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Viollet-le-Duc - Quaderno 32 - giugno 2024

Eugène Viollet-le-Duc, figura centrale nello scenario architettonico ottocentesco che dedicò la propria vita al ripristino degli edifici medievali francesi, è conosciuto per il restauro del monumento parigino più famoso al mondo, la Cattedrale di Notre-Dame. Dotato di una grande conoscenza della storia dell’arte e di una solida preparazione tecnico-scientifica viene considerato il primo teorico dell’architettura moderna. I suoi principi erano in gran parte basati sull’idea che i materiali utilizzati per la costruzione di un edificio dovevano essere impiegati “onestamente”, vale a dire che l’aspetto esteriore doveva corrispondere al sistema degli elementi strutturali, motivo per cui nelle sue Entretiens sur l'architecture elogiò il tempio dorico per l’armonica configurazione razionale del sistema costruttivo, suggerendo che l’architettura greca poteva essere considerata un modello di riferimento per la manifesta corrispondenza tra forma e struttura. Il giovane architetto ebbe modo di conoscere e studiare gli edifici classici in un lungo viaggio di formazione in Italia, compiuto nel 1836 in compagnia dell’amico e allievo Léon Gaucherel, spingendosi prima in Sicilia e poi alle antiche rovine di Paestum, vere e proprie testimonianze dell’architettura greca in Italia.

Eugène Viollet-le-Duc, figura centrale nello scenario architettonico ottocentesco che dedicò la propria vita al ripristino degli edifici medievali francesi, è conosciuto per il restauro del monumento parigino più famoso al mondo, la Cattedrale di Notre-Dame.
Dotato di una grande conoscenza della storia dell’arte e di una solida preparazione tecnico-scientifica viene considerato il primo teorico dell’architettura moderna. I suoi principi erano in gran parte basati sull’idea che i materiali utilizzati per la costruzione di un edificio dovevano essere impiegati “onestamente”, vale a dire che l’aspetto esteriore doveva corrispondere al sistema degli elementi strutturali, motivo per cui nelle sue Entretiens sur l'architecture elogiò il tempio dorico per l’armonica configurazione razionale del sistema costruttivo, suggerendo che l’architettura greca poteva essere considerata un modello di riferimento per la manifesta corrispondenza tra forma e struttura.
Il giovane architetto ebbe modo di conoscere e studiare gli edifici classici in un lungo viaggio di formazione in Italia, compiuto nel 1836 in compagnia dell’amico e allievo Léon Gaucherel, spingendosi prima in Sicilia e poi alle antiche rovine di Paestum, vere e proprie testimonianze dell’architettura greca in Italia.

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Eugène

Viollet-le-Duc

Le architetture classiche

di Paestum

I Quaderni


Eugène Viollet-le-Duc. Le architetture classiche di Paestum

Costabile Cerone

Eugène Viollet-le-Duc (fig. 1), figura chiave

dell'architettura neogotica francese, considerato da

molti il primo teorico dell'architettura moderna, è

conosciuto come l'ideatore del cosiddetto restauro

stilistico (o in stile), una modalità di intervento che

prevedeva la ricostruzione degli edifici antichi con il

completamento e l'integrazione delle parti mancanti

nello stile originario. È autore di numerose pubblicazioni,

alcune delle quali diffuse e studiate in tutto il

mondo occidentale, come il Dizionario ragionato

dell'architettura francese dall'XI al XVI secolo

(1854-1868) e le Conversazioni sull'architettura

( Entretiens sur l'architecture) del 1863, in cui espose

l'uso di nuovi materiali e l'importanza di progettare

edifici la cui architettura sia adatta alla loro funzione,

piuttosto che a uno stile particolare. Questo principio

influenzò un'intera generazione di architetti.

Nato a Parigi il 27 gennaio 1814, crebbe in un

ambiente ricco di stimoli culturali, manifestando fin

da giovane il proprio talento artistico e un particolare

interesse per l'architettura. Respingendo

l'insegnamento dell' Académie des beaux-arts, si

formò da autodidatta, preferendo l'esperienza diretta

negli studi di architettura e compiendo viaggi di studio

in Francia e in Italia. In quegli anni, la questione

del restauro divenne centrale nel dibattito culturale

francese, tanto che nel 1830 il governo istituì

l'Ispettorato dei monumenti storici per la tutela e il

recupero del patrimonio architettonico della nazione,

soprattutto degli edifici medievali.

