Anton Sminck van Pitloo - Quaderno 34 - ottobre 2024
Nella Napoli della prima metà del XIX secolo si sviluppò la corrente artistica della “Scuola di Posillipo”, un fortunato episodio di pittura del paesaggio coincidente con la nuova sensibilità romantica che in quegli anni si stava diffondendo in tutta Europa. Fondatore del nuovo movimento artistico fu il pittore olandese Anton Sminck van Pitloo, che stabilitosi in città nei primi anni dieci dell’Ottocento introdusse in pittura la rappresentazione dal vero della natura, “en plein air”. Non più eseguita a cavalletto al chiuso di un atelier, la pittura era caratterizzata dalla resa impressionistica degli effetti di luce e colore, impiegando spesso l’innovativa tecnica della pittura a olio su carta intelata. Questo era un conveniente procedimento per il completamento all’aperto del dipinto, così da cogliere la mutevolezza atmosferica della radiazione luminosa. Ispirato dalla bellezza del paesaggio di Napoli e dei suoi dintorni, ci ha lasciato numerose vedute dei templi dorici dell’antica città di Paestum. Il luogo è compreso nel curriculum di opere presentato per il concorso all’Accademia di Belle Arti, dove dal 1824 assunse il ruolo di professore della cattedra di Paesaggio, tra le prime istituite in Europa.
Nella Napoli della prima metà del XIX secolo si sviluppò la corrente artistica della “Scuola di Posillipo”, un fortunato episodio di pittura del paesaggio coincidente con la nuova sensibilità romantica che in quegli anni si stava diffondendo in tutta Europa.
Fondatore del nuovo movimento artistico fu il pittore olandese Anton Sminck van Pitloo, che stabilitosi in città nei primi anni dieci dell’Ottocento introdusse in pittura la rappresentazione dal vero della natura, “en plein air”. Non più eseguita a cavalletto al chiuso di un atelier, la pittura era caratterizzata dalla resa impressionistica degli effetti di luce e colore, impiegando spesso l’innovativa tecnica della pittura a olio su carta intelata. Questo era un conveniente procedimento per il completamento all’aperto del dipinto, così da cogliere la mutevolezza atmosferica della radiazione luminosa.
Ispirato dalla bellezza del paesaggio di Napoli e dei suoi dintorni, ci ha lasciato numerose vedute dei templi dorici dell’antica città di Paestum. Il luogo è compreso nel curriculum di opere presentato per il concorso all’Accademia di Belle Arti, dove dal 1824 assunse il ruolo di professore della cattedra di Paesaggio, tra le prime istituite in Europa.
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Anton Sminck Pitloo
Il paesaggio di Paestum
I Quaderni
Anton Sminck van Pitloo. Il paesaggio di Paestum
Costabile Cerone
Tra i dipinti maggiormente rappresentativi dell'opera
artistica di Pitloo (fig. 1) c'è la veduta di Castel
dell'Ovo a Napoli ripresa dalla spiaggia, un olio su
tela conservato nella Galleria Nazionale d'Arte
Moderna e Contemporanea di Roma e acquistato nel
1953 da un antiquario romano (fig. 2). Il dipinto presenta
una predominanza di tonalità calde, utilizzate
per rendere un'atmosfera luminosa in netto contrasto
con le ombre in primo piano, affidando alla prima
luce del mattino il compito di definire forme e creare
suggestioni. Questa rappresentazione del paesaggio
segna il passaggio dalla pittura vedutista accuratamente
descrittiva e topograficamente corretta a una
pittura emozionale, meno razionale, dove la luce e il
colore si impongono con forza.
Il giovane Anton Sminck van Pitloo (1790-1837), originario
di Arnhem nei Paesi Bassi, dove iniziò a studiare
disegno, dopo un'esperienza formativa a Parigi
e Roma si stabilì a Napoli nel 1815, rimandovi fino
alla morte, vittima nel 1837 dell'epidemia di colera.
