Dossier Transizione Urbana 2024
Tecnologie per le smart city e la digitalizzazione: i Paesi e le città stanno crescendo a un ritmo senza precedenti. Entro il 2050, due terzi della popolazione mondiale vivrà in aree urbane. Secondo l’ISTAT la popolazione residente italiana è in decrescita: passerà da 59,2 milioni al 1° gennaio 2021 a 57,9 milioni nel 2030, per poi continiuare nel trend fino 54,2 milioni nel 2050 e fino a 47,7 milioni nel 2070. In questo scenario il trend degli italiani che vivono nelle aree urbane sarà comunque destinato a crescere rispetto a coloro i quali vivranno in aree di campagna.
Tecnologie per le smart city e la digitalizzazione: i Paesi e le città stanno crescendo a un ritmo senza precedenti. Entro il 2050, due terzi
della popolazione mondiale vivrà in aree urbane. Secondo l’ISTAT la popolazione residente italiana è in decrescita: passerà da 59,2 milioni al 1° gennaio 2021 a 57,9 milioni nel 2030, per poi continiuare nel trend fino 54,2 milioni nel 2050 e fino a 47,7 milioni nel 2070.
In questo scenario il trend degli italiani che vivono nelle aree urbane sarà comunque destinato a crescere rispetto a coloro i quali
vivranno in aree di campagna.
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A cura di Paola Clerici Maestosi,<br />
Giuseppina Giuliani,<br />
Nicoletta Gozo, Roberta Pezzetti<br />
DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />
TRANSIZIONE<br />
URBANA<br />
TECNOLOGIE PER LE SMART CITY<br />
E LA DIGITALIZZAZIONE<br />
Agenzia nazionale per le nuove tecnologie,<br />
l’energia e lo sviluppo economico sostenibile
A cura di Paola Clerici Maestosi,<br />
Giuseppina Giuliani,<br />
Nicoletta Gozo, Roberta Pezzetti<br />
DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />
TRANSIZIONE<br />
URBANA<br />
TECNOLOGIE PER LE SMART CITY<br />
E LA DIGITALIZZAZIONE<br />
2<br />
Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile<br />
3
DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA<br />
Comitato scientifico del dossier:<br />
Paola Clerici Maestosi, ENEA TERIN-SEN<br />
Giuseppina Giuliani, ENEA TERIN-SEN-SCC<br />
Nicoletta Gozo, ENEA TERIN-SEN<br />
Roberta Pezzetti, Centro di ricerca Smarter, Università dell’Insubria<br />
Responsabile del progetto editoriale:<br />
Paolo Galli<br />
Coordinamento redazionale:<br />
Mauro Bozzola<br />
Progetto grafico originale e impaginazione:<br />
Maria Elena Masala<br />
INDICE<br />
.Le sfide urbane 6<br />
1. .ENEA e la sfida della transizione urbana sostenibile 12<br />
2. I prodotti ENEA per supportare la transizione urbana sostenibile 24<br />
3. I tavoli di lavoro ENEA: punti di vista di ricerca, impresa e autorità locali<br />
sui processi di transizione urbana 52<br />
4. I punti di vista sulla neutralità climatica 60<br />
Edizioni Green Planner Srl Società Benefit<br />
Sede legale: Via Riva di Trento 17a - 20139 - Milano<br />
Redazione: c/o GreenParlor<br />
Via Privata della Braida 5, MILANO<br />
5. Dialogo a più voci sulle CER 102<br />
6. Contributi ai tavoli di lavoro e presentazioni 110<br />
ISBN: 9788894613063<br />
4<br />
5
DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA<br />
LE SFIDE URBANE<br />
Introduzione di Paola Clerici Maestosi,<br />
ENEA, Primo Ricercatore, PhD, Architetto<br />
I<br />
paesi e le città stanno crescendo a un ritmo senza precedenti. Entro il 2050, due terzi<br />
della popolazione mondiale vivrà in aree urbane.<br />
Secondo l’ISTAT la popolazione residente italiana è in decrescita: passerà da 59,2 milioni<br />
al 1° gennaio 2021 a 57,9 milioni nel 2030, per poi continuare nel trend fino 54,2<br />
milioni nel 2050 e fino a 47,7 milioni nel 2070. In questo scenario il trend degli italiani<br />
che vivono nelle aree urbane sarà comunque destinato a crescere rispetto a coloro i quali<br />
vivranno in aree di campagna.<br />
Oggi [1] il 36,2 % degli italiani vive nelle grandi città, il 41,2% in città e sobborghi e solo il 22,6%<br />
nelle aree di campagna. La principale differenza tra il nostro paese e il resto dell’Europa è<br />
che il nostro è un paese multicentrico in cui - oltre le 10 città metropolitane (Roma, Torino,<br />
Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria) e le 4 città metropolitane<br />
a statuto speciale (Palermo, Catania, Messina e Cagliari) ove risiede il 36,2% della<br />
popolazione - sono presenti anche molte città medio piccole in cui vive il 41,2% degli italiani<br />
contro una più bassa media europea di residenti in queste aree che si attesta al 31,2%. [2]<br />
Sembra dunque che nei prossimi anni a fronte della decrescita della popolazione residente<br />
in Italia le città metropolitane continueranno ad esercitare la loro capacità attrattiva sia verso<br />
gli anziani che tenderanno a restare in prevalenza nei comuni capoluogo, che verso i giovani<br />
che tenderanno a distribuirsi nelle cinture urbane di primo e secondo livello e nelle città<br />
medio piccole. Le città e le aree urbane possono e devono diventare il luogo in cui mettere<br />
in pratica le trasformazioni necessarie per raggiungere gli obiettivi del Green Deal europeo,<br />
per adempiere agli impegni relativi allo sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni<br />
[1] fonte EUROSTAT<br />
[2] ISTAT Statistiche Focus - profili delle cità metropolitane; https://www.istat.it/it/files//2023/02/Statistica-Focus-Citt%C3%A0-Metropolitane.pdf<br />
(accesso 08/05(2023)<br />
Unite (SDGs), alla nuova agenda urbana di UN-Habitat, all’agenda urbana e alla Mission 100<br />
Climate Neutral Cities promossa dall’Unione Europea.<br />
La sfida che caratterizza gli ambiti urbani è la necessità di costruire approcci integrati in<br />
grado di tradurre in azioni non solo i progetti ma anche i risultati dei programmi di ricerca,<br />
sviluppo e innovazione.<br />
Tuttavia, la frammentazione istituzionale, strutture di governance non inclusive e non partecipative<br />
nonché la complessità dei meccanismi di governance multilivello portano ancora<br />
troppo spesso a un ritardo nella definizione di una visione comune e di indirizzo condivisi,<br />
necessari per disegnare strategie urbane sostenibili.<br />
Così come troppo spesso, processi decisionali non coordinati e misure inefficaci nella programmazione<br />
di un uso efficiente delle risorse, sono causa dei ritardi per l’avvio di processi<br />
di transizione che hanno l’obiettivo di trasformare le nostre città, o porzione di esse, in aree<br />
sostenibili.<br />
Sono necessari meccanismi che mobilitino tutte le forze in campo e che le aiutino a trarre<br />
vantaggio dalle competenze disponibili, dalle risorse e dalle conoscenze acquisite e dai<br />
risultati della ricerca, in modo da consentire alle forze in<br />
campo di mettere in atto azioni concrete, chiaramente visibili<br />
nelle nostre città.<br />
Formare alleanze multi-stakeholder diventa ora essenziale<br />
per favorire il cambiamento.<br />
Il laboratorio per la transizione urbana a cui abbiamo dato<br />
vita con l’evento internazionale di tre giorni svoltosi a Bergamo<br />
dal 30 novembre al 2 dicembre 2022 ha offerto la<br />
possibilità di fare il focus su ciò che avviene sia a livello nazionale<br />
che internazionale, identificando le competenze e<br />
le soluzioni che ENEA è in grado di offrire, creando sinergie<br />
tra i diversi attori di sistema, favorendo la circolazione dei<br />
“Sono necessari<br />
meccanismi che<br />
mobilitino tutte le<br />
forze in campo e che<br />
aiutino a trarre vantaggio<br />
dalle competenze<br />
disponibili ”<br />
principali prodotti della ricerca nazionale e internazionale sul tema della transizione urbana<br />
e consentendo agli stakeholder di gettare le basi per la creazione di alleanze.<br />
Con più del 70% della popolazione che vive nelle nostre città italiane non stupisce che le<br />
stesse contribuiscano fortemente ad esaurire le risorse energetiche e materiali, e ad aumentare<br />
i livelli di emissioni di gas e degrado ambientale.<br />
Allo stesso tempo però, le città possono introdurre azioni locali decisive per affrontare le<br />
sfide della sostenibilità, soprattutto in termini della politica e dell’azione sociale.<br />
Le soluzioni e le strategie possono emergere sia da azioni di tipo locale sia possono essere<br />
6<br />
7
TRANSIZIONE URBANA<br />
ispirate da progetti realizzati altrove che tuttavia possono essere tradotti in programmi sistematici<br />
per una specifica città.<br />
In entrambi i casi per avere ricadute significative devono coinvolgere l’intera catena della<br />
governance multilivello.<br />
Solo in questo modo le azioni possono avere un impatto veramente significativo a livello<br />
urbano.<br />
Molte Autorità Locali riconoscono il loro ruolo decisivo nel processo e di conseguenza hanno<br />
individuato ambiziosi obiettivi di sostenibilità.<br />
Insieme alle Autorità Locali anche molti cittadini, aziende e organizzazioni non governative<br />
(ONG) hanno avviato iniziative per contribuire a un futuro sostenibile.<br />
Nonostante gli sforzi, tuttavia, le città si trovano di fronte alla natura sorprendentemente<br />
complessa dei problemi legati alla sostenibilità, problemi persistenti, spesso endogeni alla<br />
stessa struttura delle Autorità Locali e comunque profondamente radicati nella società che<br />
li ha determinati.<br />
Occorre quindi mettere in atto cambiamenti fondamentali per affrontare questi problemi,<br />
ed è assai discutibile determinare se sia preferibile pianificare o gestire i necessari cambiamenti<br />
sociali.<br />
Purtroppo, è questo il presupposto chiave da cui partono molti politici, amministrazioni<br />
comunali, ONG e imprese: analizzano e formulano sfide chiare isolando le stesse dal loro<br />
specifico contesto sociale, definendo obiettivi incrementali a breve termine, spesso implementando<br />
piani semplicistici con pietre miliari visibili e obiettivi definiti smart.<br />
Sebbene dominante, un tale approccio spesso fallisce: si concentra solo sul singolo intervento<br />
- anche composto da azioni diverse tutte però contribuenti alla realizzazione del singolo<br />
intervento stesso - e viene trascurato il contesto, le sfide e i problemi sistemici sottostanti<br />
la cui effettiva consistenza spesso si ignora.<br />
Se invece si comprendessero appieno le sfide più complesse e intangibili che consentirebbero<br />
di agire attraverso un insieme coordinato di interventi, l’ostacolo a questo punto si<br />
sposterebbe più avanti sul piano degli stakeholder di sistema da coinvolgere, i domini su cui<br />
intervenire e i livelli di scala correlati.<br />
Dunque, inesorabilmente, per tutti, la domanda resta sempre la stessa: da dove si comincia?<br />
Negli ultimi decenni è emersa una tendenza di ricerca che tenta di comprendere e spiegare<br />
le dinamiche del cambiamento sociale fondamentale e a lungo termine: gli studi della transizione.<br />
Assumere il concetto di transizione come prospettiva consente di definire che i cambiamenti,<br />
più che gestiti, possono essere influenzati, supportati, e accelerati.<br />
Abbracciando la complessità e l’incertezza come opportunità, invece di qualcosa da ignorare<br />
o controllare, i funzionari della città - tra gli altri - possono giocare un ruolo importante nelle<br />
dinamiche sociali esistenti.<br />
La gestione della transizione si basa sulle intuizioni empiriche e teoriche degli studi sulla<br />
transizione, e offre modi per influenzare la direzione e il ritmo delle dinamiche di cambiamento<br />
sociale verso la sostenibilità. L’approccio è ampiamente<br />
utilizzato per stimolare le transizioni di sostenibilità<br />
nei diversi livelli territoriali - regioni, città e distretti/quartieri<br />
- e avviare trasformazioni nei sistemi socio-tecnici,<br />
come energia, acqua e mobilità.<br />
L’approccio di gestione della transizione [3] propone 6 principi<br />
che influenzano il processo (panoramica del sistema,<br />
innovazione di sistema a piccoli radicali passi, spazio alla<br />
diversità e alla flessibilità, co-creazione, agenti di cambio,<br />
facilitare l’apprendimento sociale e istituzionale).<br />
Questi principi sono resi operativi attraverso quattro tipi<br />
di interventi: (I) orientamento, (II) definizione dell’agenda,<br />
“Il successo non è solo<br />
legato alla natura<br />
tecnologica o sistemica<br />
o di governance, ma<br />
dipende anche da come<br />
il processo di transizione<br />
energetica si integra “<br />
(III) attivazione e (IV) riflessione, ognuno dei quali può dare vita a specifici laboratori di<br />
transizione, o come li ha sempre definiti ENEA “tavoli”.<br />
L’ obiettivo principale è creare una arena di transizione a livello locale, che comprende tutti<br />
e quattro i tipi di interventi (orientamento, definizione dell’agenda, attivazione e riflessione)<br />
focalizzati su uno specifico ambito attuativo.<br />
L’arena di transizione è un ambiente temporaneo che fornisce uno spazio informale e ben<br />
strutturato a un piccolo gruppo di agenti del cambiamento con background diversi quali<br />
aziende, governo, ricerca, istituti, ONG e cittadini.<br />
Il gruppo si impegna in una serie di incontri, elabora congiuntamente una sfida di transizione,<br />
elabora una visione a lungo termine e sviluppa percorsi di transizione per realizzare<br />
questa visione.<br />
L’arena della transizione riunisce un gruppo di ambasciatori ispirati ad andare oltre gli interessi<br />
attuali e abitudini giornaliere. Insieme, sviluppano un’agenda di transizione condivisa,<br />
che fornisce un punto di partenza per coinvolgere un gruppo più ampio e per stimolare nuove<br />
attività, reti e collaborazioni.<br />
Il modello dell’arena di transizione può essere molto efficace per affrontare i cambiamenti<br />
necessari a scala urbana per perseguire l’obiettivo di una città sostenibile.<br />
[3] https://drift.eur.nl/wp-content/uploads/2016/11/DRIFT-Transition_management_in_the_urban_context-guidance_manual.pdf<br />
(accesso 09/05/2023)<br />
8<br />
9
TRANSIZIONE URBANA<br />
È da queste esperienze che nasce l’iniziativa dei tre giorni di lavoro sul tema della transizione<br />
urbana “Percorsi di <strong>Transizione</strong> per Città e Territori - Urban Transition Pathway” che<br />
sio è tenuto a Bergamo, 30 novembre-2 dicembre 2022, con l’obiettivo di tratteggiare la<br />
panoramica di un sistema complesso in cui comprendere le dinamiche e le interconnessioni<br />
tra stakeholder di sistema, domini e soluzioni necessari ad affrontare le sfide su cui si pone<br />
l’attenzione.<br />
Evento promosso da:<br />
Coordinatore scientifico: Paola Clerici Maestosi<br />
Panel coordinamento scientifico: Nicoletta Gozo, Giuseppina Giuliani<br />
Roberta Pezzetti, Emanuele Martinelli<br />
Hanno partecipato ai lavori:<br />
L’agenda dei lavori che ho costruito si è posta l’obiettivo di fornire il repertorio di soluzioni<br />
ENEA che possono contribuire alla sfida di rendere le nostre città sostenibili, invitando gli<br />
stakeholder di sistema nazionali a confrontarsi su soluzioni e finanziamenti possibili e stimolando<br />
gli attori istituzionali - che giocano un ruolo strategico nell’avviare e promuovere i<br />
processi di trasformazione delle nostre città in citta sostenibili - a comprendere i gap organizzativi,<br />
procedurali, tecnologici e finanziari che diventano gli ostacoli da superare.<br />
La dimensione internazionale dell’agenda dei lavori ha consentito di raccogliere punti di vista<br />
e soluzioni proposte dai membri dei più importanti network internazionali di cui ENEA<br />
fa parte e di comporre un quadro sufficientemente esauriente dei principali programmi di<br />
finanziamento europeo sul tema della transizione urbana.<br />
10<br />
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1<br />
1<br />
DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA<br />
ENEA E LA SFIDA<br />
DELLA TRANSIZIONE<br />
URBANA SOSTENIBILE<br />
GILBERTO DIALUCE<br />
Presidente ENEA<br />
L’<br />
evento di tre giorni promosso da ENEA nell’Innovation District Kilometro Rosso dal titolo<br />
PERCORSI DI TRANSIZIONE PER LE CITTA’ E I TERRITORI | URBAN TRANSITION<br />
PATHWAY, organizzato e coordinato da Paola Clerici Maestosi, prevede incontri, workshop<br />
e discussioni sul complesso tema della transizione urbana sostenibile, tematiche oggetto<br />
delle attività del “Laboratorio delle tecnologie per le Smart City e digitalizzazione” che fa<br />
parte del Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili (TERIN) ed è uno dei due<br />
laboratori realizzati da ENEA presso il Kilometro Rosso, che ho avuto il piacere di inaugurare<br />
alcuni mesi fa. Un laboratorio che si pone l’obiettivo di andare a favorire la transizione<br />
energetica e digitale nell’ambito urbano attraverso lo sviluppo di soluzioni e servizi basati<br />
su modelli istituzionali e standardizzati e su tecnologie innovative a supporto della pubblica<br />
amministrazione locale, di quella centrale e degli operatori economici del settore energetico<br />
(gestori, ESCo), degli aggregatori e anche delle filiere industriali ove poter contribuire al perseguimento<br />
degli obiettivi del Green Deal e dell’agenda 2030.<br />
Kilometro Rosso, grazie all’avvio di questo osservatorio sulle comunità energetiche rinnovabili<br />
- e a diversi tavoli di lavoro che sono stati focalizzati sulle varie tematiche della filiera<br />
legate alla costruzione di queste comunità - intende rappresentare un punto di incontro, di<br />
confronto di riferimento sia a livello locale ma anche nazionale per tutti quei soggetti che<br />
direttamente o indirettamente contribuiscono a promuovere, a sviluppare e poi a gestire le<br />
comunità energetiche (CER).<br />
Insieme allo sviluppo di queste soluzioni metodologiche e tecnologiche avanzate, però, è<br />
necessario anche promuovere dei cambiamenti culturali e comportamentali che ne consentano<br />
un’applicazione concreta e con ricadute positive.<br />
Il laboratorio è focalizzato nel coinvolgere i privati cittadini a simulare percorsi per costruire<br />
le comunità energetiche proprio per favorire la consapevolezza dei concetti di condivisione<br />
dell’energia e di cambiamento anche nelle modalità di gestione dei propri consumi energetici.<br />
Occorre anche coinvolgere gli stakeholder per rendere sempre più trasparenti, più chiari,<br />
più realizzabili i percorsi che portano alla costruzione delle comunità energetiche e anche<br />
per capire quali sono le criticità e le possibili barriere da superare. Occorre poi supportare le<br />
pubbliche amministrazioni interessate a intraprendere questi percorsi e quindi a far crescere<br />
la consapevolezza diffusa dei cittadini sui benefici che possono derivarne.<br />
Nel quadro delle attività, abbiamo tre direttrici, le Smart<br />
City Platforms, le Smart Energy Communities e il Public<br />
Energy Living Lab oltre alla Smart Mobility. In questi ambiti,<br />
ENEA ha sviluppato molti strumenti tramite il Dipartimento<br />
TERIN: Recon, DHomus, la piattaforma Pell, PED.EF.<br />
Da ricordare l’apporto di Regione Lombardia presso la quale<br />
è stato possibile trovare una grande sensibilità per la promozione<br />
e la diffusione delle comunità energetiche rinnovabili.<br />
Lo scorso febbraio (2022 ndr) è stata emanata una<br />
legge che ha stanziato 22 milioni di euro per promuovere lo<br />
sviluppo di una rete di comunità energetiche; in Lombardia,<br />
proprio ENEA è stata contattata da diversi comuni, molti<br />
“Riteniamo che il mondo<br />
della ricerca debba<br />
dialogare sempre più con<br />
il territorio e questo è<br />
anche il motivo per cui<br />
abbiamo aperto i laboratori<br />
a Kilometro Rosso ”<br />
grandi come Milano, Brescia, Crema, ma anche da alcuni comuni più piccoli del Mantovano,<br />
interessati a sviluppare una collaborazione per promuovere comunità energetiche. Brescia,<br />
ad esempio, ha chiesto il supporto di ENEA per progettare un paio di comunità all’interno di<br />
alcuni progetti nazionali e regionali caratterizzati da finalità sociale.<br />
A fianco di queste amministrazioni comunali è anche in corso la collaborazione con importanti<br />
realtà aziendali e a febbraio 2022 è stato siglato un accordo di collaborazione per<br />
la promozione di comunità energetiche con Garda Uno che ha tra i suoi soci 55 comuni; la<br />
collaborazione prevede in una prima fase l’analisi di alcuni dati presso il comune di Magasa<br />
che ha il più elevato potenziale di replicabilità in altri comuni.<br />
Riteniamo che il mondo della ricerca debba dialogare sempre più con il territorio e questo è<br />
anche il motivo per cui abbiamo aperto i laboratori a Kilometro Rosso, proprio perché si producano<br />
in collaborazione delle soluzioni congruenti con i bisogni specifici locali, con il mercato<br />
e con coloro che tali soluzioni devono successivamente applicarle, che poi in definitiva<br />
sono i cittadini e le comunità locali. L’obiettivo è quello di andare a favorire comportamenti<br />
12<br />
13
1<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
L’idea di base è quella di andare verso una standardizzazione - tenendo ovviamente in considerazione<br />
le specificità, le caratteristiche e le esigenze dei territori - che favorisca il concetto<br />
dello scale-up cioè della espandibilità e l’applicabilità di queste iniziative in contesti<br />
più ampi, in contesti similari o differenti.<br />
Contestualizzando il tema, in Regione Lombardia, come già detto dal Presidente Dialuce, noi<br />
siamo presenti con i laboratori Kilometro Rosso, nella fattispecie parliamo del laboratorio<br />
che affronta il tema delle tecnologie per le Smart City e la digitalizzazione con l’obiettivo di<br />
rappresentare un luogo di incontro, di confronto, di riferimento - indubbiamente a livello<br />
locale e a livello territoriale ma anche a livello nazionale - per tutti gli attori che a vario titolo<br />
e livello partecipano al tema delle Smart Communities. È quindi fondamentale un coinvolgimento<br />
dei cittadini per poter simulare percorsi CER al fine di favorire la consapevolezza di<br />
questi concetti e il cambiamento verso una visione condivisa dell’energia va gestito, va veicolato<br />
e va opportunamente comunicato. Occorre coinvolgere gli stakeholder per poi rendevirtuosi<br />
con soluzioni che facilitino il cambiamento e che operino sui territori, confrontandosi<br />
con le amministrazioni locali, con i cittadini, ascoltando anche le esigenze delle aziende<br />
e lavorando con loro. Portare i laboratori e i ricercatori in mezzo agli operatori è necessario<br />
perché i dati, le informazioni, le innovazioni di processo o di prodotto diventano strumento<br />
per lo sviluppo sul campo utile a promuovere una gestione condivisa delle infrastrutture di<br />
servizi in un contesto urbano e territoriale .<br />
È molto importante pensare alle CER non come a un’unica soluzione, ma come a una delle<br />
tante soluzioni per lo sviluppo verso la decarbonizzazione e verso la transizione ecologica.<br />
Dunque, le CER non rappresentano soltanto un’opportunità di business ma devono diventare<br />
anche utili per il Paese. Devono essere proposte e fatte crescere sulla base di un concetto<br />
di condivisione di beni e di servizi perché il loro successo dipende solo dalla scelta di<br />
collaborazione dei cittadini che sono i protagonisti di questo sviluppo. Sarà indispensabile,<br />
con l’avanzamento del sistema energetico, sviluppare le infrastrutture di rete di servizi, le<br />
piattaforme digitali urbane, i vari strumenti di gestione di pianificazione tenendo presente<br />
che gli aspetti di ricerca di innovazione e trasferimento tecnologico possono avere un ruolo<br />
attivo e proattivo per trovare con il cittadino lo sviluppo di queste comunità.<br />
GIORGIO GRADITI<br />
Direttore Generale ENEA e Direttore Dipartimento<br />
Tecnologie energetiche e fonti rinnovabili<br />
Vorrei condividere alcune considerazioni che il Presidente Dialuce ha già espresso inquadrando<br />
gli elementi fondamentali che caratterizzano le comunità energetiche così come<br />
sul ruolo di ENEA che è quello, ovviamente in collaborazione e condivisione con altri stakeholder,<br />
di favorire lo sviluppo delle comunità energetiche.<br />
Partirei da un principio di carattere generale e cioè le comunità energetiche, come ben sapete,<br />
possono avere una composizione molto varia quindi cooperative, associazioni senza<br />
scopo di lucro, condomini, attività commerciali, imprese sul territorio, ecc. ma indipendentemente<br />
da ciò hanno un obbiettivo comune. L’obiettivo comune in primo luogo è quello di<br />
promuovere lo sviluppo delle fonti a livello decentralizzato, consentire la fornitura di energia<br />
a prezzi accessibili, sostenere l’economia anche dei piccoli centri - quindi rafforzando quelli<br />
che sono poi gli aspetti di coesione territoriale di fertilizzazione del territorio e quindi di sviluppo<br />
competitivo - promuovere la partecipazione al mercato altrimenti avrebbero difficoltà<br />
a farne parte, non dico essere esclusi in toto, ma certamente non facilitati a parteciparvi e<br />
favorire la riduzione dell’elemento della vulnerabilità della povertà energetica.<br />
“Il successo non è solo<br />
legato alla natura<br />
tecnologica o sistemica<br />
o di governance, ma<br />
dipende anche da come<br />
il processo di transizione<br />
energetica, si integra ”<br />
Ma c’è un altro elemento molto importante che è quello di creare un terreno comune per la<br />
condivisione delle informazioni, la condivisione dei beni, la condivisione dei servizi e di vettori<br />
energetici che sono indubbiamente indispensabili, in grado di favorire una transizione<br />
culturale che è un passaggio centrale per poi muovere verso il concetto della transizione<br />
energetica e della transizione ecologica.<br />
Possono agire come motore per uno sviluppo competitivo, quindi portare un contributo significativo<br />
in termini di benefici economici e sociali per i territori e rappresentano anche<br />
un volano per le Smart Communities alla base delle quali<br />
come ben sapete si colloca indubbiamente il cittadino, l’utente<br />
finale con il suo ruolo attivo e proattivo. Si va quindi<br />
verso un concetto di democrazia diretta in una logica di<br />
partecipazione significativa dei cittadini in quelli che sono<br />
i processi di trasformazione sociale, nella condivisione di<br />
servizi e nell’indubbio contributo alla decarbonizzazione<br />
del nostro sistema energetico e produttivo.<br />
Il successo o perlomeno la diffusione delle comunità energetiche<br />
non è solo legato alla natura tecnologica o sistemica<br />
o in ogni caso di governance, ma dipende anche da come<br />
il processo di transizione energetica, certamente centrale,<br />
si integra e quindi diviene un elemento diciamo di intersezione<br />
positiva con il processo di transizione digitale e sociale. Ossia occorre far sì che si<br />
riduca al massimo il rischio residuo di creare comunità energetiche che adottino soluzioni<br />
tecnologiche, modelli o in generale approcci di sviluppo che siano difficilmente replicabili ed<br />
espandibili.<br />
14<br />
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1<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
re più trasparenti e più chiari i percorsi delle CER oltre che individuarne le principali barriere,<br />
difficoltà o criticità che al momento si presentano. È fondamentale poi una partecipazione<br />
sempre più attiva delle pubbliche amministrazioni, degli enti locali. Bisogna far crescere la<br />
sensibilità di tutti rispetto a questo tema definendo strumenti e misure concrete che effettivamente<br />
ne favoriscano la diffusione e la concreta applicazione sul territorio.<br />
Cosa può fare il mondo della ricerca di cui ENEA fa parte, penso al mondo della ricerca in<br />
senso ampio, quindi all’accademia, agli enti di ricerca e a tutti quei soggetti che comunque<br />
si occupano di innovazione e trasferimento tecnologico. L’obiettivo principale è da un lato<br />
contribuire allo sviluppo di soluzioni avanzate che effettivamente consentano di accelerare<br />
i processi di decarbonizzazione in senso ampio e nello specifico di diffusione delle CER,<br />
dall’altro rafforzare il rapporto con il territorio e con i fruitori di quelli che sono poi i risultati<br />
delle ricerche effettuate per favorire l’effettivo trasferimento tecnologico. Dobbiamo in<br />
qualche modo superare o perlomeno contribuire a superare il gap esistente tra quella che<br />
può essere una buona idea di laboratorio o di ricerca e ciò che poi deve essere l’effettivo<br />
servizio, uno strumento, un tool o in ogni caso un prodotto che va al servizio della comunità<br />
e che quindi si traduce in benefici di natura collettiva, ricadute sociali ecc.<br />
Detto questo i temi che saranno affrontati in questi tre giorni sono fondamentali e riguardano<br />
le Smart Communities in senso ampio, non soltanto dunque gli aspetti tecnologici e<br />
gli aspetti infrastrutturali ma anche le tematiche relative alle tecnologie digitali, penso al<br />
mondo dell’intelligenza artificiale, alla IoT, alla blockchain, ai big data ecc.<br />
Ma c’è anche un altro aspetto importante che è quello degli approcci dello sharing, cioè della<br />
capacità di mettere a sistema informazioni e allo stesso tempo dati per poi tradurre informazioni<br />
e dati in attuazione quindi fondamentalmente in servizi. Ricordiamo che l’obiettivo<br />
principale è quello di mettere beni competenze e quindi servizi a valore aggiunto sul mercato<br />
ovvero il mercato degli utilizzatori dunque dei cittadini.<br />
Sul territorio nazionale siamo presenti con diversi laboratori che affrontano tematiche importanti<br />
e che sono indubbiamente centrali e cruciali per favorire questo processo di transizione<br />
energetica.<br />
Sul tema specifico le iniziative e gli strumenti a disposizione, anche da un punto di vista<br />
economico finanziario, sono significativi a livello internazionale e nazionale. Abbiamo anche<br />
il PNRR che definisce una strategia ben chiara e precisa, ma altrettanto importanti sono le<br />
iniziative che poi verranno illustrate dai relatori nei giorni successivi che riguardano invece<br />
contesti e agende strategiche a livello europeo e internazionale sul tema delle comunità<br />
energetiche e in senso ancora più ampio delle città del futuro.<br />
SALVATORE MAJORANA<br />
Direttore Kilometro Rosso<br />
Kilometro Rosso nasce come progetto di aggregazione con l’idea di spingere sulla leva<br />
dell’Innovazione nonché sulla leva della commistione, contaminazione, aggregazione di<br />
soggetti che facciano mestieri anche molto diversi tra loro.<br />
Agli inizi degli anni 2000 il presidente Aberto Bombassei, che ha dato inizio alla costruzione<br />
del campus del Kilometro Rosso, aveva immaginato che per cambiare il destino e il futuro<br />
delle aziende fosse necessario vincere sul piano della costruzione di nuove idee e di nuovi<br />
prodotti e le idee viaggiano sulle gambe delle persone e non è detto che le idee migliori vengono<br />
alle persone della tua azienda pertanto era importante<br />
mettere in uno stesso spazio soggetti che facessero<br />
mestieri molto diversi e uno degli elementi più importanti,<br />
come ha detto molto bene il professor Dialuce, era quello<br />
di creare comunità.<br />
Il distretto del Kilometro Rosso oggi conta circa 80 tra<br />
aziende, centri di ricerca, startup con oltre duemila persone<br />
che ci lavorano ogni giorno. È fondamentale per noi la<br />
capacità di trovare linguaggi comuni nella creazione di fili<br />
conduttori; di nuovo riprendo un passaggio del professor<br />
Dialuce: fare tecnologia è fondamentale ma adeguare i linguaggi<br />
per consentire il confronto ai diversi soggetti, che<br />
“Era importante mettere<br />
in uno stesso spazio<br />
soggetti che facessero<br />
mestieri molto diversi e<br />
uno degli elementi più<br />
importanti era quello di<br />
creare comunità ”<br />
quella tecnologia la devono creare poi sviluppare e portare sul mercato ma soprattutto successivamente<br />
utilizzare, è elemento legante che consente poi di abilitare e di innescare il<br />
trasferimento tecnologico. Noi ci consideriamo oggi un “agente del trasferimento tecnologico”<br />
capace di agevolare questo scambio di culture e di linguaggi e la testimonianza vivente<br />
di ciò siete voi, in questa stanza che accoglie mediamente 15000 persone ogni anno, in<br />
presenza, per scambiarsi idee e confrontarsi.<br />
Tra le cose di cui siamo più fieri vi sono alcuni strumenti che abbiamo messo in pista partendo<br />
proprio dai laboratori avviati con ENEA e che vedono oltre al laboratorio sulle Smart<br />
Cities anche il laboratorio sullo studio dei materiali, ma anche organismi quali il consorzio<br />
Intellimech che a oggi raccoglie 46 aziende diverse che riescono a condividere progettualità<br />
e avviare dialoghi e progetti comuni, innescando relazioni che fino al giorno prima<br />
non esistevano e che trovano l’opportunità di confrontarsi proprio intorno ai tavoli che si<br />
aprono qui al Kilometro Rosso.<br />
16<br />
17
1<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Passeggiando nella piazza per prendere un caffè probabilmente avrete notato un largo spazio<br />
con un laboratorio; ecco un altro dei bei risultati che abbiamo potuto portare a segno: è la<br />
creazione di luoghi dove la collaborazione si fa quotidianamente come il laboratorio del Joint<br />
Lab al quale partecipa l’Istituto Italiano di Tecnologia.<br />
I temi che dominano questo territorio sono i temi che sono richiesti dai distretti nel quale<br />
ci muoviamo. Bergamo è un distretto manifatturiero ad elevata intensità, al secondo posto<br />
per valore aggiunto della produzione davanti a tedeschi e francesi, dietro soltanto a Brescia<br />
la città con cui festeggeremo l’anno della cultura “Bergamo Brescia 2023”; ciò per darvi il<br />
senso di come un territorio orienti e indirizzi certe scelte ed è per questo che la transizione<br />
energetica all’interno del sistema produttivo diventa elemento imprescindibile, così come lo<br />
è per le comunità e per le città.<br />
Kilometro Rosso è un luogo aperto in maniera reale 24 ore su 24, chi vive Kilometro Rosso<br />
può trovarsi qua anche semplicemente di passaggio o per mangiare un boccone alla caffettiera,<br />
che sperimenterete. Detto questo i miei auguri di buon lavoro e l’auspicio che la nostra<br />
relazione con ENEA si rinforzi; con ENEA oltre ad avere un laboratorio, il lavoro che facciamo<br />
su vari livelli è orientato a intercettare idee di impresa nuove. Io personalmente ho l’onore di<br />
essere stato nominato membro esterno e presidente della commissione spin-off di ENEA<br />
e con questo l’auspicio è che da queste riflessioni e da queste tecnologie possano nascere<br />
nuove idee di impresa che magari possono trovare anche sede al Kilometro Rosso.<br />
STEFANO PIZZUTI<br />
Responsabile Divisione Smart Energy ENEA<br />
Benvenuti al primo dei tre giorni che Paola Clerici Maestosi ha organizzato e coordinato<br />
per conto della Divisione Smart Energy del Dipartimento TERIN di ENEA.<br />
L’obiettivo di questi giorni è quello di individuare i possibili percorsi di transizione sostenibile<br />
che città e territori possono costruire insieme ad ENEA e agli altri rilevanti stakeholder di<br />
sistema che oggi sono qui e che con entusiasmo hanno accettato il nostro invito.<br />
Paola Clerici Maestosi, con tutti i colleghi della Divisione, ha costruito un percorso che si<br />
snoderà lungo tre giorni durante i quali avremo sessioni plenarie - con interventi da parte di<br />
istituzioni, imprese, autorità locali e mondo della ricerca, a cui seguiranno brainstorming e<br />
workshop dedicati ad argomenti specifici.<br />
Il tutto avverrà in una cornice internazionale, perché questi tre giorni di lavoro sono stati<br />
costruiti per unire, auspico non solo in questa occasione, alcune delle più importanti reti<br />
internazionali che si occupano di transizione urbana e in cui ENEA è presente.<br />
Per questa dimensione internazionale abbiamo scelto di svolgere l’evento nella modalità<br />
ibrida, consentendo la partecipazione non solo qui in presenza a voi, ma anche da remoto.<br />
Il primo giorno sono previsti due eventi paralleli.<br />
Il primo si svolgerà nella sala della riunione plenaria, sarà registrato. Oltre alla riunione nella<br />
sala plenaria sono previste le attività dei tavoli di lavoro che saranno ospitati in sale adiacenti.<br />
Proprio per la dimensione internazionale dell’evento e poiché i lavori di oggi sono<br />
interamente in italiano abbiamo previsto un servizio di traduzione simultanea in inglese. La<br />
partecipazione on-line avrà dunque due canali, il canale italiano e il canale inglese.<br />
Il secondo evento, a partire dal primo pomeriggio, prevede i lavori del network EERA Joint<br />
Programme on Smart Cities durante il quale verranno presentati Research Development<br />
and Innovation Projects; anche questo appuntamento potrà<br />
essere seguito on-line, ma in questo caso la lingua ufficiale<br />
sarà l’inglese.<br />
“L’obiettivo è quello di<br />
individuare i possibili<br />
percorsi di transizione<br />
sostenibile che città e<br />
territori possono costruire<br />
insieme a ENEA e agli<br />
altri rilevanti stakeholder “<br />
Il giorno 1° dicembre continueranno i lavori del Joint Programme<br />
on Smart Cities e, in parallelo, si svolgeranno anche<br />
i lavori relativi a un programma europeo cofinanziato<br />
dagli Stati Membri, la Driving Urban Transition Partnership<br />
per la quale, con un budget totale di 18 milioni di euro<br />
all’anno, almeno per questo primo bando e per i due successivi,<br />
verranno finanziati progetti di ricerca, sviluppo e<br />
innovazione.<br />
Sempre il giorno 1° dicembre faremo alcuni approfondimenti<br />
su due degli strumenti a supporto della transizione urbana messi a disposizione dalla<br />
Commissione Europea: le azioni CapaCITIES e la Net Zero Cities Platform.<br />
In questo contesto avremo la possibilità di ascoltare le esperienze di città europee quali<br />
Vienna, Parma, Braga, Bergamo, Clermont-Ferrand, Milano, Österåker e Imola in merito al<br />
modo in cui l’organizzazione degli uffici nelle amministrazioni locali può migliorare o rendere<br />
più difficile l’avvio dei percorsi di transizione.<br />
Per finire, la giornata del 2 dicembre è interamente dedicata alla discussione di quali siano<br />
gli indirizzi di ricerca e sviluppo più coerenti in base alle istanze emerse nelle prime due<br />
giornate.<br />
Avete aderito numerosi alla nostra richiesta di partecipazione e confronto in questi tre giorni<br />
di incontri, workshop e tavoli di discussione di livello sia nazionale che internazionale.<br />
E questo per noi è uno stimolo per continuare ad andare avanti in questa direzione di confronto<br />
con i territori in generale e con questo territorio in particolare che, come indica il logo<br />
18<br />
19
1<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Kilometro Rosso, è un distretto dell’innovazione.<br />
La nostra missione principale è dunque quella di mettere a terra l’innovazione, cioè, abilitare<br />
quei percorsi di transizione culturale attraverso la condivisione con tutti gli stakeholder della<br />
Smart Energy che sono le pubbliche amministrazioni, le amministrazioni locali e le imprese.<br />
Finisco il mio rapido discorso con porgere ringraziamenti profondi per l’impegno di molte<br />
persone nell’organizzazione di questo evento, tra cui gran parte della Divisione che rappresento,<br />
che si sono dedicate quasi a tempo pieno.<br />
Desidero ringraziare tutti, in particolare Paola Clerici Maestosi, che ha coordinato questo<br />
sforzo. Un ringraziamento sentito va anche a tutti i relatori, che hanno fornito spunti di riflessione<br />
significativi. E, naturalmente, un sentito ringraziamento a tutti coloro che hanno<br />
partecipato; la partecipazione è stata al di sopra delle nostre aspettative.<br />
La tematica delle transizioni è complessa e dobbiamo affrontare<br />
sfide epocali fino al 2050, che riguardano aspetti<br />
“Mi immagino questo<br />
processo come un<br />
sistema complesso che<br />
deve convergere,<br />
e mi vengono in mente<br />
le dinamiche frattali ”<br />
culturali, energetici, ambientali, digitali, economici, sociali e<br />
di governo.<br />
La complessità di questi fenomeni richiede la creazione di<br />
nuovi modelli energetici, economici, sociali e di governo.<br />
Questi aspetti sono strettamente interconnessi e queste<br />
transizioni devono convergere, non procedere separatamente.<br />
Mi immagino questo processo come un sistema complesso<br />
che deve convergere, e mi vengono in mente le dinamiche<br />
frattali. I frattali sono sistemi complessi multidimensionali<br />
con dinamiche matematiche che possono o non possono convergere.<br />
Al contrario, queste transizioni devono convergere e non possiamo permettere che divergano<br />
tra di loro.<br />
Per raggiungere questo obiettivo, la multidisciplinarietà è fondamentale, così come la condivisione<br />
di competenze tra tutti noi qui oggi e in futuro. Gli standard sono importanti, e<br />
dobbiamo evolverci verso nuovi modelli economici, come quelli basati sulla condivisione e la<br />
Token Economy. Ci attendono sfide vere e proprie, epocali e disruptive.<br />
PAOLA CLERICI MAESTOSI<br />
ENEA, Primo Ricercatore, PhD, Architetto<br />
Oggi ci troviamo qui per approfondire le intricate dinamiche della globalizzazione urbana,<br />
un fenomeno che non solo definisce il nostro tempo, ma plasma anche la traiettoria<br />
dei paesaggi economici, sociali e ambientali in tutto il mondo.<br />
Le città, indiscutibilmente, sono i motori che spingono lo sviluppo economico nazionale<br />
e globale. Contribuiscono a oltre l’80 percento del PIL globale, evidenziando il loro ruolo<br />
indispensabile nel favorire innovazione, creatività e attività economiche. Tuttavia, questa<br />
celebrazione del potere urbano è affiancata da una cruda realtà: le città, pur promuovendo<br />
la crescita economica, fungono anche da significativi contribuenti ai problemi globali.<br />
L’impronta ambientale delle città è innegabile. Emergono come i principali inquinanti, responsabili<br />
del 75 percento delle emissioni globali di CO2, con trasporti e edifici che spiccano<br />
come principali colpevoli. La concentrazione di emissioni di gas serra nelle prime 25<br />
città sottolinea l’urgente necessità di strategie di sviluppo urbano sostenibile.<br />
Navigando attraverso le complessità dell’urbanizzazione, diventa evidente che i flussi migratori<br />
verso le città sono diventati un aspetto centrale dei nostri schemi di insediamento<br />
