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Materiali per un inedito volume sulla via Claudia Augusta Altinate

I publish here two excerpts from a small volume of mine from 1993 that has remained unpublished and follows up on articles that have already appeared in journals on the subject of the roman road Claudia Augusta Altinate

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Il passaggio della

Via Claudia Altinate

in Val Canzoi

di Silvano Salvador

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A giudicare agli interventi che

sì continuano a pubblicare su

quotidiani e riviste locali (1), la

via Claudia Augusta, o per meglio

dire il suo percorso attraverso

la Val Belluna, fornisce sempre

l’occasione per stimolanti

interpretazioni, suggestive ricostruzioni

e, talvolta, accese discussioni.

Come è noto, il pomo

della discordia è costituito dall’individuazione

del punto di accesso

di questa antica via al

territorio bellunese; tralasciando

il Fadalto, esistono almeno

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S.Rosia, è ancora possibile vedere

un’abbandonata sede stradale

tagliata per alcuni metri nella

roccia. «La località, non accennata

da nessuno scrittore precedente,

parve strana quando il

relitto (della via Claudia) fu

segnalato per la prima volta; più

tardi io stesso, per poterne dare

la, sicura attribuzione, dovetti

perlustrare minutamente le zone

circostanti» (A.Alpago-Novello,

«Da Altino a Maia sulla Via

Claudia Augusta»). Premetto

che, a quanti, come lo scrivente,

abbiano percorso in lungo e largo

la Val Canzoi, potrà sembrare

perlomeno strano che una grande

via imperiale trans-nazionale

(una sorta di odierna superstrada,

più che semplice via di transito

militare) s’incuneasse in una

simile angusta e selvaggia valle.

Ma soprattutto pericolosa: giac-

chè l’intera zona è sempre stata .

caratterizzata da molteplici franamenti,

smottamenti e straripamenti

di acque; l’analisi geomorfologica,

infatti, vi individua

parecchi punti di cataclasi. Due

grosse frane, ad es., sì sono prodotte

in epoche diverse proprio

lungo il supposto percorso della

Claudia: l’una nei pressi della

frazione Montagne e l’altra poco.

oltre il ponte Umin, tra questo e

l’attuale maneggio. Significativo

è, poi, che una valle trasversale a

quella di Canzo! si chiami Frai-

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tuno riportare le parole dell’Alpago

Novello : «Ivi uno sperone

di roccia calcarea è stato tagliato

a capanna per il passaggio della

strada, e il piano stradale, inclinato

verso monte, conserva molto

netto il segno di un’arrotatura

che deve aver avuto un lunghissimo

periodo di traffico per approfondirsi

così. Della sede stradale

è conservata solo la parte

intagliata nel vivo: l’altra, sostenuta

necessariamente da muro, è

stata asportata da qualcuna delle

molte e rovinose piene del

Caorame». Purtroppo, la foto

pubblicata dall’Autore non permette

di evidenziare il complesso

del tronco stradale nè, a maggior

ragione, i seguenti elementi,

cui alluderò per sommi capi.

1) E’ molto probabile che il

solco di arrotatura sia stato ritoccata

artificialmente, tramite

l’incisione di una scanalatura

longitudinale rispetto alla éarreggiata:

lo proverebbe il fatto

che la rotaia passa del tutto

rasente alla parete roccioso, la

quale è stata levigata e smussata

unicamente in corrispondenza

della scanalatura medesima e

per un’altezza di circa 25-30 cm.;

2) L’inclinazione del piano

stradale, accentuata intenzionalmente

come detto sopra, mirava

certamente ad evitare lo

slittamento laterale dei carri,

specialmente durante la stagione

invernale quando la mancanza

di insolazione per gran parte

del giorno favoriva il formarsi e il


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perdurare di ghiaccio sulla roccia

viva. Per tale motivo, e considerato

l'estremo spostamento

verso inonte, a ridosso della parete,

del solco di carriaggio, è da

credere che già in origine la

larghezza utile della strada fosse

notevolmente ridotta. Non solo:

circa 50 m. a Sud-Ovest rispetto

alla chiesetta, sul tratto in pendenza

di un piccolo dosso, si

rilevano altri solchi, molto meno

marcati di quello appena descritto,

impressi sulle rocce affioranti

dal terreno: la loro disposizione,

unita alla presenza di

un masso calcareo dalla superficie

verticale perfettamente liscia

- uno «scalino» alto più di 60 cm.,

impossibile da superare per qualunque

mezzo di trasporto - posto

all’estremità Ovest della pista

sopra uno scoscendimento

(la larghezza residua fruibile è

addirittura meno di un metro e

mezzo), rende altamente plausibile

l’ipotesi che lungo quel tratto

di strada si realizzasse un

unico senso di scorrimento del

traffico; un traffico composto

essenzialmente da piccoli carri

(lo scartamento delle rotaie è di

circa 75 cm.) e non necessariamente

di particolare intensità:

infatti, per spiegare l’arrotatura

prodottasi su un piano di roccia

calcarea piuttosto tenera e friabile,

è sufficiente pensare che

per molti secoli proprio di là

passasse una via locale diretta

nell’alta Val Canzoi (modernamente

sostituita da una variante

in seguito al franamento e all’erosione

dell’antica carettabile)

sulla quale, come ho detto, per la

ris trettezza del piano viario c’era

no presumibilmente dei punti

obbligati - dove più si sono

ap profonditi i solchi - su cui far

scorrere 1 veicoli: anche una serie

limitata di passaggi di un carretto,

ripetuta nell’arco di secoli, è

in grado di incidere una sifatta

roccia calcarea;

3) Si può osservare, d’altronde,

la rozzezza con la quale la

parete rocciosa è stata tagliata: i

numerosi spigoli e sporgenze,

compreso 1l non elevato spuntone

(h. min cm. 230 - max cm.

2,00) in prossimità della chiesetta,

denotano una tecnica frettolosa

adatta più ad un tracciato

rotabile secondario che non ad

una strada «importante e molto

adoperata» (4).

Mi sembra arduo dare «la sicura

attribuzione» di questo tronco

viario alla Claudia, tenendo presente,

in aggiunta a quanto esposto,

che «in genere, nel linguaggio

tecnico romano, hanno il nome

di «viae» solo le strade che permettono

l’incrocio di due veicoli»

(5) - mentre ciò, come visto,

proprio nel tratto di S.Rosia non

doveva essere possibile - : ed

inoltre che un segno di arrotatura,

di per sè, dimostra ben poco

se pure il De Bon (6) aveva

assegnato alla Claudia le rotaie

da lui individuate nella zona di

Longarone e dell’Alto Cadore.

La vicinissima Cullogne, di fondazione

quasi sicuramente romana,

rende verosimile, piuttosto,

la supposizione che la Valle

di Canzoi fosse meta di regolare

frequentazione fin da lontane

epoche in ispecie per l’abbondanza

di acqua e legname (per il

trasporto del quale l’utilizzo di

carri piccoli e leggeri era pressoché

indispensabile).(7)

AÀA.Alpago-Novello prosegue,

scrivendo: «Valicato il Caorame

(al ponte Umin), la strada non

può essere se non quella che

risaliva il pendio della valle in

riva destra per avviarsi, in quota,

verso Arsòn e Lasèn: il suo tracciato

riappare chiaro nella mulattiera,

priva d’importanza locale,

ma diritta, con livellette

costanti...talora intagliata in

roccia, che passando per

C.Pradel e Montagne, porta ad

Arsòn. Nei fogli del Catasto napoleonico

essa è denominata

»Strada comunale che conduce

alle Montagne» (Per l’esattezza,


va precisato che nelle mappe del

Catasto austriaco, che riprende

in sostanza quello napoleonico,

la strada in questione viene denominata

«strada comunale per

Altrin» dall’odierno maneggio

delle Cimule fino alla frazione di

Montagne e da questa in avanti

«strada comunale delle Monta-

gne per Arson»). |

Risulta forse alquanto improprio

riferire la locuzione «diritta»

- quanto meno nell'accezione

corrente, «euclidea» della parola

- ad una mulattiera che, dal

ponte Umin a Lasen, mantiene

la linea retta per una percentuale

minima del percorso, solo nel

segmento tra Montagne ed Arson.

Anche i tagli in roccia non

sono di entità e difficoltà tali da

essere senz'altro riferibili ad una

strada «importante». Non è da

escludere, d’altro canto, un origine

posteriore di questo tratto

di mulattiera rispetto alla sottostante

che passava per S.Rosia:

al riguardo è da notare la convergenza

dei seguenti fattori. Le

memorie che sì tramandano fra

gli abitanti anziani

mentre contermano la

"| ML RE A RR IP

Val Canzoi, insistono suilia

della valle.

serie di località (ad es

$ Eustachio. Fraina,

del posto, nel

la remota

antichità della strada bassa di

rela-

tiva «modernità» del tratto da

- PR

Montagne diretto verso l'interno

Nelle carte mano-

scritte del ‘600-’700 si citano una

Guarda,

ecc.) raggiungibili per il tramite

di una via lungo il Caorame, e

nessun cenno è fatto ad eventuali

insediamenti di una qualche

rilevanza, nemmeno all’abitato

di Montagne, ad est di Arson,

eccettuato Le Marianne in corrispondenza

della case Novai, sopra

Soranzen (8). Determinante,

infine, è l’assenza, sulla mulattiìera

in questione, di arrotature

paragonabili a quelle riscontra-

bili a S. Rosia: le modeste pressochè

invisibili, tracce di carriaggio

denotano uno scarso uso della

«strada» (9), ovvero, con maggior

probabilità, una più recente costruzione

della stessa.

Ora, sorgono spontanei alcuni

interrogativi: perchè affermare

che «si ritrova qui il carattere di

strada non commerciale (più al.

ta dei paeselli)» quando mi pare

evidente che la sua regione d’es.

sere è proprio nel fungere da

collegamento tra 1 vari paesini e

case nominati dall’Autore (Montagne,

Cansul, Novai, Arson, La-

. sen) che senza una qualunque

viabile intermedia non sarebbe.-

ro di certo collocati dove oggi li

vediamo ? Come a Le Ave anche

lungo la strada di Altrin vi sono

tratti esposti con un esiguo spazio

disponibile al transito: un

viaggio di 350 miglia da Altino al

Danubio, della durata di

parec-

chi giorni, avrebbe potuto effettuarsi

in mancanza di veicoli

pesanti e di una certa capienza?

Da quale fonte, escluso che dai

miliari di Cesio e Rablat si possa

arguire molto in merito, è desu-

mibile la

natura esclusivamente

militare della via Claudia Augusta

(10)? E non può inoltre

sfuggire che per un tratto di

strada di circa 15 miglia da Col

della Torre a Servo di Sovramonte

- gli unici capisaldi ad

averci lasciato testimonianze di

romanità - non si riscontrano

adeguati sistemi di fortificazione

nè si ha notizia di ritrovamenti

archeologici in tal senso (11):

dato che normalmente

«per...esigenze di sicurezza, le

strade romane evitano i

passaggi

in gole e

valli strette» (12), come

pensare che una importante via

di comunicazione si snodasse in

mezzo a tre valli - Val Canzoi,

Valle di S.Martino (l’antica Val

di Garza) e Valle di Lamen - tra

fitte foreste ed insidiosi varchi

montani, senza una sufficiente

protezione da agguati ed imboscate?

E’ ovvio che soltanto una

più rigorosa ed estesa verifica sul

terreno potrà definitivamente

smentire l’attribuzione alla

via

Claudia del «punto-chiave» di

.Rosia e, a fortiori, di buona

parte del successivo percorso

verso Aune.

Vale la pena fare un’ultima

considerazione. Ammessa la va-

lidità della ricostruzione propo-


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al 7 illa centu-

sta da A a tra Cesio e

razione (13), i primi «incolae»

Cullo8" rebbe imitato taro

«i con ul ticolo 1l cui

le vs centrale risultava incli-

car di circa / radi O. sul

De go passa per Cesio-

DD ggiore ed il D mano supe-

riore, tirato ad ’ retto per

gota 646 s.l.m. raggiungeva

Cullogne, «la sede dei conciliabula

ossia delle riunioni dei coloni

romani (donde il nome )»; si spiegherebbe

così, pr abilmente,

anche l’orientamento N.-S. del-

l’abitato di Cesiomaggiore, collo-

cato tra due decumani. Poichè

queste operazioni gromatiche

avranno preceduto senza dubbio

il tracciamento di grosse vie di

comunicazione, bisogna aspettarsi

che un'eventuale strada

una «strada imperiale, che si

sovrappose alla centuriazione,

dal Cesiomaggiore al minore andava

in senso diagonale» leggermente

più a monte dell’attuale

carrozzabile (14) e, procedendo

appunto «lungo il decumano coloniale»,

fino a Can, passava

sotto Toschian, volgeva a Fianema

e, attraversando il Caorame

al ponte di Salgarda vecchia

(15), proseguiva, sempre in rettifilo,

per Villabruna e Foèn (su

questa direttrice furono eretti o

icostruiti, in epoca medievale, i

castelli di Cesio, Fianema, Salfue,

Villabruna, Lusa, Grun).

pro questo fosse il peri

a via Claudia, aperto su

Stupendo altopiano facil-

“o sorvegliabile, non sarebbe

Utto inverosimile (16).

o particolare: C. Comel, Il

Ugusto pe della Claudia

anno 100.2» iN Dolomiti Nr. 5

Val Canzoi - Vista, dal lato Nord-Ovest, del tratto di strada di S.Rosia.

relazione di S. Pesavento Mattioli,

per conto del prof. L.Bosoi,

L’antica viabilità nel territorio

bellunese, letta al convegno «Bel-

Jlunates, Catubrini e Feltrini»

tenutosi a Belluno il 28 e 29/10/

1990.

2) Per Quero: A.De Bon, Rilievi

di campagna in la via Claudia

Augusta Altinate Venezia 1938;

per Vas: L.Bosio, Itinerari e

strade della Venetia romana,

Padova 1970; per M.Garda:

F.Pilla, Il guado della Piave della

Claudia Augusta, Venezia 1944-

45, e C.Anti, La uia Claudia

A ta ad Altino dalla Priula a

Belluno, Milano-Varese 1956;

per S.Boldo: P.Fraccaro, La via

Claudia Augusta Altinate, Pa-

via 1939.

3) A.Alpago-Novello, S.Rosia

(un punto-chiave nel percorso

della via Claudia Augusta ad

Altino), in Archivio Storico di

Belluno Feltre e Cadore n. 180

anno 1967 pagg. 81- 86. Il contenuto

di questo articolo, del quale

ho riportato alcune frasi nel

testo, è stato poi trasfuso dall’autore

nel volume Da Altino a

Maia sulla Via Claudia Auousta,

Milano 1972. i

4) Non occorre richiamare alla

mente le più ardite opere strada-


li romane, come il traforo del

S Bernardo e del Furlo o la via

Traianea sul Danubio. Basta anche

dare uno sguardo alla «via

pagana» a S.Donato di Lamon e,

se vogliamo, alla stessa «contestata»

Croda Rossa di Praderadego

«con un taglio fino anche a

10 m. d’altezza nella roccia viva

degli spigoli salienti» (A.A]pago-

Novello, Da Altino a Maia cit.).

Nè va dimenticato che la via

Claudia, aperta da Druso Maggiore,

fu «munita», cioè portata a

termine sistemata e ampliata

dall’imperatore Claudio, il

quale

godeva fama di abile costruttore

di strade di montagna: «Vias (a

Claudio) per montes excisas»

vio MAL Hit. 2CKX VI, 15,

125).

5) M.A.Levi, Società e costume,

vol, II di Roma antica, pag. 492,

Torino 1976.

6) A.De Bon, Rilievi di campagna

cit., pag. 51 e sgg.

7) Il medesimo De Bon scriveva

negli anni ’30, op. cit. pag. 46,

«Localmente vi è la tradizione

del passaggio di un’antichissima

via nella montagna, diretta verso

l’alta valle del Caorame e al

passo Finestra». Anche se poi

egli la scambiò per la «strada

detta di Bandiera» che passa ad

est e sopra la Val Canzoi, e

gute ce Cu ogne api Lee Val Canzoi - Particolare della rotaia visibile a S.Rosia.

la Torre, ove ancora si vedono

degli avanzi». (Non c’è da stupirsi

che su un isolato colle, a 1000

m. d’altitudine, sia stata eretta

una struttura di vedetta e segnalazione,

in quanto si trattava del

facili associazioni fonetiche, è 9) Meglio lasi direbbe «strada da

sufficiente dare un occhiata alle musse» (ossia da slitte per il

mappe catastali di quell’epoca carico della legna). Si hanno

per rendersi conto che a Pren, indicazioni che già ab antiquo vi

solo punto adatto -unitamente al oltre alla strada di Maren, c’era- fossero ubicati dei ricoveri prov-

Termen con il quale era in colle- no quelle di Naren e Lamen; per visori per pastori e boscaioli.

amento ottico e dove pure qual- Cui la derivazione dai noti topo- i i i i

Mii sino fimane - per il neces- nimi etruscoidi con suffisso in n Ben bci pee at

sario controllo di tutta la valle -en appare assai più probabile. ostruite anzitutto per e

del Caorame). * Je sa Per scopi mi-

Curioso, semmai, è che nelle litari, e spesso con l’impiego di

8) Nota sulla...nota! L’Alpago- stesse mappe venga nominata soldati come mano d’opera; tut-

Novello a pag. 107, nota 10), del una «strada comunale delle Ma- tavia, soprattutto dal II secolo

ibro Da Altino a Maia cit. scri- rianne» (forse diretta appunto a.C. e con molto maggiore svive,

quasi a mò di facezia: «Il alla località omonima menziona- luppo durante la storia imperiaronco

Pren-Vignui nelle mappe ta nel testo ?) presso la chiesetta le, queste grandi arterie di comu-

napoleoniche figura come «stra- di S.Martino, ma situata

Nord- nicazione diventarono anche le

di Maren» (per Val Ovest rispetto al supposto corso direttrici di scambio, attraverso

do le della Claudia. le quali si articolava e si svilup-


pava ai vi ie n

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tO...è questo 1l più verosimile suo

"ut

CLracciIaAtoO. avente carattere decì

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lungo 1l percorso, tranne

al tortilizio di Lasen: alla

luce del materiale recentemente

1} y* 7 RE PEA .

pa | raccolto sul colle di questa locali.

NN e

Ieltrino e Tren- lo

tà -trammenti di cerami

| ha >

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data-

bile alla fase recente del Bronzo

fast

11) A onor del ver e stata

L_Alpago-Novello (Contributi

ali esplor È FCI P

samente militare e non comn

ciale».

E subito dopo aggiunge,

“ i

er

es i s

TCiazione ad un «rudere appena

- e delle peculiarità degli avanzì

ancora visibili è opinabile l’attribuzione

all’età romana del complesso

tortificato (forse esso non

era no più impiegato a

wr rv" pv"

ne LITLTLLZA

i

-

Un di laurea

A.A. 1954- 55, pagg. 35-37) la

prima ad aver proposto l’identificazione

della via Claudia con

chio percorso da Aune a

Montagne (in seguito ripresa tal

quale dal padre nel volume più

volte citato). Ecco le sue parole:

«In questa selletta (di Cimamonte)...

sì nota una sede stradale

pressochè abbandonata - mulattiera

- che verso ovest scende

all’abitato di Aune con bel percorso

rettilineo e a livellette

costante del 15%. Verso est la

mulattiera prosegue con andamento

ìl più rettilineo possibile a

mezza costa...passando per le

località Norcenadego e Maragno,

arriva alla testata del torrente

Colmeda... Di È sempre

con sensibile pendenza ed anda-

mento rettilineo, sì porta ai paesetti

di Lamen, Pren e Vìi-

visibile», nella

S.Martino: «Ritengo possano es-

sere 1 resti della testata di un

antico ponte: collegando questa

identificazione con la presente

di un fortilizio sul vicino colle dì

Lasen, sì può supporre che questi

due resti vadano riferiti al

percorso dell’antica strada dì

carattere militare, forse la stessa

via Claudia Augusta». Dando

atto della notevole cautela usata

dall’Autrice, è doveroso fare due

osservazioni: 1) il presupposto

del carattere unicamente militare

della Claudia porta come conseguenza

che un tracciato ad alta

quota e costantemente rettilineo

(ma nella fattispecie quest’ultima

caratteristica è solo parzialmente

vera) sia tutto quello che

occorra per la necessaria identificazione;

2) non sì fa cenno

alcuno ad eventuali opere dì

scopi militari dai romani: se |ì

reperti trovati alla fine del secolo

SCorso risalgono proprio a tale

epoca (A.De Bon, Rilievi cit. pag.

+44, nota 3), essi comprendevano

soltanto «arnesi domestici» e non

armi. Va, anzi, notato che, ponendo

quelli di Lasen accanto

agli altri rinvenuti a Vignui e

Crocera di Lamen (cfr. anche la

» er ",

Li "Li Li CNeEC0I OLTCAa ael \ eneto N

Modena 1988) è possibile delìneare

con sempre maggior chiarezza

un continuum topografico

fra gli oggetti, risalenti ad un

periodo compreso tra l’eneolitico

ed il Bronzo recente dislocati

proprio sul percorso attribuito

alla Claudia: senza che di quest

ultima sia emersa la benchè

minima prova archeologica.

ne dell’area teltrina sia avvenute

vi, Op.cit. pag. 491.

