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Paestum in micromosaico - Quaderno 35 - febbraio 2025

Alla fine del XVIII secolo gli artigiani romani iniziarono la produzione di mosaici con migliaia di minuscole tessere in smalto colorato, una tecnica nota come “micromosaico”, realizzando oggetti di varie forme e dimensioni molto apprezzati dai ricchi stranieri in visita alla città per il Grand Tour. Dai piccoli ed eleganti oggetti da scrivania ai raffinati tavoli ornamentali, i micromosaici potevano essere incorniciati come i dipinti dei grandi maestri attraverso un processo che richiedeva mesi e talvolta anni per essere portato a termine, ottenendo sorprendenti effetti chiaroscurali al pari della pittura. Il processo creativo era difatti così raffinato che a volte è difficile distinguerli dalle originali rappresentazioni pittoriche a cui furono ispirati. Tra i modelli iconografici, derivati in massima parte dal repertorio classico, erano diffuse le vedute di Roma e delle antiche rovine, tra cui il paesaggio di Paestum con i suoi monumentali templi dorici, evocando il clima culturale nel quale si affermò il micromosaico. Le opere presentate, provenienti da diverse famose collezioni internazionali, attraversano i confini tradizionali tra arte e artigianato, potendole meglio descrivere come capolavori unici e preziosi tali da suscitare stupore e meraviglia.

Alla fine del XVIII secolo gli artigiani romani iniziarono la produzione di mosaici con migliaia di minuscole tessere in smalto colorato, una tecnica nota come “micromosaico”, realizzando oggetti di varie forme e dimensioni molto apprezzati dai ricchi stranieri in visita alla città per il Grand Tour. Dai piccoli ed eleganti oggetti da scrivania ai raffinati tavoli ornamentali, i micromosaici potevano essere incorniciati come i dipinti dei grandi maestri attraverso un processo che richiedeva mesi e talvolta anni per essere portato a termine, ottenendo sorprendenti effetti chiaroscurali al pari della pittura.
Il processo creativo era difatti così raffinato che a volte è difficile distinguerli dalle originali rappresentazioni pittoriche a cui furono ispirati. Tra i modelli iconografici, derivati in massima parte dal repertorio classico, erano diffuse le vedute di Roma e delle antiche rovine, tra cui il paesaggio di Paestum con i suoi monumentali templi dorici, evocando il clima culturale nel quale si affermò il micromosaico.
Le opere presentate, provenienti da diverse famose collezioni internazionali, attraversano i confini tradizionali tra arte e artigianato, potendole meglio descrivere come capolavori unici e preziosi tali da suscitare stupore e meraviglia.

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Paestum

in micromosaico

Capolavori

dell’Ottocento

I Quaderni


Paestum in micromosaico. Capolavori dell’Ottocento

Costabile Cerone

Con il termine micromosaico o mosaico minuto viene

indicata una particolare tecnica musiva affermatasi a

Roma alla fine del Settecento, riscuotendo un

notevole successo tra i viaggiatori stranieri in visita in

Italia e, in particolare, tra i collezionisti più esigenti, i

quali, animati dalla passione per l'antico,

acquistavano come souvenir uno di questi capolavori

nelle botteghe più rinomate della città.

La tecnica ebbe origine all'interno dello Studio

Vaticano del Mosaico, un istituto fondato nel 1727 da

papa Benedetto XII Orsini (1724-1730), operante alle

dipendenze della Fabbrica di San Pietro con il fine di

assicurare, con un gruppo di mosaicisti, il

completamento della decorazione musiva della

basilica vaticana iniziata da oltre un secolo (fig. 1).

Per soddisfare il florido mercato cittadino, l'istituto,

tradizionalmente legato alla realizzazione di opere

con soggetti sacri, intraprese la produzione di altri

soggetti in concorrenza con i numerosi laboratori per

la produzione e la vendita dei preziosi micromosaici,

sorti principalmente nella zona tra piazza del Popolo e

piazza di Spagna.

