ENJOY ELBA & THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2025
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Roberto Pettinaroli,
ligure elbano
di Patrizia Lupi
Era uno di noi, Roberto Pettinaroli,
anche se dal cognome nessuno
avrebbe potuto immaginare quanto
fosse profondo il suo legame con
l’Isola. Perché è dal ventre della
madre che si prende nostalgia e
bellezza, coraggio e timore, inquieti
sempre, indecisi su quale sponda
stare, basta che sia di mare.
Perché quelle scogliere che
affondano radici nello stesso blu
cobalto, dall’Elba riemergono in
Liguria, terra sorella, ancor più
aspra e scoscesa, misteriosa e
schiva. Scogli che sono culla e
pericolo, muretti a secco e coralli,
abissi e ancore di salvezza. È solo
questione di destino.
Avevamo sogni da condividere e
raccontare, mamme marinesi, città
di porto, pagine di giornali, ricordi
bambini, vini aspri, guzzi, ghiaie e
vele al vento. Avevamo da mettere
a frutto l’esperienza di chi altrove,
grazie alla forza delle radici,
ha trovato saperi da riportare
nell’Isola materna.
Stavamo già navigando con i leudi,
sulle pagine dei libri di Brignetti,
per raccontare la meraviglia
degli incontri e delle parole, degli
amori sbocciati sulle banchine, di
amicizia e idee visionarie. Avevamo
appena cominciato, nel nome di
Sergio Spina e dei nostri antenati
marcianesi, qualche anno fa, e ci
ripromettevamo di dare seguito
a quelle idee perché nella vita si
devono chiudere i cerchi lasciati
aperti, anche se da altri.
Con chi ti vuole bene lo faremo,
aspettando che tu arrivi, sorriso
timido, ligure, ed occhi luminosi
di tramonti elbani. Non avrai
da chiedere permesso. È anche
casa tua. Intanto riposa in questo
Mediterraneo delle mille genti, che
dà e che toglie, che hai amato così
tanto.
He was one of us, Roberto Pettinaroli,
even though he came from that
Liguria that shares the same roots
of underwater rocks with the Tuscan
Archipelago. Rocks that are cradle
and danger, dry-stone walls and
corals, abysses and anchors of
salvation. It is all a matter of destiny.
We had dreams to share and tell,
port cities, pages of newspapers,
sour wines, “guzzi” boats, gravel
and sails in the wind. We wanted
to organise events that spoke of
history and the sea, on the routes of
the “leudi” that connected Liguria
with the Marciana coast where
our ancestors were born. We will
so do, thinking that you are still
with us, because these islands are
also your home. Meanwhile, rest in
this Mediterranean of a thousand
peoples that gives and takes away
and which you loved so much.
Roberto Pettinaroli war einer von
uns – auch wenn er aus Ligurien
stammte. Seine Heimat teilte sich
mit dem Toskanischen Archipel die
Marciana Marina - Foto ©Patrizia Lupi per Enjoy Elba
gleichen Wurzeln aus uraltem,
unterseeischem Gestein. Felsen,
die zugleich Ursprung und Gefahr
sind; Trockenmauern und Korallen,
Abgründe und sichere Anker. Es
ist eine Frage des Schicksals. Uns
verbanden gemeinsame Träume –
von Hafenstädten, Zeitungsseiten,
Kindheitserinnerungen, herben
Weinen, Motorrollern, Kiesstränden
und Segeln im Wind. Wir wollten
Veranstaltungen schaffen, die
Geschichte und Meer miteinander
verbinden – entlang der alten
Handelsrouten der „Leudi“, die
Ligurien mit den Küsten von
Marciana verbanden, wo unsere
Vorfahren lebten. Wir werden
dieses Vorhaben weiterverfolgen
– in dem Bewusstsein, dass du in
Gedanken bei uns bist. Denn auch
diese Insel war und bleibt ein Stück
deiner Heimat. Ruhe nun in diesem
Mittelmeer der vielen Kulturen –
einem Meer, das gibt und nimmt,
und das du so sehr geliebt hast.
Foto ©Francesco Lascialfari
1 ROBERTO PETTINAROLI LIGURE
46 LA SECONDA GUERRA MONDIALE
ELBANO di Patrizia Lupi
ALL’ELBA di Ruggero Elia Felli
4
6
PER UN TURISMO COMPETITIVO
di Federico Massimo Ceschin
AMBITOUR EXPERIENCE
di Sonia Pallai
48
50
MUCCHIO SELVAGGIO, UNA MAPPA
GENIALE di Patrizia Lupi
LA FORTEZZA DEL VOLTERRAIO
di Aurora Ciardelli
8
TURISMO ENOGASTRONOMICO
IN TOSCANA di Daniela Mugnai
ENJOY • ENVIRONMENT
ENJOY • CULTURE & ART
54
I GRANITI DELL’ELBA
di Giorgio Giusti
Indice
12
14
18
20
22
24
26
28
30
32
34
36
38
40
42
ARCHIVIO DELLA MEMORIA ELBANA
di Patrizia Lupi
IL PATRIMONIO STORICO-CULTURALE
DELL’ELBA di Tommaso Empler
LE CHIESE MEDICEE DI PORTOFERRAIO
di Marisa Sardi
SETTE ANNI E UN GIORNO
di Patrizia Lupi
TELEMACO SIGNORINI ALL’ELBA
di Diletta Frescobaldi
I 100 ANNI DI GINO TERRENI
di Leonardo Giovanni Terreni
ALDO MAZZI DETTO “CUCCIOLO”
di Patrizia Lupi
ROMANO STEFANELLI ALL’ELBA
di Gianfranco Vanagolli
UN QUADRETTO PERDUTO DI GIUSEPPE
MAZZEI di Leonardo Giovanni Terreni
MAURO OTTAVIANI, PITTORE
di Angelo Ottaviani
IL PREMIO LETTERARIO “RAFFAELLO
BRIGNETTI” di Patrizia Lupi
IL PREMIO “BRIGNETTI” A MARIO TOBINO
di Patrizia Pellegrini
IL PREMIO LETTERARIO “LA TORE”
di Jacopo Bononi
CARLO D’EGO CUSTODE DI MEMORIE
di Mario Ferrari
I 70 ANNI DI “ITALIA NOSTRA”
di Leo Preziosi
57
59
62
64
65
68
71
74
76
78
79
80
82
86
I SEGRETI DI GROTTA D’OGGI
di Gian Mario Gentini
LA VALLE DI POMONTE TRA PASSATO
E PRESENTE di Liana Peria
PATRESI: I SUOI INDIMENTICABILI
TRAMONTI di “Gimmi” Girolamo Ferrini
L’ASSOCIAZIONE ASTROFILI ELBANI
di Giulio Colombo
PROTEGGIAMO LE TARTARUGHE MARINE
di Francesca Marchi e Antonio Melley
IL PARADISO DEI MATRIMONI
SOSTENIBILI di Patrizia Lupi
AGRIO FOOD POLICY
di Giulia Corsini e Antonio Manzoni
GINEVRO: IL CUORE DI FERRO DELL’ELBA
di Pietro Pacciardi
LA VIA DELL’ESSENZA
di Aurora Ciardelli
LA PIANTA IMMAGINARIA DELL’ODISSEA
di Carolina Signorelli
ISTIA, SPECCHIO DELL’ANIMA
di Patrizia Lupi
TARASSACO E DESIDERI
di Andrea Sardi
IL DISSALATORE: UNA SCELTA
PER L’AUTONOMIA di Patrizia Lupi
ENJOY • SEA & SAILING
WHALE WATCHING NEL SANTUARIO
PELAGOS di Aurora Ciardelli
44
ORATORI E ROMITORI
di Massimiliano Burelli
88
SEIF 2025
di Ilaria Leonelli
90 DELL’ACQUA (DOLCE E SALATA)
di Paolo Marcesini
137 HOTEL RISTORANTE L’OGLIERA
184
93 ANDAR PER ISOLE DI TOSCANA
138 RISTORANTE CAPO NORD
186
di Alessandro Talini
138 RISTORANTE DA BEPPE
188
96 IL GRIGOLO di Michel Donati
141 AZIENDA AGRICOLA ZEGA
AETALIA - MADE IN ITALY
ELBA ISOLA MUSICALE D’EUROPA
di Roberto Valentino
L’ELBA D’ALTRI TEMPI
di Andrea Sardi
97
100
CAPITANERIE SULLA ROTTA
DEL FUTURO di Patrizia Lupi
SPERIAMO CHE VEDO UNA BALENA
di Patrizia Lupi
142
144
CREMERIA GORI
A SCUOLA CON AIC ELBA
di Rossana Galletti
190
192
TE LO DICE INFOELBA
di Jacqueline Braschi
TIP TAP ONE: DUE CUORI BALLERINI
di Patrizia Lupi
102
104
106
UN RESPIRO PROFONDO ALL’ELBA
LEUDI AMORE E TAMERICI
di Mario Dentone
IL MAR TIRRENO NEL MEDIOEVO
di Elvira Arnaldi
ENJOY • HOSPITALITY
148 BAIA BIANCA SUITES
150 HOTEL PARADISO
193
194
197
SASSI TURCHINI
CONTEST FOTOGRAFICO: L’ISOLA
INVISIBILE di Patrizia Lupi
MACHI DI MARE
108
IL PORTO DI MARINA DI CAMPO
di Pietro Pacciardi
152
ELBACASA – REAL ESTATE
di Giulia Barbetti
ENJOY • ARCHIPELAGO
110
111
112
116
BARCHE TRADIZIONALI DEI MARI
ITALIANI di Giovanni Panella
UTOPIA, UNA VELA PER TUTTI
di Paola Giambelli
IL FUTURO VERDE DEI NOSTRI PORTI
di Antonella Querci
NUOVO LOOK PER IL PORTO
DI RIO MARINA
ENJOY • FOOD AND WINE
154
156
158
160
162
164
166
NUOVA VITA PER IL SAINT CLAIRE
RESIDENCE & CLUB HOTEL LE ACACIE
TENUTA DELLE RIPALTE di Patrizia Lupi
HOTEL FABRICIA
HOTEL VILLA MARE & HOTEL PUNTA PINA
BBPR, ARCHITETTI VISIONARI ALL’ELBA
BLU NAVY: LA COMPAGNIA ELBANA
di Alessandro Talini
200
204
206
208
210
LE VILLE ROMANE DELL’ARCIPELAGO
di Lorella Alderighi
IL PARCO DEL GRANDE MARE
di Patrizia Lupi
LA PRO LOCO CUSTODE DI GIGLIO
E GIANNUTRI di Pietro Pacciardi
GIGLIO “BEATO SCOGLIO”
di Pietro Pacciardi
GIANNUTRI: UN LABORATORIO A CIELO
APERTO di Pietro Pacciardi
120
122
124
126
129
130
132
134
I VINI DELL’IMPERATORE
di Elvira Arnaldi
NAPOLEONE A TAVOLA
di Alvaro Claudi
TEATRO BISTRO & WINE BAR
AZIENDA AGRICOLA ACQUABONA
di Patrizia Lupi
RISTORANTE LA RADA
RISTORANTE BARBACODA
GIULIA ARRIGHI E LE SBARBATELLE
di Pietro Pacciardi
ITTITURISMO LA ROSA DEI VENTI
170
173
174
176
178
180
ENJOY • LIFESTYLE & SPORT
ELBA GOLF CLUB ACQUABONA
di Patrizia Lupi
STUDIOCREATIVO23: UN HUB DI
INNOVAZIONE di Sara Cassettai
LOCMAN: TECNOLOGIA E ARTIGIANATO
di Pietro Pacciardi
ELBAMAN: LA SFIDA DI TRIATHLON
di Alessandro Talini
BIKE: SPORT E BENESSERE di Gloria Bracci
STOP, SI GIRA: IL JET SET ALL’ELBA
di Elvira Arnaldi
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214
216
218
220
221
GORGONA: TEATRO D’OLTREMARE
di Patrizia Pellegrini
CAPRAIA: STORIA DI ROTTE MARITTIME
di Alessandro Talini
CAPRAIA, TRIPUDIO DI SAPORI E ODORI
di Pietro Pacciardi
PIANOSA: DA “ISOLA DEL DIAVOLO” A
PARADISO di Alessandro Talini
TANTI CUORI PER PIANOSA
di Patrizia Lupi
MONTECRISTO: STORIA DI UNA PICCOLA
ISOLA di Susanna Ceccarelli
136
OSTERIA DEL NOCE
182
LUMIDAMARE
Per un turismo
competitivo e sostenibile
di Federico Massimo Ceschin
Presidente simtur
Dobbiamo ammetterlo: il
Novecento della produzione di
massa, della distribuzione di
massa, del consumo di massa e
della globalizzazione non poteva
che indurci ad un turismo di
massa, con un approccio alla
qualità fatto di gelidi standard e
leve di marketing che trattavano
le persone come numeri. In
quel mondo, del secolo scorso,
l’eccellenza delle destinazioni
era testimoniata e misurata
sul numero degli arrivi e delle
presenze, con aumenti assoluti
e percentuali più o meno
significativi a glorificare l’operato
di regioni, assessorati comunali e
organizzatori di eventi vari. L’Italia
intera, pensando al turismo, si è
barcamenata da un grande evento
all’altro (mondiali di calcio, giubilei,
olimpiadi...) per aggiornare le
infrastrutture e – tra l’uno e l’altro –
sempre lì ad organizzare carnevali,
festival, miss Italia e sagre.
A ben guardare, il “Bel Paese” non
è certo più quello del Gran Tour,
né quello del “Viaggio in Italia”
di Goethe (che mi permetto di
suggerire di rileggere): dal 1982
non è nemmeno più la prima
destinazione turistica del mondo,
scivolata al quinto posto con
sorpasso di Stati Uniti, Francia,
Spagna e Cina. La novità è che ora
è tallonata da Turchia e Messico,
pronte a scalare la classifica. Senza
che nessuno si chieda come possa
accadere, visto che decisori e classe
dirigente non fanno che ripetere
che “abbiamo l’80% del patrimonio
culturale del mondo” (palesemente
falso) e che “il turismo cresce”.
Condivido una notizia: il turismo
conta 1,4 miliardi di arrivi
internazionali e cresce in tutto
il mondo, ad un ritmo del 10%,
con previsioni tali da superare
la soglia psicologica e fisica dei
2 miliardi entro il 2030 (dati
dell’Organizzazione Mondiale del
Turismo e anche Banca Mondiale),
con destinazioni sempre più globali
che crescono del 25%, e altre
dirette concorrenti nel bacino del
Mediterraneo del 18% (in Egitto
i turisti italiani sono cresciuti
del 250%). Allora, se ci dicono
che la nostra città o la nostra
regione cresce del 3% dovremmo
festeggiare? Oppure iniziare a
Foto ©Francesco Lascialfari
considerare che stiamo crescendo
molto meno della media?
“Per forza – mi fanno notare nelle
fiere internazionali (quelle vere)
– da decenni vivete di rendita
di posizione e non innovate le
proposte: solo mare e città d’arte.
Due segmenti deboli: il primo
produce stagionalità e il secondo
overtourism”. Ecco fatto, tutto
si spiega: se una destinazione è
stagionale, non produce prosperità
e non stimola gli operatori a
innovare e qualificare; se è afflitta
da flussi di turismo predatorio,
raggranella qualche spiccio ma
non genera sviluppo. Il fenomeno
della cosiddetta turistificazione
non è casuale: i luoghi dove il
turismo è considerata un’attività
fondamentale, infrastrutture e
servizi vengono pensati, progettati
e modificati ad uso e consumo dei
4 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
turisti, a discapito di tutte le altre
funzioni, finendo per descriversi
ad attività estrattiva che desertifica
il territorio, lo rende invivibile, lo
uccide. Il troppo turismo modifica
l’ecosistema urbano e naturale dei
luoghi, trasforma il tessuto sociale,
economico e culturale dei centri
storici e danneggia l’ambiente e il
paesaggio. In altre e più semplici
parole, finisce per consumare e
plastificare le stesse caratteristiche
identitarie e comunitarie che la
domanda dei mercati pone alla
base dell’attrattività dei luoghi.
Ovvero produce il paradosso di
mettere a valore le caratteristiche
di unicità e autenticità, finendo
per cancellarle attraverso un
meccanismo di appropriazione
che copre sotto una coltre
omologatrice i segni distintivi su
cui si fondano.
L’altro giorno, ascoltando il
telegiornale, ho sbirciato il
calendario e mi sono accorto di un
vero grande evento straordinario:
il Novecento è finito! Da 25 anni.
Forse è il caso di tornare a studiare,
per capire che nel frattempo
il mondo è cambiato. E che il
turismo è cambiato. Ora si chiama
“economia dei visitatori”. Ed è
una vera rivoluzione, di cui “Enjoy
Elba” fa pienamente parte. Leggere
per credere. E per non perdere il
contatto...
For a competitive, sustainable
Tourism
Italy is not only beaches and cities
of art. There is a minor Italy, no
less beautiful and rich in history,
the one of the villages, the islands,
the dialects, the inland areas that
represent the real heart of the “Bel
Paese” that was the destination of
the Grand Tour in the 19th century
and of Goethe’s “Italian Journey”.
Too much tourism alters the
natural urban ecosystem of places,
modifies the social, economic and
cultural fabric of historic centres
Foto ©Elvira Arnaldi
and damages the environment and
the landscape. It ends up degrading
the characteristic identity of these
regions, stifling the authenticity
and originality, the enemy of tourist
approval, of our offer of tourism.
Travellers’ economy: we must
rethink tourism, starting with the
local communities, focusing on the
wellbeing of those who live there
and those who visit as tourists
those fascinating places that are
Italy’s true wealth. “Enjoy Elba
and the Tuscan Archipelago” is the
ambassador of this new way of
experiencing tourism, recounting
the stories, the people, the places, the
crafts, good practices and good food.
Read it to believe it.
Für einen wettbewerbsfähigen und
nachhaltigen Tourismus
Italien ist weit mehr als Strände
und kunsthistorisch bedeutende
Städte. Es gibt auch ein anderes,
weniger bekanntes, aber ebenso
faszinierendes Italien – das der
kleinen Dörfer, Inseln, Dialekte
und ländlichen Regionen. Dieses
Italien verkörpert die ursprüngliche
Identität des Landes – jenes „Bel
Paese“, das im 19. Jahrhundert
Ziel der Grand Tour und der
Italienreise Goethes war. Doch
intensiver Tourismus beeinflusst
zunehmend die städtischen und
natürlichen Lebensräume – mit
tiefgreifenden Folgen für das soziale,
wirtschaftliche und kulturelle Gefüge
der historischen Zentren. Umwelt
und Landschaft werden belastet,
die regionale Identität und Vielfalt
geraten unter Druck. Damit ist die
Authentizität gefährdet – jener
Wert, der dem Massentourismus
etwas entgegensetzt.
Tourismus neu denken – aus Sicht
der Menschen vor Ort.:
Der Tourismus der Zukunft muss
sich an den Bedürfnissen und dem
Wohlergehen der lokalen
Gemeinschaften orientieren.
Nur wenn diese profitieren,
können Orte lebendig bleiben – und
gleichzeitig Besucher dazu einladen,
sie mit Achtsamkeit und Respekt zu
entdecken. Enjoy Elba and the
Tuscan Archipelago versteht sich als
Botschafter dieses
zukunftsorientierten
Tourismusverständnisses.
Im Mittelpunkt stehen
Geschichten – über Menschen, Orte,
Handwerk, gutes Essen und gelebte
Werte. Lesen – und staunen
5
AmbiTour Experience
in tour all’Elba
di Sonia Pallai
Anci Toscana
Le Fortezze Medicee a Portoferraio,
Monte Bello, Villa San Martino:
questi sono solamente alcuni dei
luoghi suggestivi che un gruppo
di operatori locali del turismo e
di amministratori provenienti
da tutta Toscana ha visitato lo
scorso autunno. In tutto erano una
sessantina sull’Isola d’Elba per
inaugurare la seconda edizione di
AmbiTour experience: due assessori
arrivavano dalla Maremma, un
sindaco da Lucca, un funzionario
addirittura dalla Garfagnana. Tra
gli operatori elbani che hanno
partecipato alla giornata c’erano
guide ambientali e turistiche, tour
operator e vari altri professionisti
dell’accoglienza.
Tutti insieme hanno preso parte
all’iniziativa di Anci Toscana e
Toscana Promozione Turistica,
che dal 2022 ha l’obiettivo di
promuovere la costruzione
di partnership, migliorare il
rapporto pubblico-privato, lo
scambio di esperienze, lo sviluppo
di competenze, rafforzando
dall’interno la “destinazione
Toscana” anche grazie alla diretta
collaborazione delle 28 Comunità di
Ambito Turistico in cui è suddiviso il
territorio regionale.
Sono stati oltre 2700 i partecipanti
della prima edizione: un viaggio
alla scoperta di luoghi più o
meno nascosti ma sempre
indimenticabili, per scambiare
buone pratiche ed esperienze in un
contesto aperto e informale.
All’Elba, i sindaci e gli
amministratori hanno raggiunto gli
operatori turistici locali impegnati
in una formazione a loro dedicata.
Visto il breve tempo a disposizione,
le attività si sono concentrate nella
zona di Portoferraio, ma tutti i
Comuni della Comunità di Ambito
Turistico erano rappresentati. Il
gruppo si è diviso in due: alcuni si
sono incamminati lungo il sentiero
che si inerpica verso Monte Bello
per apprezzare il panorama nella
giornata di sole, altri sono partiti
lungo le imponenti mura delle
Fortezze Medicee e poi verso il
sorprendente Teatro dei Vigilanti,
un gioiello poco conosciuto da poco
restaurato. A seguire, un pranzo
a base di prodotti locali nelle sale
monumentali della Villa di San
Martino e poi un tour alla scoperta
dell’artigianato artistico locale e di
un laboratorio di birra artigianale.
La seconda edizione di AmbiTour è
diventata AmbiTour “experience” e
tappa dopo tappa sta continuando
tuttora in tutta la Toscana a
valorizzare gli aspetti storicoartistici
e gastronomici del
territorio attraverso la proposta
di attività pratiche: ad esempio, la
preparazione a mano dei pici (Terre
di Siena), l’e-bike (Maremma Nord),
l’escursione in grotta (Lunigiana), il
Tai-Chi (Area pratese).
Solitamente gli amministratori
locali hanno il piacere di accogliere
il gruppo e molte volte, se possono,
si offrono anche di accompagnarlo
per un tratto, con l’orgoglio di chi
ama profondamente il proprio
territorio e ha l’occasione di
mostrarlo a chi arriva da più o meno
lontano.
Il valore aggiunto nelle giornate,
Chiesa della Madonna Monserrato - Foto ©Andre Siingardi
6 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
oltre alla conoscenza, è la
partecipazione diretta di
personale altamente qualificato
delle agenzie regionali di
Toscana Promozione Turistica
e Fondazione Sistema Toscana,
oltre che a quello di Anci Toscana,
che si mettono a disposizione di
tutti i partecipanti per trasferire
conoscenze e creare relazioni.
Informazioni e aggiornamenti
sui prossimi appuntamenti:
ancitoscana.it/turismo
AmbiTour Experience on Elba
Sixty administrators and tourism
professionals took part last autumn
in the Elban meeting of AmbiTour
Experience, an initiative of Anci
Tuscany and the Tuscany Tourist
Board. Since 2022, it has been
aiming to build partnerships in
order to improve the public-private
relationship, the exchange of
experiences and the development
of skills, thus strengthening
the “Destination Tuscany” from
the inside, a destination known
world-wide, thanks to the direct
collaboration of the 28 Tourism
Area Communities into which the
regional territory is divided. On
the Island of Elba, mayors and
administrators met with local tour
operators in a training session
specifically designed for them.
Given the short time available,
the activities were concentrated
in and around Portoferraio, but
all of the Elban municipalities
were represented: a taste of what
the island has to offer apart from
its beaches, ranging from history
and culture to crafts, food and
wine. The AmbiTour Experience
is going ahead in Tuscany, to
enhance the historical-artistic
and gastronomic aspects of
Tuscany by suggesting practical
activities: such as handmade pici
(Terre di Siena), e-biking (Northern
Maremma), caving (Lunigiana),
Marciana Marina - Foto ©Andre Siingardi
Tai-Chi (Prato area). Usually, the
local administrators are pleased
to welcome the group and often
accompany it for a stretch, with the
pride of those who deeply love their
territory and have the opportunity
to show it to those who come from
all over Tuscany. Information and
updates on upcoming events:
ancitoscana.it/turismo
AmbiTour Experience auf Elba
SSechzig Verwaltungsvertreter
und Tourismusfachleute nahmen
im vergangenen Herbst an der
Elba-Ausgabe der AmbiTour
Experience teil – einer Initiative
von Anci Toscana und Toscana
Promozione Turistica. Seit 2022
verfolgt dieses Programm das
Ziel, Partnerschaften zu fördern,
die Zusammenarbeit zwischen
öffentlichem und privatem Sektor zu
stärken, den Erfahrungsaustausch
zu intensivieren, Kompetenzen
zu erweitern und die „Destination
Toskana“ nachhaltig
weiterzuentwickeln. Dieses weltweit
bekannte Reiseziel profitiert von
der engen Kooperation der 28
touristischen regionalen Verbände.
Auf Elba kamen Bürgermeister und
Verwaltungsvertreter mit lokalen
Tourismusakteuren zusammen,
die an speziell für sie konzipierten
Schulungen teilnahmen. Aufgrund
der begrenzten Zeit konzentrierten
sich die Aktivitäten auf die Region
Portoferraio, doch alle Gemeinden
der Insel waren vertreten.
Die Veranstaltung bot einen
facettenreichen Einblick in das, was
Elba jenseits seiner Strände zu bieten
hat – von Geschichte und Kultur bis
hin zu Handwerk und Gastronomie.
Die AmbiTour „Experience“ wird in
der gesamten Toskana umgesetzt
und rückt das historische,
künstlerische und kulinarische
Erbe der Region durch interaktive
Erlebnisse in den Fokus. Beispiele
hierfür sind die handwerkliche
Zubereitung von Pici- Nudeln (Terre
di Siena), E-Bike-Touren (Nord-
Maremma), Höhlenwanderungen
(Lunigiana) und Tai-Chi-Kurse
(Raum Prato). Die lokalen
Tourismusvertreter empfangen die
Teilnehmer mit großer Begeisterung
und begleiten sie mit Stolz. Sie zeigen
den Besuchern aus ganz Italien die
Schönheit und Einzigartigkeit ihrer
Region. Weitere Informationen
und Updates zu kommenden
Veranstaltungen: ancitoscana.it/
turismo.
7
La Toscana, regina del
turismo enogastronomico
di Daniela Mugnai
La settima edizione del “Rapporto
sul Turismo Enogastronomico
Italiano” indica la Toscana come
la destinazione preferita tra gli
italiani, la regione più desiderata
per i futuri viaggi enogastronomici.
Il 33,9% dei turisti del Belpaese
vorrebbe visitarla ed il 39,3%
dichiara di essercisi recato nel
corso dei viaggi più recenti. La
conferma dell’attrattività della sua
enogastronomia e cultura proviene
dall’essere stata la destinazione
principale per vacanze alla scoperta
dei borghi minori e delle aree
interne: è stata scelta dal 19,1%,
seguita a distanza dall’Umbria.
La regione vanta quest’anno un
ulteriore primato: la cucina toscana
è la più diffusa in Italia. È presente
nel 17,3% dei ristoranti della
piattaforma TheFork, precedendo
le cucine piemontese e siciliana.
Tra i primati della regione c’è
anche quello di avere l’unico
progetto “pubblico” e di grandi
dimensioni sull’enogastronomia
a cui le imprese accedono
gratuitamente: Vetrina Toscana, il
progetto che promuove il turismo
enogastronomico, festeggia
un traguardo importante, un
quarto di secolo. Con oltre 2000
imprese aderenti, 360 eventi
annuali, 500 schede sui prodotti
tipici, 400 ricette tradizionali,
43 mila follower, 1929 uscite sui
media nel 2024, Vetrina Toscana
disegna una mappa dettagliata
del bello e del buono della
regione e anche per questo ha
ricevuto nel 2021 due importanti
riconoscimenti: è stata designata
dalla Commissione Europea come
“best practice” nella promozione
dell’agroalimentare e ha vinto il
premio come “Miglior Progetto
di Marketing – Italia” del Gruppo
Italiano Stampa Turistica. Proprio
grazie all’esperienza nel campo
del turismo enogastronomico
maturata con Vetrina Toscana, la
Regione Toscana è stata designata
dal Ministero del Turismo come
capofila per la valorizzazione
gastronomica delle regioni e
province autonome all’interno del
progetto: “Scopri l’Italia che non
sapevi – Viaggio Italiano”. È nato
così: “Aromi d’Italia”, un progetto
capace di raccontare l’identità
gastronomica del nostro paese
attraverso due azioni: un busristorante
di ultima generazione
attrezzato con tutti i comfort che ha
girato l’Italia e la creazione di un kit
olfattivo che ha l’obiettivo di essere
un nuovo e originale strumento di
promozione del nostro paese.
Info: www.vetrina.toscana.it
Tuscany, the Queen of Food and
Wine Tourism
Tuscany is the most popular region
for food and wine trips by Italians
and boasts a further record this year:
Tuscan cuisine is the most popular in
Italy with 17.3% of its restaurants on
“TheFork” platform. For a quarter of
a century, Vetrina Toscana has been
a public project, free and accessible
to all operators. With 2000 member
companies, 360 annual events, 500
fact sheets on typical products, 400
traditional recipes and 43 thousand
followers, it is encouraging food
and wine tourism by drawing a
detailed map of the beauty and the
excellence of the region. In 2021, the
European Commission awarded it
as “best practice” in the promotion
of agrifood. Recently, Tuscany was
nominated by the Italian Ministry
of Tourism as the leader for food
and wine appreciation as part of the
project: “Discover the Italy you didn’t
know – Italian Journey”. Die
Toskana – Hochburg des Wein- und
Genusstourismus
Die Toskana ist die von der
italienischen Bevölkerung am
meisten geschätzte Region für
zukünftige kulinarische Reisen
– und bricht auch in diesem
Jahr einen weiteren Rekord:
Die toskanische Küche ist die
beliebteste Italiens, mit 17,3 % aller
Restaurants auf der Plattform
„TheFork“. „Vetrina Toscana“ ist
seit einem Vierteljahrhundert ein
öffentliches Projekt – kostenlos und
für alle Anbieter offen. Mit 2.000
Mitgliedsbetrieben, 360 jährlichen
Veranstaltungen, 500 Produktkarten,
400 traditionellen Rezepten und
43.000 Followern fördert es den
Wein- und Genusstourismus, indem
es eine umfassende Karte all dessen
erstellt, was die Region an Schönem
und Feinem zu bieten hat. Im Jahr
2021 wurde „Vetrina Toscana“ von
der Europäischen Kommission als
„Best Practice“ für die Förderung der
Agrar- und Ernährungswirtschaft
ausgezeichnet. Das italienische
Tourismusministerium hat die
Toskana zudem zur führenden
Region für gastronomische
Förderung innerhalb des Projekts
„Scopri l’Italia che non sapevi –
Italian Journey“ ernannt, das alle
Regionen und autonomen Provinzen
Italiens einbindet.
8 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Foto ©Michele Martina
Foto ©Paolo Calcara
Culture & Arts
Archivio della
Memoria Elbana *
di Patrizia Lupi
Sono numerose le associazioni, gli enti pubblici e del
terzo settore, gli istituti scolastici, i privati cittadini, le
imprese, che detengono ricche collezioni di immagini,
documenti, video, che costituiscono un insostituibile
patrimonio identitario, seppur frammentato e poco
conosciuto.
Obiettivo del progetto è la ricerca, il censimento, la
promozione, l’implementazione, la diffusione, la
conoscenza, l’utilizzo del patrimonio fotografico,
storico e contemporaneo, dell’Isola d’Elba.
Il coinvolgimento di soggetti che già detengono archivi
audiovisivi, oltre al trattamento dei materiali e alla loro
catalogazione in maniera omogenea e secondo criteri
scientifici utilizzando modelli informatici e favorendo
la digitalizzazione dell’intero patrimonio, permette
di creare rapporti di collaborazione e sinergia,
utili a rinsaldare l’identità dell’Isola, frammentata
storicamente in più comuni, permettendo di ricostruire
un racconto maggiormente coerente di tutto il
territorio.
Disvelare testimonianze di una memoria comune,
salvandole dalla dimenticanza e dall’ignoranza,
significa restituire alla contemporaneità ed alla
narrazione immagini di incommensurabile valore,
ripercorrendo, non solo da spettatori, ma da
protagonisti, il corso della storia di un territorio
fragile come quello isolano, ma ricchissimo di cultura
e bellezza. Un’occasione imperdibile per ritrovare e
rinsaldare le radici condivise della comunità elbana,
dove nei secoli, con un lento processo di inclusione,
si sono innestate usanze, tradizioni, linguaggi, popoli
provenienti da tutto il Mediterraneo.
Mestieri, saperi, dialetti, culture, religioni: l’Elba
rappresenta un microcosmo dove la storia e la natura
hanno lasciato tracce indelebili, dal vasto patrimonio
archeologico e storico a quello geologico e naturalistico.
Un fazzoletto di terra che conserva caratteristiche
uniche, crocevia di antiche rotte di navigazione, terra
di miniere conosciute fin dai tempi più lontani, luogo
scelto dai grandi della storia come Cosimo I de’ Medici e
Napoleone: ogni epoca documentata o documentabile
merita un’attenta narrazione da tramandare alle future
generazioni.
Domenica Sardi con la figlia Rosa Lupi
*Bando PNRR M1C3 – Decreto n. 385 del 19.10.2022 – Progetto TOCC 0002740
finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU e gestito del Ministero della
Cultura – Direzione Generale Creatività Contemporanea
12 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
The Archive of Elban Memory
Many people have a wealth of period photographs and
films related to Elba. The aim of our project is to research,
take a census and catalogue private collections to
make them freely available to everyone using a specific
website and an APP that will allow people to follow
island itineraries by looking at past photos of Elba.
Thanks to this initiative, connections between people
and associations in the area are being established and
a comprehensive account of the whole island through
images is being recreated. This is an unmissable
opportunity to rediscover and strengthen the shared
roots of the Elban community. Over the centuries, through
a slow process of integration, many customs, traditions,
languages and peoples from all over the Mediterranean
have been brought in. Each era is documented and
recordable and deserves to be carefully reported to then
be handed down to future generations.
Gemeinden und lokalen Vereinen und trägt dazu bei,
ein gemeinsames, visuelles Gedächtnis der gesamten
Insel zu schaffen. Es ist eine einzigartige Gelegenheit, die
gemeinsamen Wurzeln der elbanischen Gemeinschaft
wiederzuentdecken und zu festigen. Über Jahrhunderte
hinweg wurden Bräuche, Traditionen und Sprache aus
dem gesamten Mittelmeerraum auf die Insel gebracht.
Jede Epoche ist sorgfältig dokumentiert – mit dem
Ziel, dieses wertvolle kulturelle Erbe für kommende
Generationen zu bewahren.
Archiv des kollektiven Gedächtnisses von Elba
Viele Menschen auf Elba besitzen historische Fotos
und Filme – stille Zeugen einer reichen Vergangenheit.
Ziel des Projekts ist es, diese privaten Sammlungen
zu erfassen, zu katalogisieren und der Öffentlichkeit
kostenlos zugänglich zu machen. Über ein spezielles
Online-Portal und eine App, die es ermöglicht,
thematische Routen auf der Insel zu erkunden, werden
die Inhalte allen Interessierten zur Verfügung gestellt.
Das Projekt stärkt die Verbindung zwischen Menschen,
Bambino con triciclo - Primi del ‘900. Dalla colezione di 33 fotografie su lastra
di vetro di Giuseppe Massimo Battaglini
Pomonte 1960 - ‘Cavaioli’ -da sinistra: Angiolino Pierulivo, Giuseppe Pierulivo, Leandro Garbati, Ilio Lorenzi, Duilio Piacentini, Giuseppe Testa, Silvio BissTerza foto:
Anni ’70 - Chierichetti a S.Caterina (Rio nell’Elba) - Scatto di Emilio Canovaro - AdME_005
culture & art
13
Il patrimonio
storico culturale
dell’Isola d’Elba
Tommaso Empler
L’Isola d’Elba è conosciuta soprattutto per la bellezza
del suo paesaggio naturale, ma il suo patrimonio
culturale, sebbene meno noto, è altrettanto
affascinante. Il territorio conserva numerose
testimonianze storiche, alcune perfettamente integrate
nell’ambiente circostante grazie all’uso di materiali
locali, altre inserite nei centri abitati con funzioni sia
religiose che difensive.
Fin dall’VIII secolo, l’Elba si è dotata di un articolato
sistema di fortificazioni per difendersi dalle incursioni
di siracusani, pirati saraceni e normanni. Nei secoli
successivi, l’isola è stata contesa tra grandi potenze
come Pisa, Genova, Napoli (Spagna) e la Francia, fino
agli attacchi di pirati turchi e corsari inglesi e olandesi.
Ancora oggi, molte di queste strutture sono ben
conservate e costituiscono preziose testimonianze
del passato. Alcune risalgono al Medioevo, altre ai
periodi rinascimentale e barocco, distribuite tra la
costa, le colline e le alture dell’isola, secondo le tecniche
costruttive tipiche delle diverse epoche.
Tra le principali fortificazioni si annoverano la Fortezza
del Volterraio, edificata intorno all’anno 1000 e
successivamente ristrutturata; la Fortezza di Marciana,
potenziata dagli Appiano nel 1560; la Fortezza del Giove,
attribuita a Jacopo III Appiano nel 1459; diverse torri
di avvistamento, come la Torre di San Giovanni dell’XI
secolo e le torri costiere erette dagli Appiano a Rio
Marina, Marina di Campo e Marciana Marina verso la
metà del XVI secolo. A Portoferraio, il Duca Cosimo I de’
Medici realizza, a partire dal 1548, Cosmopoli, una delle
prime città di fondazione rinascimentale, fortificata
con il sistema di Forte Falcone e Forte Stella. Altre
importanti strutture difensive includono la Fortezza
di San Giacomo a Porto Longone (oggi Porto Azzurro),
costruita nel 1603, e il Forte Inglese di Portoferraio,
voluto da Cosimo III de’ Medici nel 1700.
Nel periodo medievale, sotto la dominazione pisana,
sono costruite chiese romaniche che ancora oggi si
possono ammirare, tra cui la chiesa di San Lorenzo sul
fig. 1 – Vista del Borgo di Sant’Ilario. La Chiesa di Sant’Ilario è la trasformazione
di una chiesa in stile romanico pisano in una chiesa tardo barocca. Un elemento
di particolare interesse è il processo di fortificazione avvenuto nel XVI secolo,
quando la chiesa viene adattata per proteggere il borgo dalle incursioni dei pirati
turchi. Degna di nota è la torre campanaria pentagonale, unica nel suo genere,
poiché costruita su uno dei bastioni angolari realizzati durante il Rinascimento.
Fig. 1. The Church of Sant’Ilario from its early Pisan Romanesque style was
transformed into a late Baroque Church. The fortification process that took place
in the 16th century is interesting. Worth noting is the pentagonal bell tower built
on a Renaissance bastion.
1. Die Kirche von Sant’Ilario stammt ursprünglich aus der frühen pisanischen
Romanik und wurde später zu einer spätbarocken Kirche umgebaut. Besonders
bemerkenswert sind die Befestigungsmaßnahmen aus dem 16. Jahrhundert,
insbesondere der fünfeckige Glockenturm, der auf einer Bastion aus der Renaissance
errichtet wurde.
versante settentrionale del Monte Capanne, la chiesa
di San Giovanni in Campo sul lato meridionale e la
chiesa di Santo Stefano alle Trane, affacciata sul Golfo
di Portoferraio.
Nel Rinascimento, a causa delle frequenti incursioni
turche, alcuni edifici religiosi sono trasformati in
vere e proprie strutture difensive. Tra gli esempi più
significativi vi sono le chiese fortificate di San Niccolò
a San Piero in Campo, Sant’Ilario, San Niccolò a Poggio
e i Santi Giacomo e Quirico a Rio nell’Elba. Questi
14 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
edifici non devono essere considerati come elementi
isolati, ma come parti integrate in un più ampio
sistema difensivo. In alcuni casi, come a Sant’Ilario,
Poggio e Rio nell’Elba, le chiese sono inglobate nelle
fortificazioni stesse; in altri, come a San Piero, pur
restando indipendenti, sono strategicamente collocate
in prossimità dei centri abitati. In questo modo, gli
edifici religiosi assumono un duplice ruolo: oltre a
essere luoghi di culto, diventano rifugi sicuri contro le
incursioni nemiche, comprese quelle dei pirati e delle
forze ottomane alleate della Francia.
Questa fusione tra architettura religiosa e militare
comporta numerosi adattamenti costruttivi, dando
vita a soluzioni ibride, spesso uniche nel loro genere.
In particolare, le chiese di San Niccolò a San Piero in
Campo e Sant’Ilario, situate sul versante meridionale
del Monte Capanne, testimoniano l’evoluzione di
queste tipologie, grazie anche all’uso del granito locale,
materiale tipico della zona.
Uno degli obiettivi della rivista è valorizzare questo
straordinario patrimonio storico, mettendone in
luce le peculiarità e il legame con il territorio, per
promuoverne la tutela e renderlo maggiormente
accessibile ai visitatori.
fig. 2 – Vista del Borgo di Poggio. La chiesa di San Niccolò conserva oggi due
speroni angolari, mentre gli altri due, situati nella parte posteriore, sono stati
rimossi durante un ampliamento nel XVIII secolo. Questi elementi architettonici,
aggiunti a metà del XVI secolo, sono realizzati per difendere l’edificio dagli
attacchi dei pirati turchi.
Fig. 2. The Church of San Niccolò in Poggio has retained two corner bastions
while the other two located at the rear were removed during an extension in the
18th century.
2. Von der Kirche San Niccolò in Poggio sind zwei der ursprünglich vier massiven
Eckverstärkungen (sog. Ecksporne) sind erhalten geblieben; die beiden anderen
wurden im 18. Jahrhundert im Zuge einer Erweiterung entfernt.
The Historical Cultural Heritage of the Island of Elba
From the 8th century, Elba has had an extensive system
of fortifications to defend itself from raids by Syracusans,
Saracen pirates and Normans. In the following centuries,
the island was fought over by the great powers of Pisa,
Genoa, Naples (Spain) and France up to the attacks of the
Turkish pirates and the English and Dutch corsairs. Still
today, many of these structures are well-preserved and
provide us with valuable evidence of the past. Some date
back to the Middle Ages, others to the Renaissance and
Baroque periods, scattered between the coast, the hills
and the highlands of the island, according to the typical
construction techniques of the different periods. Among
the main fortifications are the Volterraio Fortress, built
around the year 1000 and later renovated; the Marciana
Fortress, strengthened by the Appiano family in 1560;
fig. 3 – Vista della Torre di San Giovanni. La Torre, costruita tra l’XI e il XII secolo
sul versante meridionale del Monte Capanne, ha la funzione di sorvegliare il
Golfo di Marina di Campo. Fa parte di un più ampio sistema di controllo e comunicazione,
mantenendo un contatto visivo diretto con la Fortezza del Volterraio,
visibile sul suo lato sinistro.
Fig. 3. The Tower of San Giovanni, built between the 11th and 12th centuries
on the southern slope of Monte Capanne, is in direct visual contact with the
Fortress of Volterraio.
3. Der Turm von San Giovanni, erbaut zwischen dem 11. und 12. Jahrhundert
am Südhang des Monte Capanne, steht in direkter Sichtverbindung zur Festung
Volterraio.
15
fig. 4 – Vista della Chiesa di San Niccolò a San Piero. La Chiesa presenta una
serie di caratteristiche che la rendono unica nel suo genere. L’impianto è biabsidato
e presenta una serie di trasformazioni nel tempo, con la realizzazione di due
speroni difensivi contrapposti nel XVI secolo. In seguito a un crollo avvenuto nel
XVIII secolo, la facciata esterna è riadattata e l’aula liturgica arretrata, modificando
ulteriormente l’assetto originario della struttura.
Fig. 4. The Church of San Niccolò in San Piero is unique in its layout with two
apses and it has undergone a series of modifications over time, with the construction
of two opposing defensive bastions in the 16th century.
fig. 5 – Vista della Chiesa di Santo Stefano alle Trane. L’impianto della chiesa è
romanico pisano, con uso di pietra locale che consente una maggiore duttilità
nella realizzazione delle decorazioni, rispetto alle chiese coeve, realizzate sul
versante occidentale dell’isola in granito dell’Elba.
Fig. 5. The Church of Santo Stefano alle Trane has a Pisan Romanesque layout
and has used local stone.
5. Die Kirche Santo Stefano alle Trane zeigt den für die pisanische Romanik
typischen Grundriss und wurde aus lokalem Stein errichtet.
4. Die Kirche San Niccolò in San Piero besticht durch ihren einzigartigen Grundriss
mit zwei Apsiden. Im 16. Jahrhundert wurden zwei gegenüberliegende
Verteidigungsanlagen hinzugefügt.
the Giove Fortress, attributed to
Jacopo III Appiano in 1459; several
watchtowers such as the 11th century
San Giovanni Tower and the coastal
towers erected by the Appiano
family in Rio Marina, Marina di
Campo and Marciana Marina in the
mid-16th century. In Portoferraio,
Duke Cosimo I de’ Medici built
Cosmopoli in 1548, one of the first
Renaissance foundation towns,
fortified with the Forte Falcone and
Forte Stella system. Other important
defensive structures include the
Fortress of San Giacomo in Porto
Longone (today Porto Azzurro), built
in 1603, and the English Fortress
in Portoferraio, commissioned
by Cosimo III de’ Medici in 1700.
Still to be admired today, are the
Romanesque churches that were
built in the Medieval period under
Pisan rule; there is the church of San
Lorenzo on the northern slopes of
Monte Capanne, the church of San
Giovanni in Campo on the southern
side and the church of Santo Stefano
alle Trane that overlooks the Gulf of
Portoferraio. During the Renaissance
period, owing to frequent Turkish
raids, some religious buildings were
changed into defensive structures.
The most significant ones are the
fortified churches of San Niccolò in
San Piero in Campo, Sant’Ilario, San
Niccolò in Poggio and the Saints
Giacomo and Quirico in Rio nell’Elba.
Das historische und kulturelle Erbe
der Insel Elba
Bereits seit dem 8. Jahrhundert
verfügt Elba über ein ausgeklügeltes
System von Festungsanlagen, die
dem Schutz vor Angriffen durch
Syrakuser, sarazenischen Piraten
und Normannen dienten. In den
folgenden Jahrhunderten wurde die
Insel wiederholt zum Ziel
bedeutender Großmächte wie Pisa,
Genua, dem Königreich Neapel
(unter spanischer Herrschaft) sowie
Frankreich. Auch türkische Piraten,
englische sowie holländische
Freibeuter hinterließen ihre Spuren.
Viele der historischen Bauwerke
sind bis heute gut erhalten und
gewähren eindrucksvolle Einblicke in
die bewegte Vergangenheit der Insel.
16 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Sie stammen aus dem Mittelalter, der Renaissance und
dem Barock und verteilen sich – jeweils im typischen Stil
ihrer Epoche – entlang der Küste und in den Bergen. Zu
den bedeutendsten Festungen zählt die Burg Volterraio,
die um das Jahr 1000 erbaut und später mehrfach
erweitert wurde. Die Festung von Marciana wurde im
Jahr 1560 von der Familie Appiano ausgebaut, während
die Festung Giove auf das Jahr 1459 und Jacopo III.
Appiano zurückgeht. Zahlreiche Wachtürme prägen das
Landschaftsbild – darunter der Turm von San Giovanni
aus dem 11. Jahrhundert sowie mehrere Wehrtürme, die
die Appianos im 16. Jahrhundert in Rio Marina, Marina
di Campo und Marciana Marina errichten ließen. In
Portoferraio gründete Herzog Cosimo I. de’ Medici im
Jahr 1548 die Renaissance-Stadt Cosmopoli, die durch
die Festungen Forte Falcone und Forte Stella geschützt
wurde. Weitere herausragende Verteidigungsanlagen
sind die Festung San Giacomo in Porto Longone (heute
Porto Azzurro), die 1603 errichtet wurde, sowie die
sogenannte englische Festung in Portoferraio, die um
1700 unter Cosimo III. de’ Medici entstand. Während
der pisanischen Herrschaft im Mittelalter entstanden
mehrere romanische Kirchen, von denen einige noch
heute zu besichtigen sind – darunter die Kirche San
Lorenzo am Nordhang des Monte Capanne, San Giovanni
in Campo auf der Südseite sowie Santo Stefano alle
Trane, die majestätisch über dem Golf von Portoferraio
thront. Aufgrund der häufigen türkischen Invasionen
während der Renaissance wurden manche dieser
Sakralbauten zu Wehrkirchen umgebaut. Besonders
eindrucksvolle Beispiele sind San Niccolò in San Piero
in Campo, Sant’Ilario, San Niccolò in Poggio sowie San
Giacomo und San Quirico in Rio nell’Elba.
fig. 6 – Vista della Chiesa di San Lorenzo. La chiesa, posizionata sul versante
occidentale del Monte Capanne, è realizzata nel XII secolo in stile romanico pisano,
e presenta una convergenza delle pareti verso l’abside. Viene distrutta dagli
attacchi dei pirati turchi verso la metà del XVI secolo. Nonostante i danni subiti,
conserva ancora oggi il suo assetto originario, sebbene priva di copertura e con
parte del campanile a vela crollata.
Fig. 6. The Church of San Lorenzo sits on the western slope of Monte Capanne
and was built in the 12th century in the Pisan Romanesque style.
6. Die Kirche San Lorenzo am Westhang des Monte Capanne entstand im 12.
Jahrhundert im pisanisch-romanischen Stil.
fig. 7 – Vista della Chiesa di San Giovanni. La chiesa, interamente costruita in
granito, sorge sul versante meridionale del Monte Capanne ed è la più grande tra
quelle edificate in stile romanico pisano sull’Isola d’Elba. Si presenta in un eccellente
stato di conservazione, ad eccezione della copertura, distrutta durante le
incursioni dei pirati turchi alla metà del XVI secolo.
Fig. 7. The Church of San Giovanni was built entirely of granite and it stands on
the southern slope of Monte Capanne. It is the largest of those built in the Pisan
Romanesque style on Elba.
7. Die vollständig aus Granit errichtete Kirche San Giovanni liegt am Südhang des
Monte Capanne und gilt als die größte Kirche Elbas im pisanisch-romanischen
Stil.
17
Portoferraio:
le chiese medicee
di Marisa Sardi
Il turista che giunge a Portoferraio
con il traghetto rimane
piacevolmente colpito dalla
forma della città, caratterizzata
dai bastioni della cinquecentesca
piazzaforte militare. Decide
quindi di visitarla. Ben presto si
rende conto che al suo interno
esistono anche le “fortezze dello
spirito”, ovvero le chiese. Fin dal
1549 il Duca Cosimo de’ Medici
fece erigere la chiesa dedicata
alla Natività di Maria Santissima.
Inizialmente era di modeste
dimensioni: ad unica navata e
senza campanile, per non essere
individuata da eventuali nemici
arrivati in rada. Aumentando gli
abitanti, anche la chiesa fu più volte
ampliata ed impreziosita da altari,
statue di marmo e lignee, quadri,
monumenti, lapidi, arredi sacri. È
sempre stata considerata la chiesa
più importante della città, dove
presero parte alle funzioni religiose
tutte le autorità civili e religiose,
compreso Napoleone Bonaparte,
la sua famiglia e i membri della sua
corte elbana.
Nel 1558 cominciarono i lavori per
costruire la chiesa ed il convento
di San Salvatore destinato a
diventare la sede dei Cavalieri di
Santo Stefano, ordine militare
religioso. Ma dopo una decina
d’anni, in seguito allo spostamento
della sede dei cavalieri a Pisa,
Cosimo vi installò i Padri Zoccolanti
dell’Ordine dei Francescani.
Il complesso conventuale, oggi trasformato nel Centro Culturale De
Laugier, fu chiuso verso la metà del XVIII secolo e trasformato in Caserma
di San Francesco. I suoi arredi confluirono nella chiesa parrocchiale ad
eccezione della Deposizione di Cristo dipinta da Agnolo Bronzino nel 1565,
oggi alla Galleria dell’Accademia di Firenze.
Il Duca, oltre ad erigere le chiese essenziali, introdusse anche le
istituzioni religiose necessarie ad espletare alcune funzioni di carattere
assistenzialistico. Nel 1551 istituì la Confraternita del Corpus Domini,
che svolgeva opera di sostegno e assistenza ai bisognosi, accompagnava
il viatico agli infermi e trasportava i defunti al sepolcro. Nel 1666 i
confratelli eressero un loro oratorio dedicandolo a Maria Assunta in
Cielo che, ampliato ed abbellito nel 1729, assunse le dimensioni attuali.
Nel 1566 Cosimo istituì un’altra confraternita, quella della Misericordia,
che ebbe il compito specifico di assistere i detenuti ed i condannati a
morte. Pure questa confraternita ebbe un suo oratorio dapprima dedicato
a San Giovanni Battista e dal 1677 a San Cristino, che divenne anche
Portoferraio, veduta sul golfo — ©Michele Martina
18 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
protettore della città. Nel 1618
il governatore di Portoferraio
Orazio Borboni di Sorbello fece
erigere una cappella che doveva
conservare la sua sepoltura,
dedicandola alla Madonna del
Carmine, di dimensioni ridotte
ed a pianta ottagonale. Inoltre
il Conte creò la Confraternita
dell’abito del Carmine i cui fratelli
furono soprattutto militari della
guarnigione. Nel 1714 l’allora
Governatore Girolamo Niccolini
fece trasformare il mausoleo in
un bell’edificio a forma di croce
greca, ornata di stucchi, affreschi
e marmi rari. Alla fine del XVIII
secolo la chiesa fu interdetta al
culto e spogliata delle sue opere
sacre, che furono distribuite tra le
altre chiese esistenti. Nel 1814 fu
trasformata da Napoleone in Teatro
e sede dell’Accademia dei Fortunati,
divenuta in seguit dei Vigilanti. Ma
se quest’ultima chiesa non è più un
luogo di culto e non è sopravvissuta
neanche la Confraternita del
Carmine, continuano a svolgere
la loro funzione religiosa le altre
due confraternite ed i loro oratori,
testimonianza viva di quasi cinque
secoli di vita.
Portoferraio, the Renaissance
Churches
Inside the Medicean walls of the
city of Portoferraio, the Renaissance
Churches are worth a visit. The first
one was built by Cosimo I in 1549,
dedicated to the Nativity of the
Blessed Virgin Mary, enlarged and
embellished over the years as the
number of inhabitants and the role
of Cosmopoli grew. It has remained
the most important: it was attended
by the Bonaparte family. In 1558,
work began on the Church and the
Convent of San Salvatore, today’s De
Laugier Cultural Centre, destined
to become the seat of the Knights
of Saint Stephen who later moved
to Pisa. In 1551, the Grand Duke
established the Confraternity of
Foto ©AndreSilingardi
Corpus Christi that gave help to the needy, the sick and the dead. Then in 1556
he founded the Confraternity of Mercy which had the specific task of assisting
prisoners and those condemned to death. The Chapel of Our Lady of Carmine,
that housed the confraternity of the same name, dates back to 1618. It was
later deconsecrated and became a military depot then in 1814, designated
by Paolina Bonaparte as the site for the Vigilante Theatre which is still in use
today.
Portoferraio: Die Kirchen der Medici
Innerhalb der Stadtmauern des von den Medici geprägten Portoferraio
befinden sich mehrere bedeutende Kirchen aus der Renaissancezeit. Die
erste wurde 1549 von Cosimo I. errichtet und der Geburt der Heiligen Maria
geweiht. Mit dem Bevölkerungswachstum und der zunehmenden Bedeutung
von Cosmopoli wurde sie im Laufe der Zeit erweitert und verschönert.
Sie blieb die wichtigste Kirche der Stadt und wurde auch von der Familie
Bonaparte besucht. 1558 begannen die Bauarbeiten für die Kirche und
das Kloster San Salvatore, dem heutigen Kulturzentrum De Laugier. Diese
Anlage war ursprünglich als Sitz des Ritterordens von Santo Stefano
vorgesehen, der später nach Pisa verlegt wurde. Im Jahr 1551 gründete der
Großherzog die Bruderschaft des Corpus Domini, die sich der Unterstützung
Bedürftiger, Kranker und Verstorbener widmete. 1566 folgte die Gründung
der Bruderschaft der Barmherzigkeit, deren Hauptaufgabe es war, Gefangene
und zum Tode Verurteilte zu betreuen. Die Kapelle der Madonna del Carmine
stammt aus dem Jahr 1618. Sie beherbergte die gleichnamige Bruderschaft,
wurde später entweiht und als Militärlager genutzt. Im Jahr 1814 wurde sie auf
Veranlassung Paolina Bonapartes zur Spielstätte des Teatro dei Vigilanti, das
bis heute in Betrieb ist. Portoferraio, veduta
culture & art
19
Sette anni e un giorno
Storie e personaggi intorno a Napoleone
di Patrizia Lupi
Il libro “Sette anni e un giorno” di Luigi Maria Lucani,
pseudonimo di un autore che vuole rimanere anonimo,
non si limita a ripercorrere gli eventi principali della
vita di Napoleone all’Elba e a Sant’Elena, ma offre
un vero e proprio mosaico di storie e personaggi che
hanno gravitato attorno all’imperatore. Dai fedelissimi
compagni d’arme, come il Maresciallo Bertrand, che lo
seguirono nel suo esilio, ai “carcerieri” inglesi, come
il Colonnello Campbell e il Generale Lowe, che ne
sorvegliarono ogni mossa, il libro ci fa incontrare una
galleria di figure che hanno segnato un’epoca, descritte
con acume e dovizia di particolari.
Lucani ci svela anche i retroscena di alcuni episodi
noti, come la visita di Maria Walewska all’Elba, e ci fa
scoprire vicende meno conosciute, come quelle del
generale Cesare de Laugier e della contessa Teresa
Gamba, l’ultima donna amata da Lord Byron, la
Contessa G nel “Conte di Montecristo” di Dumas. Non
mancano poi le curiosità, come l’eco dell’eruzione del
vulcano Tambora e del suo possibile impatto sulla
battaglia di Waterloo.
Le vicende storico-politiche e culturali elbane e
toscane sono intrecciate nel racconto di illuminati
amministratori come il conte Vittorio Fossombroni
e il cav. Giovanni Fabbroni, accanto ad artisti quali
Pietro Benvenuti e Antonio Canova; insieme a uomini
di scienza come il geologo Déodat de Dolomieu, il
mineralista René Just Hauy, il geografo Arsène Thiébaut
de Bernaud, i naturalisti Ottaviano Targioni Tozzetti e
Girolamo de’ Bardi.
Si racconta anche il colorito “gossip” sul divorzio fra il
Re del Regno Unito Giorgio IV e la consorte Carolina,
che giunge all’Elba per visitare quelle che erano state
le dimore di Napoleone, quando il “Grande Uomo” era
ancora prigioniero a Sant’Elena. Non dimenticando
l’assassinio del Duca di Berry, nipote di Luigi XVIII, per
mano di un solitario bonapartista francese che durante
la presenza di Napoleone all’Elba aveva tentato, senza
successo, di trovare un lavoro sull’Isola.
Il libro di Lucani è un vero e proprio affresco storico
e culturale che spazia dall’Elba a Sant’Elena, dalla
Toscana all’Europa, e che ci fa rivivere le atmosfere
di un’epoca di grandi cambiamenti. L’autore, arguto
e preciso, ci accompagna in un viaggio nel tempo,
facendoci immergere nella storia e appassionare nella
lettura.
Lucani adotta uno stile coinvolgente e ricco di dettagli,
che rende la lettura scorrevole. Le cronache dell’epoca,
riportate nel libro, sono arricchite da preziose note
dell’autore, che ci aiutano a comprendere meglio il
contesto storico e i personaggi. “Sette anni e un giorno”
è un libro adatto a tutti, dagli appassionati di storia
napoleonica ai semplici curiosi. La capacità dell’autore
di raccontare coinvolge il lettore anche meno erudito
per il suo stile chiaro da esperto divulgatore scientifico.
Sulla sua identità ho un sospetto, basato su un indizio,
ma come ben sappiamo ci vogliono due indizi per fare
una prova.
Seven Years and a Day. A Mosaic of Stories and
Characters around Napoleon
Luigi Maria Lucani is just a pseudonym for the writer of
the book “Sette anni e un giorno” (Seven Years and a Day)
20 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Foto ©Andre Silingardi - Accampamento napoleonico
all about Napoleon and the Emperor’s Elban adventures,
describing his entourage, from his faithful comradesin-arms,
such as Marshal Bertrand who followed him
into exile, to his English “jailers” like Colonel Campbell
and General Lowe. Lucani also reveals the background
of some well-known episodes like Maria Walewska’s visit
to Elba and leads us to discover lesser-known accounts
such as those of General Cesare de Laugier and Countess
Teresa Gamba, the last woman loved by Lord Byron,
Countess G in Dumas’ “Count of Montecristo”. There is
no shortage of curiosities like the echo of the eruption
of the Tambor volcano and its possible impact on the
Battle of Waterloo. Lucani’s book is a true historial and
cultural fresco that ranges from Elba to St. Helena, from
Tuscany to Europe, giving us the opportunity to relive the
atmosphere of an era of great changes.
Byrons und Inspiration für die Gräfin G in
Dumas’ „Der Graf von Monte Christo“. Darüber hinaus
lesen wir spannende Anekdoten, wie das Echo des
Vulkanausbruchs des Tambora und dessen möglicher
Einfluss auf die Schlacht von Waterloo. Lucanis Buch
ist ein wahres historisches und kulturelles Panorama,
das von Elba bis St. Helena, von der Toskana bis nach
Europa reicht und die Atmosphäre einer Epoche
großer Umwälzungen lebendig werden lässt.
Sieben Jahre und ein Tag. Ein Mosaik aus Geschichten
und Figuren rund um Napoleon
Luigi Maria Lucani ist nur das Pseudonym des Autors des
Buches „Sieben Jahre und ein Tag“, das Napoleon und
seinen elbanischen Erlebnissen gewidmet ist.
Es zeichnet ein Bild seines Umfelds – von seinen
treuen Waffenbrüdern, wie Marschall Bertrand, der
ihn ins Exil begleitete, bis hin zu seinen britischen
„Gefängniswärtern“, wie Oberst Campbell und General
Lowe. Lucani enthüllt auch die Hintergründe einiger
bekannter Episoden, wie den Besuch von Maria Walewska
auf Elba, und bringt weniger bekannte Ereignisse ans
Licht, etwa die Geschichte des Generals Cesare de Laugier
und der Gräfin Teresa Gamba – der letzten Geliebten Lord
culture & art
21
Telemaco
Signorini
all’Elba
di Diletta Frescobaldi
La mia passione per l’Isola d’Elba e per la storia
dell’arte mi ha portato ad interessarmi al pittore
Telemaco Signorini ed in particolare al periodo che il
pittore trascorse sull’Isola. Nato a Firenze nel 1835, si
iscrisse all’Accademia di Belle Arti, che presto lasciò
per esercitarsi alla pittura di paesaggio all’aperto
sviluppando la tecnica pittorica della macchia,
realizzata con macchie di colore e contrasti tonali,
tipica del gruppo dei Macchiaioli, del quale fu anche un
vivace teorico. Durante l’esperienza elbana, immerso
nella bellezza della natura e nella semplicità della vita,
trovò nuovi stimoli visivi ed emotivi, che lo portarono
ad allontanarsi ancora di più dal mondo accademico
e ad avvicinarsi a un’osservazione diretta della realtà:
la sua luce, i suoi paesaggi, i suoi contrasti tra il cielo
e il mare lo portarono ad una maggiore attenzione
ai fenomeni naturali come la resa atmosferica. Qui il
pittore dipinse scorci marini, calette luminose, vedute
di vita quotidiana e di borghi, come quello dedicato a
Poggio, con una visione sintetica e immediata che ne
rende l’essenza dell’immagine.
Tra il 1888 e il 1889 furono frequenti i soggiorni di
Signorini all’Elba, durante i quali non si dedicò solo
all’osservazione della natura ma conobbe e descrisse i
disagi sociali come quello dei carcerati. In base a quel
ricordo, compose nel 1894 il suo quadro più scandaloso
e criticato all’epoca, il famoso “Bagno Penale di
Portoferraio” del 1894 (Firenze, Palazzo Pitti). Nell’estate
del 1888 con la figlia Irene trascorse due mesi sull’Isola,
lavorando assiduamente e frequentando Fucini e
Foresi. Quello stesso anno alla Promotrice di Firenze
espose la “Spiaggia delle ghiaie a Portoferraio”, la
“Sanità a Portoferraio”, il “Capobianco dell’Isola d’Elba”,
la “Villa Napoleone a Portoferraio”, il “Sole di sera
all’Isola d’Elba” e le “Saline a Portoferraio”.
La bellezza dell’Isola, la sua varietà paesaggistica, i
suoi colori e la sua luce sono presenti in dipinti come
il “Paesaggio elbano”, oggi alla Galleria d’Arte Moderna
di Palazzo Pitti, dove è rappresentata una veduta di
una valle e di una catena montuosa, o la “Spiaggia di
Marciana”, oggi al Museo civico di Grosseto, dove la
meraviglia del mare si abbina a quella delle montagne
circostanti, o nella “Veduta di Porto Azzurro”, oggi alla
Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, dove la
resa atmosferica si affianca a quella del mare.
Signorini viaggiò assiduamente, fu spesso a Parigi dove
entrò in contatto con i maggiori esponenti della pittura
impressionista, morì a Firenze nel 1901. Il periodo
passato all’Elba fu fondamentale per Signorini per
la scoperta di nuovi soggetti, ma soprattutto per un
rinnovamento pittorico, basato sulla sperimentazione
della pittura all’aria aperta, che lo renderà uno dei
pittori più importanti in Italia nell’Ottocento. La
bellezza delle sue opere dedicate all’Isola dovrebbe
essere maggiormente conosciuta e valorizzata.
Telemaco Signorini on Elba
He was born in Florence in 1835 and around 1864 he
stayed on Elba where he perfected his technique using
colour spots and tonal contrasts, bringing him closer to
the Tuscan Macchiaioli group of which he was a lively
theorist. During his experience on Elba, surrounded by
the beauty of its nature and the simplicity of life, he found
new visual and emotional stimuli by experimenting
with open-air painting: this was to make him one of the
most important painters in Italy in the 19th century. He
painted seascapes, bright coves, views of everyday life
and villages, however he did not only devote himself to
landscapes. His sensitivity to social issues led him to
present situations of social hardship, such as that of the
prisoners, in some of his works, which created a stir at
the time and later contributed to his fame. His “Elban”
22 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
©Michele Martina — Portoferraio tetti e golfo
works are kept in numerous museums throughout
Italy. Signorini travelled far and wide and he often went
to Paris where he had contact with the leaders of the
Impressionist movement. He died in Florence in 1901.
Telemaco Signorini auf Elba
Telemaco Signorini wurde 1835 in Florenz geboren.
Um 1864 hielt er sich auf der Insel Elba auf, wo er
seine Maltechnik weiterentwickelte. Insbesondere
durch den Einsatz von Farbflecken und Hell-Dunkel-
Kontrasten näherte er sich dem Kreis der toskanischen
Künstlergruppe Macchiaioli an und wurde zu deren
Vordenker. Während seines Aufenthalts auf Elba,
geprägt von der landschaftlichen Schönheit der Insel
und dem einfachen Alltagsleben, fand er neue visuelle
und emotionale Anregungen. Er experimentierte mit der
Freiluftmalerei um Lichtverhältnisse und Stimmungen
unmittelbarer einzufangen und wurde zu einem der
führenden italienischen Maler des 19. Jahrhunderts.
Signorini schuf maritime Motive, lichtdurchflutete
Buchten, Alltagsszenen und Darstellungen ländlicher
Orte. Sein Werk umfasste auch gesellschaftskritische
Themen, etwa die Darstellung sozialer Missstände wie
das Leben von Gefangenen. Dies sorgte seinerzeit für
Aufsehen und stärkte seinen späteren Ruf. Zahlreiche
seiner auf Elba entstandenen Werke befinden sich
heute in Museen in ganz Italien. Signorini reiste häufig,
insbesondere nach Paris, wo er mit bedeutenden
Vertretern des Impressionismus in Kontakt kam. Er starb
1901 in Florenz.
Ritratto di Mago Chiò alla Pinacoteca Foresiana di Portoferraio - Foto ©R.Ridi
Veduta di Portoferraio
culture & art
23
I 100 anni di Gino Terreni
di Leonardo Terreni
Gino Terreni, giovanissimo artista appena sposato
con Anna Maria Davini, ebbe il suo primo incarico di
docente al Liceo Foresi di Portoferraio e visse all’Isola
d’Elba per oltre due anni tra la fine del 1951 e la seconda
metà del 1953. Dovete sapere che, all’epoca, essere
mandato all’Elba per lavoro veniva considerato alla
stregua di un piccolo esilio, come da napoleonica
memoria. Nonostante tutto, sbocciò un amore.
Venne “in avanscoperta” sull’isola, subito dopo il
matrimonio del 14 ottobre del 1951, per trovare casa.
In quell’immediato dopoguerra, questo giovane
docente al primo incarico non si poteva permettere
un appartamento costoso. Riuscì a trovare una
sistemazione in affitto, con tanto di stanzina sottotetto
alla “bohémien”, presso la famiglia Marinari a
Portoferraio, che accolse i novelli sposini con grande
affetto. Le finestre davano sulla Calata Matteotti, con
l’ingresso del palazzo posto di fronte alle Galeazze
al n. 14 (via delle Galeazze, già via C. Colombo).
Coincidenza volle che in quel palazzo, alcuni anni dopo,
ci abitasse anche l’artista elbano Italo Bolano. Gino,
benché inizialmente demoralizzato per un incarico
così lontano da casa, rimase presto incantato dalla
bellezza selvaggia dell’isola e dal fascino di Portoferraio.
Tanto da scrivere a sua moglie Anna Maria due
cartoline, firmate 26 e 27 novembre 1951: “È un paese
meraviglioso, rimarrai entusiasta, Gino”.
“Carissima Signora, verrò a prenderti alla fine della
settimana. Passeremo delle ore meravigliose qui a P.F.
(Portoferraio). Il tuo sposo”. E così fu.
All’Elba si fece molti amici e tra loro il Prof. Aulo
Gasparri, Italo Bolano (già suo alunno al ginnasio) e
Leonida Foresi, per il quale realizzò alcune xilografie
(incisioni su legno e poi stampate su carta), rimanendo
in costante contatto anche negli anni a venire. Le
matrici di queste xilo furono ritrovate nel 2014 dal
genero di Leonida, il prof. Luigi Serena, nell’archivio del
“Corriere Elbano”. Realizzò una lunga serie di paesaggi
e di marine, molti disegni e schizzi preparatori, oggi
in numerose collezioni private in giro per il mondo.
Sull’isola ritornò molte volte con la famiglia, per
ritrovare i vecchi amici e continuare a dipingere,
oltre alle marine, i bellissimi scorci di paesi come Rio
nell’Elba e Rio Marina, San Piero e Sant’Ilario.
Ma chi è stato Gino Terreni? Nacque a Empoli, in località
Tartagliana, il 13 settembre del 1925. Morì all’ospedale
di Empoli la sera del 28 novembre 2015, dopo breve
malattia. Artista poliedrico, fortemente legato alla
corrente espressionista, dopo l’8 settembre, durante
la Seconda Guerra Mondiale, interruppe i suoi studi ed
entrò come partigiano nella formazione “Carlo Rosselli”
per poi partire volontario nella divisione Legnano
24 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
sulla Linea Gotica. Fu tra i primi liberatori della città di
Bologna. Finita la guerra, riprese gli studi al Magistero
d’Arte di Firenze (Istituto d’Arte di Porta Romana), sotto
la guida di due grandi maestri: Francesco Chiappelli e
Pietro Parigi.
Produsse grandi cicli di mosaici e di affreschi, tra questi
ultimi sono da citare quelli nella Casa Natale di Arnolfo
di Cambio a Colle di Val d’Elsa, suo studio d’artista.
Nel 1981, il Vaticano gli commissionò la serie di opere
grafiche sulla vita di padre Massimiliano Kolbe, martire
di Auschwitz, in occasione della sua beatificazione.
Ben sette monumenti pubblici, tra cui da evidenziare
il Monumento Internazionale alla Pace, in bronzo
e mosaico, all’Abetone (PT) sotto l’egida dell’ONU e
“Lo Stupore”, dedicato alle vittime per l’Eccidio del
Padule di Fucecchio, inaugurato nel settembre del
2002 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio
Ciampi, a Castelmartini di Larciano (PT). Cavaliere della
Repubblica per meriti artistici e civici, Accademico
dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze e
dell’Accademia Tiberina, già Accademia Pontificia.
Oggi, la sua arte è considerata una testimonianza della
Storia Italiana del Secondo Novecento, dagli orrori
della guerra alla speranza della pace, dalla condizione
della donna alla vita dei campi e all’arte sacra,
sperimentando quasi tutte le tecniche conosciute. È
per tutto questo che la Regione Toscana lo definisce
“l’Artista della Memoria”. La sua produzione è
sterminata (ha inciso oltre mille xilografie, tra le quali
le più grandi al mondo su legno di filo) e le sue opere,
frutto di quasi ottanta anni di attività artistica (il suo
primo autoritratto è del 1937, a soli 12 anni), si trovano
presso numerosi musei, nazionali ed internazionali,
in decine di chiese, edifici storici e piazze italiane. Tra
questi, la Galleria degli Uffizi, dove è presente con
l’autoritratto, quindici disegni del tempo di guerra e
una serie di xilografie.
Quest’anno si festeggia il centenario della nascita col progetto:
Gino100 “Gino Terreni, l’Artista della Memoria e della
Tradizione Toscana a cento anni dalla nascita” (1925/2025)
Gino Terreni, on the Centenary of his Birth
Gino Terreni (Empoli 1925-2015), came to the Island of
Elba as a teacher in 1951 and fell in love with the place.
On Elba, he made many friends among the intellectuals
who gathered round the “Corriere Elbano”; for it, he made
some xylographs, engravings on wood then printed on
paper. He kept up the friendship and in following years,
returned with his family to enjoy some painting, not
only of seascapes but also beautiful views of villages
such as Rio nell’Elba and Rio Marina, San Piero and
Sant’Ilario. He was a versatile artist, strongly attached
to the Expressionist movement and he produced large
Gino Terreni a Portoazzurro - S. Giuseppe, 1952
series of mosaics and frescoes, graphic works and public
monuments. He was awarded the title of Knight of the
Republic for artistic and civic merits, he was an Academic
of the Academy of Arts and Design in Florence and of
the Tiberina Academy, formerly the Pontificia Academy.
Today, his art is considered a testimony to the history
of Italy of the second half of the 20th century, from the
horrors of war to the hope for peace, from the condition of
women to life in the fields and sacred art, experimenting
with almost every known technique. He is called “the
Artist of Memory” for his 80 years spent between artistic
activity and civil commitment: his works can be found in
museums all over the world.
Gino Terreni zum hundertsten Geburtstag
Gino Terreni kam 1951 als Lehrer auf die Insel Elba – und
es war Liebe auf den ersten Blick. Dort fand er schnell
Anschluss an eine Gruppe von Intellektuellen, die für den
„Corriere Elbano“ schrieben, und pflegte mit ihnen enge
Freundschaften. Er fertigte zahlreiche Holzschnitte an,
die später auf Papier gedruckt wurden. Elba blieb ihm ein
Leben lang wichtig, und er kehrte oft mit seiner Familie
zurück. Neben den Häfen malte er auch eindrucksvolle
Ansichten von Dörfern wie Rio nell’Elba, Rio Marina, San
Piero und Sant’Ilario. Als vielseitiger Künstler mit starken
expressionistischen Einflüssen schuf Terreni große
Zyklen aus Mosaiken und Fresken, zahlreiche grafische
Werke sowie bedeutende öffentliche Denkmäler. Für seine
künstlerischen und bürgerlichen Verdienste wurde er
zum Ritter der Italienischen Republik ernannt. Zudem
war er Mitglied der renommierten „Accademia delle Arti
del Disegno“ in Florenz und der „Accademia Tiberina“,
der ehemaligen päpstlichen Akademie. Sein Werk gilt
heute als ein eindrucksvolles Zeugnis der italienischen
Geschichte des 20. Jahrhunderts – es erzählt von den
Schrecken des Krieges, von der Hoffnung auf Frieden,
vom harten Leben der Frauen in der Landwirtschaft
und von sakraler Kunst. Dabei experimentierte Terreni
mit nahezu allen bekannten Techniken. Aufgrund
seiner 80-jährigen künstlerischen Tätigkeit und seines
gesellschaftlichen Engagements wird er als „Künstler der
Erinnerung“ bezeichnet. Seine Werke sind in Museen auf
der ganzen Welt zu finden.
culture & art
25
Aldo Mazzi detto “Cucciolo”
di
P. L.
D’arte e solo d’arte è vissuto e vive Aldo Mazzi, per tutti
“Cucciolo”. Artisti i suoi compagni di avventura, di viaggi
e di bevute. Artisti quelli che aprono le porte degli
studi accanto al suo, ai Casini d’Ardenza a Livorno, dove
hanno abitato generazioni di pittori.
Ha girato il mondo, Aldo, partendo da quel quartiere
popolare livornese, da via Terrazzini, dove si viveva
per le strade e tutti si conoscevano, cantando le opere
di Mascagni o emulando il grande Modigliani. Perché i
livornesi ce l’hanno nel sangue, la musica e la pittura, le
respirano insieme al libeccio.
Classe 1937, Cucciolo ha conosciuto la guerra e la fame:
“Si andava avanti a sbadigli” ricorda ammiccando con
occhi vivaci, che lampeggiano fra il cappello e i baffi.
Il babbo aveva messo su una seconda famiglia in
Germania: erano tempi in cui la guerra scompigliava la
vita di ciascuno e certe volte non si ritrovava la strada
di casa. La mamma Rita Chimenti, che aveva studiato
bambina alle Case Pie e scriveva le lettere per gli altri,
nonostante la quinta elementare, aveva dovuto arrangiarsi
e aveva tirato su tre figli, da sola, con quel che
c’era. E c’era poco. A 9 anni Aldo era già “a bottega” e
lucidava mobili. Fino a quando lo zio Luciano Paoletti,
ex pugile professionista, convertito all’antiquariato e
al restauro, gli aveva messo una cassettina in mano
con pennelli e tubetti di colore: “Vai bimbo, principia a
dipinge’, pol’esse’ la tu’ strada”.