3) A.Dal Zotto, Introduzione

alla storia

antica di Feltre, Pa-

dova la 1955, Pagg. ; 53-56. E° forse

pera dello

più convîncente dell’o-


sa—————————————

16) Le affermazioni di A. Dal

/Z Otto, Op it: che «l'in linazione

degli elementi sl radali superstit)

corrisponde alla ratio « 0eli (della

limitatio agraria)», con la conse

ouenza che «la rete stradale (11

no gviluppo Originato dalle

agtremità di due decumeni della

colonia (=Cullogne)»; e che la

«strada imperiale» da Cesiomag

giore per Villabruna sia da iden

rificare con la Claudia Augusta

asserti che potrebbero anche es

sere disgiuntamente veri - per

riuscire attendibili devono sod

disfare a due condizioni: a) la

parziale modifica delle conclu

sioni cui è pervenuta L.A lpago

Novello (Resti di centuriazione

Val Canzoi - Tracce di carriaggio a circa 50 m. Sud-Est dalla chiesetta di

romana nella Val Belluna , 1957)

che ha ipotizzato un orienta

mento generale sull’asse Nord

Sud, anzichè Est-Ovest, per la

14) La scoperta della massicciata

di una strada romana avvenne

nella zona tra il pubblico lavato-

10 e la latteria di Cesiominore,

ossia più a nord dell’attuale provinciale

(v. A.De Bon, op.cit. e

L.Alpago-Novello, op.cit.).

15) A.De Bon, op.cit., «Ponte

vecchio di Salgarda, un tempo

vigilato dall’omonimo castello,

ritenuto uno dei più vecchi del

feltrino...Nel greto del torrente

non si riscontrano resti di un

ponte più antico. Mi riferirono

che essi vennero raccolti dal

capomastro che nel secolo scorso

costruì il ponte in muratura» (poi

sostituito da una passerella). «La

strada che vi accede è larga oltre

quattro metri e sale ad incontrare

la provinciale con una pendenza

non molto forte. F’ chia-

mata sul posto strada vecchia di

Salgarda».

centuriazione nel feltrino. Co

munque, a meno di supporre

l'avvicendarsi di due distinte

centuriazioni con versi contra


Ancora sulla via

Claudia Augusta Altinate

di Silvano Salvador

Come accennavo in un prece-

dente articolo, credo che un’'insistita

e puntuale ricognizione

inizialmente v’era una semplice

è provvisoria strada che dopo

metri sul Terche, lungo un tratto

quasi costantemente in ombra

anche nelle parti più marginali

del supposto percorso della via

Claudia Altinate (1) lascia

tirca mezzo secolo venne mili-

tarmente guarnita da colui che

ce ne tramandò il nome in due

famosi miliari: i] castello di Zu-

d'inverno (le conseguenze sono

facilmente immaginabili)? “Il

breve tratto che dal bivio (di $.

ancora spazio a qualche rifles-

melle sarebbe così in funzione di

Donato) scende direttamente

sione e a più d’una perplessità.

Se allora mi ero occupato della

Val Canzo1 e zone limitrofe,

adesso vorrei spendere alcune

parole a propositi del passaggio

della Claudia in prossimità del

castello di Zumelle: ed eventual-

mente gradirei che qualcuno replicasse

per correggere quanto

sto per dire ed eliminare i miei

dubbi sull’argomento.

Invero, non è del tutto giusto

considerare la località di Zumelle

un punto marginale sul

percorso della Claudia; chè anzi

è stato proprio l’Pmonimo castello

a destare il massimo interesse

In A. Alpago Novello allorquando

egli iniziò le ricerche

sulla via romana, divenendo in

seguito uno dei fondamentali pilastri

della sua nota tesi (“Da

Altinoa Maia ecc.”). Fin dal 1945

2) l’Alpago Novello scriveva:

| Mi bisognò di concludere che il

Castello di Zumelle fosse stato

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lo abbia già fatto, su due appa-

renti “incongruenze” della rico-

struzione prospettata dall’Alpago

Novello. Mi riferisco

alla posizione (non l’orienta-

mento!) della chiesetta di S.

Donato, all’imbocco della strada

per 1l castello, e al colle che è a

Sud del castello medesimo. Cominciamo

da quest’ultimo:

basta un colpo d’occhio per

notare come la presunta via

Claudia, proveniente da Praderadego

e Pian della Battaglia,

giri esattamente intorno al sud-

detto colle per passare davanti

al castello e attraversare la valle

Terche in direzione di Tiago; il

che non stupirebbe affatto, se un

castello fosse sempre stato dal

principio in quel punto, coevo

alla costruzione della strada.

Ma si è ipotizzato che il castello

sia posteriore - e di oltre mezzo

secolo - al tracciamento della

via; bisogna allora ammettere

che Druso abbia preferito deviare

da un più diritto e sicuro

percorso (quello che attualmente

è l’unico praticabile in automobile)

allungando il tragitto

per passare dietro un’altura e

rasentare così un’impressionante

strapiombo di decine di

verso Ovest al ponticello” (A.

Alpago Novello, “Da Altino a

Maia” cit.) non si sarebbe prestato

altrettanto bene al

transito

della via, anche se molto

ripido (18%)? L’A. reputa questo

tratto di strada “di più recente

costruzione, di quando cioè era

cessata la validità militare del

castello” (3), e posso essere d’ac-

cordo con lui: non vedo, tuttavia,

a quale altro scopo sia stata rea-

lizzata la “strada comunale

detta del castello” (4) sopra il

Terche, se non per servire il vetusto

maniero in modo rapido ed

efficiente senza dover inuti]l-

mente inerpicarsi fino a S.

Donato per poi svoltare e

scendere al promontorio di Zumelle.

Si comprenderebbe

meglio ogni cosa supponendo

che il castello fosse stato progettato

ed edificato non dopo ma

insieme alla strada romana. Non

tanto per dominarla: poichè dal

mastio resta preclusa la facoltà

di scrutarne il percorso dopo

Praderadego, del quale è però

nettamente visibile la forcella;

donde la possibilità che “si tratti

di una delle torri di segnalazione

erette dall’Imperatore Claudio

lungo la via militare”

(5) in grado

di ricevere segnali luminosi dal

valico prealpino, in

un punto del

quale si ravviserebbero infatti le

vestigia di una piccola torre a


—— OE azzaE— EE

pianta quadrata (6). “Del ca-

stello (di Zumelle) risalgono ai

Romani l’impianto, col taglio in

roccia del fossato, profondo,

liscio e lungo ben 110 m., ed il

moncone della torre quadrata

del mastio attuale” (7): ora, sein

origine 1l futuro castello si li-

mitava ad essere essenzial-

mente una mera torre di vedetta

sulla Via Claudia, era davvero

necessario dotarlo di un tale

fossato (molto più profondo di

quelli usualmente scavati nel

“castelli” romani, che non supe-

ravano 1 2,50 m. di altezza) tro-

vandosi 1l fortilizio già collocato

sopra uno sperone roccioso natu-

ralmente protetto dalle due

inaccessibili gole del torrente

Terche?

Valutando proprio la posìi-

zione del castello - solitaria, ap-

partata, inespugnabile, e nel

contempo l’unica a permettere

un’adeguata panoramica sia

verso l’arco prealpino che su una

larga parte della Valle del Piave

- e “la possente costruzione” del

medesimo, sembra piuttosto di

poterne cogliere la preponde-

rante valenza difensiva; una

connotazione difensiva estranea

forse alla concezione emi-

nentemente attiva delle fortifi-

cazioni romane, perlomeno sino

all’inizio del IV sec. d.C. Non

prima di quest’epoca è presu-

*

mibile risalga il nucleo di una

struttura concepita anzitutto

per proteggere se stessa, più che

una primaria via di comunica-

zione di cui rimarrebbero in

vista solo poche centinaia di

metri, costretta dalla morfologia

del luoghi a continui saliscendi

(8).

Introduco la seconda “incongruenza”

con le parole stesse del-

l’Alpago Novello: “A S. Donato

c'è un bivio: la strada militare

romana entrava a Nord, per la

vicina selletta, nella conca ai

piedi del castello” (9). Benissimo:

ma il bivio in questione

sta, ed è sempre stato amemoria

d'uomo e di mappe catastali, alle

spalle della chiesetta di 5.

Donato. Ritengo non trascurabile

questo fatto. La notevole

antichità della cappella (VII o

vVililisec; d:C.; quando si dà per

Scontato che la strada romana

venisse ancora adoperata), l’im-


he provenen do da 5.-E. avrebbe

C tuto arrivare alla selletta

£usta Altinate’

(136.

» Venezia 1945, p.

d'una torre di vedetta, o piccola forti-

i nzionata in linea pres-

sochè retta senza improvvise ed

‘mmotivate curve a gomito. E

ancora: non c'è alcuna traccia nè

di sentiero o mulattiera nè tan-

'omeno di carrareccia sul

3) Da Altino a Maia sulla Via

ia Augusta”, Milano LO/2,D,

4) Così è denominata nella mappa

del Catasto Austriaco ret tificata nell’anno

1845.

ficazione, proprio sul Passo Prade-.

radego ritengo di avere ritrovato (CO-

cuzzolo S.- O., quota 931): presso la

casetta o “rifugio” del prof. N. Meneghetti...ci

sono le tracce d’una probabile

torre quadrata”. Torre di

scolta che farebbe il paio con quella

terreno antistante la chiesa e

lungo il pendio che porta alla sel-

5) L. Alpago N ovello, “Il castellodi

Zumelle e la linea difensiva della

di Zumelle: quanto alla mancanza

di fossato, evidentemente nei pressi

letta, e ho avuto la conferma che

mai è stato trovato qualcosa in

questo settore; 1l vecchio per-

Valbelluna” ne “I castelli del bellunese”,

Feltre 1 989, p. 18.

6) A. Alpago Novello, “Da Altino a

Maiarcit., p. 54: “Soltanto il luogo

di un valico montano esso era superfluo...Sulla

millimetrica collocazione

della torre di Praderadego

(una specie di ponte di trasmissione

corso che andava diritto dalla

selletta al castello punta decisamente

Est rispetto a S.

Donato IV10 in passato era

ancora più lontano dell’attuale

dalla chiesa); la selletta ha

pa

a

subito recentemente un’allargamento

per adattarvi il piano

stradale, mediante l’escavazione

del fianco del colle più volte

citato in questa mia nota: il

punto d’entrata -

un piccolo

incavo fra due promontori -

del-

l’antica via diretta al castello do-

vett’essere ancora più a

Nord

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della chiesetta di $. Donato. Bisogna

allora concludere che il

vero accesso alla chiesa sia stato

sempre costituito dalla stradina

0881 maggiormente usata” che

le a Tiago? (11) Tutto lascia

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Credere che l’antica cappella di

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®. Donato, al modo di tantissime

Edicole e chiesette, indichi la

TESenza già ab initio di quel

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cessari riscontri oggettivi - ormai

pressochét mpropon:ibili nella zona -

se la strada romana fosse stata con-

dotta per il passo di Praderadego

sarebbe stato forse più opportuno

farla proseguire in linea retta, all’in-

circa sul percorso dell’attuale strada

provinciale, qualche decina di metri

ad est di S. Anna; mentre il fatto che

l’antica via flettesse ad ovest, nel

luogo appunto dove nell’altome-

dioevo fu edificata la chiesa, lascerebbe

supporre che il tracciato in

continuazione dei Mercatelli si sno-

dasse lungo la riva sinistra del

Piave, seguendo poi l’ansa che il

fiume forma nei pressi di Falzè di

Pa

LL * o *

Piave: ci si può attendere, pure, che

una strada diampio respiro politicomilitare

e commerciale venisse affiancata,

fin dove possibile, da una

Mel (Loc. Zumelle) - Il fossato del castello.

rete di trasporti per via d’acqua. Il

De Bon medesimo, oltrettutto,

con il sottostante castello), l’A. nota:

“Di qua, a brevealtezza dal suolo, chi

guardi a Nord può vedere in lontananza,

inquadrati nella piccola insellatura,

il luogo di attraversa-

mento della Piave a cui punta la Via

Claudia, e immediatamente sotto, il

castello di Zumelle. Le tre posizioni

sono in allineamento perfetto, e solo

a spostarsi di poco, Zumelle non è

più visibile”. (Si badi che una cosa è

cappella di S. Donato, sulla via

Claudia Augusta”. La foto dal-

l’aereo, inserita nel volume “Da

Altino a Maia” cit., che dovrebbe tra

l’altro illustrare l’autentico percorso

della Via Claudia tra S. Donato e il

Castello di Zumelle, ci fa semplice-

mente vedere il tratto in curva della

moderna carrozzabile presso la chie-

setta.

F’curiosoche una situazione sostan-

escludeva che le strade confluenti

nel trivio di S. Anna fossero egual-

mente antiche, attribuendo al medioevo

il tronco stradale in prosecuzione

per Praderadego.

11) Nel “Contributo del catasto

napoleonico (1810-1825) alle ricerche

di archeologia stradale” (in

‘Studi in onore di A. Calderini e R

Lartbeni = vol. IM Milano-Varese

zialmente analoga si verifichi a S.

Annadi Falzèdi Piave. Quivi, come è

noto, nel piazzale antistante la chie-


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terrt ‘ dell’arch. A. Alpago No-

a riprese nel verificare su]

| no, passo dopo passo, le as-

0S> i . SEA i

tennali studi ed indagini, è oggi

più che mai vivo e proficuo il dipattitointornoalla

via Claudia e

alle strade romane in generale.

E’ bene che nulla venga dato

per definitivamente acquisito

nel campo storico-archeologico,

al par! ni altra genuina di-

sciplin entifica.

Detto questo a scanso di

equivoci, e per togliere ogni ve-

latura di accredine dalle mie

parole, vorrei ancora breve-

e iù pl pe 1

a ’ e

mente accennare alla tesi di chi

vede nel tracciato da Valmareno

al Passo di Praderadego un

tratto della Claudia Augusta Altinate

(tralascerei, invece, il

tronco da Lamen a Cimamonte,

reputandolo scarsamente probativo

del passaggio della strada

romana). Già è stata sottolineata

- oltre la completa assenza

di solchi carrai - l’eccessiva ri-

(visibile sullo sfondo ).

seguenti affermazioni di L.

Alpago Novello (“Il castello di

Zumellee la linea difensiva della

Valbelluna”, Feltre 1990, p.

16-17): “Osserviamo alcuni par-

ticolari della via romana diretta

al passo di Praderadego...La co-

struzione di questa via è

un'opera imponente che ha ri-

chiesto lavoro di maestranza

esperte: quindi non sembra pos-

Mel (Loc. S. Donato) - Pa rticolare della selletta lungo la strada che porta al castello

certamente per opera dell’uomo;

non sembra proprio che sopra i

2,90-3 m. sia stata intenzionalmente

asportata la roccia degli

spigoli salienti. E’ agevole capa-

citarsi come l’incisione e la rimo-

zione di quel friabile calcare

ricco di fessurazioni sia un 'operazione

che non richiede affatto

‘lavoro di maestranze esperte”:

così pure l’erezione con rozzi

sibile attribuirla al periodo

conci di pietra di un muro di so-

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tardo romano o altomedievale.

...quando si facevano costruzioni

affrettate”. È’ chiaro che

l’A. si riferisce al famoso “taglio

fino anche a m. 10 d’altezza nella

roccia viva” e agli “alti mura-

glioni a secco nelle rientranze”

che sostengono la strada. Pur

con tutta la buona volontà e da -

stegno posto su preesistenti basi

rocciose. A questo proposito, c’è

un elemento nuovo che potrebbe

consentire la datazione dei ma-

nufatti esistenti a Praderadego.

Recentemente ho potuto constatare

la presenza di numerosi

frammenti di calce negli interstizi

di tale muro, anche nei

.ilio di pazienti e accurate

segni di incisioni ar

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molto frequentata anche a 9 ODI

«ommerciali, con uno speri

eolato flusso di carri in ambo 1

sensi di marcia; A. Alpago No

vello non aveva tuttavia dubbi

che “il 197% riscontrabile a Pra.

deradego i carriaggi tirati da

coppie di bovi lo superavano

senza troppo scomporsi . Le ca-

ratteristiche topografiche, la

conformazione geologica dei

luoghi, possono ingannare

chiunque. Pur ammettendo la

facile erodibilità della roccia,

nulla può comunque indiziarci

dell’esistenza di una vera sede

stradale carreggiabile, nè della

sua più “comoda” percorribilità

in passato rispetto ad oggi: nella

relazione dell’11 novembre 1591

Mel (Loc. S. Donato) - La chiesetta altomedievale. al Senato veneziano del rettore

_. . di Feltre Francesco Sagredo

cando e adattando antichissimi (pubblicata in “Relazioni dei

sentieri di montagna, centri for- Rettori veneti in terraferma”,

tilizi dislocati da una parteedal- ol. II Belluno e Feltre, Milano

l’altra delle Prealpi venete 1974p.277)si

afferma che “le doi

orientali, a preferenza della strada di Canal di San Boldo e

ta normali e collaudate, ma per Canal di Banche (=Prade-

» sabbia questo meno sicure, vie di I 7 SE Ea

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1indi

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ZUMELLE E CASTELVINI:

CASTRA GEMELLARUM

Un contributo alla conoscenze dell’origine delle prime vicende storiche

di Silvano Salvador

arra 1] Piloni(1): "Ho let-

delle truppe franco-alemanne guidate

risultato sono i seguenti:

to una cronica senza il nome

dell’Auttore: la qual

da Leutari e Butellino (552-553 die):

À seguito, poi, della pubblicazione,

a) la corretta datazione delle muraglie

parlando di Belluno dice a questo mo-

nel 1945, di uno studio di A. Alpago

di sostegno del sentiero di Praderade-

do. Nel tempo, che signoreggiava in

g0 e l'indispensabile chiarimento sul-

FE pae Coil et E ma O e pie > ie =

Italia Teodato, un certo Genserico

fuggendo la tirannide di questo Re, si

ridusse nella valle Belluna, all’hora

piena di boschi; dove edificò un Castello

con una torre per la sua fortez-

Novello(2), si ritiene oggi da più parti

che il primitivo impianto del Castello

risalga ad tpoca romana, quale

Struttura di segnalazione e difesa lun-

g0 1l percorso della Via Claudia Au-

gusta proveniente dal

Soprastante va-

le complessive caratteristiche di que-

Sto percorso:

b) il ritrovamento di una moneta di

Giustiniano I sull’altura di Castelvint.

posta di fronte a quella di Zumelle.

Sulla sponda opposta del torrente Ter-

lico di Praderadego.

Come si vede, l’incertezza e 1] contra-

che (di un’altra moneta trovata sem-

Sto tra le varie

ipotesi rende quanto

pre a Castelvint dirò appresso):

mai arduo affro

ntare un discorso sul-

Cc) l'esistenza di un antico collegamen-

la storia remo

to, ancora in parte riconoscibile, tra le

due alture.

I] sentiero che dal territorio trevigia-

Que-

O. ‘€1

no sale al Passo di Praderadego costi-

tuirebbe, a detta di molti, un notevole

arianti

relitto della famosa strada romana

Claudia Augusta Altinate: "La via è

glio sulle Ori

Storiche -

rire uno Spira-

gini - le prime Vicende

intagliata per circa 400 m. nella roc-

Cia a picco di Croda Rossa... La sede

Stradale è ricavata con taglio fino alt

che a m. 10 d'altezza nella roccia vi-

va degli spigoli salienti, e sostenuta da

alti Muraglioni a secco nelle rientra?

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16 “che dove la sede attuale sè ri-

dievale, impiegata dai bizantini nelle

stre ' meno di 2 m,, si può ri-

rum romano avrebbe mai potuto per -

loro costruzioni (nella Valbelluna gi

cono lora 1l piano antico... più

correre una via così concepita, che in

alto e (3); ‘La strada sale con

livelle stante, con la parete a

trovano un po’ ovunque le tracce dei

fortilizi che essi hanno realizzato o re-

certi casi si restringe fino a

un metro di larghezza,

a meno di

moni ‘ora anche il fondo) taglia-

staurato nel VI sec. d. C.): una misce

la di calce e sabbia con l'aggiunta di

Disponiamo quindi degli elementi es-

ti rel a, € con 1) lato a valle in

senziali per proporre, con QUASI a880-

alcu: itU retto da muraglioni... è

piccoli frammenti di mattone e pietri-

luta certezza, una datazione al perio-

SCO). Residui di tale cemento si SCOr-

do altomedicevale (età bizantina ) del

propi aratteristica delle vie ro-

mane Q di essere incise a gradino

gono, oltre che negli interlizi, a pro-

sentiero di Praderadego, un itinerario

nel fia 1 monte e sostenute a val-

fondità variabili sotto le muraglie di

studiato evidentemente per funzioni

Praderadego; un attento esame ha

di supporto militare e logistico.(S)

le con poderose mura" .(4) Un'accura-

escluso la presenza di fasi costruttive

Nulja a che vedere con la Via Claudia

(a ricerca In questi luoghi ha recente-

più antiche.

Augusta, la quale risaliva la valle del

mente permesso di giungere a risulta-

ti affatto diversi, tali da ridimensiona-

re o eliminare del tutto i precisi riferi-

menti al passaggio di un'importante

strada romana - non dimentichiamo

che la Claudia Augusta divenne uno

degli assi portanti del sistema viario

dell'antica Roma verso le regioni alpine

- contenuti nelle due citazioni appena

riportate.

Gli ‘alti muraglioni a secco" sono in

realtà formati da conci di pietra saldati

con la caratteristica malta altomne-

E stato inoltre possibile verificare che

sulla roccia di Croda Rossa non compaiono

altri tagli verticali ad elevata

altezza che non siano il prodotto di

morfogenesi naturali. Ma soprattutto

s1 è riscontrato che ]a sede "stradale

venne ricavata seguendo l’andamento

di una delle cenge che corrono para]-

lele attraverso la parete rocciosa, con

Il ricorso ad opere murarie esclusivamente

nei punti dove si verificano so-

luzioni di continuità sui piani di ap-

poggio. Sicuramente nessun "car-

Piave tenendosi sulla riva sinistra del

fiume, coincidendo per la massima

parte con 1] tracciato Opitergium-Ad,

Cerasias (da localizzare molto probabilmente

presso Vidor(6)-Feltria indicato

dall’Itinerarium Antonini. Ciò

del resto, appare perfettamente plausibile

se diamo uno sguardo alla grande

viabilità romana, per norma costante

incline a preferire le grandi valli

alpine, per raggiungere le regioni ai

confini dell'impero, seguendo le linee

di minor pendenza onde evitare di an-

da in basso, uno scorcio del sentiero che sale al Passo. Sempre sul margine sinistro, un tramo di parese della

de

altezza” (A Alpago Novello), praticato su questa parete rocciosa, si osservino

sia i ‘molto lisce, con tagli longitudinali per l’intera loro Waghersa,

al centro € di

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to che l’antica torre e il fossato

coevi. Dato che strutture Ma

altomedievali con torre centrale

jon) si

richiamano spesso ag iù

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(don

dulo costruttivo di ascendenza

manica, sono dell’opinione che il

stello di Zumelle sia opera goti

franco-gotica.

