tema delle tecnologie per le Smart City e la digitalizzazione con l’obiettivo di<br />

rappresentare un luogo di incontro, di confronto, di riferimento - indubbiamente a livello<br />

locale e a livello territoriale ma anche a livello nazionale - per tutti gli attori che a vario titolo<br />

e livello partecipano al tema delle Smart Communities. È quindi fondamentale un coinvolgimento<br />

dei cittadini per poter simulare percorsi CER al fine di favorire la consapevolezza di<br />

questi concetti e il cambiamento verso una visione condivisa dell’energia va gestito, va veicolato<br />

e va opportunamente comunicato. Occorre coinvolgere gli stakeholder per poi rendevirtuosi<br />

con soluzioni che facilitino il cambiamento e che operino sui territori, confrontandosi<br />

con le amministrazioni locali, con i cittadini, ascoltando anche le esigenze delle aziende<br />

e lavorando con loro. Portare i laboratori e i ricercatori in mezzo agli operatori è necessario<br />

perché i dati, le informazioni, le innovazioni di processo o di prodotto diventano strumento<br />

per lo sviluppo sul campo utile a promuovere una gestione condivisa delle infrastrutture di<br />

servizi in un contesto urbano e territoriale .<br />

È molto importante pensare alle CER non come a un’unica soluzione, ma come a una delle<br />

tante soluzioni per lo sviluppo verso la decarbonizzazione e verso la transizione ecologica.<br />

Dunque, le CER non rappresentano soltanto un’opportunità di business ma devono diventare<br />

anche utili per il Paese. Devono essere proposte e fatte crescere sulla base di un concetto<br />

di condivisione di beni e di servizi perché il loro successo dipende solo dalla scelta di<br />

collaborazione dei cittadini che sono i protagonisti di questo sviluppo. Sarà indispensabile,<br />

con l’avanzamento del sistema energetico, sviluppare le infrastrutture di rete di servizi, le<br />

piattaforme digitali urbane, i vari strumenti di gestione di pianificazione tenendo presente<br />

che gli aspetti di ricerca di innovazione e trasferimento tecnologico possono avere un ruolo<br />

attivo e proattivo per trovare con il cittadino lo sviluppo di queste comunità.<br />

GIORGIO GRADITI<br />

Direttore Generale ENEA e Direttore Dipartimento<br />

Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili<br />

Vorrei condividere alcune considerazioni che il Presidente Dialuce ha già espresso inquadrando<br />

gli elementi fondamentali che caratterizzano le comunità energetiche così come<br />

sul ruolo di ENEA che è quello, ovviamente in collaborazione e condivisione con altri stakeholder,<br />

di favorire lo sviluppo delle comunità energetiche.<br />

Partirei da un principio di carattere generale e cioè le comunità energetiche, come ben sapete,<br />

possono avere una composizione molto varia quindi cooperative, associazioni senza<br />

scopo di lucro, condomini, attività commerciali, imprese sul territorio, ecc. ma indipendentemente<br />

da ciò hanno un obbiettivo comune. L’obiettivo comune in primo luogo è quello di<br />

promuovere lo sviluppo delle fonti a livello decentralizzato, consentire la fornitura di energia<br />

a prezzi accessibili, sostenere l’economia anche dei piccoli centri - quindi rafforzando quelli<br />

che sono poi gli aspetti di coesione territoriale di fertilizzazione del territorio e quindi di sviluppo<br />

competitivo - promuovere la partecipazione al mercato altrimenti avrebbero difficoltà<br />

a farne parte, non dico essere esclusi in toto, ma certamente non facilitati a parteciparvi e<br />

favorire la riduzione dell’elemento della vulnerabilità della povertà energetica.<br />

“Il successo non è solo<br />

legato alla natura<br />

tecnologica o sistemica<br />

o di governance, ma<br />

dipende anche da come<br />

il processo di transizione<br />

energetica, si integra ”<br />

Ma c’è un altro elemento molto importante che è quello di creare un terreno comune per la<br />

condivisione delle informazioni, la condivisione dei beni, la condivisione dei servizi e di vettori<br />

energetici che sono indubbiamente indispensabili, in grado di favorire una transizione<br />

culturale che è un passaggio centrale per poi muovere verso il concetto della transizione<br />

energetica e della transizione ecologica.<br />

Possono agire come motore per uno sviluppo competitivo, quindi portare un contributo significativo<br />

in termini di benefici economici e sociali per i territori e rappresentano anche<br />

un volano per le Smart Communities alla base delle quali<br />

come ben sapete si colloca indubbiamente il cittadino, l’utente<br />

finale con il suo ruolo attivo e proattivo. Si va quindi<br />

verso un concetto di democrazia diretta in una logica di<br />

partecipazione significativa dei cittadini in quelli che sono<br />

i processi di trasformazione sociale, nella condivisione di<br />

servizi e nell’indubbio contributo alla decarbonizzazione<br />

del nostro sistema energetico e produttivo.<br />

Il successo o perlomeno la diffusione delle comunità energetiche<br />

non è solo legato alla natura tecnologica o sistemica<br />

o in ogni caso di governance, ma dipende anche da come<br />

il processo di transizione energetica, certamente centrale,<br />

si integra e quindi diviene un elemento diciamo di intersezione<br />

positiva con il processo di transizione digitale e sociale. Ossia occorre far sì che si<br />

riduca al massimo il rischio residuo di creare comunità energetiche che adottino soluzioni<br />

tecnologiche, modelli o in generale approcci di sviluppo che siano difficilmente replicabili ed<br />

espandibili.<br />

14<br />

15


1<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

re più trasparenti e più chiari i percorsi delle CER oltre che individuarne le principali barriere,<br />

difficoltà o criticità che al momento si presentano. È fondamentale poi una partecipazione<br />

sempre più attiva delle pubbliche amministrazioni, degli enti locali. Bisogna far crescere la<br />

sensibilità di tutti rispetto a questo tema definendo strumenti e misure concrete che effettivamente<br />

ne favoriscano la diffusione e la concreta applicazione sul territorio.<br />

Cosa può fare il mondo della ricerca di cui ENEA fa parte, penso al mondo della ricerca in<br />

senso ampio, quindi all’accademia, agli enti di ricerca e a tutti quei soggetti che comunque<br />

si occupano di innovazione e trasferimento tecnologico. L’obiettivo principale è da un lato<br />

contribuire allo sviluppo di soluzioni avanzate che effettivamente consentano di accelerare<br />

i processi di decarbonizzazione in senso ampio e nello specifico di diffusione delle CER,<br />

dall’altro rafforzare il rapporto con il territorio e con i fruitori di quelli che sono poi i risultati<br />

delle ricerche effettuate per favorire l’effettivo trasferimento tecnologico. Dobbiamo in<br />

qualche modo superare o perlomeno contribuire a superare il gap esistente tra quella che<br />

può essere una buona idea di laboratorio o di ricerca e ciò che poi deve essere l’effettivo<br />

servizio, uno strumento, un tool o in ogni caso un prodotto che va al servizio della comunità<br />

e che quindi si traduce in benefici di natura collettiva, ricadute sociali ecc.<br />

Detto questo i temi che saranno affrontati in questi tre giorni sono fondamentali e riguardano<br />

le Smart Communities in senso ampio, non soltanto dunque gli aspetti tecnologici e<br />

gli aspetti infrastrutturali ma anche le tematiche relative alle tecnologie digitali, penso al<br />

mondo dell’intelligenza artificiale, alla IoT, alla blockchain, ai big data ecc.<br />

Ma c’è anche un altro aspetto importante che è quello degli approcci dello sharing, cioè della<br />

capacità di mettere a sistema informazioni e allo stesso tempo dati per poi tradurre informazioni<br />

e dati in attuazione quindi fondamentalmente in servizi. Ricordiamo che l’obiettivo<br />

principale è quello di mettere beni competenze e quindi servizi a valore aggiunto sul mercato<br />

ovvero il mercato degli utilizzatori dunque dei cittadini.<br />

Sul territorio nazionale siamo presenti con diversi laboratori che affrontano tematiche importanti<br />

e che sono indubbiamente centrali e cruciali per favorire questo processo di transizione<br />

energetica.<br />

Sul tema specifico le iniziative e gli strumenti a disposizione, anche da un punto di vista<br />

economico finanziario, sono significativi a livello internazionale e nazionale. Abbiamo anche<br />

il PNRR che definisce una strategia ben chiara e precisa, ma altrettanto importanti sono le<br />

iniziative che poi verranno illustrate dai relatori nei giorni successivi che riguardano invece<br />

contesti e agende strategiche a livello europeo e internazionale sul tema delle comunità<br />

energetiche e in senso ancora più ampio delle città del futuro.<br />

SALVATORE MAJORANA<br />

Direttore Kilometro Rosso<br />

Kilometro Rosso nasce come progetto di aggregazione con l’idea di spingere sulla leva<br />

dell’Innovazione nonché sulla leva della commistione, contaminazione, aggregazione di<br />

soggetti che facciano mestieri anche molto diversi tra loro.<br />

Agli inizi degli anni 2000 il presidente Aberto Bombassei, che ha dato inizio alla costruzione<br />

del campus del Kilometro Rosso, aveva immaginato che per cambiare il destino e il futuro<br />

delle aziende fosse necessario vincere sul piano della costruzione di nuove idee e di nuovi<br />

prodotti e le idee viaggiano sulle gambe delle persone e non è detto che le idee migliori vengono<br />

alle persone della tua azienda pertanto era importante<br />

mettere in uno stesso spazio soggetti che facessero<br />

mestieri molto diversi e uno degli elementi più importanti,<br />

come ha detto molto bene il professor Dialuce, era quello<br />

di creare comunità.<br />

Il distretto del Kilometro Rosso oggi conta circa 80 tra<br />

aziende, centri di ricerca, startup con oltre duemila persone<br />

che ci lavorano ogni giorno. È fondamentale per noi la<br />

capacità di trovare linguaggi comuni nella creazione di fili<br />

conduttori; di nuovo riprendo un passaggio del professor<br />

Dialuce: fare tecnologia è fondamentale ma adeguare i linguaggi<br />

per consentire il confronto ai diversi soggetti, che<br />

“Era importante mettere<br />

in uno stesso spazio<br />

soggetti che facessero<br />

mestieri molto diversi e<br />

uno degli elementi più<br />

importanti era quello di<br />

creare comunità ”<br />

quella tecnologia la devono creare poi sviluppare e portare sul mercato ma soprattutto successivamente<br />

utilizzare, è elemento legante che consente poi di abilitare e di innescare il<br />

trasferimento tecnologico. Noi ci consideriamo oggi un “agente del trasferimento tecnologico”<br />

capace di agevolare questo scambio di culture e di linguaggi e la testimonianza vivente<br />

di ciò siete voi, in questa stanza che accoglie mediamente 15000 persone ogni anno, in<br />

presenza, per scambiarsi idee e confrontarsi.<br />

Tra le cose di cui siamo più fieri vi sono alcuni strumenti che abbiamo messo in pista partendo<br />

proprio dai laboratori avviati con ENEA e che vedono oltre al laboratorio sulle Smart<br />

Cities anche il laboratorio sullo studio dei materiali, ma anche organismi quali il consorzio<br />

Intellimech che a oggi raccoglie 46 aziende diverse che riescono a condividere progettualità<br />

e avviare dialoghi e progetti comuni, innescando relazioni che fino al giorno prima<br />

non esistevano e che trovano l’opportunità di confrontarsi proprio intorno ai tavoli che si<br />

aprono qui al Kilometro Rosso.<br />

16<br />

17


1<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Passeggiando nella piazza per prendere un caffè probabilmente avrete notato un largo spazio<br />

con un laboratorio; ecco un altro dei bei risultati che abbiamo potuto portare a segno: è la<br />

creazione di luoghi dove la collaborazione si fa quotidianamente come il laboratorio del Joint<br />

Lab al quale partecipa l’Istituto Italiano di Tecnologia.<br />

I temi che dominano questo territorio sono i temi che sono richiesti dai distretti nel quale<br />

ci muoviamo. Bergamo è un distretto manifatturiero ad elevata intensità, al secondo posto<br />

per valore aggiunto della produzione davanti a tedeschi e francesi, dietro soltanto a Brescia<br />

la città con cui festeggeremo l’anno della cultura “Bergamo Brescia 2023”; ciò per darvi il<br />

senso di come un territorio orienti e indirizzi certe scelte ed è per questo che la transizione<br />

energetica all’interno del sistema produttivo diventa elemento imprescindibile, così come lo<br />

è per le comunità e per le città.<br />

Kilometro Rosso è un luogo aperto in maniera reale 24 ore su 24, chi vive Kilometro Rosso<br />

può trovarsi qua anche semplicemente di passaggio o per mangiare un boccone alla caffettiera,<br />

che sperimenterete. Detto questo i miei auguri di buon lavoro e l’auspicio che la nostra<br />

relazione con ENEA si rinforzi; con ENEA oltre ad avere un laboratorio, il lavoro che facciamo<br />

su vari livelli è orientato a intercettare idee di impresa nuove. Io personalmente ho l’onore di<br />

essere stato nominato membro esterno e presidente della commissione spin-off di ENEA<br />

e con questo l’auspicio è che da queste riflessioni e da queste tecnologie possano nascere<br />

nuove idee di impresa che magari possono trovare anche sede al Kilometro Rosso.<br />

STEFANO PIZZUTI<br />

Responsabile Divisione Smart Energy ENEA<br />

Benvenuti al primo dei tre giorni che Paola Clerici Maestosi ha organizzato e coordinato<br />

per conto della Divisione Smart Energy del Dipartimento TERIN di ENEA.<br />

L’obiettivo di questi giorni è quello di individuare i possibili percorsi di transizione sostenibile<br />

che città e territori possono costruire insieme ad ENEA e agli altri rilevanti stakeholder di<br />

sistema che oggi sono qui e che con entusiasmo hanno accettato il nostro invito.<br />

Paola Clerici Maestosi, con tutti i colleghi della Divisione, ha costruito un percorso che si<br />

snoderà lungo tre giorni durante i quali avremo sessioni plenarie - con interventi da parte di<br />

istituzioni, imprese, autorità locali e mondo della ricerca, a cui seguiranno brainstorming e<br />

workshop dedicati ad argomenti specifici.<br />

Il tutto avverrà in una cornice internazionale, perché questi tre giorni di lavoro sono stati<br />

costruiti per unire, auspico non solo in questa occasione, alcune delle più importanti reti<br />

internazionali che si occupano di transizione urbana e in cui ENEA è presente.<br />

Per questa dimensione internazionale abbiamo scelto di svolgere l’evento nella modalità<br />

ibrida, consentendo la partecipazione non solo qui in presenza a voi, ma anche da remoto.<br />

Il primo giorno sono previsti due eventi paralleli.<br />

Il primo si svolgerà nella sala della riunione plenaria, sarà registrato. Oltre alla riunione nella<br />

sala plenaria sono previste le attività dei tavoli di lavoro che saranno ospitati in sale adiacenti.<br />

Proprio per la dimensione internazionale dell’evento e poiché i lavori di oggi sono<br />

interamente in italiano abbiamo previsto un servizio di traduzione simultanea in inglese. La<br />

partecipazione on-line avrà dunque due canali, il canale italiano e il canale inglese.<br />

Il secondo evento, a partire dal primo pomeriggio, prevede i lavori del network EERA Joint<br />

Programme on Smart Cities durante il quale verranno presentati Research Development<br />

and Innovation Projects; anche questo appuntamento potrà<br />

essere seguito on-line, ma in questo caso la lingua ufficiale<br />

sarà l’inglese.<br />

“L’obiettivo è quello di<br />

individuare i possibili<br />

percorsi di transizione<br />

sostenibile che città e<br />

territori possono costruire<br />

insieme a ENEA e agli<br />

altri rilevanti stakeholder “<br />

Il giorno 1° dicembre continueranno i lavori del Joint Programme<br />

on Smart Cities e, in parallelo, si svolgeranno anche<br />

i lavori relativi a un programma europeo cofinanziato<br />

dagli Stati Membri, la Driving Urban Transition Partnership<br />

per la quale, con un budget totale di 18 milioni di euro<br />

all’anno, almeno per questo primo bando e per i due successivi,<br />

verranno finanziati progetti di ricerca, sviluppo e<br />

innovazione.<br />

Sempre il giorno 1° dicembre faremo alcuni approfondimenti<br />

su due degli strumenti a supporto della transizione urbana messi a disposizione dalla<br />

Commissione Europea: le azioni CapaCITIES e la Net Zero Cities Platform.<br />

In questo contesto avremo la possibilità di ascoltare le esperienze di città europee quali<br />

Vienna, Parma, Braga, Bergamo, Clermont-Ferrand, Milano, Österåker e Imola in merito al<br />

modo in cui l’organizzazione degli uffici nelle amministrazioni locali può migliorare o rendere<br />

più difficile l’avvio dei percorsi di transizione.<br />

Per finire, la giornata del 2 dicembre è interamente dedicata alla discussione di quali siano<br />

gli indirizzi di ricerca e sviluppo più coerenti in base alle istanze emerse nelle prime due<br />

giornate.<br />

Avete aderito numerosi alla nostra richiesta di partecipazione e confronto in questi tre giorni<br />

di incontri, workshop e tavoli di discussione di livello sia nazionale che internazionale.<br />

E questo per noi è uno stimolo per continuare ad andare avanti in questa direzione di confronto<br />

con i territori in generale e con questo territorio in particolare che, come indica il logo<br />

18<br />

19


1<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Kilometro Rosso, è un distretto dell’innovazione.<br />

La nostra missione principale è dunque quella di mettere a terra l’innovazione, cioè, abilitare<br />

quei percorsi di transizione culturale attraverso la condivisione con tutti gli stakeholder della<br />

Smart Energy che sono le pubbliche amministrazioni, le amministrazioni locali e le imprese.<br />

Finisco il mio rapido discorso con porgere ringraziamenti profondi per l’impegno di molte<br />

persone nell’organizzazione di questo evento, tra cui gran parte della Divisione che rappresento,<br />

che si sono dedicate quasi a tempo pieno.<br />

Desidero ringraziare tutti, in particolare Paola Clerici Maestosi, che ha coordinato questo<br />

sforzo. Un ringraziamento sentito va anche a tutti i relatori, che hanno fornito spunti di riflessione<br />

significativi. E, naturalmente, un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno<br />

partecipato; la partecipazione è stata al di sopra delle nostre aspettative.<br />

La tematica delle transizioni è complessa e dobbiamo affrontare<br />

sfide epocali fino al 2050, che riguardano aspetti<br />

“Mi immagino questo<br />

processo come un<br />

sistema complesso che<br />

deve convergere,<br />

e mi vengono in mente<br />

le dinamiche frattali ”<br />

culturali, energetici, ambientali, digitali, economici, sociali e<br />

di governo.<br />

La complessità di questi fenomeni richiede la creazione di<br />

nuovi modelli energetici, economici, sociali e di governo.<br />

Questi aspetti sono strettamente interconnessi e queste<br />

transizioni devono convergere, non procedere separatamente.<br />

Mi immagino questo processo come un sistema complesso<br />

che deve convergere, e mi vengono in mente le dinamiche<br />

frattali. I frattali sono sistemi complessi multidimensionali<br />

con dinamiche matematiche che possono o non possono convergere.<br />

Al contrario, queste transizioni devono convergere e non possiamo permettere che divergano<br />

tra di loro.<br />

Per raggiungere questo obiettivo, la multidisciplinarietà è fondamentale, così come la condivisione<br />

di competenze tra tutti noi qui oggi e in futuro. Gli standard sono importanti, e<br />

dobbiamo evolverci verso nuovi modelli economici, come quelli basati sulla condivisione e la<br />

Token Economy. Ci attendono sfide vere e proprie, epocali e disruptive.<br />

PAOLA CLERICI MAESTOSI<br />

ENEA, Primo Ricercatore, PhD, Architetto<br />

Oggi ci troviamo qui per approfondire le intricate dinamiche della globalizzazione urbana,<br />

un fenomeno che non solo definisce il nostro tempo, ma plasma anche la traiettoria<br />

dei paesaggi economici, sociali e ambientali in tutto il mondo.<br />

Le città, indiscutibilmente, sono i motori che spingono lo sviluppo economico nazionale<br />

e globale. Contribuiscono a oltre l’80 percento del PIL globale, evidenziando il loro ruolo<br />

indispensabile nel favorire innovazione, creatività e attività economiche. Tuttavia, questa<br />

celebrazione del potere urbano è affiancata da una cruda realtà: le città, pur promuovendo<br />

la crescita economica, fungono anche da significativi contribuenti ai problemi globali.<br />

L’impronta ambientale delle città è innegabile. Emergono come i principali inquinanti, responsabili<br />

del 75 percento delle emissioni globali di CO2, con trasporti e edifici che spiccano<br />

come principali colpevoli. La concentrazione di emissioni di gas serra nelle prime 25<br />

città sottolinea l’urgente necessità di strategie di sviluppo urbano sostenibile.<br />

Navigando attraverso le complessità dell’urbanizzazione, diventa evidente che i flussi migratori<br />

verso le città sono diventati un aspetto centrale dei nostri schemi di insediamento<br />

umano in evoluzione. Migliaia di migranti cercano opportunità nelle città ogni giorno, trasformando<br />

il modo in cui viviamo e lavoriamo. L’urbanizzazione è diventata un aspetto cardine<br />

del nostro tempo, ridefinendo la struttura delle società in tutto il mondo.<br />

La trasformazione non è solo nel numero percentuale della popolazione che vive in aree urbane,<br />

ma anche nella crescita esplosiva delle stesse città. Negli ultimi 50 anni, il numero di<br />

città con una popolazione superiore al milione è aumentato da 80 al sorprendente numero<br />

di 5337. Questa rapida urbanizzazione globale, esemplificata dalle megacity nei paesi in via<br />

di sviluppo, porta con sé impatti economici, sociali e ambientali straordinari.<br />

Il paesaggio urbano italiano funge da studio di caso unico, dove oltre 60.000 località urbane<br />

ospitano il 94 percento della popolazione, concentrata in appena il 6.7 percento del territorio<br />

nazionale. Questa concentrazione sottolinea le sfide e le opportunità poste dall’urbanizzazione,<br />

esortandoci a formulare strategie contestuali specifiche.<br />

Le forze che portano le persone a risiedere nelle città hanno radici negli effetti positivi dell’urbanizzazione<br />

sullo sviluppo economico. Le attività economiche concentrate nelle città offrono<br />

diverse risorse lavorative, vicinanza a clienti e fornitori e opportunità di divisione del lavoro.<br />

Le città incubano l’innovazione, aggregando individui istruiti e creativi, diventando centri di<br />

conoscenza, innovazione e specializzazione.<br />

Tuttavia, in mezzo a questi effetti positivi, le città affrontano una sfida critica: entrate munici-<br />

20<br />

21


1<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

pali insufficienti per soddisfare le crescenti esigenze di spesa pubblica.<br />

La formulazione delle politiche urbane è spesso ostacolata dalla mancanza di un ambiente<br />

favorevole, con mandati istituzionali sovrapposti e<br />

strutture inadeguate per affrontare le questioni urbane.<br />

“Una città in cui investire<br />

richiede un ambiente<br />

favorevole, mercati fondiari<br />

efficienti, solide strutture<br />

normative, servizi pubblici<br />

robusti, finanza pubblica<br />

adeguata e un piano<br />

credibile per lo sviluppo<br />

futuro della città ”<br />

Per sbloccare il vero potenziale delle città come motori di<br />

crescita economica nazionale, dobbiamo affrontare queste<br />

sfide.<br />

È imperativo un adeguato investimento, sia pubblico che<br />

privato. Una città in cui investire richiede un ambiente favorevole,<br />

mercati fondiari efficienti, solide strutture normative,<br />

servizi pubblici robusti, finanza pubblica adeguata e un piano<br />

credibile per lo sviluppo futuro della città.<br />

Alla luce di ciò, le raccomandazioni che indica United Nations<br />

per rendere le nostre città sostenibili e attrattive per i mercati<br />

finanziari sono:<br />

legata al successo delle nostre città. Comprendendo le sfide, abbracciando la sostenibilità<br />

e promuovendo un ambiente vivibile, possiamo garantire che le città continuino ad essere<br />

agenti di cambiamento positivo, guidando progressi economici, sociali e culturali.<br />

■ scegliere percorsi di sviluppo appropriati allineare lo sviluppo locale ai piani nazionali;<br />

■ stabilire un sistema normativo e istituzionale solido per garantire chiarezza nelle strutture<br />

decisionali;<br />

■ promuovere nuovi modelli di partnership per collaborare per sfruttare finanza e risorse;<br />

■ sostenere le città per migliorare la credibilità finanziaria e potenziare la solidità finanziaria<br />

per attrarre investimenti;<br />

■ potenziare gli investimenti pubblici delineando le priorità per lo sviluppo urbano sostenibile;<br />

■ ottimizzare le entrate delle città per un utilizzo efficiente delle risorse per sostenere lo<br />

sviluppo urbano;<br />

■ promuovere un’urbanizzazione positiva e una produttività urbana: incentivare la crescita<br />

che potenzia la produttività;<br />

■ sfruttare efficacemente fonti esterne di finanziamento ed esplorare vie di finanziamento<br />

esterne sostenibili.<br />

Infine, in questo elenco, trova un posto speciale la raccomandazione di potenziare le capacità<br />

finanziarie e tecniche delle città anche attraverso la costruzione di competenze per una<br />

preparazione e implementazione efficace dei progetti. Ed è proprio riferendoci a quest’ultima<br />

indicazione che è stato progettato l’evento internazionale di Bergamo.<br />

ENEA è uno dei player italiani di rilievo per supportare efficacemente le città nell’implementazione<br />

e la messa a terra di progetti. La traiettoria del nostro futuro è intricatamente<br />

22<br />

23


2<br />

2<br />

DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA<br />

I PRODOTTI ENEA<br />

PER SUPPORTARE<br />

LA TRANSIZIONE<br />

URBANA SOSTENIBILE<br />

A cura di Paola Clerici Maestosi<br />

Questo capitolo presenta al lettore l’intero repertorio delle soluzioni per la<br />

transizione urbana sostenibile sviluppate o in corso di perfezionamento di<br />

ENEA TERIN SEN. La forma che abbiamo scelto è quella di una tavola rotonda<br />

virtuale in cui il dialogo tra gli intervistatori e i ricercatori/sviluppatori<br />

delle soluzioni pone l’accento non già sulla tecnicità delle singole soluzioni,<br />

ma sul portato che le stesse hanno per i comuni, piccoli o grandi che siano, per gli<br />

utenti finali, per l’intera comunità urbana. È infatti assai difficile spiegare agli stakeholder<br />

dei sistemi urbani che non appartengono al mondo della ricerca in che misura sia utile<br />

partecipare allo sviluppo delle soluzioni che verrano implementate, così come non è facile<br />

far comprendere agli amministratori locali in che termini e perché le soluzioni sviluppate<br />

da ENEA saranno loro utili non solo per una gestione consapevole delle proprie infrastrutture<br />

ma anche per riuscire a disegnare le future strategie di manutenzione straordinaria,<br />

di implementazione e di gestione integrata. La tavola rotonda che ha avuto luogo a Bergamo<br />

il 30 novembre 2022 è servita a mettere in contatto due parti di un sistema che troppo<br />

spesso non sono in grado di dialogare tra loro. Si parla spesso della distanza tra ricerca e<br />

messa a terra delle soluzioni che è grande quando si parla di innovazione di prodotto, e<br />

che diventa grandissima quando i prodotti, le soluzioni, hanno ricadute non sulla singola<br />

impresa ma sul territorio, sui comuni, sulle autorità locali.<br />

Uno degli ostacoli da superare è come rendere comprensibili le soluzioni innovative proposte<br />

dalla ricerca alla governance locale e multi livello.<br />

Entrambe sono ingredienti essenziali per lo sviluppo di strategie integrate in grado di mitigare<br />

il cambiamento climatico oltre che per affrontare il tema della povertà energetica,<br />

fornendo un sistema coerente per promuovere la transizione sostenibile dei territori.<br />

Un governance multilivello efficace [1] incarna una serie di meccanismi collaborativi che si<br />

basano su:<br />

■ integrazione verticale di intuizioni di altri livelli (vale a dire locale e regionale autorità) per<br />

migliorare e allineare le decisioni di livello superiore bisogni subnazionali;<br />

■ integrazione orizzontale per coinvolgere pari allo stesso livello da ministeri paralleli, agenzie<br />

pubbliche competenti per sviluppare sinergie ed evitare disallineamenti.<br />

Per istituire un governance multilivello efficace due sono gli elementi chiave: da un lato le<br />

strutture, dall’altro i processi di dialogo.<br />

L’obiettivo della tavola rotonda che ha avuto luogo a Bergamo è stato proprio quello di avviare<br />

un processo di dialogo tra gli stakeholder di sistema urbano che abitualmente fanno fatica a<br />

incontrarsi ossia mondo della ricerca, mondo delle imprese, mondo delle autorità locali.<br />

Questa tavola rotonda è uno step molto importante per i nostri laboratori di ricerca perché<br />

offriamo testimonianza dei diversi ambiti applicativi, delle diverse soluzioni disponibili a cui<br />

ENEA ha saputo dare risposte concrete su temi che sono strategici per il nostro paese e per<br />

la governance multilivello.<br />

Oltre a molte altre attività ENEA TERIN SEN ha deciso di investire nella costruzione di una<br />

relazione forte e stabile con le Pubbliche Amministrazioni, in particolar modo le Autorità<br />

Locali, per comprendere le esigenze reali e tradurre i desiderata in strumenti concreti e operativi,<br />

in grado di incidere in modo significativo sulla messa a terra delle strategie che ogni<br />

Pubblica Amministrazione intende delineare nel proprio percorso verso la transizione sostenibile.<br />

Quello che viene presentato in questa sezione è il frutto del lavoro di questi anni,<br />

lavoro che è riuscito a realizzare strumenti utili per una migliore governance dei propri territori<br />

e dei tessuti urbani.<br />

Le soluzioni che ENEA TERIN SEN ha sviluppato e che qui vengono proposte sono la risposta<br />

a specifiche istanze. Vedremo quali attraverso le interviste, che di seguito riportiamo e<br />

che sono la sintesi di un dialogo a più voci raccolto nel corso della tavola rotonda del convegno<br />

“Percorsi di <strong>Transizione</strong> per Città e Territori - Urban Transition Pathway”, Bergamo 30<br />

novembre-2 dicembre 2022. Alla tavola rotonda hanno partecipato Fabio Moretti, Maurizio<br />

Pollino, Cristiano Novelli, Roberta Pezzetti, Gilda Massa, Sabrina Romano, Francesco<br />

Mancini, Matteo Caldera e Gianluca D’Agosta.<br />

[1]- Covenant of Majors, Multi-Level Governance in (Climate) Action - Co-creating policy solutions to tackle<br />

climate change<br />

24<br />

25


2<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

GIUSEPPINA GIULIANI intervista<br />

FABIO MORETTI, Ricercatore ENEA,<br />

Responsabile scientifico della soluzione PELL<br />

G.G.: Quale è l’obiettivo<br />

principale della soluzione PELL?<br />

F.M.: L’obiettivo principale che si pone il<br />

progetto PELL è quello di conoscere le infrastrutture<br />

di pubblica illuminazione per gestirle<br />

in coerenza con il principio di efficenza..<br />

Questo obiettivo viene perseguito ponendo<br />

come presupposto cardine la mappatura<br />

delle infrastrutture urbane energivore a livello<br />

nazionale. Il progetto PELL è frutto di un<br />

lungo percorso che ha coinvolto un numero<br />

considerevole di stakeholder di sistema con<br />

i quali è stato possibile capire quali fossero<br />

le informazioni principali da assumere come<br />

standard condiviso e accettato dall’insieme<br />

dei gestori dei sistemi. L’esito dell’attività di<br />

consultazione è stato un set di informazioni<br />

- contenuti, formato, e modalità di comunicazione<br />

del dato - con la nostra piattaforma<br />

PELL che abbiamo sviluppato.<br />

G.G.: Quale è il valore aggiunto<br />

della soluzione PELL?<br />

F.M.: Attraverso il processo di consultazione<br />

che ho appena descritto in modo sintetico<br />

siamo stati in grado di definire un modello<br />

dati “statico” in grado di restituire la fotografia<br />

di una specifica infrastruttura. Accanto<br />

al modello “statico” è poi stato sviluppato<br />

il modello “dinamico” in grado di modellare<br />

le misure elettriche ed energetiche raccolte<br />

giornalmente delle stesse infrastrutture.<br />

G.G.: Obiettivo e valore aggiunto<br />

sono assai chiari. Ma quali sono<br />

stati i passi successivi?<br />

F.M.: Una volta definito lo standard del<br />

dato si è cominciato a raccogliere a livello<br />

nazionale questo tipo di informazioni, attribuendo<br />

a ciascuna un valore aggiunto - il<br />

Key Performer Indicator - in grado di fornire<br />

una fotografia istantanea dello stato di<br />

ogni specifico impianto e di comparare gli<br />

impianti tra loro, anche se appartengono a<br />

comuni diversi. Inoltre è possibile definire<br />

vari tipi di scenari aggregando i dati tra loro<br />

ad esempio analizzare la performance oltre<br />

che a livello del singolo comune anche a livello<br />

regionale o nazionale.<br />

G.G.: È possibile estendere il<br />

modello PELL ad altri ambiti?<br />

F.M.: Stiamo ora lavorando per implementare<br />

questo approccio anche in altri domini<br />

applicativi quali ad esempio le scuole e la<br />

mobilità. Si tratta di un lavoro molto lungo<br />

perché richiede la collaborazione tra tutti gli<br />

stakeholder di settore.<br />

G.G.: Quale è la buona notizia?<br />

F.M.: Gran parte del lavoro di sviluppo tecnico<br />

è stato fatto. Ora occorre integrare i nuovi<br />

ambiti nella struttura della piattaforma.<br />

G.G.: Perché il PELL è unico?<br />

F.M.: Tramite il PELL le amministrazioni<br />

comunali possono avere contezza immediata<br />

di tutte le informazioni relative allo<br />

stato degli impianti in modo da poter programmare<br />

gli interventi futuri di implementazione<br />

o semplicmente individuare le migliori<br />

e più efficaci strategie di gestione.<br />

Tuttavia non solo i singoli comuni possono<br />

trarne vantaggio, ma anche le ESCo che mediante<br />

il set di KPI individuati potranno attestare<br />

la qualità dell’esecuzione delle opere<br />

loro affidate poiché il monitoraggio degli<br />

impianti è relativo sia alla fase che precede<br />

la riqualificazione che alla fase di avvenuta<br />

riqualificazione. Sarà dunque possibile verificare<br />

l’efficacia della prestazione richiesta<br />

dal comune e fornita dal prestatore d’opera<br />

in modo da certificare l’effettivo ritorno sia<br />

in termini economici che tecnici.<br />

G.G.: Quale può essere una<br />

conseguenza indiretta dell’uso<br />

massiccio del PELL?<br />

F.M.: Se il PELL viene impiegato a livello<br />

capillare si definirà nel tempo una base di<br />

dati certi sui quali poi sarà possibile fare una<br />

programmazione a livello nazionale degli interventi<br />

necessari per innovare la rete della<br />

pubblica illuminazione che può diventare uno<br />

dei fattori abilitanti dei PED ossia i distretti<br />

ad energia positiva. Sarà anche possibile valutare<br />

quali saranno le forme di incentivo più<br />

adatte per supportare i comuni nella riqualificazione<br />

tecnologica, facendone un obiettivo<br />

verso la transizione urbana sostenibile.<br />

G.G.: L’ultima domanda è<br />

relativa al modo in cui opera il<br />

PELL. È un tool che interagisce<br />

o può interagire con altri<br />

tool sviluppati da ENEA e<br />

che traguardano insieme un<br />

obiettivo più grande?<br />

F.M.: l’approccio delle soluzioni e dei tool<br />

che ENEA propone per supportare i comuni<br />

nel loro percorso verso una transizione urbana<br />

sostenibile ha come cardine l’integrazione<br />

dei servizi e l’interoperabilità strutturata tra<br />

i tool. In particolare, è già attiva e operativa<br />

l’interoperabilità con la SCP (Smart City Platform)<br />

per quanto riguarda il conferimento dei<br />

dati dinamici. L’acquisizione delle misure per il<br />

PELL si basa sui formati standard Smart City<br />

Platform Specifications - SCPS individuati.<br />

Tali formati vengono adottati dal PELL per favorire<br />

l’engagement degli utenti nei confronti<br />

dei nostri servizi a valore aggiunto.<br />

G.G.: C’è ancora qualche cosa che<br />

vuoi aggiungere?<br />

F.M.: Vorrei sottolineare l’unicità del PELL<br />

che di fatto è l’unico strumento che consente<br />

di avere uno strato informativo a livello<br />

nazionale, specifico, trasversale e interdisciplinare.<br />

Ricordo inoltre che il PELL è uno<br />

strumento disponibile a tutti e gratuito, accessibile<br />

all’indirizzo www.pell.ENEA.it. Ci<br />

sono diversi gestori, comuni e stakeholder<br />

di sistema che usano attivamente il PELL. Si<br />

pensi che per l’illuminazione pubblica sono<br />

molti i Comuni italiani che lo usano in modo<br />

diretto o che lo inseriscono come standard<br />

di comunicazione nei bandi di gara relativi<br />

alla illuminazione pubblica. Tra i tanti comuni<br />

con cui abbiamo lavorato cito - per puro<br />

esempio - Livorno e Genova.<br />

26<br />

27


2<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

EMANUELE MARTINELLI intervista<br />

MAURIZIO POLLINO, Responsabile Laboratorio Analisi<br />

e Protezione delle Infrastrutture Critiche, ENEA<br />

E.M.: Dunque ENEA ha<br />

sviluppato diversi tool in logica<br />

integrata in modo che possano<br />

essere tra loro interoperabili<br />

fornendo così ai Comuni<br />

soluzioni diverse in funzione<br />

delle strategie di transizione<br />

urbana che ogni Comune<br />

deciderà di attivare. C’è un tool<br />

specifico che è stato sviluppato<br />

per il monitoraggio delle<br />

infrastrutture critiche?<br />

M.P: Restando sempre sul tema delle<br />

infrastrutture, il tool CIPCast (Critical Infrastructure<br />

Protection risk analysis and<br />

foreCast) è un sistema di supporto alle decisioni<br />

che è stato ideato, sviluppato e reso<br />

operativo attraverso un percorso di ricerca<br />

finanziato da diversi progetti, nazionali e internazionali,<br />

durati complessivamente otto<br />

anni. L’obiettivo è stato quello di definire un<br />

tool integrato su base geospaziale - quindi<br />

procedure GIS con interfaccia WebGIS - per<br />

il monitoraggio delle infrastrutture e l’analisi<br />

della vulnerabilità e del rischio in riferimento<br />

ad eventi naturali calamitosi estremi.<br />

viario, sistema ferroviario, edifici strategici e<br />

così via) in un’unica piattaforma di tipo GIS.<br />

In pratica CIPCast mette a disposizione e<br />

combina dati relativi al monitoraggio sismico<br />

insieme a output di modelli meteorologici, in<br />

modo da avere un quadro del rischio in tempo<br />

reale e continuo su infrastrutture in determinate<br />

aree o su determinati elementi infrastrutturali.<br />

Accanto a questo strumento di<br />

monitoraggio abbiamo poi sviluppato anche<br />

uno strumento di simulazione di terremoti<br />

con cui l’utente - inserendo dei dati specifici di<br />

un evento sismico occorso in un’area di interesse<br />

- ha la possibilità di simulare l’impatto<br />

e il danneggiamento sulla propria infrastruttura<br />

di interesse. Grazie a questa esperienza<br />

abbiamo anche sviluppato una applicazione<br />

specifica per la rete di distribuzione elettrica,<br />

con modelli di simulazione della riconfigurazione<br />

della rete in caso di guasti. Quindi, se<br />

alcuni elementi della rete elettrica vengono<br />

danneggiati da una alluvione, da un terremoto<br />

o altro sarà possibile capire come intervenire<br />

dalla sala operativa oppure come indirizzare<br />

eventualmente le squadre ottimizzando<br />

così la tempistica e l’efficacia degli interventi.<br />

di sperimentazione del prototipo di ricerca,<br />

che tuttavia è stato sviluppato e testato sul<br />

campo attrverso collaborazioni con gli stakeholder<br />

di sistema per valutare l’efficacia<br />

su determinati algoritmi e procedure. Ad<br />

esempio in un progetto di ricerca riguardante<br />

la rete di distribuzione abbiamo interagito<br />

con Areti a Roma, oppure in altri casi di<br />

studio abbiamo interagito con altri potenziali<br />

utenti che hanno fornito i loro “user requirements”<br />

o feedback sulle procedure che<br />

stiamo sviluppando.<br />

E.M.: Con CIPCast siamo ancora<br />

in una fase di sperimentazione?<br />

M.P.: Le attività del laboratorio Analisi e<br />

Protezione delle Infrastrutture Critiche mirano<br />

ad ampliare la base dei dati disponibili,<br />

migliorare gli algoritmi di modellazione e<br />

simulazione con l’obiettivo di rendere potente<br />

il cosiddetto strato di back-end che<br />

sta dietro il sistema di supporto alle decisioni.<br />

A livello di integrazione, stiamo lavorando<br />

di concerto con le altre soluzioni tecnologiche<br />

illustrate dai colleghi durante questo<br />

talk e quindi inserendoci proprio in un contesto<br />

integrato.<br />

E.M.: Che cosa potrebbe servire<br />

per potenziare ulteriormente<br />

il sistema di supporto alle<br />

decisioni?<br />

M.P.: Stiamo individuando a breve e medio<br />

termine occasioni di collaborazione con<br />

possibili utenti finali sia a livello di pubblica<br />

amministrazione che di operatori di infrastrutture<br />

critiche, in modo tale da rendere<br />

CIPCast un servizio efficace non solo per<br />

fare l’analisi di criticità delle infrastrutture<br />

rispetto ai rischi ma anche per trasformarlo<br />

in uno strumento utile a definire strategie<br />

di mitigazione ambientali per la transizione<br />

delle aree urbane. Per fare questo abbiamo<br />

bisogno di consolidare le nostre conoscenze<br />

attraverso sperimentazioni concrete.<br />

E.M.: Cosa è possibile fare<br />

attraverso CIPCast?<br />

M.P.: CIPCast integra ed elabora dati geospaziali<br />

e le informazioni relative alle infrastrutture<br />

critiche (rete elettrica, sistema<br />

E.M: È già possibile impiegare<br />

CIPCast in modo efficace<br />

nella previsione dei danni alle<br />

infrastrutture critiche?<br />

M.P.: No, infatti siamo ancora in un livello<br />

28<br />

29


2<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Monitoraggio e gestione<br />

delle infrastrutture<br />

I sistemi PELL e CIPCast utilizzano dati geospaziali per monitorare e gestire<br />

infrastrutture critiche, con PELL focalizzato sulla pubblica illuminazione e l’efficienza<br />

energetica urbana, mentre CIPCast si concentra sulla valutazione della vulnerabilità<br />

delle infrastrutture alle calamità naturali e all’analisi dei rischi.<br />

■ Settori di Applicazione:<br />

PELL è inizialmente progettato per il settore della pubblica illuminazione, ma si sta<br />

espandendo in settori come le scuole e la mobilità.<br />

CIPCast è focalizzato sul monitoraggio e la gestione delle infrastrutture critiche e può<br />

essere applicato a una vasta gamma di settori.<br />

■ Dati Utilizzati:<br />

PELL utilizza dati per monitorare l’efficienza delle infrastrutture di pubblica<br />

illuminazione, compresi dati energetici e geospaziali.<br />

CIPCast integra dati geospaziali, dati sismici e modelli meteorologici per valutare la<br />

vulnerabilità delle infrastrutture critiche.<br />

■ Stato di Sviluppo:<br />

PELL sembra essere un sistema più consolidato, con un modello dati statico e dinamico<br />

già in uso per il monitoraggio delle infrastrutture.<br />

CIPCast è ancora in fase di sperimentazione del prototipo, ma è stato testato sul campo<br />

in collaborazione con stakeholder.<br />

■ Obiettivi Futuri:<br />

PELL mira a promuovere l’uso diffuso per una migliore pianificazione delle<br />

infrastrutture di pubblica illuminazione e per promuovere l’energia positiva nei distretti<br />

urbani.<br />

CIPCast mira a collaborare con enti pubblici e operatori di infrastrutture critiche<br />

per sviluppare strategie di mitigazione ambientale e analisi della criticità delle<br />

infrastrutture rispetto ai rischi.<br />

In sintesi, sebbene entrambi i sistemi facciano un uso intensivo di dati geospaziali<br />

per scopi di monitoraggio e valutazione, PELL si concentra sulla gestione delle<br />

infrastrutture urbane ed energetiche, mentre CIPCast è orientato alla gestione delle<br />

infrastrutture critiche in situazioni di rischio, come eventi naturali calamitosi. Entrambi<br />

hanno potenziali applicazioni significative e complementari in contesti diversi.<br />

