Materiali per un inedito volume sulla via Claudia Augusta Altinate
I publish here two excerpts from a small volume of mine from 1993 that has remained unpublished and follows up on articles that have already appeared in journals on the subject of the roman road Claudia Augusta Altinate
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Il passaggio della
Via Claudia Altinate
in Val Canzoi
di Silvano Salvador
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A giudicare agli interventi che
sì continuano a pubblicare su
quotidiani e riviste locali (1), la
via Claudia Augusta, o per meglio
dire il suo percorso attraverso
la Val Belluna, fornisce sempre
l’occasione per stimolanti
interpretazioni, suggestive ricostruzioni
e, talvolta, accese discussioni.
Come è noto, il pomo
della discordia è costituito dall’individuazione
del punto di accesso
di questa antica via al
territorio bellunese; tralasciando
il Fadalto, esistono almeno
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S.Rosia, è ancora possibile vedere
un’abbandonata sede stradale
tagliata per alcuni metri nella
roccia. «La località, non accennata
da nessuno scrittore precedente,
parve strana quando il
relitto (della via Claudia) fu
segnalato per la prima volta; più
tardi io stesso, per poterne dare
la, sicura attribuzione, dovetti
perlustrare minutamente le zone
circostanti» (A.Alpago-Novello,
«Da Altino a Maia sulla Via
Claudia Augusta»). Premetto
che, a quanti, come lo scrivente,
abbiano percorso in lungo e largo
la Val Canzoi, potrà sembrare
perlomeno strano che una grande
via imperiale trans-nazionale
(una sorta di odierna superstrada,
più che semplice via di transito
militare) s’incuneasse in una
simile angusta e selvaggia valle.
Ma soprattutto pericolosa: giac-
chè l’intera zona è sempre stata .
caratterizzata da molteplici franamenti,
smottamenti e straripamenti
di acque; l’analisi geomorfologica,
infatti, vi individua
parecchi punti di cataclasi. Due
grosse frane, ad es., sì sono prodotte
in epoche diverse proprio
lungo il supposto percorso della
Claudia: l’una nei pressi della
frazione Montagne e l’altra poco.
oltre il ponte Umin, tra questo e
l’attuale maneggio. Significativo
è, poi, che una valle trasversale a
quella di Canzo! si chiami Frai-
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tuno riportare le parole dell’Alpago
Novello : «Ivi uno sperone
di roccia calcarea è stato tagliato
a capanna per il passaggio della
strada, e il piano stradale, inclinato
verso monte, conserva molto
netto il segno di un’arrotatura
che deve aver avuto un lunghissimo
periodo di traffico per approfondirsi
così. Della sede stradale
è conservata solo la parte
intagliata nel vivo: l’altra, sostenuta
necessariamente da muro, è
stata asportata da qualcuna delle
molte e rovinose piene del
Caorame». Purtroppo, la foto
pubblicata dall’Autore non permette
di evidenziare il complesso
del tronco stradale nè, a maggior
ragione, i seguenti elementi,
cui alluderò per sommi capi.
1) E’ molto probabile che il
solco di arrotatura sia stato ritoccata
artificialmente, tramite
l’incisione di una scanalatura
longitudinale rispetto alla éarreggiata:
lo proverebbe il fatto
che la rotaia passa del tutto
rasente alla parete roccioso, la
quale è stata levigata e smussata
unicamente in corrispondenza
della scanalatura medesima e
per un’altezza di circa 25-30 cm.;
2) L’inclinazione del piano
stradale, accentuata intenzionalmente
come detto sopra, mirava
certamente ad evitare lo
slittamento laterale dei carri,
specialmente durante la stagione
invernale quando la mancanza
di insolazione per gran parte
del giorno favoriva il formarsi e il
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perdurare di ghiaccio sulla roccia
viva. Per tale motivo, e considerato
l'estremo spostamento
verso inonte, a ridosso della parete,
del solco di carriaggio, è da
credere che già in origine la
larghezza utile della strada fosse
notevolmente ridotta. Non solo:
circa 50 m. a Sud-Ovest rispetto
alla chiesetta, sul tratto in pendenza
di un piccolo dosso, si
rilevano altri solchi, molto meno
marcati di quello appena descritto,
impressi sulle rocce affioranti
dal terreno: la loro disposizione,
unita alla presenza di
un masso calcareo dalla superficie
verticale perfettamente liscia
- uno «scalino» alto più di 60 cm.,
impossibile da superare per qualunque
mezzo di trasporto - posto
all’estremità Ovest della pista
sopra uno scoscendimento
(la larghezza residua fruibile è
addirittura meno di un metro e
mezzo), rende altamente plausibile
l’ipotesi che lungo quel tratto
di strada si realizzasse un
unico senso di scorrimento del
traffico; un traffico composto
essenzialmente da piccoli carri
(lo scartamento delle rotaie è di
circa 75 cm.) e non necessariamente
di particolare intensità:
infatti, per spiegare l’arrotatura
prodottasi su un piano di roccia
calcarea piuttosto tenera e friabile,
è sufficiente pensare che
per molti secoli proprio di là
passasse una via locale diretta
nell’alta Val Canzoi (modernamente
sostituita da una variante
in seguito al franamento e all’erosione
dell’antica carettabile)
sulla quale, come ho detto, per la
ris trettezza del piano viario c’era
no presumibilmente dei punti
obbligati - dove più si sono
ap profonditi i solchi - su cui far
scorrere 1 veicoli: anche una serie
limitata di passaggi di un carretto,
ripetuta nell’arco di secoli, è
in grado di incidere una sifatta
roccia calcarea;
3) Si può osservare, d’altronde,
la rozzezza con la quale la
parete rocciosa è stata tagliata: i
numerosi spigoli e sporgenze,
compreso 1l non elevato spuntone
(h. min cm. 230 - max cm.
2,00) in prossimità della chiesetta,
denotano una tecnica frettolosa
adatta più ad un tracciato
rotabile secondario che non ad
una strada «importante e molto
adoperata» (4).
Mi sembra arduo dare «la sicura
attribuzione» di questo tronco
viario alla Claudia, tenendo presente,
in aggiunta a quanto esposto,
che «in genere, nel linguaggio
tecnico romano, hanno il nome
di «viae» solo le strade che permettono
l’incrocio di due veicoli»
(5) - mentre ciò, come visto,
proprio nel tratto di S.Rosia non
doveva essere possibile - : ed
inoltre che un segno di arrotatura,
di per sè, dimostra ben poco
se pure il De Bon (6) aveva
assegnato alla Claudia le rotaie
da lui individuate nella zona di
Longarone e dell’Alto Cadore.
La vicinissima Cullogne, di fondazione
quasi sicuramente romana,
rende verosimile, piuttosto,
la supposizione che la Valle
di Canzoi fosse meta di regolare
frequentazione fin da lontane
epoche in ispecie per l’abbondanza
di acqua e legname (per il
trasporto del quale l’utilizzo di
carri piccoli e leggeri era pressoché
indispensabile).(7)
AÀA.Alpago-Novello prosegue,
scrivendo: «Valicato il Caorame
(al ponte Umin), la strada non
può essere se non quella che
risaliva il pendio della valle in
riva destra per avviarsi, in quota,
verso Arsòn e Lasèn: il suo tracciato
riappare chiaro nella mulattiera,
priva d’importanza locale,
ma diritta, con livellette
costanti...talora intagliata in
roccia, che passando per
C.Pradel e Montagne, porta ad
Arsòn. Nei fogli del Catasto napoleonico
essa è denominata
»Strada comunale che conduce
alle Montagne» (Per l’esattezza,
va precisato che nelle mappe del
Catasto austriaco, che riprende
in sostanza quello napoleonico,
la strada in questione viene denominata
«strada comunale per
Altrin» dall’odierno maneggio
delle Cimule fino alla frazione di
Montagne e da questa in avanti
«strada comunale delle Monta-
gne per Arson»). |
Risulta forse alquanto improprio
riferire la locuzione «diritta»
- quanto meno nell'accezione
corrente, «euclidea» della parola
- ad una mulattiera che, dal
ponte Umin a Lasen, mantiene
la linea retta per una percentuale
minima del percorso, solo nel
segmento tra Montagne ed Arson.
Anche i tagli in roccia non
sono di entità e difficoltà tali da
essere senz'altro riferibili ad una
strada «importante». Non è da
escludere, d’altro canto, un origine
posteriore di questo tratto
di mulattiera rispetto alla sottostante
che passava per S.Rosia:
al riguardo è da notare la convergenza
dei seguenti fattori. Le
memorie che sì tramandano fra
gli abitanti anziani
mentre contermano la
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Val Canzoi, insistono suilia
della valle.
serie di località (ad es
$ Eustachio. Fraina,
del posto, nel
la remota
antichità della strada bassa di
rela-
tiva «modernità» del tratto da
- PR
Montagne diretto verso l'interno
Nelle carte mano-
scritte del ‘600-’700 si citano una
Guarda,
ecc.) raggiungibili per il tramite
di una via lungo il Caorame, e
nessun cenno è fatto ad eventuali
insediamenti di una qualche
rilevanza, nemmeno all’abitato
di Montagne, ad est di Arson,
eccettuato Le Marianne in corrispondenza
della case Novai, sopra
Soranzen (8). Determinante,
infine, è l’assenza, sulla mulattiìera
in questione, di arrotature
paragonabili a quelle riscontra-
bili a S. Rosia: le modeste pressochè
invisibili, tracce di carriaggio
denotano uno scarso uso della
«strada» (9), ovvero, con maggior
probabilità, una più recente costruzione
della stessa.
Ora, sorgono spontanei alcuni
interrogativi: perchè affermare
che «si ritrova qui il carattere di
strada non commerciale (più al.
ta dei paeselli)» quando mi pare
evidente che la sua regione d’es.
sere è proprio nel fungere da
collegamento tra 1 vari paesini e
case nominati dall’Autore (Montagne,
Cansul, Novai, Arson, La-
. sen) che senza una qualunque
viabile intermedia non sarebbe.-
ro di certo collocati dove oggi li
vediamo ? Come a Le Ave anche
lungo la strada di Altrin vi sono
tratti esposti con un esiguo spazio
disponibile al transito: un
viaggio di 350 miglia da Altino al
Danubio, della durata di
parec-
chi giorni, avrebbe potuto effettuarsi
in mancanza di veicoli
pesanti e di una certa capienza?
Da quale fonte, escluso che dai
miliari di Cesio e Rablat si possa
arguire molto in merito, è desu-
mibile la
natura esclusivamente
militare della via Claudia Augusta
(10)? E non può inoltre
sfuggire che per un tratto di
strada di circa 15 miglia da Col
della Torre a Servo di Sovramonte
- gli unici capisaldi ad
averci lasciato testimonianze di
romanità - non si riscontrano
adeguati sistemi di fortificazione
nè si ha notizia di ritrovamenti
archeologici in tal senso (11):
dato che normalmente
«per...esigenze di sicurezza, le
strade romane evitano i
passaggi
in gole e
valli strette» (12), come
pensare che una importante via
di comunicazione si snodasse in
mezzo a tre valli - Val Canzoi,
Valle di S.Martino (l’antica Val
di Garza) e Valle di Lamen - tra
fitte foreste ed insidiosi varchi
montani, senza una sufficiente
protezione da agguati ed imboscate?
E’ ovvio che soltanto una
più rigorosa ed estesa verifica sul
terreno potrà definitivamente
smentire l’attribuzione alla
via
Claudia del «punto-chiave» di
.Rosia e, a fortiori, di buona
parte del successivo percorso
verso Aune.
Vale la pena fare un’ultima
considerazione. Ammessa la va-
lidità della ricostruzione propo-
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al 7 illa centu-
sta da A a tra Cesio e
razione (13), i primi «incolae»
Cullo8" rebbe imitato taro
«i con ul ticolo 1l cui
le vs centrale risultava incli-
car di circa / radi O. sul
De go passa per Cesio-
DD ggiore ed il D mano supe-
riore, tirato ad ’ retto per
gota 646 s.l.m. raggiungeva
Cullogne, «la sede dei conciliabula
ossia delle riunioni dei coloni
romani (donde il nome )»; si spiegherebbe
così, pr abilmente,
anche l’orientamento N.-S. del-
l’abitato di Cesiomaggiore, collo-
cato tra due decumani. Poichè
queste operazioni gromatiche
avranno preceduto senza dubbio
il tracciamento di grosse vie di
comunicazione, bisogna aspettarsi
che un'eventuale strada
una «strada imperiale, che si
sovrappose alla centuriazione,
dal Cesiomaggiore al minore andava
in senso diagonale» leggermente
più a monte dell’attuale
carrozzabile (14) e, procedendo
appunto «lungo il decumano coloniale»,
fino a Can, passava
sotto Toschian, volgeva a Fianema
e, attraversando il Caorame
al ponte di Salgarda vecchia
(15), proseguiva, sempre in rettifilo,
per Villabruna e Foèn (su
questa direttrice furono eretti o
icostruiti, in epoca medievale, i
castelli di Cesio, Fianema, Salfue,
Villabruna, Lusa, Grun).
pro questo fosse il peri
a via Claudia, aperto su
Stupendo altopiano facil-
“o sorvegliabile, non sarebbe
Utto inverosimile (16).
o particolare: C. Comel, Il
Ugusto pe della Claudia
anno 100.2» iN Dolomiti Nr. 5
Val Canzoi - Vista, dal lato Nord-Ovest, del tratto di strada di S.Rosia.
relazione di S. Pesavento Mattioli,
per conto del prof. L.Bosoi,
L’antica viabilità nel territorio
bellunese, letta al convegno «Bel-
Jlunates, Catubrini e Feltrini»
tenutosi a Belluno il 28 e 29/10/
1990.
2) Per Quero: A.De Bon, Rilievi
di campagna in la via Claudia
Augusta Altinate Venezia 1938;
per Vas: L.Bosio, Itinerari e
strade della Venetia romana,
Padova 1970; per M.Garda:
F.Pilla, Il guado della Piave della
Claudia Augusta, Venezia 1944-
45, e C.Anti, La uia Claudia
A ta ad Altino dalla Priula a
Belluno, Milano-Varese 1956;
per S.Boldo: P.Fraccaro, La via
Claudia Augusta Altinate, Pa-
via 1939.
3) A.Alpago-Novello, S.Rosia
(un punto-chiave nel percorso
della via Claudia Augusta ad
Altino), in Archivio Storico di
Belluno Feltre e Cadore n. 180
anno 1967 pagg. 81- 86. Il contenuto
di questo articolo, del quale
ho riportato alcune frasi nel
testo, è stato poi trasfuso dall’autore
nel volume Da Altino a
Maia sulla Via Claudia Auousta,
Milano 1972. i
4) Non occorre richiamare alla
mente le più ardite opere strada-
li romane, come il traforo del
S Bernardo e del Furlo o la via
Traianea sul Danubio. Basta anche
dare uno sguardo alla «via
pagana» a S.Donato di Lamon e,
se vogliamo, alla stessa «contestata»
Croda Rossa di Praderadego
«con un taglio fino anche a
10 m. d’altezza nella roccia viva
degli spigoli salienti» (A.A]pago-
Novello, Da Altino a Maia cit.).
Nè va dimenticato che la via
Claudia, aperta da Druso Maggiore,
fu «munita», cioè portata a
termine sistemata e ampliata
dall’imperatore Claudio, il
quale
godeva fama di abile costruttore
di strade di montagna: «Vias (a
Claudio) per montes excisas»
vio MAL Hit. 2CKX VI, 15,
125).
5) M.A.Levi, Società e costume,
vol, II di Roma antica, pag. 492,
Torino 1976.
6) A.De Bon, Rilievi di campagna
cit., pag. 51 e sgg.
7) Il medesimo De Bon scriveva
negli anni ’30, op. cit. pag. 46,
«Localmente vi è la tradizione
del passaggio di un’antichissima
via nella montagna, diretta verso
l’alta valle del Caorame e al
passo Finestra». Anche se poi
egli la scambiò per la «strada
detta di Bandiera» che passa ad
est e sopra la Val Canzoi, e
gute ce Cu ogne api Lee Val Canzoi - Particolare della rotaia visibile a S.Rosia.
la Torre, ove ancora si vedono
degli avanzi». (Non c’è da stupirsi
che su un isolato colle, a 1000
m. d’altitudine, sia stata eretta
una struttura di vedetta e segnalazione,
in quanto si trattava del
facili associazioni fonetiche, è 9) Meglio lasi direbbe «strada da
sufficiente dare un occhiata alle musse» (ossia da slitte per il
mappe catastali di quell’epoca carico della legna). Si hanno
per rendersi conto che a Pren, indicazioni che già ab antiquo vi
solo punto adatto -unitamente al oltre alla strada di Maren, c’era- fossero ubicati dei ricoveri prov-
Termen con il quale era in colle- no quelle di Naren e Lamen; per visori per pastori e boscaioli.
amento ottico e dove pure qual- Cui la derivazione dai noti topo- i i i i
Mii sino fimane - per il neces- nimi etruscoidi con suffisso in n Ben bci pee at
sario controllo di tutta la valle -en appare assai più probabile. ostruite anzitutto per e
del Caorame). * Je sa Per scopi mi-
Curioso, semmai, è che nelle litari, e spesso con l’impiego di
8) Nota sulla...nota! L’Alpago- stesse mappe venga nominata soldati come mano d’opera; tut-
Novello a pag. 107, nota 10), del una «strada comunale delle Ma- tavia, soprattutto dal II secolo
ibro Da Altino a Maia cit. scri- rianne» (forse diretta appunto a.C. e con molto maggiore svive,
quasi a mò di facezia: «Il alla località omonima menziona- luppo durante la storia imperiaronco
Pren-Vignui nelle mappe ta nel testo ?) presso la chiesetta le, queste grandi arterie di comu-
napoleoniche figura come «stra- di S.Martino, ma situata
Nord- nicazione diventarono anche le
di Maren» (per Val Ovest rispetto al supposto corso direttrici di scambio, attraverso
do le della Claudia. le quali si articolava e si svilup-
pava ai vi ie n
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bello pat el due milìiar
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CLracciIaAtoO. avente carattere decì
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lungo 1l percorso, tranne
al tortilizio di Lasen: alla
luce del materiale recentemente
1} y* 7 RE PEA .
pa | raccolto sul colle di questa locali.
NN e
Ieltrino e Tren- lo
tà -trammenti di cerami
| ha >
LLAU i
data-
bile alla fase recente del Bronzo
fast
11) A onor del ver e stata
L_Alpago-Novello (Contributi
ali esplor È FCI P
samente militare e non comn
ciale».
E subito dopo aggiunge,
“ i
er
es i s
TCiazione ad un «rudere appena
- e delle peculiarità degli avanzì
ancora visibili è opinabile l’attribuzione
all’età romana del complesso
tortificato (forse esso non
era no più impiegato a
wr rv" pv"
ne LITLTLLZA
i
-
Un di laurea
A.A. 1954- 55, pagg. 35-37) la
prima ad aver proposto l’identificazione
della via Claudia con
chio percorso da Aune a
Montagne (in seguito ripresa tal
quale dal padre nel volume più
volte citato). Ecco le sue parole:
«In questa selletta (di Cimamonte)...
sì nota una sede stradale
pressochè abbandonata - mulattiera
- che verso ovest scende
all’abitato di Aune con bel percorso
rettilineo e a livellette
costante del 15%. Verso est la
mulattiera prosegue con andamento
ìl più rettilineo possibile a
mezza costa...passando per le
località Norcenadego e Maragno,
arriva alla testata del torrente
Colmeda... Di È sempre
con sensibile pendenza ed anda-
mento rettilineo, sì porta ai paesetti
di Lamen, Pren e Vìi-
visibile», nella
S.Martino: «Ritengo possano es-
sere 1 resti della testata di un
antico ponte: collegando questa
identificazione con la presente
di un fortilizio sul vicino colle dì
Lasen, sì può supporre che questi
due resti vadano riferiti al
percorso dell’antica strada dì
carattere militare, forse la stessa
via Claudia Augusta». Dando
atto della notevole cautela usata
dall’Autrice, è doveroso fare due
osservazioni: 1) il presupposto
del carattere unicamente militare
della Claudia porta come conseguenza
che un tracciato ad alta
quota e costantemente rettilineo
(ma nella fattispecie quest’ultima
caratteristica è solo parzialmente
vera) sia tutto quello che
occorra per la necessaria identificazione;
2) non sì fa cenno
alcuno ad eventuali opere dì
scopi militari dai romani: se |ì
reperti trovati alla fine del secolo
SCorso risalgono proprio a tale
epoca (A.De Bon, Rilievi cit. pag.
+44, nota 3), essi comprendevano
soltanto «arnesi domestici» e non
armi. Va, anzi, notato che, ponendo
quelli di Lasen accanto
agli altri rinvenuti a Vignui e
Crocera di Lamen (cfr. anche la
» er ",
Li "Li Li CNeEC0I OLTCAa ael \ eneto N
Modena 1988) è possibile delìneare
con sempre maggior chiarezza
un continuum topografico
fra gli oggetti, risalenti ad un
periodo compreso tra l’eneolitico
ed il Bronzo recente dislocati
proprio sul percorso attribuito
alla Claudia: senza che di quest
ultima sia emersa la benchè
minima prova archeologica.
ne dell’area teltrina sia avvenute
vi, Op.cit. pag. 491.