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Rer-

Ca-

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Il fossato che cinge per tre lati j] ca

stello denuncia sicuramente una pre-

cipua finalità difensiva; anzi la sua

imponenza fa pensare ad una pressante

esigenza di arroccamento, quasi da

stato d'assedio. Se confrontata con al.

tre fortezze presenti nella nostra val.

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lata (S. Giorgio di Sochèr, S. Pietro in

Tuba, Casteldardo), tutte contraddi-

Praderadego. Questa foto permette di osservare come il muro di sostegno del sentiero poggi su

un piano di cengia in tutto simile a quello da cuii è stata ricavata l’attuale sede di transito.

stinte da una posizione dominante.

sopra speroni rocciosi naturalmente

protetti, la rocca di Zumelle risulta

ticipare e aggravare le già notevoli

trovamenti di alcune monete di Gal-

doppiamente tutelata dal grandioso

difficoltà incontrate nel superare 1

passi montani. Soltanto all'inizio del

medioevo, al mutare delle condizioni

socio-politiche, e sempre di più successivamente,

si diffusero percorsi alternativi

e consistenti modifiche alle

tradizionali direttrici di traffico: ad

esempio, la Via Postumia subì progressivamente

un deciso spostamento

lieno sul Monte Castellazzo, a nord-

est di Valmareno: ma è dimostrabile

una diretta relazione tra un presumibile

insediamento tardo-romano e 1l

passaggio nelle vicinanze della mulattiera

diretta a Praderadego. Più significativa

mi pare invece la scoperta,

nella parte occidentale dell’area in-

sediativa sul M.Castellazzo, di una

fossato e da una felice ubicazione su

un altura quasi inaccessibile. A differenza

di Castelvint, comodamente

raggiungibile da est e da nord in quanto

si affaccia soltanto su due forre del

Terche, Zumelle si protende su tre

scoscese scarpate: l'unico punto di ac-

cesso è unicamente quello sbarrato

dal profondo fosso, e pertanto ben si

Verso la città di Treviso(7); e analo ga-

moneta del goto Vitige (538-540

comprende come questo poggio si Ti-

mente, In età altomedioevale della de):

o Claudia Augusta, a Falè di Piave, si

velasse il più adatto alla edificazione

Staccò un raccordo condotto diretta-

Mente verso l'arco prealpino,

Riallacciandoci alla tradizione storica

menzionata all inizio, opportunamen-

di un solido fortilizio, "un bello e for-

te arnese da muover guerra .

I Goti si industriarono molto a creare

O restaurare "castra" nelle città è SO-

prattutto nei passi alpini fin dal temM-

po di Teodorico(9): un esempio del

castelli teodoriciani è fornito oggi dal

pochi ruderi di Colle S. Martino, P°

sto a dominio di Ceneda, importeN®

presidio gotico ai piedi del Fadalto.

Laddove, però, un centro fortifica!

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lit FIS

transito, trattandosi eventualme?

pe i attrà

piste legate a remoti passage! a

i

h

Verso le Prealpi sul tipo di q


stenti Boldo e Canal di Limana

(anche se rispetto a questi 1] tragitto

per Praderadego è molto più agevole

e diretto, cosa che di certo deve aver

influito sulla grande importanza da

esso Aa ita nell’altomedioevo).

Per] nate soluzioni costruttive,

cred unque che 1] "castrum zumel

ia 11 prodotto di un mo-

mento Tande travaglio politico e

SOCIA ale appunto si verificò durante

la guerra gotica. E qui viene ad

innestarsi 1] discorso relativo all’altro

fortilizio, contrapposto a quello di

i] Feltrino. Attorno al 538 avvenne la

riconquista della Venezia da parte

delle truppe bizantine comandate da

Bellisario(11), riconquista che però

ebbe vita assai breve se già nel 540 i

Goti, agli ordini prima di Ildovaldo e

poi di Totila, si attestarono di nuovo

nelle precedenti zone del Veneto da

essi occupate. Totila stabilì 1l suo

quartier generale a Treviso: 1] fatto

potrebbe indurci a ritenere che pro-

prio allora avvenisse il rafforzamento

delle difese nel settore delle Prealpi

orientali (una reminescenza topono-

franco-gotiche si fossero insediate,

fortificandola adeguatamente, sull’altura

di Zumelle, in un luogo idealmente

situato a breve distanza sia dal-

la valle del Piave che dal passo di Praderade

go. Per espugnare tale formidabile

rocca (approssimandosi ormai la

conclusione della guerra con 1 Goti),

alcuni reparti bizantini dovettero

stanziarsi sul colle di Castelvint e quivi

innalzare un piccolo fortilizio. Secondo

il Piloni, "Giudicando Narsette

non haver a pieno liberata |1Ttalia, se

non scacciava li Francesi con l1 Ale-

Zumelle: Castelvint. Nessun docu-

mastica del presidio gotico si

ricono-

manni fuori di quella... L’anno 553,

mento storico, ad eccezione della storia

manoscritta di Mel del Barbuio,

parla di Castelvint, la cui esistenza,

oltre che dal significativo nome ser-

bato per la collina dove sorgeva, è

sce nel Castello di Godega, sulla Postumia

presso Castelfranco). Nel 548

si verificò la devastante calata del

Franchi di Teodebaldo, che si impadronirono

senza eccessivi problemi

della Natavità di nostro Signore, convocati

i suoi Capitani, discorse con

quelli del modo di ridur tali popoli alla

obedienza dell’Imperio. Il che notificato

a Bucellino e Leuthari Prefetti

comprovata dal rinvenimento di note-

dei capisaldi gotici e

addirittura mo-

della gente Alemanna, che al Re Fran-

voli reperti archeologici. Come ho affermato

più sopra, qui è stato trovato

un follis bronzeo di Giustiniano I (co-

niato dalla zecca di Cizico attorno la

metà del VI sec.), assieme ad una bel-

nopolizzarono l’entroterra veneto in

maniera tale da impedire a Narsete,

succeduto nel frattempo a Belisario al

comando dei bizantini, di transitare

per terraferma quando raggiunse Ra-

co era soggetta, accordatisi con

Amingo fratello di Teia, ultimo Re de

Gotti, messero insieme più di settanta

mila huomini per combattere con

Narsette, reducendo in fortezza 1 luo-

la pàtera d’argento che può far suppor-

venna provenendo dalla

Dalmazia,

chi, quali possedevano nella Veneta

re l’appartenenza di tali oggetti ad un

NelSS 2

regione; acciò potessero in un biso-

condottiero bizantino di grado elevato.

Una seconda moneta, un tremisse

aureo di Giustiniano (un esemplare

analogo è conservato a Feltre), sembra

essere piuttosto un'’imitazione

longobarda dei primi tempi, e ciò è

importante per quanto dir’ in seguito.

Proprio il numerario giustinianeo - è

forse la già menzionata moneta di Vitige

proveniente dal M. Castellazzo -

potrebbe consentire di precisare meglio

l'epoca in cui collocare la nascita

dei "castra" di Zumelle e Castelvint.

Come è noto dalle pagine di Proco-

pio(10) il conflitto tra Goti e Bizanti-

ni, scoppiato nel 535, si protrasse per

lunghi anni fra alterne conquiste del-

l'una e dell'altra parte e atroci soffe-

Questa premessa storica serve per far

capire la tormentata e cruenta situazione

creatasi in quel tempo in Italia.

In anni così instabili e travagliati, è

probabile che alcune guarnigioni

gno ricoverarsi in quelle. Teneva Bucellino

la prefettura del Friuli con

Belluno, Feltre, e Ceneda. Amingo

era al governo di Verona, Vicenza e

Trevigi... Narsette intesi tal disegni

i Ri Si Na Ni si se À sep popolazione civile. Il Ve-

in particolare, sottoposto inizial-

te al do geo a poi le

Veduta della frazione di Tiago Nabie: in primo piano il colle di Castelvint; poco oltre appare

l'abitato di Campo. Sullo sfondo si scorge la fascia pedemontana compresa tra Sedico e Santa

Giustina bellunese

E iaia tn


: LE : ; ‘o "Castrum Gemellarum’ ), a de:

i pe TRL MES > con il famoso castello (l'antica

i i emelli": a sinistra quello di Zumelle c i

Ai due estremi della foto si vedono i colli "g

' , Ti , i ’ 2 hi : le Sira

:0 si intravy ‘ofonda depressione dove si innabissa il

quello di Castelvint sede di un fortilizio ormai completamente scomparso. Al centro si intravvede la profonda depressi

torrente Terche.

mandò Fulcare suo Capitano et altri

soldati e Capitani valorosi ad incontrar

li nemici... Dice l'1storia Trivigiana,

che nel Belluno furono da Gotti et

Alemanni fabricati molti Castelli...

Percioché morto Teia fecero pace con

Narsette con conditione che potessero

in Italia nelli suoi luochi Habitare,

pur che rendessero obedientia all’Im-

peratore. Et per ciò si sparsero in di-

ls: versi luochi, e specialmente nella Ve-

sete abbia presieduto anche alla forti-

ficazione di Castelvint: più che vero e

proprio castello, questo dovette essere

un avamposto militare, necessario

alla presa di Zumelle avvenuta di lì a

poco.

Per circa quindici anni (553-5 68/69) 1

bizantini s’installarono fra Castelvint

e 1l conquistato castello di Zumelle. In

questo lasso di tempo essi provvidero

drangolare) e risalirne l'opposta spon-

da per giungere sulla sommità di Ca-

stelvint. Tra il sentiero di Praderade-

go e questo ci sono alcune affinità: tra

l’altro, entrambi sono lastricati con

ciottoli e a tratti murettati. Congiun-

gere così le due roccaforti, separate

dalla profonda gola del Terche, signi

ficava oltretutto completare il "limes

difensivo bizantino: da Castelvint si

alla sistemazione della mulattiera di

raggiunge Carve e da qui Pellega

À Ì ei - SA Aa ‘ i

“E ORE

Î qa : ù

FI rea

Mea e—_—

ii

Praderadego, con l'innalzamento di

(Castelrotto), Casteldardo, S.Boldo,

E

ea

i i i”

’ i Lia

adeguate muraglie di ostruzione: un

S Pietro in Tuba, Crede, Cor € final-

percorso che si stava rivelando essen-

mente S.Giorgio di Sochèr.

pi al i | i li le ‘I

dira lapliiare

sg PE

ziale per mettere in Comunicazione la

Al breve periodo di occupazione Pr

n

I

zona a nord delle Prealpi con la pia-

zantina risale con ogni probabilità g

nura trevigiana e il centro di Oderzo

(innesto sulle Vie Postumia e Claudia

cappella inferiore di Zumelle ve

in luce sotto l’attuale chiesetta dediCa-

ta a S.Lorenzo(12), ma specialment®-

ritengo, il riorientamento del Aa

Rispetto alla primitiva torre (V- e

quella odierna ha subito un per

mento di alcuni gradi verso ovest. i

sultando perfettamente ortogonale

e i uraà È

perimetro settentrionale delle seni

allo stesso sacello inferiore: le


juesto nuovo colloca-

ello di far nvolgere

) precisamente 1n di-

. quasi a stabilirgemellaggio”

(13). La

longobardo in Italia"; in particolare,

alcune fibule in stile Il ed altni oggetti

del corredo possono datarsi all ultimo

trentennio del VI sec.: "Il nostro

signore di Castel Vint potrebbe esse-

re Alboino. Una testimonianza indi-

retta ci viene offerta anche dalla toponomastica,

dalle numerose "tarae.

sparse nelle immediate vicinanze delle

Prealpi, in special modo lungo le di-

par > della torre, nonostante

o - . ali ll, 3

| a e'11LI LL Uuet-

1 "LI -nza dubbio

IL À ' j

IU i NS LIT IA que: ANI

Inte OSIKTI 10TTNI.

il B ua-Lazisel 14),

NOTI ) \ Iamente dad

COI di una prece-

dente torre. giudicò di epo-

ca gotica questa parte per 1|

tipo della muratura. Ora è

chiaro che furono in realtà ]

bizantini a recuperare le

pietre usate nel più antico

mastio e a rniutilizzarle per

la loro opera.

Tra il 568 e il 569 1 Longo-

bardi invasero la Penisola,

penetrando dal Friuli,

giunsero, lungo la Via Po-

stumia, nel Veneto orienta-

le. Per quanto concerne | e-

pisodio storico che vide la

capitolazione di Zumelle e

Castelvint nelle mani dei

nuovi venuti - complice

forse l'insufficiente orga-

nizzazione strategica dei

bizantini(15) - esso è stato

efficacemente descritto

dall’Alpago Novello(16) al

cui lavoro rimando, con le

opportune correzioni. Le

quali concernono, oltre al-

l’autentico percorso della

pi Via Claudia Augusta, l’epo-

Ho cadellaresa di Castelvintai

re stato il primo comandante longo-

rettrici di Praderadego, Zumelle e

S Boldo (Farra di Soligo,

Farrò di Follina, Farra di

Valdobbiadene, oi di

Feltre.

Farra di Mel). Le "ta-

re" erano i gruppi parentali

autonomi di guerrieri, cO-

mandati da un duca, che co-

stituivano il nucleo dell'e-

sercito di occupazione:

"l'insediamento dei conqui-

statori avvenne in quegli an-

ni (gli anni immediatamen-

te successivi all'invasione)

secondo la tecnica già adot-

tata in Pannonia: controllo

del territorio e separazione

dalle popolazioni locali. Ne

furono protagoniste le ‘ta-

re", i nuclei parentali, che

isolatamente o in gruppo, si

stanziarono nelle città, nel

castelli, nei punti chiave dei

percorsi stradali, trasmet-

tendo il loro appellativo al

sito"(18). Il saliente dell'’E-

sarcato bizantino alla fine

del VI secolo non si spinge-

va oltre Oderzo, che venne

mantenura fino alla conqui-

sta di Rotari nel 639 e alla

definitiva distruzione da

parte di Grimoaldo nel 666-

667(19). Il territorio preal-

pino era già saldamente te-

nuto dai longobardi.

Per due secoli, quanto durò

il dominio longobardo, do-

vette mantenersi la funzio-

ne strategica di Zumelle e

Veduta invernale del Castlello di Zumelle

Castelvint: poi per quest 'ul-

timo iniziò probabilmente

bardo di questa rocca fortificata”. E la

moneta longobarda di imitazione bi-

zantina, trovata sempre al Castelvint,

un'inesorabile declino, tanto da scom-

parire dalla memoria stessa degli uo-

mini.

Il ricordo più suggestivo rimane, tut-

tavia, proprio nel famoso nome del

Castello rivale-alleato ad esso affian-


cato nella Val Maòr.

NOTE:

(1) GPiloni, "Historia della città di Bel-

Juno" (Venezia 1607) rist. Bologna 1969,

p.83.

(2) A. Alpago Novello, "Appunti du la Via

Claudia Augusta Altinate"” in "Atti dell’I-

stituto Veneto di SS.LL.AA." Venezia

1945.

(3) A. Alpago Novello, "Da Altino a Maia

sulla Via Claudia Agusta”.

(4) L. Alpago Novello, "Il Castello di Zumelle

e la linea difensiva della Valbelluna"

in "Icastelli del Bellunese” Feltre

1989, pagg. 17-18.

(5) Ovviamente quanto affermato sulla

più attendibile età del percorso di Pradradego,

si limita alle caratteristiche proprie

del manufatto "stradale" (muri di sostegno,

tagli in roccia, ecc.) che lo hanno fatto

scambiare per genuina opera dei Romani.

E' del tutto logico, anzi necessario,

presupporre, dietro la risistemazione me-

stema territoriale e urban

dana" nel vol.8 degli Annali della Storia

d'Italia, Torino 1985.

o della Valle Pa-

(8) L. Alpago Novello, op.cit., p.18.

(9) Cassiodori Senatoris, "Chronica'” in

"Monumenta Germaniae Historica”,

p.160: "Sotto il felice regno di Teodori-

co... si fondano ben difesi castelli”.

(10) {rpcp[op do Cesarea. "De bello Go-

thico" ed Comparetti, Roma 1985.

(11) Il Piloni, "Historia" cit. scrive che

"Bellunesi e Feltrini passorno a questo

tempo nel potere dell'Imperatore dell’O-

riente, restando per suo governatore Vitalle

Capitan di Bellisario"”. Si tratta forse

del comandante che ha lasciato, nel castello

di Artèn, una pàtera simile a quella

di Castelvint e il famoso missorium di Gelamiro,

il re dei vandali vinto da Bellisario

in Africa nel 534 ? Tuttavia non pen-

so che un tale personaggio abbia avuto

qualcosa a che fare con Castelvint, del

quale posticiperei la fondazione alla fase

Zumell-arum” si riferisce evidentemente

alle due torri gemelle. La tesi della derivazione

del nome "Zumelle” (da cui

(Zu)mel(le)= Mel) dai due castelli dislo-

cati in Val Maor - pur riportando il toponimo

al maschile "gemellus” - è accolta

ufficialmente nel "Dizionario di Topono-

mastica" di AAVV., Torino 1990.

(14) A. Bevilacqua-Lazise, "Alcuni fram-

menti di architettura ravennate nel Bellu-

nese", Firenze 1911.

(15) G. Pepe, "Il Medioevo barbarico d'Î-

talia", Torino 1959: (ai Longobardi) re-

stava l'Italia, che si sapeva poco difesa

dal troppo recente dominio bizantino... I

Bizantini, nella loro consumata saggezza

tecnica in cose belliche, avevano organizZ-

zato a difesa dell'Italia una fitta rete di

"castra", difesi da eserciti bizantini loca-

li; avveniva, però, che al momento dell'in-

vasione o dell’assalto nemico, mancasse

tra i "castra" quel legame strategico € tat-

tico, che allargasse la loro opera della d!-

dievale, l’esistenza di un antichissimo iti-

nerario collaudato nel tempo da generazioni

di uomini, un tracciato naturale fre-

iL

finale della guerra gotica.

(12) v. Adr.Alpago Novello, “Influenze bizantine

ed orientali nel Veneto settentrionale"

in "Archivio Storico di Belluno Feltre

e Cadore" (ASBFC) anno XI n.188-

189. Bizantina dovrebbe essere anche la

cappella di S.Lazzaro a Castelvint. (Le

fesa locale alla regionale”.

(16) A. Alpago Novello, "Castelvint-iM

portanza di una segnalazione precisa" in

ASBFC anno XXXVI n.173; Id. "postilla

su Castelvint" in ASBFC XLI n.190.

(17) O. Von Hessen, "La tomba di un no

bile longobardo a Castelvint" in ASBFC

anno LVI n.250. i

(18) P. Delogu, "Il regno longobardo vi

"Storia d'Italia" diretta da G- Galasso?

Torino 1980, vol. 1 p.19.

(19) Pauli Diaconi, "Historia Lan

dorum", Liber quintus 28: "Erat quide

Grimualdo contra Romano A

cre odium, pro eo quod etus quondam e

manos Tasonem et Cacconem i" sua fi

gium Civitatem, ubi ipsi extine

ditus destruxit eorumque ibi ha

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fines Foroiulianis TarvisianisqU°


SILVANO SALVADOR

LA VIA CLAUDIA AUGUSTA

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‘“Ti(berius)Claudius Drusi Milius

nicus Ponttex maxv/mivs tnibunicia

quam Drusus/Pater Alpibus bell

iltino usque ad AUMENDARIVORO ni derex(e)rat munit aby

Yueste parole, c Im miilia) p(assuum) CCCL*,

Queste parole, come è noto; sonò incise sul di iliare si

er sia : cippo miliare rinvenuto

al csiomaggiore nel 1 786 (e conservato ora nellavil

‘ Par): un altro ci i “Ha villa delle Centenere

di Pez); un attro cippo, trovato circa due sétoli prima a Rablà in Val

Venosta, riporta una' scritta quasi del tutto'identica; marcon due

significative ditferenze, una intenzionale e l’altra accidemtale: le

parole ‘*a fhumine Pado”” nella stessa posizione in cui sul miliare di

Cesio compare l’espressione “ab Altino” ‘e

la mutila indicazione

della distanza (**<milia> p(assuum) CC<...>), scolpita proprionella

zona dove poi la pietra si è spezzata. © i

I due cippi ci assicurano dell’esistenza di una antica strada

romana - certamente importante, se l’imperatore Claudio si assunse

l'onere di completarla e renderla agibile, ‘‘battezzandola’’ solennemente

tramite l'apposizione del proprio nome - che tuttavia nessun

documento viario di quell’epoca (attualmente se ne conoscono tre:

l’’Itinerarium 4 | a pa V’’Itin ra riu nBurdigalense” e la “Tabula

Peutingeriana’’) nomina direttamente. Nonostante ciò, molti studiosi

hanno tentato di ricostruime il percorso, basandosi vi rss

sulla menzionata discordanza (intenzionale) tra ì due I

segnalare il punto di partenza della via: ab Altino” queto bon

t i » anello di Rabià. Sulla scia del Mommsen, atcuni

E aflumine Pado”? quello di

ra bilità, ci troviamo di fronte ad

hanno supposto che, con ogni prob

finale

riuiéi

(tutti concordano che la meta

una unica Via Claudia Augusta 187" ina località nei pressi del-

‘ad flumen Danuvium?? coincida con

î

aoneni iagiionna

l'odiéma:Anasbiiroyicomtraidistinta;) però; da due divari St.