GIUSEPPINA GIULIANI intervista<br />

CRISTIANO NOVELLI, Ricercatore ENEA, Laboratorio<br />

Smart Cities and Communities<br />

G.G.: Tool e piattaforme<br />

sviluppate in architetture di<br />

sistemi integrati. Abbiamo<br />

visto soluzioni per guidare la<br />

transizione sostenibile delle<br />

città relative alla illuminazione<br />

pubblica ma anche agli edifici<br />

di proprietà pubblica, quali ad<br />

esempio le scuole, e anche<br />

alle cosiddette infrastrutture<br />

critiche per valutarne resilienza e<br />

criticità in caso di eventi estremi.<br />

Ora chiediamo a te, Cristiano, di<br />

presentarci un’altra soluzione<br />

sviluppata da ENEA: la Smart<br />

City Platform. Che cosa è e a<br />

quali servizi abilita?<br />

C.N.: Mentre PELL e CiPCAST operano su<br />

componenti di ambito (l’illuminazione e gli<br />

edifici pubblici, le infrastrutture critiche,<br />

etc…) la SCP sale di livello operativo e si riferisce<br />

all’intero ambito urbano caratterizzato<br />

dalla presenza di soluzioni tecnologiche assai<br />

diverse tra loro, reti di sensori e acquisizioni<br />

di dati che si riferiscono a specifici<br />

contesti applicativi. L’ambito urbano è infatti<br />

caratterizzato dalla presenza di molti dati,<br />

tra loro eterogenei, nonchè da soluzioni tecnologiche<br />

diverse tra loro, non integrate né<br />

integrabili poiché spesso sono state create<br />

ad hoc da prestatori d’opera e di servizio diversi<br />

che li hanno sviluppati unicamente per<br />

essere in grado di raccogliere e gestire i dati<br />

che sono loro congeniali per la gestione degli<br />

impianti/servizi.<br />

Dunque se ci si riferisce all’intero ambito urbano,<br />

la logica di integrare i dati tra loro non<br />

è largamente diffusa.<br />

La conseguenza di un approccio non condiviso<br />

nella integrazione dei dati in ambito urbano<br />

comporta per le amministrazioni locali<br />

di avere in opera più soluzioni tecnologiche<br />

verticali incapaci di comunicare tra loro.<br />

Risulta dunque difficile, se non impossibile,<br />

per un comune avere una visione dei dati relativi<br />

al proprio contesto urbano così come<br />

risulta difficile poter riutilizzare i dati che<br />

vengono raccolti in uno specifico contesto<br />

applicativo verticale in un altro: si pensi ad<br />

esempio alla possibilità di utilizzare i dati<br />

della mobilità per ottimizzare l’illuminazione<br />

pubblica.<br />

G.G: A quali servizi abilita la SCP?<br />

C.N.:La SCP sviluppata da ENEA ha definito<br />

le Smart City Platform Specification<br />

for Interoperability Layer (SCPS). Si tratta di<br />

specifiche pubbliche per l’interoperabilità tra<br />

sistemi in ambito Smart City, liberamente<br />

fruibili dal sito https://www.ENEA.it/it/ateco/smart-city-platform-scp.<br />

La SCP non si<br />

sostituisce alle molte soluzioni tecnologiche<br />

già in uso presso i comuni e le autorità locali,<br />

ma fornisce specifiche che permettono ai<br />

30<br />

31


2<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

singoli servizi o a una piattaforma comunale<br />

- se già esiste - di comunicare con le altre<br />

soluzioni tecnologiche attraverso un protocollo<br />

condiviso e interoperabile.<br />

G.G: Cosa si intende con il<br />

termine interoperabilità?<br />

C.N.: con il modello di interoperabilità si<br />

indica la capacità di un prodotto o di un<br />

sistema informatico - la cui interfaccia è<br />

completamente dichiarata, quindi senza<br />

parti di codice celato - di interagire e funzionare<br />

con altri prodotti o sistemi, esistenti<br />

o ancora in divenire, senza alcuna<br />

restrizione per l'accesso o le future implementazioni.<br />

Interoperabilità per la SCP è duque la capacità<br />

di comunicare tra le diverse soluzioni<br />

tecnologiche esistenti nella città e la piattaforma<br />

dell’amministrazione comunale. Il<br />

risultato di questa capacità è una comunicazione<br />

affidabile e non ambigua, sia dal<br />

punto di vista sintattico che semantico nella<br />

rappresentazione dei dati, anche dal punto<br />

di vista del trasporto e della collaborazione<br />

nello scambio dei dati stessi. Le specifiche<br />

SCPS agiscono su molti livelli, nascono per<br />

la scala urbana ma vengono utilizzate anche<br />

in altri contesti, ad esempio nel PELL i<br />

consumi elettrici che vengono raccolti sono<br />

rappresentati con il formato UrbanDataset<br />

che è descritto nelle specifiche SCPS.Oltre<br />

alla rappresentazione dei dati con un formato<br />

comune che viene fornito a chi deve<br />

utilizzare questa connessione verso la municipalità,<br />

viene anche definito il protocollo<br />

di comunicazione tramite un web service<br />

apposito che permette l'invio dei dati e il<br />

recupero degli stessi dalla piattaforma centrale<br />

nonché altre specifiche relative alla<br />

collaborazione che deve essere definita per<br />

fornire i permessi in scrittura o lettura verso<br />

la piattaforma.<br />

G.G: Dunque quale è la relazione<br />

tra SCP e le SCPS?<br />

C.N.: Nel processo di definizione della<br />

Smart City Platform ci si è subito resi conto<br />

della necessità di strutturare la piattaforma<br />

attraverso specifiche interoperabili. Dunque<br />

è stato necessario oltre che sviluppare l’architettura<br />

della SCP anche scrivere le specifiche<br />

di interoperabilità per la SCP stessa,<br />

definendo così le SCPS.<br />

La SCP non si propone sul mercato come<br />

sola piattaforma di riferimento per la Smart<br />

City; ENEA non è una software house e non<br />

vuole imporsi come distributore di software.<br />

Abbiamo sviluppato questo prototipo sulla<br />

base delle specifiche SCPS e attualmente le<br />

stiamo testando con sperimentazione sul<br />

campo in diverse città. Una delle sperimentazioni<br />

più interessanti sta partendo in questo<br />

periodo ed è relativa a quattro comuni<br />

dell'Umbria che stanno adottando le specifiche<br />

SCPS e il prototipo SCP per gestire il livello<br />

middleware di interoperabilità, agendo<br />

di concerto.<br />

G.G: Quali saranno i successivi<br />

sviluppi di SCP e le SCPS?<br />

C.N.: Stiamo ora ampliando l'approccio non<br />

limitandoci all’ambito strettamente urbano<br />

di un singolo comune ma addirittura avviando<br />

una sperimentazione su scala nazionale.<br />

Questa sperimentazione prevede l'utilizzo<br />

di una Smart City Platform centrale che comunica<br />

con le altre Smart City Platform urbane;<br />

questo perché il nostro prototipo è in<br />

grado, utilizzando sempre le specifiche per<br />

l’interoperabilità, di comunicare con gli altri<br />

prototipi. Quindi non solo si può fare un<br />

monitoraggio su scala urbana, ma anche su<br />

scala regionale - come avverrà con i comuni<br />

dell'Umbria - fino addirittura alla scala nazionale<br />

per poter monitorare non solo il contesto<br />

su diverse scale ma anche abilitare il confronto,<br />

il benchmarking tra contesti diversi.<br />

G.G: Quali sono le criticità che<br />

possono emergere negli sviluppi<br />

futuri?<br />

C.N.: Le criticità che possono ostacolare<br />

una applicazione continuativa ed efficace<br />

della Smart City Platform risiedono unicamente<br />

nel fatto che ENEA, non essendo un<br />

distributore di software, faticherebbe ad effettuare<br />

il trasferimento tecnologico presso<br />

i comuni in modo diffuso e continuativo. Per<br />

questo motivo stiamo definendo un modello<br />

di business finalizzato a coinvolgere alcune<br />

software house, da noi formate e certificate,<br />

a cui delegare parte del trasferimento<br />

tecnologico. La municipalità potrà così affidarsi<br />

a questi soggetti che, anche tramite<br />

la nostra supervisione, potranno effettuare<br />

la configurazione della Smart City Platform<br />

nel comune nonché le connessioni verso le<br />

soluzioni verticali preesistenti oltre ad eventuali<br />

dashboard di visualizzazione dati e ciò<br />

che può essere utile per la visualizzazione e<br />

il monitoraggio dei dati.<br />

32<br />

33


2<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

EMANUELE MARTINELLI intervista<br />

ROBERTA PEZZETTI, Direttore Centro di Ricerca<br />

Smarter, Università dell’Insubria<br />

E.M.: Fino a ora abbiamo parlato<br />

di soluzioni per la gestione<br />

delle infrastrutture urbane ma<br />

ci siamo soffermati assai poco<br />

sul modo in cui si sistemizza la<br />

conoscenza delle infrastrutture<br />

in ambito urbano. C’è un modello<br />

messo a punto da ENEA con la<br />

collaborazione dell’Università<br />

dell’Insubria di cui Lei, Roberta<br />

Pezzetti, è stata la principale<br />

artefice. Ce ne vuole parlare?<br />

R.P.: L’Urban Check-Up Model (UCUM)<br />

si configura come uno strumento di conoscenza<br />

della città attraverso la mappatura<br />

e l’analisi dei dati che circolano all’interno<br />

del contesto urbano che è espandibile anche<br />

alla scala territoriale. Può infatti trovare<br />

applicazione sia in ambito Smart City, sia in<br />

una prospettiva di analisi e gestione dei territori<br />

in chiave Smart Land. Tale dimensione<br />

sovracomunale risulta particolarmente utile<br />

nel contesto italiano, dove le città sono in<br />

larga misura di dimensioni troppo piccole<br />

per poter ambire a progetti di riqualificazione<br />

infrastrutturale e di rigenerazione su<br />

scala urbana.<br />

E.M. In che cosa consiste l’Urban<br />

Check-Up Model ?<br />

R.P.: L’Urban Check-Up Model , in sintesi,<br />

è uno strumento che consente al Comune<br />

di monitorare e di analizzare da un lato il<br />

livello di digitalizzazione dei servizi urbani,<br />

dall’altro il loro livello di smartness, guidando<br />

il processo di innovazione dei servizi<br />

al cittadino.<br />

È modello di raccolta, monitoraggio e<br />

analisi della filiera dei dati che circolano<br />

all’interno di un contesto urbano, declinata<br />

sulle peculiarità di ciascuna verticale di<br />

servizio.<br />

Dal punto di vista operativo siamo partiti<br />

con la strutturazione di schede che potremmo<br />

chiamare di censimento su illuminazione<br />

pubblica e su tutti quelli che oggi<br />

chiamiamo gli smart street services che<br />

spesso vedono nelle infrastrutture illuminazione<br />

pubblica proprio l’infrastruttura<br />

su cui si appoggiano, come ad esempio la<br />

gestione delle sicurezze e monitoraggio<br />

urbano, la gestione dei flussi turistici arrivando<br />

fino a tutte le verticali di servizio,<br />

quindi il ciclo idrico, raccolta rifiuti, servizi<br />

digitali cittadino, gestione delle emergenze,<br />

resilienza urbana e così via. L’Urban<br />

Check-Up Model permette di ricostruire la<br />

filiera dei dati che circolano all’interno del<br />

contesto urbano, di comprendere quale è<br />

il livello di digitalizzazione di quel servizio<br />

e il relativo livello di smartness - dove per<br />

smartness si intende un servizio in grado<br />

di connettersi con altri servizi al fine di<br />

consentire all’amministrazione comunale<br />

in primis di poter assumere delle decisioni<br />

di innovazione e di modernizzazione.<br />

E.M.: In che modo l’Urban Check-<br />

Up Model si integra con le altre<br />

soluzioni sviluppate da ENEA?<br />

R.P.: L’Urban Check-Up Model nasce da<br />

una collaborazione tra ENEA e l’Università<br />

dell’Isubria che condividono da tempo il disegno<br />

di servizi a supporto della transizione<br />

digitale energetica ecologica di cui UCUM è<br />

l’ultimo prodotto. Il punto di partenza comune<br />

è conoscere per gestire e innovare perché<br />

UCUM è uno strumento è rivolto in primis<br />

all’amministrazione comunale e quindi<br />

finalizzato a accrescere la consapevolezza e<br />

il livello di conoscenza del contesto urbano<br />

necessario per poi assumere decisioni anche<br />

di innovazione del servizio di gestione<br />

dei servizi già in essere.<br />

E.M.: Quali comuni italiani sono<br />

per UCUM un test bed?<br />

R.P.: Stiamo testando UCUM su moti comuni<br />

italiani. Il primo comune che ha fatto<br />

da pilota è il comune di Reggio Emilia che ha<br />

voluto per primo testare questo strumento<br />

con ottimi risultati. Ora lo stiamo testando<br />

con alcuni comuni dell’Umbria per valutarne<br />

la significatività a livello regionale, integrandolo<br />

anche con la SCP. L’obiettivo di UCUM<br />

è diventare uno standard nazionale per il<br />

censimento del livello di digitalizzazione e di<br />

smartness dei servizi.<br />

E.M.: In che modo UCUM<br />

contribuisce ad aumentare le<br />

competenze delle autorità locali?<br />

R.P.: Il tema delle competenze è molto importante<br />

perché l’Urban Check-Up Model è<br />

stato concepito come strumento che vede<br />

come primo utilizzatore l’amministrazione<br />

comunale, quindi i compilatori di queste<br />

schede censimento per le diverse verticali<br />

di servizio di fatto sono i tecnici comunali<br />

e sappiamo che il tema sulle competenze è<br />

molto forte.<br />

Lo strumento non a caso è strutturato sulla<br />

base di parecchi test con comuni anche di<br />

dimensioni molto differenti per capirne meglio<br />

l’intelligibilità da parte del futuro compilatore.<br />

Sperimentarlo in una città metropolitana<br />

è infatti diverso che sperimentarlo<br />

in un piccolo comune, in un borgo o ancora<br />

in una comunità montana. Inoltre è stato<br />

anche strutturato per dare, nei vari passaggi<br />

del censimento della filiera dei dati, una<br />

serie di informazioni (cosa chiediamo, a che<br />

cosa serve ecc.) accompagnando in questa<br />

fase i comuni che aderiscono su base spontanea<br />

e volontaria alla sperimentazione.<br />

Ormai i comuni che si candidano sono davvero<br />

numerosi in quanto e grazie al fatto<br />

che andiamo spesso in giro a presentarlo, lo<br />

strumento incomincia ad essere conosciuto.<br />

In questo momento chi lo fa beneficia del<br />

fatto che il gruppo di ricercatori del centro di<br />

ricerca e una parte del gruppo di ricercatori<br />

di ENEA accompagna il Comune in un percorso<br />

di transizione culturale.<br />

È chiaro che in prospettiva non potrà essere<br />

così. Proprio per questo si tratta di uno<br />

strumento che se pur rivolto al comune apre<br />

enormi spazi di mercato, perché garantisce<br />

alle utility e alle ESCo il fatto di essere in<br />

primis il soggetto che accompagna i propri<br />

34<br />

35


2<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

comuni nella compilazione, non è un caso<br />

che una delle ESCo che da sempre siede in<br />

questo tavolo di lavoro (aperto a chiunque<br />

voglia aggregarsi) ha recentemente deciso<br />

di proporsi come sviluppatore informatico<br />

del tool cioè trasformarlo in un tool informatico<br />

pur sapendo che non sarà uno<br />

strumento proprietario di questo gestore<br />

ma sarà uno strumento ENEA. Si tratta di<br />

un passaggio culturale enorme perché si<br />

mettono risorse, competenze, tempo per<br />

sviluppare uno strumento che sarà reso<br />

gratuitamente disponibile a tutti. Questo<br />

perché nell’essere sviluppatori insieme a<br />

noi hanno visto il loro potenziale lato mercato<br />

e business, come conoscere meglio le<br />

città con cui lavorano come guidare le amministrazioni<br />

in maniera più consapevole<br />

ma anche quali nuovi spazi di mercato di<br />

servizio di business model, si pensi a tutto<br />

il potenziale dei percorsi di formazione di<br />

nuove figure professionali che vanno oltre<br />

il concetto dell’energy manager così come è<br />

stato concepito perché volendo si possono<br />

sviluppare figure professionali che accompagneranno<br />

stabilmente i comuni, le ESCo<br />

e le utility possono innovare il loro modello<br />

di business, gli sviluppatori di tecnologia<br />

individuare nuovi bisogni e nuove criticità e<br />

nuovi modelli con cui portare sul mercato i<br />

servizi quindi nasce dalla ricerca ma in realtà<br />

apre soprattutto spazio di mercato.<br />

E.M.: In che termini UCUM<br />

è unico?<br />

R.P.: Rispetto ad altri modelli analoghi<br />

l’Urban Check-Up Model è uno strumento<br />

completo perché spesso abbiamo il modello<br />

c’è il segmento dati o schede censimento<br />

mobilità, illuminazione pubblica questo<br />

In realtà alla fine, e fornirà un cruscotto<br />

e non è un caso che si Integri molto bene<br />

con lo strumento della Smart City Platform<br />

perché è un po’ come se fosse una sorta<br />

di potenziale porta d’ingresso; la città si<br />

conosce attraverso come dire una mappatura<br />

del modello con cui gestisce ciascun<br />

servizio e della filiera dei dati che circolano<br />

ma anche di quelli che mancano adottando<br />

una Smart City Platform ha già un set<br />

di dati che o sono pronti per essere caricati<br />

o laddove non lo siano forniamo indicazioni<br />

utili al team di ENEA per sviluppare<br />

quel connettore (perché spesso i dati provengono<br />

da tecnologie diverse con formati<br />

diversi quindi non sono immediatamente<br />

traghettabili in una dashboard di Smart<br />

City Platform). Il team di ENEA lavora per<br />

creare, con gli Urban Dataset, quel connettore<br />

che porta il dato rilevato sulla Smart<br />

City Platform e a quel punto ne garantisce<br />

il tema fondamentale di interoperabilità. Io<br />

posso gestire meglio ciascuna verticale di<br />

servizio ma posso leggere anche i servizi in<br />

maniera orizzontale che è ciò che rappresenta<br />

il vero concetto di transizione, dunque<br />

il dato relativo alla mobilità che impatta<br />

sulla qualità dell’aria, sulla sicurezza ed<br />

ecco che l’interoperabilità diventerà il vero<br />

motore di visione, di conoscenza, di progettazione,<br />

di rigenerazione proprio perché<br />

ho a disposizione un cruscotto.<br />

Le infrastrutture urbane<br />

ENEA e l'Università dell'Insubria stanno collaborando per migliorare la gestione<br />

delle infrastrutture urbane, promuovendo l'interoperabilità tra diverse soluzioni<br />

tecnologiche e contribuendo all'innovazione delle città in chiave Smart City. Queste<br />

iniziative mirano a rendere le città più sostenibili, intelligenti e preparate per le<br />

sfide future. Fondamentali aspetti comprendono l'integrazione delle infrastrutture<br />

urbane, lo sviluppo di architetture di sistemi integrati, come la Smart City Platform<br />

(SCP) per l'interoperabilità, l'Urban Check-Up Model (UCUM) per il monitoraggio<br />

e l'analisi dei dati urbani, e la collaborazione tra ENEA e l'Università dell’Insubria.<br />

Queste soluzioni offrono opportunità significative nel mercato delle tecnologie<br />

urbane.<br />

La Smart City Platform ha come obiettivo quello di rendere le città più sostenibili,<br />

intelligenti e pronte ad affrontare sfide future attraverso la gestione avanzata<br />

delle infrastrutture urbane.<br />

■ Settori di Applicazione<br />

SCP: Infrastrutture urbane sostenibili,<br />

UCUM: monitoraggio e analisi dei dati urbani<br />

■ Dati Utilizzati<br />

Dati relativi alle infrastrutture pubbliche, dati urbani per la valutazione della<br />

resilienza,<br />

■ Stato di Sviluppo<br />

Sono state create le architetture di sistemi integrati e la Smart City Platform (SCP)<br />

Urban Check-Up Model (UCUM) è stato sviluppato e testato con successo in<br />

comuni selezionati.<br />

■ Obiettivi Futuri<br />

Promuovere l'adozione su larga scala della SCP per migliorare l'interoperabilità<br />

urbana.<br />

Espandere l'uso di UCUM come standard nazionale per il censimento della<br />

digitalizzazione dei servizi.<br />

Continuare a sviluppare soluzioni per rendere le città più intelligenti e sostenibili.<br />

36<br />

37


2<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

GIUSEPPINA GIULIANI intervista<br />

PAOLA CLERICI MAESTOSI e GILDA MASSA,<br />

Ricercatrici ENEA, Divisione Smart Energy e Laboratorio<br />

Cross Technologies per distretti urbani e industriali<br />

G.G. È oramai da cinque anni che<br />

oltre al diffusissimo concetto di<br />

Smart City, tra gli stakeholder<br />

di sistema urbano - sia a livello<br />

internazionale che nazionale - si<br />

sta diffondendo con una certa<br />

rapidità l’obiettivo di sviluppare<br />

distretti urbani a energia<br />

positiva, ossia i cosiddetti PED<br />

Positive Energy District.<br />

Paola potresti in sintesi darcene<br />

una definizione e dire come<br />

ENEA è impegnata sul tema?<br />

P.C.M.: I PED sono aree urbane in cui sono<br />

presenti edifici o gruppi di edifici efficienti e<br />

flessibili dal punto di vista energetico. Tali<br />

aree producono emissioni nette pari a zero<br />

di gas serra e sono in grado di gestire attivamente<br />

un surplus di produzione locale<br />

o regionale di energia rinnovabile. I PED richiedono<br />

l'integrazione di diversi sistemi e<br />

infrastrutture e l'interazione tra gli edifici, gli<br />

utenti e i sistemi energetici, ma anche della<br />

mobilità e delle reti ICT locali e regionali, in<br />

grado di garantire non solo l’autosufficienza<br />

energetica ma anche di produrne - su base<br />

annuale - più del necessario in modo da<br />

contribuire allo sostenibilità sociale, economica<br />

e ambientale con un saldo energetico<br />

positivo.<br />

I PED saranno dunuqe un concentratore<br />

delle soluzioni e delle tecnologie sviluppate<br />

in ambito smart che verranno applicate a un<br />

ambito territoriale definito distretto (fisico o<br />

virtuale) che si allarga dall’ambito urbano a<br />

quello regionale - per la parte di produzione<br />

energetica da rinnovabile e per le emissioni<br />

nette pari a zero.<br />

ENEA ha partecipato alla definizione del<br />

concept sia nell’ambito dell’Implementation<br />

Working Group 3.2 del SET-Plan in cui sono<br />

il referente nazionale che nella Partnership<br />

Driving Urban Transition in cui è stato addirittura<br />

previsto un percorso specifico per<br />

finanziare nei prossimi sette anni concept<br />

real scale in tutta Europa.<br />

Inoltre, poiché sicuramente non tutti i territori<br />

si prestano ad avviare una transizione in<br />

chiave PED abbiamo lavorato con un gruppo<br />

di ricerca composito a individuare quali sono<br />

i fattori abilitanti che consentono la transizione,<br />

sviluppando così un assessment tool<br />

il cui nome è PED.EF ossia Positive Energy<br />

District Enabling Factors.<br />

G.G.: Gilda so che hai contribuito<br />

allo sviluppo del tool PED.EF. Ce<br />

ne vuoi parlare?<br />

G.M.: Il PED.EF è un tool ancora in fase di<br />

sperimentazione ma presto sarà disponibile<br />

come le altre soluzioni già presentate on-line.<br />

Èun tool giovane perché giovane è anche<br />

il campo di applicazione. PED.EF significa<br />

Positive Energy District Enabling Factors,<br />

dunque il tool consente a una autorità locale<br />

di verificare il proprio potenziale per attivare<br />

una transizione verso il distretto ad energia<br />

positiva oppure di individuare strade alternative.<br />

Nel diffondere e promuovere il modello PED<br />

ci siamo resi conto che i comuni hanno bisogno<br />

di capire con chiarezza quali sono<br />

gli elementi costitutivi del PED e verificare<br />

se gli stessi sono presenti all’interno dei<br />

loro confini in modo da definire se possono<br />

muoversi verso uno dei due modelli di PED<br />

quello virtuale o quello reale.<br />

Questi elementi costitutivi li abbiamo chiamati<br />

fattori abilitanti che abbiamo raggruppato<br />

in classi. Una classe attiene per<br />

esempio ai piani e programmi urbani con<br />

un chiaro e necessario riferimento a PAES/<br />

PAESC o PUMS che sono di fatto un fattore<br />

imprescindibile per attuare la transizione<br />

verso i PED. Un’altra classe attiene al<br />

bilancio energetico comunale sia in termini<br />

assoluti che relativi - ossia sugli immobili<br />

di proprietà o in uso per i servizi comunali.<br />

Una terza classe attiene al patrimonio immobiliare<br />

presente sul territorio comunale<br />

che è stato oggetto di interventi di efficientamento<br />

energetico e di implementazione<br />

di produzione da rinnovabile locale. Sempre<br />

in questa classe vanno considerati con particolare<br />

attenzione tutti i progetti finanziati<br />

con meccanismi nazionali (PNRR) o i bandi<br />

europei del cluster 5.<br />

Una quarta classe attiene al catasto solare.<br />

Una quinta classe attiene alle comunità<br />

energetiche. Una sesta classe alla mobilità<br />

elettrica e al V2G. Una settima classe attiene<br />

all’illuminazione pubblica.<br />

Tra i fattori abilitanti ho parlato di comunità<br />

energetiche, di CER poiché la finalità propria<br />

della comunità energetica è quella del bilancio<br />

energetico positivo dal punto di vista<br />

della produzione rispetto al consumo, una<br />

produzione che è inoltre locale e sostenibile.<br />

Viene naturale che un PED faccia delle CER<br />

un proprio elemento, quindi la CER entra nel<br />

modello PED.<br />

G.G.: Quale è la sfida del PED.EF?<br />

G.M.: Diciamo che la più grande sfida del<br />

PED.EF è rappresentata proprio dall’essere<br />

uno strumento per le autorità locali che<br />

possono collegare i dati relativi alle infrastutture<br />

già mappate attraverso le altre soluzioni<br />

ENEA (PELL, RECON, CRUISE) o altre<br />

basi dati per verificare quali infrastrutture<br />

più di altre presenti nel loro ambito comunale<br />

consentono di “unire i puntini” per tracciare<br />

la strada della transizione vero il PED.<br />

È un discorso strettamente legato alla gestione<br />

territoriale che riguarda i piani e i<br />

programmi che sono funzionali alla realizzazione<br />

di determinati interventi perché non<br />

ci dobbiamo dimenticare che quando parliamo<br />

di gestione del territorio abbiamo sì a disposizione<br />

tante tecnologie, tanti strumenti<br />

da mettere in campo, ma abbiamo un framework<br />

di governo territoriale che si lega<br />

agli strumenti programmatici che devono<br />

essere tenuti in considerazione per intraprendere<br />

determinate azioni; se poi parliamo<br />

di Positive Energy District c’è anche un<br />

38<br />

39


2<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

discorso di posizionamento come Paese<br />

in un contesto internazionale, per cui se io<br />

voglio essere Positive Energy District devo<br />

rispondere a determinati requisiti e devo<br />

farlo in un determinato modo.<br />

Gli algoritmi che si stanno mettendo in<br />

campo con il PED.EF tengono conto di tutti<br />

questi aspetti e li vanno poi a pesare in<br />

un discorso di obiettivo e la sfida è quella<br />

di rendere consapevole il funzionario pubblico<br />

di questa esigenza. Noi, attraverso i<br />

progetti che stiamo portando avanti con le<br />

città, apriamo questo dialogo e lo apriamo<br />

attraverso l'interdisciplinarietà che come<br />

ENEA mettiamo in campo. In qualità di ente<br />

di ricerca possiamo svolgere questo ruolo<br />

trasversale e quindi dialogare con il tecnico,<br />

come ad esempio il funzionario che lavora<br />

maggiormente sugli aspetti di policy<br />

del territorio e coniugare questi elementi,<br />

metterli insieme e arrivare a un risultato in<br />

direzione PED per capire passo dopo passo<br />

quali altre azioni intraprendere dato che<br />

anche il PED.EF, un po' come tutti gli altri<br />

nostri strumenti di assessment, indica la<br />

strada da percorrere.<br />

EMANUELE MARTINELLI intervista SABRINA ROMANO,<br />

Ricercatrice ENEA, Laboratorio Smart Cities and<br />

Communities e FRANCESCO MANCINI, Professore,<br />

Facoltà di Architettura, Università Sapienza, Roma<br />

E.M.: Abbiamo fino a ora visto<br />

sei soluzioni pensate da ENEA<br />

per supportare e accompagnare<br />

le autorità locali, i comuni<br />

e i piccoli comuni nella<br />

definizione del proprio<br />

personale percorso di<br />

transizione urbana sostenibile.<br />

Sappiamo però che ce ne sono<br />

altri molto strategici non più<br />

solo per la dimensione urbana<br />

propriamente detta bensì per<br />

il cosiddetto utilizzatore finale.<br />

Vuoi presentarceli?<br />

S.R.: Il laboratorio Smart Cities and Communities<br />

di ENEA ha sviluppato delle soluzioni<br />

dedicate ai cittadini e ai consumatori.<br />

Le soluzioni sono due: un tool web che abbiamo<br />

chiamato Smart Sim e una piattaforma<br />

chiamata DHomus; questi due strumenti<br />

hanno un obiettivo comune, quello di rendere<br />

gli utenti consapevoli dei propri consumi<br />

per incentivare comportamenti virtuosi<br />

che nascono proprio dalla consapevolezza,<br />

infatti, conoscere quanto si sta consumando<br />

è il primo passo per poter migliorare e al<br />

tempo stesso innescare una partecipazione<br />

attiva degli utenti. In questo modo i cittadini<br />

non sono più dei semplici fruitori ma<br />

partecipano alle comunità come soggetti<br />

attivi, contribuendo alla resilienza della rete<br />

elettrica nazionale. Questi due strumenti<br />

differiscono sia per forma di utilizzo che per<br />

tipologia di utente a cui si rivolgono.<br />

E.M.: Parliamo allora subito di<br />

Smart Sim.<br />

S.R.. Smart Sim è uno strumento già disponibile,<br />

gratuito, accessibile on-line, sviluppato<br />

in collaborazione con l'Università<br />

La Sapienza di Roma. Questo strumento è<br />

rivolto a qualsiasi consumatore, ovvero a<br />

qualsiasi cittadino che paga le bollette, che<br />

vorrebbe sapere come risparmiare energia<br />

e spendere meno riducendo al tempo stesso<br />

il proprio impatto sull’ambiente. Smart-<br />

Sim, richiede all’utente la compilazione di<br />

un questionario semplificato sulle caratteristiche<br />

e i consumi della propria abitazione,<br />

successivamente e sulla base dei dati che<br />

vengono forniti, lo strumento produce una<br />

simulazione in regime dinamico semplificato,<br />

che consente di fornire all’utente dei feedback<br />

personalizzati indicando come sono<br />

ripartiti i suoi consumi, rendendo semplice<br />

capire per quali usi consuma di più, inoltre,<br />

grazie al confronto con delle medie statistiche<br />

di utenti simili, rende evidente se si sta<br />

consumando “troppo”.<br />

A questo punto gli vengono presentate del-<br />

40<br />

41


2<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

le proposte migliorative per ridurre i costi<br />

delle bollette, ad esempio viene segnalato<br />

se sul mercato sono disponibili contratti di<br />

fornitura per gas o elettricità più vantaggiosi<br />

rispetto al proprio, inoltre vengono<br />

proposti degli interventi di efficientamento<br />

della propria abitazione, a partire da quello<br />

più vantaggioso, ma lasciando comunque<br />

all’utente la possibilità di scegliere quello<br />

che preferisce, fornendo una serie di parametri<br />

utili per una scelta consapevole, come<br />

il costo iniziale e il tempo di ritorno dell’investimento<br />

oltre al risparmio energetico e<br />

ambientale che ne conseguirebbe.<br />

E.M.: E per quanto riguarda<br />

DHomus?<br />

S.R.: Sempre per gli utenti residenziali<br />

abbiamo sviluppato una piattaforma denominata<br />

DHomus , acronimo di Data Homes<br />

and Users, la quale acquisisce in tempo reale<br />

i dati che provengono da sensori presenti<br />

nella casa dell’utente. A tal riguardo<br />

abbiamo testato varie tipologie di strumentazione<br />

e modalità di connessione a questa<br />

piattaforma che, grazie al monitoraggio<br />

continuo dei consumi tramite sensori e incrociando<br />

le informazioni della Smart-Sim<br />

che costituisco “l'identikit” del consumatore,<br />

è in grado di fornire agli utenti feedback<br />

mirati e personalizzati.<br />

In ENEA, in collaborazione con alcune Università<br />

Italiane, sono stati sviluppati algoritmi<br />

di analisi dei dati acquisiti che ci permettono<br />

di disaggregare i consumi monitorati<br />

mensilmente così da mostrare all’utente per<br />

quale uso sta consumando più energia e di<br />

conseguenza spendendo di più nella bolletta.<br />

Inoltre viene effettuata un'analisi sulle<br />

modalità di utilizzo di alcuni elettrodomestici,<br />

che permette ad esempio di individuare il<br />

numero di lavatrici effettuate, così da fornire<br />

feedback dettagliati e su misura per ciascun<br />

utente. Infine ci sono algoritmi che sono in<br />

grado di individuare dei profili caratteristici<br />

di consumo, che consentono di effettuare<br />

diagnosi sulle modalità di consumo e che in<br />

prospettiva potranno essere utili per aggregare<br />

meglio queste utenze, soprattutto se<br />

si pensa alle comunità energetiche dove l’obiettivo<br />

è quello di massimizzare l’autoconsumo<br />

dell’energia prodotta all’interno della<br />

stessa comunità.<br />

Infine DHomus consente di confrontare i<br />

propri consumi con quelli delle altre famiglie<br />

simili che sono agganciate alla piattaforma;<br />

questa funzionalità è stata testata in un<br />

dimostrativo a Roma e ha dimostrato che<br />

il confronto induce a migliorare il proprio<br />

comportamento; infatti è stata registrata<br />

un’iniziale riduzione media dei consumi di<br />

circa l’8%.<br />

E.M.: In che termini Smart<br />

Sim e DHomus contribuiscono<br />

all’ingaggio degli utenti nel<br />

percorso che un comune<br />

può promuovere per avviarsi<br />

verso una transizione urbana<br />

sostenibile?<br />

S.R.: Gli strumenti in precedenza descritti<br />

sono sicuramente finalizzati a coinvolgere<br />

l’utente per ingaggiarlo nella transizione. È<br />

complicato però la possibilità di accedere<br />

in primis alle informazioni è fondamentale<br />

e poi la collaborazione con i vari stakeholder,<br />

con chi produce ad esempio i dispositivi<br />

che permettono di comunicare con il contatore<br />

elettrico e che rendono più semplice<br />

anche tutta la infrastruttura da dedicare e<br />

sicuramente la condivisione dei dati. Sicuramente<br />

sia Smart Sim sia DHomus sono<br />

già predisposti, alcuni con la SCP, DHomus<br />

condivide giornalmente i dati di produzione<br />

e il consumo degli aggregati di utenze che<br />

stiamo monitorando quindi sicuramente la<br />

condivisione del dato è un valore aggiunto<br />

che dà ulteriori informazioni. Quindi questo<br />

è il messaggio un po' per tutti insieme alla<br />

definizione delle regole del gioco.<br />

E.M.: Francesco Mancini, se<br />

non sbaglio Smart Sim è una<br />

soluzione sviluppata da ENEA<br />

insieme a voi. Quale è stato il<br />

vostro apporto specifico nel<br />

design?<br />

F.M.: Smart Sim è un prodotto di Ricerca e<br />

Sviluppo che Sapienza ha sviluppato insieme<br />

a ENEA anche grazie al lavoro di nostri<br />

dottorandi. Lo spirito di Smart Sim è quella<br />

di rendere disponibile e gratuitamente in linea<br />

con la condotta di ENEA che è sempre<br />

quella di mettere a disposizione e gratuitamente<br />

ai cittadini dei tool di calcolo e di<br />

avviarli a una compilazione per migliorare<br />

la loro consapevolezza. Negli anni abbiamo<br />

contribuito a testare questo strumento di<br />

simulazione grazie soprattutto alla collaborazione<br />

dei nostri studenti della Facoltà<br />

di Architettura della Sapienza di Roma che<br />

con piacere si sono prestati e che ci hanno<br />

consentito di ridurre al minimo la richiesta<br />

di informazioni specifiche.<br />

E.M.: Quali sono le informazioni<br />

che l’utente deve inserire per<br />

utilizzare lo strumento?<br />

F.M.: Le informazioni che richiediamo<br />

all’utente compilatore per procedere con<br />

la simulazione energetica della propria abitazione<br />

sono informazioni largamente accessibili,<br />

quindi dati salienti delle abitazioni<br />

come i dati geometrici e i dati costruttivi<br />

relativi semplicemente all'anno di costruzione<br />

e non alle caratteristiche delle pareti<br />

e men che meno alle caratteristiche fisico<br />

tecniche delle pareti. Se sono intercorsi<br />

negli anni chiediamo eventuali interventi<br />

di riqualificazione finalizzati alla riduzione<br />

dei consumi energetici e poi chiediamo dati<br />

tipologici dei principali elettrodomestici<br />

presenti, anche in questo caso avendo filtrato<br />

negli anni con attenzione soprattutto<br />

alle tipologie impiantistiche maggiormente<br />

diffuse, quindi non cerchiamo situazioni di<br />

nicchia per le quali sono necessarie delle<br />

simulazioni specifiche, però con riferimento<br />

alle tipologie impiantistiche più diffuse<br />

sono presenti dei dati standard di archivio,<br />

di letteratura che sono anche il frutto di<br />

analisi statistiche sui questionari compilati<br />

di volta in volta dagli studenti e questo consente<br />

una semplice compilazione del questionario<br />

sempre volta a una simulazione<br />

semplificata anche per quanto riguarda gli<br />

elettrodomestici, grandi e piccoli che siano,<br />

ci siamo limitati a chiedere informazioni<br />

semplici quali la capacità e la classe energetica.<br />

Anche in questo caso laddove avessimo<br />

riscontrato difficoltà di compilazione<br />

siamo andati a semplificare.<br />

È il caso, ad esempio, dei frigoriferi che sono<br />

42<br />

43


2<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

difficilmente individuabili come soggetto<br />

consumatore e per i quali abbiamo limitato<br />

la richiesta di informazioni alle dimensioni<br />

esterne del frigorifero, questo ovviamente<br />

limita un po' la bontà della simulazione però<br />

è comunque un informazione nota e accessibile<br />

a qualsiasi utente.<br />

E.M.: Quale è la consapevolezza<br />

che grazie a Smart SIM l’utente<br />

può raggiungere?<br />

F.M.: La parte interessante e che una volta<br />

simulati i consumi questi vengono confrontati<br />

con le bollette reali cercando un feedback<br />

interno quindi l'utente compilatore<br />

spesso e volentieri non ha una piena consapevolezza<br />

dei propri consumi energetici<br />

e quindi il confronto tra il risultato della<br />

simulazione e la bolletta avviene in tempo<br />

reale andando a suggerire eventuali ritocchi<br />

da fare nell'emissione dei dati magari l’ora<br />

in cui fare la lavatrice 7 volte a settimana o<br />

invece non farla oppure altro per gli elettrodomestici<br />

principali.<br />

I distretti ad energia positiva (PED)<br />

e il coinvolgimento dei cittadini<br />

ENEA sviluppa soluzioni per creare distretti urbani a energia positiva (PED) che<br />

promuovono l’efficienza energetica e riducono le emissioni di gas serra. Questo<br />

processo coinvolge attivamente i cittadini attraverso strumenti come Smart Sim e<br />