umano in evoluzione. Migliaia di migranti cercano opportunità nelle città ogni giorno, trasformando<br />
il modo in cui viviamo e lavoriamo. L’urbanizzazione è diventata un aspetto cardine<br />
del nostro tempo, ridefinendo la struttura delle società in tutto il mondo.<br />
La trasformazione non è solo nel numero percentuale della popolazione che vive in aree urbane,<br />
ma anche nella crescita esplosiva delle stesse città. Negli ultimi 50 anni, il numero di<br />
città con una popolazione superiore al milione è aumentato da 80 al sorprendente numero<br />
di 5337. Questa rapida urbanizzazione globale, esemplificata dalle megacity nei paesi in via<br />
di sviluppo, porta con sé impatti economici, sociali e ambientali straordinari.<br />
Il paesaggio urbano italiano funge da studio di caso unico, dove oltre 60.000 località urbane<br />
ospitano il 94 percento della popolazione, concentrata in appena il 6.7 percento del territorio<br />
nazionale. Questa concentrazione sottolinea le sfide e le opportunità poste dall’urbanizzazione,<br />
esortandoci a formulare strategie contestuali specifiche.<br />
Le forze che portano le persone a risiedere nelle città hanno radici negli effetti positivi dell’urbanizzazione<br />
sullo sviluppo economico. Le attività economiche concentrate nelle città offrono<br />
diverse risorse lavorative, vicinanza a clienti e fornitori e opportunità di divisione del lavoro.<br />
Le città incubano l’innovazione, aggregando individui istruiti e creativi, diventando centri di<br />
conoscenza, innovazione e specializzazione.<br />
Tuttavia, in mezzo a questi effetti positivi, le città affrontano una sfida critica: entrate munici-<br />
20<br />
21
1<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
pali insufficienti per soddisfare le crescenti esigenze di spesa pubblica.<br />
La formulazione delle politiche urbane è spesso ostacolata dalla mancanza di un ambiente<br />
favorevole, con mandati istituzionali sovrapposti e<br />
strutture inadeguate per affrontare le questioni urbane.<br />
“Una città in cui investire<br />
richiede un ambiente<br />
favorevole, mercati fondiari<br />
efficienti, solide strutture<br />
normative, servizi pubblici<br />
robusti, finanza pubblica<br />
adeguata e un piano<br />
credibile per lo sviluppo<br />
futuro della città ”<br />
Per sbloccare il vero potenziale delle città come motori di<br />
crescita economica nazionale, dobbiamo affrontare queste<br />
sfide.<br />
È imperativo un adeguato investimento, sia pubblico che<br />
privato. Una città in cui investire richiede un ambiente favorevole,<br />
mercati fondiari efficienti, solide strutture normative,<br />
servizi pubblici robusti, finanza pubblica adeguata e un piano<br />
credibile per lo sviluppo futuro della città.<br />
Alla luce di ciò, le raccomandazioni che indica United Nations<br />
per rendere le nostre città sostenibili e attrattive per i mercati<br />
finanziari sono:<br />
legata al successo delle nostre città. Comprendendo le sfide, abbracciando la sostenibilità<br />
e promuovendo un ambiente vivibile, possiamo garantire che le città continuino ad essere<br />
agenti di cambiamento positivo, guidando progressi economici, sociali e culturali.<br />
■ scegliere percorsi di sviluppo appropriati allineare lo sviluppo locale ai piani nazionali;<br />
■ stabilire un sistema normativo e istituzionale solido per garantire chiarezza nelle strutture<br />
decisionali;<br />
■ promuovere nuovi modelli di partnership per collaborare per sfruttare finanza e risorse;<br />
■ sostenere le città per migliorare la credibilità finanziaria e potenziare la solidità finanziaria<br />
per attrarre investimenti;<br />
■ potenziare gli investimenti pubblici delineando le priorità per lo sviluppo urbano sostenibile;<br />
■ ottimizzare le entrate delle città per un utilizzo efficiente delle risorse per sostenere lo<br />
sviluppo urbano;<br />
■ promuovere un’urbanizzazione positiva e una produttività urbana: incentivare la crescita<br />
che potenzia la produttività;<br />
■ sfruttare efficacemente fonti esterne di finanziamento ed esplorare vie di finanziamento<br />
esterne sostenibili.<br />
Infine, in questo elenco, trova un posto speciale la raccomandazione di potenziare le capacità<br />
finanziarie e tecniche delle città anche attraverso la costruzione di competenze per una<br />
preparazione e implementazione efficace dei progetti. Ed è proprio riferendoci a quest’ultima<br />
indicazione che è stato progettato l’evento internazionale di Bergamo.<br />
ENEA è uno dei player italiani di rilievo per supportare efficacemente le città nell’implementazione<br />
e la messa a terra di progetti. La traiettoria del nostro futuro è intricatamente<br />
22<br />
23
2<br />
2<br />
DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA<br />
I PRODOTTI ENEA<br />
PER SUPPORTARE<br />
LA TRANSIZIONE<br />
URBANA SOSTENIBILE<br />
A cura di Paola Clerici Maestosi<br />
Questo capitolo presenta al lettore l’intero repertorio delle soluzioni per la<br />
transizione urbana sostenibile sviluppate o in corso di perfezionamento di<br />
ENEA TERIN SEN. La forma che abbiamo scelto è quella di una tavola rotonda<br />
virtuale in cui il dialogo tra gli intervistatori e i ricercatori/sviluppatori<br />
delle soluzioni pone l’accento non già sulla tecnicità delle singole soluzioni,<br />
ma sul portato che le stesse hanno per i comuni, piccoli o grandi che siano, per gli<br />
utenti finali, per l’intera comunità urbana. È infatti assai difficile spiegare agli stakeholder<br />
dei sistemi urbani che non appartengono al mondo della ricerca in che misura sia utile<br />
partecipare allo sviluppo delle soluzioni che verrano implementate, così come non è facile<br />
far comprendere agli amministratori locali in che termini e perché le soluzioni sviluppate<br />
da ENEA saranno loro utili non solo per una gestione consapevole delle proprie infrastrutture<br />
ma anche per riuscire a disegnare le future strategie di manutenzione straordinaria,<br />
di implementazione e di gestione integrata. La tavola rotonda che ha avuto luogo a Bergamo<br />
il 30 novembre 2022 è servita a mettere in contatto due parti di un sistema che troppo<br />
spesso non sono in grado di dialogare tra loro. Si parla spesso della distanza tra ricerca e<br />
messa a terra delle soluzioni che è grande quando si parla di innovazione di prodotto, e<br />
che diventa grandissima quando i prodotti, le soluzioni, hanno ricadute non sulla singola<br />
impresa ma sul territorio, sui comuni, sulle autorità locali.<br />
Uno degli ostacoli da superare è come rendere comprensibili le soluzioni innovative proposte<br />
dalla ricerca alla governance locale e multi livello.<br />
Entrambe sono ingredienti essenziali per lo sviluppo di strategie integrate in grado di mitigare<br />
il cambiamento climatico oltre che per affrontare il tema della povertà energetica,<br />
fornendo un sistema coerente per promuovere la transizione sostenibile dei territori.<br />
Un governance multilivello efficace [1] incarna una serie di meccanismi collaborativi che si<br />
basano su:<br />
■ integrazione verticale di intuizioni di altri livelli (vale a dire locale e regionale autorità) per<br />
migliorare e allineare le decisioni di livello superiore bisogni subnazionali;<br />
■ integrazione orizzontale per coinvolgere pari allo stesso livello da ministeri paralleli, agenzie<br />
pubbliche competenti per sviluppare sinergie ed evitare disallineamenti.<br />
Per istituire un governance multilivello efficace due sono gli elementi chiave: da un lato le<br />
strutture, dall’altro i processi di dialogo.<br />
L’obiettivo della tavola rotonda che ha avuto luogo a Bergamo è stato proprio quello di avviare<br />
un processo di dialogo tra gli stakeholder di sistema urbano che abitualmente fanno fatica a<br />
incontrarsi ossia mondo della ricerca, mondo delle imprese, mondo delle autorità locali.<br />
Questa tavola rotonda è uno step molto importante per i nostri laboratori di ricerca perché<br />
offriamo testimonianza dei diversi ambiti applicativi, delle diverse soluzioni disponibili a cui<br />
ENEA ha saputo dare risposte concrete su temi che sono strategici per il nostro paese e per<br />
la governance multilivello.<br />
Oltre a molte altre attività ENEA TERIN SEN ha deciso di investire nella costruzione di una<br />
relazione forte e stabile con le Pubbliche Amministrazioni, in particolar modo le Autorità<br />
Locali, per comprendere le esigenze reali e tradurre i desiderata in strumenti concreti e operativi,<br />
in grado di incidere in modo significativo sulla messa a terra delle strategie che ogni<br />
Pubblica Amministrazione intende delineare nel proprio percorso verso la transizione sostenibile.<br />
Quello che viene presentato in questa sezione è il frutto del lavoro di questi anni,<br />
lavoro che è riuscito a realizzare strumenti utili per una migliore governance dei propri territori<br />
e dei tessuti urbani.<br />
Le soluzioni che ENEA TERIN SEN ha sviluppato e che qui vengono proposte sono la risposta<br />
a specifiche istanze. Vedremo quali attraverso le interviste, che di seguito riportiamo e<br />
che sono la sintesi di un dialogo a più voci raccolto nel corso della tavola rotonda del convegno<br />
“Percorsi di <strong>Transizione</strong> per Città e Territori - Urban Transition Pathway”, Bergamo 30<br />
novembre-2 dicembre 2022. Alla tavola rotonda hanno partecipato Fabio Moretti, Maurizio<br />
Pollino, Cristiano Novelli, Roberta Pezzetti, Gilda Massa, Sabrina Romano, Francesco<br />
Mancini, Matteo Caldera e Gianluca D’Agosta.<br />
[1]- Covenant of Majors, Multi-Level Governance in (Climate) Action - Co-creating policy solutions to tackle<br />
climate change<br />
24<br />
25
2<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
GIUSEPPINA GIULIANI intervista<br />
FABIO MORETTI, Ricercatore ENEA,<br />
Responsabile scientifico della soluzione PELL<br />
G.G.: Quale è l’obiettivo<br />
principale della soluzione PELL?<br />
F.M.: L’obiettivo principale che si pone il<br />
progetto PELL è quello di conoscere le infrastrutture<br />
di pubblica illuminazione per gestirle<br />
in coerenza con il principio di efficenza..<br />
Questo obiettivo viene perseguito ponendo<br />
come presupposto cardine la mappatura<br />
delle infrastrutture urbane energivore a livello<br />
nazionale. Il progetto PELL è frutto di un<br />
lungo percorso che ha coinvolto un numero<br />
considerevole di stakeholder di sistema con<br />
i quali è stato possibile capire quali fossero<br />
le informazioni principali da assumere come<br />
standard condiviso e accettato dall’insieme<br />
dei gestori dei sistemi. L’esito dell’attività di<br />
consultazione è stato un set di informazioni<br />
- contenuti, formato, e modalità di comunicazione<br />
del dato - con la nostra piattaforma<br />
PELL che abbiamo sviluppato.<br />
G.G.: Quale è il valore aggiunto<br />
della soluzione PELL?<br />
F.M.: Attraverso il processo di consultazione<br />
che ho appena descritto in modo sintetico<br />
siamo stati in grado di definire un modello<br />
dati “statico” in grado di restituire la fotografia<br />
di una specifica infrastruttura. Accanto<br />
al modello “statico” è poi stato sviluppato<br />
il modello “dinamico” in grado di modellare<br />
le misure elettriche ed energetiche raccolte<br />
giornalmente delle stesse infrastrutture.<br />
G.G.: Obiettivo e valore aggiunto<br />
sono assai chiari. Ma quali sono<br />
stati i passi successivi?<br />
F.M.: Una volta definito lo standard del<br />
dato si è cominciato a raccogliere a livello<br />
nazionale questo tipo di informazioni, attribuendo<br />
a ciascuna un valore aggiunto - il<br />
Key Performer Indicator - in grado di fornire<br />
una fotografia istantanea dello stato di<br />
ogni specifico impianto e di comparare gli<br />
impianti tra loro, anche se appartengono a<br />
comuni diversi. Inoltre è possibile definire<br />
vari tipi di scenari aggregando i dati tra loro<br />
ad esempio analizzare la performance oltre<br />
che a livello del singolo comune anche a livello<br />
regionale o nazionale.<br />
G.G.: È possibile estendere il<br />
modello PELL ad altri ambiti?<br />
F.M.: Stiamo ora lavorando per implementare<br />
questo approccio anche in altri domini<br />
applicativi quali ad esempio le scuole e la<br />
mobilità. Si tratta di un lavoro molto lungo<br />
perché richiede la collaborazione tra tutti gli<br />
stakeholder di settore.<br />
G.G.: Quale è la buona notizia?<br />
F.M.: Gran parte del lavoro di sviluppo tecnico<br />
è stato fatto. Ora occorre integrare i nuovi<br />
ambiti nella struttura della piattaforma.<br />
G.G.: Perché il PELL è unico?<br />
F.M.: Tramite il PELL le amministrazioni<br />
comunali possono avere contezza immediata<br />
di tutte le informazioni relative allo<br />
stato degli impianti in modo da poter programmare<br />
gli interventi futuri di implementazione<br />
o semplicmente individuare le migliori<br />
e più efficaci strategie di gestione.<br />
Tuttavia non solo i singoli comuni possono<br />
trarne vantaggio, ma anche le ESCo che mediante<br />
il set di KPI individuati potranno attestare<br />
la qualità dell’esecuzione delle opere<br />
loro affidate poiché il monitoraggio degli<br />
impianti è relativo sia alla fase che precede<br />
la riqualificazione che alla fase di avvenuta<br />
riqualificazione. Sarà dunque possibile verificare<br />
l’efficacia della prestazione richiesta<br />
dal comune e fornita dal prestatore d’opera<br />
in modo da certificare l’effettivo ritorno sia<br />
in termini economici che tecnici.<br />
G.G.: Quale può essere una<br />
conseguenza indiretta dell’uso<br />
massiccio del PELL?<br />
F.M.: Se il PELL viene impiegato a livello<br />
capillare si definirà nel tempo una base di<br />
dati certi sui quali poi sarà possibile fare una<br />
programmazione a livello nazionale degli interventi<br />
necessari per innovare la rete della<br />
pubblica illuminazione che può diventare uno<br />
dei fattori abilitanti dei PED ossia i distretti<br />
ad energia positiva. Sarà anche possibile valutare<br />
quali saranno le forme di incentivo più<br />
adatte per supportare i comuni nella riqualificazione<br />
tecnologica, facendone un obiettivo<br />
verso la transizione urbana sostenibile.<br />
G.G.: L’ultima domanda è<br />
relativa al modo in cui opera il<br />
PELL. È un tool che interagisce<br />
o può interagire con altri<br />
tool sviluppati da ENEA e<br />
che traguardano insieme un<br />
obiettivo più grande?<br />
F.M.: l’approccio delle soluzioni e dei tool<br />
che ENEA propone per supportare i comuni<br />
nel loro percorso verso una transizione urbana<br />
sostenibile ha come cardine l’integrazione<br />
dei servizi e l’interoperabilità strutturata tra<br />
i tool. In particolare, è già attiva e operativa<br />
l’interoperabilità con la SCP (Smart City Platform)<br />
per quanto riguarda il conferimento dei<br />
dati dinamici. L’acquisizione delle misure per il<br />
PELL si basa sui formati standard Smart City<br />
Platform Specifications - SCPS individuati.<br />
Tali formati vengono adottati dal PELL per favorire<br />
l’engagement degli utenti nei confronti<br />
dei nostri servizi a valore aggiunto.<br />
G.G.: C’è ancora qualche cosa che<br />
vuoi aggiungere?<br />
F.M.: Vorrei sottolineare l’unicità del PELL<br />
che di fatto è l’unico strumento che consente<br />
di avere uno strato informativo a livello<br />
nazionale, specifico, trasversale e interdisciplinare.<br />
Ricordo inoltre che il PELL è uno<br />
strumento disponibile a tutti e gratuito, accessibile<br />
all’indirizzo www.pell.ENEA.it. Ci<br />
sono diversi gestori, comuni e stakeholder<br />
di sistema che usano attivamente il PELL. Si<br />
pensi che per l’illuminazione pubblica sono<br />
molti i Comuni italiani che lo usano in modo<br />
diretto o che lo inseriscono come standard<br />
di comunicazione nei bandi di gara relativi<br />
alla illuminazione pubblica. Tra i tanti comuni<br />
con cui abbiamo lavorato cito - per puro<br />
esempio - Livorno e Genova.<br />
26<br />
27
2<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
EMANUELE MARTINELLI intervista<br />
MAURIZIO POLLINO, Responsabile Laboratorio Analisi<br />
e Protezione delle Infrastrutture Critiche, ENEA<br />
E.M.: Dunque ENEA ha<br />
sviluppato diversi tool in logica<br />
integrata in modo che possano<br />
essere tra loro interoperabili<br />
fornendo così ai Comuni<br />
soluzioni diverse in funzione<br />
delle strategie di transizione<br />
urbana che ogni Comune<br />
deciderà di attivare. C’è un tool<br />
specifico che è stato sviluppato<br />
per il monitoraggio delle<br />
infrastrutture critiche?<br />
M.P: Restando sempre sul tema delle<br />
infrastrutture, il tool CIPCast (Critical Infrastructure<br />
Protection risk analysis and<br />
foreCast) è un sistema di supporto alle decisioni<br />
che è stato ideato, sviluppato e reso<br />
operativo attraverso un percorso di ricerca<br />
finanziato da diversi progetti, nazionali e internazionali,<br />
durati complessivamente otto<br />
anni. L’obiettivo è stato quello di definire un<br />
tool integrato su base geospaziale - quindi<br />
procedure GIS con interfaccia WebGIS - per<br />
il monitoraggio delle infrastrutture e l’analisi<br />
della vulnerabilità e del rischio in riferimento<br />
ad eventi naturali calamitosi estremi.<br />
viario, sistema ferroviario, edifici strategici e<br />
così via) in un’unica piattaforma di tipo GIS.<br />
In pratica CIPCast mette a disposizione e<br />
combina dati relativi al monitoraggio sismico<br />
insieme a output di modelli meteorologici, in<br />
modo da avere un quadro del rischio in tempo<br />
reale e continuo su infrastrutture in determinate<br />
aree o su determinati elementi infrastrutturali.<br />
Accanto a questo strumento di<br />
monitoraggio abbiamo poi sviluppato anche<br />
uno strumento di simulazione di terremoti<br />
con cui l’utente - inserendo dei dati specifici di<br />
un evento sismico occorso in un’area di interesse<br />
- ha la possibilità di simulare l’impatto<br />
e il danneggiamento sulla propria infrastruttura<br />
di interesse. Grazie a questa esperienza<br />
abbiamo anche sviluppato una applicazione<br />
specifica per la rete di distribuzione elettrica,<br />
con modelli di simulazione della riconfigurazione<br />
della rete in caso di guasti. Quindi, se<br />
alcuni elementi della rete elettrica vengono<br />
danneggiati da una alluvione, da un terremoto<br />
o altro sarà possibile capire come intervenire<br />
dalla sala operativa oppure come indirizzare<br />
eventualmente le squadre ottimizzando<br />
così la tempistica e l’efficacia degli interventi.<br />
di sperimentazione del prototipo di ricerca,<br />
che tuttavia è stato sviluppato e testato sul<br />
campo attrverso collaborazioni con gli stakeholder<br />
di sistema per valutare l’efficacia<br />
su determinati algoritmi e procedure. Ad<br />
esempio in un progetto di ricerca riguardante<br />
la rete di distribuzione abbiamo interagito<br />
con Areti a Roma, oppure in altri casi di<br />
studio abbiamo interagito con altri potenziali<br />
utenti che hanno fornito i loro “user requirements”<br />
o feedback sulle procedure che<br />
stiamo sviluppando.<br />
E.M.: Con CIPCast siamo ancora<br />
in una fase di sperimentazione?<br />
M.P.: Le attività del laboratorio Analisi e<br />
Protezione delle Infrastrutture Critiche mirano<br />
ad ampliare la base dei dati disponibili,<br />
migliorare gli algoritmi di modellazione e<br />
simulazione con l’obiettivo di rendere potente<br />
il cosiddetto strato di back-end che<br />
sta dietro il sistema di supporto alle decisioni.<br />
A livello di integrazione, stiamo lavorando<br />
di concerto con le altre soluzioni tecnologiche<br />
illustrate dai colleghi durante questo<br />
talk e quindi inserendoci proprio in un contesto<br />
integrato.<br />
E.M.: Che cosa potrebbe servire<br />
per potenziare ulteriormente<br />
il sistema di supporto alle<br />
decisioni?<br />
M.P.: Stiamo individuando a breve e medio<br />
termine occasioni di collaborazione con<br />
possibili utenti finali sia a livello di pubblica<br />
amministrazione che di operatori di infrastrutture<br />
critiche, in modo tale da rendere<br />
CIPCast un servizio efficace non solo per<br />
fare l’analisi di criticità delle infrastrutture<br />
rispetto ai rischi ma anche per trasformarlo<br />
in uno strumento utile a definire strategie<br />
di mitigazione ambientali per la transizione<br />
delle aree urbane. Per fare questo abbiamo<br />
bisogno di consolidare le nostre conoscenze<br />
attraverso sperimentazioni concrete.<br />
E.M.: Cosa è possibile fare<br />
attraverso CIPCast?<br />
M.P.: CIPCast integra ed elabora dati geospaziali<br />
e le informazioni relative alle infrastrutture<br />
critiche (rete elettrica, sistema<br />
E.M: È già possibile impiegare<br />
CIPCast in modo efficace<br />
nella previsione dei danni alle<br />
infrastrutture critiche?<br />
M.P.: No, infatti siamo ancora in un livello<br />
28<br />
29
2<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Monitoraggio e gestione<br />
delle infrastrutture<br />
I sistemi PELL e CIPCast utilizzano dati geospaziali per monitorare e gestire<br />
infrastrutture critiche, con PELL focalizzato sulla pubblica illuminazione e l’efficienza<br />
energetica urbana, mentre CIPCast si concentra sulla valutazione della vulnerabilità<br />
delle infrastrutture alle calamità naturali e all’analisi dei rischi.<br />
■ Settori di Applicazione:<br />
PELL è inizialmente progettato per il settore della pubblica illuminazione, ma si sta<br />
espandendo in settori come le scuole e la mobilità.<br />
CIPCast è focalizzato sul monitoraggio e la gestione delle infrastrutture critiche e può<br />
essere applicato a una vasta gamma di settori.<br />
■ Dati Utilizzati:<br />
PELL utilizza dati per monitorare l’efficienza delle infrastrutture di pubblica<br />
illuminazione, compresi dati energetici e geospaziali.<br />
CIPCast integra dati geospaziali, dati sismici e modelli meteorologici per valutare la<br />
vulnerabilità delle infrastrutture critiche.<br />
■ Stato di Sviluppo:<br />
PELL sembra essere un sistema più consolidato, con un modello dati statico e dinamico<br />
già in uso per il monitoraggio delle infrastrutture.<br />
CIPCast è ancora in fase di sperimentazione del prototipo, ma è stato testato sul campo<br />
in collaborazione con stakeholder.<br />
■ Obiettivi Futuri:<br />
PELL mira a promuovere l’uso diffuso per una migliore pianificazione delle<br />
infrastrutture di pubblica illuminazione e per promuovere l’energia positiva nei distretti<br />
urbani.<br />
CIPCast mira a collaborare con enti pubblici e operatori di infrastrutture critiche<br />
per sviluppare strategie di mitigazione ambientale e analisi della criticità delle<br />
infrastrutture rispetto ai rischi.<br />
In sintesi, sebbene entrambi i sistemi facciano un uso intensivo di dati geospaziali<br />
per scopi di monitoraggio e valutazione, PELL si concentra sulla gestione delle<br />
infrastrutture urbane ed energetiche, mentre CIPCast è orientato alla gestione delle<br />
infrastrutture critiche in situazioni di rischio, come eventi naturali calamitosi. Entrambi<br />
hanno potenziali applicazioni significative e complementari in contesti diversi.<br />
GIUSEPPINA GIULIANI intervista<br />
CRISTIANO NOVELLI, Ricercatore ENEA, Laboratorio<br />
Smart Cities and Communities<br />
G.G.: Tool e piattaforme<br />
sviluppate in architetture di<br />
sistemi integrati. Abbiamo<br />
visto soluzioni per guidare la<br />
transizione sostenibile delle<br />
città relative alla illuminazione<br />
pubblica ma anche agli edifici<br />
di proprietà pubblica, quali ad<br />
esempio le scuole, e anche<br />
alle cosiddette infrastrutture<br />
critiche per valutarne resilienza e<br />
criticità in caso di eventi estremi.<br />
Ora chiediamo a te, Cristiano, di<br />
presentarci un’altra soluzione<br />
sviluppata da ENEA: la Smart<br />
City Platform. Che cosa è e a<br />
quali servizi abilita?<br />
C.N.: Mentre PELL e CiPCAST operano su<br />
componenti di ambito (l’illuminazione e gli<br />
edifici pubblici, le infrastrutture critiche,<br />
etc…) la SCP sale di livello operativo e si riferisce<br />
all’intero ambito urbano caratterizzato<br />
dalla presenza di soluzioni tecnologiche assai<br />
diverse tra loro, reti di sensori e acquisizioni<br />
di dati che si riferiscono a specifici<br />
contesti applicativi. L’ambito urbano è infatti<br />
caratterizzato dalla presenza di molti dati,<br />
tra loro eterogenei, nonchè da soluzioni tecnologiche<br />
diverse tra loro, non integrate né<br />
integrabili poiché spesso sono state create<br />
ad hoc da prestatori d’opera e di servizio diversi<br />
che li hanno sviluppati unicamente per<br />
essere in grado di raccogliere e gestire i dati<br />
che sono loro congeniali per la gestione degli<br />
impianti/servizi.<br />
Dunque se ci si riferisce all’intero ambito urbano,<br />
la logica di integrare i dati tra loro non<br />
è largamente diffusa.<br />
La conseguenza di un approccio non condiviso<br />
nella integrazione dei dati in ambito urbano<br />
comporta per le amministrazioni locali<br />
di avere in opera più soluzioni tecnologiche<br />
verticali incapaci di comunicare tra loro.<br />
Risulta dunque difficile, se non impossibile,<br />
per un comune avere una visione dei dati relativi<br />
al proprio contesto urbano così come<br />
risulta difficile poter riutilizzare i dati che<br />
vengono raccolti in uno specifico contesto<br />
applicativo verticale in un altro: si pensi ad<br />
esempio alla possibilità di utilizzare i dati<br />
della mobilità per ottimizzare l’illuminazione<br />
pubblica.<br />
G.G: A quali servizi abilita la SCP?<br />
C.N.:La SCP sviluppata da ENEA ha definito<br />
le Smart City Platform Specification<br />
for Interoperability Layer (SCPS). Si tratta di<br />
specifiche pubbliche per l’interoperabilità tra<br />
sistemi in ambito Smart City, liberamente<br />
fruibili dal sito https://www.ENEA.it/it/ateco/smart-city-platform-scp.<br />
La SCP non si<br />
sostituisce alle molte soluzioni tecnologiche<br />
già in uso presso i comuni e le autorità locali,<br />
ma fornisce specifiche che permettono ai<br />
30<br />
31
2<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
singoli servizi o a una piattaforma comunale<br />
- se già esiste - di comunicare con le altre<br />
soluzioni tecnologiche attraverso un protocollo<br />
condiviso e interoperabile.<br />
G.G: Cosa si intende con il<br />
termine interoperabilità?<br />
C.N.: con il modello di interoperabilità si<br />
indica la capacità di un prodotto o di un<br />
sistema informatico - la cui interfaccia è<br />
completamente dichiarata, quindi senza<br />
parti di codice celato - di interagire e funzionare<br />
con altri prodotti o sistemi, esistenti<br />
o ancora in divenire, senza alcuna<br />
restrizione per l'accesso o le future implementazioni.<br />
Interoperabilità per la SCP è duque la capacità<br />
di comunicare tra le diverse soluzioni<br />
tecnologiche esistenti nella città e la piattaforma<br />
dell’amministrazione comunale. Il<br />
risultato di questa capacità è una comunicazione<br />
affidabile e non ambigua, sia dal<br />
punto di vista sintattico che semantico nella<br />
rappresentazione dei dati, anche dal punto<br />
di vista del trasporto e della collaborazione<br />
nello scambio dei dati stessi. Le specifiche<br />
SCPS agiscono su molti livelli, nascono per<br />
la scala urbana ma vengono utilizzate anche<br />
in altri contesti, ad esempio nel PELL i<br />
consumi elettrici che vengono raccolti sono<br />
rappresentati con il formato UrbanDataset<br />
che è descritto nelle specifiche SCPS.Oltre<br />
alla rappresentazione dei dati con un formato<br />
comune che viene fornito a chi deve<br />
utilizzare questa connessione verso la municipalità,<br />
viene anche definito il protocollo<br />
di comunicazione tramite un web service<br />
apposito che permette l'invio dei dati e il<br />
recupero degli stessi dalla piattaforma centrale<br />
nonché altre specifiche relative alla<br />
collaborazione che deve essere definita per<br />
fornire i permessi in scrittura o lettura verso<br />
la piattaforma.<br />
G.G: Dunque quale è la relazione<br />
tra SCP e le SCPS?<br />
C.N.: Nel processo di definizione della<br />
Smart City Platform ci si è subito resi conto<br />
della necessità di strutturare la piattaforma<br />
attraverso specifiche interoperabili. Dunque<br />
è stato necessario oltre che sviluppare l’architettura<br />
della SCP anche scrivere le specifiche<br />
di interoperabilità per la SCP stessa,<br />
definendo così le SCPS.<br />
La SCP non si propone sul mercato come<br />
sola piattaforma di riferimento per la Smart<br />
City; ENEA non è una software house e non<br />
vuole imporsi come distributore di software.<br />
Abbiamo sviluppato questo prototipo sulla<br />
base delle specifiche SCPS e attualmente le<br />
stiamo testando con sperimentazione sul<br />
campo in diverse città. Una delle sperimentazioni<br />
più interessanti sta partendo in questo<br />
periodo ed è relativa a quattro comuni<br />
dell'Umbria che stanno adottando le specifiche<br />
SCPS e il prototipo SCP per gestire il livello<br />
middleware di interoperabilità, agendo<br />
di concerto.<br />
G.G: Quali saranno i successivi<br />
sviluppi di SCP e le SCPS?<br />
C.N.: Stiamo ora ampliando l'approccio non<br />
limitandoci all’ambito strettamente urbano<br />
di un singolo comune ma addirittura avviando<br />
una sperimentazione su scala nazionale.<br />
Questa sperimentazione prevede l'utilizzo<br />
di una Smart City Platform centrale che comunica<br />
con le altre Smart City Platform urbane;<br />
questo perché il nostro prototipo è in<br />
grado, utilizzando sempre le specifiche per<br />
l’interoperabilità, di comunicare con gli altri<br />
prototipi. Quindi non solo si può fare un<br />
monitoraggio su scala urbana, ma anche su<br />
scala regionale - come avverrà con i comuni<br />
dell'Umbria - fino addirittura alla scala nazionale<br />
per poter monitorare non solo il contesto<br />
su diverse scale ma anche abilitare il confronto,<br />
il benchmarking tra contesti diversi.<br />
G.G: Quali sono le criticità che<br />
possono emergere negli sviluppi<br />
futuri?<br />
C.N.: Le criticità che possono ostacolare<br />
una applicazione continuativa ed efficace<br />
della Smart City Platform risiedono unicamente<br />
nel fatto che ENEA, non essendo un<br />
distributore di software, faticherebbe ad effettuare<br />
il trasferimento tecnologico presso<br />
i comuni in modo diffuso e continuativo. Per<br />
questo motivo stiamo definendo un modello<br />
di business finalizzato a coinvolgere alcune<br />
software house, da noi formate e certificate,<br />
a cui delegare parte del trasferimento<br />
tecnologico. La municipalità potrà così affidarsi<br />
a questi soggetti che, anche tramite<br />
la nostra supervisione, potranno effettuare<br />
la configurazione della Smart City Platform<br />
nel comune nonché le connessioni verso le<br />
soluzioni verticali preesistenti oltre ad eventuali<br />
dashboard di visualizzazione dati e ciò<br />
che può essere utile per la visualizzazione e<br />
il monitoraggio dei dati.<br />
32<br />
33
2<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
EMANUELE MARTINELLI intervista<br />
ROBERTA PEZZETTI, Direttore Centro di Ricerca<br />
Smarter, Università dell’Insubria<br />
E.M.: Fino a ora abbiamo parlato<br />
di soluzioni per la gestione<br />
delle infrastrutture urbane ma<br />
ci siamo soffermati assai poco<br />
sul modo in cui si sistemizza la<br />
conoscenza delle infrastrutture<br />
in ambito urbano. C’è un modello<br />
messo a punto da ENEA con la<br />
collaborazione dell’Università<br />
dell’Insubria di cui Lei, Roberta<br />
Pezzetti, è stata la principale<br />
artefice. Ce ne vuole parlare?<br />
R.P.: L’Urban Check-Up Model (UCUM)<br />
si configura come uno strumento di conoscenza<br />
della città attraverso la mappatura<br />
e l’analisi dei dati che circolano all’interno<br />
del contesto urbano che è espandibile anche<br />
alla scala territoriale. Può infatti trovare<br />
applicazione sia in ambito Smart City, sia in<br />
una prospettiva di analisi e gestione dei territori<br />
in chiave Smart Land. Tale dimensione<br />
sovracomunale risulta particolarmente utile<br />
nel contesto italiano, dove le città sono in<br />
larga misura di dimensioni troppo piccole<br />
per poter ambire a progetti di riqualificazione<br />
infrastrutturale e di rigenerazione su<br />
scala urbana.<br />
E.M. In che cosa consiste l’Urban<br />
Check-Up Model ?<br />
R.P.: L’Urban Check-Up Model , in sintesi,<br />
è uno strumento che consente al Comune<br />
di monitorare e di analizzare da un lato il<br />
livello di digitalizzazione dei servizi urbani,<br />
dall’altro il loro livello di smartness, guidando<br />
il processo di innovazione dei servizi<br />
al cittadino.<br />
È modello di raccolta, monitoraggio e<br />
analisi della filiera dei dati che circolano<br />
all’interno di un contesto urbano, declinata<br />
sulle peculiarità di ciascuna verticale di<br />
servizio.<br />
Dal punto di vista operativo siamo partiti<br />
con la strutturazione di schede che potremmo<br />
chiamare di censimento su illuminazione<br />
pubblica e su tutti quelli che oggi<br />
chiamiamo gli smart street services che<br />
spesso vedono nelle infrastrutture illuminazione<br />
pubblica proprio l’infrastruttura<br />
su cui si appoggiano, come ad esempio la<br />
gestione delle sicurezze e monitoraggio<br />
urbano, la gestione dei flussi turistici arrivando<br />
fino a tutte le verticali di servizio,<br />
quindi il ciclo idrico, raccolta rifiuti, servizi<br />
digitali cittadino, gestione delle emergenze,<br />
resilienza urbana e così via. L’Urban<br />
Check-Up Model permette di ricostruire la<br />
filiera dei dati che circolano all’interno del<br />
contesto urbano, di comprendere quale è<br />
il livello di digitalizzazione di quel servizio<br />
e il relativo livello di smartness - dove per<br />
smartness si intende un servizio in grado<br />
di connettersi con altri servizi al fine di<br />
consentire all’amministrazione comunale<br />
in primis di poter assumere delle decisioni<br />
di innovazione e di modernizzazione.<br />
E.M.: In che modo l’Urban Check-<br />
Up Model si integra con le altre<br />
soluzioni sviluppate da ENEA?<br />
R.P.: L’Urban Check-Up Model nasce da<br />
una collaborazione tra ENEA e l’Università<br />
dell’Isubria che condividono da tempo il disegno<br />
di servizi a supporto della transizione<br />
digitale energetica ecologica di cui UCUM è<br />
l’ultimo prodotto. Il punto di partenza comune<br />
è conoscere per gestire e innovare perché<br />
UCUM è uno strumento è rivolto in primis<br />
all’amministrazione comunale e quindi<br />
finalizzato a accrescere la consapevolezza e<br />
il livello di conoscenza del contesto urbano<br />
necessario per poi assumere decisioni anche<br />
di innovazione del servizio di gestione<br />
dei servizi già in essere.<br />
E.M.: Quali comuni italiani sono<br />
per UCUM un test bed?<br />
R.P.: Stiamo testando UCUM su moti comuni<br />
italiani. Il primo comune che ha fatto<br />
da pilota è il comune di Reggio Emilia che ha<br />
voluto per primo testare questo strumento<br />
con ottimi risultati. Ora lo stiamo testando<br />
con alcuni comuni dell’Umbria per valutarne<br />
la significatività a livello regionale, integrandolo<br />
anche con la SCP. L’obiettivo di UCUM<br />
è diventare uno standard nazionale per il<br />
censimento del livello di digitalizzazione e di<br />
smartness dei servizi.<br />
E.M.: In che modo UCUM<br />
contribuisce ad aumentare le<br />
competenze delle autorità locali?<br />
R.P.: Il tema delle competenze è molto importante<br />
perché l’Urban Check-Up Model è<br />
stato concepito come strumento che vede<br />
come primo utilizzatore l’amministrazione<br />
comunale, quindi i compilatori di queste<br />
schede censimento per le diverse verticali<br />
di servizio di fatto sono i tecnici comunali<br />
e sappiamo che il tema sulle competenze è<br />
molto forte.<br />
Lo strumento non a caso è strutturato sulla<br />
base di parecchi test con comuni anche di<br />
dimensioni molto differenti per capirne meglio<br />
l’intelligibilità da parte del futuro compilatore.<br />
Sperimentarlo in una città metropolitana<br />
è infatti diverso che sperimentarlo<br />
in un piccolo comune, in un borgo o ancora<br />
in una comunità montana. Inoltre è stato<br />
anche strutturato per dare, nei vari passaggi<br />
del censimento della filiera dei dati, una<br />
serie di informazioni (cosa chiediamo, a che<br />
cosa serve ecc.) accompagnando in questa<br />
fase i comuni che aderiscono su base spontanea<br />
e volontaria alla sperimentazione.<br />
Ormai i comuni che si candidano sono davvero<br />
numerosi in quanto e grazie al fatto<br />
che andiamo spesso in giro a presentarlo, lo<br />
strumento incomincia ad essere conosciuto.<br />
In questo momento chi lo fa beneficia del<br />
fatto che il gruppo di ricercatori del centro di<br />
ricerca e una parte del gruppo di ricercatori<br />
di ENEA accompagna il Comune in un percorso<br />
di transizione culturale.<br />
È chiaro che in prospettiva non potrà essere<br />
così. Proprio per questo si tratta di uno<br />
strumento che se pur rivolto al comune apre<br />
enormi spazi di mercato, perché garantisce<br />
alle utility e alle ESCo il fatto di essere in<br />
primis il soggetto che accompagna i propri<br />
34<br />
35
2<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
comuni nella compilazione, non è un caso<br />
che una delle ESCo che da sempre siede in<br />
questo tavolo di lavoro (aperto a chiunque<br />
voglia aggregarsi) ha recentemente deciso<br />
di proporsi come sviluppatore informatico<br />
del tool cioè trasformarlo in un tool informatico<br />
pur sapendo che non sarà uno<br />
strumento proprietario di questo gestore<br />
ma sarà uno strumento ENEA. Si tratta di<br />
un passaggio culturale enorme perché si<br />
mettono risorse, competenze, tempo per<br />
sviluppare uno strumento che sarà reso<br />
gratuitamente disponibile a tutti. Questo<br />
perché nell’essere sviluppatori insieme a<br />
noi hanno visto il loro potenziale lato mercato<br />
e business, come conoscere meglio le<br />
città con cui lavorano come guidare le amministrazioni<br />
in maniera più consapevole<br />
ma anche quali nuovi spazi di mercato di<br />
servizio di business model, si pensi a tutto<br />
il potenziale dei percorsi di formazione di<br />
nuove figure professionali che vanno oltre<br />
il concetto dell’energy manager così come è<br />
stato concepito perché volendo si possono<br />
sviluppare figure professionali che accompagneranno<br />
stabilmente i comuni, le ESCo<br />
e le utility possono innovare il loro modello<br />
di business, gli sviluppatori di tecnologia<br />
individuare nuovi bisogni e nuove criticità e<br />
nuovi modelli con cui portare sul mercato i<br />
servizi quindi nasce dalla ricerca ma in realtà<br />
apre soprattutto spazio di mercato.<br />
E.M.: In che termini UCUM<br />
è unico?<br />
R.P.: Rispetto ad altri modelli analoghi<br />
l’Urban Check-Up Model è uno strumento<br />
completo perché spesso abbiamo il modello<br />
c’è il segmento dati o schede censimento<br />
mobilità, illuminazione pubblica questo<br />
In realtà alla fine, e fornirà un cruscotto<br />
e non è un caso che si Integri molto bene<br />
con lo strumento della Smart City Platform<br />
perché è un po’ come se fosse una sorta<br />
di potenziale porta d’ingresso; la città si<br />
conosce attraverso come dire una mappatura<br />
del modello con cui gestisce ciascun<br />
servizio e della filiera dei dati che circolano<br />
ma anche di quelli che mancano adottando<br />
una Smart City Platform ha già un set<br />
di dati che o sono pronti per essere caricati<br />
o laddove non lo siano forniamo indicazioni<br />
utili al team di ENEA per sviluppare<br />
quel connettore (perché spesso i dati provengono<br />
da tecnologie diverse con formati<br />
diversi quindi non sono immediatamente<br />
traghettabili in una dashboard di Smart<br />
City Platform). Il team di ENEA lavora per<br />
creare, con gli Urban Dataset, quel connettore<br />
che porta il dato rilevato sulla Smart<br />
City Platform e a quel punto ne garantisce<br />
il tema fondamentale di interoperabilità. Io<br />
posso gestire meglio ciascuna verticale di<br />
servizio ma posso leggere anche i servizi in<br />
maniera orizzontale che è ciò che rappresenta<br />
il vero concetto di transizione, dunque<br />
il dato relativo alla mobilità che impatta<br />
sulla qualità dell’aria, sulla sicurezza ed<br />
ecco che l’interoperabilità diventerà il vero<br />
motore di visione, di conoscenza, di progettazione,<br />
di rigenerazione proprio perché<br />
ho a disposizione un cruscotto.<br />
Le infrastrutture urbane<br />
ENEA e l'Università dell'Insubria stanno collaborando per migliorare la gestione<br />
delle infrastrutture urbane, promuovendo l'interoperabilità tra diverse soluzioni<br />
tecnologiche e contribuendo all'innovazione delle città in chiave Smart City. Queste<br />
iniziative mirano a rendere le città più sostenibili, intelligenti e preparate per le<br />
sfide future. Fondamentali aspetti comprendono l'integrazione delle infrastrutture<br />
urbane, lo sviluppo di architetture di sistemi integrati, come la Smart City Platform<br />
(SCP) per l'interoperabilità, l'Urban Check-Up Model (UCUM) per il monitoraggio<br />
e l'analisi dei dati urbani, e la collaborazione tra ENEA e l'Università dell’Insubria.<br />
Queste soluzioni offrono opportunità significative nel mercato delle tecnologie<br />
urbane.<br />
La Smart City Platform ha come obiettivo quello di rendere le città più sostenibili,<br />
intelligenti e pronte ad affrontare sfide future attraverso la gestione avanzata<br />
delle infrastrutture urbane.<br />
■ Settori di Applicazione<br />
SCP: Infrastrutture urbane sostenibili,<br />
UCUM: monitoraggio e analisi dei dati urbani<br />
■ Dati Utilizzati<br />
Dati relativi alle infrastrutture pubbliche, dati urbani per la valutazione della<br />
resilienza,<br />
■ Stato di Sviluppo<br />
Sono state create le architetture di sistemi integrati e la Smart City Platform (SCP)<br />
Urban Check-Up Model (UCUM) è stato sviluppato e testato con successo in<br />
comuni selezionati.<br />
■ Obiettivi Futuri<br />
Promuovere l'adozione su larga scala della SCP per migliorare l'interoperabilità<br />
urbana.<br />
Espandere l'uso di UCUM come standard nazionale per il censimento della<br />
digitalizzazione dei servizi.<br />
