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LA "LIBERA"

Aleardo Rodella e le origini dell'università di Verona

Aleardo Rodella e le origini dell'università di Verona

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1


I n c o p e r t i n a :

“ D o n A l e a r d o R o d e l l a e l a l i b e r a u n i v e r s i t à d i V e r o n a ” o p e r a r e a l i z z a t a

d a l l ’ a r t i s t a v e r o n e s e L u i g i S c a p i n i n e l l ’ o t t o b r e 2 0 0 9 , p e r l ’ o c c a s i o n e d e l

5 0 ° a n n i v e r s a r i o d e l l ’ i s t i t u z i o n e d e l l a “ L i b e r a U n i v e r s i t à d i V e r o n a ” .

L u i g i S c a p i n e n e l 1 9 8 2 è s t a t o l ’ a u t o r e d e l l ’ a t t u a l e l o g o u n i v e r s i t a r i o

v e r o n e s e , r i p r o d o t t o i n q u a r t a c o p e r t i n a . C i a u g u r i a m o c h e q u e s t a n u o v a

e d o r i g i n a l e f i g u r a z i o n e a r t i s t i c a d i S c a p i n i p o s s a e s s e r s t a b i l m e n t e

o s p i t a t a i n p a l a z z o G i u l i a r , a r i c o r d o d e l l ’ e s s e n z i a l e r u o l o s v o l t o d a d o n

A l e a r d o R o d e l l a n e l l ’ i s t i t u z i o n e d e l l ’ U n i v e r s i t à d i V e r o n a .


C o p y r i g h t © 2009

T u t t i i d i r i t t i s o n o r i s e r v a t i a l l ’ a u t o r e .

È v i e t a t a l a r i p r o d u z i o n e , a n c h e p a r z i a l e , d i t e s t i e

f o t o g r a f i e .

h t t p . : / / d s e . u n i v r . i t / r o d e l l a /

3



C E N T R O S T U D I R O D E L L A

LA "LIBERA"

DON ALEARDO RODELLA E LA BATTAGLIA PER LA

NASCITA DELL' UNIVERSITÀ DI

VERONA

di Gerardo Carcereri

in collaborazione con:

Luca Rodella, Gianni Masotto e Corrado Regnoto

5



Ai miei genitori,

sinceri amici di don Rodella

7



.

Mons. Aleardo Rodella

dalla sua ultima conferenza, svolta a S. Michele Extra il

29-9-2003:

...”S

e mettiamo insieme tutti coloro che lavoravano

nelle ferrovie, alle officine Galtarossa, in

altre piccole officine, al lanificio

Tiberghien, furono migliaia gli operai che venivano da

altri paesi e che s'installarono qui a San Michele... La loro attività e la loro vita:

lavoravano tutto il giorno, non facevano ferie, partivano la mattina con la valigetta

per il rancio quotidiano e poi la sera tornavano a casa e passavano un'oretta in

osteria, a giocare a carte e a bere un bicchiere, magari due - è vero - ma insomma era

tutto il loro spasso: non andavano al cinema

o a discoteche.

Poi, rivelarono due buone qualità: si occupavano molto dei figli e volevano farli

studiare. Loro non avevano studiato, ma avevano l'ambizione che i loro figli

studiassero e magari si laureassero.

E io ricordo che questi giovani miei compagni - io ero giovane qui della

parrocchia - andarono all'Università, ma poi non concludevano, non per stupidità o

altro, ma perché le famiglie non erano in grado di mantenerli in altre città, con tutte

le spese annesse e connesse.

È stato qui, vedendo i miei compagni che io stimavo, e - devo dirlo - che poi

non hanno concluso e che sono rimasti un po' delusi o feriti per tutta la vita; questi

giovani, alcuni dei quali sono ancora vivi, molti sono morti... è stato questo che mi

ha acceso l'idea.

Poi quando sono stato a Roma questa idea si è sostanziata, perché avevo dei

miei compagni dell'Università Gregoriana che avevano fatto l'Università di

Camerino, di Macerata, di Urbino. Ho detto, ma... dico: sono paesotti, più o

meno... e non c'è l'Università a Verona?

Poi, ricordavo questi miei amici e, tornato a Verona dalla Gregoriana, ho trovato

un altro di San Michele, che è venuto a prendermi alla stazione: il professor

Vecchiato, che abitava vicino a casa mia. È venuto alla stazione e mi ha detto:

"Senta, reverendo, bisogna che facciamo l'Università a Verona!".

"Ci ho già pensato".

E siamo partiti. Con molte difficoltà... che le difficoltà della tramvia sono niente, di fronte

a quelle!... e quelle del sottopasso!...".

5


6


Verona 16.11.2009

H

o il piacere di esprimere il mio apprezzamento per questa pubblicazione, che

rende omaggio alla figura di un prete veronese, Mons. Aleardo Ro-della, per

anni apprezzato docente nella scuola pubblica e nel Seminario diocesano.

Un apprezzamento tanto più sentito dal fatto di sapere che si tratta di un lavoro

di ricerca voluto da un gruppo di ex alunni di Monsignore, riconoscenti per il bene

da lui ricevuto. Un bene fatto di cultura, prima, ma anche di paterna sollecitudine,

fino a trasformarsi in frequentazione familiare, vissuta nei toni della fraterna amicizia.

Questa pubblicazione, che viene a cadere nel cinquantesimo anniversario della

fondazione della Libera Università di Verona ci aiuta anche a capire la passione e la

generosa dedizione che Mons. Aleardo Rodella ha messo nel portare avanti questa

causa, convinto che la presenza sul territorio di un Ateneo avrebbe consentito

l'accesso alla cultura accademica anche ai figli della gente economicamente meno

abbiente.

Fa onore alla Chiesa veronese annoverare tra i propri presbiteri figure così cariche

di passione cristiana e civile. Quando si ha il coraggio di rivisitare serenamente il

passato, ci si rende conto con evidenza incontestabile di quale forza sia stato capace il

clero veronese e il suo laicato migliore, nel contribuire alla crescita spirituale, umana

e sociale della città.

Una lunga scia di figure esemplari, che hanno segnato la nostra storia, rimangono

ancor oggi un richiamo eloquente a non rassegnarsi dentro inutili pessimismi,

stimolando invece ognuno di noi, a dare il meglio di sé per il bene di tutti.

Auguro che questa pubblicazione faccia da base di partenza per gli storici per una

indagine dei fatti che consenta di riconoscere il giusto merito a chi si è speso, con

generosa dedizione, al bene di Verona e della sua Chiesa.

+ Giuseppe Zenti

Vescovo

7


8


C’

era tanta, tanta passione civile, ma anche autentico spirito cristiano, nelle

parole di Monsignor Aleardo Rodella quando lamentava la fatica delle

famiglie degli operai a mantenere i loro figli all'università. Lo aveva ribadito

anche in un uno dei suoi ultimi interventi pubblici, nel 2003, un anno prima della

morte, durante una conferenza svolta nel teatro di San Michele Extra: «molti miei

compagni hanno lasciato, ma non per stupidità o per altro. Semplicemente perché le

loro famiglie non erano in grado di mantenerli in altre città».

Una condizione di disagio economico, che spesso obbligava i genitori a far

interrompere percorsi di studio appena intrapresi, a frustrare speranze appena

abbozzate, a decidere per sempre il destino dei poveri, non consentendo quel riscatto

sociale che le qualità intellettuali avrebbero loro consentito.

Monsignor Aleardo Rodella quel riscatto l'aveva vissuto in se stesso, accostandosi

alla cultura accademica quale autentico assetato del sapere.

I grandi pensatori, da Zamboni a Bergson, da Gilson a Mounier, insieme a tutta la

scuola dei grandi umanisti francesi avevano nutrito la sua acuta intelligenza,

attraversando la coscienza come una folata di vento rigenerante, creando gli spazi

intellettuali e i presupposti per una cultura che non si sarebbe posta confini o

limitazioni. La voglia di sapere lo spingeva dentro le biblioteche delle maggiori

capitali europee, da Parigi a Bruxelles, da Tubinga a Lovanio come tappe di un

assetato del conoscere, prima ancora che per la curiosità di un turista moderno.

In quel suo peregrinare, durante le vacanze, lungo le mete della conoscenza, si

celava l'emulo dell'esploratore. Ma forse sarebbe più corretto dire che dentro di lui

viveva un animo rinascimentale. Lo si evinceva sia dal suo stile, solenne ed elegante,

amante del bello e dell'eloquio forbito, ma soprattutto dalla sua capacità di intrecciare

nel proprio sentire i dettami della Summa Theologica con quelli della moderna

enciclopedia, facendo del cristiano, non solo un obbediente, ma un ricercatore, un

uomo libero nel pensiero. Quell'uomo nuovo e indagatore di cui Cristoforo Colombo è

l'icona che fa da apripista, simbolo dell'uomo in ricerca, che vuole scoprire, avanzando

anche nei meandri della scienza, del pensiero razionale, dove ci si misura con se stessi,

senza limitarsi ad una obbedienza remissiva.

Si spiega in questa logica il suo spingersi nei confini propri di quello che oggi

chiameremmo sapere laico, spaziando nelle discipline della psiche

per capire, con canoni contemporanei, cosa si possa nascondere nel cuore dell'uomo,

oltre le interpretazioni dei manuali di morale. La scoperta della psicanalisi, come

ermeneutica del cuore, ma anche come terapia, lo avevano trovato cultore

singolarmente preparato e attento. Superate le interpretazioni di un freudismo

sessista e riduttivo, era approdato ad una lettura personalistica della psicologia, di

ispirazione adleriana, che gli consentiva di mettere insieme umano e cristiano, in una

inscindibile e reciproca armonia.

9


Era qui la sua Weltanschaung, la sua visione globalizzante, così come amava

proporla ai nostri distratti ascolti, durante le lezioni in Seminario.

Questa premessa, che coglie l'aspetto più ridondante della personalità di

Monsignor Rodella, lasciando in ombra la tenerissima paternità del suo animo, ci

fa da supporto per riconoscergli il dovuto merito nella fondazione della "Libera

Università di Verona".

Se è compito degli storici analizzare i fatti nel loro svolgersi, è dovere di tutti

riconoscere il ruolo di protagonismo morale, e non solo, che ha avuto questo prete

veronese nel restituire alla città il prestigio culturale che le era venuto a mancare lungo

i secoli. Già dal 1339 Verona era divenuta sede di uno Studium Generale (cioè

università) grazie alla Bolla Pontificia di Benedetto XII, pubblicata in Avignone. Un

prestigio che andava a riconoscere il valore della città scaligera, "l'Atene d'Italia",

come l'aveva chiamata il vescovo Raterio nel X secolo d.C., celebrata nel motto:

«Magna Verona vale, valeas per secula semper et celebrent gentes nomen in orbe

tuum.»

L'idea di rimettere in piedi l'università veniva non solo da una memoria pregressa,

ma soprattutto da un nuovo sentire sociale popolare, fiorito all'in-domani dell'ultima

folle guerra mondiale. La volontà di ripartire, cominciando dal sapere, fu il motore

propulsore che diede intuizioni e caparbia determinazione a chi si adoperò perché

l'iniziativa avesse buon esito.

La presente pubblicazione, che si propone come traccia di partenza per una ricerca

serena e obiettiva in merito, fuori da qualsiasi presunzione egemonizzante, da una

parte e dall'altra, ci porta dentro ad uno spaccato culturale in cui il mondo cattolico ha

avuto un ruolo preponderante. Valga per tutti la riforma scolastica operata dal

Ministro per l'Istruzione, il veronese Guido Gonella, a cavallo degli anni '50, tendente

a moltiplicare i luoghi formativi, ma anche a restituire, al mondo cattolico, quel ruolo

pubblico dentro al mondo accademico, che gli era stato di fatto precluso negli anni

precedenti.

Fu quella comune passione a contaminare Monsignor Aleardo Rodella, facendone

un interprete solerte e battagliero contro le gelosie politiche regionali, quelle

ideologiche locali e quelle accentratrici di uno Stato voglioso di tenere in mano

dall'alto i fili del "teatro". La sua frequentazione personale con il Ministro ne fece un

interprete e suggeritore appassionato e convinto. Una

passione che gli diede la giusta coscienza di quanto avrebbe dovuto spingere

perché il progetto raggiungesse il porto di approdo.

Questa fatica a mettere in piedi la Libera Università di Verona racconta di anni

intrecciati di malintesi, di sgarbati sgambetti, di malumori neppure tanto sopiti.

A cinquant'anni dall'istituzione ufficiale, avvenuta nel 1959, e dato il successo

che le nostre Facoltà hanno raggiunto nello scenario nazionale a partire da allora, è

arrivato il tempo di restituire unicuique suum.

10


Fosse altro che per riconoscere la passione civile che attraversò quegli anni,

prezioso suggerimento anche per l'oggi.

Questo volume, che non ha pretese storiografiche, benché storicamente

documentato, ha come fonte privilegiata (ma non solo questa) le memorie stesse di

Monsignor Rodella. Le hanno raccolte amici ed estimatori da quel prezioso

scrigno di documenti, che Monsignor Aleardo ha lasciato per tanto tempo in

ombra, fedele al suo motto, mutuato dal cardinal Siri: silentium et archivium. Ora

quel silenzio si rompe, proponendosi con i toni sommessi ma provocanti di un

sussurro, capace di avviare indagini che diano, come si diceva sopra, a ciascuno il

suo.

Cominciando col consegnare, a Monsignor Rodella, la stima e la gratitudine del

mondo cattolico, ma anche di tutti gli studenti che ne hanno apprezzato la

preparazione e l'umanità, insieme a quella della città intera, quella città dove la

fretta spesso appanna la memoria e la gratitudine che da essa dovrebbe fiorire.

A Gerardo Carcereri, certosino indagatore, e a Gianni Masotto e Corrado

Regnoto, che hanno collaborato con lui nella ricerca e nell'estensione di queste note,

un grazie sincero per il lavoro svolto. Soprattutto per l'animo con cui l'hanno svolto,

tipico di coloro che ricambiano nella gratitudine il ruolo della paternità dei formatori.

Alla sorella di Monsignor Aleardo Rodella, la signora Maria Elena, che ne è stata

custode fedele e. intelligente, ispirata da tenerezza materna e grande finezza umana, a

Luca, il nipote medico, colmo di riconoscente ammirazione per il bene ricevuto dallo

zio, il grazie più sincero da quanti hanno avuto il dono di incontrare la sapienza e

l'umanità del loro caro.

Un grazie da quanti hanno frequentato la Libera Università di Verona. Una

università per la quale qualcuno si è battuto in maniera straordinaria, intravedendo

in essa una fucina di sapere, di progresso e, perciò, di umanizzante civiltà.

Mons. Bruno Fasani

11


INDICE

Presentazione del Vescovo di Verona S.E. mons. Giuseppe Zenti ............................................... 7

Prefazione di mons. Bruno Fasani ................................................................................................9

COM'È NATA L'UNIVERSITÀ DI VERONA? ..................................................... 17

CENNI SULLO `STUDIUM GENERALE" SCALIGERO

− LO SPLENDORE CULTURALE DELLA CORTE DI CANGRANDE ......................................... 19

− GUGLIELMO DA PASTRENGO E PETRARCA AD AVIGNONE,

AL TEMPO DI MASTINO II DELLA SCALA ............................................................................. 21

- LA BOLLA ISTITUTIVA DELLO "STUDIUM GENERALE" DI VERONA ................................. 24

- LO STUDIUM DOMENICANO DI SAN PIETRO MARTIRE (S. ANASTASIA) ........................ 27

- UN RITRATTO DI DANTE IN S. ANASTASIA?

LA SUA PRESENZA NELLO STUDIUM DOMENICANO DI VERONA ................................... 28

- LO STUDIUM FRANCESCANO DI SAN FERMO ........................................................................ 30

- L'ICONOGRAFIA RATERIANA DI VERONA (SEC. X)

ED IL LOGO DELL'UNIVERSITÀ VERONESE (DAL 1982) ...................................................... 34

INTRODUZIONE

- IL VIAGGIO PIO LUNGO ............................................................................................................... 37

- LA DOCUMENTAZIONE SULLA FONDAZIONE UNIVERSITARIA VERONESE .................. 39

- MONS. A. RODELLA IMPORTANTE PROTAGONISTA DELLA « BATTAGLIA

PER L'UNIVERSITÀ DI VERONA" .............................................................................................. 43

- DON RODELLA: LA CULTURA, I GIOVANI E LA CROCE ....................................................... 46

(I) PARTE PRIMA: LA VICENDA UNIVERSITARIA VERONESE

- DON ALEARDO RODELLA ED IL PROBLEMA UNIVERSITARIO VERONESE .................... 49

Biografia giovanile diAleardo Rodella (cenni) ................................................................................ 49

Don Rodella ed il problema dell'Università a Verona (dal 1942 al 1952) ........................................ 56

− LA RIFORMA SCOLASTICA DEL MINISTRO GONELLA (1946-1951) .................................. 66

- IL PROF. LANFRANCO VECCHIATO E LA "SCUOLA DI SCIENZE STORICHE

L.A. MURATORI" (DAL 1951) ....................................................................................................... 77

- DON ALEARDO RODELLA E LA "SCUOLA DI SERVIZIO SOCIALE" (DAL 1953) ................ 94

Ulteriore sviluppo della Scuola di Servizio Sociale ....................................................................... 109

− LA PROSPETTIVA EUROPEA DEI MURATORIANI -

I "CORSI ESTIVI» DI GARDA (DAL 1954) E L'INCONTRO DI SAN VIGILIO" (1955) ......... 113

Altre notizie sulle edizioni dei "Corsi estivi" muratoriani ............................................................. 122

- L'INCONTRO DI SAN VIGILI() TRA L'ARCIVESCOVO MONS. URBANI E LE AUTORITÀ

CIVICHE DI VERONA (1955) .................................................................................................... 125

- IL 1956: ANNO DI STALLO PER LA MURATORI .................................................................... 131

- DON RODELLA PUNTA SU "ECONOMIA" (1957)

(SCELTA SUGGERITA DAL PROF. PONTIERI) ...................................................................... 137

12


- LA CIRCOLARE MORO; LEGISLAZIONE E STRATEGIA DELL'INIZIATIVA UNIVERSITARIA;

DON RODELLA DIRETTORE DELLA « SCUOLA DI COMMERCIO ESTERO" (1957)

La "circolare Moro" ....................................................................................................................... 144

Legislazione e strategia dell'iniziativa universitaria ...................................................................... 147

Don Rodella direttore della Scuola di Commercio Estero ............................................................. 150

- IL RICONOSCIMENTO DELL'ISTITUTO MURATORI; IL CARDINAL SIRI,

DON RODELLA E L'ALLEANZA CON L'UNIVERSITÀ DI PADOVA (1958) ....................... 153

Don Rodella, il card. Siri e la preparazione dell'alleanza con Padova ........................................... 156

- DON RODELLA E L'U.C.I.D.: SUA CONCEZIONE DELL'ECONOMIA .................................. 159

- LA FASE OPERATIVA PER LA "FACOLTÀ DI ECONOMIA": LA SEDE,

IL RETTORE (VERNA) ED IL SOSTEGNO POLITICO DELL'ON. GONELLA (1958) .......... 161

Persiste il divieto di Moro e Fanfani contro nuove università ........................................................ 161

L'indagine statistica ....................................................................................................................... 162

La sede: palazzo Giuliari ............................................................................................................... 163

La nomina del rettore e la chiamata dei docenti ............................................................................ 165

Lo scontro politico Fanfani-Gonella .............................................................................................. 167

L'autunno del 1958 ........................................................................................................................ 170

L'on. Gonella, don Rodella e la prima tappa dell'alleanza con l'Università di Padova .................. 173

Sensibilizzazione dei veronesi al problema universitario .............................................................. 174

- IL CONSORZIO UNIVERSITARIO (1959) ................................................................................. 179

- CONTRASTO POLITICO (AREA FANFANI) SULL'INCARICO A VERNA;

APPROVAZIONE DELLO STATUTO ED AVVIO DELLA "LIBERA" (1959) ........................ 199

- LA «LIBERA" ATTENDE INVANO PER UN TRIENNIO

IL RICONOSCIMENTO STATALE (FINO AL 1962) ................................................................ 219

La "Scuola e il Centro di orientamento" ........................................................................................ 228

- LA "LIBERA" VIENE A DIPENDERE DALL'UNIVERSITÀ DI PADOVA:

SUO RICONOSCIMENTO STATALE (1963) ............................................................................ 234

- LO SVILUPPO UNIVERSITARIO VERONESE NEL VENTENNIO

DELLA DIPENDENZA DA PADOVA (DAL 1963 AL 1982) .................................................... 241

- L'UNIVERSITÀ DI VERONA AUTONOMA E RICONOSCIUTA DALLO STATO -

IL 25° ANNIVERSARIO (1984) - LE NUOVE FACOLTÀ E FINALMENTE INGEGNERIA 251

Il 25° anniversario della fondazione universitaria veronese ........................................................... 253

Istituzione di nuove facoltà universitarie a Verona ........................................................................ 270

(II) PARTE SECONDA: PROTAGONISTI DELLA FONDAZIONE

DELLA "LIBERA UNIVERSITÀ" DI VERONA

- PREMESSA: LA BATTAGLIA PER L'UNIVERSITÀ DI VERONA

FU UNA BATTAGLIA CATTOLICA ......................................................................................... 283

- ON. GUIDO GONELLA: GRANDE ISPIRATORE E PROMOTORE .......................................... 286

Biografia giovanile e docenza universitaria ................................................................................... 287

Fedele seguace di Pio XII .............................................................................................................. 293

Gonella a Verona, nel dopoguerra ................................................................................................. 295

L'anti-Gramsci ............................................................................................................................... 299

Ruolo di Gonella nella fondazione dell'Università di Verona (sunto) ........................................... 301

Gonella avversario del centro-sinistra ........................................................................................... 304

PRECURSORI

13


- MONS. PIETRO ALBRIGI ........................................................................................................... 307

- MONS. GIUSEPPE TOSI .............................................................................................................. 309

FONDATORI

- DON ALEARDO RODELLA ........................................................................................................ 311

L'evoluzione intellettuale da Zamboni a Bergson: dalla gnoseologia alla metafisica .................. 311

La politica del centro-sinistra ........................................................................................................ 323

La crisi post-conciliare ................................................................................................................. 324

Mons. Rodella e la psicologia ...................................................................................................... 326

Ulteriori studi filosofici ed ultimi anni ......................................................................................... 330

DI MONS. RODELLA HANNO DETTO

- DON RODELLA E I PRIMI STUDENTI UNIVERSITARI .......................................................... 332

- «DON RODELLA, UN MITO VA IN PENSIONE" di Giuseppe Anti ......................................... 334

- AMICO DI CHI CREA dell'artista Luigi Scapini .......................................................................... 336

- AMICO DI CHI IMPRENDE dell'imprenditore Carlo Veronesi .................................................... 337

− LANFRANCO VECCHIATO ..................................................................................................... 339

- LIVIO ANTONIOLI, REMO BITTASI E PIERLUIGI LAITA .................................................... 343

- PIETRO VACCARI ........................................................................................................................ 345

- DON PIETRO ROSSETTI .............................................................................................................. 346

AUTORITA CIVILI E RELIGIOSE DI VERONA ................................................................................

- SEN. GIOVANNI UBERTI ........................................................................................................... 347

- AVV. LUIGI BUFFATTI ............................................................................................................... 350

- ING. GIULIO CESARE TOSADORI ............................................................................................ 352

- ARCIV. GIOVANNI URBANI ..................................................................................................... 354

- DOTT. GIORGIO ZANOTTO ....................................................................................................... 356

- AVV. RENATO GOZZI ................................................................................................................ 359

- DOTT. CARLO DELAINI ............................................................................................................. 361

- ING. ANGELO TOMELLERI ........................................................................................................ 362

− ALTRI POLITICI VERONESI ................................................................................................... 363

L'"U.C.I.D." (UNIONE CRISTIANA DEGLI IMPRENDITORI E DIRIGENTI)............................ 364

BENEFATTORI

- CONTESSA ELENA GIULIARI E PIERCAMILLO TUSINI ....................................................... 368

GRANDI AMICI NON VERONESI

− PROF. ERNESTO PONTIERI .................................................................................................... 370

− CARDINALE GIUSEPPE SIRI ......................................................................................................... 374

L'amicizia di don Rodella col card. Siri ed il ruolo di Siri nell'istituzione dell'Università di Verona 376

- PROF. ING. GUIDO FERRO ........................................................................................................ 379

IL RETTORE DELLA "LIBERA": PROF. ATTILIO VERNA ....................................................... 381

I PRIMI DOCENTI UNIVERSITARI .............................................................................................. 384

14


GLI STUDENTI DELLA "LIBERA» (I "LIBRETTI BLU") ............................................................ 387

DOPO LA FINE DELLA "LIBERA” ……………………………………………………………….. 389

- PROF. GINO BARBIERI: IL PRESIDE DI ECONOMIA STATALIZZATA E DIPENDENTE DA

PADOVA .......................................................................................................................................... 389

- ING. PAOLO BIASI ....................................................................................................................... 390

- RIASSUNTO ................................................................................................................................. 393

- CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE ............................................................................................ 401

- BIBLIOGRAFIA ............................................................................................................................ 407

- BIBLIOGRAFIA ICONOGRAFICA .............................................................................................. 409

- RINGRAZIAMENTI ..................................................................................................................... 411

- UNA PAGINA DI L. EINAUDI SULLE NUOVE LIBERE UNIVERSITA ................................ 413

ELENCO DEI «DOCUMENTI DELL'ARCHIVIO RODELLA"

("RODO») RIPRODOTTI IN QUESTO VOLUME

1) Rodo, 7-1-'56 ........................... 107 13) Rodo, 24-6-'59 ....................... 206

2) Rodo, 4 - 12 -'54 ...................... 119 14) Rodo, 3-8-'59 ......................... 211

3) Rodo, 18-12-'63 ........................ 152 15) Rodo, 18-8-'59 ....................... 212

4) Rodo, 19-4-'58 ......................... 155 16) Rodo, 11-11-'59 ..................... 216

5) Rodo, 31-5-'58 ......................... 155 17) Rodo, 22-9-'60 ....................... 223

6) Rodo, 14-11-'58 ....................... 175 18) Rodo, 18-6-'61 ....................... 229

7) Rodo, 20-11-'58 ........................ 176 19) Rodo, 26-6-'64 ........................... 242

8) Rodo, 5-12-'58 ......................... 178 20) Rodo, 15-5-'64 ....................... 243

9) Rodo, 10-1-'59 .......................... 182 21) Rodo, 27-12-'77 ..................... 250

10) Rodo, 3-2-'59 ......................... 195 22) Rodo, 20-10-'84 ...................... 258

11) Rodo, 3-2-'59 . . . ....... 198 23) Rodo, 22-10-'84 ...................... 262

12) Rodo, 13-2-'59 ....................... 202 24) Rodo, ottobre '84 .................... 265

15


16

ABBREVIAZIONI

AMgo = Ambrosetti Giovanni: "Gonella nell'università", Accademia Catulliana,

Verona 1983.

BO = Bozzini Federico: "Destini incrociati nel novecento veronese", ed.

Lavoro, 1997 (spec. pp. 156-158).

BOR = Borelli Giorgio: "Profilo della facoltà" (discorso per la celebrazione del

40° anniversario della facoltà di Economia dell'Università di Verona, il

30-112001).

BU = Buffatti Luigi: "Come nacque l'idea dell'Università di Verona", in

"Quaderni della Provincia", 1969, n. 26 pp. 7-12).

CM = "Corriere del Mattino", quotidiano cattolico diretto da Piero Gonella.

DBV = "Dizionario biografico dei veronesi-secolo XX", a cura di G.F. Viviani,

Accademia di agricoltura, scienze e lettere di Verona, ed. Fondazione

Cassa di Risparmio di VR, VI, BL e AN, Verona 2006.

GOpi = Gonella Guido: "Cinque anni al ministero della Pubblica istruzione",

voli. I-II-III, GO 2007 = "Guido Gonella tra Governo, Parlamento e

Partito", A.a. vari - Istituto L. Sturzo - 2 voli., ed. Rubettino, 2007.

LA = "L'Arena", quotidiano di Verona.

N.H. = "Nova historia" (dal '51 organo della Scuola Muratori).

N.d.R. = Nota di Redazione.

RM = Registro delle messe officiate da don A. Rodella dal 1950 al 1968

ROdo = Rodella Aleardo, documenti in suo possesso ("archivio Rodella")

RoCI = conferenza di don Rodella su: "La storia di S. Michele Extra: dal

monastero benedettino alla parrocchia operaia" (S. Michele, 29-9-

2003) registrata su DVD dal sig. Franco Composta.

RoC2 = conferenza: "Gratitudine a mons. Rodella" (S. Michele, 9-2004) registrata

su DVD dal sig. Franco Composta.

ROve = Rodella Aleardo, comunicazioni verbali.

Veca = Vecchìato Lanfranco: "I cattolici e l'università di Verona", ed. Novae

Histo-riae, 1997.

VEF2006 = Vecchiato Francesco: "Tra guerra e guerra fredda. La rinascita di

Verona dalle macerie del conflitto mondiale (1945-1959)", in "Verona

la guerra e la ricostruzione", a cura di Maristella Vecchiato, Rotary club

Verona Nord, 2006-2007.

VEF2007 = Vecchiato Francesco: "Guido Gonella, dalla Scuola superiore di scienze

storiche "Ludovico Antonio Muratori" all'Università di Verona", in

"Guido Go-nella tra Governo, Parlamento e Partito", Aa. vari - Istituto

L. Sturzo - ed. Rubettino, 2007, tomo II, p. 409-430.

VEF2008 = Vecchiato Francesco: "L'Università a Verona. Un'attesa durata seicento

anni (1339-1959)'; in "25 anni per Verona"Aa. vari - Università degli

studi di Verona - Grafiche Fiorini, Verona, marzo 2008.

Vein = Vecchiato Lanfranco, Introduzione agli "Indici di N.H.".

VF = "Verona Fedele", settimanale diocesano.


COME È NATA L’UNIVERSITÀ DI VERONA?

opinione diffusa che l'Università sia stata istituita a Verona solo in

epoca assai recente e ciò viene considerato come segno di un suo

minor prestigio. Viene così misconosciuto il fatto che a Verona uno

"Studium generale" (Università medievale) era già stato fondato nel 1339, in

piena epoca scaligera. La sua istituzione comunque aveva tardato a Verona di

oltre un secolo rispetto a città vicine, quali Bologna (fine XII secolo) o Padova

(1222), a causa della sua dominazione ghibellina, da parte di Ezzelino prima e

degli Scaligeri poi. Dato il timore del Papato che in un contesto ad esso ostile,

l'Università potesse favorire la diffusione di eresie, lo "Studium generale" non

venne concesso alla nostra città durante la signoria dello scomunicato

Cangrande della Scala, nonostante gli stupendi fasti della sua preumanistica

corte, bensì solo dopo la svolta filopapale di Mastino II, avvenuta per l'appunto

nel 1339.

La soppressione dello "Studium generale" di Verona, attuata nel XV secolo dai

Visconti, o più probabilmente dai dogi veneziani - con l'intento di accentrare nella

sola sede di Padova gli studi universitari della Serenissima - dopo la parentesi della

dominazione imperiale su Verona (1509-1516) venne accompagnata da una vera

"damnatio memoriae" tanto nei riguardi della Signorìa scaligera, quanto nei confronti

della sua Università.

Tre secoli più tardi, inasprendo i controlli sullo stesso ateneo patavino, il dominio

asburgico fu ben lontano dall'idea di concedere nuovamente una sede

universitaria a Verona, centro peraltro di primaria importanza nel Lombardo-

Veneto sotto il profilo strategico-militare. Così, dopo l'ultrasecolare sonno del

periodo veneziano e le servitù di quello asburgico, il provincialismo culturale

della nostra città sarebbe proseguito ben oltre la costituzione del Regno d'Italia,

e cioè fin almeno alla conclusione del ventennio fascista.

Solo nei primi anni del secondo dopoguerra, risorsero l'idea ed il proposito di

riavere l'Università a Verona (si veda come il logo della "Libera Università di

Verona" si richiamasse all'antico "Studium generale" di età scaligera). Nell'ultimo

dopoguerra l'istituzione universitaria veronese non avvenne però, come si

potrebbe immaginare, per una benevola o automatica concessione da parte del

nuovo Stato repubblicano. Si trattò invece di una lunga e dura conquista, ottenuta

solo grazie agli sforzi tenaci ed intelligenti di un ristretto numero di personalità

veronesi. Si dovette lottare a livello regionale (contro gelosie accademiche e

visioni accentratrici) a livello cittadino (contro personalismi e contro le

opposizioni delle sinistre e dei liberali) e a livello nazionale (contro la visione

dirigista e statalista dei ministri della Pubblica Istruzione subentrati a Gonella).

La lunga battaglia universitaria veronese agì poi da rompighiacci nella stagnan-

17


te politica universitaria italiana e, nei primi anni '80, permise l'inaugurazione del

nuovo corso del decentramento universitario (concesso allora in modo perfino

eccessivo).

Scopo della presente pubblicazione è quello di documentare e di descrivere

come tra i protagonisti della fondazione dell'Università veronese vada annoverata

in primis la figura di don Aleardo Rodella. Tra le principali motivazioni della sua

azione vi fu non solo il desiderio di ricondurre Verona al ruolo di centro culturale

di prima grandezza - qual'essa era stata per molti secoli della sua storia - ma anche

l'intento di attuare un'opera di giustizia sociale. Con l'arrivo a Verona dell'Università

infatti, a moltissimi giovani veronesi che non potevano frequentare le sedi

universitarie, situate allora lontano dalla nostra città, fu consentito in tal modo di

laurearsi.

18


CENNI SULLO "STUDIUM GENERALE" SCALIGERO

LO SPLENDORE CULTURALE DELLA CORTE DI CANGRANDE

19


Alle Arche, il Cangrande a cavallo va guardato in una notte limpida e senza luna:

colto dal basso contro la volta stellata, il cavaliere scaligero rivive sulla cima d'una

tronca piramide, sul piòlo più elevato d'una scala che sale al cielo. Con le ali del

suo cimiero, egli pare un'aquila che domina spazi siderali. Dallo svolazzare

dell'equina bardatura, ecco l'imminente balzo dell'ippogrifo imperiale a condurlo

nel paradiso dantesco, qual stella tra stelle immortali: "puro e disposto a salire a le

stelle..." (Purg. XXXIII, v. 145)... "colui che impresso fue, nascendo, sì da questa

stella forte" (Marte; N.d.R.) (Par. XVII, v. 76).

Sul "gisant" dell'arca di Cangrande, sta inciso "latine" il seguente epitaffio composto

dal grammatico Rinaldo Cavalchini da Villafranca (autore anche di quello

ravennate a Dante): "L'intera Marca chei sottomise con aspra guerra ("marte") di

Cangrande può dir le grandi imprese. Se più lungo la Parca avesse intrecciato il fil

de la sua vita, oltre le stelle la scaligera stirpe ei' avrebbe innalzato..."

Le "magnificenze" (Par. XVII, v. 85) di Cangrande non furono solo quelle

legate alle imprese del suo genio militare, ma anche quelle dello splendore

culturale della sua corte. Esse vennero ad affiancar la fama delle numerose

"scholae" di teologia, di diritto canonico e civile e di arti liberali esistenti da tempo

nella nostra città e regolamentate fin dal "Liber iuris civilis urbis Veronae" del

1228 e dagli Statuti al-bertini del 1276'.

Nella sfarzosissima "curtis magna" di Cangrande, l'astro eccelso dell'amico

Dante Alighieri brillava in un firmamento di altre luminose intelligenze:

Rinaldo Cavalchino da Villafranca, Emanuel Giudeo, Benzo Alessandrino da

Verona, Fer-reto dei Ferreti, Fazio degli Uberti, Guglielmo da Pastrengo,

Giovanni Mansionario dei Matoci, Gidino da Sommacampagna, ecc..

Solo la scomunica comminata agli Scaligeri dal pontefice avignonese

Giovanni XXII potè impedire la nascita a Verona dell'Università ("Studium

generale") fin dall'epoca di Cangrande!

Essa fu concessa nel 1339 dal papa avignonese Benedetto XII al successore

di Cangrande della Scala, Mastino II.

20

Vedasi: "Istituzioni scolastiche pubbliche" di Gian Paolo Marchi, in "Gli Scaligeri",

Comune di Verona, Mondadori ed., Verona 1988, p. 515.


GUGLIELMO DA PASTRENGO E PETRARCA AD AVIGNONE,

AL TEMPO DI MASTINO II DELLA SCALA

Principale promotore dell'istituzione dello "Stu-dium

generale" scaligero fu Guglielmo da Pastrengo,

feudatario e fratello del priore del convento

domenicano di S. Anastasia (che è raffigurato nel

bassorilievo del portale di tale chiesa: vedasi qui sopra

a sinistra). Egli fu un importante notabile della

corte di Mastino II della Scala (vedasi qui a sinistra il

suo monumento equestre). Appassionato cultore di

lettere, Guglielmo da Pastrengo ospitò molte volte il

Petrarca (foto qui sopra a destra) nella propria

abitazione, situata giusto alla metà del lungo retti-

21


lineo che dai palazzi scaligeri porta al duomo, nell'attuale via Augusto Verità, 2

(si vedano le due foto in alto nella pagina precedente).

Subito dopo la cocente sconfitta inflitta a Mastino II dalla lega venetofiorentina

(nel gennaio del 1339), grazie ad una missione ad Avignone di

Guglielmo da Pa-strengo, e probabilmente grazie anche alla mediazione del

Petrarca, Verona ottenne dal pontefice il beneficio dell'Università.

Il cistercense papa Benedetto XII intese in tal modo premiare la svolta filopapale

di Mastino II (la politica ghibellina degli Scaligeri aveva finora alienato il

privilegio universitario tanto a Verona, quanto a Vicenza) ed insieme punire invece

la città e l'Università di Bologna, che recentemente si erano ribellate al potere

pontificio'?

2 Si veda in: "Les Papes d'Avignon - 1305/1378", di G. Mollat, Letouzey & Ané ed., Paris 1949.

3 Per la storia della fondazione dell'Università veronese in età scaligera si veda ad es.: Scipione

Maffei: Prefazione, in "Verona Illustrata", vol. III, parte II, Milano, Società Tipografica dei

Classici Italiani, 1825, p. 17-19; Giorgio Bolognini: "L'Università di Verona e gli statuti del

secolo XIII", Verona, Tip. Franchini 1896; Antonio Avena: "Guglielmo da Pastrengo e gli

inizi dell'Umanesimo in Verona", Verona, Tip. Franchini 1907; Lanfranco Vecchiato: "La

nomina del Vescovo Matteo de Ribaldis e i privilegi universitari a Verona", in "Nova

historia" maggio-agosto 1955, p. 55; Gino Barbieri: "Ritornano gli studi universitari", in

"Quaderni della Provincia", Verona 1966, n. 1, p. 11; Francesco Vecchiato: "L'Università a

Verona. Un'attesa durata seicento anni 1339-1959", in "25 anni per Verona 1982-2007", ed.

Fiorini, Verona 2008, p. 26.

22


Benedetto XII,

autore della bolla

istitutiva dello

"Studium generale"

scaligero (opera del

1341 di Paolo da

Siena, è nell'ultima

sala delle «Grotte

Vaticane").

23


LA BOLLA ISTITUTIVA DELLO "STUDIUM GENERALE" DI VERONA

24

"Copyright" © Archivio Segreto Vaticano, da "Reg. Aven. 53, f. 301v" ("lettere di Curia").


Nella pagina precedente è riportato, in "Copyright" © Archivio Segreto Vaticano

(inviatoci in JPG, con Fatt. 28564/F del 24-5-2008, su ord. 1125 del 20-5-08) il testo

originale (ed inedito?) della Bolla con la quale Benedetto XII in Avignone il 22 settembre

1339 istituiva lo "Studium generale" (Università) a Verona.

In corrispondenza dell'ultima parola della bolla - "Dominico" - s'intravede

appena l'impronta circolare del sigillo. Sul margine sinistro del testo si possono

notare delle correzioni grafiche originali.

Questo testo è conservato nell'Archivio Segreto Vaticano, tra le "lettere di

Curia", nei "Registra Avenionensia", in Reg. Aven. 53, f. 301v 4 .

La prima parte del testo - e cioè le prime otto righe ("dum solicite") - hanno

il valore di preambolo.

"Il testo della Bolla di Benedetto XII comporta una prima parte, nella quale si

considera quanto sia prezioso il dono della sapienza e quanto sia desiderabile e glorioso

il suo possesso, per il quale sono disperse le tenebre dell'ignoranza e gli uomini

possono disporre e ordinare la loro vita nella luce della verità. Sulla base di questa

premessa viene sottolineato il desiderio, che ovunque siano incrementati gli studi

delle lettere - `litterarum studia' - nei quali risplende la 'perla' della conoscenza, e

più favorevolmente rinvigoriscano specialmente in quei luoghi che si riconoscono

`idonei' e 'adatti' a moltiplicare i semi e a produrre i germi salutari del sapere''' .

Le successive nove righe ( "Cum igitur") rappresentano invece la parte

istitutiva vera e propria.

Eccone il testo in latino:

"Cum igitur civitas veronensis, propter ipsius commoditates et conditiones quam

plurimas, apta non modicum generali studio censeatur, Nos, profectibus publicis

multipliciter expedire credentes ut in civitate predicta cultores sapientie inserantur,

fructum uberem - largiente Domino - in tempore producturi, apostolica auctoritate

concedimus et tenore presentium indulgemus ut in civitate prefata sit deinceps in

iure videlicet canonico et civili et in medicina et artibus perpetuum studium generale,

in quo magistri doceant et scolares libere studeant et audiant in facultatibus

prelibatis, et in eisdem facultatibus magisterii titulo valeant idonei decorari" 6 .

4 Vedasi Bruno Nardi: "Saggi sulla cultura veneta del quattro e cinquecento", ed. Antenore, Padova

1971, p. 49, nota 2). Si ringrazia il Direttore dell'Archivio Segreto Vaticano S.E. mons.

Sergio Pagano ed il segretario mons. Marco Grilli per averci fornito, in data 25-52008, la

copia in Jpeg di tale importante documento.

5 Cit. da VEF, 2008, p. 26.

6 Cit. da VEF, 2008, p. 26.

25


Nell'ultimo periodo figura la data di emissione della bolla, in Avignone:

"Avinione X kl. ("decimo kalendas") Octobris anno quinto": 22 settembre 1339 7 .

Prima della riproduzione di questa bolla è stata riportata l'effigie del suo autore,

il pontefice Benedetto XII — opera di Paolo da Siena (1341) — allocata oggi

nell'ultima sala delle "Grotte Vaticane" (ve ne è una copia anche ad Avignone,

nella cattedrale di Notre-Dame des Deéms, sul sepolcro di tale pontefice).

Nella parte antica ("Palazzo vecchio") del "Palais de Papes" di Avignone

(fatta edificare dallo stesso Benedetto XII) e probabilmente nella "sala di

Benedetto XII" (che si vede nella fig. sotto a destra, accanto al chiostro del

Palazzo vecchio) il 22 settembre 1339 venne stilata e promulgata la bolla

istitutiva dell'antica Università veronese.

26

7. Vedasi Bruno Nardi: "La scuola di Rialto e l'umanesimo veneziano", Firenze, Sansoni,

1963, pp. 96-97; riportato poi in: "Saggi sulla cultura veneta del quattro e cinquecento",

ed. Ante-nore, Padova 1971, p. 49, nota 2.


LO STUDIUM DOMENICANO DI S. PIETRO

MARTIRE (S. ANASTASIA)

Monumento a Bavarino De Crescenzi (1346) sulla facciata della chiesa di "S.

Gior-géto", annessa all'ex convento domenicano di S. Pietro martire (S.

Anastasia). Egli era magister nello "Studium generale veronensis", istituito

nel 1339, all'epoca di Mastino II (in alto a sinistra il monumento equestre di

Mastino). Una delle sedi dell'"Università" scaligera doveva essere

evidentemente nel convento di S. Anastasia. L'autore veronese di tale

monumento è allievo di Roso da Parma, artefice del pregevole sepolcro

bolognese di Pietro Cerniti (1338) qui sotto riprodotto in piccolo formato (da

"I monumenti dei dottori e

la scultura a Bologna

(1267-1348)" di Renzo

Grandi, Comune di

Bologna, 1982, p. 79 e 239).

27


UN RITRATTO DI DANTE IN S. ANASTASIA?

LA SUA PRESENZA NELLO STUDIUM DOMENICANO DI VERONA

All'interno della chiesa di S. Anastasia - già chiesa domenicana di S. Pietro

martire - alla base dell'architrave sinistro del presbiterio, un affresco databile alla

prima metà del '300 ritrae la figura di un dignitario in preghiera, ai piedi di S.

Pietro martire (riconoscibile dalla spalla destra macchiata di sangue e dalle tre

corolle fiorite sulla palma martyrii - la sua triplice corona di gloria - come nel

Trittico di S. Pietro martire del Beato Angelico e del suo Graduale 558 ora al

Museo di S. Marco a Firenze). Non sappiamo resistere alla suggestione e alla

tentazione di raffrontare la figura di questo dignitario al giottesco ritratto di

Dante al Bargello (1332-37 circa a destra nell'immagine sottostante).

28


Ricordiamo che a Firenze il giovane Dante aveva frequentato lo "Studium generale"

del convento domenicano di S. Maria Novella (dove S. Pietro martire aveva predicato

ed insegnato) e fu poi in stretto contatto con i "domini-cani", proprio a motivo della

loro lotta alle eresie (si può dunque dare come scontata la sua devozione a S. Pietro

da Verona, il "martello degli eretici").

Durante la sua permanenza a Verona dal 1312 al 1319 circa, il sommo vate abitò

proprio di fronte al convento domenicano e alla chiesa - allora in costruzione - di

San Pietro martire in Santa Anastasia, e cioè nel palazzo Bevilacqua. Qui probabilmente

Dante scrisse il "De Monarchia", che gli attirò accuse di eresia e ad esse

egli potè replicare nella sua "Commedia", ove egli condannava i personaggi che lo

accusavano come eretici o simoniaci. Il culto a Dante in Verona ebbe immediata

diffusione, subito dopo la morte del sommo vate (come già in vita egli vi aveva

goduto di un'affettuosa popolarità) a differenza di quanto avvenne in altre città,

prima fra tutte la stessa Firenze. Si ricorda anche che Pietro Alighieri - figlio di

Dante - sposerà una Salerni, la cui famiglia farà edificare la cappella adiacente

all'affresco in questione. Altri discendenti di Dante inoltre troveranno sepoltura nel

primo chiostro di S. Anastasia 8 . La presenza di Dante presso il convento di S.

Anastasia confermerebbe l'importanza dello studium domenicano veronese, ancor

prima che esso acquisisse i crismi curiali dello "Studium generale". 9

8

Vedasi "Dante e gli Alighieri a Verona" di Emanuele Carli, stamperia Zendrini, Verona

1965.

9

A tal proposito, perché accontentarsi a Verona di una "casa di Giulietta" — ove riudire: "Ne li

occhi porta la mia donna Amore" o altri danteschi sonetti — e non fare anche una "Casa di

Dante", magari in palazzo Bevilacqua? E perché non realizzarvi un itinerario turistico dei

"luoghi danteschi", che sia "ricostruttivo" alla maniera dell'Avena? Ad es.: la sua prima

abitazione presso i Bevilacqua in S. Michele alla Porta e poi forse nella torre di Alberto I; la

"corona" absidale di S. Fermo costruita negli stessi anni ( 1316-1320 circa) in cui Cangrande

veniva incoronato viceimperatore e Dante componeva il "De Monarchia"; il sepolcro dell'abate

di S. Zeno; la casa d'angolo di piazza Erbe da cui Dante potè assistere al palio verde e dalla

quale il figlio Pietro avrebbe poi letto al pubblico la Commedia; la chiesetta di S. Elena e la

"quaestio" col Pelacani; le case Alighieri di Sottoriva ed il transetto di S. Anastasia (S. Pietro

martire) col presunto ritratto di Dante?

29


LO STUDIUM FRANCESCANO DI SAN FERMO

Monumento al magister Omobono, nel primo chiostro di San Fermo (secondo quarto del XIV

secolo). L'epoca di questo cenotafio corrisponde a quella iniziale dello "Studium generale

veronensis".

Altra sede dell'"Università" scaligera all'epoca di Mastino II doveva dunque essere il convento

francescano di S. Fermo.

30


Sempre nel chiostro più antico di S. Fermo vi è il più bel monumento sepolcrale veronese

di magister: è quello di Antonio Pelacani (1327) e della moglie Mabilia dei

marchesi Pallavicini. Attribuito a Rigino di Enrico, esso risale al decennio precedente

l'istituzione dello Studium generale veronese e testimonia dunque lo splendore

culturale della corte preumanistica e delle "scholae"veronesi al tempo di Can-grande

della Scala (1312-1329). Di origine parmense, Antonio qui vien celebrato come

filosofo non inferiore ad Aristotele e come clinico non da meno d'Ippocrate. Sui libri

spalancati degli allievi sta inciso l'incipit degli "Aforismi" di Ippocrate: "vita brevis,

ars longa, tempus arctum, experimentum fallax, judicium difficilem

10

Vedasi: «Un ricordo di Antonio Pelacani" di Antonio Bonuzzi, in "Verona medica" dic. 2008, p.

30).

Le ultime quattro immagini sono tratte da: "I Santi Fermo e Rustico: un culto ed una chiesa a

Verona", a cura di Paolo Golinelli e Caterina Gemma Brenzoni, parrocchia di San Fermo, Motta

Ed., Milano, 2004. Foto n. 176, 177,.182, 186.

31


In alto a sinistra: il monumento al

medico Aventino Fracastoro ( 1385

circa) sulla facciata della chiesa di S.

Fermo. Medico di Can-grande II ed

avo del più celebre Girolamo, fu

anch'egli docente di arti liberali

nell'"Università" scaligera.

In basso e a destra il monumento

del celebre giurista Barnaba da Morano (Modena), raffigurato nel saio francescano,

con il capo posato su di un volume probabilmente di diritto. Questo monumento, già

nella parete di controfacciata della chiesa di S. Fermo, ora è nella cappella di S.

Bernardo della stessa chiesa. Esso risale al 1411 e suggerisce una prosecuzione

dell'attività accademica a Verona, anche dopo l'avvento dei Visconti e nel primo

periodo della dominazione veneziana.

I monumenti sepolcrali dei dottori dell'antico "Studium generale" veronese

giacciono oggi in condizioni di trascuratezza: abbisognano di restauri, di protezione

e di valorizzazione.

A Bologna essi sono raccolti in un apposita sezione del Museo Civico Medievale.

32


Logo della "Libera Università di Verona" (1959-1963).

Esso riproduce stilizzato il monumento sepolcrale di Bavarino De Crescenzi (1346),

magister di arti liberali dell'Università veronese di età medievale.

Questo cenotafio - visibile sulla facciata della "chiesa di S. Giorgéto (S. Pietro

martire) già sede dello "Studium generale" scaligero, fondato nel 1339 - è diventato

anche il logo del Consorzio Universitario veronese.

Logo dell'Università di Verona, autonoma e riconosciuta dallo Stato (dal 1982).

Esso riproduce stilizzata l'iconografia rateriana di Verona (anno 924). Il vescovo

Raterio aveva definito Verona "l'Atene d'Italia". (L'autore dell'attuale logo universitario

è l'artista veronese Luigi Scapini, ex-allievo di don Rodella. Egli lo realizzò nel

1982, su indicazione del soggetto da parte del prof. Barbieri).

33


L'ICONOGRAFIA RATERIANA DI VERONA (SEC. X)

ED IL LOGO DELL'UNIVERSITÀ VERONESE (DAL 1982)

Si tratta della più antica rappresentazione della città di Verona, disegnata e dipinta

su pergamena nel 924 su ordine di Raterio, arcivescovo di Verona a quell'epoca.

Essendo la più antica mappa della città di Verona, "Atene d'Italia" (secondo la

definizione dello stesso vescovo Raterio, che aveva contribuito allora al suo sviluppo

culturale) l'iconografia rateriana è stata scelta come logo dell'Università di Verona a

partire dal 1982, e cioè dal primo anno accademico, dopo la sua definitiva autonomizzazione

dall'ateneo di Padova.

Essa simboleggia l'antichità delle tradizioni culturali cittadine, risalenti ad

epoche ben anteriori alla fondazione dei più famosi atenei di Bologna (1180 circa)

e di Padova (1222).

34


Raterio, di origine belga, uomo "dotato di ingegno straordinario, fornito di vasta

cultura letteraria e scientifica... aveva dato forte impulso all'istruzione del clero

coll'aumentare il numero dei maestri nella schola sacerdotum". Egli aveva definito

Verona "quondam platonica Athenis"'' , per l'eccelso livello degli studi di letteratura

e di filosofia platonica che in essa si tenevano. In accordo con l'imperatore Ottone

I, aveva anche dato il via alla ricostruzione della basilica di San Zeno. Dopo molte

vicissitudini, in seguito a contrasti con il conte di Nannone, messo imperiale, nel

968 dovette ritirarsi in Belgio, presso l'abbazia di Lobbes. Egli portò allora con sè,

insieme a molti altri preziosi codici (tra i quali il "Ritmo Pipiniano" o "Versus de

Verona") anche la suddetta iconografia di Verona. Nel 974 ivi egli morì.

Nel 1739 l'umanista Scipione Maffei ritrovò l'originale iconografia rateriana

presso l'abbazia di Lobbes e dall'abate Teodolfo ne fece fare un'esatta copia ad inchiostro

acquerellato su pergamena. Anche l'ecclesiastico veronese Giovanni Battista

Biancolini, nel 1752 ottenne dall'abate Dubois una copia esatta di tale immagine.

Nel 1793 la pergamena originale andò perduta nella devastazione che l'abbazia di

Lobbes subì durante la rivoluzione francese. Per nostra fortuna, presso la biblioteca

Capitolare di Verona, ci sono rimaste le due esatte copie di essa°.

Il "Ritmo Pipiniano" (detto anche in alcuni codici "Versus de Verona" o "De

laudibus Veronae", o ancora "Veronae rythmica descriptio" dal Simeoni nel

1920) è un ispirato carme veronese, di 33 terzine, che, sebbene anteriore di circa

un secolo rispetto all'iconografia rateriana, riesce a farcela commentare in modo

più informato. Il "Versus de Verona" è riportato e descritto da mons. Pighi

Giovanni Battista (ibidem, p. 168).' 4

Nelrimago urbis" rateriana (detta anche "Civitas Veronensis depicta") si ha una

veduta aerea della città presa all'incirca dall'attuale piazza Cittadella - via Adigetto.

Si possono identificare le due cinte murarie (quella di Gallieno e quella di

11 Mons. Pighi Giovanni Battista: "Cenni storici sulla Chiesa veronese", Verona, O. v. e.,

1980, vol. I, p. 239.

12 Ibidem, p. 266.

13 Quella del Maffei, preceduta dal "Ritmo Pipiniano", è posta in calce al codice CXIV-106 della

Capitolare; quella del Biancolini è nella sua opera: « Dei Vescovi e Governatori di Verona",

Verona 175Z pagg. 54-55.

14

Si veda anche l'ultima autorevole edizione del quasi omonimo Píghi Giambattista, in "Versus

de Verona. Versus de Mediolano Civitate". Bologna Zanichelli, 1960.

Recentemente sembra che sia stato identificato in via Leoni, 19, nel luogo dell'antica

chiesa di San Fermo al Ponte il lacerto di un antico affresco raffigurante tale iconografia

della città, che sarebbe stato poi riprodotto nella pergamena rateriana (LA, 16-4-06).

35


Teodorico) con le quattro porte. Il fiume Adige - personificato quale antica

divinità ("Athesis") - è attraversato dal ponte Pietra ("Pons marmoreus") che

unisce la città all'acropoli. In basso risalta l'Arena ("Theatrum"), accanto

all'"Horreum", a molti edifici pubblici (tra i quali forse l'acquedotto ed i porticati

del foro) e a numerose chiese.'s

In alto, sull'acropoli e sul sito del castrum, la chiesa di San Pietro domina sul

teatro romano ("Arena minor") e sul "Palatium" dei duchi longobardi (forse l'attuale

Corte del duca) verso il borgo Tascherio (attuale San Giovanni in Valle).

L'antichissima immagine di Verona è incorniciata da alcuni distici, nei quali

l'autore, esaltata la magnificenza dell'Arena e descritto il sito del castello, saluta

infine con affetto la "sua" città:

"Magna Verona vale, valeas per secula semper

Et celebrent gentes nomen in orbe tuum!".

BIBLIOGRAFIA sull'iconografia rateriana di Verona:

• Biancolini Giovanni Battista: "Dei Vescovi e Governatori di Verona", pagg. 54-55, Verona

1757;

• Cipolla Carlo: "L'antichissima Iconografia di Verona", in "Reale Accademia dei Lincei", Anno

CCXCVITI, Roma 1901 (qui viene riprodotta ed analizzata per la prima volta la copia, più

antica, del Maffei);

• Mons. Pighi Giovanni Battista: "Cenni storici sulla Chiesa veronese", O.v.e., Verona, 1980,

vol. I, cap. XIII, pagg. 263 e segg. (l'originale fu pubblicato sul Bollettino Ecclesiastico Veronese,

Verona 1914);

• Pighi Giambattista: "Verona nell'ottavo secolo. Testi raccolti ed illustrati. Verona, Valdonega,

1963" (contenente adeguata riproduzione);

• Barbieri Gino: "Il pensiero economico dall'Antichità al Risorgimento», Bari 1963, pagg. 229 e

segg.;

• Mor Carlo Guido: "Raterio ed il clero veronese", in "Verona ed il suo territorio", vol. II, pag.

109;

• Cervato Dario: "Raterio di Verona e di Liegi: il terzo periodo del suo episcopato veronese,

anni 961-968; scritti ed attività"; tesi di dottorato presso la Pont. Università Gregoriana,

Roma 1983.

• Cervato Dario: "La Chiesa di Verona dalle origini al Mille", in "I Santi Fermo e Rustico, un

culto e una chiesa in Verona", parrocchia di San Fermo Maggiore, Verona 2004, pagg. 75-7Z

15

Molte chiese erano state edificate un secolo prima - in epoca carolingia - dall'arcidiacono Pacifico,

sorta di nostrano Alcuino. Per il loro numero e per la teoria dei santi posti a protezione delle sue

mura, la nostra città nel "Versus de Verona" veniva paragonata alla Gerusalemme celeste, con

riferimento ad "Apocalisse 21, 16".

36


INTRODUZIONE

IL VIAGGIO PIÙ LUNGO

Mons. Aleardo Rodella non ha mai amato il mese di agosto. Egli ha sempre prediletto

le giornate di maggio e settembre, con la loro luminosità spirituale e serena:

erano questi i mesi prescelti per i suoi viaggi di riposo e d'interesse culturale, nei

paesi d'Europa. Agosto no! Con la sua luce piatta, afosa ed opaca, con le sue vampe

che fiaccano il corpo ed ammorbano lo spirito, agosto per lui era solo il mese del

caos e delle vacanze di massa. L'antipatia - ahimé - è stata crudamente ricambiata:

proprio il mese di agosto infatti lo ha costretto al "viaggio più lungo": la sera del 25

agosto del 2004 - già molto affaticato da almeno un paio d'anni - il cuore di mons.

Rodella ha infine cessato di battere. In questo insulso mese è dunque passata un po'

inosservata la sua uscita di scena, o meglio - come diceva lui - il suo "passaggio a

un'altra dimensione".

Mons. Rodella non voleva essere personaggio, ma di fatto egli è stato una figura

significativa nella Verona della seconda metà del Novecento. Molti veronesi lo hanno

profondamente amato; ad altri invece - come già capitava al mese più feriale e ferale -

egli risultava meno congeniale, forse per via della sua estrema schiettezza

o per una sua presunta alterezza o ancora per via della "prepotenza" decisionista

del suo carattere. Come succede spesso alle personalità forti, egli comunque non

lasciava indifferenti.

A dispetto di ciò, ancor oggi appare assai sottovalutata l'importanza del ruolo

da lui svolto nella fondazione dell'Università di Verona. In varie occasioni, mons.

Rodella ci aveva raccontato molti particolari sulla storia della nascita dell'Università

di Verona, nella quale, senza false modestie, egli rivendicava d'aver avuto

parte rilevante. Egli agì spesso "dietro le quinte", com'era suo stile. Pur ribadendo la

coralità dell'impresa, egli sosteneva: "senza di me però, a Verona, in quegli anni non

sarebbe sorta l'Università!". "Si tratta in fin dei conti" - egli diceva - "di un'opera che torna

a gloria della Chiesa veronese".

Il contesto di questi suoi racconti era dato dai frequenti ed informali colloqui

svoltisi presso la sua abitazione (molte di queste "comunicazioni verbali di mons.

Rodella" verranno riportate con la sigla "Rove"), ma anche da alcuni viaggi all'estero

compiuti con lui, insieme al sottoscritto e all'amico dott. Gianni Masotto. L'amenità

di questi viaggi costituisce, un ricordo prezioso. Nelle lunghe ore di viaggio in auto attraverso le

Alpi Svizzere o sul lago di Zurigo, nelle campagne della Provenza

o lungo la valle del Rodano, alla ricerca dei "luoghi" di Etienne Gilson - il filosofo

cristiano prediletto da mons. Rodella - o nell'atmosfera conviviale di una buona tavola

della Borgogna, mons. Rodella sapeva trarre dal suo tesoro "nova et vetera":

37


egli alternava allora il racconto della fondazione dell'Università di Verona a gustosi

aneddoti della sua giovinezza; esprimeva arguti giudizi sull'attualità politica, ma anche

preoccupate analisi sulla crisi postconciliare della Chiesa. La conversazione

s'interrompeva poi, per far posto all'ascolto di qualche grande compositore della

musica italiana del '700, a suo avviso troppo misconosciuto, e riprendeva - su nostra

richiesta - con qualche succosa lezione di metafisica o di psicologia. Il contesto di tali

conversazioni era del tutto informale; lo stile ed il tono erano però quelli del dotto

umanista e del colto docente, per nulla "en retraite".

L'ultima comparsa in pubblico di mons. Rodella risale alla serata del 29 settembre

2003, allorchè egli tenne la sua ultima conferenza nell'oratorio di San Michele Extra,

suo paese natale, in occasione del bicentenario dell'edificazione di tale chiesa. Il tema

della conferenza era «La storia di San Michele: dal monastero benedettino alla

parrocchia operaia".' 6

Nel corso di essa, mons. Rodella ricordò brevemente come nell'immediato dopoguerra

proprio a San Michele - osservando come allora ai figli degli operai fosse di

fatto impedito di laurearsi, per la lontananza da Verona delle sedi universitarie -

nacque in lui l'idea di «portare l'Università a Verona" (si leggano, nella pagina

d'inizio, le sue parole al riguardo). Parrocchiani e conoscenti, allievi e docenti

universitari convenuti per l'occasione, quella sera ascoltarono con grande interesse e

con affetto mons. Rodella, del quale s'intuiva, da qualche segno fisico, l'accostarsi

ormai all'ora della vita "che volge il desio".

Proprio quella sera, su suggerimento del dott. Luca Rodella, nacque l'idea di

scrivere qualcosa sul ruolo assunto dallo zio, nella fondazione dell'Università veronese.

Da un po' di tempo avevo cominciato a mettere per iscritto alcuni episodi

significativi della sua biografia ed alcuni suoi insegnamenti.

Poco dopo quella conferenza del settembre 2003, mons. Rodella iniziava a peggiorare

progressivamente le proprie condizioni di salute e il suo ultimo anno di

vita fu contrassegnato da un succedersi di ricadute che, tuttavia, fino alla fine non

intaccarono affatto la sua lucidità. Quello fu per lui un periodo di spirituale "apparecchio

alla morte" e di segreta ascèsi.

16

38

Esiste una videoregistrazione in DVD di tale conferenza, eseguita dal sig. Franco Composta,

siglata come ROCJ.


LA DOCUMENTAZIONE SULLA FONDAZIONE

UNIVERSITARIA VERONESE

Nella primavera del 2004 iniziai a mostrare a mons. Rodella una prima bozza sulla

storia della nascita dell'Università di Verona e, a giugno, una versione comprendente

anche una raccolta di pagine de "L'Arena", riguardante i dibattiti politici del 1959 sulla

istituzione dell'Università veronese. Egli mi parve felice allora del fatto che si cercasse

di raccontare con maggior completezza la storia della nostra Università, pur

sottolineando che si trattava di "materia delicata". Tenne a portata quella bozza, quasi

come "livre de chevèt". Egli ricordava ancora come, già in passato, alcuni ex-studenti

della "Libera Università di Verona" (i famosi "libretti blu") s'erano ripromessi di

scrivere una compiuta storia sugli antefatti e gli albori dell'Università veronese. I 7

I125 agosto 2004 mons. Aleardo Rodella venne a mancare.

Le sue esequie, celebrate dal Vescovo ausiliare mons. Andrea Veggio, furono

onorate dal messaggio del Vescovo di Verona, S.E. mons. Flavio Carraro, in quel

momento in viaggio in Palestina ed omaggiate dalla presenza del Rettore dell'Università

di Verona prof. Mazzucco e da quella di altri insigni docenti dell'atenèo

veronese.

Il 27 settembre 2004, la figura di mons. Rodella venne commemorata nell'oratorio

di San Michele, con un incontro intitolato "Gratitudine a mons. Rodella" ' 8 ,

organizzato dal parroco di San Michele don Piergiorgio Mirandola e dalla fondazione

diocesana "G. Toniolo". Alla relazione tenuta dal prof. Francesco Vecchiato (ordinario

di Storia moderna presso la facoltà di Lingue dell'Università di Verona e figlio del

prof. Lanfranco Vecchiato, amico di mons. Aleardo Rodella e fondatore della scuola

L.A. Muratori) fece seguito quella del dott. Carlo Veronesi (noto imprenditore

veronese, aderente all'U.C.I.D. diocesano, di cui mons. Rodella era stato per molti

anni il consulente morale).

A partire dall'ottobre 2004 s'iniziò a consultare l'inedita documentazione riguardante

la storia della fondazione dell'Università veronese gelosamente conservata

da mons. Rodella nel suo informale archivio (egli s'ispirò sempre al motto del suo

amato cardinal Siri: "silentium et archivium"). Questi documenti dell'"Archivio

Rodella" nel nostro testo saranno citati con la sigla "Rodo". La documentazione dei "Rodo" è stata

ordinata dal dott. Luca Rodella. Egli ha riordinato anche il materiale

17

Vedasi ne: "L'Arena" del 21-3-'81.

18

Documentato anch'esso da una videoregistrazione in DVD effettuata dal sig. Composta e siglata

come ROC2

39


fotografico ed ha curato un elenco degli scritti di mons. Aleardo Rodella (dispense,

pubblicazioni, appunti, ecc.).

Il dott. Gianni Masotto nel frattempo iniziava ad analizzare e a catalogare gli amati

libri della sua ricca biblioteca, testimoni del suo lungo iter culturale: sarebbe

auspicabile una catalogazione più sistematica dell'Archivio Rodella", comprendente

anche un inventario ragionato della biblioteca.

Nel corso del quadriennio 2005/2008, il testo iniziale è stato più volte rimaneggiato,

integrato, ampliato e riordinato sulla base dell'esatta cronologia di molti

avvenimenti, che in precedenza mons. Rodella ci aveva raccontato, senza però

fornircene in molti casi l'esatta datazione. Solo un lungo ed approfondito esame

della documentazione complessiva ha permesso di realizzare un'attendibile ricostruzione

dei fatti. Tutta la documentazione "Rodo" meriterebbe comunque una

valutazione critica ancor più completa ed approfondita, da parte di qualche esperto

delle scienze storiche.

Nell'assetto redazionale definitivo ha dato un significativo contributo anche

l'amico dott. Corrado Regnoto.

Per la corretta ricostruzione cronologica degli avvenimenti, oltre ai "Rodo",

sono state utilizzate diverse altre fonti.

Dal 1946 al 1950, Aleardo Rodella intervenne regolarmente sulle colonne del

settimanale diocesano "Verona Fedele", a firma propria o sotto lo pseudonimo "La

sentinella". Alcuni di questi articoli di Rodella pubblicati su "Verona Fedele" vengono

richiamati nel nostro lavoro e sono indicati con la sigla "VF". Essi sanno trasmettere

non solo il clima psicologico e spirituale del dopoguerra, ma anche alcune delle

motivazioni da cui sarebbe derivato nell'animo di don Rodella il proposito di "portare

l'Università a Verona".

Nel lungo periodo che va dall'autunno 1950 alla fine del 1968, s'è dimostrato

d'una certa utilità il Registro delle messe di don Rodella ("R.M.") dal quale figurano

i luoghi in cui don Rodella quotidianamente officiava la Santa Messa e dunque

anche molti dei suoi spostamenti fuori Verona. Esso ci ha consentito di stabilire in

qualche caso la ricostruzione cronologica di certi interventi di don Rodella nella

vicenda universitaria.

Per lo studio del quinquennio 1946-'51, s'è rivelata d'una certa utilità anche la

consultazione dei discorsi tenuti dall'allora ministro della Pubblica Istruzione on.

Guido Gonella.' 9

Una fonte preziosa per l'accurata ricostruzione di alcuni antefatti dell'Università

dall'ottobre del 1948 al giugno del 1956 è data dalla serie completa dei fascicoli

19

In "G. Gonella: Cinque anni al ministero della P.I.", ed. Giuffrè 1981, curata dal veronese

prof. Guiscardo Moschetti e siglata nel nostro testo con l'abbreviazione "Gopi".

40


della rivista "Nova historia" (siglata come "N.H."), che a partire dal novembre del

1949 divenne l'organo ufficiale della Scuola Muratori.

I dati di tale fonte sono stati integrati con quelli desunti da due pubblicazioni del prof.

Lanfranco Vecchiato: si tratta dell' introduzione agli "Indici di Nova historia", curata da

Lanfranco Vecchiato, Grafiche Zendrini, Verona 1980 (siglata nel nostro testo come

"Vein") e, ancor più, della pubblicazione di Lanfranco Vecchiato intitolata: "I cattolici e

l'Università di Verona", Grafiche Ariani 1997 (siglata come "Veca").

La fonte "N.H." tuttavia tace dal giugno 1956 al gennaio 1959 per riprendere

poi, a mio avviso però con minor importanza documentaria, dal gennaio 1959 al

dicembre 1962.

Questo periodo, quello cioè del cruciale triennio precedente l'istituzione della

"libera Università di Verona" finora scarsamente documentato è ora indagabile

proprio attraverso i "Rodo", fino ad oggi inediti.

Ulteriori riscontri per questo periodo, come pure per quello del successivo quadriennio,

si potrebbero trovare - a mio avviso - dalla sistematica consultazione del

quotidiano cattolico "Corriere del mattino (CM) diretto da Piero Gonella, col quale

don Rodella era in stretto contatto, dato anche il suo pregresso incarico di "Segretario

della stampa diocesana" negli anni 1949-'50.

Il 1959, l'anno che vide svolgersi i pubblici dibattiti consiliari e l'approvazione

della "Libera Università di Verona", è ben documentato da molte pagine de "L'Arena"

di Verona (siglate come "LA") oltre che dalla documentazione fornita dal Comune,

dalla Provincia e dalla Camera di Commercio di Verona (che perciò sentitamente

ringraziamo). Ci spiace tuttavia di non esser riusciti a reperire la copia

stenografica dei dibattiti consiliari!

Anche per questo periodo tuttavia, molti retroscena meno noti sono ancor una

volta indagabili proprio attraverso i "Rodo". I documenti dell'Archivio Rodella

("Rodo") offrono informazioni particolareggiate anche su molti avvenimenti successivi,

specialmente fino al 1963. Alcuni "Rodo" riguardano però anche il periodo

successivo: essi costituiscono dunque, a nostro avviso, la documentazione complessivamente

più interessante.

Molte altre pubblicazioni, citate in bibliografia, ci hanno consentito di metter

maggiormente a fuoco la personalità dei maggiori protagonisti di quell'opera corale

che fu la fondazione dell'ateneo veronese. Tra le tante, prezioso, pur nella sua

irregolarità e nella sua inevitabile incompletezza, è stato il "Dizionario biografico dei

veronesi - secolo XX", a cura di G.F. Viviani, Accademia di agricoltura, scienze e

lettere di Verona, ed. Fondazione Cassa di Risparmio di VR, VI, BL e AN, Verona

2006 (siglato come "DBV"). Di esso ci siamo ampiamente serviti nella ricostruzione

biografica di alcuni dei protagonisti dell'impresa universitaria veronese, come si può

vedere nella seconda parte di questo lavoro.

41


Dall'esame dei preparativi per la fondazione dell'Università veronese è emerso

anche, almeno in parte, il clima sociale, culturale, politico e religioso degli anni '50, sia

a livello cittadino che a livello nazionale. Per quanto riguarda l'ambito nazionale, si

può notare, ad esempio, come nel luglio del 1951 la mancata approvazione

parlamentare dell'imponente ed organico progetto di riforma scolastica, redatto

dall'allora ministro della P.I. on. Guido Gonella, abbia avuto conseguenze deleterie sul

sistema scolastico italiano per tutto il successivo cinquantennio 20 .

Così pure, per quanto concerne l'ambito cittadino, ci si può entusiasmare o

scandalizzare per l'estremo grado di collaborazione o "complicità" che negli anni '50

esisteva tra ceto imprenditoriale, classe politica veronese e clero diocesano. È un fatto

tuttavia, che spesso solo grazie ad esso Verona ha potuto realizzare - quasi sempre

contro gli ostacoli posti dal centralismo romano o veneziano - non solo le sue scuole,

i suoi teatri o i suoi ospedali, ma anche una Z.A.I. ed un'Università.

42

20

Vedasi al proposito, ad esempio, le relazioni del prof. Gaburro e del prof. Bertagna al

convegno: "G. Gonella e la riforma del sistema scolastico', svoltasi al polo Zanotto di

Verona il 3 e 4 febbraio 2006, pubblicate in: "Guido Gonella, tra Governo, Parlamento e

Partito" AA.VV. - Istituto L. Sturzo - ed. Rubettino, 2007, torno II.


MONS. A. RODELLA IMPORTANTE PROTAGONISTA

DELLA "BATTAGLIA PER L'UNIVERSITÀ DI

VERONA"

L'Università veronese - come mons. Rodella affermò nel 1984, in occasione del

25° anniversario della sua fondazione (vedasi: Rodo, 10-11-84) - nacque da

un'intuizione ("l'intuizione di un bisogno e la consapevolezza che i tempi erano maturi per

Verona") e dall'assunzione di un rischio (calcolato, ma pur sempre esistente).

Intuizione personale e rischio sono gli ingredienti necessari in ogni vera impresa

umana: sia essa la creazione di un'azienda o la fondazione ex novo di un

ateneo 2 '.

Questo fotomontaggio illustra le fasi potenziale (1) e conclusiva (2) di ogni impresa.

(1) a sinistra: S. Giorgio è colto dal Pisanello nel preciso istante in cui, intuita la propria mis -

sione ed assunta la risoluzione di attuarla, conscio dei rischi che lo attendono, lascia coraggiosamente

ogni indugio e sale spedito a cavallo. L'interpretazione pisanelliana dell'impresa

cavalleresca è originale, dato che essa si so fferma non tanto sulla fase attuativa (l'uccisione del

drago, che è la scena più comunemente rappresentata) - quanto sul dinamismo di quella

potenziale o intenzionale.

(2) a destra: Cangrande - principe e "miles" emulo di San Giorgio - è radioso in sella, la lama sguainata

al cielo: "il successo arride agli audaci!".

Come ogni vera impresa, anche quella della fondazione universitaria veronese nacque

dall'intuizione e dal coraggio.

21

Vedasi di A. Rodella: "Presupposti per una teologia dell'impresa", in «Per una teologia

dell'impresa: la visione cristiana della creatività imprenditoriale", Grafiche Fiorini, 1982, pagg. 15-

16.

43


L'istituzione dell'Università a Verona fu il risultato di un'opera corale,

realizzata nell'ambito della cultura cattolica cittadina.

Dei suoi vari protagonisti (e specialmente dell'on. Guido Gonella, che ne fu il

principale referente e promotore) si parlerà nella seconda parte di questo lavoro.

Qui vogliamo solo accennare a quello che, a nostro avviso, ne è stato il maggior

artefice: don Aleardo Rodella.

Don Rodella, infatti - come si vedrà nelle pagine seguenti - non fu solo un'ideato-re

dell'Università veronese, ma anche un militante stratega della sua realizzazione.

Egli fu il principale trait d'union tra l'ex ministro della P.I. on. Guido Gonella (che,

con la sua riforma scolastica, ispirò la nascita di nuove libere Università e che poi "per

l'istituzione dell'Università di Verona si adoperò in ogni modo ed occasione" - Rove),

la Scuola Muratori (della quale egli fece parte dal 1953 come membro, dal 1955 come

direttore della Scuola di Servizio Sociale, dal 1956 come uno dei fondatori dell'Istituto

Muratori e dal 1957 come direttore della Scuola di Commercio Estero), l'U.C.I.D.

("Unione cristiana degli imprenditori e dirigenti", di cui egli fu per un trentennio

"consulente morale" per il Triveneto) e le autorità cittadine (delle quali fu amico e

talora "esuberante" consigliere).

Don Rodella fu direttore tecnico del gioco vincente, dato che per primo - seguendo

il consiglio dell'illustre prof. Ernesto Pontieri, amico di Gonella - fin dalla

primavera del 1957 puntò alla realizzazione di Economia e Commercio, quale prima

facoltà veronese.

Egli fu regista "dietro le quinte", ma anche - quando serviva - efficace attaccante:

con molti calci andati a segno e qualcuno, a suo dire, tirato "agli stinchi degli avversari".

Fu efficace difensore della facoltà veronese contro gli ostracismi veneziani,

milanesi, romani ed anche veronesi. Fu grande tessitore dell'alleanza strategica con

Padova, che avrebbe salvato la facoltà di Economia ed avrebbe consentito lo sviluppo

a Verona di altre importanti facoltà. Fu animatore dei primi studenti iscritti: i "libretti

blu".

Per diciassette anni (dal 1961 al 1978) egli diresse la "Scuola" ed il "Centro di

orientamento scolastico-professionale": strutture qualificanti la neonata Università

veronese ed allora del tutto pionieristiche. Dopo l'istituzione di Economia, infine, egli

fu ignoto ed efficace promotore di alcune fra le più importanti facoltà universitarie

veronesi.

La figura di don Rodella resterà dunque indelebilmente legata alla storia

dell'Università di Verona. Il suo ricordo, insieme a quello degli altri protagonisti

dell'impresa universitaria veronese, va adeguatamente tramandato alle nuove generazioni

di studenti della nostra Università.

La memoria infatti - come insegna Henri Bergson, "genio filosofico" prediletto

da don Rodella - è la nostra perla più preziosa: essa è sedimento della nostra

esperienza, testamento della nostra coscienza, documento della nostra spiritualità,

44


fondamento della nostra libertà e del nostro futuro, cuore della nostra stessa anima

eterna.

Le tematiche della coscienza, della libertà e dell'eternità dell'anima umana rappresentarono

sempre l'intimo trait d'union tra il pensiero dell'on. Guido Gonella, di

mons. Giuseppe Zamboni ("maître à penser" di Gonella) e di don Rodella (allievo

di entrambi). Il prof. Giovanni Ambrosetti individuò infatti il nucleo del pensiero

di Gonella nella sua seguente affermazione: "la persona umana, prima che alla

società, appartiene al suo destino eterno" 22 .

Si tratta in fin dei conti del «gran problema dell'anima" 23 il problema che in ogni

epoca ha interessato tutte le grandi anime, incluse quelle - amiche - di Dante e

Cangrande, le più grandi forse, che abbiano percorso le strade di Verona."

Una città senza memoria rischia di perdere, insieme alla propria identità, anche

la sua stessa anima: rischia di esaurire lo slancio vitale che la proietta al futuro.

Verona però finora non ha mai scordato le cose davvero importanti!

Ascoltiamo dunque ancora una volta il racconto di don Rodella. Immaginiamo

di passeggiare nuovamente con lui per le antiche strade della nostra città, soffermandoci

tra i monumenti coevi all'antica Università scaligera e di seguirlo poí nel

viaggio della memoria: quasi a bordo d'un mezzo silenzioso e veloce, che corra per

le strade d'Europa. In una giornata luminosa, ci farà da sfondo un cangiante ed

ampio panorama. Da Verona si giungerà forse ad Avignone, a Vézèlay - la "colline

éterndle" - e a Parigi, per rientrar a casa poi dalla "gemella" Monaco o dalla

mistica Einsiedeln.

Durante il viaggio, tra i ricordi di don Rodella, ci verrà narrata ancora una volta

l'istruttiva storia della nascita e dello sviluppo della nostra Università.

Si tornerà a Verona con la solita sensazione: quella di esserci allontanati dalla

nostra città solo per meglio avvertirne, al rientro, l'antico fascino. Si tornerà orgogliosi

d'averla ritrovata colta, oltre che ricca - grazie alla sua Università - non

meno delle più belle città d'Europa.

22

AMgo, p. 12 e 18.

23 Ibidem.

24

Per la gerarchia delle anime umane in Dante si veda la voce "Anima" nell'"Enciclopedia dantesca"

della biblioteca Treccani, ed. 2005; per la "grandezza d'animo" che Dante riconobbe

sempre a Cangrande vedasi alla voce "Magnificenza" della citata "Enciclopedia dantesca"; per

il problema del destino eterno dell'anima umana nel sommo vate, si veda: "L'immortalità

dell'anima", in "B. Nardi: Dante e la cultura medievale», Laterza 1983; a proposito della

sincera preoccupazione dello scomunicato Cangrande per il destino della propria anima, si

pensi alla richiesta di perpetuo suffragio che egli rivolse ai Servi di Maria — da lui stesso

voluti e difesi a Verona e a Vicenza — come pure alla dedica del "Paradiso" che Dante fece al

Signore di Verona, quasi a compenso di quello negatogli allora dal papa.

45


DON RODELLA: LA CULTURA, I GIOVANI E LA CROCE

Queste tre "passioni" di don Rodella - le stesse che ispirarono la missione del

veronese don Gaspare Bertoni, suo modello sacerdotale - vengono

rappresentate simbolicamente dagli elementi di questa immagine:

46


1) Il palazzo Giuliari, dove nel 1959 è nata (o rinata) l'Università di Verona, è

per la nostra città il simbolo stesso della CULTURA;

2) i due studenti che stanno per entrare in palazzo Giuliari rappresentano lo

stuolo di GIOVANI veronesi (liceali ed universitari) che furono oggetto

della missione culturale e pastorale di don Rodella;

3) la CROCE che campeggia sulla nostra bandiera cittadina rappresenta

l'intima spiritualità della Croce, che guidò sempre la sua azione, anche

nell'impresa universitaria. Lo stendardo cittadino, come la già riprodotta

immagine rateriana, rimanda anche ad una sua ultima ma non meno grande

"passione": quella per VERONA, la città che delimitò il campo della sua

azione culturale e spirituale in favore dei giovani.

A proposito della Croce viene riprodotta qui quella che, a mio umile

avviso, ne è la più bella raffigurazione artistica, almeno per quanto concerne

la terra veronese: la più tragica e commovente.

Si tratta di un assoluto capolavoro dell'arte scaligera ed è ora ospitata nella

chiesa di Cellore di Illasi 25 . Attribuibile a Rigino di Enrico ("maestro di S.

Anastasia",

25

Le immagini del Crocefisso scaligero ci sono state fornite dal vicario di Cellore don Giorgio

Comerlati, che sentitamente ringraziamo.

47


48

della prima metà del '300) essa fa il paio con quella già appartenuta all'antico

ospedale di S. Giacomo in Tomba, gestito nel '300 dai francescani del convento

di S. Fermo maggiore ed ora esposta al museo di Castelvecchio. È suggestiva

l'ipotesi che anche la Crocefissione di Cellore fosse appartenuta originariamente

alla chiesa francescana di San Fermo maggiore, dove tuttora esiste una

Deposizione di analoga attribuzione. La spiritualità francescana ha prodotto

sempre le più alte espressioni artistiche sul tema della Croce, traendo ispirazione

anche dall'esperienza di assistenza ospedaliera ai moribondi. Questo Crocefisso

dunque, oltre che mistica "efficiens imago", fu anche forse manuale di anatomia

e fisiopatologia per i famosi maestri di chirurgia operanti presso lo "Studium"

medievale francescano di San Fermo: da Guglielmo da Saliceto ad Antonio

Pelacani. Se confermata questa sua provenienza, questo capolavoro della

scultura medievale - che a buon ragione potrebbe intitolarsi «Magister in

cathedra" - dominava proprio in seno allo "Studium" scaligero. Cultura ed

insegnamento non si scandalizzavano allora del culto alla Croce. Queste

immagini rimandano al valore perenne di un Segno che alcuni oggi vorrebbero

eliminare dalle nostre scuole o dalle nostre Università, il Segno della Croce. "In

hoc signum" dunque, prenderà avvìo il nostro racconto.


I) PARTE PRIMA:

LA VICENDA UNIVERSITARIA VERONESE

DON ALEARDO RODELLA

ED IL PROBLEMA UNIVERSITARIO VERONESE

Biografia giovanile di Aleardo Rodella (cenni)

La parrocchiale di San Michele e vista del paese dall'Adige.

Mons. Aleardo Rodella nasce a San Michele Extra di

Verona il 14 settembre 1923, giorno dell'esaltazione

della santa Croce. Suo padre Scipione, impresario,

lavora in città ed in provincia specialmente per il

Genio Civile e Militare di Verona e a San Michele per

la manutenzione delle proprietà del conte Buri. Il

primo seme della vocazione sacerdotale viene posto

in Aleardo all'epoca della sua prima Comunione (sono

gli anni della tragica persecuzione religiosa

spagnola!) dall'anziano parroco di San Michele don

Romano Camponogara ( 19331936) "un sacerdote

che aveva il dono di avvicinare le anime a Dio"

(RoC1), morto il 22 agosto

Aleardo Rodella, da ragazzo.

49


1936 quasi in concetto di santità. Il padre di Aleardo - che coltivava il desiderio

di vederlo un giorno ingegnere - lo invita a rimandare alla maggiore età la

decisione di entrare in seminario, in modo da conoscere un po' il mondo e poter

fare dunque una scelta più ponderata. Nell'abitazione dei Rodella è di casa don

Giovanni Calabria, che vi trova aiuto per la sua comunità (una trentina di

orfanelli) situata accanto al santuario della Madonna di Campagna.

Di precoce intelligenza, il giovane Aleardo è brillante negli studi al ginnasio e

poi al liceo classico Scipione Maffei (eccellente latinista il suo docente prof.

Fauri). Durante l'adolescenza Aleardo s'impegna nell'Azione Cattolica, palestra di

vita spirituale e civile, "rifondata" da Pio XI. A sedici anni, nel marzo del 1939

l'elezione al soglio pontificio della carismatica figura del card. Eugenio Pacelli

contribuisce alla sua definitiva risposta alla vocazione sacerdotale. Si era

nell'imminenza dello scoppio della seconda guerra mondiale.

Pio XII - a dispetto di quanto preteso da certa vulgata odierna - era pontefice

fortemente innovatore. Fin dall'inizio del suo pontificato,

Pacelli chiama gli "spiriti più eletti della Cristianità"

ad una «crociata per un mondo nuovo", non più

basato sulle vecchie ideologie ed i vecchi rancori,

bensì sull'insegnamento sociale della Chiesa. Pio XII

esalta il ruolo della carità intellettuale per innovare il

mondo in profondità. Il suo appello è rivolto

soprattutto alle nuove generazioni e specialmente alla

gioventù intellettuale.

Le idee del giovane Rodella sono presto ben

chiare: il suo campo d'azione sarà Verona - la sua città - ed il suo apostolato sarà

rivolto specialmente ai giovani

intellettuali, futuri protagonisti del

destino della società veronese, attraverso

lo studio e l'insegnamento.

Questo ideale animerà lo slancio

vitale di tutta la sua esistenza. La

lettura degli "Acta diurna" e poi

delle "Note ai radiomessaggi di Pio

XII" scritte allora su "L'Osservatore

Romano" dal veronese prof. Guido

Gonella, accentua ancor più l'interesse

del giovane Aleardo verso le

problematiche sociali.

50

Guido Gonella e Pio XII


L'ingresso di

Rodella nel seminario

diocesano

nell'ottobre del

1942, avviene nel

momento della

crisi del regime

fascista e ai primi

rulli di guerra sulla

nostra città.

L'8 settembre

del 1943, l'allora

chierico Aleardo a

San Michele

mette in salvo

molti giovani

militari in fuga dalla "casermette", organizzando per loro - aiutato dalla sorella

«Néne" - una fornitura di abiti civili (è la prima applicazione del suo motto:

"bisogna salvare i giovani!").

L'8 febbraio 1944, subito dopo il bombardamento del seminario, Aleardo è

il primo ad accorrere e, insieme all'amico chierico Martinelli, estrae il corpo

esanime del rettore don Timòteo Lugoboni, rimasto sotto le macerie.

Nell'ottobre del 1944 il nuovo rettore mons. Pietro Albrigi (per lui quasi un

secondo padre, dopo la scomparsa di Scipione, avvenuta nel gennaio del

1943) determina un ulteriore incremento del suo interesse verso la dottrina

sociale della Chiesa. Mons. Albrigi (il "secondo

fondatore dell'Istitu to don Mazza") incentra

infatti le proprie lezioni sull'insegnamento della

"Rerum novarum" di Leone XIII (1891), della

"Quadragesimo anno" di Pio XI, delle encicliche

e dei messaggi di Pio XII. Egli trasmette inoltre

ai suoi chierici e dunque anche ad Ale-ardo una

grande venerazione per i fondatori di opere

sociali della chiesa veronese nell'800: anch'essi

avevano affrontato una guerra quella

napoleonica - e i suoi pesanti strascichi!

Mons. Pietro Albrigi

51


Tra questi fondatori, il più

amato è don Gaspare

Bertoni, insigne modello di

sacerdote colto e dedito ai

giovani; ma il chierico

Rodella ha grande

ammirazione anche verso le

figure di don Carlo Steeb

(promotore dell'assistenza ai

malati), don Mazza

("l'apostolo degli studenti

poveri") e Maddalena di

Canossa ( la "marchesa dei

poveri", beatificata da Pio

XII nel 1941, proprio nel

cinquantesimo anniversario

della "Rerum nova-rum").

San Gaspare Bertoni: la

sua spiritualità del libro e

della croce ed il suo amore

per i giovani.

In seminario il giovane Rodella prosegue gli studi con ottimo profitto e

dimostra una sicura propensione per l'insegnamento. Ancor chierico, egli

viene designato "prefetto", cioè supervisore ed insegnante dei giovani allievi

del seminario minore.

In seminario, le figure che maggiormente incidono

sulla formazione di Rodella - oltre a quella di mons.

Pietro Albrigi - sono quelle di mons. Ludovico

Lonardi (modello di ascesi tramite la croce dello

studio) e soprattutto quella del filosofo mons.

Giuseppe Zamboni ("un sacerdote libero che

occupava tutto il suo tempo studiando ed insegnando"

secondo il ricordo di Giorgio Zanotto, suo ex-allievo").

Mons. Zam-boni nella prima metà del '900 era stato il

«maestro" di filosofia ed il punto di riferimento della

Mons. Giuseppe Zamboni

26

BO, 31.

52


gioventù intellettuale cattolica veronese, con allievi quali Giovanni Uberti, lo

stesso Guido Gonella, il filosofo mons. Dario Composta, Giorgio Zanotto,

Gozzi, ecc.

A partire dal 1945, il giovane Rodella frequenta regolarmente l'abitazione

di mons. Zamboni - diventato ormai quasi cieco - presso le "Case dei

Canonici" e s'intrattiene con lui in approfondite conversazioni filosofiche.

Anche su indicazione di mons. Albrigi e di mons. Zamboni, il giovane Rodella

segue attentamente i ragionamenti dell'on. Guido Gonella sul valore della persona

umana, sul tema della libertà (ad es. il suo "discorso delle 27 libertà» del 1 aprile

1946) e sulla necessità di "rinnovare le coscienze tramite la cultura". Nel suo

primo discorso da ministro della Pubblica Istruzione ("L'Italia rinascerà dalla

scuola" del 15 luglio 1946) Gonella sostiene: "Dobbiamo ricostruire le coscienze,

nel tempo stesso in cui ricostruiamo le case".

Aleardo denota un carattere schietto ed intraprendente, anzi, in caso di

menzogne o di ingiustizie, decisamente guascone e pugnace.

Rispondendo agli appelli di Pio XII, nel 1946 s'impegna in una battaglia di

stampa per i giovani contro il marxismo ed il laicismo (battaglia che più tardi,

nel 1950, egli proseguirà nel campo della scuola e dell'università, altro settore

strategico al cui dominio miravano allora tanto i laicisti - da Gentile, a Bottài,

ai liberali - quanto i marxisti - da Gramsci, a Togliatti, a Marchesi, ecc.).

Così ancor chierico, insieme a don Marini e a don Gobbi, il giovane

Rodella nel maggio del 1946, prende parte alla rifondazione del settimanale

diocesano "Verona Fedele':

Fin dal primo numero, sotto lo pseudonimo "La sentinella", egli confuta

sistematicamente la propaganda marxista ospitata sugli organi di stampa

veronesi del P.C.I. ("Il Lavoratore") e del P.S.I. ("Verona del popolo").

Nell'incitare i cattolici veronesi all'impegno sociale, il giovane Rodella ha

per modello gli interventi di mons. Trida, di mons. Manzini e di mons.

Zamboni sul "Verona Fedele" del primo ventennio del '900.

53


Il 29 giugno 1947, nella cattedrale

di Verona, Aleardo Rodella

riceve l'ordinazione sacerdotale

dalle mani del vescovo di

Verona S.E. mons. Girolamo

Cardinale.

Don Aleardo Rodella all'ingresso

nella chiesa di S. Michele per la sua

prima messa solenne (domenica 6

luglio 1947).

Poco dopo la sua ordinazione

sacerdotale, don Rodella si

dedica particolarmente ai giovani

della parrocchia di San

Tommaso (i "me butèi de San

Tomaso") di cui egli era stato

nominato vicario.

54

Don Rodella ed i suoi giovani di San Tomaso.


Da11947 al 1950 don Rodella prosegue la sua battaglia di stampa su "Verona

Fedele", come braccio destro e spesso come sostituto di don Gobbi ( «che era

spesso occupato anche da molti altri impegni diocesani"- Rove). Assiduo è ora il

suo impegno sulla stampa diocesana in vista delle storiche elezioni politiche del 18

aprile 1948.

Dopo la trionfale vittoria democristiana, su "Verona Fedele", a sostegno delle

annunciate riforme sociali, egli prende spesso di mira anche le posizioni laiciste

dei liberali e dei massoni. I liberali infatti allora si alleavano spesso in Parlamento

con

i socialcomunisti (accomunati dal loro laicismo) ogniqualvolta c'era da

contrastare una delle riforme sociali messe in cantiere dalla D.C. (quella

agraria, del lavoro,

della scuola, ecc.).

Nel dicembre del 1949 don Rodella è nominato "Segretario della stampa cattolica"

27 con l'incarico di promuovere specialmente la diffusione del "Corriere

del mattino", quotidiano cattolico che era stato fondato nel 1915 dall'Uberti e

che ora era diretto da Piero Gonella (fratello dell'on. Guido, nonché assessore

comunale e poi vicesindaco di Verona dal 1951 al 1956).

Fin d'ora su "Verona Fedele" appare documentato l'interesse del giovane

don Rodella per una delle più importanti tra le riforme sociali previste dai

governi De Gasperi: la riforma scolastica del ministro Gonella.

Ecco i titoli di alcuni articoli apparsi in questi anni su "Verona Fedele" ed attinenti le

problematiche del mondo della scuola (alcuni dei suddetti articoli - tra quelli non segnati

dall'asterisco - potrebbero non essere della penna di don Rodella, ma testimoniano comunque la

sensibilità dei curatori di "Verona Fedele" per il mondo della scuola):

27

- "Istruzione superiore ai figli degli operai" (Pio XII-1944) (VF, 19-5-'46);

- “La scuola è libera (ma sotto condizione)" (VF, 4-5-'47);

"Musa russa" (nel finale sulla "scuola laica" in VF, 23-11-'4Z de "la sentinella");

"Ci vuole ben altro" (sulla scuola laica, in VF, 7-12 2 47, de "la sentinella");

− "Il Congresso di studi romani" (VF, 3-10-'48);

"La Capitolare scrigno dei secoli" (VF, 3-10-'47 firmata da don Rodella);

"Sulla scuola casca l'asino" (VF, 24-10-'48, de "la sentinella");

"I corsi della scuola superiore di cultura religiosa";

"Il collegio universitario. N. Mazza a Padova" (VF, 19-12-'48, siglato"r");

"Commemorazione di Igino Righetti" (fondatore dei "laureati cattolici", in VF, 13-3-'49) "Giornate

mediche veronesi" (VF, 17-7-'49);

"È libera la scuola cattolica?" (VF, 24-7-'49);

«A Sanguinetto ostracismo a Don Bosco" (VF, 14-8-'49, de "la sentinella");

"Scuola laica" (VF, 30-10-'49, de "la sentinella");

VF, 4-12-'49, p. 1.

55


-«Scuola superiore di cultura religiosa" (VF, 20-11-'49);

*"Bruno da Osimo.." (su "Nova historia", in VF, 11 e18-12-'49, di don Rodella);

- «A Verona il Min. Gonella: Convegno provinciale della scuola" (VF, 12-2-'50);

- "La Riforma della scuola" (VF, 19-2-'50);

- "Conferenza Perego: Orientamenti filosofici contemporanei" (VF, 26-2 2 50);

- "Giornata universitaria" (VF, 26-3-'50);

- "Guido Gonella segretario della D.C." (VF, 23-4-'50);

- "La scuola terrà conto dei diritti dei genitori" (VF, 14-5-'50);

- "Mostra del libro medico alla Capitolare: Codici medievali" (VF, 6-8-'50).

56

Don Rodella ed il problema dell'Università a Verona (dal 1942 al 1952)

Fin dal momento del suo ingresso in Seminario (1942), avvertendo una

particolare

predisposizione per l'insegnamento, don Rodella s'era particolarmente

interessato alle problematiche della scuola e dell'Università.

Oltre ai pressanti inviti di Pio XII a realizzare le necessarie riforme sociali ed i

suoi frequenti richiami sull'urgenza della carità intellettuale (per poter innovare

"ab imis" il mondo moderno, dopo

l'immane tragedia delle due guerre

mondiali) lo aveva particolarmente

colpito il radiomessaggio pacelliano

del Natale

1942, nel quale Pio XII aveva espresso

il monito a permettere "anche ai figli

del popolo l'accesso ai più alti gradi

dell'istruzione».

Fin dal 1944, con l'arrivo in Seminario

del nuovo rettore mons. Pietro

Albrigi - già rettore dell'Istituto don

Mazza - il giovane chierico Rodella

aveva potuto conoscere il suo impegno

nel dar attuazione all'ideale mazziano

di "aiutare negli studi universitari

i giovani ricchi d'intelletto e di

buon volere, ma poveri di mezzi".

Fig.: mons. Pietro Albrigi (dalla copertina

di "Educare al servizio; l'opera formativa

di mons. Pietro Albrigi", AA. VV., ed.

Mazziana, Verona 1991).


Dal 1944 al 1947, anno della sua ordinazione, don Rodella aveva avuto

modo di apprendere le varie tappe dell'impegno mazziano in favore dei

giovani universitari veronesi, privi di mezzi economici:

1839-1859: don Mazzau fonda un Collegio universitario a Padova, in via

Ognissanti.

1928: mons. Pietro Albrigi" dà vita presso l'Istituto don Mazza alla "cassa

di prestito» per gli studenti universitari.

1930: mons. Albrigi fonda la "coloniola" di universitari veronesi che

frequentano l'Università Cattolica a Milano (a Venegono). 3 °

1933: al don Mazza di Verona - in via Madonna del Terraglio - mons.

Albrigi istituisce il pensionato per studenti universitari, frequentanti le sedi

universitarie di Padova, Milano, ecc..

1937: mons. Albrigi inaugura l'AGUM (Associaz. giovani universitari

mazziani) e potenzia la Cassa per universitari.

Don Rodella aveva poi elogiato l'impegno profuso da don Giuseppe Tosi e

da mons. Pietro Albrigi per la costituzione a Padova del collegio universitario

mazzia-no, nel novembre del 1948. 3 '

Anche lo stretto rapporto con mons. Giuseppe Zamboni ebbe a

sensibilizzare il giovane chierico Rodella al tema della cultura cattolica in

ambito nazionale e al problema universitario veronese.

Nel primo ventennio del '900, mentre a Milano nasceva l'Università Cattolica,

a Verona mons. Zamboni - insieme a mons. Manzini, all'on. Coris e al giovane

Giovanni Uberti - aveva fondato il "Circolo Universitario veronese" 32 . Più d'una

volta mons. Zamboni s'era prodigato a mantenere all'Università studenti non

abbienti (compreso lo stesso Giovanni Uberti) facendo loro pervenire delle borse

di studio.

28

"l'apostolo degli studenti poveri", definizione citata dallo stesso don Rodella in VF, 19-12-'48,

P. 2.

29

Definito "secondo rifondatore dell'Istituto don Mazza".

30

In questi stessi anni anche il giovane Guido Gonella iniziava a frequentare la neonata

facoltà di filosofia della "Cattolica".

31

Vedasi: "Il Collegio Universitario N. Mazza a Padova", in "Verona Fedele", 19-12-

1948, p. 2. Esso è firmato "r", come altri articoli di don Rodella e ne è conservata una

copia nelrar-chivio-Rodella". Il testo di tale articolo è riportato nella seconda parte di

questo lavoro, nel paragrafo riguardante mons. Giuseppe Tosi.

32

LA, 14-3-'64.

57


In alto a sinistra: la sede

definitiva (dal 1959) del

collegio mazziano a Padova, in

via Savonarola.

Sopra: don Giuseppe Tosi,

fondatore del Collegio

universitario mazziano di

Padova.

Da sinistra: don Tosi, Gonella, don Bepo Pasquotto

(parroco di Valdiporro) e mons. Albrigi nella quiete di

Valdiporro (Boscochiesanuova), dove vi era una casa

mazziana.

(Le immagini qui riprodotte

sono tratte dal volume: "Don

Giuseppe Tosí, un prete per gli

universitari", Casa ed.

mazziana, Verona 1998).

58

Mons. Zamboni, che da tempo rappresentava un faro per la gioventù intellettuale

della nostra città, nel 1923 venne chiamato ad insegnare alla "Cattolica" e

per lui qui fu appositamente creata la cattedra di "Gnoseologia".

Nel 1931 tuttavia i vertici dell"Università Cattolica" giunsero alla decisione di

sospendere mons. Zamboni dall'insegnamento nel loro ateneo, a causa di una sopraggiunta

divergenza di vedute nell'ambito della ricerca gnoseologica, soprattutto

col filosofo ufficiale della Cattolica, il prof. Olgiàti. Nel 1937 Zamboni veniva

definitivamente estromesso dalla Cattolica e, poco dopo, tornava a Verona, adattandosi

ad insegnare alle Seghetti ed in altri istituti superiori.

Questo increscioso episodio era destinato a lasciar il segno a Verona tra i molti

giovani allievi dello stimatissimo mons. Zamboni e nello stesso giovane Rodella.


Anni dopo mons. Rodella ricordava ancora perfettamente la sensazione che s'era

diffusa allora tra i giovani intellettuali veronesi: "sembrava che a Milano non

volessero maestri da fuori" (Rove). Nacque così nella nostra città se non uno

spirito di rivalsa, quantomeno l'ambizione di "farsi una propria Università"

(Rove).

Il giovane don Rodella intese farsi interprete di questo spirito, proponendosi

di contribuire a far superare il senso d'inferiorità culturale, di cui Verona da

tempo immemore soffriva. A tal proposito egli aveva grandi aspettative

dall'aiuto di un antico allievo di mons. Zamboni, che era ora diventato una delle

massime autorità intellettuali e politiche del nostro Paese, il prof. Guido

Gonella.

Dopo aver letto gli "Acta diurna" e le gonelliane "Note ai radiomessaggi

di Pio XII" (edite nel 1943-'44) il 18 maggio del 1945 Aleardo aveva assai

esultato per il primo ritorno a Verona di quel grande uomo della cultura

cattolica.

Fin dal "discorso delle 27 libertà" (1 aprile 1946) l'on. Gonella aveva

annunciato di voler sostenere alla Costituente, anche per il settore della Scuola

l'imprescindi-bilità dei princìpi di libertà e di giustizia (garantendo "l'uguaglianza

dei punti di partenza": «a tutti dev'essere consentito l'accesso ai più alti gradi di

studio, indipendentemente dal ceto sociale di provenienza").

La nomina dell'on. Gonella a ministro della Pubblica Istruzione il 15 luglio del

1946 (un cattolico per la prima volta in tale incarico!) aveva acceso molte

speranze.

Il giovane don Rodella poteva confrontare ora gli aneliti di giustizia

scolastica espressi da Gonella, con la propria esperienza: egli infatti vedeva

molti dei suoi amici di San Michele, figli di operai, che non avevano potuto

intraprendere gli studi universitari, o che, iniziàtili, avevano poi dovuto

interromperli non per incapacità o altro, ma per la gravosità delle spese annesse e

connesse alla loro permanenza in

sedi universitarie allora distanti da

Verona (RoC1).

Un giovane studente di San Michele Extra,

amico di don Rodella (il padre dello

scrivente) durante il periodo della guerra.

Dopo il diploma, egli non potè proseguire gli

ambiti studi "al più alto livello", per la

lontananza delle sedi universitarie da

Verona

59


Nel biennio 1946-'47 Rodella seguì con attenzione il dibattito alla Costituente

sulla tematica scolastica. Egli ne udì il resoconto anche dalla viva voce del ministro

Gonella nel corso delle sue frequenti visite a Verona: il 22 ottobre 1946 al Teatro

Nuovo di Verona in un "discorso ai maestri" il ministro Gonella espose i principiguida

della D.C. alla Costituente per la materia scolastica; il 10 marzo 1947 egli intervenne

nuovamente a Verona al "Convegno di professori e maestri" ed il 15

marzo 1947 parlò a Verona, presso l'Istituto don Mazza, "agli educatori cristiani"

(Gopi, vol. III, p. 333).

I128 aprile del 1947 tuttavia, Rodella rimase assai perplesso per il compromesso

raggiunto alla Costituente: "la scuola libera è consentita, ma a costo zero per lo Stato".

Segno di tale perplessità è un articolo non firmato comparso allora su "Verona

Fedele", che potrebbe però essere della sua penna: «La scuola è libera (ma sotto

condizione)" ". Questo compromesso, dovuto specialmente alla posizione tenuta da

Dossetti nel corso del dibattito alla Costituente (si vedrà meglio al capitolo seguente)

svuotava in realtà la declamata libertà scolastica di ogni presupposto concreto.

I127 settembre del 1948, don Rodella fu testimone di una visita del ministro

Gonella a Verona, che rappresentava una tappa assai significativa per la rinascita

culturale della nostra città nel dopoguerra. In questa giornata infatti l'on. Gonella

a Castelvecchio introdusse i lavori di un importante Congresso internazionale di

Diritto romano e di Storia del diritto e poco dopo inaugurò la Biblioteca

Capitolare, risorta dopo la grave devastazione bellica. In quest'ultima occasione,

insieme a mons. Turrini, il ministro Guido Gonella reincontrò anche i suoi

antichi e stimati maestri: mons. Giuseppe Zamboni e mons. Manzini ".

Ma l'evento che più incise sull'evoluzione dell'interesse e dell'impegno di don

Rodella dal mondo della stampa verso il mondo della scuola e dell'Università -

mirando pur sempre all'apostolato della gioventù intellettuale veronese - fu il discorso

tenuto a Verona dal ministro della P.I. Guido Gonella il 12 febbraio 1950 al

teatro Corallo. In questo sua conferenza, svolta di fronte a duemila insegnanti di

ogni ordine e grado di Verona e provincia, Gonella annunciò come imminente l'approvazione

parlamentare della sua Riforma organica della Scuola 35 . La sua riforma

intendeva favorire la nascita di nuove sedi universitarie ("contro l'affollamento delle

sedi") e di "Libere Università" a fondazione privata, in modo da contrastare il monopolio

statale sul mondo della scuola.

Quest'annuncio del ministro Gonella rappresentò il primo vero imput per l'idea

rodelliana (e probabilmente anche per quella del compaesano ed amico prof. Lan-

33

VF, 4-5-1947.

34

Gopi, vol. III, p. 131; VF, 3-10 2 48, p. 2.

35

VF, 19-2-'50, p. 4 e VEF, 2007, p. 410.

60


franco Vecchiato) di dar vita ad un'Università veronese.

Pochi mesi dopo, scomparso mons. Zamboni, suo amato maestro di

filosofia (1'8 agosto 1950), don Rodella accettò il consiglio datogli da mons.

Albrigi e dal suo vescovo mons. Cardinale di recarsi per un triennio a Roma a

frequentare la facoltà di Filosofia della Pontificia Università Gregoriana.

Si trattava di un'ateneo di \respiro internazionale, considerato fucina spesso

di futuri vescovi. Esso era retto dai gesuiti e da figure spesso di grande valore

intellettuale, di cui Pio XII solèva servirsi come di propri consiglieri.

Con la decisione assunta nell'estate del 1950 di frequentare a Roma

l'Università Gregoriana, don Rodella sapeva bene che essa aveva la "missione"

di fungere da moltiplicatore culturale, di favorire cioè la diffusione del sapere al

più alto livello e dunque anche la nascita un po' ovunque di nuove scuole e di

nuove sedi universitarie.

A sinistra: Papa Gregorio

XIII fonda numerosi collegi e

scuole (tela affissa alla

Gregoriana). In alto a destra:

l'aula magna della Pontificia

Università Gregoriana di

Roma, diretta dai Gesuiti,

durante la recente visita del

Santo Padre.

Nell'aula magna della

Gregoriana campeggia

l'effigie del Redentore (fig. a

sinistra) sul cui basamento

sta scritto: "Euntes docete

omnes gentes; ecce Ego

vobiscum sum". L'esortazione

evangelica "Euntes docete" era il motto del veronese San Gaspare Bertoni (allievo dei gesuiti

nella chiesa veronese di S. Sebastiano,

oggi Biblioteca civica) modello sacerdotale

di don Rodella.

61


62

Con la sua partenza per Roma per frequentare la facoltà di filosofia dell'Università

Gregoriana il 12 ottobre 1950, don Rodella concludeva la sua sistematica

battaglia di stampa. 36

Dal "giornale" dunque al "libro": i giovani veronesi dovevano non solo poter

accedere ad una buona stampa, ma anche ad un elevato grado di cultura: unica difesa

verso ideologie malsane, strumento formativo indispensabile per quanti erano

chiamati a formare la futura classe dirigente della nostra città.

All'inizio delle lezioni alla Gregoriana, il 16 ottobre 1950, al momento delle presentazioni

con gli altri suoi compagni di studio, don Rodella s'accorse che molti di

essi avevano già potuto laurearsi comodamente - in altre materie - presso le sedi

universitarie dei loro piccoli centri di provenienza: Urbino, Camerino, Macerata,

ecc. Stupito, don Aleardo si chiese: "E a Verona non c'è l'Università?". (Rove)

Per il proprio mantenimento a Roma nel previsto triennio dei suoi studi universitari

egli aveva dovuto ricorrere all'aiuto economico dei propri familiari e forse anche a

quello del proprio parroco, don Genti-lin. Egli

pensò allora ai suoi coetanei ed amici di San

Michele, intelligenti e studiosi, ma impediti dalla

loro condizione sociale a proseguire gli studi

universitari. Non era questa una grave forma

d'ingiustizia sociale? In quello stesso istante, egli

decise fermamente di impegnarsi a «portare

l'Università a Verona!" 37 .

L'inizio del suo primo anno accademico alla

Gregoriana coincise con il momento della proclamazione

del dogma dell'Assunzione di Maria,

punto culminante dell'intero pontificato

pacelliano. LI novembre del 1950, in piazza San

Pietro, don Rodella ebbe modo di assistere, insieme

al proprio vescovo mons. Girolamo Cardinale,

alla cerimonia di tale solenne proclamazione.

Egli l'avrebbe poi sempre giudicata come

l'apogéo della spiritualità cattolica del '900.

Proprio nel contesto di quell'atmosfera mistica,

don Rodella prese la risoluzione di «portare

l'Università a Verona", a partire da una scuola

e poi da una facoltà di Servizio sociale.

La rievocazione figurativa di

tale evento, realizzata da Pino

Casarini nell'abside del Tempio

votivo di Verona.

36

L'ultimo articolo di don Rodella su "Verona

Fedele" — VF, 8-10-'50 — evidenziava la sua preoccupazione di salvare la gioventù,

che rischiava d'essere travolta da ideali nefasti.

37

RoC1 .


L'atmosfera mistica collegata all'attesa e alla celebrazione del dogma dell'Assunzione

di Maria, con il suo anelito all'elevazione spirituale, ispirò nell'animo di don

Rodella l'idea della nascita dell'Università di Verona, come già era avvenuto per la

LUMSA nel 1939.

La proclamazione del dogma dell'Assunzione di Maria era

stata posta da Pio XII volutamente a conclusione dell'Anno

Santo 1950. Essa doveva costituire anche la premessa per tutte

le iniziative di solidarietà sociale previste per l'entran te anno

1951. L'anno 1951, infatti, quale frutto dell'Anno Santo,

nonché 60° anniversario della "Rerum novarum" (1891), era

stato proclamato dallo stesso Santo Padre "anno dell'assistenza

sociale".

Il pontificato di Pio XII s'era caratterizzato per un intenso

stimolo alle attività di assistenza sociale. Già nel periodo

bellico, per esempio, il Pontefice aveva chiamato mons.

