Powertrain 2024-9/10
Tra gli argomenti di questo numero: SALONI Venezia: l’ibrido prende “piede” VISTI DA VICINO Rama Marine, visione e prospettive ENDOTERMICI Volvo Penta: rigenerazione e D8 Imo III mtu: i 4000 (stazionari) per l’idrogeno SCAFI ALTERNATIVI Bluegame: idrogeno all’America’s Cup Riva EL-Iseo attacca la spina con Parker BATTERIE Exide Technologies: intervista a Guido Scanagatta AUTOMOTIVE FPT Industrial: abbiamo setacciato l’e-plant Cummins: a Darlington i test “alternativi” Auto elettriche: all’Ovest non va, a Oriente sì RUBRICHE Editoriale; Hi-Tech; VeT; Associazioni
Tra gli argomenti di questo numero:
SALONI
Venezia: l’ibrido prende “piede”
VISTI DA VICINO
Rama Marine, visione e prospettive
ENDOTERMICI
Volvo Penta: rigenerazione e D8 Imo III
mtu: i 4000 (stazionari) per l’idrogeno
SCAFI ALTERNATIVI
Bluegame: idrogeno all’America’s Cup
Riva EL-Iseo attacca la spina con Parker
BATTERIE
Exide Technologies: intervista a Guido Scanagatta
AUTOMOTIVE
FPT Industrial: abbiamo setacciato l’e-plant
Cummins: a Darlington i test “alternativi”
Auto elettriche: all’Ovest non va, a Oriente sì
RUBRICHE
Editoriale; Hi-Tech; VeT; Associazioni
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SETTEMBRE/OTTOBRE<br />
2023 <strong>2024</strong><br />
N° 9-<strong>10</strong><br />
EURO 5,00<br />
Celle vista<br />
mare<br />
VADO E TORNO EDIZIONI<br />
www.vadoetorno.com<br />
ISSN 0042 - Poste Italiane s.p.a. - Sped. in a. p.<br />
D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46)<br />
art. 1, comma 1, LO/MI<br />
• LE CELLE A COMBUSTIBILE PROVANO<br />
A DIRE LA LORO ANCHE A PELO D’ACQUA<br />
• ABBIAMO SCANSIONATO L’E-PLANT DI<br />
FPT INDUSTRIAL, PAGINA DOPO PAGINA<br />
• NON SOLO MOTORI: ALL’ARSENALE DI<br />
VENEZIA E INSIEME A EXIDE E VANZETTI
Settembre-Ottobre <strong>2024</strong><br />
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SOCIAL:<br />
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28<br />
36<br />
YOU RAISE<br />
EXPECTATIONS<br />
18<br />
20<br />
WE LOWER<br />
THE IMPACT<br />
Il motore C90 650 EVO Hybrid, sviluppato da Hybrid Architect by VULKAN<br />
per FPT Industrial, è un esempio di sistema ibrido elettrico in parallelo<br />
di propulsione marina - compatto, scalabile e modulare - per natanti<br />
commerciali e da diporto.<br />
Progettato per essere flessibile, offre il massimo in termini di comfort<br />
e prestazioni, garantisce una riduzione dei costi di esercizio e manutenzione<br />
e può coprire alcuni tratti in modalità <strong>10</strong>0% elettrica,<br />
azzerando le emissioni e la rumorosità.<br />
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IL SONDAGGIO<br />
DEL MESE<br />
Nella nautica c’è chi parla<br />
di retromarcia verso l’ibrido.<br />
Concordate?<br />
Rispondi su<br />
powertrainweb.it<br />
Il sondaggio non ha valore statistico. Le rilevazioni<br />
non sono basate su un campione scientifico<br />
LE RISPOSTE DI<br />
LUGLIO-AGOSTO<br />
Le elezioni europee hanno<br />
sancito la sostanziale tenuta<br />
della “maggioranza Ursula”. Non<br />
cambierà nulla nelle politiche<br />
comunitarie sul phase-out?<br />
71%<br />
sì<br />
29%<br />
no<br />
SALONI<br />
<strong>10</strong>. Venezia:<br />
L’ibrido prende “piede”<br />
VISTI DA VICINO<br />
14. Rama Marine:<br />
Visione e prospettive<br />
ENDOTERMICI<br />
16. Volvo Penta:<br />
Rigenerazione e D8 Imo III<br />
17. mtu:<br />
I 4000 (stazionari) per l’idrogeno<br />
SCAFI ALTERNATIVI<br />
18. Bluegame:<br />
Idrogeno all’America’s Cup<br />
19. Riva EL-Iseo:<br />
Attacca la spina con Parker<br />
BATTERIE<br />
20. Exide Technologies:<br />
Intervista a Guido Scanagatta<br />
AUTOMOTIVE<br />
28. FPT Industrial:<br />
Abbiamo setacciato l’e-plant<br />
36. Cummins:<br />
A Darlington i test “alternativi”<br />
40. Auto elettriche:<br />
All’Ovest non va, a Oriente sì<br />
RUBRICHE<br />
4. Editoriale 6. Hi-Tech<br />
44. VeT 50. Associazioni<br />
SOMMARIO<br />
3
MI FA IL PIENO, PER FAVORE?<br />
U<br />
n serbatoio ha senso solo se è<br />
pieno, o giù di lì. Per riempire un<br />
serbatoio serve necessariamente<br />
un liquido (o un gas). Per farla<br />
breve, per quanto tempo vedremo gli<br />
yacht fare rifornimento alla pompa e gli<br />
armatori di cosa riempiranno i gavoni per il<br />
combustibile? Transport & Environment è<br />
intervenuta a gamba tesa sugli e-fuel, cavallo<br />
di battaglia della Germania al Parlamento<br />
europeo, nella diversificazione delle fonti<br />
ecocompatibili. La domanda sosterrà e<br />
giustificherà gli sforzi comunitari, espressi<br />
in finanziamenti di milioni e milioni di euro,<br />
e queste risorse saranno effettivamente<br />
pilotabili nel circuito infrastrutturale?<br />
Secondo T&E: «In UE almeno 17 progetti<br />
esclusivi per lo shipping, ma solo un terzo<br />
sono sicuri. Ad inizio <strong>2024</strong>, sono almeno<br />
17 i progetti europei volti alla produzione<br />
di carburanti sintetici a base di idrogeno<br />
verde, più comunemente chiamati e-fuel,<br />
da impiegare nel settore marittimo. Se<br />
tutti questi progetti vedessero la luce,<br />
contribuirebbero a soddisfare circa il<br />
4% (1.06 Mtep) del fabbisogno totale di<br />
energia dello shipping europeo al 2030<br />
(28 Mtep circa), avviando il settore verso<br />
la decarbonizzazione. Ad oggi, però, sono<br />
appena sei i progetti sicuri di ricevere i<br />
finanziamenti necessari alla produzione;<br />
i due terzi dei progetti sono ancora in<br />
attesa di una decisione in merito». Servono<br />
volumi, quindi chiediamo lumi ai signori<br />
dell’automobile. Ci rivolgiamo a una<br />
signora, Lynn Calder, AD di Ineos. La<br />
risposta è lapidaria: «Al momento non ci<br />
sono abbastanza combustibili sintetici e<br />
sarebbe comunque estremamente costoso».<br />
A San Francisco, Michael Hoffman,<br />
Deputy General Manager del Golden Gate<br />
Bridge, Highway & Transportation District,<br />
parlando del Golden Gate Ferry, motorizzato<br />
da mtu, ha detto dell’Hvo: «L’impatto<br />
visibile più evidente ha riguardato l’assenza <br />
di fumo nero proveniente dai motori quando<br />
<br />
<br />
la nave stava raggiungendo la velocità o<br />
<br />
<br />
stava aumentando il carico». La stessa mtu<br />
<br />
<br />
e Lürssen, due anni fa, hanno annunciato un<br />
<br />
<br />
piano per concentrarsi su yacht di lunghezza<br />
<br />
pari o superiore a 75 metri, sfruttando le<br />
<br />
potenzialità del metanolo “verde”. MAN<br />
Energy Solutions, in merito, puntualizza <br />
<br />
<br />
che: «Uno dei principali vantaggi è la<br />
<br />
possibilità di retrofit per i nostri motori a<br />
quattro tempi». Ai posteri l’ardua sentenza.<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
<br />
EDITORIALE<br />
<br />
<br />
4
Transport & Environment: e-fuel<br />
SEI SU<br />
DICIASSETTE<br />
Gli e-fuel potrebbero alimentare<br />
il 4% del trasporto marittimo<br />
europeo nel 2030. Questo è il<br />
dato di partenza della riflessione<br />
di T&E. Secondo gli analisti solo<br />
un terzo dei progetti sul tavolo<br />
sarebbe effettivamente licenziabile<br />
HI-TECH<br />
La Germania fa sentire il suo<br />
peso all’interno dell’Unione<br />
Europea per perorare la<br />
causa degli e-fuel. L’Italia guarda<br />
con maggior favore ai biocarburanti,<br />
come l’Hvo e il biometano.<br />
Transport & Environment,<br />
organizzazione ambientalista<br />
specializzata sui trasporti, inserisce<br />
un ulteriore elemento di<br />
valutazione, nel calderone delle<br />
alternative al gasolio nella nautica.<br />
L’analisi mostra che, qualora<br />
tutti i progetti maturassero sino<br />
alla fase di produzione, quasi il<br />
4% (corrispondente, in termini<br />
energetici, a circa 1 Mtep) del<br />
trasporto marittimo europeo<br />
potrebbe essere alimentato con<br />
carburanti verdi entro il 2030.<br />
Pare che l’Italia fatichi ad attirare<br />
gli investimenti necessari<br />
per la sintesi di questi vettori<br />
cosiddetti “co-compatibili”.<br />
Carlo Tritto, Policy Officer per<br />
Transport & Environment Italia,<br />
ha commentato: «È preoccupante<br />
dover rilevare l’assenza<br />
dell’Italia all’appello per lo<br />
sviluppo di una nuova industria,<br />
che promette di prendere piede<br />
in molti Stati europei. Il nostro<br />
Paese sembra non comprendere<br />
fino in fondo il ruolo che questi<br />
carburanti avranno. Lo si vede<br />
bene dalla proposta di PNIEC<br />
sin qui circolata, dove i volumi<br />
nazionali di consumo di e-fuel,<br />
da qui al 2030, vengono pianificati<br />
per il 93% per il trasporto<br />
su strada, mentre appena il 7% è<br />
riservato ai settori hard-to-abate<br />
come l’aviazione e il marittimo».<br />
La ricerca di T&E ha rilevato<br />
che, ad inizio <strong>2024</strong>, erano almeno<br />
17 i progetti europei volti<br />
alla produzione di carburanti<br />
sintetici a base di idrogeno verde<br />
– più comunemente chiamati<br />
e-fuel – da impiegare nel settore<br />
marittimo. Come anticipato, se<br />
tutti questi progetti vedessero<br />
la luce, contribuirebbero a soddisfare<br />
circa il 4% (1.06Mtep)<br />
del fabbisogno totale di energia<br />
dello shipping europeo al 2030<br />
(28 Mtep circa). Ad oggi, sono<br />
appena 6 i progetti sicuri di ricevere<br />
i finanziamenti necessari<br />
alla produzione; i due terzi dei<br />
progetti sono ancora in attesa di<br />
una decisione in merito. Ci sono<br />
ulteriori 44 progetti che potrebbero<br />
fornire idrogeno al settore<br />
marittimo, portando a 61 quelli<br />
mappati da T&E: ma la loro<br />
eventuale produzione potrebbe<br />
essere contesa da altri settori<br />
industriali “affamati” di idrogeno.<br />
Se tutti i progetti mappati<br />
da T&E raggiungessero la fase<br />
di produzione, si conseguirebbe<br />
facilmente l’obiettivo introdotto<br />
dal FuelEU Maritime – il<br />
Regolamento UE che definisce<br />
la quota minima di carburanti<br />
verdi da impiegare nel settore –<br />
pari al 2% al 2034. Tuttavia, la<br />
maggior parte dei progetti deve<br />
ancora ricevere finanziamenti<br />
e nessuno, tra quelli specifici<br />
per il settore navale, è attualmente<br />
operativo. I produttori di<br />
e-fuel individuano come principali<br />
ostacoli il rischio di una<br />
domanda troppo bassa (quindi<br />
un’incertezza relativa alla capacità<br />
del settore marittimo di<br />
assorbire la futura produzione)<br />
e le incertezze determinate da<br />
un quadro regolatorio che non<br />
orienta in maniera chiara il futuro<br />
energetico del settore, in<br />
specie riguardo allo sviluppo di<br />
vettori capital-intensive. La sola<br />
Danimarca rappresenta più della<br />
metà di tutti i volumi di idrogeno<br />
previsti per i 61 progetti<br />
mappati da T&E. Guardando<br />
alla produzione di carburanti<br />
per il marino, la Spagna ha il<br />
potenziale più grande, con un<br />
terzo dei volumi previsti. Italia<br />
e Grecia non sembrano interessate,<br />
nonostante la comune vocazione<br />
navale.<br />
L’ammoniaca sintetica rappresenta<br />
il 77% dei volumi previsti.<br />
A oggi, tuttavia, nessuno<br />
di questi progetti poggia su<br />
una decisione finale di investimento.<br />
Nel recepire la Direttiva<br />
UE sulle rinnovabili (RED<br />
III), T&E raccomanda agli Stati<br />
membri della UE di introdurre<br />
un sotto-obiettivo di e-fuel nel<br />
trasporto marittimo di almeno<br />
1,2%, come suggerito dalla revisione<br />
della Direttiva. Questo<br />
fornirebbe garanzie agli attuali<br />
progetti già finanziati e agli ulteriori<br />
progetti in attesa di una<br />
decisione finale di investimento.<br />
| Engines<br />
Our new ambition is rising.<br />
Its name is Kohler Energy.<br />
When it comes to engines, we’ve been on the leading edge of technology<br />
and innovation since our foundation. But we don’t simply provide you with<br />
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electrification, hybrid solutions, alternative fuels and innovative products,<br />
to create better lives and communities in a more sustainable future.<br />
This is the next chapter in our vision, and its name is Kohler Energy.<br />
6
Bergen Engines e il mix gas naturale-idrogeno<br />
QUASI AL <strong>10</strong>0%<br />
Bergen Engines ha annunciato una miscela di<br />
idrogeno al 25% senza modifiche ai suoi motori<br />
a gas naturale. Entro fine anno dovrebbe essere<br />
disponibile la versione a idrogeno al <strong>10</strong>0%<br />
Miscela di gas<br />
metano e idrogeno.<br />
Una delle strade<br />
percorribili “qui e<br />
ora” per agevolare<br />
l’accidentato<br />
percorso della<br />
transizione<br />
ecologica.<br />
Bergen Engines ha annunciato<br />
un aggiornamento sulla gamma<br />
di motori a gas naturale,<br />
abilitata a bruciare in camera una<br />
miscela di idrogeno al 25% senza<br />
effettuare modifiche sostanziali<br />
all’architettura del motore. La<br />
nuova miscela di idrogeno al 25%<br />
sottolinea l’impegno di Bergen Engines<br />
nel promuovere tecnologie<br />
energetiche più pulite. L’idrogeno,<br />
in quanto vettore energetico<br />
versatile e pulito, offre diversi<br />
vantaggi chiave se miscelato con<br />
gas naturale nei motori a media<br />
velocità: emissioni ridotte, maggiore<br />
efficienza, flessibilità del carburante.<br />
Nel suo centro di ricerca<br />
e sviluppo, situato presso la sede<br />
centrale fuori Bergen, in Norvegia,<br />
Bergen Engines sta lavorando<br />
intensamente per sviluppare<br />
un motore alimentato al <strong>10</strong>0% a<br />
idrogeno entro la fine dell’anno.<br />
«Questo ambizioso obiettivo ci<br />
spinge a testare continuamente<br />
volumi maggiori di idrogeno, migliorando<br />
l’efficienza e la stabilità<br />
dei nostri motori a percentuali di<br />
idrogeno maggiori», ha commentato<br />
Therese Aalhus, Head of<br />
Engineering. «La nostra missione<br />
è offrire alternative più ecologiche<br />
senza sacrificare l’efficienza e la<br />
generazione di energia che il settore<br />
richiede».<br />
SAIM MARINE E L’ENERGIA DI BORDO<br />
SAIM si è attrezzata per svolgere<br />
il compito di fornitrice di soluzioni<br />
integrate. Risale all’anno scorso<br />
l’annuncio di un pacchetto ibrido in<br />
configurazione P2, che abbina un<br />
motore elettrico a firma SAIM con<br />
un endotermico Kubota, eseguito<br />
dalla divisione Research &<br />
Development Integrated Solutions.<br />
Da un’applicazione terrestre<br />
all’anticipazione di una soluzione<br />
“vista mare”. Con il supporto<br />
dell’ingegneria dell’azienda di<br />
Buccinasco, sponda SAIM Marine,<br />
è in corso di sviluppo un sistema<br />
di controllo dell’energia di bordo,<br />
che razionalizzerà e integrerà<br />
le sorgenti d’energia di bordo,<br />
a partire dai gruppi elettrogeni,<br />
alla corrente di banchina ed altre<br />
forme, tipicamente lo stoccaggio,<br />
ed è il caso delle batterie. Una<br />
evoluzione del sistema “Shipto-Shore”<br />
di SAIM, in grado di<br />
gestire da uno a tre generatori<br />
dotati di sistema di controllo Kohler<br />
P-Gen sia trifase che monofase e<br />
un’unica presa di terra.<br />
HI-TECH<br />
CMD all’Electric & Hybrid Marine Expo<br />
Dal 18 al 20 giugno, al Rai di<br />
Amsterdam, dove si tiene anche<br />
il Metstrade, CMD ha riproposto<br />
il suo cavallo di battaglia,<br />
la formula diesel-elettrica.<br />
Entrambi i sistemi propulsivi a<br />
disposizione del pubblico del Rai<br />
erano equipaggiati con sistema<br />
BHS (Blue Hybrid System), un<br />
sistema ibrido marino curato da<br />
CMD, di cui abbiamo parlato a<br />
più riprese. L’azienda lucana,<br />
in orbita Loncin, con questo<br />
approccio consente due modalità<br />
di navigazione (appoggiandosi<br />
all’endotermico o all’elettrico)<br />
che, seppur indipendenti tra<br />
loro, sono gestite da un unico<br />
sistema di controllo. Il BHS è<br />
composto da motore elettrico,<br />
elettronica di controllo e<br />
pacco batterie. L’intera catena<br />
cinematica per diporto e mediopiccole<br />
imbarcazioni da lavoro,<br />
che al BHS somma il motore<br />
endotermico, consente una<br />
navigazione a zero emissioni e<br />
a basse velocità nella modalità<br />
elettrica e al tempo stesso una<br />
navigazione più performante,<br />
in grado di gestire anche la<br />
ricarica del pacco batterie, in<br />
modalità endotermica.<br />
Il motore ibrido, su base D4<br />
Volvo Penta, scaturisce dalla<br />
collaborazione tra l’azienda<br />
veneziana Ruggero Vio,<br />
storica concessionaria dei<br />
marini Volvo Penta, e CMD,<br />
che hanno sviluppato una<br />
soluzione specificamente per<br />
la navigazione sostenibile<br />
all’interno di Venezia. «La nostra<br />
esperienza più che decennale e<br />