Augsburg) contra” e Pado” - appunto conl’indicazio. È

aa compa rela I "Tdercatori tra cui

dintorni di Verona - e Altino sul mar Adriatico. I ricercatori,


il noto A. De Bon, che nel 1935 diedero alle stampe Un nia

. i ‘n fs

2 sstione ri

to alla (‘‘La

‘laudia

Volume interamente dedica

ques i Via

i Lin -

jue

i+

distinte

Vi

Augusta Altinate imate'") proposero invece la

Vie

) P presenza la Val d’ did Adige e na

l’altra che

Claudie, una che dal Po 81 | siriana ; O Sinni gere

da Altino attraverso la Valle de

Brennero pet riallacciarsi al termine i del tl agitto ‘agi si la precos cedente. n

Senza prendere in considerazione l'ipotesi di Chi

la strada passasse per il valico di di Fadalto e proseguis: roseguisse per il Cadore

x questo caso, il rinvenimento a

(e come si spiegherebbe, in i PENA

Cesiomaggiore del miliare che, pur se tolto dal sito arnie ‘n

collocato sicuramente nel territorio immediatamente circostante?),

Bosio ritiene, con argomentazione piuttosto convincente, che non

solo di un'unica Via Claudia si tratti, ma che il suo punto di partenza

fosse in ogni caso la città di Altino, sia che questa venisse indicata con

il nome proprio (‘‘ab Altino’’) sia per mezzo di una perifrasi, ‘‘a

flumine Pado”’, facilmente comprensibile se poniamo mente che in

età romana il delta del fiume Po si estendeva con innumerevoli

‘“diverticoli’’(molti dei quali artificiali) tra la laguna veneta e

Ravenna. Oltre alla famosa descrizione di Plinio (*‘Naturalis

Historia", DI 119: ‘‘Padus...diductus in flumina et fossas

Ravennam

inter

Altinumque per CXX, tamen qua largius vomit,

Maria

Septem

dictus facere’) anche queste due brevi citazioni dalla

Geographica”” di Strabone (Libro V, 4-7) potrebbero effettiva-

mente dar ragione al Bosio: ‘‘(Pados) diacheomenos: d’eis pollà

mere katà

tas ckbolas, tuphlon tò stoma poici kai duseisbolos estin’”

{dividendosi quindi(il Po) in molti bracci presso la foce, l’imboc-

NoN alt ostruita e l’accesso è difficile’); ‘‘esti de kaj

en elei, paraplesion

Alti

echor Raouenneten nat Altinon

situata nella palude ed ha una posizione co” (Anche Altino è

0a 0. Posizione

che somiglia a quella di

LI IS1) La


rione c è infattila Strettissima -

» Da parte mia _. Muta tra i testi dei

e Rablà. Da parte Ma, rite O che, 0 dei dueci

à abbia seguit SE, Ora il lanic; Cesio

Rabla abbia Seguito un Criterio di gj ._ PICida

lettere all'interno

della pie

delle

di

righe di cn tria nella dis

mente ll caso), si possa ravvisare mi

\{ di ‘‘milia (SCOMparga Quidistanza +

Per abragi

CCCL (numero: delle mj ia io "n ir

estremi della isa SOprastante: in ettetti la di SA |

ancora leggibili lascerebbe ; imensione delle due * 40}

gusto ]o «

ovecorrispondesseroa quei SPazio ad altre due lettere che,

di

i lesegnatea €

la piena conferma:della Opini “somaggiore, costituibbero

alia) itinerario Complessivo di 350

miglia ).

Nessuno dubita che la'via dovesse pervenire nel territorio feltrino.

Radicalmente diverse; tuttavia. sono le congetture avanzate sul:suo

possibile percorso: l’unico dato non controverso, dopo.le accurat e

minuziose indagini del De Bon, è.chelastradada Altino attraversava

il Piave. al Ponte della Priula e giungeva a: Falzè di Piane dove

un'antica biforcazione l’ha resa purtroppo irriconoscibile. Il caso”

Claudia Augusta è cominciato proprio “da questo ‘bivio di Falzè,

Poichè i vari studiosi hanno proposto ricostruzioni del tratto pi

sivo della fantomatica:strada'irriducibilmente diverse De cu

Duntò cio iguana Re ea

fatto coincidere con il passaggio:della via:romana.: WWon.8. °° che

difficile scorgere le contraddizioni e le forzature argomentative

osa i il Fraccaro vuole che la

minano dall’interno molte di tali ipotesi. Il ‘volgere verso Feltre e

Claudia salisse ‘al.valico di S.Boldo Di ur l'inutile: <*dispendio’’

irigersi alla volta

c n

di

Ù .

Trento:

i A fitto > eisaquo e in panacapiito

i


a zona consente di

i pini, uno studio sorto ei ao qs

a sami x i i Ù - . e

prc ali ogni verosimiglian?i” sa TI Pilla ha creduto di

all sami più un modesto sentiero 2!P sati sini asssda: pica

aciectoacoi>

esistesse

Î

è

più ven

% da

dia

(

nel tragitto

s ta

che .

,

identificare la via Clau (a circa 1300 m. s.l.m.) e

i te Garda Ii

Valdobbiadene, arriva al Mon questo caso, non c’è

scende poi a Stabie, Lentiat iaie © Busche È È Anche oe in a mligiicotò

alcun supporto alla tesi dello studioso,

tantomeno la verifica della fattibilità operativa È no due

inutilmente faticoso perl’ecoessivo different” calli mirri I

comporta; è evidente che l’unica ragione che * pi tai È è

questo itinerario non può che essere l'assonanza coni

«Cereseda” e 1° Ad Cerasias”” dell’Itineranumi Antonini, di cui

dirò più avanti. i i

La più completa € dA

i d articolata analisi della Via Claudia

Augusta è comunque opera dell’ Alpago Novello e come tale richie-

derebbe un’altrettanto puntuale ed esauriente commento critico per

mostrare i punti deboli e le aporie strutturali. Non va dimenticato

che la tesi dello studioso bellunese ha riscosso un successo di così

vaste proporzioni, che molti la considerano come l’unica ammissibile

e scommettono sulla sua veridicità. Certamente essa costituisce

una vera “* pietra miliare’’ in tale campo di indagini, ma non per

questo era immune da critiche fin dal suo primo apparire. A chi non

sia convinto dalle considerazioni che seguono - delle quali mi sono

occupato altrovee che adesso accenno persommi capi-egiustamente

faccia appello ai dati archeologici probanti, basti

recentemente

h

er pra un acc esame dei i resti murari a Praderadego aree

ha

alan © con sufficiente approssimazione l’età: la

Impiegata

è senz'altro attribuibile all’ imanti

come del resto è indirettamente confermato da epoca bazzotina,

ceramica altomedievale ivi rinvenuti O alcuni cocci di


spigoli salienti, e Sostenuta da alti

ze... (A. Alpago NOVello); “(lo n

i] percorso il più possibi] o, I de vi

gino al venti per cento;;.

mantenere la linea retta.

sosta, i Romani,

4

‘Preterivario diin id nare le colline a mezza

colle e sostenerlo a valle co Vanoi, gradino nel fianco» del

curata da G. Lugli + nell'Epoi mura. (voce ‘strada*».

mancanza di rispetto nei riguardi di di i

locale, ma è doveroso settato TT mr n nea

i i attispecie là realtà è

alquanto diversa: la pendenza ben superiore in alcuni punti al 20%;

l'assenza di tagli artificiali fino:a 10 m d'altezza nella roccia amonte

della strada (della istessa opinione dell’‘Alpago Novello su questo

particolare era pure il'prof Anti); che manifesta invece un'erosione

provocata da fenomeni carsici; per innalzare il muro di sostegno ‘‘a

secco’ © stata invece palesemente impiegata la malta (fatto-che:ne

rende ora possibile la: datazione). Non soltanto: a Praderadego si

notano insormontabili difficoltà alla tesi dell'Alpago Novello: Prendiamo

l’esempio della chiesetta di S.Donato a Zumelle (VI-VI

sec.}, ritenuta uno dei più significativi editici superstiti che testimo-

niano l'utilizzo della Via Claudia nell’ altomedioevo: ma, considerata

la specifica collocazione

della chiesa (con Palnideccivolizclolia

direzione della strada proveniente'da Praderadego), vomo si ius»

fica il fatto che una Via realizzata

sp i di

quello fosse’ costretta" girarle attomo per- arrivare al casello di

Zumelle; denotando !così una singolare ie ‘alle ipalle

Infatti anche adesso la strada da. cor si può rilevare sul

terreno) direttamerite versoil castello sen n° ) direttamente verso

un altrovtroncoisi dirigeva (ertuttorarsi dBBeI CT o gsimità di

Tiago: dun. ( hiesetta di S.Donato era lai «viandanti» (ef: le

ht dunque la c i ila presenza mo ; Ilo di

MIVIO stradale ve: né segnalava VS Povia); Quanto al cast

mm


Zumelle, appare proble!

‘N gostenere che esso fos sa

eli tore Claudio lungo la via

. s ercette dall’Imper® O

torri di segnalazione erette erché allora dovremmo sUPA DITE

Alpago Novello) P adre di questi, Druso,

I : Claudio, il P i

che circa sessant'anni } tasti

avesse preferito far sore sulcigl che ininverno si trasforma

so dii sagtello =

pe ada affinchè passasse - per trovarsi

così ai piedi Di cali dello strapiombio si ua

vera las if ovalle co

ubi che scendere direttamente ar © a uò sfuggire

p te fa la moderna strada asfaltata p

COnvementerisri Ilo di Zumelle come un

i tai iderare il caste È

il paradosso insito nel consi cani . tte dall'imperatore Claudio

smoio delle fortificazioni ere 4

TT ello-torre di segnalazione avrebbe ‘‘attrat-

SO i nno ima: il

Le

cast

gli preesisteva da oltre MEZZO secolo ( a

chiunque è dato riscontrare nella località lo strettissimo connubio

strada-castello), giacchè nell’analisi dell’ Alpago Novello MOL

prevede la possibilità - senz'altro più ‘‘ragionevole’’ - di una

sostituzione del percorso originario da parte di Claudio, per passare

accanto al castello da lui costruito; cosa che evidentemente doveva

già essere stata prevista da Druso, quando egli avrebbe deciso senza

alcuna necessità di condurre la via dal bivio di S. Donato alla rocca

di Zumelle! (alriguardo 1’ Alpago Novello è esplicito: “*Il breve tratto

di strada che dal suddetto bivio (di S. Donato) scende invece

direttamente verso Ovest al ponticello...è di più recente costruzione,

di quando cioè era cessata la validità militare del castello’). Solo

nell ambito dell’ Altomedioevo (guerra greco-gotica e lotte tra Bizantini

ea Irovano adeguata sistemazione e significato i resti

Teneotogico-lopografici di Praderadego e Zumelle. Ulteriori con-

limite (

S Rosiain var fare a proposito del relitto stradale di

Paderno di. Gregorio nelle Mie e tdia dell'omonima valle a

ni Ma possiamo fermarci qui per non

dell’ Alpago Novello pres E Pao che la ricostruzione

+ L'unico sostegno a

zioni di Cesio e Rablà -

bello patefactis derexerat”” - che


naturalmente non AUtorj;,

li ANO

” » È »

a

natui A cuunentemente ed «« tra

da Druso. La Situazione & camente!» Mmulit

potrebbe veriticare

©mbra del are della Strada a

Se Sul Oa

è iaia 7 Muro di 9 naloga a

seguente ses IScnizionè: . te; ! Una vecchi

chia ca

Quella che y;

sa, le xi vin

- enedizi a È 1 Sovèori Li

Te inf Nferenze così drastiché

della spedizione ;dej Mille da 8giomnò il gen. G.Gatibalgi

queste parole per. gta Quarto?! Nat rr

vedere, in forza di un

ilire,

e il miliare della Claudia) bisogna aspettarsi

‘’speciose?’.levpretese»di'scovarvi'fitialità: differenti: a ragione |

Bosto, in relazione al: valore cominiemibrativo-propagandistico dl

miliari, giudica Ja via Claudia opera: * ‘di regime?’ con forti ‘imiplica»

zioni ideologiche e quindi; di riflesso;' forse più ‘‘militarista’’ che

‘militare’? TO 3 DUO ori onatgis ‘Hob svInunti I reatocr alisn 2trr

| ‘Singolare

la: posizione di. Anti, il quale accetta la tesi

dell'Alpago Novello circa il'transito della

via Claudia per il valico di

Praderadego ma propone! che la'strada romana, anzichè varcare il

Piave a Nave di Mel, scendesse fino a Cesana (în quanto lo studioso

suppone, correttamente! ‘che'ivi si trovasse il luogo più adatto al

guado

del fiume) e quindi risalisse l’intera Valbelluna passando per

Cesio; Belluno, il Cadore, ecc secondo l'itinerario ilustrato dal De

Bon::La teoria dell’ Anti è nondimeno inconsistente; perire Bre C

ot: n capisco perch la Chau dose sn

Cesana perrovate i punto idoneo di ad. f'adasb e. altrettanto valido

To Il Aid ‘ a “Vers

i o: l'alto. 5

viel. did seo si adresempio; l'a


I

zione miliaria ottertaci dal si

cippo

di Ce

oltre che laborioso © ar

ad

sio; ha ipotizzato un tragitto,

rico, pursempre alquanto discordante

i i ubiana a nord di

O ‘

. .

dalle 350 miglia ‘alia segn segnate sJrAlpago tra Aluno Novello; © la regione ! inattendibilità ne ibilità

Augsburg; del

©)

pas-

E dego è Zumelle inficia

saggio le basi

e rso

=

mulata,

della

(Per inciso, vanti è assolutamente

ricostruzione priva

Î0

1 senso

ta alcuni anni orsono da uno studioso locale - i

A

Claudia in una sorta di

\ : scorvere le tracce \ della via

“a

i i - ja drvizlamebiii scandito da un. topos iconografico ricor-

rente negli affreschi di talune chiesette - dislocate fra Tiago, Lentiai.

Feltre e Castel Tesino - l'esecuzione dei quali risale ai secc. XIV-

n l'insistenza sul carattere militare della Claudia Augusta è

stato d'altronde il criterio ispiratore delle ipotesi formulate da tutti gli

Autori citati (Fraccaro, Pilla, Anti, Alpago Novello) e spiega fa scelta

di itinerari

in alta quota, ‘‘montani’’, tipica di questi studiosi; ma ciò

non si accorda molto bene con la visione di una via di grande

comunicazione, aperta alle correnti di traffico dalle zone più lontane

dell'Impero Romano, asse portante della viabilità antica, quale

comunemente si ritiene fosse la Claudia Altinate.

Risultando inaccettabili le proposte di condurre l’antica

assente nella ipotesi ricostruttiva dell’ A lpago Novella (ala

importanza questo PIA 3 " perl evi -

aziona Feltre ao "ivestiva in epoca romana (i

nilo trai durate

Spia evidente di una collaudata linca di

dani Mancia

de

ono simon dalmine e

LR

a

0 a COMPrendere «k (A. Trojan-M.Vedana).

della via 4 .. ©OSA POSSA assicurarci del

i

cai

SUOI

“ A meno di non tornare alla netta


separazione Ira Vie civit |.

periodo romano in «« ° Vie Militari,

perpendicolari all'asse da ‘ema di coll

secondarie. Il risultato der: Bellina

Padana Der 1 Passi

Limana, Monte Garda

per la Sinistra Piave

multiplicanda? ve questorranch i Sn

comunicazione. Una Mie sani

! O int necessaria in Ò

all Impero Romano, allorchè era sufficiente

una sola grande arteria

per gli.spostamenti più massicci tra Ja pianura e le regioni alpine (il

tracciato lungo'il Fadalto pare fosse del:tutto secondario è circoserit-

to). E se, come vedremo; ‘addirittura-due stradè potevano snodarsi

sulle opposte rive del Piave è da:pensare che tra di esse avvenissero

scambi di natura logistica

e funzionale; fungendo

l'una da eventuale

supporto, dell’altra;

Il silenzio-dei documenti viari romani (molto

simili

ai moderni atlanti stradali e alle tabelle sinottiche indicanti le

distanze chilometriché-tra'i centri e le città maggiori) riguardo alla

Claudia Augusta eda! parziale coincidenza di questa i

Trento dell’Itinerarium Antonini; sono mpilazi È pe

uUna:stessa! medaglia: all’epoca della comp”? io di Altino era già

stradali?» (HriosTV. sec: d:0:) »per il munop iva:


ra collocato sulla via

nel contesto socio-politico delle

uropa orientale sarà addirittura

È centro’ €

dubbio attinta dal fatto Di se

Postumia, il cui fondamentale! dell’E

regioni settentrionali italiane e dioevo) c0

n quello di Trento, testa di

determinante fino al primo pa la Retia c'il Norico. Nel contempo -

i i dat i, ystamenti Vert Ì : . E

ponte per gli Sin seci dC; = SÌ assiste alla pi ogressiva Pipe

dai

a partire

sal gia di penetrazione MERI nei a termitori celati a nord 6 i vic Trento, per p sia cui alla

“laudia Augusta diretta in Val Venosta e al Passo Iesia si pr ce

STR ‘corta,

la

agevole

strada del

Brennero,

dotata di

più

molteplici

eh

sbocchi: ‘La strada del Brennero costituisce l'asse na dei

traffici tra il notd e il sud della prima cia imperiale, collegan ui

promuovendo la rapida e diffusa romanizzazione anche delle Vv

darie che ad essa accedono...Il ruolo di asse

laterali prù secon - ,

primario della via del Brennero è definitivamente confermato dalla

presenza del suo percorso sia nell’Itinerarium Antonini che nella

Tabula Peutingeriana, mentre della via Claudia Augusta e del suo

tracciato non si fa menzione.” (G. Conta).

Il De Bon, cui va il merito maggiore per aver rintracciato le

vestigia dell’antica strada romana, così si espresse in un articolo dal

titolo “‘La Via Claudia Augusta nel Cadore):°” Una serie di sondaggi

compiuti dopo una meticolosa indagine per ampio raggio attestarono

chela massicciata (della Claudia) correva...in partenza da Altino sino

araggiungere dopo circa XXII miglia lo sprone estremo del Montello

presso Nervesa, anzi la linea della Piave fra questo e il colle di

Colfosco (Susegana). Ne veniva che i costruttori della via...si

nta tte Ai tho Do

ricerche, si sia trasferito ; On, nel proseguio delle sue

“Le misurazioni effettu. a destra del Piave - giungendo a dire che

care l’antica stazione stradale 1. i P°TCOrsO... permisero di identifi-

di AD CEPASIAS al XXVII miglio


da Opitergium e da Feltria

piave '- deve venir acc i

;ncontrasto conla Procia

Atacina: O di

Feltria. Il Motivo è ov n cidenza fra Via Cimgie tato perchè

vXVII miglia (42 km ente Covoto di € Opitergiumi

dea Ada

direttince Quero-Fen de, n Oderzo

sasse due volte il Piave

appena venti chilometri, con testardo, Priula € a Vidor) nell'arco

D’ accordo sulla ‘mmedesimazione tr AVIO di difficoltà e di

Oderzo-£ eltre ), I Bosio hà intuito! site ” i 1

nella individuazione: della stazione. di ME del problema sta

dando per scontato che le dintinze sat las)

giuste (del ‘resto, -ha ben, IDA II . tra Feltree Oderzosiano

strada tra Feltre e Oderzo, distandone rispettivamente circa 33 247

chilometri {tragitto per Ormelle»S.Giorgio-Falzè-Moriago-

Valdobbiadene-Segusino-Vas-Busche). Ancora meno accettabile è

la già ricordata:proposta del: Pilla di collocare la ‘‘mansio’ stradale

nei pressi della Valle del:Ceresedo, non lunvi da Valdobbiadene.

basandosi precipuamente sulla! somiglianza fonetica trai due nomi.

Eppure la soluzione di questo curioso “rebus” topogeiiias-1

sembra molto agevole:l’antica stazione di Ad Cerasias pmi

sccbndo altri: dici) mon:potevache essere ubicata i pressi

Vidor; sulla sponda sinistra enon destra del Piave. Vidor è,

tanto da

l’unico 'tinia centro ‘che-si ritrova precisamente

a XXVII miglia tanto:

ritrova prec che costeggi semprelariva

Feltre che da'Oderzo, lungo un sammnino te nella ricostru=

sinistra del fiume.‘ Questo penso sia l’anello1 i ugusta dal territorio

zione del percorso seguito dalla Via Claudia 4A ie i

“w usim D** oNobizoo i avast di tistoro

:quello feltrino. _-.4io1?!» ossia

di un posto

mf

fi f) li RITI

vera

ib |

i TATO ni ide facilmente ovest pone

snodi i una ‘* rr «i ponga mente

conciliare le posizioni


e del De Bon, ed avvalora!

due strade stese sul

Se la vera Claudia, comci

anzidetti motivi correre SU

appare del tutto logico, ed

e vitale arteria stradale - {088

e la supposizione della non ip di

te rive del fiume come sopra copmazini

dente con la € )derzo «Feltre, doveva per ghi

ila Sinistra Piave ( giusta la tesi del Bosio)

anzi indispensabile, che essa - importante

e costantemente transitabile, evitando le

| ‘mamenti (inconvenienti che

interruzioni causate da neve, den adielie tra Vas e Marziai): ciò

Ù paste af i ni efruttando l’antichissimo passo di Vidor

ju dint correnti di traffico in Destra Piave, dove sicuramente

esisteva una precedente strada che il rBoso ritiene trattarsi del

prolungamento verso Feltria della Patavium- Acelum (Via Aurelia ).

