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ENJOY ELBA & THE TUSCAN ARCHIPELAGO 2025

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Roberto Pettinaroli,

ligure elbano

di Patrizia Lupi

Era uno di noi, Roberto Pettinaroli,

anche se dal cognome nessuno

avrebbe potuto immaginare quanto

fosse profondo il suo legame con

l’Isola. Perché è dal ventre della

madre che si prende nostalgia e

bellezza, coraggio e timore, inquieti

sempre, indecisi su quale sponda

stare, basta che sia di mare.

Perché quelle scogliere che

affondano radici nello stesso blu

cobalto, dall’Elba riemergono in

Liguria, terra sorella, ancor più

aspra e scoscesa, misteriosa e

schiva. Scogli che sono culla e

pericolo, muretti a secco e coralli,

abissi e ancore di salvezza. È solo

questione di destino.

Avevamo sogni da condividere e

raccontare, mamme marinesi, città

di porto, pagine di giornali, ricordi

bambini, vini aspri, guzzi, ghiaie e

vele al vento. Avevamo da mettere

a frutto l’esperienza di chi altrove,

grazie alla forza delle radici,

ha trovato saperi da riportare

nell’Isola materna.

Stavamo già navigando con i leudi,

sulle pagine dei libri di Brignetti,

per raccontare la meraviglia

degli incontri e delle parole, degli

amori sbocciati sulle banchine, di

amicizia e idee visionarie. Avevamo

appena cominciato, nel nome di

Sergio Spina e dei nostri antenati

marcianesi, qualche anno fa, e ci

ripromettevamo di dare seguito

a quelle idee perché nella vita si

devono chiudere i cerchi lasciati

aperti, anche se da altri.

Con chi ti vuole bene lo faremo,

aspettando che tu arrivi, sorriso

timido, ligure, ed occhi luminosi

di tramonti elbani. Non avrai

da chiedere permesso. È anche

casa tua. Intanto riposa in questo

Mediterraneo delle mille genti, che

dà e che toglie, che hai amato così

tanto.

He was one of us, Roberto Pettinaroli,

even though he came from that

Liguria that shares the same roots

of underwater rocks with the Tuscan

Archipelago. Rocks that are cradle

and danger, dry-stone walls and

corals, abysses and anchors of

salvation. It is all a matter of destiny.

We had dreams to share and tell,

port cities, pages of newspapers,

sour wines, “guzzi” boats, gravel

and sails in the wind. We wanted

to organise events that spoke of

history and the sea, on the routes of

the “leudi” that connected Liguria

with the Marciana coast where

our ancestors were born. We will

so do, thinking that you are still

with us, because these islands are

also your home. Meanwhile, rest in

this Mediterranean of a thousand

peoples that gives and takes away

and which you loved so much.

Roberto Pettinaroli war einer von

uns – auch wenn er aus Ligurien

stammte. Seine Heimat teilte sich

mit dem Toskanischen Archipel die

Marciana Marina - Foto ©Patrizia Lupi per Enjoy Elba

gleichen Wurzeln aus uraltem,

unterseeischem Gestein. Felsen,

die zugleich Ursprung und Gefahr

sind; Trockenmauern und Korallen,

Abgründe und sichere Anker. Es

ist eine Frage des Schicksals. Uns

verbanden gemeinsame Träume –

von Hafenstädten, Zeitungsseiten,

Kindheitserinnerungen, herben

Weinen, Motorrollern, Kiesstränden

und Segeln im Wind. Wir wollten

Veranstaltungen schaffen, die

Geschichte und Meer miteinander

verbinden – entlang der alten

Handelsrouten der „Leudi“, die

Ligurien mit den Küsten von

Marciana verbanden, wo unsere

Vorfahren lebten. Wir werden

dieses Vorhaben weiterverfolgen

– in dem Bewusstsein, dass du in

Gedanken bei uns bist. Denn auch

diese Insel war und bleibt ein Stück

deiner Heimat. Ruhe nun in diesem

Mittelmeer der vielen Kulturen –

einem Meer, das gibt und nimmt,

und das du so sehr geliebt hast.


Foto ©Francesco Lascialfari

1 ROBERTO PETTINAROLI LIGURE

46 LA SECONDA GUERRA MONDIALE

ELBANO di Patrizia Lupi

ALL’ELBA di Ruggero Elia Felli

4

6

PER UN TURISMO COMPETITIVO

di Federico Massimo Ceschin

AMBITOUR EXPERIENCE

di Sonia Pallai

48

50

MUCCHIO SELVAGGIO, UNA MAPPA

GENIALE di Patrizia Lupi

LA FORTEZZA DEL VOLTERRAIO

di Aurora Ciardelli

8

TURISMO ENOGASTRONOMICO

IN TOSCANA di Daniela Mugnai

ENJOY • ENVIRONMENT

ENJOY • CULTURE & ART

54

I GRANITI DELL’ELBA

di Giorgio Giusti

Indice

12

14

18

20

22

24

26

28

30

32

34

36

38

40

42

ARCHIVIO DELLA MEMORIA ELBANA

di Patrizia Lupi

IL PATRIMONIO STORICO-CULTURALE

DELL’ELBA di Tommaso Empler

LE CHIESE MEDICEE DI PORTOFERRAIO

di Marisa Sardi

SETTE ANNI E UN GIORNO

di Patrizia Lupi

TELEMACO SIGNORINI ALL’ELBA

di Diletta Frescobaldi

I 100 ANNI DI GINO TERRENI

di Leonardo Giovanni Terreni

ALDO MAZZI DETTO “CUCCIOLO”

di Patrizia Lupi

ROMANO STEFANELLI ALL’ELBA

di Gianfranco Vanagolli

UN QUADRETTO PERDUTO DI GIUSEPPE

MAZZEI di Leonardo Giovanni Terreni

MAURO OTTAVIANI, PITTORE

di Angelo Ottaviani

IL PREMIO LETTERARIO “RAFFAELLO

BRIGNETTI” di Patrizia Lupi

IL PREMIO “BRIGNETTI” A MARIO TOBINO

di Patrizia Pellegrini

IL PREMIO LETTERARIO “LA TORE”

di Jacopo Bononi

CARLO D’EGO CUSTODE DI MEMORIE

di Mario Ferrari

I 70 ANNI DI “ITALIA NOSTRA”

di Leo Preziosi

57

59

62

64

65

68

71

74

76

78

79

80

82

86

I SEGRETI DI GROTTA D’OGGI

di Gian Mario Gentini

LA VALLE DI POMONTE TRA PASSATO

E PRESENTE di Liana Peria

PATRESI: I SUOI INDIMENTICABILI

TRAMONTI di “Gimmi” Girolamo Ferrini

L’ASSOCIAZIONE ASTROFILI ELBANI

di Giulio Colombo

PROTEGGIAMO LE TARTARUGHE MARINE

di Francesca Marchi e Antonio Melley

IL PARADISO DEI MATRIMONI

SOSTENIBILI di Patrizia Lupi

AGRIO FOOD POLICY

di Giulia Corsini e Antonio Manzoni

GINEVRO: IL CUORE DI FERRO DELL’ELBA

di Pietro Pacciardi

LA VIA DELL’ESSENZA

di Aurora Ciardelli

LA PIANTA IMMAGINARIA DELL’ODISSEA

di Carolina Signorelli

ISTIA, SPECCHIO DELL’ANIMA

di Patrizia Lupi

TARASSACO E DESIDERI

di Andrea Sardi

IL DISSALATORE: UNA SCELTA

PER L’AUTONOMIA di Patrizia Lupi

ENJOY • SEA & SAILING

WHALE WATCHING NEL SANTUARIO

PELAGOS di Aurora Ciardelli

44

ORATORI E ROMITORI

di Massimiliano Burelli

88

SEIF 2025

di Ilaria Leonelli


90 DELL’ACQUA (DOLCE E SALATA)

di Paolo Marcesini

137 HOTEL RISTORANTE L’OGLIERA

184

93 ANDAR PER ISOLE DI TOSCANA

138 RISTORANTE CAPO NORD

186

di Alessandro Talini

138 RISTORANTE DA BEPPE

188

96 IL GRIGOLO di Michel Donati

141 AZIENDA AGRICOLA ZEGA

AETALIA - MADE IN ITALY

ELBA ISOLA MUSICALE D’EUROPA

di Roberto Valentino

L’ELBA D’ALTRI TEMPI

di Andrea Sardi

97

100

CAPITANERIE SULLA ROTTA

DEL FUTURO di Patrizia Lupi

SPERIAMO CHE VEDO UNA BALENA

di Patrizia Lupi

142

144

CREMERIA GORI

A SCUOLA CON AIC ELBA

di Rossana Galletti

190

192

TE LO DICE INFOELBA

di Jacqueline Braschi

TIP TAP ONE: DUE CUORI BALLERINI

di Patrizia Lupi

102

104

106

UN RESPIRO PROFONDO ALL’ELBA

LEUDI AMORE E TAMERICI

di Mario Dentone

IL MAR TIRRENO NEL MEDIOEVO

di Elvira Arnaldi

ENJOY • HOSPITALITY

148 BAIA BIANCA SUITES

150 HOTEL PARADISO

193

194

197

SASSI TURCHINI

CONTEST FOTOGRAFICO: L’ISOLA

INVISIBILE di Patrizia Lupi

MACHI DI MARE

108

IL PORTO DI MARINA DI CAMPO

di Pietro Pacciardi

152

ELBACASA – REAL ESTATE

di Giulia Barbetti

ENJOY • ARCHIPELAGO

110

111

112

116

BARCHE TRADIZIONALI DEI MARI

ITALIANI di Giovanni Panella

UTOPIA, UNA VELA PER TUTTI

di Paola Giambelli

IL FUTURO VERDE DEI NOSTRI PORTI

di Antonella Querci

NUOVO LOOK PER IL PORTO

DI RIO MARINA

ENJOY • FOOD AND WINE

154

156

158

160

162

164

166

NUOVA VITA PER IL SAINT CLAIRE

RESIDENCE & CLUB HOTEL LE ACACIE

TENUTA DELLE RIPALTE di Patrizia Lupi

HOTEL FABRICIA

HOTEL VILLA MARE & HOTEL PUNTA PINA

BBPR, ARCHITETTI VISIONARI ALL’ELBA

BLU NAVY: LA COMPAGNIA ELBANA

di Alessandro Talini

200

204

206

208

210

LE VILLE ROMANE DELL’ARCIPELAGO

di Lorella Alderighi

IL PARCO DEL GRANDE MARE

di Patrizia Lupi

LA PRO LOCO CUSTODE DI GIGLIO

E GIANNUTRI di Pietro Pacciardi

GIGLIO “BEATO SCOGLIO”

di Pietro Pacciardi

GIANNUTRI: UN LABORATORIO A CIELO

APERTO di Pietro Pacciardi

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132

134

I VINI DELL’IMPERATORE

di Elvira Arnaldi

NAPOLEONE A TAVOLA

di Alvaro Claudi

TEATRO BISTRO & WINE BAR

AZIENDA AGRICOLA ACQUABONA

di Patrizia Lupi

RISTORANTE LA RADA

RISTORANTE BARBACODA

GIULIA ARRIGHI E LE SBARBATELLE

di Pietro Pacciardi

ITTITURISMO LA ROSA DEI VENTI

170

173

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176

178

180

ENJOY • LIFESTYLE & SPORT

ELBA GOLF CLUB ACQUABONA

di Patrizia Lupi

STUDIOCREATIVO23: UN HUB DI

INNOVAZIONE di Sara Cassettai

LOCMAN: TECNOLOGIA E ARTIGIANATO

di Pietro Pacciardi

ELBAMAN: LA SFIDA DI TRIATHLON

di Alessandro Talini

BIKE: SPORT E BENESSERE di Gloria Bracci

STOP, SI GIRA: IL JET SET ALL’ELBA

di Elvira Arnaldi

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218

220

221

GORGONA: TEATRO D’OLTREMARE

di Patrizia Pellegrini

CAPRAIA: STORIA DI ROTTE MARITTIME

di Alessandro Talini

CAPRAIA, TRIPUDIO DI SAPORI E ODORI

di Pietro Pacciardi

PIANOSA: DA “ISOLA DEL DIAVOLO” A

PARADISO di Alessandro Talini

TANTI CUORI PER PIANOSA

di Patrizia Lupi

MONTECRISTO: STORIA DI UNA PICCOLA

ISOLA di Susanna Ceccarelli

136

OSTERIA DEL NOCE

182

LUMIDAMARE


Per un turismo

competitivo e sostenibile

di Federico Massimo Ceschin

Presidente simtur

Dobbiamo ammetterlo: il

Novecento della produzione di

massa, della distribuzione di

massa, del consumo di massa e

della globalizzazione non poteva

che indurci ad un turismo di

massa, con un approccio alla

qualità fatto di gelidi standard e

leve di marketing che trattavano

le persone come numeri. In

quel mondo, del secolo scorso,

l’eccellenza delle destinazioni

era testimoniata e misurata

sul numero degli arrivi e delle

presenze, con aumenti assoluti

e percentuali più o meno

significativi a glorificare l’operato

di regioni, assessorati comunali e

organizzatori di eventi vari. L’Italia

intera, pensando al turismo, si è

barcamenata da un grande evento

all’altro (mondiali di calcio, giubilei,

olimpiadi...) per aggiornare le

infrastrutture e – tra l’uno e l’altro –

sempre lì ad organizzare carnevali,

festival, miss Italia e sagre.

A ben guardare, il “Bel Paese” non

è certo più quello del Gran Tour,

né quello del “Viaggio in Italia”

di Goethe (che mi permetto di

suggerire di rileggere): dal 1982

non è nemmeno più la prima

destinazione turistica del mondo,

scivolata al quinto posto con

sorpasso di Stati Uniti, Francia,

Spagna e Cina. La novità è che ora

è tallonata da Turchia e Messico,

pronte a scalare la classifica. Senza

che nessuno si chieda come possa

accadere, visto che decisori e classe

dirigente non fanno che ripetere

che “abbiamo l’80% del patrimonio

culturale del mondo” (palesemente

falso) e che “il turismo cresce”.

Condivido una notizia: il turismo

conta 1,4 miliardi di arrivi

internazionali e cresce in tutto

il mondo, ad un ritmo del 10%,

con previsioni tali da superare

la soglia psicologica e fisica dei

2 miliardi entro il 2030 (dati

dell’Organizzazione Mondiale del

Turismo e anche Banca Mondiale),

con destinazioni sempre più globali

che crescono del 25%, e altre

dirette concorrenti nel bacino del

Mediterraneo del 18% (in Egitto

i turisti italiani sono cresciuti

del 250%). Allora, se ci dicono

che la nostra città o la nostra

regione cresce del 3% dovremmo

festeggiare? Oppure iniziare a

Foto ©Francesco Lascialfari

considerare che stiamo crescendo

molto meno della media?

“Per forza – mi fanno notare nelle

fiere internazionali (quelle vere)

– da decenni vivete di rendita

di posizione e non innovate le

proposte: solo mare e città d’arte.

Due segmenti deboli: il primo

produce stagionalità e il secondo

overtourism”. Ecco fatto, tutto

si spiega: se una destinazione è

stagionale, non produce prosperità

e non stimola gli operatori a

innovare e qualificare; se è afflitta

da flussi di turismo predatorio,

raggranella qualche spiccio ma

non genera sviluppo. Il fenomeno

della cosiddetta turistificazione

non è casuale: i luoghi dove il

turismo è considerata un’attività

fondamentale, infrastrutture e

servizi vengono pensati, progettati

e modificati ad uso e consumo dei

4 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


turisti, a discapito di tutte le altre

funzioni, finendo per descriversi

ad attività estrattiva che desertifica

il territorio, lo rende invivibile, lo

uccide. Il troppo turismo modifica

l’ecosistema urbano e naturale dei

luoghi, trasforma il tessuto sociale,

economico e culturale dei centri

storici e danneggia l’ambiente e il

paesaggio. In altre e più semplici

parole, finisce per consumare e

plastificare le stesse caratteristiche

identitarie e comunitarie che la

domanda dei mercati pone alla

base dell’attrattività dei luoghi.

Ovvero produce il paradosso di

mettere a valore le caratteristiche

di unicità e autenticità, finendo

per cancellarle attraverso un

meccanismo di appropriazione

che copre sotto una coltre

omologatrice i segni distintivi su

cui si fondano.

L’altro giorno, ascoltando il

telegiornale, ho sbirciato il

calendario e mi sono accorto di un

vero grande evento straordinario:

il Novecento è finito! Da 25 anni.

Forse è il caso di tornare a studiare,

per capire che nel frattempo

il mondo è cambiato. E che il

turismo è cambiato. Ora si chiama

“economia dei visitatori”. Ed è

una vera rivoluzione, di cui “Enjoy

Elba” fa pienamente parte. Leggere

per credere. E per non perdere il

contatto...

For a competitive, sustainable

Tourism

Italy is not only beaches and cities

of art. There is a minor Italy, no

less beautiful and rich in history,

the one of the villages, the islands,

the dialects, the inland areas that

represent the real heart of the “Bel

Paese” that was the destination of

the Grand Tour in the 19th century

and of Goethe’s “Italian Journey”.

Too much tourism alters the

natural urban ecosystem of places,

modifies the social, economic and

cultural fabric of historic centres

Foto ©Elvira Arnaldi

and damages the environment and

the landscape. It ends up degrading

the characteristic identity of these

regions, stifling the authenticity

and originality, the enemy of tourist

approval, of our offer of tourism.

Travellers’ economy: we must

rethink tourism, starting with the

local communities, focusing on the

wellbeing of those who live there

and those who visit as tourists

those fascinating places that are

Italy’s true wealth. “Enjoy Elba

and the Tuscan Archipelago” is the

ambassador of this new way of

experiencing tourism, recounting

the stories, the people, the places, the

crafts, good practices and good food.

Read it to believe it.

Für einen wettbewerbsfähigen und

nachhaltigen Tourismus

Italien ist weit mehr als Strände

und kunsthistorisch bedeutende

Städte. Es gibt auch ein anderes,

weniger bekanntes, aber ebenso

faszinierendes Italien – das der

kleinen Dörfer, Inseln, Dialekte

und ländlichen Regionen. Dieses

Italien verkörpert die ursprüngliche

Identität des Landes – jenes „Bel

Paese“, das im 19. Jahrhundert

Ziel der Grand Tour und der

Italienreise Goethes war. Doch

intensiver Tourismus beeinflusst

zunehmend die städtischen und

natürlichen Lebensräume – mit

tiefgreifenden Folgen für das soziale,

wirtschaftliche und kulturelle Gefüge

der historischen Zentren. Umwelt

und Landschaft werden belastet,

die regionale Identität und Vielfalt

geraten unter Druck. Damit ist die

Authentizität gefährdet – jener

Wert, der dem Massentourismus

etwas entgegensetzt.

Tourismus neu denken – aus Sicht

der Menschen vor Ort.:

Der Tourismus der Zukunft muss

sich an den Bedürfnissen und dem

Wohlergehen der lokalen

Gemeinschaften orientieren.

Nur wenn diese profitieren,

können Orte lebendig bleiben – und

gleichzeitig Besucher dazu einladen,

sie mit Achtsamkeit und Respekt zu

entdecken. Enjoy Elba and the

Tuscan Archipelago versteht sich als

Botschafter dieses

zukunftsorientierten

Tourismusverständnisses.

Im Mittelpunkt stehen

Geschichten – über Menschen, Orte,

Handwerk, gutes Essen und gelebte

Werte. Lesen – und staunen

5


AmbiTour Experience

in tour all’Elba

di Sonia Pallai

Anci Toscana

Le Fortezze Medicee a Portoferraio,

Monte Bello, Villa San Martino:

questi sono solamente alcuni dei

luoghi suggestivi che un gruppo

di operatori locali del turismo e

di amministratori provenienti

da tutta Toscana ha visitato lo

scorso autunno. In tutto erano una

sessantina sull’Isola d’Elba per

inaugurare la seconda edizione di

AmbiTour experience: due assessori

arrivavano dalla Maremma, un

sindaco da Lucca, un funzionario

addirittura dalla Garfagnana. Tra

gli operatori elbani che hanno

partecipato alla giornata c’erano

guide ambientali e turistiche, tour

operator e vari altri professionisti

dell’accoglienza.

Tutti insieme hanno preso parte

all’iniziativa di Anci Toscana e

Toscana Promozione Turistica,

che dal 2022 ha l’obiettivo di

promuovere la costruzione

di partnership, migliorare il

rapporto pubblico-privato, lo

scambio di esperienze, lo sviluppo

di competenze, rafforzando

dall’interno la “destinazione

Toscana” anche grazie alla diretta

collaborazione delle 28 Comunità di

Ambito Turistico in cui è suddiviso il

territorio regionale.

Sono stati oltre 2700 i partecipanti

della prima edizione: un viaggio

alla scoperta di luoghi più o

meno nascosti ma sempre

indimenticabili, per scambiare

buone pratiche ed esperienze in un

contesto aperto e informale.

All’Elba, i sindaci e gli

amministratori hanno raggiunto gli

operatori turistici locali impegnati

in una formazione a loro dedicata.

Visto il breve tempo a disposizione,

le attività si sono concentrate nella

zona di Portoferraio, ma tutti i

Comuni della Comunità di Ambito

Turistico erano rappresentati. Il

gruppo si è diviso in due: alcuni si

sono incamminati lungo il sentiero

che si inerpica verso Monte Bello

per apprezzare il panorama nella

giornata di sole, altri sono partiti

lungo le imponenti mura delle

Fortezze Medicee e poi verso il

sorprendente Teatro dei Vigilanti,

un gioiello poco conosciuto da poco

restaurato. A seguire, un pranzo

a base di prodotti locali nelle sale

monumentali della Villa di San

Martino e poi un tour alla scoperta

dell’artigianato artistico locale e di

un laboratorio di birra artigianale.

La seconda edizione di AmbiTour è

diventata AmbiTour “experience” e

tappa dopo tappa sta continuando

tuttora in tutta la Toscana a

valorizzare gli aspetti storicoartistici

e gastronomici del

territorio attraverso la proposta

di attività pratiche: ad esempio, la

preparazione a mano dei pici (Terre

di Siena), l’e-bike (Maremma Nord),

l’escursione in grotta (Lunigiana), il

Tai-Chi (Area pratese).

Solitamente gli amministratori

locali hanno il piacere di accogliere

il gruppo e molte volte, se possono,

si offrono anche di accompagnarlo

per un tratto, con l’orgoglio di chi

ama profondamente il proprio

territorio e ha l’occasione di

mostrarlo a chi arriva da più o meno

lontano.

Il valore aggiunto nelle giornate,

Chiesa della Madonna Monserrato - Foto ©Andre Siingardi

6 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


oltre alla conoscenza, è la

partecipazione diretta di

personale altamente qualificato

delle agenzie regionali di

Toscana Promozione Turistica

e Fondazione Sistema Toscana,

oltre che a quello di Anci Toscana,

che si mettono a disposizione di

tutti i partecipanti per trasferire

conoscenze e creare relazioni.

Informazioni e aggiornamenti

sui prossimi appuntamenti:

ancitoscana.it/turismo

AmbiTour Experience on Elba

Sixty administrators and tourism

professionals took part last autumn

in the Elban meeting of AmbiTour

Experience, an initiative of Anci

Tuscany and the Tuscany Tourist

Board. Since 2022, it has been

aiming to build partnerships in

order to improve the public-private

relationship, the exchange of

experiences and the development

of skills, thus strengthening

the “Destination Tuscany” from

the inside, a destination known

world-wide, thanks to the direct

collaboration of the 28 Tourism

Area Communities into which the

regional territory is divided. On

the Island of Elba, mayors and

administrators met with local tour

operators in a training session

specifically designed for them.

Given the short time available,

the activities were concentrated

in and around Portoferraio, but

all of the Elban municipalities

were represented: a taste of what

the island has to offer apart from

its beaches, ranging from history

and culture to crafts, food and

wine. The AmbiTour Experience

is going ahead in Tuscany, to

enhance the historical-artistic

and gastronomic aspects of

Tuscany by suggesting practical

activities: such as handmade pici

(Terre di Siena), e-biking (Northern

Maremma), caving (Lunigiana),

Marciana Marina - Foto ©Andre Siingardi

Tai-Chi (Prato area). Usually, the

local administrators are pleased

to welcome the group and often

accompany it for a stretch, with the

pride of those who deeply love their

territory and have the opportunity

to show it to those who come from

all over Tuscany. Information and

updates on upcoming events:

ancitoscana.it/turismo

AmbiTour Experience auf Elba

SSechzig Verwaltungsvertreter

und Tourismusfachleute nahmen

im vergangenen Herbst an der

Elba-Ausgabe der AmbiTour

Experience teil – einer Initiative

von Anci Toscana und Toscana

Promozione Turistica. Seit 2022

verfolgt dieses Programm das

Ziel, Partnerschaften zu fördern,

die Zusammenarbeit zwischen

öffentlichem und privatem Sektor zu

stärken, den Erfahrungsaustausch

zu intensivieren, Kompetenzen

zu erweitern und die „Destination

Toskana“ nachhaltig

weiterzuentwickeln. Dieses weltweit

bekannte Reiseziel profitiert von

der engen Kooperation der 28

touristischen regionalen Verbände.

Auf Elba kamen Bürgermeister und

Verwaltungsvertreter mit lokalen

Tourismusakteuren zusammen,

die an speziell für sie konzipierten

Schulungen teilnahmen. Aufgrund

der begrenzten Zeit konzentrierten

sich die Aktivitäten auf die Region

Portoferraio, doch alle Gemeinden

der Insel waren vertreten.

Die Veranstaltung bot einen

facettenreichen Einblick in das, was

Elba jenseits seiner Strände zu bieten

hat – von Geschichte und Kultur bis

hin zu Handwerk und Gastronomie.

Die AmbiTour „Experience“ wird in

der gesamten Toskana umgesetzt

und rückt das historische,

künstlerische und kulinarische

Erbe der Region durch interaktive

Erlebnisse in den Fokus. Beispiele

hierfür sind die handwerkliche

Zubereitung von Pici- Nudeln (Terre

di Siena), E-Bike-Touren (Nord-

Maremma), Höhlenwanderungen

(Lunigiana) und Tai-Chi-Kurse

(Raum Prato). Die lokalen

Tourismusvertreter empfangen die

Teilnehmer mit großer Begeisterung

und begleiten sie mit Stolz. Sie zeigen

den Besuchern aus ganz Italien die

Schönheit und Einzigartigkeit ihrer

Region. Weitere Informationen

und Updates zu kommenden

Veranstaltungen: ancitoscana.it/

turismo.

7


La Toscana, regina del

turismo enogastronomico

di Daniela Mugnai

La settima edizione del “Rapporto

sul Turismo Enogastronomico

Italiano” indica la Toscana come

la destinazione preferita tra gli

italiani, la regione più desiderata

per i futuri viaggi enogastronomici.

Il 33,9% dei turisti del Belpaese

vorrebbe visitarla ed il 39,3%

dichiara di essercisi recato nel

corso dei viaggi più recenti. La

conferma dell’attrattività della sua

enogastronomia e cultura proviene

dall’essere stata la destinazione

principale per vacanze alla scoperta

dei borghi minori e delle aree

interne: è stata scelta dal 19,1%,

seguita a distanza dall’Umbria.

La regione vanta quest’anno un

ulteriore primato: la cucina toscana

è la più diffusa in Italia. È presente

nel 17,3% dei ristoranti della

piattaforma TheFork, precedendo

le cucine piemontese e siciliana.

Tra i primati della regione c’è

anche quello di avere l’unico

progetto “pubblico” e di grandi

dimensioni sull’enogastronomia

a cui le imprese accedono

gratuitamente: Vetrina Toscana, il

progetto che promuove il turismo

enogastronomico, festeggia

un traguardo importante, un

quarto di secolo. Con oltre 2000

imprese aderenti, 360 eventi

annuali, 500 schede sui prodotti

tipici, 400 ricette tradizionali,

43 mila follower, 1929 uscite sui

media nel 2024, Vetrina Toscana

disegna una mappa dettagliata

del bello e del buono della

regione e anche per questo ha

ricevuto nel 2021 due importanti

riconoscimenti: è stata designata

dalla Commissione Europea come

“best practice” nella promozione

dell’agroalimentare e ha vinto il

premio come “Miglior Progetto

di Marketing – Italia” del Gruppo

Italiano Stampa Turistica. Proprio

grazie all’esperienza nel campo

del turismo enogastronomico

maturata con Vetrina Toscana, la

Regione Toscana è stata designata

dal Ministero del Turismo come

capofila per la valorizzazione

gastronomica delle regioni e

province autonome all’interno del

progetto: “Scopri l’Italia che non

sapevi – Viaggio Italiano”. È nato

così: “Aromi d’Italia”, un progetto

capace di raccontare l’identità

gastronomica del nostro paese

attraverso due azioni: un busristorante

di ultima generazione

attrezzato con tutti i comfort che ha

girato l’Italia e la creazione di un kit

olfattivo che ha l’obiettivo di essere

un nuovo e originale strumento di

promozione del nostro paese.

Info: www.vetrina.toscana.it

Tuscany, the Queen of Food and

Wine Tourism

Tuscany is the most popular region

for food and wine trips by Italians

and boasts a further record this year:

Tuscan cuisine is the most popular in

Italy with 17.3% of its restaurants on

“TheFork” platform. For a quarter of

a century, Vetrina Toscana has been

a public project, free and accessible

to all operators. With 2000 member

companies, 360 annual events, 500

fact sheets on typical products, 400

traditional recipes and 43 thousand

followers, it is encouraging food

and wine tourism by drawing a

detailed map of the beauty and the

excellence of the region. In 2021, the

European Commission awarded it

as “best practice” in the promotion

of agrifood. Recently, Tuscany was

nominated by the Italian Ministry

of Tourism as the leader for food

and wine appreciation as part of the

project: “Discover the Italy you didn’t

know – Italian Journey”. Die

Toskana – Hochburg des Wein- und

Genusstourismus

Die Toskana ist die von der

italienischen Bevölkerung am

meisten geschätzte Region für

zukünftige kulinarische Reisen

– und bricht auch in diesem

Jahr einen weiteren Rekord:

Die toskanische Küche ist die

beliebteste Italiens, mit 17,3 % aller

Restaurants auf der Plattform

„TheFork“. „Vetrina Toscana“ ist

seit einem Vierteljahrhundert ein

öffentliches Projekt – kostenlos und

für alle Anbieter offen. Mit 2.000

Mitgliedsbetrieben, 360 jährlichen

Veranstaltungen, 500 Produktkarten,

400 traditionellen Rezepten und

43.000 Followern fördert es den

Wein- und Genusstourismus, indem

es eine umfassende Karte all dessen

erstellt, was die Region an Schönem

und Feinem zu bieten hat. Im Jahr

2021 wurde „Vetrina Toscana“ von

der Europäischen Kommission als

„Best Practice“ für die Förderung der

Agrar- und Ernährungswirtschaft

ausgezeichnet. Das italienische

Tourismusministerium hat die

Toskana zudem zur führenden

Region für gastronomische

Förderung innerhalb des Projekts

„Scopri l’Italia che non sapevi –

Italian Journey“ ernannt, das alle

Regionen und autonomen Provinzen

Italiens einbindet.

8 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Foto ©Michele Martina


Foto ©Paolo Calcara


Culture & Arts


Archivio della

Memoria Elbana *

di Patrizia Lupi

Sono numerose le associazioni, gli enti pubblici e del

terzo settore, gli istituti scolastici, i privati cittadini, le

imprese, che detengono ricche collezioni di immagini,

documenti, video, che costituiscono un insostituibile

patrimonio identitario, seppur frammentato e poco

conosciuto.

Obiettivo del progetto è la ricerca, il censimento, la

promozione, l’implementazione, la diffusione, la

conoscenza, l’utilizzo del patrimonio fotografico,

storico e contemporaneo, dell’Isola d’Elba.

Il coinvolgimento di soggetti che già detengono archivi

audiovisivi, oltre al trattamento dei materiali e alla loro

catalogazione in maniera omogenea e secondo criteri

scientifici utilizzando modelli informatici e favorendo

la digitalizzazione dell’intero patrimonio, permette

di creare rapporti di collaborazione e sinergia,

utili a rinsaldare l’identità dell’Isola, frammentata

storicamente in più comuni, permettendo di ricostruire

un racconto maggiormente coerente di tutto il

territorio.

Disvelare testimonianze di una memoria comune,

salvandole dalla dimenticanza e dall’ignoranza,

significa restituire alla contemporaneità ed alla

narrazione immagini di incommensurabile valore,

ripercorrendo, non solo da spettatori, ma da

protagonisti, il corso della storia di un territorio

fragile come quello isolano, ma ricchissimo di cultura

e bellezza. Un’occasione imperdibile per ritrovare e

rinsaldare le radici condivise della comunità elbana,

dove nei secoli, con un lento processo di inclusione,

si sono innestate usanze, tradizioni, linguaggi, popoli

provenienti da tutto il Mediterraneo.

Mestieri, saperi, dialetti, culture, religioni: l’Elba

rappresenta un microcosmo dove la storia e la natura

hanno lasciato tracce indelebili, dal vasto patrimonio

archeologico e storico a quello geologico e naturalistico.

Un fazzoletto di terra che conserva caratteristiche

uniche, crocevia di antiche rotte di navigazione, terra

di miniere conosciute fin dai tempi più lontani, luogo

scelto dai grandi della storia come Cosimo I de’ Medici e

Napoleone: ogni epoca documentata o documentabile

merita un’attenta narrazione da tramandare alle future

generazioni.

Domenica Sardi con la figlia Rosa Lupi

*Bando PNRR M1C3 – Decreto n. 385 del 19.10.2022 – Progetto TOCC 0002740

finanziato dall’Unione europea – Next Generation EU e gestito del Ministero della

Cultura – Direzione Generale Creatività Contemporanea

12 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


The Archive of Elban Memory

Many people have a wealth of period photographs and

films related to Elba. The aim of our project is to research,

take a census and catalogue private collections to

make them freely available to everyone using a specific

website and an APP that will allow people to follow

island itineraries by looking at past photos of Elba.

Thanks to this initiative, connections between people

and associations in the area are being established and

a comprehensive account of the whole island through

images is being recreated. This is an unmissable

opportunity to rediscover and strengthen the shared

roots of the Elban community. Over the centuries, through

a slow process of integration, many customs, traditions,

languages and peoples from all over the Mediterranean

have been brought in. Each era is documented and

recordable and deserves to be carefully reported to then

be handed down to future generations.

Gemeinden und lokalen Vereinen und trägt dazu bei,

ein gemeinsames, visuelles Gedächtnis der gesamten

Insel zu schaffen. Es ist eine einzigartige Gelegenheit, die

gemeinsamen Wurzeln der elbanischen Gemeinschaft

wiederzuentdecken und zu festigen. Über Jahrhunderte

hinweg wurden Bräuche, Traditionen und Sprache aus

dem gesamten Mittelmeerraum auf die Insel gebracht.

Jede Epoche ist sorgfältig dokumentiert – mit dem

Ziel, dieses wertvolle kulturelle Erbe für kommende

Generationen zu bewahren.

Archiv des kollektiven Gedächtnisses von Elba

Viele Menschen auf Elba besitzen historische Fotos

und Filme – stille Zeugen einer reichen Vergangenheit.

Ziel des Projekts ist es, diese privaten Sammlungen

zu erfassen, zu katalogisieren und der Öffentlichkeit

kostenlos zugänglich zu machen. Über ein spezielles

Online-Portal und eine App, die es ermöglicht,

thematische Routen auf der Insel zu erkunden, werden

die Inhalte allen Interessierten zur Verfügung gestellt.

Das Projekt stärkt die Verbindung zwischen Menschen,

Bambino con triciclo - Primi del ‘900. Dalla colezione di 33 fotografie su lastra

di vetro di Giuseppe Massimo Battaglini

Pomonte 1960 - ‘Cavaioli’ -da sinistra: Angiolino Pierulivo, Giuseppe Pierulivo, Leandro Garbati, Ilio Lorenzi, Duilio Piacentini, Giuseppe Testa, Silvio BissTerza foto:

Anni ’70 - Chierichetti a S.Caterina (Rio nell’Elba) - Scatto di Emilio Canovaro - AdME_005

culture & art

13


Il patrimonio

storico culturale

dell’Isola d’Elba

Tommaso Empler

L’Isola d’Elba è conosciuta soprattutto per la bellezza

del suo paesaggio naturale, ma il suo patrimonio

culturale, sebbene meno noto, è altrettanto

affascinante. Il territorio conserva numerose

testimonianze storiche, alcune perfettamente integrate

nell’ambiente circostante grazie all’uso di materiali

locali, altre inserite nei centri abitati con funzioni sia

religiose che difensive.

Fin dall’VIII secolo, l’Elba si è dotata di un articolato

sistema di fortificazioni per difendersi dalle incursioni

di siracusani, pirati saraceni e normanni. Nei secoli

successivi, l’isola è stata contesa tra grandi potenze

come Pisa, Genova, Napoli (Spagna) e la Francia, fino

agli attacchi di pirati turchi e corsari inglesi e olandesi.

Ancora oggi, molte di queste strutture sono ben

conservate e costituiscono preziose testimonianze

del passato. Alcune risalgono al Medioevo, altre ai

periodi rinascimentale e barocco, distribuite tra la

costa, le colline e le alture dell’isola, secondo le tecniche

costruttive tipiche delle diverse epoche.

Tra le principali fortificazioni si annoverano la Fortezza

del Volterraio, edificata intorno all’anno 1000 e

successivamente ristrutturata; la Fortezza di Marciana,

potenziata dagli Appiano nel 1560; la Fortezza del Giove,

attribuita a Jacopo III Appiano nel 1459; diverse torri

di avvistamento, come la Torre di San Giovanni dell’XI

secolo e le torri costiere erette dagli Appiano a Rio

Marina, Marina di Campo e Marciana Marina verso la

metà del XVI secolo. A Portoferraio, il Duca Cosimo I de’

Medici realizza, a partire dal 1548, Cosmopoli, una delle

prime città di fondazione rinascimentale, fortificata

con il sistema di Forte Falcone e Forte Stella. Altre

importanti strutture difensive includono la Fortezza

di San Giacomo a Porto Longone (oggi Porto Azzurro),

costruita nel 1603, e il Forte Inglese di Portoferraio,

voluto da Cosimo III de’ Medici nel 1700.

Nel periodo medievale, sotto la dominazione pisana,

sono costruite chiese romaniche che ancora oggi si

possono ammirare, tra cui la chiesa di San Lorenzo sul

fig. 1 – Vista del Borgo di Sant’Ilario. La Chiesa di Sant’Ilario è la trasformazione

di una chiesa in stile romanico pisano in una chiesa tardo barocca. Un elemento

di particolare interesse è il processo di fortificazione avvenuto nel XVI secolo,

quando la chiesa viene adattata per proteggere il borgo dalle incursioni dei pirati

turchi. Degna di nota è la torre campanaria pentagonale, unica nel suo genere,

poiché costruita su uno dei bastioni angolari realizzati durante il Rinascimento.

Fig. 1. The Church of Sant’Ilario from its early Pisan Romanesque style was

transformed into a late Baroque Church. The fortification process that took place

in the 16th century is interesting. Worth noting is the pentagonal bell tower built

on a Renaissance bastion.

1. Die Kirche von Sant’Ilario stammt ursprünglich aus der frühen pisanischen

Romanik und wurde später zu einer spätbarocken Kirche umgebaut. Besonders

bemerkenswert sind die Befestigungsmaßnahmen aus dem 16. Jahrhundert,

insbesondere der fünfeckige Glockenturm, der auf einer Bastion aus der Renaissance

errichtet wurde.

versante settentrionale del Monte Capanne, la chiesa

di San Giovanni in Campo sul lato meridionale e la

chiesa di Santo Stefano alle Trane, affacciata sul Golfo

di Portoferraio.

Nel Rinascimento, a causa delle frequenti incursioni

turche, alcuni edifici religiosi sono trasformati in

vere e proprie strutture difensive. Tra gli esempi più

significativi vi sono le chiese fortificate di San Niccolò

a San Piero in Campo, Sant’Ilario, San Niccolò a Poggio

e i Santi Giacomo e Quirico a Rio nell’Elba. Questi

14 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


edifici non devono essere considerati come elementi

isolati, ma come parti integrate in un più ampio

sistema difensivo. In alcuni casi, come a Sant’Ilario,

Poggio e Rio nell’Elba, le chiese sono inglobate nelle

fortificazioni stesse; in altri, come a San Piero, pur

restando indipendenti, sono strategicamente collocate

in prossimità dei centri abitati. In questo modo, gli

edifici religiosi assumono un duplice ruolo: oltre a

essere luoghi di culto, diventano rifugi sicuri contro le

incursioni nemiche, comprese quelle dei pirati e delle

forze ottomane alleate della Francia.

Questa fusione tra architettura religiosa e militare

comporta numerosi adattamenti costruttivi, dando

vita a soluzioni ibride, spesso uniche nel loro genere.

In particolare, le chiese di San Niccolò a San Piero in

Campo e Sant’Ilario, situate sul versante meridionale

del Monte Capanne, testimoniano l’evoluzione di

queste tipologie, grazie anche all’uso del granito locale,

materiale tipico della zona.

Uno degli obiettivi della rivista è valorizzare questo

straordinario patrimonio storico, mettendone in

luce le peculiarità e il legame con il territorio, per

promuoverne la tutela e renderlo maggiormente

accessibile ai visitatori.

fig. 2 – Vista del Borgo di Poggio. La chiesa di San Niccolò conserva oggi due

speroni angolari, mentre gli altri due, situati nella parte posteriore, sono stati

rimossi durante un ampliamento nel XVIII secolo. Questi elementi architettonici,

aggiunti a metà del XVI secolo, sono realizzati per difendere l’edificio dagli

attacchi dei pirati turchi.

Fig. 2. The Church of San Niccolò in Poggio has retained two corner bastions

while the other two located at the rear were removed during an extension in the

18th century.

2. Von der Kirche San Niccolò in Poggio sind zwei der ursprünglich vier massiven

Eckverstärkungen (sog. Ecksporne) sind erhalten geblieben; die beiden anderen

wurden im 18. Jahrhundert im Zuge einer Erweiterung entfernt.

The Historical Cultural Heritage of the Island of Elba

From the 8th century, Elba has had an extensive system

of fortifications to defend itself from raids by Syracusans,

Saracen pirates and Normans. In the following centuries,

the island was fought over by the great powers of Pisa,

Genoa, Naples (Spain) and France up to the attacks of the

Turkish pirates and the English and Dutch corsairs. Still

today, many of these structures are well-preserved and

provide us with valuable evidence of the past. Some date

back to the Middle Ages, others to the Renaissance and

Baroque periods, scattered between the coast, the hills

and the highlands of the island, according to the typical

construction techniques of the different periods. Among

the main fortifications are the Volterraio Fortress, built

around the year 1000 and later renovated; the Marciana

Fortress, strengthened by the Appiano family in 1560;

fig. 3 – Vista della Torre di San Giovanni. La Torre, costruita tra l’XI e il XII secolo

sul versante meridionale del Monte Capanne, ha la funzione di sorvegliare il

Golfo di Marina di Campo. Fa parte di un più ampio sistema di controllo e comunicazione,

mantenendo un contatto visivo diretto con la Fortezza del Volterraio,

visibile sul suo lato sinistro.

Fig. 3. The Tower of San Giovanni, built between the 11th and 12th centuries

on the southern slope of Monte Capanne, is in direct visual contact with the

Fortress of Volterraio.

3. Der Turm von San Giovanni, erbaut zwischen dem 11. und 12. Jahrhundert

am Südhang des Monte Capanne, steht in direkter Sichtverbindung zur Festung

Volterraio.

15


fig. 4 – Vista della Chiesa di San Niccolò a San Piero. La Chiesa presenta una

serie di caratteristiche che la rendono unica nel suo genere. L’impianto è biabsidato

e presenta una serie di trasformazioni nel tempo, con la realizzazione di due

speroni difensivi contrapposti nel XVI secolo. In seguito a un crollo avvenuto nel

XVIII secolo, la facciata esterna è riadattata e l’aula liturgica arretrata, modificando

ulteriormente l’assetto originario della struttura.

Fig. 4. The Church of San Niccolò in San Piero is unique in its layout with two

apses and it has undergone a series of modifications over time, with the construction

of two opposing defensive bastions in the 16th century.

fig. 5 – Vista della Chiesa di Santo Stefano alle Trane. L’impianto della chiesa è

romanico pisano, con uso di pietra locale che consente una maggiore duttilità

nella realizzazione delle decorazioni, rispetto alle chiese coeve, realizzate sul

versante occidentale dell’isola in granito dell’Elba.

Fig. 5. The Church of Santo Stefano alle Trane has a Pisan Romanesque layout

and has used local stone.

5. Die Kirche Santo Stefano alle Trane zeigt den für die pisanische Romanik

typischen Grundriss und wurde aus lokalem Stein errichtet.

4. Die Kirche San Niccolò in San Piero besticht durch ihren einzigartigen Grundriss

mit zwei Apsiden. Im 16. Jahrhundert wurden zwei gegenüberliegende

Verteidigungsanlagen hinzugefügt.

the Giove Fortress, attributed to

Jacopo III Appiano in 1459; several

watchtowers such as the 11th century

San Giovanni Tower and the coastal

towers erected by the Appiano

family in Rio Marina, Marina di

Campo and Marciana Marina in the

mid-16th century. In Portoferraio,

Duke Cosimo I de’ Medici built

Cosmopoli in 1548, one of the first

Renaissance foundation towns,

fortified with the Forte Falcone and

Forte Stella system. Other important

defensive structures include the

Fortress of San Giacomo in Porto

Longone (today Porto Azzurro), built

in 1603, and the English Fortress

in Portoferraio, commissioned

by Cosimo III de’ Medici in 1700.

Still to be admired today, are the

Romanesque churches that were

built in the Medieval period under

Pisan rule; there is the church of San

Lorenzo on the northern slopes of

Monte Capanne, the church of San

Giovanni in Campo on the southern

side and the church of Santo Stefano

alle Trane that overlooks the Gulf of

Portoferraio. During the Renaissance

period, owing to frequent Turkish

raids, some religious buildings were

changed into defensive structures.

The most significant ones are the

fortified churches of San Niccolò in

San Piero in Campo, Sant’Ilario, San

Niccolò in Poggio and the Saints

Giacomo and Quirico in Rio nell’Elba.

Das historische und kulturelle Erbe

der Insel Elba

Bereits seit dem 8. Jahrhundert

verfügt Elba über ein ausgeklügeltes

System von Festungsanlagen, die

dem Schutz vor Angriffen durch

Syrakuser, sarazenischen Piraten

und Normannen dienten. In den

folgenden Jahrhunderten wurde die

Insel wiederholt zum Ziel

bedeutender Großmächte wie Pisa,

Genua, dem Königreich Neapel

(unter spanischer Herrschaft) sowie

Frankreich. Auch türkische Piraten,

englische sowie holländische

Freibeuter hinterließen ihre Spuren.

Viele der historischen Bauwerke

sind bis heute gut erhalten und

gewähren eindrucksvolle Einblicke in

die bewegte Vergangenheit der Insel.

16 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Sie stammen aus dem Mittelalter, der Renaissance und

dem Barock und verteilen sich – jeweils im typischen Stil

ihrer Epoche – entlang der Küste und in den Bergen. Zu

den bedeutendsten Festungen zählt die Burg Volterraio,

die um das Jahr 1000 erbaut und später mehrfach

erweitert wurde. Die Festung von Marciana wurde im

Jahr 1560 von der Familie Appiano ausgebaut, während

die Festung Giove auf das Jahr 1459 und Jacopo III.

Appiano zurückgeht. Zahlreiche Wachtürme prägen das

Landschaftsbild – darunter der Turm von San Giovanni

aus dem 11. Jahrhundert sowie mehrere Wehrtürme, die

die Appianos im 16. Jahrhundert in Rio Marina, Marina

di Campo und Marciana Marina errichten ließen. In

Portoferraio gründete Herzog Cosimo I. de’ Medici im

Jahr 1548 die Renaissance-Stadt Cosmopoli, die durch

die Festungen Forte Falcone und Forte Stella geschützt

wurde. Weitere herausragende Verteidigungsanlagen

sind die Festung San Giacomo in Porto Longone (heute

Porto Azzurro), die 1603 errichtet wurde, sowie die

sogenannte englische Festung in Portoferraio, die um

1700 unter Cosimo III. de’ Medici entstand. Während

der pisanischen Herrschaft im Mittelalter entstanden

mehrere romanische Kirchen, von denen einige noch

heute zu besichtigen sind – darunter die Kirche San

Lorenzo am Nordhang des Monte Capanne, San Giovanni

in Campo auf der Südseite sowie Santo Stefano alle

Trane, die majestätisch über dem Golf von Portoferraio

thront. Aufgrund der häufigen türkischen Invasionen

während der Renaissance wurden manche dieser

Sakralbauten zu Wehrkirchen umgebaut. Besonders

eindrucksvolle Beispiele sind San Niccolò in San Piero

in Campo, Sant’Ilario, San Niccolò in Poggio sowie San

Giacomo und San Quirico in Rio nell’Elba.

fig. 6 – Vista della Chiesa di San Lorenzo. La chiesa, posizionata sul versante

occidentale del Monte Capanne, è realizzata nel XII secolo in stile romanico pisano,

e presenta una convergenza delle pareti verso l’abside. Viene distrutta dagli

attacchi dei pirati turchi verso la metà del XVI secolo. Nonostante i danni subiti,

conserva ancora oggi il suo assetto originario, sebbene priva di copertura e con

parte del campanile a vela crollata.

Fig. 6. The Church of San Lorenzo sits on the western slope of Monte Capanne

and was built in the 12th century in the Pisan Romanesque style.

6. Die Kirche San Lorenzo am Westhang des Monte Capanne entstand im 12.

Jahrhundert im pisanisch-romanischen Stil.

fig. 7 – Vista della Chiesa di San Giovanni. La chiesa, interamente costruita in

granito, sorge sul versante meridionale del Monte Capanne ed è la più grande tra

quelle edificate in stile romanico pisano sull’Isola d’Elba. Si presenta in un eccellente

stato di conservazione, ad eccezione della copertura, distrutta durante le

incursioni dei pirati turchi alla metà del XVI secolo.

Fig. 7. The Church of San Giovanni was built entirely of granite and it stands on

the southern slope of Monte Capanne. It is the largest of those built in the Pisan

Romanesque style on Elba.

7. Die vollständig aus Granit errichtete Kirche San Giovanni liegt am Südhang des

Monte Capanne und gilt als die größte Kirche Elbas im pisanisch-romanischen

Stil.

17


Portoferraio:

le chiese medicee

di Marisa Sardi

Il turista che giunge a Portoferraio

con il traghetto rimane

piacevolmente colpito dalla

forma della città, caratterizzata

dai bastioni della cinquecentesca

piazzaforte militare. Decide

quindi di visitarla. Ben presto si

rende conto che al suo interno

esistono anche le “fortezze dello

spirito”, ovvero le chiese. Fin dal

1549 il Duca Cosimo de’ Medici

fece erigere la chiesa dedicata

alla Natività di Maria Santissima.

Inizialmente era di modeste

dimensioni: ad unica navata e

senza campanile, per non essere

individuata da eventuali nemici

arrivati in rada. Aumentando gli

abitanti, anche la chiesa fu più volte

ampliata ed impreziosita da altari,

statue di marmo e lignee, quadri,

monumenti, lapidi, arredi sacri. È

sempre stata considerata la chiesa

più importante della città, dove

presero parte alle funzioni religiose

tutte le autorità civili e religiose,

compreso Napoleone Bonaparte,

la sua famiglia e i membri della sua

corte elbana.

Nel 1558 cominciarono i lavori per

costruire la chiesa ed il convento

di San Salvatore destinato a

diventare la sede dei Cavalieri di

Santo Stefano, ordine militare

religioso. Ma dopo una decina

d’anni, in seguito allo spostamento

della sede dei cavalieri a Pisa,

Cosimo vi installò i Padri Zoccolanti

dell’Ordine dei Francescani.

Il complesso conventuale, oggi trasformato nel Centro Culturale De

Laugier, fu chiuso verso la metà del XVIII secolo e trasformato in Caserma

di San Francesco. I suoi arredi confluirono nella chiesa parrocchiale ad

eccezione della Deposizione di Cristo dipinta da Agnolo Bronzino nel 1565,

oggi alla Galleria dell’Accademia di Firenze.

Il Duca, oltre ad erigere le chiese essenziali, introdusse anche le

istituzioni religiose necessarie ad espletare alcune funzioni di carattere

assistenzialistico. Nel 1551 istituì la Confraternita del Corpus Domini,

che svolgeva opera di sostegno e assistenza ai bisognosi, accompagnava

il viatico agli infermi e trasportava i defunti al sepolcro. Nel 1666 i

confratelli eressero un loro oratorio dedicandolo a Maria Assunta in

Cielo che, ampliato ed abbellito nel 1729, assunse le dimensioni attuali.

Nel 1566 Cosimo istituì un’altra confraternita, quella della Misericordia,

che ebbe il compito specifico di assistere i detenuti ed i condannati a

morte. Pure questa confraternita ebbe un suo oratorio dapprima dedicato

a San Giovanni Battista e dal 1677 a San Cristino, che divenne anche

Portoferraio, veduta sul golfo — ©Michele Martina

18 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


protettore della città. Nel 1618

il governatore di Portoferraio

Orazio Borboni di Sorbello fece

erigere una cappella che doveva

conservare la sua sepoltura,

dedicandola alla Madonna del

Carmine, di dimensioni ridotte

ed a pianta ottagonale. Inoltre

il Conte creò la Confraternita

dell’abito del Carmine i cui fratelli

furono soprattutto militari della

guarnigione. Nel 1714 l’allora

Governatore Girolamo Niccolini

fece trasformare il mausoleo in

un bell’edificio a forma di croce

greca, ornata di stucchi, affreschi

e marmi rari. Alla fine del XVIII

secolo la chiesa fu interdetta al

culto e spogliata delle sue opere

sacre, che furono distribuite tra le

altre chiese esistenti. Nel 1814 fu

trasformata da Napoleone in Teatro

e sede dell’Accademia dei Fortunati,

divenuta in seguit dei Vigilanti. Ma

se quest’ultima chiesa non è più un

luogo di culto e non è sopravvissuta

neanche la Confraternita del

Carmine, continuano a svolgere

la loro funzione religiosa le altre

due confraternite ed i loro oratori,

testimonianza viva di quasi cinque

secoli di vita.

Portoferraio, the Renaissance

Churches

Inside the Medicean walls of the

city of Portoferraio, the Renaissance

Churches are worth a visit. The first

one was built by Cosimo I in 1549,

dedicated to the Nativity of the

Blessed Virgin Mary, enlarged and

embellished over the years as the

number of inhabitants and the role

of Cosmopoli grew. It has remained

the most important: it was attended

by the Bonaparte family. In 1558,

work began on the Church and the

Convent of San Salvatore, today’s De

Laugier Cultural Centre, destined

to become the seat of the Knights

of Saint Stephen who later moved

to Pisa. In 1551, the Grand Duke

established the Confraternity of

Foto ©AndreSilingardi

Corpus Christi that gave help to the needy, the sick and the dead. Then in 1556

he founded the Confraternity of Mercy which had the specific task of assisting

prisoners and those condemned to death. The Chapel of Our Lady of Carmine,

that housed the confraternity of the same name, dates back to 1618. It was

later deconsecrated and became a military depot then in 1814, designated

by Paolina Bonaparte as the site for the Vigilante Theatre which is still in use

today.

Portoferraio: Die Kirchen der Medici

Innerhalb der Stadtmauern des von den Medici geprägten Portoferraio

befinden sich mehrere bedeutende Kirchen aus der Renaissancezeit. Die

erste wurde 1549 von Cosimo I. errichtet und der Geburt der Heiligen Maria

geweiht. Mit dem Bevölkerungswachstum und der zunehmenden Bedeutung

von Cosmopoli wurde sie im Laufe der Zeit erweitert und verschönert.

Sie blieb die wichtigste Kirche der Stadt und wurde auch von der Familie

Bonaparte besucht. 1558 begannen die Bauarbeiten für die Kirche und

das Kloster San Salvatore, dem heutigen Kulturzentrum De Laugier. Diese

Anlage war ursprünglich als Sitz des Ritterordens von Santo Stefano

vorgesehen, der später nach Pisa verlegt wurde. Im Jahr 1551 gründete der

Großherzog die Bruderschaft des Corpus Domini, die sich der Unterstützung

Bedürftiger, Kranker und Verstorbener widmete. 1566 folgte die Gründung

der Bruderschaft der Barmherzigkeit, deren Hauptaufgabe es war, Gefangene

und zum Tode Verurteilte zu betreuen. Die Kapelle der Madonna del Carmine

stammt aus dem Jahr 1618. Sie beherbergte die gleichnamige Bruderschaft,

wurde später entweiht und als Militärlager genutzt. Im Jahr 1814 wurde sie auf

Veranlassung Paolina Bonapartes zur Spielstätte des Teatro dei Vigilanti, das

bis heute in Betrieb ist. Portoferraio, veduta

culture & art

19


Sette anni e un giorno

Storie e personaggi intorno a Napoleone

di Patrizia Lupi

Il libro “Sette anni e un giorno” di Luigi Maria Lucani,

pseudonimo di un autore che vuole rimanere anonimo,

non si limita a ripercorrere gli eventi principali della

vita di Napoleone all’Elba e a Sant’Elena, ma offre

un vero e proprio mosaico di storie e personaggi che

hanno gravitato attorno all’imperatore. Dai fedelissimi

compagni d’arme, come il Maresciallo Bertrand, che lo

seguirono nel suo esilio, ai “carcerieri” inglesi, come

il Colonnello Campbell e il Generale Lowe, che ne

sorvegliarono ogni mossa, il libro ci fa incontrare una

galleria di figure che hanno segnato un’epoca, descritte

con acume e dovizia di particolari.

Lucani ci svela anche i retroscena di alcuni episodi

noti, come la visita di Maria Walewska all’Elba, e ci fa

scoprire vicende meno conosciute, come quelle del

generale Cesare de Laugier e della contessa Teresa

Gamba, l’ultima donna amata da Lord Byron, la

Contessa G nel “Conte di Montecristo” di Dumas. Non

mancano poi le curiosità, come l’eco dell’eruzione del

vulcano Tambora e del suo possibile impatto sulla

battaglia di Waterloo.

Le vicende storico-politiche e culturali elbane e

toscane sono intrecciate nel racconto di illuminati

amministratori come il conte Vittorio Fossombroni

e il cav. Giovanni Fabbroni, accanto ad artisti quali

Pietro Benvenuti e Antonio Canova; insieme a uomini

di scienza come il geologo Déodat de Dolomieu, il

mineralista René Just Hauy, il geografo Arsène Thiébaut

de Bernaud, i naturalisti Ottaviano Targioni Tozzetti e

Girolamo de’ Bardi.

Si racconta anche il colorito “gossip” sul divorzio fra il

Re del Regno Unito Giorgio IV e la consorte Carolina,

che giunge all’Elba per visitare quelle che erano state

le dimore di Napoleone, quando il “Grande Uomo” era

ancora prigioniero a Sant’Elena. Non dimenticando

l’assassinio del Duca di Berry, nipote di Luigi XVIII, per

mano di un solitario bonapartista francese che durante

la presenza di Napoleone all’Elba aveva tentato, senza

successo, di trovare un lavoro sull’Isola.

Il libro di Lucani è un vero e proprio affresco storico

e culturale che spazia dall’Elba a Sant’Elena, dalla

Toscana all’Europa, e che ci fa rivivere le atmosfere

di un’epoca di grandi cambiamenti. L’autore, arguto

e preciso, ci accompagna in un viaggio nel tempo,

facendoci immergere nella storia e appassionare nella

lettura.

Lucani adotta uno stile coinvolgente e ricco di dettagli,

che rende la lettura scorrevole. Le cronache dell’epoca,

riportate nel libro, sono arricchite da preziose note

dell’autore, che ci aiutano a comprendere meglio il

contesto storico e i personaggi. “Sette anni e un giorno”

è un libro adatto a tutti, dagli appassionati di storia

napoleonica ai semplici curiosi. La capacità dell’autore

di raccontare coinvolge il lettore anche meno erudito

per il suo stile chiaro da esperto divulgatore scientifico.

Sulla sua identità ho un sospetto, basato su un indizio,

ma come ben sappiamo ci vogliono due indizi per fare

una prova.

Seven Years and a Day. A Mosaic of Stories and

Characters around Napoleon

Luigi Maria Lucani is just a pseudonym for the writer of

the book “Sette anni e un giorno” (Seven Years and a Day)

20 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Foto ©Andre Silingardi - Accampamento napoleonico

all about Napoleon and the Emperor’s Elban adventures,

describing his entourage, from his faithful comradesin-arms,

such as Marshal Bertrand who followed him

into exile, to his English “jailers” like Colonel Campbell

and General Lowe. Lucani also reveals the background

of some well-known episodes like Maria Walewska’s visit

to Elba and leads us to discover lesser-known accounts

such as those of General Cesare de Laugier and Countess

Teresa Gamba, the last woman loved by Lord Byron,

Countess G in Dumas’ “Count of Montecristo”. There is

no shortage of curiosities like the echo of the eruption

of the Tambor volcano and its possible impact on the

Battle of Waterloo. Lucani’s book is a true historial and

cultural fresco that ranges from Elba to St. Helena, from

Tuscany to Europe, giving us the opportunity to relive the

atmosphere of an era of great changes.

Byrons und Inspiration für die Gräfin G in

Dumas’ „Der Graf von Monte Christo“. Darüber hinaus

lesen wir spannende Anekdoten, wie das Echo des

Vulkanausbruchs des Tambora und dessen möglicher

Einfluss auf die Schlacht von Waterloo. Lucanis Buch

ist ein wahres historisches und kulturelles Panorama,

das von Elba bis St. Helena, von der Toskana bis nach

Europa reicht und die Atmosphäre einer Epoche

großer Umwälzungen lebendig werden lässt.

Sieben Jahre und ein Tag. Ein Mosaik aus Geschichten

und Figuren rund um Napoleon

Luigi Maria Lucani ist nur das Pseudonym des Autors des

Buches „Sieben Jahre und ein Tag“, das Napoleon und

seinen elbanischen Erlebnissen gewidmet ist.

Es zeichnet ein Bild seines Umfelds – von seinen

treuen Waffenbrüdern, wie Marschall Bertrand, der

ihn ins Exil begleitete, bis hin zu seinen britischen

„Gefängniswärtern“, wie Oberst Campbell und General

Lowe. Lucani enthüllt auch die Hintergründe einiger

bekannter Episoden, wie den Besuch von Maria Walewska

auf Elba, und bringt weniger bekannte Ereignisse ans

Licht, etwa die Geschichte des Generals Cesare de Laugier

und der Gräfin Teresa Gamba – der letzten Geliebten Lord

culture & art

21


Telemaco

Signorini

all’Elba

di Diletta Frescobaldi

La mia passione per l’Isola d’Elba e per la storia

dell’arte mi ha portato ad interessarmi al pittore

Telemaco Signorini ed in particolare al periodo che il

pittore trascorse sull’Isola. Nato a Firenze nel 1835, si

iscrisse all’Accademia di Belle Arti, che presto lasciò

per esercitarsi alla pittura di paesaggio all’aperto

sviluppando la tecnica pittorica della macchia,

realizzata con macchie di colore e contrasti tonali,

tipica del gruppo dei Macchiaioli, del quale fu anche un

vivace teorico. Durante l’esperienza elbana, immerso

nella bellezza della natura e nella semplicità della vita,

trovò nuovi stimoli visivi ed emotivi, che lo portarono

ad allontanarsi ancora di più dal mondo accademico

e ad avvicinarsi a un’osservazione diretta della realtà:

la sua luce, i suoi paesaggi, i suoi contrasti tra il cielo

e il mare lo portarono ad una maggiore attenzione

ai fenomeni naturali come la resa atmosferica. Qui il

pittore dipinse scorci marini, calette luminose, vedute

di vita quotidiana e di borghi, come quello dedicato a

Poggio, con una visione sintetica e immediata che ne

rende l’essenza dell’immagine.

Tra il 1888 e il 1889 furono frequenti i soggiorni di

Signorini all’Elba, durante i quali non si dedicò solo

all’osservazione della natura ma conobbe e descrisse i

disagi sociali come quello dei carcerati. In base a quel

ricordo, compose nel 1894 il suo quadro più scandaloso

e criticato all’epoca, il famoso “Bagno Penale di

Portoferraio” del 1894 (Firenze, Palazzo Pitti). Nell’estate

del 1888 con la figlia Irene trascorse due mesi sull’Isola,

lavorando assiduamente e frequentando Fucini e

Foresi. Quello stesso anno alla Promotrice di Firenze

espose la “Spiaggia delle ghiaie a Portoferraio”, la

“Sanità a Portoferraio”, il “Capobianco dell’Isola d’Elba”,

la “Villa Napoleone a Portoferraio”, il “Sole di sera

all’Isola d’Elba” e le “Saline a Portoferraio”.

La bellezza dell’Isola, la sua varietà paesaggistica, i

suoi colori e la sua luce sono presenti in dipinti come

il “Paesaggio elbano”, oggi alla Galleria d’Arte Moderna

di Palazzo Pitti, dove è rappresentata una veduta di

una valle e di una catena montuosa, o la “Spiaggia di

Marciana”, oggi al Museo civico di Grosseto, dove la

meraviglia del mare si abbina a quella delle montagne

circostanti, o nella “Veduta di Porto Azzurro”, oggi alla

Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, dove la

resa atmosferica si affianca a quella del mare.

Signorini viaggiò assiduamente, fu spesso a Parigi dove

entrò in contatto con i maggiori esponenti della pittura

impressionista, morì a Firenze nel 1901. Il periodo

passato all’Elba fu fondamentale per Signorini per

la scoperta di nuovi soggetti, ma soprattutto per un

rinnovamento pittorico, basato sulla sperimentazione

della pittura all’aria aperta, che lo renderà uno dei

pittori più importanti in Italia nell’Ottocento. La

bellezza delle sue opere dedicate all’Isola dovrebbe

essere maggiormente conosciuta e valorizzata.

Telemaco Signorini on Elba

He was born in Florence in 1835 and around 1864 he

stayed on Elba where he perfected his technique using

colour spots and tonal contrasts, bringing him closer to

the Tuscan Macchiaioli group of which he was a lively

theorist. During his experience on Elba, surrounded by

the beauty of its nature and the simplicity of life, he found

new visual and emotional stimuli by experimenting

with open-air painting: this was to make him one of the

most important painters in Italy in the 19th century. He

painted seascapes, bright coves, views of everyday life

and villages, however he did not only devote himself to

landscapes. His sensitivity to social issues led him to

present situations of social hardship, such as that of the

prisoners, in some of his works, which created a stir at

the time and later contributed to his fame. His “Elban”

22 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


©Michele Martina — Portoferraio tetti e golfo

works are kept in numerous museums throughout

Italy. Signorini travelled far and wide and he often went

to Paris where he had contact with the leaders of the

Impressionist movement. He died in Florence in 1901.

Telemaco Signorini auf Elba

Telemaco Signorini wurde 1835 in Florenz geboren.

Um 1864 hielt er sich auf der Insel Elba auf, wo er

seine Maltechnik weiterentwickelte. Insbesondere

durch den Einsatz von Farbflecken und Hell-Dunkel-

Kontrasten näherte er sich dem Kreis der toskanischen

Künstlergruppe Macchiaioli an und wurde zu deren

Vordenker. Während seines Aufenthalts auf Elba,

geprägt von der landschaftlichen Schönheit der Insel

und dem einfachen Alltagsleben, fand er neue visuelle

und emotionale Anregungen. Er experimentierte mit der

Freiluftmalerei um Lichtverhältnisse und Stimmungen

unmittelbarer einzufangen und wurde zu einem der

führenden italienischen Maler des 19. Jahrhunderts.

Signorini schuf maritime Motive, lichtdurchflutete

Buchten, Alltagsszenen und Darstellungen ländlicher

Orte. Sein Werk umfasste auch gesellschaftskritische

Themen, etwa die Darstellung sozialer Missstände wie

das Leben von Gefangenen. Dies sorgte seinerzeit für

Aufsehen und stärkte seinen späteren Ruf. Zahlreiche

seiner auf Elba entstandenen Werke befinden sich

heute in Museen in ganz Italien. Signorini reiste häufig,

insbesondere nach Paris, wo er mit bedeutenden

Vertretern des Impressionismus in Kontakt kam. Er starb

1901 in Florenz.

Ritratto di Mago Chiò alla Pinacoteca Foresiana di Portoferraio - Foto ©R.Ridi

Veduta di Portoferraio

culture & art

23


I 100 anni di Gino Terreni

di Leonardo Terreni

Gino Terreni, giovanissimo artista appena sposato

con Anna Maria Davini, ebbe il suo primo incarico di

docente al Liceo Foresi di Portoferraio e visse all’Isola

d’Elba per oltre due anni tra la fine del 1951 e la seconda

metà del 1953. Dovete sapere che, all’epoca, essere

mandato all’Elba per lavoro veniva considerato alla

stregua di un piccolo esilio, come da napoleonica

memoria. Nonostante tutto, sbocciò un amore.

Venne “in avanscoperta” sull’isola, subito dopo il

matrimonio del 14 ottobre del 1951, per trovare casa.

In quell’immediato dopoguerra, questo giovane

docente al primo incarico non si poteva permettere

un appartamento costoso. Riuscì a trovare una

sistemazione in affitto, con tanto di stanzina sottotetto

alla “bohémien”, presso la famiglia Marinari a

Portoferraio, che accolse i novelli sposini con grande

affetto. Le finestre davano sulla Calata Matteotti, con

l’ingresso del palazzo posto di fronte alle Galeazze

al n. 14 (via delle Galeazze, già via C. Colombo).

Coincidenza volle che in quel palazzo, alcuni anni dopo,

ci abitasse anche l’artista elbano Italo Bolano. Gino,

benché inizialmente demoralizzato per un incarico

così lontano da casa, rimase presto incantato dalla

bellezza selvaggia dell’isola e dal fascino di Portoferraio.

Tanto da scrivere a sua moglie Anna Maria due

cartoline, firmate 26 e 27 novembre 1951: “È un paese

meraviglioso, rimarrai entusiasta, Gino”.