E di strada da allora ne ha fatta parecchia. Ma non ha
mai lasciato davvero Livorno, che se fosse andato per
il mondo come altri grandi artisti labronici, avrebbe
potuto anche lui esprimere al meglio il suo talento.
Carlo Pepi, collezionista di fama che conserva alcune
delle sue opere, ne è convinto. “Pur riproducendo il vero
– scrive Pepi – ha in ogni caso una sua personalità che
discosta dalla pletora dei poco riconoscibili. Sa rendere
l’idea con pochi tratti essenziali… e da qui il successo che
sempre lo ha seguito… è certamente uno che si eleva e
può comparire onorevolmente fra i maggiori paesaggisti
del suo tempo”. Furono anni di fermento culturale quelli
del ’60 e del ’70 in una Livorno progressista e popolare.
Aldo produceva ed esponeva: alla Rotonda, alla Bottega
d’Arte, alla Galleria Romiti di Livorno, ma anche a Firenze,
alla Guelfa, alla Perla. E ancor più lontano fino a San
Diego grazie al suo appassionato collezionista Fabio
Chetoni. Numerosi i viaggi fuori porta, soprattutto a
Chioggia con Masaniello Luschi, Giorgio Luxardo, Piero
Pastacaldi, Franco Mazzaccherini. Aldo faceva parte del
Gruppo Labronico, dal quale uscì quando in troppi, era
diventata una moda, prendevano la tavolozza: “Troppi
dopolavoristi – dice Cucciolo – la pittura non va presa
a piccole dosi. Ti ci devi tuffare come dal Molo Novo”. In
questo girovagare, ancora ragazzo, Cucciolo era sbarcato
all’Elba. Il Signor Conti di Lacona, che passava spesso
per Livorno e dimorava all’Hotel Palazzo, si innamorò
della sua pittura genuina, riconoscendone il talento,
e da bravo mecenate lo invitò nella sua Villa a Lacona
perché trasferisse en plein air, sulla tela, i colori e le luci
dell’Isola. Era il 1953, l’Isola si esprimeva nella bellezza
dei suoi paesaggi incontaminati, sempre diversi, con
l’arcobaleno dei colori in continua trasformazione
26 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
come le stagioni. Una residenza
d’artista prolifica: molti dei suoi
quadri Conti li regalava agli amici,
generoso com’era, vino e sigari per
tutti.
Dell’Elba Aldo conserva ancora
qualcosa nel suo studio pieno di
fascino fra manifesti d’epoca, foto,
stracci intrisi di colore, colori ad
olio della migliore marca, oggetti
desueti, una vecchia Frau e il profumo
di mare. L’Isola gli è rimasta nel
cuore, ci è tornato qualche volta. Ricorda
una settimana di tuffi e scorpacciate,
la casa a Porto Azzurro
negli anni ’80, con Angelo Volpe e
Paolo Bigazzi. Ricorda le ginestre e
il contrasto con l’azzurro del mare e
del cielo, l’infinita gamma dei verdi,
le macchie di colore dei cisti fioriti.
Ricorda una sua mostra al Select di
Marina di Campo negli anni 2000.
Qualche quadro si trova ancora, ne
ho riconosciuto uno al Ristorante
Feraja di Portoferraio, di proprietà
della famiglia Pagni. “Mi piacerebbe
tornare: l’Elba è un’Isola speciale –
ricorda Aldo – Molti artisti l’hanno
amata, Domenici e prima di lui molti
grandi pittori come Lloyd o Signorini,
e la lista sarebbe lunga. È un’Isola
che non si dimentica”.
generous and an art enthusiast, and
he gave the paintings of that talented
boy as gifts to the friends who
frequented his villa. Cucciolo came
back to Elba in the eighties to Porto
Azzurro with some painter friends
and then in 2000 for a personal exhibition
at the Select Hotel in Marina di
Campo. He is an en plein air painter
and still remembers the blue of the
sea and the sky contrasted with the
flowering broom, the never-ending
range of greens, the splashes of
colour of the cistus in flower.
Aldo Mazzi genannt „Cucciolo“
Aldo Mazzi, genannt „Cucciolo“, ist
ein 1937 geborener Kunstmaler aus
Livorno. In der schwierigen Nachkriegszeit
wuchs er vaterlos mit zwei
Brüdern auf. Bereits im Alter von 9
Jahren war er in der Werkstatt
seines Onkels, einem Restaurator,
und polierte Möbel. Dieser schenkte
ihm Pinsel und Farben und legte so
den Grundstein zu seinem Leben als
Künstler. Livorno, eine fortschrittliche
und beliebte Stadt ist der Geburtsort
von vielen bekannten Künstlern
wie z.B. Mascagni und Modigliani.
Aldo Mazzi hat seit den 1950er Jahren
bis heute zahlreiche Werke geschaffen,
diese in der Toskana, ganz
Italien, im Ausland, und Dank seines
Sammlerfreundes Fabio Chetoni auch
in San Diego, ausgestellt. Aldo kam
1953 mit seinem damaligen Förderer
Herrn Conti nach Elba. Conti besaß
ein Anwesen am noch unberührten
Strand von Lacona. Großzügig und
kunstbegeistert, schenkte er die Bilder
des talentierten Aldo Mazzi an Freunde,
die zu Gast in seiner Villa waren.
In den 80zigern kehrte „Cucciolo“ mit
Künstlerfreunden nach Porto Azzurro
zurück. 2000 richtete er eine persönliche
Ausstellung im Hotel Select in Marina
di Campo aus. Der Freilichtmaler
Aldo Mazzi, hat bis heute den Kontrast
der Ginster zu den Blautönen des
Meeres und des Himmels, die unendliche
Palette von Grüntönen und die
Farbe der blühenden Zistrosen nicht
vergessen.
Aldo Mazzi, known as “Cucciolo”
Aldo Mazzi, known as “Cucciolo”
(Puppy), is a painter from Livorno,
born in 1937. In the post war years,
he had a difficult childhood, brought
up without a father and with another
two brothers; at the age of 9, he was
already working for his uncle, who
was a restorer, polishing furniture
in the workshop; he was given a box
with paintbrushes and colours and
since then, he has lived only off his
painting. Livorno, a progressive,
popular city, was the birthplace
of Mascagni and Modigliani and
many of its artists have become
famous. From the 1950s up to now,
Aldo has produced many works and
has exhibited in Tuscany, throughout
Italy and abroad, as far as San
Diego, thanks to his collector friend,
Fabio Chetoni. He came to Elba in
1953 with Mr Conti, his patron at that
time, who had an estate on the still
unspoilt beach of Lacona; he was
Artisti all’Elba:
Romano Stefanelli di
Gianfranco Vanagolli
a Luigi Paoletti
È lunga la lista degli artisti che sappiamo legati all’Elba
da un rapporto non episodico, all’origine di una
produzione significativa, ma mai indagata con metodo
e puntualità. Di essa fa parte a pieno titolo Romano
Stefanelli, un contemporaneo, nato a Firenze nel 1931 e
morto a Migliarino Pisano nel 2016, dopo una carriera
densa di riconoscimenti iniziata nella prima metà degli
anni Quaranta. È, appunto, nel 1948 che lo vediamo
lasciare la bottega di Pietro Annigoni, dove per cinque
anni ha imparato l’arte, ossia la tecnica dei colori a olio,
dell’acquerello, della tempera, dell’affresco, del cesello
e dell’incisione nelle sue varie forme, senza trascurare
la scultura. Del 1960 è una sua copia di un ritratto della
regina Elisabetta II eseguito dal maestro, che suscita
ammirazione. Successivamente, nel 1962, verrà il primo
premio al Concorso Nazionale del Ritratto e, nel 1968,
l’invito a esporre dalla prestigiosa Galleria Levi di Milano.
Si tratta di occasioni in cui Stefanelli mostra di lavorare
nel solco dell’indirizzo artistico di Annigoni, che resta
fedele, dal canto suo, al dettato del Manifesto dei pittori
moderni della realtà, concepito nel 1947 con Gregorio
Sciltian, Xavier e Antonio Bueno, Alfredo Serri ed altri,
in opposizione all’ascesa delle tendenze informali ed
esasperatamente espressionistiche.
Già negli anni Settanta, comunque, appaiono pagine
critiche sullo Stefanelli che lo pongono su orizzonti
di ricerca personale, destinati ad accentuarsi col
tempo, specialmente riguardo alla rappresentazione
del paesaggio. Ed è significativa una sua intervista
del 1988, rilasciata a Everardo Dalla Noce, dove, nella
manifestazione di un affetto filiale, Annigoni figura
essere una personalità artistica cui guardare da una
tribuna propria: “[…] io penso alle ‘cose’ in una maniera
del tutto diversa da come le pensa Annigoni”. C’è, di fatto,
un “vero assoluto” di partenza che “si raccoglie in un
vero-astratto” assolutamente distinguibile. Su Stefanelli
di fronte al paesaggio sono illuminanti le parole di
Dalla Noce: il suo “fine è la sintesi. La stringatezza,
l’abbandono del superfluo, dei particolari a ridondare,
senza togliere nulla all’insieme, è sublimare l’arte nella
sua interezza. Ma anche […] il momento topico della
somma degli addendi che stanno provvisoriamente
fuori dall’artista. Ebbene Stefanelli […] spinge
maggiormente il suo impegno in questa visuale”.
Scorcio di Cavo
Con Annigoni Stefanelli condivide l’amore per
l’affresco. Entrambi lavorano contemporaneamente
all’abbazia di Montecassino e nella chiesa di S.
Michele Arcangelo di Ponte Buggianese. Stefanelli
realizza, inoltre, nella chiesa di S. Maria di Massarella,
rispettivamente nel 1983, nel 1986 e nel 1998, una
Crocifissione, una Natività e un’Annunciazione,
considerati i suoi capolavori nel genere. Come
“vedutista”, sebbene cittadino del mondo, la sua fonte
d’ispirazione più profonda è la natia Toscana, tanto
nella dimensione rurale che marittima. In quest’ultima
un punto fermo è costituito dall’Elba, che comincia
a frequentare negli anni Cinquanta, prediligendo il
ridente borgo di Cavo. Qui si ripete, nel ricordo dei
sodali e degli amici, tra i quali chi scrive, un trend di vita
improntato per indole da sempre a un cordiale riserbo.
Sono abitazioni appartate e immerse nella natura,
28 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
quali Villa Piselli e Villa Bianca,
sulla costa di Bolbaia, lunghe
passeggiate, riunioni conviviali di
artisti, con la partecipazione non
rara di Annigoni. Sono otia nel
senso più vero del termine, con un
aspetto dominante rappresentato
dal mare. Con un grosso gozzo di
legno, il Bonaventura, Stefanelli
prende quasi quotidianamente
il largo, potendo contare su un
equipaggio di fedelissimi per
battute di pesca che, se fortunate,
alimentano deschi destinati a
restare nelle cronache. Felice, su
un tale sfondo, l’estro dell’artista
vara una quantità di opere: ritratti,
marine, ampi paesaggi assolati e,
talora, impressioni di scorci e di
angoli tanto umili quanto ricchi
di afflato poetico. Il territorio
conserva parte di questa “galleria”,
che si raccomanda vivamente alla
cura di chi, per sua fortuna, ne
dispone.
Artists on Elba: Romano Stefanelli
Romano Stefanelli is one of the
many artists who has frequented
the Island of Elba since the fifties.
He was a versatile artist, having
learned from his master Annigoni
the technique of painting with
oils, watercolours, tempera, fresco,
chiselling and engraving in its
various forms, as well as sculpting.
Although a citizen of the world, he
loved depicting his native Tuscany,
in particular rural and maritime
landscapes. He often stayed on Elba,
opting for the charming village
of Cavo. He has left us portraits,
seascapes, broad sunny landscapes
and, at times, impressions of views
and hidden corners as humble as
they are full of poetry.
Künstler auf Elba: Romano
Stefanelli
Romano Stefanelli ist einer der
vielen Künstler, die seit den 1950er
Jahren die Insel Elba besuchten. Er
war ein vielseitiger Künstler und
Schüler von Annigoni, von dem er die
Techniken der Ölmalerei, Aquarell-,
Tempera- und Freskotechnik sowie
der Ziselierung, Gravur in ihren
verschiedenen Formen und die
Bildhauerei erlernte. Obwohl er ein
Weltbürger war, liebte er es, seine
toskanische Heimat darzustellen –
von ländlichen bis hin zu maritimen
Landschaften. Besonders oft hielt
er sich auf Elba auf, wobei ihn das
charmante Dorf Cavo besonders
anzog. Von der Insel hinterließ er
uns Porträts, Meereslandschaften,
weite sonnige Szenerien und
manchmal auch Eindrücke von
Winkeln, die ebenso bescheiden wie
voller Poesie sind.
Autoritratto
Testa di fanciulla
culture & art
29
Giuseppe Mazzei ed un
curioso quadretto perduto
di Leonardo Giovanni Terreni
Poggio
Il mio interesse per l’arte e la storia elbana si è
ulteriormente rafforzato dopo una più attenta
osservazione delle opere pittoriche di un artista
isolano, Giuseppe Mazzei. Nato a Portoferraio il 12
febbraio del 1867, morto a Fiume (Rijeka), oggi Croazia,
il 4 ottobre del 1944 e sepolto nel cimitero di Cosala
(Kozala).
Conoscevo da tempo il nome di questo artista e
soprattutto il suo bellissimo lavoro ad olio su tela
le “Saline elbane”, ora nella Pinacoteca Foresiana
a Portoferraio, testimonianza di quelle saline “alla
trapanese” che per lungo periodo rifornirono in
epoca granducale anche il grande magazzino del sale
di Empoli, ora museo del vetro. Non avevo però mai
avuto l’opportunità di approfondire la conoscenza
della sua vita artistica e delle sue opere, che sono state
per me una vera scoperta. Questa opportunità mi è
capitata grazie ad una rara (ed unica) pubblicazione
monografica del 1993, a cura del critico ferrarese Lucio
Scardino, sulla vita e le opere del pittore*.
Il Mazzei fu un artista eccezionalmente precoce, ma
visse con un cruccio: quello di non essere ricordato
da nessuno, non avendo avuto alcuna recensione
critica ufficiale, nonostante la partecipazione
ad importantissime esposizioni e ai molti lavori
commissionati. Tanto che spiritosamente ebbe a dire
al figlio Leo, “dovrebbero fare un monumento al pittore
ignoto, così almeno avrei la soddisfazione di farne parte,
di essere in qualche modo riconosciuto”. Purtroppo
quel cruccio aveva un fondamento di verità e un po’
è stato per davvero dimenticato o, quantomeno, non
adeguatamente valorizzato anche nella sua terra
natale, l’Elba. Mazzei merita una ben più consistente
rivalutazione di quanto sia stato fatto sino ad oggi
e forse sarebbe anche giusto che le sue spoglie
rientrassero in Italia. Oltre che un grande pittore,
è stato pure un valente cartellonista, realizzando
bellissimi manifesti per importanti manifestazioni.
Ma veniamo alla curiosità! Leggendo attentamente
la sua biografia, sono stato colpito dal particolare, di
giottesca memoria, di quando appena tredicenne,
nel 1880, presi colori e pennelli, si diresse da Poggio,
dove era in vacanza, verso la mole del Monte Capanne
e lì immortalò un contadino in atteggiamento di
riposo presso un complesso di rocce. Il destino volle
che Telemaco Signorini (novello Cimabue), in visita
all’Elba dal padre di Giuseppe, Luigi Mazzei, noto
proprietario di un’azienda vinicola, transitasse da quei
luoghi e vedesse il ragazzino all’opera, giudicandolo
idoneo al proseguimento dell’attività pittorica
attraverso studi specifici presso un’Accademia di Belle
Arti. Come in effetti accadde, frequentando prima
quella di Genova e in seguito i corsi sulla figura e il
nudo in quella di Firenze, sotto la guida di Giovanni
Fattori. Sempre il critico Lucio Scardino, riporta: “...
frutto dell’incontro è un piccolo olio raffigurante un
contadino seduto tra le rocce di basalto, che crea un
singolare contrasto con la Natura – immensa – che lo
sovrasta: un ingenuo romanticismo adolescenziale,
corretto da un gusto per la ‘macchia’, dal quale non è
forse estraneo un suggerimento diretto dell’ammirato
viandante-pigmalione”. Questo piccolo quadro (13x18
cm), “Paesaggio elbano”, fu realizzato in tecnica mista
su cartoncino ed è andato perduto, ma non la sua
riproduzione fotografica. Ed è qui che si è acceso il mio
interesse di archeologo!
Osservando attentamente quell’immagine, sono
letteralmente trasalito perché ho riconosciuto
immediatamente nelle rocce rappresentate dietro alla
figura del presunto contadino (forse lo stesso Telemaco
Signorini), una complessa muraglia megalitica
poligonale, della stessa tipologia di quelle presenti
in Grecia e in Ciociaria! La sorpresa e l’emozione
30 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
sono stati enormi e ho dovuto faticare non poco per
valutare meglio la “scoperta” libero dai “voli pindarici”
dovuti all’entusiasmo. Il giovanissimo Giuseppe,
senza rendersene conto, aveva rappresentato dal vero
un’emergenza archeologica eccezionale, ovverosia
un’antica cinta muraria di tipologia fino ad oggi
sconosciuta all’Isola d’Elba. Dipinta con una dovizia di
particolari sorprendente, tanto da poterne cogliere i
minimi dettagli costruttivi, alla maniera della grande
“pittrice-archeologa” Marianna Candidi Dionigi (1756-
1826), con “Viaggi in alcune città del Lazio che diconsi
fondate dal Re Saturno” (1809), che immortalò in
splendidi disegni le cinte murarie pre-romane della
Ciociaria. Quell’antica muraglia, ormai dimenticata,
forse è ancora là, sul Monte Capanne, che aspetta solo
di essere riportata alla ribalta. La sto cercando.
Giuseppe Mazzei and a curious lost Painting
Giuseppe Mazzei was born in Portoferraio in 1867 and
died in Rijeka, Croatia in 1944. Although he grew up in
France and lived in Genoa, he never lost touch with his
beloved island which is often found in his works. “Saline
elbane” is one of his most significant works and is kept
in the Pinacoteca Foresiana in Portoferraio. He was a
well-known painter and poster artist and produced
many artistic works but he was never truly appreciated
as he should have been, not even on Elba. What caught
my attention as an archaeologist was an early painting
of his from 1880, which is now lost, but fortunately,
there is a photograph of it. It features a figure, tiny in
comparison to the rocky landscape behind him, sitting
on a boulder in the countryside on the slopes of Mount
Capanne. However, those rocks retain a pattern, faithfully
reproduced by the artist, which reminds us of a complex
polygonal megalithic wall, the same type as those found
in Greece and Ciociaria and as yet unknown on Elba.
This, despite the fact that the island has been inhabited
since remotest times and which would prove the island’s
strategic importance along the Mediterranean trading
routes. Who knows if it was not destroyed and is just
waiting to be found. I am looking for it.
Giuseppe Mazzei und ein kurioses verlorenes Bild
Giuseppe Mazzei wurde 1867 in Portoferraio geboren
und verstarb 1944 in Rijeka, Kroatien. Obwohl er in
Frankreich aufwuchs und später in Genua lebte, verlor
er nie den Kontakt zu seiner geliebten Insel Elba, die
in vielen seiner Werke eine zentrale Rolle spielt. Eines
seiner bedeutendsten Werke, „Saline elbane“, befindet
sich heute in der Pinacoteca Foresiana in Portoferraio.
Als herausragender Maler und Plakatkünstler hinterließ
Mazzei zahlreiche künstlerische Arbeiten. Dennoch
blieb ihm zeitlebens die verdiente Anerkennung
verwehrt – selbst auf Elba. Besonders faszinierend ist ein
Jugendgemälde von ihm aus dem Jahr 1880, das leider
als verschollen gilt. Glücklicherweise existiert jedoch
eine Fotografie davon. Das Bild zeigt eine kleine, fast
verlorene Figur, die auf einem Felsen an den Hängen des
Monte Capanne sitzt. Im Hintergrund erhebt sich eine
imposante Felsenlandschaft, deren Struktur Mazzei mit
großer Präzision wiedergab. Auffällig ist, dass die Felsen
eine Textur aufweisen, die an komplexe megalithische
Mauern erinnert – vergleichbar mit den polygonalen
Mauerwerken Griechenlands oder Ciociarias, jedoch
untypisch für Elba. Die Insel war seit frühester Zeit
bewohnt, und die antiken Mittelmeerrouten belegen ihre
strategische Bedeutung. Könnte es sein, dass diese Mauer
nicht zerstört wurde, sondern nur darauf wartet, entdeckt
zu werden? Ich, Leonardo, bin auf der Suche nach ihr.
culture & art
31
Mio fratello
Mauro Ottaviani,
pittore
di Angelo Ottaviani
Mauro nacque con la sua gemella Laura il 10 ottobre
del 1952. Era un bimbo biondo, bello e il volto di sovente
illuminato da un sorriso dolce e un po’ “sgrisciato”.
Un’infanzia felice, la nostra, tra il villaggio dei Giornalisti
a Milano, a due passi da via Gluck, Petritoli, il borgo
medievale dove nacque babbo Mario, a casa di nonna
Ida, e le Guberte, la grande fattoria dei Baratta, dove
abitavano la nonna Teresa e il nonno “Bede” Alcibiade,
a Campitello, a pochi passi dal fiume Oglio: generazioni
di contadini. Mamma era bellissima e gentile, Babbo era
intelligente, creativo e determinato: da Petritoli a Fermo
all’Istituto Tecnico, poi al Politecnico a Torino dove
si laureò in ingegneria.
Il primo trauma per tutti fu la poliomielite di Laura
quando aveva appena tre anni. Per seguirla in ospedale
mamma si allontanò da noi per più di sei mesi e per il
piccolo Mauro quell’abbandono fu difficile.
Da ragazzini giocavamo sempre in strada, soprattutto
a pallone, dove Mauro era più deciso e intraprendente.
All’oratorio e nella mitica Petritolese, giocava nel
ruolo di “stopper”. Ma a mio fratello, di quattro anni più
giovane, era toccato seguire le mie orme scolastiche,
le medie al Parini, il liceo al Leonardo da Vinci. Forse il
confronto non fu positivo, tutti gli ricordavano come
fossimo diversi, irrigidendo la sua timidezza, nonostante
il suo buon rendimento e il riconoscimento della sua
sensibilità e intelligenza vivace.
Resse l’indirizzo scientifico fino a quando la sua attitudine
artistica non uscì allo scoperto. Fu un grande, da
solo superò gli esami del quarto e quinto anno di liceo
artistico, maturità compresa.
Con i carissimi amici Belloli, Gianandrea e Oakland,
nell’estate del 1964, approdammo all’Elba, a Marina di
Campo, che eleggemmo subito come casa nostra.
Nel 1966 acquistammo là dei terreni e nel 1968 furono
completate le case. Il progetto dell’architetto fu stravolto
da mio padre e anche noi figli partecipammo
divertiti.
Intanto Mauro cresceva, il più alto di tutti in famiglia,
timido ma irresistibile, specie con le ragazze, bello e
dai modi gentili. Ma, sin da adolescente, aveva sviluppato
un proprio mondo interiore, un luogo intimo
in cui amava rifugiarsi, che era però un nascondiglio
pieno di inquietudini. I film di Antonioni e i libri di
Sartre facevano emergere i temi dell’incomunicabilità,
dell’alienazione e del disagio esistenziale, stati d’animo
che mio fratello sentiva profondamente. Cominciò
a frequentare l’Accademia di Brera ma nel 1976 fu
chiamato per la leva militare, una dura prova per il
suo spirito libero e anarchico. Cominciava comunque
a inserirsi con soddisfazione nell’ambiente artistico
milanese quando, nella primavera del 1978, comparvero
i primi segni di un disturbo mentale, culminati
in un primo tentativo di suicidio. Tutti gli sforzi della
famiglia per curarlo si scontrarono con il suo rifiuto
della malattia, ma anche con l’incapacità dei medici
di capirlo e assisterlo. Da quel momento, a lunghi
periodi creativi e positivi in cui lavorava intensamente,
si alternarono crisi depressive. Lavorava anche come
32 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Presso l’Accademia di Belle Arti di Brera
Mauro seguì i corsi di pittura e quelli di scenografia.
Tra i suoi insegnanti Luigi Timoncini
(Faenza 1928 - Milano 2019). Altri punti
di riferimento furono Gianfranco Ferroni,
Giuseppe Guerreschi, Bepi Romagnoni e
per certi versi anche Renzo Vespignani
e Francis Bacon.
Tra i quadri più significativi di questo
periodo ci sono Specchio, specchio delle
mie brame… del 1973 e Sotto il sole del 1975.
Il primo raffigura il corpo di una donna nel
quale il colore pare scorrere sottopelle, come
fosse sangue; mentre il secondo raffigura un
uomo di profilo, dal colore itterico, sul quale i
segni del sole non apportano alcun beneficio,
ma cicatrici e desolazione.
scenografo del Teatro della Scala di Milano, partecipando
anche a tournée all’estero. Ma le crisi si fecero
più frequenti e richiesero trattamenti farmacologici
sempre più pesanti. La pittura diventava lo specchio del
suo animo inquieto. I temi cambiarono: la figura umana
si fuse nel paesaggio confondendosi tra le fronde e gli
orizzonti slabbrati. Le sue periferie urbane, prima così
spoglie e desolate, diventarono paesaggi aperti, sereni,
idilliaci, dove ritrovava la pace che aveva perso. Luoghi
immaginari, apparizioni dai colori esotici, evanescenti
e irraggiungibili come i miraggi.
Il progredire della malattia rallentò la sua produzione,
le cure lo avevano reso abulico e straniato, anche il
suo aspetto era cambiato, smise di dipingere nel 1986.
Mauro morì d’infarto qualche anno dopo, a soli quarantotto
anni. Con lui, nella casa di Marina di Campo all’Isola
d’Elba, c’era solo mamma Rina, che gli era sempre
rimasta accanto, anche nei momenti più bui. La scorsa
estate i suoi quadri sono stati ospitati dall’Associazione
Culturale “Le Macinelle” a San Piero.
the medicines slowly destroyed his personality. He died
in his home on Elba at only 48 years of age. The Cultural
Association “Le Macinelle” in San Piero hosted an exhibition
of his paintings.
Mein Bruder, der Maler-Mauro Ottaviani
Nach einer glücklichen Kindheit in Mailand und – ab 1964
– zahlreichen Sommern auf Elba, wo die Familie ein Haus
in Marina di Capo kaufte, geriet Mauro in seiner Jugend in
eine tiefe existenzielle Krise. Seine sensible und eigenbrötlerische
Natur begünstigte diese innere Zerrissenheit.
Er entschloss sich, die Kunstschule und später die
Akademie der Schönen Künste in Brera zu besuchen. Eine
Zeit lang arbeitete er als Bühnenbildner an der Mailänder
Scala. Er litt an Depressionen die schließlich in einem
Selbstmordversuch endeten. Es folgten Jahre der Therapie,
begleitet jedoch von vielen Missverständnissen. Seine
Malerei wurde zunehmend flüchtiger, sein künstlerischer
Ausdruck entglitt immer mehr – während ein schleichender
Drogenkonsum seine Persönlichkeit nach und
nach zersetzte. Mauro starb im Alter von nur 48 Jahren in
seinem Haus auf Elba. Zu seinem Gedenken organisiert
der Kulturverein „Le Macinelle“ in San Piero eine Ausstellung
seiner Werke.
My Brother, Mauro Ottaviani, Painter
Mauro spent a happy childhood in Milan and then in
1964, his family bought a house in Marina di Campo
where he spent his holidays. He faced the existential
crises of adolescence, influenced by his sensitive,
solitary character. He decided to go to Art school and
attended the Brera Academy of Fine Arts. He worked
as a set designer at La Scala, but in 1978, his depression
drove him to an attempted suicide. As he began a
course of treatment and misunderstandings, his paintings
became more and more vague and infrequent as
culture & art
33
Un’isola di cultura:
il Premio Letterario
“Raffaello Brignetti”
di Patrizia Lupi
L’Isola d’Elba è un luogo di grande suggestione, dove la
natura regna sovrana. Ma l’Elba non è solo terra di mare
e di sole, è anche un’isola di cultura, che ha sempre
esercitato un grande fascino su poeti e scrittori di tutto
il mondo. Il Premio Letterario Isola d’Elba “Raffaello Brignetti”
è un importante evento culturale che si svolge
ogni anno all’Isola d’Elba. Il premio è stato fondato nel
1962 da un gruppo di letterati toscani, con l’ambizione
di creare un’isola di Utopia culturale, capace di accogliere
e coronare grandi spiriti.
Ma cosa univa Brignetti con l’Elba? Raffaello, autore del
“Gabbiano Azzurro”, aveva fatto dell’Elba, dove aveva
vissuto ragazzo, la sua patria elettiva, trasfigurando il
mare nello specchio metaforico delle sfide della vita.
Nel corso degli anni, il premio ha ospitato alcuni dei
più grandi nomi della letteratura italiana e internazionale,
tra cui poeti come Gatto e Montale, scrittori come
Böll, Landolfi e Kluge, storici come Denis Mack Smith.
Tra i finalisti, spiccano nomi illustri come quelli, solo
per citarne alcuni, di Pasolini e Zanzotto, Max Frisch e
Solzenicyn, e di critici come Cesare Segre. Ed ancora:
Mircea Eliade, Michel Tournier, Elémire Zolla, Mario
Luzi, Maria Luisa Spaziani, Muriel Spark, Javier Cercas,
Domenico Starnone, Paolo Giordano.
Il Premio è un luogo di confronto nel segno di una
ricerca mai appagata dei risultati raggiunti, che vuole
saldare tradizione e rinnovamento, memoria e progetto,
misura e slancio. Quelle barche di carta che sono i
libri restano i vascelli più affidabili per affrontare i mari
di una contemporaneità tanto drammaticamente complessa,
per riaffermare ancora una volta la responsabilità
della parola e della scrittura.
La 53° edizione del Premio “Brignetti” si svolgerà il 6
settembre 2025 sotto la regia attenta del suo attuale
Presidente, Roberto Marini. I tre scrittori finalisti
selezionati dalla giuria tecnica riceveranno ognuno un
premio di duemilacinquecento euro. Il vincitore sarà
proclamato durante la serata finale, che si terrà a Portoferraio
nella splendida cornice del Teatro dei Vigilanti
“Renato Cioni” di Portoferraio.
Oggi, l’evento culturale riveste un ruolo di prestigio
all’interno del panorama letterario italiano e come tale
ha avuto diverse madrine d’eccezione, tra cui Maria
Grazia Cucinotta, che per diversi anni ne ha presentato
la serata finale, e Milli Carlucci, che ha presentato la
quarantesima edizione del premio, dove venne conferito,
primi in Italia, il premio alla carriera a Sergio Zavoli,
ospite insigne.
Il premio, da una prima fase abbastanza austera, è approdato
ad una dimensione viva e vibrante che ha fatto
riconoscere al “Brignetti” spazi importanti nel mondo
della comunicazione. Il premio è stato ospite delle reti
Rai a “Uno Mattina”, “Caffè Letterario”, “Linea Blu” e nei
TG. Non meno rilevante la presenza sulle reti Mediaset.
Le diverse edizioni hanno fatto notizia su testate
giornalistiche quali La Stampa, il Corriere della Sera, La
Nazione, Il Tirreno ed altri.
Il Premio è un’occasione unica per scoprire l’Isola d’Elba,
un’isola ricca di storia, cultura e bellezze naturali.
Un’occasione per incontrare scrittori, critici e appassionati
di letteratura pensando a un turismo che parta
dai valori materiali e immateriali della comunità per
sostenerne lo sviluppo sostenibile.
34 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Per maggiori informazioni sul premio, è possibile visitare
il sito web ufficiale: www.premioletterarioelba.it
An Island of Culture: the “Raffaello Brignetti”
Literary Prize
Elba is not only a land of sun and sea, it is also an island
of culture which has always fascinated poets and writers
from all over the world. The “Raffaello Brignetti” Elba
Literary Prize is an important cultural event that takes
place every year and is now at its 53rd edition. But what
united Raffaello Brignetti and Elba? The author of “The
Blue Seagull” had lived on Elba as a boy and chose it as
his home, turning the sea into a metaphorical mirror of
life’s challenges. Over the years, the prize has welcomed
some of the biggest names in Italian and international
literature, including poets such as Gatto and Montale,
writers such as Böll, Landolfi and Kluge and historians
such as Denis Mack Smith. The finalists include such
illustrious names as Pasolini and Zanzotto, Max Frisch
and Solzenicyn, critics such as Cesare Segre to name but
a few. And some more: Mircea Eliade, Michel Tournier,
Elémire Zolla, Mario Luzi, Maria Luisa Spaziani, Muriel
Spark, Javier Cercas, Domenico Starnone, Paolo Giordano.
The 53rd edition of the “Brignetti” Prize will take place on
6 September 2025 under the direction of its current President,
Roberto Marini.
Eine Insel der Kultur: Der Literaturpreis “Raffaello
Brignetti”
Elba ist nicht nur eine Insel des Meeres und der Sonne,
sondern auch ein Ort der Kultur, der seit jeher eine große
Anziehungskraft auf Dichter und Schriftsteller aus aller
Welt ausübt. Der Literaturpreis der Insel Elba, „Raffaello
Brignetti“, ist ein bedeutendes kulturelles Ereignis, das
jährlich stattfindet und 2025 bereits zum 53. Mal verliehen
wird. Doch was verband Raffaello Brignetti mit Elba?
Der Autor von „Il gabbiano azzurro“ hatte die Insel, auf
der er seine Jugend verbrachte, zu seiner Wahlheimat gemacht.
In seinen Werken verwandelte er das Meer in eine
metaphorische Reflexion über die Herausforderungen
des Lebens. Im Laufe der Jahre hat der Preis einige der
bedeutendsten Namen der italienischen und internationalen
Literatur nach Elba gebracht. Zu den Preisträgern
und Finalisten zählen große Schriftsteller, Dichter und
Historiker: Dichter wie Alfonso Gatto und Eugenio Montale;
Schriftsteller wie Heinrich Böll, Tommaso Landolfi
und Alexander Kluge; Historiker wie Denis Mack Smith;
Finalisten wie Pier Paolo Pasolini, Andrea Zanzotto, Max
Frisch und Alexander Solschenizyn; Kritiker wie Cesare
Segre. So auch weitere illustre Namen: Mircea Eliade,
Michel Tournier, Elemire Zolla, Mario Luzi, Maria Luisa
Spaziani, Muriel Spark, Javier Cercas, Domenico Starnone
und Paolo Giordano. Die 53. Ausgabe des „Brignetti“-Preises
wird am 6. September 2025 unter der Leitung des
der-zeitigen Präsidenten Roberto Marini stattfinden.
culture & art
35
Premio “Brignetti” 1990
a Mario Tobino
Leggere al di là della fronte
di Patrizia Pellegrini
Oggi, come cinquanta anni fa, la letteratura può avere
ancora un ruolo importante nel costruire la coscienza
civile di un paese? Crediamo di sì, soprattutto quando i
suoi interpreti non sono solo freddi letterati, ma partecipi
della storia di una società.
Tra questi ultimi si iscrive a pieno titolo lo psichiatra-scrittore
Mario Tobino, Primario della sezione
femminile del Manicomio di Maggiano, un letterato
anomalo, non conformista, che pubblica nel 1953
Le libere donne di Magliano. Un libro rivoluzionario
perché descrive il manicomio, nella sua cruda realtà:
un orrore rimosso, un luogo dove recludere e nascondere
un’umanità diversa, dolente, un lager accettato e
istituzionalizzato. Ma anche un libro che stigmatizza
una certa psichiatria indirizzata soprattutto al controllo
sociale.
Quella di Tobino è una denuncia “urlata” e un invito
pressante all’impegno e al cambiamento. Cambiamento
che secondo lui prevede la trasformazione di quello
spazio in uno “speciale paese” a cui i malati sentano di
appartenere, luogo privilegiato per una comunità che
chiede rispetto e diritti. Con queste motivazioni egli si
oppone fortemente alla chiusura dei manicomi, come
accadrà invece con la legge 180 del 1978 promossa da
Franco Basaglia.
Una controversia, la loro, ampiamente diffusa dai giornali
dell’epoca che li vide contrapposti per la visione
della malattia mentale, intesa da Tobino come fatto
biologico-ereditario (“eredità, follia, carne con il germe
maledetto”) e nel contempo sacrale (“una delle misteriose
e divine manifestazioni dell’uomo”) e da Basaglia,
invece, anche come prodotto della società. Entrambi
tuttavia ritengono importante vedere il malato come
persona, soggetto portatore di affetti e diritti e non
oggetto della sua malattia.
Il tema della follia è presente un po’ ovunque nell’opera
letteraria di Tobino, ma i quattro libri che lo affrontano
direttamente sono, oltre Le libere donne di Magliano
del 1953, Per le antiche scale del 1972, Gli ultimi giorni
di Magliano del 1982 e Il manicomio di Pechino tratto
dai diari degli anni 1955-1956, pubblicato nel 1990, dove
Pechino è un espediente per parlare dei fatti della vita
italiana e per stimolarne il cambiamento.
Con questo libro si chiude l’esperienza letteraria e terrena
di Tobino, che morirà nel 1991, un anno dopo aver
ricevuto, proprio con questo libro, il “Premio letterario
Isola d’Elba-Raffaello Brignetti”.
Il 22 settembre del 1990 Tobino arriva per la prima volta
a Portoferraio, accolto nella Libreria dei Fubini da Aulo
Gasparri, che ha ancora un vivido ricordo di quell’incontro.
Si rammaricava Tobino di non aver frequentato
prima l’Elba, per la sua bellezza ma anche per la sua
storia, appassionato com’era, da buon viareggino, della
vita di Maria Luigia d’Austria, consorte di Napoleone.
Un altro aneddoto legava Gasparri allo psichiatra
versiliese: la comune amicizia con il partigiano Aldo
Cucchi (rievocato da Tobino nel libro Tre Amici), che nel
1952 trascorreva le sue vacanze sull’Isola accompagnato
dal giovane poeta elbano Giulio Caprilli.
La Giuria composta tra gli altri da Geno Pampaloni,
Gaspare Barbiellini Amidei e da Giancarlo Castelvecchi
conferisce il prestigioso riconoscimento a Tobino, con
questa motivazione: “L’autore è un medico innamorato
del proprio lavoro e un letterato che sa penetrare nel
cuore delle persone e degli avvenimenti, con una scrittura
apparentemente semplice nel suo cordiale colloquiare,
ma frutto di una paziente ricerca stilistica”.
Tobino è stato fonte di ispirazione per numerosi registi,
quali Mauro Bolognini (Per le antiche scale), Giovanni
Fago (La brace dei Biassoli, Sulla spiaggia e di là dal
molo), Anton Giulio Majano (L’ammiraglio), Mario Monicelli
(Le rose del deserto), Dino Risi (Scemo di guerra). Lo
stesso Federico Fellini ricorda la sua visita nel manicomio
di Maggiano invitato da Tobino quando sembrava
36 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Foto ©Giovanna Borgese - Mario Tobino (1964)
Mario Tobino won the Brignetti Literary Prize in 1990 with
his book “Il Manicomio di Pechino”. He was a psychiatrist,
director of the Maggiano Asylum for women in Tuscany,
who had devoted himself to writing books that won
awards and inspired films by important directors such
as Monicelli, Risi and Bolognini. He was fascinated by the
beauty of the island, but above all, its history as he was
passionate about Marie Louise of Austria, Napoleon’s
wife who had ruled Versilia where he was born. Tobino
was a keen observer of human affairs and a skillful
storyteller, aware of the fine distinction between the world
outside and inside asylums. Hence the timeless appeal of
his books.
Mario Tobino
volesse farne un film: “È stata un’esperienza straordinaria.
[...] Perché la follia protetta dall’amore (e da mura)
comunica un sentimento di libertà pericoloso, al quale
è difficile resistere. È il caos primigenio protetto, difeso,
istituzionalizzato. Non c’è libertà paragonabile a quella
della pazzia difesa. Quell’esperienza mi ha turbato”.
Fellini intuisce il profondo legame che lega Tobino ai
suoi malati, con i quali vive per quarant’anni, giorno e
notte, a contatto con la loro malattia, in ascolto del loro
“umanissimo quanto terrificante cuore di tenebra”. E
li racconta attraverso intuizioni letterarie e cliniche
che anticipano gli studi sul linguaggio schizofrenico e
costituiscono pagine di Medicina Narrativa.
La sua vocazione diaristica e il desiderio di proporsi
come osservatore attento delle vicende umane è un
tratto spontaneo, un’attitudine molto precoce, come
confessa in una breve intervista televisiva: “Sin dall’Università
io avevo una disposizione a stare attento ai moti
degli animi, non agli affari altrui, ma al movimento dei
pensieri, a leggere al di là della fronte”.
Mario Tobino gewann 1990 den Brignetti-Literaturpreis
für sein Buch „Die Irrenanstalt von Peking“. Er war Psychiater
und leitete die psychiatrische Klinik in Maggiano in
der Toskana. Neben seiner medizinischen Laufbahn widmete
er sich ganz der Literatur, verfasste preisgekrönte
Werke und inspirierte damit Regisseure wie Monicelli,
Risi und Bolognini zu filmischen Meisterwerken. Die
Schön-heit der Insel faszinierte ihn – noch mehr jedoch
ihre Geschichte. Besonders angetan war er von Marie
Luise von Österreich, der Frau Napoleons, die einst die
Versilia regiert hatte, wo er selbst geboren war. Tobino
war ein scharfer Beobachter des menschlichen Wesens
und ein meisterhafter Erzähler. Er erkannte den feinen
Unterschied zwischen der Welt innerhalb und außerhalb
der Anstalten – vielleicht ist es gerade diese Sensibilität,
die seine Bücher bis heute so faszinierend macht
Mario Tobino
Tobino al Premio Brignetti nel 1990
37
Il Premio Letterario
“La Tore Isola d’Elba”
di
Jacopo Bononi
Presidente del Premio Letterario
L’attitudine culturale di Marciana Marina: esegesi
di un’autobiografia imperfetta
Il risultato delle nostre scelte nella vita è sempre il
frutto di una serie di complesse circostanze e spesso
di incredibili coincidenze. Senza un incontro fra i miei
genitori all’Accademia di Belle Arti di Carrara all’inizio
dei Sessanta del secolo scorso, nulla delle vicende che
seguono potrebbe avere un senso. Nella perseveranza e
nella attenzione alla cultura intesa come “mood” nelle
cose della vita ritrovo la serietà e la rigidità della mia
nonna paterna Maria, mentre nella capacità relazionale
e di tutto ciò che porta a tendere alla relazione con il
prossimo senza dubbio il mio nonno materno Luigi.
La Lunigiana ha rappresentato sempre un riferimento
fondamentale e l’essere addirittura oggi l’unico
sopravvissuto fondatore della Restituita Accademia
degli Imperfetti di Fivizzano in Lunigiana nel 1969 o
l’aver vissuto le incredibili attività culturali portate
avanti da mio zio Loris Jacopo e da mio padre Eugenio
in tutti i Settanta e Ottanta del Novecento a Castiglione
del Terziere, hanno fatto il paio con il vedere nascere
il progetto probabilmente più illustre della cultura
lunigianese novecentesca, ossia quello del “Museo della
Stampa Jacopo da Fivizzano”. Forse questo mi spinse
ad avviare all’Isola d’Elba una collaborazione intensa
con Marilena Poletti Pasero, l’ideatrice degli “Incontri
con l’Autore” che per un decennio tennero banco alla
Marina. Con la mia famiglia organizzammo l’esordio
letterario di Alessandra Fagioli. Con lei e i professori
Emerico e Noemi Giachery sono stati organizzati molti
eventi che videro protagonisti personaggi del calibro di
Ernesto Ferrero o Gaspare Barbiellini Amidei. L’attività
continuò con Franco Semeraro e con la moglie Lucia
che nel frattempo avevano acquistato la Libreria Rigola.
Franco inventò nel 2005 il Premio “La Tore” invitando
Giorgio Faletti alla prima edizione, direttamente a casa
sua a Capoliveri, e Giorgio con entusiasmo accettò,
rimanendo sempre in ottimi rapporti con noi e partecipando
al “suo premio” anche con il vincitore Franco di
Mare nel 2011 e con Fabio Volo, vincitore l’anno prima.
Sono trascorsi vent’anni da allora e nel frattempo sono
state premiate illustri personalità della Cultura italiana
tra le quali Andrea Vitali, Aldo Cazzullo, Massimo
Gramellini, Pietrangelo Buttafuoco e Giordano Bruno
Guerri, senza contare i politici letterati come Walter
Veltroni o Dario Franceschini.
A queste attività si è aggiunta, in anni recenti, l’Arte.
Ovviamente per il condizionamento positivo che i
miei genitori, entrambi insegnanti di Arte, possono
aver esercitato su di me, quale premio poteva essere
il migliore omaggio al vincitore, piuttosto che la solita
38 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Gramellini Premio 2022
stilografica d’oro d’ordinanza, se
non un’opera di un artista elbano?
Così si sono succeduti Italo Bolano
e Giancarlo Castelvecchi oppure
Walter Puppo e Francesca Groppelli,
per citarne alcuni, che hanno
degnamente rappresentato l’Elba
nella sua dimensione più colta.
Diversa la vicenda che riguarda il
premio più prestigioso nel panorama
letterario italiano ossia il
Premio Strega. Anna Maria Rimoaldi
ne fu l’anima e l’animatrice per
decenni e insieme con il giovanissimo
Stefano Petrocchi, suo allievo e
ora suo erede quale direttore della
Fondazione Bellonci, avendo casa a
Poggio ne organizzò una vetrina estiva
alla Marina durante i Novanta
del Novecento e primi del Duemila.
Ricordo la signora Rimoaldi arrivare
nel nostro Hotel con l’autista
per salutare il vincitore che era
sempre ospite da noi, per preparare
la serata in piazza. Quindi l’invito
di Franco a Stefano a rinnovare
questa tradizione, nel 2018, trovò
terreno fertile: un terreno fatto di
amicizia e di stima, prima ancora
che di voglia di promuovere la Cultura.
Speriamo che tutto l’impegno
e tutte le energie spese in questi
decenni possano lasciare un ricordo
positivo nella nostra Comunità,
perché come scrisse un grande
Poeta “se insieme non ameremo
l’Amore di amarci, un altro amore
non ci sarà”.
The Literary Prize “La Tore”
The Literary Prize “La Tore” is awarded
every year in Marciana Marina,
supported by the family of Jacopo
Bononi, owner of the Hotel Gabbiano
Azzurro. His mother is from Marciana
Marina and his father from
Fivizzano in Lunigiana from a family
with centuries-old cultural traditions
that find their inspiration and
timelessness in the “Jacopo da Fivizzano
Museo della Stampa” (Print
Museum). As both his parents were
Art teachers, they have passed on
their love of culture to their son. This
prize has been awarded to outstanding
Italian authors since 2005 and
they are rewarded with an artistic
creation by an Elban artist: the best
interpretation of the territory by
talented artists. Another important
appointment with Italian literature
is the celebration of the “Premio Strega”
(The Strega Prize). These events
are not limited to the presentation
of literary works, but consolidate a
bond between the organisers and the
community, keeping culture alive in
its various expressions.
Der Literaturpreis “La Tore”
Der Literaturpreis “La Tore” findet
jedes Jahr in Marciana Marina statt
und wird von der Familie Jacopo
Bononi unterstützt. Sie besitzen das
Hotel Gabbiano Azzurro. Bononis
Mutter stammt aus Marciana
Marina, sein Vater aus Fivizzano in
der Lunigiana. Die Familie kann auf
eine jahrhundertealte Tradition im
kulturellen Bereich zurückblicken,
die sich im Druckereimuseum Jacopo
da Fivizzano widerspiegelt. Beide
Eltern waren Kunstlehrer und haben
ihrem Sohn die Liebe zur Kultur weitergegeben.
Seit 2005 wird der Preis
an bedeutende italienische Autoren
verliehen. Die Preisträger erhalten
ein Kunstwerk von Künstlern der
Insel Elba – eine zusätzliche Würdigung
der Insel und ihrer Kunstszene.
Ein weiteres wichtiges Ereignis
der italienischen Literatur ist der
“Premio Strega”, der renommierteste
Literaturpreis Italiens. Solche Veranstaltungen
gehen über die bloße
Präsentation literarischer Werke
hinaus: Sie fördern den kulturellen
Austausch sowie die Verbundenheit
zwischen Organisatoren und der
lokalen Gemeinschaft und tragen
dazu bei, die Kultur in all ihren Ausdrucksformen
lebendig zu halten.
culture & art
39
Carlo d’Ego, fotografo
e custode di memorie
Di Mario Ferrari
Molti non hanno la consapevolezza che la nostra
ricchezza consiste nel possedere la memoria del nostro
passato e la conoscenza dei fatti che sono la base dove
le nostre radici si sono sviluppate e hanno formato
il nostro territorio con attività che hanno lasciato
importanti tracce nella storia fin dai tempi più remoti.
L’iconografia ufficiale ne rappresenta gli avvenimenti
ma anche la freddezza nel raccontarli, dimentica
dell’essenza degli aspetti più ordinari.
La memoria privata rappresenta una ricchezza in
parte venuta alla luce con foto e testimonianze varie,
ma ancora “dimenticata” soprattutto per le immagini
catturate nei film di famiglia decenni orsono con
sistemi che hanno costituito una oggettiva difficoltà a
continuare a “proiettarli”; ma se i vecchi 8mm tornano
alla luce possono, oggi, essere acquisiti in digitale
e contribuire al nostro arricchimento interiore e
soprattutto della memoria e conoscenza collettiva.
Le immagini raccolte nei film amatoriali 8mm e super
8, pur non essendo diffusa la pratica videoamatoriale
per gli alti costi delle attrezzature e delle pellicole,
rappresentano però una finestra importantissima per
rileggere le trasformazioni del paesaggio, gli stili di
vita, le feste e le abitudini di tutti i giorni. Il recupero
di questo impagabile patrimonio filmato non può
essere trascurato per la conservazione e la rilettura
della storia locale, delle abitudini della vita quotidiana
nell’intimità familiare e nei rapporti societari inseriti in
un territorio in rapida trasformazione.
Un insostituibile aiuto viene da Carlo Carletti (1926-
2013), meglio conosciuto come Carlo d’Ego, nato e
cresciuto a Rio Marina; fortemente legato al suo paese
e alla sua terra, aveva i tratti di una personalità aperta,
curiosa del nuovo, amante della bellezza ma soprattutto
era un appassionato curioso del proprio paese e della
propria gente, che ha iniziato a filmare con una delle
poche “cineprese con carica a molla” fin dagli anni
’50, lasciandoci in eredità un patrimonio “filmico”
unico perché all’epoca la macchina da presa era nella
possibilità di uso di pochi e tra i pochi Carlo era, tra
l’altro, l’unico che con la sua “otto milimetri” a tracolla
scendeva in strada e, con l’interesse e la curiosità del
cronista, riprendeva ciò che credeva valesse la pena
testimoniare.
Carlo si era già cimentato con la fotografia ma,
con lo spirito del precursore che lo ha sempre
contraddistinto, a 26 anni ritenne che la fotografia, pur
continuando a praticarla, gli tornasse un po’ stretta,
tant’è che partecipò, nel 1964, anche ad un concorso
cinematografico organizzato dall’Ente Valorizzazione
Elba, classificandosi al 2° posto con il cortometraggio
“L’isola del sogno”: un’opera unica dove si esaltano la
creatività, la fantasia e la capacità dell’autore che riuscì
a coinvolgere nelle riprese anche Erisia Gennai Tonietti,
40 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
prima italiana eletta al Parlamento Europeo. Da non
dimenticare “Un giorno a Rio”, il primo cortometraggio
in assoluto realizzato da Carlo Carletti ben 70 anni
fa, la cui qualità ci stupisce fin dai primi minuti della
proiezione.
Carlo, come detto, non era solo un cineamatore ma
anche uno scrittore con numerosi volumi all’attivo e
tra i fondatori, nel 1984, del trimestrale “La Piaggia”, al
quale ha contribuito con 112 pezzi, oltre che giornalista
come corrispondente di diversi quotidiani – anche se
lui, quando era in vena di scherzare, se qualcuno lo
definiva giornalista, rispondeva: “Prego, giornalaio”,
giocando così con le parole e con il fatto che i giornali li
aveva venduti davvero.
Un uomo che possiamo anche definire “inventore”,
avendo di fatto con il suo operato inventato la “riesità”
come ricchezza fondamentale del paese dove aveva
avuto i natali.
Il suo patrimonio culturale costituito da scritti,
fotografie, articoli e filmati è ora custodito
dall’Associazione Culturale “Carlo d’Ego” con l’obiettivo
di rendere partecipi quante più persone possibili e
condividere questa ricchezza culturale lasciataci in
eredità, dove emerge la parte cinematografica perché
testimonianza rara nel settore di un’epoca in cui Carlo
Carletti è stato un precursore unico tra gli elbani, in un
epoca in cui le “cineprese” si contavano sulle dita di una
mano.
Carlo d’Ego, Photographer and Keeper of Memories
Carlo Carletti (1926-2013), best known as Carlo d’Ego, was
born and bred in Rio Marina and was strongly attached
to his town and his land. He had an open personality,
was inquisitive about new things, loved beauty but
above all, he was so curious about his own town and
its people that he started filming with one of the few
“spring-loaded cameras”, as early as the fifties, a unique
forerunner among Elbans when “film cameras” could be
counted on the fingers of one hand. Memorable works
are his short films “L’Isola del sogno” and “Un giorno
a Rio”, the first ever short film made by Carlo Carletti,
a good 70 years ago. He was not only a filmmaker but
also a writer with numerous books to his credit and one
of the founders in 1984 of the quarterly magazine “La
Piaggia” where he contributed 112 pieces as well as being
a journalist as a correspondent for several newspapers.
His cultural heritage consisting of writings, photographs,
articles and films is now preserved by the “Carlo d’Ego”
Cultural Association with the aim of bringing the island’s
inhabitants and guests together to share an outstanding
cultural heritage.
Carlo d’Ego, Fotograf und Wächter vergangener Zeiten
Carlo Carletti (1926–2013), besser bekannt als Carlo d’Ego,
wurde in Rio Marina geboren und wuchs dort auf. Er
war tief mit seiner Stadt und seiner Heimat verbunden.
Als offene und neugierige Persönlichkeit war er ein
Liebhaber des Schönen – vor allem aber faszinierte
ihn die Geschichte seines Landes und das Leben der
Menschen. Seit den 1950er Jahren dokumentierte er das
Geschehen um sich herum mit einer Filmkamera mit
mechanischem Aufzug – eine Rarität auf der Insel. Zu
seinen Werken zählen unter anderem die Kurzfilme „Die
Insel der Träume“ und „Ein Tag in Rio“, die er vor rund 70
Jahren drehte. Carlo d’Ego war nicht nur Filmemacher,
sondern auch ein angesehener Schriftsteller und Gründer
der seit 1984 vierteljährlich erscheinenden Zeitschrift
“La Piaggia”. Neben seinen 112 Beiträgen für “La Piaggia”
arbeitete er als freier Journalist und Korrespondent für
verschiedene Medien. Heute wird sein kulturelles Erbe –
bestehend aus Schriften, Fotografien, Artikeln und Filmen
– von der Kulturvereinigung „Carlo d’Ego“ bewahrt. Ziel
ist es, sowohl Einheimische als auch Gäste der Insel an
diesem wertvollen kulturellen Schatz teilhaben zu lassen.
Foto anni _50 ©Carlo d_Ego - Pontile di vigneria
I 70 anni di “Italia Nostra”
di Leonardo Preziosi
Presedente Italia Nostra Arcipelago Toscano
“Italia Nostra” nasce il 29 ottobre del 1955 nel cuore
barocco di Roma, tra il Tevere e Trinità dei Monti, che
nel 1951 rischiava di essere cancellato dall’ennesimo
sventramento concepito dal regime. Contro quel
progetto, uomini di lettere, artisti, storici, critici d’arte,
urbanisti si unirono a difesa del patrimonio artistico
italiano e delle bellezze naturali sempre più minacciate.
Umberto Zanotti Bianco, Pietro Paolo Trompeo,
Giorgio Bassani, Desideria Pasolini dall’Onda, Elena
Croce, Luigi Magnani e Hubert Howard siglarono l’atto
costitutivo di “Italia Nostra”, ai quali si unirono altre
personalità, dando il via a una storia lunga 70 anni che
ha contribuito a diffondere nel Paese la “cultura della
conservazione” del patrimonio culturale, paesaggistico
e naturale.
L’Associazione, senza scopo di lucro, tutela il paesaggio
e il patrimonio culturale e ambientale del Paese. In
particolare, le sue attività sono volte a:
- promuovere azioni per la tutela, la conservazione e
la valorizzazione dei beni culturali, dell’ambiente, del
paesaggio urbano, rurale e naturale, dei monumenti,
dei centri storici e della qualità della vita;
- contribuire alla crescita della consapevolezza
ambientale e del rispetto della natura, diffondendo una
nuova cultura della sostenibilità;
- gestire aree naturali protette, oasi naturalistiche e di
protezione della fauna, aree, siti e zone di importanza
naturalistica e storico-culturale, parchi urbani;
- contribuire alla ricerca scientifica e sensibilizzare
l’opinione pubblica alla valorizzazione e alla
partecipazione culturale al nostro grande patrimonio;
- promuovere l’educazione delle giovani generazioni, e
non solo, al valore della bellezza e della conservazione
di un immenso patrimonio di cultura;
- svolgere e promuovere iniziative editoriali relative alle
attività e agli scopi dell’Associazione;
- promuovere progetti, programmi e convenzioni
nazionali e internazionali per la conservazione e
la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale e
ambientale;
- stimolare l’applicazione delle leggi di tutela e
promuovere l’intervento dei poteri pubblici, sollecitare
quanto opportuno, anche mediante agevolazioni.
Quest’anno “Italia Nostra” celebra, su tutto il territorio
nazionale, 70 anni di attività, con un programma
di eventi e manifestazioni che coinvolge oltre 200
sezioni e 10.000 volontari, istituzioni, cittadini. La
Sezione Arcipelago Toscano nasce poco più tardi,
nel 1966, grazie alla intuizione e alla passione del
Professor Alfonso Preziosi. Con il suo impegno come
Preside del Liceo Classico e Direttore del “Corriere
Elbano” trasmette i primissimi ed autorevoli messaggi
sull’importanza della tutela del nostro patrimonio
culturale ed ambientale. In quasi 50 anni di attività la
sezione è cresciuta grazie ai numerosi interventi in
diversi settori. Per la Cultura sono state portate avanti
70 iniziative e progetti per proteggere, restaurare e
permettere l’accesso pubblico a siti e beni culturali. Tra
i più significativi quello del Castello del Volterraio, con il
trasferimento della proprietà da privata a pubblica, per
promuoverne il restauro e permetterne la fruizione.
Un secondo intervento è stato il Restauro di Reliquie
Religiose all’Isola del Giglio: due dipinti del XVII secolo
e un crocifisso con Cristo in avorio, successivamente
esposto a Palazzo Pitti a Firenze. Di altrettanto valore
il recupero delle Tavolette Votive della S.S. Misericordia
di Portoferraio.
Nel settore Ambiente sono oltre 30 le iniziative
e progetti intrapresi per mettere in sicurezza e
proteggere l’iconico paesaggio, la biodiversità
e gli ecosistemi dell’Arcipelago. A partire dalla
sensibilizzazione per contrastare il posizionamento
di 40 tralicci alti 40 mt per la linea elettrica all’Elba,
inducendo le amministrazioni e Terna a rielaborare
il progetto in modalità sotterranea. Un grande lavoro
riguarda la Grande Traversata Elbana, con il geotracciamento
dei rifiuti abbandonati lungo il percorso
della GTE, in collaborazione con altre associazioni
ambientaliste: Legambiente e Club Alpino Italiano. Il
secondo ha interessato la spiaggia di Sant’Andrea, dove
era stato ipotizzato di costruire una grande scogliera
per impedire l’erosione ma deturpando il meraviglioso
paesaggio e l’ecosistema.
Cultura e Ambiente quasi sempre si intersecano: il
risultato più eclatante è costituito dalla gestione dello
spinoso problema della Villa delle Grotte. Attraverso
un forte impegno della sezione nel promuovere un
approccio pubblico-privato si è costituita la Fondazione
Villa delle Grotte che, guidata da Cecilia Pacini,
past president della sezione Arcipelago Toscano,
garantisce la gestione e l’apertura del sito archeologico
permettendo le visite ai cittadini e agli ospiti dell’isola.
42
Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
“Italia Nostra” section on the Tuscan
Archipelago (INAT) has worked on
many projects on the Islands. The
restoration of Volterraio Castle, the
appreciation and use of the Roman
Villa of Le Grotte, the restoration
of valuable religious objects on
Capraia and the votive tablets of
the SS. Misericordia in Portoferraio
to name only a few. Regarding the
environment, there was the battle
against the 40 4metre high pylons
for electricity and the fight against
the planned reef they wanted to
build in front of the Sant’Andrea
beach that would have ruined the
landscape and the marine habitat.
The geolocation of waste along the
GTE walk, was vital for the clearing
of the ancient pathways. INAT is a
mindful watchdog that wants to
keep the unspoilt beauty of these
places intact.
religiöser Artefakte auf Caprai und
die Erhaltung der Votivtafeln der SS.
Misericordia in Portoferraio. Auch
im Bereich des Umweltschutzes
hat „Italia Nostra“ bedeutende
Erfolge erzielt, darunter: der
Widerstand gegen den Bau von 40
vier Meter hohen Strommasten; die
Verhinderung eines künstlichen Riffs
vor dem Strand von Sant’Andrea,
das die Landschaft und das marine
Ökosystem stark beeinträchtigt
hätte. Ein weiterer wichtiger Beitrag
war die Geolokalisierung und
Beseitigung von Abfällen entlang
des GTE, um die historischen
Wanderwege zu reinigen und zu
erneuern. „Italia Nostra“ bleibt
ein wachsamer Hüter, der sich
unermüdlich für den Schutz und
die Bewahrung der einzigartigen
Schönheit Italiens einsetzt.
70 Jahre “Italia Nostra”
Foto ©piergiorgio baranzini
The 70 Years of “Italia Nostra”
The Association “Italia Nostra” (Our
Italy) was founded in 1955 to defend
Italy’s artistic and natural treasures,
spreading the idea of “conservation”
of its cultural heritage. Its objective
is to highlight the huge cultural and
landscape heritage, spreading a
new awareness of sustainability,
protecting natural areas,
encouraging education in young
people and taking part in national
and international conventions for
the development of the historicalartistic
heritage of Tuscany. On
Elba, it was founded in 1966, thanks
to Professor Alfonzo Preziosi, then
headmaster of the Liceo and editor of
the “Corriere Elbano” magazine. The
Der Verein „Italia Nostra“ wurde
1955 mit dem Ziel gegründet,
das künstlerische und natürliche
Erbe Italiens zu schützen und ein
Bewusstsein für den Erhalt des
kulturellen Erbes zu fördern. Er
engagiert sich für die Aufwertung
des kulturellen und landschaftlichen
Erbes, fördert ein neues Bewusstsein
für Nachhaltigkeit, schützt
Naturräume, unterstützt die
Ausbildung junger Menschen
und schließt nationale sowie
internationale Abkommen zum
Schutz des historisch-künstlerischen
Erbes und der Region Toscana.
Auf der Insel Elba wurde „Italia
Nostra“ 1966 dank Professor Alfonso
Preziosi, Rektor des Gymnasiums
und Herausgeber der Zeitschrift „Il
Corriere Elbano“, ins Leben gerufen.
Die Initiativen von Italia Nostra
auf den toskanischen Inseln sind
zahlreich. Dazu gehören unter
anderem: die Restaurierung der
Burg Volterraio; die Sanierung
der römischen Villa Le Grotte;
die Wiederherstellung wertvoller
Cammino della Rada
culture & art
43
Santa Maria della Neve a Lacona
Gli Oratori all’Isola d’Elba
di Massimiliano Burelli
Anche se il processo di
riconversione da un’economia
agricola-estrattiva ad una
terziaria-turistica dell’Elba appare
irreversibile, la valorizzazione del
patrimonio culturale è un valore
per la proposta del territorio.
Una di queste molteplici risorse
di grande pregio sono gli Oratori
e i Romitori, quindi la cultura
religiosa.
La funzione dell’Oratorio-
Romitorio, varia a seconda della
zona e del periodo storico in cui è
stato realizzato. Una delle ragioni
che spiegano il perché di queste
condizioni sul territorio elbano
è facilmente intuibile se si pensa
che nel solo Marcianese (ai primi
del XVIII sec.) c’erano ventisei
ecclesiasti. Le famiglie benestanti,
infatti, per mantenere integre
le proprietà terriere avevano in
genere un figlio sacerdote che
manteneva e non intaccava il
patrimonio, specialmente se
era stato ordinato non a servizio
della diocesi ma come sacerdote
dotato di proprie rendite. Questo
permetteva il godimento dei
propri possessi in mezzo ai quali
sorgeva una cappella o un Oratorio
pubblico. Come nella maggior
parte delle isole, anche all’Elba
la popolazione locale, composta
essenzialmente da contadini e
pescatori, creò fino dai tempi
remoti luoghi di culto dedicati
a divinità che proteggessero
i raccolti della comunità e,
soprattutto, gli uomini che
affrontavano quotidianamente
il mare per procacciare ciò che
costituiva una base fondamentale
nella alimentazione di queste
genti. Dopo i saccheggi da parte
dei pirati, gran parte degli Oratori
vennero ricostruiti, e spesso
nel medesimo luogo. Questo
avvenne soprattutto nel periodo
mediceo di Cosmopoli (1548) e
della spagnola Longone (1603). Gli
Oratori in fase di ampliamento
vennero spesso abbelliti di
piccole torri campanarie, di altari
e decorazioni. L’ultimo periodo
della vita eremitica in diocesi
è caratterizzata da quel genere
di vita solitaria che è a metà tra
quella religiosa regolare e quella
civile. Alcuni individui, infatti,
si ritiravano a vivere presso una
di queste costruzioni e veniva
chiamati romiti (eremiti).
44 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Un oratorio situato nella località Ajali del
comune di Campo all’Elba è dedicato alla
Madonna della Misericordia di Savona. Fu
autorizzato nel 22 settembre 1856 su richiesta
di Salvatore Carassale, il quale aveva
l’obbligo di occuparsi del mantenimento
della “fabbrica”, degli arredi sacri e celebrare
nella cappella stessa almeno dodici messe
all’anno. La chiesa fu officiata più o meno
regolarmente fino al 1964, anno nel quale fu
detta l’ultima messa. Nel 1972 fu donata alla
chiesa parrocchiale di San Piero in Campo,
restaurata e aperta al pubblico.
Oratories on the Island of Elba
Chiesa della Misericordia
Whilst walking along the inland
footpaths of Elba, it is common to
come across small chapels that were
also places of residence for hermits
who decided to live there. Around
Marciana alone, there were 26 of
them dedicated to different saints.
They were frequented by farmers
and fishermen who turned to these
saints to ask for protection for their
harvest or their fishing. Examples
are the Chapel of Our Lady of Mercy
in Campo or those of St Anne and St
Rita in the countryside of Marciana.
Die Andachtskapellen und
Einsiedeleien auf der Insel Elba
Entlang der Macchiawege auf
Elba finden sich zahlreiche kleine
Kapellen, die in früheren Zeiten
auch als Unterkunft für Eremiten
dienten. Im Gebiet von Marciana
allein existierten 26 dieser Kapellen.
Sie wurden vor allem von Bauern
und Fischern aufgesucht, die
dort um den Schutz ihrer Ernte
oder ihres Fischfangs baten. Die
Kapellen waren jeweils bestimmten
Heiligen geweiht. Zu den bekannten
Beispielen zählen die Kapelle der
Madonna della Misericordia bei
Campo sowie die Kapellen der Hl.
Anna und Hl. Rita in der Nähe von
Marciana.
Pieve di Marciana - Foto ©Michele Martina
culture & art
45
L’Elba durante la seconda
guerra mondiale
di Ruggero Elia Felli
Presidente dell’Associazione di Promozione
Sociale “Elbafortificata APS”
Da un punto di vista turistico l’Elba è sicuramente
conosciuta per il mare, per la natura, per le miniere e
per le attività sportive. Mentre per quanto riguarda il
lato storico-culturale, gli Etruschi e Napoleone sono
le realtà più note. Ma c’è un aspetto poco conosciuto
che in questi ultimi anni sta venendo alla luce ovvero,
l’isola e i suoi abitanti, protagonisti loro malgrado della
seconda guerra mondiale. L’Isola d’Elba, da sempre, è
stata oggetto di lavori di fortificazione per respingere
le offese provenienti dal mare, dai pirati prima e dagli
eserciti delle nazioni europee dopo. I primi studi di
quello che poi sarà l’assetto difensivo dell’Elba durante
il secondo conflitto mondiale risalgono al periodo tra
la fine degli anni ’20 e la metà degli anni ’30, quando
la Regia Marina costruì nove batterie tra antinave e
antiaeree. Dalla dichiarazione di guerra, nel giugno
del 1940, fino all’estate del 1943 il Regio Esercito
realizzò centinaia di postazioni difensive sparse per
tutta l’isola. Ad esclusione di un bombardamento,
se pur dimostrativo, effettuato da parte delle forze
franco-britanniche nel giugno 1940, per tre anni l’isola
fortezza fu colpita dalla guerra “soltanto” per le morti
dei suoi cittadini chiamati a combattere su vari fronti.
La situazione mutò dopo l’8 settembre 1943, data che
segnò un prima ed un dopo per il nostro Paese. Le
truppe italiane sull’isola resistettero contro i tentativi
di sbarco delle forze tedesche dal 9 al 15 settembre.
L’Elba fu l’ultimo lembo di territorio metropolitano a
capitolare dopo il bombardamento del 16 settembre
1943. Il giorno successivo 600 paracadutisti tedeschi e
un battaglione di panzergrenadier occuparono l’isola
con l’operazione “Goldfasan”. I tedeschi rimasero
sull’isola 286 giorni, durante i quali la convivenza con
gli elbani fu abbastanza tranquilla ad eccezione dei
rastrellamenti dei soldati nascosti nella macchia e del
vergognoso e vile episodio dell’eccidio di Procchio. Dal
gennaio 1944 iniziarono i bombardamenti da parte
delle forze Alleate, circa 53 azioni, una delle quali
vide addirittura la partecipazione di 108 bombardieri
B24 Liberator. Si giunse così al 16 giugno 1944, data
in cui fu lanciata l’operazione “Brassard”, lo sbarco
delle forze francesi all’Elba (con circa 10.000 soldati,
prevalentemente truppe coloniali), uno dei cinque
sbarchi alleati in Italia. Uno sbarco dettato da motivi
politici più che militari: i tedeschi si stavano già
ritirando e gli Alleati erano già a nord di Roma. Ma i
francesi avevano la duplice necessità di ottenere un
successo in combattimento e di addestrare le proprie
truppe per lo sbarco che avrebbero effettuato ad
agosto in Provenza. Risultato un migliaio di morti
tra i soldati, circa ottocento feriti, numerose vittime
tra la popolazione civile e centinaia di casi di stupri
e violenze perpetrati dalle truppe coloniali francesi.
Eventi terribilmente attuali purtroppo, che segnano
una pagina importante della storia contemporanea
dell’Elba, che ha il diritto di non essere dimenticata.
Elba during the Second World War
The history of Elba during the last world war is not so well
known. In the early 1900s, hundreds of defensive posts
were built all over the island because it was a borderland
due to its proximity to French Corsica. In the early years,
the war had little effect on the island but after 8th
September 1943, when Italy surrendered, 600 German
paratroopers and a battalion of panzergrenadiers
occupied the island with Operation “Goldfasan”. The
Germans stayed on the island for 286 days, during
which the coexistence with the Elbans was fairly quiet
46 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Foto ©Archivio Ruggero Elia Felli
except for the rounding up of
soldiers hiding in the bush. From
January, 1944, the bombardment
by the Allied forces began, about
53 actions, one of which even saw
108 B24 Liberator bombers taking
part. This led to 16th June, 1944,
when Operation “Brassard” was
launched. 10,000 French soldiers
landed, mainly colonial troops, who
harshly inflicted violence, rape and
murder on the population. Rather
than a necessary action, it was
demonstrative in preparation for
the landing in Provence in August
1944, but nonetheless it cost the
lives of a thousand soldiers, 800
wounded and numerous victims
among the defenceless population.
A harsh story that deserves to be
remembered as a warning in these
difficult times.
Elba während des Zweiten
Weltkriegs
Eine weniger bekannte Geschichte
ist die der Insel Elba im Zweiten
Weltkrieg. Anfang des 20.
Jahrhunderts wurden auf der
Insel, die aufgrund ihrer Nähe zu
Korsika eine strategisch wichtige
Grenzlage einnahm, Hunderte von
Verteidigungsposten errichtet.
In den ersten Kriegsjahren blieb
Elba weitgehend vom Geschehen
verschont. Doch nach dem 8.
September 1943, dem Tag des
italienischen Waffenstillstands,
verlegten die Deutschen im Rahmen
der „Operation Goldfasan“ rund 600
Fallschirmjäger und ein Bataillon
Panzergrenadiere auf die Insel. Die
deutschen Truppen blieben 286
Tage auf Elba. Das Zusammenleben
mit der Bevölkerung verlief
weitgehend friedlich, abgesehen
von Durchkämmungsaktionen
gegen in der Macchia versteckte
Soldaten. Ab Januar 1944 begannen
alliierte Luftangriffe auf die Insel
– es wurden etwa 53 Einsätze
geflogen, unter anderem auch mit
B-24-Liberator-Bombern. Am 16.
Juni 1944 wurde schließlich die
„Operation Brassard“ eingeleitet:
Rund 10.000 französische Soldaten,
vorwiegend Kolonialtruppen,
landeten auf Elba. Der Angriff war
Teil einer Machtdemonstration im
Vorfeld der geplanten alliierten
Landung in der Provence im August
1944. Die Eroberung Elbas war
jedoch mit hohen menschlichen
Kosten verbunden: Etwa 1.000
Soldaten starben, 800 wurden
verwundet, und auch unter der
wehrlosen Zivilbevölkerung gab
es zahlreiche Opfer. Berichte
sprechen von Gewalttaten, darunter
Vergewaltigungen und Morde. Die
Erinnerung an diese Ereignisse
bleibt wach – als Mahnung an die
Schrecken des Krieges und als
Warnung für die Herausforderungen
unserer eigenen Zeit.
culture & art
47
Mucchio Selvaggio,
una mappa geniale
di Patrizia Lupi
Quale luogo, più di un’isola,
riassume in un microcosmo
le vicende di intere nazioni,
mostrando nelle facce della gente
le orme di predati e predatori, di
viandanti ed eremiti, di profughi
e girovaghi che del Mediterraneo
hanno esplorato ogni scoglio?
Isole-ponte fra terre emerse,
sinonimo di salvezza o reclusione,
dove la storia si è divertita
a mescolare lingue, popoli,
sentimenti, tradizioni, saperi.
Se volete saperne di più sull’Elba,
su questo incredibile territorio
restio a raccontarsi, dove tutto
sembra perdersi nello spazio di una
stagione breve come una vacanza,
basta incrociare nella prateria
infinita del web un “Mucchio
Selvaggio”, ordinato nel crogiolo
della sua incredibile offerta di
file dove, con pazienza infinita
che solo l’amore può giustificare,
Alessandro Farina ha messo in
salvo l’identità dell’Isola d’Elba e
della sua gente. Un portale dove
l’attimo di uno scatto fotografico
diventa eterno. Se è vero che si
muore quando nessuno avrà
più memoria del nostro nome,
Alessandro ha dato la possibilità
a tutti di esistere in quel cloud
sempre più affollato ma che unico
può salvarci dalla dimenticanza.
Basta cercare.
Prezioso il suo lavoro, come lo è
quello silenzioso e solitario che non
presenta il conto a fine giornata
e dona agli altri la cosa più rara: il
tempo. Il suo lo ha speso a cercare,
catalogare, scansionare, trovare
soluzioni, perfezionare il sistema,
frutto di ingegno ed esperienza.
Per muoversi nell’archivio basta
seguire le ragioni del cuore, della
nostalgia o della curiosità, pochi
indizi per scoprire, su quella
mappa geniale, un passato che
rimane presente. Affiorano così
la povertà dignitosa delle famiglie
vestite a festa, lo stupore degli
scolari imbacuccati nei grembiuli
sghilembi, la malinconia degli
uomini in divisa nelle cartoline
spedite dalle caserme di quell’Italia
d’oltremare, la rassicurante gioia
della vendemmia e del raccolto,
i mestieri duri del piccone, della
vanga e dei palamiti, le rotonde
sul mare con la spavalderia dei
giovani in attesa delle forestiere o
delle ragazze pronte a rincorrere il
futuro in continente.
Asini e caprette, laveggi e polpi
lessi, pagliai e muretti a secco,
guzzi e bastimenti, altiforni e
marinai, mine e minatori, fabbri e
picozze, carceri, fortezze, fari, torri,
stalle, scalini, murelle, panieri,
damigiane, palmenti. Ne senti l’eco
ed anche l’odore.
Fino agli anni del boom in cui l’Elba
decise di adeguarsi al “benessere”
sciorinato dai sempre più numerosi
turisti, per il piacere di sedersi
allo stesso bar con i nomi della
cultura, politica, arte, economia
internazionale che sfoggiavano
ricchezza sui rotocalchi.
Per chi non si ferma alle spiagge
dell’Elba, un consiglio. Oltre
alle foto cercate su Mucchio
Selvaggio tutto quello che è stato
scritto sull’Isola. Pagine e pagine
scansionate per una biblioteca
virtuale, inesauribile fonte di
stupore. E vi assicuro che non
troverete solo Napoleone.
https://www.mucchio-selvaggio.it/main.php
https://www.mucchio-selvaggio.it/
CONTENITORE_libri/index_titolo.php
Mucchio Selvaggio, a brilliant Map
The website of “Mucchio Selvaggio”
has collected thousands of photos
from various sources from where
you can retrace the past of the
Island of Elba, the places, the trades,
the traditions and the people.
Thousands of shots that stop
the clock and invite you to reflect
on how the Island has changed.
48 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Alessandro Farina has devoted over
twenty years of his life to collecting
images that preserve the identity
of the territory. The section of the
website where you can find many
books about the Island, all scanned
and downloadable, is particularly
useful. This material is precious for
those who would like to learn more
about the Island, not only about its
beaches.
die die Identität Elbas eindrucksvoll
widerspiegeln. Besonders wertvoll
ist auch der Bereich des Portals, in
dem zahlreiche Bücher über die Insel
zu finden sind – alle eingescannt
und zum Herunterladen verfügbar.
Ein Schatz für alle, die Elba wirklich
kennenlernen möchten – über ihre
Strände hinaus.