DHomus, che li aiutano a comprendere e ridurre i consumi energetici. Inoltre, ENEA<br />

contribuisce a definire il concetto PED a livello nazionale ed europeo e promuove la<br />

condivisione dei dati per favorire il risparmio energetico. Le comunità energetiche sono<br />

fondamentali nei PED per massimizzare l’uso di energia rinnovabile a livello locale.<br />

Sapienza - Università di Roma ha collaborato allo sviluppo di Smart Sim, consentendo<br />

ai cittadini di diventare consapevoli dei propri consumi energetici e partecipare<br />

attivamente alla riduzione di tali consumi.<br />

■ Settori di Applicazione<br />

ENEA sviluppa soluzioni per la creazione di distretti urbani a energia positiva (PED) -<br />

con un focus sull’efficienza energetica e la riduzione delle emissioni di gas serra - e per<br />

il coinvolgimento attivo dei cittadini nella transizione verso l’efficienza energetica.<br />

■ Dati Utilizzati:<br />

Utilizzo di strumenti come Smart Sim e DHomus per raccogliere e analizzare dati<br />

energetici e i dati sulle abitazioni, consumi energetici e sensori in tempo reale per<br />

fornire feedback personalizzati ai cittadini.<br />

PED.EF lavora invece sugli open data.<br />

■ Stato di Sviluppo:<br />

Sperimentazione in corso del PED.EF come strumento per valutare il potenziale di<br />

transizione verso un PED.<br />

Smart Sim e DHomus sono strumenti operativi per coinvolgere i cittadini nella gestione<br />

dei consumi energetici.<br />

■ Obiettivi Futuri:<br />

Promuovere l’adozione su larga scala dei PED per raggiungere l’autosufficienza<br />

energetica e contribuire alla sostenibilità sociale, economica e ambientale nelle aree<br />

urbane. Massimizzare l’uso di energia rinnovabile attraverso le comunità energetiche<br />

nei PED.<br />

Continuare a coinvolgere attivamente i cittadini nella riduzione dei consumi energetici<br />

attraverso maggiore consapevolezza e feedback personalizzati. Promuovere la<br />

condivisione dei dati per favorire il risparmio energetico e la partecipazione dei<br />

cittadini<br />

44<br />

45


2<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

GIUSEPPINA GIULIANI intervista<br />

MATTEO CALDERA, Ricercatore ENEA,<br />

Laboratorio Smart Cities and Communities<br />

G.G.: La tua collega Gilda ha<br />

appena nominato RECON.<br />

Matteo ce ne vuoi parlare?<br />

M.C.: Recon è un simulatore sviluppato<br />

da ENEA che ha l’obiettivo di effettuare<br />

una valutazione di fattibilità energetica ed<br />

economica delle comunità energetiche rinnovabili<br />

e degli autoconsumatori collettivi<br />

sulla base del quadro normativo in vigore<br />

in Italia. Recon è nato dalla considerazione<br />

che abbiamo fatto che il grande potenziale<br />

delle CER e l’interesse sul tema dimostrato<br />

da enti locali, cittadini e stakeholder sulle<br />

comunità energetiche richiedono strumenti<br />

in grado di dare risposte di tipo quantitativo,<br />

proprio per questo abbiamo rilasciato<br />

per primi in Italia a maggio 2021 lo strumento<br />

Recon, liberamente fruibile a tutti<br />

previa una semplice registrazione.<br />

Recon è operativo ed è disponibile online<br />

sul sito https://recon.smartenergycommunity.ENEA.it/<br />

È un simulatore che ha l’ambizione di supportare<br />

le decisioni di enti pubblici, cittadini<br />

e stakeholder, che grazie ad esso possono<br />

valutare la bontà di un'idea progettuale di<br />

comunità energetica o di autoconsumatore<br />

collettivo di condominio, altra configurazione<br />

significativa soprattutto in ambito<br />

urbano. Inoltre, Recon intende favorire il<br />

coinvolgimento dei cittadini nella transizione<br />

energetica e la loro partecipazione attiva<br />

nel mercato dell'energia, in linea con i servizi<br />

che i colleghi hanno introdotto poc'anzi.<br />

G.G.: Quale è una delle più<br />

importanti caratteristiche di<br />

RECON?<br />

M.C.: Uno dei principi su cui ci siamo focalizzati<br />

nello sviluppo di Recon è implementare<br />

uno strumento che fosse il più<br />

possibile fruibile anche a utenti non esperti<br />

e che quindi richiedesse informazioni facilmente<br />

disponibili su tipologia di edificio e<br />

di impianto e sui consumi elettrici ricavabili<br />

dalla bolletta, cosa che sembra facile da<br />

reperire ma in realtà non lo è.<br />

Bisogna infatti considerare che la CER è<br />

un’aggregazione di utenti, quindi chi fa<br />

la simulazione, soprattutto in una prima<br />

fase, potrebbe non disporre dei dati di tutti<br />

i potenziali membri della CER. Per venire<br />

incontro a questa limitazione abbiamo implementato<br />

algoritmi che sono in grado di<br />

stimare i consumi dei cittadini, in particolare<br />

in ambito domestico, quando non è noto<br />

il dato da bolletta.<br />

Ovviamente noi suggeriamo di fornire i dati<br />

a un livello di dettaglio maggiore, quindi su<br />

base mensile e profilati per fasce orarie,<br />

tutti dati reperibili dalla bolletta. Nel caso<br />

in cui questi dati non siano disponibili, Recon<br />

fa un'analisi sulla base degli altri dati<br />

che sono richiesti in input. Oltre ai consumi,<br />

Recon richiede alcune informazioni di<br />

tipo economico e finanziario sull’accesso<br />

alle detrazioni fiscali (quindi 50% piuttosto<br />

che superbonus 110%) e l'eventuale attivazione<br />

di finanziamenti.<br />

G.G.: Che tipo di risultati è in<br />

grado di restituire RECON?<br />

M.C.: Recon restituisce in output indicazioni<br />

di tipo energetico, tra cui l'energia<br />

prodotta dall'impianto fotovoltaico, l’autoconsumo,<br />

l’energia condivisa, l’autosufficienza<br />

energetica. Inoltre, calcola il beneficio<br />

ambientale in termini di emissioni<br />

CO2 risparmiate grazie all’installazione di<br />

impianti a fonte rinnovabile, e poi fornisce<br />

risultati di tipo economico tra cui i ricavi per<br />

la vendita di energia immessa in rete, i risparmi<br />

dovuti all’autoconsumo oltre ovviamente<br />

all'incentivo sull’energia condivisa e<br />

la restituzione delle componenti tariffarie<br />

di rete come da delibera ARERA. Infine, calcola<br />

i classici indicatori finanziari: tempo di<br />

ritorno dell'investimento, tasso interno di<br />

rendimento, valore attuale netto e flussi di<br />

cassa attualizzati. I risultati sono visualizzabili<br />

tramite l'interfaccia web di Recon e<br />

scaricabili in formato pdf. Stiamo lavorando<br />

per aggiornare lo strumento sulla base<br />

del quadro legislativo e regolatorio definitivo<br />

come da D.lgs. 199/2021 e provvedimenti<br />

attuativi.<br />

G.G.: Quali saranno le prossime<br />

evoluzioni di RECON?<br />

M.C.: Stiamo lavorando su diversi fronti,<br />

quindi la nuova release di Recon, disponibile<br />

entro l'anno, sarà sostanzialmente diversa<br />

da quella attuale perché permetterà di analizzare<br />

molti prosumer con diverse tecnologie<br />

di generazione elettrica, quindi non solo<br />

fotovoltaico ma anche eolico e idroelettrico.<br />

Inoltre, saranno ampliati i modelli di business<br />

proprio per andare incontro alle richieste che<br />

ci sono arrivate da diversi utenti ed enti pubblici<br />

di considerare scenari più diversificati rispetto<br />

a quelli che l’attuale versione di Recon<br />

può gestire. Inoltre, last but not least anche<br />

se non dalla prossima release, sarà possibile<br />

analizzare il contributo degli accumuli elettrici,<br />

altro aspetto per il quale abbiamo avuto<br />

richieste da diversi utenti.<br />

46<br />

47


2<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

EMANUELE MARTINELLI intervista<br />

GIANLUCA D’AGOSTA, Responsabile Laboratorio Cross<br />

Technologies per distretti urbani e industriali, ENEA<br />

E.M.: Abbiamo visto un<br />

interessante repertorio<br />

di soluzioni che ENEA ha<br />

sviluppato per supportare le<br />

autorità locali nel loro viaggio<br />

verso la transizione sostenibile.<br />

Che cosa è per ENEA la<br />

transizione sostenibile in ambito<br />

urbano?<br />

G.D’A.: Oggi stiamo parlando di transizione<br />

urbana che secondo ENEA si compone<br />

soprattutto di transizione energetica e di<br />

transizione digitale. Le comunità energetiche<br />

nella visione ENEA rappresentano<br />

al meglio entrambi gli aspetti. Come tutti i<br />

processi, la transizione urbana sostenibile,<br />

modificando le nostre abitudini e i nostri<br />

comportamenti, ha un costo economico e<br />

sociale. Ecco l'obiettivo degli strumenti che<br />

sono stati fin’ora presentati è quello di abbassare<br />

non solo il livello del costo economico,<br />

ma anche di quello sociale.<br />

Il lavoro che stiamo facendo con Cruise<br />

e tutto il lavoro che stiamo facendo sulle<br />

comunità energetiche va nella direzione<br />

di semplificare l'approccio a questo tipo di<br />

tecnologie per i diversi attori. Uno di questi<br />

è sicuramente quella persona che capisce<br />

la propria esigenza energetica e vuole<br />

così creare una comunità energetica sul suo<br />

territorio e quindi mettere in condivisione<br />

e condividere con gli altri la propria energia<br />

ma anche tutta una serie di informazioni e<br />

di comportamenti.<br />

E.M.: Cos’è Cruise e quali sono I<br />

suoi obiettivi?<br />

G.D’A.: Cruise è una soluzione il cui obiettivo<br />

è da un lato quello di testare dei dispositivi<br />

che poi siano economicamente<br />

affrontabili per la comunità energetica che<br />

normalmente non ha una grande disponibilità<br />

economica, dall'altro mettere a disposizione<br />

del gestore dei modelli di analisi dati<br />

che gli permettono di capire se la sua comunità<br />

si stia comportando correttamente e se<br />

raggiunga dei risultati effettivamente positivi<br />

e in caso contrario su quali leve si debba<br />

agire per migliorarla.<br />

In futuro l'obiettivo è anche quello di fornire<br />

questo tipo di informazioni all’amministrazione<br />

locale che può essere in grado di stimolare,<br />

in base all'informazione che stiamo<br />

dando, le modifiche sulla comunità energetiche<br />

magari cercando di integrare un maggior<br />

numero di cittadini oppure modificare i<br />

propri comportamenti energetici favorendo<br />

l'istallazione di sorgenti o comunque cercando<br />

di capire quale potrebbe essere lo sfruttamento<br />

massimo del territorio dal punto di<br />

vista di produzione energetica, in modo da<br />

permettere poi alla gestione il confronto tra<br />

le differenti comunità e di individuare localmente<br />

quali sono i fattori di successo o di<br />

insuccesso delle comunità stesse. L'obiettivo<br />

quindi è quello di affrontare il problema<br />

della gestione della comunità energetica<br />

potremmo dire un po' più dall'alto, lasciando<br />

poi ai cittadini e a chi vuole creare queste<br />

comunità, degli strumenti che permettano<br />

loro di mettersi liberamente d'accordo e diventare<br />

quei cittadini attivi che la normativa<br />

europea identifica quale elemento fondamentale<br />

verso questo tipo di transizioni che<br />

non sono solo quelle energetiche.<br />

E.M.: Cosa manca ancora alla<br />

piena diffusione delle comunità<br />

energetiche?<br />

G.D’A.: Attualmente sulle comunità energetiche<br />

manca ancora la normativa, questo<br />

vuol dire che grossi player non sono ancora<br />

entrati nel gioco delle comunità energetiche.<br />

Questa situazione spinge ENEA a cercare di<br />

muovere i propri strumenti a un livello un po'<br />

più alto quindi ENEA fondamentalmente ha<br />

come uno degli scopi e degli obiettivi quello<br />

di supportare la pubblica amministrazione,<br />

l'amministrazione locale nella gestione delle<br />

problematiche quotidiane. Quindi, come<br />

detto in precedenza, l'evoluzione di Cruise<br />

sarà quella di raccogliere informazioni, fornire<br />

modelli e disegnare questi modelli sulle<br />

esigenze delle amministrazioni locali, quindi<br />

fornire loro degli strumenti che permettano<br />

poi di fare monitoraggio del loro territorio e<br />

di stimolare la creazione di comunità energetiche<br />

perché di fatto è un problema che<br />

riguarda tutti quanti i territori. Siamo stati<br />

coinvolti da molte regioni ma anche da molti<br />

comuni per capire come fare la propria<br />

normativa verso le comunità energetiche,<br />

quindi questo tipo di strumenti si integrano<br />

con le politiche territoriali e forniscono<br />

informazioni poi al decisore politico che di<br />

fatto spesso di energia non ne sa nulla o comunque<br />

si deve occupare di problematiche<br />

a 360° e quindi strumenti che gli forniscono<br />

informazioni non solo a livello di dati ma di<br />

elaborazioni e suggerimenti diventano fondamentali<br />

per questo tipo di scelte che nei<br />

prossimi 20 anni poi caratterizzeranno l'evoluzione<br />

dei nostri territori questo è e oggettivo<br />

ormai.<br />

48<br />

49


2<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Le sfide della transizione<br />

sostenibile in ambito urbano<br />

I progetti Recon e Cruise sviluppati da ENEA sono entrambi mirati a sostenere la<br />

transizione sostenibile nelle aree urbane. Recon fornisce uno strumento di simulazione<br />

per valutare la fattibilità delle comunità energetiche rinnovabili, mentre Cruise si<br />

concentra sulla sperimentazione di dispositivi accessibili per le comunità energetiche<br />

e sulla fornitura di dati per ottimizzare tali comunità. Entrambi i progetti cercano<br />

di semplificare l’accesso alle tecnologie energetiche sostenibili e affrontare sfide<br />

normative per promuovere la transizione energetica nelle aree urbane.<br />

■ Settori di Applicazione<br />

RECON effettua valutazione della fattibilità energetica ed economica delle comunità<br />

energetiche rinnovabili e degli auto-consumatori collettivi mentre CRUISE propone<br />

la sperimentazione di dispositivi accessibili per le comunità energetiche, analisi del<br />

comportamento e del successo delle comunità energetiche<br />

■ Dati Utilizzati:<br />

RECON richiede informazioni generali come tipo di edificio, consumi elettrici e dati<br />

economici. Utilizzo di algoritmi per stimare i consumi in mancanza di dati mentre<br />

CRUISE richiede dati sull’andamento energetico e i dispositivi collegati.<br />

■ Stato di Sviluppo:<br />

RECON è attualmente operativo e accessibile mentre CRUISE è disponibile anche se in<br />

continua evoluzione<br />

■ Obiettivi Futuri:<br />

RECON dovrà essere aggiornamenti alla normativa in evoluzione, inclusione di una<br />

maggiore diversificazione delle tecnologie di generazione elettrica, mentre CRUISE<br />

continuerà a testare dispositivi economicamente accessibili, fornire informazioni alle<br />

amministrazioni locali per la creazione di comunità energetiche, supporto alle politiche<br />

territoriali e affrontare le sfide normative per agevolare la diffusione delle comunità<br />

energetiche.<br />

CONCLUSIONI<br />

L'<br />

ENEA, attraverso una serie di progetti e iniziative, sta affrontando in modo attivo le<br />

sfide della transizione urbana sostenibile, promuovendo l'efficienza energetica, l'interoperabilità<br />

delle soluzioni tecnologiche urbane e coinvolgendo attivamente cittadini e<br />

autorità locali. Le iniziative spaziano dalla gestione delle infrastrutture pubbliche, come<br />

l'illuminazione, alla creazione di distretti ad energia positiva, al supporto delle comunità<br />

energetiche e all'analisi della sostenibilità urbana.<br />

L'ENEA dimostra l'importanza della collaborazione tra enti pubblici, istituzioni accademiche<br />

e stakeholder per affrontare con successo le sfide legate alla transizione verso città<br />

più sostenibili ed efficienti dal punto di vista energetico. Questi sforzi contribuiscono alla<br />

promozione di una crescita urbana intelligente, verde e resiliente, in linea con gli obiettivi<br />

di sviluppo sostenibile.<br />

Un elemento chiave della transizione sostenibile è la riduzione del consumo energetico<br />

delle città e l’adozione di fonti di energia rinnovabile - stoccaggi inclusi - passi fondamentali<br />

per ridurre l'impatto ambientale delle aree urbane e dei cittadini.<br />

La transizione urbana sostenibile è un processo multidimensionale che mira a trasformare le<br />

città in luoghi più rispettosi dell'ambiente, equi e prosperi. Questa transizione è fondamentale<br />

per affrontare sfide globali come il cambiamento climatico e la crescita demografica.<br />

È una sfida che richiede la collaborazione di tutti cittadini, istituzioni e imprese, per costruire<br />

un futuro migliore per le generazioni a venire.<br />

La tavola rotonda è stata animata da Emanuele Martinelli e Giuseppina Giuliani.<br />

Alla tavola rotonda hanno partecipato Fabio Moretti, Maurizio Pollino, Cristiano Novelli, Roberta<br />

Pezzetti, Gilda Massa, Sabrina Romano, Francw Mancini, Matteo Caldera e Gianluca D’Agosta.<br />

50<br />

51


3<br />

3<br />

DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA<br />

I TAVOLI DI LAVORO ENEA:<br />

PUNTI DI VISTA DI RICERCA,<br />

IMPRESA E AUTORITÀ<br />

LOCALI SUI PROCESSI<br />

DI TRANSIZIONE URBANA<br />

della sessione è quello di raccogliere i punti di vista di un panel formato<br />

da ricercatori, imprese, associazioni di categorie, autorità locali sia sul ruolo del<br />

cittadino in merito alla transizione energetica sia su come le comunità energetiche<br />

possono essere o non essere motore propulsivo per la transizione urbana<br />

L’obiettivo<br />

sostenibile in cui i PED rappresentano uno degli scenari di sviluppo.<br />

Il Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili di ENEA oltre a sviluppare progetti<br />

per supportare la pubblica amministrazione nell’innovazione di processi gestionali relativi alle<br />

infrastrutture urbane, servizi e contesti territoriali promuove tavoli di lavoro a cui partecipano<br />

rilevanti stakeholder di sistema, per discutere tematiche di specifico rilievo.<br />

Infatti, lo sviluppo e l’adozione di modelli gestionali caratterizzati dall’adozione delle soluzioni<br />

digitali volte all’ acquisizione, gestione e valutazione di grandi quantità di dati, rappresenta<br />

oggi per i pubblici amministratori un passaggio complicato - ma necessario - per perseguire<br />

gli obiettivi di transizione energetica ed ecologica.<br />

Le infrastrutture, in particolare modo, costituiscono il punto di partenza chiave nella valutazione<br />

di un territorio e dei suoi servizi e nell’attivazione di processi innovativi che ne garantiscano<br />

gestioni efficienti, efficaci e mirate.<br />

La mancanza a livello nazionale di standard minimi di conoscenza, valutazione e monitoraggio<br />

per le infrastrutture è stato il motivo per cui ENEA ha avviato la costituzione di Tavoli dedicati -<br />

in anticipo sui tempi - all’acquisizione, gestione, valutazione, integrazione e ottimizzazione dei<br />

dati relativi a infrastrutture “chiave” per l’avvio di percorsi Smart City; tra questi, ad esempio,<br />

il tavolo relativo alla illuminazione pubblica, infrastruttura poco efficiente sia sotto il profilo<br />

energetico che gestionale.<br />

Oltre ai punti vista di importanti stakeholder di riferimento si propone una sintesi dei risultati<br />

dei tre tavoli rispettivamente infrastrutture (coordinato da Nicoletta Gozo), cittadini e comunità<br />

energetiche (coordinato da Emanuele Martinelli) e città (coordinato da Roberta Pezzetti).<br />

IL FOCUS SUL TAVOLO INFRASTRUTTURE<br />

di Nicoletta Gozo,<br />

Coordinatrice Roll-Out Tecnologico,<br />

Divisione Smart Energy, ENEA<br />

I<br />

lavori del Tavolo sono partiti dalla condivisione della soluzione metodologica e tecnologica<br />

sviluppata da ENEA - Progetto PELL - per la Pubblica Illuminazione e dalla valutazione<br />

dei risultati conseguiti attraverso la sua estensione ad altre infrastrutture quali le scuole e gli<br />

ospedali. Il PELL ha sostanzialmente introdotto e proposto lo standard minimo di riferimento<br />

per le infrastrutture e avviato la costruzione di un asset informativo nazionale che a tendere<br />

possa fornire una loro fotografia statica e dinamica e una serie di indicatori che ne rappresentino<br />

e valutino consistenza e prestazioni.<br />

Il Tavolo, al quale hanno partecipato molti degli stakeholder sviluppatori del PELL e attori chiave<br />

dei processi gestionali delle infrastrutture, oltre a condividere la riflessione che se la maggioranza<br />

delle amministrazioni aderissero al PELL sarebbe possibile definire uno standard informativo<br />

di riferimento per la Pubblica Illuminazione, ha anche evidenziato che l’estensione<br />

della piattaforma PELL ai dati delle scuole e agli edifici pubblici favorirebbero un processo di<br />

digitalizzazione della “conoscenza” in modo da poter essere più efficaci nelle scelte strategiche<br />

e di avviare dialoghi con i gestori basati sull’effettiva conoscenza del proprio patrimonio<br />

tangibile. Sono state anche valutate nuove proposte di sviluppi tecnologici in termini di strumenti/soluzioni<br />

che abilitano l’amministratore ad essere sempre più consapevole, trasversalmente,<br />

dei servizi presenti sul territorio e loro peculiarità, criticità o inadeguatezze alle esigenze<br />

dei cittadini. Sul tema infrastrutturale è difatti anche emersa quale criticità la mancanza di<br />

una visione trasversale delle infrastrutture portanti i sevizi urbani.<br />

Si è convenuto inoltre che il processo d’innovazione dei modelli gestionali e la costruzione e<br />

applicazione di quelli di nuova generazione, ai fini del loro successo, deve passare dal graduale<br />

inserimento delle nuove soluzioni nelle tradizionali filiere ed essere affiancato da azioni di<br />

coinvolgimento e trasferimento diretto agli utilizzatori mediante loro partecipazione ai Tavoli<br />

di sviluppo e attività di formazione.<br />

52<br />

53


3<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Hanno partecipato al tavolo, in presenza o in collegamento, i seguenti stakeholder:<br />

■ Dario Cacace, City Green Light;<br />

■ Michele Boella, Amministratore Unico, Nemea Sistemi;<br />

■ Alberto Prospero, Direttore Ener.Bit;<br />

■ Patrizia Scandurra, Dipartimento Ingegneria gestionale, dell’informazione e della produzione,<br />

Università di Bergamo<br />

■ Emanuele Giorgi, Nemea Sistemi;<br />

■ Cristina Gironi, Consip<br />

■ Simone Bocchio di Garda Uno<br />

Nel contesto del nostro incontro ci siamo dedicati al tema delle infrastrutture e al PELL.<br />

Il PELL è già un prodotto consolidato sul mercato, con una storia, un passato e un presente,<br />

ma soprattutto ha un futuro promettente poiché sta estendendo la sua implementazione sul<br />

territorio e sta attirando richieste per lo sviluppo di nuove sezioni.<br />

Ad esempio, ci sono richieste per l’inclusione di musei, porti<br />

e semafori, il che comporterà l’acquisizione di una vasta<br />

“Il mondo della ricerca<br />

riteniamo che debba<br />

dialogare sempre più con il<br />

territorio e questo è anche<br />

il motivo per cui abbiamo<br />

aperto i laboratori a<br />

Kilometro Rosso ”<br />

quantità di dati che arricchiranno ulteriormente il nostro patrimonio<br />

informativo.<br />

Durante il tavolo di discussione, abbiamo avuto ampi dialoghi,<br />

poste numerose domande e partecipato attivamente a<br />

confronti costruttivi.<br />

Tra i partecipanti era presente anche l’ingegnere Alberto<br />

Prospero di EnerBit, che sta implementando il PELL in tutti i<br />

comuni di sua competenza nella provincia di Biella. Durante<br />

il nostro scambio, è emerso che ci sono ancora gestori che<br />

affrontano la gestione del data model e del caricamento dei<br />

dati in modi non particolarmente innovativi. In effetti, l’ingegnere<br />

Prospero ha sottolineato che il PELL dovrebbe essere reso obbligatorio a livello nazionale,<br />

sia per l’illuminazione pubblica che per tutte le altre infrastrutture destinate a essere<br />

coinvolte in questa mappatura dati, che si tratti di dati statici o dinamici.<br />

Ovviamente, erano presenti anche alcuni dei nostri partner gestori, i quali hanno riconfermato<br />

il loro interesse a collaborare con l’ENEA.<br />

Abbiamo chiesto loro se avessero ulteriori sviluppi da proporre, poiché, nonostante guardiamo<br />

costantemente al futuro e lavoriamo con loro per sviluppare idee innovative, emergono<br />

costantemente nuove esigenze e opportunità tecnologiche che richiedono ulteriori servizi e<br />

soluzioni. Purtroppo, a causa del limitato tempo a disposizione per la discussione, non abbiamo<br />

ricevuto risposte concrete a queste richieste. Tuttavia, rimaniamo fiduciosi che esistano<br />

ampi spazi di miglioramento.<br />

Nonostante ci siano ancora aree di perfezionamento da esplorare, siamo estremamente soddisfatti<br />

di come sia andato questo evento e speriamo che contribuirà a espandere ulteriormente<br />

i nostri orizzonti e le nostre iniziative future.<br />

Vorrei fare una chiosa riguardo al PELL. Prendendo in considerazione il contesto europeo,<br />

specialmente in relazione ai Positive Energy District (PED), il mondo della ricerca sta facendo<br />

sforzi significativi per identificare gli argomenti necessari per dimostrare che i PED rappresentino<br />

un miglioramento rispetto alle soluzioni esistenti. Parallelamente, a livello europeo, si sta<br />

sviluppando l’idea di introdurre una sorta di certificazione per i PED, simile a quelle esistenti<br />

per gli edifici (come, ad esempio, il certificato LEED). Ottenere una certificazione PED potrebbe<br />

diventare fondamentale, poiché potrebbe consentire l’accesso a finanziamenti aggiuntivi.<br />

In questo contesto, ritengo che il PELL, sviluppato in questa direzione, possa svolgere un ruolo<br />

decisivo. Attraverso il PELL, è possibile ottenere una “fotografia” di un distretto o di una parte<br />

della città (non necessariamente di tutto il territorio) e valutare il “prima”, il “dopo” e il “saldo<br />

positivo”. Pertanto, come ho affermato più volte, il PELL rappresenta uno strumento abilitante<br />

per i PED. Inoltre, essendo basato su dati, il PELL può fornire chiaramente gli indicatori richiesti<br />

per la certificazione.<br />

Quando discutiamo all’interno dei nostri network su come calcolare tali indicatori, la mia risposta<br />

è il PELL. Abbiamo effettuato una ricerca e abbiamo scoperto che, a livello europeo,<br />

nessuno Stato ha sviluppato una piattaforma simile a quella del PELL. Nessun Paese europeo<br />

ha affrontato la creazione di uno standard minimo per la raccolta, il monitoraggio e la valutazione<br />

dei dati relativi ai PED.<br />

Due anni fa, abbiamo condotto questa ricerca presso il JRC di Ispra e non abbiamo trovato<br />

nessuno strumento simile. Mentre ci sono numerose piattaforme per la raccolta dei dati, anche<br />

per l’illuminazione pubblica, spesso appartenenti ai gestori o ad associazioni specifiche,<br />

manca un vero e proprio standard nazionale. Da questo punto di vista, possiamo considerarci<br />

un Energy Pilot all’interno del panorama europeo.<br />

IL FOCUS SULLA CITTÀ<br />

di Roberta Pezzetti<br />

Abbiamo creato un panel di relatori molto variegato. Gli strumenti di cui abbiamo discusso<br />

sono principalmente rivolti ai comuni.<br />

Al tavolo, abbiamo avuto la partecipazione di un solo comune che ha condiviso la sua esperienza<br />

pilota. Il nostro obiettivo è stato quello di condividere questa esperienza con altri attori<br />

del mercato, tra cui sviluppatori di software, operatori nel settore immobiliare, utility, ESCo,<br />

università impegnate nella ricerca su temi trasversali che saranno sempre più influenzati da<br />

questi strumenti. Abbiamo cercato di comprendere come questi soggetti potrebbero beneficiare<br />

54<br />

55


3<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

56<br />

da questi strumenti. Ne è emersa una discussione è stata molto proficua, specialmente nel pomeriggio,<br />

nonostante la fatica, grazie alla partecipazione attiva di coloro che non erano relatori<br />

al mattino.È degno di nota che stiamo iniziando a riflettere su possibili modelli di business che<br />

potrebbero portare questi strumenti sul mercato. Questo dimostra che non solo ci interessa<br />

utilizzare questi strumenti una volta sviluppati, ma vogliamo<br />

anche partecipare alla loro definizione.<br />

“Il mondo della ricerca<br />

riteniamo che debba<br />

dialogare sempre più con il<br />

territorio e questo è anche<br />

il motivo per cui abbiamo<br />

aperto i laboratori a<br />

Kilometro Rosso ”<br />

È chiaro che l’Università e l’ENEA non saranno gli unici a diffonderli<br />

e a farli diventare strumenti di mercato. È importante<br />

comprendere quali modelli di business possano interessare<br />

agli attori privati per portare questi strumenti sul<br />

mercato. Questa parte non è di nostra competenza, ma è<br />

essenziale. Da un’altra prospettiva, il dibattito sul finanziamento<br />

è stato molto interessante. Se da un lato durante le<br />

relazioni odierne abbiamo ricevuto una panoramica esaustiva<br />

ma complessa del mondo del finanziamento e dell’innovazione,<br />

è emerso che il mercato è pronto a finanziare lo<br />

sviluppo di questi strumenti. Questo perché riconosce il loro<br />

valore di mercato e la credibilità di uno strumento non proprietario ma sviluppato dall’ENEA.<br />

Questo rappresenta, a mio avviso, un grande passo avanti: avere partner di mercato disposti<br />

a finanziare questi strumenti perché riconoscono il loro valore. Sempre più spesso si parla di<br />

modelli di business basati sulla “coopetition,” ovvero collaborazione e competizione.<br />

Al tavolo avevamo quindi attori che, in parte del percorso, competono tra loro, ma che comprendono<br />

l’opportunità di collaborare. Questo, a mio avviso, è essenziale in questa fase di<br />

transizione. Vorrei esprimere un ringraziamento personale, nonostante fossi l’unica non appartenente<br />

all’ENEA presente al tavolo stamattina, mi sono sentita parte della famiglia.<br />

Il lavoro che stiamo svolgendo è estremamente proficuo, e rappresenta uno stimolo importante<br />

anche per la ricerca universitaria. Ora possiamo vedere una risposta positiva dal mercato<br />

e quanto desiderio ci sia di collaborare e partecipare a questo processo.<br />

IL FOCUS SUI CITTADINI E COMUNITÀ ENERGETICHE<br />

di Emanuele Martinelli,<br />

CEO Energia Media<br />

Il ruolo che le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) giocano nella transizione verso una<br />

fonte energetica più sostenibile è fondamentale così come fondamentale è il loro contributo<br />

per supportare l’integrazione delle fonti rinnovabili nel nostro mix energetico nazionale.<br />

Le CER rappresentano una risposta concreta e innovativa alle sfide del nostro tempo. Sono<br />

comunità di cittadini, aziende, associazioni e istituzioni locali che si uniscono per produrre,<br />

condividere e consumare energia da fonti rinnovabili. Il loro contributo è innegabilmente<br />

fondamentale poiché promuove l’efficienza energetica, riduce le emissioni di gas serra e<br />

crea un modello di energia decentralizzata e partecipativa.<br />

A questo proposito, l’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico<br />

sostenibile (ENEA) ha istituito un Osservatorio dedicato alle CER. Questo ente collaborativo<br />

coinvolge circa quaranta membri, tra cui istituti di ricerca, enti locali, associazioni,<br />

aziende e professionisti, il cui obiettivo è monitorare e promuovere le forme di autoconsumo<br />

diffuso nelle CER. L’obiettivo principale è supportare il progresso di queste comunità<br />

e fornire assistenza a tutti gli attori coinvolti, dalle amministrazioni locali ai cittadini, nelle<br />

diverse fasi di realizzazione e gestione del processo.<br />

Inoltre, il network delle CER mira a delineare una roadmap nazionale per lo sviluppo di queste<br />

comunità, identificando le sfide che coinvolgono la “filiera CER” a livello nazionale, locale<br />

e individuale. La collaborazione con le istituzioni è fondamentale per facilitare lo sviluppo di<br />

tali comunità attraverso provvedimenti legislativi e amministrativi.<br />

Un passo importante in questa direzione è stato compiuto dal Ministero dell’Ambiente e<br />

della Sicurezza Energetica (MASE) a marzo (2023, ndr), quando ha avviato l’iter con l’Unione<br />

Europea per lo schema di decreto sulle modalità di incentivazione<br />

dell’energia elettrica prodotta da impianti rinnovabili<br />

e autoconsumata all’interno delle CER. Questo schema<br />

di decreto prevede una serie di incentivi economici mirati a<br />

favorire la diffusione di forme di autoconsumo di energia<br />

da fonti rinnovabili, che diventano sempre più centrali nella<br />

lotta per aumentare la quota di energia sostenibile nel nostro<br />

mix energetico.<br />

Le stime di crescita sono molto promettenti. Secondo uno<br />

studio del Politecnico di Milano, entro il 2025, in Italia, ci<br />

saranno circa 40.000 comunità energetiche che coinvolgeranno<br />

circa 1,2 milioni di famiglie, 200.000 uffici e 10.000<br />

piccole e medie imprese. Questo dimostra chiaramente il<br />

“Il mondo della ricerca<br />

riteniamo che debba<br />

dialogare sempre più con il<br />

territorio e questo è anche<br />

il motivo per cui abbiamo<br />

aperto i laboratori a<br />

Kilometro Rosso ”<br />

crescente interesse per le CER e la loro crescente importanza nel panorama energetico nazionale.<br />

In conclusione, le Comunità Energetiche Rinnovabili svolgono un ruolo cruciale per il futuro<br />

energetico del nostro Paese. La collaborazione tra enti governativi, istituzioni locali, aziende<br />

e cittadini è essenziale per promuovere il loro sviluppo e contribuire in modo significativo<br />

all’obiettivo di una transizione energetica sostenibile. Siamo sulla strada giusta, ma dobbiamo<br />

continuare a lavorare insieme per raggiungere i nostri obiettivi e affrontare le sfide del<br />

futuro con determinazione e visione.<br />

57


3<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Mi sembra che quanto emerso sia un dato oggettivo: in poco tempo, l’ENEA è diventata un<br />

punto di riferimento per il nostro Paese su una tematica così complessa, sia dal punto di<br />

vista tecnologico che finanziario e degli stakeholder, ma anche grazie alla sua stretta connessione<br />

con i bisogni dei cittadini. Mi ha colpito l’attenzione costante posta su quest’ultimo<br />

aspetto, mettendo i cittadini al centro di questo processo. Gli strumenti sviluppati dall’ENEA<br />

in questi mesi grazie al lavoro svolto attraverso il PELL mi sono piaciuti molto.<br />