A proposito di quest’ultima strada, aggiungo che senza dubbio in

essa confluiva un raccordo per Tarvisium, non menzionato dal

Bosio. rilevabile dagli indizi toponomastici (Levada e Ponte dei

Romani. nel tratto da Covolo di Piave a Cornuda) e dal lungo rettifilo

- ora SS. n°348 - tra Montebelluna e Treviso che interseca la Via

Postumia; ma la presenza di questo raccordo appare decisiva nei

delineare il razionale disegno in cui venne a porsi la Claudia Augusta:

quando Druso tracciò ex novo la via da Altino dovette necessariamente

spingersi a nord, di là dal fiume Piave, essendo il settore più

ad ovest, sul lato destro del medesimo fiume, occupato da una

preesistente strada, in parte già preromana (v. l'importante centro

paleoveneto di Montebelluna). L’allineamento tra Altino e

Praderadego, DI s notato dall’ Alpago Novello, . sarebbe in tal modo del

Stabilito così il più i veritiero itinerario inizial e della Claudia

dn ne rimane facilitato e coerente il compito di lumeggiare il

sviluppo immediatamente successivo, inserito nel quadro com-

plessivo della viabilità locale in €poca romana. E’ presumibile che

Questo due località è ancora parzialmente

mLO Valsuon. ) © dirigendosi quindi a Lamon,

o ‘avveniva così Trento e la Val Venosta; l’arrivo

“08! dopo un cammino esattamente di 350


miglia (circa 525 chilometti)

all'altezza di Cesana si ; “Già prima

: i Inse B

proveniente da Lentiai e \qgy ve ela Claudia j wi “OMunque

ii va? , CC :

riconnetteva, oltre il ponte di S Reti tinuando ve

poichè quest’ultima direttri

; ii Ù ce

alla Val Lapisina (Fadalto )

tutti e che altrimenti rischia di rimaneretro ppo‘alungo un ‘‘impasse’0;

la vera ‘‘causa impediendi?’ per ulteriori approfondimenti in mate-

ria. di - ® ida dd è

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SILVANO SALVADOR

LA VIA CLAUDIA AUGUSTA

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Ne; TA) con uit e


UN PROBLEMA RIMASTO A LUNGO INSOLUTO:

IL PERCORSO DELLA VIA CLAUDIA AUGUSTA

ALTINATE DOPO FALZE’ DI PIAVE

E° ormai noto ai più che nella villa delle Centenere, a Pez di

Cesiomaggiore, è custodito, tra molti cimeli antichi, un cippo miliare

di epoca romana rinvenuto nel giugno del 1786, durante la sistemazione

di un altare nella chiesa parrocchiale del capoluogo cesiolino

- il miliare era stato utilizzato fino a quel momento proprio come

sostegno dell’altare stesso - e successivamente acquistato dall’allora

proprietario della villa, e appassionato antiquario, Co. Francesco

Tauro. Forse non è altrettanto risaputo, però, che verso il 1552 a

Rablà in Val Venosta (nei dintorni di Merano) venne scoperto un

cippo pressochè identico a quello di Cesiomaggiore e che i due miliari

così pervenutici sono attualmente L'UNICA prova dell’esistenza di

una strada romana denominata ‘‘Claudia Augusta’’ la quale, grazie

alle due località di provenienza delle lapidi, doveva senz'altro

transitare nei territorio bellunese e in quello altoatesino.

Sono state sufficienti queste scarne testimonianze epigrafiche

a far pullulare gli studi e le ipotesi sul percorso integrale della via

Claudia che, in un arco temporale di quasi due secoli, anzichè al

consenso tra i

ricercatori hanno condotto a una frammentazione di

teorie e al più completo disaccordo su molti punti cruciali del remoto

tracciato stradale.

Considerata l’importanza fondamentale di

conoscere con

esattezza le parole riportate sui due miliari summenzionati, è opportuno

iniziare proprio da un'analisi storico-linguistica delle iscrizioni

che può aiutarci a comprendere e delimitare l'ambito delle indagini

e definire, fin dove possibile, lo scopo e la natura della via **Claudia

Augusta”’. Il testo di Cesiomaggiore è il seguente: ‘’TI(BERIUS)

CLAVDIVS DRVSI F(iliusyCAESAR AVG(ustus) GERMA/

NICVS PONTIFEX MAXV/MVS$ TRIBUNICIA POTESTA/TE

VICO(n)S(ul) IV IMP(erator) XI P(ater) P(atriaeYCENSOR VIAM

3


VAMDRVSVS/PATER ALPIR\X

l MCQ NITTO è |

È \VGVSTAN REX[EJRA r RAS PA AB/ALTINO

FTAVDIA /FAC rs VT vivMMdilia) I (assuum) CCC] »:.

RELI . nni I BRE. aablat è questo. + (berus) CLAVDryg

vo sandente cesto dI | GER M ANI n % PON I (ifex)

"AES AI \VGV® ". poT(estate) VI‘ On)5(u1) DESIG(natug

\ cai 1RIB(unie! eni p(atriae)/|vi}]AM ( LAVDIAM

MAXI FIA S PATER ALPIBVS/BEI] O

rm IMP(erator) VSV sciogli

A STAMOÈ MAT MVNIT A FLVMINE PADO Ap,

PATEFACTIS DEREN I pER/[m(ilia)] PCASSUUM) CCL...»

De: i sariche rivestite da Claudio - ‘tribunicia

La ei ° visa” quattro volte e ‘‘imperator’’ Undici

potestate i nai una ta dl DOGANA al 46 e x (La Forlati.

- permette di ta la presenza del termine ‘‘Censor’’ in quella di

0, S risi ° tnt :

e e propende perl’assegnazione di quest'ultima epigrafe

14? d.C.).La lettura delle due MELI = Ca dunque,

si mbra di dubbio, che la via Claudia Augusta prese il nome dal

famoso imperatore Romano, rimasto al potere dal 41 al 54 d.C. ma

che fu il padre di questi - Druso Maggiore, generale di Ottaviano

Augusto - a tracciare (‘‘derexerat’’) la strada ‘‘quam Alpibus bello

patefactis’’, ossia quando a lui e al fratello Tiberio venne affidata |a

spedizione contro Reti e Vindelici (15 a.C.) che dovette rivelarsi la

necessaria preparazione periltentativo di sottomissione dei Germani,

uno dei punti qualificanti e insopprimibili della politica estera di

Ottaviano. Sulle vicende inerenti a questo decisivo episodio storico,

cal Pagnini legata la realizzazione e la precipuità della

(‘ n n ecco ciò che scrive G. Conta

si * © Viabilità nella fegione altoatesina”’. relazione al

“gn Internazionale ‘‘Ja Venetia Li a Ù”

Venezia 6-10 apri nell’area padano-danubiana”,

e alti: aprile 1988); <: "a . x

$1 Individua un Preciso int partire dalla metà del Isec. a.C. che

orientale. Si impostano in e fomano per l’arco alpino centro

zi quest epoca le tre direttrici della futura

Proseguimento della Via e” a ‘“Ilium Carnicum”’, il

n della val d'Aq. (da Padova ad Asolo) sino a

iReti a gna militare dige da Verona a Trento.(...)

i ©1 Vinde i, Promossa da Augusto nel 15 a.C.

hi ci necessità di occupare i passi

PIÙ diretti e rapidi con le basi di


operazione lungo il Reno e per la conquista del territori uo al

Danubio, fu condotta dai figli adottivi Druso € Tiberio. Nerone

Claudio Druso, al comando della legione XIII ‘Gemina e della neo

costituita legione XXI ‘‘Rapax’’ percorse la valle dell’ Adige, oltre

Trento, passando dalla stretta di Salorno e giungendo probabilmente

senza grandi difficoltà nella piana di Bolzano, doveil ponte sull’Isarco

prese il suo nome (*‘pons Drusi’ °). Sr

Senza dubbio i tracciati percorsi, esistenti sin dai tempi più

antichi (note sono le relazioni commerciali 4 partire dall'epoca

preistorica ‘con l’Oltralpe)' erano ben conosciuti ai Romani, come

induce a credere proprio la rapidità della spedizione stessa, resa

possibile da una preventiva ed esauriente conoscenza dei luoghil(...).

Se la spedizione lungo la val d’Isarco fu probabilmente condotta dal

console Lucio Calpumio Pisone (grande conoscitore delle Alpi.

essendo’ stato proconsole della Gallia Cisalpina), Druso si diresse

invece lungo la val.d’ Adige; sbaragliando 1 *‘Venostes’’, e superando

il passodi Resia e il Fernpass sino al Lech: Con l’incontro con il

fratello Tiberio proveniente dalla: Gallia lungo il Reno si rivelò

vincente la manovra actenaglia ideata da. Augusto per la rapida

conquista delle popolazioni rete e vindelice sino al Danubio.

La conquista diretta portò con sè la riorganizzazione amministrativa

dei distretti alpini, la costruzione di strade, un nuovo ruolo

perde: città al di qua della catena alpina e uno sviluppo, in funzione

di esigenze differenti, per i.centri aldilà delle. Alpi(...) Con la

conquista la regione altoatesina vide straordinariamente attermarsi la

propria funzione di tramite'e di collegamento su ampia scala. La val

d’ Adige e la val d’Isarco; ‘lungo le:quali correvano antichi sentieri,

che avevano avuto una determinante importanza strategica e militare

nel'‘corso delle’ campagne: alpine, acquistarono una dimensione

interregionale, diventando ‘percorsi. inseriti in ‘tracciati di lunga

percorrenza. Attraverso le due vallate principali della valle Padana si

raggiungeva il fronte del Danubio e quindi l’ampio tratto del ‘*‘limes?’

retico; passando ‘per i valichi di Resia ie del. Brennero e-il più

importante centro retico. «di Augusta. Vindelicorum. (Augsburg).

L’ Alto Adige acquistò interesse ‘per l’impero in ‘quanto venne a

rappresentare essenzialmente ‘un diretto e veloce asse stradale da

potenziare e da percorrere, quello che sarà ilmeglio attrezzato delle

Alpiorientali. Solo infatti/alcuni assi stradali

e irelativi valichi furono


i

aipino. secondo una visione 8©Ografic,

parco * di ampio respiro che Venne

a

nel < siitate

elti da AUGUSTO". no militare

i jessiva © un P I colo

mmipresSt** i sj sec de adi cca ca

c( Eni nel corso de sgantennio vengono realizzati gli element;

ect

In circa

lea

UN

gesso

" comunicazioni

sisi

delle Alpi

i

ceNtro-Orientaj;

,

a

rete € torno alla meta del I sec. d.C ch i

"— Che

, Claudio IN

iruzione di alcune delle più importanti arterie

si » É “OS # 4% . o è .

jo: rella € à concepito a grandi linee èi

impegnan* i aeooramma 2

sontinu a il progt » alpine, COMUNE "is collegame nto è manifestato chiaramente

. ale cO i i

\ugusto. Questo ide di Rablà/Rabland in val Vetta

«mperatore nel cippo n

falla stesso impera > cite di dice

sfia ‘via Claudia Augusta |, dell’ann egli dichiara

RE padre Druso. La ‘via Claudi

di O

ostru ire la strada sul già percorso :) trace tracciata dal

seguito da Druso durante la sudo

Augusta’ correva

ne retica: dalla valle Padana seguiva la val d'Adige sino al Passo di

Resia: di qui attraverso il Fernpass € la valle del Lech attraverso

‘«Foetes” "(Fussen)e ‘“ Abodiacum'’ °(Epfach) raggiungeva ‘ ‘ Augusta

Vindelicum'® (Augsburg). Quest’ultima si trovava al centro del

sistema stradale retico: oltre alla ‘*via Claudia Augusta’ confluivano

da sud la strada da ‘‘Brigantium’’(Bregenz) per

‘“Cambodunum’’(Kempten); la strada da ‘‘Iuvavum’’ (Salzburo)

per ‘‘*Pons Aeni’’ (Pfaffenhofen)””.

Da quanto sopra emerge il ruolo essenziale rivestito all’epoca

dalla O Augusta, la sua primaria funzione nel contesto

socio-ccOn e nella strategia politica romana. Pur ricalcando

le direttrici ‘‘Tupestri”? sm assi stradali Viciniori, scartando

cara nto militare della mo E° altresì rilevabile l'origine

Viabilt peculiare, “ Ma ciò non è affatto una sua

PrMOdI An “Le mi Straordinario per la complessiva

MARZIO art tultavia, ‘e erano state costruite anzitutto

di sense. durante la ‘tutto dal Il secolo a.C. e con molto

— UCazione dij Storia imperi ; strie

diventarono anch. Periale, queste grandi arteri

Che le direttrici di scambio, attra”


verso le quali si articolava e si sviluppava la vita economica dell’impero

(M.A.Levi, ‘*Roma antica’’ ). Nulla ci autorizza a credere che

la Claudia Augusta facesse eccezione a questa regola. L’insistenza

sul carattere militare della via Claudia da parte di alcuni Autori è

frutto, d'altronde, di ‘un ulteriore equivoco, dovuto all’erronea

traduzione del termine ‘‘munit’’ (nella frase ‘‘Claudius...viam

Claudiam Augustam.:.MUNIT...' delle colonne miliarie) nell’accezione

di ‘‘fortificare”’, + ‘approntare le difese militari’’,. quasi sì

trattasse di un sentiero di guerra. Il senso del verbo ‘‘munire’ ’;.con

riferimento alle vie di comunicazione. era quello di ‘rendere praticabile’?,

‘*costruire’’ una strada, come giustamente afferma G.Lugli

(nella voce ‘**strade’’. dell’Enciclopedia Italiana): ‘*Con le. frasi

‘‘viam sternere, struere, instituere; MUNIRE??,.i Romani indicava»

no la:costruzione di una strada, tenendo presente soprattutto la sua

pavimentazione’?;. Bisogna concludere pertanto che l’imperatore

Claudio rese compiutamente agibile. unaistrada “‘abbozzata’’ oltre

cinquant'anni prima dal padre Druso, piuttosto che semplicemente

‘‘munirla’’ di torri di segnalazione:(v. il castello di Zumelle portato

ad esempio dai sostenitori di questa tesi ‘‘militare’? della Claudia).

slo. iT'uttavia.i problemi! non.terminano qui. L'indicazione di

‘‘ Altino?’ accompagnata dalla distanza di 350 miglia fino al ‘‘flumen

Danuvium?” del miliare di Cesiomaggiore come si combina con la

menzione del *“flumine Pado”” qualè punto di partenza della Claudia;

secondo il miliare gemello di Rablà, privo, ‘oltretutto (per cause

accidentali), della esatta segnalazione di distanza (CC... miglia)?

lol Chi ha ragione: coloro (ad.es.a Forlati-Tamaro e il de Bon)

che.sostengono! la radicale diversità delle vie,menzionate nelle due

lapidi; nonostante; l'identità del nome :‘‘Claudiam Augustam’??

oppure quanti + v; il Bosio = sono convinti.che di una sola ed unica

strada si/tratti,’ con uncunico capolinea! di partenza individuato

semplicemente tramite due espressioni. sinonime: :(** Altino?) e

‘‘Flumine Pado'?)? ovvero che una via inizialmente bipartita, con un

ramo padano; ed ‘uno altinate, :s ricongiungesse per formare una

singola strada. all’ingresso

della Val d’Adige?. (A. puro: titolo di

cronaca, per:essere attualmente, \a quanto mi risulta, l’ultimo inter-

vento in'ordine di tempo, G.Conta, nel saggio citato sopra, venendo

meno alla pur convincente proposta del Bosio (che sembra indirettamente

confermata da alcuni sparsi ritrovamenti archeologici),

7


— mo luppo in CONTO Portae di primaria

sostiene che i sro arco dell a x venta punto di

anza lunge® inte” ceyia Claudia Augusta’’ diretta al Danubio

alle jell' Adige(---) stia

ella". o, Borgo Valsugana, l’alta valle d

no dal Po all’altezza di Ostigl,

tinuare uniti lungo il resto ul

L'indicazione a Pado”” della ‘*via. Claudia

f Ù ‘ là bè LP 7,9) bb "

ina contenuta nel miliari: , lit

Augusta” 4

allo scalo fluma

sono questioni

| qgte |

reltro. è . . sa

© | altro rai

‘ij vicino alla valle dell’ Adige”. Purtroppo

ginora irrisolte © che probabilmente resteranno tali

ancora per molto tempo. Non è il caso; IN questa sede, di occuparsene

ulteriormente; piuttosto è meglio restringerci all'ambito in cui

si collocano gli articoli qui pr esentati.

Naturalmente si tratta di una ‘‘vexata quaestio’’, che ha

impegnato per decenni gli studiosi e che pure ai giorni nostri vede |a

contrapposizione di ipotesi alternative. Se da Altino partiva in ogni

caso una grande via ‘Claudia Augusta’ i qual era il percorso da essa

ù i n ezio quel di Cestamaggione, zona del ritrovamento

scontato che la Te ? Per la verità, fino al 1945 si dava quasi per

sula e la direttrice per la bassa valle del Piave fosse la sola

quegli dura na i DA storia ‘‘claudiana’’ si ricordano anche

unciatori di un bizzarro itinerario lungo il Fadalto,

che sicuramente .

il suo miliario see sa avere a che fare con Cesiomaggiore €

titolo di esempio così 3 Aa 1 più avveduti fra gli studiosi). A

popolo Cadorino”” = np G. Ciani nella sua ‘Storia del

Claudia Altinate, ove non {ro 0: NOn improbabile che...dalla

PIEBAVASI Verso Feltre ai dalle Ceparie, presso il Piave,

i Eq derivassesi che...entrava nel Norico e

ion nt bimillenario a Veneto di SS.LL.AA, in

CAMPO del travi e Ste0 del 1938, i :cogni

del lragitto della fi , Intraprese la mcognistrade”)

il merito gi ce allora, gi “dia Augusta, spettò ad A. De

“a Portare in + rante, il ‘*rabdomante delle

pale TO disicur di Piave e di f € il primo tronco della strada

della Valle del i Archeo] aria proseguire poi - in assenza,

Piave, w Ogici - lungo la direzione tradizio-


Nel 1945, tuttavia, avvenne una ‘*svolta’’ significativa negh

studi fino allora condotti sull'argomento. In quell’anno fu pubblicato

il saggio di A. Alpago Novello ** Appunti su la Via Claudia Augusta

Altinate (Venezia, Ist. Veneto di SS.LL.AA) destinato a lasciare

una traccia duratura nel settorè, al pari del citato contributo del De

Bon. Dopo una serie di verifiche compiute tra 7umelle e Praderadego

e tra questo e Falzè di Piave. l'Autore concluse che } annosa

questione delle via Claudia Augusta poteva ritenersi virtualmente

risolta, grazie al ritrovamento di probanti indizi che delineavano un

itinerario affatto diverso da quello tradizionale. A detta dell’ Alpago

Novello i segni evidenti di un’antica strada - che il De Bon reputava

comunque di origine medioevale e non prese pertanto nemmeno in

considerazione - portavano in linea retta da Falzè.a Mareno e da qui,

tungo il pendio del Colmaòr, a Praderadego e finalmente al castello

di Zumelle, l'origine del quale era spiegabile unicamente in relazione

al passaggio dell’importante via romana. Poi la strada avrebbe

transitato il fiume Piave nei pressi di Mel per raggiungere

Cesiomaggiore e successivamente Pedavena. pr: stat

Soltanto più tardi, nel 1955, la dott.ssa L. Alpago Novello,

durante le ricerche intraprese per la sua tesi di laurea ( ‘*Contributi

all’esplorazione archeologica della Valbelluna?°) propose all’ attenione

del mondo accademico un tratto di percorso pedemontano da

Aune (nel. Sovramonte) all'imbocco della Val Canzoi, che divenne

subito: anello:

di congiunzione ‘con la precedente ricostruzione

prospettata da A. Alpago Novello ene costituì anzi il completamento

necessario E? da dire che più attente verifiche lungo la citata fascia

pedemontana (cfr. per risultati ‘parziali, il brano qui riportato *Il

passaggio della via Claudia. Altinante in Val Canzoi'’), oltre alle

consistenti difficoltà altimetriche dirun percorso a saliscendi - che in

poche decine di chilometri porta da: Praderadego (quota 910.m.

s.l.m) a Navé di Mel (265 m.) quindi a Cimamonte (Croce d’ Aune;

1050.m.)j in Val Cismon (c.a.375 mi) © finalmente ai Coronini di

Lamon (943 m. s.l.m.), con un dislivello totale di ben 3500 metri (

a paragone dei circa 830 metri di un *'rinnegato’’ tragitto per la gola

deliPiavet) 0 =! definiscono ormai un quadro nettamente .ostativo

all’accettazione delle opinioni di:L. Alpago Novello. atto c0li2too

ile Jy'accento, nella ipotesi degli Alpago Novello (padre e figlia),

è postasullè caratteristiche prettamente militari della Claudia Augusta;