Mucchio Selvaggio – ein Kompass
durch die Geschichte
Das Portal „Mucchio Selvaggio“
dokumentiert Tausende von Fotos
aus unterschiedlichsten Quellen, mit
denen sich die Vergangenheit der
Insel Elba rekonstruieren lässt: Orte,
Berufe, Traditionen und Personen.
Diese Aufnahmen halten Momente
fest und laden dazu ein, über den
Wandel der Insel nachzudenken.
Alessandro Farina hat über
zwanzig Jahre seines Lebens dem
Sammeln von Bildern gewidmet,
culture & art
49
Il tramonto dal Castello del Volterraio - Foto ©Alessandro Beneforti
Fortezza del Volterraio
Un viaggio nella storia con vista sull’infinito
di Aurora Ciardelli
Sospesa tra cielo e mare, la Fortezza del Volterraio
domina l’Isola d’Elba dall’alto dei suoi 395 metri sul
livello del mare, offrendo un panorama senza eguali
sull’Arcipelago Toscano. Custode silenziosa di secoli
di storia, questa roccaforte, oggi restaurata e aperta al
pubblico grazie all’Ente Parco, rappresenta una delle
mete più affascinanti per chi desidera immergersi nel
passato e nella natura incontaminata.
Un luogo intriso di storia
Le origini del Volterraio risalgono agli Etruschi, che per
primi sfruttarono la posizione strategica dell’altura per
realizzare una postazione di avvistamento. Durante il
Medioevo, la Repubblica Marinara di Pisa ne potenziò
le difese, trasformandola in un baluardo inespugnabile
contro le incursioni saracene. La sua struttura, scolpita
nella roccia e integrata con l’ambiente circostante,
racconta ancora oggi la sua vocazione difensiva, mentre
il tempo ha reso il Volterraio un luogo di suggestione e
bellezza senza tempo.
Un panorama mozzafiato
Dalla sommità della fortezza, lo sguardo spazia su
un paesaggio unico: la dorsale orientale dell’Elba si
allunga sinuosa, mentre all’orizzonte si scorgono
l’isola di Pianosa, la leggendaria Montecristo e la
selvaggia Capraia. Nei giorni più limpidi, le cime
innevate della Corsica emergono come un miraggio,
rendendo l’esperienza di visita ancora più magica. Ma
è al tramonto che il Volterraio regala il suo spettacolo
più emozionante: il sole si tuffa nel mare dipingendo il
cielo di tonalità infuocate, un momento perfetto per gli
amanti della fotografia e della contemplazione.
Un’esperienza tra natura e cultura
Raggiungere la fortezza è un’avventura che combina
trekking e storia. Il percorso, pur essendo di media
difficoltà, richiede scarpe adeguate e, per le visite
serali, una fonte di illuminazione. Oltre alle classiche
visite guidate, il Volterraio ospita eventi speciali,
come serate di osservazione astronomica e escursioni
geologiche, che permettono di scoprire il territorio da
prospettive insolite e affascinanti.
Un gioiello da riscoprire
La riapertura della Fortezza del Volterraio rappresenta
una preziosa opportunità per riscoprire un pezzo
di storia elbana e vivere un’esperienza immersiva
tra passato e presente. Che si scelga di visitarla in
autonomia o accompagnati da una guida esperta,
l’emozione di trovarsi in un luogo così carico di fascino
resterà impressa nella memoria di ogni visitatore. Un
50 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
invito a lasciarsi incantare da una
delle meraviglie più autentiche
dell’Arcipelago Toscano.
Volterraio Fortress: a Journey
through History with an infinite
View
The Fortress that dominates the
Island of Elba is 395 metres above
sea level; the National Park of the
Tuscan Archipelago has restored
it and opened it up to the public. It
is a place steeped in history whose
origins date back to the Etruscans.
In the Middle Ages, the Maritime
Republic of Pisa strengthened
its defences, turning it into an
impregnable stronghold against
pirate raids. From up there, you
have a breathtaking view of the
eastern ridge of Elba while on the
horizon, you can see the Island of
Pianosa, the legendary Island of
Montecristo and the wild Island
of Capraia. On a clear day, the
snow-capped peaks of Corsica
appear like a mirage. Volterraio is
seen at its very best at sunset. The
visit combines hiking and history
for a special experience between
nature and culture. As well as visits
on your own or accompanied by
expert guides, Volterraio holds
special events such as evenings
of astronomical observations and
geological excursions. The route is
moderately difficult but requires
appropriate footwear and, at night,
a torch. Keep track of the dates to
visit and be charmed by one of the
most authentic treasures of the
Tuscan Archipelago.
Die Festung Volterraio: Eine Reise
durch die Geschichte mit Blick ins
Unendliche
Die auf 395 Metern Höhe gelegene
Festung, die die Insel Elba überragt,
wurde vom Nationalpark des
Toskanischen Archipels (PNAT)
restauriert und für Besucher
geöffnet. Es handelt sich um
einen geschichtsträchtigen
Ort mit Ursprüngen, die bis zu
den Etruskern zurückreichen.
Im Mittelalter verstärkte die
Seerepublik Pisa die Festung
und machte die Anlage zu einer
uneinnehmbaren Bastion gegen
Piratenangriffe. Von dort oben
bietet sich ein beeindruckender
Blick auf den östlichen
Gebirgskamm Elbas. Am Horizont
sind die Inseln Pianosa, das
sagenumwobene Montecristo und
das wilde Capraia zu erkennen. An
besonders klaren Tagen erscheinen
sogar die schneebedeckten Gipfel
Korsikas gleich einer Fata Morgana.
Besonders eindrucksvoll ist der
Ausblick bei Sonnenuntergang.
Der Besuch verbindet Wandern
und Geschichte zu einem
besonderen Erlebnis zwischen
Natur und Kultur. Neben der
Möglichkeit zur individuellen
Besichtigung oder geführten
Touren durch Fachpersonal,
finden auf dem Volterraio auch
besondere Veranstaltungen
statt, etwa astronomische
Beobachtungsabende oder
geologische Exkursionen. Der
Weg zur Festung ist mittelschwer,
erfordert jedoch geeignetes
Schuhwerk und – bei Nacht
– eine eigene Lichtquelle. Die
Veranstaltungen laden dazu
ein, eine der ursprünglichsten
Sehenswürdigkeiten des
Toskanischen Archipels zu erleben.
50 Enjoy.
APPUNTAMENTI DA NON PERDERE
Domenica 20 aprile
Apertura pomeridiana della Fortezza
dalle ore 16 alle 19 con visita guidata.
Venerdì 25 aprile
Visita guidata e apertura pomeridiana
dalle 16 alle 19.
Giovedì 1° maggio
Apertura straordinaria con guida dalle
16 alle 19.
Sabato 26 luglio
“Serata senza Luna al Volterraio”, un
evento speciale tra storia, scienza e mito
con osservazione del cielo notturno.
Domenica 28 settembre
Escursione geologica con il geologo Giulio
Colombo, un’occasione per esplorare
la storia della Terra camminando sul
fondale di un antico oceano.
Startrail_castello del Volterraio - Foto ©Alessandro Beneforti
culture & art
51
Foto @Francesco Lemma
Environment
La storia millenaria
dei “Graniti dell’Elba”
di Giorgio Giusti
L’attribuzione all’Epoca Romana del primo
sfruttamento delle cave di granito dell’Elba è dovuta
ad un importante reperto archeologico rinvenuto nella
zona del Seccheto nel lontano 1899: un’“Ara Votiva” di
forma quadrangolare che misura in altezza m. 1,06 e
porta sul lato anteriore la scritta: “P. Acilius Attianus
Pref. Pr. Herculi Sancto d.d.” (Publio Acilio Attiano
Prefetto dedica questo dono ad Ercole), con scolpita
sotto l’iscrizione una clava e, sul lato opposto, una
spada e uno scudo.
Gli storici dell’epoca ipotizzarono che il dedicante si
dovesse identificare con quell’Attianus che fu, insieme
a Traiano, il tutore di Adriano – il quale, una volta
divenuto Imperatore (117-138), gli conferì il titolo di
“Praefectus Praetorio”. Si può quindi ritenere che lo
sfruttamento del granito abbia avuto le sue origini
almeno dal II sec. d.C. e non già per trarne piccoli
manufatti come l’Ara Votiva, ma elementi molto più
importanti quali le numerose colonne monolitiche
necessarie per ornare i colonnati della “Roma
Imperiale”.
Ancora oggi è possibile ritrovare lungo le pendici
degli abitati di Seccheto e Cavoli numerosissimi resti
di colonne di varie pezzature, i segni delle trincee
scavate dagli scalpellini sulla roccia per consentirne
il successivo distacco e, a seguire, il processo di
stondatura. Il trasporto avveniva per mezzo di apposite
“Lizze” in legno, lungo le via di lizza predisposte dagli
operai per giungere dalle cave di estrazione fino alle
spiagge sottostanti, dove le colonne, semilavorate,
erano pronte per il trasporto.
Ma con quali imbarcazioni si potevano trasportare
questi elementi così pesanti, e quali dovevano
essere i sistemi di sollevamento? Questo enigma può
essere risolto con una visita alla Galleria delle Carte
Geografiche nei Musei Vaticani, dove furono dipinte dal
cartografo Egnazio Danti, negli anni 1580-83, tutte le
province dell’Italia antica; tra queste possiamo trovare
la carta dell’Elba (Ilva), sulla quale è ben visibile la città
fortificata di “Cosmopoli”. Nello specchio di mare a sud
dell’isola è dipinta una zattera in legno con un albero
maestro che regge una interessante rappresentazione
del “Porto Romano di Ostia voluto dall’Imperatore
Claudio”. Ebbene, possiamo ritenere che la zattera
rappresenti il reale sistema di trasporto delle colonne
estratte e lavorate all’Elba fino ad Ostia.
Gli operai creavano un varco nella parte terminale delle
spiagge di Seccheto e Cavoli, dove in entrambe sfocia
un torrente, per consentire l’entrata della zattera sulla
quale rullare da due a quattro colonne. Sarà poi una
imbarcazione madre, dotata di vela e relativi vogatori,
a prendere a rimorchio la zattera con il suo prezioso
carico ed avviarla verso Roma. In caso di tempesta
si tagliavano le cime e l’imbarcazione madre poteva
riparare nel primo porto sicuro.
Prima della fine dell’Impero crollerà la richiesta delle
preziose colonne provenienti dall’Elba, le cave saranno
abbandonate fino all’uso di colonne nella costruzione
delle Basiliche Cristiane di epoca Medievale del XI-
XII sec. L’Elba era soggetta alla Repubblica di Pisa. E
proprio per ornare la navata centrale del Duomo di
Piazza dei Miracoli, verranno estratte ben 24 colonne
granitiche di sette metri di altezza, con un diametro
superiore ad un metro. Questi monoliti, una volta
lavorati nelle cave elbane, venivano trasportati e
posti in opera sotto lo sguardo del responsabile della
costruzione, l’architetto Buschetto, al quale fu dedicato
un prezioso elogio marmoreo leggibile sul lato sinistro
Foto ©Beneforti
Foto ©Beneforti
Foto ©Gian Mario Gentini
della facciata del duomo. Anche il campanile ed il
battistero hanno elementi in granito provenienti
dall’isola; gli esperti parlano di ben cinquantasette
colonne di varie pezzature presenti nel solo Duomo.
Nella collinetta che domina l’abitato del Seccheto, resta
una colonna, lesionata durante la lavorazione, sulla
quale è incisa, in forma abbreviata, la scritta “Ope(re)
Pisane Eccle(sie) S(an) C(t)e Marie”.
Alcuni documenti ci mostrano che lo stesso Carlo
Magno volle far trasportare alcune colonne di
“Granitello dell’Elba” per ornare la “Cappella Palatina”
nella Cattedrale di Aquisgrana; il granito elbano è
presente nel Battistero di San Giovanni a Firenze oltre
alla chiesa di San Michele. Ma anche nel Duomo di
Monreale ed analogamente in quello di Cefalù.
Nel periodo napoleonico molte opere d’arte,
specialmente sculture, furono prelevate dalla
Collezione Borghese per il Museo Parigino del Louvre,
dove ancora oggi possiamo ammirare una statua
della Dea Iside ricavata da un “rocchio di colonna di
Granitello Elbano”.
Inattive per un lungo periodo, alla fine dell’800 le
cave verranno riaperte per ricavare materiali per
la costruzione di porti, strade e manufatti di varie
pezzature che vedranno la presenza sull’isola di
facoltosi personaggi giunti dai paesi d’oltralpe.
Tra questi gli Zimmer, i quali acquisteranno, agli
inizi del 1900, le autorizzazioni per estrarre graniti
nelle valli di Cavoli e Seccheto favorendo così una
importante crescita nell’economia del territorio. Negli
anni precedenti la prima guerra mondiale tutta la
famiglia Zimmer fisserà l’alloggio proprio a ridosso
della spiaggia di Cavoli per meglio seguire le attività
estrattive. La vita serena della famiglia Zimmer dovrà
far fronte alla improvvisa perdita dei due giovani figli,
oggi sepolti con i genitori nel piccolo Camposanto di
Procchio. La fine della Prima Guerra, con la vittoria
dell’Italia, porterà all’esproprio delle concessioni di
scavo e al conseguente abbandono delle attività da
parte degli Zimmer.
Nei decenni a seguire le cave passarono a diversi
proprietari con alti e bassi nella produzione dei
manufatti; si susseguirono l’avvocato Mellini nel 1923,
poi la S.A.G.E. (Società Anonima Graniti Elba), fino al
1940 con il fallimento della società per insolvenza. Ne
seguirà una vendita all’asta che vedrà la presenza nelle
due valli del nuovo proprietario, il costruttore romano
Guglielmo Federici.
Con il trascorrere dei decenni, grazie all’iniziativa di
alcuni privati del territorio, furono aperte piccole cave
nelle due valli ma soprattutto nei pressi dei paesi di
San Piero e Sant’Ilario. La prima fu condotta da Italo
Bontempelli e successivamente si costituì a San Piero
la Cooperativa Corridoni cui parteciparono molti
scalpellini del paese con benefici economici per tutto il
territorio comunale.
La costruzione di una strada carrozzabile per collegare
Marina di Campo con i piccoli borghi di Cavoli e
Seccheto favorì i trasporti dei manufatti provenienti
dalle numerose cave direttamente al porto di Marina di
Campo, dove era possibile stoccare i materiali lavorati e
trasferirli sui motovelieri.
environment
55
Oggi, le cave di San Piero, quella della storica
Cooperativa Filippo Corridoni fondata nel 1937 e la
Cava Beneforti, tuttora attive, testimoniano questa
tradizione secolare, ma sono a rischio chiusura. La
storia della Famiglia Beneforti è emblematica. La
loro cava fu aperta nel ’60 da Aristide Beneforti, detto
“Ariste” e dal figlio Angiolo. La cava, con le nuove
normative, è destinata a cessare ogni attività, non
solo di estrazione ma anche di lavorazione artigianale.
La chiusura non rappresenterebbe solo la fine di
un’attività economica ma anche la cancellazione di un
pezzo della storia e della cultura dell’Isola d’Elba.
La cava Beneforti è un luogo polivalente: è stata
frequentata da artisti di fama internazionale come
Giò Pomodoro e Andrea Cascella e utilizzata per
attività artistiche, ad esempio per laboratori con gli
studenti che hanno avuto l’opportunità di scolpire
il granito, producendo opere che hanno vinto
premi e sono ancora esposte nelle scuole locali.
Recentemente, la cava ha ospitato anche artisti
provenienti dal resto dell’Italia, come Mattia Bosco,
scultore milanese: durante la permanenza sull’Isola
ha prodotto nove sculture in collaborazione con
Gianni Beneforti. Realizzate in granito, con “pietra
dell’Agnone” e con altri materiali, sono state esposte
nel Tempio di Venere a Roma, ai Fori Imperiali, e
oggi sono visibili anche all’estero, come ad Auckland,
in Nuova Zelanda. Questo dimostra che la cava non
è solo un sito di estrazione, ma un vero e proprio
laboratorio creativo per l’arte contemporanea.
La cava potrebbe diventare un centro di attrazione
turistica, creatività, formazione e cultura. Il valore
della cava non risiede solo nella sua tradizione storica,
ma nella sua capacità di diventare un motore di
sviluppo culturale e artistico per l’Elba. Un laboratorio
attivo che unisce la memoria del passato con le
potenzialità del futuro, creando un legame profondo
tra arte, storia e territorio, in cui il granito alimenta
creatività e innovazione.
Nel contempo le capacità lavorative degli scalpellini del
territorio favorirono il trasferimento di piccoli gruppi
di lavoro in varie località rivierasche della Liguria, della
Toscana e addirittura nella Svizzera del Canton Ticino.
Il duro lavoro “a cottimo” favorì questa emigrazione di
molti scalpellini Sampieresi, i quali, con grandi sacrifici
uniti alla lontananza dalla famiglia, contribuirono ad
una rapida crescita economica riversata in buona parte
sul territorio comunale.
Pian piano però il commercio dei graniti è andato
cambiando, la ricerca di materie prime da paesi esteri
quali la Cina e il Brasile, con costi molto competitivi,
favorisce il declino delle attività delle piccole cave. Ne
sono rimaste aperte solo due, ed ancora per poco. La
“Scuola della Cava”, come la definivano i vecchi, rischia
di chiudere per sempre, disperdendo una tradizione
millenaria.
Granite Tradition on Elba
Elban granite was already used in Roman times and
is also found in the base of the Leaning Tower of Pisa.
After the Second World War, Elban stonemasons used
island granite to reconstruct damaged buildings. Even
today, walking through the countryside of San Piero, you
can come across ancient stonework objects that have
barely been started or left abandoned. There are still two
quarries working in San Piero, the Beneforti Quarry and
that of the Corridoni Cooperative, founded in 1937. The
first stonemason of the Beneforti family was Aristide and
today his grandson Gianni has gathered the experience
and the secrets of that difficult craft. Unfortunately, the
quarries will have to close, but it is hoped that they can
stay active, if not for extraction from the mountain, at
least for processing the stone. Many artists have visited
the quarries and used the granite: these quarries could
become educational workshops for schools and sculptors
and above all, places where we can learn more about the
traditions of the Miners on Elba before tourism.
Die Tradition des Granits auf Elba
Elbanischer Granit wurde bereits in der Römerzeit
verwendet und findet sich auch im Fundament des
Schiefen Turms von Pisa. Nach dem Zweiten Weltkrieg
wurden viele Städte und Infrastrukturen von elbanischen
Steinmetzen mit dem Granit der Insel wiederaufgebaut.
Noch heute kann man bei Spaziergängen durch die
Landschaft von San Piero antike Artefakte entdecken,
wie kunstvoll bearbeitet und doch verlassen. In San Piero
gibt es noch zwei aktive Steinbrüche: die Cava Beneforti
und die 1937 gegründete Genossenschaft Corridoni. Der
erste Steinmetz der Familie Beneforti war Aristide; heute
führt sein Enkel Gianni die jahrhundertealte Tradition
fort und bewahrt das Wissen über dieses Handwerk.
Obwohl die Steinbrüche schließen müssen, besteht
die Hoffnung, sie zumindest für die Bearbeitung des
Steins offen zu halten, wenn auch nicht mehr für den
eigentlichen Abbau. Viele Künstler haben bereits mit
elbanischem Granit gearbeitet. Die Steinbrüche könnten
zu Lehrwerkstätten für Schulen und Bildhauer werden
– und vor allem zu Orten, an denen die Traditionen der
elbanischen Bergleute bewahrt werden, die Menschen,
die lange vor dem Aufkommen des Tourismus das Leben
der Insel prägten.
56 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
I segreti di Grotta d’Oggi
Un racconto tra storia e leggenda
di Gian Mario Gentini
Immersa tra le dolci colline
dell’Elba, avvolta nella tranquillità
di San Piero, si trova Grotta
d’Oggi, un luogo intriso di fascino
e mistero, dove la natura ha
dispiegato i suoi tesori più preziosi.
Qui, tra rocce millenarie e venature
minerali, si intrecciano storie di
uomini e leggende, dando vita ad
un’atmosfera unica e suggestiva.
Al centro di questo racconto c’è
La limonaia di Guano, un terreno
rigoglioso che si estende ai piedi
della cava, dove un tempo sorgeva
la dimora di Luigi Celleri, un
rinomato mineralogista che dedicò
la sua vita allo studio delle gemme
preziose. Celleri, attratto dalla
bellezza magnetica delle tormaline
di Grotta d’Oggi, trascorreva
intere giornate esplorando la
cava, catalogando ogni cristallo e
cercando di svelarne i segreti.
La sua passione era contagiosa
e presto La limonaia di Guano si
trasformò in un luogo di ritrovo
per appassionati e curiosi,
desiderosi di conoscere i misteri
della mineralogia e di ammirare
le meraviglie della cava. Celleri,
instancabile divulgatore,
condivideva la sua conoscenza
con chiunque si avvicinasse,
raccontando storie di miniere
lontane, di cristalli dalle proprietà
magiche e di leggende che
animavano la cava.
Si narra che tra le rocce della cava
si celasse un tesoro immenso,
custodito da uno spirito benevolo
che lo donava solo a coloro che
dimostravano un cuore puro e uno
spirito di ricerca. Celleri, con la
sua dedizione e il suo amore per la
natura, era convinto che un giorno
avrebbe trovato questo tesoro,
non per avidità, ma per poterlo
condividere con il mondo e rivelare
all’umanità la bellezza nascosta nel
cuore della terra.
Un giorno, mentre esplorava un
anfratto poco conosciuto della
cava, Celleri inciampò su una
strana formazione rocciosa.
Attratto da un bagliore accecante,
si avvicinò con cautela e scoprì
una geode gigantesca, intatta e
immacolata. Al suo interno, una
miriade di tormaline di ogni colore
e sfumatura brillava con una luce
intensa, creando uno spettacolo
mozzafiato. Celleri, commosso
da questa scoperta straordinaria,
capì che il vero tesoro della Cava
di Tormalina non era un oggetto
materiale, ma la bellezza stessa
della natura e la meraviglia della
conoscenza.
Da quel giorno, La limonaia di
Guano divenne un simbolo di
armonia tra uomo e natura, un
luogo dove la passione per la
scienza si univa al rispetto per
l’ambiente e al fascino delle
leggende. La storia di Luigi Celleri
e di Grotta d’Oggi continua ad
ispirare generazioni di visitatori,
invitandoli ad esplorare i segreti
della natura con occhi curiosi e
cuore aperto, alla ricerca della
bellezza che si cela dietro ogni
roccia e ogni cristallo.
The Secrets of the Grotta d’Oggi in
San Piero
Nestling in the hillsides of Elba,
shrouded in the tranquillity of San
Piero, lies Grotta d’Oggi, a place
steeped in fascination and mystery.
Luigi Celleri lived near the quarry
at the Limonaia di Guano. He was
an enthusiastic mineral hunter and
a tireless communicator: he told
stories of distant mines, of crystals
with magical powers and of legends
that animated the quarry, including
that of a hidden treasure. One day,
while exploring a little-known recess
of the quarry, Celleri stumbled
across a strange rock formation. He
57
was attracted by a glow. He carefully
approached it and discovered a
gigantic geode, untouched and in
perfect condition. Inside it, a myriad
of tourmalines of every shade
and colour shone with an intense
light, creating a breathtaking
spectacle. Celleri was thrilled by
this extraordinary discovery and
realised that the real treasure of
the Tourmaline Quarry was not the
mere object, but the beauty of nature
itself and the wonder of knowledge.
From that day, the Limonaia di
Guano became a symbol of harmony
between man and nature.
Die Geheimnisse der Grotta d’Oggi
in San Piero
Eingebettet in die sanften
Hügel von Elba, umgeben von
der stillen Schönheit von San
Piero, liegt die Grotta d’Oggi –
ein Ort voller Faszination und
Geheimnissen. Nicht weit vom
Steinbruch entfernt, in der Nähe des
Zitronengartens von Guano, lebte
Luigi Celleri, ein leidenschaftlicher
Mineralienforscher und
unermüdlicher Vermittler seines
Wissens. Er erzählte Geschichten
Elbaite, cristallo policromo di 3 cm associato a quarzo, ortoclasio, albite e lepidolite.
Grotta d’oggi - San Piero (collezione Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa) - Foto ©Andrea Dini
von fernen Minen, von Kristallen
mit magischen Eigenschaften und
von Legenden, die sich um den
Steinbruch rankten – darunter
auch jene von einem verborgenen
Schatz. Eines Tages, während er
eine wenig bekannte Schlucht
des Steinbruchs erkundete, stieß
Celleri auf eine ungewöhnliche
Felsformation. Angezogen von
einem geheimnisvollen Leuchten,
näherte er sich vorsichtig und
entdeckte einen gigantischen,
unberührten Hohlraum im
Gestein. In seinem Inneren
funkelten unzählige Turmaline
in allen erdenklichen Farben und
Schattierungen. Das intensive
Licht, das von den Kristallen
ausging, verwandelte die Höhle in
ein atemberaubendes Schauspiel.
Von dieser außergewöhnlichen
Entdeckung tief bewegt, erkannte
Celleri, dass der wahre Schatz
des Turmalinsteinbruchs nicht
materieller Natur war – sondern
die unvergleichliche Schönheit
der Natur selbst und das Wissen
darüber. Von diesem Tag an wurde
der Zitronengarten von Guano zu
einem Symbol für die Harmonie
zwischen Mensch und Natur
58 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
La valle
di Pomonte
di Liana Peria
“Ah! La valle di Pomonte! Che meraviglia! Era un
giardino!”: questo è ciò che ci dicono gli sguardi e le
parole delle persone anziane quando evocano un vero e
proprio Eden, ai loro occhi, irrimediabilmente perduto.
Eppure a tali espressioni dal forte sapore nostalgico
si affiancano, nei ricordi, le inenarrabili fatiche che
il vivere in questa terra comportava. Per rendere
la valle un giardino bisognava lavorare “da stelle a
stelle” necessariamente a mano, con la forza delle sole
braccia, nella totale assenza di mezzi meccanizzati.
Sicuramente il fascino della valle più profonda dell’Isola
d’Elba deriva dalla sua speciale morfologia, che nei
tempi ha accolto popolazioni e culture che vi hanno
lasciato importanti tracce sia di spessore storico che di
tradizione contadina.
Oggi, quando dalla piazza del paese, dominata dalla
chiesa parrocchiale dedicata alla patrona Santa Lucia,
si percorre la via che porta al ponte del Passatoio, la
valle comincia a disvelarsi in tutta la sua maestosità e
ampiezza. Le creste dei monti che partendo dalla costa
orlano il versante a solana (S. Bartolomeo, La Tabella,
Monte di Cote, La Tavola) e quello a ombria (Schiappone,
Orlàno, Cenno, Le Mure, Grottaccia, Filicaie) culminano
con la vetta superba e granitica del monte Capanne, che
con i suoi 1019 metri richiama a sé tutta l’attenzione del
visitatore.
La vallata si apre longitudinalmente secondo un asse
est-ovest disegnato dal fosso che dalle pendici del
monte Capanne giunge fino al mare a guardare la
Corsica e segna il confine amministrativo tra i comuni
di Marciana e di Campo nell’Elba.
Il fosso di Pomonte è alimentato da numerosi corsi
d’acqua come il Barione, che scende dalla valle dei Mori,
o il fosso della Porterogna sulla sinistra orografica della
vallata, e il fosso della Vallaccia con tutti i suoi fossetti
affluenti: Guazzaculo, Cerchiaia, Cipollaio, Terra, che si
trovano invece sul versante orografico destro. Questi,
scorrendo sulle pareti rocciose e fortemente scoscese
dove il nudo granito domina il paesaggio, formano
scorci suggestivi con cascatelle e alti balzi per poi
confluire in un unico corso in località il Poio, sotto il
Colle di Tutti: una trasformazione del toponimo “colle
ai dutti” che evoca appunto l’abbondanza di acque
(Ferruzzi, 2010).
La valle, che in passato era un continuo brulicare di
persone intente ai lavori agricoli o a spostarsi verso
i paesi principali percorrendo le antiche mulattiere,
senza dimenticare i pastori che frequentavano i caprili
di altura, è tuttora ricca di numerosi sentieri più o
meno liberi da vegetazione, che oggi accolgono frotte
di escursionisti come quelli che discendono l’ultimo
tratto della GTE sud. Sono percorsi non sempre segnati
sulle carte che, ripuliti con l’impegno di volontari e
conoscitori, suggeriscono di addentrarsi in almeno
tre diverse tipologie di esplorazione: naturalisticoambientale,
etnoculturale-rurale, storico-archeologica.
Qui, non avendo lo spazio per le indicazioni complete
ed esaustive proprie di una guida, seguiremo
brevemente questi tre indirizzi per rendere, con poche
note di curiosità, le possibilità di osservazione che
vengono ad aprirsi per l’esploratore.
Il primo è l’aspetto più evidente: quello di una valle
che si offre in tutta la sua lussureggiante bellezza
naturale, dominata dalla vegetazione spontanea tipica
della macchia mediterranea che passa, a seconda
dell’altitudine, dal cespugliato con le ginestre, la
lavandula e le varie tipologie di cisto, alle zone arbustive
con corbezzolo, lentisco, mirto, erica, per giungere alle
leccete e al bosco di castagni, questi ultimi frutto del
lavoro dell’uomo per la sussistenza di intere famiglie,
specie nella prima metà del Novecento e in tempo
di guerra. Veri protagonisti sono i vari “liscioni” di
granito che in ripida ascesa creano sorprendenti
scenari mozzafiato e l’acqua che, specie dopo le piogge,
scende spumeggiante e fragorosa dai costoni di roccia
formando numerose cascatelle, piscine e specchi
d’acqua suggestivi.
Ma ad uno sguardo attento, tra la vegetazione, si
possono scorgere gli antichi muretti a secco dei
terrazzamenti con cui si strappava terreno coltivabile
nei luoghi più impervi per poter piantare le viti “a
capannello” anche in un fazzoletto di terra. Era la civiltà
dei vecchi contadini che coraggiosamente “grattavano
la pancia del monte Capanne” per far fruttare ogni
angolo della valle ubertosa, ma anche matrigna, che
si erano trovati ad abitare nel quasi totale isolamento
environment
59
Amici del Calello - Pomonte
se non per la presenza delle
antiche mulattiere che risalendo
la vallata nord collegavano
Pomonte a Marciana e dall’altra
parte raggiungevano San Piero
camminando verso est.
Anche per questo molte famiglie
che avevano i loro “centi” di
vigna nella valle di Pomonte e
la casa principale a Marciana,
nell’Ottocento costruirono dei
“magazzini” per servirsene
principalmente durante il
periodo della vendemmia. Oggi
di questi edifici rurali, muniti
regolarmente di stalla e talvolta
di fienile, rimangono i ruderi che
punteggiano il versante nord
della valle spingendosi fino a
quote intorno ai 400 mt. Essi
testimoniano l’antica pratica della
vinificazione, che poteva avvenire
sul posto usufruendo, in qualche
caso, di un doppio palmento che
permetteva di velocizzare i tempi
intercorrenti tra vendemmia e
fermentazione.
Sbirciando dentro i ruderi che
si incontrano alla Pente, a Cote
Ritonda, alla Cerchiaia, al Poio, si
possono notare, oltre a un ampio
camino e a una scaffa dove riporre
le principali stoviglie, anche la
vasca del “palmento” dove avveniva
la prima fermentazione dell’uva, la
“tina” interrata dove si raccoglieva
il mosto e l’immancabile “sasso
di leva” (pesante blocco di granito
munito di anello) necessario
per la spremitura delle vinacce
con l’antico sistema del “pondo”.
Insomma, fino ai primi decenni del
Novecento, l’uva si pigiava lassù
e il vino raccolto in otri di capra
veniva trasportato fino al paese
da carovane di asini. Qui veniva
travasato nelle botti in attesa di
portarlo, sempre nelle otri, fino al
Calello, dove mercanti genovesi
lo caricavano sulle loro tipiche
imbarcazioni (leudi) per portarlo in
Continente e usarlo come vino da
taglio.
Infine con la nota di G. Ninci (1814),
che ci ricorda che Pedemonte o
Pomonte “È stata una terra assai
popolata. [che] Fu distrutta dai
Turchi nel 1533 dell’era volgare.
[e che] Le sue reliquie si veggono
dietro le montagne marcianesi”,
ci lasciamo affascinare dal
terzo itinerario, quello storicoarcheologico,
che ci parla di una
“terra”, cioè di un paese, scomparso
nel XVI secolo, i cui resti si trovano
appunto in località La Terra a 570
mt di altezza. Lì, dopo recenti
rilievi, sono state trovate tracce
di un’antica chiesa dedicata a San
Benedetto nonché frammenti
di terracotta smaltata, tegole di
ardesia, condotti di argilla. Sempre
sulle alture della valle ci sono altri
due importanti luoghi di culto: la
chiesa romanica di San Bartolomeo
che, eretta sull’omonimo monte,
guarda la valle dai suoi 440 mt di
altezza col suo imponente muro in
blocchi di pietra disposti in filari
regolari e la chiesa di San Biagio,
sorta su un poggetto alle pendici
del Colle di Tutti a 430 mt di altezza.
Chiese erette strategicamente
in contatto visivo non solo tra
loro ma anche con San Frediano
sopra Chiessi e San Mamiliano a
Montecristo.
La valle offre, e nasconde, molte
testimonianze di un passato
remoto risalente al Medioevo e,
più indietro, all’epoca etruscoromana,
quando si provvedeva allo
sfruttamento, in maniera intensiva,
dei boschi di lecci della zona per
alimentare i forni dove avveniva
la fusione dei minerali ferrosi
trasportati dalle miniere dell’Elba
orientale: attività testimoniate
dal ritrovamento dei resti di
antichissime carbonaie, di fornaci
e di cumuli di scorie, i famosi
“schiumoli” che hanno dato il nome
alla zona limitrofa al guado del
fosso nei pressi del Cafaio.
Per queste caratteristiche, e molte
altre ancora, che fanno della valle
di Pomonte un luogo speciale
da frequentare con gentilezza
e meraviglia, ci sentiamo in
conclusione di sottolineare come
essa sia un “mondo” da preservare
contro l’abbandono e la rovina.
Basti pensare all’enorme frana del
16 ottobre del 1990 che, staccatasi
dalla sommità del monte Cenno, si
abbatté con violenza sul fondovalle
in località Porterogna trascinando
60 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
con sé vegetazione, “coti”, detriti che invasero il fosso e
modificarono irreparabilmente il paesaggio.
La valle è anche questo: un sistema idrogeologico
delicato e complesso che nel tempo ha fatto registrare
importanti alluvioni dovute a fenomeni naturali ma
anche, purtroppo, agli incendi e all’incuria dell’uomo
sempre più imperante. Una valle da mettere in
sicurezza anche imparando dalle sue cicatrici. Un luogo
da conservare gelosamente come un tesoro unico e
prezioso che in virtù delle sue prerogative richiede cura
e rispetto.
Riferimenti bibliografici:
Silvestre Ferruzzi, Signum. Elba occidentale: percorsi storici
sulle tracce della toponomastica, Lisola editrice, Pisa, 2010
Giuseppe Ninci, Storia dell’Isola dell’Elba, Broglia, Portoferraio,
1815 (p.10, nota B)
The Valley of Pomonte
The Valley of Pomonte is the deepest one on the island
and retains the charm of an ancient place that has
remained unspoiled, where traces of rural life are
scattered along the mountain slopes amidst the lush
vegetation. It still preserves evidence of wonderful
biodiversity among its chestnut woods and holm oak
forests. Many farming families would come to stay here
when the vineyards needed attention and the grapes
were being harvested. Even today, the many ruins and
dry stone walls remind us of the tiring life of those
years. From the slopes of Mount Capanne, the valley
leads down to the sea, looking over towards Corsica.
Following up through the valley, takes you either to San
Piero or Marciana. Water was plentiful and still flows
today among the granite rocks that emerge among
the scented plants of the Mediterranean shrubland.
Its history is also an interesting one: there used to be a
village called Pedemonte at 570 metres above sea level
that was destroyed by pirates in 1533. The Romanesque
parish churches of San Bartolomeo and San Biagio are
important too because they had been strategically built
in visual contact, not only with one another, but also
with San Frediano above Chiessi and San Mamiliano on
Montecristo. Traces of even more ancient history date
back to the Etruscan-Roman exploitation of its woods
for the melting of the precious metal that came from the
eastern part of the island. Evidence of this can be seen in
the remains of ancient charcoal pits, furnaces and slag
heaps.
Das Pomonte-Tal
Das Pomonte-Tal ist das tiefste Tal der Insel und hat sich
den Charme eines unberührten, jahrhundertealten Ortes
bewahrt. An den Berghängen, eingebettet in eine üppige
Vegetation, finden sich Spuren des bäuerlichen Lebens
– stille Zeugnisse einer beeindruckenden Artenvielfalt
inmitten von Kastanien- und Steineichenwäldern.
Einst lebten hier zahlreiche Bauernfamilien, die in den
Weinbergen arbeiteten. Heute erinnern Ruinen und
Trockenmauern an ihr mühsames Leben. Von den
Hängen des Monte Capanne aus öffnet sich das Tal
zum Meer hin und bietet einen spektakulären Blick auf
Korsika. Wanderwege verbinden es mit den Dörfern
San Piero und Marciana. Das Tal ist reich an Wasser,
das zwischen den Granitfelsen plätschert, umgeben
vom betörenden Duft der mediterranen Macchia. Auch
die Geschichte des Tals ist faszinierend: Auf 570 Metern
Höhe lag einst das Dorf Pedemonte, das 1533 von Piraten
zerstört wurde. Besonders bemerkenswert sind die
romanischen Pfarrkirchen San Bartolomeo und San
Biagio, die nicht nur untereinander, sondern auch mit
San Frediano oberhalb von Chiessi und San Mamiliano
auf Montecristo in Sichtverbindung stehen. Ein Blick noch
weiter zurück in die Vergangenheit führt zur etruskischrömischen
Nutzung der Wälder für die Metallverhüttung.
Edelmetalle aus dem Osten der Insel wurden hier
verarbeitet – Überreste antiker Holzkohleöfen,
Schmelzöfen und Schlackenhalden zeugen noch heute
von dieser frühen Industrie.
Cascatelle Cerchiaia
Patresi: indimenticabili tramonti
di Gimmi Girolamo Ferrini
Patresi, frazione marcianese sul versante occidentale
ubicata tra un sperone e una spianata, si affaccia
sull’azzurra baia. A sinistra saluta Bastia ed il nord
della Corsica, a destra, come a ostruirci la strada,
traversalmente la Capraia. Questa frazione fin dal
tempo remoto, e da molti è conosciuta.
La sua valle, armonica “culla patresaia”, è ricca di
sorgenti (la sorgiva del Bollero un tempo dissetava
Portoferraio) e grazie alla numerosa presenza di
castagni marroni (la “pianta dalla ricca fiamma”) fu
scelta dagli Etruschi per le fusioni del ferro, portato via
mare dalle cave di Rio, di cui “ancora oggi sono presenti
residui”.
Inoltre per la presenza a picco sul mare del faro di
Punta Polveraia che da decenni, con i cugini Giraglia
e Capraia, guida i naviganti in questo braccio di mare
a volte burrascoso, altre volte silenzioso e ospitale.
Patresi fino agli anni ’80 (questa primaria economia
è venuta meno, per la presenza di cinghiali e mufloni)
era conosciuto e conteso dai sensali “selezionatori
dei miglior vini” per l’ottima qualità e la ricca
produzione di grappoli dorati e gustosi, di biancone e
procanico, grazie all’esposizione solare dei suoi storici
terrazzamenti generati nei secoli, così mettevano in
sicurezza il territorio, sfruttando sapientemente ogni
fazzoletto di terreno dove piantumavano le barbatelle,
che innestavano l’anno successivo alimentando la vigna
per un eccellente vino.
Dagli anni 2000, per continuare a far conoscere questo
angolo, da una sbicchierata scaturì un’intelligente
idea, nacque l’Associazione Amici di Patresi. Lo scopo
che si prefiggeva era mantenere il territorio ereditato,
pulizia dei sentieri così da agevolare la conoscenza
dell’ambiente e della sua storia, far conoscere la
genialità dell’arte contadina: “muri a secco ed il
ponte delle quattro arcate unico all’Elba”, far amare
e rispettare questo piccolo paradiso così da lasciarlo
in eredità come lo abbiamo ricevuto. Ogni estate
grazie alla disponibilità di un qualificato gruppo di
“amici” si organizzano cene sull’accogliente terrazza
del molo, conosciute oltre confine. Come aperitivo,
lo spettacolare tramonto, una cartolina, all’orizzonte
pennellate di colori che rapiscono i nostri occhi e che
rimarranno indelebili accompagnandoci all’estate
successiva, la serata tra profumi prosegue sotto un
tetto tempestato di stelle.
“Com’eremo”… le immagini storiche, meglio delle
parole, raccontano Patresi e la geniale capacità creativa
dei patresai.
Patresi oggi, immerso nel suo paradisiaco ambiente.
Chi ama sa riconoscere, sa rispettare, diventa
responsabile, aiuta a far crescere, istruisce e educa, si
impegna, aiutando a scoprire la bellezza! Ecco quale
vuole essere il nostro impegno! Far scoprire e far
nascere l’amore per le cose belle così che tutti, anche
chi viene dopo di noi, abbiano motivo di orgoglio per
come siamo stati capaci di curare e rispettare questo
angolo del pianeta.
Patresi and its Unforgettable Sunsets
Patresi is a little village, part of Marciana, that has been
famous since ancient times for its chestnut woods and
the wonderful valley full of springs, like that of Bollero.
The lighthouse of Punta Polveraia overlooks the sea to
Capraia and Giraglia and guards the town of Patresi.
On the mountain slopes, the dry stone walls created a
nursery for the vineyards that produced excellent wine.
To honour and save the memory of the local community,
an Association called “The Friends of Patresi” was
created to protect and take care of the territory where
their ancestors had laboured to leave this legacy to the
next generations, just like a jewel of rural art. In the old
photographs, you can see the vineyards, cared for like
gardens. They are witnesses of a hard life full of sacrifices
but also of courage and the know-how to pass down.
Patresi und seine unvergesslichen Sonnenuntergänge
Patresi, ein Ortsteil von Marciana, ist seit der Antike für
sein wunderschönes, an Quellen und Kastanienbäumen
reiches Bollero Tal bekannt. „Bewacht“ vom Leuchtturm
„Punta Polveraia“ überblickt
62 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
man das Meer bis zu den Inseln
Capraia und Giraglia. An den
terrassierten Hängen der
Berge lagen die Weinberge, die
einst einen hervorragenden
Wein hervorbrachten. Um das
Andenken an die „Patresaia“ zu
bewahren und zu ehren, wurde
der Verein „Freunde von Patresi“
gegründet. Der Verein kümmert
sich um den Schutz und die Pflege
des Tals. An den Berghängen
haben die Vorfahren von Patresi
hart gearbeitet um sie wie ein
Kleinod bäuerlicher Kunst für
die kommenden Generationen
zu bewahren. Alte Fotos zeigen
Weinberge, die wie Gärten gepflegt
sind. Zeugnisse eines harten,
entbehrungsreichen Lebens,
aber auch von Mut und Wissen
zur Weitergabe an die folgenden
Generationen.
Foto Romilda, anni ’50
Il Mortaio, arroccato sullo sperone roccioso che si arrampica verso la montagna,
insieme alla Guardia pongono l’immagine di un paesaggio rurale che mostra
orgoglioso la creatività del contadino con i suoi terrazzamenti coltivati a vigna.
The Mortaio together with the Guardia show a landscape embroidered with the
terraces of the vineyards.
Besonders die Lokalitäten „il Mortaio“ und „la Guardia“ zeigen die von den
Terrassen der Weinberge geprägte Landschaft.
foto Kuhn
Il Faro, da tante lune, veglia, sorveglia e guida, dando punti di riferimento certi,
garantendo così incolumità per coloro che nelle notti buie sono in movimento.
The Faro Lighthouse dominates the cliff, showing the way to sailors.
Der Leuchtturm thront über der Bucht und weist den Seglern den Weg.
foto Romilda
Molo e spiaggia come si presentavano nel 1958: già allora esisteva un punto di
ristoro, il piccolo bar di Mario che il mare di libeccio, per due volte, rase al suolo.
The pier and the beach, windswept by the Libeccio, where Mario erected his
small bar in 1958.
Die Anlegestelle und der Strand werden vom Südwestwind „Libeccio“ umtost.
Mario hat dort 1958 seine kleine Bar gebaut.
foto Romilda
Da questa immagine si evince come l’uomo curava e custodiva il suo territorio;
nonostante la natura si sia riappropriata, si apprezzano gli storici terrazzamenti
dove crescevano rigogliose vigne, dalla sommità alla spiaggia.
From above, the landscape shows the care that man took to protect and
cultivate this challenging land.
Aus der Vogelperspektive zeigt sich mit welcher Sorgfalt der Mensch diese
steilen Hänge geschützt und genutzt hat.
foto Gimmi
Realizzato nel 1939, ponte unico all’Elba, un capolavoro architettonico realizzato
dalle mani dall’uomo e dalla sua capacità creativa, un patrimonio d’arte contadina
da salvare!
The bridge with 4 arches is the only one of its kind on Elba.
Die Brücke mit vier Bögen ist die einzige ihrer Art auf Elba.
foto Vincenzo
Armoniosa è la culla patresaia. Vista dalla sommità del Bollero l’immensa valle,
come una morbida culla, protegge le sue creature, ricca di castagni marroni, di
acqua fresca e pura del Bollero, un meraviglioso spettacolo della natura.
The Bollero Valley in all its true beauty. The awe-inspiring spectacle of Patresi’s
rugged coastline keeps the pride of its inhabitants alive and invites its guests to
take care of it.
Das Bollero-Tal besticht durch seine einzigartige Schönheit. Die zerklüftete Küste
von Patresi erfüllt die Einwohner mit Stolz und lädt Gäste ein, sie wertzuschätzen
und zu bewahren.
environment
63
L’Associazione Astrofili Elbani
Attiva sul territorio isolano dal 1998,
collabora con gli Enti locali, con il
Parco Nazionale dell’Arcipelago
Toscano, con le scuole di ogni
ordine e grado e con i privati,
proponendo principalmente serate
di osservazione con telescopi,
sessioni di lettura del cielo aperte
al pubblico e conferenze. A ottobre
2021, grazie alla collaborazione
con il PNAT e il Comune di
Portoferraio, l’Associazione Astrofili
Elbani ha installato, presso il
Forte Inglese (Portoferraio), una
camera astronomica che dedicata
allo studio delle meteore e dei
meteoriti nell’ambito di un progetto
nazionale di ricerca sostenuto
dall’Istituto Nazionale di Astrofisica
(Progetto PRISMA).
L’obiettivo e l’impegno concreto
che l’Associazione si prefigge,
considerata l’elevata qualità
osservativa del cielo elbano,
è quello di promuovere la
divulgazione della scienza e
rendere l’astronomia accessibile
a tutti, con particolare interesse
rivolto verso la sensibilizzazione ai
temi attuali quali l’inquinamento
luminoso, la tutela dell’ambiente
e l’importanza della ricerca
scientifica come strumento di
conoscenza. Tra i progetti futuri,
l’Associazione mira a realizzare
un osservatorio astronomico
sul territorio elbano, da cui
possano essere svolte le attività di
divulgazione e ricerca scientifica
atte alla valorizzazione del
territorio.
Ti piace l’astronomia e vuoi
prendere parte alle attività degli
astrofili elbani? L’Associazione è
alla ricerca di nuovi soci!
Per seguire le attività
dell’Associazione Astrofili Elbani:
Email: astrofilielbani@tiscali.it
Facebook: Associazione Astrofili
Elbani Instagram: @astrofilielbani
The Elban Astrophile Association
encourages the diffusion of science
in order to make astronomy
accessible to everyone, raising
awareness of current issues such
as light pollution, environmental
protection and the importance
of scientific research as a tool
for knowledge. Among its future
projects, the Association aims to set
up an astronomical observatory on
Elban territory.
Der Verein Associazione
Astrofili Elbani fördert die
Wissenschaftskommunikation, um
die Astronomie für alle zugänglich
zu machen. Dabei sensibilisiert
er für aktuelle Themen wie
Lichtverschmutzung, Umweltschutz
und die Bedeutung der
wissenschaftlichen Forschung als
Instrument zur Wissensgewinnung.
Zu den zukünftigen Projekten des
Vereins gehört die Errichtung eines
Observatoriums auf der Insel Elba.
CALENDARIO EVENTI 2025:
CALENDARIO EVENTI 2025:
VERANSTALTUNGSKALENDER 2025:
26/04 ore 20:30
Passeggiata notturna lungo la GTE tra il Colle
Reciso e il Poggio del Mulino a Vento
Durata: 3 ore, su prenotazione.
22/06 ore 21:30
Forte Inglese, Portoferraio
Serata dedicata all’impatto dell’inquinamento
luminos sugli impollinatori notturi
Durata: 2 ore, su prenotazione.
19/07 ore 21:00
Monte Perone - Osservazione del cielo
Durata: 2 ore, su prenotazione.
26/07 ore 20:30
Fortezza del Volterraio - Osservazione
del cielo e visita notturna della Fortezza
Durata: 3 ore, su prenotazione.
23/08 ore 21:00
Rio nell’Elba, loc. Aia di Cacio
Osservazione del cielo
Durata: 2 ore 30 minuti, su prenotazione.
26/04 at 20:30
Night-time walk along the GTE between Colle
Reciso and Il Poggio del Moulino a Vento.
Duration: hours, by reservation.
22/06 at 21:30
Forte Inglese (English Fort) in Portoferraio
An evening dedicated to the impact of light
pollution on nocturnal pollinators
Duration: 2 hours, by reservation.
19/07 at 21:00
Mount Perone - Observing the sky
Duration: 2 hours, by reservation.
26/07 at 20:30
The Fortress of Volterraio - Observing the
sky and night-time visit of the Fortress
Duration: 3 hours, by reservation.
23/08 at 21:00
Rio nell’Elba, Locality Aia di Cacio
Observing the sky
Duration: 2 hours, 30 minutes,
by reservation.
26/04, 20:30 Uhr
Nachtwanderung entlang der GTE zwischen
Colle Reciso und Poggio del Mulino a Vento.
Dauer: 3 Stunden, mit Anmeldung.
22/06, 21:30 Uhr
Forte Inglese, Portoferraio – Themenabend
über die Auswirkungen der Lichtverschmutzung
auf nachtaktive Bestäuber.
Dauer: 2 Stunden, mit Anmeldung.
19/07, 21:00 Uhr
Monte Perone – Himmelsbeobachtung
Dauer: 2 Stunden, mit Anmeldung.
26/07, 20:30 Uhr
Fortezza del Volterraio – Himmelsbeobachtung
und nächtliche Besichtigung der Festung.
Dauer: 3 Stunden, mit Anmeldung.
23/08, 21:00 Uhr
Rio nell’Elba, Ortsteil Aia di Cacio
Himmelsbeobachtung
Dauer: 2 Stunden 30 Minuten, mit
Anmeldung.
Foto ©Francesco Lascialfari
Proteggiamo
le tartarughe
marine
di Francesca Marchi
Intervista al Dott. Antonio Melley, ARPAT,
Responsabile U.O. Risorse ittiche e biodiversità marina
Quali sono stati i siti di nidificazione negli ultimi 5 anni
nella zona dell’arcipelago e della costa tra Livorno e
Grosseto?
Tra il 2020 ed il 2024 si sono registrate 18 nidificazioni
nella zona dell’Arcipelago Toscano: 6 a Pianosa (comune
di Campo nell’Elba), 11 all’Isola d’Elba (4 nel comune di
Campo nell’Elba, 4 a Capoliveri, 1 a Rio, 1 a Marciana e 1
a Marciana Marina) e 1 all’Isola del Giglio; nello stesso
periodo, sulla costa si sono avute 14 nidificazioni in
provincia di Livorno (8 a Rosignano Marittimo, 2 a San
Vincenzo, 2 a Piombino, 1 a Cecina e 1 a Bibbona) e 12
sulla costa grossetana (7 a Castiglione della Pescaia, 3
a Grosseto, 1 a Magliano in Toscana e 1 a Orbetello). In
entrambi i casi (Arcipelago e costa livornese) si è avuto
un netto incremento dei nidi segnalati (è possibile che
in alcune zone meno frequentate da abitanti e turisti
siano avvenute nidificazioni non censite) negli ultimi
2 anni: ad esempio, lungo le coste insulari nel 2023 si
sono registrati 10 eventi e 7 nel 2024, a fronte di 1 caso
nel periodo precedente (2020-22).
Come il turismo e i cambiamenti climatici influenzano
la nidificazione e il comportamento delle tartarughe?
Relativamente all’inquinamento marino, l’aumento delle
nidificazioni è un segno positivo?
Il cambiamento climatico, soprattutto l’aumento delle
temperature, sta probabilmente agevolando uno
spostamento verso nord della popolazione di Caretta
caretta che è attualmente in aumento in tutto il bacino
del Mar Mediterraneo.
A questo fattore, però, si aggiungono le crescenti
azioni di tutela e conservazione messe in atto negli
ultimi decenni dalle diverse nazioni che si affacciano
sulle coste di questo Mare, Italia e Grecia in primis,
che, insieme ad una maggior attenzione e conoscenza
del fenomeno, hanno permesso a questa specie di
passare, nel Mediterraneo, da uno stato “in pericolo”
(Endangered, EN per le liste rosse IUCN) ad uno di
“minor preoccupazione” (Least Concern, LC).
Il turismo di massa e l’uso intensivo delle spiagge
rappresentano sicuramente un pericolo per la
nidificazione della tartaruga, evento ormai comune
anche lungo le coste della Toscana. L’elevato numero
di persone, la presenza di attrezzature balneari,
l’inquinamento acustico e luminoso possono mettere
a serio rischio il ciclo vitale delle tartarughe marine,
anche per disattenzioni apparentemente banali:
• un patino lasciato vicino alla battigia può
rappresentare un ostacolo insormontabile per la
risalita della femmina sulla spiaggia, che deporrà le sue
uova in una zona a forte rischio di inondazione da parte
delle onde, con conseguente perdita dell’intera nidiata;
• la frequentazione notturna delle spiagge e delle
strutture balneari e ricettive ad esse limitrofe, spesso
associata a rumori (musica, feste, ecc.) e illuminazione,
può disturbare la femmina che riprende il mare senza
deporre le uova;
• l’illuminazione degli arenili durante la notte
environment
65
Marina di Campo - Foto ©Adriano Locci
Cala Giovanna a Pianosa - Foto ©Alessandro Talini
può anche disorientare i piccoli al momento della
fuoriuscita dalla sabbia, che si dirigono verso la
terraferma invece che verso il mare.
In definitiva, quindi, l’aumento delle nidificazioni
in Toscana negli ultimi anni può essere letto come
un fenomeno positivo per la specie, ma, essendo
legato anche ai cambiamenti climatici (aumento
delle temperature nelle acque marine), può essere
considerato un indicatore di modifiche e impatti
sull’ambiente marino, e non solo, che dipendono in
gran parte dall’azione umana.
Qual è il corretto comportamento nel caso di
avvistamento di un nido o di una tartaruga nell’acqua?
Non è facile individuare un nido di tartaruga marina,
ma ci sono alcuni segnali particolari sulla spiaggia
che ci possono aiutare in questo compito: orme della
femmina uscita dall’acqua (simili ad impronte di piccoli
mezzi cingolati), tracce dei piccoli usciti dalle uova
(come quelle delle femmine ma in miniatura), presenza
di tartarughe sulla spiaggia, sia piccoli che adulti (di
solito nelle ore serali, notturne o all’alba).
Nel caso di avvistamento di tartarughe sulla spiaggia,
è assolutamente importante ricordare che non vanno
toccate o disturbate per nessun motivo (non usare luci,
restare in silenzio, ecc.), ma bisogna mantenersi ad
una certa distanza e, nel caso si vogliano scattare foto,
evitare di usare il flash.
Nel caso di tracce, per evitare che vengano
calpestate o alterate, sarebbe importante delimitare
immediatamente l’area sulla quale sono distribuite
(anche con mezzi di fortuna presenti sulla spiaggia
come sassi o legni), in attesa dell’intervento degli
esperti che cercheranno di confermare la presenza
del nido e la sua localizzazione. Tutte queste situazioni
vanno immediatamente segnalate alla Capitaneria di
Porto, tramite il numero blu gratuito 1530.
Ogni anno il monitoraggio dei nidi viene svolto
da centinaia di volontari di diverse associazioni
lungo tutte le coste della Toscana, con l’aiuto ed il
coordinamento dei soggetti istituzionali (Capitaneria di
Porto, ARPAT, IZSLT, Regione, Università).
ARPAT ha anche messo a punto una app per la
segnalazione di eventi di nidificazione. L’applicazione,
scaricabile gratuitamente sia per Android che per IOS,
consente a turisti e bagnanti di segnalare, anche in
modo anonimo, la presenza di eventuali nidi o di tracce
che ne facciano sospettare l’esistenza. La app contiene
anche sintetici aiuti per il riconoscimento delle
tartarughe marine e delle loro tracce e per il corretto
comportamento da tenere per non spaventare gli
animali o danneggiare il nido: grazie alla collaborazione
dei cittadini sarà possibile un più capillare presidio del
territorio e una maggiore probabilità di individuare
i nidi. (https://www.arpat.toscana.it/notizie/2023/
ambiente-in-toscana/la-nuova-app-di-arpat)
Per affrontare questi temi, infine, è stato avviato il
progetto Life Turtlenest, di cui anche ARPAT è partner,
che interessa Italia, Spagna e Francia su circa 8000
chilometri di costa, finalizzato al miglioramento
della conservazione della tartaruga marina Caretta
caretta del Mediterraneo attraverso il monitoraggio e
la messa in sicurezza dei nidi, valutando l’impatto dei
cambiamenti climatici sulla nidificazione.
Let’s protect Sea Turtles
There has been an increase in the nesting of the “Caretta
caretta” turtle in the Tuscan Archipelago along the coast
between Livorno and Grosseto. This is related to several
factors. First of all, the warming of the sea caused by
climate change, which has favoured the northward shift
of the species, a trend that is also being studied in the Life
Turtlenest project (https://www.legambiente.it/progetti/
66 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
lifeturtlenest), where ARPAT is a partner, involving Italy,
Spain and France. The second aspect is linked to the
increase in the protection and information measures that
have been adopted in recent years, with many initiatives
seeing citizens, associations and institutions working
together to protect nests and help in the conservation
of the “Caretta caretta” species. On the other hand,
urbanisation of coastal areas and mass tourism pose a
threat to nesting, because beaches have been modified
and taken over by tourist infrastructures, not helped by
light and noise pollution. This is why it is essential to
behave correctly, never disturbing the animals with noise,
flashes or anything else and, in the event of sightings
of tracks, nests or turtles, to report them immediately
to the Harbourmaster’s office, using the “blue number”
1530. Lastly, we would like to remind you that you can
download a free App to be used if you see a nest on the
coastal beaches or around the Tuscan Archipelago.
Institutionen aus Italien, Spanien und Frankreich.
Dank zahlreicher Initiativen von Bürgern, Verbänden
und Institutionen wurden in den letzten Jahren verstärkt
Schutz- und Aufklärungsmaßnahmen umgesetzt. Diese
tragen dazu bei, die Nester zu sichern und den Bestand
der unechten Karettschildkröte zu erhalten.
Gleichzeitig stellen die zunehmende „Anthropisierung
der Küsten“ und der „Massentourismus“ eine ernsthafte
Bedrohung für die Nistplätze dar. Touristische
Infrastrukturen verändern die Strände erheblich,
während Licht- und Lärmverschmutzung die natürlichen
Bedingungen der Schildkröten stören.
Falls Sie Spuren, Nester oder Schildkröten an den
Stränden der toskanischen Küste oder des Archipels
entdecken, melden Sie diese bitte umgehend dem Büro
des Hafenmeisters unter der kostenfreien Notrufnummer
1530. ARPAT stellt eine kostenlose App zur Verfügung, die
Sie hier herunterladen können.
Schützen wir die Meeresschildkröten
Immer häufiger nistet die unechte Karettschildkröte im
toskanischen Archipel, insbesondere entlang der Küste
zwischen Livorno und Grosseto. Dafür gibt es mehrere
Gründe:
Die durch den Klimawandel bedingte Erwärmung der
Meere begünstigt die Wanderung der Schildkröten
in nördlichere Gebiete. Im Rahmen des Projekts Life
Turtlenest (https://www.legambiente.it/progetti/
lifeturtlenest) wird dieser Zusammenhang untersucht.
ARPAT ist als Partner beteiligt, gemeinsam mit
(https://www.legambiente.it/progetti/lifeturtlenest/)
Fetovaia - Foto ©Adriano Locci
environment
67
Arcipelago Toscano: un paradiso
per matrimoni sostenibili
Foto ©Nena & Tomy
di Patrizia Lupi
Che sia in miniera, nel giardino privato di una villa al
mare, sull’isola più piccola dell’Arcipelago Toscano, in
barca a vela, sulla cima del Monte Capanne a 1019 metri
con vista, o addirittura sott’acqua o in bicicletta, un
matrimonio deve essere speciale, come sono speciali
le persone che si scelgono per vivere l’imprevedibile
avventura dell’amore.
Silvia Sottocasa, dal 2014, vi aiuta a sfogliare il libro dei
desideri per trovare il posto e il modo giusto per voi,
in uno dei luoghi più iconici della Toscana: le perle del
Tirreno.
Matrimonio sì, ma possibilmente sostenibile. Cioè? Un
matrimonio è sostenibile quando rispetta tre principi
fondamentali: ecologico, sociale ed economico per il
territorio in cui si svolge. Deve offrire agli sposi e ai
loro invitati un’esperienza unica, ma valorizzando
l’ambiente e la cultura locale. Silvia non è solo una
wedding planner, è una vera e propria ambasciatrice
della sostenibilità. Il suo impegno nel settore è
testimoniato dai numerosi riconoscimenti e incarichi
che ha ricevuto. Dal suo profondo amore per la natura,
il mare e la biodiversità delle isole toscane, nasce l’idea
di unire la sostenibilità all’esperienza turistica. Offre
un’esperienza sensoriale completa, che permette di
scoprire e apprezzare le bellezze uniche di ogni isola.
Cinque delle 7 isole offrono location perfette per
matrimoni sostenibili. Ogni isola è un microcosmo
a sé stante, pieno di meraviglie. Silvia, grazie alla
sua profonda conoscenza del territorio, è in grado di
guidare le coppie nella scelta dell’isola più adatta per un
irripetibile matrimonio tailor made.
Isola d’Elba: Qui è stato celebrato il primo matrimonio
sostenibile certificato in Italia, nelle suggestive Miniere
di Calamita a Capoliveri. Location speciali, dai vecchi
romitori e santuari alle spiagge dai mille colori, alle
miniere, alle barche a vela.
Isola di Giannutri: Perfetta per un matrimonio
intimo o un “elopement wedding”, offre un’atmosfera
di tranquillità e un contatto diretto con la natura
selvaggia.
Isola di Capraia: Ideale per gli amanti dell’avventura,
questa isola vulcanica regala emozioni uniche e
un’esperienza di matrimonio sostenibile a contatto con
la natura incontaminata.
68 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
SILVIA SOTTOCASA PER LA SOSTENIBILITÀ
Grazie alla sua passione, professionalità ed
esperienza, Silvia Sottocasa è la figura ideale per
organizzare un matrimonio indimenticabile e
sostenibile nelle incantevoli isole dell’Arcipelago
Toscano. Le attività di Elba Wedding Planner
rientrano nelle azioni della Carta Europea del
Turismo Sostenibile stilata dalla Riserva Mab Unesco
Isole di Toscana.
All’Isola d’Elba Silvia ha organizzato, a gennaio
2025, il primo Convegno nazionale esperienziale
dei matrimoni sostenibili, che verrà riproposto ogni
anno, con wedding planner provenienti da tutta
Italia, patrocinato dal Parco Nazionale dell’Arcipelago
Toscano.
Isola di Pianosa: Per un matrimonio intimo, perché
il piccolo albergo può ospitare fino a 24 persone, ma
le location per il rito sono da sogno: a Cala Giovanna,
dove puoi parlare con i pesci, sul sagrato della chiesa di
San Gaudenzio prima di accedere agli orti del carcere,
oppure sul bel prato con vista sull’Elba.
Isola del Giglio: Nei due borghi di Giglio Porto e Giglio
Castello, per cerimonie nelle chiesette – o nella torre
per i matrimoni civili. Con le spiagge, i vecchi fari, i
vigneti con i muretti a secco, offre scenari mozzafiato
per incorniciare un sì.
Foto ©Nena & Tomy
• Vice Presidente dell’Associazione Italiana Wedding
Planner (AIWP) con delega in Italia ed Europa alla
Sostenibilità
• Delegata territoriale dell’Arcipelago Toscano per
l’AIWP
• Docente per la formazione nazionale dell’AIWP
per corsi professionali nazionali per Matrimonio
Sostenibile e Analisi Wedding Experience nei territori
• Vicepresidente di Confassociazioni Tourism, Food,
Hospitality con sottodelega al matrimonio sostenibile
• Certificazione professionale secondo la Legge 4 per
le libere professioni: Wedding Planner per le norme
UNI 11954-11955
• Ambasciatrice matrimoni sostenibili a livello
nazionale riconosciuta in occasione della Milano
Bridal Week 2024
ELBA WEDDING STYLE
Via Roma 67 | 57031 Capoliveri (LI)
Tel: +39 329 2332130
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The Tuscan Archipelago: a Paradise for Sustainable
Weddings
Silvia Sottocasa - ©Michele Martina
Silvia Sottocasa, a nationally certified wedding planner
and vice-president of A.I.W.P. with the delegation in
Italy and Europe for Sustainability, has been organising
weddings since 2014, all over the Tuscan Islands, from
beaches to mines, from boats to ancient churches,
in villas or exclusive hotels, all tailor-made, to live
the adventure of love. Her speciality is in organising
sustainable weddings, enhancing the environment and
local culture. It all stems from her deep love of nature, the
sea and the biodiversity of the Tuscan sunshine, uniting
sustainability and touristic experience. Elba Wedding
Planner’s activities are in line with the actions of the
European Charter of Sustainable Tourism as drawn up
environment
69
Foto ©Nena & Tomy
Foto ©Nena & Tomy
by the Tuscan Islands Unesco Mab Reserve. She provides
a complete sensory experience to discover some of the
islands of the Archipelago. Each one is different from the
others so she can satisfy the desires of her customers.
• The Island of Elba where she has organised Italy’s first
certified sustainable wedding in the Calamita mines.
• The Island of Giannutri: perfect for an elopement
wedding in unspoilt natural surroundings.
• The Island of Capraia: ideal for adventure lovers.
• The Island of Pianosa: for an intimate wedding because
the island can only accommodate a few people.
• The Island of Giglio: in the two villages of Giglio Porto
and Giglio Castello with unique, impressive panoramas.
MaBReservat
„Inseln der Toskana“ für verantwortungsvollen
Hochzeitstourismus. Ein Erlebnis für alle Sinne: Jede
Insel des Archipels offenbart ihre eigene Persönlichkeit
– perfekt abgestimmt auf die individuellen Wünsche der
Paare.
• Elba: Ort der ersten zertifizierten nachhaltigen Hochzeit
Italiens – in den Calamita-Minen.
• Giannutri: Ideal für eine intime Hochzeit zu zweit
inmitten unberührter Natur.
• Capraia: Für Abenteuerlustige.
• Pianosa: Perfekt für intime Feiern mit wenigen Gästen.
• Giglio: Mit stimmungsvollen Kulissen in Giglio Porto
und Giglio Castello.
Heiraten im Einklang mit der Natur – nachhaltige
Hochzeiten im Toskanischen Archipel
Silvia Sottocasa ist zertifizierte Hochzeitsplanerin
und Vizepräsidentin der A.I.W.P. mit Zuständigkeit
für Nachhaltigkeit in Italien und Europa. Seit 2014
organisiert sie maßgeschneiderte Hochzeiten auf den
Inseln des Toskanischen Archipels – ob am Strand, in
den Bergwerken, auf Booten, in historischen Kapellen,
eleganten Villen oder Luxushotels. Ihr besonderes
Anliegen ist es Hochzeiten nachhaltig gestalten – im
Einklang mit Natur, regionaler Identität und ökologischer
Vielfalt. Ihr Engagement entspringt einer tiefen Liebe
zum Meer und zur Umwelt und verbindet touristische
Erlebnisse mit ökologischer Verantwortung. Als Teil
der Europäischen Charta für nachhaltigen Tourismus
engagiert sich Elba Wedding Planner im UNESCO-
Foto ©Daniela Nizzoli
70 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
AgRio Food Policy:
tra il dire e il fare c’è
di mezzo il coltivare!
di Giulia Corsini e Antonio Manzoni
Il progetto “AgRio Food Policy” nasce da due fattori
che accomunano i ricercatori e amici Giulia Corsini e
Antonio Manzoni: la passione per la ricerca nel settore
del diritto agroalimentare e il legame con il territorio
elbano.
L’Isola d’Elba, e così anche il Comune di Rio, hanno
un passato radicato nella tradizione rurale che, a
partire dal secondo dopoguerra si è andata perdendo,
privilegiando l’attività turistica. Questo ha comportato
diverse conseguenze socio-economiche negative per la
popolazione locale, tra cui un generale spopolamento
del territorio e una forte tendenza alla stagionalità delle
attività commerciali, concentrate principalmente nel
periodo estivo.
L’abbandono dei terreni agricoli a vantaggio delle
attività puramente “turistiche” significa il mancato
sfruttamento di un’importante risorsa e un’occasione
perduta di creazione di un sistema agricolo locale
capace di garantire – o, perlomeno, migliorare –
l’autosufficienza alimentare della popolazione
residente sull’isola e la promozione di prodotti tipici
locali. Infatti, sebbene l’attività turistica porti innegabili
vantaggi economici, altrettante ed ulteriori potenzialità
possono rinvenirsi nel settore agroalimentare il quale,
tra l’altro, non deve neppure essere inteso in termini
antitetici a quello turistico.
Nella consapevolezza della multifunzionalità
dell’agricoltura e del valore socio-economico e
culturale dei prodotti locali, il Comune di Rio ha
avviato l’implementazione di “AgRio Food Policy”.
Questo progetto, elaborato grazie alla collaborazione
tra il Comune di Rio, Enti di ricerca accademici e
operatori del settore, intende valorizzare un sistema
agroalimentare che metta al centro la comunità locale
– i cittadini, gli agricoltori “custodi” del territorio, e gli
altri portatori di interesse – e porti sulla tavola un cibo
più sostenibile. Si intende fare ciò grazie all’adozione
di un approccio integrato, che valorizzi la dimensione
ambientale, economica e sociale del contesto elbano,
ponendosi in linea con i principi di sviluppo sostenibile.
Con una politica integrata, questo progetto intende
“fornire le gambe” al sistema alimentare, affinché
esso possa andare lontano nel medio e lungo termine,
a beneficio anche e soprattutto delle generazioni
future. AgRio, infatti, punta a realizzare molteplici
obiettivi che vanno dall’autosufficienza alimentare
alla valorizzazione dei prodotti locali, sani e nutrienti,
dall’educazione alimentare e ambientale alla
promozione di pratiche agroecologiche, dalla riduzione
degli sprechi alimentari all’inclusione sociale, anche
attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro. Inoltre,
promuovendo una democrazia alimentare, si vuole
creare un sistema alimentare inclusivo e partecipativo,
che garantisca l’intervento di attori pubblico-privati
e di tutta la popolazione elbana locale, dalla fase
Terra di Rio
environment
71
decisionale a quella attuativa
delle varie fasi del progetto. AgRio,
quindi, intende trasformare il
sistema alimentare locale grazie ad
un approccio coordinato e integrato
di azioni che affrontano la catena
del valore in tutte le fasi – sia a
monte (produzione sostenibile)
che a valle (consumo sostenibile)
– coinvolgendo tutti gli attori della
filiera alimentare (produttori,
trasformatori, distributori,
consumatori ecc.).
Fino ad oggi, il dialogo costante
tra il Comune di Rio, gli
imprenditori e i ricercatori
ha portato all’adozione della
Deliberazione di Giunta Comunale
n. 12 del 6/02/2025 che approva
il Manifesto programmatico
“AgRio Food Policy”. L’impegno
del Comune rappresenta un passo
fondamentale ed innovativo che
garantisce l’appoggio politico e
finanziario nonché la continuità al
progetto.
Ma siamo ancora all’inizio. I
prossimi passi da compiere vanno
differenziati a seconda dei ruoli che
assumono i vari attori. Il Comune
effettuerà la mappatura del
territorio e la messa a disposizione
dei terreni coltivabili, oltre a
individuare le aree dove poter
effettuare la vendita diretta. Dovrà
inoltre formalizzare i rapporti con
altri enti quali le Università toscane
interessate, il PNAT e il Carcere di
Porto Azzurro
Per quel che concerne gli
imprenditori del settore
agroalimentare, ovviamente
saranno loro a programmare le
proprie attività, ma si auspica
che, in ottica di collaborazione e
partecipazione attiva, nascano
forme di associazionismo che
facilitino anche l’ottenimento
di fondi. L’ideale sarebbe
costituire una cooperativa che
rispecchi i principi e i valori di
AgRio, idealmente scritti in un
regolamento.
In merito agli Enti di Ricerca,
sarebbe auspicabile l’istituzione di
Foto ©Infoelba
un Comitato Scientifico che svolga attività di comunicazione (sia in termini
di diffusione che di educazione alimentare e ambientale) e di consulenza.
Viste le grandi potenzialità – ambientali, sociali ed economiche – di questa
politica alimentare integrata, l’augurio è che da progetto pilota che inizia
nel Comune di Rio, si estenda poi all’intero territorio elbano.
Questo progetto presenta molteplici profili di innovatività e anche elevate
probabilità di successo grazie ad una armoniosa congiunzione dei fattori.
Innanzitutto, gli imprenditori del settore agroalimentare hanno l’appoggio
del Comune di Rio, il sostegno di enti di ricerca e l’apporto del Carcere di
Porto Azzurro. In secondo luogo, la presenza di tali soggetti comporta la
messa a disposizione di competenze scientifiche, di terreni coltivabili e
di spazi per la vendita diretta e, infine, di manodopera. Ma soprattutto,
partecipare ad AgRio significa entrare nel cuore di un cambiamento
concreto: è l’opportunità di contribuire attivamente alla trasformazione
di un sistema alimentare e culturale più giusto, sostenibile e innovativo,
costruendo insieme un futuro in cui il cibo è sinonimo di comunità,
tradizione e responsabilità.
AgRio Food Policy: between Saying and Doing, there is “Cultivating”
The “AgRio Food Policy” project stemmed from the collaboration between the
Municipality of Rio, academic research institutes and experts to create an
agri-food system that places the local community at its centre with various
objectives: giving value to local produce in support of responsible tourism,
food self-sufficiency, highlighting local, healthy, genuine products together
with environmental, nutritional education following agro-ecological practices,
72 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
reduction of food waste, social
inclusion that includes the creation
of new jobs. After having formalised
agreements with other agencies
such as the Tuscan Universities,
the National Park of the Tuscan
Archipelago and the Porto Azzurro
Prison, the Council will map the
territory and make cultivable land
available and it will identify the
areas where direct sales can take
place. Taking part in AgRio means
entering into the heart of a tangible
change: it is a chance to contribute
positively to the transformation
of a food and cultural system
that is more just, sustainable
and innovative; building a future
together where food is synonymous
with community, tradition and
responsibility. The same project
could be adopted by all Elban
Municipalities.
AgRio-Ernährungspolitik:
Ernährungspolitik im Wandel
Das Projekt „AgRio Food Policy“ ist
aus der Zusammenarbeit zwischen
der Stadtverwaltung von Rio,
Wissenschaftlern, Akademikern
und Akteuren des Agrar- und
Ernährungssektors entstanden – mit
dem Ziel, ein nachhaltiges Agrarund
Ernährungssystem zu schaffen,
das die lokale Gemeinschaft in
den Mittelpunkt stellt. Dabei
verfolgt das Projekt verschiedene
Zielsetzungen: Aufwertung lokaler
landwirtschaftlicher Produkte
zur Förderung eines bewussten
und nachhaltigen Tourismus;
Stärkung der Selbstversorgung mit
gesunden und nährstoffreichen
Lebensmitteln; Förderung von
Umwelt- und Ernährungskompetenz
durch agrarökologische
Bildungsangebote; Verringerung
von Lebensmittelverschwendung;
Soziale Inklusion – auch durch die
Schaffung neuer Arbeitsplätze. Die
Stadtverwaltung wird geeignete
Flächen für den Anbau ausweisen
und Direktvermarktungszonen
identifizieren, in enger
Zusammenarbeit mit Institutionen
wie den toskanischen Universitäten,
dem Nationalpark PNAT und dem
Gefängnis von Porto Azzurro.
Die Unternehmen im Agrar- und
Ernährungsbereich werden
eingeladen, sich aktiv zu beteiligen
und ihre Aktivitäten so zu planen,
dass sie nationale und europäische
Fördermittel beantragen können.
AgRio steht für einen gezielten
Wandel – eine Gelegenheit, aktiv an
der Gestaltung eines gerechteren,
nachhaltigeren und zukunftsfähigen
Ernährungssystems mitzuwirken
– eines Systems, das Kultur,
Umwelt und Gemeinschaft vereint.
Gemeinsam gestalten wir eine
Zukunft, in der Ernährung nicht nur
ein Grundbedürfnis ist, sondern
Ausdruck von Verantwortung,
Verbundenheit und gelebter
Tradition. Ein Modellprojekt, das
auch von anderen Gemeinden auf
Elba übernommen werden könnte.
Foto ©Paolo Calcara
environment
73
La miniera del Ginevro:
il cuore di ferro dell’Elba
di Pietro Pacciardi
Non è solo una miniera, il Ginevro.
È una cicatrice profonda di
un’epoca in cui l’Elba respirava
al ritmo incessante dei martelli
pneumatici e delle esplosioni
controllate. Un tempo al passo con
l’industria siderurgica italiana, era
la più grande e prolifica galleria di
magnetite d’Europa, mentre oggi
il Ginevro dorme, custode di un
tesoro nero e brillante.
A differenza delle sue sorelle a
cielo aperto, Ginevro si nasconde.
Ci invita a scendere, ad addentrarsi
nelle viscere dell’Isola attraverso
un reticolo sotterraneo che si
dipana dalla superficie per poi
precipitare vertiginosamente fino
a -54 metri, al di sotto del mare. Il
castello di estrazione arriva ancora
più giù, a -91 metri.
Dal 1971 al 1981, Ginevro fu
avanguardia e modernità. Una
miniera concepita con criteri
rivoluzionari per l’epoca, un
ventre fecondo da cui si estraeva la
magnetite, con un alto contenuto di
ferro. Ma la sua storia si interruppe
bruscamente. Solo un terzo del suo
potenziale era stato estratto, un
tesoro inespresso abbandonato a
250 metri di profondità.