le competenze sviluppate nella<br />
progettazione di sistemi ibridi<br />
ed elettrici» ha detto Giorgio<br />
Negri, Sales Manager di CMD,<br />
«ci permettono di offrire anche<br />
altre soluzioni adattabili ai diversi<br />
tipologie di motori marini».<br />
8
Salone di venezia<br />
FLOTTIGLIA<br />
IBRIDA<br />
A sinistra, le celle<br />
a combustibile, una<br />
delle intuizioni in<br />
stile “E-Vision” di<br />
AS Labruna. Sotto,<br />
l’ibrido di Huracan,<br />
col termico<br />
Hyundai.<br />
La risacca affloscia gli entusiasmi degli<br />
espositori all’Arsenale. L’ibrido, invece, va<br />
a gonfie vele, perlomeno tra le vetrine di alcuni<br />
espositori. In prima battuta, vi riportiamo<br />
il frutto della collaborazione tra AVL Italia<br />
e la veneta Texa. Sempre nel Nordest con<br />
il diesel-elettrico di Huracan, col termico<br />
Hyundai. Da AS Labruna troviamo Wolong,<br />
il fuoribordo con la batteria integrata<br />
AVL Italia e Texa<br />
Sfogliando la rosa elettrica troviamo un’altra sorpresa,<br />
confezionata a quattro mani da AVL Italia<br />
e Texa, che dal 1992 si occupa della diagnostica<br />
trasversalmente alle applicazioni, dall’automotive<br />
all’agricolo, dalle due ruote motorizzate al marino,<br />
sia diportistico che commerciale. Il software di diagnostica<br />
nel marino spazia in una fascia di potenza<br />
che comprende i piccoli fuoribordo da <strong>10</strong> cavalli<br />
fino ai grandi motori da 1.000. In ambito diagnomare<br />
Chiosando in cifre il Salone di Venezia del <strong>2024</strong>:<br />
oltre 30mila visitatori e 300 imbarcazioni, delle<br />
quali 270 nelle placide acque dell’Arsenale,<br />
30 nuovi cantieri e 15 anteprime mondiali. Questi<br />
numeri non rendono però sufficientemente giustizia<br />
a questa rassegna, che si candida a rappresentare lo<br />
stato dell’arte nell’elettrificazione, in ragione della<br />
peculiarità di Venezia e dell’ecosistema lagunare.<br />
Dalle impressioni che abbiamo raccolto, l’onda lunghissima<br />
del diporto ha cominciato a scemare nel<br />
2023. Il primo quarto del <strong>2024</strong> è all’insegna delle<br />
lacrime e del segno meno, anche in doppia cifra. Gli<br />
incentivi pubblici saranno la chiave di volta, se non<br />
altro per le interpretazioni all’insegna dell’emancipazione<br />
dai combustibili fossili.<br />
Un esempio, applicato a un’area a forte vocazione<br />
turistica, sono le Cinque Terre, in Liguria: dal 2025<br />
sarà bandita la navigazione con motori endotermici.<br />
Huracan Marine<br />
Parliamo di elettrificazione e vi proponiamo la primissima<br />
sorpresa, a firma di Huracan Marine. Dal<br />
Nordest dello Stivale arriva una proposta ibrida, di<br />
nome Falcon. Sulle ali di questo sistema volano lo<br />
Hyundai S270S o, in alternativa, il Mercury D3.0 e<br />
il Volvo D4. Insomma, un elettrico-eclettico, concepito<br />
per i taxi ibridi. All’Arsenale era esposto con<br />
motorizzazione Hyundai (l’interlocutore, in questo<br />
caso, è Socoges). L’architettura prevede il piede<br />
poppiero, con una frizione che interviene a staccare<br />
l’endotermico. Il motore elettrico è posizionato lateralmente,<br />
per assecondare le dimensioni del vano<br />
motore e l’alloggiamento del sedile, che si trova<br />
esattamente a ridosso. Seguendo le indicazioni del<br />
cantiere, la frizione occupa lo spazio di appena 200<br />
millimetri. Rispetto ai 40 kW del motore, ne è resa<br />
disponibile la metà; riducendo il numero dei giri<br />
(quindi la potenza in uscita) si stimola il momento<br />
torcente (peraltro immediatamente reattiva, come<br />
è fisiologico). Un layout improntato all’ottimizzazione,<br />
per adattarsi alla silhouette di barche che<br />
devono manovrare negli angusti canali residenziali<br />
di Venezia. La centralina è competenza di Huracan<br />
Marine e comanda i motori. Per quanto riguarda il<br />
motore a scoppio limitatamente ad accensione, spegnimento<br />
e accelerazione, senza intervenire nella<br />
gestione. Una sola manetta comanda l’elettrico, fino<br />
al regime di 1.600-1.700 giri, per azionare successivamente<br />
il termico, che comanda a parità di giri,<br />
disattivando l’elettrico. Questo viene quindi trascinato<br />
e ricarica le batterie. Tra i progetti recenti di<br />
Huracan ci sono tre taxi per Olanda e una limousine<br />
per un armatore inglese, il tender per un megayacht.<br />
Dal crepuscolo del 2023 le richieste si concentrano<br />
principalmente sugli ibridi e sugli elettrici nella<br />
taglia da <strong>10</strong>0 kW.<br />
stico hanno una partnership con Selva e Tohatsu<br />
Italia. La sorpresa, comunque, si chiama ibrido, 125<br />
kWe e 345 Nm, a 400 Volt, che si affida a un endotermico<br />
da 3 litri. Texa si occupa della frazione<br />
elettrica, avendo seguito sia la parte progettuale che<br />
produttiva, nello stabilimento dedicato a Monastier<br />
di Treviso. Nello specifico, hanno ingegnerizzato<br />
l’architettura a flusso assiale, comprensiva di motore<br />
elettrico e inverter, con raffreddamento a miscela<br />
acqua/glicole. L’elemento più virtuoso è dato<br />
<strong>10</strong><br />
11
mare<br />
dall’elevata efficienza e dalla coppia, espressa a un<br />
regime funzionale sia ad applicazioni nautiche che<br />
stradali.<br />
AS Labruna<br />
Inevitabile il passaggio da AS Labruna, che si è<br />
imposto come uno degli alfieri della transizione.<br />
Un approccio poliedrico, a partire dal kit HK, che<br />
si presta alla riconversione della linea d’asse convenzionale<br />
in soluzione elettrica. Avvalendosi del<br />
modulo Gps, il sistema di monitoraggio permette<br />
di controllare tutti i parametri, in locale e in remoto,<br />
comprese l’efficienza elettrica e la ricarica.<br />
L’acquisizione dei dati favorisce l’ottimizzazione,<br />
compresi gli intervalli di manutenzione, sia del<br />
diesel che dell’elettrico. Da segnalare il collegamento<br />
a una blockchain, che ne impedisce qualsiasi<br />
manipolazione. La parte softwaristica e la scheda<br />
elettronica sono di competenza AS Labruna. Si<br />
diceva delle richieste per l’ibrido. AS risponde con<br />
il Power 200, equipaggiato dall’N40 170 Stage V<br />
da 184 kW di FPT Industrial e dal modulo elettrico<br />
da 25 kW, che funge anche da booster. È accoppiabile<br />
con piede poppiero, trasmissione oleodinamica,<br />
linea d’asse. Se invece l’armatore puntasse alla<br />
ricarica a emissioni zero, c’è il generatore di bordo<br />
PB4, per i servizi di hotel o come range extender.<br />
Potenza di picco di 4 kW, continua di 2 kW, dispone<br />
di fuel cell al metanolo e di quattro batterie<br />
al litio. Perché il metanolo? Nella “E-Vision” di<br />
Massimo Labruna rappresenta un valido vettore<br />
energetico, senza complicazioni di stoccaggio e<br />
trasporto, da riconvertire in idrogeno tramite elettrolizzatori<br />
a bordo. La più recente diversificazione<br />
del portfolio di AS Labruna si chiama Wolong<br />
e consente di approcciare il mercato dei fuoribordo<br />
elettrici con batteria integrata per il diporto veloce,<br />
nella taglia da 1,5 chilowatt. La batteria è incastellata<br />
nella parte superiore del fuoribordo, sotto<br />
la cover. La trasportabilità di un’unità compatta,<br />
senza la batteria disaccoppiata, come succederebbe<br />
altrimenti, favorisce maneggevolezza e utilizzo.<br />
L’azienda cinese ha due insediamenti produttivi<br />
in Italia.<br />
Boni<br />
Boni Motori Marini non ha voluto essere da meno,<br />
con l’ibridizzazione su base termica AGCO Power.<br />
In riviera romagnola hanno allestito internamente<br />
per un armatore di Venezia il motore elettrico, su<br />
base Mitec, con invertitore e software di Mac Engineering.<br />
La macchina elettrica parte da 60-80 kW<br />
fino a 200 kW. La potenza complessiva di termico<br />
ed elettrico arriva fino quasi a 900 cavalli. La taglia<br />
più piccola funziona invece solo in modalità termica<br />
o elettrica. Il 4,4 litri eroga 182 cavalli a 2.200<br />
giri, iniezione common rail, in via di sviluppo anche<br />
per il diporto, omologati stage V alla potenza di<br />
targa. L’8,4 litri eroga 411 cavalli, ed è attualmente<br />
a banco per una maggiorazione della potenza, che<br />
potrebbe vedere la luce al prossimo Salone di Genova.<br />
Il Cantiere Foschi ha varato due giorni fa un<br />
29 metri, con due Scania 16 litri di Nanni, Serie<br />
Platinum, da 900 cavalli.<br />
Scania<br />
In riferimento ai cantieri italiani, Scania fa rima<br />
con Bimotor, dall’anno scorso concessionario dei<br />
motori da diporto. È l’esordio assoluto del “Grifone<br />
marino” in duplice versione: Boni e Bimotor. Alla<br />
Scania considerano fondamentale l’organizzazione<br />
della rete e si sono di conseguenza impegnati nello<br />
sviluppo del service. Diverse officine dedicate ai<br />
camion si occupano anche di marini e sono in grado<br />
di fare tagliandi e riparazioni su motori ausiliari<br />
di yacht e megayacht, anche Imo Tier 3 con Scr,<br />
tecnologicamente evoluti. Del resto, come ci fanno<br />
notare, l’antico stereotipo del meccanico è superato.<br />
Nella rete di assistenza compaiono officine specializzate<br />
nella nautica, come NavalMotorBotti<br />
e Tassara. Nel trasporto passeggeri e nel diporto<br />
l’interesse è palpabile, nonostante il marchio sia in<br />
cerca di consacrazione a queste latitudini, come è<br />
avvenuto prima nello stradale e, negli ultimi anni,<br />
nell’industriale. Come ci riportano allo stand: «La<br />
nostra gamma ha dei confini ben precisi, all’interno<br />
dei quali non ci limitiamo a fornire il motore.<br />
Mettiamo a disposizione dei cantieri anche consulenza<br />
e servizi, sia per il primo equipaggiamento<br />
che per il refitting». Il merito al Diesel of the Year<br />
2023, il Next Generation DC13, la marinizzazione<br />
è indicativamente prevista nel 2026/27. Nel frattempo,<br />
al Seawork di Southampton è stato presentato<br />
il Marrel M17 Hybrid, che affianca due V8 e due<br />
macchine elettriche. Un pacchetto ibrido completamente<br />
a cura di Scania.<br />
Bimotor<br />
E alla Bimotor cosa si racconta? Confermano la<br />
recettività del mondo marino verso il marchio Scania,<br />
la cui percezione si deve sedimentare. La direzione<br />
dell’azienda piemontese non cambia: fornire<br />
un servizio sempre più spinto di customizzazioni,<br />
che sfuggono alle logiche funzionali dei grandi costruttori.<br />
Vogliono ampliare la gamma, sia in basso<br />
che in alto. Un traguardo è sicuramente quello di<br />
presidiare i gruppi di bordo, in una fascia che potenzialmente<br />
si estende dai <strong>10</strong> kW di Raywin ai 650<br />
kW di Scania, con tutte le omologazioni. In merito<br />
al “capitolato”, è sempre l’endotermico a farla da<br />
padrone. L’ACTV di Venezia ha messo in servizio<br />
cinque vaporetti Canalgrande Stage V, equipaggiati<br />
con il C90 170 di FPT Industrial, da 125 kW. Il<br />
Cantiere Siman di La Spezia ha in pancia altri sette<br />
vaporetti della tipologia foranei, cinque equipaggiati<br />
da una coppia di C9 170. Il numero 6 e 7 saranno<br />
ibridi, forniranno l’N76-170 Stage V per i gruppi a<br />
giri variabili. Di Vulkan le competenze sulla componentistica<br />
elettrica.<br />
Rama Marine<br />
Anche quelli di Rama hanno evidenziato una flessione<br />
di mercato. Da inizio anno John Deere appare<br />
però in controtendenza, soprattutto sui gruppi<br />
di bordo, e pure sul repowering. La gamma genset<br />
omologata Stage V include 4045 TFM85, 6068<br />
AFM85 e 4045 AFM85. Per quanto riguarda Lombardini,<br />
anche in questo caso le richieste provengono<br />
dai gruppisti, oltre a qualche FOCS in assetto<br />
propulsivo per le barche da regata. Ripongono<br />
grande fiducia negli ultimogeniti del Cervo, il JD4<br />
e il JD14, che saranno marinizzati nel 2026, seguiti<br />
successivamente dal JD18. Sondaggi e attenzione<br />
per quanto riguarda le soluzioni ibride, anche se le<br />
richieste concrete del mercato sono esclusivamente<br />
orientate all’endotermico.<br />
Motori elettrici<br />
a confronto.<br />
A destra, nella<br />
classica livrea<br />
arancione, c’è<br />
Scania. Di fianco,<br />
Texa, co-espositrice<br />
insieme ad AVL<br />
Italia.<br />
12<br />
13
ama marine<br />
TERMICO E<br />
PURE IBRIDO<br />
Archiviato il Salone di Venezia, Rama Marine si è<br />
subito proiettata all’altra grande repubblica marinara,<br />
Genova. Probabilmente la sede più congeniale alla<br />
potenza di fuoco di John Deere Power Systems,<br />
che si appresta a scandire nei prossimi anni la<br />
marinizzazione dei più recenti motori industriali,<br />
come il JD4 e il JD18. Nelle proiezioni di Rama<br />
ci sono sicuramente anche le soluzioni ibride<br />
MARE<br />
Nella proiezione marittima di Rama è facilmente<br />
riconoscibile l’ombra del Cervo sebbene<br />
nel recente passato, a Genova, ci sia capitato<br />
di salire a bordo di un gommone motorizzato dai<br />
fuoribordo diesel di Oxe. Allo stand Rama Marine<br />
compare inoltre l’assortimento Lombardini Marine,<br />
reclutato dall’azienda reggiana sia per i gruppi di<br />
bordo che per la propulsione (per chi non lo sapesse,<br />
per recarsi in automobile dalla sede di Kohler a<br />
quella di Rama Motori bastano appena tre minuti di<br />
orologio). Rimane comunque John Deere Power Systems<br />
la spina dorsale dell’offerta di Rama Marine,<br />
come peraltro avviene nell’industriale.<br />
Parla Araldo Da Pozzo<br />
È Araldo Da Pozzo, marine engines e spare parts<br />
sales manager, ad annunciare una novità legata alla<br />
generazione e ai motori fuoribordo, anche se non ci è<br />
dato saperne di più, per il momento. Come descrivere<br />
la parabola di Rama Marine, in termini di visione e<br />
orientamento sul mercato? Emerge una duplice traiettoria:<br />
una legata alle nuove motorizzazioni John<br />
Deere, che saranno disponibili in futuro, un’altra<br />
a seguire la stella polare delle formule ibride, patrocinate<br />
direttamente da Rama. L’elettrico? No, la<br />
sagoma delle batterie appare sfumata, almeno nella<br />
modalità “standing alone”. Si evince chiaramente<br />
dalla lettura del mercato che, secondo Da Pozzo, «è<br />
al momento in una fase stagnante, tant’è che sia i<br />
costruttori che i distributori si stanno inventando di<br />
tutto per promuovere la propria immagine con molte<br />
novità, portando in fiera una vasta gamma di prototipi<br />
senza sapere realmente quale prodotto potrà veramente<br />
entrare nelle proprie produzioni di massa».<br />
Il full electric con batterie, secondo Da Pozzo, è una<br />
visione ancora lontana dal mondo delle propulsioni<br />
su imbarcazioni, dove la potenza richiesta supera i<br />
60/<strong>10</strong>0 kW, per una questione di autonomia, pesi e<br />
ingombri. «Noi, con la divisione Rama Marine, siamo<br />
orientati ai sistemi ibridi. Se occorre la modalità<br />
a zero emissioni, per navigare a ridosso delle Cinque<br />
Terre, lo si può fare anche con una soluzione<br />
diesel-elettrica. Attualmente John Deere non ha sviluppato<br />
nulla che si discosti dalla linea d’asse, per<br />
quanto riguarda le applicazioni marine. È Rama a<br />
farsi carico di diversi studi per configurare l’ibrido,<br />
avvalendosi dei motori John Deere. Riteniamo interessanti<br />
alcune prospettive, tra cui il generatore/<br />
motore elettrico direttamente sulla linea d’asse, per<br />
stoccare l’energia nelle batterie, da utilizzare per la<br />
propulsione quando necessario oppure per i servizi<br />
quando ci si trova alla fonda. Soluzioni che consentono<br />
di eliminare molte delle componentistiche<br />
meccaniche minimizzando vibrazioni e il rumore. Le<br />
taglie motoristiche più congeniali a driveline ibride<br />
sono il 6068 e il 6090».<br />
Dal cilindro del Cervo<br />
Cosa potrebbe spuntare dal cilindro del Cervo, per stimolare<br />
l’elettrificazione, parziale o totale, dei navigli?<br />
L’acquisizione di Kreisel è stata finalizzata soprattutto<br />
a intensificare la “scossa” dei trattori da campo aperto.<br />
È comunque risaputo che le tecnologie piovono a<br />
cascata sulle sale macchine delle barche, che atterrino<br />
dallo stradale o dall’off-highway. La modularità è la<br />
leva giusta per scardinare le resistenze e, di fatto, Kreisel<br />
ha segmentato verso il basso la KPB63, batteria da<br />
63 kWh, a 40 e 20 kWh. Loro stessi associano la logica<br />
progettistica a quella dei Lego, i leggendari mattoncini<br />
danesi. Risale alla vigilia di Ferragosto dell’anno<br />
scorso l’annuncio che John Deere ha individuato a<br />
Kernersville, nella Carolina del Nord, il luogo dove<br />
costruire un sito produttivo da 115mila metri quadri.<br />