L'innovativa tecnica di produzione richiedeva

l'utilizzo di piccole tessere, persino inferiori al

millimetro, le quali, realizzate in una vasta gamma di

colori con il procedimento della filatura della pasta

vitrea (smalto filato), erano adatte non solo per la

produzione di piccoli manufatti ma anche per opere di

rilevante dimensione. Le applicazioni maggiormente

richieste spaziavano dai gioielli e eleganti oggetti da

scrivania agli elementi di arredo, come fasce

decorative per camini (caminiere), quadri, pannelli da

parete e piani per tavoli, di cui si conservano splendidi

esemplari nelle più note collezioni europee.

Il repertorio iconografico dei maestri mosaicisti fu

inizialmente ispirato alla produzione artistica antica,

dai mosaici romani in piccole tessere in pietra o

marmi colorati utilizzati per decorare pareti e

pavimenti, agli apparati pittorici diffusi a seguito delle

scoperte di Ercolano e Pompei, offrendo numerosi

modelli per la rappresentazione. Un tema di grande

successo fu quello delle cosiddette Colombe

capitoline o Colombe di Plinio, il cui soggetto

riprende un mosaico di età romana rinvenuto nel 1737

presso Villa Adriana a Tivoli e oggi conservato a

Roma ai Musei Capitolini (fig. 2).

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Alle tematiche classiche in seguito si affiancarono

altri generi figurativi: da un lato, temi legati al mondo

animale e floreale e scene di vita popolare; dall'altro,

vedute delle rovine archeologiche e dei monumenti

romani, come il Colosseo, i Fori Imperiali e la

Basilica di San Pietro (fig. 3, 4-5). Queste erano

ispirate ai dipinti dei grandi maestri o da stampe,

raggiungendo risultati così raffinati che, per la resa

pittorica, a volte alcune opere possono essere confuse

con dipinti su tela.

Tra le vedute di antiche rovine sono particolarmente

diffuse quelle riproducenti i templi di Paestum, come

quelle realizzate in diversi esemplari da Gioacchino

Rinaldi (1775-1830 ca.), un artista romano attivo tra

Roma e Parigi dagli inizi del XIX secolo,

specializzato principalmente in pannelli a mosaico

per caminetti. Si ritiene che il modello iconografico

utilizzato da Rinaldi per le vedute di Paestum - la

prima delle quali fu esposta al Salon di Parigi del 1808

(una mostra d'arte che si svolgeva con cadenza

biennale al Louvre, all'epoca Musée Napoléon) -

fosse un dipinto del pittore paesaggista russo Fedor

Mikhailovich Matveev (1758-1826). Matveev, giunto

in Italia nel 1779 per un viaggio di studio, si stabilì a

Roma fino alla sua morte. Una tela dell'artista datata

1816, che riproduce una veduta con le rovine dei tre

templi in un paesaggio animato da figure pastorali, è

conservata al Museo statale Ermitage di San

Pietroburgo (fig. 6). La rappresentazione è tipica di un

paesaggio classico ideale, una visione immaginaria in

cui lo splendore della natura, in un caratteristico

scenario dell'Italia meridionale, si unisce alla storia

con gli antichi monumenti in rovina, richiamando un

tempo passato ormai irrimediabilmente perduto.

Tuttavia, la datazione posteriore rispetto alla

realizzazione del micromosaico, oltre alla non

corrispondenza della composizione prospettica del

dipinto con quanto rappresentato da Rinaldi, lascia

presupporre che il riferimento fosse una possibile

precedente veduta di Matveev, al momento dispersa.

Una di queste vedute in micromosaico, realizzata da

Fig. 1. Mosaicisti della Fabbrica di San Pietro

Interno della basilica, Roma

Mosaico delle volte e della cupola, XVI-XVII sec.

Fig. 2. Gioacchino Rinaldi (1775-1830 ca.)