Continuare a sviluppare soluzioni per rendere le città più intelligenti e sostenibili.<br />
36<br />
37
2<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
GIUSEPPINA GIULIANI intervista<br />
PAOLA CLERICI MAESTOSI e GILDA MASSA,<br />
Ricercatrici ENEA, Divisione Smart Energy e Laboratorio<br />
Cross Technologies per distretti urbani e industriali<br />
G.G. È oramai da cinque anni che<br />
oltre al diffusissimo concetto di<br />
Smart City, tra gli stakeholder<br />
di sistema urbano - sia a livello<br />
internazionale che nazionale - si<br />
sta diffondendo con una certa<br />
rapidità l’obiettivo di sviluppare<br />
distretti urbani a energia<br />
positiva, ossia i cosiddetti PED<br />
Positive Energy District.<br />
Paola potresti in sintesi darcene<br />
una definizione e dire come<br />
ENEA è impegnata sul tema?<br />
P.C.M.: I PED sono aree urbane in cui sono<br />
presenti edifici o gruppi di edifici efficienti e<br />
flessibili dal punto di vista energetico. Tali<br />
aree producono emissioni nette pari a zero<br />
di gas serra e sono in grado di gestire attivamente<br />
un surplus di produzione locale<br />
o regionale di energia rinnovabile. I PED richiedono<br />
l'integrazione di diversi sistemi e<br />
infrastrutture e l'interazione tra gli edifici, gli<br />
utenti e i sistemi energetici, ma anche della<br />
mobilità e delle reti ICT locali e regionali, in<br />
grado di garantire non solo l’autosufficienza<br />
energetica ma anche di produrne - su base<br />
annuale - più del necessario in modo da<br />
contribuire allo sostenibilità sociale, economica<br />
e ambientale con un saldo energetico<br />
positivo.<br />
I PED saranno dunuqe un concentratore<br />
delle soluzioni e delle tecnologie sviluppate<br />
in ambito smart che verranno applicate a un<br />
ambito territoriale definito distretto (fisico o<br />
virtuale) che si allarga dall’ambito urbano a<br />
quello regionale - per la parte di produzione<br />
energetica da rinnovabile e per le emissioni<br />
nette pari a zero.<br />
ENEA ha partecipato alla definizione del<br />
concept sia nell’ambito dell’Implementation<br />
Working Group 3.2 del SET-Plan in cui sono<br />
il referente nazionale che nella Partnership<br />
Driving Urban Transition in cui è stato addirittura<br />
previsto un percorso specifico per<br />
finanziare nei prossimi sette anni concept<br />
real scale in tutta Europa.<br />
Inoltre, poiché sicuramente non tutti i territori<br />
si prestano ad avviare una transizione in<br />
chiave PED abbiamo lavorato con un gruppo<br />
di ricerca composito a individuare quali sono<br />
i fattori abilitanti che consentono la transizione,<br />
sviluppando così un assessment tool<br />
il cui nome è PED.EF ossia Positive Energy<br />
District Enabling Factors.<br />
G.G.: Gilda so che hai contribuito<br />
allo sviluppo del tool PED.EF. Ce<br />
ne vuoi parlare?<br />
G.M.: Il PED.EF è un tool ancora in fase di<br />
sperimentazione ma presto sarà disponibile<br />
come le altre soluzioni già presentate on-line.<br />
Èun tool giovane perché giovane è anche<br />
il campo di applicazione. PED.EF significa<br />
Positive Energy District Enabling Factors,<br />
dunque il tool consente a una autorità locale<br />
di verificare il proprio potenziale per attivare<br />
una transizione verso il distretto ad energia<br />
positiva oppure di individuare strade alternative.<br />
Nel diffondere e promuovere il modello PED<br />
ci siamo resi conto che i comuni hanno bisogno<br />
di capire con chiarezza quali sono<br />
gli elementi costitutivi del PED e verificare<br />
se gli stessi sono presenti all’interno dei<br />
loro confini in modo da definire se possono<br />
muoversi verso uno dei due modelli di PED<br />
quello virtuale o quello reale.<br />
Questi elementi costitutivi li abbiamo chiamati<br />
fattori abilitanti che abbiamo raggruppato<br />
in classi. Una classe attiene per<br />
esempio ai piani e programmi urbani con<br />
un chiaro e necessario riferimento a PAES/<br />
PAESC o PUMS che sono di fatto un fattore<br />
imprescindibile per attuare la transizione<br />
verso i PED. Un’altra classe attiene al<br />
bilancio energetico comunale sia in termini<br />
assoluti che relativi - ossia sugli immobili<br />
di proprietà o in uso per i servizi comunali.<br />
Una terza classe attiene al patrimonio immobiliare<br />
presente sul territorio comunale<br />
che è stato oggetto di interventi di efficientamento<br />
energetico e di implementazione<br />
di produzione da rinnovabile locale. Sempre<br />
in questa classe vanno considerati con particolare<br />
attenzione tutti i progetti finanziati<br />
con meccanismi nazionali (PNRR) o i bandi<br />
europei del cluster 5.<br />
Una quarta classe attiene al catasto solare.<br />
Una quinta classe attiene alle comunità<br />
energetiche. Una sesta classe alla mobilità<br />
elettrica e al V2G. Una settima classe attiene<br />
all’illuminazione pubblica.<br />
Tra i fattori abilitanti ho parlato di comunità<br />
energetiche, di CER poiché la finalità propria<br />
della comunità energetica è quella del bilancio<br />
energetico positivo dal punto di vista<br />
della produzione rispetto al consumo, una<br />
produzione che è inoltre locale e sostenibile.<br />
Viene naturale che un PED faccia delle CER<br />
un proprio elemento, quindi la CER entra nel<br />
modello PED.<br />
G.G.: Quale è la sfida del PED.EF?<br />
G.M.: Diciamo che la più grande sfida del<br />
PED.EF è rappresentata proprio dall’essere<br />
uno strumento per le autorità locali che<br />
possono collegare i dati relativi alle infrastutture<br />
già mappate attraverso le altre soluzioni<br />
ENEA (PELL, RECON, CRUISE) o altre<br />
basi dati per verificare quali infrastrutture<br />
più di altre presenti nel loro ambito comunale<br />
consentono di “unire i puntini” per tracciare<br />
la strada della transizione vero il PED.<br />
È un discorso strettamente legato alla gestione<br />
territoriale che riguarda i piani e i<br />
programmi che sono funzionali alla realizzazione<br />
di determinati interventi perché non<br />
ci dobbiamo dimenticare che quando parliamo<br />
di gestione del territorio abbiamo sì a disposizione<br />
tante tecnologie, tanti strumenti<br />
da mettere in campo, ma abbiamo un framework<br />
di governo territoriale che si lega<br />
agli strumenti programmatici che devono<br />
essere tenuti in considerazione per intraprendere<br />
determinate azioni; se poi parliamo<br />
di Positive Energy District c’è anche un<br />
38<br />
39
2<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
discorso di posizionamento come Paese<br />
in un contesto internazionale, per cui se io<br />
voglio essere Positive Energy District devo<br />
rispondere a determinati requisiti e devo<br />
farlo in un determinato modo.<br />
Gli algoritmi che si stanno mettendo in<br />
campo con il PED.EF tengono conto di tutti<br />
questi aspetti e li vanno poi a pesare in<br />
un discorso di obiettivo e la sfida è quella<br />
di rendere consapevole il funzionario pubblico<br />
di questa esigenza. Noi, attraverso i<br />
progetti che stiamo portando avanti con le<br />
città, apriamo questo dialogo e lo apriamo<br />
attraverso l'interdisciplinarietà che come<br />
ENEA mettiamo in campo. In qualità di ente<br />
di ricerca possiamo svolgere questo ruolo<br />
trasversale e quindi dialogare con il tecnico,<br />
come ad esempio il funzionario che lavora<br />
maggiormente sugli aspetti di policy<br />
del territorio e coniugare questi elementi,<br />
metterli insieme e arrivare a un risultato in<br />
direzione PED per capire passo dopo passo<br />
quali altre azioni intraprendere dato che<br />
anche il PED.EF, un po' come tutti gli altri<br />
nostri strumenti di assessment, indica la<br />
strada da percorrere.<br />
EMANUELE MARTINELLI intervista SABRINA ROMANO,<br />
Ricercatrice ENEA, Laboratorio Smart Cities and<br />
Communities e FRANCESCO MANCINI, Professore,<br />
Facoltà di Architettura, Università Sapienza, Roma<br />
E.M.: Abbiamo fino a ora visto<br />
sei soluzioni pensate da ENEA<br />
per supportare e accompagnare<br />
le autorità locali, i comuni<br />
e i piccoli comuni nella<br />
definizione del proprio<br />
personale percorso di<br />
transizione urbana sostenibile.<br />
Sappiamo però che ce ne sono<br />
altri molto strategici non più<br />
solo per la dimensione urbana<br />
propriamente detta bensì per<br />
il cosiddetto utilizzatore finale.<br />
Vuoi presentarceli?<br />
S.R.: Il laboratorio Smart Cities and Communities<br />
di ENEA ha sviluppato delle soluzioni<br />
dedicate ai cittadini e ai consumatori.<br />
Le soluzioni sono due: un tool web che abbiamo<br />
chiamato Smart Sim e una piattaforma<br />
chiamata DHomus; questi due strumenti<br />
hanno un obiettivo comune, quello di rendere<br />
gli utenti consapevoli dei propri consumi<br />
per incentivare comportamenti virtuosi<br />
che nascono proprio dalla consapevolezza,<br />
infatti, conoscere quanto si sta consumando<br />
è il primo passo per poter migliorare e al<br />
tempo stesso innescare una partecipazione<br />
attiva degli utenti. In questo modo i cittadini<br />
non sono più dei semplici fruitori ma<br />
partecipano alle comunità come soggetti<br />
attivi, contribuendo alla resilienza della rete<br />
elettrica nazionale. Questi due strumenti<br />
differiscono sia per forma di utilizzo che per<br />
tipologia di utente a cui si rivolgono.<br />
E.M.: Parliamo allora subito di<br />
Smart Sim.<br />
S.R.. Smart Sim è uno strumento già disponibile,<br />
gratuito, accessibile on-line, sviluppato<br />
in collaborazione con l'Università<br />
La Sapienza di Roma. Questo strumento è<br />
rivolto a qualsiasi consumatore, ovvero a<br />
qualsiasi cittadino che paga le bollette, che<br />
vorrebbe sapere come risparmiare energia<br />
e spendere meno riducendo al tempo stesso<br />
il proprio impatto sull’ambiente. Smart-<br />
Sim, richiede all’utente la compilazione di<br />
un questionario semplificato sulle caratteristiche<br />
e i consumi della propria abitazione,<br />
successivamente e sulla base dei dati che<br />
vengono forniti, lo strumento produce una<br />
simulazione in regime dinamico semplificato,<br />
che consente di fornire all’utente dei feedback<br />
personalizzati indicando come sono<br />
ripartiti i suoi consumi, rendendo semplice<br />
capire per quali usi consuma di più, inoltre,<br />
grazie al confronto con delle medie statistiche<br />
di utenti simili, rende evidente se si sta<br />
consumando “troppo”.<br />
A questo punto gli vengono presentate del-<br />
40<br />
41
2<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
le proposte migliorative per ridurre i costi<br />
delle bollette, ad esempio viene segnalato<br />
se sul mercato sono disponibili contratti di<br />
fornitura per gas o elettricità più vantaggiosi<br />
rispetto al proprio, inoltre vengono<br />
proposti degli interventi di efficientamento<br />
della propria abitazione, a partire da quello<br />
più vantaggioso, ma lasciando comunque<br />
all’utente la possibilità di scegliere quello<br />
che preferisce, fornendo una serie di parametri<br />
utili per una scelta consapevole, come<br />
il costo iniziale e il tempo di ritorno dell’investimento<br />
oltre al risparmio energetico e<br />
ambientale che ne conseguirebbe.<br />
E.M.: E per quanto riguarda<br />
DHomus?<br />
S.R.: Sempre per gli utenti residenziali<br />
abbiamo sviluppato una piattaforma denominata<br />
DHomus , acronimo di Data Homes<br />
and Users, la quale acquisisce in tempo reale<br />
i dati che provengono da sensori presenti<br />
nella casa dell’utente. A tal riguardo<br />
abbiamo testato varie tipologie di strumentazione<br />
e modalità di connessione a questa<br />
piattaforma che, grazie al monitoraggio<br />
continuo dei consumi tramite sensori e incrociando<br />
le informazioni della Smart-Sim<br />
che costituisco “l'identikit” del consumatore,<br />
è in grado di fornire agli utenti feedback<br />
mirati e personalizzati.<br />
In ENEA, in collaborazione con alcune Università<br />
Italiane, sono stati sviluppati algoritmi<br />
di analisi dei dati acquisiti che ci permettono<br />
di disaggregare i consumi monitorati<br />
mensilmente così da mostrare all’utente per<br />
quale uso sta consumando più energia e di<br />
conseguenza spendendo di più nella bolletta.<br />
Inoltre viene effettuata un'analisi sulle<br />
modalità di utilizzo di alcuni elettrodomestici,<br />
che permette ad esempio di individuare il<br />
numero di lavatrici effettuate, così da fornire<br />
feedback dettagliati e su misura per ciascun<br />
utente. Infine ci sono algoritmi che sono in<br />
grado di individuare dei profili caratteristici<br />
di consumo, che consentono di effettuare<br />
diagnosi sulle modalità di consumo e che in<br />
prospettiva potranno essere utili per aggregare<br />
meglio queste utenze, soprattutto se<br />
si pensa alle comunità energetiche dove l’obiettivo<br />
è quello di massimizzare l’autoconsumo<br />
dell’energia prodotta all’interno della<br />
stessa comunità.<br />
Infine DHomus consente di confrontare i<br />
propri consumi con quelli delle altre famiglie<br />
simili che sono agganciate alla piattaforma;<br />
questa funzionalità è stata testata in un<br />
dimostrativo a Roma e ha dimostrato che<br />
il confronto induce a migliorare il proprio<br />
comportamento; infatti è stata registrata<br />
un’iniziale riduzione media dei consumi di<br />
circa l’8%.<br />
E.M.: In che termini Smart<br />
Sim e DHomus contribuiscono<br />
all’ingaggio degli utenti nel<br />
percorso che un comune<br />
può promuovere per avviarsi<br />
verso una transizione urbana<br />
sostenibile?<br />
S.R.: Gli strumenti in precedenza descritti<br />
sono sicuramente finalizzati a coinvolgere<br />
l’utente per ingaggiarlo nella transizione. È<br />
complicato però la possibilità di accedere<br />
in primis alle informazioni è fondamentale<br />
e poi la collaborazione con i vari stakeholder,<br />
con chi produce ad esempio i dispositivi<br />
che permettono di comunicare con il contatore<br />
elettrico e che rendono più semplice<br />
anche tutta la infrastruttura da dedicare e<br />
sicuramente la condivisione dei dati. Sicuramente<br />
sia Smart Sim sia DHomus sono<br />
già predisposti, alcuni con la SCP, DHomus<br />
condivide giornalmente i dati di produzione<br />
e il consumo degli aggregati di utenze che<br />
stiamo monitorando quindi sicuramente la<br />
condivisione del dato è un valore aggiunto<br />
che dà ulteriori informazioni. Quindi questo<br />
è il messaggio un po' per tutti insieme alla<br />
definizione delle regole del gioco.<br />
E.M.: Francesco Mancini, se<br />
non sbaglio Smart Sim è una<br />
soluzione sviluppata da ENEA<br />
insieme a voi. Quale è stato il<br />
vostro apporto specifico nel<br />
design?<br />
F.M.: Smart Sim è un prodotto di Ricerca e<br />
Sviluppo che Sapienza ha sviluppato insieme<br />
a ENEA anche grazie al lavoro di nostri<br />
dottorandi. Lo spirito di Smart Sim è quella<br />
di rendere disponibile e gratuitamente in linea<br />
con la condotta di ENEA che è sempre<br />
quella di mettere a disposizione e gratuitamente<br />
ai cittadini dei tool di calcolo e di<br />
avviarli a una compilazione per migliorare<br />
la loro consapevolezza. Negli anni abbiamo<br />
contribuito a testare questo strumento di<br />
simulazione grazie soprattutto alla collaborazione<br />
dei nostri studenti della Facoltà<br />
di Architettura della Sapienza di Roma che<br />
con piacere si sono prestati e che ci hanno<br />
consentito di ridurre al minimo la richiesta<br />
di informazioni specifiche.<br />
E.M.: Quali sono le informazioni<br />
che l’utente deve inserire per<br />
utilizzare lo strumento?<br />
F.M.: Le informazioni che richiediamo<br />
all’utente compilatore per procedere con<br />
la simulazione energetica della propria abitazione<br />
sono informazioni largamente accessibili,<br />
quindi dati salienti delle abitazioni<br />
come i dati geometrici e i dati costruttivi<br />
relativi semplicemente all'anno di costruzione<br />
e non alle caratteristiche delle pareti<br />
e men che meno alle caratteristiche fisico<br />
tecniche delle pareti. Se sono intercorsi<br />
negli anni chiediamo eventuali interventi<br />
di riqualificazione finalizzati alla riduzione<br />
dei consumi energetici e poi chiediamo dati<br />
tipologici dei principali elettrodomestici<br />
presenti, anche in questo caso avendo filtrato<br />
negli anni con attenzione soprattutto<br />
alle tipologie impiantistiche maggiormente<br />
diffuse, quindi non cerchiamo situazioni di<br />
nicchia per le quali sono necessarie delle<br />
simulazioni specifiche, però con riferimento<br />
alle tipologie impiantistiche più diffuse<br />
sono presenti dei dati standard di archivio,<br />
di letteratura che sono anche il frutto di<br />
analisi statistiche sui questionari compilati<br />
di volta in volta dagli studenti e questo consente<br />
una semplice compilazione del questionario<br />
sempre volta a una simulazione<br />
semplificata anche per quanto riguarda gli<br />
elettrodomestici, grandi e piccoli che siano,<br />
ci siamo limitati a chiedere informazioni<br />
semplici quali la capacità e la classe energetica.<br />
Anche in questo caso laddove avessimo<br />
riscontrato difficoltà di compilazione<br />
siamo andati a semplificare.<br />
È il caso, ad esempio, dei frigoriferi che sono<br />
42<br />
43
2<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
difficilmente individuabili come soggetto<br />
consumatore e per i quali abbiamo limitato<br />
la richiesta di informazioni alle dimensioni<br />
esterne del frigorifero, questo ovviamente<br />
limita un po' la bontà della simulazione però<br />
è comunque un informazione nota e accessibile<br />
a qualsiasi utente.<br />
E.M.: Quale è la consapevolezza<br />
che grazie a Smart SIM l’utente<br />
può raggiungere?<br />
F.M.: La parte interessante e che una volta<br />
simulati i consumi questi vengono confrontati<br />
con le bollette reali cercando un feedback<br />
interno quindi l'utente compilatore<br />
spesso e volentieri non ha una piena consapevolezza<br />
dei propri consumi energetici<br />
e quindi il confronto tra il risultato della<br />
simulazione e la bolletta avviene in tempo<br />
reale andando a suggerire eventuali ritocchi<br />
da fare nell'emissione dei dati magari l’ora<br />
in cui fare la lavatrice 7 volte a settimana o<br />
invece non farla oppure altro per gli elettrodomestici<br />
principali.<br />
I distretti ad energia positiva (PED)<br />
e il coinvolgimento dei cittadini<br />
ENEA sviluppa soluzioni per creare distretti urbani a energia positiva (PED) che<br />
promuovono l’efficienza energetica e riducono le emissioni di gas serra. Questo<br />
processo coinvolge attivamente i cittadini attraverso strumenti come Smart Sim e<br />
DHomus, che li aiutano a comprendere e ridurre i consumi energetici. Inoltre, ENEA<br />
contribuisce a definire il concetto PED a livello nazionale ed europeo e promuove la<br />
condivisione dei dati per favorire il risparmio energetico. Le comunità energetiche sono<br />
fondamentali nei PED per massimizzare l’uso di energia rinnovabile a livello locale.<br />
Sapienza - Università di Roma ha collaborato allo sviluppo di Smart Sim, consentendo<br />
ai cittadini di diventare consapevoli dei propri consumi energetici e partecipare<br />
attivamente alla riduzione di tali consumi.<br />
■ Settori di Applicazione<br />
ENEA sviluppa soluzioni per la creazione di distretti urbani a energia positiva (PED) -<br />
con un focus sull’efficienza energetica e la riduzione delle emissioni di gas serra - e per<br />
il coinvolgimento attivo dei cittadini nella transizione verso l’efficienza energetica.<br />
■ Dati Utilizzati:<br />
Utilizzo di strumenti come Smart Sim e DHomus per raccogliere e analizzare dati<br />
energetici e i dati sulle abitazioni, consumi energetici e sensori in tempo reale per<br />
fornire feedback personalizzati ai cittadini.<br />
PED.EF lavora invece sugli open data.<br />
■ Stato di Sviluppo:<br />
Sperimentazione in corso del PED.EF come strumento per valutare il potenziale di<br />
transizione verso un PED.<br />
Smart Sim e DHomus sono strumenti operativi per coinvolgere i cittadini nella gestione<br />
dei consumi energetici.<br />
■ Obiettivi Futuri:<br />
Promuovere l’adozione su larga scala dei PED per raggiungere l’autosufficienza<br />
energetica e contribuire alla sostenibilità sociale, economica e ambientale nelle aree<br />
urbane. Massimizzare l’uso di energia rinnovabile attraverso le comunità energetiche<br />
nei PED.<br />
Continuare a coinvolgere attivamente i cittadini nella riduzione dei consumi energetici<br />
attraverso maggiore consapevolezza e feedback personalizzati. Promuovere la<br />
condivisione dei dati per favorire il risparmio energetico e la partecipazione dei<br />
cittadini<br />
44<br />
45
2<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
GIUSEPPINA GIULIANI intervista<br />
MATTEO CALDERA, Ricercatore ENEA,<br />
Laboratorio Smart Cities and Communities<br />
G.G.: La tua collega Gilda ha<br />
appena nominato RECON.<br />
Matteo ce ne vuoi parlare?<br />
M.C.: Recon è un simulatore sviluppato<br />
da ENEA che ha l’obiettivo di effettuare<br />
una valutazione di fattibilità energetica ed<br />
economica delle comunità energetiche rinnovabili<br />
e degli autoconsumatori collettivi<br />
sulla base del quadro normativo in vigore<br />
in Italia. Recon è nato dalla considerazione<br />
che abbiamo fatto che il grande potenziale<br />
delle CER e l’interesse sul tema dimostrato<br />
da enti locali, cittadini e stakeholder sulle<br />
comunità energetiche richiedono strumenti<br />
in grado di dare risposte di tipo quantitativo,<br />
proprio per questo abbiamo rilasciato<br />
per primi in Italia a maggio 2021 lo strumento<br />
Recon, liberamente fruibile a tutti<br />
previa una semplice registrazione.<br />
Recon è operativo ed è disponibile online<br />
sul sito https://recon.smartenergycommunity.ENEA.it/<br />
È un simulatore che ha l’ambizione di supportare<br />
le decisioni di enti pubblici, cittadini<br />
e stakeholder, che grazie ad esso possono<br />
valutare la bontà di un'idea progettuale di<br />
comunità energetica o di autoconsumatore<br />
collettivo di condominio, altra configurazione<br />
significativa soprattutto in ambito<br />
urbano. Inoltre, Recon intende favorire il<br />
coinvolgimento dei cittadini nella transizione<br />
energetica e la loro partecipazione attiva<br />
nel mercato dell'energia, in linea con i servizi<br />
che i colleghi hanno introdotto poc'anzi.<br />
G.G.: Quale è una delle più<br />
importanti caratteristiche di<br />
RECON?<br />
M.C.: Uno dei principi su cui ci siamo focalizzati<br />
nello sviluppo di Recon è implementare<br />
uno strumento che fosse il più<br />
possibile fruibile anche a utenti non esperti<br />
e che quindi richiedesse informazioni facilmente<br />
disponibili su tipologia di edificio e<br />
di impianto e sui consumi elettrici ricavabili<br />
dalla bolletta, cosa che sembra facile da<br />
reperire ma in realtà non lo è.<br />
Bisogna infatti considerare che la CER è<br />
un’aggregazione di utenti, quindi chi fa<br />
la simulazione, soprattutto in una prima<br />
fase, potrebbe non disporre dei dati di tutti<br />
i potenziali membri della CER. Per venire<br />
incontro a questa limitazione abbiamo implementato<br />
algoritmi che sono in grado di<br />
stimare i consumi dei cittadini, in particolare<br />
in ambito domestico, quando non è noto<br />
il dato da bolletta.<br />
Ovviamente noi suggeriamo di fornire i dati<br />
a un livello di dettaglio maggiore, quindi su<br />
base mensile e profilati per fasce orarie,<br />
tutti dati reperibili dalla bolletta. Nel caso<br />
in cui questi dati non siano disponibili, Recon<br />
fa un'analisi sulla base degli altri dati<br />
che sono richiesti in input. Oltre ai consumi,<br />
Recon richiede alcune informazioni di<br />
tipo economico e finanziario sull’accesso<br />
alle detrazioni fiscali (quindi 50% piuttosto<br />
che superbonus 110%) e l'eventuale attivazione<br />
di finanziamenti.<br />
G.G.: Che tipo di risultati è in<br />
grado di restituire RECON?<br />
M.C.: Recon restituisce in output indicazioni<br />
di tipo energetico, tra cui l'energia<br />
prodotta dall'impianto fotovoltaico, l’autoconsumo,<br />
l’energia condivisa, l’autosufficienza<br />
energetica. Inoltre, calcola il beneficio<br />
ambientale in termini di emissioni<br />
CO2 risparmiate grazie all’installazione di<br />
impianti a fonte rinnovabile, e poi fornisce<br />
risultati di tipo economico tra cui i ricavi per<br />
la vendita di energia immessa in rete, i risparmi<br />
dovuti all’autoconsumo oltre ovviamente<br />
all'incentivo sull’energia condivisa e<br />
la restituzione delle componenti tariffarie<br />
di rete come da delibera ARERA. Infine, calcola<br />
i classici indicatori finanziari: tempo di<br />
ritorno dell'investimento, tasso interno di<br />
rendimento, valore attuale netto e flussi di<br />
cassa attualizzati. I risultati sono visualizzabili<br />
tramite l'interfaccia web di Recon e<br />
scaricabili in formato pdf. Stiamo lavorando<br />
per aggiornare lo strumento sulla base<br />
del quadro legislativo e regolatorio definitivo<br />
come da D.lgs. 199/2021 e provvedimenti<br />
attuativi.<br />
G.G.: Quali saranno le prossime<br />
evoluzioni di RECON?<br />
M.C.: Stiamo lavorando su diversi fronti,<br />
quindi la nuova release di Recon, disponibile<br />
entro l'anno, sarà sostanzialmente diversa<br />
da quella attuale perché permetterà di analizzare<br />
molti prosumer con diverse tecnologie<br />
di generazione elettrica, quindi non solo<br />
fotovoltaico ma anche eolico e idroelettrico.<br />
Inoltre, saranno ampliati i modelli di business<br />
proprio per andare incontro alle richieste che<br />
ci sono arrivate da diversi utenti ed enti pubblici<br />
di considerare scenari più diversificati rispetto<br />
a quelli che l’attuale versione di Recon<br />
può gestire. Inoltre, last but not least anche<br />
se non dalla prossima release, sarà possibile<br />
analizzare il contributo degli accumuli elettrici,<br />
altro aspetto per il quale abbiamo avuto<br />
richieste da diversi utenti.<br />
46<br />
47
2<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
EMANUELE MARTINELLI intervista<br />
GIANLUCA D’AGOSTA, Responsabile Laboratorio Cross<br />
Technologies per distretti urbani e industriali, ENEA<br />
E.M.: Abbiamo visto un<br />
interessante repertorio<br />
di soluzioni che ENEA ha<br />
sviluppato per supportare le<br />
autorità locali nel loro viaggio<br />
verso la transizione sostenibile.<br />
Che cosa è per ENEA la<br />
transizione sostenibile in ambito<br />
urbano?<br />
G.D’A.: Oggi stiamo parlando di transizione<br />
urbana che secondo ENEA si compone<br />
soprattutto di transizione energetica e di<br />
transizione digitale. Le comunità energetiche<br />
nella visione ENEA rappresentano<br />
al meglio entrambi gli aspetti. Come tutti i<br />
processi, la transizione urbana sostenibile,<br />
modificando le nostre abitudini e i nostri<br />
comportamenti, ha un costo economico e<br />
sociale. Ecco l'obiettivo degli strumenti che<br />
sono stati fin’ora presentati è quello di abbassare<br />
non solo il livello del costo economico,<br />
ma anche di quello sociale.<br />
Il lavoro che stiamo facendo con Cruise<br />
e tutto il lavoro che stiamo facendo sulle<br />
comunità energetiche va nella direzione<br />
di semplificare l'approccio a questo tipo di<br />
tecnologie per i diversi attori. Uno di questi<br />
è sicuramente quella persona che capisce<br />
la propria esigenza energetica e vuole<br />
così creare una comunità energetica sul suo<br />
territorio e quindi mettere in condivisione<br />
e condividere con gli altri la propria energia<br />
ma anche tutta una serie di informazioni e<br />
di comportamenti.<br />
E.M.: Cos’è Cruise e quali sono I<br />
suoi obiettivi?<br />
G.D’A.: Cruise è una soluzione il cui obiettivo<br />
è da un lato quello di testare dei dispositivi<br />
che poi siano economicamente<br />
affrontabili per la comunità energetica che<br />
normalmente non ha una grande disponibilità<br />
economica, dall'altro mettere a disposizione<br />
del gestore dei modelli di analisi dati<br />
che gli permettono di capire se la sua comunità<br />
si stia comportando correttamente e se<br />
raggiunga dei risultati effettivamente positivi<br />
e in caso contrario su quali leve si debba<br />
agire per migliorarla.<br />
In futuro l'obiettivo è anche quello di fornire<br />
questo tipo di informazioni all’amministrazione<br />
locale che può essere in grado di stimolare,<br />
in base all'informazione che stiamo<br />
dando, le modifiche sulla comunità energetiche<br />
magari cercando di integrare un maggior<br />
numero di cittadini oppure modificare i<br />
propri comportamenti energetici favorendo<br />
l'istallazione di sorgenti o comunque cercando<br />
di capire quale potrebbe essere lo sfruttamento<br />
massimo del territorio dal punto di<br />
vista di produzione energetica, in modo da<br />
permettere poi alla gestione il confronto tra<br />
le differenti comunità e di individuare localmente<br />
quali sono i fattori di successo o di<br />
insuccesso delle comunità stesse. L'obiettivo<br />
quindi è quello di affrontare il problema<br />
della gestione della comunità energetica<br />
potremmo dire un po' più dall'alto, lasciando<br />
poi ai cittadini e a chi vuole creare queste<br />
comunità, degli strumenti che permettano<br />
loro di mettersi liberamente d'accordo e diventare<br />
quei cittadini attivi che la normativa<br />
europea identifica quale elemento fondamentale<br />
verso questo tipo di transizioni che<br />
non sono solo quelle energetiche.<br />
E.M.: Cosa manca ancora alla<br />
piena diffusione delle comunità<br />
energetiche?<br />
G.D’A.: Attualmente sulle comunità energetiche<br />
manca ancora la normativa, questo<br />
vuol dire che grossi player non sono ancora<br />
entrati nel gioco delle comunità energetiche.<br />
Questa situazione spinge ENEA a cercare di<br />
muovere i propri strumenti a un livello un po'<br />
più alto quindi ENEA fondamentalmente ha<br />
come uno degli scopi e degli obiettivi quello<br />
di supportare la pubblica amministrazione,<br />
l'amministrazione locale nella gestione delle<br />
problematiche quotidiane. Quindi, come<br />
detto in precedenza, l'evoluzione di Cruise<br />
sarà quella di raccogliere informazioni, fornire<br />
modelli e disegnare questi modelli sulle<br />
esigenze delle amministrazioni locali, quindi<br />
fornire loro degli strumenti che permettano<br />
poi di fare monitoraggio del loro territorio e<br />
di stimolare la creazione di comunità energetiche<br />
perché di fatto è un problema che<br />
riguarda tutti quanti i territori. Siamo stati<br />
coinvolti da molte regioni ma anche da molti<br />
comuni per capire come fare la propria<br />
normativa verso le comunità energetiche,<br />
quindi questo tipo di strumenti si integrano<br />
con le politiche territoriali e forniscono<br />
informazioni poi al decisore politico che di<br />
fatto spesso di energia non ne sa nulla o comunque<br />
si deve occupare di problematiche<br />
a 360° e quindi strumenti che gli forniscono<br />
informazioni non solo a livello di dati ma di<br />
elaborazioni e suggerimenti diventano fondamentali<br />
per questo tipo di scelte che nei<br />
prossimi 20 anni poi caratterizzeranno l'evoluzione<br />
dei nostri territori questo è e oggettivo<br />
ormai.<br />
48<br />
49
2<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Le sfide della transizione<br />
sostenibile in ambito urbano<br />
I progetti Recon e Cruise sviluppati da ENEA sono entrambi mirati a sostenere la<br />
transizione sostenibile nelle aree urbane. Recon fornisce uno strumento di simulazione<br />
per valutare la fattibilità delle comunità energetiche rinnovabili, mentre Cruise si<br />
concentra sulla sperimentazione di dispositivi accessibili per le comunità energetiche<br />
e sulla fornitura di dati per ottimizzare tali comunità. Entrambi i progetti cercano<br />
di semplificare l’accesso alle tecnologie energetiche sostenibili e affrontare sfide<br />
normative per promuovere la transizione energetica nelle aree urbane.<br />
■ Settori di Applicazione<br />
RECON effettua valutazione della fattibilità energetica ed economica delle comunità<br />
energetiche rinnovabili e degli auto-consumatori collettivi mentre CRUISE propone<br />
la sperimentazione di dispositivi accessibili per le comunità energetiche, analisi del<br />
comportamento e del successo delle comunità energetiche<br />
■ Dati Utilizzati:<br />
RECON richiede informazioni generali come tipo di edificio, consumi elettrici e dati<br />
economici. Utilizzo di algoritmi per stimare i consumi in mancanza di dati mentre<br />
CRUISE richiede dati sull’andamento energetico e i dispositivi collegati.<br />
■ Stato di Sviluppo:<br />
RECON è attualmente operativo e accessibile mentre CRUISE è disponibile anche se in<br />
continua evoluzione<br />
■ Obiettivi Futuri:<br />
RECON dovrà essere aggiornamenti alla normativa in evoluzione, inclusione di una<br />
maggiore diversificazione delle tecnologie di generazione elettrica, mentre CRUISE<br />
continuerà a testare dispositivi economicamente accessibili, fornire informazioni alle<br />
amministrazioni locali per la creazione di comunità energetiche, supporto alle politiche<br />
territoriali e affrontare le sfide normative per agevolare la diffusione delle comunità<br />
energetiche.<br />
CONCLUSIONI<br />
L'<br />
ENEA, attraverso una serie di progetti e iniziative, sta affrontando in modo attivo le<br />
sfide della transizione urbana sostenibile, promuovendo l'efficienza energetica, l'interoperabilità<br />
delle soluzioni tecnologiche urbane e coinvolgendo attivamente cittadini e<br />
autorità locali. Le iniziative spaziano dalla gestione delle infrastrutture pubbliche, come<br />
l'illuminazione, alla creazione di distretti ad energia positiva, al supporto delle comunità<br />
energetiche e all'analisi della sostenibilità urbana.<br />
L'ENEA dimostra l'importanza della collaborazione tra enti pubblici, istituzioni accademiche<br />
e stakeholder per affrontare con successo le sfide legate alla transizione verso città<br />
più sostenibili ed efficienti dal punto di vista energetico. Questi sforzi contribuiscono alla<br />
promozione di una crescita urbana intelligente, verde e resiliente, in linea con gli obiettivi<br />
di sviluppo sostenibile.<br />
Un elemento chiave della transizione sostenibile è la riduzione del consumo energetico<br />
delle città e l’adozione di fonti di energia rinnovabile - stoccaggi inclusi - passi fondamentali<br />
per ridurre l'impatto ambientale delle aree urbane e dei cittadini.<br />
La transizione urbana sostenibile è un processo multidimensionale che mira a trasformare le<br />
città in luoghi più rispettosi dell'ambiente, equi e prosperi. Questa transizione è fondamentale<br />
per affrontare sfide globali come il cambiamento climatico e la crescita demografica.<br />
È una sfida che richiede la collaborazione di tutti cittadini, istituzioni e imprese, per costruire<br />
un futuro migliore per le generazioni a venire.<br />
La tavola rotonda è stata animata da Emanuele Martinelli e Giuseppina Giuliani.<br />
Alla tavola rotonda hanno partecipato Fabio Moretti, Maurizio Pollino, Cristiano Novelli, Roberta<br />
Pezzetti, Gilda Massa, Sabrina Romano, Francw Mancini, Matteo Caldera e Gianluca D’Agosta.<br />
50<br />
51
3<br />
3<br />
DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA<br />
I TAVOLI DI LAVORO ENEA:<br />
PUNTI DI VISTA DI RICERCA,<br />
IMPRESA E AUTORITÀ<br />
LOCALI SUI PROCESSI<br />
DI TRANSIZIONE URBANA<br />
della sessione è quello di raccogliere i punti di vista di un panel formato<br />
da ricercatori, imprese, associazioni di categorie, autorità locali sia sul ruolo del<br />
cittadino in merito alla transizione energetica sia su come le comunità energetiche<br />
possono essere o non essere motore propulsivo per la transizione urbana<br />
L’obiettivo<br />
sostenibile in cui i PED rappresentano uno degli scenari di sviluppo.<br />
Il Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili di ENEA oltre a sviluppare progetti<br />
per supportare la pubblica amministrazione nell’innovazione di processi gestionali relativi alle<br />
infrastrutture urbane, servizi e contesti territoriali promuove tavoli di lavoro a cui partecipano<br />
rilevanti stakeholder di sistema, per discutere tematiche di specifico rilievo.<br />
Infatti, lo sviluppo e l’adozione di modelli gestionali caratterizzati dall’adozione delle soluzioni<br />
digitali volte all’ acquisizione, gestione e valutazione di grandi quantità di dati, rappresenta<br />
oggi per i pubblici amministratori un passaggio complicato - ma necessario - per perseguire<br />
gli obiettivi di transizione energetica ed ecologica.<br />
Le infrastrutture, in particolare modo, costituiscono il punto di partenza chiave nella valutazione<br />
di un territorio e dei suoi servizi e nell’attivazione di processi innovativi che ne garantiscano<br />
gestioni efficienti, efficaci e mirate.<br />
La mancanza a livello nazionale di standard minimi di conoscenza, valutazione e monitoraggio<br />
per le infrastrutture è stato il motivo per cui ENEA ha avviato la costituzione di Tavoli dedicati -<br />
in anticipo sui tempi - all’acquisizione, gestione, valutazione, integrazione e ottimizzazione dei<br />
dati relativi a infrastrutture “chiave” per l’avvio di percorsi Smart City; tra questi, ad esempio,<br />
il tavolo relativo alla illuminazione pubblica, infrastruttura poco efficiente sia sotto il profilo<br />
energetico che gestionale.<br />
Oltre ai punti vista di importanti stakeholder di riferimento si propone una sintesi dei risultati<br />
dei tre tavoli rispettivamente infrastrutture (coordinato da Nicoletta Gozo), cittadini e comunità<br />
energetiche (coordinato da Emanuele Martinelli) e città (coordinato da Roberta Pezzetti).<br />
IL FOCUS SUL TAVOLO INFRASTRUTTURE<br />
di Nicoletta Gozo,<br />
Coordinatrice Roll-Out Tecnologico,<br />
Divisione Smart Energy, ENEA<br />
I<br />
lavori del Tavolo sono partiti dalla condivisione della soluzione metodologica e tecnologica<br />
sviluppata da ENEA - Progetto PELL - per la Pubblica Illuminazione e dalla valutazione<br />
dei risultati conseguiti attraverso la sua estensione ad altre infrastrutture quali le scuole e gli<br />
ospedali. Il PELL ha sostanzialmente introdotto e proposto lo standard minimo di riferimento<br />
per le infrastrutture e avviato la costruzione di un asset informativo nazionale che a tendere<br />
possa fornire una loro fotografia statica e dinamica e una serie di indicatori che ne rappresentino<br />
e valutino consistenza e prestazioni.<br />
Il Tavolo, al quale hanno partecipato molti degli stakeholder sviluppatori del PELL e attori chiave<br />
dei processi gestionali delle infrastrutture, oltre a condividere la riflessione che se la maggioranza<br />
delle amministrazioni aderissero al PELL sarebbe possibile definire uno standard informativo<br />
di riferimento per la Pubblica Illuminazione, ha anche evidenziato che l’estensione<br />
della piattaforma PELL ai dati delle scuole e agli edifici pubblici favorirebbero un processo di<br />
digitalizzazione della “conoscenza” in modo da poter essere più efficaci nelle scelte strategiche<br />
e di avviare dialoghi con i gestori basati sull’effettiva conoscenza del proprio patrimonio<br />
tangibile. Sono state anche valutate nuove proposte di sviluppi tecnologici in termini di strumenti/soluzioni<br />
che abilitano l’amministratore ad essere sempre più consapevole, trasversalmente,<br />
dei servizi presenti sul territorio e loro peculiarità, criticità o inadeguatezze alle esigenze<br />
dei cittadini. Sul tema infrastrutturale è difatti anche emersa quale criticità la mancanza di<br />
una visione trasversale delle infrastrutture portanti i sevizi urbani.<br />
Si è convenuto inoltre che il processo d’innovazione dei modelli gestionali e la costruzione e<br />
applicazione di quelli di nuova generazione, ai fini del loro successo, deve passare dal graduale<br />
inserimento delle nuove soluzioni nelle tradizionali filiere ed essere affiancato da azioni di<br />
coinvolgimento e trasferimento diretto agli utilizzatori mediante loro partecipazione ai Tavoli<br />
di sviluppo e attività di formazione.<br />
52<br />
53
3<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Hanno partecipato al tavolo, in presenza o in collegamento, i seguenti stakeholder:<br />
■ Dario Cacace, City Green Light;<br />
■ Michele Boella, Amministratore Unico, Nemea Sistemi;<br />
■ Alberto Prospero, Direttore Ener.Bit;<br />
■ Patrizia Scandurra, Dipartimento Ingegneria gestionale, dell’informazione e della produzione,<br />
Università di Bergamo<br />
■ Emanuele Giorgi, Nemea Sistemi;<br />
■ Cristina Gironi, Consip<br />
■ Simone Bocchio di Garda Uno<br />
Nel contesto del nostro incontro ci siamo dedicati al tema delle infrastrutture e al PELL.<br />
Il PELL è già un prodotto consolidato sul mercato, con una storia, un passato e un presente,<br />
ma soprattutto ha un futuro promettente poiché sta estendendo la sua implementazione sul<br />
territorio e sta attirando richieste per lo sviluppo di nuove sezioni.<br />
Ad esempio, ci sono richieste per l’inclusione di musei, porti<br />
e semafori, il che comporterà l’acquisizione di una vasta<br />
“Il mondo della ricerca<br />
riteniamo che debba<br />
dialogare sempre più con il<br />
territorio e questo è anche<br />
il motivo per cui abbiamo<br />
aperto i laboratori a<br />
Kilometro Rosso ”<br />
quantità di dati che arricchiranno ulteriormente il nostro patrimonio<br />
informativo.<br />
Durante il tavolo di discussione, abbiamo avuto ampi dialoghi,<br />
poste numerose domande e partecipato attivamente a<br />
confronti costruttivi.<br />
Tra i partecipanti era presente anche l’ingegnere Alberto<br />
Prospero di EnerBit, che sta implementando il PELL in tutti i<br />
comuni di sua competenza nella provincia di Biella. Durante<br />
il nostro scambio, è emerso che ci sono ancora gestori che<br />
affrontano la gestione del data model e del caricamento dei<br />
dati in modi non particolarmente innovativi. In effetti, l’ingegnere<br />
Prospero ha sottolineato che il PELL dovrebbe essere reso obbligatorio a livello nazionale,<br />
sia per l’illuminazione pubblica che per tutte le altre infrastrutture destinate a essere<br />
coinvolte in questa mappatura dati, che si tratti di dati statici o dinamici.<br />
Ovviamente, erano presenti anche alcuni dei nostri partner gestori, i quali hanno riconfermato<br />