“Carissima Signora, verrò a prenderti alla fine della

settimana. Passeremo delle ore meravigliose qui a P.F.

(Portoferraio). Il tuo sposo”. E così fu.

All’Elba si fece molti amici e tra loro il Prof. Aulo

Gasparri, Italo Bolano (già suo alunno al ginnasio) e

Leonida Foresi, per il quale realizzò alcune xilografie

(incisioni su legno e poi stampate su carta), rimanendo

in costante contatto anche negli anni a venire. Le

matrici di queste xilo furono ritrovate nel 2014 dal

genero di Leonida, il prof. Luigi Serena, nell’archivio del

“Corriere Elbano”. Realizzò una lunga serie di paesaggi

e di marine, molti disegni e schizzi preparatori, oggi

in numerose collezioni private in giro per il mondo.

Sull’isola ritornò molte volte con la famiglia, per

ritrovare i vecchi amici e continuare a dipingere,

oltre alle marine, i bellissimi scorci di paesi come Rio

nell’Elba e Rio Marina, San Piero e Sant’Ilario.

Ma chi è stato Gino Terreni? Nacque a Empoli, in località

Tartagliana, il 13 settembre del 1925. Morì all’ospedale

di Empoli la sera del 28 novembre 2015, dopo breve

malattia. Artista poliedrico, fortemente legato alla

corrente espressionista, dopo l’8 settembre, durante

la Seconda Guerra Mondiale, interruppe i suoi studi ed

entrò come partigiano nella formazione “Carlo Rosselli”

per poi partire volontario nella divisione Legnano

24 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


sulla Linea Gotica. Fu tra i primi liberatori della città di

Bologna. Finita la guerra, riprese gli studi al Magistero

d’Arte di Firenze (Istituto d’Arte di Porta Romana), sotto

la guida di due grandi maestri: Francesco Chiappelli e

Pietro Parigi.

Produsse grandi cicli di mosaici e di affreschi, tra questi

ultimi sono da citare quelli nella Casa Natale di Arnolfo

di Cambio a Colle di Val d’Elsa, suo studio d’artista.

Nel 1981, il Vaticano gli commissionò la serie di opere

grafiche sulla vita di padre Massimiliano Kolbe, martire

di Auschwitz, in occasione della sua beatificazione.

Ben sette monumenti pubblici, tra cui da evidenziare

il Monumento Internazionale alla Pace, in bronzo

e mosaico, all’Abetone (PT) sotto l’egida dell’ONU e

“Lo Stupore”, dedicato alle vittime per l’Eccidio del

Padule di Fucecchio, inaugurato nel settembre del

2002 dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio

Ciampi, a Castelmartini di Larciano (PT). Cavaliere della

Repubblica per meriti artistici e civici, Accademico

dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze e

dell’Accademia Tiberina, già Accademia Pontificia.

Oggi, la sua arte è considerata una testimonianza della

Storia Italiana del Secondo Novecento, dagli orrori

della guerra alla speranza della pace, dalla condizione

della donna alla vita dei campi e all’arte sacra,

sperimentando quasi tutte le tecniche conosciute. È

per tutto questo che la Regione Toscana lo definisce

“l’Artista della Memoria”. La sua produzione è

sterminata (ha inciso oltre mille xilografie, tra le quali

le più grandi al mondo su legno di filo) e le sue opere,

frutto di quasi ottanta anni di attività artistica (il suo

primo autoritratto è del 1937, a soli 12 anni), si trovano

presso numerosi musei, nazionali ed internazionali,

in decine di chiese, edifici storici e piazze italiane. Tra

questi, la Galleria degli Uffizi, dove è presente con

l’autoritratto, quindici disegni del tempo di guerra e

una serie di xilografie.

Quest’anno si festeggia il centenario della nascita col progetto:

Gino100 “Gino Terreni, l’Artista della Memoria e della

Tradizione Toscana a cento anni dalla nascita” (1925/2025)

Gino Terreni, on the Centenary of his Birth

Gino Terreni (Empoli 1925-2015), came to the Island of

Elba as a teacher in 1951 and fell in love with the place.

On Elba, he made many friends among the intellectuals

who gathered round the “Corriere Elbano”; for it, he made

some xylographs, engravings on wood then printed on

paper. He kept up the friendship and in following years,

returned with his family to enjoy some painting, not

only of seascapes but also beautiful views of villages

such as Rio nell’Elba and Rio Marina, San Piero and

Sant’Ilario. He was a versatile artist, strongly attached

to the Expressionist movement and he produced large

Gino Terreni a Portoazzurro - S. Giuseppe, 1952

series of mosaics and frescoes, graphic works and public

monuments. He was awarded the title of Knight of the

Republic for artistic and civic merits, he was an Academic

of the Academy of Arts and Design in Florence and of

the Tiberina Academy, formerly the Pontificia Academy.

Today, his art is considered a testimony to the history

of Italy of the second half of the 20th century, from the

horrors of war to the hope for peace, from the condition of

women to life in the fields and sacred art, experimenting

with almost every known technique. He is called “the

Artist of Memory” for his 80 years spent between artistic

activity and civil commitment: his works can be found in

museums all over the world.

Gino Terreni zum hundertsten Geburtstag

Gino Terreni kam 1951 als Lehrer auf die Insel Elba – und

es war Liebe auf den ersten Blick. Dort fand er schnell

Anschluss an eine Gruppe von Intellektuellen, die für den

„Corriere Elbano“ schrieben, und pflegte mit ihnen enge

Freundschaften. Er fertigte zahlreiche Holzschnitte an,

die später auf Papier gedruckt wurden. Elba blieb ihm ein

Leben lang wichtig, und er kehrte oft mit seiner Familie

zurück. Neben den Häfen malte er auch eindrucksvolle

Ansichten von Dörfern wie Rio nell’Elba, Rio Marina, San

Piero und Sant’Ilario. Als vielseitiger Künstler mit starken

expressionistischen Einflüssen schuf Terreni große

Zyklen aus Mosaiken und Fresken, zahlreiche grafische

Werke sowie bedeutende öffentliche Denkmäler. Für seine

künstlerischen und bürgerlichen Verdienste wurde er

zum Ritter der Italienischen Republik ernannt. Zudem

war er Mitglied der renommierten „Accademia delle Arti

del Disegno“ in Florenz und der „Accademia Tiberina“,

der ehemaligen päpstlichen Akademie. Sein Werk gilt

heute als ein eindrucksvolles Zeugnis der italienischen

Geschichte des 20. Jahrhunderts – es erzählt von den

Schrecken des Krieges, von der Hoffnung auf Frieden,

vom harten Leben der Frauen in der Landwirtschaft

und von sakraler Kunst. Dabei experimentierte Terreni

mit nahezu allen bekannten Techniken. Aufgrund

seiner 80-jährigen künstlerischen Tätigkeit und seines

gesellschaftlichen Engagements wird er als „Künstler der

Erinnerung“ bezeichnet. Seine Werke sind in Museen auf

der ganzen Welt zu finden.

culture & art

25


Aldo Mazzi detto “Cucciolo”

di

P. L.

D’arte e solo d’arte è vissuto e vive Aldo Mazzi, per tutti

“Cucciolo”. Artisti i suoi compagni di avventura, di viaggi

e di bevute. Artisti quelli che aprono le porte degli

studi accanto al suo, ai Casini d’Ardenza a Livorno, dove

hanno abitato generazioni di pittori.

Ha girato il mondo, Aldo, partendo da quel quartiere

popolare livornese, da via Terrazzini, dove si viveva

per le strade e tutti si conoscevano, cantando le opere

di Mascagni o emulando il grande Modigliani. Perché i

livornesi ce l’hanno nel sangue, la musica e la pittura, le

respirano insieme al libeccio.

Classe 1937, Cucciolo ha conosciuto la guerra e la fame:

“Si andava avanti a sbadigli” ricorda ammiccando con

occhi vivaci, che lampeggiano fra il cappello e i baffi.

Il babbo aveva messo su una seconda famiglia in

Germania: erano tempi in cui la guerra scompigliava la

vita di ciascuno e certe volte non si ritrovava la strada

di casa. La mamma Rita Chimenti, che aveva studiato

bambina alle Case Pie e scriveva le lettere per gli altri,

nonostante la quinta elementare, aveva dovuto arrangiarsi

e aveva tirato su tre figli, da sola, con quel che

c’era. E c’era poco. A 9 anni Aldo era già “a bottega” e

lucidava mobili. Fino a quando lo zio Luciano Paoletti,

ex pugile professionista, convertito all’antiquariato e

al restauro, gli aveva messo una cassettina in mano

con pennelli e tubetti di colore: “Vai bimbo, principia a

dipinge’, pol’esse’ la tu’ strada”.

E di strada da allora ne ha fatta parecchia. Ma non ha

mai lasciato davvero Livorno, che se fosse andato per

il mondo come altri grandi artisti labronici, avrebbe

potuto anche lui esprimere al meglio il suo talento.

Carlo Pepi, collezionista di fama che conserva alcune

delle sue opere, ne è convinto. “Pur riproducendo il vero

– scrive Pepi – ha in ogni caso una sua personalità che

discosta dalla pletora dei poco riconoscibili. Sa rendere

l’idea con pochi tratti essenziali… e da qui il successo che

sempre lo ha seguito… è certamente uno che si eleva e

può comparire onorevolmente fra i maggiori paesaggisti

del suo tempo”. Furono anni di fermento culturale quelli

del ’60 e del ’70 in una Livorno progressista e popolare.

Aldo produceva ed esponeva: alla Rotonda, alla Bottega

d’Arte, alla Galleria Romiti di Livorno, ma anche a Firenze,

alla Guelfa, alla Perla. E ancor più lontano fino a San

Diego grazie al suo appassionato collezionista Fabio

Chetoni. Numerosi i viaggi fuori porta, soprattutto a

Chioggia con Masaniello Luschi, Giorgio Luxardo, Piero

Pastacaldi, Franco Mazzaccherini. Aldo faceva parte del

Gruppo Labronico, dal quale uscì quando in troppi, era

diventata una moda, prendevano la tavolozza: “Troppi

dopolavoristi – dice Cucciolo – la pittura non va presa

a piccole dosi. Ti ci devi tuffare come dal Molo Novo”. In

questo girovagare, ancora ragazzo, Cucciolo era sbarcato

all’Elba. Il Signor Conti di Lacona, che passava spesso

per Livorno e dimorava all’Hotel Palazzo, si innamorò

della sua pittura genuina, riconoscendone il talento,

e da bravo mecenate lo invitò nella sua Villa a Lacona

perché trasferisse en plein air, sulla tela, i colori e le luci

dell’Isola. Era il 1953, l’Isola si esprimeva nella bellezza

dei suoi paesaggi incontaminati, sempre diversi, con

l’arcobaleno dei colori in continua trasformazione

26 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


come le stagioni. Una residenza

d’artista prolifica: molti dei suoi

quadri Conti li regalava agli amici,

generoso com’era, vino e sigari per

tutti.

Dell’Elba Aldo conserva ancora

qualcosa nel suo studio pieno di

fascino fra manifesti d’epoca, foto,

stracci intrisi di colore, colori ad

olio della migliore marca, oggetti

desueti, una vecchia Frau e il profumo

di mare. L’Isola gli è rimasta nel

cuore, ci è tornato qualche volta. Ricorda

una settimana di tuffi e scorpacciate,

la casa a Porto Azzurro

negli anni ’80, con Angelo Volpe e

Paolo Bigazzi. Ricorda le ginestre e

il contrasto con l’azzurro del mare e

del cielo, l’infinita gamma dei verdi,

le macchie di colore dei cisti fioriti.

Ricorda una sua mostra al Select di

Marina di Campo negli anni 2000.

Qualche quadro si trova ancora, ne

ho riconosciuto uno al Ristorante

Feraja di Portoferraio, di proprietà

della famiglia Pagni. “Mi piacerebbe

tornare: l’Elba è un’Isola speciale –

ricorda Aldo – Molti artisti l’hanno

amata, Domenici e prima di lui molti

grandi pittori come Lloyd o Signorini,

e la lista sarebbe lunga. È un’Isola

che non si dimentica”.

generous and an art enthusiast, and

he gave the paintings of that talented

boy as gifts to the friends who

frequented his villa. Cucciolo came

back to Elba in the eighties to Porto

Azzurro with some painter friends

and then in 2000 for a personal exhibition

at the Select Hotel in Marina di

Campo. He is an en plein air painter

and still remembers the blue of the

sea and the sky contrasted with the

flowering broom, the never-ending

range of greens, the splashes of

colour of the cistus in flower.

Aldo Mazzi genannt „Cucciolo“

Aldo Mazzi, genannt „Cucciolo“, ist

ein 1937 geborener Kunstmaler aus

Livorno. In der schwierigen Nachkriegszeit

wuchs er vaterlos mit zwei

Brüdern auf. Bereits im Alter von 9

Jahren war er in der Werkstatt

seines Onkels, einem Restaurator,

und polierte Möbel. Dieser schenkte

ihm Pinsel und Farben und legte so

den Grundstein zu seinem Leben als

Künstler. Livorno, eine fortschrittliche

und beliebte Stadt ist der Geburtsort

von vielen bekannten Künstlern

wie z.B. Mascagni und Modigliani.

Aldo Mazzi hat seit den 1950er Jahren

bis heute zahlreiche Werke geschaffen,

diese in der Toskana, ganz

Italien, im Ausland, und Dank seines

Sammlerfreundes Fabio Chetoni auch

in San Diego, ausgestellt. Aldo kam

1953 mit seinem damaligen Förderer

Herrn Conti nach Elba. Conti besaß

ein Anwesen am noch unberührten

Strand von Lacona. Großzügig und

kunstbegeistert, schenkte er die Bilder

des talentierten Aldo Mazzi an Freunde,

die zu Gast in seiner Villa waren.

In den 80zigern kehrte „Cucciolo“ mit

Künstlerfreunden nach Porto Azzurro

zurück. 2000 richtete er eine persönliche

Ausstellung im Hotel Select in Marina

di Campo aus. Der Freilichtmaler

Aldo Mazzi, hat bis heute den Kontrast

der Ginster zu den Blautönen des

Meeres und des Himmels, die unendliche

Palette von Grüntönen und die

Farbe der blühenden Zistrosen nicht

vergessen.

Aldo Mazzi, known as “Cucciolo”

Aldo Mazzi, known as “Cucciolo”

(Puppy), is a painter from Livorno,

born in 1937. In the post war years,

he had a difficult childhood, brought

up without a father and with another

two brothers; at the age of 9, he was

already working for his uncle, who

was a restorer, polishing furniture

in the workshop; he was given a box

with paintbrushes and colours and

since then, he has lived only off his

painting. Livorno, a progressive,

popular city, was the birthplace

of Mascagni and Modigliani and

many of its artists have become

famous. From the 1950s up to now,

Aldo has produced many works and

has exhibited in Tuscany, throughout

Italy and abroad, as far as San

Diego, thanks to his collector friend,

Fabio Chetoni. He came to Elba in

1953 with Mr Conti, his patron at that

time, who had an estate on the still

unspoilt beach of Lacona; he was


Artisti all’Elba:

Romano Stefanelli di

Gianfranco Vanagolli

a Luigi Paoletti

È lunga la lista degli artisti che sappiamo legati all’Elba

da un rapporto non episodico, all’origine di una

produzione significativa, ma mai indagata con metodo

e puntualità. Di essa fa parte a pieno titolo Romano

Stefanelli, un contemporaneo, nato a Firenze nel 1931 e

morto a Migliarino Pisano nel 2016, dopo una carriera

densa di riconoscimenti iniziata nella prima metà degli

anni Quaranta. È, appunto, nel 1948 che lo vediamo

lasciare la bottega di Pietro Annigoni, dove per cinque

anni ha imparato l’arte, ossia la tecnica dei colori a olio,

dell’acquerello, della tempera, dell’affresco, del cesello

e dell’incisione nelle sue varie forme, senza trascurare

la scultura. Del 1960 è una sua copia di un ritratto della

regina Elisabetta II eseguito dal maestro, che suscita

ammirazione. Successivamente, nel 1962, verrà il primo

premio al Concorso Nazionale del Ritratto e, nel 1968,

l’invito a esporre dalla prestigiosa Galleria Levi di Milano.

Si tratta di occasioni in cui Stefanelli mostra di lavorare

nel solco dell’indirizzo artistico di Annigoni, che resta

fedele, dal canto suo, al dettato del Manifesto dei pittori

moderni della realtà, concepito nel 1947 con Gregorio

Sciltian, Xavier e Antonio Bueno, Alfredo Serri ed altri,

in opposizione all’ascesa delle tendenze informali ed

esasperatamente espressionistiche.

Già negli anni Settanta, comunque, appaiono pagine

critiche sullo Stefanelli che lo pongono su orizzonti

di ricerca personale, destinati ad accentuarsi col

tempo, specialmente riguardo alla rappresentazione

del paesaggio. Ed è significativa una sua intervista

del 1988, rilasciata a Everardo Dalla Noce, dove, nella

manifestazione di un affetto filiale, Annigoni figura

essere una personalità artistica cui guardare da una

tribuna propria: “[…] io penso alle ‘cose’ in una maniera

del tutto diversa da come le pensa Annigoni”. C’è, di fatto,

un “vero assoluto” di partenza che “si raccoglie in un

vero-astratto” assolutamente distinguibile. Su Stefanelli

di fronte al paesaggio sono illuminanti le parole di

Dalla Noce: il suo “fine è la sintesi. La stringatezza,

l’abbandono del superfluo, dei particolari a ridondare,

senza togliere nulla all’insieme, è sublimare l’arte nella

sua interezza. Ma anche […] il momento topico della

somma degli addendi che stanno provvisoriamente

fuori dall’artista. Ebbene Stefanelli […] spinge

maggiormente il suo impegno in questa visuale”.

Scorcio di Cavo

Con Annigoni Stefanelli condivide l’amore per

l’affresco. Entrambi lavorano contemporaneamente

all’abbazia di Montecassino e nella chiesa di S.

Michele Arcangelo di Ponte Buggianese. Stefanelli

realizza, inoltre, nella chiesa di S. Maria di Massarella,

rispettivamente nel 1983, nel 1986 e nel 1998, una

Crocifissione, una Natività e un’Annunciazione,

considerati i suoi capolavori nel genere. Come

“vedutista”, sebbene cittadino del mondo, la sua fonte

d’ispirazione più profonda è la natia Toscana, tanto

nella dimensione rurale che marittima. In quest’ultima

un punto fermo è costituito dall’Elba, che comincia

a frequentare negli anni Cinquanta, prediligendo il

ridente borgo di Cavo. Qui si ripete, nel ricordo dei

sodali e degli amici, tra i quali chi scrive, un trend di vita

improntato per indole da sempre a un cordiale riserbo.

Sono abitazioni appartate e immerse nella natura,

28 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


quali Villa Piselli e Villa Bianca,

sulla costa di Bolbaia, lunghe

passeggiate, riunioni conviviali di

artisti, con la partecipazione non

rara di Annigoni. Sono otia nel

senso più vero del termine, con un

aspetto dominante rappresentato

dal mare. Con un grosso gozzo di

legno, il Bonaventura, Stefanelli

prende quasi quotidianamente

il largo, potendo contare su un

equipaggio di fedelissimi per

battute di pesca che, se fortunate,

alimentano deschi destinati a

restare nelle cronache. Felice, su

un tale sfondo, l’estro dell’artista

vara una quantità di opere: ritratti,

marine, ampi paesaggi assolati e,

talora, impressioni di scorci e di

angoli tanto umili quanto ricchi

di afflato poetico. Il territorio

conserva parte di questa “galleria”,

che si raccomanda vivamente alla

cura di chi, per sua fortuna, ne

dispone.

Artists on Elba: Romano Stefanelli

Romano Stefanelli is one of the

many artists who has frequented

the Island of Elba since the fifties.

He was a versatile artist, having

learned from his master Annigoni

the technique of painting with

oils, watercolours, tempera, fresco,

chiselling and engraving in its

various forms, as well as sculpting.

Although a citizen of the world, he

loved depicting his native Tuscany,

in particular rural and maritime

landscapes. He often stayed on Elba,

opting for the charming village

of Cavo. He has left us portraits,

seascapes, broad sunny landscapes

and, at times, impressions of views

and hidden corners as humble as

they are full of poetry.

Künstler auf Elba: Romano

Stefanelli

Romano Stefanelli ist einer der

vielen Künstler, die seit den 1950er

Jahren die Insel Elba besuchten. Er

war ein vielseitiger Künstler und

Schüler von Annigoni, von dem er die

Techniken der Ölmalerei, Aquarell-,

Tempera- und Freskotechnik sowie

der Ziselierung, Gravur in ihren

verschiedenen Formen und die

Bildhauerei erlernte. Obwohl er ein

Weltbürger war, liebte er es, seine

toskanische Heimat darzustellen –

von ländlichen bis hin zu maritimen

Landschaften. Besonders oft hielt

er sich auf Elba auf, wobei ihn das

charmante Dorf Cavo besonders

anzog. Von der Insel hinterließ er

uns Porträts, Meereslandschaften,

weite sonnige Szenerien und

manchmal auch Eindrücke von

Winkeln, die ebenso bescheiden wie

voller Poesie sind.

Autoritratto

Testa di fanciulla

culture & art

29


Giuseppe Mazzei ed un

curioso quadretto perduto

di Leonardo Giovanni Terreni

Poggio

Il mio interesse per l’arte e la storia elbana si è

ulteriormente rafforzato dopo una più attenta

osservazione delle opere pittoriche di un artista

isolano, Giuseppe Mazzei. Nato a Portoferraio il 12

febbraio del 1867, morto a Fiume (Rijeka), oggi Croazia,

il 4 ottobre del 1944 e sepolto nel cimitero di Cosala

(Kozala).

Conoscevo da tempo il nome di questo artista e

soprattutto il suo bellissimo lavoro ad olio su tela

le “Saline elbane”, ora nella Pinacoteca Foresiana

a Portoferraio, testimonianza di quelle saline “alla

trapanese” che per lungo periodo rifornirono in

epoca granducale anche il grande magazzino del sale

di Empoli, ora museo del vetro. Non avevo però mai

avuto l’opportunità di approfondire la conoscenza

della sua vita artistica e delle sue opere, che sono state

per me una vera scoperta. Questa opportunità mi è

capitata grazie ad una rara (ed unica) pubblicazione

monografica del 1993, a cura del critico ferrarese Lucio

Scardino, sulla vita e le opere del pittore*.

Il Mazzei fu un artista eccezionalmente precoce, ma

visse con un cruccio: quello di non essere ricordato

da nessuno, non avendo avuto alcuna recensione

critica ufficiale, nonostante la partecipazione

ad importantissime esposizioni e ai molti lavori

commissionati. Tanto che spiritosamente ebbe a dire

al figlio Leo, “dovrebbero fare un monumento al pittore

ignoto, così almeno avrei la soddisfazione di farne parte,

di essere in qualche modo riconosciuto”. Purtroppo

quel cruccio aveva un fondamento di verità e un po’

è stato per davvero dimenticato o, quantomeno, non

adeguatamente valorizzato anche nella sua terra

natale, l’Elba. Mazzei merita una ben più consistente

rivalutazione di quanto sia stato fatto sino ad oggi

e forse sarebbe anche giusto che le sue spoglie

rientrassero in Italia. Oltre che un grande pittore,

è stato pure un valente cartellonista, realizzando

bellissimi manifesti per importanti manifestazioni.

Ma veniamo alla curiosità! Leggendo attentamente

la sua biografia, sono stato colpito dal particolare, di

giottesca memoria, di quando appena tredicenne,

nel 1880, presi colori e pennelli, si diresse da Poggio,

dove era in vacanza, verso la mole del Monte Capanne

e lì immortalò un contadino in atteggiamento di

riposo presso un complesso di rocce. Il destino volle

che Telemaco Signorini (novello Cimabue), in visita

all’Elba dal padre di Giuseppe, Luigi Mazzei, noto

proprietario di un’azienda vinicola, transitasse da quei

luoghi e vedesse il ragazzino all’opera, giudicandolo

idoneo al proseguimento dell’attività pittorica

attraverso studi specifici presso un’Accademia di Belle

Arti. Come in effetti accadde, frequentando prima

quella di Genova e in seguito i corsi sulla figura e il

nudo in quella di Firenze, sotto la guida di Giovanni

Fattori. Sempre il critico Lucio Scardino, riporta: “...

frutto dell’incontro è un piccolo olio raffigurante un

contadino seduto tra le rocce di basalto, che crea un

singolare contrasto con la Natura – immensa – che lo

sovrasta: un ingenuo romanticismo adolescenziale,

corretto da un gusto per la ‘macchia’, dal quale non è

forse estraneo un suggerimento diretto dell’ammirato

viandante-pigmalione”. Questo piccolo quadro (13x18

cm), “Paesaggio elbano”, fu realizzato in tecnica mista

su cartoncino ed è andato perduto, ma non la sua

riproduzione fotografica. Ed è qui che si è acceso il mio

interesse di archeologo!

Osservando attentamente quell’immagine, sono

letteralmente trasalito perché ho riconosciuto

immediatamente nelle rocce rappresentate dietro alla

figura del presunto contadino (forse lo stesso Telemaco

Signorini), una complessa muraglia megalitica

poligonale, della stessa tipologia di quelle presenti

in Grecia e in Ciociaria! La sorpresa e l’emozione

30 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


sono stati enormi e ho dovuto faticare non poco per

valutare meglio la “scoperta” libero dai “voli pindarici”

dovuti all’entusiasmo. Il giovanissimo Giuseppe,

senza rendersene conto, aveva rappresentato dal vero

un’emergenza archeologica eccezionale, ovverosia

un’antica cinta muraria di tipologia fino ad oggi

sconosciuta all’Isola d’Elba. Dipinta con una dovizia di

particolari sorprendente, tanto da poterne cogliere i

minimi dettagli costruttivi, alla maniera della grande

“pittrice-archeologa” Marianna Candidi Dionigi (1756-

1826), con “Viaggi in alcune città del Lazio che diconsi

fondate dal Re Saturno” (1809), che immortalò in

splendidi disegni le cinte murarie pre-romane della

Ciociaria. Quell’antica muraglia, ormai dimenticata,

forse è ancora là, sul Monte Capanne, che aspetta solo

di essere riportata alla ribalta. La sto cercando.

Giuseppe Mazzei and a curious lost Painting

Giuseppe Mazzei was born in Portoferraio in 1867 and

died in Rijeka, Croatia in 1944. Although he grew up in

France and lived in Genoa, he never lost touch with his

beloved island which is often found in his works. “Saline

elbane” is one of his most significant works and is kept

in the Pinacoteca Foresiana in Portoferraio. He was a

well-known painter and poster artist and produced

many artistic works but he was never truly appreciated

as he should have been, not even on Elba. What caught

my attention as an archaeologist was an early painting

of his from 1880, which is now lost, but fortunately,

there is a photograph of it. It features a figure, tiny in

comparison to the rocky landscape behind him, sitting

on a boulder in the countryside on the slopes of Mount

Capanne. However, those rocks retain a pattern, faithfully

reproduced by the artist, which reminds us of a complex

polygonal megalithic wall, the same type as those found

in Greece and Ciociaria and as yet unknown on Elba.

This, despite the fact that the island has been inhabited

since remotest times and which would prove the island’s

strategic importance along the Mediterranean trading

routes. Who knows if it was not destroyed and is just

waiting to be found. I am looking for it.

Giuseppe Mazzei und ein kurioses verlorenes Bild

Giuseppe Mazzei wurde 1867 in Portoferraio geboren

und verstarb 1944 in Rijeka, Kroatien. Obwohl er in

Frankreich aufwuchs und später in Genua lebte, verlor

er nie den Kontakt zu seiner geliebten Insel Elba, die

in vielen seiner Werke eine zentrale Rolle spielt. Eines

seiner bedeutendsten Werke, „Saline elbane“, befindet

sich heute in der Pinacoteca Foresiana in Portoferraio.

Als herausragender Maler und Plakatkünstler hinterließ

Mazzei zahlreiche künstlerische Arbeiten. Dennoch

blieb ihm zeitlebens die verdiente Anerkennung

verwehrt – selbst auf Elba. Besonders faszinierend ist ein

Jugendgemälde von ihm aus dem Jahr 1880, das leider

als verschollen gilt. Glücklicherweise existiert jedoch

eine Fotografie davon. Das Bild zeigt eine kleine, fast

verlorene Figur, die auf einem Felsen an den Hängen des

Monte Capanne sitzt. Im Hintergrund erhebt sich eine

imposante Felsenlandschaft, deren Struktur Mazzei mit

großer Präzision wiedergab. Auffällig ist, dass die Felsen

eine Textur aufweisen, die an komplexe megalithische

Mauern erinnert – vergleichbar mit den polygonalen

Mauerwerken Griechenlands oder Ciociarias, jedoch

untypisch für Elba. Die Insel war seit frühester Zeit

bewohnt, und die antiken Mittelmeerrouten belegen ihre

strategische Bedeutung. Könnte es sein, dass diese Mauer

nicht zerstört wurde, sondern nur darauf wartet, entdeckt

zu werden? Ich, Leonardo, bin auf der Suche nach ihr.

culture & art

31


Mio fratello

Mauro Ottaviani,

pittore

di Angelo Ottaviani

Mauro nacque con la sua gemella Laura il 10 ottobre

del 1952. Era un bimbo biondo, bello e il volto di sovente

illuminato da un sorriso dolce e un po’ “sgrisciato”.

Un’infanzia felice, la nostra, tra il villaggio dei Giornalisti

a Milano, a due passi da via Gluck, Petritoli, il borgo

medievale dove nacque babbo Mario, a casa di nonna

Ida, e le Guberte, la grande fattoria dei Baratta, dove

abitavano la nonna Teresa e il nonno “Bede” Alcibiade,

a Campitello, a pochi passi dal fiume Oglio: generazioni

di contadini. Mamma era bellissima e gentile, Babbo era

intelligente, creativo e determinato: da Petritoli a Fermo

all’Istituto Tecnico, poi al Politecnico a Torino dove

si laureò in ingegneria.

Il primo trauma per tutti fu la poliomielite di Laura

quando aveva appena tre anni. Per seguirla in ospedale

mamma si allontanò da noi per più di sei mesi e per il

piccolo Mauro quell’abbandono fu difficile.

Da ragazzini giocavamo sempre in strada, soprattutto

a pallone, dove Mauro era più deciso e intraprendente.

All’oratorio e nella mitica Petritolese, giocava nel

ruolo di “stopper”. Ma a mio fratello, di quattro anni più

giovane, era toccato seguire le mie orme scolastiche,

le medie al Parini, il liceo al Leonardo da Vinci. Forse il

confronto non fu positivo, tutti gli ricordavano come

fossimo diversi, irrigidendo la sua timidezza, nonostante

il suo buon rendimento e il riconoscimento della sua

sensibilità e intelligenza vivace.

Resse l’indirizzo scientifico fino a quando la sua attitudine

artistica non uscì allo scoperto. Fu un grande, da

solo superò gli esami del quarto e quinto anno di liceo

artistico, maturità compresa.

Con i carissimi amici Belloli, Gianandrea e Oakland,

nell’estate del 1964, approdammo all’Elba, a Marina di

Campo, che eleggemmo subito come casa nostra.

Nel 1966 acquistammo là dei terreni e nel 1968 furono

completate le case. Il progetto dell’architetto fu stravolto

da mio padre e anche noi figli partecipammo

divertiti.

Intanto Mauro cresceva, il più alto di tutti in famiglia,

timido ma irresistibile, specie con le ragazze, bello e

dai modi gentili. Ma, sin da adolescente, aveva sviluppato

un proprio mondo interiore, un luogo intimo

in cui amava rifugiarsi, che era però un nascondiglio

pieno di inquietudini. I film di Antonioni e i libri di

Sartre facevano emergere i temi dell’incomunicabilità,

dell’alienazione e del disagio esistenziale, stati d’animo

che mio fratello sentiva profondamente. Cominciò

a frequentare l’Accademia di Brera ma nel 1976 fu

chiamato per la leva militare, una dura prova per il

suo spirito libero e anarchico. Cominciava comunque

a inserirsi con soddisfazione nell’ambiente artistico

milanese quando, nella primavera del 1978, comparvero

i primi segni di un disturbo mentale, culminati

in un primo tentativo di suicidio. Tutti gli sforzi della

famiglia per curarlo si scontrarono con il suo rifiuto

della malattia, ma anche con l’incapacità dei medici

di capirlo e assisterlo. Da quel momento, a lunghi

periodi creativi e positivi in cui lavorava intensamente,

si alternarono crisi depressive. Lavorava anche come

32 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Presso l’Accademia di Belle Arti di Brera

Mauro seguì i corsi di pittura e quelli di scenografia.

Tra i suoi insegnanti Luigi Timoncini

(Faenza 1928 - Milano 2019). Altri punti

di riferimento furono Gianfranco Ferroni,

Giuseppe Guerreschi, Bepi Romagnoni e

per certi versi anche Renzo Vespignani

e Francis Bacon.

Tra i quadri più significativi di questo

periodo ci sono Specchio, specchio delle

mie brame… del 1973 e Sotto il sole del 1975.

Il primo raffigura il corpo di una donna nel

quale il colore pare scorrere sottopelle, come

fosse sangue; mentre il secondo raffigura un

uomo di profilo, dal colore itterico, sul quale i

segni del sole non apportano alcun beneficio,

ma cicatrici e desolazione.

scenografo del Teatro della Scala di Milano, partecipando

anche a tournée all’estero. Ma le crisi si fecero

più frequenti e richiesero trattamenti farmacologici

sempre più pesanti. La pittura diventava lo specchio del

suo animo inquieto. I temi cambiarono: la figura umana

si fuse nel paesaggio confondendosi tra le fronde e gli

orizzonti slabbrati. Le sue periferie urbane, prima così

spoglie e desolate, diventarono paesaggi aperti, sereni,

idilliaci, dove ritrovava la pace che aveva perso. Luoghi

immaginari, apparizioni dai colori esotici, evanescenti

e irraggiungibili come i miraggi.

Il progredire della malattia rallentò la sua produzione,

le cure lo avevano reso abulico e straniato, anche il

suo aspetto era cambiato, smise di dipingere nel 1986.

Mauro morì d’infarto qualche anno dopo, a soli quarantotto

anni. Con lui, nella casa di Marina di Campo all’Isola

d’Elba, c’era solo mamma Rina, che gli era sempre

rimasta accanto, anche nei momenti più bui. La scorsa

estate i suoi quadri sono stati ospitati dall’Associazione

Culturale “Le Macinelle” a San Piero.

the medicines slowly destroyed his personality. He died

in his home on Elba at only 48 years of age. The Cultural

Association “Le Macinelle” in San Piero hosted an exhibition

of his paintings.

Mein Bruder, der Maler-Mauro Ottaviani

Nach einer glücklichen Kindheit in Mailand und – ab 1964

– zahlreichen Sommern auf Elba, wo die Familie ein Haus

in Marina di Capo kaufte, geriet Mauro in seiner Jugend in

eine tiefe existenzielle Krise. Seine sensible und eigenbrötlerische

Natur begünstigte diese innere Zerrissenheit.

Er entschloss sich, die Kunstschule und später die

Akademie der Schönen Künste in Brera zu besuchen. Eine

Zeit lang arbeitete er als Bühnenbildner an der Mailänder

Scala. Er litt an Depressionen die schließlich in einem

Selbstmordversuch endeten. Es folgten Jahre der Therapie,

begleitet jedoch von vielen Missverständnissen. Seine

Malerei wurde zunehmend flüchtiger, sein künstlerischer

Ausdruck entglitt immer mehr – während ein schleichender

Drogenkonsum seine Persönlichkeit nach und

nach zersetzte. Mauro starb im Alter von nur 48 Jahren in

seinem Haus auf Elba. Zu seinem Gedenken organisiert

der Kulturverein „Le Macinelle“ in San Piero eine Ausstellung

seiner Werke.

My Brother, Mauro Ottaviani, Painter

Mauro spent a happy childhood in Milan and then in

1964, his family bought a house in Marina di Campo

where he spent his holidays. He faced the existential

crises of adolescence, influenced by his sensitive,

solitary character. He decided to go to Art school and

attended the Brera Academy of Fine Arts. He worked

as a set designer at La Scala, but in 1978, his depression

drove him to an attempted suicide. As he began a

course of treatment and misunderstandings, his paintings

became more and more vague and infrequent as

culture & art

33


Un’isola di cultura:

il Premio Letterario

“Raffaello Brignetti”

di Patrizia Lupi

L’Isola d’Elba è un luogo di grande suggestione, dove la

natura regna sovrana. Ma l’Elba non è solo terra di mare

e di sole, è anche un’isola di cultura, che ha sempre

esercitato un grande fascino su poeti e scrittori di tutto

il mondo. Il Premio Letterario Isola d’Elba “Raffaello Brignetti”

è un importante evento culturale che si svolge

ogni anno all’Isola d’Elba. Il premio è stato fondato nel

1962 da un gruppo di letterati toscani, con l’ambizione

di creare un’isola di Utopia culturale, capace di accogliere

e coronare grandi spiriti.

Ma cosa univa Brignetti con l’Elba? Raffaello, autore del

“Gabbiano Azzurro”, aveva fatto dell’Elba, dove aveva

vissuto ragazzo, la sua patria elettiva, trasfigurando il

mare nello specchio metaforico delle sfide della vita.

Nel corso degli anni, il premio ha ospitato alcuni dei

più grandi nomi della letteratura italiana e internazionale,

tra cui poeti come Gatto e Montale, scrittori come

Böll, Landolfi e Kluge, storici come Denis Mack Smith.

Tra i finalisti, spiccano nomi illustri come quelli, solo

per citarne alcuni, di Pasolini e Zanzotto, Max Frisch e

Solzenicyn, e di critici come Cesare Segre. Ed ancora:

Mircea Eliade, Michel Tournier, Elémire Zolla, Mario

Luzi, Maria Luisa Spaziani, Muriel Spark, Javier Cercas,

Domenico Starnone, Paolo Giordano.

Il Premio è un luogo di confronto nel segno di una

ricerca mai appagata dei risultati raggiunti, che vuole

saldare tradizione e rinnovamento, memoria e progetto,

misura e slancio. Quelle barche di carta che sono i

libri restano i vascelli più affidabili per affrontare i mari

di una contemporaneità tanto drammaticamente complessa,

per riaffermare ancora una volta la responsabilità

della parola e della scrittura.

La 53° edizione del Premio “Brignetti” si svolgerà il 6

settembre 2025 sotto la regia attenta del suo attuale

Presidente, Roberto Marini. I tre scrittori finalisti

selezionati dalla giuria tecnica riceveranno ognuno un

premio di duemilacinquecento euro. Il vincitore sarà

proclamato durante la serata finale, che si terrà a Portoferraio

nella splendida cornice del Teatro dei Vigilanti

“Renato Cioni” di Portoferraio.

Oggi, l’evento culturale riveste un ruolo di prestigio

all’interno del panorama letterario italiano e come tale

ha avuto diverse madrine d’eccezione, tra cui Maria

Grazia Cucinotta, che per diversi anni ne ha presentato

la serata finale, e Milli Carlucci, che ha presentato la

quarantesima edizione del premio, dove venne conferito,

primi in Italia, il premio alla carriera a Sergio Zavoli,

ospite insigne.

Il premio, da una prima fase abbastanza austera, è approdato

ad una dimensione viva e vibrante che ha fatto

riconoscere al “Brignetti” spazi importanti nel mondo

della comunicazione. Il premio è stato ospite delle reti

Rai a “Uno Mattina”, “Caffè Letterario”, “Linea Blu” e nei

TG. Non meno rilevante la presenza sulle reti Mediaset.

Le diverse edizioni hanno fatto notizia su testate

giornalistiche quali La Stampa, il Corriere della Sera, La

Nazione, Il Tirreno ed altri.

Il Premio è un’occasione unica per scoprire l’Isola d’Elba,

un’isola ricca di storia, cultura e bellezze naturali.

Un’occasione per incontrare scrittori, critici e appassionati

di letteratura pensando a un turismo che parta

dai valori materiali e immateriali della comunità per

sostenerne lo sviluppo sostenibile.

34 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Per maggiori informazioni sul premio, è possibile visitare

il sito web ufficiale: www.premioletterarioelba.it

An Island of Culture: the “Raffaello Brignetti”

Literary Prize

Elba is not only a land of sun and sea, it is also an island

of culture which has always fascinated poets and writers

from all over the world. The “Raffaello Brignetti” Elba

Literary Prize is an important cultural event that takes

place every year and is now at its 53rd edition. But what

united Raffaello Brignetti and Elba? The author of “The

Blue Seagull” had lived on Elba as a boy and chose it as

his home, turning the sea into a metaphorical mirror of

life’s challenges. Over the years, the prize has welcomed

some of the biggest names in Italian and international

literature, including poets such as Gatto and Montale,

writers such as Böll, Landolfi and Kluge and historians

such as Denis Mack Smith. The finalists include such

illustrious names as Pasolini and Zanzotto, Max Frisch

and Solzenicyn, critics such as Cesare Segre to name but

a few. And some more: Mircea Eliade, Michel Tournier,

Elémire Zolla, Mario Luzi, Maria Luisa Spaziani, Muriel

Spark, Javier Cercas, Domenico Starnone, Paolo Giordano.

The 53rd edition of the “Brignetti” Prize will take place on

6 September 2025 under the direction of its current President,

Roberto Marini.

Eine Insel der Kultur: Der Literaturpreis “Raffaello

Brignetti”

Elba ist nicht nur eine Insel des Meeres und der Sonne,

sondern auch ein Ort der Kultur, der seit jeher eine große

Anziehungskraft auf Dichter und Schriftsteller aus aller

Welt ausübt. Der Literaturpreis der Insel Elba, „Raffaello

Brignetti“, ist ein bedeutendes kulturelles Ereignis, das

jährlich stattfindet und 2025 bereits zum 53. Mal verliehen

wird. Doch was verband Raffaello Brignetti mit Elba?

Der Autor von „Il gabbiano azzurro“ hatte die Insel, auf

der er seine Jugend verbrachte, zu seiner Wahlheimat gemacht.

In seinen Werken verwandelte er das Meer in eine

metaphorische Reflexion über die Herausforderungen

des Lebens. Im Laufe der Jahre hat der Preis einige der

bedeutendsten Namen der italienischen und internationalen

Literatur nach Elba gebracht. Zu den Preisträgern

und Finalisten zählen große Schriftsteller, Dichter und

Historiker: Dichter wie Alfonso Gatto und Eugenio Montale;

Schriftsteller wie Heinrich Böll, Tommaso Landolfi

und Alexander Kluge; Historiker wie Denis Mack Smith;

Finalisten wie Pier Paolo Pasolini, Andrea Zanzotto, Max

Frisch und Alexander Solschenizyn; Kritiker wie Cesare

Segre. So auch weitere illustre Namen: Mircea Eliade,

Michel Tournier, Elemire Zolla, Mario Luzi, Maria Luisa

Spaziani, Muriel Spark, Javier Cercas, Domenico Starnone

und Paolo Giordano. Die 53. Ausgabe des „Brignetti“-Preises

wird am 6. September 2025 unter der Leitung des

der-zeitigen Präsidenten Roberto Marini stattfinden.

culture & art

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Premio “Brignetti” 1990

a Mario Tobino

Leggere al di là della fronte

di Patrizia Pellegrini

Oggi, come cinquanta anni fa, la letteratura può avere

ancora un ruolo importante nel costruire la coscienza

civile di un paese? Crediamo di sì, soprattutto quando i

suoi interpreti non sono solo freddi letterati, ma partecipi

della storia di una società.

Tra questi ultimi si iscrive a pieno titolo lo psichiatra-scrittore

Mario Tobino, Primario della sezione

femminile del Manicomio di Maggiano, un letterato

anomalo, non conformista, che pubblica nel 1953

Le libere donne di Magliano. Un libro rivoluzionario

perché descrive il manicomio, nella sua cruda realtà:

un orrore rimosso, un luogo dove recludere e nascondere

un’umanità diversa, dolente, un lager accettato e

istituzionalizzato. Ma anche un libro che stigmatizza

una certa psichiatria indirizzata soprattutto al controllo

sociale.

Quella di Tobino è una denuncia “urlata” e un invito

pressante all’impegno e al cambiamento. Cambiamento

che secondo lui prevede la trasformazione di quello

spazio in uno “speciale paese” a cui i malati sentano di

appartenere, luogo privilegiato per una comunità che

chiede rispetto e diritti. Con queste motivazioni egli si

oppone fortemente alla chiusura dei manicomi, come

accadrà invece con la legge 180 del 1978 promossa da

Franco Basaglia.

Una controversia, la loro, ampiamente diffusa dai giornali

dell’epoca che li vide contrapposti per la visione

della malattia mentale, intesa da Tobino come fatto

biologico-ereditario (“eredità, follia, carne con il germe

maledetto”) e nel contempo sacrale (“una delle misteriose

e divine manifestazioni dell’uomo”) e da Basaglia,

invece, anche come prodotto della società. Entrambi

tuttavia ritengono importante vedere il malato come

persona, soggetto portatore di affetti e diritti e non

oggetto della sua malattia.

Il tema della follia è presente un po’ ovunque nell’opera

letteraria di Tobino, ma i quattro libri che lo affrontano

direttamente sono, oltre Le libere donne di Magliano

del 1953, Per le antiche scale del 1972, Gli ultimi giorni

di Magliano del 1982 e Il manicomio di Pechino tratto

dai diari degli anni 1955-1956, pubblicato nel 1990, dove

Pechino è un espediente per parlare dei fatti della vita

italiana e per stimolarne il cambiamento.

Con questo libro si chiude l’esperienza letteraria e terrena

di Tobino, che morirà nel 1991, un anno dopo aver

ricevuto, proprio con questo libro, il “Premio letterario

Isola d’Elba-Raffaello Brignetti”.

Il 22 settembre del 1990 Tobino arriva per la prima volta

a Portoferraio, accolto nella Libreria dei Fubini da Aulo

Gasparri, che ha ancora un vivido ricordo di quell’incontro.

Si rammaricava Tobino di non aver frequentato

prima l’Elba, per la sua bellezza ma anche per la sua

storia, appassionato com’era, da buon viareggino, della

vita di Maria Luigia d’Austria, consorte di Napoleone.

Un altro aneddoto legava Gasparri allo psichiatra

versiliese: la comune amicizia con il partigiano Aldo

Cucchi (rievocato da Tobino nel libro Tre Amici), che nel

1952 trascorreva le sue vacanze sull’Isola accompagnato

dal giovane poeta elbano Giulio Caprilli.

La Giuria composta tra gli altri da Geno Pampaloni,

Gaspare Barbiellini Amidei e da Giancarlo Castelvecchi

conferisce il prestigioso riconoscimento a Tobino, con

questa motivazione: “L’autore è un medico innamorato

del proprio lavoro e un letterato che sa penetrare nel

cuore delle persone e degli avvenimenti, con una scrittura

apparentemente semplice nel suo cordiale colloquiare,

ma frutto di una paziente ricerca stilistica”.

Tobino è stato fonte di ispirazione per numerosi registi,

quali Mauro Bolognini (Per le antiche scale), Giovanni

Fago (La brace dei Biassoli, Sulla spiaggia e di là dal

molo), Anton Giulio Majano (L’ammiraglio), Mario Monicelli

(Le rose del deserto), Dino Risi (Scemo di guerra). Lo

stesso Federico Fellini ricorda la sua visita nel manicomio

di Maggiano invitato da Tobino quando sembrava

36 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Foto ©Giovanna Borgese - Mario Tobino (1964)

Mario Tobino won the Brignetti Literary Prize in 1990 with

his book “Il Manicomio di Pechino”. He was a psychiatrist,

director of the Maggiano Asylum for women in Tuscany,

who had devoted himself to writing books that won

awards and inspired films by important directors such

as Monicelli, Risi and Bolognini. He was fascinated by the

beauty of the island, but above all, its history as he was

passionate about Marie Louise of Austria, Napoleon’s

wife who had ruled Versilia where he was born. Tobino

was a keen observer of human affairs and a skillful

storyteller, aware of the fine distinction between the world

outside and inside asylums. Hence the timeless appeal of

his books.

Mario Tobino

volesse farne un film: “È stata un’esperienza straordinaria.

[...] Perché la follia protetta dall’amore (e da mura)

comunica un sentimento di libertà pericoloso, al quale

è difficile resistere. È il caos primigenio protetto, difeso,

istituzionalizzato. Non c’è libertà paragonabile a quella

della pazzia difesa. Quell’esperienza mi ha turbato”.

Fellini intuisce il profondo legame che lega Tobino ai

suoi malati, con i quali vive per quarant’anni, giorno e

notte, a contatto con la loro malattia, in ascolto del loro

“umanissimo quanto terrificante cuore di tenebra”. E

li racconta attraverso intuizioni letterarie e cliniche

che anticipano gli studi sul linguaggio schizofrenico e

costituiscono pagine di Medicina Narrativa.

La sua vocazione diaristica e il desiderio di proporsi

come osservatore attento delle vicende umane è un

tratto spontaneo, un’attitudine molto precoce, come

confessa in una breve intervista televisiva: “Sin dall’Università

io avevo una disposizione a stare attento ai moti

degli animi, non agli affari altrui, ma al movimento dei

pensieri, a leggere al di là della fronte”.

Mario Tobino gewann 1990 den Brignetti-Literaturpreis

für sein Buch „Die Irrenanstalt von Peking“. Er war Psychiater

und leitete die psychiatrische Klinik in Maggiano in

der Toskana. Neben seiner medizinischen Laufbahn widmete

er sich ganz der Literatur, verfasste preisgekrönte

Werke und inspirierte damit Regisseure wie Monicelli,

Risi und Bolognini zu filmischen Meisterwerken. Die

Schön-heit der Insel faszinierte ihn – noch mehr jedoch

ihre Geschichte. Besonders angetan war er von Marie

Luise von Österreich, der Frau Napoleons, die einst die

Versilia regiert hatte, wo er selbst geboren war. Tobino

war ein scharfer Beobachter des menschlichen Wesens

und ein meisterhafter Erzähler. Er erkannte den feinen

Unterschied zwischen der Welt innerhalb und außerhalb

der Anstalten – vielleicht ist es gerade diese Sensibilität,

die seine Bücher bis heute so faszinierend macht

Mario Tobino

Tobino al Premio Brignetti nel 1990

37


Il Premio Letterario

“La Tore Isola d’Elba”

di

Jacopo Bononi

Presidente del Premio Letterario

L’attitudine culturale di Marciana Marina: esegesi

di un’autobiografia imperfetta

Il risultato delle nostre scelte nella vita è sempre il

frutto di una serie di complesse circostanze e spesso

di incredibili coincidenze. Senza un incontro fra i miei

genitori all’Accademia di Belle Arti di Carrara all’inizio

dei Sessanta del secolo scorso, nulla delle vicende che

seguono potrebbe avere un senso. Nella perseveranza e

nella attenzione alla cultura intesa come “mood” nelle

cose della vita ritrovo la serietà e la rigidità della mia

nonna paterna Maria, mentre nella capacità relazionale

e di tutto ciò che porta a tendere alla relazione con il

prossimo senza dubbio il mio nonno materno Luigi.

La Lunigiana ha rappresentato sempre un riferimento

fondamentale e l’essere addirittura oggi l’unico

sopravvissuto fondatore della Restituita Accademia

degli Imperfetti di Fivizzano in Lunigiana nel 1969 o

l’aver vissuto le incredibili attività culturali portate

avanti da mio zio Loris Jacopo e da mio padre Eugenio

in tutti i Settanta e Ottanta del Novecento a Castiglione

del Terziere, hanno fatto il paio con il vedere nascere

il progetto probabilmente più illustre della cultura

lunigianese novecentesca, ossia quello del “Museo della

Stampa Jacopo da Fivizzano”. Forse questo mi spinse

ad avviare all’Isola d’Elba una collaborazione intensa

con Marilena Poletti Pasero, l’ideatrice degli “Incontri

con l’Autore” che per un decennio tennero banco alla

Marina. Con la mia famiglia organizzammo l’esordio

letterario di Alessandra Fagioli. Con lei e i professori

Emerico e Noemi Giachery sono stati organizzati molti

eventi che videro protagonisti personaggi del calibro di

Ernesto Ferrero o Gaspare Barbiellini Amidei. L’attività

continuò con Franco Semeraro e con la moglie Lucia

che nel frattempo avevano acquistato la Libreria Rigola.

Franco inventò nel 2005 il Premio “La Tore” invitando

Giorgio Faletti alla prima edizione, direttamente a casa

sua a Capoliveri, e Giorgio con entusiasmo accettò,

rimanendo sempre in ottimi rapporti con noi e partecipando

al “suo premio” anche con il vincitore Franco di

Mare nel 2011 e con Fabio Volo, vincitore l’anno prima.

Sono trascorsi vent’anni da allora e nel frattempo sono

state premiate illustri personalità della Cultura italiana

tra le quali Andrea Vitali, Aldo Cazzullo, Massimo

Gramellini, Pietrangelo Buttafuoco e Giordano Bruno

Guerri, senza contare i politici letterati come Walter

Veltroni o Dario Franceschini.

A queste attività si è aggiunta, in anni recenti, l’Arte.

Ovviamente per il condizionamento positivo che i

miei genitori, entrambi insegnanti di Arte, possono

aver esercitato su di me, quale premio poteva essere

il migliore omaggio al vincitore, piuttosto che la solita

38 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Gramellini Premio 2022

stilografica d’oro d’ordinanza, se

non un’opera di un artista elbano?

Così si sono succeduti Italo Bolano

e Giancarlo Castelvecchi oppure

Walter Puppo e Francesca Groppelli,

per citarne alcuni, che hanno

degnamente rappresentato l’Elba

nella sua dimensione più colta.

Diversa la vicenda che riguarda il

premio più prestigioso nel panorama

letterario italiano ossia il

Premio Strega. Anna Maria Rimoaldi

ne fu l’anima e l’animatrice per

decenni e insieme con il giovanissimo

Stefano Petrocchi, suo allievo e

ora suo erede quale direttore della

Fondazione Bellonci, avendo casa a

Poggio ne organizzò una vetrina estiva

alla Marina durante i Novanta

del Novecento e primi del Duemila.

Ricordo la signora Rimoaldi arrivare

nel nostro Hotel con l’autista

per salutare il vincitore che era

sempre ospite da noi, per preparare

la serata in piazza. Quindi l’invito

di Franco a Stefano a rinnovare

questa tradizione, nel 2018, trovò

terreno fertile: un terreno fatto di

amicizia e di stima, prima ancora

che di voglia di promuovere la Cultura.

Speriamo che tutto l’impegno

e tutte le energie spese in questi

decenni possano lasciare un ricordo

positivo nella nostra Comunità,

perché come scrisse un grande

Poeta “se insieme non ameremo

l’Amore di amarci, un altro amore

non ci sarà”.

The Literary Prize “La Tore”

The Literary Prize “La Tore” is awarded

every year in Marciana Marina,

supported by the family of Jacopo

Bononi, owner of the Hotel Gabbiano

Azzurro. His mother is from Marciana

Marina and his father from

Fivizzano in Lunigiana from a family

with centuries-old cultural traditions

that find their inspiration and

timelessness in the “Jacopo da Fivizzano

Museo della Stampa” (Print

Museum). As both his parents were

Art teachers, they have passed on

their love of culture to their son. This

prize has been awarded to outstanding

Italian authors since 2005 and

they are rewarded with an artistic

creation by an Elban artist: the best

interpretation of the territory by

talented artists. Another important

appointment with Italian literature

is the celebration of the “Premio Strega”

(The Strega Prize). These events

are not limited to the presentation

of literary works, but consolidate a

bond between the organisers and the

community, keeping culture alive in

its various expressions.

Der Literaturpreis “La Tore”

Der Literaturpreis “La Tore” findet

jedes Jahr in Marciana Marina statt

und wird von der Familie Jacopo

Bononi unterstützt. Sie besitzen das

Hotel Gabbiano Azzurro. Bononis

Mutter stammt aus Marciana

Marina, sein Vater aus Fivizzano in

der Lunigiana. Die Familie kann auf

eine jahrhundertealte Tradition im

kulturellen Bereich zurückblicken,

die sich im Druckereimuseum Jacopo

da Fivizzano widerspiegelt. Beide

Eltern waren Kunstlehrer und haben

ihrem Sohn die Liebe zur Kultur weitergegeben.

Seit 2005 wird der Preis

an bedeutende italienische Autoren

verliehen. Die Preisträger erhalten

ein Kunstwerk von Künstlern der

Insel Elba – eine zusätzliche Würdigung

der Insel und ihrer Kunstszene.

Ein weiteres wichtiges Ereignis

der italienischen Literatur ist der

“Premio Strega”, der renommierteste

Literaturpreis Italiens. Solche Veranstaltungen

gehen über die bloße

Präsentation literarischer Werke

hinaus: Sie fördern den kulturellen

Austausch sowie die Verbundenheit

zwischen Organisatoren und der

lokalen Gemeinschaft und tragen

dazu bei, die Kultur in all ihren Ausdrucksformen

lebendig zu halten.

culture & art

39


Carlo d’Ego, fotografo

e custode di memorie

Di Mario Ferrari

Molti non hanno la consapevolezza che la nostra

ricchezza consiste nel possedere la memoria del nostro

passato e la conoscenza dei fatti che sono la base dove

le nostre radici si sono sviluppate e hanno formato

il nostro territorio con attività che hanno lasciato

importanti tracce nella storia fin dai tempi più remoti.

L’iconografia ufficiale ne rappresenta gli avvenimenti

ma anche la freddezza nel raccontarli, dimentica

dell’essenza degli aspetti più ordinari.

La memoria privata rappresenta una ricchezza in

parte venuta alla luce con foto e testimonianze varie,

ma ancora “dimenticata” soprattutto per le immagini

catturate nei film di famiglia decenni orsono con

sistemi che hanno costituito una oggettiva difficoltà a

continuare a “proiettarli”; ma se i vecchi 8mm tornano

alla luce possono, oggi, essere acquisiti in digitale

e contribuire al nostro arricchimento interiore e

soprattutto della memoria e conoscenza collettiva.

Le immagini raccolte nei film amatoriali 8mm e super

8, pur non essendo diffusa la pratica videoamatoriale

per gli alti costi delle attrezzature e delle pellicole,

rappresentano però una finestra importantissima per

rileggere le trasformazioni del paesaggio, gli stili di

vita, le feste e le abitudini di tutti i giorni. Il recupero

di questo impagabile patrimonio filmato non può

essere trascurato per la conservazione e la rilettura

della storia locale, delle abitudini della vita quotidiana

nell’intimità familiare e nei rapporti societari inseriti in

un territorio in rapida trasformazione.

Un insostituibile aiuto viene da Carlo Carletti (1926-

2013), meglio conosciuto come Carlo d’Ego, nato e

cresciuto a Rio Marina; fortemente legato al suo paese

e alla sua terra, aveva i tratti di una personalità aperta,

curiosa del nuovo, amante della bellezza ma soprattutto

era un appassionato curioso del proprio paese e della

propria gente, che ha iniziato a filmare con una delle

poche “cineprese con carica a molla” fin dagli anni

’50, lasciandoci in eredità un patrimonio “filmico”

unico perché all’epoca la macchina da presa era nella

possibilità di uso di pochi e tra i pochi Carlo era, tra

l’altro, l’unico che con la sua “otto milimetri” a tracolla

scendeva in strada e, con l’interesse e la curiosità del

cronista, riprendeva ciò che credeva valesse la pena

testimoniare.

Carlo si era già cimentato con la fotografia ma,

con lo spirito del precursore che lo ha sempre

contraddistinto, a 26 anni ritenne che la fotografia, pur

continuando a praticarla, gli tornasse un po’ stretta,

tant’è che partecipò, nel 1964, anche ad un concorso

cinematografico organizzato dall’Ente Valorizzazione

Elba, classificandosi al 2° posto con il cortometraggio

“L’isola del sogno”: un’opera unica dove si esaltano la

creatività, la fantasia e la capacità dell’autore che riuscì

a coinvolgere nelle riprese anche Erisia Gennai Tonietti,

40 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


prima italiana eletta al Parlamento Europeo. Da non

dimenticare “Un giorno a Rio”, il primo cortometraggio

in assoluto realizzato da Carlo Carletti ben 70 anni

fa, la cui qualità ci stupisce fin dai primi minuti della

proiezione.

Carlo, come detto, non era solo un cineamatore ma

anche uno scrittore con numerosi volumi all’attivo e

tra i fondatori, nel 1984, del trimestrale “La Piaggia”, al

quale ha contribuito con 112 pezzi, oltre che giornalista

come corrispondente di diversi quotidiani – anche se

lui, quando era in vena di scherzare, se qualcuno lo

definiva giornalista, rispondeva: “Prego, giornalaio”,

giocando così con le parole e con il fatto che i giornali li

aveva venduti davvero.

Un uomo che possiamo anche definire “inventore”,

avendo di fatto con il suo operato inventato la “riesità”

come ricchezza fondamentale del paese dove aveva

avuto i natali.

Il suo patrimonio culturale costituito da scritti,

fotografie, articoli e filmati è ora custodito

dall’Associazione Culturale “Carlo d’Ego” con l’obiettivo

di rendere partecipi quante più persone possibili e

condividere questa ricchezza culturale lasciataci in

eredità, dove emerge la parte cinematografica perché

testimonianza rara nel settore di un’epoca in cui Carlo

Carletti è stato un precursore unico tra gli elbani, in un

epoca in cui le “cineprese” si contavano sulle dita di una

mano.

Carlo d’Ego, Photographer and Keeper of Memories

Carlo Carletti (1926-2013), best known as Carlo d’Ego, was

born and bred in Rio Marina and was strongly attached

to his town and his land. He had an open personality,

was inquisitive about new things, loved beauty but

above all, he was so curious about his own town and

its people that he started filming with one of the few

“spring-loaded cameras”, as early as the fifties, a unique

forerunner among Elbans when “film cameras” could be

counted on the fingers of one hand. Memorable works

are his short films “L’Isola del sogno” and “Un giorno

a Rio”, the first ever short film made by Carlo Carletti,

a good 70 years ago. He was not only a filmmaker but

also a writer with numerous books to his credit and one

of the founders in 1984 of the quarterly magazine “La

Piaggia” where he contributed 112 pieces as well as being

a journalist as a correspondent for several newspapers.

His cultural heritage consisting of writings, photographs,

articles and films is now preserved by the “Carlo d’Ego”

Cultural Association with the aim of bringing the island’s

inhabitants and guests together to share an outstanding

cultural heritage.

Carlo d’Ego, Fotograf und Wächter vergangener Zeiten

Carlo Carletti (1926–2013), besser bekannt als Carlo d’Ego,

wurde in Rio Marina geboren und wuchs dort auf. Er

war tief mit seiner Stadt und seiner Heimat verbunden.

Als offene und neugierige Persönlichkeit war er ein

Liebhaber des Schönen – vor allem aber faszinierte

ihn die Geschichte seines Landes und das Leben der

Menschen. Seit den 1950er Jahren dokumentierte er das

Geschehen um sich herum mit einer Filmkamera mit

mechanischem Aufzug – eine Rarität auf der Insel. Zu

seinen Werken zählen unter anderem die Kurzfilme „Die

Insel der Träume“ und „Ein Tag in Rio“, die er vor rund 70

Jahren drehte. Carlo d’Ego war nicht nur Filmemacher,

sondern auch ein angesehener Schriftsteller und Gründer

der seit 1984 vierteljährlich erscheinenden Zeitschrift

“La Piaggia”. Neben seinen 112 Beiträgen für “La Piaggia”

arbeitete er als freier Journalist und Korrespondent für

verschiedene Medien. Heute wird sein kulturelles Erbe –

bestehend aus Schriften, Fotografien, Artikeln und Filmen

– von der Kulturvereinigung „Carlo d’Ego“ bewahrt. Ziel

ist es, sowohl Einheimische als auch Gäste der Insel an

diesem wertvollen kulturellen Schatz teilhaben zu lassen.

Foto anni _50 ©Carlo d_Ego - Pontile di vigneria


I 70 anni di “Italia Nostra”

di Leonardo Preziosi

Presedente Italia Nostra Arcipelago Toscano

“Italia Nostra” nasce il 29 ottobre del 1955 nel cuore

barocco di Roma, tra il Tevere e Trinità dei Monti, che

nel 1951 rischiava di essere cancellato dall’ennesimo

sventramento concepito dal regime. Contro quel

progetto, uomini di lettere, artisti, storici, critici d’arte,

urbanisti si unirono a difesa del patrimonio artistico

italiano e delle bellezze naturali sempre più minacciate.

Umberto Zanotti Bianco, Pietro Paolo Trompeo,

Giorgio Bassani, Desideria Pasolini dall’Onda, Elena

Croce, Luigi Magnani e Hubert Howard siglarono l’atto

costitutivo di “Italia Nostra”, ai quali si unirono altre

personalità, dando il via a una storia lunga 70 anni che

ha contribuito a diffondere nel Paese la “cultura della

conservazione” del patrimonio culturale, paesaggistico

e naturale.

L’Associazione, senza scopo di lucro, tutela il paesaggio

e il patrimonio culturale e ambientale del Paese. In

particolare, le sue attività sono volte a:

- promuovere azioni per la tutela, la conservazione e

la valorizzazione dei beni culturali, dell’ambiente, del

paesaggio urbano, rurale e naturale, dei monumenti,

dei centri storici e della qualità della vita;

- contribuire alla crescita della consapevolezza

ambientale e del rispetto della natura, diffondendo una

nuova cultura della sostenibilità;

- gestire aree naturali protette, oasi naturalistiche e di

protezione della fauna, aree, siti e zone di importanza

naturalistica e storico-culturale, parchi urbani;

- contribuire alla ricerca scientifica e sensibilizzare

l’opinione pubblica alla valorizzazione e alla

partecipazione culturale al nostro grande patrimonio;

- promuovere l’educazione delle giovani generazioni, e

non solo, al valore della bellezza e della conservazione

di un immenso patrimonio di cultura;

- svolgere e promuovere iniziative editoriali relative alle

attività e agli scopi dell’Associazione;

- promuovere progetti, programmi e convenzioni

nazionali e internazionali per la conservazione e

la tutela del paesaggio e del patrimonio culturale e

ambientale;

- stimolare l’applicazione delle leggi di tutela e

promuovere l’intervento dei poteri pubblici, sollecitare

quanto opportuno, anche mediante agevolazioni.

Quest’anno “Italia Nostra” celebra, su tutto il territorio

nazionale, 70 anni di attività, con un programma

di eventi e manifestazioni che coinvolge oltre 200

sezioni e 10.000 volontari, istituzioni, cittadini. La

Sezione Arcipelago Toscano nasce poco più tardi,

nel 1966, grazie alla intuizione e alla passione del

Professor Alfonso Preziosi. Con il suo impegno come

Preside del Liceo Classico e Direttore del “Corriere

Elbano” trasmette i primissimi ed autorevoli messaggi

sull’importanza della tutela del nostro patrimonio

culturale ed ambientale. In quasi 50 anni di attività la

sezione è cresciuta grazie ai numerosi interventi in

diversi settori. Per la Cultura sono state portate avanti

70 iniziative e progetti per proteggere, restaurare e

permettere l’accesso pubblico a siti e beni culturali. Tra

i più significativi quello del Castello del Volterraio, con il

trasferimento della proprietà da privata a pubblica, per

promuoverne il restauro e permetterne la fruizione.

Un secondo intervento è stato il Restauro di Reliquie

Religiose all’Isola del Giglio: due dipinti del XVII secolo

e un crocifisso con Cristo in avorio, successivamente

esposto a Palazzo Pitti a Firenze. Di altrettanto valore

il recupero delle Tavolette Votive della S.S. Misericordia

di Portoferraio.

Nel settore Ambiente sono oltre 30 le iniziative

e progetti intrapresi per mettere in sicurezza e

proteggere l’iconico paesaggio, la biodiversità

e gli ecosistemi dell’Arcipelago. A partire dalla

sensibilizzazione per contrastare il posizionamento

di 40 tralicci alti 40 mt per la linea elettrica all’Elba,

inducendo le amministrazioni e Terna a rielaborare

il progetto in modalità sotterranea. Un grande lavoro

riguarda la Grande Traversata Elbana, con il geotracciamento

dei rifiuti abbandonati lungo il percorso

della GTE, in collaborazione con altre associazioni

ambientaliste: Legambiente e Club Alpino Italiano. Il

secondo ha interessato la spiaggia di Sant’Andrea, dove

era stato ipotizzato di costruire una grande scogliera

per impedire l’erosione ma deturpando il meraviglioso

paesaggio e l’ecosistema.

Cultura e Ambiente quasi sempre si intersecano: il

risultato più eclatante è costituito dalla gestione dello

spinoso problema della Villa delle Grotte. Attraverso

un forte impegno della sezione nel promuovere un

approccio pubblico-privato si è costituita la Fondazione

Villa delle Grotte che, guidata da Cecilia Pacini,

past president della sezione Arcipelago Toscano,

garantisce la gestione e l’apertura del sito archeologico

permettendo le visite ai cittadini e agli ospiti dell’isola.

42

Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


“Italia Nostra” section on the Tuscan

Archipelago (INAT) has worked on

many projects on the Islands. The

restoration of Volterraio Castle, the

appreciation and use of the Roman

Villa of Le Grotte, the restoration

of valuable religious objects on

Capraia and the votive tablets of

the SS. Misericordia in Portoferraio

to name only a few. Regarding the

environment, there was the battle

against the 40 4metre high pylons

for electricity and the fight against

the planned reef they wanted to

build in front of the Sant’Andrea

beach that would have ruined the

landscape and the marine habitat.

The geolocation of waste along the

GTE walk, was vital for the clearing

of the ancient pathways. INAT is a

mindful watchdog that wants to

keep the unspoilt beauty of these

places intact.

religiöser Artefakte auf Caprai und

die Erhaltung der Votivtafeln der SS.

Misericordia in Portoferraio. Auch

im Bereich des Umweltschutzes

hat „Italia Nostra“ bedeutende

Erfolge erzielt, darunter: der

Widerstand gegen den Bau von 40

vier Meter hohen Strommasten; die

Verhinderung eines künstlichen Riffs

vor dem Strand von Sant’Andrea,

das die Landschaft und das marine

Ökosystem stark beeinträchtigt

hätte. Ein weiterer wichtiger Beitrag

war die Geolokalisierung und

Beseitigung von Abfällen entlang

des GTE, um die historischen

Wanderwege zu reinigen und zu

erneuern. „Italia Nostra“ bleibt

ein wachsamer Hüter, der sich

unermüdlich für den Schutz und

die Bewahrung der einzigartigen

Schönheit Italiens einsetzt.