Le colombe di Plinio, fine XVIII secolo

Micromosaico (38 x 31,5 cm)

Collezione privata

Il soggetto si riferisce a una copia romana di un mosaico

pavimentale scoperto nel 1737 nella Villa Adriana a Tivoli

e oggi conservata ai Musei Capitolini di Roma (Sala

delle Colombe).

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Rinaldi in cinque anni di lavoro e probabilmente

corrispondente a quella presentata a Parigi nel 1808, è

conservata a Londra al Victoria and Albert Museum

(fig. 7) tra le opere comprese nella straordinaria

collezione di arte decorativa appartenuta all'uomo

d'affari e filantropo Sir Arthur Gilbert (1913-2001) e a

sua moglie Rosalinde (1913-1995). La collezione,

che include argenteria, mosaici, ritratti smaltati in

miniatura e scatole in oro, del valore di circa 300

milioni di dollari fu donata alla Gran Bretagna nel

1996. La veduta di Paestum si presenta inserita in una

cornice dorata a parete, ma è probabile che fosse stata

concepita dall'artista come una decorazione per

caminetti o per un piano da tavolo. Osservata da

vicino, si possono apprezzare la vasta gamma

cromatica e le diverse forme delle piccole tessere,

adatte a ottenere sorprendenti effetti di chiaroscuro al

pari della pittura, dando risalto all'immagine tramite

la definizione di luce e ombre.

Un'analoga veduta, provvista anch'essa di una cornice

dorata, fu donata dalla Rosalinde and Arthur Gilbert

Foundation di Los Angeles al Museo d'Israele a

Gerusalemme (fig. 8) ed esposta dal 2008 al “Bizzare

Perfection”, una mostra organizzata all'interno del

museo per celebrare l'arte virtuosa e la maestria

artigianale attraverso le culture e nel corso del tempo.

I manufatti esposti furono creati con una varietà di

laboriose tecniche da artisti e artigiani che hanno

dimostrato “una speciale devozione e persino

un'ossessione per i dettagli, realizzando opere di

straordinaria bellezza tali da suscitare stupore e

persino incredulità”.

Una terza variante fu realizzata da Rinaldi per la

decorazione del camino all'interno del salone dorato

di Marija Aleksandrovna, Imperatrice di Russia, al

primo piano del Palazzo d'Inverno a San Pietroburgo

(fig. 9, 10), oggi parte del complesso dell'Ermitage, il

museo che ospita una delle più importanti collezioni

d'arte del mondo.

L'ultima della serie, tra quelle fino ad ora individuate,

è il grande pannello in micromosaico (fig. 11, 12, 13)

della collezione di Huttleston Broughton, primo Lord

Fairhaven. Sia il pannello che l'elegante residenza,

l' Anglesey Abbey di Cambridgeshire, furono lasciati

in eredità nel 1966 alla National Trust,

un'organizzazione inglese finalizzata alla

conservazione e salvaguardia del patrimonio storico e

delle bellezze naturali della nazione. Negli anni

Sessanta il pannello fu montato su un tavolo in ferro

realizzato dalla storica azienda George Lister di

Cambridge.

Ad ispirarsi alla stessa veduta di Paestum impiegata

da Rinaldi fu anche Francesco Belloni (1772-1863),

un famoso mosaicista di origini romane formatosi

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nelle botteghe vaticane. Trasferitosi a Parigi nel 1798,

dove assunse la carica di direttore della scuola per

mosaicisti, successivamente denominata

" Manufacture royale de mosaïque de Paris", eseguì

numerosi lavori di restauro di antichi mosaici e di

decorazione e arredamento dei palazzi reali. Nel 1813

Napoleone Bonaparte gli commissionò un progetto

per un piano d'appoggio in micromosaico da

realizzare su una lastra di marmo italiano (fig. 14), il

materiale meno costoso tra quelli proposti da Belloni.