Un altro aspetto che è emerso in modo ricorrente è la capacità dell’ENEA di dialogare con<br />

i comuni, gli operatori e tutti gli stakeholder, cosa abbastanza rara in Italia dove spesso si<br />

opera in modo settoriale.<br />

È stato evidenziato anche il coinvolgimento di istituti di ricerca specializzati e università per<br />

fornire informazioni sempre più solide. Questo rappresenta un valore aggiunto, soprattutto<br />

in un momento storico in cui l’informazione è fondamentale. Rappresenta una dimostrazione<br />

di cosa significhi avere informazioni solide su temi importanti.<br />

Inquesto contesto, il ruolo dell’ENEA risulta centrale in termini di fondatezza e autorevolezza<br />

delle informazioni fornite. Dai tavoli di lavoro di oggi è emersa la necessità di avere<br />

autorevolezza, anche a livello istituzionale, da parte di tutti gli stakeholder e la capacità<br />

di creare sinergie, il che è il cuore di un processo culturale che sottende non solo a queste<br />

tematiche cruciali.<br />

Oggi abbiamo esaminato gli strumenti e quanto lavoro di pensiero e progettazione, anche<br />

tecnologica, ci sia dietro di essi. Abbiamo anche discusso la possibilità di condividere questi<br />

temi nei prossimi mesi con enti di finanziamento, banche locali e una serie di altre organizzazioni<br />

che necessitano di nuovi strumenti per ottimizzare i propri processi. Questo coinvolge<br />

un ampio spettro di attori, tra cui ospedali, strutture sanitarie per anziani e altro ancora,<br />