70 Jahre “Italia Nostra”

Foto ©piergiorgio baranzini

The 70 Years of “Italia Nostra”

The Association “Italia Nostra” (Our

Italy) was founded in 1955 to defend

Italy’s artistic and natural treasures,

spreading the idea of “conservation”

of its cultural heritage. Its objective

is to highlight the huge cultural and

landscape heritage, spreading a

new awareness of sustainability,

protecting natural areas,

encouraging education in young

people and taking part in national

and international conventions for

the development of the historicalartistic

heritage of Tuscany. On

Elba, it was founded in 1966, thanks

to Professor Alfonzo Preziosi, then

headmaster of the Liceo and editor of

the “Corriere Elbano” magazine. The

Der Verein „Italia Nostra“ wurde

1955 mit dem Ziel gegründet,

das künstlerische und natürliche

Erbe Italiens zu schützen und ein

Bewusstsein für den Erhalt des

kulturellen Erbes zu fördern. Er

engagiert sich für die Aufwertung

des kulturellen und landschaftlichen

Erbes, fördert ein neues Bewusstsein

für Nachhaltigkeit, schützt

Naturräume, unterstützt die

Ausbildung junger Menschen

und schließt nationale sowie

internationale Abkommen zum

Schutz des historisch-künstlerischen

Erbes und der Region Toscana.

Auf der Insel Elba wurde „Italia

Nostra“ 1966 dank Professor Alfonso

Preziosi, Rektor des Gymnasiums

und Herausgeber der Zeitschrift „Il

Corriere Elbano“, ins Leben gerufen.

Die Initiativen von Italia Nostra

auf den toskanischen Inseln sind

zahlreich. Dazu gehören unter

anderem: die Restaurierung der

Burg Volterraio; die Sanierung

der römischen Villa Le Grotte;

die Wiederherstellung wertvoller

Cammino della Rada

culture & art

43


Santa Maria della Neve a Lacona

Gli Oratori all’Isola d’Elba

di Massimiliano Burelli

Anche se il processo di

riconversione da un’economia

agricola-estrattiva ad una

terziaria-turistica dell’Elba appare

irreversibile, la valorizzazione del

patrimonio culturale è un valore

per la proposta del territorio.

Una di queste molteplici risorse

di grande pregio sono gli Oratori

e i Romitori, quindi la cultura

religiosa.

La funzione dell’Oratorio-

Romitorio, varia a seconda della

zona e del periodo storico in cui è

stato realizzato. Una delle ragioni

che spiegano il perché di queste

condizioni sul territorio elbano

è facilmente intuibile se si pensa

che nel solo Marcianese (ai primi

del XVIII sec.) c’erano ventisei

ecclesiasti. Le famiglie benestanti,

infatti, per mantenere integre

le proprietà terriere avevano in

genere un figlio sacerdote che

manteneva e non intaccava il

patrimonio, specialmente se

era stato ordinato non a servizio

della diocesi ma come sacerdote

dotato di proprie rendite. Questo

permetteva il godimento dei

propri possessi in mezzo ai quali

sorgeva una cappella o un Oratorio

pubblico. Come nella maggior

parte delle isole, anche all’Elba

la popolazione locale, composta

essenzialmente da contadini e

pescatori, creò fino dai tempi

remoti luoghi di culto dedicati

a divinità che proteggessero

i raccolti della comunità e,

soprattutto, gli uomini che

affrontavano quotidianamente

il mare per procacciare ciò che

costituiva una base fondamentale

nella alimentazione di queste

genti. Dopo i saccheggi da parte

dei pirati, gran parte degli Oratori

vennero ricostruiti, e spesso

nel medesimo luogo. Questo

avvenne soprattutto nel periodo

mediceo di Cosmopoli (1548) e

della spagnola Longone (1603). Gli

Oratori in fase di ampliamento

vennero spesso abbelliti di

piccole torri campanarie, di altari

e decorazioni. L’ultimo periodo

della vita eremitica in diocesi

è caratterizzata da quel genere

di vita solitaria che è a metà tra

quella religiosa regolare e quella

civile. Alcuni individui, infatti,

si ritiravano a vivere presso una

di queste costruzioni e veniva

chiamati romiti (eremiti).

44 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Un oratorio situato nella località Ajali del

comune di Campo all’Elba è dedicato alla

Madonna della Misericordia di Savona. Fu

autorizzato nel 22 settembre 1856 su richiesta

di Salvatore Carassale, il quale aveva

l’obbligo di occuparsi del mantenimento

della “fabbrica”, degli arredi sacri e celebrare

nella cappella stessa almeno dodici messe

all’anno. La chiesa fu officiata più o meno

regolarmente fino al 1964, anno nel quale fu

detta l’ultima messa. Nel 1972 fu donata alla

chiesa parrocchiale di San Piero in Campo,

restaurata e aperta al pubblico.

Oratories on the Island of Elba

Chiesa della Misericordia

Whilst walking along the inland

footpaths of Elba, it is common to

come across small chapels that were

also places of residence for hermits

who decided to live there. Around

Marciana alone, there were 26 of

them dedicated to different saints.

They were frequented by farmers

and fishermen who turned to these

saints to ask for protection for their

harvest or their fishing. Examples

are the Chapel of Our Lady of Mercy

in Campo or those of St Anne and St

Rita in the countryside of Marciana.

Die Andachtskapellen und

Einsiedeleien auf der Insel Elba

Entlang der Macchiawege auf

Elba finden sich zahlreiche kleine

Kapellen, die in früheren Zeiten

auch als Unterkunft für Eremiten

dienten. Im Gebiet von Marciana

allein existierten 26 dieser Kapellen.

Sie wurden vor allem von Bauern

und Fischern aufgesucht, die

dort um den Schutz ihrer Ernte

oder ihres Fischfangs baten. Die

Kapellen waren jeweils bestimmten

Heiligen geweiht. Zu den bekannten

Beispielen zählen die Kapelle der

Madonna della Misericordia bei

Campo sowie die Kapellen der Hl.

Anna und Hl. Rita in der Nähe von

Marciana.

Pieve di Marciana - Foto ©Michele Martina

culture & art

45


L’Elba durante la seconda

guerra mondiale

di Ruggero Elia Felli

Presidente dell’Associazione di Promozione

Sociale “Elbafortificata APS”

Da un punto di vista turistico l’Elba è sicuramente

conosciuta per il mare, per la natura, per le miniere e

per le attività sportive. Mentre per quanto riguarda il

lato storico-culturale, gli Etruschi e Napoleone sono

le realtà più note. Ma c’è un aspetto poco conosciuto

che in questi ultimi anni sta venendo alla luce ovvero,

l’isola e i suoi abitanti, protagonisti loro malgrado della

seconda guerra mondiale. L’Isola d’Elba, da sempre, è

stata oggetto di lavori di fortificazione per respingere

le offese provenienti dal mare, dai pirati prima e dagli

eserciti delle nazioni europee dopo. I primi studi di

quello che poi sarà l’assetto difensivo dell’Elba durante

il secondo conflitto mondiale risalgono al periodo tra

la fine degli anni ’20 e la metà degli anni ’30, quando

la Regia Marina costruì nove batterie tra antinave e

antiaeree. Dalla dichiarazione di guerra, nel giugno

del 1940, fino all’estate del 1943 il Regio Esercito

realizzò centinaia di postazioni difensive sparse per

tutta l’isola. Ad esclusione di un bombardamento,

se pur dimostrativo, effettuato da parte delle forze

franco-britanniche nel giugno 1940, per tre anni l’isola

fortezza fu colpita dalla guerra “soltanto” per le morti

dei suoi cittadini chiamati a combattere su vari fronti.

La situazione mutò dopo l’8 settembre 1943, data che

segnò un prima ed un dopo per il nostro Paese. Le

truppe italiane sull’isola resistettero contro i tentativi

di sbarco delle forze tedesche dal 9 al 15 settembre.

L’Elba fu l’ultimo lembo di territorio metropolitano a

capitolare dopo il bombardamento del 16 settembre

1943. Il giorno successivo 600 paracadutisti tedeschi e

un battaglione di panzergrenadier occuparono l’isola

con l’operazione “Goldfasan”. I tedeschi rimasero

sull’isola 286 giorni, durante i quali la convivenza con

gli elbani fu abbastanza tranquilla ad eccezione dei

rastrellamenti dei soldati nascosti nella macchia e del

vergognoso e vile episodio dell’eccidio di Procchio. Dal

gennaio 1944 iniziarono i bombardamenti da parte

delle forze Alleate, circa 53 azioni, una delle quali

vide addirittura la partecipazione di 108 bombardieri

B24 Liberator. Si giunse così al 16 giugno 1944, data

in cui fu lanciata l’operazione “Brassard”, lo sbarco

delle forze francesi all’Elba (con circa 10.000 soldati,

prevalentemente truppe coloniali), uno dei cinque

sbarchi alleati in Italia. Uno sbarco dettato da motivi

politici più che militari: i tedeschi si stavano già

ritirando e gli Alleati erano già a nord di Roma. Ma i

francesi avevano la duplice necessità di ottenere un

successo in combattimento e di addestrare le proprie

truppe per lo sbarco che avrebbero effettuato ad

agosto in Provenza. Risultato un migliaio di morti

tra i soldati, circa ottocento feriti, numerose vittime

tra la popolazione civile e centinaia di casi di stupri

e violenze perpetrati dalle truppe coloniali francesi.

Eventi terribilmente attuali purtroppo, che segnano

una pagina importante della storia contemporanea

dell’Elba, che ha il diritto di non essere dimenticata.

Elba during the Second World War

The history of Elba during the last world war is not so well

known. In the early 1900s, hundreds of defensive posts

were built all over the island because it was a borderland

due to its proximity to French Corsica. In the early years,

the war had little effect on the island but after 8th

September 1943, when Italy surrendered, 600 German

paratroopers and a battalion of panzergrenadiers

occupied the island with Operation “Goldfasan”. The

Germans stayed on the island for 286 days, during

which the coexistence with the Elbans was fairly quiet

46 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Foto ©Archivio Ruggero Elia Felli

except for the rounding up of

soldiers hiding in the bush. From

January, 1944, the bombardment

by the Allied forces began, about

53 actions, one of which even saw

108 B24 Liberator bombers taking

part. This led to 16th June, 1944,

when Operation “Brassard” was

launched. 10,000 French soldiers

landed, mainly colonial troops, who

harshly inflicted violence, rape and

murder on the population. Rather

than a necessary action, it was

demonstrative in preparation for

the landing in Provence in August

1944, but nonetheless it cost the

lives of a thousand soldiers, 800

wounded and numerous victims

among the defenceless population.

A harsh story that deserves to be

remembered as a warning in these

difficult times.

Elba während des Zweiten

Weltkriegs

Eine weniger bekannte Geschichte

ist die der Insel Elba im Zweiten

Weltkrieg. Anfang des 20.

Jahrhunderts wurden auf der

Insel, die aufgrund ihrer Nähe zu

Korsika eine strategisch wichtige

Grenzlage einnahm, Hunderte von

Verteidigungsposten errichtet.

In den ersten Kriegsjahren blieb

Elba weitgehend vom Geschehen

verschont. Doch nach dem 8.

September 1943, dem Tag des

italienischen Waffenstillstands,

verlegten die Deutschen im Rahmen

der „Operation Goldfasan“ rund 600

Fallschirmjäger und ein Bataillon

Panzergrenadiere auf die Insel. Die

deutschen Truppen blieben 286

Tage auf Elba. Das Zusammenleben

mit der Bevölkerung verlief

weitgehend friedlich, abgesehen

von Durchkämmungsaktionen

gegen in der Macchia versteckte

Soldaten. Ab Januar 1944 begannen

alliierte Luftangriffe auf die Insel

– es wurden etwa 53 Einsätze

geflogen, unter anderem auch mit

B-24-Liberator-Bombern. Am 16.

Juni 1944 wurde schließlich die

„Operation Brassard“ eingeleitet:

Rund 10.000 französische Soldaten,

vorwiegend Kolonialtruppen,

landeten auf Elba. Der Angriff war

Teil einer Machtdemonstration im

Vorfeld der geplanten alliierten

Landung in der Provence im August

1944. Die Eroberung Elbas war

jedoch mit hohen menschlichen

Kosten verbunden: Etwa 1.000

Soldaten starben, 800 wurden

verwundet, und auch unter der

wehrlosen Zivilbevölkerung gab

es zahlreiche Opfer. Berichte

sprechen von Gewalttaten, darunter

Vergewaltigungen und Morde. Die

Erinnerung an diese Ereignisse

bleibt wach – als Mahnung an die

Schrecken des Krieges und als

Warnung für die Herausforderungen

unserer eigenen Zeit.

culture & art

47


Mucchio Selvaggio,

una mappa geniale

di Patrizia Lupi

Quale luogo, più di un’isola,

riassume in un microcosmo

le vicende di intere nazioni,

mostrando nelle facce della gente

le orme di predati e predatori, di

viandanti ed eremiti, di profughi

e girovaghi che del Mediterraneo

hanno esplorato ogni scoglio?

Isole-ponte fra terre emerse,

sinonimo di salvezza o reclusione,

dove la storia si è divertita

a mescolare lingue, popoli,

sentimenti, tradizioni, saperi.

Se volete saperne di più sull’Elba,

su questo incredibile territorio

restio a raccontarsi, dove tutto

sembra perdersi nello spazio di una

stagione breve come una vacanza,

basta incrociare nella prateria

infinita del web un “Mucchio

Selvaggio”, ordinato nel crogiolo

della sua incredibile offerta di

file dove, con pazienza infinita

che solo l’amore può giustificare,

Alessandro Farina ha messo in

salvo l’identità dell’Isola d’Elba e

della sua gente. Un portale dove

l’attimo di uno scatto fotografico

diventa eterno. Se è vero che si

muore quando nessuno avrà

più memoria del nostro nome,

Alessandro ha dato la possibilità

a tutti di esistere in quel cloud

sempre più affollato ma che unico

può salvarci dalla dimenticanza.

Basta cercare.

Prezioso il suo lavoro, come lo è

quello silenzioso e solitario che non

presenta il conto a fine giornata

e dona agli altri la cosa più rara: il

tempo. Il suo lo ha speso a cercare,

catalogare, scansionare, trovare

soluzioni, perfezionare il sistema,

frutto di ingegno ed esperienza.

Per muoversi nell’archivio basta

seguire le ragioni del cuore, della

nostalgia o della curiosità, pochi

indizi per scoprire, su quella

mappa geniale, un passato che

rimane presente. Affiorano così

la povertà dignitosa delle famiglie

vestite a festa, lo stupore degli

scolari imbacuccati nei grembiuli

sghilembi, la malinconia degli

uomini in divisa nelle cartoline

spedite dalle caserme di quell’Italia

d’oltremare, la rassicurante gioia

della vendemmia e del raccolto,

i mestieri duri del piccone, della

vanga e dei palamiti, le rotonde

sul mare con la spavalderia dei

giovani in attesa delle forestiere o

delle ragazze pronte a rincorrere il

futuro in continente.

Asini e caprette, laveggi e polpi

lessi, pagliai e muretti a secco,

guzzi e bastimenti, altiforni e

marinai, mine e minatori, fabbri e

picozze, carceri, fortezze, fari, torri,

stalle, scalini, murelle, panieri,

damigiane, palmenti. Ne senti l’eco

ed anche l’odore.

Fino agli anni del boom in cui l’Elba

decise di adeguarsi al “benessere”

sciorinato dai sempre più numerosi

turisti, per il piacere di sedersi

allo stesso bar con i nomi della

cultura, politica, arte, economia

internazionale che sfoggiavano

ricchezza sui rotocalchi.

Per chi non si ferma alle spiagge

dell’Elba, un consiglio. Oltre

alle foto cercate su Mucchio

Selvaggio tutto quello che è stato

scritto sull’Isola. Pagine e pagine

scansionate per una biblioteca

virtuale, inesauribile fonte di

stupore. E vi assicuro che non

troverete solo Napoleone.

https://www.mucchio-selvaggio.it/main.php

https://www.mucchio-selvaggio.it/

CONTENITORE_libri/index_titolo.php

Mucchio Selvaggio, a brilliant Map

The website of “Mucchio Selvaggio”

has collected thousands of photos

from various sources from where

you can retrace the past of the

Island of Elba, the places, the trades,

the traditions and the people.

Thousands of shots that stop

the clock and invite you to reflect

on how the Island has changed.

48 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Alessandro Farina has devoted over

twenty years of his life to collecting

images that preserve the identity

of the territory. The section of the

website where you can find many

books about the Island, all scanned

and downloadable, is particularly

useful. This material is precious for

those who would like to learn more

about the Island, not only about its

beaches.

die die Identität Elbas eindrucksvoll

widerspiegeln. Besonders wertvoll

ist auch der Bereich des Portals, in

dem zahlreiche Bücher über die Insel

zu finden sind – alle eingescannt

und zum Herunterladen verfügbar.

Ein Schatz für alle, die Elba wirklich

kennenlernen möchten – über ihre

Strände hinaus.

Mucchio Selvaggio – ein Kompass

durch die Geschichte

Das Portal „Mucchio Selvaggio“

dokumentiert Tausende von Fotos

aus unterschiedlichsten Quellen, mit

denen sich die Vergangenheit der

Insel Elba rekonstruieren lässt: Orte,

Berufe, Traditionen und Personen.

Diese Aufnahmen halten Momente

fest und laden dazu ein, über den

Wandel der Insel nachzudenken.

Alessandro Farina hat über

zwanzig Jahre seines Lebens dem

Sammeln von Bildern gewidmet,

culture & art

49


Il tramonto dal Castello del Volterraio - Foto ©Alessandro Beneforti

Fortezza del Volterraio

Un viaggio nella storia con vista sull’infinito

di Aurora Ciardelli

Sospesa tra cielo e mare, la Fortezza del Volterraio

domina l’Isola d’Elba dall’alto dei suoi 395 metri sul

livello del mare, offrendo un panorama senza eguali

sull’Arcipelago Toscano. Custode silenziosa di secoli

di storia, questa roccaforte, oggi restaurata e aperta al

pubblico grazie all’Ente Parco, rappresenta una delle

mete più affascinanti per chi desidera immergersi nel

passato e nella natura incontaminata.

Un luogo intriso di storia

Le origini del Volterraio risalgono agli Etruschi, che per

primi sfruttarono la posizione strategica dell’altura per

realizzare una postazione di avvistamento. Durante il

Medioevo, la Repubblica Marinara di Pisa ne potenziò

le difese, trasformandola in un baluardo inespugnabile

contro le incursioni saracene. La sua struttura, scolpita

nella roccia e integrata con l’ambiente circostante,

racconta ancora oggi la sua vocazione difensiva, mentre

il tempo ha reso il Volterraio un luogo di suggestione e

bellezza senza tempo.

Un panorama mozzafiato

Dalla sommità della fortezza, lo sguardo spazia su

un paesaggio unico: la dorsale orientale dell’Elba si

allunga sinuosa, mentre all’orizzonte si scorgono

l’isola di Pianosa, la leggendaria Montecristo e la

selvaggia Capraia. Nei giorni più limpidi, le cime

innevate della Corsica emergono come un miraggio,

rendendo l’esperienza di visita ancora più magica. Ma

è al tramonto che il Volterraio regala il suo spettacolo

più emozionante: il sole si tuffa nel mare dipingendo il

cielo di tonalità infuocate, un momento perfetto per gli

amanti della fotografia e della contemplazione.

Un’esperienza tra natura e cultura

Raggiungere la fortezza è un’avventura che combina

trekking e storia. Il percorso, pur essendo di media

difficoltà, richiede scarpe adeguate e, per le visite

serali, una fonte di illuminazione. Oltre alle classiche

visite guidate, il Volterraio ospita eventi speciali,

come serate di osservazione astronomica e escursioni

geologiche, che permettono di scoprire il territorio da

prospettive insolite e affascinanti.

Un gioiello da riscoprire

La riapertura della Fortezza del Volterraio rappresenta

una preziosa opportunità per riscoprire un pezzo

di storia elbana e vivere un’esperienza immersiva

tra passato e presente. Che si scelga di visitarla in

autonomia o accompagnati da una guida esperta,

l’emozione di trovarsi in un luogo così carico di fascino

resterà impressa nella memoria di ogni visitatore. Un

50 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


invito a lasciarsi incantare da una

delle meraviglie più autentiche

dell’Arcipelago Toscano.

Volterraio Fortress: a Journey

through History with an infinite

View

The Fortress that dominates the

Island of Elba is 395 metres above

sea level; the National Park of the

Tuscan Archipelago has restored

it and opened it up to the public. It

is a place steeped in history whose

origins date back to the Etruscans.

In the Middle Ages, the Maritime

Republic of Pisa strengthened

its defences, turning it into an

impregnable stronghold against

pirate raids. From up there, you

have a breathtaking view of the

eastern ridge of Elba while on the

horizon, you can see the Island of

Pianosa, the legendary Island of

Montecristo and the wild Island

of Capraia. On a clear day, the

snow-capped peaks of Corsica

appear like a mirage. Volterraio is

seen at its very best at sunset. The

visit combines hiking and history

for a special experience between

nature and culture. As well as visits

on your own or accompanied by

expert guides, Volterraio holds

special events such as evenings

of astronomical observations and

geological excursions. The route is

moderately difficult but requires

appropriate footwear and, at night,

a torch. Keep track of the dates to

visit and be charmed by one of the

most authentic treasures of the

Tuscan Archipelago.

Die Festung Volterraio: Eine Reise

durch die Geschichte mit Blick ins

Unendliche

Die auf 395 Metern Höhe gelegene

Festung, die die Insel Elba überragt,

wurde vom Nationalpark des

Toskanischen Archipels (PNAT)

restauriert und für Besucher

geöffnet. Es handelt sich um

einen geschichtsträchtigen

Ort mit Ursprüngen, die bis zu

den Etruskern zurückreichen.

Im Mittelalter verstärkte die

Seerepublik Pisa die Festung

und machte die Anlage zu einer

uneinnehmbaren Bastion gegen

Piratenangriffe. Von dort oben

bietet sich ein beeindruckender

Blick auf den östlichen

Gebirgskamm Elbas. Am Horizont

sind die Inseln Pianosa, das

sagenumwobene Montecristo und

das wilde Capraia zu erkennen. An

besonders klaren Tagen erscheinen

sogar die schneebedeckten Gipfel

Korsikas gleich einer Fata Morgana.

Besonders eindrucksvoll ist der

Ausblick bei Sonnenuntergang.

Der Besuch verbindet Wandern

und Geschichte zu einem

besonderen Erlebnis zwischen

Natur und Kultur. Neben der

Möglichkeit zur individuellen

Besichtigung oder geführten

Touren durch Fachpersonal,

finden auf dem Volterraio auch

besondere Veranstaltungen

statt, etwa astronomische

Beobachtungsabende oder

geologische Exkursionen. Der

Weg zur Festung ist mittelschwer,

erfordert jedoch geeignetes

Schuhwerk und – bei Nacht

– eine eigene Lichtquelle. Die

Veranstaltungen laden dazu

ein, eine der ursprünglichsten

Sehenswürdigkeiten des

Toskanischen Archipels zu erleben.

50 Enjoy.

APPUNTAMENTI DA NON PERDERE

Domenica 20 aprile

Apertura pomeridiana della Fortezza

dalle ore 16 alle 19 con visita guidata.

Venerdì 25 aprile

Visita guidata e apertura pomeridiana

dalle 16 alle 19.

Giovedì 1° maggio

Apertura straordinaria con guida dalle

16 alle 19.

Sabato 26 luglio

“Serata senza Luna al Volterraio”, un

evento speciale tra storia, scienza e mito

con osservazione del cielo notturno.

Domenica 28 settembre

Escursione geologica con il geologo Giulio

Colombo, un’occasione per esplorare

la storia della Terra camminando sul

fondale di un antico oceano.

Startrail_castello del Volterraio - Foto ©Alessandro Beneforti

culture & art

51


Foto @Francesco Lemma


Environment


La storia millenaria

dei “Graniti dell’Elba”

di Giorgio Giusti

L’attribuzione all’Epoca Romana del primo

sfruttamento delle cave di granito dell’Elba è dovuta

ad un importante reperto archeologico rinvenuto nella

zona del Seccheto nel lontano 1899: un’“Ara Votiva” di

forma quadrangolare che misura in altezza m. 1,06 e

porta sul lato anteriore la scritta: “P. Acilius Attianus

Pref. Pr. Herculi Sancto d.d.” (Publio Acilio Attiano

Prefetto dedica questo dono ad Ercole), con scolpita

sotto l’iscrizione una clava e, sul lato opposto, una

spada e uno scudo.

Gli storici dell’epoca ipotizzarono che il dedicante si

dovesse identificare con quell’Attianus che fu, insieme

a Traiano, il tutore di Adriano – il quale, una volta

divenuto Imperatore (117-138), gli conferì il titolo di

“Praefectus Praetorio”. Si può quindi ritenere che lo

sfruttamento del granito abbia avuto le sue origini

almeno dal II sec. d.C. e non già per trarne piccoli

manufatti come l’Ara Votiva, ma elementi molto più

importanti quali le numerose colonne monolitiche

necessarie per ornare i colonnati della “Roma

Imperiale”.

Ancora oggi è possibile ritrovare lungo le pendici

degli abitati di Seccheto e Cavoli numerosissimi resti

di colonne di varie pezzature, i segni delle trincee

scavate dagli scalpellini sulla roccia per consentirne

il successivo distacco e, a seguire, il processo di

stondatura. Il trasporto avveniva per mezzo di apposite

“Lizze” in legno, lungo le via di lizza predisposte dagli

operai per giungere dalle cave di estrazione fino alle

spiagge sottostanti, dove le colonne, semilavorate,

erano pronte per il trasporto.

Ma con quali imbarcazioni si potevano trasportare

questi elementi così pesanti, e quali dovevano

essere i sistemi di sollevamento? Questo enigma può

essere risolto con una visita alla Galleria delle Carte

Geografiche nei Musei Vaticani, dove furono dipinte dal

cartografo Egnazio Danti, negli anni 1580-83, tutte le

province dell’Italia antica; tra queste possiamo trovare

la carta dell’Elba (Ilva), sulla quale è ben visibile la città

fortificata di “Cosmopoli”. Nello specchio di mare a sud

dell’isola è dipinta una zattera in legno con un albero

maestro che regge una interessante rappresentazione

del “Porto Romano di Ostia voluto dall’Imperatore

Claudio”. Ebbene, possiamo ritenere che la zattera

rappresenti il reale sistema di trasporto delle colonne

estratte e lavorate all’Elba fino ad Ostia.

Gli operai creavano un varco nella parte terminale delle

spiagge di Seccheto e Cavoli, dove in entrambe sfocia

un torrente, per consentire l’entrata della zattera sulla

quale rullare da due a quattro colonne. Sarà poi una

imbarcazione madre, dotata di vela e relativi vogatori,

a prendere a rimorchio la zattera con il suo prezioso

carico ed avviarla verso Roma. In caso di tempesta

si tagliavano le cime e l’imbarcazione madre poteva

riparare nel primo porto sicuro.

Prima della fine dell’Impero crollerà la richiesta delle

preziose colonne provenienti dall’Elba, le cave saranno

abbandonate fino all’uso di colonne nella costruzione

delle Basiliche Cristiane di epoca Medievale del XI-

XII sec. L’Elba era soggetta alla Repubblica di Pisa. E

proprio per ornare la navata centrale del Duomo di

Piazza dei Miracoli, verranno estratte ben 24 colonne

granitiche di sette metri di altezza, con un diametro

superiore ad un metro. Questi monoliti, una volta

lavorati nelle cave elbane, venivano trasportati e

posti in opera sotto lo sguardo del responsabile della

costruzione, l’architetto Buschetto, al quale fu dedicato

un prezioso elogio marmoreo leggibile sul lato sinistro

Foto ©Beneforti

Foto ©Beneforti


Foto ©Gian Mario Gentini

della facciata del duomo. Anche il campanile ed il

battistero hanno elementi in granito provenienti

dall’isola; gli esperti parlano di ben cinquantasette

colonne di varie pezzature presenti nel solo Duomo.

Nella collinetta che domina l’abitato del Seccheto, resta

una colonna, lesionata durante la lavorazione, sulla

quale è incisa, in forma abbreviata, la scritta “Ope(re)

Pisane Eccle(sie) S(an) C(t)e Marie”.

Alcuni documenti ci mostrano che lo stesso Carlo

Magno volle far trasportare alcune colonne di

“Granitello dell’Elba” per ornare la “Cappella Palatina”

nella Cattedrale di Aquisgrana; il granito elbano è

presente nel Battistero di San Giovanni a Firenze oltre

alla chiesa di San Michele. Ma anche nel Duomo di

Monreale ed analogamente in quello di Cefalù.

Nel periodo napoleonico molte opere d’arte,

specialmente sculture, furono prelevate dalla

Collezione Borghese per il Museo Parigino del Louvre,

dove ancora oggi possiamo ammirare una statua

della Dea Iside ricavata da un “rocchio di colonna di

Granitello Elbano”.

Inattive per un lungo periodo, alla fine dell’800 le

cave verranno riaperte per ricavare materiali per

la costruzione di porti, strade e manufatti di varie

pezzature che vedranno la presenza sull’isola di

facoltosi personaggi giunti dai paesi d’oltralpe.

Tra questi gli Zimmer, i quali acquisteranno, agli

inizi del 1900, le autorizzazioni per estrarre graniti

nelle valli di Cavoli e Seccheto favorendo così una

importante crescita nell’economia del territorio. Negli

anni precedenti la prima guerra mondiale tutta la

famiglia Zimmer fisserà l’alloggio proprio a ridosso

della spiaggia di Cavoli per meglio seguire le attività

estrattive. La vita serena della famiglia Zimmer dovrà

far fronte alla improvvisa perdita dei due giovani figli,

oggi sepolti con i genitori nel piccolo Camposanto di

Procchio. La fine della Prima Guerra, con la vittoria

dell’Italia, porterà all’esproprio delle concessioni di

scavo e al conseguente abbandono delle attività da

parte degli Zimmer.

Nei decenni a seguire le cave passarono a diversi

proprietari con alti e bassi nella produzione dei

manufatti; si susseguirono l’avvocato Mellini nel 1923,

poi la S.A.G.E. (Società Anonima Graniti Elba), fino al

1940 con il fallimento della società per insolvenza. Ne

seguirà una vendita all’asta che vedrà la presenza nelle

due valli del nuovo proprietario, il costruttore romano

Guglielmo Federici.

Con il trascorrere dei decenni, grazie all’iniziativa di

alcuni privati del territorio, furono aperte piccole cave

nelle due valli ma soprattutto nei pressi dei paesi di

San Piero e Sant’Ilario. La prima fu condotta da Italo

Bontempelli e successivamente si costituì a San Piero

la Cooperativa Corridoni cui parteciparono molti

scalpellini del paese con benefici economici per tutto il

territorio comunale.

La costruzione di una strada carrozzabile per collegare

Marina di Campo con i piccoli borghi di Cavoli e

Seccheto favorì i trasporti dei manufatti provenienti

dalle numerose cave direttamente al porto di Marina di

Campo, dove era possibile stoccare i materiali lavorati e

trasferirli sui motovelieri.

environment

55


Oggi, le cave di San Piero, quella della storica

Cooperativa Filippo Corridoni fondata nel 1937 e la

Cava Beneforti, tuttora attive, testimoniano questa

tradizione secolare, ma sono a rischio chiusura. La

storia della Famiglia Beneforti è emblematica. La

loro cava fu aperta nel ’60 da Aristide Beneforti, detto

“Ariste” e dal figlio Angiolo. La cava, con le nuove

normative, è destinata a cessare ogni attività, non

solo di estrazione ma anche di lavorazione artigianale.

La chiusura non rappresenterebbe solo la fine di

un’attività economica ma anche la cancellazione di un

pezzo della storia e della cultura dell’Isola d’Elba.

La cava Beneforti è un luogo polivalente: è stata

frequentata da artisti di fama internazionale come

Giò Pomodoro e Andrea Cascella e utilizzata per

attività artistiche, ad esempio per laboratori con gli

studenti che hanno avuto l’opportunità di scolpire

il granito, producendo opere che hanno vinto

premi e sono ancora esposte nelle scuole locali.

Recentemente, la cava ha ospitato anche artisti

provenienti dal resto dell’Italia, come Mattia Bosco,

scultore milanese: durante la permanenza sull’Isola

ha prodotto nove sculture in collaborazione con

Gianni Beneforti. Realizzate in granito, con “pietra

dell’Agnone” e con altri materiali, sono state esposte

nel Tempio di Venere a Roma, ai Fori Imperiali, e

oggi sono visibili anche all’estero, come ad Auckland,

in Nuova Zelanda. Questo dimostra che la cava non

è solo un sito di estrazione, ma un vero e proprio

laboratorio creativo per l’arte contemporanea.

La cava potrebbe diventare un centro di attrazione

turistica, creatività, formazione e cultura. Il valore

della cava non risiede solo nella sua tradizione storica,

ma nella sua capacità di diventare un motore di

sviluppo culturale e artistico per l’Elba. Un laboratorio

attivo che unisce la memoria del passato con le

potenzialità del futuro, creando un legame profondo

tra arte, storia e territorio, in cui il granito alimenta

creatività e innovazione.

Nel contempo le capacità lavorative degli scalpellini del

territorio favorirono il trasferimento di piccoli gruppi

di lavoro in varie località rivierasche della Liguria, della

Toscana e addirittura nella Svizzera del Canton Ticino.

Il duro lavoro “a cottimo” favorì questa emigrazione di

molti scalpellini Sampieresi, i quali, con grandi sacrifici

uniti alla lontananza dalla famiglia, contribuirono ad

una rapida crescita economica riversata in buona parte

sul territorio comunale.

Pian piano però il commercio dei graniti è andato

cambiando, la ricerca di materie prime da paesi esteri

quali la Cina e il Brasile, con costi molto competitivi,

favorisce il declino delle attività delle piccole cave. Ne

sono rimaste aperte solo due, ed ancora per poco. La

“Scuola della Cava”, come la definivano i vecchi, rischia

di chiudere per sempre, disperdendo una tradizione

millenaria.

Granite Tradition on Elba

Elban granite was already used in Roman times and

is also found in the base of the Leaning Tower of Pisa.

After the Second World War, Elban stonemasons used

island granite to reconstruct damaged buildings. Even

today, walking through the countryside of San Piero, you

can come across ancient stonework objects that have

barely been started or left abandoned. There are still two

quarries working in San Piero, the Beneforti Quarry and

that of the Corridoni Cooperative, founded in 1937. The

first stonemason of the Beneforti family was Aristide and

today his grandson Gianni has gathered the experience

and the secrets of that difficult craft. Unfortunately, the

quarries will have to close, but it is hoped that they can

stay active, if not for extraction from the mountain, at

least for processing the stone. Many artists have visited

the quarries and used the granite: these quarries could

become educational workshops for schools and sculptors

and above all, places where we can learn more about the

traditions of the Miners on Elba before tourism.

Die Tradition des Granits auf Elba

Elbanischer Granit wurde bereits in der Römerzeit

verwendet und findet sich auch im Fundament des

Schiefen Turms von Pisa. Nach dem Zweiten Weltkrieg

wurden viele Städte und Infrastrukturen von elbanischen

Steinmetzen mit dem Granit der Insel wiederaufgebaut.

Noch heute kann man bei Spaziergängen durch die

Landschaft von San Piero antike Artefakte entdecken,

wie kunstvoll bearbeitet und doch verlassen. In San Piero

gibt es noch zwei aktive Steinbrüche: die Cava Beneforti

und die 1937 gegründete Genossenschaft Corridoni. Der

erste Steinmetz der Familie Beneforti war Aristide; heute

führt sein Enkel Gianni die jahrhundertealte Tradition

fort und bewahrt das Wissen über dieses Handwerk.

Obwohl die Steinbrüche schließen müssen, besteht

die Hoffnung, sie zumindest für die Bearbeitung des

Steins offen zu halten, wenn auch nicht mehr für den

eigentlichen Abbau. Viele Künstler haben bereits mit

elbanischem Granit gearbeitet. Die Steinbrüche könnten

zu Lehrwerkstätten für Schulen und Bildhauer werden

– und vor allem zu Orten, an denen die Traditionen der

elbanischen Bergleute bewahrt werden, die Menschen,

die lange vor dem Aufkommen des Tourismus das Leben

der Insel prägten.

56 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


I segreti di Grotta d’Oggi

Un racconto tra storia e leggenda

di Gian Mario Gentini

Immersa tra le dolci colline

dell’Elba, avvolta nella tranquillità

di San Piero, si trova Grotta

d’Oggi, un luogo intriso di fascino

e mistero, dove la natura ha

dispiegato i suoi tesori più preziosi.

Qui, tra rocce millenarie e venature

minerali, si intrecciano storie di

uomini e leggende, dando vita ad

un’atmosfera unica e suggestiva.

Al centro di questo racconto c’è

La limonaia di Guano, un terreno

rigoglioso che si estende ai piedi

della cava, dove un tempo sorgeva

la dimora di Luigi Celleri, un

rinomato mineralogista che dedicò

la sua vita allo studio delle gemme

preziose. Celleri, attratto dalla

bellezza magnetica delle tormaline

di Grotta d’Oggi, trascorreva

intere giornate esplorando la

cava, catalogando ogni cristallo e

cercando di svelarne i segreti.

La sua passione era contagiosa

e presto La limonaia di Guano si

trasformò in un luogo di ritrovo

per appassionati e curiosi,

desiderosi di conoscere i misteri

della mineralogia e di ammirare

le meraviglie della cava. Celleri,

instancabile divulgatore,

condivideva la sua conoscenza

con chiunque si avvicinasse,

raccontando storie di miniere

lontane, di cristalli dalle proprietà

magiche e di leggende che

animavano la cava.

Si narra che tra le rocce della cava

si celasse un tesoro immenso,

custodito da uno spirito benevolo

che lo donava solo a coloro che

dimostravano un cuore puro e uno

spirito di ricerca. Celleri, con la

sua dedizione e il suo amore per la

natura, era convinto che un giorno

avrebbe trovato questo tesoro,

non per avidità, ma per poterlo

condividere con il mondo e rivelare

all’umanità la bellezza nascosta nel

cuore della terra.

Un giorno, mentre esplorava un

anfratto poco conosciuto della

cava, Celleri inciampò su una

strana formazione rocciosa.

Attratto da un bagliore accecante,

si avvicinò con cautela e scoprì

una geode gigantesca, intatta e

immacolata. Al suo interno, una

miriade di tormaline di ogni colore

e sfumatura brillava con una luce

intensa, creando uno spettacolo

mozzafiato. Celleri, commosso

da questa scoperta straordinaria,

capì che il vero tesoro della Cava

di Tormalina non era un oggetto

materiale, ma la bellezza stessa

della natura e la meraviglia della

conoscenza.

Da quel giorno, La limonaia di

Guano divenne un simbolo di

armonia tra uomo e natura, un

luogo dove la passione per la

scienza si univa al rispetto per

l’ambiente e al fascino delle

leggende. La storia di Luigi Celleri

e di Grotta d’Oggi continua ad

ispirare generazioni di visitatori,

invitandoli ad esplorare i segreti

della natura con occhi curiosi e

cuore aperto, alla ricerca della

bellezza che si cela dietro ogni

roccia e ogni cristallo.

The Secrets of the Grotta d’Oggi in

San Piero

Nestling in the hillsides of Elba,

shrouded in the tranquillity of San

Piero, lies Grotta d’Oggi, a place

steeped in fascination and mystery.

Luigi Celleri lived near the quarry

at the Limonaia di Guano. He was

an enthusiastic mineral hunter and

a tireless communicator: he told

stories of distant mines, of crystals

with magical powers and of legends

that animated the quarry, including

that of a hidden treasure. One day,

while exploring a little-known recess

of the quarry, Celleri stumbled

across a strange rock formation. He

57


was attracted by a glow. He carefully

approached it and discovered a

gigantic geode, untouched and in

perfect condition. Inside it, a myriad

of tourmalines of every shade

and colour shone with an intense

light, creating a breathtaking

spectacle. Celleri was thrilled by

this extraordinary discovery and

realised that the real treasure of

the Tourmaline Quarry was not the

mere object, but the beauty of nature

itself and the wonder of knowledge.

From that day, the Limonaia di

Guano became a symbol of harmony

between man and nature.

Die Geheimnisse der Grotta d’Oggi

in San Piero

Eingebettet in die sanften

Hügel von Elba, umgeben von

der stillen Schönheit von San

Piero, liegt die Grotta d’Oggi –

ein Ort voller Faszination und

Geheimnissen. Nicht weit vom

Steinbruch entfernt, in der Nähe des

Zitronengartens von Guano, lebte

Luigi Celleri, ein leidenschaftlicher

Mineralienforscher und

unermüdlicher Vermittler seines

Wissens. Er erzählte Geschichten

Elbaite, cristallo policromo di 3 cm associato a quarzo, ortoclasio, albite e lepidolite.

Grotta d’oggi - San Piero (collezione Museo di Storia Naturale dell’Università di Pisa) - Foto ©Andrea Dini

von fernen Minen, von Kristallen

mit magischen Eigenschaften und

von Legenden, die sich um den

Steinbruch rankten – darunter

auch jene von einem verborgenen

Schatz. Eines Tages, während er

eine wenig bekannte Schlucht

des Steinbruchs erkundete, stieß

Celleri auf eine ungewöhnliche

Felsformation. Angezogen von

einem geheimnisvollen Leuchten,

näherte er sich vorsichtig und

entdeckte einen gigantischen,

unberührten Hohlraum im

Gestein. In seinem Inneren

funkelten unzählige Turmaline

in allen erdenklichen Farben und

Schattierungen. Das intensive

Licht, das von den Kristallen

ausging, verwandelte die Höhle in

ein atemberaubendes Schauspiel.

Von dieser außergewöhnlichen

Entdeckung tief bewegt, erkannte

Celleri, dass der wahre Schatz

des Turmalinsteinbruchs nicht

materieller Natur war – sondern

die unvergleichliche Schönheit

der Natur selbst und das Wissen

darüber. Von diesem Tag an wurde

der Zitronengarten von Guano zu

einem Symbol für die Harmonie

zwischen Mensch und Natur

58 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


La valle

di Pomonte

di Liana Peria

“Ah! La valle di Pomonte! Che meraviglia! Era un

giardino!”: questo è ciò che ci dicono gli sguardi e le

parole delle persone anziane quando evocano un vero e

proprio Eden, ai loro occhi, irrimediabilmente perduto.

Eppure a tali espressioni dal forte sapore nostalgico

si affiancano, nei ricordi, le inenarrabili fatiche che

il vivere in questa terra comportava. Per rendere

la valle un giardino bisognava lavorare “da stelle a

stelle” necessariamente a mano, con la forza delle sole

braccia, nella totale assenza di mezzi meccanizzati.

Sicuramente il fascino della valle più profonda dell’Isola

d’Elba deriva dalla sua speciale morfologia, che nei

tempi ha accolto popolazioni e culture che vi hanno

lasciato importanti tracce sia di spessore storico che di

tradizione contadina.

Oggi, quando dalla piazza del paese, dominata dalla

chiesa parrocchiale dedicata alla patrona Santa Lucia,

si percorre la via che porta al ponte del Passatoio, la

valle comincia a disvelarsi in tutta la sua maestosità e

ampiezza. Le creste dei monti che partendo dalla costa

orlano il versante a solana (S. Bartolomeo, La Tabella,

Monte di Cote, La Tavola) e quello a ombria (Schiappone,

Orlàno, Cenno, Le Mure, Grottaccia, Filicaie) culminano

con la vetta superba e granitica del monte Capanne, che

con i suoi 1019 metri richiama a sé tutta l’attenzione del

visitatore.

La vallata si apre longitudinalmente secondo un asse

est-ovest disegnato dal fosso che dalle pendici del

monte Capanne giunge fino al mare a guardare la

Corsica e segna il confine amministrativo tra i comuni

di Marciana e di Campo nell’Elba.

Il fosso di Pomonte è alimentato da numerosi corsi

d’acqua come il Barione, che scende dalla valle dei Mori,

o il fosso della Porterogna sulla sinistra orografica della

vallata, e il fosso della Vallaccia con tutti i suoi fossetti

affluenti: Guazzaculo, Cerchiaia, Cipollaio, Terra, che si

trovano invece sul versante orografico destro. Questi,

scorrendo sulle pareti rocciose e fortemente scoscese

dove il nudo granito domina il paesaggio, formano

scorci suggestivi con cascatelle e alti balzi per poi

confluire in un unico corso in località il Poio, sotto il

Colle di Tutti: una trasformazione del toponimo “colle

ai dutti” che evoca appunto l’abbondanza di acque

(Ferruzzi, 2010).

La valle, che in passato era un continuo brulicare di

persone intente ai lavori agricoli o a spostarsi verso

i paesi principali percorrendo le antiche mulattiere,

senza dimenticare i pastori che frequentavano i caprili

di altura, è tuttora ricca di numerosi sentieri più o

meno liberi da vegetazione, che oggi accolgono frotte

di escursionisti come quelli che discendono l’ultimo

tratto della GTE sud. Sono percorsi non sempre segnati

sulle carte che, ripuliti con l’impegno di volontari e

conoscitori, suggeriscono di addentrarsi in almeno

tre diverse tipologie di esplorazione: naturalisticoambientale,

etnoculturale-rurale, storico-archeologica.

Qui, non avendo lo spazio per le indicazioni complete

ed esaustive proprie di una guida, seguiremo

brevemente questi tre indirizzi per rendere, con poche

note di curiosità, le possibilità di osservazione che

vengono ad aprirsi per l’esploratore.

Il primo è l’aspetto più evidente: quello di una valle

che si offre in tutta la sua lussureggiante bellezza

naturale, dominata dalla vegetazione spontanea tipica

della macchia mediterranea che passa, a seconda

dell’altitudine, dal cespugliato con le ginestre, la

lavandula e le varie tipologie di cisto, alle zone arbustive

con corbezzolo, lentisco, mirto, erica, per giungere alle

leccete e al bosco di castagni, questi ultimi frutto del

lavoro dell’uomo per la sussistenza di intere famiglie,

specie nella prima metà del Novecento e in tempo

di guerra. Veri protagonisti sono i vari “liscioni” di

granito che in ripida ascesa creano sorprendenti

scenari mozzafiato e l’acqua che, specie dopo le piogge,

scende spumeggiante e fragorosa dai costoni di roccia

formando numerose cascatelle, piscine e specchi

d’acqua suggestivi.

Ma ad uno sguardo attento, tra la vegetazione, si

possono scorgere gli antichi muretti a secco dei

terrazzamenti con cui si strappava terreno coltivabile

nei luoghi più impervi per poter piantare le viti “a

capannello” anche in un fazzoletto di terra. Era la civiltà

dei vecchi contadini che coraggiosamente “grattavano

la pancia del monte Capanne” per far fruttare ogni

angolo della valle ubertosa, ma anche matrigna, che

si erano trovati ad abitare nel quasi totale isolamento

environment

59


Amici del Calello - Pomonte

se non per la presenza delle

antiche mulattiere che risalendo

la vallata nord collegavano

Pomonte a Marciana e dall’altra

parte raggiungevano San Piero

camminando verso est.

Anche per questo molte famiglie

che avevano i loro “centi” di

vigna nella valle di Pomonte e

la casa principale a Marciana,

nell’Ottocento costruirono dei

“magazzini” per servirsene

principalmente durante il

periodo della vendemmia. Oggi

di questi edifici rurali, muniti

regolarmente di stalla e talvolta

di fienile, rimangono i ruderi che

punteggiano il versante nord

della valle spingendosi fino a

quote intorno ai 400 mt. Essi

testimoniano l’antica pratica della

vinificazione, che poteva avvenire

sul posto usufruendo, in qualche

caso, di un doppio palmento che

permetteva di velocizzare i tempi

intercorrenti tra vendemmia e

fermentazione.

Sbirciando dentro i ruderi che

si incontrano alla Pente, a Cote

Ritonda, alla Cerchiaia, al Poio, si

possono notare, oltre a un ampio

camino e a una scaffa dove riporre

le principali stoviglie, anche la

vasca del “palmento” dove avveniva

la prima fermentazione dell’uva, la

“tina” interrata dove si raccoglieva

il mosto e l’immancabile “sasso

di leva” (pesante blocco di granito

munito di anello) necessario

per la spremitura delle vinacce

con l’antico sistema del “pondo”.

Insomma, fino ai primi decenni del

Novecento, l’uva si pigiava lassù

e il vino raccolto in otri di capra

veniva trasportato fino al paese

da carovane di asini. Qui veniva

travasato nelle botti in attesa di

portarlo, sempre nelle otri, fino al

Calello, dove mercanti genovesi

lo caricavano sulle loro tipiche

imbarcazioni (leudi) per portarlo in

Continente e usarlo come vino da

taglio.

Infine con la nota di G. Ninci (1814),

che ci ricorda che Pedemonte o

Pomonte “È stata una terra assai

popolata. [che] Fu distrutta dai

Turchi nel 1533 dell’era volgare.

[e che] Le sue reliquie si veggono

dietro le montagne marcianesi”,

ci lasciamo affascinare dal

terzo itinerario, quello storicoarcheologico,

che ci parla di una

“terra”, cioè di un paese, scomparso

nel XVI secolo, i cui resti si trovano

appunto in località La Terra a 570

mt di altezza. Lì, dopo recenti

rilievi, sono state trovate tracce

di un’antica chiesa dedicata a San

Benedetto nonché frammenti

di terracotta smaltata, tegole di

ardesia, condotti di argilla. Sempre

sulle alture della valle ci sono altri

due importanti luoghi di culto: la

chiesa romanica di San Bartolomeo

che, eretta sull’omonimo monte,

guarda la valle dai suoi 440 mt di

altezza col suo imponente muro in

blocchi di pietra disposti in filari

regolari e la chiesa di San Biagio,

sorta su un poggetto alle pendici

del Colle di Tutti a 430 mt di altezza.

Chiese erette strategicamente

in contatto visivo non solo tra

loro ma anche con San Frediano

sopra Chiessi e San Mamiliano a

Montecristo.

La valle offre, e nasconde, molte

testimonianze di un passato

remoto risalente al Medioevo e,

più indietro, all’epoca etruscoromana,

quando si provvedeva allo

sfruttamento, in maniera intensiva,

dei boschi di lecci della zona per

alimentare i forni dove avveniva

la fusione dei minerali ferrosi

trasportati dalle miniere dell’Elba

orientale: attività testimoniate

dal ritrovamento dei resti di

antichissime carbonaie, di fornaci

e di cumuli di scorie, i famosi

“schiumoli” che hanno dato il nome

alla zona limitrofa al guado del

fosso nei pressi del Cafaio.

Per queste caratteristiche, e molte

altre ancora, che fanno della valle

di Pomonte un luogo speciale

da frequentare con gentilezza

e meraviglia, ci sentiamo in

conclusione di sottolineare come

essa sia un “mondo” da preservare

contro l’abbandono e la rovina.

Basti pensare all’enorme frana del

16 ottobre del 1990 che, staccatasi

dalla sommità del monte Cenno, si

abbatté con violenza sul fondovalle

in località Porterogna trascinando

60 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


con sé vegetazione, “coti”, detriti che invasero il fosso e

modificarono irreparabilmente il paesaggio.

La valle è anche questo: un sistema idrogeologico

delicato e complesso che nel tempo ha fatto registrare

importanti alluvioni dovute a fenomeni naturali ma

anche, purtroppo, agli incendi e all’incuria dell’uomo

sempre più imperante. Una valle da mettere in

sicurezza anche imparando dalle sue cicatrici. Un luogo

da conservare gelosamente come un tesoro unico e

prezioso che in virtù delle sue prerogative richiede cura

e rispetto.

Riferimenti bibliografici:

Silvestre Ferruzzi, Signum. Elba occidentale: percorsi storici

sulle tracce della toponomastica, Lisola editrice, Pisa, 2010

Giuseppe Ninci, Storia dell’Isola dell’Elba, Broglia, Portoferraio,

1815 (p.10, nota B)

The Valley of Pomonte

The Valley of Pomonte is the deepest one on the island

and retains the charm of an ancient place that has

remained unspoiled, where traces of rural life are

scattered along the mountain slopes amidst the lush

vegetation. It still preserves evidence of wonderful

biodiversity among its chestnut woods and holm oak

forests. Many farming families would come to stay here

when the vineyards needed attention and the grapes

were being harvested. Even today, the many ruins and

dry stone walls remind us of the tiring life of those

years. From the slopes of Mount Capanne, the valley

leads down to the sea, looking over towards Corsica.

Following up through the valley, takes you either to San

Piero or Marciana. Water was plentiful and still flows

today among the granite rocks that emerge among

the scented plants of the Mediterranean shrubland.

Its history is also an interesting one: there used to be a

village called Pedemonte at 570 metres above sea level

that was destroyed by pirates in 1533. The Romanesque

parish churches of San Bartolomeo and San Biagio are

important too because they had been strategically built

in visual contact, not only with one another, but also

with San Frediano above Chiessi and San Mamiliano on

Montecristo. Traces of even more ancient history date

back to the Etruscan-Roman exploitation of its woods

for the melting of the precious metal that came from the

eastern part of the island. Evidence of this can be seen in

the remains of ancient charcoal pits, furnaces and slag

heaps.

Das Pomonte-Tal

Das Pomonte-Tal ist das tiefste Tal der Insel und hat sich

den Charme eines unberührten, jahrhundertealten Ortes

bewahrt. An den Berghängen, eingebettet in eine üppige

Vegetation, finden sich Spuren des bäuerlichen Lebens

– stille Zeugnisse einer beeindruckenden Artenvielfalt

inmitten von Kastanien- und Steineichenwäldern.

Einst lebten hier zahlreiche Bauernfamilien, die in den

Weinbergen arbeiteten. Heute erinnern Ruinen und

Trockenmauern an ihr mühsames Leben. Von den

Hängen des Monte Capanne aus öffnet sich das Tal

zum Meer hin und bietet einen spektakulären Blick auf

Korsika. Wanderwege verbinden es mit den Dörfern

San Piero und Marciana. Das Tal ist reich an Wasser,

das zwischen den Granitfelsen plätschert, umgeben

vom betörenden Duft der mediterranen Macchia. Auch

die Geschichte des Tals ist faszinierend: Auf 570 Metern

Höhe lag einst das Dorf Pedemonte, das 1533 von Piraten

zerstört wurde. Besonders bemerkenswert sind die

romanischen Pfarrkirchen San Bartolomeo und San

Biagio, die nicht nur untereinander, sondern auch mit

San Frediano oberhalb von Chiessi und San Mamiliano

auf Montecristo in Sichtverbindung stehen. Ein Blick noch

weiter zurück in die Vergangenheit führt zur etruskischrömischen

Nutzung der Wälder für die Metallverhüttung.

Edelmetalle aus dem Osten der Insel wurden hier

verarbeitet – Überreste antiker Holzkohleöfen,

Schmelzöfen und Schlackenhalden zeugen noch heute

von dieser frühen Industrie.

Cascatelle Cerchiaia


Patresi: indimenticabili tramonti

di Gimmi Girolamo Ferrini

Patresi, frazione marcianese sul versante occidentale

ubicata tra un sperone e una spianata, si affaccia

sull’azzurra baia. A sinistra saluta Bastia ed il nord

della Corsica, a destra, come a ostruirci la strada,

traversalmente la Capraia. Questa frazione fin dal

tempo remoto, e da molti è conosciuta.

La sua valle, armonica “culla patresaia”, è ricca di

sorgenti (la sorgiva del Bollero un tempo dissetava

Portoferraio) e grazie alla numerosa presenza di

castagni marroni (la “pianta dalla ricca fiamma”) fu

scelta dagli Etruschi per le fusioni del ferro, portato via

mare dalle cave di Rio, di cui “ancora oggi sono presenti

residui”.

Inoltre per la presenza a picco sul mare del faro di

Punta Polveraia che da decenni, con i cugini Giraglia

e Capraia, guida i naviganti in questo braccio di mare

a volte burrascoso, altre volte silenzioso e ospitale.

Patresi fino agli anni ’80 (questa primaria economia

è venuta meno, per la presenza di cinghiali e mufloni)

era conosciuto e conteso dai sensali “selezionatori

dei miglior vini” per l’ottima qualità e la ricca

produzione di grappoli dorati e gustosi, di biancone e

procanico, grazie all’esposizione solare dei suoi storici

terrazzamenti generati nei secoli, così mettevano in

sicurezza il territorio, sfruttando sapientemente ogni

fazzoletto di terreno dove piantumavano le barbatelle,

che innestavano l’anno successivo alimentando la vigna

per un eccellente vino.

Dagli anni 2000, per continuare a far conoscere questo

angolo, da una sbicchierata scaturì un’intelligente

idea, nacque l’Associazione Amici di Patresi. Lo scopo

che si prefiggeva era mantenere il territorio ereditato,

pulizia dei sentieri così da agevolare la conoscenza

dell’ambiente e della sua storia, far conoscere la

genialità dell’arte contadina: “muri a secco ed il

ponte delle quattro arcate unico all’Elba”, far amare

e rispettare questo piccolo paradiso così da lasciarlo

in eredità come lo abbiamo ricevuto. Ogni estate

grazie alla disponibilità di un qualificato gruppo di

“amici” si organizzano cene sull’accogliente terrazza

del molo, conosciute oltre confine. Come aperitivo,

lo spettacolare tramonto, una cartolina, all’orizzonte

pennellate di colori che rapiscono i nostri occhi e che

rimarranno indelebili accompagnandoci all’estate

successiva, la serata tra profumi prosegue sotto un

tetto tempestato di stelle.

“Com’eremo”… le immagini storiche, meglio delle

parole, raccontano Patresi e la geniale capacità creativa

dei patresai.

Patresi oggi, immerso nel suo paradisiaco ambiente.

Chi ama sa riconoscere, sa rispettare, diventa

responsabile, aiuta a far crescere, istruisce e educa, si

impegna, aiutando a scoprire la bellezza! Ecco quale

vuole essere il nostro impegno! Far scoprire e far

nascere l’amore per le cose belle così che tutti, anche

chi viene dopo di noi, abbiano motivo di orgoglio per

come siamo stati capaci di curare e rispettare questo

angolo del pianeta.

Patresi and its Unforgettable Sunsets

Patresi is a little village, part of Marciana, that has been

famous since ancient times for its chestnut woods and

the wonderful valley full of springs, like that of Bollero.

The lighthouse of Punta Polveraia overlooks the sea to

Capraia and Giraglia and guards the town of Patresi.

On the mountain slopes, the dry stone walls created a

nursery for the vineyards that produced excellent wine.

To honour and save the memory of the local community,

an Association called “The Friends of Patresi” was

created to protect and take care of the territory where

their ancestors had laboured to leave this legacy to the

next generations, just like a jewel of rural art. In the old

photographs, you can see the vineyards, cared for like

gardens. They are witnesses of a hard life full of sacrifices

but also of courage and the know-how to pass down.

Patresi und seine unvergesslichen Sonnenuntergänge

Patresi, ein Ortsteil von Marciana, ist seit der Antike für

sein wunderschönes, an Quellen und Kastanienbäumen

reiches Bollero Tal bekannt. „Bewacht“ vom Leuchtturm

„Punta Polveraia“ überblickt

62 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


man das Meer bis zu den Inseln

Capraia und Giraglia. An den

terrassierten Hängen der

Berge lagen die Weinberge, die

einst einen hervorragenden

Wein hervorbrachten. Um das

Andenken an die „Patresaia“ zu

bewahren und zu ehren, wurde

der Verein „Freunde von Patresi“

gegründet. Der Verein kümmert

sich um den Schutz und die Pflege

des Tals. An den Berghängen

haben die Vorfahren von Patresi

hart gearbeitet um sie wie ein

Kleinod bäuerlicher Kunst für

die kommenden Generationen

zu bewahren. Alte Fotos zeigen

Weinberge, die wie Gärten gepflegt

sind. Zeugnisse eines harten,

entbehrungsreichen Lebens,

aber auch von Mut und Wissen

zur Weitergabe an die folgenden

Generationen.

Foto Romilda, anni ’50

Il Mortaio, arroccato sullo sperone roccioso che si arrampica verso la montagna,

insieme alla Guardia pongono l’immagine di un paesaggio rurale che mostra

orgoglioso la creatività del contadino con i suoi terrazzamenti coltivati a vigna.

The Mortaio together with the Guardia show a landscape embroidered with the

terraces of the vineyards.

Besonders die Lokalitäten „il Mortaio“ und „la Guardia“ zeigen die von den

Terrassen der Weinberge geprägte Landschaft.

foto Kuhn

Il Faro, da tante lune, veglia, sorveglia e guida, dando punti di riferimento certi,

garantendo così incolumità per coloro che nelle notti buie sono in movimento.

The Faro Lighthouse dominates the cliff, showing the way to sailors.

Der Leuchtturm thront über der Bucht und weist den Seglern den Weg.

foto Romilda

Molo e spiaggia come si presentavano nel 1958: già allora esisteva un punto di

ristoro, il piccolo bar di Mario che il mare di libeccio, per due volte, rase al suolo.

The pier and the beach, windswept by the Libeccio, where Mario erected his

small bar in 1958.

Die Anlegestelle und der Strand werden vom Südwestwind „Libeccio“ umtost.

Mario hat dort 1958 seine kleine Bar gebaut.

foto Romilda

Da questa immagine si evince come l’uomo curava e custodiva il suo territorio;

nonostante la natura si sia riappropriata, si apprezzano gli storici terrazzamenti

dove crescevano rigogliose vigne, dalla sommità alla spiaggia.

From above, the landscape shows the care that man took to protect and

cultivate this challenging land.

Aus der Vogelperspektive zeigt sich mit welcher Sorgfalt der Mensch diese

steilen Hänge geschützt und genutzt hat.

foto Gimmi

Realizzato nel 1939, ponte unico all’Elba, un capolavoro architettonico realizzato

dalle mani dall’uomo e dalla sua capacità creativa, un patrimonio d’arte contadina

da salvare!

The bridge with 4 arches is the only one of its kind on Elba.

Die Brücke mit vier Bögen ist die einzige ihrer Art auf Elba.

foto Vincenzo

Armoniosa è la culla patresaia. Vista dalla sommità del Bollero l’immensa valle,

come una morbida culla, protegge le sue creature, ricca di castagni marroni, di

acqua fresca e pura del Bollero, un meraviglioso spettacolo della natura.

The Bollero Valley in all its true beauty. The awe-inspiring spectacle of Patresi’s

rugged coastline keeps the pride of its inhabitants alive and invites its guests to

take care of it.

Das Bollero-Tal besticht durch seine einzigartige Schönheit. Die zerklüftete Küste

von Patresi erfüllt die Einwohner mit Stolz und lädt Gäste ein, sie wertzuschätzen

und zu bewahren.

environment

63


L’Associazione Astrofili Elbani

Attiva sul territorio isolano dal 1998,

collabora con gli Enti locali, con il

Parco Nazionale dell’Arcipelago

Toscano, con le scuole di ogni

ordine e grado e con i privati,

proponendo principalmente serate

di osservazione con telescopi,

sessioni di lettura del cielo aperte

al pubblico e conferenze. A ottobre

2021, grazie alla collaborazione

con il PNAT e il Comune di

Portoferraio, l’Associazione Astrofili

Elbani ha installato, presso il

Forte Inglese (Portoferraio), una

camera astronomica che dedicata

allo studio delle meteore e dei

meteoriti nell’ambito di un progetto

nazionale di ricerca sostenuto

dall’Istituto Nazionale di Astrofisica

(Progetto PRISMA).

L’obiettivo e l’impegno concreto

che l’Associazione si prefigge,

considerata l’elevata qualità

osservativa del cielo elbano,

è quello di promuovere la

divulgazione della scienza e

rendere l’astronomia accessibile

a tutti, con particolare interesse

rivolto verso la sensibilizzazione ai

temi attuali quali l’inquinamento

luminoso, la tutela dell’ambiente

e l’importanza della ricerca

scientifica come strumento di

conoscenza. Tra i progetti futuri,

l’Associazione mira a realizzare

un osservatorio astronomico

sul territorio elbano, da cui

possano essere svolte le attività di

divulgazione e ricerca scientifica

atte alla valorizzazione del

territorio.

Ti piace l’astronomia e vuoi

prendere parte alle attività degli

astrofili elbani? L’Associazione è

alla ricerca di nuovi soci!

Per seguire le attività

dell’Associazione Astrofili Elbani:

Email: astrofilielbani@tiscali.it

Facebook: Associazione Astrofili

Elbani Instagram: @astrofilielbani

The Elban Astrophile Association

encourages the diffusion of science

in order to make astronomy

accessible to everyone, raising

awareness of current issues such

as light pollution, environmental

protection and the importance

of scientific research as a tool

for knowledge. Among its future

projects, the Association aims to set

up an astronomical observatory on

Elban territory.

Der Verein Associazione

Astrofili Elbani fördert die

Wissenschaftskommunikation, um

die Astronomie für alle zugänglich

zu machen. Dabei sensibilisiert

er für aktuelle Themen wie

Lichtverschmutzung, Umweltschutz

und die Bedeutung der

wissenschaftlichen Forschung als

Instrument zur Wissensgewinnung.

Zu den zukünftigen Projekten des

Vereins gehört die Errichtung eines

Observatoriums auf der Insel Elba.

CALENDARIO EVENTI 2025:

CALENDARIO EVENTI 2025:

VERANSTALTUNGSKALENDER 2025:

26/04 ore 20:30

Passeggiata notturna lungo la GTE tra il Colle

Reciso e il Poggio del Mulino a Vento

Durata: 3 ore, su prenotazione.

22/06 ore 21:30

Forte Inglese, Portoferraio

Serata dedicata all’impatto dell’inquinamento

luminos sugli impollinatori notturi

Durata: 2 ore, su prenotazione.

19/07 ore 21:00

Monte Perone - Osservazione del cielo

Durata: 2 ore, su prenotazione.

26/07 ore 20:30

Fortezza del Volterraio - Osservazione

del cielo e visita notturna della Fortezza

Durata: 3 ore, su prenotazione.

23/08 ore 21:00

Rio nell’Elba, loc. Aia di Cacio

Osservazione del cielo

Durata: 2 ore 30 minuti, su prenotazione.

26/04 at 20:30

Night-time walk along the GTE between Colle

Reciso and Il Poggio del Moulino a Vento.

Duration: hours, by reservation.

22/06 at 21:30

Forte Inglese (English Fort) in Portoferraio

An evening dedicated to the impact of light

pollution on nocturnal pollinators

Duration: 2 hours, by reservation.

19/07 at 21:00

Mount Perone - Observing the sky

Duration: 2 hours, by reservation.

26/07 at 20:30

The Fortress of Volterraio - Observing the

sky and night-time visit of the Fortress

Duration: 3 hours, by reservation.

23/08 at 21:00

Rio nell’Elba, Locality Aia di Cacio

Observing the sky

Duration: 2 hours, 30 minutes,

by reservation.

26/04, 20:30 Uhr

Nachtwanderung entlang der GTE zwischen

Colle Reciso und Poggio del Mulino a Vento.

Dauer: 3 Stunden, mit Anmeldung.

22/06, 21:30 Uhr

Forte Inglese, Portoferraio – Themenabend

über die Auswirkungen der Lichtverschmutzung

auf nachtaktive Bestäuber.

Dauer: 2 Stunden, mit Anmeldung.

19/07, 21:00 Uhr

Monte Perone – Himmelsbeobachtung

Dauer: 2 Stunden, mit Anmeldung.

26/07, 20:30 Uhr

Fortezza del Volterraio – Himmelsbeobachtung

und nächtliche Besichtigung der Festung.

Dauer: 3 Stunden, mit Anmeldung.

23/08, 21:00 Uhr

Rio nell’Elba, Ortsteil Aia di Cacio

Himmelsbeobachtung

Dauer: 2 Stunden 30 Minuten, mit

Anmeldung.

Foto ©Francesco Lascialfari


Proteggiamo

le tartarughe

marine

di Francesca Marchi

Intervista al Dott. Antonio Melley, ARPAT,

Responsabile U.O. Risorse ittiche e biodiversità marina

Quali sono stati i siti di nidificazione negli ultimi 5 anni

nella zona dell’arcipelago e della costa tra Livorno e

Grosseto?

Tra il 2020 ed il 2024 si sono registrate 18 nidificazioni

nella zona dell’Arcipelago Toscano: 6 a Pianosa (comune

di Campo nell’Elba), 11 all’Isola d’Elba (4 nel comune di

Campo nell’Elba, 4 a Capoliveri, 1 a Rio, 1 a Marciana e 1

a Marciana Marina) e 1 all’Isola del Giglio; nello stesso

periodo, sulla costa si sono avute 14 nidificazioni in

provincia di Livorno (8 a Rosignano Marittimo, 2 a San

Vincenzo, 2 a Piombino, 1 a Cecina e 1 a Bibbona) e 12

sulla costa grossetana (7 a Castiglione della Pescaia, 3

a Grosseto, 1 a Magliano in Toscana e 1 a Orbetello). In

entrambi i casi (Arcipelago e costa livornese) si è avuto

un netto incremento dei nidi segnalati (è possibile che

in alcune zone meno frequentate da abitanti e turisti

siano avvenute nidificazioni non censite) negli ultimi

2 anni: ad esempio, lungo le coste insulari nel 2023 si

sono registrati 10 eventi e 7 nel 2024, a fronte di 1 caso

nel periodo precedente (2020-22).

Come il turismo e i cambiamenti climatici influenzano

la nidificazione e il comportamento delle tartarughe?

Relativamente all’inquinamento marino, l’aumento delle

nidificazioni è un segno positivo?

Il cambiamento climatico, soprattutto l’aumento delle

temperature, sta probabilmente agevolando uno

spostamento verso nord della popolazione di Caretta

caretta che è attualmente in aumento in tutto il bacino

del Mar Mediterraneo.