il loro interesse a collaborare con l’ENEA.<br />
Abbiamo chiesto loro se avessero ulteriori sviluppi da proporre, poiché, nonostante guardiamo<br />
costantemente al futuro e lavoriamo con loro per sviluppare idee innovative, emergono<br />
costantemente nuove esigenze e opportunità tecnologiche che richiedono ulteriori servizi e<br />
soluzioni. Purtroppo, a causa del limitato tempo a disposizione per la discussione, non abbiamo<br />
ricevuto risposte concrete a queste richieste. Tuttavia, rimaniamo fiduciosi che esistano<br />
ampi spazi di miglioramento.<br />
Nonostante ci siano ancora aree di perfezionamento da esplorare, siamo estremamente soddisfatti<br />
di come sia andato questo evento e speriamo che contribuirà a espandere ulteriormente<br />
i nostri orizzonti e le nostre iniziative future.<br />
Vorrei fare una chiosa riguardo al PELL. Prendendo in considerazione il contesto europeo,<br />
specialmente in relazione ai Positive Energy District (PED), il mondo della ricerca sta facendo<br />
sforzi significativi per identificare gli argomenti necessari per dimostrare che i PED rappresentino<br />
un miglioramento rispetto alle soluzioni esistenti. Parallelamente, a livello europeo, si sta<br />
sviluppando l’idea di introdurre una sorta di certificazione per i PED, simile a quelle esistenti<br />
per gli edifici (come, ad esempio, il certificato LEED). Ottenere una certificazione PED potrebbe<br />
diventare fondamentale, poiché potrebbe consentire l’accesso a finanziamenti aggiuntivi.<br />
In questo contesto, ritengo che il PELL, sviluppato in questa direzione, possa svolgere un ruolo<br />
decisivo. Attraverso il PELL, è possibile ottenere una “fotografia” di un distretto o di una parte<br />
della città (non necessariamente di tutto il territorio) e valutare il “prima”, il “dopo” e il “saldo<br />
positivo”. Pertanto, come ho affermato più volte, il PELL rappresenta uno strumento abilitante<br />
per i PED. Inoltre, essendo basato su dati, il PELL può fornire chiaramente gli indicatori richiesti<br />
per la certificazione.<br />
Quando discutiamo all’interno dei nostri network su come calcolare tali indicatori, la mia risposta<br />
è il PELL. Abbiamo effettuato una ricerca e abbiamo scoperto che, a livello europeo,<br />
nessuno Stato ha sviluppato una piattaforma simile a quella del PELL. Nessun Paese europeo<br />
ha affrontato la creazione di uno standard minimo per la raccolta, il monitoraggio e la valutazione<br />
dei dati relativi ai PED.<br />
Due anni fa, abbiamo condotto questa ricerca presso il JRC di Ispra e non abbiamo trovato<br />
nessuno strumento simile. Mentre ci sono numerose piattaforme per la raccolta dei dati, anche<br />
per l’illuminazione pubblica, spesso appartenenti ai gestori o ad associazioni specifiche,<br />
manca un vero e proprio standard nazionale. Da questo punto di vista, possiamo considerarci<br />
un Energy Pilot all’interno del panorama europeo.<br />
IL FOCUS SULLA CITTÀ<br />
di Roberta Pezzetti<br />
Abbiamo creato un panel di relatori molto variegato. Gli strumenti di cui abbiamo discusso<br />
sono principalmente rivolti ai comuni.<br />
Al tavolo, abbiamo avuto la partecipazione di un solo comune che ha condiviso la sua esperienza<br />
pilota. Il nostro obiettivo è stato quello di condividere questa esperienza con altri attori<br />
del mercato, tra cui sviluppatori di software, operatori nel settore immobiliare, utility, ESCo,<br />
università impegnate nella ricerca su temi trasversali che saranno sempre più influenzati da<br />
questi strumenti. Abbiamo cercato di comprendere come questi soggetti potrebbero beneficiare<br />
54<br />
55
3<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
56<br />
da questi strumenti. Ne è emersa una discussione è stata molto proficua, specialmente nel pomeriggio,<br />
nonostante la fatica, grazie alla partecipazione attiva di coloro che non erano relatori<br />
al mattino.È degno di nota che stiamo iniziando a riflettere su possibili modelli di business che<br />
potrebbero portare questi strumenti sul mercato. Questo dimostra che non solo ci interessa<br />
utilizzare questi strumenti una volta sviluppati, ma vogliamo<br />
anche partecipare alla loro definizione.<br />
“Il mondo della ricerca<br />
riteniamo che debba<br />
dialogare sempre più con il<br />
territorio e questo è anche<br />
il motivo per cui abbiamo<br />
aperto i laboratori a<br />
Kilometro Rosso ”<br />
È chiaro che l’Università e l’ENEA non saranno gli unici a diffonderli<br />
e a farli diventare strumenti di mercato. È importante<br />
comprendere quali modelli di business possano interessare<br />
agli attori privati per portare questi strumenti sul<br />
mercato. Questa parte non è di nostra competenza, ma è<br />
essenziale. Da un’altra prospettiva, il dibattito sul finanziamento<br />
è stato molto interessante. Se da un lato durante le<br />
relazioni odierne abbiamo ricevuto una panoramica esaustiva<br />
ma complessa del mondo del finanziamento e dell’innovazione,<br />
è emerso che il mercato è pronto a finanziare lo<br />
sviluppo di questi strumenti. Questo perché riconosce il loro<br />
valore di mercato e la credibilità di uno strumento non proprietario ma sviluppato dall’ENEA.<br />
Questo rappresenta, a mio avviso, un grande passo avanti: avere partner di mercato disposti<br />
a finanziare questi strumenti perché riconoscono il loro valore. Sempre più spesso si parla di<br />
modelli di business basati sulla “coopetition,” ovvero collaborazione e competizione.<br />
Al tavolo avevamo quindi attori che, in parte del percorso, competono tra loro, ma che comprendono<br />
l’opportunità di collaborare. Questo, a mio avviso, è essenziale in questa fase di<br />
transizione. Vorrei esprimere un ringraziamento personale, nonostante fossi l’unica non appartenente<br />
all’ENEA presente al tavolo stamattina, mi sono sentita parte della famiglia.<br />
Il lavoro che stiamo svolgendo è estremamente proficuo, e rappresenta uno stimolo importante<br />
anche per la ricerca universitaria. Ora possiamo vedere una risposta positiva dal mercato<br />
e quanto desiderio ci sia di collaborare e partecipare a questo processo.<br />
IL FOCUS SUI CITTADINI E COMUNITÀ ENERGETICHE<br />
di Emanuele Martinelli,<br />
CEO Energia Media<br />
Il ruolo che le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) giocano nella transizione verso una<br />
fonte energetica più sostenibile è fondamentale così come fondamentale è il loro contributo<br />
per supportare l’integrazione delle fonti rinnovabili nel nostro mix energetico nazionale.<br />
Le CER rappresentano una risposta concreta e innovativa alle sfide del nostro tempo. Sono<br />
comunità di cittadini, aziende, associazioni e istituzioni locali che si uniscono per produrre,<br />
condividere e consumare energia da fonti rinnovabili. Il loro contributo è innegabilmente<br />
fondamentale poiché promuove l’efficienza energetica, riduce le emissioni di gas serra e<br />
crea un modello di energia decentralizzata e partecipativa.<br />
A questo proposito, l’Agenzia Nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico<br />
sostenibile (ENEA) ha istituito un Osservatorio dedicato alle CER. Questo ente collaborativo<br />
coinvolge circa quaranta membri, tra cui istituti di ricerca, enti locali, associazioni,<br />
aziende e professionisti, il cui obiettivo è monitorare e promuovere le forme di autoconsumo<br />
diffuso nelle CER. L’obiettivo principale è supportare il progresso di queste comunità<br />
e fornire assistenza a tutti gli attori coinvolti, dalle amministrazioni locali ai cittadini, nelle<br />
diverse fasi di realizzazione e gestione del processo.<br />
Inoltre, il network delle CER mira a delineare una roadmap nazionale per lo sviluppo di queste<br />
comunità, identificando le sfide che coinvolgono la “filiera CER” a livello nazionale, locale<br />
e individuale. La collaborazione con le istituzioni è fondamentale per facilitare lo sviluppo di<br />
tali comunità attraverso provvedimenti legislativi e amministrativi.<br />
Un passo importante in questa direzione è stato compiuto dal Ministero dell’Ambiente e<br />
della Sicurezza Energetica (MASE) a marzo (2023, ndr), quando ha avviato l’iter con l’Unione<br />
Europea per lo schema di decreto sulle modalità di incentivazione<br />
dell’energia elettrica prodotta da impianti rinnovabili<br />
e autoconsumata all’interno delle CER. Questo schema<br />
di decreto prevede una serie di incentivi economici mirati a<br />
favorire la diffusione di forme di autoconsumo di energia<br />
da fonti rinnovabili, che diventano sempre più centrali nella<br />
lotta per aumentare la quota di energia sostenibile nel nostro<br />
mix energetico.<br />
Le stime di crescita sono molto promettenti. Secondo uno<br />
studio del Politecnico di Milano, entro il 2025, in Italia, ci<br />
saranno circa 40.000 comunità energetiche che coinvolgeranno<br />
circa 1,2 milioni di famiglie, 200.000 uffici e 10.000<br />
piccole e medie imprese. Questo dimostra chiaramente il<br />
“Il mondo della ricerca<br />
riteniamo che debba<br />
dialogare sempre più con il<br />
territorio e questo è anche<br />
il motivo per cui abbiamo<br />
aperto i laboratori a<br />
Kilometro Rosso ”<br />
crescente interesse per le CER e la loro crescente importanza nel panorama energetico nazionale.<br />
In conclusione, le Comunità Energetiche Rinnovabili svolgono un ruolo cruciale per il futuro<br />
energetico del nostro Paese. La collaborazione tra enti governativi, istituzioni locali, aziende<br />
e cittadini è essenziale per promuovere il loro sviluppo e contribuire in modo significativo<br />
all’obiettivo di una transizione energetica sostenibile. Siamo sulla strada giusta, ma dobbiamo<br />
continuare a lavorare insieme per raggiungere i nostri obiettivi e affrontare le sfide del<br />
futuro con determinazione e visione.<br />
57
3<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Mi sembra che quanto emerso sia un dato oggettivo: in poco tempo, l’ENEA è diventata un<br />
punto di riferimento per il nostro Paese su una tematica così complessa, sia dal punto di<br />
vista tecnologico che finanziario e degli stakeholder, ma anche grazie alla sua stretta connessione<br />
con i bisogni dei cittadini. Mi ha colpito l’attenzione costante posta su quest’ultimo<br />
aspetto, mettendo i cittadini al centro di questo processo. Gli strumenti sviluppati dall’ENEA<br />
in questi mesi grazie al lavoro svolto attraverso il PELL mi sono piaciuti molto.<br />
Un altro aspetto che è emerso in modo ricorrente è la capacità dell’ENEA di dialogare con<br />
i comuni, gli operatori e tutti gli stakeholder, cosa abbastanza rara in Italia dove spesso si<br />
opera in modo settoriale.<br />
È stato evidenziato anche il coinvolgimento di istituti di ricerca specializzati e università per<br />
fornire informazioni sempre più solide. Questo rappresenta un valore aggiunto, soprattutto<br />
in un momento storico in cui l’informazione è fondamentale. Rappresenta una dimostrazione<br />
di cosa significhi avere informazioni solide su temi importanti.<br />
Inquesto contesto, il ruolo dell’ENEA risulta centrale in termini di fondatezza e autorevolezza<br />
delle informazioni fornite. Dai tavoli di lavoro di oggi è emersa la necessità di avere<br />
autorevolezza, anche a livello istituzionale, da parte di tutti gli stakeholder e la capacità<br />
di creare sinergie, il che è il cuore di un processo culturale che sottende non solo a queste<br />
tematiche cruciali.<br />
Oggi abbiamo esaminato gli strumenti e quanto lavoro di pensiero e progettazione, anche<br />
tecnologica, ci sia dietro di essi. Abbiamo anche discusso la possibilità di condividere questi<br />
temi nei prossimi mesi con enti di finanziamento, banche locali e una serie di altre organizzazioni<br />
che necessitano di nuovi strumenti per ottimizzare i propri processi. Questo coinvolge<br />
un ampio spettro di attori, tra cui ospedali, strutture sanitarie per anziani e altro ancora,<br />
creando un circuito che può ottenere vantaggi tangibili.<br />
58<br />
59
4<br />
4<br />
DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA<br />
I PUNTI DI VISTA SULLA<br />
NEUTRALITÀ CLIMATICA<br />
Interviste di Emanuele Martinelli<br />
MATTEO CALDERA, Ricercatore ENEA,<br />
Laboratorio Smart Cities and Communities<br />
E.M.: Matteo, che ruolo<br />
ha avuto RECON negli sforzi<br />
dell’ENEA per sostenere la<br />
diffusione delle comunità<br />
energetiche?<br />
M.C.: Diciamo innanzitutto che RECON ha<br />
rappresentato il punto di partenza e non<br />
quello di arrivo di un percorso che ENEA sta<br />
svolgendo a supporto della diffusione delle<br />
comunità energetiche e in quanto tale lo strumento<br />
RECON e la sua implementazione hanno<br />
dato la possibilità di comprendere le criticità<br />
e le problematiche collegate alla creazione<br />
e all'analisi di una comunità energetica.<br />
E.M: In che modo il tema<br />
delle comunità energetiche<br />
viene descritto come<br />
multidisciplinare nel testo<br />
e quali sono alcune delle<br />
discipline citate?<br />
M.C.: Il tema è fortemente multidisciplinare<br />
non solo di tipo tecnologico ma anche<br />
legato all'assetto normativo, legislativo,<br />
regolatorio, alla ripartizione degli incentivi,<br />
alla convenienza dal punto di vista economico,<br />
anche se quest’ultimo è solo il primo<br />
passo rispetto alle potenzialità che una<br />
comunità energetica può offrire perché<br />
ricordiamoci che la CER prima di tutto ha<br />
come obiettivo quello di fornire sì benefici<br />
economici, ma anche sociali e ambientali al<br />
territorio.<br />
E.M.: Quali sono gli obiettivi<br />
primari di una Risorsa Energetica<br />
Comunitaria?<br />
M.C.: La CER non deve essere vista solo<br />
come portatrice di un incentivo - se pur importante<br />
- in quanto senza revenues non si<br />
possono attivare nuovi servizi a favore del<br />
cittadino e delle comunità. Tuttavia gli obiettivi<br />
primari restano quelli di definire delle comunità<br />
di cittadini attenti ai consumi energetici.<br />
E.M.: In che modo la<br />
collaborazione è importante<br />
nelle attività legate alle comunità<br />
energetiche? Potete fornire<br />
esempi delle collaborazioni<br />
menzionate?<br />
M.C.: Nell’attività che ci ha visti coinvolti<br />
abbiamo parecchio beneficiato delle collaborazioni<br />
instaurate nel corso di questi<br />
anni con diversi operatori e con diversi enti,<br />
pubblici e privati. Qua con noi, oggi, c’è Sergio<br />
Olivero, il responsabile scientifico della<br />
prima comunità energetica costituita in Italia<br />
sulla base del nuovo assetto normativo,<br />
quello previsto dall'articolo 42 bis, cioè la<br />
comunità energetica di Magliano Alpi.<br />
Sergio Olivero è anche referente per quanto<br />
riguarda l’Energy Center del Politecnico<br />
di Torino su tutti i temi legati alle comunità<br />
energetiche ed è una delle colonne portanti<br />
di IFEC, Italian Forum of Energy Communities.<br />
Grazie a Sergio abbiamo avuto l'opportunità<br />
di stipulare un accordo di collaborazione<br />
con la comunità energetica di Magliano Alpi<br />
dove oltre alla CER numero uno stanno già<br />
mettendo a terra le CER numero due e tre,<br />
ciascuna con caratteristiche e peculiarità differenti.<br />
Oltre a Sergio è qua presente anche<br />
il direttore operativo di Garda Uno Massimiliano<br />
Faini con il quale abbiamo stipulato,<br />
ormai da qualche mese, un accordo di collaborazione<br />
finalizzato anche in questo caso<br />
alla promozione delle comunità energetiche<br />
e allo sviluppo e perfezionamento dei nostri<br />
strumenti, tra cui RECON, sul loro territorio.<br />
Quindi chiederei a loro di evidenziare i punti<br />
di forza e le criticità di RECON, sulla base delle<br />
quali ci siamo orientati per perfezionare lo<br />
strumento e renderlo sempre più completo.<br />
E.M.: Qual è l'importanza dei<br />
finanziamenti per la creazione<br />
delle Comunità Energetiche<br />
Rinnovabili (CER) e come<br />
influiscono sugli incentivi?<br />
In particolare, quali sono le<br />
sfide e le opportunità legate ai<br />
finanziamenti per le startup che<br />
desiderano avviare progetti di<br />
CER? In che modo i finanziamenti<br />
pubblici, come quelli previsti<br />
nel PNRR, stanno contribuendo<br />
alla nascita delle CER e quali<br />
sono le prospettive riguardo<br />
alla possibile trasformazione<br />
di finanziamenti a tasso zero in<br />
sovvenzioni?<br />
M.C.: Sicuramente i finanziamenti sono<br />
fondamentali per la nascita delle comunità<br />
energetiche ancor più per il fatto che l'incentivo<br />
è decisamente importante; tenendo<br />
tuttavia conto che una quota dell'incentivo<br />
dovrà essere distribuito tra i membri della<br />
comunità energetica, poter contare su sovvenzioni<br />
che coprono totalmente o in parte la<br />
creazione delle CER e l'installazione di nuovi<br />
impianti da inserire nelle stesse risulta fondamentale<br />
per le startup.<br />
60<br />
61
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
A maggior ragione considerando che si tratta<br />
di configurazioni particolarmente innovative<br />
per le quali non c'è uno storico e che per gli<br />
operatori l'esperienza sul campo è ovviamente<br />
limitata.<br />
Di occasioni di finanziamento sulle CER ce<br />
ne sono diverse, principalmente dedicate<br />
agli enti pubblici e ai comuni che devono<br />
diventare promotori di progetti di CER sul<br />
territorio, da questo punto di vista sempre<br />
in attesa del famoso PNRR e del bando da<br />
2,2 miliardi per il quale si sono accumulati<br />
diversi ritardi, ma sappiamo che allo stato<br />
attuale dovrebbe finanziare nuove installazioni<br />
tramite finanziamenti a tasso zero. Da<br />
questo punto di vista c'è la possibilità - da<br />
valutarsi in sede di Commissione europea<br />
- che nella possibile eventualità di una discussione<br />
parziale del PNRR parte di questi<br />
fondi vengano trasformati da finanziamenti<br />
a tasso zero a sovvenzioni quantomeno in<br />
parte a fondo perduto. Al momento si tratta<br />
di mere ipotesi che devono essere confermate<br />
e soprattutto approvate dalla Commissione<br />
europea.<br />
Attualmente il bando PNRR da 2,2 miliardi<br />
consiste in finanziamenti da restituire a tasso<br />
zero per i comuni sotto i 5000 abitanti,<br />
questo introduce anche il tema di come comuni<br />
di piccole dimensioni saranno in grado<br />
di gestire finanziamenti ingenti che arriveranno<br />
per le CER di cabina primaria.<br />
E.M.: Qual è il ruolo dei<br />
finanziamenti e dei bandi di<br />
sovvenzione nell'ambito delle<br />
CER, e come stanno influenzando<br />
la nascita di queste comunità?<br />
Quali sono le regioni e le<br />
fondazioni bancarie italiane che<br />
hanno attivato finanziamenti<br />
per le CER, e in che modo stanno<br />
contribuendo a sostenere la<br />
progettazione e l'installazione<br />
di impianti? Quali sono le sfide<br />
legate alle regole del gioco e alle<br />
modalità di fatturazione degli<br />
incentivi, e come influiscono sulla<br />
bancabilità degli investimenti<br />
nelle CER?<br />
M.C.: Stiamo tutti quanti aspettando i decreti<br />
attuativi e la definizione delle regole<br />
del gioco. In primis gli istituti di credito e gli<br />
enti di finanziamento che sono in attesa di<br />
capire la bancabilità degli investimenti.<br />
È proprio in questo senso che giocano un<br />
ruolo fondamentale i bandi di finanziamento<br />
ora principalmente dedicati agli enti pubblici<br />
a livello regionale, o promossi da fondazioni<br />
bancarie, ad esempio Fondazione Cariplo o<br />
Fondazione Sanpaolo, che hanno recentemente<br />
rilasciato un bando, se non sbaglio<br />
sulle energie alternative, che sovvenziona<br />
però fondamentalmente la progettazione<br />
delle CER; stiamo parlando quindi di poche<br />
decine di migliaia di euro. Anche Regione Piemonte<br />
- che aveva stanziato finanziamenti<br />
a tal fine diversi anni fa - e altre regioni più<br />
di recente hanno attivato finanziamenti per<br />
coprire la progettazione delle CER. La scorsa<br />
estate la Regione Sicilia ha dato ai Comuni<br />
un finanziamento scalato in base alla popolazione<br />
(parliamo di 20/25.000 euro) per la<br />
prima fase della progettazione. Altre Regioni<br />
quali l'Emilia Romagna, il Veneto e la Lombardia<br />
hanno previsto lo stanziamento di<br />
fondi più sostanziosi. In particolare la regione<br />
Lombardia ha previsto 20 milioni di euro<br />
nei prossimi due anni a cui molto probabilmente<br />
andranno aggiunti altri 70 milioni di<br />
euro derivanti da bandi POR FESR finalizzati<br />
a finanziare non solo la progettazione delle<br />
CER ma anche l'installazione di impianti. La<br />
situazione è dunque abbastanza articolata,<br />
non si può dire che manchino le risorse; sicuramente<br />
quando le regole del gioco saranno<br />
definite anche gli istituti di credito potranno<br />
giocare un ruolo determinante. Da questo<br />
punto di vista gli istituti di credito sono un<br />
po' sensibili alle modalità di fatturazione da<br />
parte del GSE degli incentivi perché in base<br />
a quanto indicato nelle regole tecniche del<br />
GSE, quest’ultimo provvede ad esempio a<br />
efffettuare dei bonifici quando riceve tutti<br />
i dati certificati da parte dei DSO altrimenti<br />
si procede per step che però comportano Il<br />
trascorrere del tempo e questo chiaramente<br />
dal punto di vista della bancabilità dell’investimento<br />
è un aspetto su cui le banche sono<br />
ovviamente molto sensibili.<br />
SERGIO OLIVIERO,<br />
Responsabile scientifico CER di Magliano Alpi<br />
E.M.: Qual è la natura e la durata<br />
dell'accordo tra il Comune di<br />
Magliano Alpi e l'ENEA e quali<br />
sono i suoi principali ambiti di<br />
interesse?<br />
S.O.: Premetto che l'accordo con ENEA è un<br />
accordo quinquennale che tocca vari temi, in<br />
primis RECON e il tema della interoperabilità<br />
tra piattaforme digitali di gestione.<br />
E.M.: Qual è la natura e la durata<br />
dell'accordo tra l'ente e l'ENEA e<br />
quali sono i suoi principali ambiti<br />
di interesse?<br />
S.O.: RECON è uno strumento senza dubbio<br />
utile, uno strumento che credo abbia avuto<br />
il merito di far capire che la conoscenza, la<br />
cultura e anche il cambio di mentalità delle<br />
persone devono passare necessariamente<br />
attraverso la capacità di inserire del dati<br />
e di analizzare dei risultati, quindi non una<br />
sensibilizzazione puramente basata su un<br />
interesse ma basata su informazioni che elaborate<br />
fanno capire meglio il funzionamento<br />
del processo.<br />
Credo che uno strumento di simulazione di<br />
CER come RECON, sviluppato da un ente<br />
pubblico di ricerca come ENEA a vantaggio<br />
della collettività, sia fondamentale perché<br />
uno dei problemi su cui già oggi si sta in qualche<br />
modo confrontando è dato dall’esistenza<br />
di centinaia di Tool di simulazione e analisi di<br />
comunità energetiche, più o meno professionali,<br />
sviluppati da tutte le università e da<br />
aziende private.<br />
E.M.: In che modo il testo<br />
suggerisce che RECON, in<br />
62<br />
63
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
quanto strumento sviluppato<br />
pubblicamente, contribuisce<br />
alla standardizzazione e alla<br />
valutazione della qualità delle<br />
comunità energetiche?<br />
S.O.: Il problema di fondo è dunque la confrontabilità<br />
tra risultati a maggior ragione<br />
con i 2,2 miliardi di euro che arriveranno dal<br />
PNRR, si porrà inevitabilmente il problema<br />
di definire una forma di standardizzazione<br />
che porti alla confrontabilità tra risultati di<br />
business plan diversi.<br />
Uno strumento come RECON sviluppato dal<br />
pubblico che permetta di fare delle analisi<br />
confrontabili diventa quindi essenziale per<br />
arrivare poi a quello che a mio avviso potrebbe<br />
diventare una vera e propria forma<br />
di standard multidisciplinare che permetta<br />
di valutare la qualità delle comunità energetiche,<br />
viste non tanto come incentivo ma<br />
come l’insieme delle facilitazioni fiscali, dei<br />
servizi ancillari, bilanciamento di rete e trading<br />
dell'energia, trasformeranno le CER in<br />
dei bancomat territoriali.<br />
A maggior ragione, quindi, diventerà fondamentale<br />
avere a disposizione degli strumenti<br />
di controllo nell'interesse della collettività<br />
ben fatti e chiaramente di tipo multidisciplinare<br />
tali da considerare gli aspetti tecnici,<br />
giuridici, fiscali e organizzativi delle comunità<br />
energetiche.<br />
RECON ha il grosso merito di essere stato<br />
e di essere il primo e unico strumento che,<br />
perseguendo un interesse collettivo, va in<br />
questa direzione; a fronte di processi che<br />
renderanno molto da un punto di vista economico<br />
è fondamentale disporne proprio<br />
per rendere in qualche modo più etico un<br />
mercato della governance dell'energia che<br />
rischia altrimenti di stimolare appetiti eccessivamente<br />
imprenditoriali.<br />
E.M.: Sergio Olivero è qui in<br />
rappresentanza del Sindaco<br />
di Magliano Alpi. Comunità<br />
energetiche, sensibilizzazione<br />
di cittadini, in che modo siete<br />
riusciti a interessare i cittadini<br />
a muoversi su un territorio con<br />
un progetto pilota e al di là<br />
della CER, che cosa ha voluto<br />
dire unire la tua esperienza<br />
di professore universitario<br />
al Politecnico di Torino per<br />
parlare a un territorio piccolo<br />
- in quanto il pilota è stato<br />
portato in un ambito territoriale<br />
ridotto - e creare una cultura<br />
dell'integrazione?<br />
S.O.: In questo momento con il cappello<br />
di presidente del comitato scientifico della<br />
comunità energetica di Magliano d’Alpi e in<br />
tale veste ho titolo per rappresentare il sindaco.<br />
Da un punto di vista pratico mi concentrerei<br />
sul ruolo dell'ente locale. L'ente locale,<br />
in particolare il piccolo ente locale, ha avuto<br />
un ruolo importantissimo in questa fase di<br />
lancio delle comunità energetiche rispetto<br />
al cosiddetto articolo 42 bis (ovvero la regola<br />
provvisoria di recepimento della direttiva<br />
Europea Red 2 che introduce le comunità<br />
energetiche). Il piccolo comune è rapido nelle<br />
scelte, ha una unicità di indirizzi, riesce a<br />
esprimere anche quella capacità di coinvolgere<br />
persone che conoscono a livello personale<br />
il sindaco e mettersi in gioco. Ormai<br />
la fase di recepimento provvisorio è sostanzialmente<br />
completata e siamo in attesa dei<br />
decreti attuativi; credo che nel giro di poche<br />
settimane potrà aprirsi il mondo delle CER<br />
di cabina primaria, cioè le CER di grandi dimensioni<br />
e andranno considerati due aspetti<br />
fondamentali, uno riguarda l’aggregazione,<br />
l'altro la governance.<br />
L'ultima riforma degli enti locali in Italia fu<br />
fatta da Napoleone all'inizio del 1800, sostanzialmente<br />
non è cambiato nulla da allora.<br />
L’Italia si caratterizza per la presenza di<br />
numerose amministrazioni locali di piccole<br />
dimensioni (in Piemonte, ad esempio, sono<br />
presenti più di mille Comuni). Una CER di<br />
cabina primaria è un’entità intrinsecamente<br />
sovracomunale, quindi a fronte di enti locali<br />
che sono dei centri di costo, una CER di cabina<br />
primaria si configura come un centro di<br />
creazione di valore che tenderà ad avere un<br />
peso anche politico nel senso nobile del termine<br />
in quanto creerà risorse per il territorio.<br />
I comuni avranno dunque la necessità di aggregarsi<br />
il che potrà determinare il concretizzarsi<br />
di due differenti situazioni. Vi sono<br />
infatti le aree fortunate, quella dove c'è Garda<br />
Uno, quella dove c'è Enervit, cioè In realtà<br />
in cui ci sono varie pubbliche amministrazioni<br />
che controllano il soggetto giuridico di<br />
diritto privato che è in grado di fungere da<br />
aggregatore. Questo fa la differenza nel governo<br />
del territorio in particolare per quanto<br />
riguarda l'energia.<br />
Poi ci sono i comuni che invece sono situati<br />
in zone in cui questi soggetti non esistono<br />
- ad esempio a Magliano è nata la cosiddetta<br />
iniziativa Magliano and Friends che in<br />
questo momento è arrivata a una trentina<br />
di Comuni aderenti - e dove la logica è quella<br />
di applicare la regola prevista dall'articolo<br />
15 della legge 241 sull'ordinamento degli<br />
enti locali per fare gli accordi non onerosi tra<br />
pubbliche amministrazioni per favorire lo<br />
scambio di buone pratiche. Creare cioè dei<br />
Cluster con capacità di gestione delle comunità<br />
energetiche e quindi in generale di questa<br />
governance estesa stante il carattere<br />
sovracomunale delle CER di cabina primaria.<br />
Quindi laddove esiste un soggetto sovraordinato<br />
aggregatore si ha un grosso vantaggio<br />
per il territorio, dove non c'è in qualche<br />
modo bisogna crearlo.<br />
Secondo punto strategico poi è quello che<br />
implica il coinvolgimento delle imprese e<br />
dei cittadini. Le CER sono tecnicamente dei<br />
soggetti giuridici di diritto autonomo con finalità<br />
mutualistiche ma al di là della prosa<br />
barocca da un punto di vista pratico le CER<br />
sono delle aziende, quindi di diritto privato<br />
che restano di diritto privato anche se entra<br />
a farne parte la pubblica amministrazione.<br />
Ciò detto se il Comune poteva essere un ottimo<br />
soggetto promotore di una CER con il<br />
recepimento provvisorio non è una soluzione<br />
operativamente efficace avere una pubblica<br />
amministrazione che si fa promotrice<br />
di una comunità energetica.<br />
Cito il caso del comune di Magliano Alpi<br />
dove, dopo aver costruito e avviato la prima<br />
comunità energetica e avendo altre due CER<br />
di cabina secondaria pronte a partire, da un<br />
punto di vista pratico la CER primaria che<br />
nascerà appena usciranno i decreti attuativi,<br />
avrà come promotrice un'azienda privata,<br />
il Comune entrerà come prosumer, quindi<br />
64<br />
65
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
mantenendo pieno diritto e piena titolarità<br />
ma non impantanandosi in problematiche di<br />
tipo gestionale organizzativo.<br />
Quindi le CER, soggetti di diritto privato a<br />
guida pubblica con un endorsement forte<br />
da parte dell'amministrazione sono entità<br />
in grado di creare valore e il coinvolgimento<br />
dei cittadini delle imprese si ottiene soltanto<br />
creando valore. Basta pensare che un megawatt<br />
installato in un area industriale costa<br />
1,3 / 1,4 milioni di euro. Creare una CER da<br />
10 megawatt vorrebbe dire avere 14 milioni<br />
di euro mobilizzati, un valore aggiunto importante<br />
in termini di lavoro per progettisti,<br />
installatori, manutentori ed è chiaro che poi<br />
cittadini e imprese si fanno coinvolgere perché<br />
oltre a porre in essere comportamenti<br />
virtuosi si ottengono anche vantaggi da un<br />
punto di vista economico.<br />
MASSIMILIANO FAINI,<br />
Direttore operativo di Garda Uno SpA<br />
E.M.: Potrebbe spiegare<br />
l'importanza dell'area<br />
Gardesana e le sfide affrontate<br />
in termini di sviluppo delle<br />
comunità energetiche a causa<br />
delle differenze regionali tra<br />
Lombardia e Veneto?<br />
M.F.: Grazie innanzitutto dell'opportunità<br />
di raccontare la nostra esperienza su un<br />
territorio che seguo da oltre 25 anni. La nostra<br />
è una realtà pubblica che rappresenta<br />
40 enti locali nell'area Gardesana del Lago<br />
E.M.: Sergio quali sono<br />
i prossimi passi di questa rete di<br />
reti quale è l’Italian Forum<br />
of Energy Communities (IFEC)<br />
e come il lavoro svolto<br />
in questo incontro odierno<br />
può rientrare da un punto<br />
di vista scientifico nella<br />
vostra iniziativa?<br />
S.O.: Credo si stia vivendo un momento magico<br />
in cui non vi sono soluzioni precostituite.<br />
Quelli che stiamo costruendo sono strumenti<br />
che hanno l'ambizione e la possibilità di diventare<br />
degli standard multidisciplinari, dunque<br />
non solo tecnici ne solo giuridici, ne solo<br />
amministrativi o finanziari. È importante arrivare<br />
a una multidisciplinarità applicata, una<br />
standardizzazione dei processi di costruzione<br />
delle CER.<br />
di Garda, dunque ambito Bresciano. Abbiamo<br />
poi una partecipazione anche sul lato<br />
veronese se pur Lombardia e Veneto ragionino<br />
con tempi diversi per quanto riguarda<br />
la costruzione delle comunità energetiche e<br />
questo ovviamente comporta per noi la ricerca<br />
di un certo equilibrio nello sviluppo di<br />
questi percorsi.<br />
E.M.: In che modo il tuo<br />
primo incontro con RECON ha<br />
influenzato il tuo approccio allo<br />
sviluppo sostenibile del tuo<br />
territorio, soprattutto in termini<br />
di sostegno ai servizi pubblici?<br />
M.F.: Effettivamente circa un anno fa<br />
quando ci siamo approcciati per la prima<br />
volta al percorso delle comunità energetiche<br />
e ho conosciuto Matteo che mi ha dato<br />
la possibilità di usare RECON, ho capito immediatamente<br />
che questo strumento era<br />
tale da permettere - come per ogni servizio<br />
pubblico da noi sviluppato per il territorio - di<br />
agire in equilibrio e in modo sostenibile nel<br />
tempo; ma non solo, offriva anche la possibilità<br />
di rendere sostenibili anche altri servizi<br />
pubblici che oggi cominciano ad accusare<br />
criticità importanti in quanto considerati<br />
scontati, già esistenti e a cui di conseguenza<br />
si dedica poco spazio se pur servizi fondamentali<br />
(come ad esempio quelli in ambito<br />
sociale).<br />
E.M.: In che modo consideri<br />
le iniziative energetiche<br />
comunitarie come una<br />
soluzione per promuovere un<br />
cambiamento nella percezione<br />
dell'energia e della sua<br />
importanza da parte delle<br />
persone?<br />
M.F.: Il percorso che porta alle comunità<br />
energetiche può considerarsi effettivamente<br />
come una soluzione per favorire quella<br />
transizione e quella trasformazione tali da<br />
favorire un cambio di pensiero nei confronti<br />
dell'energia, un bene quest’ultimo essenziale<br />
e fondamentale.<br />
Noi ce ne siamo resi conto per la criticità che<br />
abbiamo dovuto affrontare in questi mesi<br />
però a tutti gli effetti è necessario trovare<br />
un equilibrio territoriale locale. Con tale<br />
orientamento, quasi sei mesi fa, abbiamo<br />
iniziato a sviluppare comunità energetiche<br />
per ogni singolo nostro ente locale pensando<br />
a CER che abbiano la spina dorsale totalmente<br />
pubblica - ciò almeno nella fase<br />
di avviamento e sviluppo - per conservare<br />
l'obiettivo della sostenibilità e della ricaduta<br />
verso quei servizi offerti da tempo ma per i<br />
quali, come detto, riscontriamo un aumento<br />
delle criticità dovute ad aspetti legati all’energia,<br />
dunque anche ai costi di conduzione<br />
dei servizi stessi.<br />
Per quanto riguarda il ciclo idrico integrato,<br />
ad esempio, l'aspetto energetico incide<br />
grosso modo del 30% sul costo di esercizio,<br />
gli aumenti di quest’anno sono stati totalmente<br />
imprevedibili e porteranno a un aumento<br />
delle tariffe. Dunque se non si riesce<br />
a creare una sinergia tra i vari servizi pubblici<br />
il problema diventerà diffuso: inseguiremo<br />
dapprima l'equilibrio in ambito energetico<br />
ma poi dovremo inseguire quelli legati al<br />
ciclo idrico, ai rifiuti, alla mobilità.<br />
È il sistema che deve cambiare indirizzandosi<br />
verso una diversa logica di conduzione<br />
dei servizi pubblici e la base per questo<br />
cambiamento è rappresentata dalle comunità<br />
energetiche in quanto ci permettono di<br />
far interagire oltre ai vari servizi, anche i vari<br />
enti, con la possibilità per questi ultimi di<br />
trovare importanti sinergie territoriali. Non<br />
tutti i territori, ad esempio, hanno la possibilità<br />
di realizzare impianti fotovoltaici o<br />
comunque impianti da fonti rinnovabili; alcuni<br />
possono essere vincolati da stringenti<br />
tutele paesaggistiche. Avere dunque la pos-<br />
66<br />
67
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
sibilità, grazie alle comunità energetiche, di<br />
realizzare in quei territori non sottoposti a<br />
una salvaguardia elevata impianti da fonti<br />
rinnovabili tali da soddisfare anche quei<br />
nuclei storici o quelle realtà paesaggistiche<br />
tutelate che hanno maggiori difficoltà rappresenta<br />
una soluzione importantissima;<br />
anche per dare continuità al territorio e per<br />
preservarlo da azioni che possano pregiudicare<br />
l'integrità del paesaggio.<br />
E.M.: Potete fornire un esempio<br />
di come avete integrato le<br />
iniziative energetiche all'interno<br />
della vostra comunità locale,<br />
SABRINA ROMANO, Tecnologo ENEA,<br />
Laboratorio Smart Cities and Communities<br />
E.M.: Puoi approfondire il<br />
coinvolgimento della comunità<br />
di Centocelle nel progetto Smart<br />
Sim e come il loro contributo ha<br />
plasmato l'iniziativa?<br />
S.R.: Più che sulle CER già in fase di realizzazione<br />
desidero fare un passo indietro<br />
pur sempre rimanendo sul tema. Già ho illustrato,<br />
se pur rapidamente, gli strumenti<br />
che abbiamo sviluppato per il consumatore,<br />
strumenti operativi e dimostratori reali.<br />
A Roma sei o sette anni fa abbiamo iniziato<br />
a coinvolgere la cittadinanza di un quartiere<br />
popolare, Centocelle, in una serie di incontri.<br />
Abbiamo inizialmente sottoposto alla comunità<br />
la prima Smart Sim, partita proprio<br />
ad esempio riducendo le spese<br />
energetiche e promuovendo la<br />
sostenibilità?<br />
M.F.: Per quanto riguarda i nostri interventi<br />
siamo partiti dal comune più piccolo,<br />
che conta solo 100 abitanti, un comune<br />
montano in cui il problema più importante<br />
era dato dallo spopolamento nonostante la<br />
presenza di nicchie di borghi assolutamente<br />
di pregio. Già da un anno siamo riusciti a far<br />
azzerare la spesa energetica al comune, generando<br />
al contempo sostenibilità grazie a<br />
un piano energetico territoriale integrato. E<br />
grazie a Matteo e al supporto di ENEA stiamo<br />
sviluppando questo percorso.<br />
da questi utenti che successivamente hanno<br />
partecipato a una prima sperimentazione<br />
con strumentazione prototipale sviluppata<br />
in ENEA e con la collaborazione di un'azienda<br />
privata. Da qui è nato un primo nucleo e<br />
l’esperienza è stata condivisa con Areti che<br />
era in fase di avvio del progetto di ricerca<br />
“Platone” e con Areti abbiamo condiviso i<br />
dimostrativi sperimentali. Il progetto oggi è<br />
concluso, tuttavia si tratta di un'esperienza<br />
che ha aperto le porte alla relazione tra l'utente,<br />
la comunità, il distretto e la rete.<br />
E.M.: In che modo il<br />
coinvolgimento di APIO,<br />
il partner tecnologico di Pescara,<br />
ha contribuito al successo del<br />
progetto a Roma, e quale è stato<br />
il loro ruolo specifico?<br />
S.R.: Partner tecnologico dell’iniziativa era<br />
un'azienda di Pescara, APIO, con la quale<br />
avevamo già collaborato utilizzando la tecnologia<br />
blockchain per certificare gli scambi<br />
di energia.<br />
Ulteriore elemento qualificante della sperimentazione<br />
che abbiamo condotto a Roma<br />
è quello di aver attestato una strumentazione<br />
complessa; in alcune case si trovano<br />
dispositivi utente per acquisire dati dal contatore<br />
generale di nuova generazione (installati<br />
grazie all'intervento di Areti), nonché<br />
impianti di micro fotovoltaico e sono stati<br />
utilizzati anche i dispositivi utente di cui ho<br />
fatto cenno in mattinata.<br />
Inviterei anche un rappresentante dell'azienda<br />
che ha fornito i dispositivi utente nel<br />
dimostrativo romano così abbiamo un quadro<br />
di tutte le figure coinvolte in questa sperimentazione.<br />
E.M.: Come vede evolversi il<br />
ruolo dell'ENEA nel favorire il<br />
dialogo e la collaborazione tra i<br />
diversi stakeholder coinvolti nei<br />
progetti energetici, soprattutto<br />
in termini di sviluppo di modelli<br />
e metodologie replicabili?<br />
S.R.: Al di la della questione specifica è forse<br />
il momento per fare una riflessione sul<br />
ruolo che può rivestire ENEA nella ricerca di<br />
modelli, metodologie e sistemi per facilitare<br />
il dialogo tra le varie figure coinvolte, abbiamo<br />
in tal senso parlato di tavoli, ma anche di<br />
metodologie, di modelli replicabili.<br />
Quello appena emerso è un esempio che<br />
riguarda il distributore ma anche i soggetti<br />
che hanno il compito di progettare la comunità<br />
energetica e quello di coinvolgere i cittadini;<br />
un ruolo, credo, che in qualche modo<br />
ritorna nell’ambito di azione di ENEA data la<br />
necessità di trovare dei modelli e metodi di<br />
mediazione tra le varie figure coinvolte.<br />
Ribadisco che la sperimentazione che abbiamo<br />
fatto su Roma è stata un'ottima<br />
palestra proprio perché ci ha permesso di<br />
verificare che con la volontà di collaborare<br />
mettendosi intorno a un tavolo, le soluzioni<br />
tecniche si trovano.<br />
Quando abbiamo presentato i due progetti,<br />
il progetto Platone da un lato e il progetto<br />
di ricerca di sistema elettrico dall’altro, abbiamo<br />
parlato di una sperimentazione che<br />
avrebbe con un doppio punto di vista contemplato<br />
da un lato le esigenze della rete<br />
e dall'altro quelle dell'utente, cercando di<br />
sfruttare le tecnologie ma individuando anche<br />
modalità di dialogo con lo stesso utente.<br />
In tutta questa attività, coinvolgendo anche<br />
le tecnologie, APIO ha fatto un po' da ponte<br />
e sia con Areti per il progetto Platone che<br />
con ENEA collaborando allo sviluppo della<br />
piattaforma DHomus.<br />
68<br />
69
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
ALESSANDRO CHELLI,<br />
APIO<br />
E.M.: In che modo APIO è stata<br />
coinvolta nell'affrontare le sfide<br />
dell'interoperabilità tra i diversi<br />
protocolli nelle case intelligenti<br />
e nell'integrazione dei vari<br />
moduli dei fornitori?<br />
A.C.: Parlare del nostro contributo sia al<br />
progetto Platone sia all’attività di ENEA<br />
è semplice perché va di pari passo con lo<br />
sviluppo di APIO. Quando si parla di coinvolgimento<br />
dell'utente è molto importante<br />
cercare un'interazione real time con tutti i<br />
suoi dispositivi domestici. Parliamo quindi<br />
di smart home piuttosto che di dispositivi di<br />
produzione, fotovoltaici o mini fotovoltaici e<br />
di accumulo.<br />