3) A.Dal Zotto, Introduzione
alla storia
antica di Feltre, Pa-
dova la 1955, Pagg. ; 53-56. E° forse
pera dello
più convîncente dell’o-
sa—————————————
16) Le affermazioni di A. Dal
/Z Otto, Op it: che «l'in linazione
degli elementi sl radali superstit)
corrisponde alla ratio « 0eli (della
limitatio agraria)», con la conse
ouenza che «la rete stradale (11
no gviluppo Originato dalle
agtremità di due decumeni della
colonia (=Cullogne)»; e che la
«strada imperiale» da Cesiomag
giore per Villabruna sia da iden
rificare con la Claudia Augusta
asserti che potrebbero anche es
sere disgiuntamente veri - per
riuscire attendibili devono sod
disfare a due condizioni: a) la
parziale modifica delle conclu
sioni cui è pervenuta L.A lpago
Novello (Resti di centuriazione
Val Canzoi - Tracce di carriaggio a circa 50 m. Sud-Est dalla chiesetta di
romana nella Val Belluna , 1957)
che ha ipotizzato un orienta
mento generale sull’asse Nord
Sud, anzichè Est-Ovest, per la
14) La scoperta della massicciata
di una strada romana avvenne
nella zona tra il pubblico lavato-
10 e la latteria di Cesiominore,
ossia più a nord dell’attuale provinciale
(v. A.De Bon, op.cit. e
L.Alpago-Novello, op.cit.).
15) A.De Bon, op.cit., «Ponte
vecchio di Salgarda, un tempo
vigilato dall’omonimo castello,
ritenuto uno dei più vecchi del
feltrino...Nel greto del torrente
non si riscontrano resti di un
ponte più antico. Mi riferirono
che essi vennero raccolti dal
capomastro che nel secolo scorso
costruì il ponte in muratura» (poi
sostituito da una passerella). «La
strada che vi accede è larga oltre
quattro metri e sale ad incontrare
la provinciale con una pendenza
non molto forte. F’ chia-
mata sul posto strada vecchia di
Salgarda».
centuriazione nel feltrino. Co
munque, a meno di supporre
l'avvicendarsi di due distinte
centuriazioni con versi contra
Ancora sulla via
Claudia Augusta Altinate
di Silvano Salvador
Come accennavo in un prece-
dente articolo, credo che un’'insistita
e puntuale ricognizione
inizialmente v’era una semplice
è provvisoria strada che dopo
metri sul Terche, lungo un tratto
quasi costantemente in ombra
anche nelle parti più marginali
del supposto percorso della via
Claudia Altinate (1) lascia
tirca mezzo secolo venne mili-
tarmente guarnita da colui che
ce ne tramandò il nome in due
famosi miliari: i] castello di Zu-
d'inverno (le conseguenze sono
facilmente immaginabili)? “Il
breve tratto che dal bivio (di $.
ancora spazio a qualche rifles-
melle sarebbe così in funzione di
Donato) scende direttamente
sione e a più d’una perplessità.
Se allora mi ero occupato della
Val Canzo1 e zone limitrofe,
adesso vorrei spendere alcune
parole a propositi del passaggio
della Claudia in prossimità del
castello di Zumelle: ed eventual-
mente gradirei che qualcuno replicasse
per correggere quanto
sto per dire ed eliminare i miei
dubbi sull’argomento.
Invero, non è del tutto giusto
considerare la località di Zumelle
un punto marginale sul
percorso della Claudia; chè anzi
è stato proprio l’Pmonimo castello
a destare il massimo interesse
In A. Alpago Novello allorquando
egli iniziò le ricerche
sulla via romana, divenendo in
seguito uno dei fondamentali pilastri
della sua nota tesi (“Da
Altinoa Maia ecc.”). Fin dal 1945
2) l’Alpago Novello scriveva:
| Mi bisognò di concludere che il
Castello di Zumelle fosse stato
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lo abbia già fatto, su due appa-
renti “incongruenze” della rico-
struzione prospettata dall’Alpago
Novello. Mi riferisco
alla posizione (non l’orienta-
mento!) della chiesetta di S.
Donato, all’imbocco della strada
per 1l castello, e al colle che è a
Sud del castello medesimo. Cominciamo
da quest’ultimo:
basta un colpo d’occhio per
notare come la presunta via
Claudia, proveniente da Praderadego
e Pian della Battaglia,
giri esattamente intorno al sud-
detto colle per passare davanti
al castello e attraversare la valle
Terche in direzione di Tiago; il
che non stupirebbe affatto, se un
castello fosse sempre stato dal
principio in quel punto, coevo
alla costruzione della strada.
Ma si è ipotizzato che il castello
sia posteriore - e di oltre mezzo
secolo - al tracciamento della
via; bisogna allora ammettere
che Druso abbia preferito deviare
da un più diritto e sicuro
percorso (quello che attualmente
è l’unico praticabile in automobile)
allungando il tragitto
per passare dietro un’altura e
rasentare così un’impressionante
strapiombo di decine di
verso Ovest al ponticello” (A.
Alpago Novello, “Da Altino a
Maia” cit.) non si sarebbe prestato
altrettanto bene al
transito
della via, anche se molto
ripido (18%)? L’A. reputa questo
tratto di strada “di più recente
costruzione, di quando cioè era
cessata la validità militare del
castello” (3), e posso essere d’ac-
cordo con lui: non vedo, tuttavia,
a quale altro scopo sia stata rea-
lizzata la “strada comunale
detta del castello” (4) sopra il
Terche, se non per servire il vetusto
maniero in modo rapido ed
efficiente senza dover inuti]l-
mente inerpicarsi fino a S.
Donato per poi svoltare e
scendere al promontorio di Zumelle.
Si comprenderebbe
meglio ogni cosa supponendo
che il castello fosse stato progettato
ed edificato non dopo ma
insieme alla strada romana. Non
tanto per dominarla: poichè dal
mastio resta preclusa la facoltà
di scrutarne il percorso dopo
Praderadego, del quale è però
nettamente visibile la forcella;
donde la possibilità che “si tratti
di una delle torri di segnalazione
erette dall’Imperatore Claudio
lungo la via militare”
(5) in grado
di ricevere segnali luminosi dal
valico prealpino, in
un punto del
quale si ravviserebbero infatti le
vestigia di una piccola torre a
—— OE azzaE— EE
pianta quadrata (6). “Del ca-
stello (di Zumelle) risalgono ai
Romani l’impianto, col taglio in
roccia del fossato, profondo,
liscio e lungo ben 110 m., ed il
moncone della torre quadrata
del mastio attuale” (7): ora, sein
origine 1l futuro castello si li-
mitava ad essere essenzial-
mente una mera torre di vedetta
sulla Via Claudia, era davvero
necessario dotarlo di un tale
fossato (molto più profondo di
quelli usualmente scavati nel
“castelli” romani, che non supe-
ravano 1 2,50 m. di altezza) tro-
vandosi 1l fortilizio già collocato
sopra uno sperone roccioso natu-
ralmente protetto dalle due
inaccessibili gole del torrente
Terche?
Valutando proprio la posìi-
zione del castello - solitaria, ap-
partata, inespugnabile, e nel
contempo l’unica a permettere
un’adeguata panoramica sia
verso l’arco prealpino che su una
larga parte della Valle del Piave
- e “la possente costruzione” del
medesimo, sembra piuttosto di
poterne cogliere la preponde-
rante valenza difensiva; una
connotazione difensiva estranea
forse alla concezione emi-
nentemente attiva delle fortifi-
cazioni romane, perlomeno sino
all’inizio del IV sec. d.C. Non
prima di quest’epoca è presu-
*
mibile risalga il nucleo di una
struttura concepita anzitutto
per proteggere se stessa, più che
una primaria via di comunica-
zione di cui rimarrebbero in
vista solo poche centinaia di
metri, costretta dalla morfologia
del luoghi a continui saliscendi
(8).
Introduco la seconda “incongruenza”
con le parole stesse del-
l’Alpago Novello: “A S. Donato
c'è un bivio: la strada militare
romana entrava a Nord, per la
vicina selletta, nella conca ai
piedi del castello” (9). Benissimo:
ma il bivio in questione
sta, ed è sempre stato amemoria
d'uomo e di mappe catastali, alle
spalle della chiesetta di 5.
Donato. Ritengo non trascurabile
questo fatto. La notevole
antichità della cappella (VII o
vVililisec; d:C.; quando si dà per
Scontato che la strada romana
venisse ancora adoperata), l’im-
he provenen do da 5.-E. avrebbe
C tuto arrivare alla selletta
£usta Altinate’
(136.
» Venezia 1945, p.
d'una torre di vedetta, o piccola forti-
i nzionata in linea pres-
sochè retta senza improvvise ed
‘mmotivate curve a gomito. E
ancora: non c'è alcuna traccia nè
di sentiero o mulattiera nè tan-
'omeno di carrareccia sul
3) Da Altino a Maia sulla Via
ia Augusta”, Milano LO/2,D,
4) Così è denominata nella mappa
del Catasto Austriaco ret tificata nell’anno
1845.
ficazione, proprio sul Passo Prade-.
radego ritengo di avere ritrovato (CO-
cuzzolo S.- O., quota 931): presso la
casetta o “rifugio” del prof. N. Meneghetti...ci
sono le tracce d’una probabile
torre quadrata”. Torre di
scolta che farebbe il paio con quella
terreno antistante la chiesa e
lungo il pendio che porta alla sel-
5) L. Alpago N ovello, “Il castellodi
Zumelle e la linea difensiva della
di Zumelle: quanto alla mancanza
di fossato, evidentemente nei pressi
letta, e ho avuto la conferma che
mai è stato trovato qualcosa in
questo settore; 1l vecchio per-
Valbelluna” ne “I castelli del bellunese”,
Feltre 1 989, p. 18.
6) A. Alpago Novello, “Da Altino a
Maiarcit., p. 54: “Soltanto il luogo
di un valico montano esso era superfluo...Sulla
millimetrica collocazione
della torre di Praderadego
(una specie di ponte di trasmissione
corso che andava diritto dalla
selletta al castello punta decisamente
Est rispetto a S.
Donato IV10 in passato era
ancora più lontano dell’attuale
dalla chiesa); la selletta ha
pa
a
subito recentemente un’allargamento
per adattarvi il piano
stradale, mediante l’escavazione
del fianco del colle più volte
citato in questa mia nota: il
punto d’entrata -
un piccolo
incavo fra due promontori -
del-
l’antica via diretta al castello do-
vett’essere ancora più a
Nord
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della chiesetta di $. Donato. Bisogna
allora concludere che il
vero accesso alla chiesa sia stato
sempre costituito dalla stradina
0881 maggiormente usata” che
le a Tiago? (11) Tutto lascia
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Credere che l’antica cappella di
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®. Donato, al modo di tantissime
Edicole e chiesette, indichi la
TESenza già ab initio di quel
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cessari riscontri oggettivi - ormai
pressochét mpropon:ibili nella zona -
se la strada romana fosse stata con-
dotta per il passo di Praderadego
sarebbe stato forse più opportuno
farla proseguire in linea retta, all’in-
circa sul percorso dell’attuale strada
provinciale, qualche decina di metri
ad est di S. Anna; mentre il fatto che
l’antica via flettesse ad ovest, nel
luogo appunto dove nell’altome-
dioevo fu edificata la chiesa, lascerebbe
supporre che il tracciato in
continuazione dei Mercatelli si sno-
dasse lungo la riva sinistra del
Piave, seguendo poi l’ansa che il
fiume forma nei pressi di Falzè di
Pa
LL * o *
Piave: ci si può attendere, pure, che
una strada diampio respiro politicomilitare
e commerciale venisse affiancata,
fin dove possibile, da una
Mel (Loc. Zumelle) - Il fossato del castello.
rete di trasporti per via d’acqua. Il
De Bon medesimo, oltrettutto,
con il sottostante castello), l’A. nota:
“Di qua, a brevealtezza dal suolo, chi
guardi a Nord può vedere in lontananza,
inquadrati nella piccola insellatura,
il luogo di attraversa-
mento della Piave a cui punta la Via
Claudia, e immediatamente sotto, il
castello di Zumelle. Le tre posizioni
sono in allineamento perfetto, e solo
a spostarsi di poco, Zumelle non è
più visibile”. (Si badi che una cosa è
cappella di S. Donato, sulla via
Claudia Augusta”. La foto dal-
l’aereo, inserita nel volume “Da
Altino a Maia” cit., che dovrebbe tra
l’altro illustrare l’autentico percorso
della Via Claudia tra S. Donato e il
Castello di Zumelle, ci fa semplice-
mente vedere il tratto in curva della
moderna carrozzabile presso la chie-
setta.
F’curiosoche una situazione sostan-
escludeva che le strade confluenti
nel trivio di S. Anna fossero egual-
mente antiche, attribuendo al medioevo
il tronco stradale in prosecuzione
per Praderadego.
11) Nel “Contributo del catasto
napoleonico (1810-1825) alle ricerche
di archeologia stradale” (in
‘Studi in onore di A. Calderini e R
Lartbeni = vol. IM Milano-Varese
zialmente analoga si verifichi a S.
Annadi Falzèdi Piave. Quivi, come è
noto, nel piazzale antistante la chie-
=
= —_——
terrt ‘ dell’arch. A. Alpago No-
a riprese nel verificare su]
| no, passo dopo passo, le as-
0S> i . SEA i
tennali studi ed indagini, è oggi
più che mai vivo e proficuo il dipattitointornoalla
via Claudia e
alle strade romane in generale.
E’ bene che nulla venga dato
per definitivamente acquisito
nel campo storico-archeologico,
al par! ni altra genuina di-
sciplin entifica.
Detto questo a scanso di
equivoci, e per togliere ogni ve-
latura di accredine dalle mie
parole, vorrei ancora breve-
e iù pl pe 1
a ’ e
mente accennare alla tesi di chi
vede nel tracciato da Valmareno
al Passo di Praderadego un
tratto della Claudia Augusta Altinate
(tralascerei, invece, il
tronco da Lamen a Cimamonte,
reputandolo scarsamente probativo
del passaggio della strada
romana). Già è stata sottolineata
- oltre la completa assenza
di solchi carrai - l’eccessiva ri-
(visibile sullo sfondo ).
seguenti affermazioni di L.
Alpago Novello (“Il castello di
Zumellee la linea difensiva della
Valbelluna”, Feltre 1990, p.
16-17): “Osserviamo alcuni par-
ticolari della via romana diretta
al passo di Praderadego...La co-
struzione di questa via è
un'opera imponente che ha ri-
chiesto lavoro di maestranza
esperte: quindi non sembra pos-
Mel (Loc. S. Donato) - Pa rticolare della selletta lungo la strada che porta al castello
certamente per opera dell’uomo;
non sembra proprio che sopra i
2,90-3 m. sia stata intenzionalmente
asportata la roccia degli
spigoli salienti. E’ agevole capa-
citarsi come l’incisione e la rimo-
zione di quel friabile calcare
ricco di fessurazioni sia un 'operazione
che non richiede affatto
‘lavoro di maestranze esperte”:
così pure l’erezione con rozzi
sibile attribuirla al periodo
conci di pietra di un muro di so-
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tardo romano o altomedievale.
...quando si facevano costruzioni
affrettate”. È’ chiaro che
l’A. si riferisce al famoso “taglio
fino anche a m. 10 d’altezza nella
roccia viva” e agli “alti mura-
glioni a secco nelle rientranze”
che sostengono la strada. Pur
con tutta la buona volontà e da -
stegno posto su preesistenti basi
rocciose. A questo proposito, c’è
un elemento nuovo che potrebbe
consentire la datazione dei ma-
nufatti esistenti a Praderadego.
Recentemente ho potuto constatare
la presenza di numerosi
frammenti di calce negli interstizi
di tale muro, anche nei
.ilio di pazienti e accurate
segni di incisioni ar
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molto frequentata anche a 9 ODI
«ommerciali, con uno speri
eolato flusso di carri in ambo 1
sensi di marcia; A. Alpago No
vello non aveva tuttavia dubbi
che “il 197% riscontrabile a Pra.
deradego i carriaggi tirati da
coppie di bovi lo superavano
senza troppo scomporsi . Le ca-
ratteristiche topografiche, la
conformazione geologica dei
luoghi, possono ingannare
chiunque. Pur ammettendo la
facile erodibilità della roccia,
nulla può comunque indiziarci
dell’esistenza di una vera sede
stradale carreggiabile, nè della
sua più “comoda” percorribilità
in passato rispetto ad oggi: nella
relazione dell’11 novembre 1591
Mel (Loc. S. Donato) - La chiesetta altomedievale. al Senato veneziano del rettore
_. . di Feltre Francesco Sagredo
cando e adattando antichissimi (pubblicata in “Relazioni dei
sentieri di montagna, centri for- Rettori veneti in terraferma”,
tilizi dislocati da una parteedal- ol. II Belluno e Feltre, Milano
l’altra delle Prealpi venete 1974p.277)si
afferma che “le doi
orientali, a preferenza della strada di Canal di San Boldo e
ta normali e collaudate, ma per Canal di Banche (=Prade-
» sabbia questo meno sicure, vie di I 7 SE Ea
A IE >
transi
ina sa "
1indi
radego)” sono “talmente
all’importante
difficili
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> transito. pena ròte et sassose che con difficultà
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ntro d pio 4; potriano gl’inimici ascendere
du o Bz: p
i
ZUMELLE E CASTELVINI:
CASTRA GEMELLARUM
Un contributo alla conoscenze dell’origine delle prime vicende storiche
di Silvano Salvador
arra 1] Piloni(1): "Ho let-
delle truppe franco-alemanne guidate
risultato sono i seguenti:
to una cronica senza il nome
dell’Auttore: la qual
da Leutari e Butellino (552-553 die):
À seguito, poi, della pubblicazione,
a) la corretta datazione delle muraglie
parlando di Belluno dice a questo mo-
nel 1945, di uno studio di A. Alpago
di sostegno del sentiero di Praderade-
do. Nel tempo, che signoreggiava in
g0 e l'indispensabile chiarimento sul-
FE pae Coil et E ma O e pie > ie =
Italia Teodato, un certo Genserico
fuggendo la tirannide di questo Re, si
ridusse nella valle Belluna, all’hora
piena di boschi; dove edificò un Castello
con una torre per la sua fortez-
Novello(2), si ritiene oggi da più parti
che il primitivo impianto del Castello
risalga ad tpoca romana, quale
Struttura di segnalazione e difesa lun-
g0 1l percorso della Via Claudia Au-
gusta proveniente dal
Soprastante va-
le complessive caratteristiche di que-
Sto percorso:
b) il ritrovamento di una moneta di
Giustiniano I sull’altura di Castelvint.
posta di fronte a quella di Zumelle.
Sulla sponda opposta del torrente Ter-
lico di Praderadego.
Come si vede, l’incertezza e 1] contra-
che (di un’altra moneta trovata sem-
Sto tra le varie
ipotesi rende quanto
pre a Castelvint dirò appresso):
mai arduo affro
ntare un discorso sul-
Cc) l'esistenza di un antico collegamen-
la storia remo
to, ancora in parte riconoscibile, tra le
due alture.
I] sentiero che dal territorio trevigia-
Que-
O. ‘€1
no sale al Passo di Praderadego costi-
tuirebbe, a detta di molti, un notevole
arianti
relitto della famosa strada romana
Claudia Augusta Altinate: "La via è
glio sulle Ori
Storiche -
rire uno Spira-
gini - le prime Vicende
intagliata per circa 400 m. nella roc-
Cia a picco di Croda Rossa... La sede
Stradale è ricavata con taglio fino alt
che a m. 10 d'altezza nella roccia vi-
va degli spigoli salienti, e sostenuta da
alti Muraglioni a secco nelle rientra?
ai
MT
n
sai I
i
16 “che dove la sede attuale sè ri-
dievale, impiegata dai bizantini nelle
stre ' meno di 2 m,, si può ri-
rum romano avrebbe mai potuto per -
loro costruzioni (nella Valbelluna gi
cono lora 1l piano antico... più
correre una via così concepita, che in
alto e (3); ‘La strada sale con
livelle stante, con la parete a
trovano un po’ ovunque le tracce dei
fortilizi che essi hanno realizzato o re-
certi casi si restringe fino a
un metro di larghezza,
a meno di
moni ‘ora anche il fondo) taglia-
staurato nel VI sec. d. C.): una misce
la di calce e sabbia con l'aggiunta di
Disponiamo quindi degli elementi es-
ti rel a, € con 1) lato a valle in
senziali per proporre, con QUASI a880-
alcu: itU retto da muraglioni... è
piccoli frammenti di mattone e pietri-
luta certezza, una datazione al perio-
SCO). Residui di tale cemento si SCOr-
do altomedicevale (età bizantina ) del
propi aratteristica delle vie ro-
mane Q di essere incise a gradino
gono, oltre che negli interlizi, a pro-
sentiero di Praderadego, un itinerario
nel fia 1 monte e sostenute a val-
fondità variabili sotto le muraglie di
studiato evidentemente per funzioni
Praderadego; un attento esame ha
di supporto militare e logistico.(S)
le con poderose mura" .(4) Un'accura-
escluso la presenza di fasi costruttive
Nulja a che vedere con la Via Claudia
(a ricerca In questi luoghi ha recente-
più antiche.
Augusta, la quale risaliva la valle del
mente permesso di giungere a risulta-
ti affatto diversi, tali da ridimensiona-
re o eliminare del tutto i precisi riferi-
menti al passaggio di un'importante
strada romana - non dimentichiamo
che la Claudia Augusta divenne uno
degli assi portanti del sistema viario
dell'antica Roma verso le regioni alpine
- contenuti nelle due citazioni appena
riportate.