A questo fattore, però, si aggiungono le crescenti

azioni di tutela e conservazione messe in atto negli

ultimi decenni dalle diverse nazioni che si affacciano

sulle coste di questo Mare, Italia e Grecia in primis,

che, insieme ad una maggior attenzione e conoscenza

del fenomeno, hanno permesso a questa specie di

passare, nel Mediterraneo, da uno stato “in pericolo”

(Endangered, EN per le liste rosse IUCN) ad uno di

“minor preoccupazione” (Least Concern, LC).

Il turismo di massa e l’uso intensivo delle spiagge

rappresentano sicuramente un pericolo per la

nidificazione della tartaruga, evento ormai comune

anche lungo le coste della Toscana. L’elevato numero

di persone, la presenza di attrezzature balneari,

l’inquinamento acustico e luminoso possono mettere

a serio rischio il ciclo vitale delle tartarughe marine,

anche per disattenzioni apparentemente banali:

• un patino lasciato vicino alla battigia può

rappresentare un ostacolo insormontabile per la

risalita della femmina sulla spiaggia, che deporrà le sue

uova in una zona a forte rischio di inondazione da parte

delle onde, con conseguente perdita dell’intera nidiata;

• la frequentazione notturna delle spiagge e delle

strutture balneari e ricettive ad esse limitrofe, spesso

associata a rumori (musica, feste, ecc.) e illuminazione,

può disturbare la femmina che riprende il mare senza

deporre le uova;

• l’illuminazione degli arenili durante la notte

environment

65


Marina di Campo - Foto ©Adriano Locci

Cala Giovanna a Pianosa - Foto ©Alessandro Talini

può anche disorientare i piccoli al momento della

fuoriuscita dalla sabbia, che si dirigono verso la

terraferma invece che verso il mare.

In definitiva, quindi, l’aumento delle nidificazioni

in Toscana negli ultimi anni può essere letto come

un fenomeno positivo per la specie, ma, essendo

legato anche ai cambiamenti climatici (aumento

delle temperature nelle acque marine), può essere

considerato un indicatore di modifiche e impatti

sull’ambiente marino, e non solo, che dipendono in

gran parte dall’azione umana.

Qual è il corretto comportamento nel caso di

avvistamento di un nido o di una tartaruga nell’acqua?

Non è facile individuare un nido di tartaruga marina,

ma ci sono alcuni segnali particolari sulla spiaggia

che ci possono aiutare in questo compito: orme della

femmina uscita dall’acqua (simili ad impronte di piccoli

mezzi cingolati), tracce dei piccoli usciti dalle uova

(come quelle delle femmine ma in miniatura), presenza

di tartarughe sulla spiaggia, sia piccoli che adulti (di

solito nelle ore serali, notturne o all’alba).

Nel caso di avvistamento di tartarughe sulla spiaggia,

è assolutamente importante ricordare che non vanno

toccate o disturbate per nessun motivo (non usare luci,

restare in silenzio, ecc.), ma bisogna mantenersi ad

una certa distanza e, nel caso si vogliano scattare foto,

evitare di usare il flash.

Nel caso di tracce, per evitare che vengano

calpestate o alterate, sarebbe importante delimitare

immediatamente l’area sulla quale sono distribuite

(anche con mezzi di fortuna presenti sulla spiaggia

come sassi o legni), in attesa dell’intervento degli

esperti che cercheranno di confermare la presenza

del nido e la sua localizzazione. Tutte queste situazioni

vanno immediatamente segnalate alla Capitaneria di

Porto, tramite il numero blu gratuito 1530.

Ogni anno il monitoraggio dei nidi viene svolto

da centinaia di volontari di diverse associazioni

lungo tutte le coste della Toscana, con l’aiuto ed il

coordinamento dei soggetti istituzionali (Capitaneria di

Porto, ARPAT, IZSLT, Regione, Università).

ARPAT ha anche messo a punto una app per la

segnalazione di eventi di nidificazione. L’applicazione,

scaricabile gratuitamente sia per Android che per IOS,

consente a turisti e bagnanti di segnalare, anche in

modo anonimo, la presenza di eventuali nidi o di tracce

che ne facciano sospettare l’esistenza. La app contiene

anche sintetici aiuti per il riconoscimento delle

tartarughe marine e delle loro tracce e per il corretto

comportamento da tenere per non spaventare gli

animali o danneggiare il nido: grazie alla collaborazione

dei cittadini sarà possibile un più capillare presidio del

territorio e una maggiore probabilità di individuare

i nidi. (https://www.arpat.toscana.it/notizie/2023/

ambiente-in-toscana/la-nuova-app-di-arpat)

Per affrontare questi temi, infine, è stato avviato il

progetto Life Turtlenest, di cui anche ARPAT è partner,

che interessa Italia, Spagna e Francia su circa 8000

chilometri di costa, finalizzato al miglioramento

della conservazione della tartaruga marina Caretta

caretta del Mediterraneo attraverso il monitoraggio e

la messa in sicurezza dei nidi, valutando l’impatto dei

cambiamenti climatici sulla nidificazione.

Let’s protect Sea Turtles

There has been an increase in the nesting of the “Caretta

caretta” turtle in the Tuscan Archipelago along the coast

between Livorno and Grosseto. This is related to several

factors. First of all, the warming of the sea caused by

climate change, which has favoured the northward shift

of the species, a trend that is also being studied in the Life

Turtlenest project (https://www.legambiente.it/progetti/

66 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


lifeturtlenest), where ARPAT is a partner, involving Italy,

Spain and France. The second aspect is linked to the

increase in the protection and information measures that

have been adopted in recent years, with many initiatives

seeing citizens, associations and institutions working

together to protect nests and help in the conservation

of the “Caretta caretta” species. On the other hand,

urbanisation of coastal areas and mass tourism pose a

threat to nesting, because beaches have been modified

and taken over by tourist infrastructures, not helped by

light and noise pollution. This is why it is essential to

behave correctly, never disturbing the animals with noise,

flashes or anything else and, in the event of sightings

of tracks, nests or turtles, to report them immediately

to the Harbourmaster’s office, using the “blue number”

1530. Lastly, we would like to remind you that you can

download a free App to be used if you see a nest on the

coastal beaches or around the Tuscan Archipelago.

Institutionen aus Italien, Spanien und Frankreich.

Dank zahlreicher Initiativen von Bürgern, Verbänden

und Institutionen wurden in den letzten Jahren verstärkt

Schutz- und Aufklärungsmaßnahmen umgesetzt. Diese

tragen dazu bei, die Nester zu sichern und den Bestand

der unechten Karettschildkröte zu erhalten.

Gleichzeitig stellen die zunehmende „Anthropisierung

der Küsten“ und der „Massentourismus“ eine ernsthafte

Bedrohung für die Nistplätze dar. Touristische

Infrastrukturen verändern die Strände erheblich,

während Licht- und Lärmverschmutzung die natürlichen

Bedingungen der Schildkröten stören.

Falls Sie Spuren, Nester oder Schildkröten an den

Stränden der toskanischen Küste oder des Archipels

entdecken, melden Sie diese bitte umgehend dem Büro

des Hafenmeisters unter der kostenfreien Notrufnummer

1530. ARPAT stellt eine kostenlose App zur Verfügung, die

Sie hier herunterladen können.

Schützen wir die Meeresschildkröten

Immer häufiger nistet die unechte Karettschildkröte im

toskanischen Archipel, insbesondere entlang der Küste

zwischen Livorno und Grosseto. Dafür gibt es mehrere

Gründe:

Die durch den Klimawandel bedingte Erwärmung der

Meere begünstigt die Wanderung der Schildkröten

in nördlichere Gebiete. Im Rahmen des Projekts Life

Turtlenest (https://www.legambiente.it/progetti/

lifeturtlenest) wird dieser Zusammenhang untersucht.

ARPAT ist als Partner beteiligt, gemeinsam mit

(https://www.legambiente.it/progetti/lifeturtlenest/)

Fetovaia - Foto ©Adriano Locci

environment

67


Arcipelago Toscano: un paradiso

per matrimoni sostenibili

Foto ©Nena & Tomy

di Patrizia Lupi

Che sia in miniera, nel giardino privato di una villa al

mare, sull’isola più piccola dell’Arcipelago Toscano, in

barca a vela, sulla cima del Monte Capanne a 1019 metri

con vista, o addirittura sott’acqua o in bicicletta, un

matrimonio deve essere speciale, come sono speciali

le persone che si scelgono per vivere l’imprevedibile

avventura dell’amore.

Silvia Sottocasa, dal 2014, vi aiuta a sfogliare il libro dei

desideri per trovare il posto e il modo giusto per voi,

in uno dei luoghi più iconici della Toscana: le perle del

Tirreno.

Matrimonio sì, ma possibilmente sostenibile. Cioè? Un

matrimonio è sostenibile quando rispetta tre principi

fondamentali: ecologico, sociale ed economico per il

territorio in cui si svolge. Deve offrire agli sposi e ai

loro invitati un’esperienza unica, ma valorizzando

l’ambiente e la cultura locale. Silvia non è solo una

wedding planner, è una vera e propria ambasciatrice

della sostenibilità. Il suo impegno nel settore è

testimoniato dai numerosi riconoscimenti e incarichi

che ha ricevuto. Dal suo profondo amore per la natura,

il mare e la biodiversità delle isole toscane, nasce l’idea

di unire la sostenibilità all’esperienza turistica. Offre

un’esperienza sensoriale completa, che permette di

scoprire e apprezzare le bellezze uniche di ogni isola.

Cinque delle 7 isole offrono location perfette per

matrimoni sostenibili. Ogni isola è un microcosmo

a sé stante, pieno di meraviglie. Silvia, grazie alla

sua profonda conoscenza del territorio, è in grado di

guidare le coppie nella scelta dell’isola più adatta per un

irripetibile matrimonio tailor made.

Isola d’Elba: Qui è stato celebrato il primo matrimonio

sostenibile certificato in Italia, nelle suggestive Miniere

di Calamita a Capoliveri. Location speciali, dai vecchi

romitori e santuari alle spiagge dai mille colori, alle

miniere, alle barche a vela.

Isola di Giannutri: Perfetta per un matrimonio

intimo o un “elopement wedding”, offre un’atmosfera

di tranquillità e un contatto diretto con la natura

selvaggia.

Isola di Capraia: Ideale per gli amanti dell’avventura,

questa isola vulcanica regala emozioni uniche e

un’esperienza di matrimonio sostenibile a contatto con

la natura incontaminata.

68 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


SILVIA SOTTOCASA PER LA SOSTENIBILITÀ

Grazie alla sua passione, professionalità ed

esperienza, Silvia Sottocasa è la figura ideale per

organizzare un matrimonio indimenticabile e

sostenibile nelle incantevoli isole dell’Arcipelago

Toscano. Le attività di Elba Wedding Planner

rientrano nelle azioni della Carta Europea del

Turismo Sostenibile stilata dalla Riserva Mab Unesco

Isole di Toscana.

All’Isola d’Elba Silvia ha organizzato, a gennaio

2025, il primo Convegno nazionale esperienziale

dei matrimoni sostenibili, che verrà riproposto ogni

anno, con wedding planner provenienti da tutta

Italia, patrocinato dal Parco Nazionale dell’Arcipelago

Toscano.

Isola di Pianosa: Per un matrimonio intimo, perché

il piccolo albergo può ospitare fino a 24 persone, ma

le location per il rito sono da sogno: a Cala Giovanna,

dove puoi parlare con i pesci, sul sagrato della chiesa di

San Gaudenzio prima di accedere agli orti del carcere,

oppure sul bel prato con vista sull’Elba.

Isola del Giglio: Nei due borghi di Giglio Porto e Giglio

Castello, per cerimonie nelle chiesette – o nella torre

per i matrimoni civili. Con le spiagge, i vecchi fari, i

vigneti con i muretti a secco, offre scenari mozzafiato

per incorniciare un sì.

Foto ©Nena & Tomy

• Vice Presidente dell’Associazione Italiana Wedding

Planner (AIWP) con delega in Italia ed Europa alla

Sostenibilità

• Delegata territoriale dell’Arcipelago Toscano per

l’AIWP

• Docente per la formazione nazionale dell’AIWP

per corsi professionali nazionali per Matrimonio

Sostenibile e Analisi Wedding Experience nei territori

• Vicepresidente di Confassociazioni Tourism, Food,

Hospitality con sottodelega al matrimonio sostenibile

• Certificazione professionale secondo la Legge 4 per

le libere professioni: Wedding Planner per le norme

UNI 11954-11955

• Ambasciatrice matrimoni sostenibili a livello

nazionale riconosciuta in occasione della Milano

Bridal Week 2024

ELBA WEDDING STYLE

Via Roma 67 | 57031 Capoliveri (LI)

Tel: +39 329 2332130

www.elbaweddingstyle.com

The Tuscan Archipelago: a Paradise for Sustainable

Weddings

Silvia Sottocasa - ©Michele Martina

Silvia Sottocasa, a nationally certified wedding planner

and vice-president of A.I.W.P. with the delegation in

Italy and Europe for Sustainability, has been organising

weddings since 2014, all over the Tuscan Islands, from

beaches to mines, from boats to ancient churches,

in villas or exclusive hotels, all tailor-made, to live

the adventure of love. Her speciality is in organising

sustainable weddings, enhancing the environment and

local culture. It all stems from her deep love of nature, the

sea and the biodiversity of the Tuscan sunshine, uniting

sustainability and touristic experience. Elba Wedding

Planner’s activities are in line with the actions of the

European Charter of Sustainable Tourism as drawn up

environment

69


Foto ©Nena & Tomy

Foto ©Nena & Tomy

by the Tuscan Islands Unesco Mab Reserve. She provides

a complete sensory experience to discover some of the

islands of the Archipelago. Each one is different from the

others so she can satisfy the desires of her customers.

• The Island of Elba where she has organised Italy’s first

certified sustainable wedding in the Calamita mines.

• The Island of Giannutri: perfect for an elopement

wedding in unspoilt natural surroundings.

• The Island of Capraia: ideal for adventure lovers.

• The Island of Pianosa: for an intimate wedding because

the island can only accommodate a few people.

• The Island of Giglio: in the two villages of Giglio Porto

and Giglio Castello with unique, impressive panoramas.

MaBReservat

„Inseln der Toskana“ für verantwortungsvollen

Hochzeitstourismus. Ein Erlebnis für alle Sinne: Jede

Insel des Archipels offenbart ihre eigene Persönlichkeit

– perfekt abgestimmt auf die individuellen Wünsche der

Paare.

• Elba: Ort der ersten zertifizierten nachhaltigen Hochzeit

Italiens – in den Calamita-Minen.

• Giannutri: Ideal für eine intime Hochzeit zu zweit

inmitten unberührter Natur.

• Capraia: Für Abenteuerlustige.

• Pianosa: Perfekt für intime Feiern mit wenigen Gästen.

• Giglio: Mit stimmungsvollen Kulissen in Giglio Porto

und Giglio Castello.

Heiraten im Einklang mit der Natur – nachhaltige

Hochzeiten im Toskanischen Archipel

Silvia Sottocasa ist zertifizierte Hochzeitsplanerin

und Vizepräsidentin der A.I.W.P. mit Zuständigkeit

für Nachhaltigkeit in Italien und Europa. Seit 2014

organisiert sie maßgeschneiderte Hochzeiten auf den

Inseln des Toskanischen Archipels – ob am Strand, in

den Bergwerken, auf Booten, in historischen Kapellen,

eleganten Villen oder Luxushotels. Ihr besonderes

Anliegen ist es Hochzeiten nachhaltig gestalten – im

Einklang mit Natur, regionaler Identität und ökologischer

Vielfalt. Ihr Engagement entspringt einer tiefen Liebe

zum Meer und zur Umwelt und verbindet touristische

Erlebnisse mit ökologischer Verantwortung. Als Teil

der Europäischen Charta für nachhaltigen Tourismus

engagiert sich Elba Wedding Planner im UNESCO-

Foto ©Daniela Nizzoli

70 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


AgRio Food Policy:

tra il dire e il fare c’è

di mezzo il coltivare!

di Giulia Corsini e Antonio Manzoni

Il progetto “AgRio Food Policy” nasce da due fattori

che accomunano i ricercatori e amici Giulia Corsini e

Antonio Manzoni: la passione per la ricerca nel settore

del diritto agroalimentare e il legame con il territorio

elbano.

L’Isola d’Elba, e così anche il Comune di Rio, hanno

un passato radicato nella tradizione rurale che, a

partire dal secondo dopoguerra si è andata perdendo,

privilegiando l’attività turistica. Questo ha comportato

diverse conseguenze socio-economiche negative per la

popolazione locale, tra cui un generale spopolamento

del territorio e una forte tendenza alla stagionalità delle

attività commerciali, concentrate principalmente nel

periodo estivo.

L’abbandono dei terreni agricoli a vantaggio delle

attività puramente “turistiche” significa il mancato

sfruttamento di un’importante risorsa e un’occasione

perduta di creazione di un sistema agricolo locale

capace di garantire – o, perlomeno, migliorare –

l’autosufficienza alimentare della popolazione

residente sull’isola e la promozione di prodotti tipici

locali. Infatti, sebbene l’attività turistica porti innegabili

vantaggi economici, altrettante ed ulteriori potenzialità

possono rinvenirsi nel settore agroalimentare il quale,

tra l’altro, non deve neppure essere inteso in termini

antitetici a quello turistico.

Nella consapevolezza della multifunzionalità

dell’agricoltura e del valore socio-economico e

culturale dei prodotti locali, il Comune di Rio ha

avviato l’implementazione di “AgRio Food Policy”.

Questo progetto, elaborato grazie alla collaborazione

tra il Comune di Rio, Enti di ricerca accademici e

operatori del settore, intende valorizzare un sistema

agroalimentare che metta al centro la comunità locale

– i cittadini, gli agricoltori “custodi” del territorio, e gli

altri portatori di interesse – e porti sulla tavola un cibo

più sostenibile. Si intende fare ciò grazie all’adozione

di un approccio integrato, che valorizzi la dimensione

ambientale, economica e sociale del contesto elbano,

ponendosi in linea con i principi di sviluppo sostenibile.

Con una politica integrata, questo progetto intende

“fornire le gambe” al sistema alimentare, affinché

esso possa andare lontano nel medio e lungo termine,

a beneficio anche e soprattutto delle generazioni

future. AgRio, infatti, punta a realizzare molteplici

obiettivi che vanno dall’autosufficienza alimentare

alla valorizzazione dei prodotti locali, sani e nutrienti,

dall’educazione alimentare e ambientale alla

promozione di pratiche agroecologiche, dalla riduzione

degli sprechi alimentari all’inclusione sociale, anche

attraverso la creazione di nuovi posti di lavoro. Inoltre,

promuovendo una democrazia alimentare, si vuole

creare un sistema alimentare inclusivo e partecipativo,

che garantisca l’intervento di attori pubblico-privati

e di tutta la popolazione elbana locale, dalla fase

Terra di Rio

environment

71


decisionale a quella attuativa

delle varie fasi del progetto. AgRio,

quindi, intende trasformare il

sistema alimentare locale grazie ad

un approccio coordinato e integrato

di azioni che affrontano la catena

del valore in tutte le fasi – sia a

monte (produzione sostenibile)

che a valle (consumo sostenibile)

– coinvolgendo tutti gli attori della

filiera alimentare (produttori,

trasformatori, distributori,

consumatori ecc.).

Fino ad oggi, il dialogo costante

tra il Comune di Rio, gli

imprenditori e i ricercatori

ha portato all’adozione della

Deliberazione di Giunta Comunale

n. 12 del 6/02/2025 che approva

il Manifesto programmatico

“AgRio Food Policy”. L’impegno

del Comune rappresenta un passo

fondamentale ed innovativo che

garantisce l’appoggio politico e

finanziario nonché la continuità al

progetto.

Ma siamo ancora all’inizio. I

prossimi passi da compiere vanno

differenziati a seconda dei ruoli che

assumono i vari attori. Il Comune

effettuerà la mappatura del

territorio e la messa a disposizione

dei terreni coltivabili, oltre a

individuare le aree dove poter

effettuare la vendita diretta. Dovrà

inoltre formalizzare i rapporti con

altri enti quali le Università toscane

interessate, il PNAT e il Carcere di

Porto Azzurro

Per quel che concerne gli

imprenditori del settore

agroalimentare, ovviamente

saranno loro a programmare le

proprie attività, ma si auspica

che, in ottica di collaborazione e

partecipazione attiva, nascano

forme di associazionismo che

facilitino anche l’ottenimento

di fondi. L’ideale sarebbe

costituire una cooperativa che

rispecchi i principi e i valori di

AgRio, idealmente scritti in un

regolamento.

In merito agli Enti di Ricerca,

sarebbe auspicabile l’istituzione di

Foto ©Infoelba

un Comitato Scientifico che svolga attività di comunicazione (sia in termini

di diffusione che di educazione alimentare e ambientale) e di consulenza.

Viste le grandi potenzialità – ambientali, sociali ed economiche – di questa

politica alimentare integrata, l’augurio è che da progetto pilota che inizia

nel Comune di Rio, si estenda poi all’intero territorio elbano.

Questo progetto presenta molteplici profili di innovatività e anche elevate

probabilità di successo grazie ad una armoniosa congiunzione dei fattori.

Innanzitutto, gli imprenditori del settore agroalimentare hanno l’appoggio

del Comune di Rio, il sostegno di enti di ricerca e l’apporto del Carcere di

Porto Azzurro. In secondo luogo, la presenza di tali soggetti comporta la

messa a disposizione di competenze scientifiche, di terreni coltivabili e

di spazi per la vendita diretta e, infine, di manodopera. Ma soprattutto,

partecipare ad AgRio significa entrare nel cuore di un cambiamento

concreto: è l’opportunità di contribuire attivamente alla trasformazione

di un sistema alimentare e culturale più giusto, sostenibile e innovativo,

costruendo insieme un futuro in cui il cibo è sinonimo di comunità,

tradizione e responsabilità.

AgRio Food Policy: between Saying and Doing, there is “Cultivating”

The “AgRio Food Policy” project stemmed from the collaboration between the

Municipality of Rio, academic research institutes and experts to create an

agri-food system that places the local community at its centre with various

objectives: giving value to local produce in support of responsible tourism,

food self-sufficiency, highlighting local, healthy, genuine products together

with environmental, nutritional education following agro-ecological practices,

72 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


reduction of food waste, social

inclusion that includes the creation

of new jobs. After having formalised

agreements with other agencies

such as the Tuscan Universities,

the National Park of the Tuscan

Archipelago and the Porto Azzurro

Prison, the Council will map the

territory and make cultivable land

available and it will identify the

areas where direct sales can take

place. Taking part in AgRio means

entering into the heart of a tangible

change: it is a chance to contribute

positively to the transformation

of a food and cultural system

that is more just, sustainable

and innovative; building a future

together where food is synonymous

with community, tradition and

responsibility. The same project

could be adopted by all Elban

Municipalities.

AgRio-Ernährungspolitik:

Ernährungspolitik im Wandel

Das Projekt „AgRio Food Policy“ ist

aus der Zusammenarbeit zwischen

der Stadtverwaltung von Rio,

Wissenschaftlern, Akademikern

und Akteuren des Agrar- und

Ernährungssektors entstanden – mit

dem Ziel, ein nachhaltiges Agrarund

Ernährungssystem zu schaffen,

das die lokale Gemeinschaft in

den Mittelpunkt stellt. Dabei

verfolgt das Projekt verschiedene

Zielsetzungen: Aufwertung lokaler

landwirtschaftlicher Produkte

zur Förderung eines bewussten

und nachhaltigen Tourismus;

Stärkung der Selbstversorgung mit

gesunden und nährstoffreichen

Lebensmitteln; Förderung von

Umwelt- und Ernährungskompetenz

durch agrarökologische

Bildungsangebote; Verringerung

von Lebensmittelverschwendung;

Soziale Inklusion – auch durch die

Schaffung neuer Arbeitsplätze. Die

Stadtverwaltung wird geeignete

Flächen für den Anbau ausweisen

und Direktvermarktungszonen

identifizieren, in enger

Zusammenarbeit mit Institutionen

wie den toskanischen Universitäten,

dem Nationalpark PNAT und dem

Gefängnis von Porto Azzurro.

Die Unternehmen im Agrar- und

Ernährungsbereich werden

eingeladen, sich aktiv zu beteiligen

und ihre Aktivitäten so zu planen,

dass sie nationale und europäische

Fördermittel beantragen können.

AgRio steht für einen gezielten

Wandel – eine Gelegenheit, aktiv an

der Gestaltung eines gerechteren,

nachhaltigeren und zukunftsfähigen

Ernährungssystems mitzuwirken

– eines Systems, das Kultur,

Umwelt und Gemeinschaft vereint.

Gemeinsam gestalten wir eine

Zukunft, in der Ernährung nicht nur

ein Grundbedürfnis ist, sondern

Ausdruck von Verantwortung,

Verbundenheit und gelebter

Tradition. Ein Modellprojekt, das

auch von anderen Gemeinden auf

Elba übernommen werden könnte.

Foto ©Paolo Calcara

environment

73


La miniera del Ginevro:

il cuore di ferro dell’Elba

di Pietro Pacciardi

Non è solo una miniera, il Ginevro.

È una cicatrice profonda di

un’epoca in cui l’Elba respirava

al ritmo incessante dei martelli

pneumatici e delle esplosioni

controllate. Un tempo al passo con

l’industria siderurgica italiana, era

la più grande e prolifica galleria di

magnetite d’Europa, mentre oggi

il Ginevro dorme, custode di un

tesoro nero e brillante.

A differenza delle sue sorelle a

cielo aperto, Ginevro si nasconde.

Ci invita a scendere, ad addentrarsi

nelle viscere dell’Isola attraverso

un reticolo sotterraneo che si

dipana dalla superficie per poi

precipitare vertiginosamente fino

a -54 metri, al di sotto del mare. Il

castello di estrazione arriva ancora

più giù, a -91 metri.

Dal 1971 al 1981, Ginevro fu

avanguardia e modernità. Una

miniera concepita con criteri

rivoluzionari per l’epoca, un

ventre fecondo da cui si estraeva la

magnetite, con un alto contenuto di

ferro. Ma la sua storia si interruppe

bruscamente. Solo un terzo del suo

potenziale era stato estratto, un

tesoro inespresso abbandonato a

250 metri di profondità.

Oggi Ginevro apre le sue porte,

accogliendo i visitatori più

avventurosi e guidandoli fino a

24 metri sotto il livello del mare,

per i più ardimentosi fino a -54,

dove sono custoditi i segreti della

parte finale del ciclo di scavo.

Un caschetto, una luce fioca a

squarciare l’oscurità, e la voce

narrante della guida che ripercorre

la storia, i metodi di escavazione, le

vite spezzate nella polvere.

Si immagina il fragore delle

esplosioni, la danza controllata

della dinamite che apriva

varchi nella roccia, i carrelli che

ingoiavano il materiale frantumato,

l’ascensore che lo portava in

superficie e poi via, in viaggio verso

i porti di Taranto, Genova, Bagnoli,

Piombino, per trasformarsi in ghisa

e acciaio, fondamenta di quell’Italia

volta al progresso.

Centinaia di tonnellate al giorno,

estratte con la fatica dell’uomo e la

precisione della tecnologia. Eppure,

dopo solo un decennio, il sogno si

infranse. L’Italsider, la società di

sfruttamento delle miniere, preferì

siti lontani, dove i costi erano

minori, lasciando il tesoro del

Ginevro abbandonato.

I minatori dell’Elba scioperarono,

bloccarono il porto, portarono la

loro rabbia e la loro disillusione

fino a Roma. “Noi non siamo mica

vagabondi”, urlarono ai politici, “il

ferro c’è ancora tanto... e bono! Il

lavoro lo sapevamo fare... è stato un

tradimento!” Parole al vento, che

rimasero inascoltate.

Ma la storia non finisce qui. Anni

dopo, i cancelli si riaprirono,

grazie all’amore e alla dedizione

di chi credeva nel valore di questa

terra, non più per estrarre, ma per

visitare e conoscere. Archeologia

industriale la chiamano, in realtà è

ancora presente il ricordo di coloro

che si calavano nelle viscere della

montagna ed erano considerati

fortunati perché a fine mese

avevano il salario, anche se scarso,

ma assicurato.

Ginevro è un tesoro da custodire,

un racconto da tramandare,

un cuore ancora pulsante della

comunità capoliverese.

74 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Ginevro: Elba’s Heart of Iron

Ginevro, more than a mine, is a scar

on Elba, an echo of a bygone Italy.

Once upon a time, the iron and steel

industry was Elba’s pride and joy

but today it is a sleeping giant, a

treasure chest of magnetite. Unlike

open-pit mines, Ginevro hides itself,

inviting you down into its bowels,

down to -54 metres below sea level

with an extraction shaft touching

-91. From 1971 to 1981, it was avantgarde

and modern, then came

the interruption: only a third of its

potential extracted, an unexploited

treasure at -250 metres. Today,

Ginevro has re-opened, welcoming

visitors down to -24 metres. They

can relive the history, the labour, the

roar of the explosions, the journey

of the ore to the ports. Hundreds of

tons a day then closure: “Italsider”

preferred cheaper sites, abandoning

Ginevro. The miners protested but

in vain. Years on, it has reopened,

not to mine but to learn, a tourist

destination. You can rediscover the

iron heart of the Island, relive the

memory of an era that forged this

land. Ginevro is more than a mine:

it is a treasure to be safeguarded,

history to pass on, a bridge to the

past.

Ginevro: Das eiserne Herz von Elba

Ginevro ist mehr als ein Bergwerk

– es prägt die Landschaft Elbas

bis heute, ein Relikt aus Italiens

Industriegeschichte. Einst ein

Aushängeschild der nationalen

Eisen- und Stahlindustrie, heute ein

schlafender Riese: eine

Magnetitlagerstätte. Ginevro ist –

anders als die oberirdischen

Steinbrüche – ein unterirdischer

Abbauort. Er lädt dazu ein, tief

hinabzusteigen – bis auf 54 Meter

unter dem Meeresspiegel, mit einem

Bergwerksschacht, der 91 Meter

in die Tiefe führt. Zwischen 1971

und 1981 war dieser Ort Symbol

für Fortschritt und Modernität.

Dann kam der Stillstand. Nur ein

Drittel der Vorkommen wurde je

gefördert,esbleibteinnochnicht

genutztes Erzreservoir in bis zu

250 Metern Tiefe. Heute ist Ginevro

wieder geöffnet–nichtzumAbbau,

sondern zur Erinnerung. Besucher

steigen bis auf 24 Meter Tiefe hinab

und erleben dort die Geschichte der

Bergleute, das Dröhnen vergangener

Sprengungen, den Weg des Erzes

zu den Häfen. Hunderte Tonnen

täglichwurdeneinstgefördert,

bis die Schließung kam: „Italsider“

verlagerte seine Aktivitäten an

günstigere Standorte – und schloß

Ginevro. Die Proteste der Bergleute

blieben ungehört.

Jahre später ist Ginevro ein Ort

des Lernens, der Erinnerung, des

Staunens. Hier schlägt das eiserne

Herz der Insel weiter: nicht im

Takt der Maschinen, sondern im

Rhythmus der Geschichten. Ginevro

ist mehr als ein Bergwerk. Es ist ein

Schatz, der bewahrt werden will.

Eine Geschichte, die weiterlebt. Eine

Brücke in die Vergangenheit.

environment

75


La Via dell’Essenza

Un sentiero vista mare nei profumi

della macchia mediterranea

di Aurora Ciardelli

La via dei cisti tratto Fetovaia Seccheto - Foto ©Antonello Marchese

Da una prima proposta di Acqua dell’Elba, Fondazione

Acqua dell’Elba e Parco Nazionale Arcipelago Toscano

è nata la sinergia per rilanciare la “Via dell’Essenza”:

un progetto rivolto a escursionisti e amatori, famiglie

e scuole, per allestire in termini divulgativi e didattici

alcuni sentieri contigui creando un anello che,

nella prima fase, ha interessato la parte occidentale

dell’Elba, per poi estendersi a tutta l’Isola. La varietà

e ricchezza dei percorsi attrae trekker e appassionati

dell’escursionismo naturalistico oltre ad arricchire le

esperienze offerte ai turisti per una destinazione di

qualità in tutte le stagioni.

La Via dell’Essenza offre un itinerario vista mare

immerso nei profumi della macchia mediterranea. Un

cammino costiero di circa 67 km che si snoda attorno

al massiccio del Monte Capanne con panorami unici,

suddiviso in otto tappe, ognuna dedicata a un’essenza.

Dal lentisco alla lavanda, dal mirto al cisto, il cammino

diventa un’avventura sensoriale tra i profumi della

vegetazione autoctona.

I sentieri, rivelando la storia rurale e naturalistica

dell’Elba, sono esempio di turismo sostenibile,

che valorizza le bellezze naturali senza alterarle,

favorendo la consapevolezza ambientale e la

riscoperta delle antiche vie che un tempo univano gli

abitanti. Ogni tappa è arricchita da punti di interesse

dettagliatamente descritti online, consentendo agli

escursionisti di approfondire le peculiarità botaniche,

geologiche e archeologiche che caratterizzano il

tragitto. Un invito, dunque, a lasciarsi guidare dai

profumi della macchia mediterranea, dai colori delle

fioriture stagionali e dalla storia impressa nelle pietre

di questi sentieri, alla scoperta di un’Elba autentica e

senza tempo.

La Via dell’Essenza: A sea-view Footpath through the

Scents of the Mediterranean Scrub

Acqua dell’Elba, the Acqua dell’Elba Foundation and the

National Park of the Tuscan Archipelago are launching

a coastal ring route that will eventually cover the

whole island. The first 67 kilometres has already been

completed in the west, divided into eight stages. These

footpaths take in breathtaking views and a sensory

experience amidst the scents of the Mediterranean

scrub. The routes are for sustainable tourism that

gives value to rural and natural history, promoting

environmental awareness. It is an invitation to discover

Elba in all seasons. Each stage is enriched with points of

interest and online information on botany, geology and

archaeology.

La Via dell’Essenza – Ein Küstenwanderweg mit

Meerblick und mediterranem Duft

Acqua dell’Elba, die Stiftung Acqua dell’Elba und

der Nationalpark Parco Nazionale Arcipelago

Toscano fördern gemeinsam die Entwicklung eines

76 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Küstenrundwanderwegs, der sich über die gesamte

Insel erstrecken soll. Der erste Abschnitt mit einer

Länge von 67 Kilometern wurde bereits im Westen der

Insel realisiert und ist in acht Etappen unterteilt. Der

Weg führt durch charakteristische Landschaften mit

eindrucksvollen Ausblicken auf das Meer und bietet

ein intensives Naturerlebnis, geprägt vom Duft der

typischen Mittelmeermacchia. Ziel des Projekts ist es,

nachhaltigen Tourismus zu fördern, das natürliche und

landwirtschaftliche Erbe der Insel zu erhalten und das

Umweltbewusstsein der Besucherinnen und Besucher

zu stärken. Jede Etappe ist mit markierten Punkten

versehen, die über digitale Inhalte zu Themen wie

Botanik, Geologie und Archäologie informieren. Der Weg

ist ganzjährig begehbar und lädt dazu ein, Elba auf neue

Weise zu entdecken

LE OTTO TAPPE DELLA VIA DELL’ESSENZA

1. Via dei Lentischi (Marciana Marina - Sant’Andrea).

Seguendo il sentiero n. 150, si percorre l’antica via di

collegamento tra gli abitati, costeggiando terrazzamenti

e muretti a secco. Qui il lentisco domina il percorso,

offrendo una vegetazione profumata che si mescola

alle rocce granitiche e alle antiche tracce di coltivazioni.

2. Via dell’Erica (Sant’Andrea - Colle d’Orano).

Tra boschi, panorami costieri e resti di antiche mulattiere,

l’escursionista attraversa la Zanca e Patresi, fino a

giungere al fascinoso faro di Punta Polveraia, testimone

silenzioso della storia marittima dell’isola.

3. Via della Lavanda (Colle d’Orano - Pomonte).

Un tratto impegnativo che porta sulle pendici occidentali

del Monte Capanne, tra sentieri in quota, terrazzamenti

abbandonati e il suggestivo semaforo di Campo

alle Serre, un tempo punto strategico della Marina

Italiana.

4. Via dei Cisti (Pomonte - Seccheto).

Questo segmento costeggia la splendida baia di

Fetovaia, dove i cisti in fiore punteggiano il paesaggio

roccioso. Il sentiero attraversa l’area archeologica de La

Sughera, testimoniando la millenaria presenza umana

su quest’isola.

5. Via dei Ginepri (Seccheto - Marina di Campo).

Seguendo le antiche “vie del granito”, il percorso si

snoda tra i resti delle cave e della lavorazione del granito

elbano, raccontando la storia di un’attività che ha

caratterizzato per secoli la vita dell’isola.

6. Via dei Rosmarini (Marina di Campo - Lacona).

Il tratto più lungo della Via dell’Essenza si sviluppa lungo

un paesaggio caratterizzato dalla vegetazione bassa

e profumata, con viste mozzafiato sulla costa e sulle

calette nascoste della zona.

7. Via dei Lecci (Lacona - Procchio).

Questo tratto segue il percorso della Grande Traversata

Elbana e attraversa un’antica strada militare, tra imponenti

esemplari di leccio e resti di manufatti in granito.

8. Via del Mirto (Procchio - Marciana Marina).

Tra mirti e corbezzoli, il percorso conduce alle rovine

della fortezza etrusca di Monte Castello e attraversa la

storica Valle del Lavacchio, concludendosi nella pittoresca

Marciana Marina.

Via della Lavanda - Foto ©Antonello Marchese

environment

77


La pianta

dell’Odissea

di Carolina Signorelli

“… l’Argifonte mi preparò il farmaco; lo strappò da terra e mi

spiegò la sua natura: era un’erba che aveva la radice nera e il

fiore bianco come il latte; gli Dei la chiamano moli, per gli uomini

mortali è difficile da strappare; invece per gli Dei tutto

è possibile.”

Il moli è un’erba misteriosa menzionata nel Libro 10

dell’Odissea, dai fiori candidi e la radice a bulbo. Da

secoli si cerca di dare un’identità a questa misteriosa

pianta. Teofrasto lo confuse con l’aglio nero (Allium

nigrum L. o una specie affine). Nel Rinascimento

venne identificato con la cipolla marina (Squilla

maritima L.), anch’essa dalle foglie bianche e radici a

bulbo. Negli anni ’80, Plaitakis e Duvoisin proposero di

identificare il moli con il bucaneve (Galanthus nivalis L.),

basandosi sulle proprietà farmacologiche in comune

con la pianta descritta nel testo antico. Il moli e il

bucaneve infatti condividono, oltre che la somiglianza

morfologica, anche effetti inibitori dell’enzima che

degrada il neurotrasmettitore acetilcolina. Nel 2024,

Molina-Venegas e Verano propongono una nuova

interpretazione: il moli potrebbe essere il giglio marino

(Pancratium maritimum L.), diffuso sulle spiagge del

Mediterraneo. Tuttavia, secondo l’Odissea, il moli

viene colto in una zona boscosa dell’entroterra. Il

giglio marino stellato (Pancratium illyricum L.) è una

specie endemica presente solo in Corsica, Sardegna,

Capraia ed Elba. A differenza di P. maritimum L., unica

altra specie del genere, le esigenze ecologiche di P.

illyricum, che cresce anche all’ombra, si adattano

bene alla descrizione del luogo in cui Odisseo riceve

il moli, se si assume che l’isola di Circe corrisponda

ad un’isola mediterranea dominata da boschi, come

la Corsica. Secondo le Argonautiche (Ap. Rhod. 4.660),

la dimora della dea si trova a sud dell’Isola d’Elba.

Invece, il Promontorio del Circeo, dimora di Circe

secondo Strabone, I sec. d.C., prenderebbe nome da

una grotta sacra a lei dedicata. Non ci sono prove

dirette dell’uso medicinale del giglio marino presso

gli antichi Greci; è plausibile che la familiarità con

questa pianta abbia portato alla conoscenza delle sue

proprietà, contribuendo al mito del moli attraverso

le tradizioni orali. L’identità della pianta potrebbe

non essere rappresentata da un’unica specie, ma da

un complesso etnobotanico, un taxon culturale nato

dalla fusione cognitiva di vegetali morfologicamente e

farmacologicamente simili. Questo riflette un principio

fondamentale della classificazione botanica antica,

che era basata più sull’utilità pratica delle piante che su

criteri tassonomici moderni. L’idea che i gigli di mare

siano stati usati come antidoto per l’intossicazione

anticolinergica tra i Greci arcaici appare plausibile.

Questo permetterebbe anche di superare il problema

dell’incoerenza geografica dell’Odissea riguardo alla

posizione dell’isola di Circe, poiché queste piante sono

abbondanti e diffuse in tutto il bacino del Mediterraneo.

The Star Lily

In the Odyssey, Circe turns Odysseus’s companions into

swine. To protect him from the sorceress’s spells, the god

Hermes gives Odysseus a magical plant: the “moli”, which

might have been the Star Lily (Pancratium illyricum L.)

that grows in the inland areas of the Tuscan Archipelago

and is not to be confused with Pancratium maritimum L.,

which flowers on the sandy dunes. In fact, some ancient

Greek sources place Circe’s abode on a Tyrrhenian

island, proof that these seas were known and have been

frequented since ancient times.

Die sternförmige Lilie

In Homers „Odyssee“ verwandelt die Zauberin Circe die

Gefährten des Odysseus in Schweine. Um Odysseus vor

ihren Zaubersprüchen zu schützen, überreicht ihm der

Gott Hermes eine magische Pflanze: das sogenannte

„Moli“. Dabei könnte es sich um die sternförmige Lilie

(Pancratium illyricum L.) handeln – eine seltene Pflanze,

die im Binnenland des toskanischen Archipels wächst.

Sie darf nicht mit Pancratium maritimum L. verwechselt

werden, das hingegen auf Sanddünen gedeiht. Einige

antike griechische Quellen beschreiben Circes Wohnsitz

als auf einer tyrrhenischen Insel gelegen – ein Hinweis

darauf, wie stark diese Meere schon in der Antike bereist

und bedeutend waren.

Pancratium illyricum

78 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Istia, specchio dell’anima

di Patrizia Lupi

Antico, sono ubriacato dalla voce

ch’esce dalle tue bocche quando si schiudono

come verdi campane e si ributtano

indietro e si disciolgono.

La casa delle mie estati lontane, t’era accanto, lo sai,

là nel paese dove il sole cuoce

e annuvolano l’aria le zanzare.

Come allora oggi in tua presenza impietro,

mare, ma non più degno

mi credo del solenne ammonimento

del tuo respiro.

Tu m’hai detto primo

che il piccino fermento

del mio cuore non era che un momento

del tuo; che mi era in fondo

la tua legge rischiosa: esser vasto e diverso

e insieme fisso:

e svuotarmi così d’ogni lordura

come tu fai che sbatti sulle sponde

tra sugheri alghe asterie

le inutili macerie del tuo abisso.

Mediterraneo

(Eugenio Montale, Ossi i Seppia, 1925)

Istia è specchio dell’anima, memoria, paesaggio, altro

da sé.

È sguardo e respiro interiore. Uno di quei rari luoghi

che resistono alle ingiurie del tempo e delle mode

effimere e bugiarde. Immutabile. Segreta. Fra magia

e meraviglia è abitata dalla quiete senza tempo, dalla

bellezza intangibile, dal concerto silente della natura.

La spiaggia si scioglie nel mare che prende in prestito

i colori delle stagioni. Riflette il verde intenso dei pini

ombrosi, il rosa deciso delle tamerici annaffiate dalla

salsedine, il giallo birichino dei fiori primaverili che

fanno tappeto fino al bagnasciuga, il rosso intriso

di viola dei tramonti rocciosi. È qui che Stefano

Magro, custode e sacerdote di tanta ricchezza, ha

costruito il proprio santuario, fatto di legni e cordami

che ricordano terre lontane, capitani coraggiosi e

naufragi. Ospita, nella sua dimora fatta di ingegno e

di niente, viandanti che chiedono permesso prima di

entrare. Perché, come in tutti i luoghi sacri, il rispetto

e l’amore sono l’unica chiave per trovare quiete e

riposo. Sorride fra i riccioli, lui che l’ha scelta, quella

piccola spiaggia di Istia, con la complicità di Yirka,

Lorenzo ed Edoardo. Fin da bambini i suoi ragazzi

hanno raccolto quei piccoli “vetrini” colorati che tutti i

bambini del mondo, cacciatori di tesori, hanno cercato

fra le ghiaie. Con questi costruiscono amuleti, contro

i souvenir globalizzati. E Rossana, la fata dei mille

colori, che la frequenta anche d’inverno, perché l’amore

per la bellezza ti strega e ti rapisce, racconta storie

con gli acquarelli sui suoi taccuini preziosi di ricordi.

Stefano, intanto, cogliendo le erbette dalle aiuole lì

intorno condivide il cibo giusto per un tavolo di legni

spiaggiati, lontano dai luoghi affollati. Una bruschetta

e un bicchiere di vino buono, un’amaca e un dondolo

mossi dalla brezza del mare, una sdraio che segue il

movimento del sole, l’ombra profumata di elicriso nelle

giornate più calde, gli odori ancestrali della macchia

ribelle, sono la dote lasciata in eredità dai minatori

del Ginevro a coloro che, bussando alla porta della

gentilezza, chiedono un assaggio di paradiso.

Stefano Magro e Rossana Bravo - Foto ©EnjoyElba


Istia, Mirror of the Soul

Istia is a magic, secluded beach

on the Ripalte estate. Far from the

crowds, it is a beach where time

seems to stand still. This corner

of paradise is run by Stefano with

Yirka and their sons, Edoardo and

Lorenzo, and their welcome is simple

and genuine. Guests find service and

hospitality in the little house built

from driftwood found on the beach,

sharing the simple, healthy food of

the Mediterranean cuisine and a

glass of the excellent wine that the

estate’s vineyards produce. If you are

lucky, you might even find Rossana,

the fairy of a thousand colours who

visits Istia even in winter, enchanted

by her love of beauty. She can teach

you how to describe emotions with

the watercolours of her travel diary,

full of memories.

Istia, Spiegel der Seele

Istia ist ein magischer, stiller Strand,

verborgen in der Tenuta delle Ripalte

an der Costa dei Gabbiani. Fernab

vom Trubel der überfüllten Badeorte

scheint hier die Zeit stillzustehen.

Die herzliche Gastfreundschaft von

Stefano, der diesen besonderen Ort

gemeinsam mit Yirka und ihren

Söhnen Edoardo und Lorenzo führt,

ist schlicht und authentisch. Was

die Gäste hier erwartet, ist echter

Service und ehrliche Freundlichkeit.

In dem kleinen Holzhaus direkt am

Strand genießt man ausgezeichnete,

einfache und gesunde Gerichte der

mediterranen Küche – begleitet von

einem guten Glas Wein aus den

Weinbergen der Tenuta. Mit etwas

Glück begegnen Sie auch Rossana,

der Meisterin der tausend Farben.

Sie finden Sie auch im Winter häufig

in Istia. Sie wird Ihnen zeigen wie

man Schönheit und Emotionen zu

Papier bringt. Ihre Aquarelle und

Reisetagebücher sind legendär.

Tarassaco e desideri

di Andrea Sardi

I miei ricordi di infanzia sono legati a molte piante, alcune delle quali

restano il simbolo di un’età fatta di cose semplici anche se non sempre, per

mia indole, spensierata. C’è un fiore che a inizio primavera mi riporta a quei

tempi: il pisciallètto, come lo chiamavamo noi bimbi, esaltandone oltre ogni

possibilità le proprietà diuretiche, per i botanici tarassaco, appartenente

alla folta famiglia delle Asteracee, come il cardo asinino e l’achillea che

spesso abbelliscono le aree incolte.

Il colore giallo intenso e l’abbondanza dei fiori nei prati, da primavera

inoltrata a inizio estate, ci portavano a raccoglierne grandi mazzi da

donare alle mamme, che tuttavia, per scoraggiarci visto che in un vaso non

sarebbero durati poi molto, ci dicevano che tenerli in casa e in particolare

in camera da letto ci avrebbe creato dei problemi, come suggeriva il nome.

Da lì nascevano idee di possibili scherzi a qualche ignaro compagno di

giochi, ma poiché tra bambini le informazioni si propagano più veloci del

tuono, dovevamo desistere, rinviando tutto all’arrivo di qualche fiorentino.

Appellativo, questo, che genericamente indicava coetanei turisti e si

accompagnava a tutto ciò che denotava una scarsa conoscenza di cose

essenziali come tuffarsi (tuffo alla fiorentina: di piedi e con una mano che

tappava il naso) o nuotare (nuotata alla fiorentina: ruotare la testa ad ogni

bracciata ma tenendola rigorosamente fuori dall’acqua).

Si diceva anche che soffiare sulla testa lanosa formatasi alla maturazione

del frutto, che chiamavamo a quel punto soffione, ci avrebbe consentito

di realizzare un desiderio. Su questo aspetto tuttavia le scuole di pensiero

divergevano. Tutti sostenevamo che se anche un solo semino si fosse

staccato mentre si coglieva il soffione il rito sarebbe stato assolutamente

vanificato e che tutti i semini sarebbero dovuti volare via con un solo

soffio. Forse per mitigare questo ulteriore caveat alcuni sostenevano che si

potesse soffiare a più riprese, ottenendo anche una indicazione sui tempi

necessari al realizzarsi dell’evento, a patto di stabilire preventivamente

l’intervallo di tempo che ciascun soffio rappresentava (un giorno, una

settimana). Ignoro l’origine di questa nostra credenza e se questa abbia

anche fatto sì che nel linguaggio dei fiori il tarassaco rappresenti speranza,

80 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


fiducia, oltreché forza (la mitologia dice che Teseo si

preparò ad affrontare il Minotauro nutrendosi per un

mese di dente di leone, altro nome che si dà a questa

pianta). Crescendo ci rendemmo conto che quella

rudimentale arte divinatoria non sarebbe bastata per

realizzare i nostri sogni, ma ancora mi rivedo, ormai

grande, sdraiato sull’erba, a soffiare su quella lanugine,

accompagnando con lo sguardo i minuscoli paracadute

mentre ondeggiano nell’azzurro del cielo, con quel

misto di speranza e scetticismo che accompagna rari

gesti che credo nessuno, anche se ormai adulto, si

nega. Avrei potuto parlarvi delle numerose proprietà

terapeutiche del tarassaco (il nome, datogli dagli

apotecari medievali, deriva dalle parole taraké e akòs:

scompiglio e rimedio) o dei possibili usi in cucina.

Preferisco salutarvi rammentando una leggenda

irlandese che racconta che nei soffioni trovarono

rifugio le Fate, per sfuggire all’arrivo dell’uomo. Chissà,

forse prima o poi una di quelle Fate, volando via col

vento, renderà vero ciò che io anelo di più.

Dandelion and Wishes

Childhood memories take us back to the places and

feelings that we had experienced in our youth. One

example is the Dandelion, a wild herb with many

properties which as children we thought had the power to

grant wishes. On Elba, we called it Pee-the-bed because

although it had a yellow flower and it grew in abundance,

it did not have a pleasant smell and if it was kept in the

bedroom, it could have dire consequences. It was said

that, when it had blossomed and formed a round fluffy

ball of seeds called clocks that, if one could blow them

away in one go, the wish expressed would come true.

Perhaps it was attributed magical powers because in the

language of flowers, the dandelion represents hope, trust

as well as strength. As we grew up, we realised that the

primitive art of fortune-telling would not be sufficient to

make our dreams come true. The Dandelion does have

therapeutic properties however (derived from the words

“taraké” and “akòs”: disarray and remedy) and is used in

cooking. An Irish legend tells us that fairies found refuge

in the dandelions to escape from the arrival of man.

Perhaps one of those fairies will make a wish come true.

Wünsche erfüllen könne. Auf Elba nannten wir ihn

„Piscialletto“. Trotz seiner leuchtend gelben Blüten

und seiner allgegenwärtigen Präsenz hatte er keinen

angenehmen Duft. Man warnte sogar davor, ihn im

Schlafzimmer aufzubewahren – das könne schlimme

Folgen haben. Sobald der Löwenzahn verblühte und sich

seine Samen zu einer runden Kuppel formten, glaubten

wir, dass ein kräftiger Atemstoß unsere Wünsche in die

Welt tragen würde. Einmal gepustet, sollten sie sich

erfüllen. Vielleicht glaubten wir an seine Magie, weil

der Löwenzahn in der Blumensprache für Hoffnung,

Vertrauen und innere Stärke steht. Doch mit den Jahren

lernten wir, dass diese einfache Form der Wahrsagerei

nicht ausreicht, um Träume Wirklichkeit werden zu

lassen. Trotzdem bleibt der Löwenzahn faszinierend –

nicht nur wegen seiner Symbolik, sondern auch wegen

seiner vielseitigen Verwendung. Sein Name leitet sich

von den griechischen Wörtern „taraké“ (Unordnung) und

„akòs“ (Heilmittel) ab, was auf seine therapeutischen

Eigenschaften hinweist. Auch in der Küche findet er

Verwendung. Eine irische Legende erzählt, dass Feen

im Löwenzahn Zuflucht suchten, um der Ankunft der

Menschen zu entgehen. Wer weiß – vielleicht erfüllt

ja doch eine dieser Feen irgendwann einen unserer

Wünsche.

Pusteblumen und Wünsche

Kindheitserinnerungen bringen uns zurück an

Orte und zu Gefühlen, die uns geprägt haben. Ein

besonders lebendiges Bild aus unserer Kindheit ist

der Löwenzahn – ein unscheinbares Wildkraut mit

überraschenden Eigenschaften, dem wir einst magische

Kräfte zuschrieben. Als Kinder glaubten wir, dass er

environment

81


Il dissalatore: una scelta per

l’autonomia idrica dell’Isola

di Patrizia Lupi

L’Elba è acqua, con il blu intenso del mare che si fonde

al verde smeraldo della macchia mediterranea, qui non

serve solo acqua salata ma anche dolce, che è vita e

futuro. Quest’isola, fra le sue acque cristalline, affronta

una sfida cruciale: garantire l’approvazione dell’acqua

potabile per i suoi abitanti e i suoi visitatori. Oggi, il 47%

dell’acqua “dolce” dell’Elba proviene da risorse locali,

mentre il restante 53% arriva dal continente, attraverso

una condotta sottomarina che collega la Val di Cornia

all’Isola. Per garantire un approvvigionamento idrico

sicuro e sostenibile, l’Autorità Idrica Toscana ha

proposto la costruzione di un dissalatore, perché il

mare qui è un vero e proprio oro blu.

Questo impianto tecnologico di alta prestazione

utilizza l’acqua salata dal mare, la filtra e ne estrae

acqua dolce sfruttando il processo fisico dell’osmosi

inversa. Il dissalatore, con una capacità di 80

litri al secondo, non risolverà da solo il problema

dell’autonomia idrica, ma sarà un passo fondamentale

per andare in questa direzione.

Il progetto del dissalatore elbano affonda le sue

radici nel 2011, quando fu approvato un accordo

di programma tra tutti i Comuni dell’Isola. Questo

protocollo prevedeva la realizzazione di più dissalatori,

ed è tutt’ora l’obiettivo dominante. Il dissalatore

in costruzione sarà uno dei più grandi impianti in

funzione a livello nazionale, capace di desalinizzare

due milioni e mezzo di metri cubi d’acqua di mare,

coprendo oltre due terzi dell’acqua che attualmente

arriva dalla terraferma.

L’impatto ambientale e paesaggistico è stato

attentamente valutato dalla Regione Toscana, dalla

Provincia di Livorno, dal Comune di Capoliveri

e dal Comune di Porto Azzurro in conferenza di

copianificazione, e dal Parco Nazionale dell’Arcipelago

Toscano – anche se l’area individuata per l’opera, sia

a terra che a mare, è fuori dal perimetro del Parco. La

forma e la posizione dell’edificio sono state progettate

per minimizzarne l’impatto visivo e integrarsi

armoniosamente con l’ambiente circostante. Le

schermature arboree sono progettate con specie

autoctone, contribuendo alla tutela della biodiversità

locale. Inoltre, grazie a un corridoio ecologico sotto la

strada provinciale, si agevoleranno gli spostamenti

della piccola fauna locale.

Le condotte saranno interrate fino al limite superiore

della prateria di Posidonia oceanica, quindi fino ad

una profondità di 10-12 metri, in modo da minimizzare

l’interferenza con la pianta protetta. Il sistema di

diffusione del concentrato salino favorirà il rapido

mescolamento con l’acqua circostante, ripristinando le

normali condizioni di salinità a poche decine di metri

di distanza.

Il dissalatore rappresenta un passo importante

verso l’autonomia idrica dell’Elba. Questo impianto

consentirà di dosare il prelievo dalle falde della Val

di Cornia, offrendo un beneficio ambientale all’Isola

ma anche alla Costa degli Etruschi. Quest’opera, che

si prevede entrerà in funzione entro l’estate 2026,

contribuirà a preservare questo paradiso per le

generazioni future, un futuro fatto di mare, ma anche

di acqua dolce.

Foto ©Michele Martina

82 Enjoy Elba & The TuscanArchipelago 2025


Rendering

The Desalinator: a Choice for the

Island’s Water Autonomy

Elba is an island between the sea

and the Mediterranean vegetation

and it faces the challenge of drinking

water. Today 47% is local but the

rest arrives via submarine pipeline.

To have water autonomy, the

Tuscan Water Authority is building

a desalinator that will be among

the largest in Italy, to cover more

than two thirds of imported water.

The environmental and landscape

impact of the project has been

assessed by both the Tuscany Region

and the local authorities to ensure

that the project fits into its natural

surroundings, protecting marine

and terrestrial biodiversity, starting

with the “posidonia”. The pipelines

will be buried at a depth of 10-12

metres to minimise interference and

the salt concentrate will be dissolved

within a few metres of leaving the

pipeline. The desalinator, that will

come into operation by the summer

of 2026, will guarantee Elba’s water

independence, the safeguarding of

its territory and a future, yes, made

of sea, but also of fresh water.

Die Meerwasserentsalzungsanlage:

Eine Maßnahme zur Sicherung der

Wasserversorgung der Insel

Die Trinkwasserversorgung der Insel

Elba steht vor Herausforderungen.

Derzeit stammen 47 % des

Trinkwassers aus lokalen

Quellen, der restliche Bedarf wird

über eine Unterwasserleitung

vom Festland gedeckt. Um die

Wasserautonomie der Insel

zu sichern, plant die „Autorità

Idrica Toscana“ den Bau einer

Meerwasserentsalzungsanlage,

die zu den größten Italiens

gehören wird. Sie soll über zwei

Drittel der derzeit importierten

Wassermenge abdecken. Um eine

landschafts- und umweltschonende

Umsetzung zu ermöglichen wurde

das Projekt sowohl von der Region

Toskana als auch von den lokalen

Behörden umfassend geprüft. Der

Schutz der biologischen Vielfalt

– an Land wie im Meer – steht im

Mittelpunkt, insbesondere der

empfindlichen Seegrasbestände

– „Posidonia“. 10-12 m tief verlegte

Leitungen und eine schnelle

Verdünnung der Rückstände

sollen Umweltbeeinträchtigungen

so gering wie möglich halten.

Die Inbetriebnahme der Anlage

ist für den Sommer 2026

geplant. Ein Schritt hin zu mehr

Versorgungssicherheit und

ökologischer Nachhaltigkeit auf der

Insel.

environment

83


Foto ©Andre Silingardi


Mare & Nautica


Whale Watching

nel Santuario

Pelagos

di Aurora Ciardelli

Un’esperienza unica nel cuore

del mare con operatori certificati

Il Parco Nazionale Arcipelago Toscano è totalmente

inserito nel Santuario Internazionale per la

protezione dei Mammiferi Marini “Pelagos”, un’area

di straordinaria biodiversità che si estende per circa

87.500 km2 tra Italia, Francia e Principato di Monaco.

I tre Paesi si sono impegnati a tutelare i mammiferi

marini di ogni specie ed i loro habitat proteggendoli

dagli impatti negativi diretti o indiretti delle attività

umane. Oltre a Tursiope, Stenella e Balenottera

comune nell’Arcipelago Toscano, anche se in maniera

più sporadica, è possibile osservare il più grande

odontoceto, il Capodoglio. Nella zona centrale del

Santuario Pelagos è costante la presenza di questi e

di altre specie: Zifio, Globicefalo, Grampo e Delfino

comune. Del tutto occasionale è invece la presenza di

altre 11 specie: Balenottera minore, Orca, Cogia, Steno,

Pseudorca, Mesopodonte di Blainville, Mesopodonte di

Sowerby, Mesopodonte europeo, Balenottera boreale,

Megattera e Iperodonte.

Per far conoscere questo patrimonio naturale, il

PNAT organizza escursioni di whale watching in

collaborazione con la motobarca Mickey Mouse a

Marina di Campo. Durante le uscite, lungo la costa

Tursiopi - Foto ©Giò di Stefano

Foto ©Fondazione CIMA Research

sud-est dell’Elba, i partecipanti sono accompagnati

da una biologa marina e Guida Parco, che fornisce

approfondimenti sulla vita dei cetacei e sull’ecosistema

marino. Le escursioni si tengono ogni lunedì dal 16

giugno al 1 settembre e ogni giovedì dal 3 luglio al 4

settembre.

Per garantire standard sempre più elevati, offrendo

esperienze di qualità ai visitatori, il PNAT ha stipulato

una convenzione con la Fondazione CIMA, per

sostenere il programma di formazione e certificazione

High Quality Whale-Watching® (HQWW), tassello

fondamentale per un turismo marino sostenibile.

Questa certificazione assicura l’adozione di pratiche

rispettose dell’ambiente con un marchio di qualità

internazionale. In Italia, Fondazione CIMA è l’unico

ente certificatore nazionale dal 2019 e assicura che gli

operatori aderiscano a un rigoroso codice di condotta.

In virtù di questa nuova collaborazione il corso per

la certificazione, ad aprile 2025, è stato ospitato

e finanziato dal PNAT presso la sede dell’Enfola a

Portoferraio, accogliendo partecipanti da diverse

regioni italiane. Grazie a questa edizione, Fondazione

CIMA ha certificato sette nuovi operatori, portando a 25


balene in porto - Foto ©Giò di Stefano

il numero totale di professionisti HQWW® attivi in otto

regioni italiane. Un dato che testimonia la crescente

attenzione verso un approccio responsabile al whale

watching e il rafforzamento della rete nazionale di

operatori qualificati.

Affidarsi a professionisti certificati è essenziale per

garantire un’interazione rispettosa con la fauna

marina. Gli operatori HQWW® seguono linee guida

definite dagli Accordi ACCOBAMS e dal Santuario

Pelagos, minimizzando l’impatto sugli animali e sugli

ecosistemi. Ciò è particolarmente rilevante nelle aree

marine protette, dove la biodiversità necessita di una

tutela costante. Oltre a rappresentare una scelta etica,

il turismo marino responsabile favorisce lo sviluppo

dell’economia blu, creando opportunità economiche

compatibili con la conservazione ambientale. Il whale

watching, se praticato in modo consapevole, diventa

uno strumento di sensibilizzazione ambientale,

promuovendo la conoscenza non solo dei cetacei ma

anche della biodiversità marina, dalle tartarughe agli

uccelli marini, in linea con gli Obiettivi di Sviluppo

Sostenibile dell’Agenda 2030, in particolare il Goal 14

sulla conservazione degli oceani e delle risorse marine.

Whale Watching in the Pelagos Sanctuary

If whale watching is done responsibly, it can be useful

in raising environmental awareness, improving our

knowledge of cetaceans and marine biodiversity,

in accordance with Goal 14 of Agenda 2030 on the

conservation of oceans and marine resources. The

National Park of the Tuscan Archipelago organises

whale watching excursions in collaboration with the

Mickey Mouse motorboat from Marina di Campo.

During the outings along the south-east coast of Elba,

participants are accompanied by a marine biologist

and a Park Guide. Excursions are made every Monday

from June 16 to September 1 and every Thursday from

July 3 to September 4. PNAT has made an agreement

with the CIMA Foundation to support the High Quality

Whale-Watching® (HQWW®) training and certification

programme, a fundamental element for sustainable

marine tourism, guaranteeing high standards and

quality experiences. At a PNAT-funded seminar, the CIMA

Foundation certified seven new operators, bringing the

total number of active HQWW® professionals in 8 Italian

regions to 25.

Whale Watching im Walschutzgebiet im Mittelmeer

“Santuario -Pelagos”

Verantwortungsvoll durchgeführtes Whale Watching

trägt nicht nur zur Umweltbildung bei, sondern fördert

unser Wissen über Meeressäuger und die marine

Biodiversität. Untermauert wird die Aktivität durch

Ziel 14 der Agenda 2030 zum Schutz der Ozeane

und ihrer Ressourcen. Der Nationalpark „Parco

Nazionale dell’Arcipelago Toscano“ (PNAT) bietet in

Zusammenarbeit mit dem Motorboot „Mickey Mouse“

ab Marina di Campo organisierte Whale-Watching-

Ausfahrten an. Die Touren entlang der Südostküste

Elbas werden von Meeresbiologen und zertifizierten

Parkführern begleitet. Die Exkursionen sind vom 16. Juni

bis 1. September jeweils montags sowie vom 3. Juli bis 4.

September jeweils donnerstags buchbar. Zur Förderung

eines nachhaltigen Meerestourismus hat der PNAT

eine Vereinbarung mit der Stiftung CIMA getroffen, um

das Ausbildungs- und Zertifizierungsprogramm High

Quality Whale-Watching® (HQWW®) zu unterstützen.

Das Programm garantiert ein verantwortungsvolles

Naturerlebnis, das die Bedürfnisse der Tiere ebenso

berücksichtigt wie die der Besucher. Im Rahmen eines

vom PNAT finanzierten Fachseminars wurden sieben

weitere Anbieter durch die Stiftung CIMA zertifiziert.

Damit erhöht sich die Zahl der HQWW®-zertifizierten

Fachkräfte auf 25, die in acht italienischen Regionen

tätig sind.

mare & nautica

87


SEIF 2025: La bellezza delle

Comunità mediterranee

di Ilaria Leonelli

pesca sostenibile promossi in diverse aree costiere

alla crescente attenzione per la protezione della

biodiversità marina, dalle iniziative di turismo

responsabile che valorizzano le comunità locali alla

cooperazione tra isole per affrontare le sfide del

cambiamento climatico, il festival sarà un’occasione

per riflettere su come queste realtà possano diventare

modelli replicabili su scala più ampia. Uno degli aspetti

centrali sarà il concetto di “cura reciproca”: il mare

offre risorse e bellezza, ma per mantenerlo vitale è

necessario un impegno collettivo. La tutela delle acque,

l’educazione ambientale e l’innovazione nei modelli

economici saranno solo alcuni dei temi affrontati

attraverso la voce di esperti, ricercatori, artisti e

rappresentanti delle comunità costiere.

Foto ©Matteo Migoiozzi

Nel cuore del Mediterraneo, dove il mare non separa ma

unisce, prende forma SEIF 2025, il festival che dal 27 al

29 giugno tornerà a raccontare il legame tra le persone

e l’ambiente marino, ponendo al centro dell’attenzione

il valore delle comunità mediterranee. Un tema attuale

e necessario, in un’epoca in cui la frammentazione e

l’individualismo sembrano prevalere, mentre il mare

continua a essere un filo invisibile che connette culture,

storie e identità diverse.

Quest’anno, SEIF vuole celebrare proprio questa forza

unificante, esplorando la bellezza delle comunità come

elemento di coesione sociale, capace di generare valore

sia per le persone che per il mare. Lo farà attraverso

incontri, dibattiti, attività educative e momenti di

volontariato ambientale, mettendo in luce esempi

virtuosi di collaborazione tra territori costieri e realtà

locali che hanno trovato nel legame con il mare la

chiave per costruire un futuro sostenibile.

Un festival tra cultura e partecipazione

Come ogni anno, SEIF non sarà solo un momento di

riflessione ma anche di esperienza diretta. Saranno

proposte attività che coinvolgeranno il pubblico in

azioni concrete per la salvaguardia dell’ambiente

marino, percorsi educativi per le scuole e spazi dedicati

all’arte e alla cultura, con spettacoli, proiezioni e

Fondo acqua dell’Elba - Foto ©Elba Diving Center

Comunità e attualità: il Mediterraneo

tra crisi e opportunità

Il tema di SEIF 2025 risuona con molte delle sfide che

il Mediterraneo sta affrontando oggi. Dai progetti di

88 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Foto © Pabolo Massa

installazioni ispirate al tema del mare come luogo di

incontro e crescita condivisa.

SEIF 2025 si conferma così come un punto di

riferimento per chi crede nella bellezza delle comunità

e nella loro capacità di generare cambiamento. Perché

il Mediterraneo, con le sue onde e le sue storie, ha

ancora molto da insegnare su come costruire un futuro

più connesso, inclusivo e sostenibile.

SEIF 2025: The Beauty of the Mediterranean

Communities

In the heart of the Mediterranean where the sea does

not divide but unites, SEIF 2025 is taking shape, the

festival that from 27 to 29 June will once more be telling

the tales of the bond between people and the marine

environment, focusing on the value of Mediterranean

communities. This will be done through a series of

meetings, debates, educational activities and moments

of environmental volunteering, highlighting positive

examples of cooperation between coastal territories

and local concerns that have found the key to building a

sustainable future in their link with the sea.

Community and the present day – the Mediterranean

between crisis and opportunity: Many of the challenges

that the Mediterranean is facing are shared by SEIF

2025. From sustainable fishing projects to the protection

of marine biodiversity, from responsible tourism

initiatives that enhance local communities to inter-island

cooperation to tackle the challenges of climate change.

One of the central aspects will be the concept of “caring

for each other”: the sea offers resources and beauty but

keeping it alive requires a collective commitment.

A Festival of culture and participation: Activities will be

suggested that will involve the public in positive actions.

SEIF 2025 thus confirms itself as a benchmark for those

who believe in the value of communities and their ability

to generate change.

SEIF 2025: Der Wert mediterraner Gemeinschaften im

Mittelpunkt

Im Zentrum des Mittelmeerraums, wo das Meer als

verbindendes Element wirkt, findet vom 27. bis 29. Juni

2025 erneut das Festival SEIF statt. Im Mittelpunkt steht

die Beziehung zwischen Mensch und Meer sowie der

Wert mediterraner Gemeinschaften. Das Programm

umfasst Vorträge, Diskussionen, Bildungsangebote und

Umweltaktionen. Es zeigt gelungene Kooperationen

zwischen Küstengebieten und lokalen Akteuren,

die mithilfe ihrer Beziehung zum Meer nachhaltige

Zukunftsmodelle entwickeln.