La scelta fu sottoscritta sul disegno dall'architetto

Pierre François Léonard Fontaine, il quale, nominato

supervisore dei grandi lavori nella capitale francese,

contribuì allo sviluppo dello Stile Impero,

l'architettura neoclassica che manifesta l'eleganza e la

grandiosità dell'epoca napoleonica.

Simile per proporzioni e rappresentazione alle opere

di Rinaldi, con il paesaggio delle rovine dei tre templi

ripresi da levante, è il rilevante micromosaico in vetro

dell'arredatore e decoratore di origini lombarde

Domenico Moglia (1780-1862) (fig. 15, 16). Il

pannello fu realizzato in sei anni di lavoro con la

collaborazione del figlio Luigi (ca. 1813-1878), tra i

più celebri mosaicisti attivi a Roma a metà del XIX

secolo presso il prestigioso Studio Vaticano del

Mosaico.

L'opera, premiata con una medaglia d'oro alla Grande

Fig. 3. Domenico Moglia (ca. 1780-1862)

Colosseo, Roma, 1850 ca.

Micromosaico su marmo (62,5 x 46 cm)

Victoria and Albert Museum, Londra

Collezione Gilbert

Fig. 4. Domenico Moglia (ca. 1780-1862)

Fori imperiali, Roma, 1850 ca.

Micromosaico su marmo (62,5 x 46 cm)

Victoria and Albert Museum, Londra

Collezione Gilbert

Opere esposte nel 2018-19 al Los Angeles County

Museum of Art, California

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Esposizione di Londra del 1851, fu esposta dall'artista

insieme ai micromosaici dei monumenti romani. La

veduta di Paestum in micromosaico, proveniente da

una collezione privata conservata all'interno di un

castello nel Cantone di Vaud in Svizzera, fu acquistata

all'asta a Ginevra nel 2015 da un collezionista privato

per un valore di 205.000 euro.

Alla stessa esposizione londinese fu premiato anche il

famoso mosaicista romano Michelangelo Barberi

(1787-1867), che aveva portato in mostra un raffinato

tavolo in mosaico intitolato “La flora delle Due

Sicilie”, per il quale furono utilizzate circa 50.000

diverse tinte di vetro. Il tavolo, commissionato da

Nicola I di Russia (fig. 17, 22) in visita a Napoli nel

1845, mostra sei lussureggianti paesaggi del Regno

(Napoli, Pompei, Paestum, Palermo, Taormina e

Tindari), rappresentati in sei scene incorniciate da

gruppi di alberi e fiori tipici di quei luoghi, con al

centro, su sfondo azzurro, il ritratto di sua figlia, la

Granduchessa Olga. Questi particolari elementi di

arredo, realizzati in mosaico in diverse forme e

tipologie dalle botteghe artigiane romane, ebbero

grande diffusione e oggi sono conservati in importanti

musei come l' Ermitage di San Pietroburgo, il Victoria

and Albert di Londra e la Reggia di Versailles.

Un'ulteriore veduta di Paestum della collezione Ars

Antiqua Savelli, realizzata per una cornice di un

caminetto, fu esposta nella mostra “ Minute Visioni”

organizzata a Roma nel 2016 all'interno del Museo

Napoleonico (fig. 18). Lo scopo della rassegna fu

quello di far conoscere al pubblico la raffinata arte di

nicchia del micromosaico, che nel Settecento

raggiunse il suo apice. Il modello iconografico scelto

dal mosaicista è la “Veduta di Paestum vista dal

levante” del 1759 di Antonio Joli, utilizzata come

traccia anche per l'illustrazione della Tavola IX

contenuta nel volume di Paolo Antonio Paoli “Rovine

della città di Pesto” pubblicato a Roma nel 1784 (fig.

19).

Originale fu anche la produzione in mosaico minuto

dei templi di Paestum, destinata a piccoli oggetti, tra

cui le placchette da montare su gioielli, spille,

cofanetti e tabacchiere - le scatoline da tavolo per

contenere tabacco realizzate in materiali pregiati (fig.