Ferdinando Baldelli - fondatore nel 1926 dell'O.N.A.R.M.O, "Opera Nazionale

Assistenza Religiosa e Morale agli Operai"- a promuovere l'assistenza ai profughi

e la "Pontificia Opera Assistenza" (POA).

Per tale motivo su impulso del card. Pizzardo (già fondatore della "LUMSA") la

Pontificia Università Gregoriana (PUG) proprio dall'anno accademico 1950-'51

inaugurava una "Scuola di Scienze Sociali", annessa alla propria facoltà di Filosofia

38 . Questa Scuola nell'anno seguente sarebbe evoluta in "Istituto universitario di

Scienze sociali" e più tardi in facoltà autonoma.

Fin dall'ottobre del 1950 dunque, ispirandosi alla "Scuola di Scienze Sociali"

inaugurata alla facoltà di filosofia dell'Università Gregoriana, don Rodella pensò

ad una scuola e ad una facoltà di Scienze o di Servizio sociale, quale prima

facoltà universitaria da inaugurare anche a Verona.

Cosi, fin dall'inizio del suo corso di studi alla Gregoriana, egli decise di approfondire

in particolar modo lo studio della Psicologia, materia che intendeva poi

insegnare presso la futura Scuola di Servizio Sociale da lui progettata a Verona. In

ciò egli seguiva forse anche l'esempio di padre Gemelli che nel 1919 aveva fondato

l'Università Cattolica a partire dall'Istituto di Scienze sociali Toniolo", nel quale il

Gemelli tenne per l'appunto l'insegnamento di Psicologia. Don Rodella ebbe modo

di approfondire lo studio della Psicologia sia con i propri docenti di psicologia spe-

38 Vedasi il discorso inaugurale dell'Anno Accademico 1950-'51 della P.U.G. nel

"Liber an-nualis P.U.G. - anno 1951", p. 7 e gli "Statuta - Institutum scientiarum

socialium - p. 3. Si ringrazia il Segretario generale della P.U.G., dott. Allena, per

averci fornito prezioso materiale d'archivio relativo alla nostra ricerca.

63


rimentale e filosofica - prof. Delannoye - di psicologia religiosa - prof. Godin -

di psichiatria e caratterologia - prof. De Labouru - sia per proprio conto, con

sostanziose letture.

Ai primi di giugno del 1951, a

Roma, per la prima volta don

Rodella entrò in contatto con

l'on.Guido Gonella.

Ciò avvenne per la prima volta

durante un ricevimento che il

governo De Gasperi offrì all'"Unione Veneti residenti a Roma" (della quale l'on.

Gonella era il presidente onorario) in occasione della beatificazione del veneto papa

Pio X (3-6-1951). In questa circostanza, don Rodella - che nel 1950, da "Segretario

della stampa diocesana" aveva stretto amicizia con il fratello del ministro, Piero

Gonella, direttore del quotidiano diocesano "Corriere del mattino" -, parlò col

ministro della Pubblica Istruzione del loro comune maestro veronese mons.

Zamboní, recentemente scomparso, all'opera del quale egli voleva ora dedicare la

propria tesi alla Gregoriana. Nel corso di questa conversazione, don Rodella espose

al ministro Gonella anche la sua intenzione di dar vita a Verona ad una "libera

facoltà" di Scienze Sociali o di Servizio Sociale, sul modello di quella appena

inaugurata alla Gregoriana dal card. Pizzardo. Egli ricevette stima e completo

sostegno al suo progetto.

Fin dal 1947 l'on. Gonella aveva previsto un'evoluzione

universitaria per le "Scuole di Servizio Sociale":

egli lo aveva fatto il 14-1-1947 allorchè, in occasione

dell'inaugurazione della Scuola di Servizio Sociale

avviata a Roma dal suo amico Jean Marie Cattaui De

Menasce (amico dello stesso Jacques Maritain), aveva

pronunciato il discorso intitolato "Prospettive delle

scuole di servizio sociale" . 39

Nel giugno 1948, infine, il ministro Gonella aveva

presentato un «Disegno di Legge sulla disciplina delle

scuole per Assistenti sociali" n. 443 art. 3" . 4 "

"L'on. Guido Gonella - secondo don Rodella -fin

d'allora s'impegnò sempre, in prima persona ed in

ogni frangente, per la realizzazione dell'Università a Verona" (Rove).

64

39

Riportato in Gopi, vol. II, p. 185; si veda anche, pur nell'incompletezza di alcune

informazioni: "Il servizio sociale in città: lunga storia" di Emilio Butturini, in LA, 27-

5-2004.

40

Si veda tra i "Rodo" lo "Statuto ed ordinamento dell'Istituto Muratori", 1961?, p. 17.


Nel suo triennio di permanenza alla Gregoriana, don Rodella ebbe modo di

contattare ulteriormente e con una certa facilità Fon. Guido Gonella non più ministro

alla Pubblica Istruzione ma pur sempre "Segretario nazionale della D.C."

dal 1950 al '53 41 , dato che la sede nazionale della Democrazia Cristiana si

trovava allora in palazzo Frascara, al civico n. 3 di piazza della Pilotta, e dunque

proprio a fianco del monumentale edificio della Gregoriana, sito nella stessa

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piazza al n. 4.

Piazza Pilotta a Roma, con l'ingresso della Pontificia Università Gregoriana. All'estrema

sinistra di questa immagine si vede una parte di Palazzo Frascàra, dove nei primi anni

'50 vi era la sede della Segreteria nazionale della Democrazia cristiana (poi trasferita in

Piazza del Gesù) allora presieduta dall'on. Gonella.

41

"Il miglior segretario nazionale che abbia avuto la D.C." secondo Giulio Andreotti.

65


LA RIFORMA SCOLASTICA DEL MINISTRO GONELLA (1946-1951)

Quando nel giugno del 1951 don Rodella lo incontrò

per la prima volta a Roma, l'on. Gonella era giunto al

termine del suo incarico alla guida del ministero della

Pubblica Istruzione. Nel mese seguente infatti era

prevista l'approvazione della sua organica rifor¬ma

della Scuola italiana.

L'on. Guido Gonella era stato nominato ministro

della Pubblica Istruzione cinque anni prima: il 15

lu¬glio del 1946. De Gasperi gli aveva affidato questo

incarico, perché egli era allora unanimemente

consi¬derato come il più autorevole uomo di cultura

della Democrazia Cristiana

Dopo esser stato giovanissimo presidente dell'Azione

Cattolica veronese ed allievo a Verona di

mons. Zamboni e di mons. Manzini, nel 1923 Guido

Gonella s'era iscritto alla neonata Università Cattolica di

66

L'on. Guido Gonella,

ministro della Pubblica

Istruzione dal 1946 al

1951 e Segretario politico

della D.C. da11950 al

1953.

Milano. Qui egli era ben presto diventato uno dei maggiori leaders dell'Associazione

Universitari e Laureati cattolici" (associazione fondata dall'amico Igino Righetti, col

sostegno dell'allora assistente spirituale mons. Giambattista Montini, su indicazione

dello stesso pontefice Pio XI).

Dopo la laurea in Filosofia alla Cattolica, Gonella s'era poi laureato in

Giurisprudenza a Roma presso la prestigiosa Università "La Sapienza". Nelle

sue ricerche di filosofia del diritto, egli aveva approfondito in particolar modo la

tematica della persona umana, analizzandone i rapporti con l'entità statale.

Gonella quindi, nei suoi celebri "Acta diurna" (1933-'40), aveva sistematicamente

criticato l'ideologia statalista sulla quale si fondava lo stesso fascismo.

Escluso dall'insegnamento statale, a seguito del suo arresto nel settembre 1939

da parte del regime fascista, il giovane prof. Gonella era stato accolto in Vaticano

da Pio XII e nominato direttore della biblioteca vaticana (l'amico, più anziano, Alcide

De Gasperi vi era anch'egli rifugiato come semplice bibliotecario).

Nei suoi "Commenti ai radiomessaggi natalizi di Pio XII" ( 1940-'43) Gonella

aveva esposto e glossato gli aggiornamenti della dottrina sociale della Chiesa,

appena enunciati dal nuovo pontefice. Svolgendo questi suoi "Commenti" anche

alla luce dell'incipiente crociata anticomunista di Pio XII, Gonella aveva

criticato in particolar modo la soluzione data al problema del "rapporto persona-

Stato" dall'ideologia marxista.


Dal 1942 al 1946 il prof. Guido Gonella

aveva insegnato, dapprima in

incognito, presso la "Libera Università

Maria S.S. Assunta" (LUMSA). La

LUMSA era stata fondata in Vaticano nel

1939 dal card. Pizzardo e dalla prof.

Tincani, amica dello stesso Gonella. 42

Proprio in Vaticano dall'autunno del

1943 Alcide De Gasperi iniziò a servirsi

del prezioso apporto di Gonel-la per

fissare i principi fondativi della

Democrazia cristiana (anche se Gonella entrerà a far parte della D.C. solo nell'autunno

del 1944, dopo l'assenso al nuovo partito dato da Pio XII, insieme alla direttiva

di seguir le indicazioni dell'enciclica leonina "Libertas"). 43

Fin dall'inizio del suo incarico al trasteverino ministero della Pubblica Istruzione,

l'on. Gonella s'era proposto di ridar dignità alla cultura cattolica, fino ad allora

esclusa dal mondo della scuola pubblica e specialmente dal mondo dell'Università.

La situazione dei cattolici non solo in campo politico, ma anche in campo

culturale era rimasta immutata dal momento dell'edificazione postrisorgimentale

dello Stato italiano. Dopo la presa di Porta Pia, il laicismo dello

Stato liberale era riuscito a tenere i cattolici fuori dalla vita pubblica e dunque

anche fuori dalla Scuola pubblica.

Un primo tentativo di riscatto della cultura cattolica s'era verificato nel primo

dopoguerra, con la fondazione a Milano dell'Università Cattolica, avvenuta il 25

dicembre 1920 ad opera del francescano padre Agostino Gemelli (uomo di cultura e

studioso di psicologia sperimentale, ex socialista diventato poi simpatizzante del

regime). L'Università Cattolica doveva essere la punta di diamante per la riscossa

della cultura cattolica dall'imperante laicismo. Con la sua prima facoltà di Scienze

Sociali, derivata dall'Istituto Toniolo, la "Cattolica" venne ufficialmente inaugurata

nel 1921 dall'arcivescovo di Milano - il brianzolo mons. Achille Ratti - che l'anno

seguente sarebbe stato eletto papa col nome di Pio XI. I13 ottobre 1924 l'Università

42

L'on. Gonella manterrà poi uno stretto contatto con questa Libera Università, entrando a

far parte del suo consiglio d'amministrazione dal 1977 al 1982; si ringrazia per tali

informazioni inedite il rettore della Lumsa prof. G. Dalla Torre e la prof.ssa Sadler.

43

Per un approfondimento biografico della figura dell'on. Guido Gonella si rimanda al

cap.: "I protagonisti della fondazione della Libera Università di Verona", nell'ultima

parte di questo volume.

67


Cattolica ottenne il riconoscimento dallo Stato fascista, nella prospettiva di un

progressivo avvicinamento tra Stato e Chiesa, che avrebbe condotto nel 1929 alla

stipula dei "Patti Lateranensi".

Questi patti poi non sarebbero stati tuttavia a lungo rispettati: il regime teneva

troppo all'educazione e all'indottrinamento della gioventù e ben presto con la

violenza cercò di far chiudere le sedi dell'associazionismo cattolico. Il tentativo

del regime di ottenere l'assoluto monopolio culturale sulla società era coerente

con la concezione idealistica dello "Stato totalitario", sostenuta dai ministri on.

Giovanni Gentile (Pubblica Istruzione) e on. Bottai.

Il laicismo fascista era subentrato a quello liberal-risorgimentale e Pio XI ai

soprusi del regime in campo educativo reagì con l'enciclica del 1932 "Non

abbiamo bisogno".

Dopo il crollo del fascismo, i cattolici si trovarono a dover fronteggiare nuove

forme di laicismo, accomunate alle precedenti dal tentativo di emarginarli dal mondo

della cultura e dalla vita pubblica. Il nuovo look del laicismo traeva ispirazione

ora dallo storicismo: sia da quello materialistico di stampo marxista (Gramsci, Togliatti,

Marchesi, ecc.), sia da quello idealistico di un Benedetto Croce. Persisteva

tuttavia anche l'ateismo o l'anticlericalismo dei vecchi liberali, degli azionisti, dei

massoni, dei radicali, ecc. Nel secondo dopoguerra era data per scontata la tesi che

la cultura cattolica dovesse restare confinata all'ambito privato, priva di ogni influsso

sulla società, totalmente estranea all'ambito statale. (Un esempio lampante di

questo atteggiamento è nella reazione del "liberale" Benedetto Croce all'annuncio

di una possibile nomina di Gonella a ministro della Pubblica Istruzione: in tale

occasione l'intellettuale napoletano aveva affermato che "mai egli avrebbe voluto

provare prima di morire la vergogna di vedere un cattolico alla guida della

Pubblica Istruzione!").

Su invito di Alcide De Gasperi, 1'1 aprile 1946 il prof. Guido Gonella aveva

pronunciato alla romana "La Sapienza" il "monumentale" "Discorso delle 27 libertà",

nel quale egli aveva esposto i principi che la Democrazia Cristiana intendeva

difendere nell'Assemblea Costituente (ormai prossima ad essere convocata).

Questo suo celebre discorso aveva rappresentato il vero manifesto del

"liberalismo cattolico"»

44

68

Pubblicato nel 1946, a cura del partito, nel volume "Il programma della D.C. per la

nuova Costituzione", il gonelliano "Discorso delle 27 libertà" è stato recentemente

riedito da Gemma editCo, Verona 2003. Una sintesi di tale discorso comparve sulla

prima pagina del primo numero del rinato "Verona Fedele", uscito il 5 maggio 1946,

sul quale l'allora chierico Rodella iniziava a pubblicare i suoi caustici corsivi, sotto lo

pseudonimo de "La sentinella".


Per quanto riguardava il mondo della scuola, in questo suo discorso Gonella

aveva ribadito la dignità della cultura cattolica a fronte dello strapotere laicista.

Dopo aver ricordato l'assunto laicistico - di qualsiasi radice il laicismo fosse - in

base al quale: "la scuola". di Stato, per principio, doveva essere agnostica!'; Gonella

replicava come "con ciò non si otterrà una scuola neutra, ma solo una scuola che

professa la religione agnostica" ... "in un Paese, per di più, che da quasi duemila anni

è di cultura cattolica!". Riguardo all'insegnamento religioso nella scuola, Gonella

aggiungeva che: "l'insegnamento religioso è da impartirsi nelle scuole, secondo la

tradizione cattolica delle famiglie italiane. La scuola laica è pure una scuola confessionale:

è la scuola della confessione agnostica".

Oltre a ciò, a nome della D.C. e nel solco della tradizione sturziana, nel suo

"Discorso delle 27 libertà" Gonella sosteneva l'importanza di portar finalmente

nella Scuola italiana i principi di giustizia e di libertà."

A proposito del principio di giustizia (ibidem, p. 38-42) Gonella affermava che:

"lo Stato deve favorire economicamente i non abbienti, permettendo ad essi

l'accesso agli ordini superiori della cultura, aiutando l'elevazione dei figli del

popolo, in base al principio che a uguale capacità deve corrispondere uguale

possibilità (uguaglianza dei punti di partenza)" (p. 41).

Circa il principio di libertà e quanto alle "libere Università o facoltà" (contro

il pericolo di indottrinamenti da parte dello Stato, già sperimentati col regime

fascista ed ancora sperimentabili in quelli marxisti):

"lo Stato promuove una larga autonomia delle Università, che devono

ritornare alle loro gloriose tradizioni. Non ostacola, ma favorisce la fondazione

di libere Università" (p. 41).

A proposito della scuola privata: "lo Stato incoraggia ed aiuta la scuola privata,

controllandone l'idoneità scientifica e didattica... la parità della scuola è garantita

dall'esame di Stato... I diritti della scuola privata devono essere riconosciuti dallo

Stato... (p. 38); ... i genitori hanno il diritto di scegliere liberamente la scuola che corrisponde

al loro ideale educativo."

"Libere" scuole e "libere" facoltà universitarie - secondo Gonella - dovevano

poter coesistere con le scuole e le università statali: doveva essere l'esame di stato,

alla fine dei corsi, a convalidare o meno gli standards qualitativi non solo della

scuola privata, ma anche di quella statale, secondo la cosiddetta "teoria del doppio

binario".

Sulla base del programma esposto da Gonella, il 2 giugno 1946 la D.C. aveva

45

Giustizia e libertà erano stati i valori fondativi del Partito Popolare, fin dal discorso "programmatico"

pronunciato da don Luigi Sturzo a Milano il 17 novembre 1918 e dal suo successivo

'Appello al Paese" 1919: "A tutti gli uomini liberi e forti... facciamo appello perché uniti insieme,

propugnino nella loro interezza gli ideali di giustizia e di libertà".

69


vinto le elezioni per l'assemblea Costituente, ottenendo il 35% dei suffragi. L'on.

Guido Gonella tra gli eletti a livello nazionale, era stato colui che aveva raccolto

il maggior numero dei consensi!.

Il 15 luglio 1946, l'on. Gonella era stato dunque nominato ministro della Pubblica

Istruzione nel secondo governo De Gasperi (il primo governo repubblicano

istituito dopo le prime libere elezioni).

Il suo discorso d'insediamento aveva come titolo significativo: "L'Italia

rinascerà dalle scuole". Qui egli sosteneva: "dobbiamo ricostruire le coscienze,

nel tempo stesso in cui ricostruiamo le case". Per raggiungere tale scopo, si

doveva dunque operare un radicale rinnovamento del mondo della scuola.

Nel quinquennio del suo incarico al ministero della Pubblica Istruzione, Gonella

s'era impegnato dapprima nel dibattito costituzionale sulla materia scolastica

(1946-1947) e poi nell'attuazione della riforma organica della Scuola italiana.

Quanto al dibattito sulla tematica scolastica nell'assemblea Costituente, bisogna

ricordare come la prima sottocommissione, diretta dall'on. Tupini, iniziò la

propria attività il 18 ottobre 1946. Nel proseguio dei lavori si profilò sempre

meglio qual'era la strategia di Togliatti: concedere la libertà alla scuola privata,

ma solo a parole, senza cioè riconoscere ad essa aiuti economici statali".

I127 e 28 aprile 1947 la Costituente dibattè e giunse alla definizione degli

articoli riguardanti la materia scolastica (art. 33-34; ex. 26-27).

Supportati da mons. Dell'Acqua, della Segreteria di Stato vaticana, i D.C.

Dos-setti, Moro e Fanfani difesero il tema della libertà della scuola privata:

passò così il 2° comma dell'art. 33 (ex 27): "Enti e privati hanno diritto di

istituire scuole ed istituti".

Poco dopo però Dossetti imprudentemente affermò: "non abbiamo mai inteso...

risolvere il problema di aiuti economici da parte dello Stato alla scuola non

statale". Così, nonostante l'opposizione dei D.C. Gronchi, Bruni e Gonella, passò

l'emendamento dei liberali (Corvino, Lucifero) alleati in ciò ai comunisti (Marchesi

e Togliatti) e ai socialisti (Bernini). A causa di tale emendamento, al comma 2°

venne aggiunta la dicitura "senza oneri per lo Stato".

Marxisti e liberali si erano alleati dunque contro i cattolici, per ostacolare nei

fatti il riconoscimento della scuola "libera", cioè privata. I marxisti ed i liberali

esigevano una scuola "laica" e "di Stato" (i liberali, per amor di laicismo, si

comportarono da statalisti!).

70

46

Si veda: "De Gasperi, gli USA e il Vaticano all'inizio della guerra fredda", di Giovanni Sale,

Jaka Book, Milano 2005, p. 199.


Vi fu però anche il sospetto di accordi sotterranei tra dossettiani e comunisti per

la stesura di questo comma'.

Togliatti accettò dunque il riconoscimento statale della "libera scuola", ma solo

dopo averlo svuotato del suo presupposto concreto.

La formula di compromesso raggiunta ammetteva quindi la possibilità di "riconoscimento

giuridico di libere scuole, ma senza oneri a carico dello Stato".

Questa formulazione, negli anni seguenti, sarà fonte di diatribe e di opposte

interpretazioni. Per le sinistre ed i "liberali" tale comma significherà "tout court"

l'assoluta e permanente proibizione di aiuti statali alle scuole private. Essi a tal fine

si appoggeranno sul non abolito "Testo Unico" della legislazione universitaria del

1933 48 . Secondo questo testo, unico strumento idoneo per dar luogo a qualche nuovo

istituto universitario nel nostro Paese era quello di un'iniziativa parlamentare che

promuovesse una "legge ad hoc".

Per i cattolici invece, in base allo stesso comma, l'esenzione dal finanziamento

statale doveva riguardare solo il momento dell'istituzione" di una "libera scuola o

facoltà" e non il suo successivo "funzionamento", una volta che essa fosse stata già

istituita con fondi autonomi e con standard adeguati (ibidem).

I commi 3° e 4° dell'art. 33 della Costituzione affermano poi che l'esame di Stato

è una garanzia che assicura l'effettiva parità ed equipollenza fra scuole statali e non

statali. L'art. 34 (ex 28) inoltre afferma che: "La scuola è aperta a tutti... I capaci e

meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti

degli studi... con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze...".

Un esempio concreto di istituzione di una "libera scuola" era stato dato dallo

stesso Gonella solo qualche mese prima della discussione finale alla Costituente e

riguardava una scuola diretta da un suo avversario politico, l'on Benedetto Croce.

17 febbraio 1947 infatti a Napoli - a palazzo Filomarino, casa del Croce - l'on.

Gonella aveva inaugurato l'Istituto italiano di studi storici", diretto dallo stesso

Benedetto Croce. In quest'occasione Gonella definì tale "Istituto storico" come una

"libera scuola" ed elogiò i "maestri che aprono libere scuole" 49 . (Quest'avvenimento

suggellò il disgelo del Croce nei confronti di Gonella).

Il 31 dicembre 1947, conclusi i lavori della Costituente, venne ufficialmente

promulgata la Costituzione Italiana (nella quale Gonella ebbe la soddisfazione di

veder affermati i princìpi della persona umana e della sua libertà, per i quali

47

Secondo il "fondo di padre Martegani, 3-5-'47, citato in: "De Gasperi, glí USA e il Vaticano

all'inizio della guerra fredda" di Giovanni Sale, ed. Jaka Book, Milano 2005, pag. 205 e

207; si veda però anche da p. 195 a p. 210 e da p. 420 a p. 427.

48

Veca, p. 52 e p. 110.

49

Gopi, vol. III, p. 100.

71


egli si era fieramente battuto nel corso dei dibattiti). 5 °

Il 18 aprile 1948 la D.C. vinceva trionfalmente le cruciali prime elezioni

politiche del nostro Paese 51 .

Era previsto ora 1'avvìo delle grandi riforme sociali, promesse dalla D.C..

La riforma scolastica - accanto a quella agraria, a quella industriale e a quella

dell'edilizia popolare - era indicata dal governo De Gasperi come un'assoluta

priorità.

Le sinistre ed i liberali però, alleatisi in nome del comune laicismo ed in funzione

anticattolica, ostacoleranno in ogni modo l'iter di queste importanti riforme. 52

L'on. Gonella intensificò ora dunque il suo impegno per la riforma organica della

Scuola Italiana, accelerando i lavori della "Commissione Nazionale d'inchiesta sulle

condizioni della Scuola di ogni ordine e grado" che egli aveva istituito già il 2 aprile

1947. Composta da numerose sottocommissioni, essa aveva il compito di

raccogliere le proposte formulate dal corpo docente, i rilievi individuali e le osservazioni

emerse sia nei consigli scolastici che nel corso dei dibattiti.

Il 30 aprile 1949 presso il ministero della RI., alla presenza del presidente

della Repubblica on. Luigi Einaudi, si conclusero ufficialmente i lavori della

Commissione Nazionale d'inchiesta sulla scuola ed ebbe termine dunque la fase

"diagnostica" della cosiddetta "Commissionissima".

Nel luglio del 1949 il ministro Gonella inaugurò i lavori della «Commissione

Ministeriale per il progetto di legge di riforma della scuola", che aveva il compito di

50

51

52

72

Nei primi mesi del 1948, col sostegno di Pio XII e su iniziativa di Gedda - dirigente nazionale

dell'Azione Cattolica - in tutta Italia si erano formati i "Comitati civici», volti

ad arginare l'agguerrita propaganda elettorale marxista del "Fronte popolare".

Conclusi i lavori della Costituente, l'on. Uberti era tornato a Verona per porsi a capo

della D.C. scaligera. Anche l'on. Gonella era spesso a Verona, fortemente impegnato

in quella cruciale campagna elettorale. Dalle pagine di "Verona Fedele» don Rodella -

ora di fatto vicedirettore del settimanale diocesano - sosteneva la battaglia della D.C.,

con una serie di importanti articoli di fondo ad es.: "Non si rinuncia allarma", in VF,

29-2-'48; "Il nostro dovere" in VF, 4-4-'48; "Niente paura" in VF, 11-4-'48; "Il

popolo non ci concede vacanza" in VF, 25-4-'48, ecc.

Il vescovo di Verona mons. Girolamo Cardinale diede allora la seguente disposizione: "Ai

R.R. Parroci e Rettori della Città e della Diocesi": "Invito voi e le vostre buone

popolazioni a ringraziare con me il Signore per averci esaudito e fatto sì che le elezioni

avessero l'esito da noi desiderato. Per questo ordino che per tre giorni di seguito si reciti

nella S. Messa la Colletta "Pro gratiarum actione" tamquam pro re gravi, prima della

Colletta "Pro Papa"; VF, 25-4-'48, p. I.

Don Rodella su "Verona Fedele" si distinse allora per i suoi attacchi rivolti non più solo ai

marxisti, ma anche ai cosiddetti "liberali". Egli li accusava per il loro sistematico ostruzionismo

nei riguardi delle indispensabili riforme sociali si veda ad es.: "Sulla scuola casca

l'asino" in: VF, 24-10-'48 e "Destre e sinistre contro i contadini" in: VF, 26-2-'50.


riordinare, entro la fine dell'anno, la legislazione scolastica vigente e di formulare

proposte per una sua organica riforma. Si passò così dalla fase conoscitiva alla fase

propositiva della riforma scolastica.

Con la presentazione al Consiglio superiore della Pubblica Istruzione della relazione

della "Commissione Ministeriale per il progetto di legge di riforma della

scuola", il 19 dicembre 1949 si giunse alla conclusione definitiva della "Commissionissima".

Fu così che si giunse ad un avvenimento che avrebbe avuto importanti riflessi

per la storia della fondazione dell'Università a Verona: domenica mattina 12 febbraio

1950, a Verona, al cinema Corallo, il ministro della P.I. on. Guido Gonella

espose ufficialmente i contenuti della sua Riforma Scolastica, la cui discussione

parlamentare era ormai data per imminente.

Per tale occasione, il Provveditore agli Studi di Verona prof. Ugo Zannoni aveva

convocato tutti gli insegnanti di ogni ordine e grado di Verona e provincia.

Il ministro Gonella "insiste sul concetto di libertà della scuola, sancito dalla

Costituzione"" e parla della necessità di favorire l'istituzione di "libere facoltà universitarie"

(per contrastare il monopolio statale della Scuola, fonte di indottrinamento

dei giovani). Il ministro informò inoltre che "per l'Università si continua la

lotta contro l'affollamento delle sedi" 54 per andar incontro al notevole aumento della

popolazione scolastica. Dunque: nuove sedi universitarie in Italia! 55

Tra il pubblico erano presenti anche don Rodella, L. Vecchiato e gli altri docenti

fondatori di "Nova historia" 56 .

Dopo questa visita del ministro Gonella, la possibilità di fondare una "libera

Università" a Verona iniziò a balenare sia nell'animo degli insegnanti di "Nova

historia"", sia in quello di don Rodella".

53

VF, 19-2-1950.

54

Ibidem.

55

Si veda: "Questa la Riforma della scuola - Il discorso del Ministro Gonella a 2000

insegnanti veronesi", in VF, 19-2-1950, p. 4.

56 Vedasi al cap.: "La scuola di scienze storiche L.A. Muratori».

Nel pomeriggio dello stesso giorno, in occasione dell'inaugurazione della "Mostra dei

due secoli» all'Accademia Cignaroli, l'on. Gonella parlò ancora della "Riforma della

scuola nelle sue linee definitive".

57

Veca, p. 49.

58

Rove.

73


I110 aprile 1950 il ministro Gonella illustrò in Senato il bilancio dell'Istruzione,

ricordando che: "... la scuola è aperta a tutti egualmente ed "i capaci e meritevoli,

anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i più alti gradi di studi"".

In queste parole di Gonella vi è forse anche l'influsso della sensibilità mazziana

di mons. Albrigi? Si pensi che solo qualche mese dopo, dall'i al 3 settembre del

1950, il ministro Gonella a Boscochiesanuova avrebbe presieduto alla "Tre giorni

di orientamento sociale" organizzata da mons. Albrigi. L'8 marzo del 1951 poi,

invitato sempre da mons. Albrigi all'Istituto don Mazza, Gonella tenne un discorso

sull'importanza della libera scuola cattolica. 60

Il 23 aprile 1950 l'on. Guido Gonella venne nominato controvoglia "Segretario

nazionale della D.C." per cercar di sanare i dissidi con i dossettiani, futuri artefici

del centro-sinistra. "Verona Fedele" in questo frangente annunciava che data "la

nuova responsabilità, a cui ha tentato invano di sottrarsi..." "Gonella conserverà

per qualche mese ancora il ministero della RI., il tempo per portare in porto la

riforma scolastica" 61 .

Sembrava dunque avviarsi a conclusione il mandato dell'on. Gonella al ministero

della Pubblica Istruzione: Vecchiato ed i suoi amici cercarono dunque ora

probabilmente di far muovere i primi passi al loro progetto d'una Scuola di

Scienze Storiche (auspicato embrione d'una futura facoltà veronese) che si

sarebbe poi inaugurata il 27 gennaio 1951 62 .

Nell'agosto 1950 si giunse alla stesura di un abbozzo provvisorio della legge

di Riforma della Scuola, definito poi meglio nel dicembre del 1950. 63

Il testo della legge venne infine perfezionato nel giugno 1951, dopo le necessarie

consultazioni con gli altri ministeri competenti: Tesoro, Bilancio, ecc.

I128 giugno 1951 al Consiglio dei ministri il ministro Gonella presentava il

proprio disegno di legge sulla Riforma scolastica e ne riceveva l'approvazione.

Dal 1923 - anno della Riforma Gentile - rappresentava il primo progetto di

legge sulla scuola che avesse caratteri di organicità: esso prevedeva infatti

norme generali sull'istruzione, per le scuole di ogni ordine e grado.

74

59 Cit. da: VF, 14-4-1950.

60 Gopi, vol. 111, p. 320.

61 VF, 23-4-'50.

62 Si veda il cap.: "L. Vecchiato e la Scuola di Scienze Storiche L.A. Muratori".

63 Il 15 febbraio 1951 su "Il Giornale dell'Università" - Anno I, n. 1-2 - era stato

pubblicato l'intero testo del "Progetto di Riforma Universitaria" del ministro della

Pubblica Istruzione Gonella; si veda: N.H. n. 11, p. 439; N.H. 19/20, p. 757.


Il 13 luglio 1951 Gonella presentò in Parlamento il proprio disegno di Legge di

Riforma della Scuola italiana.

Nella sua presentazione alla Camera dei Deputati, il ministro Gonella - già " padre

costituente" - sottolineò anzitutto come tale "disegno di legge procede dalla

Costituzione". Esso prevedeva la possibilità di istituire Università anche da parte di

enti privati 64 .

Questo momento politico, tuttavia era caratterizzato da una grave turbolenza. Ai

primi di giugno del 1951 s'erano svolte le elezioni amministrative, che avevano

interessato gran parte dei Comuni e delle Province del nostro Paese: i risultati

elettorali erano stati controversi e in molti distretti essi non erano stati chiariti

nemmeno dal secondo turno elettorale, a causa soprattutto della farraginosità ed

ambiguità della legge elettorale. 65

A livello nazionale, la D.C. era indebolita da dissidi interni, specialmente a causa

dei dossettiani - che nel convegno nazionale della D.C. avevano premuto per il

rimpasto e l'apertura al P.S.D.I. - mentre le sinistre si mostravano quanto mai

bellicose nel rivendicare la loro presunta vittoria elettorale.

Verso la fine di fine giugno del 1951 inoltre era cresciuta la preoccupazione

del governo per la ripresa dell'inflazione. In tutta Italia si erano verificati scioperi

nazionali a raffica. Alle Camere si erano avute clamorose proteste, a seguito della

proposta di "difesa civile" avanzata dal ministro Scelba. All'inizio di luglio erano

proseguiti gli scioperi e le agitazioni politiche. Proprio ora che stava per giungere

in porto l'attesa Riforma-Gonella, si iniziò dunque a parlare sempre più insistentemente

di un rimpasto del governo, che doveva prevedere un'apertura al PSDI o

al PLI (ai partiti laicisti cioè, che si opponevano concordemente alla Riforma-

Gonella, da loro considerata come la consacrazione definitiva dell'interpretazione

"cattolica" all'art. 33 della Costituzione, riguardante la materia scolastica).

Alla fine De Gasperi dovette accettare l'idea di un nuovo governo, finalizzato

soprattutto alla lotta all'inflazione e al risanamento economico e guidato dunque dai

ministri del Bilancio e del Tesoro. È probabile che il progetto di riforma scolastica

proposta da Gonella avesse incontrato ostacoli non solo dalle opposizioni, ma anche

da una parte della maggioranza e non solo per timori di una sua difficile

64

"Disegno di legge 13 luglio 1951. Norme generali sull'Istruzione. Titolo VI, capo II,

Università libere, art. 36, ordinamento e dichiarazione di parità" - vedasi in Veca, p. 49.

65

A Verona i due turni elettorali del 27 maggio e del 10 giugno 1951 avevano premiato invece

chiaramente la D.C.: era giunta al capolinea dunque la giunta di coalizione guidata dal

sindaco Aldo Fedeli - P.S.I. - e dal vicesindaco Giuseppe Trabucchi - sinistra D.C. - sostituita

da una giunta monocolore D.C., guidata dal nuovo sindaco on. Giovanni Uberti, e dal

vicesindaco Piero Gonella.

75


copertura economica, bensì anche per motivi squisitamente ideologici. Esso fu

dunque probabilmente causa non ultima della crisi governativa.

Il 16 luglio 1951 cadeva il sesto governo De Gasperi e, per tale motivo, il

disegno di legge Gonella sulla Riforma organica della Scuola, già approvato dal

Consiglio dei ministri e presentato da Gonella in Parlamento, non potè giungere

alla discussione in Parlamento.

La mancata approvazione parlamentare della Riforma Gonella della Scuola fu

così una delle prime vittorie del gramscismo e del laicismo nel nostro Paese".

Decadendo definitivamente dalla carica di ministro della Pubblica

Istruzione, l'on. Gonella trasmise il proprio disegno di legge al governo

successivo - il settimo governo De Gasperi, entrato in carica il 26 luglio 1951 -

ed al suo successore alla Pubblica Istruzione, il ministro Segni. Tuttavia né il

ministro della Pubblica Istruzione on. Segni, né i numerosi ministri della

Pubblica Istruzione che si avvicenderanno nel successivo decennio (Bettiol,

Tosato, Martino, Ermini - '54 - Rossi, Moro - '57/'59 - Medici - '59-'60 - Bosco

- '60-'61 - ecc.) né quelli dei successivi quarant'anni anni, sarebbero mai più

giunti non tanto all'approvazione, ma nemmeno alla presentazione di un nuovo

progetto di riforma organica della Scuola italiana.

76

66

Veca, p. 49. 76


IL PROF. LANFRANCO VECCHIATO E LA "SCUOLA DI SCIENZE

STORICHE L.A. MURATORI" (DAL 951)

Proprio nel clima di grande aspettativa creato dalla Riforma

Gonella della Scuola, data come ormai imminente, nell'autunno

del 1950 era partita una prima cordata diretta alla realizzazione

dell'Università a Verona. La prima tappa di questa impresa era

data dall'istituzione della "Scuola Superiore di Scienze Storiche

Ludovico Antonio Muratori". Promotori di questa istituzione furono

alcuni insegnanti di lettere delle scuole superiori di Verona

che, appassionati cultori delle scienze storiche, il 25 ottobre del

1949 avevano già dato vita ad una rivista intitolata "Nova

historia". 67

Fondatori di «Nova historia" e

poi della Scuola Muratori

furono:

• il prof. Lanfranco Vecchiato:

vicino di casa ed amico di

famiglia di don Rodella, egli

risiedeva a San Michele al

civico 120 di via Antonio

Salieri ( mentre don Aleardo

abitava nella stessa via, al civico

49; questa via dunque potrebbe

oggi forse essere rinominata

"via dell'Università di

Verona").

Egli insegnava Lettere al Liceo

Scientifico Messedaglia, sito

allora - e fino al 1951 - nel

palazzo Bevi-lacqua di Corso Cavour".

Il frontespizio del primo

numero di "Nova historia"

• il prof. Livio Antonioli, di Mon-teforte d'Alpone, anch'egli insegnante di

lettere nello stesso Liceo Scientifico Messadaglia.

67

68

La registrazione in tribunale di tale rivista era avvenuta il 24 giugno 1949 e la sua

redazione aveva sede presso la Sopraintendenza dei monumenti, in piazza Orti Manara.

Per informazioni sulla biografia del prof. Lanfranco Vecchiato si rimanda ll'ultima

sezione di questo volume.

77


• il prof. Remo Bittasi, originario del mantovano, insegnante di lettere

all'Istituto Tecnico Commerciale, ospitato anch'esso in palazzo

Bevilacqua.

• il prof. Piero Bittasi, fratello di Remo e giornalista.

• il prof. Pier Luigi Laita, di Colognola ai Colli, insegnante di lettere al

Maffei.

Si può dunque affermare che - pur avendo maturato contemporaneamente

l'idea di "portare l'Università a Verona" tanto don Rodella, quanto Vecchiato

ed i suoi amici - il primo passo concreto per l'istituzione universitaria

veronese fu compiuto da Vecchiato e dai suoi primi amici della Muratori.

Essi tuttavia - come si vedrà nel proseguio del nostro racconto - partìti con

"Storia", ad essa si sarebbero fermati: una materia che non sarebbe giunta

all'ambìto sbocco universitario.

Palazzo Bevilacqua in Corso Cavour, ed il suo ingresso da via Fratta, che consentiva

l'accesso all'Istituto Tecnico Commerciale e, fino al 1951, anche al Liceo Scientifico

Messedaglia. Nel dopoguerra questa era la sede dell'insegnamento dei proff. Lanfranco

Vecchiato, Livio Antonioli, Remo Bittasi: promotori della "Scuola di Scienze Storiche

L.A. Muratori". A destra: Ludovico Antonio Muratori (copertina di N.H. n. 4, del 2 2 50).

Come già s'è visto per don Rodella, anche per Vecchiato ed i suoi amici di "Nova

historia" un importante stimolo alla loro iniziativa era stato dato proprio dalle novità

annunciate dal ministro Gonella al teatro Corallo di Verona il 12 febbraio 1950, in

materia di riforma scolastica. La stessa intitolazione della loro Scuola di Scienze

Storiche alla figura di Ludovico Antonio Muratori rimandava ad una recente

commemorazione dell'insigne storico e degno sacerdote vignolese fatta dal ministro

78


Gonella. Nel suo messaggio al Convegno di studi storici sulla figura del Muratori,

svoltosi a Modena dal 14 al 16 aprile del 1950 in occasione nel bicentenario

della nascita dell'illustre storico, il ministro Gonella aveva additato l'opera del

Muratori come "la base granitica della cultura storica italiana" 69 .

Come per la Scuola di Scienze o di Servizio Sociale già progettata da don

Rodella, anche per la Scuola di Scienze Storiche L.A. Muratori la fonte d'ispirazione

fu data dalla Pontificia Università Gregoriana, ma in questo caso dalla sua facoltà

di Storia ecclesiastica 70 . Questo riferimento è già evidente in un articolo di L.

Vecchiato, pubblicato nel secondo numero di "Nova historia" intitolato: "Per una

facoltà di Scienze storiche o dell'insegnamento superiore della storia". In esso

Vecchiato propone l'istituzione in Italia di una facoltà di Storia, sul modello di

quella dell'Università Gregoriana di Roma".

In questo articolo, dopo aver rilevato che l'insegnamento delle scienze storiche

nel nostro Paese veniva considerato come la cenerentola delle materie scolastiche,

Vecchiato sosteneva che l'adozione di un approccio interdisciplinare all'insegnamento

della storia (comprendente anche materie quali diritto, economia, scienze

politiche e sociali) avrebbe consentito di farle recuperare il suo ruolo di naturale

preminenza su tutte le altre scienze umane. Superando la proposta di Volpe (del

1924) per l'istituzione di un semplice corso distinto di storia all'interno della facoltà

di Lettere, Lanfranco Vecchiato proponeva "al giudizio dei competenti" (e dunque

al ministero della Pubblica Istruzione, allora retto dall'on. Gonella; N.d.R.) la

creazione in Italia di una facoltà autonoma di Storia: "La Storia ancor oggi non ha

quella posizione centrale fra le altre discipline che è necessaria... Propongo perciò

l'istituzione nelle principali Università italiane di una facoltà di Scienze Storiche e

sottopongo al giudizio dei competenti un piano di studi che secondo me sarebbe

opportuno...".

Il modello della Gregoriana sembrava l'unico possibile, dati i termini in cui

Vecchiato descriveva l'importanza relativa sia delle Accademie e Società di Storia

Patria ("belle istituzioni senza vita") 7-1 , sia degli "Istituti Storici Nazionali" quali

quello del Croce - inaugurato a Napoli da Gonella il 17-2-'47 - o quello di Chabod

69

Vedasi: Gopi, vol. III, p. 226.

70

Unica facoltà di Scienze storiche allora esistente nel nostro Paese, essa venne fondata nel

1932 a Roma, in piazza della Pilotta, per volere di Pio XI. Si trattava di una risposta cattolica

ai progressi del "metodo storico critico" negli studi biblici e alle falsificazioni storiografiche di

matrice protestante nei confronti della Chiesa cattolica. La cultura storica nei Paesi protestanti,

ed in Germania specialmente, era in auge fin dall'800.

71

N.H. 25-11-'49, p. 63.

72

Veca, p. 98.

73 "Nova historia » , n. 2, 25-11-'49, pag. 65.

74

N.H. n. 2, p. 65.

79


a Milano ("le cui borse di studio soddisfano alle esigenze di un insignificante minoranza").

L'imput per questo ideale collegamento alla Gregoriana era stato offerto ancora

una volta da mons. Pietro Albrigi, il quale aveva stretti contatti con i vertici di tale

pontificia università.

Mons. Pietro Albrigi dal novembre 1949 era il vicario generale della diocesi

veronese. Egli era docente di Storia Ecclesiastica in Seminario da almeno un ventennio.

Mons. Albrigi insegnava tale materia anche presso la "Scuola di Cultura

Religiosa" attiva a Verona, su iniziativa mazziana, fin dal novembre del 1945. Dal

1946 la "Scuola superiore di Cultura Religiosa" trovò sede accanto alla chiesa dei

Santi Apostoli, e dunque accanto al Palazzo Bevilacqua, dove Vecchiato, Antonioli

e Bittasi insegnavano. Qui specialmente, assistendo al sabato sera alle sue lezioni di

Storia, i futuri fondatori della Scuola Muratori ebbero modo di entrare in contatto

con mons. Albrigi. Mons. Albrigi diventò ben presto uno dei massimi punti di

riferimento per il gruppo di cultori promotori di "Nova historia" e, a breve, della

Scuola Muratori. Ad essi mons. Albrigi additò la facoltà di Storia ecclesiastica della

Pontificia Università Gregoriana quale più alta vetta del sapere storico del nostro

Paese.

Alla "Scuola di Cultura Religiosa" si recava regolarmente anche don Rodella,

insieme ai suoi "giovani di S. Tomaso", per ascoltare non solo le lezioni del suo

amato ex-rettore, nonché vicario generale mons. Albrigi, ma anche quelle di

gnoseologia svolte da mons. Zamboni. La "Scuola di cultura religiosa" fu dunque

probabilmente per alcuni anni il luogo d'incontro e di scambio tra don Rodella, il

compaesano prof. L. Vecchiato, e gli amici Antonioli, Bittasi, Laita.

Mons. Albrigi era molto amico del ministro della Pubblica Istruzione on. Gonella:

egli lo conosceva fin da quando Gonella nel 1920 era stato giovanissimo presidente

dell'Azione Cattolica diocesana. I contatti di mons, Albrigi con Gonella poi

erano proseguiti nel periodo in cui il futuro ministro studiava all'Università Cattolica

di Milano (1923-1927), dove mons. Albrigi s'accingeva a fondare la mazziana

"coloniola" di studenti veronesi.

Al settembre del 1950 risale l'inizio effettivo della fondazione della Scuola Muratori.

Lo ricorda lo stesso Vecchiato: "nel settembre del '50... dopo un anno

fecondo di attività della presente rivista (N.H.), mi confermai nell'idea di dar vita

ad una Scuola di Scienze Storiche" 7 '.

Istituendo la Scuola Muratori, il prof. Vecchiato ed i suoi amici contavano

sull'approvazione del progetto di riforma della scuola del ministro Gonella, total-

80

75

N.H. genn. -apr. '60, p. 180.


mente favorevole alle libere scuole ed alle università a fondazione privata''.

Conclusa la fase della "Commissionissima", tale progetto si avviava ad esser

presentato in Parlamento (vi fu presentata il 13 luglio 1951).

Verso la metà di novembre del 1950, tramite il suo giovane ex-allievo on.

Luciano Dal Falco, il prof. Vecchiato fece pervenire al ministro Gonella l'invito

all'inaugurazione della Scuola Muratori ed il 30 novembre 1950 riceveva la

risposta di Gonella, con le sue congratulazioni per "l'interessante iniziativa".

All'inaugurazione della Scuola di Scienze Storiche L.A. Muratori il ministro

Gonella avrebbe inviato il proprio sottosegretario. Pochi mesi dopo, però, e cioè il

21 maggio del 1951, tramite Piero Gonella, allora candidato vicesindaco di Verona,

i promotori della scuola Muratori - tra i quali vi era anche il gen. Cantaluppi,

che nel 1946 era stato segretario della D.C. veronese - ottennero l'accettazione

da parte del ministro Gonella della carica di "Presidente onorario", e dunque del

ruolo di nume tutelare della neonata Scuola Muratori 77 .

La presidenza della Scuola Muratori fu affidata al prof. Pietro Vaccari, fratello

del direttore del romano "Istituto Biblico" (attiguo e collegato alla Gregoriana).

Dal 1931 al 1945 il prof. Vaccari era stato preside della facoltà di

Giurisprudenza dell'Università di Pavia ed in tale veste, egli aveva scritto un

resoconto elogiativo sull'operato del prof. Guido Gonella - docente incaricato in tale

facoltà nel '35 resoconto che lo stesso Gonella avrebbe poi potuto utilmente inserire

nel proprio curriculum 78 .

La carica di direttore della "Muratori" fu assegnata invece al gen. Gaetano

Can-taluppi (generale di corpo d'armata della "Folgore", da poco pensionato).

Egli ricoprirà tale carica, a quanto ci risulta, solo per il 1950-'51 (DBV).

Nel gennaio del 1951 la formazione della classe docente della "Scuola

superiore di Scienze Storiche L.A. Muratori" era ormai completa.

Essa era rappresentata da docenti non universitari e da professori universitari,

alcuni dei quali di ruolo". Tra i docenti non universitari vi erano i promotori della

Scuola Muratori (i proff. Lanfranco Vecchiato, Remo Bittasi, Piero Bittasi, PierLuigi

Laita, Livio Antonioli) ed i loro referenti diocesani (Mons. Pietro Albrigi - che alla

76

Veca, p. 43.

77

Vedasi: LA, 21-5-'51 e N.H. n. 12 del 25-5-'51, p. 499.

78

Vedasi il "curriculum di Gonella", fornitoci gentilmente dalla LUMSA. Nell'ateneo di

Pavia il prof. Vaccari era stato docente fuori ruolo di "Storia del diritto italiano";

nella "Muratori", oltre a tale materia, egli insegnerà anche "Diritto Comune" e

"Istituzioni Giuridiche Medievali".

79

Vedasi: N.H. n. 10, pp. 418-419; N.H. n. 19/20, pp. 757-758: VF,

81


"Muratori" insegnerà "Storia delle religioni" - e mons. Angelo Grazioli, già docente

di Storia nel Seminario diocesano, che alla "Muratori" insegnerà "Storia della Chiesa

e del Cristianesimo"). Altri docenti non universitari erano: Aldo Pasoli (preside

del Liceo Classico "Maffei"), Antonio Avena (docente di storia dell'arte al "Maffei";

direttore del Museo di Castelvecchio e della Sopraintendenza ai Monumenti; egli

alla "Muratori" egli insegnerà "Storia dell'arte rinascimentale e moderna"), Francesco

Zorzi (direttore del museo di Storia naturale di Verona, che alla Muratori insegnerà

"Paleontologia"), Sancassani (direttore dell'Archivio di Stato; Veca, p. 88),

R. Belvederi (dell'Istituto tecnico di Ferrara). Vi erano poi membri dell'Istituto

Nazionale per la Storia del Risorgimento Italiano" come: Arturo Mancini (deputazione

della Storia Patria delle Marche), Augusto Torre (direttore dell'Archivio di

Stato di Ravenna, che insegnerà "Storia del Risorgimento europeo"), L. Bulferetti

(del Museo del Risorgimento di Torino) e Raimondo Manzini (direttore de "L'Avvenire

d'Italia"). V'erano infine autorità come il gen. Gaetano Cantaluppi e Gasdìa,

viceprefetto di Verona.

Tra i docenti universitari, provenienti da varie città e ingaggiati per lo più "a

contratto"", bisogna citare i proff. Francesco Cognasso (Università di Torino, in

ruolo, "maestro" di Vecchiato), G. Opocher (Università di Padova, in ruolo), Franco

Sartori (Università di Padova), Carlo Guido Mor (Università di Trieste, in ruolo, che

insegnerà "Storia medievale" al secondo biennio della "Muratori"), Giorgio

Concetti (Università di Bologna, in ruolo, che alla Muratori insegnerà

"Paleografia"), Giuseppe Vecchi (Università di Bologna, che insegnerà "Storia

della Letteratura latina medievale" e "Storia della Musica"), Gaetano Righi

(Università di Bologna, che insegnerà "Estetica"), Alessandro Visconti (Università

di Ferrara, in ruolo), M. Dal Prà (Università statale di Milano), Antonio Monti

(Università statale di Milano), L. Anceschi (Università Bocconi di Milano, che alla

Muratori insegnerà "Storia della letteratura italiana").

Sabato 27 gennaio 1951, alle ore 17, nella sala Boggian di Castelvecchio

avvenne l'inaugurazione ufficiale della Scuola Superiore di Scienze Storiche L.A.

Muratori 81 . Alla solenne inaugurazione intervennero varie autorità civili: il

sottosegretario alla Pubblica Istruzione sen. Carlo Vischia (anche se il prof. L.

Vecchiato aveva sperato fino all'ultimo nella partecipazione dello stesso ministro

della Pubblica Istruzione on. Guido Gonella); il sindaco di Verona Aldo Fedeli; il

vicesindaco di Verona on. Giuseppe Trabucchi; il prefetto di Verona dott. Peruzzo.

Presenziarono anche autorità religiose: il vescovo di Verona S.E. mons. Girolamo

Cardinale ed il vicario generale diocesano mons. Pietro Albrigi.

82Veca, p. 89-90.

81Veca, p. 87; N.H. n. 10, pp. 418-419; VF, 28-1-'51.

82


Alla cerimonia d'inaugurazione della Scuola Muratori si svolsero vari interventi. Il

prof. Pietro Vaccari tenne una prolusione ufficiale dal titolo: «Nuovi orientamenti e

nuove esigenze nello studio dei fatti storici"; il gen. dott. Gaetano Cantaluppi parlò

della Scuola Superiore di Scienze Storiche L.A. Muratori nella sua origine e nei suoi

fini; l'on. avv. Aldo Fedeli, sindaco di Verona, augurò prosperità alla Scuola Muratori;

il prof. Gaetano Boschi, direttore della Clinica neuro-psichiatrica dell'Università

di Modena (patria del Muratori) svolse la lezione introduttiva con un tema

piuttosto originale: "Esegesi psichiatrica della storia". In essa il prof. Boschi esordì

affermando che: "questa (istituzione) che oggi s'inaugura... ricorda il modo classico

di sorgere degli «antichi studi" che costituirono il primo nucleo dei nostri gloriosi

Atenei. Auguriamo che la cerimonia odierna significhi la genesi, prudente quanto

sostanziosa, di una vera e propria Facoltà di tipo universitario" 8`.

Oltre alle autorità e alla classe docente della Muratori, a questa cerimonia ufficiale

d'inaugurazione assistettero i circa duecento iscritti, provenienti da Verona,

Mantova, Brescia, Trento, Bolzano, Vicenza, Padova, Ferrara. La rivista N.H. parlò

di una presenza addirittura di «un migliaio di cittadini"". Su "Verona Fedele"" don

Aldo Gobbi notava che "Verona è la città ideale per gli studiosi del passato. Essa

ha pietre che parlano da secoli... è il punto d'incontro tra mondo romano e mondo

germanico". Il direttore di "Verona Fedele" sottolineava come l'indirizzo di questa

scuola di scienze storiche non fosse quello marxista, né quello positivista o idealista,

bensì quello cristiano: La storia vi è intesa come maestra di vita.

Dal 1951 al 1952 la Scuola di Scienze Storiche Muratori trovò sede - quasi certamente

grazie all'interessamento di mons. Albrigi e di mons. Grazioli - presso la

loggia (sala della musica) dell'Istituto Seghetti, in piazza Cittadella 10, dove fun-

L'Istituto Seghetti -

in piazza

Cittadella 10 -

prima sede dei

corsi della Scuola

di Scienze Storiche

L.A. Muratori.

Mons. Angelo

Grazioli, docente

di Storia alla

Muratori.

82

N.H. n. 11, p. 429.

83 N.H. n. 11, p. 467.

84 VF, 28-1-51.

83


zionava anche la Segreteria. Le lezioni si tenevano tutti i giorni dalle 17, 30 alle

19,30 85 . Il corso di studi era quadriennale."

Dopo il primo anno della Muratori, nell'imminenza dell'avvio del suo nuovo

«anno accademico", il 25 novembre del 1951 la rivista "Nova historia" - diventata

ora l'organo ufficiale della "Muratori" - pubblicava il fascicolo illustrativo della

"Libera Scuola Superiore di Scienze Storiche L.A. Muratori" controfirmato dal

"Magnifico Rettore" della Scuola Muratori prof. Pietro Vaccari. In esso s'informava

che la Scuola Muratori era suddivisa in due bienni". Nel primo biennio v'era un

indirizzo unicamente "storico". Così nel primo anno, appena concluso, vi erano stati

insegnamenti di Preistoria e di Storia Antica (corredati da lezioni di paleografia, di

archeologia classica, di storia della letteratura antica, storia della filosofia, della

pedagogia e del diritto romano) e nel secondo ed incipiente anno (1951/'52) erano

previsti insegnamenti di Storia medievale (corredati da lezioni di archivistica, biblioteconomia,

archeologia cristiana e medievale, storia della letteratura moderna,

filosofia della storia, storia del diritto italiano, movimenti e pensiero sociale dell'età

moderna). Per il secondo biennio, invece, accanto all'indirizzo "storico", si prevedevano

altri due tipi di indirizzo. Così, nel terzo anno (cioè dall'anno 1952/'53)

accanto all'insegnamento obbligatorio di Storia moderna si doveva scegliere tra un

indirizzo "Economico-Sociale" (comprendente lezioni di storia delle dottrine economiche,

storia del commercio, storia delle banche e dei sistemi monetari, legislazione

ed assistenza sociale contemporanea. Si veda anche come alla "Muratori" dal

84

85 N.H. n. 10, p. 418.

86

Ecco alcune note tratte dalle "Memorie" dell'Istituto Seghetti": in data 27 gennaio 1951:

"I giornali cittadini hanno annunciato che la scuola libera di "Scienze Sociali e Storiche" terrà

le sue adunanze nella aula magna dell'Istituto Seghetti. Cedendo alle istanze di noti professori

(si tratta, quasi certamente, di mons. Albrigi e mons. Grazioli, citati alla data 11 novembre '51 di

queste memorie; N.d.R.) si consente di occupare, per due ore al giorno, la cosiddetta "loggia"

da noi usata come aula di disegno e di musica. Oggi, in una vera aula magna, quella degli

'Amici della musica" a Castelvecchio, c'è l'apertura ufficiale della "Scuola libera" alla presenza

di mons. Vescovo. Viene letto il telegramma che reca la benedizione del santo Padre: quattro

professori esordiscono, ciascuno con lunga prolusione".

In data 29 gennaio 1951: «Prima lezione in casa nostra. Vi regna una serietà assoluta.

La loggia è letteralmente stipata».

In data 11 novembre 1951: "I giovani universitari si raccolgono nella nostra Cappella per

inaugurare l'anno accademico. Recitano l'Ufficio, indi ascoltano la santa Messa, celebrata da

mons. Graziali, che tiene un bellissimo discorso. Sono visitati da mons. Pietro Albrigi, vicario

generale e amico di ogni bella iniziativa".

Si ringrazia l'anziana suor Piera dell'Istituto Seghetti per la squisita gentilezza d'avermi

ricercato e trascritto a mano quanto sopra.

87

Veca, p. 100.


'52/'53 abbia inizio la "Scuola di Scienze Sociali Contardo Ferrini") ed un indirizzo

"Giuridico-Politico- Europeo" (con lezioni di storia del diritto pubblico, storia dei

trattati, storia delle dottrine politiche e filosofia politica).

Anche nel quarto anno (anno 1953/'54) accanto ad un obbligatorio indirizzo

storico (insegnamento di Storia del Risorgimento) v'era da scegliere tra un indirizzo

"Economico-Sociale" (con lezioni di storia del lavoro, storia della Chiesa e delle

istituzioni ecclesiastiche) ed un indirizzo "Giuridico-Politico-Europeo" (con lezioni

di storia delle costituzioni europee, delle organizzazioni europee e del risorgimento

europeo. Si vedrà poi come proprio dal luglio del 1954, a Garda, la Muratori

avrebbe dato vita ai fortunati "Corsi estivi per universitari e laureati europei").

Nel programma della Scuola Muratori erano previsti inoltre vari insegnamenti

complementari (storia estetica, storia della musica, storia dell'arte, storia della lingua

italiana, geografia storica e cartografia, lettorato di latino, ecc.) ed anche esercitazioni"

da tenersi al Museo di Scienze naturali o, per la paleografia, all'Archivio

di stato, in via Cappello 43.

Nello stesso fascicolo illustrativo della Libera Scuola Superiore di Scienze Storiche

L.A. Muratori (N.H., 25-11-'51) si avvertiva che i requisiti per l'iscrizione alla

Scuola Muratori erano dati dal possesso di un diploma di scuola media superiore e

dal pagamento di Lire 6.000 come tassa d'iscrizione. Si annunciava inoltre che la

Scuola Superiore L.A. Muratori era stata "approvata dal Ministero della Pubblica

Istruzione il 30-11-'50" ".

Il 15 dicembre del 1951, ancora a Castelvecchio in sala Boggian, ebbe luogo

l'inaugurazione del secondo anno della Scuola Muratori. Il nuovo ministro della

Pubblica Istruzione inviò il proprio sottosegretario, l'on. Raffaele Resta. Erano

presenti il nuovo sindaco di Verona on. Giovanni Uberti, il prefetto Peruzzo ed il

vicario generale della diocesi mons. Pietro Albrigi.

Presenziava anche il decano della facoltà di Storia Ecclesiastica dell'Università

Gregoriana, il gesuita padre De Leturia (probabilmente su invito di mons. Albrigi e

di don Rodella, allora alla Gregoriana) che promise il suo appoggio morale alla

Muratori 90 . L'anno seguente a mons. De Leturia, quale preside della facoltà di Storia

ecclesiastica dell'Università Gregoriana subentrerà il gesuita mons. Vincenzo

Monachino, il quale parteciperà attivamente alle iniziative della Muratori'''.

88

89

90

Veca, p. 100.

Il riconoscimento ministeriale di tale scuola in realtà, come si vedrà, avverrà solo nel maggio

del 1958, come "Istituto di cultura" e non come "Scuola superiore".

Veca, p. 50 e 92.

91

N.H. genn. -apr. '55, p. 87; N.H. mar. '59.

85


Nel secondo "anno accademico", la classe docente della Muratori presentava

scarse variazioni rispetto all'anno precedente. S'erano aggiunti ora i proff.

Maschi (Università di Trieste, in ruolo, che alla Muratori insegnerà: "Storia del

diritto romano"), Vittorio Cavallari de Cavalleria (libero docente di "Storia del

diritto"), Mario Cavalieri (presidente dell'Accademia dell'Agricoltura, Scienze e

Lettere di Verona) e Praticò (dell'Archivio di Stato di Mantova) 92 .

La cerimonia d'inaugurazione del secondo anno di attività della Scuola Muratori venne

immortalata da alcune foto, riportate su N.H. n. 15 (all'inizio e alla fine del fascicolo). Le

immagini, qui riportate, oltre alle autorità e ai docenti, ritraggono anche il pubblico e gli

iscritti, che nel complesso sembrano essere piuttosto "agéés".

Inaugurazione del 2° anno della Scuola

Muratori, in sala Boggian (12/'51)

(immagini tratte da N.H. n. 15).

Sigillo della Scuola Muratori

nel 1951.

92 N.H. n. 14, p. 592

86


Fin dalla fine del 1950, don Rodella era al corrente dell'iniziativa muratoriana."

Già d'allora tuttavia, egli era piuttosto scettico sulle possibilità di successo della

muratoriana Scuola di Scienze Storiche, quale apripista di una futura prima facoltà

veronese. L'impronta teorico-erudita ditale scuola, a suo avviso, non avrebbe avuto

grande presa sui giovani veronesi ed essa avrebbe offerto loro scarse possibilità di

sbocco professionale.

Don Rodella invece, come s'è già visto, aveva progettato una facoltà di servizio

sociale, d'impronta tecnico-operativa, che intendeva rivolgersi specialmente a studenti

di età giovanile e che, andando incontro alle necessità del momento, avrebbe

potuto offrir loro numerosi sbocchi occupazionali."

Nonostante la divergenza e la positiva competizione fra i due progetti, si mantenne

comunque un collegamento collaborativo tra don Rodella ed i suoi amici

promotori della Muratori. Così, ad esempio, nelle vacanze di Pasqua del 1952, poco

prima della sua "dissertati° coram" alla Gregoriana sull'opera di mons. Zamboni,

don Rodella fu invitato dagli amici della Muratori a tenere una conferenza sul pensiero

zamboniano, pubblicata subito sulle pagine di Nova historia. Proprio in tale

circostanza, don Rodella, salutando il prof. Vecchiato quale "illuminato ed infaticabile

promotore della Muratori", ebbe modo certamente di far cenno della propria

intenzione di dar vita a Verona ad una scuola e poi ad una facoltà di Servizio Sociale,

come pure dei suoi personali contatti con l'on. Gonella.

Nell'autunno del 1952 subentrò l'indisponibilità dell'Istituto Seghetti ad ospitare

la Scuola di Scienze storiche Muratori. Grazie all'interessamento del preside del

liceo classico Maffei prof. Aldo Pasoli, la Muratori potè trasferirsi presso l'ala nord

del vecchio Maffei (poi demolita) prospiciente l'Adige ed il "parco della Rimembranza"

(dove ora è la piazzetta Brà Molinari). La segreteria e la biblioteca della

Muratori trovarono sede invece nell'attiguo liceo musicale (attuale Conservatorio

Dall'Abaco) con ingresso da via Massalongo, 2."

93

94

95

L'll dicembre 1950 mons. Aibrigi era sceso in giornata a Roma: qui egli aveva fatto

visita al ministro Gonella e poi, all'Università Gregoriana, era andato a salutare don

Rodella: si veda: "Sulle tracce di un'anima - I diari di mons. Pietro Aibrigi" di Luigi

Pretto, Casa Ed. Mazziana, Verona 1991, p. 255.R intuibile come anche in

quest'occasione don Rodella abbia avuto ragguagli da mons. Aibrigi sull'incipiente

iniziativa muratoriana.

Tra i promotori della Scuola Muratori, il prof. Livio Antonioli - dato il suo ruolo di

dirigente delle ACLI - era forse il più attento al progetto di Scuola di Scienze o di

servizio sociale, perseguito allora da don Rodella.

Questa nuova sede avrebbe ospitato anche l'incipiente "Scuola di Scienze Sociali

Ferrini" e dall'autunno del 1953 la Scuola di Servizio Sociale, entrambe, come a breve

si vedrà, facenti parte della "Muratori".

87


Ponte Pietra, 2).

Dalla fine del 1952 al

civico n.2 di via

Massalongo (dove ora è

l'ingresso al

Conservatorio musicale

Dall'Abaco) v'era

l'ingresso della Scuola

Muratori. Presso il liceo

musicale c'era la

segreteria e la biblioteca

della Muratori; nell'ala

nord del vecchio liceo

classico Maffei

prospiciente l'Adige

c'erano invece le aule di

lezione (ingresso da via

Nel novembre del 1952 (mentre don Rodella era alla Gregoriana) alla Muratori

venne annunciata la nascita della "Scuola di Scienze Sociali Contardo Ferrini". Era

questa un corso biennale di formazione teorica per sacerdoti e laureati sacerdoti. La

direzione e la docenza in tale scuola venne affidata a professori dell'Università

Cattolica, presso Venegono (Varese). Tale iniziativa era partita dai dirigenti della

Muratori ed aveva trovato sostegno nella dirigenza del seminario diocesano e

dell'Istituto don Mazza."

Con l'istituzione della Scuola Contardo Ferrini, la Muratori e la diocesi

sembravano ispirarsi alla fondazione dell'Istituto di Studi Sociali Toniolo, che

negli anni '20 aveva dato il vía all'Università Cattolica di Milano."

Presso la nuova sede della "Muratori", in via Massalongo 2, sabato 21 febbraio

1953, subito dopo l'inaugurazione - avvenuta alla presenza del "rettore" della

Muratori prof. Pietro Vaccari e di autorità scolastiche e civili locali" – prendevano

96 Ci sembra verosimile ipotizzare che l'iniziativa della "Ferrini" fosse partita da mons.

Al-brigi - allora vicario generale della diocesi e rettore del seminario diocesano - dati i

suoi contatti con la Cattolica di Venegono, dove egli nel 1930 aveva istituito la

mazziana "colo-niòla" di universitari veronesi.

97 L'intitolazione di tale scuola alla figura di Contardo Ferrini era quasi certamente da

mettere in relazione con la commemorazione che di questo illustre storico del diritto

romano insigne intellettuale cattolico, poi proclamato beato aveva fatto il ministro

Gonella al Collegio Borromeo di Pavia il 27 aprile 1947 Gopi, vol III, p. 121.

98 N.H. n. 19/20, p. 758 .

88


avvìo le prime lezioni della Scuola di Scienze Sociali C. Ferrini 99 . Verona Fedele precisava

allora che: "La Scuola sociale ha per fine di dotare della preparazione organica

loro indispensabile sacerdoti e laici destinati ad agire con funzioni di orientamento e

di guida nel campo sociale... L'attività della Scuola è rappresentata da un corso di

studi invernale della durata di un biennio. Il primo anno è ad orientamento socialeeconomico;

il secondo è ad indirizzo sociale-politico. Alla scuola possono iscriversi

sacerdoti e laici... Il primo anno di corso della scuola dura 12 settimane. Le lezioni si

terranno il sabato (mattino e pomeriggio; N.d.R.). Nella seconda metà di maggio e in

ottobre si svolgeranno le prove d'esame..."'"".

La Scuola sociale C. Ferrini per sacerdoti e laici era diretta dal prof. don G.B.

Guzzetti della facoltà teologica della Cattolica di Milano, presso Venegono (Varese)

docente di "Morale sociale". Era stato l'on. Perdonà - allora dirigente diocesano dei

"Laureati cattolici" - a suggerire al prof. L. Vecchiato di nominar direttore di tale

scuola don G.B. Guzzetti, che già dirigeva una "Scuola di Scienze Sociali" alla

Cattolicam; contattato in merito, il prof. Guzzetti s'era reso disponibile '" 2 . Anche

gli altri insegnanti di tale scuola provenivano dalla Cattolica, e precisamente

dall'Istituto Sociale Ambrosiano dell'Università Cattolica di Milano. Si trattava dei

seguenti docenti: prof. Mario Romani (docente di "Storia dell'Economia Italiana

degli ultimi due secoli"), prof. S. Lombardini ("Storia delle dottine economiche"),

prof. G.B. Bozzola ("Storia del movimento operaio e sindacale"), prof. Gianfranco

Miglio ("Storia politica italiana") ed il prof. C. G. Mor (dell'Università Trieste, docente

di "Storia del diritto pubblico")'"

Al secondo anno la "Scuola di Scienze Sociali C. Ferrini" aveva un totale, tra

primo e secondo anno, di 76 iscritti, dei quali 39 erano sacerdoti. 1 D"

Dal febbraio del 1954 mons. Albrigi farà affidare la direzione della "Ferrini" al

veronese don Pietro Rossetti (laureato in diritto alla Gregoriana nel 1950 ed ora da

lui nominato prefetto del seminario e presidente del "Laureati cattolici"). Si modi-

99 Veca, p. 115.

100

VF, 15-2-'53, p. 5.

101

Veca, p. 118

102 Veca, p. 115

103 N.H. n. 19/20, p. 758; N.H. n. 21, p. 6; VF, 15-2-'53, p. 5.

104 N.H. n. 21, p. 9-12a.

Negli anni seguenti, la "Scuola di Scienze Sociali C. Ferrini"proseguirà il proprio iter

senza però mai ottenere un riconoscimento statale. La regolarità dei suoi corsi non

sembra esser sempre stata assicurata; nel Rodo MU, 1/'56 viene annunciato infatti che

per 1'a.a. '56-'57 "tale corso tace", salvo poi comparire nel Rodo MU, 1/'57 il

programma dí tale scuola nello stesso a.a.

89


ficherà anche il consiglio direttivo e la classe docente. Nel gennaio del 1956 105 , ad

esempio, membri del consiglio della Ferrini sono: don Pietro Rossetti, don Aleardo

Rodella, il dott. Antonio Nicoletti (direttore della Cassa di Risparmio di Verona) il

prof. Giorgio Zanotto (ivi docente di "Storia delle dottrine economiche", nonché dal

maggio del 1956, nuovo sindaco di Verona), il prof. Livio Manfredini (direttore

dell'I.N.P.S. di Verona), i proff. Franchini, Boni, Torre (della "Muratori") ed ancora,

ma ora solo come docente, don G.B. Guzzetti. Nella composizione del corpo

insegnante della Scuola di Scienze Sociali C. Ferrini vi è ora una sia pur limitata

osmosi con la Scuola di Servizio Sociale diretta da don Rodella.

La Scuola Ferrini cesserà definitivamente i propri corsi verso la fine degli anni '50.

Come suggerito da Gonella - "Presidente onorario" della Muratori -, nel novembre

del 1952 si tentò di dotare finalmente la Scuola Muratori di una personalità

giuridica, in vista del suo riconoscimento ministeriale. La forma giuridica prevista

era quella dell'Istituto", comprendente varie "scuole" nel proprio ambito. Così, il 17

novembre 1952, nella sala riunioni di palazzo Barbieri (piano rialzato del lato nord)

davanti alle autorità cittadine e al notaio Benini, venne effettuato un primo tentativo

di dar veste giuridica all'Istituto Contardo Ferrini" - emanazione diretta della

Muratori - dal quale s'intendeva far nascere la "libera Università di Verona" 106.107

Sull'esempio del milanese Istituto Toniolo, l'Istituto Ferrini nel proprio statuto si

prefiggeva il compito di "promuovere gli studi superiori, impartiti in armonia con i

principi del Cattolicesimo"" . In tale occasione Vecchiato auspicò che la presidenza

dell'Istituto Contardo Ferrini fosse assunta dal sen. Giuseppe Trabucchi.

I110 gennaio 1953, nella Loggia di Frà Giocondo, s'inaugurava il terzo anno della

Muratori. Il nuovo ministro della Pubblica Istruzione inviava a rappresentarlo il

padovano sen. Giacinto Bosco, titolare di «Diritto Internazionale" all'Università di

Romal°°, futuro ministro della Pubblica Istruzione nel '60 110

90

105 Rodo, 1-'56

106 Veca, p. 78.

107 Tra le autorità presenti figuravano il sindaco sen. Uberti, il vice-sindaco Piero Gonella,

il presidente della provincia avv. Luigi Buffatti, il presidente della Camera di

commercio Giuseppe Bovo, il sen. Ugo Guarienti, il presidente della Cassa di

risparmio Antonio Nicoletti, quello della Banca popolare Giorgio Marani. Per il

direttivo della Muratori vi erano i proff. Pietro Vaccari, Lanfranco Vecchiato il quale

ha procura per il sen. Giuseppe Trabucchi e l'on. Valentino Perdonà, Remo Bittasi,

PierLuigi Laita e Livio Antonioli Veca, p. 16 e da 115 a 119.

108 Veca, p. 16, 78-79

109 Vedasi N.H. n. 19/20, p. 757.

110 Veca, p. 92.


Il discorso inaugurale fu tenuto da un insegnante della Cattolica di Milano, il

professore di Antichità Greche e Romane Aristide Calderini."'

I dirigenti della Muratori, entusiasmati dal sostegno ottenuto in diocesi e dai

primi segni di coinvolgimento delle istituzioni cittadine, sotto la denominazione

dell'Istituto C. Ferrini, annunciarono che stava per essere messa in cantiere tutta

una serie di iniziative culturali e di nuovi corsi d'insegnamento: oltre alla Scuola

di Scienze Storiche, la "Scuola di Scienze Sociali", ma anche una "Scuola di

Lingue Straniere Moderne", conferenze e gite archeologico-culturali, ecc. 12 .

Questo "ambiziosissimo programma" della Muratori fu pubblicizzato dalla

stampa locale ed in particolare da "Verona Fedele"" 3 , che annunciò tale attività

quale preludio ad un'imminente nascita dell'Università veronese.

Il 25 gennaio 1953 su "Verona Fedele" non firmato, compariva l'articolo: "La

Libera Scuola Muratori per lo studio della Storia", sottotitolato: "A febbraio si aprirà

il corso di studi sociali - circa duecento alunni finora - A quando il riconoscimento

come Università?"." 4

111 Rispetto all'anno precedente, nella classe docente della Muratori, si aggiunsero ora i seguenti

professori: Giovanni Ambrosetti - Università di Modena, in ruolo; era molto amico

dell'on. Gonella, alla Muratori insegnerà "Filosofia della Storia" - Giuseppe Dossetti - Università

di Modena, per "Storia del Diritto Canonico" - A. Calderini - Università cattolica di

Milano, che insegnerà "Storia Antica» - G. Soranzo - Università Cattolica di Milano, con la

docenza di "Storia Moderna" - G. Tabacco - Università di Torino, per "Storia Medievale", al

primo biennio - L. Sandri - Università di Roma, per "Archivistica" - M. Mirabella -

Università di Trieste, per "Archeologia Cristiana" - G. Rossi - Università di Padova, per

"Storia della Filosofia".

112 N.H. n. 19-20, p. 758-759.

113 VF, 25-1-'53 (p. 5).

114 Eccone il testo: "Duecento, circa, sono attualmente gli iscritti alla Libera Scuola Superiore di

Scienze Storiche, che si intitola a Ludovico Antonio Muratori. Quasi una cinquantina in più

dello scorso anno accademico... All'inaugurazione del terzo anno accademico della Scuola,

avvenuta alla presenza delle maggiori autorità e di personalità del Corpo Accademico di

quindici università italiane, si è avuta conferma dell'interesse che l'iniziativa veronese ha

suscitato attorno a sé... Non siamo ancora all' Università, ma vi sono tutte le intenzioni di

arrivarci. Verona, che nei secoli poteva ospitare una ambita sede di studi superiori e divenire -

come altre città dalla grande tradizione storica - faro di illuminata cultura, sta forse per

bruciare le tappe... La Scuola Superiore di Scienze Storiche, posta a Verona, luogo di

favorevole incontro fra diverse regioni, è una prima pietra che è stata posta, è l'inizio di un

cammino che ci auguriamo debba condurre lontano...

... Alla Scuola storica; (N.d.R.) nel prossimo febbraio, verrà aggiunta una interessantissima

materia di insegnamento: un corso di studi sociali, che vedrà come docenti i più qualificati

professori dell'Università Cattolica di Milano e di altri atenei: don Guzzetti, il prof. Romani, il

prof. Artom ed altri. Un albero, la Muratori, ancora tenero, ma destinato a divenire negli

91


Il battàge pubblicitario e l'annuncio dato da "Verona Fedele" scatenarono però subito

un'allarmata e dura reazione dell'Università di Padova" 5 , che evidentemente temeva

una vicina concorrenza. Padova lanciò una pesante controffensiva. Iniziò così la patavina

"guerra contro Verona", con attacchi sia a livello politico, che a mezzo stampa.

I127 gennaio 1953 il senato accademico patavino presentò il seguente ordine del

giorno: "Udita la relazione del Magnifico Rettore sull'attività della Scuola L.A. Muratori

di Verona (rettore dell'ateneo patavino, fin dal 1949, era il prof. Guido Ferro;

N.d.R.) e rilevato come tale attività che va gradualmente intensificandosi, renda

fondato il dubbio che l'iniziativa veronese sia diretta ad inserirsi nella deplorevole

tendenza a moltiplicare le istituzioni universitarie... considerato che la creazione di

un nuovo istituto universitario alle porte del glorioso studio delle Venezie risulterebbe

priva di qualsiasi seria giustificazione esprime il suo plauso al Magnifico Rettore

per l'azione già svolta, lo invita ad intensificarla presso il ministro della Pubblica

Istruzione e ad estenderla al Parlamento supremo giudice delle iniziative utili e di

quelle intese a scopi assolutamente estranei all'interesse della Nazione""'.

Il 28 gennaio '53, il sindaco di Padova inviava un telegramma ai parlamentari

padovani on. Bettiol e on. Gui ( rispettivamente ex ministro e futuro ministro della

Pubblica Istruzione; N.d.R. 117 ) perché intervenissero presso il ministero della

Pubblica Istruzione per impedire la trasformazione della Muratori in una facoltà di

Lettere 18 . Bettiol e Gui attivano ora un'iniziativa parlamentare contro l'iniziativa

della Muratori, chiedendo che l'Istituto C. Ferrini venga fatta chiudere d'autorità.

"Forti furono le pressioni" di Padova sul ministero della Pubblica Istruzione "a che

l'iniziativa rientrasse"" 9 .

Nel frattempo sabato 21 febbraio 1953 nella sede della Muratori iniziavano i cor-

anni che seguiranno imponente e solido, per conferire a Verona una invidiabile

preminenza del campo di studio della storia e delle discipline ad esso attinenti". Il

settimanale diocesano illustrava quindi rambiziosissimo" programma della Scuola L.A.

Muratori VF, 25-153; Veca, p. 75.

115 Veca, p. 84.

116 Dal "Giornale dell'Università" n. 1 - 2, 1953; tratto da: Veca, p. 75

Nello stesso numero del "Giornale dell'Università" compariva un articolo del

direttore, il prof. E. P. Lamanna dell'Università di Firenze - autore del noto testo

scolastico di storia della filosofia - dal titolo: "Ancora nuove Università?" assai critico

verso l'attività della Muratori ed in genere verso la prospettiva di nuove sedi di scuole

superiori o di università in Italia - Veca, p. 74-75.

117 Veca, p. 77

118 Vecchiato ricorda come Padova a suo tempo avesse mal sopportato la nascita

dell'Università di Trieste e poi di quella di Venezia - Veca, p. 53.

119 Veca, p. 77.

92


si della Scuola di Scienze Sociali C. Ferrini e veniva inaugurata la Scuola di Lingue

straniere moderne''-".

Il 23 febbraio 1953 sul Gazzettino prese avvio una violenta campagna di stampa

contro le ambizioni universitarie di Verona'''. Si dava spazio all'offensiva dell'Università

di Padova contro la semplice eventualità di una sede universitaria a Verona' 22 .

In tale occasione, il sen. Giuseppe Trabucchi intervenne "a quietare le acque"

della polemica con Padova con un suo articolo su L'Arenai". All'attacco polemico

del Gazzettino (del 3-3-'53) contro le precisazioni fornite dal sen. Trabucchi,

quest'ultimo rispose ' 24 che egli "considera chiusa la discussione".

Il 7 marzo 1953 infine la Gazzetta del Veneto titolava: "L'iniziativa universitaria

veronese rientrata in seguito al nostro allarme", con sottotitolo: "L'avvocato Giuseppe

Trabucchi prende cappello"'". L'articolo precisava: "si rende noto l'interessamento

dell'on. Gui presso il ministero della Pubblica Istruzione perché non conceda l'autorizzazione

alla Muratori". Anche il padovano sen. Lorenzi nel frattempo faceva

un'interpellanza al ministero della Pubblica Istruzione contro la Muratori.

Il prof. Vecchiato precisava come i senatori della D.C. veronese on. Uberti, Guarienti,

Alberti e De Bosio in questa occasione avessero dato una dignitosa e severa

risposta-interpellanza al ministero della Pubblica Istruzione, in difesa della Muratori'".

Tuttavia ciò non era bastato 127 . L'iniziativa dell'Istituto Ferrini dovette

dunque rientrare. Il 6 marzo '53 l'on. Gui aveva reso noto che il ministro della Pubblica

Istruzione non avrebbe dato il consenso all'iniziativa veronese. La bocciatura

ministeriale dell'Istituto Ferrini avverrà il 12 maggio '531228.

Con la sconfitta riportata in questa guerra con l'Università di Padova, la Scuola

di Scienze Storiche L.A. Muratori fu costretta a ridimensionare le proprie ambizioni

e a metter un po' la sordina ai suoi progetti universitari.

120

Docenti di tale nuova scuola muratoriana sono i proff. B. Cellini - Università Cà Foscari

di Venezia, per "Letteratura inglese" - G.M. Bertini - Università di Venezia per "Lingua

e Letteratura spagnola" - H. Hinterhauser - Università di Venezia, per "Letteratura

tedesca" - L. Negre - Università di Padova, per "Letteratura francese"; N.H. n. 19/20, p.

758.

121

Vein, 7; Veca, p. 76-77.

122

Veca, p. 75-78.

123 LA, 27-2-'53.

124

Su LA, 6-3-'53.

125

N.d.R.: il giorno precedente l'avv. Giuseppe Trabucchi aveva risposto alla "Gazzetta del

Veneto" che egli "da parte sua considerava chiusa la discussione" - Veca, p. 79.

126 LA, 11-3-'53.

127

Veca, p. 62 e 82.

128

Veca, p. 116.

93


DON ALEARDO RODELLA E LA SCUOLA

DI SERVIZIO SOCIALE (DAL 1953)

Durante le vacanze pasquali del 1953, don Rodella era tornato a Verona e,

informato di questi ultimi negativi avvenimenti, aveva avuto modo di

comunicare il suo proposito di far ripartire l'iniziativa universitaria veronese,

subito dopo la sua ormai imminente laurea alla Gregoriana, col dar avvio ad una

Scuola di Servizio Sociale.

Nel maggio del 1953 - dopo aver sollecitato l'aiuto dell'on. Gonella, da lui incontrato

a Verona in via Fogge insieme al suo amico mons. Grazioli'" - lo stesso prof.

L. Vecchiato affermava: "quando seppi che si stava progettando la Scuola di Servizio

Sociale, calcolato il pericolo che correva il problema della Muratori connesso con

quello dell'Università, mi affrettai ad arrivare per primo al traguardo della sua

istituzione, sotto la presidenza del Rettore della Muratori e la volli autorizzata dal

Consorzio dell'istruzione tecnica (giugno 1953)..." 10 .

Il pericolo temuto da Vecchiato - come egli stesso afferma qualche riga

prima - era quello che la Scuola di Servizio Sociale (e più tardi - come si vedrà

nel 1957 anche la Scuola di Commercio Estero) potessero "deviare l'iniziativa

universitaria veronese o meglio degradarla con istituzioni certamente valide, ma degne di

esigenze del tutto pratiche o professionali e fuori da ogni settore di alti studi e di ricerche

specializzate, che comunque Verona... meritava"'''.

Sempre L. Vecchiato riferisce che "per istituire la Scuola superiore di

Servizio Sociale non c'era bisogno del Decreto Consorziale dell'Istruzione Tecnica di

Verona... Il Decreto del Consorzio... garantiva l'iniziativa di fronte ad eventuali

contestazioni da parte di chi avrebbe voluto farla funzionare al di fuori di ogni

ingerenza della Muratori"'".

Il suddetto Consorzio, sito in piazza Erbe 17, conformemente alle linee di

massima stabilita dalla Commissione ministeriale nel giugno 1948 m approvò con

il decreto n. 35 l'istituzione della Scuola di Servizio Sociale in data "1 giugno 1953"' 34

129 N.H. 6f56, p. 173.

130 Veca, p. 57.

131 Veca, p. 57.

132 Veca, p. 124-125.

133 Rodo, 1-'57, p. 13.

134 Veca, p. 93.

94


o "3-6 2 53"'" oppure "6-6-'53" 136 , comunque solo pochi giorni prima del ritorno di

don Rodella a Verona.

Il 17 giugno 1953, con l'esame "Universa philosophia", don Rodella conseguiva

alla Gregoriana la laurea in filosofia col punteggio di "9/10 summa cum laude" 137 .

Lo stesso giornous egli rientrava definitivamente a Verona, "più deciso che mai a

portare l'Università a Verona"'".

Don Aleardo Rodella

all'ingresso della Pontificia

Università Gregoriana nel

giorno della sua laurea in

filosofia (17 giugno 1953).

Insieme a lui il parroco di

San Michele don Giacomo

Gentilin (a sinistra)

l'amico don Valorz

(all'estrema destra) e,

probabilmente, il relatore

prof. Delannoye (a destra).

Alla stazione lo accolse lo stesso prof. Lanfranco Vecchiato (insieme al fratello

Giovanni Vecchiato, Remo Bittasi ed altri di San Michele) che gli propose di entrar

a far parte della Muratori, con un "bisogna che portiamo l'Università a Verona!".

Don Rodella gli rispose: "Ci ho già pensator".

Lanfranco Vecchiato quel giorno aveva fatto tappezzare i muri di San Michele

con manifesti di "bentornato" all'amico "don Aleardo Rodella, dottore in filosofia".

Fece seguito, a casa Rodella, una cena con mons. Albrigi, don Gentilin (parroco di

San Michele), don Brunelli (parroco di San Tommaso), lo stesso Vecchiato e altri

giovani amici di San Michele.

135

Secondo Vein, p. 15.

136

Secondo N.H. n. 21, p. 6 e p. 54 e secondo il '"Rodo - Ordinamento e Statuto

dell'Istituto Muratori" 1961?, p. 17.

137

Archivio degli studenti PUG.

138

Rove.

139

Rove.

140

RoCl.

95


Il giorno seguente in realtà, la Curia comunicava a don Rodella che egli avrebbe

dovuto anche insegnar religione al liceo classico Maffei. Il preside del Maffei prof.

Aldo Pasoli aveva infatti chiesto espressamente al Vescovo mons. Cardinale di

poter avere come docente di religione un sacerdote laureato, dopo il recente pensionamento

di mons. Grazioli e il vescovo mons. Cardinale aveva pensato subito a don

Rodella per tale incarico.'"

Qualche giorno dopo, nel corso di una riunione a tre"' con mons. Albrigi (Vicario

generale della diocesi) e con don Pietro Rossetti"' don Rodella riceverà

l'incarico di vicepresidente degli "Uomini cattolici". In tale occasione egli

accettò di entrar a far parte della Muratori, nella neonata Scuola di Servizio

Sociale che egli da tempo aveva progettato.

Nel suo primo anno di vita, la Scuola di Servizio Sociale fu posta sotto la

dirigenza del prof. Vaccari (ch'era il presidente della Muratori) mentre dal 1955

al 1969 ne sarebbe stato direttore lo stesso don Rodella. 144

Fin dal primo anno, comunque fu don Rodella a costituire la classe insegnante

della scuola. Un certo contributo a livello organizzativo inizialmente venne fornito

anche dalla professoressa Ederle del Maffei 145. Fin dal primo anno accademico

della Scuola di Servizio Sociale, a formarne la classe docente don Rodella chiamò

vari dirigenti di enti sociali, sanitari e previdenziali del Comune e della Provincia

(Medico Provinciale, Segretario del Comune, Direttori provinciali dell'INPS,

dell'Ispettorato del Lavoro, dell'Ospedale psichiatrico, ecc.) grazie anche ai suoi

contatti con la giunta Uberti-Gonella (in carica dal 1951 al 1956). Questi dirigenti

avrebbero potuto offrire poi impiego ai giovani neo-diplomati da tale scuola,

quando ancora essa non godeva del riconoscimento statale.

Fin dall'inizio della Scuola di Servizio Sociale (e fino al 1968) don Rodella s'impegnò

personalmente inoltre a ricercare i fondi per il suo funzionamento 146 otte-

96

141

A quell'epoca - vedasi: Boll. Eccl. - vi erano solo 13 sacerdoti laureati nella nostra

diocesi!

142

Rove.

143

Laureato in diritto nel 1950 alla Gregoriana, il quale verrà ora designato quale nuovo direttore

della "Scuola di Scienze Sociali C. Ferrini" al posto di don Guzzetti, nonché

prefetto del Seminario diocesano.

144

Don Rodella assume la carica di direttore della Scuola di Servizio Sociale già al

secondo o, più probabilmente, al terzo anno di vita di tale scuola - 1955-'56 - e non dal

1957, come sostiene il prof. Francesco Vecchiato: lo si può desumere ad es.

dall'organigramma della Scuola Muratori Rodo, 7-1-'56, vidimato col timbro della

Muratori in data 7-1-'56, all'inizio cioè del terzo anno accademico.

145

Rove.

146 "Compito spesso assai arduo ed ingrato" - Rove.


nendo positivo riscontro solo nella generosità di alcuni imprenditori privati.

Si veda, a tal proposito, quanto egli dichiara ancora nel 1961: "La nostra

scuola ha molte difficoltà, derivanti soprattutto dalla pressoché nulla contribuzione

finanziaria da parte degli enti pubblici... la scuola si avvale della collaborazione di molti

enti che rendono possibile l'indispensabile attuazione dei tirocini pratici... confido che la

collaborazione di tutti gli enti pubblici veronesi ci metterà in grado di perfezionare questo

strumento scolastico che fa e ancor più farà onore a Verona"'".

Come giustamente afferma Giorgio Bertani' 48 dunque "fu con lui (don

Rodella) che nacquero e si diffusero a Verona gli assistenti sociali...".

Possiamo riassumere nei seguenti punti il contesto nel quale don Rodella

aveva maturato l'idea di una Scuola di Servizio Sociale:

1) in seminario (1942-1947) le lezioni del suo rettore mons. Albrigi avevano

particolarmente approfondito la dottrina sociale della Chiesa, attraverso lo studio

delle "encicliche sociali" di Leone XIII ("Rerum novarum", 1891), di Pio XI ("Quadragesimo

anno", 1931) e dei radiomessaggi di Pio XII (Pentecoste del '39 e Natale

'40-'41-'42-'43-'44, commentati approfonditamente da Gonella).

Un sunto efficace di tale dottrina si puo leggere, ad es., nel terzo numero

di Verona Fedele "9 . A proposito di giustizia sociale: Stato democratico: senza

dittature e totalitarismi, nel pieno rispetto di tutte le libertà. "Niente dittatura

di classe: non si deve soggiacere alla dittatura di un gruppo politico che disporrà, come

classe dominante, dei mezzi di produzione, ma insieme anche del pane, e quindi della

volontà di lavoro di tutti" (Pio XII-1944); Diritto al lavoro: ... ; Salario familiare:

... ; Partecipazione agli utili: "Si deve diffondere la partecipazione dei lavoratori agli

utili, alla gestione e alla proprietà delle aziende, naturalmente senza pregiudicare il loro

funzionamento" (Pio XI-1931);

Tutti proprietari: la Chiesa non vuole l'abolizione della proprietà per

consegnare tutto allo Stato, ma vuole la massima diffusione della proprietà.

"Le leggi devono favorire il diritto di proprietà e fare in modo che cresca il più possibile il

numero dei proprietari" (Leone XIII-1891); "Bisogna rendere possibile una sicura, sia

pur modesta, proprietà privata, a tutti i ceti del popolo. A questo si arriva non con la

rivoluzione e la violenza, ma con le riforme legali" (Pio XII-1942); "La piccola e la

media proprietà nell'agricoltura, nelle arti, nei mestieri, nel commercio e nell'industria

devono essere garantite e promosse" (Pio XII-1944);

"Si devono operare rimedi convenevoli ed efficaci per il grandissimo esercito di

147 Da: "II Gazzettino" del 4-3-'61, p. 4.

148 LA, 29-8-2004.

149 VF, 19-5-'46, p. 1.

97


braccianti della campagna, ridotti ad un'infima condizione di vita e privi di ogni

speranza di ottenere mai alcuna porzione di suolo" (Pio XI-1931). Perciò occorre,

gradatamente e legalmente, abolire il latifondo, tutelare la piccola e media proprietà

ed eliminare il salariato ed il bracciantato, con la mezzadria, l'affittanza e la cooperazione

agricola. Istruzione dei figli degli operai: l'obiettivo è quello di "favorire

una formazione superiore per i figli delle classi lavoratrici particolarmente dotati di

intelligenza e di buon volere" (Pio XII-1944); Tasse: "la proprietà privata non dev'essere

stremata da imposte eccessive" (Leone XIII-1891); "Non nella rivoluzione, ma in

un'evoluzione concorde sta la salvezza e la giustizia" (Pio XII-1943).

La visione sociologica di don Rodella fu sempre in sintonia con l'insegnamento

sociale della Chiesa. Egli insegnava la necessità della collaborazione tra i ceti sociali:

ammoniva i padroni a dar la giusta paga agli operai e a riconoscerne i diritti.

Agli operai però egli ricordava come gli imprenditori spesso dovessero lavorare più

dí loro, affrontando problemi e rischi di cui essi non avevano la più pallida idea.

Don Rodella, inoltre, era assai favorevole alla prevista riforma agraria, tanto

osteggiata dai liberali. Così, nell'inverno del 1951 150 , don Rodella, inviato dal suo

vescovo mons. Cardinale ad aiutare don Bepo, l'anziano e poverissimo parroco di

Gazzo veronese (unico comune veronese guidato allora da una giunta comunista;

N.d.R.), aveva convocato in parrocchia tutti i capofamiglia del paese, per distribuir

loro in parti eguali un latifondo che la parrocchia aveva recentemente ereditato da

un lascito nobiliare 151 . 152

2) con la vittoria democristiana alle elezioni politiche del 18 aprile 1948,

s'era inaugurata nel nostro Paese la stagione delle grandi riforme sociali (agraria,

scolastica, edilizia, ecc.).

3) durante l'Anno Santo 1950, Pio XII aveva proclamato il 1951 'Anno

dell'assistenza sociale".

4) in seguito a tale indizione, la Pontificia Università Gregoriana proprio per

l'anno accademico 1950-'51 aveva messo in cantiere una propria Scuola di Scienze

Sociali, annessa alla facoltà di Filosofia, cui don Rodella s'era ora iscritto;

5) Don Rodella ricordava che proprio con una Scuola di Scienze Sociali - e

cioè con l'Istituto Toniolo — nel 1919 era nata l'Università Cattolica di Milano. Nel

clima

152

150

Dal 25-12'. 51 al 7-1-'52; R.M.

151

Rove.

Qualche mese prima, su "Verona Fedele" — a partire da VF, 24-2-'51 — era stata pubblicata

una serie di articoli su la "Questione sociale in agricoltura nel Veronese", a firma "Triti".

In essi s'era affrontato il problema del bracciantato, con riferimento particolarmente alla

zona di Gazzo e viciniori, dov'esso era più acuto. In diocesi si temeva allora il pericolo

dell’”emilianizzazione" della Bassa veronese; N.d.R.

98


d'impegno sociale promosso dalla Rerum novarum (1891) di Leone XIII, essa era stata

fondata dal padre Agostino Gemelli, che vi aveva tenuto la cattedra di Psicologia.

Don Rodella aveva inoltre come riferimento la facoltà di Scienze Sociali

dell'Università di Lovanio, presso la quale s'era laureato il giovane Giovanni Uberti

(modello di cattolico dedito all'impegno sociale).

6) A Verona già nella prima metà del Novecento si era svolta un'intensissima

attività di assistenza sociale, specialmente da parte di associazioni caritative e da

figure quali don Baldo, don Massari, mons. Trida, mons. Manzini, ecc.. A

quell'epoca però non s'era mai pensato ad istituire una scuola per gli operatori

dell'assistenza sociale.

Anche nel secondo dopoguerra nella nostra città v'era un gran bisogno di assistenza

sociale. Verona era allora una città povera: "nel 1952 un'inchiesta parlamentare

sulla miseria rivela nella provincia di Verona il reddito pro capite più basso di

tutto il centro-nord"'". A quest'epoca risale la vasta opera assistenziale di don Calabria

e l'aiuto a migliaia di cittadini indigenti fornito dal sindaco Giovanni Uberti.

Il Patronato delle A.C.L.I., fondato nel 1947 e diretto dal "muratoriano" prof. Livio

Antonioli, nella Settimana sociale diocesana del 1951 fornì questo resoconto della

sua "Imponente attività a Verona e provincia nel 1950": 428 pratiche per infortunio

sul lavoro e malattie professionali; 975 pratiche di assicurazioni sociali (pensioni

d'invalidità, vecchiaia, assegni familiari, previdenza varia, ecc.); 393 pratiche di

assistenza postbellica (pensioni di guerra, assegni per prigionia); 114 pratiche per

assistenza ad emigranti; 1441 visite mediche; in totale 1996 pratiche con

liquidazione di lire 73.935.476, milioni che hanno portato sorriso e serenità a tanti

lavoratori e a tante famiglie angustiate dal bisogno. Il patronato ha un ambulatorio

presso la sede provinciale e 161 segretariati in provincia"''''.

V'era dunque ora la necessità di formare culturalmente le figure professionali

che si dovevano occupare dell'assistenza sociale, e di offrir loro un'adeguata formazione

culturale a livello psicologico, deontologico, giuridico, ecc..

7) Il ministro Gonella, intervenendo a Roma, a palazzo Barberini, il 14

gennaio del 1947 aveva annunciato "le prospettive universitarie" delle Scuole di

Servizio Sociale, facendo riferimento a quella ( U.R.R.A. ) fondata a Roma nel 1945

da mons. De Menaste - amico suo e di J. Maritainiss.

153

154

BO, p. 126.

VF, 15-4-'51.

155

"Prospettive delle scuole di servizio sociale", Gopi, vol. 11, p. 185; "Il servizio sociale in città:

lunga storia" di Emilio Butturini, in LA, 27-5-2004.

99


Nel giugno del 1948, poi, il ministro Gonella aveva presentato in Parlamento

un "Disegno di Legge sulla disciplina delle scuole per Assistenti sociali" n. 443 art.

3" 1 ".

8) Insieme alla conduzione di una Scuola di Servizio Sociale, don Rodella

desiderava occuparsi della formazione psicologica dei futuri assistenti sociali,

quasi per ricordar loro che l'anima umanistica del servizio sociale doveva

prevalere sulla sua pur importante "anima tecnica". Durante i suoi anni di corso

di filosofia alla Gregoriana, a tal fine egli aveva particolarmente approfondito lo

studio della psicologia, insegnamento che nel 1953 egli avrebbe per primo

introdotto anche nel Seminario diocesano.'"

9) Le Scuole di Servizio Sociale — ricordava mons. Rodella — stavano

sorgendo allora in Italia come una "fungaia spontanea": "era un fenomeno che s'era

creato spontaneamente, data la complessità della società moderna"'". Nel 1961 don

Rodel-la ricordava come: "nel dopoguerra sono sorte circa una trentina di tali scuole,

tutte in attesa di una legge che le disciplini definitivamente..." .'"

Ecco come egli ne spiegava l'origine: "Il servizio sociale... come attitudine

operativa, come metodo di diagnosi e d'intervento è un fatto relativamente recente,

dovuto alla necessità di colmare un vuoto tra un'organizzazione sociale

meccanicistica, burocratica e spersonalizzante ed il singolo che non potrà mai essere

soltanto un individuo senza volto o una unità statisticamente rilevante... Il servizio

sociale è sorto fuori d'Italia, in quei Paesi (Inghilterra, Stati Uniti, Canada) nei

quali le condizioni sociali hanno già da tempo posto il problema... L'evoluzione

attuale della nostra società (in Italia; N.d.R.) richiede interventi che non è...

indecoroso mutuare da altri. Il servizio sociale è sorto così anche da noi con i primi

esperimenti, le prime scuole, le prime applicazioni. È in questo dopoguerra che si è

esteso ed imposto come problema: impresa non facile, né priva di amarezze in un

paese diffidente, in un clima che tende a politicizzare tutto e tutti..."'"

Don Rodella concepiva dunque la figura dell'assistente sociale come quella di un

intermediario che doveva aiutare il singolo a rapportarsi all'apparato statale e non

100

156

Rodo, "Statuto ed ordinamento dell'Istituto Muratori" - 1961? - p. 17.

157

Nella Scuola di Servizio Sociale egli avrebbe insegnato "Psicologia generale", «Psicologia dell'età

158

Rove.

evolutiva" e "Psicodiagnostica".

159

Da: "Gli scopi della Scuola del servizio sociale..., in "Il Gazzettino"4-3-'61, p. 4.

160 Cit. dalla Prolusione di don Rodella all'inizio dell'XI Anno acc. della "Scuola Sup. di Serv. Sociale";

Rodo, 25-11-1964, p. 7-10.


solo per fruire di benefici e previdenze" (Rove). (Il singolo individuo, invece, veniva

spesso a trovarsi da solo di fronte ad un'organizzazione burocratico-legislativa - lo

"Stato sovrano", anche se repubblicano! - dal volto anonimo e destituita di qualsiasi

responsabilità, che assumeva spesso aspetti farraginosi e talora kafkiani''').

Tecnica e dialogo, per don Rodella, erano "le due anime" del servizio sociale. La

tecnica del servizio sociale era basata su schemi ed oggettivazioni delle realtà

sociali, su protocolli standard d'intervento, sullo studio statistico di casistiche, sulla

conoscenza di norme giuridiche, ecc. La tecnica costituiva l'anima "anglosassone"

del servizio sociale. Essa era tipica dei Paesi anglosassoni nei quali il servizio

sociale era sorto, ma si era eccessivamente sviluppata, secondo don Rodella, anche

in alcune scuole di servizio sociale del nostro Paese. Il dialogo - l'approccio umanistico,

psicologico ed empatico - rappresentava invece l'anima "mediterranea" del

servizio sociale, ben più affine alla nostra mentalità, individualistica ed affettiva.

Queste due anime avevano entrambe una loro ragion d'essere; la prima però era

maggiormente incline al formalismo e ad un'ottica istituzionale, mentre la seconda

vedeva le cose con gli occhi del singolo''-.

Alla luce di ciò, don Rodella giungeva dunque a chiedersi: "Se l'assistenza sociale

tende a riconoscere e valorizzare il singolo, l'uomo nella sua personalità, quando è

termine attivo o passivo dei rapporti sociali..., non sarà logico ammettere che anche

l'assistente sociale, in quanto singolo, in quanto personalità, imposti il proprio lavoro

in maniera personale, conferendo alla propria azione la dignità di missione... ?". 163

Ed egli si rispondeva positivamente, per due ragioni:

1) Perché ogni attività umana può essere assunta al valore di missione

quando il soggetto che la esercita le conferisce finalità e modalità spirituali;

2) perché il servizio sociale deve essere, per propria natura e per proprio

contenuto, indirizzato a risultati spirituali: deve rendere l'uomo più consapevole e

libero, la convivenza umana più autentica e vera".

E "tutto ciò è concepibile, senza che si debba ferire l'impostazione metodologica e

tecnica dell'assistenza sociale, senza che si debba far coincidere l'assistenza sociale

con la carità personale: ... la carità personale è ispirata ad una fede ed è, essenzialmente,

testimonianza di una verità. Non esiste al mondo gesto umano più grande e

161

162

Vedasi ad es. quanto afferma il card. Siri sulla "esagerata dilatazione burocratica"

come grave male sociale e come "terribile sostituto della persona", in "Giuseppe Siri

il Pastore" di M. Doldi, Libr. ed. Vaticana, 2006, pag. 240.

Liberamente tratto da: "Tecnica e dialogo nel Servizio sociale" - Prolusione di don Rodella

all'inizio dell'XI Anno acc. della "Scuola Sup. di Serv. Sociale"; Rodo, 25-11-1964, p. 6-

16.

163

Ibidem, p. 19-20.

101


fecondo. È un altissimo dialogo che intercorre e si sviluppa tra due anime.

L'assistenza sociale è ispirata ad una filosofia sociale ed è, essenzialmente testimonianza

di libertà. È anch'essa un dialogo che intercorre tra la società e i suoi membri

meno felici e liberi.

In questo dialogo si rivela la dignità dell'uomo, come nel dialogo della carità si

rivela la bontà di Dio. Il dialogo è sempre rivelazione e liberazione: o di Dio, o

dell'uomo, o della società, o del singolo. L'assistenza sociale è appunto rivelazione

della società nel suo volto più umano, è liberazione dell'uomo nella sua esistenza più

autentica. L'assistente sociale, che è il realizzatore di questo dialogo, pur esprimendo

metodologicamente la propria funzione, non dovrà mai essere un freddo esecutore:

dovrà essere consapevole di ciò che rappresenta ed attua, dovrà dare alla propria

professione questa alta ispirazione... 164

Il 17 novembre 1953 veniva inaugurata la Scuola di Servizio Sociale. Dal 1953 al

1956 essa trovò sede nelle aule dell'ala nord del vecchio Maffei — con ingresso da

via ponte Pietra 2 — dove, grazie all'interessamento del preside Pasoli, dall'anno

precedente erano state ospitate anche le altre scuole della Muratori: la Scuola di

Scienze Storiche, la Scuola di Scienze Sociali C. Ferrini e la Scuola di Lingue Moderne.

La Scuola di Servizio Sociale attuava le linee di massima stabilite dalla Commissione

Ministeriale del giugno 1948 e le disposizioni del Disegno di Legge

sulla disciplina delle scuole per Assistenti Sociali n 449 art. 3 del 2-12-1953 e

poi n. 449 A del 27-6-1955' 65 .

Di taglio teorico-pratico, la Scuola di Servizio Sociale era di durata triennale e al

suo termine era previsto il conferimento del titolo di "Assistente Sociale". Per

accedervi era richiesto il possesso di un diploma di scuola superiore.

La classe docente della Scuola di Servizio Sociale era in gran parte distinta da

quella della "Scuola di Scienze Sociali C. Ferrini": solo nel suo primo anno di vita,

vi figurarono alcuni degli insegnanti lombardi della "Ferrinr".

Tuttavia oltre ad essi (e ad un nuovo docente milanese proveniente anch'esso

dalla Cattolica, il prof. Duchíni) nel suo primo anno di vita la Scuola di Servizio

Sociale 167 comprendeva i seguenti insegnanti: don Aleardo Rodella (al primo anno

della Scuola di Servizio Sociale insegnava "Psicologia generale"; egli era anche insegnante

di religione al "Maffei" e di Psicologia, Teodicea e Cosmologia nel seminario

diocesano; N.d.R.); Pezzolo Adelchi (direttore della Geriatria e Casa di ricovero

164

Ibidem, p. 19-23.

165

Veca, p. 5Z 93, 124; Rodo, 1-57? p. 13; Rodo, 10-3-60?

166

Veca, p. 124.

167

Vedasi N.H. n. 21, p. 6; RodoMU, 1/'56 e RodoMU, 1/'57.

102


di Verona); Raffaetà D. (direttore dell'ospedale delle carceri di Trento, residente

in borgo Trieste a Verona); Livio Manfredini (direttore dell'I.N.P.S. di Verona);

De Marco (medico Provinciale di Verona).

I suddetti docenti - che erano dirigenti di istituzioni assistenziali o di enti cittadini

ed erano tutti di provenienza veronese - furono chiamati da don Rodella e

vennero da lui motivati a far squadra in vista della realizzazione della futura

università veronese. Don Rodella pensava inoltre che questi docenti-dirigenti della

nostra città avrebbero potuto assumere nelle strutture da loro dirette i giovani assistenti

sociali diplomati dalla nuova scuola veronese, dopo averli personalmente

valutati nel corso delle lezioni o delle esercitazioni previste in ospedale, nelle case

di ricovero, nelle carceri, negli enti provinciali e previdenziali, ecc..

Gli iscritti al primo anno della nuova Scuola di Servizio Sociale, quasi tutti di

giovane età ed in grande prevalenza femmine, erano 87 168 o 78 169 .

Nel triennio della Scuola di Servizio Sociale erano impartite lezioni di vario

genere: vi erano insegnamenti di tipo giuridico (diritto privato, civile, penale e

processuale, diritto pubblico, diritto del lavoro), sociale (storia del movimento

operaio e sindacale, problemi dell'emigrazione, morale sociale, storia e ordinamento

dell'assistente sociale, legislazione sociale, statistica, sociologia, edilizia sociale,

prevenzione degli infortuni), economico-politico (economia politica, storia delle

dottrine economiche, storia delle dottrine politiche, relazioni umane e tecnica della

produttività), medico (igiene, biologia, anatomia, fisiologia, medicina generale,

patologia medica generale, patologia medica del lavoro), psicologico (psicologia

generale, psicologia evolutiva, psichiatria sociale, igiene mentale, psichiatria infantile,

psicotecnica ed orientamento professionale) 10 .

Oltre ai suddetti insegnamenti teorici, "conditio sine qua non" per la formazione

degli assistenti sociali era la partecipazione ai tirocini: al primo anno erano previste

visite collettive quindicinali ad enti di assistenza, a industrie ed aziende cittadine,

visite settimanali a famiglie indigenti, con successiva discussione diretta dalla

"monitrice", "case work", ecc..; al secondo anno era previsto un tirocinio mensile

presso i suddetti enti, seguito dalla monitrice, studi ambientali, stesura di tesine,

ecc.; il terzo anno infine, oltre all'approfondimento delle tecniche d'inchiesta,

comprendeva anche un tirocinio continuativo, per tutta la durata del corso, presso

l'ente nel quale l'allievo s'era precedentemente distinto e la tesi finale'''.

Un paio di mesi dopo l'inizio dei primi corsi della Scuola di Servizio Sociale,

168

Secondo Rodo, 25-11-'64.

169

Per N.H. 21, p. 9-12.

170 Cit. dal prospetto delle "Scuole e corsi della Muratori", anno acc. 1956-'57; Rodo, 1-

'57.

17i

Ibidem.

103


il 16 gennaio 1954 alla Loggia di Frà Giocondo s'inaugurava il quarto anno della

Scuola di Scienze Storiche Muratori. Era questo l'ultimo anno del primo ciclo dei

suoi corsi, al cui termine era previsto il rilascio dei primi diplomi. Non s'intravedeva

ancora tuttavia alcuna possibilità di ottenere lo sperato riconoscimento

ministeriale: i diplomi rilasciati dalla Scuola di Scienze Storiche sarebbero stati

dunque privi di valore giuridico. Dati poi gli esiti della recente "guerra con Padova",

l'inaugurazione della Muratori avvenne ora in tono minore rispetto agli altri

anni: non vide cioè la partecipazione di rappresentanti del ministero della Pubblica

Istruzione 12 ma solo la presenza di autorità locali. Nella classe docente della

Scuola di Scienze Storiche l'unica novità rispetto all'anno precedente era data ora

dalla presenza del prof. mons. Vincenzo Monachino, decano della facoltà di Storia

ecclesiastica dell'Università Gregoriana di Roma, succeduto in tale ruolo a mons.

De Leturia ed amico di don Rodellam. Gli iscritti alla Scuola di Scienze Storiche

nei quattro anni in cui essa era attivata, al gennaio 1954 risultavano essere 157 174 .

La vera novità nella Muratori fu data però dall'inizio, nell'estate del 1954, dei

«Corsi estivi per universitari e laureati europei", di cui si dirà più avanti.

Nel novembre del 1954, poco prima dell'inizio del secondo anno della Scuola di

Servizio Sociale, su Verona Fedele don Rodella pubblicava un articolo che dimostrava

non solo i suoi stretti rapporti con gli psichiatri veronesi, futuri docenti nella

stessa Scuola di Servizio Sociale, ma anche l'inizio del suo interesse per la psicologia

attitudinale (che lo porterà ad insegnare Psicotecnica ed Orientamento Professionale

dal 1956 nella Scuola di Servizio Sociale e all'istituzione nel 1961 a Verona della

Scuola e del Centro di Orientamento scolastico-professionale):

Il centro psicotecnico:

Questo centro "... è stato inaugurato lunedì 15 novembre '54 a Verona, alla presenza

delle maggiori autorità cittadine. L'ha benedetto S.E. il vescovo Coadiutore...

Il prof. Cherubino Trabucchi, direttore del Centro, in una lucida prolusione, ha

esposto i concetti più essenziali sull'indagine psicotecnica, sul suo valore, sui suoi

metodi... (la psicotecnica) nel nostro Paese ha avuto ed ha uno dei suoi primi e

massimi propugnatori in padre Gemelli dell'Università Cattolica di Milano.

La psicotecnica è un metodo (scienza e tecnica insieme) che studia sperimentalmente

le relazioni umane, le misura e le classifica per poter dedurre le capacità di

recezione e di reazione agli stimoli e conseguentemente le attitudini di un soggetto...

L'esperimento e l'indagine possono rivelare, sia pure in maniera indiretta, parecchi

172

Veca, p. 92; N.H. n. 21, p. 5.