Gemeinschaften im Fokus – Der Mittelmeerraum

zwischen Herausforderungen und Chancen: SEIF

2025 thematisiert nachhaltige Nutzung des Meeres

– von Fischerei über Biodiversitätsschutz bis zu

klimabewusster Zusammenarbeit – und betont die

Notwendigkeit gemeinsamer Verantwortung für den

Erhalt des Mittelmeers.

Ein Festival für Kultur und Beteiligung: Das Festival

fördert eine aktive Beteiligung und versteht sich als

Plattform für alle, die an die Gestaltungskraft lokaler

Gemeinschaften glauben.

mare & nautica

89


Foto ©Patrizia Lupi

Dell’acqua (dolce e salata)

e del suo valore

di Paolo Marcesini

Ha scritto Erri De Luca: “Considero

valore risparmiare acqua,

riparare un paio di scarpe,

tacere in tempo, accorrere a un

grido, chiedere permesso prima

di sedersi”. Risparmiare acqua

è una questione di gentilezza,

opportunità, consapevolezza e

rispetto. E non solo. Ricordate cosa

è successo in Sicilia solo pochi

mesi fa? Mille cittadini di cinque

Comuni della provincia di Enna,

sindaci compresi, hanno forzato

gli ingressi e occupato la diga

Ancipa e bloccato la condotta per

Caltanissetta. Perché senza acqua

lentamente muore l’economia,

muore la ricchezza, muore la

solidarietà, muore il lavoro, muore

il futuro. Ecco come l’emergenza

idrica in Sicilia si sta trasformando

in guerriglia. In 17 anni la Regione

ha investito oltre due miliardi per

contrastare la siccità ma non sono

bastati. Il nostro pianeta è pieno di

acqua, ma è poca se la dobbiamo

bere. Il 97% è salata, il 2% è ancora

intrappolata nei ghiacciai e una

buona parte dell’1% rimanente

resta al di fuori della nostra portata.

In sintesi, di tutta l’acqua presente

sulla Terra, ne possiamo sfruttare

solo lo 0,5%, una sorta di rubinetto

sgocciolante che viene dai laghi,

dai fiumi e dalle falde acquifere.

Sempre che non siano inquinate.

Tutto qua. La Sicilia è solo un

esempio visibile di una tragedia

ancora invisibile.

Tante sono le domande che

investono il tema cruciale della

sostenibilità dell’acqua, salata

del mare o dolce del rubinetto.

Quanto vale l’acqua del nostro

Mediterraneo in termini di PIL? E

quanto vale l’acqua distribuita dal

nostro sistema idrico nazionale?

Per rispondere servono due

fotografie del nostro tempo. Per

la prima, ci vengono in soccorso

le parole di Benedetta Brioschi

partner TEHA (The European

House-Ambrosetti) e responsabile

della Community “Valore Acqua

per l’Italia”, ascoltate durante

l’ultima edizione di Ecomondo: “Nel

Mediterraneo l’acqua genera il 15,1%

del PIL attraverso industrie idrovore

(1.267,1 miliardi), l’agricoltura (579,3

miliardi) e il ciclo idrico esteso (55,6

miliardi). A livello di ciclo idrico

integrato nel Mediterraneo gli

investimenti sono cresciuti di oltre

il 35% nell’ultimo decennio: da 32

miliardi nel 2014 a 43,3 miliardi nel

2023. In Italia, nello stesso periodo

questi hanno segnato un + 42,7%,

passando dai 2,4 miliardi del 2014

ai 3,5 miliardi del 2023”. Lo stesso

studio evidenzia il ruolo dell’Italia,

il primo paese del Mediterraneo

per valore aggiunto generato dalla

filiera acqua, con 328,1 miliardi di

dollari (dato 2022), e secondo per

fatturato (24,1 miliardi di dollari),

dietro solo alla Francia, paese

leader con 91,7 miliardi di dollari.

Adesso rispondete alla fatidica

domanda. È necessario investire

nella sostenibilità del nostro

mare? Seconda Fotografia. Ogni

anno in occasione della Giornata

dell’acqua l’Istat raccoglie tutti i

dati del servizio di distribuzione

su tutto il territorio italiano, isole

comprese. Due italiani su tre

stanno attenti a non sprecarla,

ma un consumatore su tre non si

fida a bere l’acqua del rubinetto.

Ma il dato più importante riguarda

lo spreco: il 42,4% dell’acqua non

arriva a destinazione, si perde per

strada. Il settore agricolo coinvolge

oltre 1,1 milioni di imprese, con un

valore aggiunto di 39,5 miliardi

di euro e 930 mila occupati nel

2023. Le imprese manifatturiere

idrovore contribuiscono al PIL con

287,7 miliardi di euro, impiegando

90 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


3,5 milioni di lavoratori in circa

330.000 imprese. Infine, il settore

energetico conta 10 mila imprese,

generando un valore aggiunto di

25,3 miliardi di euro e dando lavoro

a oltre 100 mila persone. Leggendo

il Blue Book 2025 realizzato dalla

Fondazione Utilitatis e promosso da

Utilitalia, che comprende tutti i dati

relativi al servizio idrico integrato,

apprendiamo che tra imprese,

agricoltura e settore energetico,

la filiera estesa dell’acqua ha un

peso sempre più rilevante per

l’economia italiana: dalle risorse

idriche “dipende” infatti il 20%

del PIL italiano, un valore che ha

superato i 383 miliardi di euro.

Sempre Benedetta Brioschi, che

di acqua (dolce e salata) se ne

intende, ha lanciato l’allarme che

investe l’obsolescenza delle nostre

infrastrutture idriche: “Con un’età

media di 58 anni per i grandi invasi

e una rete idrica in cui il 22% delle

condutture ha oltre mezzo secolo,

come abbiamo visto il rischio di

inefficienze e sprechi è altissimo. A

questo ritmo, servirebbero 250 anni

per rinnovare l’intera rete: investire

in digitalizzazione e circolarità

significa garantire sicurezza idrica,

sostenibilità e sviluppo economico

per il Paese”. Adesso rispondete

alla seconda fatidica domanda.

È necessario investire nella

sostenibilità dell’acqua dolce che

esce dal nostro rubinetto?

L’anno scorso ho incontrato un

coltivatore. Mi ha parlato del suo

riso, un Carnaroli di grandissima

qualità, una di quelle eccellenze

che fanno grande nel mondo il

made in Italy della terra e del gusto.

Racconta che la sua produzione

è calata del 70%. “Non abbiamo

meno acqua del solito, non abbiamo

più acqua”. Indica le Alpi laggiù

sullo sfondo, senza neve. Gli invasi

sono vuoti, niente pioggia da mesi,

niente falde alimentate dalla neve

che si scioglie, poca speranza nei

miracoli. Lentamente muoriamo di

sete. E non ce ne accorgiamo.

About Water (fresh and salt) and its

Value

Our planet is full of water but 97%

of it is salty, 2% is still trapped in

glaciers and a good portion of the

remaining 1% is beyond our reach.

In short, of all the water on Earth, we

can harness only 0.5% of it. And as

we know, without water, there is no

life. As for sea water, how much is the

water of the Mediterranean worth in

GDP? A recent study claims that in

the Mediterranean, water generates

Foto ©Michele Martina

15.1% of GDP through hydropower

industries (1,267.1 billion), agriculture

(579.3 billion) and the extended

water cycle (55.6 billion). Yet, our

problems are becoming more and

more serious. For example, the

outdated water system causes

water to be wasted along the way,

despite it being such a precious

commodity. We cannot afford it. In

Italy, businesses, agriculture and the

energy sector, the extended water

supply chain, is weighing more and

more on the economy. In fact, 20%

mare & nautica

91


of Italy’s GDP “depends” on water resources, a value that

has exceeded 383 billion Euros. It is therefore vital to

invest in the sustainability of our seas and the fresh water

that comes out of our taps. Our future depends on it.

Listen to the signs. Just look at the Alps without snow. The

reservoirs are empty, no rain for months, no water tables

fed by melting snow, little hope for miracles. Climate

change has worrying consequences. The risk is that we

will slowly die of thirst without realising it.

Über das Wasser (Süß- und Salzwasser) und seinen

Wert

Unser Planet ist reich an Wasser – doch ganze 97%

davon sind salzhaltig, 2% in Gletschern gebunden und

ein Großteil des verbleibenden 1% für uns unerreichbar.

Kurz gesagt: Nur etwa 0,5% des weltweiten Wassers

stehen uns tatsächlich zur Verfügung. Und ohne

Wasser, das wissen wir alle, ist kein Leben möglich. Was

das Meerwasser betrifft: Wie viel ist das Wasser des

Mittelmeeres – gemessen am Bruttoinlandsprodukt

– eigentlich wert? Eine aktuelle Studie zeigt: Im

Mittelmeerraum macht Wasser 15,1% des BIP aus – das

entspricht 1.267,1 Milliarden Euro in der Wasserindustrie,

579,3 Milliarden Euro in der Landwirtschaft und

55,6 Milliarden Euro im Wasserkreislauf. Doch die

Herausforderungen wachsen. Marode Wasserleitungen

verschwenden Unmengen an kostbarem Trinkwasser –

diesen Ressourcenverlust können wir uns nicht leisten. In

Italien ist Wasser längst ein zentraler Wirtschaftsfaktor:

Rund 20% des italienischen BIP hängen direkt oder

indirekt von Wasserreserven ab – das entspricht einem

Foto ©Michele Martina

Wert von über 383 Milliarden Euro. Die sogenannte

erweiterte Wasserversorgungskette, zu der Unternehmen,

Landwirtschaft und Energiewirtschaft zählen, gewinnt

zunehmend an Bedeutung. Umso wichtiger ist es,

in die Nachhaltigkeit unserer Meere und unseres

Trinkwassers zu investieren – unsere Zukunft hängt

davon ab. Ein Blick auf die Alpen genügt: kein Schnee,

leere Stauseen, seit Monaten kein nennenswerter Regen,

kaum Schmelzwasser, das das Grundwasser speist – und

wenig Hoffnung auf baldige Besserung. Der Klimawandel

zeigt längst beunruhigende Auswirkungen. Die Gefahr:

Wir könnten langsam verdursten, ohne es rechtzeitig zu

bemerken.

Foto ©Francesco Lascialfari

92 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Foto ©Michele Martina

Andar per isole di Toscana

di Alessandro Talini

Navigare tra le isole dell’Arcipelago Toscano,

incastonate nel blu del Mar Tirreno, è un’esperienza

indimenticabile. Il profumo della macchia

mediterranea, il suono delle onde che si infrangono

sugli scogli, i colori cangianti del mare al tramonto:

ogni senso è coinvolto in un’esperienza di pura

bellezza. L’ambiente incontaminato, la ricca storia

e la vivace atmosfera dei porti turistici rendono

l’Arcipelago Toscano una meta ideale per chi cerca una

vacanza all’insegna del relax, dell’avventura e della

scoperta.

I principali porti turistici dell’Arcipelago sono all’Isola

d’Elba: Portoferraio, il porto principale, ben attrezzato

e con una lunga storia, offre numerosi servizi e

può ospitare imbarcazioni di diverse dimensioni;

Porto Azzurro, un pittoresco porto turistico con

un’atmosfera vivace, ideale per chi cerca relax e

divertimento; Marciana Marina, un delizioso borgo di

pescatori dove il porto turistico e il Circolo della Vela

possono accogliere barche sia a vela che a motore

con tutti i servizi; Cavo, un porto ben riparato con

disponibilità di posti barca e servizi di facile accesso;

Marina di Campo, un moderno porto turistico con

un’ampia gamma di servizi, situato in una delle località

più frequentate dell’isola; Rio Marina, storico borgo

di minatori, dove il porto offre un comodo approdo e

servizi di base. All’Isola del Giglio c’è un solo piccolo

e caratteristico porto, con un’atmosfera autentica

e accogliente. All’Isola di Capraia il porto naturale è

ben protetto, ideale per chi cerca tranquillità e natura

selvaggia. Le isole di Pianosa, Montecristo e Gorgona

sono soggette a particolari restrizioni per la tutela

del loro ambiente naturale. A Pianosa l’accesso è

limitato e soggetto ad autorizzazione, con possibilità

di escursioni organizzate. Montecristo è una riserva

naturale integrale, con accesso estremamente limitato

e contingentato. Gorgona è tuttora sede di una colonia

penale, l’accesso è consentito solo con autorizzazioni

speciali e visite guidate.

ESCURSIONI E ROTTE DI NAVIGAZIONE

Le escursioni nelle isole dell’Arcipelago offrono esperienze

uniche: immersioni subacquee per esplorare i

fondali ricchi di vita marina, escursioni in barca a vela

o in gommone per scoprire calette nascoste e spiagge

incontaminate, trekking e passeggiate per ammirare

i paesaggi mozzafiato e la flora mediterranea, molti

sport acquatici. Le rotte di navigazione più frequentate

sono verso la Corsica, aspra e molto simile all’Elba;

verso la Sardegna, per scoprire le spiagge bianche e le

acque cristalline; verso le altre isole dell’Arcipelago e

la costa toscana, per un’esperienza di navigazione tra

natura e storia.

Foto ©Francesco Lascialfari

mare & nautica

93


TROFEO AMMIRAGLIO VARANINI

Si celebra nel 2025 la 37^ edizione del Trofeo Amm.

Varanini, istituito da Marcello Diversi (meglio conosciuto

come Tormenta), socio fondatore del Circolo Nautico

di Magazzini, e dall’allora Presidente della Lega Navale

Italiana di Portoferraio il Geom. Giampaolo Guidi. È una

regata alla quale possono partecipare tutte le derive,

che ogni anno si sfidano nello specchio acqueo nella

rada di Portoferraio ed è una storica collaborazione fra

la Lega Navale Italiana di Portoferraio, il Circolo Nautico

di Magazzini e il Comitato dei Circoli Velici Elbani. La

coppa Varanini è destinata al primo cadetto classificato

dei piccoli velisti che si sfidano con gli Optimist. Il

Trofeo Varanini e tutte le attività sportive della LNI si

sono svolte in tutti questi anni grazie all’instancabile

lavoro del Presidente Bruno Bozzoli e di tutti i volontari

che da sempre collaborano con la Lega Navale Italiana

di Portoferraio, coadiuvati da Lorena Provenzali LNI.

TROFEO MAURO MANCINI XI EDIZIONE

di Andrea Sirabella (Per gentile concessione de

“La Piaggia”, autunno 1996)

Nel lontano 1986 due amici pieni di passione per la vela,

guardando ad autunno inoltrato la rada di Portoferraio

senza nemmeno una imbarcazione invelata all’orizzonte,

si misero in testa di far sì che le (allora poche) vele

locali scendessero in mare anche in inverno.

Nacque così il campionato velico invernale e ai due,

che nel frattempo erano diventati tre, venne spontaneo

intitolare il campionato a chi tanto aveva fatto per il

diporto: Mauro Mancini, con l’intento di propagandare

fra i velisti elbani la filosofia e l’amore per il mare del

giornalista marinaio. I nostri tre eroi, Sony Mantovan

(pioniere della vela d’altura agonistica elbana),

Giampaolo Guidi (Presidente della Lega Navale Italiana

di Portoferraio), Antonio Sale (Vicepresidente L.N.I.

Portoferraio), mai avrebbero immaginato che la loro

“pensata” sarebbe arrivata tanto lontano, coinvolgendo

tante imbarcazioni di buon livello tecnico e agonistico,

mantenendo fede così ai valori dettati da Mancini.

Purtroppo uno dei tre non è più con noi: “Sony”; ma la

sua barca, il “Noi 3”, è l’unica sempre presente in tutte e

undici le edizioni e fa sì che anche lui sia presente ogni

qualvolta il colpo di pistola dà il via ad una nuova regata.

di Portoferraio.

LA ROUTE TYRRHÉNIENNE

Ogni anno il sodalizio con lo Yacht Club Campoloro

della vicina Corsica porta la sua flotta all’Elba con la

Route Tyrrhénienne, giunta ormai alla diciannovesima

edizione. Una serie di regate appassionanti che uniscono

allo spirito sportivo e alla competitività, il valore

dell’amicizia e della prossimità tra i popoli del Tirreno.

Foto ©Francesco Lascialfari

Le regate

Tra le principali regate che si svolgono nell’Arcipelago,

spiccano prestigiose regate di derive di campionati

con numerosi partecipanti provenienti da ogni dove,

a livello italiano e internazionale, ma anche regate

d’altura che toccano le acque dell’Elba, più numerose

regate che si svolgono all’interno dei vari Yacht club

presenti sull’Isola. Pensiamo ad alcune regate storiche,

talvolta legate a eventi specifici e altre che si ripetono

annualmente. Di norma l’Elba è inserita nell’Arcipelago

Sail Rally, organizzato dalle Vele Storiche Viareggio.

E belli e interessanti sono stati i campionati invernali

Elba Winter Cup organizzati dallo Yacht Club

Portoferraio in collaborazione con la LNI e spesso in

gemellaggio con lo Yacht Club Campoloro (Corsica). La

Régate de Napoléon con vele d’epoca provenienti da

diverse parti del mondo si è invece tenuta in occasione

del bicentenario dello sbarco di Napoleone all’Elba.

Anche quest’anno Lo Yacht Club Cala de’ Medici e il

Circolo della Vela di Marciana Marina, in collaborazione

con il Porto turistico Marina Cala de’ Medici,

organizzano nei giorni 25 e 26 giugno l’Elbable, la

regata palindroma dell’Isola d’Elba che consiste nel giro

dell’Isola, che può essere compiuto dalle imbarcazioni

in gara in senso orario o in senso antiorario. L’Elbable

è una regata che da sempre coinvolge equipaggi

di ogni genere, grazie al clima goliardico che la

contraddistingue fin dal suo esordio. Il tutto, senza

tralasciare l’aspetto tecnico: si tratta, infatti, di una

regata molto tecnica sia per la scelta della direzione che

per le scelte tattiche durante l’intero percorso.

Fra gli eventi velici organizzati dai club locali e

dalla Lega Navale Italiana ricordiamo alcuni dei più

importanti nel corso degli anni: il Trofeo Mancini, il

Trofeo Ammiraglio Varanini, il Campionato Elbano

Match Race, una serie di regate uno contro uno, che

94 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Foto ©Alberto De Simone

LA LEGA NAVALE ITALIANA DAL 1901 A PORTOFERRAIO

La sezione di Portoferraio della Lega Navale Italiana è

stata fondata nel 1901 ed è fra le più antiche associazioni

sportive all’Isola d’Elba. La Lega Navale Italiana ha

lo scopo di diffondere nel popolo italiano, in particolare

fra i giovani, l’amore per il mare, lo spirito marinaro e

la conoscenza dei problemi marittimi, agli effetti della

partecipazione dei cittadini allo sviluppo ed al progresso

di tutte le forme di attività nazionali che hanno sul

mare il loro campo ed il loro mezzo di azione. La Lega Navale

Italiana favorisce la tutela dell’ambiente marino e delle acque

interne e sviluppa le iniziative promozionali, culturali,

naturalistiche, sportive e didattiche idonee al conseguimento

degli scopi dell’associazione. Inoltre promuove e sostiene

la pratica del diporto e delle attività nautiche. La Sezione

di Portoferraio della Lega Navale Italiana è affiliata alla FIV

(Federazione Italiana Vela) e per molti anni è stata affiliata

anche alla FICSF (Federazione Italiana Canottaggio Sedile

Fisso).

richiedono grande tattica e abilità. Ma anche il Giro

dell’Isola in classe Laser, una competizione che mette

alla prova la resistenza e l’abilità dei velisti.

E l’Elba Cup – Trofeo Locman, una delle regate più

prestigiose, che negli anni passati ha attirato velisti da

tutta Italia.

Il Grigolo

di Michelle Donati

Spiegare in poche parole che cosa sia, o meglio che

cosa sia stato il Grigolo di Portoferraio, è una cosa

difficilissima. Il compito è ancor più complicato se per

espletarlo bisogna rivolgersi a dei profani in materia,

non necessariamente a gente forestiera, ma anche ai

portoferraiesi più giovani o comunque alle persone

che non hanno avuto la fortuna di vivere quel perfetto

e positivo allineamento astrale o più semplicemente,

quella somma fortuita di più fattori favorevoli che a

quel tempo – siamo alla fine degli anni ’70, inizio degli

anni ’80 – contribuirono a far sì che questo luogo già

di per sé bello e soprattutto completo e suggestivo,

si trasformasse in un posto magico, in un luogo

dell’anima dove assieme alla natura si mischiarono

in dosi perfette anche la Storia, lo sport, l’allegria, la

semplicità, la spensieratezza, il senso non fanatico

di appartenenza a una comunità fatta di belli, di

brutti, di ricchi, di poveri, di cittadini del mondo e di

“feraiesi” campanilisti innocui, di artisti umilissimi e

nello stesso tempo bravissimi, di negati in qualsiasi

forma espressiva eppure all’epoca così importanti,

di graduati, di soldati semplici, di intelligenti e di

individui un po’ così... Come farebbe, questa ipotetica

persona che volesse lanciarsi in un lavoro così arduo,

a spiegare che quella magia si realizzò anche e

soprattutto dall’incontro tra i preesistenti grigolini e

i nuovi leganavalisti o leganavalini che dir si voglia,

che erano appena giunti al Grigolo provenendo da

un’altra sede che era situata nella centrale piazza

Cavour di Portoferraio? Questo tizio, come potrebbe

riuscire a raccontare la rinascita, dopo almeno dieci

anni di sospensione, di quella vecchia e gloriosa

manifestazione sportivo-antropologica che era stata il


Palio Remiero Elbano con le dieci

remi, che d’ora in avanti si sarebbe

svolta con armi a quattro remi più il

timoniere e che alla Lega Navale del

Grigolo avrebbe avuto il suo punto

di riunione più rappresentativo

e almeno per cinque anni, il suo

quartier generale? E sempre

questa fantomatica persona, come

riuscirebbe a descrivere infine il

fervore velico che qui si sviluppò,

che qui crebbe insieme a quello

remiero, che poi lo eguagliò e che

alla fine, a tutta randa lo superò?

(Tò, chiacchera, chiacchera, il tipo

c’è riuscito!)

Touring the Tuscan Islands

The pristine environment, its rich

history and the lively atmosphere

of its harbours make the Tuscan

Archipelago an ideal destination for

those seeking a holiday of relaxation,

adventure and discovery. The main

marinas in the Archipelago are on

the Island of Elba: Portoferraio, Porto

Azzurro, Marciana Marina, Marina di

Campo, Cavo and Rio Marina. Giglio

also has a small harbour like Capraia

that is well protected. The islands

of Pianosa, Montecristo, Giannutri

and Gorgona are subject to special

restrictions to protect their natural

environment.

The Regattas: Among the main

regattas held on the Archipelago,

there are the prestigious

championship sailing regattas

with large numbers of Italian and

international competitors, as well

as offshore regattas that take place

in Elban waters. Many regattas are

organised by the various local Yacht

clubs.

The Grigolo and the Italian Naval

League: The Grigolo is on the

seashore that remains hidden in

the heart of Portoferraio and used

to be frequented by the “Ferajesi”,

especially in the second half of the

20th century, where history, sport

and fun were the backdrop to the

sailing enthusiasts and where the

Palio Remiero (the Rowing Race)

was organised. Here lies the Elban

delegation of the Italian Naval

League, a distinguished association

that has been spreading the love of

the sea and maritime professions,

especially among young people,

for over one hundred years. As well

as encouraging and supporting

sailing and nautical activities, it

favours the protection of the marine

environment and programmes

initiatives to promote marine

culture.

Inselhopping im toskanischen

Archipel

Unberührte Natur, eine reiche

Geschichte und die lebendige

Atmosphäre der Häfen machen

das toskanische Archipel zu einem

idealen Reiseziel – für alle, die

Erholung suchen, aber auch für jene,

die Abenteuer erleben und Neues

entdecken möchten. Die wichtigsten

Yachthäfen des Archipels befinden

sich auf der Insel Elba: Portoferraio,

Porto Azzurro, Marciana Marina,

Marina di Campo, Cavo und Rio

Marina. Auch die Inseln Giglio und

Capraia verfügen über kleine gut

geschützte Liegeplätze. Die Inseln

Pianosa, Montecristo, Giannutri und

Gorgona unterliegen besonderen

Schutzbestimmungen zur Erhaltung

ihrer einzigartigen Natur.

Die Regatten: Zu den wichtigsten

Veranstaltungen im Archipel zählen

die prestigeträchtigen

Jollenregatten mit zahlreichen

internationalen Teilnehmern. Auch

Hochseeregatten finden regelmäßig

in den Gewässern rund um Elba

statt. Organisiert werden diese von

den verschiedenen Yachtclubs der

Insel.

Der Grigolo und die Italienische

Seeliga: Der Grigolo ist ein

versteckter Ort am Meer,

im Herzen von Portoferraio – ein

Treffpunkt für die „Ferajesi“ und ein

beliebter Ort für Segelbegeisterte. In

der zweiten Hälfte des 20.

Jahrhunderts wurde hier der „Palio

Remiero Elbano“ ausgetragen, ein

traditioneller Ruderwettbewerb.

Heute ist der Grigolo Sitz der

elbanischen Delegation der

Italienischen Seemännischen Liga –

einer angesehenen Vereinigung, die

seit über hundert Jahren die Liebe

zum Meer und zu maritimen

Berufen, insbesondere bei

jungen Menschen, fördert. Neben

nautischen Aktivitäten engagiert

sich die Liga für den Schutz des

marines Ökosystem und initiiert

vielfältige Projekte zur Verbreitung

der maritimen Kultur.

Nautica a Portoferraio - Foto ©Alessandro Talini

96 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Capitanerie

di Porto sulla

rotta del futuro

di Patrizia Lupi

160 anni e non dimostrarli. Sì perché le Capitanerie

di Porto sono un Corpo della Marina Militare giovane,

dinamico, al passo con i tempi. Le divise non incutono

timore ma rassicurano coloro che hanno bisogno del

loro intervento o dei loro consigli, soprattutto in mare,

quando le certezze possono andare in crisi di fronte ad

un imprevisto o a una libecciata.

Sempre al servizio dei naviganti, giorno e notte, per la

salvaguardia della vita in mare, le Capitanerie svolgono

un’importante funzione sia nella tutela ambientale

che per quanto attiene la pesca e l’acquacoltura,

come per le altre attività antropiche che hanno a che

vedere con le coste e l’elemento mare. Sempre attenti

a far rispettare le regole, il loro ruolo è fondamentale

anche a terra, soprattutto per la tutela della salute dei

cittadini.

“Dobbiamo partire dalla diffusione della cultura del

mare – ci dice il C.F. Floriana Segreto, Comandante del

Compartimento marittimo di Portoferraio – perché è

una risorsa di inestimabile valore culturale, scientifico,

ricreativo ed economico. Ma è un elemento fragile

per quanto meraviglioso. Qualsiasi attività antropica

impatta con l’ecosistema marino, dalla navigazione alla

costruzione di porti turistici o commerciali, dall’uso

delle spiagge per la balneazione ai piani regolatori delle

città marittime, dal controllo delle attività commerciali

alle iniziative di tipo ludico e sportivo. In un Paese come

l’Italia – continua il Comandante – con i suoi 8300 km

di costa, che fonda buona parte della sua economia sul

mare, la Guardia Costiera ha compiti di tutela, indirizzo,

regolamentazione, proposta, sostegno e soluzione

dei problemi. Nel nostro impegno quotidiano non

prevale la natura sanzionatoria, per noi è fondamentale

trasmettere l’amore ed il rispetto per la “risorsa mare”

instaurando un rapporto di fiducia con le comunità

di riferimento e con la loro identità culturale. Siamo

molto attenti anche a tutto quel che succede nel terzo

settore a sostegno delle persone più fragili. Come

per tutti coloro che vanno per mare – sostiene il C.F.

Segreto – la squadra è fondamentale e la squadra oltre

al personale della Guardia Costiera è composta anche

dagli utenti del mare che lo amano tanto quanto noi.

Solo tutti insieme possiamo vincere la sfida del futuro

per uno sviluppo sostenibile, sia da un punto di vista

ambientale che sociale”.

Darsena notturna - Foto ©Adriano Locci


Foto ©Francesco Lascialfari

La Guardia Costiera, infatti, si

rivolge in tutta Italia al mondo dei

più giovani, come in occasione

della Giornata del mare e della

cultura marinara, quando in

accordo con il Ministero della

Pubblica Istruzione si promuove,

presso gli istituti scolastici di

ogni ordine e grado, la cultura

del mare. “Bisogna partire dai più

piccoli – conclude il Comandante

– per fare capire che il mare non

è un elemento inesauribile come

potrebbe sembrare a prima vista

data la preminenza di acqua nel

nostro globo. Il mare nasconde

nei suoi abissi ma purtroppo

l’inquinamento mette in crisi la

vita sul pianeta e quando ce ne

accorgiamo è già troppo tardi. È

nostro dovere consegnare ai nostri

figli il mondo pulito e giusto che noi

abbiamo ricevuto solo in prestito. Il

futuro è tutto loro”.

Harbourmasters on the Route of the

Future

160 years and not showing it. Yes,

because the Harbour Officers are

a young, dynamic Navy corps.

Instead of instilling fear, their

uniforms reassure those who need

their intervention or their advice,

especially at sea when confidence

can break down in the face of an

unforeseen event or a Libeccio

gale. They are always at the service

of seafarers, day and night, to

safeguard life at sea, the Harbour

Masters play an important role both

in protecting the environment and

in fishing and aquaculture, as well

as in other human activities that are

related to the coasts and the element

of the sea. They are always careful

to enforce the rules and their role is

fundamental on land too, especially

for the protection of citizens’ health.

“We have to start by divulging

the culture of the sea,” says C.F.

Floriana Segreto, Commander of the

Portoferraio Maritime Compartment,

“because it is a resource of an

inestimable cultural, scientific,

recreational and economic value.

But however wonderful, it is a fragile

element. Any human activity has an

impact on the marine ecosystem,

from navigation to the construction

of marinas or commercial ports,

from the use of beaches for bathing

to the master plans of maritime

cities, from the control of commercial

activities to recreational and

sporting initiatives. In a country like

Italy,” continued the commander,

“with its 8,300 km of coastline, which

bases a huge part of its economy on

the sea, the Coast Guard has tasks

of protection, guidance, regulation,

proposal, support and problem

solving. In our daily commitment,

sanctioning does not prevail, for us

it is essential to transmit love and

respect for the “sea resource” by

establishing a relationship of trust

with the communities concerned

and their cultural identity. We are

98 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


also very attentive to everything

that happens in the third sector to

support the most fragile people. As

for all who go to sea,” argued C.F.

Segreto, “teamwork is crucial, and

the team in addition to the Coast

Guard personnel also consists

of sea users who love the sea as

much as we do. Only together can

we win the challenge of the future

for sustainable development, both

from an environmental and social

point of view.” The Coast Guard,

in fact, addresses the world of

young people throughout Italy, as

on the occasion of the Day of the

Sea and Maritime Culture when,

in agreement with the Ministry of

Education, the culture of the sea is

promoted in schools at all levels. “We

have to start with the youngest,” the

Commander concludes, “to make

them understand that the sea is

not an inexhaustible element as it

might seem at first sight given the

prevalence of water on our globe.

The sea hides in its depths but

unfortunately pollution puts life

on our planet in peril and when we

realise this, it is already too late.

It is our duty to hand over to our

children the clean, just world that we

have only borrowed. The future is all

theirs.”

Mit Verantwortung in die Zukunft:

Die Küstenwache im Wandel

Die Küstenwache ist ein Teil der

italienischen Marine und wurde

vor 160 Jahren gegründet. Heute

präsentiert sie sich als moderne,

dynamische Organisation, die

sowohl die Akteure der maritimen

Wirtschaft als auch Berufsschifffahrt

und Freizeitskipper unterstützt.

Neben der Gewährleistung der

Sicherheit auf See gehören der

Umweltschutz, die Überwachung

der Fischerei sowie die Kontrolle der

Verwendung von Meeresprodukten

für den menschlichen Verzehr zu

ihren Aufgaben. Darüber hinaus

überwacht die Küstenwache

die ordnungsgemäße Nutzung

öffentlicher Küstenflächen, auch

im Hinblick auf touristische

Aktivitäten. „Wir müssen bereits

in Schulen die Bedeutung des

Meeres vermitteln“, erklärt

Fregattenkapitänin Floriana Segreto,

Kommandantin der Hafenbehörde

von Portoferraio. „Das Meer stellt

eine Ressource von erheblichem

kulturellem, wissenschaftlichem

und wirtschaftlichem Wert dar,

zugleich aber auch ein ökologisch

sensibles System, das besonderer

Aufmerksamkeit bedarf. Italien

verfügt über 8.300 Kilometer Küste –

ein bedeutendes Naturerbe, das es zu

schützen gilt. Für die Hafenbehörden

ist der Dialog mit der Bevölkerung

von zentraler Bedeutung, denn

nachhaltige Entwicklung bedeutet

auch soziales Engagement.

Unser Ziel ist es, gemeinsam mit

den Bürgerinnen und Bürgern

Verantwortung zu übernehmen und

künftigen Generationen eine saubere

Umwelt und gesunde Meere zu

hinterlassen.“


“Speriamo

che vedo

una balena”

di Patrizia Lupi

Come farsi amico il vento? Come addomesticarlo?

Come vivere, spezzati fra paura e coraggio, sfidando

il mare, amico e nemico che ti bagna la faccia e non

vuole inganni? Quel mare più forte e combattivo di

coloro che pensano di dominarlo, come lo sono tutti gli

elementi della Natura, ma benigno per chi lo rispetta e

ne coglie le sfumature, per i marinai che non riescono

a farne a meno. In mare gli odori si fanno silenzio, i

suoni diventano orizzonti, la pelle è spugna di sole e

tempeste, la vista, colma di bellezza, è un accessorio:

si racconta di vecchi marinai ciechi capaci di navigare

annusando l’aria. Sensazioni forti che educano i sensi a

tornare alla loro funzione primaria: la sopravvivenza.

Forse sono le emozioni vere, sempre in bilico fra gioia

e dolore, stupore e rinuncia, pigrizia e passione, che

salvano dal male di vivere, dalla depressione, dalle

dipendenze, da quella solitudine cattiva che ti fa sentire

solo in mezzo agli altri. L’esperienza di Francesco è fatta

di questo: di delusioni, droghe e salmastro, di speranze,

vele e azzurro profondo, dove, senza dimenticare il

dolore, ha trovato la salvezza.

Francesco, occhi dolci carichi di uragani, da dodici

anni vive all’Elba. È arrivato alla Mammoletta, la sede

della Fondazione Exodus alle Picchiaie, dopo una serie

di esperienze in cui l’unica cosa che contava erano le

sostanze. Qui ha incontrato Stanislao e Marta, amici

e maestri, e tanti ragazzi come lui e due barche a vela.

Due gusci per chi ha bisogno di un guscio per ritrovare

il proprio seme.

“Ho capito che bisogna dare un senso alla propria

vita, essere utili, condividere con gli altri quello che

si è imparato – dice Francesco – con tutti, senza

discriminazioni. Anche i ragazzi “fragili” o con disabilità

possono essere necessari a bordo dove avranno la

possibilità di sentirsi parte di una squadra che ha

bisogno anche di loro perché in barca ognuno ha un ruolo

e se non viene rispettato ne va della sicurezza di tutti”.

Marinaio, questo è oggi il lavoro di Francesco. Skipper

direbbero i turisti, ma anche autista o cuoco o tutto

quello che serve per restituire alla Mammoletta quello

che là ha avuto. Lasciandosi alle spalle Bologna dove

frequentava l’Università, la sua Palermo bella come le

sirene e il lusso pericoloso di Miami.

Con Stanislao, il suo primo comandante, partecipa agli

incontri dell’associazione Vela Solidale che raduna

diverse associazioni che si occupano di disabilità

utilizzando barche a vela. Ogni due mesi seguono corsi

di formazione per scambiarsi idee e esperienze. “Oggi

anche il mondo delle dipendenze è molto cambiato –

spiega Francesco – dobbiamo trovare nuove modalità

per rapportarsi con le persone in difficoltà. Ma l’andar

per mare può essere una cura e una prospettiva, come lo

è stato per me”.

Francesco con i suoi 36 anni ha gli occhi liquidi dei

ragazzi e lo sguardo ancora pieno di domande nel

corpo solido dell’uomo che è diventato. Gli leggi sulla

pelle abbronzata, come fosse un libro, la saggezza di

chi ha navigato con ogni mare. E finisce il suo racconto

sorridendo come fa lui, quasi timido: “Quando navigo

in mare aperto, verso la Liguria o la Corsica, o verso la

Sicilia, che amo come mia madre anche se ho scelto

l’Elba, ho un solo desiderio: Speriamo che vedo una

balena”.

100 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Kurswechsel – Die Insel Elba vom

Meer aus entdecken

*CAMBIO DI ROTTA

Il progetto è pensato per i giovani e sarà

realizzato con i giovani, partendo dall’esperienza

della Lega Navale di Portoferraio

e della Fondazione Exodus La Mammoletta,

utilizzando la navigazione a vela per

mostrare l’Elba da una diversa prospettiva,

dal mare, osservandola e raccontando, con

la collaborazione dei docenti e di esperti,

la morfologia, la geologia e biodiversità, la

storia, il paesaggio, i paesi, le fortificazioni, i

mestieri, le tradizioni, l’enogastronomia, la

gente. Un “cambio di rotta” e di visuale, utilizzando

un’aula “viaggiante” e lezioni open air

dove i ragazzi apprenderanno anche i primi

rudimenti della marineria, partecipando alla

conduzione della barca, stimolati al movimento

e mettendosi alla prova “sull’onda”,

vincendo i propri timori, nel rispetto dell’ambiente

marino e delle sue leggi.

Numerosi sono i partner pubblici e privati

insieme alla capofila Fondazione Isola d’Elba:

Capitaneria di Porto di Portoferraio, USL

Toscana Nord zona distretto Elba e U.F. SerD,

Lega Navale di Portoferraio, Circolo della Vela

di Marciana Marina, Pro Loco di Portoferraio,

Capoliveri e Porto Azzurro, Cooperative

Sociali Arca e LINC, Incontriamoci in Diversi

APS, Tip Tap One ASD, Club del Mare di

Campo, Auser odv, Dialogo odv, Associazione

Astrofili elbani, Elba Officinale Aps, Elba del

Vicino di Rio, ASD Vela Tradizionale, Circolo

degli Artisti di Portoferraio, SIMTUR con Enjoy

Elba, Infoelba, Generazione Mare, Igiene

Service srl, Locman. Con questi verranno

organizzati, oltre alle escursioni a mare,

alcuni appuntamenti a terra per parlare di

Elba, mare, nautica, cultura e società.

Changing Direction

This project is designed for young

people and is using sailing to show

Elba from a new point of view,

from the sea, then, with help from

teachers and experts, observing

and describing its morphology,

geology and biodiversity, history

and landscape. It is a “change of

direction” and of outlook, using a

“travelling” classroom and openair

lessons where these youngsters

will also learn the rudiments of

seamanship. There are many public

and private partners, who, together

with the leading partner, the Isola

d’Elba Foundation, are collaborating

on the project both by organising

excursions and planning meetings

and lessons on land. The Italian

Naval League and the Exodus La

Mammoletta Foundation will have a

fundamental role to play. Francesco

is one of the Mammoletta boys who

overcame drug addiction thanks

also to his relationship with the

sea. Today, he is the skipper of La

Mammoletta’s sailing boats, he has

tackled every kind of sea, even in a

metaphorical sense, he has been

working with the centre for twelve

years and he helps fragile young

people to team up with him and to

feel useful when they go sailing.

Das Projekt „Kurswechsel“ richtet

sich an Jugendliche, die die Insel

Elba aus einer ungewohnten

Perspektive kennenlernen

möchten – nämlich vom Meer

aus. Gemeinsam mit Lehrkräften

und Fachleuten entdecken sie die

geologischen Besonderheiten,

die biologische Vielfalt, die

Geschichte und die Landschaft

der Insel. Im Mittelpunkt steht ein

Perspektivwechsel: ein „reisendes

Klassenzimmer“ unter freiem

Himmel, in dem nicht nur gelernt,

sondern auch die Grundlagen der

Seefahrt ganz praktisch vermittelt

werden. Zahlreiche öffentliche und

private Partner unterstützen das

Projekt. Die Federführung liegt

bei der Fondazione Isola d’Elba,

die in enger Zusammenarbeit mit

ihren Partnern Exkursionen und

Begegnungen organisiert. Der

Unterricht findet sowohl an Bord als

auch an Land statt und wird durch

begleitende Aktivitäten ergänzt.

Eine besondere Rolle spielen der

italienische Marineverband und die

Stiftung Exodus La Mammoletta.

Francesco, ein junger Mann aus

dem Zentrum La Mammoletta, fand

durch seine Beziehung zum Meer

einen Weg aus der Drogensucht.

Heute ist er Skipper der Segelboote

des Zentrums – er hat buchstäblich

und im übertragenen Sinne alle

Meere durchquert. Seit zwölf Jahren

arbeitet er mit dem Zentrum

zusammen und hilft Jugendlichen in

schwierigen Lebenslagen, im Team

zu wachsen und beim Segeln eine

sinnstiftende Rolle zu finden.

*Il progetto ha vinto il bando “Siete Presente.

Giovani e associazionismo. Ed. 2025”, a valere

sul progetto “Giovanisì crescere nel presente”,

promosso da Cesvot e finanziato da Regione

Toscana - Giovanisì, in accordo con la Presidenza

del Consiglio dei Ministri - Dipartimento

per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile

Universale, con il contributo della

Fondazione Livorno.

mare & nautica

101


Foto ©Francesco Lascialfari

Ritrovarsi nel

respiro del mare

di Patrizia Lupi

Un viaggio profondo tra apnea, consapevolezza e

natura, dove il mare dell’Elba diventa casa e il respiro,

ritorno. All’Elba, dove il silenzio del mare incontra la

voce antica del vento, Michele Bovo ha costruito un

rifugio dell’anima. Sulla spiaggia di Remaiolo, nella

Tenuta delle Ripalte, non si tengono semplici corsi di

apnea. Si custodiscono esperienze che restituiscono

l’essenza, si insegna a sentire di nuovo.

Con il metodo Of Breath and Mind, Michele unisce

respirazione e yoga, mindfulness, meditazione e

apnea in un rito moderno che sa di antiche verità. Ogni

immersione non è solo un tuffo nell’acqua cristallina,

ma un ritorno dentro sé stessi. È lì, nel silenzio liquido,

che sparisce il pensiero, si dissolve il tempo, e ci si

scopre parte della natura — una cosa sola col mare.

Perché i momenti più veri, quelli che ci tolgono il fiato,

hanno tutti la stessa forma: la mente vuota, si perde

la concezione dello spazio e del tempo, e ci si sente

una cosa sola con ciò che stiamo facendo e ciò che ci

circonda.

Tra le rocce e la macchia mediterranea, l’apnea

diventa un dialogo con il profondo. Lo snorkeling rivela

universi sommersi, il seawatching racconta storie

segrete, e ogni respiro — lento, consapevole — è un

passo verso una libertà dimenticata.

Partecipare a un corso con Michele non è imparare

a trattenere il fiato. È ricordare chi sei. È un viaggio

nell’origine, dove il corpo si alleggerisce e l’anima si

orienta. In quel blu che non giudica, che accoglie, che

cura.

Lascia che l’Elba ti sorprenda, che il mare ti sveli, che

il respiro ti guidi. Michele ti aspetta. Con pazienza, con

presenza. Perché ogni immersione può diventare un

inizio.

www.ofbreathandmind.com

ig: Michele Bovo - of breath and mind

Of Breath and Mind

On Elba, where the silence of the sea meets the ancient

voice of the wind, Michele Bovo has created a sanctuary

for the soul.

On the beach of Remaiolo, within the Tenuta delle

Ripalte, these are not mere freediving courses. They

are experiences that lead back to the essence — a place

where you learn to feel again.

With the Of Breath and Mind method, Michele weaves

together breathwork, yoga, mindfulness, meditation,

and freediving into a modern ritual infused with ancient

wisdom. Each dive is not just a plunge into crystal-clear

waters — it is a journey inward. In that liquid silence, the

102 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


mind empties, time dissolves, and you discover yourself

as part of a greater whole — one with the sea.

Because the truest moments, the ones that take our

breath away, all share the same shape: the mind is quiet,

space and time vanish, and we become one with what we

are doing and with the world around us.

Amid the rocks and Mediterranean scrub, freediving

becomes a dialogue with the depths. Snorkeling reveals

hidden underwater realms, seawatching tells secret

stories, and every breath — slow, aware — is a step toward

a forgotten freedom.

To join a course with Michele is not to learn how to

hold your breath — it’s to remember who you are. It’s a

return to origin, where the body feels lighter and the soul

finds its direction again. In that blue — nonjudgmental,

welcoming, healing.

Let Elba surprise you, let the sea reveal you, let the

breath guide you. Michele is waiting. With patience, with

presence. Because every dive can be a new beginning.

Of Breath and Mind – Die Rückkehr zu sich selbst im

Rhythmus des Meeres

Eine intensive Erfahrung an der Schnittstelle von

Apnoetauchen, Achtsamkeit und Natur: Auf Elba wird das

Meer zum vertrauten Umfeld, der Atem zum Werkzeug

der Selbstwahrnehmung. In der geschützten Umgebung

der Tenuta delle Ripalte, am Strand von Remaiolo, bietet

Michele Bovo keinen klassischen Apnoetauchkurs an.

Vielmehr schafft er einen Rahmen für bewusstes Erleben

– eine Praxis, die Körper und Geist in Einklang bringt.Sein

Konzept Of Breath and Mind verbindet Atemtechniken,

Yoga, Achtsamkeit, Meditation und Apnoetauchen.

Im Mittelpunkt steht nicht allein die Technik, sondern

die bewusste Wahrnehmung des eigenen Körpers und

Geistes. Jeder Tauchgang ermöglicht uns, den Fokus

zu schärfen, zur Ruhe zu kommen und sich mit der

marinen Welt zu verbinden. Unter Wasser entsteht in

der Stille ein Zustand innerer Klarheit. Der Kontakt

mit dem Meer, mit Felsformationen und mediterraner

Natur fördert eine tiefere Verbindung zur Umwelt – und

zu sich selbst. Ergänzende Aktivitäten wie Schnorcheln

und Seawatching eröffnen Perspektiven auf das Leben

in der Tiefe. Ein Kurs mit Michele Bovo ist viel mehr als

zu lernen wie man die Luft anhält. Er lädt zum Rückzug

aus dem Alltag ein- Leichtigkeit spüren, Konzentration

finden, persönliche Entwicklung erleben.Die heilsame

Stille des Meeres bietet einen sicheren Rahmen für innere

Erneuerung und neue Klarheit. Elba bietet hierfür ideale

Bedingungen. Michele begleitet die Teilnehmenden mit

Charisma und Achtsamkeit – jede Übung kann dabei ein

neuer Impuls für eine persönliche Veränderung sein.

Foto ©Michele Pastorello

mare & nautica

103


Leudi, amori e tamerici

da "Un marinaio - 2 - L'ultima donna"

Per gentile concessione. In uscita a giugno 2025, edzioni Mursia, Milano.

di Mario Dentone

Anche Mattini rimase a bordo. Era di Marciana

Marina, il paese dell’Elba che da secoli teneva legata

la storia dell’isola con la storia dei leudi e delle coste

liguri levantine, vignaioli elbani e marinai liguri, in

particolare proprio di Riva, il paese di Michele. Infatti

diceva, persino con orgoglio, d’essere anche un po’

ligure, addirittura rivano, e lo diceva al vero rivano

dalla punta dei piedi ai capelli, Michele, appunto, che

scuoteva il capo e come suo solito se ne andava.

Eppure Pietro Mattini, seppur toscano gioviale, ci

teneva a confermare il suo mezzo sangue ligure. E

in effetti era spesso simile a Michele, chiuso, ruvido,

anche se quand’era in vena si apriva a raccontare, e

allora veniva fuori il toscano, e parlava parlava, e diceva

che sua madre era bellissima, talmente bella che i

marinai di Sestri e di Riva che arrivavano a caricare il

vino perdevano gli occhi a guardarla,

[...] E un giorno che lui, Pietro, così si chiamava Mattini,

aveva undici dodici anni, chiese alla madre perché una

donna l’aveva chiamato “Brutto Rivano”, che correndo

le aveva schizzato un po’ di sabbia addosso, la madre

capì che era meglio fosse lei a spiegargli le cose… Gli

disse: “Aspetto ancora una barca rivana che porta un

segreto”. Pietro non capì, ma guardò l’orizzonte che lei

gli indicava [...].

Lei arrossì, scosse il capo, si morse le labbra, strinse

le mani torcendosi le dita, lo fissò, dapprima con

occhi forti, duri, quasi di rabbia, poi però quegli occhi

si fecero lucidi di ricordi, ma anche sereni, e sebbene

Pietro ormai fosse un uomo, un navigante che girava il

mondo, gli tese le braccia per farsi abbracciare.

Poi, con ritrovata serenità, superando rancori e forse

rimpianti, gli raccontò di quel suo grande amore per

l’altro Pietro, il marinaio di Riva, che ogni mese arrivava

col leudo proprio là, davanti alla Torre, poi girava verso

la costa di Pomonte per caricare il vino, che scendeva

coi muli dalle colline ed era travasato nelle botti già

pronte a bordo, quindi, una volta carico, tornava al

ridosso del piccolo porto di Marciana, pronto a ripartire.

Tra una cosa e l’altra i marinai rivani restavano là tre

quattro giorni e ormai conoscevano tutti, e nascevano

amicizie, e spesso le famiglie dei vignaioli ospitavano

quei ruvidi, sarveghi marinai di Liguria a cene e a feste

nelle case.

Capitò così che una volta il leudo dov’era imbarcato

quel marinaio che si chiamava appunto Pietro, e che

i compagni chiamavano Marciàn, perché si diceva

che già un suo bisnonno, un secolo prima, era stato il

pioniere di quei traffici, il primo ligure a conquistare

Marciana, dovette sostare là non i soliti due tre giorni,

ma una settimana, col leudo carico a filo d’impavesata,

le botti già sistemate, per colpa del mare di libeccio che

non aveva alcuna intenzione di mollare, che di solito il

libeccio picchia due tre giorni poi cala. Invece niente, e

andò a finire che quei marinai cominciarono a vagare

attorno alla Torre, fra osterie e lungomare, e…

“Noi ragazze”, gli raccontò ancora Clara, “ma anche

le nostre madri, portavamo a quei marinai bloccati

a bordo qualcosa da mangiare. E una sera, che era

tutto quieto, silenzioso, il sole stava calando, mia

madre mi diede un tegame con una bella frittata di

uova strapazzate con zucchine e pomodori da portare

al leudo di padron Brusco, il comandante amico da

sempre di mio babbo. Ma quella sera a bordo era

rimasto di guardia solo quel Pietro e, lo confesso, già

lo guardavo quando passeggiava con gli altri, e mi

batteva il cuore. Era bello, abbronzato, asciutto di sale

e di sole come solo i marinai possono essere, e aveva

i capelli biondi strinati mai a posto e gli occhi chiari.

Gli altri erano a una festa del vino per l’ottima annata

presso una famiglia di Camola, su in collina, e a bordo

doveva sempre esserci uno di guardia. Io mi trovai così

là, sola, davanti a lui, avevo paura ma ero contenta, e

non mi batté solo il cuore, specialmente quando anche

lui mi disse che mi guardava sempre quando ero con

le amiche. E tu, figlio mio, sei figlio di quel libeccio

ostinato e di un leudo carico di vino che non riusciva

a partire. Ma sia chiaro che il tuo babbo è questo, che

seppe tutto e che ti accettò come suo, e se quella donna

ti ha detto brutto rivano”, scosse il capo e sorrise, “vuol

dire che i segreti sono solo illusioni, in piccoli paesi

come questo. Ma sorridi, come sorridiamo io e il tuo

babbo. Il marinaio rivano non s’è più visto all’isola, e noi

ci siamo sposati che tu avevi sei mesi, e siamo entrati

in chiesa che tu eri in braccio a lui”. Sorrise e si asciugò

gli occhi: “Uno scandalo, qui in paese! La gente che

non voleva entrare in chiesa vergognandosi al posto

104 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


nostro. E noi fieri! Poi, piano piano, s’è fatta la folla, e gli

applausi!”.

Quando babbo Mattini s’ammalò, Pietro era per mare,

lontano, lo seppe infatti da una lettera della madre che

lo aveva raggiunto presso l’agenzia a Singapore, e non

ci pensò due volte a chiedere lo sbarco al capitano, e

rimase a casa tre mesi ad assistere quel babbo che lo

aveva accettato come suo, giorno e notte accanto al

suo letto, fino all’ultimo respiro, come spesso neanche

certi figli veri sanno fare, e diede alla compagnia la

disponibilità per un nuovo imbarco solo quando,

sepolto babbo Mattini, capì di poter lasciare la madre

serena e forte, ancor giovane e bella.

Während der Erntezeit kamen diese Schiffe aus

Sestri und Riva Trigoso und legten unter „La Torre“

in Marciana Marina an. Wenn das Wetter umschlug,

suchten die Seeleute Schutz in den Dörfern, wo sie in den

gastfreundlichen Häusern der Bauern Unterkunft fanden.

Dort wurden Geschichten erzählt, Freundschaften

geschlossen – und nicht selten entflammten Romanzen

zwischen den jungen Seeleuten und den Mädchen des

Dorfes. Manche dieser Liebschaften erblühten nur

für einen Sommer, andere endeten leise unter den

Tamarisken, begleitet vom salzigen Duft des Meeres und

den Böen des Libeccio.

Marciana Marina tramonto viola - ©Patrizia Lupi

Love and the Tamarisks

In the past, Elba and Liguria had strong links because

of the wine trade; it was produced in large quantities on

the slopes of Mount Capanne. The leudi were the special

sailing ships used for transporting the grape must and

every year at harvest time, they arrived from Sestri and

Riva Trigoso to dock under the “Tore” (Tower) of Marciana

Marina. If there was bad weather, the sailors would stay

over in the village in the warmth of the homes of the local

people. Naturally, many stories were told about the loves

that started and sometimes ended in the shade of the

Tamarisk trees, sprinkled with salt and fanned by the

Libeccio wind.

Liebe und Tamarisken

In der Vergangenheit bestanden enge

Handelsbeziehungen zwischen Elba und Ligurien,

insbesondere im Weinhandel. An den sonnenverwöhnten

Hängen des Monte Capanne wurde Wein in großen

Mengen produziert und mit den traditionellen

Segelschiffen, den Leudi, nach Ligurien transportiert.


Il Mar Tirreno

nel Medioevo

di Elvira Arnaldi

L’Alto Medioevo, un’epoca spesso avvolta nel mistero,

ha in realtà visto una sorprendente vitalità nei porti

della Toscana, eredi di un glorioso passato in epoca

classica. Ne sono una testimonianza le emergenze

archeologiche di epoca romana ed etrusca.

Ma anche nei secoli successivi, le rotte del

Mediterraneo furono solcate da mercanti e navigatori,

che tessevano una fitta rete di scambi. Basti pensare

alle Repubbliche Marinare fra le quali quella di Pisa, che

dominava l’alto Tirreno.

Le isole dell’Arcipelago Toscano, con la loro posizione

strategica, ponte verso Sardegna, Corsica, Francia

e Spagna, giocavano un ruolo cruciale nelle rotte

commerciali dell’Alto Medioevo. L’Elba, il Giglio e

Capraia, con i loro porti naturali, offrivano riparo alle

navi e rappresentavano tappe fondamentali per i

naviganti dell’epoca.

Le navi erano il modo più sicuro e sicuramente

più veloce per trasportare persone e una gran

varietà di merci: dai metalli preziosi al sale, un bene

indispensabile per la conservazione dei prodotti

alimentari, dal vino all’olio, ai tessuti pregiati, alle

ceramiche. Questi prodotti erano destinati ai mercati

di tutto il Mediterraneo, dal Nord Africa all’Oriente,

testimoniando la vivacità e l’importanza del commercio

marittimo toscano.

Oggi, le testimonianze di questo passato dove l’andar

per mare era frutto di coraggio ed esperienza, di

sacrificio e passione, sono ancora visibili: i resti degli

antichi porti, i relitti delle navi, i reperti archeologici,

ci raccontano storie di viaggi avventurosi, di scambi

culturali e di fiorenti attività commerciali. Un

patrimonio in parte da scoprire ma soprattutto da

salvaguardare: in passato purtroppo c’è stata poca

attenzione per questo meraviglioso patrimonio, e parte

dei reperti sono stati trafugati.

Nell’XI secolo, i mercanti pisani strinsero rapporti

con l’Oriente e l’Africa settentrionale. Tuttavia, la loro

espansione non fu priva di ostacoli: gli scontri con

l’Emirato di Sicilia furono frequenti e talvolta cruenti,

ma la tenacia dei pisani li portò a conseguire importanti

vittorie, come quelle di Reggio Calabria (1005), Bona

(1034), Palermo (1064) e Mahdia (1087).

In questo periodo cruciale, Pisa si alleò con la nascente

potenza normanna degli Altavilla, consolidando la

propria posizione nel Mediterraneo. La collaborazione

con Genova, un’altra repubblica marinara in ascesa,

permise di sconfiggere i Saraceni e di assumere

il controllo del Mar Tirreno, aprendo la strada alla

penetrazione commerciale e politica in Corsica e

Sardegna.

Il XII secolo segnò l’apice della potenza pisana con la

conquista delle Baleari nel 1116. Tuttavia, l’ascesa di

Pisa non passò inosservata e la rivalità con Genova

si intensificò, sfociando nella battaglia navale della

Meloria nel 1284. La sconfitta segnò l’inizio del declino

della potenza pisana, con la perdita della Corsica e di

parte della Sardegna a favore di Genova. Nel frattempo,

gli Aragonesi avviarono la conquista della Sardegna,

privando Pisa del dominio sui Giudicati di Cagliari e

Gallura.

Nel XIV secolo, la Repubblica di Pisa, ormai indebolita

dalle sconfitte militari e dalle difficoltà economiche,

si trovò in una situazione sempre più precaria. Nel

1399, il signore di Pisa, Gherardo Leonardo d’Appiano,

cedette la città e il suo contado a Gian Galeazzo

Visconti, duca di Milano, per la somma di 200.000

fiorini. Nel 1406, Pisa fu venduta per 200.000 fiorini a

Firenze, concludendo così la sua storia come repubblica

indipendente e iniziando un nuovo capitolo sotto il

dominio fiorentino. Negli anni successivi, il declino

e l’insabbiamento del porto pisano aprì la strada ad

un nuovo sistema portuale voluto dai Granduchi

di Toscana per contrastare la pirateria e favorire i

commerci, con Cosimo I che costruì, oltre a Livorno,

106 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


il porto che porta il suo nome, all’Elba: Cosmopoli,

l’attuale Portoferraio.

The Tyrrhenian Sea in the Middle Ages: a Journey

through History and Trade

In the Middle Ages, the Mediterranean routes were

plied by merchants and navigators as in previous eras

when the Etruscans and the Romans had spun a dense

network of exchanges and contacts throughout what they

termed “Mare Nostrum” (Our Sea). After the year 1000,

the Maritime Republics of Amalfi, Venice, Genoa and

Pisa were well established. Today, evidence of this past is

still visible: the remains of ancient ports, shipwrecks and

archaeological finds tell us tales of adventurous voyages,

cultural exchanges and flourishing trade. A heritage

partly to be discovered, but above all to be safeguarded.

The Maritime Republic of Pisa expanded in the 11th

century by forging relations with East and North Africa.

However, their expansion was not without obstacles:

clashes with the Arabs in Sicily were frequent and bloody

but they achieved important victories such as those of

Reggio Calabria (1005), Bona (1034), Palermo (1064) and

Mahdia (1087). The 12th century marked the peak of Pisan

power with the conquest of the Balearic islands in 1116.

These successes alarmed the mighty Genoa, resulting in

the naval battle of Meloria in 1284 where the Pisans were

defeated, losing both Corsica and Sardinia. By the 14th

century, the Republic of Pisa was weakened by military

defeats and economic difficulties; even the port at the

mouth of the Arno river was silting up. In 1399, the lord

of Pisa, Gherardo d’Appiano, sold the city to the Visconti,

dukes of Milan, who in turn sold it to Florence. In the 15th

and 16th centuries, the Grand Duchy of Tuscany decided

to build new ports well defended by walls and fortresses,

in Livorno and in Cosmopoli (today’s Portoferraio) and

along the Tuscan coast, to counter piracy and to control

the Tyrrhenian Sea.

Das Tyrrhenische Meer im Mittelalter: Eine Reise durch

Geschichte und Handel

entlang der Routen des Mittelmeers, ähnlich wie in

den vorangegangenen Epochen, als Etrusker und

Römer ein weitreichendes Handelsnetz über das „Mare

Nostrum“ spannten. Nach dem Jahr 1000 gewannen

die Seerepubliken Amalfi, Venedig, Genua und Pisa an

Bedeutung. Noch heute zeugen zahlreiche Überreste von

dieser bewegten Vergangenheit: antike Hafenanlagen,

versunkene Schiffswracks und archäologische Funde

erzählen von abenteuerlichen Reisen, kulturellem

Austausch und blühenden Handelsbeziehungen. Ein

bedeutendes Erbe, das es nicht nur zu entdecken, sondern

vor allem zu bewahren gilt.

Im 11. Jahrhundert erlebte Pisa eine Phase der Expansion

und knüpfte Handelsbeziehungen mit dem Osten

sowie Nordafrika. Doch dieser Aufstieg verlief nicht

ohne Widerstände: In Sizilien kam es immer wieder

zu heftigen Auseinandersetzungen mit den Arabern.

Dennoch errang Pisa wichtige Siege, darunter jene von

Reggio Calabria (1005), Bona (1034), Palermo (1064)

und Mahdia (1087). Den Höhepunkt seiner Macht

erreichte Pisa im 12. Jahrhundert mit der Eroberung

der Balearen im Jahr 1116. Der wachsende Einfluss der

Stadt rief jedoch das mächtige Genua auf den Plan,

was schließlich in der Seeschlacht von Meloria im Jahr

1284 gipfelte. Die Niederlage besiegelte das Ende der

pisanischen Vormachtstellung: Korsika und Sardinien

gingen verloren, und Pisa geriet in eine wirtschaftliche

und militärische Krise. Im 14. Jahrhundert schwächten

anhaltende Rückschläge und ein zunehmend

versandender Hafen an der Arno-Mündung die

einst florierende Seerepublik. Im Jahr 1399 verkaufte

Gherardo d’Appiano, der Herrscher von Pisa, die Stadt

an die Visconti, Herzöge von Mailand. Doch auch sie

hielten Pisa nicht lange und verkauften wiederum

an Florenz. Im 15. und 16. Jahrhundert entschied das

Großherzogtum Toskana, neue, stark befestigte Häfen

zu errichten, darunter Livorno und Cosmopoli (das

heutige Portoferraio), sowie entlang der toskanischen

Küste strategische Befestigungen zu bauen. Ziel war es,

der zunehmenden Piraterie entgegenzuwirken und die

Kontrolle über das Tyrrhenische Meer zu sichern.

Im Mittelalter navigierten Händler und Seefahrer


Il Porto di Marina di Campo

Un gioiello sulla costa sud per la nautica

di Pietro Pacciardi

Foto ©Giancarlo Diversi

Il Porto di Marina di Campo, è molto più di un semplice

approdo: è un piccolo gioiello, l’unico sulla costa

sud dell’Isola, che invita i naviganti con la promessa

di ottimi servizi e cordiale accoglienza, calorosa e

multilingue.

Da qualche estate questo borgo marinaro rinasce

attorno al suo porticciolo, al limitare della meravigliosa

spiaggia, una delle più frequentate dell’Elba. Qui, la

flotta di 23 pescherecci locali è un tesoro inestimabile:

sono loro i custodi di un’antica tradizione che a Campo

prosegue di generazione in generazione e dà vita

ad una filiera sostenibile che porta sulle tavole dei

ristoranti elbani il freschissimo pescato del Tirreno.

Ma il Porto di Marina di Campo guarda al futuro con

ambizione, con la volontà di crescere e migliorare,

senza perdere la sua anima autentica. La nuova

gestione, attiva dall’estate 2022, ha dato nuova linfa

a questo spazio, trasformandolo in un luogo da

vivere, con eventi culturali e appuntamenti glamour

che rendono questo quartiere un luogo ideale per

trascorrere una vacanza al ritmo del mare. Dove prima

c’era solo un molo trascurato, oggi c’è un angolo da

fotografare, pulito, illuminato e ben curato.

I gestori lavorano di concerto con gli enti competenti

per valorizzarlo, con progettualità a lungo termine.

Si pensa a sinergie innovative, come quella con

l’aeroporto de La Pila, distante solo pochi chilometri,

per offrire un servizio completo e di alto livello a chi

arriva all’Elba via mare e via cielo. “Ogni yacht ha

un jet”, ci dice Lamberto Ferrini, direttore del Porto,

sottolineando il potenziale di un turismo che apprezza

la bellezza e l’esclusività di questo angolo di paradiso.

Il porto di Marina di Campo è un luogo dove basta

scendere dalla barca per immergersi nella vivace

atmosfera del paese, con i suoi negozi, i suoi ristoranti

tipici e i suoi locali alla moda. Da qui si parte per

esplorare le meraviglie dell’Arcipelago, verso la

vicina Isola di Pianosa o per un’indimenticabile

circumnavigazione dell’Elba.

108 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Marina di Campo - Foto ©Gaetano Triscari

“Ogni barca che arriva è un

patrimonio”, affermano con

orgoglio i gestori, consapevoli

dell’importanza di offrire

qualità oltre che bellezza. Un

riconoscimento è già arrivato, la

nota piattaforma Navily lo ha infatti

selezionato come uno dei migliori

porti fra 15.000 censiti.

Sostare qui è come sentirsi a casa,

sempre a proprio agio, accolti con

professionalità e gentilezza, pronti

a scoprire le mille insenature

dell’Arcipelago Toscano.

A Nautical Gem on the South Coast

The harbour of Marina di Campo, the

only one on the south coast of the

Island of Elba, is much more than

just a port of call; it is a cultural,

tourist and identity landmark.

Its landscape is extraordinary

and represents a perfect balance

between maritime tradition and

innovation. It is the home to the

island’s most important fishing

fleet, bringing fresh fish to the tables

of Elba’s restaurants every day.

Since 2022, new management has

upgraded the harbour, changing it

into a well-kept, well-illuminated,

safe place, animated by cultural

events, making it the hub of village

life. Marina di Campo is now a

quality harbour, selected by the

Navily platform as one of the best

in Europe; every boat that arrives is

given a warm, professional welcome

in an avant-garde atmosphere but

with a genuine, familiar heart.

Ein nautisches Highlight an Elbas

Südküste

Der Hafen von Marina di Campo

ist der einzige Anlegepunkt

an der Südküste Elbas und

verbindet traditionelle Fischerei

mit zeitgemäßer Infrastruktur. Er

beherbergt die größte Fischereiflotte

der Insel und versorgt täglich die

lokale Gastronomie mit frischem

Fisch. Seit der Neugestaltung im

Jahr 2022 präsentiert sich der

Hafen modern, sicher und gepflegt.

Kulturelle Veranstaltungen und

eine professionelle Betreuung

machen ihn zu einem lebendigen

Zentrum des Ortes. Als einer der

besten Häfen Europas ausgezeichnet

(Navily), überzeugt Marina di

Campo durch Qualität, Service und

eine Atmosphäre, die Moderne mit

authentischem Charakter vereint.

mare & nautica

109


Barche tradizionali

di Giovanni Panella

gozzi, ognuno un po’ diverso dall’altro, di tutte le regioni

italiane. Oggi, ripercorrere le storie di queste barche

può contribuire a salvare i pochi esemplari rimasti,

per trasmetterli alle generazioni future. Si tratta di

un processo difficile, che richiede sforzi prolungati

e robuste motivazioni. Gian Alberto Zanoletti, il

fondatore del Museo della Barca Lariana, si rifaceva

all’esempio di chi aveva progettato i giardini storici

del Lago di Como. Costoro erano consapevoli che tali

opere richiedevano molti decenni di fatiche per esser

realizzati e che loro non avrebbero potuto ammirarle

compiute, ma erano appagati, creando un ponte col

futuro, di contribuire alla gioia di nipoti e pronipoti.

Zanoletti diceva: “La mia gratificazione? Immaginare

che in futuro qualcuno sarà felice scoprendo una

tipologia di barca o qualche frammento della storia della

marineria che si è salvata dalla distruzione e dall’oblio. E

che proveranno a loro volta la stessa gioia che ha dato a

me quella scoperta. Mi sembra che possa trattarsi anche

di una forma di altruismo il pensare di fare qualcosa per

chi nascerà fra qualche secolo. Non suppone l’idea di un

ritorno economico, che non ci sarà mai. Solo l’istintiva e

irrefrenabile volontà di tramandare”.

“Barche tradizionali dei mari italiani”, Editore

“Nutrimenti”, Roma, 2024, raccoglie vicende, lavoro

e fatica delle ultime imbarcazioni italiane, quelle che

navigavano contando solo sul vento e sulla forza delle

braccia: niente motore, batterie, elettronica, internet.

Ancor oggi i loro scafi emanano il fascino sottile

della loro, tangibile, fisicità… Erano fatti di materiali

semplici e massicci, da impugnare con forza o sfiorare

con i polpastrelli: tela olona, tavole di quercia, corsi di

fasciame, chiodi di ferro, argani, paranchi. Il libro ne

ricorda le caratteristiche, ma racconta anche le storie

di chi ci ha navigato e faticato. E ci aiuta a conoscerle

e magari a riconoscerle la prossima volta che ci

troveremo a passeggiare sulla banchina di un porto.