Nel 1840 l'ispettore in carica Prosper Mérimée, scrittore

e storico, affidò a Viollet-le-Duc il restauro

dell'Abazia di Vézelay (Basilica di Sainte-Marie-

Madeleine), risalente al XII secolo, un incarico che

sancì l'inizio di una lunga carriera dedicata al ripristino

dei monumenti. A questa prima attività seguirono

numerosi interventi di restauro per i principali edifici

del Medioevo francese, tra cui la cattedrale di Notre-

Dame (fig. 2) e la Sainte-Chapelle di Parigi, la cattedrale

di Amiens e di Reims, il castello di Pierrefonds

(fig. 21) e la cittadella fortificata di Carcassonne (fig.

23), un intervento aspramente criticato perché fu integralmente

ricostruita in stile medievale.

Nel periodo di formazione giovanile, con l'obiettivo

1

Fig. 1. Raymond Quinsac Monvoisin (1790-1870)

Ritratto Eugène Viollet-le-Duc, 1834

Disegno a matita

Collezione privata, Francia

2

Fig. 2. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Progetto di restauro della facciata occidentale di Notre-

Dame de Paris, 28 gennaio 1843

Inchiostro e acquerello (63 x 91 cm)

Médiathèque du patrimoine et de la photographie,

Charenton-le-Pont, France


3

2


di apprendere la composizione e la tecnica costruttiva

degli antichi edifici, intraprese il suo primo viaggio

di studio in Italia, finanziandosi con la vendita dei

suoi straordinari acquerelli (fig. 3). Compagno di

questo lungo viaggio fu l'amico e allievo Léon Gaucherel

(1816-1886) (fig. 5), autore qualche anno

dopo delle incisioni per le illustrazioni a stampa del

progetto di restauro di Notre-Dame e di alcune tavole

su Paestum.

Partiti da Parigi il 12 marzo 1836 diretti a Marsiglia,

proseguirono il viaggio navigando fino a Napoli, con

sosta a Livorno e Civitavecchia, per raggiungere

Palermo (fig. 4), la prima tappa del lungo percorso di

visita in Sicilia, meta privilegiata di architetti e

archeologi alla ricerca dell'arte e dell'architettura antica.

I disegni realizzati nel corso di questo viaggio

sono numerosi, spaziano dalle vedute panoramiche,

in cui ritrae luoghi spesso di straordinaria bellezza, ai

rilievi geometrici, quali piante, alzati, sezioni, particolari

architettonici e dei frammenti decorativi.

La seconda tappa siciliana, con specifico riferimento

agli edifici classici, fu Segesta, dove si soffermò

sull'antico teatro e sul tempio dorico che illustrò in

una suggestiva veduta prospettica acquerellata (fig.

6), per proseguire a Selinunte e ad Agrigento, dove

rimase affascinato dai suoi antichi edifici.

Come osservò in una lettera inviata al padre da Girgenti,

per disegnare l'architettura dei templi classici

era sufficiente un lieve errore per trasformare un

insieme equilibrato in una massa greve e priva di

carattere; era dunque necessario munirsi di pazienza

per disegnare e cancellare innumerevoli volte le linee

tracciate affinché si cogliessero le proporzioni senza

alterare l'equilibrio della composizione. Su questo

aspetto scrisse: “A volte è esasperante, accorciate

una colonna e questa diviene tozza, l'allungate e

diviene esile; non so davvero come abbiano potuto

comporre tutte queste proporzioni in modo che

Fig. 3. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Banchetto delle signore nella sala delle Tuileries, 1835

Acquerello (60 x 48 cm)

Museo del Louvre, Parigi

Tratto da uno schizzo a olio conservato a Parigi al Musée

Carnavalet eseguito nella sala del banchetto al palazzo

delle Tuileries, luogo di residenza del re Luigi Filippo I che

gli commissionò l'acquerello.