173

Rove; N.H. n. 21, p. 53.

174

N.H. n. 21, p. 7-9.

104


aspetti profondi della personalità. Comunque l'oggetto della psicotecnica non è la

personalità del soggetto, ma soltanto alcune sue reazioni nelle quali sono interessate

funzioni fisiologiche (riflessi, correlazioni sensoriali e motorie) e psichiche ( capacità

di attenzione, di sintesi, interferenze positive e negative dell'emotività).

La classificazione delle attitudini ha un'importanza sociale evidentissima: ...

deve allontanare gli inadatti da certi mestieri e da certi esercizi che altrimenti

diventerebbero assai pericolosi e per l'inadatto che li esercita e per l'ambiente nel

quale si compone...

Molti incerti potranno essere orientati e aiutati nella scelta della professione, dalla quale

dipendono parecchi motivi di serenità e di felicità umane...

... La selezione attitudinale, già introdotta nell'esercito, ha dato buoni frutti.

Essa deve diffondersi nel campo della vita moderna in cui si richiede una

specializzazione ed una capacità tecnica. Il sorgere di centri psicotecnici è di ottimo

auspicio e Verona è all'avanguardia. L'attrezzatura del Centro è modernissima e

l'intelligente lavoro dei dott. Caprini e Melotti, realizzatori e ricercatori, ai quali è

affidato il funzionamento del Centro stesso, è di ottimo auspicio. (A.R.)'".

Un paio di mesi dopo, il 15 gennaio 1955, nella sede "maffeiana" della

Muratori, si avviavano i corsi del secondo anno della Scuola di Servizio Sociale. È

probabile che anche nel secondo anno di tale scuola, il prof. Pietro Vaccari ne

fosse il direttore.

La Scuola di Scienze Storiche nel frattempo, proseguiva il proprio iter senza

avere ancora prospettive di ottenere l'atteso riconoscimento statale quale

"scuola superiore". I muratoriani "Corsi estivi per universitari e laureati europei",

giunti alla loro seconda edizione nell'estate del 1955, avrebbero riscosso invece

un crescente successo.

Il 7 gennaio 1956, iniziarono i corsi del terzo anno della Scuola di Servizio Sociale.

Da quest'anno accademico 1955-'56, don Rodella è il direttore della Scuola

di Servizio Sociale 176 .

Da questo momento, la Scuola di Servizio Sociale insieme alle altre scuole muratoriane,

trasferì la propria sede dal Maffei all'interno delle mura viscontee, in

via Pallone, 9a 177 .

175 Cit. da: VF, 21-11-'54, p. 5.

176 Rodo, 7-1-'56.

177 Nel frontespizio del numero di Nova historia, pubblicato il 25 dicembre del 1955 N.H.

sett-dic. '55, per l'ultima volta la sede della Scuola Muratori figura essere in via Ponte

Pietra, 2a. Dal numero successivo, pubblicato il 25 giugno 1956 N.H. genn-giu'56, la

Muratori risulta essere già in via Pallone, 9a; vedasi anche: Rodo, 7-1-'56.

105


La classe docente della Scuola di Servizio Sociale comprendeva ancora i docenti

del suo primo anno di vita - e cioè i proff. don Rodella, Pezzolo-Adelchi, Raffaetà

D., Livio Manfredini, De Marco - ma non v'era più il prof. Duchini, della Cattolica

di Milano. Oltre che direttore della Scuola, don Rodella vi insegnava "Psicologia

generale" al primo anno, "Psicologia evolutiva" al secondo e "Psicotecnica ed

orientamento professionale" al terzo anno. Nei "Quaderni di N.H." 178 , egli pubblicò

ora il suo "Trattato di Psicologia" (reperibile presso la Biblioteca Civica di Verona),

sintesi delle sue lezioni di «Psicologia generale".

Nella Scuola di Servizio Sociale svolsero alcuni insegnamenti ora anche mons.

Pietro Rossetti (direttore e docente della Scuola di Scienze Sociali C. Ferrini) e lo

stesso prof. Pietro Vaccari ("rettore» della Muratori). S'aggiunsero inoltre in questo

anno scolastico (1955/'56) i seguenti insegnanti: il prof. Cherubino Trabucchi

(direttore dell'Ospedale Psichiatrico di Verona); il prof. Giovanni Caprini (sempre

dell'Ospedale Psichiatrico di Verona); l'avv. Juvara (del Tribunale militare di Verona);

il prof. Marangoni (dirigente dell'INAIL); il prof. Reale (dirigente dell'INPS); il

prof. Tullio Riolfatti (capo divisione del Comune di Verona, insegna "ordinamenti

comunali"); il prof. Alberto De Mori (docente del Maffei ed assessore comunale

alla Pubblica Istruzione); il prof. Zanca (docente di economia all'Istituto tecnico

commerciale di Verona); l'assistente sociale Mara De Mori e l'assistente sociale

Febea Zanollo Bresciani.

L'anno accademico 1955-'56 era l'anno conclusivo del primo ciclo della Scuola

di Servizio Sociale ed al suo termine era previsto il rilascio dei primi diplomi di

"assistente sociale". Come alla Scuola di Scienze Storiche (giunta ora al suo quinto

anno di vita) anche alla Scuola di Servizio Sociale non era ancora pervenuto l'atteso

riconoscimento statale: per le giovani ed i giovani diplomati dalla Scuola di Servizio

Sociale, si prospettava tuttavia l'opportunità d'un impiego in ambito locale.

Dal momento in cui era diventato formalmente direttore della Scuola di Ser-

106

Dal dicembre del 1955 infatti la sede "maffeiana" della Muratori non era stata più

disponibile: le aule dell'ala nord del Maffei occupate dalla Muratori, insieme

all'annesso portico (Veca, p. 94) dovevano esser demolite, in vista dei lavori di

completo rifacimento del vecchio liceo Maffei. Questi ultimi - su progetto del Fagioli

- verranno deliberati dal Comune nel 1957 ed inizieranno il 23 novembre del 1960,

per concludersi con l'inaugurazione ufficiale del nuovo Maffei nel marzo 1963 -

vedasì LA, 7-4-'63.

Per questo trasloco, essenziale era stato l'interessamento di don Rodella, che era riuscito

ad ottenere (Rove) dal Segretario generale del Comune di Verona dott. Tullio Riolfatti

(Veca, p. 124) la disponibilità della nuova sede di via Pallone 9a (Veca, p. 94). In

riconoscenza per il favore fatto alla Muratori, don Rodella offrì poi al dott. Riolfatti un

insegnamento di "Ordinamenti comunali" nella Scuola di Servizio Sociale (Rove).

178 N.H. genn-giu. '56, p. 161.


107


vizio Sociale (dall'anno 1955-'56) don Rodella si era subito attivato per ridurne

l'eccessivo numero d'immatricolazioni. Si veda al proposito quanto egli dichiarerà

nel 1964: "In dieci anni, dal 1953-'54, 417 sono stati gli immatricolati e solo 129 i

diplomati. Questi ultimi sono solo il 32% - un terzo - degli immatricolati. La ragione

di tale non alta percentuale è dovuta fondamentalmente all'eccessivo numero di

iscrizioni dei primi anni accademici. Basti ricordare che gli iscritti al primo anno

acc. '53-'54 furono n. 8Z all'anno '54-'55 n. 54. Veramente troppi per una scuola di

così alta e delicata specializzazione. Ricordo che, (io personalmente, avvertii)

avvertimmo il pericolo che simile flusso potesse portare alla svalutazione della

scuola, alla impossibilità di espletare i tirocini pratici ed infine ad una inflazione di

diplomati non assorbibili da un mercato necessariamente limitato. Perciò fu

preoccupazione (mia) di tutti di rendere la scuola, gli esami e soprattutto la

compilazione e la difesa della tesi decisamente impegnative..."'".

Le allieve della

Scuola di Servizio

Sociale (da: "Il

Gazzettino», 4-3-

1961, p. 4)

Nel gennaio del 1957 nella sede di via Pallone iniziarono i corsi del quarto anno della

Scuola di Servizio Sociale diretta da don Rodella.

Concluso il suo primo ciclo triennale, la Scuola di Servizio Sociale si dotava ora

di un quarto anno di specializzazione. Nel "Bollettino della Muratori" dell'anno a.a.

1956-'57 180 , don Rodella informava che: nella Scuola di Servizio Sociale, "alle

179

Cit. dalla minuta olografa della "Prolusione all'inizio dell'XI Anno Acc. della Scuola Sup. di

S. S. Verona, 25 nov. 1964'; Rodo, 25-11-'64; qualche cancellazione, da noi segnata tra

parentesi, ci sembra significativa della sua intenzione di rifuggire dai protagonismi.

180

Rodo MU, 1-57?, p. 17.

108


prove finali del conseguimento del titolo, partecipano commissari nominati dal Ministero

della Pubblica Istruzione e del Lavoro e Previdenza Sociale"...

Nonostante la persistente mancanza del suo riconoscimento giuridico, veniva

rilasciato un diploma di "assistente sociale" che consentiva comunque di ottenere

uno sbocco occupazionale: "gli assistenti sociali diplomati (dalla Scuola di Servizio

Sociale diretta da don Rodella) lavorano attualmente presso: complessi Ma-Casa,

villaggi Unrra-Casa, consultori medico-psico-pedagogici, enti di riforma, centri

distrettuali tribunali minorenni, enti di assistenza pubblica e privata, fabbriche e

aziende, uffici Reg. del Lavoro, scuole elementari e medie, sanatori e centri

ospedalieri, centri per emigranti"m

Nella Scuola di Servizio Sociale, dopo il 1957, per qualche anno si diede molta

importanza agli aspetti giuridici (forse anche per il concomitante interesse di don

Rodella alla problematica della legislazione scolastica e per il suo stretto contatto con

il nuovo ministro di Grazia e Giustizia, dal maggio del '57, on. Gonella -N.d.R.).

Successivamente predominerà invece l'interesse per gli aspetti psicologici

dell'assistenza sociale (in concomitanza col trasferimento della Scuola di Servizio

Sociale alla fine del 1961, accanto alla "Scuola di orientamento scolastico-professionale"

- N.d.R.). Si giungerà infine ad un buon equilibrio tra i due citati aspetti'".

Ulteriore sviluppo della Scuola di Servizio Sociale

Nel gennaio del 1958 s'inaugurò il quinto anno della Scuola di Servizio Sociale. La

prolusione fu tenuta dall'ing. Giulio Cesare Tosadori, presidente della Camera di

Commercio'".

11 6 ottobre 1959, poco dopo l'approvazione della proposta di legge per l'inserimento

delle Scuole per Assistenti Sociali nell'ordinamento delle "Scuole superiori"

(Rodo, 2-8-58), il Ministero della Pubblica Istruzione (con nota n. 10323) riconosceva

ufficialmente quale "Scuola superiore" la Scuola di Servizio Sociale già isti-

181 Ibidem, p. 14.

A partire da quest'anno scolastico, la Scuola di Servizio Sociale accoglie tra i propri docenti

il prof. Gian Francesco Zuanazzi, che anni prima era stato in contatto con don Rodella,

tra i "suoi giovani di San Tommaso" e che era ora un colto neuropsichiatra dell'ospedale

psichiatrico di Verona. Cattedratico della Pontificia Università Lateranense di Roma, il

prof. Zuanazzi è oggi autore di importanti opere di psichiatria e fenomenologia forense.

182 Testimonianza prof Zuanazzi.

1 8 3 RoC2.

109


tuita all'interno dell'Istituto L.A. Muratori e giunta ora al suo sesto anno di vita' 84 .

I diplomi rilasciati dalla veronese Scuola di Servizio Sociale d'ora in poi

avevano dunque riconoscimento e validità a livello nazionale.

Questo riconoscimento giuridico della Scuola di Servizio Sociale (diretta da don

Rodella) quale "Scuola superiore" non giungerà mai invece alla Scuola di Scienze

Storiche (promossa dal prof. Vecchiato), né alle altre scuole della Muratori. I diplomi

rilasciati dalla Scuola di Scienze Storiche avranno al massimo il valore di un attestato

valutabile in concorsi a cattedra per le scuole medie o in qualche altro concorso

statale'". La Scuola di Scienze Storiche e la Scuola di Scienze Sociali C. Ferrini

entrano ora nella loro fase declinante, ormai prossime alla loro definitiva chiusura.

Nell'estate del 1960, su suggerimento del col. Ernesto De Landerset, alla Scuola

di Servizio Sociale, recentemente riconosciuta dallo Stato, don Rodella fece iscrivere

i giovani studenti della neonata "libera facoltà veronese di Economia e

Commercio". Questa manovra consentì loro di evitare la partenza per il servizio

militare. La Scuola di Servizio Sociale ebbe il merito in quest'occasione di "salvare"

la neonata Università veronese" da una fine certa ed ingloriosa.

Il 21 novembre 1960 s'inaugurava il settimo anno della Scuola di Servizio Sociale.

In questo anno scolastico ad essa risultavano iscritti, in totale, 66 alunni, di cui

62 femmine e 4 maschi 186 ; da tale conteggio evidentemente erano stati esclusi gli

studenti di Economia, la cui iscrizione alla Scuola di Servizio Sociale era stata

puramente strumentale. In questo stesso anno tra i docenti, oltre quelli già citati,

figuravano: i professori Andreoli (legislazione malattie), Vagliani (legislazione

sociale), Bruni (economia aziendale), Benciolini (psichiatria infantile), Sboarina

(statistica), Consolini, Musola, Cannata (rispettivamente per inglese, francese e

tedesco), Di Marcantonio (diritto del lavoro), Pasquazzi (sociologia) (bollettino della

Scuola di Servizio Sociale; Rodo 12-'60). Nel corso del 1961, quale espressione della

Scuola di Servizio Sociale di Verona uscì il primo numero della rivista "Itinerari

sociali"'" diretta dal direttore dell'O.P. prof. Cherubino Trabucchi, in collaborazione

col prof. Zuanazzi e con don Rodella. Questa rivista avrebbe goduto di un discreto

successo a livello nazionale, offrendo ulteriore prestigio alla scuola stessa;

184 Rodo, 11-11-'59; Rodo-"Ordinamento e Statuto dell'Istituto Muratori-1961?, p. 17;

Rodo, 10-3-60?

185 Per la normativa riguardante le "Scuole superiori" si vedano gli articoli 213 e seguenti del

T.U. delle leggi sull'istruzione superiore del 31-8-1933, n. 1592, cit. in Rodo, 2-8-58, art.

1.

186 "Il Gazzettino", 4-3-'61, p. 4.

187 "Il Gazzettino", 4-3-'61, p. 4.

110


essa avrebbe ospitato anche articoli del prof. Guido Gonellai".

Neí suoi primi sette anni di vita presso la veronese Scuola di Servizio Sociale

si erano diplomati 91 allievi 189 .

Alla fine del 1961, all'inizio cioè del suo ottavo anno di vita, la Scuola di Servizio

Sociale si trasferì nella sede di via Ristori, che da questo anno acc. 1961-'62 ospiterà

anche la "Scuola di orientamento scolastico professionale'; anch'essa diretta da don

Rodella' 90 .

L'impegno di don Rodella come direttore e docente della Scuola di Servizio Sociale

proseguì fino al 1968, fino cioè al quindicesimo anno di vita di tale scuola.

L'azione equilibratrice di don Rodella e le sue idee, sempre in linea con la "dottrina

sociale della Chiesa", furono contestate nel 1968 da alcuni docenti ed allievi, influenzati

dalla propaganda ideologica proveniente dalla nuova facoltà di Sociologa di

Trento. Nella scuola da lui diretta v'era dunque il rischio che prendesse piede " una

visione sociologica ideologizzata, di tipo marxista e femminista" 191 . A fronte di tale

prospettiva, stanco anche dell'ingrato compito della raccolta di fondi per il

sostentamento di questa istituzione scolastica' 92 , don Rodella convocò allora una

riunione a tre col sindaco avv. Renato Gozzi (presidente del consorzio universitario e

sindaco di Verona, oltrechè amico di don Rodella fin dai tempi del suo vicariato a San

Tommaso) e col vescovo di Verona mons. Giuseppe Carraro nel ruolo di mediatore e

garante. In questa riunione don Rodella annunciò che "se la Scuola di Servizio Sociale

non fosse stata assunta dal Consorzio universitario, egli stesso l'avrebbe chiusa il

giorno seguente"' 93 . Gozzi, da sempre assai sensibile alle problematiche sociali,

assunse tale scuola e ne consentì lo sviluppo, esitato poi nel 2001 nel suo sbocco

universitario quale LISS ("corso di laurea in Scienze del Servizio Sociale") della

facoltà di Scienze della Formazione' 94 . Proprio a seguito di questa trattativa,

188

Vedasi in: "archivio Gonella".

189

Bollettino della Scuola di Servizio Sociale; Rodo 12-'60.

19°

Veca, p. 94.

Nel novembre del 1967, su progetto del presidente D.C. della Provincia Kessler e del

deputato trentino D.C. on. Flaminio Piccoli venne inaugurata la facoltà di Sociologia a

Trento, collegata all'Università Cattolica di Milano. Essa ebbe poi un ruolo importante

nella diffusione delle idee sessantottine nel nostro Paese, durante gli anni della

contestazione giovanile.

191 Rove.

192 Rove.

193 Rove.

194

Si vedano le varie tappe di quest'evoluzione ne "Il servizio sociale in città: lunga

storia" di Emilio Butturini, in LA, 27-5-2004.

111


il vescovo mons. Carraro - che ne aveva apprezzato l'occasione, il piglio e l'esito -

fece pervenire a don Rodella la nomina a "Cappellano di S. Santità», a firma del

card. Benelli. Don Rodella ricevette tale riconoscimento nel marzo del 1969 in

Vaticano dalle mani dello stesso Paolo VI.'"

Almeno fin dal 1964, don Rodella mise in guardia gli allievi ed i docenti

della "sua" scuola da possibili sbandamenti ideologici: "Dieci anni fa

(quando a Verona venne istituita la Scuola di Servizio Sociale; N. d..)

eravamo dei pionieri, oggi potremmo essere dei sorpassati se il lavoro compiuto non fosse

stato compiuto bene o comunque non avesse dato i frutti intesi e speratr% ed ancora:

"Oggi si parla molto di dialogo... Il dialogo... non è propaganda. Il dialogo sociale,

intendendo superare contrapposizioni e sollecitazioni propagandistiche, strumentalizzate

in funzione di determinate politiche, libera l'assistente sociale dallo spirito di fazione,

dalla necessità di aderire, spesso sinceramente ma quasi sempre ingenuamente, a visioni

sociali che sono, in fin dei conti, molto utilitaristiche ed artificiose. L'assistente sociale

ha la propria spiritualità, che... si oppone agli utilitarismi personali e politici. Non è

spiritualità laica e tanto meno laicista: è soltanto spiritualità dell'agire sociale che può

non essere un punto di arrivo, ma può essere certamente un punto di partenza" 197 .

Ancora di grande validità, specialmente per gli studenti dell'odierno "corso

di laurea in servizio sociale", ci sembrano le seguenti parole dell'enciclica di

Paolo VI "Ecclesiam suam", che nel 1964 198 don Rodella proponeva quale

fondarnento della spiritualità dell'Assistente sociale: "Bisogna, ancor prima di

parlare, ascoltare la voce, anzi il cuore dell'uomo, comprenderlo e, per quanto possibile

rispettarlo e, dove lo merita, assecondarlo. Bisogna farsi fratelli degli uomini nell'atto

stesso che vogliamo essere loro (pastori, padri, madri) guide. Il clima del dialogo è

l'amicizia. Anzi il servizio".

195 Mons. Rodella si stupì comunque allora d'aver ricevuto tale onorificenza per quella

trattativa e per altri meriti pastorali, anziché per l'importante ruolo da lui svolto un

decennio prima, nella fondazione della prima facoltà universitaria di Verona - Rove.

196 Cit. da "Prolusione di don Rodella all'inaugurazione dell'XI anno acc. della Sc. Serv. Sociale;

Rodo, 25-11-'64, p. 1.

197 Ibidem, p. 23-24.

198 Ibidem, p. 24.

112


LA PROSPETTIVA EUROPEA DEI MURATORIANI

I "CORSI ESTIVI" DI GARDA (DAL 1954)

E L'INCONTRO DI SAN VIGILIO" (1955).

Ma torniamo ai primi anni di vita della "Muratori".

Dopo la conclusione dell'incarico di Gonella al Ministero della Pubblica Istruzione

(16 luglio 1951) e più ancora dopo la caduta dell'ultimo governo De Gasperi

(luglio 1953), la sinistra democristiana andò sempre più accrescendo la propria

influenza a livello governativo e dunque anche nell'ambito della politica scolastica.

A livello ministeriale si manifestò dunque ora un'opposizione sempre più risoluta nei

confronti della nascita di "libere scuole" o di "libere università" nel nostro Paese. I

dirigenti della "libera Scuola L.A. Muratori" ne avevano già fatto esperienza, con la

sconfitta da loro riportata nella "guerra con Padova" (primavera del 1953).

I ministri della Pubblica Istruzione avvicendatisi in questi anni avrebbero frapposto

ostacoli sempre maggiori al riconoscimento statale della Libera Scuola superiore

L.A. Muratori (tanto nella sua componente della Scuola di Scienze Storiche,

quanto in quella della Scuola di Servizio Sociale) e ciò nonostante il sostegno ad

essa dato dall'on. Gonella (segretario politico della D.C. dal 1950 al 1953 e ministro

senza portafoglio della pubblica amministrazione dal luglio 1955 al maggio 1957).

In vista ormai della conclusione dei corsi del primo quadriennio della "Scuola di

Scienze Storiche Muratori" (prevista per il giugno 1954) per cercar di aggirare gli

ostacoli provenienti da Roma, i dirigenti della Muratori — dietro suggerimento

dell'on. Gonella (che era allora anche Presidente del "Consiglio Comuni d'Europa",

oltre che presidente onorario della Muratori) — estesero l'orizzonte della loro

"Scuola" ad una prospettiva europea.

Fu così che, a partire dall'estate del 1954 la Scuola Muratori diede avvio ai prestigiosi

"Corsi estivi per universitari e laureati europei". Le varie edizioni di questi

corsi muratoriani si sarebbero tenute regolarmente, a Garda, presso la villa dei conti

Degli Albertini, dalla metà di luglio alla metà o fine di agosto di ogni anno. Essi

si svolsero a Garda fino

all'estate del 1961, per

proseguire poi a Malcesine

dal 1962 al 1964

e concludersi a Lazise

nell'estate del 1965.

La Villa dei Conti Degli

Albertini a Garda, sede dei

corsi estivi della Muratori

dal 1954 al 1961 (dalla metà

di luglio alla fine di agosto).

113


Si trattava di un'iniziativa culturale, il cui primo rudimento era stato già avviato

dal prof. Lanfranco Vecchiato e dal suo amico sindaco di Garda prof. Giuseppe

Pimazzoni (vicedirettore dell'A.P.T. gardesano e docente di lettere al Maffei) nelle

estati del 1952 e del 1953. Infatti, all'amico prof. Pimazzoni che lamentava la mancanza

di una qualsiasi iniziativa culturale in un importante centro turistico qual'era

Garda (dove solo da poco erano sorte le scuole elementari!), fin dall'autunno del

1951 il prof. Vecchiato aveva consigliato di ospitare in tale centro turistico,

durante la stagione estiva, dei corsi di studio di tema storico, diretti da docenti

anche stranieri. Condivisa tale proposta, nelle estati del '52 e del '53 il prof.

Pimazzoni aveva organizzato a Garda, insieme al prof. Vecchiato, una prima serie

di incontri culturali cui parteciparono un esiguo numero di studiosi, tra i quali

alcuni stranieri i". Tali incontri si svolsero in un edificio del lungolago, situato non

lontano dalla villa Degli Albertini, in direzione di punta San Vigilio.

Si era qui solo all'abbozzo dei successivi e ben più fortunati "Corsi estivi per

universitari e laureati europei". Questi ultimi presero inizio nell'estate del 1954

nella villa Degli Albertini di Garda, con ben altra solennità e partecipazione, grazie

specialmente all'appoggio ad essi fornito dall'on. Gonella (allora Presidente del

"Consiglio Comuni d'Europa"). Questa loro prima edizione ufficiale del 1954

s'inseriva nel contesto di un diffuso ed entusiasta clima europeista, che costituiva

l'unica vera e positiva novità politica di quegli anni. Sull'onda di tale sentimento

europeista, il 4 giugno 1955 si sarebbe giunti all'istituzione del Mercato Comune

Europeo - M.E.C..

L'antefatto più significativo della formale istituzione nell'estate del 1954 dei

"Corsi estivi per universitari e laureati europei" era stato dato dalla partecipazione

del prof. Pimazzoni e del prof. Livio Antonioli (dirigente della Muratori e sindaco

di Monteforte d'Alpone) agli "Stati generali dei Comuni d'Europa", congresso promosso

dal "Consiglio dei Comuni d'Europa". Questo primo congresso dell'Unione

Comuni Europei" s'era svolto a Parigi, all'Hotel de Ville di Versailles, dal 16 al 19

ottobre 1953.

Di tale convegno, nel suo articolo "I Comuni e l'Unità europea" - ° 0 il prof. Livio

Antonioli scriveva: "È la prima volta che un migliaio di sindaci di sedici Stati Europei

si riunisce... per creare una federazione fra gli Stati, che dia all'Europa un volto

nuovo". L'opera dell'Unione Comuni Europei", (organismo fondato a Ginevra nel

gennaio del 1951) "non è in antitesi con quella dei governi" delle sei nazioni europee

impegnatesi fin dal 1948 nella realizzazione di un'Europa unita. In un'ottica fede-

199

Testimonianza del prof. Pimazzoni.

200

N.H. n. 21, p. 13-17.

114


ralista, "i Comuni, che di ogni Stato rappresentano la base, sono... gli strumenti

più efficaci per concorrere a creare l'unità europea".

Durante questo convegno, il prof. Antonioli fu particolarmente colpito dalla

proposta del prof. Merlot, relatore della sezione belga: "che ogni Comune

riunisca i giovani e li educhi all'idea europea, con conferenze, corsi di lingue,

di storia, di geografia, letteratura, studio delle istituzioni europee, etc." (ibidem

p. 15), come pure dalla "promozione del turismo culturale" (ibidem, p. 14). 201

Nei mesi seguenti, i dirigenti della Muratori organizzarono dunque un convegno

culturale di tema storico, che doveva rappresentare quasi la prova generale per i

"Corsi estivi": nella sede della Muratori e alla Loggia di Frà Giocondo, sabato 27

marzo 1954 si svolse infatti il convegno avente per argomento: "L'organizzazione

dello Stato nella Signoria, nell'Italia settentrionale" 202 .

Il giorno seguente, domenica 28 marzo 1954, questo convegno della Muratori

sulla "Signoria" si spostò a Garda, dove gli studiosi furono ospiti dapprima del sindaco

prof. Pimazzoni e quindi del conte Degli Albertini. Costui "apri ai convegnisti

le sale della sua magnifica villa di Garda di fronte all'incantevole lago". I1 pranzo

si svolse presso la "Locanda di Punta San Vigilio" 20 ;.

Si giunse così ai veri e propri corsi estivi della Muratori: in un clima di entusiasmo

per l'ideale europeo, domenica 18 luglio 1954, a Garda, presso la storica

e scenografica villa dei conti Degli Albertini, prendeva avvìo la prima edizione

dei "Corsi estivi per universitari e laureati europei".

Quest'iniziativa culturale, come s'è detto, aveva avuto l'importante appoggio

politico dell'on. Gonella. Essa godeva del patrocinio dell'A.P.T. di Garda (diretta

da G. Fontebuoni ed E. Bassani) ed era stata resa possibile grazie all'ospitalità

offerta dal conte Carlo Degli Albertini, «generoso ed affabile presidente

dell'A.P.T. gardesana" 204 . L'impegno organizzativo fu sostenuto dai proff.

Lanfranco Vec-chiato, Giuseppe Pimazzoni, don Rodella, PierLuigi Laita, Livio

Antonioli, Remo Bittasi e altri.

201

il prof. Livio Antonioli, politicamente impegnato, era assai vicino alla figura e alle idee

dell'on. Gonella: già dirigente delle A.C.L.I., Antonioli a breve otterrà anche la nomina

alla presidenza dell'E.P.T. di Verona.

202

N.H. n. 22/25, p. 119; Veca, p. 102. Vi partecipò anche padre Vincenzo Monachino, decano

della facoltà di Storia ecclesiastica dell'Università Gregoriana. In serata i convegnisti si

spostarono a Soave, dove il sindaco Scudellari li accompagnò in visita al castello.

203 N.H. genn.-api: '55, p. 86. Nell'aprile 1954 a Verona, nella sede della "Scuola di Scienze

Storiche L.A. Muratori" al Maffei si tennero poi i primi corsi sulla "Storia della

Signoria Scaligera".

204

Testimonianza prof. Pimazzoni.

115


A questa prima edizione dei "Corsi estivi", date le sue precarie condizioni di salute

non potè partecipare l'anziano Vescovo di Verona mons. Girolamo Cardinale;

presenziarono invece mons. Andrea Pangrazio, Vescovo coadiutore dall'i-11-1953,

ed il Vicario generale diocesano mons. Albrigi. 205

Il presidente della Muratori prof. Pietro Vaccari invitò Fon. Guido Gonella (exministro

della Pubblica Istruzione e presidente onorario della Muratori) all'inaugurazione

dei "Corsi estivi". Egli poi avrebbe preso parte a tutte le edizioni di tali

corsi, eccettuata quella del 1957.

Sia a questa prima edizione, che alle seguenti furono presenti alte autorità

del Ministero degli Esteri ed ambasciatori di diverse nazioni europee 206 .

Parteciparono inoltre alti dirigenti del Ministero della Pubblica Istruzione. Tra

questi il prof. Salvatore Comes (direttore generale dell'istruzione universitaria), il

prof. Ernesto Pontieri 207 , il prof. Romualdo Paolucci (alto funzionario della direzione-Università;

egli nel 1958 inviterà formalmente il prof. Attilio Verna a presenziare

ai corsi di Garda 2 "), il prof. Di Domizio, direttore generale dell'Istruzione

superiore-responsabile della direzione Universitaria e gli alti funzionari della Pubblica

Istruzione proff. L. Magnino e G. Rispoli. 209

La prolusione inaugurale della prima edizione dei muratoriani "Corsi estivi"

fu tenuta dal Provveditore agli studi di Verona prof. Ugo Zannoni.

Nei giorni seguenti, presso la Villa Degli Albertini ogni mattino ebbero luogo le

lezioni dei docenti universitari, al pomeriggio invece quelle di docenti muratoriani

non universitari. Si tennero lezioni di lingua e letteratura straniera, di lingua e letteratura

italiana, di storia e di arte. Vennero organizzate anche gite culturali a Verona,

205 Mons. Pangrazio e mons. Albrigi, insieme a mons. Paschini - direttore dell'Università

Lateranense - e a mons. Maccarone - direttore della "Rivista di Storia della Chiesa" -

presenzieranno anche al convegno di "Storia ecclesiastica" organizzato dalla "Muratori"

il 5 e 6 settembre 1954 alla Loggia di Frà Giocondo, con successiva gita culturale a

Peschiera; N.H. n. genn.-apr. '55, p. 87-88.

206

Veca, p. 125-126-127.

207 Membro elettivo del Consiglio superiore dell'Istruzione-sezione Università e già collaboratore

dell'on. Gonella alla P.I. Grande storico ed accademico dei Lincei, rettore dell'Università

di Napoli dal 1950 al 1959 e poi rettore della nuova Università de L'Aquila. Fu presente

fin dal 1954 a tutte le edizioni dei "Corsi estivi"; Veca, p. 119, 125.

2"

Veca, p. 122.

2"

Il prof. Pimazzoni ricorda che "il prof. Comes e il prof. Paolucci contavano moltissimo:

Comes aveva un ruolo decisionale, immediatamente dopo il ministro della Pubblica

Istruzione, e Paolucci subito dopo Comes".

116


per la stagione lirica, sul lago ed in provincia-

10 . La lezione di chiusura dei corsi, a

metà di agosto, fu svolta dal prof.

Magninom.

I "Corsi estivi" della Muratori

costituirono l'occasione per uno scambio

culturale, "in un clima di fratellanza e di

entusiasmo" fra i numerosi studenti

provenienti dalle principali università

europee o nordamericane e gli studenti

universitari italiani.

"I corsi hanno lo scopo di dare un

risultato pratico, sul piano di un incontro

cordiale e fraterno dei giovani delle varie

Nazioni Europee, ai corsi che ogni anno si

svolgono in Verona presso la Muratori "212.

Nell'edizione del 1956, ad esempio, tema

L'hotel Terminus di Garda, dove

alloggiarono molte delle personalità

protagoniste dei "Corsi estivi" della

Muratori.

generale dei corsi saranno «gli aspetti e problemi di storia civile, economica,

giuridica dell'Europa dall'antichità ad oggi", ma si svolsero anche un corso di

letteratura italiana - comprendente il commento ai principali canti della Divina

Commedia - un corso di storia dell'arte italiana - con riferimento anche ai più

cospicui monumenti di Verona - un corso di storia della musica italiana del '700 ed

'800 213 . Nelle edizioni del 1958 e del 1959, ai corsi estivi della Muratori parteciperanno

studenti provenienti anche dall'Ungheria - oltrecortina! - dal Cile, dal

Perù, ecc. 214 Questa felice iniziativa fu dunque il preludio degli attuali corsi

universitari europei "Erasmus" o "Socrates", sorti ben più tardi, nel 1987.

I "Corsi estivi" della Muratori non solo riscossero un gran successo di

pubblico, ma costituirono anche, nelle loro varie edizioni, l'occasione per decisivi

incontri tra i fondatori dell'ateneo veronese e le autorità ministeriali e governative,

ad essi convenute. Dopo la recente sconfitta nella «guerra con Padova", i

dirigenti della Muratori trovarono qui l'occasione per approcciare direttamente i

vertici del Ministero della Pubblica Istruzione e per chieder loro informazioni ed

aiuto, in vista del riconoscimento giuridico della loro Scuola.

210 N.H. n. genn-apr. '55, p. 87.

211 N.H. genn.-apr. '55, p. 87

212 Rodo, 1-57?, pag. 21-22.

213 Rodo, 1-57?, pag. 21-22.

214 Testimonianza del prof. Pimazzoni.

117


Così il 23 novembre 1954, a solo qualche mese dalla chiusura della prima edizione

dei "Corsi estivi", il prof. Pietro Vaccari (presidente della Muratori) si rivolgeva

al prof. Di Domizio (direttore generale dell'Istruzione superiore) già da lui contattato

in occasione dei "Corsi" di Garda 215 e gli chiedeva di potersi interessare per far

ottenere alla Muratori l'autorizzazione ministeriale ad istituire «corsi di specializzazione"

in Scienze Storiche. Vaccari gli chiedeva inoltre chiarimenti in merito al

riconoscimento della personalità giuridica della Scuola di Scienze Storiche Muratori

216 . Il prof. Di Domizio si attivò subito per caldeggiare la causa della Muratori

presso il ministro della Pubblica Istruzione dell'epoca, l'on. Giuseppe Ermini.

Il ministro, tuttavia, dopo aver tranquillamente affermato la possibilità di avviare

i corsi biennali di specializzazione (per laureati) previsti dalla Muratori, precisò

però che la Scuola Muratori non aveva alcuna personalità giuridica e si limitava a

«prendere atto" della sua esistenza di fatto quale scuola privata, senza riconoscerla

legalmente. La conseguenza di ciò - come affermava lo stesso ministro - era che i

titoli conferiti dalla Muratori "non hanno alcun valore legale, ma solo fini culturali

a carattere privato". I titoli rilasciati da tale Scuola (che non aveva la qualifica di

"Scuola superiore"), secondo quanto affermato dall'on. Ermini, "non danno diritto a

valutazione ai fini di concorsi a cattedra per l'insegnamento nelle scuole medie".

Il ministro della Pubblica Istruzione prospettò poi un iter burocratico assai arduo

e complesse' per il riconoscimento giuridico della Scuola Muratori: a tal fine,

i dirigenti della Muratori dovevano inoltrare richiesta al Ministero della Pubblica

Istruzione, tramite il Prefetto e la Provincia, unitamente alla deliberazione degli

Enti cittadini dalla quale risultasse "che s'impegnano a finanziare continuativamente

tale Scuola". Occorreva infine la redazione di un nuovo Statuto della Scuola

stessa, che fosse conforme all'art. 14 e segg. del codice civile e all'articolo 94 del

Regolamento applicativo della legge sulle IAI3 2 ' 8 .

Il 20 dicembre 1954, solo pochi giorni dopo tale sconfortante precisazione ministeriale,

nell'aula magna della Muratori venivano rilasciati i primi due diplomi

della Scuola Muratori, giunta ormai al termine del suo primo quadriennio: al prof.

Ribaldi, per il corso quadriennale, e al prof. Cavassori, per il corso biennale di specializzazione,

avviato dalla Muratori il 25-4-1952 219 . Questi diplomi tuttavia, come

aveva avvertito il ministro Ermini, non avevano "alcun valore legale".

215

Veca, p. 109-110.

216

Rodo, 11/'54.

217

Veca, p. 119.

218

Rodo, 4-12-'54.

219

N.H. n. genn.-apr. '55, p. 88.

118


119


120


121


Dopo la loro prima edizione, i "Corsi estivi" della Muratori diventeranno il teatro

di importanti avvenimenti, connessi alla fondazione della "libera Università di

Verona". Li sunteggiamo qui anticipatamente:

1955: durante i "Corsi estivi", alla "locanda di punta S. Vigilio" avviene il primo

incontro per la causa universitaria veronese tra l'arcivescovo di Verona mons.

Urbani e le autorità civiche. Esse assumono ora l'impegno di "portare l'Università

a Verona";

1956: l'on. Gonella consiglia i dirigenti della Muratori di dare adeguata veste

giuridica all'Istituto Muratori e al suo Statuto;

1957: tramite don Rodella, decolla l'idea del prof. Ernesto Pontieri di partire a

Verona con una facoltà di Economia;

1958: avviene la presentazione del prof. Attilio Verna, quale futuro rettore

dell'Università veronese, indicato dall'on. Gonella;

1959: alla fine di quest'edizione dei "Corsi estivi" si giunge alla designazione

ufficiale del prof. Verna, quale rettore della "Libera Università" veronese.

L'orizzonte "europeo" offerto dai "Corsi estivi"di Garda avrebbe giocato un

ruolo importante sul cambiamento di rotta che si sarebbe verificato nel giro di

qualche anno all'interno della Muratori. Nel 1957 infatti - come si vedrà - don

Rodella imprimerà una decisa svolta all'iniziativa universitaria veronese: egli farà

decollare l'idea suggeritagli dal prof. Pontieri di accogliere le "direttive europee" e

di puntare a Verona su una facoltà di Economia e Commercio, piuttosto che su

facoltà di Storia o di Servizio sociale.

Altre notizie sulle edizioni dei "Corsi estivi" muratoriani:

1955: il 17 luglio 1955, sempre a Garda nella villa dei Conti Degli Albertini, si ha

l'inaugurazione della seconda edizione dei "Corsi estivi per universitari e laureati europei". La

prolusione viene tenuta dal prof. Ghisalberti (docente dell'Università di Roma e presidente

nazionale dell'"Istituto per la Storia del Risorgimento italiano"). All'inaugurazione partecipano

gli ambasciatori di Gran Bretagna e deí Paesi Bassi, consiglieri d'ambasciata di altri Paesi

europei, parlamentari e autorità civili e religiose di Verona 220 . Sono presenti il sindaco di Verona

on. Giovanni Uberti, il presidente della Provincia avv. Luigi Buffatti ed il presidente della

Camera di Commercio ing. Giulio Cesare Tosadori. Presenzia il nuovo arcivescovo di Verona

mons. Giovanni Urbani (in questa come in tutte le successive edizioni dei "Corsi estivi" di

Garda fino al 1958) accanto all'on. Guido Gonella. Vi è dunque l'occasione per un loro scambio

di idee sull'ipotesi di realizzazione dell'Università veronese. 11 15 agosto 1955 si ebbe la

220

N.H. sett-dic. '55, p. 99.

122


conclusione ufficiale di questa seconda edizione dei « Corsi estivi".

1956: domenica 17 luglio 1956, nella solita sede si avvìa la terza edizione dei "Corsi

estivi" (Rodo MU, 1P57; N.H. gennaio-giugno '56, p. 164). Presenziano il ministro per la

Riforma burocratica on. Guido Gonella, e l'arcivescovo di Verona mons. Giovanni Urbani.

Alle ore 18, nel discorso di apertura l'on. Guido Gonella "ribadisce il concetto dell'Europa e...

la posizione dell'Italia nel quadro... dei Paesi occidentali allineati a far argine al comunismo

russo""'. Del corpo docente dei "Corsi estivi" fanno parte il prof. Ernesto Pontieri, il prof. F.

Tagliamonte (capo ufficio stampa della CECA a Roma), il prof. mons. Monachino (decano

della facoltà di Storia ecclesiastica dell'Università Gregoriana di Roma), i proff. Vittorio

Franchini, A. M Ghisalberti, Leopoldo Sandri (tutti dell'Università di Roma), altri docenti

delle Università di Bologna, Modena e Bolzano (Mor, Torre, Magnino), i già citati docenti

presso la Scuola di Scienze Storiche proff. Vaccari, Avena, Calderini, Concetti, Spezzaferri

(direttore del liceo musicale "Dall'Abaco"). Il 4 agosto 1956 si ha la chiusura ufficiale dei

"Corsi estivi". Il discorso di chiusura è tenuto dal prof. Ghisalberti e poi, alle ore 11,

dall'arcivescovo di Verona mons. Giovanni Urbani. Dato il loro grande successo, i corsi si

prolungano per altri dieci giorni, dopo la loro formale conclusione del 4 agosto (e cioè fino al

14 agosto).

1957: nella seconda domenica di luglio 1957, alle ore 18, sempre presso la villa dei conti

Degli Albertíni a Garda, è inaugurata la quarta edizione dei "Corsi estivi "222 .

Sono presenti, come al solito, ambasciatori ed illustri docenti, l'arcivescovo mons. Urbani

e varie autorità veronesi, tra i quali, in primis, il nuovo sindaco di Verona (dal giugno del

1956) dott. Giorgio Zanotto. Questa è l'unica edizione dei muratoriani "Corsi estivi" di

Garda, cui non partecipi l'on. Guido Gonella, quasi certamente perché impegnato a dar inizio

al suo nuovo incarico al ministero di Grazia e Giustizia (iniziato il 19 maggio '57). Quasi in

sua rappresentanza è presente il prof. Ernesto Pontieri.

1958: a metà luglio 1958 s'inaugura la quinta edizione dei "Corsi estivi" alla villa Degli

Albertini: sono presenti l'arcivescovo mons. Urbani, il ministro della Giustizia on. Gonella

ed il prof. Ernesto Pontieri. Il prof. Verna è invitato dal prof. Vecchiato a tenere alcune

lezioni a Garda, essendogli stato segnalato dal prof. Romualdo Paoluc-ci 223 (funzionario

della direzione universitaria e docente di storia, inviato a Garda dal suo superiore alla

Pubblica Istruzione ed amico, il prof. E. Pontieri).

1959: domenica 26 luglio 1959, l'on. Gonella con la sua prolusione inaugura la sesta edizione

dei "Corsi estivi" a Garda. La sua presenza a Verona dà garanzie ai promotori dell'iniziativa

universitaria 224 . Lunedì 27 luglio 1959, alle ore 18, a Garda iniziano le lezioni dei Corsi estivi,

dopo l'introduzione del direttore generale dell'istruzione universitaria Salvatore Comes, sul tema:

"Università della cultura"'- 225 .

221 N.H. genn-giugno '56, p. 163.

222 Rodo MU, 1/'57?.

223 Veca, p. 70; Veca, p. 122.

224 N.H. apr.-dic. '59, p. 187.

225 LA, 26-7-59; Veca, p. 127. In serata, alle ore 21, 30, a palazzo Barbieri inizierà la seduta

del consiglio Comunale che dovrà approvare lo Statuto del "Consorzio universitario" -

Veca, p. 68-69, Veca, p. 124, LA, 28-7-59, Veca, p. 65.

123


Sabato 22 agosto 1959: l'on. Amintore Fanfani (alloggiato all'hotel Terminus, dove

solitamente risiedeva anche il prof. Pontieri) chiude col proprio intervento a villa Degli Albertini

la sesta l'edizione dei "Corsi estivi" della Muratori, alla presenza anche del ministro Gonella

("quando in quei giorni c'era Fanfani, volle venire anche Gonella"'- 26 . In questo stesso giorno,

dopo la chiusura dei lavori, ha probabilmente luogo anche l'incontro, alla locanda di punta S.

Vigilio, tra l'on. Fanfani - a conclusione della sua permanenza veronese - e l'on. Gonella 227 . Il

prof. Verna riceve ora garanzia sul proprio formale incarico a rettore della "Libera facoltà" di

Economia di Verona. Al prof. Franchini, preside della Scuola di Commercio Estero, di area

fanfaniana, viene invece assegnato un attestato di riconoscenza per il suo operato.

1960: luglio-agosto 1960: settima edizione dei "Corsi estivi" di Garda (a fine anno il

sindaco di Garda prof. Pimazzoni decadrà dal suo incarico).

1961: luglio-agosto 1961: ottava edizione dei "Corsi estivi" organizzata ancora dal prof.

Pimazzoni, decaduto qualche mese prima dalla carica di sindaco. È l'ultima edizione che si

svolga a Garda (l'on. Guido Gonella - allora ministro di Grazia e Giustizia, nonché

Guardasigilli - sempre in stretto collegamento con don Rodella, suggerisce ai promotori

dell'Università di Verona di indicare quale motivazione, nella richiesta per il suo

riconoscimento statale, la peculiare posizione di Verona, al centro di un'area di grande

interscambio economico e culturale).

1962: luglio- agosto 1962: nona edizione dei «Corsi estivi" muratoriani. Da quest'edizione i

"Corsi estivi" della Muratori si trasferiscono a Malcesine. (Siamo nel periodo della "lunga

estate del '62", nel quale si decide l'aggancio della "libera Università veronese" all'Università

statale di Padova).

1963: luglio-agosto 1963: decima edizione dei "Corsi estivi", sempre a Malcesine. 1964: luglioagosto

1964: penultima edizione dei "Corsi estivi" ancora a Malcesine. 1965: luglio-agosto 1965:

dodicesima ed ultima edizione dei "Corsi estivi" muratoriani; essa si svolge ora a Lazise.

226

Veca, p. 127.

227

Incontro descritto in Veca, p. 127 e 132-133.

124


L'INCONTRO DI SAN VIGILIO TRA L'ARCIVESCOVO

MONS. URBANI E LE AUTORITÀ CIVICHE DI VERONA (1955)

Il 26 dicembre 1954 moriva il Vescovo di Verona (1923-1954), il genovese mons.

Girolamo Cardinale, cui era toccato reggere la nostra diocesi nel tremendo periodo

della guerra.

Don Rodella, già nel 25° anniversario della nomina episcopale lo aveva

definito come "Defensor civitatis", cioè come "Colui che, assumendosi tutte le

responsabilità di una popolazione e di una città in balìa di eventi paurosi, con tutte

le sue armi ha difeso i deboli, ha affermato la forza del diritto, la legge della carità.

Qui non è più lecito parlare sottovoce. Qui non c'entra la modestia. Senza questa

pagina, la rievocazione delle vicende di

Verona durante l'immane conflitto mondiale

mancherebbe della pagina più bella" 28 . Ora,

subito dopo il decesso di mons. Cardinale,

don Aleardo Rodella rivelava particolari

inediti e significativi dell'intimo affiato

pastorale del vescovo di Verona appena

scomparso ("Trentuno anni di fecondo

ministero episcopale - La sua prima lettera di

vescovo fu per una pecorella smarrita" 229 ).

A seguito della scomparsa di mons. Cardinale

e dopo che mons. Albrigi nel gennaio

del 1955 aveva rifiutato la proroga del proprio

incarico di Vicario generale diocesano

(anche probabilmente per allontanare da sé

la prospettiva di una sua probabile designazione

a Vescovo di Verona; e, secondo don

Rodella, egli sarebbe stato un ottimo vescovo

di Verona!) il Vescovo coadiutore mons.

Andrea Pangrazio, diventato ora "amministratore

apostolico" della diocesi veronese,

aveva dichiarato che, nel caso di una sua

designazione a Vescovo titolare della nostra

L'arcivescovo di Verona ( 19551958)

S.E. mons. Giovanni Urbani

(immagine tratta dal libro: "Don

Giuseppe Tosi, un prete per gli

universitari", Casa Ed. Mazziana,

Verona 1998).

228

«Venticinque anni di vita", in VF '25-7-'48, p. 3.

229 In VF, 27-12-'54, p. 3.

125


città, egli avrebbe nominato come proprio Vicario don Aleardo Rodella.

Nell'aprile del 1955 giunse invece la nomina a Vescovo di Verona del veneziano

mons. Giovanni Urbani. Appena saputo della nomina di mons. Urbani a Vescovo di

Verona, don Rodella (allora vicepresidente diocesano degli "Uomini cattolici")

pensò che una simile personalità avrebbe potuto aiutare grandemente la causa

universitaria veronese. Mons. Urbani infatti era un uomo di grande cultura e, per la

sua ultradecennale e dinamica esperienza quale 'Assistente nazionale dell'Azione

Cattolica" (1945-'55), da padre Lombardi era stato definito come "il Vescovo

d'Italia" 230 . Ben noto, ad esempio, era stato "il suo indefesso lavoro in Azione Cattolica

nelle regioni meridionali" 231 .

Mons. Urbani era assai amico sia del card. Pizzardo che dell'on. Guido Gonella

(vedasi la sua biografia nell'ultima parte di questo volume). Vi erano perciò tutte le

premesse perché il nuovo presule appoggiasse con entusiasmo la causa dell'Università

cittadina. Di fronte alla stagnazione della situazione della Muratori e dunque

anche del progetto universitario veronese, don Rodella si attivò subito per cercar di

coinvolgere in questo progetto il nuovo illustre presule di Verona. Egli sollecitò

i suoi amici della Muratori a preparare un numero speciale di "Nova historia" in

onore a S.E. mons. Urbani, per l'occasione del suo solenne ingresso in città,

previsto per il 9 giugno del 1955, festa del Corpus Domini.

Questo numero speciale di "Nova historia", intitolato "Zenonis Cathedra - Miscellanea

di studi in onore di S.E. l'arcivescovo mons. Giovanni Urbani", contenente

vari saggi riguardanti la storia ecclesiastica veronese (incluso l'articolo di L. Vecchiato

su: "La nomina del vescovo Matteo De Ribaldis e i privilegi universitari a

Verona") sarebbe stato pubblicato però solo il 18 novembre del 1955 232 .

Don Rodella, presumibilmente, gli parlò delle chances che la "sua" Scuola di

Servizio Sociale aveva di evolvere in facoltà universitaria. Egli ebbe modo di riferirgli

dei suoi contatti, avviati a tal fine già dal 1951 con Fon. Gonella. Mons. Urbani,

che aveva rapporti di grande stima e di gratitudine verso l'on. Guido Gonella 233 lo

230 VF suppl. speciale al n°25 del 1955, p. 2; in esso si veda a p. 6 l'articolo di don Rodella:

"Il Vescovo nella società".

231 Boll. Eccl. '58, 473-482.

232 Si veda a tale proposito l'Introduzione a questo"numero speciale di N.H." del 1955,

curata dallo stesso don Aleardo Rodella ed escissa nella copia di tale numero di N.H.

conservata alla Civica di Verona.

Subito dopo l'arrivo dell'arcivescovo mons. Urbani a Verona, don Rodella, che allora era

vicepresidente diocesano degli "Uomini dell'Azione Cattolica", lo contattò, per perorare

la causa dell'Università di Verona.

233 Vedasi in "Archivio Gonella, busta175, n. 70".

126


appoggiò in pieno e lo rassicurò di fronte ai vari ostacoli, provenienti sia da

università concorrenti, sia dal ministero della Pubblica Istruzione.

In piazza Vescovado, al ritorno da una visita pastorale, a don Rodella, che lo

aveva accompagnato, mons. Urbani conferì una sorta d'investitura speciale per

l'impresa universitaria: "Tu Aleardo vai avanti... io ti coprirò le spalle!". Don Rodella

affermò sempre d'essersi sentito assai rincuorato da tale esplicito sostegno: "questi

sono uomini!" - egli avrebbe poi sempre detto, a proposito di mons. Urbani"`'.

Dal 5 al 9 luglio 1955, don Rodella si recò a Roma (R.M.) e qui egli ebbe modo

d'incontrarsi con l'on. Gonella, poco prima dell'inizio della seconda edizione dei

corsi estivi della Muratori. Al suo rientro, don Rodella discusse con l'arcivescovo

mons. Urbani sull'opportunità di un incontro con le autorità civiche a proposito del

progetto universitario. Poco dopo, nel luglio del 1955, S.E. mons. Urbani presenziò

alla seconda edizione dei "Corsi estivi" della Muratori a Garda, incontrandosi qui

con l'amico on. Gonella, col quale potè scambiare idee anche sul progetto di realizzare

a Verona l'Università. Sia in don Rodella che nei suoi amici della Muratori

cresceva in tal modo l'aspettativa d'un fattivo sostegno alla loro iniziativa tanto da

parte del ministro Gonella, quanto da parte del nuovo ed illustre presule veronese.

Ai primi di agosto del 1955 (data presumibile), don Aleardo Rodella (Rove)

promosse ed organizzò il primo incontro tra l'arcivescovo di Verona e le

autorità cittadine sul tema dell'istituenda Università veronese. Come sede della

riunione, il prof. Vecchiato aveva proposto la "Locanda di punta San Vigilio" a

Garda.

Si trattò di un incontro a sei. Oltre all'arcivescovo di Verona S.E. mons. Giovanni

Urbani, a don Aleardo Rodella - che lo accompagnò in auto - e al prof. Lanfranco

Vecchiato, vi erano gli amministratori della città: il sindaco sen. Giovanni

Uberti (primo cittadino dal giugno 1951 all'aprile 1956 e grande amico di Gonella),

il presidente della Provincia avv. Luigi Buffatti (in tale carica dal giugno 1951

al 1961, protagonista nel 1948 della fondazione del "Consorzio Z.A.I." e presidente

della Banca mutua popolare. di Verona dal 1954 al 1974) ed il presidente della Camera

di Commercio ing. Giulio Cesare Tosadori (in tale carica dal 1953 al luglio

1962). Tutti i convenuti erano particolarmente legati alla figura e alle idee dell'on.

Guido Gonella 235 .

Si può dunque dire che anche Pon. Gonella fosse idealmente e quanto mai

presente a tale riunione.

2" Rove.

235

Si veda, ad es., nell'archivio Gonella il tono delle congratulazioni rivolte da mons. Urbani

e dall'avv. Buffatti Gonella per la sua nomina - di breve durata - a ministro della

Giustizia nel luglio del 1953 - in Archivio Gonella, busta 175, n. 70 - o l'interesse

dell'on. Gonella per la nomina dell'ing. Tosadori nell'agosto del 1953 alla Camera di

Commercio di Verona - in Archivio Gonella, busta 21, n. 33.

127


La "Locanda di Punta San Vigilio" a Garda, sede del

primo incontro degli amministratori cittadini con

l'arcivescovo di Verona mons. Giovanni Urbani per la

questione universitaria (estate del 1955).

Sotto, da sinistra:

Sen. Giovanni Uberti

Sindaco di Verona (6-'51/4-'56)

Avv. Luigi Buffatti

Pres. Provincia (6-'51/4-'61)

Ing. Giulio Cesare Tosadori

Pres. Cum. Commercio ('.53/7 2 62)

(Queste immagini sono tratte da LA, 7-11-'84, p. 7).

Al suo arrivo all'ingresso della locanda di punta S. Vigilio, l'arcivescovo mons. Urbani

fu accolto con un profondo e reverente inchino dal gestore dell'albergo, il mitico Mr.

Walsh (Rove), che in quella stessa locanda verso la fine degli anni '40 aveva ospitato

anche il cancelliere inglese sir Winston Churchill 236 .

Seduti di fronte all'incomparabile panorama del vasto bacino del basso lago, la

conversazione si avviò proprio col rilievo della posizione strategica della nostra città

e della nostra provincia. Questa posizione aveva contribuito non poco anche alla sua

passata e troppo obliàta importanza storica. La nostra città si trova infatti al centro di

una virtuale "regione Adige-Garda-Mincio" (comprendente le province

236

Walsh, da sempre orgogliosamente agnostico e "liberai", in punto di morte si sarebbe convertito al

cattolicesimo e questo fatto, curiosamente, era stato previsto molti anni prima da mons. Monachino;

testimonianza del prof Pimazzoni.

128


di Mantova, Brescia, Trento e la "scaligera" Vicenza). Essa è posta all'incrocio tra due

fondamentali assi viari del Nord Italia e rappresenta la naturale porta d'accesso all'area

germanica. Non solo la sua fortunata posizione, ma anche le lungimiranti iniziative

intraprese dai suoi amministratori - e specialmente il "Consorzio Z.A.I.", istituito nel

1948 tra gli stessi tre enti rappresentati ora a quell'incontro - avevano contribuito al

grande sviluppo dei suoi traffici, del suo commercio e alla sua prorompente

espansione economica. Date queste premesse, proprio in queseestate del 1955 che

aveva visto nascere una fondamentale istituzione europea quale il «Mercato Comune

Europeo" (M.E.C.) - istituito il 2-4 giugno 1955 - la sprovincializzazio-ne di Verona e

la sua crescita economica sembravano destinate ad un'ulteriore accelerazione. Gli

amministratori erano ovviamente particolarmente interessati agli aspetti dello

sviluppo economico della nostra città. Così, da quanto esposto in N.H. sett.-dic. '55, p.

4, possiamo ipotizzare che proprio in questa circostanza, i tre dirigenti degli enti civici

avessero sostenuto la necessità di dar avvìo a Verona - oltre alle scuole già istituite

dalla Muratori - anche ad una Scuola di Commercio Estero che sarebbe stata

funzionale allo sviluppo delle imprese cittadine e della Z.A.I.- 37 .

Si rendeva ora necessario però osare di più e guardare anche ad una nuova e

lungimirante iniziativa per il progresso culturale della nostra città: si richiedeva un

impegno comune per giungere all'istituzione dell'Università nella nostra città. Le

difficoltà che si frapponevano alla realizzazione di una "libera Università" a Verona

erano ben note: l'ostilità proveniente dagli atenei viciniori (e specialmente quella di

Padova, già manifestatasi nel 1953) e la minaccia di un mancato riconoscimento

giuridico da parte del ministero della Pubblica Istruzione alla nostra, come ad ogni

altra «libera università" che si fosse tentato di istituire in Italia. Si poteva contare sul

sostegno dei parlamentari veronesi, ma esso nel '53 non era bastato. Si era certi di

poter avere il massimo aiuto da parte dell'on. Gonella; si chiedeva ora, in aggiunta, di

poter contare anche sul sostegno del nuovo e prestigioso arcivescovo di Verona,

illuminato uomo di cultura e "Vescovo d'Italia", S.E. mons. Giovanni Urbani.

Al termine della cena dunque, levatosi in piedi davanti all'arcivescovo e tutto

compreso dalla solennità del momento, l'avv. Buffatti proclamò: "Se Lei,

Eminenza, sposa la causa dell'Università di Verona, noi la seguiremo!" (Rove).

Si giunse così, durante questa "storica" cena, alla prima vera promessa d'impegno

per la fondazione dell'Università di Verona. Vi era qui anche prefigurata la

costituzione del "Consorzio Universitario", che sarebbe poi sorto effettivamente nel

237

Essi avvieranno poi nel 1956, un primo abbozzo di una Scuola di Commercio Estero - BU, pp. 7-

8; BOR, p. 2 - al di fuori però dell'ambito della Muratori: nel prospetto delle "Scuole e corsi

annessi della Muratori per l'anno accademico 1956-'57" infatti non vi è traccia di una Scuola di

Commercio Estero - Rodo, 1?-'57.

129


1959, tra Comune, Provincia e Camera di commercio. «Tuttavia, in questo

incontro di S. Vigilio, si era ancora solo all'inizio dell'avventura

universitaria veronese" (Rove).

Dal 12 al 16 agosto 1955 don Rodella si recò a Boscochiesanuova (R.M.) e

qui egli potè nuovamente parlare con l'on. Gonella, riferendogli gli esiti del

recente incontro svoltosi alla locanda di S. Vigilio.

L'importante incontro di punta San Vigilio aveva destato grande aspettative

nei dirigenti della Muratori: verso la fine del 1955 il prof. Vecchiato rievocava

ancora i temi in esso trattati (posizione geografica di Verona, suo potenziale di

sviluppo economico, auspicio di una scuola di commercio estero, ecc.) in un

suo articolo pubblicato su Nova historia: «Non può essere ambiziosa

aspirazione (la Muratori N.d.R.) in una città la cui amministrazione civica ha

dato prove titaniche... allo scopo di realizzare case, strade, ponti... Verona,

con la ripresa di questo secondo dopoguerra, ha superato di gran lunga i

confini di città periferica... È al centro di una vasta zona e su Verona gravita

molta parte della regione veneta e del complesso geografico del bacino

lacuale... la sua zona agricola-industriale (consorzio Z.A.I.) corrisponde ad

energie insopprimibili, che un'aristocrazia dirigente ha voluto ed attuato con

vantaggi indiscutibili... I suoi rapporti con l'estero non solo europeo... sono

tali da poter giustificare che a Verona la «Muratori" a mezzo di nuove

iniziative prepari coloro che nelle grandi industrie e nelle grandi aziende si

dedicano ai rapporti internazionali... come il Muratori il quale diede nei suoi

studi un indirizzo oltre che storico puro, anche economico, giuridico,

sociale..." (N.H. 25 dic. 1955, p. 1).

130


IL 1956: ANNO DI STALLO PER LA MURATORI

Per tutto il 1956, alla Muratori, tanto la "Scuola di Scienze storiche", quanto la Scuola

di Servizio Sociale restarono in condizione di stallo: senza alcuna concreta prospettiva

di ottenere un riconoscimento statale.

Inoltre, come s'è già detto nel capitolo sulla Scuola di Servizio Sociale, dal gennaio

del 1956 la Muratori cambiò nuovamente la propria sede: dal Maffei essa dovette

trasferirsi all'interno delle mura viscontee, in via Pallone, 9a. La sede "maffeiana" della

Muratori, infatti, dal dicembre del 1955 non era più stata disponibile: le aule dell'ala

nord del Maffei

occupate dalla

Muratori dovevano

esser demolite, in

previsione dei lavori di

rifacimento del vecchio

liceo Maffei. 238

La sede delle varie scuole dell'Istituto

Muratori, dall'anno 1955/'56 è

all'interno delle mura viscontee, in via

Pallone 9A.

A memoria dell'attività dell'Istituto

Muratori presso tale sede è tuttora

visibile la copia di un antico

bassorilievo raffigurante un trittico con

Madonna e santi (il cui originale è in S.

Maria Matricolare) fattavi apporre

negli anni '60 dal prof. L. Vecchiato.

La provvisorietà della sede della Muratori (Istituto Seghetti, liceo Maffei, mura

viscontee) come ammetteva lo stesso Vecchiato ( Veca), rappresentò sempre un suo

punto debole ed un ulteriore ostacolo sulla via del suo riconoscimento legale.

L'impegno delle autorità sancito nell'incontro di San Vigilio stava comunque per

esprimersi in un primo atto concreto. Nell'aprile del 1956 si era infatti alla vi-

238

Per l'ottenimento della disponibilità della nuova sede di via Pallone era stato determinante

l'interessamento di don Rodella presso il Segretario generale del Comune di Verona dott.

Tullio Riolfatti - Veca, p. 94, Veca, p. 124.

131


gilia di importanti elezioni amministrative e l'on. Gonella era a Verona per i ludi

elettorali. Sul manifesto elettorale - quasi certamente su istanza di Gonella e di

Uberti - la D.C. veronese dichiarava, ora per la prima volta "apertis verbis" il proprio

impegno per la realizzazione dell'Università a Verona:

"La D.C... si propone di:...

3) agevolare la Scuola superiore di scienze storiche, avendo per obiettivo

l'istituzione in Verona di Facoltà Universitarie". 239

Le elezioni amministrative del 27 maggio 1956 decretarono un ampio successo della

D.C., che salì "dai 44mila voti del 1951 ai 5lmila del 1956" (BO, 140, n. 42).

Dopo questa vittoria elettorale tuttavia, all'interno della D.C. veronese si aprì

uno scontro generazionale°.

Il vero nodo della questione, emerso subito nel nuovo consiglio comunale, era

però di natura ideologica e riguardava il tema dell'apertura a sinistra."'

Subito dopo le elezioni, in veste di presidente del nuovo consiglio comunale,

Uberti "aveva esplicitamente richiesto di essere riconfermato sindaco".

Tuttavia "Gozzi, capogruppo democristiano, nel suo discorso d'apertura parlò per

la prima volta apertamente dell'opportunità politica di un allargamento della

maggioranza a sinistra. Il risultato fu che Uberti... si alzò e se ne andò..." (ibidem,

140). Di fronte alla prospettiva di un'apertura della giunta alle sinistre, in modo

"tranchant" Uberti proclamava dunque il ritiro della propria candidatura.

... "Venne convocato l'Esecutivo provinciale, che designò alla carica (di

sindaco) il trentacinquenne Giorgio Zanotto" (BO, 140).

Dopo il monocolore D.C. di Uberti, nel giugno del 1956 il nuovo sindaco di Verona

dott. Giorgio Zanotto (1920-1999) formò una giunta D.C. - P.S.D.I. e nominò

come vicesindaco Dino Dindo, del P.S.D.I."'

239 Si veda copia di tale manifesto, in Veca 12a.

240 I giovani della sinistra D.C. erano infatti sempre più insofferenti verso i metodi autoritari

della "vecchia leadership": come affermava Rossi - BO, 138 - "Uberti pretendeva che

nelle elezioni ci fosse una rigidissima disciplina nell'appoggiare le candidature di

partito", senza tener minimamente conto delle proposte delle correnti.

241 L'opportunità di una tale apertura era il leit-motiv della corrente dossettiana, sempre più

influente a livello governativo. A livello nazionale essa era capeggiata dall'on. Amintore

Fanfani - già docente di Economia alla "Cà Foscari" di Venezia e alla "Cattolica" di Milano

- e dall'on. Aldo Moro - professore di Scienze politiche alla "Sapienza" di Roma. I

fanfaniani a Verona avevano come referente l'on. Giuseppe Trabucchi. "Noi della sinistra

- diceva Gozzi - fino da allora... avevamo a lungo dialogato col Partito socialista"; invece

"Uberti - ricordava Erminero - era radicalmente indisponibile al dialogo. Un'alleanza con

i suoi storici nemici per lui era semplicemente inconcepibile" - BO, 140.

242 Iscrittosi nel 1939 alla facoltà di Economia della veneziana "Cà Foscari", Zanotto ebbe

qui come insegnante di Storia economica il prof. Amintore Fanfani. Costui lo avviò allo

132


Il dott. Giorgio Zanotto

sindaco di Verona da11956 al 1964

Con lettera del 7 giugno 1956, inviatagli dal segretario

provinciale della D.C. dott. Giulio Bisoffi

(Veca 12 e Veca, p. 12c), il prof. Lanfranco Vecchiato

ottenne, "non richiesta" (Veca, p. 55), la nomina a

consigliere comunale della D.C. In tale veste egli

potrà seguire anche a livello politico la vicenda universitaria

veronese. Con la fine di quest'anno scolastico, inoltre Vecchiato

dovette interrompere l'insegnamento di lettere in città, al "liceo scientifico

Messedaglia": ottenuta la nomina a preside, infatti, egli si trasferì a dirigere

istituti scolastici della provincia, dapprima a Desenzano e poi a San Bonifacio.

Egli rientrerà a Verona, come preside del liceo "Messedaglia", solo nel 1959.

L'allontanamento di Vecchiato da Verona fu probabilmente uno dei motivi che

determinarono la sospensione delle pubblicazioni della rivista “Nova historia" (organo

della "Muratori", diretto dal prof. L. Vecchiato). Col fascicolo del luglio 1956,

"Nova historia" venne a cessare per quasi tre anni; «per difficoltà redazionali-orga-

studio delle opere di Jacques Maritain, cui Zanotto dedicò la propria tesi di laurea BO, 47.

Presidente diocesano della FUCI e poi giovane dei "Laureati cattolici", nel suo impegno

politico egli si richiamava all'area fanfaniano-morotea. Nel 1954 era stato nominato

assessore alle finanze nella giunta Uberti DBV, 893- 894. Rieletto sindaco di Verona nel

gennaio del 1961, Zanotto ricoprirà tale incarico fino al 1964.

A differenza della generazione di Uberti, le giovani generazioni della sinistra democristiana si

formavano su testi - di Maritain, di Mounier, ed altri autori - che rimandavano come modello

dell'agire politico ad una sorta di "socialismo cristiano". L'"Humani.sme intégral" di J. Maritain

1936; tr. it. Roma 1946 in particolar modo, era diventato il loro vademecum intellettuale. Dal

punto di vista dell'ortodossia cristiana, le tesi contenute in questo celebre testo si prestavano a

molte obiezioni. Lo stesso arcivescovo di Verona S.E. mons. Giovanni Urbani, nel 1957 diede

risalto alle pesanti critiche rivolte a questa discutibile opera di Ma-ritain, da padre Messinèo

sulle pagine di «Civiltà Cattolica" vedasi: S.E. mons. G. Urbani, in "Il problema dell'uomo

oggi", coll. Didaskalejon", lezioni ai giovani sacerdoti, tenute a Spiazzi dal 7 al 13 luglio 1957;

ed. Curia vescovile, Verona, 1958. Per mons. Rodella, gli scritti politici di Maritain costituivano

la parte più debole di tutta la sua produzione veda-si la conferenza di mons. Rodella su: "Il

messaggio di Maritain nel centenario della nascita", svoltasi a Verona, in Castelvecchio, il 18-

2-1983.

133


nizzative" (N.H. genn-marzo '59, p. 79) riprendendo le proprie uscite solo dal 25

marzo 1959. 243

Domenica 17 luglio 1956 a Garda, presso la Villa dei Conti Degli Albertini,

prese avvìo la terza edizione dei "Corsi estivi per universitari e laureati

europei" (RodoMU, 1/'57; N.H. genn-giugno '56, p. 164).

Presenziarono l'arcivescovo di Verona mons. Giovanni Urbani, l'allora ministro

per la Riforma burocratica on. Guido Gonella, e molte altre autorità politiche e

diplomatiche. Alle ore 18, nel discorso di apertura Fon. Guido Gonella "ribadisce il

concetto dell'Europa e... la posizione dell'Italia nel quadro... dei Paesi occidentali

allineati a far argine al comunismo russo" (N.H. genn-giugno'56, p. 163). Del

corpo docente dei "Corsi estivi", in questa loro edizione, facevano parte il prof.

Ernesto Pontieri, il prof. F. Tagliamonte (capo ufficio stampa della CECA a Roma),

il prof. mons. Monachino (decano della facoltà di Storia ecclesiastica

dell'Università Gregoriana di Roma), i proff. Vittorio Franchini, A. M Ghisalberti,

Leopoldo Sandri (tutti dell'Università di Roma), altri docenti delle Università di

Bologna, Modena e Bolzano (Mor, Torre, Magnino) i già citati docenti presso la

Scuola di Scienze Storiche proff. Vaccari, Avena, Calderini, Concetti, Spezzaferri

(direttore del liceo musicale "Dall'Abaco").

In questo periodo, Gonella iniziò a muovere i primi passi per raggiungere

"l'obiettivo dell'istituzione in Verona di facoltà universitarie". A tale scopo egli si

servì della collaborazione del prof. Ernesto Pontieri, allora ancora attivo come dirigente

al ministero della Pubblica Istruzione, il quale assunse in tal modo un ruolo

di collegamento con i dirigenti della Muratori e specialmente con don Rodella.

Il 4 agosto 1956 vi fu la chiusura ufficiale dei "Corsi estivi"della Muratori a

Garda. Il discorso di chiusura venne tenuto dal prof. Ghisalberti dell'Università

di Roma e poi, alle ore 11, dall'arcivescovo di Verona mons. Giovanni Urbani.

I corsi, che avevano riscosso grande successo, si prolungarono per altri dieci

giorni, dopo la loro formale conclusione del 4 agosto (e cioè fino al 14 agosto).

Si era giunti così alla fine del sesto anno di vita della "Scuola di Scienze

storiche" della Muratori, ma anche al termine del primo triennio della Scuola di

Servizio Sociale. Era già in vista il rilascio dei primi diplomi della Scuola di

Servizio Sociale (previsto per il febbraio del 1957) ma neppure ad essa da Roma era

ancor giunto alcun riconoscimento giuridico.

243

134

Proprio nel cruciale triennio 1956/1959 venne dunque a mancare una preziosa fonte d'informazioni

sull'attività della Muratori. In questo stesso triennio tuttavia si fece sempre

più frequente la documentazione di don Rodella - Rodo - a conferma anche del ruolo

sempre più importante da lui assunto in questo triennio decisivo e conclusivo della

fondazione universitaria veronese.


Tra il 10 ed il 13 agosto 1956, don Rodella s'incontrò

con l'on. Gonella a Boscochiesanuova (R.M.)

per cercar di smuovere la situazione di stallo in cui

si trovava la Muratori e dunque anche la Scuola di

Servizio Sociale.

Gonella gli suggerì di dar formale veste giuridica

di "Istituto" alle varie "Scuole" della Muratori,

redigendone un idoneo statuto.

Ciò avvenne i121 novembre del 1956, con atto

formale stilato davanti al notaio Marcello Salvi, nel

suo studio di via S. Silvestro, 1 244 .

Lo statuto dell'Istituto Muratori contemplava la costituzione di un "Comitato

promotore", formato dai seguenti "soci fondatori":

• l'on. Guido Gonella (presidente onorario);

• il prof. Pietro Vaccari (presidente delle scuole muratoriane);

• il prof. Lanfranco Vecchiato (direttore della Scuola di Scienze Storiche, autorizzato

alla firma anche per conto dell'on. Guido Gonella, per successive

eventuali modifiche dello statuto)

• il prof. don Aleardo Rodella (direttore della Scuola di Servizio Sociale);

• il prof. don Pietro Rossetti (direttore della "Scuola di Scienze Sociali").

Lo statuto prevedeva l'evoluzione di tale "Istituto" in facoltà universitaria.

Subito dopo, nel dicembre del 1956, il prof. Ernesto Pontieri (amico di Gonella e della

Muratori, rettore dell'ateneo di Napoli ed alto dirigente del ministero della P.I.) s'interessò

attivamente presso il Ministero della Pubblica Istruzione (Veca, p. 119-120) per far

approvare questo statuto dell'Istituto Muratori, ma invano: esso infatti venne bocciato. "Al

Ministero, infatti, non andava a genio che la Muratori avesse un ordinamento didattico di

tipo universitario" 245 .

Dopo questa prima bocciatura, con intento strumentale e dilatorio, il Ministero

della Pubblica Istruzione chiederà in seguito sempre continue modifiche nello

statuto della Muratori. Uno dei principali ostacoli alla sua approvazione era co-

244

RodoMU, 22-11-'5Z p. 1-2-segg; Veca, p. 11 e Veca, p. 121-122.

245

Veca, p. 120.

135


munque rappresentato dalla mancata precisazione in esso di un chiaro impegno da

parte degli Enti finanziatori a garantirne il sostentamento "in modo stabile e

continuativo».

Nell'anno successivo (1957) lo statuto della Muratori verrà modificato a più

riprese, senza tuttavia mai raggiungere l'obiettivo del riconoscimento ministeriale.

Una sua prima modifica dello statuto verrà fatta il 18 gennaio 1957, "sfumando"

l'intenzione universitaria dell'Istituto e indicandone le fonti di sostentamento

economico, senza però che ne risultasse un finanziamento stabile, mancando in

merito delibere chiare degli enti civici 246 . Una sua seconda modifica avverrà 1'8

giugno 1957 (a seguito di osservazioni ministeriali del 6-5-'57). Una terza modifica

sarà attuata il 22 novembre 1957, su richiesta dell'11-10 2 57 da parte del Consiglio

superiore della Pubblica Istruzione e su richiesta del 12-11-'57 da parte del sottosegretario

prof. Scaglia 247 .

246

Rodo MU, 21-11-5Z p. 3.

247

RodoMU, 22-11-'57, pp. 1-2; Rodo, 19-4-58; Veca, p. 11, 16, 119-120.

136


DON RODELLA PUNTA SU "ECONOMIA" (1957)

(SCELTA SUGGERITA DAL PROF. PONTIERI)

Nonostante le recenti bocciature dello Statuto dell'Istituto Muratori (dicembre

1956 e 18 gennaio 1957) don Rodella ostentava fiducia sull'esito della battaglia

veronese.

Fu così che il 10 marzo del 1957 (R.M.), recatosi all'Istituto Cavanis"di Venezia

(scuola retta da religiosi, nella quale in passato aveva insegnato lo stesso mons. Urbani)

per tenere una conferenza di antropologia (accompagnato dall'amico prof.

Piero Leonardi, docente di antropologia all'Università di Ferrara, che aveva un figlio

al "Cavanis"), don Rodella annunciava che a Verona sarebbe presto sorta l'Università.

Tra il pubblico tuttavia erano presenti anche alcuni accademici di "Cà Foscari",

che evidentemente a tale annuncio si allarmarono. Esso aveva un sapore di

sfida e di "revanche" nei confronti dell'antica Dominante. Il sasso era stato gettato,

e... - specialmente dopo la definizione a breve del progetto veronese di una facoltà di

Economia - qualche onda "politica" si sarebbe mossa! La facoltà di Economia della

"Cà Foscari" era infatti la sede d'insegnamento dell'on. Amintore Fanfani.

Da questo momento, secondo don Rodella, ebbe inizio l'opposizione della facoltà

di Economia dell'Università veneziana di "Cà Foscari" nei confronti dell'iniziativa

universitaria veronese. Essa assunse dapprima la forma di un sotterraneo

ostruzionismo (Rove) e poi, dal novembre del 1959 - come si vedrà 248 - quella di

un'aperta ostilità.

Nel febbraio del 1957 s'era conclusa l'ultima sessione del primo triennio della

Scuola di Servizio Sociale, che però non aveva ottenuto alcun riconoscimento legale

dal Ministero. S'era deciso nel frattempo d'istituire in tale scuola un ulteriore anno di

specializzazione. Don Rodella tuttavia era intimamente preoccupato dall'eventualità

che tale situazione di stallo potesse prorogarsi a tempo indefinito. Così, il 24 aprile

1957 egli si recò a Roma (celebrò nella chiesa del Gesù, davanti alla segreteria D.C.;

R.M.) per consultarsi nuovamente con l'on. Gonella.

Per ulteriori indicazioni Gonella lo inviò poi dall'amico prof. Ernesto Pontieri,

rettore dell'Università di Napoli.

Il prof. Pontieri, storico di fama internazionale, dal 1946 al 1951 era stato collaboratore

dell'on. Gonella al ministero della Pubblica Istruzione (GOPI, vol. 1, p.

XV) e con la sua nomina nel 1950 a rettore dell'ateneo federiciano, Gonella gli aveva

affidato il compito di risanare la precaria situazione di quell'Università (vedasi la

lettera di Pontieri a Gonella, dopo aver ricevuto le "Note religiose" di Pia Gonella,

248

LA, 25 e 26-11-'59.

137


in Archivio Gonella: serie 12. 1, fascic. 4, busta 164). Come s'è detto, nel dicembre

del 1956 Pontieri s'era già fattivamente interessato - quale membro del "Consiglio

superiore della Pubblica Istruzione - direzione Università" - per cercar di far

accettare al ministero della Pubblica Istruzione lo statuto della Muratori.

Dal 25 al 28 aprile 1957 don Rodella fu dunque a Napoli (celebrò ogni giorno

presso il"Collegio Universitario"; R.M.). Qui egli s'incontrò col prof. Ernesto

Pontieri, che aveva già avuto modo di conoscere a Garda, durante i "Corsi estivi"

della Muratori.

A Napoli, dal prof. Pontieri don Rodella apprese che al Ministero della Pubblica

Istruzione v'era una totale avversità verso il riconoscimento di nuove facoltà di tipo

umanistico, date anche le frequenti richieste - provenienti specialmente dal meridione

- di facoltà quali Magistero, Lettere o simili. Pontieri avvertì don Rodella che

tanto la Scuola di Scienze Storiche della Muratori, quanto la sua Scuola di Servizio

Sociale erano ascritte dal Ministero della Pubblica Istruzione al settore umanistico e,

come tali esse non avevano "chances" di evolvere in facoltà universitarie.

Facoltà di tipo tecnico invece sembravano aver maggiori possibilità di

accettazione. Pontieri suggerì dunque a don Rodella qual'era, a suo avviso, la

facoltà tecnica provvista di maggiori chances: era la facoltà di Economia!

"Economia è la facoltà del momento!" - disse Pontieri a don Rodella - "Io

stesso - proseguì Pontieri - presso l'Università di Napoli ho da poco inaugurato

un corso di studi economici, che è stato letteralmente preso d'assalto dai giovani.

Questa materia attrae molto i giovani, anche perchè è in grado di offrir loro

numerose possibilità di sbocco professionale».

L'istituzione di questo tipo di facoltà inoltre è poco costosa, dato che essa non

richiede la creazione di laboratori, cliniche o altre onerose attrezzature!"

(Rove).

Alla fine di aprile del 1957 dunque il prof. Ernesto Pontieri consigliò don Rodella

di partire a Verona con una facoltà di Economia, anziché con una facoltà di

Servizio sociale o di Storia (proprio da un grande storico doveva venire il

consiglio di lasciar perdere con Storia!).

Il suggerimento pontieriano di Economia fu influenzato probabilmente tanto

dal clima politico europeista "del momento" (vedasi il punto 1), quanto dalla sua

adesione alle idee einaudiane (vedasi il punto 2):

1) Economia era "la facoltà del momento!". Era l'Europa che lo richiedeva!

In effetti... dopo l'istituzione del M.E.C. a Bruxelles il 2-4 giugno 1955,

dall'Europa era iniziato a giungere anche nel nostro Paese un forte impulso agli

studi economici.

Il 25 marzo 1957 poi, con la firma dello storico "Trattato di Roma" era nata la

C.E.E. e in una delle sue direttive veniva fortemente incentivata la creazione di

138


nuove facoltà di Economia e Commercio nei sei paesi aderenti a beneficio dello sviluppo

dell'economia comunitaria, che si trovava allora a combattere un'acerrima sfida

contro quella statalista e pianificata del blocco sovietico 249 .

2) Fin dal 1955 poi l'on. Luigi Einaudi aveva profuso un grande impegno per far

nascere nuove facoltà di Economia nel nostro Paese.

Nel maggio del 1955 infatti, concluso controvoglia il suo settennato alla Presidenza

della Repubblica, l'on. Luigi Einaudi aveva iniziato a svolgere il ruolo di "senatore

dell'Università", dedicando tutte le proprie energie a progetti di riforma e di sviluppo

dell'Università italiana. Egli insisteva in particolar modo per la realizzazione in Italia

di nuove facoltà di Economia, specialmente su iniziativa privata ("libere scuole e

libere facoltà universitarie" sul modello anglo-sassone) dalle quali potessero

diffondersi anche nel nostro Paese i principi di un liberalismo solidale. 250

Il prof. Pontieri da molto tempo era in collegamento con l'on. Luigi Einaudi. L'illustre

storico e rettore dell'Università di Napoli, infatti, in passato aveva scritto sulla «Rivista di

storia economica", fondata e diretta da Luigi Einaudi. Egli inoltre era direttore dell'Istituto

di studi storici di Napoli", del cui comitato direttivo faceva parte lo stesso on. Luigi

Einaudi, ed era infine membro dell'Accademia dei Lincei, della quale Luigi Einaudi era

vicepresidente 251 . Dallo stesso Einaudi dunque, il prof. Pontieri poteva aver derivato,

almeno in parte, il proprio interesse per l'istituzione di una facoltà di Economia. 252

Don Rodella ascoltò attentamente la proposta e le motivazioni addotte dal prof.

Pontieri. Egli riflettè inoltre su altri motivi, che contribuirono ulteriormente a fargli

prender in considerazione il consiglio del prof. Pontieri:

1) lo sviluppo economico della nostra città e provincia:

249 Si veda a tal proposito, ad esempio, la prolusione di Gonella ai corsi estivi di Garda del

1956; si pensi inoltre alla repressione sovietica della rivolta in Ungheria nell'ottobre del

1956 e alla creazione dell'EURATOM nel 1957 in seno alla C.E.E.

250

La sua visione economica ispirata ad Adam Smith, piuttosto che a Keynes, era in sintonia

col liberalismo cattolico di don Sturzo e di Gonella.

251 GOpi, vol. III, p. 133.

252 Nelle sue ricerche Pontieri aveva comunque sempre dimostrato interesse per la storia

dell'Economia. Egli aveva ereditato dal napoletano Giuseppe Salvioli l'attenzione all'"esigenza

di tener nel debito conto, ma senza lasciarsene dominare, anche il fattore

economico" — cit. da: Mario Del Treppo: "Ernesto Pontieri", in "Clio", rivista trimestrale

di studi storici, luglio-settembre 1982, ed. Scientifiche italiane, p. 318.

139


a) Verona era uscita dalla guerra, in ginocchio: ancora "nel 1952 un'inchiesta

parlamentare sulla miseria rivelò nella provincia di Verona il reddito

pro capite più basso di tutto il centro-nord" 253 .

b) con la costituzione fin nell'aprile del 1948 della Z.A.I. (importante artefice,

tra gli altri, lo stesso avv. Luigi Buffatti, di cui s'è accennato) erano

state poste le basi per un grande sviluppo economico della nostra città e

della nostra provincia.

c) dal 1955 a Verona s'iniziarono a percepire i primi segni di benessere economico

e vi fu il primo vero ottimismo, dopo i lunghi anni di povertà del

dopoguerra. Il 1955 fu l'anno in cui "si comincia a vedere una svolta netta

nelle condizioni di vita della popolazione... Durante il primo decennio del

dopoguerra c'è stata la grande fatica della ricostruzione, ma non si sono

visti immediatamente i frutti. Si lavorava per sopravvivere, non si

cambiava. È stato il 1955 l'anno in cui si è cominciato a percepire un netto

miglioramento... Il boom, come espressione e come coscienza socioeconomica

è più tardo (il vero "boom" economico giungerà solo nel 1960, quando

la Z.A.I. arriverà a contare ben 176 aziende! N.d.R.) ma in quell'anno

cruciale (1955) si sono incominciati a sentire diffusamente i primi effetti

benefici del nuovo sviluppo" 254 .

L'incipiente e prorompente sviluppo dell'economia veronese - pensò don Rodella

- necessitava indubbiamente del supporto di un'adeguata formazione dei giovani

veronesi negli studi economici: una formazione a livello universitario.

2) L'on. Luigi Einaudi invitava anche i sacerdoti a studiar l'economia, più che la

sociologia, essendo l'insegnamento di quest'ultima sempre più spesso ideologizzato

255 . In tal modo, in sintonia con le idee einaudiane e sturziane, in

questi anni a Roma era nata la facoltà di Economia, nell'ambito della "libera

Università Pro Deo" - già fondata nel 1948, con una prima facoltà di Scienze

sociali, presso l'Istituto San Tommaso d'Aquino" (probabilmente dov'è

rAngelicum" - Università domenicana, cioè poco lungi dalla Gregoriana e quasi

all'inizio di via Panisperna). Essa venne fondata dal domenicano belgaamericano

padre Felix Morlion: giornalista, esperto di comunicazione

253

254

255

BO, 126.

Cit. da: BO, 136-7.

Si veda: "Prediche inutili" di L. Einaudi, ed. Einaudi, Torino 1959, p. 391, ecc.: si tratta di

una raccolta di articoli di Einaudi, usciti sulla terza pagina del "Corriere della sera" a partire

dal 1955.

140


di massa e di cinematografia

e forse uomo dell'intelligence

U.S.A., che era giunto in Italia

dalla Florida all'epoca dei

« Comitati civici", affermando

d'esser stato inviato dallo stesso

don Luigi Sturzo. 256

3) L'on. Guido Gonella — la principale

figura di riferimento per

l'iniziativa universitaria veronese

— era assai amico di Einaudi ed

assai prossimo alle sue concezioni

culturali.

La figura ed il pensiero politico di don Luigi Sturzo costituiva probabilmente il traitd'union

culturale tra Gonella ed Einaudi: si può dire che Gonella e don Sturzo erano dei

cattolici liberali, mentre Einaudi era un liberale cattolico (aveva studiato da giovane nel

collegio dei barnabiti alle scuole pie di Savona ed ora egli era in ottimi rapporti con Pio

XII). A riprova della stima e dell'amicizia di Gonella verso Einaudi, si ricorda come

nella primavera del 1955 Gonella s'era fatto promotore di un'importante iniziativa

parlamentare intesa a riconfermare l'on. Luigi Einaudi alla Presidenza della Repubblica

per un ulteriore settennato 257 . Sia Gonella, che Einaudi, prima che politici erano e si

sentivano professori universitari. L'insigne cattedratico di Economia ed ora "senatore

dell'Università" on. Luigi Einaudi non

256 Sulla figura di padre Felix Morlion "controversa" o resa tale dalla "disinformàtja" degli

intellettuali organici del nostro Paese, si veda, ad es., la buona opinione che si ricava da:

"Un domenicano tra S. Tommaso e Gramsci" di Claudio Siniscalchi, attuale docente

della LUMSA che ringraziamo per avercene fornita copia.

Padre Felix Morlion era stato a Verona nel marzo del 1947 e nella sala di S. Tomba, aveva

svolto una conferenza su "i moderni metodi di penetrazione nell'opinione pubblica", conferenza

cui si accedeva con biglietti d'invito distribuiti dalla direzione di "Verona Fedele" -

vedasi: VF, 23-3-'4Z In tale occasione ed in occasione di altre conferenze Morlion aveva

incontrato i dirigenti di "Verona Fedele", compreso Aleardo Rodella - Rove - che allora

era di fatto il braccio destro di don Gobbi, il direttore del settimanale diocesano.

Nel 1966 la "Pro Deo" avrebbe trasferito la propria sede a Roma nella «palazzina" di via

Pola 12. Qui nel 1974, quando padre Morliòn stava per morire, la "Pro Deo" venne

assunta finanziariamente dalla Confindustria, che la denominò "L.U.I.S.S.": "Libera

Università Internazionale degli Studi Sociali"; intitolandola poi alla figura di "Guido

Cadi".

257

GOPi, vol. III, p. 132.

141


poteva non stimare l'autore dell'unica riforma della Scuola che, per sottrarre

la Scuola italiana al monopolio statale, aveva incentivato la nascita di "libere

scuole" e di "libere Università" nel nostro Paese.

L'on. Luigi Einaudi inoltre era particolarmente affezionato alla nostra città,

dato che sua moglie, la nobile Ida Pellegrini, era veronese (originaria di

Castion verone¬se). Anche per questo motivo, da Presidente della Repubblica,

Einaudi si era recato spesso in visita alla nostra città ed in tali occasioni egli

si era sempre fatto accompagnare dall'amico on. Gonella 258 .

Einaudi con la consorte: la veronese Ida Pellegrini.

Ida Pellegrini nello studio di Einaudi,

significativamente accanto all'effigie di Cangrande.

Conclusi a Napoli i colloqui col prof. Pontieri, don Rodella si convinse della

bontà della sua proposta ed accettò dunque il suo consiglio di "partire a Verona

con una facoltà di Economia". Fu Pontieri dunque a dare l'idea di Economia, ma

don Rodella seppe accoglierla e farla decollare.

Da questo momento don Rodella non punterà più ad una facoltà di Servizio

Sociale - pur proseguendo a dirigere la Scuola di Servizio Sociale per altri undici

anni - bensì ad una facoltà di Economia e Commercio.

258

Per esempio: lunedì 26 luglio 1948 il neo-presidente della Repubblica on. Einaudi, accompagnato

dal ministro della Pubblica Istruzione on. Gonella, aveva assistito al Teatro

romano di Verona all'inaugurazione del festival shakespeariano; il 13 marzo 1949 poi,

Einaudi era stato nuovamente a Verona con l'on. Gonella per inaugurare la restaurata

stazione di Porta Nuova e la 51a Fiera dell'agricoltura.

142


LA CIRCOLARE MORO;

LEGISLAZIONE E STRATEGIA DELL'INIZIATIVA UNIVERSITARIA;

DON RODELLA DIRETTORE DELLA SCUOLA

DI COMMERCIO ESTERO (1957)

Appena rientrato a Verona dall'incontro con Pontieri, nel maggio del 1957 don Rodella

comunicò agli amministratori veronesi il "suo" nuovo progetto di dar vita ad

una facoltà di Economia e Commercio. Fin dall'epoca del citato "incontro di San Vigilio"

(1955) egli sapeva che i dirigenti degli enti civici veronesi erano assai sensibili

alla proposta di fondare una scuola attinente alle problematiche del commercio.

Dal luglio del 1956 nuovo sindaco di Verona era il dott. Giorgio Zanotto: come

don Rodella e come molti altri giovani intellettuali veronesi dell'epoca, egli era stato

allievo del filosofo veronese mons. Giuseppe Zamboni 259 ; dal 1956 inoltre

Zanot-to era docente di "Storia delle dottrine economiche" presso la muratoriana

"Scuola di Scienze Sociali C. Ferrini", nella quale insegnava lo stesso Rodella.

Dopo averlo fatto con Tosadori e Buffatti dunque, don Rodella riferì anche al dott.

Zanotto in merito al progetto di una facoltà di Economia a Verona.

A tal proposito, egli lo informò anche sulla disponibilità offerta dalla contessa

Giuliari a dar in affitto a prezzo di favore ed in seguito a donare il suo prestigioso

palazzo di via dell'Artigliere, quale sede dell'istituenda Università (per i contatti di

don Rodella con l'anziana contessa Giuliari si veda più avanti, al capitolo: "La fase

operativa per la facoltà di Economia").

Il mese seguente (giugno 1957) improvvisamente a Verona venne messa in

cantiere una nuova iniziativa: fu istituita una Scuola di Commercio Estero. Essa,

stranamente, era condotta da un ufficiale sanitario del Comune, il dott. Italo

Veronese"".

Già da un paio d'anni, in realtà - e cioè dall'epoca del famoso incontro di S.

Vigilio, avvenuto nell'estate del 1955 - gli amministratori veronesi dell'epoca (Buffatti,

Tosadori ed Uberti) avevano chiesto che potesse essere istituita a Verona una

Scuola di Commercio Estero e nel corso del 1956 essi s'erano attivati"' per dar vita

ad un primo abbozzo di tale scuola (e, come s'è già detto, ciò era avvenuto al di

fuori dell'ambito della Muratori).

Ormai tuttavia l'iniziativa per istituire una Scuola di Commercio Estero sembrava

dover esser ampiamente superata da quella nuova - pontieriana e rodelliana -

mirante a portare in Verona una facoltà universitaria di Economia e Commercio.

259

Rove, BO, 32.

260

Veca, p. 58, 128.

26i

BU, 9-10, BOR, 4.

143


L'iniziativa per la Scuola di Commercio Estero fu appoggiata dal sindaco dott.

Giorgio Zanotto 262 . Il 28 giugno del 1957 il Comune di Verona deliberava di prendere

in affitto, a prezzo di favore 263 una parte di Palazzo Giuliari quale sede della

prevista Scuola di Commercio Estero 264 .

La "circolare Moro"

I119 maggio 1957, l'on. Guido Gonella veniva nominato "ministro di Grazia e Giustizia

e Guardasigilli" nel governo Zoli. Egli conserverà tale incarico fino al 21

febbraio 1962, e cioè fino al terzo governo Fanfani.

Si può ben immaginare la gioia dei promotori dell'Università veronese alla notizia

di questa importante nomina governativa del Presidente onorario della Muratori.

Contemporaneamente, nello stesso governo Zoli, veniva designato quale ministro

della Pubblica Istruzione l'on. Aldo Moro (egli lo resterà fino al 15 febbraio 1959, data

nella quale egli otterrà l'incarico di "Segretario nazionale della D.C., ricoperto fino

alla fine del 1963"). Quest'ultima notizia probabilmente fu meno apprezzata dai

fondatori della Muratori. Uno dei primi atti dell'on. Aldo Moro quale ministro della

Pubblica Istruzione infatti, nel giugno del 1957, fu quello di emanare una Circolare

indirizzata "ai Rettori ed ai direttori di istituti di istruzione superiore", nella quale egli

rendeva nota la sua assoluta contrarietà alla creazione in Italia di nuove facoltà

universitarie e li vincolava a vigilare, in modo che iniziative di tal tipo venissero subito

bloccate.

Ecco alcuni passi della circolare-Moro:

"Non infrequentemente Enti ed Organismi Locali promuovono l'istituzione di corsi

d'insegnamento a carattere universitario, che non s'inquadrano nei principi direttivi cui,

conformemente ai voti del Consiglio Superiore, questo Ministero si va attenendo per

quanto concerne l'istituzione di nuove facoltà o università. Il Ministero non ha mancato di

render noto più volte che nessun valore legale è da attribuirsi ai corsi in questione. Questo

Ministero inoltre nell'esprimere il proprio vivissimo rincrescimento per l'inopportunità di

siffatte iniziative, ha ritenuto di dover far presente che ben più meritorie e fruttuose

sarebbero nel quadro delle istituzioni universitarie, quelle attività di Enti Locali che

fossero intese a potenziare gli Organismi esistenti sia

262 Rove.

263

BO, 157.

264

VEF, 2006, p. 96; LA, 28-6-'57.

144


mediante contributi alle Università viciniori, sia mediante la ricreazione

di Collegi Universitari, nei quali potrebbero essere soddisfatte, e in modo

ben più adeguato, le aspirazioni degli studenti meritevoli, le cui famiglie

non risiedano in città sedi di università.

Gravissima poi è la circostanza che alcuni professori di ruolo delle

Università svolgano la loro opera - con incarichi di insegnamento ed altre

forme - presso le istituzioni private di cui trattasi. Tale collaborazione... non

si concilia con gli obblighi didattici che i professori stessi sono tenuti ad

adempiere presso gli Atenei cui sono organicamente assegnati etc.. Tutto ciò

premesso questo Ministero, sentita anche la Sezione Prima del Consiglio

Superiore, ritiene opportuno pregare le S. S. V. V di voler richiamare su

quanto sopra la più viva attenzione dei professori predetti, invitandoli ad

astenersi dal dare la propria opera, sotto qualsiasi forma, ai corsi in

questione" 265 .

L'opposizione del ministro della Pubblica Istruzione on. Moro verso il riconoscimento

ministeriale di nuove facoltà era poi tassativa per facoltà di tipo umanistico,

quali quella di Magistero (facoltà ormai effettivamente obsoleta ed inflazionata,

specialmente nel Meridione). La presidenza dell'UNURI, in sintonia con l'on.

Moro, in questo stesso periodo precisava infatti che:

"le richieste di riconoscimento concernono in gran parte facoltà di magistero (facoltà

anacronistica, da riformarsi integralmente, a giudizio quasi unanime) e facoltà

letterarie in genere, venendo a costituire centri di interessi economici e di conserva -

zione inutili, perché non rispondenti né a necessità culturali, né a interessi del

mondo della produzione" (riportato in: Rodo UNURI, 28-2-'59, p. 11).

Nel luglio del 1957, alla quarta edizione dei "Corsi estivi per universitari e laureati

europei" organizzati a Garda dalla Muratori non fu presente l'on. Guido Go-nella 266

impegnato a dar avvio al suo nuovo ed importante incarico al ministero di Grazia

e Giustizia (iniziato il 19 maggio 1957). Quasi in sua rappresentanza vi era

comunque il prof. Ernesto Pontieri.

Con il prof. Pontieri don Rodella ebbe modo ora di commentare la

recente circolare-Moro, che dimostrava come fosse sempre più impervia la

strada che conduceva alla realizzazione di nuove facoltà universitarie, tanto

più se si trattava di "libere facoltà". In ogni caso, si poteva sperare

maggiormente solo con l'istituzione di facoltà tecniche, quali per l'appunto la

facoltà di Economia e Commercio.

265 La circolare Moro del giugno 1957 è riportata tra i Rodo, nel bollettino dell'UN URI - Unione

Nazionale Universitari in Ruolo Italiani - del 29-2-'59, p. 10.

2" VEF, 2007, p. 421.

145


Don Rodella ed il prof. Pontieri a Garda,

all'ingresso della Villa dei conti Degli

Albertini, in occasione dei Corsi estivi

dell'Istituto Muratori (estate 1957?) (foto

conservata nell'archivio Rodella"). Il prof.

Pontieri nella primavera del 1957 aveva

lanciato l'idea di iniziare l'Università a

Verona con una facoltà di Economia; don

Rodella per primo accolse tale idea ed

iniziò a darle attuazione pratica.

Don Rodella ed alcune personalità

all'ingresso della villa dei conti Degli

Albertini a Garda, forse ne11957: (foto

dall'archivio Rodella"). Nelle prime due

foto in basso don Rodella è accanto al

prof. Ernesto Pontieri;

nella foto in basso a sinistra, il primo a

destra è il sindaco di Garda prof.

G. Pimazzoni;

Nella foto in basso a destra, don Rodella

conversa con l'on. Giuseppe Trabucchi.

146


In questo stesso periodo e, probabilmente ancora in occasione degli stessi "Corsi

estivi" di Garda, don Rodella contattò nuovamente il sindaco Zanotto e gli suggerì

d'invitare in Municipio il prof. Ernesto Pontieri per aver da lui ulteriori informazioni

in merito all'opportunità dell'istituzione di una facoltà di Economia a Verona. Zanotto

ospitò dunque a palazzo Barbieri il prof. Pontieri e, a nome della città, omaggiò

l'illustre accademico dei Lincei con un quadro di pregio (Rove).

L'iniziativa della Scuola di Commercio Estero proseguì tuttavia a pieno ritmo.

Venne nominato il preside di tale scuola nella persona del prof. Franchini (romano,

docente di Storia economica 267 di area fanfaniana 268 ) e a ciò fece seguito la nomina di

vari altri docenti.

Il progetto elaborato dal dott. Italo Veronese contemplava la realizzazione di un

"Consorzio" fra enti (Comune, Provincia e Camera di commercio) per il finanziamento

della Scuola di Commercio Estero 269 , consorzio che "se fosse stato deliberato, ...

avrebbe rimandato per sempre quello concluso nel 1959 per dare il via alla Libera

Facoltà di Economia e Commercio" 27 °. Questo consorzio appariva ovviamente in

competizione diretta con quello richiesto per il riconoscimento giuridico dell'Istituto

Muratori (riconoscimento bocciato anche nel giugno e nel novembre del 1957).

L'iniziativa della Scuola di Commercio Estero non fu probabilmente una manovra

"deviazionista", ma essa fu avvertita come tale sia da Vecchiato che da don

Rodella 271 . Il primo temeva inizialmente che essa potesse ostacolare l'iter di una

facoltà di "Scienze storiche" 272 , il secondo che essa potesse deviare la realizzazione

della facoltà di Economia (Rove). Entrambi cercarono dunque di assorbirla all'interno

della Muratori.

Legislazione e strategia dell'iniziativa universitaria

Nell'estate del 1957 don Rodella approfondì particolarmente lo studio della legislazione

scolastica e giunse ad una buona conoscenza degli aspetti giuridici ri-

267 Veca, p. 128/129.

268 VEF, 2007, p. 423.

269 Veca, p. 58 e 128.

270 Veca, p. 128.

271 Rove.

272 Veca, p. 57-58.

147


guardanti l'istituzione di nuove libere Università. Se ne riassumono qui gli aspetti

fondamentali- 73 .

La legislazione vigente nel 1957 per la costituzione di una "libera Scuola superiore"

o di una "libera Università" si richiamava all'art. 1 del Testo Unico delle

leggi sull'Istruzione superiore (1933) in base al quale: "l'istruzione superiore è

impartita nelle Università (o nelle scuole superiori) governative e nelle Università

(o scuole superiori) libere".

In base all'art. 2 dello stesso T.U.: "l'istituzione di nuove Università governative

non può aversi se non per legge formale dello Stato" (con conseguente integrazione

della "tabella delle Università statali", annessa all'art. 2 del T.U.).

In base allo stesso articolo, "le Università libere sorgono invece per iniziativa di

Enti pubblici o privati, ma devono ottenere un riconoscimento con Decreto del

Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio Superiore dell'Istruzione. Solo con

questo decreto esse diventano persone giuridiche pubbliche e possono conferire titoli

accademici validi". (Esempi di "libere Università"erano allora l'Università Bocconi di

Milano, l'Università Cattolica del Sacro Cuore a Milano, l'Università di Urbino).

Mentre l'art. 14 del T.U. (1933) escludeva per le "libere Università" un contributo

a carico del bilancio dello Stato, la legge modificativa del 18 dicembre 1951 n.

1551 all'art. 14 aveva introdotto la possibilità di tali contributi. La questione rimandava

alla controversa interpretazione dell'art. 33 - comma 3 - della Costituzione,

dibattuto il 27 e 28 aprile 1947 27 .

In base a questa normativa, fintantoché non avessero ottenuto il riconoscimento

statale, le "libere Università" erano solo "enti privati di istruzione", cioè "enti di

fatto" senza alcuna rilevanza giuridica, privi dunque sia della capacità di produrre

titoli validi, sia della possibilità di ottenere un finanziamento statale.

La decisione di concedere il riconoscimento giuridico ad una «libera"

Università tramite decreto presidenziale - secondo la suddetta normativa -

dipendeva dal giudizio discrezionale del ministero della Pubblica Istruzione. Si

trattava, quasi sempre, di un tipico giudizio politico, che però il ministero era tenuto

a dare, con riguardo a tre condizioni:

1) la garanzia di serietà degli studi (cioè l'accertamento obiettivo degli standard

qualitativi dell'Università in oggetto);

2) l'adeguatezza e continuità del suo piano finanziario, stanziato a livello locale

dagli enti fondatori (art. 200 del T.U.);

273

Desunti da: Rodo, UNURI, 28-2-'59, p. 9 e 14.

274

Si veda la discussione sulla materia scolastica alla Costituente, nel nostro capitolo: "La

riforma scolastica del ministro Gonella".

148


3) l'interesse generale - cioè nazionale - degli studi da essa promossi (senza alcuna

considerazione per gli interessi locali).

Il problema vero, però, era dato proprio dal fatto che finora (1957) non

s'era realizzato in Italia alcun piano generale degli studi superiori, nel quale

fosse stata valutata l'equa ed armonica distribuzione delle sedi universitarie a

livello nazionale, in rapporto anche allo sviluppo economico dei singoli

distretti.

Nonostante la discrezionalità del suo giudizio, tuttavia - in base all'art. 200

del T.U. della legge sull'Istruzione superiore (1933), ancora vigente nel 1957 - il

ministro della Pubblica Istruzione non poteva dunque legittimamente rifiutare il

riconoscimento statale ad una "libera Università" che avesse ottemperato alle

condizioni qualitative (1) e finanziarie (2) previste dalla legge. 275

Alla luce della suddetta normativa e sulla base di quanto emerso dai suoi recenti

contatti col neoministro della Giustizia Gonella, don Rodella giunse a disegnare una

strategia per il conseguimento dell'obiettivo universitario.

Ecco le tappe di questa strategia:

a) assorbimento della nuova Scuola di Commercio Estero all'interno della Muratori,

per favorire la realizzazione della facoltà di Economia e Commercio;

b) ottenimento del riconoscimento ministeriale dell'Istituto Muratori, quale

"ente di diritto" (da cui poi far partire il "Consorzio universitario"); era questa una

premessa giuridica indispensabile.

c) costituzione di una classe docente di ottimo livello, che assicurasse il raggiungimento

degli standard qualitativi richiesti dalla legge;

d) individuazione di una sede adeguata, che garantisse anch'essa gli standard

qualitativi richiesti.

e) realizzazione di un "Consorzio universitario" tra gli enti cittadini - Comune,

Provincia e Camera di Commercio - che garantisse un piano finanziario a livello

locale "adeguato e continuativo", come richiesto dalla legge.

275 Nell'estate del 1957 don Rodella ebbe poi una serie di contatti col neoministro della Giustizia

on. Gonella sia a Roma, che a Boscochiesanuova.

Dal 16 al 25 luglio 1957 don Rodella si recò a Roma (celebrò a S. Lorenzo, al Gesù, ed in S.

Pietro - R.M.) dove potè incontrare l'on. Gonella, che aveva disertato l'edizione 1957 dei

muratoriani corsi estivi di Garda; il 31 agosto 1957 don Rodella era a Boscochiesanuova - R.M. -

mentre vi era presente anche l'on. Gonella, giunto "ai freschi" dopo le fatiche romane; il 2 e 3

settembre 1957, infine, don Rodella scese nuovamente a Roma: celebrò la messa nella chiesa del

Gesù - R.M. - accanto alla sede della segreteria nazionale D.C., dove egli potè poi nuovamente

confrontarsi con Gonella sugli aspetti giuridici e strategici del progetto universitario veronese.

149


Don Rodella direttore della

Scuola di Commercio Estero

Quanto alla prima tappa della suddetta

strategia (l'assorbimento cioè della Scuola di

Commercio Estero all'interno dell'Istituto

Muratori) essa venne raggiunta verso la fine

del 1957. Nel dicembre del 1957, infatti don

Rodella ed il prof. Vecchiato ottennero il

trasferimento della Scuola di Commercio

Estero dalla prevista sede di palazzo Giuliari

(ancora 1'8 novembre 1957 era stato

registrato il contratto d'affitto di Palazzo

Giuliari quale sede della Scuola di

Commercio Estero! 276 ) nella sede stessa

Il ministro Gonella - seguito dall'on. della Muratori in via Pallone 9.

Giulio Andreottí - l'arcivescovo di

La Scuola di Commercio Estero divenne

Verona S.E. mons. Urbani ed il

in tal modo una nuova scuola murato-'lana,

presidente della Banca Popolare (e anche perché, sempre nel dicembre del 1957,

della Provincia) avv. Luigi Buffatti, a

don Rodella ottenne la nomina a direttore

Verona il 5 ottobre 1957 in occasione

del 90° anniversario della Banca

della Scuola di Commercio Estero ("S. Co.

Popolare di Verona.

E.") 277 .

La Scuola di Commercio Estero venne

autorizzata dal Consorzio provinciale dell'istruzione tecnica il 10 dicembre del 1957

e poco dopo essa fu ufficialmente inaugurata nella sede della Muratori 278 .

Si trattava di un Diploma Universitario di durata biennale. L'ammissione ad essa

prevedeva il possesso di un diploma di scuola superiore. Al suo termine veniva

rilasciato un diploma di "esperto in commercio estero".

Questa scuola si proponeva di "dotare il complesso apparato economico degli

scambi con l'estero di esperti idonei a dominare i nuovi rapporti scaturiti

dall'odierna espansione del nostro commercio internazionale".

Fu confermato preside della Scuola di Commercio Estero il prof. Vittorio Fran-

VEF, 2006, p. 96.

277

Come riconoscerà lo stesso L. Vecchiato nella sua lettera a don Rodella conservata in Rodo,

18-12-'63: "Caro Don Aleardo... siamo d'accordo che Ella presieda, come ha sempre fatto

ad ogni effetto le due scuole la "Sc. Co. E.", citata da Vecchiato due righe prima, oltre

ovviamente alla Scuola di Servizio Sociale; N.d.R... così come fa anche per la Sc. di Orientamento

Professionale » .

278

VEF, 2006, p. 96.

150


chini di Roma, allievo di Fanfani. La classe docente era "di alto profilo" e di estrazione

universitaria (il prof. Ercole Moroni di Bologna, il prof. Giuseppe Bruni di Verona, il

prof. Gianni Recchi della Banca Cattolica del Veneto, ecc. 279 ). Tra le materie: Lingua

straniera (in entrambi gli anni), Merceologia, Geografia economica, Elementi di

economia politica e politica economica, Diritto doganale, Diritto e tecnica delle valute,

Tecnica delle ricerche di mercato, Istituzioni di diritto internazionale, Organismi

dell'integrazione europea, Tecnica del commercio internazionale, Deontologia

commerciale, ecc. 28 ° Il piano di studi è riportato anche in: Veca, p. 129.

Quanto all'evoluzione della Scuola di Commercio Estero, si dà qui solo qualche

cenno: il 5 dicembre 1958 il secondo anno della Scuola di Commercio Estero verrà

inaugurato sempre alla Muratori dal ministro Colombo (CM, 5-12-'58, p. 6).

Il 20 agosto 1959 a Garda la Muratori conferirà al prof. Franchini, preside della

Scuola di Commercio Estero, un attestato di riconoscenza, nel momento stesso in

cui sarà designato come Rettore della facoltà veronese di Economia il prof. Attilio

Verna, indicato dal ministro Gonella.

I110 marzo 1960, la Scuola di Commercio Estero otterrà l'autorizzazione del

Ministero della Pubblica Istruzione, con aut. n. 933 28 '.

Nel 1964, quando la facoltà veronese di Economia sarà non solo realizzata, ma

anche ormai da un anno riconosciuta - sia pur alle dipendenze da Padova - la Scuola di

Commercio Estero, diretta sempre da don Rodella, verrà definitivamente a

scomparire 282 .

Dopo un paio d'anni, nel 1966, all'interno della facoltà di Economia e Commercio

s'avvierà un "Corso di Commercio Estero".

279

Veca, p. 129.

28°

Rodo MU, 10-3-60?

281

VEF, 2006, 96.

282

Veca, p. 128.

151


152


IL RICONOSCIMENTO DELL'ISTITUTO MURATORI;

IL CARDINAL SIRI, DON RODELLA E L'ALLEANZA

CON L'UNIVERSITÀ DI PADOVA (1958)

All'inizio del 1958 non era ancora stato risolto il problema del riconoscimento

ministeriale dell'Istituto Muratori. Si trattava di una tappa imprescindibile, dal

momento che il suo riconoscimento quale ente giuridico avrebbe fornito la base

formale sulla quale fondare il futuro "Consorzio universitario".