Oggi Ginevro apre le sue porte,
accogliendo i visitatori più
avventurosi e guidandoli fino a
24 metri sotto il livello del mare,
per i più ardimentosi fino a -54,
dove sono custoditi i segreti della
parte finale del ciclo di scavo.
Un caschetto, una luce fioca a
squarciare l’oscurità, e la voce
narrante della guida che ripercorre
la storia, i metodi di escavazione, le
vite spezzate nella polvere.
Si immagina il fragore delle
esplosioni, la danza controllata
della dinamite che apriva
varchi nella roccia, i carrelli che
ingoiavano il materiale frantumato,
l’ascensore che lo portava in
superficie e poi via, in viaggio verso
i porti di Taranto, Genova, Bagnoli,
Piombino, per trasformarsi in ghisa
e acciaio, fondamenta di quell’Italia
volta al progresso.
Centinaia di tonnellate al giorno,
estratte con la fatica dell’uomo e la
precisione della tecnologia. Eppure,
dopo solo un decennio, il sogno si
infranse. L’Italsider, la società di
sfruttamento delle miniere, preferì
siti lontani, dove i costi erano
minori, lasciando il tesoro del
Ginevro abbandonato.
I minatori dell’Elba scioperarono,
bloccarono il porto, portarono la
loro rabbia e la loro disillusione
fino a Roma. “Noi non siamo mica
vagabondi”, urlarono ai politici, “il
ferro c’è ancora tanto... e bono! Il
lavoro lo sapevamo fare... è stato un
tradimento!” Parole al vento, che
rimasero inascoltate.
Ma la storia non finisce qui. Anni
dopo, i cancelli si riaprirono,
grazie all’amore e alla dedizione
di chi credeva nel valore di questa
terra, non più per estrarre, ma per
visitare e conoscere. Archeologia
industriale la chiamano, in realtà è
ancora presente il ricordo di coloro
che si calavano nelle viscere della
montagna ed erano considerati
fortunati perché a fine mese
avevano il salario, anche se scarso,
ma assicurato.
Ginevro è un tesoro da custodire,
un racconto da tramandare,
un cuore ancora pulsante della
comunità capoliverese.
74 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Ginevro: Elba’s Heart of Iron
Ginevro, more than a mine, is a scar
on Elba, an echo of a bygone Italy.
Once upon a time, the iron and steel
industry was Elba’s pride and joy
but today it is a sleeping giant, a
treasure chest of magnetite. Unlike
open-pit mines, Ginevro hides itself,
inviting you down into its bowels,
down to -54 metres below sea level
with an extraction shaft touching
-91. From 1971 to 1981, it was avantgarde
and modern, then came
the interruption: only a third of its
potential extracted, an unexploited
treasure at -250 metres. Today,
Ginevro has re-opened, welcoming
visitors down to -24 metres. They
can relive the history, the labour, the
roar of the explosions, the journey
of the ore to the ports. Hundreds of
tons a day then closure: “Italsider”
preferred cheaper sites, abandoning
Ginevro. The miners protested but
in vain. Years on, it has reopened,
not to mine but to learn, a tourist
destination. You can rediscover the
iron heart of the Island, relive the
memory of an era that forged this
land. Ginevro is more than a mine:
it is a treasure to be safeguarded,
history to pass on, a bridge to the
past.
Ginevro: Das eiserne Herz von Elba
Ginevro ist mehr als ein Bergwerk
– es prägt die Landschaft Elbas
bis heute, ein Relikt aus Italiens
Industriegeschichte. Einst ein
Aushängeschild der nationalen
Eisen- und Stahlindustrie, heute ein
schlafender Riese: eine
Magnetitlagerstätte. Ginevro ist –
anders als die oberirdischen
Steinbrüche – ein unterirdischer
Abbauort. Er lädt dazu ein, tief
hinabzusteigen – bis auf 54 Meter
unter dem Meeresspiegel, mit einem
Bergwerksschacht, der 91 Meter
in die Tiefe führt. Zwischen 1971
und 1981 war dieser Ort Symbol
für Fortschritt und Modernität.
Dann kam der Stillstand. Nur ein
Drittel der Vorkommen wurde je
gefördert,esbleibteinnochnicht
genutztes Erzreservoir in bis zu
250 Metern Tiefe. Heute ist Ginevro
wieder geöffnet–nichtzumAbbau,
sondern zur Erinnerung. Besucher
steigen bis auf 24 Meter Tiefe hinab
und erleben dort die Geschichte der
Bergleute, das Dröhnen vergangener
Sprengungen, den Weg des Erzes
zu den Häfen. Hunderte Tonnen
täglichwurdeneinstgefördert,
bis die Schließung kam: „Italsider“
verlagerte seine Aktivitäten an
günstigere Standorte – und schloß
Ginevro. Die Proteste der Bergleute
blieben ungehört.
Jahre später ist Ginevro ein Ort
des Lernens, der Erinnerung, des
Staunens. Hier schlägt das eiserne
Herz der Insel weiter: nicht im
Takt der Maschinen, sondern im
Rhythmus der Geschichten. Ginevro
ist mehr als ein Bergwerk. Es ist ein
Schatz, der bewahrt werden will.
Eine Geschichte, die weiterlebt. Eine
Brücke in die Vergangenheit.
environment
75
La Via dell’Essenza
Un sentiero vista mare nei profumi
della macchia mediterranea
di Aurora Ciardelli
La via dei cisti tratto Fetovaia Seccheto - Foto ©Antonello Marchese
Da una prima proposta di Acqua dell’Elba, Fondazione
Acqua dell’Elba e Parco Nazionale Arcipelago Toscano
è nata la sinergia per rilanciare la “Via dell’Essenza”:
un progetto rivolto a escursionisti e amatori, famiglie
e scuole, per allestire in termini divulgativi e didattici
alcuni sentieri contigui creando un anello che,
nella prima fase, ha interessato la parte occidentale
dell’Elba, per poi estendersi a tutta l’Isola. La varietà
e ricchezza dei percorsi attrae trekker e appassionati
dell’escursionismo naturalistico oltre ad arricchire le
esperienze offerte ai turisti per una destinazione di
qualità in tutte le stagioni.
La Via dell’Essenza offre un itinerario vista mare
immerso nei profumi della macchia mediterranea. Un
cammino costiero di circa 67 km che si snoda attorno
al massiccio del Monte Capanne con panorami unici,
suddiviso in otto tappe, ognuna dedicata a un’essenza.
Dal lentisco alla lavanda, dal mirto al cisto, il cammino
diventa un’avventura sensoriale tra i profumi della
vegetazione autoctona.
I sentieri, rivelando la storia rurale e naturalistica
dell’Elba, sono esempio di turismo sostenibile,
che valorizza le bellezze naturali senza alterarle,
favorendo la consapevolezza ambientale e la
riscoperta delle antiche vie che un tempo univano gli
abitanti. Ogni tappa è arricchita da punti di interesse
dettagliatamente descritti online, consentendo agli
escursionisti di approfondire le peculiarità botaniche,
geologiche e archeologiche che caratterizzano il
tragitto. Un invito, dunque, a lasciarsi guidare dai
profumi della macchia mediterranea, dai colori delle
fioriture stagionali e dalla storia impressa nelle pietre
di questi sentieri, alla scoperta di un’Elba autentica e
senza tempo.
La Via dell’Essenza: A sea-view Footpath through the
Scents of the Mediterranean Scrub
Acqua dell’Elba, the Acqua dell’Elba Foundation and the
National Park of the Tuscan Archipelago are launching
a coastal ring route that will eventually cover the
whole island. The first 67 kilometres has already been
completed in the west, divided into eight stages. These
footpaths take in breathtaking views and a sensory
experience amidst the scents of the Mediterranean
scrub. The routes are for sustainable tourism that
gives value to rural and natural history, promoting
environmental awareness. It is an invitation to discover
Elba in all seasons. Each stage is enriched with points of
interest and online information on botany, geology and
archaeology.
La Via dell’Essenza – Ein Küstenwanderweg mit
Meerblick und mediterranem Duft
Acqua dell’Elba, die Stiftung Acqua dell’Elba und
der Nationalpark Parco Nazionale Arcipelago
Toscano fördern gemeinsam die Entwicklung eines
76 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Küstenrundwanderwegs, der sich über die gesamte
Insel erstrecken soll. Der erste Abschnitt mit einer
Länge von 67 Kilometern wurde bereits im Westen der
Insel realisiert und ist in acht Etappen unterteilt. Der
Weg führt durch charakteristische Landschaften mit
eindrucksvollen Ausblicken auf das Meer und bietet
ein intensives Naturerlebnis, geprägt vom Duft der
typischen Mittelmeermacchia. Ziel des Projekts ist es,
nachhaltigen Tourismus zu fördern, das natürliche und
landwirtschaftliche Erbe der Insel zu erhalten und das
Umweltbewusstsein der Besucherinnen und Besucher
zu stärken. Jede Etappe ist mit markierten Punkten
versehen, die über digitale Inhalte zu Themen wie
Botanik, Geologie und Archäologie informieren. Der Weg
ist ganzjährig begehbar und lädt dazu ein, Elba auf neue
Weise zu entdecken
LE OTTO TAPPE DELLA VIA DELL’ESSENZA
1. Via dei Lentischi (Marciana Marina - Sant’Andrea).
Seguendo il sentiero n. 150, si percorre l’antica via di
collegamento tra gli abitati, costeggiando terrazzamenti
e muretti a secco. Qui il lentisco domina il percorso,
offrendo una vegetazione profumata che si mescola
alle rocce granitiche e alle antiche tracce di coltivazioni.
2. Via dell’Erica (Sant’Andrea - Colle d’Orano).
Tra boschi, panorami costieri e resti di antiche mulattiere,
l’escursionista attraversa la Zanca e Patresi, fino a
giungere al fascinoso faro di Punta Polveraia, testimone
silenzioso della storia marittima dell’isola.
3. Via della Lavanda (Colle d’Orano - Pomonte).
Un tratto impegnativo che porta sulle pendici occidentali
del Monte Capanne, tra sentieri in quota, terrazzamenti
abbandonati e il suggestivo semaforo di Campo
alle Serre, un tempo punto strategico della Marina
Italiana.
4. Via dei Cisti (Pomonte - Seccheto).
Questo segmento costeggia la splendida baia di
Fetovaia, dove i cisti in fiore punteggiano il paesaggio
roccioso. Il sentiero attraversa l’area archeologica de La
Sughera, testimoniando la millenaria presenza umana
su quest’isola.
5. Via dei Ginepri (Seccheto - Marina di Campo).
Seguendo le antiche “vie del granito”, il percorso si
snoda tra i resti delle cave e della lavorazione del granito
elbano, raccontando la storia di un’attività che ha
caratterizzato per secoli la vita dell’isola.
6. Via dei Rosmarini (Marina di Campo - Lacona).
Il tratto più lungo della Via dell’Essenza si sviluppa lungo
un paesaggio caratterizzato dalla vegetazione bassa
e profumata, con viste mozzafiato sulla costa e sulle
calette nascoste della zona.
7. Via dei Lecci (Lacona - Procchio).
Questo tratto segue il percorso della Grande Traversata
Elbana e attraversa un’antica strada militare, tra imponenti
esemplari di leccio e resti di manufatti in granito.
8. Via del Mirto (Procchio - Marciana Marina).
Tra mirti e corbezzoli, il percorso conduce alle rovine
della fortezza etrusca di Monte Castello e attraversa la
storica Valle del Lavacchio, concludendosi nella pittoresca
Marciana Marina.
Via della Lavanda - Foto ©Antonello Marchese
environment
77
La pianta
dell’Odissea
di Carolina Signorelli
“… l’Argifonte mi preparò il farmaco; lo strappò da terra e mi
spiegò la sua natura: era un’erba che aveva la radice nera e il
fiore bianco come il latte; gli Dei la chiamano moli, per gli uomini
mortali è difficile da strappare; invece per gli Dei tutto
è possibile.”
Il moli è un’erba misteriosa menzionata nel Libro 10
dell’Odissea, dai fiori candidi e la radice a bulbo. Da
secoli si cerca di dare un’identità a questa misteriosa
pianta. Teofrasto lo confuse con l’aglio nero (Allium
nigrum L. o una specie affine). Nel Rinascimento
venne identificato con la cipolla marina (Squilla
maritima L.), anch’essa dalle foglie bianche e radici a
bulbo. Negli anni ’80, Plaitakis e Duvoisin proposero di
identificare il moli con il bucaneve (Galanthus nivalis L.),
basandosi sulle proprietà farmacologiche in comune
con la pianta descritta nel testo antico. Il moli e il
bucaneve infatti condividono, oltre che la somiglianza
morfologica, anche effetti inibitori dell’enzima che
degrada il neurotrasmettitore acetilcolina. Nel 2024,
Molina-Venegas e Verano propongono una nuova
interpretazione: il moli potrebbe essere il giglio marino
(Pancratium maritimum L.), diffuso sulle spiagge del
Mediterraneo. Tuttavia, secondo l’Odissea, il moli
viene colto in una zona boscosa dell’entroterra. Il
giglio marino stellato (Pancratium illyricum L.) è una
specie endemica presente solo in Corsica, Sardegna,
Capraia ed Elba. A differenza di P. maritimum L., unica
altra specie del genere, le esigenze ecologiche di P.
illyricum, che cresce anche all’ombra, si adattano
bene alla descrizione del luogo in cui Odisseo riceve
il moli, se si assume che l’isola di Circe corrisponda
ad un’isola mediterranea dominata da boschi, come
la Corsica. Secondo le Argonautiche (Ap. Rhod. 4.660),
la dimora della dea si trova a sud dell’Isola d’Elba.
Invece, il Promontorio del Circeo, dimora di Circe
secondo Strabone, I sec. d.C., prenderebbe nome da
una grotta sacra a lei dedicata. Non ci sono prove
dirette dell’uso medicinale del giglio marino presso
gli antichi Greci; è plausibile che la familiarità con
questa pianta abbia portato alla conoscenza delle sue
proprietà, contribuendo al mito del moli attraverso
le tradizioni orali. L’identità della pianta potrebbe
non essere rappresentata da un’unica specie, ma da
un complesso etnobotanico, un taxon culturale nato
dalla fusione cognitiva di vegetali morfologicamente e
farmacologicamente simili. Questo riflette un principio
fondamentale della classificazione botanica antica,
che era basata più sull’utilità pratica delle piante che su
criteri tassonomici moderni. L’idea che i gigli di mare
siano stati usati come antidoto per l’intossicazione
anticolinergica tra i Greci arcaici appare plausibile.
Questo permetterebbe anche di superare il problema
dell’incoerenza geografica dell’Odissea riguardo alla
posizione dell’isola di Circe, poiché queste piante sono
abbondanti e diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo.
The Star Lily
In the Odyssey, Circe turns Odysseus’s companions into
swine. To protect him from the sorceress’s spells, the god
Hermes gives Odysseus a magical plant: the “moli”, which
might have been the Star Lily (Pancratium illyricum L.)
that grows in the inland areas of the Tuscan Archipelago
and is not to be confused with Pancratium maritimum L.,
which flowers on the sandy dunes. In fact, some ancient
Greek sources place Circe’s abode on a Tyrrhenian
island, proof that these seas were known and have been
frequented since ancient times.
Die sternförmige Lilie
In Homers „Odyssee“ verwandelt die Zauberin Circe die
Gefährten des Odysseus in Schweine. Um Odysseus vor
ihren Zaubersprüchen zu schützen, überreicht ihm der
Gott Hermes eine magische Pflanze: das sogenannte
„Moli“. Dabei könnte es sich um die sternförmige Lilie
(Pancratium illyricum L.) handeln – eine seltene Pflanze,
die im Binnenland des toskanischen Archipels wächst.
Sie darf nicht mit Pancratium maritimum L. verwechselt
werden, das hingegen auf Sanddünen gedeiht. Einige
antike griechische Quellen beschreiben Circes Wohnsitz
als auf einer tyrrhenischen Insel gelegen – ein Hinweis
darauf, wie stark diese Meere schon in der Antike bereist
und bedeutend waren.
Pancratium illyricum
78 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Istia, specchio dell’anima
di Patrizia Lupi
Antico, sono ubriacato dalla voce
ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono
come verdi campane e si ributtano
indietro e si disciolgono.
La casa delle mie estati lontane, t’era accanto, lo sai,
là nel paese dove il sole cuoce
e annuvolano l’aria le zanzare.
Come allora oggi in tua presenza impietro,
mare, ma non più degno
mi credo del solenne ammonimento
del tuo respiro.
Tu m’hai detto primo
che il piccino fermento
del mio cuore non era che un momento
del tuo; che mi era in fondo
la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso
e insieme fisso:
e svuotarmi così d’ogni lordura
come tu fai che sbatti sulle sponde
tra sugheri alghe asterie
le inutili macerie del tuo abisso.
Mediterraneo
(Eugenio Montale, Ossi i Seppia, 1925)
Istia è specchio dell’anima, memoria, paesaggio, altro
da sé.
È sguardo e respiro interiore. Uno di quei rari luoghi
che resistono alle ingiurie del tempo e delle mode
effimere e bugiarde. Immutabile. Segreta. Fra magia
e meraviglia è abitata dalla quiete senza tempo, dalla
bellezza intangibile, dal concerto silente della natura.
La spiaggia si scioglie nel mare che prende in prestito
i colori delle stagioni. Riflette il verde intenso dei pini
ombrosi, il rosa deciso delle tamerici annaffiate dalla
salsedine, il giallo birichino dei fiori primaverili che
fanno tappeto fino al bagnasciuga, il rosso intriso
di viola dei tramonti rocciosi. È qui che Stefano
Magro, custode e sacerdote di tanta ricchezza, ha
costruito il proprio santuario, fatto di legni e cordami
che ricordano terre lontane, capitani coraggiosi e
naufragi. Ospita, nella sua dimora fatta di ingegno e
di niente, viandanti che chiedono permesso prima di
entrare. Perché, come in tutti i luoghi sacri, il rispetto
e l’amore sono l’unica chiave per trovare quiete e
riposo. Sorride fra i riccioli, lui che l’ha scelta, quella
piccola spiaggia di Istia, con la complicità di Yirka,
Lorenzo ed Edoardo. Fin da bambini i suoi ragazzi
hanno raccolto quei piccoli “vetrini” colorati che tutti i
bambini del mondo, cacciatori di tesori, hanno cercato
fra le ghiaie. Con questi costruiscono amuleti, contro
i souvenir globalizzati. E Rossana, la fata dei mille
colori, che la frequenta anche d’inverno, perché l’amore
per la bellezza ti strega e ti rapisce, racconta storie
con gli acquarelli sui suoi taccuini preziosi di ricordi.
Stefano, intanto, cogliendo le erbette dalle aiuole lì
intorno condivide il cibo giusto per un tavolo di legni
spiaggiati, lontano dai luoghi affollati. Una bruschetta
e un bicchiere di vino buono, un’amaca e un dondolo
mossi dalla brezza del mare, una sdraio che segue il
movimento del sole, l’ombra profumata di elicriso nelle
giornate più calde, gli odori ancestrali della macchia
ribelle, sono la dote lasciata in eredità dai minatori
del Ginevro a coloro che, bussando alla porta della
gentilezza, chiedono un assaggio di paradiso.
Stefano Magro e Rossana Bravo - Foto ©EnjoyElba
Istia, Mirror of the Soul
Istia is a magic, secluded beach
on the Ripalte estate. Far from the
crowds, it is a beach where time
seems to stand still. This corner
of paradise is run by Stefano with
Yirka and their sons, Edoardo and
Lorenzo, and their welcome is simple
and genuine. Guests find service and
hospitality in the little house built
from driftwood found on the beach,
sharing the simple, healthy food of
the Mediterranean cuisine and a
glass of the excellent wine that the
estate’s vineyards produce. If you are
lucky, you might even find Rossana,
the fairy of a thousand colours who
visits Istia even in winter, enchanted
by her love of beauty. She can teach
you how to describe emotions with
the watercolours of her travel diary,
full of memories.
Istia, Spiegel der Seele
Istia ist ein magischer, stiller Strand,
verborgen in der Tenuta delle Ripalte
an der Costa dei Gabbiani. Fernab
vom Trubel der überfüllten Badeorte
scheint hier die Zeit stillzustehen.
Die herzliche Gastfreundschaft von
Stefano, der diesen besonderen Ort
gemeinsam mit Yirka und ihren
Söhnen Edoardo und Lorenzo führt,
ist schlicht und authentisch. Was
die Gäste hier erwartet, ist echter
Service und ehrliche Freundlichkeit.
In dem kleinen Holzhaus direkt am
Strand genießt man ausgezeichnete,
einfache und gesunde Gerichte der
mediterranen Küche – begleitet von
einem guten Glas Wein aus den
Weinbergen der Tenuta. Mit etwas
Glück begegnen Sie auch Rossana,
der Meisterin der tausend Farben.
Sie finden Sie auch im Winter häufig
in Istia. Sie wird Ihnen zeigen wie
man Schönheit und Emotionen zu
Papier bringt. Ihre Aquarelle und
Reisetagebücher sind legendär.
Tarassaco e desideri
di Andrea Sardi
I miei ricordi di infanzia sono legati a molte piante, alcune delle quali
restano il simbolo di un’età fatta di cose semplici anche se non sempre, per
mia indole, spensierata. C’è un fiore che a inizio primavera mi riporta a quei
tempi: il pisciallètto, come lo chiamavamo noi bimbi, esaltandone oltre ogni
possibilità le proprietà diuretiche, per i botanici tarassaco, appartenente
alla folta famiglia delle Asteracee, come il cardo asinino e l’achillea che
spesso abbelliscono le aree incolte.
Il colore giallo intenso e l’abbondanza dei fiori nei prati, da primavera
inoltrata a inizio estate, ci portavano a raccoglierne grandi mazzi da
donare alle mamme, che tuttavia, per scoraggiarci visto che in un vaso non
sarebbero durati poi molto, ci dicevano che tenerli in casa e in particolare
in camera da letto ci avrebbe creato dei problemi, come suggeriva il nome.
Da lì nascevano idee di possibili scherzi a qualche ignaro compagno di
giochi, ma poiché tra bambini le informazioni si propagano più veloci del
tuono, dovevamo desistere, rinviando tutto all’arrivo di qualche fiorentino.
Appellativo, questo, che genericamente indicava coetanei turisti e si
accompagnava a tutto ciò che denotava una scarsa conoscenza di cose
essenziali come tuffarsi (tuffo alla fiorentina: di piedi e con una mano che
tappava il naso) o nuotare (nuotata alla fiorentina: ruotare la testa ad ogni
bracciata ma tenendola rigorosamente fuori dall’acqua).
Si diceva anche che soffiare sulla testa lanosa formatasi alla maturazione
del frutto, che chiamavamo a quel punto soffione, ci avrebbe consentito
di realizzare un desiderio. Su questo aspetto tuttavia le scuole di pensiero
divergevano. Tutti sostenevamo che se anche un solo semino si fosse
staccato mentre si coglieva il soffione il rito sarebbe stato assolutamente
vanificato e che tutti i semini sarebbero dovuti volare via con un solo
soffio. Forse per mitigare questo ulteriore caveat alcuni sostenevano che si
potesse soffiare a più riprese, ottenendo anche una indicazione sui tempi
necessari al realizzarsi dell’evento, a patto di stabilire preventivamente
l’intervallo di tempo che ciascun soffio rappresentava (un giorno, una
settimana). Ignoro l’origine di questa nostra credenza e se questa abbia
anche fatto sì che nel linguaggio dei fiori il tarassaco rappresenti speranza,
80 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
fiducia, oltreché forza (la mitologia dice che Teseo si
preparò ad affrontare il Minotauro nutrendosi per un
mese di dente di leone, altro nome che si dà a questa
pianta). Crescendo ci rendemmo conto che quella
rudimentale arte divinatoria non sarebbe bastata per
realizzare i nostri sogni, ma ancora mi rivedo, ormai
grande, sdraiato sull’erba, a soffiare su quella lanugine,
accompagnando con lo sguardo i minuscoli paracadute
mentre ondeggiano nell’azzurro del cielo, con quel
misto di speranza e scetticismo che accompagna rari
gesti che credo nessuno, anche se ormai adulto, si
nega. Avrei potuto parlarvi delle numerose proprietà
terapeutiche del tarassaco (il nome, datogli dagli
apotecari medievali, deriva dalle parole taraké e akòs:
scompiglio e rimedio) o dei possibili usi in cucina.
Preferisco salutarvi rammentando una leggenda
irlandese che racconta che nei soffioni trovarono
rifugio le Fate, per sfuggire all’arrivo dell’uomo. Chissà,
forse prima o poi una di quelle Fate, volando via col
vento, renderà vero ciò che io anelo di più.
Dandelion and Wishes
Childhood memories take us back to the places and
feelings that we had experienced in our youth. One
example is the Dandelion, a wild herb with many
properties which as children we thought had the power to
grant wishes. On Elba, we called it Pee-the-bed because
although it had a yellow flower and it grew in abundance,
it did not have a pleasant smell and if it was kept in the
bedroom, it could have dire consequences. It was said
that, when it had blossomed and formed a round fluffy
ball of seeds called clocks that, if one could blow them
away in one go, the wish expressed would come true.
Perhaps it was attributed magical powers because in the
language of flowers, the dandelion represents hope, trust
as well as strength. As we grew up, we realised that the
primitive art of fortune-telling would not be sufficient to
make our dreams come true. The Dandelion does have
therapeutic properties however (derived from the words
“taraké” and “akòs”: disarray and remedy) and is used in
cooking. An Irish legend tells us that fairies found refuge
in the dandelions to escape from the arrival of man.
Perhaps one of those fairies will make a wish come true.
Wünsche erfüllen könne. Auf Elba nannten wir ihn
„Piscialletto“. Trotz seiner leuchtend gelben Blüten
und seiner allgegenwärtigen Präsenz hatte er keinen
angenehmen Duft. Man warnte sogar davor, ihn im
Schlafzimmer aufzubewahren – das könne schlimme
Folgen haben. Sobald der Löwenzahn verblühte und sich
seine Samen zu einer runden Kuppel formten, glaubten
wir, dass ein kräftiger Atemstoß unsere Wünsche in die
Welt tragen würde. Einmal gepustet, sollten sie sich
erfüllen. Vielleicht glaubten wir an seine Magie, weil
der Löwenzahn in der Blumensprache für Hoffnung,
Vertrauen und innere Stärke steht. Doch mit den Jahren
lernten wir, dass diese einfache Form der Wahrsagerei
nicht ausreicht, um Träume Wirklichkeit werden zu
lassen. Trotzdem bleibt der Löwenzahn faszinierend –
nicht nur wegen seiner Symbolik, sondern auch wegen
seiner vielseitigen Verwendung. Sein Name leitet sich
von den griechischen Wörtern „taraké“ (Unordnung) und
„akòs“ (Heilmittel) ab, was auf seine therapeutischen
Eigenschaften hinweist. Auch in der Küche findet er
Verwendung. Eine irische Legende erzählt, dass Feen
im Löwenzahn Zuflucht suchten, um der Ankunft der
Menschen zu entgehen. Wer weiß – vielleicht erfüllt
ja doch eine dieser Feen irgendwann einen unserer
Wünsche.
Pusteblumen und Wünsche
Kindheitserinnerungen bringen uns zurück an
Orte und zu Gefühlen, die uns geprägt haben. Ein
besonders lebendiges Bild aus unserer Kindheit ist
der Löwenzahn – ein unscheinbares Wildkraut mit
überraschenden Eigenschaften, dem wir einst magische
Kräfte zuschrieben. Als Kinder glaubten wir, dass er
environment
81
Il dissalatore: una scelta per
l’autonomia idrica dell’Isola
di Patrizia Lupi
L’Elba è acqua, con il blu intenso del mare che si fonde
al verde smeraldo della macchia mediterranea, qui non
serve solo acqua salata ma anche dolce, che è vita e
futuro. Quest’isola, fra le sue acque cristalline, affronta
una sfida cruciale: garantire l’approvazione dell’acqua
potabile per i suoi abitanti e i suoi visitatori. Oggi, il 47%
dell’acqua “dolce” dell’Elba proviene da risorse locali,
mentre il restante 53% arriva dal continente, attraverso
una condotta sottomarina che collega la Val di Cornia
all’Isola. Per garantire un approvvigionamento idrico
sicuro e sostenibile, l’Autorità Idrica Toscana ha
proposto la costruzione di un dissalatore, perché il
mare qui è un vero e proprio oro blu.
Questo impianto tecnologico di alta prestazione
utilizza l’acqua salata dal mare, la filtra e ne estrae
acqua dolce sfruttando il processo fisico dell’osmosi
inversa. Il dissalatore, con una capacità di 80
litri al secondo, non risolverà da solo il problema
dell’autonomia idrica, ma sarà un passo fondamentale
per andare in questa direzione.
Il progetto del dissalatore elbano affonda le sue
radici nel 2011, quando fu approvato un accordo
di programma tra tutti i Comuni dell’Isola. Questo
protocollo prevedeva la realizzazione di più dissalatori,
ed è tutt’ora l’obiettivo dominante. Il dissalatore
in costruzione sarà uno dei più grandi impianti in
funzione a livello nazionale, capace di desalinizzare
due milioni e mezzo di metri cubi d’acqua di mare,
coprendo oltre due terzi dell’acqua che attualmente
arriva dalla terraferma.
L’impatto ambientale e paesaggistico è stato
attentamente valutato dalla Regione Toscana, dalla
Provincia di Livorno, dal Comune di Capoliveri
e dal Comune di Porto Azzurro in conferenza di
copianificazione, e dal Parco Nazionale dell’Arcipelago
Toscano – anche se l’area individuata per l’opera, sia
a terra che a mare, è fuori dal perimetro del Parco. La
forma e la posizione dell’edificio sono state progettate
per minimizzarne l’impatto visivo e integrarsi
armoniosamente con l’ambiente circostante. Le
schermature arboree sono progettate con specie
autoctone, contribuendo alla tutela della biodiversità
locale. Inoltre, grazie a un corridoio ecologico sotto la
strada provinciale, si agevoleranno gli spostamenti
della piccola fauna locale.
Le condotte saranno interrate fino al limite superiore
della prateria di Posidonia oceanica, quindi fino ad
una profondità di 10-12 metri, in modo da minimizzare
l’interferenza con la pianta protetta. Il sistema di
diffusione del concentrato salino favorirà il rapido
mescolamento con l’acqua circostante, ripristinando le
normali condizioni di salinità a poche decine di metri
di distanza.
Il dissalatore rappresenta un passo importante
verso l’autonomia idrica dell’Elba. Questo impianto
consentirà di dosare il prelievo dalle falde della Val
di Cornia, offrendo un beneficio ambientale all’Isola
ma anche alla Costa degli Etruschi. Quest’opera, che
si prevede entrerà in funzione entro l’estate 2026,
contribuirà a preservare questo paradiso per le
generazioni future, un futuro fatto di mare, ma anche
di acqua dolce.
Foto ©Michele Martina
82 Enjoy Elba & The TuscanArchipelago 2025
Rendering
The Desalinator: a Choice for the
Island’s Water Autonomy
Elba is an island between the sea
and the Mediterranean vegetation
and it faces the challenge of drinking
water. Today 47% is local but the
rest arrives via submarine pipeline.
To have water autonomy, the
Tuscan Water Authority is building
a desalinator that will be among
the largest in Italy, to cover more
than two thirds of imported water.
The environmental and landscape
impact of the project has been
assessed by both the Tuscany Region
and the local authorities to ensure
that the project fits into its natural
surroundings, protecting marine
and terrestrial biodiversity, starting
with the “posidonia”. The pipelines
will be buried at a depth of 10-12
metres to minimise interference and
the salt concentrate will be dissolved
within a few metres of leaving the
pipeline. The desalinator, that will
come into operation by the summer
of 2026, will guarantee Elba’s water
independence, the safeguarding of
its territory and a future, yes, made
of sea, but also of fresh water.
Die Meerwasserentsalzungsanlage:
Eine Maßnahme zur Sicherung der
Wasserversorgung der Insel
Die Trinkwasserversorgung der Insel
Elba steht vor Herausforderungen.
Derzeit stammen 47 % des
Trinkwassers aus lokalen
Quellen, der restliche Bedarf wird
über eine Unterwasserleitung
vom Festland gedeckt. Um die
Wasserautonomie der Insel
zu sichern, plant die „Autorità
Idrica Toscana“ den Bau einer
Meerwasserentsalzungsanlage,
die zu den größten Italiens
gehören wird. Sie soll über zwei
Drittel der derzeit importierten
Wassermenge abdecken. Um eine
landschafts- und umweltschonende
Umsetzung zu ermöglichen wurde
das Projekt sowohl von der Region
Toskana als auch von den lokalen
Behörden umfassend geprüft. Der
Schutz der biologischen Vielfalt
– an Land wie im Meer – steht im
Mittelpunkt, insbesondere der
empfindlichen Seegrasbestände
– „Posidonia“. 10-12 m tief verlegte
Leitungen und eine schnelle
Verdünnung der Rückstände
sollen Umweltbeeinträchtigungen
so gering wie möglich halten.
Die Inbetriebnahme der Anlage
ist für den Sommer 2026
geplant. Ein Schritt hin zu mehr
Versorgungssicherheit und
ökologischer Nachhaltigkeit auf der
Insel.
environment
83
Foto ©Andre Silingardi
Mare & Nautica
Whale Watching
nel Santuario
Pelagos
di Aurora Ciardelli
Un’esperienza unica nel cuore
del mare con operatori certificati
Il Parco Nazionale Arcipelago Toscano è totalmente
inserito nel Santuario Internazionale per la
protezione dei Mammiferi Marini “Pelagos”, un’area
di straordinaria biodiversità che si estende per circa
87.500 km2 tra Italia, Francia e Principato di Monaco.
I tre Paesi si sono impegnati a tutelare i mammiferi
marini di ogni specie ed i loro habitat proteggendoli
dagli impatti negativi diretti o indiretti delle attività
umane. Oltre a Tursiope, Stenella e Balenottera
comune nell’Arcipelago Toscano, anche se in maniera
più sporadica, è possibile osservare il più grande
odontoceto, il Capodoglio. Nella zona centrale del
Santuario Pelagos è costante la presenza di questi e
di altre specie: Zifio, Globicefalo, Grampo e Delfino
comune. Del tutto occasionale è invece la presenza di
altre 11 specie: Balenottera minore, Orca, Cogia, Steno,
Pseudorca, Mesopodonte di Blainville, Mesopodonte di
Sowerby, Mesopodonte europeo, Balenottera boreale,
Megattera e Iperodonte.
Per far conoscere questo patrimonio naturale, il
PNAT organizza escursioni di whale watching in
collaborazione con la motobarca Mickey Mouse a
Marina di Campo. Durante le uscite, lungo la costa
Tursiopi - Foto ©Giò di Stefano
Foto ©Fondazione CIMA Research
sud-est dell’Elba, i partecipanti sono accompagnati
da una biologa marina e Guida Parco, che fornisce
approfondimenti sulla vita dei cetacei e sull’ecosistema
marino. Le escursioni si tengono ogni lunedì dal 16
giugno al 1 settembre e ogni giovedì dal 3 luglio al 4
settembre.
Per garantire standard sempre più elevati, offrendo
esperienze di qualità ai visitatori, il PNAT ha stipulato
una convenzione con la Fondazione CIMA, per
sostenere il programma di formazione e certificazione
High Quality Whale-Watching® (HQWW), tassello
fondamentale per un turismo marino sostenibile.
Questa certificazione assicura l’adozione di pratiche
rispettose dell’ambiente con un marchio di qualità
internazionale. In Italia, Fondazione CIMA è l’unico
ente certificatore nazionale dal 2019 e assicura che gli
operatori aderiscano a un rigoroso codice di condotta.
In virtù di questa nuova collaborazione il corso per
la certificazione, ad aprile 2025, è stato ospitato
e finanziato dal PNAT presso la sede dell’Enfola a
Portoferraio, accogliendo partecipanti da diverse
regioni italiane. Grazie a questa edizione, Fondazione
CIMA ha certificato sette nuovi operatori, portando a 25
balene in porto - Foto ©Giò di Stefano
il numero totale di professionisti HQWW® attivi in otto
regioni italiane. Un dato che testimonia la crescente
attenzione verso un approccio responsabile al whale
watching e il rafforzamento della rete nazionale di
operatori qualificati.
Affidarsi a professionisti certificati è essenziale per
garantire un’interazione rispettosa con la fauna
marina. Gli operatori HQWW® seguono linee guida
definite dagli Accordi ACCOBAMS e dal Santuario
Pelagos, minimizzando l’impatto sugli animali e sugli
ecosistemi. Ciò è particolarmente rilevante nelle aree
marine protette, dove la biodiversità necessita di una
tutela costante. Oltre a rappresentare una scelta etica,
il turismo marino responsabile favorisce lo sviluppo
dell’economia blu, creando opportunità economiche
compatibili con la conservazione ambientale. Il whale
watching, se praticato in modo consapevole, diventa
uno strumento di sensibilizzazione ambientale,
promuovendo la conoscenza non solo dei cetacei ma
anche della biodiversità marina, dalle tartarughe agli
uccelli marini, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo
Sostenibile dell’Agenda 2030, in particolare il Goal 14
sulla conservazione degli oceani e delle risorse marine.
Whale Watching in the Pelagos Sanctuary
If whale watching is done responsibly, it can be useful
in raising environmental awareness, improving our
knowledge of cetaceans and marine biodiversity,
in accordance with Goal 14 of Agenda 2030 on the
conservation of oceans and marine resources. The
National Park of the Tuscan Archipelago organises
whale watching excursions in collaboration with the
Mickey Mouse motorboat from Marina di Campo.
During the outings along the south-east coast of Elba,
participants are accompanied by a marine biologist
and a Park Guide. Excursions are made every Monday
from June 16 to September 1 and every Thursday from
July 3 to September 4. PNAT has made an agreement
with the CIMA Foundation to support the High Quality
Whale-Watching® (HQWW®) training and certification
programme, a fundamental element for sustainable
marine tourism, guaranteeing high standards and
quality experiences. At a PNAT-funded seminar, the CIMA
Foundation certified seven new operators, bringing the
total number of active HQWW® professionals in 8 Italian
regions to 25.
Whale Watching im Walschutzgebiet im Mittelmeer
“Santuario -Pelagos”
Verantwortungsvoll durchgeführtes Whale Watching
trägt nicht nur zur Umweltbildung bei, sondern fördert
unser Wissen über Meeressäuger und die marine
Biodiversität. Untermauert wird die Aktivität durch
Ziel 14 der Agenda 2030 zum Schutz der Ozeane
und ihrer Ressourcen. Der Nationalpark „Parco
Nazionale dell’Arcipelago Toscano“ (PNAT) bietet in
Zusammenarbeit mit dem Motorboot „Mickey Mouse“
ab Marina di Campo organisierte Whale-Watching-
Ausfahrten an. Die Touren entlang der Südostküste
Elbas werden von Meeresbiologen und zertifizierten
Parkführern begleitet. Die Exkursionen sind vom 16. Juni
bis 1. September jeweils montags sowie vom 3. Juli bis 4.
September jeweils donnerstags buchbar. Zur Förderung
eines nachhaltigen Meerestourismus hat der PNAT
eine Vereinbarung mit der Stiftung CIMA getroffen, um
das Ausbildungs- und Zertifizierungsprogramm High
Quality Whale-Watching® (HQWW®) zu unterstützen.
Das Programm garantiert ein verantwortungsvolles
Naturerlebnis, das die Bedürfnisse der Tiere ebenso
berücksichtigt wie die der Besucher. Im Rahmen eines
vom PNAT finanzierten Fachseminars wurden sieben
weitere Anbieter durch die Stiftung CIMA zertifiziert.
Damit erhöht sich die Zahl der HQWW®-zertifizierten
Fachkräfte auf 25, die in acht italienischen Regionen
tätig sind.
mare & nautica
87
SEIF 2025: La bellezza delle
Comunità mediterranee
di Ilaria Leonelli
pesca sostenibile promossi in diverse aree costiere
alla crescente attenzione per la protezione della
biodiversità marina, dalle iniziative di turismo
responsabile che valorizzano le comunità locali alla
cooperazione tra isole per affrontare le sfide del
cambiamento climatico, il festival sarà un’occasione
per riflettere su come queste realtà possano diventare
modelli replicabili su scala più ampia. Uno degli aspetti
centrali sarà il concetto di “cura reciproca”: il mare
offre risorse e bellezza, ma per mantenerlo vitale è
necessario un impegno collettivo. La tutela delle acque,
l’educazione ambientale e l’innovazione nei modelli
economici saranno solo alcuni dei temi affrontati
attraverso la voce di esperti, ricercatori, artisti e
rappresentanti delle comunità costiere.
Foto ©Matteo Migoiozzi
Nel cuore del Mediterraneo, dove il mare non separa ma
unisce, prende forma SEIF 2025, il festival che dal 27 al
29 giugno tornerà a raccontare il legame tra le persone
e l’ambiente marino, ponendo al centro dell’attenzione
il valore delle comunità mediterranee. Un tema attuale
e necessario, in un’epoca in cui la frammentazione e
l’individualismo sembrano prevalere, mentre il mare
continua a essere un filo invisibile che connette culture,
storie e identità diverse.
Quest’anno, SEIF vuole celebrare proprio questa forza
unificante, esplorando la bellezza delle comunità come
elemento di coesione sociale, capace di generare valore
sia per le persone che per il mare. Lo farà attraverso
incontri, dibattiti, attività educative e momenti di
volontariato ambientale, mettendo in luce esempi
virtuosi di collaborazione tra territori costieri e realtà
locali che hanno trovato nel legame con il mare la
chiave per costruire un futuro sostenibile.
Un festival tra cultura e partecipazione
Come ogni anno, SEIF non sarà solo un momento di
riflessione ma anche di esperienza diretta. Saranno
proposte attività che coinvolgeranno il pubblico in
azioni concrete per la salvaguardia dell’ambiente
marino, percorsi educativi per le scuole e spazi dedicati
all’arte e alla cultura, con spettacoli, proiezioni e
Fondo acqua dell’Elba - Foto ©Elba Diving Center
Comunità e attualità: il Mediterraneo
tra crisi e opportunità
Il tema di SEIF 2025 risuona con molte delle sfide che
il Mediterraneo sta affrontando oggi. Dai progetti di
88 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Foto © Pabolo Massa
installazioni ispirate al tema del mare come luogo di
incontro e crescita condivisa.
SEIF 2025 si conferma così come un punto di
riferimento per chi crede nella bellezza delle comunità
e nella loro capacità di generare cambiamento. Perché
il Mediterraneo, con le sue onde e le sue storie, ha
ancora molto da insegnare su come costruire un futuro
più connesso, inclusivo e sostenibile.
SEIF 2025: The Beauty of the Mediterranean
Communities
In the heart of the Mediterranean where the sea does
not divide but unites, SEIF 2025 is taking shape, the
festival that from 27 to 29 June will once more be telling
the tales of the bond between people and the marine
environment, focusing on the value of Mediterranean
communities. This will be done through a series of
meetings, debates, educational activities and moments
of environmental volunteering, highlighting positive
examples of cooperation between coastal territories
and local concerns that have found the key to building a
sustainable future in their link with the sea.
Community and the present day – the Mediterranean
between crisis and opportunity: Many of the challenges
that the Mediterranean is facing are shared by SEIF
2025. From sustainable fishing projects to the protection
of marine biodiversity, from responsible tourism
initiatives that enhance local communities to inter-island
cooperation to tackle the challenges of climate change.
One of the central aspects will be the concept of “caring
for each other”: the sea offers resources and beauty but
keeping it alive requires a collective commitment.
A Festival of culture and participation: Activities will be
suggested that will involve the public in positive actions.
SEIF 2025 thus confirms itself as a benchmark for those
who believe in the value of communities and their ability
to generate change.
SEIF 2025: Der Wert mediterraner Gemeinschaften im
Mittelpunkt
Im Zentrum des Mittelmeerraums, wo das Meer als
verbindendes Element wirkt, findet vom 27. bis 29. Juni
2025 erneut das Festival SEIF statt. Im Mittelpunkt steht
die Beziehung zwischen Mensch und Meer sowie der
Wert mediterraner Gemeinschaften. Das Programm
umfasst Vorträge, Diskussionen, Bildungsangebote und
Umweltaktionen. Es zeigt gelungene Kooperationen
zwischen Küstengebieten und lokalen Akteuren,
die mithilfe ihrer Beziehung zum Meer nachhaltige
Zukunftsmodelle entwickeln.
Gemeinschaften im Fokus – Der Mittelmeerraum
zwischen Herausforderungen und Chancen: SEIF
2025 thematisiert nachhaltige Nutzung des Meeres
– von Fischerei über Biodiversitätsschutz bis zu
klimabewusster Zusammenarbeit – und betont die
Notwendigkeit gemeinsamer Verantwortung für den
Erhalt des Mittelmeers.
Ein Festival für Kultur und Beteiligung: Das Festival
fördert eine aktive Beteiligung und versteht sich als
Plattform für alle, die an die Gestaltungskraft lokaler
Gemeinschaften glauben.
mare & nautica
89
Foto ©Patrizia Lupi
Dell’acqua (dolce e salata)
e del suo valore
di Paolo Marcesini
Ha scritto Erri De Luca: “Considero
valore risparmiare acqua,
riparare un paio di scarpe,
tacere in tempo, accorrere a un
grido, chiedere permesso prima
di sedersi”. Risparmiare acqua
è una questione di gentilezza,
opportunità, consapevolezza e
rispetto. E non solo. Ricordate cosa
è successo in Sicilia solo pochi
mesi fa? Mille cittadini di cinque
Comuni della provincia di Enna,
sindaci compresi, hanno forzato
gli ingressi e occupato la diga
Ancipa e bloccato la condotta per
Caltanissetta. Perché senza acqua
lentamente muore l’economia,
muore la ricchezza, muore la
solidarietà, muore il lavoro, muore
il futuro. Ecco come l’emergenza
idrica in Sicilia si sta trasformando
in guerriglia. In 17 anni la Regione
ha investito oltre due miliardi per
contrastare la siccità ma non sono
bastati. Il nostro pianeta è pieno di
acqua, ma è poca se la dobbiamo
bere. Il 97% è salata, il 2% è ancora
intrappolata nei ghiacciai e una
buona parte dell’1% rimanente
resta al di fuori della nostra portata.
In sintesi, di tutta l’acqua presente
sulla Terra, ne possiamo sfruttare
solo lo 0,5%, una sorta di rubinetto
sgocciolante che viene dai laghi,
dai fiumi e dalle falde acquifere.
Sempre che non siano inquinate.
Tutto qua. La Sicilia è solo un
esempio visibile di una tragedia
ancora invisibile.
Tante sono le domande che
investono il tema cruciale della
sostenibilità dell’acqua, salata
del mare o dolce del rubinetto.
Quanto vale l’acqua del nostro
Mediterraneo in termini di PIL? E
quanto vale l’acqua distribuita dal
nostro sistema idrico nazionale?
Per rispondere servono due
fotografie del nostro tempo. Per
la prima, ci vengono in soccorso
le parole di Benedetta Brioschi
partner TEHA (The European
House-Ambrosetti) e responsabile
della Community “Valore Acqua
per l’Italia”, ascoltate durante
l’ultima edizione di Ecomondo: “Nel
Mediterraneo l’acqua genera il 15,1%
del PIL attraverso industrie idrovore
(1.267,1 miliardi), l’agricoltura (579,3
miliardi) e il ciclo idrico esteso (55,6
miliardi). A livello di ciclo idrico
integrato nel Mediterraneo gli
investimenti sono cresciuti di oltre
il 35% nell’ultimo decennio: da 32
miliardi nel 2014 a 43,3 miliardi nel
2023. In Italia, nello stesso periodo
questi hanno segnato un + 42,7%,
passando dai 2,4 miliardi del 2014
ai 3,5 miliardi del 2023”. Lo stesso
studio evidenzia il ruolo dell’Italia,
il primo paese del Mediterraneo
per valore aggiunto generato dalla
filiera acqua, con 328,1 miliardi di
dollari (dato 2022), e secondo per
fatturato (24,1 miliardi di dollari),
dietro solo alla Francia, paese
leader con 91,7 miliardi di dollari.
Adesso rispondete alla fatidica
domanda. È necessario investire
nella sostenibilità del nostro
mare? Seconda Fotografia. Ogni
anno in occasione della Giornata
dell’acqua l’Istat raccoglie tutti i
dati del servizio di distribuzione
su tutto il territorio italiano, isole
comprese. Due italiani su tre
stanno attenti a non sprecarla,
ma un consumatore su tre non si
fida a bere l’acqua del rubinetto.
Ma il dato più importante riguarda
lo spreco: il 42,4% dell’acqua non
arriva a destinazione, si perde per
strada. Il settore agricolo coinvolge
oltre 1,1 milioni di imprese, con un
valore aggiunto di 39,5 miliardi
di euro e 930 mila occupati nel
2023. Le imprese manifatturiere
idrovore contribuiscono al PIL con
287,7 miliardi di euro, impiegando
90 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
3,5 milioni di lavoratori in circa
330.000 imprese. Infine, il settore
energetico conta 10 mila imprese,
generando un valore aggiunto di
25,3 miliardi di euro e dando lavoro
a oltre 100 mila persone. Leggendo
il Blue Book 2025 realizzato dalla
Fondazione Utilitatis e promosso da
Utilitalia, che comprende tutti i dati
relativi al servizio idrico integrato,
apprendiamo che tra imprese,
agricoltura e settore energetico,
la filiera estesa dell’acqua ha un
peso sempre più rilevante per
l’economia italiana: dalle risorse
idriche “dipende” infatti il 20%
del PIL italiano, un valore che ha
superato i 383 miliardi di euro.
Sempre Benedetta Brioschi, che
di acqua (dolce e salata) se ne
intende, ha lanciato l’allarme che
investe l’obsolescenza delle nostre
infrastrutture idriche: “Con un’età
media di 58 anni per i grandi invasi
e una rete idrica in cui il 22% delle
condutture ha oltre mezzo secolo,
come abbiamo visto il rischio di
inefficienze e sprechi è altissimo. A
questo ritmo, servirebbero 250 anni
per rinnovare l’intera rete: investire
in digitalizzazione e circolarità
significa garantire sicurezza idrica,
sostenibilità e sviluppo economico
per il Paese”. Adesso rispondete
alla seconda fatidica domanda.
È necessario investire nella
sostenibilità dell’acqua dolce che
esce dal nostro rubinetto?
L’anno scorso ho incontrato un
coltivatore. Mi ha parlato del suo
riso, un Carnaroli di grandissima
qualità, una di quelle eccellenze
che fanno grande nel mondo il
made in Italy della terra e del gusto.
Racconta che la sua produzione
è calata del 70%. “Non abbiamo
meno acqua del solito, non abbiamo
più acqua”. Indica le Alpi laggiù
sullo sfondo, senza neve. Gli invasi
sono vuoti, niente pioggia da mesi,
niente falde alimentate dalla neve
che si scioglie, poca speranza nei
miracoli. Lentamente muoriamo di
sete. E non ce ne accorgiamo.
About Water (fresh and salt) and its
Value
Our planet is full of water but 97%
of it is salty, 2% is still trapped in
glaciers and a good portion of the
remaining 1% is beyond our reach.
In short, of all the water on Earth, we
can harness only 0.5% of it. And as
we know, without water, there is no
life. As for sea water, how much is the
water of the Mediterranean worth in
GDP? A recent study claims that in
the Mediterranean, water generates
Foto ©Michele Martina
15.1% of GDP through hydropower
industries (1,267.1 billion), agriculture
(579.3 billion) and the extended
water cycle (55.6 billion). Yet, our
problems are becoming more and
more serious. For example, the
outdated water system causes
water to be wasted along the way,
despite it being such a precious
commodity. We cannot afford it. In
Italy, businesses, agriculture and the
energy sector, the extended water
supply chain, is weighing more and
more on the economy. In fact, 20%
mare & nautica
91
of Italy’s GDP “depends” on water resources, a value that
has exceeded 383 billion Euros. It is therefore vital to
invest in the sustainability of our seas and the fresh water
that comes out of our taps. Our future depends on it.
Listen to the signs. Just look at the Alps without snow. The
reservoirs are empty, no rain for months, no water tables
fed by melting snow, little hope for miracles. Climate
change has worrying consequences. The risk is that we
will slowly die of thirst without realising it.
Über das Wasser (Süß- und Salzwasser) und seinen
Wert
Unser Planet ist reich an Wasser – doch ganze 97%
davon sind salzhaltig, 2% in Gletschern gebunden und
ein Großteil des verbleibenden 1% für uns unerreichbar.
Kurz gesagt: Nur etwa 0,5% des weltweiten Wassers
stehen uns tatsächlich zur Verfügung. Und ohne
Wasser, das wissen wir alle, ist kein Leben möglich. Was
das Meerwasser betrifft: Wie viel ist das Wasser des
Mittelmeeres – gemessen am Bruttoinlandsprodukt
– eigentlich wert? Eine aktuelle Studie zeigt: Im
Mittelmeerraum macht Wasser 15,1% des BIP aus – das
entspricht 1.267,1 Milliarden Euro in der Wasserindustrie,
579,3 Milliarden Euro in der Landwirtschaft und
55,6 Milliarden Euro im Wasserkreislauf. Doch die
Herausforderungen wachsen. Marode Wasserleitungen
verschwenden Unmengen an kostbarem Trinkwasser –
diesen Ressourcenverlust können wir uns nicht leisten. In
Italien ist Wasser längst ein zentraler Wirtschaftsfaktor:
Rund 20% des italienischen BIP hängen direkt oder
indirekt von Wasserreserven ab – das entspricht einem
Foto ©Michele Martina
Wert von über 383 Milliarden Euro. Die sogenannte
erweiterte Wasserversorgungskette, zu der Unternehmen,
Landwirtschaft und Energiewirtschaft zählen, gewinnt
zunehmend an Bedeutung. Umso wichtiger ist es,
in die Nachhaltigkeit unserer Meere und unseres
Trinkwassers zu investieren – unsere Zukunft hängt
davon ab. Ein Blick auf die Alpen genügt: kein Schnee,
leere Stauseen, seit Monaten kein nennenswerter Regen,
kaum Schmelzwasser, das das Grundwasser speist – und
wenig Hoffnung auf baldige Besserung. Der Klimawandel
zeigt längst beunruhigende Auswirkungen. Die Gefahr:
Wir könnten langsam verdursten, ohne es rechtzeitig zu
bemerken.
Foto ©Francesco Lascialfari
92 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Foto ©Michele Martina
Andar per isole di Toscana
di Alessandro Talini
Navigare tra le isole dell’Arcipelago Toscano,
incastonate nel blu del Mar Tirreno, è un’esperienza
indimenticabile. Il profumo della macchia
mediterranea, il suono delle onde che si infrangono
sugli scogli, i colori cangianti del mare al tramonto:
ogni senso è coinvolto in un’esperienza di pura
bellezza. L’ambiente incontaminato, la ricca storia
e la vivace atmosfera dei porti turistici rendono
l’Arcipelago Toscano una meta ideale per chi cerca una
vacanza all’insegna del relax, dell’avventura e della
scoperta.
I principali porti turistici dell’Arcipelago sono all’Isola
d’Elba: Portoferraio, il porto principale, ben attrezzato
e con una lunga storia, offre numerosi servizi e
può ospitare imbarcazioni di diverse dimensioni;
Porto Azzurro, un pittoresco porto turistico con
un’atmosfera vivace, ideale per chi cerca relax e
divertimento; Marciana Marina, un delizioso borgo di
pescatori dove il porto turistico e il Circolo della Vela
possono accogliere barche sia a vela che a motore
con tutti i servizi; Cavo, un porto ben riparato con
disponibilità di posti barca e servizi di facile accesso;
Marina di Campo, un moderno porto turistico con
un’ampia gamma di servizi, situato in una delle località
più frequentate dell’isola; Rio Marina, storico borgo
di minatori, dove il porto offre un comodo approdo e
servizi di base. All’Isola del Giglio c’è un solo piccolo
e caratteristico porto, con un’atmosfera autentica
e accogliente. All’Isola di Capraia il porto naturale è
ben protetto, ideale per chi cerca tranquillità e natura
selvaggia. Le isole di Pianosa, Montecristo e Gorgona
sono soggette a particolari restrizioni per la tutela
del loro ambiente naturale. A Pianosa l’accesso è
limitato e soggetto ad autorizzazione, con possibilità
di escursioni organizzate. Montecristo è una riserva
naturale integrale, con accesso estremamente limitato
e contingentato. Gorgona è tuttora sede di una colonia
penale, l’accesso è consentito solo con autorizzazioni
speciali e visite guidate.
ESCURSIONI E ROTTE DI NAVIGAZIONE
Le escursioni nelle isole dell’Arcipelago offrono esperienze
uniche: immersioni subacquee per esplorare i
fondali ricchi di vita marina, escursioni in barca a vela
o in gommone per scoprire calette nascoste e spiagge
incontaminate, trekking e passeggiate per ammirare
i paesaggi mozzafiato e la flora mediterranea, molti
sport acquatici. Le rotte di navigazione più frequentate
sono verso la Corsica, aspra e molto simile all’Elba;
verso la Sardegna, per scoprire le spiagge bianche e le
acque cristalline; verso le altre isole dell’Arcipelago e
la costa toscana, per un’esperienza di navigazione tra
natura e storia.
Foto ©Francesco Lascialfari
mare & nautica
93
TROFEO AMMIRAGLIO VARANINI
Si celebra nel 2025 la 37^ edizione del Trofeo Amm.
Varanini, istituito da Marcello Diversi (meglio conosciuto
come Tormenta), socio fondatore del Circolo Nautico
di Magazzini, e dall’allora Presidente della Lega Navale
Italiana di Portoferraio il Geom. Giampaolo Guidi. È una
regata alla quale possono partecipare tutte le derive,
che ogni anno si sfidano nello specchio acqueo nella
rada di Portoferraio ed è una storica collaborazione fra
la Lega Navale Italiana di Portoferraio, il Circolo Nautico
di Magazzini e il Comitato dei Circoli Velici Elbani. La
coppa Varanini è destinata al primo cadetto classificato
dei piccoli velisti che si sfidano con gli Optimist. Il
Trofeo Varanini e tutte le attività sportive della LNI si
sono svolte in tutti questi anni grazie all’instancabile
lavoro del Presidente Bruno Bozzoli e di tutti i volontari
che da sempre collaborano con la Lega Navale Italiana
di Portoferraio, coadiuvati da Lorena Provenzali LNI.
TROFEO MAURO MANCINI XI EDIZIONE
di Andrea Sirabella (Per gentile concessione de
“La Piaggia”, autunno 1996)
Nel lontano 1986 due amici pieni di passione per la vela,
guardando ad autunno inoltrato la rada di Portoferraio
senza nemmeno una imbarcazione invelata all’orizzonte,
si misero in testa di far sì che le (allora poche) vele
locali scendessero in mare anche in inverno.
Nacque così il campionato velico invernale e ai due,
che nel frattempo erano diventati tre, venne spontaneo
intitolare il campionato a chi tanto aveva fatto per il
diporto: Mauro Mancini, con l’intento di propagandare
fra i velisti elbani la filosofia e l’amore per il mare del
giornalista marinaio. I nostri tre eroi, Sony Mantovan
(pioniere della vela d’altura agonistica elbana),
Giampaolo Guidi (Presidente della Lega Navale Italiana
di Portoferraio), Antonio Sale (Vicepresidente L.N.I.
Portoferraio), mai avrebbero immaginato che la loro
“pensata” sarebbe arrivata tanto lontano, coinvolgendo
tante imbarcazioni di buon livello tecnico e agonistico,
mantenendo fede così ai valori dettati da Mancini.
Purtroppo uno dei tre non è più con noi: “Sony”; ma la
sua barca, il “Noi 3”, è l’unica sempre presente in tutte e
undici le edizioni e fa sì che anche lui sia presente ogni
qualvolta il colpo di pistola dà il via ad una nuova regata.
di Portoferraio.
LA ROUTE TYRRHÉNIENNE
Ogni anno il sodalizio con lo Yacht Club Campoloro
della vicina Corsica porta la sua flotta all’Elba con la
Route Tyrrhénienne, giunta ormai alla diciannovesima
edizione. Una serie di regate appassionanti che uniscono
allo spirito sportivo e alla competitività, il valore
dell’amicizia e della prossimità tra i popoli del Tirreno.
Foto ©Francesco Lascialfari
Le regate
Tra le principali regate che si svolgono nell’Arcipelago,
spiccano prestigiose regate di derive di campionati
con numerosi partecipanti provenienti da ogni dove,
a livello italiano e internazionale, ma anche regate
d’altura che toccano le acque dell’Elba, più numerose
regate che si svolgono all’interno dei vari Yacht club
presenti sull’Isola. Pensiamo ad alcune regate storiche,
talvolta legate a eventi specifici e altre che si ripetono
annualmente. Di norma l’Elba è inserita nell’Arcipelago
Sail Rally, organizzato dalle Vele Storiche Viareggio.
E belli e interessanti sono stati i campionati invernali
Elba Winter Cup organizzati dallo Yacht Club
Portoferraio in collaborazione con la LNI e spesso in
gemellaggio con lo Yacht Club Campoloro (Corsica). La
Régate de Napoléon con vele d’epoca provenienti da
diverse parti del mondo si è invece tenuta in occasione
del bicentenario dello sbarco di Napoleone all’Elba.
Anche quest’anno Lo Yacht Club Cala de’ Medici e il
Circolo della Vela di Marciana Marina, in collaborazione
con il Porto turistico Marina Cala de’ Medici,
organizzano nei giorni 25 e 26 giugno l’Elbable, la
regata palindroma dell’Isola d’Elba che consiste nel giro
dell’Isola, che può essere compiuto dalle imbarcazioni
in gara in senso orario o in senso antiorario. L’Elbable
è una regata che da sempre coinvolge equipaggi
di ogni genere, grazie al clima goliardico che la
contraddistingue fin dal suo esordio. Il tutto, senza
tralasciare l’aspetto tecnico: si tratta, infatti, di una
regata molto tecnica sia per la scelta della direzione che
per le scelte tattiche durante l’intero percorso.
Fra gli eventi velici organizzati dai club locali e
dalla Lega Navale Italiana ricordiamo alcuni dei più
importanti nel corso degli anni: il Trofeo Mancini, il
Trofeo Ammiraglio Varanini, il Campionato Elbano
Match Race, una serie di regate uno contro uno, che
94 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Foto ©Alberto De Simone
LA LEGA NAVALE ITALIANA DAL 1901 A PORTOFERRAIO
La sezione di Portoferraio della Lega Navale Italiana è
stata fondata nel 1901 ed è fra le più antiche associazioni
sportive all’Isola d’Elba. La Lega Navale Italiana ha
lo scopo di diffondere nel popolo italiano, in particolare
fra i giovani, l’amore per il mare, lo spirito marinaro e
la conoscenza dei problemi marittimi, agli effetti della
partecipazione dei cittadini allo sviluppo ed al progresso
di tutte le forme di attività nazionali che hanno sul
mare il loro campo ed il loro mezzo di azione. La Lega Navale
Italiana favorisce la tutela dell’ambiente marino e delle acque
interne e sviluppa le iniziative promozionali, culturali,
naturalistiche, sportive e didattiche idonee al conseguimento
degli scopi dell’associazione. Inoltre promuove e sostiene
la pratica del diporto e delle attività nautiche. La Sezione
di Portoferraio della Lega Navale Italiana è affiliata alla FIV
(Federazione Italiana Vela) e per molti anni è stata affiliata
anche alla FICSF (Federazione Italiana Canottaggio Sedile
Fisso).
richiedono grande tattica e abilità. Ma anche il Giro
dell’Isola in classe Laser, una competizione che mette
alla prova la resistenza e l’abilità dei velisti.
E l’Elba Cup – Trofeo Locman, una delle regate più
prestigiose, che negli anni passati ha attirato velisti da
tutta Italia.
Il Grigolo
di Michelle Donati
Spiegare in poche parole che cosa sia, o meglio che
cosa sia stato il Grigolo di Portoferraio, è una cosa
difficilissima. Il compito è ancor più complicato se per
espletarlo bisogna rivolgersi a dei profani in materia,
non necessariamente a gente forestiera, ma anche ai
portoferraiesi più giovani o comunque alle persone
che non hanno avuto la fortuna di vivere quel perfetto
e positivo allineamento astrale o più semplicemente,
quella somma fortuita di più fattori favorevoli che a
quel tempo – siamo alla fine degli anni ’70, inizio degli
anni ’80 – contribuirono a far sì che questo luogo già
di per sé bello e soprattutto completo e suggestivo,
si trasformasse in un posto magico, in un luogo
dell’anima dove assieme alla natura si mischiarono
in dosi perfette anche la Storia, lo sport, l’allegria, la
semplicità, la spensieratezza, il senso non fanatico
di appartenenza a una comunità fatta di belli, di
brutti, di ricchi, di poveri, di cittadini del mondo e di
“feraiesi” campanilisti innocui, di artisti umilissimi e
nello stesso tempo bravissimi, di negati in qualsiasi
forma espressiva eppure all’epoca così importanti,
di graduati, di soldati semplici, di intelligenti e di
individui un po’ così... Come farebbe, questa ipotetica
persona che volesse lanciarsi in un lavoro così arduo,
a spiegare che quella magia si realizzò anche e
soprattutto dall’incontro tra i preesistenti grigolini e
i nuovi leganavalisti o leganavalini che dir si voglia,
che erano appena giunti al Grigolo provenendo da
un’altra sede che era situata nella centrale piazza
Cavour di Portoferraio? Questo tizio, come potrebbe
riuscire a raccontare la rinascita, dopo almeno dieci
anni di sospensione, di quella vecchia e gloriosa
manifestazione sportivo-antropologica che era stata il
Palio Remiero Elbano con le dieci
remi, che d’ora in avanti si sarebbe
svolta con armi a quattro remi più il
timoniere e che alla Lega Navale del
Grigolo avrebbe avuto il suo punto
di riunione più rappresentativo
e almeno per cinque anni, il suo
quartier generale? E sempre
questa fantomatica persona, come
riuscirebbe a descrivere infine il
fervore velico che qui si sviluppò,
che qui crebbe insieme a quello
remiero, che poi lo eguagliò e che
alla fine, a tutta randa lo superò?
(Tò, chiacchera, chiacchera, il tipo
c’è riuscito!)
Touring the Tuscan Islands
The pristine environment, its rich
history and the lively atmosphere
of its harbours make the Tuscan
Archipelago an ideal destination for
those seeking a holiday of relaxation,
adventure and discovery. The main
marinas in the Archipelago are on
the Island of Elba: Portoferraio, Porto
Azzurro, Marciana Marina, Marina di
Campo, Cavo and Rio Marina. Giglio
also has a small harbour like Capraia
that is well protected. The islands
of Pianosa, Montecristo, Giannutri
and Gorgona are subject to special
restrictions to protect their natural
environment.
The Regattas: Among the main
regattas held on the Archipelago,
there are the prestigious
championship sailing regattas
with large numbers of Italian and
international competitors, as well
as offshore regattas that take place
in Elban waters. Many regattas are
organised by the various local Yacht
clubs.
The Grigolo and the Italian Naval
League: The Grigolo is on the
seashore that remains hidden in
the heart of Portoferraio and used
to be frequented by the “Ferajesi”,
especially in the second half of the
20th century, where history, sport
and fun were the backdrop to the
sailing enthusiasts and where the
Palio Remiero (the Rowing Race)
was organised. Here lies the Elban
delegation of the Italian Naval
League, a distinguished association
that has been spreading the love of
the sea and maritime professions,
especially among young people,
for over one hundred years. As well
as encouraging and supporting
sailing and nautical activities, it
favours the protection of the marine
environment and programmes
initiatives to promote marine
culture.
Inselhopping im toskanischen
Archipel
Unberührte Natur, eine reiche
Geschichte und die lebendige
Atmosphäre der Häfen machen
das toskanische Archipel zu einem
idealen Reiseziel – für alle, die
Erholung suchen, aber auch für jene,
die Abenteuer erleben und Neues
entdecken möchten. Die wichtigsten
Yachthäfen des Archipels befinden
sich auf der Insel Elba: Portoferraio,
Porto Azzurro, Marciana Marina,
Marina di Campo, Cavo und Rio
Marina. Auch die Inseln Giglio und
Capraia verfügen über kleine gut
geschützte Liegeplätze. Die Inseln
Pianosa, Montecristo, Giannutri und
Gorgona unterliegen besonderen
Schutzbestimmungen zur Erhaltung
ihrer einzigartigen Natur.
Die Regatten: Zu den wichtigsten
Veranstaltungen im Archipel zählen
die prestigeträchtigen
Jollenregatten mit zahlreichen
internationalen Teilnehmern. Auch
Hochseeregatten finden regelmäßig
in den Gewässern rund um Elba
statt. Organisiert werden diese von
den verschiedenen Yachtclubs der
Insel.
Der Grigolo und die Italienische
Seeliga: Der Grigolo ist ein
versteckter Ort am Meer,
im Herzen von Portoferraio – ein
Treffpunkt für die „Ferajesi“ und ein
beliebter Ort für Segelbegeisterte. In
der zweiten Hälfte des 20.
Jahrhunderts wurde hier der „Palio
Remiero Elbano“ ausgetragen, ein
traditioneller Ruderwettbewerb.
Heute ist der Grigolo Sitz der
elbanischen Delegation der
Italienischen Seemännischen Liga –
einer angesehenen Vereinigung, die
seit über hundert Jahren die Liebe
zum Meer und zu maritimen
Berufen, insbesondere bei
jungen Menschen, fördert. Neben
nautischen Aktivitäten engagiert
sich die Liga für den Schutz des
marines Ökosystem und initiiert
vielfältige Projekte zur Verbreitung
der maritimen Kultur.
Nautica a Portoferraio - Foto ©Alessandro Talini
96 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Capitanerie
di Porto sulla
rotta del futuro
di Patrizia Lupi
160 anni e non dimostrarli. Sì perché le Capitanerie
di Porto sono un Corpo della Marina Militare giovane,
dinamico, al passo con i tempi. Le divise non incutono
timore ma rassicurano coloro che hanno bisogno del
loro intervento o dei loro consigli, soprattutto in mare,
quando le certezze possono andare in crisi di fronte ad
un imprevisto o a una libecciata.
Sempre al servizio dei naviganti, giorno e notte, per la
salvaguardia della vita in mare, le Capitanerie svolgono
un’importante funzione sia nella tutela ambientale
che per quanto attiene la pesca e l’acquacoltura,
come per le altre attività antropiche che hanno a che
vedere con le coste e l’elemento mare. Sempre attenti
a far rispettare le regole, il loro ruolo è fondamentale
anche a terra, soprattutto per la tutela della salute dei
cittadini.
“Dobbiamo partire dalla diffusione della cultura del
mare – ci dice il C.F. Floriana Segreto, Comandante del
Compartimento marittimo di Portoferraio – perché è
una risorsa di inestimabile valore culturale, scientifico,
ricreativo ed economico. Ma è un elemento fragile
per quanto meraviglioso. Qualsiasi attività antropica
impatta con l’ecosistema marino, dalla navigazione alla
costruzione di porti turistici o commerciali, dall’uso
delle spiagge per la balneazione ai piani regolatori delle
città marittime, dal controllo delle attività commerciali
alle iniziative di tipo ludico e sportivo. In un Paese come
l’Italia – continua il Comandante – con i suoi 8300 km
di costa, che fonda buona parte della sua economia sul
mare, la Guardia Costiera ha compiti di tutela, indirizzo,
regolamentazione, proposta, sostegno e soluzione
dei problemi. Nel nostro impegno quotidiano non
prevale la natura sanzionatoria, per noi è fondamentale
trasmettere l’amore ed il rispetto per la “risorsa mare”
instaurando un rapporto di fiducia con le comunità
di riferimento e con la loro identità culturale. Siamo
molto attenti anche a tutto quel che succede nel terzo
settore a sostegno delle persone più fragili. Come
per tutti coloro che vanno per mare – sostiene il C.F.
Segreto – la squadra è fondamentale e la squadra oltre
al personale della Guardia Costiera è composta anche
dagli utenti del mare che lo amano tanto quanto noi.
Solo tutti insieme possiamo vincere la sfida del futuro
per uno sviluppo sostenibile, sia da un punto di vista
ambientale che sociale”.
Darsena notturna - Foto ©Adriano Locci
Foto ©Francesco Lascialfari
La Guardia Costiera, infatti, si
rivolge in tutta Italia al mondo dei
più giovani, come in occasione
della Giornata del mare e della
cultura marinara, quando in
accordo con il Ministero della
Pubblica Istruzione si promuove,
presso gli istituti scolastici di
ogni ordine e grado, la cultura
del mare. “Bisogna partire dai più
piccoli – conclude il Comandante
– per fare capire che il mare non
è un elemento inesauribile come
potrebbe sembrare a prima vista
data la preminenza di acqua nel
nostro globo. Il mare nasconde
nei suoi abissi ma purtroppo
l’inquinamento mette in crisi la
vita sul pianeta e quando ce ne
accorgiamo è già troppo tardi. È
nostro dovere consegnare ai nostri
figli il mondo pulito e giusto che noi
abbiamo ricevuto solo in prestito. Il
futuro è tutto loro”.
Harbourmasters on the Route of the
Future
160 years and not showing it. Yes,
because the Harbour Officers are
a young, dynamic Navy corps.
Instead of instilling fear, their
uniforms reassure those who need
their intervention or their advice,
especially at sea when confidence
can break down in the face of an
unforeseen event or a Libeccio
gale. They are always at the service
of seafarers, day and night, to
safeguard life at sea, the Harbour
Masters play an important role both
in protecting the environment and
in fishing and aquaculture, as well
as in other human activities that are
related to the coasts and the element
of the sea. They are always careful
to enforce the rules and their role is
fundamental on land too, especially
for the protection of citizens’ health.
“We have to start by divulging
the culture of the sea,” says C.F.
Floriana Segreto, Commander of the
Portoferraio Maritime Compartment,
“because it is a resource of an
inestimable cultural, scientific,
recreational and economic value.
But however wonderful, it is a fragile
element. Any human activity has an
impact on the marine ecosystem,
from navigation to the construction
of marinas or commercial ports,
from the use of beaches for bathing
to the master plans of maritime
cities, from the control of commercial
activities to recreational and
sporting initiatives. In a country like
Italy,” continued the commander,
“with its 8,300 km of coastline, which
bases a huge part of its economy on
the sea, the Coast Guard has tasks
of protection, guidance, regulation,
proposal, support and problem
solving. In our daily commitment,
sanctioning does not prevail, for us
it is essential to transmit love and
respect for the “sea resource” by
establishing a relationship of trust
with the communities concerned
and their cultural identity. We are
98 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
also very attentive to everything
that happens in the third sector to
support the most fragile people. As
for all who go to sea,” argued C.F.
Segreto, “teamwork is crucial, and
the team in addition to the Coast
Guard personnel also consists
of sea users who love the sea as
much as we do. Only together can
we win the challenge of the future
for sustainable development, both
from an environmental and social
point of view.” The Coast Guard,
in fact, addresses the world of
young people throughout Italy, as
on the occasion of the Day of the
Sea and Maritime Culture when,
in agreement with the Ministry of
Education, the culture of the sea is
promoted in schools at all levels. “We
have to start with the youngest,” the
Commander concludes, “to make
them understand that the sea is
not an inexhaustible element as it
might seem at first sight given the
prevalence of water on our globe.
The sea hides in its depths but
unfortunately pollution puts life
on our planet in peril and when we
realise this, it is already too late.
It is our duty to hand over to our
children the clean, just world that we
have only borrowed. The future is all
theirs.”
Mit Verantwortung in die Zukunft:
Die Küstenwache im Wandel
Die Küstenwache ist ein Teil der
italienischen Marine und wurde
vor 160 Jahren gegründet. Heute
präsentiert sie sich als moderne,
dynamische Organisation, die
sowohl die Akteure der maritimen
Wirtschaft als auch Berufsschifffahrt
und Freizeitskipper unterstützt.
Neben der Gewährleistung der
Sicherheit auf See gehören der
Umweltschutz, die Überwachung
der Fischerei sowie die Kontrolle der
Verwendung von Meeresprodukten
für den menschlichen Verzehr zu
ihren Aufgaben. Darüber hinaus
überwacht die Küstenwache
die ordnungsgemäße Nutzung
öffentlicher Küstenflächen, auch
im Hinblick auf touristische
Aktivitäten. „Wir müssen bereits
in Schulen die Bedeutung des
Meeres vermitteln“, erklärt
Fregattenkapitänin Floriana Segreto,
Kommandantin der Hafenbehörde
von Portoferraio. „Das Meer stellt
eine Ressource von erheblichem
kulturellem, wissenschaftlichem
und wirtschaftlichem Wert dar,
zugleich aber auch ein ökologisch
sensibles System, das besonderer
Aufmerksamkeit bedarf. Italien
verfügt über 8.300 Kilometer Küste –
ein bedeutendes Naturerbe, das es zu
schützen gilt. Für die Hafenbehörden
ist der Dialog mit der Bevölkerung
von zentraler Bedeutung, denn
nachhaltige Entwicklung bedeutet
auch soziales Engagement.
Unser Ziel ist es, gemeinsam mit
den Bürgerinnen und Bürgern
Verantwortung zu übernehmen und
künftigen Generationen eine saubere
Umwelt und gesunde Meere zu
hinterlassen.“
“Speriamo
che vedo
una balena”
di Patrizia Lupi
Come farsi amico il vento? Come addomesticarlo?
Come vivere, spezzati fra paura e coraggio, sfidando
il mare, amico e nemico che ti bagna la faccia e non
vuole inganni? Quel mare più forte e combattivo di
coloro che pensano di dominarlo, come lo sono tutti gli
elementi della Natura, ma benigno per chi lo rispetta e
ne coglie le sfumature, per i marinai che non riescono
a farne a meno. In mare gli odori si fanno silenzio, i
suoni diventano orizzonti, la pelle è spugna di sole e
tempeste, la vista, colma di bellezza, è un accessorio:
si racconta di vecchi marinai ciechi capaci di navigare
annusando l’aria. Sensazioni forti che educano i sensi a
tornare alla loro funzione primaria: la sopravvivenza.
Forse sono le emozioni vere, sempre in bilico fra gioia
e dolore, stupore e rinuncia, pigrizia e passione, che
salvano dal male di vivere, dalla depressione, dalle
dipendenze, da quella solitudine cattiva che ti fa sentire
solo in mezzo agli altri. L’esperienza di Francesco è fatta
di questo: di delusioni, droghe e salmastro, di speranze,
vele e azzurro profondo, dove, senza dimenticare il
dolore, ha trovato la salvezza.