20, 21) - divenendo preziosi souvenir per i benestanti

viaggiatori del Grand Tour.

Fig. 5. Luigi Moglia (ca.1813-1878)

Pantheon, Roma, 1850 ca.

Micromosaico con cornice in legno dorato (55,8 x 45,7

cm)

Victoria and Albert Museum, Londra

Collezione Gilbert

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6

Fig. 6. Fedor Mikhailovich Matveev (1758-1826)

Paesaggio italiano con le rovine di tre antichi templi,

1800 ca.

Olio su tela (98 x 71,5 cm)

The State Hermitage Museum, San Pietroburgo, Russia

Esposto alla mostra “Fëdor Matveev. Viaggio attraverso

l'Italia" organizzata nel 2008 alla Galleria Tretyakov di

Mosca

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Fig. 7. Gioacchino Rinaldi (1775-1830 ca.)

Le rovine di Paestum, 1808-1830

Micromosaico con cornice (190 x 75 x 17,5 cm)

Victoria and Albert Museum, Londra

Proviene alla collezione di Rosalinde e Arthur Gilbert,

acquistato nel 1975 in una Galleria d'arte a Londra.

La veduta ripresa da est, delimitata a sinistra da vestigia

in rovina e a destra da due grandi alberi, mostra i tre templi

in un paesaggio classico animato da contadini, pastori

e animali al pascolo che ne stabiliscono la scala di rappresentazione.

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Fig. 8. Gioacchino Rinaldi (1775-1830 ca.)

Le rovine di Paestum, 1808-1830

Micromosaico con cornice (188 x 77,3 x 14 cm)

The Israel Museum, Gerusalemme

Donazione della Rosalinde and Arthur Gilbert

Foundation di Los Angeles agli amici americani

dell'Israel Museum

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Fig. 9. Gioacchino Rinaldi (1775-1830 ca.)

Le rovine di Paestum, 1808-1830

Micromosaico, caminiera

Firmato in basso a destra Rinaldi F(ecit)

Decorazione del camino all'interno del salone dorato di

Marija Aleksandrovna, Imperatrice di Russia (Palazzo

d'Inverno, primo piano, sala 304)

Museo statale Ermitage, San Pietroburgo, Russia

Fig. 10. Salone dorato

Palazzo d’Inverno

Museo statale Ermitage, San Pietroburgo, Russia

Lo sfarzoso salone dorato di Marija Aleksandrovna, Imperatrice

di Russia come moglie dell'Imperatore Alessandro

II, fu realizzato dall'architetto Aleksandr Brjullov tra il

1838 e il 1841 per il loro matrimonio, ispirandosi alla

sala del trono della residenza dei principi elettori di

Monaco di Baviera.

Con le pareti e soffitto decorato con modanature in stucco

dorato, l'ambiente fu successivamente ristrutturato da

Andrei Stakenschneider, capo architetto alla corte di Nicola

I, che regnò dal 1825 al 1855, padre di Alessandro, completando

l'arredamento con porte dorate, un pavimento in

parquet e un camino in marmo impreziosito da una caminiera

rettangolare in micromosaico realizzata da Gioacchino

Rinaldi raffigurante il paesaggio delle antiche

rovine Paestum.

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Fig. 11. Gioacchino Rinaldi (1775-1830 ca.)

Le rovine di Paestum, 1820 ca.

Micromosaico in vetro (168,2 x 58,7 cm)

Firmato in basso a destra G. Rinaldi F(ecit)

Pannello montato su di un tavolo

Anglesey Abbey, Cambridgeshire, Inghilterra

L'opera, montata su di un tavolo in ferro battuto nel 1960

ca, è conservata nella Anglesey Abbey a Cambridge, la

residenza di Huttleston Broughton, primo Lord Fairhaven,

che insieme alla collezione d'arte la donò in eredità

al National Trust.

Fig. 12. Gioacchino Rinaldi (1775-1830 ca.)