Il Ministero della Pubblica Istruzione nel frattempo aveva continuato a richiedere

continue modifiche allo statuto dell'Istituto Muratori. Per uniformarsi ai desiderata

ministeriali, lo statuto muratoriano era stato modificato varie volte, davanti al notaio

Marcello Salvi: il 18-1-1957;1'8-6-1957, il 21-11-1957. Ma ciò non era bastato: in

esso continuava a mancare il riferimento ad un impegno da parte degli enti civici che

assicurasse un suo finanziamento in via continuativa. La perdurante situazione di

stallo indusse infine don Rodella e Lanfranco Vecchiato ad indirizzare alla Provincia

il 29 marzo 1958 una lettera di protesta per la mancata esplicitazione del loro

impegno ad uno stabile finanziamento dell'Istituto Muratori (VEF, 200Z p. 413;

Veca, p. 121).

Poco dopo, la situazione si sbloccò grazie all'azione dello stesso on. Gonella,

giunto a Verona per i ludi elettorali dell'aprile 1958.

Egli consigliò allora a don Rodella e al prof. Vecchiato di effettuare un'ultima

modifica dello Statuto, presentando l'Istituto Muratori quale "Istituto di scienze

storiche" che rinuncia a "promuovere gli studi superiori o a pretese universitarie" e

"si propone di preparare alle indagini scientifiche nel campo storico e di contribuire

al progresso degli studi storici, di promuovere convegni, conferenze nel campo degli

studi stessi" (art. 2)... "sotto la vigilanza del Ministero della Pubblica Istruzione per

tutto quanto riguarda l'attività culturale" (art. 4).

Il ministro Gonella, consigliò inoltre di precisar meglio le caratteristiche del

consiglio di amministrazione (art. 8-9-10) e la dotazione patrimoniale dell'Istituto

Muratori (art. 1 e 5). 283

Il 19 aprile 1958, davanti al notaio Marcello Salvi, comparve il prof. Lanfranco

Vecchiato, autorizzato dai fondatori della Muratori quale legale rappresentante, per

apportare le modifiche allo statuto dell'Istituto Muratori già concordate col ministro

Gonella ( Veca, p. 121 ).284

283

n suo patrimonio infatti risultava basarsi ora solo su alcune donazioni dei fondatori - art. 5

- e sui contributi di enti finanziatori - gli stessi citati nello statuto del 21-11-'57 - forniti

però solo "di anno in anno" - art. 6 - e non "in via continuativa", come richiedeva

invece una vera "Fondazione"; Veca, p. 69 e 104; Rodo, 30-4-'58.

284

Copia di questo atto notarile è nell'Archivio Rodella; Rodo, 19-4-58.

153


Subito dopo, l’on. Gonella inviò il proprio segretario dott. Scola a Roma, presso il

ministero della Pubblica Istruzione e la Presidenza della Repubblica, col nuovo statuto

del Muratori, nella sua nuova veste giuridica meno pretenziosa 285 .

Grazie al suo ruolo di Guardasigilli, il 30 aprile 1958 Gonella ottenne l'immediata

firma del decreto n. 528, da parte del Presidente della Repubblica Gronchi e

del Ministro della Pubblica Istruzione Moro.

Il 31 maggio 1958 si ebbe la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 130 del decreto

presidenziale n. 528 di "Erezione in ente morale dell'Istituto di scienze

storiche L.A. Muratori di Verona, con approvazione del suo statuto".

Il decreto era firmato dal Presidente della Repubblica Gronchi e dal ministro

della Pubblica Istruzione Aldo Moro. Il visto era del Guardasigilli on. Guido Gonella,

ministro di Grazia e Giustizia, nonchè Guardasigilli 286 .

Il riconoscimento dell'Istituto Muratori quale "ente giuridico rappresentava una

tappa fondamentale per la nascita della libera Università veronese. L'Istituto Muratori

infatti ora non era più solo un ente di fatto, bensì un "ente di diritto": "vi era ora

dunque la base giuridica da cui far partire l'iniziativa universitaria" (Rove). 287

Proprio da questo momento avrà dunque inizio la "fase operativa" della fondazione

dell'Università di Verona: sull'Istituto Muratori (grazie all'imminente realizzazione di

un "Consorzio universitario" e grazie dunque ad un finanziamento assicurato "in via

continuativa") potrà innestarsi l'istituzione di una "libera facoltà veronese di

Economia».

285 Rodo MU, 30-4-58; Veca, p. 121-122.

286 Rodo G.U., 31-5-'58.

287 Il riconoscimento giuridico dell'Istituto Muratori concerneva solo la sua esistenza e la

sua personalità quale "ente giuridico" e non comprendeva il riconoscimento delle sue

Scuole quali "Scuole superiori" come s'è già detto; solo la Scuola di Servizio Sociale,

diretta da don. Rodella, sarebbe stata riconosciuta legalmente nell'ottobre del 1959,

quale "Scuola superiore".

154


155


Don Rodella, il card. Siri e la preparazione dell'alleanza con Padova

Fin dall'estate del 1957 don Rodella aveva compreso come la difficoltà più grave, nel

medio termine, non era rappresentata tanto dalla fondazione di una "libera facoltà di

Economia" (attraverso la messa in atto delle già citate "cinque tappe" strategiche)

quanto dal suo successivo e formale riconoscimento statale.

Data la contingenza politica (l'ascesa della corrente fanfaniana di "Iniziativa

democratica"e l'indebolimento dunque della linea centrista di Gonella, amica

delle "libere università") bisognava prepararsi alla probabile persistenza di un

rifiuto ministeriale verso il riconoscimento della prima facoltà veronese.

Se al termine del primo quadriennio di vita della facoltà veronese, il ministero della

Pubblica Istruzione avesse persistito nel suo rifiuto a riconoscerla come facoltà

autonoma, sarebbe stato necessario attivare un "piano di salvataggio": si sarebbe

dovuto farla dipendere da un'altra sede universitaria vicina a Verona, già riconosciuta e

ad essa alleata. Si doveva dunque preparare fin d'ora una tale alleanza!

Don Rodella a tal fine aveva già preso contatto a Milano col prof. Armando Sapori,

rettore della Bocconi - nota come la più prestigiosa facoltà di Economia del

nostro Paese - ma aveva avuto subito dei riscontri negativi: il prof. Sapori gli aveva

detto apertamente che "Milano non aveva soldi da spendere per Verona!" (Rove).

Sembra anzi, che proprio da questo momento sia iniziata l'inimicizia dell'Università

di Milano nei confronti dell'iniziativa universitaria veronese. Qualche anno dopo,

infatti, don Rodella venne a sapere dal prof. Pontieri che Sapori s'era attivato in sede

ministeriale per ostacolare la richiesta di riconoscimento formulata dopo il 1959

dalla "libera Università veronese" (Rove).

In questo stesso periodo (probabilmente all'inizio del 1958) il prof. Lanfranco

Vecchiato aveva assunto l'iniziativa d'invitare a Verona il rettore dell'Università

Cattolica di Milano prof. Lazzati. Don Rodella in quest'occasione ebbe modo di

contattarlo e di ripetere anche a lui la richiesta di supporto verso la nostra isti-tuenda

facoltà di Economia. Il prof. Lazzati gli rispose che ciò sarebbe anche stato possibile,

ma solo per il primo anno. Per gli anni successivi infatti la Cattolica non avrebbe

avuto i fondi necessari: la facoltà di Medicina del Sacro Cuore, recentemente istituita

a Roma, stava infatti assorbendo gran parte del loro bilancio.

Don Rodella (Rove) chiese allora all'arcivescovo di Verona mons. Urbani - già

presidente nazionale dell'Azione Cattolica dal 1945 al 1955 - di intercedere ai massimi

livelli per favorire un'alleanza strategica di Verona con l'Università Cattolica di

Milano. Mons. Urbani preparò il terreno per un suo invio a Genova dal card.

Giuseppe Siri, che dal 1955 gli era subentrato alla guida dell'Azione Cattolica ita-

156


liana e che era anche assistente nazionale dell'U.C.I.D. ("Unione Imprenditori e

Dirigenti Cattolici") dopo esserne stato il fondatore. 288

Forse anche in vista di questo contatto col card. Siri, l'arcivescovo di Verona

mons. Urbani nominò don Rodella assistente diocesano dell'U.C.I.D..

Il 27 aprile del 1958 il card. Siri ricevette don Rodella a Genova (don Rodella quel

giorno celebrò nella chiesa genovese di don Bosco; R.M.), ma subito lo sconsigliò di

legarsi alla Cattolica di Milano. Egli diffidava dell'Università Cattolica, perché essa a

suo avviso era "sotto l'influsso culturale e politico di docenti come Moro e Fanfani"

(Rove). 289

Siri consigliò invece a don Rodella di cercare un'alleanza con l'Università di

Padova e con il suo rettore l'ing. prof. Guido Ferro.

L'ing. Guido Ferro stava per essere nominato presidente dell'U.C.I.D. del Veneto

(incarico da lui assunto il 29 novembre 1958 290 ). Egli era amico dell'ing. Tosadori,

presidente della Camera di commercio e dell'U.C.I.D. di Verona.

Come rettore dell'Università di Padova, l'ing. Ferro nel 1953 s'era opposto

all'iniziativa universitaria veronese; ora tuttavia egli si stava rendendo conto che

"Verona non poteva più essere fermata" (Rove). Egli mutò idea rispetto al '53 non solo

per i buoni uffici del card. Siri, ma anche perché nel suo incarico di dirigente della

Camera di Commercio di Padova sapeva che il ritmo di crescita economica della

nostra città negli ultimi anni aveva superato quello della stessa Padova 291 .

288 P Il cardinal Siri era allora anche presidente delle "Settimane sociali", nonché primo tra i

cardinali "papabili", in quel periodo di declinante salute di Pio XII. Nel settembre del

1958, poi, il card. Siri verrà anche nominato presidente della C.E.I.. Nel successivo trentennio

egli sarà per ben tre volte "il Papa non eletto" — dal titolo del saggio di Benny

Lai, ed. Laterza, Bari, 1993.

289 Per l'opposizione di Siri verso la politica di Fanfani si veda quanto affermato in "Il Papa non

eletto", di Benny Lai, Laterza 1993, p. 157: "Siri addebitava a Fanfani la determinazione di

allearsi con i socialisti, senza riguardo ai moniti ecclesiastici. L'opinione di Siri era ben nota

a Fanfani...". Quanto a Moro, Siri stesso afferma: "Ho litigato più volte con Moro per il

problema dei socialisti. Non che esprimesse esplicitamente le sue idee, ma si capiva dove

voleva arrivare. Cambiava discorso, sfuggiva alle argomentazioni... Colpivo e mi sembrava

di affondare la mano in un cedevole materasso. Una volta... arrivai al punto di desiderare

di dargli un pugno. Mi trattenni perché le mie mani erano consacrate. Fortuna che non mi

venne in mente che ì miei piedi non erano consacrati" - ibidem, p. 166, nota 47.

290 Si veda: LA, 4-12-'58.

291 Tra il 1951 ed il 1958 il movimento delle ditte veronesi del comparto industriale aveva

segnato un aumento del 17, 6%, secondo i dati forniti dalle "tavole prospettiche

sull'Economia della provincia di Verona", stilate dall'ing. Tosadori; Rodo, 30-1-'60.

157


A sinistra: il cardinale di Genova mons. Giuseppe Siri nel 1958.

A destra: l'ing. Guido Ferro, rettore dell'Università di Padova, presidente della

Camera di Commercio di Padova e presidente dell'U.C.I.D. del Veneto, dal 29-

11-1958.

Per creare il trait-d'union con il prof. Guido Ferro, il card. Siri nominò don Rodella

"consulente morale dell'U.C.I.D. del Triveneto"." 2 La nomina ufficiale di don

Rodella quale consulente morale U.C.I.D. del Triveneto avvenne probabilmente il 26

agosto 1958, giorno nel quale don Rodella risulta esser tornato a Genova (R.M.). Dal

1958, in vista della realizzazione universitaria veronese, proprio nell'ambito

dell'U.C.I.D. diocesano don Rodella ebbe modo d'intensificare i suoi contatti con l'ing.

Giulio Cesare Tosadori, dirigente della sezione veronese dell'U.C.I.D. e presidente

della Camera di Commercio di Verona. Egli era stato allievo a Padova dell'ing. prof.

Guido Ferro e gli aveva richiesto poi alcune consulenze in merito ad importanti opere

idrauliche da realizzare nella provincia di Verona.

292

Don Rodella concluse perciò il proprio incarico diocesano quale "viceassistente degli

Uomini Cattolici" iniziato nel 1953. Proprio nel giugno del 1958 era venuto a mancare

l'"Assistente dell'A. C. diocesana", il suo amico n - ions. Antonio Zignoli vedasi l'articolo

di don Rodella in commemorazione di mons. Zignoli, in: "Uomini in azione!",

conservato presso la biblioteca civica di Verona, alla voce "Rodella Aleardo".

158


DON RODELLA E L'U.C.I.D.: SUA CONCEZIONE DELL'ECONOMIA.

Con la nomina di don Rodella a consulente morale dell'U.C.I.D. inizia il suo impegno

ultratrentennale quale assistente spirituale degli imprenditori e dei dirigenti

cattolici del Triveneto 293 .

Questo nuovo incarico testimonia anche l'evoluzione del suo interesse dall'esclusiva

sfera sociale a quella del mondo dell'economia. Essendo figlio di un imprenditore,

sembrava più facilmente predisposto a comprendere questo genere di problematiche.

Nell'affidargli l'incarico all'U.C.I.D., il card. Siri gli ricordò il succo della dottrina

sociale della Chiesa: "Se vogliamo far star bene i poveri, dobbiamo convertire

i ricchi!" (Rove).

Se la dottrina sociale professata dal card. Siri era molto chiara, per niente fumosa era

anche la concezione economica di don Rodella: "Di modelli economici non ve ne sono

poi tanti, ma uno solo: quello che funziona! Quello che, osservando le leggi del mercato,

sa produrre ricchezza" (Rove). La sua visione delle cose in merito era quantomai

realistica. Essa appariva forse un po' spregiudicata e controcorrente in ambito clericale,

ma aveva per modello la concezione realistica di San Tommaso il santo prediletto da don

Rodella - il quale, condannando il pauperismo dei catari e degli iperspiritualisti, s'era

dichiarato favorevole verso il prestito ad interesse. La sua concezione economica si

basava sulla valorizzazione dell'iniziativa privata, che per attivarsi, in condizioni

ordinarie, non può che essere attratta da una prospettiva di profitto. A dispetto delle

utopie pauperiste infatti, solo con la ricchezza dei capitali si possono concretizzare le

necessarie riforme sociali, anche se è evidente che i capitali da soli - senza una spinta

etica ed ideale - non bastano a realizzarle.

Don Rodella sosteneva che il vero imprenditore si riconosce dalla presenza di due

doti, che coincidono con i due pilastri della metafisica bergsoniana:

1) l'intuizione creativa: la presenza cioè in lui di idee originali e creative: la vera

impresa infatti crea qualcosa che prima non esisteva ( "... la creatività è la caratteristica

fondamentale e la giustificazione ultima e trascendente dell'impresa" 294 ).

2) "l'élan vital": e cioè il coraggio di esporsi al rischio, un rischio non avventato ma

inevitabilmente connesso ad ogni vera impresa ("Il senso teologico dell'impresa, ossia

dell'azione che... viene intrapresa per... far progredire il vivere umano, resta

293 Vedasi, a tal proposito, la testimonianza del noto imprenditore dott. Carlo Veronesi

nella conferenza "Gratitudine a mons. Rodella", svoltasi a S. Michele nel settembre

2004 - RoC2 - e riportata verso la fine di questo volume, al paragrafo riguardante

l'U.C.I.D.

294

Cit. da: "Presupposti per una teologia dell'impresa" di mons. A. Rodella, in "Per una

teologia dell'impresa: la visione cristiana della creatività imprenditoriale"- U.C.I.D. -

Grafiche Fiorini, Verona 1982, p. 15.

159


essenzialmente questo: agire in modo creativo... con una comprensione più intuitiva che

schematrizzatrice della realtà, senza eliminare la libertà per evitare il rischio, ma

vedendo nel rischio l'espressione stessa di quella libertà che resta caratteristica di ogni

realtà viva e vitale"; ibidem p. 16). 295

295 Il prof. Giuseppe Bruni - giovane docente della "libera facoltà veronese di Economia" fin dal

suo esordio nel 1959, amico di don Rodella e dal 1961 suo collaboratore anche presso la

Scuola di Servizio Sociale - nella "Lectio magistralis" da lui tenuta all'inaugurazione

dell'anno accademico 1999-2000 dell'Università di Verona ha citato Bergson, per definire

l'essenza dello spirito imprenditoriale come insieme di creatività e di attitudine al rischio:

"L'imprenditorialità è un po' come se fosse l'anima dell'impresa: un'energia creatrice che -

parafrasando Henri-Louis Bergson - la sospinge incessantemente a rinnovarsi, ad aspirare

al successo, a non arrendersi di fronte agli ostacoli, ad accettare le sfide competitive, a

cercare nuove frontiere. La creatività imprenditoriale si è lungamente cimentata nel fornire

idee, premonizioni o semplici intuizioni per nuovi prodotti, nuovi processi e nuovi mercati,

alla ricerca di formule vincenti... Il senso del rischio che contraddistingue l'attività

d'impresa è un'attitudine fortemente personalizzata e difficilmente superabile con la

professionalità manageriale ma, soprattutto, assai raramente trasmissibile per via

genetica" cit. dalla "Lectio magistralis" del prof. Giuseppe Bruni, in: "Università degli studi

di Verona - Inaugurazione dell'Anno Accademico 1999-2000 - Quarantennale dell'inizio

degli studi universitari in Verona" - 12 febbraio 2000, Grafiche Fiorini, Verona, a pag. 58.

Secondo mons. Rodella il vero imprenditore, al pari dell'artista o dell'inventore, è un

individuo essenzialmente creativo e coraggioso: egli sa cambiare il mondo in cui vive,

apportandovi delle realtà prima inesistenti. Ogni uomo, ma l'imprenditore in modo

eminente, sa esprimere la sua natura di creatura fatta "ad immagine di Dio":

intelligente, libera, originale e creativa. Ecco il motivo profondo della considerazione

essenzialmente positiva dell'impresa, che caratterizzò sempre il pensiero di mons.

Rodella.

La concezione economica di don Rodella appariva in sintonia con quella del noto economista

cattolico Michael Novak. Nel suo "L'etica cattolica e lo spirito del capitalismo"

(ed. di Comunità, Milano 1994) Novak sostiene infatti come vere molle di un sano

capitalismo siano la creatività, l'immaginazione, il rischio ragionevole e la simpatia

solidale ("bonum est diffusivum sui"). Novak ricorda come nell'ottica cristiana e

nell'invito del "Genesi", la persona umana sia chiamata a partecipare all'opera creatrice di

Dio e alla trasformazione del mondo. Perciò tale insigne economista nello spirito

imprenditoriale ravvisa un aspetto non solo etico, ma anche religioso. Per lui, come per

Milton Friedman, inoltre il capitalismo si è dimostrato essere il sistema più adatto a

consentire l'esercizio della libertà.

160


LA FASE OPERATIVA PER LA "FACOLTÀ DI ECONOMIA":

LA SEDE, IL RETTORE (VERNA) ED IL SOSTEGNO POLITICO

DELL'ON. GONELLA (1958)

Dal maggio del 1958, col riconoscimento

giuridico dell'Istituto Muratori ebbe dunque

inizio la fase operativa della fondazione universitaria

veronese.

Gli obiettivi da raggiungere erano ora quelli

di una sede adatta, della nomina del rettore,

della formazione della classe docente e

dell'istituzione di un "Consorzio universitario"

finanziatore.

In questo periodo don Rodella è in contatto

sempre più stretto col ministro Gonella, come

documenta anche la foto allegata (la cui

attribuzione a tale periodo viene confermata dal

particolare dell'apparecchio gessato di Gonella,

praticatogli a seguito di un incidente stradale

occorsogli a Verona il 18 maggio '58). La stima

di Gonella verso don Rodella in questo periodo

è testimoniata, ad esempio, da un elogio inviato

dal ministro di Giustizia a don Rodella nel

giugno del 1958 per la sua tesi di dottorato

sull'Estetica, pubblicata dalla Muratori (questo

elogio si può leggere all'interno del saggio di

Estetica conservato nell'archivio Rodella). Il

recente contatto di don Rodella col card. Siri e la

sua nomina ad assistente U.C.I.D. dovettero

Don Rodella a fianco del ministro

Guido Gonella alla stazione di

Porta Nuova, nel giugno del 1958.

contribuire a rafforzare ulteriormente il legame tra don Rodella e Gonella: costui

infatti stimava grandemente Siri, fin dall'inizio delle "Settimane sociali" di

Camaldoli, da lui fondate e dirette (si veda l'introduzione a "Note religiose" di Pia

Gonella).

Persiste il divieto di Moro e Fanfani contro nuove università

11 16 giugno 1958, attraverso l'agenzia APE, il ministro della Pubblica Istruzione

on. Aldo Moro fece diramare su numerosi giornali una seconda nota ministeriale -

ancor più categorica della circolare dell'anno precedente (giugno del 1957) sul

161


divieto di istituire nuove facoltà universitarie in Italia, tanto più se libere o private,

e minacciava sanzioni verso i professori universitari che si fossero offerti di insegnare

in esse. In tale nota si precisava che:

"al Ministero della Pubblica Istruzione (on. Aldo Moro) continuano a

pervenire sollecitazioni per la creazione di nuove facoltà universitarie. Al

riguardo il Ministro, in ciò confortato anche dal parere del Consiglio

Superiore della Pubblica Istruzione, è d'avviso che nel settore della

Pubblica Istruzione ogni sforzo debba essere teso non già a creazione di

nuovi atenei o di nuove facoltà, ma al potenziamento degli atenei e delle

facoltà già esistenti" 296 .

La presidenza dell'U.N.U.R.I. ("Unione nazionale insegnanti universitari di

ruolo" - molto vicina alla CGIL 2`) , in questo stesso periodo ricordava che "nel

corso dei colloqui avuti dalla presidenza dell'UNURI con il Ministro, l'on.

Moro ha più volte ribadito la sua opposizione al sorgere di nuove facoltà e di

nuove università" 298 e la stessa posizione Moro aveva ribadito "anche nel corso

di risposte ad interpellanze e a richieste ufficiali (Ancona, Sicilia)" 299 .

Dopo la caduta del governo Zoli (avvenuta il 19 giugno 1958), il 1 luglio

1958 nasceva il secondo governo Fanfani. 300

Al momento del suo insediamento, nel suo programma per la scuola, il

nuovo capo del governo on. Amintore Fanfani ribadiva che: "dovrà essere

attentamente valutata la posizione dell'Università privata, tenendo conto del

primario interesse dello Stato alle Università statali, impedendo comunque il

sorgere di nuove facoltà" 301 ; inoltre: "il governo si orienta nel senso di...

rifiutare il riconoscimento a nuove Università... e conferma un orientamento di

accentrazione" 302 .

L'indagine statistica

Alla nuova nota ministeriale dell'on. Moro, a Verona reagì immediatamente l'avv. Buffatti

con l'avvio di un'indagine statistica. Essa fu affidata al capo ufficio statistica della Camera

di commercio di Verona, dott. Augusto Salà (definito dall'ing. To-

296

Rodo UNURI, 28-2-59, p. 10.

297

Come si può evincere da Rodo UNURI, 28-2-59, p. 19.

298

Rodo UNURI, 28-2-59, p. 10.

299

Rodo UNURI, 28-2-'59, p. 10, par. d3 e d4.

300

Esso cadrà il 26-1-1959.

3°1

Rodo UNURI, 28-2-'59, p. 13.

302

Ibidem.

162


sadori, nel novembre del 1959: "caro concittadino e valentissimo studioso, purtroppo

prematuramente scomparso") e dal prof. Gasparini dell'Università di Venezia, per

conto del "Centro per lo sviluppo economico delle province venete". Da essa risulterà

che l'economia del Veneto era penalizzata rispetto a quella di altre regioni italiane, di

pari caratteristiche territoriali e demografiche - come la Lombardia o il Piemonte -

anche a causa della sua carenza di facoltà di Economia.

Il prof. Gasparini affermava: "raggruppando i corsi di laurea che forniscono titoli

più direttamente legati alla struttura produttiva di una regione - gruppo scientifico,

ingegneria, agrario ed economico - i laureati di questi gruppi residenti nel Veneto

formano una percentuale minore di quelle della Lombardia e del Piemonte... La correlazione

tra sviluppo economico e prevalenza di questi gruppi di laurea appare così

evidente... I laureati in economia e commercio della nostra regione... rappresentano una

percentuale notevolmente più bassa di quelle delle altre regioni e inferiore anche alla

media italiana..." 303 .

L'ing. Tosadori, in veste di rappresentante di tutte le categorie produttive della

nostra città e provincia, recepì ufficialmente le conclusioni di tale ricerca 304 ed invitò gli

operatori economici della "circoscrizione veronese" a "superare le difficoltà... onde la

nostra circoscrizione si sollevi da questa situazione di zona relativamente depressa,

nella quale il Veneto, nel suo complesso, tuttora si viene a trovare" 305 . Sulla scorta dei

dati della "relazione-Gasparini", Tosadori sollecitò dunque i membri della Camera di

Commercio a sostenere l'istituzione della facoltà di Economia.

La sede: palazzo Giuliari

Nell'estate del 1958 don Rodella si mise in contatto con la contessa Elena Giuliari

ed ebbe conferma del suo proposito, già più volte espressogli in passato, di destinare

il palazzo Giuliari all'Università di Verona, dopo un primo periodo in cui ella

l'avrebbe affittato a prezzo di favore.

Don Rodella conosceva la contessa Giuliari fin dagli anni del suo vicariato presso

la parrocchia di San Tommaso cantuariense (1947-'50). Poco prima della Pasqua del

1948, egli era andato a farle visita per la prima volta nel suo palazzo avìta di via

dell'Artigliere, in occasione della consueta benedizione delle case (Rove) 306 . La con-

303

304

Da: Rodo, 2-11-'59; "L'industria veronese: attuale situazione e prospettive di sviluppo" di

G.C. Tosadori, pp. 1, Z 8.

Si veda anche la lettera di Tosadori a Zanotto in: Rodo, 20-10-'84, al punto 1.

305

Come egli ribadirà in: Rodo, 2-11-59, p. 24.

306

Il palazzo Giuliari rientrava allora nei confini della parrocchia di San Tommaso cantuariense!

163


tessa, assai religiosa, era affranta per la scomparsa in giovane età sia dell'amato fratello

Alessandro (deceduto nel 1918 per la febbre spagnola, ultimo discendente del

casato), sia del suo unico figlio maschio Gualberto (deceduto nel 1926, a 17 anni, per

grave malattia polmonare). Questi gravi lutti comportavano anche l'estinzione del suo

antico casato. In memoria del fratello e del suo unico figlio, le cui vite erano state

stroncate nel fiore della giovinezza, la contessa Giuliari intendeva destinare le sue

proprietà a qualche opera destinata al bene dei giovani veronesi. Ella espresse fin

d'allora questa sua intenzione a don Rodella, sacerdote che ella iniziò a stimare e col

quale volentieri s'intratteneva in conversazione (egli ebbe a definirla: `figura nobile e

non solo per titolo").

Dopo la fine del 1950, e cioè dopo aver maturato l'idea di "portar l'Università a

Verona", don Rodella tornò a farle visita e le disse: "se lei vuol destinare il suo palazzo

ad un'istituzione che sia di giovamento ai giovani veronesi, quale cosa migliore che

donarlo come sede della futura Università veronese?" (Rove). In questo periodo don

Rodella aveva ben presente gli analoghi contatti che don Tosi aveva stabilito a Padova

con i conti Arrigoni degli Oddi per l'istituzione del collegio universitario mazziano nel

loro palazzo di città 307 .

Il palazzo cittadino della contessa Giuliari era situato quasi di fronte alla casa natale

di don Gaspare Bertoni e alla chiesa di San Paolo, che costudisce (nella prima cappella

a sinistra) il fonte battesimale del suddetto santo veronese. Bertoni era il segreto

modello di riferimento dell'azione di don Rodella: egli era stato un sacerdote

appassionato dei giovani, della cultura e della Croce. Don Rodella dovette pensare:

"quale luogo potrà essere più significativo dal punto di vista spirituale per i futuri

giovani universitari veronesi?". La stessa contessa Giuliari aveva personalmente

sperimentato la croce della perdita dei suoi giovani congiunti. Ella che aveva già

devoluto gran parte delle sue proprietà (terreni di Garda e Bardolino, la villa di Albarè

di Costermano, ecc.) all'Istituto dei Salesiani di Verona, si convinse a destinare il suo

antico palazzo di città, quando fosse venuto il momento, a prima sede della futura

Università di Verona.

Don Rodella avrebbe ricordato alla contessa questo progetto già nei primi anni

di attività della sua "Scuola di Servizio Sociale", ma ancor più nel 1957.

Nella tarda primavera del 1957 infatti, dopo aver accolto l'invito pontieriano di dar

vita ad una facoltà di Economia, egli era tornato dalla contessa e, come s'è già detto,

aveva poi informato Zanotto sulla disponibilità della nobildonna veronese a mettere a

disposizione il proprio palazzo per la nascente Università. Così nel giugno del 1957 il

Comune di Verona aveva stipulato un primo contratto che prevedeva la destinazione di

palazzo Giuliari a sede della Scuola di Commercio Estero

307 Vedasi l'articolo di don Rodella sul collegio universitario mazziano, in VF, 18-12-'48, p. 2.

164


(VEF2006, p. 96). (Questo contratto, come s'è detto, sfumò poi nel dicembre del

1957, in seguito all'accoglimento della Scuola di Commercio Estero nella sede

stessa della Muratori, in via Pallone, 9).

Ora nell'estate del 1958, l'assenso della Giuliari alla donazione del suo palazzo

era dovuto anche alla stima che ella nutriva per le figure dei previsti dirigenti del

"Consorzio universitario" e soprattutto per l'ing. Tosadori, che da anni collaborava

con suo marito, il generale PierCamillo Tusini, in incarichi pubblici.

Nel 1959 e 1960, l'ing. Tosadori si sarebbe poi servito della mediazione del prof.

Vittorio Cavallari (membro della Camera di commercio esperto per il settore culturale)

e dell'amico di costui il conte Luigi Castellani di Sermeti (confidente dei

coniugi Giuliari Tusini) per confermare e stipulare nei dettagli la donazione della

contesse".

Palazzo Giuliari, oggi sede dell'Università. La contessa Elena Giuliari. Il coniuge, generale

PierCamillo Tusini. (Dal volume: "I Giuliari Tusini: storie di conti, preti e contadini,

di Luigi Torresendi, centro stampa di Albarè, 2007; p. 43 e p. 39).

La nomina del rettore e la chiamata dei docenti

Sempre nell'estate del 1958, «il ministro Gonella suggerì nel prof. Verna la persona

più adatta come rettore (della "Libera" di Verona; N.d.R.). Questi svolse un'indagine

per verificare il potenziale di Verona e delle province limitrofe e affermò che

Economia e Commercio si poteva fare" 309 .

308

309

Vedasi: Rodo, 20-10-'84 la lettera di Tosadori a Zanotto al punto 3 e le allegate copie

della lettera di Tosadori alla contessa Giuliari del 16-10-'66, con la risposta della

contessa del 20-10-'66. Questi documenti sono riportati nell'ultimo capitolo di questa

sezione: vedasi al "1984".

Cit. da: intervista a don Rodella, in: LA, 19-10-'84, p. 7.

165


Il prof. Verna anch'egli come il prof.

Pontieri, ex-collaboratore dell'on.

Gonel-la al ministero della Pubblica

Istruzione 310 , residente a Roma,

ordinario di ragioneria all'Università

Perugia ed abilitato al ruolo di

rettore"' avrebbe fornito i nomi dei

docenti più adatti all'istituenda facoltà

veronese

Per Gonella "è il rettore che fa

l'Università!" ed egli voleva che la

facoltà veronese di Economia fosse

costituita da docenti validi ed alieni da

concezioni economiche di tipo

statalista. 312

Quanti incontri e discussioni nell'estate del

1958 all'hotel Terminus di Garda, all'ombra

dell'ultrasecolare magnolia, in occasione dei

"corsi estivi" muratoriani

di

Don Rodella nel frattempo contattava personalmente e ad uno ad uno, i vari docenti

universitari che il prof. Verna gli indicava come i più idonei e raccoglieva la

310 GOpi, vol. I, p. XV.

311 Nel triennio 1959/1961 egli sarà anche prorettore dell'Università di Perugia!

312 Durante i "Corsi estivi" della Muratori, all'hotel Terminus di Garda il prof. Verna venne

presentato al prof. Vecchiato (Veca, p. 70) dal prof. Romualdo Paolucci, amico e subordinato

del prof. Pontieri al ministero della Pubblica Istruzione. Fin d'allora don Rodella cercò

di coinvolgere il prof. L. Vecchiato nell'iniziativa della facoltà di Economia,

trovandolo però inizialmente cauto. Vecchíato sembrava non essere al corrente del fatto

che l'idea di Economia proveniva dal prof. Pontieri e pareva ritenere che essa fosse partita

invece in modo improvvisato dallo stesso Verna (Veca, p. 122). Il prof. Vecchiato inoltre

sembrava ignorare che il prof. Verna era stato indicato quale futuro rettore di Economia

dallo stesso ministro Gonella. In questo periodo, sul "listòn" di piazza Brà davanti al

ristorante Peda-vèna, aiutato dall'amico romano prof. Silvio Pasquazi, Vecchiato s'era

trattenuto a lungo con don Rodella per cercare di convincerlo a recedere dall'iniziativa

della facoltà di Economia (Rove). Dopo aver ascoltato entrambi, tuttavia, don Rodella

"tirò dritto per la sua strada" (Rove). In questa fase, oltre alla sua Scuola di Scienze

Storiche, Vecchiato inizierà a sostenere apertamente anche la muratoriana Scuola di

Commercio Estero ("questa interessante iniziativa" - Veca, p. 128). Il prof. Vecchiato

poi, dall'autunno del 1958 accetterà pienamente l'iniziativa per la facoltà di Economia.

Allora infatti don Rodella ed il prof. Verna fiduciari del ministro Gonella, stavano

ottenendo assicurazioni dagli amministratori civici in merito all'effettiva realizzazione del

"Consorzio universitario".

166


loro disponibilità ad impegnarsi per l'insegnamento nella nostra città, entro la fine

dell'anno accademico 1958/'59 313 .

L'effetto sorpresa rappresentato da una squadra di docenti pronta e disponibile

all'insegnamento, già al momento della delibera sull'inizio dei corsi sarebbe stato di

decisiva efficacia per spiazzare altre cordate di diversa composizione e di opposte concezioni

economico-politiche, quali potevano essere quelle di area fanfaniano-morotea.

Lo scontro politico Fanfani-Gonella

La designazione di un rettore e di una classe docente appartenenti ad un'area culturalmente

ben definita inseriva la nascente facoltà veronese di Economia nella lotta

politica esistente allora tra le due anime della D.C.: e cioè nello scontro tra la concezione

cattolico-liberale di Gonella (e di Einaudi) e quella dirigistico-statalista di

Moro e Fanfani.

Il braccio di ferro sulle nomine del rettore e dei docenti nella prevista facoltà

veronese di Economia e commercio non era dovuto tanto ad un'incompatibilità

caratteriale (peraltro esistente: "tra il sanguigno ed integralista aretino - Fanfani - e

il duttile e tormentato Gonella non era mai corso buon sangue" 314 ), né era solo

l'esito di un banale scontro torrentizio.

Si trattava invece dell'episodio significativo di un più ampio scontro ideologico,

nel quale erano in questione i rapporti tra persona e Stato. Da un lato vi era una

visione politico-economica che concepiva l'apparato statale al servizio delle iniziative

originate dalla società civile (dai singoli cittadini, dalle imprese, dagli enti

locali, ecc.) dall'altro lato invece vi era una forma mentis che subordinava la liceità

di ogni iniziativa periferica al placet di un apparato statale totalmente accentratore:

lo "Stato sovrano", bersaglio prediletto delle accese critiche di Luigi Einaudi e di

don Luigi Sturzo.

Toscano di Pieve Santo Stefano, in provincia di Arezzo (nato nel 1908; N.d.R.)

Fanfani studiò all'Università Cattolica di Milano e nel 1936, a soli ventotto anni,

ottenne nello stesso ateneo la cattedra di Storia economica... In gioventù non fu

avaro di complimenti per il fascismo; le sue simpatie andavano soprattutto allo

schema corporativista insito nell'economia dello Stato fascista. Rientrato dalla

Svizzera, dove era riparato nell'autunno del 1943, trovò il suo mentore politico in

Giuseppe Dossetti, guida della sinistra del partito (la D.C.)... Fanfani e Dossetti...

313 Rove.

314 Come viene ricordato in: BOR, p. 2.

167


venivano entrambi dalla Cattolica ed erano molto legati a padre Agostino Gemelli

(ex socialista, divenuto poi simpatizzante del regime; N.d.R.)... Quando diventò vicesegretario

del partito, (Dossetti) chiamò Fanfani a guidare l'ufficio propaganda,

la Spes...

Nel 1946 (Fanfani) venne eletto all'Assemblea Costituente... Sua è la formula

d'apertura (della Costituzione): "L'Italia è una repubblica democratica, fondata sul

lavoro..." (art. 1)...

Nel 1947 (Fanfani).. prese le redini del ministero del Lavoro, coadiuvato dal

segretario Giorgio La Pira... In questa veste ministeriale, adottando una classica

concezione keynesiana di intervento statale, si fece promotore di un'intensa politica

edilizia che nell'immediato dopoguerra diede lavoro a molti disoccupati e fu

all'origine delle cosiddette "case Fanfani"...

Nel '51 (mentre Dossetti — scontratosi sia con De Gasperi, che con Fanfani —

si ritirava dalla vita politica e, ordinato sacerdote, fondava una comunità religiosa

a Monteveglio) Fanfani fondava la corrente "Iniziativa democratica" di sinistra

della D.C.

Nel 1954 venne nominato Segretario politico della D.C. (carica da lui assunta fino al

1959). Nell'estate del 1957, al Convegno nazionale D.C. a Vallombro-saFanfani poneva

le premesse per la storica apertura della D.C. ai socialisti (che sarebbe stato ratificato al

Congresso di Napoli del gennaio 1962)... Dopo le elezioni amministrative (25 maggio

1958) che portarono la D.C. dal 40 al 42% dei voti, Fanfani ebbe la nomina a capo del

governo (dal 1 luglio 1958 al 26 gennaio 1959) e a ministro degli esteri, mantenendo

anche l'incarico di Segretario politico della D.C.. Era l'uomo più potente d'Italia" 315.

(Nella stessa epoca in Francia il potere era saldamente in mano del generale. De Gaulle,

che attuava invece una politica di centro-destra e portava a termine una radicale riforma

dello Stato, dando vita alla "quarta Repubblica")

"Dopo le elezioni politiche del 1958... Fanfani,

divenuto contemporaneamente presidente del

Consiglio, ministro degli esteri e segretario

politico, si era imposto come padrone d'Italia e

proclamava nel partito la necessità di aprire a

sinistra" (BO, p. 163).

L’on. Amintore Fanfani

315

Citato da: "Storia d'Italia"di Bruno Vespa, ed. Mondadori, Milano 2007, vol. 2: "Dossetti e

Fanfani: il sacerdote ed il Rieccolo"; pagg. 96 e segg.

168


Nel 1935 Fanfani aveva scritto l'opera che lo avrebbe reso famoso: "Cattolicesimo

e protestantesimo nella formazione storica del capitalismo".

Privo di una conoscenza diretta degli USA e della Gran Bretagna (le nazioni dove

il capitalismo era più fiorente) ed influenzato forse dall'aspra invettiva mus-soliniana

contro le "plutocrazie" anglosassoni, in questo suo libro Fanfani descrive in modo

caricaturale e totalmente negativo lo spirito del capitalismo. Fanfani in questa sua

opera identifica il capitalismo "tout court" con l'avarizia ed il materialismo; esso non è,

ai suoi occhi, che un vizio "capitale". Il capitalista, per Fanfani, è la personificazione

stessa dell'ingordigia verso i beni materiali, è un monomaniaco dell'accumulo.

La descrizione fanfaniana del capitalista contrasta dunque con quella datane

trent'anni prima dal sociologo tedesco Max Weber. Nel suo celebre "L'etica protestante

e lo spirito del capitalismo" (1904) Weber, accanto ad una filosofia dell'avarizia,

nel capitalista aveva evidenziato anche la presenza di uno spirito etico e religioso.

Esso risaltava da caratteristiche quali: il senso del dovere e della vocazione (o

predestinazione), l'ascetismo rivelato dalla logica del "lavoro duro" e spesso anche da

uno stile di vita frugale. Weber riteneva che questi aspetti etico-religiosi del

capitalismo derivassero dalla sua matrice protestante (calvinismo, giansenismo,

puritanesimo). (Altri studiosi, in modo più convincente, dopo Weber e Fanfani,

dimostreranno come lo spirito del capitalismo trova le sue vere radici nell'ebraismo e

nel cattolicesimo: nello spirito d'impresa degli uomini della diaspora, nell'oculata

economia del monachesimo altomedievale, nella tomistica difesa del prestito ad

interesse e nel conseguente sviluppo del sistema bancario già in epoca medievale).

Fanfani in tal modo giungeva a formulare una condanna assoluta del capitalismo.

La tesi fanfaniana era che: "Il capitalismo è del tutto incompatibile col Gattolicesimo!"

316 .

Tale estremistica concezione contrastava con gli assunti della "Rerum Nova-rum"

(1981). In quest'enciclica infatti Leone XIII aveva criticato il capitalismo per le

conseguenze deleterie di un'esclusiva logica del mercato e del profitto - senza però

arrivare a condannarlo. Il Pontefice aveva anzi apertamente difeso il diritto alla

proprietà privata dei mezzi di produzione. Nella "Rerum Novarum" la condanna vera e

propria era riservata invece al socialismo, definito Leone XIII come "inaccettabile".

L'anticapitalismo di Fanfani sembrava trovar radici anche in quella velata simpatia per

il socialismo che traspare dalle opere politiche di Jacques Ma-ritain ("Persona e bene

comune" del 1932 e poi "Umanesimo integrale" del 1936) allora tanto diffuse alla

Cattolica.

316

Vedasi, a tal proposito: "L'etica cattolica e lo spirito del capitalismo" di Michael

Novak, ed. di Comunità, Milano 1994; spec. nell'introduzione e nel 1° cap.

169


Diffidente verso la logica del profitto e del libero mercato e soprattutto verso la

libera iniziativa privata, la visione economica di Fanfani s'ispirava al protezionismo,

al corporativismo, al welfare state, alla politica delle partecipazioni statali 317 ed in

genere all'interventismo statale nei vari settori della vita pubblica.

L'autunno del 1958

Oltre che da uno scontro economico e politico combattuto tanto nel nostro Paese,

quanto nello scacchiere internazionale, questo particolare periodo si caratterizzò

anche per un delicato ed importante momento di transizione all'interno della

Chiesa.

Il 9 ottobre 1958 infatti a Castelgandolfo moriva Pio XII ed il 29 ottobre veniva

eletto al soglio pontificio il cardinale Roncalli, già patriarca di Venezia, che assumeva

il nome di Giovanni XXIII.

Un'analisi della nuova congiuntura sia socio-politica, che ecclesiastica si può

trovare nella relazione svolta dal segretario dell'U.C.I.D. del Veneto nella riunione

del 29 novembre 1958, nel corso della quale venne eletto presidente regionale

dell'U.C.I.D. Veneto l'ing. prof. Guido Ferro'''.

In questa relazione" fu espressa preoccupazione perché "le forze politiche che

controllano il governo del Paese stanno rapidamente acquisendo il controllo dei mezzi

economici delle aziende a partecipazione statale così da rafforzare, in misura veramente

notevole, la loro stessa consistenza politica in una rete di interessi che praticamente si

estende a tutto il Paese... Questo sovrapporsi del potere politico a quello economico...

porta fatalmente ad una subordinazione delle esigenze economiche a quelle politiche...

questa politica... di fatto comprime l'iniziativa privata".

Il relatore aggiunse inoltre il proprio timore per alcuni segnali provenienti dal mondo

ecclesiastico, come l'andamento della recente "Settimana sociale dei cattolici italiani"

svoltasi a Bari: in essa molti sacerdoti impegnati nelle Acli, A.C., Onar-mo, ecc., hanno

sostenuto che la classe operaia deve assumere un ruolo guida nella comunità nazionale;

solo la presidenza del card. Siri e la presenza di un comitato direttivo composto da

elementi equilibrati ha impedito che l'esito della settimana sociale portasse come sua

conclusione una netta affermazione di tesi marxiste. 32 °

Fece seguito poi un'analisi del panorama cattolico dopo la recente scomparsa

317

Istituite nel 1957 dall'allora Presidente del Consiglio on. Antonio Segni.

318

LA, 4-12 -58.

319

Riportata in Rodo, 29-11-S8.

320

Ibidem.

170


del papa Pio XII e l'avvento al soglio pontificio di Giovanni XXIII. Quali saranno le

linee direttrici del nuovo pontificato? Rilevate le grandi doti di umanità e di

affabilità del nuovo papa, si rilevava che Giovanni XXIII "proveniente da modesta

famiglia (dove la parsimonia ed il lavoro diventa vera ricchezza) la Sua attività diplomatica

(nunzio a Parigi; N.d.R.) lo portò sempre in ambienti di raffinata cultura

e di larghe disponibilità economiche... I suoi frequenti contatti con esponenti

dell'ambiente socialista francese, l'essersi trovato al centro del problema dei pretioperai

in Francia, l'aver voluto toccare con mano la tragedia della povera gente nei

sobborghi di alcune grandi metropoli hanno d'altra parte lasciato in Lui acuta

l'ansia di risollevare a umana dignità codesti ambienti diseredati". Il Suo principale

collaboratore, il Cardinale Segretario di Stato S.E. Tardini, è "uomo anziano, di

lunga esperienza diplomatica... amante dell'ordine e della tradizione... rappresenta

la continuità di una tradizione di ordine... garanzia di equilibrio e di severità".

Venne quindi toccato il panorama politico: il "messaggio sociale cristiano" viene

spesso trasformato in "un laburismo cristiano". Vi è "il timore che la "omogeneità

politica" tra posizioni di per sé così contraddittorie possa lentamente, nell'animo

sprovveduto ed ingenuo delle masse, diventare "omogeneità spirituale". Il "dialogo

con i socialisti" parte appunto da questa possibilità. Ma una risoluzione - in senso

democratico e non materialistico - della lunga crisi socialista, non appare certo

prossima... Non minori perplessità suscitano in noi - uomini abituati alla lealtà, alla

linearità e alla concretezza - i giochi tattici di altre forze politiche... il tentativo,

puramente tattico, di inserirsi in qualsiasi modo e a qualsiasi costo nel gioco

governativo... La lotta politica sta diventando campo riservato ai tecnici della stessa

(gli apparati): gli uomini responsabili e veramente liberi si allontanano, convinti

che non è più possibile, per loro, dare quel contributo di sobrietà, onestà,

equilibrio, saggezza che in altri tempi - forse più gravi degli attuali - apparvero

necessari, anzi insostituibili".

Le considerazioni conclusive solo apparentemente contraddicevano quanto fin qui

esposto:

"È proprio del cristiano... guardare al presente e al futuro con commosso

ottimismo. Con tale spirito quindi, dalle osservazioni sopra esposte, dobbiamo

trarre la conclusione che è nostro preciso ed urgente dovere di non restare ai

margini, spettatori della scena. La borghesia che si ispira al Magistero della

Chiesa deve acquisire consapevolezza della sua funzione...". Tra le funzioni

dell'U.C.I.D. vi è quella di "rendere partecipi le Autorità Ecclesiastiche dei

nostri problemi, delle difficoltà, tecniche ed umane, delle preoccupazioni, in

modo che la Chiesa, nello svolgere la sua missione di magistero, possa

felicemente armonizzare - basandosi su di un'ampia ed obiettiva

documentazione - le esigenze diverse ma di per sé non contraddittorie del

lavoro e del capitale".

321

Rodo, 29-11-58.

171


Tra i primi atti del suo pontificato, Giovanni XXIII (già patriarca di Venezia)

nominava quale nuovo cardinale di Venezia proprio l'arcivescovo di Verona il veneziano

mons. Giovanni Urbani. Il card. Roncalli aveva avuto modo di conoscerlo e di

apprezzarlo durante il convegno eucaristico appena svoltosi a Verona, nel settembre del

1958. Mons. Urbani sarà nominato patriarca di Venezia 1'11 novembre 1958 ed il 15

dicembre 1958 sarà elevato alla porpora cardinalizia 322 .

Si allontanava dunque ora da Verona, proprio alla vigilia della fase cruciale

della battaglia universitaria, il più prezioso alleato di don Rodella.

(Egli potrà comunque mantenersi ancora in contatto con mons. Giovanni Urbani:

costui infatti nei primi anni '60, in varie occasioni lo inviterà a Venezia, in

"patriarchio").

Don Rodella poteva contare - è pur vero - sull'altro suo grande alleato: il ministro

della Giustizia on. Gonella. Costui tuttavia, nel 1958 era in rotta di collisione frontale

con l'on. Fanfani, allora capo del governo, ministro degli esteri, nonchè segretario

politico della D.C.. In questo scorcio degli anni '50, lo scontro tra i due blocchi -

occidentale e sovietico - sembrava essersi trasferito nel seno stesso del partito di

maggioranza del nostro Paese: economia di mercato o economia pianificata? La

facoltà di Economia che stava per sorgere a Verona non poteva evitare di schierarsi in

uno dei due campi avversi. Nel secondo semestre del 1958 - a seguito anche degli

imput gonelliani - si svolsero numerose riunioni informali tra Buffatti, Tosadori e

Zanotto 323 , nelle sedi della Provincia e del Comune (come pure forse nell'U.C.I.D.).

Alcune di queste riunioni dettero luogo a «lunghe e tese discussioni", come riferisce lo

stesso Zanotto 324 .

Durante alcune di queste riunioni don Rodella ed il prof. Verna - in costante

contatto con l'on. Gonella - poterono informare le autorità civiche sullo stato già

avanzato dei preparativi per la facoltà di Economia e far pressione su di loro per

ottenere quanto prima la costituzione di un Consorzio finanziatore.

Ai primi di novembre del 1958 l'Istituto Muratori conferì ufficialmente al prof.

Attilio Verna l'incarico di organizzare la facoltà di Economia e Commercio della

prevista «Libera Università di Verona" 325 .

322

Boll. Eccl. '58 - 562/566.

323

324

172

BO, 157.

BO, 157.

325

Rodo, febbraio?, '59".


L'on. Gonella, don Rodella e la prima tappa dell'alleanza

con l'Università di Padova

Nel novembre del 1958, inaspettatamente, don Rodella veniva interpellato dall'Università

di Padova.

Da tempo essa attendeva la firma del decreto presidenziale per poter istituire nella

sua facoltà d'Ingegneria un corso di specializzazione: la "Scuola per organizzazione

aziendale". Nella sua veste di Guardasigilli, l'on. Gonella teneva bloccata tale firma

(Rove) come risposta alla guerra indetta da Padova nel 1953 contro l'iniziativa

universitaria veronese.

Ricordando come, in primavera, un intervento presso il ministro Gonella da parte

di don Rodella aveva potuto sbloccare il riconoscimento giuridico dell'Istituto

Muratori, il dott. Tagliapietra (segretario del rettore dell'Università di Padova prof.

Guido Ferro, che il 29-11-1958 sarebbe stato nominato presidente dell'U.C.I.D.

veneto) chiedeva a don Rodella (recentemente designato consulente dell'U.C.I.D.

triveneto) di poter intervenire presso il ministro Gonella per far sbloccare anche il

riconoscimento di questo corso dell'Università di Padova 326 .

Intenzionato a stabilire un'alleanza con Padova, don Rodella si attivò immediatamente

e contattò l'on. Gonella. Il ministro Gonella accolse la richiesta di don

Rodella e fece ottenere all'Università di Padova e al suo rettore prof. Ferro l'attesa

ratifica del decreto presidenziale, per l'istituzione del suddetto corso postuniversitario.

Rodella conservò sempre gelosamente il telegramma che l'on. Gonella gli aveva

inviato in tale occasione: "Illustrissimo Reverendissimo Don Rodella Istituto Muratori,

via Pallone, 9 Verona" - Verona-Roma.

"In relazione sue vive sollecitazioni informola che mi sono immediatamente interessato

per agevolare rapido espletamento pratico relativo riconoscimento giuridico

scuola per organizzazione aziendale della Università di Padova. Lieto di poter fare

cosa utile at lei et alla Università patavina la saluto con cordialità. Guido Gonella.

Ministro di Grazia giustizia" 3 ".

Significativo quel "lei" - solèva ribadire mons. Rodella - volutamente indicato

prima della stessa Università di Padova!

326

Rodo, 14-11-'58.

327

Rodo, 20-11-'58.

173


Questo "favore" avrebbe rappresentato infatti la prima tappa del disgelo ed anzi

dell'alleanza che stava per nascere tra Verona e l'Università di Padova. Esso sarebbe

valso come credito di Verona nei confronti dell'ateneo patavino. Il dott. Giuseppe

Tagliapietra, infatti, nella sua richiesta a don Rodella aveva affermato: "Se Le fosse

possibile ottenermi questo favore, certamente Lei avrà un titolo di più a Suo merito,

nei confronti della nostra Università" 3`8. E Padova, come si vedrà, nel 1962 riconoscerà

lealmente a tale favore il valore di un credito.

Sensibilizzazione dei veronesi al problema universitario

Confortato da questo promettente inizio dell'alleanza con Padova, come pure dal

sostegno nuovamente assicuratogli dall'on. Gonella ed essendo stati avviati a soluzione

i problemi della sede e della classe docente, don Rodella si mosse ora per

sensibilizzare l'opinione pubblica veronese al problema della mancanza di un'Università

nella nostra città e all'opportunità di partire con una facoltà di tipo tecnico.

Così, giovedì 27 novembre 1958 su "L'Arena" comparve un articolo intitolato "In

grande maggioranza le matricole si orientano verso le facoltà scientifiche" 3 ". Si

trattava dell'esito di un sondaggio effettuato tra le matricole veronesi uscite l'anno

prima dal liceo classico Maffei. L'articolo non è firmato, ma - data anche la sede del

sondaggio - sembra dovuto ad un imput di don Rodella in favore dell'imminente

proposta di creazione a Verona di una facoltà di Economia.

Venerdì 5 dicembre 1958 poi, sul "Corriere del mattino" - a pag. 6 - comparve un

articolo non firmato, ma che per la perfetta identità delle idee in esso espresse

328

Rodo, 14-11-'58.

329

LA, 27-11-58.

174


175


176


sul problema universitario veronese, sembra scritto dallo stesso don Rodella. 33 °

L'articolo (scritto per l'inaugurazione del secondo anno della Scuola di Commercio

Estero diretta dallo stesso Rodella) s'intitolava: "Perchè Verona può ambire ad una

propria università" - "validità di argomenti e inconsistenza di obiezioni".

In esso tra l'altro si sosteneva che: "la popolazione studentesca (a Verona) è in

continuo aumento, con 12-15.000 studenti di scuole secondarie...". Vengono citate le

ragioni storiche del perchè in Veneto per dei secoli vi fosse stata una sola università,

a Padova... Viene ribadito il fatto che Verona oltre che città veneta è anche città posta

al centro del gruppo di provincie dell'Adige-Mincio...

Si afferma che: "L'elefantiasi di molti centri universitari" italiani può essere superata

solo col decentramento...

"Un'università, e qui veniamo al punto, costa e non poco"... ma si tratta di

"una spesa produttiva"... "una famiglia veronese che mandi un figlio a

studiare a Padova, Bologna o Milano spende per il suo mantenimento 20-

30.000 lire al mese, che è onere non indifferente soprattutto per la media

borghesia"...

"il Ministero della Pubblica Istruzione è notoriamente contrario al riconoscimento

giuridico di nuove università"..., tuttavia... "la Costituzione parla chiaro, e

un atteggiamento negativo del Governo su un piano generale sarebbe

anticostituzionale. L'opposizione, caso mai, dovrebbe restringersi ai singoli casi,

motivata e non irreformabile" 33 '. 30 Nel dicembre del '49 don Rodella era stato

nominato "segretario della stampa diocesana", col compito prioritario di promuovere

la diffusione del quotidiano diocesano "Corriere del mattino", fondato da Giovanni

Uberti e diretto da Piero Gonella.

331 Rodo CM, 5-12-58.

177


178


IL CONSORZIO UNIVERSITARIO (1959)

Vi erano ora la disponibilità di una valida classe docente, la certezza di una sede

sontuosa e l'inizio di una promettente alleanza con il più vicino e prestigioso degli

atenei. Mancava solo la ratifica ufficiale del "Consorzio universitario"

finanziatore, la cui realizzazione era già stata discussa dai tre enti cittadini, nel

corso delle suddette informali sedute preparatorie.

Così, secondo i dati contenuti in un "Memorandum" 3 " risulta che "in riunioni

preliminari tenute il 12-12-1959 ed il 28-12-1959 presso l'avv. Buffatti, alla presenza

del Sindaco prof. Zanotto, dell'Ing. Tosadori, del prof. A. Rodella e del prof. Vecchiato,

il prof. Verna, invitato dai promotori dell'Istituto Muratori, illustrò la possibilità di

una realizzazione universitaria a Verona ed altresì la possibilità di un inizio anche

prossimo, a condizione che entro gennaio fossero espletate tutte le formalità relative

alle delibere degli enti. I tre Amministratori s'impegnarono in tal senso. L'ufficio

tecnico comunale iniziò con sollecitudine, per ordine del Sindaco, i lavori di adattamento

di Palazzo Giuliari" 333 .

L'ultima seduta preliminare (quella del 28-12-1958) nella quale si addivenne alle

suddette positive conclusioni, era stata preceduta da un rendez-vous tra il prelato veronese

ed il ministro di Grazia e Giustizia. Giovedì 18 e venerdì 19 dicembre. 1959 infatti don

Rodella si era recato a Roma (celebrando nella chiesa del Gesù, di fronte alla sede della

D.C.; R.M.) per incontrare l'on. Gonella. Da una lettera inviata a don Rodella il giorno

successivo a tale incontro (e cioè il 20 dicembre 1958) dal segretario dell'U.C.I.D. veneto

dott. Tagliapietra, si desume che in esso don Rodella aveva parlato al ministro Gonella

della "Scuola di organizzazione aziendale" di Padova (Tagliapietra gli chiede infatti

"notizie in merito al colloquio - da lui - avuto con Sua Eccellenza l'on. Guido Gonella - e

cigli sviluppi della nostra situazione?' ma è facile intuire come nel corso di tale colloquio

ciò che più stava a cuore a don Rodella era di sollecitare dal ministro un invito agli

amministratori veronesi a concludere le "lunghe e tese discussioni " 335 per giungere alla

stipula del "Consorzio universitario" veronese.

Solo dopo questo colloquio romano tra Rodella e Gonella infatti, e cioè il 20

dicembre 1958, il presidente dell'Istituto Muratori prof. Pietro Vaccari inviò ai rappresentanti

degli enti pubblici cittadini l'invito ufficiale alla prima seduta del con-

332 "Rodo-Memo", 6?-2-'59": foglio dattiloscritto su tre facciate, accuratamente conservato da

mons. Rodella in quaranta copie, però non datato, né firmato, la cui validità documentale

deve essere dunque sottoposta al vaglio degli esperti.

333 Punto 1° del "Rodo-Memo, 6?-2-'59".

334 Rodo, 20-12-'58.

335 BO, 157.

179


siglio di amministrazione dell'Istituto Muratori 356 convocata per il 10-1-59 337 : in

questa seduta, come si vedrà, si sarebbe dato l'annuncio ufficiale dell'istituzione

del"Consorzio universitario".

Sabato 27 dicembre 1958, festa di S. Giovanni, in occasione della propria festa

onomastica, S.E. mons. Giovanni Urbani, da poco nominato patriarca di Venezia,

diede l'addio ufficiale alla nostra città. Egli s'incontrò in Municipio col sindaco

Zanotto e con altre autorità"' e si può supporre che in questo incontro l'illustre

presule possa aver fatto riferimento anche all'impegno per l'Università veronese,

obiettivo al quale fino a quel momento egli aveva dedicato una particolare cura.

Domenica 28 dicembre 1958, in Provincia si svolse dunque l'ultima riunione

preliminare tra le autorità veronesi per l'iniziativa universitaria, nella quale si giunse

alle importanti e già citate decisioni 339 .

Mercoledì 31 dicembre 1958, su "L'Arena", nell'articolo che riportava il consuntivo

1958 ed il programma delle opere la cui realizzazione era prevista dal

Comune per il nuovo anno, il sindaco dott. Zanotto tuttavia non parlava del

progetto universitario.

Pochi giorni dopo, si giunse alla "storica" riunione di sabato 10 gennaio 1959.

Essa si svolse alle ore 18 presso la biblioteca dell'Istituto Muratori - al secondo piano

di via Pallone 9 - e fu presieduta dal direttore della Muratori prof. Pietro Vaccari. In

questa prima sessione del consiglio di amministrazione dell'Istituto Muratori,

i promotori di questo Istituto chiesero formalmente agli Enti cittadini di costituire tra

loro un Consorzio Universitario, avente lo scopo di sostenere finanziariamente la

nascita e lo sviluppo a Verona di una facoltà universitaria di Economia.

336

In base agli art. 6, 8, 9, 10 dello statuto.

337

Rodo MU, 10-1-59, p. 2.

338

339

LA, 28, 12-'58.

Punto I° del "Rodo-Memo, 6?-2-'59"

180


Il ruolo da protagonista svolto da don Rodella (anche quale diretto rappresentante

del ministro Gonella) nel corso di questo cruciale appuntamento risulta evidente dal

verbale. L'originale, stilato in undici pagine, è conservato proprio nell'ar-chivio-

Rodella, in Rodo, 10-1-'59.

Subito dopo l'apertura della seduta, don Rodella lesse il telegramma del ministro

Gonella "che giustifica la sua assenza""°. Dopo la prolusione e la lettura da parte del

prof. Vaccari del bilancio preventivo della "Muratori" per l'anno in corso, don Rodella

propose la nomina dell'avv. Buffatti a presidente del Consiglio di amministrazione

dell'Istituto Muratori. Buffatti si riservò di riflettere su tale proposta, accolta con

grande favore da tutti gli astanti.

Sempre don Rodella propose inoltre la nomina dei quattro membri del Consiglio

direttivo dell'Istituto Muratori, nelle persone del prof. Padre Vincenzo Monachino

(decano della facoltà di Storia ecclesiastica della Gregoriana di Roma), il prof. Ernesto

Pontieri (insigne storico, al quale s'è già fatto cenno), il prof. Leopoldo San-dri

(specialista in Archivistica dell'Università di Roma) e l'avv. Mario Cavalieri

(presidente dell'Accademia d'Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona).

Quindi, "il prof. Don Rodella passa all'argomento dell'Università e viene concordato

il seguente comunicato da passare alla stampa: "L'Istituto Muratori nella

seduta tenuta sabato 10 corrente ha precisato ed esposto ai rappresentanti degli Enti

Pubblici i fini e le modalità dell'Istituzione in Verona di una Università di Economia e

Commercio la cui organizzazione è stata affidata al prof A. Verna ordinario di Rag.

nell'Università. Li ha pregati di esaminare ulteriormente il problema e di proporre ai

rispettivi organi deliberanti la costituzione di un Consorzio Universitario. I

rappresentanti degli Enti Pubblici ne hanno preso atto con compiacimento e si sono

riservati di sottoporre ai rispettivi organi amministrativi il progetto".

Seguono le firme di Buffatti, Zanotto, Vaccari, Rodella, Vecchiato; presenti anche

Livio Antonioli e Pietro Rossetti 3. ". La seduta culminò in una conferenza stampa

riportata dai quotidiani cittadini il giorno seguente.

Secondo il punto 2° del "Rodo-memo, 6?-2-'59" (del quale, come s'è detto va appurata

la validità documentale) "il 10-1-'59, il prof. Verna ebbe, oralmente, l'assenso

per la prima formazione di un corpo docente costituito di illustri professori universitari.

Tutto ciò,... subordinato all'approvazione delle delibere di istituzione del Consorzio

Universitario..." da parte degli enti cittadini. Dopo il 10 gennaio 1959, il prof.

Verna e don Rodella ebbero dunque conferma dai docenti precedentemente contattati,

in merito al loro impegno ad insegnare nella nostra città dal febbraio entrante,

310

Si era allora in prossimità della crisi del governo Fanfani; N.d.R.

311

Rodo, 10-1-'59.

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qualora gli enti cittadini avessero deliberato per l'avvio immediato dei corsi.

Per dar inizio ai corsi già a febbraio (mese conclusivo dell'anno accademico

1958-'59) secondo Verna - come s'è detto - era necessario che gli enti avessero deliberato

entro la fine di gennaio.

Nel gennaio del 1959 la Camera di Commercio, presieduta dall'ing. Giulio Cesare

Tosadori, per prima aderì al "Consorzio Universitario", sulla scorta dei dati

forniti dallo studio del prof. Gasparini, 342 (si veda il punto (1) della lettera di

Tosa-dori a Zanotto, in Rodo, 20-10-'84, riportata nell'ultimo cap. di questa

sezione, in riferimento all'anno 1984).

Sabato 24 gennaio 1959 ebbe luogo la seduta del Consiglio Provinciale, che

all'unanimità deliberò la sua adesione al Consorzio Universitario. Il Consiglio Provinciale,

però, in questa seduta dette mandato alla Giunta Provinciale di "decidere se i

corsi dovessero avere inizio immediato o dovessero essere rinviati, per consentire una

più accurata preparazione della sede e

delle attrezzature iniziali" 343 .

All'uopo, la Giunta Provinciale si

riunì mercoledì 28 gennaio 1959 nella

sala consiliare.

A tale seduta fu invitato il prof.

Verna che, "alla presenza anche dei

proff. Rodella e Vecchiato, fece una

dettagliata relazione, comunicò la I

lista dei professori universitari già

officiati e rispose a domande ed obbiezioni.

A giunta conclusa il presidente avv. Buffatti comunicò telefonicamente al

prof. Rodella che la giunta si era pronunciata in senso positivo deliberando l'immediato

inizio delle lezioni. Il segretario generale dott. Luzi richiese al prof. Verna una

relazione scritta di quanto aveva esposto in seduta di giunta al fine di inserirla nel

verbale. Il prof. Verna trasmise in seguito al dott. Luzi quanto richiesto" 344 .

Lunedì 26 gennaio 1959 era caduto il secondo governo Fanfani (DC-PSDI). 345

I128 gennaio 1959, a tre giorni dal termine utile indicato dal prof. Verna, il Consiglio

Comunale non era stato ancora convocato.

342

In base ai quali l'economia del Veneto risultava essere penalizzata rispetto a quella di regioni

similari a causa del suo minor numero di laureati in Economia.

343 Punto 3° del già citato "Rodo-memo, 6?-2-'59". 3 "

Punto 4° del già citato "Rodo-memo, 6?-2-'59"

345

Il15 febbraio 1959 gli subentrerà il governo Segni: un monocolore DC, sostenuto dal centrodestra.

193


Mons. Rodella ci raccontò spesso di sue "pressanti richieste" formulate in questo

frangente in municipio al sindaco Zanotto, "alla presenza anche dell'assessore alla

Pubblica Istruzione prof. Alberto De Mori" (Rove). Lo stesso dott. Zanotto del resto,

ancora nel 1978 ricorderà con riconoscenza la "esuberante", "ma preziosa collaborazione

di altri amici, fra cui primeggia don Rodella" (Veca, p. 16a). 346

Nella serata di venerdì 30 gennaio 1959, la giunta municipale deliberava dunque di

convocare d'urgenza il Consiglio comunale per martedì 3 febbraio, con all'ordine del

giorno: l'adesione alla società per l'autostrada del Brennero e la partecipazione al

Consorzio per l'istituenda Università, con la facoltà di Economia e commercio 347 .

Il mattino di martedì 3 febbraio 1959, del giorno cioè nella cui serata era prevista

la seduta Comunale per la delibera di adesione al consorzio universitario, su

"L'Arena" comparve a tutta pagina un esplosivo articolo firmato dal prof. Alberto

Trabucchi. In esso egli esprimeva la sua 'fierissima opposizione" verso

"l'improvvisata apertura di una Facoltà di Economia e Commercio".

Il prof. Alberto Trabucchi era un'insigne figura di giurista, docente di diritto

privato e civile nell'ateneo patavino. Egli era dunque in grado di influenzare non

solo l'opinione pubblica, ma anche il mondo politico veronese. Era fratello del sen.

Giuseppe Trabucchi. 348

Nel suo articolo, il prof. Alberto Trabucchi giungeva ad affermare che: "la facoltà

progettata non si dovrebbe costituire anche se, per assurdo, venisse elargita gratuitamente

da chissachi"... "Verona non potrebbe essere che il ricettacolo di professori

rifiutati da tutte le altre sedi più appetibili... Non potrebbe essere in buona fede un

competente di vita universitaria che affermasse il contrario... Chi vuole a Verona una

facoltà di scienze economiche deve sapere che si assume la responsabilità, non di

avvicinare i nostri giovani ad un alto livello di scuola, ma di allontanarli da centri

affermati di pensiero accogliendoli in una modesta fabbrica di lauree, con operatori

senza prestigio, privi di titoli di dottrina..." 349 .

Secondo L. Vecchiato, "l'articolo di Alberto Trabucchi... può rappresentare la

3

" Lo stesso Vecchiato poi associa l'aggettivo "esuberante" - da Zanotto attribuito dunque

specialmente a don Rodella - ai fatti del gennaio '59, allorché don Rodella premeva per

l'inizio immediato delle lezioni e soprattutto per l'attribuzione di un incarico formale al

prof. Verna - Veca, p. 67; Veca, p. 123.

347

LA, 31-1-'59.

348

Già vicesindaco di Verona dal 1946 al '51, l'on. Giuseppe Trabucchi era politicamente "vicino sul

piano nazionale alle posizioni di Amintore Fanfani"- BOR, p. 2 -: egli era "il riferimento di

prestigio di Zanotto e... dei fanfaniani" - BO, p. 164 e nota 86. Il sen. Giuseppe Trabucchi si era

specializzato alla Cattolica di Milano, studiando insieme ad Amintore Fanfani e fu nominato

ministro delle Finanze nel terzo (1960/'62) e quarto (19621'63) governo Fanfani (DBV, 826).

349

LA, 3-2-'59; Veca, p. 64.

194


195


"summa" di tutte le difficoltà opposte alla soluzione del problema dell'Università

di Verona... (Veca, p. 64).

L'on. Giovanni Uberti e molti altri"' avrebbero aspramente criticato questa violenta

ed inspiegabile opposizione verso la nascente Università veronese — per la quale era

già stato indicato come rettore il prof. Verna — da parte di un veronese,

democristiano, docente all'ateneo patavino ed idoneo alla carica di rettore, quando lo

stesso magnifico rettore dell'ateneo patavino, il prof. Guido Ferro, era ad essa

favorevole. 35 '

Alle ore 21 dello stesso giorno, martedì

3 febbraio 1959, nella sala consiliare

di palazzo Barbieri (attuale sala Gozzi)

iniziò la seduta del Consiglio comunale

per l'adesione al Consorzio universitario

al fine di istituire a Verona una facoltà di

Economia e Commercio.

Nella sua prolusione, il sindaco Zanotto

auspicò la realizzazione dell'Università

veronese, dato il costante aumento della

popolazione studentesca veronese. Egli

affermò che: "il numero degli studenti che

frequentano le vicine università cresce di

anno in anno... L'apertura della facoltà di

economia in Verona... permetterebbe anche

la frequenza degli studenti di Trento e

delle vicine province di Mantova e Rovigo...

Lecce e L'Aquila hanno esercitato

liberamente per tre anni questo libero corso

ottenendo infine la desiderata convalida

La sala consiliare (attuale "sala Gozzi") di

Palazzo Barbieri, dove si svolse il dibattito

del Consiglio Comunale, per l'iniziativa

universitaria.

da parte dello Stato. La strada è lunga e dura e sostengo che i veri pionieri saranno

proprio gli studenti: il loro rischio (solo se arriverà il riconoscimento saranno validi gli

esami sostenuti durante l'esercizio della libera facoltà) comporta da parte nostra il

massimo impegno. Verona ha i titoli per avere questa università: lo sviluppo compiuto

in questi anni lo richiede... »352.

350

351

352

196

Si vedano ad esempio gli attacchi al vetriolo contro il prof. A. Trabucchi mossi da Manzini

sul "Il Gardello", foglio da lui diretto.

Alla memoria del prof. Alberto Trabucchi è stata recentemente intitolata un'aula nella facoltà

veronese di Giurisprudenza — vedasi: LA, 1-3-2008. Al prof. don Aleardo Rodella, al prof.

Attilio Verna e al prof. Vecchiato non ancora!

LA, 4-2-'59.


Nella fase dibattimentale, al progetto universitario veronese si opposero le sinistre

ed i liberali. I consiglieri di tali schieramenti, a sostegno delle loro tesi e con fare

provocatorio sventolavano copie de "L'Arena" ed esibivano l'articolo di Trabucchi

(Rove). Ad essi rispose il sen. Uberti, allora segretario provinciale della D.C., come

ricordano le cronache 353 : "A nome del gruppo democristiano... l'on. Uberti... ha

plaudito all'iniziativa... ed ha espresso il parere che le riserve avanzate da alcuni

consiglieri siano dettate dal timore che l'iniziativa non si concluda e dal desiderio di

scindere la propria responsabilità da un tentativo fallito. "Opporsi all'iniziativa non è

da buoni veronesi" ha detto... (Uberti, il quale)... "ha chiesto che si evitino le polemiche,

soprattutto nei confronti delle altre università e si è detto dispiaciuto dell'articolo

scritto dal prof. Trabucchi". Verso le due di notte, al momento della votazione,

solo quattro consiglieri votarono contro l'adesione al "Consorzio universitario". I

contrari, per la destra, furono: Minghetti (del P.L.I.), Savoia (del M.S.I.), Cirla (del

P.N.M.); per le sinistre votò contro solo ravv. Perego (del P.S.I.). L'opposizione socialcomunista,

al momento del voto, optò nel suo complesso per l'astensione. Essa

voleva infatti evitare di figurare quale forza politica che si opponeva al progresso

della città. L'adesione del Comune al "Consorzio universitario" venne dunque approvata

a larga maggioranza.

In questa seduta comunale, però, non fu definito lo Statuto del Consorzio. I

capigruppo del P.C.I. e del P.S.I. infatti avevano approvato la costituzione del "Consorzio

Universitario", senza però concedere i pieni poteri alla Giunta. Per l'approvazione

dello Statuto del Consorzio e del preventivo di spesa veniva richiesto un

dibattimento "ad hoc" (che si sarebbe svolto solo nel luglio del 1959). A tale dibattimento

tecnico le opposizioni intendevano rimandare la loro vera battaglia 354 . La

dilazione nell'approvazione dello Statuto del Consorzio e del preventivo di spesa

comportò però anche il rinvio dell'inizio delle lezioni universitarie, oltre il tempo utile

ad assicurarne la validità per l'anno accademico in corso 355 . Grande fu la sorpresa di ciò

tra i promotori, che si aspettavano l'inizio delle lezioni già il giorno successivo al

dibattito comunale, come dimostra anche il biglietto di congratulazioni inviato dall'on.

Dal Falco (gonelliano) al prof. Verna, su carta intestata della Camera dei deputati, in

data 3-2-1959: "Chiarissimo Professore, nel momento in cui si iniziano le lezioni

presso la facoltà di economia e commercio dell'Università di Verona, mi acconsenta di

formulare a Lei il mio più sincero e devoto saluto augurale, unitamente ai sensi della

mia stima e solidarietà. Dev.mo. on. Luciano Dal Falco".

353

LA, 4-2-59.

354

Veca, p. 65.

355

LA, 4-2-59; Veca, p. 59; BO, 158.

197


198


CONTRASTO POLITICO (AREA FANFANI)

SULL'INCARICO A VERNA, APPROVAZIONE DELLO STATUTO

ED AVVIO DELLA "LIBERA" (1959)

"Il giorno 4 febbraio (1959), dopo il voto del Consiglio comunale, il prof. Verna giunse

a Verona e partecipò, con i prof: Rodella e Vecchiato ad una riunione indetta

dall'avv. Buffatti presso la sede dell'Amministrazione Provinciale alla presenza del

Sindaco prof. Zanotto e dell'ing. Tosadori. In tale riunione l'avv. Buffatti... dichiarò

che era impossibile dar inizio ai corsi..." 6 .

"Il 5 febbraio il prof. Verna accettò il rinvio dei corsi, ma pose come condizione per

il proseguimento della sua opera (nuovo accordo con i docenti già contattati, relazione

con preventivo di spesa per il primo quadriennio della facoltà, ecc. N.d.R.) un incarico

formale ed inequivocabile, anche se necessariamente provvisorio. I tre amministratori

non ritennero di poter conferire un incarico, ma soltanto un invito a presentare una

relazione..." 357 .

Il prof. Verna tuttavia una relazione generale agli enti cittadini l'aveva già fatta

in precedenza e la mancanza di un incarico formale gli toglieva ogni autorità e credibilità

presso i colleghi già officiati.

Ci si avviò dunque ora verso un irrigidimento delle posizioni, dato che don

Rodella insisteva per l'incarico formale al prof. Verna. Era l'on. Gonella, del resto,

che voleva fermamente il prof. Verna quale futuro rettore della "Libera Università"

veronese 358 .

A questo punto, venerdì 6 febbraio 1959 don Rodella ed il prof. Vecchiato cercarono

di far comunque iniziare le lezioni al prof. Verna a Palazzo Giuliari, ma

"trovarono delle difficoltà nell'accesso a palazzo Giuliari" (Rove).

La prima lezione accademica venne comunque tenuta quel giorno stesso dal

prof. Verna, non più a palazzo Giuliari, bensì nella sede del Muratori, in via Pallone,

9. 359

Il punto cruciale in questo transitorio braccio di ferro tra promotori della Muratori

e l'amministrazione cittadina non era tanto l'avvio immediato delle lezioni,

quanto quello dell'affidamento della formazione della classe docente al prof.

Verna, piuttosto che ad altri rettori di opposte concezioni economico-politiche.

356

357

358

359

Dal punto 8° del già citato "Rodo-memo, 6-2-'59".

Dal punto 9° del già citato "Rodo-memo, 6-2-'59".

Si veda l'intervista a don Rodella, in: LA, 19-10-'84, p. 7.

Rove; si veda al proposito anche quanto afferma lo stesso mons. Rodella in LA, 19-10-'84,

riportato poi in VEF, 2007, p. 425: "La prima lezione del prof. Verna si tenne in un'aula del

"Muratori", in via Pallone".

199


Non ricevendo l'incarico richiesto, dopo quella sua prima lezione universitaria

veronese, il prof. Verna tornò a Roma.

Mercoledì 11 febbraio 1959 il dott. Zanotto e l'ing. Tosadori si recarono a Roma per

portare personalmente al prof. Verna"" (anche a nome dell'avv. Buffatti) l'invito ad

effettuare una relazione dettagliata sugli aspetti organizzativi e funzionali della facoltà

universitaria, ma non gli conferirono l'incarico, quantomeno provvisorio, che era stato loro

richiest&m.

Il 12 febbraio 1959 il prof. Verna, da Roma scriveva alle autorità veronesi" 2 informandole

che egli non era interessato a svolgere una "relazione dettagliata riguardante i

più notevoli aspetti organizzativi e funzionali di una Facoltà universitaria. Quanto da loro

richiesto egli l'aveva già notificato sia nel suo preventivo sommario di spesa per i primi

quattro anni della nascente facoltà, sia nella comunicazione del 15-12-'58 sulle norme per

l'iscrizione e sulle materie di studio della stessa facoltà, sia nella sua relazione richiesta dalla

Provincia di Verona, riassuntiva dei chiarimenti che egli aveva fornito alla Giunta

Provinciale il 28-1-59, sia infine nell'elenco delle condizioni prescritte dalla legge per il

riconoscimento delle Libere Università da lui stesso fornito a "L'Arena" ed ivi pubblicato

1'11-1-59, sia pur in modo incompleto. L'unica cosa che egli aspettava dalle stesse autorità

veronesi era il conferimento dell'incarico a rettore, perché senza di esso non avrebbe potuto

in nessun modo convincere i suoi colleghi (egli aveva già invitato 10 degli 11 docenti

necessari allo svolgimento del primo corso 363 ), a restare disponibili per l'insegnamento a

Verona ancora fino al prossimo autunno. "Solo per aderire alle amichevoli ed insistenti

pressioni dei prof Don Rodella e Vecchiato" il prof. Verna aveva «promesso la settimana

precedente che «avrebbe "atteso fino a sabato .14 febbraio" e si dichiarava disponibile ora

ad attendere fino al 17 febbraio 364 .

Lo stesso giorno (12 febbraio 1959) si tenne una sessione ordinaria della giunta

comunale, nella quale Zanotto (come da lui stesso preannunciato nella seduta comunale del

3-2-'59) aggiornò la Giunta sulla situazione dell'iniziativa universitaria 365 .

Si cercava nel frattempo di giungere ad un'intesa, tramite l'intervento dello stesso on.

Gonella, informato da don Rodella sugli sviluppi della situazione in ambito vero-

360 Residente in viale Parioli, 47.

361 Lettera del prof. Attilio Verna a don Rodella in Rodo, 15-2-'59.

362 Una copia per conoscenza è anche inviata al sen. Uberti.

363 Rodo, 15-2-59.

364 Rodo, 12-2-59.

365 LA, 4-2-59, p. 4.

200


nese 366 . Al ministero della Pubblica Istruzione all'on. Moro subentrò l'on. Medici, che

proseguì nella linea di assoluta contrarietà all'apertutra di nuove sedi universitarie. Questa

linea del resto era in piena sintonia con le pressioni esercitate dalle sinistre.

Lo dimostra una missiva giunta all'on. Moro il 23-2-'59. In essa 1'UNURP 67

dichiarava la propria "opposizione... al sorgere di nuove facoltà, ritenendo che

ciò portasse ad una dispersione delle già scarse disponibilità finanziarie che

dovrebbero essere opportunamente concentrate al potenziamento delle facoltà

esistenti". L'UNURI ricordava quanto scritto nel programma del governo Fanfani

(in carica fino al 15-2-'59): "dovrà essere attentamente valutata la posizione

delle Università private, tenendo conto del primario interesse dello Stato alle.

Università statali, impedendo comunque il sorgere di nuove facoltà, puntando

invece al ridimensionamento coordinato degli attuali istituti"...

Le politiche di certi enti locali "dimostrano come possa essere distorta per

provincialismo il diritto all'istruzione. Ci sia consentito di opporci con tutte le

nostre forze a tali scelte degli enti locali... Molto più opportunamente essi

possono, attraverso consorzi o convenzioni... istituire e vincolare... per i propri

rappresentati collegi, case dello studente e semplici borse di studio che

consentano una effettiva partecipazione alla vita di un'università... Dobbiamo

esigere che il denaro pubblico non sia sperperato, che si potenzino oggi - come

prima cosa - gli istituti esistenti... In nessun modo comunque lo stato deve

finanziare e riconoscere tali organismi"... Infine il bollettino dell'UNURI notava

positivamente come in effetti "il governo si orienta nel senso di porre ostacoli

all'istituzione di nuove facoltà da parte di università riconosciute e di rifiutare il

riconoscimento a nuove università... conferma un orientamento di

accentrazione..." 368.

Nei mesi di febbraio e marzo 1959 il prof. Verna da Roma manteneva un fitto

contatto epistolare con don Rodella, che costituiva il suo tramite con gli amministratori

veronesi. Da tale corrispondenza si evince come don Rodella cercasse di convincere il

prof. Verna a non ritirarsi da Verona e a motivare anzi i docenti già ingaggiati -

residenti lontano dalla nostra città - a restare ancora disponibili per l'inizio delle lezioni

a Verona, nel prossimo autunno.

366 Vedasi, ad es., il telegramma inviato dall'on. Gonella il 13-2-'59 al "Reverendo don

Rodel-la-Istituto Muratori, via Pallone, 9 - VR": 'Assicuro mio intervento senso

desiderato stop Fornirò notizie appena possibile stop Cordiali saluti. Guido Gonella

Ministro di Grazia e Giustizia" in "Rodo, 13-2-'59".

Il 15 febbraio 1959 Fon. Aldo Moro decadeva dall'incarico di ministro della Pubblica

Istruzione e riceveva la nomina di "Segretario nazionale" della D.C., subentrando in tale

incarico all'on. Fanfani che lo aveva ricoperto dal 1954 al 1959.

367 Unione Nazionale Insegnanti Universitari di Ruolo, contigua alla CGIL; vedasi Rodo

UNURI, 28-2-59, p. 18.

368 Rodo UNURI, 28-2-59, p. 11-12.

201


202


Domenica 15 febbraio 1959 il prof. Verna si lamentava col prof. Rodella

sull'astrattezza della richiesta fattagli a Roma 1'11-2 dagli amministratori veronesi,

tanto più che egli "aveva già avuto con loro molti colloqui tutti intesi a organizzare e

far funzionare l'Università quest'anno stesso"... Il prof. Verna affermava che egli

avrebbe atteso una risposta dagli amministratori veronesi, in merito alla sua nomina a

rettore, fino a giovedì 19 febbraio, data in cui egli si sarebbe incontrato con i suoi

colleghi romani. Egli, per parte sua, aveva caldeggiato il riconoscimento ministeriale

dell'Università veronese presso persone che avrebbero avuto parte non trascurabile in

merito a tale decisione, e si era informato presso il Ministero dell'Industria in merito

alla validità della deliberazione della Camera di Commercio in tema di Consorzio

universitario: "all'azione svolta dal segretario dell'on. G. Gonella - ho fatto seguire

un mio utile parere tecnico sulla questione" 369 .

Sabato 21 febbraio 1959 gli amministratori veronesi chiedevano al prof. Verna di

continuare a collaborare con loro ai fini dell'attivazione entro l'anno dell'Università di

Verona, ma affermavano che lo Statuto del Consorzio universitario non poteva

assumere la nomina del Rettore in persona determinata, perché lo Statuto aveva

carattere di continuità e non poteva mai identificare fisicamente gli amministratori, i

funzionari (e dunque nemmeno il Rettore) 370 .

Giovedì 12 marzo 1959 il prof. Verna, rimessosi dopo una prolungata indisposizione,

comunicava a don Rodella che accettava il suo suggerimento di fare la relazione

richiesta dai "notabili" di Verona. Egli chiedeva inoltre che la sua nomina a

rettore dell'Università di Verona facesse parte delle premesse dello Statuto anziché

dello Statuto stesso, onde ovviare alle difficoltà espresse dagli amministratori veronesi

il 21 febbraio u. s., ricevendo in tal modo la nomina (come suggerito dal sen.

Uberti) direttamente dagli amministratori, anziché dalle giunte"'.

Mercoledì 25 marzo 1959 Verna, informato da don Rodella (tramite il prof.

Pasquazi) che la decisione circa il suo incarico a rettore sarebbe stata presa subito

dopo Pasqua, inviava allo stesso don Rodella un preventivo più dettagliato del fabbisogno

finanziario della nascente Università veronese, nel quadro della relazione

chiesta dagli amministratori.

In merito alla questione della validità della delibera di adesione al Consorzio

universitario da parte della Camera di Commercio (dipendente dal ministero

dell'Industria) Verna riferiva di essersi informato e che vi era a tal riguardo un

palleggiamento tra ministero della Pubblica Istruzione e quello dell'Industria, per cui

suggeriva una nuova delibera della Camera di Commercio con stanziamento di

369

Rodo, 15-2-59.

370

Rodo, 21-2-59.

371

Rodo VE, 14-3-59.

203


cifra molto inferiore a quella già stanziata ed aumentabile in un secondo momento. Ma

"di molta utilità sarebbe... un tempestivo intervento dell'on. G. (Gonella?; N.d.R.)

presso il sottosegretario al Commercio che è la persona che in ultima analisi

provvede in questa materia". "Il nostro Ministero (Pubblica Istruzione)... ha fatto

presente che il suo orientamento non era favorevole alla istituzione di nuove Università,

aggiungendo che si sarebbe potuto andare incontro agli studenti veronesi con

borse di studio" 372 .

L'amministrazione civica di Verona sarebbe addivenuta all'accordo politico

sull'assegnamento dell'incarico di rettore al prof. Verna, come si vedrà, solo nella

tarda estate del 1959.

Nella primavera del 1959, l'ing. Tosadori contattò il prof. Guido Ferro, rettore

dell'Università di Padova, suo docente di Ingegneria negli anni '30 e suo consulente

negli anni '50, per la realizzazione di importanti opere idrauliche nella bassa

veronese. L'ing. Tosadori apprese in tal modo dal prof. Ferro la "benevola neutralità"

dell'ateneo patavino nei confronti della nascente facoltà veronese di Economia.

L'ing. Ferro diede anzi utili consigli all'ing. Tosadori per l'organizzazione del

"Consorzio Universitario veronese" 373 .

Nello stesso periodo (primavera del 1959) si svolsero numerose sedute della

giunta comunale e provinciale, in sede ristretta, sul tema dell'università

veronese 374 .

Nell'aprile, in sede di giunta, i tre enti cittadini, servendosi evidentemente della

relazione fatta loro pervenire dal prof. Verna, discussero il Bilancio per

l'organizzazione ed il funzionamento del primo corso di studi 375 .

In giugno gli enti esaminarono lo Statuto del "Consorzio per la libera

Università degli Studi "376 .

I123 giugno 1959, il ruolo di don Rodella quale protagonista nella creazione della

facoltà veronese di Economia e quale referente per la costituzione della sua classe

docente veniva autorevolmente confermato da una lettera inviata al Vescovo di Verona

mons. Giuseppe Carraro da parte del Segretario di Stato Vaticano, card. An-

372 Rodo, 25. 3-'59.

373 Si veda il punto 2 della lettera di Tosadori a Zanotto in Rodo, 20-10-'84 e l'allegato telegramma

del prof Ferro a Tosadori del 9-4-'63; questi documenti sono riportati nell'ultimo

capitolo di questa sezione, in riferimento all'anno 1984.

374

Veca, p. 123.

375 BU, p. 9-10.

376 BU, p. 9-10.

204


tonio Samorè: ... "la Facoltà di Economia e Commercio che, mi si dice, sta per essere

aperta a Verona. Di detta Facoltà si sta interessando - sempre alle informazioni che mi

sono state date - Don Aleardo Rodella, Scuola L.A. Muratori, Via Pallone..." 377 .

La lettera in oggetto venne allora consegnata a don Aleardo Rodella dallo

stesso mons. Carraro (è nell'archivio Rodella): "evidentemente - commentò don

Ro-della - la Segreteria di Stato vaticana era stata tenuta informata (dal cardinal Siri o

dal card. Urbani?) e seguiva attentemente le vicende della facoltà universitaria veronese" 378 .

Nel luglio 1959 si svolsero quindi le sedute per l'approvazione dello Statuto del

Consorzio Universitario e del preventivo di spesa per il primo quadriennio di funzionamento

dell'università, dapprima in Consiglio Provinciale (sabato 18 e sabato

25 luglio) e poi in quello Comunale (lunedì 27 e martedì 28 luglio).

La prima seduta del Consiglio provinciale (sabato 18 luglio, al mattino) alla

Loggia di Frà Giocondo, venne presto sospesa: al momento del voto infatti le

opposizioni riuscirono a far mancare il numero legale.

Subito, l'on. Giovanni Uberti - capogruppo D.C. - inviò una lettera a tutti i

membri votanti del suo partito, avvertendoli che: "data l'importanza dell'argomento"

(al n. 7 la "questione universitaria") era "indispensabile la presenza di tutti i

consiglieri alla seduta consiliare" 379 successiva, indetta per sabato 25 luglio.

Sabato 25 luglio '59, al mattino, si ebbe la seduta conclusiva del Consiglio provinciale,

sul tema dell'Università veronese.

Il presidente della Provincia avv. Luigi Buffatti "fece una difesa calorosa, pur

ammettendo di aver avuto dei dubbi e pur considerando l'esistenza di eventuali rischi che però

valeva la pena di affrontare" 381 .

Nel suo intervento in risposta alle opposizioni Buffatti proclamò: "Noi

stessi, quando si parlò di istituire l'Università in marzo, a metà anno scolastico, di punto

in bianco, fummo perplessi e rispondemmo di no. Ma ora il problema è stato ponderato

per sette mesi e non vedo che cosa un rinvio possa ora aggiungere alle valutazioni che già

sono state fatte. I consiglieri che lamentano di non aver avuto tempo e modo di interessarsi

alla questione, avrebbero potuto in questi sette mesi farsi parte diligente e chiedere

delucidazioni e schiarimenti. Il fatto è che se non hanno fiducia nella iniziativa, noi non

possiamo infonderla loro: abbiamo prospettato possibilità, vantaggi e opportunità della

questione. Di più non possiamo fare. Non possiamo certo dar loro

377 Rodo, 24-6-'59.

3 7 8 Rove.

379 Veca, p. 12 e 12e.

38°

Veca, p. 68.

205


206


la certezza della piena riuscita dell'esperimento: non c'è nessuna certezza al mondo,

e specie in queste cose occorre anche un minimo di coraggio. Non vorrei piuttosto

che questa opposizione interna rafforzasse le opposizioni esterne, quelle che ci

vengono fatte per ragioni di concorrenza da altre università. E le fanno perché

temono la particolare vitalità e il grande sviluppo della nostra città" 381 .

Al momento del voto, il consiglio Provinciale approvò lo Statuto del consorzio ed

il preventivo di spesa. Entrambe le risoluzioni passarono col solo voto della

maggioranza, mentre l'opposizione (P.C.I., P.S.I., P.L.I.) votò contro ed il P.S.D.I. si

astenne, a differenza di quanto era avvenuto nel consiglio provinciale del 24 gennaio

1959, dove l'opposizione aveva votato a favore dell'adesione al Consorzio e a

differenza anche del consiglio comunale del 3 febbraio 1959, dove l'opposizione si

era astenuta.

In base al preventivo di spesa ufficiale, il contributo della Provincia dai 12 milioni

già stanziati nella seduta del 24 gennaio 1959 venne aumentato a 22 milioni. 382

Quanto ora dichiarato dall'avv. Buffatti veniva ribadito, lo stesso giorno, da una

mozione dell'A.N.P.U.R." 3 Tale mozione, richiamando le conclusioni dell'indagi-ne-

Gasparini promossa nel '58 dall'avv. Buffatti, andava al cuore del problema: "preso in

esame il problema... dell'imperfetta distribuzione delle sedi universitarie e

dell'ancora eccessivo affollamento di alcune tra esse... in applicazione dell'art. 33

della Costituzione... (l'A.N.P.U.R.) si dichiara favorevole, in linea di massima,

all'istituzione in regioni che ne siano prive e in relazione con le esigenze, i mezzi

disponibili, le possibilità di sviluppo e le condizioni culturali locali, di alcune nuove e

bene attrezzate facoltà, specialmente tecnico-scientifiche, eventualmente collocate ed

affiliate nel modo più opportuno, con Università esistenti" 384 .

Domenica 26 luglio 1959 l'on. Gonella, con una sua prolusione, inaugurava la sesta

edizione dei Corsi estivi per universitari e laureati europei a Garda. La presenza dell'on.

Gonella a Verona dava garanzie ai promotori dell'iniziativa universi-taria 385 . Il giorno

seguente, lunedì 27 luglio alle ore 18, iniziavano a Garda le lezioni dei Corsi estivi della

Muratori con la prolusione del direttore generale dell'istruzione universitaria prof.

Salvatore Comes, sul tema: "Università della cultura". 386

381

LA, 26-7-'59.

382

LA, 24-7-59; Veca, p. 65.

383

'Associazione nazionale professori universitari in ruolo", diretta dal prof. Galateria, uno dei

docenti ingaggiati dal prof. Verna per l'insegnamento alla "Libera" di Verona.

384

Rodo 25-7-59.

385

N.H. apr. -dic. '59, p. 187.

386

LA, 26-7-59; Veca, p. 127.

207


Lunedì 27 luglio alle ore 21, 30, a palazzo Barbieri iniziò la prima seduta del

Consiglio comunale per l'approvazione dello statuto del "Consorzio universitario". In tale

seduta ebbe luogo un'accesa polemica del prof. Vecchiato, in veste di consigliere

comunale D.C. 387 contro le opposizioni. Egli "ha parlato a lungo non solo riassumendo i

motivi storici, culturali, sociali, di prestigio e di decoro che consigliano la istituzione

della facoltà, ma anche accusando coloro che sono titubanti di "provincialismo", di

"complesso di inferiorità" e "infine, dipingendoli quasi come nemici della cultura e del

progresso" 388 . A tale intervento hanno fatto seguito interventi polemici dell'opposizione,

che "hanno contribuito a movimentare il finale della seduta" 389 . La discussione è stata

sospesa a mezzanotte e mezza e rinviata al giorno dopom.

Martedì 28 luglio, alle 21, 40, in Consiglio comunale riprese la discussione interrotta la

sera precedente: fu questa la seduta conclusiva sul tema universitario.

Tra i vari interventi, si distinsero quelli di Manzini, Uberti, Selmo e Zanotto.

Manzini (Indipendente) difese l'istituzione universitaria, ricordando come "tutte le

Università sorte recentemente (Lecce, L'Aquila; N.d.R.) abbiano ottenuto il riconoscimento

statale entro breve tempo, pur non disponendo di un "hinterland" culturale

quale avrebbe Verona"... "Ha ancora polemizzato in durissimi termini

contro l'intervento contrario del prof Trabucchi... ed ha infine concluso ricordando

come, secondo la legge del 31 luglio 1956, lo Stato dovrà rimborsare tutte le spese

sostenute per l'istituzione della facoltà " 391 .

Uberti (capogruppo D.C.) ha "affermato l'opportunità dell'iniziativa, non solo

per venire incontro ai desideri dei giovani studenti e delle loro famiglie, ma

soprattutto per tenere Verona, anche nel campo culturale, al passo dello sviluppo

economico che ne ha contraddistinto la vita negli ultimi anni e per fornire i

tecnici e gli esperti che questo sviluppo rende necessari". Ha identificato

nell'atteggiamento delle sinistre "il larvato timore che la futura Università possa

cadere nelle mani della Democrazia Cristiana", ma ha ricordato che "essa è

patrocinata e sarà controllata da enti pubblici, quali il Comune, la Provincia e la

Camera di Commercio" 392 .

L'avv. Selmo (D.C.) affermò che "Se ci si oppone all'Università veronese

soltanto perché nella nostra terra prevalgono determinati principi religiosi, si

commette un attentato alla cultura di una popolazione che ha il diritto di potersi

affermare secondo i propri bisogni e le proprie tradizioni". Ha poi proseguito: "io

voterò questa

387

Veca, p. 68-69, Veca, p. 124.

388

LA, 28-7-'59.

389

LA, ibidem.

390

LA, 28-7-59; Veca, p. 65.

391

LA, 29-7-'59.

392

LA, 29-7-S9.

208


sera... per l'Università che ho nel cuore. Credo che Verona possieda una sua

situazione geografica e un suo sottofondo culturale che ha tutto il diritto di

esprimere". "Sel-mo ha espresso l'augurio che nella nostra città possa

addirittura sorgere una nuova scuola economica, capace di sopperire alle

lacune delle dottrine oggi correnti ed ha concluso: "Se vogliamo che il

Comune sia vivo e vitale, non capisco come si possa rinunciare ad istituirvi

una Università. Noi, dal canto nostro, faremo di tutto perché essa sia la

continuazione delle nostre cattedrali, della nostra biblioteca capitolare, e sia

espressione della nostra fede" (LA, ibidem).

Zanotto "ha concluso ribadendo il categorico impegno dell'amministrazione comunale

di portare in porto la iniziativa con la massima serietà e con lo scrupolo più

rigoroso" (LA, ibidem). Si giunse quindi alla votazione finale. Lo statuto del "Consorzio

universitario" fu definitivamente approvato a larga maggioranza, grazie ai voti

della D.C., del P.S.D.I. e di un "indipendente".

Voto contrario fu espresso invece da P.C.I., P.S.I., P.L.I., M.S.I. e monarchici. Anche in

questa occasione dunque le opposizioni (curiosa l'alleanza tra sinistre e liberali!) votarono

contro i provvedimenti attuativi della "Libera Università di Verona" 393 .

Don Rodella non presenziò alle varie sedute consiliari: egli restò dietro le quinte. Nel

corso dei dibattimenti consiliari, secondo quanto riferito dallo stesso prof. Vecchiato" . ', il

nome di don Rodella sarebbe ricorso varie volte, tuttavia non essendo riusciti a reperire

il resoconto stenografico dei verbali di tali dibattimenti 395 non si possono fornire

conferme ufficiali di ciò.

Da quanto detto finora, si può intuire come don Rodella avesse svolto un ruolo da

regista nell'intera operazione. Questo fatto venne riconosciuto, sia pur con intento

denigratorio, dal settimanale comunista veronese "Il lavoratore": "L'istituzione di una

Università in Verona è stata da anni il sogno di alcuni professori democristiani

tenaci ed ambiziosi che, sotto la guida di un sacerdote, hanno cercato di tradurlo in

realtà..." 396 . Lo stesso prof. Francesco Vecchiato 397 pur ricordando il ruolo

preponderante svolto da suo padre nell'istituzione dell'Università, afferma che "il

sacerdote, cui si fa cenno, è facilmente identificabile in don Aleardo Rodella" 398 .

Si trattava di un sacerdote che alcuni anni prima, dal 1946 al 1950, dalle colonne

di "Verona Fedele" aveva dato molto filo da torcere a "Il lavoratore".

393 LA, 29-7-59; Veca, p. 65.

394 Rove.

395 Veca, p. 66.

396 "Il lavoratore", 23-7-'59, pp. 1-4.

397 che riporta l'intero articolo in VEF 2006, p. 89.

398 Ibidem, nota 687 p. 123.

209


Lunedì 3 agosto 1959, su carta intestata della Camera dei deputati, l'on.

Roberto Prearo scriveva all'Ill.mo prof. don Rodella:

"Rallegramenti vivissimi per il coronamento della Sua grande fatica. Tutta la

città e Provincia Le sono riconoscenti" 399 .

Nonostante la recente approvazione dello Statuto, le delibere consiliari non avevano

definito la nomina del rettore. Il prof. Verna si chiedeva dunque quando sarebbe cessata

l'incertezza circa il proprio formale incarico e pensava che ciò sarebbe potuto avvenire

solo dopo la partenza di Fanfani da Verona.

Lo si evince da una lettera che il prof. Verna inviò a don Rodella il 18 agosto

1959 dall'hotel Potomac di Milano Marittima:

"Caro don Rodella credo che in questo momento sia già rientrato o sia

prossimo a rientrare in sede dalla sua vacanza estiva e mi auguro completamente

riposato. Ebbi la sua del 7 agosto scrittami al momento di lasciare Verona per

l'aria dei monti. Gli amministratori veronesi non hanno però a tutt'oggi, in

nessun modo comunicato con me.

Quando, dunque, devo incontrarmi con loro? Io penso che ciò avvenga il

giorno dopo della partenza dell'on. Fanfani. Perché solo in tal modo vi

sarebbe la calma e il tempo necessario per esaminare a fondo il da farsi per

l'organizzazione dell'Università. Comunque io mi tengo a disposizione anche

prima e la informo che in questi giorni ho ridotto le mie ore di riposo per

preparare il materiale occorrente per le prossime discussioni: schema di

preventivo, schema di statuto, schema di manifesto che annuncia l'apertura

delle iscrizioni e schema di libretto con le più importanti notizie per i futuri

studenti. Attendo quindi una sua lettera o telefonata sul da farsi.

Affettuosamente anche all'amico Vecchiato. Suo Affilio Verna". 400

Il prof. Verna completò comunque ora nel dettaglio il preventivo di spesa per il

primo quadriennio della facoltà veronese e quant'altro serviva per dar inizio al

primo anno accademico (ibidem).

Sabato 22 agosto 1959 l'on. Fanfani col proprio intervento chiudeva l'edizione 1959 dei

Corsi estivi di Garda alla presenza dello stesso on. Gonella, che li aveva aperti con la sua

prolusione del 26 luglio 401 . In questo stesso giorno, probabilmente, si svolse anche l'incontro

alla locanda di punta S. Vigilio tra l'on. Fanfani (a conclusione della sua permanenza

veronese) e l'on. Gonella 402 . Al di là del motivo uffi-

399 Rodo, 3-8-'59.

400 Rodo, 18-8-59.

401 N.K. apr.-dic. '59, p. 187 riporta come giorno di chiusura dei corsi estivi il 22-10, anziché il

22-8, ma si tratta evidentemente di un errore materiale, dato che i corsi estivi di Garda si

sono sempre conclusi poco dopo la metà di agosto. La conferma di ciò è data anche da

VEF, 2007, p. 423.

402 Descritto in Veca, p. 132-133.

210


211


212


ciale del loro ritrovo (la partecipazione ai corsi estivi della Muratori), il vero match

sotterraneo tra di loro - quello sull'orientamento e la composizione della facoltà

veronese - fu vinto ora evidentemente dal ministro Gonella.

Il prof. Verna ebbe infatti finalmente garanzie circa il proprio formale incarico di

rettore della "Libera Facoltà" veronese di Economia."'

Il prof. Verna e don Rodella contattarono nuovamente i docenti già officiati, la

maggior parte dei quali si dichiarò ancora disponibile ad insegnare nella nostra città

dal novembre entrante."'

A fine settembre del 1959 un decreto del Prefetto di Verona sancì legalmente la

costituzione del "Consorzio Universitario" veronese.

Venerdì 2 ottobre 1959, durante una riunione pomeridiana svoltasi nella sede della

Provincia, si posero le basi della struttura amministrativa e didattica della Facoltà. Si

provvide alla nomina del consiglio di presidenza del "Consorzio universitario", del quale

l'avv. Luigi Buffatti fu riconosciuto quale presidente ed il dott. Giorgio Zanotto

vicepresidente. Componenti del Consorzio erano l'ing. Giulio Cesare Tosadori per la

Camera di Commercio, il prof. Alberto De Mori e l'avv. Dino Dindo per

l'amministrazione comunale, il prof. Attilio Dal Cero e la prof.ssa Picotti Ligabò per

l'amministrazione provinciale.

Durante la stessa riunione poi il consiglio di presidenza del Consorzio nominò

Magnifico Rettore della "Libera Università" veronese il prof. Attilio Verna.

Nel consiglio di facoltà entrarono il prof. Domenico Rubino e il prof. Manlio Resta.

I titolari delle varie cattedre erano:

• il prof. Verna (Università di Perugia) per ragioneria generale;

• il prof. Rubino (Università di Roma) per istituzioni di diritto privato;

• il prof. Resta (Università di Trieste) per economia politica;

• il prof. Giuseppe Ottaviani (Università di Roma) per matematica generale;

• il prof. Giuseppe Liguori (Università di Perugia) per istituzioni di diritto pubblico;

• il prof. Luigi Galateria, per diritto amministrativo;

• il pro£ Renzo Albertini (Università di Venezia) per geografia economica;

• il prof Pietro Gallo (Università di Roma) per lingua inglese;

• il prof Leonida Bianchini (Università di Roma) per lingua spagnola."'

403 Al prof. Franchini, preside della Scuola di Commercio Estero, di area fanfaniana, fu

invece assegnato solo un attestato di riconoscenza per il suo operato presso la

Scuola di Commercio Estero.

404 "Verona era una sede molto ambita per l'insegnamento: molti docenti universitari vi si trasferivano

volentieri, sia a motivo della piacevolezza del suo ambiente naturale, che per le

sue risorse storico-artistiche-culturali" - Rove.

405 LA, 3-10-59; LA, 22-11-59; *Rodo ?-10-59?

213


Lunedì 5 ottobre 1959 una riunione del consiglio di facoltà provvide a stabilire

le date relative all'apertura delle iscrizioni e all'inizio delle lezioni."° 6 Il bando

delle iscrizioni sarebbe stato esposto il giorno seguente, e cioè il 6 ottobre; l'inizio

delle lezioni fu fissato invece per il 21 novembre.

Martedì 6 ottobre 1959, con nota n. 10323, il Ministero della Pubblica Istruzione

autorizzava ufficialmente la Scuola di Servizio Sociale istituita all'interno dell'Istituto

L.A. Muratori 407 . 408

Era questo l'atteso riconoscimento giuridico della scuola diretta da don

Rodella 4 ".

Lunedì 26 ottobre 1959 e sabato 7 novembre 1959 nella sede di via Pallone si

svolsero due sedute del Consiglio di amministrazione dell'Istituto Muratori.

L'ordine del giorno comprendeva l'approvazione del verbale della storica seduta

iniziale del 10 gennaio '59, l'approvazione del bilancio consuntivo dell'anno 1958-

'59 e di quello preventivo del 1959-'60, la nomina del presidente cui spettava

completare il consiglio direttivo sia dell'Istituto che dei "Corsi estivi" per il 1960.

In questa seduta venne chiuso il bilancio della Muratori, tenuto finora dal prof.

Vecchiato e fu aperto il bilancio del "Consorzio universitario", gestito ora dal

presidente avv. Luigi Buffatti (Rodo, 26-10-59 e Rove).

406 LA, 3-10-59.

214

407 Rodo, 11-11-'59; Rodo -"Ordinamento e Statuto dell'Istituto Muratori - 1961? - p. 17

408 L'anno prima, il 2 agosto 1958, vi era stata la presentazione alla Camera dei deputati del

disegno di legge tramite legge speciale per l'inserimento delle "Scuole per assistenti sociali"

nell'ordinamento delle "Scuole superiori" ai sensi degli articoli 213 e seguenti del Testo

Unico delle leggi sull'istruzione superiore, approvate con regio decreto del 31-8-1933, n.

1592. Il disegno di legge era promosso dai deputati Frunzio, Penazzato, Bersani, Barbi,

Titomanlio Vittoria (vedasi: "Atti Parlamentari" n. 215 del '58). Ecco i termini di tale legge:

il riconoscimento statale, per ciascuna scuola doveva esser fornito dal ministro della

Pubblica Istruzione... (art. 1); la nomina dei direttori di queste scuole doveva essere ratificata

dal Ministero della Pubblica Istruzione (art. 2); a tali scuole erano ammessi studenti in

possesso del diploma di scuola media di secondo grado... (art. 3); la durata dei corsi era di

tre anni (art. 4); il diploma era titolo valido per l'esercizio della professione di assistente

sociale (art. 5); (Rodo, 2-8-'58).

409 Approvazione che non sarebbe mai giunta invece alla Scuola di Scienze Storiche: il 5 agosto del

1959, infatti, il Ministero della Pubblica Istruzione aveva ribadito che "gli attestati rilasciati

dalrlstituto di Scienze Storiche Muratori" a quanti frequentano i suoi corsi di perfezionamento

in discipline storiche non possono essere valutati ai fini dei concorsi a cattedre di

insegnamento negli Istituti medi di istruzione" e che essi "potranno essere valutati solo ai sensi

della lettera i della tabella annessa alla legge 2-8-52 n. 1132"; vedasi: Rodo, 5-8-59.


Queste sedute segnarono simbolicamente la conclusione della funzione fondamentale

della Muratori, quale "levatrice dell'Università veronese"41° .411

Martedì 6 ottobre 1959 il Consorzio universitario aveva fatto esporre il manifesto

di apertura delle iscrizioni alla "libera facoltà di Economia". Anche se sul bando era

chiaramente esplicitato che tale facoltà non godeva ancora del riconoscimento statale,

le immatricolazioni furono superiori ad ogni previsione. La gustosa scenetta del

primo immatricolato, Riccardo Cacciatori, cui fu praticamente impedito di aver dei

ripensamenti, è descritta in LA, 7-11- '84.412

I121 novembre 1959 gli iscritti erano 173, il 27 novembre erano 187 e a fine anno

salirono a 296. Alla data del 27 novembre 1959 l'analisi degli iscritti forniva i seguenti

dati: circa un quarto dei 185 immatricolati alla "Libera facoltà di Economia" di Verona

proveniva da altre città: da Mantova, da Trento, da Bolzano, da Vicenza, da Padova,

Rovigo, Venezia e Brescia. Delle 185 matricole poi, 128 avevano il diploma di

ragioniere ("si tratta di una supremazia ovvia in una facoltà di economia e

commercio"). Ottanta su 185 erano al di sotto dei 20 anni, 70 avevano un'età compresa

tra i 20 ed i 25 anni, 12 dai 26 ai 30, 23 dai 30 in su. La maggioranza degli iscritti era di

ceto non elevato e molte di queste matricole "non avrebbero pensato ad un

proseguimento degli studi in sede universitaria se non fosse sorta "in loco" una facoltà

che non pone problemi di trasferimenti..." 413 .

All'atto dell'iscrizione, gli studenti della "Libera facoltà" veronese di Economia

e Commercio - al pari degli iscritti ai successivi tre anni di corso - non avevano la

certezza che il loro titolo di laurea sarebbe stato riconosciuto dallo Stato: essi erano

stati informati dagli amministratori che la facoltà veronese non aveva il riconoscimento

statale. Erano i coraggiosi "libretti blu" (dal colore della copertina del loro

libretto universitario).

(In questo stesso periodo, il 28 ottobre 1959, il VII congresso della DC presieduto

dal segretario nazionale on. Aldo Moro esponeva la linea dell'accordo con

i socialisti. Questa posizione politica della D.C. fu perseguita nonostante quanto

dichiarato dalla Chiesa solo il 4 aprile 1959: in tale data infatti, il presidente del S.

Uffizio card. Ottaviani aveva solennemente rinnovato la scomunica pacelliana ai

comunisti, ai socialisti e ai cattolici che li appoggiavano).