Francesco, occhi dolci carichi di uragani, da dodici
anni vive all’Elba. È arrivato alla Mammoletta, la sede
della Fondazione Exodus alle Picchiaie, dopo una serie
di esperienze in cui l’unica cosa che contava erano le
sostanze. Qui ha incontrato Stanislao e Marta, amici
e maestri, e tanti ragazzi come lui e due barche a vela.
Due gusci per chi ha bisogno di un guscio per ritrovare
il proprio seme.
“Ho capito che bisogna dare un senso alla propria
vita, essere utili, condividere con gli altri quello che
si è imparato – dice Francesco – con tutti, senza
discriminazioni. Anche i ragazzi “fragili” o con disabilità
possono essere necessari a bordo dove avranno la
possibilità di sentirsi parte di una squadra che ha
bisogno anche di loro perché in barca ognuno ha un ruolo
e se non viene rispettato ne va della sicurezza di tutti”.
Marinaio, questo è oggi il lavoro di Francesco. Skipper
direbbero i turisti, ma anche autista o cuoco o tutto
quello che serve per restituire alla Mammoletta quello
che là ha avuto. Lasciandosi alle spalle Bologna dove
frequentava l’Università, la sua Palermo bella come le
sirene e il lusso pericoloso di Miami.
Con Stanislao, il suo primo comandante, partecipa agli
incontri dell’associazione Vela Solidale che raduna
diverse associazioni che si occupano di disabilità
utilizzando barche a vela. Ogni due mesi seguono corsi
di formazione per scambiarsi idee e esperienze. “Oggi
anche il mondo delle dipendenze è molto cambiato –
spiega Francesco – dobbiamo trovare nuove modalità
per rapportarsi con le persone in difficoltà. Ma l’andar
per mare può essere una cura e una prospettiva, come lo
è stato per me”.
Francesco con i suoi 36 anni ha gli occhi liquidi dei
ragazzi e lo sguardo ancora pieno di domande nel
corpo solido dell’uomo che è diventato. Gli leggi sulla
pelle abbronzata, come fosse un libro, la saggezza di
chi ha navigato con ogni mare. E finisce il suo racconto
sorridendo come fa lui, quasi timido: “Quando navigo
in mare aperto, verso la Liguria o la Corsica, o verso la
Sicilia, che amo come mia madre anche se ho scelto
l’Elba, ho un solo desiderio: Speriamo che vedo una
balena”.
100 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Kurswechsel – Die Insel Elba vom
Meer aus entdecken
*CAMBIO DI ROTTA
Il progetto è pensato per i giovani e sarà
realizzato con i giovani, partendo dall’esperienza
della Lega Navale di Portoferraio
e della Fondazione Exodus La Mammoletta,
utilizzando la navigazione a vela per
mostrare l’Elba da una diversa prospettiva,
dal mare, osservandola e raccontando, con
la collaborazione dei docenti e di esperti,
la morfologia, la geologia e biodiversità, la
storia, il paesaggio, i paesi, le fortificazioni, i
mestieri, le tradizioni, l’enogastronomia, la
gente. Un “cambio di rotta” e di visuale, utilizzando
un’aula “viaggiante” e lezioni open air
dove i ragazzi apprenderanno anche i primi
rudimenti della marineria, partecipando alla
conduzione della barca, stimolati al movimento
e mettendosi alla prova “sull’onda”,
vincendo i propri timori, nel rispetto dell’ambiente
marino e delle sue leggi.
Numerosi sono i partner pubblici e privati
insieme alla capofila Fondazione Isola d’Elba:
Capitaneria di Porto di Portoferraio, USL
Toscana Nord zona distretto Elba e U.F. SerD,
Lega Navale di Portoferraio, Circolo della Vela
di Marciana Marina, Pro Loco di Portoferraio,
Capoliveri e Porto Azzurro, Cooperative
Sociali Arca e LINC, Incontriamoci in Diversi
APS, Tip Tap One ASD, Club del Mare di
Campo, Auser odv, Dialogo odv, Associazione
Astrofili elbani, Elba Officinale Aps, Elba del
Vicino di Rio, ASD Vela Tradizionale, Circolo
degli Artisti di Portoferraio, SIMTUR con Enjoy
Elba, Infoelba, Generazione Mare, Igiene
Service srl, Locman. Con questi verranno
organizzati, oltre alle escursioni a mare,
alcuni appuntamenti a terra per parlare di
Elba, mare, nautica, cultura e società.
Changing Direction
This project is designed for young
people and is using sailing to show
Elba from a new point of view,
from the sea, then, with help from
teachers and experts, observing
and describing its morphology,
geology and biodiversity, history
and landscape. It is a “change of
direction” and of outlook, using a
“travelling” classroom and openair
lessons where these youngsters
will also learn the rudiments of
seamanship. There are many public
and private partners, who, together
with the leading partner, the Isola
d’Elba Foundation, are collaborating
on the project both by organising
excursions and planning meetings
and lessons on land. The Italian
Naval League and the Exodus La
Mammoletta Foundation will have a
fundamental role to play. Francesco
is one of the Mammoletta boys who
overcame drug addiction thanks
also to his relationship with the
sea. Today, he is the skipper of La
Mammoletta’s sailing boats, he has
tackled every kind of sea, even in a
metaphorical sense, he has been
working with the centre for twelve
years and he helps fragile young
people to team up with him and to
feel useful when they go sailing.
Das Projekt „Kurswechsel“ richtet
sich an Jugendliche, die die Insel
Elba aus einer ungewohnten
Perspektive kennenlernen
möchten – nämlich vom Meer
aus. Gemeinsam mit Lehrkräften
und Fachleuten entdecken sie die
geologischen Besonderheiten,
die biologische Vielfalt, die
Geschichte und die Landschaft
der Insel. Im Mittelpunkt steht ein
Perspektivwechsel: ein „reisendes
Klassenzimmer“ unter freiem
Himmel, in dem nicht nur gelernt,
sondern auch die Grundlagen der
Seefahrt ganz praktisch vermittelt
werden. Zahlreiche öffentliche und
private Partner unterstützen das
Projekt. Die Federführung liegt
bei der Fondazione Isola d’Elba,
die in enger Zusammenarbeit mit
ihren Partnern Exkursionen und
Begegnungen organisiert. Der
Unterricht findet sowohl an Bord als
auch an Land statt und wird durch
begleitende Aktivitäten ergänzt.
Eine besondere Rolle spielen der
italienische Marineverband und die
Stiftung Exodus La Mammoletta.
Francesco, ein junger Mann aus
dem Zentrum La Mammoletta, fand
durch seine Beziehung zum Meer
einen Weg aus der Drogensucht.
Heute ist er Skipper der Segelboote
des Zentrums – er hat buchstäblich
und im übertragenen Sinne alle
Meere durchquert. Seit zwölf Jahren
arbeitet er mit dem Zentrum
zusammen und hilft Jugendlichen in
schwierigen Lebenslagen, im Team
zu wachsen und beim Segeln eine
sinnstiftende Rolle zu finden.
*Il progetto ha vinto il bando “Siete Presente.
Giovani e associazionismo. Ed. 2025”, a valere
sul progetto “Giovanisì crescere nel presente”,
promosso da Cesvot e finanziato da Regione
Toscana - Giovanisì, in accordo con la Presidenza
del Consiglio dei Ministri - Dipartimento
per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile
Universale, con il contributo della
Fondazione Livorno.
mare & nautica
101
Foto ©Francesco Lascialfari
Ritrovarsi nel
respiro del mare
di Patrizia Lupi
Un viaggio profondo tra apnea, consapevolezza e
natura, dove il mare dell’Elba diventa casa e il respiro,
ritorno. All’Elba, dove il silenzio del mare incontra la
voce antica del vento, Michele Bovo ha costruito un
rifugio dell’anima. Sulla spiaggia di Remaiolo, nella
Tenuta delle Ripalte, non si tengono semplici corsi di
apnea. Si custodiscono esperienze che restituiscono
l’essenza, si insegna a sentire di nuovo.
Con il metodo Of Breath and Mind, Michele unisce
respirazione e yoga, mindfulness, meditazione e
apnea in un rito moderno che sa di antiche verità. Ogni
immersione non è solo un tuffo nell’acqua cristallina,
ma un ritorno dentro sé stessi. È lì, nel silenzio liquido,
che sparisce il pensiero, si dissolve il tempo, e ci si
scopre parte della natura — una cosa sola col mare.
Perché i momenti più veri, quelli che ci tolgono il fiato,
hanno tutti la stessa forma: la mente vuota, si perde
la concezione dello spazio e del tempo, e ci si sente
una cosa sola con ciò che stiamo facendo e ciò che ci
circonda.
Tra le rocce e la macchia mediterranea, l’apnea
diventa un dialogo con il profondo. Lo snorkeling rivela
universi sommersi, il seawatching racconta storie
segrete, e ogni respiro — lento, consapevole — è un
passo verso una libertà dimenticata.
Partecipare a un corso con Michele non è imparare
a trattenere il fiato. È ricordare chi sei. È un viaggio
nell’origine, dove il corpo si alleggerisce e l’anima si
orienta. In quel blu che non giudica, che accoglie, che
cura.
Lascia che l’Elba ti sorprenda, che il mare ti sveli, che
il respiro ti guidi. Michele ti aspetta. Con pazienza, con
presenza. Perché ogni immersione può diventare un
inizio.
www.ofbreathandmind.com
ig: Michele Bovo - of breath and mind
Of Breath and Mind
On Elba, where the silence of the sea meets the ancient
voice of the wind, Michele Bovo has created a sanctuary
for the soul.
On the beach of Remaiolo, within the Tenuta delle
Ripalte, these are not mere freediving courses. They
are experiences that lead back to the essence — a place
where you learn to feel again.
With the Of Breath and Mind method, Michele weaves
together breathwork, yoga, mindfulness, meditation,
and freediving into a modern ritual infused with ancient
wisdom. Each dive is not just a plunge into crystal-clear
waters — it is a journey inward. In that liquid silence, the
102 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
mind empties, time dissolves, and you discover yourself
as part of a greater whole — one with the sea.
Because the truest moments, the ones that take our
breath away, all share the same shape: the mind is quiet,
space and time vanish, and we become one with what we
are doing and with the world around us.
Amid the rocks and Mediterranean scrub, freediving
becomes a dialogue with the depths. Snorkeling reveals
hidden underwater realms, seawatching tells secret
stories, and every breath — slow, aware — is a step toward
a forgotten freedom.
To join a course with Michele is not to learn how to
hold your breath — it’s to remember who you are. It’s a
return to origin, where the body feels lighter and the soul
finds its direction again. In that blue — nonjudgmental,
welcoming, healing.
Let Elba surprise you, let the sea reveal you, let the
breath guide you. Michele is waiting. With patience, with
presence. Because every dive can be a new beginning.
Of Breath and Mind – Die Rückkehr zu sich selbst im
Rhythmus des Meeres
Eine intensive Erfahrung an der Schnittstelle von
Apnoetauchen, Achtsamkeit und Natur: Auf Elba wird das
Meer zum vertrauten Umfeld, der Atem zum Werkzeug
der Selbstwahrnehmung. In der geschützten Umgebung
der Tenuta delle Ripalte, am Strand von Remaiolo, bietet
Michele Bovo keinen klassischen Apnoetauchkurs an.
Vielmehr schafft er einen Rahmen für bewusstes Erleben
– eine Praxis, die Körper und Geist in Einklang bringt.Sein
Konzept Of Breath and Mind verbindet Atemtechniken,
Yoga, Achtsamkeit, Meditation und Apnoetauchen.
Im Mittelpunkt steht nicht allein die Technik, sondern
die bewusste Wahrnehmung des eigenen Körpers und
Geistes. Jeder Tauchgang ermöglicht uns, den Fokus
zu schärfen, zur Ruhe zu kommen und sich mit der
marinen Welt zu verbinden. Unter Wasser entsteht in
der Stille ein Zustand innerer Klarheit. Der Kontakt
mit dem Meer, mit Felsformationen und mediterraner
Natur fördert eine tiefere Verbindung zur Umwelt – und
zu sich selbst. Ergänzende Aktivitäten wie Schnorcheln
und Seawatching eröffnen Perspektiven auf das Leben
in der Tiefe. Ein Kurs mit Michele Bovo ist viel mehr als
zu lernen wie man die Luft anhält. Er lädt zum Rückzug
aus dem Alltag ein- Leichtigkeit spüren, Konzentration
finden, persönliche Entwicklung erleben.Die heilsame
Stille des Meeres bietet einen sicheren Rahmen für innere
Erneuerung und neue Klarheit. Elba bietet hierfür ideale
Bedingungen. Michele begleitet die Teilnehmenden mit
Charisma und Achtsamkeit – jede Übung kann dabei ein
neuer Impuls für eine persönliche Veränderung sein.
Foto ©Michele Pastorello
mare & nautica
103
Leudi, amori e tamerici
da "Un marinaio - 2 - L'ultima donna"
Per gentile concessione. In uscita a giugno 2025, edzioni Mursia, Milano.
di Mario Dentone
Anche Mattini rimase a bordo. Era di Marciana
Marina, il paese dell’Elba che da secoli teneva legata
la storia dell’isola con la storia dei leudi e delle coste
liguri levantine, vignaioli elbani e marinai liguri, in
particolare proprio di Riva, il paese di Michele. Infatti
diceva, persino con orgoglio, d’essere anche un po’
ligure, addirittura rivano, e lo diceva al vero rivano
dalla punta dei piedi ai capelli, Michele, appunto, che
scuoteva il capo e come suo solito se ne andava.
Eppure Pietro Mattini, seppur toscano gioviale, ci
teneva a confermare il suo mezzo sangue ligure. E
in effetti era spesso simile a Michele, chiuso, ruvido,
anche se quand’era in vena si apriva a raccontare, e
allora veniva fuori il toscano, e parlava parlava, e diceva
che sua madre era bellissima, talmente bella che i
marinai di Sestri e di Riva che arrivavano a caricare il
vino perdevano gli occhi a guardarla,
[...] E un giorno che lui, Pietro, così si chiamava Mattini,
aveva undici dodici anni, chiese alla madre perché una
donna l’aveva chiamato “Brutto Rivano”, che correndo
le aveva schizzato un po’ di sabbia addosso, la madre
capì che era meglio fosse lei a spiegargli le cose… Gli
disse: “Aspetto ancora una barca rivana che porta un
segreto”. Pietro non capì, ma guardò l’orizzonte che lei
gli indicava [...].
Lei arrossì, scosse il capo, si morse le labbra, strinse
le mani torcendosi le dita, lo fissò, dapprima con
occhi forti, duri, quasi di rabbia, poi però quegli occhi
si fecero lucidi di ricordi, ma anche sereni, e sebbene
Pietro ormai fosse un uomo, un navigante che girava il
mondo, gli tese le braccia per farsi abbracciare.
Poi, con ritrovata serenità, superando rancori e forse
rimpianti, gli raccontò di quel suo grande amore per
l’altro Pietro, il marinaio di Riva, che ogni mese arrivava
col leudo proprio là, davanti alla Torre, poi girava verso
la costa di Pomonte per caricare il vino, che scendeva
coi muli dalle colline ed era travasato nelle botti già
pronte a bordo, quindi, una volta carico, tornava al
ridosso del piccolo porto di Marciana, pronto a ripartire.
Tra una cosa e l’altra i marinai rivani restavano là tre
quattro giorni e ormai conoscevano tutti, e nascevano
amicizie, e spesso le famiglie dei vignaioli ospitavano
quei ruvidi, sarveghi marinai di Liguria a cene e a feste
nelle case.
Capitò così che una volta il leudo dov’era imbarcato
quel marinaio che si chiamava appunto Pietro, e che
i compagni chiamavano Marciàn, perché si diceva
che già un suo bisnonno, un secolo prima, era stato il
pioniere di quei traffici, il primo ligure a conquistare
Marciana, dovette sostare là non i soliti due tre giorni,
ma una settimana, col leudo carico a filo d’impavesata,
le botti già sistemate, per colpa del mare di libeccio che
non aveva alcuna intenzione di mollare, che di solito il
libeccio picchia due tre giorni poi cala. Invece niente, e
andò a finire che quei marinai cominciarono a vagare
attorno alla Torre, fra osterie e lungomare, e…
“Noi ragazze”, gli raccontò ancora Clara, “ma anche
le nostre madri, portavamo a quei marinai bloccati
a bordo qualcosa da mangiare. E una sera, che era
tutto quieto, silenzioso, il sole stava calando, mia
madre mi diede un tegame con una bella frittata di
uova strapazzate con zucchine e pomodori da portare
al leudo di padron Brusco, il comandante amico da
sempre di mio babbo. Ma quella sera a bordo era
rimasto di guardia solo quel Pietro e, lo confesso, già
lo guardavo quando passeggiava con gli altri, e mi
batteva il cuore. Era bello, abbronzato, asciutto di sale
e di sole come solo i marinai possono essere, e aveva
i capelli biondi strinati mai a posto e gli occhi chiari.
Gli altri erano a una festa del vino per l’ottima annata
presso una famiglia di Camola, su in collina, e a bordo
doveva sempre esserci uno di guardia. Io mi trovai così
là, sola, davanti a lui, avevo paura ma ero contenta, e
non mi batté solo il cuore, specialmente quando anche
lui mi disse che mi guardava sempre quando ero con
le amiche. E tu, figlio mio, sei figlio di quel libeccio
ostinato e di un leudo carico di vino che non riusciva
a partire. Ma sia chiaro che il tuo babbo è questo, che
seppe tutto e che ti accettò come suo, e se quella donna
ti ha detto brutto rivano”, scosse il capo e sorrise, “vuol
dire che i segreti sono solo illusioni, in piccoli paesi
come questo. Ma sorridi, come sorridiamo io e il tuo
babbo. Il marinaio rivano non s’è più visto all’isola, e noi
ci siamo sposati che tu avevi sei mesi, e siamo entrati
in chiesa che tu eri in braccio a lui”. Sorrise e si asciugò
gli occhi: “Uno scandalo, qui in paese! La gente che
non voleva entrare in chiesa vergognandosi al posto
104 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
nostro. E noi fieri! Poi, piano piano, s’è fatta la folla, e gli
applausi!”.
Quando babbo Mattini s’ammalò, Pietro era per mare,
lontano, lo seppe infatti da una lettera della madre che
lo aveva raggiunto presso l’agenzia a Singapore, e non
ci pensò due volte a chiedere lo sbarco al capitano, e
rimase a casa tre mesi ad assistere quel babbo che lo
aveva accettato come suo, giorno e notte accanto al
suo letto, fino all’ultimo respiro, come spesso neanche
certi figli veri sanno fare, e diede alla compagnia la
disponibilità per un nuovo imbarco solo quando,
sepolto babbo Mattini, capì di poter lasciare la madre
serena e forte, ancor giovane e bella.
Während der Erntezeit kamen diese Schiffe aus
Sestri und Riva Trigoso und legten unter „La Torre“
in Marciana Marina an. Wenn das Wetter umschlug,
suchten die Seeleute Schutz in den Dörfern, wo sie in den
gastfreundlichen Häusern der Bauern Unterkunft fanden.
Dort wurden Geschichten erzählt, Freundschaften
geschlossen – und nicht selten entflammten Romanzen
zwischen den jungen Seeleuten und den Mädchen des
Dorfes. Manche dieser Liebschaften erblühten nur
für einen Sommer, andere endeten leise unter den
Tamarisken, begleitet vom salzigen Duft des Meeres und
den Böen des Libeccio.
Marciana Marina tramonto viola - ©Patrizia Lupi
Love and the Tamarisks
In the past, Elba and Liguria had strong links because
of the wine trade; it was produced in large quantities on
the slopes of Mount Capanne. The leudi were the special
sailing ships used for transporting the grape must and
every year at harvest time, they arrived from Sestri and
Riva Trigoso to dock under the “Tore” (Tower) of Marciana
Marina. If there was bad weather, the sailors would stay
over in the village in the warmth of the homes of the local
people. Naturally, many stories were told about the loves
that started and sometimes ended in the shade of the
Tamarisk trees, sprinkled with salt and fanned by the
Libeccio wind.
Liebe und Tamarisken
In der Vergangenheit bestanden enge
Handelsbeziehungen zwischen Elba und Ligurien,
insbesondere im Weinhandel. An den sonnenverwöhnten
Hängen des Monte Capanne wurde Wein in großen
Mengen produziert und mit den traditionellen
Segelschiffen, den Leudi, nach Ligurien transportiert.
Il Mar Tirreno
nel Medioevo
di Elvira Arnaldi
L’Alto Medioevo, un’epoca spesso avvolta nel mistero,
ha in realtà visto una sorprendente vitalità nei porti
della Toscana, eredi di un glorioso passato in epoca
classica. Ne sono una testimonianza le emergenze
archeologiche di epoca romana ed etrusca.
Ma anche nei secoli successivi, le rotte del
Mediterraneo furono solcate da mercanti e navigatori,
che tessevano una fitta rete di scambi. Basti pensare
alle Repubbliche Marinare fra le quali quella di Pisa, che
dominava l’alto Tirreno.
Le isole dell’Arcipelago Toscano, con la loro posizione
strategica, ponte verso Sardegna, Corsica, Francia
e Spagna, giocavano un ruolo cruciale nelle rotte
commerciali dell’Alto Medioevo. L’Elba, il Giglio e
Capraia, con i loro porti naturali, offrivano riparo alle
navi e rappresentavano tappe fondamentali per i
naviganti dell’epoca.
Le navi erano il modo più sicuro e sicuramente
più veloce per trasportare persone e una gran
varietà di merci: dai metalli preziosi al sale, un bene
indispensabile per la conservazione dei prodotti
alimentari, dal vino all’olio, ai tessuti pregiati, alle
ceramiche. Questi prodotti erano destinati ai mercati
di tutto il Mediterraneo, dal Nord Africa all’Oriente,
testimoniando la vivacità e l’importanza del commercio
marittimo toscano.
Oggi, le testimonianze di questo passato dove l’andar
per mare era frutto di coraggio ed esperienza, di
sacrificio e passione, sono ancora visibili: i resti degli
antichi porti, i relitti delle navi, i reperti archeologici,
ci raccontano storie di viaggi avventurosi, di scambi
culturali e di fiorenti attività commerciali. Un
patrimonio in parte da scoprire ma soprattutto da
salvaguardare: in passato purtroppo c’è stata poca
attenzione per questo meraviglioso patrimonio, e parte
dei reperti sono stati trafugati.
Nell’XI secolo, i mercanti pisani strinsero rapporti
con l’Oriente e l’Africa settentrionale. Tuttavia, la loro
espansione non fu priva di ostacoli: gli scontri con
l’Emirato di Sicilia furono frequenti e talvolta cruenti,
ma la tenacia dei pisani li portò a conseguire importanti
vittorie, come quelle di Reggio Calabria (1005), Bona
(1034), Palermo (1064) e Mahdia (1087).
In questo periodo cruciale, Pisa si alleò con la nascente
potenza normanna degli Altavilla, consolidando la
propria posizione nel Mediterraneo. La collaborazione
con Genova, un’altra repubblica marinara in ascesa,
permise di sconfiggere i Saraceni e di assumere
il controllo del Mar Tirreno, aprendo la strada alla
penetrazione commerciale e politica in Corsica e
Sardegna.
Il XII secolo segnò l’apice della potenza pisana con la
conquista delle Baleari nel 1116. Tuttavia, l’ascesa di
Pisa non passò inosservata e la rivalità con Genova
si intensificò, sfociando nella battaglia navale della
Meloria nel 1284. La sconfitta segnò l’inizio del declino
della potenza pisana, con la perdita della Corsica e di
parte della Sardegna a favore di Genova. Nel frattempo,
gli Aragonesi avviarono la conquista della Sardegna,
privando Pisa del dominio sui Giudicati di Cagliari e
Gallura.
Nel XIV secolo, la Repubblica di Pisa, ormai indebolita
dalle sconfitte militari e dalle difficoltà economiche,
si trovò in una situazione sempre più precaria. Nel
1399, il signore di Pisa, Gherardo Leonardo d’Appiano,
cedette la città e il suo contado a Gian Galeazzo
Visconti, duca di Milano, per la somma di 200.000
fiorini. Nel 1406, Pisa fu venduta per 200.000 fiorini a
Firenze, concludendo così la sua storia come repubblica
indipendente e iniziando un nuovo capitolo sotto il
dominio fiorentino. Negli anni successivi, il declino
e l’insabbiamento del porto pisano aprì la strada ad
un nuovo sistema portuale voluto dai Granduchi
di Toscana per contrastare la pirateria e favorire i
commerci, con Cosimo I che costruì, oltre a Livorno,
106 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
il porto che porta il suo nome, all’Elba: Cosmopoli,
l’attuale Portoferraio.
The Tyrrhenian Sea in the Middle Ages: a Journey
through History and Trade
In the Middle Ages, the Mediterranean routes were
plied by merchants and navigators as in previous eras
when the Etruscans and the Romans had spun a dense
network of exchanges and contacts throughout what they
termed “Mare Nostrum” (Our Sea). After the year 1000,
the Maritime Republics of Amalfi, Venice, Genoa and
Pisa were well established. Today, evidence of this past is
still visible: the remains of ancient ports, shipwrecks and
archaeological finds tell us tales of adventurous voyages,
cultural exchanges and flourishing trade. A heritage
partly to be discovered, but above all to be safeguarded.
The Maritime Republic of Pisa expanded in the 11th
century by forging relations with East and North Africa.
However, their expansion was not without obstacles:
clashes with the Arabs in Sicily were frequent and bloody
but they achieved important victories such as those of
Reggio Calabria (1005), Bona (1034), Palermo (1064) and
Mahdia (1087). The 12th century marked the peak of Pisan
power with the conquest of the Balearic islands in 1116.
These successes alarmed the mighty Genoa, resulting in
the naval battle of Meloria in 1284 where the Pisans were
defeated, losing both Corsica and Sardinia. By the 14th
century, the Republic of Pisa was weakened by military
defeats and economic difficulties; even the port at the
mouth of the Arno river was silting up. In 1399, the lord
of Pisa, Gherardo d’Appiano, sold the city to the Visconti,
dukes of Milan, who in turn sold it to Florence. In the 15th
and 16th centuries, the Grand Duchy of Tuscany decided
to build new ports well defended by walls and fortresses,
in Livorno and in Cosmopoli (today’s Portoferraio) and
along the Tuscan coast, to counter piracy and to control
the Tyrrhenian Sea.
Das Tyrrhenische Meer im Mittelalter: Eine Reise durch
Geschichte und Handel
entlang der Routen des Mittelmeers, ähnlich wie in
den vorangegangenen Epochen, als Etrusker und
Römer ein weitreichendes Handelsnetz über das „Mare
Nostrum“ spannten. Nach dem Jahr 1000 gewannen
die Seerepubliken Amalfi, Venedig, Genua und Pisa an
Bedeutung. Noch heute zeugen zahlreiche Überreste von
dieser bewegten Vergangenheit: antike Hafenanlagen,
versunkene Schiffswracks und archäologische Funde
erzählen von abenteuerlichen Reisen, kulturellem
Austausch und blühenden Handelsbeziehungen. Ein
bedeutendes Erbe, das es nicht nur zu entdecken, sondern
vor allem zu bewahren gilt.
Im 11. Jahrhundert erlebte Pisa eine Phase der Expansion
und knüpfte Handelsbeziehungen mit dem Osten
sowie Nordafrika. Doch dieser Aufstieg verlief nicht
ohne Widerstände: In Sizilien kam es immer wieder
zu heftigen Auseinandersetzungen mit den Arabern.
Dennoch errang Pisa wichtige Siege, darunter jene von
Reggio Calabria (1005), Bona (1034), Palermo (1064)
und Mahdia (1087). Den Höhepunkt seiner Macht
erreichte Pisa im 12. Jahrhundert mit der Eroberung
der Balearen im Jahr 1116. Der wachsende Einfluss der
Stadt rief jedoch das mächtige Genua auf den Plan,
was schließlich in der Seeschlacht von Meloria im Jahr
1284 gipfelte. Die Niederlage besiegelte das Ende der
pisanischen Vormachtstellung: Korsika und Sardinien
gingen verloren, und Pisa geriet in eine wirtschaftliche
und militärische Krise. Im 14. Jahrhundert schwächten
anhaltende Rückschläge und ein zunehmend
versandender Hafen an der Arno-Mündung die
einst florierende Seerepublik. Im Jahr 1399 verkaufte
Gherardo d’Appiano, der Herrscher von Pisa, die Stadt
an die Visconti, Herzöge von Mailand. Doch auch sie
hielten Pisa nicht lange und verkauften wiederum
an Florenz. Im 15. und 16. Jahrhundert entschied das
Großherzogtum Toskana, neue, stark befestigte Häfen
zu errichten, darunter Livorno und Cosmopoli (das
heutige Portoferraio), sowie entlang der toskanischen
Küste strategische Befestigungen zu bauen. Ziel war es,
der zunehmenden Piraterie entgegenzuwirken und die
Kontrolle über das Tyrrhenische Meer zu sichern.
Im Mittelalter navigierten Händler und Seefahrer
Il Porto di Marina di Campo
Un gioiello sulla costa sud per la nautica
di Pietro Pacciardi
Foto ©Giancarlo Diversi
Il Porto di Marina di Campo, è molto più di un semplice
approdo: è un piccolo gioiello, l’unico sulla costa
sud dell’Isola, che invita i naviganti con la promessa
di ottimi servizi e cordiale accoglienza, calorosa e
multilingue.
Da qualche estate questo borgo marinaro rinasce
attorno al suo porticciolo, al limitare della meravigliosa
spiaggia, una delle più frequentate dell’Elba. Qui, la
flotta di 23 pescherecci locali è un tesoro inestimabile:
sono loro i custodi di un’antica tradizione che a Campo
prosegue di generazione in generazione e dà vita
ad una filiera sostenibile che porta sulle tavole dei
ristoranti elbani il freschissimo pescato del Tirreno.
Ma il Porto di Marina di Campo guarda al futuro con
ambizione, con la volontà di crescere e migliorare,
senza perdere la sua anima autentica. La nuova
gestione, attiva dall’estate 2022, ha dato nuova linfa
a questo spazio, trasformandolo in un luogo da
vivere, con eventi culturali e appuntamenti glamour
che rendono questo quartiere un luogo ideale per
trascorrere una vacanza al ritmo del mare. Dove prima
c’era solo un molo trascurato, oggi c’è un angolo da
fotografare, pulito, illuminato e ben curato.
I gestori lavorano di concerto con gli enti competenti
per valorizzarlo, con progettualità a lungo termine.
Si pensa a sinergie innovative, come quella con
l’aeroporto de La Pila, distante solo pochi chilometri,
per offrire un servizio completo e di alto livello a chi
arriva all’Elba via mare e via cielo. “Ogni yacht ha
un jet”, ci dice Lamberto Ferrini, direttore del Porto,
sottolineando il potenziale di un turismo che apprezza
la bellezza e l’esclusività di questo angolo di paradiso.
Il porto di Marina di Campo è un luogo dove basta
scendere dalla barca per immergersi nella vivace
atmosfera del paese, con i suoi negozi, i suoi ristoranti
tipici e i suoi locali alla moda. Da qui si parte per
esplorare le meraviglie dell’Arcipelago, verso la
vicina Isola di Pianosa o per un’indimenticabile
circumnavigazione dell’Elba.
108 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Marina di Campo - Foto ©Gaetano Triscari
“Ogni barca che arriva è un
patrimonio”, affermano con
orgoglio i gestori, consapevoli
dell’importanza di offrire
qualità oltre che bellezza. Un
riconoscimento è già arrivato, la
nota piattaforma Navily lo ha infatti
selezionato come uno dei migliori
porti fra 15.000 censiti.
Sostare qui è come sentirsi a casa,
sempre a proprio agio, accolti con
professionalità e gentilezza, pronti
a scoprire le mille insenature
dell’Arcipelago Toscano.
A Nautical Gem on the South Coast
The harbour of Marina di Campo, the
only one on the south coast of the
Island of Elba, is much more than
just a port of call; it is a cultural,
tourist and identity landmark.
Its landscape is extraordinary
and represents a perfect balance
between maritime tradition and
innovation. It is the home to the
island’s most important fishing
fleet, bringing fresh fish to the tables
of Elba’s restaurants every day.
Since 2022, new management has
upgraded the harbour, changing it
into a well-kept, well-illuminated,
safe place, animated by cultural
events, making it the hub of village
life. Marina di Campo is now a
quality harbour, selected by the
Navily platform as one of the best
in Europe; every boat that arrives is
given a warm, professional welcome
in an avant-garde atmosphere but
with a genuine, familiar heart.
Ein nautisches Highlight an Elbas
Südküste
Der Hafen von Marina di Campo
ist der einzige Anlegepunkt
an der Südküste Elbas und
verbindet traditionelle Fischerei
mit zeitgemäßer Infrastruktur. Er
beherbergt die größte Fischereiflotte
der Insel und versorgt täglich die
lokale Gastronomie mit frischem
Fisch. Seit der Neugestaltung im
Jahr 2022 präsentiert sich der
Hafen modern, sicher und gepflegt.
Kulturelle Veranstaltungen und
eine professionelle Betreuung
machen ihn zu einem lebendigen
Zentrum des Ortes. Als einer der
besten Häfen Europas ausgezeichnet
(Navily), überzeugt Marina di
Campo durch Qualität, Service und
eine Atmosphäre, die Moderne mit
authentischem Charakter vereint.
mare & nautica
109
Barche tradizionali
di Giovanni Panella
gozzi, ognuno un po’ diverso dall’altro, di tutte le regioni
italiane. Oggi, ripercorrere le storie di queste barche
può contribuire a salvare i pochi esemplari rimasti,
per trasmetterli alle generazioni future. Si tratta di
un processo difficile, che richiede sforzi prolungati
e robuste motivazioni. Gian Alberto Zanoletti, il
fondatore del Museo della Barca Lariana, si rifaceva
all’esempio di chi aveva progettato i giardini storici
del Lago di Como. Costoro erano consapevoli che tali
opere richiedevano molti decenni di fatiche per esser
realizzati e che loro non avrebbero potuto ammirarle
compiute, ma erano appagati, creando un ponte col
futuro, di contribuire alla gioia di nipoti e pronipoti.
Zanoletti diceva: “La mia gratificazione? Immaginare
che in futuro qualcuno sarà felice scoprendo una
tipologia di barca o qualche frammento della storia della
marineria che si è salvata dalla distruzione e dall’oblio. E
che proveranno a loro volta la stessa gioia che ha dato a
me quella scoperta. Mi sembra che possa trattarsi anche
di una forma di altruismo il pensare di fare qualcosa per
chi nascerà fra qualche secolo. Non suppone l’idea di un
ritorno economico, che non ci sarà mai. Solo l’istintiva e
irrefrenabile volontà di tramandare”.
“Barche tradizionali dei mari italiani”, Editore
“Nutrimenti”, Roma, 2024, raccoglie vicende, lavoro
e fatica delle ultime imbarcazioni italiane, quelle che
navigavano contando solo sul vento e sulla forza delle
braccia: niente motore, batterie, elettronica, internet.
Ancor oggi i loro scafi emanano il fascino sottile
della loro, tangibile, fisicità… Erano fatti di materiali
semplici e massicci, da impugnare con forza o sfiorare
con i polpastrelli: tela olona, tavole di quercia, corsi di
fasciame, chiodi di ferro, argani, paranchi. Il libro ne
ricorda le caratteristiche, ma racconta anche le storie
di chi ci ha navigato e faticato. E ci aiuta a conoscerle
e magari a riconoscerle la prossima volta che ci
troveremo a passeggiare sulla banchina di un porto.
Dalle caratteristiche del leudo ligure per il trasporto del
vino dall’Isola d’Elba, ai navicelli toscani per trasportare
il marmo delle cave delle Apuane, dalla spagnoletta
di Alghero per la pesca delle aragoste, alle coralline
per la pesca del corallo, ai battelli per il trasporto
dei minerali estratti dalle miniere del Sulcis, e poi il
pinco genovese (ma anche napoletano), le tartane, i
trabaccoli, i bragozzi e le paranze dell’Adriatico e infine i
Ancient vessels were propelled only by the power of the
wind or the strength in the sailors’ arms: no engine,
batteries, electronics or internet. Only hard work and
experience for an ancient skill handed down from father
to son. A few can still be seen, rarely, along the Italian
coast or around the islands. Each boat was different,
depending on the materials they carried. On the Island
of Elba, “Leudi” were frequently seen, taking the wine
produced on the island all the way to Liguria. Panella’s
book is a tribute to that ancient knowledge, retracing the
history of those boats to save them from oblivion.
Die alten Boote bewegten sich allein durch die Kraft
des Windes oder der Arme – ohne Motoren, Batterien,
Elektronik oder Internet. Nur harte Arbeit und
jahrhundertealte Erfahrung bestimmten ein Handwerk,
das von Generation zu Generation weitergegeben
wurde. Heute sind nur noch wenige dieser Boote an
der italienischen Küste oder auf den Inseln zu finden.
Jedes von ihnen war einzigartig und wurde je nach
Transportgut speziell gebaut. Auf der Insel Elba waren
beispielsweise die „Leudi“ weit verbreitet – robuste
Segelboote, die den dort produzierten Wein nach
Ligurien brachten. Mit seinem Buch setzt Panella diesem
wertvollen Erbe ein Denkmal. Er dokumentiert die
Geschichte dieser traditionellen Boote um sie vor dem
Vergessen zu bewahren.
110 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Utopia, scuola
vela per tutti
di Paola Giambelli
La scuola di vela Utopia è molto più di un semplice luogo dove imparare
a navigare, è una comunità che abbraccia il mare con passione e rispetto.
Situata tra le splendide acque dell’Isola d’Elba Utopia offre un’esperienza
unica e coinvolgente per chiunque desideri scoprire il mondo della vela.
Fondata nel 1977 la sua collocazione è a Cavo, nel nord est dell’Isola, perché
c’è il vento ideale per fare vela, dai Corsi di vela stanziali su Derive e Piccoli
cabinati sino ai Corsi Crociera in navigazione nelle perle dell'Arcipelago
Toscano, Corsica e Sardegna.
Per informazioni:
www.utopiascuolavela.eu
info@utopiascuolavela.eu
tel 02 28040100 | IG #utopiascuolavela
@utopiascuolavela
FB www.facebook.com/utopiascuolavela
Il valore aggiunto della Vela
con Utopia
Foto ©Paola Giambelli
Rispetto per l’ambiente e per
l’ecosistema marino alle basi e in
navigazione.
Apprendimento e tecnica, i corsi
prevedono percorsi personalizzati
per ogni livello di esperienza. Le
fasce d’età vanno dagli 8 ai 17 anni,
dai 18 ai 25 anni ed adulti di ogni
età.
Solidarietà e inclusione facilitate
da un ambiente amichevole e
solidale dove l’aiuto reciproco e la
collaborazione sono al centro della
filosofia dei corsi di vela.
Sicurezza al primo posto, per
navigare con competenza guidati
da istruttori esperti ed appassionati
certificati FIV (Federazione Italiana
Vela)
Semplicità e facilità di arrivo, in
soli 20 minuti di nave da Piombino
Marittima.
Utopia, Sailing School for Everyone
The Utopia School offers an exciting
experience to discover the world
of sailing. It was founded in 1977
and is based in Cavo where it holds
permanent sailing courses on
dinghies and small cabin cruisers as
well as cruising courses to discover
the Archipelago. Utopia’s valuable
bonus: respect for the marine
ecosystem, customised courses for
age groups from 8 to 25 and for
adults, solidarity and inclusion,
safety and competence, only 20
minutes from the port of Piombino
Marittima.
Utopia – Segelkurse für alle
Altersgruppen
Die 1977 gegründete Segelschule
“Utopia” mit Sitz in Cavo bietet
praxisnahe Kurse auf Jollen, kleinen
Kielbooten sowie Hochseetörns im
Toskanischen Archipel.
Das Angebot richtet sich an Kinder,
Jugendliche (ab 8 Jahren) und Erwachsene.
Besonderer Wert wird auf Umweltschutz,
Sicherheit, Inklusion und
individuelle Betreuung gelegt. Die
Schule ist in nur 20 Minuten vom
Hafen Piombino Marittima aus
erreichbar.
mare & nautica
111
Il futuro verde dei nostri porti
Innovazione e sostenibilità a Portoferraio
di Antonella Querci, Direttore Dipartimento Sviluppo innovazione e programmi EU - ADSP MTS
Mentre Portoferraio si afferma come un cuore pulsante
nell’Arcipelago Toscano, l’Autorità di Sistema Portuale
del Mar Tirreno Settentrionale (ADSP MTS) sta
tracciando nuove rotte che promettono di rivoluzionare
il nostro approccio ai porti e al loro impatto sulla
comunità e sull’ambiente. Con l’avvio del nuovo piano
regolatore e il piano operativo triennale, l’ADSP MTS si
impegna in un percorso di sostenibilità e innovazione,
integrando i principi della Blue Economy per
valorizzare il patrimonio ambientale e sociale dell’Elba.
Questo impegno si manifesta attraverso una serie di
progetti e politiche che mirano a ottimizzare l’uso delle
risorse naturali, promuovere l’efficienza energetica
e garantire lo sviluppo economico sostenibile della
regione.
Il progetto RENEWPORT è un’iniziativa emblematica
che evidenzia l’impegno dell’ADSP MTS nello sfruttare
il potenziale delle energie rinnovabili. Il progetto
prevede l’installazione di pannelli solari sui tetti
delle strutture portuali e l’introduzione di turbine
eoliche in aree strategiche. Queste tecnologie non
solo riducono la dipendenza dai combustibili fossili
ma migliorano anche la qualità dell’aria e riducono
l’impatto ambientale delle operazioni portuali. Inoltre,
RENEWPORT è progettato per essere un modello
replicabile, che può essere adottato da altri porti nel
Mediterraneo e oltre.
Il progetto SAFARI si concentra sulla resilienza dei porti
al cambiamento climatico attraverso la costruzione di
infrastrutture robuste e la pianificazione di emergenza
avanzata. Questo include la fortificazione delle dighe
e il miglioramento dei sistemi di drenaggio per
gestire meglio gli eventi estremi come le mareggiate.
SAFARI mira anche a integrare tecnologie avanzate
di monitoraggio e previsione meteorologica per
permettere una risposta rapida e efficace in situazioni
di crisi, proteggendo così le attività portuali e la
comunità locale.
Il progetto Easy2Log rivoluziona la logistica portuale
integrando soluzioni digitali che migliorano la
tracciabilità e l’efficienza del trasporto marittimo e
terrestre. Questo progetto non solo facilita la mobilità
sostenibile ma promuove anche la digitalizzazione del
settore, riducendo i tempi di attesa e i costi operativi.
Inoltre, Easy2Log utilizza analisi predittive per
ottimizzare le rotte di navigazione e le operazioni di
carico e scarico, minimizzando l’impatto ambientale
associato al traffico navale.
Per l’Isola d’Elba, l’ADSP MTS ha pianificato iniziative
specifiche che valorizzano il suo ruolo unico nel
sistema portuale. Questo include il potenziamento
delle infrastrutture turistiche e marittime, come il
miglioramento dei porti di Portoferraio, Rio Marina
e Cavo, e la promozione di un turismo sostenibile
che rispetti il ricco patrimonio naturale e culturale
dell’Isola. Sono previsti anche progetti di educazione
ambientale e collaborazioni con il Parco Nazionale
dell’Arcipelago Toscano per promuovere la biodiversità
e la conservazione delle specie endemiche.
All’interno del panorama evolutivo di Portoferraio e
dell’Isola d’Elba, la Direzione Innovazione e Sviluppo
dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno
Settentrionale si impegna a lanciare iniziative
pionieristiche nei prossimi tre anni, delineando un
futuro di eccellenza e sostenibilità. Nel cuore dell’Isola
d’Elba, verificheremo le potenzialità della iniziativa
“BANTEC - Battaglione Academy of Nautical and
Technology”, da sviluppare d’intesa con il Comune
di Portoferraio, il Ministero del Mare, ed il Ministero
dello sviluppo Economico, relativa alla creazione
di un un centro di alta formazione per lo yachting,
che unisca tradizione marittima e innovazione
tecnologica. L’obiettivo è quello di creare un centro
“test bed” tecnologico e di innovazione industriale, in
partenariato con i maggiori gruppi industriali di settore
di livello europeo, che si propone altresì come un hub
di eccellenza per sviluppare competenze avanzate in
settori come la propulsione elettrica, l’automazione
112 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Portoferraio - Foto ©Archivio AdSP MTS
marittima e la sostenibilità operativa. Collaborando
con leader del settore, BANTEC offrirà un tuffo nel
futuro della nautica, preparando i giovani a entrare con
competenze altamente specializzate nel mercato del
lavoro marittimo, arricchendo così l’economia locale e
combattendo la migrazione giovanile.
In parallelo, ci impegneremo a ristrutturare l’approccio
al turismo crocieristico, valorizzando e dirigendo i
flussi verso il centro storico di Portoferraio e altre
aree meno esplorate. Migliorando le infrastrutture e i
servizi portuali, e promuovendo esperienze turistiche
autentiche che riflettano la ricchezza culturale,
storica e naturale dell’Isola, miriamo a trasformare
Portoferraio in una destinazione non solo di passaggio
ma di soggiorno. Questo sforzo contribuirà a migliorare
significativamente l’economia locale e arricchire
l’esperienza complessiva dei visitatori.
Queste iniziative dimostrano un impegno profondo per
il futuro, non solo rispondendo alle esigenze attuali ma
anche investendo in quelle a lungo termine, stabilendo
Portoferraio e l’Isola d’Elba come epicentri di eccellenza
marittima e innovazione a livello globale.
Gli sforzi dell’ADSP MTS e dei suoi partner nel
promuovere la Blue Economy rappresentano una
svolta cruciale per Portoferraio e l’Arcipelago Toscano.
Questi progetti non solo migliorano l’efficienza e la
sostenibilità del nostro porto ma rafforzano il legame
con la comunità, promuovendo un ambiente più pulito
e una migliore qualità della vita per tutti. Con questi
passi audaci, Portoferraio potrà trasformarsi in un
modello di sostenibilità e innovazione tecnologica,
dimostrando come l’azione locale possa avere un
impatto globale nel combattere i cambiamenti climatici
e promuovere uno sviluppo economico responsabile.
Innovation and Sustainability in Portoferraio:
The Eco-friendly Future of the Archipelago’s Harbours
The MTS Port Authority focuses on sustainability
and innovation, integrating the principles of the Blue
Economy, to give importance to Elba’s environmental and
cultural heritage through projects aimed at improving the
use of natural resources, encouraging energy efficiency
and ensuring an eco-friendly, economic development
for the region. The RENEWPORT Project, based on the
use of renewable energy, is a replicable model that
can be used by other harbours in the Mediterranean.
The plans involve the installation of solar panels on
the roofs of port facilities and the introduction of wind
turbines in strategic areas. The SAFARI Project focuses
on the resilience of harbours to climate change by
strengthening dams and improving drainage systems
to deal better with extreme events like storm surges, at
the same time integrating advanced weather forecasting
technology. The EASY2LOG Project revolutionizes port
logistics by integrating digital solutions that improve
traceability and efficiency of both sea and land transport,
encouraging digitalization, reducing waiting times
and running costs. The MTS Port Authority is working
to improve the harbours of Portoferraio, Rio Marina
and Cavo, encouraging sustainable tourism that
takes into consideration the island’s rich natural and
cultural heritage. Environmental education projects
and collaboration with the National Park of the Tuscan
Archipelago are planned to encourage biodiversity and
the conservation of endemic species. The Innovation and
Development Department of the MTS Port Authority is
launching a groundbreaking initiative over the next three
mare & nautica
113
years, outlining a future of excellence and sustainability.
In the heart of the island, we will verify the potential of
the “BANTEC – Battaglione Academy of Nautical and
Technology” initiative, to be developed in agreement with
the Municipality of Portoferraio, the Ministry for Maritime
Affairs and the Ministry of Economic Development.
This relates to the creation of an advanced training
centre for Yachting, combining maritime tradition and
technological innovation. It is aimed at young people,
preparing them to enter the maritime labour market with
highly specialized skills, thus enriching the local economy
and combating youth migration. Finally, cruise tourism
is being looked at in order to improve the harbours’
infrastructures and services, to highlight the island’s
cultural heritage and to channel the flow of visitors
towards the historical centre of Portoferraio and other
less explored areas. The efforts of the MTS Port Authority
and its partners in promoting the Blue Economy
represent a crucial turning point for Portoferraio and for
the Tuscan Archipelago, aiming to improve the quality
of life for everyone by strengthening ties with the local
community.
Innovation und Nachhaltigkeit in Portoferraio: Die
grüne Zukunft der Häfen des Inselarchipel
Das ADSP MTS konzentriert sich auf Nachhaltigkeit
und Innovation und integriert die Prinzipien der „Blue
Economy“ um das ökologische und soziale Erbe von
Elba durch Projekte aufzuwerten die darauf abzielen,
die Nutzung der natürlichen Ressourcen zu optimieren,
die Energieeffizienz zu fördern und die nachhaltige
wirtschaftliche Entwicklung der Region zu gewährleisten.
Das Projekt RENEWPORT ist ein nachahmenswertes
Modell, das auch von anderen Häfen im Mittelmeerraum
übernommen werden könnte. Es basiert auf der
Nutzung erneuerbarer Energien. Das Projekt umfasst
die Installation von Sonnenkollektoren auf den
Dächern der Hafenanlagen und die Einführung von
Windturbinen in strategischen Bereichen. Das SAFARI-
Projekt konzentriert sich auf die Resilienz von Häfen.
Die Anpassungsfähigkeit an den Klimawandel wird
durch die Verstärkung von Deichen und die Optimierung
von Entwässerungssystemen verbessert. So können
Extremereignisse wie Sturmfluten effektiver bewältigt
werden. Fortschrittliche Überwachungstechnologien
und präzise Wettervorhersagen spielen dabei eine
zentrale Rolle. Das Projekt Easy2Log revolutioniert die
Hafenlogistik durch die Integration digitaler Lösungen,
die die Rückverfolgbarkeit und Effizienz im See- und
Landtransport verbessern. Dadurch werden Wartezeiten
verkürzt, Betriebskosten gesenkt und die Digitalisierung
vorangetrieben. Das ADSP MTS arbeitet an der
Verbesserung der Häfen von Portoferraio, Rio Marina
und Cavo und fördert einen nachhaltigen Tourismus, der
114 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
das reiche Natur- und Kulturerbe
der Insel respektiert. Zudem sind
Projekte zur Umwelterziehung
sowie eine Zusammenarbeit
mit PNAT vorgesehen, um die
biologische Vielfalt zu erhalten
und den Schutz endemischer
Arten zu stärken. Die Abteilung für
Innovation und Entwicklung des
ADSP MTS wird in den nächsten
drei Jahren wegweisende Initiativen
starten, um eine Zukunft der
Exzellenz und Nachhaltigkeit zu
gestalten. Auf Elba werden wir das
Potenzial der Initiative „BANTEC
-Battalion Academy of Nautical and
Technology“ testen. Diese wird in
Zusammenarbeit mit der Gemeinde
Portoferraio, dem Seeministerium
und dem Ministerium für
Wirtschaftliche Entwicklung
ausgebaut. Ziel ist ein Spitzen
- Ausbildungszentrum für den
Segelsport zu schaffen, das maritime
Tradition mit technologischer
Innovation vereint. Die Initiative
richtet sich an junge Menschen
und bereitet sie mit fachlicher
Kompetenz auf den Eintritt in
den maritimen Arbeitsmarkt vor.
Dadurch wird die lokale Wirtschaft
gestärkt und die Abwanderung
junger Talente reduziert. Schließlich
konzentriert sich die Initiative
auf den Kreuzfahrttourismus,
um die Hafeninfrastruktur und
Dienstleistungen zu optimieren, das
kulturelle Erbe der Insel zu stärken
und Besucherströme gezielt auf das
historische Zentrum von Portoferraio
sowie auf weniger erschlossene
Gebiete zu lenken. Die Initiativen
des ADSP MTS und seiner Partner
zur Förderung der „Blue Economy“
markieren einen entscheidenden
Wendepunkt für Portoferraio und
die toskanische Inselgruppe. Sie
zielen darauf ab, die Lebensqualität
für Einheimische und Touristen zu
steigern.
“LA LINEA BLU”: IL FORUM
DELLA BLUE ECONOMY
Come integrare economia marittima, innovazione e sostenibilità? Con una “linea
blu” che unisce innovazione e territorio, per testare in condizioni reali – a scala
portuale e insulare – tecnologie, soluzioni e modelli per una blu economy sostenibile e
competitiva.
Questo il focus del Forum che dal 1° al 3 aprile 2026 che si snoderà tra Portoferraio,
Piombino e Livorno, affronterà il tema della convivenza fra innovazione e sostenibilità,
fra industria marittima e ambiente marino, per plasmare il futuro del nostro mare e
delle nostre comunità costiere. Il Forum si articolerà su quattro filoni strategici con la
quale l’AdSP-MTS si propone di colmare il gap che separa la fase ideativa e sperimentale
dalle applicazioni industriali d’impresa, per questo settore chiave del Sistema Paese e
della costa Toscana e del suo Arcipelago:
Turismo Blu: Nuovi modelli di turismo rigenerativo per le isole e le coste fragili del
Mediterraneo, per valorizzare la biodiversità, la bellezza naturale.
Energia Blu: Tecnologie per la produzione, lo stoccaggio e logistica dell’energia
rinnovabile marittima.
Industria Blu: Innovazione per le tecnologie al servizio della blu economy, con
l’iniziativa del “BANTEC”, un centro di alta formazione tecnica e di sperimentazione, che
da dall’Isola d’Elba si propone come polo d’eccellenza nazionale.
Resilienza blu: Il fronte più avanzato della linea Blu, in cui i porti sono nodi di
resilienza capaci di monitorare, adattarsi e proteggere contro eventi climatici estremi,
ma anche contro rischi cibernetici e fisici.
Il Forum “La Linea Blu” fa leva sul primo Piano Strategico Nazionale del Mare ed è l’inizio
di un ampio programma di investimenti e attività per stimolare l’impegno collettivo,
pubblico e privato, verso un mare più pulito e un futuro più prospero. Per navigare
insieme, istituzioni, imprese e comunità, verso un domani sostenibile.
“THE BLUE LINE”: THE FORUM ON THE BLUE ECONOMY
How can we integrate maritime economy, innovation, and sustainability? Through a
“blue line” that connects technological progress with the territory, allowing real-world
testing—on both port and island scales—of technologies, solutions, and models for a
sustainable and competitive blue economy.
This is the focus of the Forum on the Blue Economy, which will take place from April 1st
to 3rd, 2026, across Portoferraio, Piombino, and Livorno. The Forum will explore the coexistence
of innovation and sustainability, maritime industry and marine environment,
aiming to shape the future of our seas and coastal communities.
Structured around four strategic pillars, the Forum—promoted by the North Tyrrhenian
Port Authority (AdSP-MTS)—seeks to bridge the gap between ideas and industrial application
in this vital sector for Italy and for the Tuscan coast and archipelago:
Blue Tourism: Developing new models of regenerative tourism for the fragile islands
and coastal areas of the Mediterranean, enhancing biodiversity and natural beauty.
Blue Energy: Exploring technologies for the production, storage, and logistics of
marine renewable energy.
Blue Industry: Fostering innovation in technologies serving the blue economy,
including the launch of “BANTEC”—a center for advanced technical training and
experimentation on Elba Island, set to become a national hub of excellence.
Blue Resilience: The most advanced frontier of the Blue Line, where ports become
resilience nodes capable of monitoring, adapting, and protecting against extreme
weather events as well as cyber and physical risks.
“The Blue Line” Forum builds on Italy’s first National Strategic Plan for the Sea and
marks the beginning of a comprehensive program of investments and initiatives to
foster collective public and private commitment toward a cleaner sea and a more prosperous
future. A shared voyage toward sustainability—for institutions, businesses, and
communities alike.
mare & nautica
115
Nuovo look per
il porto di Rio Marina
di Patrizia Lupi
Rio Marina
L’AdSP disegna nuovi scenari
per i porti elbani, progettando in
tempi rapidi opere importanti che
cambieranno la fisionomia degli
scali migliorando notevolmente
i trasporti da e per l’Isola. Su Rio
Marina ad esempio si sta lavorando
per migliorare ulteriormente
la progettualità in termini di
efficienza e sicurezza. È stata
inviata al Ministero dell’Ambiente
una ulteriore integrazione, ai fini
del completamento della procedura
di esclusione VIA su tutti gli
interventi previsti nel progetto
definitivo relativo all’Adeguamento
Tecnico Funzionale. L’integrazione
ha riguardato in particolare
la necessità di redigere una
specifica Valutazione di Incidenza
Ambientale (VINCA) per verificare
gli impatti che le nuove opere
previste nell’ATF potrebbero
avere sulle aree marine protette
dell’Isola d’Elba. Ed è quindi un atto
propedeutico al rilascio del parere
positivo sulla non assoggettabilità
degli interventi alla procedura di
Valutazione Impatto Ambientale.
Uno scoglio importante, superato
il quale, si potrà speditamente
procedere alla predisposizione
della gara per l’affidamento
del progetto esecutivo e della
realizzazione dei lavori.
“Abbiamo presentato domanda
di esclusione da VIA a giugno,
aggiornando peraltro il progetto
definitivo connesso all’ATF”,
dichiara il presidente dell’AdSP
Luciano Guerrieri. “In questi mesi,
i nostri uffici hanno lavorato per
fornire al Ministero competente
tutte le integrazioni richieste.
L’attivazione della procedura di
VINCA allunga chiaramente i
tempi ma l’auspicio è quello di
poter presto avere il nulla osta a
procedere con i lavori”.
Le opere prevedono innanzitutto
l’allargamento del molo di
sopraflutto, per renderlo idoneo
a sopportare il contemporaneo
traffico di veicoli e passeggeri che
imbarcano/sbarcano dalla nave Ro-
Pax. Verrà inoltre realizzata un’area
di attesa di imbarco e un nuovo
dente di attracco in ampliamento
al dente esistente, che accoglierà
gli stalli di sosta temporanea per 85
veicoli, pari alla massima capienza
della nave attualmente in servizio
al porto di Rio Marina. Il molo di
Rio Marina
sopraflutto verrà allungato di 30
mt come la diga di sottoflutto.
La banchina sarà realizzata in
cassoncini cellulari dotati di celle
antirisacca per smorzare il moto
ondoso interno al bacino, mentre
il lato esterno sarà protetto da una
scogliera con muro paraonde.
Fra gli interventi si prevede
il recupero della palazzina ex
Locamare. “D’intesa con il sindaco
Corsini siamo in procinto di
affidare l’incarico per l’affidamento
della progettazione, secondo
caratteristiche già definite con
l’amministrazione comunale”,
afferma ancora Guerrieri,
precisando che “la progettazione
sarà realizzata con il necessario
coinvolgimento del Comune”. Il
fabbricato sarà suddiviso in due
unità immobiliari distinte (piano
terra e primo piano) da destinare
116 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Rio Marina
a sede di associazioni ed altri ETS
presenti in ambito portuale.
A New Look for the Harbour of Rio
Marina
The Upper Tyrrhenian Port Authority
is planning major structural
work in Elba’s harbours that will
facilitate transport by improving
port efficiency and safety. Work will
begin as soon as the environmental
assessment permits are issued. For a
start, the work includes the widening
of the breakwater quay for cars and
passengers entering and leaving
the ferry as well as the construction
of a waiting area for boarding. In
agreement with the municipality,
the work would also include the
renovation of a building adjacent to
the quay to use as a headquarters
for the associations to strengthen
relations with the community.
Neugestaltung des Hafens von Rio
Marina
Die Hafenbehörde des
nördlichen Tyrrhenischen Meeres
plant umfassende bauliche
Maßnahmen an den Häfen der
Insel Elba, um Transportabläufe,
Effizienz und Sicherheit zu
verbessern. Die Arbeiten
beginnen nach Abschluss des
Umweltverträglichkeitsverfahrens.
Im Mittelpunkt der Maßnahmen
steht die Erweiterung des
Wellenbrechers, um die Ein- und
Ausfahrt von Fahrzeugen und
Passagieren der Fähren zu
verbessern. Zudem ist die Schaffung
eines Wartebereichs für Passagiere
und Fahrzeuge vor der Abfahrt
vorgesehen. In Abstimmung mit der
Gemeinde soll ein angrenzendes
Gebäude saniert und für
gemeindenahe Zwecke genutzt
werden.
Atfriomarina
mare & nautica
117
Foto ©Francesco Lascialfari
Food&Wine
I vini di
Napoleone
di Elvira Arnaldi
Secondo i suoi biografi, Napoleone non era un palato
raffinato nè un intenditore di vino nonostante che la
carriera e le amicizie lo avessero portato a conoscere
una grande varietà di vini francesi e stranieri. Tuttavia,
il vino ha giocato un ruolo significativo nella sua vita,
sia a livello personale che strategico.
La celebre frase "Champagne: nella vittoria un merito,
nella sconfitta una necessità" è attribuita a Napoleone.
Si narra che Napoleone fosse amico di Jean-Rémy
Moët, nipote del fondatore della prestigiosa cantina
Moët & Chandon, e che visitasse spesso le loro tenute
a Epernay. In suo onore, la maison ha creato la cuvée
Moët Impérial. Napoleone ha comunque suggerito il
suo stile anche nel mondo del vino e degli spiriti. Basti
pensare al cognac di Napoleone e ai bicchieri ballon
Napoleon.
Nonostante il suo apprezzamento per lo Champagne, il
vino preferito di Napoleone era il Gevrey-Chambertin,
un Borgogna a base di Pinot Nero. Questo vino
non mancava mai durante i suoi viaggi. Durante le
campagne d’Italia Napoleone sembra apprezzasse
il Barbera d'Asti e il Barbera del Monferrato,
particolarmente amato dopo la battaglia di Marengo.
Napoleone non sottovalutò mai il valore del vino come
strumento di potere. I suoi consiglieri economici
progettarono di estendere il consumo del vino di
Borgogna in tutto l'impero. Inoltre, il vino era una
presenza costante nelle battaglie, come dimostrano le
300.000 bottiglie di Champagne e brandy distribuite
alle truppe prima della battaglia di Brienne e i 4.000
ettolitri di vino consumati durante la spedizione in
Egitto. La pratica del Sabrage, l'apertura di una bottiglia
di Champagne con una sciabola, è legata agli Ussari,
la cavalleria leggera napoleonica. Questo gesto, nato
per celebrare le vittorie, è entrato a far parte del mito
napoleonico.
Chi invece era appassionata collezionista di vini era
la prima moglie, Giuseppina di Beauharnais. Alla sua
morte, nel castello di Malmaison, furono inventariate
13.000 bottiglie di vini pregiati provenienti da tutto il
mondo. Tra le etichette vini di Bordeaux, Borgogna,
Foto ©Maria Giusy Canova
Champagne e dal Languedoc-Roussillon. Vi erano
anche eccellenze iberiche e italiane come il Picolit, il
Vermouth e il Rosolio e i vini liquorosi provenienti dal
Mediterraneo, dal Reno, dall’Ungheria, oltre a trecento
bottiglie di Rum e liquori della Martinica.
In conclusione, il vino ha accompagnato Napoleone
in molti momenti della sua vita, dalle vittorie alle
sconfitte, dalle battaglie ai momenti di svago. All’Isola
d’Elba favorì la coltivazione della vite e risulta, da
documenti d’archivio conservati a Marciana, che
Napoleone volesse, nel piano di un riordinamento
economico dell’isola, assegnare ai vini elbani una
certificazione d’origine che ne proteggesse l’unicità.
A Sant’Elena con i suoi compagni d’arme era uso
sorseggiare il Vin de Constance ricavato da uve Muscat
de Frontignan, un pregiato moscato bianco, diffuso in
Languedoc. Un vino dolce, esotico, coltivato sulle colline
sopra Cape Town di fronte a False Bay, in commercio
già alla fine del XVII secolo, con l’arrivo dei boeri in
Sudafrica.
Una curiosità: una bottiglia di Sherry, presumibilmente
appartenuta alla sua carrozza personale, è stata venduta
all'asta da Christie's nel 2012 per 25.000 sterline.
120 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025
The Emperor’s Wines
According to his biographers, Napoleon did not have
a refined palate, nor was he a wine connoisseur in
spite of the fact that his career and his friendships had
introduced him to a wide variety of French and foreign
wines. It is said that Napoleon was friends with Jean-
Rémy Moët, grandson of the founder of the famous Moët
& Chandon winery and often visited their estates in
Epernay. Although he enjoyed Champagne, his favourite
wine was Gevrey-Chambertin, a Burgundy based on Pinot
Noir. This wine was always present on his table, even
during his travels.
Napoleon never underestimated the value of wine
as an instrument of power. He wanted to extend the
consumption of Burgundy wine throughout his empire.
Moreover, wine was always present in battles as can be
seen from the 300,000 bottles of Champagne and Brandy
distributed to the troops before the Battle of Brienne and
the 400,000 litres of wine consumed during the Egyptian
expedition. The practice of sabrage, the opening of a
Champagne bottle with a sword, is linked to Napoleon’s
light cavalry, the Hussars.
On the Island of Elba, he encouraged the cultivation of
vines and it would appear from documents saved in the
Archives in Marciana, that Napoleon wanted, as part of
his plan, to improve the island’s economy by granting
Elban wines a certificate of origin to protect their
originality.
Die Weine des Kaisers
Laut seinen Biografen war Napoleon weder ein
Feinschmecker noch ein ausgewiesener Weinkenner,
obwohl seine Karriere und sein gesellschaftliches Umfeld
ihn mit einer Vielzahl französischer und internationaler
Weine in Berührung brachten. Es heißt, dass er mit Jean-
Rémy Moët, dem Enkel des Gründers der renommierten
Kellerei Moët & Chandon, befreundet war und häufig
dessen Weingüter in Épernay besuchte. Obwohl er
Champagner schätzte, galt seine besondere Vorliebe
dem Gevrey-Chambertin, einem edlen Pinot-Noir aus
dem Burgund. Dieser durfte auf seinem Tisch nie fehlen –
selbst auf Reisen.
Napoleon erkannte früh den strategischen Wert des
Weins als Machtinstrument und setzte sich ein, den
Konsum burgundischer Weine im gesamten Kaiserreich
zu fördern. Wein spielte auch auf dem Schlachtfeld eine
bedeutende Rolle: Vor der Schlacht von Brienne wurden
300.000 Flaschen Champagner und Brandy an die
Truppen verteilt, und während der Ägypten-Expedition
konsumierten die Soldaten insgesamt 4.000 Hektoliter
Wein. Die Tradition des Sabrage – das Öffnen einer
Champagnerflasche mit einem Säbel – ist eng mit den
Husaren, Napoleons Elitekavallerie, verbunden.
Auch auf der Insel Elba förderte Napoleon aktiv den
Weinbau. Archivdokumente aus Marciana belegen, dass
er im Rahmen einer wirtschaftlichen Neuordnung der
Insel eine Herkunftszertifizierung für die elbanischen
Weine einführen wollte, um ihre Einzigartigkeit zu
schützen und ihren Wert zu steigern.
Foto ©Paolo Calcara
Napoleone a tavola di
Alvaro Claudi
Fredric Masson nel saggio “Napoleon chez lui”, tradotto
da Alvaro Claudi, racconta delle abitudini alimentari di
Napoleone.
Il menù su ordine dello stesso imperatore doveva
essere molto ristretto nel numero delle pietanze,
contrariamente a quello che avrebbe previsto il
protocollo ufficiale. Questo rammaricava il suo Primo
Maggiordomo Claude Guignet detto Dunant, addetto
alla redazione dei menù, che avrebbe voluto dimostrare
la sua grande esperienza acquisita presso altre case
reali e dell’alta nobiltà europea.
Delle portate Napoleone si limitava ad assaggiare
qualcosa, mangiando velocemente, in maniera poco
raffinata, masticando poco e male i grossi bocconi.
Metteva spesso le mani nel piatto e amava scoperchiare
personalmente le cloches dei vassoi di portata. Sovente
si macchiava gli abiti che dovevano subito essere
sostituiti.
I suoi piatti preferiti erano: il pollo in tutte le maniere
(saltato, alla provenzale, arrosto, alla Marengo), i
vol-vent e i beignet salati, i timballi e gli sformati, les
quenelles, les crepinettes e le polpette di selvaggina con
consommé. Apprezzava molto i maccheroni all’italiana
con il Parmigiano. Tra i piatti a base di pesce amava
soprattutto le triglie fritte e poi, quando sarà in esilio
all’Elba, il Cacciucco. Dopo la Campagna d’Egitto aveva
imparato ad apprezzare il pilaf di pollo e spezie e i
datteri di cui era ghiottissimo.
Eppure, a tutti questi piatti raffinati spesso preferiva
il rancio (pain de munition) di tipo militare a base di
legumi come lenticchie, fagioli e patate. Della carne
arrosto o alla griglia sceglieva la parte più abbrunita,
addirittura bruciacchiata, perché aveva orrore per il
sangue.
L’imperatore non beveva molto, preferiva lo
Chambertin quasi sempre abbondantemente
annacquato. Non possedeva cantine, né alle Tuileries,
né negli altri Palazzi. Il vino e i liquori erano contenuti
in bottiglie particolari realizzate a Sèvres riportanti una
N coronata. A Sant’Elena dovette abituarsi al Claret,
dichiarando che ne era stato privato soltanto lì e nel
mezzo al deserto durante la campagna d’ Egitto.
L’apparecchiatura della tavola per il pranzo era
costituita da vassoi in argento riportanti lo stemma
imperiale, le cloches sempre in argento sormontate
dall’aquila imperiale. La posateria era in argento
massiccio, ma di fattura semplice. Soltanto in occasione
della presenza di signore erano in vermeil.
Alle sei del pomeriggio, per la cena, di solito incontrava
la moglie che non aveva visto durante il giorno e con
lei si ritirava nell’appartamento privato. A quel punto il
maggiordomo veniva a sapere se la cena andava servita
nell’appartamento dell’imperatore o dell’imperatrice.
La tavola era più curata rispetto al pranzo con tovagliato
di broccato o di fiandra, le stoviglie in porcellana di
Sévres, le decorazioni molto ben curate, i bicchieri in
cristallo di Boemia. Il menù prevedeva alcune portate
in più rispetto al pranzo e doveva comprendere alcuni
dei piatti preferiti dall’imperatrice. La tavola doveva
essere apparecchiata per sei persone, dovevano essere
disponibili sei bottiglie di Chambertin, una mezza
bottiglia di ratafià ed una mezza bottiglia di liquore. La
pasticceria doveva essere assortita ed abbondante. Mai
era servita una cena di magro se non il Venerdì Santo.
Per saperne di più: Alvaro Claudi, “A Tavola con l’Imperatore”,
Miraggi Edizioni, 2014, che riporta ben 77 ricette tratte da un
quaderno di ricette originale del 1814, appartenuto alla famiglia
di Pasquale Squarci, medico di Madame Mère, ufficiale sanitario
che frequentava la corte elbana.
Foto ©Michele Martina
122 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025
down. He never had wine cellars,
neither in the Tuileries nor in his
other palaces. The wine and liqueurs
were kept in special Sèvres bottles,
bearing a crowned N. At dinner
time, six o’clock in the afternoon, he
would usually meet his wife, whom
he had not seen during the day, and
retire with her to his private flat. The
table was more carefully laid than
for lunch, beautifully decorated with
brocade or Flanders tablecloths,
Vermeil cutlery, Sèvres porcelain
tableware, Bohemian crystal glasses.
Napoleon at the Table
by Alvaro Claudi, from a translation
of an essay by Fredric Masson
At the Tuileries, Napoleon enjoyed
frugal lunches with just a few
courses which were served near the
Audience Hall so as not to waste
time. He preferred eating alone,
at most with some minister or
special advisor. His favourite dishes
were: chicken in any form (tossed,
Provencal style, roast, Marengo
style), savoury vol-au-vents and
bigné, pies and flans, quenelles,
crepinettes and game meatballs
with broth. He loved macaroni or
tagliatelle with Italian sauce and
Parmesan cheese. Of his fish dishes,
he was especially fond of fried
red mullet and, when in exile on
Elba, Cacciucco. After his Egyptian
campaign, he had learned to
appreciate chicken pilaf with spices
and also dates that he loved. Yet, to
all these refined dishes, he would
often prefer the military rye-bread
based on legumes like lentils, beans
and potatoes. Of roast or grilled
meat, he would choose the browned,
even burnt part because he had a
horror of blood. The emperor was
not a great drinker but enjoyed his
Chambertin, usually heavily watered
Zu Gast bei Napoleon
von Alvaro Claudi, aus der
Übersetzung eines Essays von
Fredric Masson In den Tuilerien
liebte Napoleon einfache Mahlzeiten
mit wenigen Gängen, die zum
Mittagessen, um Zeit zu sparen,
in der Nähe des Audienzsaals
serviert wurden. Er bevorzugte
es, alleine zu essen, höchstens in
Gesellschaft eines Ministers oder
eines persönlichen Beraters. Zu
seinen Lieblingsgerichten gehörten:
Hähnchen in allen Variationen
(gebraten à la provençale und à
la Marengo), Blätterteigpastete,
herzhafte Beignets, Aufläufe und
Soufflés, Fisch-und Fleischklößchen
und Wildbällchen in klarer
Brühe. Besonders schätzte er
italienische Maccheroni mit
Tomatensauce und Parmesan.
Unter den Fischgerichten mochte er
besonders frittierte Meerbrassen,
und als er im Exil auf Elba war,
das Cacciucco – die Fischsuppe.
Während des Ägyptenfeldzugs
lernte er Hähnchen-Pilaf mit
Gewürzen zu schätzen und liebte
Datteln. Trotz dieser raffinierten
Gerichte bevorzugte er jedoch oft
die Truppenverpflegung (pain
de munition), eine Mahlzeit aus
Hülsenfrüchten wie Linsen, Bohnen
und Kartoffeln. Beim gebratenen
oder gegrillten Fleisch wählte er
stets das am stärksten gebräunte,
sogar verbrannte Stück, da er eine
tiefe Abneigung gegen Blut hatte.
Der Kaiser trank nur wenig und
bevorzugte fast immer Chambertin,
ein hochwertiger Pinot Noir, der
jedoch großzügig mit Wasser
verdünnt wurde. Er besaß keine
Weinkeller, weder in den Tuilerien
noch in den anderen königlichen
Residenzen. Der Wein und die
Spirituosen wurden in speziellen
Flaschen aufbewahrt, die in Sèvres
gefertigt wurden und ein gekröntes
„N“ trugen. Zum Abendessen,
das üblicherweise um sechs Uhr
nachmittags stattfand, traf er
gewöhnlich seine Frau, die er
während des Tages nicht gesehen
hatte, und zog sich mit ihr in die
privaten Gemächer zurück. Der
Tisch war sorgfältiger gedeckt als
zum Mittagessen, mit Brokat- oder
Leinentischtüchern, Besteck aus
Vermeil, Porzellangeschirr aus
Sèvres, kunstvoll arrangierten
Dekorationen und Kristallgläsern
aus Böhmen.
food & wine
123
Foto ©Michele Martina
Teatro Bistro
& Wine Bar
Portoferraio
di G.B. - P.L.
Un sipario che si apre su un’esperienza sensoriale
unica, dove il gusto incontra arte e storia. Nel cuore
di Portoferraio, il Teatro Bistro è uno dei gioielli di
Cosmopoli, accanto al Teatro dei Vigilanti voluto da
Paolina Bonaparte, dove la passione dei proprietari
Antonio e Fiona si specchia nel piatto. La cucina del
Teatro Bistro è un inno alla straordinaria semplicità
della cucina locale con i piatti genuini e gustosi della
tradizione, ma non solo. Protagonisti gli ingredienti
freschi che esaltano l’essenza dell’Isola. Ogni elemento
racconta una storia, quella dei produttori, dei contadini,
dei pescatori e di tutti coloro che mettono cuore e
dedizione nel proprio lavoro. Ma la tradizione lascia
posto all’innovazione, come il tiramisù all’aleatico,
una rivisitazione del dolce tradizionale con i sapori
dell’Isola. Una sosta da Antonio e Fiona è come un
viaggio fra saperi, sapori e benessere, e un buon vino
è il compagno ideale. La selezione è ampia e variegata,
con etichette locali e proposte innovative, tutte pensate
per creare un perfetto equilibrio con il menù, offrendo
124 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025
un’esperienza gastronomica completa e raffinata.
Non perdetevi un affaccio dalla grande terrazza di
fronte al Teatro che si apre sui tetti del centro
antico di Portoferraio.
Teatro Bistro & Wine Bar in the ancient heart of
Portoferraio
In the heart of Portoferraio, Teatro Bistro combines
taste, art and history. Antonio and Fiona, with passion
and dedication, offer simple yet extraordinary cuisine,
honouring the authentic flavours of the island. Their
fresh, genuine dishes tell the stories of local producers,
fishermen and farmers. Tradition gives way to innovation,
like the "Tiramisù all'aleatico", a reinterpretation of the
traditional dessert with the flavors of the Island. This
unique culinary experience is accompanied by a wide
selection of local, innovative wines. Lastly, the superb
view over Portoferraio makes every stop at the Bistro an
unforgettable experience.
Teatro Bistro & Wine Bar im historischen Zentrum von
Portoferraio
Das Teatro Bistro liegt im historischen Kern von
Portoferraio und verbindet kulinarische Qualität mit
kulturellem Ambiente. Die Gastgeber Antonio und Fiona
legen Wert auf eine bewusst schlichte und zugleich
sorgfältig zubereitete Küche, die die kulinarische
Identität Elbas widerspiegelt. Die frischen, unverfälschten
Gerichte bringen die enge Zusammenarbeit mit lokalen
Produzenten, Fischern und Landwirten zum Ausdruck.
Traditionelle Rezepte werden zeitgemäß interpretiert
– beispielsweise Fionas Tiramisu, zubereitet mit dem
köstlichen elbaner Süßwein ‚Aleatico‘. Die Weinkarte
bietet neben Klassikern auch kreative Neuentdeckungen
aus der Region. Der Ausblick auf Portoferraio
unterstreicht die besondere Atmosphäre des Teatro Bistro
und macht den Aufenthalt zu etwas Besonderem.
Il Teatro dei Vigilanti "Renato Cioni" - Foto ©Michele Martina
Portoferraio - Foto ©Andre Silingardi
food & wine
125
L’Acquabona,
un anno dopo
Portoferraio
di Patrizia Lupi
AZIENDA AGRICOLA ACQUABONA
Località Acquabona 1, 57037 Portoferraio (LI)
Tel. +39 0565 933013 | info@acquabonaelba.it | www.acquabonaelba.it
Esattamente 365 giorni fa
iniziava l’avventura dei “Quattro
moschettieri del vino elbano”
(vedi Enjoy Elba 2024, pp. 57-
59) nella splendida cornice
dell’Acquabona a Portoferraio.