»; del riferimento contenuto nei

a vcome abbiant ” della (fuorviante ) interpretazione

afl'impresi ‘ o di ««presidiare’” ‘*fortificare?’ una:

due miliari 8° a mel se* che pure il Fraccaro, convi

della parola pre s Tanto © VOTO x ‘dea rigett "Vinto

via di comunicazione di S.Boldo (1 n uu Pressochè

C he Ì

a Claudia rr” studiosi POT la natura assolu Nene iMpervia

pnte dae rrdità di una strada militare condotta per ij

del posto). 508 Mn. ; scarsa visibilità 0 soggetta alle Continue

fondovalle. in c‘ Nessuno degli autori menzionati negava, comuni

piene del fiume: * iracciato lungo la bassa valle del Piave in epoca

que, l’esistenza di vr ini veniva attribuito un carattere commerciale

romana. pren tmbata per lo più alla bella stagione. Già da

e mpo.infatt si era a conoscenza di on tragilio ‘’Opitergium-Ad

Cerasias(o Cepasias)-Feltria. Tridentum segnalato nell’’’ Itinerarium

Antonini’’ e che, con l'eccezione del De Bon (v.sotto), era considerato

integralmente distinto dalla via Claudia: mancando nell’Itineraso

di Antonino un riferimento esplicito a quest’ultima arteria

stradale. non era infatti possibile affermare che la Opitergium-

Tridento ne ricalcasse fedelmente il percorso. Riguardo alla stessa

Oderzo- Trento, poi, ognuno affrontò la questione a modo suo, con

proposte a volte curiose 0 inverosimili - si veda per tutti 1’ Alpago

pe coni tentativi di identificazione illustrati nel brano riportato

Si di questa introduzione - senza esplorare le possibilità più

pi normali, maggiormente rispondenti alle indicazioni offerteci

antico documento viario. (è quanto ha fatto di te il Bosi

partendo da assunti difficilmen

Sped

muoio dici , nente controvertibili che gli hanno per-

Viabilità i romana ridisegnare in maniere razi zionale e coerente la mappa della

<a nelle bassa valle del Pi

ulteriori puntualizzazioni in ea Piave; cfr. comunque, per

Copasias ).L’Alpago N Proposito, ilmio articolo ‘* Ad Cerasias(o

sega così una desio, sorti accordo col Fraccaro e conl’ Anti,

per la ‘‘commerciale’? Od ltrice, (parzialmente) su fondovalle

te Trento e in quota per la ‘militare’

DONA to ha mana Cui si era fino a quel momento

MIO parere più ©Pigrafico eroi Merito elementi di ordine s19

ASpetti, fra dim e O avanzando la tesi a

10°

Melle finora apparso definitiva’? sotto quasi tutti gl

Se. Egli sostiene la coincidenza tr

E E tmbi ! ie


Opitergium-Tridento e Claudia Augusta ( dopo l'innesto di questa

strada nella prima, nei pressi dei Mercatelli (Susegana)), coincidenza

asserita pure dal De Bon, ma si allontana significativamente dalle

conclusioni del ricercatore caraltino; La preventiva adesione all’idea

che vi fossero due vie con lo stesso nome ‘‘Claudia Augusta””, una

per la valle dell’ Adige e l’altra per la Val Pusteria, dirette entrambe

al passo di Resia, ha costretto il De Bon a cercare a tutti i costi un

itinerario che dopo Feltre e Cesiomaggiore si spingesse nell’alto

Cadore: nessuno ormai è disposto a credere che l'autentica Claudia

Augusta risalisse l’intera valle del Piave, quando tracce sicure ne

dimostrano il passaggio per Castel Tesino e la Valsugana. Inoltre 1

De Bon, rilevando un tracciato di età romana tra Quero ed Anzù in

destra Piave ed attribuendolo ‘alla Claudia, non tenne conto delle

effettive distanze menzionate nell’Itinerario di Antonino per la

Opitergium-Feltria-Tridentum. Per questi motivi il Bosio ha supposto

una direttrice tutta sulla sinistra del fiume fino a Cesana -Busche,

che si innestava sulla Feltria-Bellunum (altra strada romana portata

in luce dal De Bon) all’altezza di Pez e piegava verso Feltre, Fonzaso

e la vicina Valsugana. Un percorso accettabile e coerente, in

comune, dopo Susegana; tanto perla Opitergium-Tridento quanto

per la via Claudia Altinate. !

| Stadi fatto, comunque, che pure la tesi del Bosio non è

immune da rilievi critici. Lo studioso è convinto che la Claudia

Augusta, dopo Falzè di Piave, si portasse direttamente a

Valdobbiadene, dove egli ha collocato la mansio di ‘* Ad Cerasias”’

nominata dall’Itinerariùm Antonini. Nell’economia del discorso di

Bosio:non c’è alcuno spazio per un itinerario di epoca romana che

partendo da Treviso toccasse Montebelluna, Covolo di Piave, Fener

e pervenisse a Feltre, itinerario della cui esistenza tutto (dalla

toponomastica agli elementi stradali ed abitativi superstiti) lascia

presumere: per la ricostruzione topografica dell’ Autore sono invece

sufficienti due percorsi ben distinti, uno sulla sinistra Piave (Claudia

Augusta). e l’altro sulla destra (Mia Aurelia, condotta da Asolo a

Feltre), Senonchè chiunque può verificare che il tracciato proposto

dalBosio perla Via Claudia € basato sulle-cifre riportate

nell’ Antonino

noti concardà minimamente con le distanze intercorrenti tra Falzè,

Valdobbiadene e Feltre tra quesi e e Oderzo. La sola via

d’uscita è costituita, a mio Avviso, dall'ubicare la mansio di ‘*Ad

11


irare le distanze totali segnate tra

far PI ari a circa 83 km.)

ridore MIO È. romane: pani 4 i ‘2 Questa

ve ; tto una luce alquanto diversa, rispetto

. Feltro \» ra #0 z i ina .

Oderzo © 1° jette di vedere mana lungo il corso del Piave, Infatti,

» gesti! sinetà : si z7e Che i 2x7

soluzione | setradale ne e je incertezze che gh derivano dal

"nasconde topo Asolo della via Aurcha; l’indizio più

rosio no il - : tod O . 5 à ego è

il Bi pun? be essere proprio i miliario romano

gua. tes! icazione di XI (miglia). Se, tuttavia, le

mer con

ire corrispondono grosso modo alla

se $ + altresi vero che esattamente undici

sn nige SU tale mi iu . * ©

Fener ©

“ene

Fener proprio da Montebelluna ».

(Ja cui importanza

{

i

snai : nous fan ondaria, senza dubbio nel corso

paragonabile

dei secoli Il dirittura a

superiore. a questa, almeno dal

e Si I ea

“ «2h

). Ora,

n ponendo la mansio ‘ di ‘ Ad Cerasias n ,

presso

videe auzioli a Valdobbiadene, il percorso in destra Piave

Montebelluna-Covolo-Fener-Feltre rivela vieppiù un carattere non

astrattamente ipotetico, bensì funzionale alle esigenze della viabilità

romana in quella zona - in misura che reputo maggiore del

prolungamento stesso della Via Aurelia dopo Asolo - e che spiega

perfettamente il motivo per cui la Via Ciaudia, sulle orme della

Oderzo-Trento (0 viceversa), dovette scegliere di passare per la

cittadina di Vidor (ove sorse la mansio di Ad Cerasias) invece di

RE Pe verso Valdobbiadene: la possibilità di collegare con

Semp'ice passo di barche due importanti arterie stradali sulle

ri 6 ja Re sperimentata probabilmente dai paleoveneti,

luz DN ap sul fatto che percorrendo un

eatchbe si ua © il seguente tragitto verso Feltre

Risultato di un discreto numero di chilometri.

decisivo nella coretta *arsm dei miliari ha, naturalmente, un

ate dopo Falzè qj liticazione del tragi udia

un criterio Piave, pr tragitto della Cla

vie ne SONO sprow

Posa

gg. Pi stradali - molte delle foro più

'MPOrtanti to per la "Temesso che i Romani non seguivano

funzione qj SPeciale'» delidue convenire sul carattere

‘oaltono scelgo AtiCa tipica deo Miliari claudiani. In essi la

”* de a Veri miliari, À e : -

‘ebrativo INtErO testo e eart è secondaria rispet

_ ©Pigrafico. Le due iscrizioni


sono piuttosto l’espressione di una volontà propagandistica (si è

parlato di queste pietre stradali come di vere e proprie “ Opere

di regime‘), mezzi di risonanza della politica imperiale di Claudio

rivolti direttamente alle popolazioni alpine per far loro apprezzare il

personale interessamento dell’im peratore all'apertura di nuove vie di

comunicazione, in un disegno globale di progressiva espansione

territonale.

La scelta di collocare i miliari fungo la Claudia, legata al

ricordo della gloriosa spedizione di Druso nella Rezia, non fu quindi

casuale. Se, come ha chiarito il Bosio, Ja presenza del cippo a Rablat

ebbe una precisa valenza strategica, altrettanto si deve presumere Per

quanto concerne l’incognito luogo di provenienza del miliare ritrovato

a Cesiomaggiore. Non si può ammettere, 2 ragion veduta, che

proprio Cesio coincida con il luogo in questione, data la posizione

geograficamente arretrata di tale paese, troppo lontano dai punti

nevralgici dei traffici polito-economici della regione. Ben si comprende

come, una località idonea dovesse, risultare, al contrario.

abbastanza centrale nella rete viaria locale, essere insomma una sorta

di **collettore’ dei flussi veicolari in entrata ed in uscita dalla valle

del Piave: caratteristiche, queste, che solamente Busche possiede in

massimo grado, trovandosi in una zona di sutura ira le regioni alpine

e la pianura sottostante, proprio all'ingresso della Val Belluna.

Busche si presenta, soprattutto. come un importante bivio verso i

Municipia di Feltre e Belluno e di conseguenza non stupisce che ne

siastata colta Ja primazia strategica fin dall’epoca romana (per questa

località. passava la Feltria-Bellunum dotata di raccordi verso la

Valsugana, il Primiero, Agordino e l’alto Cadore e, attraverso il

passo di Cesana, Vi confluiva anche la minore arteria stradale stesa

sulla sinistra’ Piave diretta a Mel ed oltre fino all’incontro con il

percorso proveniente dal Fadalto): è verosimile supporre che appunto

quivi: fosse, posizionato originariamente .il. miliario poi

trasportato, ancora prima del, Mille, nell’antica chiesardi

Cesiomaggiore. Una. siffatta ‘‘migrazione’’ potrebbe, essere stata

favorita dalla presenza di una vecchia mulattiera, ancora usufruita. a

scopi bellici durante la prima guerra mondiale c ben documentata

nelle memorie degli anziani, che dal paesino di Pont, costeggiando

la sponda sinistra del torrente. Caorame, conduceva a. Pullir. e

conseguentemente a Cesiomaggiore. 1.), i. lio ) "torte

13


tra

nsito in età antica

i

a Busche

on dre salare

dal mtrovamento di

p attesta? pirebbe nin

n'indire n orn so (Viel) su un piccolo dosso in

ta ( \ f i

ne

gli immedia!! gperia!! nola

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ne per Pont, affrontato al colle di

d ino 4

i

È È

numeros î dell'attua È del Caorame: € pe n Mancanza

ndente va i un semplice punto di

corn o sull'OPpost * n egi trattasse di un semp i PUNTO di sosta

di

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nto significativo per 7° ROSTO dilcony

to, IM

È staziona I men " a

i

sulla vjalulità roman

d e Ile teorie 8 ulla va

Claudia Altinate € es t

100, sembrano m aggiormente inclini a travisare la

soche, alcune di es: uicste metterei proprio la teoria dell Alpago

realtà dei fatti. È anta prova contraria costituita dal rinvenimento,

Novello. A partela d | sentiero di Praderadego, di malta databile ad

sui muri di sostegno de mana (per cui cfr. l'articolo ‘“*Zumelle

epoca altomedioevale i e n on ro Srila

» Castelvint)”, che si propone inoltre di inserire nella giusta dimen-

sione storica l'origine del castello di Zumelle), basti il seguente

esempio: la Croda Rossa, sempre a Praderadego, è composta da una

serie di stratificazioni longitudinali con numerose cenge parallele,

talchè nonvi è affatto ravvisabile l’esistenza, come voluto dall’ Alpago

Novello, di ‘piani stradali’ più antichi e ampi di quello attuale

(rammento che la larghezza utile al transito della presunta sede

“stradale’” varia trai90 ei 195 cm.!), a meno di non confondere un

piano di cengia naturale con un’ Opera di ingegneria umana: nè

le se di

nell'ultima sua venta affermazioni del Bosio, ribadite anche

Padova 199] . non di le e della Venetia e dell’Histria”

tr e eco mu RE

ascesa al vali “ole decisive per smentire l’ Alpago

Biscione Punti del bas diventa eccessiva in alcuni, tutto

(laddove pro sn * Sud cheda Mayo? b) l'accumulo di neve €

Questa è la “©No conduce alla cima del passo

per Zon

;0 * ®

baratro?» ( il fatto che il S©Ntiero 5° Il manto nevoso scompare

She dai Copri levato sopra un profondo

14 luni conduce a Castel Tesino


- Questa sì una vera "esi

i Strada, comu ‘onfronto all’esiguo

x . i nque, in c O

camminamento di Prade sl

i radego - si affaccia sulla scoscesa e assal

ESA me Rudena), Mi pare che soltanto abbinandole ai risultati

delle indagini + ui ho personalmente partecipato, € qui illustrati, le

parc - Bosio acquistino il giusto spessore critico, e che tutt’insieoe:

CONTRA Argomento necessario e sufficiente per il completo

rigetto n Ipotesi di A; Alpago Novello. bi 91

+ intento del presente opuscolo è dunque quello di riunire

ran Interventi apparsi in riviste spesso di non agevole reperibilità

e di rendere così disponibile agli eventuali lettori un materiale di

discussione forse non privo d'interesse. Il taglio dei vari articoli qui

raccolti risente delle esigenze editoriali per cui furono concepiti. A

volte. una: impostazione | volutamente ‘concisa, senza eccessive

ridondanze, può aver determinato una certa oscurità ed una semplificazione

notevole del contenuto::a questo ho cercato di rimediare

adesso con un'introduzione che dovrebbe, almeno in parte, colmare

le lacune dei contributi sottoriportati.; LL 0 2 9

“Appare superfluo illustrare lo scopo di ciascun articolo, teso

a dimostrare Je\obbiettive difficoltà e contraddizioni insite nella teoria

dell’ Alpago Novello; devo tuttavia far rilevare che nell’insieme.essi

costituiscono, dalla manifesta cautela dei primi (nonostante: siano

stati pubblicati per ultimi, a causa ‘di non comprensibili lungaggini

editoriali: nel frattempo le iniziali ipotesi, il ‘‘primo, provvisorio

accertamento” sulla malta ritrovata a Praderadego - rivelatasi proprio:

l’indispensabile anello. mancante che-ha permesso di dare

l’avvio:alla' nuova serie di indagini qui presentate - hanno ricevuto

le attese conferme; e quindi la certezza cheimanufatti di Praderadego

norì sono altro'che la testimonianza lasciataci dal regno bizantino

allora dominanante nella Valbelluna) ‘alla più perentona presa di

posizione degli altri. la.tappe:diun:vammino ché mi ha portato un

poco/alla volta! a rigettare ‘completamente | ipotesi anzidetta e.ad

accogliere, icon lievi modifiche, la: proposta del Bosio, Aggiungo, a

quest’ultimo proposito; chenon è.vero;icome ha potuto leggere:in

alcanerecensioniaimisiarticoli chè.1a avanzo una !‘nuova'lipotesi:

cui fatele semplicemente adoffrire elementi e spunti di indagine che

permettono: di escludere una tesi(quella dell’ Alpago Novella)-eia

lidi esum'altra' (quella. del Bosto)...... I UNYOngota ib 9 OVIRIK

u fitat img. tia) ad lori > STASIOC

alisbs ostoinadiad Imoisbval olia:. IU 12) adorliog-o1008 Sx fizio(

15


jo UN castelliere in quel di ] suit

s atrtiC0 odia Can SSR)

i gpertura de sui ualche modo ne risulta connesso

u usta. az ‘i un rapporto tra un SO,

Corno sabilità di ntica - risalente ° Struttura

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attraverso 14 not ubbio molto P!" rd romana (l’ A] a

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del

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«castellum’’

ae Pago Novello

di Lasen e dell via da

4 % } i e 6 i

lui ide Vee enti

Claudia Augusta). — i

; anche per il brano ‘Ancora sulla sia

I eno mi sono proposto di ribattere Ja tex;

istenza di un'unica strada (*‘la via Clan.

dell'Alpago NOT. romana da Praderadego conduceva a Tiago

dia’) te piedi del castello di Zumelle, talché risultava confermata

e dell’antico maniero quale punto di sorveglianza

l'orign a medesima; lo studioso inoltre sosteneva che il

‘origine funzional n

lungo la via Claudi i I

tronco stradale che dalla chiesetta di S. Donato scende direttamente

al ponte sul torrente Terche doveva essere di realizzazione relativa

mente moderna, ‘*di quando cioè era cessata la validità militare del

castello’’. Ora, proprio la collocazione della cappella di S. Donato

porta ad escludere una ricostruzione del genere. Non solo, ma è

immediato constatare che il castello di Zumelle non poteva avere

alcuna finalità di sorveglianza sulla eventuale strada sottostante,

essendo

incassato fra due alture che tolgono buona parte della

uni lina n° lago): tanto che - sempre

visibilità verso Sud e Ovest (în direzione di Tiago):

a ur Do pr militare’? della via Claudia, strenua-

ella Alpago Novello - un manipolo di nemici

. potuto giungere tran uillam i

indisturbato, semplicémente q ente a Tiago e proseguire oltre

Castello, cioè Proprio scen ato ° la conca dominata dal

del colle dove gi

si snoda lodi

al ponte sul Terche lungo le falde

che nessun tracciato Hiv Strada asfaltata, anche nell’ipotesi

me luttavia, che da, esistesse in quell’epoca. Mi

Necessità di castrum I NI medioevo quando venne

Periodo sa SU una ° non si ponesse neppul* la

, sia Tiago mente c'e qualunque via di transito (in qu°

©NSIVE e dj ei, O solo modesti sentieri campes!”

sonia militare TO piuttosto le preminenti fin

Politiche (gli <p ad una fase storica di fol!


guerra greco-gotica:

bensi può dirsi, esse cfr A. Ca bruzzi, . ‘*Storia se@baria di di Fel Feltre?” **G Q

si può dirsi «amb ki tre’: ‘‘Questo

chessosilte sin da tante calamità affitta la nostra patria

ari È !li più ricchi e potenti cittadini ne luoghi più

torriit cuumalti e: ont, per loro sicurezza si fabbricarono molte

> mi in quelli si ridussero ad abitare’’): il profondo

TOSsato che idealmente e praticamente divide il Castrum dall’ambiente

circostante ne sarebbe l’indizio probante, dato che solo in tale

contesto storico una così imponente opera di scavo acquista un

ping significato. ‘*Quanto al castello di Zumelle(...) perchè sî sara

piantato in unposto così appartato, a metà d'una valle secondarissima,

fuori dalle principali vièé di comunicazione?’ ssi chiede 1° Alpago

Novello, non riuscendo ‘a 'capacitatsi che un simile castello ‘*0gg1

completamente sperduto e quasi nascosto tra i colli’ abbia rivestito

tanta IMportanza in passato. Evidentemente la scelta cadde su'quel

luogo così appartato e solitario ‘proprio per garantire al massimo

l'incolumità degli occupanti salvaguardandone le capacità di reazione

agli attacchi ‘armati.i.0. 7 net 9) si

La realizzazione delle due carrarecce formanti il bivio di S.

Donato penso risalga al periodo di dominio Bizantino nella regione,

e dovette già essere un fatto compiuto allorchè i Longobardi vi

edificarono a mo? di segnavia la loro chiesetta. 0 °° i

said Pepi fp i Abi ar ELA ) j : È !

sl è da ®

P.S.Quando era imminente la stampa del presente lavoro, sono

venuto a conoscenza della relazione di G.Rosada alconvegno su©*Il

contributo di Alessio De Bon alla conoscenza del Veneto Antico’

-Rovigo, 1/2 dicembre 1989 (G. Rosada; ‘La direttrice romana sulla

destra Piave e a sud di Feltria: dalle ricognizioni De Bon ad alcune

note topografiche e di metodo in *Padusa’?, anno 1990-91). Dato

il orande interesse dell'intervento di Rosada, attinente fra l’altro la

questione della Via Claudia Augusta, è utile discuterne brevemente

in questa sede. assunto fondamentale dello studioso -;ché consi+

dera comunque la sua piuttosto uria *‘provocazione’’ scientifica che

una: solida! ‘ipotesi (non essendo. questa corroborata da *‘molti

; di archeologico atavore” ))- èche neppure le tanto

poi ieegeicii a Soconk ibn dl Cana

tenti pusiaialicaatii pensiate i doporesiodizio dala siro.

- ai +*sembrano ‘affatto probanti e determinanti

l’antichità ana del manufatto stradale...e che ‘questi poi si

17


strada. segnatamente a una Strada

a UN a

— » pure talune associa.

segnata jmostra! e(...)€ , a ASSOCIAZIONI

«di lai . A »

riferiscano ata deltutto €* , distante sembrano Talora un pogg

‘ ‘gtoneà 4 . A venuti no pbero essere collegabili « Qualche altra

con matert ni che pot dun tracciato stradale)”. Il Rosada

ri Lr sforios propende di conseguenza per

i) semplice ed economica: la Via

soluzione iN ‘an garebbe stata condotta interamente in

una * junO siraverso Treviso, Montebelluna,Fener

ave, a vamento del miliario) e Feltre. Inoltre

she nei pressi dello stesso Fener avve-

‘«sjsulta ragion la via Claudia © la via ‘‘ab Opitergio-Tridento””,

dopo rea Cerasias).

‘aldobbiadene( Ad È i

nendo sa I con il Rosada sulla difficoltà ovvero, sovente,

é ‘bilità di ad una precisa epoca un manufatto

pre E sia per il relitto stradale di S.Rosia da me

«saminato altrove in questo stesso opuscolo), tuttavia il De Bon non

era uno sprovveduto e certi suoi riscontri hanno ricevuto l'avallo di

elementi documentali ed archeologici inoppugnabili. Che

ponderazione ed estrema cautela contraddistinguano il corretto

metodo di indagine topografica antica era ben consapevole lo

studioso cadorino quando annotava in una pagina inedita (cito

ancora dagli atti del Convegno rodigino):

Ma il lavoro di ricognizione non va compiuto solamente a

Altinate da Alti Completato sul terreno. Il tronco della Claudia

battuta di sica e lello, ad esempio, è stato accertato dalla

“e tolse ogni equivoco. Essa venne da me

controllo di una di” Istituto Veneto di

vaMenza alle Antichità de] Ver. SOcenti universitari e

Scienze, sotto il

della Soprin-

di tea 5° nel 1935-1937, scoprendo via va

! 'udia Altinate, nella valle Suna accertate appartenere alla stess?