A regime, nel 2025, la gigafactory dovrebbe produrre<br />
fino a 2 GWh. Anche al Conexpo 2023 la presenza<br />
dell’austriaca Kreisel allo stand Deere sottolineava<br />
l’attenzione alla densità di potenza.<br />
Modalità di ricarica<br />
Come ci riferirono testualmente: «Si può fare una<br />
ricarica lenta ma si può optare per una ricarica veloce,<br />
magari in pausa pranzo, utilizzando la rete».<br />
Un’opzione tutt’altro che sgradita anche agli armatori,<br />
replicabile durante un’incursione a riva per lo<br />
shopping, oppure nel disbrigo delle operazioni di<br />
carico e scarico di certi scafi commerciali.<br />
Manca all’appello la seconda traiettoria, quella degli<br />
endotermici snocciolati da John Deere durante gli<br />
ultimi mega eventi dell’industriale. In prima battuta<br />
il JD4, concepito a quattro mani con Deutz, il JD9, il<br />
JD14 e il JD18, Diesel of the Year 2021. Ci incuriosisce<br />
la marinizzazione del 3,9 litri, in un segmento<br />
dove ci sarebbe margine di manovra. In questa fascia<br />
c’è un gran fermento per l’elettrificazione, nonostante<br />
la platea dei concorrenti sia affollata, sicuramente<br />
in termini di curva di potenza. Soffermandoci su ingombri<br />
similari, compare VM, rappresentata da partner<br />
come Ghisellini e Lorenzoni, oltre a FNM, FPT<br />
Industrial, Hyundai, Mercury, Steyr, Volvo, Yanmar e<br />
specialisti della personalizzazione come AS Labruna.<br />
Il DotY 2021, dall’alto dei suoi 18 litri, che riverberano<br />
la sagoma del 13,6, potrebbe tranquillamente<br />
sfondare quota 1.000 cavalli, sgomitando con Caterpillar,<br />
FPT Industrial, mtu e Volvo Penta. La versione<br />
industriale attualmente aggancia quota 920,<br />
corrispondenti ai 677 chilowatt di picco. Insomma,<br />
baserebbe una “botta” di pme. L’infornata di motorizzazioni<br />
diesel è supportata dalla compatibilità con<br />
determinati combustibili paraffinici e sintetici.<br />
E l’Hvo?<br />
È il caso dell’Hvo che, come esplicita Araldo Da<br />
Pozzo, «è quanto di più papabile e plausibile, per<br />
questioni legate ai tempi di produzione e ai costi.<br />
L’idrogeno», secondo Da Pozzo, «ha un gran rendimento<br />
ma è estremamente energivoro in fase di<br />
realizzazione». A proposito di combustibili alternativi,<br />
nell’autunno del 2022 John Deere annunciò<br />
il progetto Multifuel, sviluppato congiuntamente<br />
dall’azienda americana, dallo Straubing Technology<br />
and Promotion Centre e dall’Università Tecnica di<br />
Kaiserslautern. Concepito per le macchine agricole,<br />
consente l’uso di biocarburanti (olio vegetale puro,<br />
biodiesel, diesel rinnovabile), diesel standard o miscele<br />
di carburante. Un set di sensori fornisce i dati<br />
per un modello fisico-matematico e un approccio<br />
basato sull’intelligenza artificiale che riconosce le<br />
diverse miscele di combustibili.<br />
Sopra, lo stand<br />
Rama Marine al<br />
Salone di Venezia<br />
di quest’anno.<br />
14<br />
15
volvo penta. Reman e i D8 Tier III<br />
rolls-royce power systems<br />
TIRATI A LUCIDO<br />
Dalla consuetudine al<br />
ricondizionamento di<br />
motori e componentistica<br />
camionistica, Volvo Penta<br />
ha attinto per estendere<br />
questa formula ai motori<br />
marini. In più, la serie D8<br />
per applicazioni nautiche<br />
commerciali guadagna<br />
tre tarature (altrettante<br />
per le versioni IPS) che<br />
spingono l’asticella a<br />
550 cavalli<br />
PRONTI PER L’ACQUA<br />
Questo è il significato della sigla “H 2<br />
ready”, che il TÜV Süd ha rilasciato agli mtu a gas<br />
della serie 4000. Per essere precisi, il certificato di compatibilità con l’idrogeno vale per<br />
le applicazioni stazionarie. Considerando la trasversalità di Rolls-Royce (vedi i traghetti<br />
sul Lago di Costanza), azzardiamo: e se la miscela di gas e H 2<br />
valesse anche per...l’H 2<br />
O?<br />
«Ora offriamo la nostra più<br />
ampia selezione di motori<br />
e trasmissioni rigenerati,<br />
disponibili a magazzino e<br />
pronti per l’uso in pochi<br />
giorni”, ha dichiarato Roland<br />
Henriksson, Global Product<br />
Manager di Volvo Penta.<br />
Un tecnico di<br />
Friedrichshafen<br />
controlla che<br />
la miscela gas -<br />
idrogeno funzioni<br />
al meglio<br />
mare<br />
Gli endotermici di Volvo Penta si fanno in<br />
due. Nel senso che alla voce “novità” possiamo<br />
raccontarvi del ricondizionamento<br />
dell’intera gamma marina e del potenziamento della<br />
serie D8. Cominciamo dall’estensione del remanufacturing<br />
alle serie D13, D8, D4 e D6 e all’intera<br />
famiglia IPS. I motori vengono smontati nei singoli<br />
componenti prima di essere puliti e ispezionati.<br />
Tutte le parti sono restituite a condizioni di funzionalità<br />
analoghe ai componenti di primo impianto. Il<br />
processo di rigenerazione è accompagnato da una<br />
garanzia di 12 mesi. Se forniti e installati da un<br />
concessionario autorizzato Volvo Penta, la garanzia<br />
è estendibile fino a 24 mesi, 600 ore (per uso<br />
ricreativo) o 3.000 ore (per uso commerciale), e la<br />
protezione della garanzia coprirà la manodopera<br />
necessaria per l’installazione del componente. Il<br />
processo di rigenerazione dei motori marini completi<br />
riutilizza fino al 60% dei componenti. Per la<br />
prima volta, Volvo Penta è in grado di fornire una<br />
driveline IPS integralmente rigenerata. Operazione<br />
che peraltro avviene sulla stessa linea di produzione<br />
del primo equipaggiamento.<br />
A proposito di primo impianto, nello specifico per<br />
applicazioni commerciali, il D8 Imo III ragiona ancora<br />
più in grande. La segmentazione del 6 cilindri<br />
da 7,7 litri si è segmentata con tre nuove tarature<br />
fino a 405 chilowatt (550 cavalli). Tre per il D8 e<br />
altrettante per la versione IPS. Le caratteristiche<br />
tecniche restano immutate a partire dal commonrail<br />
e dal turbocompressore con raffreddamento<br />
dell’aria di sovralimentazione. Conditio sine qua<br />
non della certificazione Imo Tier III rimane l’Scr,<br />
installabile sia in posizione verticale che orizzontale,<br />
grazie alla nuovissima uscita rotante senza soluzione<br />
di continuità. Questa gamma, nell’attuale interpretazione<br />
“muscolare” si presta a equipaggiare<br />
imbarcazioni da lavoro commerciali che viaggiano<br />
a 20-40 nodi, in genere nella classe da 15 metri.<br />
Parliamo dunque di pilotine, imbarcazioni per il<br />
trasporto dell’equipaggio, traghetti ad alta velocità,<br />
imbarcazioni destinate a ricerca e soccorso, pattugliatori.<br />
Se abbinata a IPS e doppie eliche controrotanti,<br />
la gamma D8 Imo III migliora ulteriormente<br />
le prestazioni in termini di manovrabilità, reattività,<br />
raggio d’azione, riduzione di consumo e rumore.<br />
Saranno in consegna a partire dalla prima metà del<br />
prossimo anno.<br />
A<br />
gennaio dell’anno scorso, Rolls-Royce Power<br />
Systems annunciò di aver completato<br />
i test del 12 cilindri a gas Serie 4000 L64,<br />
alimentato al <strong>10</strong>0% a idrogeno. Stiamo parlando<br />
di generazione di potenza. Per la legge della<br />
proprietà transitiva, sia dal punto di vista grammaticale<br />
che tecnologico, questa certificazione<br />
potrebbe avere un impatto sinergico anche sulle<br />
applicazioni nautiche. Al di là delle sfide specifiche<br />
dello stoccaggio e della sicurezza a bordo,<br />
Rolls-Royce ha preso di petto due gangli vitali<br />
dell’idrogeno: produzione e approvvigionamento.<br />
La certificazione di idoneità all’idrogeno da parte<br />
di Rolls-Royce Power Systems per i motori a gas<br />
mtu Serie 4000 FNER/FV evidenzia il potenziale<br />
per attecchire in diversi settori, dalla generazione<br />
di energia alla nautica. Il certificato è stato rilasciato<br />
dal TÜV Süd per gli mtu a gas Serie 4000<br />
FNER/FV. Questo risultato supporta ulteriormente<br />
l’opzione, ribadita anche da POWERTRAIN,<br />
che le competenze maturate nelle tecnologie legate<br />
alla filiera del gas metano possano facilitare<br />
la transizione all’idrogeno. La certificazione di<br />
idoneità all’idrogeno rilasciata dal TÜV Süd per i<br />
motori a gas mtu Serie 4000 FNER/FV garantisce<br />
che tutti gli impianti che utilizzano questi motori,<br />
sia di primo che di secondo equipaggiamento,<br />
possano funzionare con una miscela di idrogeno<br />
fino al 25% e che in futuro possano essere convertite<br />
per il <strong>10</strong>0% di idrogeno in camera di combustione.<br />
Nel <strong>2024</strong>, Rolls-Royce ha avviato una<br />
collaborazione con cinque tra aziende e centri di<br />
ricerca proprio per lo sviluppo di endotermici<br />
a idrogeno destinati ad impieghi cogenerativi.<br />
Questa iniziativa fa parte del progetto Phoenix<br />
(Performance hydrogen engine for industrial and<br />
x), finanziato con fondi pubblici. L’obiettivo è<br />
la definizione e la realizzazione di un motore a<br />
idrogeno in grado di generare per la prima volta<br />
la stessa energia elettrica e termica delle unità di<br />
cogenerazione a gas naturale attualmente disponibili<br />
in una gamma di potenza più ampia, fino<br />
a 2,5 MW. «Il certificato aumenta la sicurezza<br />
dell’investimento per i nostri clienti. Possono essere<br />
certi che in futuro potranno utilizzare l’idrogeno<br />
come combustibile con i nostri motori», ha<br />
dichiarato Tobias Ostermaier, presidente della<br />
business unit Stationary Power Solutions.<br />
energia<br />
16<br />
17
luegame. Insieme a NatPower H<br />
riva el-iseo<br />
HA FATTO L’IDROGENO<br />
Alla 37 a edizione dell’American Cup Bluegame, gruppo Sanlorenzo, sfoggerà<br />
l’abito della festa, nel segno delle emissioni zero. Una chase boat da <strong>10</strong> metri<br />
solcherà le acque con una propulsione a idrogeno, dotata di foil e capace<br />
di raggiungere la velocità di 50 nodi con un’autonomia di 180 miglia<br />
ACQUA AZZURRA<br />
Acqua chiara, cantava Battisti. Per mantenere fede ai buoni propositi, che nel<br />
linguaggio motoristico rispondono al claim “zero emissioni”, idrogeno e batterie<br />
sono le formule più accreditate. In terra come in acqua. EL-Iseo è la risposta dei<br />
cantieri Riva a queste premesse. La collaborazione tecnologica è di Parker Hannifin<br />
Andrea Minerdo,<br />
CEO di NatPower H:<br />
«Il completamento<br />
del rifornimento<br />
della chase boat è<br />
un’operazione che<br />
rivoluziona il mercato<br />
nautico italiano<br />
e internazionale,<br />
aprendo la strada a<br />
nuove generazioni<br />
di imbarcazioni a<br />
zero emissioni di<br />
CO 2<br />
. Una nuova<br />
rotta che NatPower<br />
H ha deciso di<br />
intraprendere e di<br />
tracciare realizzando<br />
la prima infrastruttura<br />
capillare al mondo<br />
per rifornimento<br />
di idrogeno per la<br />
nautica da diporto».<br />
Riva EL-Iseo, un 27<br />
piedi certificato<br />
Rina, equipaggiato<br />
con un motore<br />
elettrico Parker<br />
GVM3<strong>10</strong>.<br />
mare<br />
Sfogliando i petali di quella ingombrante margherita<br />
chiamata decarbonizzazione, finalmente, potrete<br />
trovare anche l’idrogeno. Vi basterà seguire la scia<br />
di NatPower H e Bluegame, del gruppo Sanlorenzo.<br />
Dietro alla sigla BGH HSV (Hydrogen Support Vessel)<br />
si manifesta la chase boat a zero emissioni, 50 nodi, al<br />
servizio del New York Yacht Club American Magic e<br />
del francese Orient Express Racing Team, partecipanti<br />
alla 37ª edizione di Coppa America. Il rifornimento<br />
dell’insolito carburante è avvenuto con successo. Le<br />
prestazioni del BGH sono consentite dalle due fuel cell<br />
da 80 chilowatt ciascuna, due motori elettrici da 200<br />
chilowatt l’uno e infine due batterie agli ioni di litio da<br />
63 kW di potenza per blocco. Ci siamo rivolti ai diretti<br />
interessati per contestualizzare il profilo e la missione di<br />
Bluegame all’interno della galassia Sanlorenzo.<br />
«Sin dalle sue origini» ci hanno risposto, «con la nascita<br />
della prima imbarcazione della gamma BG, non convenzionale,<br />
che sfugge da ogni categorizzazione e che<br />
ha creato un segmento a sé nel settore, alla più recente<br />
sfida tecnologica di progettare e costruire secondo l’esigentissimo<br />
protocollo di Coppa America – BGH, la<br />
chase boat alimentata esclusivamente a idrogeno che<br />
volerà letteralmente su foil a 50 nodi a zero emissioni<br />
(solo poche gocce d’acqua), al fianco del team americano<br />
American Magic e di quello francese Orient<br />
Express Racing Team, challengers alla 37ª edizione di<br />
Coppa America. BGH rappresenta la massima espressione<br />
della sostenibilità oggi possibile ed il suo progetto<br />
fa parte della strategia globale di sostenibilità “Road<br />
to 2030” del gruppo Sanlorenzo, pioniere del settore<br />
nel percorso verso la carbon neutrality. L’uso esclusivo<br />
dell’idrogeno come sistema propulsivo rappresenta<br />
una novità assoluta non solo per Bluegame e il gruppo<br />
Sanlorenzo ma per tutta la nautica da diporto: non è,<br />
quindi, un punto d’arrivo, ma di partenza».<br />
Usciamo dal dettaglio tecnico, per abbracciare la visione<br />
d’insieme, così sfidante e glamour: la Coppa America.<br />
«Si tratta di una squadra composta da professionisti<br />
del settore forti del massimo know-how possibile nelle<br />
specifiche aree delle strutture e del composito, nel design<br />
dei foil e nella gestione del software che controlla<br />
l’assetto di queste sofisticatissime imbarcazioni volanti.<br />
Con l’appoggio del Dipartimento R&D di Sanlorenzo,<br />
e grazie alla gestione del Project Manager Paolo<br />
Dassi, ci siamo affidati ai massimi esperti nei propri<br />
settori: da Edoardo Bianchi di Sangiorgio Marine per<br />
il composite a Francis Hueber e Mario Caponnetto per<br />
il foils design; da Paolo Manganelli per la composite<br />
structure a Doug Schickler e Davide Tagliapietra per la<br />
foils structure; da Gianni Cariboni per la mechatronics<br />
a Fabrizio Marabini per il sistema di flight control».<br />
Risale al mese di settembre di due anni fa la<br />
presentazione di El-Iseo, prototipo elettrico<br />
del cantiere Riva, all’interno dello Yacht<br />
Club di Monaco. El-Iseo è un runabout di 27<br />
piedi (8,40 metri) dalle linee eleganti nel rispetto<br />
del family feeling del cantiere acquartierato<br />
sul lago omonimo, proprio come l’Iseo, scafo<br />
dal quale eredita il disegno. Si tratta del primo<br />
modello a motore “full electric” certificato dal<br />
Rina in Categoria B (riferita cioè a imbarcazioni<br />
progettate per una forza del vento fino a 8 compreso,<br />
e un’altezza d’onda significativa fino a<br />
4 metri compresi), una certificazione raramente<br />
assegnata agli scafi open, sia per il piedaggio<br />
che per la natura della barca, come sottolineano<br />
a Sarnico.<br />
Nel frattempo, il prototipo si è candidato al ruolo<br />
di avanguardia del segmento e-Luxury. Riva<br />
El-Iseo ripropone il sistema di propulsione con<br />
applicazione a piede poppiero ed è dotato di un<br />
motore elettrico Parker GVM3<strong>10</strong> di Parker Hannifin.<br />
Con una potenza di 250 chilowatt, 300<br />
chilowatt di picco, il Parker GVM3<strong>10</strong> permette<br />
di navigare a 25 nodi a velocità di crociera,<br />
raggiungendo una velocità massima, autolimitata,<br />
di 40 nodi, con una curva di accelerazione<br />
capace di regalare emozioni, addirittura più di<br />
quante ne abbia fornite il suo predecessore, il 27<br />
piedi equipaggiato con un motore endotermico,<br />
a firma di Volvo Penta (la versione diesel è equipaggiata<br />
col D4). Per la massima stabilizzazione<br />
in navigazione, El-Iseo è dotato di autotrim per<br />
il motore che regola il piede poppiero e di Interceptor<br />
Zipwake per la correzione dell’assetto<br />
(il costruttore svedese è rappresentato in Italia<br />
da Saim Marine).<br />
Il pacco batterie al litio ad alta densità è fornito<br />
da Podium Advanced Technologies. Con una capacità<br />
150 kWh e tensione di 800 V, hanno due<br />
modalità di ricarica, normale e fast charging,<br />
che consentono di caricare dal 20 all’80% in 75<br />
minuti; le prese di ricarica sono posizionate al di<br />
sotto della griglia in acciaio sul lato di babordo.<br />
Associare l’elettrificazione alla navigazione suscita<br />
perplessità legate alla sicurezza.<br />
Riva ha esorcizzato questi spettri affidandosi a<br />
batterie stagne e raffreddate a liquido, per favorire<br />
lo smaltimento rapido del calore. Inoltre, sono<br />
state collocate all’estremità verso prua della sala<br />
macchine per facilitare l’accessibilità e l’ispezionabilità.<br />
A scanso di qualsiasi ulteriore alea, le<br />