creando un circuito che può ottenere vantaggi tangibili.<br />

58<br />

59


4<br />

4<br />

DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA<br />

I PUNTI DI VISTA SULLA<br />

NEUTRALITÀ CLIMATICA<br />

Interviste di Emanuele Martinelli<br />

MATTEO CALDERA, Ricercatore ENEA,<br />

Laboratorio Smart Cities and Communities<br />

E.M.: Matteo, che ruolo<br />

ha avuto RECON negli sforzi<br />

dell’ENEA per sostenere la<br />

diffusione delle comunità<br />

energetiche?<br />

M.C.: Diciamo innanzitutto che RECON ha<br />

rappresentato il punto di partenza e non<br />

quello di arrivo di un percorso che ENEA sta<br />

svolgendo a supporto della diffusione delle<br />

comunità energetiche e in quanto tale lo strumento<br />

RECON e la sua implementazione hanno<br />

dato la possibilità di comprendere le criticità<br />

e le problematiche collegate alla creazione<br />

e all'analisi di una comunità energetica.<br />

E.M: In che modo il tema<br />

delle comunità energetiche<br />

viene descritto come<br />

multidisciplinare nel testo<br />

e quali sono alcune delle<br />

discipline citate?<br />

M.C.: Il tema è fortemente multidisciplinare<br />

non solo di tipo tecnologico ma anche<br />

legato all'assetto normativo, legislativo,<br />

regolatorio, alla ripartizione degli incentivi,<br />

alla convenienza dal punto di vista economico,<br />

anche se quest’ultimo è solo il primo<br />

passo rispetto alle potenzialità che una<br />

comunità energetica può offrire perché<br />

ricordiamoci che la CER prima di tutto ha<br />

come obiettivo quello di fornire sì benefici<br />

economici, ma anche sociali e ambientali al<br />

territorio.<br />

E.M.: Quali sono gli obiettivi<br />

primari di una Risorsa Energetica<br />

Comunitaria?<br />

M.C.: La CER non deve essere vista solo<br />

come portatrice di un incentivo - se pur importante<br />

- in quanto senza revenues non si<br />

possono attivare nuovi servizi a favore del<br />

cittadino e delle comunità. Tuttavia gli obiettivi<br />

primari restano quelli di definire delle comunità<br />

di cittadini attenti ai consumi energetici.<br />

E.M.: In che modo la<br />

collaborazione è importante<br />

nelle attività legate alle comunità<br />

energetiche? Potete fornire<br />

esempi delle collaborazioni<br />

menzionate?<br />

M.C.: Nell’attività che ci ha visti coinvolti<br />

abbiamo parecchio beneficiato delle collaborazioni<br />

instaurate nel corso di questi<br />

anni con diversi operatori e con diversi enti,<br />

pubblici e privati. Qua con noi, oggi, c’è Sergio<br />

Olivero, il responsabile scientifico della<br />

prima comunità energetica costituita in Italia<br />

sulla base del nuovo assetto normativo,<br />

quello previsto dall'articolo 42 bis, cioè la<br />

comunità energetica di Magliano Alpi.<br />

Sergio Olivero è anche referente per quanto<br />

riguarda l’Energy Center del Politecnico<br />

di Torino su tutti i temi legati alle comunità<br />

energetiche ed è una delle colonne portanti<br />

di IFEC, Italian Forum of Energy Communities.<br />

Grazie a Sergio abbiamo avuto l'opportunità<br />

di stipulare un accordo di collaborazione<br />

con la comunità energetica di Magliano Alpi<br />

dove oltre alla CER numero uno stanno già<br />

mettendo a terra le CER numero due e tre,<br />

ciascuna con caratteristiche e peculiarità differenti.<br />

Oltre a Sergio è qua presente anche<br />

il direttore operativo di Garda Uno Massimiliano<br />

Faini con il quale abbiamo stipulato,<br />

ormai da qualche mese, un accordo di collaborazione<br />

finalizzato anche in questo caso<br />

alla promozione delle comunità energetiche<br />

e allo sviluppo e perfezionamento dei nostri<br />

strumenti, tra cui RECON, sul loro territorio.<br />

Quindi chiederei a loro di evidenziare i punti<br />

di forza e le criticità di RECON, sulla base delle<br />

quali ci siamo orientati per perfezionare lo<br />

strumento e renderlo sempre più completo.<br />

E.M.: Qual è l'importanza dei<br />

finanziamenti per la creazione<br />

delle Comunità Energetiche<br />

Rinnovabili (CER) e come<br />

influiscono sugli incentivi?<br />

In particolare, quali sono le<br />

sfide e le opportunità legate ai<br />

finanziamenti per le startup che<br />

desiderano avviare progetti di<br />

CER? In che modo i finanziamenti<br />

pubblici, come quelli previsti<br />

nel PNRR, stanno contribuendo<br />

alla nascita delle CER e quali<br />

sono le prospettive riguardo<br />

alla possibile trasformazione<br />

di finanziamenti a tasso zero in<br />

sovvenzioni?<br />

M.C.: Sicuramente i finanziamenti sono<br />

fondamentali per la nascita delle comunità<br />

energetiche ancor più per il fatto che l'incentivo<br />

è decisamente importante; tenendo<br />

tuttavia conto che una quota dell'incentivo<br />

dovrà essere distribuito tra i membri della<br />

comunità energetica, poter contare su sovvenzioni<br />

che coprono totalmente o in parte la<br />

creazione delle CER e l'installazione di nuovi<br />

impianti da inserire nelle stesse risulta fondamentale<br />

per le startup.<br />

60<br />

61


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

A maggior ragione considerando che si tratta<br />

di configurazioni particolarmente innovative<br />

per le quali non c'è uno storico e che per gli<br />

operatori l'esperienza sul campo è ovviamente<br />

limitata.<br />

Di occasioni di finanziamento sulle CER ce<br />

ne sono diverse, principalmente dedicate<br />

agli enti pubblici e ai comuni che devono<br />

diventare promotori di progetti di CER sul<br />

territorio, da questo punto di vista sempre<br />

in attesa del famoso PNRR e del bando da<br />

2,2 miliardi per il quale si sono accumulati<br />

diversi ritardi, ma sappiamo che allo stato<br />

attuale dovrebbe finanziare nuove installazioni<br />

tramite finanziamenti a tasso zero. Da<br />

questo punto di vista c'è la possibilità - da<br />

valutarsi in sede di Commissione europea<br />

- che nella possibile eventualità di una discussione<br />

parziale del PNRR parte di questi<br />

fondi vengano trasformati da finanziamenti<br />

a tasso zero a sovvenzioni quantomeno in<br />

parte a fondo perduto. Al momento si tratta<br />

di mere ipotesi che devono essere confermate<br />

e soprattutto approvate dalla Commissione<br />

europea.<br />

Attualmente il bando PNRR da 2,2 miliardi<br />

consiste in finanziamenti da restituire a tasso<br />

zero per i comuni sotto i 5000 abitanti,<br />

questo introduce anche il tema di come comuni<br />

di piccole dimensioni saranno in grado<br />

di gestire finanziamenti ingenti che arriveranno<br />

per le CER di cabina primaria.<br />

E.M.: Qual è il ruolo dei<br />

finanziamenti e dei bandi di<br />

sovvenzione nell'ambito delle<br />

CER, e come stanno influenzando<br />

la nascita di queste comunità?<br />

Quali sono le regioni e le<br />

fondazioni bancarie italiane che<br />

hanno attivato finanziamenti<br />

per le CER, e in che modo stanno<br />

contribuendo a sostenere la<br />

progettazione e l'installazione<br />

di impianti? Quali sono le sfide<br />

legate alle regole del gioco e alle<br />

modalità di fatturazione degli<br />

incentivi, e come influiscono sulla<br />

bancabilità degli investimenti<br />

nelle CER?<br />

M.C.: Stiamo tutti quanti aspettando i decreti<br />

attuativi e la definizione delle regole<br />

del gioco. In primis gli istituti di credito e gli<br />

enti di finanziamento che sono in attesa di<br />

capire la bancabilità degli investimenti.<br />

È proprio in questo senso che giocano un<br />

ruolo fondamentale i bandi di finanziamento<br />

ora principalmente dedicati agli enti pubblici<br />

a livello regionale, o promossi da fondazioni<br />

bancarie, ad esempio Fondazione Cariplo o<br />

Fondazione Sanpaolo, che hanno recentemente<br />

rilasciato un bando, se non sbaglio<br />

sulle energie alternative, che sovvenziona<br />

però fondamentalmente la progettazione<br />

delle CER; stiamo parlando quindi di poche<br />

decine di migliaia di euro. Anche Regione Piemonte<br />

- che aveva stanziato finanziamenti<br />

a tal fine diversi anni fa - e altre regioni più<br />

di recente hanno attivato finanziamenti per<br />

coprire la progettazione delle CER. La scorsa<br />

estate la Regione Sicilia ha dato ai Comuni<br />

un finanziamento scalato in base alla popolazione<br />

(parliamo di 20/25.000 euro) per la<br />

prima fase della progettazione. Altre Regioni<br />

quali l'Emilia Romagna, il Veneto e la Lombardia<br />

hanno previsto lo stanziamento di<br />

fondi più sostanziosi. In particolare la regione<br />

Lombardia ha previsto 20 milioni di euro<br />

nei prossimi due anni a cui molto probabilmente<br />

andranno aggiunti altri 70 milioni di<br />

euro derivanti da bandi POR FESR finalizzati<br />

a finanziare non solo la progettazione delle<br />

CER ma anche l'installazione di impianti. La<br />

situazione è dunque abbastanza articolata,<br />

non si può dire che manchino le risorse; sicuramente<br />

quando le regole del gioco saranno<br />

definite anche gli istituti di credito potranno<br />

giocare un ruolo determinante. Da questo<br />

punto di vista gli istituti di credito sono un<br />

po' sensibili alle modalità di fatturazione da<br />

parte del GSE degli incentivi perché in base<br />

a quanto indicato nelle regole tecniche del<br />

GSE, quest’ultimo provvede ad esempio a<br />

efffettuare dei bonifici quando riceve tutti<br />

i dati certificati da parte dei DSO altrimenti<br />

si procede per step che però comportano Il<br />

trascorrere del tempo e questo chiaramente<br />

dal punto di vista della bancabilità dell’investimento<br />

è un aspetto su cui le banche sono<br />

ovviamente molto sensibili.<br />

SERGIO OLIVIERO,<br />

Responsabile scientifico CER di Magliano Alpi<br />

E.M.: Qual è la natura e la durata<br />

dell'accordo tra il Comune di<br />

Magliano Alpi e l'ENEA e quali<br />

sono i suoi principali ambiti di<br />

interesse?<br />

S.O.: Premetto che l'accordo con ENEA è un<br />

accordo quinquennale che tocca vari temi, in<br />

primis RECON e il tema della interoperabilità<br />

tra piattaforme digitali di gestione.<br />

E.M.: Qual è la natura e la durata<br />

dell'accordo tra l'ente e l'ENEA e<br />

quali sono i suoi principali ambiti<br />

di interesse?<br />

S.O.: RECON è uno strumento senza dubbio<br />

utile, uno strumento che credo abbia avuto<br />

il merito di far capire che la conoscenza, la<br />

cultura e anche il cambio di mentalità delle<br />

persone devono passare necessariamente<br />

attraverso la capacità di inserire del dati<br />

e di analizzare dei risultati, quindi non una<br />

sensibilizzazione puramente basata su un<br />

interesse ma basata su informazioni che elaborate<br />

fanno capire meglio il funzionamento<br />

del processo.<br />

Credo che uno strumento di simulazione di<br />

CER come RECON, sviluppato da un ente<br />

pubblico di ricerca come ENEA a vantaggio<br />

della collettività, sia fondamentale perché<br />

uno dei problemi su cui già oggi si sta in qualche<br />

modo confrontando è dato dall’esistenza<br />

di centinaia di Tool di simulazione e analisi di<br />

comunità energetiche, più o meno professionali,<br />

sviluppati da tutte le università e da<br />

aziende private.<br />

E.M.: In che modo il testo<br />

suggerisce che RECON, in<br />

62<br />

63


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

quanto strumento sviluppato<br />

pubblicamente, contribuisce<br />

alla standardizzazione e alla<br />

valutazione della qualità delle<br />

comunità energetiche?<br />

S.O.: Il problema di fondo è dunque la confrontabilità<br />

tra risultati a maggior ragione<br />

con i 2,2 miliardi di euro che arriveranno dal<br />

PNRR, si porrà inevitabilmente il problema<br />

di definire una forma di standardizzazione<br />

che porti alla confrontabilità tra risultati di<br />

business plan diversi.<br />

Uno strumento come RECON sviluppato dal<br />

pubblico che permetta di fare delle analisi<br />

confrontabili diventa quindi essenziale per<br />

arrivare poi a quello che a mio avviso potrebbe<br />

diventare una vera e propria forma<br />

di standard multidisciplinare che permetta<br />

di valutare la qualità delle comunità energetiche,<br />

viste non tanto come incentivo ma<br />

come l’insieme delle facilitazioni fiscali, dei<br />

servizi ancillari, bilanciamento di rete e trading<br />

dell'energia, trasformeranno le CER in<br />

dei bancomat territoriali.<br />

A maggior ragione, quindi, diventerà fondamentale<br />

avere a disposizione degli strumenti<br />

di controllo nell'interesse della collettività<br />

ben fatti e chiaramente di tipo multidisciplinare<br />

tali da considerare gli aspetti tecnici,<br />

giuridici, fiscali e organizzativi delle comunità<br />

energetiche.<br />

RECON ha il grosso merito di essere stato<br />

e di essere il primo e unico strumento che,<br />

perseguendo un interesse collettivo, va in<br />

questa direzione; a fronte di processi che<br />

renderanno molto da un punto di vista economico<br />

è fondamentale disporne proprio<br />

per rendere in qualche modo più etico un<br />

mercato della governance dell'energia che<br />

rischia altrimenti di stimolare appetiti eccessivamente<br />

imprenditoriali.<br />

E.M.: Sergio Olivero è qui in<br />

rappresentanza del Sindaco<br />

di Magliano Alpi. Comunità<br />

energetiche, sensibilizzazione<br />

di cittadini, in che modo siete<br />

riusciti a interessare i cittadini<br />

a muoversi su un territorio con<br />

un progetto pilota e al di là<br />

della CER, che cosa ha voluto<br />

dire unire la tua esperienza<br />

di professore universitario<br />

al Politecnico di Torino per<br />

parlare a un territorio piccolo<br />

- in quanto il pilota è stato<br />

portato in un ambito territoriale<br />

ridotto - e creare una cultura<br />

dell'integrazione?<br />

S.O.: In questo momento con il cappello<br />

di presidente del comitato scientifico della<br />

comunità energetica di Magliano d’Alpi e in<br />

tale veste ho titolo per rappresentare il sindaco.<br />

Da un punto di vista pratico mi concentrerei<br />

sul ruolo dell'ente locale. L'ente locale,<br />

in particolare il piccolo ente locale, ha avuto<br />

un ruolo importantissimo in questa fase di<br />

lancio delle comunità energetiche rispetto<br />

al cosiddetto articolo 42 bis (ovvero la regola<br />

provvisoria di recepimento della direttiva<br />

Europea Red 2 che introduce le comunità<br />

energetiche). Il piccolo comune è rapido nelle<br />

scelte, ha una unicità di indirizzi, riesce a<br />

esprimere anche quella capacità di coinvolgere<br />

persone che conoscono a livello personale<br />

il sindaco e mettersi in gioco. Ormai<br />

la fase di recepimento provvisorio è sostanzialmente<br />

completata e siamo in attesa dei<br />

decreti attuativi; credo che nel giro di poche<br />

settimane potrà aprirsi il mondo delle CER<br />

di cabina primaria, cioè le CER di grandi dimensioni<br />

e andranno considerati due aspetti<br />

fondamentali, uno riguarda l’aggregazione,<br />

l'altro la governance.<br />

L'ultima riforma degli enti locali in Italia fu<br />

fatta da Napoleone all'inizio del 1800, sostanzialmente<br />

non è cambiato nulla da allora.<br />

L’Italia si caratterizza per la presenza di<br />

numerose amministrazioni locali di piccole<br />

dimensioni (in Piemonte, ad esempio, sono<br />

presenti più di mille Comuni). Una CER di<br />

cabina primaria è un’entità intrinsecamente<br />

sovracomunale, quindi a fronte di enti locali<br />

che sono dei centri di costo, una CER di cabina<br />

primaria si configura come un centro di<br />

creazione di valore che tenderà ad avere un<br />

peso anche politico nel senso nobile del termine<br />

in quanto creerà risorse per il territorio.<br />

I comuni avranno dunque la necessità di aggregarsi<br />

il che potrà determinare il concretizzarsi<br />

di due differenti situazioni. Vi sono<br />

infatti le aree fortunate, quella dove c'è Garda<br />

Uno, quella dove c'è Enervit, cioè In realtà<br />

in cui ci sono varie pubbliche amministrazioni<br />

che controllano il soggetto giuridico di<br />

diritto privato che è in grado di fungere da<br />

aggregatore. Questo fa la differenza nel governo<br />

del territorio in particolare per quanto<br />

riguarda l'energia.<br />

Poi ci sono i comuni che invece sono situati<br />

in zone in cui questi soggetti non esistono<br />

- ad esempio a Magliano è nata la cosiddetta<br />

iniziativa Magliano and Friends che in<br />

questo momento è arrivata a una trentina<br />

di Comuni aderenti - e dove la logica è quella<br />

di applicare la regola prevista dall'articolo<br />

15 della legge 241 sull'ordinamento degli<br />

enti locali per fare gli accordi non onerosi tra<br />

pubbliche amministrazioni per favorire lo<br />

scambio di buone pratiche. Creare cioè dei<br />

Cluster con capacità di gestione delle comunità<br />

energetiche e quindi in generale di questa<br />

governance estesa stante il carattere<br />

sovracomunale delle CER di cabina primaria.<br />

Quindi laddove esiste un soggetto sovraordinato<br />

aggregatore si ha un grosso vantaggio<br />

per il territorio, dove non c'è in qualche<br />

modo bisogna crearlo.<br />

Secondo punto strategico poi è quello che<br />

implica il coinvolgimento delle imprese e<br />

dei cittadini. Le CER sono tecnicamente dei<br />

soggetti giuridici di diritto autonomo con finalità<br />

mutualistiche ma al di là della prosa<br />

barocca da un punto di vista pratico le CER<br />

sono delle aziende, quindi di diritto privato<br />

che restano di diritto privato anche se entra<br />

a farne parte la pubblica amministrazione.<br />

Ciò detto se il Comune poteva essere un ottimo<br />

soggetto promotore di una CER con il<br />

recepimento provvisorio non è una soluzione<br />

operativamente efficace avere una pubblica<br />

amministrazione che si fa promotrice<br />

di una comunità energetica.<br />

Cito il caso del comune di Magliano Alpi<br />

dove, dopo aver costruito e avviato la prima<br />

comunità energetica e avendo altre due CER<br />

di cabina secondaria pronte a partire, da un<br />

punto di vista pratico la CER primaria che<br />

nascerà appena usciranno i decreti attuativi,<br />

avrà come promotrice un'azienda privata,<br />

il Comune entrerà come prosumer, quindi<br />

64<br />

65


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

mantenendo pieno diritto e piena titolarità<br />

ma non impantanandosi in problematiche di<br />

tipo gestionale organizzativo.<br />

Quindi le CER, soggetti di diritto privato a<br />

guida pubblica con un endorsement forte<br />

da parte dell'amministrazione sono entità<br />

in grado di creare valore e il coinvolgimento<br />

dei cittadini delle imprese si ottiene soltanto<br />

creando valore. Basta pensare che un megawatt<br />

installato in un area industriale costa<br />

1,3 / 1,4 milioni di euro. Creare una CER da<br />

10 megawatt vorrebbe dire avere 14 milioni<br />

di euro mobilizzati, un valore aggiunto importante<br />

in termini di lavoro per progettisti,<br />

installatori, manutentori ed è chiaro che poi<br />

cittadini e imprese si fanno coinvolgere perché<br />

oltre a porre in essere comportamenti<br />

virtuosi si ottengono anche vantaggi da un<br />

punto di vista economico.<br />

MASSIMILIANO FAINI,<br />

Direttore operativo di Garda Uno SpA<br />

E.M.: Potrebbe spiegare<br />

l'importanza dell'area<br />

Gardesana e le sfide affrontate<br />

in termini di sviluppo delle<br />

comunità energetiche a causa<br />

delle differenze regionali tra<br />

Lombardia e Veneto?<br />

M.F.: Grazie innanzitutto dell'opportunità<br />

di raccontare la nostra esperienza su un<br />

territorio che seguo da oltre 25 anni. La nostra<br />

è una realtà pubblica che rappresenta<br />

40 enti locali nell'area Gardesana del Lago<br />

E.M.: Sergio quali sono<br />

i prossimi passi di questa rete di<br />

reti quale è l’Italian Forum<br />

of Energy Communities (IFEC)<br />

e come il lavoro svolto<br />

in questo incontro odierno<br />

può rientrare da un punto<br />

di vista scientifico nella<br />

vostra iniziativa?<br />

S.O.: Credo si stia vivendo un momento magico<br />

in cui non vi sono soluzioni precostituite.<br />

Quelli che stiamo costruendo sono strumenti<br />

che hanno l'ambizione e la possibilità di diventare<br />

degli standard multidisciplinari, dunque<br />

non solo tecnici ne solo giuridici, ne solo<br />

amministrativi o finanziari. È importante arrivare<br />

a una multidisciplinarità applicata, una<br />

standardizzazione dei processi di costruzione<br />

delle CER.<br />

di Garda, dunque ambito Bresciano. Abbiamo<br />

poi una partecipazione anche sul lato<br />

veronese se pur Lombardia e Veneto ragionino<br />

con tempi diversi per quanto riguarda<br />

la costruzione delle comunità energetiche e<br />

questo ovviamente comporta per noi la ricerca<br />

di un certo equilibrio nello sviluppo di<br />

questi percorsi.<br />

E.M.: In che modo il tuo<br />

primo incontro con RECON ha<br />

influenzato il tuo approccio allo<br />

sviluppo sostenibile del tuo<br />

territorio, soprattutto in termini<br />

di sostegno ai servizi pubblici?<br />

M.F.: Effettivamente circa un anno fa<br />

quando ci siamo approcciati per la prima<br />

volta al percorso delle comunità energetiche<br />

e ho conosciuto Matteo che mi ha dato<br />

la possibilità di usare RECON, ho capito immediatamente<br />

che questo strumento era<br />

tale da permettere - come per ogni servizio<br />

pubblico da noi sviluppato per il territorio - di<br />

agire in equilibrio e in modo sostenibile nel<br />

tempo; ma non solo, offriva anche la possibilità<br />

di rendere sostenibili anche altri servizi<br />

pubblici che oggi cominciano ad accusare<br />

criticità importanti in quanto considerati<br />

scontati, già esistenti e a cui di conseguenza<br />

si dedica poco spazio se pur servizi fondamentali<br />

(come ad esempio quelli in ambito<br />

sociale).<br />

E.M.: In che modo consideri<br />

le iniziative energetiche<br />

comunitarie come una<br />

soluzione per promuovere un<br />

cambiamento nella percezione<br />

dell'energia e della sua<br />

importanza da parte delle<br />

persone?<br />

M.F.: Il percorso che porta alle comunità<br />

energetiche può considerarsi effettivamente<br />

come una soluzione per favorire quella<br />

transizione e quella trasformazione tali da<br />

favorire un cambio di pensiero nei confronti<br />

dell'energia, un bene quest’ultimo essenziale<br />

e fondamentale.<br />

Noi ce ne siamo resi conto per la criticità che<br />

abbiamo dovuto affrontare in questi mesi<br />

però a tutti gli effetti è necessario trovare<br />

un equilibrio territoriale locale. Con tale<br />

orientamento, quasi sei mesi fa, abbiamo<br />

iniziato a sviluppare comunità energetiche<br />

per ogni singolo nostro ente locale pensando<br />

a CER che abbiano la spina dorsale totalmente<br />

pubblica - ciò almeno nella fase<br />

di avviamento e sviluppo - per conservare<br />

l'obiettivo della sostenibilità e della ricaduta<br />

verso quei servizi offerti da tempo ma per i<br />

quali, come detto, riscontriamo un aumento<br />

delle criticità dovute ad aspetti legati all’energia,<br />

dunque anche ai costi di conduzione<br />

dei servizi stessi.<br />

Per quanto riguarda il ciclo idrico integrato,<br />

ad esempio, l'aspetto energetico incide<br />

grosso modo del 30% sul costo di esercizio,<br />

gli aumenti di quest’anno sono stati totalmente<br />

imprevedibili e porteranno a un aumento<br />

delle tariffe. Dunque se non si riesce<br />

a creare una sinergia tra i vari servizi pubblici<br />

il problema diventerà diffuso: inseguiremo<br />

dapprima l'equilibrio in ambito energetico<br />

ma poi dovremo inseguire quelli legati al<br />

ciclo idrico, ai rifiuti, alla mobilità.<br />

È il sistema che deve cambiare indirizzandosi<br />

verso una diversa logica di conduzione<br />

dei servizi pubblici e la base per questo<br />

cambiamento è rappresentata dalle comunità<br />

energetiche in quanto ci permettono di<br />

far interagire oltre ai vari servizi, anche i vari<br />

enti, con la possibilità per questi ultimi di<br />

trovare importanti sinergie territoriali. Non<br />

tutti i territori, ad esempio, hanno la possibilità<br />

di realizzare impianti fotovoltaici o<br />

comunque impianti da fonti rinnovabili; alcuni<br />

possono essere vincolati da stringenti<br />

tutele paesaggistiche. Avere dunque la pos-<br />

66<br />

67


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

sibilità, grazie alle comunità energetiche, di<br />

realizzare in quei territori non sottoposti a<br />

una salvaguardia elevata impianti da fonti<br />

rinnovabili tali da soddisfare anche quei<br />

nuclei storici o quelle realtà paesaggistiche<br />

tutelate che hanno maggiori difficoltà rappresenta<br />

una soluzione importantissima;<br />

anche per dare continuità al territorio e per<br />

preservarlo da azioni che possano pregiudicare<br />

l'integrità del paesaggio.<br />

E.M.: Potete fornire un esempio<br />

di come avete integrato le<br />

iniziative energetiche all'interno<br />

della vostra comunità locale,<br />

SABRINA ROMANO, Tecnologo ENEA,<br />

Laboratorio Smart Cities and Communities<br />

E.M.: Puoi approfondire il<br />

coinvolgimento della comunità<br />

di Centocelle nel progetto Smart<br />

Sim e come il loro contributo ha<br />

plasmato l'iniziativa?<br />

S.R.: Più che sulle CER già in fase di realizzazione<br />

desidero fare un passo indietro<br />

pur sempre rimanendo sul tema. Già ho illustrato,<br />

se pur rapidamente, gli strumenti<br />

che abbiamo sviluppato per il consumatore,<br />

strumenti operativi e dimostratori reali.<br />

A Roma sei o sette anni fa abbiamo iniziato<br />

a coinvolgere la cittadinanza di un quartiere<br />

popolare, Centocelle, in una serie di incontri.<br />

Abbiamo inizialmente sottoposto alla comunità<br />

la prima Smart Sim, partita proprio<br />

ad esempio riducendo le spese<br />

energetiche e promuovendo la<br />

sostenibilità?<br />

M.F.: Per quanto riguarda i nostri interventi<br />

siamo partiti dal comune più piccolo,<br />

che conta solo 100 abitanti, un comune<br />

montano in cui il problema più importante<br />

era dato dallo spopolamento nonostante la<br />

presenza di nicchie di borghi assolutamente<br />

di pregio. Già da un anno siamo riusciti a far<br />

azzerare la spesa energetica al comune, generando<br />

al contempo sostenibilità grazie a<br />

un piano energetico territoriale integrato. E<br />

grazie a Matteo e al supporto di ENEA stiamo<br />

sviluppando questo percorso.<br />

da questi utenti che successivamente hanno<br />

partecipato a una prima sperimentazione<br />

con strumentazione prototipale sviluppata<br />

in ENEA e con la collaborazione di un'azienda<br />

privata. Da qui è nato un primo nucleo e<br />

l’esperienza è stata condivisa con Areti che<br />

era in fase di avvio del progetto di ricerca<br />

“Platone” e con Areti abbiamo condiviso i<br />

dimostrativi sperimentali. Il progetto oggi è<br />

concluso, tuttavia si tratta di un'esperienza<br />

che ha aperto le porte alla relazione tra l'utente,<br />

la comunità, il distretto e la rete.<br />

E.M.: In che modo il<br />

coinvolgimento di APIO,<br />

il partner tecnologico di Pescara,<br />

ha contribuito al successo del<br />

progetto a Roma, e quale è stato<br />

il loro ruolo specifico?<br />

S.R.: Partner tecnologico dell’iniziativa era<br />

un'azienda di Pescara, APIO, con la quale<br />

avevamo già collaborato utilizzando la tecnologia<br />

blockchain per certificare gli scambi<br />

di energia.<br />

Ulteriore elemento qualificante della sperimentazione<br />

che abbiamo condotto a Roma<br />

è quello di aver attestato una strumentazione<br />

complessa; in alcune case si trovano<br />

dispositivi utente per acquisire dati dal contatore<br />

generale di nuova generazione (installati<br />

grazie all'intervento di Areti), nonché<br />

impianti di micro fotovoltaico e sono stati<br />

utilizzati anche i dispositivi utente di cui ho<br />

fatto cenno in mattinata.<br />

Inviterei anche un rappresentante dell'azienda<br />

che ha fornito i dispositivi utente nel<br />

dimostrativo romano così abbiamo un quadro<br />

di tutte le figure coinvolte in questa sperimentazione.<br />

E.M.: Come vede evolversi il<br />

ruolo dell'ENEA nel favorire il<br />

dialogo e la collaborazione tra i<br />

diversi stakeholder coinvolti nei<br />

progetti energetici, soprattutto<br />

in termini di sviluppo di modelli<br />

e metodologie replicabili?<br />

S.R.: Al di la della questione specifica è forse<br />

il momento per fare una riflessione sul<br />

ruolo che può rivestire ENEA nella ricerca di<br />

modelli, metodologie e sistemi per facilitare<br />

il dialogo tra le varie figure coinvolte, abbiamo<br />

in tal senso parlato di tavoli, ma anche di<br />

metodologie, di modelli replicabili.<br />

Quello appena emerso è un esempio che<br />

riguarda il distributore ma anche i soggetti<br />

che hanno il compito di progettare la comunità<br />

energetica e quello di coinvolgere i cittadini;<br />

un ruolo, credo, che in qualche modo<br />

ritorna nell’ambito di azione di ENEA data la<br />

necessità di trovare dei modelli e metodi di<br />

mediazione tra le varie figure coinvolte.<br />

Ribadisco che la sperimentazione che abbiamo<br />

fatto su Roma è stata un'ottima<br />

palestra proprio perché ci ha permesso di<br />

verificare che con la volontà di collaborare<br />

mettendosi intorno a un tavolo, le soluzioni<br />

tecniche si trovano.<br />

Quando abbiamo presentato i due progetti,<br />

il progetto Platone da un lato e il progetto<br />

di ricerca di sistema elettrico dall’altro, abbiamo<br />

parlato di una sperimentazione che<br />

avrebbe con un doppio punto di vista contemplato<br />

da un lato le esigenze della rete<br />

e dall'altro quelle dell'utente, cercando di<br />

sfruttare le tecnologie ma individuando anche<br />

modalità di dialogo con lo stesso utente.<br />

In tutta questa attività, coinvolgendo anche<br />

le tecnologie, APIO ha fatto un po' da ponte<br />

e sia con Areti per il progetto Platone che<br />

con ENEA collaborando allo sviluppo della<br />

piattaforma DHomus.<br />

68<br />

69


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

ALESSANDRO CHELLI,<br />

APIO<br />

E.M.: In che modo APIO è stata<br />

coinvolta nell'affrontare le sfide<br />

dell'interoperabilità tra i diversi<br />

protocolli nelle case intelligenti<br />

e nell'integrazione dei vari<br />

moduli dei fornitori?<br />

A.C.: Parlare del nostro contributo sia al<br />

progetto Platone sia all’attività di ENEA<br />

è semplice perché va di pari passo con lo<br />

sviluppo di APIO. Quando si parla di coinvolgimento<br />

dell'utente è molto importante<br />

cercare un'interazione real time con tutti i<br />

suoi dispositivi domestici. Parliamo quindi<br />

di smart home piuttosto che di dispositivi di<br />

produzione, fotovoltaici o mini fotovoltaici e<br />

di accumulo.<br />

È dunque necessaria la presenza di un concentratore<br />

all'interno dell’abitazione in grado<br />

di raccogliere tutte queste informazioni<br />

e condividerle in tempo reale. A ciò abbiamo<br />

incominciato a lavorare nel lontano 2015<br />

con ENEA e con gli altri partner sul tema<br />

dell'interoperabilità dei protocolli che è<br />

tema centrale all'interno della smart home<br />

e che non significa semplicemente integrare<br />

i moduli dei vari provider ma anche andare<br />

a installare e a testare i dispositivi all’interno<br />

delle abitazioni. E il nostro contributo è<br />

stato sia quello di portare conoscenze tecnologiche<br />

sui temi Smart Home, Internet of<br />

Things ecc. sia anche e soprattutto quello di<br />

condividere queste innovazioni in un'ottica<br />

di collaborazione open source con ENEA al<br />

fine di favorire uno sviluppo anche successi-<br />

vo alle sperimentazioni affrontate e cercando<br />

di restituire conoscenze sul tema della<br />

interoperabilità all'interno dell’abitazione.<br />

E.M.: Cosa ti ha spinto a<br />

collaborare con Areti (Acea)<br />

per esplorare la tecnologia<br />

blockchain nel mercato<br />

energetico e quali vantaggi<br />

immaginavi per il suo utilizzo?<br />

A.C.: Nel 2017 e nel 2018 c'è stata anche<br />

la volontà di affrontare la sfida con Areti<br />

(Acea) sulla tecnologia blockchain che stava<br />

entrando prepotentemente nel mercato<br />

energetico e di prospettare quelli che sarebbero<br />

potuti essere i vantaggi dell'utilizzo di<br />

questa tecnologia In quel mercato. L'idea ha<br />

avuto poi seguito in un progetto dal nome<br />

Prosumer Chain che ha coinvolto Areti,<br />

Acea ed ENEA in cui abbiamo avuto modo<br />

di sperimentare la gestione del flusso dati<br />

proveniente dai contatori di seconda generazione.<br />

Un flusso dati trasparente e certificato<br />

in quanto - sfruttando la tecnologia IoT<br />

e quella blockchain - arriva direttamente al<br />

contatore superando così quello che viene<br />

considerato il tipico problema di sicurezza<br />

della blockchain.<br />

A ciò abbiamo unito le potenzialità degli<br />

Smart Contract che permettono in maniera<br />

trasparente, una volta impostati degli input,<br />

di dare degli output. In questo caso abbiamo<br />

gestito un contratto intelligente per fare<br />

in modo che i comportamenti virtuosi degli<br />

utenti fossero ripagati in token, una moneta<br />

scambiabile all'interno di micro grid (in quegli<br />

anni non si parlava ancora di comunità<br />

energetiche) e questa sperimentazione ci<br />

ha permesso di continuare a sviluppare con<br />

Areti, all'interno del progetto Platone, un<br />

brevetto per la certificazione delle misure<br />

tramite il protocollo Chain 2, quindi di sviluppare<br />

lo scenario nel quale l'utente non solo<br />

ha a disposizione, tramite strumenti come<br />

DHomus, tutta la visualizzazione dei dati dei<br />

propri dispositivi (energia prodotta, energia<br />

accumulata, ecc.) ma può anche ricevere da<br />

un aggregatore (o comunque da un soggetto<br />

esterno) dei trigger, dei segnali mediante<br />

i quali (segnalando le proprie preferenze in<br />

termini di flessibilità e disponibilità energetica)<br />

rimettere in rete una certa quantità di<br />

energia ed essere ripagato; questo è il modello<br />

che è stato poi riportato all'interno del<br />

progetto Platone e che ha visto la sperimentazione<br />

anche con la collaborazione di ENEA.<br />

L’idea è di rendere questa tecnologia disponibile<br />

anche per le comunità energetiche.<br />

Una comunità energetica deve prevedere il<br />

ROBERTO BONFIGLI,<br />

MAC Srl<br />

E.M.: Puoi spiegare più nel<br />

dettaglio come il protocollo<br />

Chain 2 facilita il recupero<br />

dei dati sui consumi energetici<br />

e perché è importante<br />

che gli utenti abbiano accesso<br />

coinvolgimento degli utenti fornendo strumenti<br />

in tempo reale che permettano loro<br />

di visualizzare l'andamento della comunità,<br />

dell'autoconsumo, di quanto potenzialmente<br />

si sta guadagnando in termini di incentivo<br />

e ricevere anche dei segnali che - indicando<br />

la possibilità di auto consumare in un particolare<br />

momento, di aumentare la quota di<br />

consumo, di aumentare la quota di produzione<br />

- aiutino l’utente ad essere partecipe<br />

all’interno della comunità.<br />

E.M.: In che modo il flusso di<br />

dati trasparente e certificato<br />

facilitato dall’IoT e dalla<br />

tecnologia blockchain affronta<br />

i problemi di sicurezza nel<br />

mercato energetico?<br />

A.C.: Quello che si diceva prima circa la trasparenza<br />

dei dati è dunque tema fondamentale.<br />

Proprio perché la CER è gestita da utenti,<br />

municipalità e aziende che fanno da aggregatori,<br />

la trasparenza del dato è un tema centrale<br />

in quanto permette di fidarsi e di essere<br />

partecipi all'interno della comunità.<br />

a dati certificati?<br />

R.B: In relazione agli aspetti già introdotti<br />

dagli amici di APIO per il progetto<br />

Platone e da Sabrina Romano per il progetto<br />

DHomus, noi siamo stati provider<br />

per la tecnologia di reperimento del dato<br />

70<br />

71


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

di consumo tramite il protocollo Chain<br />

2, quindi tramite il dato di consumo che<br />

viene messo a condivisione e a fruizione<br />

dell'utente all'interno dell’abitazione per<br />

l'utilizzo e soprattutto per la massimizzazione<br />

della consapevolezza del proprio<br />

consumo.<br />

GIANLUIGI PICCININI,<br />

Presidente Ressolar<br />

E.M.: Potresti approfondire<br />

le preoccupazioni specifiche<br />

che hai riguardo ai decreti<br />

attuativi relativi alle comunità<br />

energetiche e come si sono<br />

discostati dall'iniziale decreto<br />

n. 199?<br />

G.P.: In questo momento siamo particolarmente<br />

concentrati sui decreti attuativi in<br />

consultazione che contengono punti particolarmente<br />

preoccupanti e credo che, in tal<br />

senso, ENEA abbia organizzato un tavolo<br />

E.M.: Quali vantaggi ottengono<br />

gli utenti dalla comunicazione<br />

dei dati in tempo reale, in<br />

particolare attraverso la<br />

tecnologia powerline stabile<br />

e verificata?<br />

R.B.: Il dato di consumo si potrebbe acquisire<br />

in qualsiasi modo tramite diverse<br />

strumentazioni ma di sicuro questa nuova<br />

tecnologia standardizzata messa a<br />

disposizione dal distributore direttamente<br />

dall’open meter permette una duplice<br />

funzione. Di sicuro il fatto che il dato sia<br />

certificato quindi non vi sono dubbi sulla<br />

validità del dato relativo al consumo attuale<br />

e soprattutto tramite la tecnologia<br />

powerline che permette, secondo convogliate,<br />

di comunicare il dato in real time<br />

quindi l'utente ha la possibilità di conoscere<br />

il proprio consumo attraverso una<br />

tecnologia molto stabile e verificata. Noi<br />

come MAC siamo portatori anche di questa<br />

esperienza, siamo stati certificatori e<br />

valutatori, tramite E-Distribuzione, il distributore<br />

della tecnologia powerline secondo<br />

convogliate e il protocollo Chain 2<br />

e possiamo confermare tramite le nostre<br />

esperienze e tramite le linee di prodotti<br />

che stiamo proponendo il fatto che la tecnologia<br />

sia stabile e utilizzabile.<br />

anche con altre associazioni il 6 dicembre. È<br />

necessario insistere con il Ministero in quanto<br />

i decreti attuativi, in alcuni punti, hanno<br />

stravolto quanto inizialmente previsto dal<br />

decreto numero 199. Oltre a vari punti che<br />

non sto a elencare in questa sede mi preoccupa<br />

in particolare il limite del 70% di energia<br />

condivisa, anche se poi analizzando bene<br />

il decreto e come spesso accade nel nostro<br />

Paese, si rendono possibili alcune possibilità<br />

di aggirare tale limite.<br />

Noi siamo molto attivi sul territorio e da<br />

GABRIELE FEDELE,<br />

Areti<br />

E.M.: Come contribuisce Areti,<br />

società del gruppo Acea, al<br />

progetto Platone?<br />

Quali sfide ha identificato Areti<br />

riguardo al carico elettrico in<br />

alcune aree urbane e come ha<br />

proposto di affrontarle?<br />

G.F.: In riferimento a ciò che ho ascoltato<br />

prima sulle comunità energetiche posso dire<br />

che noi siamo in grado di fornire quei servizi in<br />

più che le CER possono arrivare a offrire - oltre<br />

all'autoconsumo - alla rete elettrica. E proprio<br />

questo abbiamo provato a realizzare nel<br />

citato progetto Platone. In sostanza, qualche<br />

anno fa, abbiamo considerato delle ipotesi di<br />

scenario per vedere come sarebbe andato a<br />

evolvere il carico elettrico sulle nostre reti,<br />

nonché l'impatto delle rinnovabili. Abbiamo<br />

stimato che, con l'impatto dei veicoli elettrici,<br />

in determinate zone della nostra area urbana<br />

e in particolari periodi dell'anno, potrebbero<br />

verificarsi dei picchi di carico tali da mettere in<br />

crisi quella porzione di rete. Per risolvere questo<br />

problema si può o ammodernare la rete<br />

e quindi come dire potenziarla per cercare di<br />

venire incontro a quelle che sono le richieste<br />

degli utenti oppure, e questo è il nuovo ap-<br />

tempo siamo impegnati nei vari comuni<br />

confrontandoci quotidianamente con la cittadinanza<br />

per diffondere, forse per primi sul<br />

territorio, la cultura delle comunità energetiche.<br />

Abbiamo anche aperto uno sportello<br />

virtuale, credo l'unico in Italia.<br />

Abbiamo utilizzato RECON ma l’esperienza<br />

al momento è solo a livello di test.<br />

proccio su cui si basa Platone, cercare di coinvolgere<br />

gli utenti finali a modulare - là dove è<br />

possibile - o spostare il carico per cercare di<br />

alleggerire la rete in quelle ore.<br />

Nei primi anni del progetto abbiamo studiato<br />

la rete di Roma andando a individuare le<br />

aree che maggiormente risultavano coerenti<br />

con l'obiettivo del progetto stesso. Tra queste<br />

abbiamo individuato Centocelle e in base<br />

all'accordo che avevamo con ENEA abbiamo<br />

deciso di coinvolgere gli stessi utenti che già<br />

avevano aderito al progetto DHomus all'interno<br />

del progetto Platone. In sostanza abbiamo<br />

installato alcuni apparati per incrementare<br />

la flessibilità degli utenti, batterie, impianti<br />

di micro fotovoltaico e un dispositivo capace<br />

di dialogare con i contatori di nuova generazione<br />

andando a utilizzare il canale utente,<br />

rilevando i dati in tempo reale e certificandoli<br />

tramite tecnologie blockchain che li archivia<br />

su un database. Questa azione permette<br />

in qualche modo di creare un insieme di dati<br />

messi a disposizione sia dell'utente finale, sia<br />

degli attori istituzionali, sia di alcune operatori<br />

di mercato, ovviamente a valle di tutte le<br />

autorizzazioni necessarie per poter accedere<br />

agli stessi.<br />

72<br />

73


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

E.M.: Che ruolo gioca<br />

l'aggregatore nel sistema di<br />

distribuzione dell'energia e<br />

in che modo l'aggregatore<br />

determina i tempi adeguati<br />

per la modulazione o lo<br />

spostamento del carico?<br />

G.F.: Tra gli attori di mercato c'è l'aggregatore.<br />

Quest’ultimo, una volta accordatosi<br />

con il soggetto proprietario del POD, accede<br />

a questi dati ed effettua una profilazione dei<br />

consumi (utilizzando anche le informazioni<br />

che magari vengono dal progetto DHomus),<br />

studia i comportamenti e individua quelli<br />

che possono essere gli orari compatibili con<br />

un eventuale modulazione dei carichi o spostamenti.<br />

Sulla base di ciò fa delle offerte<br />

di flessibilità e se queste offerte coincidono<br />

con le richieste del distributore, l'aggregatore<br />

- attraverso il distributore e con un<br />

meccanismo che abbiamo definito all'interno<br />

del progetto Platone - va a attivare<br />

l'utente inviando un comando di flessibilità<br />

che poi viene scambiato con le centraline di<br />

automazione - gli energy box che troviamo<br />

all'interno delle case - per permette l'attivazione<br />

e quindi l'erogazione del servizio.<br />

E.M.: In che modo si può parlare<br />

di cambio di paradigma del<br />

sistema elettrico, soprattutto<br />

in contrasto con l'approccio<br />

tradizionale?<br />

G.F.: Questo aspetto è da considerarsi un<br />

cambio di paradigma essendo abituati a un<br />

sistema elettrico che insegue la domanda,<br />

fino a ora la domanda è sempre stata ritenuta<br />

non elastica e quindi in qualche modo<br />

è sempre stato il carico a doversi adattare.<br />

Questo criterio ci suggerisce di dover cercare<br />

di lavorare sulla domanda per risolvere i<br />

problemi che nei prossimi anni le reti elettriche<br />

dovranno affrontare, soprattutto quelle<br />

di distribuzione, per via della transizione<br />

energetica. Ciò significa che noi utenti finali<br />

oltre a prelevare dalla rete l'energia di cui<br />

necessitiamo possiamo, in funzione dell'ottimizzazione<br />

dei nostri profili di consumo,<br />

anche ottenere un incentivo dando, in alcuni<br />

momenti dell'anno, una mano al gestore di<br />

rete nell’ottimizzare il funzionamento della<br />

rete stessa.<br />

Ovviamente l'approccio del distributore nei<br />

confronti dell'utente che fornisce questo<br />

servizio è neutro, che sia l'utente singolo<br />

o, a valle del POD, una comunità energetica<br />

(e qui si entra in alcuni punti del decreto o<br />

della delibera che trattano la possibilità per<br />

le comunità energetiche di interagire con la<br />

rete) per noi è indifferente, importante è che<br />

a medio lungo termine (termine che però si<br />

sta sempre più accorciando date le contingenze<br />

che stiamo vivendo) si concretizzi un<br />

cambio di paradigma e si riescano ad avere<br />

ulteriori risorse a disposizione del gestore<br />

in modo tale che la rete elettrica del futuro<br />

possa garantire quei livelli di affidabilità<br />

e sicurezza a cui siamo abituati già oggi.<br />

MASSIMO DI DOMENICO,<br />

Confservizi CISPEL Lombardia<br />

E.M.: Perché è fondamentale<br />

considerare il ruolo delle<br />

utilities, anche di quelle più<br />

piccole e meno importanti,<br />

nella promozione delle<br />

iniziative CER?<br />

M.di D.: È cruciale considerare il coinvolgimento<br />

delle utilities, indipendentemente<br />

dalle loro dimensioni o importanza relative,<br />

nella promozione delle iniziative di Circular<br />

Economy (CER) per diverse ragioni:<br />

■ Effetto cumulativo. Anche le utilities più<br />

piccole contribuiscono all'uso delle risorse<br />

e alla generazione di rifiuti. Se tutte le utilities,<br />

grandi e piccole, adottano pratiche più<br />

sostenibili, l'impatto complessivo sulla riduzione<br />

dei rifiuti e sull'efficienza delle risorse<br />

sarà significativo.<br />

■ Esempio e ispirazione. Le utilities più piccole<br />

possono servire da esempio e ispirazione<br />

per altre organizzazioni simili o per la comunità<br />

locale. Dimostrare che anche le realtà più<br />

piccole possono apportare cambiamenti positivi<br />

può motivare altre a seguire l'esempio.<br />

■ Innovazione. Le utilities di minori dimensioni<br />

possono essere agili nell'adottare<br />

nuove tecnologie e pratiche sostenibili.<br />

Questo può portare all'innovazione nel settore<br />

e alla scoperta di soluzioni più efficienti<br />

ed economiche.<br />

■ Coinvolgimento della comunità. Le utilities<br />

locali spesso hanno legami più stretti<br />

con la comunità locale. Coinvolgendole attivamente<br />

nelle iniziative CER, è possibile<br />

ottenere un maggiore sostegno e coinvolgimento<br />

da parte della popolazione locale.<br />

■ Catena di approvvigionamento sostenibile.<br />

Le utilities, grandi o piccole, fanno<br />

parte di una catena di approvvigionamento<br />

più ampia. Coinvolgendole nelle iniziative<br />

CER, è possibile promuovere l'adozione<br />

di pratiche sostenibili in tutta la<br />

catena, riducendo l'impatto ambientale<br />

complessivo.<br />

■ Riduzione dei costi e risparmio energetico.<br />

Le utilities possono beneficiare<br />

direttamente dalla riduzione dei costi<br />

operativi attraverso l'adozione di pratiche<br />

più efficienti dal punto di vista energetico.<br />

Questo può tradursi in risparmi economici<br />

e in una maggiore competitività.<br />

In sintesi, coinvolgere le utilities, anche<br />

quelle più piccole e meno importanti, è<br />

fondamentale per promuovere in modo<br />

efficace le iniziative di Circular Economy.<br />

La diversità delle dimensioni e delle competenze<br />

all'interno del settore delle utilities<br />

può portare a una trasformazione più<br />

ampia e sostenibile nell'uso delle risorse e<br />

nella gestione dei rifiuti.<br />

74<br />

75


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

FEDERICA BASSINI,<br />

Efase<br />

E.M.: Qual è l'obiettivo<br />

principale della piccola società<br />

di consulenza?<br />

F.B.: L'obiettivo principale di una piccola<br />

società di consulenza come la vostra, che<br />

sta supportando diverse realtà nel percorso<br />

di fattibilità per la realizzazione di comunità<br />

energetiche rinnovabili, è quello di fornire assistenza<br />

e consulenza di alta qualità per aiutare<br />

i vostri clienti a comprendere e valutare<br />

la fattibilità delle loro iniziative energetiche<br />

rinnovabili. Questo può comprendere la valutazione<br />

tecnica, economica e regolamentare<br />

dei progetti, nonché la facilitazione di processi<br />

amministrativi e il supporto nella raccolta<br />

delle informazioni necessarie.<br />

terreno fertile. E anche il covid ha paradossalmente<br />

aiutato nella smartizzazione delle<br />

città come tutti abbiamo potuto vedere.<br />

Insomma questa crisi può aiutare la vera<br />

smartizzazione della rete che sarà poi percepita<br />

dal cittadino.<br />

Concludo dicendo che è molto lodevole lo<br />

sforzo che tutti quanti stiamo profondendo<br />

su questo argomento. Tuttavia l'Unione Europea<br />

desidera che il 20% dell'energia che<br />

viene consumata nelle città al 2030 provenga<br />

da comunità energetiche; dato che in città<br />

si consuma circa il 65-70% è il 14%, spesso<br />

quando parlo in qualità di rappresentante<br />

nazionale per la mission mi capita di concludere<br />

affermando che la transizione energetica<br />

non si fa con le comunità energetiche ma<br />

non si fa nemmeno senza. E questo credo sia<br />

il punto da chiarire bene a tutti coloro che ne<br />

usufruiranno.<br />

CARLO ALBERTO NUCCI, Professore all’Università<br />

di Bologna e Rappresentante nazionale della mission<br />

europea Climate Neutral and Smart City<br />

E.M.: Quale aspetto delle<br />

comunità energetiche trovi<br />

particolarmente significativo,<br />

soprattutto per quanto riguarda<br />

il ruolo dei prosumer?<br />

C.A.N.: Sono professore di sistemi elettrici<br />

per l’Energia all’Università di Bologna e mi<br />

occupo da qualche tempo di comunità energetiche,<br />

tra l'altro nel quadro di un progetto<br />

che coinvolge come capofila AESS (Agenzia<br />

per l’Energia e lo sviluppo Sostenibile) di Modena<br />

ed ENEA.<br />

Sono molto lieto perché è la prima volta che<br />

viene messa in evidenza l’importanza del<br />

ruolo del prosumer.<br />

Di smart grid se ne parla da vent'anni ma il<br />

cittadino comune non è consapevole degli<br />

sforzi fatti dai tecnici per migliorare l'inerzia<br />

della rete perché gli inverter - al contrario degli<br />

alternatori - non la consentono; quello che<br />

interessa all'utente è quello di cui si è parlato<br />

questa mattina e cioè la possibilità di aiutare<br />

la rete e la possibilità di aiutare i prosumer a<br />

massimizzare i propri incentivi.<br />

Come ricordato in precedenza, I programmi<br />

sviluppati in quasi tutte le università sono<br />

piuttosto articolati e complessi e hanno funzioni<br />

obiettivo difficili da risolvere; è la prima<br />

volta che mi capita di sentire molto chiaramente<br />

che non è solo gestendo l'accumulo<br />

che si può ottimizzare il funzionamento della<br />

comunità energetica ma anche agendo sui<br />

carichi e questo è molto importante.<br />

Siamo pronti perché mai come in questo<br />

periodo la carenza energetica messa in luce<br />

dalla crisi Russo Ucraina ci sta preparando<br />

GIANLUCA D’AGOSTA, Laboratorio Cross Technologies<br />

per distretti urbani e industriali<br />

E.M.: Che impatto ha avuto<br />

il progetto energetico<br />

comunitario sperimentale<br />

nell'area Pilastro Roveri sul<br />

coinvolgimento, l'informazione<br />

e l'educazione dei cittadini?<br />

G.D’A.: Il progetto energetico comunitario<br />

sperimentale nell'area Pilastro Roveri<br />

ha avuto un impatto significativo sul coinvolgimento,<br />

l'informazione e l'educazione<br />

dei cittadini. Ecco alcune delle principali influenze<br />

di questo progetto:<br />

■ Coinvolgimento dei cittadini. Il progetto<br />

ha avuto successo nel coinvolgere attivamente<br />

i cittadini nell'ambito delle comunità<br />

energetiche. Ha dimostrato che i cittadini<br />

possono partecipare attivamente alla<br />

produzione e alla gestione dell'energia, il<br />

che promuove un senso di appartenenza e<br />

responsabilità nella comunità.<br />

■ Informazione e formazione. L'iniziativa<br />

ha promosso l'informazione e la formazione<br />

dei cittadini riguardo alle tematiche<br />

energetiche e alla sostenibilità. La pubblicazione<br />

di un libro per l'infanzia è un<br />

esempio di come il progetto abbia cercato<br />

di educare le generazioni future, preparandole<br />

a un futuro più sostenibile.<br />

■ Cambiamento culturale. Il progetto ha<br />

contribuito a cambiare la cultura energetica<br />

nella zona di Pilastro Roveri. Ha sensibilizzato<br />

i cittadini sulle questioni legate<br />

all'energia rinnovabile, all'efficienza energetica<br />

e alla condivisione delle risorse, promuovendo<br />

un atteggiamento più sostenibile.<br />

■ Sostenibilità economica. Nonostante le<br />

sfide iniziali, il progetto ha dimostrato che<br />

le comunità energetiche possono diventa-<br />

76<br />

77


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

re sostenibili dal punto di vista economico<br />

nel tempo. Questo può incentivare altre comunità<br />

a intraprendere simili iniziative.<br />

■ Collaborazione tra attori. Il coinvolgimento<br />

di diverse parti interessate, tra cui<br />

ENEA, l'Università di Bologna e altri partner,<br />

ha mostrato che la collaborazione è essenziale<br />

per il successo delle comunità energetiche.<br />

È emersa la necessità di coinvolgere<br />

anche istituzioni come l'ARERA e il GSE per<br />

garantire un quadro regolamentare adeguato<br />

e un sostegno istituzionale.<br />

■ Focus oltre l'aspetto economico. Il progetto<br />

ha evidenziato l'importanza di andare<br />

oltre l'aspetto puramente economico nelle<br />

iniziative di comunità energetiche. La creazione<br />

di un futuro migliore, la sostenibilità<br />

ambientale e la partecipazione attiva dei<br />

cittadini sono obiettivi cruciali.<br />

In generale, il progetto sperimentale nell'area<br />

Pilastro Roveri ha dimostrato il potenziale<br />

delle comunità energetiche non solo come<br />

soluzione economica, ma anche come strumento<br />

per il coinvolgimento dei cittadini, la<br />

sensibilizzazione ambientale e la creazione<br />

di un futuro più sostenibile. La collaborazione<br />

tra vari attori, inclusi enti istituzionali, è essenziale<br />

per sostenere e sviluppare ulteriormente<br />

queste iniziative.<br />

MASSIMO DI DOMENICO,<br />

Cluster Smart Cities & Communities Regione Lombardia<br />

E.M.: Vorrei un primo parere<br />

sul grado di maturità di questo<br />

concetto di rete in ambito<br />

pubblica amministrazione<br />

e se si tratta di un processo<br />

di contaminazione tra utility<br />

dato da un vero e proprio<br />

cambiamento culturale e<br />

finalizzato al travaso di<br />

informazioni e di dati oppure se<br />

a spingere in tal senso è come<br />

sempre solo un momento di<br />

forte criticità?<br />

M. di D.: Questa mattina abbiamo parlato<br />

di comunità energetiche ed è chiaro che queste<br />

ultime hanno la possibilità di svilupparsi<br />

in quanto il mondo in cui viviamo è cambiato.<br />

Al di la degli aspetti molto negativi che<br />

in questo momento caratterizzano la nostra<br />

vita sociale e che generano impatti anche<br />

sui nostri sistemi economici, se noi guardiamo<br />

al mondo in cui viviamo - tenendo conto<br />

in primis di quale è stata l'evoluzione tecnologica<br />

ma anche del nostro mutato modo di<br />

guardare agli aspetti legati alla sostenibilità<br />

nell'utilizzo delle risorse e nel rendere meno<br />

impattanti i nostri comportamenti senza dimenticare<br />

le nostre esigenze di sviluppo - ci<br />

rendiamo conto di come l'attuale contesto<br />

consenta effettivamente degli sviluppi fino<br />

a qualche tempo fa non prevedibili.<br />

Nella mia carriera mi sono occupato soprattutto<br />

di energia, ho lavorato in ARERA<br />

quando la produzione di energia elettrica<br />

arrivava dalle centrali in modo unilaterale<br />

all'utente finale oggi abbiamo parlato di<br />

prosumers, di consumatori finali e utenti<br />

finali che sono in grado di interagire di adattarsi<br />

a quello che il carico e non viceversa. È<br />

chiaro che ciò è reso possibile perché la tecnologia<br />

che lo consente ma anche perché<br />

noi crediamo in un mondo più sostenibile e<br />

crediamo che lo sviluppo delle fonti rinnovabili<br />

consenta di impattare nel minor modo<br />

possibile sull'ambiente è sull'utilizzo delle<br />

risorse naturali.<br />

Oltre a seguire il Cluster Smart Cities & Communities<br />

della Regione Lombardia all'interno<br />

del quale vi sono aziende tecnologiche<br />

legate appunto ai temi della digitalizzazione,<br />

seguo un'associazione di impresa di utilities<br />

lombarde a partecipazione pubblica operanti<br />

quindi nei servizi idrico, gas, elettricità,<br />

raccolta e valorizzazione di rifiuti nonché<br />

sono impegnato lavorativamente sui temi<br />

della circolarità presso la scuola superiore<br />

Sant'Anna. Queste tre esperienze oggi consentono<br />

interazioni interessanti che mi stimolano<br />

molto a livello professionale.<br />

Dal punto di vista delle applicazioni mi rendo<br />

quotidianamente conto di come le utilities,<br />

ad esempio quelle del settore idrico,<br />

si stiano avvicinando al tema (in questo<br />

caso energetico) in modo diverso rispetto<br />

al passato con la capacità di guardare a ciò<br />

che attiene alla gestione del servizio idrico<br />

e tenere conto di quello che ad esempio è<br />

l’apporto della raccolta del rifiuto organico<br />

per creare progettualità che consentano di<br />

arrivare a ottenere energia, biogas, energia<br />

elettrica o calore da poter utilizzare per<br />

i processi produttivi. Tali trasversalità erano<br />

fino a qualche tempo fa inesistenti e per<br />

poterle sempre più sviluppare è importante<br />

che le utilities di medie dimensioni presenti<br />

sul territorio e partecipate dai comuni, creando<br />

sinergie anche tecnologiche, diventino<br />

un braccio operativo per l'ente locale che<br />

spesso non ha le competenze e le capacità<br />

per affrontare le sfide odierne.<br />

È l’esempio della società di cui sono presidente<br />

e che si occupa di raccolta di rifiuti<br />

sul territorio comasco (13 comuni, 100.000<br />

abitanti) e che ha creato una partnership<br />

con Como Acqua, il gestore del servizio idrico<br />

della provincia di Como, andando a prendere<br />

fondi del PNRR per un impianto presso<br />

il loro depuratore che consenta, con l’apporto<br />

della Forsu, di produrre anche energia per<br />

i consumi interni.<br />

E.M.: Confservizi Lombardia ha<br />

creato la rete Water Alleance<br />

che coinvolge tutti i gestori<br />

dell'acqua della Lombardia e la<br />

Green Alliance in prospettiva<br />

per quanto riguarda le utility<br />

ambientali.<br />

M. di D.: Questa mattina abbiamo visto<br />

come ENEA operi per integrare sempre più<br />

i propri strumenti a favore dei territori e dei<br />

cittadini. Poi si parla di una ulteriore integrazione<br />

tra le utility del Nord coinvolte in una<br />

rete che permette di scambiarsi best practice<br />

e possiamo dire che questo rappresenti il<br />

futuro con la ricerca che si Integra maggior-<br />

78<br />

79


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

mente in un sistema di imprese. Voi avete<br />

un rapporto diretto con i cittadini in quanto<br />

rappresentate chi i servizi con i cittadini li<br />

gestisce direttamente e non potete che utilizzare<br />

strumenti sempre più avanzati grazie<br />

alla digitalizzazione e all'innovazione.<br />

Un'utility entra nelle case dei cittadini, erogando<br />

l'acqua, raccogliendo i rifiuti davanti<br />

casa e quant'altro. Diciamo che dal nostro<br />

punto di vista del rapporto con l’utente finale<br />

non è sempre così semplice e quando<br />

parliamo di sviluppo tecnologico parliamo<br />

anche della capacità e della preparazione<br />

NADIA BUSATO,<br />

Urban Innovation Project Manager<br />

E.M.: Nadia Busato, Urban<br />

Innovation Project Manager<br />

per il Comune di Brescia, hai<br />

seguito tutto il progetto di<br />

Brescia Smart City e ora ti<br />

occuperai di altri interessanti<br />

territori. Vorrei che ci spiegassi<br />

quale attività stai svolgendo<br />

con i comuni e se davvero la<br />

costruzione di una rete che poi<br />

si rivolga alle imprese diventa<br />

accessorio e propedeutico allo<br />

sviluppo di territori sempre più<br />

avanzati oppure se si continua<br />

a ragionare “a silos” su questi<br />

temi.<br />

N.B.: Direi che la costruzione della rete tra<br />

le realtà in maniera non solo collaborativa<br />

dell'utente finale. In questo caso si sta parlando<br />

di energia, ma si potrebbe aggiungere<br />

anche la capacità di sviluppare l'economia<br />

circolare, ad esempio la capacità del cittadino<br />

di raccogliere i rifiuti in modo differenziato<br />

e con qualità rispetto a quello che poi<br />

va a conferire nei diversi punti di raccolta. Il<br />

nostro utente finale, a differenza di quello<br />

che avviene nei Paesi del Nord, ha bisogno<br />

di un incentivo e deve essere educato a un<br />

comportamento sempre più legato al singolo.<br />

Questa è la bellezza del mondo in cui<br />

viviamo ma anche la complessità.<br />

ma anche capace di accelerare alcune dinamiche<br />

che oggi sono ingessate amministrativamente<br />

sia proprio la prospettiva che<br />

tutti ci dobbiamo dare, nel senso che oggi<br />

tutti sappiamo delle grandi disponibilità che<br />

arriveranno sui territori direttamente grazie<br />

al PNRR e sappiamo altresì che il piano fin<br />

dalla sua stesura era estremamente sbilanciato<br />

sulla parte attuativa dunque sugli<br />

enti locali, sui territori che sono chiamati da<br />

subito a collaborare con i partner privati in<br />

attesa della maggior parte delle risorse che<br />

arrivano nei prossimi due anni.<br />

Una quantità di risorse che non è pensabile<br />

di mettere a profitto senza la collaborazione<br />

dei privati e, soprattutto, senza modelli<br />

adeguati a questo tipo di chiamate in quanto<br />

il rapporto tra pubblica amministrazione<br />

e soggetti privati, non solo imprenditoriali<br />

naturalmente in quanto l’ambito dell'Innovazione<br />

è costituito anche da un’importante<br />

parte culturale e chiunque si sia occupato<br />

di progetti urbani - ENEA da tanto tempo<br />

è impegnata in questo senso sullo sviluppo<br />

dei territori - sa che l'aspetto più difficile è<br />

quello che noi rubrichiamo sotto la macro<br />

voce di “Animazione di comunità”, quindi<br />

tutta quella parte che rientra nell'informazione,<br />

nella creazione del consenso, nella<br />

partecipazione e poi nell'adozione in primis<br />

di comportamenti responsabili e di scelte<br />

che nel tempo diventano lungimiranti.<br />

Questo significa creare mercati che valorizzino<br />

scelte a basso impatto energetico<br />

piuttosto che orientate al contenimento<br />

dei consumi o ancora che sostengano, anche<br />

rispetto alle forniture, una filiera. Questa<br />

chiave non espressa nel PNRR - e che<br />

in tutti i progetti che sono prima di tutto dei<br />

progetti di riqualificazione infrastrutturale<br />

forte, parliamo anche di infrastrutture verdi<br />

- è la parte più visibile, meno finanziata e<br />

più complessa da attuare.<br />

Per quanto riguarda le grandi imprese il<br />

PNRR è stato da subito molto incisivo nel<br />

chiamare la pubblica amministrazione ad<br />

attivare i partenariati con le realtà private<br />

sugli aspetti che ora stiamo esaminando,<br />

che peraltro rappresentano fattore chiave in<br />

termini di sostenibilità e per il vero successo<br />

di una iniziativa che può considerarsi la più<br />

ingente e il piano organico presentato credo<br />

dal dopoguerra a oggi e che sicuramente<br />

contiene tutta una serie di aspetti rivoluzionari<br />

e che è possibile trasportare in qualsiasi<br />

altro piano di finanziamento in quanto quello<br />

che sta facendo il PNRR è liberare risorse<br />

di parte corrente che gli enti sovra territoriali<br />

reinvestono di nuovo sui singoli territori.<br />

Se pur l’esperienza ha insegnato che rivolgersi<br />

ad esempio alle controllate, alle società<br />

In House, alle società a partecipazione<br />

diretta spesso ha creato cortocircuiti o zone<br />

d'ombra, anche in questo caso limitazioni<br />

date da un eccessivo controllo e dall’impedire<br />

il ricorso a quegli strumenti più semplici<br />

per la pubblica amministrazione non permette<br />

l’attuazione rapida di procedure di<br />

appalto che accelerino i lavori. È necessario<br />

un bilanciamento tra controllo, fiducia e responsabilità<br />

ma soprattutto non va dimenticata<br />

la parte che poi davvero queste scelte<br />

in fondo le abita ovvero i cittadini.<br />

E.M.: Nadia una riflessione<br />

sul tema legato al rapporto<br />

pubblico-privato e di spiegarci<br />

meglio il suo ruolo di Urban<br />

Innovation Project Manager.<br />

N.B.: Diciamo che è un ruolo da qualche<br />

anno considerato e direi anche valorizzato<br />

dalle pubbliche amministrazioni e il PNRR è<br />

il primo grande piano di investimento pubblico<br />

dove la progettualità è inclusa nella<br />

badgettizzazione.<br />

Uno dei grossi problemi che abbiamo avuto<br />

- direi dall'inizio del millennio, quindi da<br />

quando è cambiato il ruolo della pubblica<br />

amministrazione che pur rimanendo un driver<br />

incomincia ad affacciarsi al privato anche<br />

in forma collaborativa (fisserai questa<br />

data nel 2007 con i primi prototipi di partenariato<br />

che poi è diventato partenariato<br />

pubblico privato con tutte le ben note pro-<br />

80<br />

81


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

cedure codificate) - afferisce alla progettazione<br />

data in carico alla PA sempre a costo<br />

sostanzialmente zero. In più la progettazione<br />

viene considerata solo nella parte<br />

preliminare (spesso espressa per quanto riguarda<br />

la parte della progettazione tecnica,<br />

specificatamente ingegneristica, infrastrutturale,<br />

architettonica); non è assolutamente<br />

retribuita invece per la parte più difficile che<br />

riguarda la tenuta del progetto, la tenuta del<br />

partenariato, la tenuta della rete dei portatori<br />

di interesse che più il progetto è complesso<br />

e sovra territoriale più è ramificata e<br />

soggetta a cambiamento.<br />

L’Urban Innovation Project Manager è una<br />

figura che oltre a tenere insieme il progetto<br />

per un lungo periodo con cambi amministrativi,<br />

cambi di scenari, cambi di interesse,<br />

cambi normativi, interferenze anche<br />

amministrative - altro enorme problema<br />

questo e lo vediamo in questi giorni con<br />

le competenze dei Tribunali amministrativi<br />

regionali e nazionali per cui si fa fatica<br />

anche a definire dei percorsi certi di esecuzione<br />

delle opere - garantisce anche la<br />

capacità di arrivare al momento di chiusura<br />

del progetto, di rendicontazione, di tenuta<br />

dei rapporti con gli enti erogatori nel modo<br />

il più possibile ordinato.<br />

È una figura che scarica moltissimo lavoro<br />

dagli uffici della PA che sono sempre più<br />

oberati. Una tipologia di progettazione, che<br />

quando entra nel privato ha dei costi e viene<br />

budgetizzata in termini di ore dei dipendenti,<br />

nel pubblico invece non lo è e quindi si entra<br />

in un grande calderone non garantendo<br />

le stesse competenze e capacità per strutturare<br />

questo tipo di percorso.<br />

Sono sempre più gli enti di diritto privato a<br />

controllo pubblico che cercano progettisti<br />

dell’innovazione con difficoltà nel reperirli<br />

in quanto serve una grande competenza in<br />

riferimento alla normativa della PA, serve<br />

una rete di conoscenze, servono esperienze<br />

fatte sul campo e serve anche un po' la capacità<br />

di tenere insieme attori eterogenei. Si<br />

potrebbero considerare capacità diplomatico<br />

politiche. Come quelle che è riuscito a<br />

mettere in campo Francis Ford Coppola che<br />

ha impiegato 13 anni per realizzare Apocalypse<br />

Now; in tutti questi anni il regista<br />

riesce a tenere insieme duemila persone se<br />

pur ognuna di esse con grandi competenze.<br />

E così anche l’Urban Innovation Project<br />

Manager che deve non solo ottenere il progetto<br />

e cercare di realizzarlo al meglio, ma<br />

possibilmente anche cercare di generare altri<br />

progetti territoriali.<br />

GIACOMO BIRAGHI,<br />

Responsabile Innovazione, Confindustria Bergamo<br />

E.M.: Giacomo Biraghi in questo<br />

contesto le imprese c'entrano<br />

ma come? Nel senso che stanno<br />

sul territorio, utilizzano i servizi<br />

che offrono le utility, hanno a<br />

che fare con i comuni, tuttavia<br />

l'integrazione non è sempre<br />

così semplice, la sinergia non<br />

è matura o lo è solo per certi<br />

aspetti, ad esempio potrebbe<br />

esserci una maggior sensibilità<br />

o comprensione del valore non<br />

solo delle CER ma anche ad<br />

esempio per l’economia circolare<br />

che per qualcuno rappresenta<br />

qualcosa di serio, per altri un<br />

concetto scontato. Insomma<br />

in che modo può il sistema<br />

delle imprese su un ambito<br />

territoriale locale come questo<br />

dialogare con il mondo della<br />

ricerca, con le utility e con le<br />

pubbliche amministrazioni?<br />

G.B.: Due riflessioni. Con la prima vorrei<br />

precisare che le imprese ci sono. Basta<br />

guardare al solo territorio di Bergamo; a mio<br />

avviso su tutta la filiera di cui si sta dibattendo<br />

vi sono tante imprese che si occupano<br />

di generazione energetica, di strumenti<br />

per la generazione energetica da quella<br />

diciamo più old style diciamo - siamo uno<br />

dei territori più importanti per l’oil&gas nel<br />

mondo, per la produzione di valvole, di strumenti<br />

di perforazione per gas e petrolio -<br />

fino alle frontiere più contemporanee come<br />

la produzione di batterie o l’implementazione<br />

di macchinari per le derivazioni elettriche.<br />

E poi andando oltre con i grandi player<br />

del mondo real estate, grandi esperimenti<br />

come la fusione tra Gewiss e Percassi il<br />

Gruppo Costim, Chorus Life così come diciamo<br />

i grandi operatori come Vitali del mondo<br />

delle opere pubbliche infrastrutturali, ponti,<br />

asfalti anche a livello internazionale. Magari<br />

non c'è un big player come possono essere<br />

Webuild o le società di ingegneria che hanno<br />

sede a Milano, a Genova o anche a Roma<br />

ma c'è come al solito una multi settorialità<br />

molto forte.<br />

Venendo alla seconda riflessione occorre<br />

chiedersi quale è il livello di interazione di<br />

questo sistema multi settoriale?<br />

Le risposte che arrivano da quel variegato e<br />

potente mondo di imprese che si occupano<br />

di città e di energia. Innanzitutto va purtroppo<br />

osservato non vi è sostenibilità economica;<br />

manca un modello di business chiaro<br />

nella rigenerazione e nello sviluppo urbano<br />

e tutti quanti dobbiamo cercare di capire<br />

quali possano essere le fonti di reddito tali<br />

da sostenere un operatore che si vuole impegnare<br />

in una trasformazione urbana.<br />

Non è infatti possibile continuare ad affidarsi<br />

a progetti come quelli di Porta Nuova, di<br />

City Life, dell’area Expo e perdere un miliardo<br />

e due, un miliardo e tre, un miliardo e sei<br />

nella fase di rigenerazione urbana perché<br />

se si può considerare strategico per Banca<br />

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83


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Generali, Banca Intesa Sanpaolo o per il Ministero<br />