Gli ‘alti muraglioni a secco" sono in
realtà formati da conci di pietra saldati
con la caratteristica malta altomne-
E stato inoltre possibile verificare che
sulla roccia di Croda Rossa non compaiono
altri tagli verticali ad elevata
altezza che non siano il prodotto di
morfogenesi naturali. Ma soprattutto
s1 è riscontrato che ]a sede "stradale
venne ricavata seguendo l’andamento
di una delle cenge che corrono para]-
lele attraverso la parete rocciosa, con
Il ricorso ad opere murarie esclusivamente
nei punti dove si verificano so-
luzioni di continuità sui piani di ap-
poggio. Sicuramente nessun "car-
Piave tenendosi sulla riva sinistra del
fiume, coincidendo per la massima
parte con 1] tracciato Opitergium-Ad,
Cerasias (da localizzare molto probabilmente
presso Vidor(6)-Feltria indicato
dall’Itinerarium Antonini. Ciò
del resto, appare perfettamente plausibile
se diamo uno sguardo alla grande
viabilità romana, per norma costante
incline a preferire le grandi valli
alpine, per raggiungere le regioni ai
confini dell'impero, seguendo le linee
di minor pendenza onde evitare di an-
da in basso, uno scorcio del sentiero che sale al Passo. Sempre sul margine sinistro, un tramo di parese della
de
altezza” (A Alpago Novello), praticato su questa parete rocciosa, si osservino
sia i ‘molto lisce, con tagli longitudinali per l’intera loro Waghersa,
al centro € di
E
i
to che l’antica torre e il fossato
coevi. Dato che strutture Ma
altomedievali con torre centrale
jon) si
richiamano spesso ag iù
Cate
(don
dulo costruttivo di ascendenza
manica, sono dell’opinione che il
stello di Zumelle sia opera goti
franco-gotica.
mo.
Rer-
Ca-
d 0
Il fossato che cinge per tre lati j] ca
stello denuncia sicuramente una pre-
cipua finalità difensiva; anzi la sua
imponenza fa pensare ad una pressante
esigenza di arroccamento, quasi da
stato d'assedio. Se confrontata con al.
tre fortezze presenti nella nostra val.
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lata (S. Giorgio di Sochèr, S. Pietro in
Tuba, Casteldardo), tutte contraddi-
Praderadego. Questa foto permette di osservare come il muro di sostegno del sentiero poggi su
un piano di cengia in tutto simile a quello da cuii è stata ricavata l’attuale sede di transito.
stinte da una posizione dominante.
sopra speroni rocciosi naturalmente
protetti, la rocca di Zumelle risulta
ticipare e aggravare le già notevoli
trovamenti di alcune monete di Gal-
doppiamente tutelata dal grandioso
difficoltà incontrate nel superare 1
passi montani. Soltanto all'inizio del
medioevo, al mutare delle condizioni
socio-politiche, e sempre di più successivamente,
si diffusero percorsi alternativi
e consistenti modifiche alle
tradizionali direttrici di traffico: ad
esempio, la Via Postumia subì progressivamente
un deciso spostamento
lieno sul Monte Castellazzo, a nord-
est di Valmareno: ma è dimostrabile
una diretta relazione tra un presumibile
insediamento tardo-romano e 1l
passaggio nelle vicinanze della mulattiera
diretta a Praderadego. Più significativa
mi pare invece la scoperta,
nella parte occidentale dell’area in-
sediativa sul M.Castellazzo, di una
fossato e da una felice ubicazione su
un altura quasi inaccessibile. A differenza
di Castelvint, comodamente
raggiungibile da est e da nord in quanto
si affaccia soltanto su due forre del
Terche, Zumelle si protende su tre
scoscese scarpate: l'unico punto di ac-
cesso è unicamente quello sbarrato
dal profondo fosso, e pertanto ben si
Verso la città di Treviso(7); e analo ga-
moneta del goto Vitige (538-540
comprende come questo poggio si Ti-
mente, In età altomedioevale della de):
o Claudia Augusta, a Falè di Piave, si
velasse il più adatto alla edificazione
Staccò un raccordo condotto diretta-
Mente verso l'arco prealpino,
Riallacciandoci alla tradizione storica
menzionata all inizio, opportunamen-
di un solido fortilizio, "un bello e for-
te arnese da muover guerra .
I Goti si industriarono molto a creare
O restaurare "castra" nelle città è SO-
prattutto nei passi alpini fin dal temM-
po di Teodorico(9): un esempio del
castelli teodoriciani è fornito oggi dal
pochi ruderi di Colle S. Martino, P°
sto a dominio di Ceneda, importeN®
presidio gotico ai piedi del Fadalto.
Laddove, però, un centro fortifica!
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Cadorino, Trevigiano e Friulano: ja
caso di Zumelle non sussistevano ©
genze di controllo di important! «al di
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transito, trattandosi eventualme?
pe i attrà
piste legate a remoti passage! a
i
h
Verso le Prealpi sul tipo di q
stenti Boldo e Canal di Limana
(anche se rispetto a questi 1] tragitto
per Praderadego è molto più agevole
e diretto, cosa che di certo deve aver
influito sulla grande importanza da
esso Aa ita nell’altomedioevo).
Per] nate soluzioni costruttive,
cred unque che 1] "castrum zumel
ia 11 prodotto di un mo-
mento Tande travaglio politico e
SOCIA ale appunto si verificò durante
la guerra gotica. E qui viene ad
innestarsi 1] discorso relativo all’altro
fortilizio, contrapposto a quello di
i] Feltrino. Attorno al 538 avvenne la
riconquista della Venezia da parte
delle truppe bizantine comandate da
Bellisario(11), riconquista che però
ebbe vita assai breve se già nel 540 i
Goti, agli ordini prima di Ildovaldo e
poi di Totila, si attestarono di nuovo
nelle precedenti zone del Veneto da
essi occupate. Totila stabilì 1l suo
quartier generale a Treviso: 1] fatto
potrebbe indurci a ritenere che pro-
prio allora avvenisse il rafforzamento
delle difese nel settore delle Prealpi
orientali (una reminescenza topono-
franco-gotiche si fossero insediate,
fortificandola adeguatamente, sull’altura
di Zumelle, in un luogo idealmente
situato a breve distanza sia dal-
la valle del Piave che dal passo di Praderade
go. Per espugnare tale formidabile
rocca (approssimandosi ormai la
conclusione della guerra con 1 Goti),
alcuni reparti bizantini dovettero
stanziarsi sul colle di Castelvint e quivi
innalzare un piccolo fortilizio. Secondo
il Piloni, "Giudicando Narsette
non haver a pieno liberata |1Ttalia, se
non scacciava li Francesi con l1 Ale-
Zumelle: Castelvint. Nessun docu-
mastica del presidio gotico si
ricono-
manni fuori di quella... L’anno 553,
mento storico, ad eccezione della storia
manoscritta di Mel del Barbuio,
parla di Castelvint, la cui esistenza,
oltre che dal significativo nome ser-
bato per la collina dove sorgeva, è
sce nel Castello di Godega, sulla Postumia
presso Castelfranco). Nel 548
si verificò la devastante calata del
Franchi di Teodebaldo, che si impadronirono
senza eccessivi problemi
della Natavità di nostro Signore, convocati
i suoi Capitani, discorse con
quelli del modo di ridur tali popoli alla
obedienza dell’Imperio. Il che notificato
a Bucellino e Leuthari Prefetti
comprovata dal rinvenimento di note-
dei capisaldi gotici e
addirittura mo-
della gente Alemanna, che al Re Fran-
voli reperti archeologici. Come ho affermato
più sopra, qui è stato trovato
un follis bronzeo di Giustiniano I (co-
niato dalla zecca di Cizico attorno la
metà del VI sec.), assieme ad una bel-
nopolizzarono l’entroterra veneto in
maniera tale da impedire a Narsete,
succeduto nel frattempo a Belisario al
comando dei bizantini, di transitare
per terraferma quando raggiunse Ra-
co era soggetta, accordatisi con
Amingo fratello di Teia, ultimo Re de
Gotti, messero insieme più di settanta
mila huomini per combattere con
Narsette, reducendo in fortezza 1 luo-
la pàtera d’argento che può far suppor-
venna provenendo dalla
Dalmazia,
chi, quali possedevano nella Veneta
re l’appartenenza di tali oggetti ad un
NelSS 2
regione; acciò potessero in un biso-
condottiero bizantino di grado elevato.
Una seconda moneta, un tremisse
aureo di Giustiniano (un esemplare
analogo è conservato a Feltre), sembra
essere piuttosto un'’imitazione
longobarda dei primi tempi, e ciò è
importante per quanto dir’ in seguito.
Proprio il numerario giustinianeo - è
forse la già menzionata moneta di Vitige
proveniente dal M. Castellazzo -
potrebbe consentire di precisare meglio
l'epoca in cui collocare la nascita
dei "castra" di Zumelle e Castelvint.
Come è noto dalle pagine di Proco-
pio(10) il conflitto tra Goti e Bizanti-
ni, scoppiato nel 535, si protrasse per
lunghi anni fra alterne conquiste del-
l'una e dell'altra parte e atroci soffe-
Questa premessa storica serve per far
capire la tormentata e cruenta situazione
creatasi in quel tempo in Italia.
In anni così instabili e travagliati, è
probabile che alcune guarnigioni
gno ricoverarsi in quelle. Teneva Bucellino
la prefettura del Friuli con
Belluno, Feltre, e Ceneda. Amingo
era al governo di Verona, Vicenza e
Trevigi... Narsette intesi tal disegni
i Ri Si Na Ni si se À sep popolazione civile. Il Ve-
in particolare, sottoposto inizial-
te al do geo a poi le
Veduta della frazione di Tiago Nabie: in primo piano il colle di Castelvint; poco oltre appare
l'abitato di Campo. Sullo sfondo si scorge la fascia pedemontana compresa tra Sedico e Santa
Giustina bellunese
E iaia tn
: LE : ; ‘o "Castrum Gemellarum’ ), a de:
i pe TRL MES > con il famoso castello (l'antica
i i emelli": a sinistra quello di Zumelle c i
Ai due estremi della foto si vedono i colli "g
' , Ti , i ’ 2 hi : le Sira
:0 si intravy ‘ofonda depressione dove si innabissa il
quello di Castelvint sede di un fortilizio ormai completamente scomparso. Al centro si intravvede la profonda depressi
torrente Terche.
mandò Fulcare suo Capitano et altri
soldati e Capitani valorosi ad incontrar
li nemici... Dice l'1storia Trivigiana,
che nel Belluno furono da Gotti et
Alemanni fabricati molti Castelli...
Percioché morto Teia fecero pace con
Narsette con conditione che potessero
in Italia nelli suoi luochi Habitare,
pur che rendessero obedientia all’Im-
peratore. Et per ciò si sparsero in di-
ls: versi luochi, e specialmente nella Ve-
sete abbia presieduto anche alla forti-
ficazione di Castelvint: più che vero e
proprio castello, questo dovette essere
un avamposto militare, necessario
alla presa di Zumelle avvenuta di lì a
poco.
Per circa quindici anni (553-5 68/69) 1
bizantini s’installarono fra Castelvint
e 1l conquistato castello di Zumelle. In
questo lasso di tempo essi provvidero
drangolare) e risalirne l'opposta spon-
da per giungere sulla sommità di Ca-
stelvint. Tra il sentiero di Praderade-
go e questo ci sono alcune affinità: tra
l’altro, entrambi sono lastricati con
ciottoli e a tratti murettati. Congiun-
gere così le due roccaforti, separate
dalla profonda gola del Terche, signi
ficava oltretutto completare il "limes
difensivo bizantino: da Castelvint si
alla sistemazione della mulattiera di
raggiunge Carve e da qui Pellega
À Ì ei - SA Aa ‘ i
“E ORE
Î qa : ù
FI rea
Mea e—_—
ii
Praderadego, con l'innalzamento di
(Castelrotto), Casteldardo, S.Boldo,
E
ea
i i i”
’ i Lia
adeguate muraglie di ostruzione: un
S Pietro in Tuba, Crede, Cor € final-
percorso che si stava rivelando essen-
mente S.Giorgio di Sochèr.
pi al i | i li le ‘I
dira lapliiare
sg PE
ziale per mettere in Comunicazione la
Al breve periodo di occupazione Pr
n
I
zona a nord delle Prealpi con la pia-
zantina risale con ogni probabilità g
nura trevigiana e il centro di Oderzo
(innesto sulle Vie Postumia e Claudia
cappella inferiore di Zumelle ve
in luce sotto l’attuale chiesetta dediCa-
ta a S.Lorenzo(12), ma specialment®-
ritengo, il riorientamento del Aa
Rispetto alla primitiva torre (V- e
quella odierna ha subito un per
mento di alcuni gradi verso ovest. i
sultando perfettamente ortogonale
e i uraà È
perimetro settentrionale delle seni
allo stesso sacello inferiore: le
juesto nuovo colloca-
ello di far nvolgere
) precisamente 1n di-
. quasi a stabilirgemellaggio”
(13). La
longobardo in Italia"; in particolare,
alcune fibule in stile Il ed altni oggetti
del corredo possono datarsi all ultimo
trentennio del VI sec.: "Il nostro
signore di Castel Vint potrebbe esse-
re Alboino. Una testimonianza indi-
retta ci viene offerta anche dalla toponomastica,
dalle numerose "tarae.
sparse nelle immediate vicinanze delle
Prealpi, in special modo lungo le di-
par > della torre, nonostante
o - . ali ll, 3
| a e'11LI LL Uuet-
1 "LI -nza dubbio
IL À ' j
IU i NS LIT IA que: ANI
Inte OSIKTI 10TTNI.
il B ua-Lazisel 14),
NOTI ) \ Iamente dad
COI di una prece-
dente torre. giudicò di epo-
ca gotica questa parte per 1|
tipo della muratura. Ora è
chiaro che furono in realtà ]
bizantini a recuperare le
pietre usate nel più antico
mastio e a rniutilizzarle per
la loro opera.
Tra il 568 e il 569 1 Longo-
bardi invasero la Penisola,
penetrando dal Friuli,
giunsero, lungo la Via Po-
stumia, nel Veneto orienta-
le. Per quanto concerne | e-
pisodio storico che vide la
capitolazione di Zumelle e
Castelvint nelle mani dei
nuovi venuti - complice
forse l'insufficiente orga-
nizzazione strategica dei
bizantini(15) - esso è stato
efficacemente descritto
dall’Alpago Novello(16) al
cui lavoro rimando, con le
opportune correzioni. Le
quali concernono, oltre al-
l’autentico percorso della
pi Via Claudia Augusta, l’epo-
Ho cadellaresa di Castelvintai
re stato il primo comandante longo-
rettrici di Praderadego, Zumelle e
S Boldo (Farra di Soligo,
Farrò di Follina, Farra di
Valdobbiadene, oi di
Feltre.
Farra di Mel). Le "ta-
re" erano i gruppi parentali
autonomi di guerrieri, cO-
mandati da un duca, che co-
stituivano il nucleo dell'e-
sercito di occupazione:
"l'insediamento dei conqui-
statori avvenne in quegli an-
ni (gli anni immediatamen-
te successivi all'invasione)
secondo la tecnica già adot-
tata in Pannonia: controllo
del territorio e separazione
dalle popolazioni locali. Ne
furono protagoniste le ‘ta-
re", i nuclei parentali, che
isolatamente o in gruppo, si
stanziarono nelle città, nel
castelli, nei punti chiave dei
percorsi stradali, trasmet-
tendo il loro appellativo al
sito"(18). Il saliente dell'’E-
sarcato bizantino alla fine
del VI secolo non si spinge-
va oltre Oderzo, che venne
mantenura fino alla conqui-
sta di Rotari nel 639 e alla
definitiva distruzione da
parte di Grimoaldo nel 666-
667(19). Il territorio preal-
pino era già saldamente te-
nuto dai longobardi.
Per due secoli, quanto durò
il dominio longobardo, do-
vette mantenersi la funzio-
ne strategica di Zumelle e
Veduta invernale del Castlello di Zumelle
Castelvint: poi per quest 'ul-
timo iniziò probabilmente
bardo di questa rocca fortificata”. E la
moneta longobarda di imitazione bi-
zantina, trovata sempre al Castelvint,
un'inesorabile declino, tanto da scom-
parire dalla memoria stessa degli uo-
mini.
Il ricordo più suggestivo rimane, tut-
tavia, proprio nel famoso nome del
Castello rivale-alleato ad esso affian-
cato nella Val Maòr.
NOTE:
(1) GPiloni, "Historia della città di Bel-
Juno" (Venezia 1607) rist. Bologna 1969,
p.83.
(2) A. Alpago Novello, "Appunti du la Via
Claudia Augusta Altinate"” in "Atti dell’I-
stituto Veneto di SS.LL.AA." Venezia
1945.
(3) A. Alpago Novello, "Da Altino a Maia
sulla Via Claudia Agusta”.
(4) L. Alpago Novello, "Il Castello di Zumelle
e la linea difensiva della Valbelluna"
in "Icastelli del Bellunese” Feltre
1989, pagg. 17-18.
(5) Ovviamente quanto affermato sulla
più attendibile età del percorso di Pradradego,
si limita alle caratteristiche proprie
del manufatto "stradale" (muri di sostegno,
tagli in roccia, ecc.) che lo hanno fatto
scambiare per genuina opera dei Romani.
E' del tutto logico, anzi necessario,
presupporre, dietro la risistemazione me-
stema territoriale e urban
dana" nel vol.8 degli Annali della Storia
d'Italia, Torino 1985.
o della Valle Pa-
(8) L. Alpago Novello, op.cit., p.18.
(9) Cassiodori Senatoris, "Chronica'” in
"Monumenta Germaniae Historica”,
p.160: "Sotto il felice regno di Teodori-
co... si fondano ben difesi castelli”.
(10) {rpcp[op do Cesarea. "De bello Go-
thico" ed Comparetti, Roma 1985.
(11) Il Piloni, "Historia" cit. scrive che
"Bellunesi e Feltrini passorno a questo
tempo nel potere dell'Imperatore dell’O-
riente, restando per suo governatore Vitalle
Capitan di Bellisario"”. Si tratta forse
del comandante che ha lasciato, nel castello
di Artèn, una pàtera simile a quella
di Castelvint e il famoso missorium di Gelamiro,
il re dei vandali vinto da Bellisario
in Africa nel 534 ? Tuttavia non pen-
so che un tale personaggio abbia avuto
qualcosa a che fare con Castelvint, del
quale posticiperei la fondazione alla fase
Zumell-arum” si riferisce evidentemente
alle due torri gemelle. La tesi della derivazione
del nome "Zumelle” (da cui
(Zu)mel(le)= Mel) dai due castelli dislo-
cati in Val Maor - pur riportando il toponimo
al maschile "gemellus” - è accolta
ufficialmente nel "Dizionario di Topono-
mastica" di AAVV., Torino 1990.
(14) A. Bevilacqua-Lazise, "Alcuni fram-
menti di architettura ravennate nel Bellu-
nese", Firenze 1911.
(15) G. Pepe, "Il Medioevo barbarico d'Î-
talia", Torino 1959: (ai Longobardi) re-
stava l'Italia, che si sapeva poco difesa
dal troppo recente dominio bizantino... I
Bizantini, nella loro consumata saggezza
tecnica in cose belliche, avevano organizZ-
zato a difesa dell'Italia una fitta rete di
"castra", difesi da eserciti bizantini loca-
li; avveniva, però, che al momento dell'in-
vasione o dell’assalto nemico, mancasse
tra i "castra" quel legame strategico € tat-
tico, che allargasse la loro opera della d!-
dievale, l’esistenza di un antichissimo iti-
nerario collaudato nel tempo da generazioni
di uomini, un tracciato naturale fre-
iL
finale della guerra gotica.
(12) v. Adr.Alpago Novello, “Influenze bizantine
ed orientali nel Veneto settentrionale"
in "Archivio Storico di Belluno Feltre
e Cadore" (ASBFC) anno XI n.188-
189. Bizantina dovrebbe essere anche la
cappella di S.Lazzaro a Castelvint. (Le
fesa locale alla regionale”.
(16) A. Alpago Novello, "Castelvint-iM
portanza di una segnalazione precisa" in
ASBFC anno XXXVI n.173; Id. "postilla
su Castelvint" in ASBFC XLI n.190.
(17) O. Von Hessen, "La tomba di un no
bile longobardo a Castelvint" in ASBFC
anno LVI n.250. i
(18) P. Delogu, "Il regno longobardo vi
"Storia d'Italia" diretta da G- Galasso?
Torino 1980, vol. 1 p.19.
(19) Pauli Diaconi, "Historia Lan
dorum", Liber quintus 28: "Erat quide
Grimualdo contra Romano A
cre odium, pro eo quod etus quondam e
manos Tasonem et Cacconem i" sua fi
gium Civitatem, ubi ipsi extine
ditus destruxit eorumque ibi ha
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fines Foroiulianis TarvisianisqU°
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‘“Ti(berius)Claudius Drusi Milius
nicus Ponttex maxv/mivs tnibunicia
quam Drusus/Pater Alpibus bell
iltino usque ad AUMENDARIVORO ni derex(e)rat munit aby
Yueste parole, c Im miilia) p(assuum) CCCL*,
Queste parole, come è noto; sonò incise sul di iliare si
er sia : cippo miliare rinvenuto
al csiomaggiore nel 1 786 (e conservato ora nellavil
‘ Par): un altro ci i “Ha villa delle Centenere
di Pez); un attro cippo, trovato circa due sétoli prima a Rablà in Val
Venosta, riporta una' scritta quasi del tutto'identica; marcon due
significative ditferenze, una intenzionale e l’altra accidemtale: le
parole ‘*a fhumine Pado”” nella stessa posizione in cui sul miliare di
Cesio compare l’espressione “ab Altino” ‘e
la mutila indicazione
della distanza (**<milia> p(assuum) CC<...>), scolpita proprionella
zona dove poi la pietra si è spezzata. © i
I due cippi ci assicurano dell’esistenza di una antica strada
romana - certamente importante, se l’imperatore Claudio si assunse
l'onere di completarla e renderla agibile, ‘‘battezzandola’’ solennemente
tramite l'apposizione del proprio nome - che tuttavia nessun
documento viario di quell’epoca (attualmente se ne conoscono tre:
l’’Itinerarium 4 | a pa V’’Itin ra riu nBurdigalense” e la “Tabula
Peutingeriana’’) nomina direttamente. Nonostante ciò, molti studiosi
hanno tentato di ricostruime il percorso, basandosi vi rss
sulla menzionata discordanza (intenzionale) tra ì due I
segnalare il punto di partenza della via: ab Altino” queto bon
t i » anello di Rabià. Sulla scia del Mommsen, atcuni
E aflumine Pado”? quello di
ra bilità, ci troviamo di fronte ad
hanno supposto che, con ogni prob
finale
riuiéi
(tutti concordano che la meta
una unica Via Claudia Augusta 187" ina località nei pressi del-
‘ad flumen Danuvium?? coincida con
î
aoneni iagiionna
l'odiéma:Anasbiiroyicomtraidistinta;) però; da due divari St.