Fig. 4. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Veduta interna della Cappella Palatina a Palermo

23 aprile 1836

Acquerello (32,5 x 48,5 cm)

Collezione privata

3

4


5

4


5

Fig. 5. Charles Courtry (1846-1897)

Ritratto di Léon Gaucherel (1816-1886), 1871

Incisione (9 x 13,5 cm)

Collezione École Nationale Supérieure des Beaux-Arts,

Parigi

Fig. 6. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Tempio di Segesta, 1836

Matita e Acquerello (31,7 x 22,8 cm)

Médiathèque du patrimoine et de la photographie,

Charenton-le-Pont, France

Fig. 7. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Tempio della Concordia ad Agrigento, 1836

Disegno a matita (29,6 x 23,5 cm)

Médiathèque du patrimoine et de la photographie,

Charenton-le-Pont, France

6

6


l'occhio non abbia nulla da desiderare di diverso, che

l'armonia sia così perfetta e semplice”.

Nei disegni dei templi esaminati ad Agrigento mise

in evidenza lo stretto rapporto tra l'architettura e il

paesaggio del luogo, evidenziando nei suoi scritti

che per poterli costruire a Parigi, come avrebbero

voluto alcuni architetti dell'Accademia, paradossalmente

sarebbe stato possibile soltanto se avessero

portato con sé anche il contesto naturale su cui sorgevano.

Particolarmente suggestiva è la veduta

d'insieme del Tempio della Concordia (fig. 7), che,

immerso in un paesaggio popolato da una fitta vegetazione

di fichi d'india posti in primo piano e con due

figure sui gradini del basamento (crepidoma) per

rendere evidente le dimensioni dell'architettura, ne

mise in evidenza l'eleganza delle linee e l'armonia dei

rapporti geometrici.

Continuando il percorso di visita, la tappa successiva

fu Siracusa con il suo anfiteatro romano, seguita da

Taormina, dove elaborò diversi disegni dell'antico

teatro e dello straordinario contesto paesaggistico

nel quale si inserisce (fig. 8), descrivendolo come il

luogo più bello tra quelli che aveva visitato nei suoi

diversi viaggi. Da qui, seguendo la strada per Messina

fino a Palermo, ritornò a Napoli, dove, prima di

spingersi a Roma via terra e proseguire per Firenze

(fig. 9), Bologna, Venezia e Milano, vi soggiornò

qualche giorno per visitare prima Pompei e poi Paestum,

che raggiunse da Salerno la mattina del 24

luglio 1836.

Nei giudizi riportati sul suo diario di viaggio, Violletle-Duc

parlò di “bella proporzione” per il Tempio di

Atena, di “ordine un po' pesante” per quello di Nettuno,

e di “colonne troppo elaborate” per la cosiddetta

Basilica. Durante la visita, nonostante non si sentisse

a suo agio per il sole battente e l'aria pesante, scelse

comunque di disegnare il Tempio di Nettuno ed eseguire

un rilievo metrico che gli consentì di realizzare

in studio alcune tavole contenenti la pianta, due

sezioni (longitudinale e trasversale) (fig. 10, 12), i

particolari costruttivi (fig. 13) e il prospetto orientale

raffigurato in uno stato “restauré”, inteso come

restituzione grafica della presunta configurazione

originaria (fig. 11).

Questo tipo di esercizio era comune nel percorso

istruttivo degli architetti del tempo; difatti,

l'ordinamento dell' Académie de France imponeva ai

borsisti ( pensionnaires) residenti a Roma di inviare a

Parigi, nel corso del quarto anno, uno studio (Envois

de Rome) di un monumento classico con un'ipotesi

ricostruttiva ( restauration) e una relazione storica.

Secondo questa regola, nel 1829 il giovane architetto

7

7


Henri Labrouste eseguì il rilievo e un'ipotesi di restauro

per i templi di Paestum (La restauration des temples

de Paestum), oggetto di una vivace polemica

accademica per le differenze con quanto stabilito dal

suo predecessore Claude Mathieu Delagardette alla

fine del XVIII secolo.

In seguito, quest'opera fu descritta da Viollet-le-Duc

come una “rivoluzione su diversi fogli di carta”: mentre

i tre templi erano considerati in ambito accademico

come l'apoteosi di un canone senza tempo, Labrouste

al contrario suggeriva che le architetture fossero

state adattate dai coloni greci alle nuove condizioni

ambientali, sociali e politiche del contesto coloniale.