dell’economia e delle finanze coprire<br />

queste perdite è altresì evidentemente<br />

come in questi casi la rigenerazione urbana<br />

non possa essere un business sostenibile.<br />

Come renderlo sostenibile quindi? La soluzione<br />

forse potrebbe partire dalla valorizzazione<br />

dei dati, tuttavia gli esperimenti<br />

fatti da Google a Toronto e in altri luoghi<br />

non sono particolarmente riusciti. Dobbiamo<br />

quindi, tutti insieme, aiutare il settore<br />

privato a rendere economicamente sostenibile<br />

lo sviluppo urbano, concetto questo<br />

forse tecnicamente comprensibile solo se<br />

espresso in un contesto di addetti ai lavori<br />

come quello odierno ma non all’esterno<br />

dove lo sviluppo urbano viene visto come<br />

qualcosa di molto redditizio.<br />

Un altro aspetto riguarda la velocità. Oltre<br />

a capire come fare a creare un business<br />

sostenibile in tema di rigenerazione urbana,<br />

occorre anche rassicurare le aziende su<br />

una velocità - che ancora non vedo - nella<br />

messa a sistema e nell’implementazione<br />

di tecnologie note di produzione energetica<br />

o nell'introduzione di nuove tecnologie<br />

spesso raccontate ma che di fatto tardano<br />

ad arrivare. Quindi ancora una volta è la<br />

lettura del conto economico a dover essere<br />

non solo in pareggio - e nella rigenerazione<br />

urbana non lo - ma deve anche avere una<br />

prospettiva di budget che non superi i 3/5<br />

anni. Le imprese risponderanno positivamente<br />

solo se si riesce a dare risposte a<br />

queste domande.<br />

E.M.: Giacomo una riflessione<br />

dal tuo osservatorio sul<br />

rapporto tra imprese e territorio.<br />

Un momento storico così<br />

complesso accelera i processi di<br />

innovazione oppure li frena?<br />

G.B.: Una spinta all’innovazione è quella<br />

che viene dai mercati. Se guardo a Bergamo<br />

il 90% di quello che viene prodotto viene acquistato<br />

e quindi venduto all'estero, in Europa<br />

e negli Stati Uniti. Quando si è inseriti<br />

in filiere competitive o si innova o si muore.<br />

Quindi in questo senso la spinta all'innovazione<br />

deriva dal fatto che, almeno su questo<br />

territorio, le nostre imprese non vendono in<br />

Italia e quindi sono all’interno di una competizione<br />

internazionale.<br />

Il PNRR, che è stato tanto evocato, così<br />

come altri numerosi sussidi pubblici, nel<br />

momento in cui hanno un focus molto forte<br />

sulla produzione in tempi brevi di opere,<br />

di azioni, di edifici, di infrastrutture paradossalmente<br />

si contrappongono all'innovazione<br />

in quanto se si chiede così tanto in<br />

tempi brevi i focus si differenziano da quelli<br />

dell'Innovazione disruptive e si concretizzano<br />

invece nella ricerca di personale, nella<br />

ricerca di materie prime, nella messa a terra<br />

che magari genera una pausa nel percorso<br />

che porta all'innovazione.<br />

Quindi la competizione internazionale e i<br />

sussidi della domanda interna soprattutto<br />

pubblica rappresentano due spinte paradossalmente<br />

opposte in termini di innovazione.<br />

Le nostre imprese che hanno visto<br />

tante vagues di investimenti pubblici italiani<br />

poco soddisfacenti scelgono di stare tendenzialmente<br />

e salvo eccezioni nell’ambito<br />

della competizione internazionale, quindi<br />

dell’innovazione.<br />

CRISTINA GIRONI,<br />

Consip<br />

E.M.: Oggi siamo qui per parlare<br />

di aspetti che riguardano le<br />

peculiarità dei territori e che non<br />

sono lontani dal lavoro svolto da<br />

Consip. A Cristina Gironi chiedo<br />

di spiegarci le connessioni tra<br />

Consip e l’ambito di cui oggi ci<br />

stiamo occupando.<br />

C.G.: Quelle di cui mi occupo sono iniziative<br />

relative all’illuminazione pubblica e rientrano<br />

nell'area merceologica afferente al territorio,<br />

area in cui CONSIP applica le proprie conoscenze<br />

per sviluppare attività finalizzate a<br />

migliorare anche il tessuto urbano inteso nel<br />

senso stretto del termine.<br />

Attualmente l’attività di CONSIP - con tutte<br />

le linee d'azione messe in campo sia rivolte al<br />

programma di razionalizzazione degli acquisti<br />

(quindi nell'accezione più generica del termine<br />

finalizzato a generare risparmio per la<br />

PA) sia legate alle iniziative avviate a seguito<br />

del PNRR - ha comunque un impatto sulle ultime<br />

linee di orientamento europee e conseguentemente<br />

su quelle di recezione italiana<br />

per ciò che riguarda il raggiungimento degli<br />

obiettivi dell'Agenda 20-30, del programma<br />

Fit For 55 e in generale del Green Deal.<br />

La tendenza è quindi quella di migliorare il<br />

tessuto urbano avviando iniziative a favore<br />

dei suddetti obiettivi che siano però sostenibili<br />

per la pubblica amministrazione.<br />

Il principale compito di CONSIP è infatti quello<br />

di facilitare la PA nell'acquisto di prodotti<br />

che da sola probabilmente non riuscirebbe<br />

ad acquistare sia in termini di competenze<br />

tecniche - perché alcuni comuni di piccole<br />

dimensioni non hanno in organico personale<br />

così formato da poter avviare iniziative o<br />

gare, seppur piccole, tecnicamente complesse<br />

- sia dal punto di vista economico perché<br />

CONSIP non solo contribuisce al miglioramento<br />

dei prezzi in quanto acquisti più copiosi<br />

consentono di ottenere sconti maggiori<br />

da parte dei fornitori, ma al tempo stesso -<br />

per esempio nelle iniziative di servizio luce<br />

e di GEIP - mette in campo gli Energy Performance<br />

Contract che, ad esempio in GEIP<br />

unitamente all'impianto contrattuale del<br />

partenariato pubblico privato della concessione,<br />

consente alla PA di accedere a investimenti<br />

poi a carico del fornitore nel senso che<br />

l’amministrazione paga un canone all'interno<br />

del quale sono compresi la fornitura elettrica<br />

piuttosto che le manutenzioni e l’efficientamento<br />

energetico però non deve far fronte al<br />

costo del grosso investimento iniziale inputato<br />

invece al fornitore.<br />

In sintesi questi sono alcuni degli strumenti<br />

attraverso i quali CONSIP cerca di dare il proprio<br />

contributo al fine di generare un miglioramento<br />

del tessuto urbano, sia esso in termini<br />

di illuminazione pubblica piuttosto che<br />

di efficientamento energetico e di risparmio.<br />

E.M.: Cristina puoi dirci qualcosa<br />

sull'evoluzione del rapporto tra<br />

Consip ed ENEA e quali progetti<br />

avete in corso?<br />

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85


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

C.G.: Lavoriamo a tutt’oggi con ENEA tramite<br />

il PELL, il PELL illuminazione pubblica e<br />

il PELL edifici che sono elementi per noi fondamentali<br />

in quanto ci consentono non solo<br />

di generare risparmio ma anche di attestare<br />

quello che è stato generato. Si tratta indubbiamente<br />

di elementi correi e fondamentali<br />

ALESSANDRO BORTOLETTO,<br />

City GreenLight, Innovation Manager<br />

E.M.: Da parte di City GreenLight<br />

c’è un forte impegno di<br />

connessione con il mondo<br />

della pubblica amministrazione<br />

anche su territori dove oggi<br />

sembra ci sia un divario<br />

importante da colmare. Per una<br />

azienda che investe sul territorio<br />

si puè parlare di sostenibilità<br />

economica, oltre che sociale<br />

e ambientale?<br />

A.B.: Il tema della partecipazione degli<br />

operatori privati a questi tavoli, istituzionali<br />

e accademici è davvero importante e oggi lo<br />

abbiamo anche dimostrato.<br />

Nell’ambito dell’illuminazione ad esempio,<br />

che rimane un ambito istituzionale, la cooperazione<br />

in tavoli allargati a operatori privati di<br />

vario genere ha consentito di ottenere strumentI<br />

che effettivamente oggi si sono dimostrati<br />

efficaci quali l’Urban Check-Up Model<br />

per la mappatura dei gap esigenziali delle varie<br />

realtà territoriali.<br />

Si tratta di strumenti che non solo aiutano<br />

delle nostre iniziative e grazie alla collaborazione<br />

con ENEA, da tempo in auge, cercheremo<br />

di prendere spunto da quelle che sono le<br />

idee più innovative per riuscire a rendere le<br />

nostre iniziative ancora più utili alla pubblica<br />

amministrazione e più in generale utili al monitoraggio<br />

dell'andamento del Paese.<br />

il Paese, le istituzioni e la PA ma anche l'operatore<br />

privato; quindi aiutano il mercato a<br />

crescere a indirizzare la value proposition in<br />

maniera chiara e coerente.<br />

Anche sul tema della sostenibilità - da intendersi<br />

come tutti la conosciamo declinata nelle<br />

tre direttrici ambientale, sociale ed economica<br />

e dove emerge anche il ruolo dell'operatore<br />

privato -questi strumenti, insieme al contributo<br />

di università e istituzioni, ci aiutano a<br />

ottimizzare gli impatti sociali e ambientali poi<br />

è il soggetto privato che, a mio avviso, deve<br />

avere l'abilità di trovare un equilibrio In modo<br />

tale che le iniziative siano sostenibili anche<br />

economicamente.In City GreenLight uno degli<br />

strumenti che utilizziamo a tale scopo è<br />

chiamato Open Innovation ed è importante<br />

che nella eccezione di “open” vengano interpretati<br />

tutti i programmi e tutte le strategie<br />

in tal modo da coinvolgere anche quegli attori<br />

che di norma non sono contemplati negli<br />

strumenti classici dell'open innovation, dunque<br />

anche i cittadini in un'ottica di co-design.<br />

Il Living Lab è forse lo strumento più efficace<br />

che abbiamo in City GreenLight, si tratta di<br />

laboratori a cielo aperto dove vengono introdotte<br />

nuove tecnologie e nuovi modelli e<br />

dove si riesce ad avere un confronto diretto<br />

con il mercato. Living Lab è lo strumento per<br />

riuscire a costruire fin da subito soluzioni effettivamente<br />

apprezzate, quindi vendibili e<br />

utilizzabili.<br />

E.M.: Su quale territorio si<br />

svilupperà il vostro prossimo<br />

progetto con ENEA?<br />

A.B.: Uno dei bisogni che abbiamo visto<br />

riguarda la conoscenza dettagliata dei territori<br />

e dei loro bisogni. Si tratta di un’attività<br />

che a noi ESCo porta via veramente tanto e<br />

costruire dei modelli che siano interoperabili,<br />

omogenei e quindi adottabili da tutto il<br />

mercato, a prescindere dalla singola realtà<br />

privata, ha un valore forse inquantificabile.<br />

Rispondendo invece alla domanda, con<br />

ENEA abbiamo un doppio fronte aperto. Il<br />

primo è legato al PELL che ovviamente dovrà<br />

mantenersi, evolversi ed estendersi, il<br />

secondo all’Urban Check-Up Model che è<br />

uno strumento per il quale vi è l'ambizione<br />

(anche quella mia personale) di proporlo<br />

come standard nazionale. Se riusciremo a<br />

fare un lavoro di qualità sono convinto che<br />

ne beneficeranno tutti.<br />

GIUSEPPE FRANCHINI,<br />

Delegato del Rettore alla <strong>Transizione</strong> energetica,<br />

Università degli Studi di Bergamo<br />

E.M.: Giuseppe Franchini,<br />

Delegato del Rettore alla<br />

<strong>Transizione</strong> energetica<br />

(Università degli Studi di<br />

Bergamo) la ricerca in questo<br />

ambito che cosa c'entra e le<br />

competenze sono sempre più -<br />

come dire - trasversali non so<br />

se i vostri corsi lo sono già o lo<br />

stanno diventando come diventa<br />

parte integrante dello sviluppo<br />

del territorio l’università?<br />

G.F.: Sono qui con un doppio cappello: quello<br />

di docente di sistemi energetici, con il mio<br />

settore scientifico disciplinare piuttosto centrato<br />

rispetto al tema della transizione energetica,<br />

ma anche con un cappello più istituzionale,<br />

essendo Il delegato del rettore di<br />

UniBG per la transizione energetica<br />

Il concetto di territorio lo declinerei su una<br />

scala diversa partendo sicuramente dal territorio<br />

provinciale perché UniBG è una realtà<br />

importante per la provincia di Bergamo sia<br />

dal punto di vista della formazione di nuove<br />

figure professionali sia dal punto di vista<br />

delle attività di ricerca. Abbiamo una forte<br />

vocazione a svolgere attività di ricerca interagendo<br />

con gli altri enti del territorio.<br />

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87


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

La nostra storica facoltà di ingegneria, che<br />

recentemente ha festeggiato il trentennale<br />

dalla sua fondazione, ha sempre avuto tante<br />

occasioni di collaborare con tutte le realtà<br />

del territorio, in primis con le aziende.<br />

Oltre a quella provinciale vi è poi anche una<br />

scala regionale. Sappiamo che in Lombardia<br />

vi è un’ampia diffusione di atenei, anche di<br />

natura tecnica, quindi tanti dipartimenti di<br />

ingegneria e ciò nonostante questa non è<br />

una situazione conflittuale anzi devo dire<br />

che ci sono moltissime occasioni di collaborare.<br />

Ovviamente vi sono poi anche una scala nazionale<br />

e una scala con respiro internazionale,<br />

nel senso che la nostra attuale attività<br />

di ricerca ha una dimensione tale che non<br />

può fermarsi ai confini del territorio nazionale.<br />

E.M.: Chiudiamo il giro con la<br />

presentazione di Giuseppe<br />

Franchini così chiudiamo con<br />

uno spaccato del territorio che<br />

ha ospitato questo incontro.<br />

G.F.: Obiettivo di queste poche slide è quello<br />

di dare evidenza di alcune delle attività che<br />

UniBG sta conducendo in questo periodo.<br />

Ne approfitto solo per dire che dal punto<br />

di vista dell'attività didattica noi stiamo rivedendo<br />

tutta la nostra offerta formativa<br />

cercando di includere in tutti i nostri corsi<br />

di laurea e laurea magistrale il tema della<br />

sostenibilità in collaborazione con il mondo<br />

delle imprese. Stiamo tra l'altro lanciando<br />

un nuovo corso di laurea che partirà nel<br />

prossimo anno accademico e che si chiamerà<br />

ingegneria per le tecnologie della sostenibilità<br />

energetica e ambientale, quindi<br />

un corso multidisciplinare, il concetto della<br />

multidisciplinarietà è emerso nell’incontro<br />

di oggi, e lo vogliamo tradurre quindi in un<br />

percorso che formi figure diverse da quelle<br />

verticali tradizionali ma che siano in grado<br />

di affrontare tutte quelle problematiche che<br />

il mondo delle aziende oggi vive e che quindi<br />

deve superare.<br />

Volevo partire citando il caso di UniBG che è<br />

stato scelto tra i cinque casi pilota del tavolo<br />

per l'energia, un tavolo tecnico che Il Ministero<br />

dell'università della ricerca ha creato e<br />

il cui coordinamento è stato affidato al professor<br />

Stefano Paleari, già rettore dell'Università<br />

di Bergamo e che anche la neo ministra<br />

Bernini, in occasione della sua visita<br />

per l'inaugurazione dell'anno accademico a<br />

Bergamo, ha dichiarato di voler rinnovare.<br />

Obiettivo di questo tavolo è stato quello di<br />

“fotografare” i consumi energetici di tutti<br />

gli atenei italiani e degli enti di formazione<br />

primaria perché ci siamo resi conto di una<br />

totale mancanza di consapevolezza della<br />

situazione in cui versano gli atenei italiani e<br />

di una spesa per l'energia che cuba in alcuni<br />

casi quasi la metà della parte libera dell’FFO<br />

(Fondo di finanziamento ordinario), tolte le<br />

spese del personale.<br />

Quindi se metà delle risorse che dovrebbero<br />

essere dirottate alla ricerca vengono<br />

assorbite dalle spese energetiche, capiamo<br />

bene la necessità di intervenire attraverso<br />

la promozione di piani energetici e così uno<br />

degli output di questo tavolo è stato proprio<br />

quello di promuovere la formulazione<br />

di piani energetici triennali da parte di tutti<br />

gli atenei italiani e noi come ente d'avanguardia<br />

degli atenei italiani abbiamo iniziato<br />

a lavorarci per promuovere alcune iniziative<br />

volte all’incremento dell’autonomia energetica<br />

dei nostri campus universitari.<br />

Un altro ambito in cui UniBG si muove riguarda<br />

la collaborazione con gli altri atenei<br />

italiani. Il caso che cito è particolarmente interessante<br />

e fresco: insieme alla Politecnico<br />

di Milano, nella fattispecie il LEAP (Laboratorio<br />

per l'energia e l'ambiente di Piacenza),<br />

abbiamo partecipato al bando PNRR-infrastrutture<br />

dell'Innovazione e questo nostro<br />

progetto denominato Digital Energy Storage<br />

Park è risultato vincitore insieme a un<br />

progetto dell’Università di Siena.<br />

L'obiettivo di questo progetto è quello di<br />

realizzare a Piacenza presso la ex centrale<br />

Emilia, un centro che sia polo di aggregazione<br />

di università e aziende che a diverso<br />

titolo si occupano di energia e di energy storage<br />

declinato in tutte le sue forme, quindi<br />

dallo storage elettrico a quello elettrochimico<br />

a quello termico, termodinamico a tutti<br />

i sistemi Power-to-X includenti l'idrogeno, i<br />

combustibili sintetici e così via. Questo sarà<br />

un polo di aggregazione che riteniamo di<br />

estrema importanza e siamo nella fase in<br />

cui, collaborando anche con Confindustria<br />

Bergamo, stiamo cercando di costruire il<br />

consorzio di aziende che potranno entrare<br />

come soci in questo progetto.<br />

Altro ambito di collaborazione con il territorio<br />

è quello delle CER; in particolare la manifestazione<br />

di interesse alla costituzione di<br />

comunità energetiche promossa da Regione<br />

Lombardia ha acceso molti entusiasmi,<br />

in alcuni casi addirittura forse esagerati,<br />

presso le nostre amministrazioni comunali.<br />

Dunque, anche in collaborazione con ENEA -<br />

perché questo è un tema che ben si sovrappone<br />

con gli ambiti disciplinari del laboratorio<br />

Smart Cities & Communities al Kilometro<br />

Rosso - stiamo cercando di guidare le amministrazioni<br />

comunali in questo processo<br />

di accompagnamento alla costituzione delle<br />

comunità energetiche rinnovabili.<br />

L'altro ambito che storicamente diciamo ci<br />

ha sempre visti protagonisti sul territorio<br />

e quello della collaborazione con le aziende,<br />

non solo quelle più specificatamente<br />

operanti in ambito energetico in quanto,<br />

come ben sappiamo, quello della sostenibilità<br />

ambientale è un tema più allargato che<br />

coinvolge molte altre discipline meritevoli di<br />

attenzione.<br />

Concludo citando le collaborazioni in essere<br />

con ENEA, in particolar modo con il nuovo<br />

Smart Cities & Communities Lab. Un tema<br />

di estrema importanza è quello che sta alla<br />

base di un dottorato di ricerca in ingegneria<br />

e scienze applicate avviato sullo sviluppo di<br />

modelli numerici per l'analisi tecnica ed economica<br />

di comunità energetiche rinnovabili.<br />

Sarà questa la prima concreta occasione di<br />

collaborazione fattuale con ENEA oltre a tesi<br />

di laurea magistrale che coinvolgono i nostri<br />

studenti dei corsi di Ingegneria Meccanica,<br />

Informatica e del corso in lingua inglese<br />

Smart Technology Engineering e che sicuramente<br />

coinvolgerà anche gli studenti del<br />

nuovo corso di laurea sulle Tecnologie per la<br />

sostenibilità energetica ambientale.<br />

88<br />

89


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

CARLO ALBERTO NUCCI,<br />

Rappresentante nazionale Mission 100 Climate<br />

Neutral Cities<br />

E.M.: Qual è l’obiettivo principale<br />

della Mission 100 Climate<br />

Neutral Cities?<br />

C.A.N.: La missione dell’Europa consiste<br />

nell’aiutare 100 città (in realtà sono poi diventate<br />

112) a raggiungere la neutralità climatica<br />

entro il 2030, anziché entro il 2050. Inoltre,<br />

queste 100 città devono servire da hub<br />

di sperimentazione per tutte le altre città che<br />

mirano a raggiungere la neutralità climatica<br />

entro il 2050. Queste 100 città hanno obiettivi<br />

ambiziosi, tra cui la riduzione delle emissioni e<br />

l’incremento delle fonti rinnovabili.<br />

E.M.: Quante città italiane sono<br />

state selezionate per partecipare<br />

a questa missione e quali sono?<br />

C.A.N.: Dobbiamo essere molto soddisfatti<br />

del risultato, poiché più di 37 città italiane<br />

sono state dichiarate ufficialmente eleggibili,<br />

un risultato inaspettato. Tra queste,<br />

nove sono state scelte: Bergamo, Bologna,<br />

Firenze, Milano, Padova, Prato, Torino, Parma<br />

e Roma. Questo numero di città selezionate<br />

è pari a quello delle città tedesche, e<br />

solo la Francia può vantare una città in più<br />

rispetto a noi.<br />

Attualmente, queste città si stanno impegnando<br />

in due iniziative. La prima è il cosiddetto<br />

“Clima City Contract”, uno dei due<br />

pilastri di questa missione. Le città stanno<br />

perfezionando questo documento, che non<br />

ha valore legale, ma che consiste in un “Action<br />

Plan” (piano d’azione) e un “Investment Plan”<br />

(piano di investimento) finalizzato a mostrare<br />

come intendono reperire i finanziamenti<br />

necessari per raggiungere la neutralità climatica.<br />

In questo sforzo, sono supportate<br />

dalla denominata “Mission Platform,” il secondo<br />

pilastro di questa missione. Si tratta di<br />

un processo che coinvolge cittadini, istituzioni,<br />

fornitori di risorse e imprese in modo rivoluzionario.<br />

Si sta cercando di integrare questo<br />

processo con i finanziamenti provenienti<br />

da diverse fonti al fine di abbattere l’effetto<br />

silos, che è considerato il principale ostacolo<br />

per il raggiungimento di questo obiettivo<br />

nelle varie città in Europa e oltre.<br />

E.M.: Da dove provengono i fondi<br />

disponibili per questa missione e<br />

quanto ammontano?<br />

C.A.N.: Ci sono finanziamenti previsti da<br />

“Net Zero Cities,” il progetto europeo che<br />

gestisce questa “Mission Platform,” oltre<br />

alle opportunità offerte dal PNNR. Solo nella<br />

missione M2C2, abbiamo a disposizione<br />

22 miliardi di euro destinati alle sole comunità<br />

energetiche. Si tratta di un processo di<br />

facilitazione di grande importanza che mira<br />

a fornire le informazioni adeguate. Questo<br />

avviene anche attraverso giornate come<br />

quella odierna, in cui sono stati integrati<br />

molti aspetti e strumenti già esistenti, ma<br />

che di solito non vengono coordinati simultaneamente.<br />

Si auspica che possa dare luogo<br />

a un repository di dati accessibile a tutti.<br />

E.M.: In che modo la Mission<br />

Platform, il Progetto Net Zero<br />

City e Capacities promuovono<br />

la collaborazione tra le città<br />

selezionate e quelle eleggibili?<br />

C.A.N.: Questo è davvero un lavoro di<br />

squadra, e le 9 città devono fungere da<br />

esempio per tutte le altre. L’obiettivo della<br />

Mission Platform, del Progetto Net Zero<br />

City e di Capacities è quello di promuovere<br />

gemellaggi; infatti, sono previsti twinning<br />

tra le città selezionate e quelle che sono<br />

state considerate solo eleggibili.<br />

Ci troviamo in un momento di transizione,<br />

e lo notiamo anche noi, esperti di sistemi<br />

elettrici. La rete sta subendo profondi cambiamenti,<br />

così come il modo in cui le città<br />

sono governate. Il nome della Mission è<br />

“One Hundred Climate Neutral Cities by and<br />

for the Citizen”, ponendo l’accento su “by,”<br />

ossia “realizzata anche dai cittadini.” Alcuni<br />

dei progetti attualmente in fase di sviluppo<br />

e che riceveranno finanziamenti dall’Europa<br />

prevedono nuove forme di governance in cui<br />

gli attori devono obbligatoriamente collaborare<br />

tra loro. È chiaramente una missione<br />

ambiziosa ma non deve essere considerata<br />

impossibile. Per fare un esempio, il passaggio<br />

dal legno al carbone ha richiesto un secolo,<br />

quindi non possiamo aspettarci di raggiungere<br />

la neutralità climatica in tre mesi<br />

o persino in 10 anni. È interessante notare<br />

come la recente crisi e le guerre abbiano<br />

spinto l’Europa a rivedere i Piani Nazionali<br />

di Ripresa e Resilienza (PNRR). Ad esempio,<br />

nei PNRR precedenti, la parola “fossile” era<br />

assente da tutti i bandi, cioè l’idea di migliorare<br />

l’efficienza di una centrale a combustibili<br />

fossili, che realisticamente potremmo<br />

ancora avere bisogno nei prossimi 30/40<br />

anni. Questa opportunità, a mio avviso, va<br />

sfruttata con una distribuzione equa degli<br />

sforzi tra varie fonti energetiche, migliorando<br />

l’efficienza energetica, promuovendo<br />

il risparmio energetico e incoraggiando<br />

la consapevolezza dei cittadini nell’aiutare i<br />

governi locali e nazionali a raggiungere l’obiettivo<br />

‘Mission accomplished’.<br />

ELEONORA RIVA SANSEVERINO,<br />

Rappresentante nazionale DUT e 2ZERO Partnerships<br />

E.M.: Quali sono le sfide<br />

specifiche affrontate dagli<br />

amministratori delle città nel<br />

bilanciare le urgenze quotidiane<br />

con una visione a lungo termine?<br />

E.R.S: Queste interessanti giornate ci<br />

hanno costretto ad adottare lo stesso punto<br />

di vista degli amministratori delle città, un<br />

punto di vista inevitabilmente strabico. Da<br />

un lato, essi devono occuparsi dei problemi<br />

90<br />

91


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

e delle urgenze quotidiane, dall’altro devono<br />

anche avere una visione. Le città che riescono<br />

a guardare più lontano sono quelle<br />

che hanno affrontato una serie di questioni<br />

legate alla quotidianità e che dispongono<br />

delle risorse umane necessarie per proiettarsi<br />

verso il futuro. Oggi, però, ci troviamo<br />

in una straordinaria contingenza storica che<br />

ci consente di allocare risorse sia per la gestione<br />

dei problemi quotidiani sia per lo sviluppo<br />

di una visione a lungo termine.<br />

E.M.: Puoi spiegare meglio la<br />

tua posizione all’interno del<br />

Cluster 5 e come questo cluster<br />

contribuisce agli obiettivi di<br />

Horizon Europe?<br />

E.R.S.: Dal gennaio del 2020, faccio parte<br />

del Cluster 5, insieme a Francesco Luca<br />

Basile, che è il rappresentante nazionale<br />

per questo Cluster nell’ambito di Horizon<br />

Europe, occupandosi di questioni legate a<br />

clima, energia e mobilità. Il Cluster 5 è situato<br />

all’interno del Pilastro 2, che si concentra<br />

sulla competitività industriale e sulle sfide<br />

globali. Questo cluster promuove diverse<br />

iniziative, che non riguardano solo la ricerca<br />

e lo sviluppo, ma comprendono anche partenariati<br />

europei e missioni.<br />

E.M.: Cosa significa “Driving<br />

Urban Transition Partnership”<br />

e in che modo è coinvolgente<br />

il Ministero dello Sviluppo<br />

Economico e il Ministero<br />

dell’Università e della Ricerca in<br />

questo partenariato?<br />

E.R.S.: Sono attualmente il Rappresentante<br />

Nazionale, insieme a Paola Clerici, del<br />

Driving Urban Transition Partnership, un<br />

partenariato europeo cofinanziato che coinvolge<br />

sia il Ministero dello Sviluppo Economico<br />

sia il Ministero dell’Università e della<br />

Ricerca come agenzie di finanziamento.<br />

Questo partenariato riveste notevole importanza<br />

per i temi trattati in queste giornate<br />

poiché si concentra sul futuro, la ricerca<br />

e l’innovazione attraverso tre pilastri fondamentali.<br />

Il primo pilastro riguarda i Distretti energia<br />

positiva, che includono non solo le comunità<br />

energetiche ma anche i distretti urbani<br />

come hub energetici multivettore. Il secondo<br />

pilastro è incentrato sulla mobilità,<br />

in particolare sulla Fifteen Minutes City - la<br />

città in 15 minuti, che riguarda non solo la<br />

mobilità a zero emissioni, ma anche l’ottimizzazione<br />

della logistica per gli spostamenti<br />

all’interno dei distretti urbani al fine di<br />

ridurre l’inquinamento atmosferico. Il terzo<br />

pilastro si concentra sulle economie circolari<br />

urbane, particolarmente rilevante per il<br />

nostro Paese, considerando che le nostre<br />

città sono delle fonti di materie prime e risorse<br />

che possono essere riciclate. Questo<br />

pilastro promuove la creazione di filiere che<br />

partono dalle materie prime urbane e si sviluppano<br />

in prodotti o processi di riciclo.<br />

Un’altra osservazione importante sul Driving<br />

Urban Transition Partnership è che, da<br />

un lato, si focalizza sulle tecnologie e, dall’altro,<br />

promuove l’innovazione sociale e dei<br />

modelli organizzativi. Questo lo rende uno<br />

strumento adeguato per la realtà italiana.<br />

Dobbiamo quindi impegnarci nella ricerca di<br />

soluzioni che ci permettano di raggiungere<br />

rapidamente i nostri obiettivi con gli strumenti<br />

a nostra disposizione, e credo che il<br />

Driving Urban Transition Partnership possa<br />

fornirci tali strumenti per concentrarci sulle<br />

persone e sui modelli organizzativi.<br />

Un’ultima osservazione preliminare riguarda<br />

le città in cui si riscontra un ritardo infrastrutturale.<br />

In questi contesti urbani, se<br />

consideriamo la transizione come un percorso<br />

che richiede la partecipazione delle<br />

persone, spesso si manifesta un contenuto<br />

di valori e di interazione sociale che forse<br />

può portare più rapidamente al conseguimento<br />

degli obiettivi.<br />

In questo contesto, è importante domandarsi<br />

quali siano le motivazioni che spingono<br />

il cittadino comune a partecipare alle<br />

comunità energetiche. Queste motivazioni<br />

potrebbero essere di natura economica, legate<br />

all’ambiente o di altro tipo. È essenziale<br />

comprendere se, dal punto di vista culturale<br />

e sociale, le nostre città siano pronte<br />

e dotate delle infrastrutture necessarie per<br />

affrontare queste sfide che richiedono la<br />

collaborazione di tutti per raggiungere un<br />

obiettivo comune.<br />

E.M.: In che modo la Missione<br />

delle 100 città, con il ruolo<br />

svolto da Carlo Alberto Nucci<br />

nella rappresentanza nazionale,<br />

contribuisce a affrontare la<br />

sfida delle aggregazioni urbane<br />

e dei cambiamenti richiesti, e<br />

quali sono gli aspetti culturali<br />

e pratici coinvolti in questo<br />

processo?<br />

E.R.S.: È certamente incoraggiante sentire<br />

che gli attori istituzionali stanno già da tempo<br />

riflettendo sulla prospettiva futura, sulla<br />

visione e anche sui modelli organizzativi necessari<br />

per rendere praticabili i cambiamenti<br />

richiesti con sempre maggiore urgenza.<br />

Credo che nel contesto delle aggregazioni,<br />

la Missione delle 100 città svolga un ruolo<br />

di grande rilevanza. La presenza di Carlo Alberto<br />

Nucci nella rappresentanza nazionale<br />

è significativa, poiché aggregare non solo<br />

le città, ma anche tutti gli attori che gravitano<br />

attorno alle città e che rendono possibili<br />

i cambiamenti rappresenta una sfida<br />

complessa, ma necessaria. Ritengo che la<br />

sfida sia principalmente di natura culturale,<br />

coinvolgendo individui, decisori politici e chi<br />

opera nelle amministrazioni a tutti i livelli. È<br />

fondamentale che tutti si impegnino nella<br />

stessa direzione. Tuttavia, tradurre fisicamente<br />

tali aggregazioni in risultati concreti<br />

rappresenta un compito estremamente<br />

complesso.<br />

92<br />

93


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

FRANCESCO LUCA BASILE,<br />

Rappresentante nazionale Cluster 5 Horizon Europe<br />

E.M.: Quali sono i temi principali<br />

trattati nel Cluster 5 in cui tu ti<br />

trovi a fornire i tuoi personali<br />

contributi?<br />

F.L.B.: Operiamo all’interno di un Cluster<br />

che si concentra su questioni relative al clima,<br />

all’energia e alla mobilità, temi di fondamentale<br />

importanza. La città è il contesto in<br />

cui questi tre aspetti si integrano, spesso entrano<br />

in conflitto e talvolta possono trovare<br />

soluzioni comuni. È indubbio che molte cose<br />

siano cambiate in questo ambito, e pertanto<br />

incontri come quello odierno sono essenziali<br />

per mettere in evidenza le potenziali sinergie<br />

tra di essi. Fin dall’inizio, abbiamo adottato<br />

un approccio orizzontale, poiché in un Cluster<br />

di questo tipo è essenziale che gli esperti<br />

coinvolti operino in modo coordinato.<br />

E.M.: Qual è il ruolo dello schema<br />

della multilevel governance<br />

illustrato e come si prevede di<br />

utilizzarlo?<br />

F.L.B.: Lo schema precedentemente illustrato<br />

da Paola Clerici Maestosi è ciò che<br />

dovremmo cercare di utilizzare, non solo<br />

come strumento per il reperimento di fondi,<br />

ma anche come mezzo per convergere verso<br />

un obiettivo comune al fine di evitare che le<br />

città si disperdano in diverse direzioni. È importante<br />

sottolineare che l’Italia sta facendo<br />

un ottimo lavoro in questo senso, almeno<br />

questa è la mia percezione, sebbene sia focalizzato<br />

su un numero limitato di soggetti,<br />

il che contribuisce alla sua coerenza e coordinamento.<br />

Abbiamo anche relazioni con altre iniziative<br />

che trovano integrazione all’interno del Cluster<br />

e delle partnership. Ad esempio, con<br />

Mission Innovation operante con fondi nazionali<br />

dedicati allo sviluppo di progetti pilota<br />

e dimostrativi. Noi ci stiamo occupando<br />

attivamente del coordinamento preciso con<br />

il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza<br />

Energetica al fine di integrare le diverse attività.<br />

Inoltre, stiamo attualmente esplorando<br />

l’ipotesi di utilizzare le partnership per promuovere<br />

attività transnazionali tra città.<br />

E.M.: Come il testo descrive il<br />

coinvolgimento dell’Italia in<br />

relazione alla Mission Innovation<br />

e alla Green Power Mission?<br />

F.L.B.: L’Italia guida la Mission Innovation,<br />

conosciuta come Green Power Mission, che<br />

riguarda l’intero settore delle energie rinnovabili.<br />

Inoltre, è leader, insieme a Cina e Inghilterra,<br />

nella Clean Energy Transition, con<br />

particolare attenzione all’integrazione dei sistemi<br />

energetici e alla produzione di energie<br />

rinnovabili.<br />

Grazie alla connessione tematica che ci<br />

consente di operare in sinergia e rimanere<br />

coerenti, stiamo svolgendo un lavoro di forte<br />

coordinamento e protagonismo a livello<br />

europeo, soprattutto per quanto riguarda<br />

l’indirizzamento dei bandi. Contrariamente<br />

a quanto fatto finora, stiamo lavorando affinché<br />

l’Italia possa gestire tutti questi strumenti<br />

e influenzarli in qualche modo.<br />

E.M.: È dunque vero che<br />

occorre sempre più lavorare<br />

con le imprese e con le utility in<br />

modo concertato? È questo un<br />

obiettivo che vi siete dati per i<br />

prossimi anni?<br />

F.L.B.: Sì, intanto vi è un notevole cambiamento<br />

di prospettiva riguardo alle città.<br />

Spesso, nei progetti europei riguardanti le<br />

città, queste venivano considerate solo come<br />

stakeholder che partecipavano in modo limitato,<br />

accompagnando il progetto. Ora, con la<br />

Mission, le attività della Driving Urban Transition<br />

e gli altri strumenti, le città assumono<br />

un ruolo più attivo nell’attuazione, in quanto<br />

l’innovazione, secondo il concetto della mission<br />

che è nata all’interno di Horizon Europe,<br />

un programma di ricerca e innovazione,<br />

deve diffondersi in tutto il territorio cittadino<br />

e comunale. È evidente che il comune deve<br />

collaborare con gli attori del territorio, non<br />

solo i cittadini in termini di governance, ma<br />

anche gli enti come le utilities che possono<br />

effettivamente supportare la trasformazione<br />

e l’attuazione delle attività. La leadership<br />

dovrebbe rimanere in mano ai comuni, che<br />

devono, tuttavia, avere una visione futura e<br />

attuarla con piani efficaci. Inoltre, per quanto<br />

riguarda il tema del gemellaggio menzionato<br />

in precedenza, la Commissione ha lavorato<br />

su un’idea di “twinning” esteso: Milano-Bergamo,<br />

Firenze-Prato, Bologna-Parma hanno<br />

elementi di connessione, e potremmo<br />

lavorare su un piano di intensificazione per<br />

coprire gli spazi territoriali e comprendere<br />

come trasferire competenze coinvolgendo<br />

soggetti che non sono geograficamente<br />

rappresentati tra queste nove città. Questo<br />

perché spesso ci sono differenze strutturali<br />

anche nei consumi energetici. Ad esempio,<br />

se guardiamo ai consumi energetici delle<br />

città del Sud Italia, spesso vediamo che la<br />

componente elettrica è già preponderante<br />

rispetto al gas. Pertanto, servono modelli<br />

di transizione diversi, ed è utile riflettere<br />

su questi aspetti se vogliamo davvero raggiungere<br />

la neutralità climatica. Dobbiamo<br />

considerare l’attivazione di progetti pilota<br />

che possano funzionare in contesti diversi e<br />

svilupparli coinvolgendo le città che possono<br />

fare riferimento a tali progetti pilota.<br />

94<br />

95


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

ILARIA SALZANO,<br />

Agenzia per la Coesione Territoriale<br />

E.M.: Quali sono le sfide e le<br />

difficoltà che i piccoli comuni<br />

e quelli di dimensione più<br />

estesa stanno affrontando nella<br />

programmazione 14-20 e nella<br />

nuova programmazione PON<br />

Metro Plus?<br />

I.S.: Ritengo opportuno concentrarmi sugli<br />

strumenti, dato che nei contributi precedenti<br />

sono emerse tutte le difficoltà che oggi si<br />

presentano, non solo per i piccoli comuni,<br />

ma anche per quelli di dimensioni più ampie,<br />

come abbiamo visto con il PON Metro. Queste<br />

sfide riguardano sia la fase di chiusura<br />

della programmazione 14-20, sia la nuova<br />

programmazione, ovvero il PON Metro Plus,<br />

che è in fase di attivazione.<br />

Quest’ultimo coinvolge anche le città di medie<br />

dimensioni, oltre alle 14 città metropolitane,<br />

ma solo per quanto riguarda il fondo<br />

sociale e la cultura. Pertanto, si aggiungono<br />

ulteriori questioni su come attuare i processi<br />

di cambiamento e i progetti.<br />

E.M.: Qual è il focus principale<br />

della prima fase della<br />

programmazione 21-27 e in che<br />

modo le città stanno cercando<br />

di comprendere la transizione<br />

ecologica a livello locale?<br />

I.S.: Nella prima fase, l’attenzione principale<br />

è focalizzata sulla componente ecologica del<br />

PON Metro, che si occupa anche di agenda<br />

digitale e sociale. L’obiettivo è comprendere,<br />

insieme alle città, cosa comporti concretamente<br />

il concetto di transizione ecologica e<br />

quali cambiamenti comporti a livello locale<br />

per i territori.<br />

Abbiamo tentato di farlo nella prima fase<br />

della programmazione 14-20, cui sono state<br />

aggiunte ulteriori risorse del React-EU<br />

a seguito della pandemia. Queste risorse<br />

sono state centralizzate su pochi programmi<br />

nazionali per evitare riprogrammazioni<br />

e frammentazioni che avrebbero rallentato<br />

ulteriormente il processo. Il React-EU è<br />

stato utile per affrontare le tematiche e gli<br />

obiettivi di politica che sono stati successivamente<br />

ripresi nella programmazione attuale<br />

21-27. Inoltre, ha contribuito a comprendere<br />

le difficoltà che le città incontrano<br />

nel riprogrammare e inserire nuovi progetti,<br />

spesso a causa della mancanza di strumenti<br />

adeguati.<br />

E.M.: Qual è il ruolo dell’ENEA<br />

e di Palermo come città pilota<br />

nel tentativo di creare un<br />

collegamento tra le città e le<br />

risorse del React-EU?<br />

I.S.: Stiamo cercando, in collaborazione<br />

con l’ENEA (che sarà presto a Palermo<br />

come città pilota), di creare un collegamento<br />

in questo senso, cercando di sfruttare le<br />

risorse aggiuntive del React-EU e i fondi del<br />

POC Metro. Questi fondi ci hanno aiutato a<br />

inserire nuove tematiche, tra cui la mobilità<br />

sostenibile e l’efficienza energetica, già presenti<br />

nella prima fase della programmazione<br />

14-20. Si è aggiunta anche l’energia da fonti<br />

rinnovabili, che non è necessariamente legata<br />

all’efficientamento degli edifici come nella<br />

prima fase del PON Metro.<br />

Il React-EU è stato quindi utile per ottenere<br />

finanziamenti aggiuntivi su temi come le<br />

fonti rinnovabili, la qualità dell’ambiente e<br />

l’adattamento ai cambiamenti climatici, che<br />

sono presenti nella nuova programmazione.<br />

Stiamo ancora in fase di concertazione con<br />

la Commissione, ma a breve il programma<br />

che verrà approvato amplificherà le aree<br />

d’intervento, includendo l’economia circolare,<br />

le infrastrutture verdi e la mitigazione e<br />

l’adattamento climatico.<br />

E.M.: Quali sono le nuove<br />

tematiche e gli ambiti di<br />

intervento aggiunti alla<br />

programmazione 21-27 grazie ai<br />

fondi del PON Metro?<br />

I.S.: Alcune delle nove città coinvolte nel<br />

progetto “Mission 100 Climate Neutral Cities”,<br />

menzionate in precedenza, fanno parte<br />

delle città metropolitane. Quindi, parallelamente<br />

alla programmazione per il PON Metro<br />

21-27, partecipano anche a progetti previsti<br />

per le città metropolitane.<br />

Tutto ciò sottolinea l’importanza per le città<br />

di sviluppare parallelamente le programmazioni,<br />

il che consente loro di avanzare<br />

con una serie di progetti la cui attuazione<br />

in precedenza poteva essere subordinata<br />

all’uscita di un bando. Il PON Metro, come<br />

organismo intermedio, affianca le città nella<br />

gestione della programmazione con la selezione<br />

degli interventi da realizzare all’interno<br />

del programma. Ciò favorisce una<br />

maggiore integrazione con il territorio, poiché<br />

la maggior parte degli interventi della<br />

programmazione 14-20 è stata realizzata<br />

attraverso la co-progettazione, in collaborazione<br />

con le comunità locali. Questo approccio<br />

ha permesso il completamento di<br />

gran parte di questi interventi già nel 2022,<br />

in anticipo rispetto alla chiusura naturale<br />

del programma.<br />

E.M.: Vuoi darci un segnale di<br />

futuro?<br />

I.S.: È un momento particolare e significativo<br />

che mette in evidenza la fragilità dei<br />

territori. Ritornando a quanto discusso in<br />

precedenza in relazione alla Sardegna, vorrei<br />

concludere la mia presentazione con un<br />

riferimento al programma del Just Transition<br />

Fund, che rientra sempre sotto la competenza<br />

della nostra Agenzia e che sto seguendo<br />

insieme alla collega Francesca De<br />

Lucia.<br />

In questo contesto, i due territori selezionati<br />

per l’Italia, Taranto e il Sulcis Iglesiente,<br />

rappresentano perfettamente come sia<br />

possibile condurre esperimenti sul campo,<br />

con particolare enfasi sul nostro focus: le<br />

comunità energetiche.<br />

Queste comunità costituiscono le aree specifiche<br />

di intervento all’interno del Just Transition<br />

Fund. Abbiamo quindi avviato in parallelo<br />

l’integrazione di entrambi i programmi<br />

attraverso tavoli di lavoro già attivati in precedenza<br />

in collaborazione con i territori, sia<br />

con i programmi PON Metro 14-20 e 21-27,<br />

sia con il Just Transition Fund.<br />

È significativo notare che all’interno del Just<br />

96<br />

97


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Transition Fund siano state scelte le autorità<br />