Augsburg) contra” e Pado” - appunto conl’indicazio. È
aa compa rela I "Tdercatori tra cui
dintorni di Verona - e Altino sul mar Adriatico. I ricercatori,
il noto A. De Bon, che nel 1935 diedero alle stampe Un nia
. i ‘n fs
2 sstione ri
to alla (‘‘La
‘laudia
Volume interamente dedica
ques i Via
i Lin -
jue
i+
distinte
Vi
Augusta Altinate imate'") proposero invece la
Vie
) P presenza la Val d’ did Adige e na
l’altra che
Claudie, una che dal Po 81 | siriana ; O Sinni gere
da Altino attraverso la Valle de
Brennero pet riallacciarsi al termine i del tl agitto ‘agi si la precos cedente. n
Senza prendere in considerazione l'ipotesi di Chi
la strada passasse per il valico di di Fadalto e proseguis: roseguisse per il Cadore
x questo caso, il rinvenimento a
(e come si spiegherebbe, in i PENA
Cesiomaggiore del miliare che, pur se tolto dal sito arnie ‘n
collocato sicuramente nel territorio immediatamente circostante?),
Bosio ritiene, con argomentazione piuttosto convincente, che non
solo di un'unica Via Claudia si tratti, ma che il suo punto di partenza
fosse in ogni caso la città di Altino, sia che questa venisse indicata con
il nome proprio (‘‘ab Altino’’) sia per mezzo di una perifrasi, ‘‘a
flumine Pado”’, facilmente comprensibile se poniamo mente che in
età romana il delta del fiume Po si estendeva con innumerevoli
‘“diverticoli’’(molti dei quali artificiali) tra la laguna veneta e
Ravenna. Oltre alla famosa descrizione di Plinio (*‘Naturalis
Historia", DI 119: ‘‘Padus...diductus in flumina et fossas
Ravennam
inter
Altinumque per CXX, tamen qua largius vomit,
Maria
Septem
dictus facere’) anche queste due brevi citazioni dalla
Geographica”” di Strabone (Libro V, 4-7) potrebbero effettiva-
mente dar ragione al Bosio: ‘‘(Pados) diacheomenos: d’eis pollà
mere katà
tas ckbolas, tuphlon tò stoma poici kai duseisbolos estin’”
{dividendosi quindi(il Po) in molti bracci presso la foce, l’imboc-
NoN alt ostruita e l’accesso è difficile’); ‘‘esti de kaj
en elei, paraplesion
Alti
echor Raouenneten nat Altinon
situata nella palude ed ha una posizione co” (Anche Altino è
0a 0. Posizione
che somiglia a quella di
LI IS1) La
rione c è infattila Strettissima -
» Da parte mia _. Muta tra i testi dei
e Rablà. Da parte Ma, rite O che, 0 dei dueci
à abbia seguit SE, Ora il lanic; Cesio
Rabla abbia Seguito un Criterio di gj ._ PICida
lettere all'interno
della pie
delle
di
righe di cn tria nella dis
mente ll caso), si possa ravvisare mi
\{ di ‘‘milia (SCOMparga Quidistanza +
Per abragi
CCCL (numero: delle mj ia io "n ir
estremi della isa SOprastante: in ettetti la di SA |
ancora leggibili lascerebbe ; imensione delle due * 40}
gusto ]o «
ovecorrispondesseroa quei SPazio ad altre due lettere che,
di
i lesegnatea €
la piena conferma:della Opini “somaggiore, costituibbero
alia) itinerario Complessivo di 350
miglia ).
Nessuno dubita che la'via dovesse pervenire nel territorio feltrino.
Radicalmente diverse; tuttavia. sono le congetture avanzate sul:suo
possibile percorso: l’unico dato non controverso, dopo.le accurat e
minuziose indagini del De Bon, è.chelastradada Altino attraversava
il Piave. al Ponte della Priula e giungeva a: Falzè di Piane dove
un'antica biforcazione l’ha resa purtroppo irriconoscibile. Il caso”
Claudia Augusta è cominciato proprio “da questo ‘bivio di Falzè,
Poichè i vari studiosi hanno proposto ricostruzioni del tratto pi
sivo della fantomatica:strada'irriducibilmente diverse De cu
Duntò cio iguana Re ea
fatto coincidere con il passaggio:della via:romana.: WWon.8. °° che
difficile scorgere le contraddizioni e le forzature argomentative
osa i il Fraccaro vuole che la
minano dall’interno molte di tali ipotesi. Il ‘volgere verso Feltre e
Claudia salisse ‘al.valico di S.Boldo Di ur l'inutile: <*dispendio’’
irigersi alla volta
c n
di
Ù .
Trento:
i A fitto > eisaquo e in panacapiito
i
a zona consente di
i pini, uno studio sorto ei ao qs
a sami x i i Ù - . e
prc ali ogni verosimiglian?i” sa TI Pilla ha creduto di
all sami più un modesto sentiero 2!P sati sini asssda: pica
aciectoacoi>
esistesse
Î
è
più ven
% da
dia
(
nel tragitto
s ta
che .
,
identificare la via Clau (a circa 1300 m. s.l.m.) e
i te Garda Ii
Valdobbiadene, arriva al Mon questo caso, non c’è
scende poi a Stabie, Lentiat iaie © Busche È È Anche oe in a mligiicotò
alcun supporto alla tesi dello studioso,
tantomeno la verifica della fattibilità operativa È no due
inutilmente faticoso perl’ecoessivo different” calli mirri I
comporta; è evidente che l’unica ragione che * pi tai È è
questo itinerario non può che essere l'assonanza coni
«Cereseda” e 1° Ad Cerasias”” dell’Itineranumi Antonini, di cui
dirò più avanti. i i
La più completa € dA
i d articolata analisi della Via Claudia
Augusta è comunque opera dell’ Alpago Novello e come tale richie-
derebbe un’altrettanto puntuale ed esauriente commento critico per
mostrare i punti deboli e le aporie strutturali. Non va dimenticato
che la tesi dello studioso bellunese ha riscosso un successo di così
vaste proporzioni, che molti la considerano come l’unica ammissibile
e scommettono sulla sua veridicità. Certamente essa costituisce
una vera “* pietra miliare’’ in tale campo di indagini, ma non per
questo era immune da critiche fin dal suo primo apparire. A chi non
sia convinto dalle considerazioni che seguono - delle quali mi sono
occupato altrovee che adesso accenno persommi capi-egiustamente
faccia appello ai dati archeologici probanti, basti
recentemente
h
er pra un acc esame dei i resti murari a Praderadego aree
ha
alan © con sufficiente approssimazione l’età: la
Impiegata
è senz'altro attribuibile all’ imanti
come del resto è indirettamente confermato da epoca bazzotina,
ceramica altomedievale ivi rinvenuti O alcuni cocci di
spigoli salienti, e Sostenuta da alti
ze... (A. Alpago NOVello); “(lo n
i] percorso il più possibi] o, I de vi
gino al venti per cento;;.
mantenere la linea retta.
sosta, i Romani,
4
‘Preterivario diin id nare le colline a mezza
colle e sostenerlo a valle co Vanoi, gradino nel fianco» del
curata da G. Lugli + nell'Epoi mura. (voce ‘strada*».
mancanza di rispetto nei riguardi di di i
locale, ma è doveroso settato TT mr n nea
i i attispecie là realtà è
alquanto diversa: la pendenza ben superiore in alcuni punti al 20%;
l'assenza di tagli artificiali fino:a 10 m d'altezza nella roccia amonte
della strada (della istessa opinione dell’‘Alpago Novello su questo
particolare era pure il'prof Anti); che manifesta invece un'erosione
provocata da fenomeni carsici; per innalzare il muro di sostegno ‘‘a
secco’ © stata invece palesemente impiegata la malta (fatto-che:ne
rende ora possibile la: datazione). Non soltanto: a Praderadego si
notano insormontabili difficoltà alla tesi dell'Alpago Novello: Prendiamo
l’esempio della chiesetta di S.Donato a Zumelle (VI-VI
sec.}, ritenuta uno dei più significativi editici superstiti che testimo-
niano l'utilizzo della Via Claudia nell’ altomedioevo: ma, considerata
la specifica collocazione
della chiesa (con Palnideccivolizclolia
direzione della strada proveniente'da Praderadego), vomo si ius»
fica il fatto che una Via realizzata
sp i di
quello fosse’ costretta" girarle attomo per- arrivare al casello di
Zumelle; denotando !così una singolare ie ‘alle ipalle
Infatti anche adesso la strada da. cor si può rilevare sul
terreno) direttamerite versoil castello sen n° ) direttamente verso
un altrovtroncoisi dirigeva (ertuttorarsi dBBeI CT o gsimità di
Tiago: dun. ( hiesetta di S.Donato era lai «viandanti» (ef: le
ht dunque la c i ila presenza mo ; Ilo di
MIVIO stradale ve: né segnalava VS Povia); Quanto al cast
mm
Zumelle, appare proble!
‘N gostenere che esso fos sa
eli tore Claudio lungo la via
. s ercette dall’Imper® O
torri di segnalazione erette erché allora dovremmo sUPA DITE
Alpago Novello) P adre di questi, Druso,
I : Claudio, il P i
che circa sessant'anni } tasti
avesse preferito far sore sulcigl che ininverno si trasforma
so dii sagtello =
pe ada affinchè passasse - per trovarsi
così ai piedi Di cali dello strapiombio si ua
vera las if ovalle co
ubi che scendere direttamente ar © a uò sfuggire
p te fa la moderna strada asfaltata p
COnvementerisri Ilo di Zumelle come un
i tai iderare il caste È
il paradosso insito nel consi cani . tte dall'imperatore Claudio
smoio delle fortificazioni ere 4
TT ello-torre di segnalazione avrebbe ‘‘attrat-
SO i nno ima: il
Le
cast
gli preesisteva da oltre MEZZO secolo ( a
chiunque è dato riscontrare nella località lo strettissimo connubio
strada-castello), giacchè nell’analisi dell’ Alpago Novello MOL
prevede la possibilità - senz'altro più ‘‘ragionevole’’ - di una
sostituzione del percorso originario da parte di Claudio, per passare
accanto al castello da lui costruito; cosa che evidentemente doveva
già essere stata prevista da Druso, quando egli avrebbe deciso senza
alcuna necessità di condurre la via dal bivio di S. Donato alla rocca
di Zumelle! (alriguardo 1’ Alpago Novello è esplicito: “*Il breve tratto
di strada che dal suddetto bivio (di S. Donato) scende invece
direttamente verso Ovest al ponticello...è di più recente costruzione,
di quando cioè era cessata la validità militare del castello’). Solo
nell ambito dell’ Altomedioevo (guerra greco-gotica e lotte tra Bizantini
ea Irovano adeguata sistemazione e significato i resti
Teneotogico-lopografici di Praderadego e Zumelle. Ulteriori con-
limite (
S Rosiain var fare a proposito del relitto stradale di
Paderno di. Gregorio nelle Mie e tdia dell'omonima valle a
ni Ma possiamo fermarci qui per non
dell’ Alpago Novello pres E Pao che la ricostruzione
+ L'unico sostegno a
zioni di Cesio e Rablà -
bello patefactis derexerat”” - che
naturalmente non AUtorj;,
li ANO
” » È »
a
natui A cuunentemente ed «« tra
da Druso. La Situazione & camente!» Mmulit
potrebbe veriticare
©mbra del are della Strada a
Se Sul Oa
è iaia 7 Muro di 9 naloga a
seguente ses IScnizionè: . te; ! Una vecchi
chia ca
Quella che y;
sa, le xi vin
- enedizi a È 1 Sovèori Li
Te inf Nferenze così drastiché
della spedizione ;dej Mille da 8giomnò il gen. G.Gatibalgi
queste parole per. gta Quarto?! Nat rr
vedere, in forza di un
ilire,
e il miliare della Claudia) bisogna aspettarsi
‘’speciose?’.levpretese»di'scovarvi'fitialità: differenti: a ragione |
Bosto, in relazione al: valore cominiemibrativo-propagandistico dl
miliari, giudica Ja via Claudia opera: * ‘di regime?’ con forti ‘imiplica»
zioni ideologiche e quindi; di riflesso;' forse più ‘‘militarista’’ che
‘militare’? TO 3 DUO ori onatgis ‘Hob svInunti I reatocr alisn 2trr
| ‘Singolare
la: posizione di. Anti, il quale accetta la tesi
dell'Alpago Novello circa il'transito della
via Claudia per il valico di
Praderadego ma propone! che la'strada romana, anzichè varcare il
Piave a Nave di Mel, scendesse fino a Cesana (în quanto lo studioso
suppone, correttamente! ‘che'ivi si trovasse il luogo più adatto al
guado
del fiume) e quindi risalisse l’intera Valbelluna passando per
Cesio; Belluno, il Cadore, ecc secondo l'itinerario ilustrato dal De
Bon::La teoria dell’ Anti è nondimeno inconsistente; perire Bre C
ot: n capisco perch la Chau dose sn
Cesana perrovate i punto idoneo di ad. f'adasb e. altrettanto valido
To Il Aid ‘ a “Vers
i o: l'alto. 5
viel. did seo si adresempio; l'a
I
zione miliaria ottertaci dal si
cippo
di Ce
oltre che laborioso © ar
ad
sio; ha ipotizzato un tragitto,
rico, pursempre alquanto discordante
i i ubiana a nord di
O ‘
. .
dalle 350 miglia ‘alia segn segnate sJrAlpago tra Aluno Novello; © la regione ! inattendibilità ne ibilità
Augsburg; del
©)
pas-
E dego è Zumelle inficia
saggio le basi
e rso
=
mulata,
della
(Per inciso, vanti è assolutamente
ricostruzione priva
Î0
1 senso
ta alcuni anni orsono da uno studioso locale - i
A
Claudia in una sorta di
\ : scorvere le tracce \ della via
“a
i i - ja drvizlamebiii scandito da un. topos iconografico ricor-
rente negli affreschi di talune chiesette - dislocate fra Tiago, Lentiai.
Feltre e Castel Tesino - l'esecuzione dei quali risale ai secc. XIV-
n l'insistenza sul carattere militare della Claudia Augusta è
stato d'altronde il criterio ispiratore delle ipotesi formulate da tutti gli
Autori citati (Fraccaro, Pilla, Anti, Alpago Novello) e spiega fa scelta
di itinerari
in alta quota, ‘‘montani’’, tipica di questi studiosi; ma ciò
non si accorda molto bene con la visione di una via di grande
comunicazione, aperta alle correnti di traffico dalle zone più lontane
dell'Impero Romano, asse portante della viabilità antica, quale
comunemente si ritiene fosse la Claudia Altinate.
Risultando inaccettabili le proposte di condurre l’antica
assente nella ipotesi ricostruttiva dell’ A lpago Novella (ala
importanza questo PIA 3 " perl evi -
aziona Feltre ao "ivestiva in epoca romana (i
nilo trai durate
Spia evidente di una collaudata linca di
dani Mancia
de
ono simon dalmine e
LR
a
0 a COMPrendere «k (A. Trojan-M.Vedana).
della via 4 .. ©OSA POSSA assicurarci del
i
cai
SUOI
“ A meno di non tornare alla netta
separazione Ira Vie civit |.
periodo romano in «« ° Vie Militari,
perpendicolari all'asse da ‘ema di coll
secondarie. Il risultato der: Bellina
Padana Der 1 Passi
Limana, Monte Garda
per la Sinistra Piave
multiplicanda? ve questorranch i Sn
comunicazione. Una Mie sani
! O int necessaria in Ò
all Impero Romano, allorchè era sufficiente
una sola grande arteria
per gli.spostamenti più massicci tra Ja pianura e le regioni alpine (il
tracciato lungo'il Fadalto pare fosse del:tutto secondario è circoserit-
to). E se, come vedremo; ‘addirittura-due stradè potevano snodarsi
sulle opposte rive del Piave è da:pensare che tra di esse avvenissero
scambi di natura logistica
e funzionale; fungendo
l'una da eventuale
supporto, dell’altra;
Il silenzio-dei documenti viari romani (molto
simili
ai moderni atlanti stradali e alle tabelle sinottiche indicanti le
distanze chilometriché-tra'i centri e le città maggiori) riguardo alla
Claudia Augusta eda! parziale coincidenza di questa i
Trento dell’Itinerarium Antonini; sono mpilazi È pe
uUna:stessa! medaglia: all’epoca della comp”? io di Altino era già
stradali?» (HriosTV. sec: d:0:) »per il munop iva:
ra collocato sulla via
nel contesto socio-politico delle
uropa orientale sarà addirittura
È centro’ €
dubbio attinta dal fatto Di se
Postumia, il cui fondamentale! dell’E
regioni settentrionali italiane e dioevo) c0
n quello di Trento, testa di
determinante fino al primo pa la Retia c'il Norico. Nel contempo -
i i dat i, ystamenti Vert Ì : . E
ponte per gli Sin seci dC; = SÌ assiste alla pi ogressiva Pipe
dai
a partire
sal gia di penetrazione MERI nei a termitori celati a nord 6 i vic Trento, per p sia cui alla
“laudia Augusta diretta in Val Venosta e al Passo Iesia si pr ce
STR ‘corta,
la
agevole
strada del
€
Brennero,
dotata di
più
molteplici
eh
sbocchi: ‘La strada del Brennero costituisce l'asse na dei
traffici tra il notd e il sud della prima cia imperiale, collegan ui
promuovendo la rapida e diffusa romanizzazione anche delle Vv
darie che ad essa accedono...Il ruolo di asse
laterali prù secon - ,
primario della via del Brennero è definitivamente confermato dalla
presenza del suo percorso sia nell’Itinerarium Antonini che nella
Tabula Peutingeriana, mentre della via Claudia Augusta e del suo
tracciato non si fa menzione.” (G. Conta).
Il De Bon, cui va il merito maggiore per aver rintracciato le
vestigia dell’antica strada romana, così si espresse in un articolo dal
titolo “‘La Via Claudia Augusta nel Cadore):°” Una serie di sondaggi
compiuti dopo una meticolosa indagine per ampio raggio attestarono
chela massicciata (della Claudia) correva...in partenza da Altino sino
araggiungere dopo circa XXII miglia lo sprone estremo del Montello
presso Nervesa, anzi la linea della Piave fra questo e il colle di
Colfosco (Susegana). Ne veniva che i costruttori della via...si
nta tte Ai tho Do
ricerche, si sia trasferito ; On, nel proseguio delle sue
“Le misurazioni effettu. a destra del Piave - giungendo a dire che
care l’antica stazione stradale 1. i P°TCOrsO... permisero di identifi-
di AD CEPASIAS al XXVII miglio
da Opitergium e da Feltria
piave '- deve venir acc i
;ncontrasto conla Procia
Atacina: O di
Feltria. Il Motivo è ov n cidenza fra Via Cimgie tato perchè
vXVII miglia (42 km ente Covoto di € Opitergiumi
dea Ada
direttince Quero-Fen de, n Oderzo
sasse due volte il Piave
appena venti chilometri, con testardo, Priula € a Vidor) nell'arco
D’ accordo sulla ‘mmedesimazione tr AVIO di difficoltà e di
Oderzo-£ eltre ), I Bosio hà intuito! site ” i 1
nella individuazione: della stazione. di ME del problema sta
dando per scontato che le dintinze sat las)
giuste (del ‘resto, -ha ben, IDA II . tra Feltree Oderzosiano
strada tra Feltre e Oderzo, distandone rispettivamente circa 33 247
chilometri {tragitto per Ormelle»S.Giorgio-Falzè-Moriago-
Valdobbiadene-Segusino-Vas-Busche). Ancora meno accettabile è
la già ricordata:proposta del: Pilla di collocare la ‘‘mansio’ stradale
nei pressi della Valle del:Ceresedo, non lunvi da Valdobbiadene.
basandosi precipuamente sulla! somiglianza fonetica trai due nomi.
Eppure la soluzione di questo curioso “rebus” topogeiiias-1
sembra molto agevole:l’antica stazione di Ad Cerasias pmi
sccbndo altri: dici) mon:potevache essere ubicata i pressi
Vidor; sulla sponda sinistra enon destra del Piave. Vidor è,
tanto da
l’unico 'tinia centro ‘che-si ritrova precisamente
a XXVII miglia tanto:
ritrova prec che costeggi semprelariva
Feltre che da'Oderzo, lungo un sammnino te nella ricostru=
sinistra del fiume.‘ Questo penso sia l’anello1 i ugusta dal territorio
zione del percorso seguito dalla Via Claudia 4A ie i
“w usim D** oNobizoo i avast di tistoro
:quello feltrino. _-.4io1?!» ossia
di un posto
mf
fi f) li RITI
vera
ib |
i TATO ni ide facilmente ovest pone
snodi i una ‘* rr «i ponga mente
conciliare le posizioni
e del De Bon, ed avvalora!
due strade stese sul
Se la vera Claudia, comci
anzidetti motivi correre SU
appare del tutto logico, ed
e vitale arteria stradale - {088
e la supposizione della non ip di
te rive del fiume come sopra copmazini
dente con la € )derzo «Feltre, doveva per ghi
ila Sinistra Piave ( giusta la tesi del Bosio)
anzi indispensabile, che essa - importante
e costantemente transitabile, evitando le
| ‘mamenti (inconvenienti che
interruzioni causate da neve, den adielie tra Vas e Marziai): ciò
Ù paste af i ni efruttando l’antichissimo passo di Vidor
ju dint correnti di traffico in Destra Piave, dove sicuramente
esisteva una precedente strada che il rBoso ritiene trattarsi del
prolungamento verso Feltria della Patavium- Acelum (Via Aurelia ).