batterie sono extra coibentate termicamente.<br />
mare<br />
18<br />
19
exide technologies<br />
IL VALORE<br />
DELL’ACCUMULO<br />
Padroni della tecnologia al piombo,<br />
dal 1957 apripista delle batterie al<br />
gel, quelli di Exide Technologies<br />
sono depositari delle competenze<br />
originariamente associate alle<br />
batterie, prima che queste entità<br />
fossero inesorabilmente associate<br />
alla trazione elettrica<br />
mare<br />
Appena si pronuncia la parola “batterie”, all’interno<br />
della redazione di POWERTRAIN, che<br />
fu DIESEL fino a un paio di anni fa, affiora<br />
il senso di colpa. Un meccanismo cognitivo che trasforma<br />
l’intuizione giornalistica in deformazione<br />
panoramica. Non c’è solo l’espianto dell’endotermico<br />
e la sua sostituzione con pacco batterie e motori<br />
elettrici. La batteria rimane, e resterà, espressione<br />
della vocazione originaria di questo dispositivo:<br />
stoccaggio dell’energia e alimentazione dei servizi<br />
a bordo barca, e funzione di avviamento.<br />
Batteria in “senso stretto”<br />
In quest’ottica, Exide Technologies è presidio e<br />
avanguardia di questa tecnologia. Per dirne una, risale<br />
al 1957 l’intuizione delle batterie al gel, sulle<br />
quali Exide ha imposto il sigillo. Questo capitale<br />
di competenze è stato travasato anche nel diporto.<br />
Per citare una famiglia, quella delle Start, secondo<br />
Exide, «fornisce un’elevata potenza per l’avvio dei<br />
motori con installazione unica in imbarcazioni con<br />
dotazioni base. Può essere installata in banchi batterie<br />
dedicati ai motori negli yacht sofisticati. Le<br />
batterie vengono abitualmente caricate dopo l’avvio<br />
del motore, poiché l’alternatore restituisce rapidamente<br />
l’energia consumata. Prestazioni da 500<br />
MCA a 1.<strong>10</strong>0 MCA». Per capirci meglio, prima di<br />
tuffarci in mare, Exide è multinazionale col cervello<br />
a Parigi e produzione e riciclo batterie in Europa,<br />
con quattro stabilimenti automotive, uno dei quali<br />
l’ex insediamento Magneti Marelli a Romano di<br />
Lombardia, due in Spagna e uno in Polonia, sei per<br />
l’industriale (quello del litio si trova in Olanda), e<br />
tre impianti di riciclo nella penisola iberica (due in<br />
Spagna e uno Portogallo). Originariamente marchio<br />
dell’americana Electric Storage Battery Company,<br />
si è successivamente affrancata, diventando Exide<br />
Holdings e sbarcando in Europa con una politica<br />
di acquisizioni, tra le quali Tudor. Si è partiti dalle<br />
batterie al piombo acido e si prosegue in questa<br />
direzione. Il piombo è un asset squisitamente europeo,<br />
con una filiera integrale che comprende anche<br />
il riciclo sostanziale della materia prima. Una vocazione<br />
che si traduce, attualmente, in una catena di<br />
valore che include batterie fino a 500 chilowatt, in<br />
container per l’accumulo all’interno di architetture<br />
smart grid. Batterie di avviamento che hanno trovato<br />
applicazione su scooter, l’accumulo e l’ultima<br />
frontiera, quella fatidica della trazione, per i robot<br />
automatizzati, siglati Agv, caricatori frontali, piattaforme<br />
aeree, Ups per plessi ospedalieri e scolastici.<br />
Fin qui, niente di nuovo. Chi ci ha accompagnato<br />
al largo, contestualizzando l’applicazione nautica, è<br />
Guido Scanagatta, Director Product Management<br />
e Application Engineering Automotive.<br />
Guido Scanagatta<br />
Forte impronta curricolare automotive, partendo<br />
dalle due ruote motorizzate, che pone al servizio<br />
dello stradale, dell’industriale e del marino. È lui a<br />
completare la parte propedeutica. «La produzione<br />
di Exide Technologies è focalizzata sull’automotive,<br />
sia come fornitori leader nel primo impianto<br />
dei grandi costruttori europei, che per l’aftermarket,<br />
nel quale ci attestiamo come secondo marchio.<br />
Per la trazione e l’accumulo abbiamo esplorato e<br />
ingegnerizzato la tecnologia al litio». Inseriamo<br />
in questo frangente la gamma Marine & Leisure<br />
Equipment Li-Ion. Il portfolio per la nautica si è<br />
arricchito di sei batterie. L’occhio cade sulla funzione<br />
intelligente di riscaldamento delle batterie stesse,<br />
in merito al quale chiediamo ancora soccorso a<br />
Scanagatta. «Non si deve più rimuovere la batteria<br />
Guido Scanagatta<br />
è Director Product<br />
Management<br />
e Application<br />
Engineering<br />
Automotive di<br />
Exide Technologies.<br />
20<br />
21
mare<br />
per riscaldarla in un luogo caldo per la ricarica.<br />
Anche se la temperatura scende a -20°C, la batteria<br />
si riscalderà autonomamente e ricaricherà in<br />
automatico quando la temperatura raggiunge gli<br />
0°C. In talune applicazioni si procede alla ricarica<br />
delle batterie in situazioni ambientali sotto lo zero.<br />
Una condizione che inibisce il litio, dal momento<br />
che si creerebbe uno strato di ioni sull’anodo il<br />
quale, non legando con la grafite, si accumulerebbe<br />
senza ricaricare. Il Battery Management System<br />
attinge dall’energia del caricabatterie per riscaldare<br />
il pad posizionato tra le celle. Praticamente<br />
un “tappetino” con dei fili di carbonio, che scalda<br />
le celle prismatiche e, avvalendosi del supporto di<br />
un termometro integrato, allo zero termico dirotta<br />
la ricarica sulle celle. Questa caratteristica contribuisce<br />
a contenere il tempo di ricarica: dalla citata<br />
temperatura di 20 gradi sottozero, con appena<br />
il <strong>10</strong>% di potenza, la batteria impiegherà appena<br />
quattro ore (di cui una per il riscaldamento) per<br />
completare una ricarica standard». La digitalizzazione<br />
di Exide contempla la funzione Bluetooth.<br />
Con l’ausilio della app<br />
Scaricando l’applicazione proprietaria “M&L Li-<br />
Ion Monitor”, si accede al controllo remoto dei<br />
parametri, tra cui sovraccarica, sovratensione, temperatura,<br />
e dei livelli prestazionali di una o multiple<br />
batterie. Anche qui c’è, ovviamente, lo zampino<br />
del sistema di gestione della batteria, che gestisce<br />
gli allarmi inviati all’app. Il Bms è integrato nelle<br />
batterie e gestisce serie e parallelo fino a quattro<br />
unità, comprese le funzioni di riscaldamento e bluetooth,<br />
la protezione da sovraccarica e sovratensione,<br />
interrompendo la scarica se la batteria scende sotto<br />
la tensione minima o se la scarica avviene con<br />
una corrente troppo elevata. Infine, il monitoraggio<br />
della corretta temperatura. Tra i benefici rivendicati<br />
da Exide, il totem della compattezza, che significa<br />
anche leggerezza, grossomodo un terzo rispetto ad<br />
altre batterie. In compagnia del nostro “Virgilio”<br />
riprendiamo l’esplorazione delle logiche di Exide<br />
applicate al diporto. «Da sempre forniamo la parte<br />
di avviamento motore e soluzioni di accumulo per<br />
alimentare i dispositivi a bordo quando il motore è<br />
spento e in assenza di un generatore. C’è comunque<br />
una batteria di buffer. Le batterie al gel dimostrano<br />
una tenace resistenza ai cicli, replicando il regime<br />
di 2.000 cicli degli ioni-litio, sebbene con diversi<br />
range di ricarica, un costo minimale e una filiera<br />
europea, anche per il fine vita. Al diporto fornia-<br />
mo sia gel che litio per l’accumulo (a 12 Volt, con<br />
qualche eccezione a 24V e 36V), con un approccio<br />
modulare di batterie fino a <strong>10</strong> kWh, per le barche<br />
fino a 60 piedi».<br />
Batterie AGM<br />
Exide significa anche batterie AGM (Absorbent<br />
Glass Mat), assai resistenti alle sollitazioni meccaniche.<br />
L’elettrolita è assorbito da un separatore<br />
immobilizzato tra le piastre, resistente ai cicli, tanto<br />
da essere tipicamente impiegato dalle automobili in<br />
fase di avviamento. L’AGM di Exide, disponibile<br />
da 450 Wh a 2.<strong>10</strong>0 Wh, è congeniale a un’applicazione<br />
duale, spendibile sia per l’avviamento che per<br />
i servizi di bordo e le funzioni ausiliarie, nel leisure<br />
e nel commercial, rivelando una minore resistenza<br />
ai cicli e una predisposizione alle scariche rapide.<br />
Cosa significa “orbitale”? Lo suggerisce il termine e<br />
si intuisce dalla presentazione delle AGM di Exide,<br />
a piastre piane oppure, per l’appunto, orbitali. Guido<br />
Scanagatta entra più nel dettaglio: «Le piastre,<br />
invece di essere piatte, sono arrotolate su loro stesse,<br />
una coppia positiva/negativa per ognuna delle<br />
sei celle, con una grandissima potenza di avviamento,<br />
800 Ah di spunto in luogo dei convenzionali<br />
500 Ah, per alimentare le eliche di manovra, con un<br />
assorbimento molto alto per un tempo limitato. Le<br />
batterie al gel sono decisamente più pesanti e ingombranti,<br />
ma non emettono nessun gas, fattore che<br />
ne consente l’alloggiamento all’interno della barca<br />
(per esemplificare, cita un’applicazione con tre batterie<br />
posizionate in cucina). Dispongono di valvole<br />
di sicurezza VRLA». Exide non si limita però alla<br />
salvaguardia della zona di conforto. «Guardiamo<br />
con interesse alla trazione, limitata al segmento<br />
dei piccoli fuoribordo. In questo caso ci affidiamo<br />
all’LFP, il Litio ferro fosfato, una chimica più sicura<br />
di altre, minore densità compensata da una<br />
superiore robustezza. Il 48 V rispetta i limiti della<br />
LVD (Low Voltage Directive), che impone il tetto<br />
di sicurezza della tensione a 75V per i sistemi a<br />
corrente diretta. La nostra gamma batterie al litio<br />
a 12 V è 50 Ah, a 36 V si raddoppia, a <strong>10</strong>0 Ah, da<br />
600 a 3.800 Wattora nominali (Wh)».<br />
Impianti di accumulo<br />
E l’infrastruttura di ricarica? «Siamo estranei alle<br />
grandi taglie e non forniamo direttamente soluzioni<br />
di ricarica. La nostra divisione Customized Energy<br />
Solutions fornisce “power booster”, impianti di<br />
accumulo affiancati da colonnine. È un sistema alternativo<br />
all’allacciamento in banchina, collegato<br />
alla rete, per evitare picchi, specialmente in quei<br />
contesti in cui la rete non garantisce sufficiente affidabilità».<br />
Un esempio proviene dalla virtuosa Olanda, seppure<br />
in ambito terrestre. La “Stadsbatterij” (City<br />
Battery) installata nella capitale, L’Aia, è al servizio<br />
di un edificio commerciale. Il sistema di accumulo<br />
energetico da 500 kW/552 kWh è alloggiato in un<br />
container costruito con una superficie rinforzata, per<br />
accogliere il massimo peso possibile per metro quadrato,<br />
considerando che la parte sottostante all’edificio<br />
ospita un parcheggio. Per garantire maggiore<br />
sicurezza, sono state installate batterie Li-LFP su<br />
entrambi i lati del convertitore modulare e bidirezionale<br />
da 500 kW, con ciascun vano batterie dotato<br />
di un sistema antincendio automatico ad aerosol.<br />
A sinistra, lo<br />
stabilimento<br />
di Romano di<br />
Lombardia, in<br />
provincia di<br />
Bergamo, un tempo<br />
insediamento<br />
produttivo di<br />
Magneti Marelli.<br />
22 23
VANZETTI ENGINEERING<br />
UN ESK-IMO<br />
FUNZIONALE<br />
Non è una maldestra citazione del datato successo<br />
di Francesco Guccini. ESK-IMO è una pompa<br />
estraibile, l’ultimogenita di Vanzetti Engineering.<br />
Concepita all’insegna del completamento di gamma,<br />
integrabile con le Artika. In generale, il gas naturale<br />
liquefatto gode di ottima salute nell’ambiente<br />
delle applicazioni per la nautica commerciale<br />
Sopra, un rendering<br />
della ESK-IMO.<br />
mare<br />
Prima di addentrarci tra le viscere di ESK-IMO,<br />
anticipiamo il bilancio della chiacchierata con<br />
Federico Buono, responsabile della business<br />
unit navale di Vanzetti Engineering. In estrema<br />
sintesi, il target emissioni previsto dalle discipline<br />
normative sarà raggiungibile solo mediante un<br />
assortito menù di opzioni. Un mix di soluzioni<br />
energetiche la farà quindi da padrone nel breve<br />
e nel medio periodo. Anche in alto mare non si<br />
intravvede la sagoma del game changer. Passiamo<br />
all’approfondimento delle pompe ESK-IMO, concepite<br />
in conformità al codice funzionale e deontologico<br />
di Vanzetti Engineering. «L’obiettivo è stato<br />
lo sviluppo di un nuovo prodotto partendo da una<br />
base consolidata e seguendo i requisiti del mercato.<br />
Questo processo è infatti in linea con la missione<br />
di Vanzetti Engineering».<br />
“Io che ho sempre un ESK-IMO addosso...”<br />
Precisa Buono: «Le pompe ESK-IMO e Artika possono<br />
coesistere nello stesso ambiente. ESK-IMO<br />
è un prodotto in evoluzione e si pone a completamento<br />
della gamma di pompe sommerse Artika.<br />
È una pompa estraibile, disponibile in tre versioni:<br />
la 230 sarà seguita dalle 300 e dalla 400, una<br />
nomenclatura che richiama quella dell’Artika in<br />
relazione alle portate disponibili. È una pompa<br />
sommersa che ha la stessa parte idraulica dell’Artika,<br />
quindi impeller, giranti e parti rotanti in generale,<br />
ed è stata adattata al suo particolare utilizzo,<br />
legato all’estraibilità. È montata all’interno<br />
di una colonna in pressione. Le Artika pompano<br />
il liquido in pressione, compresso attraverso gli<br />
stadi, in un tubo di mandata la cui installazione è<br />
richiesta all’interno del serbatoio. Nel caso della<br />
ESK-IMO, il liquido in pressione fuoriesce da una<br />
serie di aperture laterali e mette in pressione l’intera<br />
colonna nella quale la pompa è installata. Le<br />
caratteristiche idrauliche e di performance, generate<br />
dalla parte inferiore della pompa, restano le<br />
stesse. La parte di lubrificazione interna avviene in<br />
modo leggermente diverso. La serie Artika prevede<br />
dei filtri laterali che permettono al gas naturale<br />
liquefatto di raffreddare gli avvolgimenti del motore<br />
e il cuscinetto inferiore, più un filtro superiore<br />
che spilla liquido in pressione per raffreddare il<br />
cuscinetto superiore. La ESK-IMO presenta, invece,<br />
un motore ermetico, il cui raffreddamento è<br />
garantito dallo spillamento di liquido da condotti<br />
laterali interni alla pompa stessa; anche la lubrificazione<br />
dei cuscinetti avviene tramite spillamento<br />
di liquido. Altra differenza fondamentale riguarda<br />
la presenza della “foot mounted valve”, la valvola<br />
di piede che rende possibile il funzionamento<br />
della pompa, quando è utilizzata come emergency<br />
pump, oppure come pompa estraibile in ambito<br />
industriale. In assenza della pompa, la colonna<br />
è vuota. La valvola è chiusa dall’azionamento di<br />
specifiche molle, così il serbatoio trattiene il Gnl.<br />
Nel momento in cui la pompa si trova all’interno<br />
della colonna, il peso della pompa apre la valvola<br />
di piede e il Gnl fluisce all’interno della colonna<br />
stessa, che, una volta azionata la pompa, si riempie<br />
di liquido in pressione. Le pompe della serie Artika<br />
sono installate all’interno di serbatoi criogenici, in<br />
ambito industriale o marino, immerse nel liquido.<br />
In particolare, nella nautica sono progettate per<br />
restare lì durante l’intero ciclo di servizio, fino alla<br />
prima attività manutentiva, un “dry dock” pianificato<br />
dopo circa cinque anni. Se insorgessero dei<br />
problemi, si dovrebbe svuotare il serbatoio, operazione<br />
peraltro assai onerosa, ragion per cui la<br />
pompa deve garantire la massima affidabilità». Ci<br />
avviciniamo al cuore della questione. «Nel caso<br />
della ESK-IMO lo svuotamento non è necessario.<br />
Il serbatoio mantiene il liquido criogenico, perché<br />
la pompa è estraibile dalla colonna».<br />
Il profilo applicativo<br />
«Come ho anticipato, in ambito industriale sono<br />
pompe heavy-duty. Nel marino, l’applicazione è<br />
l’emergency pump. Ci sono armatori che, su determinate<br />
tipologie di navi e solo con serbatoi at-<br />
mosferici, equipaggiano il serbatoio con delle pompe<br />
sommerse. La pompa estraibile entra in gioco<br />
quando si rende necessario svuotare il serbatoio.<br />
La pompa è normalmente stoccata a bordo nave<br />
in un contenitore pressurizzato in azoto. In caso di<br />
emergenza, si cala la pompa e la si mette in moto.<br />
Aprendo la valvola di piede si svuota il serbatoio,<br />
per consentire la eventuale manutenzione».<br />
Cosa si intende per “serbatoi atmosferici”?<br />
«In ragione del funzionamento della pompa e della<br />
foot mounted valve, questo tipo di applicazione è<br />
riservato al serbatoio atmosferico, che lavora con<br />
il Gnl non pressurizzato. Nel mondo marino esistono<br />
tre tipologie di serbatoi: A, B e C. Quest’ultimo<br />