di gestione regionali (quindi Sardegna<br />

e Puglia) come organismi intermedi, poiché<br />

sono in grado di cooperare con i territori e di<br />

collaborare con gli stakeholder locali.<br />

Abbiamo già tenuto riunioni di partenariato<br />

GIOVANNI VETRITTO,<br />

Dirigente Generale Presidenza del Consiglio dei Ministri<br />

E.M.: Quali tematiche, emerse<br />

nel corso della giornata, ti sono<br />

sembrate interessanti e perché?<br />

G.V.: Ho seguito gli sviluppi del pomeriggio<br />

e ho trovato alcune tematiche estremamente<br />

interessanti. Dalle relazioni emerse,<br />

è evidente che attualmente disponiamo di<br />

maggiori risorse finanziarie rispetto agli<br />

strumenti, che siano strumenti di governance,<br />

virtuali o operativi.<br />

Nell’attuale contesto, le nozioni di efficienza<br />

su larga scala sono cambiate radicalmente<br />

e richiedono un approccio diverso nella formulazione<br />

delle politiche. In Italia, ci sono<br />

alcune regioni che hanno lo stesso numero<br />

di abitanti di un quartiere di Roma, ma costituiscono<br />

il livello amministrativo di riferimento<br />

per determinati tipi di progettazione<br />

strategica di grande importanza. Tuttavia,<br />

sorge la domanda se l’attuale architettura<br />

istituzionale sia ancora adeguata.<br />

Quanti sindaci saranno coinvolti nell’ampia<br />

area illuminata corrispondente alla Pianura<br />

Padana? Non voglio fare previsioni, ma<br />

basti pensare che solo in Piemonte ci sono<br />

in loco e ci siamo sforzati di comprendere le<br />

esigenze dei territori. Sia con il PON Metro<br />

che con il Just Transition Fund, siamo aperti<br />

a eventuali interazioni e integrazioni con diversi<br />

gruppi di lavoro, anche in collaborazione<br />

con ENEA.<br />

1200 comuni.<br />

A questo punto, è necessario aggregare<br />

questo patrimonio istituzionale a livelli di<br />

efficienza più adeguati. Tuttavia, poiché l’attuale<br />

struttura non è sufficientemente efficiente<br />

per affrontare le sfide della transizione<br />

ecologica e digitale, ci rivolgiamo alle<br />

piattaforme su cui l’ENEA sta lavorando da<br />

molto tempo.<br />

E.M.: Aree metropolitane e<br />

legge Delrio: che problemi di<br />

attuazione ci sono stati?<br />

G.V.: Penso ad esempio al problema delle<br />

aree metropolitane, che in realtà non hanno<br />

avuto un avvio effettivo in nessuna delle<br />

città individuate dalla legge Delrio. Ricordo<br />

come tale legge intendesse creare una sorta<br />

di continuum con la provincia, mentre<br />

molte delle nostre città metropolitane non<br />

hanno nulla a che fare con i territori provinciali.<br />

Ad esempio, più della metà del territorio<br />

metropolitano di Bari si trova nella provincia<br />

di Barletta-Andria-Trani, quasi metà<br />

dell’area metropolitana di Firenze si estende<br />

nelle province di Prato e Pistoia. Solo una<br />

quarantina dei 315 comuni della Provincia<br />

di Torino hanno un carattere metropolitano.<br />

Quindi, c’è una grande discrepanza tra il<br />

concetto di base della legge Delrio e la realtà<br />

metropolitana, e ciò non fornisce gli strumenti<br />

istituzionali e di governance necessari<br />

per sviluppare le politiche di cui abbiamo<br />

sentito parlare.<br />

Non lo dico perché voglio fare previsioni<br />

apocalittiche, ma il mio impegno presso il<br />

Dipartimento degli Affari Regionali si è concentrato<br />

sul cercare di promuovere l’adozione<br />

di modelli organizzativi e di governance<br />

già consentiti dal testo unico degli enti locali<br />

e dalla legge Delrio, ma che faticano ad<br />

essere adottati in modo diffuso dagli attori<br />

del territorio, nonostante le numerose sfide<br />

che devono affrontare.<br />

E.M.: In che termini raggiungere<br />

città neutre dal punto di vista<br />

climatico è importante?<br />

G.V.: Raggiungere città neutre dal punto di<br />

vista climatico è un obiettivo importante, ma<br />

prendiamo ad esempio Milano e la vicina Sesto<br />

San Giovanni. È solo il Comune di Milano<br />

che può raggiungere l’obiettivo di carbon neutrality,<br />

oppure, come credo, Milano non ci riuscirà<br />

mai se anche Sesto San Giovanni - dove<br />

esiste un altro sindaco e un diverso livello di<br />

programmazione - non raggiungerà la carbon<br />

neutrality? Pertanto, è necessario attivare<br />

un’autorità metropolitana e creare alleanze<br />

stabili tra i sindaci per pianificare congiuntamente<br />

le azioni necessarie. Per sfruttare tutte<br />

le opportunità, è necessario attivare strumenti<br />

di cooperazione tra le istituzioni.<br />

E.M.: Come?<br />

G.V.: Occorre attivare un’autorità metropolitana<br />

creando alleanze stabili tra sindaci<br />

che avviino insieme tutte le pianificazioni<br />

necessarie.<br />

Per sfruttare tutta una serie di occasioni<br />

abbiamo bisogno di attivare gli strumenti<br />

della cooperazione interistituzionale; probabilmente<br />

per alcune sfide, porto di nuovo<br />

come esempio l’area della pianura padana<br />

con la sua densità di urbanizzazione,<br />

nemmeno la regione possiede più un livello<br />

adeguato di pianificazione ma servirebbero<br />

programmazioni probabilmente negoziate<br />

tra le regioni con un carattere sovraregionale.<br />

Collaboro da anni con Paola Clerici Maestosi<br />

e con Nicoletta Gozo e l’attività di sviluppo<br />

a livello europeo di tutte le piattaforme - a<br />

partire dalla esperienza di Lumiere per l’abbattimento<br />

dei costi per l’illuminazione fino<br />

al PELL per il calcolo energetico di diverse<br />

tipologie di edifici pubblici - il loro rappresenta<br />

un lavoro prezioso in ENEA che può<br />

essere importante fonte di informazione<br />

ma soltanto se si riuscirà attraverso una<br />

forte spinta centrale ad adeguare i livelli di<br />

governance per portare gli attori a un livello<br />

scalare adeguato per poter sfruttare le informazioni<br />

utili a pianificare il cambiamento,<br />

quindi assicurare le transizioni.<br />

E.M.: La creazione di alleanze<br />

stabili è un processo in corso<br />

oppure non ancora avviato?<br />

G.V.: Si tratta di un processo attualmente<br />

in corso, soprattutto nelle aree montane<br />

e rurali, che ci ha portato a monitorare circa<br />

98<br />

99


4<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

un centinaio di casi di aggregazione. Questo<br />

progetto rientra nei finanziamenti di un programma<br />

europeo nell’ambito del Piano Nazionale<br />

Operativo sulla Governance.<br />

Abbiamo sostenuto circa cento programmi<br />

di aggregazione tra i comuni italiani, con circa<br />

cinquanta di essi che hanno raggiunto un<br />

significativo grado di aggregazione. Tuttavia,<br />

ritengo che le scelte del Governo per il programma<br />

14-20 abbiano dato un eccessivo<br />

peso all’autogoverno dell’Associazione Nazionale<br />

Comuni Italiani (ANCI) e delle associazioni<br />

dei comuni rispetto alle reti urbane<br />

intermedie delle grandi città metropolitane.<br />

L’intenzione del programma 21-27 è di riaffermare<br />

il ruolo centrale del Centro Operativo,<br />

ovvero del mio Dipartimento per la Programmazione<br />

Europea, nel Piano di Capacità<br />

per la Coesione. Questo per poter continuare<br />

a promuovere le operazioni di aggregazione.<br />

È evidente che un governo come quello attuale,<br />

con una prospettiva quinquennale, un<br />

ministro di grande visibilità nazionale e una<br />

forte volontà di affrontare anche aspetti tecnici<br />

dei problemi, può fare la differenza nei<br />

risultati ottenibili.<br />

Non partiamo da zero, poiché abbiamo esperienza<br />

nel contesto delle aree marginali e<br />

contiamo di ritornare a svolgere un ruolo significativo<br />

anche in ambito urbano. Questo<br />

obiettivo è coerente con le deleghe del ministro<br />

e con l’ampia gamma di competenze<br />

della direzione generale che ho l’onore di dirigere.<br />

100<br />

101


5<br />

5<br />

DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA<br />

DIALOGO A PIÙ VOCI<br />

SULLE CER<br />

Paola Clerici Maestosi: Rispetto a quello<br />

che ha appena affermato Matteo Caldera ciò<br />

che mi sembrerebbe interessante capire è<br />

se si possa sfruttare il percorso offerto dalla<br />

Partnership DUT per comprendere come<br />

le comunità energetiche possano supportare<br />

il processo di transizione nell’ambito<br />

dei Positive Energy District sfruttando in<br />

qualche modo una progettazione a livello<br />

più ampio, quindi regionale, delle comunità<br />

energetiche e mettendo a sistema dei<br />

player industriali. Non fermarsi dunque al<br />

tema della fattibilità tecnica ed economica<br />

che mi sembra possa essere coperta da<br />

questi finanziamenti ma capire come questa<br />

progettazione possa diventare un modello<br />

di business.<br />

La partnership DUT ad esempio riesce ad<br />

appagare questo tipo di approccio di studio.<br />

È chiaro che non è un progetto ENEA ma<br />

stiamo lanciando delle ipotesi e l’addendum<br />

potrebbe essere quello di capire che tipo di<br />

investimenti devono essere fatti, magari in<br />

quota parte finanziabile dal Mise, sull’asse<br />

proprio delle implementazioni.<br />

Cosa ne pensi di questo tipo di opportunità?<br />

Matteo Caldera: La ritengo una grande<br />

opportunità, a mio avviso per nulla nota al<br />

grande pubblico. Non si parla spesso all’interno<br />

di webinar di opportunità come questa.<br />

Un’opportunità da divulgare maggiormente<br />

in occasione di convegni dedicati al<br />

tema perché potrebbe essere davvero interessante<br />

arrivare alla definizione di modelli<br />

di business (saranno più di uno). Modelli<br />

che dipendono principalmente dagli attori<br />

coinvolti, uno degli aspetti più importanti e<br />

al momento più critici delle CER riguarda il<br />

fatto di come far interagire all’interno di un<br />

soggetto giuridico - perché la CER è un soggetto<br />

di diritto autonomo con natura giuridica<br />

- enti locali con aziende private.<br />

Questo dal punto di vista della forma giuridica;<br />

un altro aspetto riguarda il fatto di come<br />

le CER potrebbero potenziare notevolmente<br />

lo strumento del partenariato pubblico privato<br />

che non è una forma giuridica ma e una<br />

forma contrattuale. Quindi sicuramente se<br />

le Partnership DUT possono andare nell’ottica<br />

di promuovere e finanziare esperienze<br />

del genere, soprattutto in questa fase che<br />

è una fase ancora di progetti pilota e quindi<br />

di definizione di Best Practice, ben vengano.<br />

Paola Clerici Maestosi: Potrebbe quindi<br />

essere un lancio che viene fatto verso gli<br />

stakeholder del sistema che devono andare<br />

a verificare questi modelli di business. In<br />

realtà ENEA non ha un ruolo specifico nel<br />

costruire un progetto di questo tipo. È interesse<br />

dello stakeholder di sistema andare a<br />

proporre uno studio di questo tipo considerando<br />

magari anche le varie differenze che<br />

esistono a livello territoriale.<br />

Matteo Caldera: Potremmo esercitare<br />

un ruolo di supporto all’interno dei nostri<br />

compiti istituzionali tenendo conto poi delle<br />

forze in campo, perché di progetti di CER ce<br />

ne sono veramente ormai tanti e le agenzie<br />

stampa quotidianamente ne pubblicano di<br />

nuovi.<br />

Volendo quindi giocare un ruolo davvero<br />

importante nello sviluppo di progetti CER,<br />

questi ultimi dovrebbero essere da un lato<br />

pubblicizzati e resi noti agli stakeholder,<br />

dall’altro reso semplice da implementare<br />

in quanto le CER sono configurazioni multidisciplinari<br />

intrinsecamente complesse e<br />

quindi la semplificazione, la semplicità anche<br />

nell’accesso ai finanziamenti è fondamentale.<br />

Paola Clerici Maestosi: Ci può essere uno<br />

stakeholder importante a livello nazionale<br />

che è anche un grande player a livello internazionale?<br />

Matteo Caldera: Gli stakeholder possono<br />

essere tanti ma l’ente di riferimento per le<br />

comunità energetiche già esiste ed è il GSE<br />

che per legge gestisce il meccanismo, qualifica<br />

i soggetti, possiede i dati delle CER nascenti<br />

e poi eroga gli incentivi.<br />

Come ENEA, nell’ambito delle nostre attività<br />

di ricerca con gli strumenti che abbiamo<br />

messo in campo e che stiamo continuando<br />

perfezionare, possiamo giocare un ruolo di<br />

promozione e di sensibilizzazione a supporto<br />

delle decisioni in particolare per gli enti<br />

pubblici ma anche poi per gli stakeholder<br />

privati.<br />

Emanuele Martinelli: Rispetto agli strumenti<br />

di cui si è parlato stamattina mi chiedevo<br />

se gli stessi fossero o meno in grado<br />

di incidere a livello di sensibilizzazione sulla<br />

parte finanziaria, cioè sulla capacità di far<br />

comprendere ai cittadini il valore economico<br />

di una determinata scelta oppure se si tratta<br />

di strumenti in grado solo di sensibilizzare<br />

e rendere consapevoli rispetto ai propri<br />

comportamenti/consumi.<br />

Matteo Caldera: Tutti gli strumenti di cui<br />

abbiamo discusso oggi indicano se pur a<br />

livello diverso degli economics, dunque<br />

con quelli che potrebbero essere i vantaggi<br />

energetici ma anche economici. Di Recon<br />

l’ho già dettagliatamente parlato, ma anche<br />

DHomus e Smart Sim.<br />

Paola Clerici Maestosi: Diciamo che lo<br />

strumento più adatto in tal senso è Smart<br />

Sim in quanto permette - con il processo<br />

descritto questa mattina, che va dal questionario<br />

alla simulazione - di simulare appunto<br />

scenari migliorativi e di questi scenari<br />

102<br />

103


5<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

migliorativi che sono indirizzati al singolo<br />

utente né valuta sia i costi sia i risparmi in<br />

termini proprio di tempi di ritorno dell’investimento<br />

con la possibilità di scegliere tra i<br />

diversi interventi.<br />

Sempre dal punto di vista economico, in<br />

Smart Sim viene fatto un confronto tra il<br />

costo del vettore energetico - sia luce che<br />

gas - con i contratti di fornitura più convenienti,<br />

facendo riferimento naturalmente ai<br />

dati Arera. Si tratta quindi di una un’informazione<br />

a tutto tondo per l’utente singolo.<br />

Recon invece si rivolge alla comunità nel<br />

suo complesso?<br />

Paolo Zangheri: Vorrei restituire brevemente<br />

l’esperienza del tavolo di lavoro inerente<br />

al bando CER Sisma. È stato annunciato<br />

ad agosto ed è uscito ufficialmente a<br />

ottobre. È il primo bando che finanzia enti<br />

pubblici, le CER di enti pubblici, per le aree<br />

del cratere dei sisma 2009-2016 (2009 L’Aquila<br />

e 2016 Amatrice e Norcia). Un bando<br />

piuttosto complesso in quanto è stato portato<br />

a termine (è scaduto il 21 novembre<br />

2022) in mancanza dei decreti attuativi. È<br />

stato coraggioso lanciare un bando di questo<br />

tipo in mancanza di alcune regole, se<br />

pur chiaramente con il decreto transitorio<br />

vigente.<br />

Sono arrivate molte domande - quasi un<br />

centinaio - e stiamo parlando di finanziamento<br />

a fondo perduto, il meccanismo<br />

principe richiesto dagli enti locali che difficilmente<br />

possono pensare di finanziare interventi<br />

così importanti, soprattutto pensando<br />

di dare un risvolto sociale al proprio<br />

contesto. L’idea è proprio quella di finanziare<br />

direttamente a fondo perduto gli enti per<br />

permettere poi di avere un ritorno, anche in<br />

termini di impatto sociale, sulla cittadinanza,<br />

che rappresenta uno dei grandi obiettivi<br />

che si vogliono perseguire con le CER.<br />

Una buona parte delle domande pervenute<br />

sono risultate ammissibili quindi passeranno<br />

al secondo step, quello della valutazione.<br />

Fase in cui probabilmente come ENEA saremo<br />

nuovamente coinvolti.<br />

Durante tutto il percorso del bando abbiamo<br />

ricevuto numerose domande di chiarimento<br />

in quanto serviva chiarire certi aspetti, ad<br />

esempio quelli riguardanti le logiche sulla<br />

partnership pubblico-privato, aspetto<br />

molto interessante se pur non sempre così<br />

semplice da dipanare.<br />

Un altro grosso tema che si è posto nell’ultimo<br />

periodo riguarda gli aiuti di Stato. C’è<br />

una normativa europea che li disciplina ma<br />

che è in via di revisione e il divenire di questa<br />

revisione si è portato al tavolo di lavoro<br />

dove è stato ampiamente discusso fino ad<br />

arrivare ad affrontare questioni tecnologiche;<br />

solo per limitarsi a un esempio, ragionando<br />

sulla sensatezza della scelta di alcuni<br />

impianti rispetto ad altri.<br />

Tutta la documentazione (bando e allegati)<br />

è pubblica, quindi facile da reperire<br />

sulla rete, inoltre vi sono numerosi siti (ad<br />

esempio quello di Legambiente) che hanno<br />

contribuito alla disseminazione.<br />

Le proposte contenute negli allegati possono<br />

anche essere prese d’esempio per future<br />

iniziative di questo tipo, sia nazionali che regionali.<br />

Sono riportati i numerosi chiarimenti<br />

che abbiamo cercato di proporre su tutti<br />

questi temi e anch’essi possono rappresentare<br />

un utile punto di riferimento per future<br />

iniziative analoghe.<br />

Emanuele Martinelli: Gianluca, hai qualcosa<br />

da aggiungere a questa discussione,<br />

qualche commento?<br />

Gianluca D’Agosta: Ho un commento da<br />

fare legato al comportamento di alcune<br />

istituzioni, nel senso che tutto quello di cui<br />

stiamo parlando in merito alle comunità<br />

energetiche parte da un pacchetto della<br />

Comunità Europea che parla di CER per i<br />

cittadini.<br />

Se mi guardo intorno invece sento solo dibattere<br />

di supporti ai comuni, alle aziende<br />

oppure dedicati ai finanziamenti per la realizzazione<br />

di CER ma nulla che possa allo scopo<br />

essere di aiuto ai cittadini.<br />

È una discussione che stavo facendo qualche<br />

giorno fa al tavolo tecnico della Regione<br />

Emilia-Romagna. Hanno deciso di finanziare<br />

una fase di studio per la creazione appunto<br />

di comunità energetiche, il loro target sono<br />

i comuni o le aziende, cioè qualcuno che ha<br />

già le competenze per avviare iniziative legate<br />

alla realizzazione di CER a determinati<br />

livelli.<br />

Un cittadino invece spesso non conosce<br />

nemmeno il significato di ente giuridico e<br />

non è in grado di capire quale business plan<br />

occorra preparare e magari si rivolge a una<br />

banca per il finanziamento che gli chiede<br />

entro quanto tempo potrà essere in grado<br />

di restituirlo. Di fatto la legge non sta più<br />

finanziando le comunità energetiche per i<br />

cittadini ma sta finanziando altro.<br />

Forse in maniera un po’ polemica però io<br />

rimango aggrappato al mio concetto di comunità<br />

energetica che parte dal basso e il<br />

messaggio potrebbe essere quello di trovare<br />

si questi strumenti di finanziamento<br />

non dimenticandosi mai però del soggetto<br />

principale, il singolo cittadino desideroso di<br />

vivere in un contesto migliore.<br />

Emanuele Martinelli: Paolo Zangheri, tu<br />

avevi particolarmente insistito sul tema del<br />

cittadino che si candida a essere promotore<br />

di una CER in modo semplice e ritenendo<br />

che potesse essere proprio il comune a dover<br />

mettere a disposizione uno spazio dove poter<br />

impostare e semplificare il dialogo sul tema.<br />

Paolo Zangheri: Sì e magari di poter disporre<br />

di un portale che potesse permettere<br />

al singolo cittadino di candidarsi al progetto<br />

CER per far nascere qualcosa di positivo nel<br />

proprio territorio chiaramente contribuendo<br />

a creare una massa critica. Allo stesso tempo<br />

utile anche per i comuni per capire se c’è<br />

qualche cittadino interessato a partecipare<br />

con il comune stesso alla progettazione di<br />

una CER. In altre parole provare a mettere<br />

insieme pubblica amministrazione e cittadini<br />

ma anche i cittadini tra loro.<br />

A tal proposito, parlando con Nicoletta Gozo<br />

è nata l’idea (ancora tutta in divenire) di pensare<br />

al PELL come possibile infrastruttura<br />

utile a favorire questo dialogo.<br />

Emanuele Martinelli: Ultima domanda<br />

a Matteo Caldera. Anche se si tratta di un<br />

ambito un po’ marginale in questa sede mi<br />

chiedo per completezza se possa stare in<br />

piedi un business plan anche per le aree in-<br />

104<br />

105


5<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

dustriali oppure per strutture private quali<br />

hotel o strutture sanitarie?<br />

Matteo Caldera: Le aziende non hanno<br />

generalmente bisogno di grandi forme di<br />

finanziamento. Se parliamo di impianti a<br />

fonte rinnovabile l’esempio più classico è<br />

quello di un’azienda che normalmente dispone<br />

di grandi superfici non utilizzate e<br />

tipicamente è interessata a installare il<br />

fotovoltaico per autoconsumo riducendo<br />

la propria bolletta e con la reimmissione<br />

in rete di quello che eccede la produzione,<br />

che se inserito in comunità energetica serve<br />

a produrre energia condivisa e maturare<br />

l’incentivo. L’incentivo può essere usato a<br />

livello aziendale, ad esempio per generare<br />

dei benefit a favore dei dipendenti in quanto<br />

l’azienda già con l’energia autoconsumata<br />

riesce a rientrare con una certa facilità<br />

dall’investimento, soprattutto con i prezzi<br />

attuali dell’energia o con i prezzi indicati<br />

dalla Commissione Europea con un price<br />

cap a €180 al Megawatt (fino a due anni fa<br />

parlavamo di prezzi minimi garantiti per il<br />

ritiro dedicato di €42 al Megawatt ora). È<br />

vero che sono aumentati anche i costi per<br />

l’installazione degli impianti ma se parliamo<br />

di impianti aziendali stiamo parlando di<br />

impianti connessi in media tensione quindi<br />

già di una certa dimensione.<br />

Gli incentivi e i bandi di finanziamento sono<br />

invece determinanti per gli enti pubblici<br />

perché i comuni non hanno le stesse capacità<br />

di spesa delle aziende, oltre a non generare<br />

nemmeno grandi consumi. Ospedali,<br />

RSA e piscine si pongono invece come consumatori<br />

all’interno delle CER. Gli ospedali,<br />

ad esempio, hanno consumi generalmente<br />

molto elevati con generatori che garantiscono<br />

la base della produzione di energia<br />

e prelevano la restante energia dalla rete;<br />

in un contesto di comunità energetiche<br />

potrebbero prelevare l’energia elettrica restante<br />

da impianti a fonte rinnovabile di comunità<br />

e contribuire sostanzialmente alla<br />

maturazione dell’incentivo che verrebbe<br />

poi ripartito sulla base delle regole indicate<br />

nel regolamento della CER.<br />

La finalità sociale nel caso di strutture<br />

ospedaliere e RSA è piuttosto evidente.<br />

Paola Clerici Maestosi: Una persona che<br />

ci sta seguendo da remoto, collegandosi al<br />

discorso che si stava facendo in precedenza<br />

sull’eventuale disponibilità di un cittadino a<br />

diventare soggetto della CER si chiede da<br />

chi quest’ultimo possa essere finanziato.<br />

Matteo Caldera: Va innanzi tutto precisato<br />

che per parlare di CER ci vogliono almeno<br />

due consumatori e un produttore. In realtà<br />

forme di finanziamento, detrazioni fiscali<br />

dedicate agli utenti domestici esistono. Detrazioni<br />

fiscali al 50% ma anche l’opportunità<br />

del super bonus (del 110% ora 90%) che<br />

purtroppo non è stata ben colta soprattutto<br />

a livello condominiale, anche se va detto<br />

che quest’ultimo finanziando totalmente<br />

l’investimento non permette ovviamente di<br />

accedere anche all’incentivo.<br />

Paola Clerici Maestosi: Un’altra domanda<br />

pervenuta. Le CER oltre a essere una risorsa<br />

economica di risparmio in quanto a lungo<br />

termine ha anche un vantaggio ambientale.<br />

A parte la CO2 risparmiata nell’immediato<br />

è stato montato lo smaltimento e la manutenzione<br />

di questi impianti.<br />

Matteo Caldera: Teniamo conto che il<br />

vantaggio ambientale è sostanzialmente<br />

legato alla riduzione delle emissioni di CO2<br />

collegato a un discorso di diffusione degli<br />

impianti a fonte rinnovabile in base a un<br />

obbligo assunto a livello europeo. Abbiamo<br />

obiettivi vincolanti al 2030 di diffusione delle<br />

fonti rinnovabili per i quali siamo decisamente<br />

indietro perché è vero che nei primi 9<br />

mesi del 2022 abbiamo superato l’1.7 Gw di<br />

produzione ma il target per raggiungere gli<br />

obiettivi al 2030 prevedeva 6/7Gw l’anno di<br />

nuove installazioni a fonte rinnovabile.<br />

Se pur il vantaggio sia principalmente legato<br />

alla riduzione delle emissioni di CO2 occorre<br />

tener conto che un impianto fotovoltaico<br />

(certificato per una vita di 20 anni) normalmente<br />

arriva a durarne 30. Il costo del loro<br />

smaltimento è una questione rilevante, ma<br />

va considerato che l’impianto per 30 anni<br />

produrrà energia green. Se facciamo poi un<br />

discorso di Life Cycle Assessment ciò che<br />

rileva è che l’energia che l’impianto fotovoltaico<br />

produce nel corso della sua vita è<br />

energia che non si dovrà produrre con impianti<br />

tradizionali a fonti fossili.<br />

Paolo Zangheri: Vorrei un’ulteriore considerazione<br />

dato che il tema ricorre spesso.<br />

Un pannello fotovoltaico è per larga parte<br />

del suo peso composto da alluminio e vetro,<br />

due componenti che siamo già in grado<br />

di riciclare; si sta lavorando, anche a livello<br />

di ricerca, sul riciclo di quel doppio buffer di<br />

silicio più plastica che caratterizza la cella<br />

fotovoltaica. In Germania sono riusciti a riciclare<br />

quel materiale producendo un altro<br />

pannello fotovoltaico riciclato che ha un<br />

efficienza migliore di quello del pannello di<br />

origine. La ricerca sta facendo dunque notevoli<br />

progressi anche da questo punto di<br />

vista e ci aspettiamo che a breve avremmo<br />

risultanze ancora migliori di quelle odierne.<br />

Paola Clerici Maestosi: Punti di vista interessanti<br />

e convincenti. Leggo la terza e<br />

ultima domanda. Perché nei convegni sulle<br />

CER non è mai presente il soggetto principale<br />

della comunità ossia il cittadino ovviamente<br />

intendo i rappresentanti cittadini le<br />

associazioni di consumatori eccetera. C’è un<br />

problema di rappresentatività?<br />

Matteo Caldera: Non mi pare. Sono numerosissimi<br />

i convegni sulle CER e ognuno ha un<br />

proprio target. Forse troppo spesso sono dedicati<br />

agli operatori del settore che sul tema<br />

sono ormai ampiamente preparati. Ma posso<br />

dire di aver partecipato a diversi momenti di<br />

confronto con i cittadini dedicati al tema CER,<br />

tutti molto partecipati da privati ed enti locali.<br />

Ci sono anche tante associazioni che si sono<br />

dimostrate attive sul tema, associazioni che<br />

rappresentano gli amministratori di condominio,<br />

i consumatori, Legambiente. Recentemente<br />

abbiamo siglato un accordo di<br />

collaborazione con Confcooperative per la<br />

promozione e lo sviluppo delle CER.<br />

Sabrina Romano: Con il Politecnico Torino<br />

abbiamo stretto un accordo di collaborazione<br />

sempre nell’ambito della ricerca di siste-<br />

106<br />

107


5<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

ma elettrico e il professor Capozzoli con i<br />

suoi collaboratori sono stati coinvolti attivamente<br />

nella elaborazione dei dati. Le analisi<br />

hanno portato proprio a individuare i profili<br />

di consumo per poi cercare di clasterizzarli.<br />

Davide Colaci: Faccio parte del gruppo di<br />

ricerca coordinato dal professor Alfonso<br />

Capozzoli e sono collega di Antonio Gallo<br />

che è qui anche in veste di esperto del nostro<br />

Gruppo di comunità energetiche.<br />

Abbiamo avuto la possibilità di collaborare<br />

con ENEA nel contesto del progetto di ricerca<br />

di sistema elettrico che si è concluso<br />

nel 2021 in cui abbiamo avuto la possibilità<br />

di andare a verificare, attraverso processi<br />

basati sui data Analytics, profili di carico tipologici<br />

afferenti appunto alla Smart Home<br />

e all’Energy Box di ENEA. Roma, Roma<br />

Centocelle e anche Pinerolo.<br />

Attraverso la piattaforma DHomus e attraverso<br />

questo processo siamo riusciti<br />

a identificare profili di carico tipologici<br />

attraverso processi afferenti alla Cluster<br />

Analysis e a definire un processo di caratterizzazione<br />

dell’utente in maniera automatizzata.<br />

Nonostante questo processo si sia concluso<br />

con il report, a mio modo di vedere<br />

il suo utilizzo potrebbe essere molto utile<br />

nello step di ricerca successivo che dovrà<br />

riguardare la gestione energetica (come è<br />

possibile condividere l’energia, come gestire<br />

le batterie e tutti i sistemi che nella<br />

stessa CER sono presenti).<br />

Step all’interno del quale l’identificazione e<br />

la caratterizzazione dei consumi degli utenti<br />

può diventare molto importante.<br />

Alfonso Capozzoli: Il contributo che in<br />

qualche modo noi cerchiamo di dare come<br />

gruppo di ricerca del Politecnico sulle CER<br />

riguarda soprattutto la gestione energetica.<br />

Una volta che tutti gli schemi burocratici e di<br />

strutturazione delle comunità energetiche<br />

diventeranno un po’ più agevoli e in qualche<br />

modo lewvedranno la luce, Il problema sarà<br />

quello di fare in modo che gli obiettivi di una<br />

comunità energetica, quelli ad esempio di<br />

massimizzare l’autoconsumo o cercare di<br />

fornire servizi alla rete, vengano nel tempo<br />

conseguiti. Ciò a mio avviso potrà avvenire<br />

con l’applicazione di controllori intelligenti<br />

tali da permettere una gestione coordinata<br />

e cooperativa (poi dipenderà in parte dagli<br />

schemi che si andranno a implementare) di<br />

fatto basati su processi di intelligenza artificiale.<br />

Noi stiamo operando in questo senso per<br />

ora a livello simulativo, ma mi auguro che<br />

presto si riescano a mettere in campo quei<br />

controllori capaci di poter tenere conto di<br />

più funzioni obiettivo contemporaneamente<br />

e di gestire le azioni di controllo sui singoli<br />

sistemi energetici anche rispetto agli incentivi<br />

abilitati. Dall’altro - e questo invece è già<br />

realtà - stiamo lavorando su meccanismi<br />

informativi che possano rendere maggiormente<br />

consapevoli, rispetto all’uso nel tempo<br />

della domanda di energia degli edifici che<br />

concorrono alla formazione della CER, sia i<br />

vari stakeholder che lo stesso occupante,<br />

affinché possa anche quest’ultimo diventare<br />

proattivo e parte della catena di controllo,<br />

recependo informazioni e agendo di conseguenza<br />

rispetto alle opportunità che quel<br />

sistema informativo fornisce.<br />

108<br />

109


6<br />

6<br />

DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA<br />

CONTRIBUTI<br />

AI TAVOLI DI LAVORO<br />

E PRESENTAZIONI<br />

Vicky Albert-Seifried<br />

Vicky is a senior researcher in the ‘Climate-Neutral Cities<br />

and Districts’Group of Fraunhofer Institute for Solar Energy<br />

Systems (ISE) in Germany. She manages projects and activities<br />

in the field of sustainable energy planning, urban energy<br />

transition and climate-neutral cities.<br />

Al convegno hanno partecipato ricercatori ed esperti di settore. Alcuni di loro<br />

hanno presentato i propri personali punti di vista, altri hanno partecipato alle<br />

discussioni dei tavoli di lavoro a cui sono stati invitati. Tutti hanno contribuito<br />

con riflessioni stimolanti. Nelle pagine che seguono abbiamo cercato di<br />

collezionare i contributi di tutti coloro che, a vario titolo, hanno partecipato.<br />

Segnatamente e in rigoroso ordine alfabetico citiamo:<br />

Vicky Albert-Seifried<br />

Dirk Ahlers<br />

Felipe Barroco<br />

Dario Cacace<br />

Paolo Civiero<br />

Paola Clerici Maestosi<br />

Filipa Corais<br />

Albert Edman<br />

Giuseppe Franchini<br />

Emanuele Giorgi<br />

Giuseppina Giuliani<br />

Christoph Gollner<br />

Nicoletta Gozo<br />

Enza Lissandrello<br />

Gilda Massa<br />

Claudia Meloni<br />

Fabio Napolitano<br />

Carlo Alberto Nucci<br />

Manuela Ojan<br />

Tullio Pagano<br />

Cristina Pellegrini<br />

Elena Penazzi<br />

Roberta Pezzetti<br />

Filomena Pietrapertosa<br />

Francesca Rizzo<br />

Monica Salvia<br />

Eleonora Riva Sanseverino<br />

Patrizia Scandurra<br />

Per Sieverts<br />

Claudia Snels<br />

Michele Stefini<br />

Saveria Teston<br />

Annemie Wyckmans<br />

Sintesi della presentazione<br />

Vicky is the Chair of the COST Action ‘Positive Energy Districts European Network’,<br />

Subtask Leader of the IEA Annex 83 on Positive Energy Districts and an active<br />

member within the European Energy Research Alliance Joint Programme Smart Cities<br />

(EERA JPSC). The COST Action Positive Energy Districts European Network (PED-EU-NET)<br />

aims to mobilise researchers and other relevant stakeholders across different domains<br />

and sectors to drive the deployment of Positive Energy Districts (PEDs) in Europe through<br />

open sharing of knowledge, exchange of ideas, pooling of resources, experimentation of<br />

new methods and co-creation of novel solutions.<br />

110<br />

111


6<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Dirk Ahlers<br />

Dirk is a senior researcher and research manager with<br />

the NTNU Smart Sustainable Cities group at NTNU, the<br />

Norwegian University of Science and Technology. He is the<br />

project manager for NEB-STAR - New European Bauhaus<br />

Stavanger, and for Re-Value - Integrated urban planning for<br />

climate neutrality; and is an individual contributor for CrAFt<br />

- Creating Actionable Futures. He is also the project manager<br />

of the +CityxChange European Lighthouse project where he<br />

helps to build Positive Energy Districts. He is working with<br />

cities and stakeholders towards data-driven co-creation, urban<br />

digitalisation, urban transitions, and climate action.<br />

Felipe Barroco Fontes Cunha<br />

PhD in Energia e Ambiente all'Università Federale di Bahia,<br />

Brasile (2021). Ha svolto un dottorato di ricerca presso<br />

l'Università di Modena e Reggio Emilia nel 2018/2019 e<br />

come PhD Visiting Student presso l'Università di Bologna nel<br />

2020/2021. Ha collaborato con l'Agenzia per l'Energia e lo<br />

Sviluppo Sostenibile sul progetto GECO, focalizzandosi sul<br />

quadro normativo e la transizione energetica. Attualmente<br />

è project manager presso l'AESS, coordinando proposte<br />

progettuali per programmi di finanziamento europei e italiani.<br />

TITOLO<br />

Sintesi della presentazione<br />

CrAFt, NEB-STAR, and Re-Value are three interlinked Horizon Europe projects coordinated<br />

by NTNU that bridge the New European Bauhaus with the EU Cities Mission.<br />

They work directly with 15 cities and with a network of over 60 cities and demonstrate<br />

the use of interdisciplinary and collaborative methods in cities towards climate neutrality.<br />

Links and photo: https://www.ntnu.edu/employees/dirk.ahlers<br />

https://de.linkedin.com/in/dirkahlers<br />

Sintesi della presentazione<br />

Il progetto GECO - Green Energy COmmunity ha coinvolto il quartiere San Donato - San<br />

Vitale di Bologna, mirando a creare una comunità energetica per aumentare la sostenibilità<br />

e ridurre la povertà energetica. GECO ha fornito assistenza tecnica per il risparmio<br />

energetico, promosso energie rinnovabili e sensibilizzato su problematiche ambientali.<br />

Sono state sviluppate piattaforme e algoritmi per ottimizzare l'autoconsumo e lo stoccaggio<br />

energetico. A livello normativo, è stata promossa la collaborazione per l'adeguamento<br />

della normativa italiana sulle Comunità Energetiche. Realizzato da AESS, ENEA e UniBo, in<br />

collaborazione con CAAB, Distretto Nord Est, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna,<br />

associazioni, imprese e cittadini, con il sostegno finanziario dell'EIT Climate-KIC.<br />

felipe.barroco@aess.energy<br />

linkedin.com/in/felipe-barroco-fontes-cunha-56b51232<br />

112<br />

113


6<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Sintesi del prodotto<br />

Dario Cacace<br />

Dario è un ingegnere informatico con specializzazione in<br />

elettronica e telecomunicazioni. Dal 06/2019 lavora come<br />

system integration specialist presso City Green Light s.r.l.,<br />

dopo aver ricoperto il ruolo di responsabile tecnico in Gemmo<br />

S.p.A. e gestito la propria impresa.<br />

Descrizione dell’azienda<br />

City Green Light è una E.S.Co che opera nel campo del<br />

risparmio e dell'efficientamento energetico, partecipata<br />

da primari fondi di investimento nazionali e internazionali<br />

del settore. L’azienda punta all’innovazione e alla Green<br />

Economy proponendo solidi modelli di sviluppo per l’efficienza<br />

energetica e servizi smart con lo scopo di accompagnare PA<br />

e Imprese nella transizione ecologica, energetica e digitale.<br />

Opera attualmente in oltre 300 Comuni in Italia, dislocati su<br />

tutto il territorio nazionale, servendo oltre 5 milioni di cittadini.<br />

City Green Light ha affiancato sin dall’inizio l’ENEA portando il proprio know how nel<br />

campo della pubblica illuminazione come contributo allo sviluppo del PELL. Mettendo<br />

a disposizione le proprie competenze ha consentito che quanto già perfettamente<br />

elaborato da ENEA fosse ancora più aderente alla realtà di un gestore.<br />

Contributo dell’autore al tavolo<br />

È<br />

stata portata l’esperienza di City Green Light, leader nel settore dell'illuminazione<br />

pubblica, dell'efficienza energetica e dei servizi smart city, che da anni adotta sistemi<br />

di monitoraggio e controllo dei consumi degli impianti gestiti ed è stata il primo gestore<br />

PELL VERIFIED ENEA e tra i primi a trasmettere tramite PELL i dati relativi a consistenza e<br />

parametri elettrici ed energetici.<br />

d.cacace@citygreenlight.com<br />

https://www.linkedin.com/in/dario-cacace-77948138<br />

Paolo Civiero<br />

Paolo è architetto, Ph.D., Ricercatore senior presso l’Università<br />

Roma Tre, Dipartimento di Architettura (2022), dove ricopre<br />

anche il ruolo di Vice-Coordinatore del Laboratorio di Fisica<br />

e Tecnologia (LFT&T). Esperto nel campo della tecnologia<br />

dell’architettura e del design applicati all’edilizia, della<br />

sostenibilità e dell’efficienza energetica, con una visione<br />

multidisciplinare focalizzata su progetti di nuova costruzione e<br />

riabilitazione a livello scala edilizia e urbana. Dal 2019 al 2022 è<br />

Principal Investigator del progetto di ricerca PEDRERA.<br />

Urban Transition Pathways<br />

30th November 2022<br />

Paolo Civiero<br />

Assistant Professor | RomaTre University<br />

PEDRERA (Positive Energy District<br />

renovation model) project<br />

Sintesi della presentazione<br />

Innovative model tool boosting sustainable and feasible<br />

renovation programs towards PEDs<br />

Partner of the project<br />

The project has received funding from the European Union’s Horizon<br />

2020 research and innovation program under the Marie Skłodowska-<br />

Curie grant agreement No 712949 (TECNIOspring PLUS) and from the<br />

Agency for Business Competitiveness of the Government of Catalonia.<br />

L<br />

’obiettivo principale del progetto PEDRERA è quello di fornire uno strumento innovativo<br />

in grado di accelerare la transizione urbana verso i PED, e di validare la fattibilità<br />

economica degli interventi secondo modelli di business personalizzabili e una metodologia<br />

capaci di facilitare il coinvolgimento di molteplici attori e utenti interessati da azioni di riqualificazione<br />

a larga scala e di intercettarne i loro bisogni. Il modello PEDRERA permette di<br />

valutare un’ampia gamma di KPIs in base sia alle necessità di ciascun stakeholder che agli<br />

obiettivi delle singole fasi di progettazione, restituendo distinti scenari di riqualificazione<br />

derivanti dalle scelte tecniche adottabili a una selezione di edifici da mappa GIS.<br />

paolo.civiero@uniroma3.it<br />

https://www.linkedin.com/in/paolo-civiero-432a075b/<br />

1<br />

114<br />

115


6<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Paola Clerici Maestosi<br />

Architetto e dottore di ricerca, Paola si occupa delle tematiche<br />

di ricerca, innovazione e sviluppo che attengono alle città.<br />

Partecipa alle principali reti europee che promuovono la ricerca<br />

che finanziano specifiche traiettorie di sviluppo sostenibile per<br />

le città.<br />

È referente scientifico per il MUR del SET Plan e della<br />

Partnership Driving Urban Transition.<br />

È Responsabile di rilevanti progetti di ricerca internazionali<br />

H2020 quali BOOST (2013), EXPAND (2016), DARE (2019), HE<br />

quali DUT (2020), CapaCITIES (2021).<br />

Autore di pubblicazioni in ambito nazionale (Transizioni<br />

urbane sostenibili, Politecnica; 2021, Smart Cities and Positive<br />

Energy District: urban perspectives in 2020, Energies; 2022,<br />

Smart Cities and Positive Energy Distrcit: urban perspectives<br />

in 2021, Energies) e paper in ambito internazionale (2021,<br />

Sustainable Urban Areas for 2030 in a Post-COVID-19 Scenario:<br />

Focus on Innovative Research and Funding Frameworks to<br />

Boost Transition towards 100 Positive Energy Districts and<br />

100 Climate-Neutral Cities, Energies; 2020, Tools, technologies<br />

and systems integration for the Smart and Sustainable Cities<br />

to come, IJSEPM; 2019, European Union funding Research<br />

Development and Innovation projects on Smart Cities: the<br />

state of the art in 2019, IJSEPM; 2019, Virtual round table on<br />

innovation for smart and sustainable cities, IJSEPM; 2018,<br />

Towards a European vision for the smart cities to come,<br />

Techne; 2017, Designing a Social Urban Networks to Promote<br />

Smart Participation in Matera, SPRINGER).<br />

Contributo alla discussione<br />

In qualità di coordinatore scientifico del convegno si è posta l’obiettivo di consolidare i<br />

network di ricerca sviluppo e innovazione in ambito urbano presenti in Italia, favorendo<br />

lo scambio con i principali network di rilievo europeo.<br />

paola.clerici@ENEA.it<br />

https://www.linkedin.com/in/paola-clerici-maestosi-b3731132/?originalSubdomain=it<br />

Filipa Corais<br />

Filipa Corais heads Braga municipality's mobility division<br />

since 2016. Previously, she worked as a senior technician in<br />

the planning division, contributing to the municipal master<br />

plan revision. Currently a PhD student at EAAD-UM and MIT-<br />

Portugal, her research focuses on accelerating behavioral<br />

change for active modes through Transition Management in<br />

Braga's Living Lab. She holds a degree in Architecture from the<br />

University of Coimbra and a Master's in "Planning and Design of<br />

the Urban Environment" from FAUP/FEUP, University of Porto.<br />

She taught at IPVC-ESA from 2008 to 2020 and occasionally at<br />

the University of Minho. She has attended international courses<br />

for PhD students and published book chapters and scientific<br />

articles (https://doi.org/10.3390/futuretransp2010006; https://<br />

www.mdpi.com/2673-7590/2/1/6)<br />

Sintesi della presentazione<br />

TRANSITION EXPERIMENTS IN LABS OF WALKABILITY FOR LIVABILITY<br />

BRAGA “WALKING” TOWARD SUSTAINABLE URBAN MOBILITY<br />

NOVEMBER 2022<br />

The municipality of Braga is committed to promoting sustainable urban mobility (SUM)<br />

by prioritizing pedestrians and redistributing public space. Transition management<br />

(TM) methodology is applied, aiming to accelerate behavior change towards sustainable<br />

mobility. The city's modal split heavily favors cars, but efforts aim to reverse this trend. Braga's<br />

layout and infrastructure favor walkability, aligning with a "city of 15 minutes" concept.<br />

Tactical urbanism projects and temporary livable streets initiatives demonstrate promising<br />

results in shifting attitudes and behaviors toward sustainable mobility. Ongoing monitoring<br />

and community engagement inform further urban redistribution efforts.<br />

116<br />

117


6<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Albert Edman<br />

Albert has 20 years experience of working with sustainable<br />

urban development at local, regional, national and international<br />

leve. Albert, through his position as Focus area leader for Cities<br />

and communities in transition at RISE, been involved in several<br />

strategic national and international assignments in the field of<br />

sustainable urban development.<br />

This includes initiatives relating to climate transition such<br />

as Viable Cities, NetZeroCities, Driving Urban Transition<br />

EU partnership and CapaCITIES, but also in relation to<br />

Cultural and creativity, Inclusive cities, and the EU Missions<br />

approach, including the new proposed EU mission on New<br />

European Bauhaus. Albert is a member of the research and<br />

innovation organisation for the built environment in Sweden,<br />

IQ Samhällsbyggnad, where he is an active member of the<br />

Synergy working group, not least focusing on the international<br />

dimension. Before his employment at RISE, Albert worked 10+<br />

years in Strategic development for several municipalities in his<br />

native northern Sweden, managing and developing initiatives<br />

such as Smart Cities Lighthouse projects (RUGGEDISED),<br />

Umeå2014 - European Capital of Culture and European Capital<br />

of Innovation Runner-Up 2018.<br />

In this context, Albert has also worked with and within<br />

several international funding initiatives, such as URBACT,<br />

Interreg, Horizon Europe/H2020, ERDF, Life plus and IUC,<br />

International Urban Cooperation. Until 2007, Albert worked<br />

at Boverket, the Swedish Board of Housing, Building and<br />

Planning, where he worked in the office of the Swedish<br />

Council for Sustainable Cities, coordinating regional and local<br />

networks on sustainable urban development, both in the<br />

national and international contexts.<br />

Giuseppe Franchini<br />

Il Prof. Giuseppe Franchini è Ordinario di Sistemi per l’Energia<br />

e l’Ambiente presso l’Università degli Studi di Bergamo. Ha<br />

pubblicato circa 100 articoli scientifici nazionali e internazionali<br />

sull'energia, con focus su sistemi energetici complessi, impianti<br />

con fonti rinnovabili e turbomacchine. È titolare della cattedra<br />

di Sistemi Energetici e Tecnologie delle Energie Rinnovabili<br />

e ricopre incarichi di Delegato del Rettore per la <strong>Transizione</strong><br />