410 Rodo, 26-10-'59; Rodo, 7-11-'59; Vein, 14.

411 Altre interessanti iniziative del "Muratori" si sarebbero succedute fino alla definitiva chiusura

di tale "Istituto" nel 1966: le pubblicazioni della rivista « Nova historia", i « corsi

estivi" sul lago di Garda e la "Lectura Dantis scaligera".

412 Essa è riportata verso la fine del nostro lavoro, al paragrafo sui "Libretti blu".

413 LA, 21 e 22-11-59; LA, 27-11-59.

215


216


Sabato 21 novembre 1959 a palazzo Giuliari avvenne l'inaugurazione ufficiale

della "libera facoltà di Economia" di Verona.

Il rettore prof. Verna tenne una prolusione sul tema: "Il laureato in economia e

commercio ed il mondo del lavoro' 414 .

Al termine della sua lezione fu annunciato che l'Università veronese, "oltre

all'orario normale delle lezioni, effettuerà anche dei corsi con orario adatto (dalle

17 alle 20) per gli studenti (e sono molti, dato il tipo di facoltà) che abbiano un

impiego e siano impossibilitati a seguire le lezioni del mattino" 415 .

A sinistra: palazzo Giuliari sede della prima facoltà

veronese. Sotto, a sinistra: il prof. Verna, nell'aula

magna di palazzo Giuliari, sabato 21 novembre '59,

tiene la lezione inaugurale della facoltà di Economia

(da "Il Gazzettino", 22-11-'59).

Sotto, a destra: sempre nell'aula magna di palazzo

Giuliari durante la lezione inaugurale; in primo piano

alcuni docenti della libera facoltà di Economia; sullo

sfondo invece le matricole, o "libretti blu" (dal

"Corriere di Verona", 22-11-'59, p. 4).

La cerimonia inaugurale della facoltà veronese fu preceduta da un

comunicato ostile del nuovo ministro della Pubblica Istruzione on. Medici,

che inutilmente sottolineava la mancanza del riconoscimento statale della

nostra libera facoltà (cosa già ben precisata sul bando d'iscrizione! )416

Alla stessa inaugurazione fece seguito un'intensa campagna di stampa contro la

neonata facoltà veronese, con interventi assai polemici: a partire dall'intervista del

rettore ("doge") dell'Università "Cà Foscari" di Venezia, prof. Vidotti e del presi-

414

LA, 21-11-'59.

415

LA, 21 e 22-11-59; Veca, p. 96.

416

LA, 21-11-'59.

217


de della sua facoltà di Economia, prof. Candida. Questa intervista assai polemica

contro la "libera facoltà di Verona" fu trasmessa per radio a livello nazionale il 24

novembre 1959 41 .

A questi attacchi rispose subito con fierezza il dott. Giorgio Zanotto, particolarmente

colpito dal gran numero di studenti che avevano scommesso sulla facoltà

veronese. Egli promise lo stanziamento di fondi comunali per la costruzione di un

nuovo edificio, in via dell'Artigliere, destinato ad essere anche sede di nuovi corsi di

laurea'''.

Nel dicembre del 1959, nell'ambito dell'Istituto Muratori, per iniziativa del prof.

Silvio Pasquazi, del prof. Lanfranco Vecchiato e del prof. Marcazzan si fondò il

"Centro di studi danteschi e shakespeariani" 4 ' 9 e si decise di dar avvio ad una quinquennale

"Lectura Dantis scaligera", che sarebbe poi rimasta memorabile. Questa

"Lectura Dantis", secondo mons. Rodella, rappresentò l'iniziativa culturale di maggior

livello che fosse stata realizzata dall'Istituto Muratori (a parte ovviamente quella

universitaria).

Per cinque primavere consecutive, a partire dal febbraio del 1960, ogni domenica

mattina, nel palazzo della Provincia, ai rintocchi del vicino "Rengo", prendeva inizio

la lettura ed il commento di uno dei cento canti della Divina Commedia o di qualche

saggio sul poema dantesco. Protagonisti di questa "Lectura" furono studiosi scelti tra

i migliori italianisti dell'epoca (i proff. Getto, Nardi, Sapegno, ecc.). Conclusasi nel

1965 - in coincidenza col settimo centenario della nascita del sommo vate - la

"Lectura Dantis scaligera" esitò in una pubblicazione, per i tipi di Le Monnier, che

meriterebbe oggi una ristampa.

417 Gazzettino di Verona, CM e LA del 25 e 26-11-'59. L. Vecchiato sembra aver poi dimenticato

l'esistenza di un aspro contrasto tra Venezia e Verona sulla questione universitaria;

vedasi Veca, p. 73 e Veca, p. 123.

418 LA, 25-11-'59; Gazzettino di Verona, 26-11-'59). (Questo edificio - come si vedrà - verrà

inaugurato nel dicembre del 1965.

419 Veca, p. 131.

218


LA "LIBERA" ATTENDE INVANO PER UN TRIENNIO IL

RICONOSCIMENTO STATALE (FINO AL 1962)

Dopo il 1959, i vari ministri che si succedettero alla guida della Pubblica Istruzione

avrebbero continuato a mantenere una posizione di rigida opposizione verso il riconoscimento

della libera facoltà veronese, nonostante la sua piena corrispondenza ai

criteri previsti dalla legge (A: finanziamento stabile in sede locale; B: ottimi standard

qualitativi).

Nel 1960, i viaggi a Roma presso il ministero della Pubblica Istruzione e presso la

Segreteria nazionale della D.C., da parte della delegazione veronese non dettero l'esito

sperato. Zanotto passò più d'una volta a prendere don Rodella a casa sua per

imbarcarsi con lui in aereo da Villafranca alla volta di Roma 42 ". Il ministro della

Pubblica Istruzione on. Medici - come ricorda Zanotto - accolse la delegazione

veronese nel seguente modo: "Il ministro teneva sempre in mano un bastone con il

pomolo d'avorio. Come sente la nostra idea, lo scaraventa per terra e si mette a urlare

che eravamo impazziti. Questo è stato il primo conforto che il nostro progetto ha

avuto in sede istituzionale" 421 .

"Farsi ricevere da Moro", poi (allora Segretario nazionale della D.C.) - diceva

don Rodella - era ben più difficile che farsi ricevere dal Papa!": si dovevano affrontare

estenuanti anticamere, per scontrarsi poi con un muro di gomma - ' 22 . A Roma don

Rodella poteva contare solo sull'amicizia col ministro Gonella, testimoniata dalla

corrispondenza' 23 . 424

Sempre nel '60, giunti al termine del primo anno scolastico della libera facoltà di

Economia, si dovette fronteggiare un pericolo assai grave: dato il mancato riconoscimento

statale della neonata facoltà veronese, la maggior parte dei libretti blu

avrebbero ricevuto la cartolina del precetto militare. Vi fu dunque il concreto rischio

che essi dovessero interrompere gli studi ad un anno soltanto dalla loro iscrizione, per

adempiere al servizio di leva: in tal caso, la facoltà veronese sarebbe definitivamente

naufragata, tra l'indignazione e la rivolta degli studenti. Don Rodella chiese allora

consiglio al Comandante del Distretto militare il colonnello Ernesto De Landerset, la

cui figlia era stata sua allieva al Maffei.

420

R o v e .

421

Ba 1 5 7 .

422

Rove.

423

Ad esempio dal telegramma di auguri che il ministro gli inviò per le festività di Pasqua

del 1960.

424

Rodo, 14-4-1960.

219


Il colonnello De Landerset "persona

disponibilissima"4" ed

intenzionato ad aiutare la

neonata Università veronese, lo

informò che solo l'iscrizione ad

una facoltà o ad una scuola

superiore già riconosciute dallo

Stato avrebbe costituito un titolo

valido ai fini del rinvio del

servizio di leva.

Un'idea

piuttosto

spregiudicata balenò allora nella

mente di don Rodella: "se egli

avesse fatto iscrivere i "libretti blu" alla sua "Scuola Superiore di Servizio Sociale" -

che proprio nell'ottobre del 1959 aveva ricevuto il riconoscimento statale - ciò non li

avrebbe esentati dall'obbligo imminente del servizio di leva?". Il generale gli

confermò che tale manovra avrebbe conseguito l'obiettivo del rinvio. Così dunque

avvenne: don Rodella, col sorriso di chi sta per combinarne una di belle, fece iscrivere

tutti gli studenti della neonata facoltà veronese di Economia alla Scuola di Servizio

Sociale: "l'importo ad essi richiesto per la tassa d'iscrizione fu modesto, ma non del

tutto simbolico, in modo che non venisse ravvisata alcuna frodel 2 ". E fu così che la

sua Scuola di Servizio Sociale "ebbe il merito di salvare la facoltà di economia e la

stessa università veronese!".

Da Roma nel frattempo non perveniva alcun segno di apertura nei confronti delle

istanze veronesi. Don Rodella pensò che avrebbe potuto avere un certo significato

anche l'evidenziazione dell'antica origine - a Roma di certo ignorata - dell'istituzione

universitaria veronese. Nei mesi di giugno e luglio del 1960, in occasione delle

commissioni per gli esami di maturità al liceo Maffei, don Rodella aveva stretto amicizia

con uno dei massimi dantisti e medievalisti italiani: il prof. Bruno Nardi (citato da

E. Gilson quale ispiratore, insieme al Barbi, dei suoi due volumi su Dante).

In quest'occasione don Rodella dal Maffei accompagnò il Nardi a vedere i monumenti

sepolcrali dei maestri dell'antica Università scaligera. Si soffermò prima davanti

al vicino cenotafio di Bavarino da Crescenzi (1346) in S. Pietro Martire (S. Giorgèto) e

poi raggiunse a piedi la chiesa di S. Fermo, osservando in facciata e all'interno i

monumenti rispettivamente ad Aventino Fracastoro e a Barnaba da Morano. Col prof.

Nardi infine egli scese la scala che dalla chiesa scaligera porta al chiostro

11 distretto militare, in via XX Settembre

425

Come lo definì mons. Rodella in LA, 7-11-'84.

426 Rove.

427

Rove e LA, 7-11-'84.

220


più antico, sostando davanti ai sepolcri di Omobono e di Antonio Pelacani (figura di

cui Nardi s'era occupato nel suo saggio sulla dantesca "Quaestio de aqua et de terra",

anch'esso pubblicato da Le Monnier. Questo suo saggio stimolò anche l'amico Etienne

Gilson '' 8 a fare una tappa veronese nel 1966, durante i suoi viaggi alla Marciana di

Venezia, per una visita alla memoria dantesca della chiesa di S. Elena)'' 29 .

All'interrogativo di don Rodella su dove potesse trovarsi il testo originale della

bolla papale istitutiva dell'antico "Studium generale" scaligero, l'illustre professore

rispose: nei "Registra Avenionensia", presso l'Archivio Segreto Vaticano.

Su richiesta di don Rodella, il prof. Nardi si recò dunque in Vaticano per cercarne

l'originale e lo trovò in "Reg. Aven, 53, f 301v".

Si trattava del testo della lettera istitutiva, emanata da papa Benedetto XII ad

Avignone il 22-9-1339.

Il prof. Nardi e la bolla istitutiva

dello "Studium generale"veronese

1l 31 agosto 1960, il prof. Nardi da Fiuggi inviò a don

Rodella una cartolina nella quale gli annunciava che: "il

5 sett. rientrerò a Roma e il 10 sera sarò a Verona col

testo esatto della Bolla del 22 sett. 1339. Mi saluti gli

amici veronesi e si abbia il più caro ricordo del Suo

Bruno Nardi".

42 9

42 9

Si veda l'introduzione di "Dante e la filosofia" di E. Gilson, ed. Jaca Book, 1996.

Si veda: "Etienne Gilson" di Laurence K. Shook, Jaca Book, 1991, p. 450

221


Il prof. Nardi diede poi notizia della bolla che istituì lo "Studium generale" veronese

in due sue pubblicazioni: "La scuola di Rialto e l'umanesimo veneziano""" e "Saggi

sulla cultura veneta del quattro e cinquecento" 431 .

Nelle prime pagine di questo nostro lavoro abbiamo pubblicato (inedita?) la copia

digitale di tale importante documento, fornitaci dall'Archivio Segreto Vaticano.

Già in precedenza don Rodella aveva promosso l'indagine storica sulle origini

dell'Università veronese, come si può vedere dalla sua prefazione al numero di "Nova

historia", maggio-agosto 1955. 432

I127 settembre 1960, l'ing. Tosadori - tra gli amministratori veronesi forse il più

vicino a don Rodella - in un telegramma a don Rodella, esprimeva tutto il proprio

entusiasmo per la conclusione dell'atto formale di donazione del Palazzo Giuliari al

Consorzio universitario veronese:

"Al prof, don Aleardo Rodella: nell'atto in cui vediamo realizzato uno dei

presupposti essenziali per stabilità nostra istituzione universitaria desidero

porgere at illustre cultore et propugnatore efficace tradizioni culturali veronesi

plaudente et soddisfatto saluto categorie economiche et mio personale. -

Tosadori, presidente Camera Commercio" 433 . 434

Il mese successivo però, all'inizio del secondo anno accademico della "Libera", lo

stesso ing. Tosadori in una nuova lettera inviata a don Rodella, confidava tutto il proprio

sconforto per la reiterata opposizione ministeriale al riconoscimento della libera

Università veronese:

"Carissimo Reverendo, la nostra facoltà è divenuta evidentemente la testa di turco

contro la quale si esercitano i vari ministri che si succedono alla Pubblica Istruzione

Ero venuto fuori ieri molto contento dal Corallo per avere sentito S.E. Guido

Go-nella elogiare l'iniziativa del consorzio universitario ed augurarne il

successo, quando - leggendo la "Stampa" di Torino - ho appreso che il ministro

Bosco (nuovo ministro della Pubblica Istruzione; N.d.R.), parlando ai rettori delle

università riunite,

430 Ed. Sansoni, Firenze 1963, pp. 96-97.

431 Ed. Antenore, Padova 1971, p. 49, nota 2; dove il prof. Nardi, in polemica col prof. L.

Vecchia-to, corregge la traduzione latina riguardante la data della bolla stessa

432 Questo numero speciale di "Nova historia", sollecitato proprio da don Rodella, conteneva

anche l'articolo del prof. Lanfranco Vecchiato su "La nomina del Vescovo Matteo de Ribaldis e

i privilegi universitari a Verona".

433 Rodo, 27-9-60.

434 La notizia di questo atto, stipulato il 30 agosto 1960 davanti al notaio Silvio Canal, era stata

comunicata al presidente del Consorzio dalla stessa contessa Giuliari; Veca, p. 96.

222


223


ha dichiarato che saranno aperte due sedi di istituti superiori nell'Italia meridionale,

mentre non saranno riconosciute quelle libere "come ad esempio quella di Verona"!

Siamo all'ordine del giorno, quando preferiremmo non esserlo!

Gradisca molti cordiali saluti. Suo Cesare Tosadori 30-10-'60.

In questo periodo don Rodella — che in passato era stato non solo articolista e

redattore di "Verona Fedele", ma anche "Segretario della stampa diocesana" — fu

vicino all'iniziativa di un organo di stampa trimestrale assunta dai "libretti blu": "Il

Rengo dell'Università'"". Lo scopo di tale pubblicazione era quello di "seguire il

desiderio degli studenti della Libera Università di Verona di veder riconosciuta dagli

organi competenti la propria fatica... Il Rengo vuole seguire questa loro fatica, fino al

Riconoscimento ufficiale. Poi, soddisfatto, scomparirà discretamente dalla scena" ("Il

Rengo dell'Università", primo numero del 15-1-'61, p. 1).

Nelle sue varie uscite, Rengo" avrebbe ospitato anche articoli polemici nei

confronti di figure mostratesi ostili al riconoscimento della "Libera".

In questo stesso periodo don Rodella promosse la nascita de "La Marangona",

"periodico di politica e di cultura", che cercava di contrastare l'oligarchico

monopolio dell'informazione di certa stampa veronese.

435 Nel suo comitato redazionale figuravano: Luigi Marastoni (direttore responsabile) Riccardo

Cacciatori (matricola n. 1), Elio Franzini, Virgilio Nicola Leone, Piero Tommasoni,

Franco Ruffo, e "i membri dell'ORUV". La sede della redazione era a palazzo Giuliari, in via

dell'Artigliere, 8

224


Fin dall'inizio della neonata facoltà veronese, don Rodella s'impegnò a seguir

da vicino gli studenti di Economia, fornendo loro sostegno psicologico e guida spirituale.

Egli era presente assai spesso nelle aule e nei corridoi di palazzo Giuliari, e

qui aveva modo di consigliare e motivare gli studenti universitari.

Lo testimonia uno dei libretti blu, il dott. Orazio Meroni: "Era come un cappellano

militare, che corre su e giù - subito dietro la prima linea - per infonder coraggio e dar

consigli nelle difficoltà degli studi, mediando ove necessario anche con i docenti". Ma

lo potrebbero testimoniare altri "libretti blu".

Ecco cosa dice l'ex-matricola n. 1, il dott. Riccardo Cacciatori: "E per fortuna,

c'era monsignor Aleardo Rodella, molto vicino agli studenti in quella fase pionieristica,

che non esitava ad informarli sugli umori politici ed accademici"." 6

Don Rodella era allora in contatto con il direttivo dell'ORUV ("Organismo

Rappresentativo Universitario Veronese") sorto a palazzo Giuliari nel novembre

del 1960, a seguito di "libere elezioni" dei "libretti blu". Esso aveva funzioni di

rappresentanza di fronte al magnifico rettore e alla cittadinanza e di promozione di

iniziative universitarie.

Ecco la composizione del suo primo direttivo: Piero Tommasoni (presidente,

col titolo di "Cangrande"), Luigi Marastoni (vice presidente) Silvio Chiecchi (attività

sportive) Giampiero Sposito (attività ricreative) Ottavio Contolini (attività

culturali esterne) Gianfranco Tognetti (attività culturali interne) Elisa Converso

(rapporti con gli studenti) Danilo Schiavi e poi Umberto Avanzini (attività assistenziali)

Renato Vendramini (cassiere). 437

Dal 24 al 27 novembre 1960, i rappresentanti dei "libretti blu" parteciparono a

Taormina al V congresso nazionale dell'A.LE.S.E.C. ("Association Internationale

Etudiénts Sciences Economiques et Commerciales") che aveva tra i suoi scopi lo

"scambio di posti di tirocinio in ditte estere per far ottenere agli studenti delle già circa

trenta nazioni aderenti una certa pratica durante i mesi estivi " 4 3 8 . Al loro ritorno a

Verona, grazie ai buoni uffici di don Rodella - assistente dell'U.C.I.D. veronese - essi

presero proficui contatti con la Camera di Commercio e con l'Associazione Industriali

di Verona per lo svolgimento di tirocini estivi dei "libretti blu" presso aziende

veronesi (in primis la ditta Biasi).

A livello romano, tuttavia, il "muro di gomma" continuava ad essere più che

mai impenetrabile.

436 LA, 15-102 09.

437

"Il Rengo universitario", 15-1-'61, p. 2.

438 «

Il Rengo universitario", 15-1-'61, p. 2.

225


Qualcosa sembrò cambiare

domenica 12 marzo 1961, con la visita

a Verona di Fanfani, allora Presidente

del Consiglio, in occasione

dell'inaugurazione dell'an-nuale

edizione della Fiera.

Nel pomeriggio di quello stesso

giorno, l'on. Fanfani partecipò ad un

incontro nella sede provinciale della

D.C. e qui il segretario della D.C.

veronese on. Giovanni Uberti si

rivolse a lui con queste parole: "Noi

abbiamo a Verona una Facoltà di

Economia e Commercio che conta

ormai centinaia di allievi. Noi non

chiediamo un intervento finanziario

dello Stato: le nostre

amministrazioni hanno il bilancio in

pareggio e possono fare da sole. A

226

Da sinistra: l'on. Amintore Fanfani - al suo terzo

incarico alla presidenza del Consiglio - con l'on.

Giuseppe Trabucchi all'inaugurazione della Fiera

di Verona (CM, 13-3-1961);

«Giuseppe Trabucchi era il riferimento di prestigio

dei fanfaniani veronesi" (BO, p. 164; nota 86).

noi occorre che lo Stato dia il riconoscimento che la serietà e l'importanza

dell'iniziativa meritano".

Ecco la risposta di Fanfani: «Io sono un professore di Università e quindi mi

rendo ben conto della complessità del problema universitario. Avevo

cominciato pensando che potesse essere risolto portando gli allievi più vicini

alle sedi universitarie con la istituzione di borse di studio; più tardi - sia pure

per un diverso tipo di scuole - ho sentito anche che era giusto portare le scuole

più vicine: ed allora ho pensato al piano della scuola. Qui però mi trovo di

fronte ad un'iniziativa nuova: fa piacere veder moltiplicare le scuole per

l'intervento degli enti locali". Dopo aver detto che del problema dell'Università

veronese era stato interessato, con convinzione di sostenitori, dai ministri

Gonella e Trabucchi, il presidente Fanfani assicurò che «gli organi preposti al

riconoscimento esamineranno il problema con serenità, senza pregiudizi, ma

con la istintiva propensione a non troncare un promettente germoglio"

Qualche giorno dopo, il ministro di Grazia e Giustizia on. Gonella, intervistato

dai "libretti blu" redattori de "il Rengo dell'Università", dichiarò: "Sono assai

contento che il problema dell'Università veronese sia giunto ormai ad una fase in

cui, sormontate le difficoltà sorte in area veronese e le diffidenze degli organi

centrali, la

439 CM, 13-3-'61, p. 7; "il Rengo dell'Università", 5-4-'61; entrambi tra i «Rodo".


soluzione sia una prospettiva concreta e in grado di impegnare definitivamente tutti.

In occasione dell'inaugurazione della Fiera, il Presidente del Consiglio on. Fanfani

ha fatto in proposito dichiarazioni non equivoche che hanno pienamente soddisfatto

gli amministratori veronesi. Da parte mia sono più che convinto che la vostra facoltà

che conta nei suoi due anni quasi cinquecento studenti, debba essere al più presto

riconosciuta senza manovre diversive intese più a crere illusioni che a riconoscere

fatti.

Ringrazio tutti gli studenti per il telegramma che hanno voluto inviarmi ed assicuro

che sono con loro, con la fiducia che possa giungere loro un telegramma

da Roma, la cui attesa non abbia a protrarsi a lungo" 44 °.

Proprio nel marzo del 1961 l'avv. Renato Gozzi (sinistra democristiana) subentrò

all'avv. Luigi Buffatti come Presidente della Provincia ed anche come

Presidente del "Consorzio universitario". Don Rodella lo conosceva bene e lo

stimava fin dall'epoca del suo vicariato nella parrocchia di San Tommaso (1947-

'50) frequentata allora dallo stesso Gozzi.

Fin dal momento del suo insediamento alla Provincia, Gozzi volle subito utilizzare

la risorsa dell'Università veronese. Nel marzo del 1961 infatti Gozzi commissionò al

prof. Manlio Resta (membro del consiglio di facoltà e docente di Economia politica

nella neonata facoltà veronese) un importante studio di rilevazione estesa a tutto il

territorio provinciale, per poter programmare lo stanziamento di consone zone

industriali o artigianali anche in molti comuni della provincia veronese. L'obiettivo

era quello di correggere, in tal modo, lo squilibrio esistente tra lo sviluppo

prevalentemente industriale del Comune di Verona (sede della Fiera e della Z.A.I.) e

quello prevalentemente agricolo della Provincia. Questo squilibrio stava generando

infatti un'eccessiva migrazione verso la città ed un preoccupante abbandono delle

campagne e delle aree montane. Il "rapporto Resta" si sarebbe concluso il 16 giugno

1964 ed avrebbe costituito la base per lo "sviluppo industriale di ffuso su tutto il

territorio provinciale"' .

Il 6 giugno 1961, il "Corriere del mattino" informava che il prof. Luigi Galateria

(docente di diritto amministrativo alla facoltà veronese e segretario dell'A.N.P.U.R. -

«Associazione nazionale professori universitari di ruolo") veniva ricevuto dal ministro

della Pubblica Istruzione on. Bosco. Tra le istanze da lui presentate al mini-

440 "Il Rengo dell'Università, 5 aprile 1961".

441 (BO, 167-174) Mons. Rodella nei suoi ultimi anni amava ricordare come la Provincia di

Verona avesse saputo dar vita ad un'economia non solo ricca, ma anche ampiamente diversificata,

grazie ad uno "sviluppo a raggera" delle sue differenti risorse (area del marmo,

dei vini, del mobile, dell'agro-alimentare, della termomeccanica, ecc).

227


stro vi era quella della "precisazione dei criteri di istituzione delle nuove

università e garanzie di un loro efficace funzionamento" 442 .

Le speranze veronesi erano tuttavia destinate a venir meno. Pochi giorni dopo

infatti, il prof. Ernesto Pontieri scriveva la seguente lettera al prof Rodella:

"Napoli, 18 giugno 1961. Mio caro Professore, il Consiglio Superiore della Pubblica

Istruzione ha rinviato la decisione in merito alla libera Facoltà di Economia e

Commercio di Verona, connettendo l'esame del progetto correlativo al progetto di riforma

dell'istruzione superiore in Italia. Ricordandola affettuosamente insieme con mia

moglie, le invio con lei tante augurali cordialità. Ernesto Pontieri " 443 .

La "riforma nazionale dell'istruzione superiore"? Campa cavallo!

Nel luglio del 1961, il ministro Gonella suggeriva ai promotori veronesi dell'Università

che nella loro richiesta di riconoscimento rivolta al ministero, essi si riferissero

specialmente "alla posizione geografica della città, allo spessore economico, alla

centralità lungo le vie di comunicazione nazionali ed internazionali di primaria

importanza, nonché al numero degli studenti iscrittisi nella prospettiva di un riconoscimento

statale" 444 .

Ma tutto sembrava vano!

La "Scuola e il Centro di orientamento"

Di fronte all'atteggiamento ministeriale di completa chiusura verso il riconoscimento

della nostra facoltà, don Rodella cercò di giungere a Roma passando anche

per Bruxelles.

Fu così che, dopo aver ricevuto la nomina a direttore della "Società Triveneta dei

consiglieri di orientamento scolastico e professionale", nel dicembre del 1961 don

Rodella fondò a Verona una "Scuola superiore triveneta per consiglieri di Orientamento

scolastico-professionale". Egli rispondeva in tal modo ad un invito proveniente

dal Ministero della Pubblica Istruzione, ma originato da direttive europee. La C.E.E.

in quel periodo raccomandava infatti sempre più insistentemente ai vari governi

nazionali l'istituzione di scuole e di centri di orientamento scolastico-professionale,

che consentissero il miglior utilizzo possibile delle risorse umane ed economiche

nell'area europea.

442

Data la successiva informativa del prof. Pontieri a don Rodella e l'amicizia che legava

quest'ultimo al prof. Galateria, si può presumere che lo stesso Rodella avesse sollecitato la

missione di Galateria presso il ministro - Rodo, 22-6-'61.

443

Rodo, 18-6-61.

444

VEF, 2006, p. 87

228


229


Fondando tale scuola, don Rodella più che alla macroeconomia ovviamente

era interessato a fornire ai singoli studenti un sostegno psicologico ed un

competente orientamento nella loro scelta scolastico-professionale.

Con questa iniziativa, allora del tutto pionieristica, don Rodella intendeva anche

offrire un contributo alla qualificazione della neonata Università veronese. Il previsto

"Centro di orientamento scolastico-professionale" che a breve avrebbe affiancato

questa sua nuova "scuola", avrebbe svolto infatti un ruolo di collegamento tra la

scuola superiore e l'Università, nonché tra quest'ultima ed il mondo del lavoro e,

accrescendo in tal modo lo standard qualitativo del nostro ateneo, avrebbe potuto

dare un contributo in vista del suo riconoscimento statale.

Per questa realizzazione, don Rodella si avvalse anche di contatti col mondo

imprenditoriale del Triveneto (compreso quelli con l'ing. Tosadori), che egli aveva

intrecciato dopo la sua nomina nel 1958 a "consulente morale dell’U.C.I.D. Triveneto".

L'istituzione di questa scuola era stata preannunciata da un corso sull'orientamento

scolastico-professionale che s'era svolto dal 26 al 29 settembre del 1960 alla

Gran Guardia, organizzato dalla

Camera di Commercio e dalla

RUI. Questo "corso di

orientamento universitario" venne

seguito da un "numero

notevolissimo di studenti frequentanti"

(specialmente liceali

veronesi).

Tra i relatori figurarono l'ing.

Tosadori, il prof. Verna, rettore

della "libera" di Verona ed il

prof. Guido Ferro, rettore

dell'Università di Padova 445

Convegno alla Gran Guardia (settembre ’60)

sull’orientamento scolastico-professionale; il primo a

destra, sullo sfondo, è don Rodella

445 Nell'introduzione l'ing. Tosadori affermò che la Camera di Commercio "da tempo sta

sviluppando una particolare attività nel settore della formazione professionale dei giovani,

ha rivolto la propria attenzione... anche a coloro che, avviandosi agli studi superiori, sono

destinati a formare i quadri dirigenti del futuro" ... avvertendo "la vitale connessione tra il

mondo della Scuola e quello del lavoro" ... "La ragione prima del corso... è sorta dalla

constatazione che, in molti casi, il giovane poco o punto conosce la precisa attività in cui si

concreta una data professione e per lo più ne è attratto da alcuni aspetti forse marginali.

Troppo spesso gli studenti, avviandosi all'Università, scelgono la facoltà sotto l'influenza del

parente o dell'amico più anziano i quali - da un loro punto di vista - sono entusiasti o

disillusi della loro scelta, oppure basandosi sulla superficiale osservazione di particolari e

230


suggestive situazioni contingenti, sia sociali che economiche, indipendentemente da quelle

che possono essere le attitudini personali ed una qualsiasi ricerca delle future probabili richieste

del mercato del lavoro"... Lo scopo di questo primo corso è quello di «approfondire

i motivi di una decisione, la quale, se per i giovani può essere fonte di successo o di

insuccesso nella vita, per la società contemporanea è essenziale al progresso e ad

un'ordinata evoluzione" (NOCA, suppl. 8-61, p. 1-2).

Dopo la serie di interventi di vari professori, ognuno ad illustrazione di una diversa facoltà

universitaria (tra di loro il prof. Verna parlò degli "orientamenti e prospettive della facoltà di

Economia e Commercio") condusse a termine i lavori di questo primo corso il prof. Ferro.

Il prof. Guido Ferro nel suo intervento conclusivo su "La società di oggi e l'insegnamento

universitario" affermò: "Chi sa - com' io ben so per ormai lunga esperienza d'ufficio - a quali

incertezze e a quali dubbi si accompagni alle soglie dell'Università, per la quasi totalità degli

studenti, la scelta della facoltà e in definitiva della successiva attività professionale; ... chi è

convinto - come penso molti di Voi lo siano - che... il curriculum degli studi secondari... non

porta ad una chiara indicazione della predisposizione intellettuale e spirituale del singolo per

l'uno o l'altro indirizzo di studi superiori; ... chi tutto questo sa e ricorda... apprezza nella

giusta misura questa iniziativa... anche se solo per alcuni sarà valsa ad eliminare dubbi,

scoraggiamenti, difficoltà e quindi dispersione di preziose energie giovanili"... "Il numero di

studenti notevolmente aumentato rispetto a tre o quattro decenni addietro, il loro reclutamento

da tutte le classi sociali e non più soltanto da un élite di famiglie tradizionalmente universitarie,

l'esigenza di particolari addestramenti specializzati in alcuni settori professionali... danno

l'idea della vastità del problema, per la larghezza di strati sociali ad esso interessati...

Nell'ansia riformatrice... dalla fine della guerra... non mancarono generose ed acute iniziative,

tra le quali mi è doveroso e caro ricordare in questa sua città di Verona quella dell'On.

Gonella, il quale, negli anni in cui resse il Ministero della Pubblica Istruzione, promosse

un'ampia inchiesta che... valse a definire i mali di cui allora soffriva e di cui purtroppo ancora

soffre l'Università italiana... Ma la cosa non ebbe purtroppo seguito ed ancora oggi si attende

impazienti almeno l'approvazione del Piano decennale della Scuola"... Oggi "degli iscritti

all'Università solo la metà circa raggiunge la laurea. E il resto? Rimane disperso o sperduto...

Raffrontato con quello dell'anteguerra, il numero attuale degli iscritti è pressochè triplicato;

ma... il numero degli studenti fuori corso è aumentato del 600%"... "Io penso che... debba

accogliersi con soddisfazione l'aumento del numero delle famiglie italiane che desiderano e

possono completare l'istruzione... dei loro figli con gli studi universitari e che nessuna spesa

pubblica sia tanto meritoria e giustificata quanto quella destinata a rendere possibile la

frequenza dell'Università anche ai giovani meritevoli e di condizione non agiata. Penso infatti...

che non vada sottaciuta la grande utilità... che non uno solo, ma più ceti sociali convergano

all'Università ed ivi si fondano per formare insieme la futura classe dirigente della Nazione,

senza dire che - soprattutto per alcuni rami e per alcune attività professionali - non già di

frenare si tratta, ma di promuovere una più numerosa schiera di cultori e di scolari"... "E se nel

corso degli anni e dei secoli, alle quattro tradizionali facoltà antiche, si sono via via aggiunnte

le nuove, non sarà da stupirsi che in quest'epoca altamente dinamica, si dia dignità

d'insegnamento a nuove discipline e... si promuova l'istituzione di nuovi corsi odi nuovi diplomi

specie nei settori dove più sensibile è l'esigenza sociale" ... (NOCA, suppl. 8-61, p. 70-78). (Il

"Notiziario sull'istruzione tecnica e professionale" - NOCA - a cura della Camera di Commercio

di Verona dedicò un numero speciale all'avvenimento nell'agosto del '61 - NOCA, suppl. 8-'61).

231


Inaugurata nel dicembre del 1961, la Scuola di orientamento era diretta da don Rodella

ed era presieduta dall'on. Valentino Perdonà. Le lezioni si svolgevano nelle ampie

aule dell'Istituto delle sorelle della Misericordia" (fondato da don Carlo Steeb) in via

Valverde. Tra i docenti: il prof. Zuanazzi, il prof. Bonuzzi, il prof. Perini, ecc.. I tirocinii

si svolsero inizialmente in via Oberdan, 3 446 . La scuola aveva durata biennale.

Il totale degli iscritti alla "Scuola di orientamento scolastico-professionale"

nel periodo compreso tra il suo esordio (1961) e l'anno scolastico 1970- '71 sarà

di 576 persone, di cui 143 religiosi; tra i religiosi il 26% conseguirà il diploma di

"consigliere di orientamento", il 48% invece il diploma di "testista ed assistente

di orientamento" 447 .

L'interesse di don Rodella per la diagnostica psicoattitudinale è documentabile fin

dal 1954 448 . Esso si era sviluppato poi dal 1955 col suo insegnamento di «Psicotecnica

ed orientamento professionale" al terzo anno della Scuola di Servizio Sociale.

Dal 1961 don Rodella pose le basi di una scuola di orientamento "di alto profilo"

e specializzata nella testistica, nella psicologia evolutiva e nella psicologia dinamica.

Insieme ai suoi collaboratori, don Rodella frequentò allora i migliori centri europei

per la ricerca psicologica (Parigi, Monaco, Zurigo, Ginevra, Losanna, ecc.)

assumendovi opportuni contatti. Stabilì rapporti di collaborazione con la facoltà di

psicologia di Neuchàtel. (Nei concomitanti "corsi estivi" della Muratori a Garda sarà

data ospitalità ad universitari svizzeri e saranno offerte borse di studio per studenti

veronesi a Neucate1 449 ).

Alla "Scuola di orientamento" nel 1962 si affiancò l'istituzione di un "Centro di

orientamento scolastico-professionale" in via Ristori. In questa sede si trasferirono

sia la "Scuola di orientamento", sia la Scuola di Servizio Sociale, diretta dallo stesso

don Rodella.

Per il "Centro di orientamento" di via Ristori, don Rodella s'ispirò ai modelli

del Belgio e dell'Olanda, dove i primi centri di questo tipo erano appena sorti, su

impulso della C.E.E."'

446 LA, 12-'61 e RoC2.

447 Rodo, 1971. Il primo diploma di "consigliere di orientamento scolastico-professionale"

sarà stato conferito nel gennaio del 1964 alla dott.ssa Teresa Benciolini; (RoC2).

448 Vedasi il suo articolo su VF, 21-11-'54, p. 5 su: «Il centro psicotecnico".

4-49 Veca, 135.

450 Vedasi ad es. di R. Pasquasy e coll.: "Les principes de l'orientation professionnelle libre", ed. du

Centre d'Orientation Scolastique et Professionnelle", Bruxelles 1956; traduz. ed ediz.

italiana: S.E.I. Torino, 1956.

232


Ben presto in via Ristori si costituì un dinamico centro di studio e di applicazione

dei test psicometrici, psicoattitudinali e proiettivi, che avrebbe ricevuto

grande apprezzamento da parte della delegazione olandese inviata ufficialmente

dalla C.E.E..

Oltre ad un competente lavoro di psico-diagnostica, in questo "Centro" don Rodella

avrebbe condotto un estenuante lavoro di ascolto, di discernimento, di orientamento,

di consiglio e di aiuto psicologico, con esiti molte volte sorprendenti, per

centinaia di giovani liceali ed universitari "in crisi": bloccati, stressati, nevrotizzati

o disorientati.

Dopo aver svolto varie ore d'insegnamento al mattino al liceo ed in seminario,

nelle ore pomeridiane don Rodella passava ore ed ore in colloqui "a tu per tu" con i

giovani studenti. Una folta schiera di ex-giovani studenti liceali ed universitari

potrebbe oggi testimoniare gratitudine per la sua indefessa e competente opera in

questo "Centro".

Il 31 dicembre 1977 il "Centro di orientamento scolastico-professionale" di via

Ristori sarebbe stato fatto chiudere tra gli "enti inutili"! 451

Il centro di orientamento di via

Ristori diretto per quindici anni da

don Rodella (dal 1962 al 1977)

45' Rove; Rodo, 27-12-'77

233


All'inizio del 1962, s'era già avviato ormai il terzo anno della libera facoltà

veronese di Economia.

Alla fine di gennaio del 1962, nell'imminenza ormai del Concilio Vaticano II

e dei suoi pressanti inviti al "dialogo", al Teatro San Carlo di Napoli si svolse lo

storico Congresso nazionale della D.C..

L'allora Segretario politico della D.C. on. Aldo Moro, "con una relazione...

durata 5 ore, un capolavoro di ambiguità che Andreotti definì "Cauti connubii",

si pronunciò a favore del centrosinistra" 452 .

Ad esso si contrappose il lucido discorso del ministro Gonella, intitolato:

"L'errore dell'apertura" 4 ".

Al momento del voto, venne approvata la relazione-Moro 454

Nasceva cosi in Italia "il Centro-sinistra", che apriva a governi di coalizione col

P.S.I. di Nenni. L'on. Gonella si dimetteva dall'incarico di ministro della Giustizia e,

per protesta, egli decideva che non avrebbe assunto più alcun incarico governativo

nella D.C.

Fu questo un cruciale "giro di boa" della politica italiana, che si svolgeva

sullo sfondo di un ancor più drammatico confronto: quello a livello mondiale, tra

i due blocchi.

L'apertura della D.C. alle sinistre comportò l'adozione nel nostro Paese di un

modello di economia di tipo dirigista-statalista, che aveva il suo perno nel

Ministero delle "Partecipazioni Statali". Nelle aziende a partecipazione statale (i

cui vertici venivano nominati dai partiti in base a criteri di lottizzazione) la

fisiologica legge del mercato fu sostituita dall'esclusiva ed inefficiente logica

dell'interesse politico. In questi carrozzoni pubblici, il finanziamento occulto dei

partiti e la corruzione politica avrebbe trovato alimento, a scapito di un deficit

pubblico sempre più fuori controllo.

452

BO, 165.

453

Vedasi "Estratto dal settimanale "L'Unione n. 26-27-28, 2/'62, A. Chicca, Tivoli;

consultabile presso la Biblioteca civica di Verona.

454

Per quanto concerne il voto dei delegati democristiani veronesi presenti al Congresso di Napoli, anche se

"il vescovo (Mons. Giuseppe Carraro) aveva fatto pressione su un certo numero di delegati perché a

Napoli non votassero per Moro,... tutti i delegati veronesi di cen-trodestra si sono trovati a votare per

l'accoppiata Moro-Fanfani e per il centrosinistra. Tutti, eccetto Uberti, che da quel momento si sentì a

margine del partito..." (BO, p. 165).

234


La sconfitta politica dell'on. Gonella ed il prevalere della "linea Moro-Fanfani"

suonavano male anche per le sorti della veronese "libera facoltà" di Economia.

Giunti ormai in vista del quarto ed ultimo anno di corso della nostra facoltà,

appariva sempre più concreto ed imminente il rischio che dopo quattro anni di

studio, i "libretti blu" venissero a conseguire una laurea non riconosciuta dallo Stato

e priva dunque di ogni valore giuridico.

Iniziavano già a serpeggiare i primi segni di un certo subbuglio tra i giovani

"libretti blu", anche perché alla maggior parte di loro venne ora improvvisamente

revocato il diritto al rinvio del servizio militare. Era probabilmente venuta a cessare

la loro esenzione dalla leva, precedentemente garantita dalla loro iscrizione alla

triennale Scuola di Servizio Sociale.

Ecco il racconto fattone dagli interessati: "sarebbe stata la fine: noi non ci saremmo

mai laureati, gli studenti degli altri anni si sarebbero trasferiti altrove e nessun altro si

sarebbe più iscritto a Verona. Muovemmo mari e monti, andammo a Roma a parlare

con Fanfani (allora presidente del Consiglio) con Andreotti, ministro della Difesa, con

onorevoli vari, e alla fine tornammo con l'esonero provvisorio per tutti " 4 ".

Anche in questa occasione, servendosi delle informazioni di cui era in possesso,

don Rodella era stato tra i suggeritori delle mosse e dei contatti più opportuni.

Zanotto riconoscerà poi un grande merito ai "libretti blu", che s'erano iscritti

senza alcuna preventiva certezza ed una certa incoscienza ai promotori - lui compreso

- per il rischio fatto loro correre - l'''.

A questo punto, data la persistenza del rifiuto ministeriale al riconoscimento della

"libera Università di Verona" oltre il limite dell'"allarme rosso", don Rodella si attivò

per dar esecuzione al "piano B" di salvataggio dell'Università veronese, che egli

aveva già pensato e preparato fin dal 1958. Questo piano prevedeva per la facoltà

veronese una fase di dipendenza dall'Università di Padova, come unico éscamo-tage

che potesse consentire la validità dei diplomi di laurea conseguiti a Verona.

In questo periodo pertanto don Rodella intensificò il proprio collegamento con il

cardinal Siri. Don Rodella manteneva contatti anche col prof. Guido Ferro (presidente

dell'U.C.I.D. veneto e rettore dell'Università di Padova), con l'ing. Tosadori

(presidente dell'U.C.I.D. veronese, allievo di Ferro e presidente della Camera di

Commercio di Verona), ma anche con l'avv. Gozzi (subentrato nel marzo del 1961

all'avv. Buffatti nell'incarico di presidente della Provincia e di presidente del "Consorzio

Universitario veronese").

Don Rodella informò subito l'avv. Gozzi sul progetto di alleanza con Padova.

Favorì anche il contatto di Gozzi con l'ing. Ferro, col quale egli fin dal novem-

455

LA, 19-10-'84.

456

Intervista a Zanotto in: LA, 19-10-'84; Veca, p. 16c; BO, 158.

235


bre del 1958 aveva stabilito un

rapporto di stima e di "credito".

Così, anche l'avv. Gozzi divenne

ben presto "ottimo amico"

dell'ing. Guido Ferro 457 . 458

Frequenti furono i viaggi dell'avv.

Gozzi a Padova nell'estate ed

autunno del 1962 ed i suoi contatti

con l'ing. Ferro, per cercar di

raggiungere un accordo che

salvasse la facoltà veronese.

Il 4 luglio 1962 l'ing. Tosadori, in seguito a sue "motivate dimissioni", 459

aveva lasciato la presidenza della Camera di Commercio di Verona. Essa era stata

ora affidata al dott. Carlo Delaini.""

Nella "lunga estate del '62" 461 le autorità cittadine (Zanotto, Gozzi e Delaini)

annunciarono il loro impegno a far dipendere la facoltà veronese dall'Università di

Padova, per farle ottenere così, sia pur indirettamente, il riconoscimento statale.

L'annuncio fu accompagnato da un certo malumore negli studenti veronesi,

inorgogliti finora dal loro ruolo di alfieri di una "libera Università". Infine tuttavia

prevalse la ragion pratica e dunque la soddisfazione di veder riconosciuto il loro titolo

di laurea. Ecco come tale annuncio fu accolto dai "libretti blu": "qualche tempo dopo

giunse la notizia dell'unione all'Università di Padova, accolta con sollievo e

delusione insieme: sollievo perchè significava il riconoscimento del nostro corso di

laurea fantasma; delusione perché noi avevamo lottato per un'università autonoma,

diversa dal modello padovano. Fu comunque una scelta obbligata, un'altra tappa,

anche se indigesta, verso il coronamento di un sogno" 462 .

457 DBV, 363.

458 Non del tutto estraneo a tale rapporto amichevole fu forse anche l'affinità professionale tra

il padre dell'avv. Gozzi — ingegnere navale — ed il prof. Guido Ferro, autore di

importanti progetti di ingegneria idraulica.

459 Rodo, 4-7-'62.

460 Il triumvirato degli amministratori cittadini era dunque rappresentato dal dott. Giorgio

Zanotto (al Comune), dall'avv. Renato Gozzi (alla Provincia) e dallo stesso dott. Carlo

Delaini (alla Camera di Commercio).

461 "Il Nuovo Veronese" del 16?-11-'84, p. 2Z nel "Quartino".

462 LA, 19-10-'84.

236


Per seguire da vicino le tappe di questa cruciale fase dell'Università veronese, don

Rodella in questo periodo rinunciò a malincuore all'allettante invito che il cardinal

Siri gli aveva rivolto a seguirlo a Roma nell'autunno, quale consultore al Concilio-

163.-1`'4

Nel novembre del 1962 prendeva avvìo il quarto ed ultimo anno della "libera facoltà"

veronese di Economia. In questo stesso periodo, subito dopo un contatto di don

Rodella col cardinal Siri, "in dieci minuti si giunse all'accordo con Padova" 165 .

Fu così che "in un anonimo edificio della facoltà di Ingegneria di Padova" (probabilmente

nell'edificio di Ingegneria idraulica, affacciato sul cortile interno cui si accede

da via Marzolo) don Rodella, Gozzi, Ferro e qualche rappresentante dell'Università di

Padova conclusero l'accordo preliminare. Ecco i termini dell'accordo:

"l'Università di Padova assorbiva la facoltà veronese di Economia come sua decima

facoltà, con sede staccata a Verona. Padova dava inoltre la propria disponibilità ad

assorbire nel proprio alveo anche tutte le ulteriori facoltà che il Consorzio Universitario

veronese avesse inteso promuovere e finanziare". 466 Si posero solo due limitazioni:

"Padova si impegnava a non realizzare una propria facoltà di Economia,

per non creare concorrenza con la neonata facoltà appena sorta a Verona; e Verona

garantiva che non avrebbe messo in cantiere una facoltà di Giurisprudenza, per non

far concorrenza alla "storica" facoltà dell'Università di Padova". 467

Padova era interessata a realizzare questa operazione, perché aveva bisogno di

sfoltire alcune sue facoltà e poteva farlo con un raddoppio dei loro corsi a Verona.

(La facoltà di Magistero, ad esempio, obsolèta ma straripante d'iscritti, era allora

fonte di molti problemi per l'ateneo patavino).

Il 21 novembre 1962, al Bò di Padova venne formalizzato l'accordo tra il "Consorzio

universitario veronese" e l'Università di Padova.

Eccone il resoconto, quale emerge dal testo della Gazzetta Ufficiale:

"Presso il rettorato dell'Università degli studi di Padova, alla presenza del direttore

amministrativo della stessa dott. Pier Giovanni Fabbri Colabich, l'avv. Renato

Gozzi, quale rappresentante legale del "Consorzio per la costituzione e lo sviluppo

degli studi universitari in Verona" ed il prof Guido Ferro (nato ad Este di Padova

l'11-11-1898) rettore e rappresentante dell'Università di Padova, stipulano l' istitu-

463 Rove.

464 Nello stesso periodo un certo mons. Joseph Ratzinger si preparava a seguire in veste di

consultore il card. Frings al Concilio (la cui inaugurazione era prevista per il 21 ottobre 1962).

4 65 Rove.

4 66 Rove.

4 67 Rove.

237


zione da parte dell'Università di Padova della facoltà di Economia e Commercio con

sede staccata a Verona, articolata nelle lauree di: 1) economia e commercio; 2) lingue

e letterature straniere ("questo secondo corso di laurea funzionerà non appena sarà

stato istituito nelle forme prescritte dalle vigenti disposizioni").

Per il funzionamento della facoltà sono previsti 10 posti di professori di ruolo, 12

posti di assistenti ordinari e 25 incarichi di insegnamento (oltre ad eventuali incarichi

da conferire in rapporto ai posti vacanti di professori di ruolo). L'Università di Padova

si obbliga a versare allo Stato l'ammontare degli emolumenti dovuti ai professori di

ruolo, agli assistenti ordinari e ai professori incaricati... Tutte le spese necessarie al

funzionamento della facoltà di Economia e Commercio, secondo le previsioni del piano

finanziario di massima allegato... saranno a carico del Consorzio" 468 .

I114 marzo 1963 si addivenne alla modifica ed estensione dello Statuto dell'Università

di Padova, redatte dal rettore prof. Ferro, con decreto istitutivo della facoltà di

Economia quale decima facoltà di Padova e prima sua facoltà decentrata in sede

staccata, a Verona 469 . Le lauree conseguite a Verona avrebbero avuto ora l'atteso riconoscimento

statale. La facoltà "veronese" di Economia e quelle successivamente

realizzate a Verona avrebbero potuto beneficare dei contributi previsti dallo Stato.

Venendo a cessare la "Libera" di Verona ed il mitico periodo dei "libretti blu", il

prof. Attilio Verna venne ora a decadere dal ruolo di rettore (l'anno seguente egli

veniva a mancare!). Il prof. Gino Barbieri fu nominato Preside della "facoltà di

Economia e Commercio dell'Università di Padova- sede staccata di Verona".

Il prof. Barbieri (ex-mazziano, docente di Storia dell'Economia e già assistente

dell'on. Fanfani all'Università di Bari) avrebbe avuto poi sempre un rapporto di

grande collaborazione con don Rodella, per lo sviluppo dell'Università veronese e

per l'acquisizione alle facoltà veronesi di docenti di ottimo livello.

"Quando si apprese la notizia della validità - ricorda il dott. Riccardo Cacciatori,

ex-matricola n. 1 - vagammo tutta la notte per la città, scrivendo ovunque

"habemus universitatem", incoronando i monumenti con cappelli universitari,

come Dante in Piazza dei Signori " 470 .

Alla fine di gennaio del 1963, dopo la stipula dell'alleanza con Padova, don Rodella

aveva contattato il card. Siri per invitarlo a Verona, in segno di riconoscenza

per il suo interessamento alla vicenda universitaria veronese, ora felicemente conclusa.

Come s'è visto, era stato infatti il cardinal Siri a mettere in collegamento don

468

G.U., 8-4-'63.

469

Veca, p. 56-57

47°

LA, 15-10-2009.

238


Rodella con il prof. Guido Ferro e a favorire la loro amicizia. Nell'autunno del 1962,

poi, dopo un colloquio di don Rodella col cardinal Siri, "l'accordo tra Verona e Padova

si era attuato in soli dieci minuti!" (Rove).

Il cardinale fu invitato da don Rodella a tenere una prolusione nell'ambito delle

attività della Muratori''''. La visita del card. Siri a Verona si svolse il 21 marzo 1963.

La conferenza, sul tema: "La spiritualità e l'uomo moderno" (pubblicata poi per

i tipi della Muratori) ebbe luogo significativamente nella sala Boggian di Castelvecchio,

dove nel 1951 era iniziata l'avventura della "Muratori" (vedasi la foto del

card. Siri accanto a don Rodella, durante tale conferenza). "Il cardinal Siri avvertì il

prestigio della principesca sede"'''.

La vicinanza di tale sede al comando Nato-Sud Europa induce anche a ricordarci

noti e prolungati tentativi del card. Siri per cercar di stabilire un contatto con Mosca,

in quegli anni di duro scontro tra i due blocchi.

Insieme ai membri della Muratori, a tale incontro era presente anche il rettore

dell'Università di Padova, il prof. Guido Ferro. Si trattò dunque dell'occasione più

adatta per un doveroso riconoscimento ai principali protagonisti del salvataggio in

extremis dell'Università di Verona.

Il cardinale di Genova, allora presidente della C.E.I., in serata fu ospitato con ogni

riguardo in vescovado dal presule veronese mons. Giuseppe Carraro, che "aveva una

certa soggezione verso il cardinal Siri, dal quale era assai stimato per i suoi preziosi

contributi durante l'assise conciliare" (Rove).

471

Veca, p. 133.

472 Rove.

239


Martedì 9 aprile 1963 a Verona giungeva il padovano ministro della P.I. on.

Gui 473 per celebrare la ratifica dell'accordo raggiunto, a pochi mesi ormai dalle

prime lauree 474 .

Alle 10, 45 l'on. Gui fu accolto a palazzo Giuliari e poi alle 11, 30 egli si trasferì

alla Gran Guardia. Qui egli annunciò ufficialmente il riconoscimento giuridico

della facoltà di Economia e Commercio di Verona, alla presenza del dott.

Zanotto (sindaco di Verona), dell'avv. Gozzi (presidente della Provincia e del

consorzio universitario dal 1962 al 1965) e del prorettore dell'università di

Padova, prof. Mo-randini. Era presente anche il sen. Giuseppe Trabucchi

(ministro delle Finanze nel governo Fanfani) al quale - notoriamente allergico

all'uso della cravatta - i goliardi veronesi offrirono in dono una cravatta. I

"libretti blu" fecero grandi festeggiamenti per la certezza finalmente raggiunta di

poter conseguire una laurea valida 475 .

Sui giornali dell'epoca, in

questa occasione non fecero

spicco i nomi dell'on. Gonella,

di don Rodella o di Vecchiato.

Risulta anche che il prof.

Guido Ferro alla cerimonia

avesse inviato un proprio

rappresentante. I protagonisti

sembravano rifuggire dalla

scena.

Il 3 luglio del 1963, a palazzo

Giuliari ebbe luogo la prima

sessione di laurea della facoltà

di Economia nella sede di

Verona.

Il dott. Luigi Benini fu il

primo giovane veronese che

poté laurearsi nella propria città.

La sua tesi verteva sul “mercato ortofrutticolo veronese”. Egli venne subito assunto

dalla ditta Biasi 476 .

473

Nel 1953 egli era stato tra i protagonisti della guerra patavina contro la Muratori!

474

LA, 10-4-'63.

475

LA, 4-4-63; LA, 7-4-63; LA, 9-4-63; LA, 10-3-63; LA, 11-4-63; BO, 157-158.

476

LA, 19-10-'84, p.7

240


LO SVILUPPO UNIVERSITARIO VERONESE NEL VENTENNIO

DELLA DIPENDENZA DA PADOVA (DAL 1963 AL 1982)

Il 1963 era stato l'anno della Riforma della "Scuola media unica", che elevava l'obbligo

scolastico a 14 anni ed apriva l'accesso a tutti i ceti sociali. Questa Riforma

della Scuola Media inferiore fu l'unica vera riforma scolastica realizzata in Italia nel

dopoguerra. In seguito ad essa nel nostro Paese sarebbe aumentata grandemente nel

suo complesso la popolazione studentesca e sarebbe accresciuta anche,

proporzionalmente, la percentuale dei giovani accedenti all'Università.

Il 13 marzo del 1964 a Verona scomparve la grande figura del sen. Giovanni

Uberti, piuttosto "dimenticato dai suoi amici di partito", (cosa di cui molto si rammaricò

l'on. Gonella). 477

Il 20 ottobre 1964 venne poi a mancare il prof. Attilio Verna, indimenticato rettore

della "libera Università di Verona" (in questa occasione, il prof. Panati inviò a don

Rodella una dettagliata informativa sul curriculum e gli scritti del prof. Verna, in vista

della commemorazione del primo rettore dell'Università veronese9.

Il 26 giugno 1964 l'ing. Tosadori (che due anni prima era decaduto dalla presidenza

della Camera di Commercio) consegnò al prof. Rodella la medaglia d'argento

che, in quello stesso giorno, egli aveva ricevuto dal Senato accademico dell'Università

di Padova riunitosi a Verona per tributare un riconoscimento agli Enti fondatori

della Libera Facoltà. Tosadori intendeva esprimere in tal modo la sua gratitudine per

quanto "da Lei e dal prof. Vecchiato fu fatto". Egli inoltre aggiungeva che: "se alla

Camera di Commercio ci fossi oggi io, la giornata l'avremmo passata assieme"...

"voglia conservare il ricordo della Facoltà come mia affettuosa memoria e testimonianza.

Dev. mo Cesare Tosadori" 47 9.

Il 9 novembre del 1964 la Scuola di Commercio Estero venne a cessare ogni attività.

11 15 maggio 1964 il prof. Vecchiato aveva scritto al presidente del "Consorzio

Universitario" avv. Gozzi per informarlo che "i soci fondatori... dell'Istituto Muratori

prendono atto dell'avvenuto assorbimento della Scuola di Commercio Estero da

parte di codesto Consorzio e (perciò)... confermano le intese intercorse con il socio

fondatore prof. don Aleardo Rodella...". 48 "

Nello stesso novembre del 1964 la facoltà di Economia inaugurò il Corso di laurea

in Lingue e Letteratura straniera, che anni dopo (1989) si trasformerà in facoltà

autonoma.

477

Secondo la testimonianza del prof. G. Pimazzoni.

478

Rodo.

479

Rodo, 26-6-64.

480

Rodo, 15-5-64.

241


242


243


Il 12 dicembre 1965 in via

dell'Artigliere fu inaugurata la

nuova sede del palazzo di Economia,

la cui costruzione, come

s'è detto, era già stata decisa dal

dott. Giorgio Zanotto fin dal novembre

del 1959. Il vicino palazzo

Giuliari restò ora quale sede del

Consorzio universitario, della

direzione e della segreteria della

facoltà.

Nel frattempo alla classe docente

presente all'inizio si erano

affiancati altri illustri insegnanti: ad esempio il prof. Supiej docente del diritto del

lavoro, il prof. Vaccà ed il suo ottimo assistente il prof. Panati, docente di tecnica

industriale trasferitosi più tardi come prorettore alla Bocconi. 48 '

Nell'autunno del 1965 prese avvio a Verona la facoltà di Magistero, con un

corso di laurea in Lettere ed un corso di laurea in Pedagogia. Essa fu realizzata su

pressione dell'ateneo padovano che nella propria facoltà di Magistero aveva

«grossissimi problemi" di affollamento 482 .

Nel febbraio del 1966, all'interno della facoltà di Economia si inaugurò un

"Corso di Commercio Estero (per l'occasione l'avv. Bernardo Mattarella tenne un

discorso su "La politica degli scambi e sviluppo dell'economia italiana)" 483 .

Nel frattempo, nel 1966, gli iscritti alla facoltà veronese di Economia erano

saliti a 2.253. 484

481 Nella primavera del 1965, in concomitanza col settimo centenario della nascita del sommo

vate, giunse al termine la grande "Lectura Dantis scaligera" iniziata nel febbraio del 1960.

I commenti ai cento canti ed i contributi di critica dantesca trattati in questa "Lectura"

saranno pubblicati da Le Monnier ( Veca, p. 131). A Lazise, nell'estate del 1965, si svolse

l'ultima edizione dei muratoriani « Corsi estivi per universitari e laureati europei", iniziati

nell'estate del 1954.

482 Rove ed intervista a Gozzi in: LA, 20-10-'84.

483 Rodo, 2-2-1966.

484 Nel 1967, su progetto del presidente D.C. della Provincia Kessler e del deputato trentino

D.C. on. Flaminio Piccoli, nacque a Trento la facoltà di Sociologia. Collegata alla Cattolica di

Milano, questa facoltà avrebbe assunto un ruolo di riferimento per i moti studenteschi del '68.

244


Il '68 non ebbe particolari ripercussioni nelle sedi universitarie veronesi, di

recente formazione ed ancora relativamente poco affollate (nell'autunno del 1968

gli studenti universitari iscritti nelle facoltà veronesi di Economia e di Magistero

erano comunque già circa 7.000) a differenza di quanto accadde a Milano,

Padova, ecc..

I disordini della contestazione universitaria, nati allora nei campus americani

(Berkeley, ecc.) e propagatisi poi in tutta Europa, convinsero don Rodella che (Rove)

nella progettazione dell'Università veronese bisognava far tesoro di quanto De Gaulle

aveva fatto in Francia subito dopo il 9 e 10 maggio del '68: egli aveva risolto il

problema dell'eccessivo affollamento universitario a La Sorbonne e nel Quartiere

Latino, realizzando una serie di poli universitari dispersi nella banlieu parigina e

promuovendo il decentramento universitario in tutto il territorio francese. Così, vista

l'esperienza del '68, don Rodella fu sempre favorevole all'idea di attuare anche a

Verona una serie di poli universitari decentrati e non ebbe mai un particolare

entusiasmo per i campus universitari.

Più che di campus, i poli universitari veronesi dovevano essere provvisti

naturalmente di biblioteche e di aule magne, ma mons. Rodella auspicava che

queste strutture fossero contigue anche a qualche chiesa, memore del Bertoni

(come la chiesa di San Paolo, antistante palazzo Giuliari, o come la chiesa delle

Stimmate, attigua a Giurisprudenza, nella quale è venerata la sua salma) o di

Carlo Steeb (come la chiesa di S. Caterina, attigua alla "Scuola di orientamento"

di via Ristori).

La contestazione nella nostra città interessò invece varie scuole superiori (ma non

il Maffei) ed anche alcune scuole private. Nella Scuola di Servizio Sociale ad esempio

(che aveva sede in via Ristori, accanto al "Centro di orientamento") secondo don

Rodella che ne era il direttore, si avvertì l'influsso delle mode ideologiche allora

dominanti. Stanco anche di dover cercare da solo ogni anno, fin dal 1953, i

finanziamenti a tale scuola, don Rodella la cedette all'avv. Gozzi - sindaco e presidente

del "Consorzio universitario"- perché ne curasse l'ulteriore sviluppo fino allo

sbocco universitario.

Il 31 ottobre 1968

− poco dopo la costruzione

del Policlinico

di borgo Roma

− venne firmata la

Convenzione tra

l'Università degli studi

di Padova (nella

persona del prof. ing.

245


Guido Ferro, giunto ora al termine del suo quasi ventennale incarico di rettore) il

"Consorzio universitario" veronese (di cui era presidente l'avv. Renato Gozzi) e gli

"Istituti ospedalieri di Verona" (presieduti dall'avv. Giambattista Rossi).

Questo atto segnava l'atto di nascita della facoltà veronese di Medicina e Chirurgia

485 .

La firma venne siglata al Bò, sede del rettorato dell'Università di Padova

Firma della Convenzione tra l'Università degli studi di Padova (prof. ing.

Guido Ferro, secondo da destra), il "Consorzio universitario" veronese

(avv. Renato Gozzi, secondo da sinistra) e gli "Istituti ospedalieri di

Verona" (avv. Giambattista Rossi, primo a destra). Il primo a sinistra è il

prof. Barbieri, preside della facoltà di Economia a Verona.

Questo atto, siglato al Bò di Padova il 31 ottobre 1968, segnava l'atto di

nascita della facoltà veronese di Medicina e Chirurgia. (immagine tratta

da: "La nascita della facoltà di Medicina a Verona", a cura di Filippo

Rossi, Grafiche Fiorini, 2002, Verona).

La facoltà di Medicina e Chirurgia iniziò la propria attività accademica nel Policlinico

di borgo Roma, l'anno seguente, nel novembre del 1969. Presero avvìo

dapprima gli ultimi anni di corso, per i quali non v'era bisogno di costosi laboratori. La

sanità veronese, già caratterizzata da un ottimo standard qualitativo (dimostrato sia dal

livello assistenziale dei suoi ospedali che da iniziative culturali quali le "Settimane

mediche veronesi") venne ad arricchirsi così dell'apporto dell'antica e prestigiosa

tradizione della facoltà medica di Padova.

Per la nascita della facoltà di Medicina a Verona, l'avv. Giambattista Rossi (cui

sarà intitolato il Policlinico) svolse un ruolo di fondamentale importanza.

Il 4 settembre 1962 egli era stato nominato a succedere all'avv. Luigi Selmo nella

485

LA, 6-11-2008, p. 23.

246


carica di presidente dell'amministrazione ospedaliera dal sindaco avv. Giorgio Za-notto

e dal presidente della Provincia avv. Renato Gozzi 486 . L'avvio della costruzione del

policlinico di Borgo Roma era iniziata con una sorta di blitz notturno, concordato tra

l'avv. Giambattista Rossi ed il sindaco Zanotto, che aveva messo gli eventuali e

probabili contestatori davanti al fatto compiuto. L'edificazione del Policlinico era

proseguita poi a tempo di record. Esso sorse sul luogo dell'ex-ospedale psichiatrico

(trasferito da Gozzi a Marzana) e dell'antico ospedale di S. Giacomo.'"

Fin dal 1965, l'avv. Giambattista Rossi aveva sollecitato l'amico sindaco avv.

Gozzi ad imbarcarsi nell'onerosa realizzazione della facoltà di Medicina a Verona, da

ospitare nel Policlinico.'"

Don Rodella che da tempo aveva ottimi rapporti sia col prof. Guido Ferro, che con

l'avv. Gozzi (ed era in stretto contatto anche con il prof. Barbieri, entusiasta

dell'iniziativa della facoltà di Medicina) potrebbe aver svolto un certo ruolo di

raccordo con l'ateneo patavino per la conclusione della "Convenzione" del 31-10'68,

come pure per l'invio dei docenti universitari da Padova. Al momento tuttavia questo è

solo una probabile ipotesi.

Su richiesta dell'avv. Giambattista Rossi, dall'Università di Padova nel 1969 giunse

a Verona un gruppo di giovani e brillanti aiuti universitari, che avrebbero dato vita alla

facoltà veronese di Medicina.

Si trattava dei professori: Gianfranco Pistolesi per la radiologia, Roberto Vecchioni

per la patologia chirurgica, Ludovico Antonio Scuro per la clinica medica, Giovanni

De Bastiani per l'ortopedia, Stefano Ischia per l'anestesia, Adamo Dagra-di per la

clinica chirurgica, Giorgio De Sandre per la Patologia medica, Mario Zatti per

Chimica e Microscopia clinica, Luciano Fiore Donati per Anatomia Patologica, Onnis

per Ginecologia ed Ostetricia, ecc.

Con alcuni dei docenti universitari di Medicina a Verona, don Rodella iniziò a

stabilire un rapporto di vera amicizia. Più d'una volta gli incontri conviviali con alcuni

di tali luminari si trasformavano in veri cenacoli culturali, durante i quali si verificava

un proficuo scambio tra il sapere umanistico e quello scientifico.

486 BO, 186-193.

487 Di quest'ultima antica struttura resta in piedi l'antica chiesa, che andrebbe restaurata e

valorizzata; essa ospitava la stupenda crocefissione di età scaligera, esposta ora al Museo di

Castelvecchio.

188 L'iniziale opposizione del ministro Gui, quella di molti medici ospedalieri veronesi, il sostegno

dell'on. Gonella e molti altri fatti attinenti a tale impresa sono raccontati in modo assai

particolareggiato nel volume: "La nascita della facoltà di Medicina a Verona", di Filippo Rossi, ed.

Universitaria, 2002, Verona.

247


A sinistra: il prof.

Vecchioni in una

spiritosa posa.

A fianco: il prof.

Gianfranco Pistolesi

insignito dal console

di Francia del

prestigiosissimo titolo

di "Commandeur de

l'Ordre des Palmes

Académiques" della

Repubblica Francese

(LA, 4-1-05).

Archiviato in fretta il '68 in Francia, nel nostro Paese esso avrebbe prodotto invece

almeno un decennio di veleni ideologici, di scontri sociali e di terrorismo. "Cattivi

maestri" di varie università italiane (Milano, Trento, Padova, ecc.) dalle loro cattedre

alimentarono il clima di odio ideologico, che avvelenò i plumbei anni '70.

Negli anni '70, in una fase buia

di inflazione a due cifre e di

mancanza di aiuti statali,

fondamentale fu il ruolo svolto

dal "Consorzio Universitario" e

dalle banche veronesi (entrate

ora anch'esse a far parte del

Consorzio! — prima fra tutte la

Banca Popolare, diretta fino al

1974 dall'avv. Luigi Buffatti) per realizzare strutture logistiche e laboratori nelle

varie sedi accademiche e specialmente nell'area del Policlinico. (Alla fine degli anni

'70, per esempio, gran parte delle strutture del primo triennio di Medicina furono

realizzate proprio grazie ai fondi stanziati da tali enti veronesi) .

Nei primi anni '70 dal vescovo di Verona mons. Giuseppe Carraro don Rodella

ricevette la proposta di nomina a vescovo di Acerenza (Potenza). Egli la rifiutò anche

"per poter restare vicino alle vicende universitarie veronesi" (Rove). Intendeva

operare infatti in favore della sua autonomia da Padova, obiettivo che sembrava

raggiungibile entro breve. Manteneva a tal fine contatti con varie personalità politiche,

ministeriali ed anche con organismi scolastici di altre città.

Così ad esempio nell'agosto del 1972, mons. Rodella inviava copia dello Statuto

relativo all'erezione in Ente Morale dell'Istituto Muratori all'assessore della P.I. del

Comune di Ascoli Piceno dott. Gianni Forlini che gliene aveva fatto richiesta, a nome

del prof. Romualdo Paolucci (del ministero della P.I.), per poter avviare

248


un'analoga iniziativa nella sua città 489 . In tale occasione, mons. Rodella precisava al

richiedente che l'Istituto Muratori, "ora praticamente assorbito dall'Università, è stato lo

strumento giuridico per dar vita... all'Università che ha oggi oltre diecimila studenti " 490 .

In questo stesso decennio, i parlamentari ed i politici veronesi (Gozzi, Tomei-ieri,

Delaini, Vanzetti, ecc.) furono assai attivi nel preparare il terreno al disegno di legge del

giugno 1977 sul decentramento universitario. Esso prevedeva l'istituzione nel nostro Paese

di varie università statali (a Verona, Brescia, Udine, Viterbo, Cassino, Campobasso,

Potenza, Reggio Calabria) e la statizzazione di alcune libere Università (Trento, L'Aquila,

Urbino, Chieti). 491

Alla fine di dicembre del 1977 fu decretata la chiusura del "Centro e della Scuola di

Orientamento scolastico" di via Ristori, diretto da mons. Rodella, struttura qualificante per

gli studi universitari veronesi. Il dott. Perdonà nella sua veste di presidente di tale scuola e di

direttore del Consorzio dell'Istruzione Tecnica di Verona, ebbe l'ingrato compito di darne

comunicazione allo stesso mons. Rodella 492 . 493

Nel 1978 in Parlamento fu approvata la legge che prevedeva la possibilità di

concessione del riconoscimento statale a numerose nuove sedi universitarie. L'approvazione

di questa legge fu il risultato della pressione convergente di varie città che

erano interessate al problema. Verona, comunque, era stata la prima ad iniziare tale

battaglia, a livello nazionale 494 .

489

Rodo, 2-8-72.

490

Rodo, 21-8-72.

491

Veca, p. 44; 57; 71; LA, 8-8-'82.

492

Rodo, 27-12-'7Z

493

A quel tempo mons. Rodella confidò che il suo "Centro" era stato fatto chiudere tra gli "enti inutili"

(legge Andreotti, 10-9-'75) (Rove). Vi é l'ipotesi che tale chiusura fosse stata motivata da una reazione

tardiva a qualche "calcio negli stinchi" (RoC1) che mons. Ro-della aveva dovuto tirare, qualche anno

prima, per realizzare l'Università cittadina. Mons. Rodella riferì allora che il suo "Centro" avrebbe

potuto continuare la propria attività, se egli avesse accettato la sua trasformazione in ente regionale.

Ma rifiutò questo tipo di soluzione, perché "non voleva diventare un impiegato della Regione"

(Rove). Successivamente comunque lo stesso mons. Rodella confessò di aver tratto un certo sollievo

personale da quella chiusura, che gli era stata imposta, poiché a quell'epoca egli era talmente oberato

da molti altri impegni (liceo Maffei, Istituto Teologico, Università, U.C.I.D., parrocchia di S. Croce,

impegni diocesani, conferenze, giovani da seguire, con casi spesso difficili, ecc.) che non si

capacitava nemmeno lui di come riuscisse ad assolverli tutti: "evidentemente —diceva — avevo una

salute di ferro!".

494 Rove; Veca, p. 39.

249


250


L'UNIVERSITÀ DI VERONA AUTONOMA E RICONOSCIUTA

DALLO STATO - IL 25° ANNIVERSARIO (1984) -

LE NUOVE FACOLTÀ E FINALMENTE INGEGNERIA

Il 19 agosto 1982 a Nettuno moriva l'on. Guido Gonella, il grande ispiratore e promotore

dell'Università veronese.

Proprio in quel mese veniva finalmente approvata la legge nazionale che consentiva

di decretare l'autonomia dell'Università di Verona'" 5 : le facoltà veronesi da

quel momento non erano più dipendenti dall'Università di Padova, ma facevano parte

di un'Università finalmente autonoma e riconosciuta dallo Stato (i diplomi di laurea

dell'Università autonoma di Verona furono contrassegnati allora dal logo dell'antica

immagine rateriana della nostra urbe).

Nell'82, con quella di Verona nel nostro Paese vennero riconosciute anche molte

altre Università. Verona comunque era stata la prima città ad ingaggiare questa battaglia

ed aveva avuto il ruolo di rompighiaccio nella stagnante politica universitaria

di quei decenni.

Ottennero allora il riconoscimento statale anche Università di molti centri minori

(Teramo, Cassino, ecc.) per i quali una tale attribuzione pareva non aver senso. Si

può dire che la politica della Democrazia cristiana per l'Università fu nel suo

complesso quantomai discutibile: si era passati da un blocco assoluto verso il riconoscimento

di qualsiasi nuova sede universitaria in Italia (dal dopoguerra fino alla

fine degli anni '70) ad un'improvvisa apertura quasi incondizionata e comunque

eccessiva, dopo l'82'" 96 . Dal 1980 al 1992, certo non solo per la spesa scolastica, l'indebitamento

dello Stato italiano si moltiplicherà di quattro volte.

Verona diventava così una "città universitaria" e - sganciatasi dall'ombrello

protettivo di Padova - aveva ora la necessità di dotarsi di nuove e costose strutture

logistiche: biblioteche, centri culturali, segreterie, strutture per l'ospitalità, ecc. Per tali

esigenze, ecco scendere nuovamente in campo il Consorzio universitario e le banche

veronesi: nasceva la biblioteca Frinzi, si ristrutturava la segreteria nel chiostro di S.

Francesco (collegata più tardi al prestigioso polo Zanotto), ecc.

Il raggiungimento dell'autonomia da Padova rendeva necessario inoltre un

completo avvicendamento nei vertici direttivi dell'Università: il prof. Barbieri, dopo

quasi un ventennio di attività, decadeva dal ruolo di preside della facoltà patavina di

Economia - nella sede veronese - e poco dopo egli veniva nominato presi-

495

Veca, p. 39; Veca, p. 44.

496

Rove.

251


dente della Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza e Belluno (in questo suo nuovo

incarico, egli avrebbe agevolato ancor più l'ulteriore sviluppo dell'Università di

Verona). Per qualche mese, e cioè fino alla cessazione ufficiale della facoltà patavina

di Economia nella sede di Verona (1 novembre 1982) al prof. Barbieri subentrò il prof.

Carlo Vanzetti - direttore dell'istituto di Economia e politica agraria - come

"rappresentante della facoltà, in seno al comitato tecnico amministrativo" e poi, dopo

tale data, come "rettore provvisorio" dell'Università autonoma e riconosciuta di

Verona per l'anno accademico '82/'83.

Sempre nel novembre 1982 fu nominato preside della facoltà di Economia

dell'Università autonoma di Verona il prof. Giorgio Borelli 497 .

Contemporaneamente, il prof. Mario Marigo - professore ordinario e direttore

dell'Istituto di Medicina legale di Verona - assunse la carica di preside della facoltà

di Medicina e Chirurgia. La facoltà di Medicina e Chirurgia aveva completato nel

frattempo anche il suo primo triennio e poteva dunque essere ora del tutto indipendente

da Padova.

Nell'autunno del 1983 il Senato accademico veronese si riunì per l'elezione del

magnifico rettore dell'Università autonoma di Verona. Fu eletto rettore il prof.

Hrayr Terzian, cattedratico di neurologia nella facoltà veronese di Medicina, politicamente

schierato nell'area dell'estrema sinistra.

Vi fu una certa sorpresa in ciò, dato che l'Università di Verona, fondata nel 1959 per

iniziativa dei cattolici (con l'opposizione delle sinistre e dei liberali) si trovava ora ad

esser retta da un marxista. Si vedano le considerazioni fatte a tal proposito da uno dei

protagonisti della fondazione universitaria: "Siamo stati colpiti in modo amaro e pesante

(e di ciò noi soli ne portiamo la responsabilità) sottraendoci e quasi isolandoci dalla

guida di questa nostra Università che, orgogliosamente abbiamo sentito come il frutto

del nostro pensiero, del nostro impegno fisico e politico" 498 .

Il prof. Terzian, in ogni caso, si dimostrò poi sempre assai affabile e collaborativo

con lo stesso mons. Rodella: in più di un'occasione, egli si recò a casa sua per

accompagnarlo sul cantiere dell'Università - in borgo Roma - a mostrargli lo stato di

avanzamento dei lavori. "È giusto infatti - sosteneva Terzian - che un emerito fondatore

"venga tenuto al corrente di come procede l'Università veronese" 499 .

497 Lo stesso anno il prof. Borelli aveva collaborato con don Rodella ad un convegno U.C.I.D.,

i cui atti furono pubblicati sotto il titolo: "Per una teologia dell'impresa: la visione

cristiana della creatività imprenditoriale", Grafiche Fiorini, 1982.

498 Da "I cattolici e l'Università", relazione tenuta da Renato Gozzi 1'11-2-'84 a Costagrande ai

gruppi di studio della D.C. per l'Università, riportata in Veca, p. 34-35.

4 99 Rove.

252


Il 25° anniversario della fondazione universitaria veronese

Verso la metà di novembre del 1984 erano previste le celebrazioni per il 25° anniversario

della fondazione universitaria veronese (l'inaugurazione ufficiale della "libera

Università di Verona" era avvenuta a palazzo Giuliari sabato 21 novembre 1959).

Tra la fine di ottobre e la metà di novembre del 1984 su "L'Arena", sul "Nuovo

Veronese" ed altri organi di stampa uscirono vari articoli commemorativi.

Il 19 ottobre 1984 su "L'Arena" comparvero le interviste ad alcuni "padri

fondatori" ed alcuni ex-"libretti blu" 5 °". Fu questa anche l'occasione per

ricordare il ruolo svolto dai cattolici nell'istituzione della nostra Università.

Mons. Rodella ricordò come: "il Muratori rappresentò l'embrione

dell'Università. Era l'unico ente in grado di muoversi giuridicamente. Scartate le

idee iniziali di istituire la Facoltà di Scienze storiche e di Sociologia, con il

sindaco Zanotto e il prof. Vecchiato consultammo il rettore dell'ateneo di

Napoli, prof. Pontieri, che ci consigliò economia e commercio, la facoltà del

momento. Il ministro Gonella suggerì nel prof. Verna la persona più adatta come

rettore. Questi svolse un'indagine, per verificare il potenziale di Verona e delle

provincie limitrofe e affermò che Economia e Commercio si poteva fare.

L'Istituto Muratori, assieme alle Amministrazioni comunale e provinciale e

alla Camera di Commercio, costituì dunque un consorzio per la promozione

degli studi universitari. Il primo passo era fatto. La prima lezione del prof.

Verna si tenne in un'aula del "Muratori", in via Pallone.

"Ricordàti "i meriti dell'Istituto Muratori e delle autorità cittadine", mons.

Ro-della sotttolineò il fatto che "senza il coraggio dei duecento ragazzi che per

primi si iscrissero senza alcuna garanzia per il futuro, la Libera Università di

Verona non sarebbe mai partita. Una risposta massiccia ed entusiastica che

gratificò gli sforzi dei promotori dell'iniziativa".

Il prof. Lanfranco Vecchiato ribadì: "tutto nasce all'interno della Scuola

superiore di Scienze storiche"L.A. Muratori", una mia iniziativa nata

esattamente il 30 novembre 1950. Nelle nostre intenzioni, la Scuola avrebbe

dovuto diventare Facoltà universitaria. Esempi esistevano in America, in Europa

e, in Italia, a Roma con la Pontificia Università Gregoriana, oggi anche a

Genova e in altre città. In ogni caso, la Scuola Muratori aveva lo scopo di

agitare il problema di un ateneo a Verona. L'obiettivo fu raggiunto il 10 gennaio

1959...".

500

LA, 19-10-'84, p. 7.

253


Il prof. Giorgio Zanotto di allora ricordò anche: "la preoccupazione, per non

dire l'angoscia" ... "C'erano... gli studenti, cui facevamo correre dei rischi

terribili, dato che la nostra avventura nasceva senza un riconoscimento ufficiale.

In pratica essi avrebbero potuto perdere interi anni di studio. Un segno di questo

stato d'animo, di cui forse (ma solo oggi) possiamo sorridere è legato

all'aneddoto del primo iscritto, il quale, una volta appreso di essere il... numero

uno, voleva di ritorno l'importo della tassa d'iscrizione (20.000 lire)"... Poi... "la

proposta della Giunta era osteggiata dall'opposizione. Anche Roma non era

d'accordo, e me lo disse apertamente l'allora ministro Medici, con il quale ebbi

un colloquio sull'argomento. Ma... ci sono state anche le soddisfazioni: ... vedere

aumentare il numero degli iscritti, animati da un commovente entusiasmo ed

evidentemente da un notevole gusto del rischio! O come la disponibilità di illustri

docenti, che accorsero volentieri nella nostra città. Diciamo la verità, il merito è

soprattutto loro - di questi studenti e docenti - se la Libera Università ha potuto

nascere e svilupparsi. Già che parliamo di meriti, non possiamo però non

ricordare alcune persone, forse troppo spesso dimenticate: dal prof. Vecchia-to a

don Rodella, legati a quella scuola di scienze storiche "L.A. Muratori" cui spetta

la primogenitura diciamo così dell'idea, allo scomparso prof. Verna. Da parte

nostra, più che di merito parlerei di impegno politico... per far sì che il progetto

andasse il più presto a buon fine... Traguardo presto raggiunto sotto

l'Amministrazione Gozzi, che succedette a quella da me presieduta".

L'avv. Renato Gozzi ricordò le preoccupazioni di allora: "primo fra tutti l'angoscioso

problema di aver avviato un corso universitario... con pochissime speranze

che gli studenti giungessero ad una laurea riconosciuta dallo Stato. Ed invece

arrivammo in tempo, proprio quando scadeva il quarto anno per i primi iscritti.

La soluzione, visto che da Roma ci si poteva attendere poco, fu trovata con

Padova, la cui "alleanza" fu tra l'altro il frutto di moltissime "corse" da parte del

sottoscritto e di altrettanti colloqui con il Rettore, Ferro. Nasce allora il discorso

padovano, che portò ad ulteriori sviluppi, come lo sdoppiamento di Magistero -

Facoltà che a Padova... creava grossissimi problemi - e più tardi dei corsi di

Medicina".

"L'Arena" intervista inoltre sette ex-"libretti blu" del 1959 (i "libretti blu", cioè gli

iscritti alla "libera Università di Verona", erano stati circa 300 nel 1959, 1900

nei quattro anni di vita della "Libera", cioè fino al 1963). Gli intervistati

erano anche gli organizzatori del raduno commemorativo previsto per il 10

novembre 1984: i dott. Riccardo Cacciatori, Luigi Marastoni, Ottavio

Contolini, Maurizio Isalberti, Silvio Chiecchi, Mario Bigon e Giorgio

Vandelli. Essi "non sanno... con precisione che cosa li spinse a questa

scommessa al buio, ma ricordano perfettamente l'orgoglio che provarono

durante la lunga battaglia per il riconoscimento di un'università che gli altri

studenti consideravano di serie B" ... "ma che... poteva vantare un corpo in-

254


segnante di prim'ordine e, grazie alla familiarità data dal numero ridotto, un

clima da "campus" americano che coinvolgeva tutti: docenti, studenti, bidelli,

impiegati...". Essi rievocano anche "il momento in cui i "libretti blu" salvarono

letteralmente l'iniziativa dal naufragio. Eravamo ormai al quarto anno... e si

avvicinava il giorno in cui, teoricamente, avremmo dovuto discutere la tesi.

Invece, non solo non si parlava di riconoscimento, ma improvvisamente ci

venne revocato il diritto al rinvio del servizio militare. Sarebbe stata la fine:

noi non ci saremmo mai laureati, gli studenti degli altri anni si sarebbero

trasferiti altrove e nessun altro si sarebbe più iscritto a Verona. Muovemmo

mari e monti, andammo a Roma a parlare con Fanfani (allora presidente del

Consiglio) con Andreotti, ministro della Difesa, con onorevoli vari, e alla fine

tornammo con l'esonero provvisorio per tutti. Qualche tempo dopo giunse la

notizia dell'unione all'Università di Padova, accolta con sollievo e delusione

insieme: sollievo perchè significava il riconoscimento del nostro corso di laurea

fantasma; delusione perché noi avevamo lottato per un'università autonoma,

diversa dal modello padovano. Fu comunque una scelta obbligata, un'altra

tappa, anche se indigesta, verso il coronamento di un sogno».

Il dott. Benini Luigi, il primo "dottore in Economia e Commercio" della "Libera

Università di Verona", diventato poi direttore dell'esportazione della Biasi, fu l'unico

laureato della prima sessione della facoltà veronese. La sua tesi sul mercato ortofrutticolo

di Verona fu discussa il 3 luglio 1963. Ottenne 99. Relatore era Albertini,

controrelatore Barbieri. "Che festa quel giorno - ricorda Benini in questa intervista -

mi coprirono di onori!". "Fui invitato come ospite d'onore in municipio dall'allora

sindaco Zanotto, che mi consegnò una targa in ricordo, con tutta la giunta e le autorità

presenti... Tutti quelli che uscirono dall'università nei primi anni sono più affermati

di me... Erano ragazzi per bene, impegnati, seri. Hanno fatto tutti strada, come

era prevedibile. Anche la moglie fu tra le prime matricole della nostra università. Ci

conoscemmo nel '60, proprio all'università,... ma lei ottenne la laurea due anni dopo

di me, perché aveva già iniziato a lavorare". Benini insieme ad altre ex matricole del

primo anno della Libera Università di Verona qualche volta si ritrovavano, unite da

una salda amicizia, e ricordavano aneddoti goliardici, come quello dell'equivoco alla

prima lezione di ragioneria: "aspettavamo il professore, il dottor Bruni. Entrò un

nostro coetaneo, piccolo e magretto e sali in cattedra. Mi precipitai verso di lui e lo

sollevai di peso, credendolo un altro studente che volesse farci uno scherzo. Invece

era proprio il professor Bruni. "Lasciami stare, lasciami stare - continuava a

ripetere Sono io il professore, sono io». Alla fine l'equivoco fu chiarito. Questa la

prima lezione della Libera Università di Verona.

Sabato 20 ottobre 1984 il prof. Gino Barbieri, intervistato da "L'Arena", sottolineò in

particolar modo il ruolo del suo predecessore, il rettore della "Libera Uni-

255


versità di Verona" prof Attilio Verna: "organizzatore di razza, ha saputo guidare il

processo costitutivo delle prime strutture... Fu merito del Verna l'aver convogliato a

Verona uomini di scienza assai noti in Italia, come il prof Domenico Rubino, il prof.

Giuseppe Ottaviani, il prof. Alessandro Faedo... Fu del Verna il merito di aver creato

nel primo manipolo studentesco l'entusiasmo per la nuova istituzione e insieme la

fiducia che al termine del quadriennio non sarebbe mancato il riconoscimento giuridico...

il compianto Attilio Verna, mancato i120 ottobre 1964... 7 °'.

Lo stesso 20 ottobre 1984, l'ing. Cesare Tosadori inviava una lettera al dott.

Giorgio Zanotto (Rodo, 20-10-'84) nella quale ricordava - "non certo per ambizione

di protagonismo dalla quale rifuggo, e Leí lo sa, ma "a futura memoria" - il ruolo

significativo che fu svolto dalla Camera di Commercio (all'epoca da lui presieduta)

nell'avventura" dell'istituzione universitaria veronese (argomento trascurato

nell'articolo commemorativo apparso su"L'Arena" del 19-10-'84). Tosadori precisa

tale ruolo, in tre punti:

1) gli esponenti delle varie categorie economiche veronesi, rappresentate nella

Camera di Commercio, aderirono (per primi, nel gennaio del 1959; N.d.R.) al

"Consorzio Universitario" per la creazione di una facoltà veronese di Economia,

sulla base delle conclusioni dello "studio-Gasparini" (secondo il quale il minor

numero percentuale di laureati in Economia nel Veneto rispetto a regioni similari

contribuiva certamente al suo minor sviluppo economico);

2) nella primavera del 1959, grazie alla sua consuetudine con il prof. Guido

Ferro, l'ing. Tosadori venne informato sulla "benevola neutralità" dell'Università

di Padova, di cui Ferro era rettore, verso l'iniziativa universitaria veronese. L'ing.

Ferro gli fornì anzi indicazioni utili all'organizzazione del "Consorzio universitario

veronese".

3) tramite il prof. Vittorio Cavallari, consulente culturale della Camera di Commercio

(non viene precisata la data, ma probabilmente si tratta dell'estate 1958; N. d.

R) l'ing. Tosadori ebbe modo di contattare il conte Luigi Castellani di Sermeti, amico

e confidente dei coniugi Giuliari-Tusini, e di convincerlo sulla bontà e fatti-bilità

dell'iniziativa universitaria. La donazione di palazzo Giuliari avvenne "forse" anche

per la fiducia dei coniugi Giuliari-Tusini nell'ing. Tosadori, che da anni collaborava

col generale Tusini in incarichi pubblici.

501

LA, 20-10-84.

256


A questa lettera sono uniti tre allegati:

a) telegramma del prof. Guido Ferro all'ing. Tosadori 502 , inviatogli nel momento

del passaggio dalla libera Università alla facoltà dell'ateneo di Padova: in esso

il rettore di Padova prof. Ferro saluta l'ing. Tosadori come "tenace e illuminato

promotore della nuova facoltà universitaria".

b) lettera dell'ing. Tosadori alla contessa Giuliari 5 " 3 .

In essa l'ing. Tosadori prende spunto da quanto scrive "L'Arena" sulle prospettive

di sviluppo del quartiere di Veronetta, grazie al fatto che qui era sorta

l'Università, per ringraziare la contessa Giuliari per 1 — illuminata munificenza" da lei

mostrata nel donare il palazzo Giuliari all'Università di Verona.

c) risposta della contessa Giuliari all'ing. Tosadori 5 " 4

"Gentilissimo Ingegnere, 20.10.1966

Cosa dire della sua troppo laudativa lettera? Non mi pare di avere tutti questi meriti:

1) la gioia di poter fare anch'io qualcosa per la mia cara Verona, è stato ben ampio

compenso.

2) aver messo sotto il nome di Fondazione del mio povero Fratello, che amavo tanto.

3) il poter dopo di me sapere affidato, con piena sicurezza, la mia casa paterna ad un Ente così

superiore.

Ecco i miei meriti, se ci sono, non li trovo eccessivi! Le sue buone parole mi hanno

sempre commosso e mi fanno chiudere questa mia col grazie più sentito e chiedendole

continui sempre questa buona amicizia, anche nel ricordo di mio marito, che aveva tanta

stima e simpatia per Lei. Elena Tusini Giuliari

Il 22 ottobre 1984 poi l'ing. Tosadori inviava una lettera a mons. Rodella e al prof.

Vecchiato"'per ringraziarli di aver ricordato, su "L'Arena" il ruolo svolto dalla Camera

di Commercio nell'iniziativa universitaria veronese. (A questa missiva egli univa

quella inviata al dott. Zanotto due giorni prima, con i tre citati allegati).

In questa lettera l'ing. Tosadori ricorda anche che "gli eventi" dell'iniziativa

universitaria veronese "videro innanzitutto in primo piano diuturnamente e senza

tentennamenti il caro avv. Luigi Buffatti, dal primo momento dell'idea, ai giorni roventi

della pubblicazione del manifesto, e poi sempre, fintantoché resse la presidenza

del Consorzio, al quale fece affluire anche la Banca Mutua Popolare, primo fra gli

enti non pubblici aderenti".

502 Rodo, 9-4-'63.

503 Rodo, 16-10-'66.

504 Rodo 20-10-'66.

505 Rodo, 22-10-'84.

257


258


259


260


261


262


263


Dall'1 al 6 novembre 1984 erano intanto usciti vari articoli sul venticinquesimo

anniversario dell'Università di Verona sul "Nuovo Veronese", su "L'Arena", ecc. 506

Sabato 10 novembre 1984, per il 25° anniversario della fondazione della "Libera

Università di Verona", un Comitato di ex -"libretti blu", costituito dal segretario dott.

Riccardo Cacciatori (primo iscritto della Libera Università, che «era stato pare

rincorso e "costretto" ad iscriversi 507 ) e da vari altri ex-allievi (M. Bigon, S. Chiecchi,

O. Contolini, M. Isalberti, A. Lenotti, L. Marastoni, G. Vandelli) organizzò una

"rimpatriata generale" a Palazzo Giuliari per "ricostituire.., il nucleo storico ( studenti,

amministratori, personale docente e non e "padri fondatori") che negli anni

1959-1963 ha dato vita a Palazzo Giuliari alla Libera Università". Dalle 17 alle 20 il

Palazzo Giuliari venne "rioccupato" da molti ex-"libretti blu". "The way we were" (

come eravamo"): "questo cartello... accoglie i convenuti sul portone". In questa specie

di "giubileo" vi fu non solo il ricordo, ma anche "la sfida lanciata da un manipolo di

ventenni che smuove mari e monti per far valere i propri diritti di studenti... l'esempio

di un impeto pionieristico e creativo che ha inventato addirittura un'università...".

Significativa la "commozione con la quale è stato ricordato il prof. Attilio Verna, uno

dei padri fondatori della Libera Università e primo rettore. Commozione che si è fatta

ancora più profonda quando alla vedova è stato offerto un gran mazzo di rose ed è

stato tributato un calorosissimo applauso."'

Alle 17, 30 nell'adiacente chiesa di San Paolo, mons. Aleardo Rodella ("anche

lui protagonista della fondazione") celebrò una messa in commemorazione dei

fondatori della "Libera Università di Verona" nel frattempo scomparsi 509 . Ecco la

traccia autografa della sua omelia: 51 °

1) Siamo convenuti in una riunione che, anche semplice e priva di solennità, non può

tuttavia negare la propria "eccezionalità". Il ricordo dei 25 anni dalla

Fondazione della Libera Università di Verona, oggi Università degli studi di

Verona. Tra le due istituzioni esiste effettiva e pienissima continuità. Tale continuità

è nelle cose ed è nel particolare ed originale itinerario giuridico, primo

del genere nell'ordinamento universitario italiano. Quando fu proposto ed avviato

25 anni fa con meditata riflessione, colpì per la sua arditezza e divenne ben

presto disegno esemplare per analoghe iniziative sorte in seguito in altre città

italiane. Allora fu un'"intuizione" ed un "rischio". Ed è a questo titolo che

506

Si veda ad es: LA, 6-11-84; Veca, p. 37.

507 LA, 19-10-84.

508 LA, 11-11-84.

509 Ibidem; Veca, p. 37a.

510 Rodo, 10-11-'84.

264


265


siamo a ricordare, con intima gioia, con umiltà e con fede, quei giorni, quelle

opere, quegli affanni, quelle certezze.

2) Spetterà ad altri ricordare i vari aspetti dell'impresa ed i successivi

momenti della sua realizzazione, ma credo doveroso ricordare in questo

luogo ed in questo momento ciò che più di tutto è contato: il convergere

di uomini protagonisti ad affiancatori autorevoli, tanto diversi per

formazione ed esperienze, ma tutti carichi di umanità e generosità e che

hanno dato in quel momento, quanto di meglio avevano da offrire.

3) È doveroso e gratissimo ricordare, e siamo qui per questo, coloro che ci

hanno lasciato e che ricordiamo con indefettibile ammirazione e

gratitudine. In primo luogo: il prof. Attilio Verna, primo Rettore e primo

artefice dell'Ateneo; il prof. Domenico Rubino; il prof. Manlio Resta.

Tra i promotori: l'avv. Luigi Buffatti; il prof Ernesto Pontieri; il sen. Giovanni

Uberti; il sen. Guido Gonella; la contessa Elena Giuliari; il cardinale

Giovanni Urbani.

4) Ho detto che lo spirito dell'iniziativa universitaria veronese, che non si

limitò ad essere un "discorso universitario" ma si tradusse in una

università viva e vitale, fu costantemente sostanziata da una "intuizione"

(i segni dei tempi) e dal "rischio" (calcolato ed accettato da un realismo

che potè sembrare perfino aggressivo) ma debbo aggiungere che ebbe

anche l'energia derivante dall'amore per Verona e dei giovani. Oggi

abbiamo la risposta". 5 "

Su di un foglio a parte furono segnati anche i nomi di altre persone in memoria

delle quali veniva celebrata la s. messa: Pier Camillo Tusini (marito della contessa

Elena Giuliari); Alessandro Giuliari (fratello della contessa e titolare della

omonima fondazione, deceduto nel 1918); Gualberto Giuliari (figlio della contessa,

deceduto nel 1926); il prof. Ferro Guido, rettore di Padova; il prof. Albertini; il

prof. Calabrese, già presidente del Consorzio; Dona Ferdinando; Don Raumer; il

prof. Pensa; avv. Selmo Luigi, già presidente ECA nel '67; Suor Ersilia, matricola n.

2; "e tutti gli altri" 512 .

Alle 19, dopo la Santa Messa celebrata da mons. Rodella, all'interno dell'adiacente

palazzo Giuliari si svolse un brindisi di ben-ritrovati: "ha parlato il dott. Cacciatori,

gloriosa matricola n. 1, al quale ha fatto eco il dott. Luigi Marastoni, che ha fatto

rivivere i ricordi più intensi di un vissuto molto partecipato':

511

Rodo, 10-11-84.

512

Ibidem.

266


Ecco alcuni passaggi del discorso tenuto allora dal dott. Luigi Marastoni (fondatore

de "Il Rengo" e secondo "Cangrande"" dei "libretti blu") alla presenza dei padri

fondatori e di un folto gruppo di ex-"libretti blu":

"L'avventura dei libretti blu: dalla scommessa alla sfida"

"... Giovani e meno giovani abbiamo aderito al richiamo di una possibile laurea a

Verona con l'entusiasmo e l'impegno riscontrabili soltanto in chi è convinto di vivere

un evento singolare, se non eccezionale... È certo che la comodità della sede ha agito

come fattore di moltiplicazione sul desiderio di crescita culturale così da richiamare

agli studi universitari molte persone che sicuramente non avrebbero mai frequentato

Cà Foscari o la Bocconi: degli iscritti al primo anno i due terzi avevano già superato

l'età canonica di immatricolazione all'Università... Incominciammo a frequentare il

Palazzo Giuliari e si sviluppò subito un'atmosfera straordinaria di cordialità e cameratismo,

fatta di simpatica quanto proficua consuetudine con professori e assistenti, di

assoluta familiarità con tutto il personale, senza distinzione di ruoli. Per molti di noi

il Palazzo non fu soltanto sede di lezioni ed esercitazioni accademiche, ma anche il

luogo del tempo libero. Si viveva il Palazzo a tempo pieno fino a fargli assumere... un

aspetto domestico. Per qualche tempo all'entrata di un'aula rimase appesa una gabbia

con la nostra mascotte: un pappagallino che - da aspiranti economisti - chiamavamo

Paréto. Roba da matti: nel nostro Palazzo si sarebbe potuto ambientare una

commedia di Eduardo (e tra l'altro era vero che gli esami non finivano mai).

In questa scenografia paradossale, assolutamente improponibile anche soltanto

pochi anni dopo, gli studenti cominciano presto a mettere in comune i propri pro -

blemi, a scambiarsi opinioni. Il nucleo dei più disponibili continua il dibattito anche

la sera, quando le porte del Palazzo si chiudono. "Clerici vagantes" da un'osteria

all'altra progettano iniziative a favore di tutti... Si indicono le elezioni: nasce l'Orga -

nismo Rappresentativo (ORUV,• N.d.R.) una sorta di parlamentino... A questo punto

sentiamo la necessità di avere una sede nostra.

E la troviamo naturalmente all'interno del Palazzo: c'era una stanza a pianter reno

adibita a magazzino del vicino Museo di Scienze Naturali. È bravo il direttore

d'allora a farsi convincere da noi di cederci quello spazio "in via temporanea": è

chiaro che noi ci piantiamo stabilmente le radici.

Intanto... i libretti blu... cominciano a mettere il naso fuori dal Palazzo. Cercano

collegamenti con studenti di altre Università. Sono invitati a seminari e convegni,

dove portano un punto di vista nuovo, fresco, non segnato da quell'accademismo

strisciante che sembrava colpire precocemente i giovani rappresentanti di Università

di lunga tradizione... In nome del diritto allo studio - il tema cruciale a quei tempi -

riceviamo dai colleghi di Venezia, di Bologna e di altre Università italiane quella

513

Il "Cangrande" era il Presidente dell'O.R.U.V. (l'Organismo Rappresentativo Universitario

Veronese), eletto dai "libretti blu".

267


solidarietà che le loro istituzioni universitarie negavano alla nostra Libera Università,

in nome di piccoli interessi di bottega.

Allunghiamo il tiro oltre i confini nazionali. I libretti blu fondano una Sezione veronese

dell'AIESEC, l'Associazione internazionale degli studenti in Economia e Commercio.

Ottengono che ogni anno alcuni studenti stranieri siano ospitati per stages professionali

presso banche e industrie cittadine e, in cambio, altrettanti studenti veronesi possano fare

analoga esperienza all'estero: Londra, Parigi, Monaco, Vienna, Bruxelles, la Spagna sono

le prime mete dei nostri libretti blu.

... Tra un'impresa goliardica ed un avvenimento sportivo c'è anche l'impegno civile:

libretti blu sono tra i soccorritori all'indomani del disastro del Vajont; qualche anno più

tardi, altri libretti blu guideranno più giovani colleghi ad aiutare popolazioni alluvionate:

e riceveranno un Premio don Bassi.

Qual'è stato il loro atteggiamento (dei libretti blu; N.d.R.) rispetto "l'obiettivo

Riconoscimento"?

Anche a questo proposito si è andati per gradi. La prima fase è caratterizzata da una

posizione di attesa e di attenzione. Si osservano in particolare quali sono gli uomini che a

Verona si impegnano sul fronte dell'Università, si individuano gli alleati, si colgono tutti i

possibili segnali sull'argomento. E di tutto vengono informati gli iscritti. Allo scopo serve

bene un piccolo giornale redatto da un gruppo di studenti: bruttino quanto si voglia,

dall'esistenza precaria, costruito più sul bancone del tipografo che in redazione, "Il

Rengo" svolge una preziosa funzione di collegamento e di integrazione sui problemi che

vanno via via maturando.

Ma arriva il momento in cui registrare gli eventi non basta. I libretti blu scendono in

campo e partecipano alla sfida. Intensificano i rapporti con gli uomini del Consorzio,

cercano contatti diretti con le persone che contano.

Si arriva all'estate del '62, ricordata nelle nostre cronache come "la lunga estate del

'62". È la vigilia del quarto anno accademico, che viene a concludere il primo ciclo di

studi. I tempi stringono, ma sulla via del Riconoscimento non si notano risultati tangibili.

Gli studenti si riuniscono a Palazzo Giuliari in prolungate assemblee. Nell'incertezza

del momento per la prima volta nella sua breve storia la struttura del gruppo è lacerata

da violenti contrasti. Il clima è tesissimo. I più intransigenti propongono a gran voce

l'occupazione a oltranza di Palazzo Giuliari per provocare in città quello che oggi si

definirebbe "uno scandalo per bene».

Cosa sta succedendo? Sono due i fatti che si intersecano a movimentare l'ambiente:

l'orientamento del Consorzio di ottenere il riconoscimento governativo attraverso il

legame con l'Università di Padova - quindi un problema di natura strutturale - e un altro

problema più immediato e contingente: non si sa bene per quale ragione (e c'è chi

sospetta un estremo tentativo di boicottaggio da parte di oppositori dell'iniziativa

universitaria) un certo espediente che fin li ha consentito ai libretti blu il rin-

268


vio del servizio militare non funziona più. C'è il rischio grave che Palazzo Giuliari si

svuoti (almeno dei maschi giovani e abili) e che non possano iscriversi nuovi giovani.

Una vera trappola.

Ed è proprio in questo delicatissimo frangente che i libretti blu vivono la loro stagione

più intensa e fervida. Mobilitano le forze politiche veronesi, si aprono un varco

al Ministero della Difesa. Da un rapido blitz a Roma una rappresentanza di studenti

torna con la soluzione del problema.

Questo successo - completamente ascrivibile ai libretti blu - serve a riaggregare il

gruppo. Il clima nel Palazzo torna ad essere più disteso: il dibattito ora è tutto incentrato

sul progetto di unione con Padova. Ci sono contrasti tra gli studenti, ma la

mozione favorevole a questa specie di fusione per incorporazione, a maggioranza,

passa. L'occupazione del vecchio Palazzo è scongiurata.

Ci sarà qualche mese più tardi, nel marzo del '63, una vera invasione del Palazzo

Giuliari, ma avrà un significato ben diverso (intanto la Convenzione con Padova è

già stata firmata e il Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione ha espresso il suo

parere favorevole).

È un giorno qualsiasi, si direbbe. L'ora, quella della lezione di ragioneria. L'aula

- proprio questa sala - è gremita di studenti. Il prof. Verna entra, assorto come

d'abitudine. Lo sorprende un applauso incontenibile. Prolungatissimo: è un tributo di

devozione e riconoscenza degli studenti che, contro ogni prassi, si permettono di

"premiare" il loro Maestro (con tanto di discorsi, medaglia e pergamena). Era questo

l'ultimo atto promosso dalla vecchia guardia dei libretti blu... Il gruppo si scioglie -

si direbbe alle soglie di un'utopia. Ognuno ritorna a fare i conti con i propri

problemi personali (a questo punto bisogna pur laurearsi) e anche con le proprie

emozioni.

Il sentimento più diffuso è di soddisfazione e di sollievo, ma in molti non mancano

venature di delusione. Come studenti aspiravamo a un modello di Università, nuovo

per l'Italia, che si ispirasse per funzionalità a quanto venivamo a sapere delle

università americane. I nostri professori ci parlavano delle loro visite ad Harvard o

Yale e noi si fantasticava, certamente ben oltre i modelli, sulle possibilità di

realizzare un Centro molto avanzato di ricerca e dibattito, efficiente nelle sue

strutture, aperto sul futuro, capace di elaborare valori culturali da scambiare con la

città. Ingenuità forse...

Forse la nostra condizione di primogeniti ci conserva qualche diritto di parola sul

futuro. La nostra opinione al proposito è che - ora che l'Università di Verona ha

riscattato una sua identità istituzionale, sia pure nell'ambito statale - forse qualcosa

della vecchia utopia della Libera Università è ancora recuperabile e riproponibi-le...

Ebbene, se questo dovesse corrispondere anche alle intenzioni dei responsabili

dell'Università di oggi, si sappia che i libretti blu sono sempre pronti a mobilitare le

loro risorse: purchè si tratti di una sfida, naturalmente, e non di una scommessa".

Nella stessa serata fecero poi seguito gli interventi del prof. Giorgio Zanotto,

269


dell'avv. Gozzi, del prof. Barbieri, del sindaco Gabriele Sboarina, dell'ing. Giulio

Cesare Tosadori e del rettore prof. Terzian (sono le figure che compaiono nella

figurazione di Prosdocimi per il 25° anniversario).

Fece seguito una cena nel corso della quale fu consegnata a tutti i partecipanti una

medaglia commemorativa e venne espresso l'intento di istituire un'anagrafe dei

fondatori", affinchè essi potessero restare "collegati con una certa sistematicità" e

per "promuovere qualche altra iniziativa" 514 .

Sempre nel 1984, anno del 25° anniversario dell'istituzione della "Libera Università"

veronese, i fratelli Enzo e Raffaello Bassotto nel loro artistico scatto fotografico

coglievano un aspetto profondo dell'animo di mons. Aleardo Rodella,

quello della subordinazione alla Croce. Essi lo sottolineavano poi riportando a piè

di pagina l'aforisma sulla croce e la cultura che costituì il principio ordinatore e la

massima programmatica dell'intera vita di mons. Rodella

Implicito, ma inevitabile in esso, era anche il riferimento all'istituzione

dell'Università di Verona che mons. Rodella aveva fortemente contribuito a

"piantare in terra", nella nostra terra scaligera.

Il ritratto fotografico di mons. Rodella con la Croce qui riprodotto è tratto da

"Persone", pubblicazione dei fratelli Bassotto (ed. Grafiche Aurora, Verona 1985; al

n. 64) che raccoglie una serie di artistiche foto, relative ad alcuni veronesi "significativi".

Nell'introduzione a tale raccolta Licisco Magagnato afferma che "ciò che... importa"

agli autori è che da ogni immagine "emerga il modello culturale da cui il

soggetto oggettivato è guidato e regolato, e che si manifesti a questo modo la sua

struttura profonda", anche attraverso "la scritta che commenta autobiograficamente"

l'immagine. Essa somiglia un pò ad un moderno medaglione di "vir illustris".

Della figura di mons. Rodella, geometricamente inquadrata dalle fughe prospettiche

del pavimento ed emergente dalla nudità dello sfondo, viene sottolineato non solo il

tratto temperamentale della stabilità e quello culturale di ferme e serene certezze, ma

anche la sua subordinazione alla sovrastante Croce, dominante quasi l'intera metà

superiore dell'immagine. Se si trattasse di una medaglia, l'emblema della Croce

occuperebbe l'intera faccia retrostante.

Istituzione di nuove facoltà universitarie a Verona

Mons. Rodella tuttavia non viveva di ricordi. Sull'onda dell'entusiasmo per l'autonomia

finalmente raggiunta dall'ateneo veronese, egli si dette ora da fare per promuovere

la realizzazione di nuove facoltà. Così, verso la metà degli anni '80, egli si inte-

514

Rodo, 10-84; LA, 11-11-84.

270


"La cultura è come una croce:

piantata in terra non dimentica il cielo, si

protende con un braccio verso il futuro, senza

tradire il passato"

(Mons. Aleardo Rodella)

271


ressò ad un progetto per l'istituzione di una facoltà di Farmacia nella nostra città. Alla

Glaxo, in borgo Roma, interessava la ricerca ed avrebbe collaborato a tal fine con

l'Università (la Glaxo, ad esempio, ha tuttora una ricchissima biblioteca informatizzata

che è a disposizione dell'Università). Questo progetto tuttavia non andò in porto, a

quanto pare, sia per il timore che finanziamenti privati potessero condizionare

eccessivamente la ricerca, sia perché Farmacia era già presente a Brescia.

Verso la metà degli anni '80, nell'ambito della sua azione di consulente morale

dell'U.C.I.D. del Triveneto, mons. Rodella fu interpellato da alcuni imprenditori e

dirigenti vicentini, che gli chiedevano consiglio sul modo per realizzare anche a

Vicenza una struttura universitaria. mons. Rodella consigliò loro di fare come a

Verona: di dar vita cioè ad un Consorzio cittadino di enti finanziatori (tra Comune,

Provincia, Camera di Commercio e banche cittadine) e di far dipendere iniziai-,

mente le facoltà vicentina dalle Università di Padova o di Verona.

Il suo consiglio fu recepito

ed in tal modo nel 1990

partì a Vicenza il corso di

laurea in Ingegneria gestionale,

dipendente dall'Università

di Padova, che ebbe

sede nei pressi della basilica

di Monte Berico, trasferendosi

poi nel complesso di

San Nicolò. 515

Al corso di laurea d'Ingegneria gestionale si sarebbero aggiunti poi a Vicenza

anche i corsi di laurea in Ingegneria Meccanica, di Ingegneria Meccatronica e di

Veterinaria. (tutti dipendenti da Padova).

I12 maggio 1989 veniva a mancare in Genova il card. Giuseppe Siri che, come

s'è detto, aveva avuto un ruolo fondamentale nel salvataggio della prima facoltà

veronese dato il suo stretto rapporto col rettore dell'Università di Padova, l'ing.

Guido Ferro.

Si è detto dell'interesse di mons. Aleardo Rodella per l'avviamento e lo sviluppo

dello "Studio" universitario veronese, concretizzato dal progressivo aumento delle

Facoltà via via attivate. Nel caso della Facoltà di Medicina e Chirurgia - che aveva in

pratica inaugurato nel novembre del 1969 il prestigioso complesso edilizio del

515 Si trattava dell'evoluzione della "Scuola per organizzazione aziendale', corso di specializzazione

della facoltà patavina di Ingegneria, istituita nel novembre 1958, come s'è visto,

grazie all'interessamento di don Rodella e all'intervento dell'on. Guido Gonella.