A proposito di quest’ultima strada, aggiungo che senza dubbio in
essa confluiva un raccordo per Tarvisium, non menzionato dal
Bosio. rilevabile dagli indizi toponomastici (Levada e Ponte dei
Romani. nel tratto da Covolo di Piave a Cornuda) e dal lungo rettifilo
- ora SS. n°348 - tra Montebelluna e Treviso che interseca la Via
Postumia; ma la presenza di questo raccordo appare decisiva nei
delineare il razionale disegno in cui venne a porsi la Claudia Augusta:
quando Druso tracciò ex novo la via da Altino dovette necessariamente
spingersi a nord, di là dal fiume Piave, essendo il settore più
ad ovest, sul lato destro del medesimo fiume, occupato da una
preesistente strada, in parte già preromana (v. l'importante centro
paleoveneto di Montebelluna). L’allineamento tra Altino e
Praderadego, DI s notato dall’ Alpago Novello, . sarebbe in tal modo del
Stabilito così il più i veritiero itinerario inizial e della Claudia
dn ne rimane facilitato e coerente il compito di lumeggiare il
sviluppo immediatamente successivo, inserito nel quadro com-
plessivo della viabilità locale in €poca romana. E’ presumibile che
Questo due località è ancora parzialmente
mLO Valsuon. ) © dirigendosi quindi a Lamon,
o ‘avveniva così Trento e la Val Venosta; l’arrivo
“08! dopo un cammino esattamente di 350
miglia (circa 525 chilometti)
all'altezza di Cesana si ; “Già prima
: i Inse B
proveniente da Lentiai e \qgy ve ela Claudia j wi “OMunque
ii va? , CC :
riconnetteva, oltre il ponte di S Reti tinuando ve
poichè quest’ultima direttri
; ii Ù ce
alla Val Lapisina (Fadalto )
tutti e che altrimenti rischia di rimaneretro ppo‘alungo un ‘‘impasse’0;
la vera ‘‘causa impediendi?’ per ulteriori approfondimenti in mate-
ria. di - ® ida dd è
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UN PROBLEMA RIMASTO A LUNGO INSOLUTO:
IL PERCORSO DELLA VIA CLAUDIA AUGUSTA
ALTINATE DOPO FALZE’ DI PIAVE
E° ormai noto ai più che nella villa delle Centenere, a Pez di
Cesiomaggiore, è custodito, tra molti cimeli antichi, un cippo miliare
di epoca romana rinvenuto nel giugno del 1786, durante la sistemazione
di un altare nella chiesa parrocchiale del capoluogo cesiolino
- il miliare era stato utilizzato fino a quel momento proprio come
sostegno dell’altare stesso - e successivamente acquistato dall’allora
proprietario della villa, e appassionato antiquario, Co. Francesco
Tauro. Forse non è altrettanto risaputo, però, che verso il 1552 a
Rablà in Val Venosta (nei dintorni di Merano) venne scoperto un
cippo pressochè identico a quello di Cesiomaggiore e che i due miliari
così pervenutici sono attualmente L'UNICA prova dell’esistenza di
una strada romana denominata ‘‘Claudia Augusta’’ la quale, grazie
alle due località di provenienza delle lapidi, doveva senz'altro
transitare nei territorio bellunese e in quello altoatesino.
Sono state sufficienti queste scarne testimonianze epigrafiche
a far pullulare gli studi e le ipotesi sul percorso integrale della via
Claudia che, in un arco temporale di quasi due secoli, anzichè al
consenso tra i
ricercatori hanno condotto a una frammentazione di
teorie e al più completo disaccordo su molti punti cruciali del remoto
tracciato stradale.
Considerata l’importanza fondamentale di
conoscere con
esattezza le parole riportate sui due miliari summenzionati, è opportuno
iniziare proprio da un'analisi storico-linguistica delle iscrizioni
che può aiutarci a comprendere e delimitare l'ambito delle indagini
e definire, fin dove possibile, lo scopo e la natura della via **Claudia
Augusta”’. Il testo di Cesiomaggiore è il seguente: ‘’TI(BERIUS)
CLAVDIVS DRVSI F(iliusyCAESAR AVG(ustus) GERMA/
NICVS PONTIFEX MAXV/MVS$ TRIBUNICIA POTESTA/TE
VICO(n)S(ul) IV IMP(erator) XI P(ater) P(atriaeYCENSOR VIAM
3
VAMDRVSVS/PATER ALPIR\X
l MCQ NITTO è |
È \VGVSTAN REX[EJRA r RAS PA AB/ALTINO
FTAVDIA /FAC rs VT vivMMdilia) I (assuum) CCC] »:.
RELI . nni I BRE. aablat è questo. + (berus) CLAVDryg
vo sandente cesto dI | GER M ANI n % PON I (ifex)
"AES AI \VGV® ". poT(estate) VI‘ On)5(u1) DESIG(natug
\ cai 1RIB(unie! eni p(atriae)/|vi}]AM ( LAVDIAM
MAXI FIA S PATER ALPIBVS/BEI] O
rm IMP(erator) VSV sciogli
A STAMOÈ MAT MVNIT A FLVMINE PADO Ap,
PATEFACTIS DEREN I pER/[m(ilia)] PCASSUUM) CCL...»
De: i sariche rivestite da Claudio - ‘tribunicia
La ei ° visa” quattro volte e ‘‘imperator’’ Undici
potestate i nai una ta dl DOGANA al 46 e x (La Forlati.
- permette di ta la presenza del termine ‘‘Censor’’ in quella di
0, S risi ° tnt :
e e propende perl’assegnazione di quest'ultima epigrafe
14? d.C.).La lettura delle due MELI = Ca dunque,
si mbra di dubbio, che la via Claudia Augusta prese il nome dal
famoso imperatore Romano, rimasto al potere dal 41 al 54 d.C. ma
che fu il padre di questi - Druso Maggiore, generale di Ottaviano
Augusto - a tracciare (‘‘derexerat’’) la strada ‘‘quam Alpibus bello
patefactis’’, ossia quando a lui e al fratello Tiberio venne affidata |a
spedizione contro Reti e Vindelici (15 a.C.) che dovette rivelarsi la
necessaria preparazione periltentativo di sottomissione dei Germani,
uno dei punti qualificanti e insopprimibili della politica estera di
Ottaviano. Sulle vicende inerenti a questo decisivo episodio storico,
cal Pagnini legata la realizzazione e la precipuità della
(‘ n n ecco ciò che scrive G. Conta
si * © Viabilità nella fegione altoatesina”’. relazione al
“gn Internazionale ‘‘Ja Venetia Li a Ù”
Venezia 6-10 apri nell’area padano-danubiana”,
e alti: aprile 1988); <: "a . x
$1 Individua un Preciso int partire dalla metà del Isec. a.C. che
orientale. Si impostano in e fomano per l’arco alpino centro
zi quest epoca le tre direttrici della futura
Proseguimento della Via e” a ‘“Ilium Carnicum”’, il
n della val d'Aq. (da Padova ad Asolo) sino a
iReti a gna militare dige da Verona a Trento.(...)
i ©1 Vinde i, Promossa da Augusto nel 15 a.C.
hi ci necessità di occupare i passi
PIÙ diretti e rapidi con le basi di
operazione lungo il Reno e per la conquista del territori uo al
Danubio, fu condotta dai figli adottivi Druso € Tiberio. Nerone
Claudio Druso, al comando della legione XIII ‘Gemina e della neo
costituita legione XXI ‘‘Rapax’’ percorse la valle dell’ Adige, oltre
Trento, passando dalla stretta di Salorno e giungendo probabilmente
senza grandi difficoltà nella piana di Bolzano, doveil ponte sull’Isarco
prese il suo nome (*‘pons Drusi’ °). Sr
Senza dubbio i tracciati percorsi, esistenti sin dai tempi più
antichi (note sono le relazioni commerciali 4 partire dall'epoca
preistorica ‘con l’Oltralpe)' erano ben conosciuti ai Romani, come
induce a credere proprio la rapidità della spedizione stessa, resa
possibile da una preventiva ed esauriente conoscenza dei luoghil(...).
Se la spedizione lungo la val d’Isarco fu probabilmente condotta dal
console Lucio Calpumio Pisone (grande conoscitore delle Alpi.
essendo’ stato proconsole della Gallia Cisalpina), Druso si diresse
invece lungo la val.d’ Adige; sbaragliando 1 *‘Venostes’’, e superando
il passodi Resia e il Fernpass sino al Lech: Con l’incontro con il
fratello Tiberio proveniente dalla: Gallia lungo il Reno si rivelò
vincente la manovra actenaglia ideata da. Augusto per la rapida
conquista delle popolazioni rete e vindelice sino al Danubio.
La conquista diretta portò con sè la riorganizzazione amministrativa
dei distretti alpini, la costruzione di strade, un nuovo ruolo
perde: città al di qua della catena alpina e uno sviluppo, in funzione
di esigenze differenti, per i.centri aldilà delle. Alpi(...) Con la
conquista la regione altoatesina vide straordinariamente attermarsi la
propria funzione di tramite'e di collegamento su ampia scala. La val
d’ Adige e la val d’Isarco; ‘lungo le:quali correvano antichi sentieri,
che avevano avuto una determinante importanza strategica e militare
nel'‘corso delle’ campagne: alpine, acquistarono una dimensione
interregionale, diventando ‘percorsi. inseriti in ‘tracciati di lunga
percorrenza. Attraverso le due vallate principali della valle Padana si
raggiungeva il fronte del Danubio e quindi l’ampio tratto del ‘*‘limes?’
retico; passando ‘per i valichi di Resia ie del. Brennero e-il più
importante centro retico. «di Augusta. Vindelicorum. (Augsburg).
L’ Alto Adige acquistò interesse ‘per l’impero in ‘quanto venne a
rappresentare essenzialmente ‘un diretto e veloce asse stradale da
potenziare e da percorrere, quello che sarà ilmeglio attrezzato delle
Alpiorientali. Solo infatti/alcuni assi stradali
e irelativi valichi furono
i
aipino. secondo una visione 8©Ografic,
parco * di ampio respiro che Venne
a
nel < siitate
elti da AUGUSTO". no militare
i jessiva © un P I colo
mmipresSt** i sj sec de adi cca ca
c( Eni nel corso de sgantennio vengono realizzati gli element;
ect
In circa
lea
UN
gesso
" comunicazioni
sisi
delle Alpi
i
ceNtro-Orientaj;
,
a
rete € torno alla meta del I sec. d.C ch i
"— Che
, Claudio IN
iruzione di alcune delle più importanti arterie
si » É “OS # 4% . o è .
jo: rella € à concepito a grandi linee èi
impegnan* i aeooramma 2
sontinu a il progt » alpine, COMUNE "is collegame nto è manifestato chiaramente
. ale cO i i
\ugusto. Questo ide di Rablà/Rabland in val Vetta
«mperatore nel cippo n
falla stesso impera > cite di dice
sfia ‘via Claudia Augusta |, dell’ann egli dichiara
RE padre Druso. La ‘via Claudi
di O
ostru ire la strada sul già percorso :) trace tracciata dal
seguito da Druso durante la sudo
Augusta’ correva
ne retica: dalla valle Padana seguiva la val d'Adige sino al Passo di
Resia: di qui attraverso il Fernpass € la valle del Lech attraverso
‘«Foetes” "(Fussen)e ‘“ Abodiacum'’ °(Epfach) raggiungeva ‘ ‘ Augusta
Vindelicum'® (Augsburg). Quest’ultima si trovava al centro del
sistema stradale retico: oltre alla ‘*via Claudia Augusta’ confluivano
da sud la strada da ‘‘Brigantium’’(Bregenz) per
‘“Cambodunum’’(Kempten); la strada da ‘‘Iuvavum’’ (Salzburo)
per ‘‘*Pons Aeni’’ (Pfaffenhofen)””.
Da quanto sopra emerge il ruolo essenziale rivestito all’epoca
dalla O Augusta, la sua primaria funzione nel contesto
socio-ccOn e nella strategia politica romana. Pur ricalcando
le direttrici ‘‘Tupestri”? sm assi stradali Viciniori, scartando
cara nto militare della mo E° altresì rilevabile l'origine
Viabilt peculiare, “ Ma ciò non è affatto una sua
PrMOdI An “Le mi Straordinario per la complessiva
MARZIO art tultavia, ‘e erano state costruite anzitutto
di sense. durante la ‘tutto dal Il secolo a.C. e con molto
— UCazione dij Storia imperi ; strie
diventarono anch. Periale, queste grandi arteri
Che le direttrici di scambio, attra”
verso le quali si articolava e si sviluppava la vita economica dell’impero
(M.A.Levi, ‘*Roma antica’’ ). Nulla ci autorizza a credere che
la Claudia Augusta facesse eccezione a questa regola. L’insistenza
sul carattere militare della via Claudia da parte di alcuni Autori è
frutto, d'altronde, di ‘un ulteriore equivoco, dovuto all’erronea
traduzione del termine ‘‘munit’’ (nella frase ‘‘Claudius...viam
Claudiam Augustam.:.MUNIT...' delle colonne miliarie) nell’accezione
di ‘‘fortificare”’, + ‘approntare le difese militari’’,. quasi sì
trattasse di un sentiero di guerra. Il senso del verbo ‘‘munire’ ’;.con
riferimento alle vie di comunicazione. era quello di ‘rendere praticabile’?,
‘*costruire’’ una strada, come giustamente afferma G.Lugli
(nella voce ‘**strade’’. dell’Enciclopedia Italiana): ‘*Con le. frasi
‘‘viam sternere, struere, instituere; MUNIRE??,.i Romani indicava»
no la:costruzione di una strada, tenendo presente soprattutto la sua
pavimentazione’?;. Bisogna concludere pertanto che l’imperatore
Claudio rese compiutamente agibile. unaistrada “‘abbozzata’’ oltre
cinquant'anni prima dal padre Druso, piuttosto che semplicemente
‘‘munirla’’ di torri di segnalazione:(v. il castello di Zumelle portato
ad esempio dai sostenitori di questa tesi ‘‘militare’? della Claudia).
slo. iT'uttavia.i problemi! non.terminano qui. L'indicazione di
‘‘ Altino?’ accompagnata dalla distanza di 350 miglia fino al ‘‘flumen
Danuvium?” del miliare di Cesiomaggiore come si combina con la
menzione del *“flumine Pado”” qualè punto di partenza della Claudia;
secondo il miliare gemello di Rablà, privo, ‘oltretutto (per cause
accidentali), della esatta segnalazione di distanza (CC... miglia)?
lol Chi ha ragione: coloro (ad.es.a Forlati-Tamaro e il de Bon)
che.sostengono! la radicale diversità delle vie,menzionate nelle due
lapidi; nonostante; l'identità del nome :‘‘Claudiam Augustam’??
oppure quanti + v; il Bosio = sono convinti.che di una sola ed unica
strada si/tratti,’ con uncunico capolinea! di partenza individuato
semplicemente tramite due espressioni. sinonime: :(** Altino?) e
‘‘Flumine Pado'?)? ovvero che una via inizialmente bipartita, con un
ramo padano; ed ‘uno altinate, :s ricongiungesse per formare una
singola strada. all’ingresso
della Val d’Adige?. (A. puro: titolo di
cronaca, per:essere attualmente, \a quanto mi risulta, l’ultimo inter-
vento in'ordine di tempo, G.Conta, nel saggio citato sopra, venendo
meno alla pur convincente proposta del Bosio (che sembra indirettamente
confermata da alcuni sparsi ritrovamenti archeologici),
7
— mo luppo in CONTO Portae di primaria
sostiene che i sro arco dell a x venta punto di
anza lunge® inte” ceyia Claudia Augusta’’ diretta al Danubio
alle jell' Adige(---) stia
ella". o, Borgo Valsugana, l’alta valle d
no dal Po all’altezza di Ostigl,
tinuare uniti lungo il resto ul
L'indicazione a Pado”” della ‘*via. Claudia
f Ù ‘ là bè LP 7,9) bb "
ina contenuta nel miliari: , lit
Augusta” 4
allo scalo fluma
sono questioni
| qgte |
reltro. è . . sa
© | altro rai
‘ij vicino alla valle dell’ Adige”. Purtroppo
ginora irrisolte © che probabilmente resteranno tali
ancora per molto tempo. Non è il caso; IN questa sede, di occuparsene
ulteriormente; piuttosto è meglio restringerci all'ambito in cui
si collocano gli articoli qui pr esentati.
Naturalmente si tratta di una ‘‘vexata quaestio’’, che ha
impegnato per decenni gli studiosi e che pure ai giorni nostri vede |a
contrapposizione di ipotesi alternative. Se da Altino partiva in ogni
caso una grande via ‘Claudia Augusta’ i qual era il percorso da essa
ù i n ezio quel di Cestamaggione, zona del ritrovamento
scontato che la Te ? Per la verità, fino al 1945 si dava quasi per
sula e la direttrice per la bassa valle del Piave fosse la sola
quegli dura na i DA storia ‘‘claudiana’’ si ricordano anche
unciatori di un bizzarro itinerario lungo il Fadalto,
che sicuramente .
il suo miliario see sa avere a che fare con Cesiomaggiore €
titolo di esempio così 3 Aa 1 più avveduti fra gli studiosi). A
popolo Cadorino”” = np G. Ciani nella sua ‘Storia del
Claudia Altinate, ove non {ro 0: NOn improbabile che...dalla
PIEBAVASI Verso Feltre ai dalle Ceparie, presso il Piave,
i Eq derivassesi che...entrava nel Norico e
ion nt bimillenario a Veneto di SS.LL.AA, in
CAMPO del travi e Ste0 del 1938, i :cogni
del lragitto della fi , Intraprese la mcognistrade”)
il merito gi ce allora, gi “dia Augusta, spettò ad A. De
“a Portare in + rante, il ‘*rabdomante delle
pale TO disicur di Piave e di f € il primo tronco della strada
della Valle del i Archeo] aria proseguire poi - in assenza,
Piave, w Ogici - lungo la direzione tradizio-
Nel 1945, tuttavia, avvenne una ‘*svolta’’ significativa negh
studi fino allora condotti sull'argomento. In quell’anno fu pubblicato
il saggio di A. Alpago Novello ** Appunti su la Via Claudia Augusta
Altinate (Venezia, Ist. Veneto di SS.LL.AA) destinato a lasciare
una traccia duratura nel settorè, al pari del citato contributo del De
Bon. Dopo una serie di verifiche compiute tra 7umelle e Praderadego
e tra questo e Falzè di Piave. l'Autore concluse che } annosa
questione delle via Claudia Augusta poteva ritenersi virtualmente
risolta, grazie al ritrovamento di probanti indizi che delineavano un
itinerario affatto diverso da quello tradizionale. A detta dell’ Alpago
Novello i segni evidenti di un’antica strada - che il De Bon reputava
comunque di origine medioevale e non prese pertanto nemmeno in
considerazione - portavano in linea retta da Falzè.a Mareno e da qui,
tungo il pendio del Colmaòr, a Praderadego e finalmente al castello
di Zumelle, l'origine del quale era spiegabile unicamente in relazione
al passaggio dell’importante via romana. Poi la strada avrebbe
transitato il fiume Piave nei pressi di Mel per raggiungere
Cesiomaggiore e successivamente Pedavena. pr: stat
Soltanto più tardi, nel 1955, la dott.ssa L. Alpago Novello,
durante le ricerche intraprese per la sua tesi di laurea ( ‘*Contributi
all’esplorazione archeologica della Valbelluna?°) propose all’ attenione
del mondo accademico un tratto di percorso pedemontano da
Aune (nel. Sovramonte) all'imbocco della Val Canzoi, che divenne
subito: anello:
di congiunzione ‘con la precedente ricostruzione
prospettata da A. Alpago Novello ene costituì anzi il completamento
necessario E? da dire che più attente verifiche lungo la citata fascia
pedemontana (cfr. per risultati ‘parziali, il brano qui riportato *Il
passaggio della via Claudia. Altinante in Val Canzoi'’), oltre alle
consistenti difficoltà altimetriche dirun percorso a saliscendi - che in
poche decine di chilometri porta da: Praderadego (quota 910.m.