Le rovine di Paestum, 1820 ca.

Psrticolare del micromosaico in vetro

Anglesey Abbey, Cambridgeshire, Inghilterra

Fig. 13. Gioacchino Rinaldi (1775-1830 ca.)

Le rovine di Paestum, 1820 ca.

Psrticolare del micromosaico in vetro

Anglesey Abbey, Cambridgeshire, Inghilterra

(pagina successiva)

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Fig. 14. Francesco Belloni (1772-1863)

Templi di Paestum, 1813

Progetto per un piano da tavolo in mosaico, 1813

Acquerello su carta (26 x 17,1 cm)

Collezione privata, Parigi (Galerie La Nouvelle

Athènes)

Annotato sul foglio da Francesco Belloni:

Questo disegno eseguito in marmo di Fiandra costerà

circa trecento franchi / Questo disegno eseguito in marmo

italiano costerà circa cinquanta franchi. / Il disegno, realizzato

in alabastro orientale, marmo antico e corniola,

costerà circa mille franchi.

Annotato, datato e firmato da Pierre François Léonard

Fontaine:

Sua altezza ordina che il piano del tavolo in mosaico proposto

dal signor Belloni sia eseguito in marmo italiano

secondo i dettagli sopra indicati al prezzo di cinquanta

franchi / Parigi il 20 maggio 1813 Fontaine.

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Fig. 15. Domenico Moglia (ca. 1780-1862)

I Templi di Paestum, 1850

Micromosaico in vetro su marmo nero del Belgio (149

x 57 cm)

Collezione privata

Opera acquistata all'asta a Ginevra nel 2015

Proveniente da una collezione di un castello del

Cantone di Vaud in Svizzera

Fig. 16. Domenico Moglia (ca. 1780-1862)

I Templi di Paestum, 1850

Particolare del Micromosaico in vetro

(pagina successiva)

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Fig. 17. Michelangelo Barberi (1787-1867)

La flora delle Due Sicilie, 1850 ca.

Tavolo circolare con piano in micromosaico in vetro (D

106 cm, H 79,5 cm)

Victoria and Albert Museum, Londra

Proviene alla collezione di Rosalinde e Arthur Gilbert

Acquistato all'asta da Sotheby nel 1980

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Fig. 18. Autore sconosciuto

Veduta di Paestum, XIX sec.

Caminiera in micromosaico (126 x 22 cm)

Collezione Ars Antiqua Savelli, Roma

Esposto nel 2016 alla mostra “MINUTE VISIONI.

Micromosaici romani del XVIII e XIX secolo” al

Museo Napoleonico a Roma

Fig. 19. Francesco Bartolozzi (1727-1815)

Rovine ed avanzi dell'antichissima città di Pesto

Acquaforte (101,4 x 56 cm)

Incisione tratta da una veduta di Antonio Joli (1700-

1777) datata 1759

Dal volume di Paolo Antonio Paoli “Rovine della città

di Pesto, detta ancora Posidonia”, Roma, 1784

Istituto Centrale per la Grafica, Roma

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22

Riferimenti bibliografici:

Rinaldi, Ruines de Paestum, dan la grande Grèce. Mosaïques, in

Explication des ouvrages de peinture, sculpture, architecture et

gravure, exposés au Musée Napoléon, Paris, 1808

Domenico e Luigi Moglia in, Great Exhibition of the Works of

Industry of all Nations, Officiael Descriptive and Illustrated

Catalogue, vol. III, Spicer Brothers, W. Clowes and Sons, London,

1851

Michelangelo Barberi, Alcuni musaici usciti dallo studio del Cav.