Federico Ballati, Federico Capitani,
Riccardo Fioretti e Pietro Vallardi
hanno rispettato le attese. Forti
del loro entusiasmo e delle loro
competenze complementari,
ma consapevoli di aver appena
intrapreso un lunghissimo viaggio,
hanno rovesciato gli schemi
ordinari della classica azienda
vinicola pur mantenendo i valori
della tradizione.
Tantissime le novità quanti
i fronti esplorati. Marketing,
comunicazione social media, sito
web, piattaforma e-commerce,
confezioni di legno, magnum,
brandy, collaborazione con il Golf
Acquabona, sinergia con altri
brand elbani, fiere di settore,
sponsorizzazione di eventi durante
la Design Week a Milano, premi e
riconoscimenti, ristrutturazione
del punto vendita, nuove
esperienze. E questa è solo la punta
dell’iceberg.
I Quattro Moschettieri stanno
ponendo le basi per quella che sarà
l’Acquabona del futuro, non solo
contraddistinta dal forte legame
con la comunità elbana e il rispetto
per il territorio per mantenere
intatta la bellezza dell’Isola, ma
anche da un concentrato di servizi
d’eccellenza. Il tutto accompagnato
dalla creazione del nuovo polo
aziendale, dotato di cantina,
barricaia, uffici, punto vendita e
sala degustazioni.
“Vogliamo andare oltre il concetto
di azienda vinicola nel senso
classico del termine, in cui ci si
concentra meramente sul produrre
un vino di buona qualità e sulla
successiva commercializzazione.
Al giorno d’oggi, purtroppo o per
fortuna, non è più sufficiente,
considerando un contesto di
mercato sempre più complesso
in cui si fa davvero fatica a
identificare dei trend positivi. Noi
crediamo profondamente nella
qualità del nostro prodotto, ma
quello su cui stiamo concentrando
gli sforzi riguarda la creazione di
un contesto che lo valorizzi, dove
ogni elemento viene espresso
al massimo livello e con una
126 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025
attenzione certosina al dettaglio. E lo stiamo facendo
cercando di comunicare con un linguaggio universale,
che possa arrivare sia all’appassionato che al bevitore
occasionale, sia all’adulto maturo che ai più giovani” –
afferma Pietro Vallardi, esperto di strategia aziendale,
grazie alla sua esperienza in consulenza manageriale.
“Ho sempre creduto profondamente nel potenziale dei
nostri vini. Adesso, con un’impostazione più strutturata
e che non lascia nulla al caso, non ci poniamo limiti.
Dalla comunicazione trasversale, alla ricerca di mercati
selezionati, passando dallo studio per produrre vini
sempre più buoni e identitari, ci poniamo l’obiettivo di
lanciare più in alto possibile Acquabona” – lo affianca
Federico Ballati, l’enologo del gruppo ma anche colui
che tiene i rapporti con chi all’Elba fa dell’accoglienza
un mestiere.
È solo l’inizio, ma tutti noi siamo davvero curiosi di
come procederà l’esperienza di questi quattro ragazzi,
legati da un profondo amore per l’Isola, per il vino ma
soprattutto per l’Acquabona.
Foto ©Michele Martina
Foto ©Michele Martina
Nel frattempo, l’unica cosa che possiamo fare per
saziare il nostro appetito di curiosità è andare a trovarli
per vivere una wine experience, assaggiare i loro vini
tanto apprezzati, farci raccontare le loro storie, i loro
progetti…
Acquabona a year on
365 days ago, the adventure of the “Four Musketeers of
Elba wine” began: Federico Ballati, Federico Capitani,
Riccardo Fioretti and Pietro Vallardi, (see Enjoy Elba 2024,
pages 57-58-59) in the splendid setting of Acquabona in
Portoferraio. Four complimentary skills to embark on a
very long journey, overturning the schemes of the classic
winery while maintaining traditional values. Many
new features: marketing, social media communication,
website, e-commerce platform, wooden packaging,
magnums, brandy, collaboration with the Acquabona
Golf Club, synergy with other Elban brands, trade fairs,
sponsorship of events during Design Week in Milan,
awards and recognition, a new company centre with
food & wine
127
cellar, barrique cellar, offices, sales point and tasting
room. Strong ties with the Elban community in respect
of the territory and its beauty. “We love Elba and
deeply believe in the quality of our product, but we are
concentrating our efforts on creating a context that
enhances it, with painstaking attention to detail. We
are doing this by trying to communicate in a universal
language that can reach out both to the enthusiast and
the occasional drinker, but to the mature adult and to
younger people too” says Pietro Vallardi, the business
strategy expert. “From across-the-board communication
to the search for selected markets, passing through
the study of how to produce wines that keep improving
and have an identity, we have set ourselves the goal of
launching Acquabona as high as we can” says Federico
Ballati, the group’s oenologist, but also the one who
maintains relations with those on Elba in the hospitality
profession.
Design Week in Mailand
• Ausbau des Standorts mit Weinkeller, Barrique-Lager,
Verkaufsfläche, Büros und Verkostungsraum.
Die Verbindung zur Insel Elba und ihrer Gemeinschaft
ist zentral. „Wir lieben Elba und glauben an die Qualität
unserer Produkte“, erklärt Pietro Vallardi, der Stratege.
„Unser Ziel ist es, ein Umfeld zu schaffen, das diese
Qualität unterstreicht – mit Liebe zum Detail und einer
Kommunikation, die sowohl Weinkenner als auch
Gelegenheitsgenießer anspricht.“ Federico Ballati,
Önologe und Bindeglied zur elbanischen Gastgeberszene,
ergänzt: „Unser Anspruch ist es, mit authentischen,
charaktervollen Weinen neue Maßstäbe zu setzen – auf
Elba und darüber hinaus.“
Acquabona – Ein Jahr später
Vor einem Jahr startete in der eindrucksvollen Kulisse
von Acquabona nahe Portoferraio das Projekt der „Vier
Musketiere des elbanischen Weins“: Federico Ballati,
Federico Capitani, Riccardo Fioretti und Pietro Vallardi
(vgl. Enjoy Elba 2024, S. 57-59). Vier Persönlichkeiten mit
unterschiedlichen Stärken, Visionäre die den Weinbau
neu denken – jenseits gewohnter Muster, doch tief
verwurzelt in der Tradition. In nur zwölf Monaten wurde
viel erreicht:
• Aufbau einer einheitlichen Markenidentität
• Website und E-Commerce-Plattform
• Einführung neuer Produkte (u. a. Magnumflaschen,
Brandy)
• Kooperationen mit lokalen Partnern wie dem Golfclub
Acquabona
• Präsenz auf Fachmessen und Events, u. a. während der
128 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025
Ristorante
La Rada di G.B.
Portoferraio
RISTORANTE LA RADA
Lungomare San Giovanni 25, 57037, Portoferraio (LI)
Tel: +39 0565 915652 | Mobile: +39 328 462 9247
www.ristorantelarada.it | larada@alice.it
FB: Ristorante La Rada | IG: ristorantelarada
magia tutta sua al menù. Dal suo forno a legna escono
pizze e “schiaccine” croccanti, gustose, dove ogni morso
permette di assaporare la passione che la famiglia
mette in questo mestiere. Il menù, che spazia dai piatti
di pesce fresco alle prelibatezze della cucina toscana,
celebra il meglio del mare e dei sapori autentici
dell’Isola, con pietanze che esaltano la freschezza degli
ingredienti locali. Ottimo il rapporto qualità-prezzo,
buona la cantina.
Foto ©Michele Martina
A San Giovanni, nel golfo di Portoferraio, il Ristorante
La Rada è il tipico locale dove trovi “quelli del posto”,
perché Maria, con i suoi figli Sandra e Stefano, hanno
fatto del loro locale un luogo di accoglienza genuina,
anche d’inverno. Piatti semplici, sembrano usciti dal
ricettario della nonna, dosati e cucinati come vuole
la tradizione. Una roccaforte dei sapori elbani che
va oltre il semplice ristorante: sono l’accoglienza
calorosa e l’amore per il territorio a fare la differenza.
La signora Maria, con il suo sorriso contagioso e una
lunga esperienza nel campo della ristorazione, accoglie
gli ospiti come se li avesse visti crescere e racconta
il menù. Sandra, con la sua energia, coordina la sala,
caratterizzata da ambienti accoglienti, puliti, sobri e
luminosi, dove ogni dettaglio è curato con attenzione.
Ma è Stefano, per gli amici “Ciccio”, che con la sua
maestria nella preparazione delle pizze aggiunge una
At San Giovanni, between the blue of the sky and that of
the sea, sits La Rada Restaurant, with its unique view of
Portoferraio. You are guaranteed a family welcome from
Maria, Sandra and Stefano. In a bright, well-kept setting,
you can enjoy fresh fish dishes, Tuscan cuisine and
Stefano’s famous wood-fired pizzas. Every dish shows the
love for Elba, the tradition, passion and local ingredients,
and makes for an authentic, unforgettable experience. It
is excellent value for money.
Zwischen Himmel und Meer gelegen, bietet das
Ristorante La Rada in San Giovanni einen einzigartigen
Blick auf Portoferraio und eine herzliche Atmosphäre,
geprägt von Maria, Sandra und Stefano. In einem
gepflegten, lichtdurchfluteten Ambiente werden frischer
Fisch, toskanische Spezialitäten und die bekannten
Holzofenpizzen von Stefano serviert. Mit Zutaten aus
der Region, traditionellen Rezepten und viel Sorgfalt
zubereitet, vermittelt jedes Gericht die kulinarische
Identität Elbas. Besonders hervorzuheben ist das
ausgezeichnete Preis-Leistungs-Verhältnis.
Foto ©Francesco Lascialfari
Barbacoda,
Portoferraio
il porto del gusto
BARBACODA BBQ&RELAX
Piazza Andrea Citi 1| 57037 Portoferraio (LI)
Tel: +39 3358064910
www.barbacoda.it | info@barbacoda.it
carta dei vini che esaudisce i desideri di tutti. Appena
entri, dagli scaffali, un bazar di gusti invoglia a far la
spesa prima ancora di mettersi a tavola e già pregusti
quello che troverai nel piatto.
“Barbacoda è un sogno realizzato – confessa Simone ai
suoi clienti – e come tutti i progetti e le scelte di vita lo
alimentiamo costantemente. Vogliamo che chi sceglie il
nostro locale entri nel sogno. Lo portiamo con il nostro
menù nei luoghi iconici del cibo italiano in un percorso
di gusto attraverso una narrazione sensoriale fondata
sulla qualità”.
Barbacoda è un porto sicuro proprio sul porto di
Portoferraio, per chi vuole trovare i sapori veri della
meta enogastronomica più ambita nel mondo, le
eccellenze del Made in Italy, un ricordo di gusto da
portarsi a casa durante o alla fine della vacanza.
Foto ©Gabila Gerardi
Con orgoglio, carne, da Barbacoda a Portoferraio. La
più buona che ci sia. Perché un ristorante non si apre
solo per mettere a tavola le persone. È prima di tutto
passione, studio, ricerca, buon gusto. E Simone Sgherri
di esperienza e talento ne ha da vendere.
Barbacoda è un locale controtendenza per scelta:
braceria, barbecue, grill, la qualità del menù si basa su
una proposta gourmet a base di prodotti genuinamente
ineccepibili. Carni selezionate e verdure di stagione
scelte con cura dalla filiera controllata, salumi e
formaggi da produttori che tramandano le antiche
tradizioni e i sapori genuini, dolci home made della
moglie Gabila da leccarsi i baffi. Le carni selezionate
fanno capolino dai frigo per la frollatura e già ti
mettono l’acquolina in bocca. La presentazione dei
piatti è elegante e sfiziosa. Il menù te lo raccontano in
sala Giada e Giuditta, compiaciute, perché sanno quel
che propone di buono.
Bello il locale dall’atmosfera coinvolgente, con arredi
scelti con cura e grande attenzione ai dettagli. Infine la
130 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025
Simone Sgherri in the Barbacoda restaurant in
Portoferraio harbour, does barbecues, grills and meat
dishes with gourmet suggestions based on genuine,
guaranteed products. Selected meats and seasonal
vegetables are carefully chosen from the regulated supply
chain, cold meats and cheese from producers who hand
down ancient traditions and genuine tastes and homemade
desserts by his wife Gabila. The venue is beautiful
with an appealing atmosphere, full of objects that tell
their own story. Giuditta and Giada, who explain the
menu, are most welcoming. As soon as you enter, you find
a bazaar of tastes on the shelves that entice you to shop
even before you sit down to eat and you already have an
idea of what you will find on your plate. Barbacoda serves
the true flavours of the world’s most sought-after food
and wine destination, the excellence of Made in Italy, a
tasteful souvenir to take home during or at the end of
your holiday.
und mit Gegenständen dekoriert, die die Geschichte des
Ortes und seiner Betreiber widerspiegeln. Giuditta und
Giada kümmern sich um die Gäste und erläutern die
Speisenauswahl. Im Eingangsbereich des Restaurants
befindet sich eine Auswahl an Delikatessen – Feinkost-
Mitbringsel, die zum Probieren einladen. Barbacoda
bietet italienische Spezialitäten – ein kulinarisches
Erlebnis, das auch über den Urlaub hinaus in Erinnerung
bleibt.
Das Restaurant Barbacoda am Hafen von Portoferraio
wird von Simone Sgherri geführt und ist auf hochwertige
Grillgerichte spezialisiert. Die Speisekarte bietet Braten,
Grill- und Barbecuegerichte aus hochwertigem Fleisch,
saisonalem Gemüse sowie Wurst- und Käsespezialitäten
aus traditioneller Herstellung. Den Abschluss bilden
hausgemachte Desserts von Gabila, der Ehefrau des
Inhabers. Das Lokal zeichnet sich durch seine einladende
Atmosphäre aus. Die Einrichtung ist individuell gestaltet
food & wine
131
Giulia Arrighi
e le Sbarbatelle
AZIENDA AGRICOLA ARRIGHI
Loc. Pian del Monte 57036 Porto Azzurro (LI)
Tel. +39 0565 95604 | Mob. +39 335 6641793
info@arrighivini.it | www.arrighivigneeolivi.it
di P.P. – P.L.
Nel mondo del vino, anche all’Elba, si sta facendo strada
una rivoluzione silenziosa, fatta di storie, competenze,
territorio e determinazione. E soprattutto di donne. A
guidarla è una nuova generazione di produttrici, unite
nell’associazione “Sbarbatelle”, nata nel 2024, che oggi
conta 90 associate under 40.
Fra queste Giulia Arrighi, 28 anni, elbana, ultima
generazione dell’Azienda omonima, una delle realtà più
conosciute all’Elba. Enologa, imprenditrice e presidente
dell’Associazione, Giulia è un pilastro dell’azienda
di famiglia a Porto Azzurro, dove porta avanti una
viticoltura sostenibile e sperimentale. C’è lei dietro a
Nesos, il vino marino che nasce dalle uve lasciate in
mare, frutto di uno studio in collaborazione con il Prof.
Attilio Scienza. Una sfida coraggiosa che racconta bene
le Sbarbatelle: radici forti e sguardo sul futuro.
Il nome stesso dell’associazione è emblematico:
“Sbarbatelle”, come le barbatelle pronte a dare frutto
ma ancora giovani, imberbi. L’obiettivo è creare uno
spazio sicuro e inclusivo, dove le produttrici possano
condividere esperienze, confrontarsi su sfide comuni,
costruire competenze e affermare la propria presenza
in un settore storicamente maschile. La parola chiave è
rete: tra donne, tra generazioni, tra territori.
“Sbarbatelle non è solo un movimento identitario
– spiega Giulia – ma un progetto di formazione
e crescita: eventi, degustazioni, workshop, tour
aziendali e partecipazioni a fiere di settore come
Vinitaly o Milano Wine Week. Vogliamo promuove la
crescita professionale e relazionale delle associate,
sostenendole nel percorso imprenditoriale. Il vino
diventa così non solo espressione della terra, ma anche
strumento di autodeterminazione e racconto”.
In ogni calice prodotto dalle Sbarbatelle si sente
una storia, un’eredità familiare, un desiderio di
cambiamento. L’associazione lavora per promuovere
l’equità di genere, sostenere le imprese femminili e far
emergere l’unicità delle voci che compongono l’Italia
del vino sempre più rosa. A guidare questa rivoluzione
c’è un pezzo di Elba, di quella famiglia Arrighi che
continua a tramandare la propria eccellenza di
generazione in generazione.
Foto ©Michele Martina
132 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025
Porto Azzurro
ASSOCIAZIONE SBARBATELLE
Tel: +39 320 4038958
www.sbarbatelle.com | segreteria@sbarbatelle.it
A silent revolution is taking place in the Italian wine
sector, led by a generation of young women. The
Sbarbatelle Association, founded in 2024 to enhance
the world of wine, is at the centre of all this. Among
the leaders is Giulia Arrighi, an Elban winemaker and
president of the Association, who combines tradition and
experimentation in the family business in Porto Azzurro.
She is the one who lies behind “Nesos”, the “marine
wine”, the result of a visionary idea. Today, Sbarbatelle
is representing a new way of wine-making; deep-rooted,
aware, shared. The aim is to build an inclusive network
of young female Italian wine-makers that can develop,
compare notes and taste the heritage of the land of origin
through stories, identity and future.
Giulia Arrighi und der Verein
längst Kultstatus erreicht hat. Die Sbarbatelle stehen für
ein neues Selbstverständnis im Weinmachen: verwurzelt,
mutig, gemeinschaftlich. Ihr Ziel? Ein starkes Netzwerk
junger Winzerinnen, die sich gegenseitig pushen,
voneinander lernen und von ihrer Heimat mit dem Glas
in der Hand erzählen, die echte Geschichten, starke
Identitäten und Visionen für die Zukunft in sich tragen.
Im italienischen Weinbau zieht frischer Wind auf –
und der kommt von einer neuen Generation junger
Frauen. Mitten im Geschehen: die 2024 gegründete
Bewegung Sbarbatelle, die zeigt, wie viel Kraft, Kreativität
und Charakter in der weiblichen Seite des Weins
steckt. An der Spitze steht Giulia Arrighi, Önologin
von Elba und Präsidentin der Sbarbatelle. In ihrem
Familienweingut in Porto Azzurro bringt sie Tradition
und Experimentierfreude zusammen – etwa mit Nesos,
dem legendären „Meereswein“, der unter Wasser reift und
Dalla barca alla tavola
Ittiturismo La Rosa dei Venti.
di P.P.
Marina di Campo
AZIENDA AGRICOLA ARRIGHI
Via del brumaio 760, Marina di Campo, Italy
Mob. +39 329 228 6333 | paolandriano@gmail.com
FB: Ittiturismo Rosa Dei Venti
A Marina di Campo, in una casa immersa nella
campagna, c’è un luogo dove il mare incontra olivi
e vigneti. È La Rosa dei Venti, ed è stato il primo
ittiturismo in Italia: un’idea genuina, nata vent’anni fa.
Qui non si prenota un posto al ristorante, si entra in
una casa, si condivide un pasto, si ascolta una storia.
Marco va per mare, per portare sulla tavola quello che
il Tirreno offre: tonni, pesci spada, aragoste, capponi,
cernie, polpi, pesce azzurro, crostacei, così ogni giorno
cambia il menù. Paola, nel frattempo, è in cucina.
Prepara con cura le pietanze, con esperienza e fantasia.
Pochi tavoli sotto la pergola d’uva. L’aria profuma di
erbe selvatiche e vigneti: il silenzio domina la natura.
Regna sovrana la genuinità, testimonianza della
tradizione agricola. Tutto fatto in casa, prelibati i
prodotti del mare e dell’orto. Paola prepara i sottoli,
le conserve, il limoncino e l’aleatico. D’inverno, si
conserva il pesce: tonnina salata, bottarga, bresaola di
tonno con mirto, nepitella, rosmarino.
Non è un’esperienza per turisti frettolosi, è vita vera,
esperienza di ospitalità antica e generosa, essenza di
una famiglia e di un’isola che da secoli si sviluppa fra
campagna e mare.
Consigliamo un’escursione indimenticabile per coloro
che volessero salire sulla barca di Marco, per una
battuta di pesca, entrando in contatto con i segreti di
quel mare dalle mille sfumature.
Ichthyic Tourism La Rosa dei Venti, from Boat to Table
In Marina di Campo, in the middle of the countryside, La
Rosa dei Venti is Italy’s first Fishing Tourism, established
20 years ago and it brings together the skills of the sea
and of the land. Marco is a fisherman and Paola is in
the kitchen with her produce from the family garden,
Foto ©Giancarlo Diversi
134 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025
the olive groves and the vineyard.
Under a pergola of vines, we dine
together with a menu that changes
according to the catch of the day. We
recommend a trip out on the boat
with Marco to learn more about this
ancient craft. At the Rosa dei Venti,
everything is genuine: in winter,
Paola prepares jars of vegetables
in olive oil, Limoncino and Aleatico,
while the fish is preserved according
to the ancient family traditions of
the islanders who have lived from
farming and fishing for centuries.
Ittiturismo La Rosa dei Venti –
Frisch gefangen – direkt serviert
In Marina di Campo, umgeben
von ländlicher Idylle, befindet
sich La Rosa dei Venti, der erste
Ittiturismo Italiens. La Rosa dei
Venti wurde vor über zwanzig Jahren
gegründet und setzt seither auf die
enge Verknüpfung von Fischerei
und Landwirtschaft. Marco ist
Fischer, Paola verarbeitet in der
Küche Produkte aus dem eigenen
Gemüsegarten, dem Olivenhain
und dem Weinberg der Familie. Das
Abendessen wird gemeinsam unter
der Weinlaube eingenommen – das
Menü wechselt täglich und richtet
sich nach dem Fang des Tages.
Besonders empfehlenswert ist
ein Ausflug mit Marco auf seinem
Fischerboot: eine Gelegenheit,
das jahrhundertealte Handwerk
der Fischerei aus nächster Nähe
kennenzulernen. La Rosa dei
Venti verkörpert Ursprünglichkeit
und gelebte Tradition. In den
Wintermonaten bereitet Paola
eingelegtes Gemüse, Limoncello
und Aleatico zu, während der
Fisch nach überlieferten Methoden
konserviert wird – ganz im Sinne
einer Familie und einer Insel, die seit
Generationen von Landwirtschaft
und Fischerei geprägt ist.
Foto ©Francesco Lascialfari
food & wine
135
Osteria del
Noce
di G.B. - P.L.
Marciana
Osteria Del Noce
Via della Madonna 14, 57030, Marciana (LI)
Tel: +39 0565 901284 | www.osteriadelnoce.com
FB: osteria-del-noce-marciana | IG: osteriadelnoce
C’è un momento, salendo verso Marciana, in cui l’Elba
si fa silenziosa. Il mare brilla verso l’orizzonte mentre il
verde si infittisce e l’aria profuma di erbe e legna antica.
È qui che si trova l’Osteria del Noce, non un semplice
ristorante, ma un rifugio di sapori. Il nome richiama
un vecchio albero nato dove ora la bella vetrata si apre
sul panorama. Le noci, le mandorle, i fichi secchi, sono
ingredienti della tradizione elbana, che richiama una
cucina che non vuole stupire ma rimanere nel ricordo.
Ricordare cosa? Il gusto del pesce appena pescato, la
morbidezza della pasta fatta in casa, la croccantezza di
un pane ancora tiepido.
Ogni piatto racconta un angolo dell’Isola: nei tagliolini
con le cicale c’è il mare, nella carne di cinghiale il bosco,
nei dolci un’intimità tutta familiare. Gli interni si armonizzano
perfettamente con l’atmosfera accogliente e
riservata del posto.
Qui si viene non solo per mangiare, ma per ritrovare
gesti antichi, in un piccolo borgo che mantiene il fascino
di una volta, bellissimo e discreto, ed una ospitalità
genuina.
horizon framed by lush greenery make for an authentic,
“tasty” experience.
Die Osteria del Noce spiegelt den zeitlosen Charme
des kleinen Bergdorfs Marciana wider, das sich seinen
ursprünglichen Charakter bis heute bewahrt hat. In der
Küche verbinden sich die Aromen von Meer und Land:
Fangfrischer Fisch und herzhaft zubereitetes Fleisch
spiegeln in einem saisonalen Menü den wahren Geschmack
der Traditionen wider. Die familiäre Atmosphäre,
das liebevoll rustikale Ambiente und der weite Blick ins
Hinterland machen den Besuch zu einem echten Genusserlebnis
– schlicht, ehrlich und unvergesslich.
The Osteria del Noce retains the same charm as the
village of Marciana which has remained unchanged over
time. Sea and land meet in every dish, freshly caught fish
and meat recipes balance a genuine menu that is based
on tradition and changes with the seasons. The family
atmosphere, the rustic furnishings and the view of the
136 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025
Hotel Ristorante
L’Ogliera di
G.B. - P.L.
HOTEL RISTORANTE L’OGLIERA
Località Pomonte | 57030 Marciana (LI)
Tel: +39 0565 906012 | +39 3389710453
www.hotelogliera.it | info@hotelogliera.it
Pomonte
pescato fresco di Duilio, ultimo pescatore del paese, e le
verdure dell’orto in piatti che si rifanno alla tradizione.
Gli spaghetti all’Ogliera sono il piatto bandiera, ma
ogni giorno è una sorpresa tra taglierini al tramaglio,
zuppette, fritture e arrosti, per non parlare dei dessert.
Il tutto, servito con gentilezza sulla terrazza fronte
mare e una cantina che parla toscano. L’Ogliera non è
solo un nome. È una promessa mantenuta.
Chi l’ha mai vista davvero, un’ogliera? Nascosta tra
gli scogli, è un anemone dal gusto di mare, sale e
vento. Proprio come l’Hotel L’Ogliera a Pomonte, che
ha il carattere autentico dell’Isola, antico e genuino.
Entrambi sono essenze di natura vera, radicate in una
bellezza spontanea. Siamo sulla Costa del Sole, dove i
raggi baciano terra e mare tutta la giornata, regalando
tramonti mozzafiato dalle sfumature calde e avvolgenti.
L’Hotel, gestito con amore da Giorgio, Simona, Laura
e Vincenzo è il luogo ideale per chi cerca accoglienza
sincera, ritmi lenti e sapori genuini. Le quindici camere,
semplici e curate, si affacciano sul paese, regalando un
soggiorno al profumo di lentisco e salsedine. A pochi
passi, tre appartamenti indipendenti offrono privacy
e vista sul silenzio. Ma il cuore dell’esperienza batte
al Ristorante L’Ogliera, dove Vincenzo trasforma il
The Ogliera Hotel in Pomonte is a haven of authenticity
where genuine hospitality and tranquillity are the order
of the day. There are 15 rooms and 3 independent flats
for your comfort and relaxation while the restaurant
is the centrepiece of the experience. Vincenzo loves to
transform fresh fish and vegetables from the garden
into dishes that speak of sea and tradition such as his
Spaghetti all’Ogliera. To stay here is to live the genuine
flavours of Elba with sea views and breathtaking sunsets.
Das Hotel l’Ogliera in Pomonte ist ein einladender Ort,
geprägt von echter Gastfreundschaft und erholsamer
Ruhe. Die 15 Zimmer und drei unabhängigen Apartments
sind komfortabel ausgestattet und garantieren einen
entspannten Aufenthalt. Das hauseigene Restaurant
bildet das Zentrum des Hotelangebots. Küchenchef
Vincenzo bereitet mit großer Sorgfalt Gerichte aus
fangfrischem Fisch und saisonalem Gemüse aus dem
eigenen Garten zu – darunter auch die typischen
Spaghetti all’Ogliera. Ein Aufenthalt im Hotel l’Ogliera ist
eine kulinarische Entdeckungsreise durch die Aromen
Elbas, untermalt von einem herrlichem Meerblick und
eindrucksvollen Sonnenuntergängen.
food & wine
137
Foto ©Francesco Lascialfari
Ristorante
Capo Nord
Marciana Marina
Ristorante Capo Nord
Località La Fenicia, 57033
Marciana Marina (LI)
Tel: +39 0565 996983
www.ristorantecaponordelba.it
info@ristorantecaponordelba.it
Al Ristorante Capo Nord, il
dehors si fonde con il mare in
un abbraccio suggestivo, come
sospesi sul pontile di una barca,
cullati dolcemente dalla risacca,
mentre il sole si tuffa dietro al
profilo inconfondibile del Nasuto.
In questo ambiente raffinato,
caratterizzato da una semplice
eleganza, la tradizione incontra
l’innovazione, dando vita a
piatti che esaltano le materie
prime e regalano un’esperienza
sensoriale indimenticabile. Dalle
proposte di menù degustazione,
con abbinamenti di vini locali
di pregio, fino al ricco menù à
la carte, ogni scelta è un invito a
scoprire sapori autentici e ricercati.
Il pesce freschissimo, pescato
prevalentemente nelle acque
di Marciana Marina e Marina di
Campo, è trattato con maestria,
la carta dei vini è un tesoro da
scoprire, con una selezione di
etichette locali e internazionali,
scelte con cura dal sommelier
per accompagnare al meglio
ogni piatto. Ad accompagnarvi
in questa esperienza la cortesia
e la professionalità di sempre; in
sala Attilio coadiuvato dal figlio
Tommaso e in cucina lo chef
Daniele Ricciardi. Al Capo Nord,
l’arte culinaria è una potente
espressione di bellezza: un’armonia
di sapori, profumi e forme che
celebra l’essenza dell’Isola d’Elba.
Foto ©Michele Martina
138 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025
Capo Nord Restaurant in Marciana Marina
The Capo Nord Restaurant offers you an authentic dining
experience on the Island of Elba in a refined setting where
tradition and innovation blend. The cuisine reflects the
genuine tastes of the area with a focus on the freshest
fish and a carefully selected wine list. The culinary art is
a powerful harmony of tastes, fragrances and shapes,
enhancing the beauty and the essence of the territory.
Here is a place where the beauty of the landscape
combines with the elegance of the cuisine, resulting in an
unforgettable moment.
Capo Nord – Feinschmeckerküche mit Ausblick
Das Ristorante Capo Nord am Strand La Fenicia in
Marciana Marina entführt in eine Welt aus Geschmack
und Eleganz. Die Küche vereint Traditionen mit
zeitgemäßer Raffinesse. Fangfrischer Fisch, zubereitet
mit den Aromen der Insel und eine Auswahl der
erlesensten Weine bringen die Schönheit Elbas auf
ihren Teller. Im Capo Nord wird Ihr Aufenthalt durch die
gelungene Verbindung von Geschmack, Atmosphäre und
Sinnlichkeit zu einem besonderen Erlebnis.
Foto ©Michele Martina
food & wine
139
Foto ©Francesco Lascialfari
Ristorante
da Beppe
di
P.P.
“Da Beppe” non è solo un ristorante,
ma una vera e propria terrazza sul
porto turistico, con la suggestiva
Torre di Marciana Marina a fare da
sfondo. La vista sul borgo, con il suo
morbido lungomare fino agli scogli
del Cotone, è unica. Beppe offre
un’esperienza genuina, semplice e
gustosa, ideale sia per una cena romantica
che per serate in compagnia
di amici. L’offerta gastronomica
è ampia e variegata, spaziando dalla
pizza al pescato del giorno, per assaporare
l’autentico gusto dell’Elba.
Frutti di mare, linguine all’astice
o l’iconica frittura di pesce sono
solo alcune delle sue prelibatezze,
accompagnate da un buon vino
elbano o da una birra locale. La cura
nella selezione degli ingredienti e
l’esperienza della cucina si fondono
per creare piatti irresistibili. L’ambiente
è accogliente, con un ampio
salone interno, particolarmente
adatto alle famiglie, con un menù
dedicato ai bambini. Il personale,
sempre cortese e disponibile, accoglie
anche i vostri amici a quattro
zampe. La simpatia e il calore dello
staff faranno sentire gli ospiti come
a casa. Una nota di merito per
l’apertura tutto l’anno, sinonimo di
accoglienza e amore per l’isola.
“Da Beppe” sits on the seafront of
Marciana Marina, overlooking the
landmark of the village, the Tower.
The restaurant has a relaxed
atmosphere, perfect for romantic
dinners or eating out with friends.
The cuisine ranges from pizza to
the catch of the day with seafood
specialities like pasta with lobster,
accompanied by Elban wine or beer.
It is also suitable for families and it
is animal-friendly. This is a place to
feel at ease while enjoying typical
Island dishes.
Marciana Marina
Ristorante Pizzeria da Beppe
Viale Regina Margherita 67, 57033, Marciana Marina (LI)
Tel: +39 0565 904606 | www.ristorantedabeppe.it
FB: ristorante.pizzeria.da.beppe | IG: ristorante_pizzeria_dabeppe
Das „Da Beppe“ ist ein Restaurant
an der Uferpromenade von Marciana
Marina mit Blick auf den
markanten Turm des Ortes. Es
bietet eine entspannte Atmosphäre,
geeignet für romantische Abendessen
oder Treffen mit Freunden.
Die Speisekarte reicht von Pizza
bis hin zu tagesfrischem Fisch, mit
Spezialitäten wie Meeresfrüchten
und Linguine mit Hummer. Dazu
werden Weine und Biere von der
Insel Elba serviert. Das Restaurant
ist familienfreundlich, Vierbeiner
sind willkommen. „Da Beppe“ ist ein
Ort, an dem man sich wie zu Hause
fühlt – während man die elbanische
Küche genießt.
Foto ©Giuliana Berti
140 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025
Azienda
di G.B. – P.L.
Agricola Zega
Marciana
AZIENDA AGRICOLA ZEGA
Via di Costarella 32 | 57030 Marciana (LI)
Tel: +39 329 5458888
www.zegaelba.it | info@zegaelba.it
Sulla strada della Costarella
salendo verso Marciana, c’è una
cascata di vigne e muretti a secco:
è l’Azienda agricola Zega. Qui, il
bisnonno Giovanni Anselmi scelse
con coraggio, quando a occidente
si viveva solo di vigneti, di coltivare
un sogno: comprare la terra e farne
eredità. Quel soprannome, “Zega”,
marchio di identità e memoria, è
diventato oggi un simbolo di eccellenza.
A portare avanti la visione
sono Giorgio e Pietro insieme al padre
Giovanni, nipote di quel primo
visionario, che con passione e competenza
hanno portato avanti vigne
e cantina. Qui nascono vini autentici
e genuini: il Vermentino con
uve Vermentino e Petit Manseng, il
Bianco con Ansonica e Trebbiano,
il Rosso con Sangiovese, Merlot e
Cabernet Sauvignon invecchiato 12
mesi in barrique e un Rosato con
Sangiovese e Merlot. Ma non finisce
qui. Eccellente l’olio extravergine
ricco di carattere e profumato,
come il miele che racconta la dolcezza
dell’Elba più sincera, quella
dei fiori, del sole e della pazienza.
La cantina è stata rinnovata, con un
approccio moderno che affianca la
tradizione senza mai tradirla. Tecnologia,
passione e cura artigianale
camminano insieme. Da Zega tutto
ha un ritmo: quello del tempo, delle
stagioni, della memoria. Qui l’Isola
si racconta per ciò che è davvero,
senza artifici: una promessa di
qualità, custodita ogni giorno, con il
sapore della tradizione.
On the hillsides of Marciana, the
Zega Family Farm is the result of a
dream that carries on flourishing
among vineyards, olive groves and
beehives. Every one of their products
tells of the real Elba, that of the
sunshine, the land and hard work;
their wines, the intense extra virgin
olive oil and their fragrant honey. It
is a place where quality is a genuine
commitment and experience
becomes taste.
In den sanften Hügeln von Marciana
liegt die Azienda Agricola Zega – ein
Familienbetrieb, entstanden aus
einem Traum, der heute zwischen
Weinreben, Olivenbäumen und
Bienenstöcken fortbesteht.
Von charaktervollen Weinen über
intensives, kaltgepresstes Olivenöl
bis hin zu aromatischem Honig, alle
Produkte spiegeln die Besonderheiten
Elbas wider: Geformt durch
Klima, Boden und kontinuierliche
Pflege. Ein Ort, an dem Qualität
gelebt wird – und an dem Herkunft
und Erfahrung den Geschmack
prägen.
food & wine
141
di P.L.
Cremeria Gori
L’Elba sul cono
Capoliveri
CREMERIA GORI
Via Gori 28 | 57031 Capoliveri (LI)
Tel: +39 349 6684214
Mail: oliver.guglielmi@gmail.com
FB Cremeria Gori Capoliveri
Per la famiglia Guglielmi, il gusto non è solo quello del
palato ma è quello per la ricerca, lo studio, la tradizione,
la sperimentazione, l’innovazione.
Visionari, padre e figlio, Oliver ed Edoardo, non si
fermano al successo dell’ultimo prodotto, vanno oltre,
come quei naviganti che hanno sempre bisogno di
ripartire, dopo l’ultima scoperta, verso un ignoto pieno
di sorprese e meraviglie.
Hanno ereditato l’anima inquieta e coraggiosa degli antenati
che, in giro per le Americhe, hanno fatto fortuna
per tornare poi a riposarsi nella loro Capoliveri, perché
l’Elba non te la scordi mai. E casa è sempre casa.
Casa come la loro gelateria che è laboratorio di scoperte.
Sperimentazione continua per arrivare ad un
gelato genuino, diverso, fuori dagli schemi come lo
sono loro, sostenuti dall’esperienza della tradizione
trasmessa per generazioni e dalla curiosità giovane per
le novità. Quest’anno si sono studiati i grandi lieviti, riprendendo
gli insegnamenti del nonno Marino Rubini,
che gestiva il forno del paese. La passione di Edoardo
per il lievito madre, lo studio di Oliver sugli antichi
sistemi di panificazione con la ricerca dei grani antichi,
l’uso di una farina tipica elbana quasi dimenticata, il
biancolino, portano sulle tavole dei buongustai prodotti
d’eccellenza.
Marmellate, conserve, infusi, un tripudio di profumi
ed essenze da usare sia nel gelato che nei prodotti da
forno. Prodotti genuini dai presidi Slow Food, i migliori
della filiera corta, dai fichi di Carmignano ai limoni
IGP, ai mandarini tardivi di Ciaculli. Cercati con amore,
abbinati con spezie, passiti ed erbe aromatiche.
Nascono così i nuovi gusti dell’Elba sul cono, frutto di
un incrocio alchemico fra passione, curiosità e materie
prime superlative: gelati come l’Imbollita o l’Erba
voglio, dove le aromatiche forti e salmastre delle terre
di miniera diventano fresche dolcezze.
For the Guglielmi family, taste is not just about the palate
but about research, tradition and innovation. Their
ice-cream parlour is a laboratory where they discover
new flavours and combinations with genuine, excellent
products from Slow Food presidia throughout Italy.
Chosen lovingly, they are combined with spices, passito
wines and typical Elban herbs. From his grandfather Mario
Rubini, Edoardo inherited a passion for baking and
nowadays he uses sourdough and ancient grains such as
142 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025
“biancolino” for their excellent products. Jams, preserves,
infusions, they use a triumph of fragrances and essences
in both their ice cream and their baked goods. Every year,
they invent new flavours for Elba on the cone, the result of
an alchemic blend of passion, curiosity and raw materials.
Ice creams such as “Imbollita” or “Erba Voglio” are
special, where the strong, salty aromatics of the land of
the mines becomes fresh sweetness.
Für die Familie Guglielmi ist Geschmack mehr als nur
ein sensorisches Erlebnis – die Cremeria steht für die
Verbindung von Tradition, Innovation und sorgfältiger
Produktwahl. Die Eisdiele versteht sich als kreatives
Labor, in dem neue Sorten und Kombinationen entstehen
– auf Basis hochwertiger, Zutaten von „Slow Food“
unterstützten Qualitätsbetrieben aus ganz Italien.
Diese werden mit Gewürzen, Süßweinen und typischen
Kräutern der Insel Elba kombiniert. Edoardo Guglielmi
hat die Leidenschaft für das Bäckerhandwerk von seinem
Großvater Mario Rubini übernommen. Für die Herstellung
hochwertiger Backwaren arbeitet er heute mit
Sauerteig und alten Getreidesorten wie dem„Biancolino“.
Marmeladen, Konserven und Kräuteressenzen liefern
intensives Aromen, sowohl für das Eis als auch für die
Backwaren. Jedes Jahr entstehen neue Eissorten die die
tiefe Verbundenheit zu Elba zeigen, ein Genuss, geboren
aus Leidenschaft, Können und dem Mut zum Neuen.
Sorten wie „L’Imbollita“ oder „L’Erba Voglio“ spiegeln den
Charakter der Insel wider, indem sie die kräftigen, salzigmineralischen
Aromen des ehemaligen Bergbaugebiets
in überraschend frische und ausgewogene Geschmackserlebnisse
verwandeln.
food & wine
143
A scuola con
le tradizioni
Accademia Italiana della Cucina
delegazione Elba
di Rossana Galletti
Il cibo, si sa, è cultura e il legame con il territorio, da un
punto di vista sociale, storico e ambientale, è elemento
essenziale per declinarne l’identità anche nel piatto.
Per questo la Delegazione Elbana dell’Accademia
Italiana della Cucina da tempo, in accordo con le scuole
dell’Isola, racconta le tradizioni agricole e le produzioni
locali, coinvolgendo gli esperti e i “custodi” di questo
grande patrimonio collettivo che sono le radici contadine
dell’Elba. Quando il turismo non era ancora la
principale fonte economica, il versante occidentale
viveva, da millenni, di agricoltura, allevamento e pesca.
Vigneti e castagneti, coprivano le pendici del Monte
Capanne, arrivando fino al mare.
L’AIC, con la Scuola primaria di Marciana del Comprensivo
“G.Giusti”, ha coinvolto gli alunni dell’intero
quinquennio su un tema poco conosciuto: “La castagna
ed il suo utilizzo in cucina ma anche nell’economia della
popolazione rurale”. Ma non solo. Sono state raccontate,
per favorirne la valorizzazione, le varietà orticole autoctone,
partendo dalla cipolla di Patresi. Ne è l’ambasciatore
Vincenzo Anselmi, un custode di varietà antiche, il
quale ha messo a disposizione dei bambini un appezzamento
di terreno dove sono state applicate le tecniche
di coltivazione, mostrando il loro utilizzo in cucina e
proponendogliele come pietanza. Lo stesso è stato fatto
per una varietà di cavolo nero spontaneo, molto usato
nelle famiglie contadine. Prodotti molto poveri ma,
sicuramente, gustosi e nutritivi.
Molto articolato il programma con gli Istituti superiori,
a partire dalla Scuola Alberghiera dell’ISIS Foresi: nel
primo biennio sono stati proposti cenni storici sulla
cultura dell’alimentazione, introducendo gli studenti
alla terminologia tecnica. Nel successivo triennio si
è parlato dell’evoluzione della cucina nei vari periodi
storici, introducendo quella tipica del territorio. Il
percorso, seguito nelle sue fasi dagli Accademici, ed in
particolare da Alvaro Claudi e Iolanda Rizzi, si è concluso
con la preparazione di banchetti sia con piatti locali
che internazionali.
Il secondo progetto ha coinvolto l’Istituto Agrario della
144 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025
Scuola ITGC Cerboni, in particolare la classe III, con la
messa a dimora di Fruttifere Autoctone elbane – 80
piante antiche, fra meli, peri, peschi, susini, ciliegi e viti
– grazie ad uno studio finanziato dalla Regione Toscana,
svolto nel 2012 dalla Scuola Superiore Sant’Anna
di Pisa con l’Accademico Prof. Agostino Stefani, che
ha predisposto le schede tecniche di ciascuna specie,
evidenziandone, oltre alle necessità colturali, i valori
nutritivi fino a 4 volte maggiori rispetto alla frutta che
abitualmente si trova in commercio. La caratteristica
delle piante autoctone, resistenti e adatte al terreno
insulare, è che necessitano di cure ridotte. Obiettivo
delle attività proposte nelle scuole è stato quello di raccontare
il patrimonio inestimabile di tradizioni e saperi
da tramandare alle nuove generazioni, in un percorso
di conoscenza e consapevolezza e di dialogo intergenerazionale.
Questo è anche lo scopo sociale dell’Accademia
Italiana della Cucina.
Cooking is culture and has strong ties with the territory
from a social, historical and environmental point of view:
this link is fundamental for understanding what is on
the plate. This is why the Elban branch of the Academy
for Italian Cooking, in agreement with the schools on the
Island, has for some time now been explaining the history
of agricultural traditions and local production, involving
experts and the “guardians” of this great wealth. In
the Primary School in Marciana, they have talked about
the chestnut and how important it was for the ancient
inhabitants; with the participation of Vincenzo Anselmi,
a guardian of ancient varieties, they have also learned
about the Patresi onion and wild kale that were the basis
of traditional rustic dishes. With the students of the ISIS
Foresi Hotel School, the AIC has dealt with the historical
background of food culture and the evolution of cooking
through the ages, introducing typical local cuisine,
with the collaboration of Academics Alvaro Claudi and
Iolanda Rizzi. The ITGC Cerboni’s Agricultural Institute
has planted some of Elba’s native fruit trees – 80 ancient
plants including apple, pear, peach, plum, cherry trees
and vines – under the guidance of Prof. Agostino Stefani.
The aim of the AIC is to remind everyone of the priceless
heritage of tradition and the know-how to be handed
down to new generations.
Essen ist Kultur. Das Verständnis dessen, was auf dem
Teller liegt – im Zusammenspiel mit regionaler Verbundenheit
– ist aus sozialer, historischer und ökologischer
Sicht von grundlegender Bedeutung. Aus diesem
Grund hat der elbanische Ortsverein der Accademia
Italiana della Cucina eine enge Zusammenarbeit mit
den Schulen der Insel ins Leben gerufen. Ziel ist es, die
Geschichte der landwirtschaftlichen Traditionen und der
lokalen Erzeugnisse zu vermitteln – unterstützt von Experten,
die als Bewahrer dieses wertvollen Erbes gelten.
An der Grundschule von Marciana berichtete Vincenzo
Anselmi, ein lokaler Kenner, über die Bedeutung der
Kastanie für die früheren Inselbewohner. Ebenso sprach
er über die Zwiebel von Patresi und den wilden Schwarzkohl
– zentrale Zutaten traditioneller Gerichte. Mit den
Schülern der Hotelfachschule ISIS Foresi diskutierten
die AIC-Mitglieder Alvaro Claudi und Iolanda Rizzi über
historische Aspekte der Esskultur und die Entwicklung
der Küche im Wandel der Zeit. Unter der Leitung von
Professor Agostino Stefani wurden gemeinsam mit der
Landwirtschaftsschule ITGC Cerboni rund 80 einheimische
Obstbäume gepflanzt – darunter alte Sorten
von Äpfeln, Birnen, Pfirsichen, Pflaumen, Kirschen
und Weinreben. Das Ziel der Accademia Italiana della
Cucina ist es, die Traditionen der italienischen Küche zu
bewahren und die Kultur des gemeinsamen Essens als
lebendigen Ausdruck der nationalen Identität an kommende
Generationen weiterzugeben.
145
Foto ©Andrea Mazzei
Hospitality
Baia Bianca Suites
Biodola - Portoferraio
Dove il tempo si lascia accarezzare
BAIA BIANCA SUITES
Località La Biodola 16 | 57037 Portoferraio (LI) | Tel: + 39 0565 969916
www.baiabiancasuites.it | info@baiabiancasuites.com
C’è un tempo che si misura in
emozioni. È quello vissuto al Baia
Bianca Suites, un eden incastonato
tra il verde della macchia
mediterranea e l’oro della sabbia
della Biodola. Qui il lusso è discreto
ma raffinato, impreziosito dalle
onde e dal profumo della macchia
mediterranea.
È il luogo che hai sempre sognato,
oltremare, per staccare la spina e
vivere di bellezza. Tutto è quiete
ed armonia, in ogni dettaglio, dalle
linee eleganti e sobrie dell’arredo
alla carezza dei tessuti pregiati.
Al Baia Bianca, ogni suite è un
piccolo rifugio privato. Intime e
raffinate, si affacciano sul mare o
sono immerse in giardini con minipool
private. Qui tutto è armonia:
nei dettagli dell’arredo, nelle linee
essenziali, ed è pensato per il tuo
benessere.
Ogni giorno è un’esperienza su
misura. Puoi lasciarti cullare
dal silenzio oppure vivere
l’Isola tra vela, snorkeling, surf
o passeggiate a cavallo. Per il
benessere del corpo e della mente,
la palestra firmata Tecnogym si
affianca a una nuova selezione di
trattamenti rigeneranti: massaggi,
aromaterapia e rituali sensoriali
eseguiti da mani esperte.
Se si arriva in nave, yacht, elicottero
o jet privato, ogni spostamento è
pensato per garantire comfort,
rapidità ed eleganza, con autisti
esperti e veicoli di lusso. Simona
Sardi, general manager, con il
suo team, è pronta ad accoglierti
con servizi esclusivi e attenzione
sartoriale.
Quando il sole tramonta, Baia
Bianca si accende. Il nuovo
Lounge Bar anima le serate con
musica dal vivo, DJ set e cocktail
d’autore in un’atmosfera vibrante e
sofisticata. Al “B. Bistrot”, la cucina
celebra il territorio con eleganza
contemporanea: ogni boccone è
un paesaggio, ogni aroma è una
stagione.
Baia Bianca è un luogo dell’anima,
prima ancora che una destinazione,
dove il tempo, il vero lusso, non
corre. Scorre lento e si assapora.
At the Baia Bianca Suites amidst
the Mediterranean vegetation and
the golden sands of Biodola, luxury
is quiet, natural. The suites with
their sober, elegant furnishings,
overlooking the sea or surrounded
by the greenery of the gardens,
148 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
offer a made-to-measure haven
where every detail is designed for
your comfort. The days flow by
slowly, between absolute relaxation
or tailor-made experiences:
sailing, snorkeling, horse riding or
swimming in the sea or the pool. At
the “B. Bistrot”, the cuisine honours
both land and sea with gourmet
dishes. At sunset, Baia Bianca lights
up. The new Lounge Bar sparks off
the evenings with live music, DJ sets
and signature cocktails in a vibrant,
sophisticated atmosphere. Private
transfers by yacht, helicopter or jet
complete the all round hospitality.
True luxury? Feeling at home. In
time that flows gently and is fully
savoured.
Die Baia Bianca Suites liegen
eingebettet zwischen mediterraner
Macchia und dem goldenen
Sandstrand der Biodolabucht.
Die Unterkunft steht für
unaufdringlichen Komfort inmitten
einer natürlichen Umgebung. Die
Suiten verfügen über eine dezente,
elegante Ausstattung mit Blick auf
das Meer oder in die umliegenden
Gärten. Sie bieten individuelle
Rückzugsorte, bei denen jedes Detail
auf Komfort und Wohlbefinden
ausgerichtet ist. Der Aufenthalt
ist geprägt von Entschleunigung
– ob in völliger Ruhe oder durch
maßgeschneiderte Aktivitäten wie
Segeln, Schnorcheln, Reitausflüge
oder Badeerlebnisse im Meer und
im Pool. Das „B. Bistrot“ verbindet
regionale Zutaten aus Meer und
Land zu feinen, modernen Gerichten.
Wenn die Sonne untergeht,
verändert sich die Stimmung: Die
neue Lounge Bar mit Live-Musik, DJ-
Sets und Signature-Cocktails bietet
eine elegante Kulisse voller Energie.
Für höchsten Komfort sorgt ein
Angebot an privaten Transfers per
Yacht, Helikopter oder Jet. Der wahre
Luxus ist dort, wo Zeit und Ruhe
Raum bekommen – an einem Ort, an
dem die Zeit langsamer vergeht und
bewusster erlebt wird.
Foto ©Laura Hyeraci
accoglienza
149
di P.P. – P.L.
Hotel Paradiso
Nel cuore del Viticcio,
una storia di famiglia
Portoferraio
HOTEL PARADISO
Località Viticcio | 57037 Portoferraio (LI)
Tel: +39 0565 939034 | +39 345 6800683
www.hotelparadisoelba.it | info@hotelparadisoelba.it
Al Viticcio il mare, la macchia mediterranea e il
tramonto sono un paesaggio che ti si attacca addosso,
eternamente bello. Non poteva che chiamarsi Paradiso
lo storico Hotel dove l’ospitalità ha radici familiari
profonde. L’accoglienza nelle stanze immerse tra
pini, agavi e ginestre è genuina e profuma di mare.
Ogni camera, ogni terrazza, si apre sull’orizzonte. La
natura che circonda la struttura riflette l’anima elbana,
concreta e accogliente.
Dalla piscina panoramica lo sguardo abbraccia il golfo.
In basso, lì di fronte, la spiaggetta di ghiaia chiara si
raggiunge a piedi. In “Paradiso” puoi dimenticare l’auto
per giorni e misurare le distanze con i passi. Un tuffo
prima di colazione, un aperitivo al lounge bar mentre
il sole scivola dietro la Corsica, un caffè assaporato
con lentezza: giornate scandite da riti semplici, ma dal
valore incalcolabile.
Dall’Hotel puoi partire per esplorare l’Isola. Dall’Enfola
alla Biodola, i sentieri si aprono tra scogliere e profumi
di resina. Per chi vuole andare più lontano, il diving, le
terme, le escursioni in kayak sono a portata di piede.
Il tutto dentro una filosofia di accoglienza certificata
dalla Carta Europea del Turismo Sostenibile nelle Aree
Protette (CETS): un impegno concreto nella tutela del
territorio in linea con il Parco Nazionale dell’Arcipelago
Toscano.
Anche la proposta del Ristorante è all’insegna della
tradizione: piatti semplici ma curati, ingredienti locali,
sapori elbani. Una cucina calda, diretta, sincera. E
poi c’è lo staff con Floriana, Andrea, Alessandro e
Francesca all’accoglienza, con Giulia in sala e lo Chef
Luigi in cucina, sempre pronti a coccolare i propri ospiti
come fossero di famiglia.
150 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
There could hardly be a better name for this seaside
hotel in Viticcio. The Paradiso sits between the sea,
the Mediterranean scrub and the sunset, a discreet,
welcoming refuge in an unspoilt corner of Elba. It is
surrounded by pine woods, agaves and broom and the
hotel blends perfectly with the greenery; every room looks
out over the sea, every terrace captures the light of the
sunset. The days flow by with morning dips, walks along
the scented footpaths and aperitifs with a view of Corsica,
in an atmosphere of perfect simplicity. Time spent here is
also a way to enjoy the pristine environment thanks to the
hotel’s certified commitment with the European Charter
for Sustainable Tourism. Genuine cuisine, caring staff
and a family history all make for an authentic welcome:
much more than a simple stay.
Foto ©Niccolò Ridi
Der Name ist Programm: Das Hotel Paradiso liegt in
direkter Meereslage in Viticcio, eingebettet zwischen
Küste, mediterraner Vegetation und beeindruckenden
Sonnenuntergängen. Das Paradiso ist ein
familiengeführtes Haus in ruhiger Lage, umgeben
von unberührter Natur. Umgeben von Pinien, Agaven
und Ginster fügt sich das Hotel in die Landschaft. Alle
Zimmer bieten Meerblick, die Terrassen fangen das
Abendlicht ein. Der Aufenthalt gestaltet sich entspannt
– mit morgendlichen Schwimmeinheiten, Wanderungen
entlang duftender Pfade und Aperitifs mit Blick auf
Korsika. Die Atmosphäre ist geprägt von Einfachheit,
persönlicher Betreuung und Naturverbundenheit. Das
Hotel ist nach den Standards der Europäischen Charta
für nachhaltigen Tourismus zertifiziert und setzt auf
umweltbewusste Betriebsführung. Eine bodenständige,
frische Küche, ein engagiertes Team und der familiäre
Charakter des Hauses schaffen eine unverfälschte und
gastfreundliche Umgebung – ideal für erholsame Tage
abseits des Massentourismus.
Foto ©Patrizia Lupi
di Giulia Barbetti
ElbaCasa
Real Estate
Dove l’eccellenza immobiliare incontra
la storia e il cuore dell’Isola d’Elba
Capoliveri
Via Manganaro 98 | 57037 Portoferraio, Isola d’Elba
Via Circonvallazione 95 | 57031 Capoliveri, Isola d’Elba
Desk Point: Firenze e Milano
Tel: 0565 917618 | + 39 348 8098790 | + 39 340 2727377
Sito web: www.elbacasa.it | Email: info@elbacasa.it
Sull’Isola d’Elba, dove le giornate
profumano di mare e macchia
mediterranea, esiste un luogo
in cui le case non sono semplici
edifici, ma portali verso una nuova
vita. Quel luogo è ELBACASA – Real
Estate, un’azienda a conduzione
familiare che dal 1986 accompagna
clienti italiani e internazionali
nella scoperta di proprietà uniche,
autentiche come l’Isola che le
ospita.
Fondata dal Dott. Ruggero Barbetti,
figura autorevole non solo nel
panorama immobiliare ma anche
nel sistema politico-istituzionale
dell’Isola, ELBACASA nasce da
un’intuizione semplice e potente:
offrire non solo immobili, ma
esperienze, storie, prospettive
ispirandosi ad una visione
strategica che ha come obiettivo il
miglioramento della qualità della
vita dei propri clienti.
Il racconto inizia con una leggenda
di famiglia: si dice che un antenato,
il Conte Elbano Barbetti, sia stato
il fidato consulente di Napoleone
nell’acquisto della Villa San
Martino a Portoferraio, ancora oggi
uno dei simboli storici dell’Elba.
Un dettaglio romantico, forse
leggendario, che però racchiude il
senso profondo di una missione:
mettere competenza e passione
al servizio di chi cerca un angolo
di bellezza che ti dia la sensazione
di un legame con un luogo da
chiamare “casa mia”.
Oggi, con gli uffici di Capoliveri e
Portoferraio, ELBACASA è un punto
di riferimento per chi desidera
investire in immobili di pregio
all’Elba, a Milano, a Firenze e in
selezionate zone d’Italia.
There is a place on Elba where
houses are not simply buildings
but portals to a new life. That place
is ELBACASA Real Estate, a familyrun
company that since 1986
has been accompanying Italian
and international clients in the
discovery of unique properties, as
authentic as the island that hosts
them. It was founded by Dr Ruggero
Barbetti whose ancestor Count
Elbano Barbetti is said to have
been Napoleon’s advisor for the
purchase of the Villa di San Martino.
It presents with care and confidence,
not only real estate, but experiences,
to improve the quality of life of its
clients. A close-knit, competent team
united by family ties and a common
vision, will give shape to your
dreams. With its offices in Capoliveri
and Portoferraio, ELBACASA is a
reference point for those wishing to
invest in prime properties on Elba
and in Milan, Florence and selected
areas of Italy
ELBACASA Real Estate
ist ein familiengeführtes
Immobilienunternehmen mit Sitz
auf Elba, das seit 1986 italienische
und internationale Kunden bei der
Suche nach außergewöhnlichen
Immobilien begleitet- ein
Unternehmen einzigartig wie die
Insel selbst. ELBACASA vereint
Immobilienkompetenz, Kundennähe
und langjährige Erfahrung. Die
Legende sagt dass ein Vorfahre
des Gründers Dr. Ruggero Barbetti,
Conte Elbano Barbetti, Napoleon
beim Erwerb der Villa San Martino
beraten hat. Ein eingespieltes
und erfahrenes Team steht
Kaufinteressenten und Investoren
beratend zur Seite.Mit Standorten
in Capoliveri und Portoferraio ist
ELBACASA die erste Adresse für
hochwertige Immobilien auf Elba,
so auch in Mailand, Florenz und
anderen ausgewählten Regionen
Italiens.
Dietro ogni casa c’è una storia, e dietro
ogni storia ci sono persone.
In ELBACASA, il valore umano è ciò che
rende ogni progetto unico: un Team
affiatato e competente, unito da legami
familiari e da una visione comune, dove
passione, esperienza e attenzione personale
si incontrano per dare forma ai tuoi
desideri e ai tuoi sogni:
Ruggero Barbetti: Founder & CEO, è
l’anima storica dell’azienda e si occupa
delle compravendite di proprietà uniche
ed esclusive all’Elba e in Italia.
Daniela Coni: Sales Manager, curandone
ogni dettaglio, guida con eleganza e
determinazione le trattative immobiliari
più importanti e di pregio sia sull’Isola
che in tutta Italia.
Giulia: Co-Founder & Supervisor, è il
ponte tra competenza tecnica e creatività.
Segue ogni fase delle compravendite
e si occupa, anche in prima persona, di
fotografia, social media e web marketing,
garantendo una comunicazione moderna
e coinvolgente.
Luca: Property Manager, gestisce
immobili unici per affitti turistici con il
suo portale web www.uniqueproperty.
it proponendo soluzioni selezionate per
chi cerca charme, privacy e bellezza.
Si occupa di trattative immobiliari che
spaziano dall’Elba a Milano e alle località
più esclusive d’Italia.
Silvia: attraverso il portale www.elbaluxury.it,
dove ogni proposta è pensata per
stupire, è specializzata in immobili di
lusso ed è la consulente ideale per affitti
turistici di alto profilo sull’Isola. Si occupa
anche di compravendite di immobili
unici all’Elba, Firenze, Milano e nelle
località più esclusive d’Italia con il sito
www.elbaluxury.com.
Andrea e Carlotta: sono esperti Property
Manager che, attraverso il loro portale
www.elbabnb.it, si occupano, con
dedizione, competenza e professionalità,
di affitti turistici di immobili di charme.
Sono specializzati in ville, appartamenti
e case vacanza di alta qualità e accuratamente
selezionate.
152 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Nuova vita per
il Saint Claire
Marciana Marina
di Patrizia Lupi
Parole oneste, quelle di Luciano Puppo: sufficienti per
un consiglio giusto, per coloro che decidono che l’Elba
merita più di una vacanza. Sono passati diversi anni
da quando, a metà degli anni ’80, Luciano ha iniziato la
sua carriera, maturando una esperienza sempre più
ricca nel settore dell’accoglienza, sia nella gestione
di residence e alberghi che nel mercato immobiliare,
per affitti e compravendite. Nel 1986, appena
trentenne, è il direttore dell’Hotel Saint Claire, appena
inaugurato a Marciana Marina. Lo lascia quando la
nuova proprietà decide di cambiare la destinazione
dell’Albergo da turistica a residenziale. Dalle 54 camere
si intende ricavare singole unità abitative, troppo
piccole, il mercato non risponde come si sperava e
si chiudono i battenti. Luciano lascia e si mette in
proprio, apre un’agenzia di viaggi ma soprattutto si
dedica alla gestione del Condominio Zeus, aperto
tutto l’anno, 26 appartamenti dove ritornano spesso
gli stessi affezionati clienti perché quando c’è fiducia
e servizi efficienti non si cambia. Oggi la gestione è
passata al figlio Giovanni perché Luciano, ironia della
sorte, è tornato da dove è partito, al Saint Claire. Ma
questa volta è tutta un’altra musica. Completamente
ristrutturato, a qualche centinaio di passi dal
lungomare ma immerso in un bel parco con piscina,
il Saint Claire sfoggia la sua nuova veste, elegante,
accogliente e confortevole. Superfici calpestabili dai
30 ai 70 metri, 39 appartamenti tutti con uno spazio
all’aperto, terrazza o giardino. Sono state adottate le
più moderne tecniche di costruzione per garantire
comfort e privacy: intonaci fonoassorbenti, scarichi con
isolamento acustico, cappotto esterno, pompe di calore
indipendenti. Un plus il posto macchina per ciascun
appartamento, alcuni con tettoia, e comodi spazi
condominiali per i servizi comuni. E per chi preferisce
arrivare chiavi in mano è possibile trovarli già arredati
con gusto e qualità.
Il Saint Claire è una soluzione ottima sia per chi decide
di fermarsi a Marciana Marina per periodi più lunghi,
o per sempre, sia per chi vuole investire ed avere la
certezza di un reddito perché si sa che nel “gioiellino”, il
paese più piccolo dell’Elba c’è la corsa alla prenotazione.
Luciano vi seguirà anche nel post vendita: sarà la
Brauntour a prendersi cura del condominio e a gestire
l’appartamento, se vorrete metterlo a reddito con affitti
turistici quando non serve alla vostra famiglia. Da
154 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
maggio Luciano metterà a disposizione le planimetrie
per aiutarvi a scegliere una soluzione tailor made.
Due passi nel cantiere e l’onestà del vostro consulente
immobiliare, faranno il resto.
Foto ©Michele Martina
Luciano Puppo has worked in the Elban hospitality
sector since 1986, first as manager of a hotel in Marciana
Marina, the Saint Claire, one of the most modern for its
time. He then moved on to real estate as an agent and
opened up a tourist agency. In recent years, he has been
managing the Zeus Apartments which are also open in
winter, and where the same guests often return year after
year, thanks to the relationship of trust and the excellent
services offered. Now, Zeus is run by his son, Giovanni,
while Luciano is back where he started. The Saint Claire
has changed its designation from tourist to residential.
39 flats from 30 to 70 square metres, complete with every
amenity, built according to the latest energy efficiency
standards, with a beautiful garden and pool and
communal areas for shared services. Each flat has its
own parking space and an outdoor area, either garden or
terrace, to enjoy the breeze of the smallest village on Elba,
Marciana Marina, a gem. Luciano is ready for you in the
agency to show the different models available to those
who intend staying on Elba for more than just a holiday,
or to those who want to make an investment to have a
revenue with the advice of Brauntour who would manage
the rental for you according to your needs.
Luciano Puppo ist seit 1986 im Bereich Tourismus auf
Elba tätig – zunächst als Hoteldirektor des damals
modernen Saint Claire in Marciana Marina, später als
Immobilienmakler und Gründer einer Tourismusagentur.
Zuletzt leitete er das ganzjährig geöffnete Condominio
Zeus, das sich durch treue Stammkundschaft und hohe
Servicequalität auszeichnet. Heute wird das Zeus von
seinem Sohn Giovanni geführt, während Luciano zum
Saint Claire zurückkehrt ist. Das St. Claire wurde in eine
hochwertige Wohnanlage umgewandelt. Die Anlage
mit Blick auf Marciana Marina, dem kleinsten und
charmanten Ort Elbas umfasst 39 Wohnungen (30-70 m²)
mit modernen Energiestandards, privatem Außenbereich
(Garten oder Terrasse), eigenem Parkplatz, Pool und
Serviceflächen im Park. Luciano berät Interessierte
direkt vor Ort – ob für einen dauerhaften Aufenthalt auf
Elba oder als Kapitalanlage. Die Agentur Brauntour
übernimmt auf Wunsch die professionelle Vermietung
nach individuellen Vorgaben.
AGENZIA IMMOBILIARE BRAUNTOUR
Piazza della Vittoria 19 | 57033 Marciana Marina (LI)
Tel: +39 0565 996873 | +39 335 6532323
www.appartamentielbabrauntour.it | infovendite@brauntour.it
accoglienza
155
Il Residence & Club
Hotel Le Acacie
di G.B. - P.L.
Naregno - Capoliveri
Sognate un luogo dove aprire le
finestre e sentire il suono del mare?
Avete voglia di una vacanza senza
pensieri? Cercate un posto dove
i bambini possano divertirsi in
sicurezza? A Naregno, Il Residence
& Club le Acacie, gestito da
oltre settant’anni dalla famiglia
Bartolini, è luogo dove gli ospiti
vengono accolti con gentilezza e
calore autentico. Immerso nel bel
parco dove palme, pini ed eucalipti
segnano il confine fra luce ed
ombra, Le Acacie è pronto a svelare
le sue due anime. La prima è quella
dell’hotel, che offre un soggiorno
curato nei minimi dettagli, a due
passi dal bagnasciuga. Le camere
sono accoglienti, la gentilezza ci sta
di casa. Colori chiari e ambienti che
catturano la luce come la superficie
calma del mare all’alba, linee
semplici che non distraggono ma
accompagnano lo sguardo verso
l’esterno, dove la natura entra dalle
finestre senza chiedere permesso.
La seconda, il residence: luogo
perfetto per chi ama spazi propri,
senza rinunciare ai servizi. Sulla
spiaggia di Naregno, ombrelloni,
lettini e mare sono il punto di
partenza per giornate piene di
sole, letture, giochi e tuffi. Per chi
ama il movimento, le mille attività
promosse dalla struttura, dal tennis
al calcetto, dall’aerobica al tiro con
l’arco, offrono momenti rigeneranti
a ogni età.
Per le famiglie merita un plus
l’attenzione per i bambini:
il miniclub e lo junior club li
coinvolgono in giochi, spettacoli,
laboratori creativi e piccole
esplorazioni, seguiti da uno staff
esperto. Se poi avete voglia di un
tuffo nella storia, basta imboccare
il piccolo sentiero che porta a
Forte Focardo, tra i profumi della
macchia e un panorama che resta
nel cuore.
Da non sottovalutare il piacere
della tavola: il ristorante propone
ogni giorno gustosi piatti
ispirati alla tradizione dell’Isola
e della Toscana, con lo scopo di
raccontare l’Elba e la sua storia
con i prodotti del territorio. Le
Acacie non è solo un hotel o un
residence: è un modo di vivere
l’Elba, in completo relax, in un
luogo che sa di casa.
156 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Have you ever dreamt of a holiday
with the sound of the sea and the
scent of Mediterranean shrubs?
Then, a welcome awaits you in
Naregno at the Residence and Club
Le Acacie, run for over 70 years by
the Bartolini family. It sits in lush
parkland amidst palms, pines and
eucalyptus trees and gives the option
of the hotel with bright, comfortable
rooms, or the residence for those who
prefer privacy but without giving up
the services. There is a well-equipped
beach, plenty of sporting activities,
mini and junior clubs for the little
ones and a tasty Elban cuisine that
makes the holiday memorable. For
those who love a little history, there
is Forte Focardo nearby with some
wonderful views. Le Acacie is more
than a holiday: it is home.
Die Ferienanlage Club Le Acacie in
Naregno wird seit über 70 Jahren
von der Familie Bartolini geführt und
bietet eine Unterkunft in gepflegtem
Ambiente. Die Anlage liegt in einem
weitläufigen Park mit Palmen,
Pinien und Eukalyptusbäumen
und umfasst sowohl ein Hotel mit
hellen, komfortablen Zimmern
sowie Ferienwohnungen für
Gäste, die mehr Unabhängigkeit
wünschen. Zur Ausstattung gehören
ein privater Strandabschnitt mit
Liegen und Sonnenschirmen,
verschiedene Sportangebote, ein
Miniclub und Juniorclub für Kinder
sowie ein Restaurant, das Gerichte
der regionalen Küche anbietet. Das
nahegelegene Forte Focardo bietet
einen Aussichtspunkt mit Blick über
die Küstenlandschaft. Le Acacie
bietet nicht nur Urlaub, sondern ein
Gefühl von Vertrautheit.
HOTEL & RESIDENCE LE ACACIE
Località Naregno - 57031 Capoliveri (LI)
Tel. +0565 170 0186 | info@acacie.it
Tenuta delle Ripalte
di G.B. - P.L.
Sea, Country & Wine Resort
TENUTA LE RIPALTE
Località Ripe Alte | 57031 Capoliveri (LI)
Tel: +39 0565 94211
www.tenutadelleripalte.it
Dove il mare accoglie le radici più profonde delle
colline del versante orientale, lontana dalle località
più frequentate, si affaccia la Tenuta delle Ripalte, un
luogo magico, un’isola nell’isola, un regno dove anche
il vento sembra fermarsi per ascoltare il sussurro
segreto della terra. Con i suoi 16,5 ettari di vigneti
coltivati lungo la Costa dei Gabbiani, la Tenuta è un
tempio sospeso tra terra e mare dove il suolo rosso e
la brezza marina si intrecciano per dar vita a nettari di
eccellenza. I filari si allungano ordinati sulle colline,
mentre i grappoli d’Aleatico, Vermentino e Alicante
maturano al sole che sorge dal mare, avvolgendoli ogni
mattina con un bagliore dorato. La Cantina, firmata
dall’architetto Tobia Scarpa, si incastona nel territorio
come una pietra preziosa. Qui inizia il viaggio tra i
sapori autentici dell’Isola grazie alle degustazioni
guidate, alle passeggiate tra i vigneti e ai tramonti che
incendiano il cielo. Ma la Tenuta delle Ripalte è molto
più di un paradiso enologico: è un rifugio esclusivo
all’insegna dello charme. Le ville, appena sedici,
sorgono come piccoli eremi di bellezza, garantendo
agli ospiti un’esperienza di lusso discreto e assoluto
relax: le ampie vetrate accolgono le stagioni con i colori
che cambiano. Sulle terrazze esclusive, immerse nella
natura, arriva l’odore del mare, alcune hanno la piscina
privata. Le camere, ampie ed accoglienti, sono pensate
per garantire il massimo comfort avvolgendo gli
ospiti nei bei tessuti naturali. Esclusive, ma si possono
raggiungere anche dal mare, le spiagge di Calanova,
del Ramaiolo e di Istia. Per chi ama una full immersion
nella natura si consiglia il glamping per provare le
emozioni di una vita all’aria aperta, senza rinunciare
all’eleganza ed al comfort che contraddistingue la
Tenuta, tra la freschezza della terra e la dolcezza del
cielo stellato. Il soggiorno alla Tenuta delle Ripalte si
completa con il fascino dell’hotel situato nell’antica
villa padronale, con camere intime e raffinate che
offrono una vista mozzafiato sul paesaggio circostante.
Le attività offerte sono pensate per chi cerca l’armonia
tra corpo e mente: dallo yoga all’alba come modo
perfetto per cominciare la giornata, alle passeggiate a
cavallo lungo i sentieri che si snodano tra la macchia
mediterranea. Campi da tennis, possibilità di diving o
uscite in canoa, trekking o bike fino alle affascinanti
miniere del Ginevro: la Tenuta delle Ripalte è
un’esperienza fra relax e benessere che rimane nel
cuore, un incontro con la natura, i sapori e le emozioni
più profonde dell’Isola d’Elba.
158 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Ripalte - Capoliveri
In the east of Elba, between the sky and the sea, lies the
Ripalte Estate, an enchanting place where nature, wine
and charm come together in perfect harmony. With
its 16,5 acres of vineyards overlooking the Costa dei
Gabbiani (the Seagull Coast), the Estate is a sanctuary
of tastes; Aleatico, Vermentino and Alicante grow on
the red soil, nourished by the sea breeze. Their wine
cellar, designed by Tobia Scarpa, is at the very heart of
the sensory experience: guided tastings, walks through
the rows of vines and sunsets across the sea ignite the
senses. Hospitality comes in the shape of sixteen villas
surrounded by greenery, elegant rooms in the main villa
and atmospheric glamping tents for those who prefer a
more authentic contact with nature, without sacrificing
comfort. Some villas have a private pool and views over
Calanova, Ramaiolo and Istia. Be it yoga or horse riding,
hiking or wine trails, biking or water sports, the Estate is
more than a holiday; it is an experience of beauty, nature
and open-air activities.
Eingebettet zwischen Himmel und Meer an der
Ostküste Elbas, ist die Tenuta delle Ripalte ein Ort,
an dem Natur, Weinbau und stilvolles Ambiente in
harmonischem Einklang stehen. Auf 16,5 Hektar
Rebfläche mit Blick auf die Costa dei Gabbiani gedeihen
durch das maritime Klima begünstigt Aleatico,
Vermentino und Alicante auf eisenhaltigem, rotem
Boden. Die von Tobia Scarpa entworfene Kellerei ist das
Kernstück vielfältiger Sinneseindrücke: Professionell
begleitete Degustationen, Spaziergänge durch die
Weinberge und Sonnenuntergänge über dem Meer
ermöglichen einen intensiven Zugang zur Region
und ihren Produkten. Die Unterkunftsmöglichkeiten
reichen von sechzehn Villen inmitten der Natur über
elegante Zimmer in der historischen Villa bis hin zu
stilvoll ausgestatteten Glamping-Zelten – für Gäste,
die Komfort mit unmittelbarer Naturnähe verbinden
möchten. Einige der Villen verfügen über einen privaten
Pool und Blick auf die Buchten von Calanova, Ramaiolo
und Istia. Ein vielseitiges Freizeitangebot – von Yoga,
Reiten und Wandern über Wine Trekking, Radfahren
bis hin zu Wassersport – macht die Tenuta zu mehr als
einem Urlaubsort: Sie bietet ein ganzheitliches Erlebnis
zwischen Natur, Aktivität und Entspannung.
Foto ©Niccolò Ridi per Tenuta delle Ripalte
The Hotel Fabricia is set in a lush four-acre garden
with olive trees and vineyards overlooking the Gulf of
Portoferraio, as elegant as a Tuscan villa. Its seventydi
G.B. - P.L.
Hotel Fabricia
Fra natura, bellezza
e benessere
Portoferraio
HOTEL FABRICIA
Località Magazzini 50 | 57037 Portoferraio (LI)
Tel: +39 0565 933181
www.hotelfabricia.com | info@hotelfabricia.com
FB: hotelfabricia | IG: hotelfabricia
Un giardino che sa di paradiso si affaccia lungo il
“Cammino della Rada”: quattro ettari di verde, che
custodiscono ulivi e vigneti secolari, abbracciano l’Hotel
Fabricia profumando l’aria di bellezza. La struttura, che
ricorda le ville immerse nelle campagne toscane, conta
settantasei camere e si affaccia sullo skyline dell’antica
Cosmopoli. Sistemazioni e servizi sono tailor made;
questa, infatti, è la filosofia dell’hotel: “ogni soluzione è
personale, secondo il proprio ideale di vacanza”. Che si
desideri un rifugio romantico, una vacanza in famiglia
ricca di attività o un’avventura all’insegna dello sport
e della natura, l’Hotel Fabricia offre un’ampia gamma
di opzioni per soddisfare ogni esigenza. La spiaggia
privata, attrezzata con cabine e un pontile per l’attracco
delle barche, ospita un Active Club con attività varie,
dalla scuola sub alle escursioni guidate. Per gli amanti
dello sport, l’hotel offre campi da tennis e attrezzature
per l'allenamento open air oltre ad una piscina semiolimpionica,
dove allenarsi o sorseggiare un drink con
gli amici prima di cena.
L’esperienza sensoriale all’Hotel Fabricia non si limita
al benessere fisico; è un viaggio attraverso i sapori
autentici, un’ode alla gastronomia locale che incanta
il palato e nutre l’anima. Qui la giornata non può che
iniziare con la colazione servita nel giardino soleggiato
con il ricco buffet, dai croissant appena sfornati alla
frutta fresca. A pranzo e a cena, l’elegante ristorante
dalle ampie vetrate si trasforma in un palcoscenico
di delizie culinarie. Per chi desidera un’esperienza più
informale, il bar gazebo a bordo piscina offre spuntini
leggeri e sfiziosi, perfetti per un pranzo veloce o un
aperitivo al tramonto mentre l’American bar, con la
sua atmosfera rilassante e sofisticata, è il luogo ideale
per sorseggiare un cocktail esotico o un bicchiere di
vino pregiato, ammirando la bellezza del giardino e
dell’ampia Rada di Portoferraio. L’Hotel Fabricia offre
un'esperienza che celebra la bellezza, in ogni suo
angolo.