Nel prospetto del Tempio di Nettuno disegnato da

Viollet-le-Duc è visibile all'interno della cella una

statua dalle sembianze femminili (fig. 11), prefigurando

l'ipotesi che fosse dedicato a Era e non al dio

Nettuno (Poseidone), come successivamente rappresentato

nella riproduzione della stessa tavola

all'interno dell'opera Monuments Anciens Et Modernes

di Jules Gailhabaud, pubblicata a Parigi nel 1857

dall'editore Firmin Didot (fig. 14).

Unitamente alle tipiche raffigurazioni in proiezione

ortogonale, adatte alla comprensione della geometria,

delle dimensioni e dei sistemi proporzionali del

tempio, realizzò anche una seducente sezione prospettica

all'acquerello. Questa, caratterizzata da un

punto di vista centrale e dalle due colonne che incorniciano

lo spazio visivo, spinge l'occhio

dell'osservatore verso l'interno della struttura; il tipico

contadino del luogo seduto su di una grossa pietra

in primo piano rende evidente la scala del disegno

(fig. 15, 16).

La rappresentazione mostra una visione complessiva

dell'architettura del tempio, rivelando non solo

l'evidente simmetria (accordo delle misure), ma contemporaneamente

sia l'ordine esterno (il colonnato

che circonda la cella, o peristasi) sia il doppio ordine

interno che divide in tre navate lo spazio riservato

alla statua della divinità (naos). Concordemente a

quanto sostenuto da Labrouste, anche per Viollet-le-

Duc il doppio ordine non doveva essere considerato

una semplice sovrapposizione di due ordini, bensì al

pari di una sola unità formale e costruttiva (fig. 17).

Lo studio delle architetture di Paestum, insieme a

quelle greche di Sicilia, ebbe una grande influenza

sulla formazione e sulla maturazione teorica

dell'architetto, premessa per successive considerazioni.

Nelle Conversazioni sull'architettura egli esaminerà

il sistema strutturale dell'architettura greca e

in particolare dell'ordine dorico (fig. 18), esprimendo

un particolare apprezzamento per la “sincerità

8

8


costruttiva” e la precisa corrispondenza tra forma e

struttura, un aspetto che diverrà fondamentale per i

suoi studi sull'architettura gotica e su quei principi

che applicò per l'architettura moderna.

Per la Scuola speciale di architettura, un istituto fondato

nel 1865 con il nome di École centrale

d'architecture su desiderio dello stesso Viollet-le-

Duc per riformare gli insegnamenti accademici della

Beaux-Arts de Paris, stabilmente ispirati al neoclassicismo

francese, realizzò un pregevole spaccato prospettico

all'acquerello (fig. 19). Destinato a illustrare

ai suoi studenti lo schema costruttivo della struttura

di un tempio dorico periptero e delle diverse parti che

lo compongono, fu in seguito riprodotto dall'incisore

Paul Dujardin nel volume Compositions et dessins

de Viollet-le-Duc pubblicato a Parigi nel 1884 dalla

Libreria Centrale di Architettura (fig. 20), cinque

anni dopo la morte dell'architetto avvenuta a Losanna

a settembre del 1879.

Fig. 8. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Veduta del Teatro antico di Taormina. Restauro grafico

Acquerello (113,5 x 76,6 cm)

Médiathèque du patrimoine et de la photographie,

Charenton-le-Pont, France

La suggestiva veduta di grandi dimensioni propone la

ricostruzione ideale del teatro con una scena popolata da

attori e una cavea occupata da una folla di spettatori.

Fig. 9. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Firenze, Piazza della Signoria e Palazzo Vecchio, visti

dalla Loggia Lanzi, giugno 1837

Acquerello (65,4 x 42,4 cm)

Médiathèque de l'Architecture et du Patrimoine,

Charenton-le-Pont, Francia

9

9


10

10


Fig. 10. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Il tempio di Nettuno a Paestum. Pianta e sezione

trasversale e longitudinale, 1853

Incisione di Augustin François Lemaitre (1797-1870)

Tavola tratta dal Tomo I di “Monuments Aciens et

Modernes” di Jules Gailhabaud

Edizione Firmin Didot, Parigi, 1853

11

Fig. 11. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Il tempio di Nettuno a Paestum. Prospetto della facciata

restaurata. Lato est, 1836

Matita, inchiostro e acquerello (32,5 x 22,5 cm)