272


Policlinico di Borgo Roma - l'attenzione di mons. Rodella si portava, oltre che sugli studenti,

anche e soprattutto sui pazienti che sempre più numerosi vi afferivano. Perciò era abituale

incontrare in Policlinico l'autorevole figura di mons. Rodella che - veronese "de sòca" -

veniva direttamente ad informarsi sulle condizioni dei tantissimi concittadini che gli si

rivolgevano. All'epoca, l'Istituto di Radiologia del Policlinico costituiva, tecnologicamente e

dimensionalmente, la struttura radiodiagnostica più avanzata in Italia ed è quindi logico che

mons. Rodella avesse avuto assai frequente occasione di venire ad attingere notizie di "prima

mano".

Il Radiologo prof. Gian Franco Pistolesi (che allora dirigeva l'Istituto ed il cui Figlio era

Allievo di mons. Rodella al Liceo Maffei) ricorda così i suoi incontri:

"Monsignor Rodella aveva tale innato carisma da far sì che l'Interlocutore si

sentisse gratificato della Sua attenzione! La sua affabilità e la sua semplicità di

approccio costituivano il «guanto di velluto" che non lasciava dubbio sulla

irrinunciabile e ferma richiesta di una risposta pertinente e precisa. Di regola,

mi facevo portare la documentazione radiografica del paziente di cui mons.

Rodella si interessava, apparentemente per usare la cortesia di illustrarGli

personalmente la situazione, in realtà per essere ben certo che noi avessimo

operato correttamente! Naturalmente, il frequente ripetersi di questi incontri ha

consentito ad entrambi di conoscere sempre meglio le rispettive personalità.

Per quanto mi concerne, mi è sembrato che mons. Rodella avesse un duplice

obiettivo, il primo - ambiziosamente orgoglioso - collegato alla "grandeur"

della Comunità veronese, il secondo - doverosamente sacerdotale inteso a

condividere e se possibile alleviare le difficoltà e le sofferenze dei più umili.

Non posso sapere quale sia stato il giudizio di Aleardo Rodella su di me:

presuntuosamente, penso che - qualora fosse stato del tutto negativo - non mi

avrebbe concesso il piacere e l'onore di poter continuare ad incontrarLo per

tanti anni! Al proposito, anche i piccoli episodi possono essere significativi: nel

1989 - festeggiandosi il ventesimo anniversario della Scuola di Specializzazione

in Radiologia presso l'Università di Verona, con la corale partecipazione della

Accademia radiologica italiana - mons. Rodella, nostro Ospite d'onore,

appariva particolarmente soddisfatto, quasi a dire che, almeno in parte,

avevamo esaudito le Sue aspettative!".

"Ventennale" della Scuola di

Specializzazione di Radiologia nella

Università di Verona (1969-1989). Mons.

Rodella accanto al prof. G.P. Pistolesi

(al centro) ed al Dott. G. Dorizzi (a

destra), Vice presidente del Consiglio di

Amministrazione degli Istituti

Ospitalieri di Verona, all'epoca della

attivazione universitaria del Policlinico

di Borgo Roma (novembre 1969).

273


Nel giugno del 1989 mons. Rodella aveva concluso, dopo 36 anni, la sua attività

d'insegnamento della religione presso il liceo classico Maffei (del quale, come sostiene

lo storico veronese prof. Sergio Noto, "un giorno si dovrà pur fare la storia";

RoC2). Si veda a tal proposito l'articolo spiritosamente affettuoso del suo ex-allievo il

giornalista Giuseppe Anti: "Don Rodella, un mito va in pensione", sottotitolato: "... ha

oltre 3.000 ex-allievi... lo chiamavano il Siri di Verona".

... "L'ho sempre preso come un elogio - gongola Rodella - Ero in stretti rapporti con il

defunto arcivescovo di Genova, vero maestro della fede e dell'autentica tradizione

cristiana"... Ma, nonostante le frequentazioni cardinalizie, Rodella non si è mai visto nei

panni del vescovo di Verona: "Mi mancano le doti spirituali. Eppoi, diciamolo, non

sarei stato accomodante con certi andazzi: non sono adatto ai tempi »516.

In questo stesso periodo, a Verona, a ribadire la storica e permanente centralità dei

cattolici nello sviluppo universitario cittadino, approfittando del suo ruolo di

« consulente morale" dell'U.C.I.D., mons. Rodella spronò alcuni imprenditori e dirigenti

cattolici veronesi ad un rinnovato impegno per dar vita nella nostra città a

nuove ed importanti facoltà. Così, in borgo Roma, al decimo piano di palazzo Biasi

si svolse una serie di incontri (gli "incontri del giovedì") che videro riuniti intorno ad

un tavolo, insieme a mons. Rodella, l'ing. Paolo Biasi - vicepresidente della Banca

Cattolica e dal '93 direttore della Cassa di Risparmio di VR-VI-BL - il dott. Giorgio

Zanotto - direttore della Banca Popolare - ed il sindaco di Verona Aldo Sala

(subentrato nel 1990 a Sboarina e rimasto in carica fino al 1993).

Mons. Rodella ribadiva che, dopo il contributo all'Università fornito fin dal 1959

dagli enti cittadini (Comune, Provincia, Camera del commercio) per la creazione

della prima facoltà veronese, era venuto ora il momento che anche le banche

cittadine "facessero la loro parte". Sia Biasi, che Zanotto accolsero l'invito di mons.

Rodella e "fecero la loro parte".

Così, la Cassa di Risparmio e la Banca Popolare - che, data la loro partecipazione

al "Consorzio Universitario veronese", contribuivano già anche ad un parziale

finanziamento delle varie facoltà veronesi - s'impegnarono ora a finanziare integralmente

anche due nuove facoltà.

L'ing. Paolo Biasi s'impegnò a far nascere a Verona la facoltà di Scienze Matematiche,

Fisiche e Naturali in Borgo Roma, in una sede attigua a quella degli istituti

biologici.

Il dott. Zanotto invece assunse l'impegno a realizzare la facoltà di Giurisprudenza.

Durante gli incontri preparatori, mons. Rodella ricordò come il vincolo a rinunciare

ad una facoltà di Giurisprudenza, assunto dalle autorità veronesi nel 1962

di fronte al rettore dell'ateneo patavino prof. Guido Ferro, doveva considerarsi

516

LA, 11-6-89.

274


cessato dopo il 1982, dopo cioè che l'Università di Verona aveva conseguito la sua

piena autonomia da Padova.

Quale sede della facoltà di Giurisprudenza venne scelto il palazzo delle Zitelle

nei pressi di piazza Cittadella, con la prospettiva di una sua successiva estensione

all'attiguo palazzo Montanari.

Si sarebbe venuto a creare così a Verona - nei pressi di piazza Cittadella - un

terzo polo universitario (per il criterio del decentramento dei poli universitari cittadini

si veda quanto già detto a proposito del "'68"). Per l'inaugurazione di Giurisprudenza

si dovrà attendere l'anno accademico 1995/'96.

La facoltà di Scienze Matematiche-Fisiche e Naturali fu subito realizzata in

Borgo Roma, a Cà Vignal, accanto alle strutture

del primo triennio di Medicina. Essa venne

inaugurata nell'anno accademico 1991/'92.

La facoltà di Scienze

Matematiche-Fisiche e Naturali

creata grazie all'impegno dell'ing.

Paolo Biasi, vicepresidente della

Banca Cattolica e poi presidente

di CariVerona.

La facoltà veronese di Scienze comprende i corsi di laurea in Biotecnologia Informatica

e Matematica applicata. Il corso veronese di Biotecnologia, assai costoso

a causa dei laboratori da esso richiesti, fu il primo di questo tipo realizzato in Italia.

Per Informatica venne realizzata una struttura avveniristica e tecnologicamente

all'avanguardia. Dal corso di laurea in scienze matematiche, si sarebbe poi potuta

realizzare, senza grandi spese, una facoltà di matematica. Secondo la "Guida" redatta

nel 2009 dal "Censis" la facoltà veronese di Scienze è oggi al primo posto a

livello nazionale, per eccellenza.

In questo periodo, fu importante il ruolo del nuovo e "dinamico rettore"

dell'Università di Verona (Rove), il prof. Mario Marigo (1992-1999).

275


Ordinario di Medicina

legale e già preside di

Medicina dal 1982, egli

era subentrato come

rettore al prof. Cassarino,

successore del prof.

Terzian. Il prof. Marigo

diede un attivo sostegno

alla promozione delle

nuove facoltà veronesi e

soprattutto alla facoltà di

Giurisprudenza. Da

Scienze Matematiche

inoltre — si prevedeva

fin d'allora — avrebbe

276

Il prof. Mario Marigo riceve un riconoscente omaggio dal

suo successore nella carica di rettore dell'Università di

Verona, il prof. Mosele (da: "Inauguraz. A.a. 1999-2000").

potuto nascere a Verona non soltanto una facoltà di matematica, ma anche

l'importante facoltà di Ingegneria.

Negli ultimi anni del suo incarico, il prof. Marigo riuscì a "predisporre le cose

per la nascita a Verona della facoltà di Ingegneria" (Rove), anche se i fatti poi

andarono diversamente.

Nel frattempo, nel 1989 a Verona il "Corso di laurea in Lingue e Letterature

straniere", dipendente dalla facoltà di Economia e Commercio, si trasformò in

un'ottima facoltà di Lingue e Letterature straniere.

Nel 1992, inoltre, cessata la facoltà di Magistero, si inaugurò a Verona la

facoltà di Lettere e Filosofia.

Infine nel 1994, la Scuola diretta a fini speciali per assistenti sociali (derivata

nel 1987 dalla Scuola Superiore di Servizio Sociale) divenne un "Corso di

Diploma Universitario per Assistenti Sociali".

L'1-11-1995 si giunse all'inaugurazione della facoltà di facoltà di Giurisprudenza,

nella sede di palazzo delle Zitelle, accanto a piazza Cittadella. Facevano così

ritorno a Verona, gli studi giuridici, che avevano segnato profondamente la tradizione

della nostra città. 517

517

Fin dagli incontri preparatori a tale facoltà svoltisi a palazzo Biasi, mons. Rodella aveva

ricordato come l'Università scaligera di Verona, fondata nel 1339 con la bolla di Benedetto

XII, era sorta proprio con una facoltà di giurisprudenza "in utroque iure" (diritto canonico

e civile), oltre che con una facoltà di "arti liberali" (medicina). Questo fatto sarebbe stato

ricordato su una targa in cristallo posta all'ingresso della nuova facoltà veronese di

giurisprudenza e con una riproduzione in calco del sepolcro del Pellacani - celebre giurista

e medico dell'Università scaligera, sepolto nel chiostro antico di San Fermo - sistemata

all'ingresso delle segreterie dell'Università, nel chiostro di S. Francesco.


Tra i primi docenti nella facoltà veronese di Giurisprudenza, mons. Rodella

ebbe particolare stima, ad esempio, per il prof. Alessio Zaccaria (Rove). Rodella

tenne poi particolarmente al fatto che i nuovi cattedratici venissero di persona a

svolgere le lezioni loro assegnate, contrariamente al "vezzo" consueto in

università prossime a Verona (Rove) di farsi rappresentare da sostituti o supplenti.

Col D.M. 509 del 1999 prese avvio nel nostro Paese la discutibile riforma

delle "lauree brevi" ("Riforma del 3+2": con lauree triennali).

Da allora a livello nazionale aumentò enormemente il numero delle immatricolazioni

e la popolazione universitaria complessiva. Dato inoltre il meccanismo

premiale, previsto in base al numero dei corsi avviati dalle varie facoltà, i corsi di

laurea iniziarono a moltiplicarsi un po' ovunque a dismisura. 518 Nacquero così

518 Mons. Rodella aveva ricordato allora anche come la tradizione giurisprudenziale veronese

fosse ancor più antica di quelle delle stesse università bolognese o patavina: ne era prova

l'esistenza del "Codice di Gaio", "unicum" a livello mondiale, nella nostra Biblioteca Capitolare,

la presenza alla Civica di una copia delle "Istituzioni di Giustiniano" (si veda ad es.: il

"Convegno di Diritto Romano" presieduto dall'on. Gonella a Castelvecchio il 27-9-'48, in VF,

3-10-'48, p. 2) e dei "Decretalia", recentemente riscoperti e restaurati.

Per la facoltà di Giurisprudenza era stata scelta una sede, che era attigua alla chiesa delle

Stimmate. In questa chiesa sono venerati i resti mortali di San Gaspare Bertoni, il santo

veronese prediletto da mons. Rodella. Bertoni era il santo dei giovani, della cultura e della

Croce. Egli inoltre apparteneva ad una famiglia notarile e poteva dunque figurare come

patrono dei giovani futuri giuristi veronesi, venerato cordera a pochi passi dalla sede della

loro formazione accademica.

Nel cortile interno del palazzo delle Zitelle, fu poi affissa una targa in onore dell'on. Guido

Gonella: un doveroso omaggio al maggior referente nella fondazione dell'Università veronese, e

contemporaneamente all'insigne maestro universitario di filosofia del diritto, che ben può

figurare da modello alle nuove generazioni veronesi, cultrici del diritto. All'on. Guido Gonella,

fondatore dell'ordine dei giornalisti, la facoltà veronese di Giurisprudenza intitolava anche un

corso in "Diritto dell'Informazione».

518 Così dai 2.444 corsi di laurea del 2001 si passò in Italia agli attuali 5.500 corsi, cifra che

corrisponde al doppio della media europea.

277


molti corsi di laurea, con pochissimi iscritti o concernenti materie astruse. A

Verona, invece, si avviarono in genere corsi di laurea seri e ben gestiti.

Nell'ottobre del 1999, l'ISEF (Istituto superiore parauniversitario di

educazione fisica) a seguito del decreto legislativo dell'8-5-1998 (che rendeva

obbligatoria la laurea per l'insegnamento scolastico di tale materia), si trasformò

nel "Corso di laurea di Scienze Motorie". Si trattava inizialmente di un corso di

laurea "interfa-coltà", dipendente dalle facoltà di Lettere e di Medicina

(specialmente per gli insegnamenti di anatomia, fisiologia, riabilitazione, ecc.).

Questo "Corso di laurea in Scienze Motorie" nell'ottobre 2002 divenne

facoltà di scienze motorie e trovò sede nel parco Gavagnin. In borgo Santa

Croce si venne a creare dunque un nuovo polo universitario. 519

Egli fu comunque assai felice di questa nuova ed utile realizzazione

universitaria veronese.

Sempre nel 1999 l'Università di Verona (facoltà di Economia) offrì la propria

collaborazione per la nascita a Vicenza del Polo Universitario di Economia, con

un corso di laurea in Economia del Commercio Internazionale e di quello in

Economia ed Amministrazione delle Imprese, presso il Complesso di Santa Maria

Nova. Gli imprenditori vicentini promotori dell'Università cittadina seguirono

dunque il consiglio fornito loro da mons. Rodella, in sede U.C.I.D., di allearsi

inizialmente anche con l'ateneo veronese.

519

Mons. Rodella fu invitato a presenziare "ad honorem" alla commissione giudicante della

prima sessione d'esami di tale nuova facoltà (egli si era fattivamente interessato anche alla

nascita di questa facoltà). Di ritorno da questa commissione, mons. Rodella commentò un

po' divertito, scherzando sul fatto che a far da padrino a Scienze motorie avevano chiamato

la persona sbagliata: nella sua vita infatti egli non era mai stato uno sportivo.

278


L'immagine precedente si riferisce alla cerimonia per l'inaugurazione dell'Anno

accademico 1999-2000 dell'Università degli studi di Verona, svoltasi il 12 febbraio

2000, al "polo Zanotto" dell'ateneo veronese. La foto documenta il momento in cui

il magnifico rettore dell'Università di Verona prof. Mosele, alla presenza del senato

accademico, consegna a mons. Aleardo Rodella una targa al merito. La targa,

riproducente il logo universitario dell'iconografia rateriana, è accompagnata dalla

seguente scritta:

"A mons. Aleardo Rodella, promotore degli studi universitari veronesi, nel quarantennale

della fondazione dell'Università di Verona. L' Ateneo riconoscente".

Nel corso della stessa cerimonia, il magnifico rettore nella sua relazione introduttiva

ricordava come:

"... monsignor Aleardo Rodella... contribuì efficacemente a far penetrare nella

mente degli uomini politici del tempo l'idea della creazione di una Università a

Verona" 52 ° (Da quanto si è fin qui detto, sembra che egli abbia fatto anche di più!).

Nell'ottobre del 2000 a Verona venne inaugurata la facoltà di Scienze della Formazione,

avente sede a palazzo Zorzi (ex-questura), in lungadige porta Vittoria,

con una prospettiva di potersi espandere al contiguo palazzo Pompei (l'attuale

museo di Scienze naturali). Essa derivò dalla facoltà di Lettere.

A Verona inoltre, sempre nell'autunno del 2000, in seno alla facoltà di Scienze

Matematiche-Fisiche e Naturali prese avvio anche il primo anno accademico del

triennale corso di laurea in Scienze e Tecniche Viticole ed Enologiche.

Nei suoi primi anni di attività, questo corso di laurea (inizialmente "interateneo",

ma dal 2007 dipendente solo dal nostro ateneo) trovò sede in borgo Roma,

accanto alla facoltà da cui esso dipende. Dall'ottobre 2006 esso si trasferì a San

Floriano di Valpolicella presso la villa Ottolini-Lebrecht, restaurata a tal fine dalla

fondazione CariVerona, diretta dall'ing. Paolo Biasi. Si è qui nel cuore di quella

che fin dall'età romana era detta "valle dalle molte cantine" (un torchio di epoca

romana è stato recentemente posto in luce nelle vicinanze!).

Questo nuovo corso di laurea rappresenta un altro esempio a Verona di decentramento

universitario, di legame dell'università col territorio e di proficua

collaborazione tra mondo accademico e mondo imprenditoriale. In esso la ricerca

scientifica viene rivolta al miglioramento della produzione vinicola veronese. Evidenti

sono le sue ricadute su un'attività produttiva che a Verona, con il "Vinitaly ha

già raggiunto vertici di assoluta eccellenza. Mons. Rodella fornì qualche imput, in

termini di idee e di contatti personali, anche a questa nuova iniziativa universi-

520

Cit. da: "Inaugurazione dell'Anno Accademico 1999-2000, Università degli Studi di Verona",

Grafiche Fiorini, p. 7.

279


taria, alla quale egli solèva

additare come modello

l'antica e prestigiosa facoltà

enologica di Montpellier.

Altro corso di laurea certamente

non improvvisato a

Verona fu il "Corso di laurea

in Scienze del Servizio

Sociale" (LISS), avviato

nell'autunno del 2003 come

corso della facoltà di Scienze

della formazione e derivato dal Corso di laurea in Scienze Enologiche a Villa Lebrecht

"corso di diploma

universitario per assistenti sociali".

Vi è qui infatti la conclusione di un lunghissimo iter, iniziato nel 1953/'54 (!)

con la fondazione a Verona della Scuola di Servizio Sociale, diretta dal 1955 al 1968

dal suo stesso ideatore, don Aleardo Rodella.

Questa scuola secondo l'iniziale intendimento di don Rodella (intendimento poi

mutato nel 1957 per quello "pontieriano" di una facoltà di Economia) sarebbe

dovuta diventare la prima facoltà universitaria veronese. Nell'ottobre del 1959 essa

ottenne il riconoscimento ministeriale quale "Scuola superiore" e nel 1968 fu "ceduta"

dallo stesso don Rodella (alla presenza del vescovo mons. Giuseppe Carraro)

al sindaco di Verona avv. Gozzi. Costui, in veste di presidente del "Consorzio universitario",

provvide a garantirne uno stabile finanziamento. Il "Consorzio Universitario"

- che aveva la funzione di incrementare lo sviluppo degli studi universitari

nella nostra città - si occupò di assicurarne l'evoluzione universitaria (evoluzione

già prevista dal ministro della P.I. Gonella, fin dal 1947).

280

La sede del “Corso di Laurea in

scienze di servizio sociale” (LISS) nel

palazzo ex Giorgi in via Filippini.

La "Scuola Superiore di

Servizio Sociale" così diventava

nel 1987 "Scuola diretta a fini

speciali per assistenti sociali", nel


1994 "corso di diploma universitario per assistenti sociali" e nel 2003 infine "Corso

di laurea in Scienze Sociali" (LISS) dipendente dalla facoltà di Scienze della

Formazione2t". 522

Fin dalla metà degli anni '90 mons. Rodella aveva iniziato a sollecitare il

mondo imprenditoriale veronese per la realizzazione dell'ultima importante facoltà

che ancora mancava a Verona: la facoltà di Ingegneria.

Egli incitò specialmente l'Associazione Industriali di Verona a contribuire finanziariamente

all'istituzione di questa facoltà, che era strettamente funzionale alla

loro stessa attività. Fece giungere un invito in tal senso, indirettamente, al dott.

Alessandro Riello - allora presidente di tale Associazione - ricordando che "gli altri

enti di Verona (Comune, Provincia, Camera di Commercio, Cassa di Risparmio-

Fondazione Cariverona, Banca Popolare) avevano già dato il loro contributo alla

causa universitaria veronese. Ora - egli diceva - doveva essere il turno degli industriali"

(e specialmente di quelli cattolici dell'U.C.I.D.). La facoltà d'Ingegneria

avrebbe potuto nascere, dall'alveo della facoltà di Scienze Matematiche, già ottimamente

avviata.

Dopo aver aggravato le proprie condizioni di salute nel corso dell'anno 2003, il

25 agosto 2004 mons. Aleardo Rodella veniva a mancare, senza aver realizzato il

suo sogno di veder completata l'Università veronese con la sua ultima importante

facoltà: Ingegneria per l'appunto.

Nel frattempo l'Università veronese affrontava nuove problematiche: la proposta

di un "campus" universitario alla Passalacqua, la "crisi" del Parco della Ricerca Star,

il dibattito sull'esaurimento o meno del ruolo del Consorzio Universitario veronese,

l'adattamento dell'asburgica caserma di Santa Marta a moderna struttura per

l'insegnamento universitario, ecc..

Fino a tutto il 2008, tuttavia, non si son viste nascere a Verona nuove facoltà e

tantomeno Ingegneria. Verso la nascita di una facoltà di Ingegneria nella nostra

città sono anzi rispuntate le solite obiezioni: di provincialismo, di campanilismo,

di dispersione della spesa statale per l'Università, "non si può competere con il prestigio

della facoltà d'ingegneria di Torino", ecc., ecc.

Ad esse rispondeva, tra gli altri, l'allora presidente della Camera di Commercio

dott. Fabio Bortolazzi, il quale - rilevato come ogni anno un migliaio di studenti

veronesi s'iscrive ad Ingegneria nelle sedi di Padova, Milano, Torino, ecc. - ricordava

come " (a Verona) abbiamo aziende di meccanica leader nel mondo: ... una

521 Le tappe dell'evoluzione universitaria della "Scuola Superiore dí Servizio Sociale" sono descritte

dal prof. Emilio Butturini, in "Il servizio sociale in città: lunga storia.

522 LA, 27-5-2004.

281


città come Verona non può non avere una facoltà di Ingegneria. È

impensabile." 523

Mentre a Vicenza, fin dal 1990, un Consorzio Universitario aveva dato vita ad

una facoltà di Ingegneria - sia pur dipendente da Padova - a Verona si continuava

a sostenere che "prima devono crescere in qualità le sue facoltà già esistenti" 524 .

Vi era chi metteva in discussione la stessa facoltà veronese di Medicina "che forse

è stato un errore aprire" 525 e chi negava "la necessità di un'ulteriore offerta

formativa nella nostra Università", sostenendo tutt'al più la possibilità che

l'ateneo veronese aderisse ad un "Politecnico del Veneto».

L'esperienza e la storia della nostra Università tuttavia ci hanno insegnato ormai

come, senza attendersi molto da Roma o da Venezia, gli enti civici, le banche o le

associazioni private della nostra città avrebbero potuto dar soluzione al problema

dell'istituzione di Ingegneria a Verona.

In effetti, il 29 settembre 2008 "l'istituto Salesiano San Zeno con il Politecnico di

Torino ha attivato a Verona una facoltà di Ingegneria elettronica e meccanica,

che ha avuto il patrocinio di Confindustria"... "per supportare lo sviluppo delle

imprese", come "ha detto il presidente degli industriali Gian Luca Rand' 526 .

Questa notizia avrebbe certamente fatto felice mons. Rodella, che per anni ed

in ogni modo aveva sollecitato gli industriali veronesi alla realizzazione nella

nostra città di quest'ultima importante facoltà.

Egli, a nostro avviso, guarderebbe anche con uno dei suoi compiaciuti sorrisi

ai risultati raggiunti oggi dall'Università veronese (vi sono iscritti 23. 000 studenti

ed il 70% dei laureati trova impiego dopo il primo anno), come pure alle positive

prospettive che le vengono oggi offerte dall'odierno Ministero della Pubblica

Istruzione.

523

LA, 17-6-2006, p. 13.

524

LA, 7-4-200Z p. 9.

525

LA, 19-4-2008.

526

Cit. da "L'Arena" del 14-10-2008, p. 15; vedasi anche LA, 29-8-2008, p. 11.

282


II) PARTE SECONDA:

PROTAGONISTI DELLA FONDAZIONE

DELLA "LIBERA UNIVERSITÀ" DI VERONA

PREMESSA: LA BATTAGLIA PER L'UNIVERSITÀ DI VERONA

FU UNA BATTAGLIA CATTOLICA

Prima di passare ad esaminare le varie figure che furono protagoniste dell'istituzione

dell'università veronese, va ribadito un fatto che rischia probabilmente di

cadere oggi nel dimenticatoio: la battaglia per l'Università di Verona fu una battaglia

cattolica. Essa venne intrapresa, combattuta e condotta a termine proprio nell'ambito

della cultura cattolica cittadina (Veca). Verona è sempre stata una città cattolica, ma

non guelfa, né bigotta. Essa non ha voluto avere un'ateneo di tipo confessionale,

bensì un'università che fosse aperta ai valori dello spirito e che fosse conscia

dell'humus cristiano del proprio territorio.

Un'antica immagine ci sembra possa aiutarci a ricordare la suddetta verità: è quella

della policroma lunetta di Nicolao che, all'interno del protiro, sovrasta il portale della

nostra Basilica di S. Zeno.

283


Nei vivaci colori di quest'antico bassorilievo, la figura di San Zeno s'interpone tra

gli "equites" (i cavalieri e cioè i notabili della città) ed i "pedites" (i fanti, cioè i

comuni cittadini: artigiani, commercianti, ecc.) quale mediatore tra le diverse

categorie sociali e promotore del "bene comune". Nell'atto di ricevere l'omaggio di

entrambe le anime del neonato "libero Comune di Verona" - al momento stesso della

sua nascita (1136) - San Zeno trionfa sul male, imitando il gesto di San Giorgio e

dell'arcangelo Michele. Egli brandisce il pastorale come una lancia e schiaccia sotto

ai suoi piedi l'orrendo demonio. (Si allude qui ai meriti della Chiesa diocesana nella

ricostruzione materiale e morale della nostra città, dopo le guerre e dopo il disastroso

terremoto del 1117: una violenta "convulsione del demonio", avvenuta per l'appunto

"sotto i piedi" dei veronesi).

Il "libero Comune" di Verona era sorto sull'onda di questo slancio ricostruttivo, in

un clima di coesione tra le classi sociali, che la Chiesa cittadina aveva saputo favorire.

Un tale clima ed un simile slancio avevano favorito a Verona la rinascita dei

suoi numerosi centri di studio: il capitolo diocesano, i monasteri cittadini, le scuole

comunali ("studia") "preuniversitarie".

Il bassorilievo di Nicolao, realizzato nel 1138 a conclusione dei lavori dell'ultima

riedificazione della basilica di San Zeno, testimonia come anche la nostra città avesse

preso parte allora alla "Rinascita del XII secolo” 527 offrendo il proprio contributo al

"Risveglio della coscienza, nella civiltà medievale" 528 . Era quello il secolo nel quale

in tutta Europa fioriva la Scolastica e sorgevano le prime Università: nel 1188 a

Bologna, nel 1222 a Padova, ecc.. A Verona, a causa della sua politica ghibellina, si

dovette attendere il 1339 per poter ottenere il placet papale per l'istituzione di uno

"Studium generale" (Università medievale).

Molti secoli dopo i fasti del "libero Comune", nel 1959 tornò a Verona

l'Università: la "libera Università di Verona". L'idea di portare - o meglio, di

«riportare" - l'Università a Verona nacque nel clima finalmente libero, creativo e

combattivo dell'ultimo dopoguerra, nell'animo dei primi fondatori della "scuola

Muratori" (i docenti - cattolici militanti - prof. Lanfranco Vecchiato, Livio

Antonioli, Pier Luigi Laita, Remo Bittasi) e in quello di don Aleardo Rodella.

Quest'idea potè concretarsi grazie all'impegno dei migliori uomini politici e di

cultura della Democrazia Cristiana veronese (soprattutto l'on. Guido Gonella ed il

sen. Giovanni Uberti) e grazie alle efficaci sollecitazioni che don Rodella seppe rivolgere

agli amministratori veronesi - tutti di area cattolica - (l'ing. Giulio Cesare

Tosadori, l'avv. Luigi Buffatti, il dott. Giorgio Zanotto, ecc.) come pure ai dirigenti

dell'U.C.I.D. veneto (il rettore di Padova ing. prof. Guido Ferro e nuovamente l'ing.

527

Dal titolo dell'opera di Homer Haskins, del 1927, ed, Il Mulino 1972.

528

Dall'omonimo volume di Marie-Dominique Chénu, del 1934, riedita da Jaca Book nel

1991.

284


Tosadori). L'idea stessa di una facoltà di Economia a Verona fu di un esponente

della cultura cattolico-liberale: il celebre storico prof. Ernesto Pontieri. Da ultimo,

ma non certo per importanza, va ricordato l'apporto di lungimiranti alti prelati

(l'arcivescovo di Verona S.E. mons. Giovanni Urbani ed il card. di Genova S.E.

mons. Giuseppe Siri).

I protagonisti della fondazione universitaria veronese furono dunque tutti di area

cattolica e don Rodella favorì l'accordo dei notabili veronesi (le autorità civiche, gli

"equites") per la realizzazione di un'istituzione di cui avrebbero particolarmente

beneficiato i giovani veronesi di ceto meno abbiente e cioè la maggior parte dei libretti

blu.

Non solo dagli "equites" dunque (e cioè dai benestanti, che hanno sempre avuto il

cavallo per andar a studiare anche fuori Verona) ma anche e specialmente dai

"pedites" (dai giovani veronesi figli di operai o del ceto impiegatizio) va reso il

debito omaggio a questo emerito figlio di San Zeno. In ciò egli seguì le orme dei

sacerdoti fondatori di istituzioni scolastiche e di opere sociali nell"800 veronese (don

Gaspare Bertoni, don Mazza, don Carlo Steeb, Maddalena di Canossa, don Provolo,

ecc.).

Ma esaminiamo ora i protagonisti della fondazione universitaria veronese, soffermandoci

specialmente sulle figure dell'on. Guido Gonella e di don Rodella.

285


ON. GUIDO GONELLA: GRANDE ISPIRATORE E PROMOTORE

Dell'on. Guido Gonella, mons. Aleardo Rodella soleva dire che egli era "l'uomo

politico più colto che abbia mai avuto la Repubblica italiana": egli era "un grande

uomo di cultura, prestato alla politica".

Mons. Rodella ribadiva che: "Guido Gonella fu un grande veronese (sottolineando

col tono della voce quel "grande!") al quale la sua città aveva intitolato una piazza

troppo piccola" (il "Largo Gonella", a fianco di Porta Borsari).

Esistono informazioni sparse ed un po' generiche sul ruolo svolto dall'on.

Gonella nel favorire l'istituzione di nuove "libere università" e particolarmente

dell'ateneo veronese 5 .

529

Si veda in GOpi nel vol. I le pagg. XI, 7, 12, 88, 97, 28.3 e nel vol. II le pagg. 71, 113-114,

248, 304).

Preziosa poi è la testimonianza del prof. Giovanni Ambrosetti in: "Gonella nell'Università,

Accademia Catulliana, Verona, 1983, p. 16" (letta all'Università di Verona il 25-2-1983).

Importante è anche la testimonianza del prof. Lanfranco Vecchiato, in: "I cattolici e l'Università

di Verona", Grafiche Ariani, 1997 (ad es. a p. 30).

286


I13 e 4 febbraio 2006, al "polo Zanotto"di Verona, si è tenuta la commemorazione

del centenario della nascita dell'on. Guido Gonella, con un convegno intitolato:

"Gonella e la Riforma del sistema di istruzione e di formazione". In questo convegno,

organizzato dall'Istituto don Sturzo" di Roma (che a Verona ha un riferimento nel

"Centro studi Guido Gonella", diretto dal sen. prof. Giuseppe Gaburro a Negrar e a

Verona, accanto alla chiesa dei SS. Apostoli) significativa è stata la relazione del prof.

Francesco Vecchiato, figlio del prof. Lanfranco: "Dalla Scuola di Scienze Storiche

«Ludovico Antonio Muratori" all'Università di Verona. Il contributo di Guido Gonella

alla nascita dell'ateneo scaligero""°.

Presso l'Istituto Luigi Sturzo" di Roma (in via delle Coppelle, 35) è accessibile il

"Fondo Gonella": una grande mole di documenti dell'illustre statista ivi depositati

dalla figlie e raccolti in 180 faldoni. Sarebbe auspicabile poter avere anche a Verona

un duplicato di tale documentazione cartacea, facilmente deperibile ed attualmente

consultabile soltanto in loco.

È probabile che dallo studio sistematico di questo materiale d'archivio si possano

trovare ulteriori elementi che possano mettere in rilievo il ruolo da lui svolto nella

fondazione dell'ateneo veronese.

Tutto il materiale cartaceo del "Fondo

Gonella" è stato ordinato secondo i criteri

di un "Inventario" consultabile su

internet"'.

Una conferma inedita del concreto e

quanto mai attivo interessamento dell'on.

Gonella nella fondazione dell'Università

veronese si ha inoltre ora proprio dai

"Rodo", che sono stati qui in parte

riportati.

Biografia giovanile e docenza universitaria

L'on. Guido Gonella è stato probabilmente la figura di intellettuale più raffinata e

complessa, lo studioso più profondo che abbia annoverato il cattolicesimo liberale

nel '900 italiano.

Nato a Verona in vicolo Leoni il 18 settembre del 1905 da padre vicentino, im -

530

VEF, 2007 Gli atti di tale convegno sono pubblicati in G02007.

531

www. guidogonella. it oppure www. sturzo. it).

Questi stessi siti danno accesso anche alla raccolta completa di tutti i 1076 «Acta diurna"

di Guido Gonella.

287


piegato della Cattolica, e da madre

originaria di Suzzara (Mn),

ostetrica, Guido Gonel-la trascorse

la propria infanzia ed adolescenza

nel quartiere di San Fermo,

raccolto attorno all'omonima

chiesa scaligera cui egli poi

sarebbe sempre rimasto

affezionatissimo (si vedano al

proposito i ricordi di sua figlia

Giovanna in LA, 25-10-2005, e le

sue numerose fotografie della

chiesa e degli affreschi di San

Fermo, conservate presso l'Archivio Gonella" all’”Istituto don Sturzo" di Roma).

A San Fermo il giovane Gonella si appassionò alla spiritualità del veronese

beato (e poi santo) Gaspare. Bretoni. Qui egli iniziò anche a scrivere numerosi

articoli sulla rivista parrocchiale "La scintilla".

Nel complesso sono scarse le informazioni riguardanti la biografia giovanile di

Guido Gonella e dunque il suo primo periodo veronese.

Utili per la ricostruzione di questa fase formativa di Gonella sono sia la relazione del

prof. Dario Composta: "Guido Gonella, il pensatore e lo statista", (tenuta alla

commemorazione per il decennale della morte dello statista, svoltasi al "centro

Toniolo» di Verona il 5 maggio 1995) come pure la relazione del prof. Emilio Butturini:

"G. Gonella: dagli Acta diurna alla Costituente, al Governo", in "La memoria

per il futuro", Aa. Vv., Verona 1996. Le informazioni più dettagliate sugli anni giovanili

di Gonella a Verona sono tuttavia in: "Guido Gonella. L'uomo, il cristiano, la città", del

prof. Emilio Butturini 532 ed in: "Guido Gonella e l'Azione Cattolica", del prof. Ernesto

Preziosi 533.

Tra i 14 ed i 16 anni — dal 1919 al 1921 — Gonella fu nominato presidente

dell'Azione Cattolica giovanile di Verona. Il suo amico Giovanni Uberti, più anziano

di lui di quasi un ventennio, nel 1919 aveva istituito a Verona una sezione

del Partito Popolare, subito dopo la sua fondazione a livello nazionale da parte di

don Luigi Sturzo.

Diplomatosi al liceo classico Maffei, Gonella qui ebbe modo di ascoltare gli

insegnamenti di mons. Giuseppe Zamboni, subendo l'influsso di certo suo rosmi-

532

533

In: G02007, vol I, pp. 19 e segg.

In: GO 200Z vol. I, p. 151 e segg.

288


nianesimo. (Proprio in quegli anni mons. Zambo-ni al Maffei conduceva un'accesa

battaglia contro le tesi positiviste del prof. Baroni, docente maffeiano seguace

dell'Ardigò).

Dopo un primo anno di filosofia all'Università di

Padova, durante il quale Gonella fu in stretto contatto

con Igino Righetti (1902-1939), indimenticabile

fondatore dell'associazione degli "Universitari e dei

laureati cattolici" (la cui precoce scomparsa sarebbe

stata molto rimpianta dallo stesso card. Siri), Guido

Gonella si trasferì con lo stesso Righetti e con altri

studenti del "gruppo padovano", presso la facoltà di

filosofia della neonata Università Cattolica di Milano

(inaugurata nel 1921 e riconosciuta nel 1924).

Nella lettera di presentazione del giovane Gonella

al rettore della Cattolica padre Gemelli, l'on. Giovanni

Uberti - allora Presidente diocesano della Gioventù

Igino Righetti, fondatore

dell'associazione "Universitari e

Laureati cattolici

cattolica - descrive Guido Gonella come un giovane di grandi speranze: "il più

preparato ed il più promettente che abbiamo a Verona, una vera mente filosofica per

acume di intelligenza e calma di riflessione... Giovane buono oltrechè intelligente e

studioso, mi ha aiutato parecchio nella redazione del Corriere del Mattino. Glielo

raccomando colla più calda insistenza. Saprà divenire qualcuno"';'.

Alla Cattolica Gonella ebbe modo di seguire le lezioni di "Gnoseologia pura",

tenute da mons. Giuseppe Zamboni (chiamato ad insegnare alla Cattolica nel 1921 e

destituito nel 1931). Fu qui che il giovane Gonella strinse amicizia anche con l'allora

direttore spirituale della FUCI, mons. Giovanni Battista Montini. Insieme ad Igino

Righetti, Guido Gonella divenne ben presto leader della FUCI e cominciò a dirigere e

a scrivere regolarmente sulle riviste "Azione fucina" e "Studium".

Dopo il conseguimento della laurea in filosofia alla Cattolica, nel 1930 Gonella si

trasferì a Roma. Qui egli iniziò a frequentare presso l'antica e splendida sede di

Sant'Ivo - capolavoro del Borromini - la facoltà di Giurisprudenza de l'Università

"La Sapienza". Ebbe per maestro il prof. Giorgio Del Vecchio, celebrità mondiale, e

dopo la nuova laurea (con tesi sul Rosmini) egli ne divenne assistente. Da Roma,

dove alla Lateranense iniziò ora a tenere le sue prime lezioni, Gonella iniziò a spostarsi

regolarmente per l'insegnamento anche presso le lontane facoltà di Bari e di

Pavia.

534

Cit. da: "Guido Gonella e l'Azione Cattolica", del prof. Ernesto Preziosi, inG02007, vol. I,

p. 159.

289


D'ora in poi, anche nei successivi anni di

militanza politica, il mondo universitario, lo

studio e l'approfondimento culturale avrebbero

sempre costituito l'interesse preminente nella vita

di Gonella. Anche in seguito, prima che uomo

politico, egli era e si sentiva professore

universitario.

Numerosi in questo periodo furono i suoi

viaggi culturali all'estero: in Francia, Germania,

Gran Bretagna, ecc.

.t.

In questi stessi anni egli diede alle stampe molte

delle sue opere:

• "La valutazione del machiavellismo

nell'etica di Benedetto Croce" (1930),

• "Il genio del cattolicesimo e la modernità"

(1930),

• "Azione Cattolica e politica" (1931),

290

S. Ivo, già sede della Università

S.Ivo, già sede della Uninversità

"La Sapienza”.

• "I dualismi nella dottrina etico-giuridica di Hegel" (1932).

In questo suo lavoro, Gonella criticava la filosofia del diritto, ispirata

alla concezione idealistica dello Spirito come totalità dell'allora ministro alla

P.I. Giovanni Gentile ed il consenso da lui dato all'idea di uno Stato totalitario

e preminente sul valore della persona.

Altre opere:

• "Le esercitazioni di Filosofia del diritto nella Règia Università di Roma nell'anno

'32-'33: Individuo e Stato, ecc." (1934),

• "La filosofia del diritto secondo Antonio Rosmini" (1934).

In questo suo lavoro, Gonella rivendica il valore della "persona umana", richiamandosi

al pensiero di Rosmini e Zamboni - vedasi "Gonella nell'Università", op.

cit., p. 14.

Altre opere ancora:

• "La dottrina della personalità ed alcuni suoi riflessi sociali" (1934),

• "La filosofia come logica della scienza giuridica" (1938),

• "Le esercitazioni di Filosofia del diritto nella Règia Università di Roma nell'anno

'36-'37": il sistema filosofico-giuridico di A. Rosmini raffrontato con quello di San

Tommaso d'Aquino..." (1938);

Va detto che il tomismo di Gonella - secondo mons. Composta (vedasi op. cit.) è

soprattutto di derivazione gilsoniana.


Infine, sempre nel 1938, la sua più importante "trilogia":

• "La crisi del contrattualismo"

In esso, Gonella critica il liberalismo giuridico fondato su una concezione puramente

volontaristica, per la quale l'obbligazione di legge è solo un contratto tra individui;

• "La Persona nella Filosofia del diritto"

È la sua opera più importante. In essa Gonella si richiama al pensiero di Rosmi-ni, di

Zamboni - si veda l'opera principale dello Zamboni del 1940: "La persona umana..." -

di Maritain (si veda il suo: "La persona ed il bene comune") e di Bergson - trattando

della metafisica della persona e del suo "moi profond" - ma anche di San Tommaso

d'Aquino - soprattutto nelle "quaestiones" riguardanti

il concetto di persona umana: S. Thèol. Q. 21-a4; Q. 64-a2.

• "La nozione di bene comune"

Qui Gonella sottolinea soprattutto il fatto che la persona umana non appartiene solo

alla società (bene sociale o comune), ma anche - prima e più ancora - al proprio

destino eterno (bene eterno o universale).

Egli afferma: "se l'uomo è parte della società... non lo è però "secundum se totum",

poiché il valore personale supera la specifica subordinazione alla società" ed ancora:

"la persona ha una vocazione che supera il bene comune (sociale) il quale diventa

strumento rispetto alla destinazione eterna della persona" (a p. 50).

Sarà questo il nucleo portante del pensiero di Gonella: egli vedeva infatti la

persona umana "sub specie aeternitatis", cioè nel fondamento stesso del suo valore

sacro. Gonella in ciò poteva trovare piena consonanza con la riflessione antropologica

di Max Scheler, soprattutto col suo "L'eterno nell'uomo" (opera molto cara allo stesso

mons. Rodella). In fin dei conti - affermava Gonella - si tratta de: "il grande

problema dell'anima... e della sua immortalità!". Quella di Gonella era dunque

un'ascetica - agostiniana, pascaliana o più semplicemente cristiana - affacciata

sull'eternità. Nella prima pagina dell'ultimo suo libro, che Gonella aveva offerto a

mons. Rodellla, a mo' di personale dedica, l'illustre studioso scriveva: "Alla fine della

vita, vale solo quanto si è fatto in vista dell'Eternità".

Il sacrificio dello studio - costante nella sua vita - fu per Gonella lo strumento

privilegiato di tale ascetica verso l'Eterno 535 . Anche per questa sua "ascetica tramite

lo sforzo intellettuale" e per la sua concezione della "cultura come giogo e croce

benefica e necessaria", è evidente l'affinità con quanto affermato dal citato motto

programmatico di mons. Rodella: "La cultura è come una croce: piantata

535

Vedasi: "Gonella nell'Università" di Giovanni Ambrosetti, Accademia Catulliana, Verona, 1983, nelle

ultime due pagine.

291


in terra non dimentica il cielo, si protende con un braccio verso il futuro, senza

tradire il passato".

Dal 1933 al luglio del 1940, su invito di mons. G.B. Montini e del veronese mons.

Bevilacqua - consigliere spirituale di Montini, originario di Isola della Scala -Gonella

tenne regolarmente su "L'Osservatore Romano" - diretto allora dal conte Della Torre,

originario di Sanguinetto - una propria rubrica intitolata "Acta diurna". Essa

costituiva un acutissimo diario politico sugli avvenimenti della politica italiana ed

internazionale di quegli anni. Nella stesura di tali articoli, Gonella potè avvalersi di

fonti vaticane riservate, esclusive ed informatissime.

I suoi 'Acta diurna" (raccolti ed editi successivamente - solo 300 dei 1076 articoli

- da Laterza ed integralmente accessibili ora, via internet, ne l'Archivio Gonel-la")

costituiscono - secondo molti osservatori, compreso lo stesso mons. Rodella - un

capolavoro assoluto nell'ambito della storiografia politica. Essi rappresentarono allora

una delle pochissime fonti di informazioni obiettive e forse l'unica voce libera

presente nelle edicole del nostro Paese. Le uscite del giornale vaticano costituirono

per molti allora un appuntamento atteso (la tiratura de "L'Osservatore Romano"

aumentò così da 15.000 a 400.000 copie!). Pur nella loro esposizione pacata, gli

<Acta diurna" rappresentarono per il regime fascista una vera spina nel fianco. Dopo

anni di malsopportazione, la pubblicazione degli "Acta diurna" venne fatta cessare il

25 maggio 1940, alla vigilia dell'entrata in guerra del nostro Paese. Gonella era stato

già fatto arrestare ed era stato imprigionato dal regime fascista ai primi disettembre

del 1939 - alla vigilia dell'invasione della Polonia - e solo grazie all'interessamento di

mons. Montini, dopo pochi giorni egli era stato posto in regime di libertà vigilata ed

accolto in Vaticano. Perduto, a seguito di tali fatti, il diritto alla cattedra di Bari,

Gonella aveva ricevuto l'incarico di direttore degli Archivi Vaticani. Nella biblioteca

vaticana Gonella ebbe modo allora d'incontrare quotidianamente l'amico Alcide De

Gasperi - più anziano di lui ed allora semplice impiegato della stessa biblioteca - col

quale già da un decennio egli aveva stabilito un rapporto, fatto di consonanza di idee

e di obiettivi. In questo periodo Gonella fu il principale collaboratore di De Gasperi

nella stesura dei princìpi fondativi della Democrazia Cristiana. Nel 1942 Gonella

veniva assunto come docente, in incognito, presso la LUMSA (Libera Università

Maria S. S. Assunta), istituita qualche anno prima in Vaticano dal card. Pizzardo e

dalla Tincani, amica di Gonella.

Nell'ottobre del 1943 Gonella dava vita all'edizione clandestina de "Il Popolo" (lo

avrebbe diretto fino al 1946), l'organo di stampa della Democrazia Cristiana, che

era appena stata fondata da De Gasperi ed altri. Nel giugno del 1944 lo stesso

Gonella entrava formalmente a far parte della Democrazia Cristiana. Nel

radiomessaggio pontificio del Natale del 1944 la D.C. avrebbe ricevuto il placet

pacelliano, con l'invito ad ispirarsi ai principi enunciati nell'enciclica "Libertas" di

Leone XIII.

292


Fedele seguace di Pio XII

Dell'on. Guido Gonella si è soliti ricordare la cultura, la religiosità, l'amicizia con

mons. Giovanni Battista Montini e il suo impegno politico di antifascista.

Gonella, uomo profondamente religioso, ebbe indubbiamente un lungo rapporto di

amicizia con mons. Giovanni Battista Montini, il futuro papa Paolo VI. Questo

rapporto di amicizia risaliva all'epoca della sua frequenza all'Università Cattolica di

Milano. Qui infatti Montini - allora direttore spirituale della F.U.C.I. - aveva

indirizzato il promettente giovane Gonella allo studio della filosofia spiritualista

francese ed in particolare alle opere di Jacques Maritain. Lo stesso Montini inoltre,

nel 1938, aveva unito in matrimonio Gonella con la saggia e religiosa donna della sua

vita 536 . Lo stesso mons. Montini, inoltre, aveva protetto Guido Gonella negli anni dei

suoi interventi su "Azione fucina", su "Studium" e su "L'Osservatore Romano". Era

poi intervenuto in suo aiuto dopo che egli era stato arrestato dal regime fascista.

Gonella era stato un antifascista della prima ora, con i suoi scritti in difesa dell'Azione

Cattolica, quando essa - nel 1929 e nel 1931 - era stata minacciata dal regime. Le

lucide e coraggiose analisi politiche dei suoi "Acta diurna" ( 1933-'40) avevano dato

molto fastidio al fascismo e Gonella aveva dovuto subirne le conseguenze. Il suo

arresto, come s'è detto, causò la fine della sua brillante carriera universitaria

(l'agognata cattedra di ordinario a Bari, che finalmente gli spettava, era stata

assegnata allora al prof. Aldo

Moro). L'amicizia con Montini

e l'impegno antifascista di

Guido Gonella dunque sono

cose ben note.

Ciò che invece si tende a

dimenticare ha a che fare con

la seconda metà della sua vita

e concerne il successivo ed

altrettanto intenso rapporto che

Gonella instaurò con Pio XII

(di cui mons. G.B. Montini nel

frattempo era diventato

sostituto alla Segreteria di

Stato, insieme a mons.

Domenico Tardini).

536

1983.

Vedasi: "Gonella nell'Università" di Giovanni Ambrosetti, Accademia Catulliana, Verona

293


Si tende, così, a parlare solo del Gonella antifascista e si lascia nell'ombra la sua

convinta adesione alla crociata anticomunista che Pio XII aveva avviato fin dal 1942,

intensificandola poi nell'immediato dopoguerra. Dopo il suo rilascio dalle carceri

fasciste, Gonella era stato accolto entro le mura leonine proprio da Papa Pacelli e da

lui egli aveva ricevuto l'incarico di direttore della Biblioteca Vaticana. Il prof. Guido

Gonella era ben noto a Pio XII come esponente di punta del mondo intellettuale

cattolico. Formatosi alla prestigiosa scuola giurisprudenziale romana di S. Ivo alla

Sapienza, Gonella era allora uno dei massimi cultori della filosofia del diritto. Lo

stesso Pio XII da giovane aveva frequentato la scuola di S. Ivo per la propria

formazione giuridico-diplomatica, che egli però aveva poi completato, seguendo

anche i corsi della scuola romana — altrettanto rinomata — di sant'Apol-linare. Il

principale tramite nei rapporti tra Pio XII ed il prof. Guido Gonella, oltre al sostituto,

mons. G.B. Montini, fu il direttore della radio vaticana, il gesuita padre Virgilio

Rotondi 537 .

Proprio per la grande stima di cui godeva presso il Santo Padre, a Gonella

venne affidato l'incarico di commentare in modo approfondito i radiomessaggi

natalizi di Pio XII del 1939 2 40-'4V" come pure quello del Natale del 1942 539 .

Soprattutto nel suo commento al radiomessaggio natalizio del 1942, Guido

Gonella faceva propri i timori espressi dal pontefice di fronte alla grave minaccia

all'ordine internazionale costituita dal marxismo ateo e materialista. Gonella

condivise l'allarme lanciato dal Pontefice negli anni 1944-'45, contro il tentativo di

conquista politico-ideologica del nostro Paese, messa in atto dal fronte socialcomunista.

Pio XII considerava l'ideologia comunista come un'insidia ancor più

pericolosa di quella nazista. Nel 1944 il nazismo era ormai in ritirata e Pio XII

intuiva come esso fosse destinato ad esser presto calpestato dal veloce carro della

storia. La galoppante avanzata del comunismo in tutto l'Est europeo invece giustificava

perfettamente il suo allarme: 'Ad un diavolo, in Europa, stava per

subentrare un diavolo e mezzo!».

Anche Gonella, a partir da questo momento, iniziò a considerare la minaccia

comunista quanto meno sullo stesso piano di quella nazifascista. Come e più del

nazismo — sia pur in nome di una visione ideologica apparentemente opposta —

537

Vedasi: "Pio XII: l'ultimo papa", di Antonio Spinosa, Mondadori, Milano, 1992, p. 325.

538

Commenti pubblicati su "L'Osservatore Romano" dal gennaio al maggio del 1942 e riuniti

poi nel volume: "Presupposti di un ordine internazionale" edito in Vaticano - "Civitas gentium

ed." - nel settembre de11942.

539

Commenti pubblicati nella primavera del 1943 e raccolti nel volume: "Princìpi di un ordine

sociale" edito in Vaticano nel Natale dello stesso anno). (Entrambi i citati volumi sono stati

successivamente riuniti in un'unica pubblicazione intitolata: "Dalla guerra alla ricostruzione",

Studium, Roma 1983.

294


il comunismo calpestava cinicamente ogni più elementare diritto della persona umana.

Ed era proprio il valore della singola persona - correlato a quello della sua libertà e del

suo destino eterno - che costituiva l'asse portante di tutta la riflessione filosoficogiuridica

di Guido Gonella.

"Al contatto con il magistero di Pio XII, inflessibile gladiatore del marxismo -

afferma mons. Dario Composta, grande amico di mons. Rodella, nel suo: "Guido

Gonella: il pensatore e lo statista", p. 7 - Gonella divenne sempre più ostile ad ogni

compromesso con il materialismo storico e dialettico. Il personalismo di Pio XII discende

infatti per via diretta dal tomismo". Esso non è parente dunque del "personalismo

comunitario" (!?) propugnato allora dal Mounier e condiviso negli anni '30 alla

Cattolica da mons. G.B. Montini ed, inizialmente, anche dal giovane Gonella.

Gonella a Verona, nel dopoguerra

Il 18 maggio del 1945 - subito dopo la "Liberazione" - Guido Gonella ritornava

finalmente a Verona, dopo un'assenza quasi ventennale dall'amata città della sua

prima giovinezza. Qui abitava suo fratello Piero. A Palazzo Lebrecht, prima sede

della D.C. veronese, nel luglio del '45 Guido Gonella presiedette alla riunione in cui

si sarebbe decisa la sostituzione di De Bosio col gen. Gaetano Cantaluppi nella

carica di segretario provinciale del partito. In seguito, insieme al prefetto ed amico

Giovanni Uberti, Gonella presiedette anche alle successive sedute della D.C. veronese

enella primavera del 1946 s'impegnò in una capillare campagna elettorale,

tenendo comizii in città ed in ogni angolo della provincia.

Quale situazione materiale e morale trovò Guido Gonella nel maggio del 1945,

quando, dopo tanti anni, egli tornò nella sua città natale?

Egli trovò una città in ginocchio! Tra le città del Nord-Italia, Verona era stata forse

quella più pesantemente colpita dalle continue ondate di bombardamenti. La nostra

città era stata centro nevralgico della R.S.I., nonchè sede degli alti comandi nazisti.

Cinquemila bombe l'avevano ridotta a un cumulo di macerie.

Rodella - allora ancor chierico - in un lungo e documentato articolo, pubblicato

sulla rivista "Seminarium", aveva accuratamente descritto la situazione postbellica di

Verona: erano stati presi di mira i centri logistici e di comando, le industrie e le

stazioni ferroviarie. Venticinque chiese erano state colpite e semidistrutte. I ponti

sull'Adige - eccetto quello austriaco - erano saltati in aria proprio nel giorno della

liberazione, per le mine fatte brillare dai tedeschi nella loro ritirata. Questo era stato il

bòtto più grosso: sparàto per ultimo, come nel finale di un surreale spettacolo

pirotecnico.

Dopo quest'ultima devastazione, col sopraggiunto silenzio della pace, si cercò di

archiviare il lungo incubo dei bombardamenti. Si volse l'animo all'alba di un futu-

295


ro migliore. Dopo il ventennio fascista ed un lustro di guerra, circondati ovunque da

polverose macerie, si respirava già però aria di libertà.

Il quotidiano cittadino "L'Arena", accusato di collaborazionismo, nell'aprile del '45,

aveva dovuto sospendere le pubblicazioni. Al suo posto era sorto il giornale "Verona

libera", espressione dei quattro partiti del C.L.N.. In esso la Democrazia Cristiana

faceva riferimento a Piero Gonella.

Il C.L.N. aveva indicato i nomi di Aldo Fedeli e di Giuseppe Trabucchi quali

sindaco e vicesindaco di Verona ed aveva designato Giovanni Uberti come prefetto

della città. Trabucchi e Fedeli, coppia operosa ed affiatata, dal 1945 al 1951 dettero

avvio alla ricostruzione materiale ed iniziarono a dar efficienza alla macchina amministrativa

del Comune.

Giovanni Uberti s'occupò dei problemi più urgenti: la lotta al mercato nero (ancora

nell'ottobre 1945 era assai difficile reperire latte o carne e ci si doveva accontentare

del pane nero), lo sgombero delle macerie, i primi aiuti ai più bisognosi. Per

quanto pressato nel dar risposta ai più urgenti problemi materiali, nei suoi comizi

Uberti non dimenticava mai di ringraziare gli americani, che ci avevano ridato la

democrazia e la libertà. Importante fu anche il suo impegno per impedire la recrudescenza

del clima di odio ideologico e di vendette postbelliche nella nostra città e

provincia.

In questo contesto, quale fu il contributo offerto dall'on. Gonella alla ricostruzione

della nostra città?

Egli contribuì alla ricostruzione materiale della città: si occupò della riedificazione

delle strutture logistico-produttive, del restauro degli edifici scolastici, delle

biblioteche (per la Capitolare, ad esempio, vedasi VF, 3-10-'48, p. 3), delle moltissime

chiese semidistrutte, dei ponti storici (per il restauro del ponte di Castelvecchio si

veda, ad esempio, VF, 2-3-'50, VF, 10-'51, LA, 25-10-2005; per quello di Ponte Pietra,

condotto dall'arch. Gazzola, vedasi LA, 3-'59), della costruzione dell'acquedotto della

Lessinia (1954), del restauro dell'ala dell'Arena (si ricorda che il ministero della

Pubblica Istruzione, guidato da Gonella aveva anche la competenza della tutela dei

Beni artistici ed architettonici).

Oltre a ciò però, egli cercò anche di suscitare la rinascita morale ed intellettuale

della città. Nei suoi seguitissimi comizi, Gonella alzava spesso il monito del "mai

più!". Mai più un regime e la barbarie d'una guerra! Solo la presa di coscienza dei

fattori che avevano condotto al disastroso conflitto mondiale, poteva scongiurare il

rischio che potesse ripetersi una simile catastrofe.

Già nei suoi 'Acta diurna", analizzando l'origine dei due conflitti mondiali del '900,

Gonella ne aveva individuato l'eziologia in una vera "patologia delle idee". Negli

stessi "Acta diurna", in tempo reale, Gonella aveva denunciato la follìa ideologica

diffusa negli anni dell'anteguerra (1933-1940). Egli ne analizzò la fenomenologia e le

tappe evolutive, pronosticandone "il naturale ed inevitabile sbocco" nello

296


scoppio di un nuovo conflitto mondiale. Nel decennio dell'anteguerra - a detta di

Gonella - la civiltà europea s'era progressivamente arresa alla barbarie. Dopo il 1933 -

"annus horribilis" della politica a livello internazionale - la violenza era diventata "il

normale metodo della lotta politica". Al fenomeno degli omicidi politici mirati, s'era

aggiunta l'aberrazione, patologicamente ancor più significativa, per cui i moti di

piazza venivano ad assumere maggior valore delle obbligazioni internazionali.

L'humus di queste violenze era una suggestione di massa fattasi vera e propria

mistica: la "statolatria". In Germania ed in Italia la "statolatria" era di tipo

nazionalistico, in Russia essa invece era di tipo collettivistico. Nel primo caso

(nazismo e fascismo) si celebrava l'ideale di un volontarismo assoluto e si idolatrava

l'idea di potenza nazionale. Nel secondo caso (comunismo) ci s'inchinava al primato

di una socialità despiritualizzata (la massa) sull'umano. In entrambi i casi la coscienza

individuale veniva sacrificata sull'altare del culto allo Stato. La persona umana era

annichilìta dal "gigantesco ingranaggio della macchina pubblica", in una sorta di

"mondo senz'anima" (dal titolo del celebre libro di Daniel Rops). Il disastro della

seconda guerra mondiale, in base all'analisi gonelliana, derivava da un'ideologia

totalitaria che anteponeva il valore dello Stato a quello della persona. Era questa

un'ideologia patologica, che aveva "contagiato" moltissime coscienze. Questa la

diagnosi! 5`' 0 .

E la terapia? Una sola: sulle rovine dell'ordine intellettuale, si dovevano ora

"ricostruire le coscienze, attraverso una nuova cultura". Una cultura, libera e non

ideologizzata: incentrata sui valori della persona, della sua libertà e del suo destino

eterno; una cultura cattolica, o quantomeno umanistica e, in senso lato, liberale.

La campagna elettorale di Gonella a Verona nel 1946 fu incentrata proprio sul

dovere della ricostruzione degli animi. Nell'aprile del 1946 a Roma, nella nuova sede

de "La Sapienza" (inaugurata nel 1936) in occasione del primo congresso nazionale

della DC, Gonella teneva il suo celebre "Discorso delle 27 libertà". In esso egli

esponeva i princìpi che la D.C. intendeva difendere all'Assemblea Costituente.

Questo "monumentale discorso" - come lo definì Alcìde De Gasperi - ancor oggi

rappresenta il manifesto del "Cattolicesimo liberale". In esso è ribadito il valore

essenziale della persona umana e quello delle sue libertà - sia quelle della sua sfera

privata, sia quelle della vita associata - contro ogni indebita intromissione dello

Stato.

Vinte nel giugno del 1946 le elezioni per la Costituente, sulla base di tale programma,

Gonella fu uno dei quattro parlamentari eletti a Verona, a fianco degli on.

Giovanni Uberti, Albertini, Guarienti e Baccigoni (dei quindici deputati eletti allora

in Italia nelle file della D.C., ben quattro erano veronesi!). Dal 1946 al 1972

540

Si veda, a tal proposito, l'Introduzione agli "Acta diurna", op. cit., a cura di Gabriele De Rosa,

dalla quale sono state desunte alcune espressioni.

297


Gonella ebbe come seggio elettorale le città di Verona, Vicenza, Padova e Rovigo. Il

13 luglio del 1946 fu nominato ministro della Pubblica Istruzione nel secondo governo

De Gasperi. Al momento del suo insediamento alla P.I., Gonella intitolava la sua

prolusione col seguente proposito: "L'Italia rinascerà dalla scuola" e la concludeva

col monito: "Dobbiamo ricostruire le coscienze, nel tempo stesso in cui ricostruiamo

le case".

La ricostruzione degli animi, per Gonella, non poteva che passare da una radicale

riforma del mondo della scuola, una riforma che lo modificasse in senso antistatalista e

"liberale"."'

Il ministro Gonella, convinto sostenitore della scuola libera, è all'Istituto don Bosco di

Verona. Le coscienze dei giovani nel dopoguerra si ricostruiva anche per mezzo della

pedagogia salesiana, fatta di gioiosa vicinanza dei maestri ai giovani allievi. Gonella del

resto era sempre stato devoto ammiratore del veronese Gaspare Bertoni, fondatore -

ancor prima di don Bosco - degli oratori giovanili. In questa immagine l'on. Gonella

dimostra di saper scherzare con lo spirito e l'umiltà dei grandi.

541 Ecco, a tal proposito, i significativi titoli di alcuni suoi discorsi, pronunciati all'inizio del suo

incarico al ministero della Pubblica Istruzione: "Libertà e responsabilitàdella ricerca", "Doveri

dello Stato verso gli educatori", "Contro il giuramento degli insegnanti" (tutti del 1946); "La

scuola contro il diktat", «Sull'autonomia universitaria", "Il rinnovamento spirituale della gioventù

universitaria", "Ricostruire gli spiriti", "Libertà di scelta dei libri di testo", "L'anima della cultura"

(del 1947).

298


Nel secondo dopoguerra avvenne ciò che spesso accade nella storia dei popoli,

come in quella degli individui: al cessare dei periodi più cupi e drammatici, lo slancio

vitale riprende con inusitato vigore, come per un sovraccarico di energia, fino ad

allora rimasta compressa. Si tendeva ora a pensare in grande: nulla pareva più

impossibile. Nella nostra città, si pensava non solo all'imminente opera di ricostruzione,

ma anche ad una serie di iniziative prima mai nemmeno tentate.

Dopo il suo primo ritorno a Verona, Gonella vi sarebbe poi tornato non solo in

occasione delle frequenti campagne elettorali, ma anche per riposarsi nella quiete di

Boscochiesanuova o di San Zeno di Montagna. Alla sua Verona egli sarebbe sempre

rimasto affezionatissimo. Giovanni Ambrosetti, a tal proposito, afferma: "Guido

Gonella fu sempre fedelissimo alla sua città e non v'è avvenimento, triste o lieto,

durante quarant'anni, in cui egli non sia stato presente" (op. cit., p. 16).

L'anti-Gramsci

Dal giugno del 1946, insieme all'amico Giovanni Uberti, Gonella fu tra i protagonisti

dell'Assemblea Costituente (riunita dal giugno 1946 al dicembre 1947). Qui il suo ruolo

fu assai rilevante, data anche la sua particolare competenza nel settore della filosofia del

diritto. Egli potè così ascriversi il merito dell'accoglimento del concetto e del valore

della "persona" nel dettato della Costituzione italiana, e specificatamente negli articoli

2,3 e 32 5 ' 2 a fronte della pressione contraria delle sinistre. Così, in base all'art. 2: "Lo

Stato riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo, sia come singolo, sia nelle

formazioni sociali, ove si svolga la sua personalità". Con l'art. 3: "Lo Stato intende

rimuovere ogni ostacolo al pieno sviluppo della persona umana" e con l'art. 32: "Lo

Stato esige il rispetto della persona umana". 543

Nel corso della sua vita politica, l'on. Guido Gonella fu ministro della Pubblica

Istruzione (dal 13 luglio 1946 al 19 luglio 1951) ministro della riforma della Pubbli-

542 Vedasi: Ambrosetti, op. cit.

543 Le sinistre tuttavia, avendo a modello la costituzione sovietica ed essendo supportate dai

dossettiani, riuscirono ad inserire nel dettato costituzionale la centralità di valori differenti da

quello della "persona": ad esempio il valore del "lavoro" (art. 1) e di altre entità, quali "la

Repubblica" o "lo Stato". Tuttora, dunque, nella sua carta fondativa la Repubblica italiana non

fa alcuna allusione a "Dio" (come avviene invece da oltre due secoli nella costituzione degli

U. S. A.) e pospone il valore della "persona umana" a quello di un suo semplice accidente: il

lavoro e cioè la sua attività o produttività. Questa centralità del valore del "lavoro" (che

comporta tra l'altro una materialistica discriminazione degli inabili) per le sinistre non era

tanto funzionale alla persona, quanto allo Stato ("Stato dei lavoratori").

299


ca Amministrazione (dal luglio 1955 al maggio 1957) ministro di Grazia e Giustizia

(dal 19 maggio 1957 al 2 febbraio 1962) e poi fondatore e presidente dell'ordine dei

giornalisti (dal 1965 al 1972). Egli fu dunque sempre in prima linea sul triplice fronte

della scuola, della giustizia e della stampa: in quelli cioè che Antonio Gram-sci aveva

considerato come "le casematte del potere", gli avamposti strategici per la conquista

della società civile. Dato il contrasto che su questi tre fronti egli seppe opporre alle

pretese totalitarie dello statalismo marxista, si può dire che Gonella fu in Italia "1'anti-

Gramsci".

Nominato ministro della Pubblica Istruzione, dal capo del governo on. De Gasperi

il 13 luglio del 1946, l'on. Guido Gonella si schierò subito contro il monopolio

statale sulla scuola. Realizzatosi già durante l'epoca fascista (vedasi l'enciclica di Pio

XI: «Non abbiamo bisogno" del 1931) il monopolio sulla Scuola era ora un obiettivo

prioritario del P.C.I. di Palmiro Togliatti. Per Gonella si doveva assolutamente

impedire che la scuola diventasse nuovamente - sia pur da opposta sponda politica -

una palestra d'indottrinamento ideologico. In coerenza con i dettami costituzionali

che si stavano allora approvando, Gonella sostenne il principio di libertà nella

scuola. Rivendicò dunque i diritti della scuola privata e delle "libere" facoltà

universitarie, in salutare concorrenza con le scuole pubbliche. La validità di tutte le

scuole - non solo di quelle libere o private, ma anche di quelle pubbliche o statali -

doveva essere sancita, secondo Gonella, solo alla fine dei corsi, attraverso il giudizio

degli esami di Stato.

Oltre a quello della libertà, l'altro principio che Gonella volle veder riconosciuto

nella scuola italiana era quello della giustizia sociale e cioè dell'uguaglianza dei

punti di partenza". Gonella si battè dunque per garantire nei fatti l'accesso alle

scuole superiori e all'università anche per i giovani appartenenti alle fasce sociali

più svantaggiate (conformemente alla tradizione del veronese don Mazza ed al

monito di Pio XII, espresso già nel terzo punto del suo radiomessaggio natalizio del

1942).

Subito dopo l'approvazione degli articoli costituzionali riguardanti il mondo della

scuola (con la formula: "la scuola è libera, ma a costo zero per lo Stato", nella quale

la seconda parte della proposizione rappresentò una parziale vittoria delle sinistre) nel

1947 Gonella avviò un'amplissima consultazione quale lavoro preparatorio alla sua

"commissionissima". Su tali basi Gonella fondò il proprio progetto di "Riforma

organica della scuola italiana, in ogni suo ordine e grado" 544 .

Questo suo grandioso progetto - l'unico che abbia avuto caratteristiche di organicità

e di sistematicità, dopo quello attuato nel 1923 dal ministro Gentile - si

544 Vedasi: "Cinque anni al ministero della pubblica istruzione: 1) la rinascita della scuola

dopo la seconda guerra mondiale; 2) la libertà della scuola e nuovi ordinamenti scolastici",

ed. Giuffrè 1981.

300


sarebbe interrotto con la crisi del sesto governo De Gasperi nel luglio del 1951. 5 ' 5

Dal 19 aprile 1950 l'on. Gonella dovette accettare, a malincuore, la carica di

Segretario politico della D.C.. Essa gli fu affidata perchè tentasse di sanare le anime

già conflittuali nel partito dei cattolici. (Furono Dossetti e Fanfani i primi artefici

delle correnti all'interno della D.C.). Gonella rivestì tale carica fino al 28 settembre

1953 e - per ammissione dell'on. Andreotti - egli fu "il miglior segretario politico

che la D.C. abbia mai avuto". Si era allora all'inizio dell'ascesa politica della "sinistra"

democristiana, rappresentata da figure quali Dossetti, Fanfani, La Pira e

Moro. Gonella contrastò fin d'allora la corrente dossettiana, che negli anni '60

avrebbe inaugurato il corso del "centro-sinistra" e negli anni '70 il "compromesso

storico".

Dopo la caduta dell'ultimo governo De Gasperi nel luglio del 1953, Gonella ebbe

un ruolo più defilato e dal 1955 al 1957 - come s'è detto - egli fu nominato ministro

senza portafoglio della riforma amministrativa.

Egli assunse poi per quattro anni l'importante ministero di Grazia e Giustizia

(1957-1962) e l'incarico di Guardasigilli. In questa veste, Gonella avviò un vasto

rinnovamento degli ordinamenti giudiziari. Egli volle anche istituire il Consiglio

superiore della Magistratura, con l'intento di difenderne l'autonomia dal potere

politico, allora saldamente in mano al dirigismo di Fanfani (vedasi "Cinque anni al

ministero della Giustizia").

Ruolo di Gonella nella fondazione dell'Università di Verona (sunto)

Mons. Aleardo Rodella amava ricordare come l'on. Guido Gonella "aiutò sempre, in

ogni modo ed in ogni occasione, la realizzazione dell'Università veronese" (Rove). A

conferma di ciò, sei mesi dopo la scomparsa di Guido Gonella, il prof. Giovanni

Ambrosetti sosteneva che Gonella "specialmente per questa Università a Verona fece

molto" 546 .

Egli aveva già aiutato la nascita di altre libere Università: certamente quella de

L'Aquila, tramite il suo amico prof. Pontieri, e, forse anche quella di Lecce.

Sunteggiamo qui le tappe del suo impegno per l'istituzione della "libera Università"

di Verona.

Il 12 febbraio 1950 a Verona, in veste di ministro della Pubblica Istruzione,

545 Dopo le dimissioni di Gonella nel 1951 dal ministero della R I., il primo progetto organico di

Riforma scolastica nel nostro Paese si sarebbe avuto solo cinquant'anni dopo, e cioè nel 2003:

quello, ben presto decaduto, del ministro Moratti, seguito da quello recente ed in fieri, del ministro

Gelmini.

546

AMgo, p. 16.

301


Gonella annuncia che nella sua riforma della scuola, è prevista la nascita di nuove

libere Università nel nostro Paese.

• Il 30 novembre 1950 egli risponde all'invito del prof. Lanfranco Vecchiato per

l'inaugurazione a Verona della "Scuola di Scienze Storiche L.A. Muratori" (con

ambizioni universitarie) congratulandosi per "l'interessante iniziativa".

• Il 21 maggio 1951 a Verona Gonella accetta dai promotori la carica di "Presidente

onorario" della Muratori.

• Il 3 giugno 1951 a Roma egli entra in contatto con don Rodella e promette

sostegno al suo progetto per una Scuola di Servizio Sociale a Verona (anch'essa con

ambizioni universitarie).

• Nel maggio del 1953, dopo la sconfitta della Muratori nella "guerra con Padova",

Gonella (ora Segretario politico della D.C.) promette aiuto a Vecchiato per la

causa muratoriana.

• Nell'estate del 1954 Gonella (ora rappresentante italiano nel Consiglio d'Europa)

promuove i "Corsi estivi per universitari e laureati europei" a Garda, organizzati

dalla Muratori. Egli parteciperà a tutte le edizioni di tali corsi, (eccetto quella

del 1957) che rappresenteranno anche l'occasione più propizia per importanti contatti

con i dirigenti del Ministero della Pubblica Istruzione.

• Nell'estate del 1955 Gonella (ministro senza portafoglio per la riforma amministrativa)

è idealmente presente alla cena voluta da don Rodella (in contatto col

ministro veronese) che a Garda vede per la prima volta riuniti, in favore della causa

universitaria veronese, gi amministratori civici e l'arcivescovo di Verona mons.

Urbani. Don Rodella riferisce poi a Gonella l'esito dell'incontro.

• Nell'aprile del 1956 Gonella promuove l'inserimento dell'obiettivo universitario

nel manifesto per le elezioni amministrative, e nel novembre dello stesso anno la

prima stesura di uno statuto giuridico dell'Istituto Muratori (nel quale don Rodella

figura come socio fondatore).

• Bocciata dal ministero della P.I. la prima richiesta di riconoscimento della

Muratori dopo la sua costituzione come ente giuridico, nell'aprile del 1957 Gonella

mette in contatto don Rodella con l'amico prof. Ernesto Pontieri (rettore dell'ateneo

di Napoli ed alto dirigente del ministero della P.I.). Costui gli consiglia di puntare su

una facoltà di Economia.

• Nel dicembre del 1957, probabilmente c'è Gonella dietro la nomina di don

Rodella a direttore della muratoriana Scuola di Commercio Estero.

• Nell'aprile del 1958 Gonella (ministro di Grazia e Giustizia e Guardasigilli)

riesce finalmente a far ottenere all'Istituto Muratori l'atteso riconoscimento ministeriale.

Gonella come primo rettore dell'istituenda "Libera Facoltà Veronese di Economia"

suggerisce il prof. Attilio Verna (che egli aveva conosciuto come membro del

Consiglio superiore del ministero della Pubblica Istruzione). Verna formerà

302


una squadra di ottimi docenti, fatti impegnare ad uno ad uno per l'insegnamento a

Verona da don Rodella.

• Nel novembre del 1958 su istanza di don Rodella, Gonella sblocca il riconoscimento

giuridico di una scuola di specializzazione dell'Università di Padova. È

questa la fine della guerra con Padova e l'inizio invece di una fruttuosa alleanza che

nel 1963 consentirà di salvare l'Università veronese.

• Nel dicembre del 1958, subito dopo l'incontro a Roma di don Rodella col

ministro Gonella, si giunge all'accordo tra gli amministratori civici per la creazione

del Consorzio universitario veronese. Ne verrà dato l'annuncio ufficiale il 10 gennaio

1959, nel corso di una seduta con i dirigenti della Muratori. Per la crisi di governo

Gonella non può prendervi parte, ma don Rodella in tale occasione figura come suo

diretto rappresentante.

• Dopo la seduta consiliare del 3-2-1959, nella quale viene approvata l'adesione

del Comune al Consorzio universitario, Gonella, in contatto con don Rodella, è

impegnato a sostenere la nomina del prof. Verna a rettore contro pressioni politiche

di diverso orientamento politico-economico.

• A fine agosto del 1959 Gonella vince il sotterraneo braccio di ferro con Fanfani

ed ottiene la nomina del prof. Verna a rettore della "libera Università" di Verona.

• Nel 1960-'61 Gonella cerca di opporsi politicamente alla linea di Fanfani e

Moro, totalmente contraria all'apertura di nuove sedi universitarie nel nostro Paese,

tanto più a quella di "libere Università".

• Dopo la vittoria del centro-sinistra al convegno di Napoli nel gennaio 1962

Fon. Gonella, che nella sua relazione aveva profetizzato "L'errore dell'apertura"

(alle sinistre) si dimette da ministro e decide di non voler più ricoprire ruoli

governativi all'interno del suo partito.

• Nel 1962-'63 l'Università di Verona sarà salvata grazie all'alleanza con l'Università

di Padova. Essa fu realizzata per mezzo dei contatti di don Rodella col cardinale

Siri, che permisero l'accordo tra l'avv. Gozzi (allora presidente del Consorzio

universitario) ed il prof. Ferro, rettore dell'ateneo di Padova. La facoltà universitaria

di Verona non era più "libera": la sua dipendenza dall'Università di Padova consentiva

comunque di far ottenere il riconoscimento statale ai titoli da essa rilasciati.

Negli anni seguenti Gonella si interessò anche per la realizzazione a Verona della

facoltà di Medicina.

303


Gonella avversario del centro-sinistra

Alla fine di gennaio del 1962 Guido Gonella s'era categoricamente opposto all'avvio

di una politica di apertura alle sinistre, a quella politica di "centro-sinistra" che

Fanfani e Moro s'accingevano allora ad inaugurare nel nostro Paese 547 .

Riferendosi a tale cruciale svolta, Gonella in seguito affermò: "Noi, avversari da

sempre del centrosinistra, che vedevamo fin dall'inizio rivolto ad aprire le porte al

comunismo, avevamo le intolleranti note stonate di inconsolabili Cassandre della

politica italiana" (da "Contestazioni", III, p. 131). Qui si ha la riprova della piena

sintonia di vedute dell'on. Guido Gonella con quello che era stato il pensiero di Pio

XII. Anche Gonella infatti, riteneva che la politica dei cattolici fosse assolutamente

inconciliabile con qualsiasi forma di marxismo. In polemica con questa radicale

svolta politica del suo partito, Gonella si dimise allora da ogni incarico ministeriale

e decise che non avrebbe più accettato alcun ruolo di governo. Egli tornò ad insegnare

all'Università Lateranense di Roma.

Da questo momento Gonella si dedicò intensamente all'attività giornalistica e

fondò l'ordine dei giornalisti. Nell'intento dell'autore degli "Acta diurna", esso

aveva lo scopo di preservare l'autonomia dei giornalisti dalle arroganti ingerenze

del potere politico. Doveva cioè rappresentare un argine di libertà per i giornalisti,

contro le pressioni esercitate dal nuovo e consociativo corso politico.

Negli anni '60, Guido Gonella seguì in modo assai critico sia le vicende della politica

italiana, che quelle del proprio partito. Se ne ha la riprova rileggendo i suoi articoli

pubblicati negli anni 1969-'72 su "Il Giornale d'Italia" (raccolti poi nel volume: "Il

fallimento del centro-sinistra"), quelli pubblicati negli anni 1972-'75 su "Il Tempo"

(raccolti nel libro: "Le tribolazioni della democrazia", alludente a "Les tribolationes

de la sophie", opera - contemporanea ed altrettanto desolata - del suo amato Etienne

Gilson) e quelli infine pubblicati sempre su "Il Tempo" negli anni 1976-'82 (raccolti

poi da Gianni Letta nel volume: "Contestazioni"). La sua lucida e convinta

intransigenza anticomunista venne sempre più spesso ad assumere il tono

dell'acredine. Alcuni dei più noti esponenti del suo partito favorevoli all'apertura verso

le sinistre furono definiti da Gonella: "mosche cocchiere del carro comunista" (Rove)

o - con amaro sarcasmo - "comunistelli di sagrestia" (LA, 9-84; Rove). Egli citava

spesso l'epiteto "professorini", conferito ai docenti dossettiani 548 .

Dal 1970 al 1972 Gonella fu eletto vice-presidente del Consiglio d'Europa. Dal

547 Si veda l'intervento tenuto dall'on. Guido Gonella il 29-1-1962 al Congresso nazionale della

Democrazia Cristiana, svoltosi al Teatro San Carlo di Napoli, col significativo titolo: "L'errore

dell'apertura".

548 Vedasi in: "Guido Gonella: il pensatore e lo statista", di mons. Dario Composta, commemorazione

tenuta a Verona, presso il Centro Toniolo, il 15-5-1995, p. 23, nota 54; e Rove.

304


1976, come parlamentare europeo, egli si dedicò appassionatamente alle tematiche

del diritto internazionale, mentre in Italia, in quei cupi anni '70, gli toccava assistere

amaramente, profeta inascoltato, alla grave e da lui prevista involuzione del clima

sociale e politico. Nel 1979 Gonella fu eletto vicepresidente. del Parlamento

europeo. Nel 1980 la sua candidatura alla Presidenza della Repubblica fu bruciata,

solo per pochi voti, da quella del socialista Pertini. Morì a Nettuno (Roma) il 19

agosto 1982.

I resti mortali dell'on. Guido Gonella riposano ora accanto a quelli dell'amatissima

consorte Pia Bartolotta 549 al cimitero del Verano."°

All'interno del Verano le spoglie mortali di Gonella si trovano nel quadripor-tico

dell'Arciconfraternita di carità verso i trapassati". In una sorta di alfonsiano

"apparecchio alla morte", infatti, fin dal 1942 Gonella aveva pensato alla propria

sepoltura in un luogo dove la sua anima fosse spesso "ricordata presso all'altare"

(come supplicava santa Monica morente ai suoi due figli: vedasi le "Confessioni"

di S. Agostino). Nell'archivio Gonella è infatti conservata una foto dell'ingresso al

quadriportico dell'Arciconfraternita di carità verso i trapassati", ed essa risale al

14-11-1942. Tale confraternita, che ha sede al Laterano - dove Gonella teneva

allora la docenza universitaria - è tuttora dedita al settimanale e perpetuo suffragio

delle anime dei defunti e l'altare dove si svolgono tali celebrazioni è situato

proprio accanto alla tomba di Gonella.

Da sinistra a destra:

monumento a Pio XII

davanti al Verano

(voluto probabilmente

da Gonella).

L'ingresso al

quadriportico

dell"Arciconfraternita

di carità verso i

trapassati" al Verano,

dove ora è. sepolto

Guido Gonella, in una

foto del 14-11-1942

conse

549

Deceduta il 30-5-1975; vedasi il suo "Note religiose", ed. Studium 1976.

550

Per accedere al monumentale cimitero si passa di fronte alla basilica di S. Lorenzo e

all'antistante monumento a "Pio XII—Defensor civitatis" (voluto dai lettori de "Il

Tempo" nel luglio del '67, all'epoca in cui il giornale romano era diretto da Gonella!

305


Nel già citato convegno veronese del 2006 sulla figura di Guido Gonella, v'è

stato chi — il prof. Vittorio Castagna — ha auspicato il ritorno a Verona delle spoglie

mortali dell'on. Guido Gonella, affermando che esse potrebbero essere accolte

nella basilica di San Zeno. A mio avviso esse potrebbero trovar una sede degna

anche nella sua amata chiesa di San Fermo (vedasi il ricordo della figlia dell'on. G.

Gonella, in LA, 25-10-2005). Significativa in San Fermo sarebbe la loro vicinanza al

monumento del Pelacani, maestro dell'università scaligera sepolto anch'esso —come

Gonella — accanto all'amata consorte.

Come al Verano, anche a Verona si potranno forse trovare dei cattolici che,

commemorando l'anima del loro grande concittadino Guido Gonella, meditino sul

nucleo centrale del suo pensiero, un pensiero che ha avuto il senso della grandezza e

dell'eternità e che sta racchiuso nelle sue due massime:

"La persona umana, prima che alla società, appartiene al suo destino eterno!" "Al

termine della vita, vale ciò che si è fatto in vista dell'eternità".

306


PRECURSORI

MONS. PIETRO ALBRIGI

Nato a Moruri nel 1892 in una famiglia di umili

origini, dopo le elementari fu accolto presso

l'Istituto don Mazza, dove si dimostrò brillante

negli studi. Dopo il liceo, il superiore dell'Istituto

don Antonio Spagnolo lo inviò alla Pontificia

Università Gregoriana di Roma. Qui nel

1912 egli si laureò "summa cum laude" in

Filosofia. Ordinato sacerdote nel novembre del

1915, egli fu nominato cappellano presso

l'ospedale "Ales-sandri" di Verona. Fu poi

rettore dell'Istituto don Mazza dal 1916 al 1944.

Nel 1924 egli avviò la causa di beatificazione

del fondatore don Nicola Mazza"'. Nel 1925 alla

Gregoriana don Al-brigi conseguì anche la

laurea in Teologia. Presso il Seminario

diocesano di Verona tenne per oltre un

quarantennio l'insegnamento di "Storia della

Chiesa", di Sacra Liturgia, di Diritto Canonico e

di Pastorale. Dal 1935 nello stesso Seminario

egli fu Prefetto agli studi e dal 1944 al 1949

Rettore. Dall'ottobre 1949 al gennaio 1955 -

nell'ultimo quinquennio dell'episcopato di mons.

Girolamo Cardinale - Mons. Albrigi accettò, un

po' controvoglia, la nomina a Vicario generale della diocesi, e dall'ottobre 1953 egli

collaborò anche col nuovo vescovo coadiutore mons. Andrea Pangrazio. Alla morte

del vescovo di Verona mons. Cardinale (26-12-1954), sembra che mons. Albrigi abbia

declinato per umiltà una proposta di subentrare come Vescovo sulla cattedra

zenoniana "Egli sarebbe stato un ottimo vescovo di Verona", soleva dire il suo

affezionato allievo don Rodella, che ricordava come mons. Albrigi "mí ha voluto sempre

molto bene" e di come nel 1950 egli si fosse interessato per inviarlo a studiare alla

Gregoriana. Così, dopo la morte nel 1954 del superiore don Emilio Crestani

(successore di don Spagnolo) mons. Albrigi tornò come superiore al "suo" Istituto don

Mazza. Fin dagli anni '20 mons. Albrigi aveva grandemente incrementato le iniziative

scolastiche dell'Istituto don Mazza ed era

551

Vedasi la sua "Breve vita del Servo di Dio Don Nicola Mazza" ed. 1946.

307


riuscito ad ampliare le strutture ad esse necessarie. Per tali motivi, l'arcivescovo di

Verona mons. Giovanni Urbani (1955-'58) ebbe a definirlo come il "secondo

fondatore dell'Istituto don Mazza".

Intensa fu l'attività svolta da mons. Albrigi in favore degli universitari mazziani. A

tal fine, mons. Albrigi s'era mantenuto sempre in costante contatto con 1' amico

ministro della Pubblica istruzione on. Gonella e con i vertici della Gregoriana. Dal

1945 egli collaborò attivamente con don Giuseppe Tosi per l'istituzione del

collegio mazziano a Padova (realizzata poi nel 1948).

La figura di mons. Albrigi è anche sullo sfondo delle due iniziative muratoriane della

Scuola di Scienze Storiche (1950) e della "Scuola di Scienze Sociali C. Ferrini"

(1952).

Già impegnato con tutte le sue energie nella soluzione dei mille problemi, anche

pratici, dell'Istituto don Mazza, nel 1960 mons. Albrigi si conformò alle direttive

del nuovo vescovo mons. Giuseppe Carraro, che gli conferì l'incarico di interessarsi

anche della gestione di altri Istituti scolastici ed assistenziali diocesani. I suoi

ultimi anni di vita furono contrassegnati dalla sofferenza 552 .

Durante la cerimonia diocesana per la chiusura del Concilio Vaticano II (12

dicembre 1965) lo colse il malore che lo condusse alla morte.

Per approfondire la conoscenza della sua figura, oltre al citato volume di don Luigi

Pretto, si rimanda a:

• "Sulle tracce di un'anima - I diari di mons. Pietro Albrigi" di Luigi Pretto, Casa

Editrice Mazziana, Verona 1991 (materiale biografico raccolto dal mazziano don

Luigi Pretto, al fine di promuoverne la causa di beatificazione).

"Educare al servizio; l'opera formativa di mons. Pietro Albrigi", Aa. Vv., ed.

Mazziana, Verona 1991;

• "In memoria di mons. Pietro Albrigi. Le tappe del suo lungo servizio" di

Ampe-lio Martinelli, in "N. M.", a. I (1966), pp. 52-68;

• "Albrigi Pietro", in DBV, pp. 26-28 (fonte da cui sono state desunte alcune

delle suddette notizie).

552

Si veda il cap. XIV - e spec. p. 359 e p. 362 - del volume: "Sulle tracce di un'anima -I diari

di mons. Pietro Albrigi" di Luigi Pretto, Casa Editrice Mazziana, Verona 1991.

308


MONS. GIUSEPPE TOSI

Nato ad Illasi nel 1918, settimo di otto figli,

studiò dapprima all'Istituto don Mazza e poi al

Liceo Classico Maffei. Ricevuta l'ordinazione

il 22 aprile 1945, egli fu una grande figura di

sacerdote mazziano. Poco dopo l'ordinazione,

dal vescovo mons. Cardinale egli venne

incaricato di seguire gli universitari del don

Mazza. Postosi l'obiettivo di fondare un

collegio universitario a Padova per gli studenti

veronesi, nel gennaio 1946 don Tosi si recò a

Roma, dove, a tal fine, ebbe il suo primo

contatto con l'on. Gonella e con lo stesso

pontefice Pio XII.

Nel novembre 1948 egli inaugurò il Collegio

universitario a Padova, in via Umberto

nel palazzo Arrigoni degli Oddi dei conti

Ruffo di Calabria.

Poco dopo, don Rodella elogiava il coronamento della sua iniziativa in un suo

articolo pubblicato su "Verona Fedele" 5 ":

"Il Collegio Universitario "N. Mazza" a Padova":

"Nel silenzio, come tutte le opere belle, è fiorita da poco un'altra opera, di spirito

tipicamente mazziano: il pensionato per gli studenti veronesi a Padova. È una diramazione

degli Istituti veronesi Don Mazza per studenti poveri. Ed è propriamente,

sebbene embrionalmente, un collegio universitario, concepito con criteri strettamente e

modernamente educativi.

Il nome di "pensionato", non ufficiale né rispondente allo spirito, è praticamente

convenzionale, affibbiato dagli studenti. La sede è in corso Umberto 10, nel centro della

città del Santo, in un palazzo ceduto dai conti Arrigoni degli Oddi.

L'ambiente materiale, di per sé sontuoso, subirà nel tempo necessarie modificazioni

ed ampi lavori di adattamento. L'ambiente spirituale non avrà probabilmente bisogno di

molte modificazioni. Nei trenta giovani universitari ora ospiti, diretti amorosamente dal

Direttore Don Tosi, c'è (almeno a nostra osservazione) tutto lo spirito che dovrà reggere

ed ingrandire l'opera: serietà di intenti e di rapporti, grande fraternità e coscienza di una

vocazione a formare l'élite culturale e professionale cat-

553

VF, 19-12-'48, p. 2, siglato «r" come altri suoi articoli, siglati «r", "R", o "A.R." e conservato

nell'archivio di mons. Rodella.

309


tolica, che dovrà impostare ed assolvere nella società moderna un'altissima

missione di cristianizzazione.

Il collegio è stato ufficialmente inaugurato da S.E. il Vescovo di Padova, mons.

Carlo Agostini, il quale, benedicendo la cappella, ha tessuto un mirabile elogio di

don Nicola Mazza, l'apostolo degli studenti poveri.

Alla cerimonia erano presenti, oltre al Superiore e al Rettore degli Istituti

veronesi, Don Crestani e don Salvetti, vecchi ex allievi patavini, il prof. Dante

Lugo, il dott. Cacciavillani, il prof. Alberto Trabucchi.

Abbiamo creduto opportuno segnalare ai cattolici veronesi tale opera, che,

oltre ad un'immediata utilità per tanti giovani studenti veronesi, indubbiamente

porterà prestigio ed onore alla Verona cristiana, modernamente feconda di

iniziative apostoliche

r.

Nel 1954 per il Collegio universitario mazziano don Tosi riuscì ad ottenere il

riconoscimento quale ente morale di cultura ed assistenza e lo spostò in via Savonarola.

L'inaugurazione ufficiale della nuova sede avvenne verso la fine del 1959.

Nel 1957 don Tosi acquisì la residenza mazziana di Costagrande, presso Avesa,

destinata ad attività di formazione culturale e, dopo la nascita dell'Università di

Verona, egli diede vita a due residenze universitarie mazziane nella nostra città.

Nel 1965, alla morte di mons. Albrigi, don Tosi gli subentrò come superiore

dell'Istituto don Mazza. Lo stesso anno, in occasione del centenario della morte del

fondatore, presso l'Istituto mazziano egli realizzò una cripta destinata a tomba di

don Mazza (qui, nel 2005 furono traslate anche le spoglie mortali di mons.

Albrigi).

Dopo il capitolo mazziano del 1969, nella tormentata fase postconciliare e della

contestazione studentesca, don Tosi si staccò per un certo periodo dal suo Istituto,

trasferendosi dapprima a Tregnago, poi a Desenzano ed infine come rettore nella

chiesa cittadina di San Lorenzo. Dopo una lunga malattia e dopo il suo ritorno nella

comunità mazziana, egli morì a Verona il 18 aprile 1975.

È sepolto al Cimitero monumentale, nella tomba dell'Istituto don Mazza. 554

554

310

Sulla figura di mons. Tosi e sul collegio mazziano di Padova va segnalato il volume: "Don

Giuseppe Tosi, un prete per gli universitari", Casa Editrice Mazziana, Verona 1998. Si

veda anche un cenno biografico in DBV 819-820, di Francesco Massagrande, dal quale si

sono desunte alcune delle suddette notizie.


FONDATORI

DON ALEARDO RODELLA

Un sunto della sua biografia giovanile

di don Aleardo Rodella è stato già tratteggiato

nel primo capitolo di questo

volume. Qui tentiamo di ricostruire

una sua prima e sommaria biografia

intellettuale.

L'evoluzione intellettuale

da Zamboni a Bergson:

dalla gnoseologia alla metafisica

Fin dal primo anno del liceo, Aleardo

Rodella era stato attratto dal grande

carisma religioso e dalla statura intellettuale

di Eugenio Pacelli, eletto al

soglio pontificio il 2 marzo del 1939.

Egli allora aveva ascoltato il Suo

appello rivolto "alle nuove

generazioni e agli spiriti più eletti

della cristianità" per la realizzazione

di un "ordine nuovo", fondato su

nuove basi culturali e spirituali. In

risposta a questo appello, conclusa la

maturità, il giovane Rodella nel 1942

era entrato nel seminario diocesano.

Ritratto fotografico di mons. Aleardo

Rodella, in occasione della sua nomina

a "Cappellano di Sua Santità"

(Nel 1972, in occasione del 25° anniversario

della sua ordinazione sacerdotale l'artista

veronese Marcello Vianello ne avrebbe tratto

ispirazione per una sua viva traduzione

pittorica).

In risposta all'invito pacelliano alla carità intellettuale, Rodella aveva sempre

profuso il massimo impegno negli studi. Al liceo tuttavia, egli era rimasto deluso

dall'insegnamento di "storia della filosofia", tanto da sostenere anche in seguito che

tale materia avrebbe dovuto esser tolta dai programmi scolastici. La nozionistica e

relativizzante esposizione dei vari sistemi filosofici - conforme al clima culturale di

allora, dominato dallo storicismo - generava nei giovani disorientamento e senso di

sfiducia non solo in merito alla validità scientifica della filosofia, ma anche sulle

capacità dell'uomo di poter giungere a verità razionali.

Entrato in seminario, il chierico Rodella ebbe tuttavia non poche perplessità anche

per il modo nel quale veniva allora insegnata la 'filosofia scolastica". Queste lezioni

infatti, basate su dispense assai schematiche, consistevano essenzialmente

311


a suo avviso — in una strumentalizzazione della filosofia, per fini apologetici. 555

Fu proprio in questo periodo ; che il chierico Rodella entrò in contatto col filosofo

veronese mons. Giuseppe Zamboni.

Grande intelligenza analitica, mons. Zamboni aveva dedicato tutta la propria vita

alla ricerca gnoseologica. Per lui nel 1921 padre Gemelli aveva istituito a Milano,

nella neonata Università Cattolica, la cattedra di gnoseologia. "La mente dell'uomo è

in grado di conoscere validamente i fenomeni del reale? Essa è in grado di giungere

alla verità? E come?".

Ai primi due interrogativi lo Zamboni aveva sempre dato una risposta affermativa,

con una convinzione che sapeva contagiare i molti suoi giovani discepoli veronesi. Il

pathos filosofico trasmesso loro da mons. Zamboni era il miglior antidoto contro la

"damnatio metaphysicae" dettata dall'allora imperante cultura positivistica. 556

Per tutta la sua vita, mons. Zamboni analizzò instancabilmente i meccanismi della

conoscenza, nei suoi più svariati ambiti: la psicologia, la biologia, la fisica, la

matematica, l'estetica, la metafisica, ecc.. Per

approfondire questa sua ricerca, nei primi

anni del secolo s'era messo in contatto con la

"Scuola di Lovanio", il centro culturale della

"Neo-scolastica". Fondata dal card. Mércier,

essa si proponeva di coniugare gli studi sul

tomismo (promossi dall'enciclica leonina

"Aeterni Patris" del 1879) con i portati del

criticismo kantiano (considerato "tout court"

come autentica espressione della filosofia

moderna). Zamboni aveva stabilito rapporti

anche con il padre della moderna

fenomenologia, Husserl, che a Lovanio

aveva fondato un centro di ricerche."'

312

Mons. Giuseppe Zamboni con un suo

allievo

555

Anni dopo, leggendo l'autobiografia di

Etienne Gilson - "Le philosophe et la théologie" (ed. Fayard, Paris, 1960) don Rodella

avrebbe scoperto che la stessa impressione da simili lezioni aveva desunto lo stesso grande

tomista francese.

556 Ben note erano le battaglie di mons. Zamboni contro la propaganda positivistica svolta dal

suo collega prof. Baroni, seguace dell'Ardigò, verso i giovani del Maffei.

557

In questo suo approccio al pensiero filosofico di area tedesca - tendenzialmente "idealistico" -

mons. Zamboni aveva seguito le orme del roveretano Rosmini. Ma di Rosmini, mons. Zamboni

conservava anche il senso della libertà intellettuale ed il tratto psicologico di una grande ed arguta

schiettezza.


Verso la fine degli anni '20 tuttavia, la Neoscolastica iniziò a subire pesanti critiche

da parte dei maggiori tornisti di area francese: Jacques Maritain, docente all'"Institut

Catholique" di Parigi ed Etienne Gilson, docente a la Sorbona. (Mons. Rodella, a tal

proposito, solèva affermare che: "Il dibattito filosofico in Europa è una partita a

tennis tra francesi e tedeschi. L'Italia vi gioca un ruolo assai marginale, al massimo

quale "suppòrter" o colonia culturale della Germania").

Le critiche dei tomisti francesi si appuntavano specialmente sulla teoria del

"realismo critico" sostenuta dalla scuola di Lovanio. In base a questa teoria, ed in

conformità al criticismo kantiano che la ispirava, i neoscolastici di Lovanio ribadivano

che la conoscenza non può esser spiegata in termini di "realismo ingenuo":

l'oggetto della conoscenza infatti non è mai immediato. Secondo la gnoseologia di

Lovanio, l'oggetto della conoscenza è sempre invece mediato o filtrato dalla critica e

da categorie logiche (i "noumeni") che rimandano ai vari "fenomeni" dello scibile.

Col "realismo critico" si dava dunque più importanza al mondo delle idee, che a

quello delle percezioni.

Alle tesi sostenute dalla Scuola di Lovanio, Maritain e Gilson obiettarono che,

negando con Kant l'essere degli oggetti da conoscere (o, con Husserl, mettendolo tra

parentesi) non si poteva certo uscire dall'ambito di una conoscenza puramente

fenomenica. Aspettarsi, in questo caso, una qualsiasi forma di "realismo" era questo

sì - una vera ingenuità. Sia Maritain che Gilson indicavano invece qual'era l'originaria

gnoseologia tomista: l'atto della conoscenza è dovuto ad una percezione immediata

della realtà sensibile (ente) che si verifica contemporaneamente all'intuizione della

sua esistenza ed essenza ("nell'istante in cui è colto dai sensi, l'ente è colto anche

dall'intelletto"). Il realismo prodotto dalla conoscenza dunque non può che essere

"ingenuo" (nel senso etimologico del termine "in-genuus": "generato all'origine del

conoscere", come dato primitivo ed immediato). È infatti l'essere stesso dell'oggetto

esistente, concreto e sensibile (ente) a generare nel soggetto conoscente la percezione

e l'intuizione di esso (la percezione riguarda la materia, cioè gli accidenti, e

l'intuizione riguarda la forma o sostanza dell'ente). Siamo qui al livello dell'intuizione

dell'ente". L'ente è infatti la prima realtà che tocca l'intelletto ("Primo in intellectu

cadit ens"). Solo in un secondo momento, per astrazione, dall'ente si può risalire al

livello dell'Essere (attraverso l'intuizione dell'actus es-sendi"). Le tesi "realiste" di

San Tommaso e quelle "idealiste" del criticismo kantiano non potevano dunque in

alcun modo accordarsi!

Questi rilievi critici furono compiutamente formulati nell'opera "Sept lécons sur

retre" di Jacques Maritain (1934) e nel volume: "Rhéalisme thomiste e critique de la

connaissance" di Etienne Gilson (1939). Ma già nel 1932, nel suo "Distinguer pour

unir: les degrées du savoir", Maritain criticava espressamente la gnoseologia di

mons. Zamboni, per la sua prossimità alle tesi del "realismo critico". Nel 1932

l'Olgiati - il filosofo della Cattolica - accusava mons. Zamboni di "non combattere

313


efficacemente l'idealismo", per cui il suo insegnamento di Gnoseologia veniva ora

sospeso. Nel 1934, col suo "La gnoseologia di San Tommaso d'Aquino", Zamboni

cercò di dimostrare la piena compatibilità delle sue tesi con quelle di S. Tommaso. Nel

1937, tuttavia, il presidente della Sacra Congregazione degli studi cardinale Bisleti,

disponeva che a mons. Zamboni fosse revocata la licenza all'insegnamento presso la

Cattolica. Secondo mons. Rodella questi provvedimenti, sollecitati dalla Cattolica,

furono eccessivi: "Alla Gregoriana si sarebbe certamente consentita la libertà di

ricerca e d'insegnamento ad un pensatore del livello di mons. Zamboni: si trattava in

fin dei conti di ricerca speculativa e non di dogmatica teologica" (Rove).

Mons. Zamboni si ritirò ad insegnare presso le scuole superiori, dapprima a

Milano e poi a Verona. Egli s'impegnò ora in un accanito e sistematico studio delle

opere filosofiche che nel passato avevano affrontato il problema gnoseologico e nel

1940 scrisse il suo capolavoro: "La persona umana". Dopo il 1943, affetto da un

disturbo visivo sempre più grave, si ritirò nelle case dei canonici, affacciate al chiostro

della Capitolare.

Dalla primavera del 1945, come s'è detto, il chierico Rodella nelle "case dei canonici"

iniziava a far visita al grande filosofo veronese e con lui s'intrattiene in lunghe

conversazioni. Esse alimentarono nel giovane Aleardo la passione per la ricerca

speculativa nell'ambito della gnoseologia, della fenomenologia, della psicologia e

dell'estetica.

Dopo la sua ordinazione sacerdotale (1947), con i giovani della sua parrocchia di

S. Tomaso cantuariense, don Rodella andava regolarmente a seguire le lezioni tenute

da mons. Zamboni presso la "Scuola di cultura religiosa", accanto alla chiesa dei

Santi Apostoli (lezioni che esiteranno nella pubblicazione del volume "Itinerario

filosofico dalla propria coscienza all'esistenza di Dio", ed. Tipografica 1948, il libro

che forse consente il più facile accesso al pensiero zamboniano e che formò la base

per le lezioni di "Teodicea" svolte poi in seminario da don Rodella).

Dopo la scomparsa di mons. Zamboni (8 agosto 1950) don Rodella si iscrisse a

Roma alla facoltà di filosofia della Pontificia Università Gregoriana. Fin dall'inizio egli

si propose di dedicare la propria tesi di laurea all'opera del suo maestro. Egli trovò

pieno appoggio al suo progetto nel suo docente di Psicologia sperimentale e filosofica,

il belga prof. Delannoye, che era in contatto con la scuola di Lovanio. Don Rodella

sperimentò invece la netta contrarietà verso la sua ricerca, da parte del rettore

dell'Istituto "Leonianum", dei vincenziani, di cui egli era allora ospite a Roma, il

docente di filosofia padre Amedeo Rossi. A costui, che in un suo libro aveva sostenuto:

"chi segue le idee di Zamboni è fuori della Chiesa", lo stesso filosofo veronese aveva

causticamente risposto che: "se uno abbandona la filosofia per paura di perdere la

fede, vuol dire che è un uomo di poca fede e di nessuna filosofia".

Nell'aprile del 1952, invitato dalla Scuola Muratori, don Rodella tenne a Verona

314


una conferenza sul pensiero di mons. Zamboni 558 . Si trattava di una replica alla

conferenza su "La filosofia moderna" svolta la settimana precedente, nella stessa

sala di Teologia della Civica di Verona, dal socialista prof. Perego, nel corso della

quale era stato omesso ogni riferimento agli apporti della filosofia cristiana, tomistica

o neoscolastica. Il mese successivo (21 maggio 1952) alla Gregoriana don

Rodella superò brillantemente (9/10) l'"examen scriptum ad licentiam" con una

tesi dedicata al pensiero di mons. Zamboni.

Dopo l'impegnativo esame "De universa philosophia" del mese successivo e

l'anno di dottorato concluso nel giugno del 1953 con una tesi di Estetica (nella

quale egli esaminava i problemi dell'estetica alla luce del concetto tomistico e

quadripartito della causalità: causalità materiale, formale, efficiente e finale) don

Rodella si laureò in filosofia "9/10 summa cum laude".

Il triennio di studi alla Gregoriana rappresentò il periodo più fecondo per la

maturazione culturale di don Rodella: ciò era dovuto al respiro internazionale di

questo ateneo, all'alto livello scientifico ed intellettuale dei suoi docenti e alla

possibilità offerta agli allievi di stabilire personalmente contatti e conversazioni

continue con essi, ben oltre l'orario delle lezioni.

Per la "Philosophia Scolastica" don Rodella aveva avuto come docente il celebre

prof. R. Arnou, decano della facoltà (citato da Gilson nel suo "Le Thomisme"). Questo

insegnamento si rifaceva allo schema della "Summa theologica" e comprendeva le tre

sezioni della Theodicea, Cosmologia e Psychologia, aventi per oggetto rispettivamente

Dio, il mondo e l'uomo. 559

Per l'Interpretati° textus Aristotelis" vi era il prof. F.C. Copleston, gesuita inglese,

autore della "più importante opera moderna di lingua inglese di storia della

filosofia", tuttora edita dalla Paideia. L'Interpretati° textus S. Thomae" fu svolta

dal prof. Naber, tomista ortodosso.

Al terzo anno invece le lezioni di "Metaphysica critica" furono tenute dal prof.

Lotz, che si richiamava al pensiero di Martin Heidegger. 56 °

558 Vedasi: "La filosofia di mons. Zamboni", in VF, 13-4-'52, p. 5 e "Mons. Zamboni nella

storia del pensiero filosofico del nostro tempo" in "N.H. n. 16, pagg. 633-647.

559 Dopo la conclusione dei suoi studi alla Gregoriana, don Rodella avrebbe insegnato nel

Seminario veronese proprio queste tre materie.

560 Don Rodella però diffidava già dall'esistenzialismo heideggeriano, dopo aver letto l'opera di

J. Maritain "Le court traité de l'existence et de l'existent" (1947), assai critica verso il

filosofo del Daséin. Il giudizio più acuto e pungente su di esso, comunque, don Rodella lo

troverà anni dopo, in un'opera postuma di E. Gilson: "Costantes métaphysiques de l'etre". In

essa, Gilson dà merito al filosofo tedesco d'aver riportato l'attenzione sul tema dell'Essere,

dopo tanto razionalismo, criticismo, positivismo ed idealismo, ma - dopo duemila anni di

ontologia cristiana - egli trova ridicola la pretesa heideggeriana che tale argomento sia una

sua esclusiva ed originale scoperta. Riferendosi ad Heidegger, Gilson afferma

315


Don Rodella ricordava grandi figure di docenti nei suoi anni alla Gregoriana

anche in altre materie: come l'olandese Hoenen, cui erano affidate le "Quaestiones

scientificae cum philosophia coniunctae: Physica et Mathesis, Biologia et Anthropologia".

Per queste lezioni il prof. Hoenen si serviva del metodo delle "quaestiones" da

sempre in uso nella Scolastica. All'esposizione dettagliata di un problema di natura

scientifica faceva seguito la sua discussione critica, alla luce anche — ma non solo

ovviamente — della filosofia tomista. Il prof. Hoenen era un fisico olandese di

grande valore, amico del grande Bohr, l'autore della teoria dei quanti e della teoria

ondulatoria. Tali "quaestiones" affascinarono profondamente don Rodella. Egli in

seguito coltivò sempre il desiderio umanistico di poter mantenere ancor oggi un

sufficiente dominio intellettuale sui vari tipi del sapere. La filosofia della scienza ed i

problemi posti dalla fisica moderna avrebbero perciò destato sempre il più vivo

interesse in don Rodella (Le lezioni di Hoenen ispireranno l'insegnamento rodel-liano

della Cosmologia nel seminario veronese).

Per la psicologia sperimentale e filosofica e per le "Esercitazioni di psicologia"

nei tre anni di corso, il docente di riferimento era il belga prof. Delannoye, relatore

della sua tesi su mons. Zamboni. Egli era in contatto col laboratorio di psicologia

sperimentale della Scuola di Lovanio, reso famoso dai lavori del Michotte e dagli

studi del Maréchal sugli stati dell'esperienza mistica.

Le esercitazioni psicologiche e la psicologia religiosa erano svolte anche dal prof.

A. Godin. Anch'egli era belga e proveniva dall'Istituto di Psicologia dell'Università di

Lovanio. Aveva completato i suoi studi poi con una formazione psicoanalitica a New

York e a Montréal. Numerose erano le sue pubblicazioni sulla psicologia religiosa:

"Quaderni di psicologia religiosa", "Il Dio dei genitori ed il Dio dei figli", "La

relazione umana nel dialogo pastorale", "Guida psicologica e pastorale per discernere

i disturbi mentali", "Psicologia delle esperienze religiose, desiderio e realtà", ecc..

Attraverso le lezioni del prof. Godin, don Rodella venne in contatto con la cultura

psicanalitica, fortemente avversata invece alla Cattolica dal Gemelli."'

Nel 1952 importanti per la sua formazione nel settore della psicologia furono

anche le lezioni di "Caratterologia" svolte dallo psichiatra uruguayano prof. J. A. De

Laburu, autore di opere come: "La conducta de hombre'; "El podér de la volun-

316

dunque che: "la completa ignoranza della storia della filosofia, gli rendeva l'originalità

così facile!" — ibidem, p. 203. Tanto più che l'insigne pensatore dell'Esistenzialismo

negativo disgiunse sempre l'Essere da qualsiasi Essenza e non giunse mai dunque a fornirne

una qualche definizione.

561 Ciononostante, per la psicologia sperimentale, la psicotecnica e la storia della psicologia don

Rodella allora riteneva insuperato proprio il testo di Zunini-Gemelli; sebbene fosse assai

vasta la letturatura scientifica di ambito psicologico che egli affrontò per proprio conto, in

quegli anni alla Gregoriana.


tad", ecc.. Egli lo indirizzò allo studio della scuola neuro-endocrinologica romana del

Viola e del Pende, all'approccio al costituzionalismo del Kretschmer e allo studio della

patologia psichiatrica.

Al suo ritorno a Verona nel 1953, don Rodella introdusse per la prima volta l'insegnamento

della Psicologia nel Seminario diocesano e fu docente di "Psicologia

generale" presso la neonata e muratoriana Scuola di Servizio Sociale. Nella Scuola di

Servizio Sociale tra gli altri, egli chiamò ad insegnare il direttore dell'Ospedale

Psichiatrico di Verona prof. Cherubino Trabucchi, col quale stabilì rapporti di amicizia

e di collaborazione. Ne è una testimonianza, ad es., l'articolo di don Rodella su "Il

centro psicotecnico" 562 , che dimostra l'interesse di don Rodella per la Psicologia

attitudinale. Nel 1955, sempre nella Scuola di Servizio Sociale da lui diretta, don

Rodella diede inizio anche alle lezioni di "Psicologia dell'età evolutiva" e nel 1956 a

quelle di "Psicotecnica ed orientamento professionale".