Dalle caratteristiche del leudo ligure per il trasporto del

vino dall’Isola d’Elba, ai navicelli toscani per trasportare

il marmo delle cave delle Apuane, dalla spagnoletta

di Alghero per la pesca delle aragoste, alle coralline

per la pesca del corallo, ai battelli per il trasporto

dei minerali estratti dalle miniere del Sulcis, e poi il

pinco genovese (ma anche napoletano), le tartane, i

trabaccoli, i bragozzi e le paranze dell’Adriatico e infine i

Ancient vessels were propelled only by the power of the

wind or the strength in the sailors’ arms: no engine,

batteries, electronics or internet. Only hard work and

experience for an ancient skill handed down from father

to son. A few can still be seen, rarely, along the Italian

coast or around the islands. Each boat was different,

depending on the materials they carried. On the Island

of Elba, “Leudi” were frequently seen, taking the wine

produced on the island all the way to Liguria. Panella’s

book is a tribute to that ancient knowledge, retracing the

history of those boats to save them from oblivion.

Die alten Boote bewegten sich allein durch die Kraft

des Windes oder der Arme – ohne Motoren, Batterien,

Elektronik oder Internet. Nur harte Arbeit und

jahrhundertealte Erfahrung bestimmten ein Handwerk,

das von Generation zu Generation weitergegeben

wurde. Heute sind nur noch wenige dieser Boote an

der italienischen Küste oder auf den Inseln zu finden.

Jedes von ihnen war einzigartig und wurde je nach

Transportgut speziell gebaut. Auf der Insel Elba waren

beispielsweise die „Leudi“ weit verbreitet – robuste

Segelboote, die den dort produzierten Wein nach

Ligurien brachten. Mit seinem Buch setzt Panella diesem

wertvollen Erbe ein Denkmal. Er dokumentiert die

Geschichte dieser traditionellen Boote um sie vor dem

Vergessen zu bewahren.

110 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Utopia, scuola

vela per tutti

di Paola Giambelli

La scuola di vela Utopia è molto più di un semplice luogo dove imparare

a navigare, è una comunità che abbraccia il mare con passione e rispetto.

Situata tra le splendide acque dell’Isola d’Elba Utopia offre un’esperienza

unica e coinvolgente per chiunque desideri scoprire il mondo della vela.

Fondata nel 1977 la sua collocazione è a Cavo, nel nord est dell’Isola, perché

c’è il vento ideale per fare vela, dai Corsi di vela stanziali su Derive e Piccoli

cabinati sino ai Corsi Crociera in navigazione nelle perle dell'Arcipelago

Toscano, Corsica e Sardegna.

Per informazioni:

www.utopiascuolavela.eu

info@utopiascuolavela.eu

tel 02 28040100 | IG #utopiascuolavela

@utopiascuolavela

FB www.facebook.com/utopiascuolavela

Il valore aggiunto della Vela

con Utopia

Foto ©Paola Giambelli

Rispetto per l’ambiente e per

l’ecosistema marino alle basi e in

navigazione.

Apprendimento e tecnica, i corsi

prevedono percorsi personalizzati

per ogni livello di esperienza. Le

fasce d’età vanno dagli 8 ai 17 anni,

dai 18 ai 25 anni ed adulti di ogni

età.

Solidarietà e inclusione facilitate

da un ambiente amichevole e

solidale dove l’aiuto reciproco e la

collaborazione sono al centro della

filosofia dei corsi di vela.

Sicurezza al primo posto, per

navigare con competenza guidati

da istruttori esperti ed appassionati

certificati FIV (Federazione Italiana

Vela)

Semplicità e facilità di arrivo, in

soli 20 minuti di nave da Piombino

Marittima.

Utopia, Sailing School for Everyone

The Utopia School offers an exciting

experience to discover the world

of sailing. It was founded in 1977

and is based in Cavo where it holds

permanent sailing courses on

dinghies and small cabin cruisers as

well as cruising courses to discover

the Archipelago. Utopia’s valuable

bonus: respect for the marine

ecosystem, customised courses for

age groups from 8 to 25 and for

adults, solidarity and inclusion,

safety and competence, only 20

minutes from the port of Piombino

Marittima.

Utopia – Segelkurse für alle

Altersgruppen

Die 1977 gegründete Segelschule

“Utopia” mit Sitz in Cavo bietet

praxisnahe Kurse auf Jollen, kleinen

Kielbooten sowie Hochseetörns im

Toskanischen Archipel.

Das Angebot richtet sich an Kinder,

Jugendliche (ab 8 Jahren) und Erwachsene.

Besonderer Wert wird auf Umweltschutz,

Sicherheit, Inklusion und

individuelle Betreuung gelegt. Die

Schule ist in nur 20 Minuten vom

Hafen Piombino Marittima aus

erreichbar.

mare & nautica

111


Il futuro verde dei nostri porti

Innovazione e sostenibilità a Portoferraio

di Antonella Querci, Direttore Dipartimento Sviluppo innovazione e programmi EU - ADSP MTS

Mentre Portoferraio si afferma come un cuore pulsante

nell’Arcipelago Toscano, l’Autorità di Sistema Portuale

del Mar Tirreno Settentrionale (ADSP MTS) sta

tracciando nuove rotte che promettono di rivoluzionare

il nostro approccio ai porti e al loro impatto sulla

comunità e sull’ambiente. Con l’avvio del nuovo piano

regolatore e il piano operativo triennale, l’ADSP MTS si

impegna in un percorso di sostenibilità e innovazione,

integrando i principi della Blue Economy per

valorizzare il patrimonio ambientale e sociale dell’Elba.

Questo impegno si manifesta attraverso una serie di

progetti e politiche che mirano a ottimizzare l’uso delle

risorse naturali, promuovere l’efficienza energetica

e garantire lo sviluppo economico sostenibile della

regione.

Il progetto RENEWPORT è un’iniziativa emblematica

che evidenzia l’impegno dell’ADSP MTS nello sfruttare

il potenziale delle energie rinnovabili. Il progetto

prevede l’installazione di pannelli solari sui tetti

delle strutture portuali e l’introduzione di turbine

eoliche in aree strategiche. Queste tecnologie non

solo riducono la dipendenza dai combustibili fossili

ma migliorano anche la qualità dell’aria e riducono

l’impatto ambientale delle operazioni portuali. Inoltre,

RENEWPORT è progettato per essere un modello

replicabile, che può essere adottato da altri porti nel

Mediterraneo e oltre.

Il progetto SAFARI si concentra sulla resilienza dei porti

al cambiamento climatico attraverso la costruzione di

infrastrutture robuste e la pianificazione di emergenza

avanzata. Questo include la fortificazione delle dighe

e il miglioramento dei sistemi di drenaggio per

gestire meglio gli eventi estremi come le mareggiate.

SAFARI mira anche a integrare tecnologie avanzate

di monitoraggio e previsione meteorologica per

permettere una risposta rapida e efficace in situazioni

di crisi, proteggendo così le attività portuali e la

comunità locale.

Il progetto Easy2Log rivoluziona la logistica portuale

integrando soluzioni digitali che migliorano la

tracciabilità e l’efficienza del trasporto marittimo e

terrestre. Questo progetto non solo facilita la mobilità

sostenibile ma promuove anche la digitalizzazione del

settore, riducendo i tempi di attesa e i costi operativi.

Inoltre, Easy2Log utilizza analisi predittive per

ottimizzare le rotte di navigazione e le operazioni di

carico e scarico, minimizzando l’impatto ambientale

associato al traffico navale.

Per l’Isola d’Elba, l’ADSP MTS ha pianificato iniziative

specifiche che valorizzano il suo ruolo unico nel

sistema portuale. Questo include il potenziamento

delle infrastrutture turistiche e marittime, come il

miglioramento dei porti di Portoferraio, Rio Marina

e Cavo, e la promozione di un turismo sostenibile

che rispetti il ricco patrimonio naturale e culturale

dell’Isola. Sono previsti anche progetti di educazione

ambientale e collaborazioni con il Parco Nazionale

dell’Arcipelago Toscano per promuovere la biodiversità

e la conservazione delle specie endemiche.

All’interno del panorama evolutivo di Portoferraio e

dell’Isola d’Elba, la Direzione Innovazione e Sviluppo

dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Tirreno

Settentrionale si impegna a lanciare iniziative

pionieristiche nei prossimi tre anni, delineando un

futuro di eccellenza e sostenibilità. Nel cuore dell’Isola

d’Elba, verificheremo le potenzialità della iniziativa

“BANTEC - Battaglione Academy of Nautical and

Technology”, da sviluppare d’intesa con il Comune

di Portoferraio, il Ministero del Mare, ed il Ministero

dello sviluppo Economico, relativa alla creazione

di un un centro di alta formazione per lo yachting,

che unisca tradizione marittima e innovazione

tecnologica. L’obiettivo è quello di creare un centro

“test bed” tecnologico e di innovazione industriale, in

partenariato con i maggiori gruppi industriali di settore

di livello europeo, che si propone altresì come un hub

di eccellenza per sviluppare competenze avanzate in

settori come la propulsione elettrica, l’automazione

112 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Portoferraio - Foto ©Archivio AdSP MTS

marittima e la sostenibilità operativa. Collaborando

con leader del settore, BANTEC offrirà un tuffo nel

futuro della nautica, preparando i giovani a entrare con

competenze altamente specializzate nel mercato del

lavoro marittimo, arricchendo così l’economia locale e

combattendo la migrazione giovanile.

In parallelo, ci impegneremo a ristrutturare l’approccio

al turismo crocieristico, valorizzando e dirigendo i

flussi verso il centro storico di Portoferraio e altre

aree meno esplorate. Migliorando le infrastrutture e i

servizi portuali, e promuovendo esperienze turistiche

autentiche che riflettano la ricchezza culturale,

storica e naturale dell’Isola, miriamo a trasformare

Portoferraio in una destinazione non solo di passaggio

ma di soggiorno. Questo sforzo contribuirà a migliorare

significativamente l’economia locale e arricchire

l’esperienza complessiva dei visitatori.

Queste iniziative dimostrano un impegno profondo per

il futuro, non solo rispondendo alle esigenze attuali ma

anche investendo in quelle a lungo termine, stabilendo

Portoferraio e l’Isola d’Elba come epicentri di eccellenza

marittima e innovazione a livello globale.

Gli sforzi dell’ADSP MTS e dei suoi partner nel

promuovere la Blue Economy rappresentano una

svolta cruciale per Portoferraio e l’Arcipelago Toscano.

Questi progetti non solo migliorano l’efficienza e la

sostenibilità del nostro porto ma rafforzano il legame

con la comunità, promuovendo un ambiente più pulito

e una migliore qualità della vita per tutti. Con questi

passi audaci, Portoferraio potrà trasformarsi in un

modello di sostenibilità e innovazione tecnologica,

dimostrando come l’azione locale possa avere un

impatto globale nel combattere i cambiamenti climatici

e promuovere uno sviluppo economico responsabile.

Innovation and Sustainability in Portoferraio:

The Eco-friendly Future of the Archipelago’s Harbours

The MTS Port Authority focuses on sustainability

and innovation, integrating the principles of the Blue

Economy, to give importance to Elba’s environmental and

cultural heritage through projects aimed at improving the

use of natural resources, encouraging energy efficiency

and ensuring an eco-friendly, economic development

for the region. The RENEWPORT Project, based on the

use of renewable energy, is a replicable model that

can be used by other harbours in the Mediterranean.

The plans involve the installation of solar panels on

the roofs of port facilities and the introduction of wind

turbines in strategic areas. The SAFARI Project focuses

on the resilience of harbours to climate change by

strengthening dams and improving drainage systems

to deal better with extreme events like storm surges, at

the same time integrating advanced weather forecasting

technology. The EASY2LOG Project revolutionizes port

logistics by integrating digital solutions that improve

traceability and efficiency of both sea and land transport,

encouraging digitalization, reducing waiting times

and running costs. The MTS Port Authority is working

to improve the harbours of Portoferraio, Rio Marina

and Cavo, encouraging sustainable tourism that

takes into consideration the island’s rich natural and

cultural heritage. Environmental education projects

and collaboration with the National Park of the Tuscan

Archipelago are planned to encourage biodiversity and

the conservation of endemic species. The Innovation and

Development Department of the MTS Port Authority is

launching a groundbreaking initiative over the next three

mare & nautica

113


years, outlining a future of excellence and sustainability.

In the heart of the island, we will verify the potential of

the “BANTEC – Battaglione Academy of Nautical and

Technology” initiative, to be developed in agreement with

the Municipality of Portoferraio, the Ministry for Maritime

Affairs and the Ministry of Economic Development.

This relates to the creation of an advanced training

centre for Yachting, combining maritime tradition and

technological innovation. It is aimed at young people,

preparing them to enter the maritime labour market with

highly specialized skills, thus enriching the local economy

and combating youth migration. Finally, cruise tourism

is being looked at in order to improve the harbours’

infrastructures and services, to highlight the island’s

cultural heritage and to channel the flow of visitors

towards the historical centre of Portoferraio and other

less explored areas. The efforts of the MTS Port Authority

and its partners in promoting the Blue Economy

represent a crucial turning point for Portoferraio and for

the Tuscan Archipelago, aiming to improve the quality

of life for everyone by strengthening ties with the local

community.

Innovation und Nachhaltigkeit in Portoferraio: Die

grüne Zukunft der Häfen des Inselarchipel

Das ADSP MTS konzentriert sich auf Nachhaltigkeit

und Innovation und integriert die Prinzipien der „Blue

Economy“ um das ökologische und soziale Erbe von

Elba durch Projekte aufzuwerten die darauf abzielen,

die Nutzung der natürlichen Ressourcen zu optimieren,

die Energieeffizienz zu fördern und die nachhaltige

wirtschaftliche Entwicklung der Region zu gewährleisten.

Das Projekt RENEWPORT ist ein nachahmenswertes

Modell, das auch von anderen Häfen im Mittelmeerraum

übernommen werden könnte. Es basiert auf der

Nutzung erneuerbarer Energien. Das Projekt umfasst

die Installation von Sonnenkollektoren auf den

Dächern der Hafenanlagen und die Einführung von

Windturbinen in strategischen Bereichen. Das SAFARI-

Projekt konzentriert sich auf die Resilienz von Häfen.

Die Anpassungsfähigkeit an den Klimawandel wird

durch die Verstärkung von Deichen und die Optimierung

von Entwässerungssystemen verbessert. So können

Extremereignisse wie Sturmfluten effektiver bewältigt

werden. Fortschrittliche Überwachungstechnologien

und präzise Wettervorhersagen spielen dabei eine

zentrale Rolle. Das Projekt Easy2Log revolutioniert die

Hafenlogistik durch die Integration digitaler Lösungen,

die die Rückverfolgbarkeit und Effizienz im See- und

Landtransport verbessern. Dadurch werden Wartezeiten

verkürzt, Betriebskosten gesenkt und die Digitalisierung

vorangetrieben. Das ADSP MTS arbeitet an der

Verbesserung der Häfen von Portoferraio, Rio Marina

und Cavo und fördert einen nachhaltigen Tourismus, der

114 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


das reiche Natur- und Kulturerbe

der Insel respektiert. Zudem sind

Projekte zur Umwelterziehung

sowie eine Zusammenarbeit

mit PNAT vorgesehen, um die

biologische Vielfalt zu erhalten

und den Schutz endemischer

Arten zu stärken. Die Abteilung für

Innovation und Entwicklung des

ADSP MTS wird in den nächsten

drei Jahren wegweisende Initiativen

starten, um eine Zukunft der

Exzellenz und Nachhaltigkeit zu

gestalten. Auf Elba werden wir das

Potenzial der Initiative „BANTEC

-Battalion Academy of Nautical and

Technology“ testen. Diese wird in

Zusammenarbeit mit der Gemeinde

Portoferraio, dem Seeministerium

und dem Ministerium für

Wirtschaftliche Entwicklung

ausgebaut. Ziel ist ein Spitzen

- Ausbildungszentrum für den

Segelsport zu schaffen, das maritime

Tradition mit technologischer

Innovation vereint. Die Initiative

richtet sich an junge Menschen

und bereitet sie mit fachlicher

Kompetenz auf den Eintritt in

den maritimen Arbeitsmarkt vor.

Dadurch wird die lokale Wirtschaft

gestärkt und die Abwanderung

junger Talente reduziert. Schließlich

konzentriert sich die Initiative

auf den Kreuzfahrttourismus,

um die Hafeninfrastruktur und

Dienstleistungen zu optimieren, das

kulturelle Erbe der Insel zu stärken

und Besucherströme gezielt auf das

historische Zentrum von Portoferraio

sowie auf weniger erschlossene

Gebiete zu lenken. Die Initiativen

des ADSP MTS und seiner Partner

zur Förderung der „Blue Economy“

markieren einen entscheidenden

Wendepunkt für Portoferraio und

die toskanische Inselgruppe. Sie

zielen darauf ab, die Lebensqualität

für Einheimische und Touristen zu

steigern.

“LA LINEA BLU”: IL FORUM

DELLA BLUE ECONOMY

Come integrare economia marittima, innovazione e sostenibilità? Con una “linea

blu” che unisce innovazione e territorio, per testare in condizioni reali – a scala

portuale e insulare – tecnologie, soluzioni e modelli per una blu economy sostenibile e

competitiva.

Questo il focus del Forum che dal 1° al 3 aprile 2026 che si snoderà tra Portoferraio,

Piombino e Livorno, affronterà il tema della convivenza fra innovazione e sostenibilità,

fra industria marittima e ambiente marino, per plasmare il futuro del nostro mare e

delle nostre comunità costiere. Il Forum si articolerà su quattro filoni strategici con la

quale l’AdSP-MTS si propone di colmare il gap che separa la fase ideativa e sperimentale

dalle applicazioni industriali d’impresa, per questo settore chiave del Sistema Paese e

della costa Toscana e del suo Arcipelago:

Turismo Blu: Nuovi modelli di turismo rigenerativo per le isole e le coste fragili del

Mediterraneo, per valorizzare la biodiversità, la bellezza naturale.

Energia Blu: Tecnologie per la produzione, lo stoccaggio e logistica dell’energia

rinnovabile marittima.

Industria Blu: Innovazione per le tecnologie al servizio della blu economy, con

l’iniziativa del “BANTEC”, un centro di alta formazione tecnica e di sperimentazione, che

da dall’Isola d’Elba si propone come polo d’eccellenza nazionale.

Resilienza blu: Il fronte più avanzato della linea Blu, in cui i porti sono nodi di

resilienza capaci di monitorare, adattarsi e proteggere contro eventi climatici estremi,

ma anche contro rischi cibernetici e fisici.

Il Forum “La Linea Blu” fa leva sul primo Piano Strategico Nazionale del Mare ed è l’inizio

di un ampio programma di investimenti e attività per stimolare l’impegno collettivo,

pubblico e privato, verso un mare più pulito e un futuro più prospero. Per navigare

insieme, istituzioni, imprese e comunità, verso un domani sostenibile.

“THE BLUE LINE”: THE FORUM ON THE BLUE ECONOMY

How can we integrate maritime economy, innovation, and sustainability? Through a

“blue line” that connects technological progress with the territory, allowing real-world

testing—on both port and island scales—of technologies, solutions, and models for a

sustainable and competitive blue economy.

This is the focus of the Forum on the Blue Economy, which will take place from April 1st

to 3rd, 2026, across Portoferraio, Piombino, and Livorno. The Forum will explore the coexistence

of innovation and sustainability, maritime industry and marine environment,

aiming to shape the future of our seas and coastal communities.

Structured around four strategic pillars, the Forum—promoted by the North Tyrrhenian

Port Authority (AdSP-MTS)—seeks to bridge the gap between ideas and industrial application

in this vital sector for Italy and for the Tuscan coast and archipelago:

Blue Tourism: Developing new models of regenerative tourism for the fragile islands

and coastal areas of the Mediterranean, enhancing biodiversity and natural beauty.

Blue Energy: Exploring technologies for the production, storage, and logistics of

marine renewable energy.

Blue Industry: Fostering innovation in technologies serving the blue economy,

including the launch of “BANTEC”—a center for advanced technical training and

experimentation on Elba Island, set to become a national hub of excellence.

Blue Resilience: The most advanced frontier of the Blue Line, where ports become

resilience nodes capable of monitoring, adapting, and protecting against extreme

weather events as well as cyber and physical risks.

“The Blue Line” Forum builds on Italy’s first National Strategic Plan for the Sea and

marks the beginning of a comprehensive program of investments and initiatives to

foster collective public and private commitment toward a cleaner sea and a more prosperous

future. A shared voyage toward sustainability—for institutions, businesses, and

communities alike.

mare & nautica

115


Nuovo look per

il porto di Rio Marina

di Patrizia Lupi

Rio Marina

L’AdSP disegna nuovi scenari

per i porti elbani, progettando in

tempi rapidi opere importanti che

cambieranno la fisionomia degli

scali migliorando notevolmente

i trasporti da e per l’Isola. Su Rio

Marina ad esempio si sta lavorando

per migliorare ulteriormente

la progettualità in termini di

efficienza e sicurezza. È stata

inviata al Ministero dell’Ambiente

una ulteriore integrazione, ai fini

del completamento della procedura

di esclusione VIA su tutti gli

interventi previsti nel progetto

definitivo relativo all’Adeguamento

Tecnico Funzionale. L’integrazione

ha riguardato in particolare

la necessità di redigere una

specifica Valutazione di Incidenza

Ambientale (VINCA) per verificare

gli impatti che le nuove opere

previste nell’ATF potrebbero

avere sulle aree marine protette

dell’Isola d’Elba. Ed è quindi un atto

propedeutico al rilascio del parere

positivo sulla non assoggettabilità

degli interventi alla procedura di

Valutazione Impatto Ambientale.

Uno scoglio importante, superato

il quale, si potrà speditamente

procedere alla predisposizione

della gara per l’affidamento

del progetto esecutivo e della

realizzazione dei lavori.

“Abbiamo presentato domanda

di esclusione da VIA a giugno,

aggiornando peraltro il progetto

definitivo connesso all’ATF”,

dichiara il presidente dell’AdSP

Luciano Guerrieri. “In questi mesi,

i nostri uffici hanno lavorato per

fornire al Ministero competente

tutte le integrazioni richieste.

L’attivazione della procedura di

VINCA allunga chiaramente i

tempi ma l’auspicio è quello di

poter presto avere il nulla osta a

procedere con i lavori”.

Le opere prevedono innanzitutto

l’allargamento del molo di

sopraflutto, per renderlo idoneo

a sopportare il contemporaneo

traffico di veicoli e passeggeri che

imbarcano/sbarcano dalla nave Ro-

Pax. Verrà inoltre realizzata un’area

di attesa di imbarco e un nuovo

dente di attracco in ampliamento

al dente esistente, che accoglierà

gli stalli di sosta temporanea per 85

veicoli, pari alla massima capienza

della nave attualmente in servizio

al porto di Rio Marina. Il molo di

Rio Marina

sopraflutto verrà allungato di 30

mt come la diga di sottoflutto.

La banchina sarà realizzata in

cassoncini cellulari dotati di celle

antirisacca per smorzare il moto

ondoso interno al bacino, mentre

il lato esterno sarà protetto da una

scogliera con muro paraonde.

Fra gli interventi si prevede

il recupero della palazzina ex

Locamare. “D’intesa con il sindaco

Corsini siamo in procinto di

affidare l’incarico per l’affidamento

della progettazione, secondo

caratteristiche già definite con

l’amministrazione comunale”,

afferma ancora Guerrieri,

precisando che “la progettazione

sarà realizzata con il necessario

coinvolgimento del Comune”. Il

fabbricato sarà suddiviso in due

unità immobiliari distinte (piano

terra e primo piano) da destinare

116 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Rio Marina

a sede di associazioni ed altri ETS

presenti in ambito portuale.

A New Look for the Harbour of Rio

Marina

The Upper Tyrrhenian Port Authority

is planning major structural

work in Elba’s harbours that will

facilitate transport by improving

port efficiency and safety. Work will

begin as soon as the environmental

assessment permits are issued. For a

start, the work includes the widening

of the breakwater quay for cars and

passengers entering and leaving

the ferry as well as the construction

of a waiting area for boarding. In

agreement with the municipality,

the work would also include the

renovation of a building adjacent to

the quay to use as a headquarters

for the associations to strengthen

relations with the community.

Neugestaltung des Hafens von Rio

Marina

Die Hafenbehörde des

nördlichen Tyrrhenischen Meeres

plant umfassende bauliche

Maßnahmen an den Häfen der

Insel Elba, um Transportabläufe,

Effizienz und Sicherheit zu

verbessern. Die Arbeiten

beginnen nach Abschluss des

Umweltverträglichkeitsverfahrens.

Im Mittelpunkt der Maßnahmen

steht die Erweiterung des

Wellenbrechers, um die Ein- und

Ausfahrt von Fahrzeugen und

Passagieren der Fähren zu

verbessern. Zudem ist die Schaffung

eines Wartebereichs für Passagiere

und Fahrzeuge vor der Abfahrt

vorgesehen. In Abstimmung mit der

Gemeinde soll ein angrenzendes

Gebäude saniert und für

gemeindenahe Zwecke genutzt

werden.

Atfriomarina

mare & nautica

117


Foto ©Francesco Lascialfari


Food&Wine


I vini di

Napoleone

di Elvira Arnaldi

Secondo i suoi biografi, Napoleone non era un palato

raffinato nè un intenditore di vino nonostante che la

carriera e le amicizie lo avessero portato a conoscere

una grande varietà di vini francesi e stranieri. Tuttavia,

il vino ha giocato un ruolo significativo nella sua vita,

sia a livello personale che strategico.

La celebre frase "Champagne: nella vittoria un merito,

nella sconfitta una necessità" è attribuita a Napoleone.

Si narra che Napoleone fosse amico di Jean-Rémy

Moët, nipote del fondatore della prestigiosa cantina

Moët & Chandon, e che visitasse spesso le loro tenute

a Epernay. In suo onore, la maison ha creato la cuvée

Moët Impérial. Napoleone ha comunque suggerito il

suo stile anche nel mondo del vino e degli spiriti. Basti

pensare al cognac di Napoleone e ai bicchieri ballon

Napoleon.

Nonostante il suo apprezzamento per lo Champagne, il

vino preferito di Napoleone era il Gevrey-Chambertin,

un Borgogna a base di Pinot Nero. Questo vino

non mancava mai durante i suoi viaggi. Durante le

campagne d’Italia Napoleone sembra apprezzasse

il Barbera d'Asti e il Barbera del Monferrato,

particolarmente amato dopo la battaglia di Marengo.

Napoleone non sottovalutò mai il valore del vino come

strumento di potere. I suoi consiglieri economici

progettarono di estendere il consumo del vino di

Borgogna in tutto l'impero. Inoltre, il vino era una

presenza costante nelle battaglie, come dimostrano le

300.000 bottiglie di Champagne e brandy distribuite

alle truppe prima della battaglia di Brienne e i 4.000

ettolitri di vino consumati durante la spedizione in

Egitto. La pratica del Sabrage, l'apertura di una bottiglia

di Champagne con una sciabola, è legata agli Ussari,

la cavalleria leggera napoleonica. Questo gesto, nato

per celebrare le vittorie, è entrato a far parte del mito

napoleonico.

Chi invece era appassionata collezionista di vini era

la prima moglie, Giuseppina di Beauharnais. Alla sua

morte, nel castello di Malmaison, furono inventariate

13.000 bottiglie di vini pregiati provenienti da tutto il

mondo. Tra le etichette vini di Bordeaux, Borgogna,

Foto ©Maria Giusy Canova

Champagne e dal Languedoc-Roussillon. Vi erano

anche eccellenze iberiche e italiane come il Picolit, il

Vermouth e il Rosolio e i vini liquorosi provenienti dal

Mediterraneo, dal Reno, dall’Ungheria, oltre a trecento

bottiglie di Rum e liquori della Martinica.

In conclusione, il vino ha accompagnato Napoleone

in molti momenti della sua vita, dalle vittorie alle

sconfitte, dalle battaglie ai momenti di svago. All’Isola

d’Elba favorì la coltivazione della vite e risulta, da

documenti d’archivio conservati a Marciana, che

Napoleone volesse, nel piano di un riordinamento

economico dell’isola, assegnare ai vini elbani una

certificazione d’origine che ne proteggesse l’unicità.

A Sant’Elena con i suoi compagni d’arme era uso

sorseggiare il Vin de Constance ricavato da uve Muscat

de Frontignan, un pregiato moscato bianco, diffuso in

Languedoc. Un vino dolce, esotico, coltivato sulle colline

sopra Cape Town di fronte a False Bay, in commercio

già alla fine del XVII secolo, con l’arrivo dei boeri in

Sudafrica.

Una curiosità: una bottiglia di Sherry, presumibilmente

appartenuta alla sua carrozza personale, è stata venduta

all'asta da Christie's nel 2012 per 25.000 sterline.

120 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025


The Emperor’s Wines

According to his biographers, Napoleon did not have

a refined palate, nor was he a wine connoisseur in

spite of the fact that his career and his friendships had

introduced him to a wide variety of French and foreign

wines. It is said that Napoleon was friends with Jean-

Rémy Moët, grandson of the founder of the famous Moët

& Chandon winery and often visited their estates in

Epernay. Although he enjoyed Champagne, his favourite

wine was Gevrey-Chambertin, a Burgundy based on Pinot

Noir. This wine was always present on his table, even

during his travels.

Napoleon never underestimated the value of wine

as an instrument of power. He wanted to extend the

consumption of Burgundy wine throughout his empire.

Moreover, wine was always present in battles as can be

seen from the 300,000 bottles of Champagne and Brandy

distributed to the troops before the Battle of Brienne and

the 400,000 litres of wine consumed during the Egyptian

expedition. The practice of sabrage, the opening of a

Champagne bottle with a sword, is linked to Napoleon’s

light cavalry, the Hussars.

On the Island of Elba, he encouraged the cultivation of

vines and it would appear from documents saved in the

Archives in Marciana, that Napoleon wanted, as part of

his plan, to improve the island’s economy by granting

Elban wines a certificate of origin to protect their

originality.

Die Weine des Kaisers

Laut seinen Biografen war Napoleon weder ein

Feinschmecker noch ein ausgewiesener Weinkenner,

obwohl seine Karriere und sein gesellschaftliches Umfeld

ihn mit einer Vielzahl französischer und internationaler

Weine in Berührung brachten. Es heißt, dass er mit Jean-

Rémy Moët, dem Enkel des Gründers der renommierten

Kellerei Moët & Chandon, befreundet war und häufig

dessen Weingüter in Épernay besuchte. Obwohl er

Champagner schätzte, galt seine besondere Vorliebe

dem Gevrey-Chambertin, einem edlen Pinot-Noir aus

dem Burgund. Dieser durfte auf seinem Tisch nie fehlen –

selbst auf Reisen.

Napoleon erkannte früh den strategischen Wert des

Weins als Machtinstrument und setzte sich ein, den

Konsum burgundischer Weine im gesamten Kaiserreich

zu fördern. Wein spielte auch auf dem Schlachtfeld eine

bedeutende Rolle: Vor der Schlacht von Brienne wurden

300.000 Flaschen Champagner und Brandy an die

Truppen verteilt, und während der Ägypten-Expedition

konsumierten die Soldaten insgesamt 4.000 Hektoliter

Wein. Die Tradition des Sabrage – das Öffnen einer

Champagnerflasche mit einem Säbel – ist eng mit den

Husaren, Napoleons Elitekavallerie, verbunden.

Auch auf der Insel Elba förderte Napoleon aktiv den

Weinbau. Archivdokumente aus Marciana belegen, dass

er im Rahmen einer wirtschaftlichen Neuordnung der

Insel eine Herkunftszertifizierung für die elbanischen

Weine einführen wollte, um ihre Einzigartigkeit zu

schützen und ihren Wert zu steigern.

Foto ©Paolo Calcara


Napoleone a tavola di

Alvaro Claudi

Fredric Masson nel saggio “Napoleon chez lui”, tradotto

da Alvaro Claudi, racconta delle abitudini alimentari di

Napoleone.

Il menù su ordine dello stesso imperatore doveva

essere molto ristretto nel numero delle pietanze,

contrariamente a quello che avrebbe previsto il

protocollo ufficiale. Questo rammaricava il suo Primo

Maggiordomo Claude Guignet detto Dunant, addetto

alla redazione dei menù, che avrebbe voluto dimostrare

la sua grande esperienza acquisita presso altre case

reali e dell’alta nobiltà europea.

Delle portate Napoleone si limitava ad assaggiare

qualcosa, mangiando velocemente, in maniera poco

raffinata, masticando poco e male i grossi bocconi.

Metteva spesso le mani nel piatto e amava scoperchiare

personalmente le cloches dei vassoi di portata. Sovente

si macchiava gli abiti che dovevano subito essere

sostituiti.

I suoi piatti preferiti erano: il pollo in tutte le maniere

(saltato, alla provenzale, arrosto, alla Marengo), i

vol-vent e i beignet salati, i timballi e gli sformati, les

quenelles, les crepinettes e le polpette di selvaggina con

consommé. Apprezzava molto i maccheroni all’italiana

con il Parmigiano. Tra i piatti a base di pesce amava

soprattutto le triglie fritte e poi, quando sarà in esilio

all’Elba, il Cacciucco. Dopo la Campagna d’Egitto aveva

imparato ad apprezzare il pilaf di pollo e spezie e i

datteri di cui era ghiottissimo.

Eppure, a tutti questi piatti raffinati spesso preferiva

il rancio (pain de munition) di tipo militare a base di

legumi come lenticchie, fagioli e patate. Della carne

arrosto o alla griglia sceglieva la parte più abbrunita,

addirittura bruciacchiata, perché aveva orrore per il

sangue.

L’imperatore non beveva molto, preferiva lo

Chambertin quasi sempre abbondantemente

annacquato. Non possedeva cantine, né alle Tuileries,

né negli altri Palazzi. Il vino e i liquori erano contenuti

in bottiglie particolari realizzate a Sèvres riportanti una

N coronata. A Sant’Elena dovette abituarsi al Claret,

dichiarando che ne era stato privato soltanto lì e nel

mezzo al deserto durante la campagna d’ Egitto.

L’apparecchiatura della tavola per il pranzo era

costituita da vassoi in argento riportanti lo stemma

imperiale, le cloches sempre in argento sormontate

dall’aquila imperiale. La posateria era in argento

massiccio, ma di fattura semplice. Soltanto in occasione

della presenza di signore erano in vermeil.

Alle sei del pomeriggio, per la cena, di solito incontrava

la moglie che non aveva visto durante il giorno e con

lei si ritirava nell’appartamento privato. A quel punto il

maggiordomo veniva a sapere se la cena andava servita

nell’appartamento dell’imperatore o dell’imperatrice.

La tavola era più curata rispetto al pranzo con tovagliato

di broccato o di fiandra, le stoviglie in porcellana di

Sévres, le decorazioni molto ben curate, i bicchieri in

cristallo di Boemia. Il menù prevedeva alcune portate

in più rispetto al pranzo e doveva comprendere alcuni

dei piatti preferiti dall’imperatrice. La tavola doveva

essere apparecchiata per sei persone, dovevano essere

disponibili sei bottiglie di Chambertin, una mezza

bottiglia di ratafià ed una mezza bottiglia di liquore. La

pasticceria doveva essere assortita ed abbondante. Mai

era servita una cena di magro se non il Venerdì Santo.

Per saperne di più: Alvaro Claudi, “A Tavola con l’Imperatore”,

Miraggi Edizioni, 2014, che riporta ben 77 ricette tratte da un

quaderno di ricette originale del 1814, appartenuto alla famiglia

di Pasquale Squarci, medico di Madame Mère, ufficiale sanitario

che frequentava la corte elbana.

Foto ©Michele Martina

122 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025


down. He never had wine cellars,

neither in the Tuileries nor in his

other palaces. The wine and liqueurs

were kept in special Sèvres bottles,

bearing a crowned N. At dinner

time, six o’clock in the afternoon, he

would usually meet his wife, whom

he had not seen during the day, and

retire with her to his private flat. The

table was more carefully laid than

for lunch, beautifully decorated with

brocade or Flanders tablecloths,

Vermeil cutlery, Sèvres porcelain

tableware, Bohemian crystal glasses.

Napoleon at the Table

by Alvaro Claudi, from a translation

of an essay by Fredric Masson

At the Tuileries, Napoleon enjoyed

frugal lunches with just a few

courses which were served near the

Audience Hall so as not to waste

time. He preferred eating alone,

at most with some minister or

special advisor. His favourite dishes

were: chicken in any form (tossed,

Provencal style, roast, Marengo

style), savoury vol-au-vents and

bigné, pies and flans, quenelles,

crepinettes and game meatballs

with broth. He loved macaroni or

tagliatelle with Italian sauce and

Parmesan cheese. Of his fish dishes,

he was especially fond of fried

red mullet and, when in exile on

Elba, Cacciucco. After his Egyptian

campaign, he had learned to

appreciate chicken pilaf with spices

and also dates that he loved. Yet, to

all these refined dishes, he would

often prefer the military rye-bread

based on legumes like lentils, beans

and potatoes. Of roast or grilled

meat, he would choose the browned,

even burnt part because he had a

horror of blood. The emperor was

not a great drinker but enjoyed his

Chambertin, usually heavily watered

Zu Gast bei Napoleon

von Alvaro Claudi, aus der

Übersetzung eines Essays von

Fredric Masson In den Tuilerien

liebte Napoleon einfache Mahlzeiten

mit wenigen Gängen, die zum

Mittagessen, um Zeit zu sparen,

in der Nähe des Audienzsaals

serviert wurden. Er bevorzugte

es, alleine zu essen, höchstens in

Gesellschaft eines Ministers oder

eines persönlichen Beraters. Zu

seinen Lieblingsgerichten gehörten:

Hähnchen in allen Variationen

(gebraten à la provençale und à

la Marengo), Blätterteigpastete,

herzhafte Beignets, Aufläufe und

Soufflés, Fisch-und Fleischklößchen

und Wildbällchen in klarer

Brühe. Besonders schätzte er

italienische Maccheroni mit

Tomatensauce und Parmesan.

Unter den Fischgerichten mochte er

besonders frittierte Meerbrassen,

und als er im Exil auf Elba war,

das Cacciucco – die Fischsuppe.

Während des Ägyptenfeldzugs

lernte er Hähnchen-Pilaf mit

Gewürzen zu schätzen und liebte

Datteln. Trotz dieser raffinierten

Gerichte bevorzugte er jedoch oft

die Truppenverpflegung (pain

de munition), eine Mahlzeit aus

Hülsenfrüchten wie Linsen, Bohnen

und Kartoffeln. Beim gebratenen

oder gegrillten Fleisch wählte er

stets das am stärksten gebräunte,

sogar verbrannte Stück, da er eine

tiefe Abneigung gegen Blut hatte.

Der Kaiser trank nur wenig und

bevorzugte fast immer Chambertin,

ein hochwertiger Pinot Noir, der

jedoch großzügig mit Wasser

verdünnt wurde. Er besaß keine

Weinkeller, weder in den Tuilerien

noch in den anderen königlichen

Residenzen. Der Wein und die

Spirituosen wurden in speziellen

Flaschen aufbewahrt, die in Sèvres

gefertigt wurden und ein gekröntes

„N“ trugen. Zum Abendessen,

das üblicherweise um sechs Uhr

nachmittags stattfand, traf er

gewöhnlich seine Frau, die er

während des Tages nicht gesehen

hatte, und zog sich mit ihr in die

privaten Gemächer zurück. Der

Tisch war sorgfältiger gedeckt als

zum Mittagessen, mit Brokat- oder

Leinentischtüchern, Besteck aus

Vermeil, Porzellangeschirr aus

Sèvres, kunstvoll arrangierten

Dekorationen und Kristallgläsern

aus Böhmen.

food & wine

123


Foto ©Michele Martina

Teatro Bistro

& Wine Bar

Portoferraio

di G.B. - P.L.

Un sipario che si apre su un’esperienza sensoriale

unica, dove il gusto incontra arte e storia. Nel cuore

di Portoferraio, il Teatro Bistro è uno dei gioielli di

Cosmopoli, accanto al Teatro dei Vigilanti voluto da

Paolina Bonaparte, dove la passione dei proprietari

Antonio e Fiona si specchia nel piatto. La cucina del

Teatro Bistro è un inno alla straordinaria semplicità

della cucina locale con i piatti genuini e gustosi della

tradizione, ma non solo. Protagonisti gli ingredienti

freschi che esaltano l’essenza dell’Isola. Ogni elemento

racconta una storia, quella dei produttori, dei contadini,

dei pescatori e di tutti coloro che mettono cuore e

dedizione nel proprio lavoro. Ma la tradizione lascia

posto all’innovazione, come il tiramisù all’aleatico,

una rivisitazione del dolce tradizionale con i sapori

dell’Isola. Una sosta da Antonio e Fiona è come un

viaggio fra saperi, sapori e benessere, e un buon vino

è il compagno ideale. La selezione è ampia e variegata,

con etichette locali e proposte innovative, tutte pensate

per creare un perfetto equilibrio con il menù, offrendo

124 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025


un’esperienza gastronomica completa e raffinata.

Non perdetevi un affaccio dalla grande terrazza di

fronte al Teatro che si apre sui tetti del centro

antico di Portoferraio.

Teatro Bistro & Wine Bar in the ancient heart of

Portoferraio

In the heart of Portoferraio, Teatro Bistro combines

taste, art and history. Antonio and Fiona, with passion

and dedication, offer simple yet extraordinary cuisine,

honouring the authentic flavours of the island. Their

fresh, genuine dishes tell the stories of local producers,

fishermen and farmers. Tradition gives way to innovation,

like the "Tiramisù all'aleatico", a reinterpretation of the

traditional dessert with the flavors of the Island. This

unique culinary experience is accompanied by a wide

selection of local, innovative wines. Lastly, the superb

view over Portoferraio makes every stop at the Bistro an

unforgettable experience.

Teatro Bistro & Wine Bar im historischen Zentrum von

Portoferraio

Das Teatro Bistro liegt im historischen Kern von

Portoferraio und verbindet kulinarische Qualität mit

kulturellem Ambiente. Die Gastgeber Antonio und Fiona

legen Wert auf eine bewusst schlichte und zugleich

sorgfältig zubereitete Küche, die die kulinarische

Identität Elbas widerspiegelt. Die frischen, unverfälschten

Gerichte bringen die enge Zusammenarbeit mit lokalen

Produzenten, Fischern und Landwirten zum Ausdruck.

Traditionelle Rezepte werden zeitgemäß interpretiert

– beispielsweise Fionas Tiramisu, zubereitet mit dem

köstlichen elbaner Süßwein ‚Aleatico‘. Die Weinkarte

bietet neben Klassikern auch kreative Neuentdeckungen

aus der Region. Der Ausblick auf Portoferraio

unterstreicht die besondere Atmosphäre des Teatro Bistro

und macht den Aufenthalt zu etwas Besonderem.

Il Teatro dei Vigilanti "Renato Cioni" - Foto ©Michele Martina

Portoferraio - Foto ©Andre Silingardi

food & wine

125


L’Acquabona,

un anno dopo

Portoferraio

di Patrizia Lupi

AZIENDA AGRICOLA ACQUABONA

Località Acquabona 1, 57037 Portoferraio (LI)

Tel. +39 0565 933013 | info@acquabonaelba.it | www.acquabonaelba.it

Esattamente 365 giorni fa

iniziava l’avventura dei “Quattro

moschettieri del vino elbano”

(vedi Enjoy Elba 2024, pp. 57-

59) nella splendida cornice

dell’Acquabona a Portoferraio.

Federico Ballati, Federico Capitani,

Riccardo Fioretti e Pietro Vallardi

hanno rispettato le attese. Forti

del loro entusiasmo e delle loro

competenze complementari,

ma consapevoli di aver appena

intrapreso un lunghissimo viaggio,

hanno rovesciato gli schemi

ordinari della classica azienda

vinicola pur mantenendo i valori

della tradizione.

Tantissime le novità quanti

i fronti esplorati. Marketing,

comunicazione social media, sito

web, piattaforma e-commerce,

confezioni di legno, magnum,

brandy, collaborazione con il Golf

Acquabona, sinergia con altri

brand elbani, fiere di settore,

sponsorizzazione di eventi durante

la Design Week a Milano, premi e

riconoscimenti, ristrutturazione

del punto vendita, nuove

esperienze. E questa è solo la punta

dell’iceberg.

I Quattro Moschettieri stanno

ponendo le basi per quella che sarà

l’Acquabona del futuro, non solo

contraddistinta dal forte legame

con la comunità elbana e il rispetto

per il territorio per mantenere

intatta la bellezza dell’Isola, ma

anche da un concentrato di servizi

d’eccellenza. Il tutto accompagnato

dalla creazione del nuovo polo

aziendale, dotato di cantina,

barricaia, uffici, punto vendita e

sala degustazioni.

“Vogliamo andare oltre il concetto

di azienda vinicola nel senso

classico del termine, in cui ci si

concentra meramente sul produrre

un vino di buona qualità e sulla

successiva commercializzazione.

Al giorno d’oggi, purtroppo o per

fortuna, non è più sufficiente,

considerando un contesto di

mercato sempre più complesso

in cui si fa davvero fatica a

identificare dei trend positivi. Noi

crediamo profondamente nella

qualità del nostro prodotto, ma

quello su cui stiamo concentrando

gli sforzi riguarda la creazione di

un contesto che lo valorizzi, dove

ogni elemento viene espresso

al massimo livello e con una

126 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025


attenzione certosina al dettaglio. E lo stiamo facendo

cercando di comunicare con un linguaggio universale,

che possa arrivare sia all’appassionato che al bevitore

occasionale, sia all’adulto maturo che ai più giovani” –

afferma Pietro Vallardi, esperto di strategia aziendale,

grazie alla sua esperienza in consulenza manageriale.

“Ho sempre creduto profondamente nel potenziale dei

nostri vini. Adesso, con un’impostazione più strutturata

e che non lascia nulla al caso, non ci poniamo limiti.

Dalla comunicazione trasversale, alla ricerca di mercati

selezionati, passando dallo studio per produrre vini

sempre più buoni e identitari, ci poniamo l’obiettivo di

lanciare più in alto possibile Acquabona” – lo affianca

Federico Ballati, l’enologo del gruppo ma anche colui

che tiene i rapporti con chi all’Elba fa dell’accoglienza

un mestiere.

È solo l’inizio, ma tutti noi siamo davvero curiosi di

come procederà l’esperienza di questi quattro ragazzi,

legati da un profondo amore per l’Isola, per il vino ma

soprattutto per l’Acquabona.

Foto ©Michele Martina

Foto ©Michele Martina

Nel frattempo, l’unica cosa che possiamo fare per

saziare il nostro appetito di curiosità è andare a trovarli

per vivere una wine experience, assaggiare i loro vini

tanto apprezzati, farci raccontare le loro storie, i loro

progetti…

Acquabona a year on

365 days ago, the adventure of the “Four Musketeers of

Elba wine” began: Federico Ballati, Federico Capitani,

Riccardo Fioretti and Pietro Vallardi, (see Enjoy Elba 2024,

pages 57-58-59) in the splendid setting of Acquabona in

Portoferraio. Four complimentary skills to embark on a

very long journey, overturning the schemes of the classic

winery while maintaining traditional values. Many

new features: marketing, social media communication,

website, e-commerce platform, wooden packaging,

magnums, brandy, collaboration with the Acquabona

Golf Club, synergy with other Elban brands, trade fairs,

sponsorship of events during Design Week in Milan,

awards and recognition, a new company centre with

food & wine

127


cellar, barrique cellar, offices, sales point and tasting

room. Strong ties with the Elban community in respect

of the territory and its beauty. “We love Elba and

deeply believe in the quality of our product, but we are

concentrating our efforts on creating a context that

enhances it, with painstaking attention to detail. We

are doing this by trying to communicate in a universal

language that can reach out both to the enthusiast and

the occasional drinker, but to the mature adult and to

younger people too” says Pietro Vallardi, the business

strategy expert. “From across-the-board communication

to the search for selected markets, passing through

the study of how to produce wines that keep improving

and have an identity, we have set ourselves the goal of

launching Acquabona as high as we can” says Federico

Ballati, the group’s oenologist, but also the one who

maintains relations with those on Elba in the hospitality

profession.

Design Week in Mailand

• Ausbau des Standorts mit Weinkeller, Barrique-Lager,

Verkaufsfläche, Büros und Verkostungsraum.

Die Verbindung zur Insel Elba und ihrer Gemeinschaft

ist zentral. „Wir lieben Elba und glauben an die Qualität

unserer Produkte“, erklärt Pietro Vallardi, der Stratege.

„Unser Ziel ist es, ein Umfeld zu schaffen, das diese

Qualität unterstreicht – mit Liebe zum Detail und einer

Kommunikation, die sowohl Weinkenner als auch

Gelegenheitsgenießer anspricht.“ Federico Ballati,

Önologe und Bindeglied zur elbanischen Gastgeberszene,

ergänzt: „Unser Anspruch ist es, mit authentischen,

charaktervollen Weinen neue Maßstäbe zu setzen – auf

Elba und darüber hinaus.“

Acquabona – Ein Jahr später

Vor einem Jahr startete in der eindrucksvollen Kulisse

von Acquabona nahe Portoferraio das Projekt der „Vier

Musketiere des elbanischen Weins“: Federico Ballati,

Federico Capitani, Riccardo Fioretti und Pietro Vallardi

(vgl. Enjoy Elba 2024, S. 57-59). Vier Persönlichkeiten mit

unterschiedlichen Stärken, Visionäre die den Weinbau

neu denken – jenseits gewohnter Muster, doch tief

verwurzelt in der Tradition. In nur zwölf Monaten wurde

viel erreicht:

• Aufbau einer einheitlichen Markenidentität

• Website und E-Commerce-Plattform

• Einführung neuer Produkte (u. a. Magnumflaschen,

Brandy)

• Kooperationen mit lokalen Partnern wie dem Golfclub

Acquabona

• Präsenz auf Fachmessen und Events, u. a. während der

128 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025


Ristorante

La Rada di G.B.

Portoferraio

RISTORANTE LA RADA

Lungomare San Giovanni 25, 57037, Portoferraio (LI)

Tel: +39 0565 915652 | Mobile: +39 328 462 9247

www.ristorantelarada.it | larada@alice.it

FB: Ristorante La Rada | IG: ristorantelarada

magia tutta sua al menù. Dal suo forno a legna escono

pizze e “schiaccine” croccanti, gustose, dove ogni morso

permette di assaporare la passione che la famiglia

mette in questo mestiere. Il menù, che spazia dai piatti

di pesce fresco alle prelibatezze della cucina toscana,

celebra il meglio del mare e dei sapori autentici

dell’Isola, con pietanze che esaltano la freschezza degli

ingredienti locali. Ottimo il rapporto qualità-prezzo,

buona la cantina.

Foto ©Michele Martina

A San Giovanni, nel golfo di Portoferraio, il Ristorante

La Rada è il tipico locale dove trovi “quelli del posto”,

perché Maria, con i suoi figli Sandra e Stefano, hanno

fatto del loro locale un luogo di accoglienza genuina,

anche d’inverno. Piatti semplici, sembrano usciti dal

ricettario della nonna, dosati e cucinati come vuole

la tradizione. Una roccaforte dei sapori elbani che

va oltre il semplice ristorante: sono l’accoglienza

calorosa e l’amore per il territorio a fare la differenza.

La signora Maria, con il suo sorriso contagioso e una

lunga esperienza nel campo della ristorazione, accoglie

gli ospiti come se li avesse visti crescere e racconta

il menù. Sandra, con la sua energia, coordina la sala,

caratterizzata da ambienti accoglienti, puliti, sobri e

luminosi, dove ogni dettaglio è curato con attenzione.

Ma è Stefano, per gli amici “Ciccio”, che con la sua

maestria nella preparazione delle pizze aggiunge una

At San Giovanni, between the blue of the sky and that of

the sea, sits La Rada Restaurant, with its unique view of

Portoferraio. You are guaranteed a family welcome from

Maria, Sandra and Stefano. In a bright, well-kept setting,

you can enjoy fresh fish dishes, Tuscan cuisine and

Stefano’s famous wood-fired pizzas. Every dish shows the

love for Elba, the tradition, passion and local ingredients,

and makes for an authentic, unforgettable experience. It

is excellent value for money.

Zwischen Himmel und Meer gelegen, bietet das

Ristorante La Rada in San Giovanni einen einzigartigen

Blick auf Portoferraio und eine herzliche Atmosphäre,

geprägt von Maria, Sandra und Stefano. In einem

gepflegten, lichtdurchfluteten Ambiente werden frischer

Fisch, toskanische Spezialitäten und die bekannten

Holzofenpizzen von Stefano serviert. Mit Zutaten aus

der Region, traditionellen Rezepten und viel Sorgfalt

zubereitet, vermittelt jedes Gericht die kulinarische

Identität Elbas. Besonders hervorzuheben ist das

ausgezeichnete Preis-Leistungs-Verhältnis.

Foto ©Francesco Lascialfari


Barbacoda,

Portoferraio

il porto del gusto

BARBACODA BBQ&RELAX

Piazza Andrea Citi 1| 57037 Portoferraio (LI)

Tel: +39 3358064910

www.barbacoda.it | info@barbacoda.it

carta dei vini che esaudisce i desideri di tutti. Appena

entri, dagli scaffali, un bazar di gusti invoglia a far la

spesa prima ancora di mettersi a tavola e già pregusti

quello che troverai nel piatto.

“Barbacoda è un sogno realizzato – confessa Simone ai

suoi clienti – e come tutti i progetti e le scelte di vita lo

alimentiamo costantemente. Vogliamo che chi sceglie il

nostro locale entri nel sogno. Lo portiamo con il nostro

menù nei luoghi iconici del cibo italiano in un percorso

di gusto attraverso una narrazione sensoriale fondata

sulla qualità”.

Barbacoda è un porto sicuro proprio sul porto di

Portoferraio, per chi vuole trovare i sapori veri della

meta enogastronomica più ambita nel mondo, le

eccellenze del Made in Italy, un ricordo di gusto da

portarsi a casa durante o alla fine della vacanza.

Foto ©Gabila Gerardi

Con orgoglio, carne, da Barbacoda a Portoferraio. La

più buona che ci sia. Perché un ristorante non si apre

solo per mettere a tavola le persone. È prima di tutto

passione, studio, ricerca, buon gusto. E Simone Sgherri

di esperienza e talento ne ha da vendere.

Barbacoda è un locale controtendenza per scelta:

braceria, barbecue, grill, la qualità del menù si basa su

una proposta gourmet a base di prodotti genuinamente

ineccepibili. Carni selezionate e verdure di stagione

scelte con cura dalla filiera controllata, salumi e

formaggi da produttori che tramandano le antiche

tradizioni e i sapori genuini, dolci home made della

moglie Gabila da leccarsi i baffi. Le carni selezionate

fanno capolino dai frigo per la frollatura e già ti

mettono l’acquolina in bocca. La presentazione dei

piatti è elegante e sfiziosa. Il menù te lo raccontano in

sala Giada e Giuditta, compiaciute, perché sanno quel

che propone di buono.

Bello il locale dall’atmosfera coinvolgente, con arredi

scelti con cura e grande attenzione ai dettagli. Infine la

130 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025


Simone Sgherri in the Barbacoda restaurant in

Portoferraio harbour, does barbecues, grills and meat

dishes with gourmet suggestions based on genuine,

guaranteed products. Selected meats and seasonal

vegetables are carefully chosen from the regulated supply

chain, cold meats and cheese from producers who hand

down ancient traditions and genuine tastes and homemade

desserts by his wife Gabila. The venue is beautiful

with an appealing atmosphere, full of objects that tell

their own story. Giuditta and Giada, who explain the

menu, are most welcoming. As soon as you enter, you find

a bazaar of tastes on the shelves that entice you to shop

even before you sit down to eat and you already have an

idea of what you will find on your plate. Barbacoda serves

the true flavours of the world’s most sought-after food

and wine destination, the excellence of Made in Italy, a

tasteful souvenir to take home during or at the end of

your holiday.

und mit Gegenständen dekoriert, die die Geschichte des

Ortes und seiner Betreiber widerspiegeln. Giuditta und

Giada kümmern sich um die Gäste und erläutern die

Speisenauswahl. Im Eingangsbereich des Restaurants

befindet sich eine Auswahl an Delikatessen – Feinkost-

Mitbringsel, die zum Probieren einladen. Barbacoda

bietet italienische Spezialitäten – ein kulinarisches

Erlebnis, das auch über den Urlaub hinaus in Erinnerung

bleibt.

Das Restaurant Barbacoda am Hafen von Portoferraio

wird von Simone Sgherri geführt und ist auf hochwertige

Grillgerichte spezialisiert. Die Speisekarte bietet Braten,

Grill- und Barbecuegerichte aus hochwertigem Fleisch,

saisonalem Gemüse sowie Wurst- und Käsespezialitäten

aus traditioneller Herstellung. Den Abschluss bilden

hausgemachte Desserts von Gabila, der Ehefrau des

Inhabers. Das Lokal zeichnet sich durch seine einladende

Atmosphäre aus. Die Einrichtung ist individuell gestaltet

food & wine

131


Giulia Arrighi

e le Sbarbatelle

AZIENDA AGRICOLA ARRIGHI

Loc. Pian del Monte 57036 Porto Azzurro (LI)

Tel. +39 0565 95604 | Mob. +39 335 6641793

info@arrighivini.it | www.arrighivigneeolivi.it

di P.P. – P.L.

Nel mondo del vino, anche all’Elba, si sta facendo strada

una rivoluzione silenziosa, fatta di storie, competenze,

territorio e determinazione. E soprattutto di donne. A

guidarla è una nuova generazione di produttrici, unite

nell’associazione “Sbarbatelle”, nata nel 2024, che oggi

conta 90 associate under 40.

Fra queste Giulia Arrighi, 28 anni, elbana, ultima

generazione dell’Azienda omonima, una delle realtà più

conosciute all’Elba. Enologa, imprenditrice e presidente

dell’Associazione, Giulia è un pilastro dell’azienda

di famiglia a Porto Azzurro, dove porta avanti una

viticoltura sostenibile e sperimentale. C’è lei dietro a

Nesos, il vino marino che nasce dalle uve lasciate in

mare, frutto di uno studio in collaborazione con il Prof.

Attilio Scienza. Una sfida coraggiosa che racconta bene

le Sbarbatelle: radici forti e sguardo sul futuro.

Il nome stesso dell’associazione è emblematico:

“Sbarbatelle”, come le barbatelle pronte a dare frutto

ma ancora giovani, imberbi. L’obiettivo è creare uno

spazio sicuro e inclusivo, dove le produttrici possano

condividere esperienze, confrontarsi su sfide comuni,

costruire competenze e affermare la propria presenza

in un settore storicamente maschile. La parola chiave è

rete: tra donne, tra generazioni, tra territori.

“Sbarbatelle non è solo un movimento identitario

– spiega Giulia – ma un progetto di formazione

e crescita: eventi, degustazioni, workshop, tour

aziendali e partecipazioni a fiere di settore come

Vinitaly o Milano Wine Week. Vogliamo promuove la

crescita professionale e relazionale delle associate,

sostenendole nel percorso imprenditoriale. Il vino

diventa così non solo espressione della terra, ma anche

strumento di autodeterminazione e racconto”.

In ogni calice prodotto dalle Sbarbatelle si sente

una storia, un’eredità familiare, un desiderio di

cambiamento. L’associazione lavora per promuovere

l’equità di genere, sostenere le imprese femminili e far

emergere l’unicità delle voci che compongono l’Italia

del vino sempre più rosa. A guidare questa rivoluzione

c’è un pezzo di Elba, di quella famiglia Arrighi che

continua a tramandare la propria eccellenza di

generazione in generazione.

Foto ©Michele Martina

132 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025


Porto Azzurro

ASSOCIAZIONE SBARBATELLE

Tel: +39 320 4038958

www.sbarbatelle.com | segreteria@sbarbatelle.it

A silent revolution is taking place in the Italian wine

sector, led by a generation of young women. The

Sbarbatelle Association, founded in 2024 to enhance

the world of wine, is at the centre of all this. Among

the leaders is Giulia Arrighi, an Elban winemaker and

president of the Association, who combines tradition and

experimentation in the family business in Porto Azzurro.

She is the one who lies behind “Nesos”, the “marine

wine”, the result of a visionary idea. Today, Sbarbatelle

is representing a new way of wine-making; deep-rooted,

aware, shared. The aim is to build an inclusive network

of young female Italian wine-makers that can develop,

compare notes and taste the heritage of the land of origin

through stories, identity and future.

Giulia Arrighi und der Verein

längst Kultstatus erreicht hat. Die Sbarbatelle stehen für

ein neues Selbstverständnis im Weinmachen: verwurzelt,

mutig, gemeinschaftlich. Ihr Ziel? Ein starkes Netzwerk

junger Winzerinnen, die sich gegenseitig pushen,

voneinander lernen und von ihrer Heimat mit dem Glas

in der Hand erzählen, die echte Geschichten, starke

Identitäten und Visionen für die Zukunft in sich tragen.

Im italienischen Weinbau zieht frischer Wind auf –

und der kommt von einer neuen Generation junger

Frauen. Mitten im Geschehen: die 2024 gegründete

Bewegung Sbarbatelle, die zeigt, wie viel Kraft, Kreativität

und Charakter in der weiblichen Seite des Weins

steckt. An der Spitze steht Giulia Arrighi, Önologin

von Elba und Präsidentin der Sbarbatelle. In ihrem

Familienweingut in Porto Azzurro bringt sie Tradition

und Experimentierfreude zusammen – etwa mit Nesos,

dem legendären „Meereswein“, der unter Wasser reift und


Dalla barca alla tavola

Ittiturismo La Rosa dei Venti.

di P.P.

Marina di Campo

AZIENDA AGRICOLA ARRIGHI

Via del brumaio 760, Marina di Campo, Italy

Mob. +39 329 228 6333 | paolandriano@gmail.com

FB: Ittiturismo Rosa Dei Venti

A Marina di Campo, in una casa immersa nella

campagna, c’è un luogo dove il mare incontra olivi

e vigneti. È La Rosa dei Venti, ed è stato il primo

ittiturismo in Italia: un’idea genuina, nata vent’anni fa.

Qui non si prenota un posto al ristorante, si entra in

una casa, si condivide un pasto, si ascolta una storia.

Marco va per mare, per portare sulla tavola quello che

il Tirreno offre: tonni, pesci spada, aragoste, capponi,

cernie, polpi, pesce azzurro, crostacei, così ogni giorno

cambia il menù. Paola, nel frattempo, è in cucina.

Prepara con cura le pietanze, con esperienza e fantasia.

Pochi tavoli sotto la pergola d’uva. L’aria profuma di

erbe selvatiche e vigneti: il silenzio domina la natura.

Regna sovrana la genuinità, testimonianza della

tradizione agricola. Tutto fatto in casa, prelibati i

prodotti del mare e dell’orto. Paola prepara i sottoli,

le conserve, il limoncino e l’aleatico. D’inverno, si

conserva il pesce: tonnina salata, bottarga, bresaola di

tonno con mirto, nepitella, rosmarino.

Non è un’esperienza per turisti frettolosi, è vita vera,

esperienza di ospitalità antica e generosa, essenza di

una famiglia e di un’isola che da secoli si sviluppa fra

campagna e mare.

Consigliamo un’escursione indimenticabile per coloro

che volessero salire sulla barca di Marco, per una

battuta di pesca, entrando in contatto con i segreti di

quel mare dalle mille sfumature.

Ichthyic Tourism La Rosa dei Venti, from Boat to Table

In Marina di Campo, in the middle of the countryside, La

Rosa dei Venti is Italy’s first Fishing Tourism, established

20 years ago and it brings together the skills of the sea

and of the land. Marco is a fisherman and Paola is in

the kitchen with her produce from the family garden,

Foto ©Giancarlo Diversi

134 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025


the olive groves and the vineyard.

Under a pergola of vines, we dine

together with a menu that changes

according to the catch of the day. We

recommend a trip out on the boat

with Marco to learn more about this

ancient craft. At the Rosa dei Venti,

everything is genuine: in winter,

Paola prepares jars of vegetables

in olive oil, Limoncino and Aleatico,

while the fish is preserved according

to the ancient family traditions of

the islanders who have lived from

farming and fishing for centuries.

Ittiturismo La Rosa dei Venti –

Frisch gefangen – direkt serviert

In Marina di Campo, umgeben

von ländlicher Idylle, befindet

sich La Rosa dei Venti, der erste

Ittiturismo Italiens. La Rosa dei

Venti wurde vor über zwanzig Jahren

gegründet und setzt seither auf die

enge Verknüpfung von Fischerei

und Landwirtschaft. Marco ist

Fischer, Paola verarbeitet in der

Küche Produkte aus dem eigenen

Gemüsegarten, dem Olivenhain

und dem Weinberg der Familie. Das

Abendessen wird gemeinsam unter

der Weinlaube eingenommen – das

Menü wechselt täglich und richtet

sich nach dem Fang des Tages.

Besonders empfehlenswert ist

ein Ausflug mit Marco auf seinem

Fischerboot: eine Gelegenheit,

das jahrhundertealte Handwerk

der Fischerei aus nächster Nähe

kennenzulernen. La Rosa dei

Venti verkörpert Ursprünglichkeit

und gelebte Tradition. In den

Wintermonaten bereitet Paola

eingelegtes Gemüse, Limoncello

und Aleatico zu, während der

Fisch nach überlieferten Methoden

konserviert wird – ganz im Sinne

einer Familie und einer Insel, die seit

Generationen von Landwirtschaft

und Fischerei geprägt ist.

Foto ©Francesco Lascialfari

food & wine

135


Osteria del

Noce

di G.B. - P.L.

Marciana

Osteria Del Noce

Via della Madonna 14, 57030, Marciana (LI)

Tel: +39 0565 901284 | www.osteriadelnoce.com

FB: osteria-del-noce-marciana | IG: osteriadelnoce

C’è un momento, salendo verso Marciana, in cui l’Elba

si fa silenziosa. Il mare brilla verso l’orizzonte mentre il

verde si infittisce e l’aria profuma di erbe e legna antica.

È qui che si trova l’Osteria del Noce, non un semplice

ristorante, ma un rifugio di sapori. Il nome richiama

un vecchio albero nato dove ora la bella vetrata si apre

sul panorama. Le noci, le mandorle, i fichi secchi, sono

ingredienti della tradizione elbana, che richiama una

cucina che non vuole stupire ma rimanere nel ricordo.

Ricordare cosa? Il gusto del pesce appena pescato, la

morbidezza della pasta fatta in casa, la croccantezza di

un pane ancora tiepido.

Ogni piatto racconta un angolo dell’Isola: nei tagliolini

con le cicale c’è il mare, nella carne di cinghiale il bosco,

nei dolci un’intimità tutta familiare. Gli interni si armonizzano

perfettamente con l’atmosfera accogliente e

riservata del posto.

Qui si viene non solo per mangiare, ma per ritrovare

gesti antichi, in un piccolo borgo che mantiene il fascino

di una volta, bellissimo e discreto, ed una ospitalità

genuina.

horizon framed by lush greenery make for an authentic,

“tasty” experience.

Die Osteria del Noce spiegelt den zeitlosen Charme

des kleinen Bergdorfs Marciana wider, das sich seinen

ursprünglichen Charakter bis heute bewahrt hat. In der

Küche verbinden sich die Aromen von Meer und Land:

Fangfrischer Fisch und herzhaft zubereitetes Fleisch

spiegeln in einem saisonalen Menü den wahren Geschmack

der Traditionen wider. Die familiäre Atmosphäre,

das liebevoll rustikale Ambiente und der weite Blick ins

Hinterland machen den Besuch zu einem echten Genusserlebnis

– schlicht, ehrlich und unvergesslich.

The Osteria del Noce retains the same charm as the

village of Marciana which has remained unchanged over

time. Sea and land meet in every dish, freshly caught fish

and meat recipes balance a genuine menu that is based

on tradition and changes with the seasons. The family

atmosphere, the rustic furnishings and the view of the

136 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025


Hotel Ristorante

L’Ogliera di

G.B. - P.L.

HOTEL RISTORANTE L’OGLIERA

Località Pomonte | 57030 Marciana (LI)

Tel: +39 0565 906012 | +39 3389710453

www.hotelogliera.it | info@hotelogliera.it

Pomonte

pescato fresco di Duilio, ultimo pescatore del paese, e le

verdure dell’orto in piatti che si rifanno alla tradizione.

Gli spaghetti all’Ogliera sono il piatto bandiera, ma

ogni giorno è una sorpresa tra taglierini al tramaglio,

zuppette, fritture e arrosti, per non parlare dei dessert.

Il tutto, servito con gentilezza sulla terrazza fronte

mare e una cantina che parla toscano. L’Ogliera non è

solo un nome. È una promessa mantenuta.

Chi l’ha mai vista davvero, un’ogliera? Nascosta tra

gli scogli, è un anemone dal gusto di mare, sale e

vento. Proprio come l’Hotel L’Ogliera a Pomonte, che

ha il carattere autentico dell’Isola, antico e genuino.

Entrambi sono essenze di natura vera, radicate in una

bellezza spontanea. Siamo sulla Costa del Sole, dove i

raggi baciano terra e mare tutta la giornata, regalando

tramonti mozzafiato dalle sfumature calde e avvolgenti.

L’Hotel, gestito con amore da Giorgio, Simona, Laura

e Vincenzo è il luogo ideale per chi cerca accoglienza

sincera, ritmi lenti e sapori genuini. Le quindici camere,

semplici e curate, si affacciano sul paese, regalando un

soggiorno al profumo di lentisco e salsedine. A pochi

passi, tre appartamenti indipendenti offrono privacy

e vista sul silenzio. Ma il cuore dell’esperienza batte

al Ristorante L’Ogliera, dove Vincenzo trasforma il

The Ogliera Hotel in Pomonte is a haven of authenticity

where genuine hospitality and tranquillity are the order

of the day. There are 15 rooms and 3 independent flats

for your comfort and relaxation while the restaurant

is the centrepiece of the experience. Vincenzo loves to

transform fresh fish and vegetables from the garden

into dishes that speak of sea and tradition such as his

Spaghetti all’Ogliera. To stay here is to live the genuine

flavours of Elba with sea views and breathtaking sunsets.