s.l.m) a Navé di Mel (265 m.) quindi a Cimamonte (Croce d’ Aune;
1050.m.)j in Val Cismon (c.a.375 mi) © finalmente ai Coronini di
Lamon (943 m. s.l.m.), con un dislivello totale di ben 3500 metri (
a paragone dei circa 830 metri di un *'rinnegato’’ tragitto per la gola
deliPiavet) 0 =! definiscono ormai un quadro nettamente .ostativo
all’accettazione delle opinioni di:L. Alpago Novello. atto c0li2too
ile Jy'accento, nella ipotesi degli Alpago Novello (padre e figlia),
è postasullè caratteristiche prettamente militari della Claudia Augusta;
»; del riferimento contenuto nei
a vcome abbiant ” della (fuorviante ) interpretazione
afl'impresi ‘ o di ««presidiare’” ‘*fortificare?’ una:
due miliari 8° a mel se* che pure il Fraccaro, convi
della parola pre s Tanto © VOTO x ‘dea rigett "Vinto
via di comunicazione di S.Boldo (1 n uu Pressochè
C he Ì
a Claudia rr” studiosi POT la natura assolu Nene iMpervia
pnte dae rrdità di una strada militare condotta per ij
del posto). 508 Mn. ; scarsa visibilità 0 soggetta alle Continue
fondovalle. in c‘ Nessuno degli autori menzionati negava, comuni
piene del fiume: * iracciato lungo la bassa valle del Piave in epoca
que, l’esistenza di vr ini veniva attribuito un carattere commerciale
romana. pren tmbata per lo più alla bella stagione. Già da
e mpo.infatt si era a conoscenza di on tragilio ‘’Opitergium-Ad
Cerasias(o Cepasias)-Feltria. Tridentum segnalato nell’’’ Itinerarium
Antonini’’ e che, con l'eccezione del De Bon (v.sotto), era considerato
integralmente distinto dalla via Claudia: mancando nell’Itineraso
di Antonino un riferimento esplicito a quest’ultima arteria
stradale. non era infatti possibile affermare che la Opitergium-
Tridento ne ricalcasse fedelmente il percorso. Riguardo alla stessa
Oderzo- Trento, poi, ognuno affrontò la questione a modo suo, con
proposte a volte curiose 0 inverosimili - si veda per tutti 1’ Alpago
pe coni tentativi di identificazione illustrati nel brano riportato
Si di questa introduzione - senza esplorare le possibilità più
pi normali, maggiormente rispondenti alle indicazioni offerteci
antico documento viario. (è quanto ha fatto di te il Bosi
partendo da assunti difficilmen
Sped
muoio dici , nente controvertibili che gli hanno per-
Viabilità i romana ridisegnare in maniere razi zionale e coerente la mappa della
<a nelle bassa valle del Pi
ulteriori puntualizzazioni in ea Piave; cfr. comunque, per
Copasias ).L’Alpago N Proposito, ilmio articolo ‘* Ad Cerasias(o
sega così una desio, sorti accordo col Fraccaro e conl’ Anti,
per la ‘‘commerciale’? Od ltrice, (parzialmente) su fondovalle
te Trento e in quota per la ‘militare’
DONA to ha mana Cui si era fino a quel momento
MIO parere più ©Pigrafico eroi Merito elementi di ordine s19
ASpetti, fra dim e O avanzando la tesi a
10°
Melle finora apparso definitiva’? sotto quasi tutti gl
Se. Egli sostiene la coincidenza tr
E E tmbi ! ie
Opitergium-Tridento e Claudia Augusta ( dopo l'innesto di questa
strada nella prima, nei pressi dei Mercatelli (Susegana)), coincidenza
asserita pure dal De Bon, ma si allontana significativamente dalle
conclusioni del ricercatore caraltino; La preventiva adesione all’idea
che vi fossero due vie con lo stesso nome ‘‘Claudia Augusta””, una
per la valle dell’ Adige e l’altra per la Val Pusteria, dirette entrambe
al passo di Resia, ha costretto il De Bon a cercare a tutti i costi un
itinerario che dopo Feltre e Cesiomaggiore si spingesse nell’alto
Cadore: nessuno ormai è disposto a credere che l'autentica Claudia
Augusta risalisse l’intera valle del Piave, quando tracce sicure ne
dimostrano il passaggio per Castel Tesino e la Valsugana. Inoltre 1
De Bon, rilevando un tracciato di età romana tra Quero ed Anzù in
destra Piave ed attribuendolo ‘alla Claudia, non tenne conto delle
effettive distanze menzionate nell’Itinerario di Antonino per la
Opitergium-Feltria-Tridentum. Per questi motivi il Bosio ha supposto
una direttrice tutta sulla sinistra del fiume fino a Cesana -Busche,
che si innestava sulla Feltria-Bellunum (altra strada romana portata
in luce dal De Bon) all’altezza di Pez e piegava verso Feltre, Fonzaso
e la vicina Valsugana. Un percorso accettabile e coerente, in
comune, dopo Susegana; tanto perla Opitergium-Tridento quanto
per la via Claudia Altinate. !
| Stadi fatto, comunque, che pure la tesi del Bosio non è
immune da rilievi critici. Lo studioso è convinto che la Claudia
Augusta, dopo Falzè di Piave, si portasse direttamente a
Valdobbiadene, dove egli ha collocato la mansio di ‘* Ad Cerasias”’
nominata dall’Itinerariùm Antonini. Nell’economia del discorso di
Bosio:non c’è alcuno spazio per un itinerario di epoca romana che
partendo da Treviso toccasse Montebelluna, Covolo di Piave, Fener
e pervenisse a Feltre, itinerario della cui esistenza tutto (dalla
toponomastica agli elementi stradali ed abitativi superstiti) lascia
presumere: per la ricostruzione topografica dell’ Autore sono invece
sufficienti due percorsi ben distinti, uno sulla sinistra Piave (Claudia
Augusta). e l’altro sulla destra (Mia Aurelia, condotta da Asolo a
Feltre), Senonchè chiunque può verificare che il tracciato proposto
dalBosio perla Via Claudia € basato sulle-cifre riportate
nell’ Antonino
noti concardà minimamente con le distanze intercorrenti tra Falzè,
Valdobbiadene e Feltre tra quesi e e Oderzo. La sola via
d’uscita è costituita, a mio Avviso, dall'ubicare la mansio di ‘*Ad
11
irare le distanze totali segnate tra
far PI ari a circa 83 km.)
ridore MIO È. romane: pani 4 i ‘2 Questa
ve ; tto una luce alquanto diversa, rispetto
. Feltro \» ra #0 z i ina .
Oderzo © 1° jette di vedere mana lungo il corso del Piave, Infatti,
» gesti! sinetà : si z7e Che i 2x7
soluzione | setradale ne e je incertezze che gh derivano dal
"nasconde topo Asolo della via Aurcha; l’indizio più
rosio no il - : tod O . 5 à ego è
il Bi pun? be essere proprio i miliario romano
gua. tes! icazione di XI (miglia). Se, tuttavia, le
mer con
ire corrispondono grosso modo alla
se $ + altresi vero che esattamente undici
sn nige SU tale mi iu . * ©
Fener ©
“ene
Fener proprio da Montebelluna ».
(Ja cui importanza
{
i
snai : nous fan ondaria, senza dubbio nel corso
paragonabile
dei secoli Il dirittura a
superiore. a questa, almeno dal
e Si I ea
“ «2h
). Ora,
n ponendo la mansio ‘ di ‘ Ad Cerasias n ,
presso
videe auzioli a Valdobbiadene, il percorso in destra Piave
Montebelluna-Covolo-Fener-Feltre rivela vieppiù un carattere non
astrattamente ipotetico, bensì funzionale alle esigenze della viabilità
romana in quella zona - in misura che reputo maggiore del
prolungamento stesso della Via Aurelia dopo Asolo - e che spiega
perfettamente il motivo per cui la Via Ciaudia, sulle orme della
Oderzo-Trento (0 viceversa), dovette scegliere di passare per la
cittadina di Vidor (ove sorse la mansio di Ad Cerasias) invece di
RE Pe verso Valdobbiadene: la possibilità di collegare con
Semp'ice passo di barche due importanti arterie stradali sulle
ri 6 ja Re sperimentata probabilmente dai paleoveneti,
luz DN ap sul fatto che percorrendo un
eatchbe si ua © il seguente tragitto verso Feltre
Risultato di un discreto numero di chilometri.
decisivo nella coretta *arsm dei miliari ha, naturalmente, un
ate dopo Falzè qj liticazione del tragi udia
un criterio Piave, pr tragitto della Cla
vie ne SONO sprow
Posa
gg. Pi stradali - molte delle foro più
'MPOrtanti to per la "Temesso che i Romani non seguivano
funzione qj SPeciale'» delidue convenire sul carattere
‘oaltono scelgo AtiCa tipica deo Miliari claudiani. In essi la
”* de a Veri miliari, À e : -
‘ebrativo INtErO testo e eart è secondaria rispet
_ ©Pigrafico. Le due iscrizioni
sono piuttosto l’espressione di una volontà propagandistica (si è
parlato di queste pietre stradali come di vere e proprie “ Opere
di regime‘), mezzi di risonanza della politica imperiale di Claudio
rivolti direttamente alle popolazioni alpine per far loro apprezzare il
personale interessamento dell’im peratore all'apertura di nuove vie di
comunicazione, in un disegno globale di progressiva espansione
territonale.
La scelta di collocare i miliari fungo la Claudia, legata al
ricordo della gloriosa spedizione di Druso nella Rezia, non fu quindi
casuale. Se, come ha chiarito il Bosio, Ja presenza del cippo a Rablat
ebbe una precisa valenza strategica, altrettanto si deve presumere Per
quanto concerne l’incognito luogo di provenienza del miliare ritrovato
a Cesiomaggiore. Non si può ammettere, 2 ragion veduta, che
proprio Cesio coincida con il luogo in questione, data la posizione
geograficamente arretrata di tale paese, troppo lontano dai punti
nevralgici dei traffici polito-economici della regione. Ben si comprende
come, una località idonea dovesse, risultare, al contrario.
abbastanza centrale nella rete viaria locale, essere insomma una sorta
di **collettore’ dei flussi veicolari in entrata ed in uscita dalla valle
del Piave: caratteristiche, queste, che solamente Busche possiede in
massimo grado, trovandosi in una zona di sutura ira le regioni alpine
e la pianura sottostante, proprio all'ingresso della Val Belluna.
Busche si presenta, soprattutto. come un importante bivio verso i
Municipia di Feltre e Belluno e di conseguenza non stupisce che ne
siastata colta Ja primazia strategica fin dall’epoca romana (per questa
località. passava la Feltria-Bellunum dotata di raccordi verso la
Valsugana, il Primiero, Agordino e l’alto Cadore e, attraverso il
passo di Cesana, Vi confluiva anche la minore arteria stradale stesa
sulla sinistra’ Piave diretta a Mel ed oltre fino all’incontro con il
percorso proveniente dal Fadalto): è verosimile supporre che appunto
quivi: fosse, posizionato originariamente .il. miliario poi
trasportato, ancora prima del, Mille, nell’antica chiesardi
Cesiomaggiore. Una. siffatta ‘‘migrazione’’ potrebbe, essere stata
favorita dalla presenza di una vecchia mulattiera, ancora usufruita. a
scopi bellici durante la prima guerra mondiale c ben documentata
nelle memorie degli anziani, che dal paesino di Pont, costeggiando
la sponda sinistra del torrente. Caorame, conduceva a. Pullir. e
conseguentemente a Cesiomaggiore. 1.), i. lio ) "torte
13
tra
nsito in età antica
i
a Busche
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dal mtrovamento di
p attesta? pirebbe nin
n'indire n orn so (Viel) su un piccolo dosso in
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to, IM
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sulla vjalulità roman
d e Ile teorie 8 ulla va
Claudia Altinate € es t
100, sembrano m aggiormente inclini a travisare la
soche, alcune di es: uicste metterei proprio la teoria dell Alpago
realtà dei fatti. È anta prova contraria costituita dal rinvenimento,
Novello. A partela d | sentiero di Praderadego, di malta databile ad
sui muri di sostegno de mana (per cui cfr. l'articolo ‘“*Zumelle
epoca altomedioevale i e n on ro Srila
» Castelvint)”, che si propone inoltre di inserire nella giusta dimen-
sione storica l'origine del castello di Zumelle), basti il seguente
esempio: la Croda Rossa, sempre a Praderadego, è composta da una
serie di stratificazioni longitudinali con numerose cenge parallele,
talchè nonvi è affatto ravvisabile l’esistenza, come voluto dall’ Alpago
Novello, di ‘piani stradali’ più antichi e ampi di quello attuale
(rammento che la larghezza utile al transito della presunta sede
“stradale’” varia trai90 ei 195 cm.!), a meno di non confondere un
piano di cengia naturale con un’ Opera di ingegneria umana: nè
le se di
nell'ultima sua venta affermazioni del Bosio, ribadite anche
Padova 199] . non di le e della Venetia e dell’Histria”
tr e eco mu RE
ascesa al vali “ole decisive per smentire l’ Alpago
Biscione Punti del bas diventa eccessiva in alcuni, tutto
(laddove pro sn * Sud cheda Mayo? b) l'accumulo di neve €
Questa è la “©No conduce alla cima del passo
per Zon
;0 * ®
baratro?» ( il fatto che il S©Ntiero 5° Il manto nevoso scompare
She dai Copri levato sopra un profondo
14 luni conduce a Castel Tesino
- Questa sì una vera "esi
i Strada, comu ‘onfronto all’esiguo
x . i nque, in c O
camminamento di Prade sl
i radego - si affaccia sulla scoscesa e assal
ESA me Rudena), Mi pare che soltanto abbinandole ai risultati
delle indagini + ui ho personalmente partecipato, € qui illustrati, le
parc - Bosio acquistino il giusto spessore critico, e che tutt’insieoe:
CONTRA Argomento necessario e sufficiente per il completo
rigetto n Ipotesi di A; Alpago Novello. bi 91
+ intento del presente opuscolo è dunque quello di riunire
ran Interventi apparsi in riviste spesso di non agevole reperibilità
e di rendere così disponibile agli eventuali lettori un materiale di
discussione forse non privo d'interesse. Il taglio dei vari articoli qui
raccolti risente delle esigenze editoriali per cui furono concepiti. A
volte. una: impostazione | volutamente ‘concisa, senza eccessive
ridondanze, può aver determinato una certa oscurità ed una semplificazione
notevole del contenuto::a questo ho cercato di rimediare
adesso con un'introduzione che dovrebbe, almeno in parte, colmare
le lacune dei contributi sottoriportati.; LL 0 2 9
“Appare superfluo illustrare lo scopo di ciascun articolo, teso
a dimostrare Je\obbiettive difficoltà e contraddizioni insite nella teoria
dell’ Alpago Novello; devo tuttavia far rilevare che nell’insieme.essi
costituiscono, dalla manifesta cautela dei primi (nonostante: siano
stati pubblicati per ultimi, a causa ‘di non comprensibili lungaggini
editoriali: nel frattempo le iniziali ipotesi, il ‘‘primo, provvisorio
accertamento” sulla malta ritrovata a Praderadego - rivelatasi proprio:
l’indispensabile anello. mancante che-ha permesso di dare
l’avvio:alla' nuova serie di indagini qui presentate - hanno ricevuto
le attese conferme; e quindi la certezza cheimanufatti di Praderadego
norì sono altro'che la testimonianza lasciataci dal regno bizantino
allora dominanante nella Valbelluna) ‘alla più perentona presa di
posizione degli altri. la.tappe:diun:vammino ché mi ha portato un
poco/alla volta! a rigettare ‘completamente | ipotesi anzidetta e.ad
accogliere, icon lievi modifiche, la: proposta del Bosio, Aggiungo, a
quest’ultimo proposito; chenon è.vero;icome ha potuto leggere:in
alcanerecensioniaimisiarticoli chè.1a avanzo una !‘nuova'lipotesi:
cui fatele semplicemente adoffrire elementi e spunti di indagine che
permettono: di escludere una tesi(quella dell’ Alpago Novella)-eia
lidi esum'altra' (quella. del Bosto)...... I UNYOngota ib 9 OVIRIK
u fitat img. tia) ad lori > STASIOC
alisbs ostoinadiad Imoisbval olia:. IU 12) adorliog-o1008 Sx fizio(
15
jo UN castelliere in quel di ] suit
s atrtiC0 odia Can SSR)
i gpertura de sui ualche modo ne risulta connesso
u usta. az ‘i un rapporto tra un SO,
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L Ù bia di
attraverso 14 not ubbio molto P!" rd romana (l’ A] a
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ae Pago Novello
di Lasen e dell via da
4 % } i e 6 i
lui ide Vee enti
Claudia Augusta). — i
; anche per il brano ‘Ancora sulla sia
I eno mi sono proposto di ribattere Ja tex;
istenza di un'unica strada (*‘la via Clan.
dell'Alpago NOT. romana da Praderadego conduceva a Tiago
dia’) te piedi del castello di Zumelle, talché risultava confermata
e dell’antico maniero quale punto di sorveglianza
l'orign a medesima; lo studioso inoltre sosteneva che il
‘origine funzional n
lungo la via Claudi i I
tronco stradale che dalla chiesetta di S. Donato scende direttamente
al ponte sul torrente Terche doveva essere di realizzazione relativa
mente moderna, ‘*di quando cioè era cessata la validità militare del
castello’’. Ora, proprio la collocazione della cappella di S. Donato
porta ad escludere una ricostruzione del genere. Non solo, ma è
immediato constatare che il castello di Zumelle non poteva avere
alcuna finalità di sorveglianza sulla eventuale strada sottostante,
essendo
incassato fra due alture che tolgono buona parte della
uni lina n° lago): tanto che - sempre
visibilità verso Sud e Ovest (în direzione di Tiago):
a ur Do pr militare’? della via Claudia, strenua-
ella Alpago Novello - un manipolo di nemici
. potuto giungere tran uillam i
indisturbato, semplicémente q ente a Tiago e proseguire oltre
Castello, cioè Proprio scen ato ° la conca dominata dal
del colle dove gi
si snoda lodi
al ponte sul Terche lungo le falde
che nessun tracciato Hiv Strada asfaltata, anche nell’ipotesi
me luttavia, che da, esistesse in quell’epoca. Mi
Necessità di castrum I NI medioevo quando venne
Periodo sa SU una ° non si ponesse neppul* la
, sia Tiago mente c'e qualunque via di transito (in qu°
©NSIVE e dj ei, O solo modesti sentieri campes!”
sonia militare TO piuttosto le preminenti fin
Politiche (gli <p ad una fase storica di fol!
guerra greco-gotica:
bensi può dirsi, esse cfr A. Ca bruzzi, . ‘*Storia se@baria di di Fel Feltre?” **G Q
si può dirsi «amb ki tre’: ‘‘Questo
chessosilte sin da tante calamità affitta la nostra patria
ari È !li più ricchi e potenti cittadini ne luoghi più
torriit cuumalti e: ont, per loro sicurezza si fabbricarono molte
> mi in quelli si ridussero ad abitare’’): il profondo
TOSsato che idealmente e praticamente divide il Castrum dall’ambiente
circostante ne sarebbe l’indizio probante, dato che solo in tale
contesto storico una così imponente opera di scavo acquista un
ping significato. ‘*Quanto al castello di Zumelle(...) perchè sî sara
piantato in unposto così appartato, a metà d'una valle secondarissima,
fuori dalle principali vièé di comunicazione?’ ssi chiede 1° Alpago
Novello, non riuscendo ‘a 'capacitatsi che un simile castello ‘*0gg1
completamente sperduto e quasi nascosto tra i colli’ abbia rivestito
tanta IMportanza in passato. Evidentemente la scelta cadde su'quel
luogo così appartato e solitario ‘proprio per garantire al massimo
l'incolumità degli occupanti salvaguardandone le capacità di reazione
agli attacchi ‘armati.i.0. 7 net 9) si
La realizzazione delle due carrarecce formanti il bivio di S.
Donato penso risalga al periodo di dominio Bizantino nella regione,
e dovette già essere un fatto compiuto allorchè i Longobardi vi
edificarono a mo? di segnavia la loro chiesetta. 0 °° i
said Pepi fp i Abi ar ELA ) j : È !
sl è da ®
P.S.Quando era imminente la stampa del presente lavoro, sono
venuto a conoscenza della relazione di G.Rosada alconvegno su©*Il
contributo di Alessio De Bon alla conoscenza del Veneto Antico’
-Rovigo, 1/2 dicembre 1989 (G. Rosada; ‘La direttrice romana sulla
destra Piave e a sud di Feltria: dalle ricognizioni De Bon ad alcune
note topografiche e di metodo in *Padusa’?, anno 1990-91). Dato
il orande interesse dell'intervento di Rosada, attinente fra l’altro la
questione della Via Claudia Augusta, è utile discuterne brevemente
in questa sede. assunto fondamentale dello studioso -;ché consi+
dera comunque la sua piuttosto uria *‘provocazione’’ scientifica che
una: solida! ‘ipotesi (non essendo. questa corroborata da *‘molti
; di archeologico atavore” ))- èche neppure le tanto
poi ieegeicii a Soconk ibn dl Cana
tenti pusiaialicaatii pensiate i doporesiodizio dala siro.
- ai +*sembrano ‘affatto probanti e determinanti
l’antichità ana del manufatto stradale...e che ‘questi poi si
17
strada. segnatamente a una Strada
a UN a
— » pure talune associa.
segnata jmostra! e(...)€ , a ASSOCIAZIONI
«di lai . A »
riferiscano ata deltutto €* , distante sembrano Talora un pogg
‘ ‘gtoneà 4 . A venuti no pbero essere collegabili « Qualche altra
con matert ni che pot dun tracciato stradale)”. Il Rosada
ri Lr sforios propende di conseguenza per
i) semplice ed economica: la Via
soluzione iN ‘an garebbe stata condotta interamente in
una * junO siraverso Treviso, Montebelluna,Fener
ave, a vamento del miliario) e Feltre. Inoltre
she nei pressi dello stesso Fener avve-
‘«sjsulta ragion la via Claudia © la via ‘‘ab Opitergio-Tridento””,
dopo rea Cerasias).
‘aldobbiadene( Ad È i
nendo sa I con il Rosada sulla difficoltà ovvero, sovente,
é ‘bilità di ad una precisa epoca un manufatto
pre E sia per il relitto stradale di S.Rosia da me
«saminato altrove in questo stesso opuscolo), tuttavia il De Bon non
era uno sprovveduto e certi suoi riscontri hanno ricevuto l'avallo di
elementi documentali ed archeologici inoppugnabili. Che
ponderazione ed estrema cautela contraddistinguano il corretto
metodo di indagine topografica antica era ben consapevole lo
studioso cadorino quando annotava in una pagina inedita (cito
ancora dagli atti del Convegno rodigino):
Ma il lavoro di ricognizione non va compiuto solamente a
Altinate da Alti Completato sul terreno. Il tronco della Claudia
battuta di sica e lello, ad esempio, è stato accertato dalla
“e tolse ogni equivoco. Essa venne da me
controllo di una di” Istituto Veneto di
vaMenza alle Antichità de] Ver. SOcenti universitari e
Scienze, sotto il
della Soprin-
di tea 5° nel 1935-1937, scoprendo via va
! 'udia Altinate, nella valle Suna accertate appartenere alla stess?