Nel 1956 la posizione filosofica di don Rodella è ancora fedele all'impostazione

zamboniana, come si può evincere dal suo articolo: "L'intuizione di fatto come fondamento

del metodo gnoseologico", pubblicato nella raccolta: "Studi sul pensiero di

Giuseppe Zamboni " 563 .

Poco dopo, verso la fine degli anni '50, giunsero a maturazione alcuni stimoli

culturali, che erano stati seminati nel suo animo da tre importanti figure che egli aveva

incontrato all'epoca della Gregoriana (1950-'53): S.E. mons. Charles Boyer, padre

Cornelio Fabro e l'on. Guido Gonella.

1) S.E. mons. Charles Boyer, noto studioso di S. Agostino, prefetto della Gregoriana,

era un'importante autorità della Curia romana, assai ascoltato dallo stesso Pio

XII. Egli era molto stimato anche dall'on. Gonella (come si può evincere dalla sua

introduzione alle "Note religiose" di Pia Gonella). Diventato amico di mons. Boyer,

don Rodella lo ricordava come una "deliziosa personalità spirituale" (Rove). Costui

gli aveva caldamente raccomandato di accostarsi ai moderni pensatori dello

spiritualismo francese: Maurice Blondel, Louis Lavelle, Henri Bergson, ecc. Oltre la

soglia della gnoseologia, a suo dire, essi sapevano condurre lo spirito all'incontro con

l'Essere e con l'Atto puro, consentendo alla coscienza di accedere alla vera

Metafisica.

5,2

563

Pubblicato su VF, 21-11-'54, p. 5.

Ed. Marzorati, Milano gennaio 1957, pp. 149-170. Nello stesso volume figurano, tra gli altri,

l'articolo di don Dario Composta, sacerdote salesiano veronese discepolo di Zam-boni fin dal

1935 ed assai amico di don Rodella, ma anche il "Semplice ricordo" di S.E. mons. Charles

Boyer accompagnato allora a Verona dallo stesso don Rodella. Mons. Boyer stimava in

mons. Zamboni il filosofo ottimamente dotato, ma non ne condivideva la propensione

idealistica e la complessità di molte analisi: "egli trova tanti fenomeni, che io non vedo!" -

Rove.

317


Di Blondel mons. Rodella ci raccomandava la prima edizione de "L'action" (1896).

Di Lavelle egli consigliava lo studio delle opere metafisiche ("La presence totale", "De

l'Etre", "De l'Acte"), axiologiche ("Traité des valeurs": spec. il torno I, sulla "Teoria

generale dei valori"), morali ( "Morale et réligion", "Le Mal et la souffrance", ecc.),

come pure delle preziose analisi spirituali e psicologiche contenute nei suoi saggi ("De

l'Ame", "De l'intimité spiritelle", "La conscience de soi", "Les puissances du moi", "Le

Moi et son destin", "Psychologie et spiritualité", "L'erreur de Narcise": di quest'ultima

opera ai suoi adolescenti ed un po' narcisi allievi del Maffei leggeva alcune salutari

pagine!). La finezza spirituale di queste opere le collocava sulla stessa lunghezza d'onda

di quelle di Malebranche o di Pascal. Boyer amava ricordare a don Rodella che

"Blondel e Lavelle s'accostavano ogni giorno all'Eucarestia". Questa informazione

tuttavia non mirava tanto ad esprimere il compiacimento per una loro pratica religiosa,

quanto ad evidenziare come la quotidiana esperienza eucaristica conferisse loro una

profonda esperienza personale e dunque anche intellettuale dell'Essere e dell'Atto puro.

Questa esperienza nella loro meditazione si trasformava poi in analisi di pensiero tanto

raffinate.

Dell'ebreo Bergson padre Boyer rammentava a don Rodella come prima di

morire egli si fosse convertito al cattolicesimo, senza però farsi battezzare, solo

per non dar l'idea di tradire così il suo popolo, proprio nel momento della

persecuzione (egli moriva infatti a Parigi nel periodo dell'occupazione nazista).

2) Durante il periodo della Gregoriana, mentre preparava la sua tesi sulla gnoseologia

zamboniana, don Rodella più d'una volta era andato a trovare il filosofo padre

Cornelio Fabro, nel suo Istituto Stimatino di Santa Croce, sulla via Flaminia. Fabro era

un'autorità in terna di gnoseologia: la sua "Filosofia della percezione" -ricordava

mons. Rodella - è un'opera assai più robusta dell'omonima e famosa trattazione di

Merleau-Ponty. Fabro, d'una semplicità disarmante ("parlava di metafisica,

interrompendo con una certa ritrosi(' la partita a calcio con i giovani allievi del suo

Istituto" - Rove) era un metafisico di alto livello: profonda ed originale era la sua

interpretazione del tomismo come filosofia della "partecipazione dell'Essere".

L'originalità della sua concezione metafisica era costata anche a lui allora, come già a

mons. Zamboni, l'allontanamento dalla Cattolica. Nonostante questa sorte, comune a

quella del filosofo veronese, lo stesso padre Fabro confidò al giovane don Rodella la

propria opposizione verso la gnoseologia di mons. Zamboni.

3) Nel suo periodo romano, un altro incontro aveva indubbiamente contribuito

alla progressiva evoluzione delle idee filosofiche di don Rodella: quello con l'on.

Guido Gonella.

Gonella, come s'è detto, era stato allievo di mons. Zamboni alla Facoltà di filosofia

della Cattolica ed era assai legato alla sua figura, ma s'era poi accostato sempre più ai

rappresentanti del tomismo e dello spiritualismo francese del '900: dapprima (su

influsso di Montini) a Mounier, a Maritain e a Bergson, poi (durante il magi-

318


stero pacelliano) al tomismo, da lui appreso

soprattutto attraverso la lezione di Gilson.

Gonella indicò a don Rodella come il nobile

sforzo che lo Zamboni aveva compiuto per

combattere lo scetticismo filosofico dei

positivisti era stato condiviso ad un più alto

livello dalla speculazione di Henri Bergson

(autore entrato per la prima volta nella cultura

italiana attraverso gli scritti del Papini).

Nei primi trent'anni del '900 - dirà mons.

Rodella - Bergson era stato "il liberatore

della cultura europea dalla soffocante

Henri Bergson

schiavitù dello scientismo positivista".

"L'arrivo di Bergson sul campo di battaglia

mutò il senso e le condizioni del combattimento. Dopo che fu entrato in lizza

questo campione, la negazione della metafisica in nome della scienza moderna

fu controbattuta dalle affermazioni contrarie di una metafisica situata sul

prolungamento stesso di quella medesima scienza. Il positivismo era stato sconfitto

da uno spirito ancora più positivo del suo. Mostrandosi più esigente di esso

in materia di scienza, Bergson aveva operato nel criticismo tedesco e nello

scientismo francese una breccia trionfale. Bisogna aver vissuto in quegli anni

per sapere quale liberazione fu l'insegnamento di Bergson" (da: "Le philosophe

et la théologie", di E. Gilson, ed. Fayard, p. 124).

"Ma attraverso la breccia, e penetrando oltre, dove era giunto Bergson? Era

giunto a cogliere, oltre il tempo e lo spazio, categorie inquadratrici dei fenomeni

secondo il criticismo scientista, la durata, assoluto metafisico la cui intuizione

ed elaborazione sono alla base della metafisica, sono la metafisica, poiché

questa non è altro che la penetrazione della mente umana nella più profonda

realtà dello spirito che è la vita e la sua capacità creatrice: l'"élan vital" (da:

"La filosofia cristiana nell'opera di Etienne Gilson" conferenza di mons. A.

Rodella tenuta a Verona, in Castelvecchio, il 21-3-'86).

Nessuna scienza concettualizzante i fenomeni potrà mai cogliere la vita. Le

scienze esatte si servono con profitto dell'analisi razionale - che Bergson chiama

semplicemente "intelligenza" - perché il loro oggetto è modellato sulla materia

inerte, con le sue caratteristiche di composizione quantitativa e di estensione spaziale.

L'analisi razionale "riduce l'oggetto ad elementi già conosciuti, vale a dire comuni

a questo oggetto e ad altri". Quando è applicata ad oggetti viventi e dunque

unici, "nel suo desiderio eternamente inappagato di abbracciare l'oggetto intorno al

quale essa è condannata a girare, l'analisi moltiplica senza fine i punti di vista per

319


completare la rappresentazione sempre incompleta... Essa non ha mai termine" 564 .

Dunque "vi è una radicale incompatibilità tra l'"intelligence" (analisi razionale) e la

vita".

I fenomeni della vita (biologia, psicologia, gnoseologia, ecc.) vengono colti solo

tramite l'intuizione. L'intuizione è "la capacità dello spirito di trasferirsi all'interno di

un oggetto per coincidere con ciò che esso ha di unico, incomunicabile, e pertanto

inesprimibile... L'intuizione, ove sia possibile, è un atto semplice" (ibidem).

Le idee di don Rodella sul problema gnoseologico giungono in tal modo ad un punto di

svolta. Le interminabili analisi dello Zamboni sui fenomeni che sono oggetto della

conoscenza umana lasciano ora il posto all'intuizione dei "Dati immediati della coscienza"

(è il titolo del primo capolavoro di Bergson). Egli passa così dalla gnoseologia del

«realismo critico" a quella dell' intuizionismo". Dopo aver approfondito lo studio delle

opere di Bergson e dei suoi allievi tomisti, don Rodella considerò non più sostenibili alcune

delle posizioni gnoseologiche di mons. Zamboni.

Questa svolta coincise anche col passaggio di don Rodella dall'interesse prevalentemente

gnoseologico a quello eminentemente metafisico: dallo studio dei

fenomeni, intesi nella loro condizione spazio-temporale, alla scoperta della durata e

dello slancio vitale, che rappresentano l'aspetto dinamico e creativo dell'assoluto

metafisico. (Sono questi i temi del capolavoro bergsoniano: "L'évolution créatrice").

Quest'evoluzione filosofica di don Rodella si verifica verso la fine degli anni '50. In

questo periodo, che è quello della fase operativa della realizzazione universitaria

veronese, don Rodella è in stretto contatto con l'on. Gonella, grande estimatore delle

opere di Bergson. Il propellente ideale per l'impegno nell'impresa universitaria sarà dato

proprio dallo scambio filosofico col prof. Gonella e dalla meditazione ed

interiorizzazione dei due pilastri della metafisica bergsoniana: l'intuizione e la creatività

dello slancio vitale.

b) Da Bergson a Gilson: dalla metafisica della durata a quella dell'Essere

Nei primi anni '60, frequenti sono i viaggi di don Rodella a Parigi, "la vera capitale

culturale dell'Europa" (Rove), alla ricerca dei testi dei suoi autori preferiti, allora

introvabili in Italia. Egli è di casa nelle librerie parigine della "Vrin", in piace de la

Sorbonne (per la filosofia), de "La Procure", in piace S. Sulpice (per la teologia), della

"Payore della "P.U.E" (per la psicologia). Egli ha un'assoluta predilezione per la cultura

francese.

In questo periodo approfondisce sistematicamente, nella lingua originale, l'opera

omnia di Lavelle e di Bergson, ma anche quella di Maritain e di Gilson (entrambi grati

allievi di Bergson!), che dal Petruzzellis sono definiti come i "dioscuri del tomismo".

564 "Le pensée et le mouvant" di H. Bergson, P.U.F., Paris, p. 181.

320


Si attua in tal modo l'ultima importante evoluzione

delle idee filosofiche di don Rodella: dalla metafisica

bergsoniana della durata a quella autenticamente tomistica

dell'Essere.

Don Rodella riteneva che il capolavoro di Jacques

Maritain fosse la sua opera: "Distinguer pour unir: les

degréès du savoir" (1932): In esso le differenti tipologie

del sapere sono distinte in tre grandi raggruppamenti, a

seconda del crescente grado di astrazione che le caratterizza:

1) le scienze naturali (biologia, psicologia, ecc.)

hanno per oggetto di studio gli esseri viventi, contraddistinti

da "accidenti" mutevoli e da comportamenti non Jacques Maritain

totalmente predeterminati e dunque scarsamente

prevedibili. Questo tipo di scienze è regolato da leggi contingenti (si veda: "Il contingentismo

delle leggi di natura" del Boutroux). Il metodo di studio loro proprio è

prevalentemente quello induttivo.

2) le scienze fisico-matematiche: hanno come loro oggetto di studio corpi inanimati

oppure astrazioni numeriche (l'accidente "quantità").

Il loro metodo di studio è prevalentemente quello della deduzione logico-matematica.

La metafisica ha come oggetto di studio non tanto un accidente, quanto la sostanza

o l'essere stesso delle cose. Essa prevede dunque il massimo grado di astrazione e

procede principalmente dall'intuizione.

3) Ma è Etienne Gilson il filosofo prediletto di

don Rodella. Egli infatti, a suo parere, non è solo il

più grande storico della filosofia medievale, ma

anche - insieme al geniale Bergson - il più maggior

metafisico del '900.

Nell'enciclica "Fides et ratio" di Giovanni Paolo

II, Jacques Maritain ed Etienne Gilson vengono

proposti a modello quali moderni, eccelsi ed

ortodossi pensatori cristiani. Già negli anni '80,

alla loro opera mons. Rodella aveva dedicato

conferenze di alto livello, che meriterebbero oggi

d'essere pubblicate.

Etienne Gilson

321


L'opera in cui è condensata la metafisica gilsoniana è Tetre et l'essence" 565 . Essa

— secondo don Rodella — merita d'essere consigliata ai giovani che vogliono appassionarsi

allo studio della metafisica.

In quest'opera, Gilson sostiene che il pensiero originario di San Tommaso è stato

falsificato e deformato in senso iper-razionalistico dalla Scolastica, specialmente a

partire dal gesuita Suarez, punto di riferimento dello stesso Cartesio a Port Royal. Da

questa deformazione e dal razionalismo di Cartesio (influenzato anche dal grande

progresso compiuto proprio allora dalle scienze fisico-matematiche) deriveranno i

principali errori della "filosofia moderna": il criticismo kantiano, lo scientismo

positivista, l'idealismo, ecc.. In tutte queste correnti filosofiche infatti, vien data

maggior importanza all'essenza delle cose (alla loro concettualizzazione, al pensiero

razionalizzante che le analizza) rispetto alla loro reale esistenza. Secondo il loro

assunto: "Ciò che non è concettualizzabile, neppure esiste!". La realtà viene dunque

ad essere una creazione della ragione, anziché di Dio (che, per l'appunto, non è

concettualizzabile!).

L'errore opposto è quello dell'Esistenzialismo moderno ("Esistenzialismo negativo")

per il quale conta solo l'esistenza delle cose ed essa è disgiunta da qualsiasi

essenza (cioè da qualsiasi significato, valore, ecc.).

In entrambi i casi si è persa di vista la naturale ed intima armonia del rapporto che

collega essenza ed esistenza: esse infatti rappresentano rispettivamente la potenza e

l'atto dell'Essere. Quest'armonia viene colta dall'intuizione dell'actus essendi" o

dell'Essere di cui parla San Tommaso. Quest'ultima si colloca sulla linea della

bergsoniana "intuizione della durata", pur non identificandosi con essa 566 .

Si può dire che Gilson, proprio attraverso la lezione del suo maestro Bergson e

la sua nozione della durata, abbia potuto ritrovare la traccia dell'originario ed autentico

spirito tomista, riuscendo a raggiungere il massimo livello dell'astrazione

metafisica.

Se quella dell'ebreo Bergson può dirsi una metafisica del "Genesi" (per il rimando

del suo "élan vital" al concetto biblico di Creazione), la 'filosofia cristiana" di

Etienne Gilson può essere definita come metafisica dell'Esodo.

Quest'ultima infatti si sviluppa a partire dalla nozione dell'Essere, corrispondente

alla definizione che Dio dà di se stesso a Mosè sull'Oreb ("Io sono Colui

che è").

La definizione ontologica di Dio, del resto, oltre che nell'Esodo ricorre spesso anche

nel Vangelo giovannèo, con le frequenti affermazioni di Cristo in merito alla Sua

565

Ed. Vrin, Paris, (1962).

566

Non si può pretendere - diceva don Rodella - che Bergson sia tomista: egli non è partito dalla

teologia come San Tommaso, né dalla storia della filosofia come Gilson, bensì dallo studio

"positivo" delle scienze naturali.

322


identità, rivolte ai sedicenti figli di Mosè (Gv, 6, 45; Gv, 8, 24-28; Gv, 8, 58; Gv, 18, 6).

Oltre che dai dioscuri del tomismo, don Rodella è affascinato anche dalle opere di

Max Scheler (un altro grande allievo di Henri Bergson) nelle quali egli ritrovava

spesso profonde e "graffianti analisi" della fenomenologia e della realtà metafisica.

Don Rodella citava opere di Scheler, quali: "L'eterno nell'uomo" (lo stesso Gonella

era legato al pensiero scheleriano ed in particolare a questo suo lavoro), "Il formalismo

nell'etica e l'etica materiale dei valori" (opera di ardua lettura, che Rodella

confrontava al "Traité des valeurs" di Lavelle).

Del scheleriano "Sociologia del sapere" (che confrontava con "Les degrées du savoir"

di Maritain) Rodella apprezzava ad esempio l'anticonformista critica a Galilei e

alla sua indebita ingerenza nei campi metafisico e teologico, data la sua pretesa che il

metodo sperimentale (applicabile alle sole scienze fisico-matematiche) potesse essere

esteso ad ogni campo dello scibile.

Di "Essenza e forme della simpatia", una fenomenologia della vita affettiva, Rodella

condivideva nel modo più assoluto la critica al riduzionismo libidico della vita

affettiva operato da Sigmund Freud.

La politica del centro-sinistra

Nella sua principale opera politica, "L'Umanesimo integrale" (1936), come in quella

precedente "Persona e bene comune" (1932), T. Maritain aveva parlato della necessità

di un "Cristianesimo moderno, nel quale, a differenza di quello medievale, la sfera del

sacro fosse completamente distinta da quella del temporale". Qui inoltre - influenzato

dal socialismo umanitario del suo padrino, lo scrittore Léon Bloy -Maritain aveva

dimostrato di condividere l'analisi marxista dell'ineludibilità della contrapposizione tra

capitalismo e proletariato. Il filosofo francese vi aveva sostenuto che il marxismo è

un'eresia cristiana, anzi una religione atea, che adora il falso dio della storia. A suo

avviso esso poteva essere redento semplicemente sostituendo il Dio vero ed il valore

cristiano della persona umana ai falsi miti marxisti. 567

Attraverso mons. Montini - grande estimatore di J. Maritain, ed anche traduttore di

una sua opera - il pensiero politico maritainiano mise radici alla Cattolica

567 Queste iniziali posizioni politiche di Maritain, dovute anche alla scarsa conoscenza che

nell'Europa del 1936 si aveva dei crimini di Stalin, rappresentavano - secondo don Rodella - la

parte più debole del suo pensiero; ciononostante esse avrebbero rappresentato in Italia la parte più

conosciuta della sua produzione. L'"Umanesimo integrale" - come notava Del Noce in "Il cattolicocomunista",

p. 138 e segg. - è diventato il testo in cui si sono formate le giovani generazioni della

Democrazia Cristiana, dopo la seconda guerra mondiale" (cit. da: "Il messaggio di Maritain nel

centenario della nascita", conferenza di mons. Aleardo Rodella svolta a Verona, in Castelvecchio,

il 18-2-1983).

323


di Milano; esso influì anche sul giovane Gonella (che dopo il '40 però condivise

pienamente l'anticomunismo pacelliano), confermò Fanfani nella sua radicale avversione

al capitalismo, ispirò la scuola tosto-emiliana di La Pira e Dossetti.

Negli anni '50 il gesuita padre Messinéo (ovviamente con l'approvazione di Pio

XII) sferrò un duro attacco su "La Civiltà cattolica" alle tesi de L'"Umanesimo integrale".

A Verona l'arcivescovo mons. Urbani condivise in pieno le critiche all'opera

politica di Maritain, come si può notare dal suo intervento su: "Il problema dell'uomo

oggi" (ed. Curia vescovile, Verona 1957, p. 10 e segg.).

Nonostante queste autorevoli critiche, l'opera politica di Maritain divenne il

vangelo laico della sinistra democristiana. In essa trovò fondamento la politica di

apertura alle sinistre perseguita ostinatamente da Fanfani e Moro, che sarebbe culminata

con l'inaugurazione nel gennaio del 1962 della politica di centro-sinistra.

In sintonia con Gonella, col card. Siri (che nel 1958 l'aveva nominato assistente

dell'U.C.I.D. del Triveneto) e col proprio vescovo mons. Giuseppe Carraro, don

Rodella nel 1961-'62 cercò invano allora di convincere molti politici della D.C. veronese

ad opporsi a tale manovra.

La crisi post-conciliare

Nel 1962 don Rodella rifiutò a malincuore l'invito rivoltogli dal card. Siri a

seguirlo come consultore al Concilio: egli doveva restare a Verona, per seguir da

vicino la fase più delicata del salvataggio della prima facoltà universitaria

veronese. Don Rodella osservò attentamente l'iter dell'assise vaticana; ne ebbe

notizie dallo stesso cardinal Siri. Studiò a fondo i vari documenti conciliari e fu

particolarmente felice che in essi l'autorità più frequentemente citata fosse quella

di Pio XII.

I problemi insorsero poco dopo la conclusione del Concilio, avvenuta l'8 dicembre

del 1965. Don Rodella, come altri spiriti accorti, notò subito che iniziavano a

diffondersi all'interno della Chiesa alcuni segni di protestantizzazione, che non

trovavano alcuna giustificazione nei testi conciliari. Non erano esattamente questi gli

attesi "segni dei tempi". In certi ambienti teologici, in un'ottica "progressista",

s'intendeva "andare oltre" il Concilio. Le conseguenze si videro ben presto nelle

stesse celebrazioni liturgiche. Del mistero eucaristico si iniziava a predicare solo in

termini di "segno", anziché di "sostanza". Il culto mariano veniva sempre più spesso

emarginato, e così pure quello dei santi. Si auspicava che al primato petrino

subentrasse gradualmente la collegialità pastorale. Nelle omelie si evitavano argomenti

come l'anima e la salvezza eterna. Alla dimensione spirituale si preferiva

l'impegno sociale. Si enfatizzava la necessità del dialogo ecumenico e del dialogo col

mondo contemporaneo. Si dava grande importanza all'impegno dei sacerdoti

324


nel "sociale" e si fraintendeva il concetto generico del "sacerdozio comune" dei laici.

Le infiltrazioni marxiste nel frattempo penetravano anche in campo dottrinale: il

concetto di "popolo di Dio", ad esempio, veniva spesso ad assumere una connotazione

sociologica, anziché teologica. Nel terzo mondo si andava affermando la

teologia di liberazione. Contro le "vagues" teologiche del nord-Europa (catechismo

olandese, Theilhard de Chardin, Karl Rahner, Schillebeck, Hans Kung, ecc.) don

Rodella riaffermava che il fondamento della Chiesa è la transustanziazione

eucaristica e ribadiva l'assoluta continuità dogmatica del Concilio Vaticano II col

Concilio di Trento. Don Rodella assisteva ora con dolore all'abbandono della veste

talare da parte di molti giovani sacerdoti e allo svuotamento dei seminari (a Verona il

nuovo e grande seminario di San Massimo, appena realizzato dall'arcivescovo mons.

Urbani, andava malinconicamente svuotandosi).

Don Rodella era molto amareggiato dalla crisi post-conciliare della Chiesa e

condivideva pienamente le amare ed impietose analisi ecclesiologiche di Jacques

Maritain (ne "Le paysan de la Garonne" del 1966), di Etienne Gilson (ne "Les tribulations

de Sophie" del 1967 e ne "Approches sans entraves" del 1973), del card.

Giuseppe Siri (in: "Getzémani"), di Romano Amerio (in: "Iota unum" del 1985). Egli

apprezzava l'evoluzione di Hans Urs von Balthasar da '<Abbattere i bastioni" a

"Punti fermi" (1971). Condivideva senza riserve la denuncia fatta da Maritain nel suo

"Le paysan...": nel clima del post-concilio "il cattolicesimo sta subendo un'ondata

neo-modernistica rispetto alla quale quella condannata da Pio X sembra non più che

un raffreddore da fieno".

Al liceo classico Maffei don Rodella concepiva l'insegnamento della religione

come "illustrazione storico-filosofica dei principi di fede" (LA, 11-6-'89, p. 9).

Nella sua ora di religione egli non seguiva l'andazzo e non chiedeva ai suoi alunni:

"di cosa volete che parliamo?".

Tra il segno di Croce dell'inizio e quello della fine della lezione, egli spiegava i

testi conciliari ("Lumen Gentium", "Gaudium et spes", ecc.) oppure svolgeva una

colta esegesi del vangelo, sul testo greco del Merck (memorabile il suo commento al

prologo giovannéo: "En archè en to lògos...").

Invitava gli studenti a rifuggire dalle mode ideologiche del momento e al Maffei

egli rappresentò un roccioso e coraggioso punto di riferimento contro le turbolenze

sessantottine. Era sempre molto vicino agli studenti e molti di loro andavano poi a

trovarlo al suo "Centro di orientamento" in via Ristori, per esporgli i loro problemi

personali. Accompagnava regolarmente le varie classi nelle gite scolastiche - da lui

promosse e spesso organizzate - dato che esse rappresentavano, a suo avviso, un

momento di sano distacco dalle eccessive tensioni dello studio, dai conflitti psicologici

e dalle sempre più aspre contrapposizioni politiche di quegli anni.

Sul finire degli anni '60, egli iniziò a celebrare la messa domenicale presso la

325


chiesa di borgo Santa Croce, retta dai Salesiani (non lontano dalla sua abitazione di

San Felice Extra, nella quale egli s'era stabilito nel 1960). Le sue omelie sapevano

sempre attirare l'attenzione dei fedeli: erano lezioni di esegesi profonda, ma

comprensibile a tutti, incentrate sulla spiegazione del solo brano del vangelo domenicale.

Egli forniva di volta in volta precise informazioni sul contesto storico,

sulle usanze giudaiche dell'epoca, sul significato di certe espressioni. Riusciva così

a render presente e quasi visibile la scena narrata. Dopo mezzo secolo di docenza e

di predicazione, mons. Rodella ogni domenica nel proprio studio dedicava molto

tempo alla preparazione dell'omelia vespertina! Egli si documentava sui testi, che

s'era procurato nelle librerie di Parigi, in Vaticano, dai domenicani di Bologna,

ecc. 568

Nel 1969 don Rodella riceveva dalle mani di Paolo VI la nomina a "Cappellano di

Sua Santità". Nel 1972 rinunciò alla nomina di Vescovo di Acerenza (Potenza), per la

quale s'era interessato il Vescovo di Verona mons. Giuseppe Carraro.

Nel frattempo insegnava all'Istituto teologico salesiano di Saval, all'Istituto don

Provolo e svolgeva attività di conferenziere.

Svolse anche l'attività di assistente spirituale dell'Ordine di Malta e fu molto

sensibile all'impegno di tale associazione in campo assistenziale e sanitario.

Mons. Rodella e la psicologia

Quanto mai intensa, paziente e sconosciuta fu la sua attività di sostegno psicologico, di

aiuto concreto, di consiglio e di guida spirituale nei confronti di molti giovani liceali o

universitari veronesi presso il "Centro di Orientamento" di via Ristori. Quanti giovani

da lui seguiti trovarono sollievo alle loro angosce esistenziali, pacificazione nei loro

conflitti interiori o interpersonali, orientamento per le loro scelte di vita, e non solo per

quelle scolastiche o professionali!

Sia nei suoi scritti che nelle sue lezioni, sono assai frequenti, originali e profonde le

connessioni e le sintesi dalla psicologia alla filosofia e viceversa.

Nel 1972 don Rodella scrisse un testo di "Psicologia dinamica", nel quale egli

esaminava criticamente le idee e le tecniche dei fondatori della Psicanalisi.

Di Sigmund Freud egli apprezzava la fondamentale scoperta del fenomeno della

rimozione e l'approccio al mondo profondo ed immaginativo del paziente. Il merito

principale del padre della psicanalisi, secondo don Rodella, era quello di

568

326

Ad es.: il Lagrange, Ricciotti, Smith per i vangeli; Pratt e Tondelli per l'esegesi paolina; e

poi i gesuiti della scuola di Lione, le edizioni "du Cell", il monumentale "Lexicon" della

Paideia, ecc.


aver ribaltato l'ottica freddamente oggettivante nei confronti dei pazienti, che era

tipica invece della psichiatria neurologica ottocentesca. Freud infatti - come aveva

confidato a don Rodella il Moreno, l'inventore dello psicodramma che di Freud era

stato allievo - ebbe sempre una grande empatia verso chi prendeva in carico e una

grande attenzione per la sofferenza psichica. Il fenomeno del transfert e del

controtransfert comportava certo dei problemi di corretta gestione del rapporto, ma

senza di essi, senza cioè calarsi ogni volta faticosamente nel mondo del paziente -

ripeteva don Rodella - "non si combina nulla". Il modello psicoterapico di don

Rodella s'ispirava (Rove) al monito paolino: "Essere tutto in tutti".

Della psicanalisi don Rodella rifiutava ovviamente l'assurdo riduzionismo libidico

della vita psichica (una reazione all'eccessiva rigidità della morale vittoriana?) ed

ancor più quello della vita spirituale (fatto che, secondo Rodella, dimostrava la

mancanza in Freud di una vera esperienza religiosa).

In questa stessa dispensa, don Rodella condivideva invece la visione finalistica

della vita psichica espressa dalla psicologia individuale di Alfred Adler. Egli aveva

però delle riserve sull'eccessiva insistenza riservata da Adler al ruolo del complesso

d'inferiorità e del correlato meccanismo della compensazione. Questi meccanismi

psicodinamici, a suo avviso, non potevano certo spiegare ogni caso di nevrosi.

Don Rodella era affascinato anche dall'approccio culturale di Carl Gustav Jung e

dalla sua conoscenza del mondo dei simboli e dei miti, ma ne criticava la spiritualità

di stampo orientale ed immanentista.

Per don Rodella lo psicoterapeuta doveva conoscere e padroneggiare molteplici

tipi di approccio (oltre ai tre suddetti, il metodo non direttivo di Rogers, l'analisi

transazionale, lo psicodramma, ecc.). Essi a suo avviso rappresentavano altrettante

frecce al proprio arco che potevano tornar utili, di volta in volta, a seconda dei casi: in

psicologia infatti, al di là delle facili etichettature diagnostiche, "ogni caso è diverso

da un altro" (Rove).

Nell'ultima parte del suo testo di "Psicologia dinamica" (nel capitolo: "Psiche e

spiritualità") pur distinguendo e rispettando i confini del piano psicologico e di quello

spirituale, don Rodella accennava alle ripercussioni positive che una sana vita

spirituale ha spesso sulla sfera psicologica. Egli trovava una conferma di ciò ed una

corretta impostazione del problema nella "psicologia della motivazione" di Paul Diel.

Per questo autore - allievo del Wallon, pressoché sconosciuto nel nostro Paese -

mentre la vita psichica è la vita dei desideri più diversi e spesso tra loro contrastanti

(desideri istintivi, culturali, intellettuali, spirituali, ecc.) la vita spirituale è invece il

regno del "désir éssentiel". Il désir éssentiel è quello dell'armonizzazione dei desideri.

Esso può realizzarsi solo attraverso la corretta valorizzazione dei vari desideri e cioè

il loro congruo ordinamento gerarchico. Il désir éssentiel - secondo Rodella - non è

altro che la trasposizione nella psicologia del concetto bergsoniano di "élan vital": se

giunge a realizzarsi, infatti, il désir éssentiel diventa la fonte vera

327


della creatività umana. La sfera spirituale trasforma dunque i desideri in motivazioni

(desideri valorizzati). Le motivazioni - a seconda delle scelte, più o meno

previdenti e lungimiranti, operate dal soggetto - possono essere sane o false, fonte

rispettivamente di armonia e gioia o di conflitto interiore e di angoscia.'"

Nel corso della sua attività di sostegno ai giovani studenti veronesi presso il

"Centro di orientamento", don Rodella divenne ben presto un maestro nell'applicazione

del test proiettivo di Wartegg. Egli lo approfondì in chiave junghiana e lo insegnò

- insieme a molti altri test psicometrici e psicoattitudinali - ai propri allievi

della Scuola per consiglieri di orientamento.

Don Rodella si appassionò inoltre all'arte dell'analisi onirica (la "via regale

all'inconscio") e allo studio della dimensione mitica dell'uomo. Studiò a fondo le

opere di Mircea Eliade - soprattutto il "Trattato delle religioni", "Il mito dell'eterno

ritorno" - ma consigliò ancor più la lettura del capolavoro di Gussdorf: "Mythe et

métaphisique".

Nel 1966 a Barcellona don Rodella ebbe modo di conoscere personalmente

Mo-reno - l'inventore dello psicodramma e della sociometria - e ben presto

apprese l'arte dello psicodramma analitico individuale.'"

Assistendo a tali sedute e a tali catarsi, don Rodella rielaborò la teoria dei quattro

linguaggi dell'uomo:

il linguaggio del corpo, che nei suoi blocchi psicosomatici esprime le difese

del soggetto da angoscie di vario tipo;

il linguaggio delle immagini (il più antico dell'uomo) che, appena al di là del

livello coscienziale, usa immagini dinamiche - spirituali e creative o inconscie e

disturbanti - potentemente suggestive ed attive;

il linguaggio delle emozioni, intermedio tra il mondo della corporeità e quello

immaginativo, che attraverso le abreazioni esprime i mutamenti psicologici

indotti dalla dinamica delle immagini interiori.

Con l'ultimo tipo di linguaggio, quello verbale (la forma di comunicazione filo

569 Il capolavoro di Paul Diel è il suo "La peur et l'angoisse", la cui introduzione costituisce un

magnifico affresco sulla psicogenesi: in esso si respira l'atmosfera bergsoniana de "/'évo-

/ution créatrice".

570 Nel corso di alcune sedute di rilassamento, ridotta solo un pò la soglia della coscienza, il

soggetto nevrotico spesso esprime spontaneamente le suggestionanti "reveries" che da

molto tempolo ossessionano. Quando finalmente riesce a far cadere il muro della rimozione

da questo suo ipnotizzante film interiore, si liberano in lui emozioni represse ed energie

insospettate. Scoprendo queste sue ossessive immagini subconscie, cariche di tensione,

capita che il soggetto giunga a sbarazzarsene attraverso un pianto liberatorio o sperimentando

un gioioso sentimento di ritrovata pacificazione.

328


ed ontogeneticamente di più recente acquisizione) siamo infine al linguaggio della

coscienza e della razionalità. È questo solo lo strato più superficiale della psiche, cui si

può accedere anche solo attraverso le parole d'un semplice colloquio.

Ma per entrare nel mondo della sofferenza psichica, ai suoi allievi del Centro di

Orientamento don Rodella insegnava la necessità di sapersi immergere, con pazienza

ed intelligente sforzo, nell'oceano di quei linguaggi più antichi e profondi. Questa era

l'antropologia applicata di don Rodella!

Per comprendere l'origine dei linguaggi ancestrali della psiche, la loro stratificazione

(la "teoria degli strati"di Philippe Lersch sta alla base dell'interpretazione del

proiettivo di Wartegg) e la loro evoluzione ontogenetica don Rodella s'era appassionato

allo studio della psicologia infantile. Aveva studiato a fondo la psicologia

genetica di Piaget ed in lingua originale tutte le opere di Wallon.

L'inconscio per don Rodella non è tanto un'entità sostanziale, quanto piuttosto -

come per Lacan - un linguaggio: il linguaggio più antico dell'uomo, un linguaggio

intrapsichico, le cui parole sono le immagini e la cui grammatica è quella della

fantasia e dei meccanismi di difesa.

Il linguaggio delle immagini, per don Rodella, sta alla base di uno dei fenomeni più

potenti e meno studiati della psiche umana: il fenomeno della suggestione. Le

immagini sono dotate di un grande potere ipnotico. E proprio dalle ricerche

sull'ipnotismo (con Mesmer, Charcot, Bernheim) e dallo studio della suggestionabilità

delle pazienti isteriche (trattate da Janet o da Freud) che è nata la psicologia

moderna. Lo studio della dimensione immaginativa però, secondo don Rodella, aveva

trovato le analisi più profonde nelle opere di Henri Bergson ("Les données immediates

de la consciénce", "La mémoire" e "L'énergie spirituélle" sono i testi bergsoniani che

meglio approfondiscono questa tematica). Per Bergson l'uomo non ha solo immagini

disturbanti provenienti dall'inconscio, bensì anche immagini creative provenienti dal

"surcoscient". Sono le immagini che ispirano i grandi artisti, i veri imprenditori, gli

uomini creativi e i santi. Per il grande metafisico francese l'immagine è l'unico mezzo

adeguato a cogliere i fenomeni della vita, mentre le parole o i numeri sono invece

strumenti dell'analisi razionale ("intelligenza") idonei a descrivere la materia

inanimata.

L'obiettivo di ogni psicoterapia, per don Rodella, doveva essere quello di liberare il

soggetto dall'influsso delle immagini disturbanti presenti nel suo inconscio (la fantasia

rimossa per Freud era la "pazza di casa") per ricondurlo al regno della realtà e ai

progetti creativi suggeritigli dalle immagini del suo "mondo sovraconscio".

Don Rodella era particolarmente attento alle varie forme di sofferenza, che egli

considerava in assoluto come le più grandi forme di "povertà". Sanare la sofferenza

morale era compito del sacerdote; curare la sofferenza fisica era dovere del medico;

per la sofferenza psicologica in quegli anni si dovevano formare figure professionali

competenti e motivate. Quella psicologica infatti era, a suo avviso, una delle

329


sofferenze più acute e più spesso sottovalutate. Per la sua esasperante lentezza, don

Rodella paragonava la sofferenza psicologica allo scorrere della polvere nella clessidra.

Egli non era contento di come andava l'assistenza psichiatrica: la scoperta degli

psicofarmaci negli anni '50 era stata certo un fatto molto positivo, ma esso, a suo

parere, "aveva favorito la pigrizia degli psichiatri". Troppo spesso essi - a suo avviso

- si limitano a mettere etichette ai pazienti e a misurare i milligrammi di qualche

psicofarmaco. Dopo il 1978, con la riforma Basaglia, si era passati dal ri-duzionismo

organicistico dei disturbi psichici dell'epoca manicomiale ad un loro riduzionismo

sociologico. In entrambi i casi si tratta di una psichiatria "du dehors" e cioè di

un'approccio "oggettivante" del paziente. Urgeva formare operatori psichiatrici

sensibili e preparati. Egli accarezzò il progetto di formare a Verona una generazione

di psichiatri colti e "du dedans". Fece... quel che potè!

Ulteriori studi filosofici ed ultimi anni

Dopo la morte del prof. Guido Gonella (nell'agosto del 1982) don Rodella dedicò due

illuminanti conferenze all'opera filosofica di Maritain (1983) e Gilson (1986), i

"dioscuri del tomismo" tanto studiati ed amati dallo stesso grande uomo politico

veronese. Il testo di tali conferenze meriterebbe oggi d'essere pubblicato.

La posizione gnoseologica e metafisica di don Rodella coincideva ora con quella

del tomismo puro ed affatto "scolastico" di A. Forest ("La métaphisique du concret").

Egli era ora in stretto contatto con l'amico salesiano mons. Dario Composta -

anch'egli allievo di mons. Zamboni ed ora tomista - decano della facoltà di filosofia

dell'Università Urbaniana di Roma, a suo dire il maggior filosofo veronese della

seconda metà del Novecento. Mons. Rodella ricevette l'invito ad insegnare presso tale

facoltà, ma lo rifiutò per poter proseguire con calma i suoi studi ed il suo operato a

Verona.

Nei primi anni '80 mons. Rodella studiò a fondo l'"opera omnia" di Karl Popper -

autore allora quasi sconosciuto nel nostro Paese - condividendone l'impietosa critica

verso le pretese "scientifiche" di evoluzionismo, psicoanalisi e marxismo.

Per Popper il criterio della scientificità di una certa dottrina è dato dal fatto che

essa possa venir "falsificata" dai fatti. Orbene le suddette teorie forniscono invece

delle interpretazioni, che rifuggono sempre da ogni possibilità di falsificazione. Esse

dunque non sono delle teorie scientifiche, bensì delle ideologie.

1) Quanto all'evoluzionismo, mons. Rodella ricordava come la vera evoluzione in

natura è quella prevista già da Aristotele: quella cioè che va dalla potenza all'atto. Ma

la potenza (la gamma delle possibilità) è sempre maggiore dell'atto compiuto. mons.

Rodella era dell'idea dunque che dal "meno" non potesse mai derivare il "più": quindi

era del tutto improbabile che l'uomo fosse derivato dalla scimmia.

330


2) Quanto allo storicismo marxista, mons. Rodella concordava pienamente con

Popper nel sostenere che è impossibile prevedere il futuro: il marxismo ad esempio

prevedeva "scientificamente" la fine del capitalismo ed invece era avvenuta la caduta

del muro di Berlino. Chi l'avrebbe detto, anche solo un mese prima?

3) Quanto alla Psicanalisi, l'austriaco Popper conosceva bene sia Adler, che

Freud. Egli sapeva che lo stesso sogno, in base alle loro teorie, veniva interpretato in

modo totalmente diverso e che esse tuttavia non accettavano smentite. Il criterio di

validità per la psicanalisi - secondo mons. Rodella - è invece solo di tipo pragmatico:

quello cioè di ipotesi operative. Ogni caso clinico è diverso dall'altro e l'efficacia

terapeutica di una data interpretazione è, di volta in volta, il criterio stesso della loro

validità.

Dopo il riconoscimento dell'autonomia all'Università di Verona (1982), don

Rodella s'impegnò per l'istituzione a Verona di nuove importanti facoltà. Così, verso la

fine degli anni '80 egli stimolò l'ing. Biasi ed il dott. Zanotto a finanziare la nascita a

Verona delle Facoltà di "Scienze Matematiche-Fisiche-Naturali" (1991) e,

rispettivamente, di Giurisprudenza (1995). Dopo il pensionamento (1989) egli insegnò

per vari anni nella "Scuola della terza età" (Storia della Chiesa, Storia dei Concili,

ecc.). A fronte dell'epidemia di separazioni coniugali, don Rodella fu ora anche assai

attivo come perito di parte nelle cause per il riconoscimento di nullità matrimoniale.

Proseguì inoltre la sua indefessa attività di consiglio e di competente sostegno, rivolto

specialmente ai giovani.

S'interessò attivamente alla nascita di nuovi corsi di laurea e sollecitò l'Associazione

Industriali di Verona a finanziare la nascita dell'ultima facoltà veramente

importante che mancava alla nostra città: Ingegneria.

Venne a mancare nella sua casa di S. Felice Extra il 25 agosto 2004.

È sepolto ora nel Cimitero monumentale di Verona, sotto il padiglione "Benefi-ciis

in patriam".

331


DI MONS. RODELLA HANNO DETTO

DON RODELLA E I PRIMI STUDENTI UNIVERSITARI

Ricordo di Luigi Marastoni, Presidente dell'ORUV ("Organismo Rappresentativo

Universitari Veronesi") nella stagione cruciale per il riconoscimento governativo della

Libera Università.

«Abbiamo impiegato un po' noi studenti che non provenivamo dal Classico a

imparare a conoscere chi era davvero quel prete nella lunga tonaca, con il

cappello a larghe tese, che saliva e scendeva deciso la scalinata d'onore di

Palazzo Giuliari. Il viso sempre ben rasato, gli occhi che sprizzavano astuzia,

un sorriso disposto all'ironia, l'aspetto e la struttura fisica di chi, oltre che

con questioni dottrinali doveva avere consuetudine con la buona tavola. Nei

primi tempi invidiavamo i compagni che erano stati suoi allievi, che ne

raccoglievano le confidenze, venendo a conoscenza prima di noi di in

ormazioni utili alla nostra causa. Finchè, forti della nostra posizione di eletti

nell'Organismo Rappresentativo e delle responsabilità che ci eravamo assunti

nei confronti dell'intera popolazione studentesca, ci siamo fatti avanti. E fu

intesa senza riserve. Se a distanza di tempo, fuori da qualsiasi gioco di parte,

ci fosse chiesto di esprimere come ex-allievi chi tra i padri fondatori ci è stato

più vicino negli anni travagliati che dalla nascita dell'Università ci hanno

portato al riconoscimento legale dei nostri studi, credo che nessuno avrebbe

dubbi nell'indicare Don Rodella, a cui io sento il dovere di accostare - per la

testimonianza diretta nella mia funzione di presidente degli studenti - l'altra

figura che rischia di non essere ricordata quanto meriti: quella dell'avvocato

Renato Gozzi.

Don Rodella ci teneva aggiornati sulle iniziative di amministratori e

politici che interessavano il progetto Libera Università, sull'aria che tirava

negli ambienti che potevano avere una qualche influenza - positiva o negativa

- sulla sua realizzazione: informazioni indispensabili per sostenere la

motivazione di studenti impegnati in un'impresa azzardata. Gozzi ci dava

ascolto, sostegno e risorse per risolvere i nostri problemi. E furono entrambi

molto espliciti nel riconoscere il nostro ruolo nella costruzione dell'Università

(ma anche il sindaco Giorgio Zanotto ebbe ad affermare pubblicamente che "i

veri pionieri sono stati gli studenti").

Lo sappiamo bene, e lo sapevamo, che altri personaggi della Verona degli

anni '50 e '60 (intellettuali e docenti dell'Istituto Muratori, amministratori e

politici) hanno dato il loro contributo al successo dell'impresa. E infatti nel

1984, nella ricorrenza del 25°, come ex-allievi abbiamo voluto radunarli tutti

nell'aula magna di Palazzo Giuliari per esprimere loro la nostra gratitudine.

In quell'occasione abbiamo avuto modo di dare conto delle iniziative

promosse

332


direttamente dai primi universitari e, ancora meglio, dello spirito che li

animava negli anni della grande sfida.

A distanza di tempo avemmo tutti la convinzione di avere vissuto una fase

esaltante della storia della nostra città, fornendo contributi indispensabili alla

causa, e non come semplici spettatori. Abbiamo conservato a lungo quello

spirito e anche rievocato spesso quelle vicende. E con chi? Proprio con il

nostro grande interlocutore di allora, Don Rodella. Ci riceveva nella sua casa -

non più nel suo ufficio all'Istituto Muratori - in un piccolo gruppo di exstudenti,

non più giovani, ognuno già con i propri impegni di famiglia e di

professione. Tra un sorso di cognac e l'altro, nell'atmosfera profumata da un

buon sigaro, era tutto uno spulciare tra documenti e ricordi. E c'era sempre

qualcosa da aggiungere a quanto già si sapeva, e qualcosa che ci sembrava

inedito e forse non lo era più: era stato il prof. Pontieri, rettore di Napoli e

accademico dei Lincei a consigliare di puntare su Economia, la "facoltà di

domani" (a Don Rodella non sarebbe dispiaciuto cominciare con Medicina);

era stato l'ex-ministro Gonella a proporre il prof. Verna come Rettore, che

aveva conosciuto nella veste di membro del Consiglio superiore della Pubblica

Istruzione; e c'era quella lettera della contessa Giuliari che, nel donare il

palazzo prima sede dell'Università, esprimeva "la gioia di poter fare qualcosa

per la mia cara Verona"; e l'episodio della "cena di Punta San Vigilio" di fine

anni '50 che valse a rimuovere le ultime esitazioni dei promotori: vi aveva

partecipato, con un ristretto gruppo di intellettuali e di amministratori, il

Cardinale Urbani, allora arcivescovo di Verona, che benedisse l'idea di una

Libera Università cittadina, stimolando la conclusione dell'avv. Buffatti,

Presidente della Provincia: "Se Vostra Eminenza ha sposato l'idea, la sposiamo

anche noi"...Era una tranquilla condivisione di ricordi in una condizione

domestica, al riparo da possibilità di ricevere plausi e onori dalla Verona

ufficiale; un rivivere emozioni, spesso accompagnate da quel particolare

sorriso di Don Rodella che, tra espressioni di furbizia e di complicità,

mascherava l'orgoglio di una convinzione mai dichiarata: "ce l'abbiamo

fatta"».

La vicinanza di

don Aleardo Rodella

ai giovani liceali

ed universitari

333


"DON RODELLA, UN MITO VA IN PENSIONE" di Giuseppe Anti

«Ore 11, classe II C: ultima lezione di mons.

Rodella. A 66 anni va in pensione il decano tra

i docenti del liceo Maffei. È stato l'anno

d'insegnamento numero 36, sarà l'ultimo... I

ragazzi bivaccano tra panini e bibite, già siamo

in clima vacanziero. Così il prof. Ro-della,

docente di religione fra queste mura dal 1953,

può conversare.

Il cronista è anche suo ex-allievo, come

mezza redazione di questo quotidiano cittadino

e una buona fetta del giornalismo cisalpino. Ci

fanno compagnia nel club dei 3.000 rodelliani,

molti veronesi celebri. Il professor togato

("Mai visto senza veste talare") ne elenca

alcuni: "Tra i docenti universitari Borelli,

Tantini, Nicolis, Cavalla. Primari come Nosè,

Robotti, De Nardi, Veronese. E industriali: tutti

i Fedrigoni, per esempio. Per non dire dei

politici: í senatori Perina e Fontana, il liberale

De Gresti, quel bravo ragazzo di Facchini, l'exsegretario

del Pci. Come erano a scuola? Tutti

in gamba, i politici. Si sono rovinati dopo".

Monsignor Rodella insegnava nelle ultime

tre classi di corso. E insegnava sul serio. "La

Corte costituzionale ha voluto darmi ragione"

dice senza pudori che, diciamo così, mai gli

sono stati congeniali. "La religione a scuola

deve essere illustrazione storico-filosofica dei principi della fede. Adesso è

scritto nei programmi ministeriali, io è da 36 anni che lo faccio, leggendo in

classe i Vangeli nell'originale greco antico". Quando gli studenti gliel'hanno

lasciato fare. E chi scrive, per non far nomi, si cimentò a disfare quei

programmi. Invano, ovviamente. "Volevate parlare di Vietnam e di

sottosviluppo nella mia ora" ricorda il pensionando. "Sciocchezze, passioni del

momento. Mai seguire le mode: è il mio principio. Il dialogo in classe? Lo

facevo negli anni Cinquanta, e allora sì era rivoluzionario. Ma che si pròvino,

oggi, a propormi una discussione sull'Amazzonia...". Non ci provano, anche

perché la campanella è suonata e gli alunni sciamano. Chi si trattiene,

ossequioso, ha solo interessi privati. "Scusi, professore, mi hanno promosso

quest'anno?". Il monsignore abbozza

334


un sorriso pieno di sottintesi. "Si, ce l'abbiamo fatta". E resta il dubbio se il

plurale vada riferito al collegio dei docenti o alla "maiestatis"del prelato

maffeiano. Non lo chiamavano "il Siri di Verona"? "L'ho sempre preso come un

elogio" gongola Rodella. "Ero in stretti rapporti con il defunto arcivescovo di

Genova, vero maestro della fede e dell'autentica tradizione cristiana". Ma,

nonostante le frequentazioni cardinalizie, Rodella non si è mai visto nei panni

del vescovo di Verona: "Mi mancano le doti spirituali. Eppoi, diciamolo, non

sarei stato accomodante con certi andazzi: non sono adatto ai tempi"...

... Arriva un biondino finto-sicuro-di-sé. "Monsignore ho scommesso 500mi1a

lire che il Tosi Flavio ha finito il Maffei l'anno scorso". Un nanosecondo e

l'Ibm nascosto sotto la pelata smentisce: "Fu l'anno prima, ricordo quando si

azzoppò per recuperare il pallone finito in Adige qui dietro. Ecco, lo prova la

mia nota sul registro: "A metà dell'ora di religione rientra in classe Flavio

Tosi dal greto del fiume"... Il biondino impallidisce. Don Rodella congeda il

cronista. "Adesso ho da risolvere questo problema, qui fa parte della mia

missione". E sorvoliamo, anche perché sarebbe imbarazzante. Mica solo di

scommesse sceme si è occupato il monsignore. Droga, violenza politica,

famiglie a rotoli, voglia di farla finita... Ma su queste cose Rodella non parla.

Per questo i ragazzi in aula lo contestano e poi vanno a confidarsi con lui.

Non più al Maffei ma ci torneranno ancora, monsignore"»."'

571

Estratto da: "Don Rodella, un mito va in pensione » di G. Anti, in LA, 11-6-'89, p. 9.

335


AMICO DI CHI CREA dell'artista Luigi Scapini

«... mons. Rodella (... mio professore di religione al Maffei... ) amava l'arte, si era

laureato con una tesi di estetica... Avendomi avviato lui nel campo dell'Arte sacra, mi

considerava un po' una sua creatura...

Nel 1972 avevo 26 anni, ero già un pittore professionista... Un giorno mi

telefona don Rodella e mi dice che c'è un mosaico alto 12 metri da realizzare, che

lui e don Penna, parroco di Santa Croce hanno delle idee, e di realizzare un

bozzetto: questo piace subito al Vescovo mons. Carraro e a mons. Marini, allora

presidente della Commissione di Arte sacra...

Io - ero infiammato di entusiasmo - corsi a Venezia, comprai un camion di

tesse-rine, ma soprattutto mi feci prestare da Toni Orsoni il miglior allievo della

Scuola di mosaico e venne Toni stesso a sovrintendere alla posa. Comunque la

cosa andò bene, non feci fare brutta figura a don Rodella che in un certo senso

garantiva per me e da quel momento si aprirono per me nuovi mondi, affreschi,

vetrate, maioliche, e tutto quanto contribuisca a rendere sacro uno spazio.

A mons. Rodella interessavano i contenuti iconologici, l'intuizione artistica

pura e su queste cose ci confrontavamo continuamente: per quel che riguarda

tecniche e realizzazioni, su suo consiglio, andavo ad annegarmi nel mare, cioè

sceglievo sempre le migliori ditte, le migliori tecniche, i migliori artigiani ed i

migliori maestri d'arte. Ed intanto io imparavo sempre di più e la mia vita era

sempre più dedita a tutto questo. Poi ho cominciato ad avere anch'io dei

discepoli, ma ora mi manca il confronto con un maestro come don Rodella.

Lui era stato in quel museo in Germania e in Spagna, ricordava

quell'immagine, dalle migliori librerie d'Europa che frequentava con una certa

regolarità, riportava i libri più interessanti, le vere novità che poi digeriva e

trasformava in qualcosa di peculiarmente suo in lunghe ore di studio e di

meditazione, di suo che elargiva generosamente agli amici che lo andavano a

trovare. A me che ero artista dava soprattutto chiavi preziose per le porte della

creatività, o chiavi di lettura per capire cosa stavo facendo e tutto questo con una

libertà culturale che sfiorava la spregiudicatezza, quella spregiudicatezza che

può dare solo la cultura più vasta e profonda unita ad un'esperienza di vita

multiforme e quasi tentacolare, perché mons. Rodella ascoltava molta gente con

partecipazione talmente profonda da diventare quasi identificazione.

In un certo qual senso tastava il polso della nostra piccola città e le ricordava un

passato di grande centro europeo internazionale, in cui suonava Mozart e poetava

Dante, lui che comprava i libri a Parigi e in Vaticano, ironizzava sui nostri piccoli

centri di potere e sapeva valorizzare quelle forze che in provincia fanno un po'

paura"». 572

572 Estratto da: "Qualche pensiero su mons. Rodella dal suo discepolo Luigi Scapini", scritto a Verona il

6 settembre 2004.

336


AMICO DI CHI IMPRENDE dell'imprenditore Carlo Veronesi

«... Ho potuto conoscere mons. Rodella in modo diretto, attraverso gli incontri

dell'Associazione dell'Unione cristiana imprenditori e dirigenti, di cui mons. Rodella

era assistente ecclesiastico... Ancor prima che per ciò che diceva, mons. Rodella era

percepito per la sua grande personalità, stimato per la sua cultura, per la sua rete

relazionale con i rappresentanti delle istituzioni cittadine, per l'amore con cui seguiva

le vicende della nostra città. In lui la dimensione umana e la vocazione sacerdotale si

coniugavano, aprendo il suo ministero ad altri ambiti: si poteva disquisire di filosof ia,

di psicologia, di teologia, fare affondi sulla situazione economica e sociale della

nostra città. Il suo pensiero ed il modo di porsi era sempre pacato, meditato, attento

ed aperto. Era un vero piacere ascoltarlo.

Ci raccontava dei suoi incontri con le varie personalità e faceva trasparire

un'autentica passione per il bene comune e per la crescita sociale e civile... Credo

che abbiamo tutti un dovere di riconoscenza e di gratitudine.

Ma c'è una cosa che, pur radicandosi nell'esperienza di mons. Rodella, la

supera e riveste ancora una grande attualità: è la sua visione propositiva

dell'economia e dell'imprenditoria.

Molti di voi ricorderanno come erano visti gli imprenditori negli anni '70-'80.

Frequentare imprenditori e dirigenti, specialmente da parte del clero, sembrava

una forzatura. Essi rappresentavano una classe da cui guardarsi; perché allora il

paradiso era riservato alla classe operaia e agli imprenditori era riservato

l'inferno, come contrappasso dei beni goduti sulla Terra.

Don Rodella si trovava regolarmente con noi, per aiutarci ad assumere le

nostre responsabilità e per farci crescere nella fede. Il suo compito è stato quello

di farci crescere come cristiani, con una nuova mentalità: essere cristiani nella

realtà economica e nell'ambiente di lavoro. Il compito non era facile.

Coniugare vita cristiana e realtà quotidiane, impegno etico e responsabilità

sociali rappresentava un impegno nuovo, per affrontare il quale noi non eravamo

culturalmente preparati. Egli ci ha accompagnati, facendo riferimento a due

documenti fondamentali del Concilio Vaticano II: la "Lumen gentium" e la

"Gaudium et Spes". I temi riguardavano il ruolo dei laici, in una Chiesa vista

come "popolo di Dio" ed il rapporto con le realtà terrene, viste non più come

contrapposte alle realtà celesti, ma coree realtà da orientare a Dio. Temi anche

oggi di estrema attualità, che a parer mio non sono ancora stati ben sondati in

pienezza.

Quindi siamo stati condotti in un itinerario spirituale, che c'impegnava nella

moltiplicazione dei talenti, finalizzata alla crescita del bene comune.

Non è un'impresa facile vivere l'esperienza cristiana, quando si è

direttamente coinvolti nei meccanismi economici e produttivi, quando ci si deve

confrontare con la legge del mercato, quando si affrontano i problemi del

reddito dei dipendenti.

337


... Ci ha aiutato a crescere nella responsabilità, a non disgiungere mai l'etica

dagli affari, a coniugare il meglio possibile una sana idealità con le strettoie

della realtà. Questi argomenti possono prestarsi anche oggi a molti

fraintendimenti, ad accuse d'incoerenza, ad uno scoraggiamento di fronte ai

risultati ottenuti. Ma mons. Ro-della aveva il dono della pacatezza,

dell'equilibrio, per cui non forzava mai i tempi. Ci ha accompagnati in un

percorso non facile, incoraggiandoci sempre ad andare avanti a piccoli passi...

Mi congratulo con la parrocchia di San Michele e la fondazione Toniolo, che

hanno trovato il modo di esprimere pubblicamente un grazie ad una figura

rilevante per la nostra città. Mi sembra che il ricordo di una così grande

personalità, interpelli anche oggi la nostra Chiesa e le nostre comunità cristiane,

invitandole a non tralasciare la formazione e la cura delle persone impegnate

nelle imprese, nell'economia e nelle finanze.

Inoltre il mio augurio è che la Chiesa veronese sia in grado di formare anche

oggi sacerdoti con questa sensibilità, sacerdoti che non si rinchiudono nelle chiese

e nelle sagrestie, ma capaci di camminare accanto all'uomo di oggi, per sostenerlo

e farlo crescere..."». 573

573

Estratto dalla relazione "Mons. Rodella, assistente dell'U.C.I.D." tenuta dal noto imprenditore Carlo

Veronesi nella conferenza "Gratitudine a mons. Rodella", svoltasi a S. Michele il 27-9-2004,

organizzata dal parroco don Piergiorgio Mirandola e dal Centro Toniolo; (RoC2).

338


LANFRANCO VECCHIATO

Già all'esordio della sua conferenza del

'52 alla Muratori 57 ' don Rodella salutava

l'amico e compaesano prof. Lanfranco

Vecchiato, definendolo "illuminato ed

infaticabile animatore della libera scuola

superiore di scienze storiche".

Fin dal 1950, il prof. Vecchiato aveva

mosso i primi passi come paladino di una

facoltà di Storia a Verona, insieme ai suoi

colleghi ed amici della "Scuola superiore

di scienze storiche L.A. Muratori": Remo

e Piero Bittasi, Pierluigi Laita, Livio

Antonioli. Vecchiato ed i suoi amici erano

mossi da una grande "passione per la

storia""s.

Il prof. Lanfranco Vecchiato

(LA, 9-11-1999, p. 10)

La serie dei fascicoli di "Nova historia" (N.H.) e le già citate pubblicazioni del

prof. Vecchiato - Vein; Veca - ricostruiscono le vicende della nascita dell'Università

di Verona, in base alla prospettiva della suddetta "Scuola di Scienze Storiche",

orientata appunto alla realizzazione di una facoltà di storia.

Il 14-12-2001, a palazzo Erbisti di via Leoncino, presso l'Accademia di agricoltura,

scienze e lettere si è svolta una seduta commemorativa della figura di Lanfranco

Vecchiato.

Il prof. Francesco Vecchiato - figlio del prof. Lanfranco ed ordinario di Storia

moderna presso la facoltà di Lingue dell'Università di Verona - s'è occupato a più riprese

di tratteggiare i meriti di suo padre nella fondazione universitaria veronese 5 i 6 .

Cenno biografico

Il prof. Lanfranco Vecchiato, nato a Pressana il 21 luglio del 1908, negli anni '40'50

era residente a San Michele Extra. La sua casa era nella stessa via dove abitava Aleardo

Rodella, al n° 120 di via Antonio Salieri: a pochi metri dunque dalla villa

574

N.H. marzo-aprile '52, p. 632.

575

Vein, 9.

576

Si veda: VEF2006, 2007, 2008.

339


3 3 9

di Rodella, che era al civico 49. Aleardo Rodella e Lanfranco Vecchiato erano amici

di famiglia: il padre di Lanfranco, geometra, era amico del padre di Aleardo,

impresario. La madre di Lanfranco - Maria Pompeo Recchia - per un periodo di

supplenza era stata maestra di Aleardo alle scuole elementari "Luigi Dorigo" di San

Michele.

Nel 1926, seguendo l'esempio materno, Lanfranco Vecchiato aveva conseguito la

maturità magistrale al "Montanari" di Verona. Dopo aver insegnato in varie sedi

come maestro elementare, nel '34 egli si era laureato in Magistero a Torino e dal '36

aveva assunto l'insegnamento di lettere presso lo stesso Istituto magistrale "Montanari".

Dal 1942 poi egli aveva iniziato la sua docenza in lettere presso il liceo

scientifico "Messedaglia" di Verona, che si sarebbe protratta fino al '56.

Il prof. Lanfranco Vecchiato 577 aveva da tempo una grande "passione per la storia".

A Torino, dove s'era laureato in Magistero, egli aveva seguito i corsi universitari

di Storia del prof. Cognasso. Proprio qui era nata la sua grande "passione per la

storia", materia che egli considerò sempre quale "magistra vitae". In questo periodo

aveva letto anche gli scritti del famoso storico Volpe"' dove era sostenuta la necessità

di un "nuovo" approccio, multidisciplinare, allo studio della storia: la collocazione

dell'insegnamento della storia quale "cenerentola" all'interno della facoltà di lettere -

come avveniva allora nelle cattedre italiane - non consentiva la necessaria formazione

anche di tipo giuridico, economico e socio-politico per i futuri storici e per i cultori di

storia. 579

Nel 1936 Vecchiato aveva iniziato a frequentare assiduamente la Biblioteca Civica

di Verona - diretta allora da Vittorio Fainelli - e l'annesso Archivio di Stato, sotto la

guida dell'archivista - e storico di valore - Gino Sandri, che ne divenne direttore dal

1942 al 1949.

Nel 1939 Vecchiato conseguiva anche la laurea in Scienze politiche a Padova. In

tale sede egli aveva frequentato i corsi di Storia romana del prof. Ferrabino e quelli di

Storia medievale del prof. Cessi, ottenendo quindi il diploma di perfezionamento in

studi storici presso la scuola storica delle Venezie, annessa alla facoltà di lettere

dell'Università di Padova.

Specialmente dopo il suo arrivo come docente nel 1942 al liceo scientifico "Messedaglia"

(situato allora e fino al 1951 nel Palazzo Bevilacqua dell'attuale Corso

Cavour, nel quale vi era anche l'Istituto Tecnico-Commerciale) il prof. Lanfranco

577

578

340

Come egli stesso affermava in Vein, p. 9.

"La Critica", anno V - 1924 - fasc. VI; vedasi Veca, p. 98.

579

Un modello di approccio interdisciplinare gli veniva offerto invece dalla storiografia francese, e

specialmente dalle opere di Marc Bloch.


Vecchiato ebbe modo di condividere con alcuni suoi colleghi (insegnanti di lettere alle

scuole superiori) la passione per le scienze storiche.

Si venne a creare così un sodalizio di cultura storica di cui facevano parte anche il

prof. Remo Bittasi (docente all'Istituto tecnico commerciale) il prof. Piero Bittasi

(fratello di Remo, giornalista), il prof. PierLuigi Laita (insegnante e, anni dopo,

preside del liceo classico "Maffei") ed il prof. Livio Antonioli (anch'egli insegnante di

lettere al liceo scientifico Messedaglia).

Essi si ritrovavano quotidianamente nell'istituto scolastico nel quale insegnavano e

nelle biblioteche cittadine (la Capitolare e la Civica, con l'allora annesso Archivio di

Stato) dove svolgevano insieme varie ricerche storiche. Avevano una visione cristiana

della storia ed aderivano all'associazione "laureati cattolici" dell'Azione Cattolica

diocesana.

Proprio dal dicembre del 1942 58 " il prof. Lanfranco Vecchiato, insieme a questi

suoi colleghi ed amici, aveva iniziato a dare il proprio contributo alle "sistematiche

ricerche archivistiche", richieste al veronese prof. Gino Sandri - e a molti altri archivi

di Stato italiani - dal celebre cattedratico valdostano Federico Cha-bod (1921-1960).

Chabod infatti (autore di note opere storiografiche e direttore dell'"Istituto per gli

studi di politica internazionale" di Milano) progettava allora la realizzazione di una

"Storia economica d'Italia nell'età del Risorgimento", rimasta poi incompiuta ed

inedita.'A 1

Le quattro figure ora citate (Vecchiato, Laita, Antonioli e Bittasi) ebbero a collegarsi

poi, in vario modo, ad una più ampia cerchia di docenti e di uomini di cultura

veronesi, attratti dall'idea di una ripresa degli studi storici nella nostra città: ad es. i

proff. Gino Beltramini, Emilio Giacomelli e Raffaele Fasanari (fondatori, come si

vedrà il 27-3- '48, con Vecchiato e più tardi con Maimeri, della rivista "Vita

Veronese"), il prof. Fainelli (direttore, dopo Biadego, della Biblioteca Civica dal 1921

al 1958), il prof. Mario Carrara (direttore della stessa dai primi del 1958 al 1977), il

prof. Giulio Sancassani (direttore della Sopraintendenza ai monumenti), il prof.

Francesco Zorzi (direttore del Museo di Scienze naturali), il prof. Antonio Avena

(direttore del Museo di Castelvecchio e docente del Maffei), il prof. Aldo Pasoli

(mitico preside del liceo classico Maffei), il prof. Alberto De Mori (docente del Maffei

e più tardi assessore comunale alla P.I.), il prof. Olindo Viviani, il prof.

580 Vein, p. 9.

581

Vein, p. 10. Le ricerche archivistiche nella nostra città comportavano un discreto rischio

allora, a causa delle ondate di bombardamenti che si susseguirono dal 1943 al 1945, con i

ben noti esiti: la distruzione della chiesa gesuita di San Sebastiano, attigua all'Archivio di

Stato e alla Biblioteca Civica e la devastazione della Biblioteca Capitolare avvenuta il 4 -

1-1945.

341


Raffaele Belvederi (dell'Istituto Tecnico di Ferrara), il prof. Cesare Boldreghini,

ecc.. Questi ed altri nominativi figureranno nel comitato di redazione della rivista

«Nova historia", a partire dal suo primo numero del 25-10-1949.

Dal 1957 il prof. Lanfranco Vecchiato fu nominato preside in provincia: dapprima

a Desenzano e poi a S. Bonifacio. Dal 1960 al 1969 egli tornò nuovamente in città,

come preside, presso lo stesso liceo scientifico "Messedaglia" (la cui sede dal 1952

s'era spostata in stradone Scipione Maffei). Dal 1968 al 1978 egli fu professore

incaricato - e poi stabilizzato - di Storia moderna e contemporanea nel corso di laurea

in Lingue della facoltà di Economia dell'Università di Padova - sede staccata di

Verona. Il prof. Lanfranco Vecchiato è scomparso il 7 novembre 1999.

Vecchiato fu un fervente cattolico, attivo nell'Azione Cattolica diocesana. 582

582

342

Nel 1999 è stato pubblicato il suo "Diario degli esercizi spirituali alla vigilia delle nozze", da

lui scritto nel marzo del 1940. Dal matrimonio con Maria Pompeo Recchia, celebrato nel

1940, ebbe undici figli. Due di essi sono ora docenti universitari: il prof. Francesco docente

di Storia contemporanea alla facoltà di Lingue di Verona - ed il prof. Norberto - docente dí

Antropologia all'Università di San Francisco in California. Tra gli altri suoi figli, vi sono

due medici, un ingegnere ed un avvocato.


LIVIO ANTONIOLI, REMO BITTASI E PIERLUIGI LAITA

Mons. Rodella al loro riguardo sosteneva che "non si è dato adeguato rilievo all'impegno

profuso anche da queste figure di docenti cattolici".

Appassionati cultori di Scienze storiche fin dalla "prima ora", essi, insieme al prof.

Lanfranco Vecchiato, furono artefici della Scuola Muratori e delle sue iniziative: dalla

redazione della rivista "Nova historia" alla promozione dei "Corsi estivi per

universitari e laureati" di Garda. La Scuola Muratori ed i suoi "Corsi estivi" avrebbero

assunto un ruolo importante nella fondazione universitaria veronese.

Il prof. Remo Bittasi, di origine mantovana, era insegnante di lettere all'Istituto

Tecnico Superiore Commerciale di Verona"' e più tardi fu anche presidente

dell"A.P.T. di Garda. Dai suoi articoli si può ricavare la sua attrazione verso l'ideale

dell'unità europea 584 e forse una certa sensibilità verso una forma di socialismo

umanitario 585 .

Il prof. Piero Bittasi, fratello di Remo, era giornalista.

Il prof. Pier Luigi Laita, originario di Colognola ai Colli, insegnante di lettere,

dopo la scomparsa del prof. Aldo Pasoli, gli subentrò quale preside del Liceo Classico

"Maffei". Come cultore di storia egli sembrava prediligere il '700 ed il periodo del

Risorgimento italiano 586 .

Il prof. Livio Antonioli, originario di Monteforte d'Alpone, era insegnante di

Lettere al Liceo Scientifico "Messedaglia". Era inoltre dirigente diocesano, nonchè

consigliere nazionale delle A.C.L.I." 7 . Il prof. Antonioli era dunque assai sensibile

alle tematiche sociali e specialmente a quelle riguardanti il mondo del lavoro 58 R. Egli

appariva particolarmente sensibile alle aspirazioni spirituali dell'on. G. Go-nella: si

interessò infatti al tema della centralità della "persona umana, in rapporto al suo

destino eterno" 589 come pure a quello dei valori cattolici quali fondamento dell'unità

europea. Il prof. Livio Antonioli manifestava queste sue radicate convin-

583

Vedi N.H. n. 10, p. 419.

584

Vedi ad es. N.H. n. 4, p. 184/185.

585

Vedi ad es. il suo: "La rivoluzione europea (1848-1849)", in: N.H. n. 6, p. 262.

586

Vedasi i suoi articoli su N.H. ed in "Vein".

587

Vedi N.H. n. 10, p. 418.

588

Vedasi ad es. il suo intervento ín VF, 27-2-'49 ed il suo articolo "Schiavitù e lavoro nel passato",

in N.H. n. 2, pp. 93/96.

589

Vedi ad es. N.H. n. 21, p. 17.

343


zioni sia nell'insegnamento 590 sia nell'azione politica, da lui svolta più tardi anche

quale sindaco di Monteforte e presidente dell'E. P. T. di Verona. Dopo la sua partecipazione

come sindaco al "Congresso di Parigi sull'Unione dei Comuni d'Europa"

dal 16 al 19-10-1953 59 ' Antonioli avrebbe contribuito alla realizzazione, nell'estate

del 1954, dei "Corsi estivi per universitari e laureati europei", iniziativa quanto mai

felice e feconda per la nascita dell'idea e dell'iniziativa universitaria veronese."'

590

Vedasi ad es. in N.H. del 2/'52.

591

Vedasi il suo articolo: "I comuni e l'unità europea", in N.H. n. 21, p. 13.

592

344

In questo quartetto di amici e di cultori di storia non ci sembra infondato ipotizzare che la

figura del prof. Livio Antonioli fosse quella più vicina a don Rodella, data la comunanza

degli interessi per gli studi sociali.


PIETRO VACCARI

Presidente della "Scuola di Scienze Storiche L.A. Muratori" fin dal suo inizio (gennaio

'51) e dell'Istituto Muratori (dal novembre del '56), il prof. Vaccari partecipò in

tale veste alla storica seduta del 10 gennaio '59, che preannunciava la nascita del

Consorzio Universitario Veronese.

Laureatosi in Giurisprudenza a Padova nel 1905, il prof. Pietro Vaccari aveva poi

conseguito la libera docenza in "Storia del Diritto Italiano". Negli anni '20 egli era

stato sindaco di Pavia e preside della facoltà di scienze politiche di quella città 593 . 594

Dal 1931 al 1945 il prof. Pietro Vaccari fu preside della facoltà di Giurisprudenza

dell'ateneo di Pavia. Qui egli ebbe a lungo anche la cattedra di "Storia del Diritto

Italiano" (cattedra tenuta in precedenza dal celebre prof. Arrigo Solmi). In questa

facoltà nel 1935 lo stesso giovane prof. Guido Gonella aveva tenuto l'insegnamento di

"Filosofia del Diritto". In questa occasione il prof. Pietro Vaccari aveva redatto un

lusinghiero giudizio sull'operato del prof. Guido Gonella: giudizio che lo stesso

Gonella più tardi potè utilmente inserire nel proprio curriculum professionale (ve-dasi

curriculum di Gonella alla LUMSA). Par di capire dunque che il prof. Vaccari per tale

motivo potesse vantare quasi una sorta di benemerenza nei confronti di Gonella. Il

prof. Pietro Vaccari era fratello del gesuita mons. Alberto Vaccari ( Veca, p. 108) già

Decano dell'Istituto Biblico, consorziato all'attigua Pontificia Università Gregoriana di

Roma 595 .

Nel 1950, quando dai suddetti promotori (Vecchiato, Bittasi, Laita, Antonioli) gli

venne offerta la carica di Presidente della "Scuola di Scienze Storiche L.A. Muratori",

il prof. Pietro Vaccari era ordinario fuori ruolo dell'Ateneo di Pavia. Quale membro

del Consiglio direttivo del "Centro Studi per l'Alto Medioevo" (di cui faceva parte lo

stesso prof. Ernesto Pontieri) il prof. Vaccari era allora assai attivo come

organizzatore di convegni internazionali sulla storia medievale.

Alcuni dei suoi lavori ("Studi sull'Europa precarolingia e carolingia", "Stato e

classi sociali nei Paesi europei", ecc.) vennero pubblicati dalla Scuola Muratori nel

1956-'57. Un sunto biografico del prof. Vaccari curato dal prof. Lanfranco Vecchia-to

è in N.H. genn-apr. '60, p. 180-185.

593

Veca, p. 87.

59 ' 1 Tra i suoi lavori di allora, va citato lo studio su: "Le affrancazioni collettive dei servi della gleba".

595

Notizie desunte specialmente da: Veca, p. 106 e segg.

345


DON PIETRO ROSSETTI

Nato a Lazise il 20-9-1914, ordinato sacerdote nel 1937, laureatosi in Diritto Canonico

alla Gregoriana nel 1950 e docente di tale materia in seminario, dal 1949 egli fu

assistente diocesano dei laureati cattolici e della FUCI femminile.

Dal 1954 fu nominato Prefetto (cioè vicedirettore) agli studi del Seminario

diocesano. Nell'anno scolastico 1953-'54 fu nominato direttore della "Scuola di

Scienze Sociali C. Ferrini", scuola di formazione teorica per sacerdoti e laici (in

sostituzione di don G.B. Guzzetti, della Cattolica di Milano).

Dal 1956 fu socio fondatore dell'Istituto Muratori e prese parte anch'egli alla

storica riunione del 10-1-'59, nella quale l'Istituto Muratori chiedeva formalmente agli

Enti civici di deliberare la costituzione del Consorzio Universitario.

346


AUTORITÀ CIVILI E RELIGIOSE DI VERONA:

SEN. GIOVANNI UBERTI

Nato a Verona nel 1888 nel rione dei Filippini,

da famiglia originaria della Valsassina

(Como), ebbe un fratello missionario e quattro

sorelle suore. Dopo il diploma al Maffei,

si laureò nel 1911 in Scienze Politiche e

Sociali all'Università di Lovanio, grazie ad

una borsa di studio messagli a disposizione

da mons. Zamboni. Nel 1912 conseguì

anche la laurea in Legge a Padova.

Uberti contribuì alla nascita di cooperative

e di altre iniziative di solidarietà di

matrice cattolica (leghe bianche, ecc.). Nel

1914 fondò la lista cristiano-sociale, che per

la prima volta entrò nel Consiglio comunale

veronese. Nel 1915 fondò e diresse a Verona

il quotidiano cattolico "Corriere del

mattino", per sostenere il programma

cristiano-sociale. Esso verrà soppresso, dopo

l'ennesima devastazione della sua sede ad opera dei fascisti, il 31 ottobre 1926.

Nel 1919 Uberti istituì la sezione veronese del Partito Popolare, che a Roma era

appena stato fondato da don Luigi Sturzo.

Nel 1921 entrò in Parlamento come deputato del Partito Popolare ed il 9 novembre

1926 venne destituito da tale carica in quanto "aventiniano", e venne condannato

al confino a Montemurro (Potenza). Nel 1928, cessato il confino, si stabilì a

Bologna come dirigente del giornale "L'Avvenire d'Italia" e nel 1938 fu assunto come

impiegato di una ditta veronese.

Nel dopoguerra, nominato Prefetto di Verona ( dal 26 aprile 1945 al marzo 1946),

fu impegnato a far cessare le violenze e le vendette postbelliche. S'impegnò a fondo

allora anche nella lotta al mercato nero e nella prima opera di ricostruzione. Nei suoi

comizi del 1946 egli non dimenticava mai di ringraziare gli americani, per aver

salvato il nostro Paese dal nazifascismo. Egli ammoniva già allora i suoi concittadini

su un pericolo ancor più grave per la loro libertà: il comunismo di matrice sovietica.

Uberti fu grande amico di Guido Gonella, insieme al quale venne eletto sena-

347


tore nelle amministrative del 1946. Con lui partecipò ai lavori della Costituente. Dopo

un breve incarico come sottosegretario al ministero delle Poste e Telecomunicazioni,

Uberti rinunciò alla carriera romana e tornò a Verona per seguire da vicino quale

Segretario provinciale della D.C. veronese, la sistematica opera di ricostruzione della

nostra città.

Eletto sindaco di Verona nel 1951, venne affiancato come vicesindaco dal fratello

dell'on. Gonella, il giornalista Piero (direttore del rinato "Corriere del mattino").

La sua opera fu indefessa: vedove ed orfani di guerra, reduci, disoccupati, senzatetto,

emigranti, mille casi umani e sociali vennero da lui ascoltati ed affrontati ad uno

ad uno 59 " in quegli anni di grande povertà del dopoguerra: "riceveva, ascoltava,

rispondeva e raccomandava tutti, scrivendo le lettere di suo pugno"... "si batteva con

passione a favore delle classi meno abbienti sui problemi della casa, della famiglia,

del lavoro" 57 . Uberti fu denominato "sindaco dei poveri"e combattè le sinistre sul loro

stesso terreno.

Le iniziative assunte dalla sua giunta (Z.A.I., sviluppo della Fiera, ecc.) costituirono

la premessa del grande sviluppo economico che Verona e provincia avrebbero

conosciuto a partire dal 1955.

Nel maggio del 1956, dopo l'esito elettorale e a seguito del progressivo mutamento

della politica democristiana a livello nazionale (l'ascesa della corrente fanfaniana,

poco dopo la scomparsa di Alcide De Gasperi), coerentemente ai propri

principi, preferì dimettersi dalla carica di sindaco piuttosto che continuare a governare

a capo di una giunta aperta alle sinistre (Psdi). Rieletto segretario politico

della D.C. veronese, la guidò ai successi elettorali del 1958 (politiche) e del 1960

(amministrative).

Al convegno nazionale della D.C. svoltosi a Napoli nel gennaio del 1962 "... tutti

i delegati veronesi di centrodestra si sono trovati a votare per l'accoppiata Moro-

Fanfani e per il centrosinistra (Gozzi). Tutti, eccetto Uberti, che da quel momento si

sentì a margine del partito e alle elezioni politiche dell'aprile 1963 "lottò da solo",

presentando una sua lista nel collegio della collina in contrapposizione al candidato

democristiano Trabucchi " 598 .

Dopo l'insuccesso elettorale, Uberti si ritirò da ogni impegno politico e venne a

mancare il 13 marzo 1964. Gonella in quest'occasione si rammaricò profondamente

del fatto che la sua figura non fosse stata adeguatamente commemorata dagli uomini

della D.C. veronese 5`9 e lo ricordò con un proprio articolo pubblicato

596

BO, 122, ma anche BO, 119-125.

597

BO, 122.

598

BO, p. 165.

599

Testimonianza del prof. Giuseppe Pimazzoni.

348


su "L'Arena". Le spoglie mortali del sen. Giovanni Uberti riposano nel pantheon

"Ingenio claris" del cimitero monumentale di Verona, accanto alla tomba del suo

mentore mons. Zamboni.

Forte personalità, aliena dai facili compromessi, Giovanni Uberti fu sempre

coerente ed intransigente nell'applicazione dei principi cristiani e libertari. Si può dire

che Uberti e Gonella - sempre indefettibilmente fieri eredi della loro appartenenza

all'Azione Cattolica - furono i dioscuri veronesi di un cattolicesimo insieme sociale e

liberale, erede degli insegnamenti di Leone XIII e del veronese card. Baci-lieri, come

pure dell'originario e coerente progetto politico di don Luigi Sturzo.

Per quanto concerne il suo impegno per l'Università di Verona, va ricordato come

nel 1955 partecipò - con Buffatti, Tosadori, l'arcivescovo Urbani, don Rodella e

Vecchiato - alla riunione che prefigurò la nascita del Consorzio Universitario. Nel

manifesto elettorale del 1956, poi, fissò l'istituzione universitaria quale obiettivo

prioritario della D.C. veronese. Successivamente, da Segretario della D.C. veronese

ed in piena sintonia con l'on. Guido Gonella, sostenne sempre la causa dell'Università

veronese. La sua amicizia con don Rodella risaliva almeno al biennio 1949-'50

allorchè don Rodella era "Segretario della stampa diocesana" con l'incarico di aumentare

la diffusione del "Corriere del mattino", quotidiano cattolico fondato dallo

stesso Uberti.

Nei dibattiti consiliari del febbraio e del luglio del '59, difese con lucida determinazione

la scelta universitaria veronese 60 ". Nel 1961 poi in occasione della visita a

Verona dell'on. Fanfani - come s'è già detto - Uberti sfidò l'allora Presidente del

Consiglio a pronunciarsi chiaramente in merito al riconoscimento statale della libera

Università veronese e a motivare la persistenza di un atteggiamento dilatorio da parte

del governo su tale questione.

La sua figura di uomo e di politico cattolico, oltrechè di grande sindaco della

nostra città, merita certamente oggi di essere meglio e più diffusamente conosciuta.

601

600

LA, 4-2-59; LA, 29-7-'59.

601

Molte delle notizie biografiche qui riportate sono attinte dalla voce "Uberti Giovanni" di DBV, 838-

839, curata dal prof. Gianfranco Viviani.

349


AVV. LUIGI BUFFATTI

Nato a S. Ambrogio di Valpolicella nel 1893, figlio

di un impiegato comunale, studiò presso il

Collegio vescovile, dove fu allievo dello zio

Giobatta Buffatti, uno dei maggiori latinisti del

nostro Paese. Nel 1916 si laureò in giurisprudenza

a Padova e poco dopo avviò a Verona un

importante studio di avvocato civilista. Militante

dell'Azione Cattolica, egli fu posto a capo

del "Circolo universitario Toniolo", fondato a

Verona da mons. Manzini e da mons. Zamboni.

Tornato dal fronte, fu attivo nel Partito popolare

veronese di Giovanni Uberti.

Nel 1923 sposò Margherita Cheller, trentina

discendente da una famiglia viennese. Fu consigliere

(1923-'25) e poi vicepresidente della

Banca cattolica veronese, fino alla sua fusione

nel 1935 con la Banca Mutua Popolare di Verona,

della quale fu consigliere. Durante la

seconda guerra mondiale fu maggiore nel Genio Pontieri, in Jugoslavia.

Nel dopoguerra, nella giunta Fedeli (1946-'51) Buffatti fu assessore alla Pubblica

Istruzione e nel 1948 fu tra i fondatori del Consorzio Z.A.I. Da consigliere della

Banca Mutua Popolare di Verona nel 1949 ne divenne vicepresidente (fino al 1953) e

poi presidente (dal 1954 al 1974). Dimostrò sempre d'essere un ottimo amministratore,

capace ed oculato. Dal giugno 1951 al marzo del 1961 l'avv. Buffatti fu

presidente della Provincia. In tale veste, egli curò il grande sviluppo stradale della

nostra provincia.

Almeno dal 1955, egli iniziò ad interessarsi all'iniziativa universitaria veronese. Nel

giudizio del suo amico mons. Rodella, Buffatti veniva accomunato all'ing. Giulio

Tosadori - allora presidente della Camera dì Commercio di Verona - quale "colonna

portante dell'Università di Verona" (Rove). S'è già detto di come fin dal '55, insieme a

Tosadori, Buffatti avesse cercato di far nascere a Verona una Scuola di Commercio

Estero e di come nel 1958 egli avesse commissionato un'indagine statistica che, dati

alla mano, avrebbe dimostrato l'obiettiva necessità per la nostra città di avere una

facoltà di Economia e Commercio. Abbiamo già citato alcuni dei suoi interventi nel

corso dei dibattiti sull'iniziativa universitaria, svoltisi in Consiglio Provinciale nel

gennaio e nel luglio del 1959. Il 2 ottobre 1959 - come già

350


proposto nella seduta muratoriana del 10 gennaio '59 - venne nominato primo presidente

del "Consorzio universitario veronese". Amico dell'on. Guido Gonella, egli

era probabilmente collegato anche all'U.C.I.D. veronese. mons. Rodella ricordava che

l'avv. Luigi Buffatti - persona seria, ma estremamente simpatica - soleva dirgli: "Ma

come fàlo: quando fémo qualcosa, lu l'è sa arrivà prima de noiàltri.r602.

Ecco come lo ricorda l'amico ing. Giulio Cesare Tosadori nel 1984 (nel già citato

Rodo, 22-1O-'84): "gli eventi" dell'iniziativa universitaria veronese "videro innanzitutto

in primo piano diuturnamente e senza tentennamenti il caro avv. Luigi Buffatti

dal primo momento dell'idea, ai giorni roventi della pubblicazione del manifesto, e

poi sempre, fintantoché resse la presidenza del Consorzio, al quale fece affluire

anche la Banca Mutua Popolare, primo fra gli enti non pubblici aderenti".

Deceduto il 18-12-1979 l'avv. Luigi Buffatti è sepolto nel cimitero di S. Ambrogio in

Valpolicella, suo paese natale 603 .

602

Rove.

603

Alcune di queste notizie sono state desunte da: DBV, 172-173

351


ING. GIULIO CESARE TOSADORI

Nato a Verona nel 1908 e laureatosi in Ingegneria

a Padova nel 1931, fu presidente della

fabbrica cooperativa Perfosfati di Cerea per

sedici anni. Nel dopoguerra attuò la bonifica del

territorio di Rivoli Veronese, realizzando

imponenti opere di sollevamento degli argini

dell'Adige. Attuò importanti opere di bonifica

nelle Grandi Valli veronesi, richiedendo a tal

fine le consulenze del suo docente ed amico

prof. Guido Ferro (rettore dell'ateneo di Padova

dal 1949 al 1968, direttore della Camera di

Commercio di Padova e dirigente dell'U.C.I.D.

del Veneto). Dal 1943 al 1953, insieme a

Giuseppe Bovo, fu presidente della società

Fornaci Valda-dige. Nel '53 subentrò a Bovo

nell'incarico di presidente della Camera di

Commercio, dell'Industria, dell'Agricoltura e dell'Artigianato di

Verona, ricoprendo tale carica fino al 4 luglio del 1962. Nel

1954 l'ing. Tosadori promosse il restauro della "Domus mercatorum",

sede dell'Ente, dopo il suo incendio avvenuto nel luglio del

'52. Lo stesso anno, a Venezia egli fu eletto presidente

dell'Unione delle Camere di commercio del Veneto. Alla Camera

di commercio ebbe come prezioso collaboratore per il

settore culturale il prof. Vittorio Cavallari de Caballaria. Fu consigliere della Banca

Mutua Popolare di Verona, nel periodo in cui Buffatti - suo grande amico - ne era

presidente. In tale veste curò la realizzazione dell'autostrada Brescia-Padova e ideò la

funivia Malcesine-Baldo. S'impegnò molto per lo sviluppo dell'agricoltura veronese,

creando vari consorzi per la promozione dei prodotti e fu presidente dell'associazione

produttori ortofrutticoli della quarta zona (tra le prime in Italia).

Dirigente della sezione veronese dell'U.C.I.D. ed amico dell'on. Guido Gonella,

Tosadori svolse un ruolo assai importante nell'iniziativa universitaria veronese, tanto

nell'acquisizione di palazzo Giuliari (attraverso il suo rapporto di amicizia con

PierCamillo Tusini, coniuge della contessa Giuliari) quanto - insieme all'amico

Buffatti -nella promozione dell'indagine statistica sul bisogno di una facoltà di

Economia a Verona ed ancor più nel promuovere il legame della facoltà veronese

con l'Università di Padova, attraverso il suo rapporto di amicizia col Rettore di tale

352


Università, il suo ex-docente prof. Guido Ferro. Nel gennaio del 1959, Tosadori fu il

primo degli amministratori ad aderire al Consorzio Universitario, del quale il 2 ottobre

dello stesso anno egli fu nominato membro del Consiglio di amministrazione.

Con il convegno veronese del settembre 1960, l'ing. Tosadori promosse la nascita

del "Centro di orientamento scolastico-professionale", diretto da don Rodella. Tra

gli amministratori scaligeri (dato anche il suo ruolo di dirigente dell'U.C.I.D.

veronese) l'ing. Giulio Cesare Tosadori fu la figura più vicina a don Aleardo Rodella

(che era allora il consulente dell'U.C.I.D. diocesano e triveneto). Costui lo

considerò sempre come un vero amico ed un grande gentiluomo. Dell'ing. Tosa-dori

e dell'avv. Buffatti, mons. Rodella sottolineava sempre il fatto che essi avevano

rappresentato "le due vere colonne portanti nella fondazione dell'Università

veronese" 604 .

Fondamentale per la ricostruzione del ruolo svolto dalla Camera di Commercio ("la

quale poco ha potuto dare in linea economica per il funzionamento, ma molto - lo

posso obiettivamente affermare - ha fatto per la costituzione" dell'Università di

Verona" 605 ); appare la lettera scritta dallo stesso ing. Tosadori al dott. Zanotto con tre

allegati 606 , già riportata nell'ultimo capitolo della sezione precedente, in riferimento

all'anno 1984.

Tosadori è morto a Verona il 30 agosto del 2000 ed è sepolto ora nel cimitero

monumentale di Verona, a qualche passo dalla tomba di don Rodella. 607

6"

Rove e Veca, p. 56.

605

Cit. da: Rodo, 22-10-'84.

6 " Rodo, 20-10-'84.

353


ARCIVESCOVO GIOVANNI URBANI

Nato a Venezia in Campo S. Pantaleone

nel 1900, il padre era direttore di una

compagnia di assicurazioni. Frequentò le

prime scuole ali — Istituto Cavanis" ed

entrò poi in seminario all'età di 13 anni.

Fu ordinato sacerdote nel 1922 dal card.

La Fontaine. Per 5 anni fu cappellano a S.

Donato di Murano e poi nell'isola di S.

Erasmo. Nel 1925 si laureò in diritto

canonico e poi insegnò Sacra Scrittura,

teologia morale, ascetica e pastorale nel

seminario patriarcale.

Insegnò anche religione in varie scuole

superiori di Venezia. S'impegnò

nell'apostolato presso il mondo operaio

(ONARMO) e nell'Azione Cattolica. Nel

1936 fu giudice del tribunale ecclesiastico

diocesano, nel 1938 fu promotore di

giustizia del tribunale regionale triveneto

e nel 1939 delegato patriarcale. Nel 1943,

come cancelliere del Patriarcato, aiutò i

perseguitati, gli ebrei e i poveri della città.

Nel 1946 il card. Piazza lo consacrò

vescovo di Sardi (Asia minore). Lo stesso

anno Pio XII lo nominò assistente

nazionale dell'Azione Cattolica italiana. Durante tale incarico, che egli ricoprì per un

decennio, viaggiò instancabilmente per tutta la penisola, per incontrare vescovi,

parroci e responsabili dell'Azione Cattolica. Per il suo dinamismo, Gedda ebbe a

definirlo "Vescovo d'Italia".

Il 25 aprile del 1955 Pio XII lo nominò arcivescovo di Verona ed il 19 giugno

del 1955 egli fece il suo solenne ingresso nella nostra città. Nell'incarico di assistente

nazionale dell'Azione Cattolica gli subentrò allora il card. Giuseppe Siri. A

Verona mons. Urbani nominò quale proprio vicario generale mons. Lenotti,

lasciando quasi invariate le restanti cariche. Fece costruire numerose chiese nei

quartieri periferici della città ed il 25 aprile 1957 diede il via alla costruzione del

nuovo Seminario di San Massimo. Diede impulso all'apostolato dei laici e all'assistenza

spirituale degli operai. Sotto il suo episcopato nacque la sezione veronese

354

Ritratto di S.E. mons. Giovanni Urbani,

arcivescovo di Verona (1955-1955), situato nel

palazzo vescovile di Verona, opera del pittore

veronese Marcello Vianello ( 1961), grande

amico di mons. Rodella.


dell'U.C.I.D. (Unione cristiana imprenditori e dirigenti). Il 21 settembre 1958 la

chiusura del congresso eucaristico diocesano fu presieduta dall'allora cardinale di

Venezia mons. Giovanni Roncalli, che, diventato papa il mese seguente (28 ottobre

1958) lo nominò proprio successore sulla cattedra di San Marco. Il 4 gennaio del

1959 mons. Urbani fece l'ingresso solenne nella diocesi di Venezia.

Successivamente partecipò ai lavori del Concilio Vaticano II e al conclave da cui

uscì eletto Paolo VI. Cessato anzitempo l'incarico del card. Siri alla presidenza della

C.E.I., nell'agosto del 1965 il card. Urbani venne nominato copresidente della C.E.I.

da Paolo VI e presidente della stessa nel febbraio del 1966, con triennale riconferma

nel febbraio del 1969. Morì improvvisamente il 17 settembre 1969.

Mons. Urbani sostenne fattivamente l'iniziativa universitaria veronese e, fin dal

momento del suo arrivo a Verona, incoraggiò don Rodella nell'impresa, con un: "Tu

Aleardo vai avanti, che io ti coprirò le spalle!" (Rove).

Secondo don Rodella: "l'arcivescovo mons. Urbani era fastoso come un doge veneziano,

gioviàle, aperto ed estremamente amabile nei rapporti interpersonali. Uomo di

grande cultura ed infaticabile nel lavoro, egli fu un illuminato sostenitore dell'idea

universitaria veronese" (Rove).

Egli era molto amico dell'on. Guido Gonella, come si può desumere dalla sua

corrispondenza con l'allora ministro 6 " 8 .

Nell'estate del 1955, mons. Urbani partecipò a San Vigilio di Garda alla prima

riunione per un informale accordo con gli amministratori cittadini ( berti, Tosa-dori e

Buffatti) e con don Rodella e Vecchiato, in vista dell'iniziativa universitaria.

L'illustre presule partecipò poi a tutte le sessioni dei "corsi estivi" muratoria-ni di

Garda, durante i quali egli aveva occasione d'incontrare l'on. Gonella e di contribuire

in tal modo a far compiere i primi passi per l'istituzione universitaria veronese.

Don Rodella si mantenne in contatto con S.E. mons. Urbani, anche dopo la sua

nomina a Patriarca di Venezia. Il card. Urbani infatti più d'una volta lo chiamò in

"patriarchìo", per avere informazioni in merito all'evoluzione della questione universitaria

veronese ma anche sull'andamento del nuovo seminario veronese di San

Massimo (istituito, come s'è detto da mons. Urbani, ma ben presto apparso troppo

grande a causa della sempre più grave crisi delle vocazioni sacerdotali). 609

608 Si veda ad es. la busta 175, n. 70 dell — archivio Gonella".

609 Molte delle notizie qui fornite su mons. Urbani sono attinte alla voce "Urbani Giovanni" di DBV,

839-841, curata dal prof. Bruno Avesani

Per un approfondimento sulla figura di mons. Giovanni Urbani è utile anche la consultazione del

supplemento speciale al n. 25 di "Verona Fedele", pubblicato il 9 giugno 1955, in occasione del Suo

solenne ingresso a Verona.

355


DOTT. GIORGIO ZANOTTO

Nato il 19 dicembre del 1920, figlio di un

commerciante, dopo aver conseguito il

diploma all'Istituto tecnico per ragionieri

Lorgna, nel 1943 si laureò in Economia e

Commercio alla "Cà Foscari" di Venezia.

Nominato in questi anni presidente diocesano

della F.U.C.I., alla "Cà Foscari" Zanotto fu

allievo di Amintore Fanfani, che lo avviò alla

lettura delle opere di Jacques Maritain.

Zanotto fin da giovane studente si era

mantenuto in contatto col filosofo veronese

mons. Zamboni. Nell'immediato dopoguerra

esercitò la libera professione di commercialista e fu consigliere comunale nella giunta

Fedeli. Dal 1951 fu consigliere comunale e poi, dal 1954, assessore alle finanze nella

giunta Uberti.

Nel luglio del 1956 subentrò a Giovanni Uberti come sindaco di Verona. Venne

rieletto sindaco nel 1961 e decadde dall'incarico nel 1964. Dal 1971 al 1975 fu presidente

della Provincia di Verona, subentrando all'amico avv. Gozzi.

Vicepresidente della società Cattolica di Assicurazioni dal 1961 al 1995, fu anche

vicepresidente (dal 1974 al 1978) e poi presidente della Banca Mutua Popolare di

Verona dal 1978 al 1999.

Don Rodella lo conosceva già come ex-allievo di mons. Zamboni e come giovane

dirigente dei laureati cattolici della diocesi. Egli ebbe modo di reincontrarlo come

docente di "Storia delle dottrine economiche" nella muratoriana "Scuola di Scienze

Sociali C. Ferrini" a partire dall'anno scolastico 1955-'56, poco prima dunque della

sua nomina a sindaco. L'anno dopo la sua nomina a sindaco, nel giugno del 1957

Zanotto sostenne l'istituzione della Scuola di Commercio Estero, fondata dal dott.

Italo Veronese (ufficiale sanitario del Comune) e diretta poi dallo stesso don Rodella,

a partire dal dicembre del 1957. Nell'estate ed autunno del 1958 Zanotto ebbe vari

incontri con il presidente della Provincia avv. Buffatti e col presidente della Camera

di Commercio ing. Tosadori per discutere in merito alla creazione del "Consorzio

universitario". Nella prima metà del 1959 il dott. Giorgio Zanotto contribuì a far

nascere la sua prima facoltà universitaria di Verona: si è già accennato a tal proposito

ad alcuni dei suoi interventi nel corso delle sedute del Consiglio comunale nel

febbraio e nel luglio del 1959.

Nel novembre del 1959, a fronte del grande afflusso di iscritti alla neonata facoltà

veronese di Economia, Zanotto s'impegnò a far edificare il nuovo palazzo di

356


Economia, che sarà inaugurato poi nel dicembre del 1965.

Mons. Rodella ricordava "i voli a Roma e le lunghe anticamere fatte insieme al

dott. Zanotto, davanti allo studio del ministro della P.I. e del segretario politico della

D.C., nel 1960-'61 per sollecitare il riconoscimento statale della libera Università di

Verona".

Ecco come in una lunga intervista su 11 Comune e la cultura" concessa nel 1997 a

Federico Bozzini (e da questi trascritta in BO, p. 156-158) lo stesso dott. Giorgio

Zanotto rievocava gli avvenimenti salienti dell'avventura universitaria veronese:

"Affermo ancor oggi - dice Zanotto - che, visti i tempi e i problemi che dovevamo

affrontare, fare questa scelta è stato un puro ma benefico gesto di follia".

L'idea dell'università era sorta in seno alla Scuola superiore di Scienze Storiche Ludovico

Antonio Muratori.

"È da questo ambiente che a un certo punto nacque la convinzione che Verona

per progredire aveva bisogno di una libera università. I suoi esponenti ne sono di -

venuti strenui propugnatori e, comprendendo immediatamente che senza adeguati

finanziamenti l'idea non sarebbe stata praticabile, si sono rivolti agli enti pubblici

cittadini perché raccogliessero il progetto. La proposta era di iniziare con la facoltà

di Economia e Commercio: costava meno come investimento iniziale, sembrava la

più adeguata allo sviluppo cittadino, mentre le facoltà similari con cui po teva

entrare in competizione erano stanziate a Venezia e Milano.

I veronesi sono matti. Don Rodella e Vecchiato non si sono limitati a offrire l'idea

generale, ma hanno contattato personalmente alcuni professori di diritto, di econo -

mia e di storia impegnandoli a insegnare a Verona. Sono poi venuti da noi dicendo:

"Questo è il corpo accademico. Manca solo che voi facciate il Consorzio e

promuoviate concretamente l'iniziativa".

Il problema non era solo quello di finanziare l'università nascente: l'ostacolop iù

grosso e angosciante era la responsabilità che ci assumevamo verso gli studenti. Nel

frattempo la contessa Elena Tusini Giuliari, per onorare la memoria di un fratello e

di un figlio, ha prima affittato a prezzo di favore epoi donato un palazzo bellissi mo.

A questo punto mancava solo un nostro atto di volontà.

Dopo lunghe e tese discussioni Buffatti, Tosadori ed io decidiamo nel 1959 di fondare

il Consorzio per gli studi universitari veronesi e con un manifesto apriamo le

iscrizioni. 1121 novembre del 1959 la facoltà venne inaugurata e si tenne la prima

pubblica lezione.

Il vero problema consisteva nel fatto che non eravamo giuridicamente in condi zione

di offrire nessun titolo di studio. Gli studenti sono arrivati, si sono iscritti, han no

frequentato le lezioni e dato gli esami. Dovevamo risolvere l'ambiguità legale in

tempo utile per le prime lauree. Per questo con il Presidente della Provincia Buffatti

abbiamo chiesto udienza al ministro della Pubblica Istruzione, il senatore Medici. Il

ministro teneva sempre in mano un bastone con il pomolo d'avorio. Come sente la

nostra idea, lo scaraventa per terra e si mette a urlare che eravamo impazziti. Questo

357


è stato il primo conforto che il nostro progetto ha ricevuto in sede

istituzionale.

Ciononostante abbiamo continuato. Da un lato facevamo affidamento sul

fatto che i nostri amici politici in Parlamento e nei ministeri non avrebbero

potuto tollerare che il Comune, la Provincia e la Camera di Commercio di

Verona, impegnate a testa bassa in questa impresa, perdessero la faccia. Ma,

dall'altro, contavamo spudoratamente sul potere di ricatto costituito nei fatti

dalla risposta di massa che la nostra iniziativa aveva raccolto fra gli studenti.

Contavamo che almeno entro il quadriennio, in cui si sarebbero maturate le

prime lauree, il ministero avrebbe ceduto" (Z).

Ed è con sollievo che il 9 aprile 1963 il sindaco Giorgio Zanotto e il presidente

della Provincia Renato Gozzi salutano il ministro Gui venuto a "portare la pace con

il suggello della legittimità all'iniziativa intrapresa dai veronesi". 6 ' 0

"Questo fatto contiene una morale politica. Alcune grandi opere, forse

le più grandi, non discendono dalle leggi, ma provengono direttamente dai

bisogni della società e si impongono spesso facendo vi olenza alla piatta

applicazione delle leggi.

Non sembri piaggeria democraticista: sono stati realmente gli studenti a

costitutore le fondamenta della loro università. Senza la loro adesione

massiccia noi potevamo coltivare i progetti più grandiosi, ma saremmo andati

incontro al fallimento e alle beffe del ministero. L'unico nostro merito è forse

d'avere capito che la proposta dell'università rispondeva a un bisogno reale

della società veronese e delle province limitrofe. D'avere insomma fatto

un'offerta di cultura a cui corrispondeva una domanda sociale" (Z)611.

Oltre a questo suo merito, mons. Rodella ricordava pure "il grande impegno del

dott. Zanotto, in veste di presidente della Banca Popolare di Verona, negli anni '90-

'95 per la realizzazione della facoltà di Giurisprudenza" 612 .

L'avv. Giorgio Zanotto è scomparso il 24 ottobre 1999. Il 24 ottobre 2001, per volontà

della famiglia e del presidente della Banca Popolare di Verona avv. Carlo Fratta Pasini,

per commemorarne la figura è sorta a Verona la "Fondazione Giorgio Zanotto". Nella

sua veste di Rettore dell'Università di Verona, il prof. Mòsele ha intitolato alla sua

memoria un prestigioso edificio della nostra Università: il "Polo Didattico Giorgio

Zanotto". 613

610 Quest'ultimo virgolettato è citato da: "Renato Gozzí, Prime lauree a Verona. Il discorso dell'avv.

Gozzi", in "Quaderni della Provincia", primavera 1963, p. 48.

611 Cit. da: BO, p. 156-158.

612 Rove.

613 Alcune delle notizie qui riportate sono desunte dalla voce "Zanotto Giorgio" di DBV, 893894, curata dal

prof. Francesco Vecchiato. Per ulteriori informazioni si rimanda al volume: l'eredità di Giorgio Zanotto

politico ed amministratore", a cura di Pierpaolo Brugnoli, edito dalla "Fondazione Zanotto" nel 2005, in

occasione del sesto anniversario della sua scomparsa

358


AVV. RENATO GOZZI

Nato a Grezzana nel 1915, il padre era ingegnere navale.

Al Maffei ebbe per insegnante mons. Zamboni. Si

laureò in legge a Padova, allievo del prof. Alberto

Trabucchi e di Enrico Opocher. Praticante presso lo

studio legale dell'avv. Frinzi e poi presso quello

dell'avv. Giuseppe Trabucchi, dopo l'armistizio riparò a

Roma.

Iscrittosi nel 1945 alla D.C. (padrini Gino Bozzi-ni e

Gianfranco Bosio) fu sindaco di Grezzana nel decennio

1946-56. Presidente dell'AGSM dal 1951 al 1956,

s'impegnò per la metanizzazione, per la costruzione

dell'acquedotto e per la produzione dell'energia

elettrica dalla centrale di Leno.

Succeduto all'avv. Buffatti, dal marzo del 1961 al

1964 Gozzi fu presidente della Provincia. Si occupò dell'ospedale psichiatrico, di

scuole (Bentegodi, Lorgna, ecc.) di rete stradale (Verona-lago), di programmazione

economica provinciale ("rapporto Resta") e regionale ("progetto Gasparini").

Fu quindi sindaco di Verona dopo Giorgio Zanotto, dal 1964 al 1970 e poi nuovamente

dopo Carlo Delaini, dal 1975 al 1980. In tale carica, Gozzi favorì in ogni

modo il decentramento sia amministrativo (istituì le circoscrizioni), sia produttivo

(nuove zone industriali alla Bassona e Marangona, Quadrante Europa, ecc.).

Fu particolarmente sensibile alle tematiche sociali e sindacali (vertenza Tiber-ghien

ed Abital).

Dopo che la D.C. veronese fu travolta da Tangentopoli (1992) cercò in ogni modo di

ricostituirla su nuove basi, senza tuttavia riuscirvi. 614

Don Rodella aveva conosciuto Renato Gozzi nella parrocchia di San Tommaso

Cantuariense, fin dall'epoca del suo incarico di vicario in tale chiesa (1947-'50).

Dopo la sua nomina a presidente del "Consorzio universitario" (1961), Gozzi fu

messo in contatto da don Rodella col Rettore dell'Università di Padova, il prof. ing.

Guido Ferro.

Ben presto Gozzi, forse anche grazie al tramite di suo padre che era ingegnere

navale, divenne amico personale del prof. Ferro, insigne cattedratico a Padova di

ingegneria idraulica e marittima.

614 Queste notizie sono attinte dalla voce "Gozzi Renato" di DBV, pagg. 443-445, curata dal prof.

Gianfranco Viviani.

359


Mons. Rodella ricordava la sua stretta collaborazione con l'amico Gozzi nel 1962-

'63 nel creare il collegamento della facoltà veronese con l'Università di Padova, al

fine di ottenere il suo riconoscimento statale.

Rammentava, inoltre, che con Gozzi "si trattava bene", come egli ebbe occasione

di sperimentare nel 1968/'69, allorché, alla presenza del Vescovo mons. Giuseppe

Carraro, cedette a Gozzi, allora sindaco di Verona, la "sua" Scuola di Servizio

Sociale, in modo che fosse finanziata regolarmente e potesse così evolvere in facoltà

universitaria.

Per una più adeguata comprensione del ruolo svolto dall'avv. Gozzi nell'impresa

universitaria vanno letti almeno i suoi due discorsi: "Renato Gozzi, Prime lauree a

Verona. Il discorso dell'avv. Gozzi", in "Quaderni della Provincia", primavera 1963,

p. 48 e "I cattolici e l'Università", relazione tenuta da Renato Gozzi l'11-2-1984 a

Costagrande di Avesa ai gruppi di studio della D.C. per l'Università, riportata in Veca,

p. 34-35.

360


DOTT. CARLO DELAINI

Nato a Brescia nel 1927, la sua famiglia si

trasferì a

Cal-masino nel 1931 e poi a Bardolino. Dal

1951, per

un decennio fu stimato sindaco di Bardolino. Nel 1962

subentrò all'ing. Tosadori nella carica di

presidente

della Camera di Commercio di Verona (la cui sede si

trasferiva ora in Corso Porta Nuova).

In tale veste, a seguito anche dell'aumento

della popolazione

scolastica dovuto all'innalzamento

dell'età

dell'obbligo, egli promosse a Verona la

costruzione di numerosi istituti scolastici.

Nel 1970 subentrò a Gozzi come sindaco di

Verona,

restando ín carica - con un breve intervallo di Veggio - fino al 1975. Come primo

cittadino seppe condurre in porto l'approvazione del piano regolatore della nostra città

(rimasto vigente fino al 2008) dopo il suo adeguamento alle direttive della Regione,

presieduta allora dal veronese Angelo Tomelleri. In questi anni Delaini fu anche

consigliere ed assessore regionale. La sua stretta intesa con Giorgio Zanotto e Renato

Gozzi diede vita ad un triunvirato amministrativo assai proficuo per lo sviluppo della

nostra città e provincia.

Da presidente della Camera di Commercio e da sindaco di Verona, Delaini contribuì

al collegamento della prima facoltà veronese con l'Università di Padova,

come pure allo sviluppo universitario veronese nei suoi primi anni. Egli s'impegnò

anche nella promozione del progetto di legge di statizzazione dell'Università di

Verona.

Nel 1988 ebbe inizio la lunga malattia, che lo avrebbe condotto a morte il 18

gennaio 2008. Per Enzo Erminero 615 Delaini "era un cattolico liberale ed un suo

punto di riferimento importante era Guido Gonella".

Fu un "politico al di sopra delle parti, che non cercava litigi, né scontri, ma, sempre,

il dialogo" 616 ... "fu un realizzatore" 617 .

Don Castellani, il sacerdote che ne officiò il rito funebre, ricordò "la sua capacità

di sdrammatizzare le situazioni, di sorridere, la sua autoironia, ma anche la sua fede

solida e schietta", ricordando che "vent'anni fa, quando scoprì la grave malattia che

l'aveva colpito, ricevette da don Luigi Pedrollo (successore di don Calabria; N.d.R.)

una piccola croce. Delaini non se ne staccò più. L'ha tenuta per tutti questi anni, fino all'ultimo

giorno".

615

LA, 18-1-2008, p. 10.

616

da: LA, 20-1-2008, p. 10.

617

BO, 218-220.

361


ING. TOMELLERI ANGELO

Nato nel 1924, si diplomò al liceo Maffei e si laureò nel 1948 in Ingegneria a Padova.

Lavorò al progetto di costruzione del quartiere INA casa di S. Lucia Extra. Attivo

nell'Azione Cattolica diocesana e nelle file della D.C., egli fu consigliere comunale

nella giunta Uberti (1951-'56).

Nel 1961 fu assessore ai Lavori Pubblici nella giunta provinciale diretta da Renato

Gozzi. Fu presidente della Provincia dal 1965 al 1970.