La città partenopea e i suoi dintorni, dove terra e
mare si univano in paesaggi di straordinaria bellezza,
furono indispensabili all'artista per affinare la propria
tecnica pittorica e approfondire la ricerca cromatica e
atmosferica dei luoghi rappresentati (fig. 3).
A seguito di queste esperienze pittoriche, qualche
anno dopo il suo arrivo, diede avvio a una scuola di
paesaggio, la cosiddetta Scuola di Posillipo, così
denominata dal nome del quartiere in cui risiedevano
e lavoravano molti dei suoi allievi, luogo ideale per
soddisfare il mercato dei viaggiatori del Grand Tour,
sempre alla ricerca di qualche dipinto da acquistare
come ricordo dei paesaggi che circondano Napoli
(fig. 4). Alla scuola si unirono artisti significativi,
quali Giacinto Gigante, che, dopo la scomparsa del
maestro, ne prese la guida, divenendo l'interprete più
originale nella storia del paesaggio moderno napoletano.
Pitloo, considerato l'iniziatore di una nuova sensibilità
romantica, introdusse nella raffigurazione del
paesaggio l'osservazione dal vero della natura e la
resa impressionistica degli effetti di luce e colore,
ricerca che lo accomunò al paesaggista francese
Camille Corot (1796-1875), il quale, con la Scuola di
Barbizon, stava sperimentando per la prima volta la
pittura “en plein air”, consistente nel dipingere
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all'aperto per cogliere le sottili sfumature che la
radiazione luminosa genera su ogni particolare della
rappresentazione. Tecnica comune fu anche l'utilizzo
della pittura a olio su carta intelata (montata su tela o
cartone), un metodo adottato anche dagli artisti della
Scuola di Posillipo che fecero proprie le innovative
lezioni del maestro olandese, rivoluzionando il tradizionale
studio del paesaggio elaborato a cavalletto.
Nel 1822 l'artista vide pienamente riconosciuti i suoi
meriti ricevendo la nomina di professore onorario
presso il Reale Istituto di Belle Arti di Napoli, aggiudicandosi
due anni dopo il concorso per la cattedra di
Paesaggio, la prima istituita in Italia. Questa cattedra,
introdotta dal nuovo direttore Antonio Niccolini,
architetto e scenografo dei Reali Teatri, collocò il paesaggio
al centro di una nuova disciplina accademica.
Tra i dipinti presentati al concorso fu molto apprezzato
il “Boschetto di Francavilla al Chiatamone” (fig.
5), l'opera che, per il modo tutto nuovo di trattare il
paesaggio - forse la sua prima sperimentazione di pittura
d'atmosfera eseguita completamente dal vero -
celebrò l'inizio dell'intensa e fortunata attività
dell'artista olandese a Napoli.
Nella domanda di ammissione presentata nel 1824 al
direttore del Reale Istituto esibì un elenco delle sue
migliori opere fino ad allora realizzate, tra cui il
dipinto a olio dei tre templi di Paestum (fig. 6), espo-
Fig. 1. Immagine di copertina
Pieter van Hanselaere (1786-1862)
Ritratto di Pitloo, 1814 ca.
Olio su tela
Collezione del Municipio di Arnhem, Paesi Bassi
Foto Archivio Gelder
Fig. 2. Anton Sminck van Pitloo (1790-1837)
Veduta di Castel dell'Ovo da Santa Lucia alla luce
tramonto, ca. 1820-1824
Olio su tela (103 x 76 cm)
Galleria Nazionale d'Arte Moderna e Contemporanea,
Roma
Fig. 3. Anton Sminck van Pitloo (1790-1837)
Napoli
Veduta della Riviera di Chiaia vista da Mergellina, 1827
Olio su tela (50 x 77 cm)
Collezione privata, Vienna
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sto alla prima Biennale Borbonica del 1826. Questa
manifestazione fu istituita, al pari delle altre capitali
europee, da Francesco I, re delle Due Sicilie, al fine
di sostenere le arti figurative, incoraggiando i pittori
a confrontarsi tra loro e a progredire negli studi.