lavora con una pressione fino a 4 bar. In questi<br />
serbatoi, la pompa estraibile non è installata perché<br />
la contropressione impedirebbe l’apertura della<br />
valvola di piede con il peso della pompa. Sono<br />
estremante diffusi nell’industriale. Nel marino, invece,<br />
soprattutto per navi di media e grossa taglia,<br />
prevalgono i serbatoi di tipo A e B e i serbatoi<br />
prismatici, a membrana, che lavorano a pressioni<br />
atmosferiche. In questo caso è indicata la pompa<br />
estraibile».<br />
24<br />
25
mare<br />
Vi citiamo: «Il mercato degli Small Scale LNG Terminal<br />
e quello navale stanno vivendo una crescita<br />
senza precedenti, con particolare enfasi nelle regioni<br />
dell’America e del Sudest Asiatico». Insomma, in<br />
questo caso si può dire che “c’è trippa per gatti”…<br />
«Nell’industriale l’applicazione dell’ESK-IMO riguarda<br />
gli small scale terminal; s’intende il terminale<br />
Gnl di piccola taglia, fino a 1 Megatonn/anno.<br />
La missione è il rifornimento di quei territori non<br />
coperti da una rete di gasdotti». Il coinvolgimento<br />
di Vanzetti non si esaurisce con la liquefazione.<br />
«Siamo coinvolti anche nello stoccaggio, nel trasporto,<br />
nei rifornimenti e in altre funzioni».<br />
Come se la passa il Gnl nella nautica?<br />
«La situazione del gas naturale liquefatto in ambito<br />
navale è florida. La fuel transition punta al Gnl non<br />
solo come “bridging fuel”, ma avrà vita lunga, si<br />
trascina una riduzione sensibile della CO 2<br />
e dei gas<br />
serra in generale. Ha suscitato un grande interesse<br />
tra gli armatori. Questo aspetto è emerso anche a<br />
Posidonia. Considerate che in Grecia si concentra<br />
il 50% degli armatori mondiali. Il gas naturale liquefatto,<br />
di per sé, è in grado di rispettare i target<br />
Imo di emissione fino al 2035 e può fare affidamento<br />
su un’infrastruttura sviluppata. Nel mondo<br />
ci sono un centinaio di bunkering station e circa<br />
150 in costruzione. Un altro fattore abilitante è la<br />
crescita della produzione del bio-Gnl. Con il 20%<br />
di bio-Gnl nella miscela di Gnl si rispetta il target<br />
2038, con il 30% si arriva al 2040, con l’80% al<br />
2050. Ammoniaca e metanolo, sono molto più pe-<br />
santi, dal punto di vista del carbon footprint, e più<br />
costose».<br />
D’altro canto, con le attuali tecnologie, ammoniaca<br />
e metanolo “grigi” rimangono estremamente<br />
dispendiosi nell’ottica del processo produttivo. La<br />
“green ammonia” richiederebbe dal canto suo una<br />
quantità impensabile, sempre hic et nunc, di energia<br />
da rinnovabili.<br />
«Aggiungo che, a livello di regolamentazione, la<br />
direzione è quella della gestione del “mass balance”.<br />
L’obiettivo è iniettare il bio-Gnl prodotto<br />
direttamente in rete e permettere il bunkeraggio<br />
di Gnl standard in un’altra location, ma alle<br />
condizioni di vendita e con i benefici in termini di<br />
carbon footprint del bio-Gnl per l’armatore che lo<br />
acquista. In questo modo si risparmia nel trasporto<br />
del combustibile, dal punto di raffinazione al punto<br />
di distribuzione, e si beneficia dalla riduzione<br />
dell’inquinamento legato alla liquefazione, al trasporto<br />
e allo stoccaggio della molecola stessa. Il<br />
Gnl si avvantaggia, peraltro, di tecnologie in fase<br />
di sviluppo, che prevedono la produzione a bordo<br />
di idrogeno, a partire dal Gnl stesso. Ad esempio,<br />
situazioni ibride in cui il gas naturale liquefatto<br />
passa attraverso una reazione chimica, la “thermal<br />
cathalitic decomposition”, in cui parte del Gnl è<br />
spillato dal serbatoio, processato da questa decomposizione<br />
e trasformato in idrogeno gassoso e carbonio<br />
solido, per cui grafite e grafene. L’idrogeno<br />
gassoso è usato come blending fuel insieme al Gnl,<br />
che diventa Gnc, con una conseguente riduzione<br />
dei gas serra. I motoristi hanno testato questa mi-<br />
scela fino al 70% di blending con idrogeno. È verosimile<br />
pensare che in ambito marino l’idrogeno non<br />
sarà un “destination fuel”, per questioni di densità<br />
volumica ed energetica, e pertanto questi sistemi<br />
ibridi potranno prendere sempre più piede. Altri<br />
enabler della longevità del Gnl sono i “CCS” (Carbon<br />
Capture Scrubber) e gli “EST” (Energy Saving<br />
Technology), che permettono ulteriori riduzioni dei<br />
gas serra lavorando sui gas combusti (nel caso dei<br />
CCS), oppure sull’idrodinamicità della nave, la tipologia<br />
di eliche ecc. (nel caso degli EST)».<br />
Quali sensazioni a Posidonia?<br />
«Consideri che esiste circa un migliaio di navi a<br />
Gnl, molte di più in costruzione e altre “Lng ready”,<br />
ossia predisposte, con modifiche di relativa entità,<br />
alla conversione a propulsione a Gnl. Il mondo<br />
retrofit ha un grande potenziale; una cosa è disegnare<br />
una nave da foglio bianco, tutt’altra è gestire<br />
un layout esistente e introdurre serbatoio, pompe<br />
e quant’altro. È inoltre emerso un elevato livello<br />
di attenzione sul tema “methane slip” (la parte incombusta<br />
di metano, ndr), elevato sulle navi “Lng<br />
fueled” con motori a bassa pressione, ridotto quasi<br />
a zero negli impianti propulsivi ad alta pressione. Il<br />
contro dei sistemi ad alta pressione è espresso da<br />
elevati Capex e costi di manutenzione. Tuttavia, in<br />
termini di business plan sul lungo periodo, i benefici<br />
dell’uno e dell’altro si equivalgono. Emerge comunque<br />
un maggiore interesse degli operatori per<br />
l’alta pressione, dove i nostri skid in alta pressione<br />
avranno lunga vita, proprio grazie al methane slip,<br />
annoverato tra i gas serra, sul quale gli armatori<br />
sono estremamente attenti. Va comunque ricordato<br />
che i sistemi in alta pressione non sono applicabili<br />
a tutti i settori. In ambito crocieristico, ad esempio,<br />
in relazione all’equilibrio tra carico pagante, spazi<br />
necessari per il sistema propulsivo e tipologia di<br />
impiego, si prediligono i motori a bassa pressione,<br />
con un methane slip mediamente più elevato, che<br />
varia in base all’engine load e si abbassa agli alti<br />
carichi (dove si concentra la maggior parte del<br />
tempo di utilizzo)».<br />
Gnl e diporto<br />
«Un impianto a Gnl ha delle intrinseche complessità<br />
e dei volumi diversi rispetto ad un impianto<br />
tradizionale. Il Gnl prevede dei serbatoi in pressione,<br />
una engine room dedicata con delle pompe<br />
e degli skid in alta pressione, compressori, serbatoi<br />
principali e di servizio. In termini di ottimizzazione<br />
dello spazio, un serbatoio diesel può avere varie<br />
forme per salvare spazio, a differenza di quanto<br />
avviene con un serbatoio criogenico “lobato”, con<br />
l’eccezione dei serbatoi a membrana, adagiati per<br />
massimizzare lo spazio sulla nave, che pagano però<br />
pegno a dimensioni enormi. Infine, il capitolo sulla<br />
disponibilità del Gnl: il proprietario del mega<br />
yacht vuole muoversi dove vuole. Il numero di bunkering<br />
vessel (circa 25) rispetto alle imbarcazioni<br />
attualmente operanti a Gnl è di 1 a 20». Anche se è<br />
prevista un’impennata di domanda e costruzione di<br />
bunkering vessel, sarebbe comunque insufficiente<br />
per la “sete” di potenza dei diportisti.<br />
Federico Buono,<br />
responsabile della<br />
business unit<br />
navale di Vanzetti<br />
Engineering, ci ha<br />
accompagnati in<br />
questa ricognizione<br />
tra le ESK-IMO e<br />
i loro ambienti<br />
applicativi.<br />
26<br />
27
fpt industrial. Tutto sull’e-Plant<br />
DALLA CELLA<br />
ALLE CELLE<br />
Alice Orsi ci ha illuminati, dalla singola<br />
cella alla radiografia della fabbrica che FPT<br />
Industrial ha consacrato alla propulsione<br />
elettrica. Assemblaggio, test, formazione<br />
degli operatori. La narrazione ecosistemica<br />
di pacchi batteria e assali elettrificati.<br />
Con le sue parole e i nostri occhi<br />
automotive<br />
Due anni di attività, un’attualità targata captive,<br />
un futuro aperto alle collaborazioni con gli<br />
OEM (come quella in essere per la Maserati<br />
Folgore). È il ritratto dell’e<strong>Powertrain</strong> plant di Torino,<br />
la gigafactory nella quale convergono le competenze<br />
di elettrificazione di FPT Industrial. Vi accompagneremo<br />
step by step nella genesi di batterie e assali elettrificati.<br />
Daniele Pozzo, marketing e product portfolio<br />
manager, ci fornisce le credenziali di accesso, prima<br />
di avventurarci tra reparto produttivo e testing.<br />
Cominciamo dall’energy storage<br />
«Per quanto riguarda i sistemi di energy storage, ci<br />
focalizziamo su due elementi. Il primo, dall’inaugurazione<br />
dell’e<strong>Powertrain</strong> plant, nell’ottobre 2022, è<br />
l’eBS37, sigla che identifica l’energia della batteria,<br />
installata in kWh. A Torino assembliamo i moduli<br />
e gli accessori come cablaggi, BMS, housing e coperchio.<br />
FPT mantiene sotto il proprio controllo lo<br />
sviluppo, la scelta della chimica e la gestione del<br />
software. L’R&D center di Coventry ci consente di<br />
sviluppare algoritmi per ottimizzare l’utilizzo della<br />
batteria agli ioni di litio, tecnologia NMC, 37 kWh,<br />
con una densità di 140 Wh/kg. Ci affidiamo a una<br />
struttura a moduli, con cui completiamo il pacco batterie.<br />
Microvast produce le celle e le assembla all’interno<br />
dei moduli. Il fratello maggiore di questo pacco<br />
batteria è l’eBS69, fedele all’NMC e montabile in<br />
parallelo fino a un massimo di 9: le caratteristiche,<br />
il numero di cicli e la missione sono riconducibili<br />
all’autobus urbano. La densità energetica è tra le<br />
più alte sul mercato (178 Wh/kg)».<br />
Proseguiamo con assali e contesto applicativo<br />
E le istanze di sicurezza? Tra il Model Year 2022 e il<br />
<strong>2024</strong> è cambiato il livello di safety. Le batterie dell’Iveco<br />
Daily MY 24 (eBS 37 Evo) sono compatibili<br />
con la normativa ECER<strong>10</strong>0.3 di thermal runaway.<br />
Queste batterie hanno anticipato le prescrizioni normative,<br />
grazie al sistema di detecting e all’hardware<br />
interno. Come nel baseball, passiamo da una base<br />
all’altra. Daniele Pozzo si sofferma sui modelli nella<br />
hall. «All’ACT Expo abbiamo portato l’eAX 840-R,<br />
che trovate abitualmente in esposizione. Vedete la<br />
central drive, per il Daily, che chiamiamo ECD140.<br />
I due propulsori posteriori e anteriori della Maserati<br />
Folgore sviluppano rispettivamente 600 e 300 kW,<br />
per consentire un’accelerazione da zero a <strong>10</strong>0 km/h<br />
in meno di 3 secondi». Interviene Alice Orsi, Head<br />
of e<strong>Powertrain</strong> marketing & product portfolio, che<br />
ci accompagnerà da qui in poi. «La central drive è<br />
montata nel mezzo del veicolo e porta la trazione<br />
al posteriore, con una cascata a ingranaggi, che<br />
permette l’uscita. L’e-axle è una soluzione rigida,<br />
che arriva direttamente alle ruote. Infine, abbiamo<br />
l’eCD, come quella di Maserati, oggetto sospeso<br />
che porta la trazione alle ruote tramite i semiassi<br />
convenzionali». Pozzo puntualizza le potenzialità e<br />
le aspettative dello stabilimento. E sulla finestra applicativa<br />
sulla quale si affaccia. «Ha una capacità<br />
produttiva di circa 50.000 propulsioni elettrificate<br />
all’anno. Si è pensato fin da subito a una soluzione<br />
modulare e scalare. Siamo preparati a una forte<br />
crescita dei nostri clienti, soprattutto nella seconda<br />
parte del decennio, e saremo bravi ad assecondare<br />
La parabola elettrica dell’ACT Expo<br />
I visitatori di ACT Expo hanno<br />
potuto osservare da vicino<br />
l’assale elettrico 6×4 eAX375,<br />
in anteprima per il mercato<br />
nordamericano e primo modello<br />
della seconda generazione di<br />
assali elettrici FPT Industrial,<br />
l’eAX840-R, il primo assale<br />
elettrico HDT sul mercato, e<br />
l’eCD140 Central Drive per<br />
veicoli commerciali leggeri,<br />
assieme al nuovo XC13, il primo<br />
motore single-base multi-fuel di<br />
FPT Industrial, presentato nelle<br />
sue tre versioni a diesel, gas<br />
naturale e idrogeno. Presentato<br />
in anteprima in Nord America,<br />
l’assale elettrico integrato<br />
eAX375-R, che segna la nascita<br />
della seconda generazione di<br />
assali elettrici FPT Industrial,<br />
è adatto a veicoli medi in<br />
configurazione 4×2 con massa<br />
totale a terra fino a 29 ton e<br />
veicoli pesanti in configurazione<br />
6×4 con massa totale combinata<br />
fino a 49 ton. L’architettura<br />
con il mozzo ruota imbullonato<br />
rende l’assale elettrico scalabile<br />
e flessibile per rispondere<br />
agevolmente ai vincoli dettati dai<br />
diversi sistemi di propulsione.<br />
Con coppia alle ruote fino a<br />
30.000 Nm e durata fino a oltre<br />
1.600.000 km (variabile<br />
in funzione del tipo di impiego),<br />
sono garantite sostenibilità<br />
e operatività. Inizialmente<br />
sviluppato per il camion Nikola<br />
Tre e lanciato negli Stati Uniti,<br />
l’eAX840-R è stato adattato alle<br />
esigenze dei mercati europei.<br />
Primo assale elettrico HDT sul<br />
mercato, è progettato per veicoli<br />
pesanti con rapporti multipli<br />
di trasmissione. L’eCD140,<br />
il motore centrale studiato<br />
per i commerciali leggeri, è<br />
una soluzione che si adatta<br />
all’integrazione dei sistemi<br />
di propulsione elettrica sugli<br />
attuali veicoli convenzionali<br />
con massa totale a terra<br />
fino a 8 ton. FPT Industrial<br />
ha concepito un sistema<br />
di propulsione con motore<br />
centrale integrato e leggero per<br />
un’agevole implementazione<br />
sulle piattaforme esistenti e<br />
l’ottimizzazione dello spazio<br />
residuo per l’installazione dei<br />
pacchi batteria. Progettato per<br />
l’utilizzo su mezzi a trazione<br />
posteriore, l’eCD140 è una<br />
soluzione estremamente solida,<br />
efficiente e affidabile (fino a<br />
350.000 chilometri, con olio<br />
a vita variabile in funzione<br />
del tipo di impiego).<br />
La sala di<br />
rappresentanza<br />
dello stabilimento<br />
che FPT Industrial<br />
ha dedicato<br />
all’assemblaggio<br />
e al controllo<br />
dei sistemi di<br />
propulsione “alla<br />
spina”.<br />
28<br />
29
automotive<br />
la domanda, cercando di saturare gli impianti produttivi.<br />
Questo è il polo dove abbiamo concentrato<br />
le attività di energy storage e di propulsione elettrica.<br />
Insomma, è una gigafactory, che noi intendiamo<br />
come quel luogo dove, sommando i kWh delle batterie,<br />
moltiplicati per i pacchi batterie prodotti in un<br />
anno, si supera il gigawattora. In questa sede, infatti,<br />
la capacità produttiva lo supera abbondantemente<br />
(>1,5 GWh).<br />
Rispetto al passenger car, il settore industriale ha<br />
un ordine di grandezza in meno. Ricordiamoci che<br />
per ogni autobus, equipaggiato a multipli di 5, 7 o 9<br />
pacchi batterie, stiamo installando qualche centinaio<br />
di chilowattora. Ci sono delle variabili non ancora<br />
definite, una di queste è il prezzo dell’idrogeno. Per<br />
quanto riguarda le batterie dei pesanti, Iveco si avvale<br />
della collaborazione di Proterra. Siamo partiti<br />
dalle due aree di maggiore take rate, i commerciali<br />
leggeri e i bus».<br />
Alice Orsi, la nostra guida. L’assemblaggio<br />
Alice Orsi ci prende in consegna per guidarci tra le<br />
cinque linee di produzione, dedicate all’assemblaggio<br />
dei prodotti elettrici. «Questa fabbrica è divisa<br />
in tre aree. Un po’ meno della metà della superficie<br />
è dedicata all’immagazzinamento e alla preparazione<br />
dei kit; quindi, l’assemblaggio vero e proprio; il<br />
fine linea, dove testiamo il cento per cento di quello<br />
che facciamo, sia per quanto riguarda le batterie,<br />
che il mondo propulsivo: assali, EDU (Electric Driving<br />
Unit), central drive. Linee progettate da zero<br />
grazie alla realtà aumentata, fin dall’area fornitori.<br />
L’IA aiuta le operazioni di assemblaggio». Non è<br />
un reparto come un altro, come esplicita Alice Orsi.<br />
«I circa 200 addetti sono high-skilled e più di una<br />
volta al mese seguono una formazione in gran parte<br />
dedicata alla sicurezza. I sistemi di lavoro premiano<br />
le competenze ed esonerano le attività fisicamente<br />
stressanti. Per questo sono presenti sollevatori pneumatici<br />
e oleodinamici che svolgono quelle attività<br />
ripetitive che possono trascinarsi negli errori di produzione.<br />
Le macchine che svolgono le misurazioni,<br />
col sistema “pick to light”, ci indicano dove prelevare<br />
l’esatto spessore da montare nell’assale per<br />