Posta 7 1152 Ogni traccia visibile,

enza, dell’Isarco, sino al Brennero.

ghi locaj po PPartenonte > (Pesso ricoperta da alluvioni, com”

FOMANA (ag tO a reti pila cava distinguibilissima dale

“SOMPIO.

emppili non più usati fra noi dopo età

Se labiato e il grosso mattone


sesquipedale). Spesso appaiono intaccati dal vomere resti di manmufatti

dipendenti dalla via, spalle di ponti, pilastri, tombe, condutture

d’acqual...). In alcune zone invece, ove la via era anticamente

selciata, il basolato viene divelto e i massi poligonali Vengono

trasportati spesso a distanze notevoli e usati dal coloni per sgabelli o

abbandonati nei cortili, adoperati nella costruzione dei porcili. pollai,

fontane, rusticali; l'occhio esperto e indagatore li riconosce imme-

diatamente e ne tiene il debito conto, e se li riscontra lungo una

determinata linea, la pista scomparsa da millenni: è scop erta:?”

Condivisibile (v.più sotto) è pure la tesi della distinzione tra

Claudia Augusta e Opitergium- Tridentum segnalata nell’Itinerarium

Antonini (per quest’ultima è però necessario ribadire chel’autentico

ed UNIVOCO percorso è quello che ho tentato di illustrare negli

articoli qui raccolti); nulla ci assicura infatti che le due strade

coincidessero da un certo punto in avanti. E significativo, a tale

riguardo, che il. Rosada insista sulla necessità di individuare una

direttrice di epoca romana che da Treviso si spingesse verso Feltre

lungo la sponda destra del Piave: personalmente ne sono pienamente

convinto anche se ne ho fatto solo un timido e fugace accenno nelle

pagine seguenti. Appunto il miliario di Fener avrebbe avuto la

funzione di segnacolo stradale in rapporto a questo itinerario principale,

senza niente da! spartire con la Padova-Asolo-Feltre (via

Aurelia) come'sostenuto dal Pilla e dal Bosio. Ciò che non convince

è semmai la fase: *‘propositiva’’ dell’argomentazione critica ‘di

Rosada. Non ha senso collocare a Fener l’incrocio tra le vie Claudia

Augusta e Oderzo-Trento peri ben noti motivi di ordine topografico.

Sorprende che due esponenti del mondo accademico, quali il Bosio

e il Rosada, non sappiano’ apparentemente far di conto: come

spiegare altrimenti che il Rosada, accettata l'ubicazione (voluta dal

Bosio) della mansio ** Ad Cerasias’” a Valdobbiadene, affermi che

il tragitto per arrivare a Feltre (giusta le XXVIII miglia dell’ Antonino,

paria circa 41 km.) sia quello passante per Fener quando è di tutta

evidenza che la distanza ricoperta lungo un simile itinerario ‘è di

appena 22km.B: fi odidorortanioe srlo lì :Atiriozina tion atitnoe 220)

i, siSendac QOderzo-Trento, alla (luce delle cifre: riportate

nell’Antonino; è là dimostrazione indiscutibile di un percorso con-

dotto interamente sulla sinistra idrografica del Piave da Vidor a

19


ene il problema, ben più arqio, del a

n semplici criteri di <*

ser quanto 1 ;amero A semplici oriteri di “buon Sengo»»

Busche, us mi rich svocati anche dallo stesso Rosada Li

‘ j u dee di & si . , "A,

a AUS nente” udiosO; suggestiva in prima battuta

va di QUE" "4 vedere per due ragioni

iruttiva di I , sriodo di vedere per “ue Fagioni ©$S€n2}aj;

{o il mie caratteristiche originarie della Clau dia Ù

gtesse + tondi di iù a

sgigenze di natura

quale, e sendo ‘spetti logistici e di Maggiore scorrevolezza ,

cali i as ; io all’inte

ano e aramenté a propri” n *rvit da e vario

sarebbe nen Treviso © Montebelluna già servito Primarie vie di

compreso fra e (si veda Ja: Postumia con ghi annessi raccordi) +

comunicazion lato rispetto all'area stesa in prossimità del Piave

penna PAT lato sinistro del fiume. Vorrei qui riprendere un

a o alla distanza di XI miglia segnata ul

erimento riguar d

nidi ener, Piuttosto che tra Asolo e Feltre (lungo una direttrice

che la mancanza di riscontri archeologici non consente di delineare

con sicurezza) è assolutamente perspicuo che Fener si trova collocata

tra Feltre e Montebelluna, ad una distanza dalle due pari appunto

acirca 11 migliaromane. Ora, da una parte abbiamo un tragitto lungo

cui sono dislocati Feltre, Montebelluna, Postioma e Treviso ‘capi

saldi di riferimento sicuramente romano” ‘(Rosada) di età comunque

seriamente anteriore alla realizzazione della via Claudia: dall'altra

parco ne distampotoponomastico-topografico, oltrechè

si ut n © sono distribuiti esattamente lungo la congiunil

collegamento CONNOR Questo punto è naturale pensare che

risalga ad un’ bieelio. Osse per davvero ma altresì che esso

la costruzion

Precedente la stessa Claudia (subito dopo

€ della vi vr: ia

Taccordare ad ce du Postumia st affacciò di certo la necessità di

"ivolto presumibilmente portanti Sentri di Montebelluna e Treviso),

nuclei abitati che ine PI di Percorrenza civile, visti i numerost

direttrice CONSIAE rata In Ano d’infilata in breve spazio attraverso la

: tto teoric l'ipotesi!

i in destra p: Ica, posso avanzare

ale fee COMUNICAZION icazi e €saurisse la propria funzione n°

Itineraria nell’antichia. — Pla di Tarvisium e Feltria, e c0°

r lichità. il i ‘n

Suoi cor SE spiegherebbe il silenzio 7

arteria, ]] p lento “onftonti © la preferenza accordata

! Rosada nu; © Per il più i dg »pftima

Poi Scrive. “ Ampio respiro di quest ì

(-.)Si dovrebbe prestare maggio


considerazione di quella che si è prestata in passato alla possibilità del

prolungamento del tratto Altino-Quarto d’ Altino ( indubitabile ‘a

passi dai sondaggi archeologici effettuati(...)oltre che per

imme toponomastica *‘ad lisa lapidem'? N.d.A) Geena

RO Sembra di arguire da tale frase che la posizione

d'Altino

di Quarto

sarebbe intermedia lungo un tragitto Altino-Treviso, mentre

è del SURtO palese che il * ‘quartum lapidem'' si trova esattamente

sulla direttrice Altino-Ponte della Priula (come la stessa

moderna

cartografia

ci lascia intravvedere nel rettifilo uscente da Quarto

d'Altino e oggidì parzialmente abbandonato). Il secondo motivo di

disaccordo con Rosada è costituito dal reimpiego del miliare claudiano

avvenuto proprio a Cesiomaggiore e non in altra località del feltrino.

Mi pare opportuno ribadire ulteriormente la decisiva importanza da

annettere a questo particolare, visto il tentativo da parte di molti, non

ultimo il Rosada, di contestarne la preminenza. Ritengo infatti che il

cippo commemorativo costituisca l’indizio più pertinente per ammettere

il passaggio della stessa Claudia Augusta in una zona situata

se non proprio a ridosso certamente a breve distanza dal paese di

Cesio; e l’ubicazione della pietra presso Busche, vero crocevia anche

ai giorni nostri per i traffici diretti verso l’arco alpino orientale,

permetterebbe di comprendere facilmente come esso sia finito nella

chiesa parocchiale del centro cesiolino, tenuto altresì conto che

anticamente'i confini della Pieve di Cesiomaggiore si spingevano

sino alla località prospiciente il Piave. In aggiunta, l’unico itinerano

che giustifichi compiutamente questo percorso della Claudia e

proprio. quello indicato dall’ Antonino per la Oderzo-Trento: il

documento viario romano conferma autorevolmente la percorribilità

e la realtà storica di un cammino per la sponda sinistra della bassa

valle plavense. Diversamente, nell'ipotesi del Rosada che fa prose-

guire la Claudia lungo la linea che congiunge Fener ad Anzù e Feltre

— sarebbe ovviamente assai più verosimile che il miliare fosse stato

rimosso e riutilizzato in qualche edificio della stessa Feltre “in una

zona a ridosso” della quale l'Autore ritiene di collocare l° epigrate in

parola. In tale caso si stenta a capire perchè essa sia stata trasportata

fino al borgo'di' Cesiomaggiore, su una collina distante quasi undici

chilometri dal capoluogo felinino, consider ato che il suo utilizzo

quale sostegno divun'altare, alla stregua di. qualunque anonima

colonna di'pietra, lascia intuire che in quel momento

non ne era stata

21


2 A meno di non farsi Prendere

pstOr a n medesimo, circa | autenticità de

anz i

! affatto! import, gl ROSA pis ‘gtri anamente”’ simile aj miliare

corna è " ato i O”

ibbio, ador” saggiorei n ;bbe il primo esempio di falso n

\ so di gioni sa Non art miriesoe oltremodo difficile Crede

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cblat ini val Vsologia: ea pncedersi il lusso di segnare su

Me spare Ci ‘ ile ai le ibi

«tonA n fal arto co. di 350 miglia e LL] le sulla Pietra

re ad UN". ta distanZ? ode nie con singolare approssimazione ;j

\apide cdi ablat) 00M Pi Augusta sul Danubio seguen do

agité i aq È

egitto da Altino get id citto (cimezzi di locomozione allora

l'itinerario rano che ho cale più nai ; ettessero misurazioni così accurate î

disponibili non mi MS anto per scopi tutio sommato, se vogliamo,

di agevole approntanm

goliardici” ). scarsità di risultanze archeologiche

tudere, èverochela

Percone' cui indagini ci condizionano tuttora

invitano ciascuno alla prudenza, la posizione del

Ù ondivisibile, appare nondimeno eccessi.

‘ca. In definitiva mi sento ancora di asserire che

l’unico Pecono valido pe la Claudia Augusta, sulla base delle

cognizioni attuali, sia quello al cui riconoscimento vorrei aggiungere

anche questo mio modestissimo € provvisorio contributo. Siamo

sicuramente nelcampo del probabilistico, nella sfera di quella che in

semiotica viene definita ‘‘abduzione’’ (0 ‘‘paradigma indiziano,

secondo la felice espressione di C.Ginzburg), quindi nel tipico

nre ‘‘fentativi ed errori’? comune ad ogni fase

i de nelle scienze. La scientificità dei

= prada

È Ove quest’ultima risulti incompatibile con !

cui sia costan » ©d insieme Mib che la teoria emergente dalle n yove

Soltoposta a verifiche perla sua stess

‘Ncontestabili de ‘Omando al nostro tema, i punti fermi ed

Av | Alpago Noro e l'accantonamento definitivo della

© il riconoscimento del percorso $

alzè a Vj idor, B ua

alcun dati fornitic; Busche e Feltre per la pr

db voto dal Itinerario d’ Antonino non lascia”

ct ca come sottolinea il Rosa la

È dei risultati iti dal De Bo"

2, consegui


nelle sue ricognizioni sul primo tronco della Via Claudia. Pur

dichiarandomi favorevole alle tradizionali opinioni degli studiosi in

merito - di segno nettamente positivo alle tesi del De Bon, come ho

già detto - bisogna ammettere che per il momento ogni ipotesi

ricostruttiva è legata a filo doppio alla fondatezza dei rilevamenti del

ricercatore cadorino, Ciononostante, mi sembra che si possa aftermare

con la massima tranquillità che delle due l’una: o la Claudia

passava a sinistra del Piave (tesi del Bosio rettificata in alcuni punti)

posto che le indagini del De Bon siano valide oppure essa doveva per

forza di cose risalire la:sponda destra del fiume. Diciamo che vallo

stato attuale del problema ‘Claudia Augusta’’ Je perlustrazioni

svolte dal De Bon sono una sorta di spada di Damocle. Finchè non

ne verrà dimostrata l’inconsistenza; l’unica ricostruzione corrispondente

al vero dell’itinerario della Claudia è da considerarsi quello

testè ricordato lungo la sinistra Piave ; se però un domani esse fossero

destinate a cadere, perchè si scoprirà che il tracciato da ‘Altino.ai

Marcatelli non è riferibile ad epoca romana; quella che per adesso

è solo una possibile alternativa alla tesi di Bosio diventerà certezza:

la Claudia Altinate venne condotta da Altino a Feltre passando per

Treviso, Montebelluna: e Fenér; sparirebbe così la fastidiosa

incongruenza del doppio attraversamento del Piave da parte della

Claudia (mentre la Oderzo-Trento era ovviamente costretta ad

effettuare uno), ma resterebbe quella relativa ‘al cippo muhare

ritrovato proprio a Cesiomaggiore. Togni obatcmg 10

| Spero diavercosì spiegato il motivo che mi porta a giudicare

ancora valido il contributo del De Bon e a rinviare ogni approtondimento

‘su di esso per mancanza di elementi che possano nitenersi

contrari alla sua accettabilità in linea di principio. Ad ogni buon fine

il brano di G.Rosada viene riportato al termine di questo capitolo

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RIT Pe TTT PP i,11

‘0%/In questa sezione introduttiva ho ritenuto opportuno, anche

perla migliore comprensione degli articoli qui raccolti, riportare una

segni alia più significativi sulla via Claudia Augusta, apparte-

23


Postfazione (2022)

Concludo la pubblicazione di mie vecchie considerazioni sulla Claudia Augusta Altinate (tra

l'altro, sia per la composizione dei testi che per le illustrazioni, si tratta pure di vera e propria

"archeologia informatica") con l'appendice iconografica (nella veste originaria e quindi decisamente

brutta) che avrebbe dovuto corredare il progettato volume sulla famosa e famigerata via imperiale.

Famigerata per le infinite, qualche volta sterili, ma in ogni caso stimolanti diatribe sul tratto viario

che da Altino (capolinea della Claudia Augusta sostanzialmente accettato da tutti gli studiosi) conduce

nel feltrino.

Dopo oltre trent'anni ritengo che quanto da me scritto non abbia perso interamente validità;

bisogna infatti rammentare che a tutt'oggi, anche e magari specialmente a fini di promozione turistica,

il tratto Praderadego-Cesiomaggiore-Lamon è ritenuto nel bellunese (e non solo) il vero percorso

dell'antica arteria stradale.

Sulle orme di insigni studiosi come T. Mommsen ("credibile est viam ductam esse ab Altino per

Tarvisium, Feltriam inde per vallem Ausuganam Tridentum", CIL, V, S. 938) e K. Miller (disegno tra

le coll. 255 e 256 di Itineraria Romana, Stuttgard 1916), G. Rosada si è inserito nell'annoso e a tratti

focoso dibattito sul percorso 'altinate' della via Claudia con intenti dichiaratamente 'provocatori' e di

mera ipotesi di lavoro. "Un'altra proposta che ho avanzato nei primi anni Novanta e stata quella

relativa al tratto della Claudia Altino-Feltre. In merito "affermavo", ma poi conseguentemente

"negavo" quanto detto per mancanza di dati probanti e quindi per metodo, che poteva essere una

soluzione al problema unire, a partire dal municipio rivierasco, tutti i siti con presenze preromane e

romane di un certo rilievo, nonche i toponimi rapportabili a strade e a distanze miliari fino all'imbocco

della valle del Piave. Così ne usciva una linea continua da Altino per S. Michele di Quarto, Treviso,

Postioma (Postumia), Montebelluna, Levada, Fener, Feltre, linea che come direttrice viaria presentava

qualche aspetto interessante. La strada infatti si sarebbe mantenuta sempre in destra idrografica del

Piave, senza doverlo attraversare una o addirittura due volte; avrebbe ricalcato in parte l'attuale SS.

348 "Feltrina" che costituiva probabilmente il kardo occidentale della centuriazione trevigiana; inoltre

il paese di Postioma non avrebbe certo conservato nel nome il ricordo dell'antica consolare se in quel

luogo fosse avvenuto un incrocio con un semplice centuriale invece che con una strada di pari o simile

importanza; l'altro odonimo conservatosi di Levada suggerirebbe un intervento tecnico per la stesura

di una strada aggerata di funzione non secondaria; infine particolarmente significativo sarebbe il

miliare di Fener. Questo infatti verrebbe ad assumere un rilievo determinante non tanto in rapporto

con la strada da Asolo a Feltre (come suggeriva Pilla), non solo, quanto invece con il proposto tronco

meridionale della Claudia e soprattutto con la probabile convergenza nel sito del percorso ab

Opitergio Tridento testimoniato dall'ltinerarium Antonini. La distanza di XI m. p. sulla pietra

indicherebbe allora le miglia da percorrere per raggiungere Feltre. In realta di una tale direttrice per

Treviso non ho io la paternità, perchè già il De Bon in un lavoro precedente ai suoi Rilievi di

campagna aveva evidenziato con una certa enfasi: "...il passaggio di una via romana... ci appare

chiarissimo dalla stretta di Quero-Cornuda-Postioma-Treviso-Altino... Noi pensiamo che una strada

giungesse direttamente da Altino a Tarvisium... Questa strada che non poteva, almeno nel tronco

Treviso-Altino, essere la Claudia Augusta, sembra partire da Treviso per Casier-Villa Riva Alta,

innestarsi nella Claudia a Villa Dona delle Rose, in modo da usufruire dell'argine di questa

attraversante la palude del Sile da Treviso alla stretta di Quero a strada può essere identificata con

l'attuale Feltrina"; a questa strada sarebbe anche da attribuire l'odonimo miliare di Quarto S. Michele

Vecchio" (...viam Claudiam Augustam...quam Drusus pater...derexserat, in "Via Claudia Augusta:

un'arteria alle origini dell'Europa: ipotesi, problemi, prospettive. Atti del Convegno internazionale

Feltre 24-25 settembre 1999", Feltre 2002, pp. 54-55; poi, con qualche variazione, in Sessant'anni

dopo. Per "capire" una strada, in "La Via Claudia Augusta Altinate", Padova 2001, pp. XI-XXVII).

E sul miliario di Cesiomaggiore il Rosada afferma: "ho voluto anch'io fare delle proposte per

dimostrare le possibilità di quell'infinito [dibattito sul ramo altinate della via Claudia, ndr] a cui testè

alludevo. Una, cronologicamente piu recente, e anche quella piu palesemente provocatoria e in

sostanza diceva due cose. Anzitutto, confermando sulla destra idrografica plavense la direttrice De


Bon nel tratto Levada-Onigo-Feltre, spiegava la presenza del miliare a Cesiomaggiore con "una

funzionalita di ordine direzionale, una sorta cioè di cartello indicatore destinato a quanti discendevano

la valle (media o alta - n.d.r.) del Piave... Sostanzialmente per i viaggiatori che venivano da un ‘bacino

d'utenza' nord-sud orientate il cippo avrebbe potuto forse servire come avvertenza o preavviso

magniloquente che era prossima la via... diretta, per Tridentum... alle regioni danubiane... si potrebbe

allora vedere, sempre all'interno di una logica legata all'enfasi celebrativa e promozionale del caso,

la menzione di Altino (e insieme implicitamente di tutta la fascia rivierasca alto adriatica) come il

riferimento stradale meridionale del 'cartello' segnalatore" (mentre con ogni probabilità il Danubio

sarebbe stato indicato in termini non puntuali per la sua lontananza). Il secondo momento della

provocazione coglieva poi nelle due iscrizioni della Val Venosta e della Val Belluna l'allusione "non

tanto a un tracciato stradale univoco e immediatamente riconoscibile in un determinato percorso,

quanto piuttosto una sorta di `idea' di strada, un'idea che pure doveva far corrispondere a chi la

coglieva un effettivo e concreto collegamento tra Adriatico, Po e zone alpine e danubiane"...Con ciò

si potrebbe in definitiva sdrammatizzare anche tutti i controversi riconoscimenti sul terreno...ed

emergerebbe piuttosto un itinerario 'complessivo', quasi simbolico...che fa ritornare alla mente i

notissimi versi manzoniani "Dalle Alpi alle Piramidi, /dal Manzanarre al Reno...scoppiò da Scilla al

Tanai, /dall'uno all'altro mar" (Cinque maggio, 5), dove attraverso i sintetici riferimenti

geografici...viene tuttavia rievocata una precisa dimensione territoriale delle imprese napoleoniche

(dall'Italia all'Egitto, dalla Spagna alla Germania, dalla punta estrema pianure dell'Italia alle pianure

della Russia, dal Mediterraneo all'Atlantico)... non diversamente che ai tempi dell'impero asburgico

si poteva cogliere tutta la rilevanza strategico-economica dell'asse tra Vienna e il suo sbocco a mare,

ovvero tra Vienna eTrieste, cioè ancora una volta tra il Danubio e l'Adriatico" (...viam Claudiam

Augustam cit., pp. 53-54). Mi pare un po' eccessivo accostare il miliario di Cesiomaggiore ai versi

manzoniani per enfatizzarne la valenza celebrativa e simbolica. Senz'altro era anche questa la finalità

dei due cippi che tuttavia dovevano primariamente indicare una ben precisa strada. Nel caso di

Cesiomaggiore, qualora il miliario provenisse dalla stessa località, non si comprende il motivo di

avvisare un viaggiatore dell'approssimarsi di un 'cartello segnaletico' posto in un sperduto centro

abitato privo di rapporti con l'asse viario menzionato nel cippo e distante una decina di chilometri.