Michel'Angelo Barberi, Tipografia Tiberina, Roma, 1856

Edouard Gerspach, Les mosaïques de Belloni, in Gazette des

beaux-arts, Paris, Tomo XXXVII, 1888

Alvar González-Palacios, The art of mosaics. Selections from the

Gilbert Collection, Edizione Los

Angeles County Mueum of Art, 1977

Domenico Petochi et al., I mosaici minuti romani dei secoli XVIII e

XIX, Editore Abete, Roma, 1981

Massimo Alfieri, Maria Grazia Branchetti e Guido Cornini,

Mosaici Minuti Romani del 700 e dell'800, Catalogo della mostra,

Roma, Edizioni del Mosaico, 1986

Jeanette Hanisee Gabriel, Micromosaics: The Gilbert Collection,

Philip Wilson Publishers Ltd., Londra, 2000

Maria Grazia Branchetti, Mosaici minuti romani. Collezione

Savelli, Gangemi editore, 2004

Galleria Statale Tretyakov, Фёдор Матвеев. Путешествие по

Италии (Fedor Matveev. In giro per l'Italia. Album), catalogo della

mostra, Editrice Pinakothek, 2008

Suzanne Landau, Bizarre Perfection, catalogo della mostra del

Museo d'Israele 2008/2009, Art Plus Ltd., Gerusalemme, 2008

Roberto Grieco, Micromosaici romani, Gangemi Editore, 2011

Chiara Stefani (a cura di), Ricordi in micromosaico. Vedute e

paesaggi per i viaggiatori del Grand Tour, De Luca Editori d'Arte,

Roma, 2011

Francesco Leone, Pittura in mosaico, Officina Libraria, Roma

2023

Fig. 20. Autore sconosciuto

Rovine di Paestum, 1800-1825 ca.

Placca con micromosaico (7 x 4,5 cm)

Collezione Gilbert, Victoria and Albert Museum,

Londra

Fig. 21. Autore sconosciuto

Rovine di Paestum, 1820 ca.

Tabacchiera in oro cesellato, tartaruga intagliata, smalto

e micromosaico (8,3 x 6,1 x 2,5 cm)

Collezione Gilbert, Victoria and Albert Museum,

Londra

Fig. 22. Michelangelo Barberi (1787-1867)

Paestum

Particolare del tavolo in micromosaico La flora delle

Due Sicilie, 1850 ca.

Victoria and Albert Museum, Londra

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Alla fine del XVIII secolo gli artigiani romani iniziarono

la produzione di mosaici con migliaia di minuscole

tessere in smalto colorato, una tecnica nota

come “micromosaico”, realizzando oggetti di varie

forme e dimensioni molto apprezzati dai ricchi stranieri

in visita alla città per il Grand Tour. Dai piccoli

ed eleganti oggetti da scrivania ai raffinati tavoli

ornamentali, i micromosaici potevano essere incorniciati

come i dipinti dei grandi maestri attraverso

un processo che richiedeva mesi e talvolta anni per

essere portato a termine, ottenendo sorprendenti

effetti chiaroscurali al pari della pittura.

Il processo creativo era difatti così raffinato che a

volte è difficile distinguerli dalle originali rappresentazioni

pittoriche a cui furono ispirati. Tra i

modelli iconografici, derivati in massima parte dal

repertorio classico, erano diffuse le vedute di Roma e

delle antiche rovine, tra cui il paesaggio di Paestum

con i suoi monumentali templi dorici, evocando il

clima culturale nel quale si affermò il micromosaico.

Le opere presentate, provenienti da diverse famose

collezioni internazionali, attraversano i confini tradizionali

tra arte e artigianato, potendole meglio

descrivere come capolavori unici e preziosi tali da

suscitare stupore e meraviglia.

Immagine di copertina

Domenico Moglia (ca. 1780-1862)

Micromosaico i Templi di Paestum, 1850

Particolare

collana

I Quaderni dell’Arte

a cura di Costabile Cerone

Quaderno 35 - febbraio 2025

Paestum in micromosaico

Capolavori dell’Ottocento

Copyright: © 2025 PAESTUMinARTE

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Licenza 3.0 Italia (CC BY-NC-ND 3.0 IT)

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