Posta 7 1152 Ogni traccia visibile,
enza, dell’Isarco, sino al Brennero.
ghi locaj po PPartenonte > (Pesso ricoperta da alluvioni, com”
FOMANA (ag tO a reti pila cava distinguibilissima dale
“SOMPIO.
emppili non più usati fra noi dopo età
Se labiato e il grosso mattone
sesquipedale). Spesso appaiono intaccati dal vomere resti di manmufatti
dipendenti dalla via, spalle di ponti, pilastri, tombe, condutture
d’acqual...). In alcune zone invece, ove la via era anticamente
selciata, il basolato viene divelto e i massi poligonali Vengono
trasportati spesso a distanze notevoli e usati dal coloni per sgabelli o
abbandonati nei cortili, adoperati nella costruzione dei porcili. pollai,
fontane, rusticali; l'occhio esperto e indagatore li riconosce imme-
diatamente e ne tiene il debito conto, e se li riscontra lungo una
determinata linea, la pista scomparsa da millenni: è scop erta:?”
Condivisibile (v.più sotto) è pure la tesi della distinzione tra
Claudia Augusta e Opitergium- Tridentum segnalata nell’Itinerarium
Antonini (per quest’ultima è però necessario ribadire chel’autentico
ed UNIVOCO percorso è quello che ho tentato di illustrare negli
articoli qui raccolti); nulla ci assicura infatti che le due strade
coincidessero da un certo punto in avanti. E significativo, a tale
riguardo, che il. Rosada insista sulla necessità di individuare una
direttrice di epoca romana che da Treviso si spingesse verso Feltre
lungo la sponda destra del Piave: personalmente ne sono pienamente
convinto anche se ne ho fatto solo un timido e fugace accenno nelle
pagine seguenti. Appunto il miliario di Fener avrebbe avuto la
funzione di segnacolo stradale in rapporto a questo itinerario principale,
senza niente da! spartire con la Padova-Asolo-Feltre (via
Aurelia) come'sostenuto dal Pilla e dal Bosio. Ciò che non convince
è semmai la fase: *‘propositiva’’ dell’argomentazione critica ‘di
Rosada. Non ha senso collocare a Fener l’incrocio tra le vie Claudia
Augusta e Oderzo-Trento peri ben noti motivi di ordine topografico.
Sorprende che due esponenti del mondo accademico, quali il Bosio
e il Rosada, non sappiano’ apparentemente far di conto: come
spiegare altrimenti che il Rosada, accettata l'ubicazione (voluta dal
Bosio) della mansio ** Ad Cerasias’” a Valdobbiadene, affermi che
il tragitto per arrivare a Feltre (giusta le XXVIII miglia dell’ Antonino,
paria circa 41 km.) sia quello passante per Fener quando è di tutta
evidenza che la distanza ricoperta lungo un simile itinerario ‘è di
appena 22km.B: fi odidorortanioe srlo lì :Atiriozina tion atitnoe 220)
i, siSendac QOderzo-Trento, alla (luce delle cifre: riportate
nell’Antonino; è là dimostrazione indiscutibile di un percorso con-
dotto interamente sulla sinistra idrografica del Piave da Vidor a
19
ene il problema, ben più arqio, del a
n semplici criteri di <*
ser quanto 1 ;amero A semplici oriteri di “buon Sengo»»
Busche, us mi rich svocati anche dallo stesso Rosada Li
‘ j u dee di & si . , "A,
a AUS nente” udiosO; suggestiva in prima battuta
va di QUE" "4 vedere per due ragioni
iruttiva di I , sriodo di vedere per “ue Fagioni ©$S€n2}aj;
{o il mie caratteristiche originarie della Clau dia Ù
gtesse + tondi di iù a
sgigenze di natura
quale, e sendo ‘spetti logistici e di Maggiore scorrevolezza ,
cali i as ; io all’inte
ano e aramenté a propri” n *rvit da e vario
sarebbe nen Treviso © Montebelluna già servito Primarie vie di
compreso fra e (si veda Ja: Postumia con ghi annessi raccordi) +
comunicazion lato rispetto all'area stesa in prossimità del Piave
penna PAT lato sinistro del fiume. Vorrei qui riprendere un
a o alla distanza di XI miglia segnata ul
erimento riguar d
nidi ener, Piuttosto che tra Asolo e Feltre (lungo una direttrice
che la mancanza di riscontri archeologici non consente di delineare
con sicurezza) è assolutamente perspicuo che Fener si trova collocata
tra Feltre e Montebelluna, ad una distanza dalle due pari appunto
acirca 11 migliaromane. Ora, da una parte abbiamo un tragitto lungo
cui sono dislocati Feltre, Montebelluna, Postioma e Treviso ‘capi
saldi di riferimento sicuramente romano” ‘(Rosada) di età comunque
seriamente anteriore alla realizzazione della via Claudia: dall'altra
parco ne distampotoponomastico-topografico, oltrechè
si ut n © sono distribuiti esattamente lungo la congiunil
collegamento CONNOR Questo punto è naturale pensare che
risalga ad un’ bieelio. Osse per davvero ma altresì che esso
la costruzion
Precedente la stessa Claudia (subito dopo
€ della vi vr: ia
Taccordare ad ce du Postumia st affacciò di certo la necessità di
"ivolto presumibilmente portanti Sentri di Montebelluna e Treviso),
nuclei abitati che ine PI di Percorrenza civile, visti i numerost
direttrice CONSIAE rata In Ano d’infilata in breve spazio attraverso la
: tto teoric l'ipotesi!
i in destra p: Ica, posso avanzare
ale fee COMUNICAZION icazi e €saurisse la propria funzione n°
Itineraria nell’antichia. — Pla di Tarvisium e Feltria, e c0°
r lichità. il i ‘n
Suoi cor SE spiegherebbe il silenzio 7
arteria, ]] p lento “onftonti © la preferenza accordata
! Rosada nu; © Per il più i dg »pftima
Poi Scrive. “ Ampio respiro di quest ì
(-.)Si dovrebbe prestare maggio
considerazione di quella che si è prestata in passato alla possibilità del
prolungamento del tratto Altino-Quarto d’ Altino ( indubitabile ‘a
passi dai sondaggi archeologici effettuati(...)oltre che per
imme toponomastica *‘ad lisa lapidem'? N.d.A) Geena
RO Sembra di arguire da tale frase che la posizione
d'Altino
di Quarto
sarebbe intermedia lungo un tragitto Altino-Treviso, mentre
è del SURtO palese che il * ‘quartum lapidem'' si trova esattamente
sulla direttrice Altino-Ponte della Priula (come la stessa
moderna
cartografia
ci lascia intravvedere nel rettifilo uscente da Quarto
d'Altino e oggidì parzialmente abbandonato). Il secondo motivo di
disaccordo con Rosada è costituito dal reimpiego del miliare claudiano
avvenuto proprio a Cesiomaggiore e non in altra località del feltrino.
Mi pare opportuno ribadire ulteriormente la decisiva importanza da
annettere a questo particolare, visto il tentativo da parte di molti, non
ultimo il Rosada, di contestarne la preminenza. Ritengo infatti che il
cippo commemorativo costituisca l’indizio più pertinente per ammettere
il passaggio della stessa Claudia Augusta in una zona situata
se non proprio a ridosso certamente a breve distanza dal paese di
Cesio; e l’ubicazione della pietra presso Busche, vero crocevia anche
ai giorni nostri per i traffici diretti verso l’arco alpino orientale,
permetterebbe di comprendere facilmente come esso sia finito nella
chiesa parocchiale del centro cesiolino, tenuto altresì conto che
anticamente'i confini della Pieve di Cesiomaggiore si spingevano
sino alla località prospiciente il Piave. In aggiunta, l’unico itinerano
che giustifichi compiutamente questo percorso della Claudia e
proprio. quello indicato dall’ Antonino per la Oderzo-Trento: il
documento viario romano conferma autorevolmente la percorribilità
e la realtà storica di un cammino per la sponda sinistra della bassa
valle plavense. Diversamente, nell'ipotesi del Rosada che fa prose-
guire la Claudia lungo la linea che congiunge Fener ad Anzù e Feltre
— sarebbe ovviamente assai più verosimile che il miliare fosse stato
rimosso e riutilizzato in qualche edificio della stessa Feltre “in una
zona a ridosso” della quale l'Autore ritiene di collocare l° epigrate in
parola. In tale caso si stenta a capire perchè essa sia stata trasportata
fino al borgo'di' Cesiomaggiore, su una collina distante quasi undici
chilometri dal capoluogo felinino, consider ato che il suo utilizzo
quale sostegno divun'altare, alla stregua di. qualunque anonima
colonna di'pietra, lascia intuire che in quel momento
non ne era stata
21
2 A meno di non farsi Prendere
pstOr a n medesimo, circa | autenticità de
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! affatto! import, gl ROSA pis ‘gtri anamente”’ simile aj miliare
corna è " ato i O”
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Me spare Ci ‘ ile ai le ibi
«tonA n fal arto co. di 350 miglia e LL] le sulla Pietra
re ad UN". ta distanZ? ode nie con singolare approssimazione ;j
\apide cdi ablat) 00M Pi Augusta sul Danubio seguen do
agité i aq È
egitto da Altino get id citto (cimezzi di locomozione allora
l'itinerario rano che ho cale più nai ; ettessero misurazioni così accurate î
disponibili non mi MS anto per scopi tutio sommato, se vogliamo,
di agevole approntanm
goliardici” ). scarsità di risultanze archeologiche
tudere, èverochela
Percone' cui indagini ci condizionano tuttora
invitano ciascuno alla prudenza, la posizione del
Ù ondivisibile, appare nondimeno eccessi.
‘ca. In definitiva mi sento ancora di asserire che
l’unico Pecono valido pe la Claudia Augusta, sulla base delle
cognizioni attuali, sia quello al cui riconoscimento vorrei aggiungere
anche questo mio modestissimo € provvisorio contributo. Siamo
sicuramente nelcampo del probabilistico, nella sfera di quella che in
semiotica viene definita ‘‘abduzione’’ (0 ‘‘paradigma indiziano,
secondo la felice espressione di C.Ginzburg), quindi nel tipico
nre ‘‘fentativi ed errori’? comune ad ogni fase
i de nelle scienze. La scientificità dei
= prada
È Ove quest’ultima risulti incompatibile con !
cui sia costan » ©d insieme Mib che la teoria emergente dalle n yove
Soltoposta a verifiche perla sua stess
‘Ncontestabili de ‘Omando al nostro tema, i punti fermi ed
Av | Alpago Noro e l'accantonamento definitivo della
© il riconoscimento del percorso $
alzè a Vj idor, B ua
alcun dati fornitic; Busche e Feltre per la pr
db voto dal Itinerario d’ Antonino non lascia”
ct ca come sottolinea il Rosa la
È dei risultati iti dal De Bo"
2, consegui
nelle sue ricognizioni sul primo tronco della Via Claudia. Pur
dichiarandomi favorevole alle tradizionali opinioni degli studiosi in
merito - di segno nettamente positivo alle tesi del De Bon, come ho
già detto - bisogna ammettere che per il momento ogni ipotesi
ricostruttiva è legata a filo doppio alla fondatezza dei rilevamenti del
ricercatore cadorino, Ciononostante, mi sembra che si possa aftermare
con la massima tranquillità che delle due l’una: o la Claudia
passava a sinistra del Piave (tesi del Bosio rettificata in alcuni punti)
posto che le indagini del De Bon siano valide oppure essa doveva per
forza di cose risalire la:sponda destra del fiume. Diciamo che vallo
stato attuale del problema ‘Claudia Augusta’’ Je perlustrazioni
svolte dal De Bon sono una sorta di spada di Damocle. Finchè non
ne verrà dimostrata l’inconsistenza; l’unica ricostruzione corrispondente
al vero dell’itinerario della Claudia è da considerarsi quello
testè ricordato lungo la sinistra Piave ; se però un domani esse fossero
destinate a cadere, perchè si scoprirà che il tracciato da ‘Altino.ai
Marcatelli non è riferibile ad epoca romana; quella che per adesso
è solo una possibile alternativa alla tesi di Bosio diventerà certezza:
la Claudia Altinate venne condotta da Altino a Feltre passando per
Treviso, Montebelluna: e Fenér; sparirebbe così la fastidiosa
incongruenza del doppio attraversamento del Piave da parte della
Claudia (mentre la Oderzo-Trento era ovviamente costretta ad
effettuare uno), ma resterebbe quella relativa ‘al cippo muhare
ritrovato proprio a Cesiomaggiore. Togni obatcmg 10
| Spero diavercosì spiegato il motivo che mi porta a giudicare
ancora valido il contributo del De Bon e a rinviare ogni approtondimento
‘su di esso per mancanza di elementi che possano nitenersi
contrari alla sua accettabilità in linea di principio. Ad ogni buon fine
il brano di G.Rosada viene riportato al termine di questo capitolo
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RIT Pe TTT PP i,11
‘0%/In questa sezione introduttiva ho ritenuto opportuno, anche
perla migliore comprensione degli articoli qui raccolti, riportare una
segni alia più significativi sulla via Claudia Augusta, apparte-
23
Postfazione (2022)
Concludo la pubblicazione di mie vecchie considerazioni sulla Claudia Augusta Altinate (tra
l'altro, sia per la composizione dei testi che per le illustrazioni, si tratta pure di vera e propria
"archeologia informatica") con l'appendice iconografica (nella veste originaria e quindi decisamente
brutta) che avrebbe dovuto corredare il progettato volume sulla famosa e famigerata via imperiale.
Famigerata per le infinite, qualche volta sterili, ma in ogni caso stimolanti diatribe sul tratto viario
che da Altino (capolinea della Claudia Augusta sostanzialmente accettato da tutti gli studiosi) conduce
nel feltrino.
Dopo oltre trent'anni ritengo che quanto da me scritto non abbia perso interamente validità;
bisogna infatti rammentare che a tutt'oggi, anche e magari specialmente a fini di promozione turistica,
il tratto Praderadego-Cesiomaggiore-Lamon è ritenuto nel bellunese (e non solo) il vero percorso
dell'antica arteria stradale.
Sulle orme di insigni studiosi come T. Mommsen ("credibile est viam ductam esse ab Altino per
Tarvisium, Feltriam inde per vallem Ausuganam Tridentum", CIL, V, S. 938) e K. Miller (disegno tra
le coll. 255 e 256 di Itineraria Romana, Stuttgard 1916), G. Rosada si è inserito nell'annoso e a tratti
focoso dibattito sul percorso 'altinate' della via Claudia con intenti dichiaratamente 'provocatori' e di
mera ipotesi di lavoro. "Un'altra proposta che ho avanzato nei primi anni Novanta e stata quella
relativa al tratto della Claudia Altino-Feltre. In merito "affermavo", ma poi conseguentemente
"negavo" quanto detto per mancanza di dati probanti e quindi per metodo, che poteva essere una
soluzione al problema unire, a partire dal municipio rivierasco, tutti i siti con presenze preromane e
romane di un certo rilievo, nonche i toponimi rapportabili a strade e a distanze miliari fino all'imbocco
della valle del Piave. Così ne usciva una linea continua da Altino per S. Michele di Quarto, Treviso,
Postioma (Postumia), Montebelluna, Levada, Fener, Feltre, linea che come direttrice viaria presentava
qualche aspetto interessante. La strada infatti si sarebbe mantenuta sempre in destra idrografica del
Piave, senza doverlo attraversare una o addirittura due volte; avrebbe ricalcato in parte l'attuale SS.
348 "Feltrina" che costituiva probabilmente il kardo occidentale della centuriazione trevigiana; inoltre
il paese di Postioma non avrebbe certo conservato nel nome il ricordo dell'antica consolare se in quel
luogo fosse avvenuto un incrocio con un semplice centuriale invece che con una strada di pari o simile
importanza; l'altro odonimo conservatosi di Levada suggerirebbe un intervento tecnico per la stesura
di una strada aggerata di funzione non secondaria; infine particolarmente significativo sarebbe il
miliare di Fener. Questo infatti verrebbe ad assumere un rilievo determinante non tanto in rapporto
con la strada da Asolo a Feltre (come suggeriva Pilla), non solo, quanto invece con il proposto tronco
meridionale della Claudia e soprattutto con la probabile convergenza nel sito del percorso ab
Opitergio Tridento testimoniato dall'ltinerarium Antonini. La distanza di XI m. p. sulla pietra
indicherebbe allora le miglia da percorrere per raggiungere Feltre. In realta di una tale direttrice per
Treviso non ho io la paternità, perchè già il De Bon in un lavoro precedente ai suoi Rilievi di
campagna aveva evidenziato con una certa enfasi: "...il passaggio di una via romana... ci appare
chiarissimo dalla stretta di Quero-Cornuda-Postioma-Treviso-Altino... Noi pensiamo che una strada
giungesse direttamente da Altino a Tarvisium... Questa strada che non poteva, almeno nel tronco
Treviso-Altino, essere la Claudia Augusta, sembra partire da Treviso per Casier-Villa Riva Alta,
innestarsi nella Claudia a Villa Dona delle Rose, in modo da usufruire dell'argine di questa
attraversante la palude del Sile da Treviso alla stretta di Quero a strada può essere identificata con
l'attuale Feltrina"; a questa strada sarebbe anche da attribuire l'odonimo miliare di Quarto S. Michele
Vecchio" (...viam Claudiam Augustam...quam Drusus pater...derexserat, in "Via Claudia Augusta:
un'arteria alle origini dell'Europa: ipotesi, problemi, prospettive. Atti del Convegno internazionale
Feltre 24-25 settembre 1999", Feltre 2002, pp. 54-55; poi, con qualche variazione, in Sessant'anni
dopo. Per "capire" una strada, in "La Via Claudia Augusta Altinate", Padova 2001, pp. XI-XXVII).
E sul miliario di Cesiomaggiore il Rosada afferma: "ho voluto anch'io fare delle proposte per
dimostrare le possibilità di quell'infinito [dibattito sul ramo altinate della via Claudia, ndr] a cui testè
alludevo. Una, cronologicamente piu recente, e anche quella piu palesemente provocatoria e in
sostanza diceva due cose. Anzitutto, confermando sulla destra idrografica plavense la direttrice De
Bon nel tratto Levada-Onigo-Feltre, spiegava la presenza del miliare a Cesiomaggiore con "una
funzionalita di ordine direzionale, una sorta cioè di cartello indicatore destinato a quanti discendevano
la valle (media o alta - n.d.r.) del Piave... Sostanzialmente per i viaggiatori che venivano da un ‘bacino
d'utenza' nord-sud orientate il cippo avrebbe potuto forse servire come avvertenza o preavviso
magniloquente che era prossima la via... diretta, per Tridentum... alle regioni danubiane... si potrebbe
allora vedere, sempre all'interno di una logica legata all'enfasi celebrativa e promozionale del caso,
la menzione di Altino (e insieme implicitamente di tutta la fascia rivierasca alto adriatica) come il
riferimento stradale meridionale del 'cartello' segnalatore" (mentre con ogni probabilità il Danubio
sarebbe stato indicato in termini non puntuali per la sua lontananza). Il secondo momento della
provocazione coglieva poi nelle due iscrizioni della Val Venosta e della Val Belluna l'allusione "non
tanto a un tracciato stradale univoco e immediatamente riconoscibile in un determinato percorso,
quanto piuttosto una sorta di `idea' di strada, un'idea che pure doveva far corrispondere a chi la
coglieva un effettivo e concreto collegamento tra Adriatico, Po e zone alpine e danubiane"...Con ciò
si potrebbe in definitiva sdrammatizzare anche tutti i controversi riconoscimenti sul terreno...ed
emergerebbe piuttosto un itinerario 'complessivo', quasi simbolico...che fa ritornare alla mente i
notissimi versi manzoniani "Dalle Alpi alle Piramidi, /dal Manzanarre al Reno...scoppiò da Scilla al
Tanai, /dall'uno all'altro mar" (Cinque maggio, 5), dove attraverso i sintetici riferimenti
geografici...viene tuttavia rievocata una precisa dimensione territoriale delle imprese napoleoniche
(dall'Italia all'Egitto, dalla Spagna alla Germania, dalla punta estrema pianure dell'Italia alle pianure
della Russia, dal Mediterraneo all'Atlantico)... non diversamente che ai tempi dell'impero asburgico
si poteva cogliere tutta la rilevanza strategico-economica dell'asse tra Vienna e il suo sbocco a mare,
ovvero tra Vienna eTrieste, cioè ancora una volta tra il Danubio e l'Adriatico" (...viam Claudiam
Augustam cit., pp. 53-54). Mi pare un po' eccessivo accostare il miliario di Cesiomaggiore ai versi
manzoniani per enfatizzarne la valenza celebrativa e simbolica. Senz'altro era anche questa la finalità
dei due cippi che tuttavia dovevano primariamente indicare una ben precisa strada. Nel caso di
Cesiomaggiore, qualora il miliario provenisse dalla stessa località, non si comprende il motivo di
avvisare un viaggiatore dell'approssimarsi di un 'cartello segnaletico' posto in un sperduto centro
abitato privo di rapporti con l'asse viario menzionato nel cippo e distante una decina di chilometri.