160 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
six rooms offer tailor-made solutions for every type of
holiday: from romantic relaxation to family activities, to
holidays dedicated to the health of mind and body. Its
private beach has an Active Club with a diving school and
excursions, while sports grounds and a semi-Olympic
swimming pool help you to keep fit. The cuisine focuses
on local dishes: breakfast in the garden, fine dining in the
panoramic restaurant, poolside snacks and cocktails at
the American Bar. A break away to enjoy nature, good
food and well-being.
Das Hotel Fabricia liegt in einem vier Hektar großen,
gepflegten Garten mit Olivenbäumen und Weinreben. Mit
Blick auf den Golf von Portoferraio präsentiert sich das
Haus im Stil einer toskanischen Villa. Es verfügt über 76
Zimmer mit individuellen Angeboten für unterschiedliche
Urlaubsbedürfnisse – vom entspannten Aufenthalt zu
zweit über Aktivitäten für Familien bis hin zum Urlaub
mit Fokus auf körperliches und mentales Wohlbefinden.
Der hoteleigene Strand bietet unter anderem einen Active
Club mit Tauchschule und Ausflügen. Sportbegeisterte
finden zusätzlich Tennis- und Sportplätze sowie ein
halbolympisches Schwimmbecken. Die Gastronomie
legt Wert auf regionale Produkte: Frühstück im Garten,
gehobene Küche im Panoramarestaurant, leichte Speisen
am Pool und Getränke an der American Bar sorgen für
kulinarische Vielfalt. Ein Aufenthalt, der Natur, Kulinarik
und Erholung miteinander verbindet.
accoglienza
161
Hotel Villa Mare &
Hotel Punta Pina
Bagnaia - Portoferraio
RESIDENCE HOTEL VILLAMARE
Piazzetta di Bagnaia 3, 57037 | Portoferraio (LI)
Tel: +39 0565 961009 | Mob. +39 338 270 2760
www.bagnaia.com | bagnaia@gmail.com
FB: villamare bagnaia | IG: villamare_bagnaia
Il Residence Hotel Villa Mare,
ubicato nel piccolo centro di
Bagnaia, immerso nel verde e a
soli 50 metri dalla spiaggia libera
in ciottoli, consente un piacevole
e confortevole soggiorno. Si
trova nelle immediate vicinanze
di minimarket, bazar, ristoranti
e pizzerie, in posizione ideale
per visitare tutta l’Isola a soli
12 chilometri dal centro di
Portoferraio e Porto Azzurro.
Nell’antica villa del ’900 e nelle
dépendance adiacenti sono stati
ricavati appartamenti con cucina
da 2 a 6 posti letto e camere in
Hotel doppie, triple e family. Gli
appartamenti e le camere sono
dotati di ingresso indipendente,
aria condizionata, bagno privato,
TV sat, telefono, WiFi, posto auto
con telecomando, terrazza o
giardino con tavolo e sedie.
Piacevole snack-bar per prima
colazione, insalate, panini, aperitivi
da gustare in giardino al tramonto
con vista mozzafiato sul golfo di
Portoferraio. Convenzionato con
tutte le compagnie di navigazione,
stabilimenti balneari, noleggio
barche, auto, scooter e bici.
The Residence Villa Mare Hotel is
situated in the village of Bagnaia,
surrounded by greenery and only 50
metres from the pebbly beach and
guarantees a pleasant, comfortable
stay. There are minimarkets,
bazaars, restaurants and pizzerias
nearby and the location is ideal
for visiting the whole island. In the
lovely old 20th century villa and
the adjoining annexes, there are
flats that accommodate from 2 to 6
people and then double, triple and
family rooms in the Hotel. The flats
and the rooms are air-conditioned
and all have independent entrances,
private bathroom, satellite tv,
telephone, WiFi, remote-controlled
parking space, terrace or garden
with table and chairs. There is a
pleasant Snack-Bar for breakfasts,
salads or sandwiches in the garden
under the palm tree or the pine,
and aperitifs to enjoy at sunset
with wonderful views of the Gulf of
Portoferraio. Special agreements
with all the ferry companies, bathing
establishments, boat, car, scooter
and bike hire.
162 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Umgeben von Pinien und Palme
liegt das Hotel Villa Mare im kleinen
Ort Bagnaia, nur 50 Meter vom
öffentlichen Kieselstrand entfernt.
Die Anlage bietet komfortable
Unterkunftsmöglichkeiten für
einen erholsamen Aufenthalt. In
direkter Nähe befinden sich ein
Minimarkt, ein Bazar, Restaurants
und Pizzerien. Die Lage ist ideal, um
die gesamte Insel Elba zu erkunden.
In der historischen Villa aus dem
frühen 20. Jahrhundert sowie in den
angrenzenden Nebengebäuden
wurden Apartments mit Küche
für 2 bis 6 Personen sowie
Hotelzimmer (Doppel-, Dreibettund
Familienzimmer) eingerichtet.
Alle Unterkünfte verfügen über
Klimaanlage, einen separaten
Eingang, ein eigenes Bad, SAT-TV,
Telefon, WLAN, einen reservierten
Parkplatz mit Fernbedienung
sowie eine Terrasse oder einen
Garten mit Sitzgelegenheiten. In
der Snack-Bar-im Garten wird das
Frühstück serviert, so auch Salate,
Sandwiches und Aperitifs – mit
Blick auf den Golf von Portoferraio,
besonders stimmungsvoll
bei Sonnenuntergang. Das
Hotel kooperiert mit allen
Fährgesellschaften sowie mit den
Strandbädern und Anbietern für
den Verleih von Booten, Autos,
Motorrollern und Fahrrädern.
BBPR: architetti
visionari all’Elba di
Patrizia Lupi
Nel 1939, lo studio BBPR fondato dai giovani architetti
Banfi, Belgiojoso, Peressutti e Rogers, fu incaricato, si
dice su indicazione di Adriano Olivetti, di elaborare
un piano per lo sviluppo turistico dell’Isola d’Elba.
L’approccio di BBPR, nonostante l’omologazione del
regime fascista, si distingueva per una visione moderna
e attenta alla valorizzazione del patrimonio naturale e
culturale dell’Isola.
Anticipando la sensibilità che ha contraddistinto il
secondo dopoguerra, intuendo il pericolo di un abuso
del territorio, ancora inesplorato e bellissimo, il piano
si basava su rispetto del paesaggio, valorizzazione
del patrimonio culturale, creazione di infrastrutture
moderne, promozione di un turismo di qualità.
BBPR proponeva un modello di sviluppo che oggi si
definirebbe “sostenibile”, che non alterasse l’equilibrio
naturale dell’Isola, integrando le nuove strutture con il
paesaggio, preservando intatta la bellezza delle coste
e dell’entroterra. Inoltre il piano prevedeva il recupero
e la valorizzazione dei centri storici, dei monumenti e
delle tradizioni locali. L’obiettivo era offrire ai turisti
un’esperienza autentica, che permettesse loro di
conoscere la storia e la cultura dell’Isola. Anche le
nuove strutture ricettive, come alberghi e villaggi
turistici, dovevano rispettare i principi dell’architettura
moderna e della salvaguardia ambientale: dovevano
essere funzionali, confortevoli e in armonia con
l’ambiente circostante. Il piano mirava ad attrarre un
turismo di élite, interessato alla cultura, alla natura e
al relax. L’obiettivo era evitare la massificazione del
turismo, che avrebbe potuto compromettere l’equilibrio
dell’Isola.
La loro idea fu pubblicata su “Domus” nell’agosto del
1940, corredata di planimetrie, foto, disegni, curata
nei particolari e nei dettagli, che permettevano di
comprendere appieno la visione dello studio. L’Isola
aveva incantato anche loro. Avevano preso alloggio
l’anno prima a Marciana Marina presso l’Albergo La
Pace, uno dei pochi dell’Isola, familiarizzando con gli
abitanti, ai quali rimasero legati nel tempo. Purtroppo
la guerra interruppe la realizzazione del piano e
alcuni dei giovani architetti ne subirono le nefaste
conseguenze. Ernesto Rogers, di famiglia ebrea,
dovette rifugiarsi in Svizzera; Gian Luigi Banfi, Lodovico
Barbiano di Belgiojoso ed Enrico Peressutti entrarono
nelle fila del Partito d’Azione e i primi due furono
deportati. Banfi cedette alle dure condizioni del Lager
e morì a Gusen nell’aprile 1945. Da allora il lavoro dello
studio fu ispirato da un forte impegno civile e da un
grande spirito di collaborazione e multidisciplinarietà.
Stupisce che a distanza di 80 anni quel piano sia ancora
valido e visionario.
164 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Spiaggia di Cavoli - Foto ©Gaetano Triscari
In 1939, the BBPR studio, founded
by the young architects Banfi,
Belgiojoso, Peressutti and Rogers,
was commissioned to draw up a
plan for the development of tourism
on the Island of Elba, featuring a
contemporary vision that focused
on the enhancement of the island’s
natural and cultural heritage. Their
plan was based on respect for the
landscape, appreciation for the
cultural heritage, the creation of
modern infrastructures and the
development of quality tourism.
BBPR presented a model that today
would be described as “sustainable”,
one that would not alter the natural
harmony of the island, integrating
new buildings into the landscape,
keeping the beauty of the coastline
and its surrounding area intact.
In addition, their plan included
restoration and enhancement of
historic centres, monuments and
local traditions. The aim was to give
tourists an authentic experience,
helping them to get to know the
island’s history and culture. They
had envisaged modern, functional
accommodation facilities,
comfortable and in keeping with
the surrounding environment. Their
plan was to attract an elite type of
tourism that would be interested
in culture, nature and relaxation.
They wanted to avoid mass tourism
which could have compromised the
equilibrium of the island. 80 years
on, that plan is still valid if we want
to save the beauty and the cultural
identity of Elba.
Erbes, dem Ausbau moderner
Infrastrukturen und der Förderung
eines hochwertigen Tourismus. Sie
schlugen ein Entwicklungsmodell
vor, das man heute als „nachhaltig“
bezeichnen würde – ein Ansatz,
der das natürliche Gleichgewicht
der Insel bewahren sollte, indem
neue Strukturen harmonisch in
die Landschaft integriert wurden
und die Schönheit der Küste sowie
des Hinterlandes erhalten blieb.
Ein wesentlicher Bestandteil des
Plans war zudem die Restaurierung
und Aufwertung historischer
Stadtzentren, Denkmäler und lokaler
Traditionen. Ziel war es, Besuchern
ein authentisches Erlebnis zu bieten
und ihnen die Möglichkeit zu geben,
die Geschichte und Kultur der Insel
hautnah zu erleben. Die geplanten
Einrichtungen sollten modern,
funktional und zugleich harmonisch
in die Umgebung eingebettet
sein. Der Fokus lag darauf, einen
exklusiven Tourismus anzuziehen –
Reisende, die sich für Kultur, Natur
und Erholung begeistern, anstatt
auf Massentourismus zu setzen, der
das fragile Gleichgewicht der Insel
gefährden könnte. Achtzig Jahre
später bleibt dieser Plan aktueller
denn je, wenn es darum geht, die
Schönheit und kulturelle Identität
Elbas für kommende Generationen
zu bewahren.
Spiaggia della Biodola - Foto ©Adriano Locci
Gli architetti BBPR a Marciana Marina nel 1939
Domus, agosto 1940
Im Jahr 1939 wurde das
Architekturbüro BBPR, gegründet
von den jungen Architekten Banfi,
Belgiojoso, Peressutti und Rogers,
beauftragt, einen Entwicklungsplan
für den Tourismus auf der Insel Elba
zu entwerfen. Dieser Plan zeichnete
sich durch eine moderne Vision aus,
die das natürliche und kulturelle
Erbe der Insel in den Mittelpunkt
stellte. BBPRs Konzept basierte auf
dem Respekt vor der Landschaft,
der Aufwertung des kulturellen
Blu Navy:
la compagnia di
navigazione elbana
di Pietro Pacciardi
C’è un tratto di mare che non
divide, ma unisce. Una lingua
d’acqua che da quindici anni
viene percorsa dai traghetti
della Blu Navy, compagnia di
navigazione elbana, nata nel 2010
con l’ambizione - oggi realtà - di
essere molto più di un semplice
vettore.
Blu Navy ha un’anima isolana.
Con i suoi traghetti, Acciarello,
Tremestieri e Aethalia, offre un
servizio efficiente , su navi ben
equipaggiate, facendo la spola
tra Piombino e Portoferraio, in
inverno e d’estate, con l’attenzione
premurosa di chi sa che ogni
traversata è già una vacanza per
gli ospiti dell’Isola o una necessità
per i residenti. I viaggiatori che
desiderano esplorare l’Elba su
due ruote possono facilmente
imbarcare moto o biciclette.
L’acquisto dei biglietti è reso
semplice e flessibile grazie alla
possibilità di prenotare online o
direttamente a bordo, offrendo ai
passeggeri la libertà di organizzare
al meglio i tempi di viaggio.
Esiste anche una chat attiva fino
all’ultimo minuto per cambiare
orario. Tariffe agevolate per chi ha
casa sull’Isola.
Il personale, anche del call center,
sempre disponibile e cortese, è
pronto ad assistere in ogni fase
anche chi ha disabilità, garantendo
un’esperienza senza stress. Una
navigazione disegnata su misura,
comoda e accessibile, come un
porto sicuro.
Nel tempo, Blu Navy ha costruito
relazioni e investito in servizi e
persone. Ha portato avanti un’idea
di mobilità sostenibile, dove ogni
viaggio è anche un’occasione per
scoprire, osservare, imparare.
Perché l’Elba, vista dal ponte
di una nave, è un’emozione da
non perdere con le sue coste
frastagliate dai mille colori che
lasciano immaginare un paradiso.
Blu Navy is the Elban Shipping
Company that has been linking
Piombino and Portoferraio in winter
and summer since 2010. It is not only
a means of transport, but the start
of a journey to discover the island
from the sea. On board, to make the
crossing more enjoyable, welcoming
staff, flexible tickets and assistance
right up to the last minute. It is
166 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
a useful, necessary service for
residents and a pleasure for guests
coming to the island. It makes for a
comfortable journey with a company
who is environmentally aware and
has an Elban heart.
Blu Navy ist eine Fährgesellschaft
mit Sitz auf Elba, die seit 2010
eine regelmäßige Verbindung
zwischen Piombino und Portoferraio
sowohl im Winter als auch im
Sommer anbietet. Blu Navy bietet
zuverlässige, komfortable Überfahrt
mit flexiblem Service rund um die
Reisenden. Auch für Kinder und die
Vierbeiner stehen Extrabereiche zur
Verfügung.
Der Fährdienst stellt eine
verlässliche Mobilitätslösung für
die Inselbevölkerung dar und trägt
gleichzeitig zu einem angenehmen
Reiseerlebnis für Besucher bei.
Das Unternehmen legt Wert
auf Umweltverträglichkeit und
nachhaltigen Betrieb.
BLU NAVY • Traghetti per l’Isola d’Elba
Calata Italia 24a, Portoferraio (LI)
accoglienza
167
Foto ©Francesca Soli - Phototoday
Lifestyle & Sport
La rinascita del
Golf Acquabona
ELBA GOLF CLUB DELL’ACQUABONA
Località Acquabona | 57037 Portoferraio (LI)
Tel: + 39 0565 940066
www.elbagolfacquabona.it | info@elbagolfacquabona.it
di Patrizia Lupi
Portoferraio
Il mare all’Elba non è solo azzurro, lo trovi anche
verde, ondeggiante e riposante, lungo i pendii morbidi
dell’Acquabona, fra Portoferraio e Porto Azzurro, dove
l’Elba Golf Club disegna un ambiente incontaminato.
Un luogo di pace e relax prima che una tappa obbligata
per gli appassionati di golf.
168 mila mq di benessere, con vista panoramica sugli
scorci irripetibili della costa elbana, esclusivo quanto
basta, accogliente per incuriosire potenziali sportivi di
ogni età, attrezzato per coloro che del golf hanno fatto
uno stile di vita.
Da quest’anno Pietro Vallardi, Presidente, e Federico
Ballati, Vicepresidente, poco più di sessant’anni in
due ma con già diverse esperienze alle spalle, hanno
risvegliato l’anima addormentata dell’Acquabona
per aprirla a tutti coloro che, con rispetto e amore,
hanno voglia di assaporare tempi lenti e profumi di
natura, distanti dalla movida elbana. Un fiume di idee
e di proposte, molte già concretizzate, a partire dalla
strettissima sinergia con l’azienda vitivinicola che ha
l’obiettivo di presentare all’esterno un unico territorio,
sotto il nome di Acquabona.
Grazie alla loro gestione capace e visionaria, questo
angolo di paradiso vuole tornare protagonista sull’Isola,
in onore del nonno di Pietro, Piero, fondatore del
campo, e dei 31 anni di presidenza di papà Carlo. Il tutto
con l’aiuto di Daniela e Giovanni, anime portanti del
Golf da ormai tanti anni.
Il bar diventa un luogo speciale per un drink al
tramonto o uno snack nelle oziose giornate estive.
L’area servizi si apre come un anfiteatro per
organizzare feste o eventi sportivi o culturali. Aperto a
chiunque abbia un’idea da mettere in campo e voglia
di passare il proprio tempo libero in un luogo elegante,
ma sobrio e amichevole.
Un consiglio? Provateci! Il golf è uno sport adatto a
tutti, non è vero che è riservato ad una élite ristretta
di appassionati, basta vincere il timore di non essere
capaci. In effetti, è uno sport apparentemente
tranquillo, ma che necessita di grande equilibrio e
concentrazione. Come pochi altri ti mette in contatto
con la natura e il silenzio. Ineludibile un liberatorio
dialogo interiore, passeggiando sul prato o all’ombra
degli alberi, lo sguardo che si perde sulla linea azzurra
dell’orizzonte.
Una cosa è certa: dopo una partita di golf, concentrati
170 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
sull’obiettivo rappresentato da una buca nel terreno,
si sarà scordata ogni preoccupazione. La sfida con noi
stessi è sempre dietro l’angolo e cercare di raggiungere
la meta, aiutati dalla bellezza e dalla lentezza, fa bene al
corpo e alla mente.
The Elba Golf Club, between Portoferraio and Porto
Azzurro, lies in an unspoilt green environment of gentle
slopes with a superb view of the coastline as far as the
horizon. With 168,000 square metres of open-air health,
the Club is exclusive enough, welcoming enough to
intrigue potential sportsmen of all ages, and equipped
for those who have made golf a lifestyle. Away from
Elba’s nightlife, it is a place to enjoy a drink at sunset
or for a tasty snack, to do sport or simply spend time
with friends. Pietro Vallardi, the President, and Federico
Ballati, Vice-President have reawakened the sleeping soul
of Acquabona, opening it up to all those who, with care
and respect, want to enjoy slow rhythms and the scents
of nature. A stream of new ideas and suggestions, in
synergy with the winery to present a single concept to the
outside world, under the name of Acquabona. Thanks to
their able and forward-looking management, this corner
of paradise wants to get back to centre stage on the island
in honour of Pietro’s grandfather Piero, the founder of the
golf course, and of his father Carlo’s 31 years as President.
All this with the help of Daniela and Giovanni who have
been the mainstay of the course for many years. They
will all be happy to help you to try out this sport which
requires balance and concentration but manages to put
you in harmony with the natural beauty around you and
the unhurried pace that is the real source of well-being.
Der Elba Golf Club, gelegen zwischen Portoferraio
und Porto Azzurro, fügt sich harmonisch in eine
unberührte Landschaft aus sanften Hügeln ein. 168.000
Quadratmetern Fläche um die Golfleidenschaft zu
leben. Der Club ist offen für Sportinteressierte jeden
Alters und bestens ausgestattet für all jene, die Golf
als Lebensstil begreifen oder das Golfspielen erlernen
wollen. Abseits des touristischen Trubels bietet der
Club Raum für sportliche Betätigung ebenso wie
für entspannte Momente – sei es bei einem Drink
zum Sonnenuntergang oder einem kleinen Snack in
geselliger Runde mit Freunden. Unter der Leitung von
Präsident Pietro Vallardi und Vizepräsident Federico
Ballati wurde der Club von Acquabona neu belebt.
Gemeinsam mit dem angeschlossenen Weingut entsteht
eine Synergie, die das ganze Areal unter dem Namen
„Acquabona“ als einheitliches Konzept versteht. Dank
der vorausschauenden und professionellen Leitung
soll dieser Ort wieder eine zentrale Rolle auf der Insel
einnehmen – im Gedenken an Pietros Großvater
Piero, den Gründer des Platzes, und die 31-jährige
Präsidentschaft seines Vaters Carlo. Unterstützt wird
die Clubleitung von Daniela und Giovanni, die seit
vielen Jahren die tragenden Säulen des Golfclubs
sind. Interessierte Gäste sind herzlich eingeladen,
den Golfsport kennenzulernen – eine Sportart, die
Konzentration und Ausgeglichenheit fördert und
gleichzeitig den Zugang zur Natur, zur inneren Ruhe und
zu einem bewussteren Zeitgefühl eröffnet – wesentliche
Quellen für körperliches und seelisches Wohlbefinden.
Costruito nel 1971 su disegno di Gianni Albertini, è associato alla
Federazione Italiana Golf e al CONI. Tutti i suoi maestri sono
iscritti alla Federazione. Il percorso è composto da 9 buche con
doppie partenze. Misura 5144 mt e ha un par di 68, un campo
pratica con 5 postazioni coperte e 10 su erba, un putting green
con 18 buche.
172 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
StudioCreativo23
Un Hub di innovazione
e creatività elbano
STUDIO CREATIVO 23
Tel: +39 3891594722
www.studiocreativo23.it | info@studiocreativo23.it
Dall’unione delle competenze
di tre giovani in campo grafico,
fotografico, digitale e creativo
nasce un Hub dinamico dedicato
alla promozione del territorio
e delle attività locali elbane,
mettendone in luce potenzialità
e unicità. Sono Michele Martina,
nativo elbano, fotografo,
videomaker e designer grafico,
Sara Cassettai, proveniente dalla
Garfagnana, social media manager
ed esperta in adv, Gabriele Moretti,
anch’egli di origine garfagnina, web
developer: li accomuna una visione
unica e la passione per il proprio
lavoro per dar vita a campagne
promozionali online e offline.
In un’epoca in cui la presenza
digitale è fondamentale,
StudioCreativo23 utilizza strategie
innovative di marketing online.
Attraverso campagne sui social
media, creazione di contenuti
visivi accattivanti e gestione di
siti web, aiuta le imprese elbane a
raggiungere un pubblico più vasto.
Ma va oltre: cura la promozione
off-line dei suoi clienti con la
creazione di insegne, vestiario,
cartellonistica, biglietti da visita e
tanto altro.
Per un futuro sostenibile e
creativo, si impegna a valorizzare il
territorio in maniera responsabile,
promuovendo attività che
rispecchino l’ambiente e le
comunità locali, collaborando con
aziende che condividono i suoi
valori.
StudioCreativo23 è un punto
di riferimento per chi vuole far
conoscere la propria attività. Con
passione ed esperienza, i suoi
creatori sono pronti a scrivere
insieme ai propri clienti una nuova
storia di successo, all’Elba e in tutto
il territorio toscano. Seguiteli! Ne
vedrete delle belle.
Three creative young people have
placed themselves, with their
passion and expertise, at the service
of Elban and Tuscan firms to take
care of on-line and off-line projects
of those who may want to share their
success story.
Drei junge Kreative stellen ihre
Leidenschaft und ihr Know-how
in den Dienst elbanischer und
toskanischer Unternehmen. Mit
frischen Ideen und professioneller
Begleitung unterstützen sie sowohl
Offline- als auch Online-Kampagnen
– für alle, die ihre Erfolgsgeschichte
sichtbar machen möchten.
lifestyle
173
Locman
di Pietro Pacciardi
Tecnologia e artigianato
al servizio del tempo
Marina di Campo
La nave Amerigo Vespucci
Cesare Pavese scriveva che si misurano gli attimi,
non i giorni. Un orologio serve a questo, a scandire
le emozioni e a dividerle in attimi di vita. È la storia
di Locman, che da quasi 40 anni interpreta il tempo
attraverso un connubio di estetica distintiva e audacia.
Un’esclusiva bellezza, ispirata all’anima vibrante
dell’Isola d’Elba, dove la natura incontaminata e lo
scorrere lento del tempo alimentano l’ingegno creativo.
Come afferma il fondatore, Marco Mantovani, “Il vero
creativo è quest’isola che con la sua bellezza ispira la
mente”. Basta ammirare un modello per comprenderne
l’essenza. In questi c’è il genio della Toscana, di
quel “Rinascimento senza fine” che da sempre fa
di questa regione una terra grandiosa. Il legame di
Locman con la Toscana si concretizza nel “Decimo
Canto” e nel “Ventiquattresimo Canto”, due orologi
tributo all’orologeria italiana. Un’eredità che arriva
dal Rinascimento, evocando le figure di Brunelleschi,
Da Vinci e Galilei. Questi modelli celebrano le prime
citazioni al mondo sull’orologeria meccanica, incise
tra i versi danteschi della Divina Commedia, a
testimonianza immortale di un’invenzione nata nel
cuore d’Italia. Locman eredita quella nobile tradizione
e la trasporta nella dimensione insulare, dove il tempo
si misura con ritmi differenti, dove il fluire dei secondi
è scandito dalla risacca del mare, dal respiro della
natura e dall’alternarsi delle stagioni. Ed è in questa
ricerca costante che Locman trova la sua anima: unire il
genius loci di territori diversi, di meraviglie inesplorate,
stringendo collaborazioni con istituzioni e marchi
prestigiosi, in ossequio a un vecchio adagio che recita:
“da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontani”. Da
questa filosofia nascono sinergie preziose, come quella
con Ducati, per orologi che scandiscono la passione per
il motociclismo, e quella con il Ministero della Difesa,
per gli orologi delle Forze Armate. “Dalla collaborazione
fra aziende italiane di grande valore – spiega Mantovani
– nasce una sinergia e uno scambio di competenze che
fanno crescere tutto l’artigianato italiano”. Emblema di
questo scambio di maestria è la collezione “Aviatore
Frecce Tricolori”, nata per il 65° anniversario della
Pattuglia Acrobatica Nazionale, che coniuga gli elevati
standard tecnici degli orologi da pilota con una linea
ispirata ai modelli degli agli anni ’40, incarnando
l’eccellenza italiana che le Frecce Tricolori portano
in volo. Nel solco di questi principi c’è anche il “Tour
Mondiale 2023-2025” dell’Amerigo Vespucci, icona
della tradizione italiana. In questa occasione, nasce
174 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
il nuovo “Montecristo Vespucci”, che rivisita il più
iconico della famiglia, il “Montecristo”, in un’edizione
speciale dedicata alle varie tappe della nave “più bella
del mondo”, scelto quale orologio ufficiale per le più
alte cariche istituzionali e militari che la accoglieranno
lungo la navigazione. Cassa in acciaio e titanio e
funzione GMT, per misurare due fusi orari, come fosse
un invito al viaggio, lungo le rotte internazionali. L’Isola,
con la sua storia millenaria, è musa ispiratrice. Locman
si nutre della sua bellezza, ma anche di una grande
capacità di innovazione e di un’esperienza artigiana
che affonda le radici nel tempo.
For almost 40 years now, at Locman, time has been transformed
into products distinguished by innovation and craftsmanship.
The Island of Elba with its beauty is the inspiration for the
brand’s clean, classy design. The tribute to creativity is found in
the “Decimo Canto” and “Ventiquattresimo Canto” models, a real
hymn to Italian watchmaking already cited for the invention of
mechanical watches in the Divine Comedy by Dante Alighieri.
This is a reference to Made in Italy that Locman is proudly
developing, managing to combine local know-how with famous
partnerships with Italian distinction like Ducati and the Ministry
of Defence. The “Aviatore Frecce Tricolori” collection fully reflects
this philosophy, blending the technical precision of pilot’s
watches with the vintage elegance of 1940’s models, a tribute to
Italian expertise that the Frecce Tricolori take to the skies with
their spectacular aerobatics. This same combination of values is
found in the “Montecristo Vespucci”, a watch created to celebrate
the around-the-globe voyage of the Amerigo Vespucci, the
most beautiful sailing ship in the world. Equipped with a GMT
feature to deal with two time zones, this watch means that you
can always carry a piece of Elba with you, a symbol of style and
adventure.
Seit fast 40 Jahren entwickelt Locman Zeitmesser, die Innovation
mit handwerklicher Präzision verbinden. Die Insel Elba, Sitz des
Unternehmens, inspiriert das klare und hochwertige Design
der Marke. Ein besonderes Augenmerk liegt auf der Verbindung
regionaler Identität mit italienischer Uhrmachertradition. Dies
zeigt sich in den Modellen „Decimo“ und „Ventiquattresimo
Canto“, die auf Dante Alighieris „Göttliche Komödie“ anspielen,
in der bereits mechanische Uhren erwähnt werden. Locman
steht für „Made in Italy“ und pflegt Kooperationen mit führenden
italienischen Partnern wie Ducati und dem italienischen
Verteidigungsministerium. Die Kollektion „Aviatore Frecce
Tricolori“ bringt diese Ausrichtung zum Ausdruck: Sie kombiniert
die technische Präzision von Fliegeruhren mit dem Design
historischer Modelle aus den 1940er-Jahren – inspiriert von
der Kunstflugstaffel Frecce Tricolori. Ein weiteres Beispiel
für diese Verbindung von Technologie und Tradition ist das
Modell „Montecristo Vespucci“, das dem weltweiten Einsatz des
Segelschulschiffs „Amerigo Vespucci“ gewidmet ist. Die Uhr
verfügt über eine GMT-Funktion zur Anzeige von zwei Zeitzonen
und ist Ausdruck italienischer Handwerkskunst – zugleich ein
stilvolles Accessoire mit Bezug zur Insel Elba.
LOCMAN
Piazza G. da Verrazzano 7 | 57034 Campo nell’Elba (LI)
Tel: +39 0565 979003
www.locman.it
Collezione Aviatore Frecce Tricolori Collezione Ducati
Collezione Decimo Canto
Elbaman
di
Alessandro Talini
La sfida di triathlon
che incanta l’Isola d’Elba
Nata nel 2004 da un’idea di Marco
Scotti, ingegnere meccanico ma
appassionato triatleta, Elbaman è
diventata una delle gare di triathlon
più iconiche del panorama italiano
e internazionale. Un evento
che unisce la bellezza selvaggia
dell’Isola d’Elba alla sfida estrema
del triathlon full distance che
prevede 3,8 km di nuoto, 180
km di ciclismo, 42,2 km di corsa.
La gara si svolge in un’unica
giornata, mettendo a dura prova
la resistenza e la determinazione
degli atleti. “Prima di tutto è una
sfida con se stessi, non è uno sport
social”, ci dice Marco Scotti, che
prima di essere l’organizzatore
è un partecipante. “Si sviluppa
un dialogo interiore dove non è il
corpo a prevalere ma la testa, chi
riesce a concentrarsi è già al 50%
del percorso. Devi trovare l’energia
dentro, lottare con le paure da solo”.
Elbaman attira ogni anno centinaia
di atleti di ogni età provenienti da
tutto il mondo, dai professionisti
agli amatori. Le discipline del
triathlon (nuoto, ciclismo e corsa)
richiedono una preparazione
completa e una grande forza
di volontà. Prima del covid si
sono contati fino a 900 iscritti.
Quest’anno ci saranno intorno agli
800 atleti.
Ma quali sono le tappe? Il percorso
di nuoto si svolge nel bel Golfo
di Marina di Campo. Il percorso
ciclistico si snoda attraverso le
strade panoramiche dell’Isola,
con salite impegnative e discese
tecniche. La maratona finale
si svolge lungo il lungomare
di Campo, con un percorso
pianeggiante ma insidioso a causa
della fatica accumulata.
“Elbaman è più di una gara, è
un’esperienza che ti cambia la
vita. Ogni anno, vedere atleti
provenienti da ogni parte del
mondo sfidare se stessi e tagliare
il traguardo è un’emozione
indescrivibile – continua
Scotti – L’Isola d’Elba offre uno
scenario unico per questo tipo di
competizione, e siamo orgogliosi
di poterla condividere con tutti gli
appassionati di triathlon”.
Oltre alla gara full distance,
Elbaman offre anche una gara “half
distance” per chi desidera una sfida
meno estrema. Sono programmate
anche gare per bambini e ragazzi,
non più di 60 partecipanti, per
avvicinare i più giovani al mondo
del triathlon. L’edizione 2025 di
Elbaman si terrà il 28 settembre.
Elbaman: the Triathlon Challenge
that enchants the Island of Elba
Elbaman was founded in 2004
from an idea of Marco Scotti,
a mechanical engineer but an
enthusiastic triathlete and it has
now become one of the most iconic
triathlon races both in Italy and
internationally. The event takes
place over a single day and combines
the wild beauty of the Island of Elba
176 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
distance triathlon involving 3.8 km of swimming, 180 of
cycling and 42.2 km of running. The triathlon disciplines
(swimming, cycling and running) require thorough
preparation and huge willpower. The swimming takes
place in the Gulf of Marina di Campo. The cycling route
winds through the island’s scenic roads, with challenging
climbs and technical descents. The marathon takes
place on the Campo waterfront. In addition to the full
distance race, Elbaman offers a “half distance” for those
who prefer a less extreme challenge. Races for children
and youngsters are also planned. The 2025 edition of
Elbaman will be held on 28th September.
Elbaman: Die Triathlon-Herausforderung, die die Insel
Elba verzaubert
Foto ©Francesca Soli - Phototoday
Der Elbaman wurde 2004 aus einer Idee von Marco Scotti,
einem Maschinenbauingenieur und leidenschaftlichen
Triathleten, geboren und hat sich zu einem der
renommiertesten Triathlon-Wettkämpfe Italiens und
der internationalen Szene entwickelt. Dieses eintägige
Event vereint die unberührte Schönheit der Insel Elba
mit der extremen Herausforderung eines Full-Distance-
Triathlons: 3,8 km Schwimmen, 180 km Radfahren und
42,2 km Laufen. Die drei Triathlon-Disziplinen verlangen
nicht nur eine umfassende Vorbereitung, sondern auch
außergewöhnliche Willenskraft. Der Schwimmstrecke
liegt im Golf von Marina di Campo. Die Radstrecke führt
über die malerischen, aber anspruchsvollen Straßen
der Insel, gespickt mit herausfordernden Anstiegen
und rasanten Abfahrten. Der abschließende Marathon
verläuft entlang der Küste von Campo nell’Elba. Neben
der Full-Distance-Wertung gibt es auch eine Half-
Distance-Option für alle, die eine etwas kürzere Strecke
bevorzugen. Zudem stehen Wettkämpfe für Kinder und
Jugendliche auf dem Programm. Die nächste Ausgabe des
Elbaman findet am 28. September 2025 statt.
lifestyle
177
Elba Bike: sport e
di Gloria Bracci
benessere su due ruote
L’Elba è un paradiso per gli
appassionati di ciclismo, che
potranno immergersi in un viaggio
sensoriale a partire dai profumi
della macchia mediterranea: ogni
curva svela nuove meraviglie, ogni
salita è ricompensata da vedute
mozzafiato. La bellezza dell’Elba
non conosce stagioni: in primavera,
i sentieri si tingono di colori vivaci,
l’estate offre giornate luminose,
l’autunno avvolge l’Isola in tonalità
dorate, mentre l’inverno regala
atmosfere contemplative. In
sella, l’Isola si svela in tutta la sua
autenticità: un modo sostenibile e
coinvolgente per vivere il territorio,
non solo per chi lo assapora alcuni
giorni all’anno ma anche per chi ha
il privilegio di abitarci. È in questo
contesto che opera l’ASD Elba Bike,
offrendo un percorso di formazione
che parte dai quattro anni fino agli
adulti, con corsi annuali tenuti da
tecnici qualificati come Alessia
Bulleri, Fabio Rododendro, Enrico
Lenzi, Monica Maltinti e tecnici
che collaborano sui campi gara
come Damiano Matacera e Marco
Mauro. L’ASD Elba Bike, fondata
nel 2007 da Monica Maltinti
ed Enrico Lenzi, dopo la prima
sede a Procchio si è stabilita a
Portoferraio, diventando un punto
di riferimento per gli amanti
delle due ruote. Il ciclismo viene
praticato non solo come disciplina
sportiva, ma come esperienza
dove la fatica, la passione e la
costanza fanno la differenza. I
tecnici operano principalmente nel
Parco delle Terme, ma si spostano
anche sul territorio per adattare
gli allenamenti e le escursioni
ai diversi livelli dei gruppi:
dagli sterrati tecnici alle strade
panoramiche che alleggeriscono
ogni allenamento. L’Elba, come
pochi altri luoghi, offre una grande
varietà di percorsi, esplorando
diverse tipologie di terreno e di
paesaggio. A Est, Capoliveri e gli
altri comuni propongono tappe
di richiamo turistico e agonistico
anche fuori stagione, mentre a
Ovest l’Isola si fa più impegnativa,
con pendenze e tracciati tecnici,
adatti ai più arditi. Un esempio di
come l’ASD Elba Bike accompagna i
giovani nel loro percorso di crescita
è Tommaso Alberti, in società
dalle prime pedalate a 4 anni fino
ai 20 anni di oggi, che, come altri
giovani sportivi, ha avuto la fortuna
di crescere con i “maestri” Elba
Bike privilegiando, nel mondo del
fuoristrada, la specialità Ciclocross.
Oggi sono circa 70 le nuove leve,
appassionati di tracciati tecnici che
amano percorrere alcuni dei più
sfidanti itinerari dal Monte Perone
alla “Polveriera”, dalla “Costa dei
Gabbiani” a San Martino: ecco come
divertirsi in mountain bike! A chi
si avvicina per la prima volta al
ciclismo, i giovani atleti consigliano
di lasciarsi guidare dalla
passione, perché ogni pedalata è
un’occasione per vincere una sfida
con se stessi, coniugando la fatica
con una impagabile sensazione di
libertà.
178 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
The Island of Elba is a real paradise for cyclists: the
scents of the Mediterranean shrubs, the salty sea and the
breathtaking views make every ride a unique experience
at every time of the year. It is here in this setting that
Monica Maltinti and Enrico Lenzi founded ASD Elba Bike
in 2007 and today it is a point of reference for young and
old cycling enthusiasts. With qualified instructors, the
association trains athletes from 4 years old up to the
Master category, promoting not only sport but passion,
perseverance and respect for the territory. Training
sessions take place all over the Island including technical
trails, dirt tracks and breathtaking views. From east to
west, every area offers challenges and wonders. Athletes
like Tommaso Alberti and Lorenzo Sardi and other young
Elba Bike athletes are examples of growing up with love
for cycling, passing on to newcomers the value of hard
work and the joy of freedom.
Ausblicken. Von Ost nach West bietet jede Region eigene
Herausforderungen und landschaftliche Reize. Athleten
wie Tommaso Alberti und Lorenzo Sardi sowie viele
Nachwuchssportler von Elba Bike stehen für sportliche
Entwicklung und Begeisterung fürs Radfahren. Sie
vermitteln den neuen Mitgliedern zentrale Werte des
Radsports: Ausdauer, Disziplin und die Freude an der
Bewegung in freier Natur.
Die Insel Elba ist ein echtes Paradies für Radfahrer. Der
Duft der mediterranen Macchia, die Meeresluft und
beeindruckende Ausblicke machen jede Radtour zu jeder
Jahreszeit zu einem besonderen Erlebnis. Der Verein
ASD Elba Bike ist seit 2007 aktiv und wurde von Monica
Maltinti und Enrico Lenzi gegründet. Heute gilt er als
feste Anlaufstelle für radbegeisterte Kinder, Jugendliche
und Erwachsene. Unter fachkundiger Betreuung
werden Radfahrerinnen und Radfahrer ab vier Jahren
bis ins Erwachsenenalter gefördert. Dabei steht nicht
nur die sportliche Leistung im Mittelpunkt, sondern
auch die Vermittlung von Leidenschaft, Ausdauer und
Respekt gegenüber der Natur. Das Training findet
auf der gesamten Insel statt – auf technischen Trails,
unbefestigten Wegen und Strecken mit eindrucksvollen
Foto ©Monica Maltinti
Foto ©Gaetano Triscari
Stop, si gira: il jet set all’Elba
di Elvira Arnaldi
L’Isola d’Elba, con la sua bellezza
naturale e la sua atmosfera
rilassante, attrae ogni anno
numerosi personaggi famosi del
mondo dello spettacolo, dello sport
e della finanza. Non è inconsueto
incontrare volti noti che hanno
scelto l’Elba per le loro vacanze,
lontano dai riflettori.
Dal mondo dello spettacolo: Jared
Leto, attore e cantante, ha condiviso
sui social media momenti delle sue
vacanze all’Elba, incluso un tuffo in
mare diventato virale. David Evans
(The Edge), chitarrista degli U2,
è stato avvistato a Porto Azzurro.
Andrea Bocelli, tenore di fama
internazionale, è un frequentatore
abituale dell’Isola. Sabrina Salerno,
showgirl, ha pubblicato diverse
“cartoline” dell’Isola sui suoi social.
Paolo Conticini, attore, è stato
avvistato a Rio Marina.
Dal mondo dello sport: numerosi
sportivi, sia professionisti che
amatoriali, scelgono l’Elba per
allenarsi e trascorrere il tempo
libero, attratti dal clima mite e dalla
varietà dei paesaggi. Jannik Sinner
si è allenato qui, frequentando il
“Tennis Camp Isola d’Elba” situato
presso la Tenuta delle Ripalte, a
Capoliveri, sotto la guida del suo ex
allenatore Riccardo Piatti.
Dal mondo della finanza e della
moda: l’Isola è anche meta di
imprenditori e personalità di
spicco del mondo della finanza
e del jet set, che apprezzano la
privacy e la tranquillità offerte
dall’ambiente naturale. La famiglia
Trussardi ha un legame speciale
con l’Isola d’Elba, set di molte
loro campagne pubblicitarie,
e in particolare con Marciana
Marina, dove risiede spesso la
famiglia e dove è stato celebrato il
matrimonio di Gaia, stilista e figlia
di Nicola e Maria Luisa Trussardi,
con l’attore Adriano Giannini.
Nel 2024, le acque dell’Isola
d’Elba hanno visto la presenza di
diversi mega yacht di proprietà
di figure di spicco del panorama
internazionale. Tra questi:
Mark Zuckerberg: il fondatore di
Facebook è stato avvistato con
il suo nuovo yacht “Launchpad”,
un’imbarcazione di 118 metri varata
nel 2024. Questo mega yacht è
dotato di ogni lusso, inclusi un
campo da basket, una piscina e una
sala cinema.
Abdullah bin Zayed Al Nahyan: lo
yacht “Opera”, di proprietà dello
sceicco degli Emirati Arabi Uniti, è
tornato a far visita all’Elba. Questa
imponente imbarcazione di 146
metri è un vero e proprio gioiello
del mare, con due eliporti, una
piscina, un cinema e un’area spa.
Eric Smidt: il magnate e filantropo
statunitense, CEO della Harbor
Freight Tools, è stato avvistato con
il suo mega yacht “Infinity”, un
gioiello della nautica di 117 metri.
180 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
STOP, SI GIRA: L’ELBA E IL CIN-
EMA
L’Isola d’Elba, con la sua bellezza
naturale e la sua ricca storia, è
stata spesso scelta come set per
produzioni cinematografiche e
televisive. Ecco alcuni dei film più
noti girati sull’Isola:
“Ritrovarsi all’Alba” (1954), di Adolfo
Pizzi, film neorealista girato
nelle Miniere di Rio.
“L’avventuriero” (1967), con
Anthony Quinn; questo film ha
sfruttato le spettacolari scogliere
e i porti dell’Elba come sfondo per
una storia di avventura.
“N (Io e Napoleone)” (2006):
diretto da Paolo Virzì, con Daniel
Auteuil, Monica Bellucci ed Elio
Germano, questo film racconta
l’esilio di Napoleone all’Elba,
utilizzando le location storiche
dell’Isola.
“Un’estate all’Isola d’Elba” (2020):
film per la televisione che racconta
una storia d’amore ambientata
nell’incantevole isola.
“Isola”: film con un cast internazionale
del quale fanno parte Fanny
Ardant e Joanna Kulig, girato
all’Elba nel 2024 dalla regista
italo-tedesca Nora Jaenicke.
“I delitti del BarLume” (serie TV):
anche se si tratta di una serie
televisiva, merita una menzione
speciale per la sua popolarità
e per il modo in cui mostra la
bellezza di “Pineta”, cioè Marciana
Marina.
The Island of Elba, with its natural
beauty and relaxing atmosphere,
attracts many celebrities from the
world of entertainment, sport and
finance every year. Jared Leto, the
actor and singer. David Evans (The
Edge), U2 guitarist. Andrea Bocelli,
the internationally famed tenor.
Jannik Sinner came to train here at
the “Tennis Camp Isola d’Elba” at the
Tenuta delle Ripalte. Many come in
their MegaYachts: Mark Zuckerberg,
the Facebook founder was spotted
with his new yacht “Launchpad”, a
vessel 118 metres long launched in
2024. The yacht “Opera”, 146 metres,
owned by the UAE Sheikh Abdullah
bin Zayed Al Nahyan was sighted
around the island. Eric Smidt, the
US tycoon and philanthropist, CEO
of Harbor Freight Tools, was spotted
with his mega-yacht “Infinity”, a
nautical jewel of 117 metres.
Die Insel Elba mit ihrer
atemberaubenden Natur und
entspannten Atmosphäre zieht
jedes Jahr zahlreiche prominente
Persönlichkeiten aus der
Unterhaltungsbranche, dem Sport
und der Finanzwelt an. Zu den
bekannten Gästen zählen Jared
Leto, Schauspieler und Sänger,
David Evans (The Edge), Gitarrist
von U2, sowie Andrea Bocelli, der
weltberühmte Tenor. Auch Tennis-
Star Jannik Sinner trainierte auf der
Insel und besuchte das Tennis Camp
Isola d’Elba auf der Tenuta delle
Ripalte. Viele dieser Prominenten
reisen mit ihren imposanten
Megayachten an: Mark Zuckerberg,
Gründer von Facebook, wurde mit
seiner neuen 118 Meter langen Yacht
„Launchpad“ die 2024 vom Stapel
lief, gesichtet. Abdullah bin Zayed Al
Nahyan: Die 146 Meter lange Yacht
„Opera“ ist im Besitz des Scheichs
der Vereinigten Arabischen Emirate.
Eric Smidt, der US-Magnat und
Philanthrop, CEO von Harbor Freight
Tools, ließ sich mit der 117 Meter
langen Luxusyacht „Infinity“ blicken.
Foto ©Paolo Calcara
Oltre a questi, l’Elba è stata anche
location per numerosi documentari
e produzioni televisive che
esplorano la sua storia e la sua
natura. Ma anche di videoclip
musicali, come quello di Fred De
Palma “Tù y yo”, che ha utilizzato
le suggestive miniere dell’Isola
come sfondo.
Foto ©Alberto De Simone
Lumidamare:
gioielli e talismani di
LUMIDAMARE
Via G. Puccini 21 | 57034 Marina di Campo (LI)
Tel: +39 346 2143136
www./lumidamare.com | info@lumidamare.com
P.L.
Le creazioni di Lumidamare non
sono semplici gioielli, ma piccoli
tesori che racchiudono l’anima
dell’Elba. Laura Reverdito, artistaartigiana,
creativa per natura e
con una passione innata, dà vita
a monili unici, ispirati ai colori
e ai materiali del mare e delle
spiagge elbane. Il suo percorso
artistico la porta a fondare nel
2015, Lumidamare. Ogni pezzo è
realizzato interamente a mano,
con cura meticolosa, fantasia e
passione. Piccole opere d’arte
da indossare o da regalare per
portare sulla pelle i raggi di
sole imprigionati nella resina o
l’azzurro limpido dell’orizzonte fra
cielo e mare.
I gioielli di Laura catturano le
sfumature del paesaggio: l’oro e il
bianco della sabbia e delle ghiaie,
il turchese limpido delle acque
cristalline, il blu cobalto delle
profondità, le mille sfumature
acquamarina: riflessi unici e
preziosi che rendendo ogni
creazione irripetibile. Anelli dalle
pietre effetto opale, pendenti che
ricordano gocce d’ambra, bracciali
e collane che evocano cime di
barche e catene di velieri: ogni
gioiello è un talismano, frutto di un
sogno, cuore di un’isola.
Laura Reverdito trasforma l’amore
per l’Elba in monili eleganti e
sensuali, che portano con sé la
voce del mare e la magia di un
luogo speciale. La trovate a Marina
di Campo, nel suo bel negozio
che luccica, ammiccante, gentile,
positiva, allegra, luminosa come i
suoi gioielli.
Lumidamare: Jewels and Talismans
Lumidamare’s creations are not
simply jewels but small treasures
that capture the soul of Elba. Laura
Reverdito, an artist-designer,
creative by nature and with an
182 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Marina di Campo
inborn passion, creates unique,
handmade jewellery, inspired by
the colours and materials of the
Elban sea and beaches. Small works
of art to wear or to give as a gift
to carry the sun’s rays captured in
resin or the clear blue of the horizon
between sky and sea on your skin.
Every jewel is a talisman, the fruit of
a dream, the heart of an island. You
will find Laura in her beautiful shop
in Marina di Campo, kind, positive,
cheerful and bright like her jewellery.
Lumidamare – Schmuckstücke und
Glücksbringer
Die Künstlerin und
Kunsthandwerkerin Laura
Reverdito entwirft unter dem
Namen „Lumidamare“ individuellen
Schmuck, inspiriert von den
Farben und Materialien der
Insel Elba. Ihre handgefertigten
Stücke verbinden Kunsthandwerk
mit Naturverbundenheit –
mit Elementen wie in Harz
eingefangenem Sonnenlicht oder
Azurblau, das den Horizont zwischen
Himmel und Meer widerspiegelt.
Erhältlich sind die Schmuckstücke in
ihrem Atelier in Marina di Campo.
lifestyle
183
Aetalia: borse uniche
per persone uniche
di P.L.
Aghi di 7 cm e filo cerato, profumo
di vera pelle, pazienza e tanto
amore. Ingredienti indispensabili
per un sapere artigianale che
non guarda solo al prodotto, ma
trova la sua ragione di esistere nel
progetto, nel gesto creativo, nella
sfida di riuscire a creare qualcosa
di esclusivo, bello e speciale.
Sognate, disegnate, studiate nei
particolari, le borse di Aetalia
sono di quell’eleganza fatta di
semplicità, design e buon gusto
che t’innamora. Federica Berselli,
milanese stregata dall’Elba, nel
suo laboratorio di Sant’Ilario, uno
dei borghi più genuini dell’Isola,
ha creato un brand che è uscito
dai confini isolani, diventando
ambasciatrice dell’Arcipelago
oltre mare. Da Parigi a Lugano
per la Dolce Vita Gala Night, fino
a Ginevra dove le sue borse sono
vendute da La Muse Boutique,
sfilando orgogliosamente con le
eccellenze del Made in Italy.
Le sue idee si trasformano in
accessori di alta moda, profumo di
pellami genuini che preannunciano
mani esperte capaci di accarezzarli
e trasformarli in oggetti speciali.
Ed infatti è cominciata con
una carezza la storia di Aetalia,
quando Federica, per fare un dono
all’anziano padre lontano, ha
voluto creare con le proprie mani
un regalo per lui, unico e pieno di
significato. Ma Federica, anche se
non l’aveva ancora scoperto, aveva
già questo talento, ereditato dalla
nonna che gestiva un Atelier di alta
sartoria in Liguria negli anni ’80.
Nascono così le borse originali di
Aetalia, fra il classico e l’audace.
Federica non segue le mode
effimere ma studia per creare
184 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Le borse Aetalia, interamente
Made in Italy e cucite a mano,
sono una scelta di gusto per
completare il look di una serata
speciale o per dare un tocco
glamour a un outfit quotidiano,
tutte con pelli pregiate e design
esclusivo.
ARY è una borsa, sempre interamente
cucita a mano, creata
anche con pelli che, a seconda
del disegno, sembrano quasi
essere un tessuto. Segno distintivo
il ritaglio a forma di A nella
parte anteriore.
LOLLIPOP, in versione da big a
mini. Ideale per una serata elegante
o un’occasione speciale in
ricercata pelle morbida
ELY è una borsa da giorno di
medie dimensioni, creata con
una bellissima pelle vintage e
caratterizzata da una chiusura
con zip dorata con logo.
ILARIA è una deliziosa mini bag
il cui nome deriva dal piccolo
paese di Sant’Ilario, dalla forma
morbidamente originale.
Sunny Bag è una borsa casual
e versatile dalle geometrie
sofisticate. È disponibile in una
varietà di colori vivaci.
XXL e Sue sono molto ampie e
realizzate con un unico pezzo di
pelle. Questo modello è completo
di due cinture di diversi
colori che rendono la borsa
super versatile.
NOAH E SQUARE sono le ultime
creazioni Aetalia, dal design
geometrico con dettagli in
rilievo
borse durevoli, raffinate, che non
passeranno mai di moda, ricche
di dettagli, perché l’attenzione ai
particolari è il vero lusso. Borse
senza tempo da portare in ogni
occasione. Dalle forme squadrate,
ai secchielli comodi e giovanili, alle
pochette per chi ama la leggerezza.
Ma le più divertenti e spregiudicate
sono quelle colorate: bordeaux,
verde oliva, lilla, fucsia, rosso
ciliegia, oro, argento e perfino
effetto specchio, colori sbarazzini
per quel tocco di classe giovane e
anticonformista che non guasta. E
per chi non ama la pelle c’è Aetalia
Vegan Collection: tutti i modelli
Aetalia possono essere realizzati in
Pinatex color sabbia, un elegante
materiale realizzato dagli scarti
delle piantagioni di ananas.
Created in a workshop in San Piero,
one of Elba’s most picturesque
villages, Federica Berselli’s
handcrafted bags have crossed the
sea to land in Paris, Lugano and
Geneva, a perfect example of Made
in Italy. Dreamt, designed, studied
in detail, Aetalia’s handbags are
simply elegant, the fruit of style and
quality. All made from leather and
crafted to the most minute detail, by
expert hands that transform them
into special, unique pieces, they
make the look of a special evening
precious or they give a glamorous
touch to an everyday outfit. Made
from the finest leathers and entirely
hand-stitched, Federica creates
unique handbags that will never go
out of fashion because they combine
the unchanging simplicity of shape
with colours and modern, functional
design with a touch of youthful, nonconformist
class. For all seasons,
they have their own character to
match the person wearing them.
https://aetalia.shop/
In einem Atelier im malerischen
Dorf San Piero entworfen
und handgefertigt, stehen die
Ledertaschen von Federica
Berselli für elegantes italienisches
Handwerk das auch in Paris,
Lugano und Genf Gefallen findet.
Sorgfältig designt, mit hochwertigen
Materialien und komplett von
Hand genäht, verbinden sie zeitlose
Formen mit modernen Farben und
funktionalem Design. Jede Tasche ist
ein Unikat – stilvoll, individuell und
passend zu jedem Anlass.
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lifestyle
185
“Elba Isola Musicale
d’Europa” n. 29 di Roberto Valentino
Foto ©Daniele Anichini
Tanta musica classica ma anche jazz da fine agosto
a metà settembre per la 29ª edizione di “Elba Isola
Musicale d’Europa” che si terrà dal 29 agosto al 13
settembre: sarà come sempre un’edizione di respiro
internazionale, ricca, sfaccettata nelle sue proposte e
diffusa in larga parte dell’Isola d’Elba, da Portoferraio a
Capoliveri, da Rio a Marciana e Marciana Marina.
Sede principale del Festival, a partire dal concerto
inaugurale, sarà il Teatro dei Vigilanti “Renato Cioni” di
Portoferraio, gioiello di epoca napoleonica riaperto lo
scorso anno dopo quasi due anni di restauri. E lungo il
suo percorso “Elba Isola Musicale d’Europa” ritroverà
il Teatro Flamingo di Capoliveri (4 settembre), la
Chiesa dei SS. Giacomo e Quirico di Rio (7 settembre),
la Fortezza Pisana di Marciana (10 settembre) e, dopo
diversi anni, la Chiesa di Santa Chiara d’Assisi di
Marciana Marina (12 settembre). Ancora a Portoferraio,
sono previsti concerti alla Villa Romana delle Grotte
(8 settembre) e, novità assoluta, al Giardino della
Capitaneria di Porto (la mattina del 30 agosto). “Siamo
felici di poter tornare nella Chiesa di Marciana Marina, la
cui bellissima acustica farà da cornice ideale al concerto
di un quartetto d’archi”, commenta George Edelman,
Direttore Artistico di “Elba Isola Musicale d’Europa”,
“E nella nostra ricerca di nuove location, quest’anno
a Portoferraio faremo anche tappa in un luogo poco
conosciuto ma sicuramente suggestivo come il Giardino
della Capitaneria di Portoferraio”.
Sotto il profilo artistico, la prossima edizione di “Elba
Isola Musicale d’Europa” sarà scandita da alcuni
importanti anniversari, dai 150 anni dalla nascita
di Maurice Ravel ai 50 anni dalla morte di Dmitri
Šostakovič, dai 210 anni dalla partenza di Napoleone
dall’Isola d’Elba agli 80 anni dalla fine della Seconda
Guerra Mondiale. Il Festival festeggerà poi un importante
compleanno: i 90 anni di Arvo Pärt, il più eseguito al
mondo tra i compositori viventi.
Tanta musica classica, dunque, ma come consuetudine
anche jazz, con un’attenzione particolare per il pubblico
giovane, che sta sempre più caratterizzando il Festival.
I giovani saranno i diretti protagonisti di alcuni
concerti, con la Elba Festival String Orchestra: “Saranno
una ventina i giovani provenienti da diverse nazioni
componenti dell’orchestra: è un grande piacere ospitare
ogni anno musicisti che si stanno formando, al cui fianco
ci saranno solisti di assoluto prestigio”, conclude George
Edelman.
Il programma completo della 29ª edizione di “Elba Isola
Musicale d’Europa” sarà disponibile sul sito www.elba-music.it
186 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
The 29th edition of “Elba Isola Musicale d’Europa” will
take place from August 29 to September 13: as always,
it will have an international flavour and will be set in
various locations on the island. From an artistic point of
view, the next edition of “Elba Isola Musicale d’Europa”
will be marked by several important anniversaries,
from the 150th anniversary of Maurice Ravel’s birth to
the 50th anniversary of Dmitri Šostakoviĉ’s death, from
the 210th anniversary of Napoleon’s departure from
the Island of Elba to the 80th anniversary of the end of
World War II. The Festival will also be celebrating an
important milestone, the 90th birthday of Arvo Pärt, the
world’s most performed living composer. Therefore, lots
of classical music, but as always jazz too with a special
focus on young audiences. “About twenty young people
from different countries will make up the orchestra: it is a
great pleasure every year to host musicians in the making
to play alongside soloists of such fame”, says George
Edelman, Artistic Director of the Festival.
SOME DATES:
August 29: Vigilanti Theatre “Renato Cioni”
in Portoferraio
August 30: Garden of the Capitaneria di Porto
in Portoferraio
September 4: Flamingo Theatre in Capoliveri
September 7: The Church of Saints Giacomo
and Quirico in Rio
September 8: The Roman Villa Le Grotte
September 10: The Pisan Fortress in Marciana
September 12: The Church of Santa Chiara
d’Assisi in Marciana Marina
Vom 29. August bis zum 13. September 2025
verwandelt sich die Insel Elba erneut in eine Bühne
der internationalen Musikszene: Die 29. Ausgabe des
Festivals „Elba Isola Musicale d’Europa“ verspricht auch
in diesem Jahr außergewöhnliche Konzerterlebnisse an
verschiedenen, stimmungsvollen Orten der Insel. Das
künstlerische Programm steht im Zeichen bedeutender
Jahrestage: 150 Jahre Maurice Ravel, 50 Jahre posthum
Dmitri Schostakowitsch, 210 Jahre seit Napoleons
Abschied von Elba und 80 Jahre seit dem Ende des
Zweiten Weltkriegs. Zugleich feiert das Festival einen
herausragenden lebenden Komponisten: Arvo Pärt,
der in diesem Jahr seinen 90. Geburtstag begeht – und
weltweit zu den meistgespielten zeitgenössischen
Komponisten zählt. Wie immer ist die klassische Musik
das Herzstück des Festivals – doch auch Jazz hat
seinen festen Platz im Programm, begleitet von einem
besonderen Augenmerk auf das junge Publikum. „Rund
zwanzig Nachwuchsmusikerinnen und -musiker aus
verschiedenen Ländern werden Teil des Festivalorchesters
sein. Es ist jedes Jahr eine große Freude, junge Talente auf
ihrem Weg zu begleiten – gemeinsam mit international
renommierten Solistinnen und Solisten“, betont
Künstlerischer Leiter George Edelman.
Foto ©Michela Lotti
Foto ©Patrizia Lupi
L’Elba d’altri tempi:
Beppe e Checchina
di Andrea Sardi
Lo stradello di ciottoli e terra battuta correva un
tempo sotto il Chiuccolo, la collinetta che volgendosi
al mare protegge il Cimitero, ormai quasi celata dalle
Brignetti”, lo scrittore di origini marinesi che a lungo
soggiornò alla Torre.
Per me bambino era il sentiero che da San Luigi portava
a Beppe e Checchina.
Ad ogni ritorno, il saluto ad una schiera di parenti era
un rito ineludibile, che tuttavia iniziava da Beppe e
Checchina, anche se “zii” non erano. Io e mia sorella
s’andava di corsa sino al cancello di legno del loro
giardino e là chiedevo a lei, più piccola di me, di
chiamarli a gran voce: io mi vergognavo, e ne sorrido,
osservando ora i bambini che quasi non riescono più a
parlare se non vociando.
Checchina ci accoglieva, il volto radioso, lo sguardo
ceruleo che spiccava sulla crocchia candida e scaldava
il cuore, ancor prima del suo abbraccio. Intonava le
parole seguendo una melodia che sapeva d’antico, che
mi rammenta ora la metrica latina. Trafelati le davamo
le notizie per noi più importanti e lei diceva: “Beppe è
a dare il fieno all’asino” oppure “Beppe è giù nell’orto”.
E ci guardava correr via restando a curare il tripudio di
ortensie, gerani e fucsie che adornava le vaschette di
fronte a casa.
Come Checchina era opulenta, Beppe era alto e asciutto.
Con noi bambini, ma non solo, amava scherzare. La
prima volta che mi portò dall’asino gli chiesi: “Come
si chiama?”. E lui: “Come te!”. “Allora Andrea!”. “No, si
chiama come te”. “Ma io mi chiamo Andrea!”. “E lui si
chiama come te!”. Ci voleva un po’ per capire che l’asino
si chiamava “Comettè”.
A volte lo trovavo a intrecciare canestri, con antica
e ormai perduta maestria. Univa rami d’alberi ed
arbusti di diverse tonalità, lavorati prima in strisce
sottili e ammollati in acqua di mare, creando ceste per
raccogliere frutta e verdura, per portare nelle vigne o
in barca acqua, pane e companatico. Ho una foto
con uno dei suoi cesti “imbarcato” sul “Velella” con due
ragazzi, mio padre e suo cugino Gigi, in occasione di
una delle loro circumnavigazioni dell’Isola.
Conservo un paio di questi panieri e a più di cinquanta
anni sembrano appena finiti. Li guardo e vedo quelle
mani ruvide e callose che li intrecciano, il naso
aquilino e lo sguardo acuto sotto le sopracciglia folte
e imbiancate. Per me Beppe è ancora lì, seduto sullo
scalino, con espressione assorta e movimenti rapidi e
precisi, anche se tutto il resto del suo mondo non c’è
Beppe improvvisava tra sé poesie in ottava, nella forma
del “contrasto ad ottetto” toscano*. In quest’espressione
188 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
poetica d’origine medievale due poeti si sfidano
sostenendo opposti punti di vista su un tema assegnato.
L’unica condizione è di riprendere in chiusura la rima
dell’ultima strofa lanciata dall’avversario. Beppe, in
assenza di un contendente, faceva tutto da solo e
imparava tutto a memoria.
Rime perdute, come i suoi gesti. Emozioni che restano,
per ora, per scomparire per sempre coi ricordi.
Siamo ombre di nuvole che scorrono veloci nel cielo di
maestrale.
* https://www.lentopede.eu/poesia/landitazzini/
https://www.lentopede.eu/lottava-rima/
Beppe and Checchina’s memories take me back to my
summer holidays in Marciana Marina in the sixties,
when the vineyards reached down as far as the sea and
the dry stone country lanes meandered between the
rows of vines, connecting the houses scattered across
the countryside. Checchina looked after the garden full
of flowers while Beppe was always out and about with
his faithful donkey. He would weave baskets using the
plants from the bushes around to use for harvesting
the grapes or for carrying his produce. Pictured here, is
one of them on board the “Velella”, with their lunch, just
before leaving for an island tour. Beppe’s speciality were
the verses that came to mind spontaneously, in keeping
with the Tuscan tradition that dates back to Medieval
times. These verses are now as lost as his gentle gestures
weaving the baskets that still awaken nostalgia in our
memories today. We are shadows of the clouds that race
across the Mistral sky.
Die Erinnerung an Beppe und Checchina ist untrennbar
mit den Sommerferien in Marciana Marina in den 1960er
Jahren verbunden – einer Zeit, in der die Weinberge
bis ans Meer reichten und steinerne Pfade zwischen
den Rebstöcken die verstreuten Häuser miteinander
verbanden. Checchina pflegte ihren Garten, der in voller
Blüte stand, während Beppe mit seinem treuen Esel
über Felder und Wiesen zog. Er flocht Körbe aus den
Pflanzen der mediterranen Macchia – für die Weinlese
oder den Transport landwirtschaftlicher Produkte. Einer
dieser Körbe ist auf einem Foto an Bord der „Velella“ zu
sehen, prall gefüllt mit dem Mittagessen, kurz bevor
das Boot zur Umrundung der Insel aufbrach. Beppes
besondere Gabe waren seine Reime – spontane Verse
nach toskanischer Tradition, die auf eine mittelalterliche
Kunstform zurückgeht. Heute sind diese Reime ebenso
verloren wie seine bedächtigen Handbewegungen beim
Flechten der Körbe. Und doch rufen sie in der Erinnerung
noch immer tiefe Emotionen hervor – wie Schatten von
Wolken, die über den Himmel jagen, getrieben vom
Mistral.
Te lo dice
Infoelba
di Jacqueline Braschi
Da oltre venticinque anni, Infoelba
è il punto di riferimento per chi
desidera scoprire l’Isola d’Elba
a 360 gradi. Nato nel 1999, si è
evoluto nel tempo diventando
una sorta di “WikiElba”, una
fonte completa di informazioni
sempre aggiornate su ogni aspetto
dell’Isola. Dalle spiagge ai musei,
dalle attività alle strutture ricettive,
infoelba.it offre tutto ciò che serve
per vivere l’Isola al meglio in ogni
stagione.
Nel corso degli anni, Infoelba
ha sviluppato anche una serie
di strumenti digitali pensati per
facilitare la scoperta dell’Isola,
anche quella meno conosciuta.
Le app Elba Eventi, Elba Spiagge
ed Elba Traghetti completano
l’offerta digitale con funzionalità
pratiche e intuitive. Elba Eventi è
l’app ufficiale degli eventi e delle
manifestazioni. Concerti, spettacoli
teatrali, escursioni, mostre e
sagre: gli ospiti possono trovare
gli appuntamenti organizzati
sull’Isola.
Elba Traghetti, invece, consente di
consultare gli orari aggiornati dei
traghetti in partenza e in arrivo.
Elba Spiagge è l’app ideale per chi
vuole scegliere la spiaggia giusta in
base alle proprie preferenze e alle
condizioni meteomarine. Permette
anche di filtrare le spiagge per
caratteristiche come sabbia,
ghiaia, accessibilità, offrendo foto
e informazioni su come arrivare,
servizi presenti e parcheggi.
Accanto alle risorse digitali,
Infoelba ha pubblicato due guide
cartacee molto apprezzate dagli
ospiti. “Le spiagge dell’Isola d’Elba”
è una guida tascabile dedicata
interamente ai litorali dell’Isola
con le sue oltre 130 spiagge. La
“Guida Isola d’Elba” offre una
visione d’insieme dell’Isola, con
approfondimenti su storia, natura,
borghi, sentieri, musei, sport ed
enogastronomia. Un supporto
concreto per chi desidera esplorare
l’Isola in autonomia, con mappe
dettagliate e contenuti redatti con
estrema cura.
Cartine, prodotti editoriali, app,
blog – tra cui iloveelba.it, il blog per
chi ama l’Elba, da chi vive l’Elba –
fanno di Infoelba non solo un sito,
ma un vero e proprio ecosistema
informativo dedicato all’Elba. Un
impegno costante che, anno dopo
anno, si rinnova con una passione
da veri amanti del territorio per
valorizzare e raccontare l’Isola in
ogni sua sfumatura.
190 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Infoelba – Ihre Informationsquelle für Elba
Infoelba tells you so
Infoelba has been the benchmark for those who want
to know all about the Island of Elba for the last 25 years.
Today it is a kind of “WikiElba”, a comprehensive source
of constantly updated information. From beaches to
museums, from activities to events and accommodation
facilities, infoelba.it offers everything you need to
experience the island at its best in every season. The APPs
Elba Eventi (events), Elba Spiagge (beaches) and Elba
Traghetti (ferries) are particularly useful together with
the blog iloveelba.it. There are two printed versions of
the guides which are very popular to carry with you. “Le
Spiagge dell’Isola d’Elba” describes Elba’s 130 beaches
with valuable information on their characteristics and
the effect of the wind direction, services, directions and
parking. It is an absolute must for those intending to visit
the island all year round.
Seit über 25 Jahren ist Infoelba die zentrale Anlaufstelle
für alle, die die Insel Elba in all ihren Facetten entdecken
möchten. Heute gilt die Plattform als eine Art „WikiElba“ –
eine umfassende, stets aktuelle Informationsquelle. Von
Stränden über Museen, Aktivitäten und Veranstaltungen
bis hin zu Unterkünften bietet infoelba.it alles, was man
braucht, um die Insel zu jeder Jahreszeit bestmöglich zu
erleben. Ergänzt wird das Angebot durch die praktischen
Apps Elba Eventi, Elba Spiagge und Elba Traghetti sowie
den Blog für Elba-Liebhaber iloveelba.it. Besonders
beliebt sind auch die beiden Reiseführer für alle, die
die Insel auf eigene Faust erkunden möchten. Der Titel
„Le spiagge dell’Isola d’Elba racconta“ beschreibt 130
Strände der Insel mit wertvollen Hinweisen zu deren
Eigenschaften und Windexposition, zu Serviceangeboten,
Anfahrtswegen und Parkmöglichkeiten – ein
unverzichtbarer Begleiter für alle, die Elba ganzjährig
bereisen möchten.
lifestyle
191
Tip Tap One:
due cuori
ballerini di Patrizia Lupi
Con la stessa leggerezza – come quando volteggiano
senza peso, eleganti, sulle piste da ballo di tutta Italia
– Antonella Colli e Franco Ascione affrontano la vita
dando una mano, anzi quattro, a tutti, soprattutto a chi
ha avuto destini difficili e dura più fatica a sciogliersi
nei movimenti. Ma loro riescono a far ballare tutti a
tutte le età. Irresistibili nel porgere una mano invitando
a mettersi alla prova, a lasciare il personaggio che la
vita ci cuce addosso, per tornare bambini, quando le
gambe si muovevano da sole senza note musicali.
La loro non è solo generosità, è bontà vera, semplice,
spontanea, rassicurante. Si legge nello sguardo
fanciullo di Antonella, sempre pieno di domande,
oppure nel sorriso timido, nonostante le molteplici
presenze sui palcoscenici, di Franco. Festeggiano,
ballando, le feste di tutti, in tutti i paesi dell’Elba,
insieme al gruppo dei ragazzi di Amici Fragili, un
incontro che dura ormai da tre anni, che ha trasformato
la debolezza in allegria e progetto.
Una fata dagli occhi turchini, un cavaliere magro e
scattante uscito dal paese delle meraviglie, Antonella e
Franco sono un faro anche per quei ragazzi dal talento
ballerino che scelgono la loro scuola per tuffarsi nel
mondo a passo di danza. Alcuni sono sulla strada di
diventare giovani campioni come Cosmin e Giulia.
A tutti insegnano la disciplina che richiede la danza
ma anche l’amore per un’arte che è libertà, armonia e
inclusione.
Se condividi il loro inno alla gioia dimentichi la
tristezza: ci guadagna la salute, girando per parchi e
piazze, spiagge e carnevali. In maschera, in tuta, in
costume da bagno, all’aria aperta, divertiti e divertenti.
In barba alle fragilità di tutti noi.
Antonella Colli and Franco Ascione, companions in life
and dance teachers, have a dancing school in Portoferraio
that trains talented youngsters, many of whom have
been awarded at national level. They also teach more
fragile individuals, young people with different types of
difficulties who have found in Tip Tap One a gym for their
mental and physical well-being, but above all, friendship.
Because dance is freedom, harmony and inclusion.
Antonella Colli und Franco Ascione, Lebenspartner
und Tanzpädagogen, betreiben in Portoferraio eine
Tanzschule, in der sie junge Talente fördern – eine
Vielzahl von ihnen wurde bereits auf nationaler Ebene
ausgezeichnet. Darüber hinaus arbeiten sie mit
Jugendlichen mit unterschiedlichen Einschränkungen
und Herausforderungen. Für diese jungen Menschen
ist Tip Tap One nicht nur ein Ort zur Förderung des
körperlichen und psychischen Wohlbefindens, sondern
auch ein Raum der Begegnung und sozialen Integration.
Denn Tanz steht für Freiheit, Harmonie und gelebte
Inklusion.
192 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Sassi Turchini:
turismo inclusivo
stare insieme è il fondamento di ogni relazione. Qui,
ogni persona vive serena mettendo in campo cuore e
mente.
Ogni spazio favorisce l’incontro: le stanze non sono solo
luoghi dove dormire, ma spazi di condivisione e crescita
e le attività non sono solo svago ma laboratori di idee da
mettere in pratica insieme agli altri.
Sassi Turchini dimostra che il turismo inclusivo è
possibile. Un turismo che supera le barriere fisiche,
culturali e sociali, creando legami autentici che durano
oltre lo spazio di una vacanza.
Sassi Turchini is a place for inclusive, accessible tourism.
It is not just a building, more an idea that celebrates
diversity as an asset, creating experiences that connect
people and nature. Every space and activity encourages
both meeting and developing, overcoming physical,
cultural and social barriers.
Here, inclusion is an everyday value, where every person
can experience travel as a right, not as a privilege.
Si chiama “Sassi Turchini”, come le pietre colore del
mare che abbondano sulla collina alle sue spalle. Un
luogo, una casa-vacanze, che racconta una promessa:
quella di un turismo che accoglie ogni persona, che va
oltre il semplice viaggio, per diventare un’esperienza
di inclusione con gli altri e con la natura. Un sogno
nato nel 1977 con Don Andrea Faberi, fondatore
dell’Associazione Gruppo Elba APS e che oggi è realtà.
Sassi Turchini non è solo una struttura di accoglienza,
ma un’idea di turismo sostenibile, dove ogni ospite è
unico. È un luogo dove l’accessibilità non è un requisito
tecnico, ma un valore che abbraccia ogni spazio,
ogni momento. Perché viaggiare non deve essere un
privilegio, ma un diritto di tutti.
Sassi Turchini è un’opportunità di scambio e di crescita,
di risate, emozioni e legami che non conoscono
distinzioni. La diversità è celebrata come unicità e
risorsa, ricchezza ed emozione. Ogni incontro, ogni
gesto, ogni sorriso è un passo verso un mondo dove lo
Sassi Turchini ist ein Ort für integrativen und
barrierefreien Tourismus. Es handelt sich nicht nur
um eine Einrichtung, sondern um eine Vision, die die
Vielfalt als wertvolle Ressource feiert und Erlebnisse
schafft um Mensch und Natur miteinander verbinden.
Jeder Raum und jede Aktivität fördert Begegnungen
und gemeinsames Wachstum. Physische, kulturelle
und soziale Barrieren werden überwunden. Hier wird
Inklusion täglich gelebt, sodass jeder Mensch das Reisen
als ein Recht und nicht als ein Privileg erleben kann.
lifestyle
193
Contest fotografico:
l’isola invisibile di Patrizia Lupi
Fra le immagini che abbiamo
ricevuto per la prima edizione
del contest fotografico per Enjoy
2025 c’è un filo rosso: lo sguardo
di chi è capace di osservare con
sentimento quel che lo circonda.
A vederle dall’alto le “Perle del
Tirreno” sembrano zattere o
trampolini di lancio per civiltà
galattiche meravigliate da tanta
bellezza. Un fascino inspiegabile
fra verde, azzurro, calcare,
granito e rosso di miniera. Colori
ovunque, ma anche crepuscoli,
nebbie e nuvole, temporali e fuochi
d’artificio, onde e mare piatto. Un
microcosmo dove la natura ha
lanciato manciate di tutto quel che
possedeva.
Nelle foto che abbiamo ricevuto
troviamo fondali cristallini come
le buone azioni, viscere scavate
rifugio di torrenti, lingue di
sabbia e lame di roccia, alberi che
custodiscono fra le radici muretti
a secco e pietre sudate, barche in
fuga e gabbiani senza pace, sentieri
lenti e liscioni scolpiti dagli zoccoli
dei muli o da scalpelli sapienti.
Finestre come occhi aperti al sole
o persiane chiuse per trattenere
dispiaceri. Il fotografo osserva quel
che passa di solito inosservato:
ha il dono del terzo occhio, che
sia quello della mente o del
teleobiettivo, non cambia.
Tutto quel che viene fotografato,
anche se è dissonante,
incredibilmente, vive in equilibrio,
ogni elemento di ciascuna foto fa
parte di un tutto che è tutto.
L’obiettivo non si distrae, è
curioso, a volte impietoso, ma
non basta fermarsi alla poesia:
quel che conta nello scatto è
l’essenza senza orpelli, narrazione
pura e immediata. È emozione
e sentimento. È quello che
un’immagine lascia immaginare.
E’ denuncia, è racconto, è
confessione. E ognuno lo fa
come sa, con la fotografia, l’arte
o le parole. È ricerca di riscatto
e di ricordo; è natura che cura e
che consola; è essenza di luoghi,
persone, oggetti; forme semplici,
che sopravvivono, grazie ad uno
scatto, ai cambiamenti.
Difficile scegliere fra immagini
dove le luci sono declinate nei
colori dell’arcobaleno o nelle
infinite sfumature dal bianco al
nero. Non esiste un vincitore in
questo contest, hanno vinto tutti
quelli che hanno partecipato con la
capacità di osservare e di mettersi
alla prova. Significa che vogliono
condividere con gli altri la loro
emozione. Ringraziamo tutti e
invitiamo a continuare perchè la
fotografia come arte è talento ma
anche tecnica e sacrificio. È cercare
di fare sempre meglio.