Grand Palais, Musée d'Orsay, Parigi

Fig. 12. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Il tempio di Nettuno a Paestum. Pianta e sezione

trasversale e longitudinale, 1836

Matita, inchiostro e acquerello (31,7 x 23,5 cm)

Grand Palais, Musée d'Orsay, Parigi

12

Fig. 13. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Il tempio di Nettuno a Paestum. Dettagli, 1853

Incisione di Augustin François Lemaitre (1797-1870)

Tavola tratta dal Tomo I di “Monuments Aciens et

Modernes” di Jules Gailhabaud

Edizione Firmin Didot, Parigi, 1853

13

11


14

Fig. 14. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Il tempio di Nettuno a Paestum. Prospetto, 1853

Incisione di Augustin François Lemaitre (1797-1870)

Tavola tratta dal Tomo I di “Monuments Aciens et

Modernes” di Jules Gailhabaud

Edizione Firmin Didot, Parigi, 1853

12


13


15

Fig. . Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

15

Il tempio di Nettuno a Paestum, 1836

Grafite, penna e lavis di inchiostro (29 x 47,5 cm)

Grand Palais, Musée d'Orsay, Parigi

14


15


16

Fig. 16. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Interno del tempio di Nettuno a Paestum, 1865

Riproduzione del disegno di Viollet-le-Duc

Incisore Paul Dujardin (1843-1913)

Tavola LXXXIX del volume Composizioni e disegni di

Viollet-le-Duc, Parigi, 1884

(Compositions et dessins de Viollet-Le-Duc)

16


17


Fig. 17. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Doppio ordine Tempio di Nettuno, Paestum

Disegno a stampa (Incisione di Pégard)

Figura 18 tratta da “Entretiens sur l'architecture par M.

Viollet le Duc”, Sixième entretien, Vol. 1, A. Morel,

Paris, 1863-1872

“Presso gli antichi greci avevamo già visto che, quando

due ordini erano sovrapposti, l'ordine superiore

era solo il prolungamento delle colonne inferiori,

come, ad esempio, nel tempio di Nettuno a Paestum

[…]. (figura 18). I Greci ritenevano quindi che due

ordini sovrapposti dovessero formare un tutt'uno,

avere tra loro un perfetto collegamento, essere e

apparire soltanto due piani dello stesso edificio e non

due edifici posti uno sopra l'altro.”

Fig. 18. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Schema costruttivo dell'ordine dorico

Disegno tratto dal volume Entretiens sur l'architecture,

par Viollet le Duc, Atlas, Parigi, 1863

(Conversazioni sull'architettura, di Viollet le Duc)

Incisore Léon Gaucherel (1816-1886)

Bibliothèque Nationale de France, Parigi

17

18


19

18


19

Fig. 19. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Analisi della struttura del tempio dorico periptero, 1865

Disegno all'acquerello realizzato per gli studenti della

Scuola Speciale di Architettura

da L'Architecture D'Aujourd'Hui, Enseignement De

L'Architecture

20

Fig. 20. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Analisi della struttura del tempio dorico periptero, 1865

Riproduzione del disegno all'acquerello

Incisore Paul Dujardin (1843-1913)

Tavola LXXXVII del volume Composizioni e disegni di

Viollet-le-Duc, Parigi, 1884


21

20


21

22

Fig. 21. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Castello di Pierrefonds, prospetto esterno sulla linea del

fossato, 1858

Acquerello (72,5 x 69,8 cm)

Médiathèque du patrimoine et de la photographie,

Charenton-le-Pont, France

Fig. 22. Gaspard Félix Tournachon, detto Nadar

Fotografia di Eugène Viollet-le-Duc, 1878

Collodio umido su lastre di vetro

dal periodico “Galerie Contemporaine Littéraire,

Artistique”

22

Fig. 23. Eugène Viollet-le-Duc (1814-1879)

Città di Carcassonne e le sue fortificazioni (lato ovest),

gennaio 1853

Stato di rilievo

Matita, inchiostro e acquerello (99 x 63,9 cm)

Médiathèque du patrimoine et de la photographie,

Charenton-le-Pont, France


23

Riferimenti bibliografici:

Jules Gailhabaud, Monuments anciens et modernes: collection

formant une histoire de l'architecture des différents peuples à

toutes les époques, Tome 4, Editore Firmin-Didot frères, Paris,

1857

Eugène Viollet-le-Duc, Entretiens sur l'architecture par M.