Energetica. La sua ricerca riguarda impianti solari, sistemi ibridi<br />

fossili-rinnovabili, idrogeno verde e comunità energetiche.<br />

PERCORSI DI TRANSIZIONE PER LE CITTA’ ED I TERRITORI<br />

URBAN TRANSITION PATHWAYS<br />

Il ruolo di UniBg sul territorio<br />

Sintesi della presentazione<br />

RELATORE<br />

Prof. Giuseppe Franchini<br />

LUOGO<br />

Kilometro Rosso<br />

Stezzano (BG)<br />

DATA<br />

30.11.2022<br />

L<br />

'Università di Bergamo svolge un ruolo significativo nella transizione energetica del territorio,<br />

collaborando strettamente con il Laboratorio Smart Cities and Communities di ENEA,<br />

situato nel parco scientifico Kilometro Rosso di Bergamo. La partnership coinvolge tesi di laurea<br />

magistrale e un dottorato di ricerca focalizzato sullo sviluppo di modelli numerici per l'analisi<br />

tecnica ed economica di comunità energetiche con diverse tecnologie di generazione elettrica.<br />

L'Università è un punto di riferimento per la creazione di comunità energetiche rinnovabili, collaborando<br />

con amministrazioni comunali ed enti territoriali per promuovere aggregazioni ottimizzate<br />

di utenze. Per tutte le questioni legate all'energia, dalla generazione alla distribuzione e<br />

all'impiego finale, l'Università di Bergamo mette a disposizione le sue competenze per lo sviluppo<br />

di attività di ricerca applicata in collaborazione con l'industria locale.<br />

giuseppe.franchini@unibg.it<br />

118<br />

119


6<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Emanuele Giorgi<br />

Emanuele è laureato in filosofia, tesi sulle tematiche<br />

epistemologiche dell’Intelligenza Artificiale; operativo da sempre<br />

nel settore informatico, ha lavorato per oltre 20 anni come PM nel<br />

settore del software per le Utility. Certificato PMP e PMI-ACP, è<br />

Business Development Manager in NeMeA Sistemi.<br />

Descrizione dell’azienda<br />

NeMeA è una PMI Innovativa Italiana che opera nel campo dei<br />

sistemi informativi territoriali (SIT) e geografici (GIS). Fornisce<br />

soluzioni digitali altamente specializzate nell’integrazione di<br />

dati e sistemi con particolare attenzione al telerilevamento e<br />

all’elaborazione di immagini satellitari RADAR/SAR; serve più di<br />

390 PA locali e 84 Aziende Utility. È riconosciuta come fornitore<br />

di supporto qualificato Infratel per la transcodifica dati SINFI.<br />

Giuseppina Giuliani<br />

Giuseppina è laureata in Lingue e Letterature Straniere<br />

presso l’Università degli Studi Roma Tre. In ENEA dal 1988 è<br />

oggi parte integrante del Team dedicato all’innovazione dei<br />

processi gestionali dei contesti urbani e territoriali in chiave<br />

smart presso il Laboratorio Smart Cities and Communities. In<br />

particolare si occupa dei rapporti con le istituzioni e il territorio<br />

per il Progetto Lumière&PELL e il Tavolo di Convergenza<br />

Nazionale per la Smart City (Progetto SmartItaly Goal).<br />

Sintesi del prodotto<br />

L<br />

’inserimento dei dati nel PELL, permette all’Operatore/Gestore di ottenere informazioni<br />

utili per gestire e innovare gli impianti dell’illuminazione pubblica partendo dal<br />

loro censimento, attraverso il caricamento di file in formato XML-GML divenendo un tool di<br />

valutazione e monitoraggio dell’infrastruttura e del servizio offerto mediante l’elaborazione<br />

dei dati e fornitura di kpi. Poiché la piattaforma PELL si inserisce in un panorama in cui è in<br />

grado di recepire solo file in formato XML (strutturati in linea con la specifica PELL Versione<br />

1.0), NeMeA Sistemi offre il supporto qualificato agli Operatori/Gestori semplificando l’operazione<br />

di creazione del file XML attraverso l’utilizzo di un ambiente GIS che permette inoltre<br />

la creazione del file in formato geografico (Shapefile) dei dati elaborati.<br />

Contributo dell’autore al tavolo<br />

NeMeA ha illustrato il modulo di Digitalizzazione e caricamento dati PELL, uno strumento<br />

per facilitare l’inserimento dei dati all’interno della piattaforma. È stato condiviso<br />

dai partecipanti il valore di uno strumento in grado di semplificare la consegna dei dati a<br />

partire da un sistema GIS georeferenziato già completo di una struttura dati che comprenda<br />

tutte le informazioni operative e quelle indispensabili per il conferimento a SINFI.<br />

e.giorgi@nemeasistemi.com<br />

https://www.linkedin.com/in/emanuelegiorgipm/<br />

https://www.linkedin.com/company/nemeasistemi/<br />

giuseppina.giuliani@ENEA.it<br />

https://www.linkedin.com/in/giuseppina-giuliani-5320401a/<br />

120<br />

121


6<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Christoph Golner<br />

Urban planner working at the Austrian Research Promotion<br />

Agency (FFG). As Programme Manager of the SET Plan Action<br />

3.2 PED Programme, he has been part of the JPI Urban Europe<br />

Management since 2018. Since 2022, he is coordinator of the<br />

Positive Energy Districts (PED) Transition Pathway of the<br />

Driving Urban Transitions (DUT) Partnership, coordinating<br />

strategic development, operational programme activities,<br />

stakeholder involvement and call development. Before that, he<br />

was working at the Austrian Academy of Sciences and in urban<br />

renewal for the City of Vienna.<br />

Nicoletta Gozo<br />

Nicoletta è laureata in Scienze Politiche presso l’Università<br />

degli Studi di Milano. In ENEA dal 1986 è Referente roll out<br />

tecnologico e rapporti con istituzioni e stakeholder; promuove<br />

e coordina il coinvolgimento degli stakeholder pubblici, privati<br />

e istituzionali nello sviluppo, sperimentazione e diffusione<br />

delle soluzioni metodologiche e tecnologiche sviluppate dalla<br />

Divisione. Promuove e coordina lo sviluppo e la gestione dei<br />

tavoli di lavoro destinati al conseguimento degli obiettivi<br />

di Divisione. È Coordinatrice del Progetto PELL-UCUM-<br />

SmartItaly Goal.<br />

Sintesi della presentazione<br />

The DUT Partnership, funded by Horizon Europe, involves 60+ partners from 28<br />

countries, addressing urban challenges through three Transition Pathways: Positive<br />

Energy Districts (PED), The 15-minute City (15mC), and Circular Urban Economies (CUE).<br />

PED focuses on decentralizing energy generation, reducing demand, and connecting with<br />

regional systems. 15mC promotes sustainable mobility, integrated neighborhoods, and<br />

efficient urban space use. CUE aims for regenerative urbanism, with green communities<br />

sustained by circular resource flows. DUT engages stakeholders via City Panel, AGORA<br />

Dialogues, and annual Calls to address urban transition challenges inclusively. DUT’s strategic<br />

approach is summarized in the DUT Strategic Roadmap.<br />

Per richiedere la presentazione: Christoph.Gollner@ffg.at<br />

nicoletta.gozo@ENEA.it<br />

https://www.linkedin.com/in/nicoletta-gozo-72b95263/<br />

122<br />

123


6<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Enza Lissandrello<br />

Enza is an Associate Professor at Aalborg University with<br />

a background in urban planning and public policy, human<br />

geography, and the governance of socio-technical system<br />

innovation and transitions. Enza Lissandrello has a double PhD in<br />

Planning and Public Policies (IUAV University Venice, Italy) and in<br />

Management Sciences: Planning, Geography and the Environment<br />

(Radboud University Nijmegen, The Netherlands) and worked<br />

at the Institute for Social Science Research at the University of<br />

Amsterdam before to join Aalborg University. Her work examines<br />

urban and regional planning processes and practices under<br />

contemporary transitions with an international perspective.<br />

Gilda Massa<br />

Laureata in Ingegneria Gestionale presso la Federico II di Napoli,<br />

ha esperienza come consulente per Ministero Affari Esteri e<br />

Organizzazione Internazionale del Lavoro. Lavora presso l'ENEA dal<br />

2007, focalizzata su reti imprenditoriali ed energetiche, ottimizzando<br />

la cooperazione tra PMI e gestendo la qualità dai fornitori ai mercati.<br />

Responsabile Scientifico ENEA, guida il progetto europeo "COME<br />

RES" sulle Comunità Energetiche e coordina lo sviluppo del tool<br />

sulla Local Token Economy per le Smart Energy Communities nel<br />

Progetto RdS 1.7. Membro del Management Board della Driving Urban<br />

Transition Partnership. Coordinatore scientifico per ENEA nel progetto<br />

EXPAND II e parte del team progetto CAPACities, dello Steering Group<br />

sui Positive Energy District e dell'azione COAST PED-EU NET.<br />

The Energy Communities<br />

for the Urban Transition<br />

Gilda Massa, ENEA<br />

Session RD&I projects for Urban Transition<br />

BERGAMO - 30 November 2022<br />

Sintesi della presentazione<br />

The presentation is based on a NordForsk project on urban planning and smart cities on<br />

the co-creation of knowledge on urban air quality and its integration into urban planning<br />

practice. Research on urban air quality is of utmost importance in urban planning for<br />

creating sustainable and healthy cities in the future. However, the current means and expertise<br />

of knowledge pose a significant risk of green gentrification and low impact on social<br />

justice dimensions. To address these negative dynamics, NordicPATH focuses on knowledge<br />

co-production through action-oriented research. This approach enhances diverse and multiple<br />

ways of knowing for co-producing knowledge with citizens, communities, and policies.<br />

enza@plan.aau.dk<br />

https://www.linkedin.com/in/enza-lissandrello-8b150415/<br />

Sintesi della presentazione<br />

Il Progetto COMERES, avviato nel 2020, è uno dei primi progetti europei sulle comunità<br />

energetiche. Coinvolge comunità energetiche di 9 stati membri, mostrando come incrementare<br />

la condivisione di energia rinnovabile tramite una prospettiva innovativa sulla<br />

generazione e fruizione dell'energia. Il progetto analizza aspetti normativi, socio-economici<br />

e peculiarità territoriali e ambientali delle regioni coinvolte, evidenziando barriere e fattori di<br />

sviluppo per le comunità energetiche. Introduce 9 sportelli nazionali di supporto con azioni di<br />

formazione e disseminazione nei rispettivi Stati, facilitando lo scambio di buone pratiche per<br />

promuoverne la diffusione e, ove possibile, la replicazione. Attiva un dialogo e formula raccomandazioni<br />

a livello regionale, nazionale e comunitario sulle politiche energetiche, contribuendo<br />

a superare le sfide e promuovere lo sviluppo sostenibile delle comunità energetiche.<br />

gilda.massa@ENEA.it<br />

124<br />

125


6<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Claudia Meloni<br />

Archietto, Claudia si occupa di tematiche in ambito Smart<br />

Cities e Smart Communities attraverso lo studio e la<br />

progettazione di modelli urbani sostenibili inerenti un sistema<br />

integrato di applicazioni in grado erogare servizi innovativi ai<br />

cittadini. È responsabile di progetti di ricerca e sviluppo sui<br />

temi delle Smart Cities e Smart Communities.<br />

Fabio Napolitano<br />

Fabio è professore associato presso il Dipartimento di Ingegneria<br />

Elettrica, Elettronica e dell'Informazione dell'Università di Bologna,<br />

specializzato in Sistemi Elettrici per l’Energia. Laurea e dottorato in<br />

ingegneria elettrica presso la stessa università, è Senior Member<br />

IEEE e membro del Comitato Tecnico 81 del Comitato Elettrotecnico<br />

Italiano. Parte del Consiglio Direttivo di EnSIEL, è editore associato<br />

di riviste come IEEE Transactions on Electromagnetic Compatibility<br />

e Electrical Engineering. Ha contribuito al codice LIOVEMTP per<br />

il calcolo delle sovratensioni da fulmini e partecipato a progetti di<br />

ricerca internazionali sulla protezione dai fulmini e sulle smart grid.<br />

Self-usER project<br />

Sintesi della presentazione<br />

La presentazione "ENEA: Ricerca Sistema Elettrico per <strong>Transizione</strong> <strong>Urbana</strong> Sostenibile"<br />

illustra il progetto 1.7 "Tecnologie per Penetrazione Efficiente del Vettore Elettrico<br />

negli Usi Finali", finanziato dal MASE nel PTR22-24. Obiettivo: transizione energetica<br />

e digitale urbana, con focus su risparmio, sicurezza e qualità dei servizi. Potenziamento<br />

usi elettrici finali, integrazione flessibilità digitale, coinvolgimento cittadino. Soluzioni per<br />

smart homes e building, Energy Communities, PED della DUT. Piattaforme digitali per ottimizzazione<br />

e innovazione. Soluzioni per resilienza urbana e smart roads per monitoraggio,<br />

dati predittivi e supporto decisioni.<br />

Per richiedere la presentazione: claudia.meloni@ENEA.it<br />

Sintesi della presentazione<br />

Fabio Napolitano<br />

Department of Electrical, Electronic and Information<br />

Engineering<br />

Il 30 novembre 2022, durante la sessione RD&I Projects for Urban Transition, è stata presentata<br />

la ricerca del progetto Self-User (https://www.selfuser.it/). Finanziato da Enel X e<br />

dalla Regione Emilia Romagna, il progetto monitora i consumi di un condominio a Scandiano,<br />

Reggio Emilia, utilizzando dispositivi non intrusivi. L’obiettivo è sviluppare modelli per stimare<br />

l’energia condivisa e autoconsumata, insieme ai flussi di cassa in relazione alle dimensioni di<br />

impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo. La campagna di monitoraggio è iniziata nell’ottobre<br />

2020 e la presentazione esamina le configurazioni di autoconsumo collettivo, la legislazione<br />

italiana, e l’energia condivisa in impianti fotovoltaici condominiali. Vengono discussi i metodi di<br />

monitoraggio, i risultati ottenuti sul consumo collettivo e le implicazioni economiche, enfatizzando<br />

l’importanza di un sistema di accumulo gestito a livello condominiale.<br />

fabio.napolitano@unibo.it<br />

https://drive.google.com/file/d/1Hwv4RyfZ_GAUSwN64jhV60oh1s9x9rrP/view?usp=drive_link<br />

126<br />

127


6<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Carlo Alberto Nucci<br />

Carlo è Professore ordinario, responsabile scientifico del<br />

Laboratorio Sistemi Elettrici di Potenza del Dipartimento<br />

DEI - “Guglielmo Marconi”, Università di Bologna. Fellow della<br />

IEEE, della CIGRE) e della Chinese CSEE. Editor in Chief della<br />

rivista EPSR, Elsevier (2010-2021). Vice Preside della Facoltà<br />

di Ingegneria (2008-2012) e Presidente del Gruppo Italiano<br />

dei Professori Universitari di Sistemi Elettrici per l'Energia,<br />

GUSEE (2012-2015). Rappresentante nazionale della Mission<br />

EU Climate Neutral-Smart Cities e Presidente del Comitato<br />

tecnico del CEI 81. Il Prof. Nucci è Dottore Honoris Causa<br />

dell'Università Politehnica di Bucarest, distinguished visting<br />

professor della Università Tsinghua di Pechino e socio effettivo<br />

dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna.<br />

Contributo alla discussione<br />

Il raggiungimento della neutralità climatica riguarda in gran parte le attività che si svolgono<br />

nelle città e il relativo consumo di energia. Per raggiungere tale obiettivo, l’UE<br />

è attualmente impegnata con la Missione Climate Neutral and Smart Cities, che ha per<br />

obiettivi: i) il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2023 per 100 città recentemente<br />

selezionate, e ii) che esse fungano da esempio le altre città europee, per le quali<br />

l’obiettivo è fissato al 2050. Per le 100 città l’UE prevede da un lato la messa a sistema di<br />

strumenti finanziari e interventi normativi dettati da indicazioni raccolte sul campo con un<br />

approccio bottom-up, dall’altro la introduzione di un Climate City Contract. Per il raggiungimento<br />

della neutralità climatica non esiste una soluzione unica, adatta per tutti i contesti.<br />

D’altra parte, la scelta delle politiche di investimento tecnologico e di regolamentazione<br />

richiede una valutazione multidisciplinare dei possibili impatti ambientali, sociali ed economici<br />

delle diverse opzioni, di complessa effettuazione. La sperimentazione che l’Europa<br />

ha pianificato con la Mission e i risultati che ne dovrebbero conseguire, avranno pertanto<br />

un grande valore generale. Per realizzare la transizione energetica che porti alla neutralità<br />

climatica occorre quindi differenziare sia le fonti primarie di energia sia i materiali e le<br />

tecnologie relative. L’uso di fonti rinnovabili, solare ed eolico in particolare, senza dimenticare<br />

l’idroelettrico, è comunque sempre più imperativo, e lo diventa quindi l’elettrificazione<br />

graduale dei vari settori. Anche il nucleare si prevede possa giocare un ruolo significativo<br />

in tale contesto, così come l’idrogeno e la diffusione capillare di ICT e la cosiddetta smart<br />

sector integration. Le comunità energetiche rinnovabili, che potrebbero arrivare a produrre<br />

il 20% dell’energia consumata nelle città entro il 2030, sottolineano ulteriormente l’importanza<br />

del sistema elettrico e delle smart grid in tale contesto.<br />

Manuela Ojan<br />

Manuela è esperta ambientale e della sostenibilità, con una buona<br />

comprensione strategica e visione, anticipando le tendenze.<br />

Approfondita comprensione delle sfide che l’industria affronta nei<br />

campi dell’ambiente, dell’efficienza energetica e della protezione<br />

climatica; attuale focalizzazione sulla costruzione sostenibile e<br />

sull’economia circolare. Esperienza internazionale nelle industrie<br />

manifatturiere e come consulente per aziende e istituzioni, inclusa<br />

la gestione di progetti di sviluppo multilaterale.<br />

Sintesi della presentazione<br />

Milan Urban Transition<br />

Urban regeneration, decarbonisation, public space, sustainable mobility<br />

Ojan Manuela,<br />

Director of Environmental Transition AMAT, City of Milan<br />

Milano è stata scelta per accedere ai fondi europei di ricerca e innovazione Horizon,<br />

ricevendo oltre 360 milioni di euro. L’iniziativa “Cities Mission” della Commissione<br />

Europea consentirà a Milano di promuovere azioni di ricerca e innovazione sulla mobilità<br />

pulita, l’efficienza energetica e l’urbanistica verde. La partecipazione migliorerà l’attrattività<br />

della città per investimenti privati e ulteriori finanziamenti europei, potenziando anche<br />

l’accesso ai bandi del PNRR nazionale. Le realtà selezionate svilupperanno “Climate City<br />

Contracts” per raggiungere la neutralità climatica coinvolgendo cittadini, istituti di ricerca,<br />

settore privato e istituzioni.<br />

128<br />

129


6<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Ing. Tullio Pagano<br />

Tullio è Energy Manager di AMG Energia S.p.a., utility con<br />

sede in Palermo. AMG Energia si occupa della distribuzione di<br />

gas naturale attraverso propri impianti a rete e svolge alcuni<br />

servizi energetici in ambito urbano (pubblica illuminazione,<br />

facility management di edifici e impianti comunali), oltre a<br />

esercitare il ruolo di “Energy Service Company - ESCo”.<br />

Cristina Pellegrini<br />

Cristina è Funzionario del Comune di Parma - Settore Staff della<br />

Direzione Generale, project manager esperta in progettazione<br />

europea, coordinatrice operativa della Missione 100 città<br />

per la presentazione del Contratto Climatico di Città alla<br />

Commissione Europea.<br />

Power to ZEN (P2ZEN)<br />

Renewable Energy Community as a local development tool<br />

in a popular neighbourhood in Palermo<br />

GET TOGETHER on ORGANIZATIONAL<br />

ASPECTS – Driving Urban Transition<br />

Cristina Pellegrini – Municipality of Parma<br />

Percorsi di <strong>Transizione</strong> <strong>Urbana</strong> per le<br />

città ed i territori<br />

Sintesi della presentazione<br />

La presentazione è incentrata sui risultati di uno studio di fattibilità realizzato di concerto<br />

con la Città Metropolitana di Palermo, circa le possibilità di costituzione di una<br />

prima comunità energetica rinnovabile in configurazione di autoconsumo, in relazione al<br />

quadro normativo di settore, tuttora in via di definizione.<br />

Bergamo, 1 dicembre 2022<br />

Sintesi della presentazione<br />

Il Comune di Parma, selezionato ad aprile 2022 dalla Commissione Europea come una<br />

delle 100 città europee (di cui 9 italiane) pilota nel raggiungimento della neutralità<br />

climatica, ha da subito attivato una serie di interventi per raggiungere l’obiettivo lavorando<br />

in modo trasversale e sistemico all’interno dell’Ente e con l’ecosistema territoriale. Per<br />

arrivare all’obiettivo di neutralità climatica non basta infatti realizzare singoli progetti per<br />

ridurre le emissioni a livello urbano ma è necessario un profondo cambiamento organizzativo,<br />

metodologico e di governance interna ed esterna. Uno degli elementi fondamentali<br />

per l’attivazione di questi processi, oggetto della presente presentazione, è la formazione<br />

di un transition team che operi in maniera trasversale ai diversi uffici del Comune che si<br />

occupano di temi collegati.<br />

130<br />

131


6<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Elena Penazzi<br />

Elena è Assessore Imola con delega Turismo Autodromo<br />

e Grandi eventi, Comunicazione e digitalizzazione, servizi<br />

al cittadino, gemellaggi e progetti europei. Farmacista,<br />

giornalista pubblicista. Master in comunicazione e giornalismo<br />

istituzionale.<br />

THE IMOLA LIVING LAB<br />

Experiences of Safe Mobility,<br />

Sustainability and Inclusiveness<br />

at the service of the Global<br />

Community<br />

Elena Penazzi - Municipality of Imola<br />

Sintesi della presentazione<br />

Imola Living Lab è un progetto sperimentale, che parte dall’infrastruttura Autodromo<br />

Internazionale Enzo e Dino Ferrari, di proprietà del Comune di Imola. Si basa su tre<br />

temi portanti: sostenibilità, sicurezza stradale e inclusione. Vuole diventare un modello di<br />

buone pratiche da esportare a livello di altre realtà simili e si basa su accordi importanti<br />

con Università e Ospedale di Montecatone, per sperimentazione, formazione e ricerca.<br />

Roberta Pezzetti<br />

Roberta è professore Associato di International Business,<br />

Marketing e Strategia presso il Dipartimento di Economia e<br />

Direttore Scientifico del Centro di Ricerca Interdipartimentale<br />

SMARTER.<br />

Ha conseguito il dottorato di ricerca in Marketing Management<br />

presso l’Università degli Studi Milano-Bicocca e il diploma<br />

di Master in International Finance presso l’Almo Collegio<br />

Borromeo di Pavia. È delegato del Rettore per il Piano di<br />

Marketing Strategico di Ateneo orientato alla sostenibilità.<br />

Svolge un’intensa attività di ricerca sui temi del management<br />

dell’innovazione, dell’innovazione dei modelli di sviluppo<br />

economico in chiave smart city e smart land, dei modelli<br />

di business per le smart cities e smart communities e della<br />

sostenibilità nei settori science based e research based,<br />

coordinando progetti di ricerca nazionali e internazionali.<br />

Ha una pluriennale esperienza nel campo della formazione<br />

e della consulenza per imprese e istituzioni sui temi della<br />

strategia d’impresa, dell’entrepreneurship e del management<br />

dell’innovazione.<br />

È coordinatore del progetto di ricerca “Urban Data Check<br />

Up Model per la Smart City” finanziato dal Piano Triennale<br />

Ricerca di Sistema Elettrico Nazionale ed membro della<br />

cabina di regia del Tavolo di Convergenza Nazionale per le<br />

Smart Cities “SmartItaly Goal”. È stata delegato del Rettore<br />

per i Rapporti con l’Osservatorio Fondazione CRUI Università-<br />

Imprese e delegato per i rapporti con Cluster Smart Cities &<br />

Communities Lombardia.<br />

Per richiedere la presentazione: assessore.penazzi@comune.imola.bo.it<br />

roberta.pezzetti@uninsubria.it<br />

www.linkedin.com/in/roberta-pezzetti-15937271<br />

132<br />

133


6<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Filomena Pietrapertosa<br />

Ricercatore senior presso il CNR-IMAA, esperta di modellistica<br />

dei sistemi energetici. Attualmente si occupa dello studio e<br />

dell’analisi della pianificazione climatica locale e delle correlazioni<br />

con le strategie di sviluppo sostenibile con particolare riferimento<br />

alle azioni volte alla costruzione della resilienza climatica e al<br />

raggiungimento della neutralità climatica. È membro fondatore<br />

della EURO-LCP Initiative e ha coordinato e partecipato a diversi<br />

progetti scientifici internazionali. Ha al suo attivo più di 50 articoli<br />

scientifici pubblicati su prestigiose riviste internazionali.<br />

In collaboration with about 40 European researchers:<br />

P. Eckersley, N.-A. Spyridaki, A. Krook-Riekkola, M. Olazabal, S. De Gregorio Hurtado, S. G. Simoes, D. Geneletti, V. Viguié, P. A. Fokaides, B. I. Ioannou, A. Flamos, M. Szalmane<br />

Csete, A. Buzasi, H. Orru, C. de Boer, A. Foley, K. Rižnar, M. Matosović, M. V. Balzan, M. Smigaj, V. Baštáková, E. Streberova, N. Belšak Šel, L. Coste, L. Tardieu, C. Altenburg, E.<br />

Krkoška Lorencová, K. Orru, A. Wejs, E. Feliu, J. M. Church, S. Grafakos, S. Vasilie, I. Paspaldzhiev, O. Heidrich.<br />

Bergamo, 30 Novembre 2022<br />

Valutazione e monitoraggio dello stato della pianificazione<br />

climatica a scala locale: La EURO-LCP Initiative<br />

Assessing and Monitoring the Status of Climate Planning at the<br />

Local Scale: The EURO-LCP Initiative<br />

Dr. Filomena Pietrapertosa, Dr. Monica Salvia - Institute of Methodologies for<br />

Environmental Analysis, National Research Council of Italy<br />

Dr. Diana Reckien - University of Twente , Faculty of Geo-Information Science and<br />

Earth Observation, Netherlands<br />

Francesca Rizzo<br />

Ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Telematica e<br />

Società dell’Informazione nel 2003 presso la Scuola di Ingegneria<br />

dell’Università degli studi di Firenze e nel 1998 la Laurea in<br />

Comunicazione presso la facoltà di Lettere dell’Università degli<br />

Studi di Siena. Dal 2004 al 2010 ha ricoperto diverse posizioni postdoc<br />

presso il Politecnico di Milano nei dipartimenti di Ingegneria<br />

Elettronica e di Design. Ha svolto, numerosi soggiorni di ricerca e<br />

studio all’estero in Europa (Aalto University, Finland, Cambridge<br />

University, Cambridge) e negli USA (University of Louisville,<br />

Kentucky). È esperta in design dei servizi pubblici e policy<br />

design, con focus su citizen e stakeholder engagement in R&I.<br />

Ha coordinato e partecipato a diversi progetti europei. Dal 2023<br />

è Delegata della Rettrice del Politecnico di Milano per i Progetti<br />

Europei, membro dell'Advisory Board di Climate KIC e del core<br />

group della Commissione Europea per la stesura del codice su<br />

Citizen engagement; Coordinatrice del progetto Europeo ORBIS<br />

e Principal Investigator del progetto europeo NZC; Direttrice del<br />

Master executive in AI4GOV finanziato dal programma europeo<br />

CEF e membro del Collegio di Dottorato Step-Change del Politecnico<br />

di Milano. È membro del comitato scientifico della Fondazione<br />

Giacomo Brodolini, Roma, e del progetto europeo DigiNEB.<br />

Sintesi della presentazione<br />

La presentazione racconta le attività di raccolta, analisi e valutazione dei piani urbani di<br />

mitigazione e adattamento svolte nell’ambito della EURO-LCP Initiative, che si occupa<br />

da più di dieci anni della valutazione e del monitoraggio dello stato dei piani climatici delle<br />

città europee. Sono stati presentati la metodologia sviluppata per la ricerca, la raccolta e la<br />

catalogazione dei piani; gli studi condotti su campioni di città europee, dell’area del mediterraneo<br />

europeo e del territorio italiano; e le principali evidenze emerse. Le città europee<br />

sono per tradizione più attente alle azioni per la mitigazione (riduzione dei gas serra) e meno<br />

all’adattamento. Si è evidenziata, inoltre, una grande diversità all’interno dell’Europa, con la<br />

maggior parte dei piani concentrati nell’Europa centrale e settentrionale.<br />

filomena.pietrapertosa@cnr.it<br />

https://www.linkedin.com/in/filomena-fulvia-pietrapertosa-2b962458/<br />

Sintesi della presentazione<br />

Bergamo 01/1272022<br />

Francesca Rizzo Politecnico di Milano – Department of Design<br />

This project has received funding from the H2020 Research and Innovation Programme under grant agreement n°101036519.<br />

Questa presentazione riguarda il progetto NetZero Cities, focalizzato sullo sviluppo<br />

delle città attraverso una piattaforma di supporto.<br />

francesca.rizzo@polimiit<br />

134<br />

135


6<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Monica Salvia<br />

Ingegnere ambientale, Ph.D., Primo Ricercatore presso il<br />

CNR-IMAA. Monica si è specializzata nell'analisi dei sistemi<br />

energetici e nello sviluppo di modelli energetico-ambientali<br />

nell’ambito del programma IEA-ETSAP. I suoi interessi di<br />

ricerca attuali si concentrano sulla sostenibilità urbana e sulla<br />

governance del cambiamento climatico. Fa parte del team di<br />

coordinamento della “EURO-LCP Initiative” che dal 2013 valuta<br />

lo stato della pianificazione climatica locale in Europa.<br />

What factors are driving cities to commit<br />

to the transition to climate neutrality?<br />

Some insights from the analysis of the EU<br />

Mission 100 CNC candidate cities<br />

Monica Salvia*,<br />

Bergamo, 1 December 2022<br />

Paola Clerici Maestosi, Sofia G. Simoes, Filomena Pietrapertosa,Valentina D’Alonzo<br />

and Diana Reckien,<br />

Eleonora Riva Sanseverino<br />

Professore Ordinario di Sistemi elettrici per l’energia presso l’Università<br />

di Palermo dal 2019. È autrice di oltre 300 articoli indicizzati su riviste<br />

internazionali, atti di convegni e manoscritti nei settori delle reti<br />

intelligenti, dell’ottimizzazione e delle energie rinnovabili. È stata<br />

responsabile scientifico di numerosi progetti di ricerca e industriali che<br />

hanno coinvolto aziende di grandi e medie dimensioni. È a capo del<br />

collegio di dottorato internazionale in “Energia” presso l’Università<br />

di Palermo. È delegata del Rettore per l’integrazione dei programmi<br />

europei, rappresentante dell’Università di Palermo nel gruppo di lavoro<br />

regionale permanente “Energia” S3 e coordinatrice del tavolo di lavoro<br />

su ambiente, risorse naturali e sostenibilità. La prof. Riva Sanseverio<br />

è rappresentante dell’Università di Palermo nell’Osservatorio<br />

regionale sull’idrogeno. Per il Ministero dell’Università e della Ricerca<br />

è esperta italiana del Cluster 5 di Horizon Europe e rappresentante<br />

nazionale nel partenariato ‘Driving Urban Transition’. Dal 2023<br />

è a capo del Gruppo di Rappresentanza degli Stati Membri del<br />

Partenariato Europeo “2zero” (mobilità a zero emissioni).<br />

* Institute of Methodologies for Environmental Analysis - National Research Council of Italy<br />

monica.salvia@imaa.cnr.it<br />

Sintesi della presentazione<br />

La presentazione è stata incentrata sui risultati preliminari di uno studio volto a identificare<br />

i principali fattori che possono guidare e sostenere una transizione intelligente<br />

e sostenibile delle aree urbane. In particolare, la ricerca è stata volta a indagare su due<br />

quesiti scientifici. Quanto sono attive le città che si sono candidate alla missione europea<br />

per “100 città climaticamente neutrali e intelligenti entro il 2030” nel portare avanti progetti<br />

e iniziative legati al clima? Quali sono i fattori di influenza più importanti, tra quelli<br />

analizzati, che hanno spinto le città a candidarsi a questa Missione? I risultati finali di<br />

questo studio sono descritti in: M. Salvia, F. Pietrapertosa, V. D’alonzo, P. Clerici Maestosi,<br />

S. Simoes, D. Reckien. Key dimensions of cities’ engagement in the transition to climate<br />

neutrality. Journal of Environmental Management, Volume 344, October 2023, 118519.<br />

https://doi.org/10.1016/j.jenvman.2023.118519<br />

Per richiedere la presentazione: monica.salvia@imaa.cnr.it<br />

https://www.linkedin.com/in/monica-salvia-7656711a/<br />

Sintesi della presentazione<br />

Questa presentazione illustra i tre percorsi della partnership sulla transizione urbana.<br />

Essi sono basati su tre paradigmi di sviluppo: i distretti a energia positiva, la città in<br />

15 minuti e la economia circolare in ambito urbano. I tre paradigmi sono poi criticamente<br />

illustrati guardando a punti di forza e di debolezza delle città italiane, portando ad esempio<br />

alcuni casi di studio derivanti da progetti e iniziative attive a livello nazionale.<br />

136<br />

137


6<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Patrizia Scandurra<br />

Patrizia è Professore Associato presso il Dipartimento di<br />

Ingegneria Gestionale, dell'Informazione e della Produzione<br />

dell'Università degli Studi di Bergamo. Gli interessi di ricerca<br />

riguardano le architetture software e i metodi formali per la<br />

modellazione, la validazione, la verifica e testing del software.<br />

Descrizione dell’azienda<br />

L’Università degli studi di Bergamo è un Ateneo fondato nel<br />

1968, università statale dal 1992. Oggi UniBg conta su un campus<br />

diffuso tra la città di Bergamo (parte alta e parte bassa) e la sua<br />

provincia (polo ingegneristico di Dalmine) con più di 21.000<br />

studenti, 8 dipartimenti, 8 centri di Ateneo, 50 corsi di laurea tra<br />

triennali e magistrali, di cui alcuni erogati in lingua inglese.<br />

Per Sieverts<br />

Per è Senior Researcher.<br />

Working session 1: A beautiful, inclusive, just, affordable,<br />

resilient and sustainable climate/energy transition in cities<br />

and communities<br />

JP Smart Cities in a fast changing environment<br />

1. 12. 2022<br />

EERA JPSC Meeting in Bergamo, Italy<br />

Michal Kuzmic, CVUT<br />

Per Sieverts Nielsen, DTU<br />

Guy Vekemans, VITO<br />

Online<br />

1. 12. 2022<br />

Contributo della società allo sviluppo del prodotto ENEA<br />

Il Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell'Informazione e della Produzione dell'Università<br />

degli Studi di Bergamo ha contribuito alla realizzazione di un framework data driven,<br />

basato su tecniche di unsupervised machine learning, in particolare il clustering, in grado di<br />

effettuare anomaly detection sui dati dinamici acquisiti dalla piattaforma big data PELL. Tale<br />

framework è stato progettato e sviluppato in modo tale da essere inserito nella preesistente<br />

infrastruttura big data ENEA.<br />

Sintesi della presentazione<br />

The concept of PEDs is still not so popular in Denmark. District heating is not seen as<br />

an “now innovative solution” but as a solution form the past - so I call it “multi-source<br />

low temperature DH”.<br />

Contributo dell’autore al tavolo<br />

La professoressa Scandurra durante il tavolo ha illustrato la propria visione riguardante<br />

il valore aggiunto che gli algoritmi di machine learning possono apportare al progetto<br />

PELL in termini di supporto all’identificazione di possibili anomalie o discrepanze nei dati<br />

acquisiti dal sistema.<br />

patrizia.scandurra@unibg.it<br />

https://www.linkedin.com/in/patrizia-scandurra-bb88246/<br />

138<br />

139


6<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Claudia Snels<br />

Ingegnere matematico con un Ph.D. in Ricerca Operativa,<br />

Claudia è attualmente ricercatrice del laboratorio Smart Cities<br />

and Communities della divisione Smart Energy dell’ENEA,<br />

dove si occupa di progetti di Smart Cities (MoSoRe, POR<br />

Lombardia), di Smart Home e di digitalizzazione, specialmente<br />

in ambito di dati di mobilità.<br />

Michele Stefini<br />

Laureato in ingegneria all’Università degli Studi di Pavia, ho<br />

svolto la libera professione come ingegnere dal 2003 al 2020. Dal<br />

2020 lavoro al Comune di Bergamo presso il Servizio Ecologia<br />

e Ambiente di cui sono il responsabile dal 2023. L’ufficio ha<br />

varie competenze tra cui la gestione dell’inquinamento in<br />

tutte le sue forme (atmosferico, idrico, acustico, luminoso…)<br />

con la collaborazione di ARPA e Provincia, lo sviluppo delle<br />

strategie di transizione climatica del Comune (Clima e Energia,<br />

PEASC, Climate City Contract), i procedimenti di Valutazione<br />

Ambientale Strategica, il controllo degli impianti termici, la<br />

gestione del degrado e del Servizio di Igiene <strong>Urbana</strong>.<br />

PERCORSI DI TRANSIZIONE PER LE CITTÀ ED I TERRITORI<br />

URBAN TRANSITION PATHWAYS<br />

The Governance<br />

for Climate Neutrality<br />

1st dec. 2022<br />

Sintesi della presentazione<br />

In questo breve talk è stato presentato il nuovo laboratorio delle tecnologie per la digitalizzazione<br />

e per le Smart Cities presso il Parco Scientifico Tecnologico di Kilometro Rosso<br />

(BG), soffermandosi sulla significatività del luogo per l’incontro tra ricerca, industria, università<br />

e start up, in un fruttuoso connubio di pubblico e privato. È stata descritta infine la dotazione<br />

tecnologica del laboratorio Smart Home allestito nei locali di Kilometro Rosso.<br />

Sintesi della presentazione<br />

Michele Stefini – Ecology and Environment Department<br />

C3: EIB/CE - Circular City<br />

Advisory Programme<br />

La presentazione illustra gli strumenti di pianificazione strategica per lo sviluppo di<br />

Bergamo: Il Piano di Governo del Territorio, suddiviso in Bergamo Attrattiva, Sostenibile,<br />

Inclusiva.Il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, per la sostenibilità ambientale,<br />

sociale ed economica nella mobilità. La strategia di Economia Circolare, focalizzata su buone<br />

pratiche in spreco alimentare e costruzioni. Il Piano d’Azione per l’Energia sostenibile e<br />

il Clima, con obiettivo di riduzione del 35% delle emissioni di CO2eq dal 2005 al 2021 e del<br />

55% entro il 2030. Il Climate City Contract, parte della Missione UE per città smart e zero<br />

emissioni entro il 2030, coinvolge stakeholder per riduzione emissioni di CO2eq.<br />

Per richiedere la presentazione: claudia.snels@ENEA.it<br />

140<br />

141


6<br />

TRANSIZIONE URBANA<br />

Saveria Teston<br />

Laureata in Architettura e in Lettere, PhD student in Beni<br />

Culturali e Ambientali presso l’Università di Bologna, ha<br />

maturato, lavorando in Italia e all’estero, competenze in<br />

pianificazione strategica multilivello, processi di rigenerazione,<br />

politiche di trasformazione urbana, strategie di risignificazione<br />

del patrimonio paesaggistico, urbano e architettonico e<br />

pratiche di autorappresentazione narrativa dei contesti locali.<br />

Annemie Wyckmans<br />

Annemie leads NTNU Smart Sustainable Cities at the<br />

Norwegian University of Science and Technology, and co-leads<br />

the Gemini Centre on Climate-Neutral and Socially Innovative<br />

Cities and Communities together with SINTEF. Annemie is<br />

Project Coordinator of several innovation projects with public<br />

and private sectors, citizen organisations, art and culture,<br />

academia and other societal stakeholders. This includes<br />

projects such as the Smart Cities and Communities Lighthouse<br />

project +CityxChange, the CrAFt urban movement, the NEB-<br />

STAR Lighthouse project, the Re-Value innovation.<br />

Sintesi della presentazione<br />

Descrizione degli elementi innovativi e caratterizzanti del progetto DARE - Digital<br />

Environment for Collaborative Alliances to Regenerate Urban Ecosystem in middle-sized<br />

cities, candidato dal Comune di Ravenna e finanziato nell’ambito della IV call<br />

del programma UIA - Urban Innovative Actions, rispondendo alla sfida della <strong>Transizione</strong><br />

Digitale. Partito nel 2019 e concluso a dicembre 2022, DARE ha testato nel quartiere Darsena<br />

un approccio metodologico teso alla definizione di una pratica rigenerativa facilitata<br />

e abilitata dall’uso consapevole di soluzioni digitali per il perseguimento collettivo di una<br />

migliore qualità della vita. In questa cornice, ha preso corpo una nuova figura professionale,<br />

l’innovation manager di processo, chiamata ad attivare e organizzare pratiche collaborative<br />

supportate dal digitale e sostenute dalla creazione di immaginari condivisi capaci di<br />

rispondere a desideri complementari.<br />

https://www.ntnu.edu/employees/annemie.wyckmans<br />

142<br />

143


Agenzia nazionale per le nuove tecnologie,<br />

l’energia e lo sviluppo economico sostenibile

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