Das Hotel l’Ogliera in Pomonte ist ein einladender Ort,

geprägt von echter Gastfreundschaft und erholsamer

Ruhe. Die 15 Zimmer und drei unabhängigen Apartments

sind komfortabel ausgestattet und garantieren einen

entspannten Aufenthalt. Das hauseigene Restaurant

bildet das Zentrum des Hotelangebots. Küchenchef

Vincenzo bereitet mit großer Sorgfalt Gerichte aus

fangfrischem Fisch und saisonalem Gemüse aus dem

eigenen Garten zu – darunter auch die typischen

Spaghetti all’Ogliera. Ein Aufenthalt im Hotel l’Ogliera ist

eine kulinarische Entdeckungsreise durch die Aromen

Elbas, untermalt von einem herrlichem Meerblick und

eindrucksvollen Sonnenuntergängen.

food & wine

137


Foto ©Francesco Lascialfari

Ristorante

Capo Nord

Marciana Marina

Ristorante Capo Nord

Località La Fenicia, 57033

Marciana Marina (LI)

Tel: +39 0565 996983

www.ristorantecaponordelba.it

info@ristorantecaponordelba.it

Al Ristorante Capo Nord, il

dehors si fonde con il mare in

un abbraccio suggestivo, come

sospesi sul pontile di una barca,

cullati dolcemente dalla risacca,

mentre il sole si tuffa dietro al

profilo inconfondibile del Nasuto.

In questo ambiente raffinato,

caratterizzato da una semplice

eleganza, la tradizione incontra

l’innovazione, dando vita a

piatti che esaltano le materie

prime e regalano un’esperienza

sensoriale indimenticabile. Dalle

proposte di menù degustazione,

con abbinamenti di vini locali

di pregio, fino al ricco menù à

la carte, ogni scelta è un invito a

scoprire sapori autentici e ricercati.

Il pesce freschissimo, pescato

prevalentemente nelle acque

di Marciana Marina e Marina di

Campo, è trattato con maestria,

la carta dei vini è un tesoro da

scoprire, con una selezione di

etichette locali e internazionali,

scelte con cura dal sommelier

per accompagnare al meglio

ogni piatto. Ad accompagnarvi

in questa esperienza la cortesia

e la professionalità di sempre; in

sala Attilio coadiuvato dal figlio

Tommaso e in cucina lo chef

Daniele Ricciardi. Al Capo Nord,

l’arte culinaria è una potente

espressione di bellezza: un’armonia

di sapori, profumi e forme che

celebra l’essenza dell’Isola d’Elba.

Foto ©Michele Martina

138 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025


Capo Nord Restaurant in Marciana Marina

The Capo Nord Restaurant offers you an authentic dining

experience on the Island of Elba in a refined setting where

tradition and innovation blend. The cuisine reflects the

genuine tastes of the area with a focus on the freshest

fish and a carefully selected wine list. The culinary art is

a powerful harmony of tastes, fragrances and shapes,

enhancing the beauty and the essence of the territory.

Here is a place where the beauty of the landscape

combines with the elegance of the cuisine, resulting in an

unforgettable moment.

Capo Nord – Feinschmeckerküche mit Ausblick

Das Ristorante Capo Nord am Strand La Fenicia in

Marciana Marina entführt in eine Welt aus Geschmack

und Eleganz. Die Küche vereint Traditionen mit

zeitgemäßer Raffinesse. Fangfrischer Fisch, zubereitet

mit den Aromen der Insel und eine Auswahl der

erlesensten Weine bringen die Schönheit Elbas auf

ihren Teller. Im Capo Nord wird Ihr Aufenthalt durch die

gelungene Verbindung von Geschmack, Atmosphäre und

Sinnlichkeit zu einem besonderen Erlebnis.

Foto ©Michele Martina

food & wine

139


Foto ©Francesco Lascialfari

Ristorante

da Beppe

di

P.P.

“Da Beppe” non è solo un ristorante,

ma una vera e propria terrazza sul

porto turistico, con la suggestiva

Torre di Marciana Marina a fare da

sfondo. La vista sul borgo, con il suo

morbido lungomare fino agli scogli

del Cotone, è unica. Beppe offre

un’esperienza genuina, semplice e

gustosa, ideale sia per una cena romantica

che per serate in compagnia

di amici. L’offerta gastronomica

è ampia e variegata, spaziando dalla

pizza al pescato del giorno, per assaporare

l’autentico gusto dell’Elba.

Frutti di mare, linguine all’astice

o l’iconica frittura di pesce sono

solo alcune delle sue prelibatezze,

accompagnate da un buon vino

elbano o da una birra locale. La cura

nella selezione degli ingredienti e

l’esperienza della cucina si fondono

per creare piatti irresistibili. L’ambiente

è accogliente, con un ampio

salone interno, particolarmente

adatto alle famiglie, con un menù

dedicato ai bambini. Il personale,

sempre cortese e disponibile, accoglie

anche i vostri amici a quattro

zampe. La simpatia e il calore dello

staff faranno sentire gli ospiti come

a casa. Una nota di merito per

l’apertura tutto l’anno, sinonimo di

accoglienza e amore per l’isola.

“Da Beppe” sits on the seafront of

Marciana Marina, overlooking the

landmark of the village, the Tower.

The restaurant has a relaxed

atmosphere, perfect for romantic

dinners or eating out with friends.

The cuisine ranges from pizza to

the catch of the day with seafood

specialities like pasta with lobster,

accompanied by Elban wine or beer.

It is also suitable for families and it

is animal-friendly. This is a place to

feel at ease while enjoying typical

Island dishes.

Marciana Marina

Ristorante Pizzeria da Beppe

Viale Regina Margherita 67, 57033, Marciana Marina (LI)

Tel: +39 0565 904606 | www.ristorantedabeppe.it

FB: ristorante.pizzeria.da.beppe | IG: ristorante_pizzeria_dabeppe

Das „Da Beppe“ ist ein Restaurant

an der Uferpromenade von Marciana

Marina mit Blick auf den

markanten Turm des Ortes. Es

bietet eine entspannte Atmosphäre,

geeignet für romantische Abendessen

oder Treffen mit Freunden.

Die Speisekarte reicht von Pizza

bis hin zu tagesfrischem Fisch, mit

Spezialitäten wie Meeresfrüchten

und Linguine mit Hummer. Dazu

werden Weine und Biere von der

Insel Elba serviert. Das Restaurant

ist familienfreundlich, Vierbeiner

sind willkommen. „Da Beppe“ ist ein

Ort, an dem man sich wie zu Hause

fühlt – während man die elbanische

Küche genießt.

Foto ©Giuliana Berti

140 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025


Azienda

di G.B. – P.L.

Agricola Zega

Marciana

AZIENDA AGRICOLA ZEGA

Via di Costarella 32 | 57030 Marciana (LI)

Tel: +39 329 5458888

www.zegaelba.it | info@zegaelba.it

Sulla strada della Costarella

salendo verso Marciana, c’è una

cascata di vigne e muretti a secco:

è l’Azienda agricola Zega. Qui, il

bisnonno Giovanni Anselmi scelse

con coraggio, quando a occidente

si viveva solo di vigneti, di coltivare

un sogno: comprare la terra e farne

eredità. Quel soprannome, “Zega”,

marchio di identità e memoria, è

diventato oggi un simbolo di eccellenza.

A portare avanti la visione

sono Giorgio e Pietro insieme al padre

Giovanni, nipote di quel primo

visionario, che con passione e competenza

hanno portato avanti vigne

e cantina. Qui nascono vini autentici

e genuini: il Vermentino con

uve Vermentino e Petit Manseng, il

Bianco con Ansonica e Trebbiano,

il Rosso con Sangiovese, Merlot e

Cabernet Sauvignon invecchiato 12

mesi in barrique e un Rosato con

Sangiovese e Merlot. Ma non finisce

qui. Eccellente l’olio extravergine

ricco di carattere e profumato,

come il miele che racconta la dolcezza

dell’Elba più sincera, quella

dei fiori, del sole e della pazienza.

La cantina è stata rinnovata, con un

approccio moderno che affianca la

tradizione senza mai tradirla. Tecnologia,

passione e cura artigianale

camminano insieme. Da Zega tutto

ha un ritmo: quello del tempo, delle

stagioni, della memoria. Qui l’Isola

si racconta per ciò che è davvero,

senza artifici: una promessa di

qualità, custodita ogni giorno, con il

sapore della tradizione.

On the hillsides of Marciana, the

Zega Family Farm is the result of a

dream that carries on flourishing

among vineyards, olive groves and

beehives. Every one of their products

tells of the real Elba, that of the

sunshine, the land and hard work;

their wines, the intense extra virgin

olive oil and their fragrant honey. It

is a place where quality is a genuine

commitment and experience

becomes taste.

In den sanften Hügeln von Marciana

liegt die Azienda Agricola Zega – ein

Familienbetrieb, entstanden aus

einem Traum, der heute zwischen

Weinreben, Olivenbäumen und

Bienenstöcken fortbesteht.

Von charaktervollen Weinen über

intensives, kaltgepresstes Olivenöl

bis hin zu aromatischem Honig, alle

Produkte spiegeln die Besonderheiten

Elbas wider: Geformt durch

Klima, Boden und kontinuierliche

Pflege. Ein Ort, an dem Qualität

gelebt wird – und an dem Herkunft

und Erfahrung den Geschmack

prägen.

food & wine

141


di P.L.

Cremeria Gori

L’Elba sul cono

Capoliveri

CREMERIA GORI

Via Gori 28 | 57031 Capoliveri (LI)

Tel: +39 349 6684214

Mail: oliver.guglielmi@gmail.com

FB Cremeria Gori Capoliveri

Per la famiglia Guglielmi, il gusto non è solo quello del

palato ma è quello per la ricerca, lo studio, la tradizione,

la sperimentazione, l’innovazione.

Visionari, padre e figlio, Oliver ed Edoardo, non si

fermano al successo dell’ultimo prodotto, vanno oltre,

come quei naviganti che hanno sempre bisogno di

ripartire, dopo l’ultima scoperta, verso un ignoto pieno

di sorprese e meraviglie.

Hanno ereditato l’anima inquieta e coraggiosa degli antenati

che, in giro per le Americhe, hanno fatto fortuna

per tornare poi a riposarsi nella loro Capoliveri, perché

l’Elba non te la scordi mai. E casa è sempre casa.

Casa come la loro gelateria che è laboratorio di scoperte.

Sperimentazione continua per arrivare ad un

gelato genuino, diverso, fuori dagli schemi come lo

sono loro, sostenuti dall’esperienza della tradizione

trasmessa per generazioni e dalla curiosità giovane per

le novità. Quest’anno si sono studiati i grandi lieviti, riprendendo

gli insegnamenti del nonno Marino Rubini,

che gestiva il forno del paese. La passione di Edoardo

per il lievito madre, lo studio di Oliver sugli antichi

sistemi di panificazione con la ricerca dei grani antichi,

l’uso di una farina tipica elbana quasi dimenticata, il

biancolino, portano sulle tavole dei buongustai prodotti

d’eccellenza.

Marmellate, conserve, infusi, un tripudio di profumi

ed essenze da usare sia nel gelato che nei prodotti da

forno. Prodotti genuini dai presidi Slow Food, i migliori

della filiera corta, dai fichi di Carmignano ai limoni

IGP, ai mandarini tardivi di Ciaculli. Cercati con amore,

abbinati con spezie, passiti ed erbe aromatiche.

Nascono così i nuovi gusti dell’Elba sul cono, frutto di

un incrocio alchemico fra passione, curiosità e materie

prime superlative: gelati come l’Imbollita o l’Erba

voglio, dove le aromatiche forti e salmastre delle terre

di miniera diventano fresche dolcezze.

For the Guglielmi family, taste is not just about the palate

but about research, tradition and innovation. Their

ice-cream parlour is a laboratory where they discover

new flavours and combinations with genuine, excellent

products from Slow Food presidia throughout Italy.

Chosen lovingly, they are combined with spices, passito

wines and typical Elban herbs. From his grandfather Mario

Rubini, Edoardo inherited a passion for baking and

nowadays he uses sourdough and ancient grains such as

142 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025


“biancolino” for their excellent products. Jams, preserves,

infusions, they use a triumph of fragrances and essences

in both their ice cream and their baked goods. Every year,

they invent new flavours for Elba on the cone, the result of

an alchemic blend of passion, curiosity and raw materials.

Ice creams such as “Imbollita” or “Erba Voglio” are

special, where the strong, salty aromatics of the land of

the mines becomes fresh sweetness.

Für die Familie Guglielmi ist Geschmack mehr als nur

ein sensorisches Erlebnis – die Cremeria steht für die

Verbindung von Tradition, Innovation und sorgfältiger

Produktwahl. Die Eisdiele versteht sich als kreatives

Labor, in dem neue Sorten und Kombinationen entstehen

– auf Basis hochwertiger, Zutaten von „Slow Food“

unterstützten Qualitätsbetrieben aus ganz Italien.

Diese werden mit Gewürzen, Süßweinen und typischen

Kräutern der Insel Elba kombiniert. Edoardo Guglielmi

hat die Leidenschaft für das Bäckerhandwerk von seinem

Großvater Mario Rubini übernommen. Für die Herstellung

hochwertiger Backwaren arbeitet er heute mit

Sauerteig und alten Getreidesorten wie dem„Biancolino“.

Marmeladen, Konserven und Kräuteressenzen liefern

intensives Aromen, sowohl für das Eis als auch für die

Backwaren. Jedes Jahr entstehen neue Eissorten die die

tiefe Verbundenheit zu Elba zeigen, ein Genuss, geboren

aus Leidenschaft, Können und dem Mut zum Neuen.

Sorten wie „L’Imbollita“ oder „L’Erba Voglio“ spiegeln den

Charakter der Insel wider, indem sie die kräftigen, salzigmineralischen

Aromen des ehemaligen Bergbaugebiets

in überraschend frische und ausgewogene Geschmackserlebnisse

verwandeln.

food & wine

143


A scuola con

le tradizioni

Accademia Italiana della Cucina

delegazione Elba

di Rossana Galletti

Il cibo, si sa, è cultura e il legame con il territorio, da un

punto di vista sociale, storico e ambientale, è elemento

essenziale per declinarne l’identità anche nel piatto.

Per questo la Delegazione Elbana dell’Accademia

Italiana della Cucina da tempo, in accordo con le scuole

dell’Isola, racconta le tradizioni agricole e le produzioni

locali, coinvolgendo gli esperti e i “custodi” di questo

grande patrimonio collettivo che sono le radici contadine

dell’Elba. Quando il turismo non era ancora la

principale fonte economica, il versante occidentale

viveva, da millenni, di agricoltura, allevamento e pesca.

Vigneti e castagneti, coprivano le pendici del Monte

Capanne, arrivando fino al mare.

L’AIC, con la Scuola primaria di Marciana del Comprensivo

“G.Giusti”, ha coinvolto gli alunni dell’intero

quinquennio su un tema poco conosciuto: “La castagna

ed il suo utilizzo in cucina ma anche nell’economia della

popolazione rurale”. Ma non solo. Sono state raccontate,

per favorirne la valorizzazione, le varietà orticole autoctone,

partendo dalla cipolla di Patresi. Ne è l’ambasciatore

Vincenzo Anselmi, un custode di varietà antiche, il

quale ha messo a disposizione dei bambini un appezzamento

di terreno dove sono state applicate le tecniche

di coltivazione, mostrando il loro utilizzo in cucina e

proponendogliele come pietanza. Lo stesso è stato fatto

per una varietà di cavolo nero spontaneo, molto usato

nelle famiglie contadine. Prodotti molto poveri ma,

sicuramente, gustosi e nutritivi.

Molto articolato il programma con gli Istituti superiori,

a partire dalla Scuola Alberghiera dell’ISIS Foresi: nel

primo biennio sono stati proposti cenni storici sulla

cultura dell’alimentazione, introducendo gli studenti

alla terminologia tecnica. Nel successivo triennio si

è parlato dell’evoluzione della cucina nei vari periodi

storici, introducendo quella tipica del territorio. Il

percorso, seguito nelle sue fasi dagli Accademici, ed in

particolare da Alvaro Claudi e Iolanda Rizzi, si è concluso

con la preparazione di banchetti sia con piatti locali

che internazionali.

Il secondo progetto ha coinvolto l’Istituto Agrario della

144 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelato 2025


Scuola ITGC Cerboni, in particolare la classe III, con la

messa a dimora di Fruttifere Autoctone elbane – 80

piante antiche, fra meli, peri, peschi, susini, ciliegi e viti

– grazie ad uno studio finanziato dalla Regione Toscana,

svolto nel 2012 dalla Scuola Superiore Sant’Anna

di Pisa con l’Accademico Prof. Agostino Stefani, che

ha predisposto le schede tecniche di ciascuna specie,

evidenziandone, oltre alle necessità colturali, i valori

nutritivi fino a 4 volte maggiori rispetto alla frutta che

abitualmente si trova in commercio. La caratteristica

delle piante autoctone, resistenti e adatte al terreno

insulare, è che necessitano di cure ridotte. Obiettivo

delle attività proposte nelle scuole è stato quello di raccontare

il patrimonio inestimabile di tradizioni e saperi

da tramandare alle nuove generazioni, in un percorso

di conoscenza e consapevolezza e di dialogo intergenerazionale.

Questo è anche lo scopo sociale dell’Accademia

Italiana della Cucina.

Cooking is culture and has strong ties with the territory

from a social, historical and environmental point of view:

this link is fundamental for understanding what is on

the plate. This is why the Elban branch of the Academy

for Italian Cooking, in agreement with the schools on the

Island, has for some time now been explaining the history

of agricultural traditions and local production, involving

experts and the “guardians” of this great wealth. In

the Primary School in Marciana, they have talked about

the chestnut and how important it was for the ancient

inhabitants; with the participation of Vincenzo Anselmi,

a guardian of ancient varieties, they have also learned

about the Patresi onion and wild kale that were the basis

of traditional rustic dishes. With the students of the ISIS

Foresi Hotel School, the AIC has dealt with the historical

background of food culture and the evolution of cooking

through the ages, introducing typical local cuisine,

with the collaboration of Academics Alvaro Claudi and

Iolanda Rizzi. The ITGC Cerboni’s Agricultural Institute

has planted some of Elba’s native fruit trees – 80 ancient

plants including apple, pear, peach, plum, cherry trees

and vines – under the guidance of Prof. Agostino Stefani.

The aim of the AIC is to remind everyone of the priceless

heritage of tradition and the know-how to be handed

down to new generations.

Essen ist Kultur. Das Verständnis dessen, was auf dem

Teller liegt – im Zusammenspiel mit regionaler Verbundenheit

– ist aus sozialer, historischer und ökologischer

Sicht von grundlegender Bedeutung. Aus diesem

Grund hat der elbanische Ortsverein der Accademia

Italiana della Cucina eine enge Zusammenarbeit mit

den Schulen der Insel ins Leben gerufen. Ziel ist es, die

Geschichte der landwirtschaftlichen Traditionen und der

lokalen Erzeugnisse zu vermitteln – unterstützt von Experten,

die als Bewahrer dieses wertvollen Erbes gelten.

An der Grundschule von Marciana berichtete Vincenzo

Anselmi, ein lokaler Kenner, über die Bedeutung der

Kastanie für die früheren Inselbewohner. Ebenso sprach

er über die Zwiebel von Patresi und den wilden Schwarzkohl

– zentrale Zutaten traditioneller Gerichte. Mit den

Schülern der Hotelfachschule ISIS Foresi diskutierten

die AIC-Mitglieder Alvaro Claudi und Iolanda Rizzi über

historische Aspekte der Esskultur und die Entwicklung

der Küche im Wandel der Zeit. Unter der Leitung von

Professor Agostino Stefani wurden gemeinsam mit der

Landwirtschaftsschule ITGC Cerboni rund 80 einheimische

Obstbäume gepflanzt – darunter alte Sorten

von Äpfeln, Birnen, Pfirsichen, Pflaumen, Kirschen

und Weinreben. Das Ziel der Accademia Italiana della

Cucina ist es, die Traditionen der italienischen Küche zu

bewahren und die Kultur des gemeinsamen Essens als

lebendigen Ausdruck der nationalen Identität an kommende

Generationen weiterzugeben.

145


Foto ©Andrea Mazzei


Hospitality


Baia Bianca Suites

Biodola - Portoferraio

Dove il tempo si lascia accarezzare

BAIA BIANCA SUITES

Località La Biodola 16 | 57037 Portoferraio (LI) | Tel: + 39 0565 969916

www.baiabiancasuites.it | info@baiabiancasuites.com

C’è un tempo che si misura in

emozioni. È quello vissuto al Baia

Bianca Suites, un eden incastonato

tra il verde della macchia

mediterranea e l’oro della sabbia

della Biodola. Qui il lusso è discreto

ma raffinato, impreziosito dalle

onde e dal profumo della macchia

mediterranea.

È il luogo che hai sempre sognato,

oltremare, per staccare la spina e

vivere di bellezza. Tutto è quiete

ed armonia, in ogni dettaglio, dalle

linee eleganti e sobrie dell’arredo

alla carezza dei tessuti pregiati.

Al Baia Bianca, ogni suite è un

piccolo rifugio privato. Intime e

raffinate, si affacciano sul mare o

sono immerse in giardini con minipool

private. Qui tutto è armonia:

nei dettagli dell’arredo, nelle linee

essenziali, ed è pensato per il tuo

benessere.

Ogni giorno è un’esperienza su

misura. Puoi lasciarti cullare

dal silenzio oppure vivere

l’Isola tra vela, snorkeling, surf

o passeggiate a cavallo. Per il

benessere del corpo e della mente,

la palestra firmata Tecnogym si

affianca a una nuova selezione di

trattamenti rigeneranti: massaggi,

aromaterapia e rituali sensoriali

eseguiti da mani esperte.

Se si arriva in nave, yacht, elicottero

o jet privato, ogni spostamento è

pensato per garantire comfort,

rapidità ed eleganza, con autisti

esperti e veicoli di lusso. Simona

Sardi, general manager, con il

suo team, è pronta ad accoglierti

con servizi esclusivi e attenzione

sartoriale.

Quando il sole tramonta, Baia

Bianca si accende. Il nuovo

Lounge Bar anima le serate con

musica dal vivo, DJ set e cocktail

d’autore in un’atmosfera vibrante e

sofisticata. Al “B. Bistrot”, la cucina

celebra il territorio con eleganza

contemporanea: ogni boccone è

un paesaggio, ogni aroma è una

stagione.

Baia Bianca è un luogo dell’anima,

prima ancora che una destinazione,

dove il tempo, il vero lusso, non

corre. Scorre lento e si assapora.

At the Baia Bianca Suites amidst

the Mediterranean vegetation and

the golden sands of Biodola, luxury

is quiet, natural. The suites with

their sober, elegant furnishings,

overlooking the sea or surrounded

by the greenery of the gardens,

148 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


offer a made-to-measure haven

where every detail is designed for

your comfort. The days flow by

slowly, between absolute relaxation

or tailor-made experiences:

sailing, snorkeling, horse riding or

swimming in the sea or the pool. At

the “B. Bistrot”, the cuisine honours

both land and sea with gourmet

dishes. At sunset, Baia Bianca lights

up. The new Lounge Bar sparks off

the evenings with live music, DJ sets

and signature cocktails in a vibrant,

sophisticated atmosphere. Private

transfers by yacht, helicopter or jet

complete the all round hospitality.

True luxury? Feeling at home. In

time that flows gently and is fully

savoured.

Die Baia Bianca Suites liegen

eingebettet zwischen mediterraner

Macchia und dem goldenen

Sandstrand der Biodolabucht.

Die Unterkunft steht für

unaufdringlichen Komfort inmitten

einer natürlichen Umgebung. Die

Suiten verfügen über eine dezente,

elegante Ausstattung mit Blick auf

das Meer oder in die umliegenden

Gärten. Sie bieten individuelle

Rückzugsorte, bei denen jedes Detail

auf Komfort und Wohlbefinden

ausgerichtet ist. Der Aufenthalt

ist geprägt von Entschleunigung

– ob in völliger Ruhe oder durch

maßgeschneiderte Aktivitäten wie

Segeln, Schnorcheln, Reitausflüge

oder Badeerlebnisse im Meer und

im Pool. Das „B. Bistrot“ verbindet

regionale Zutaten aus Meer und

Land zu feinen, modernen Gerichten.

Wenn die Sonne untergeht,

verändert sich die Stimmung: Die

neue Lounge Bar mit Live-Musik, DJ-

Sets und Signature-Cocktails bietet

eine elegante Kulisse voller Energie.

Für höchsten Komfort sorgt ein

Angebot an privaten Transfers per

Yacht, Helikopter oder Jet. Der wahre

Luxus ist dort, wo Zeit und Ruhe

Raum bekommen – an einem Ort, an

dem die Zeit langsamer vergeht und

bewusster erlebt wird.

Foto ©Laura Hyeraci

accoglienza

149


di P.P. – P.L.

Hotel Paradiso

Nel cuore del Viticcio,

una storia di famiglia

Portoferraio

HOTEL PARADISO

Località Viticcio | 57037 Portoferraio (LI)

Tel: +39 0565 939034 | +39 345 6800683

www.hotelparadisoelba.it | info@hotelparadisoelba.it

Al Viticcio il mare, la macchia mediterranea e il

tramonto sono un paesaggio che ti si attacca addosso,

eternamente bello. Non poteva che chiamarsi Paradiso

lo storico Hotel dove l’ospitalità ha radici familiari

profonde. L’accoglienza nelle stanze immerse tra

pini, agavi e ginestre è genuina e profuma di mare.

Ogni camera, ogni terrazza, si apre sull’orizzonte. La

natura che circonda la struttura riflette l’anima elbana,

concreta e accogliente.

Dalla piscina panoramica lo sguardo abbraccia il golfo.

In basso, lì di fronte, la spiaggetta di ghiaia chiara si

raggiunge a piedi. In “Paradiso” puoi dimenticare l’auto

per giorni e misurare le distanze con i passi. Un tuffo

prima di colazione, un aperitivo al lounge bar mentre

il sole scivola dietro la Corsica, un caffè assaporato

con lentezza: giornate scandite da riti semplici, ma dal

valore incalcolabile.

Dall’Hotel puoi partire per esplorare l’Isola. Dall’Enfola

alla Biodola, i sentieri si aprono tra scogliere e profumi

di resina. Per chi vuole andare più lontano, il diving, le

terme, le escursioni in kayak sono a portata di piede.

Il tutto dentro una filosofia di accoglienza certificata

dalla Carta Europea del Turismo Sostenibile nelle Aree

Protette (CETS): un impegno concreto nella tutela del

territorio in linea con il Parco Nazionale dell’Arcipelago

Toscano.

Anche la proposta del Ristorante è all’insegna della

tradizione: piatti semplici ma curati, ingredienti locali,

sapori elbani. Una cucina calda, diretta, sincera. E

poi c’è lo staff con Floriana, Andrea, Alessandro e

Francesca all’accoglienza, con Giulia in sala e lo Chef

Luigi in cucina, sempre pronti a coccolare i propri ospiti

come fossero di famiglia.

150 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


There could hardly be a better name for this seaside

hotel in Viticcio. The Paradiso sits between the sea,

the Mediterranean scrub and the sunset, a discreet,

welcoming refuge in an unspoilt corner of Elba. It is

surrounded by pine woods, agaves and broom and the

hotel blends perfectly with the greenery; every room looks

out over the sea, every terrace captures the light of the

sunset. The days flow by with morning dips, walks along

the scented footpaths and aperitifs with a view of Corsica,

in an atmosphere of perfect simplicity. Time spent here is

also a way to enjoy the pristine environment thanks to the

hotel’s certified commitment with the European Charter

for Sustainable Tourism. Genuine cuisine, caring staff

and a family history all make for an authentic welcome:

much more than a simple stay.

Foto ©Niccolò Ridi

Der Name ist Programm: Das Hotel Paradiso liegt in

direkter Meereslage in Viticcio, eingebettet zwischen

Küste, mediterraner Vegetation und beeindruckenden

Sonnenuntergängen. Das Paradiso ist ein

familiengeführtes Haus in ruhiger Lage, umgeben

von unberührter Natur. Umgeben von Pinien, Agaven

und Ginster fügt sich das Hotel in die Landschaft. Alle

Zimmer bieten Meerblick, die Terrassen fangen das

Abendlicht ein. Der Aufenthalt gestaltet sich entspannt

– mit morgendlichen Schwimmeinheiten, Wanderungen

entlang duftender Pfade und Aperitifs mit Blick auf

Korsika. Die Atmosphäre ist geprägt von Einfachheit,

persönlicher Betreuung und Naturverbundenheit. Das

Hotel ist nach den Standards der Europäischen Charta

für nachhaltigen Tourismus zertifiziert und setzt auf

umweltbewusste Betriebsführung. Eine bodenständige,

frische Küche, ein engagiertes Team und der familiäre

Charakter des Hauses schaffen eine unverfälschte und

gastfreundliche Umgebung – ideal für erholsame Tage

abseits des Massentourismus.

Foto ©Patrizia Lupi


di Giulia Barbetti

ElbaCasa

Real Estate

Dove l’eccellenza immobiliare incontra

la storia e il cuore dell’Isola d’Elba

Capoliveri

Via Manganaro 98 | 57037 Portoferraio, Isola d’Elba

Via Circonvallazione 95 | 57031 Capoliveri, Isola d’Elba

Desk Point: Firenze e Milano

Tel: 0565 917618 | + 39 348 8098790 | + 39 340 2727377

Sito web: www.elbacasa.it | Email: info@elbacasa.it

Sull’Isola d’Elba, dove le giornate

profumano di mare e macchia

mediterranea, esiste un luogo

in cui le case non sono semplici

edifici, ma portali verso una nuova

vita. Quel luogo è ELBACASA – Real

Estate, un’azienda a conduzione

familiare che dal 1986 accompagna

clienti italiani e internazionali

nella scoperta di proprietà uniche,

autentiche come l’Isola che le

ospita.

Fondata dal Dott. Ruggero Barbetti,

figura autorevole non solo nel

panorama immobiliare ma anche

nel sistema politico-istituzionale

dell’Isola, ELBACASA nasce da

un’intuizione semplice e potente:

offrire non solo immobili, ma

esperienze, storie, prospettive

ispirandosi ad una visione

strategica che ha come obiettivo il

miglioramento della qualità della

vita dei propri clienti.

Il racconto inizia con una leggenda

di famiglia: si dice che un antenato,

il Conte Elbano Barbetti, sia stato

il fidato consulente di Napoleone

nell’acquisto della Villa San

Martino a Portoferraio, ancora oggi

uno dei simboli storici dell’Elba.

Un dettaglio romantico, forse

leggendario, che però racchiude il

senso profondo di una missione:

mettere competenza e passione

al servizio di chi cerca un angolo

di bellezza che ti dia la sensazione

di un legame con un luogo da

chiamare “casa mia”.

Oggi, con gli uffici di Capoliveri e

Portoferraio, ELBACASA è un punto

di riferimento per chi desidera

investire in immobili di pregio

all’Elba, a Milano, a Firenze e in

selezionate zone d’Italia.

There is a place on Elba where

houses are not simply buildings

but portals to a new life. That place

is ELBACASA Real Estate, a familyrun

company that since 1986

has been accompanying Italian

and international clients in the

discovery of unique properties, as

authentic as the island that hosts

them. It was founded by Dr Ruggero

Barbetti whose ancestor Count

Elbano Barbetti is said to have

been Napoleon’s advisor for the

purchase of the Villa di San Martino.

It presents with care and confidence,

not only real estate, but experiences,

to improve the quality of life of its

clients. A close-knit, competent team

united by family ties and a common

vision, will give shape to your

dreams. With its offices in Capoliveri

and Portoferraio, ELBACASA is a

reference point for those wishing to

invest in prime properties on Elba

and in Milan, Florence and selected

areas of Italy

ELBACASA Real Estate

ist ein familiengeführtes

Immobilienunternehmen mit Sitz

auf Elba, das seit 1986 italienische

und internationale Kunden bei der

Suche nach außergewöhnlichen

Immobilien begleitet- ein

Unternehmen einzigartig wie die

Insel selbst. ELBACASA vereint

Immobilienkompetenz, Kundennähe

und langjährige Erfahrung. Die

Legende sagt dass ein Vorfahre

des Gründers Dr. Ruggero Barbetti,

Conte Elbano Barbetti, Napoleon

beim Erwerb der Villa San Martino

beraten hat. Ein eingespieltes

und erfahrenes Team steht

Kaufinteressenten und Investoren

beratend zur Seite.Mit Standorten

in Capoliveri und Portoferraio ist

ELBACASA die erste Adresse für

hochwertige Immobilien auf Elba,

so auch in Mailand, Florenz und

anderen ausgewählten Regionen

Italiens.

Dietro ogni casa c’è una storia, e dietro

ogni storia ci sono persone.

In ELBACASA, il valore umano è ciò che

rende ogni progetto unico: un Team

affiatato e competente, unito da legami

familiari e da una visione comune, dove

passione, esperienza e attenzione personale

si incontrano per dare forma ai tuoi

desideri e ai tuoi sogni:

Ruggero Barbetti: Founder & CEO, è

l’anima storica dell’azienda e si occupa

delle compravendite di proprietà uniche

ed esclusive all’Elba e in Italia.

Daniela Coni: Sales Manager, curandone

ogni dettaglio, guida con eleganza e

determinazione le trattative immobiliari

più importanti e di pregio sia sull’Isola

che in tutta Italia.

Giulia: Co-Founder & Supervisor, è il

ponte tra competenza tecnica e creatività.

Segue ogni fase delle compravendite

e si occupa, anche in prima persona, di

fotografia, social media e web marketing,

garantendo una comunicazione moderna

e coinvolgente.

Luca: Property Manager, gestisce

immobili unici per affitti turistici con il

suo portale web www.uniqueproperty.

it proponendo soluzioni selezionate per

chi cerca charme, privacy e bellezza.

Si occupa di trattative immobiliari che

spaziano dall’Elba a Milano e alle località

più esclusive d’Italia.

Silvia: attraverso il portale www.elbaluxury.it,

dove ogni proposta è pensata per

stupire, è specializzata in immobili di

lusso ed è la consulente ideale per affitti

turistici di alto profilo sull’Isola. Si occupa

anche di compravendite di immobili

unici all’Elba, Firenze, Milano e nelle

località più esclusive d’Italia con il sito

www.elbaluxury.com.

Andrea e Carlotta: sono esperti Property

Manager che, attraverso il loro portale

www.elbabnb.it, si occupano, con

dedizione, competenza e professionalità,

di affitti turistici di immobili di charme.

Sono specializzati in ville, appartamenti

e case vacanza di alta qualità e accuratamente

selezionate.

152 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025



Nuova vita per

il Saint Claire

Marciana Marina

di Patrizia Lupi

Parole oneste, quelle di Luciano Puppo: sufficienti per

un consiglio giusto, per coloro che decidono che l’Elba

merita più di una vacanza. Sono passati diversi anni

da quando, a metà degli anni ’80, Luciano ha iniziato la

sua carriera, maturando una esperienza sempre più

ricca nel settore dell’accoglienza, sia nella gestione

di residence e alberghi che nel mercato immobiliare,

per affitti e compravendite. Nel 1986, appena

trentenne, è il direttore dell’Hotel Saint Claire, appena

inaugurato a Marciana Marina. Lo lascia quando la

nuova proprietà decide di cambiare la destinazione

dell’Albergo da turistica a residenziale. Dalle 54 camere

si intende ricavare singole unità abitative, troppo

piccole, il mercato non risponde come si sperava e

si chiudono i battenti. Luciano lascia e si mette in

proprio, apre un’agenzia di viaggi ma soprattutto si

dedica alla gestione del Condominio Zeus, aperto

tutto l’anno, 26 appartamenti dove ritornano spesso

gli stessi affezionati clienti perché quando c’è fiducia

e servizi efficienti non si cambia. Oggi la gestione è

passata al figlio Giovanni perché Luciano, ironia della

sorte, è tornato da dove è partito, al Saint Claire. Ma

questa volta è tutta un’altra musica. Completamente

ristrutturato, a qualche centinaio di passi dal

lungomare ma immerso in un bel parco con piscina,

il Saint Claire sfoggia la sua nuova veste, elegante,

accogliente e confortevole. Superfici calpestabili dai

30 ai 70 metri, 39 appartamenti tutti con uno spazio

all’aperto, terrazza o giardino. Sono state adottate le

più moderne tecniche di costruzione per garantire

comfort e privacy: intonaci fonoassorbenti, scarichi con

isolamento acustico, cappotto esterno, pompe di calore

indipendenti. Un plus il posto macchina per ciascun

appartamento, alcuni con tettoia, e comodi spazi

condominiali per i servizi comuni. E per chi preferisce

arrivare chiavi in mano è possibile trovarli già arredati

con gusto e qualità.

Il Saint Claire è una soluzione ottima sia per chi decide

di fermarsi a Marciana Marina per periodi più lunghi,

o per sempre, sia per chi vuole investire ed avere la

certezza di un reddito perché si sa che nel “gioiellino”, il

paese più piccolo dell’Elba c’è la corsa alla prenotazione.

Luciano vi seguirà anche nel post vendita: sarà la

Brauntour a prendersi cura del condominio e a gestire

l’appartamento, se vorrete metterlo a reddito con affitti

turistici quando non serve alla vostra famiglia. Da

154 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


maggio Luciano metterà a disposizione le planimetrie

per aiutarvi a scegliere una soluzione tailor made.

Due passi nel cantiere e l’onestà del vostro consulente

immobiliare, faranno il resto.

Foto ©Michele Martina

Luciano Puppo has worked in the Elban hospitality

sector since 1986, first as manager of a hotel in Marciana

Marina, the Saint Claire, one of the most modern for its

time. He then moved on to real estate as an agent and

opened up a tourist agency. In recent years, he has been

managing the Zeus Apartments which are also open in

winter, and where the same guests often return year after

year, thanks to the relationship of trust and the excellent

services offered. Now, Zeus is run by his son, Giovanni,

while Luciano is back where he started. The Saint Claire

has changed its designation from tourist to residential.

39 flats from 30 to 70 square metres, complete with every

amenity, built according to the latest energy efficiency

standards, with a beautiful garden and pool and

communal areas for shared services. Each flat has its

own parking space and an outdoor area, either garden or

terrace, to enjoy the breeze of the smallest village on Elba,

Marciana Marina, a gem. Luciano is ready for you in the

agency to show the different models available to those

who intend staying on Elba for more than just a holiday,

or to those who want to make an investment to have a

revenue with the advice of Brauntour who would manage

the rental for you according to your needs.

Luciano Puppo ist seit 1986 im Bereich Tourismus auf

Elba tätig – zunächst als Hoteldirektor des damals

modernen Saint Claire in Marciana Marina, später als

Immobilienmakler und Gründer einer Tourismusagentur.

Zuletzt leitete er das ganzjährig geöffnete Condominio

Zeus, das sich durch treue Stammkundschaft und hohe

Servicequalität auszeichnet. Heute wird das Zeus von

seinem Sohn Giovanni geführt, während Luciano zum

Saint Claire zurückkehrt ist. Das St. Claire wurde in eine

hochwertige Wohnanlage umgewandelt. Die Anlage

mit Blick auf Marciana Marina, dem kleinsten und

charmanten Ort Elbas umfasst 39 Wohnungen (30-70 m²)

mit modernen Energiestandards, privatem Außenbereich

(Garten oder Terrasse), eigenem Parkplatz, Pool und

Serviceflächen im Park. Luciano berät Interessierte

direkt vor Ort – ob für einen dauerhaften Aufenthalt auf

Elba oder als Kapitalanlage. Die Agentur Brauntour

übernimmt auf Wunsch die professionelle Vermietung

nach individuellen Vorgaben.

AGENZIA IMMOBILIARE BRAUNTOUR

Piazza della Vittoria 19 | 57033 Marciana Marina (LI)

Tel: +39 0565 996873 | +39 335 6532323

www.appartamentielbabrauntour.it | infovendite@brauntour.it

accoglienza

155


Il Residence & Club

Hotel Le Acacie

di G.B. - P.L.

Naregno - Capoliveri

Sognate un luogo dove aprire le

finestre e sentire il suono del mare?

Avete voglia di una vacanza senza

pensieri? Cercate un posto dove

i bambini possano divertirsi in

sicurezza? A Naregno, Il Residence

& Club le Acacie, gestito da

oltre settant’anni dalla famiglia

Bartolini, è luogo dove gli ospiti

vengono accolti con gentilezza e

calore autentico. Immerso nel bel

parco dove palme, pini ed eucalipti

segnano il confine fra luce ed

ombra, Le Acacie è pronto a svelare

le sue due anime. La prima è quella

dell’hotel, che offre un soggiorno

curato nei minimi dettagli, a due

passi dal bagnasciuga. Le camere

sono accoglienti, la gentilezza ci sta

di casa. Colori chiari e ambienti che

catturano la luce come la superficie

calma del mare all’alba, linee

semplici che non distraggono ma

accompagnano lo sguardo verso

l’esterno, dove la natura entra dalle

finestre senza chiedere permesso.

La seconda, il residence: luogo

perfetto per chi ama spazi propri,

senza rinunciare ai servizi. Sulla

spiaggia di Naregno, ombrelloni,

lettini e mare sono il punto di

partenza per giornate piene di

sole, letture, giochi e tuffi. Per chi

ama il movimento, le mille attività

promosse dalla struttura, dal tennis

al calcetto, dall’aerobica al tiro con

l’arco, offrono momenti rigeneranti

a ogni età.

Per le famiglie merita un plus

l’attenzione per i bambini:

il miniclub e lo junior club li

coinvolgono in giochi, spettacoli,

laboratori creativi e piccole

esplorazioni, seguiti da uno staff

esperto. Se poi avete voglia di un

tuffo nella storia, basta imboccare

il piccolo sentiero che porta a

Forte Focardo, tra i profumi della

macchia e un panorama che resta

nel cuore.

Da non sottovalutare il piacere

della tavola: il ristorante propone

ogni giorno gustosi piatti

ispirati alla tradizione dell’Isola

e della Toscana, con lo scopo di

raccontare l’Elba e la sua storia

con i prodotti del territorio. Le

Acacie non è solo un hotel o un

residence: è un modo di vivere

l’Elba, in completo relax, in un

luogo che sa di casa.

156 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Have you ever dreamt of a holiday

with the sound of the sea and the

scent of Mediterranean shrubs?

Then, a welcome awaits you in

Naregno at the Residence and Club

Le Acacie, run for over 70 years by

the Bartolini family. It sits in lush

parkland amidst palms, pines and

eucalyptus trees and gives the option

of the hotel with bright, comfortable

rooms, or the residence for those who

prefer privacy but without giving up

the services. There is a well-equipped

beach, plenty of sporting activities,

mini and junior clubs for the little

ones and a tasty Elban cuisine that

makes the holiday memorable. For

those who love a little history, there

is Forte Focardo nearby with some

wonderful views. Le Acacie is more

than a holiday: it is home.

Die Ferienanlage Club Le Acacie in

Naregno wird seit über 70 Jahren

von der Familie Bartolini geführt und

bietet eine Unterkunft in gepflegtem

Ambiente. Die Anlage liegt in einem

weitläufigen Park mit Palmen,

Pinien und Eukalyptusbäumen

und umfasst sowohl ein Hotel mit

hellen, komfortablen Zimmern

sowie Ferienwohnungen für

Gäste, die mehr Unabhängigkeit

wünschen. Zur Ausstattung gehören

ein privater Strandabschnitt mit

Liegen und Sonnenschirmen,

verschiedene Sportangebote, ein

Miniclub und Juniorclub für Kinder

sowie ein Restaurant, das Gerichte

der regionalen Küche anbietet. Das

nahegelegene Forte Focardo bietet

einen Aussichtspunkt mit Blick über

die Küstenlandschaft. Le Acacie

bietet nicht nur Urlaub, sondern ein

Gefühl von Vertrautheit.

HOTEL & RESIDENCE LE ACACIE

Località Naregno - 57031 Capoliveri (LI)

Tel. +0565 170 0186 | info@acacie.it


Tenuta delle Ripalte

di G.B. - P.L.

Sea, Country & Wine Resort

TENUTA LE RIPALTE

Località Ripe Alte | 57031 Capoliveri (LI)

Tel: +39 0565 94211

www.tenutadelleripalte.it

Dove il mare accoglie le radici più profonde delle

colline del versante orientale, lontana dalle località

più frequentate, si affaccia la Tenuta delle Ripalte, un

luogo magico, un’isola nell’isola, un regno dove anche

il vento sembra fermarsi per ascoltare il sussurro

segreto della terra. Con i suoi 16,5 ettari di vigneti

coltivati lungo la Costa dei Gabbiani, la Tenuta è un

tempio sospeso tra terra e mare dove il suolo rosso e

la brezza marina si intrecciano per dar vita a nettari di

eccellenza. I filari si allungano ordinati sulle colline,

mentre i grappoli d’Aleatico, Vermentino e Alicante

maturano al sole che sorge dal mare, avvolgendoli ogni

mattina con un bagliore dorato. La Cantina, firmata

dall’architetto Tobia Scarpa, si incastona nel territorio

come una pietra preziosa. Qui inizia il viaggio tra i

sapori autentici dell’Isola grazie alle degustazioni

guidate, alle passeggiate tra i vigneti e ai tramonti che

incendiano il cielo. Ma la Tenuta delle Ripalte è molto

più di un paradiso enologico: è un rifugio esclusivo

all’insegna dello charme. Le ville, appena sedici,

sorgono come piccoli eremi di bellezza, garantendo

agli ospiti un’esperienza di lusso discreto e assoluto

relax: le ampie vetrate accolgono le stagioni con i colori

che cambiano. Sulle terrazze esclusive, immerse nella

natura, arriva l’odore del mare, alcune hanno la piscina

privata. Le camere, ampie ed accoglienti, sono pensate

per garantire il massimo comfort avvolgendo gli

ospiti nei bei tessuti naturali. Esclusive, ma si possono

raggiungere anche dal mare, le spiagge di Calanova,

del Ramaiolo e di Istia. Per chi ama una full immersion

nella natura si consiglia il glamping per provare le

emozioni di una vita all’aria aperta, senza rinunciare

all’eleganza ed al comfort che contraddistingue la

Tenuta, tra la freschezza della terra e la dolcezza del

cielo stellato. Il soggiorno alla Tenuta delle Ripalte si

completa con il fascino dell’hotel situato nell’antica

villa padronale, con camere intime e raffinate che

offrono una vista mozzafiato sul paesaggio circostante.

Le attività offerte sono pensate per chi cerca l’armonia

tra corpo e mente: dallo yoga all’alba come modo

perfetto per cominciare la giornata, alle passeggiate a

cavallo lungo i sentieri che si snodano tra la macchia

mediterranea. Campi da tennis, possibilità di diving o

uscite in canoa, trekking o bike fino alle affascinanti

miniere del Ginevro: la Tenuta delle Ripalte è

un’esperienza fra relax e benessere che rimane nel

cuore, un incontro con la natura, i sapori e le emozioni

più profonde dell’Isola d’Elba.

158 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Ripalte - Capoliveri

In the east of Elba, between the sky and the sea, lies the

Ripalte Estate, an enchanting place where nature, wine

and charm come together in perfect harmony. With

its 16,5 acres of vineyards overlooking the Costa dei

Gabbiani (the Seagull Coast), the Estate is a sanctuary

of tastes; Aleatico, Vermentino and Alicante grow on

the red soil, nourished by the sea breeze. Their wine

cellar, designed by Tobia Scarpa, is at the very heart of

the sensory experience: guided tastings, walks through

the rows of vines and sunsets across the sea ignite the

senses. Hospitality comes in the shape of sixteen villas

surrounded by greenery, elegant rooms in the main villa

and atmospheric glamping tents for those who prefer a

more authentic contact with nature, without sacrificing

comfort. Some villas have a private pool and views over

Calanova, Ramaiolo and Istia. Be it yoga or horse riding,

hiking or wine trails, biking or water sports, the Estate is

more than a holiday; it is an experience of beauty, nature

and open-air activities.

Eingebettet zwischen Himmel und Meer an der

Ostküste Elbas, ist die Tenuta delle Ripalte ein Ort,

an dem Natur, Weinbau und stilvolles Ambiente in

harmonischem Einklang stehen. Auf 16,5 Hektar

Rebfläche mit Blick auf die Costa dei Gabbiani gedeihen

durch das maritime Klima begünstigt Aleatico,

Vermentino und Alicante auf eisenhaltigem, rotem

Boden. Die von Tobia Scarpa entworfene Kellerei ist das

Kernstück vielfältiger Sinneseindrücke: Professionell

begleitete Degustationen, Spaziergänge durch die

Weinberge und Sonnenuntergänge über dem Meer

ermöglichen einen intensiven Zugang zur Region

und ihren Produkten. Die Unterkunftsmöglichkeiten

reichen von sechzehn Villen inmitten der Natur über

elegante Zimmer in der historischen Villa bis hin zu

stilvoll ausgestatteten Glamping-Zelten – für Gäste,

die Komfort mit unmittelbarer Naturnähe verbinden

möchten. Einige der Villen verfügen über einen privaten

Pool und Blick auf die Buchten von Calanova, Ramaiolo

und Istia. Ein vielseitiges Freizeitangebot – von Yoga,

Reiten und Wandern über Wine Trekking, Radfahren

bis hin zu Wassersport – macht die Tenuta zu mehr als

einem Urlaubsort: Sie bietet ein ganzheitliches Erlebnis

zwischen Natur, Aktivität und Entspannung.

Foto ©Niccolò Ridi per Tenuta delle Ripalte


The Hotel Fabricia is set in a lush four-acre garden

with olive trees and vineyards overlooking the Gulf of

Portoferraio, as elegant as a Tuscan villa. Its seventydi

G.B. - P.L.

Hotel Fabricia

Fra natura, bellezza

e benessere

Portoferraio

HOTEL FABRICIA

Località Magazzini 50 | 57037 Portoferraio (LI)

Tel: +39 0565 933181

www.hotelfabricia.com | info@hotelfabricia.com

FB: hotelfabricia | IG: hotelfabricia

Un giardino che sa di paradiso si affaccia lungo il

“Cammino della Rada”: quattro ettari di verde, che

custodiscono ulivi e vigneti secolari, abbracciano l’Hotel

Fabricia profumando l’aria di bellezza. La struttura, che

ricorda le ville immerse nelle campagne toscane, conta

settantasei camere e si affaccia sullo skyline dell’antica

Cosmopoli. Sistemazioni e servizi sono tailor made;

questa, infatti, è la filosofia dell’hotel: “ogni soluzione è

personale, secondo il proprio ideale di vacanza”. Che si

desideri un rifugio romantico, una vacanza in famiglia

ricca di attività o un’avventura all’insegna dello sport

e della natura, l’Hotel Fabricia offre un’ampia gamma

di opzioni per soddisfare ogni esigenza. La spiaggia

privata, attrezzata con cabine e un pontile per l’attracco

delle barche, ospita un Active Club con attività varie,

dalla scuola sub alle escursioni guidate. Per gli amanti

dello sport, l’hotel offre campi da tennis e attrezzature

per l'allenamento open air oltre ad una piscina semiolimpionica,

dove allenarsi o sorseggiare un drink con

gli amici prima di cena.

L’esperienza sensoriale all’Hotel Fabricia non si limita

al benessere fisico; è un viaggio attraverso i sapori

autentici, un’ode alla gastronomia locale che incanta

il palato e nutre l’anima. Qui la giornata non può che

iniziare con la colazione servita nel giardino soleggiato

con il ricco buffet, dai croissant appena sfornati alla

frutta fresca. A pranzo e a cena, l’elegante ristorante

dalle ampie vetrate si trasforma in un palcoscenico

di delizie culinarie. Per chi desidera un’esperienza più

informale, il bar gazebo a bordo piscina offre spuntini

leggeri e sfiziosi, perfetti per un pranzo veloce o un

aperitivo al tramonto mentre l’American bar, con la

sua atmosfera rilassante e sofisticata, è il luogo ideale

per sorseggiare un cocktail esotico o un bicchiere di

vino pregiato, ammirando la bellezza del giardino e

dell’ampia Rada di Portoferraio. L’Hotel Fabricia offre

un'esperienza che celebra la bellezza, in ogni suo

angolo.

160 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


six rooms offer tailor-made solutions for every type of

holiday: from romantic relaxation to family activities, to

holidays dedicated to the health of mind and body. Its

private beach has an Active Club with a diving school and

excursions, while sports grounds and a semi-Olympic

swimming pool help you to keep fit. The cuisine focuses

on local dishes: breakfast in the garden, fine dining in the

panoramic restaurant, poolside snacks and cocktails at

the American Bar. A break away to enjoy nature, good

food and well-being.

Das Hotel Fabricia liegt in einem vier Hektar großen,

gepflegten Garten mit Olivenbäumen und Weinreben. Mit

Blick auf den Golf von Portoferraio präsentiert sich das

Haus im Stil einer toskanischen Villa. Es verfügt über 76

Zimmer mit individuellen Angeboten für unterschiedliche

Urlaubsbedürfnisse – vom entspannten Aufenthalt zu

zweit über Aktivitäten für Familien bis hin zum Urlaub

mit Fokus auf körperliches und mentales Wohlbefinden.

Der hoteleigene Strand bietet unter anderem einen Active

Club mit Tauchschule und Ausflügen. Sportbegeisterte

finden zusätzlich Tennis- und Sportplätze sowie ein

halbolympisches Schwimmbecken. Die Gastronomie

legt Wert auf regionale Produkte: Frühstück im Garten,

gehobene Küche im Panoramarestaurant, leichte Speisen

am Pool und Getränke an der American Bar sorgen für

kulinarische Vielfalt. Ein Aufenthalt, der Natur, Kulinarik

und Erholung miteinander verbindet.

accoglienza

161


Hotel Villa Mare &

Hotel Punta Pina

Bagnaia - Portoferraio

RESIDENCE HOTEL VILLAMARE

Piazzetta di Bagnaia 3, 57037 | Portoferraio (LI)

Tel: +39 0565 961009 | Mob. +39 338 270 2760

www.bagnaia.com | bagnaia@gmail.com

FB: villamare bagnaia | IG: villamare_bagnaia

Il Residence Hotel Villa Mare,

ubicato nel piccolo centro di

Bagnaia, immerso nel verde e a

soli 50 metri dalla spiaggia libera

in ciottoli, consente un piacevole

e confortevole soggiorno. Si

trova nelle immediate vicinanze

di minimarket, bazar, ristoranti

e pizzerie, in posizione ideale

per visitare tutta l’Isola a soli

12 chilometri dal centro di

Portoferraio e Porto Azzurro.

Nell’antica villa del ’900 e nelle

dépendance adiacenti sono stati

ricavati appartamenti con cucina

da 2 a 6 posti letto e camere in

Hotel doppie, triple e family. Gli

appartamenti e le camere sono

dotati di ingresso indipendente,

aria condizionata, bagno privato,

TV sat, telefono, WiFi, posto auto

con telecomando, terrazza o

giardino con tavolo e sedie.

Piacevole snack-bar per prima

colazione, insalate, panini, aperitivi

da gustare in giardino al tramonto

con vista mozzafiato sul golfo di

Portoferraio. Convenzionato con

tutte le compagnie di navigazione,

stabilimenti balneari, noleggio

barche, auto, scooter e bici.

The Residence Villa Mare Hotel is

situated in the village of Bagnaia,

surrounded by greenery and only 50

metres from the pebbly beach and

guarantees a pleasant, comfortable

stay. There are minimarkets,

bazaars, restaurants and pizzerias

nearby and the location is ideal

for visiting the whole island. In the

lovely old 20th century villa and

the adjoining annexes, there are

flats that accommodate from 2 to 6

people and then double, triple and

family rooms in the Hotel. The flats

and the rooms are air-conditioned

and all have independent entrances,

private bathroom, satellite tv,

telephone, WiFi, remote-controlled

parking space, terrace or garden

with table and chairs. There is a

pleasant Snack-Bar for breakfasts,

salads or sandwiches in the garden

under the palm tree or the pine,

and aperitifs to enjoy at sunset

with wonderful views of the Gulf of

Portoferraio. Special agreements

with all the ferry companies, bathing

establishments, boat, car, scooter

and bike hire.

162 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Umgeben von Pinien und Palme

liegt das Hotel Villa Mare im kleinen

Ort Bagnaia, nur 50 Meter vom

öffentlichen Kieselstrand entfernt.

Die Anlage bietet komfortable

Unterkunftsmöglichkeiten für

einen erholsamen Aufenthalt. In

direkter Nähe befinden sich ein

Minimarkt, ein Bazar, Restaurants

und Pizzerien. Die Lage ist ideal, um

die gesamte Insel Elba zu erkunden.

In der historischen Villa aus dem

frühen 20. Jahrhundert sowie in den

angrenzenden Nebengebäuden

wurden Apartments mit Küche

für 2 bis 6 Personen sowie

Hotelzimmer (Doppel-, Dreibettund

Familienzimmer) eingerichtet.

Alle Unterkünfte verfügen über

Klimaanlage, einen separaten

Eingang, ein eigenes Bad, SAT-TV,

Telefon, WLAN, einen reservierten

Parkplatz mit Fernbedienung

sowie eine Terrasse oder einen

Garten mit Sitzgelegenheiten. In

der Snack-Bar-im Garten wird das

Frühstück serviert, so auch Salate,

Sandwiches und Aperitifs – mit

Blick auf den Golf von Portoferraio,

besonders stimmungsvoll

bei Sonnenuntergang. Das

Hotel kooperiert mit allen

Fährgesellschaften sowie mit den

Strandbädern und Anbietern für

den Verleih von Booten, Autos,

Motorrollern und Fahrrädern.


BBPR: architetti

visionari all’Elba di

Patrizia Lupi

Nel 1939, lo studio BBPR fondato dai giovani architetti

Banfi, Belgiojoso, Peressutti e Rogers, fu incaricato, si

dice su indicazione di Adriano Olivetti, di elaborare

un piano per lo sviluppo turistico dell’Isola d’Elba.

L’approccio di BBPR, nonostante l’omologazione del

regime fascista, si distingueva per una visione moderna

e attenta alla valorizzazione del patrimonio naturale e

culturale dell’Isola.

Anticipando la sensibilità che ha contraddistinto il

secondo dopoguerra, intuendo il pericolo di un abuso

del territorio, ancora inesplorato e bellissimo, il piano

si basava su rispetto del paesaggio, valorizzazione

del patrimonio culturale, creazione di infrastrutture

moderne, promozione di un turismo di qualità.

BBPR proponeva un modello di sviluppo che oggi si

definirebbe “sostenibile”, che non alterasse l’equilibrio

naturale dell’Isola, integrando le nuove strutture con il

paesaggio, preservando intatta la bellezza delle coste

e dell’entroterra. Inoltre il piano prevedeva il recupero

e la valorizzazione dei centri storici, dei monumenti e

delle tradizioni locali. L’obiettivo era offrire ai turisti

un’esperienza autentica, che permettesse loro di

conoscere la storia e la cultura dell’Isola. Anche le

nuove strutture ricettive, come alberghi e villaggi

turistici, dovevano rispettare i principi dell’architettura

moderna e della salvaguardia ambientale: dovevano

essere funzionali, confortevoli e in armonia con

l’ambiente circostante. Il piano mirava ad attrarre un

turismo di élite, interessato alla cultura, alla natura e

al relax. L’obiettivo era evitare la massificazione del

turismo, che avrebbe potuto compromettere l’equilibrio

dell’Isola.

La loro idea fu pubblicata su “Domus” nell’agosto del

1940, corredata di planimetrie, foto, disegni, curata

nei particolari e nei dettagli, che permettevano di

comprendere appieno la visione dello studio. L’Isola

aveva incantato anche loro. Avevano preso alloggio

l’anno prima a Marciana Marina presso l’Albergo La

Pace, uno dei pochi dell’Isola, familiarizzando con gli

abitanti, ai quali rimasero legati nel tempo. Purtroppo

la guerra interruppe la realizzazione del piano e

alcuni dei giovani architetti ne subirono le nefaste

conseguenze. Ernesto Rogers, di famiglia ebrea,

dovette rifugiarsi in Svizzera; Gian Luigi Banfi, Lodovico

Barbiano di Belgiojoso ed Enrico Peressutti entrarono

nelle fila del Partito d’Azione e i primi due furono

deportati. Banfi cedette alle dure condizioni del Lager

e morì a Gusen nell’aprile 1945. Da allora il lavoro dello

studio fu ispirato da un forte impegno civile e da un

grande spirito di collaborazione e multidisciplinarietà.

Stupisce che a distanza di 80 anni quel piano sia ancora

valido e visionario.

164 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Spiaggia di Cavoli - Foto ©Gaetano Triscari

In 1939, the BBPR studio, founded

by the young architects Banfi,

Belgiojoso, Peressutti and Rogers,

was commissioned to draw up a

plan for the development of tourism

on the Island of Elba, featuring a

contemporary vision that focused

on the enhancement of the island’s

natural and cultural heritage. Their

plan was based on respect for the

landscape, appreciation for the

cultural heritage, the creation of

modern infrastructures and the

development of quality tourism.

BBPR presented a model that today

would be described as “sustainable”,

one that would not alter the natural

harmony of the island, integrating

new buildings into the landscape,

keeping the beauty of the coastline

and its surrounding area intact.

In addition, their plan included

restoration and enhancement of

historic centres, monuments and

local traditions. The aim was to give

tourists an authentic experience,

helping them to get to know the

island’s history and culture. They

had envisaged modern, functional

accommodation facilities,

comfortable and in keeping with

the surrounding environment. Their

plan was to attract an elite type of

tourism that would be interested

in culture, nature and relaxation.

They wanted to avoid mass tourism

which could have compromised the

equilibrium of the island. 80 years

on, that plan is still valid if we want

to save the beauty and the cultural

identity of Elba.

Erbes, dem Ausbau moderner

Infrastrukturen und der Förderung

eines hochwertigen Tourismus. Sie

schlugen ein Entwicklungsmodell

vor, das man heute als „nachhaltig“

bezeichnen würde – ein Ansatz,

der das natürliche Gleichgewicht

der Insel bewahren sollte, indem

neue Strukturen harmonisch in

die Landschaft integriert wurden

und die Schönheit der Küste sowie

des Hinterlandes erhalten blieb.

Ein wesentlicher Bestandteil des

Plans war zudem die Restaurierung

und Aufwertung historischer

Stadtzentren, Denkmäler und lokaler

Traditionen. Ziel war es, Besuchern

ein authentisches Erlebnis zu bieten

und ihnen die Möglichkeit zu geben,

die Geschichte und Kultur der Insel

hautnah zu erleben. Die geplanten

Einrichtungen sollten modern,

funktional und zugleich harmonisch

in die Umgebung eingebettet

sein. Der Fokus lag darauf, einen

exklusiven Tourismus anzuziehen –

Reisende, die sich für Kultur, Natur

und Erholung begeistern, anstatt

auf Massentourismus zu setzen, der

das fragile Gleichgewicht der Insel

gefährden könnte. Achtzig Jahre

später bleibt dieser Plan aktueller

denn je, wenn es darum geht, die

Schönheit und kulturelle Identität

Elbas für kommende Generationen

zu bewahren.

Spiaggia della Biodola - Foto ©Adriano Locci

Gli architetti BBPR a Marciana Marina nel 1939

Domus, agosto 1940

Im Jahr 1939 wurde das

Architekturbüro BBPR, gegründet

von den jungen Architekten Banfi,

Belgiojoso, Peressutti und Rogers,

beauftragt, einen Entwicklungsplan

für den Tourismus auf der Insel Elba

zu entwerfen. Dieser Plan zeichnete

sich durch eine moderne Vision aus,

die das natürliche und kulturelle

Erbe der Insel in den Mittelpunkt

stellte. BBPRs Konzept basierte auf

dem Respekt vor der Landschaft,

der Aufwertung des kulturellen


Blu Navy:

la compagnia di

navigazione elbana

di Pietro Pacciardi

C’è un tratto di mare che non

divide, ma unisce. Una lingua

d’acqua che da quindici anni

viene percorsa dai traghetti

della Blu Navy, compagnia di

navigazione elbana, nata nel 2010

con l’ambizione - oggi realtà - di

essere molto più di un semplice

vettore.

Blu Navy ha un’anima isolana.

Con i suoi traghetti, Acciarello,

Tremestieri e Aethalia, offre un

servizio efficiente , su navi ben

equipaggiate, facendo la spola

tra Piombino e Portoferraio, in

inverno e d’estate, con l’attenzione

premurosa di chi sa che ogni

traversata è già una vacanza per

gli ospiti dell’Isola o una necessità

per i residenti. I viaggiatori che

desiderano esplorare l’Elba su

due ruote possono facilmente

imbarcare moto o biciclette.

L’acquisto dei biglietti è reso

semplice e flessibile grazie alla

possibilità di prenotare online o

direttamente a bordo, offrendo ai

passeggeri la libertà di organizzare

al meglio i tempi di viaggio.

Esiste anche una chat attiva fino

all’ultimo minuto per cambiare

orario. Tariffe agevolate per chi ha

casa sull’Isola.

Il personale, anche del call center,

sempre disponibile e cortese, è

pronto ad assistere in ogni fase

anche chi ha disabilità, garantendo

un’esperienza senza stress. Una

navigazione disegnata su misura,

comoda e accessibile, come un

porto sicuro.

Nel tempo, Blu Navy ha costruito

relazioni e investito in servizi e

persone. Ha portato avanti un’idea

di mobilità sostenibile, dove ogni

viaggio è anche un’occasione per

scoprire, osservare, imparare.

Perché l’Elba, vista dal ponte

di una nave, è un’emozione da

non perdere con le sue coste

frastagliate dai mille colori che

lasciano immaginare un paradiso.

Blu Navy is the Elban Shipping

Company that has been linking

Piombino and Portoferraio in winter

and summer since 2010. It is not only

a means of transport, but the start

of a journey to discover the island

from the sea. On board, to make the

crossing more enjoyable, welcoming

staff, flexible tickets and assistance

right up to the last minute. It is

166 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


a useful, necessary service for

residents and a pleasure for guests

coming to the island. It makes for a

comfortable journey with a company

who is environmentally aware and

has an Elban heart.

Blu Navy ist eine Fährgesellschaft

mit Sitz auf Elba, die seit 2010

eine regelmäßige Verbindung

zwischen Piombino und Portoferraio

sowohl im Winter als auch im

Sommer anbietet. Blu Navy bietet

zuverlässige, komfortable Überfahrt

mit flexiblem Service rund um die

Reisenden. Auch für Kinder und die

Vierbeiner stehen Extrabereiche zur

Verfügung.

Der Fährdienst stellt eine

verlässliche Mobilitätslösung für

die Inselbevölkerung dar und trägt

gleichzeitig zu einem angenehmen

Reiseerlebnis für Besucher bei.

Das Unternehmen legt Wert

auf Umweltverträglichkeit und

nachhaltigen Betrieb.

BLU NAVY • Traghetti per l’Isola d’Elba

Calata Italia 24a, Portoferraio (LI)

accoglienza

167


Foto ©Francesca Soli - Phototoday


Lifestyle & Sport


La rinascita del

Golf Acquabona

ELBA GOLF CLUB DELL’ACQUABONA

Località Acquabona | 57037 Portoferraio (LI)

Tel: + 39 0565 940066

www.elbagolfacquabona.it | info@elbagolfacquabona.it

di Patrizia Lupi

Portoferraio

Il mare all’Elba non è solo azzurro, lo trovi anche

verde, ondeggiante e riposante, lungo i pendii morbidi

dell’Acquabona, fra Portoferraio e Porto Azzurro, dove

l’Elba Golf Club disegna un ambiente incontaminato.

Un luogo di pace e relax prima che una tappa obbligata

per gli appassionati di golf.

168 mila mq di benessere, con vista panoramica sugli

scorci irripetibili della costa elbana, esclusivo quanto

basta, accogliente per incuriosire potenziali sportivi di

ogni età, attrezzato per coloro che del golf hanno fatto

uno stile di vita.

Da quest’anno Pietro Vallardi, Presidente, e Federico

Ballati, Vicepresidente, poco più di sessant’anni in

due ma con già diverse esperienze alle spalle, hanno

risvegliato l’anima addormentata dell’Acquabona

per aprirla a tutti coloro che, con rispetto e amore,

hanno voglia di assaporare tempi lenti e profumi di

natura, distanti dalla movida elbana. Un fiume di idee

e di proposte, molte già concretizzate, a partire dalla

strettissima sinergia con l’azienda vitivinicola che ha

l’obiettivo di presentare all’esterno un unico territorio,

sotto il nome di Acquabona.

Grazie alla loro gestione capace e visionaria, questo

angolo di paradiso vuole tornare protagonista sull’Isola,

in onore del nonno di Pietro, Piero, fondatore del

campo, e dei 31 anni di presidenza di papà Carlo. Il tutto

con l’aiuto di Daniela e Giovanni, anime portanti del

Golf da ormai tanti anni.

Il bar diventa un luogo speciale per un drink al

tramonto o uno snack nelle oziose giornate estive.

L’area servizi si apre come un anfiteatro per

organizzare feste o eventi sportivi o culturali. Aperto a

chiunque abbia un’idea da mettere in campo e voglia

di passare il proprio tempo libero in un luogo elegante,

ma sobrio e amichevole.

Un consiglio? Provateci! Il golf è uno sport adatto a

tutti, non è vero che è riservato ad una élite ristretta

di appassionati, basta vincere il timore di non essere

capaci. In effetti, è uno sport apparentemente

tranquillo, ma che necessita di grande equilibrio e

concentrazione. Come pochi altri ti mette in contatto

con la natura e il silenzio. Ineludibile un liberatorio

dialogo interiore, passeggiando sul prato o all’ombra

degli alberi, lo sguardo che si perde sulla linea azzurra

dell’orizzonte.

Una cosa è certa: dopo una partita di golf, concentrati

170 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025



sull’obiettivo rappresentato da una buca nel terreno,

si sarà scordata ogni preoccupazione. La sfida con noi

stessi è sempre dietro l’angolo e cercare di raggiungere

la meta, aiutati dalla bellezza e dalla lentezza, fa bene al

corpo e alla mente.

The Elba Golf Club, between Portoferraio and Porto

Azzurro, lies in an unspoilt green environment of gentle

slopes with a superb view of the coastline as far as the

horizon. With 168,000 square metres of open-air health,

the Club is exclusive enough, welcoming enough to

intrigue potential sportsmen of all ages, and equipped

for those who have made golf a lifestyle. Away from

Elba’s nightlife, it is a place to enjoy a drink at sunset

or for a tasty snack, to do sport or simply spend time

with friends. Pietro Vallardi, the President, and Federico

Ballati, Vice-President have reawakened the sleeping soul

of Acquabona, opening it up to all those who, with care

and respect, want to enjoy slow rhythms and the scents

of nature. A stream of new ideas and suggestions, in

synergy with the winery to present a single concept to the

outside world, under the name of Acquabona. Thanks to

their able and forward-looking management, this corner

of paradise wants to get back to centre stage on the island

in honour of Pietro’s grandfather Piero, the founder of the

golf course, and of his father Carlo’s 31 years as President.