La partecipazione alle Biennali permise agli artisti di
allargare il proprio pubblico, raggiungendo sia i
nuovi collezionisti delle classi borghesi sia la committenza
reale interessata a incrementare la raccolta
delle regge reali, tra cui Capodimonte, dove il dipinto
su Paestum è oggi conservato.
Lo storico dell'arte Umberto Bile, compianto vicedirettore
del Museo, studioso della pittura napoletana e
della cultura artistica nell'età dei Borbone, scrisse
che: “Seppur legato a schemi ancora convenzionali,
nel disegno prospettico, nell'impostazione classicheggiante
e nella rigidità compositiva propria del
vedutismo nordico, l'artista in quest'opera mostrava
già i segni di uno svolgimento della sua percezione
artistica, verso un paesaggismo di impronta romantica
che, nella piena luce solare, trasfigura l'immagine
delle antiche vestigia di Paestum, del tutto priva di
accenti enfatici o retorici, in una lirica visione mediterranea
dai riflessi dorati”.
Il dipinto ben evidenzia la volontà dell'artista di rimanere
fedele al paesaggio ripreso “en plein air” in studi
e bozzetti a matita o con la tecnica della pittura a olio
su carta (fig. 7), per poi trasferire in studio queste
prime impressioni sulla tela.
Datata 1826 vi è una diversa veduta dei tre templi animata
in primo piano da bufale al pascolo (fig. 8). Qui
il paesaggio, pur se rappresentato in una medesima
rigida e classicheggiante prospettiva, è reso luminoso
da un attento uso della luce, delle ombre e dei colori,
come il meraviglioso giallo ocra delle antiche
strutture architettoniche, evidenziando l'apertura
dell'artista alla nuova corrente romantica. La veduta,
conservata a Pescara al Museo dell'Ottocento, è la
tela di più grandi dimensioni realizzate da Pitloo tra
quelle finora conosciute.
Di notevole impatto scenico è altresì il dipinto
dell'elegante tempio di Atena ripreso da ovest (fig. 9),
dove una calda e rarefatta luce pomeridiana illumina
il monumento, vivacizzato da un folto stormo di corvi,
gli uccelli che un tempo nidificavano intorno alla
trabeazione del monumento, alzati in volo per dare il
benvenuto all'artista.
Lo scenario magistralmente rappresentato dal maestro
è lo stesso di quello descritto dallo scrittore e filosofo
francese Albert Camus, che visitò Paestum nel
dicembre 1954. Lo spettacolo che al tramonto gli si
presentò davanti, con la luce proveniente dal mare,
vicinissimo e ancora azzurro, è ben descritto nei suoi
appunti di viaggio: “I corvi che riposavano sul tem-
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pio si alzarono in volo in uno straordinario tumulto di
ali e di gridi, giravano intorno alle antiche strutture,
si avventavano in ogni direzione e ripartivano, come
per salutare la mirabile apparizione, davanti ai suoi
occhi, un essere fatto di pietra, ma vivo e indimenticabile”.
Tra le tele di grande formato, di recente è apparsa
un'inedita veduta dei templi che, attribuita all'artista
olandese, è stata esposta per la prima volta alla
mostra Napoli Ottocento tenuta a Roma nel 2024 alle
Scuderie del Quirinale. Nella composizione risulta
evidente l'accurata analisi della luce nella sua oggettività,
“i cui riverberi giungono fino alle innevate
cime in lontananza” (fig. 10).
Rappresentativa della pittura a olio su carta montata
su cartone — una tecnica che rendeva la rappresentazione
del paesaggio eseguita sul posto molto più facile
e immediata — è una veduta presente nella collezione
della Fondazione Giambattista Vico (fig. 11).