"Insieme a Zanotto, Gozzi e Delaini, Tomelleri fu artefice di quella stagione che disegnò

la città e la provincia di Verona, rendendola porta d'Italia verso l'Europa" 6 ' 8 .

Dal 1970 al 1980, con due successivi mandati, Tomelleri fu il primo presidente

della Regione Veneto ed, in tale veste, nel 1974 varò la legge 40 sull'assetto del territorio,

cui si sarebbero informati i vari piani regolatori.

Contribuì allo sviluppo dell'edilizia universitaria veronese nei suoi primi anni e

contribuì alla promozione del progetto di legge di statizzazione dell'Università di

Verona.

Nel 1983 fu senatore e presidente del gruppo parlamentare veneto (il maggiore dei

gruppi D.C.). Morì il 23 giugno 1985.

618

DBV, 812-813.

362


ALTRI POLITICI VERONESI

Vanno citati vari uomini politici veronesi, specialmente della D.C., che sostennero

convintamente la causa dell'Università a Verona:

• Fon. Dal Falco 619

• l'on. Roberto Prearo 6 "

(questi ultimi entrambi assai vicini politicamente alla figura dell'on. Gonella).

Sulle pagine de "L'Arena" del '59 si possono leggere i nomi di alcuni politici veronesi

che intervennero in favore dell'istituzione universitaria veronese nel corso dei dibattiti

consiliari:

• il prof. Alberto De Mori, assessore alla Pubblica Istruzione nella giunta Za-notto,

era cattolico (tra i leaders dei "Liberi lavoratori"), amico e collega di don Rodella al

Maffei.

• l'avv. Luigi Selmo", anch'egli cattolico e aderente ai "Liberi lavoratori" (si dimise

nel luglio del 1958 da assessore agli Affari generali nella giunta Zanotto

per dedicarsi totalmente all'incarico di Presidente degli Istituti Ospitalieri. Il 7

luglio del 1959 dal Ministero dei Lavori pubblici, grazie anche all'interessamento

di Gonella, l'avv. Selmo era riuscito ad ottenere l'atteso contributo per la

costruzione dell'Ospedale Geriatrico di Verona).

• il consigliere D.C. Vittorio Castagna 6 " già sindaco di Velo, amico di Gonel-la e di

don Rodella, docente ad Economia e poi presidente dell'Accademia

dell'Agricoltura, Scienze e Lettere di Verona;

• i consiglieri D.C. Venturini 623 e Castellani 624 ;

• il prof. Vittorino Colombo, assessore comunale alla sanità;

• il prof. Manzini (indipendente di destra) 625 ;

• il prof. Tantini (Blocco Nazionale) 626 ;

• il vicesindaco avv. Dino Dindo (PSDI) 62 '.

619

Rodo, 3-2-'59.

620

Rodo, 3-8-'59.

621

LA, 29-7-59.

622

LA, 25-1-'59.

623

Ibidem e LA, 26-7-'59.

624

LA, 25-1-59.

625

LA, 29-7-59.

626

LA, 26-7-'59.

627

LA, 29-7-'59.

363


L'U.C.I.D." (UNIONE CRISTIANA IMPRENDITORI E DIRIGENTI)

L'U.C.I.D. è stato fondata nel 1946 a Genova da mons. Giuseppe Siri (nominato

arcivescovo di Genova il 30-5-1946). Si trattava di una nuova espressione della

pastorale, rivolta ai vertici della società ed al mondo dell'impresa.

Ecco le parole del card. Siri sulla genesi dell'U.C.I.D.:

«Nei primi mesi del 1945 avemmo con mons. Torrazza dell'O.N.A.R.M.O. (Organizzazione

nazionale assistenza religiosa-morale operai; N.d.R.) la prima idea di

raccogliere in un'associazione gli imprenditori... Abbiamo detto: vogliamo aiutare la

posizione dei lavoratori. Andiamo a ragionare di verità e di giustizia con quelli che li

governano.

Se così a Genova nel 1945 si cominciò a tessere la tela, sapemmo che a Milano

era sorta un'iniziativa analoga. Perché non metterci in contatto?... Un'associazione

d'imprenditori... non avrebbe avuto una reale influenza se non fosse diventata "nazionale"...

L'incontro avvenne... ma si dovette appianare una difficoltà nella differenza

di impostazione.

A Genova si era ben convinti di fare un'associazione di chiaro e netto indirizzo

cristiano... ma che non fosse di Azione Cattolica... (Infatti) è necessario che tutte le

cose stiano al loro posto. E ad uomini abituati al comando... usi a decidere dei fatti

loro in modo indipendente, non si poteva imporre e sarebbe stato nefasto imporre la

disciplina dell'Azione Cattolica... le briglie dovevano restare nelle loro mani, diversamente

il carro non si sarebbe mosso.

A Milano invece si pensava con simpatia a favore di un quadro dell'Azione Cattolica.

Avvertimmo i nostri amici di Milano... l'associazione ritenne giusta l'impostazione fatta a

Genova... Con diverso orientamento, l'U.C.I.D. sarebbe rimasta una piccola e forse

insignificante cosa». 628

L'atto ufficiale della fondazione dell'U.C.I.D. a livello nazionale risale al 31

gennaio 1947, nella Milano del cardinale Ildefonso Schuster 629 .

A Milano tale iniziativa era stata sollecitata fin dal 1945 630 da un gruppo di industriali

lombardi. Primo presidentenazionale dell'U.C.I.D. fu l'industriale FaicK

(acciaierie di Sesto S. Giovanni - Milano), cui subentrò poi, nella sede romana di

Piazza del Tritone, il prof. Vittorio Vaccari.

L'U.C.I.D. ben presto entrò a far parte dell'unione europea "U.N.I.A.P.A.C."

628

Cit. da: "G. Siri, le sue immagini, le sue parole" di Benny Lai e AnnaMaria Scavo, ed.

De Ferrari, Genova 2008, pagg. 111-112.

629 VF, 19-2-'50, p. 4.

630 Ibidem.

364


e dell'unione mondiale degli imprenditori e dirigenti cristiani. Fin dal 1946 S.E. mons.

Giuseppe Siri assunse l'incarico di consulente (assistente) morale nazionale

dell'U.C.I.D. Dagli anni '50, egli divenne anche consulente morale dell'Unione

mondiale degli imprenditori e dirigenti cristiani.

"Siri crede molto nelle possibilità degli imprenditori cristiani... pensa che

le chiavi del futuro siano in mano di "gruppi di persone capaci di iniziative

concrete"... ha stimolato i suoi imprenditori liguri a parlare non dell'Arcadia,

ma della città (Geno-va)" 63 '.

"Siri si preoccupa anzitutto della formazione delle nuove leve di datori di lavoro e

di prestatori d'opera" 6 ". "Siri scriveva spesso articoli per la rivista dell'Unione" (la

rivista bimestrale "Operare" ed il bollettino quindicinale di documentazione sociale;

N.d.R.)

"... (Siri) teneva lezioni ai congressi nazionali, curava molto i contatti

personali.

I soci avevano fiducia in lui perché lo vedevano onesto, sincero, equilibrato e

serio. Diceva: "Ho fondato l'U.C.I.D. a Genova. Poi essa si unì a quella

fondata a Milano, portando con sé intatta la sua fisionomia. L'U.C.I.D. è nata

da questa idea: non è possibile comporre nella giustizia la questione sociale,

se non si innalzano a Dio quelli che dirigono. Ho pensato che per giovare ai

più piccoli, bisognava portare Cristo tra i più grandi "633.

Nel 1984 il card. Siri affermava: "Nessuno se lo ricorda, ma si deve agli

imprenditori cristiani se la protesta sociale non si è arrossata. Ci sarebbe stato

sangue in certi anni, se non ci fosse stato chi nel mondo industriale convinse i

più restii a occuparsi del sociale: e furono i cattolici "`i 34 .

L'U.C.I.D. del Triveneto nacque qualche anno dopo, per iniziativa del Patriarca di

Venezia S.E. mons. Agostini (già Vescovo di Padova). Il primo consiglio direttivo

regionale dell'U.C.I.D. Triveneto ebbe luogo il 6 ottobre 1956" 5 . L'U.C.I.D. Triveneta

ebbe sede a Venezia in Campo Manin 4023 6 ' 6 . Presidente dell'U.C.I.D.

631

Da "Il cardinale Giuseppe Siri - la vita, l'insegnamento, l'eredità spirituale, le memorie", di

Raimondo Spiazzi, ed. Studio domenicano, 1990 Bologna, p. 193.

632

Ibidem, p. 154.

Ibidem, p. 51.

634

Ibidem, p. 193.

635

Rodo, 23-10-'58.

636

Ibidem.

365


del Veneto, a partire dal 29-11-'58 637 , ma forse anche da prima 638 fu il prof. ing. Gr.

Uff. Guido Ferro (Rettore dell'Università di Padova e presidente della Camera di

Commercio di Padova).

Consigliere e Segretario regionale ne era il dott. Giuseppe Tagliapietra. Tra i

consiglieri ed i soci dell'U.C.I.D. Triveneto vi erano industriali, alti dirigenti di enti

pubblici ed importanti figure di dirigenti o proprietari di aziende agricole di Venezia,

Padova, Treviso, Vicenza, Verona, Trento ed Udine...

Assumendo nel 1958 l'incarico di consulente morale dell'U.C.I.D. del Triveneto,

don Rodella subentrava a mons. Sette 639 .

Nell'ambito dell'U.C.I.D. triveneto, don Rodella entrò in contatto sia col presidente

ing. Guido Ferro, sia col suo Segretario, il dott. Tagliapietra.

Fin dall'inizio, molti industriali ed alti dirigenti del Triveneto trovarono in lui un

orientamento sicuro ed un amico che li incoraggiava a progredire tanto nell'ambito

della loro attività produttiva, quanto a livello spirituale.

Il dott. Tagliapietra (col quale nell'Archivio Rodella" vi è testimonianza di una

fitta corrispondenza epistolare) così si rivolge a don Rodella nel primo anno della sua

attività dí consulente morale: "Lei sta portando in seno all'U.C.I.D. di Verona quello

spirito di fresco e combattivo entusiasmo che deve caratterizzare proprio il nostro

movimento, altrimenti condannato ad un... malinconico brontolio oppure alla sterile

contemplazione dei principi astratti"640.

Come s'è già detto nel racconto della vicenda universitaria veronese, il favore

richiesto nel novembre '58 a don Rodella dal segretario dott. Tagliapietra - a nome

dell'Università di Padova - e cioè il riconoscimento ministeriale di una scuola di

specializzazione dell'Università patavina - favore che don Rodella riuscì a far ottenere

grazie alla propria amicizia con l'on. Gonella - avrebbe avuto un'importanza decisiva

per la realizzazione nel novembre '62 dell'alleanza strategica tra la prima facoltà

veronese e l'Università di Padova.

Oltre che dell'U.C.I.D. del Triveneto, don Rodella era consulente anche della

sezione veronese dell'U.C.I.D., diretta allora dal presidente della Camera di Commercio

di Verona, l'ing. Giulio Cesare Tosadori (1953-'62).

L'intervento dell'ing. Tosadori, del prof. ing. Guido Ferro e dei già citati alti prelati

(l'arcivescovo Urbani ed il cardinal Siri) in favore del nascente ateneo verone-

637

LA, 4-12-'58.

638

Vedasi la relazione U.C.I.D. del 15-3-'58, a Napoli.

639

Rodo, inizio '58.

64()

Rodo, 20-12-'58.

366


se, scaturì dunque nel contesto dell'U.C.I.D.

L'U.C.I.D. pertanto svolse un ruolo importante nella

genesi dell'Università di Verona.

Don Rodella tuttavia, oltre a stimolare l'impegno

dei dirigenti U.C.I.D. nell'iniziativa universitaria

veronese, svolse nell'U.C.I.D. per oltre un trentennio

un'intelligente ed incisiva opera pastorale.

Egli seppe far sentir la Chiesa quanto mai vicina ai

quotidiani e gravi problemi degli imprenditori e dei

dirigenti, come s'è potuto apprendere anche dalla

testimonianza fornita dall'imprenditore dott. Carlo

Veronesi e poc'anzi qui riportata.

367


BENEFATTORI: ELENA GIULIARI E PIERCAMILLO TUSINI

La contessa Elena Giuliari nacque a Verona nel

1883, ultima discendente di una nobile ed antica

casata. I Giuliari erano nobili di origine padovana

che, entrati in urto con i Carraresi, nel XIV secolo

furono costretti all'esilio e trovarono ospitalità

presso gli Scaligeri.

Primogenita del conte Scipione e della veneziana

Margherita Revedin, Elena fu educata a Firenze,

nel collegio delle nobili fanciulle "La Quercia".

Nel 1905 sposò Pier Camillo Tusini, discendente

di nobile e ricca famiglia della Romagna,

militare a Verona. Poco dopo il matrimonio, ella

seguì il coniuge, trasferito a Milano. Nel 1918,

per la febbre spagnola, moriva in giovane età

Alessandro Giuliari, il fratello di Elena.

Rientrata da Milano nel 1923, la contessa Elena insieme al coniuge si stabilì

presso la sua villa di Albarè di Costermano, anche per garantire la prescritta "cura

d'aria" al suo unico figlio Gualberto, affetto da grave malattia polmonare. Qui egli

veniva a mancare nel 1926, all'età di 17 anni. Dopo questo nuovo lutto, i coniugi

Giuliari-Tusini rimasero definitivamente nella loro villa di Albarè, facendo ritorno

solo di tanto in tanto al palazzo avito, sito in città in via dell'Artigliere. I coniugi

Giuliari-Tusini destinarono il palazzo di Albarè a sede del seminario dei salesiani.

Ai salesiani, e alle loro opere rivolte ai giovani, essi donarono anche varie loro proprietà

situate a Bardolino, nella Rocca di Garda, ecc. 641

Don Rodella conobbe la contessa Giuliari nel periodo in cui egli era vicario a San

Tommaso Cantuariense (1947-'50), parrocchia al cui ambito apparteneva allora anche il

palazzo Giuliari di via dell'Artigliere. Da sempre assai religiosa, la contessa era stata

segnata dalla prematura scomparsa tanto dell'amato fratello, quanto dell'unico figlio:

questi gravi lutti avrebbero comportato anche l'inevitabile estinzione del suo antico

casato. In memoria del fratello e del suo unico figlio, le cui vite erano state troncate nel

fior della giovinezza, la contessa Giuliari intendeva destinare le sue proprietà ad

un'opera destinata al bene dei giovani veronesi. Ella espresse questa sua intenzione a

don Rodella, fin dagli anni del suo vicariato a San Tommaso (1947-

641

Le suddette notizie sono desunte da DBV, p. 428. L'immagine giovanile della contessa Elena

Giuliari è tratta dal volume: "I Giuliari Tusini: storie di conti, preti e contadini, di Luigi

Torresendi, centro stampa di Albarè, 2007.

368


1950). L'anziana contessa stimava molto don Rodella e volentieri s'intratteneva in

conversazione con lui. Egli ebbe a definirla: "figura nobile e non solo per titolo".

Sul finire del 1950, dopo aver maturato l'idea di "portare l'Università a Verona" don

Rodella tornò a farle visita e la convinse a fare del suo palazzo di città la prima

prestigiosa sede universitaria, quando fosse stato il momento. Egli le disse: "Se lei vuole

destinare il suo palazzo ad un'istituzione che sia di giovamento ai giovani veronesi,

quale cosa migliore che donarlo quale sede della futura Università veronese?" (Rove).

Don Rodella avrebbe ripetuto alla contessa questo invito anche in seguito ed in

particolare nel 1957, allorché egli iniziò ad impegnarsi per mettere in cantiere la facoltà

di Economia e Commercio.

Lo stesso ing. Tosadori, tramite la sua amicizia con il coniuge della contessa, il

generale. Piercamillo Tusini, contribuì alla concretizzazzione del lascito di palazzo

Giuliari in favore dell'Università. Dopo la scomparsa di PierCamillo Tusini, avvenuta

alla fine del 1959, nell'agosto 1960 fu definitivamente formalizzata la cessione

di Palazzo Giuliari al "Consorzio Universitario". Fu istituita inoltre la fondazione

intitolata ad Alessandro Giuliari. L'archivio-Giuliari fu ceduto in parte alla biblioteca

Capitolare, in parte all'Istituto di Storia Economico-Sociale dell'Università di Verona

ed in parte all'archivio di Stato di Verona.

Nella sua risposta all'ing. Tosadori 642 che le aveva espresso un sentito ringraziamento

per la donazione all'Università del suo palazzo avito, la contessa Elena Giuliari

espimeva con umile finezza le motivazioni che l'avevano spinta a tale gesto:

20 Ottobre 1966

"Gentilissimo Ingegnere,

Cosa dire della sua troppo laudativa lettera? Non mi pare di avere tutti questi meriti:

1) la gioia di poter fare anch'io qualcosa per la mia cara Verona, è stato ben

ampio compenso.

2) aver messo sotto il nome di Fondazione del mio povero Fratello, che amavo tanto.

3) il poter dopo di me sapere affidato, con piena sicurezza, la mia casa paterna ad un

Ente così superiore.

Ecco i miei meriti, se ci sono, non li trovo eccessiva...".

Il 30 settembre 1967 la contessa Elena Giuliari venne a mancare, nella sua

villa di Albarè di Costermano.

Ella venne sepolta, accanto al coniuge, nell'attigua chiesetta di Santa Croce,

officiata dai Salesiani 643

642

Già vista in: Rodo, 20-10-1966, allegato (c) del Rodo, 20-10-1984.

643 Per qualche ulteriore cenno su la storia del suo casato e la donazione di palazzo Giuliari si

rimanda a: CM, 27-9-'60 e LA, 27-9-'60.

369


GRANDI AMICI NON VERONESI

PROF. ERNESTO PONTIERI

"Uomo coltissimo e di squisita finezza, il prof. Pontieri

fu un grande amico della nascente Università

di Verona. A lui si deve il consiglio di iniziare con

la facoltà di Economia" (Rove).

Storico di fama internazionale ed accademico

dei Lincei, egli fu rettore dell'Università "Federico

H" di Napoli per tre mandati, dal 1950 al 1959.

Nacque il 4 settembre 1896 a Nocera Terinese

(Catanzaro), cittadina calabrese nota per la sua

amena posizione e per le sue

antiche tradizioni religiose (i

"battènti" nei riti della settimana

Santa). Fu allievo del grande

storico napoletano Michelangelo

Schipa - a sua volta scolaro di

Settembrini, De Sanctis e De

Blasiis, al quale ultimo Schipa

era succeduto sulla prestigiosa

cattedra di "Storia medievale e

moderna" dell'ateneo napoletano. Dallo Schipa, Pontieri

ereditò la vocazione di storico ed il metodo della ricerca d'archivio.

Il Logo dell'Accademia dei

Lincei e un'immagine

giovanile del prof. Pontieri,

gentilmente fornitaci

dall'Accademia di Lincei

Più vicino alla scuola filologico-erudita del napoletano autodidatta Capasso che

a quella giuridico-sociale di Volpe, Salvemini, Cipolla o a quella etico-politicofilosofica

del Croce, Pontieri s'avviò convintamene all'esercizio di faticose e

pazienti indagini d'archivio (egli in ciò tenne sempre a modello l'attività

archivistica del grande Muratori!).

Dal napoletano Giuseppe Salvioli, Pontieri derivò l'interesse e gli strumenti necessari

ad affrontare le problematiche politico-giuridiche e "l'esigenza di tenere nel debito

conto, ma senza lasciarsene dominare, anche il fattore economico". 644

Laureatosi nel 1921 con lo Schipa, Pontieri insegnò nei licei di Lucera, Salerno e

Napoli. Nel 1932 ebbe la cattedra universitaria di Storia medievale e moderna a

644

Mario Del Treppo: "Ernesto Pontieri" in Clio, rivista trimestrale di studi storici, lugliosettembre

1982, Ed. Scientifiche Italiane, p. 361 e seg.

370


Cagliari e l'anno seguente a Napoli. Nel 1934 fu nominato presidente della Società

napoletana di Storia patria (dove approfondì la conoscenza con Benedetto Croce e Giustino

Fortunato).

Negli anni '20 Pontieri s'era occupato della storia medievale della sua Calabria

(1'"Universitas" di Catanzaro, ecc.) e, seguendo il campo d'interessi del suo maestro Schipa,

aveva approfondito gli studi sull'alto medioevo nell'Italia meridionale (dominio dei longobardi

e dei normanni) sul periodo svevo-angioino (la "bella monarchia" di Federico II) e sul periodo

aragonese (Alfonso, Ferrante e la sollevazione baronale del 1485). Altro periodo indagato dal

Pontieri fu quello del riformismo borbonico (il vicerè Domenico Caracciolo 645 ).

Con l'amico Nicolò Rodolico condivise l'impostazione intellettuale di matrice cattolica e,

in antitesi col Croce e con la moda ideologica corrente, sostenne la necessità di una doverosa

ed assoluta rivalutazione dei meriti della Controriforma cattolica, attraverso studi sul

Concilio di Trento e su alcuni santi della Controriforma, tra i quali il conterraneo S.

Francesco da Paola."'

«La profonda educazione cattolica, riconducibile all'insegnamento ricevuto fin

dall'adolescenza, nella scuola e nella famiglia, lo portava a vedere il fenomeno religioso,

non solo in se stesso, ma anche e soprattutto nelle concrete manifestazioni

istituzionali e politiche"...

"Negli anni del pontificato pacelliano, Ernesto Pontieri sentì di dover

adempiere al suo compito di storico nonché di cattolico, riempiendo con i suoi

studi l'indubbio vuoto lasciato in questo campo dalla cultura cattolica, e

reagendo alla vigorosa offensiva della cultura laica e liberale, rappresentata

dalla linea Ruffini-Croce-Cha-bod... La sua orgogliosa affermazione che il

Papato del Cinquecento aveva avuto "l'incontestabile merito di aver salvato

l'unità religiosa della Nazione Italiana" lo contrappone alla critica laica.

"Ciò che l'Italia deve alla Chiesa": così si potrebbe indicare il tema

ricorrente in alcune lettere che Pontieri e Rodolico si scambiarono

nell'immediato dopoguerra, dove quel pensiero sembra essere il solo capace di

temperare in loro l'angoscia di quei giorni e di alimentare la speranza" 647 .

Anche Giuseppe Galasso ricorda "il forte legame di Pontieri con la tradizione

645 "E tramonto del baronaggio siciliano", Ed. Sansoni, 1943.

646 A tale proposito perché non dedicare alla memoria del prof. Ernesto Pontieri il cinquecentesco

chiostro dell'ex-convento monastico di San Francesco di Paola che attualmente è l'abituale luogo

d'incontro di moltissimi studenti universitari veronesi?

647 Da Mario Del Treppo: Ernesto Pontieri", in "Clio", rivista trimestrale di studi storici, lugliosettembre

1982, Ed. Scientifiche italiane, p. 361 e segg.

371


migliore del cattolicesimo

liberale", nonostante la quale

"egli non fu mai... uno storico

confessionale" 648 .

Il prof. Pontieri

mantenne sempre rapporti di

grande amicizia con l'on.

Guido Gonella. Fu membro

del Consiglio

superiore della Pubblica

Istruzione durante e dopo il

La facoltà di Ingegneria de L'Aquila, intitolata al prof.

Ernesto Pontieri

ministero di Guido Gonella, per quasi un decennio. Nel 1950 Gonella gli affidò l'incarico di

risollevare le sorti dell'Università di Napoli649 ed egli fu rettore dell'ateneo napoletano per tre

trienni successivi (1950- 1959). Poco dopo, uscito dai ruoli dell'Università, quando ormai

poteva riposarsi e dedicarsi totalmente ai suoi studi, Pontieri svolse un ruolo di rilievo nello

sviluppo del'Università de L'Aquila - da poco fondata - che a lui intitolò la propria facoltà di

Ingegneria. Egli fece ciò per un senso di impegno civile e "per congiungere Marta a Maria".

Egli collaborò con Luigi Einaudi nella sua "Rivista di storia economica" e fu

certamente in contatto con lui all'Accademia dei Lincei (Pontieri ne era membro,

Einaudi vicepresidente). In molte sue trattazioni, Pontieri dava il dovuto rilievo

agli aspetti di storia dell'economia.

Nel 1957 Pontieri diede a don Rodella l'idea di iniziare l'Università a Verona

con una facoltà di Economia (si veda nel testo precedente quanto già riferito sulle

motivazioni addotte da Pontieri per tale orientamento).

Il prof. Pontieri, secondo quanto riferito da mons. Rodella, non considerava di

grande valore l'Estetica, l'Etica e la Filosofia della storia del napoletano Benedetto

Croce; l'opera crociana di maggior valore, a suo dire, era la "Storia del Regno di

Napoli" del 1925 (tuttora edita da Adelphi).

648

G. Galasso: "Ricordo di Ernesto Pontieri", in "Il Mattino" di Napoli, 10-5-1980.

649

Vedasi: GOPI, vol. I, p. XV e la lettera di Pontieri a Gonella in Archivio Gonella: serie 12.1, fascic.

4, busta 164.

372


Egli criticava specialmente lo storicismo laicista del Croce. 6 "

Ernesto Pontieri negli anni '70 diresse la redazione di una monumentale opera

sulla "Storia di Napoli". Egli donò la sua biblioteca ed il suo prezioso archivio alla

Biblioteca nazionale di Napoli, in piazza Plebiscito, dove tuttora essi costituiscono

il prezioso "Fondo Pontieri".

Egli morì a Roma, dopo lunga malattia, il 4 maggio 1980.

"Il Vescovo di Nicastro... che ne ha tenuto l'ufficio funebre, ne ha parlato come

uomo di bontà, di fede e di speranza. Anche chi non ne condivideva idee e sentimenti

era colpito da quella sua umanità, in cui la triplice componente indicata da mons.

Palatucci si fondeva spontaneamente con un calore ed una immediatezza indimenticabili...

Ora egli riposa lì, nella pace del piccolo cimitero campestre di Nocera, fra le

colline nelle quali gli ulivi secolari affondano le loro radici con quella tenacia paziente

che era la sua ed è quella degli schietti e umili contadini che ne hanno accompagnato

il feretro". 62

650 Nonostante il suo celebre "non possiamo non dirci cristiani", nel '46 Benedetto Croce s'era

duramente opposto all'idea che ad un cattolico - qual'era l'on. Gonella - potesse esser

affidata la guida del ministero della P.I.. L'on Gonella, invece, una volta diventato ministro

della P.I., offrì al Croce la propria amicizia, inaugurando a Napoli il crociano "Istituto di

studi storici".

651

Da G. Galasso, articolo citato.

Per alcune notizie biografiche su Ernesto Pontieri si rimanda all'articolo "Ricordo di Ernesto

Pontieri - Studio della storia come vocazione" di Giuseppe Galasso, su "Il Mattino" di

Napoli, 10-5-1980; come pure alla pubblicazione di Mario Del Treppo: "Ernesto Pontieri",

in "Clio", rivista trimestrale di studi storici, luglio-settembre 1982, ed. Scientifiche italiane,

p. 317-367.

373


CARDINALE GIUSEPPE SIRI

Nato a Genova nel 1906 da Nicolò (originario

di Vara Superiore, nell'alta valle

dell'Olba) e da Giulia Bellavista (romagnola,

originaria di Gattéo), i suoi genitori

erano custodi della villa di un deputato

liberale (on. Lacava) in "distacco

piazza Marsala, 3". Le cerimonie religiose

celebrate da mons. Grondòna ( "un

sacerdote indimenticabile") nella basilica

dell'Immacolata, sua parrocchia,

favorirono la vocazione sacerdotale che

egli espresse all'età di 9 anni. Entrato nel

seminario minore del Chiappato (

Albaro), frequentò poi il liceo del seminario

maggiore, in via Porta d'Archi.

Tra i suoi docenti di allora vi era mons.

Girolamo Cardinale (nominato poi Vescovo

di Verona, nel 1923) e tra i suoi

"

prefetti" il futuro cardinale Lercaro.

Dati i suoi eccellenti risultati

scolastici, nel 1926 l'arcivescovo di Genova mons. Minoretti lo inviò a Roma, alla

facoltà di teologia della Pontificia Università Gregoriana, retta dai Gesuiti (nella sua

vecchia sede di palazzo Borromeo, in via del Seminario). Qui, tra i suoi docenti, vi

erano Enrico Lennerz (secondo Siri: "il più grande teologo del '900") e Charles Boyer.

Fu ordinato sacerdote a 22 anni, il 22 settembre 1928, nella cattedrale di S. Lorenzo

dal card. Minoretti. Celebrò la sua prima messa nella chiesa della sua parrocchia natale

e poi torna a Roma per concludere gli studi. A Roma gli fu assegnata la parrocchia di

Castel Giubileo.

Il 26 giugno 1929 si laureò in teologia alla Gregoriana, "summa cum laude".

Subito dopo, egli iniziò ad insegnare teologia dogmatica nel seminario maggiore di

Genova (fino al 1946). Insegnò anche religione nei licei di Genova.

Dal 1931 Siri fu ricercato conferenziere, per la sua chiarezza e lucidità di esposizione.

Dal 1937 al 1940 Igino Righetti (presidente dei "laureati cattolici") lo invitò ai

celebri "Corsi estivi" di Camaldoli: vi partecipavano gli intellettuali cattolici che

avrebbero formato la classe dirigente della futura D.C.. Le sue conferenze di

Camaldoli saranno poi pubblicate nei volumi: "La Chiesa", "La Rivelazione", "La

Ricostruzione della vita sociale". Nel 1941, dopo una sua conferenza romana a palazzo

Colonna, egli venne convocato da Pio XII che da questo momento instaurerà

374


con Siri un rapporto di grande stima ed amicizia, richiedendone spesso il parere su

varie questioni.

L'll marzo 1944, a 38 anni, Siri fu nominato vescovo ausiliare del card. Boètto,

nuovo presule di Genova. Egli fu ora costretto a nascondersi sui monti per sfuggire ai

nazisti che lo cercavano.

Nel 1945 salvò Genova dai bombardamenti della marina tedesca, che aveva già

minato il porto. Fu quanto mai attivo nell'ONARMO: fondò i "cappellani delle

fabbriche" - cosa ben diversa dai "preti operai" - e venne in tal modo a conoscere

personalmente gran parte degli operai genovesi. Il 14 maggio 1946, dopo la morte di

Boètto, Siri fu nominato arcivescovo di Genova. Egli designò come proprio segretario

mons. Mino Pesce (cui subentreranno in seguito mons. Barabino e, dal 1975, mons.

Grone). Nel 1946 fondò a Genova l'U.C.I.D., della quale egli sarà assistente nazionale

fino al 1987.

Nel 1949 fu designato presidente delle "Settimane Sociali" italiane: lo sarà fino al

1972.

Il 12 gennaio 1953 Pio XII lo elevò alla porpora cardinalizia: aveva 47 anni.

Nel 1955 Pio XII gli affidò la direzione dell'Azione Cattolica" italiana (in sostituzione

dell'arcivescovo mons. Urbani, nominato presule di Verona): egli la dirigerà

fino al 1961.

Nel 1956 fu nominato Balì Gran Croce di onore e devozione nel Sovrano Militare

Ordine di Malta. Nel 1956 e nel 1960 fu legato pontificio in Spagna ed in Belgio.

Nel 1958 ricevette la nomina di presidente della "Conferenza episcopale italiana"

(C.E.I.), organismo della cui necessità Pio XII si era convinto, dopo le sollecitazioni fin

dal '51 di Siri e Ruffini. (Con questa nomina, dopo quelle alla presidenza delle Settimane

sociali e dell'Azione Cattolica, vi era chi sosteneva che il card. Siri aveva già il triregno).

Siri sarà presidente della C.E.I. fino al 31 agosto 1965.

Indicato da Papa Pacelli come proprio "delfino", al conclave che seguì alla morte di

Pio XII (ottobre 1958) la candidatura di Siri non ottenne il "quorum" richiesto, anche

per il timore che, data la sua giovanissima età, "invece che un santo Padre, fosse

nominato un eterno Padre". Siri fu per ben tre conclavi il "Papa non eletto" (dal

significativo titolo di una sua biografia, curata da Benny Lai).

Fin dal dopoguerra, insieme al proprio confessore - il cappuccino padre Da-maso

da Celle Ligure - Siri stabilì contatti con le gerarchie dell'URSS. I passi però furono

molto cauti, dato che da parte sovietica tardavano a manifestarsi i gesti distensivi

richiesti e cioè la liberazione dei primati di Ungheria, Polonia e Croazia.

Dopo l'annuncio dell'indizione del Concilio Vaticano II, nel 1960 il card. Siri fece parte

della Commissione preparatoria. Nel 1963 fece parte del Consiglio di Presidenza.

Egli cercò ora di formare un'équipe di teologi assolutamente ortodossi, che

sappessero far muro contro le tesi proposte da correnti teologiche nord europee,

sensibili all'influsso del protestantesimo.

375


Dal 19 al 21 giugno 1963 il cardinale Siri partecipò al conclave da cui fu eletto

Paolo VI.

Dopo la conclusione del Concilio (8 dicembre 1965), Siri fondò la rivista trimestrale

"Renovatio", che richiamava la tradizione dottrinale cattolica accanto ai necessari

aggiornamenti pastorali. Essa si contrapponeva alla rivista "Concilium"che,

sorta nel gennaio del 1965, radunava invece vari teologi convinti di dover andare

«oltre il Concilio".

I pericoli più frequentemente denunciati da «Renovatio" erano quello di una

collegialità episcopale che intendesse inficiare il primato petrino, quello

dell'estensione del diaconato anche ai laici sposati, quello di una malintesa libertà

religiosa o di un ecumenismo "spinto" e quello della creatività liturgica. Nel suo

diario del Concilio Siri aveva annotato: "Noi non dobbiamo guardare al mondo

per offrirgli qualche emozione gradita, ma solo a nostro Signore".

Siri presenziò, spesso come delegato, al Sinodo dei vescovi del 1967 (il primo), del

1971 e del 1974. Nell'agosto e nell'ottobre del 1978, partecipò ai conclavi elettivi di

Giovanni Paolo I e II. Nel settembre del 1985 egli accolse Giovanni Paolo II durante

la sua visita pastorale a Genova.

Il 24 ottobre 1987 si congedò dall'arcidiocesi di Genova per ritirarsi nella residenza

di villa Campostano, ad Albaro (Genova). L'8 dicembre 1988 nella chiesa

della sua infanzia, la basilica dell'Immacolata, si svolse l'ultima celebrazione pubblica

del cardinale Siri. Egli morì nella villa Campostano il 2 maggio 1989. È

sepolto ora nella cattedrale della "sua" Genova, presso l'altare di San Giuseppe,

méta di continuo pellegrinaggio di devoti. 652

L'amicizia di don Rodella col card. Siri ed il ruolo di Siri

nell'istituzione dell'Università di Verona.

Fin dagli anni del dopoguerra don Rodella era a conoscenza del fatto che mons.

Giuseppe Siri (arcivescovo di Genova dal maggio del 1946) era stato allievo seminarile

del Vescovo di Verona (dal 1923 al 1954) il genovese mons. Girolamo Cardi-

652 Per un approfondimento della figura del card. Giuseppe Siri, mons. Rodella consigliava la

lettura de "Il Papa non eletto", di Benny Lai, ed. Laterza, Bari 1993.

Altri riferimenti sono: "Il cardinale Giuseppe Siri" di Raimondo Spiazzi, ed. Studio Domenicano,

1990, Bologna; "Card. Giuseppe Siri - Omelie», ed. Fede e cultura, 2008, Verona;

"Giuseppe Siri, Il Pastore", di Marco Doldi, ed. Vaticana, 2006, Città del Vaticano, con un'ottima

appendice bibliografica;

L'edizione completa dell'insegnamento del card. Siri è stata realizzata in 10 volumi, a cura

della Pontificia Accademica Teologica Romana, Giardini editore e stampatore in Pisa.

376


nale. Egli sapeva inoltre che il giovane Siri, dopo essere stato inviato al collegio di via

del Mascherone a Roma dal proprio arcivescovo mons. Minoretti, s'era laureato

"summa cum laude" alla Pontificia Università Gregoriana.

Inviato anch'egli alla Gregoriana dal proprio vescovo mons. Cardinale e preso

alloggio in quello stesso collegio di via del Mascherone, don Rodella ebbe modo di

assistere alla visita che Siri fece a tale collegio, dove egli venne festeggiato il 12 gennaio

1953 (R.M.), in occasione della sua elevazione alla porpora cardinalizia.

Dopo la sua laurea "summa cum laude" alla Gregoriana, don Rodella seguì con

attenzione la nomina del card. Siri alla presidenza dell'Azione Cattolica nel 1955 e nel

1958 alla presidenza della C.E.I.

È nel 1958 che don Rodella si mette in contatto diretto col cardinale Siri, andando

a fargli visita nel palazzo arcivescovile di Genova. Come s'è già detto, in

quest'occasione don Rodella sperava che il card. Siri potesse agevolare il trait-d'union

dell'istituenda Università veronese con l'Università Cattolica di Milano (in vista di

una sua eventuale dipendenza da essa, qualora, una volta fondata, non fosse

pervenuto il riconoscimento statale). Ma il card. Siri in questo incontro, come s'è

detto, aveva espresso le proprie perplessità nei confronti dell'orientamento politico di

certi influenti docenti della Cattolica (Moro e Fanfani, orientati all'apertura alle

sinistre). Siri aveva consigliato dunque a don Rodella di collegarsi invece

all'Università dí Padova e al suo rettore il prof. ing. Guido Ferro. Il cardinale Siri

aveva nominato dunque don Rodella "assistente morale" dell'U.C.I.D. del Triveneto,

anche per creare l'aggancio col prof. Ferro, presidente dell'U.C.I.D. veneto. L'alleanza

venutasi a creare in tal modo tra Verona e Padova fu il presupposto che avrebbe

consentito di salvare la neonata Università veronese nel 1962, allorchè a pochi mesi

dalle prime lauree, non era ancora giunto l'atteso riconoscimento ministeriale. Don

Rodella ricordava come nel 1962, dopo un suo contatto col cardinale Siri, si arrivò in

breve all'accordo definitivo col rettore di Padova prof. Ferro.

Per ringraziare il card. Siri di questo suo importante ruolo nel salvataggio della

neonata Università veronese, don Rodella lo invitò a tenere nella nostra città una

conferenza sulla spiritualità, che si svolse il 21 marzo 1963 nella sala Boggian di

Castelvecchio.

L'amicizia di don Rodella col card. Siri sarebbe proseguita poi ininterrottamente,

fino al momento della scomparsa dell'illustre presule nel 1989.

Nel 1962 il cardinal Siri aveva invitato don Rodella come consultore al Concilio,

ma don Rodella aveva dovuto rinunciarvi per poter seguire la fase cruciale del salvataggio

dell'Università veronese. In seguito, secondo la testimonianza della sorella

Maria Elena Rodella, più d'una volta il cardinale Siri aveva chiamato per telefono don

Rodella a casa, intrattenendosi a lungo in colloquio con lui. Egli s'era recato poi in

varie occasioni a far visita all'illustre porporato sia nell'episcopio genovese, sia

377


per gli incontri dell'U.C.I.D. in una villa sul mare di un imprenditore, nei pressi di

Genova (Rove).

Specialmente dopo la scomparsa di Pio XII (che don Rodella considerò sempre,

in un certo senso, come il "suo" pontefice) il cardinal Siri fu la figura di assoluto

riferimento per don Rodella.

Egli affermava che "il card. Siri aveva un'intelligenza di livello geniale ed era

dotato di un'assoluta chiarezza d'idee. Era un grandissimo maestro di fede e di

ortodossia, un faro intellettuale ed un granitico colosso di fede" (Rove).

Il mese successivo alla scomparsa del card. Siri, il giornalista Giuseppe Anti in una

bella intervista si riferiva a mons. Rodella affermando: "Lo chiamavano "il Siri di

Verona"... e Rodella ammetteva: "ero in stretti rapporti col defunto arcivescovo di

Genova, vero maestro della fede e dell'autentica tradizione cristiana". 653

653

LA, 11-6-'89, p. 9.

378


PROF. ING. GUIDO FERRO

Nato ad Este (PD) nel 1898, si laureò in Ingegneria

nel 1920. Libero docente in "Costruzioni

marittime e navigazione interna",

dal 1936 ebbe a Padova la cattedra di "Ingegneria

idraulica" e si occupò allora dell'unico

laboratorio sperimentale idraulico marittimo

italiano.

Nel 1952 fondò a Padova l'Istituto di

costruzioni marittime" e realizzò il "Centro

geotecnico veneto", per le ricerche sperimentali

sul comportamento dei terreni e delle

fondazioni. Realizzò grandi opere marittime:

progettò i porti di Venezia, Ravenna e

Pescara.

Eletto rettore dell'Università di Padova

nel 1949, mantenne tale incarico fino alla

fine del 1968. Fu anche presidente della Camera

di Commercio di Padova. Dal cardinal Siri, l'ing. Ferro venne nominato direttore

dell'U.C.I.D. veneto.

Nel 1953 egli aveva aderito all'iniziativa padovana di opposizione al tentativo

muratoriano di far nascere a Verona l'Università. A partire dal 1959, invece, l'ing.

Ferro cominciò a mostrarsi favorevole all'iniziativa universitaria veronese.

A questa svolta contribuirono certamente i contatti dell'ing. Ferro con i veronesi

don Rodella (nominato da Siri assistente dell'U.C.I.D. triveneto) con l'amico ing.

Tosadori (presidente della Camera di Commercio di Verona, direttore dell'U.C.I.D.

veronese e suo ex-allievo) e con l'avv. Renato Gozzi (presidente della Provincia di

Verona, diventato ben presto anch'egli suo amico).

Fu così che nel 1962-'63 l'ing. Ferro acconsentì ad assorbire la facoltà veronese di

Economia all'interno dell'Università di Padova, consentendole in tal modo di

beneficiare del riconoscimento statale e dunque di salvarsi.

Nel 1966 l'ing. Ferro ricevette dall'avv. Renato Gozzi — diventato sindaco di

Verona - il premio San Zeno e la cittadinanza scaligera, per il suo determinante

apporto alla nascita dell'Università di Verona.

Nell'autunno del 1968, come ultimo atto del suo ventennale mandato di rettore

dell'ateneo patavino, l'ing. Ferro favorì e ratificò la nascita della facoltà di Medicina a

Verona, sempre quale sede staccata dell'Università di Padova.

Egli morì a Padova il 14 febbraio 1976.

Mons. Rodella ricordava con grande stima e riconoscenza l'ing. Guido Ferro:

379


"Figura integerrima e di grande valore intellettuale, era un vero signore e fu un grande

amico dell'Università di Verona" (Rove). 654

I "luoghi" dell'ing. Guido Ferro, rettore dell'Università di Padova:

in basso a sinistra la sede dell'Istituto di Ingegneria idraulica (in via Loredan, con

accesso anche da via Marzolo); a destra il Centro geotecnico veneto "Guido Ferro"

(Dipartimento di Ingegneria idraulica, marittima e geotecnica) in via Belzoni, 39.

In basso: il "Bd" sede del Rettorato dell'Università di Padova; nello scalone

d'accesso gli affreschi del veronese Pino Casarini.

654

Alcune di queste notizie sono state desunte dalla voce "Ferro Guido" in: DBV, 362-363, a cura del

prof. Luigi Cristani.

Per un'approfondimento della figura dell'ing. Guido Ferro si veda: "Commemorazione di Guido

Ferro" di E. Opocher, in "L.U.S.L.A." - "Parte generale e atti ufficiali", t. 135 (1976'77) p. 46-63.

380


IL RETTORE DELLA "LIBERA": PROF. ATTILIO VERNA

"Fu designato dall'on. Gonella quale ideale rettore della libera facoltà veronese di

Economia. Insieme a lui - diceva mons. Rodella - abbiamo fatto impegnare i primi

docenti ed abbiamo sollecitato gli amministratori a condurre in porto il progetto

universitario" (Rove). Come il prof. Pontieri, anche il prof. Verna era stato collaboratore

dell'on. Gonella, al ministero della Pubblica Istruzione (1946-1951).

Nato il 19-1-1900 a Fara S. Martino (Chieti), laureato in Economia a Roma (1925)

e in Ragioneria a Venezia (1928) il prof. Verna fu ordinario di Ragioneria Generale ed

applicata nell'Università di Perugia, preside della facoltà di Economia e Commercio e

di Scienze Politiche di Perugia, membro della presidenza A.N.P.U.R., consulente di

grandi aziende, apprezzato collaboratore del consiglio nazionale dei "Dottori

commercialisti" e di quello dei "Revisori dei Conti", rappresentante dell'Università in

seno all'"Associazione nazionale della Scuola" (19461947), membro della sezione

universitaria e della Giunta del "Consiglio superiore della Pubblica Istruzione" nel

triennio 1948/1950 (durante la reggenza Gonella alla P.I.). Egli fu rappresentante

dell'Università di Perugia in seno all'Amministrazione ospedaliera (1955-1958) e prorettore

dell'Università dí Perugia nel triennio 1959/1961. Residente a Roma (in viale

Parioli 47) dal 1959 al 1963 Verna fu magnifico rettore della "libera Università degli

Studi di Verona", "della cui eeiciente organizzazione fu il massimo artefice" 655 .

Intellettuale cattolico, secondo il suo allievo Vasco Bertarelli "egli era

pervenuto alla conquista di un carattere centrato sui valori eterni dello

spirito, che agivano come forza centripeta, dando unità, linearità di coerente

azione a tutta la sua esistenza. Aderiva fedelmente alla nobile concezione di

Pascal... in ogni suo atto, egli sapeva... far valere le ragioni del cuore,

accanto a quelle individuate e penetrate dal suo lucidissimo pensiero

razionale" 656 ... "La sua intelligenza indagatrice, vivace, sottile e penetrante,

animata da un'ansia di perfettibilità assoluta, era in costante tensione

critica" 657 .

Studioso dei problemi della ragioneria, i bilanci d'azienda costituirono materia di

sue particolari indagini. Aveva pubblicato: "La Ragioneria e l'Economia aziendale",

"Nozioni fondamentali sui bilanci e sui sistemi di scritture" (Roma, 1942), "Brevi

note sul contenuto del bilancio d'esercizio delle imprese" (Perugia, 1953), "Criteri

generali che orientano le valutazioni di bilancio nelle imprese" (1955), "Inventari,

655

Da Vasco Bertarelli: Verna: l'Uomo e il Maestro", GiufTrè ed., 1965.

656

Op. cit., p. 12-13.

657

Ibidem, p. 18.

381


bilanci e rendiconti" (1960), "Capitale netto d'impresa e capitale investito nell'impresa",

"Ragioneria generale" (postuma).

Nell'estate del 1958 "il ministro Gonella suggerì nel prof. Verna la persona più

adatta come rettore (della "libera Università di Verona"). Questi svolse un'indagine,

per verificare il potenziale di Verona e delle province limitrofe e affermò che economia

e commercio si poteva fare" 658 .

Il prof. Verna entrò subito in contatto con don Rodella e collaborò strettamente con

lui sia per illustrare il progetto della facoltà di Economia alle autorità veronesi, sia per

officiare i docenti previsti per tale facoltà. Chiamò a Verona docenti di grande livello,

quali i proff. Rubino, Resta, Galateria, Liguori, Ottaviani, Faedo, ecc.. Nell'estate del

1959 egli stilò il bilancio preventivo per il primo quadriennio della prima facoltà

veronese.

Con la fine della "libera" nel marzo del 1963, si concludeva anche il mandato del

prof. Verna quale rettore. Ecco come l'ex-Cangrande dei libretti blu dott. Luigi Marastoni

rivive il saluto degli studenti al "loro" indimenticato Maestro, nel bel mezzo di

una delle sue ultime lezioni:

"È un giorno qualsiasi, si direbbe. L'ora, quella della lezione di ragioneria.

L'aula... è gremita di studenti. Il prof. Verna entra, assorto come d'abitudine. Lo

sorprende un applauso incontenibile. Prolungatissimo: è un tributo di devozione e

riconoscenza degli studenti che, contro ogni prassi, si permettono di "premiare" il

loro Maestro (con tanto di discorsi, medaglia e pergamena). Era questo l'ultimo

atto promosso dalla vecchia guardia dei libretti blu..." 659 .

Nella foto a lato, il prof. Verna

alla fine del suo incarico di

rettore della "Libera" ( 14-3-

'63) ascolta da Riccardo

Cacciatori, prima matricola

della prima facoltà veronese,

le motivazioni per

l'attribuzione della medaglia

d'oro che gli verrà consegnata

subito dopo, a nome di tutti i

"libretti blu", dall'ex-

"Cangrande" Luigi Marastoni

(da LA, 19-10-'84, p. 7).

658

Dall'intervista a don Rodella riportata in: LA, 19-10-'84.

659

Cit. da: "L'avventura dei libretti blu: dalla scommessa alla sfida", discorso da Luigi Mara-stoni a

Palazzo Giuliari il 10-11-1984, per il 25° anniversario della "Libera Università di Verona".

382


Il prof. Verna morì l'anno dopo: il 20-10-1964. Nel ventennale della sua scomparsa

il prof. Gino Barbieri definiva il prof. Verna: "organizzatore di razza"66°. Qualche

giorno dopo, durante il festoso incontro a palazzo Giuliari organizzato dagli ex-libretti

blu per il 25° anniversario della "libera", assai significativa fu "la commozione con la

quale è stato ricordato il prof. Attilio Verna, uno dei padri fondatori della Libera

Università e primo rettore. Commozione che si è fatta ancora più profonda quando alla

vedova è stato offerto un gran mazzo di rose ed è stato tributato un calorosissimo

applauso""'.

La solida formazione dei dottori in Economia laureati nella nostra città, destinati

spesso a diventare commercialisti delle aziende (Z.A.I., Fiera, ecc.) e delle banche

veronesi (Banca Popolare, Cassa di risparmio, ecc.) e la loro particolare competenza

nel settore dei bilanci d'impresa, ereditata dall'insegnamento del prof. Verna,

determinerà un decisivo salto di qualità nella conduzione delle aziende veronesi e

formerà la base del grande sviluppo economico della nostra città, sia a livello

industriale, che bancario (Rove).662

660 LA, 20-10-'84.

661 LA, 11-11-'84.

662 Notizie biografiche sul prof. Verna si possono attingere dall'articolo di Vasco Bertarelli: «Affilio

Verna: l'Uomo e il Maestro", Giuffrè ed., 1965, Milano (estratto da "Annali Perugia", soc. Tip.

"Multa Paucis", 1965, Varese).

383


I PRIMI DOCENTI UNIVERSITARI

Non va dimenticato il coraggioso impegno assunto dai primi docenti universitari,

quasi tutti residenti in sedi lontane dalla nostra città, per l'insegnamento presso la

"libera Università" veronese, quando ancora non v'era la certezza di un suo effettivo

avvio, anzi nonostante il rinvio di un anno nello svolgimento delle prime lezioni

accademiche. Il dott. Luigi Benini, il primo laureato veronese, afferma: "I nostri

professori? Erano i migliori dell'Italia di allora"663. Il dott. Riccardo Cacciatori, il

primo iscritto tra i «libretti blu" "non dimentica i suoi professori, capaci di interrogare

cinque studenti in due giorni, tenendoli sotto torchio ore. Altri tempi. Dove gli studenti

non erano numeri, ma persone, con un nome e cognome. Verona si era dotata di

docenti di altissimo livello... Alle lezioni del giurista Domenico Rubino con noi

sedevano anche i magistrati... C'era tanta concorrenza, soprattutto con le facoltà di

Economia Bocconi e Cà Foscari"664.

Ecco la classe docente del primo anno:

• prof. ATTILIO VERNA, magnifico rettore e docente di Ragioneria generale ed

applicata (suoi assistenti i proff. GIUSEPPE BRUNI e GINO BARBIERI).

• prof. DOMENICO RUBINO, membro del Consiglio di facoltà e docente di Istituzioni

di diritto privato (suoi assistenti i proff. ANDROVETTO e GIRELLI).

Mons. Rodella solèva ricordare il prof. Rubino (fratello del prefetto di Verona) oltre

che per il suo valore e la sua competenza, anche "la sua grande serietà e disponibilità

nell'insegnamento": egli veniva sempre da Roma per tener lezione nella facoltà veronese,

con una regolarità e professionalità ammirevoli. "Egli non aveva il diffuso vezzo di

delegare ad altri il suo insegnamento! Si presentò ad insegnare anche in circostanze per

lui assai difficili" (Rove). L'avv. Luigi Devoto, il 14-1-1968, in occasione del primo

anniversario della morte dell'amico prof. Rubino, lo ricordava come una figura di grande

giurista, seguace della scuola siciliana di Giuseppe Messina. Tale scuola nei fatti giuridici

valorizzava tanto gli aspetti formali (norma), quanto quelli materiali (casistica concreta)

ed era sorta come reazione nei confronti della "scuola positiva" Kelseniana, attenta solo ai

fatti formali. Secondo l'avv. Devoto, l'insegnamento del prof. Rubino si distingueva

infatti per un duplice aspetto: per la chiarezza teorica (concernente la costruzione della

teoria del diritto), ma anche per la concretezza, e cioè per l'attenzione agli aspetti pratici e

alla giusta soluzione del singolo caso concreto. Tra le sue opere, si ricordano: "Il negozio

giuridico indiretto" del 1937; "La fattispecie e i suoi aspetti preliminari" del 1939 (è

"l'opera teorica più impegnata, maturata nel silenzioso raccoglimento dell'Università di

Macerata"); "L'appalto" del

663

LA, 18-10-2009, p. 7.

664

LA, 15-10-2009.

384


1946, con varie edizioni successive (è la monografia prediletta di Rubino, apice della

sua ricerca); "La compravendita" (altra monografia di grande rilievo); "L'ipoteca

immobiliare e mobiliare"; "La responsabilità patrimoniale ed il pegno".

Concluso il suo impegno di giurista, le sue evasioni erano "nel campo dell'arte,

della poesia e della filosofia. Ed ecco, così, pochi mesi prima della fine,

parlare ad un uditorio attento e commosso, del dolore come esperienza della

vita... La sua partecipazione ai tempi eroici e mitici del nucleo universitario

veronese, deve essere interpretata in questo senso. Seguire il manipolo incerto

e sparuto dei guastatori, che erano riusciti a dar vita alla nuova Facoltà,

superando ostacoli di ogni natura, ed evitando pregiudizi di ogni genere,

giungere a Verona ed innamorarsi della città, fu un tutt'uno. Egli, assolti i suoi

doveri di insegnante, era preso per incantamento da questa chiesa, da quella

piazza, da una quinta barocca, da un particolare qualsiasi, che esprimesse

l'innato amore per l'arte e per ogni sua manifestazione, di chi è nato in questa

terra"... "Amore che lo portava a Verona periodicamente, con uno sforzo fisico

non indifferente, anche se i suoi viaggi di fine settimana, volavano, in assorti

ripensamenti delle proposizioni del suo discorso giuridico. Amore compreso e

ricambiato dai suoi allievi, che immediatamente intuirono lo straordinario

spirito con cui per opera della balbettante facoltà, erano venuti a contatto.

Videro nella bontà del maestro, non l'imbelle indulgenza del mediocre, ma la

comprensione o la prospettica valutazione degli elementi essenziali di una

preparazione alle battaglie della vita e dei problemi giuridici, che è propria

degli spiriti superiori, adusati a considerare più il grado di maturazione che

non la conoscenza meccanica dí questo o quel dato" 1 i 65 .

e prof. MANLIO RESTA, membro del Consiglio di facoltà e docente di Economia

politica (gli subentrerà il prof. BAZO GIORGIO, con assistente DAL MASO DINO).

Nel marzo del '61 il neo-presidente della Provincia avv. Gozzi affidò al prof. Resta un

importante studio di rilevazione, esteso a tutto il territorio provinciale, per poter

programmare l'insediamento di consone zone industriali o artigianali anche in molti

comuni della provincia veronese. L'obiettivo era quello di correggere in tal modo lo

squilibrio esistente tra lo sviluppo prevalentemente industriale del Comune di Verona

(sede della Z.A.I.) e quello prevalentemente agricolo della Provincia. Tale squilibrio stava

generando infatti un'eccessiva migrazione verso la città ed un preoccupante abbandono

delle campagne e delle aree montane.

Il "rapporto Resta", concluso il 16 giugno 1964, costituì la base per lo "sviluppo

industriale diffuso su tutto il territorio provinciale" 6 ". Mons. Rodella, con sod-

Cit. da: "Commemorazione del prof. Domenico Rubino letta da Luigi Devoto", Verona, 1968, in Quaderni

dell'Università degli studi di Padova, Facoltà di Economia e Commercio in Verona, pp. 36, 37, passim".

666

BO, 167-174.

385


disfazione, amava ricordare come la Provincia di Verona avesse saputo dar vita ad

un'economia non solo ricca, ma anche molto diversificata: grazie ad uno "sviluppo

a raggera" delle sue differenti risorse (area del marmo, dei vini, del mobile,

dell'agro-alimentare, della termomeccanica, ecc.).

Nonostante questo suo faticoso impegno, il 14 aprile 1965 il prof. Resta

avrebbe confidato a don Rodella:

"Mio caro Don Rodella... pian piano i veronesi si stanno dimenticando di me ed io non

ho fatto certamente nulla per essere cosi presto messo fuori dai loro cuori. Per Verona ho

fortemente lavorato e soprattutto ho creduto nella sua giusta causa: mi accorgo che le

Sue valutazioni erano, purtroppo, molto esatte e sinceramente me ne duole... Suo Manlio

Resta." 667 .

• prof. GIUSEPPE OTTAVIANI, docente di di Matematica finanziaria (suoassistente

il prof. ARCANGELI) e di matematica generale (cattedra nel secondo

anno assunta dal prof. ALESSANDRO FAEDO, con assistente il

prof. PERETTI).

Mons. Rodella amava ricordare, oltre al resto, "la grande simpatia personale"

del prof. Ottaviani ed il valore del prof. Faedo.

• prof. GIUSEPPE LIGUORI, docente di Istituzioni di diritto pubblico.

Nei Rodo dell'Archivio Rodella" figurano vari biglietti di corrispondenza col

prof. Liguori

• prof. LUIGI GALATERIA, docente di Diritto amministrativo (suoi

assistenti i proff. DE ZUANI e GIRARDI).

Il prof. Galateria fu segretario dell'A.N.P.U.R. ("Associazione nazionale professori

universitari di ruolo") ed in tale veste, su probabile invito di don Rodella, nel '61

sollecitò il ministro della P.I. on. Bosco a concedere l'atteso riconoscimento alla

"Libera" di Verona.

• prof. RENZO ALBERTINI, docente di Geografia economica (suo assistente

il prof. VITTORIO CASTAGNA).

• prof. PIETRO GALLO, docente di Lingua inglese (gli subentrerà ANNA

MARIA CRINÒ).

• prof. LEONIDA BIANCOLINI, docente di Lingua spagnola.

Don Rodella fu in stretto contatto con i proff. Galatèria, Barbieri, Bruni, Castagna,

ma certamente anche con molti altri, il cui nome purtroppo ora non siamo in

grado di ricordare.

667

Rodo, 14-4-'65.

386


GLI STUDENTI DELLA "LIBERA" (I "LIBRETTI BLU")

Infine, ma non per ordine di importanza, va ricordato il ruolo essenziale dei primi

"libretti blu" (dal colore del libretto universitario della "Libera"di Verona) i circa

trecento giovani, immatricolati alla "Libera Università di Verona", che affrontarono

con coraggiosa intraprendenza i rischi di quell'impresa, la cui riuscita in partenza

non era affatto scontata. Fino alla fine dei corsi, essi vissero come una spada di

Damocle la possibilità di un mancato riconoscimento statale del titolo da loro

conseguito. Nei quattro anni di vita della "Libera" i "libretti blu" furono all'incirca

1.900.

Il dott. Giorgio Zanotto sottolineava come i "libretti blu" erano "animati da un

commovente entusiasmo ed evidentemente da un notevole gusto del rischio" 668 .

Ecco come racconta la sua iscrizione la matricola n. 1, il dott. Riccardo Cacciatori:

"appreso dalla stampa della prossima nascita della Libera (Università) mi sono

presentato in segreteria, convinto che le iscrizioni fossero già aperte... mi reco allo

sportello, dove c'è Carla Zane (la segretaria). Pago la tassa e mi vedo consegnare la

ricevuta... numero uno!... ho un momento di perplessità e chiedo spiegazioni... Quando

torno allo sportello, per chiedere dove siano «gli altri", mi sento dire che «gli altri"

ancora non ci sono. Con questa perentoria aggiunta: «D'altronde, bisogna pure che

qualcuno cominci... "A quel punto, ovviamente, non potevo più tirarmi indietro" 669 .

Gli "altri" per fortuna arrivarono: suor Ersilia (matricola n. 2), Luigi Marasto-ni,

Maurizio Isalberti, Silvio Chiecchi, Ottavio Contolini, Mario Bigon, Giorgio Vandelli,

Luigi Benini (primo laureato nel '63) 670 e molti altri di cui sarebbe giusto tenere un

albo.

La redazione de "Il Rengo", organo

di stampa dei "libretti blu": da

sinistra si riconoscono: Patuzzo,

Tomasoni (primo Cangrande),

Marastoni (fondatore de "Il Rengo" e

secondo "Cangrande"), Contolini e

Benini 671 .

668

LA, 19-10-'84, p. 7.

669

LA, 7-11-'84.

670

LA, 19-10-'84.

671

Da: LA, 19-10-'84, p. 7.

.

387


Sul fondamentale ruolo dei "libretti blu" si rimanda a quanto già detto dal dott.

Luigi Marastoni 672 e dal dott. Zanotto 673 .

Non va dimenticato poi il merito del Colonnello ERNESTO DE LANDERSET

che, come s'è detto, nel 1960 aveva suggerito a don Rodella una mossa strategica e

vincente che consentì la sussistenza della libera facoltà veronese nei suoi primi

anni di vita: l'iscrizione dei "libretti blu" ad una Scuola Superiore già riconosciuta

dallo Stato - e cioè alla rodelliana Scuola di Servizio Sociale - per consentire loro il

rinvio del precetto militare.

672 Si veda il suo discorso per il 25° anniversario della "Libera", già riportato verso la fine della

"Prima parte" di questo volume, all'anno 1984.

673 Si veda la sua intervista a F. Bozzini, che abbiamo riportato in coda alla rievocazione della

figura del dott. Zanotto.

388


DOPO LA FINE DELLA "LIBERA"

Oltre ai già citati meriti dell'on. Gonella, del sen. Uberti, dell'ing. Tosadori, dell'avv.

Buffatti, del dott. Zanotto e dell'avv. Gozzi, del dott. Delaini e dell'ing. Tomelleri, va

ricordato il ruolo di altre figure: l'on. Vittorino Colombo, il prof. Carlo Vanzetti e

certamente altre figure a noi ignote e che meriterebbero un adeguato risalto.

È importante non dimenticare il fondamentale ruolo assunto allora dalle banche

veronesi: sia dalla Banca Popolare - con l'avv. Luigi Buffatti, il dott. Giorgio Marani

e poi col dott. Giorgio Zanotto - sia dalla Cassa di Risparmio - col prof. Gino

Barbieri (già preside della facoltà di Economia dal 1963 all 1981) e poi con l'ing.

Paolo Biasi.

PROF. GINO BARBIERI: IL PRESIDE DI ECONOMIA STATALIZZATA E

DIPENDENTE DA PADOVA

Nato a Legnago nel 1913 da famiglia numerosa e

non facoltosa, si diplomò al liceo vescovile di

Verona, ospitato dall'Istituto don Mazza. Il "don

Mazza" provvide poi anche ad inviarlo

all'Università Cattolica di Milano, dove si laureò

nel 1935 in Economia e Commercio. Qui egli fu

allievo di Amintore Fanfani (che proprio nel 1935

pubblicava la celebre monografia, assai critica

verso il capitalismo).

Già da studente Barbieri pubblicò vari articoli

sulla "Rivista internazionale di studi sociali e

discipline archivistiche" diretta da Fanfani. Alla tematica anticapitalistica di Fanfani si

richiama anche la tesi di laurea di Barbieri e nel 1940 la sua monografia su "Ideali

economici degli italiani all'inizio dell'età moderna". Sempre nell'ambito della "scuola

di Fanfani", il prof. Barbieri partecipò a ricerche statistiche sull'inflazione dei prezzi,

svolte in varie località italiane. Nel 1937 il prof. Barbieri insegna Storia delle dottrine

economiche e statistiche nella facoltà di Giurisprudenza dell'Università di Cagliari. Di

questo periodo è il suo "Economia e politica nel ducato di Milano". Nel 1940 consegue

la cattedra di Storia economica della facoltà di Economia di Bari, dove egli resterà fino

al 1963. Estremamente facondo nei suoi scritti, egli pubblica: "Fonti per la storia delle

dottrine economiche dall'antichità alla prima Scolastica" (1958), "Origine del

capitalismo lombardo..." (1961), "Il pensiero economico dall'antichità al

Rinascimento" (1963).

389


Subito dopo la fine della "Libera Università di Verona" e dopo, dunque, la conclusione

del mandato di rettore assunto nel '59 dal prof. Attilio Verna, il prof. Barbieri

venne nominato preside della facoltà di Economia e Commercio dipendente

dall'Università di Padova, con sede staccata a Verona. Dal 1970 il prof. Barbieri

diresse la rivista "Economia e storia", fondata da A. Fanfani. Al termine della sua

carriera universitaria, lasciò una poderosa produzione scientifica, con quasi 230 tra

saggi, miscellanee e volumi.

Resterà all'Università fino al 1982, allorché ricevette la nomina a presidente

della Cassa di Risparmio di Verona, Vicenza e Belluno (carica ricoperta fino al

1986). Morì a Legnago il 26 maggio 1989. L sepolto nel cimitero di San Pietro di

Legnago."

Il prof. Gino Barbieri fu molto amico di don Rodella e collaborò con lui (Rove) nell'

«orientare... le chiamate dei docenti nei due corsi di laurea (economia e lingue) che

allora costituivano la facoltà di Economia" 675 .

L'Università di Verona alla memoria del prof. Gino Barbieri ha dedicato una

prestigiosa sala di Palazzo Giuliari, dove è esposto un suo busto bronzeo.

Nella primavera del 1999, nel decennale della sua scomparsa, nella chiesa di San

Paolo don Rodella commemorò l'amico Barbieri con una celebrazione liturgica. Nella

memorabile omelia, pronunciata di fronte a numerose autorità accademiche, don

Rodella ricordò l'impegno fattivo del prof. Barbieri per il consolidamento della

facoltà di Economia, nel ventennio della sua dipendenza da Padova.

ING. PAOLO BIASI

L'ing. Paolo Biasi, tramite la Cassa di Risparmio e

poi la "Fondazione CariVerona" da lui dirette, fece

istituire a Verona la prestigiosa Facoltà di Scienze

Matematiche-Fisiche-Naturali (1991).

Questa moderna facoltà, con i suoi corsi di laurea in

Biotecnologia informatica, Matematica applicata e

Scienze e tecniche viticole ed enologiche, ha richiesto

e richiede un cospicuo finanziamento. Secondo la

guida Censis del 2009, essa

674

Queste notizie sono desunte dall'articolo del prof. Giovanni Zalin su "Barbieri Gino", in DBV, pagg.

76-79.

675

Cit. da DBV, pag. 77-78 e Rove

390


figura oggi come la prima per eccellenza, a livello nazionale.

Mons. Aleardo Rodella ebbe sempre grande stima per l'ing. Paolo Biasi, quale

imprenditore e banchiere dotato di una visione strategica per lo sviluppo della nostra città ("un

uomo che parla poco, ma che fa i fatti"— Rove) degno erede del padre Leopoldo.

Già suo padre, l'ing. LEOPOLDO BIASI fin dagli inizi della "Libera Università di

Verona" s'era prodigato a sostenerne i progetti. La sua infatti era stata la prima ditta

veronese che nel 1960 aveva offerto la possibilità di tirocinii estivi ai "libretti blu" ed in

essa nel 1963 era stato assunto il primo laureato di Verona, il dott. Luigi Benini. I motivi

della particolare sensibilità dell'ing. Leopoldo Biasi nei confronti dell'istituzione

universitaria veronese sono intuibili dai suoi stessi dati biografici, che qui di seguito

riportiamo:

"Nato (nel 1906) da modesta famiglia... dimostrò fin dalle prime esperienze

scolastiche spiccate doti, tanto da indurre i suoi insegnanti ad incoraggiare i

familiari a farlo proseguire negli studi, malgrado i sacrifici che a quel tempo ed

in quella fascia sociale comportava il portare un figlio fino alla conclusione

dell'università. Proseguì quindi, sempre brillantemente, gli studi di fisica e

matematica a Venezia e successivamente si iscrisse alla facoltà di Ingegneria del

Politecnico di Milano, dove si laureò nel minor tempo possibile, nonostante la

prematura perdita del padre...

(Dopo la laurea) apri uno studio per la progettazione dí impianti termosanitari;

per far fronte alle spese insegnò matematica presso l'Istituto tecnico di Peschiera.

Nel 1935, dopo il matrimonio con Giovanna Natali che gli sarà assiduamente e

validamente a fianco in tutte le sue imprese pur dandogli ben dieci figli, fondò la

ditta individuale Dott. Ing. Leopoldo Biasi, cominciando a costruire, in un piccolo

capannone di via Volturno a Verona e con una decina di operai, caldaie e bollitori

in lamina d'accidto... Nel 1940 gli addetti erano un centinaio e la rete

commerciale estesa a tutta Italia... Nel 1943 l'ing. Biasi cessò coraggiosamente

ogni attività produttiva, non condividendo l'indirizzo ideologico della impresa

bellica e dell'alleanza con i nazisti. Nel 1945, dopo la liberazione, dovette

ripartire da zero, essendo state requisite e saccheggiate tutte le preesistenti

attrezzature; l'iniziativa e l'abilità dell'imprenditore emersero, riportando

l'azienda nell'arco di un solo anno, al livello occupazionale dell'anteguerra. Da

quel momento fu tutto un susseguirsi di successi e di incremento dell'attività,

trasferita nel 1953 nella vasta area di Cadidavid... dove tuttora risiede la sede

principale e strategica del gruppo: qui sorse dapprima una prima piccola fonderia

per la ghisa, poi una più grande (1954) con cui vennero costruite macchine per la

produzione della carta ed infine (1959) una modernissima linea, la più avanzata

d'Europa, per la fusione dei radiatori da riscaldamento in ghisa su scala

nazionale. Fu con questo prodotto che l'azienda conquistò una dimensione

internazionale... Nei successivi anni, le sue attività industriali si moltiplicarono...

con... la presenza... in

391


diverse specializzazioni della termotecnica, come quelle dei bruciatori, delle

grandi caldaie industriali, dei radiatori presso fusi in alluminio e di piastre

radianti in acciaio... Nel 1973, poi, rilevò dalla Finmeccanica il 50% del

pacchetto azionario della San Giorgio Prà di Genova, un complesso con oltre 600

dipendenti che produceva caldaie e radiatori in ghisa. Con questi nuovi rami

d'azienda, la Biasi s.p.a. si propose come il principale gruppo europeo nel settore

del riscaldamento... Da tempo coadiuvato dai figli, che ne hanno riconosciuto

l'autorità ed il carisma, con l'avanzarsi dell'età cominciò a trasferire su di essi i

vari impegni dirigenziali... Morì a Verona il 5 dicembre 1988". 676

Da simili figure d'imprenditori ci sembra che il mondo della nostra Università — e non

solo quello della sua facoltà di Economia — possa attingere un utile modello di realistica

filosofia e di produttiva concretezza.

676 Questi dati biografici sono citati dalla voce "Biasi Leopoldo", in DBV, pagg. 128-129, a cura del

prof. Galeazzo Sciarretta.

392


RIASSUNTO

La storia dell'istituzione dell'Università veronese fu

la storia di una lunga battaglia.

Primo ispiratore di tale impresa fu il veronese

on. Guido Gonella - ministro della P.I. dal luglio

del '46 al luglio del '51 - che il 12 febbraio 1950,

al cinema-teatro Corallo di Verona, esponendo le

linee definitive della sua "Riforma organica della

Scuola italiana", di fronte a duemila insegnanti

veronesi di ogni ordine e grado, dichiarava il

proprio favore verso l'istituzione di nuove sedi

universitarie nel nostro Paese ( per far fronte al

fenomeno del sempre maggior affollamento delle

"storiche" sedi accademiche) ed in particolar

modo verso l'istituzione di "libere Università"

(per infrangere il monopolio statale

sull'insegnamento universitario).

A Verona da tempo esistevano figure particolarmente sensibili al problema universitario

cittadino: tra di esse vanno citate specialmente quelle di mons. Pietro

Albrigi e di don Giuseppe Tosi, entrambi assai vicini al ministro Gonella.

Mons. Pietro Albrigi - "secondo fondatore dell'Istituto don Mazza" e docente di

Storia ecclesiastica - aveva mantenuto in vita l'ideale mazziano di "far accedere agli

studi più elevati i giovani poveri di mezzi, ma ricchi d'intelletto", creando nel 1928

una "cassa di prestito" per gli universitari veronesi (potenziata poi nel 1937),

istituendo nel 1930 una "coloniola" universitaria veronese alla Cattolica di Milano (a

Venegono), nel 1933 un "pensionato" per gli universitari veronesi in via del Terraglio

a Verona e costituendo infine, nel 1937, l'associazione degli universitari veronesi

(AGUM).

Mons. Albrigi era in costante contatto con la Pontificia Università Gregoriana

(P.U.G.) di Roma, presso la quale egli aveva conseguito due lauree.

Don Giuseppe Tosi poi - a rinnovare quanto aveva già intrapreso don Nicola

Mazza dal 1839 al 1859 - nel novembre 1948 fondò il "Collegio universitario mazziano"

di Padova.

Primi promotori di un vero progetto universitario veronese, verso la fine del 1950 -

cioè poco dopo il citato annuncio di Gonella - furono il prof. Lanfranco Vecchiato ed i

suoi amici fondatori della "libera Scuola di Scienze storiche L.A.

393


Muratori" (proff. PierLuigi Laita, Livio Antonioli, Remo e Piero Bittasi, Pietro Vaccari)

che erano collegati alla figura di mons. Pietro Albrigi. Essi sarebbero poi però

rimasti sempre ancorati all'idea di una facoltà di Storia, sul modello della facoltà di

Storia ecclesiastica della Pontificia Università Gregoriana: l'unica facoltà di Storia

allora esistente nel nostro Paese.

Una seconda cordata partì nel giugno del 1953, di fatto per opera di don Aleardo

Rodella, che era appena rientrato a Verona dopo aver conseguito la laurea in filosofia

all'Università Gregoriana di Roma. Compaesano ed amico di Vecchiato, allievo

di mons. Albrigi ed anch'egli grande estimatore dell'on. Gonella, don Rodella nel

1950 aveva concepito l'idea di "portare l'Università a Verona": egli intendeva tuttavia

partire da un diverso tipo di facoltà. Di fatto, fondò all'interno della Muratori la

Scuola di Servizio Sociale (ne fu poi ufficialmente "direttore" dal 1955 al 1968)

intendendo promuoverne l'evoluzione universitaria, secondo quanto già prospettato

nel 1947 dal ministro Gonella.

Decaduto dal ministero della P.I. nel luglio del 1951, senza aver potuto far approvare

la sua Riforma, l'on. Gonella, nominato "Presidente onorario" della Muratori,

avrebbe poi "sempre aiutato in ogni modo la causa universitaria veronese" (Rove).

Don Rodella avrebbe mantenuto sempre uno stretto contatto personale con l'on.

Gonella, specialmente nei momenti cruciali della battaglia universitaria veronese.

Perché fu una battaglia?

Perché vi furono nemici ed oppositori!

E quali furono? Anzitutto le Università più vicine alla nostra città, che si sentivano

minacciate da tale progetto.

La prima a muover guerra a Verona e alla sua "Muratori", nel febbraio del '53, fu

l'Università di Padova.

La seconda - a partire probabilmente dalla primavera del '57 - fu "Cà Foscari"

di Venezia, retta dal "doge" prof. Vidotti ed in particolar modo la sua facoltà di

Economia, presieduta dal prof. Candida.

La terza, dagli inizii del '58, fu la "Bocconi" di Milano, retta dal prof. Armando

Sapori.

Verona si trovò dunque ad essere accerchiata da Padova, Venezia e Milano

(come già le era accaduto al tramonto della Signoria scaligera!).

I rettori di tali insigni Università avevano ovviamente voce in capitolo presso il

Ministero della P.I. ed esso - dopo l'uscita di scena dell'on. Gonella - s'era fatto

sempre più avverso nei riguardi dell'istituzione di nuove - tanto più se "libere" -

sedi universitarie nel nostro Paese.

Il più ostile verso la nostra "libera Università" fu l'on. Aldo Moro (ministro della

394


P.I. dal maggio '57 al febbraio '59) che con la sua circolare del giugno '57 e la sua

nota del giugno '58, intimò categoricamente a tutti i rettori delle Università italiane di

vigilare e di impedire qualsiasi iniziativa mirante a far nascere nuovi sedi accademiche.

Altri oppositori vennero dall'interno della città. Clamorosa fu l'opposizione del prof.

Alberto Trabucchi: insigne giurista, cattedratico all'Università di Padova, autore del

celebre trattato "Istituzioni di diritto privato", usato da generazioni di studenti. Sindaco

democristiano d'Illasi, fratello del senatore Giuseppe (poi ministro delle. Finanze nei

governi Fanfani) egli era abilitato alla carica di rettore universitario. Il giorno stesso del

dibattito comunale sulla delibera istitutiva della facoltà veronese, il prof. Alberto

Trabucchi fece pubblicare su "L'Arena" (LA, 3-2-'59) un suo lungo intervento di

`fierissima opposizione" verso "l'improvvisata apertura di una Facoltà di Economia e

Commercio", per la quale l'on. Gonella (promotore della "Libera" ed allora ministro di

Giustizia) aveva già indicato quale ideale rettore il prof. Attilio Verna.

A Verona poi, nel corso dei dibattiti consiliari svoltisi nel febbraio e luglio del 1959,

nell'opposizione contro l'iniziativa universitaria si distinsero tanto le sinistre, quanto i

liberali: forze politiche solitamente contrapposte, ma ora curiosamente alleate. Esse erano

accomunate infatti dal loro laicismo e dal timore - del tutto infondato! - che a Verona

potesse sorgere un'Università di tipo confessionale.

Se queste furono le forze contrarie, vi furono però molti, anche da fuori Verona,

che furono "grandi amici" della nostra Università.

Uno dei principali fu il prof. Ernesto Pontieri - rettore dell'Università di Napoli, alto

funzionario del ministero della P.I. ed amico di Gonella - che per primo, nel '57, indicò

a don Rodella l'opportunità di partire con una facoltà di Economia (anziché con Storia o

con "Servizio sociale"). Egli fece poi del suo meglio per facilitare il riconoscimento

della neonata libera Università veronese, tenendo informati i promotori dell'Università

veronese sugli sviluppi della pregiudiziale opposizione da parte dei ministri competenti

e sulle manovre contrarie delle già citate università.

Padova però nel frattempo si stava trasformando in alleata!

Altro "grande amico" di Verona infatti era stato il cardinale di Genova S.E. mons.

Giuseppe Siri (che don Rodella aveva contattato fin dal 1958) il quale, dissuadendo don

Rodella dal collegarsi all'Università Cattolica di Milano - perché sotto influsso

395


di Moro e di Fanfani - lo indirizzò invece a mettersi in contatto proprio con l'Università

di Padova e col suo rettore, l'ing. Guido Ferro, che Siri ben conosceva.

Il prof. ing. Guido Ferro, era infatti dirigente dell'U.C.I.D. Veneto ("Unione

cristiana degli imprenditori e dirigenti") associazione di cui Siri era il fondatore e

l'assistente nazionale. L'ing. Ferro dimostrò di essere "un galantuomo ed un grande

amico di Verona". Sia per i buoni uffici del card. Siri, ma anche perché egli stesso

ormai convinto che Verona non poteva più esser fermata, il prof. Guido Ferro divenne

ora assai collaborativo nei confronti della nascente Università veronese.

Questa svolta si verificò verso la fine del 1958, allorchè don Rodella - da poco

nominato assistente U.C.I.D. del Triveneto - potè far ottenere all'Università di Padova

dall'allora Guardasigilli on. Gonella - che fino ad allora l'aveva tenuta bloccata - la

firma presidenziale al decreto istitutivo di una sua Scuola di specializzazione. Questo

favore ottenuto grazie a don Rodella fu la premessa dell'alleanza con Padova.

Quest'alleanza nel 1963 avrebbe consentito il salvataggio dell'Università veronese,

per mezzo del suo assorbimento da parte dell'ateneo patavino.

Grande merito va riconosciuto ai promotori veronesi della "Scuola di Scienze

Storiche L.A. Muratori": al prof. Lanfranco Vecchiato e ai suoi amici (proff. Pietro

Vaccari, PierLuigi Laita, Livio Antonioli, Remo e Piero Bittasi) che per primi nel

1951 avviarono un'iniziativa (la Scuola di Scienze Storiche) tendente ad un'evoluzione

universitaria (rimasta però poi a lungo solo sulla carta).

Il merito maggiore però ci sembra debba spettare a don Aleardo Rodella che, dopo

aver ideato ed avviato la Scuola di Servizio Sociale (1953), nel 1957 promosse

l'iniziativa poi realmente esitata in facoltà universitaria. La facoltà di Economia e

Commercio avrebbe inaugurato l'Università veronese, dal cui seno sarebbero sorte poi

numerose altre facoltà (alcune delle quali istituite, ancora una volta, con un

importante contributo dello stesso don Rodella).

Non va dimenticata la figura dell'arcivescovo di Verona S.E. mons. Giovanni

Urbani (dal 1955 al 1958) che appoggiò fattivamente don Rodella nell'impresa

universitaria.

Un ruolo fondamentale fu svolto dagli amministratori dell'epoca: l'ing. Giulio Cesare

Tosadori (presidente della Camera di commercio dal '53 al '62 e dirigente dell'U.C.I.D.

veronese) e l'avv. Luigi Buffatti (presidente della Provincia dal '51 al '61). L'ing.

Tosadori ebbe un ruolo importante nell'acquisizione di palazzo Giuliari, nella

promozione del Consorzio universitario e nel favorire l'alleanza con Padova, tramite la

sua amicizia con l'ing. Ferro. L'avv. Buffatti promosse una ricerca che dimostrò la

necessità di una facoltà di Economia a Verona e fu poi il primo presidente

396


del Consorzio universitario. Tosadori e Buffatti furono sempre considerati da don

Rodella come "le due colonne dell'Università veronese".

Un riconoscimento va certamente tributato anche al sen. Giovanni Uberti (sindaco

di Verona dal 1951 al '56). Egli - insieme a Tosadori, Buffatti e S.E. mons.

Urbani - nel 1955 alla locanda di punta S. Vigilio aveva presenziato al primo rendezvous

del presule con le autorità civiche per dar vita all'Università veronese. Fin dalle

elezioni amministrative del '56 Uberti fu promotore della causa universitaria e, quale

segretario provinciale della D.C., difese poi efficacemente tale causa tanto nel corso

dei dibattiti consiliari del 1959, quanto nella fase di attesa del suo riconoscimento

statale.

Lo stesso dicasi per il dott. Giorgio Zanotto (sindaco di Verona dal 1956 al 1964 e

poi presidente della Banca Popolare) sia per il suo ruolo nei dibattiti consiliari, sia per

i suoi sforzi volti a far ottenere il riconoscimento statale alla nostra libera facoltà, sia

per le sue iniziative nel campo dell'edilizia universitaria, sia infine nell'istituzione della

facoltà di Giurisprudenza.

Memorabile fu la generosità della contessa Elena Giuliari, che donò all'Università -

su invito dello stesso don Rodella - il suo prestigioso palazzo avito; ella realizzò in tal

modo una premessa essenziale per la fondazione universitaria veronese.

Al primo rettore, il prof. Attilio Verna, ai primi docenti della facoltà di Economia

e agli studenti dei primi anni (i "libretti blu") va riconosciuto il merito di aver

accettato d'imbarcarsi in un'impresa il cui buon esito in partenza non era affatto

scontato.

L'avv. Renato Gozzi nel 1962 profuse tutto il proprio impegno per rafforzare l'asse

strategico col prof. Guido Ferro e dunque con Padova: asse che avrebbe salvato gli

studi universitari nella nostra città.

Dopo il 1963 la "libera Università di Verona" venne assorbita per un ventennio

dall'Università di Padova. Nel 1964 a Verona, nella facoltà di Economia s'inaugurava

un corso di laurea in Lingue e Letteratura straniera, che sarebbe poi diventato facoltà

autonoma nel 1989. Nel 1965 nasceva a Verona la facoltà di Magistero, su istanza

dell'Università di Padova, che lamentava un grave sovraffollamento di questa sua

facoltà. (Cessata nel 1992, essa avrebbe fatto posto alla facoltà di Lettere e Filosofia e,

nel 2000, anche alla facoltà di Scienze della formazione).

Nel 1969 nasceva la facoltà di Medicina e Chirurgia presso il Policlinico di Borgo

Roma, da poco ultimato. La premessa indispensabile a tale realizzazione fu data

397


dalla Convenzione stipulata il 31 ottobre 1968 tra il prof. Guido Ferro (per l'Università

di Padova), l'avv. Guido Gozzi (per il Consorzio Universitario veronese) e

l'avv. Giambattista Rossi (per gli Istituti ospedalieri veronesi). Anche qui dunque

l'asse creato precedentemente col prof. Guido Ferro - giunto nel 1968 al termine

del suo lungo rettorato dell'Università patavina - fu decisivo per ottenere a Verona

un'ottima classe docente. Essa era costituita infatti da un gruppo di giovani

eccellenti cattedratici, quasi tutti provenienti dalla antica e prestigiosa facoltà di

Medicina di Padova.

Solo nel 1982, dopo l'emanazione di un "Piano nazionale delle sedi universitarie",

le facoltà universitarie veronesi ottennero l'autonomia da Padova ed il lungamente

atteso riconoscimento statale: "Nell'82, con quella di Verona nel nostro Paese

vennero riconosciute anche molte altre Università. Verona comunque era stata la

prima ad ingaggiare questa battaglia ed aveva avuto il ruolo di rompighiacci nella

stagnante politica universitaria di quei decenni.

Ottennero allora il riconoscimento statale anche Università di molti centri minori

(Teramo, Cassino, ecc.) che, francamente, di una sede universitaria non si sapeva

nemmeno cosa potessero farsene. Si può dire che la politica della Democrazia cristiana

per l'Università fu nel complesso quanto mai discutibile: si passò infatti da un

blocco assoluto verso il riconoscimento di qualsiasi nuova sede universitaria in Italia

(dal dopoguerra fino alla fine degli anni '70) ad un'apertura, dopo il 1982, quasi incondizionata

e in molti casi eccessiva" (Rove).

L'iniziativa di don Rodella fu nuovamente significativa verso la fine degli anni '80

con il suo impegno a promuovere la nascita di due nuove importanti facoltà. Si tratta

delle "facoltà di Scienze M-F-N" e della facoltà di Giurisprudenza. La Facoltà di

Scienze Matematiche-Fisiche e Naturali sorse nel 1991. Essa comprendeva un

pionieristico ed assai costoso corso di laurea in Biotecnologie - il primo realizzato in

Italia - ed ottimi corsi di laurea in Informatica e Matematica. Questa facoltà venne

attivata grazie all'impegno assunto dall'ing. Paolo Biasi ed al finanziamento della

Cassa di Risparmio di Verona.

La facoltà di Giurisprudenza prese avvio invece nel 1995, grazie all'impegno

del dott. Giorgio Zanotto e al finanziamento della Banca Popolare di Verona.

Nel 1989 nel frattempo era nata la facoltà di Lingue e Letteratura straniera (già

corso di laurea della facoltà di Economia) e nel 1992 la facoltà di Lettere e

Filosofia (in concomitanza con la cessazione della facoltà di Magistero).

Nel 1999 la "Riforma del 3+2", con le "lauree brevi", portò nel nostro Paese

ad un inflazione dei corsi di laurea. A Verona tuttavia vennero creati corsi di

laurea seri e la gestione amministrativa si mantenne virtuosa.

Nel 2000 sorse la facoltà di Scienze della formazione e, nell'ambito della facoltà

398


di Scienze M-F-N, si avviò il corso di laurea di Enologia.

Nel 2002 prese avvio la facoltà di Scienze motorie. Nel 2003 infine fu la volta del

"Corso di laurea in Scienze del Servizio Sociale", derivato dalla Scuola di Servizio

Sociale, che di fatto era stata fondata a Verona da don Rodella nel 1953 e da lui era

stata diretta fino al 1968.

I125 agosto 2004 don Rodella moriva, senza aver potuto veder completata l'Università

veronese con l'auspicata facoltà di Ingegneria.

Il 29 settembre 2008, a Verona "l'istituto Salesiano San Zeno ha attivato, in collaborazione

con il Politecnico di Torino, una facoltà di Ingegneria elettronica e meccanica

che ha avuto il patrocinio di Confindustria"... "per supportare lo sviluppo delle

imprese" 677 .

Questa notizia avrebbe certamente fatto felice mons. Rodella, che per anni ed in ogni

modo aveva cercato opportuni contatti con industriali veronesi per la realizzazione di

quest'ultima importante facoltà veronese.

677

LA, 14-10-2008

399


400


CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Eccoci giunti dunque al termine del nostro viaggio nella storia dell'ateneo veronese.

Una volta scesi dalla vettura narrativa, ci accorgiamo che, come sosteneva mons.

Rodella, la nascita dell'Università nel secondo dopoguerra "ha determinato la definitiva

sprovincializzazione della nostra città in campo culturale ed ha costituito anche

il principale volàno del suo sviluppo economico" (Rove). 678

Egli aveva desiderato che il nostro ateneo fosse anche "la fucina della futura

classe dirigente cittadina". Per Verona mons. Rodella voleva dirigenti ed amministratori

colti e dinamici, sul modello di figure come Uberti o Gonella. Nel proporre il

loro - ed il suo - decisionismo ai suoi giovani allievi - politici in erba o futuri

dirigenti - egli ricordava che: "Quando si deve realizzare un'opera importante ed

utile, che dovrà far del bene a tanti, non si deve aver paura di tirar qualche calcio

negli stinchi a chi - per motivi ideologici o personali - vi si oppone" (Rove). Con uno

dei suoi sorrisi sottili - di uno che la sa lunga - egli sembrava sottintendere che in tal

caso l'assoluzione era garantita.

Ma il decisionismo di don Rodella non era mai autoreferenziale: egli cercava la

collaborazione e la rendeva possibile. Aveva ereditato o appreso da suo padre -

capocantiere ed impresario - l'arte di far "fare squadra" agli uomini e l'aveva poi

esercitata, efficacemente, con le personalità dell'epoca (dirigenti ed amministratori)

in vista dell'obiettivo universitario. Volitività e spirito di cooperazione appaiono

ancor oggi quanto mai necessari per lo sviluppo della nostra Università, a fronte

delle crescenti difficoltà nei finanziamenti statali (cose già viste peraltro fin dagli

anni '50!).

Al di là degli aspetti logistici e pratici riguardanti l'Università, mons. Rodella

tuttavia insisteva sulla necessità di un suo radicamento ai valori spirituali

che da molti secoli erano propri della nostra città. Il suo modello non fu mai

quello di un'Università confessionale; egli si augurava però che l'ateneo

veronese diventasse un cenacolo di cultura, mai pregiudizialmente chiuso al

dialogo con la fede. Allenato alle "quaestiones scientificae cum philosophia

coniunctae" da lui disputate all'ateneo della Gregoriana, mons. Rodella concepiva

l'Università come il luogo d'un competente dialogo tra i diversi tipi del

678

In questo 2009 che celebra il cinquantenario della "Libera Università" di Verona scade anche

il quinto anniversario della scomparsa di mons. Aleardo Rodella, uno dei maggiori artefici,

se non il protagonista, della sua realizzazione.

401


sapere, coltivati nelle differenti facoltà accademiche e tra loro epistemologicamente

ordinati.

La premessa indispensabile per un tale dialogo, tuttavia, è sempre data dalla

presenza d'un clima di vera libertà. Questo clima, e l'idea che vi soggiace, erano ben

presenti, almeno intenzionalmente, nella pionieristica "Libera Università" inaugurata

a Verona nel 1959. L'ex-"Cangrande" dei "libretti blu" dott. Luigi Ma-rastoni nel

1984 affermava: "Ora che l'Università di Verona ha riscattato una sua identità

istituzionale, forse quella vecchia utopia della Libera Università è ancora recuperabile

e riproponibile". Egli si riferiva specialmente, e giustamente, alla libertà

dalle "maglie della burocrazia statale" e dall'accademismo strisciante".

Anche mons. Aleardo Rodella coltivava questa sana utopia di libertà: egli voleva

che l'Università della nostra città fosse sempre libera da ogni forma di settarismo

ideologico: scientista, marxista, laicista o massonico che fosse. "Libera", come l'aveva

voluta Guido Gonella, fin dall'epoca del suo celebre "Discorso delle 27 libertà"!

Alla fine della sua vita, ad un sacerdote che era venuto a raccontargli con orgoglio

della sua attività di missione nel Terzo Mondo, dopo essersi sinceramente congratulato

con lui, egli gli ricordò che: "è più facile però piantare una Croce su una capanna,

che su un grattacielo". Egli ripensava forse alla Croce che lui stesso aveva piantato

nella nostra città, sulla cima del suo "più alto edificio", sull'Università. E pensava forse

al motto che in quell'impresa lo aveva accompagnato:

"La cultura è come una croce:

piantata in terra non dimentica il cielo,

si protende con un braccio verso il futuro,

senza tradire il passato"

Concludiamo dunque il nostro racconto nello spirito del suddetto aforisma rodelliano,

tornando cioè all'analogia tra la. Cultura e la Croce: dal passato al giorno

d'oggi, per poter "protenderci verso il futuro".

Dall'antica e crudamente realistica Croce di Rigino (quasi coeva allo "Stu-dium

generale" scaligero) con la quale abbiamo iniziato questo volume, eccoci ora

all'odierna Croce di Luigi Scapini, quanto mai densa di simboli.

Con questa colta figurazione artistica (realizzata nel 1972 e dunque quasi concomitante

agli esordi dell'attuale Università di Verona) ci piace concludere il nostro

ricordo di mons. Aleardo Rodella.

402


Mons. Rodella mentre celebra nella chiesa di Santa Croce, sotto l'affascinante mosaico del

suo allievo Luigi Scapini (foto del dott. Alessandro Peres).

403


Questa moderna rappresentazione, com'era in uso per i cicli figurativi medievali o

rinascimentali, è nata da uno scambio di idee tra il teologo e l'artista. Essa è sorta dal

dialogo umanistico intercorso tra mons. Rodella ed il suo giovane ex-allievo Scapini:

cultura e creatività, esegesi tradotta nel linguaggio delle immagini 679 . Così, la Croce

di Scapini ci parla di natura e grazia, di libertà personale e storia umana, di innocenza

originaria e colpa, di vita e morte: del dramma dell'uomo che vuol farsi Dio e della

possibilità che gli è data di salvarsi da tale tragica velleità.

Il rosso purpureo del Sangue divino avvolge il legno della Croce come un manto

imperiale ("Christus imperat"). È il pigmento delle Croci bizantine; è il motivo della

croce latina della chiesa del martire San Fermo a Verona, significato dal larice rosso

della sua carena.

Per risanare il malato albero della vita (anche la Croce di Rigino è un tronco

d'albero) il Sangue sparso da Cristo còla dalla cima della Croce verso le radici della

"pianta umana" (Adamo ed Eva) su cui Essa s'è innestata (Incarnazione), fin cioè alle

sue profondità mitiche ed ancestrali 6 m. L'"arbor vitae" è lo stesso antico albero del

bene e del male, che stava piantato in mezzo all'Eden. Nella sua discesa dunque, il

Sangue della mensa eucaristica (la Grazia) arriva al cuore della Libertà umana.

È qui che si può rinnovare il dramma dell'antica colpa: la caduta nella tentazione

della serpe, la cacciata, la corruzione, la morte e la morte eterna. Oppure può rinascer

la "nostalgia delle origini" (Genesi e Mircea Eliade) e il desiderio di tornare

all'amicizia con Dio e all'armonia con il Creato. La natura umana infatti col peccato

originale non si è totalmente corrotta (come invece pensava Lutero): nell'anima

umana vi è rimasto il germe del ravvedimento ("capax Boni").

Nel Paradiso della Grazia ritrovata s'incontrano così il Sangue salvifico del Pellicano

(Cristo), la Sorgente d'acqua cui s'abbevera la cerva (l'anima) e la Vita eterna

simbolizzata dal pavone.

Ha inizio ora pertanto un movimento ascendente: la china può esser risalita aggrappandosi

a quella Croce insanguinata. La Storia umana si può risollevare dalla

caduta: proprio sopra il serpente-tentatore s'innalza già il serpente-medicina, simbolo

del Crocefisso, annunciato dall'antico Testamento. Seguendo poi Giovanni e Maria, ai

piedi del Crocefisso, si può risorgere con Lui.

679

Si veda nel testo la testimonianza di Scapini, in: "Don Rodella, amico di chi crea". Vedasi "Mythe et

métaphysique" di G. Gussdorf.

404


Dopo il bagno di sangue dei primi martiri cristiani (a Verona San Fermo e

Rustico), il vessillo della Croce trionfa con Costantino, da un ponte Milvio

che è il nostro Ponte Pietra.

È questo l'augurio del teologo e dell'artista che la nostra Verona resti fedele sempre

alla sua ultramillenaria storia di cultura cristiana. (L.D.).

405


406


BIBLIOGRAFIA

Aa. Vv.: Annuario della Diocesi di Verona, anno 2003, a cura della Cancelleria della

Curia Diocesana.

Aa. Vv.: "Dizionario biografico dei veronesi—secolo XX", a cura di G.F. Viviani,

Accademia di agricoltura, scienze e lettere di Verona, ed. Fondazione Cassa di

Risparmio di VR, VI, BLe AN, Verona 2006.

Aa. Vv.: "Guido Gonella tra Governo, Parlamento e Partito", A. a. vari - Istituto L.

Sturzo - 2 voli., ed. Rubettino, 2007.

Ambrosetti Giovanni: "Gonella nell'università", Accademia Catulliana, Verona

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Barbieri Gino: "Presentazione degli annali della facoltà di Economia a Verona",

Verona 1965.

Barbieri Gino: "Ritornano a Verona gli studi universitari", Verona 1966.

Barbieri Gino: "Problemi e prospettive di vita universitaria", in "Gli studi universitari

veronesi nel primo decennio", estratto da Quaderni della Provincia, n. 26,

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Barbieri Gino: "Prospettive della vocazione universitaria scaligera", estratto da "Studi

economici e sociali" n. 7, fascic. 3, Verona, 1972.

Borelli Giorgio: "Profilo della facoltà" (discorso per la celebrazione del 40° anniversario

della facoltà di Economia dell'Università di Verona, il 30-11-2001).

Bozzini Federico: "Destini incrociati nel novecento veronese", ed. Lavoro, 1997

(spec. pp. 156-158).

Buffatti Luigi: "Relazione del consiglio provinciale di Verona", gennaio 1959.

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Provincia", 1969, n. 26 pp. 7-12).

Castagna Vittorio: "La rinascita e lo sviluppo (1945-1975)", in "Storia di Verona:

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408


BIBLIOGRAFIA ICONOGRAFICA

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"I santi Fermo e Rustico: un culto ed una chiesa a Verona", a cura di Paolo Golinelli

e Caterina Gemma Brenzoni, Parrocchia di San Fermo, Motta ed., Milano 2004.

Foto n° 176, 177, 182, 186.

"Persone", di Enzo e Raffaello Bassotto, ed. Grafiche Aurora, Verona 1985. Foto del

n. 68.

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vari, Casa ed. Mazziana, Verona, 1991. Foto dal frontespizio e da pag. 272-D.

"Don Giuseppe Tosi: un prete per gli universitari", Collegio universitario Don Nicola

Mazza, Casa ed. Mazziana, Verona 1998. Foto di pagg. 81, 82, 83, 84, 86, 87.

"Tempio votivo. Guida", di Sergio Scardoni, parrocchia del Tempio votivo, ed. Bortolazzi,

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n. 27, Dicembre 2006. Foto di pag. 14.

"Nova historia", Rassegna di cultura storica, Verona: n. I del 25-11-1949, foto del

frontespizio; n. 4 del 25-2-1950, foto del frontespizio; n. 15 del 25 febbraio 1952,

pagg. 593 bis e 632 bis.

"L'Arena" il giornale di Verona: n. del 9-11-1999, foto di pag. 10; n. del 19-10-

1984; n. del 25-11-1959.

"Gazzettino di Verona": n. del 26-11-1959.

"Verona Fedele": n. del 9-12-2001, foto di pag. 13.

"Dizionario illustrato dei Cognomi Veronesi", a cura di Giulio Galetto, Soc. ed.

Athesis s.p.a., Verona 2005. Foto dal vol. I, pag. 13 e dal vol. II, pag. 411.

"Gh'era 'na olta VERONA", ed. Demetra, Vago di Lavagno, 1996, foto di pag. 61.

"L'eredità di Luigi Einaudi", a cura di Roberto Einaudi, ed. Skira, Milano 2008. Foto

di pag. 207 e dell'allegata locandina a pag. 2.

"I Giuliari Tusini: storie di conti, preti e contadini", di Luigi Turrisendi, Centro

stampa di Albarè 2007. Foto pag. 39, 43.

"La nascita della facoltà di Medicina a Verona", a cura di Rossi Filippo, Grafiche

Fiorini, Verona 2002. Foto di pag. 299-C.

409


Cartolina con riproduzione del "sepolcro De Crescenzi", distribuita presso la chiesa

di San Pietro martire (San Giorgéto).

Cartolina con la raffigurazione della Pontificia Università Gregoriana (P.U.G.) distribuita

presso la libreria della stessa.

Cartolina col testamento spirituale del card. Giuseppe Siri, distribuita presso la

Cattedrale di Genova.

NOTA: L'autore di queste pagine non è uno storico e ad impegnarsi in questo

lavoro s'è fatto coraggio pensando ad un rustico intercalare di mons. Rodella:

"Quando manca i cavài, corre anca i mussi!". Lo scrivente è perciò grato fin d'ora

a quanti segnaleranno eventuali incompletezze o errori nei dati forniti o nella ricostruzione

dei fatti.

L'auspicio è che altri più competenti, tra i molti che lo conobbero, parlino più

approfonditamente di mons. Aleardo Rodella e non solo a proposito del suo ruolonell'Università,

ma anche in merito alla sua lunga attività in seminario o al liceo,

all'U.C.I.D. o al centro di orientamento, nella predicazione e nell'insegnamento,

come pure - quando ciò sia possibile - nei ricordi di incontri personali.

L'autore e l'editore, per quanto riguarda i diritti di riproduzione delle illustrazioni

contenute nel libro, sono a disposizione di chi ne rivendicasse la

legittima proprietà.

410


RINGRAZIAMENTI

• al Vescovo di Verona S.E. mons. Giuseppe Zenti

al Direttore dell'Ufficio Diocesano per le Comunicazioni Sociali mons. Bruno

Fasani

• all'Assessore Regionale Stefano Valdegamberi

• al Sindaco di Verona Flavio Tosi

• a Raffaello Bertani, amico fraterno, senza il cui impegno costante questo libro

non avrebbe mai visto la luce

• al dott. Franco Rancan Presidente del Consorzio BIMA (Bacino Imbrifero

Montano dell'Adige)

• a Silvano, Sergio, Paolo Girelli - Garden Center Flover - Bussolengo (Verona).

• al Presidente della Provincia prof. Elio Mosele e al Presidente della Camera di

commercio dott. Fabio Bortolazzi, che ci hanno fornito materiale attinente i

dibattiti consiliari del 1959 e alla VicePresidente AGSM sig. ra Anna Leso, per

averci gentilmente fatto da tramite con i suddetti enti

• al direttore de "L'Arena" dott. Maurizio Cattaneo

• ai giornalisti de "L'Arena" dott. Giuseppe Anti e Alessandra Galetto

• alla famiglia Rodella, e particolarmente alla sorella Maria Elena e ai nipoti

Luca, Maria Grazia e Stefano, per aver consentito l'accesso alla biblioteca e

ai documenti (Rodo) dell'"archivio Rodella" e per le preziose informazioni

fornite

• a Luca Rodella, Gianni Masotto e Corrado Regnoto per la bella amicizia, lo

spirito d'équipe, i consigli e l'aiuto generoso che mi hanno dato in ogni fase di

questo lavoro

• all'artista veronese Luigi Scapini, che ci ha onorato di una sua esclusiva creazione

per l'immagine di copertina

• al prof. Gian Franco Pistolesi per la sua precisa ed autorevole testimonianza

• al dott. Luigi Marastoni e al dott. Riccardo Cacciatori, tra i pionieri della "Libera"

per le informazioni verbali e scritte generosamente forniteci

• al dott. Moreno Ferrarese, che per primo ha promosso a Verona un'iniziativa

intitolata alla memoria di mons. Rodella: il "Centro studi Rodella"

• al dott. Bruno Formigoni ed al prof. Rossetti Giannello, per aver rivisto le prime

bozze di questo lavoro

• al prof. Gianfranco Zuanazzi, al prof. Giuseppe Pimazzoni, al sig. Giuseppe

Lindegg, per informazioni su don Rodella, attinenti il periodo degli anni '50

411


• al signor Paolo Dal Corso per la composizione grafica di varie immagini, per

l'impaginazione dei documenti (Rodo) e per la sua pazientissima opera di

consulenza informatica

• al ViceSegretario generale del Comune di Verona dott. Giuseppe Baratta per averci

fornito copia dei provvedimenti del Comune relativi all'istituzione del Consorzio

universitario veronese

• al Segretario Generale dell'Istituto don Sturzo a Roma (via Coppelle 35) dott. Flavia

Nardelli e al Responsabile dell'Archivio Storico dello stesso Istituto dott. Concetta

Argiolas

• al Responsabile delle segreterie universitarie di Verona dott. Giovanni Fiorini, per

averci fornito utili informazioni riguardanti il periodo più recente dell'Università

veronese

• al Segretario generale della Pontificia Università Gregoriana dott. Luigi Allè-na per

averci fornito informazioni sulla P.U.G. negli anni '50 e sul curriculum di don

Rodella

• al direttore dell'Archivio segreto Vaticano mons. Sergio Pagano e a mons.

Marco Grilli, per averci fornito la riproduzione del testo originale della Bolla

istitutiva lo "Studium generale" scaligero (inviataci in JPG, con Fatt. 28564/F

del 24-5-2008, su ord. 1125 del 20-5-08, in "Copyright" © Archivio Segreto

Vaticano)

• al Direttore dell'Archivio storico della Curia veronese prof. mons. Franco Segala

per averci consentito l'accesso alla consultazione di testi e riviste diocesane

dell'epoca

• all'Accademia dei Lincei, per averci fornito materiale ed informazioni riguardanti il

prof. Ernesto Pontieri

• al Rettore della LUMSA prof. Giuseppe Dalla Torre e alla prof.ssa Sadler per

averci fornito materiale e notizie concernenti il curriculum di Gonella

• a don Giorgio Comerlati, vicario di Cellore d'Illasi, per averci fornito immagini

suggestive del crocefisso scaligero costudito nella parrocchiale

• e, "dulcis in fundo", a mia moglie Rossella la cui paziente vicinanza e dedizione

hanno reso concretamente possibile la stesura di questo lavoro.

412


UNA PAGINA DI L. EINAUDI SULLE NUOVE LIBERE UNIVERSITÀ

Il 27 agosto 1960 sul "Corriere della sera", in terza pagina, comparve la consueta rubrica

de "La predica della domenica" tenuta dall'ex Presidente della Repubblica sen. Luigi

Einaudi: il tema del giorno era quello dell'Università nel nostro Paese.

Queste riflessioni di Einaudi ci sembrano tuttora attuali nel contesto dell'attuale

progetto di Riforma Universitaria. Eccone alcuni passi:

"Il numero degli studenti universitari cresce di anno in anno... Frattanto

rettori, presidi e professori di università lamentano la mancanza di aule atte ad

ospitare la folla degli scolari,... il difetto di biblioteche speciali,... di attrezzature

per disegni e calcoli nelle scuole di ingegneria; il codazzo degli studenti dietro

ad insegnati affaticati in cliniche percorse rapidamente; studenti di medicina che

si afferma non avere potuto prendere parte ad esami individuali di malati ed

assistito personalmente a sezioni di cadaveri. I rettori giustamente lamentano la

mancanza di mezzi finanziari; ed invocano assegni cresciuti dal tesoro, il quale

d'altra parte non sa come rigirarsi-per soddisfare alle svariatissime richieste di

cresciuti stanziamenti, che vogliono dire inasprimenti di imposte già pesanti o

creazione di imposte nuove produttive solo in apparenza. In talune facoltà

sovraffollate gli esami paiono... farseschi...

Non si dice più, come era uso tempo addietro, che le università sono troppe e

che bisogna abolire i piccoli atenei di Urbino, Camerino, Macerata e qualcuno di

quelli della Emilia; e si tollera che alcune nuove università, principale quella di

Milano, siano state istituite; ma l'idea del troppo rimane: e rimane perciò lo

scandalo delle grandi istituzioni sovraffollate e di queste e delle piccole prive di

mezzi.

Vale forse la pena di segnalare il modo tenuto altrove per affrontare il

problema, che è proprio di tutti i paesi, dell'aumento della popolazione

scolastica. Il metodo seguito nei paesi anglosassoni è fermo su taluni principi

fondamentali:

• l'università e non lo stato, rilascia i certificati ed i diplomi di licenziato

(baccelliere) e di dottore. Lo stato non ha alcuna competenza in materia... Il

diploma nei paesi anglosassoni ha di fatto solo un valore morale, altissimo o

buono o mediocre, a seconda della reputazione dell'università concedente;

• dal quale privilegio discende l'altro di accettare solo quei tanti iscritti, a

cui l'università reputa di poter rendere servigio; tanti e non più. Il sistema,

invalso nel nostro paese, dell'obbligo dell'università di accettare l'iscrizione di

tutti i candidati... è una truffa. L'università che accetta tutte le domande degli

aventi diritto vende una merce che non può fornire, promette di dare un

tirocinio che non è in grado di apprestare. L'artigiano che accoglie apprendisti

in numero eccessivo, va incontro a sanzioni. Perché non l'università?

413


l'università... ha perciò il diritto di scelta. Riceve non i primi che presentano la

domanda; ma dopo avere esaminate e scrutate le carte, elimina quelle domande

in cui i voti sono bassi, o i cui titolari provengono da scuole secondarie non bene fama-te:

e in caso di dubbi, sottopone i candidati ad interviste particolari...;

• i candidati sfortunati hanno, probabilmente, presentato più domande di iscrizione

presso università meno famose, nella speranza di trovar posto; e così via, di -

scendendo per li rami, sino ad università nuove, meno apprezzate o poste in luoghi

più disagiati;

• ben difficilmente i candidati meno quotati rimangono a bocca asciutta; chè

soccorre la istituzione di università nuove.

Non si soddisfa all'incremento degli studenti, col sovraffollamento delle vecchie

università, ma con l'istituzione di nuovi istituti.

Al principio del secolo, noi conoscevamo per l'Inghilterra, solo i nomi delle antiche

università di Oxford e di Cambridge, a cui si aggiungeva quella di Londra, ... Oggi non

più: alle tre università nazionali si sono aggiunte quelle dette "provinciali"; ... e sono

certamente oggi... più di una ventina e crescono ogni anno. Non c'è nessun limite alla

creazione di nuove università.

Occorre che i promotori, per lo più una città o cittadina ansiosa di possedere un

centro di cultura, procacci il terreno, ampio ed atto a ricevere edifici centrali,

scuole e facoltà, biblioteche, laboratori, case di abitazione per insegnanti e per

studenti... e campi per tennis e golf e ginnastica e passeggio. Importa naturalmente

determinare l'obiettivo: 2000 o 4000 studenti quando il ciclo prefisso degli studi sia

a poco a poco compiuto...; procacciarsi localmente i mezzi per remunerare gli

insegnanti e coprire tutte le altre spese.

Quando l'università nuova esiste ed ha dato prova di conseguire gli scopi

prefissi, i promotori possono chiedere sia concesso un assegno sul fondo globale

che il tesoro stabilisce nel suo bilancio a favore del complesso delle università

inglesi... Il fondo è assegnato ad un comitato universitario - e cioè di

rappresentanti degli istituti ammessi a parteciparvi - i quali lo repartono e ne

sorvegliano l'uso... Lo stato non ha diritto di ficcare il becco nella spendita del

fondo... i professori inglesi sono, al pari di quelli continentali, assai istriciosi e

non tollerano ingerenze dei politici. Quando costoro sono illustri li nominano

"cancellieri" che vuol dire "rettori"; ma la carica è onorifica e non conta nulla.

Chi ha il potere è il vicecancelliere, il quale è un universitario.

Così crescono di numero gli studenti universitari anglosassoni; non per

sovraffollamento delle vecchie università, ma per aggiunta di nuovi istituti,

destinati, se se lo meriteranno, a diventare a loro volta anziani e famosi. Così,

anche, le università non corrono il rischio di dover vendere merce inesistente o

avariata.

Luigi Einaudi

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P.S. Con la Legge 133 dell'agosto 2008 si sono aperte nuove prospettive per l'Università

italiana, sia per la prevista erogazione di maggiori fondi alle Università statali riconosciute

"eccellenti» (sulla base di criteri qualitativo-gestionali), sia per la prevista possibilità di una

loro trasformazione in "fondazioni di diritto privato" e dunque in «Libere Università".

Nei Paesi anglosassoni oggi molte città ospitano più di una università. A Pittsbur-gh, per

esempio, una città statunitense rapportabile alla nostra Verona per numero di abitanti, esistono ben

27 università a fondazione privata.

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Videoimpaginazione

Iride snc - Verona

Stampa

Grafiche Aurora - Verona

Finito di stampare il 20 novembre 2009

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