Secondo la lettura del Rosada posare una colonna miliare di quel tipo poteva essere un'operazione

quasi random, purché all'incirca rientrasse nella fascia territoriale assai ampia del Po e del Danubio

la similitudine che Rosada propone tra il cippo cesiolino e la Lapide di Polla (dal nome della località

dove nel XV secolo fu rinvenuta l'iscrizione autocelebrativa di un pretore che realizzò la via che

collegava Capua a Reggio Calabria) è scarsamente probante di un intento simbolico e

commemorativo, "un'idea di strada" invece di una strada particolare. Perché il testo dell'epigrafe

campana non lascia dubbi sulla sua collocazione in un preciso punto della strada Capua-Regium:

"Viam fecei ab Regio ad Capuam et in ea via ponteis omneis, miliarios tabelariosque poseivei. Hince

sunt Nouceriam meilia LI, Capuam XXCIIII, Muranum LXXIIII, Cosentiam CXXIII, Valentiam

CLXXX, ad Fretum ad Statuam CCXXXI, Regium CCXXXVII. Suma af Capua Regium meilia

CCCXXI. Et eidem praetor in Sicilia fugiteivos Italicorum conquaeisivei redideique homines

DCCCCXVII eidemque primus fecei ut de agro poplico aratoribus cederent paastores. Forum

aedisque poplicas heic fecei". Lapide encomiastica, laudativa, elogiativa sì (direi non tanto per la

strada in sè, piuttosto per il valore evergetico complessivo), ma posizionata lungo la via medesima e

non in una zona qualsiasi.

In nota Rosada aggiunge: "Naturalmente, come ben si capisce, quanto sono venuto dicendo

avrebbe nel suo complesso valore anche se l'unica e vera Claudia Augusta risultasse alla fine quella

"padana" e quella "altinate" fosse l'invenzione di eruditi settecenteschi (a questo proposito mi sono

sempre chiesto se siamo del tutto sicuri the il cippo di Cesiomaggiore, cosi ben conservato e netto nel

suo profilo, sia proprio antico)" (...viam Claudiam Augustam cit., n. 92 p. 65).

Al di là della provocazione intellettuale, e scartando per il momento la possibilità che il cippo

di Cesiomaggiore sia un falso settecentesco, è molto utile che Guido Rosada abbia rilanciato l'idea di

una direttrice tutta in destra Piave da Altino a Feltre: questo introduce nella secolare 'arena' di

congetture ulteriori elementi di riflessione per prossime indagini. Attualmente la direttrice tutta in


destra Piave sembra una proposta molto sensata, forse la più plausibile tra tutti i possibili itinerari in

discussione. Vittorio Galliazzo, nel 2005, ha riproposto infatti un percorso della via Claudia tra destra

e sinistra Piave, una sorta di ibrido tra l'ipotesi di Alessio de Bon da Altino a Nervesa e poi sulla

sponda opposta del fiume fino alla chiesetta di S. Anna a Colfosco di Susegana, e il tracciato supposto

da Luciano Bosio in sinistra Piave per Valdobbiadene, Segusino, Marziai, Busche (senza però toccare

Cesiomaggiore, ma svoltando direttamente verso Feltre). Anche in questo caso le uniche certezze

sono fornite dalle ricerche sul campo del De Bon; per il resto soltanto congetture e opinabili

affermazioni (come la difficoltà per una strada romana di superare il difficile sperone di Quero; o il

ricorso alla presenza di edicole e chiesette, magari sulla sommità di monti, da Valdobbiadene a

Segusino; o ancora il sorprendente percorso indicato da Marziai a Busche toccando Stabie, Canai e

Ronchena). Bene per l'idea che la strada imperiale non s'inerpicasse sul Sovramente e percoresse

invece la Valsugana, ma l'itinerario voluto dal Galliazzo non manca di incongruenze, le stesse dei

precedenti studiosi, stimando egli di poter sceverare i connotati stradali sicuramente appartenuti alla

Claudia Augusta dalle numerose strade e viuzze che da tempo immemorabile solcano il territorio

trevigiano.

Ciò che possiamo fare per ricostruire un possibile tracciato della Via Claudia Augusta ab Altino

è un calcolo chilometrico basato sul cippo di Cesiomaggiore e sull'Itinerarium Antonini. Si devono

escludere l'altro cippo di Rablà perché nel moncone rimasto non è più leggibile la distanza totale e

la Tabula Peutingeriana per la mancanza delle cifre intermedie tra alcune località. Ebbene, l'Antonino

ci fornisce i seguenti dati odeporici (il capolinea settentrionale della Claudia Augusta corrisponde al

sito del forte romano di Summuntorium, nei pressi di Burghöfe Donauwörth):

(It. Ant., 250,4-5):

Summunturio m. p. XVI

Augusta Vindelicum m. p. XX

(It. Ant., 274,8-275,7):

Item ab Augusta Vindelicum Verona m. p. CCLXXII:

Abuzaco m. p. XXXVI

Parthano m. p. XXX

Veldidena m. p. XXX

Vipiteno m. p. XXXVI

Sublavione m. p. XXXII

Endidae m. p. XXIIII

Tridento m. p. XXIIII

(It. Ant., 280,5-281,1):

Ab Opitergio Tridento m. p. CX, sic:

[...]

Feltria m. p. XXVIII

Ausuco m. p. XXX

Tridento m. p. XXIIII

Da Summuntorium a Trento sono indicate 222 miglia, da Trento a Feltre 58 miglia. Dobbiamo

aggiungere la distanza tra Altino e Feltre sul percorso più breve (in destra idrografica del Piave), pari

a circa 53 miglia. Il computo totale ammonta a 333 miglia, troppo poche rispetto alle 350 incise sul

miliario di Cesiomaggiore. Ovviamente l'Antonino ci informa di un tragitto per Vipiteno e il

Brennero, più breve in confronto a quello per la val Venosta. Tuttavia, qualora seguissimo un itinerario

per Trento - Magrè - Caldaro - Appiano - Nalles - Merano - Rablà - Silandro - Passo Resia - Imst -

Reutte - Füssen, la distanza complessiva coincide più o meno con le 350 miglia. Anche il computo

lungo le moderne direttrici stradali corrisponde molto bene alla differenza distanziometrica

percorrendo il passo Resia anziché il Brennero: circa 19 miglia vs 17 miglia presumibili (m.p. 350 -


m.p. 333). Quindi, integrando e modificando le informazioni dell'Antonino con le lunghezze di alcune

rotte indispensabili per unire Altino a Summuntorium, il risultato sarebbe unico e inappellabile: il

tragitto desumibile dai tre elementi del miliario cesiolino (i capilinea di Altino e Summuntorium e la

loro distanza di 350 miglia) comporta il transito della via Claudia Augusta (ovvero del suo ramo

Altinate) per Treviso, Montebelluna, Feltre, Arsiè, Primolano, Borgo Valsugana, Trento, Caldaro,

Rablà, Passo Resia. Si deve scartare il passaggio per Vipiteno indicato dall'Antonino, evidentemente

estraneo al primitivo cammino della via ricordata nei due miliari di Claudio. Verrebbe, altresì,

eliminato il tronco stradale diretto per Belluno alla valle di Cadore, nonché tutte le diramazioni lungo

la sinistra Piave, o Praderadego e altri valichi prealpini più orientali, compreso il Fadalto. Qualcuno

potrebbe obiettare che il percorso da Altino a Falzé di Piave lungo il Lagozzo non allungherebbe di

molto la distanza complessiva dal capolinea altinate a Feltre: d'accordo, saranno circa 7-8 miglia in

più, ma a che pro passare doppiamente da una riva all'altra del Piave tra Maserada e Fener quando

era più semplice ed agevole rimanere costantemente sulla stessa sponda destra del fiume per

raggiungere il territorio feltrino? Ad essere sinceri anch'io trent'anni fa ero tra coloro che

'parteggiavano' per il tracciato in sinistra Piave della Claudia Augusta perché all'epoca l'ipotesi del

Bosio mi pareva accettabile pur con qualche distinguo. Adesso ho cambiato opinione e credo che

sulla carta sia più verosimile la direttrice sulla destra plavense (sempre che la via Claudia Augusta

'altinate' sia realmente esistita: è noto che qualche studioso dubita della messa in opera dei miliari di

Rablà e Cesiomaggiore, preparati e poi accantonati. E non sarebbe in caso isolato nella storia romana.

Più difficile credere alla realizzazione moderna del cippo di Cesio, lo scherzo di qualche

buontempone del Settecento: non tanto per la scrittura e i riferimenti epigrafici, quanto per quelle 350

miglia che non possono essere frutto di una improvvisazione, non diversamente dalla probabilità che

una scimmia addestrata alla scrittura riproduca un canto della Divina Commedia).

Come accennavo, non è possibile avvalersi della Tabula Peutingeriana per un termine di

paragone, mancando questa di alcune distanze intermedie tra Augusta e Tarteno/Parteno (Garmisch-

Partenkirchen). Aggiungendo le cifre riportate dall'Antonino per colmare le lacune, la Tabula

segnerebbe tra Summuntorium e Trento 10 miglia in più dell'Itinerarium Antonini, cosa che rientra

comunque nel range di approssimazione accettabile per gli antichi stradari (salvo una deviazione sul

percorso quanto mai credibile lungo tratte stradali nelle areee alpine). Ovverosia, si può stimare la

distanza complessiva da Altino a Summuntorium per il passo del Brennero tra le 333 e le 343 miglia,

sempre inferiore al numero inciso sul cippo di Cesiomaggiore. Teniamo conto che per raggiungere le

343 miglia con la Tabula è stato necessario completarla con l'ausilio dello stesso Antonino, in generale

più affidabile della Peutingeriana; e che la Claudia Augusta Altinate doveva sicuramente passare per

la Val Venosta, teste il miliario di Rablà, quasi sicuramente dopo Trento in destra idrografica

dell'Adige

Nel XIII secolo l'abate tedesco Alberto di Stade, compilatore degli Annales Stadenses, in una

parte dialogica dell'opera indicò per bocca del personaggio di Tirri un itinerario di ritorno da Roma,

che per la valle del Brenta raggiunge Donauwörth sul Danubio attraverso il Passo del Brennero,

percorrendo da Trento in poi la medesima strada esplicitata da Antonino e Tabula. Le tappe sono

(dopo la conversione in miglia romane delle unità di misura usate da Alberto, il miglio e la lega

tedesche): Grind (Grigno), Ausuge 7,5 (Borgo Valsugana), Levin (Levico) 7,5, Pergine 7,5, Tarentum

(Trento) 37,5, Novum Forum (Egna-Neumarkt) 7,5, Francole (Bronzolo-Branzoll) 15, Boz

(Bolzano)10, Langesten (Longostagno) 10, Clusam (Chiusa) 10, Brixam (Bressanone) 20, Stercinge

(Vipiteno) 20, Materel (Matrei am Brenner) 15, Enspruc (Innsbruck) 10, Cirle (Zirl) 20, Medewald

(Mittenwald) 15, Bardenkerke (Partenkirchen) 10, Amergo (Oberammergau) 25, Schange (Schongau)

20, Ingelinge (Igling) 25, Augusta (Augsburg) 25, Vorthen (Donauwörth). Il totale di 257,5 miglia tra

Ausuge e Vorthen differisce di sole 5,5 miglia dalla distanza indicata dall'Antonino tra Summuntorium

e Ausucum (252 miglia). Questo è un ottimo termine di paragone per verificare l'esattezza della

metrica dell'Itinerarium Antonini, direi ineccepibile per il tratto viario preso in esame.

Se la ricostruzione ipotizzata cogliesse nel segno, ciò significa o che la locuzione "a flumine

Pado" del cippo di Rablà è una perifrasi per segnalare il punto di partenza ad Altino ritenuto parte del

delta padano (come sostenuto dal Bosio) e pertanto la distanza impressa sul miliario era sempre di


350 miglia (attualmente sono visibili soltanto le due cifre CC); oppure l'espressione a Pado è da

prendere alla lettera e allora la lunghezza globale del percorso suggerito dal miliario di Rablà è diversa

dalle 350 miglia. Ritengo la seconda alternativa più convincente e di conseguenza bisogna supporre

che effettivamente i capilinea in Italia fossero distinti. A flumine Pado non è una formula linguistica

isolata e specifica del cippo di Rablà. Le osservazioni del Bosio sulla via per la valle atesina, da lui

ritenuta diversa dalla Claudia Augusta e più antica, sono a mio parere applicabili tout court al ramo

"padano" di quest'ultima. "Ma la ragione per ritenere Ostiglia quale capolinea meridionale della via

per la valle dell'Adige si giustifica con l'indicazione offerta da due pietre miliari. La prima (CIL, V,

8048 = Basso, 29), trovata a S. Pietro in Cariano, paese a settentrione di Verona, e dedicata a

Costantino, porta due distanze, l'una di VIIII miglia da Verona, l'altra di XXXX miglia da A.P., che

tutti gli studiosi leggono A Pado. La mansio A Pado doveva quindi trovarsi a XXXI miglia da Verona

(XXXX VIIII), misura questa che si può ritrovare nelle distanze di XXX e di XXXIII miglia date

rispettivamente dall'Antonino e dalla Tabula fra Verona ed Ostiglia, dove pertanto è da localizzare l'A

Pado della pietra. Il secondo miliare (Bresciani, 1941-42, p. 87 s. = Basso, 26), venuto alla luce ad

Albizzano, paese anche questo a settentrione di Verona, reca incisa la cifra V e quindi l'indicazione A

P(ado) con la distanza di I XXXVI miglia. Poiché Albizzano dista da Verona quasi otto chilometri,

che corrispondono a V miglia romane, quante segnate sul cippo, la restante misura di XXXI miglia

(XXXVI - V) ci riporta ancora ad Ostiglia" (L. Bosio, Le strade romane della Venetia e dell'Histria,

Padova 1991, pp. 84-85). Nello scorso anno, le indagini aeree e geomagnetiche hanno permesso di

individuare il porto lagunate romano di Altino, un tassello importante per la conferma del ruolo di

snodo marittimo dell'antico centro . A mio parere la via endolitoranea con il sistema delle fossae da

Ravenna ad Altino menzionata da Plinio ("[Padus] urguetur quippe aquarum mole et in profundum

agitur, gravis terrae, quamquam diductus in flumina et fossas inter Ravennam Altinumque per CXX,

tamen, qua largius vomit, Septem Maria dictus facere", Nat.Hist., 3, 119) non si può intendere come

un prolungamento effettivo del fiume Po fino ad Altino. Ben si comprende, invece, l'opportunità per

i cippi commemorativi della Claudia Augusta di segnalare esattamente il punto di inizio della via: il

miliario di Cesiomaggiore - proveniente dall'area feltrina tradizionalmente dedita all'interscambio tra

le risorse silvopastorali estese fin quasi alle porte di Trento e l'emporio altinate (cfr. CIL V, 2071) -

ricorda che la strada comincia da Altino; la pietra di Rablà, in un contesto di proiezione politica e

militare verso la Germania, esplicita il più rapido e naturale collegamento tra la testa di ponte padana

e il Danubio attraverso la valle dell'Adige, la porta di comunicazione più adatta per raggiungere le

regioni alpine transconfinarie dall'Italia centro-settentrionale. Tant'è vero che il cippo di Rablà venne

collocato circa un anno prima dell'altro, come a sottolineare in senso sovranazionale il percorso

seguito da Druso per le campagne militari contro i Reti. Nel 47 d.C. il miliario di Cesiomaggiore fu

probabilmente posato a coronamento di un nuovo tratto viario a carattere anche commerciale che poi

s'innestava sul tronco principale nei pressi di Trento. Il nome di Altino (con la notevole asimmetria

tra la precisa indicazione di una sede umana da un lato e il generico riferimento al fiume Danubio

dall'altro) è un forte indizio che la via altinate dovette essere approntata soprattutto per agevolare le

transazioni economiche dal mare alla montagna, un raccordo tra la città lagunare e il municipium di

Feltre che costituiva altresì una cerniera amministrativa con l'ager di Trento. Assimilare i due

capilinea meridionali della Claudia Augusta per ridurli al solo insediamento altinate, sulle fondamenta

magari di un passo di Plinio, sembra una forzatura interpretativa allettante ma priva di solide

fondamenta storiche e geografiche.

Accertamenti archeologici condotti negli ultimi anni potrebbero suggellare la presa d'atto di due

percorsi della Claudia Augusta e accantonare definitivamente l'ipotesi dell'unicità delle via romana

sostenuta dal Bosio e accolta finora dalla maggioranza degli studiosi. Un gruppo di ricerca

dell'Università si Verona diretto da P. Basso ha indagato un'area nella zona di Gozzo veronese, non

lontano da Ostiglia presso la quale (in località Pedemonta) già nel 1985 un team di lavoro coordinato

da M. Calzolari aveva portato alla luce una sede stradale larga una decina di metri che non era stato

possibile datare per l'assenza di elementi significativi. Tra il 2014 e il 2015 durante gli scavi, oltre ad

una massicciata stradale con caratteristiche analoghe a quella emersa a Pedemonta, venne scoperta

una necropoli con materiali importanti per fissare una prima datazione anche del segmento viario


adiacente. Nonostante la provvisorie dei risultati ed in attesa di ulteriori riscontri archeologici, "Per

quanto concerne la datazione della strada, i materiali di corredo delle tombe rinvenute in stretta

relazione con la stessa sembrano fornire un importante termine di riferimento per la sua costruzione.

In effetti da una delle sepolture portate alla luce nella trincea A e dalla necropoli individuata con le

ricognizioni (sito 17A) provengono i materiali più antichi finora noti per l’età romana nell’areale: si

tratta di tre monete datate fra il 18 e il 5 a.C. [...] Per quanto il tracciato potrebbe anche essere stato

costruito precedentemente alle tombe, sembra comunque suggestivo sottolineare l’analogia di tale

datazione archeologica con il citato miliario di Rablà, che, come si è detto, fa risalire all’età di Druso

e delle sue campagne nell’Oltralpe (16-15 a.C.) la realizzazione di una via dal Po al Passo di Resia e

al Danubio, funzionale in questa fase di conquista alle comunicazioni della Pianura padana con il

Nord. Se si considera questo dato, assieme alla larghezza del terrapieno stradale attestata dallo scavo

attorno ai m 10 (= ca. 34 piedi) e quindi tale da confermarne la pertinenza a una via publica di grande

rilevanza, la direttrice che passava per l’odierno territorio della bassa veronese sembra dunque

riconoscibile nella Claudia Augusta citata dal cippo" (P. Basso, La via Claudia Augusta dopo le

indagini, in P. Basso- V. Grazioli–M. Pavoni–E. Zentilini, La via Claudia Augusta: recenti indagini

archeologiche dell’Università di Verona a Gazzo Veronese (Verona), The Journal of Fasti Online, n.

370, 2016, p. 16).

Considerazioni a margine che non hanno la pretesa di suggerire alcunché di essenziale per

l'individuazione della strada imperiale romana (sto parlando del ramo altinate), senza scordare che

'ipotesi' non equivale a 'realtà'. Il problema è che rimaniamo per adesso - e a mio avviso forse per

sempre - tra le incertezze del procedere a tentoni, nelle nebbie appena diradate da qualche scarno

appiglio documentale e con in mano un fioco lume fornito da troppo scarse evidenze archeologiche

(un cippo a Fener, naturalmente i due arcinoti miliari e un altro paio rinvenuti a Tenna e Vipiteno,

quest'ultimo non proprio pertinente al tratto viario in esame), i lacerti di carreggiata stradale emersi

durante i rilievi di campagna di Alessio De Bon negli trenta del '900).

Leggendo in questi giorni un contributo di Paolo Trovato sulla prima circolazione della

Commedia dantesca, trovo la seguente frase: "Un'importante acquisizione degli ultimi anni, che

consente, o forse impone, un deciso cambio di paradigma, è il per me indubitabile, ancorché

congetturale, ancoraggio..." (si sta esaminando l'ipotesi di datazione avanzata da Mirko Tavoni per i

due trattati di Dante precedenti la Commedia). Ora, con tutto il rispetto e la stima per l'illustre dantista

e naturalmente senza intaccare la plausibilissima congettura di Tavoni, non è ammissibile l'ossimoro

"indubitabile congettura". In ambito scientifico nessuna teoria ha Io status di verità assoluta e data

una volta per tutte. Anche le teorie della meccanica quantistica e della relativita generale, che finora

hanno superato brillantemente tutti i test di controllo (basti pensare che il premio nobel per la fisica

è stato assegnato ad Alain Aspect che 40 anni fa dimostrò in un noto esperimento la violazione a

livello quantistico delle disuguaglianze di Bell, teorema basilare sui fondamenti della nuova

meccanica) non possono essere ritenute ancora la descrizione definitiva della realtà. Solo la la pistola

fumante, il codice datato, la scoperta di un reperto archivistico e/o archeologico decisivi

costituirebbero il cambio di status da congettura, essenzialmente dubitativa, da ipotesi di Iavoro in

itinere a fatto incontestabile, lungo "la strada che porta alla realtà" (per citare il titolo di un noto libro

divulgativo di Roger Penrose, altro nobel per la fisica). In definitiva, per tornare con i piedi per terra

- quella usata dagli antichi romani per tracciare la strada verso le Alpi - rimane la crux desperationis

dell'assetto viario in epoca giulio-claudia nell'alto trevigiano e feltrino, l'unica (ma non sufficiente e

tanto meno dirimente) testimonianza di un passaggio stradale in zona essendo quella tràdita dal tardo

Itinerarium provinciarum Antonini Augusti.

NB. faccio precedere le pessime illustrazioni del mio inedito libricino da alcune foto scattate in quel

torno d'anni che mostrano parti dell'attraversamento sulla direttrice del valico di Praderadego, per

apprezzare soprattutto la larghezza della carreggiata e due particolari di un muro di sostruzione.

Silvano Salvador

































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