Nel dipinto la sintesi formale dei tre templi ripresi da
mezzogiorno è ottenuta con poche pennellate, effetti
morbidi e macchie di colore con tinte cupe e sofferte,
quasi “impressioniste”. Simile nell'inquadratura e
nell'esecuzione, ma con differenti figure in primo
piano, è l'olio su carta a lui attribuito, presente in una
collezione privata (fig. 12) e riproducente la stessa
scena ripresa anche da Giacinto Gigante (fig. 13),
erede culturale e maggiore rappresentante della Scuola
di Posillipo, che intorno alla seconda metà del secolo,
con le nuove tendenze naturalistiche del verismo
in pittura, può dirsi conclusa.
In una diversa raccolta è conservato un dipinto, forse
la prima rappresentazione di Pitloo dei templi di Paestum.
Esso consiste in una popolare e diffusa veduta
realizzata presumibilmente per soddisfare le richieste
dei viaggiatori del Grand Tour presenti a Napoli,
per i quali l'antica città era divenuta una tappa obbligatoria
(fig. 14).
Fig. 4. Anton Sminck van Pitloo (1790-1837)
Cava dei Tirreni, ponte e chiesa di San Francesco, 1836
Olio su tela (34 x 23 cm)
Collezione Intesa Sanpaolo, Galleria d'Italia, Palazzo
del Banco di Napoli, Napoli
Fig. 5. Anton Sminck van Pitloo (1790-1837)
Il boschetto di Francavilla al Chiatamone, 1824
Olio su tela (75 x 44,5 cm)
Collezione Intesa Sanpaolo, Gallerie d'Italia, Palazzo
del Banco di Napoli, Napoli
(ex Palazzo Zevallos Stigliano)
5
5
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Fig. 6. Anton Sminck van Pitloo (1790-1837)
I tre Templi di Paestum, 1824
Olio su tela (86 x 60 cm)
Collezione Borbone, Museo di Capodimonte, Napoli
Esposto alla prima Biennale borbonica del 1826
6
7
7
Fig. 7. Anton Sminck van Pitloo (1790-1837)
I Templi di Paestum, 1824 ca.
Olio su carta (carta intelata) (38 x 22,5 cm)
Firma in basso a sinistra
Collezione privata, Parigi
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8
Fig. 8. Anton Sminck van Pitloo (1790-1837)
Veduta dei Templi di Paestum, 1826
Olio su tela (130 x 98 cm)
Collezione privata Venceslao Di Persio e Rosanna
Pallotta
Museo dell'Ottocento, sede dell'ex Banca d'Italia,
Pescara
Esposto alla mostra “I Tesori nascosti” tenuta a Napoli
nel 2016-2017 presso la Chiesa Santa Maggiore alla
Pietrasanta.
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Fig. 9. Anton Sminck van Pitloo (1790-1837)
Il Tempio di Atena a Paestum, 1826 ca.
Olio su tela (47,2 x 34,3 cm)
Collezione privata
(venduto da Christie's a Londra nel 2011)
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Fig. 10. Anton Sminck van Pitloo (1790-1837)
Veduta dei templi di Paestum (non datata)
Olio su tela (124 x 81 cm)
Collezione privata
Opera inedita esposta alla mostra "Napoli Ottocento"
tenuta a Roma nel 2024 alle Scuderie del Quirinale
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Fig. 11. Anton Sminck van Pitloo (1790-1837)
Veduta dei Templi di Paestum, 1824-1826
Olio su carta incollata su cartone
Collezione privata, Fondazione Giambattista Vico
Esposto alla mostra "Paestum e Grand Tour", Castello
dell'Ovo, Napoli, 2016
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Fig. 12. Anton Sminck van Pitloo (1790-1837)
(attribuito)
Paestum, XIX sec.
Olio su carta (20 x 14,2 cm)
Collezione privata
Fig. 13.
Giacinto Gigante (1806-1876)
Veduta di Paestum, XIX sec.
Olio su tela (36 x 26 cm)
Collezione privata
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Fig. 14. Anton Sminck van Pitloo (1790-1837)
I Templi di Paestum, XIX sec.
