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Giornale dei Navigli n. 44 - 13 dicembre 2024

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Venerdì 13 Dicembre 2024 L'ALTRA COPERTINA 3

OPINIONI

Le trappole che i siriani devono evitare

(dad) Dopo la caduta di Bashar al

Assa d gli interrogativi sull’or ientamento

dei nuovi capi della Siria incombono

all’orizzonte. Per il momento

viviamo ancora l’emozione delle carceri

che si svuotano, del ritorno dei

primi esuli e della gioia che nasce dalla

fuga di un tiranno, ma la storia di altre

dittature rovesciate nel mondo arabo

lascia intravedere le trappole che la

Siria dovrà evitare se vuole ritrovare

una certa stabilità dopo una guerra

civile durata tanti anni.

L’Iraq ha vissuto la caduta di Sad -

dam Hussein dopo l’invasione statunitense,

mentre la Tunisia ha rovesciato

Ben Ali nella prima rivoluzione

delle primavere arabe. In seguito

la stessa sorte è toccata a Mu -

barak in Egitto e a G heddafi in Libia.

Ognuna di queste transizioni dopo

l’uscita di scena di un leader autoritario

ha suscitato grandi speranze,

che però sono state regolarmente disattese.

I nuovi leader siriani conoscono

bene questa storia, che è in

parte la loro storia. Ma sapranno evitare

le insidie?

Il caso dell’Iraq – che il nuovo

uomo forte di Damasco Abu Mohammed

al Jolani ha ben presente, dato

che ha operato nei ranghi dei jihadisti

– è emblematico. Il grande errore

commesso dagli statunitensi dopo

aver rovesciato Saddam nel 2003 è

stato quello di emarginare chiunque

avesse fatto parte dell’esercito e

d e l l’amministrazione del regime. Il

risultato è stato che le stesse persone

sono entrate a far parte del gruppo

Stato islamico e hanno seminato il

terrore. La Siria si ritrova alle prese

con un dilemma simile dopo decenni

di clientelismo e nepotismo.

L’altra trappola irachena è stata

quella posta dal confessionalismo, e

anche sotto questo aspetto la Siria

appare vulnerabile. Gli Assad fanno

parte della minoranza alawita, vicina

agli sciiti. Molti alawiti oggi temono di

subire ritorsioni.

La questione curda, un altro elemento

che lega l’Iraq e la Siria, solleva

un doppio problema: quello del trattamento

da riservare alle minoranze

e quello delle ingerenze della Turchia.

Oggi esiste il rischio concreto di

vedere nascere gravi divisioni regionali

paragonabili a quelle che continuano

a straziare la Libia tredici

anni dopo la fine della dittatura di

Gheddafi.

Il sistema politico ha compromesso

la transizione in Tunisia ed Egitto.

Questi due paesi hanno provato a far

funzionare la democrazia, ma l’espe -

rienza è stata breve a causa dell’at -

tività dei Fratelli musulmani e di un

caos politico sconnesso dalla vita della

gente comune. In entrambi

i casi l’autor itar ismo

è tornato a imporsi.

In Siria gli equilibri politici

sono ancora sconosciuti,

anche se il partito

islamista Hts di al Jolani è

dominante. Il nuovo uomo

forte della Siria, che non è

certo un democratico, sostiene

di aver tagliato i ponti

con il jihadismo. Tuttavia

nella regione di Idlib, che

controllava già prima

d e l l’inizio della sua offensiva, ha governato

con il pugno di ferro, suscitando

diverse tensioni.

Quale equilibrio sarà possibile tra

le varie fazioni siriane? Quali istituzioni

potranno essere create? Quale

sarà il ruolo delle donne e delle minoranze

etniche e religiose? Quali

alleanze internazionali verranno

strette? Finora al Jolani ha dato prova

di pragmatismo, preoccupandosi di

rispettare le minoranze e di non imporre

nulla alle donne. Possiamo credere

che manterrà questa linea sul

lungo periodo?

Quest ’uomo di quarant’anni dal

passato problematico ha studiato a

fondo le esperienze dei paesi della

regione. Oggi in Siria non mancano

né i talenti né i mezzi per far rinascere

il paese, a condizione di non cadere

nelle trappole che sono risultate fatali

ad altri.

Pierre Haski, France Inter

per internazionale.it

(Traduzione di Andrea Sparacino)

Un altro “fronte caldo” si apre, o

meglio, si riapre, lasciandoci mille interrogativi

su quale sarà lo sviluppo in

q u e l l’area, così come dei rapporti internazionali

con essa. Ho lasciato parlare

chi conosce questo territorio, con

una visione comunque “o ccidentale”

della questione.

La polveriera aumenta sempre più

in dimensioni, questo è certo. Chissà

quando i potenti della Terra si stancheranno

di giocare a Risiko con le

nostre teste...

AD

v

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