È dunque necessaria la presenza di un concentratore<br />
all'interno dell’abitazione in grado<br />
di raccogliere tutte queste informazioni<br />
e condividerle in tempo reale. A ciò abbiamo<br />
incominciato a lavorare nel lontano 2015<br />
con ENEA e con gli altri partner sul tema<br />
dell'interoperabilità dei protocolli che è<br />
tema centrale all'interno della smart home<br />
e che non significa semplicemente integrare<br />
i moduli dei vari provider ma anche andare<br />
a installare e a testare i dispositivi all’interno<br />
delle abitazioni. E il nostro contributo è<br />
stato sia quello di portare conoscenze tecnologiche<br />
sui temi Smart Home, Internet of<br />
Things ecc. sia anche e soprattutto quello di<br />
condividere queste innovazioni in un'ottica<br />
di collaborazione open source con ENEA al<br />
fine di favorire uno sviluppo anche successi-<br />
vo alle sperimentazioni affrontate e cercando<br />
di restituire conoscenze sul tema della<br />
interoperabilità all'interno dell’abitazione.<br />
E.M.: Cosa ti ha spinto a<br />
collaborare con Areti (Acea)<br />
per esplorare la tecnologia<br />
blockchain nel mercato<br />
energetico e quali vantaggi<br />
immaginavi per il suo utilizzo?<br />
A.C.: Nel 2017 e nel 2018 c'è stata anche<br />
la volontà di affrontare la sfida con Areti<br />
(Acea) sulla tecnologia blockchain che stava<br />
entrando prepotentemente nel mercato<br />
energetico e di prospettare quelli che sarebbero<br />
potuti essere i vantaggi dell'utilizzo di<br />
questa tecnologia In quel mercato. L'idea ha<br />
avuto poi seguito in un progetto dal nome<br />
Prosumer Chain che ha coinvolto Areti,<br />
Acea ed ENEA in cui abbiamo avuto modo<br />
di sperimentare la gestione del flusso dati<br />
proveniente dai contatori di seconda generazione.<br />
Un flusso dati trasparente e certificato<br />
in quanto - sfruttando la tecnologia IoT<br />
e quella blockchain - arriva direttamente al<br />
contatore superando così quello che viene<br />
considerato il tipico problema di sicurezza<br />
della blockchain.<br />
A ciò abbiamo unito le potenzialità degli<br />
Smart Contract che permettono in maniera<br />
trasparente, una volta impostati degli input,<br />
di dare degli output. In questo caso abbiamo<br />
gestito un contratto intelligente per fare<br />
in modo che i comportamenti virtuosi degli<br />
utenti fossero ripagati in token, una moneta<br />
scambiabile all'interno di micro grid (in quegli<br />
anni non si parlava ancora di comunità<br />
energetiche) e questa sperimentazione ci<br />
ha permesso di continuare a sviluppare con<br />
Areti, all'interno del progetto Platone, un<br />
brevetto per la certificazione delle misure<br />
tramite il protocollo Chain 2, quindi di sviluppare<br />
lo scenario nel quale l'utente non solo<br />
ha a disposizione, tramite strumenti come<br />
DHomus, tutta la visualizzazione dei dati dei<br />
propri dispositivi (energia prodotta, energia<br />
accumulata, ecc.) ma può anche ricevere da<br />
un aggregatore (o comunque da un soggetto<br />
esterno) dei trigger, dei segnali mediante<br />
i quali (segnalando le proprie preferenze in<br />
termini di flessibilità e disponibilità energetica)<br />
rimettere in rete una certa quantità di<br />
energia ed essere ripagato; questo è il modello<br />
che è stato poi riportato all'interno del<br />
progetto Platone e che ha visto la sperimentazione<br />
anche con la collaborazione di ENEA.<br />
L’idea è di rendere questa tecnologia disponibile<br />
anche per le comunità energetiche.<br />
Una comunità energetica deve prevedere il<br />
ROBERTO BONFIGLI,<br />
MAC Srl<br />
E.M.: Puoi spiegare più nel<br />
dettaglio come il protocollo<br />
Chain 2 facilita il recupero<br />
dei dati sui consumi energetici<br />
e perché è importante<br />
che gli utenti abbiano accesso<br />
coinvolgimento degli utenti fornendo strumenti<br />
in tempo reale che permettano loro<br />
di visualizzare l'andamento della comunità,<br />
dell'autoconsumo, di quanto potenzialmente<br />
si sta guadagnando in termini di incentivo<br />
e ricevere anche dei segnali che - indicando<br />
la possibilità di auto consumare in un particolare<br />
momento, di aumentare la quota di<br />
consumo, di aumentare la quota di produzione<br />
- aiutino l’utente ad essere partecipe<br />
all’interno della comunità.<br />
E.M.: In che modo il flusso di<br />
dati trasparente e certificato<br />
facilitato dall’IoT e dalla<br />
tecnologia blockchain affronta<br />
i problemi di sicurezza nel<br />
mercato energetico?<br />
A.C.: Quello che si diceva prima circa la trasparenza<br />
dei dati è dunque tema fondamentale.<br />
Proprio perché la CER è gestita da utenti,<br />
municipalità e aziende che fanno da aggregatori,<br />
la trasparenza del dato è un tema centrale<br />
in quanto permette di fidarsi e di essere<br />
partecipi all'interno della comunità.<br />
a dati certificati?<br />
R.B: In relazione agli aspetti già introdotti<br />
dagli amici di APIO per il progetto<br />
Platone e da Sabrina Romano per il progetto<br />
DHomus, noi siamo stati provider<br />
per la tecnologia di reperimento del dato<br />
70<br />
71
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
di consumo tramite il protocollo Chain<br />
2, quindi tramite il dato di consumo che<br />
viene messo a condivisione e a fruizione<br />
dell'utente all'interno dell’abitazione per<br />
l'utilizzo e soprattutto per la massimizzazione<br />
della consapevolezza del proprio<br />
consumo.<br />
GIANLUIGI PICCININI,<br />
Presidente Ressolar<br />
E.M.: Potresti approfondire<br />
le preoccupazioni specifiche<br />
che hai riguardo ai decreti<br />
attuativi relativi alle comunità<br />
energetiche e come si sono<br />
discostati dall'iniziale decreto<br />
n. 199?<br />
G.P.: In questo momento siamo particolarmente<br />
concentrati sui decreti attuativi in<br />
consultazione che contengono punti particolarmente<br />
preoccupanti e credo che, in tal<br />
senso, ENEA abbia organizzato un tavolo<br />
E.M.: Quali vantaggi ottengono<br />
gli utenti dalla comunicazione<br />
dei dati in tempo reale, in<br />
particolare attraverso la<br />
tecnologia powerline stabile<br />
e verificata?<br />
R.B.: Il dato di consumo si potrebbe acquisire<br />
in qualsiasi modo tramite diverse<br />
strumentazioni ma di sicuro questa nuova<br />
tecnologia standardizzata messa a<br />
disposizione dal distributore direttamente<br />
dall’open meter permette una duplice<br />
funzione. Di sicuro il fatto che il dato sia<br />
certificato quindi non vi sono dubbi sulla<br />
validità del dato relativo al consumo attuale<br />
e soprattutto tramite la tecnologia<br />
powerline che permette, secondo convogliate,<br />
di comunicare il dato in real time<br />
quindi l'utente ha la possibilità di conoscere<br />
il proprio consumo attraverso una<br />
tecnologia molto stabile e verificata. Noi<br />
come MAC siamo portatori anche di questa<br />
esperienza, siamo stati certificatori e<br />
valutatori, tramite E-Distribuzione, il distributore<br />
della tecnologia powerline secondo<br />
convogliate e il protocollo Chain 2<br />
e possiamo confermare tramite le nostre<br />
esperienze e tramite le linee di prodotti<br />
che stiamo proponendo il fatto che la tecnologia<br />
sia stabile e utilizzabile.<br />
anche con altre associazioni il 6 dicembre. È<br />
necessario insistere con il Ministero in quanto<br />
i decreti attuativi, in alcuni punti, hanno<br />
stravolto quanto inizialmente previsto dal<br />
decreto numero 199. Oltre a vari punti che<br />
non sto a elencare in questa sede mi preoccupa<br />
in particolare il limite del 70% di energia<br />
condivisa, anche se poi analizzando bene<br />
il decreto e come spesso accade nel nostro<br />
Paese, si rendono possibili alcune possibilità<br />
di aggirare tale limite.<br />
Noi siamo molto attivi sul territorio e da<br />
GABRIELE FEDELE,<br />
Areti<br />
E.M.: Come contribuisce Areti,<br />
società del gruppo Acea, al<br />
progetto Platone?<br />
Quali sfide ha identificato Areti<br />
riguardo al carico elettrico in<br />
alcune aree urbane e come ha<br />
proposto di affrontarle?<br />
G.F.: In riferimento a ciò che ho ascoltato<br />
prima sulle comunità energetiche posso dire<br />
che noi siamo in grado di fornire quei servizi in<br />
più che le CER possono arrivare a offrire - oltre<br />
all'autoconsumo - alla rete elettrica. E proprio<br />
questo abbiamo provato a realizzare nel<br />
citato progetto Platone. In sostanza, qualche<br />
anno fa, abbiamo considerato delle ipotesi di<br />
scenario per vedere come sarebbe andato a<br />
evolvere il carico elettrico sulle nostre reti,<br />
nonché l'impatto delle rinnovabili. Abbiamo<br />
stimato che, con l'impatto dei veicoli elettrici,<br />
in determinate zone della nostra area urbana<br />
e in particolari periodi dell'anno, potrebbero<br />
verificarsi dei picchi di carico tali da mettere in<br />
crisi quella porzione di rete. Per risolvere questo<br />
problema si può o ammodernare la rete<br />
e quindi come dire potenziarla per cercare di<br />
venire incontro a quelle che sono le richieste<br />
degli utenti oppure, e questo è il nuovo ap-<br />
tempo siamo impegnati nei vari comuni<br />
confrontandoci quotidianamente con la cittadinanza<br />
per diffondere, forse per primi sul<br />
territorio, la cultura delle comunità energetiche.<br />
Abbiamo anche aperto uno sportello<br />
virtuale, credo l'unico in Italia.<br />
Abbiamo utilizzato RECON ma l’esperienza<br />
al momento è solo a livello di test.<br />
proccio su cui si basa Platone, cercare di coinvolgere<br />
gli utenti finali a modulare - là dove è<br />
possibile - o spostare il carico per cercare di<br />
alleggerire la rete in quelle ore.<br />
Nei primi anni del progetto abbiamo studiato<br />
la rete di Roma andando a individuare le<br />
aree che maggiormente risultavano coerenti<br />
con l'obiettivo del progetto stesso. Tra queste<br />
abbiamo individuato Centocelle e in base<br />
all'accordo che avevamo con ENEA abbiamo<br />
deciso di coinvolgere gli stessi utenti che già<br />
avevano aderito al progetto DHomus all'interno<br />
del progetto Platone. In sostanza abbiamo<br />
installato alcuni apparati per incrementare<br />
la flessibilità degli utenti, batterie, impianti<br />
di micro fotovoltaico e un dispositivo capace<br />
di dialogare con i contatori di nuova generazione<br />
andando a utilizzare il canale utente,<br />
rilevando i dati in tempo reale e certificandoli<br />
tramite tecnologie blockchain che li archivia<br />
su un database. Questa azione permette<br />
in qualche modo di creare un insieme di dati<br />
messi a disposizione sia dell'utente finale, sia<br />
degli attori istituzionali, sia di alcune operatori<br />
di mercato, ovviamente a valle di tutte le<br />
autorizzazioni necessarie per poter accedere<br />
agli stessi.<br />
72<br />
73
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
E.M.: Che ruolo gioca<br />
l'aggregatore nel sistema di<br />
distribuzione dell'energia e<br />
in che modo l'aggregatore<br />
determina i tempi adeguati<br />
per la modulazione o lo<br />
spostamento del carico?<br />
G.F.: Tra gli attori di mercato c'è l'aggregatore.<br />
Quest’ultimo, una volta accordatosi<br />
con il soggetto proprietario del POD, accede<br />
a questi dati ed effettua una profilazione dei<br />
consumi (utilizzando anche le informazioni<br />
che magari vengono dal progetto DHomus),<br />
studia i comportamenti e individua quelli<br />
che possono essere gli orari compatibili con<br />
un eventuale modulazione dei carichi o spostamenti.<br />
Sulla base di ciò fa delle offerte<br />
di flessibilità e se queste offerte coincidono<br />
con le richieste del distributore, l'aggregatore<br />
- attraverso il distributore e con un<br />
meccanismo che abbiamo definito all'interno<br />
del progetto Platone - va a attivare<br />
l'utente inviando un comando di flessibilità<br />
che poi viene scambiato con le centraline di<br />
automazione - gli energy box che troviamo<br />
all'interno delle case - per permette l'attivazione<br />
e quindi l'erogazione del servizio.<br />
E.M.: In che modo si può parlare<br />
di cambio di paradigma del<br />
sistema elettrico, soprattutto<br />
in contrasto con l'approccio<br />
tradizionale?<br />
G.F.: Questo aspetto è da considerarsi un<br />
cambio di paradigma essendo abituati a un<br />
sistema elettrico che insegue la domanda,<br />
fino a ora la domanda è sempre stata ritenuta<br />
non elastica e quindi in qualche modo<br />
è sempre stato il carico a doversi adattare.<br />
Questo criterio ci suggerisce di dover cercare<br />
di lavorare sulla domanda per risolvere i<br />
problemi che nei prossimi anni le reti elettriche<br />
dovranno affrontare, soprattutto quelle<br />
di distribuzione, per via della transizione<br />
energetica. Ciò significa che noi utenti finali<br />
oltre a prelevare dalla rete l'energia di cui<br />
necessitiamo possiamo, in funzione dell'ottimizzazione<br />
dei nostri profili di consumo,<br />
anche ottenere un incentivo dando, in alcuni<br />
momenti dell'anno, una mano al gestore di<br />
rete nell’ottimizzare il funzionamento della<br />
rete stessa.<br />
Ovviamente l'approccio del distributore nei<br />
confronti dell'utente che fornisce questo<br />
servizio è neutro, che sia l'utente singolo<br />
o, a valle del POD, una comunità energetica<br />
(e qui si entra in alcuni punti del decreto o<br />
della delibera che trattano la possibilità per<br />
le comunità energetiche di interagire con la<br />
rete) per noi è indifferente, importante è che<br />
a medio lungo termine (termine che però si<br />
sta sempre più accorciando date le contingenze<br />
che stiamo vivendo) si concretizzi un<br />
cambio di paradigma e si riescano ad avere<br />
ulteriori risorse a disposizione del gestore<br />
in modo tale che la rete elettrica del futuro<br />
possa garantire quei livelli di affidabilità<br />
e sicurezza a cui siamo abituati già oggi.<br />
MASSIMO DI DOMENICO,<br />
Confservizi CISPEL Lombardia<br />
E.M.: Perché è fondamentale<br />
considerare il ruolo delle<br />
utilities, anche di quelle più<br />
piccole e meno importanti,<br />
nella promozione delle<br />
iniziative CER?<br />
M.di D.: È cruciale considerare il coinvolgimento<br />
delle utilities, indipendentemente<br />
dalle loro dimensioni o importanza relative,<br />
nella promozione delle iniziative di Circular<br />
Economy (CER) per diverse ragioni:<br />
■ Effetto cumulativo. Anche le utilities più<br />
piccole contribuiscono all'uso delle risorse<br />
e alla generazione di rifiuti. Se tutte le utilities,<br />
grandi e piccole, adottano pratiche più<br />
sostenibili, l'impatto complessivo sulla riduzione<br />
dei rifiuti e sull'efficienza delle risorse<br />
sarà significativo.<br />
■ Esempio e ispirazione. Le utilities più piccole<br />
possono servire da esempio e ispirazione<br />
per altre organizzazioni simili o per la comunità<br />
locale. Dimostrare che anche le realtà più<br />
piccole possono apportare cambiamenti positivi<br />
può motivare altre a seguire l'esempio.<br />
■ Innovazione. Le utilities di minori dimensioni<br />
possono essere agili nell'adottare<br />
nuove tecnologie e pratiche sostenibili.<br />
Questo può portare all'innovazione nel settore<br />
e alla scoperta di soluzioni più efficienti<br />
ed economiche.<br />
■ Coinvolgimento della comunità. Le utilities<br />
locali spesso hanno legami più stretti<br />
con la comunità locale. Coinvolgendole attivamente<br />
nelle iniziative CER, è possibile<br />
ottenere un maggiore sostegno e coinvolgimento<br />
da parte della popolazione locale.<br />
■ Catena di approvvigionamento sostenibile.<br />
Le utilities, grandi o piccole, fanno<br />
parte di una catena di approvvigionamento<br />
più ampia. Coinvolgendole nelle iniziative<br />
CER, è possibile promuovere l'adozione<br />
di pratiche sostenibili in tutta la<br />
catena, riducendo l'impatto ambientale<br />
complessivo.<br />
■ Riduzione dei costi e risparmio energetico.<br />
Le utilities possono beneficiare<br />
direttamente dalla riduzione dei costi<br />
operativi attraverso l'adozione di pratiche<br />
più efficienti dal punto di vista energetico.<br />
Questo può tradursi in risparmi economici<br />
e in una maggiore competitività.<br />
In sintesi, coinvolgere le utilities, anche<br />
quelle più piccole e meno importanti, è<br />
fondamentale per promuovere in modo<br />
efficace le iniziative di Circular Economy.<br />
La diversità delle dimensioni e delle competenze<br />
all'interno del settore delle utilities<br />
può portare a una trasformazione più<br />
ampia e sostenibile nell'uso delle risorse e<br />
nella gestione dei rifiuti.<br />
74<br />
75
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
FEDERICA BASSINI,<br />
Efase<br />
E.M.: Qual è l'obiettivo<br />
principale della piccola società<br />
di consulenza?<br />
F.B.: L'obiettivo principale di una piccola<br />
società di consulenza come la vostra, che<br />
sta supportando diverse realtà nel percorso<br />
di fattibilità per la realizzazione di comunità<br />
energetiche rinnovabili, è quello di fornire assistenza<br />
e consulenza di alta qualità per aiutare<br />
i vostri clienti a comprendere e valutare<br />
la fattibilità delle loro iniziative energetiche<br />
rinnovabili. Questo può comprendere la valutazione<br />
tecnica, economica e regolamentare<br />
dei progetti, nonché la facilitazione di processi<br />
amministrativi e il supporto nella raccolta<br />
delle informazioni necessarie.<br />
terreno fertile. E anche il covid ha paradossalmente<br />
aiutato nella smartizzazione delle<br />
città come tutti abbiamo potuto vedere.<br />
Insomma questa crisi può aiutare la vera<br />
smartizzazione della rete che sarà poi percepita<br />
dal cittadino.<br />
Concludo dicendo che è molto lodevole lo<br />
sforzo che tutti quanti stiamo profondendo<br />
su questo argomento. Tuttavia l'Unione Europea<br />
desidera che il 20% dell'energia che<br />
viene consumata nelle città al 2030 provenga<br />
da comunità energetiche; dato che in città<br />
si consuma circa il 65-70% è il 14%, spesso<br />
quando parlo in qualità di rappresentante<br />
nazionale per la mission mi capita di concludere<br />
affermando che la transizione energetica<br />
non si fa con le comunità energetiche ma<br />
non si fa nemmeno senza. E questo credo sia<br />
il punto da chiarire bene a tutti coloro che ne<br />
usufruiranno.<br />
CARLO ALBERTO NUCCI, Professore all’Università<br />
di Bologna e Rappresentante nazionale della mission<br />
europea Climate Neutral and Smart City<br />
E.M.: Quale aspetto delle<br />
comunità energetiche trovi<br />
particolarmente significativo,<br />
soprattutto per quanto riguarda<br />
il ruolo dei prosumer?<br />
C.A.N.: Sono professore di sistemi elettrici<br />
per l’Energia all’Università di Bologna e mi<br />
occupo da qualche tempo di comunità energetiche,<br />
tra l'altro nel quadro di un progetto<br />
che coinvolge come capofila AESS (Agenzia<br />
per l’Energia e lo sviluppo Sostenibile) di Modena<br />
ed ENEA.<br />
Sono molto lieto perché è la prima volta che<br />
viene messa in evidenza l’importanza del<br />
ruolo del prosumer.<br />
Di smart grid se ne parla da vent'anni ma il<br />
cittadino comune non è consapevole degli<br />
sforzi fatti dai tecnici per migliorare l'inerzia<br />
della rete perché gli inverter - al contrario degli<br />
alternatori - non la consentono; quello che<br />
interessa all'utente è quello di cui si è parlato<br />
questa mattina e cioè la possibilità di aiutare<br />
la rete e la possibilità di aiutare i prosumer a<br />
massimizzare i propri incentivi.<br />
Come ricordato in precedenza, I programmi<br />
sviluppati in quasi tutte le università sono<br />
piuttosto articolati e complessi e hanno funzioni<br />
obiettivo difficili da risolvere; è la prima<br />
volta che mi capita di sentire molto chiaramente<br />
che non è solo gestendo l'accumulo<br />
che si può ottimizzare il funzionamento della<br />
comunità energetica ma anche agendo sui<br />
carichi e questo è molto importante.<br />
Siamo pronti perché mai come in questo<br />
periodo la carenza energetica messa in luce<br />
dalla crisi Russo Ucraina ci sta preparando<br />
GIANLUCA D’AGOSTA, Laboratorio Cross Technologies<br />
per distretti urbani e industriali<br />
E.M.: Che impatto ha avuto<br />
il progetto energetico<br />
comunitario sperimentale<br />
nell'area Pilastro Roveri sul<br />
coinvolgimento, l'informazione<br />
e l'educazione dei cittadini?<br />
G.D’A.: Il progetto energetico comunitario<br />
sperimentale nell'area Pilastro Roveri<br />
ha avuto un impatto significativo sul coinvolgimento,<br />
l'informazione e l'educazione<br />
dei cittadini. Ecco alcune delle principali influenze<br />
di questo progetto:<br />
■ Coinvolgimento dei cittadini. Il progetto<br />
ha avuto successo nel coinvolgere attivamente<br />
i cittadini nell'ambito delle comunità<br />
energetiche. Ha dimostrato che i cittadini<br />
possono partecipare attivamente alla<br />
produzione e alla gestione dell'energia, il<br />
che promuove un senso di appartenenza e<br />
responsabilità nella comunità.<br />
■ Informazione e formazione. L'iniziativa<br />
ha promosso l'informazione e la formazione<br />
dei cittadini riguardo alle tematiche<br />
energetiche e alla sostenibilità. La pubblicazione<br />
di un libro per l'infanzia è un<br />
esempio di come il progetto abbia cercato<br />
di educare le generazioni future, preparandole<br />
a un futuro più sostenibile.<br />
■ Cambiamento culturale. Il progetto ha<br />
contribuito a cambiare la cultura energetica<br />
nella zona di Pilastro Roveri. Ha sensibilizzato<br />
i cittadini sulle questioni legate<br />
all'energia rinnovabile, all'efficienza energetica<br />
e alla condivisione delle risorse, promuovendo<br />
un atteggiamento più sostenibile.<br />
■ Sostenibilità economica. Nonostante le<br />
sfide iniziali, il progetto ha dimostrato che<br />
le comunità energetiche possono diventa-<br />
76<br />
77
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
re sostenibili dal punto di vista economico<br />
nel tempo. Questo può incentivare altre comunità<br />
a intraprendere simili iniziative.<br />
■ Collaborazione tra attori. Il coinvolgimento<br />
di diverse parti interessate, tra cui<br />
ENEA, l'Università di Bologna e altri partner,<br />
ha mostrato che la collaborazione è essenziale<br />
per il successo delle comunità energetiche.<br />
È emersa la necessità di coinvolgere<br />
anche istituzioni come l'ARERA e il GSE per<br />
garantire un quadro regolamentare adeguato<br />
e un sostegno istituzionale.<br />
■ Focus oltre l'aspetto economico. Il progetto<br />
ha evidenziato l'importanza di andare<br />
oltre l'aspetto puramente economico nelle<br />
iniziative di comunità energetiche. La creazione<br />
di un futuro migliore, la sostenibilità<br />
ambientale e la partecipazione attiva dei<br />
cittadini sono obiettivi cruciali.<br />
In generale, il progetto sperimentale nell'area<br />
Pilastro Roveri ha dimostrato il potenziale<br />
delle comunità energetiche non solo come<br />
soluzione economica, ma anche come strumento<br />
per il coinvolgimento dei cittadini, la<br />
sensibilizzazione ambientale e la creazione<br />
di un futuro più sostenibile. La collaborazione<br />
tra vari attori, inclusi enti istituzionali, è essenziale<br />
per sostenere e sviluppare ulteriormente<br />
queste iniziative.<br />
MASSIMO DI DOMENICO,<br />
Cluster Smart Cities & Communities Regione Lombardia<br />
E.M.: Vorrei un primo parere<br />
sul grado di maturità di questo<br />
concetto di rete in ambito<br />
pubblica amministrazione<br />
e se si tratta di un processo<br />
di contaminazione tra utility<br />
dato da un vero e proprio<br />
cambiamento culturale e<br />
finalizzato al travaso di<br />
informazioni e di dati oppure se<br />
a spingere in tal senso è come<br />
sempre solo un momento di<br />
forte criticità?<br />
M. di D.: Questa mattina abbiamo parlato<br />
di comunità energetiche ed è chiaro che queste<br />
ultime hanno la possibilità di svilupparsi<br />
in quanto il mondo in cui viviamo è cambiato.<br />
Al di la degli aspetti molto negativi che<br />
in questo momento caratterizzano la nostra<br />
vita sociale e che generano impatti anche<br />
sui nostri sistemi economici, se noi guardiamo<br />
al mondo in cui viviamo - tenendo conto<br />
in primis di quale è stata l'evoluzione tecnologica<br />
ma anche del nostro mutato modo di<br />
guardare agli aspetti legati alla sostenibilità<br />
nell'utilizzo delle risorse e nel rendere meno<br />
impattanti i nostri comportamenti senza dimenticare<br />
le nostre esigenze di sviluppo - ci<br />
rendiamo conto di come l'attuale contesto<br />
consenta effettivamente degli sviluppi fino<br />
a qualche tempo fa non prevedibili.<br />
Nella mia carriera mi sono occupato soprattutto<br />
di energia, ho lavorato in ARERA<br />
quando la produzione di energia elettrica<br />
arrivava dalle centrali in modo unilaterale<br />
all'utente finale oggi abbiamo parlato di<br />
prosumers, di consumatori finali e utenti<br />
finali che sono in grado di interagire di adattarsi<br />
a quello che il carico e non viceversa. È<br />
chiaro che ciò è reso possibile perché la tecnologia<br />
che lo consente ma anche perché<br />
noi crediamo in un mondo più sostenibile e<br />
crediamo che lo sviluppo delle fonti rinnovabili<br />
consenta di impattare nel minor modo<br />
possibile sull'ambiente è sull'utilizzo delle<br />
risorse naturali.<br />
Oltre a seguire il Cluster Smart Cities & Communities<br />
della Regione Lombardia all'interno<br />
del quale vi sono aziende tecnologiche<br />
legate appunto ai temi della digitalizzazione,<br />
seguo un'associazione di impresa di utilities<br />
lombarde a partecipazione pubblica operanti<br />
quindi nei servizi idrico, gas, elettricità,<br />
raccolta e valorizzazione di rifiuti nonché<br />
sono impegnato lavorativamente sui temi<br />
della circolarità presso la scuola superiore<br />
Sant'Anna. Queste tre esperienze oggi consentono<br />
interazioni interessanti che mi stimolano<br />
molto a livello professionale.<br />
Dal punto di vista delle applicazioni mi rendo<br />
quotidianamente conto di come le utilities,<br />
ad esempio quelle del settore idrico,<br />
si stiano avvicinando al tema (in questo<br />
caso energetico) in modo diverso rispetto<br />
al passato con la capacità di guardare a ciò<br />
che attiene alla gestione del servizio idrico<br />
e tenere conto di quello che ad esempio è<br />
l’apporto della raccolta del rifiuto organico<br />
per creare progettualità che consentano di<br />
arrivare a ottenere energia, biogas, energia<br />
elettrica o calore da poter utilizzare per<br />
i processi produttivi. Tali trasversalità erano<br />
fino a qualche tempo fa inesistenti e per<br />
poterle sempre più sviluppare è importante<br />
che le utilities di medie dimensioni presenti<br />
sul territorio e partecipate dai comuni, creando<br />
sinergie anche tecnologiche, diventino<br />
un braccio operativo per l'ente locale che<br />
spesso non ha le competenze e le capacità<br />
per affrontare le sfide odierne.<br />
È l’esempio della società di cui sono presidente<br />
e che si occupa di raccolta di rifiuti<br />
sul territorio comasco (13 comuni, 100.000<br />
abitanti) e che ha creato una partnership<br />
con Como Acqua, il gestore del servizio idrico<br />
della provincia di Como, andando a prendere<br />
fondi del PNRR per un impianto presso<br />
il loro depuratore che consenta, con l’apporto<br />
della Forsu, di produrre anche energia per<br />
i consumi interni.<br />
E.M.: Confservizi Lombardia ha<br />
creato la rete Water Alleance<br />
che coinvolge tutti i gestori<br />
dell'acqua della Lombardia e la<br />
Green Alliance in prospettiva<br />
per quanto riguarda le utility<br />
ambientali.<br />
M. di D.: Questa mattina abbiamo visto<br />
come ENEA operi per integrare sempre più<br />
i propri strumenti a favore dei territori e dei<br />
cittadini. Poi si parla di una ulteriore integrazione<br />
tra le utility del Nord coinvolte in una<br />
rete che permette di scambiarsi best practice<br />
e possiamo dire che questo rappresenti il<br />
futuro con la ricerca che si Integra maggior-<br />
78<br />
79
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
mente in un sistema di imprese. Voi avete<br />
un rapporto diretto con i cittadini in quanto<br />
rappresentate chi i servizi con i cittadini li<br />
gestisce direttamente e non potete che utilizzare<br />
strumenti sempre più avanzati grazie<br />
alla digitalizzazione e all'innovazione.<br />
Un'utility entra nelle case dei cittadini, erogando<br />
l'acqua, raccogliendo i rifiuti davanti<br />
casa e quant'altro. Diciamo che dal nostro<br />
punto di vista del rapporto con l’utente finale<br />
non è sempre così semplice e quando<br />
parliamo di sviluppo tecnologico parliamo<br />
anche della capacità e della preparazione<br />
NADIA BUSATO,<br />
Urban Innovation Project Manager<br />
E.M.: Nadia Busato, Urban<br />
Innovation Project Manager<br />
per il Comune di Brescia, hai<br />
seguito tutto il progetto di<br />
Brescia Smart City e ora ti<br />
occuperai di altri interessanti<br />
territori. Vorrei che ci spiegassi<br />
quale attività stai svolgendo<br />
con i comuni e se davvero la<br />
costruzione di una rete che poi<br />
si rivolga alle imprese diventa<br />
accessorio e propedeutico allo<br />
sviluppo di territori sempre più<br />
avanzati oppure se si continua<br />
a ragionare “a silos” su questi<br />
temi.<br />
N.B.: Direi che la costruzione della rete tra<br />
le realtà in maniera non solo collaborativa<br />
dell'utente finale. In questo caso si sta parlando<br />
di energia, ma si potrebbe aggiungere<br />
anche la capacità di sviluppare l'economia<br />
circolare, ad esempio la capacità del cittadino<br />
di raccogliere i rifiuti in modo differenziato<br />
e con qualità rispetto a quello che poi<br />
va a conferire nei diversi punti di raccolta. Il<br />
nostro utente finale, a differenza di quello<br />
che avviene nei Paesi del Nord, ha bisogno<br />
di un incentivo e deve essere educato a un<br />
comportamento sempre più legato al singolo.<br />
Questa è la bellezza del mondo in cui<br />
viviamo ma anche la complessità.<br />
ma anche capace di accelerare alcune dinamiche<br />
che oggi sono ingessate amministrativamente<br />
sia proprio la prospettiva che<br />
tutti ci dobbiamo dare, nel senso che oggi<br />
tutti sappiamo delle grandi disponibilità che<br />
arriveranno sui territori direttamente grazie<br />
al PNRR e sappiamo altresì che il piano fin<br />
dalla sua stesura era estremamente sbilanciato<br />
sulla parte attuativa dunque sugli<br />
enti locali, sui territori che sono chiamati da<br />
subito a collaborare con i partner privati in<br />
attesa della maggior parte delle risorse che<br />
arrivano nei prossimi due anni.<br />
Una quantità di risorse che non è pensabile<br />
di mettere a profitto senza la collaborazione<br />
dei privati e, soprattutto, senza modelli<br />
adeguati a questo tipo di chiamate in quanto<br />
il rapporto tra pubblica amministrazione<br />
e soggetti privati, non solo imprenditoriali<br />
naturalmente in quanto l’ambito dell'Innovazione<br />
è costituito anche da un’importante<br />
parte culturale e chiunque si sia occupato<br />
di progetti urbani - ENEA da tanto tempo<br />
è impegnata in questo senso sullo sviluppo<br />
dei territori - sa che l'aspetto più difficile è<br />
quello che noi rubrichiamo sotto la macro<br />
voce di “Animazione di comunità”, quindi<br />
tutta quella parte che rientra nell'informazione,<br />
nella creazione del consenso, nella<br />
partecipazione e poi nell'adozione in primis<br />
di comportamenti responsabili e di scelte<br />
che nel tempo diventano lungimiranti.<br />
Questo significa creare mercati che valorizzino<br />
scelte a basso impatto energetico<br />
piuttosto che orientate al contenimento<br />
dei consumi o ancora che sostengano, anche<br />
rispetto alle forniture, una filiera. Questa<br />
chiave non espressa nel PNRR - e che<br />
in tutti i progetti che sono prima di tutto dei<br />
progetti di riqualificazione infrastrutturale<br />
forte, parliamo anche di infrastrutture verdi<br />
- è la parte più visibile, meno finanziata e<br />
più complessa da attuare.<br />
Per quanto riguarda le grandi imprese il<br />
PNRR è stato da subito molto incisivo nel<br />
chiamare la pubblica amministrazione ad<br />
attivare i partenariati con le realtà private<br />
sugli aspetti che ora stiamo esaminando,<br />
che peraltro rappresentano fattore chiave in<br />
termini di sostenibilità e per il vero successo<br />
di una iniziativa che può considerarsi la più<br />
ingente e il piano organico presentato credo<br />
dal dopoguerra a oggi e che sicuramente<br />
contiene tutta una serie di aspetti rivoluzionari<br />
e che è possibile trasportare in qualsiasi<br />
altro piano di finanziamento in quanto quello<br />
che sta facendo il PNRR è liberare risorse<br />
di parte corrente che gli enti sovra territoriali<br />
reinvestono di nuovo sui singoli territori.<br />
Se pur l’esperienza ha insegnato che rivolgersi<br />
ad esempio alle controllate, alle società<br />
In House, alle società a partecipazione<br />
diretta spesso ha creato cortocircuiti o zone<br />
d'ombra, anche in questo caso limitazioni<br />
date da un eccessivo controllo e dall’impedire<br />
il ricorso a quegli strumenti più semplici<br />
per la pubblica amministrazione non permette<br />
l’attuazione rapida di procedure di<br />
appalto che accelerino i lavori. È necessario<br />
un bilanciamento tra controllo, fiducia e responsabilità<br />
ma soprattutto non va dimenticata<br />
la parte che poi davvero queste scelte<br />
in fondo le abita ovvero i cittadini.<br />
E.M.: Nadia una riflessione<br />
sul tema legato al rapporto<br />
pubblico-privato e di spiegarci<br />
meglio il suo ruolo di Urban<br />
Innovation Project Manager.<br />
N.B.: Diciamo che è un ruolo da qualche<br />
anno considerato e direi anche valorizzato<br />
dalle pubbliche amministrazioni e il PNRR è<br />
il primo grande piano di investimento pubblico<br />
dove la progettualità è inclusa nella<br />
badgettizzazione.<br />
Uno dei grossi problemi che abbiamo avuto<br />
- direi dall'inizio del millennio, quindi da<br />
quando è cambiato il ruolo della pubblica<br />
amministrazione che pur rimanendo un driver<br />
incomincia ad affacciarsi al privato anche<br />
in forma collaborativa (fisserai questa<br />
data nel 2007 con i primi prototipi di partenariato<br />
che poi è diventato partenariato<br />
pubblico privato con tutte le ben note pro-<br />
80<br />
81
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
cedure codificate) - afferisce alla progettazione<br />
data in carico alla PA sempre a costo<br />
sostanzialmente zero. In più la progettazione<br />
viene considerata solo nella parte<br />
preliminare (spesso espressa per quanto riguarda<br />
la parte della progettazione tecnica,<br />
specificatamente ingegneristica, infrastrutturale,<br />
architettonica); non è assolutamente<br />
retribuita invece per la parte più difficile che<br />
riguarda la tenuta del progetto, la tenuta del<br />
partenariato, la tenuta della rete dei portatori<br />
di interesse che più il progetto è complesso<br />
e sovra territoriale più è ramificata e<br />
soggetta a cambiamento.<br />
L’Urban Innovation Project Manager è una<br />
figura che oltre a tenere insieme il progetto<br />
per un lungo periodo con cambi amministrativi,<br />
cambi di scenari, cambi di interesse,<br />
cambi normativi, interferenze anche<br />
amministrative - altro enorme problema<br />
questo e lo vediamo in questi giorni con<br />
le competenze dei Tribunali amministrativi<br />
regionali e nazionali per cui si fa fatica<br />
anche a definire dei percorsi certi di esecuzione<br />
delle opere - garantisce anche la<br />
capacità di arrivare al momento di chiusura<br />
del progetto, di rendicontazione, di tenuta<br />
dei rapporti con gli enti erogatori nel modo<br />
il più possibile ordinato.<br />
È una figura che scarica moltissimo lavoro<br />
dagli uffici della PA che sono sempre più<br />
oberati. Una tipologia di progettazione, che<br />
quando entra nel privato ha dei costi e viene<br />
budgetizzata in termini di ore dei dipendenti,<br />
nel pubblico invece non lo è e quindi si entra<br />
in un grande calderone non garantendo<br />
le stesse competenze e capacità per strutturare<br />
questo tipo di percorso.<br />
Sono sempre più gli enti di diritto privato a<br />
controllo pubblico che cercano progettisti<br />
dell’innovazione con difficoltà nel reperirli<br />
in quanto serve una grande competenza in<br />
riferimento alla normativa della PA, serve<br />
una rete di conoscenze, servono esperienze<br />
fatte sul campo e serve anche un po' la capacità<br />
di tenere insieme attori eterogenei. Si<br />
potrebbero considerare capacità diplomatico<br />
politiche. Come quelle che è riuscito a<br />
mettere in campo Francis Ford Coppola che<br />
ha impiegato 13 anni per realizzare Apocalypse<br />
Now; in tutti questi anni il regista<br />
riesce a tenere insieme duemila persone se<br />
pur ognuna di esse con grandi competenze.<br />
E così anche l’Urban Innovation Project<br />
Manager che deve non solo ottenere il progetto<br />
e cercare di realizzarlo al meglio, ma<br />
possibilmente anche cercare di generare altri<br />
progetti territoriali.<br />
GIACOMO BIRAGHI,<br />
Responsabile Innovazione, Confindustria Bergamo<br />
E.M.: Giacomo Biraghi in questo<br />
contesto le imprese c'entrano<br />
ma come? Nel senso che stanno<br />
sul territorio, utilizzano i servizi<br />
che offrono le utility, hanno a<br />
che fare con i comuni, tuttavia<br />
l'integrazione non è sempre<br />
così semplice, la sinergia non<br />
è matura o lo è solo per certi<br />
aspetti, ad esempio potrebbe<br />
esserci una maggior sensibilità<br />
o comprensione del valore non<br />
solo delle CER ma anche ad<br />
esempio per l’economia circolare<br />
che per qualcuno rappresenta<br />
qualcosa di serio, per altri un<br />
concetto scontato. Insomma<br />
in che modo può il sistema<br />
delle imprese su un ambito<br />
territoriale locale come questo<br />
dialogare con il mondo della<br />
ricerca, con le utility e con le<br />
pubbliche amministrazioni?<br />
G.B.: Due riflessioni. Con la prima vorrei<br />
precisare che le imprese ci sono. Basta<br />
guardare al solo territorio di Bergamo; a mio<br />
avviso su tutta la filiera di cui si sta dibattendo<br />
vi sono tante imprese che si occupano<br />
di generazione energetica, di strumenti<br />
per la generazione energetica da quella<br />
diciamo più old style diciamo - siamo uno<br />
dei territori più importanti per l’oil&gas nel<br />
mondo, per la produzione di valvole, di strumenti<br />
di perforazione per gas e petrolio -<br />
fino alle frontiere più contemporanee come<br />
la produzione di batterie o l’implementazione<br />
di macchinari per le derivazioni elettriche.<br />
E poi andando oltre con i grandi player<br />
del mondo real estate, grandi esperimenti<br />
come la fusione tra Gewiss e Percassi il<br />
Gruppo Costim, Chorus Life così come diciamo<br />
i grandi operatori come Vitali del mondo<br />
delle opere pubbliche infrastrutturali, ponti,<br />
asfalti anche a livello internazionale. Magari<br />
non c'è un big player come possono essere<br />
Webuild o le società di ingegneria che hanno<br />
sede a Milano, a Genova o anche a Roma<br />
ma c'è come al solito una multi settorialità<br />
molto forte.<br />
Venendo alla seconda riflessione occorre<br />
chiedersi quale è il livello di interazione di<br />
questo sistema multi settoriale?<br />
Le risposte che arrivano da quel variegato e<br />
potente mondo di imprese che si occupano<br />
di città e di energia. Innanzitutto va purtroppo<br />
osservato non vi è sostenibilità economica;<br />
manca un modello di business chiaro<br />
nella rigenerazione e nello sviluppo urbano<br />
e tutti quanti dobbiamo cercare di capire<br />
quali possano essere le fonti di reddito tali<br />
da sostenere un operatore che si vuole impegnare<br />
in una trasformazione urbana.<br />
Non è infatti possibile continuare ad affidarsi<br />
a progetti come quelli di Porta Nuova, di<br />
City Life, dell’area Expo e perdere un miliardo<br />
e due, un miliardo e tre, un miliardo e sei<br />
nella fase di rigenerazione urbana perché<br />
se si può considerare strategico per Banca<br />
82<br />
83
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Generali, Banca Intesa Sanpaolo o per il Ministero<br />
dell’economia e delle finanze coprire<br />
queste perdite è altresì evidentemente<br />
come in questi casi la rigenerazione urbana<br />
non possa essere un business sostenibile.<br />
Come renderlo sostenibile quindi? La soluzione<br />
forse potrebbe partire dalla valorizzazione<br />
dei dati, tuttavia gli esperimenti<br />
fatti da Google a Toronto e in altri luoghi<br />
non sono particolarmente riusciti. Dobbiamo<br />
quindi, tutti insieme, aiutare il settore<br />
privato a rendere economicamente sostenibile<br />
lo sviluppo urbano, concetto questo<br />
forse tecnicamente comprensibile solo se<br />
espresso in un contesto di addetti ai lavori<br />
come quello odierno ma non all’esterno<br />
dove lo sviluppo urbano viene visto come<br />
qualcosa di molto redditizio.<br />
Un altro aspetto riguarda la velocità. Oltre<br />
a capire come fare a creare un business<br />
sostenibile in tema di rigenerazione urbana,<br />
occorre anche rassicurare le aziende su<br />
una velocità - che ancora non vedo - nella<br />
messa a sistema e nell’implementazione<br />
di tecnologie note di produzione energetica<br />
o nell'introduzione di nuove tecnologie<br />
spesso raccontate ma che di fatto tardano<br />
ad arrivare. Quindi ancora una volta è la<br />
lettura del conto economico a dover essere<br />
non solo in pareggio - e nella rigenerazione<br />
urbana non lo - ma deve anche avere una<br />
prospettiva di budget che non superi i 3/5<br />
anni. Le imprese risponderanno positivamente<br />
solo se si riesce a dare risposte a<br />
queste domande.<br />
E.M.: Giacomo una riflessione<br />
dal tuo osservatorio sul<br />
rapporto tra imprese e territorio.<br />
Un momento storico così<br />
complesso accelera i processi di<br />
innovazione oppure li frena?<br />
G.B.: Una spinta all’innovazione è quella<br />
che viene dai mercati. Se guardo a Bergamo<br />
il 90% di quello che viene prodotto viene acquistato<br />
e quindi venduto all'estero, in Europa<br />
e negli Stati Uniti. Quando si è inseriti<br />