garantire il precarico corretto. Ci sono sistemi che<br />
agevolano e movimentano, come i veicoli a guida<br />
autonoma (AGV), che muovono i pallet tecnologici<br />
per tutta la linea, seguendo le tracce blu sul pavimento,<br />
e sistemi di sicurezza, le “thermal camera”,<br />
che osservano in continuazione quello che avviene<br />
sulla linea di produzione. Monitoriamo il cento per<br />
cento dei componenti che montiamo dentro ai nostri<br />
assemblati, tramite data matrix, tracciabilità a 360<br />
gradi, batch code, pick to light, elementi di un plant<br />
industry 4.0 e carbon neutral. Nella prima zona di<br />
assemblaggio delle batterie preleviamo l’housing e<br />
lo disponiamo sui carrelli gialli che accompagneranno<br />
il pacco batteria per tutta la linea di produzione.<br />
Le prime operazioni sono quelle accessorie,<br />
il montaggio del cablaggio a basso voltaggio e del<br />
cooling plate, il sistema di raffreddamento, al cui<br />
interno passa una miscela di acqua e glicole, e la<br />
Battery Disconnect Unit (BDU). Ci muoviamo quindi<br />
verso una stazione automatizzata, in cui l’operatore<br />
si limita a posizionare il carrellino. Ci sono due robot<br />
antropomorfi: uno è demandato allo spalmaggio<br />
della pasta termica tra gli strati del pacco batterie.<br />
L’altro è smart, rileva le dimensioni del pacco batteria<br />
e posiziona al suo interno i moduli prelevati, la<br />
cui tensione è stata testata».<br />
Come un tiramisù<br />
L’italianità dell’ingegner Orsi si esprime nella seguente<br />
metafora: «Possiamo immaginare il pacco<br />
batteria come un tiramisù: abbiamo il cooling<br />
plate, uno strato di pasta, 8 moduli (i biscotti), e<br />
ancora cooling plate, strato di pasta termica, e 8<br />
moduli: è su due layer, 8 moduli e 8 moduli». Proseguendo<br />
nell’itinerario manifatturiero troviamo le<br />
stazioni gemelle, che ripropongono attività svolte in<br />
altre stazioni, in ragione del fatto che il battery pack<br />
si compone di due strati. Mentre il cuore della linea<br />
a oggi era uno solo («stiamo espandendo la linea,<br />
con un’altra stazione identica», ci conferma Alice<br />
Orsi), questa stazione permette di creare il secondo<br />
layer di moduli. «Qui c’è un’attenzione particolare<br />
alla sicurezza, essendo dedicata al montaggio delle<br />
busbar, le barre di rame che connettono i moduli<br />
tra di loro e permettono di ottenere il corretto serieparallelo<br />
del pacco batterie. L’operatore dispone di<br />
un tappetino isolante e di tool che consentono di<br />
evitare le dispersioni e di entrare in contatto con<br />
l’alta tensione. Nella stazione successiva si prepara<br />
il secondo strato di cooling plate e lo si invia alla<br />
stazione centrale. L’espansione della linea ci permette<br />
di accrescere la capability e di fronteggiare<br />
l’aumento della richiesta. Non si deve più ritornare<br />
alla stazione centrale per il secondo strato di<br />
moduli e lo si sdoppia in una stazione identica. La<br />
seconda parte della linea delle batterie ci permette<br />
di posizionare un altro giro di busbar, avvitare il<br />
secondo layer di moduli, installare il BMS e il cell<br />
monitoring controller. L’operatore si occupa anche<br />
di effettuare le connessioni dei cavi che permettono<br />
il passaggio delle informazioni al CMC, che legge<br />
le tensioni e le temperature del pacco batteria, e le<br />
comunica al BMS, che adotta le strategie per applicare<br />
il corretto condizionamento e gestire i flussi<br />
energetici. A partire dall’eBS37 Evo, hardware e<br />
software del BMS sono disegnati da noi. Montata<br />
la cover, il pacco batteria è pronto per i test di<br />
fine linea, demandati a due macchinari flessibili, in<br />
30<br />
31
Le linee produttive<br />
alternano<br />
operazioni<br />
fortemente<br />
automatizzate<br />
a sinergie tra<br />
umano e cobot,<br />
alla sapienza<br />
manuale, con la<br />
supervisione di<br />
sistemi di controllo<br />
e assistenza.<br />
automotive<br />
grado di gestire entrambi i design dei pacchi batteria<br />
e di svolgere fino a 12 test sul pacco batteria<br />
stesso, simulando un breve lifecycle. Anche questi<br />
banchi sono in grado di recuperare l’energia; il<br />
plant, così, si autoalimenta. Il sistema antincendio<br />
prevede degli shelter, posti fuori dal plant, nei quali<br />
è possibile immergere un pacco batteria che abbia<br />
preso fuoco e sommergerlo d’acqua. L’MSDS (Material<br />
safety data sheet, ndr) è il documento obbligatorio<br />
che illustra la gestione in caso di avaria e<br />
accompagna la batteria, ovunque si trovi. I pacchi<br />
batteria Evo hanno mantenuto la densità energetica<br />
della versione precedente e dispongono di più valvole<br />
all’esterno, che convogliano i fumi in funzione<br />
della stringente certificazione ECE R<strong>10</strong>0.3. L’obiettivo<br />
è estendere la vita del prodotto, anche in ottica<br />
second life. Trattiamo due pacchi batterie, con due<br />
chimiche (blending) NMC lievemente diverse, una<br />
orientata al bus, con tanti cicli, >6.500, e C-rate<br />
più bassi, quindi modalità di carica e scarica più<br />
contenute. L’altra ha una chimica orientata alla<br />
mobilità urbana, sia per i Daily trasporto merci,<br />
che minibus, C-rate che arriva a 2C in scarica, per<br />
premiare il profilo di missione del veicolo». Prosegue<br />
l’alternanza tra intervento robotico e umano.<br />
«Dei cobot sono addetti allo spalmaggio della<br />
pasta termica e collaborano con gli operatori, per<br />
aumentare la capacità e demandare le operazioni<br />
ripetitive e potenzialmente foriere di errori umani.<br />
È una stazione con tre finestre, adibite al montaggio<br />
delle busbar, che permette all’operatore di accedere<br />
a una finestra alla volta. In questo modo non entra<br />
mai a contatto con tutta la tensione del pacco<br />
batteria. Il sistema di visualizzazione lo guida nelle<br />
operazioni da svolgere e nel flusso da seguire.<br />
Il personale lavora a rotazione per incentivare la<br />
versatilità sulla linea».<br />
Alla scoperta del “kitting”<br />
Ci soffermiamo sull’attività di kitting. Un pallet tecnologico<br />
è utilizzato per posizionare i componenti,<br />
procedere tra le mini-stazioni con il set da assemblare<br />
per rendere l’attività ancora più fluida. Il tool<br />
che preleva gli oggetti a magazzino è oleodinamico,<br />
guidato elettronicamente, preleva e posiziona componenti<br />
che sarebbero altrimenti troppo pesanti. Gli<br />
AGV prelevano il pallet e lo portano alla stazione di<br />
riferimento in maniera autonoma. Legge i data matrix<br />
(QR code), avendo una tracciabilità al <strong>10</strong>0%, i<br />
badge code (che si utilizzano sui lotti, per esempio<br />
le viti) oppure il sistema di pick to light. La linea<br />
degli assali elettrificati ha una configurazione a Y,<br />
due linee parallele che convergono in una stazione<br />
centrale. La linea di sinistra si occupa dell’assemblaggio<br />
dei componenti interni, quella di destra dei<br />
componenti esterni, e convergono dove c’è un al-<br />
tro robot antropomorfo che unisce le due parti. Il<br />
dressing è un’operazione manuale, con cablaggi,<br />
scambiatori ecc. Finito l’allestimento, le propulsioni<br />
andranno all’end-of-line. La tappa successiva è la linea<br />
heavy-duty, dove si assemblano gli eAxle 840R.<br />
«Li montiamo in due varianti», specifica Orsi. «Per<br />
il mercato nordamericano, destinato al Nikola Tre,<br />
per quello europeo all’S-eWay, sia fuel cell che BEV.<br />
È equipaggiata con un sistema di sollevamento fino a<br />
1.500 chili. L’840R pesa circa 1.360 chili, l’housing<br />
è in ghisa. Questo sistema ci permette di prelevare<br />
l’housing esterno dell’assale e posizionarlo sui carrelli<br />
pivotabili, che consentono di montare le parti in<br />
base alle necessità. Una volta assemblato, l’assale è<br />
posizionato su un sistema di trasporto.<br />
La logica delle stazioni<br />
Nella prima stazione montiamo i motori elettrici:<br />
rotore e statore arrivano separati, li assembliamo<br />
e installiamo all’interno dell’housing. Nella seconda<br />
stazione avviene il montaggio della cover, che<br />
blocca il motore nella sua posizione di utilizzo. Due<br />
tronconi di linea, quello sulla destra è demandato<br />
al montaggio e al test del motore, quello sulla sinistra<br />
si occupa di prendere il pallet tecnologico con<br />
gli ingranaggi e del montaggio del differenziale, del<br />
piantaggio e dell’avvitatura. Sulla destra la parte di<br />
elettronica di potenza, i motori elettrici, sulla sini-<br />
stra, la parte meccanica, che sono tenute separate.<br />
Viene poi il turno della procedura di installaggio e<br />
del test di tenuta, per verificare la conformità dei<br />
motori Bosch, sottoposti a 20 test per monitorarne le<br />
prestazioni. Presidiata da 2 o 3 operatori, la stazionale<br />
finale è estremamente automatizzata. Qui convergono<br />
marce, differenziale e housing, predisposto<br />
per montare la cascata di ingranaggi. La stazione<br />
svolge anche la misurazione degli ingombri totali<br />
e comunica le informazioni a un’altra stazione. In<br />
base alle dimensioni dell’assemblaggio completo,<br />
identifica lo spessore da montare per garantire il<br />
corretto precarico dell’assale. In base allo spessore,<br />
funzionale alla catena di tolleranze, si accenderà un<br />
segnale luminoso che abilita l’operatore a prelevare<br />
lo spessore stesso, non prima di averlo verificato con<br />
una dima. Tra la cover e l’housing c’è uno strato di<br />
sigillante». C’è comunque spazio per la manualità.<br />
Succede alla stazione dressing, col montaggio di tubazioni<br />
olio, scambiatori di calore, cablaggio, tappi.<br />
Quindi, i bracci, assemblati con tanto di pinze freno.<br />
«Adesso l’assale entra nell’end-of-line, dove sottoponiamo<br />
il <strong>10</strong>0% dei prodotti a cicli di coppia e potenza.<br />
Sensori e accelerometri permettono di controllare<br />
le vibrazioni e i disturbi acustici dell’assale. Si rimuove<br />
l’assale dal banco e si sostituisce l’olio. Il 2%<br />
dei componenti è testato a campione sul ciclo vita<br />
esteso, tramite COP (Conformity of production)».<br />
32<br />
33
Il TCU Lab è l’ultimo<br />
arrivato, in ordine<br />
di tempo, nella<br />
costellazione di<br />
ambienti di studio<br />
e di controllo<br />
all’interno<br />
dell’ePlant. È<br />
abilitato alla<br />
validazione della<br />
centralina di<br />
controllo della<br />
trasmissione.<br />
automotive<br />
“Cool break”, come nelle afose partite agostane, prima<br />
di addentrarci nella delicata fase di testing,<br />
Testing, R&D e Salisbury<br />
Alice Orsi riassume le coordinate tecnologiche dei<br />
prodotti finiti, cioè soluzioni a doppio motore, con<br />
motori a magneti permanenti, single speed (una sola<br />
marcia), assali di prima generazione per i pesanti.<br />
E l’architettura Salisbury? «Contempla un corpo<br />
centrale e i bracci montati con delle viti. Permette<br />
flessibilità nell’adattamento al veicolo, perché posso<br />
installare il braccio e il sistema frenante richiesti dal<br />
cliente e customizzare la parte di accoppiamento con<br />
il veicolo, mantenendo il core dell’assale. Il motore è<br />
montato parallelamente all’asse ruota, senza coppie<br />
coniche, e modularità».<br />
FPT Industrial dispone di tre centri R&D per l’elettrificazione.<br />
Torino consente anche attività a livello<br />
sistema; Arbon, in Svizzera, per la validazione dei<br />
sottosistemi, per esempio, modulo e cella; a Coventry,<br />
in UK, per il battery management system. Nel<br />
corridoio di accesso all’area testing Orsi riprende la<br />
panoramica didascalica. «Disponiamo di 74 celle,<br />
dedicate all’attività di validazione delle propulsioni<br />
in generale, di cui più di 5 esclusivamente per l’elettrificazione.<br />
Qui si trova l’HIL Lab (Hardware In<br />
the Loop), centro di raccolta dei dati di validazione<br />
degli R&D di FPT, dove questi grandi “armadi”<br />
raccolgono le informazioni e ci permettono di simulare<br />
le attività di validazione. Attraverso l’HIL processiamo<br />
il software della centralina in assenza del<br />
reale sistema hardware. Le celle sono divise in tre<br />
macroaree, che corrispondono alla dimensione del<br />
motore: pesanti, medi e leggeri. Qualche cella motore<br />
sta diventando versatile e si adatta all’e<strong>Powertrain</strong>.<br />
Attraverso uno schema sinottico, cliccando su<br />
una cella, visualizzo il test e qualsiasi informazione<br />
generica sull’attività in corso».<br />
Arriviamo finalmente all’e-powertrain. «La prima<br />
cella è la light-duty e-powertrain: la central drive<br />
è stato uno dei primi progetti gestiti da FPT. Ora<br />
ci permette di testare qualsiasi soluzione elettrificata.<br />
È equipaggiata con battery emulator da 1 MW,<br />
che simulano il funzionamento delle batterie e recuperano<br />
parte dell’energia. In questo momento, la<br />
cella di fronte è impiegata per mettere alla frusta<br />
dei prototipi. I profili di missione sono gli stessi degli<br />
endotermici, pur con un diverso impatto sul lato<br />
dell’infrastruttura. A intervalli definiti, facciamo dei<br />
deep dive sui pezzi prelevati dalla produzione».<br />
La cella dei pacchi batteria eccita la nostra curiosità.<br />
All’interno ospita una camera climatica e un banco<br />
prova per simulare le condizioni termiche. «Possiamo<br />
testare fino a tre batterie da 69 kWh, simulando<br />
condizioni ambientali differenti. È una camera climatica<br />
“walk-in” e dispone di un antincendio e di<br />
diversi sistemi di sicurezza. Collegandosi alla batteria<br />
si possono leggere i segnali relativi a prestazioni,<br />
sicurezza, condizioni ambientali. Un esempio? L’invecchiamento<br />
del pacco batterie. Alcuni test sono<br />
assai invasivi, i cosiddetti “abuse test”: si innesca<br />
la propagazione termica della batteria e si verifica la<br />
resistenza all’acqua. Ad Arbon un gruppo di lavoro<br />
è dedicato alle celle, con una grande profondità di<br />
dettaglio nella lettura di determinati segnali».<br />
L’e-Plant è diventato grande<br />
Sarà cambiato qualcosa nell’approccio metodologico,<br />
dalla inaugurazione dell’e<strong>Powertrain</strong> plant? «In<br />
generale» ci risponde Orsi, «nella prima generazione<br />
di prodotti prendevamo i moduli dai fornitori per<br />
svolgere il lavoro di integrazione, nel quale siamo<br />
estremamente competenti, e creare valore aggiunto.<br />
Realizzare le celle in-house comporta una elevata<br />
complessità tecnologica, dovendo gestire dei processi<br />
chimici. Ad oggi, secondo noi, è meglio procedere<br />
per gradi e avere la possibilità di fare scelte che<br />
favoriscono la competitività tecnologica».<br />
Consentitici una digressione sul Battery Lab. Cosa<br />
deve avere un costruttore di pacchi batteria per essere<br />
sempre sul pezzo?<br />
L’importanza del Battery Lab<br />
«Un laboratorio di prototipazione dei pacchi bat-<br />
teria. È quello che succede in questo ePlant. Degli<br />
specifici carrelli ci permettono di fare prototipazione.<br />
Sono equipaggiati con un piano semovibile che permette<br />
di abbassare il pacco batteria, nel caso di una<br />
propagazione di fiamma, e inserire acqua da appositi<br />
bocchettoni. Annego il pacco batterie nell’acqua, per<br />
due motivi: abbasso la temperatura e rimuovo l’ossigeno,<br />
bloccando la reazione chimica. In quest’area<br />
prendiamo il componente, assale o propulsione<br />
elettrica, lo assembliamo nella configurazione che<br />
intendiamo validare o testare, e lo fotografiamo, per<br />
avere una documentazione visiva antecedente alla<br />
prova. Disponiamo di un laboratorio meteorologico<br />
in cui effettuare misure di sottocomponenti. Talvolta,<br />
soprattutto, in fase di validazione di prodotti nuovi,<br />
li controlliamo con sensori termici, accelerometri e<br />
altri oggetti di sensoristica che aggiungono informazioni<br />
a quelle fornite da banco prova e centralina.<br />
Alla fine della prova il procedimento sarà inverso.<br />
Rimossa la strumentazione, si verificano le informazioni<br />
visive attraverso un report fotografico e si<br />
procede al teardown e alla eventuale misurazione<br />
di alcuni componenti. L’ultimogenito della nostra<br />
famiglia di laboratori è il TCU Lab, abilitato alla<br />
validazione della transmission control unit». Ed è<br />
così che un assale elettrificato e un pacco batterie<br />
si accreditano alla trazione dei veicoli commerciali.<br />
Succede in casa di FPT Industrial.<br />
34<br />
35
CUMMINS. A Darlington il LabOps<br />
PIÙ SICURO DI<br />
UN BUNKER<br />