Viollet le Duc, Vol. 1, A. Morel, Paris, 1863-1872

Eugène Viollet-le-Duc, Compositions et dessins de Viollet-Le-

Duc, Librairie Centrale d'Architecture, Paris, 1884

Danielle Valeix (a cura di), Rivista L'Architecture

D'Aujourd'Hui, Enseignement De L'Architecture, n. 143, 1969

E. E. Viollet-le-Duc, Lettres d'Italie, 1836-1837, adressées à sa

famille, annotées par Geneviève Viollet-le-Duc, Paris, Léonce

Laget, 1971

Pierre-Marie Auzas, Eugène Viollet le Duc, 1814-1879, Caisse

nationale des monuments historiques et des sites, Paris, 1979

Geneviève Viollet le Duc, Jean Jacques Aillagon (a cura di), Le

voyage d'Italie d'Eugène Viollet-le-Duc (1836-1837), Editore

Centro Di, 1980

Museo d'Orsay, Catalogo riassuntivo illustrato dei disegni di

architettura e di arte decorativa, Parigi, Réunion des musées

nationaux, 1986

Rosa Tamborrino (a cura di), Eugène Emmanuel Viollet-Le-Duc

(Autore), Gli architetti e la storia. Scritti sull'architettura,

Bollati Boringhieri, 1996

E. E. Viollet-le-Duc, Le Civiltà dell'arte, traduzione di Flavia

Vadrucci, Castelvecchi editore, 2014

Simonetta Valtieri, Viollet-Le-Duc & le voyage d'Italie, 1836-37.

Le radici della formazione d'architetto, G.B. Editoria, Roma,

2015

Giuseppe Antista, Federica Scibilia (a cura di), Le voyage en

Sicile, Paesaggi e architetture nei disegni di Eugène E. Violletle-Duc,

Dipartimento dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana,

2016

Annuanziata Maria Oteri (a cura di), Viollet-le-Duc e

l'Ottocento. Contributi a margine di una celebrazione (1814-

2014), Edizione ArcHistoR, 2017

Stefania Pollone, Restauri dell'antico a Paestum. Proposte e

cantieri tra Settecento e Ottocento, Nardini editore, 2020

Camilla Casonato, Viaggiare attraverso la storia. I disegni

giovanili di Viollet-le-Duc, in Dialoghi: visioni e visualità,

Franco Angeli, 2022

23


Eugène Viollet-le-Duc, figura centrale nello scenario

architettonico ottocentesco che dedicò la propria vita

al ripristino degli edifici medievali francesi, è conosciuto

per il restauro del monumento parigino più

famoso al mondo, la Cattedrale di Notre-Dame.

Dotato di una grande conoscenza della storia

dell'arte e di una solida preparazione tecnicoscientifica

viene considerato il primo teorico

dell'architettura moderna. I suoi principi erano in

gran parte basati sull'idea che i materiali utilizzati

per la costruzione di un edificio dovevano essere

impiegati “onestamente”, vale a dire che l'aspetto

esteriore doveva corrispondere al sistema degli elementi

strutturali, motivo per cui nelle sue Entretiens

sur l'architecture elogiò il tempio dorico per

l'armonica configurazione razionale del sistema

costruttivo, suggerendo che l'architettura greca poteva

essere considerata un modello di riferimento per la

manifesta corrispondenza tra forma e struttura.

Il giovane architetto ebbe modo di conoscere e studiare

gli edifici classici in un lungo viaggio di formazione

in Italia, compiuto nel 1836 in compagnia dell'amico

e allievo Léon Gaucherel, spingendosi prima in Sicilia

e poi alle antiche rovine di Paestum, vere e proprie

testimonianze dell'architettura greca in Italia.

Immagine di copertina

Eugène Viollet-le-Duc

Tempio di Nettuno a Paestum, 1836

Particolare

Grand Palais, Musée d'Orsay, Parigi

collana

I Quaderni dell’Arte

a cura di Costabile Cerone

Quaderno 32 - giugno 2024

Eugène Viollet-le-Duc

Le architetture classiche di Paestum.

Copyright: © 2024 PAESTUMinARTE

Questo è un articolo ad accesso aperto distribuito secondo i termini della Creative Commons

Licenza 3.0 Italia (CC BY-NC-ND 3.0 IT)

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