in filiere competitive o si innova o si muore.<br />
Quindi in questo senso la spinta all'innovazione<br />
deriva dal fatto che, almeno su questo<br />
territorio, le nostre imprese non vendono in<br />
Italia e quindi sono all’interno di una competizione<br />
internazionale.<br />
Il PNRR, che è stato tanto evocato, così<br />
come altri numerosi sussidi pubblici, nel<br />
momento in cui hanno un focus molto forte<br />
sulla produzione in tempi brevi di opere,<br />
di azioni, di edifici, di infrastrutture paradossalmente<br />
si contrappongono all'innovazione<br />
in quanto se si chiede così tanto in<br />
tempi brevi i focus si differenziano da quelli<br />
dell'Innovazione disruptive e si concretizzano<br />
invece nella ricerca di personale, nella<br />
ricerca di materie prime, nella messa a terra<br />
che magari genera una pausa nel percorso<br />
che porta all'innovazione.<br />
Quindi la competizione internazionale e i<br />
sussidi della domanda interna soprattutto<br />
pubblica rappresentano due spinte paradossalmente<br />
opposte in termini di innovazione.<br />
Le nostre imprese che hanno visto<br />
tante vagues di investimenti pubblici italiani<br />
poco soddisfacenti scelgono di stare tendenzialmente<br />
e salvo eccezioni nell’ambito<br />
della competizione internazionale, quindi<br />
dell’innovazione.<br />
CRISTINA GIRONI,<br />
Consip<br />
E.M.: Oggi siamo qui per parlare<br />
di aspetti che riguardano le<br />
peculiarità dei territori e che non<br />
sono lontani dal lavoro svolto da<br />
Consip. A Cristina Gironi chiedo<br />
di spiegarci le connessioni tra<br />
Consip e l’ambito di cui oggi ci<br />
stiamo occupando.<br />
C.G.: Quelle di cui mi occupo sono iniziative<br />
relative all’illuminazione pubblica e rientrano<br />
nell'area merceologica afferente al territorio,<br />
area in cui CONSIP applica le proprie conoscenze<br />
per sviluppare attività finalizzate a<br />
migliorare anche il tessuto urbano inteso nel<br />
senso stretto del termine.<br />
Attualmente l’attività di CONSIP - con tutte<br />
le linee d'azione messe in campo sia rivolte al<br />
programma di razionalizzazione degli acquisti<br />
(quindi nell'accezione più generica del termine<br />
finalizzato a generare risparmio per la<br />
PA) sia legate alle iniziative avviate a seguito<br />
del PNRR - ha comunque un impatto sulle ultime<br />
linee di orientamento europee e conseguentemente<br />
su quelle di recezione italiana<br />
per ciò che riguarda il raggiungimento degli<br />
obiettivi dell'Agenda 20-30, del programma<br />
Fit For 55 e in generale del Green Deal.<br />
La tendenza è quindi quella di migliorare il<br />
tessuto urbano avviando iniziative a favore<br />
dei suddetti obiettivi che siano però sostenibili<br />
per la pubblica amministrazione.<br />
Il principale compito di CONSIP è infatti quello<br />
di facilitare la PA nell'acquisto di prodotti<br />
che da sola probabilmente non riuscirebbe<br />
ad acquistare sia in termini di competenze<br />
tecniche - perché alcuni comuni di piccole<br />
dimensioni non hanno in organico personale<br />
così formato da poter avviare iniziative o<br />
gare, seppur piccole, tecnicamente complesse<br />
- sia dal punto di vista economico perché<br />
CONSIP non solo contribuisce al miglioramento<br />
dei prezzi in quanto acquisti più copiosi<br />
consentono di ottenere sconti maggiori<br />
da parte dei fornitori, ma al tempo stesso -<br />
per esempio nelle iniziative di servizio luce<br />
e di GEIP - mette in campo gli Energy Performance<br />
Contract che, ad esempio in GEIP<br />
unitamente all'impianto contrattuale del<br />
partenariato pubblico privato della concessione,<br />
consente alla PA di accedere a investimenti<br />
poi a carico del fornitore nel senso che<br />
l’amministrazione paga un canone all'interno<br />
del quale sono compresi la fornitura elettrica<br />
piuttosto che le manutenzioni e l’efficientamento<br />
energetico però non deve far fronte al<br />
costo del grosso investimento iniziale inputato<br />
invece al fornitore.<br />
In sintesi questi sono alcuni degli strumenti<br />
attraverso i quali CONSIP cerca di dare il proprio<br />
contributo al fine di generare un miglioramento<br />
del tessuto urbano, sia esso in termini<br />
di illuminazione pubblica piuttosto che<br />
di efficientamento energetico e di risparmio.<br />
E.M.: Cristina puoi dirci qualcosa<br />
sull'evoluzione del rapporto tra<br />
Consip ed ENEA e quali progetti<br />
avete in corso?<br />
84<br />
85
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
C.G.: Lavoriamo a tutt’oggi con ENEA tramite<br />
il PELL, il PELL illuminazione pubblica e<br />
il PELL edifici che sono elementi per noi fondamentali<br />
in quanto ci consentono non solo<br />
di generare risparmio ma anche di attestare<br />
quello che è stato generato. Si tratta indubbiamente<br />
di elementi correi e fondamentali<br />
ALESSANDRO BORTOLETTO,<br />
City GreenLight, Innovation Manager<br />
E.M.: Da parte di City GreenLight<br />
c’è un forte impegno di<br />
connessione con il mondo<br />
della pubblica amministrazione<br />
anche su territori dove oggi<br />
sembra ci sia un divario<br />
importante da colmare. Per una<br />
azienda che investe sul territorio<br />
si puè parlare di sostenibilità<br />
economica, oltre che sociale<br />
e ambientale?<br />
A.B.: Il tema della partecipazione degli<br />
operatori privati a questi tavoli, istituzionali<br />
e accademici è davvero importante e oggi lo<br />
abbiamo anche dimostrato.<br />
Nell’ambito dell’illuminazione ad esempio,<br />
che rimane un ambito istituzionale, la cooperazione<br />
in tavoli allargati a operatori privati di<br />
vario genere ha consentito di ottenere strumentI<br />
che effettivamente oggi si sono dimostrati<br />
efficaci quali l’Urban Check-Up Model<br />
per la mappatura dei gap esigenziali delle varie<br />
realtà territoriali.<br />
Si tratta di strumenti che non solo aiutano<br />
delle nostre iniziative e grazie alla collaborazione<br />
con ENEA, da tempo in auge, cercheremo<br />
di prendere spunto da quelle che sono le<br />
idee più innovative per riuscire a rendere le<br />
nostre iniziative ancora più utili alla pubblica<br />
amministrazione e più in generale utili al monitoraggio<br />
dell'andamento del Paese.<br />
il Paese, le istituzioni e la PA ma anche l'operatore<br />
privato; quindi aiutano il mercato a<br />
crescere a indirizzare la value proposition in<br />
maniera chiara e coerente.<br />
Anche sul tema della sostenibilità - da intendersi<br />
come tutti la conosciamo declinata nelle<br />
tre direttrici ambientale, sociale ed economica<br />
e dove emerge anche il ruolo dell'operatore<br />
privato -questi strumenti, insieme al contributo<br />
di università e istituzioni, ci aiutano a<br />
ottimizzare gli impatti sociali e ambientali poi<br />
è il soggetto privato che, a mio avviso, deve<br />
avere l'abilità di trovare un equilibrio In modo<br />
tale che le iniziative siano sostenibili anche<br />
economicamente.In City GreenLight uno degli<br />
strumenti che utilizziamo a tale scopo è<br />
chiamato Open Innovation ed è importante<br />
che nella eccezione di “open” vengano interpretati<br />
tutti i programmi e tutte le strategie<br />
in tal modo da coinvolgere anche quegli attori<br />
che di norma non sono contemplati negli<br />
strumenti classici dell'open innovation, dunque<br />
anche i cittadini in un'ottica di co-design.<br />
Il Living Lab è forse lo strumento più efficace<br />
che abbiamo in City GreenLight, si tratta di<br />
laboratori a cielo aperto dove vengono introdotte<br />
nuove tecnologie e nuovi modelli e<br />
dove si riesce ad avere un confronto diretto<br />
con il mercato. Living Lab è lo strumento per<br />
riuscire a costruire fin da subito soluzioni effettivamente<br />
apprezzate, quindi vendibili e<br />
utilizzabili.<br />
E.M.: Su quale territorio si<br />
svilupperà il vostro prossimo<br />
progetto con ENEA?<br />
A.B.: Uno dei bisogni che abbiamo visto<br />
riguarda la conoscenza dettagliata dei territori<br />
e dei loro bisogni. Si tratta di un’attività<br />
che a noi ESCo porta via veramente tanto e<br />
costruire dei modelli che siano interoperabili,<br />
omogenei e quindi adottabili da tutto il<br />
mercato, a prescindere dalla singola realtà<br />
privata, ha un valore forse inquantificabile.<br />
Rispondendo invece alla domanda, con<br />
ENEA abbiamo un doppio fronte aperto. Il<br />
primo è legato al PELL che ovviamente dovrà<br />
mantenersi, evolversi ed estendersi, il<br />
secondo all’Urban Check-Up Model che è<br />
uno strumento per il quale vi è l'ambizione<br />
(anche quella mia personale) di proporlo<br />
come standard nazionale. Se riusciremo a<br />
fare un lavoro di qualità sono convinto che<br />
ne beneficeranno tutti.<br />
GIUSEPPE FRANCHINI,<br />
Delegato del Rettore alla <strong>Transizione</strong> energetica,<br />
Università degli Studi di Bergamo<br />
E.M.: Giuseppe Franchini,<br />
Delegato del Rettore alla<br />
<strong>Transizione</strong> energetica<br />
(Università degli Studi di<br />
Bergamo) la ricerca in questo<br />
ambito che cosa c'entra e le<br />
competenze sono sempre più -<br />
come dire - trasversali non so<br />
se i vostri corsi lo sono già o lo<br />
stanno diventando come diventa<br />
parte integrante dello sviluppo<br />
del territorio l’università?<br />
G.F.: Sono qui con un doppio cappello: quello<br />
di docente di sistemi energetici, con il mio<br />
settore scientifico disciplinare piuttosto centrato<br />
rispetto al tema della transizione energetica,<br />
ma anche con un cappello più istituzionale,<br />
essendo Il delegato del rettore di<br />
UniBG per la transizione energetica<br />
Il concetto di territorio lo declinerei su una<br />
scala diversa partendo sicuramente dal territorio<br />
provinciale perché UniBG è una realtà<br />
importante per la provincia di Bergamo sia<br />
dal punto di vista della formazione di nuove<br />
figure professionali sia dal punto di vista<br />
delle attività di ricerca. Abbiamo una forte<br />
vocazione a svolgere attività di ricerca interagendo<br />
con gli altri enti del territorio.<br />
86<br />
87
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
La nostra storica facoltà di ingegneria, che<br />
recentemente ha festeggiato il trentennale<br />
dalla sua fondazione, ha sempre avuto tante<br />
occasioni di collaborare con tutte le realtà<br />
del territorio, in primis con le aziende.<br />
Oltre a quella provinciale vi è poi anche una<br />
scala regionale. Sappiamo che in Lombardia<br />
vi è un’ampia diffusione di atenei, anche di<br />
natura tecnica, quindi tanti dipartimenti di<br />
ingegneria e ciò nonostante questa non è<br />
una situazione conflittuale anzi devo dire<br />
che ci sono moltissime occasioni di collaborare.<br />
Ovviamente vi sono poi anche una scala nazionale<br />
e una scala con respiro internazionale,<br />
nel senso che la nostra attuale attività<br />
di ricerca ha una dimensione tale che non<br />
può fermarsi ai confini del territorio nazionale.<br />
E.M.: Chiudiamo il giro con la<br />
presentazione di Giuseppe<br />
Franchini così chiudiamo con<br />
uno spaccato del territorio che<br />
ha ospitato questo incontro.<br />
G.F.: Obiettivo di queste poche slide è quello<br />
di dare evidenza di alcune delle attività che<br />
UniBG sta conducendo in questo periodo.<br />
Ne approfitto solo per dire che dal punto<br />
di vista dell'attività didattica noi stiamo rivedendo<br />
tutta la nostra offerta formativa<br />
cercando di includere in tutti i nostri corsi<br />
di laurea e laurea magistrale il tema della<br />
sostenibilità in collaborazione con il mondo<br />
delle imprese. Stiamo tra l'altro lanciando<br />
un nuovo corso di laurea che partirà nel<br />
prossimo anno accademico e che si chiamerà<br />
ingegneria per le tecnologie della sostenibilità<br />
energetica e ambientale, quindi<br />
un corso multidisciplinare, il concetto della<br />
multidisciplinarietà è emerso nell’incontro<br />
di oggi, e lo vogliamo tradurre quindi in un<br />
percorso che formi figure diverse da quelle<br />
verticali tradizionali ma che siano in grado<br />
di affrontare tutte quelle problematiche che<br />
il mondo delle aziende oggi vive e che quindi<br />
deve superare.<br />
Volevo partire citando il caso di UniBG che è<br />
stato scelto tra i cinque casi pilota del tavolo<br />
per l'energia, un tavolo tecnico che Il Ministero<br />
dell'università della ricerca ha creato e<br />
il cui coordinamento è stato affidato al professor<br />
Stefano Paleari, già rettore dell'Università<br />
di Bergamo e che anche la neo ministra<br />
Bernini, in occasione della sua visita<br />
per l'inaugurazione dell'anno accademico a<br />
Bergamo, ha dichiarato di voler rinnovare.<br />
Obiettivo di questo tavolo è stato quello di<br />
“fotografare” i consumi energetici di tutti<br />
gli atenei italiani e degli enti di formazione<br />
primaria perché ci siamo resi conto di una<br />
totale mancanza di consapevolezza della<br />
situazione in cui versano gli atenei italiani e<br />
di una spesa per l'energia che cuba in alcuni<br />
casi quasi la metà della parte libera dell’FFO<br />
(Fondo di finanziamento ordinario), tolte le<br />
spese del personale.<br />
Quindi se metà delle risorse che dovrebbero<br />
essere dirottate alla ricerca vengono<br />
assorbite dalle spese energetiche, capiamo<br />
bene la necessità di intervenire attraverso<br />
la promozione di piani energetici e così uno<br />
degli output di questo tavolo è stato proprio<br />
quello di promuovere la formulazione<br />
di piani energetici triennali da parte di tutti<br />
gli atenei italiani e noi come ente d'avanguardia<br />
degli atenei italiani abbiamo iniziato<br />
a lavorarci per promuovere alcune iniziative<br />
volte all’incremento dell’autonomia energetica<br />
dei nostri campus universitari.<br />
Un altro ambito in cui UniBG si muove riguarda<br />
la collaborazione con gli altri atenei<br />
italiani. Il caso che cito è particolarmente interessante<br />
e fresco: insieme alla Politecnico<br />
di Milano, nella fattispecie il LEAP (Laboratorio<br />
per l'energia e l'ambiente di Piacenza),<br />
abbiamo partecipato al bando PNRR-infrastrutture<br />
dell'Innovazione e questo nostro<br />
progetto denominato Digital Energy Storage<br />
Park è risultato vincitore insieme a un<br />
progetto dell’Università di Siena.<br />
L'obiettivo di questo progetto è quello di<br />
realizzare a Piacenza presso la ex centrale<br />
Emilia, un centro che sia polo di aggregazione<br />
di università e aziende che a diverso<br />
titolo si occupano di energia e di energy storage<br />
declinato in tutte le sue forme, quindi<br />
dallo storage elettrico a quello elettrochimico<br />
a quello termico, termodinamico a tutti<br />
i sistemi Power-to-X includenti l'idrogeno, i<br />
combustibili sintetici e così via. Questo sarà<br />
un polo di aggregazione che riteniamo di<br />
estrema importanza e siamo nella fase in<br />
cui, collaborando anche con Confindustria<br />
Bergamo, stiamo cercando di costruire il<br />
consorzio di aziende che potranno entrare<br />
come soci in questo progetto.<br />
Altro ambito di collaborazione con il territorio<br />
è quello delle CER; in particolare la manifestazione<br />
di interesse alla costituzione di<br />
comunità energetiche promossa da Regione<br />
Lombardia ha acceso molti entusiasmi,<br />
in alcuni casi addirittura forse esagerati,<br />
presso le nostre amministrazioni comunali.<br />
Dunque, anche in collaborazione con ENEA -<br />
perché questo è un tema che ben si sovrappone<br />
con gli ambiti disciplinari del laboratorio<br />
Smart Cities & Communities al Kilometro<br />
Rosso - stiamo cercando di guidare le amministrazioni<br />
comunali in questo processo<br />
di accompagnamento alla costituzione delle<br />
comunità energetiche rinnovabili.<br />
L'altro ambito che storicamente diciamo ci<br />
ha sempre visti protagonisti sul territorio<br />
e quello della collaborazione con le aziende,<br />
non solo quelle più specificatamente<br />
operanti in ambito energetico in quanto,<br />
come ben sappiamo, quello della sostenibilità<br />
ambientale è un tema più allargato che<br />
coinvolge molte altre discipline meritevoli di<br />
attenzione.<br />
Concludo citando le collaborazioni in essere<br />
con ENEA, in particolar modo con il nuovo<br />
Smart Cities & Communities Lab. Un tema<br />
di estrema importanza è quello che sta alla<br />
base di un dottorato di ricerca in ingegneria<br />
e scienze applicate avviato sullo sviluppo di<br />
modelli numerici per l'analisi tecnica ed economica<br />
di comunità energetiche rinnovabili.<br />
Sarà questa la prima concreta occasione di<br />
collaborazione fattuale con ENEA oltre a tesi<br />
di laurea magistrale che coinvolgono i nostri<br />
studenti dei corsi di Ingegneria Meccanica,<br />
Informatica e del corso in lingua inglese<br />
Smart Technology Engineering e che sicuramente<br />
coinvolgerà anche gli studenti del<br />
nuovo corso di laurea sulle Tecnologie per la<br />
sostenibilità energetica ambientale.<br />
88<br />
89
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
CARLO ALBERTO NUCCI,<br />
Rappresentante nazionale Mission 100 Climate<br />
Neutral Cities<br />
E.M.: Qual è l’obiettivo principale<br />
della Mission 100 Climate<br />
Neutral Cities?<br />
C.A.N.: La missione dell’Europa consiste<br />
nell’aiutare 100 città (in realtà sono poi diventate<br />
112) a raggiungere la neutralità climatica<br />
entro il 2030, anziché entro il 2050. Inoltre,<br />
queste 100 città devono servire da hub<br />
di sperimentazione per tutte le altre città che<br />
mirano a raggiungere la neutralità climatica<br />
entro il 2050. Queste 100 città hanno obiettivi<br />
ambiziosi, tra cui la riduzione delle emissioni e<br />
l’incremento delle fonti rinnovabili.<br />
E.M.: Quante città italiane sono<br />
state selezionate per partecipare<br />
a questa missione e quali sono?<br />
C.A.N.: Dobbiamo essere molto soddisfatti<br />
del risultato, poiché più di 37 città italiane<br />
sono state dichiarate ufficialmente eleggibili,<br />
un risultato inaspettato. Tra queste,<br />
nove sono state scelte: Bergamo, Bologna,<br />
Firenze, Milano, Padova, Prato, Torino, Parma<br />
e Roma. Questo numero di città selezionate<br />
è pari a quello delle città tedesche, e<br />
solo la Francia può vantare una città in più<br />
rispetto a noi.<br />
Attualmente, queste città si stanno impegnando<br />
in due iniziative. La prima è il cosiddetto<br />
“Clima City Contract”, uno dei due<br />
pilastri di questa missione. Le città stanno<br />
perfezionando questo documento, che non<br />
ha valore legale, ma che consiste in un “Action<br />
Plan” (piano d’azione) e un “Investment Plan”<br />
(piano di investimento) finalizzato a mostrare<br />
come intendono reperire i finanziamenti<br />
necessari per raggiungere la neutralità climatica.<br />
In questo sforzo, sono supportate<br />
dalla denominata “Mission Platform,” il secondo<br />
pilastro di questa missione. Si tratta di<br />
un processo che coinvolge cittadini, istituzioni,<br />
fornitori di risorse e imprese in modo rivoluzionario.<br />
Si sta cercando di integrare questo<br />
processo con i finanziamenti provenienti<br />
da diverse fonti al fine di abbattere l’effetto<br />
silos, che è considerato il principale ostacolo<br />
per il raggiungimento di questo obiettivo<br />
nelle varie città in Europa e oltre.<br />
E.M.: Da dove provengono i fondi<br />
disponibili per questa missione e<br />
quanto ammontano?<br />
C.A.N.: Ci sono finanziamenti previsti da<br />
“Net Zero Cities,” il progetto europeo che<br />
gestisce questa “Mission Platform,” oltre<br />
alle opportunità offerte dal PNNR. Solo nella<br />
missione M2C2, abbiamo a disposizione<br />
22 miliardi di euro destinati alle sole comunità<br />
energetiche. Si tratta di un processo di<br />
facilitazione di grande importanza che mira<br />
a fornire le informazioni adeguate. Questo<br />
avviene anche attraverso giornate come<br />
quella odierna, in cui sono stati integrati<br />
molti aspetti e strumenti già esistenti, ma<br />
che di solito non vengono coordinati simultaneamente.<br />
Si auspica che possa dare luogo<br />
a un repository di dati accessibile a tutti.<br />
E.M.: In che modo la Mission<br />
Platform, il Progetto Net Zero<br />
City e Capacities promuovono<br />
la collaborazione tra le città<br />
selezionate e quelle eleggibili?<br />
C.A.N.: Questo è davvero un lavoro di<br />
squadra, e le 9 città devono fungere da<br />
esempio per tutte le altre. L’obiettivo della<br />
Mission Platform, del Progetto Net Zero<br />
City e di Capacities è quello di promuovere<br />
gemellaggi; infatti, sono previsti twinning<br />
tra le città selezionate e quelle che sono<br />
state considerate solo eleggibili.<br />
Ci troviamo in un momento di transizione,<br />
e lo notiamo anche noi, esperti di sistemi<br />
elettrici. La rete sta subendo profondi cambiamenti,<br />
così come il modo in cui le città<br />
sono governate. Il nome della Mission è<br />
“One Hundred Climate Neutral Cities by and<br />
for the Citizen”, ponendo l’accento su “by,”<br />
ossia “realizzata anche dai cittadini.” Alcuni<br />
dei progetti attualmente in fase di sviluppo<br />
e che riceveranno finanziamenti dall’Europa<br />
prevedono nuove forme di governance in cui<br />
gli attori devono obbligatoriamente collaborare<br />
tra loro. È chiaramente una missione<br />
ambiziosa ma non deve essere considerata<br />
impossibile. Per fare un esempio, il passaggio<br />
dal legno al carbone ha richiesto un secolo,<br />
quindi non possiamo aspettarci di raggiungere<br />
la neutralità climatica in tre mesi<br />
o persino in 10 anni. È interessante notare<br />
come la recente crisi e le guerre abbiano<br />
spinto l’Europa a rivedere i Piani Nazionali<br />
di Ripresa e Resilienza (PNRR). Ad esempio,<br />
nei PNRR precedenti, la parola “fossile” era<br />
assente da tutti i bandi, cioè l’idea di migliorare<br />
l’efficienza di una centrale a combustibili<br />
fossili, che realisticamente potremmo<br />
ancora avere bisogno nei prossimi 30/40<br />
anni. Questa opportunità, a mio avviso, va<br />
sfruttata con una distribuzione equa degli<br />
sforzi tra varie fonti energetiche, migliorando<br />
l’efficienza energetica, promuovendo<br />
il risparmio energetico e incoraggiando<br />
la consapevolezza dei cittadini nell’aiutare i<br />
governi locali e nazionali a raggiungere l’obiettivo<br />
‘Mission accomplished’.<br />
ELEONORA RIVA SANSEVERINO,<br />
Rappresentante nazionale DUT e 2ZERO Partnerships<br />
E.M.: Quali sono le sfide<br />
specifiche affrontate dagli<br />
amministratori delle città nel<br />
bilanciare le urgenze quotidiane<br />
con una visione a lungo termine?<br />
E.R.S: Queste interessanti giornate ci<br />
hanno costretto ad adottare lo stesso punto<br />
di vista degli amministratori delle città, un<br />
punto di vista inevitabilmente strabico. Da<br />
un lato, essi devono occuparsi dei problemi<br />
90<br />
91
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
e delle urgenze quotidiane, dall’altro devono<br />
anche avere una visione. Le città che riescono<br />
a guardare più lontano sono quelle<br />
che hanno affrontato una serie di questioni<br />
legate alla quotidianità e che dispongono<br />
delle risorse umane necessarie per proiettarsi<br />
verso il futuro. Oggi, però, ci troviamo<br />
in una straordinaria contingenza storica che<br />
ci consente di allocare risorse sia per la gestione<br />
dei problemi quotidiani sia per lo sviluppo<br />
di una visione a lungo termine.<br />
E.M.: Puoi spiegare meglio la<br />
tua posizione all’interno del<br />
Cluster 5 e come questo cluster<br />
contribuisce agli obiettivi di<br />
Horizon Europe?<br />
E.R.S.: Dal gennaio del 2020, faccio parte<br />
del Cluster 5, insieme a Francesco Luca<br />
Basile, che è il rappresentante nazionale<br />
per questo Cluster nell’ambito di Horizon<br />
Europe, occupandosi di questioni legate a<br />
clima, energia e mobilità. Il Cluster 5 è situato<br />
all’interno del Pilastro 2, che si concentra<br />
sulla competitività industriale e sulle sfide<br />
globali. Questo cluster promuove diverse<br />
iniziative, che non riguardano solo la ricerca<br />
e lo sviluppo, ma comprendono anche partenariati<br />
europei e missioni.<br />
E.M.: Cosa significa “Driving<br />
Urban Transition Partnership”<br />
e in che modo è coinvolgente<br />
il Ministero dello Sviluppo<br />
Economico e il Ministero<br />
dell’Università e della Ricerca in<br />
questo partenariato?<br />
E.R.S.: Sono attualmente il Rappresentante<br />
Nazionale, insieme a Paola Clerici, del<br />
Driving Urban Transition Partnership, un<br />
partenariato europeo cofinanziato che coinvolge<br />
sia il Ministero dello Sviluppo Economico<br />
sia il Ministero dell’Università e della<br />
Ricerca come agenzie di finanziamento.<br />
Questo partenariato riveste notevole importanza<br />
per i temi trattati in queste giornate<br />
poiché si concentra sul futuro, la ricerca<br />
e l’innovazione attraverso tre pilastri fondamentali.<br />
Il primo pilastro riguarda i Distretti energia<br />
positiva, che includono non solo le comunità<br />
energetiche ma anche i distretti urbani<br />
come hub energetici multivettore. Il secondo<br />
pilastro è incentrato sulla mobilità,<br />
in particolare sulla Fifteen Minutes City - la<br />
città in 15 minuti, che riguarda non solo la<br />
mobilità a zero emissioni, ma anche l’ottimizzazione<br />
della logistica per gli spostamenti<br />
all’interno dei distretti urbani al fine di<br />
ridurre l’inquinamento atmosferico. Il terzo<br />
pilastro si concentra sulle economie circolari<br />
urbane, particolarmente rilevante per il<br />
nostro Paese, considerando che le nostre<br />
città sono delle fonti di materie prime e risorse<br />
che possono essere riciclate. Questo<br />
pilastro promuove la creazione di filiere che<br />
partono dalle materie prime urbane e si sviluppano<br />
in prodotti o processi di riciclo.<br />
Un’altra osservazione importante sul Driving<br />
Urban Transition Partnership è che, da<br />
un lato, si focalizza sulle tecnologie e, dall’altro,<br />
promuove l’innovazione sociale e dei<br />
modelli organizzativi. Questo lo rende uno<br />
strumento adeguato per la realtà italiana.<br />
Dobbiamo quindi impegnarci nella ricerca di<br />
soluzioni che ci permettano di raggiungere<br />
rapidamente i nostri obiettivi con gli strumenti<br />
a nostra disposizione, e credo che il<br />
Driving Urban Transition Partnership possa<br />
fornirci tali strumenti per concentrarci sulle<br />
persone e sui modelli organizzativi.<br />
Un’ultima osservazione preliminare riguarda<br />
le città in cui si riscontra un ritardo infrastrutturale.<br />
In questi contesti urbani, se<br />
consideriamo la transizione come un percorso<br />
che richiede la partecipazione delle<br />
persone, spesso si manifesta un contenuto<br />
di valori e di interazione sociale che forse<br />
può portare più rapidamente al conseguimento<br />
degli obiettivi.<br />
In questo contesto, è importante domandarsi<br />
quali siano le motivazioni che spingono<br />
il cittadino comune a partecipare alle<br />
comunità energetiche. Queste motivazioni<br />
potrebbero essere di natura economica, legate<br />
all’ambiente o di altro tipo. È essenziale<br />
comprendere se, dal punto di vista culturale<br />
e sociale, le nostre città siano pronte<br />
e dotate delle infrastrutture necessarie per<br />
affrontare queste sfide che richiedono la<br />
collaborazione di tutti per raggiungere un<br />
obiettivo comune.<br />
E.M.: In che modo la Missione<br />
delle 100 città, con il ruolo<br />
svolto da Carlo Alberto Nucci<br />
nella rappresentanza nazionale,<br />
contribuisce a affrontare la<br />
sfida delle aggregazioni urbane<br />
e dei cambiamenti richiesti, e<br />
quali sono gli aspetti culturali<br />
e pratici coinvolti in questo<br />
processo?<br />
E.R.S.: È certamente incoraggiante sentire<br />
che gli attori istituzionali stanno già da tempo<br />
riflettendo sulla prospettiva futura, sulla<br />
visione e anche sui modelli organizzativi necessari<br />
per rendere praticabili i cambiamenti<br />
richiesti con sempre maggiore urgenza.<br />
Credo che nel contesto delle aggregazioni,<br />
la Missione delle 100 città svolga un ruolo<br />
di grande rilevanza. La presenza di Carlo Alberto<br />
Nucci nella rappresentanza nazionale<br />
è significativa, poiché aggregare non solo<br />
le città, ma anche tutti gli attori che gravitano<br />
attorno alle città e che rendono possibili<br />
i cambiamenti rappresenta una sfida<br />
complessa, ma necessaria. Ritengo che la<br />
sfida sia principalmente di natura culturale,<br />
coinvolgendo individui, decisori politici e chi<br />
opera nelle amministrazioni a tutti i livelli. È<br />
fondamentale che tutti si impegnino nella<br />
stessa direzione. Tuttavia, tradurre fisicamente<br />
tali aggregazioni in risultati concreti<br />
rappresenta un compito estremamente<br />
complesso.<br />
92<br />
93
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
FRANCESCO LUCA BASILE,<br />
Rappresentante nazionale Cluster 5 Horizon Europe<br />
E.M.: Quali sono i temi principali<br />
trattati nel Cluster 5 in cui tu ti<br />
trovi a fornire i tuoi personali<br />
contributi?<br />
F.L.B.: Operiamo all’interno di un Cluster<br />
che si concentra su questioni relative al clima,<br />
all’energia e alla mobilità, temi di fondamentale<br />
importanza. La città è il contesto in<br />
cui questi tre aspetti si integrano, spesso entrano<br />
in conflitto e talvolta possono trovare<br />
soluzioni comuni. È indubbio che molte cose<br />
siano cambiate in questo ambito, e pertanto<br />
incontri come quello odierno sono essenziali<br />
per mettere in evidenza le potenziali sinergie<br />
tra di essi. Fin dall’inizio, abbiamo adottato<br />
un approccio orizzontale, poiché in un Cluster<br />
di questo tipo è essenziale che gli esperti<br />
coinvolti operino in modo coordinato.<br />
E.M.: Qual è il ruolo dello schema<br />
della multilevel governance<br />
illustrato e come si prevede di<br />
utilizzarlo?<br />
F.L.B.: Lo schema precedentemente illustrato<br />
da Paola Clerici Maestosi è ciò che<br />
dovremmo cercare di utilizzare, non solo<br />
come strumento per il reperimento di fondi,<br />
ma anche come mezzo per convergere verso<br />
un obiettivo comune al fine di evitare che le<br />
città si disperdano in diverse direzioni. È importante<br />
sottolineare che l’Italia sta facendo<br />
un ottimo lavoro in questo senso, almeno<br />
questa è la mia percezione, sebbene sia focalizzato<br />
su un numero limitato di soggetti,<br />
il che contribuisce alla sua coerenza e coordinamento.<br />
Abbiamo anche relazioni con altre iniziative<br />
che trovano integrazione all’interno del Cluster<br />
e delle partnership. Ad esempio, con<br />
Mission Innovation operante con fondi nazionali<br />
dedicati allo sviluppo di progetti pilota<br />
e dimostrativi. Noi ci stiamo occupando<br />
attivamente del coordinamento preciso con<br />
il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza<br />
Energetica al fine di integrare le diverse attività.<br />
Inoltre, stiamo attualmente esplorando<br />
l’ipotesi di utilizzare le partnership per promuovere<br />
attività transnazionali tra città.<br />
E.M.: Come il testo descrive il<br />
coinvolgimento dell’Italia in<br />
relazione alla Mission Innovation<br />
e alla Green Power Mission?<br />
F.L.B.: L’Italia guida la Mission Innovation,<br />
conosciuta come Green Power Mission, che<br />
riguarda l’intero settore delle energie rinnovabili.<br />
Inoltre, è leader, insieme a Cina e Inghilterra,<br />
nella Clean Energy Transition, con<br />
particolare attenzione all’integrazione dei sistemi<br />
energetici e alla produzione di energie<br />
rinnovabili.<br />
Grazie alla connessione tematica che ci<br />
consente di operare in sinergia e rimanere<br />
coerenti, stiamo svolgendo un lavoro di forte<br />
coordinamento e protagonismo a livello<br />
europeo, soprattutto per quanto riguarda<br />
l’indirizzamento dei bandi. Contrariamente<br />
a quanto fatto finora, stiamo lavorando affinché<br />
l’Italia possa gestire tutti questi strumenti<br />
e influenzarli in qualche modo.<br />
E.M.: È dunque vero che<br />
occorre sempre più lavorare<br />
con le imprese e con le utility in<br />
modo concertato? È questo un<br />
obiettivo che vi siete dati per i<br />
prossimi anni?<br />
F.L.B.: Sì, intanto vi è un notevole cambiamento<br />
di prospettiva riguardo alle città.<br />
Spesso, nei progetti europei riguardanti le<br />
città, queste venivano considerate solo come<br />
stakeholder che partecipavano in modo limitato,<br />
accompagnando il progetto. Ora, con la<br />
Mission, le attività della Driving Urban Transition<br />
e gli altri strumenti, le città assumono<br />
un ruolo più attivo nell’attuazione, in quanto<br />
l’innovazione, secondo il concetto della mission<br />
che è nata all’interno di Horizon Europe,<br />
un programma di ricerca e innovazione,<br />
deve diffondersi in tutto il territorio cittadino<br />
e comunale. È evidente che il comune deve<br />
collaborare con gli attori del territorio, non<br />
solo i cittadini in termini di governance, ma<br />
anche gli enti come le utilities che possono<br />
effettivamente supportare la trasformazione<br />
e l’attuazione delle attività. La leadership<br />
dovrebbe rimanere in mano ai comuni, che<br />
devono, tuttavia, avere una visione futura e<br />
attuarla con piani efficaci. Inoltre, per quanto<br />
riguarda il tema del gemellaggio menzionato<br />
in precedenza, la Commissione ha lavorato<br />
su un’idea di “twinning” esteso: Milano-Bergamo,<br />
Firenze-Prato, Bologna-Parma hanno<br />
elementi di connessione, e potremmo<br />
lavorare su un piano di intensificazione per<br />
coprire gli spazi territoriali e comprendere<br />
come trasferire competenze coinvolgendo<br />
soggetti che non sono geograficamente<br />
rappresentati tra queste nove città. Questo<br />
perché spesso ci sono differenze strutturali<br />
anche nei consumi energetici. Ad esempio,<br />
se guardiamo ai consumi energetici delle<br />
città del Sud Italia, spesso vediamo che la<br />
componente elettrica è già preponderante<br />
rispetto al gas. Pertanto, servono modelli<br />
di transizione diversi, ed è utile riflettere<br />
su questi aspetti se vogliamo davvero raggiungere<br />
la neutralità climatica. Dobbiamo<br />
considerare l’attivazione di progetti pilota<br />
che possano funzionare in contesti diversi e<br />
svilupparli coinvolgendo le città che possono<br />
fare riferimento a tali progetti pilota.<br />
94<br />
95
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
ILARIA SALZANO,<br />
Agenzia per la Coesione Territoriale<br />
E.M.: Quali sono le sfide e le<br />
difficoltà che i piccoli comuni<br />
e quelli di dimensione più<br />
estesa stanno affrontando nella<br />
programmazione 14-20 e nella<br />
nuova programmazione PON<br />
Metro Plus?<br />
I.S.: Ritengo opportuno concentrarmi sugli<br />
strumenti, dato che nei contributi precedenti<br />
sono emerse tutte le difficoltà che oggi si<br />
presentano, non solo per i piccoli comuni,<br />
ma anche per quelli di dimensioni più ampie,<br />
come abbiamo visto con il PON Metro. Queste<br />
sfide riguardano sia la fase di chiusura<br />
della programmazione 14-20, sia la nuova<br />
programmazione, ovvero il PON Metro Plus,<br />
che è in fase di attivazione.<br />
Quest’ultimo coinvolge anche le città di medie<br />
dimensioni, oltre alle 14 città metropolitane,<br />
ma solo per quanto riguarda il fondo<br />
sociale e la cultura. Pertanto, si aggiungono<br />
ulteriori questioni su come attuare i processi<br />
di cambiamento e i progetti.<br />
E.M.: Qual è il focus principale<br />
della prima fase della<br />
programmazione 21-27 e in che<br />
modo le città stanno cercando<br />
di comprendere la transizione<br />
ecologica a livello locale?<br />
I.S.: Nella prima fase, l’attenzione principale<br />
è focalizzata sulla componente ecologica del<br />
PON Metro, che si occupa anche di agenda<br />
digitale e sociale. L’obiettivo è comprendere,<br />
insieme alle città, cosa comporti concretamente<br />
il concetto di transizione ecologica e<br />
quali cambiamenti comporti a livello locale<br />
per i territori.<br />
Abbiamo tentato di farlo nella prima fase<br />
della programmazione 14-20, cui sono state<br />
aggiunte ulteriori risorse del React-EU<br />
a seguito della pandemia. Queste risorse<br />
sono state centralizzate su pochi programmi<br />
nazionali per evitare riprogrammazioni<br />
e frammentazioni che avrebbero rallentato<br />
ulteriormente il processo. Il React-EU è<br />
stato utile per affrontare le tematiche e gli<br />
obiettivi di politica che sono stati successivamente<br />
ripresi nella programmazione attuale<br />
21-27. Inoltre, ha contribuito a comprendere<br />
le difficoltà che le città incontrano<br />
nel riprogrammare e inserire nuovi progetti,<br />
spesso a causa della mancanza di strumenti<br />
adeguati.<br />
E.M.: Qual è il ruolo dell’ENEA<br />
e di Palermo come città pilota<br />
nel tentativo di creare un<br />
collegamento tra le città e le<br />
risorse del React-EU?<br />
I.S.: Stiamo cercando, in collaborazione<br />
con l’ENEA (che sarà presto a Palermo<br />
come città pilota), di creare un collegamento<br />
in questo senso, cercando di sfruttare le<br />
risorse aggiuntive del React-EU e i fondi del<br />
POC Metro. Questi fondi ci hanno aiutato a<br />
inserire nuove tematiche, tra cui la mobilità<br />
sostenibile e l’efficienza energetica, già presenti<br />
nella prima fase della programmazione<br />
14-20. Si è aggiunta anche l’energia da fonti<br />
rinnovabili, che non è necessariamente legata<br />
all’efficientamento degli edifici come nella<br />
prima fase del PON Metro.<br />
Il React-EU è stato quindi utile per ottenere<br />
finanziamenti aggiuntivi su temi come le<br />
fonti rinnovabili, la qualità dell’ambiente e<br />
l’adattamento ai cambiamenti climatici, che<br />
sono presenti nella nuova programmazione.<br />
Stiamo ancora in fase di concertazione con<br />
la Commissione, ma a breve il programma<br />
che verrà approvato amplificherà le aree<br />
d’intervento, includendo l’economia circolare,<br />
le infrastrutture verdi e la mitigazione e<br />
l’adattamento climatico.<br />
E.M.: Quali sono le nuove<br />
tematiche e gli ambiti di<br />
intervento aggiunti alla<br />
programmazione 21-27 grazie ai<br />
fondi del PON Metro?<br />
I.S.: Alcune delle nove città coinvolte nel<br />
progetto “Mission 100 Climate Neutral Cities”,<br />
menzionate in precedenza, fanno parte<br />
delle città metropolitane. Quindi, parallelamente<br />
alla programmazione per il PON Metro<br />
21-27, partecipano anche a progetti previsti<br />
per le città metropolitane.<br />
Tutto ciò sottolinea l’importanza per le città<br />
di sviluppare parallelamente le programmazioni,<br />
il che consente loro di avanzare<br />
con una serie di progetti la cui attuazione<br />
in precedenza poteva essere subordinata<br />
all’uscita di un bando. Il PON Metro, come<br />
organismo intermedio, affianca le città nella<br />
gestione della programmazione con la selezione<br />
degli interventi da realizzare all’interno<br />
del programma. Ciò favorisce una<br />
maggiore integrazione con il territorio, poiché<br />
la maggior parte degli interventi della<br />
programmazione 14-20 è stata realizzata<br />
attraverso la co-progettazione, in collaborazione<br />
con le comunità locali. Questo approccio<br />
ha permesso il completamento di<br />
gran parte di questi interventi già nel 2022,<br />
in anticipo rispetto alla chiusura naturale<br />
del programma.<br />
E.M.: Vuoi darci un segnale di<br />
futuro?<br />
I.S.: È un momento particolare e significativo<br />
che mette in evidenza la fragilità dei<br />
territori. Ritornando a quanto discusso in<br />
precedenza in relazione alla Sardegna, vorrei<br />
concludere la mia presentazione con un<br />
riferimento al programma del Just Transition<br />
Fund, che rientra sempre sotto la competenza<br />
della nostra Agenzia e che sto seguendo<br />
insieme alla collega Francesca De<br />
Lucia.<br />
In questo contesto, i due territori selezionati<br />
per l’Italia, Taranto e il Sulcis Iglesiente,<br />
rappresentano perfettamente come sia<br />
possibile condurre esperimenti sul campo,<br />
con particolare enfasi sul nostro focus: le<br />
comunità energetiche.<br />
Queste comunità costituiscono le aree specifiche<br />
di intervento all’interno del Just Transition<br />
Fund. Abbiamo quindi avviato in parallelo<br />
l’integrazione di entrambi i programmi<br />
attraverso tavoli di lavoro già attivati in precedenza<br />
in collaborazione con i territori, sia<br />
con i programmi PON Metro 14-20 e 21-27,<br />
sia con il Just Transition Fund.<br />
È significativo notare che all’interno del Just<br />
96<br />
97
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Transition Fund siano state scelte le autorità<br />
di gestione regionali (quindi Sardegna<br />
e Puglia) come organismi intermedi, poiché<br />
sono in grado di cooperare con i territori e di<br />
collaborare con gli stakeholder locali.<br />
Abbiamo già tenuto riunioni di partenariato<br />
GIOVANNI VETRITTO,<br />
Dirigente Generale Presidenza del Consiglio dei Ministri<br />
E.M.: Quali tematiche, emerse<br />
nel corso della giornata, ti sono<br />
sembrate interessanti e perché?<br />
G.V.: Ho seguito gli sviluppi del pomeriggio<br />
e ho trovato alcune tematiche estremamente<br />
interessanti. Dalle relazioni emerse,<br />
è evidente che attualmente disponiamo di<br />
maggiori risorse finanziarie rispetto agli<br />
strumenti, che siano strumenti di governance,<br />
virtuali o operativi.<br />
Nell’attuale contesto, le nozioni di efficienza<br />
su larga scala sono cambiate radicalmente<br />
e richiedono un approccio diverso nella formulazione<br />
delle politiche. In Italia, ci sono<br />
alcune regioni che hanno lo stesso numero<br />
di abitanti di un quartiere di Roma, ma costituiscono<br />
il livello amministrativo di riferimento<br />
per determinati tipi di progettazione<br />
strategica di grande importanza. Tuttavia,<br />
sorge la domanda se l’attuale architettura<br />
istituzionale sia ancora adeguata.<br />
Quanti sindaci saranno coinvolti nell’ampia<br />
area illuminata corrispondente alla Pianura<br />
Padana? Non voglio fare previsioni, ma<br />
basti pensare che solo in Piemonte ci sono<br />