Chiamatelo confidenzialmente LabOps o, più<br />
rigorosamente, <strong>Powertrain</strong> test facility, rappresenta<br />
la prima struttura del genere di Cummins. E si trova<br />
a Darlington, nel Regno Unito. Le misure di sicurezza<br />
infrastrutturali e procedurali consentono di verificare<br />
in profondità e sicurezza i veicoli a idrogeno, quelli<br />
equipaggiati a gas e gli elettrici<br />
di effettuare test e convalide più precisi. Inoltre,<br />
riconosciamo il notevole potenziale di collaborazione<br />
con gli Oem e i clienti. Molti costruttori<br />
stanno esplorando lo sviluppo di soluzioni con alimentazioni<br />
diesel o elettriche a batteria in modo<br />
indipendente, ma il nostro centro di prova offre<br />
un’opportunità di collaborazione. Gli Oem possono<br />
portare le loro macchine e i loro gruppi di propulsione<br />
presso la nostra struttura per effettuare test<br />
completi. Questo approccio integrato ci permette di<br />
condurre i test e le convalide in modo più efficiente,<br />
spesso consolidando in un solo processo quelli che<br />
tradizionalmente sarebbero due processi separati.<br />
Questa efficienza non solo fa risparmiare tempo,<br />
ma migliora anche l’intero processo di sviluppo e<br />
convalida».<br />
Come abbiamo precisato, ci troviamo a Darlington,<br />
nella contea di Durham, in Inghilterra, dove<br />
Cummins ha stabilito il suo principale impianto di<br />
motori e post-trattamento dei gas di scarico e le<br />
operazioni tecniche destinate al mercato europeo.<br />
Partendo da questa sede, Cummins si è concentrata<br />
su alcuni obiettivi specifici: migliorare la misurazione<br />
delle emissioni di CO 2<br />
a livello del veicolo,<br />
integrare i test sulla catena cinematica, motore-traautomtive<br />
A<br />
qualcuno potrà sembrare l’uovo di Colombo<br />
(perdonateci il gioco di parole, in considerazione<br />
dell’assonanza con Columbus, in Ohio,<br />
da dove è partita l’epopea di Clessie Cummins, oltre<br />
un secolo fa). In realtà, sviluppare le tecnologie<br />
senza preoccuparsi di accertare i livelli di sicurezza<br />
e i rischi impliciti è un’emergenza della decarbonizzazione<br />
e sarebbe perlomeno incauto trascurare<br />
le questioni relative alla sicurezza. Upgrade, inteso<br />
come avanzamento tecnologico, è tale se mette a<br />
bilancio l’impatto ecosistemico, cioè le conseguenze<br />
dello stravolgimento di un paradigma, dalla A<br />
alla Z. Impatto sugli utilizzatori finali, sul personale<br />
legato all’assistenza, sull’infrastruttura, sulle normative<br />
vigenti e in predicato di redazione.<br />
A prova di batteria, idrogeno, bombole...<br />
Che ci si riferisca al rischio incendio dei pacchi batteria,<br />
che devono essere immersi in acqua come necessaria<br />
misura di “soffocamento” della propagazione, o<br />
alle conseguenze della combustione dell’idrogeno, le<br />
precauzioni nella gestione del gas naturale liquefatto,<br />
il comportamento del sistema di propulsione deve<br />
essere testato insieme al veicolo. Ed è proprio da<br />
Columbus che nasce la consapevolezza che abbiamo<br />
visualizzato ed esplorato presso la <strong>Powertrain</strong> Test<br />
Facility, situata nella sede europea di Cummins a<br />
Darlington, Regno Unito. Jonathon White, vicepresidente<br />
della divisione Engine Business Engineering,<br />
ha dichiarato: «La nuova <strong>Powertrain</strong> Test Facility<br />
consente a Cummins di sviluppare e testare una<br />
gamma più ampia di veicoli e macchinari alimentati<br />
a idrogeno, gas naturale rinnovabile, diesel avanzato<br />
o batteria elettrica». Quanto è importante questa<br />
nuova struttura nella programmazione di Cummins?<br />
Lo abbiamo chiesto a Felipe Rocha, direttore generale<br />
Cummins Europa per il settore On-Highway.<br />
«Le emissioni reali sono attualmente oggetto di<br />
grande attenzione. Questa struttura ci consente<br />
smissione-assale, garantire un’accurata tracciabilità<br />
del consumo di carburante, sviluppare strutture per i<br />
test di compatibilità con i carburanti, adattarsi a una<br />
gamma più ampia di cicli di lavoro e, infine, valutare<br />
in maniera scrupolosa una gamma più estesa di<br />
emissioni. Tom Partridge, direttore dello sviluppo<br />
dei prodotti e fondamentalmente direttore delle operazioni<br />
di laboratorio a Darlington, ci ha riassunto<br />
le caratteristiche del laboratorio di prova dei veicoli.<br />
«Nel 2018, Cummins ha riconosciuto la necessità di<br />
realizzare una struttura all’avanguardia in grado di<br />
far progredire lo sviluppo oltre gli standard Euro 6<br />
e verso Euro 7, nonché di accogliere nuove tecnologie.<br />
La nostra ricerca ha indicato un passaggio<br />
dallo sviluppo tradizionale dei motori a un approccio<br />
più integrato dei sistemi all’interno dei veicoli.<br />
Questa intuizione ha guidato la creazione della<br />
nostra struttura di prova per la catena cinematica<br />
e per la propulsione in generale, che riflette l’attenzione<br />
del settore per i progressi dei sistemi propulsivi<br />
stessi. La crescente attenzione all’integrazione<br />
a livello di veicolo e alla precisione dei test è stata<br />
il catalizzatore per lo sviluppo della struttura di<br />
testing del powertrain. Riconoscendo che la maggior<br />
parte dei progressi del settore automobilistico<br />
si concentra sui sistemi di propulsione, abbiamo<br />
voluto allineare le nostre capacità di conseguenza.<br />
Pertanto, la <strong>Powertrain</strong> Test Facility è stata concepita<br />
per soddisfare queste esigenze in evoluzione. Il<br />
progetto è iniziato ufficialmente all’inizio del 2020.<br />
Tuttavia, la pandemia ha causato notevoli ritardi».<br />
Per quanto riguarda il concetto di progettazione e le<br />
applicazioni previste per il centro di prova, Partridge<br />
sottolinea che: «Abbiamo costruito la struttura<br />
per essere agnostica, consentendoci di testare qualsiasi<br />
carburante che alimenta le macchine dei veicoli,<br />
compresi il gas naturale e l’idrogeno. Anche<br />
se non l’abbiamo ancora implementato, abbiamo in<br />
programma di introdurre un emulatore di batterie<br />
per testare i sistemi full electric».<br />
Il laboratorio e le sue capacità<br />
Volete saperne di più sul potenziale della struttura<br />
recentemente inaugurata da Cummins? Le capacità<br />
generali dell’impianto comprendono prove di trasmissione<br />
a 2 e 4 ruote motrici, nonché prove di<br />
veicoli pesanti, medi e leggeri, con flessibilità di<br />
carburante richiesta per mettere alla frusta sia endotermici<br />
funzionanti a diesel, che idrogeno e gas<br />
naturale. Sono condotti test sul consumo energeti-<br />
Oltre 13 milioni<br />
di sterline per<br />
una struttura<br />
all’avanguardia,<br />
che si sviluppa in<br />
738 metri quadrati<br />
su due piani.<br />
Tra le altre cose,<br />
consente la guida<br />
completamente<br />
robotizzata con<br />
cambio manuale<br />
o automatico, la<br />
simulazione della<br />
pendenza e del<br />
carico su strada,<br />
e lo slittamento<br />
delle ruote.<br />
36<br />
37
automtive<br />
co, con particolare attenzione all’ottimizzazione del<br />
Vecto e ai test sui componenti della trasmissione.<br />
Le capacità della trasmissione e della catena cinematica<br />
comprendono la certificazione della trasmissione,<br />
l’ottimizzazione della guidabilità, la compatibilità<br />
con le trasmissioni manuali e automatiche, la<br />
misurazione della coppia diretta di 6kNm e fino a<br />
60kNm tramite un meccanismo a due velocità e gli<br />
alberi di ingresso a velocità costante fino a 40kNm.<br />
I test sulle emissioni prevedono funzionalità di misurazione<br />
delle emissioni tramite i Pems, un banco<br />
di analisi delle emissioni fisso e lo sviluppo di sistemi<br />
di misurazione avanzati (il riferimento è direttamente<br />
ai Pems). La simulazione e il collaudo dei<br />
veicoli comprendono il ciclo di guida, l’inerzia e la<br />
guida “road-to-lab”, la pendenza, i test di efficienza<br />
dell’assale elettrico e il collaudo e la convalida della<br />
batteria. La struttura vanta anche sistemi avanzati<br />
di controllo e automazione, start-stop e dinamo rigenerative<br />
asincrone. Il veicolo è radiografato in<br />
un ventaglio di elementi di valutazione a partire,<br />
ovviamente, dal passo, compreso tra 300 e 6.700<br />
millimetri, una larghezza della ventola del mozzo<br />
compresa tra 1.600 e 2.480 millimetri, un peso massimo<br />
di 28.000 chili, una potenza massima continua<br />
di 450 chilowatt e un assale anteriore regolabile in<br />
altezza per i trattori agricoli. Ulteriori caratteristiche<br />
sotto la lente dei tecnici sono le unità di carico, la<br />
possibilità di effettuare test in linea, la motorizzazione<br />
e la possibilità di effettuare verifiche dello<br />
start&stop. Il sistema di sicurezza si articola su tre<br />
livelli. Il primo livello si concentra sull’inalazio-<br />
ne; lo spazio per l’inalazione è significativamente<br />
maggiore rispetto a quello di un sistema tarato sulle<br />
motorizzazioni diesel, segnando un cambiamento<br />
sostanziale nell’installazione. Il secondo livello riguarda<br />
il rilevamento; ci si assicura che qualsiasi<br />
perdita intorno al veicolo o alla struttura possa essere<br />
rilevata con sensori di idrogeno ad alto livello e<br />
sensori mobili posizionati vicino al veicolo. Il terzo<br />
componente chiave è la protezione dalle esplosioni.<br />
L’edificio è stato progettato con fondamenta profonde<br />
e un’ampia armatura in acciaio per garantirne<br />
l’integrità strutturale. In caso di esplosione, l’edificio<br />
è progettato per contenere la pressione, con<br />
una parete antideflagrante sul retro per proteggere<br />
cose e persone, indirizzando l’esplosione sulla parte<br />
anteriore.<br />
Cummins su strada<br />
Torniamo a Felipe Rocha per una panoramica<br />
globale delle attività di Cummins nel settore onhighway,<br />
che si concentrano principalmente sulla<br />
Darlington <strong>Powertrain</strong> Test Facility, una struttura<br />
attualmente unica all’interno della galassia Cummins.<br />
«In Europa, la nostra struttura commerciale<br />
coinvolge i principali clienti di camion, tra cui le<br />
partnership con DAF, Scania e Volvo», spiega Rocha.<br />
«Ci rivolgiamo anche al settore autobus, per<br />
esempio nel Regno Unito e in Turchia, coprendo<br />
una gamma diversificata del segmento medio, dal<br />
2,8 litri fornito in Turchia al 9 litri. Di recente,<br />
abbiamo annunciato un’importante partnership con<br />
Daimler per lo sviluppo di motori Euro 7 di fa-<br />
scia media, segnando un importante cambiamento<br />
nel nostro business on-highway. Stiamo discutendo<br />
attivamente anche con altri Oem. Dal mio punto<br />
di vista, Cummins sta perseguendo una strategia<br />
pragmatica. Continuiamo a investire nelle nostre<br />
tecnologie di base tradizionali, ampliando e diversificando<br />
al contempo il nostro portafoglio prodotti.<br />
Siamo impegnati a rendere i nuovi gruppi propulsori<br />
economicamente validi per gli utenti e a fornire<br />
una gamma di soluzioni. La posizione di Cummins<br />
è chiara: vogliamo supportare tutti i produttori di<br />
apparecchiature che devono affrontare le sfide delle<br />
normative sulle emissioni di CO 2<br />
. Che si tratti di<br />
ibrido, idrogeno o di una combinazione di tecnologie,<br />
offriamo diverse soluzioni tra cui scegliere.<br />
La transizione verso le nuove tecnologie sarà probabilmente<br />
più graduale di quanto previsto dalle<br />
autorità di regolamentazione e non si adatterà a<br />
un’unica soluzione. Per alcune applicazioni, gli<br />
ibridi potrebbero essere più adatti, mentre per altre<br />
potrebbe essere meglio il gas naturale o altri<br />
carburanti alternativi. Consideriamo i notevoli investimenti<br />
necessari per la tecnologia dei camion,<br />
spesso dell’ordine di miliardi. Se un’azienda investe<br />
in una specifica chimica per batterie e scopre<br />
strada facendo che quella non è la scelta ottimale,<br />
Cummins è in grado di fornire assistenza».<br />
Non c’è da<br />
meravigliarsi: tra le<br />
applicazioni stradali<br />
di Cummins, nel<br />
piazzale antistante<br />
al <strong>Powertrain</strong><br />
facility test, c’è<br />
anche una Jeep,<br />
gloria dell’industria<br />
automobilistica<br />
britannica. Di<br />
fronte si è ritrovata<br />
una mietitrebbia,<br />
un camion da<br />
distribuzione e un<br />
autobus urbano.<br />
38<br />
39
ELETTRICHE. Occidentali in difficoltà<br />
DELLE PENE E<br />
TITUBANZE<br />
A Tokyo, come a Detroit, anche a Wolfsburg,<br />
al quartier generale Volkswagen, non si festeggia.<br />
I clienti cinesi voltano le spalle alle vetture<br />
straniere e comprano marchi locali, BYD in testa.<br />
Una débâcle milionaria che va ad aggiungersi ai<br />
disastri sui mercati nazionali: a luglio, in Germania,<br />
le vendite di auto elettriche sono crollate del 37%<br />
Con le batterie quasi la metà dei cinesi<br />
Il motivo? Semplice: in un mercato cinese da 30<br />
milioni di immatricolazioni nel 2023, EV e ibride<br />
plug-in hanno rappresentato per la prima volta nella<br />
storia il 50% di tutte le auto vendute nel Paese.<br />
Ma la quota dei marchi non cinesi è scesa al 33%,<br />
rispetto al 50% di due anni fa: se i motori a sei e<br />
otto cilindri di Volkswagen, Audi, Bmw e Mercedes<br />
erano uno status symbol per l’alta borghesia<br />
delle grandi città, al momento di passare a un’auto<br />
elettrificata il cliente cinese preferisce scegliere i<br />
prodotti nazionali, al punto di snobbare persino la<br />
Tesla e ignorare la dream car VW ID.Code presentata<br />
all’ultimo Auto China <strong>2024</strong>. La diffidenza<br />
della clientela del Dragone per le auto elettriche<br />
straniere non nasce solo da sussulti nazionalistici.<br />
Secondo indiscrezioni pubblicate dal quotidiano<br />
tedesco Handelsblatt, i problemi di affidabilità del<br />
sistema operativo VW sviluppato in-house dalla<br />
sussidiaria Cariad sarebbero tali da avere convinto<br />
Wolfsburg a rinviare il lancio di alcune novità di<br />
prodotto, come l’erede dell’ID.4 (non prima del<br />
2029), il nuovo Suv (spostato al 2031) e, addirittura,<br />
la nuova generazione della Golf (annunciata<br />
per il 2026 e slittata a fine 2028). Congetture<br />
indirettamente confermate da Volkswagen con la<br />
decisione di investire 5 miliardi di dollari nell’americana<br />
Rivian, prossima al fallimento. Più che<br />
dare spazio al contratto di Rivian con Amazon per i<br />
furgoni elettrici, le comunicazioni ufficiali sull’accordo<br />
parlano di una joint venture focalizzata sulle<br />
tecnologie per auto software-defined e del permesso<br />
di utilizzare i brevetti Rivian per i mezzi del<br />
gruppo di Wolfsburg: secondo gli esperti un modo<br />
spiccio per buttare a mare Cariad e voltare pagina<br />
imbarcando i sistemi operativi sviluppati dagli<br />
americani. Senza dimenticare la puntura di spillo<br />
made in China che è arrivata al made in Germany<br />
in occasione delle Olimpiadi. Un noto<br />
blogger cinese è riuscito a guidare la<br />
nuova berlina SU7 Xiaomi per 17mila<br />
chilometri fino a Parigi senza incontrare<br />
problemi tecnici. Il video ha fatto<br />
il giro trionfale dei social in Cina<br />
con milioni di visualizzazioni.<br />
Quella che arriva da Oriente è una doccia<br />
fredda che sottolinea un momento<br />
poco felice per i marchi automobilistici<br />
europei, tedeschi in particolare:<br />
basti dire che – finiti gli incentivi – anche<br />
la facoltosa clientela nazionale ha<br />
cominciato a guardare con distacco le<br />
elettriche. Il crollo del 37% delle vendite<br />
in Germania nel mese di luglio<br />
è ancora più drammatico se visto sui<br />
numeri assoluti di un mercato da 2,8<br />
milioni di pezzi a fine 2023. L’elettrica<br />
più venduta, la Tesla Model Y, ha inautomotive<br />
40<br />
Forse tra <strong>10</strong> anni si scoprirà che il mese di<br />
luglio <strong>2024</strong> non è stato un momento di svolta<br />
nella storia dell’automotive mondiale. Oggi,<br />
almeno dal punto di vista delle vendite di auto<br />
elettriche, i numeri legittimano una narrazione<br />
un po’ diversa. Mentre Mary Barra, Ceo di General<br />
Motors, licenziava oltre mille tra ingegneri<br />
e tecnici software per cercare di raddrizzare la<br />
barca di un colosso che sul mercato Usa EV non<br />
riesce a entrare in partita contro Tesla, i dati in<br />
arrivo dalla Cina hanno fatto tremare i piani alti<br />
di Wolfsburg (e non solo). Il gruppo Volkswagen,<br />
da un biennio impegnato nel testa a testa<br />
con Toyota per il titolo di più grande costruttore<br />