Secondo la lettura del Rosada posare una colonna miliare di quel tipo poteva essere un'operazione
quasi random, purché all'incirca rientrasse nella fascia territoriale assai ampia del Po e del Danubio
la similitudine che Rosada propone tra il cippo cesiolino e la Lapide di Polla (dal nome della località
dove nel XV secolo fu rinvenuta l'iscrizione autocelebrativa di un pretore che realizzò la via che
collegava Capua a Reggio Calabria) è scarsamente probante di un intento simbolico e
commemorativo, "un'idea di strada" invece di una strada particolare. Perché il testo dell'epigrafe
campana non lascia dubbi sulla sua collocazione in un preciso punto della strada Capua-Regium:
"Viam fecei ab Regio ad Capuam et in ea via ponteis omneis, miliarios tabelariosque poseivei. Hince
sunt Nouceriam meilia LI, Capuam XXCIIII, Muranum LXXIIII, Cosentiam CXXIII, Valentiam
CLXXX, ad Fretum ad Statuam CCXXXI, Regium CCXXXVII. Suma af Capua Regium meilia
CCCXXI. Et eidem praetor in Sicilia fugiteivos Italicorum conquaeisivei redideique homines
DCCCCXVII eidemque primus fecei ut de agro poplico aratoribus cederent paastores. Forum
aedisque poplicas heic fecei". Lapide encomiastica, laudativa, elogiativa sì (direi non tanto per la
strada in sè, piuttosto per il valore evergetico complessivo), ma posizionata lungo la via medesima e
non in una zona qualsiasi.
In nota Rosada aggiunge: "Naturalmente, come ben si capisce, quanto sono venuto dicendo
avrebbe nel suo complesso valore anche se l'unica e vera Claudia Augusta risultasse alla fine quella
"padana" e quella "altinate" fosse l'invenzione di eruditi settecenteschi (a questo proposito mi sono
sempre chiesto se siamo del tutto sicuri the il cippo di Cesiomaggiore, cosi ben conservato e netto nel
suo profilo, sia proprio antico)" (...viam Claudiam Augustam cit., n. 92 p. 65).
Al di là della provocazione intellettuale, e scartando per il momento la possibilità che il cippo
di Cesiomaggiore sia un falso settecentesco, è molto utile che Guido Rosada abbia rilanciato l'idea di
una direttrice tutta in destra Piave da Altino a Feltre: questo introduce nella secolare 'arena' di
congetture ulteriori elementi di riflessione per prossime indagini. Attualmente la direttrice tutta in
destra Piave sembra una proposta molto sensata, forse la più plausibile tra tutti i possibili itinerari in
discussione. Vittorio Galliazzo, nel 2005, ha riproposto infatti un percorso della via Claudia tra destra
e sinistra Piave, una sorta di ibrido tra l'ipotesi di Alessio de Bon da Altino a Nervesa e poi sulla
sponda opposta del fiume fino alla chiesetta di S. Anna a Colfosco di Susegana, e il tracciato supposto
da Luciano Bosio in sinistra Piave per Valdobbiadene, Segusino, Marziai, Busche (senza però toccare
Cesiomaggiore, ma svoltando direttamente verso Feltre). Anche in questo caso le uniche certezze
sono fornite dalle ricerche sul campo del De Bon; per il resto soltanto congetture e opinabili
affermazioni (come la difficoltà per una strada romana di superare il difficile sperone di Quero; o il
ricorso alla presenza di edicole e chiesette, magari sulla sommità di monti, da Valdobbiadene a
Segusino; o ancora il sorprendente percorso indicato da Marziai a Busche toccando Stabie, Canai e
Ronchena). Bene per l'idea che la strada imperiale non s'inerpicasse sul Sovramente e percoresse
invece la Valsugana, ma l'itinerario voluto dal Galliazzo non manca di incongruenze, le stesse dei
precedenti studiosi, stimando egli di poter sceverare i connotati stradali sicuramente appartenuti alla
Claudia Augusta dalle numerose strade e viuzze che da tempo immemorabile solcano il territorio
trevigiano.
Ciò che possiamo fare per ricostruire un possibile tracciato della Via Claudia Augusta ab Altino
è un calcolo chilometrico basato sul cippo di Cesiomaggiore e sull'Itinerarium Antonini. Si devono
escludere l'altro cippo di Rablà perché nel moncone rimasto non è più leggibile la distanza totale e
la Tabula Peutingeriana per la mancanza delle cifre intermedie tra alcune località. Ebbene, l'Antonino
ci fornisce i seguenti dati odeporici (il capolinea settentrionale della Claudia Augusta corrisponde al
sito del forte romano di Summuntorium, nei pressi di Burghöfe Donauwörth):
(It. Ant., 250,4-5):
Summunturio m. p. XVI
Augusta Vindelicum m. p. XX
(It. Ant., 274,8-275,7):
Item ab Augusta Vindelicum Verona m. p. CCLXXII:
Abuzaco m. p. XXXVI
Parthano m. p. XXX
Veldidena m. p. XXX
Vipiteno m. p. XXXVI
Sublavione m. p. XXXII
Endidae m. p. XXIIII
Tridento m. p. XXIIII
(It. Ant., 280,5-281,1):
Ab Opitergio Tridento m. p. CX, sic:
[...]
Feltria m. p. XXVIII
Ausuco m. p. XXX
Tridento m. p. XXIIII
Da Summuntorium a Trento sono indicate 222 miglia, da Trento a Feltre 58 miglia. Dobbiamo
aggiungere la distanza tra Altino e Feltre sul percorso più breve (in destra idrografica del Piave), pari
a circa 53 miglia. Il computo totale ammonta a 333 miglia, troppo poche rispetto alle 350 incise sul
miliario di Cesiomaggiore. Ovviamente l'Antonino ci informa di un tragitto per Vipiteno e il
Brennero, più breve in confronto a quello per la val Venosta. Tuttavia, qualora seguissimo un itinerario
per Trento - Magrè - Caldaro - Appiano - Nalles - Merano - Rablà - Silandro - Passo Resia - Imst -
Reutte - Füssen, la distanza complessiva coincide più o meno con le 350 miglia. Anche il computo
lungo le moderne direttrici stradali corrisponde molto bene alla differenza distanziometrica
percorrendo il passo Resia anziché il Brennero: circa 19 miglia vs 17 miglia presumibili (m.p. 350 -
m.p. 333). Quindi, integrando e modificando le informazioni dell'Antonino con le lunghezze di alcune
rotte indispensabili per unire Altino a Summuntorium, il risultato sarebbe unico e inappellabile: il
tragitto desumibile dai tre elementi del miliario cesiolino (i capilinea di Altino e Summuntorium e la
loro distanza di 350 miglia) comporta il transito della via Claudia Augusta (ovvero del suo ramo
Altinate) per Treviso, Montebelluna, Feltre, Arsiè, Primolano, Borgo Valsugana, Trento, Caldaro,
Rablà, Passo Resia. Si deve scartare il passaggio per Vipiteno indicato dall'Antonino, evidentemente
estraneo al primitivo cammino della via ricordata nei due miliari di Claudio. Verrebbe, altresì,
eliminato il tronco stradale diretto per Belluno alla valle di Cadore, nonché tutte le diramazioni lungo
la sinistra Piave, o Praderadego e altri valichi prealpini più orientali, compreso il Fadalto. Qualcuno
potrebbe obiettare che il percorso da Altino a Falzé di Piave lungo il Lagozzo non allungherebbe di
molto la distanza complessiva dal capolinea altinate a Feltre: d'accordo, saranno circa 7-8 miglia in
più, ma a che pro passare doppiamente da una riva all'altra del Piave tra Maserada e Fener quando
era più semplice ed agevole rimanere costantemente sulla stessa sponda destra del fiume per
raggiungere il territorio feltrino? Ad essere sinceri anch'io trent'anni fa ero tra coloro che
'parteggiavano' per il tracciato in sinistra Piave della Claudia Augusta perché all'epoca l'ipotesi del
Bosio mi pareva accettabile pur con qualche distinguo. Adesso ho cambiato opinione e credo che
sulla carta sia più verosimile la direttrice sulla destra plavense (sempre che la via Claudia Augusta
'altinate' sia realmente esistita: è noto che qualche studioso dubita della messa in opera dei miliari di
Rablà e Cesiomaggiore, preparati e poi accantonati. E non sarebbe in caso isolato nella storia romana.
Più difficile credere alla realizzazione moderna del cippo di Cesio, lo scherzo di qualche
buontempone del Settecento: non tanto per la scrittura e i riferimenti epigrafici, quanto per quelle 350
miglia che non possono essere frutto di una improvvisazione, non diversamente dalla probabilità che
una scimmia addestrata alla scrittura riproduca un canto della Divina Commedia).
Come accennavo, non è possibile avvalersi della Tabula Peutingeriana per un termine di
paragone, mancando questa di alcune distanze intermedie tra Augusta e Tarteno/Parteno (Garmisch-
Partenkirchen). Aggiungendo le cifre riportate dall'Antonino per colmare le lacune, la Tabula
segnerebbe tra Summuntorium e Trento 10 miglia in più dell'Itinerarium Antonini, cosa che rientra
comunque nel range di approssimazione accettabile per gli antichi stradari (salvo una deviazione sul
percorso quanto mai credibile lungo tratte stradali nelle areee alpine). Ovverosia, si può stimare la
distanza complessiva da Altino a Summuntorium per il passo del Brennero tra le 333 e le 343 miglia,
sempre inferiore al numero inciso sul cippo di Cesiomaggiore. Teniamo conto che per raggiungere le
343 miglia con la Tabula è stato necessario completarla con l'ausilio dello stesso Antonino, in generale
più affidabile della Peutingeriana; e che la Claudia Augusta Altinate doveva sicuramente passare per
la Val Venosta, teste il miliario di Rablà, quasi sicuramente dopo Trento in destra idrografica
dell'Adige
Nel XIII secolo l'abate tedesco Alberto di Stade, compilatore degli Annales Stadenses, in una
parte dialogica dell'opera indicò per bocca del personaggio di Tirri un itinerario di ritorno da Roma,
che per la valle del Brenta raggiunge Donauwörth sul Danubio attraverso il Passo del Brennero,
percorrendo da Trento in poi la medesima strada esplicitata da Antonino e Tabula. Le tappe sono
(dopo la conversione in miglia romane delle unità di misura usate da Alberto, il miglio e la lega
tedesche): Grind (Grigno), Ausuge 7,5 (Borgo Valsugana), Levin (Levico) 7,5, Pergine 7,5, Tarentum
(Trento) 37,5, Novum Forum (Egna-Neumarkt) 7,5, Francole (Bronzolo-Branzoll) 15, Boz
(Bolzano)10, Langesten (Longostagno) 10, Clusam (Chiusa) 10, Brixam (Bressanone) 20, Stercinge
(Vipiteno) 20, Materel (Matrei am Brenner) 15, Enspruc (Innsbruck) 10, Cirle (Zirl) 20, Medewald
(Mittenwald) 15, Bardenkerke (Partenkirchen) 10, Amergo (Oberammergau) 25, Schange (Schongau)
20, Ingelinge (Igling) 25, Augusta (Augsburg) 25, Vorthen (Donauwörth). Il totale di 257,5 miglia tra
Ausuge e Vorthen differisce di sole 5,5 miglia dalla distanza indicata dall'Antonino tra Summuntorium
e Ausucum (252 miglia). Questo è un ottimo termine di paragone per verificare l'esattezza della
metrica dell'Itinerarium Antonini, direi ineccepibile per il tratto viario preso in esame.
Se la ricostruzione ipotizzata cogliesse nel segno, ciò significa o che la locuzione "a flumine
Pado" del cippo di Rablà è una perifrasi per segnalare il punto di partenza ad Altino ritenuto parte del
delta padano (come sostenuto dal Bosio) e pertanto la distanza impressa sul miliario era sempre di
350 miglia (attualmente sono visibili soltanto le due cifre CC); oppure l'espressione a Pado è da
prendere alla lettera e allora la lunghezza globale del percorso suggerito dal miliario di Rablà è diversa
dalle 350 miglia. Ritengo la seconda alternativa più convincente e di conseguenza bisogna supporre
che effettivamente i capilinea in Italia fossero distinti. A flumine Pado non è una formula linguistica
isolata e specifica del cippo di Rablà. Le osservazioni del Bosio sulla via per la valle atesina, da lui
ritenuta diversa dalla Claudia Augusta e più antica, sono a mio parere applicabili tout court al ramo
"padano" di quest'ultima. "Ma la ragione per ritenere Ostiglia quale capolinea meridionale della via
per la valle dell'Adige si giustifica con l'indicazione offerta da due pietre miliari. La prima (CIL, V,
8048 = Basso, 29), trovata a S. Pietro in Cariano, paese a settentrione di Verona, e dedicata a
Costantino, porta due distanze, l'una di VIIII miglia da Verona, l'altra di XXXX miglia da A.P., che
tutti gli studiosi leggono A Pado. La mansio A Pado doveva quindi trovarsi a XXXI miglia da Verona
(XXXX VIIII), misura questa che si può ritrovare nelle distanze di XXX e di XXXIII miglia date
rispettivamente dall'Antonino e dalla Tabula fra Verona ed Ostiglia, dove pertanto è da localizzare l'A
Pado della pietra. Il secondo miliare (Bresciani, 1941-42, p. 87 s. = Basso, 26), venuto alla luce ad
Albizzano, paese anche questo a settentrione di Verona, reca incisa la cifra V e quindi l'indicazione A
P(ado) con la distanza di I XXXVI miglia. Poiché Albizzano dista da Verona quasi otto chilometri,
che corrispondono a V miglia romane, quante segnate sul cippo, la restante misura di XXXI miglia
(XXXVI - V) ci riporta ancora ad Ostiglia" (L. Bosio, Le strade romane della Venetia e dell'Histria,
Padova 1991, pp. 84-85). Nello scorso anno, le indagini aeree e geomagnetiche hanno permesso di
individuare il porto lagunate romano di Altino, un tassello importante per la conferma del ruolo di
snodo marittimo dell'antico centro . A mio parere la via endolitoranea con il sistema delle fossae da
Ravenna ad Altino menzionata da Plinio ("[Padus] urguetur quippe aquarum mole et in profundum
agitur, gravis terrae, quamquam diductus in flumina et fossas inter Ravennam Altinumque per CXX,
tamen, qua largius vomit, Septem Maria dictus facere", Nat.Hist., 3, 119) non si può intendere come
un prolungamento effettivo del fiume Po fino ad Altino. Ben si comprende, invece, l'opportunità per
i cippi commemorativi della Claudia Augusta di segnalare esattamente il punto di inizio della via: il
miliario di Cesiomaggiore - proveniente dall'area feltrina tradizionalmente dedita all'interscambio tra
le risorse silvopastorali estese fin quasi alle porte di Trento e l'emporio altinate (cfr. CIL V, 2071) -
ricorda che la strada comincia da Altino; la pietra di Rablà, in un contesto di proiezione politica e
militare verso la Germania, esplicita il più rapido e naturale collegamento tra la testa di ponte padana
e il Danubio attraverso la valle dell'Adige, la porta di comunicazione più adatta per raggiungere le
regioni alpine transconfinarie dall'Italia centro-settentrionale. Tant'è vero che il cippo di Rablà venne
collocato circa un anno prima dell'altro, come a sottolineare in senso sovranazionale il percorso
seguito da Druso per le campagne militari contro i Reti. Nel 47 d.C. il miliario di Cesiomaggiore fu
probabilmente posato a coronamento di un nuovo tratto viario a carattere anche commerciale che poi
s'innestava sul tronco principale nei pressi di Trento. Il nome di Altino (con la notevole asimmetria
tra la precisa indicazione di una sede umana da un lato e il generico riferimento al fiume Danubio
dall'altro) è un forte indizio che la via altinate dovette essere approntata soprattutto per agevolare le
transazioni economiche dal mare alla montagna, un raccordo tra la città lagunare e il municipium di
Feltre che costituiva altresì una cerniera amministrativa con l'ager di Trento. Assimilare i due
capilinea meridionali della Claudia Augusta per ridurli al solo insediamento altinate, sulle fondamenta
magari di un passo di Plinio, sembra una forzatura interpretativa allettante ma priva di solide
fondamenta storiche e geografiche.
Accertamenti archeologici condotti negli ultimi anni potrebbero suggellare la presa d'atto di due
percorsi della Claudia Augusta e accantonare definitivamente l'ipotesi dell'unicità delle via romana
sostenuta dal Bosio e accolta finora dalla maggioranza degli studiosi. Un gruppo di ricerca
dell'Università si Verona diretto da P. Basso ha indagato un'area nella zona di Gozzo veronese, non
lontano da Ostiglia presso la quale (in località Pedemonta) già nel 1985 un team di lavoro coordinato
da M. Calzolari aveva portato alla luce una sede stradale larga una decina di metri che non era stato
possibile datare per l'assenza di elementi significativi. Tra il 2014 e il 2015 durante gli scavi, oltre ad
una massicciata stradale con caratteristiche analoghe a quella emersa a Pedemonta, venne scoperta
una necropoli con materiali importanti per fissare una prima datazione anche del segmento viario
adiacente. Nonostante la provvisorie dei risultati ed in attesa di ulteriori riscontri archeologici, "Per
quanto concerne la datazione della strada, i materiali di corredo delle tombe rinvenute in stretta
relazione con la stessa sembrano fornire un importante termine di riferimento per la sua costruzione.
In effetti da una delle sepolture portate alla luce nella trincea A e dalla necropoli individuata con le
ricognizioni (sito 17A) provengono i materiali più antichi finora noti per l’età romana nell’areale: si
tratta di tre monete datate fra il 18 e il 5 a.C. [...] Per quanto il tracciato potrebbe anche essere stato
costruito precedentemente alle tombe, sembra comunque suggestivo sottolineare l’analogia di tale
datazione archeologica con il citato miliario di Rablà, che, come si è detto, fa risalire all’età di Druso
e delle sue campagne nell’Oltralpe (16-15 a.C.) la realizzazione di una via dal Po al Passo di Resia e
al Danubio, funzionale in questa fase di conquista alle comunicazioni della Pianura padana con il
Nord. Se si considera questo dato, assieme alla larghezza del terrapieno stradale attestata dallo scavo
attorno ai m 10 (= ca. 34 piedi) e quindi tale da confermarne la pertinenza a una via publica di grande
rilevanza, la direttrice che passava per l’odierno territorio della bassa veronese sembra dunque
riconoscibile nella Claudia Augusta citata dal cippo" (P. Basso, La via Claudia Augusta dopo le
indagini, in P. Basso- V. Grazioli–M. Pavoni–E. Zentilini, La via Claudia Augusta: recenti indagini
archeologiche dell’Università di Verona a Gazzo Veronese (Verona), The Journal of Fasti Online, n.
370, 2016, p. 16).
Considerazioni a margine che non hanno la pretesa di suggerire alcunché di essenziale per
l'individuazione della strada imperiale romana (sto parlando del ramo altinate), senza scordare che
'ipotesi' non equivale a 'realtà'. Il problema è che rimaniamo per adesso - e a mio avviso forse per
sempre - tra le incertezze del procedere a tentoni, nelle nebbie appena diradate da qualche scarno
appiglio documentale e con in mano un fioco lume fornito da troppo scarse evidenze archeologiche
(un cippo a Fener, naturalmente i due arcinoti miliari e un altro paio rinvenuti a Tenna e Vipiteno,
quest'ultimo non proprio pertinente al tratto viario in esame), i lacerti di carreggiata stradale emersi
durante i rilievi di campagna di Alessio De Bon negli trenta del '900).
Leggendo in questi giorni un contributo di Paolo Trovato sulla prima circolazione della
Commedia dantesca, trovo la seguente frase: "Un'importante acquisizione degli ultimi anni, che
consente, o forse impone, un deciso cambio di paradigma, è il per me indubitabile, ancorché
congetturale, ancoraggio..." (si sta esaminando l'ipotesi di datazione avanzata da Mirko Tavoni per i
due trattati di Dante precedenti la Commedia). Ora, con tutto il rispetto e la stima per l'illustre dantista
e naturalmente senza intaccare la plausibilissima congettura di Tavoni, non è ammissibile l'ossimoro
"indubitabile congettura". In ambito scientifico nessuna teoria ha Io status di verità assoluta e data
una volta per tutte. Anche le teorie della meccanica quantistica e della relativita generale, che finora
hanno superato brillantemente tutti i test di controllo (basti pensare che il premio nobel per la fisica
è stato assegnato ad Alain Aspect che 40 anni fa dimostrò in un noto esperimento la violazione a
livello quantistico delle disuguaglianze di Bell, teorema basilare sui fondamenti della nuova
meccanica) non possono essere ritenute ancora la descrizione definitiva della realtà. Solo la la pistola
fumante, il codice datato, la scoperta di un reperto archivistico e/o archeologico decisivi
costituirebbero il cambio di status da congettura, essenzialmente dubitativa, da ipotesi di Iavoro in
itinere a fatto incontestabile, lungo "la strada che porta alla realtà" (per citare il titolo di un noto libro
divulgativo di Roger Penrose, altro nobel per la fisica). In definitiva, per tornare con i piedi per terra
- quella usata dagli antichi romani per tracciare la strada verso le Alpi - rimane la crux desperationis
dell'assetto viario in epoca giulio-claudia nell'alto trevigiano e feltrino, l'unica (ma non sufficiente e
tanto meno dirimente) testimonianza di un passaggio stradale in zona essendo quella tràdita dal tardo
Itinerarium provinciarum Antonini Augusti.
NB. faccio precedere le pessime illustrazioni del mio inedito libricino da alcune foto scattate in quel
torno d'anni che mostrano parti dell'attraversamento sulla direttrice del valico di Praderadego, per
apprezzare soprattutto la larghezza della carreggiata e due particolari di un muro di sostruzione.
Silvano Salvador