in loco e ci siamo sforzati di comprendere le<br />
esigenze dei territori. Sia con il PON Metro<br />
che con il Just Transition Fund, siamo aperti<br />
a eventuali interazioni e integrazioni con diversi<br />
gruppi di lavoro, anche in collaborazione<br />
con ENEA.<br />
1200 comuni.<br />
A questo punto, è necessario aggregare<br />
questo patrimonio istituzionale a livelli di<br />
efficienza più adeguati. Tuttavia, poiché l’attuale<br />
struttura non è sufficientemente efficiente<br />
per affrontare le sfide della transizione<br />
ecologica e digitale, ci rivolgiamo alle<br />
piattaforme su cui l’ENEA sta lavorando da<br />
molto tempo.<br />
E.M.: Aree metropolitane e<br />
legge Delrio: che problemi di<br />
attuazione ci sono stati?<br />
G.V.: Penso ad esempio al problema delle<br />
aree metropolitane, che in realtà non hanno<br />
avuto un avvio effettivo in nessuna delle<br />
città individuate dalla legge Delrio. Ricordo<br />
come tale legge intendesse creare una sorta<br />
di continuum con la provincia, mentre<br />
molte delle nostre città metropolitane non<br />
hanno nulla a che fare con i territori provinciali.<br />
Ad esempio, più della metà del territorio<br />
metropolitano di Bari si trova nella provincia<br />
di Barletta-Andria-Trani, quasi metà<br />
dell’area metropolitana di Firenze si estende<br />
nelle province di Prato e Pistoia. Solo una<br />
quarantina dei 315 comuni della Provincia<br />
di Torino hanno un carattere metropolitano.<br />
Quindi, c’è una grande discrepanza tra il<br />
concetto di base della legge Delrio e la realtà<br />
metropolitana, e ciò non fornisce gli strumenti<br />
istituzionali e di governance necessari<br />
per sviluppare le politiche di cui abbiamo<br />
sentito parlare.<br />
Non lo dico perché voglio fare previsioni<br />
apocalittiche, ma il mio impegno presso il<br />
Dipartimento degli Affari Regionali si è concentrato<br />
sul cercare di promuovere l’adozione<br />
di modelli organizzativi e di governance<br />
già consentiti dal testo unico degli enti locali<br />
e dalla legge Delrio, ma che faticano ad<br />
essere adottati in modo diffuso dagli attori<br />
del territorio, nonostante le numerose sfide<br />
che devono affrontare.<br />
E.M.: In che termini raggiungere<br />
città neutre dal punto di vista<br />
climatico è importante?<br />
G.V.: Raggiungere città neutre dal punto di<br />
vista climatico è un obiettivo importante, ma<br />
prendiamo ad esempio Milano e la vicina Sesto<br />
San Giovanni. È solo il Comune di Milano<br />
che può raggiungere l’obiettivo di carbon neutrality,<br />
oppure, come credo, Milano non ci riuscirà<br />
mai se anche Sesto San Giovanni - dove<br />
esiste un altro sindaco e un diverso livello di<br />
programmazione - non raggiungerà la carbon<br />
neutrality? Pertanto, è necessario attivare<br />
un’autorità metropolitana e creare alleanze<br />
stabili tra i sindaci per pianificare congiuntamente<br />
le azioni necessarie. Per sfruttare tutte<br />
le opportunità, è necessario attivare strumenti<br />
di cooperazione tra le istituzioni.<br />
E.M.: Come?<br />
G.V.: Occorre attivare un’autorità metropolitana<br />
creando alleanze stabili tra sindaci<br />
che avviino insieme tutte le pianificazioni<br />
necessarie.<br />
Per sfruttare tutta una serie di occasioni<br />
abbiamo bisogno di attivare gli strumenti<br />
della cooperazione interistituzionale; probabilmente<br />
per alcune sfide, porto di nuovo<br />
come esempio l’area della pianura padana<br />
con la sua densità di urbanizzazione,<br />
nemmeno la regione possiede più un livello<br />
adeguato di pianificazione ma servirebbero<br />
programmazioni probabilmente negoziate<br />
tra le regioni con un carattere sovraregionale.<br />
Collaboro da anni con Paola Clerici Maestosi<br />
e con Nicoletta Gozo e l’attività di sviluppo<br />
a livello europeo di tutte le piattaforme - a<br />
partire dalla esperienza di Lumiere per l’abbattimento<br />
dei costi per l’illuminazione fino<br />
al PELL per il calcolo energetico di diverse<br />
tipologie di edifici pubblici - il loro rappresenta<br />
un lavoro prezioso in ENEA che può<br />
essere importante fonte di informazione<br />
ma soltanto se si riuscirà attraverso una<br />
forte spinta centrale ad adeguare i livelli di<br />
governance per portare gli attori a un livello<br />
scalare adeguato per poter sfruttare le informazioni<br />
utili a pianificare il cambiamento,<br />
quindi assicurare le transizioni.<br />
E.M.: La creazione di alleanze<br />
stabili è un processo in corso<br />
oppure non ancora avviato?<br />
G.V.: Si tratta di un processo attualmente<br />
in corso, soprattutto nelle aree montane<br />
e rurali, che ci ha portato a monitorare circa<br />
98<br />
99
4<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
un centinaio di casi di aggregazione. Questo<br />
progetto rientra nei finanziamenti di un programma<br />
europeo nell’ambito del Piano Nazionale<br />
Operativo sulla Governance.<br />
Abbiamo sostenuto circa cento programmi<br />
di aggregazione tra i comuni italiani, con circa<br />
cinquanta di essi che hanno raggiunto un<br />
significativo grado di aggregazione. Tuttavia,<br />
ritengo che le scelte del Governo per il programma<br />
14-20 abbiano dato un eccessivo<br />
peso all’autogoverno dell’Associazione Nazionale<br />
Comuni Italiani (ANCI) e delle associazioni<br />
dei comuni rispetto alle reti urbane<br />
intermedie delle grandi città metropolitane.<br />
L’intenzione del programma 21-27 è di riaffermare<br />
il ruolo centrale del Centro Operativo,<br />
ovvero del mio Dipartimento per la Programmazione<br />
Europea, nel Piano di Capacità<br />
per la Coesione. Questo per poter continuare<br />
a promuovere le operazioni di aggregazione.<br />
È evidente che un governo come quello attuale,<br />
con una prospettiva quinquennale, un<br />
ministro di grande visibilità nazionale e una<br />
forte volontà di affrontare anche aspetti tecnici<br />
dei problemi, può fare la differenza nei<br />
risultati ottenibili.<br />
Non partiamo da zero, poiché abbiamo esperienza<br />
nel contesto delle aree marginali e<br />
contiamo di ritornare a svolgere un ruolo significativo<br />
anche in ambito urbano. Questo<br />
obiettivo è coerente con le deleghe del ministro<br />
e con l’ampia gamma di competenze<br />
della direzione generale che ho l’onore di dirigere.<br />
100<br />
101
5<br />
5<br />
DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA<br />
DIALOGO A PIÙ VOCI<br />
SULLE CER<br />
Paola Clerici Maestosi: Rispetto a quello<br />
che ha appena affermato Matteo Caldera ciò<br />
che mi sembrerebbe interessante capire è<br />
se si possa sfruttare il percorso offerto dalla<br />
Partnership DUT per comprendere come<br />
le comunità energetiche possano supportare<br />
il processo di transizione nell’ambito<br />
dei Positive Energy District sfruttando in<br />
qualche modo una progettazione a livello<br />
più ampio, quindi regionale, delle comunità<br />
energetiche e mettendo a sistema dei<br />
player industriali. Non fermarsi dunque al<br />
tema della fattibilità tecnica ed economica<br />
che mi sembra possa essere coperta da<br />
questi finanziamenti ma capire come questa<br />
progettazione possa diventare un modello<br />
di business.<br />
La partnership DUT ad esempio riesce ad<br />
appagare questo tipo di approccio di studio.<br />
È chiaro che non è un progetto ENEA ma<br />
stiamo lanciando delle ipotesi e l’addendum<br />
potrebbe essere quello di capire che tipo di<br />
investimenti devono essere fatti, magari in<br />
quota parte finanziabile dal Mise, sull’asse<br />
proprio delle implementazioni.<br />
Cosa ne pensi di questo tipo di opportunità?<br />
Matteo Caldera: La ritengo una grande<br />
opportunità, a mio avviso per nulla nota al<br />
grande pubblico. Non si parla spesso all’interno<br />
di webinar di opportunità come questa.<br />
Un’opportunità da divulgare maggiormente<br />
in occasione di convegni dedicati al<br />
tema perché potrebbe essere davvero interessante<br />
arrivare alla definizione di modelli<br />
di business (saranno più di uno). Modelli<br />
che dipendono principalmente dagli attori<br />
coinvolti, uno degli aspetti più importanti e<br />
al momento più critici delle CER riguarda il<br />
fatto di come far interagire all’interno di un<br />
soggetto giuridico - perché la CER è un soggetto<br />
di diritto autonomo con natura giuridica<br />
- enti locali con aziende private.<br />
Questo dal punto di vista della forma giuridica;<br />
un altro aspetto riguarda il fatto di come<br />
le CER potrebbero potenziare notevolmente<br />
lo strumento del partenariato pubblico privato<br />
che non è una forma giuridica ma e una<br />
forma contrattuale. Quindi sicuramente se<br />
le Partnership DUT possono andare nell’ottica<br />
di promuovere e finanziare esperienze<br />
del genere, soprattutto in questa fase che<br />
è una fase ancora di progetti pilota e quindi<br />
di definizione di Best Practice, ben vengano.<br />
Paola Clerici Maestosi: Potrebbe quindi<br />
essere un lancio che viene fatto verso gli<br />
stakeholder del sistema che devono andare<br />
a verificare questi modelli di business. In<br />
realtà ENEA non ha un ruolo specifico nel<br />
costruire un progetto di questo tipo. È interesse<br />
dello stakeholder di sistema andare a<br />
proporre uno studio di questo tipo considerando<br />
magari anche le varie differenze che<br />
esistono a livello territoriale.<br />
Matteo Caldera: Potremmo esercitare<br />
un ruolo di supporto all’interno dei nostri<br />
compiti istituzionali tenendo conto poi delle<br />
forze in campo, perché di progetti di CER ce<br />
ne sono veramente ormai tanti e le agenzie<br />
stampa quotidianamente ne pubblicano di<br />
nuovi.<br />
Volendo quindi giocare un ruolo davvero<br />
importante nello sviluppo di progetti CER,<br />
questi ultimi dovrebbero essere da un lato<br />
pubblicizzati e resi noti agli stakeholder,<br />
dall’altro reso semplice da implementare<br />
in quanto le CER sono configurazioni multidisciplinari<br />
intrinsecamente complesse e<br />
quindi la semplificazione, la semplicità anche<br />
nell’accesso ai finanziamenti è fondamentale.<br />
Paola Clerici Maestosi: Ci può essere uno<br />
stakeholder importante a livello nazionale<br />
che è anche un grande player a livello internazionale?<br />
Matteo Caldera: Gli stakeholder possono<br />
essere tanti ma l’ente di riferimento per le<br />
comunità energetiche già esiste ed è il GSE<br />
che per legge gestisce il meccanismo, qualifica<br />
i soggetti, possiede i dati delle CER nascenti<br />
e poi eroga gli incentivi.<br />
Come ENEA, nell’ambito delle nostre attività<br />
di ricerca con gli strumenti che abbiamo<br />
messo in campo e che stiamo continuando<br />
perfezionare, possiamo giocare un ruolo di<br />
promozione e di sensibilizzazione a supporto<br />
delle decisioni in particolare per gli enti<br />
pubblici ma anche poi per gli stakeholder<br />
privati.<br />
Emanuele Martinelli: Rispetto agli strumenti<br />
di cui si è parlato stamattina mi chiedevo<br />
se gli stessi fossero o meno in grado<br />
di incidere a livello di sensibilizzazione sulla<br />
parte finanziaria, cioè sulla capacità di far<br />
comprendere ai cittadini il valore economico<br />
di una determinata scelta oppure se si tratta<br />
di strumenti in grado solo di sensibilizzare<br />
e rendere consapevoli rispetto ai propri<br />
comportamenti/consumi.<br />
Matteo Caldera: Tutti gli strumenti di cui<br />
abbiamo discusso oggi indicano se pur a<br />
livello diverso degli economics, dunque<br />
con quelli che potrebbero essere i vantaggi<br />
energetici ma anche economici. Di Recon<br />
l’ho già dettagliatamente parlato, ma anche<br />
DHomus e Smart Sim.<br />
Paola Clerici Maestosi: Diciamo che lo<br />
strumento più adatto in tal senso è Smart<br />
Sim in quanto permette - con il processo<br />
descritto questa mattina, che va dal questionario<br />
alla simulazione - di simulare appunto<br />
scenari migliorativi e di questi scenari<br />
102<br />
103
5<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
migliorativi che sono indirizzati al singolo<br />
utente né valuta sia i costi sia i risparmi in<br />
termini proprio di tempi di ritorno dell’investimento<br />
con la possibilità di scegliere tra i<br />
diversi interventi.<br />
Sempre dal punto di vista economico, in<br />
Smart Sim viene fatto un confronto tra il<br />
costo del vettore energetico - sia luce che<br />
gas - con i contratti di fornitura più convenienti,<br />
facendo riferimento naturalmente ai<br />
dati Arera. Si tratta quindi di una un’informazione<br />
a tutto tondo per l’utente singolo.<br />
Recon invece si rivolge alla comunità nel<br />
suo complesso?<br />
Paolo Zangheri: Vorrei restituire brevemente<br />
l’esperienza del tavolo di lavoro inerente<br />
al bando CER Sisma. È stato annunciato<br />
ad agosto ed è uscito ufficialmente a<br />
ottobre. È il primo bando che finanzia enti<br />
pubblici, le CER di enti pubblici, per le aree<br />
del cratere dei sisma 2009-2016 (2009 L’Aquila<br />
e 2016 Amatrice e Norcia). Un bando<br />
piuttosto complesso in quanto è stato portato<br />
a termine (è scaduto il 21 novembre<br />
2022) in mancanza dei decreti attuativi. È<br />
stato coraggioso lanciare un bando di questo<br />
tipo in mancanza di alcune regole, se<br />
pur chiaramente con il decreto transitorio<br />
vigente.<br />
Sono arrivate molte domande - quasi un<br />
centinaio - e stiamo parlando di finanziamento<br />
a fondo perduto, il meccanismo<br />
principe richiesto dagli enti locali che difficilmente<br />
possono pensare di finanziare interventi<br />
così importanti, soprattutto pensando<br />
di dare un risvolto sociale al proprio<br />
contesto. L’idea è proprio quella di finanziare<br />
direttamente a fondo perduto gli enti per<br />
permettere poi di avere un ritorno, anche in<br />
termini di impatto sociale, sulla cittadinanza,<br />
che rappresenta uno dei grandi obiettivi<br />
che si vogliono perseguire con le CER.<br />
Una buona parte delle domande pervenute<br />
sono risultate ammissibili quindi passeranno<br />
al secondo step, quello della valutazione.<br />
Fase in cui probabilmente come ENEA saremo<br />
nuovamente coinvolti.<br />
Durante tutto il percorso del bando abbiamo<br />
ricevuto numerose domande di chiarimento<br />
in quanto serviva chiarire certi aspetti, ad<br />
esempio quelli riguardanti le logiche sulla<br />
partnership pubblico-privato, aspetto<br />
molto interessante se pur non sempre così<br />
semplice da dipanare.<br />
Un altro grosso tema che si è posto nell’ultimo<br />
periodo riguarda gli aiuti di Stato. C’è<br />
una normativa europea che li disciplina ma<br />
che è in via di revisione e il divenire di questa<br />
revisione si è portato al tavolo di lavoro<br />
dove è stato ampiamente discusso fino ad<br />
arrivare ad affrontare questioni tecnologiche;<br />
solo per limitarsi a un esempio, ragionando<br />
sulla sensatezza della scelta di alcuni<br />
impianti rispetto ad altri.<br />
Tutta la documentazione (bando e allegati)<br />
è pubblica, quindi facile da reperire<br />
sulla rete, inoltre vi sono numerosi siti (ad<br />
esempio quello di Legambiente) che hanno<br />
contribuito alla disseminazione.<br />
Le proposte contenute negli allegati possono<br />
anche essere prese d’esempio per future<br />
iniziative di questo tipo, sia nazionali che regionali.<br />
Sono riportati i numerosi chiarimenti<br />
che abbiamo cercato di proporre su tutti<br />
questi temi e anch’essi possono rappresentare<br />
un utile punto di riferimento per future<br />
iniziative analoghe.<br />
Emanuele Martinelli: Gianluca, hai qualcosa<br />
da aggiungere a questa discussione,<br />
qualche commento?<br />
Gianluca D’Agosta: Ho un commento da<br />
fare legato al comportamento di alcune<br />
istituzioni, nel senso che tutto quello di cui<br />
stiamo parlando in merito alle comunità<br />
energetiche parte da un pacchetto della<br />
Comunità Europea che parla di CER per i<br />
cittadini.<br />
Se mi guardo intorno invece sento solo dibattere<br />
di supporti ai comuni, alle aziende<br />
oppure dedicati ai finanziamenti per la realizzazione<br />
di CER ma nulla che possa allo scopo<br />
essere di aiuto ai cittadini.<br />
È una discussione che stavo facendo qualche<br />
giorno fa al tavolo tecnico della Regione<br />
Emilia-Romagna. Hanno deciso di finanziare<br />
una fase di studio per la creazione appunto<br />
di comunità energetiche, il loro target sono<br />
i comuni o le aziende, cioè qualcuno che ha<br />
già le competenze per avviare iniziative legate<br />
alla realizzazione di CER a determinati<br />
livelli.<br />
Un cittadino invece spesso non conosce<br />
nemmeno il significato di ente giuridico e<br />
non è in grado di capire quale business plan<br />
occorra preparare e magari si rivolge a una<br />
banca per il finanziamento che gli chiede<br />
entro quanto tempo potrà essere in grado<br />
di restituirlo. Di fatto la legge non sta più<br />
finanziando le comunità energetiche per i<br />
cittadini ma sta finanziando altro.<br />
Forse in maniera un po’ polemica però io<br />
rimango aggrappato al mio concetto di comunità<br />
energetica che parte dal basso e il<br />
messaggio potrebbe essere quello di trovare<br />
si questi strumenti di finanziamento<br />
non dimenticandosi mai però del soggetto<br />
principale, il singolo cittadino desideroso di<br />
vivere in un contesto migliore.<br />
Emanuele Martinelli: Paolo Zangheri, tu<br />
avevi particolarmente insistito sul tema del<br />
cittadino che si candida a essere promotore<br />
di una CER in modo semplice e ritenendo<br />
che potesse essere proprio il comune a dover<br />
mettere a disposizione uno spazio dove poter<br />
impostare e semplificare il dialogo sul tema.<br />
Paolo Zangheri: Sì e magari di poter disporre<br />
di un portale che potesse permettere<br />
al singolo cittadino di candidarsi al progetto<br />
CER per far nascere qualcosa di positivo nel<br />
proprio territorio chiaramente contribuendo<br />
a creare una massa critica. Allo stesso tempo<br />
utile anche per i comuni per capire se c’è<br />
qualche cittadino interessato a partecipare<br />
con il comune stesso alla progettazione di<br />
una CER. In altre parole provare a mettere<br />
insieme pubblica amministrazione e cittadini<br />
ma anche i cittadini tra loro.<br />
A tal proposito, parlando con Nicoletta Gozo<br />
è nata l’idea (ancora tutta in divenire) di pensare<br />
al PELL come possibile infrastruttura<br />
utile a favorire questo dialogo.<br />
Emanuele Martinelli: Ultima domanda<br />
a Matteo Caldera. Anche se si tratta di un<br />
ambito un po’ marginale in questa sede mi<br />
chiedo per completezza se possa stare in<br />
piedi un business plan anche per le aree in-<br />
104<br />
105
5<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
dustriali oppure per strutture private quali<br />
hotel o strutture sanitarie?<br />
Matteo Caldera: Le aziende non hanno<br />
generalmente bisogno di grandi forme di<br />
finanziamento. Se parliamo di impianti a<br />
fonte rinnovabile l’esempio più classico è<br />
quello di un’azienda che normalmente dispone<br />
di grandi superfici non utilizzate e<br />
tipicamente è interessata a installare il<br />
fotovoltaico per autoconsumo riducendo<br />
la propria bolletta e con la reimmissione<br />
in rete di quello che eccede la produzione,<br />
che se inserito in comunità energetica serve<br />
a produrre energia condivisa e maturare<br />
l’incentivo. L’incentivo può essere usato a<br />
livello aziendale, ad esempio per generare<br />
dei benefit a favore dei dipendenti in quanto<br />
l’azienda già con l’energia autoconsumata<br />
riesce a rientrare con una certa facilità<br />
dall’investimento, soprattutto con i prezzi<br />
attuali dell’energia o con i prezzi indicati<br />
dalla Commissione Europea con un price<br />
cap a €180 al Megawatt (fino a due anni fa<br />
parlavamo di prezzi minimi garantiti per il<br />
ritiro dedicato di €42 al Megawatt ora). È<br />
vero che sono aumentati anche i costi per<br />
l’installazione degli impianti ma se parliamo<br />
di impianti aziendali stiamo parlando di<br />
impianti connessi in media tensione quindi<br />
già di una certa dimensione.<br />
Gli incentivi e i bandi di finanziamento sono<br />
invece determinanti per gli enti pubblici<br />
perché i comuni non hanno le stesse capacità<br />
di spesa delle aziende, oltre a non generare<br />
nemmeno grandi consumi. Ospedali,<br />
RSA e piscine si pongono invece come consumatori<br />
all’interno delle CER. Gli ospedali,<br />
ad esempio, hanno consumi generalmente<br />
molto elevati con generatori che garantiscono<br />
la base della produzione di energia<br />
e prelevano la restante energia dalla rete;<br />
in un contesto di comunità energetiche<br />
potrebbero prelevare l’energia elettrica restante<br />
da impianti a fonte rinnovabile di comunità<br />
e contribuire sostanzialmente alla<br />
maturazione dell’incentivo che verrebbe<br />
poi ripartito sulla base delle regole indicate<br />
nel regolamento della CER.<br />
La finalità sociale nel caso di strutture<br />
ospedaliere e RSA è piuttosto evidente.<br />
Paola Clerici Maestosi: Una persona che<br />
ci sta seguendo da remoto, collegandosi al<br />
discorso che si stava facendo in precedenza<br />
sull’eventuale disponibilità di un cittadino a<br />
diventare soggetto della CER si chiede da<br />
chi quest’ultimo possa essere finanziato.<br />
Matteo Caldera: Va innanzi tutto precisato<br />
che per parlare di CER ci vogliono almeno<br />
due consumatori e un produttore. In realtà<br />
forme di finanziamento, detrazioni fiscali<br />
dedicate agli utenti domestici esistono. Detrazioni<br />
fiscali al 50% ma anche l’opportunità<br />
del super bonus (del 110% ora 90%) che<br />
purtroppo non è stata ben colta soprattutto<br />
a livello condominiale, anche se va detto<br />
che quest’ultimo finanziando totalmente<br />
l’investimento non permette ovviamente di<br />
accedere anche all’incentivo.<br />
Paola Clerici Maestosi: Un’altra domanda<br />
pervenuta. Le CER oltre a essere una risorsa<br />
economica di risparmio in quanto a lungo<br />
termine ha anche un vantaggio ambientale.<br />
A parte la CO2 risparmiata nell’immediato<br />
è stato montato lo smaltimento e la manutenzione<br />
di questi impianti.<br />
Matteo Caldera: Teniamo conto che il<br />
vantaggio ambientale è sostanzialmente<br />
legato alla riduzione delle emissioni di CO2<br />
collegato a un discorso di diffusione degli<br />
impianti a fonte rinnovabile in base a un<br />
obbligo assunto a livello europeo. Abbiamo<br />
obiettivi vincolanti al 2030 di diffusione delle<br />
fonti rinnovabili per i quali siamo decisamente<br />
indietro perché è vero che nei primi 9<br />
mesi del 2022 abbiamo superato l’1.7 Gw di<br />
produzione ma il target per raggiungere gli<br />
obiettivi al 2030 prevedeva 6/7Gw l’anno di<br />
nuove installazioni a fonte rinnovabile.<br />
Se pur il vantaggio sia principalmente legato<br />
alla riduzione delle emissioni di CO2 occorre<br />
tener conto che un impianto fotovoltaico<br />
(certificato per una vita di 20 anni) normalmente<br />
arriva a durarne 30. Il costo del loro<br />
smaltimento è una questione rilevante, ma<br />
va considerato che l’impianto per 30 anni<br />
produrrà energia green. Se facciamo poi un<br />
discorso di Life Cycle Assessment ciò che<br />
rileva è che l’energia che l’impianto fotovoltaico<br />
produce nel corso della sua vita è<br />
energia che non si dovrà produrre con impianti<br />
tradizionali a fonti fossili.<br />
Paolo Zangheri: Vorrei un’ulteriore considerazione<br />
dato che il tema ricorre spesso.<br />
Un pannello fotovoltaico è per larga parte<br />
del suo peso composto da alluminio e vetro,<br />
due componenti che siamo già in grado<br />
di riciclare; si sta lavorando, anche a livello<br />
di ricerca, sul riciclo di quel doppio buffer di<br />
silicio più plastica che caratterizza la cella<br />
fotovoltaica. In Germania sono riusciti a riciclare<br />
quel materiale producendo un altro<br />
pannello fotovoltaico riciclato che ha un<br />
efficienza migliore di quello del pannello di<br />
origine. La ricerca sta facendo dunque notevoli<br />
progressi anche da questo punto di<br />
vista e ci aspettiamo che a breve avremmo<br />
risultanze ancora migliori di quelle odierne.<br />
Paola Clerici Maestosi: Punti di vista interessanti<br />
e convincenti. Leggo la terza e<br />
ultima domanda. Perché nei convegni sulle<br />
CER non è mai presente il soggetto principale<br />
della comunità ossia il cittadino ovviamente<br />
intendo i rappresentanti cittadini le<br />
associazioni di consumatori eccetera. C’è un<br />
problema di rappresentatività?<br />
Matteo Caldera: Non mi pare. Sono numerosissimi<br />
i convegni sulle CER e ognuno ha un<br />
proprio target. Forse troppo spesso sono dedicati<br />
agli operatori del settore che sul tema<br />
sono ormai ampiamente preparati. Ma posso<br />
dire di aver partecipato a diversi momenti di<br />
confronto con i cittadini dedicati al tema CER,<br />
tutti molto partecipati da privati ed enti locali.<br />
Ci sono anche tante associazioni che si sono<br />
dimostrate attive sul tema, associazioni che<br />
rappresentano gli amministratori di condominio,<br />
i consumatori, Legambiente. Recentemente<br />
abbiamo siglato un accordo di<br />
collaborazione con Confcooperative per la<br />
promozione e lo sviluppo delle CER.<br />
Sabrina Romano: Con il Politecnico Torino<br />
abbiamo stretto un accordo di collaborazione<br />
sempre nell’ambito della ricerca di siste-<br />
106<br />
107
5<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
ma elettrico e il professor Capozzoli con i<br />
suoi collaboratori sono stati coinvolti attivamente<br />
nella elaborazione dei dati. Le analisi<br />
hanno portato proprio a individuare i profili<br />
di consumo per poi cercare di clasterizzarli.<br />
Davide Colaci: Faccio parte del gruppo di<br />
ricerca coordinato dal professor Alfonso<br />
Capozzoli e sono collega di Antonio Gallo<br />
che è qui anche in veste di esperto del nostro<br />
Gruppo di comunità energetiche.<br />
Abbiamo avuto la possibilità di collaborare<br />
con ENEA nel contesto del progetto di ricerca<br />
di sistema elettrico che si è concluso<br />
nel 2021 in cui abbiamo avuto la possibilità<br />
di andare a verificare, attraverso processi<br />
basati sui data Analytics, profili di carico tipologici<br />
afferenti appunto alla Smart Home<br />
e all’Energy Box di ENEA. Roma, Roma<br />
Centocelle e anche Pinerolo.<br />
Attraverso la piattaforma DHomus e attraverso<br />
questo processo siamo riusciti<br />
a identificare profili di carico tipologici<br />
attraverso processi afferenti alla Cluster<br />
Analysis e a definire un processo di caratterizzazione<br />
dell’utente in maniera automatizzata.<br />
Nonostante questo processo si sia concluso<br />
con il report, a mio modo di vedere<br />
il suo utilizzo potrebbe essere molto utile<br />
nello step di ricerca successivo che dovrà<br />
riguardare la gestione energetica (come è<br />
possibile condividere l’energia, come gestire<br />
le batterie e tutti i sistemi che nella<br />
stessa CER sono presenti).<br />
Step all’interno del quale l’identificazione e<br />
la caratterizzazione dei consumi degli utenti<br />
può diventare molto importante.<br />
Alfonso Capozzoli: Il contributo che in<br />
qualche modo noi cerchiamo di dare come<br />
gruppo di ricerca del Politecnico sulle CER<br />
riguarda soprattutto la gestione energetica.<br />
Una volta che tutti gli schemi burocratici e di<br />
strutturazione delle comunità energetiche<br />
diventeranno un po’ più agevoli e in qualche<br />
modo lewvedranno la luce, Il problema sarà<br />
quello di fare in modo che gli obiettivi di una<br />
comunità energetica, quelli ad esempio di<br />
massimizzare l’autoconsumo o cercare di<br />
fornire servizi alla rete, vengano nel tempo<br />
conseguiti. Ciò a mio avviso potrà avvenire<br />
con l’applicazione di controllori intelligenti<br />
tali da permettere una gestione coordinata<br />
e cooperativa (poi dipenderà in parte dagli<br />
schemi che si andranno a implementare) di<br />
fatto basati su processi di intelligenza artificiale.<br />
Noi stiamo operando in questo senso per<br />
ora a livello simulativo, ma mi auguro che<br />
presto si riescano a mettere in campo quei<br />
controllori capaci di poter tenere conto di<br />
più funzioni obiettivo contemporaneamente<br />
e di gestire le azioni di controllo sui singoli<br />
sistemi energetici anche rispetto agli incentivi<br />
abilitati. Dall’altro - e questo invece è già<br />
realtà - stiamo lavorando su meccanismi<br />
informativi che possano rendere maggiormente<br />
consapevoli, rispetto all’uso nel tempo<br />
della domanda di energia degli edifici che<br />
concorrono alla formazione della CER, sia i<br />
vari stakeholder che lo stesso occupante,<br />
affinché possa anche quest’ultimo diventare<br />
proattivo e parte della catena di controllo,<br />
recependo informazioni e agendo di conseguenza<br />
rispetto alle opportunità che quel<br />
sistema informativo fornisce.<br />
108<br />
109
6<br />
6<br />
DOSSIER 1 - <strong>2024</strong><br />
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA<br />
CONTRIBUTI<br />
AI TAVOLI DI LAVORO<br />
E PRESENTAZIONI<br />
Vicky Albert-Seifried<br />
Vicky is a senior researcher in the ‘Climate-Neutral Cities<br />
and Districts’Group of Fraunhofer Institute for Solar Energy<br />
Systems (ISE) in Germany. She manages projects and activities<br />
in the field of sustainable energy planning, urban energy<br />
transition and climate-neutral cities.<br />
Al convegno hanno partecipato ricercatori ed esperti di settore. Alcuni di loro<br />
hanno presentato i propri personali punti di vista, altri hanno partecipato alle<br />
discussioni dei tavoli di lavoro a cui sono stati invitati. Tutti hanno contribuito<br />
con riflessioni stimolanti. Nelle pagine che seguono abbiamo cercato di<br />
collezionare i contributi di tutti coloro che, a vario titolo, hanno partecipato.<br />
Segnatamente e in rigoroso ordine alfabetico citiamo:<br />
Vicky Albert-Seifried<br />
Dirk Ahlers<br />
Felipe Barroco<br />
Dario Cacace<br />
Paolo Civiero<br />
Paola Clerici Maestosi<br />
Filipa Corais<br />
Albert Edman<br />
Giuseppe Franchini<br />
Emanuele Giorgi<br />
Giuseppina Giuliani<br />
Christoph Gollner<br />
Nicoletta Gozo<br />
Enza Lissandrello<br />
Gilda Massa<br />
Claudia Meloni<br />
Fabio Napolitano<br />
Carlo Alberto Nucci<br />
Manuela Ojan<br />
Tullio Pagano<br />
Cristina Pellegrini<br />
Elena Penazzi<br />
Roberta Pezzetti<br />
Filomena Pietrapertosa<br />
Francesca Rizzo<br />
Monica Salvia<br />
Eleonora Riva Sanseverino<br />
Patrizia Scandurra<br />
Per Sieverts<br />
Claudia Snels<br />
Michele Stefini<br />
Saveria Teston<br />
Annemie Wyckmans<br />
Sintesi della presentazione<br />
Vicky is the Chair of the COST Action ‘Positive Energy Districts European Network’,<br />
Subtask Leader of the IEA Annex 83 on Positive Energy Districts and an active<br />
member within the European Energy Research Alliance Joint Programme Smart Cities<br />
(EERA JPSC). The COST Action Positive Energy Districts European Network (PED-EU-NET)<br />
aims to mobilise researchers and other relevant stakeholders across different domains<br />
and sectors to drive the deployment of Positive Energy Districts (PEDs) in Europe through<br />
open sharing of knowledge, exchange of ideas, pooling of resources, experimentation of<br />
new methods and co-creation of novel solutions.<br />
110<br />
111
6<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Dirk Ahlers<br />
Dirk is a senior researcher and research manager with<br />
the NTNU Smart Sustainable Cities group at NTNU, the<br />
Norwegian University of Science and Technology. He is the<br />
project manager for NEB-STAR - New European Bauhaus<br />
Stavanger, and for Re-Value - Integrated urban planning for<br />
climate neutrality; and is an individual contributor for CrAFt<br />
- Creating Actionable Futures. He is also the project manager<br />
of the +CityxChange European Lighthouse project where he<br />
helps to build Positive Energy Districts. He is working with<br />
cities and stakeholders towards data-driven co-creation, urban<br />
digitalisation, urban transitions, and climate action.<br />
Felipe Barroco Fontes Cunha<br />
PhD in Energia e Ambiente all'Università Federale di Bahia,<br />
Brasile (2021). Ha svolto un dottorato di ricerca presso<br />
l'Università di Modena e Reggio Emilia nel 2018/2019 e<br />
come PhD Visiting Student presso l'Università di Bologna nel<br />
2020/2021. Ha collaborato con l'Agenzia per l'Energia e lo<br />
Sviluppo Sostenibile sul progetto GECO, focalizzandosi sul<br />
quadro normativo e la transizione energetica. Attualmente<br />
è project manager presso l'AESS, coordinando proposte<br />
progettuali per programmi di finanziamento europei e italiani.<br />
TITOLO<br />
Sintesi della presentazione<br />
CrAFt, NEB-STAR, and Re-Value are three interlinked Horizon Europe projects coordinated<br />
by NTNU that bridge the New European Bauhaus with the EU Cities Mission.<br />
They work directly with 15 cities and with a network of over 60 cities and demonstrate<br />
the use of interdisciplinary and collaborative methods in cities towards climate neutrality.<br />
Links and photo: https://www.ntnu.edu/employees/dirk.ahlers<br />
https://de.linkedin.com/in/dirkahlers<br />
Sintesi della presentazione<br />
Il progetto GECO - Green Energy COmmunity ha coinvolto il quartiere San Donato - San<br />
Vitale di Bologna, mirando a creare una comunità energetica per aumentare la sostenibilità<br />
e ridurre la povertà energetica. GECO ha fornito assistenza tecnica per il risparmio<br />
energetico, promosso energie rinnovabili e sensibilizzato su problematiche ambientali.<br />
Sono state sviluppate piattaforme e algoritmi per ottimizzare l'autoconsumo e lo stoccaggio<br />
energetico. A livello normativo, è stata promossa la collaborazione per l'adeguamento<br />
della normativa italiana sulle Comunità Energetiche. Realizzato da AESS, ENEA e UniBo, in<br />
collaborazione con CAAB, Distretto Nord Est, Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna,<br />
associazioni, imprese e cittadini, con il sostegno finanziario dell'EIT Climate-KIC.<br />
felipe.barroco@aess.energy<br />
linkedin.com/in/felipe-barroco-fontes-cunha-56b51232<br />
112<br />
113
6<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Sintesi del prodotto<br />
Dario Cacace<br />
Dario è un ingegnere informatico con specializzazione in<br />
elettronica e telecomunicazioni. Dal 06/2019 lavora come<br />
system integration specialist presso City Green Light s.r.l.,<br />
dopo aver ricoperto il ruolo di responsabile tecnico in Gemmo<br />
S.p.A. e gestito la propria impresa.<br />
Descrizione dell’azienda<br />
City Green Light è una E.S.Co che opera nel campo del<br />
risparmio e dell'efficientamento energetico, partecipata<br />
da primari fondi di investimento nazionali e internazionali<br />
del settore. L’azienda punta all’innovazione e alla Green<br />
Economy proponendo solidi modelli di sviluppo per l’efficienza<br />
energetica e servizi smart con lo scopo di accompagnare PA<br />
e Imprese nella transizione ecologica, energetica e digitale.<br />
Opera attualmente in oltre 300 Comuni in Italia, dislocati su<br />
tutto il territorio nazionale, servendo oltre 5 milioni di cittadini.<br />
City Green Light ha affiancato sin dall’inizio l’ENEA portando il proprio know how nel<br />
campo della pubblica illuminazione come contributo allo sviluppo del PELL. Mettendo<br />
a disposizione le proprie competenze ha consentito che quanto già perfettamente<br />
elaborato da ENEA fosse ancora più aderente alla realtà di un gestore.<br />
Contributo dell’autore al tavolo<br />
È<br />
stata portata l’esperienza di City Green Light, leader nel settore dell'illuminazione<br />
pubblica, dell'efficienza energetica e dei servizi smart city, che da anni adotta sistemi<br />
di monitoraggio e controllo dei consumi degli impianti gestiti ed è stata il primo gestore<br />
PELL VERIFIED ENEA e tra i primi a trasmettere tramite PELL i dati relativi a consistenza e<br />
parametri elettrici ed energetici.<br />
d.cacace@citygreenlight.com<br />
https://www.linkedin.com/in/dario-cacace-77948138<br />
Paolo Civiero<br />
Paolo è architetto, Ph.D., Ricercatore senior presso l’Università<br />
Roma Tre, Dipartimento di Architettura (2022), dove ricopre<br />
anche il ruolo di Vice-Coordinatore del Laboratorio di Fisica<br />
e Tecnologia (LFT&T). Esperto nel campo della tecnologia<br />
dell’architettura e del design applicati all’edilizia, della<br />
sostenibilità e dell’efficienza energetica, con una visione<br />
multidisciplinare focalizzata su progetti di nuova costruzione e<br />
riabilitazione a livello scala edilizia e urbana. Dal 2019 al 2022 è<br />
Principal Investigator del progetto di ricerca PEDRERA.<br />
Urban Transition Pathways<br />
30th November 2022<br />
Paolo Civiero<br />
Assistant Professor | RomaTre University<br />
PEDRERA (Positive Energy District<br />
renovation model) project<br />
Sintesi della presentazione<br />
Innovative model tool boosting sustainable and feasible<br />
renovation programs towards PEDs<br />
Partner of the project<br />
The project has received funding from the European Union’s Horizon<br />
2020 research and innovation program under the Marie Skłodowska-<br />
Curie grant agreement No 712949 (TECNIOspring PLUS) and from the<br />
Agency for Business Competitiveness of the Government of Catalonia.<br />
L<br />
’obiettivo principale del progetto PEDRERA è quello di fornire uno strumento innovativo<br />
in grado di accelerare la transizione urbana verso i PED, e di validare la fattibilità<br />
economica degli interventi secondo modelli di business personalizzabili e una metodologia<br />
capaci di facilitare il coinvolgimento di molteplici attori e utenti interessati da azioni di riqualificazione<br />
a larga scala e di intercettarne i loro bisogni. Il modello PEDRERA permette di<br />
valutare un’ampia gamma di KPIs in base sia alle necessità di ciascun stakeholder che agli<br />
obiettivi delle singole fasi di progettazione, restituendo distinti scenari di riqualificazione<br />
derivanti dalle scelte tecniche adottabili a una selezione di edifici da mappa GIS.<br />
paolo.civiero@uniroma3.it<br />
https://www.linkedin.com/in/paolo-civiero-432a075b/<br />
1<br />
114<br />
115
6<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Paola Clerici Maestosi<br />
Architetto e dottore di ricerca, Paola si occupa delle tematiche<br />
di ricerca, innovazione e sviluppo che attengono alle città.<br />
Partecipa alle principali reti europee che promuovono la ricerca<br />
che finanziano specifiche traiettorie di sviluppo sostenibile per<br />
le città.<br />
È referente scientifico per il MUR del SET Plan e della<br />
Partnership Driving Urban Transition.<br />
È Responsabile di rilevanti progetti di ricerca internazionali<br />
H2020 quali BOOST (2013), EXPAND (2016), DARE (2019), HE<br />
quali DUT (2020), CapaCITIES (2021).<br />
Autore di pubblicazioni in ambito nazionale (Transizioni<br />
urbane sostenibili, Politecnica; 2021, Smart Cities and Positive<br />
Energy District: urban perspectives in 2020, Energies; 2022,<br />
Smart Cities and Positive Energy Distrcit: urban perspectives<br />
in 2021, Energies) e paper in ambito internazionale (2021,<br />
Sustainable Urban Areas for 2030 in a Post-COVID-19 Scenario:<br />
Focus on Innovative Research and Funding Frameworks to<br />
Boost Transition towards 100 Positive Energy Districts and<br />
100 Climate-Neutral Cities, Energies; 2020, Tools, technologies<br />
and systems integration for the Smart and Sustainable Cities<br />
to come, IJSEPM; 2019, European Union funding Research<br />
Development and Innovation projects on Smart Cities: the<br />
state of the art in 2019, IJSEPM; 2019, Virtual round table on<br />
innovation for smart and sustainable cities, IJSEPM; 2018,<br />
Towards a European vision for the smart cities to come,<br />
Techne; 2017, Designing a Social Urban Networks to Promote<br />
Smart Participation in Matera, SPRINGER).<br />
Contributo alla discussione<br />
In qualità di coordinatore scientifico del convegno si è posta l’obiettivo di consolidare i<br />
network di ricerca sviluppo e innovazione in ambito urbano presenti in Italia, favorendo<br />
lo scambio con i principali network di rilievo europeo.<br />
paola.clerici@ENEA.it<br />
https://www.linkedin.com/in/paola-clerici-maestosi-b3731132/?originalSubdomain=it<br />
Filipa Corais<br />
Filipa Corais heads Braga municipality's mobility division<br />
since 2016. Previously, she worked as a senior technician in<br />
the planning division, contributing to the municipal master<br />
plan revision. Currently a PhD student at EAAD-UM and MIT-<br />
Portugal, her research focuses on accelerating behavioral<br />
change for active modes through Transition Management in<br />
Braga's Living Lab. She holds a degree in Architecture from the<br />
University of Coimbra and a Master's in "Planning and Design of<br />
the Urban Environment" from FAUP/FEUP, University of Porto.<br />
She taught at IPVC-ESA from 2008 to 2020 and occasionally at<br />
the University of Minho. She has attended international courses<br />
for PhD students and published book chapters and scientific<br />
articles (https://doi.org/10.3390/futuretransp2010006; https://<br />
www.mdpi.com/2673-7590/2/1/6)<br />
Sintesi della presentazione<br />
TRANSITION EXPERIMENTS IN LABS OF WALKABILITY FOR LIVABILITY<br />
BRAGA “WALKING” TOWARD SUSTAINABLE URBAN MOBILITY<br />
NOVEMBER 2022<br />
The municipality of Braga is committed to promoting sustainable urban mobility (SUM)<br />
by prioritizing pedestrians and redistributing public space. Transition management<br />
(TM) methodology is applied, aiming to accelerate behavior change towards sustainable<br />
mobility. The city's modal split heavily favors cars, but efforts aim to reverse this trend. Braga's<br />
layout and infrastructure favor walkability, aligning with a "city of 15 minutes" concept.<br />
Tactical urbanism projects and temporary livable streets initiatives demonstrate promising<br />
results in shifting attitudes and behaviors toward sustainable mobility. Ongoing monitoring<br />
and community engagement inform further urban redistribution efforts.<br />
116<br />
117
6<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Albert Edman<br />
Albert has 20 years experience of working with sustainable<br />