automotive al mondo, ha preso una batosta nel<br />
Paese del Dragone, facendo registrare, insieme<br />
alle sue joint venture locali, la prima trimestrale<br />
negativa in 15 anni di attività. Ed è una magra<br />
consolazione il fatto che la quota di ricavi di Tesla<br />
in Cina sia scesa nella prima metà del <strong>2024</strong><br />
a meno di un quinto rispetto all’anno precedente<br />
e che pure Toyota paghi pegno, con un calo del<br />
73% della redditività nel primo semestre. Per non<br />
parlare di Honda, pressoché azzerata.<br />
C<br />
M<br />
Y<br />
CM<br />
MY<br />
CY<br />
CMY<br />
K
A sinistra, la<br />
cerimonia che<br />
sancisce l’avvio<br />
ufficiale dei lavori<br />
allo stabilimento<br />
TSMC a Dresda<br />
(facilmente<br />
riconoscibili<br />
il cancelliere<br />
tedesco Olaf<br />
Scholz, il primo a<br />
destra, e Ursula<br />
von Der Leyen,<br />
presidentessa<br />
della Commissione<br />
Europea).<br />
Nella foto in<br />
apertura, la<br />
Volkswagen<br />
ID.Code, prototipo<br />
del futuro Suv<br />
elettrico per il<br />
mercato cinese<br />
presentato a<br />
Pechino ad Auto<br />
China <strong>2024</strong>.<br />
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per un miglioramento sostanziale in termini<br />
di riduzione delle emissioni di CO 2<br />
.<br />
fatti totalizzato meno di duemila immatricolazioni<br />
(1.926 per l’esattezza) e l’unico dato consolante per<br />
Wolfsburg è che sugli altri due gradini del podio ci<br />
due vetture del gruppo: il Suv Škoda Enjaq (1.718<br />
targhe) e la sportiveggiante Cupra Born (a quota<br />
1.683).<br />
Non è un caso se, sempre in luglio, da Londra la società<br />
di analisi strategica britannica CRU Automotive<br />
Showcase abbia lanciato un allarme ulteriore.<br />
Delle gigafactory per le batterie la cui costruzione<br />
è stata annunciata entro il 2030 in Europa, per un<br />
totale di 1.280 GWh, almeno metà è a rischio sottoutilizzo,<br />
sempre che il completamento non venga<br />
congelato come sta già avvenendo per l’impianto di<br />
PowerCo previsto a Valencia e destinato proprio a<br />
equipaggiare le auto del gruppo VW. Per non parlare<br />
della gigafactory italiana in progetto a Termoli,<br />
al centro di uno scontro che si protrae da mesi tra<br />
Stellantis e il governo. Anche perché nel frattempo<br />
gli investimenti da 1,6 miliardi di dollari per la conversione<br />
elettrica dello stabilimento Jeep di Toluca,<br />
in Messico, sono stati confermati.<br />
Un vero disastro per il Vecchio Continente, se si<br />
considera che già oggi la Cina ha annunciato per<br />
fine decennio una capacità produttiva superiore a<br />
4.400 GWh e probabilmente andrà anche oltre. A risollevare,<br />
almeno in prospettiva, il morale è arrivato<br />
il secondo “coniglio” uscito dal cilindro estivo di<br />
Oliver Blume, il Ceo di VW, che ha annunciato un<br />
accordo con la californiana QuantumScape per la<br />
produzione “up to 40 GWh” di batterie automotive<br />
allo stato solido al litio-metallo con opzione per il<br />
raddoppio della quantità nel giro di un biennio, così<br />
da equipaggiare un milione di veicoli/anno. Peccato<br />
che in mancanza di tempistiche precise sull’industrializzazione<br />
dei nuovi pacchi batterie, tutti i punti<br />
di domanda sul futuro elettrico del gruppo Volkswagen<br />
restino senza risposta.<br />
42<br />
PER I MICROCHIP LA GERMANIA HA SCELTO TAIWAN<br />
È figlio del disastro dei microchip post<br />
Covid l’impianto che dal 2027 a Dresda<br />
produrrà 40mila wafer di silicio al mese<br />
destinati al mondo automotive europeo.<br />
Le decine di mesi di vuoto produttivo per<br />
carenza di microprocessori non devono<br />
ripetersi, tant’è che l’UE Chips Act del<br />
2022 ha previsto un pacchetto di oltre <strong>10</strong>0<br />
miliardi di euro di sostegni agli investimenti<br />
nel settore. Di questi, 5 miliardi vanno a<br />
rendere operativo nel giro di meno di tre<br />
anni il nuovo impianto europeo del gigante<br />
taiwanese dei semiconduttori TSMC,<br />
il principale rivale di Intel, nella Silicon<br />
Valley della Sassonia: una scelta di<br />
campo a favore di Taiwan fatta senza<br />
esitazioni dal governo Scholz ma che<br />
ha suscitato non pochi malumori in Cina,<br />
tra i principali mercati d’esportazione dei<br />
prodotti tedeschi. L’operazione, mirata a<br />
far nascere un vero e proprio polo europeo<br />
dei microprocessori destinati all’industria<br />
automotive e non solo – come ha<br />
detto la presidente della Commissione<br />
UE von Der Leyen nel corso del “ground<br />
breaking” lo scorso 20 agosto – prevede<br />
di coinvolgere in joint venture al <strong>10</strong>%<br />
ciascuna nell’impianto di TSMC anche<br />
le tedesche Infineon (Siemens) e Bosch,<br />
nonché l’olandese NXP (Philips).<br />
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per noi di POWERTRAIN,<br />
gli scenari di quelle che su<br />
queste pagine chiamiamo<br />
applicazioni. Ad ogni uscita<br />
proporremo la sintesi di<br />
un articolo pubblicato sui<br />
numeri precedenti delle<br />
riviste di VADO E TORNO<br />
EDIZIONI, la nostra casa<br />
comune. Senza timore di<br />
smentita possiamo parlare<br />
di “filiera corta”: la catena<br />
cinematica e le macchine<br />
che la sostanziano.<br />
44<br />
45
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F-Line per crescere ancora<br />
Event Partner<br />
ficare i programmi dell’Ovale<br />
blu. E poi l’essere presente, su<br />
un mercato competitivo e molto<br />
esigente come quello italiano,<br />
appunto, affidando le proprie<br />
chance di affermazione al solo<br />
F-Max, oltretutto proposto<br />
nell’unica potenza di 500 cavalli.<br />
Insomma, una specie di prendere<br />
o lasciare indubbiamente rischiosa<br />
per un costruttore che si (ri)<br />
affacciava sulla scena più o meno<br />
cinquant’anni dopo i fasti del mitico<br />
Transcontinental, e che proprio<br />
per questo motivo, malgrado<br />
P<br />
resentatasi sul mercato i-<br />
taliano a fine 2019, poco<br />
prima che la pandemia stravolgesse<br />
il mondo, Ford Trucks<br />
si è fatta largo conquistando un<br />
proprio spazio con l’offerta ridotta<br />
a un solo modello, il pesante<br />
stradale F-Max.<br />
Detta così, sembrerebbe facile.<br />
In verità, non si è trattato affatto<br />
di un’operazione semplice, per<br />
diversi motivi. Il blackout imposto<br />
dalla pandemia, anzitutto,<br />
rischiava infatti di bloccare sul<br />
nascere ogni progetto e vaniil<br />
prestigio, la storia e la forza del<br />
marchio, non poteva vantare in<br />
quel momento un posto al tavolo<br />
dei big del camion.<br />
Oggi, al traguardo dei primi cinque<br />
anni di presenza in Italia,<br />
l’orizzonte si presenta per Ford<br />
Trucks decisamente più sereno.<br />
(...)<br />
Prosegue a pag. 34 di<br />
Vado e Torno Luglio-Agosto<br />
<strong>2024</strong>. Inquadra il QRcode<br />
e leggi l’articolo integrale.<br />
Con il patrocinio di<br />
EWA FONDAZIONE<br />
EARTH AND<br />
WATER AGENDA<br />
CRPA<br />
Promosso da<br />
Segreteria Organizzativa In collaborazione con Main Media Partner<br />
46
Italiane s.p.a. - Sped. in a. p. - D.L. 353/2003 (conv.<br />
in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, LO/MI<br />
LUGLIO/AGOSTO N. 7/8 - <strong>2024</strong><br />
ANNO 33°- euro 5,00<br />
ioioni<br />
N.7-8 - <strong>2024</strong> ANNO 29°<br />
LUGLIO/AGOSTO<br />
VADO E TORNO EDIZIONI<br />
www.vadoetorno.com - ISSN 0042 - Poste<br />
IN QUESTO NUMERO<br />
LE SFIDE DEL TURISMO IN BUS,<br />
I TREND DELL’ELETTRICO, LE<br />
FABBRICHE EKOENERGETYKA E<br />
KARSAN, BUSWORLD TURCHIA,<br />
AUTOSTAZIONE DI AVELLINO<br />
Il dragone<br />
ha la coda<br />
lunga<br />
Estratto da ‘AUTOBUS’ n. 7-8, <strong>2024</strong><br />
Estratto da ‘TRATTORI’ n. 7-8, <strong>2024</strong><br />
VADO E TORNO EDIZIONI - www.vadoetorno.com - ISSN 1720-3503 - Poste Italiane s.p.a. - Sped. in a. p. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, LO/ MI - EURO 3,50<br />
Sol levante<br />
MERCATO: PRIMI CINQUE MESI IN ROSSO. TRATTORI SOTTO DEL 19 PER CENTO<br />
IN CAMPO: KUBOTA M6-142. QUANDO LA CILINDRATA FA LA DIFFERENZA<br />
Siamo stati a<br />
Istanbul per<br />
l’edizione <strong>2024</strong><br />
del Busworld<br />
Turchia, Paese nel<br />
quale la transizione<br />
energetica non ha<br />
ancora fatto breccia<br />
ma nel quale<br />
l’autobus ricopre un<br />
ruolo da assoluto<br />
protagonista<br />
nell’ecosistema<br />
dei trasporti. La<br />
notizia? Il ritorno su<br />
ruote gommate di<br />
Bozankaya<br />
Durante l’annuale<br />
assemblea<br />
generale di<br />
FederUnacoma<br />
sono emerse le<br />
difficoltà che sta<br />
attraversando il<br />
settore a livello<br />
globale. Fattori<br />
geopolitici, clima<br />
e aumento<br />
dei costi delle<br />
materie prime<br />
si aggiungono<br />
al calo degli<br />
incentivi e alla<br />
flessione dei<br />
redditi agricoli<br />
Busworld Turchia. La fiera dell’autobus di Istanbul<br />
Mamma li Turchi<br />
Mercato<br />
Un calo annunciato<br />
fatti, ci siamo destreggiati tra<br />
due padiglioni contenuti, ma<br />
davvero affollati.<br />
Lato costruttori bus&coach, presenti<br />
tutti i big player turchi, a<br />
eccezione di Temsa (che dichiara<br />
di puntare sulle kermesse di<br />
respiro internazionale), e due<br />
soli Oem stranieri come Iveco<br />
Bus e i cinesi di Crrc. L’unica<br />
vera novità della fiera è stato il<br />
ritorno in campo – nel settore<br />
della gomma – di Bozankaya,<br />
che ha messo in bella mostra un<br />
e-bus dal color verde sgargian-<br />
D<br />
al 29 al 31 maggio I-<br />
stanbul è tornata a ospitare<br />
il Busworld Turchia,<br />
appuntamento cult del mondo<br />
dell’autobus in Anatolia, mercato<br />
importante per volumi e<br />
sempre frizzante: per rendere<br />
bene l’idea, nei primi cinque<br />
mesi del <strong>2024</strong> sono state<br />
prodotte 26.563 unità (19.367<br />
delle quali sono minibus!).<br />
È stata, peraltro come sempre,<br />
una fiera molto partecipata: nei<br />
due giorni che abbiamo trascorso<br />
all’Istanbul Expo Center, inte<br />
con il quale punta a vincere<br />
tender in Europa. Dunque, oltre<br />
ai numerosissimi allestitori, ecco<br />
Bmc, Habas, Isuzu, Karsan, Otokar,<br />
con modelli elettrici, a idrogeno<br />
e autonomi che abbiamo già<br />
avuto modo di conoscere, ma che<br />
rappresentano una news almeno<br />
(...)<br />
Prosegue a pag. 34<br />
di Autobus Luglio-Agosto<br />
<strong>2024</strong>. Inquadra il QRcode<br />
e leggi l’articolo integrale.<br />
«Il momento è delicato ma<br />
occorre tenere duro e<br />
considerare che gli andamenti<br />
del mercato sono da sempre<br />
ciclici e che il comparto arriva da<br />
anni di grande domanda».<br />
Questo il commento a caldo di<br />
Mariateresa Maschio, Presidente<br />
delle federazione dei costruttori<br />
italiani di macchine agricole<br />
FederUnacoma, al termine<br />
dell’assemblea annuale, tenutasi<br />
il 25 giugno a Palazzo Albergati,<br />
in Zola Predosa (Bologna). Prosegue<br />
infatti inesorabile nei primi<br />
cinque mesi del <strong>2024</strong> la contrazione<br />
delle vendite di macchine<br />
agricole che già si era registrata<br />
lo scorso anno. I dati sulle immatricolazioni<br />
riferiti al periodo<br />
gennaio-maggio, elaborati dalla<br />
Federazione, indicano cali consistenti<br />
per tutte le tipologie di<br />
macchinari. Rispetto allo stesso<br />
periodo del 2023 i trattori calano<br />
del 19,2%, in ragione di 6.750<br />
mezzi venduti, mentre le mietitrebbiatrici<br />
scendono del 40% a<br />
fronte di <strong>10</strong>0 unità immatricolate.<br />
Segno meno anche per le trattrici<br />
con pianale di carico, che arretrano<br />
del 13,3% (235 unità) e per i<br />
rimorchi che, tuttavia, riescono a<br />
contenere le perdite al 2% (3.270<br />
unità). Non va meglio per i sollevatori<br />
telescopici, una categoria<br />
di macchine che negli anni passati<br />
aveva visto una consistente<br />
crescita delle vendite, ma che in<br />
(...)<br />
Prosegue a pag. 14<br />
di Trattori di Luglio-Agosto<br />
<strong>2024</strong>. Inquadra il QRcode<br />
e leggi l’articolo integrale.<br />
48<br />
49
ITALCOGEN<br />
PARI<br />
DIGNITÀ<br />
È il trattamento che<br />
Marco Golinelli, nelle<br />
vesti di presidente di<br />
Italcogen, rivendica per<br />
la cogenerazione, che<br />
continua a scontare<br />
i pregiudizi sul gas<br />
Motori e componenti per OEM<br />
Cultura, tecnica, impieghi<br />
e mercato del motore diesel.<br />
Fondato nel 1986<br />
Direttore responsabile<br />
Maurizio Cervetto<br />
Coordinatore redazionale<br />
Fabio Butturi<br />
In redazione<br />
Stefano Agnellini, Ornella Cavalli,<br />
Fabrizio Dalle Nogare, Stefano Eliseo,<br />
Fabio Franchini, Riccardo Schiavo,<br />
Cristina Scuteri, Luca Vitali<br />
Ha collaborato<br />
Maria Grazia Gargioni<br />
Impaginazione e grafica<br />
Marco Zanusso<br />
Gestione editoriale<br />
Fabio Zammaretti<br />
Stampa<br />
Industrie Grafiche RGM srl,<br />
Rozzano (Mi)<br />
TWENTY - FOUR<br />
Venite a trovarci al<br />
Padiglione 15, Stand C11<br />
Bologna, 6-<strong>10</strong> novembre <strong>2024</strong><br />
associazioni<br />
50<br />
Marco Golinelli, lo abbiamo<br />
conosciuto al Data<br />
Center Nation <strong>2024</strong><br />
di Milano nelle vesti di Chief<br />
Commercial Officer di Isotta<br />
Fraschini. Lo ritroviamo al<br />
Crown Plaza di San Donato Milanese<br />
con la coccarda di presidente<br />
Italcogen, incarico che<br />
ricopre oramai da un decennio.<br />
Associata ad Anima Confindustria,<br />
Italcogen è alfiere e paladina<br />
delle imprese legate alla<br />
cogenerazione. Gli chiediamo<br />
quale sia il senso del suo intervento<br />
al convegno “Le sfide per<br />
la transizione energetica: dalla<br />
cogenerazione al fotovoltaico<br />
all’idrogeno, obiettivo efficienza”.<br />
«La cogenerazione è una<br />
tecnologia percepita come datata,<br />
questo è il punto. In realtà<br />
conserva un ruolo di assoluta<br />
rilevanza, perché durante la sua<br />
evoluzione ha conservato un’estrema<br />
efficacia nella capacità<br />
di conversione dell’energia primaria,<br />
sia fossile che rinnovabile.<br />
È quindi essenziale per il<br />
settore energetico, certamente<br />
oggi e anche in futuro».<br />
Se è vero che la lingua batte<br />
dove il dente duole, appare<br />
inevitabile il riferimento alla<br />
dimensione normativa. Da qui,<br />
l’invito agli organi competenti<br />
a redigere norme e regolamenti<br />
che permettano un armonico<br />
sviluppo del potenziale insito<br />
nella cogenerazione, soprattutto<br />
da biomasse, con riferimento sia<br />
al Parlamento italiano che alle<br />
sedi legislative comunitarie.<br />
Il dente duole maledettamente<br />
quando si evocano alcune<br />
falle del Decreto attuativo<br />
“Transizione 5.0”: «Persistono<br />
delle esclusioni per quel che<br />
riguarda l’autoproduzione di<br />
energia» sottolinea Golinelli.<br />
«Occorre una chiara interpretazione<br />
degli articoli 4 (Progetti<br />
di innovazione) e 5 (Progetti di<br />
innovazione non ammissibili)<br />
del decreto. L’efficientamento<br />
esclude la cogenerazione,<br />
perché è focalizzato sulle fonti<br />
rinnovabili. Il gas dovrebbe<br />
invece essere valorizzato fino a<br />
quando i combustibili cosiddetti<br />
alternativi, come l’idrogeno,<br />
non saranno effettivamente disponibili».<br />
Per chiarire questo e altri equivoci,<br />
che gravano sulla corretta<br />
valutazione della cogenerazione,<br />
associata improvvidamente<br />
al solo gas metano, e che<br />
invece “digerisce” il combustibile<br />
disponibile, Italcogen<br />
si è seduta allo stesso tavolo<br />
con Utilitalia, che riunisce gli<br />
operatori pubblici dei servizi<br />
acqua, ambiente, energia<br />
elettrica e gas, e AssoEsco,<br />
che coordina le Esco (Energy<br />
service company). In merito<br />
alla capziosità dell’equazione<br />
“cogenerazione=combustibili<br />
fossili”, Marco Golinelli ripesca<br />
un aneddoto di storia motoristica:<br />
«Rudolf Diesel fece<br />
girare il motore che brevettò<br />
con l’olio di arachidi». E, aggiungiamo<br />
noi, pare funzionasse<br />
egregiamente.<br />
Fotolito<br />
Industrie Grafiche RGM srl,<br />
Rozzano (Mi)<br />
Autorizzazione del tribunale<br />
di Milano n.860 del 18 dicembre 1987<br />
Registro Nazionale della Stampa<br />
n. 4596 del 20/04/1994<br />
n. iscrizione R.O.C. 2880 del 30-11-2001<br />
Poste Italiane s.p.a. - Sped. in a. p. -<br />
D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004<br />
n° 46) art. 1, comma 1, LO/MI<br />
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