Un obiettivo lo abbiamo raggiunto:
volevamo che Enjoy fosse la vetrina
non solo dei fotografi professionisti
e bravissimi che portano
l’Arcipelago nel mondo, ma anche
di coloro che osservano e vivono in
questo Paradiso per un giorno o per
sempre: scoprendolo, amandolo,
prendendosene cura. Lo faremo
insieme. Grazie.
Foto ©Francesca Manfredini
© Giancarlo Diversi © Tommaso Mingoia
© Caterina De Anna
© Paolo Maffi
© Luigi Salvioli
© Davide Lazzarini
© Antonello Re
© Giorgio Caspani
© Danilo Trotta © Marco Segnini © Federica Bettocchi
© Francesca Manfredini
© Tina Palja Gligorevic © Silvia Stella
© Veronica Avellino
© Vincenzo Baracchetti
© Samuele Vinci
Foto ©Francesco Lascialfari
Archipelago
Le ville romane
dell’Arcipelago Toscano
Mostra al museo archeologico di Rosignano Marittimo
di Lorella Alderighi
L’Arcipelago toscano è costellato di
ville marittime di epoca romana,
di notevole interesse scientifico e,
per molte di esse, anche turistico,
comprese in parte nella provincia
di Livorno (isole di Gorgona,
Capraia, Elba e Pianosa) e in
parte in quella di Grosseto (Giglio
e Giannutri). Tutte si trovano
all’interno del Parco Nazionale
dell’Arcipelago Toscano. La loro
nascita e vita abbraccia l’epoca
Augustea (dalla fine del I secolo
a.C. al I secolo d.C.). Solo alcune
furono abitate fino al II secolo d.C.
e pochissime raggiunsero il III e IV
secolo.
Le ville marittime romane,
affacciate sul mare e talvolta
incastonate su alte scogliere,
costituiscono un esempio del lusso
e della bellezza delle abitazioni
di otium, con sale da ricevimento
e per banchetti, pavimenti e
pareti rivestiti di marmi, intonaci
dipinti e ricche suppellettili,
piscine, fontane, giochi d’acqua e
ampi giardini, luoghi in cui l’arte
dell’uomo abbracciava il paesaggio
marino e le scenografie naturali
delle piccole isole. Qui hanno
trovato riposo personaggi illustri e
della famiglia imperiale.
I reperti più significativi
provenienti dagli scavi archeologici
nelle ville romane dell’Arcipelago
Toscano sono confluiti in una
esposizione temporanea, a cura
della scrivente, inaugurata il 21
dicembre 2024 presso il Museo
Civico Archeologico di Rosignano
Marittimo (LI) all’interno di alcune
sale di ambientazione romana.
A breve sarà inoltre presentato il
catalogo bilingue che riassume
la mostra e presenta con belle
immagini dei luoghi e dei reperti
archeologici significativi la realtà
del nostro Arcipelago toscano in età
romana.
All’Isola d’Elba, nel comune di
Portoferraio, emergono infatti da
sempre le imponenti strutture
delle Grotte a guardia della rada.
I primi scavi furono qui effettuati
negli anni ’60 del secolo scorso
a cura della Soprintendenza
alle Antichità dell’Etruria, ma
di recente le indagini sono state
riprese dall’Università di Siena con
nuovi ed importanti risultati. Dal
complesso delle Grotte provengono
una serie di materiali archeologici
preziosi, tra cui tarsie marmoree,
lastre di terracotta decorate,
frammenti di mosaici pavimentali,
già in parte esposti al Museo della
Linguella di Portoferraio.
La rada di Portoferraio è chiusa
dalla parte opposta dalla stretta
lingua di terra con i resti del
complesso termale della Linguella,
con pavimenti a tarsie marmoree e
a mosaico, pertinenti ad ambienti
probabilmente di uso pubblico
a servizio del porto romano; i
mosaici e le strutture delle terme
sono stati restaurati di recente e
due dei pavimenti antichi sono
stati staccati e ricostruiti presso
il Museo Archeologico della
Linguella. Dall’area della Linguella
proviene anche il torso di una
statua maschile qui esposto.
Ancora all’Elba, tanto imponente
200 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
quanto ancora misteriosa è la villa
di Capo Castello, nel Comune di
Rio, in massima parte ancora da
scavare, con i muri e pavimenti
nascosti dalla vegetazione o
inglobati in edifici moderni. Da
alcuni saggi di scavo effettuati
negli anni ’70, ’80 e ’90 del secolo
scorso, provengono resti di intonaci
dipinti, pavimenti a mosaico, tarsie
marmoree ed elementi decorativi,
alcuni dei quali in mostra.
A Pianosa risplende il complesso
del Bagno di Agrippa, rifugio dorato
anche se obbligato per il nipote di
Augusto, Agrippa Postumo, che qui
passò l’ultima parte della sua vita.
Gli scavi recenti hanno permesso
di ampliare l’area di visita e di
scoprire importanti reperti
presentati qui per la prima volta.
A Gorgona, isola carcere, sono
visitabili in località Limiti i
resti di una villa scavata dalla
Soprintendenza negli anni ’90
del secolo scorso; i pavimenti
a mosaico e le pitture parietali
accolgono il visitatore con i
propri vani ancora prospicienti i
terrazzamenti di un antico giardino
con giochi d’acqua. Per la prima
volta, oltre agli intonaci dipinti
delle pareti e dei soffitti, vengono
esposte alcune delle preziose
suppellettili vitree rinvenute
durante lo scavo dei cinque vani
conservati.
Nell’isola di Capraia, sebbene
per adesso non visibili, in quanto
interrati dopo lo scavo, i resti
della villa romana presso il Porto
hanno restituito, nei primi anni
del ’900, una splendida statua di
Venere (ora di proprietà privata) e
elementi marmorei decorati, oltre
a suppellettile ceramica di epoca
romana appartenente alle varie
fasi di vita della villa, tra cui molti
esemplari di vasellame in terra
sigillata liscia e decorata.
Al Giglio, il mare ed il paese
moderno continuano a nascondere
la maggior parte delle strutture
in cui era articolata la villa del
Saraceno, posta a controllo
La Villa romana di Pianosa - Foto ©Patrizia Lupi
Villa romana delle Grotte a Portoferraio - Foto ©Franco Cambi
archipelago
201
La Linguella. Area 2 strutture restaurate
delle cave di granito grigio che
circondano il porto.
A Giannutri si impongono ancora
le colonne marmoree del peristilio
e gli ambienti residenziali e di
servizio di un vasto complesso che
abbracciava i due versanti della
collina.
Grazie a questi resti possiamo
ancora immaginare lo sfarzo e
l’imponenza delle ville marittime
di epoca romana, inerpicate sulle
scogliere o distese lungo i versanti
dei rilievi, ville che ancora si
specchiano in quel mare che un
tempo sfidavano con lo splendore
dei marmi e dei decori, con la
frescura dei giardini e con il fruscio
dei giochi d’acqua delle fontane.
The Tuscan Archipelago has many
maritime villas from Roman times,
originating from the Augustan
period (from the 1st century BC to
the 1st century AD). Only a few were
inhabited until the 2nd century AD
and hardly any reached the 3rd
La Linguella, area 1. Il restauro dei pavimenti
and 4th centuries. These Roman
maritime villas, overlooking the
sea and sometimes set on high
cliffs, show the luxury and beauty of
“otium” dwellings with reception and
banqueting rooms, marble-covered
floors and walls, painted stucco
and rich furnishings, swimming
pools, fountains, water features
and sprawling gardens, places
where man’s creativity took in the
seascapes and the natural backdrop
of the small islands. Prominent
figures and members of the imperial
family would enjoy relaxing here.
The archaeological excavations
and past and recent studies have
come together in a temporary
exhibition, curated by the writer, of
the most significant finds from all
the Roman Villas in the Archipelago:
the exhibition was inaugurated
on the 21st December, 2024 at the
Civic Archaeological Museum in
Rosignano Marittimo (LI). The
bilingual catalogue summarising
the exhibition and presenting the
history of our Tuscan Archipelago
with some beautiful images of
significant archaeological sites and
findings, will be published shortly.
The exhibition shows the most
important findings from past and
present archaeological excavations
and most of the sites can be visited;
on the island of Elba, the complex
of Le Grotte, the thermal spa area
of the Linguella in Portoferraio and
the Roman Villa at Capo Castello
in Rio. On Pianosa, the Bagno di
Agrippa, on Gorgona the Roman
Villa at Limiti and on Capraia the
Roman Villa at the Port. We are left
to remember the Roman Villas on
Giglio and Giannutri only in pictures.
Das Toskanische Archipel ist reich an
römischen Villen, deren Entstehung
und Blütezeit in die augusteische
Epoche (vom späten 1. Jahrhundert
v. Chr. bis zum 1. Jahrhundert n.
Chr.) fällt. Nur einige dieser Villen
waren noch im 2. Jahrhundert n. Chr.
bewohnt, während nur wenige bis
202 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
ins 3. und 4. Jahrhundert überdauerten. Die römischen
Villen, die direkt am Meer oder auf den Felsen errichtet
wurden, sind beeindruckende Beispiele für den Luxus
und die Ästhetik der Villen des „Otium“. Diese Anwesen
verfügten über prächtige Empfangs- und Bankettsäle,
kostbare Ausstattung, mit Marmor verkleidete Fußböden
und Wände sowie mit Stuck verzierte Decken. In den
weitläufigen Gärten gab es Schwimmbecken, Brunnen
und Wasserspiele – Orte, an denen die Baukunst des
Menschen in harmonischem Einklang mit dem Meer und
der Insel stand. Hier fanden bedeutende Persönlichkeiten,
darunter Mitglieder der kaiserlichen Familie, Ruhe und
Erholung. Die jüngsten archäologischen Ausgrabungen
und Untersuchungen sind in einer temporären
Ausstellung dokumentiert, die von der Verfasserin
kuratiert wurde. Diese präsentiert die bedeutendsten
Funde aus sämtlichen römischen Villen des Archipels. Die
Ausstellung wurde am 21. Dezember 2024 im Städtischen
Archäologischen Museum von Rosignano Marittimo (LI)
eröffnet. In Kürze wird zudem ein zweisprachiger Katalog
erscheinen, der die Ausstellung zusammenfasst und
mit eindrucksvollen Bildern die wichtigsten Fundstücke
und Orte des Toskanischen Archipels dokumentiert.
Die Ausstellung zeigt die herausragendsten Funde
aus archäologischen Ausgrabungen, die sowohl in der
Vergangenheit als auch in jüngster Zeit durchgeführt
wurden. Viele dieser Stätten sind der Öffentlichkeit
zugänglich, darunter: Elba: Die Anlage „Le Grotte“ und das
Thermengebiet „Linguella“ in der Gemeinde Portoferraio
sowie die römische Villa von „Capo Castello“ in der
Gemeinde Rio. Pianosa: „Bagno di Agrippa“. Gorgona:
Die römische Villa in „Limiti“. Capraia: Die römische Villa
am Hafen. Die römischen Villen von Giglio und Giannutri
werden in der Ausstellung hingegen ausschließlich durch
Bildmaterial gewürdigt.
Villa romana di Giannutri - Foto ©Roberto Ridi per PNAT
Pianosa Bagno di Agrippa il portico e il teatro
Capraia. lastra marmorea con cavaliere
Gorgona. intonaco dipinto del soffitto
Il Parco del Grande Mare
di Patrizia Lupi
Foto ©Francesco Lascialfari
Il PNAT è fra le più grandi aree
marine protette d’Europa – 616
km2 attorno alle isole di Giglio,
Gorgona, Capraia, Pianosa,
Montecristo, Giannutri – ed è
incluso in Pelagos, il Santuario
Internazionale dei Cetacei. A terra il
Parco Nazionale comprende le isole
di Gorgona, Pianosa, Montecristo,
Giannutri, e parzialmente Capraia
(77%), Elba (50%) e Giglio (40%), per
complessivi 177 km2.
Il PNAT è l’unica istituzione di
diritto pubblico che estende le
sue competenze amministrative
all’intero Arcipelago e nei cui
organi di gestione è presente la
Comunità del Parco, l’assise che
riunisce i Sindaci dell’Arcipelago,
oltre ai Presidenti delle Province di
Livorno e Grosseto e al Presidente
della Regione Toscana. Un Ente
che riveste un ruolo strategico
nell’incentivare, sostenere e
drenare risorse, non solo per
la salvaguardia della geo e
biodiversità, e dei beni culturali
materiali ed immateriali, ma anche
per le politiche comprensoriali
della green economy: dal
turismo ecosostenibile
all’approvvigionamento idrico,
al consumo del suolo e alla
cementificazione, alla raccolta e
smaltimento dei rifiuti, fino alla
qualità dei collegamenti marittimi
ed aerei, e alla organizzazione
dell’assistenza sanitaria, che nelle
isole toscane riveste troppi punti di
fragilità.
Grazie ad una minuziosa
ricostruzione storica Giuseppe
Tanelli, primo presidente del
Parco, racconta l’evoluzione di una
corrente di pensiero che era partita
cento anni prima, quando Charles
Darwin naturalista, Charles Lyell
geologo e Ernst Haeckel biologo,
passeggiando nel giardino di Down
House a Londra, discorrevano di
economia della natura e gettavano
i concetti fondanti dell’ecologia.
Nel 1972 il Club di Roma pubblica
“The limits to growth”, che mette
in evidenza le problematiche sul
degrado ambientale, la nuova
emergenza del Pianeta Terra: “La
Casa – scrive Tanelli – in cui da
quasi quattro miliardi di anni si
sviluppa la biosfera della quale,
noi Sapiens, per duecento mila
anni migranti dalle terre d’Africa
e meticciati lungo il cammino,
attorno a quaranta mila anni
fa, un attimo nella storia del
Pianeta, siamo diventati la specie
dominante”.
Il volume è un vero e proprio
dossier, raccontando le vicende
fino all’istituzione del Parco il
22 luglio 1996. Tanelli racconta
quanto è stato realizzato in quasi
tre decenni dall’Istituzione del
Parco. Da Pianosa, per permetterne
la fruizione contingentata ai
turisti, all’acquisto e al restauro del
Volterraio, dalle rete sentieristica
all’ingresso dell’Arcipelago fra
le riserve MaB-UNESCO e in
seguito nella Green List dell’IUCN.
Dall’utilizzo dei beni demaniali
ex carcere di Capraia e Pianosa ai
lavori sulla GTE. Fino alla Gorgona
dove, grazie all’ex Direttore del
carcere Carlo Mazzerbo, si sono
sviluppate iniziative innovative
nelle attività penitenziarie,
imperniate sull’ecologia e
l’agricoltura. Da non perdere
nell’appendice la descrizione di
Giannutri, Capraia e Gorgona, fra
le “perle” più piccole ma non meno
ricche di storia e di meraviglie
204 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
naturali.
Infine Tanelli ricorda tutti quelli
che hanno contribuito alla
costituzione del Parco, a partire
da Gin Racheli con il suo libro
“Le Isole del ferro: natura, storia,
arte e turismo dell’Arcipelago
Toscano”, dove scrive: “Ascoltare
d’ogni isola la natura, il popolo e
le sue tradizioni; andare a scovare
l’arte, le memorie, le vicende nei
secoli; lasciar fluire il racconto delle
antiche pietre…”.
“Non è stata mai persa di vista
la comunità – ricorda Tanelli –
La strutturazione dell’Ente e la
partecipazione dei cittadini e delle
Istituzioni sono stati gli obiettivi
primari. Obiettivi peraltro ovvi
per coloro che vogliono un parco
vivo e reale, ben diverso dai Parchi
virtuali o blindati. Un Parco in
grado di essere uno strumento
di educazione ambientale; un
laboratorio per nuove economie,
nuove politiche del territorio e
nuove tecnologie; un mezzo che
concorra a far sì che la cultura
della natura, dell’ambiente e della
solidarietà divenga sempre di più la
cultura dominante in questa e nelle
future generazioni”.
IN RICORDO DI FULCO PRATESI
Riportiamo l’introduzione al
volume “Il Parco del Grande Mare”
di Beppe Tanelli, Youcanprint,
Lecce, 2024, per gentile
concessione dell’autore.
geografica, rassomigliare al simbolo
delle bandiere dell’Impero Ottomano
in cui la mezzaluna, l’Elba, è
circondata da un insieme di stelle
come le isole di Gorgona, Capraia
e Pianosa (antiche colonie penali),
Montecristo, il Giglio e Giannutri,
oggetto di aggressioni piratesche
fino a non molti secoli fa.
Una rappresentazione ideale ma
non eccessiva, come ricordano
le grandi torri difensive che
ancor oggi punteggiano le coste
tirreniche funestate in tempi non
remoti dalle flotte barbaresche
per saccheggiare i villaggi costieri
e condurre gli abitanti schiavi in
Algeria. Se le incursioni ottomane
sono ormai un lontano ricordo,
ancora non troppi anni addietro
l’isola di Montecristo figurò, oltre
che nei romanzi di Dumas, in un
programma di speculazione di non
minore pericolosità nel progetto
“L’Isola dei Privilegi”, nel quale
un gruppo di ricchi cacciatori e
pescatori sportivi di buona famiglia
avevano progettato un programma
di sfruttamento che le denunce
del WWF da poco fondato e di
altre associazioni ambientaliste
riuscirono a bloccare ottenendo la
creazione di una delle prime Riserve
Naturali Integrali.
Anche la piccola isola di Giannutri,
non lontano dall’Argentario, rientrò
nelle mire dei nuovi corsari che vi
stavano costruendo addirittura un
aeroporto del quale avevano già
posto le premesse su una spianata
dove gli ornitologi andavano a
inanellare i giovani gabbiani reali
che vi nascevano.
Ricordo che alla udienza alla Pretura
di Orbetello per una denuncia fatta
dal WWF, il proprietario si presentò
con una Rolls Royce che ci preoccupò
non poco. Questo primo (a mia
memoria) episodio, costituisce uno
dei tanti che l’Autore racconta con
una dovizia di particolari, di località
e battaglie e personaggi di ogni tipo
e coinvolgendo il lettore come hanno
coinvolto me, che dal 1995 al 2005 ho
dovuto affrontare simili traversie in
difesa del più antico e famoso Parco
Nazionale d’Italia, quello d’Abruzzo,
Lazio e Molise, che da pochi anni ha
tagliato il traguardo di un secolo
della sua travagliata esistenza.
Sono sicuro che questo libro del
Presidente Tanelli costituirà una
interessante ed istruttiva lettura
sulle storie di chi voglia affrontare,
in maniera non solo teorica, la difesa
di un qualsiasi lembo del nostro
meraviglioso e complicato Paese.
O, almeno, figurare nella biblioteca
di ogni illuminato e responsabile
ambientalista.
Fulco Pratesi
Questo prezioso libro del professore
Beppe Tanelli mi riporta ai tanti
decenni che mi legano a un
territorio di immensa bellezza e
memorie storiche che ho, in minima
parte, seguito l’Autore affrontare
come primo Presidente del Parco
Nazionale dell’Arcipelago Toscano
istituito, dopo infinite traversie, nel
1996.
Fin da ragazzo ho avuto un rapporto
particolare con l’Arcipelago Toscano
e il suo Parco Nazionale, che l’autore
definisce giustamente “Del Grande
Mare”, un territorio marino che un
tempo volli, per la sua posizione
youcanprint
youcanprint
Prefazione di Fulco Pratesi
Beppe Tanelli
Il Parco del Grande Mare
La nascita del Parco Nazionale dell’ Arcipelago Toscano
Prefazione di Fulco Pratesi
Beppe Tanelli
Il Parco del Grande Mare
La nascita del Parco Nazionale dell’ Arcipelago Toscano
Beppe Tanelli
Il Parco del Grande Mare
La nascita del Parco Nazionale dell’ Arcipelago Toscano
Prefazione di Fulco Pratesi
youcanprint
Giglio e Giannutri:
la Pro Loco custode
del patrimonio ambientale
e culturale
di Pietro Pacciardi
Le Pro Loco sono un vero pilastro
per la promozione turistica
e culturale dei territori, ne
custodiscono l’anima profonda, ne
colgono l’essenza e la divulgano.
Queste realtà sono molto radicate
nell’Arcipelago Toscano, dove
svolgono un ruolo chiave per le
comunità e per gli avventori. La
Pro Loco Bancalà opera all’Isola del
Giglio e a Giannutri, esaltandone le
ricchezze culturali, le tradizioni e le
risorse turistiche.
Il suo ufficio, un punto di
riferimento per turisti e
visitatori, con grande impegno
resta aperto tutto l’anno per
offrire informazioni e supporto.
L’associazione accoglie i visitatori
con calore e professionalità,
aiutandoli ad aprire questi scrigni
di bellezza mediterranea.
La Pro Loco, con zelo eclettico,
organizza eventi che celebrano
le tradizioni locali e la cultura
di Giglio e Giannutri. Nel mese
di maggio, i visitatori possono
vivere un’esperienza unica con la
presentazione di “1/4 di cantine”,
un’anticipazione della festa dell’uva
e delle aperture di settembre. Due
fine settimana dedicati al pregiato
vino Ansonaco e alla deliziosa
gastronomia dell’isola, immersi
nel suggestivo borgo medievale di
Giglio Castello. Qui, i partecipanti
possono assaporare piatti tipici
come il totano alla gigliese, il
panficato, la schiaccia di patate e il
vino locale. L’Isola del Giglio conta
ben tre patroni, celebrati con eventi
che uniscono fede e tradizione
culturale.
La Pro Loco si impegna nella
tutela del patrimonio naturale e
culturale dell’isola, organizzando
momenti come le Giornate
Ecologiche di maggio, dedicate alla
pulizia delle spiagge e dei fondali
marini. In collaborazione con il
Parco Nazionale dell’Arcipelago
Toscano, l’associazione gestisce
la sentieristica, offrendo percorsi
mozzafiato attraverso paesaggi
incontaminati. In più, collabora
con PortArgentario per accogliere i
turisti delle piccole navi da crociera
che sostano al largo del porto.
Negli anni, la Pro Loco ha
organizzato eventi di grande
richiamo, come il “Lunedì
del Lettore”, dedicato alla
presentazione di opere letterarie,
e “Il Giglio Espone”, una serie di
mostre fotografiche e artistiche nel
borgo di Giglio Castello e presso la
Torre del Saraceno a Giglio Porto;
inoltre, il “Teatro dell’Isola” offre
spettacoli teatrali che esaltano il
patrimonio artistico locale.
Le isole del Giglio e di Giannutri
sono luoghi di rara bellezza,
ricchi di storia e tradizioni. La
Vista del Castello da Poggio Chiusa Foto ©Michelangelo D'Elia
206 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Capelrosso
Arenella
Pro Loco lavora ogni giorno per
permettere di scoprirne ogni
angolo, per vivere esperienze
autentiche e immergersi nella
magia del suo patrimonio naturale
e culturale. Tutto questo, che delle
attività della Pro Loco è solo una
parte, rappresenta l’impegno
per queste sponde di volontari e
attivisti, un regalo al territorio e
una dichiarazione d’amore per la
sua storia, la sua cultura e la sua
bellezza.
Giglio: Pro Loco, the Guardian of
the Environmental and Cultural
Heritage
Pro Loco organisations are the
mainstays for the tourist, cultural
development of these areas,
guarding their soul and sharing their
spirit. In the Tuscan Archipelago,
the Pro Loco Bancalà operates on
the Islands of Giglio and Giannutri,
highlighting their cultural wealth,
traditions and tourist resources.
The office, open all year round, is a
landmark for tourists and visitors.
The Association works tirelessly at
organising events to celebrate the
local traditions and culture of Giglio
and Giannutri, including the famous
grape festival in September. These
events take place in the medieval
village of Giglio Castello and offer the
opportunity to taste typical dishes
and the prized Ansonaco wine. The
Pro Loco is engaged in protecting the
natural and cultural heritage by also
collaborating with the National Park
of the Tuscan Archipelago. Events
such as “Il Giglio Espone” or “Teatro
dell’Isola” enhance the local artistic
treasures. This reality works to help
people to discover the wonders of
these islands, offering authentic
experiences and engaging in their
magic. This commitment is a real
gift to the territory and a declaration
of love for its history, culture and
beauty.
Die Pro Loco der Insel Giglio:
Hüterin des kulturellen und
ökologischen Erbes
Die Pro Locos sind treibende Kräfte
der touristischen und kulturellen
Förderung von Regionen, die
ihre Ursprünglichkeit bewahren
und ihre Werte aktiv vermitteln
möchten. Die Pro Loco Bancalà ist
für die Inseln Giglio und Giannutri
zuständig und setzt sich mit großem
Engagement für die Aufwertung
ihrer kulturellen Schätze,
Traditionen und touristischen
Angebote ein. Das ganzjährig
geöffnete Büro dient als Anlaufstelle
für Touristen und Besucher. Mit
viel Herzblut organisiert der Verein
Veranstaltungen, die die lokalen
Bräuche und die Kultur der Inseln
lebendig halten – etwa das berühmte
Traubenfest im September im
mittelalterlichen Ort Giglio Castello.
Hier haben Gäste die Gelegenheit,
traditionelle Speisen zu probieren
und den lokalen Ansonaco-Wein zu
genießen. Darüber hinaus engagiert
sich die Pro Loco aktiv für den Schutz
des natürlichen und kulturellen
Erbes der Inseln und kooperiert
eng mit dem Nationalpark des
Toskanischen Archipels. Vielfältige
Initiativen wie „Il Giglio Espone“
oder das „Teatro dell’Isola“ werten
das künstlerische Erbe der Region
auf und machen es erlebbar. Dieses
Engagement ermöglicht es, die
Schönheit der Inseln in ihrer Gänze
zu erfahren und in ihren Zauber
einzutauchen – ein Geschenk an die
Insel und eine Liebeserklärung an
ihre Geschichte, Kultur und Natur.
archipelago
207
Giglio: “Beato Scoglio”
di Pietro Pacciardi
Nascere su un’isola imprime
nell’anima un sigillo indelebile.
L’insularità diviene il proprio
respiro, il proprio orizzonte
interiore, un legame che resiste
al tempo e alla distanza. Puoi
lasciare l’isola, ma lei non ti lascerà
mai, come un richiamo atavico.
Perché l’isola non è solo un luogo,
ma una condizione esistenziale,
un’appartenenza viscerale.
Raffaello Brignetti, figlio del Giglio
e dell’Elba, incarnava questa verità.
Scrittore di mare, precursore
dell’ecologia, fu figlio delle isole
dell’Arcipelago Toscano, un
cantore dell’insularità come chiave
per comprendere l’esistenza.
Nato al Giglio, crebbe all’Elba, e
anche quando la letteratura e il
giornalismo lo portarono lontano,
il richiamo delle isole rimase
un’ossessione feconda, uno
strumento per decifrare il mondo.
Questo legame indissolubile
si manifesta con forza
nell’introduzione di Brignetti alla
monografia “Giglio Beato Scoglio”,
scritta nel 1976 da Armando
Schiaffino e Domenico Solari,
oggi rispettivamente sindaco e
assessore del Giglio, all’epoca
due giovani isolani. Più che una
prefazione, quella di Brignetti
è una dichiarazione d’amore,
un’immersione nel cuore pulsante
dell’isola. “Avevo diciotto giorni
quando ne fui condotto via.
L’infanzia e la giovinezza furono
di un arcipelago tutto o quasi
quello toscano, più che di una sola
isola”, scrive, rivelando come la sua
identità si sia formata nel crogiolo
di due terre uniche. Per Brignetti,
nascere su un’isola significava
nascere in un luogo mitico,
avvertire “un senso di appoggio, di
fidato e di saldo” che solo il mare
può donare. L’insularità che si
sublima nella finitezza della terra al
cospetto dell’infinità del mare.
Questa stessa essenza, al Giglio,
si rivela percorrendo il Poggio
della Pagana, il punto più alto
dell’isola, un luogo che invita
alla contemplazione e alla
connessione profonda con la terra.
Qui, sospesi tra cielo e mare, si
comprende appieno il significato
di appartenenza. Quasi a voler
suggellare un patto ancestrale
con l’isola, lei ti possiede e tu la
possiedi. Un’unione indissolubile.
Il Giglio ha le radici nel
Mediterraneo, nelle civiltà che
hanno plasmato la sua identità.
I cognomi, le tradizioni, la
morfologia verticale dell’isola, tutto
concorre a rafforzare il senso di
insularità. Quel sentirsi parte di un
microcosmo prezioso, custode di
un’eredità millenaria. Quel Giglio
che Brignetti descrive come un
mondo a sé, con i suoi ritmi lenti,
le sue consuetudini secolari e un
forte senso di identità. Un’identità
che affonda le radici nel mare,
custode di storie e di memorie. E
Brignetti conclude, quasi a voler
fornire una definizione definitiva:
“Continentale un isolano non lo
diventa; più che il mare, ci sono di
mezzo uno spessore, un’intensità
avita e intima che la presenza del
mare ha custodito e che sono il
suo modo di dignità e timidezza,
l’impaccio e l’integrità, un sentirsi
diverso”.
L’introduzione si chiude con
un’immagine potente: il Giglio
come “onda di granito”, simbolo
di solidità, di resistenza e di
accoglienza. Un’isola unica, un
“beato scoglio” dove la storia, la
natura e l’uomo si fondono in
un’armonia irripetibile, un’isola che
continua a ispirare e a incantare,
custodendo gelosamente la sua
anima di granito.
208 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Being born on an island is an everlasting bond that
resists time and distance. Insularity becomes breath,
an inner horizon. Raffaello Brignetti, a man of letters
and a journalist, a poet of the Tuscan Archipelago and
son of Giglio and Elba, realised that, for an islander, the
island is not just a place but an existential condition.
His being an islander emerges in the introduction to the
monograph “Giglio, Blessed Rock”, an ode to his native
island where he writes: “I was eighteen days old when
I was whisked away”, revealing an identity moulded in
the fusion of two unique lands. On Giglio, Poggio della
Pagana is a place of primordial connection, where land
and sea merge in an eternal embrace, sealing this sense
of insularity. It is an experience that exceeds the mere
panorama, it marks an ancestral pact. Traditions and
the vertical shape of the island all reinforce that sense of
insularity. “An islander does not become a mainlander”
Brignetti comments, as if to define a unique and
unalterable identity. The island, a granite wave, is a safe
haven, a symbol of strength, resistance and welcome.
Giglio e Giannutri - Foto ©Valeria Buffa
Auf einer Insel geboren zu werden, schafft eine tiefe
Verbundenheit, die weder durch Zeit noch durch
räumliche Entfernung aufgehoben wird. Das Inseldasein
prägt den inneren Lebenshorizont und wird Teil der
persönlichen Identität. Wie der Schriftsteller und
Journalist Raffaello Brignetti – gebürtig von den Inseln
Giglio und Elba – treffend feststellte, ist die Insel für
deren Bewohner nicht nur ein geografischer Ort,
sondern ein existenzieller Zustand. In der Einleitung zur
Monografie „Giglio Beato Scoglio“ beschreibt er seine
Herkunft mit den Worten: „Ich war achtzehn Tage alt, als
man mich von dort wegbrachte“ – ein Hinweis darauf,
wie sehr seine Identität von beiden Inseln geprägt wurde.
Auf der Insel Giglio stellt der „Poggio della Pagana“
einen symbolischen Ort dar, an dem sich Meer und Land
auf besondere Weise begegnen. Diese landschaftliche
Verbindung unterstreicht das insulare Lebensgefühl und
die emotionale Bindung an die Heimat. Die ausgeprägte
Topografie der Insel sowie ihre Traditionen verstärken
dieses Zugehörigkeitsgefühl zusätzlich. Brignetti
resümiert: „Ein Insulaner wird kein Festlandsmensch“ –
die Definition einer einzigartigen und unveränderlichen
Identität. Die Insel, von ihm als „Granitwelle“ bezeichnet,
steht sinnbildlich für Beständigkeit, Widerstandskraft
und Geborgenheit. Sie ist nicht nur geografischer Raum,
sondern auch kultureller und emotionaler Ankerpunkt.
Foto ©Patrizia Lupi
archipelago
209
Giannutri: un laboratorio
di scienza a cielo aperto
di Pietro Pacciardi*
Giannutri è uno di quei luoghi dove
la natura è ancora protagonista,
sfuggita alla prepotenza dell’uomo
e salvata dalla pertinacia del
Parco Nazionale dell’Arcipelago
Toscano. Qui non c’è niente: non
ci sono spiagge attrezzate, non
ci sono locali alla moda, alberghi
di lusso o approdi per grandi
panfili. Non c’è niente, o forse
c’è tutto. Giannutri non è solo un
gioiello di appena 2,6 chilometri
quadrati incastonato nel blu del
Mar Tirreno, ma grazie al Parco, si
è trasformato in un laboratorio di
scienza senza precedenti. In questa
mezzaluna di terra immersa nel
mare nostrum, per quattro anni, un
gruppo di ricercatori ha esplorato
l’impatto delle api da miele sulle
api selvatiche autoctone, svelando
segreti che solo la natura poteva
custodire.
* Si ringrazia il Prof. Dapporto e gli studenti del
dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze
per il contributo scientifico e fotografico.
Quando pensiamo alle api, la nostra
mente evoca l’immagine delle
laboriose api da miele. Eppure,
in Italia esiste una sola specie di
api mellifere, mentre esistono
oltre mille specie di api selvatiche,
spesso ignorate, eppure pilastri nel
delicato equilibrio dell’ecosistema.
Fino ad oggi, l’interazione tra questi
due mondi era incerta. Grazie
allo studio condotto nel cuore
dell’Arcipelago dal gruppo di ricerca
coordinato da Leonardo Dapporto,
Lorenzo Pasquali e Alessandro Cini,
oggi sappiamo che l’introduzione
delle api mellifere all’interno di
Giannutri può essere dannosa,
creando una competizione
potenzialmente pericolosa.
La presenza massiva di api da
miele può mettere a rischio la
sopravvivenza delle api selvatiche,
vero motore per l’impollinazione. I
ricercatori hanno soggiornato qui
oltre un mese ogni anno, cercando
di restituire un quadro scientifico
della coabitazione fra queste specie
diverse.
I ricercatori hanno osservato una
drammatica riduzione dell’80%
delle api selvatiche (rilevata dal
2021 al 2024), avvenuta in anni
di convivenza forzata con l’ape
da miele. Ma quando i ricercatori
hanno chiuso, in determinati
giorni, le mellifere nelle arnie,
quelle selvatiche hanno iniziato a
foraggiare con maggiore efficienza,
con un effetto visibile già dopo
poche ore dalla chiusura. Questo
dato non sminuisce l’importanza
degli apicoltori, veri custodi di
un’antica tradizione e di una specie
ormai quasi scomparsa in natura,
ma apre nuove strade alla ricerca e
segna un passo fondamentale nella
salvaguardia dell’ecosistema di
Giannutri. Uno studio come questo
ci invita a superare i pregiudizi,
ricordandoci che la natura non
conosce il concetto di “buoni” e
“cattivi”, non ci sono bene e male
assoluti.
Oggi lo studio non è concluso e
210 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
proseguirà nella speranza di comprendere ancora più
a fondo. Spesso, si è portati a credere che le grandi
scoperte si possano fare soltanto lontano da casa, in
mondi lontanissimi. Questa esperienza ci ricorda che
il nostro arcipelago, oltre che una perla di bellezza,
è uno scrigno di scienza. La sua natura va protetta
e preservata con cura, perché solo salvandola ci
salveremo.
Giannutri
Giannutri is part of the National Park of the Tuscan
Archipelago; it is a small, unspoilt island, beautiful simply
because it is wild. This 2.6 km² gem became a scientific
laboratory where, for four years, researchers from the
University of Florence studied the impact of honey bees
on wild bees. Italy has only one species of honey bee but
over a thousand species of wild bees which are vital to
our ecosystem. The study revealed that the introduction
of honey bees on Giannutri created harmful competition,
reducing the wild bees by 80% from 2021 to 2024. By
confining the honey bees, the wild ones have resumed
foraging efficiently. This ongoing study could extend to
the whole Archipelago, emphasising the importance of
protecting local nature. The experience aims to make
people realise that nature knows no “good” and “bad”,
only the balance of the ecosystem exists. This openair
workshop teaches us that nature conservation is
essential for our very survival.
Die Insel Giannutri
Giannutri ist Teil des Nationalparks der toskanischen
Inseln – eine kleine, wunderschöne Insel mit wilder
und unberührter Natur. Dieses 2,6 km² große Juwel hat
sich in den letzten Jahren zu einem Forschungslabor
entwickelt: Wissenschaftler der Universität Florenz
untersuchen dort seit vier Jahren die Auswirkungen von
Honigbienen auf Wildbienen. In Italien gibt es nur eine
Art von Honigbienen, aber über tausend verschiedene
Wildbienenarten – sie sind für das ökologische
Gleichgewicht von grundlegender Bedeutung. Die Studie
zeigt: Die Einführung von Honigbienen auf Giannutri
führte zu einer schädlichen Konkurrenz. Zwischen
2021 und 2024 ging die Zahl der Wildbienen um 80
Prozent zurück. Nach der Umsiedlung der Honigbienen
konnten sich die Wildbienen wieder erholen und ihre
effiziente Nahrungssuche fortsetzen. Würde diese noch
laufende Studie auf den gesamten toskanischen Archipel
ausgeweitet, würde ihre Bedeutung für den Schutz
der lokalen Natur noch klarer sichtbar. Die Erfahrung
auf Giannutri zeigt, dass die Natur kein „Gut“ und
„Böse“ kennt – sie kennt nur das fragile Gleichgewicht
des Ökosystems. Und genau dieses Gleichgewicht ist
entscheidend für unser eigenes Überleben.
©Alessandro Cini — In cerca di impollinatori
©Marco Bonifacino — Bombus terrestris foraging on Borago officinalis
archipelago
211
Gorgona: teatro d’oltremare
di Patrizia Pellegrini
Il carcere è un mondo a parte: è
esclusione, solitudine, stigma,
soprattutto “giudizio”. Chi è
“fuori” dovrebbe affacciarsi con
“silenzio e rispetto”, per capire e
costruire percorsi di accoglienza
e inclusione, superando stereotipi
ma anche visioni “sentimentali” o
approcci paternalistici.
Il percorso rieducativo è un
processo complesso e di rete, che
richiede una pluralità di approcci
fra i quali le attività culturali,
artistiche ed espressive. Tra
queste la pratica del “Teatro in
Carcere” è oggi riconosciuta come
strumento di inclusione sociale in
grado di modificare il pregiudizio
che la società ha nei confronti
del detenuto, offrendo contributi
importanti per contrastare le
“resistenze emotive” di chi crede
che l’approccio punitivo sia l’unico
possibile; d’altra parte, nessuna
persona è riducibile all’atto e,
soprattutto, la “vendetta” non
compete ad uno stato “civile”.
Una delle esperienze teatrali
più significative è sicuramente
quella dalla compagnia Teatro
popolare d’arte, nata nell’ambito
del progetto “Il Teatro del Mare”
in collaborazione con la Casa di
reclusione dell’isola di Gorgona.
Questo progetto, nato nel 2020,
è frutto di un laboratorio guidato
dal regista Gianfranco Pedullà
e da attori e musicisti della
sua Compagnia, a cui hanno
partecipato i detenuti ed alcuni
agenti penitenziari, per dare loro
esperienze di immedesimazione
e ascolto attraverso la musica e la
pratica del teatro.
È nata così la Trilogia del Mare: il
primo episodio del 2020, Ulisse o i
Colori della Mente, è stato premiato
dall’Associazione Nazionale Critici
di Teatro quale migliore spettacolo
di teatro sociale italiano; il secondo
episodio, Metamorfosi, è ispirato
all’omonimo testo di Ovidio; infine
il terzo episodio, Una Tempesta,
realizzato nel 2024, utilizzando
parti del testo tradotto in
napoletano da Eduardo De Filippo,
esplora il rapporto fra uomo e
natura.
I tre spettacoli sono stati visti
complessivamente da circa
3000 persone, provenienti da
tutte le province della Toscana,
che hanno potuto raggiungere
l’isola di Gorgona partecipando
ad una interessante esperienza
immersiva, calate in una singolare
dimensione teatrale che ha
permesso loro di conoscere un
modello di carcere basato sul
cambiamento radicale delle
condizioni di reclusione.
Così ha sintetizzato l’esperienza
una spettatrice alla fine dello
spettacolo: “La sensazione di avere
davanti dei detenuti è svanita nel
momento in cui hanno iniziato a
recitare, nei loro volti ho percepito
quanto fosse coraggioso e nello
stesso tempo generoso verso il
pubblico, l’atto di mettersi in gioco
recitando”.
“Il carcere – ripete spesso Carlo
Mazzerbo, ex direttore di Gorgona
– è artefice di questa rivoluzione
culturale: è un luogo di ripartenza e
il teatro deve essere uno strumento
per aiutare a realizzarla”. Con il
teatro i detenuti apprendono abilità
linguistiche, manuali, tecniche,
ma soprattutto acquisiscono una
nuova percezione di sé, riescono
a liberarsi (almeno in parte) dallo
stigma e a tessere relazioni con
il mondo che sta “fuori”. Anche
gli agenti si trasformano in
attivi collaboratori, compagni di
212 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
un’avventura teatrale che come un gioco di ruolo può
innescare importanti processi di cambiamento.
Preparing theatrical performances in prison is a
recognised tool for social inclusion that can change
society’s prejudice against prisoners. An example of this
is the “Compagnia Teatro Popolare d’Arte”, established
for the project “Il Teatro del Mare” (the Theatre of the Sea)
in collaboration with the Gorgona Penitentiary where
both inmates and warders have taken part in performing
a theatrical trilogy, starting in 2020 with over three
thousand spectators. It has met with acclaim from critics
and from the public. Through this experience, prisoners
learn linguistic, manual and technical skills and acquire a
new self-perception; they begin to form relationships with
the world “outside”. The warders become companions in
a theatrical adventure that, like a role play, can trigger
important processes of change.
Das Theaterspielen im Gefängnis gilt als anerkannte
Methode der sozialen Wiedereingliederung. Es trägt
dazu bei, gesellschaftliche Vorurteile gegenüber
Inhaftierten abzubauen. Ein Beispiel hierfür ist das
Ensemble „Teatro popolare d’arte“, das im Rahmen des
Projekts „Il Teatro del Mare“ in Zusammenarbeit mit dem
Gefängnis auf der Insel Gorgona gegründet wurde. An
dem Projekt beteiligen sich sowohl Gefangene als auch
Justizvollzugsbeamte. Gemeinsam haben sie eine Trilogie
von Theaterstücken inszeniert, deren Aufführungen im
Jahr 2020 mit über dreitausend Zuschauerinnen und
Zuschauern begannen und auf große Resonanz stießen.
Durch das Theaterspielen erwerben die Inhaftierten
sprachliche, handwerkliche und technische Kompetenzen.
Gleichzeitig entwickeln sie ein neues Selbstbild und
beginnen, Beziehungen zur Außenwelt aufzubauen. Auch
die Justizvollzugsbeamten nehmen eine neue Rolle ein:
Sie werden zu Begleitern in einem kreativen Prozess, der
– vergleichbar mit einem Rollenspiel – persönliche und
soziale Veränderungsprozesse anstoßen kann.
archipelago
213
Capraia:
storia
di rotte
marittime
di A.T.
L’Isola di Capraia, con la sua storia millenaria e la
sua posizione strategica nel Mar Tirreno, è un vero e
proprio scrigno di tesori archeologici. Oltre ai reperti
sommersi, l’isola custodisce importanti testimonianze
del suo passato anche sulla terraferma. In epoca antica
Capraia è stata un importante punto di scalo per le navi
che solcavano il Tirreno, fin dall’epoca etrusca e poi
romana, come testimoniano i numerosi relitti e reperti
rinvenuti nei suoi fondali.
Nel Medioevo, Capraia fu contesa da diverse potenze
marittime, a causa della sua posizione strategica, ed
è stata rifugio di pirati e corsari. In epoca moderna,
fino a pochi anni fa, come altre isole toscane, è stata
sede di un carcere, ormai dismesso. Le aree sono state
riutilizzate e sono molte le produzioni locali di pesce,
formaggio, vino, prodotti della terra e artigianali.
I reperti testimoniano l’importanza dell’isola.
Numerose le anfore, preziose testimonianze della vita
e dei commerci che risalgono alla tarda Repubblica di
Roma e al primo periodo imperiale: prodotte in Spagna,
nelle regioni di Betica e Tarraconense, venivano
trasportate lungo le principali rotte mediterranee. Le
anfore di Capraia, un tempo utilizzate per il trasporto
di vino e “garum” (una salsa di pesce molto apprezzata
dai Romani), raccontano la storia di un’isola che, ben
prima di diventare un insediamento stabile, era un
importante scalo commerciale. Dal periodo etrusco
al Rinascimento, il porto di Capraia offriva un riparo
sicuro alle navi che solcavano il Tirreno, consentendo
loro di fare rifornimento di acqua e di ripararsi dalle
tempeste.
Uno dei ritrovamenti archeologici più significativi di
Capraia è quello del cosiddetto “Guerriero medievale”.
©Mariella Ugolini — Capraia
Si tratta di una sepoltura rinvenuta nel 1988 nel
sagrato della Chiesa di Santa Maria Assunta. Il corredo
funebre comprendeva: due fibbie per cintura in
bronzo dorato con almandini, una spada di ferro e
un coltello con fodero ligneo. Gli oggetti sono stati
attribuiti a manifatture imperiali della Gallia e i resti
scheletrici hanno permesso di identificare la sepoltura
come quella di un militare, probabilmente un Franco
dell’esercito imperiale di Avito, morto durante la
battaglia della Corsica del 456 d.C.
Da non perdere la Chiesa di Sant’Antonio, con la sua
architettura semplice e austera: uno scrigno di storia,
recentemente restaurato e restituito alla comunità
capraiese.
214 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
The Island of Capraia, with its
thousand-year history and strategic
position in the Tyrrhenian Sea,
is a veritable treasure trove of
archaeological gems. As well as the
submerged findings, the island also
safeguards important evidence of
its past on dry land. These include
numerous amphorae produced in
Gaul and used to transport wine and
“garum” (a fish sauce widely used by
the Romans). The tomb of a warrior
with his grave goods of weapons,
is fascinating; he was probably a
Frank who died during the battle
of Corsica in 456 AD. In the Middle
Ages, Capraia was fought over by
various maritime powers due to
its strategic position and became
a refuge for pirates and corsairs.
In modern times, until only a few
years ago, it also had a prison which
is now closed. Around the island,
fishing is important and on the land,
there is the production of cheese,
wine, home-grown produce and
handicrafts.
Die Insel Capraia, mit ihrer
jahrtausendealten Geschichte
und ihrer strategischen Lage
im Tyrrhenischen Meer, ist eine
wahre Fundgrube archäologischer
Schätze. Neben den zahlreichen
Unterwasserfunden bewahrt die
Insel auch an Land bedeutende
Zeugnisse ihrer Vergangenheit. Dazu
gehören zahlreiche Amphoren, die in
Gallien gefertigt wurden und einst
für den Transport von Wein und
„Garum“ – einer bei den Römern weit
verbreiteten Fischsauce – genutzt
wurden. Besonders bemerkenswert
ist das Grab eines Kriegers mit
seinen Grabbeigaben und Waffen.
Vermutlich handelte es sich um
einen Franken, der während der
Schlacht um Korsika im Jahr 456 n.
Chr. fiel. Im Mittelalter war Capraia
aufgrund ihrer strategischen Lage
heiß umkämpft. Verschiedene
Seemächte rangen um die Kontrolle
der Insel, die zeitweise auch ein
Zufluchtsort für Piraten und
Freibeuter war. In der Neuzeit befand
sich hier bis vor einigen Jahren
ein Gefängnis, das mittlerweile
stillgelegt ist. Heute ist Capraia
nicht nur für ihre reiche Geschichte
bekannt, sondern auch für ihre
hochwertigen lokalen Produkte,
darunter frischer Fisch, Käse, Wein,
landwirtschaftliche Erzeugnisse und
traditionelles Kunsthandwerk.
©Maurizio Burlando — Torretta al bagno
©Maurizio Burlando — Parcorso botanico
archipelago
215
Capraia, tripudio di sapori
e odori autentici
di Pietro Pacciardi
Capraia Isola è il comune meno
popoloso della Toscana, conta poco
più di 300 abitanti, di cui solo un
terzo rimane stabilmente durante
l’inverno. Qui la cultura culinaria
ha trovato terreno fertile, unendo
tradizione e innovazione, nel
rispetto del territorio e delle sue
peculiarità, fondendo passione,
audacia e determinazione. In
questo angolo remoto, dove il mare
e l’orizzonte riempiono gli occhi
e la vita, i sapori sono intrisi della
salinità che solo l’arcipelago può
offrire.
La gastronomia capraiese nasce
nelle piccole cose che germogliano
in questo angolo di macchia
mediterranea inzuppata fra
l’Elba e la Corsica. Lungo i suoi
sentieri arsi dal mare e dal sole, gli
abitanti raccolgono con sapienza
ancestrale frutti e prodotti della
natura per creare condimenti,
distillati, marmellate e sciroppi.
Piante come il lentisco, il mirto,
la rosa di maggio, il corbezzolo, il
rosmarino, il finocchietto e le more,
non sono solo semplici aromatiche,
ma racchiudono l’anima dell’isola,
capaci di trasformare qualsiasi
piatto in autentiche opere d’arte
culinaria. E poi ci sono le api, che
“in Capraia” – come è consuetudine
chiamarla – producono uno dei
mieli più pregiati d’Italia.
Il pesce, freschissimo, è il
protagonista indiscusso delle tavole
capraiesi, portato direttamente
dal mare al piatto, come un dono
dell’isola. Ma il sovrano assoluto è
il totano, celebrato ogni anno nella
rinomata sagra. Capraia guarda
anche al futuro, con un innovativo
allevamento di pesce in mare
aperto, dove molti giovani isolani
lavorano per portare nei migliori
supermercati del continente un
prodotto sostenibile e di qualità,
che rispetti l’identità del territorio e
delle sue acque.
In Capraia è stata riscoperta anche
la produzione casearia, iniziata ai
tempi in cui l’isola era una colonia
penale: oggi quel passato è un
motore per guardare al futuro.
Questo piccolo atollo è un paradiso
gastronomico dove non manca
nulla, nemmeno il vino, che negli
anni si sta affermando grazie alla
sua anima selvaggia, come quella
di questa terra. I vigneti, battuti dal
vento salmastro, producono vini
tipicamente isolani, tra cui spicca
un pregiato rosé, ma anche i più
classici Vermentino e Aleatico.
A completare questi diciannove
chilometri quadrati di meraviglia ci
sono anche le birre artigianali: un
trionfo di percezioni aromatiche
e dal gusto mediterraneo, offrono
una gamma di odori e sapori unici,
dall’elicriso fino alla bionda al
miele. Ogni varietà racconta una
storia diversa, evocando i profumi
e i colori dell’isola, raccontando il
territorio ad ogni sorso.
Capraia è un luogo capace di
sfruttare ogni dono della natura,
una dote atavica che abbiamo
dimenticato. Qua no, quest’isola
216 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
sa ancora raccontarsi attraverso i
suoi sapori, perché la gastronomia,
prima di ogni altra cosa, nutre
l’anima.
Capraia, a Triumph of authentic
Tastes and Smells
On the Island of Capraia, culinary
culture combines with tradition
and innovation, respecting the land
and blending passion, courage and
determination. In this remote corner,
flavours are in the saltiness of the
Archipelago. Capraia gastronomy
originates in the small things that
sprout up in this atoll between Elba
and Corsica. The inhabitants gather
the fruits and natural products to
create seasonings, spirits, jams
and syrups. Plants like mastic,
myrtle, May rose, strawberry tree,
rosemary, fennel and blackberries
are the soul of the island, capable
of transforming any dish into a
culinary work of art. Bees produce
one of the finest honeys in Italy.
Fresh fish is at the centre of the
tables in Capraia, with squid
celebrated in the famous festival.
Capraia is looking to the future with
an innovative fish farm in the open
sea. Cheese production, dating back
to the days of the penal colony, has
been rediscovered. Wines, beaten by
the salty wind, and craft beers make
up the gastronomic delights, evoking
the island’s scents and colours.
Capraia knows how to portray itself
through its flavours, nourishing the
soul.
Capraia – ein Triumph
authentischer Geschmäcker und
Düfte
Auf der Insel Capraia verschmelzen
kulinarische Tradition und kreative
Innovation zu einer einzigartigen
Geschmackserfahrung. Hier, wo die
salzhaltige Meeresluft jedes Aroma
prägt, zeigt sich die gastronomische
Seele der Insel in kleinen, kostbaren
Details. Capraias Küche entsteht
aus dem, was die Natur auf diesem
abgeschiedenen Eiland zwischen
Elba und Korsika hervorbringt. Die
Bewohner ernten wild wachsende
Früchte und Pflanzen und
verwandeln sie mit Hingabe in
Gewürze, Spirituosen, Marmeladen
und Sirupe. Wilde Pistazie, Myrte,
Zimtrosen, Erdbeerbäume,
Rosmarin, Fenchel und Brombeeren
– sie alle sind mehr als nur Zutaten:
Sie sind Ausdruck der Identität
der Insel und verwandeln jedes
Gericht in ein wahres kulinarisches
Feuerwerk. Die Insel ist auch
Heimat eines der besten Honige
Italiens – produziert von Bienen,
die von den reich duftenden Blüten
der Macchia leben. Der fangfrische
Fisch ist unbestrittener Star auf
den Tischen Capraias – allen voran
der Tintenfisch, dem jedes Jahr
ein eigenes Fest gewidmet ist. Mit
Blick in die Zukunft setzt Capraia
auf nachhaltige Innovation: Eine
moderne Fischzucht im offenen
Meer ergänzt das Angebot. Auch die
traditionsreiche Molkereiproduktion,
die bis in die Zeit der Strafkolonie
zurückreicht, wurde wiederbelebt.
Dazu kommen charaktervolle
Weine, geprägt vom Einfluss des
Meereswindes, sowie handwerklich
gebraute Biere – sie alle spiegeln die
Farben, Aromen und Geschichten
der Insel wider. Capraia versteht
es meisterhaft, seine Geschichte über
den Geschmack zu erzählen – und
dabei nicht nur den Gaumen,
sondern auch die Seele zu berühren.
Foto ©Enjoy Elba
archipelago
217
Pianosa: da “isola del
diavolo” a paradiso naturale
di A.T.
Pianosa, l’isola “piatta” dell’Arcipelago toscano, ha una
storia complessa e affascinante. Da colonia penale
agricola a carcere di massima sicurezza, l’isola ha
conosciuto periodi di isolamento e abbandono, ma oggi
si sta aprendo al turismo sostenibile, svelando la sua
bellezza selvaggia e il suo ricco patrimonio storico.
La storia del carcere di Pianosa è una storia di
isolamento e rigore che inizia nel 1858, quando l’isola
fu scelta come sede di una colonia penale agricola. Nel
1864 fu costruito un primo edificio capace di ospitare
350 carcerati, ma nel corso degli anni il numero dei
detenuti aumentò, arrivando a circa 960 nel 1880.
Nel 1884, la Casa Penale di Pianosa iniziò ad accogliere
i detenuti affetti da tubercolosi, che rimasero sull’isola
fino al 1965. Negli anni ’70, Pianosa divenne un carcere
di massima sicurezza, ospitando brigatisti rossi, capi
della camorra e boss della mafia. Dopo gli attentati
a Falcone e Borsellino, l’isola fu fortificata e resa
inaccessibile, vigilata giorno e notte.
La vita dei detenuti a Pianosa era scandita dal lavoro
nei campi e dall’isolamento. L’isola era divisa in
diversi centri di produzione agricola, detti poderi,
dove i reclusi coltivavano vino, cereali, legumi e
ortaggi. La produzione agricola era destinata in parte
all’autosufficienza dell’isola, in parte alla vendita sulla
terraferma. Vi erano anche allevamenti di animali da
cortile e bovini: è tuttora visibile la struttura dei Macelli
pubblici.
I detenuti avevano pochi contatti con l’esterno e le
loro giornate erano scandite da rigide regole. Il regime
carcerario era particolarmente duro per i detenuti
politici e per i boss della mafia, che erano sottoposti a
un regime di isolamento ancora più severo.
Nel 1997, l’ultimo detenuto per mafia fu trasferito
sul continente e il carcere di Pianosa fu chiuso
definitivamente. L’isola, rimasta disabitata per anni,
è stata poi inclusa nel Parco Nazionale dell’Arcipelago
Toscano e ha iniziato un lento processo di rinascita.
Oggi, Pianosa è un’isola aperta al turismo sostenibile,
che offre ai visitatori la possibilità di scoprire la sua
bellezza selvaggia e il suo ricco patrimonio storico.
È possibile fare escursioni a piedi, in bicicletta o in
carrozza, visitare le catacombe o la Villa romana
appena restaurata, dove visse Agrippa Postumo,
nipote di Augusto, fare snorkeling e immersioni. Molto
interessante la Casa dell’Agronomo, anch’essa da poco
restaurata dal Parco Nazionale dell’Arcipelago, e il
museo archeologico, dove sono conservati numerosi
reperti di ogni epoca provenienti da relitti e dagli scavi
archeologici.
Dallo scorso anno è possibile visitare un’ala del famoso
carcere di massima sicurezza. L’immobile, in stato di
abbandono e privo di manutenzione da diversi anni, è
stato recuperato dal PNAT mantenendo inalterato il suo
aspetto originale. Anche le aree esterne, denominate
“passeggio”, sono state rese accessibili. Il progetto,
curato dall’Architetto Alessandro Pastorelli, ha
conservato lo spirito e l’anima del luogo senza alterarne
l’immagine e la storia, garantendo allo stesso tempo la
sicurezza dei visitatori.
Per chi vuole provare un’esperienza unica è possibile
soggiornare a Pianosa per vivere a contatto con la
natura e di immergersi nella storia dell’isola. Vi è un
solo hotel con 12 camere e un ristorante-bar, chiuso
in inverno. Per raggiungere Pianosa si può prendere
il traghetto da Piombino una volta la settimana.
Durante l’estate sono previste corse giornaliere
da Marina di Campo. Imperdibile una visita alla
sede dell’Associazione per la Valorizzazione degli
Amici di Pianosa, dove vi accoglierà una bellissima
mostra dedicata alla storia del carcere, in continuo
allestimento, con l’appassionato racconto dei soci
218 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025
Pianosa: Von der „Teufelsinsel“ zum Naturparadies
volontari, molti dei quali hanno vissuto o sono nati
sull’isola quando il carcere era in piena attività.
Pianosa è un’isola che incanta per la sua bellezza
selvaggia e per la sua storia complessa. Un luogo dove
il tempo sembra essersi fermato, dove la natura regna
sovrana e dove il silenzio è interrotto solo dal rumore
del mare.
Pianosa: from “Devil’s Island” to a Natural Paradise
Pianosa, the “flat” island of the Tuscan Archipelago, has a
complex, fascinating history. From being an agricultural
penal colony to a maximum security prison, the island
has known periods of isolation and abandonment but
today it is opening up to sustainable tourism, revealing
its wild, uncontaminated beauty and its rich historical
heritage. By the end of the 19th century, there were almost
a thousand inmates. It began as a model prison, divided
into several agricultural production centres where the
prisoners cultivated cereals, pulses and vegetables and
made wine. Agricultural production was partly to create
self-sufficiency and partly for selling. On the farms,
they reared poultry and cattle. In the 1980s, it became
a very strict prison for those convicted of terrorism and
associated with the Mafia but in 1997, the maximum
security prison was closed and a new period of rebirth
began. Since last year, it has been possible to visit the
prison, restored by the National Park, and to listen to the
tales of those terrible years. Nowadays, Pianosa is an
island open to sustainable tourism and it offers visitors
the opportunity of discovering its wild beauty and its rich
historical heritage. It is possible to go hiking, cycling or
have a trip in a carriage, go snorkelling and diving, or visit
the catacombs or the newly restored Roman Villa where
Augustus’ grandson lived. The “Casa dell’Agronomo”
(The Agronomist’s House) has recently been restored
by the National Park of the Tuscan Archipelago and the
Archaeological Museum, where numerous exhibits from
all periods are saved, is also worth a visit.
Pianosa, die „flache“ Insel des toskanischen Archipels,
blickt auf eine komplexe und faszinierende Geschichte
zurück. Von einer landwirtschaftlichen Strafkolonie
bis hin zu einem Hochsicherheitsgefängnis hat die
Insel Zeiten der Isolation und Verlassenheit erlebt.
Heute öffnet sie sich dem nachhaltigen Tourismus
und offenbart ihre wilde Schönheit sowie ihr reiches
historisches Erbe. Ende des 19. Jahrhunderts lebten hier
fast tausend Sträflinge. Das einstige Modellgefängnis
war in mehrere landwirtschaftliche Abschnitte unterteilt,
in denen die Insassen Wein, Getreide, Hülsenfrüchte und
Gemüse anbauten. Die Erzeugnisse dienten sowohl der
Selbstversorgung als auch dem Verkauf. Zudem gab es
Viehzucht mit Geflügel und Rindern. In den 1980er Jahren
wurde Pianosa zu einem Hochsicherheitsgefängnis
für Terroristen und Mafiosi. 1997 wurde das Gefängnis
geschlossen, und die Insel erwachte zu neuem Leben. Seit
letztem Jahr ist es möglich, die von der PNAT restaurierte
Gefängnisanlage zu besichtigen und mehr über die
Geschichte dieser düsteren Zeit zu erfahren. Heute
steht Pianosa für nachhaltigen Tourismus und bietet
Besuchern zahlreiche Möglichkeiten, ihre unberührte
Natur und ihr historisches Erbe zu entdecken. Wandern,
Radfahren oder Kutschfahrten gehören ebenso zum
Angebot wie geführte Besichtigungen der Katakomben
oder der restaurierten römischen Villa, in der einst der
Enkel des Augustus lebte. Auch Schnorcheln und Tauchen
in den geschützten Gewässern sind beliebte Aktivitäten.
Besonders interessant ist die „Casa dell’Agronomo“,
die kürzlich vom Nationalpark „Parco dell’Arcipelago“
restauriert wurde, sowie das archäologische Museum,
in dem zahlreiche Artefakte aus verschiedenen Epochen
ausgestellt sind.
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219
Tanti cuori per Pianosa
di Patrizia Lupi
È un’isola che ti incanta: quel
fondale marino riemerso nella
notte dei tempi per diventare
rifugio e salvezza, pascolo e vigna,
isola piatta. Ha in sé qualcosa
di magico, oltre alle conchiglie
diventate roccia, alle catacombe
dalle centinaia di sepolture, ai resti
di epoche preistoriche, ai cocci di
anfore etrusche e romane levigati
dal mare, ai tasselli dispersi dei
mosaici di una delle più belle ville
dell’Arcipelago, quella della gens
Giulia.
Vicina e lontana ha conosciuto
tutte le genti del Mediterraneo per
diventarne vittima con il terribile
pirata Dragout che ne sterminò la
popolazione nel XVI secolo, tanto
crudele che per centinaia d’anni
non fu più abitata. La sua storia è
intrisa di dolore, forse il destino
l’ha punita di tanta bellezza.
Carcere, zona di confino, pianura
abrasa dai venti, oggi è un’isola
che cerca di difendere la propria
identità preservando la purezza.
Torna a vivere, ma con parsimonia,
sotto gli occhi vigili del Parco
Nazionale dell’Arcipelago Toscano,
dei rappresentanti dello Stato lì
presenti, a partire dagli agenti della
Casa di reclusione di Porto Azzurro,
perché là vivono ancora alcuni
detenuti in semilibertà, lavorando
per l’accoglienza dei turisti che
possono arrivare contingentati,
d’estate con un collegamento
giornaliero, settimanale d’inverno.
Ma chi fa della salvaguardia e
della valorizzazione dell’Isola la
propria missione è l’Associazione
per la valorizzazione di Pianosa,
oltre 700 associati, un Consiglio
direttivo neoeletto, molte
persone da tutta Italia che si
dividono i turni settimanali, da
aprile a ottobre, dieci per volta,
per tenere aperto il “luogo della
memoria”. La mostra permanente
esposta nell’ex ufficio postale,
completamente ristrutturato a
carico dell’Associazione, mette
a disposizione una sempre più
ampia documentazione sulla vita
che si svolgeva a Pianosa quando
il carcere accoglieva oltre 1000
persone fra detenuti e civili. La
scuola, le case, la farmacia, il faro,
l’ufficio postale, la chiesa, il turrito
Forte Teglia, la casa dell’Agronomo,
la ex casa del direttore ora piccolo
albergo, il porticciolo di una
struggente armonia, il cimitero,
gli orti, l’antica cantina con le botti
degli anni ’30, le damigiane, le stalle
e il macello sono i testimoni di una
vita che scorreva a ritmo lento, per
orologio il sole e stelle.
L’Associazione ogni anno investe
risorse per raccontare la storia
dell’isola e di chi là è vissuto.
Ultimamente si è potenziata la
struttura, aggiungendo un nuovo
locale per la mostra. Grazie ad
un finanziamento del Ministero
della Cultura per il PNRR sono
state investite risorse sul
progetto PINVAS per ricostruire
virtualmente la struttura del paese
in epoche diverse.
Una cosa è certa e accomuna
tutti i soci. Che uno ci sia nato o vi
abbia frequentato le prime classi,
che ci abbia abitato un mese o 10
anni, l’Isola rimane addosso, mai
dimenticata. Un amore senza
tempo che ogni anno rinnova il
rito della memoria attraverso la
cura e l’impegno personale. Nuovi
guardiani di un luogo unico al
mondo.
Pianosa has been rich in history
since earliest times and there are
periods from people who lived on
the island until the pirate Dragout
exterminated its population. It
became a prison in the 19th century
and for the past few years, only a
few inmates on day release have
been living there, working for tourist
reception from April to October. The
association for the enhancement
of Pianosa is made up of more than
700 volunteers who take care of
the permanent exhibition every
year, in weekly shifts of ten people.
Here, there is a huge collection of
evidence of life on the island when it
was inhabited by about a thousand
people between prisoners and
civilians.
Pianosa blickt auf eine lange und
vielfältige Geschichte zurück.
Zahlreiche Zeugnisse verschiedener
Epochen belegen die frühe
Besiedlung der Insel – bis eines
Tages der Pirat Dragut die damalige
Bevölkerung nahezu vollständig
auslöschte. Im 19. Jahrhundert
wurde Pianosa in eine Strafkolonie
umgewandelt. Heute leben dort
Von April bis Oktober sind sie in
die Betreuung der touristischen
Angebote eingebunden.
Die „Associazione per la
valorizzazione di Pianosa“, ein Verein
zur Förderung und Erhaltung der
Insel, zählt über 700 ehrenamtliche
Mitglieder. In wöchentlichen
Einsätzen kümmern sich jeweils
Dauerausstellung, in der zahlreiche
Zeugnisse des früheren Insellebens
gesammelt sind – aus einer Zeit, als
rund tausend Menschen, darunter
Häftlinge und zivile Bewohner, auf
Pianosa lebten.
Montecristo: una lunga
storia per una piccola isola
di Susanna Ceccarelli
Foto ©Francesco Lascialfari
Un allevamento di falchi pronti per essere addestrati da
principi e feudatari, una sorgente d’acqua miracolosa.
Sì perché mentre suo marito, Vittorio Emanuele III
di Savoia – il futuro re d’Italia – era impegnato nelle
battute di caccia con gli amici, la regina Elena faceva
l’allora famosa cura dell’acqua di Montecristo: chi
beveva l’acqua della Grotta del Santo (o Grotta del
Drago) viveva più a lungo. Montecristo è “l’isola del
tesoro”, dopo il successo del romanzo di Dumas Il
Conte di Montecristo (1844). Il protagonista, Edmond
Dantès, ingiustamente imprigionato, riuscirà a
vendicarsi grazie all’aiuto dell’abate Faria che gli rivela
il nascondiglio di un grande tesoro. La leggenda, ripresa
da Dumas, racconta che i monaci eremiti di Montecristo
avevano nascosto sotto l’altare del monastero di San
Mamiliano una grande quantità di monete d’oro.
Si deve dunque ringraziare – per i falchi, l’acqua
miracolosa e il tesoro nascosto – San Mamiliano,
vescovo di Palermo nel V secolo d.C., e di lui, che ha dato
il nome all’isola, vogliamo innanzitutto raccontarvi,
ripercorrendo le vesti diverse che Montecristo ha
indossato durante la sua storia, lasciando nell’armadio
quelle dell’età classica, da isola-eremo fino a riserva
integrale.
Siamo nel V secolo d.C.: a Montecristo san Mamiliano
visse per molti anni una vita da eremita insieme ai
suoi monaci, nella grotta naturale scavata nel granito
a 300 metri di altitudine, ed è qui che, secondo
la leggenda, egli sconfisse il drago dal cui sangue
sgorgò la sorgente di acqua miracolosa – tuttora
esistente – commercializzata fino al XIX secolo.
Genserico, re dei Vandali, dopo aver saccheggiato
Roma nel 455 d.C., arrivò in Sicilia, fece prigionieri
Mamiliano vescovo e alcuni presbiteri e li deportò
in Africa, da dove riuscirono a fuggire. Sbarcarono
in Sardegna, poi all’Elba, dove vissero come monaci
eremiti. Montecristo, disabitata, fu scelta come dimora;
costruirono una chiesetta, un mulino, un monastero
vicino alla grotta; in pochi anni la piccola isola divenne
il faro del cristianesimo insulare.
In epoca medievale si ampliarono gli edifici, la chiesa,
si costruì il più grande monastero, probabilmente sul
sito che era stato di un tempio di epoca romana, quando
Montecristo si chiamava Mons Jovis. L’imponente
costruzione di granito si trova su un dirupo che
domina Cala Maestra, all’altezza di circa 400 metri.
Del monastero oggi rimangono la chiesa e parte delle
mura che la circondano. Il culto di san Mamiliano
protettore dei naviganti dell’arcipelago si diffuse,
come testimoniato dagli ex voto all’interno della grotta
lasciati da pellegrini e marinai.
Nel 907 Silverio è il primo abate del monastero e
l’ultimo è stato Federico de Belli nel 1555. La regola fu
inizialmente Benedettina, sostituita nel 1216 da quella
Camaldolese. Il monastero divenne ricco e potente per
le molteplici donazioni ricevute soprattutto dai principi
di Corsica. L’epoca di maggior splendore di Montecristo
è il XIII secolo, quando la Repubblica marinara di Pisa,
nel 1220, dotò il monastero di grandi rendite. È forse
in questo periodo che nasce la leggenda del tesoro
nascosto sotto l’altare. Scrive Barbara Savoldelli che
“Una loro importante attività era l’allevamento dei
falchi che erano dati in omaggio ai protettori feudali
del convento, quale segno di ringraziamento per le
donazioni ricevute”. Essi li avrebbero poi addestrati
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221
alla caccia. Avere un falcone ben allevato e addestrato
rappresentava un distintivo riconoscimento sociale
elitario.
Per difendersi dai periodici attacchi dei pirati turcosaraceni,
una delle armi di difesa più efficaci messa in
atto dai monaci era l’acqua: “Veniva raccolta in grandi
fossati attorno al monastero e rovesciata insieme
all’olio bollente lungo i liscioni di granito rendendoli così
sdrucciolevoli sotto i piedi dei saraceni che venivano
all’attacco”.
Nonostante i tentativi di difesa dagli aggressori che
giungevano dal mare, Dragut (il famoso corsaro
ottomano) con la sua flotta saccheggiò e distrusse il
monastero nel 1553; i monaci vennero fatti prigionieri
e da allora non tornarono più. L’isola rimase disabitata
fino al 1800 ma, nonostante l’abbandono in cui fu
lasciata, rimase sempre un luogo dove le imbarcazioni,
durante le tempeste, potevano rifugiarsi.
La storia più recente, quella dei secoli XIX-XX, non
è legata alla religione e alla spiritualità, ma agli
affari, all’azienda agricola, alla riserva di caccia, alla
Villa Reale, e oggi alla riserva ambientale integrale,
patrimonio comune da proteggere.
Nella prima metà dell’800 ci sono stati tentativi di
privatizzazione: il governo toscano cedette l’isola nel
1848 a Giacomo Abrial (negoziante francese residente
a Firenze), che nel 1852 la vendette all’inglese Graeme
Watson Taylor per 50.000 lire. Taylor fece costruire la
sua grande villa presso Cala Maestra ed altre strutture,
tuttora esistenti; creò un’azienda agricola, investendo
molto denaro (più di 300.000 lire). Gli fu riconosciuto
il titolo di “Conte di Montecristo”. Sull’isola arrivarono
molti coltivatori e operai, ma Taylor, indebitato,
abbandonò l’impresa. Nel 1874 il Regno d’Italia acquistò
l’isola dagli eredi di Taylor e l’affidò all’amministrazione
della Colonia Penale Agricola di Pianosa. Nel 1878 i
detenuti erano 45, 5 le guardie carcerarie.
È a questo punto che entra in scena la regina Elena e
l’acqua del Santo. Nel 1889 l’isola fu data in concessione
al marchese fiorentino Carlo Ginori, che costruì nuove
abitazioni per gli abitanti, importò cinghiali e fagiani e
ne fece una colonia di caccia. Scrive Barbara Savoldelli
che “Le battute di caccia del marchese erano tra le
più celebrate. Vi parteciparono i principi di Monaco,
membri di famiglie regnanti e personaggi come Piero
Antinori e Giacomo Puccini. Sull’isola, per le battute di
caccia, ospite abituale era Vittorio Emanuele III, allora
principe di Napoli. [...]. Il re aveva per Montecristo un
forte attaccamento. Ogni anno si recava con la famiglia
per soggiorni lunghi e si dedicava alla caccia mentre
la regina Elena si dilettava con la pesca e compiva la
famosa cura dell’acqua del Santo. Vittorio Emanuele III
stabilì la sua dimora nella villa che da allora assunse il
nome di Villa Reale”.
Il periodo delle due guerre mondiali fece ripiombare
l’isola nell’abbandono fino al 1949, quando il Demanio
dette in concessione Montecristo ad un Consorzio fra
cooperative di pescatori. Il 4 marzo 1971 una legge dello
Stato italiano ha trasformato Montecristo in riserva
naturale integrale.
Si ringrazia per il contributo documentale:
Barbara Savoldelli, Montecristo. Lo strano caso del Monastero di San Mamiliano,
Tesi di Laurea della Scuola di Architettura e Società - Politecnico di Milano, a.a.
2016-2017
Visite guidate a numero chiuso a cura del Parco Nazionale Arcipelago Toscano:
https://www.parcoarcipelago.info/montecristo
Montecristo: a long History for a tiny Island
Montecristo is the “treasure island” from Dumas’
novel, “The Count of Montecristo” (1844) but its history
is ancient and full of characters who have frequented
it since Roman times. In the 5th century A.D., Saint
Mamiliano lived a hermit’s life
on Montecristo for many years to
escape Vandal raids. Together with
his monks, he lived in a natural
granite cave, at an altitude of
300 metres, near a spring that
was thought to be miraculous. In
medieval times, the church and
the monastery were enlarged,
possibly on the site of a Roman
temple when Montecristo was called
Mons Jovis. In the period of the
Maritime Republics, Montecristo
had important revenues from the
Republic of Pisa that also owned
nearby Corsica. Perhaps it stems
from this period the legend of
hidden treasure under the altar in
the church of San Mamiliano. In
1553, the pirate Dragout plundered
a large part of the Archipelago
and the coastline, even deporting
the inhabitants and the monks of
Montecristo. The island remained
uninhabited until the 19th century
when there were attempts to
privatise it to create an exclusive
holiday resort, an agricultural
enterprise then a hunting reserve.
The King of Italy, Vittorio Emanuele
and Queen Elena both enjoyed
spending time on the “rock”.
In 1874, the Kingdom of Italy
entrusted it to the administration
of the Agricultural Penal Colony
of Pianosa. In 1878, there were 45
inmates and 5 prison guards. In the
mid 20th century, the island was a
royal reserve where only guardians
and military officials lived until
it became an integral nature
reserve in 1974 and later included
in the National Park of the Tuscan
Archipelago.
Montecristo: Eine Insel mit großer
Geschichte
Montecristo ist als „Schatzinsel“
aus dem Roman „Der Graf von
Montecristo“ von Alexandre Dumas
(1844) bekannt. Ihre Geschichte
reicht jedoch weit zurück und
ist geprägt von zahlreichen
historischen Persönlichkeiten,
die sie seit der römischen Antike
besucht haben. Im 5. Jahrhundert n.
Chr. zog sich der heilige Mamiliano
zum Schutz vor den Überfällen der
Vandalen als Einsiedler auf die Insel
Montecristo zurück. Gemeinsam mit
seinen Mönchen fand er Zuflucht
in einer natürlichen, in den Granit
gehauenen Höhle auf etwa 300
Metern Höhe, unweit einer Quelle,
der heilende Kräfte zugeschrieben
wurden. Im Mittelalter wurden die
Kirche und das Kloster erweitert
– vermutlich an der Stelle eines
früheren römischen Tempels aus
der Zeit, als Montecristo noch „Mons
Jovis“ genannt wurde. Während
der Epoche der Seerepubliken
erwirtschaftete die Insel bedeutende
Einnahmen unter der Herrschaft
der Republik Pisa, die auch
die benachbarte Insel Korsika
kontrollierte. Aus dieser Zeit stammt
vermutlich auch die Legende vom
verborgenen Schatz unter dem
Altar der Kirche San Mamiliano.
Im Jahr 1553 plünderte der Pirat
Dragut weite Teile des toskanischen
Archipels und der Küste. Auch
Montecristo wurde überfallen; die
wenigen Bewohner und Mönche
wurden verschleppt. Danach
blieb die Insel über Jahrhunderte
unbewohnt. Erst im 19. Jahrhundert
gab es verschiedene Versuche der
Privatisierung: Montecristo wurde
zeitweise als exklusiver Ferienort,
landwirtschaftlicher Betrieb und
später als Jagdrevier genutzt. König
Viktor Emanuel III. von Italien und
Königin Elena liebten die Insel und
besuchten sie regelmäßig. 1874
übergab das Königreich Italien
die Verwaltung der Insel an die
landwirtschaftlich orientierte
Strafkolonie von Pianosa. 1878
lebten dort 45 Strafgefangene,
bewacht von fünf Aufsehern. In der
Mitte des 20. Jahrhunderts wurde
Montecristo zum königlichen
Jagdgebiet erklärt. Nur Wächter
und militärische Behörden waren
dauerhaft auf der Insel stationiert.
Seit 1974 steht Montecristo unter
strengstem Naturschutz und ist
heute Teil des „Parco Nazionale
dell’Arcipelago Toscano“.
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ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO
ANNO VI - N. 6 - EDIZIONE 2025
Registrazione presso il Tribunale di Livorno n.4/2020 in data 25 maggio 2020
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Enjoy Elba and The Tuscan Archipelago N.6/2025 è stato stampato nel mese di aprile 2025
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