urban development at local, regional, national and international<br />
leve. Albert, through his position as Focus area leader for Cities<br />
and communities in transition at RISE, been involved in several<br />
strategic national and international assignments in the field of<br />
sustainable urban development.<br />
This includes initiatives relating to climate transition such<br />
as Viable Cities, NetZeroCities, Driving Urban Transition<br />
EU partnership and CapaCITIES, but also in relation to<br />
Cultural and creativity, Inclusive cities, and the EU Missions<br />
approach, including the new proposed EU mission on New<br />
European Bauhaus. Albert is a member of the research and<br />
innovation organisation for the built environment in Sweden,<br />
IQ Samhällsbyggnad, where he is an active member of the<br />
Synergy working group, not least focusing on the international<br />
dimension. Before his employment at RISE, Albert worked 10+<br />
years in Strategic development for several municipalities in his<br />
native northern Sweden, managing and developing initiatives<br />
such as Smart Cities Lighthouse projects (RUGGEDISED),<br />
Umeå2014 - European Capital of Culture and European Capital<br />
of Innovation Runner-Up 2018.<br />
In this context, Albert has also worked with and within<br />
several international funding initiatives, such as URBACT,<br />
Interreg, Horizon Europe/H2020, ERDF, Life plus and IUC,<br />
International Urban Cooperation. Until 2007, Albert worked<br />
at Boverket, the Swedish Board of Housing, Building and<br />
Planning, where he worked in the office of the Swedish<br />
Council for Sustainable Cities, coordinating regional and local<br />
networks on sustainable urban development, both in the<br />
national and international contexts.<br />
Giuseppe Franchini<br />
Il Prof. Giuseppe Franchini è Ordinario di Sistemi per l’Energia<br />
e l’Ambiente presso l’Università degli Studi di Bergamo. Ha<br />
pubblicato circa 100 articoli scientifici nazionali e internazionali<br />
sull'energia, con focus su sistemi energetici complessi, impianti<br />
con fonti rinnovabili e turbomacchine. È titolare della cattedra<br />
di Sistemi Energetici e Tecnologie delle Energie Rinnovabili<br />
e ricopre incarichi di Delegato del Rettore per la <strong>Transizione</strong><br />
Energetica. La sua ricerca riguarda impianti solari, sistemi ibridi<br />
fossili-rinnovabili, idrogeno verde e comunità energetiche.<br />
PERCORSI DI TRANSIZIONE PER LE CITTA’ ED I TERRITORI<br />
URBAN TRANSITION PATHWAYS<br />
Il ruolo di UniBg sul territorio<br />
Sintesi della presentazione<br />
RELATORE<br />
Prof. Giuseppe Franchini<br />
LUOGO<br />
Kilometro Rosso<br />
Stezzano (BG)<br />
DATA<br />
30.11.2022<br />
L<br />
'Università di Bergamo svolge un ruolo significativo nella transizione energetica del territorio,<br />
collaborando strettamente con il Laboratorio Smart Cities and Communities di ENEA,<br />
situato nel parco scientifico Kilometro Rosso di Bergamo. La partnership coinvolge tesi di laurea<br />
magistrale e un dottorato di ricerca focalizzato sullo sviluppo di modelli numerici per l'analisi<br />
tecnica ed economica di comunità energetiche con diverse tecnologie di generazione elettrica.<br />
L'Università è un punto di riferimento per la creazione di comunità energetiche rinnovabili, collaborando<br />
con amministrazioni comunali ed enti territoriali per promuovere aggregazioni ottimizzate<br />
di utenze. Per tutte le questioni legate all'energia, dalla generazione alla distribuzione e<br />
all'impiego finale, l'Università di Bergamo mette a disposizione le sue competenze per lo sviluppo<br />
di attività di ricerca applicata in collaborazione con l'industria locale.<br />
giuseppe.franchini@unibg.it<br />
118<br />
119
6<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Emanuele Giorgi<br />
Emanuele è laureato in filosofia, tesi sulle tematiche<br />
epistemologiche dell’Intelligenza Artificiale; operativo da sempre<br />
nel settore informatico, ha lavorato per oltre 20 anni come PM nel<br />
settore del software per le Utility. Certificato PMP e PMI-ACP, è<br />
Business Development Manager in NeMeA Sistemi.<br />
Descrizione dell’azienda<br />
NeMeA è una PMI Innovativa Italiana che opera nel campo dei<br />
sistemi informativi territoriali (SIT) e geografici (GIS). Fornisce<br />
soluzioni digitali altamente specializzate nell’integrazione di<br />
dati e sistemi con particolare attenzione al telerilevamento e<br />
all’elaborazione di immagini satellitari RADAR/SAR; serve più di<br />
390 PA locali e 84 Aziende Utility. È riconosciuta come fornitore<br />
di supporto qualificato Infratel per la transcodifica dati SINFI.<br />
Giuseppina Giuliani<br />
Giuseppina è laureata in Lingue e Letterature Straniere<br />
presso l’Università degli Studi Roma Tre. In ENEA dal 1988 è<br />
oggi parte integrante del Team dedicato all’innovazione dei<br />
processi gestionali dei contesti urbani e territoriali in chiave<br />
smart presso il Laboratorio Smart Cities and Communities. In<br />
particolare si occupa dei rapporti con le istituzioni e il territorio<br />
per il Progetto Lumière&PELL e il Tavolo di Convergenza<br />
Nazionale per la Smart City (Progetto SmartItaly Goal).<br />
Sintesi del prodotto<br />
L<br />
’inserimento dei dati nel PELL, permette all’Operatore/Gestore di ottenere informazioni<br />
utili per gestire e innovare gli impianti dell’illuminazione pubblica partendo dal<br />
loro censimento, attraverso il caricamento di file in formato XML-GML divenendo un tool di<br />
valutazione e monitoraggio dell’infrastruttura e del servizio offerto mediante l’elaborazione<br />
dei dati e fornitura di kpi. Poiché la piattaforma PELL si inserisce in un panorama in cui è in<br />
grado di recepire solo file in formato XML (strutturati in linea con la specifica PELL Versione<br />
1.0), NeMeA Sistemi offre il supporto qualificato agli Operatori/Gestori semplificando l’operazione<br />
di creazione del file XML attraverso l’utilizzo di un ambiente GIS che permette inoltre<br />
la creazione del file in formato geografico (Shapefile) dei dati elaborati.<br />
Contributo dell’autore al tavolo<br />
NeMeA ha illustrato il modulo di Digitalizzazione e caricamento dati PELL, uno strumento<br />
per facilitare l’inserimento dei dati all’interno della piattaforma. È stato condiviso<br />
dai partecipanti il valore di uno strumento in grado di semplificare la consegna dei dati a<br />
partire da un sistema GIS georeferenziato già completo di una struttura dati che comprenda<br />
tutte le informazioni operative e quelle indispensabili per il conferimento a SINFI.<br />
e.giorgi@nemeasistemi.com<br />
https://www.linkedin.com/in/emanuelegiorgipm/<br />
https://www.linkedin.com/company/nemeasistemi/<br />
giuseppina.giuliani@ENEA.it<br />
https://www.linkedin.com/in/giuseppina-giuliani-5320401a/<br />
120<br />
121
6<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Christoph Golner<br />
Urban planner working at the Austrian Research Promotion<br />
Agency (FFG). As Programme Manager of the SET Plan Action<br />
3.2 PED Programme, he has been part of the JPI Urban Europe<br />
Management since 2018. Since 2022, he is coordinator of the<br />
Positive Energy Districts (PED) Transition Pathway of the<br />
Driving Urban Transitions (DUT) Partnership, coordinating<br />
strategic development, operational programme activities,<br />
stakeholder involvement and call development. Before that, he<br />
was working at the Austrian Academy of Sciences and in urban<br />
renewal for the City of Vienna.<br />
Nicoletta Gozo<br />
Nicoletta è laureata in Scienze Politiche presso l’Università<br />
degli Studi di Milano. In ENEA dal 1986 è Referente roll out<br />
tecnologico e rapporti con istituzioni e stakeholder; promuove<br />
e coordina il coinvolgimento degli stakeholder pubblici, privati<br />
e istituzionali nello sviluppo, sperimentazione e diffusione<br />
delle soluzioni metodologiche e tecnologiche sviluppate dalla<br />
Divisione. Promuove e coordina lo sviluppo e la gestione dei<br />
tavoli di lavoro destinati al conseguimento degli obiettivi<br />
di Divisione. È Coordinatrice del Progetto PELL-UCUM-<br />
SmartItaly Goal.<br />
Sintesi della presentazione<br />
The DUT Partnership, funded by Horizon Europe, involves 60+ partners from 28<br />
countries, addressing urban challenges through three Transition Pathways: Positive<br />
Energy Districts (PED), The 15-minute City (15mC), and Circular Urban Economies (CUE).<br />
PED focuses on decentralizing energy generation, reducing demand, and connecting with<br />
regional systems. 15mC promotes sustainable mobility, integrated neighborhoods, and<br />
efficient urban space use. CUE aims for regenerative urbanism, with green communities<br />
sustained by circular resource flows. DUT engages stakeholders via City Panel, AGORA<br />
Dialogues, and annual Calls to address urban transition challenges inclusively. DUT’s strategic<br />
approach is summarized in the DUT Strategic Roadmap.<br />
Per richiedere la presentazione: Christoph.Gollner@ffg.at<br />
nicoletta.gozo@ENEA.it<br />
https://www.linkedin.com/in/nicoletta-gozo-72b95263/<br />
122<br />
123
6<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Enza Lissandrello<br />
Enza is an Associate Professor at Aalborg University with<br />
a background in urban planning and public policy, human<br />
geography, and the governance of socio-technical system<br />
innovation and transitions. Enza Lissandrello has a double PhD in<br />
Planning and Public Policies (IUAV University Venice, Italy) and in<br />
Management Sciences: Planning, Geography and the Environment<br />
(Radboud University Nijmegen, The Netherlands) and worked<br />
at the Institute for Social Science Research at the University of<br />
Amsterdam before to join Aalborg University. Her work examines<br />
urban and regional planning processes and practices under<br />
contemporary transitions with an international perspective.<br />
Gilda Massa<br />
Laureata in Ingegneria Gestionale presso la Federico II di Napoli,<br />
ha esperienza come consulente per Ministero Affari Esteri e<br />
Organizzazione Internazionale del Lavoro. Lavora presso l'ENEA dal<br />
2007, focalizzata su reti imprenditoriali ed energetiche, ottimizzando<br />
la cooperazione tra PMI e gestendo la qualità dai fornitori ai mercati.<br />
Responsabile Scientifico ENEA, guida il progetto europeo "COME<br />
RES" sulle Comunità Energetiche e coordina lo sviluppo del tool<br />
sulla Local Token Economy per le Smart Energy Communities nel<br />
Progetto RdS 1.7. Membro del Management Board della Driving Urban<br />
Transition Partnership. Coordinatore scientifico per ENEA nel progetto<br />
EXPAND II e parte del team progetto CAPACities, dello Steering Group<br />
sui Positive Energy District e dell'azione COAST PED-EU NET.<br />
The Energy Communities<br />
for the Urban Transition<br />
Gilda Massa, ENEA<br />
Session RD&I projects for Urban Transition<br />
BERGAMO - 30 November 2022<br />
Sintesi della presentazione<br />
The presentation is based on a NordForsk project on urban planning and smart cities on<br />
the co-creation of knowledge on urban air quality and its integration into urban planning<br />
practice. Research on urban air quality is of utmost importance in urban planning for<br />
creating sustainable and healthy cities in the future. However, the current means and expertise<br />
of knowledge pose a significant risk of green gentrification and low impact on social<br />
justice dimensions. To address these negative dynamics, NordicPATH focuses on knowledge<br />
co-production through action-oriented research. This approach enhances diverse and multiple<br />
ways of knowing for co-producing knowledge with citizens, communities, and policies.<br />
enza@plan.aau.dk<br />
https://www.linkedin.com/in/enza-lissandrello-8b150415/<br />
Sintesi della presentazione<br />
Il Progetto COMERES, avviato nel 2020, è uno dei primi progetti europei sulle comunità<br />
energetiche. Coinvolge comunità energetiche di 9 stati membri, mostrando come incrementare<br />
la condivisione di energia rinnovabile tramite una prospettiva innovativa sulla<br />
generazione e fruizione dell'energia. Il progetto analizza aspetti normativi, socio-economici<br />
e peculiarità territoriali e ambientali delle regioni coinvolte, evidenziando barriere e fattori di<br />
sviluppo per le comunità energetiche. Introduce 9 sportelli nazionali di supporto con azioni di<br />
formazione e disseminazione nei rispettivi Stati, facilitando lo scambio di buone pratiche per<br />
promuoverne la diffusione e, ove possibile, la replicazione. Attiva un dialogo e formula raccomandazioni<br />
a livello regionale, nazionale e comunitario sulle politiche energetiche, contribuendo<br />
a superare le sfide e promuovere lo sviluppo sostenibile delle comunità energetiche.<br />
gilda.massa@ENEA.it<br />
124<br />
125
6<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Claudia Meloni<br />
Archietto, Claudia si occupa di tematiche in ambito Smart<br />
Cities e Smart Communities attraverso lo studio e la<br />
progettazione di modelli urbani sostenibili inerenti un sistema<br />
integrato di applicazioni in grado erogare servizi innovativi ai<br />
cittadini. È responsabile di progetti di ricerca e sviluppo sui<br />
temi delle Smart Cities e Smart Communities.<br />
Fabio Napolitano<br />
Fabio è professore associato presso il Dipartimento di Ingegneria<br />
Elettrica, Elettronica e dell'Informazione dell'Università di Bologna,<br />
specializzato in Sistemi Elettrici per l’Energia. Laurea e dottorato in<br />
ingegneria elettrica presso la stessa università, è Senior Member<br />
IEEE e membro del Comitato Tecnico 81 del Comitato Elettrotecnico<br />
Italiano. Parte del Consiglio Direttivo di EnSIEL, è editore associato<br />
di riviste come IEEE Transactions on Electromagnetic Compatibility<br />
e Electrical Engineering. Ha contribuito al codice LIOVEMTP per<br />
il calcolo delle sovratensioni da fulmini e partecipato a progetti di<br />
ricerca internazionali sulla protezione dai fulmini e sulle smart grid.<br />
Self-usER project<br />
Sintesi della presentazione<br />
La presentazione "ENEA: Ricerca Sistema Elettrico per <strong>Transizione</strong> <strong>Urbana</strong> Sostenibile"<br />
illustra il progetto 1.7 "Tecnologie per Penetrazione Efficiente del Vettore Elettrico<br />
negli Usi Finali", finanziato dal MASE nel PTR22-24. Obiettivo: transizione energetica<br />
e digitale urbana, con focus su risparmio, sicurezza e qualità dei servizi. Potenziamento<br />
usi elettrici finali, integrazione flessibilità digitale, coinvolgimento cittadino. Soluzioni per<br />
smart homes e building, Energy Communities, PED della DUT. Piattaforme digitali per ottimizzazione<br />
e innovazione. Soluzioni per resilienza urbana e smart roads per monitoraggio,<br />
dati predittivi e supporto decisioni.<br />
Per richiedere la presentazione: claudia.meloni@ENEA.it<br />
Sintesi della presentazione<br />
Fabio Napolitano<br />
Department of Electrical, Electronic and Information<br />
Engineering<br />
Il 30 novembre 2022, durante la sessione RD&I Projects for Urban Transition, è stata presentata<br />
la ricerca del progetto Self-User (https://www.selfuser.it/). Finanziato da Enel X e<br />
dalla Regione Emilia Romagna, il progetto monitora i consumi di un condominio a Scandiano,<br />
Reggio Emilia, utilizzando dispositivi non intrusivi. L’obiettivo è sviluppare modelli per stimare<br />
l’energia condivisa e autoconsumata, insieme ai flussi di cassa in relazione alle dimensioni di<br />
impianti fotovoltaici e sistemi di accumulo. La campagna di monitoraggio è iniziata nell’ottobre<br />
2020 e la presentazione esamina le configurazioni di autoconsumo collettivo, la legislazione<br />
italiana, e l’energia condivisa in impianti fotovoltaici condominiali. Vengono discussi i metodi di<br />
monitoraggio, i risultati ottenuti sul consumo collettivo e le implicazioni economiche, enfatizzando<br />
l’importanza di un sistema di accumulo gestito a livello condominiale.<br />
fabio.napolitano@unibo.it<br />
https://drive.google.com/file/d/1Hwv4RyfZ_GAUSwN64jhV60oh1s9x9rrP/view?usp=drive_link<br />
126<br />
127
6<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Carlo Alberto Nucci<br />
Carlo è Professore ordinario, responsabile scientifico del<br />
Laboratorio Sistemi Elettrici di Potenza del Dipartimento<br />
DEI - “Guglielmo Marconi”, Università di Bologna. Fellow della<br />
IEEE, della CIGRE) e della Chinese CSEE. Editor in Chief della<br />
rivista EPSR, Elsevier (2010-2021). Vice Preside della Facoltà<br />
di Ingegneria (2008-2012) e Presidente del Gruppo Italiano<br />
dei Professori Universitari di Sistemi Elettrici per l'Energia,<br />
GUSEE (2012-2015). Rappresentante nazionale della Mission<br />
EU Climate Neutral-Smart Cities e Presidente del Comitato<br />
tecnico del CEI 81. Il Prof. Nucci è Dottore Honoris Causa<br />
dell'Università Politehnica di Bucarest, distinguished visting<br />
professor della Università Tsinghua di Pechino e socio effettivo<br />
dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna.<br />
Contributo alla discussione<br />
Il raggiungimento della neutralità climatica riguarda in gran parte le attività che si svolgono<br />
nelle città e il relativo consumo di energia. Per raggiungere tale obiettivo, l’UE<br />
è attualmente impegnata con la Missione Climate Neutral and Smart Cities, che ha per<br />
obiettivi: i) il raggiungimento della neutralità climatica entro il 2023 per 100 città recentemente<br />
selezionate, e ii) che esse fungano da esempio le altre città europee, per le quali<br />
l’obiettivo è fissato al 2050. Per le 100 città l’UE prevede da un lato la messa a sistema di<br />
strumenti finanziari e interventi normativi dettati da indicazioni raccolte sul campo con un<br />
approccio bottom-up, dall’altro la introduzione di un Climate City Contract. Per il raggiungimento<br />
della neutralità climatica non esiste una soluzione unica, adatta per tutti i contesti.<br />
D’altra parte, la scelta delle politiche di investimento tecnologico e di regolamentazione<br />
richiede una valutazione multidisciplinare dei possibili impatti ambientali, sociali ed economici<br />
delle diverse opzioni, di complessa effettuazione. La sperimentazione che l’Europa<br />
ha pianificato con la Mission e i risultati che ne dovrebbero conseguire, avranno pertanto<br />
un grande valore generale. Per realizzare la transizione energetica che porti alla neutralità<br />
climatica occorre quindi differenziare sia le fonti primarie di energia sia i materiali e le<br />
tecnologie relative. L’uso di fonti rinnovabili, solare ed eolico in particolare, senza dimenticare<br />
l’idroelettrico, è comunque sempre più imperativo, e lo diventa quindi l’elettrificazione<br />
graduale dei vari settori. Anche il nucleare si prevede possa giocare un ruolo significativo<br />
in tale contesto, così come l’idrogeno e la diffusione capillare di ICT e la cosiddetta smart<br />
sector integration. Le comunità energetiche rinnovabili, che potrebbero arrivare a produrre<br />
il 20% dell’energia consumata nelle città entro il 2030, sottolineano ulteriormente l’importanza<br />
del sistema elettrico e delle smart grid in tale contesto.<br />
Manuela Ojan<br />
Manuela è esperta ambientale e della sostenibilità, con una buona<br />
comprensione strategica e visione, anticipando le tendenze.<br />
Approfondita comprensione delle sfide che l’industria affronta nei<br />
campi dell’ambiente, dell’efficienza energetica e della protezione<br />
climatica; attuale focalizzazione sulla costruzione sostenibile e<br />
sull’economia circolare. Esperienza internazionale nelle industrie<br />
manifatturiere e come consulente per aziende e istituzioni, inclusa<br />
la gestione di progetti di sviluppo multilaterale.<br />
Sintesi della presentazione<br />
Milan Urban Transition<br />
Urban regeneration, decarbonisation, public space, sustainable mobility<br />
Ojan Manuela,<br />
Director of Environmental Transition AMAT, City of Milan<br />
Milano è stata scelta per accedere ai fondi europei di ricerca e innovazione Horizon,<br />
ricevendo oltre 360 milioni di euro. L’iniziativa “Cities Mission” della Commissione<br />
Europea consentirà a Milano di promuovere azioni di ricerca e innovazione sulla mobilità<br />
pulita, l’efficienza energetica e l’urbanistica verde. La partecipazione migliorerà l’attrattività<br />
della città per investimenti privati e ulteriori finanziamenti europei, potenziando anche<br />
l’accesso ai bandi del PNRR nazionale. Le realtà selezionate svilupperanno “Climate City<br />
Contracts” per raggiungere la neutralità climatica coinvolgendo cittadini, istituti di ricerca,<br />
settore privato e istituzioni.<br />
128<br />
129
6<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Ing. Tullio Pagano<br />
Tullio è Energy Manager di AMG Energia S.p.a., utility con<br />
sede in Palermo. AMG Energia si occupa della distribuzione di<br />
gas naturale attraverso propri impianti a rete e svolge alcuni<br />
servizi energetici in ambito urbano (pubblica illuminazione,<br />
facility management di edifici e impianti comunali), oltre a<br />
esercitare il ruolo di “Energy Service Company - ESCo”.<br />
Cristina Pellegrini<br />
Cristina è Funzionario del Comune di Parma - Settore Staff della<br />
Direzione Generale, project manager esperta in progettazione<br />
europea, coordinatrice operativa della Missione 100 città<br />
per la presentazione del Contratto Climatico di Città alla<br />
Commissione Europea.<br />
Power to ZEN (P2ZEN)<br />
Renewable Energy Community as a local development tool<br />
in a popular neighbourhood in Palermo<br />
GET TOGETHER on ORGANIZATIONAL<br />
ASPECTS – Driving Urban Transition<br />
Cristina Pellegrini – Municipality of Parma<br />
Percorsi di <strong>Transizione</strong> <strong>Urbana</strong> per le<br />
città ed i territori<br />
Sintesi della presentazione<br />
La presentazione è incentrata sui risultati di uno studio di fattibilità realizzato di concerto<br />
con la Città Metropolitana di Palermo, circa le possibilità di costituzione di una<br />
prima comunità energetica rinnovabile in configurazione di autoconsumo, in relazione al<br />
quadro normativo di settore, tuttora in via di definizione.<br />
Bergamo, 1 dicembre 2022<br />
Sintesi della presentazione<br />
Il Comune di Parma, selezionato ad aprile 2022 dalla Commissione Europea come una<br />
delle 100 città europee (di cui 9 italiane) pilota nel raggiungimento della neutralità<br />
climatica, ha da subito attivato una serie di interventi per raggiungere l’obiettivo lavorando<br />
in modo trasversale e sistemico all’interno dell’Ente e con l’ecosistema territoriale. Per<br />
arrivare all’obiettivo di neutralità climatica non basta infatti realizzare singoli progetti per<br />
ridurre le emissioni a livello urbano ma è necessario un profondo cambiamento organizzativo,<br />
metodologico e di governance interna ed esterna. Uno degli elementi fondamentali<br />
per l’attivazione di questi processi, oggetto della presente presentazione, è la formazione<br />
di un transition team che operi in maniera trasversale ai diversi uffici del Comune che si<br />
occupano di temi collegati.<br />
130<br />
131
6<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Elena Penazzi<br />
Elena è Assessore Imola con delega Turismo Autodromo<br />
e Grandi eventi, Comunicazione e digitalizzazione, servizi<br />
al cittadino, gemellaggi e progetti europei. Farmacista,<br />
giornalista pubblicista. Master in comunicazione e giornalismo<br />
istituzionale.<br />
THE IMOLA LIVING LAB<br />
Experiences of Safe Mobility,<br />
Sustainability and Inclusiveness<br />
at the service of the Global<br />
Community<br />
Elena Penazzi - Municipality of Imola<br />
Sintesi della presentazione<br />
Imola Living Lab è un progetto sperimentale, che parte dall’infrastruttura Autodromo<br />
Internazionale Enzo e Dino Ferrari, di proprietà del Comune di Imola. Si basa su tre<br />
temi portanti: sostenibilità, sicurezza stradale e inclusione. Vuole diventare un modello di<br />
buone pratiche da esportare a livello di altre realtà simili e si basa su accordi importanti<br />
con Università e Ospedale di Montecatone, per sperimentazione, formazione e ricerca.<br />
Roberta Pezzetti<br />
Roberta è professore Associato di International Business,<br />
Marketing e Strategia presso il Dipartimento di Economia e<br />
Direttore Scientifico del Centro di Ricerca Interdipartimentale<br />
SMARTER.<br />
Ha conseguito il dottorato di ricerca in Marketing Management<br />
presso l’Università degli Studi Milano-Bicocca e il diploma<br />
di Master in International Finance presso l’Almo Collegio<br />
Borromeo di Pavia. È delegato del Rettore per il Piano di<br />
Marketing Strategico di Ateneo orientato alla sostenibilità.<br />
Svolge un’intensa attività di ricerca sui temi del management<br />
dell’innovazione, dell’innovazione dei modelli di sviluppo<br />
economico in chiave smart city e smart land, dei modelli<br />
di business per le smart cities e smart communities e della<br />
sostenibilità nei settori science based e research based,<br />
coordinando progetti di ricerca nazionali e internazionali.<br />
Ha una pluriennale esperienza nel campo della formazione<br />
e della consulenza per imprese e istituzioni sui temi della<br />
strategia d’impresa, dell’entrepreneurship e del management<br />
dell’innovazione.<br />
È coordinatore del progetto di ricerca “Urban Data Check<br />
Up Model per la Smart City” finanziato dal Piano Triennale<br />
Ricerca di Sistema Elettrico Nazionale ed membro della<br />
cabina di regia del Tavolo di Convergenza Nazionale per le<br />
Smart Cities “SmartItaly Goal”. È stata delegato del Rettore<br />
per i Rapporti con l’Osservatorio Fondazione CRUI Università-<br />
Imprese e delegato per i rapporti con Cluster Smart Cities &<br />
Communities Lombardia.<br />
Per richiedere la presentazione: assessore.penazzi@comune.imola.bo.it<br />
roberta.pezzetti@uninsubria.it<br />
www.linkedin.com/in/roberta-pezzetti-15937271<br />
132<br />
133
6<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Filomena Pietrapertosa<br />
Ricercatore senior presso il CNR-IMAA, esperta di modellistica<br />
dei sistemi energetici. Attualmente si occupa dello studio e<br />
dell’analisi della pianificazione climatica locale e delle correlazioni<br />
con le strategie di sviluppo sostenibile con particolare riferimento<br />
alle azioni volte alla costruzione della resilienza climatica e al<br />
raggiungimento della neutralità climatica. È membro fondatore<br />
della EURO-LCP Initiative e ha coordinato e partecipato a diversi<br />
progetti scientifici internazionali. Ha al suo attivo più di 50 articoli<br />
scientifici pubblicati su prestigiose riviste internazionali.<br />
In collaboration with about 40 European researchers:<br />
P. Eckersley, N.-A. Spyridaki, A. Krook-Riekkola, M. Olazabal, S. De Gregorio Hurtado, S. G. Simoes, D. Geneletti, V. Viguié, P. A. Fokaides, B. I. Ioannou, A. Flamos, M. Szalmane<br />
Csete, A. Buzasi, H. Orru, C. de Boer, A. Foley, K. Rižnar, M. Matosović, M. V. Balzan, M. Smigaj, V. Baštáková, E. Streberova, N. Belšak Šel, L. Coste, L. Tardieu, C. Altenburg, E.<br />
Krkoška Lorencová, K. Orru, A. Wejs, E. Feliu, J. M. Church, S. Grafakos, S. Vasilie, I. Paspaldzhiev, O. Heidrich.<br />
Bergamo, 30 Novembre 2022<br />
Valutazione e monitoraggio dello stato della pianificazione<br />
climatica a scala locale: La EURO-LCP Initiative<br />
Assessing and Monitoring the Status of Climate Planning at the<br />
Local Scale: The EURO-LCP Initiative<br />
Dr. Filomena Pietrapertosa, Dr. Monica Salvia - Institute of Methodologies for<br />
Environmental Analysis, National Research Council of Italy<br />
Dr. Diana Reckien - University of Twente , Faculty of Geo-Information Science and<br />
Earth Observation, Netherlands<br />
Francesca Rizzo<br />
Ha conseguito il titolo di Dottore di ricerca in Telematica e<br />
Società dell’Informazione nel 2003 presso la Scuola di Ingegneria<br />
dell’Università degli studi di Firenze e nel 1998 la Laurea in<br />
Comunicazione presso la facoltà di Lettere dell’Università degli<br />
Studi di Siena. Dal 2004 al 2010 ha ricoperto diverse posizioni postdoc<br />
presso il Politecnico di Milano nei dipartimenti di Ingegneria<br />
Elettronica e di Design. Ha svolto, numerosi soggiorni di ricerca e<br />
studio all’estero in Europa (Aalto University, Finland, Cambridge<br />
University, Cambridge) e negli USA (University of Louisville,<br />
Kentucky). È esperta in design dei servizi pubblici e policy<br />
design, con focus su citizen e stakeholder engagement in R&I.<br />
Ha coordinato e partecipato a diversi progetti europei. Dal 2023<br />
è Delegata della Rettrice del Politecnico di Milano per i Progetti<br />
Europei, membro dell'Advisory Board di Climate KIC e del core<br />
group della Commissione Europea per la stesura del codice su<br />
Citizen engagement; Coordinatrice del progetto Europeo ORBIS<br />
e Principal Investigator del progetto europeo NZC; Direttrice del<br />
Master executive in AI4GOV finanziato dal programma europeo<br />
CEF e membro del Collegio di Dottorato Step-Change del Politecnico<br />
di Milano. È membro del comitato scientifico della Fondazione<br />
Giacomo Brodolini, Roma, e del progetto europeo DigiNEB.<br />
Sintesi della presentazione<br />
La presentazione racconta le attività di raccolta, analisi e valutazione dei piani urbani di<br />
mitigazione e adattamento svolte nell’ambito della EURO-LCP Initiative, che si occupa<br />
da più di dieci anni della valutazione e del monitoraggio dello stato dei piani climatici delle<br />
città europee. Sono stati presentati la metodologia sviluppata per la ricerca, la raccolta e la<br />
catalogazione dei piani; gli studi condotti su campioni di città europee, dell’area del mediterraneo<br />
europeo e del territorio italiano; e le principali evidenze emerse. Le città europee<br />
sono per tradizione più attente alle azioni per la mitigazione (riduzione dei gas serra) e meno<br />
all’adattamento. Si è evidenziata, inoltre, una grande diversità all’interno dell’Europa, con la<br />
maggior parte dei piani concentrati nell’Europa centrale e settentrionale.<br />
filomena.pietrapertosa@cnr.it<br />
https://www.linkedin.com/in/filomena-fulvia-pietrapertosa-2b962458/<br />
Sintesi della presentazione<br />
Bergamo 01/1272022<br />
Francesca Rizzo Politecnico di Milano – Department of Design<br />
This project has received funding from the H2020 Research and Innovation Programme under grant agreement n°101036519.<br />
Questa presentazione riguarda il progetto NetZero Cities, focalizzato sullo sviluppo<br />
delle città attraverso una piattaforma di supporto.<br />
francesca.rizzo@polimiit<br />
134<br />
135
6<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Monica Salvia<br />
Ingegnere ambientale, Ph.D., Primo Ricercatore presso il<br />
CNR-IMAA. Monica si è specializzata nell'analisi dei sistemi<br />
energetici e nello sviluppo di modelli energetico-ambientali<br />
nell’ambito del programma IEA-ETSAP. I suoi interessi di<br />
ricerca attuali si concentrano sulla sostenibilità urbana e sulla<br />
governance del cambiamento climatico. Fa parte del team di<br />
coordinamento della “EURO-LCP Initiative” che dal 2013 valuta<br />
lo stato della pianificazione climatica locale in Europa.<br />
What factors are driving cities to commit<br />
to the transition to climate neutrality?<br />
Some insights from the analysis of the EU<br />
Mission 100 CNC candidate cities<br />
Monica Salvia*,<br />
Bergamo, 1 December 2022<br />
Paola Clerici Maestosi, Sofia G. Simoes, Filomena Pietrapertosa,Valentina D’Alonzo<br />
and Diana Reckien,<br />
Eleonora Riva Sanseverino<br />
Professore Ordinario di Sistemi elettrici per l’energia presso l’Università<br />
di Palermo dal 2019. È autrice di oltre 300 articoli indicizzati su riviste<br />
internazionali, atti di convegni e manoscritti nei settori delle reti<br />
intelligenti, dell’ottimizzazione e delle energie rinnovabili. È stata<br />
responsabile scientifico di numerosi progetti di ricerca e industriali che<br />
hanno coinvolto aziende di grandi e medie dimensioni. È a capo del<br />
collegio di dottorato internazionale in “Energia” presso l’Università<br />
di Palermo. È delegata del Rettore per l’integrazione dei programmi<br />
europei, rappresentante dell’Università di Palermo nel gruppo di lavoro<br />
regionale permanente “Energia” S3 e coordinatrice del tavolo di lavoro<br />
su ambiente, risorse naturali e sostenibilità. La prof. Riva Sanseverio<br />
è rappresentante dell’Università di Palermo nell’Osservatorio<br />
regionale sull’idrogeno. Per il Ministero dell’Università e della Ricerca<br />
è esperta italiana del Cluster 5 di Horizon Europe e rappresentante<br />
nazionale nel partenariato ‘Driving Urban Transition’. Dal 2023<br />
è a capo del Gruppo di Rappresentanza degli Stati Membri del<br />
Partenariato Europeo “2zero” (mobilità a zero emissioni).<br />
* Institute of Methodologies for Environmental Analysis - National Research Council of Italy<br />
monica.salvia@imaa.cnr.it<br />
Sintesi della presentazione<br />
La presentazione è stata incentrata sui risultati preliminari di uno studio volto a identificare<br />
i principali fattori che possono guidare e sostenere una transizione intelligente<br />
e sostenibile delle aree urbane. In particolare, la ricerca è stata volta a indagare su due<br />
quesiti scientifici. Quanto sono attive le città che si sono candidate alla missione europea<br />
per “100 città climaticamente neutrali e intelligenti entro il 2030” nel portare avanti progetti<br />
e iniziative legati al clima? Quali sono i fattori di influenza più importanti, tra quelli<br />
analizzati, che hanno spinto le città a candidarsi a questa Missione? I risultati finali di<br />
questo studio sono descritti in: M. Salvia, F. Pietrapertosa, V. D’alonzo, P. Clerici Maestosi,<br />
S. Simoes, D. Reckien. Key dimensions of cities’ engagement in the transition to climate<br />
neutrality. Journal of Environmental Management, Volume 344, October 2023, 118519.<br />
https://doi.org/10.1016/j.jenvman.2023.118519<br />
Per richiedere la presentazione: monica.salvia@imaa.cnr.it<br />
https://www.linkedin.com/in/monica-salvia-7656711a/<br />
Sintesi della presentazione<br />
Questa presentazione illustra i tre percorsi della partnership sulla transizione urbana.<br />
Essi sono basati su tre paradigmi di sviluppo: i distretti a energia positiva, la città in<br />
15 minuti e la economia circolare in ambito urbano. I tre paradigmi sono poi criticamente<br />
illustrati guardando a punti di forza e di debolezza delle città italiane, portando ad esempio<br />
alcuni casi di studio derivanti da progetti e iniziative attive a livello nazionale.<br />
136<br />
137
6<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Patrizia Scandurra<br />
Patrizia è Professore Associato presso il Dipartimento di<br />
Ingegneria Gestionale, dell'Informazione e della Produzione<br />
dell'Università degli Studi di Bergamo. Gli interessi di ricerca<br />
riguardano le architetture software e i metodi formali per la<br />
modellazione, la validazione, la verifica e testing del software.<br />
Descrizione dell’azienda<br />
L’Università degli studi di Bergamo è un Ateneo fondato nel<br />
1968, università statale dal 1992. Oggi UniBg conta su un campus<br />
diffuso tra la città di Bergamo (parte alta e parte bassa) e la sua<br />
provincia (polo ingegneristico di Dalmine) con più di 21.000<br />
studenti, 8 dipartimenti, 8 centri di Ateneo, 50 corsi di laurea tra<br />
triennali e magistrali, di cui alcuni erogati in lingua inglese.<br />
Per Sieverts<br />
Per è Senior Researcher.<br />
Working session 1: A beautiful, inclusive, just, affordable,<br />
resilient and sustainable climate/energy transition in cities<br />
and communities<br />
JP Smart Cities in a fast changing environment<br />
1. 12. 2022<br />
EERA JPSC Meeting in Bergamo, Italy<br />
Michal Kuzmic, CVUT<br />
Per Sieverts Nielsen, DTU<br />
Guy Vekemans, VITO<br />
Online<br />
1. 12. 2022<br />
Contributo della società allo sviluppo del prodotto ENEA<br />
Il Dipartimento di Ingegneria Gestionale, dell'Informazione e della Produzione dell'Università<br />
degli Studi di Bergamo ha contribuito alla realizzazione di un framework data driven,<br />
basato su tecniche di unsupervised machine learning, in particolare il clustering, in grado di<br />
effettuare anomaly detection sui dati dinamici acquisiti dalla piattaforma big data PELL. Tale<br />
framework è stato progettato e sviluppato in modo tale da essere inserito nella preesistente<br />
infrastruttura big data ENEA.<br />
Sintesi della presentazione<br />
The concept of PEDs is still not so popular in Denmark. District heating is not seen as<br />
an “now innovative solution” but as a solution form the past - so I call it “multi-source<br />
low temperature DH”.<br />
Contributo dell’autore al tavolo<br />
La professoressa Scandurra durante il tavolo ha illustrato la propria visione riguardante<br />
il valore aggiunto che gli algoritmi di machine learning possono apportare al progetto<br />
PELL in termini di supporto all’identificazione di possibili anomalie o discrepanze nei dati<br />
acquisiti dal sistema.<br />
patrizia.scandurra@unibg.it<br />
https://www.linkedin.com/in/patrizia-scandurra-bb88246/<br />
138<br />
139
6<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Claudia Snels<br />
Ingegnere matematico con un Ph.D. in Ricerca Operativa,<br />
Claudia è attualmente ricercatrice del laboratorio Smart Cities<br />
and Communities della divisione Smart Energy dell’ENEA,<br />
dove si occupa di progetti di Smart Cities (MoSoRe, POR<br />
Lombardia), di Smart Home e di digitalizzazione, specialmente<br />
in ambito di dati di mobilità.<br />
Michele Stefini<br />
Laureato in ingegneria all’Università degli Studi di Pavia, ho<br />
svolto la libera professione come ingegnere dal 2003 al 2020. Dal<br />
2020 lavoro al Comune di Bergamo presso il Servizio Ecologia<br />
e Ambiente di cui sono il responsabile dal 2023. L’ufficio ha<br />
varie competenze tra cui la gestione dell’inquinamento in<br />
tutte le sue forme (atmosferico, idrico, acustico, luminoso…)<br />
con la collaborazione di ARPA e Provincia, lo sviluppo delle<br />
strategie di transizione climatica del Comune (Clima e Energia,<br />
PEASC, Climate City Contract), i procedimenti di Valutazione<br />
Ambientale Strategica, il controllo degli impianti termici, la<br />
gestione del degrado e del Servizio di Igiene <strong>Urbana</strong>.<br />
PERCORSI DI TRANSIZIONE PER LE CITTÀ ED I TERRITORI<br />
URBAN TRANSITION PATHWAYS<br />
The Governance<br />
for Climate Neutrality<br />
1st dec. 2022<br />
Sintesi della presentazione<br />
In questo breve talk è stato presentato il nuovo laboratorio delle tecnologie per la digitalizzazione<br />
e per le Smart Cities presso il Parco Scientifico Tecnologico di Kilometro Rosso<br />
(BG), soffermandosi sulla significatività del luogo per l’incontro tra ricerca, industria, università<br />
e start up, in un fruttuoso connubio di pubblico e privato. È stata descritta infine la dotazione<br />
tecnologica del laboratorio Smart Home allestito nei locali di Kilometro Rosso.<br />
Sintesi della presentazione<br />
Michele Stefini – Ecology and Environment Department<br />
C3: EIB/CE - Circular City<br />
Advisory Programme<br />
La presentazione illustra gli strumenti di pianificazione strategica per lo sviluppo di<br />
Bergamo: Il Piano di Governo del Territorio, suddiviso in Bergamo Attrattiva, Sostenibile,<br />
Inclusiva.Il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile, per la sostenibilità ambientale,<br />
sociale ed economica nella mobilità. La strategia di Economia Circolare, focalizzata su buone<br />
pratiche in spreco alimentare e costruzioni. Il Piano d’Azione per l’Energia sostenibile e<br />
il Clima, con obiettivo di riduzione del 35% delle emissioni di CO2eq dal 2005 al 2021 e del<br />
55% entro il 2030. Il Climate City Contract, parte della Missione UE per città smart e zero<br />
emissioni entro il 2030, coinvolge stakeholder per riduzione emissioni di CO2eq.<br />
Per richiedere la presentazione: claudia.snels@ENEA.it<br />
140<br />
141
6<br />
TRANSIZIONE URBANA<br />
Saveria Teston<br />
Laureata in Architettura e in Lettere, PhD student in Beni<br />
Culturali e Ambientali presso l’Università di Bologna, ha<br />
maturato, lavorando in Italia e all’estero, competenze in<br />
pianificazione strategica multilivello, processi di rigenerazione,<br />
politiche di trasformazione urbana, strategie di risignificazione<br />
del patrimonio paesaggistico, urbano e architettonico e<br />
pratiche di autorappresentazione narrativa dei contesti locali.<br />
Annemie Wyckmans<br />
Annemie leads NTNU Smart Sustainable Cities at the<br />
Norwegian University of Science and Technology, and co-leads<br />
the Gemini Centre on Climate-Neutral and Socially Innovative<br />
Cities and Communities together with SINTEF. Annemie is<br />
Project Coordinator of several innovation projects with public<br />
and private sectors, citizen organisations, art and culture,<br />
academia and other societal stakeholders. This includes<br />
projects such as the Smart Cities and Communities Lighthouse<br />
project +CityxChange, the CrAFt urban movement, the NEB-<br />
STAR Lighthouse project, the Re-Value innovation.<br />
Sintesi della presentazione<br />
Descrizione degli elementi innovativi e caratterizzanti del progetto DARE - Digital<br />
Environment for Collaborative Alliances to Regenerate Urban Ecosystem in middle-sized<br />
cities, candidato dal Comune di Ravenna e finanziato nell’ambito della IV call<br />
del programma UIA - Urban Innovative Actions, rispondendo alla sfida della <strong>Transizione</strong><br />
Digitale. Partito nel 2019 e concluso a dicembre 2022, DARE ha testato nel quartiere Darsena<br />
un approccio metodologico teso alla definizione di una pratica rigenerativa facilitata<br />
e abilitata dall’uso consapevole di soluzioni digitali per il perseguimento collettivo di una<br />
migliore qualità della vita. In questa cornice, ha preso corpo una nuova figura professionale,<br />
l’innovation manager di processo, chiamata ad attivare e organizzare pratiche collaborative<br />
supportate dal digitale e sostenute dalla creazione di immaginari condivisi capaci di<br />
rispondere a desideri complementari.<br />
https://www.ntnu.edu/employees/annemie.wyckmans<br />
142<br />
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Agenzia nazionale per le nuove tecnologie,<br />
l’energia e lo sviluppo economico sostenibile