Olio su tela (32 x 25 cm)
Collezione privata
Fig. 15. Autore anonimo
Ritratto di Pitloo, senza data
Matita su carta (9,8 x 13 cm)
Collezione del Rijksmuseum, Amsterdam
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Fig. 16. Anton Sminck van Pitloo (1790-1837)
Cielo al tramonto, XIX sec.
Olio su carta applicata su tela (31,5 x 16 cm)
Collezione privata, Roma
Il dipinto, realizzato con la tecnica della pittura a olio su
carta intelata, è indicativo della continua ricerca
dell'artista sulla rappresentazione dal vero degli effetti
atmosferici di luce e colore. Questa opera mostra chiaramente
la tendenza dell'autore alla sperimentazione cercando
di catturare l'ampia gamma dei colori di un cielo al
tramonto: dai riflessi della luce del sole alle ombre che
delineano le parti scure delle nubi.
Riferimenti bibliografici:
Catalogo delle opere di belle arti esposte nel palagio del Real
Museo Borbonico il dì 4 ottobre 1826, Edizione Stamperia
Reale, Napoli, 1826
Raffaello Causa, La Scuola di Posillipo, Società Editrice Storia
di Napoli, 1972
Elena Di Maio (a cura di), Anton Sminck Van Pitloo (1791-
1837). Un paesaggista olandese a Napoli, catalogo della mostra,
Galleria Carlo Virgilio, Roma, 1985
Luisa Martorelli, Giacinto Gigante e la Scuola di Posillipo,
Electa Napoli, 1993
Franco Carmelo Greco et al., La pittura napoletana
dell'Ottocento, Tullio Pironti Editore, Napoli, 1996
Marina Causa Picone, Stefano Causa, (a cura di), Pitloo: luci e
colori del paesaggio napoletano, Editore Electa Napoli, 2004
Nicola Spinosa, Mariella Utili (a cura di), Museo di
Capodimonte, Touring Editore, Milano, 2002
Antonio Spinosa, L'Accademia di Belle Arti di Napoli. La
Galleria, Electa, 2008
Isabella Valente (a cura di), La Scuola di Posillipo, la luce di
Napoli che conquistò il mondo, Mediterranea Edizioni, 2019
Sylvain Bellenger et al., Napoli Ottocento, Dal sublime alla
materia, Catalogo della mostra, Scuderie del Quirinale, Electa,
2024
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Nella Napoli della prima metà del XIX secolo si sviluppò
la corrente artistica della “Scuola di Posillipo”,
un fortunato episodio di pittura del paesaggio
coincidente con la nuova sensibilità romantica che
in quegli anni si stava diffondendo in tutta Europa.
Fondatore del nuovo movimento artistico fu il pittore
olandese Anton Sminck van Pitloo, che stabilitosi in
città nei primi anni dieci dell'Ottocento introdusse in
pittura la rappresentazione dal vero della natura,
“en plein air”. Non più eseguita a cavalletto al chiuso
di un atelier, la pittura era caratterizzata dalla
resa impressionistica degli effetti di luce e colore,
impiegando spesso l'innovativa tecnica della pittura
a olio su carta intelata. Questo era un conveniente
procedimento per il completamento all'aperto del
dipinto, così da cogliere la mutevolezza atmosferica
della radiazione luminosa.
Ispirato dalla bellezza del paesaggio di Napoli e dei
suoi dintorni, ci ha lasciato numerose vedute dei templi
dorici dell'antica città di Paestum. Il luogo è compreso
nel curriculum di opere presentato per il concorso
all'Accademia di Belle Arti, dove dal 1824
assunse il ruolo di professore della cattedra di Paesaggio,
tra le prime istituite in Europa.
Immagine di copertina
Pieter van Hanselaere (1786-1862)
Ritratto di Pitloo, 1814 ca.
Collezione del Municipio di Arnhem, Paesi Bassi
collana
I Quaderni dell’Arte
a cura di Costabile Cerone
Quaderno 34 - ottobre 2024
Anton Sminck van Pitloo
Il Paesaggio di Paestum
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