All this with the help of Daniela and Giovanni who have

been the mainstay of the course for many years. They

will all be happy to help you to try out this sport which

requires balance and concentration but manages to put

you in harmony with the natural beauty around you and

the unhurried pace that is the real source of well-being.

Der Elba Golf Club, gelegen zwischen Portoferraio

und Porto Azzurro, fügt sich harmonisch in eine

unberührte Landschaft aus sanften Hügeln ein. 168.000

Quadratmetern Fläche um die Golfleidenschaft zu

leben. Der Club ist offen für Sportinteressierte jeden

Alters und bestens ausgestattet für all jene, die Golf

als Lebensstil begreifen oder das Golfspielen erlernen

wollen. Abseits des touristischen Trubels bietet der

Club Raum für sportliche Betätigung ebenso wie

für entspannte Momente – sei es bei einem Drink

zum Sonnenuntergang oder einem kleinen Snack in

geselliger Runde mit Freunden. Unter der Leitung von

Präsident Pietro Vallardi und Vizepräsident Federico

Ballati wurde der Club von Acquabona neu belebt.

Gemeinsam mit dem angeschlossenen Weingut entsteht

eine Synergie, die das ganze Areal unter dem Namen

„Acquabona“ als einheitliches Konzept versteht. Dank

der vorausschauenden und professionellen Leitung

soll dieser Ort wieder eine zentrale Rolle auf der Insel

einnehmen – im Gedenken an Pietros Großvater

Piero, den Gründer des Platzes, und die 31-jährige

Präsidentschaft seines Vaters Carlo. Unterstützt wird

die Clubleitung von Daniela und Giovanni, die seit

vielen Jahren die tragenden Säulen des Golfclubs

sind. Interessierte Gäste sind herzlich eingeladen,

den Golfsport kennenzulernen – eine Sportart, die

Konzentration und Ausgeglichenheit fördert und

gleichzeitig den Zugang zur Natur, zur inneren Ruhe und

zu einem bewussteren Zeitgefühl eröffnet – wesentliche

Quellen für körperliches und seelisches Wohlbefinden.

Costruito nel 1971 su disegno di Gianni Albertini, è associato alla

Federazione Italiana Golf e al CONI. Tutti i suoi maestri sono

iscritti alla Federazione. Il percorso è composto da 9 buche con

doppie partenze. Misura 5144 mt e ha un par di 68, un campo

pratica con 5 postazioni coperte e 10 su erba, un putting green

con 18 buche.

172 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


StudioCreativo23

Un Hub di innovazione

e creatività elbano

STUDIO CREATIVO 23

Tel: +39 3891594722

www.studiocreativo23.it | info@studiocreativo23.it

Dall’unione delle competenze

di tre giovani in campo grafico,

fotografico, digitale e creativo

nasce un Hub dinamico dedicato

alla promozione del territorio

e delle attività locali elbane,

mettendone in luce potenzialità

e unicità. Sono Michele Martina,

nativo elbano, fotografo,

videomaker e designer grafico,

Sara Cassettai, proveniente dalla

Garfagnana, social media manager

ed esperta in adv, Gabriele Moretti,

anch’egli di origine garfagnina, web

developer: li accomuna una visione

unica e la passione per il proprio

lavoro per dar vita a campagne

promozionali online e offline.

In un’epoca in cui la presenza

digitale è fondamentale,

StudioCreativo23 utilizza strategie

innovative di marketing online.

Attraverso campagne sui social

media, creazione di contenuti

visivi accattivanti e gestione di

siti web, aiuta le imprese elbane a

raggiungere un pubblico più vasto.

Ma va oltre: cura la promozione

off-line dei suoi clienti con la

creazione di insegne, vestiario,

cartellonistica, biglietti da visita e

tanto altro.

Per un futuro sostenibile e

creativo, si impegna a valorizzare il

territorio in maniera responsabile,

promuovendo attività che

rispecchino l’ambiente e le

comunità locali, collaborando con

aziende che condividono i suoi

valori.

StudioCreativo23 è un punto

di riferimento per chi vuole far

conoscere la propria attività. Con

passione ed esperienza, i suoi

creatori sono pronti a scrivere

insieme ai propri clienti una nuova

storia di successo, all’Elba e in tutto

il territorio toscano. Seguiteli! Ne

vedrete delle belle.

Three creative young people have

placed themselves, with their

passion and expertise, at the service

of Elban and Tuscan firms to take

care of on-line and off-line projects

of those who may want to share their

success story.

Drei junge Kreative stellen ihre

Leidenschaft und ihr Know-how

in den Dienst elbanischer und

toskanischer Unternehmen. Mit

frischen Ideen und professioneller

Begleitung unterstützen sie sowohl

Offline- als auch Online-Kampagnen

– für alle, die ihre Erfolgsgeschichte

sichtbar machen möchten.

lifestyle

173


Locman

di Pietro Pacciardi

Tecnologia e artigianato

al servizio del tempo

Marina di Campo

La nave Amerigo Vespucci

Cesare Pavese scriveva che si misurano gli attimi,

non i giorni. Un orologio serve a questo, a scandire

le emozioni e a dividerle in attimi di vita. È la storia

di Locman, che da quasi 40 anni interpreta il tempo

attraverso un connubio di estetica distintiva e audacia.

Un’esclusiva bellezza, ispirata all’anima vibrante

dell’Isola d’Elba, dove la natura incontaminata e lo

scorrere lento del tempo alimentano l’ingegno creativo.

Come afferma il fondatore, Marco Mantovani, “Il vero

creativo è quest’isola che con la sua bellezza ispira la

mente”. Basta ammirare un modello per comprenderne

l’essenza. In questi c’è il genio della Toscana, di

quel “Rinascimento senza fine” che da sempre fa

di questa regione una terra grandiosa. Il legame di

Locman con la Toscana si concretizza nel “Decimo

Canto” e nel “Ventiquattresimo Canto”, due orologi

tributo all’orologeria italiana. Un’eredità che arriva

dal Rinascimento, evocando le figure di Brunelleschi,

Da Vinci e Galilei. Questi modelli celebrano le prime

citazioni al mondo sull’orologeria meccanica, incise

tra i versi danteschi della Divina Commedia, a

testimonianza immortale di un’invenzione nata nel

cuore d’Italia. Locman eredita quella nobile tradizione

e la trasporta nella dimensione insulare, dove il tempo

si misura con ritmi differenti, dove il fluire dei secondi

è scandito dalla risacca del mare, dal respiro della

natura e dall’alternarsi delle stagioni. Ed è in questa

ricerca costante che Locman trova la sua anima: unire il

genius loci di territori diversi, di meraviglie inesplorate,

stringendo collaborazioni con istituzioni e marchi

prestigiosi, in ossequio a un vecchio adagio che recita:

“da soli si va più veloci, ma insieme si va più lontani”. Da

questa filosofia nascono sinergie preziose, come quella

con Ducati, per orologi che scandiscono la passione per

il motociclismo, e quella con il Ministero della Difesa,

per gli orologi delle Forze Armate. “Dalla collaborazione

fra aziende italiane di grande valore – spiega Mantovani

– nasce una sinergia e uno scambio di competenze che

fanno crescere tutto l’artigianato italiano”. Emblema di

questo scambio di maestria è la collezione “Aviatore

Frecce Tricolori”, nata per il 65° anniversario della

Pattuglia Acrobatica Nazionale, che coniuga gli elevati

standard tecnici degli orologi da pilota con una linea

ispirata ai modelli degli agli anni ’40, incarnando

l’eccellenza italiana che le Frecce Tricolori portano

in volo. Nel solco di questi principi c’è anche il “Tour

Mondiale 2023-2025” dell’Amerigo Vespucci, icona

della tradizione italiana. In questa occasione, nasce

174 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


il nuovo “Montecristo Vespucci”, che rivisita il più

iconico della famiglia, il “Montecristo”, in un’edizione

speciale dedicata alle varie tappe della nave “più bella

del mondo”, scelto quale orologio ufficiale per le più

alte cariche istituzionali e militari che la accoglieranno

lungo la navigazione. Cassa in acciaio e titanio e

funzione GMT, per misurare due fusi orari, come fosse

un invito al viaggio, lungo le rotte internazionali. L’Isola,

con la sua storia millenaria, è musa ispiratrice. Locman

si nutre della sua bellezza, ma anche di una grande

capacità di innovazione e di un’esperienza artigiana

che affonda le radici nel tempo.

For almost 40 years now, at Locman, time has been transformed

into products distinguished by innovation and craftsmanship.

The Island of Elba with its beauty is the inspiration for the

brand’s clean, classy design. The tribute to creativity is found in

the “Decimo Canto” and “Ventiquattresimo Canto” models, a real

hymn to Italian watchmaking already cited for the invention of

mechanical watches in the Divine Comedy by Dante Alighieri.

This is a reference to Made in Italy that Locman is proudly

developing, managing to combine local know-how with famous

partnerships with Italian distinction like Ducati and the Ministry

of Defence. The “Aviatore Frecce Tricolori” collection fully reflects

this philosophy, blending the technical precision of pilot’s

watches with the vintage elegance of 1940’s models, a tribute to

Italian expertise that the Frecce Tricolori take to the skies with

their spectacular aerobatics. This same combination of values is

found in the “Montecristo Vespucci”, a watch created to celebrate

the around-the-globe voyage of the Amerigo Vespucci, the

most beautiful sailing ship in the world. Equipped with a GMT

feature to deal with two time zones, this watch means that you

can always carry a piece of Elba with you, a symbol of style and

adventure.

Seit fast 40 Jahren entwickelt Locman Zeitmesser, die Innovation

mit handwerklicher Präzision verbinden. Die Insel Elba, Sitz des

Unternehmens, inspiriert das klare und hochwertige Design

der Marke. Ein besonderes Augenmerk liegt auf der Verbindung

regionaler Identität mit italienischer Uhrmachertradition. Dies

zeigt sich in den Modellen „Decimo“ und „Ventiquattresimo

Canto“, die auf Dante Alighieris „Göttliche Komödie“ anspielen,

in der bereits mechanische Uhren erwähnt werden. Locman

steht für „Made in Italy“ und pflegt Kooperationen mit führenden

italienischen Partnern wie Ducati und dem italienischen

Verteidigungsministerium. Die Kollektion „Aviatore Frecce

Tricolori“ bringt diese Ausrichtung zum Ausdruck: Sie kombiniert

die technische Präzision von Fliegeruhren mit dem Design

historischer Modelle aus den 1940er-Jahren – inspiriert von

der Kunstflugstaffel Frecce Tricolori. Ein weiteres Beispiel

für diese Verbindung von Technologie und Tradition ist das

Modell „Montecristo Vespucci“, das dem weltweiten Einsatz des

Segelschulschiffs „Amerigo Vespucci“ gewidmet ist. Die Uhr

verfügt über eine GMT-Funktion zur Anzeige von zwei Zeitzonen

und ist Ausdruck italienischer Handwerkskunst – zugleich ein

stilvolles Accessoire mit Bezug zur Insel Elba.

LOCMAN

Piazza G. da Verrazzano 7 | 57034 Campo nell’Elba (LI)

Tel: +39 0565 979003

www.locman.it

Collezione Aviatore Frecce Tricolori Collezione Ducati

Collezione Decimo Canto


Elbaman

di

Alessandro Talini

La sfida di triathlon

che incanta l’Isola d’Elba

Nata nel 2004 da un’idea di Marco

Scotti, ingegnere meccanico ma

appassionato triatleta, Elbaman è

diventata una delle gare di triathlon

più iconiche del panorama italiano

e internazionale. Un evento

che unisce la bellezza selvaggia

dell’Isola d’Elba alla sfida estrema

del triathlon full distance che

prevede 3,8 km di nuoto, 180

km di ciclismo, 42,2 km di corsa.

La gara si svolge in un’unica

giornata, mettendo a dura prova

la resistenza e la determinazione

degli atleti. “Prima di tutto è una

sfida con se stessi, non è uno sport

social”, ci dice Marco Scotti, che

prima di essere l’organizzatore

è un partecipante. “Si sviluppa

un dialogo interiore dove non è il

corpo a prevalere ma la testa, chi

riesce a concentrarsi è già al 50%

del percorso. Devi trovare l’energia

dentro, lottare con le paure da solo”.

Elbaman attira ogni anno centinaia

di atleti di ogni età provenienti da

tutto il mondo, dai professionisti

agli amatori. Le discipline del

triathlon (nuoto, ciclismo e corsa)

richiedono una preparazione

completa e una grande forza

di volontà. Prima del covid si

sono contati fino a 900 iscritti.

Quest’anno ci saranno intorno agli

800 atleti.

Ma quali sono le tappe? Il percorso

di nuoto si svolge nel bel Golfo

di Marina di Campo. Il percorso

ciclistico si snoda attraverso le

strade panoramiche dell’Isola,

con salite impegnative e discese

tecniche. La maratona finale

si svolge lungo il lungomare

di Campo, con un percorso

pianeggiante ma insidioso a causa

della fatica accumulata.

“Elbaman è più di una gara, è

un’esperienza che ti cambia la

vita. Ogni anno, vedere atleti

provenienti da ogni parte del

mondo sfidare se stessi e tagliare

il traguardo è un’emozione

indescrivibile – continua

Scotti – L’Isola d’Elba offre uno

scenario unico per questo tipo di

competizione, e siamo orgogliosi

di poterla condividere con tutti gli

appassionati di triathlon”.

Oltre alla gara full distance,

Elbaman offre anche una gara “half

distance” per chi desidera una sfida

meno estrema. Sono programmate

anche gare per bambini e ragazzi,

non più di 60 partecipanti, per

avvicinare i più giovani al mondo

del triathlon. L’edizione 2025 di

Elbaman si terrà il 28 settembre.

Elbaman: the Triathlon Challenge

that enchants the Island of Elba

Elbaman was founded in 2004

from an idea of Marco Scotti,

a mechanical engineer but an

enthusiastic triathlete and it has

now become one of the most iconic

triathlon races both in Italy and

internationally. The event takes

place over a single day and combines

the wild beauty of the Island of Elba

176 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


distance triathlon involving 3.8 km of swimming, 180 of

cycling and 42.2 km of running. The triathlon disciplines

(swimming, cycling and running) require thorough

preparation and huge willpower. The swimming takes

place in the Gulf of Marina di Campo. The cycling route

winds through the island’s scenic roads, with challenging

climbs and technical descents. The marathon takes

place on the Campo waterfront. In addition to the full

distance race, Elbaman offers a “half distance” for those

who prefer a less extreme challenge. Races for children

and youngsters are also planned. The 2025 edition of

Elbaman will be held on 28th September.

Elbaman: Die Triathlon-Herausforderung, die die Insel

Elba verzaubert

Foto ©Francesca Soli - Phototoday

Der Elbaman wurde 2004 aus einer Idee von Marco Scotti,

einem Maschinenbauingenieur und leidenschaftlichen

Triathleten, geboren und hat sich zu einem der

renommiertesten Triathlon-Wettkämpfe Italiens und

der internationalen Szene entwickelt. Dieses eintägige

Event vereint die unberührte Schönheit der Insel Elba

mit der extremen Herausforderung eines Full-Distance-

Triathlons: 3,8 km Schwimmen, 180 km Radfahren und

42,2 km Laufen. Die drei Triathlon-Disziplinen verlangen

nicht nur eine umfassende Vorbereitung, sondern auch

außergewöhnliche Willenskraft. Der Schwimmstrecke

liegt im Golf von Marina di Campo. Die Radstrecke führt

über die malerischen, aber anspruchsvollen Straßen

der Insel, gespickt mit herausfordernden Anstiegen

und rasanten Abfahrten. Der abschließende Marathon

verläuft entlang der Küste von Campo nell’Elba. Neben

der Full-Distance-Wertung gibt es auch eine Half-

Distance-Option für alle, die eine etwas kürzere Strecke

bevorzugen. Zudem stehen Wettkämpfe für Kinder und

Jugendliche auf dem Programm. Die nächste Ausgabe des

Elbaman findet am 28. September 2025 statt.

lifestyle

177


Elba Bike: sport e

di Gloria Bracci

benessere su due ruote

L’Elba è un paradiso per gli

appassionati di ciclismo, che

potranno immergersi in un viaggio

sensoriale a partire dai profumi

della macchia mediterranea: ogni

curva svela nuove meraviglie, ogni

salita è ricompensata da vedute

mozzafiato. La bellezza dell’Elba

non conosce stagioni: in primavera,

i sentieri si tingono di colori vivaci,

l’estate offre giornate luminose,

l’autunno avvolge l’Isola in tonalità

dorate, mentre l’inverno regala

atmosfere contemplative. In

sella, l’Isola si svela in tutta la sua

autenticità: un modo sostenibile e

coinvolgente per vivere il territorio,

non solo per chi lo assapora alcuni

giorni all’anno ma anche per chi ha

il privilegio di abitarci. È in questo

contesto che opera l’ASD Elba Bike,

offrendo un percorso di formazione

che parte dai quattro anni fino agli

adulti, con corsi annuali tenuti da

tecnici qualificati come Alessia

Bulleri, Fabio Rododendro, Enrico

Lenzi, Monica Maltinti e tecnici

che collaborano sui campi gara

come Damiano Matacera e Marco

Mauro. L’ASD Elba Bike, fondata

nel 2007 da Monica Maltinti

ed Enrico Lenzi, dopo la prima

sede a Procchio si è stabilita a

Portoferraio, diventando un punto

di riferimento per gli amanti

delle due ruote. Il ciclismo viene

praticato non solo come disciplina

sportiva, ma come esperienza

dove la fatica, la passione e la

costanza fanno la differenza. I

tecnici operano principalmente nel

Parco delle Terme, ma si spostano

anche sul territorio per adattare

gli allenamenti e le escursioni

ai diversi livelli dei gruppi:

dagli sterrati tecnici alle strade

panoramiche che alleggeriscono

ogni allenamento. L’Elba, come

pochi altri luoghi, offre una grande

varietà di percorsi, esplorando

diverse tipologie di terreno e di

paesaggio. A Est, Capoliveri e gli

altri comuni propongono tappe

di richiamo turistico e agonistico

anche fuori stagione, mentre a

Ovest l’Isola si fa più impegnativa,

con pendenze e tracciati tecnici,

adatti ai più arditi. Un esempio di

come l’ASD Elba Bike accompagna i

giovani nel loro percorso di crescita

è Tommaso Alberti, in società

dalle prime pedalate a 4 anni fino

ai 20 anni di oggi, che, come altri

giovani sportivi, ha avuto la fortuna

di crescere con i “maestri” Elba

Bike privilegiando, nel mondo del

fuoristrada, la specialità Ciclocross.

Oggi sono circa 70 le nuove leve,

appassionati di tracciati tecnici che

amano percorrere alcuni dei più

sfidanti itinerari dal Monte Perone

alla “Polveriera”, dalla “Costa dei

Gabbiani” a San Martino: ecco come

divertirsi in mountain bike! A chi

si avvicina per la prima volta al

ciclismo, i giovani atleti consigliano

di lasciarsi guidare dalla

passione, perché ogni pedalata è

un’occasione per vincere una sfida

con se stessi, coniugando la fatica

con una impagabile sensazione di

libertà.

178 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


The Island of Elba is a real paradise for cyclists: the

scents of the Mediterranean shrubs, the salty sea and the

breathtaking views make every ride a unique experience

at every time of the year. It is here in this setting that

Monica Maltinti and Enrico Lenzi founded ASD Elba Bike

in 2007 and today it is a point of reference for young and

old cycling enthusiasts. With qualified instructors, the

association trains athletes from 4 years old up to the

Master category, promoting not only sport but passion,

perseverance and respect for the territory. Training

sessions take place all over the Island including technical

trails, dirt tracks and breathtaking views. From east to

west, every area offers challenges and wonders. Athletes

like Tommaso Alberti and Lorenzo Sardi and other young

Elba Bike athletes are examples of growing up with love

for cycling, passing on to newcomers the value of hard

work and the joy of freedom.

Ausblicken. Von Ost nach West bietet jede Region eigene

Herausforderungen und landschaftliche Reize. Athleten

wie Tommaso Alberti und Lorenzo Sardi sowie viele

Nachwuchssportler von Elba Bike stehen für sportliche

Entwicklung und Begeisterung fürs Radfahren. Sie

vermitteln den neuen Mitgliedern zentrale Werte des

Radsports: Ausdauer, Disziplin und die Freude an der

Bewegung in freier Natur.

Die Insel Elba ist ein echtes Paradies für Radfahrer. Der

Duft der mediterranen Macchia, die Meeresluft und

beeindruckende Ausblicke machen jede Radtour zu jeder

Jahreszeit zu einem besonderen Erlebnis. Der Verein

ASD Elba Bike ist seit 2007 aktiv und wurde von Monica

Maltinti und Enrico Lenzi gegründet. Heute gilt er als

feste Anlaufstelle für radbegeisterte Kinder, Jugendliche

und Erwachsene. Unter fachkundiger Betreuung

werden Radfahrerinnen und Radfahrer ab vier Jahren

bis ins Erwachsenenalter gefördert. Dabei steht nicht

nur die sportliche Leistung im Mittelpunkt, sondern

auch die Vermittlung von Leidenschaft, Ausdauer und

Respekt gegenüber der Natur. Das Training findet

auf der gesamten Insel statt – auf technischen Trails,

unbefestigten Wegen und Strecken mit eindrucksvollen

Foto ©Monica Maltinti


Foto ©Gaetano Triscari

Stop, si gira: il jet set all’Elba

di Elvira Arnaldi

L’Isola d’Elba, con la sua bellezza

naturale e la sua atmosfera

rilassante, attrae ogni anno

numerosi personaggi famosi del

mondo dello spettacolo, dello sport

e della finanza. Non è inconsueto

incontrare volti noti che hanno

scelto l’Elba per le loro vacanze,

lontano dai riflettori.

Dal mondo dello spettacolo: Jared

Leto, attore e cantante, ha condiviso

sui social media momenti delle sue

vacanze all’Elba, incluso un tuffo in

mare diventato virale. David Evans

(The Edge), chitarrista degli U2,

è stato avvistato a Porto Azzurro.

Andrea Bocelli, tenore di fama

internazionale, è un frequentatore

abituale dell’Isola. Sabrina Salerno,

showgirl, ha pubblicato diverse

“cartoline” dell’Isola sui suoi social.

Paolo Conticini, attore, è stato

avvistato a Rio Marina.

Dal mondo dello sport: numerosi

sportivi, sia professionisti che

amatoriali, scelgono l’Elba per

allenarsi e trascorrere il tempo

libero, attratti dal clima mite e dalla

varietà dei paesaggi. Jannik Sinner

si è allenato qui, frequentando il

“Tennis Camp Isola d’Elba” situato

presso la Tenuta delle Ripalte, a

Capoliveri, sotto la guida del suo ex

allenatore Riccardo Piatti.

Dal mondo della finanza e della

moda: l’Isola è anche meta di

imprenditori e personalità di

spicco del mondo della finanza

e del jet set, che apprezzano la

privacy e la tranquillità offerte

dall’ambiente naturale. La famiglia

Trussardi ha un legame speciale

con l’Isola d’Elba, set di molte

loro campagne pubblicitarie,

e in particolare con Marciana

Marina, dove risiede spesso la

famiglia e dove è stato celebrato il

matrimonio di Gaia, stilista e figlia

di Nicola e Maria Luisa Trussardi,

con l’attore Adriano Giannini.

Nel 2024, le acque dell’Isola

d’Elba hanno visto la presenza di

diversi mega yacht di proprietà

di figure di spicco del panorama

internazionale. Tra questi:

Mark Zuckerberg: il fondatore di

Facebook è stato avvistato con

il suo nuovo yacht “Launchpad”,

un’imbarcazione di 118 metri varata

nel 2024. Questo mega yacht è

dotato di ogni lusso, inclusi un

campo da basket, una piscina e una

sala cinema.

Abdullah bin Zayed Al Nahyan: lo

yacht “Opera”, di proprietà dello

sceicco degli Emirati Arabi Uniti, è

tornato a far visita all’Elba. Questa

imponente imbarcazione di 146

metri è un vero e proprio gioiello

del mare, con due eliporti, una

piscina, un cinema e un’area spa.

Eric Smidt: il magnate e filantropo

statunitense, CEO della Harbor

Freight Tools, è stato avvistato con

il suo mega yacht “Infinity”, un

gioiello della nautica di 117 metri.

180 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


STOP, SI GIRA: L’ELBA E IL CIN-

EMA

L’Isola d’Elba, con la sua bellezza

naturale e la sua ricca storia, è

stata spesso scelta come set per

produzioni cinematografiche e

televisive. Ecco alcuni dei film più

noti girati sull’Isola:

“Ritrovarsi all’Alba” (1954), di Adolfo

Pizzi, film neorealista girato

nelle Miniere di Rio.

“L’avventuriero” (1967), con

Anthony Quinn; questo film ha

sfruttato le spettacolari scogliere

e i porti dell’Elba come sfondo per

una storia di avventura.

“N (Io e Napoleone)” (2006):

diretto da Paolo Virzì, con Daniel

Auteuil, Monica Bellucci ed Elio

Germano, questo film racconta

l’esilio di Napoleone all’Elba,

utilizzando le location storiche

dell’Isola.

“Un’estate all’Isola d’Elba” (2020):

film per la televisione che racconta

una storia d’amore ambientata

nell’incantevole isola.

“Isola”: film con un cast internazionale

del quale fanno parte Fanny

Ardant e Joanna Kulig, girato

all’Elba nel 2024 dalla regista

italo-tedesca Nora Jaenicke.

“I delitti del BarLume” (serie TV):

anche se si tratta di una serie

televisiva, merita una menzione

speciale per la sua popolarità

e per il modo in cui mostra la

bellezza di “Pineta”, cioè Marciana

Marina.

The Island of Elba, with its natural

beauty and relaxing atmosphere,

attracts many celebrities from the

world of entertainment, sport and

finance every year. Jared Leto, the

actor and singer. David Evans (The

Edge), U2 guitarist. Andrea Bocelli,

the internationally famed tenor.

Jannik Sinner came to train here at

the “Tennis Camp Isola d’Elba” at the

Tenuta delle Ripalte. Many come in

their MegaYachts: Mark Zuckerberg,

the Facebook founder was spotted

with his new yacht “Launchpad”, a

vessel 118 metres long launched in

2024. The yacht “Opera”, 146 metres,

owned by the UAE Sheikh Abdullah

bin Zayed Al Nahyan was sighted

around the island. Eric Smidt, the

US tycoon and philanthropist, CEO

of Harbor Freight Tools, was spotted

with his mega-yacht “Infinity”, a

nautical jewel of 117 metres.

Die Insel Elba mit ihrer

atemberaubenden Natur und

entspannten Atmosphäre zieht

jedes Jahr zahlreiche prominente

Persönlichkeiten aus der

Unterhaltungsbranche, dem Sport

und der Finanzwelt an. Zu den

bekannten Gästen zählen Jared

Leto, Schauspieler und Sänger,

David Evans (The Edge), Gitarrist

von U2, sowie Andrea Bocelli, der

weltberühmte Tenor. Auch Tennis-

Star Jannik Sinner trainierte auf der

Insel und besuchte das Tennis Camp

Isola d’Elba auf der Tenuta delle

Ripalte. Viele dieser Prominenten

reisen mit ihren imposanten

Megayachten an: Mark Zuckerberg,

Gründer von Facebook, wurde mit

seiner neuen 118 Meter langen Yacht

„Launchpad“ die 2024 vom Stapel

lief, gesichtet. Abdullah bin Zayed Al

Nahyan: Die 146 Meter lange Yacht

„Opera“ ist im Besitz des Scheichs

der Vereinigten Arabischen Emirate.

Eric Smidt, der US-Magnat und

Philanthrop, CEO von Harbor Freight

Tools, ließ sich mit der 117 Meter

langen Luxusyacht „Infinity“ blicken.

Foto ©Paolo Calcara

Oltre a questi, l’Elba è stata anche

location per numerosi documentari

e produzioni televisive che

esplorano la sua storia e la sua

natura. Ma anche di videoclip

musicali, come quello di Fred De

Palma “Tù y yo”, che ha utilizzato

le suggestive miniere dell’Isola

come sfondo.

Foto ©Alberto De Simone


Lumidamare:

gioielli e talismani di

LUMIDAMARE

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www./lumidamare.com | info@lumidamare.com

P.L.

Le creazioni di Lumidamare non

sono semplici gioielli, ma piccoli

tesori che racchiudono l’anima

dell’Elba. Laura Reverdito, artistaartigiana,

creativa per natura e

con una passione innata, dà vita

a monili unici, ispirati ai colori

e ai materiali del mare e delle

spiagge elbane. Il suo percorso

artistico la porta a fondare nel

2015, Lumidamare. Ogni pezzo è

realizzato interamente a mano,

con cura meticolosa, fantasia e

passione. Piccole opere d’arte

da indossare o da regalare per

portare sulla pelle i raggi di

sole imprigionati nella resina o

l’azzurro limpido dell’orizzonte fra

cielo e mare.

I gioielli di Laura catturano le

sfumature del paesaggio: l’oro e il

bianco della sabbia e delle ghiaie,

il turchese limpido delle acque

cristalline, il blu cobalto delle

profondità, le mille sfumature

acquamarina: riflessi unici e

preziosi che rendendo ogni

creazione irripetibile. Anelli dalle

pietre effetto opale, pendenti che

ricordano gocce d’ambra, bracciali

e collane che evocano cime di

barche e catene di velieri: ogni

gioiello è un talismano, frutto di un

sogno, cuore di un’isola.

Laura Reverdito trasforma l’amore

per l’Elba in monili eleganti e

sensuali, che portano con sé la

voce del mare e la magia di un

luogo speciale. La trovate a Marina

di Campo, nel suo bel negozio

che luccica, ammiccante, gentile,

positiva, allegra, luminosa come i

suoi gioielli.

Lumidamare: Jewels and Talismans

Lumidamare’s creations are not

simply jewels but small treasures

that capture the soul of Elba. Laura

Reverdito, an artist-designer,

creative by nature and with an

182 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Marina di Campo

inborn passion, creates unique,

handmade jewellery, inspired by

the colours and materials of the

Elban sea and beaches. Small works

of art to wear or to give as a gift

to carry the sun’s rays captured in

resin or the clear blue of the horizon

between sky and sea on your skin.

Every jewel is a talisman, the fruit of

a dream, the heart of an island. You

will find Laura in her beautiful shop

in Marina di Campo, kind, positive,

cheerful and bright like her jewellery.

Lumidamare – Schmuckstücke und

Glücksbringer

Die Künstlerin und

Kunsthandwerkerin Laura

Reverdito entwirft unter dem

Namen „Lumidamare“ individuellen

Schmuck, inspiriert von den

Farben und Materialien der

Insel Elba. Ihre handgefertigten

Stücke verbinden Kunsthandwerk

mit Naturverbundenheit –

mit Elementen wie in Harz

eingefangenem Sonnenlicht oder

Azurblau, das den Horizont zwischen

Himmel und Meer widerspiegelt.

Erhältlich sind die Schmuckstücke in

ihrem Atelier in Marina di Campo.

lifestyle

183


Aetalia: borse uniche

per persone uniche

di P.L.

Aghi di 7 cm e filo cerato, profumo

di vera pelle, pazienza e tanto

amore. Ingredienti indispensabili

per un sapere artigianale che

non guarda solo al prodotto, ma

trova la sua ragione di esistere nel

progetto, nel gesto creativo, nella

sfida di riuscire a creare qualcosa

di esclusivo, bello e speciale.

Sognate, disegnate, studiate nei

particolari, le borse di Aetalia

sono di quell’eleganza fatta di

semplicità, design e buon gusto

che t’innamora. Federica Berselli,

milanese stregata dall’Elba, nel

suo laboratorio di Sant’Ilario, uno

dei borghi più genuini dell’Isola,

ha creato un brand che è uscito

dai confini isolani, diventando

ambasciatrice dell’Arcipelago

oltre mare. Da Parigi a Lugano

per la Dolce Vita Gala Night, fino

a Ginevra dove le sue borse sono

vendute da La Muse Boutique,

sfilando orgogliosamente con le

eccellenze del Made in Italy.

Le sue idee si trasformano in

accessori di alta moda, profumo di

pellami genuini che preannunciano

mani esperte capaci di accarezzarli

e trasformarli in oggetti speciali.

Ed infatti è cominciata con

una carezza la storia di Aetalia,

quando Federica, per fare un dono

all’anziano padre lontano, ha

voluto creare con le proprie mani

un regalo per lui, unico e pieno di

significato. Ma Federica, anche se

non l’aveva ancora scoperto, aveva

già questo talento, ereditato dalla

nonna che gestiva un Atelier di alta

sartoria in Liguria negli anni ’80.

Nascono così le borse originali di

Aetalia, fra il classico e l’audace.

Federica non segue le mode

effimere ma studia per creare

184 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Le borse Aetalia, interamente

Made in Italy e cucite a mano,

sono una scelta di gusto per

completare il look di una serata

speciale o per dare un tocco

glamour a un outfit quotidiano,

tutte con pelli pregiate e design

esclusivo.

ARY è una borsa, sempre interamente

cucita a mano, creata

anche con pelli che, a seconda

del disegno, sembrano quasi

essere un tessuto. Segno distintivo

il ritaglio a forma di A nella

parte anteriore.

LOLLIPOP, in versione da big a

mini. Ideale per una serata elegante

o un’occasione speciale in

ricercata pelle morbida

ELY è una borsa da giorno di

medie dimensioni, creata con

una bellissima pelle vintage e

caratterizzata da una chiusura

con zip dorata con logo.

ILARIA è una deliziosa mini bag

il cui nome deriva dal piccolo

paese di Sant’Ilario, dalla forma

morbidamente originale.

Sunny Bag è una borsa casual

e versatile dalle geometrie

sofisticate. È disponibile in una

varietà di colori vivaci.

XXL e Sue sono molto ampie e

realizzate con un unico pezzo di

pelle. Questo modello è completo

di due cinture di diversi

colori che rendono la borsa

super versatile.

NOAH E SQUARE sono le ultime

creazioni Aetalia, dal design

geometrico con dettagli in

rilievo

borse durevoli, raffinate, che non

passeranno mai di moda, ricche

di dettagli, perché l’attenzione ai

particolari è il vero lusso. Borse

senza tempo da portare in ogni

occasione. Dalle forme squadrate,

ai secchielli comodi e giovanili, alle

pochette per chi ama la leggerezza.

Ma le più divertenti e spregiudicate

sono quelle colorate: bordeaux,

verde oliva, lilla, fucsia, rosso

ciliegia, oro, argento e perfino

effetto specchio, colori sbarazzini

per quel tocco di classe giovane e

anticonformista che non guasta. E

per chi non ama la pelle c’è Aetalia

Vegan Collection: tutti i modelli

Aetalia possono essere realizzati in

Pinatex color sabbia, un elegante

materiale realizzato dagli scarti

delle piantagioni di ananas.

Created in a workshop in San Piero,

one of Elba’s most picturesque

villages, Federica Berselli’s

handcrafted bags have crossed the

sea to land in Paris, Lugano and

Geneva, a perfect example of Made

in Italy. Dreamt, designed, studied

in detail, Aetalia’s handbags are

simply elegant, the fruit of style and

quality. All made from leather and

crafted to the most minute detail, by

expert hands that transform them

into special, unique pieces, they

make the look of a special evening

precious or they give a glamorous

touch to an everyday outfit. Made

from the finest leathers and entirely

hand-stitched, Federica creates

unique handbags that will never go

out of fashion because they combine

the unchanging simplicity of shape

with colours and modern, functional

design with a touch of youthful, nonconformist

class. For all seasons,

they have their own character to

match the person wearing them.

https://aetalia.shop/

In einem Atelier im malerischen

Dorf San Piero entworfen

und handgefertigt, stehen die

Ledertaschen von Federica

Berselli für elegantes italienisches

Handwerk das auch in Paris,

Lugano und Genf Gefallen findet.

Sorgfältig designt, mit hochwertigen

Materialien und komplett von

Hand genäht, verbinden sie zeitlose

Formen mit modernen Farben und

funktionalem Design. Jede Tasche ist

ein Unikat – stilvoll, individuell und

passend zu jedem Anlass.

https://aetalia.shop/

Tel. +39 339 1725675

www.aetalia.com | hello@aetalia.com

Per acquisti: https://aetalia.shop/

lifestyle

185


“Elba Isola Musicale

d’Europa” n. 29 di Roberto Valentino

Foto ©Daniele Anichini

Tanta musica classica ma anche jazz da fine agosto

a metà settembre per la 29ª edizione di “Elba Isola

Musicale d’Europa” che si terrà dal 29 agosto al 13

settembre: sarà come sempre un’edizione di respiro

internazionale, ricca, sfaccettata nelle sue proposte e

diffusa in larga parte dell’Isola d’Elba, da Portoferraio a

Capoliveri, da Rio a Marciana e Marciana Marina.

Sede principale del Festival, a partire dal concerto

inaugurale, sarà il Teatro dei Vigilanti “Renato Cioni” di

Portoferraio, gioiello di epoca napoleonica riaperto lo

scorso anno dopo quasi due anni di restauri. E lungo il

suo percorso “Elba Isola Musicale d’Europa” ritroverà

il Teatro Flamingo di Capoliveri (4 settembre), la

Chiesa dei SS. Giacomo e Quirico di Rio (7 settembre),

la Fortezza Pisana di Marciana (10 settembre) e, dopo

diversi anni, la Chiesa di Santa Chiara d’Assisi di

Marciana Marina (12 settembre). Ancora a Portoferraio,

sono previsti concerti alla Villa Romana delle Grotte

(8 settembre) e, novità assoluta, al Giardino della

Capitaneria di Porto (la mattina del 30 agosto). “Siamo

felici di poter tornare nella Chiesa di Marciana Marina, la

cui bellissima acustica farà da cornice ideale al concerto

di un quartetto d’archi”, commenta George Edelman,

Direttore Artistico di “Elba Isola Musicale d’Europa”,

“E nella nostra ricerca di nuove location, quest’anno

a Portoferraio faremo anche tappa in un luogo poco

conosciuto ma sicuramente suggestivo come il Giardino

della Capitaneria di Portoferraio”.

Sotto il profilo artistico, la prossima edizione di “Elba

Isola Musicale d’Europa” sarà scandita da alcuni

importanti anniversari, dai 150 anni dalla nascita

di Maurice Ravel ai 50 anni dalla morte di Dmitri

Šostakovič, dai 210 anni dalla partenza di Napoleone

dall’Isola d’Elba agli 80 anni dalla fine della Seconda

Guerra Mondiale. Il Festival festeggerà poi un importante

compleanno: i 90 anni di Arvo Pärt, il più eseguito al

mondo tra i compositori viventi.

Tanta musica classica, dunque, ma come consuetudine

anche jazz, con un’attenzione particolare per il pubblico

giovane, che sta sempre più caratterizzando il Festival.

I giovani saranno i diretti protagonisti di alcuni

concerti, con la Elba Festival String Orchestra: “Saranno

una ventina i giovani provenienti da diverse nazioni

componenti dell’orchestra: è un grande piacere ospitare

ogni anno musicisti che si stanno formando, al cui fianco

ci saranno solisti di assoluto prestigio”, conclude George

Edelman.

Il programma completo della 29ª edizione di “Elba Isola

Musicale d’Europa” sarà disponibile sul sito www.elba-music.it

186 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


The 29th edition of “Elba Isola Musicale d’Europa” will

take place from August 29 to September 13: as always,

it will have an international flavour and will be set in

various locations on the island. From an artistic point of

view, the next edition of “Elba Isola Musicale d’Europa”

will be marked by several important anniversaries,

from the 150th anniversary of Maurice Ravel’s birth to

the 50th anniversary of Dmitri Šostakoviĉ’s death, from

the 210th anniversary of Napoleon’s departure from

the Island of Elba to the 80th anniversary of the end of

World War II. The Festival will also be celebrating an

important milestone, the 90th birthday of Arvo Pärt, the

world’s most performed living composer. Therefore, lots

of classical music, but as always jazz too with a special

focus on young audiences. “About twenty young people

from different countries will make up the orchestra: it is a

great pleasure every year to host musicians in the making

to play alongside soloists of such fame”, says George

Edelman, Artistic Director of the Festival.

SOME DATES:

August 29: Vigilanti Theatre “Renato Cioni”

in Portoferraio

August 30: Garden of the Capitaneria di Porto

in Portoferraio

September 4: Flamingo Theatre in Capoliveri

September 7: The Church of Saints Giacomo

and Quirico in Rio

September 8: The Roman Villa Le Grotte

September 10: The Pisan Fortress in Marciana

September 12: The Church of Santa Chiara

d’Assisi in Marciana Marina

Vom 29. August bis zum 13. September 2025

verwandelt sich die Insel Elba erneut in eine Bühne

der internationalen Musikszene: Die 29. Ausgabe des

Festivals „Elba Isola Musicale d’Europa“ verspricht auch

in diesem Jahr außergewöhnliche Konzerterlebnisse an

verschiedenen, stimmungsvollen Orten der Insel. Das

künstlerische Programm steht im Zeichen bedeutender

Jahrestage: 150 Jahre Maurice Ravel, 50 Jahre posthum

Dmitri Schostakowitsch, 210 Jahre seit Napoleons

Abschied von Elba und 80 Jahre seit dem Ende des

Zweiten Weltkriegs. Zugleich feiert das Festival einen

herausragenden lebenden Komponisten: Arvo Pärt,

der in diesem Jahr seinen 90. Geburtstag begeht – und

weltweit zu den meistgespielten zeitgenössischen

Komponisten zählt. Wie immer ist die klassische Musik

das Herzstück des Festivals – doch auch Jazz hat

seinen festen Platz im Programm, begleitet von einem

besonderen Augenmerk auf das junge Publikum. „Rund

zwanzig Nachwuchsmusikerinnen und -musiker aus

verschiedenen Ländern werden Teil des Festivalorchesters

sein. Es ist jedes Jahr eine große Freude, junge Talente auf

ihrem Weg zu begleiten – gemeinsam mit international

renommierten Solistinnen und Solisten“, betont

Künstlerischer Leiter George Edelman.

Foto ©Michela Lotti


Foto ©Patrizia Lupi

L’Elba d’altri tempi:

Beppe e Checchina

di Andrea Sardi

Lo stradello di ciottoli e terra battuta correva un

tempo sotto il Chiuccolo, la collinetta che volgendosi

al mare protegge il Cimitero, ormai quasi celata dalle

Brignetti”, lo scrittore di origini marinesi che a lungo

soggiornò alla Torre.

Per me bambino era il sentiero che da San Luigi portava

a Beppe e Checchina.

Ad ogni ritorno, il saluto ad una schiera di parenti era

un rito ineludibile, che tuttavia iniziava da Beppe e

Checchina, anche se “zii” non erano. Io e mia sorella

s’andava di corsa sino al cancello di legno del loro

giardino e là chiedevo a lei, più piccola di me, di

chiamarli a gran voce: io mi vergognavo, e ne sorrido,

osservando ora i bambini che quasi non riescono più a

parlare se non vociando.

Checchina ci accoglieva, il volto radioso, lo sguardo

ceruleo che spiccava sulla crocchia candida e scaldava

il cuore, ancor prima del suo abbraccio. Intonava le

parole seguendo una melodia che sapeva d’antico, che

mi rammenta ora la metrica latina. Trafelati le davamo

le notizie per noi più importanti e lei diceva: “Beppe è

a dare il fieno all’asino” oppure “Beppe è giù nell’orto”.

E ci guardava correr via restando a curare il tripudio di

ortensie, gerani e fucsie che adornava le vaschette di

fronte a casa.

Come Checchina era opulenta, Beppe era alto e asciutto.

Con noi bambini, ma non solo, amava scherzare. La

prima volta che mi portò dall’asino gli chiesi: “Come

si chiama?”. E lui: “Come te!”. “Allora Andrea!”. “No, si

chiama come te”. “Ma io mi chiamo Andrea!”. “E lui si

chiama come te!”. Ci voleva un po’ per capire che l’asino

si chiamava “Comettè”.

A volte lo trovavo a intrecciare canestri, con antica

e ormai perduta maestria. Univa rami d’alberi ed

arbusti di diverse tonalità, lavorati prima in strisce

sottili e ammollati in acqua di mare, creando ceste per

raccogliere frutta e verdura, per portare nelle vigne o

in barca acqua, pane e companatico. Ho una foto

con uno dei suoi cesti “imbarcato” sul “Velella” con due

ragazzi, mio padre e suo cugino Gigi, in occasione di

una delle loro circumnavigazioni dell’Isola.

Conservo un paio di questi panieri e a più di cinquanta

anni sembrano appena finiti. Li guardo e vedo quelle

mani ruvide e callose che li intrecciano, il naso

aquilino e lo sguardo acuto sotto le sopracciglia folte

e imbiancate. Per me Beppe è ancora lì, seduto sullo

scalino, con espressione assorta e movimenti rapidi e

precisi, anche se tutto il resto del suo mondo non c’è

Beppe improvvisava tra sé poesie in ottava, nella forma

del “contrasto ad ottetto” toscano*. In quest’espressione

188 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


poetica d’origine medievale due poeti si sfidano

sostenendo opposti punti di vista su un tema assegnato.

L’unica condizione è di riprendere in chiusura la rima

dell’ultima strofa lanciata dall’avversario. Beppe, in

assenza di un contendente, faceva tutto da solo e

imparava tutto a memoria.

Rime perdute, come i suoi gesti. Emozioni che restano,

per ora, per scomparire per sempre coi ricordi.

Siamo ombre di nuvole che scorrono veloci nel cielo di

maestrale.

* https://www.lentopede.eu/poesia/landitazzini/

https://www.lentopede.eu/lottava-rima/

Beppe and Checchina’s memories take me back to my

summer holidays in Marciana Marina in the sixties,

when the vineyards reached down as far as the sea and

the dry stone country lanes meandered between the

rows of vines, connecting the houses scattered across

the countryside. Checchina looked after the garden full

of flowers while Beppe was always out and about with

his faithful donkey. He would weave baskets using the

plants from the bushes around to use for harvesting

the grapes or for carrying his produce. Pictured here, is

one of them on board the “Velella”, with their lunch, just

before leaving for an island tour. Beppe’s speciality were

the verses that came to mind spontaneously, in keeping

with the Tuscan tradition that dates back to Medieval

times. These verses are now as lost as his gentle gestures

weaving the baskets that still awaken nostalgia in our

memories today. We are shadows of the clouds that race

across the Mistral sky.

Die Erinnerung an Beppe und Checchina ist untrennbar

mit den Sommerferien in Marciana Marina in den 1960er

Jahren verbunden – einer Zeit, in der die Weinberge

bis ans Meer reichten und steinerne Pfade zwischen

den Rebstöcken die verstreuten Häuser miteinander

verbanden. Checchina pflegte ihren Garten, der in voller

Blüte stand, während Beppe mit seinem treuen Esel

über Felder und Wiesen zog. Er flocht Körbe aus den

Pflanzen der mediterranen Macchia – für die Weinlese

oder den Transport landwirtschaftlicher Produkte. Einer

dieser Körbe ist auf einem Foto an Bord der „Velella“ zu

sehen, prall gefüllt mit dem Mittagessen, kurz bevor

das Boot zur Umrundung der Insel aufbrach. Beppes

besondere Gabe waren seine Reime – spontane Verse

nach toskanischer Tradition, die auf eine mittelalterliche

Kunstform zurückgeht. Heute sind diese Reime ebenso

verloren wie seine bedächtigen Handbewegungen beim

Flechten der Körbe. Und doch rufen sie in der Erinnerung

noch immer tiefe Emotionen hervor – wie Schatten von

Wolken, die über den Himmel jagen, getrieben vom

Mistral.


Te lo dice

Infoelba

di Jacqueline Braschi

Da oltre venticinque anni, Infoelba

è il punto di riferimento per chi

desidera scoprire l’Isola d’Elba

a 360 gradi. Nato nel 1999, si è

evoluto nel tempo diventando

una sorta di “WikiElba”, una

fonte completa di informazioni

sempre aggiornate su ogni aspetto

dell’Isola. Dalle spiagge ai musei,

dalle attività alle strutture ricettive,

infoelba.it offre tutto ciò che serve

per vivere l’Isola al meglio in ogni

stagione.

Nel corso degli anni, Infoelba

ha sviluppato anche una serie

di strumenti digitali pensati per

facilitare la scoperta dell’Isola,

anche quella meno conosciuta.

Le app Elba Eventi, Elba Spiagge

ed Elba Traghetti completano

l’offerta digitale con funzionalità

pratiche e intuitive. Elba Eventi è

l’app ufficiale degli eventi e delle

manifestazioni. Concerti, spettacoli

teatrali, escursioni, mostre e

sagre: gli ospiti possono trovare

gli appuntamenti organizzati

sull’Isola.

Elba Traghetti, invece, consente di

consultare gli orari aggiornati dei

traghetti in partenza e in arrivo.

Elba Spiagge è l’app ideale per chi

vuole scegliere la spiaggia giusta in

base alle proprie preferenze e alle

condizioni meteomarine. Permette

anche di filtrare le spiagge per

caratteristiche come sabbia,

ghiaia, accessibilità, offrendo foto

e informazioni su come arrivare,

servizi presenti e parcheggi.

Accanto alle risorse digitali,

Infoelba ha pubblicato due guide

cartacee molto apprezzate dagli

ospiti. “Le spiagge dell’Isola d’Elba”

è una guida tascabile dedicata

interamente ai litorali dell’Isola

con le sue oltre 130 spiagge. La

“Guida Isola d’Elba” offre una

visione d’insieme dell’Isola, con

approfondimenti su storia, natura,

borghi, sentieri, musei, sport ed

enogastronomia. Un supporto

concreto per chi desidera esplorare

l’Isola in autonomia, con mappe

dettagliate e contenuti redatti con

estrema cura.

Cartine, prodotti editoriali, app,

blog – tra cui iloveelba.it, il blog per

chi ama l’Elba, da chi vive l’Elba –

fanno di Infoelba non solo un sito,

ma un vero e proprio ecosistema

informativo dedicato all’Elba. Un

impegno costante che, anno dopo

anno, si rinnova con una passione

da veri amanti del territorio per

valorizzare e raccontare l’Isola in

ogni sua sfumatura.

190 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Infoelba – Ihre Informationsquelle für Elba

Infoelba tells you so

Infoelba has been the benchmark for those who want

to know all about the Island of Elba for the last 25 years.

Today it is a kind of “WikiElba”, a comprehensive source

of constantly updated information. From beaches to

museums, from activities to events and accommodation

facilities, infoelba.it offers everything you need to

experience the island at its best in every season. The APPs

Elba Eventi (events), Elba Spiagge (beaches) and Elba

Traghetti (ferries) are particularly useful together with

the blog iloveelba.it. There are two printed versions of

the guides which are very popular to carry with you. “Le

Spiagge dell’Isola d’Elba” describes Elba’s 130 beaches

with valuable information on their characteristics and

the effect of the wind direction, services, directions and

parking. It is an absolute must for those intending to visit

the island all year round.

Seit über 25 Jahren ist Infoelba die zentrale Anlaufstelle

für alle, die die Insel Elba in all ihren Facetten entdecken

möchten. Heute gilt die Plattform als eine Art „WikiElba“ –

eine umfassende, stets aktuelle Informationsquelle. Von

Stränden über Museen, Aktivitäten und Veranstaltungen

bis hin zu Unterkünften bietet infoelba.it alles, was man

braucht, um die Insel zu jeder Jahreszeit bestmöglich zu

erleben. Ergänzt wird das Angebot durch die praktischen

Apps Elba Eventi, Elba Spiagge und Elba Traghetti sowie

den Blog für Elba-Liebhaber iloveelba.it. Besonders

beliebt sind auch die beiden Reiseführer für alle, die

die Insel auf eigene Faust erkunden möchten. Der Titel

„Le spiagge dell’Isola d’Elba racconta“ beschreibt 130

Strände der Insel mit wertvollen Hinweisen zu deren

Eigenschaften und Windexposition, zu Serviceangeboten,

Anfahrtswegen und Parkmöglichkeiten – ein

unverzichtbarer Begleiter für alle, die Elba ganzjährig

bereisen möchten.

lifestyle

191


Tip Tap One:

due cuori

ballerini di Patrizia Lupi

Con la stessa leggerezza – come quando volteggiano

senza peso, eleganti, sulle piste da ballo di tutta Italia

– Antonella Colli e Franco Ascione affrontano la vita

dando una mano, anzi quattro, a tutti, soprattutto a chi

ha avuto destini difficili e dura più fatica a sciogliersi

nei movimenti. Ma loro riescono a far ballare tutti a

tutte le età. Irresistibili nel porgere una mano invitando

a mettersi alla prova, a lasciare il personaggio che la

vita ci cuce addosso, per tornare bambini, quando le

gambe si muovevano da sole senza note musicali.

La loro non è solo generosità, è bontà vera, semplice,

spontanea, rassicurante. Si legge nello sguardo

fanciullo di Antonella, sempre pieno di domande,

oppure nel sorriso timido, nonostante le molteplici

presenze sui palcoscenici, di Franco. Festeggiano,

ballando, le feste di tutti, in tutti i paesi dell’Elba,

insieme al gruppo dei ragazzi di Amici Fragili, un

incontro che dura ormai da tre anni, che ha trasformato

la debolezza in allegria e progetto.

Una fata dagli occhi turchini, un cavaliere magro e

scattante uscito dal paese delle meraviglie, Antonella e

Franco sono un faro anche per quei ragazzi dal talento

ballerino che scelgono la loro scuola per tuffarsi nel

mondo a passo di danza. Alcuni sono sulla strada di

diventare giovani campioni come Cosmin e Giulia.

A tutti insegnano la disciplina che richiede la danza

ma anche l’amore per un’arte che è libertà, armonia e

inclusione.

Se condividi il loro inno alla gioia dimentichi la

tristezza: ci guadagna la salute, girando per parchi e

piazze, spiagge e carnevali. In maschera, in tuta, in

costume da bagno, all’aria aperta, divertiti e divertenti.

In barba alle fragilità di tutti noi.

Antonella Colli and Franco Ascione, companions in life

and dance teachers, have a dancing school in Portoferraio

that trains talented youngsters, many of whom have

been awarded at national level. They also teach more

fragile individuals, young people with different types of

difficulties who have found in Tip Tap One a gym for their

mental and physical well-being, but above all, friendship.

Because dance is freedom, harmony and inclusion.

Antonella Colli und Franco Ascione, Lebenspartner

und Tanzpädagogen, betreiben in Portoferraio eine

Tanzschule, in der sie junge Talente fördern – eine

Vielzahl von ihnen wurde bereits auf nationaler Ebene

ausgezeichnet. Darüber hinaus arbeiten sie mit

Jugendlichen mit unterschiedlichen Einschränkungen

und Herausforderungen. Für diese jungen Menschen

ist Tip Tap One nicht nur ein Ort zur Förderung des

körperlichen und psychischen Wohlbefindens, sondern

auch ein Raum der Begegnung und sozialen Integration.

Denn Tanz steht für Freiheit, Harmonie und gelebte

Inklusion.

192 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Sassi Turchini:

turismo inclusivo

stare insieme è il fondamento di ogni relazione. Qui,

ogni persona vive serena mettendo in campo cuore e

mente.

Ogni spazio favorisce l’incontro: le stanze non sono solo

luoghi dove dormire, ma spazi di condivisione e crescita

e le attività non sono solo svago ma laboratori di idee da

mettere in pratica insieme agli altri.

Sassi Turchini dimostra che il turismo inclusivo è

possibile. Un turismo che supera le barriere fisiche,

culturali e sociali, creando legami autentici che durano

oltre lo spazio di una vacanza.

Sassi Turchini is a place for inclusive, accessible tourism.

It is not just a building, more an idea that celebrates

diversity as an asset, creating experiences that connect

people and nature. Every space and activity encourages

both meeting and developing, overcoming physical,

cultural and social barriers.

Here, inclusion is an everyday value, where every person

can experience travel as a right, not as a privilege.

Si chiama “Sassi Turchini”, come le pietre colore del

mare che abbondano sulla collina alle sue spalle. Un

luogo, una casa-vacanze, che racconta una promessa:

quella di un turismo che accoglie ogni persona, che va

oltre il semplice viaggio, per diventare un’esperienza

di inclusione con gli altri e con la natura. Un sogno

nato nel 1977 con Don Andrea Faberi, fondatore

dell’Associazione Gruppo Elba APS e che oggi è realtà.

Sassi Turchini non è solo una struttura di accoglienza,

ma un’idea di turismo sostenibile, dove ogni ospite è

unico. È un luogo dove l’accessibilità non è un requisito

tecnico, ma un valore che abbraccia ogni spazio,

ogni momento. Perché viaggiare non deve essere un

privilegio, ma un diritto di tutti.

Sassi Turchini è un’opportunità di scambio e di crescita,

di risate, emozioni e legami che non conoscono

distinzioni. La diversità è celebrata come unicità e

risorsa, ricchezza ed emozione. Ogni incontro, ogni

gesto, ogni sorriso è un passo verso un mondo dove lo

Sassi Turchini ist ein Ort für integrativen und

barrierefreien Tourismus. Es handelt sich nicht nur

um eine Einrichtung, sondern um eine Vision, die die

Vielfalt als wertvolle Ressource feiert und Erlebnisse

schafft um Mensch und Natur miteinander verbinden.

Jeder Raum und jede Aktivität fördert Begegnungen

und gemeinsames Wachstum. Physische, kulturelle

und soziale Barrieren werden überwunden. Hier wird

Inklusion täglich gelebt, sodass jeder Mensch das Reisen

als ein Recht und nicht als ein Privileg erleben kann.

lifestyle

193



Contest fotografico:

l’isola invisibile di Patrizia Lupi

Fra le immagini che abbiamo

ricevuto per la prima edizione

del contest fotografico per Enjoy

2025 c’è un filo rosso: lo sguardo

di chi è capace di osservare con

sentimento quel che lo circonda.

A vederle dall’alto le “Perle del

Tirreno” sembrano zattere o

trampolini di lancio per civiltà

galattiche meravigliate da tanta

bellezza. Un fascino inspiegabile

fra verde, azzurro, calcare,

granito e rosso di miniera. Colori

ovunque, ma anche crepuscoli,

nebbie e nuvole, temporali e fuochi

d’artificio, onde e mare piatto. Un

microcosmo dove la natura ha

lanciato manciate di tutto quel che

possedeva.

Nelle foto che abbiamo ricevuto

troviamo fondali cristallini come

le buone azioni, viscere scavate

rifugio di torrenti, lingue di

sabbia e lame di roccia, alberi che

custodiscono fra le radici muretti

a secco e pietre sudate, barche in

fuga e gabbiani senza pace, sentieri

lenti e liscioni scolpiti dagli zoccoli

dei muli o da scalpelli sapienti.

Finestre come occhi aperti al sole

o persiane chiuse per trattenere

dispiaceri. Il fotografo osserva quel

che passa di solito inosservato:

ha il dono del terzo occhio, che

sia quello della mente o del

teleobiettivo, non cambia.

Tutto quel che viene fotografato,

anche se è dissonante,

incredibilmente, vive in equilibrio,

ogni elemento di ciascuna foto fa

parte di un tutto che è tutto.

L’obiettivo non si distrae, è

curioso, a volte impietoso, ma

non basta fermarsi alla poesia:

quel che conta nello scatto è

l’essenza senza orpelli, narrazione

pura e immediata. È emozione

e sentimento. È quello che

un’immagine lascia immaginare.

E’ denuncia, è racconto, è

confessione. E ognuno lo fa

come sa, con la fotografia, l’arte

o le parole. È ricerca di riscatto

e di ricordo; è natura che cura e

che consola; è essenza di luoghi,

persone, oggetti; forme semplici,

che sopravvivono, grazie ad uno

scatto, ai cambiamenti.

Difficile scegliere fra immagini

dove le luci sono declinate nei

colori dell’arcobaleno o nelle

infinite sfumature dal bianco al

nero. Non esiste un vincitore in

questo contest, hanno vinto tutti

quelli che hanno partecipato con la

capacità di osservare e di mettersi

alla prova. Significa che vogliono

condividere con gli altri la loro

emozione. Ringraziamo tutti e

invitiamo a continuare perchè la

fotografia come arte è talento ma

anche tecnica e sacrificio. È cercare

di fare sempre meglio.

Un obiettivo lo abbiamo raggiunto:

volevamo che Enjoy fosse la vetrina

non solo dei fotografi professionisti

e bravissimi che portano

l’Arcipelago nel mondo, ma anche

di coloro che osservano e vivono in

questo Paradiso per un giorno o per

sempre: scoprendolo, amandolo,

prendendosene cura. Lo faremo

insieme. Grazie.

Foto ©Francesca Manfredini


© Giancarlo Diversi © Tommaso Mingoia

© Caterina De Anna

© Paolo Maffi

© Luigi Salvioli

© Davide Lazzarini

© Antonello Re

© Giorgio Caspani


© Danilo Trotta © Marco Segnini © Federica Bettocchi

© Francesca Manfredini

© Tina Palja Gligorevic © Silvia Stella

© Veronica Avellino

© Vincenzo Baracchetti

© Samuele Vinci


Foto ©Francesco Lascialfari


Archipelago


Le ville romane

dell’Arcipelago Toscano

Mostra al museo archeologico di Rosignano Marittimo

di Lorella Alderighi

L’Arcipelago toscano è costellato di

ville marittime di epoca romana,

di notevole interesse scientifico e,

per molte di esse, anche turistico,

comprese in parte nella provincia

di Livorno (isole di Gorgona,

Capraia, Elba e Pianosa) e in

parte in quella di Grosseto (Giglio

e Giannutri). Tutte si trovano

all’interno del Parco Nazionale

dell’Arcipelago Toscano. La loro

nascita e vita abbraccia l’epoca

Augustea (dalla fine del I secolo

a.C. al I secolo d.C.). Solo alcune

furono abitate fino al II secolo d.C.

e pochissime raggiunsero il III e IV

secolo.

Le ville marittime romane,

affacciate sul mare e talvolta

incastonate su alte scogliere,

costituiscono un esempio del lusso

e della bellezza delle abitazioni

di otium, con sale da ricevimento

e per banchetti, pavimenti e

pareti rivestiti di marmi, intonaci

dipinti e ricche suppellettili,

piscine, fontane, giochi d’acqua e

ampi giardini, luoghi in cui l’arte

dell’uomo abbracciava il paesaggio

marino e le scenografie naturali

delle piccole isole. Qui hanno

trovato riposo personaggi illustri e

della famiglia imperiale.

I reperti più significativi

provenienti dagli scavi archeologici

nelle ville romane dell’Arcipelago

Toscano sono confluiti in una

esposizione temporanea, a cura

della scrivente, inaugurata il 21

dicembre 2024 presso il Museo

Civico Archeologico di Rosignano

Marittimo (LI) all’interno di alcune

sale di ambientazione romana.

A breve sarà inoltre presentato il

catalogo bilingue che riassume

la mostra e presenta con belle

immagini dei luoghi e dei reperti

archeologici significativi la realtà

del nostro Arcipelago toscano in età

romana.

All’Isola d’Elba, nel comune di

Portoferraio, emergono infatti da

sempre le imponenti strutture

delle Grotte a guardia della rada.

I primi scavi furono qui effettuati

negli anni ’60 del secolo scorso

a cura della Soprintendenza

alle Antichità dell’Etruria, ma

di recente le indagini sono state

riprese dall’Università di Siena con

nuovi ed importanti risultati. Dal

complesso delle Grotte provengono

una serie di materiali archeologici

preziosi, tra cui tarsie marmoree,

lastre di terracotta decorate,

frammenti di mosaici pavimentali,

già in parte esposti al Museo della

Linguella di Portoferraio.

La rada di Portoferraio è chiusa

dalla parte opposta dalla stretta

lingua di terra con i resti del

complesso termale della Linguella,

con pavimenti a tarsie marmoree e

a mosaico, pertinenti ad ambienti

probabilmente di uso pubblico

a servizio del porto romano; i

mosaici e le strutture delle terme

sono stati restaurati di recente e

due dei pavimenti antichi sono

stati staccati e ricostruiti presso

il Museo Archeologico della

Linguella. Dall’area della Linguella

proviene anche il torso di una

statua maschile qui esposto.

Ancora all’Elba, tanto imponente

200 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


quanto ancora misteriosa è la villa

di Capo Castello, nel Comune di

Rio, in massima parte ancora da

scavare, con i muri e pavimenti

nascosti dalla vegetazione o

inglobati in edifici moderni. Da

alcuni saggi di scavo effettuati

negli anni ’70, ’80 e ’90 del secolo

scorso, provengono resti di intonaci

dipinti, pavimenti a mosaico, tarsie

marmoree ed elementi decorativi,

alcuni dei quali in mostra.

A Pianosa risplende il complesso

del Bagno di Agrippa, rifugio dorato

anche se obbligato per il nipote di

Augusto, Agrippa Postumo, che qui

passò l’ultima parte della sua vita.

Gli scavi recenti hanno permesso

di ampliare l’area di visita e di

scoprire importanti reperti

presentati qui per la prima volta.

A Gorgona, isola carcere, sono

visitabili in località Limiti i

resti di una villa scavata dalla

Soprintendenza negli anni ’90

del secolo scorso; i pavimenti

a mosaico e le pitture parietali

accolgono il visitatore con i

propri vani ancora prospicienti i

terrazzamenti di un antico giardino

con giochi d’acqua. Per la prima

volta, oltre agli intonaci dipinti

delle pareti e dei soffitti, vengono

esposte alcune delle preziose

suppellettili vitree rinvenute

durante lo scavo dei cinque vani

conservati.

Nell’isola di Capraia, sebbene

per adesso non visibili, in quanto

interrati dopo lo scavo, i resti

della villa romana presso il Porto

hanno restituito, nei primi anni

del ’900, una splendida statua di

Venere (ora di proprietà privata) e

elementi marmorei decorati, oltre

a suppellettile ceramica di epoca

romana appartenente alle varie

fasi di vita della villa, tra cui molti

esemplari di vasellame in terra

sigillata liscia e decorata.

Al Giglio, il mare ed il paese

moderno continuano a nascondere

la maggior parte delle strutture

in cui era articolata la villa del

Saraceno, posta a controllo

La Villa romana di Pianosa - Foto ©Patrizia Lupi

Villa romana delle Grotte a Portoferraio - Foto ©Franco Cambi

archipelago

201


La Linguella. Area 2 strutture restaurate

delle cave di granito grigio che

circondano il porto.

A Giannutri si impongono ancora

le colonne marmoree del peristilio

e gli ambienti residenziali e di

servizio di un vasto complesso che

abbracciava i due versanti della

collina.

Grazie a questi resti possiamo

ancora immaginare lo sfarzo e

l’imponenza delle ville marittime

di epoca romana, inerpicate sulle

scogliere o distese lungo i versanti

dei rilievi, ville che ancora si

specchiano in quel mare che un

tempo sfidavano con lo splendore

dei marmi e dei decori, con la

frescura dei giardini e con il fruscio

dei giochi d’acqua delle fontane.

The Tuscan Archipelago has many

maritime villas from Roman times,

originating from the Augustan

period (from the 1st century BC to

the 1st century AD). Only a few were

inhabited until the 2nd century AD

and hardly any reached the 3rd

La Linguella, area 1. Il restauro dei pavimenti

and 4th centuries. These Roman

maritime villas, overlooking the

sea and sometimes set on high

cliffs, show the luxury and beauty of

“otium” dwellings with reception and

banqueting rooms, marble-covered

floors and walls, painted stucco

and rich furnishings, swimming

pools, fountains, water features

and sprawling gardens, places

where man’s creativity took in the

seascapes and the natural backdrop

of the small islands. Prominent

figures and members of the imperial

family would enjoy relaxing here.

The archaeological excavations

and past and recent studies have

come together in a temporary

exhibition, curated by the writer, of

the most significant finds from all

the Roman Villas in the Archipelago:

the exhibition was inaugurated

on the 21st December, 2024 at the

Civic Archaeological Museum in

Rosignano Marittimo (LI). The

bilingual catalogue summarising

the exhibition and presenting the

history of our Tuscan Archipelago

with some beautiful images of

significant archaeological sites and

findings, will be published shortly.

The exhibition shows the most

important findings from past and

present archaeological excavations

and most of the sites can be visited;

on the island of Elba, the complex

of Le Grotte, the thermal spa area

of the Linguella in Portoferraio and

the Roman Villa at Capo Castello

in Rio. On Pianosa, the Bagno di

Agrippa, on Gorgona the Roman

Villa at Limiti and on Capraia the

Roman Villa at the Port. We are left

to remember the Roman Villas on

Giglio and Giannutri only in pictures.

Das Toskanische Archipel ist reich an

römischen Villen, deren Entstehung

und Blütezeit in die augusteische

Epoche (vom späten 1. Jahrhundert

v. Chr. bis zum 1. Jahrhundert n.

Chr.) fällt. Nur einige dieser Villen

waren noch im 2. Jahrhundert n. Chr.

bewohnt, während nur wenige bis

202 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


ins 3. und 4. Jahrhundert überdauerten. Die römischen

Villen, die direkt am Meer oder auf den Felsen errichtet

wurden, sind beeindruckende Beispiele für den Luxus

und die Ästhetik der Villen des „Otium“. Diese Anwesen

verfügten über prächtige Empfangs- und Bankettsäle,

kostbare Ausstattung, mit Marmor verkleidete Fußböden

und Wände sowie mit Stuck verzierte Decken. In den

weitläufigen Gärten gab es Schwimmbecken, Brunnen

und Wasserspiele – Orte, an denen die Baukunst des

Menschen in harmonischem Einklang mit dem Meer und

der Insel stand. Hier fanden bedeutende Persönlichkeiten,

darunter Mitglieder der kaiserlichen Familie, Ruhe und

Erholung. Die jüngsten archäologischen Ausgrabungen

und Untersuchungen sind in einer temporären

Ausstellung dokumentiert, die von der Verfasserin

kuratiert wurde. Diese präsentiert die bedeutendsten

Funde aus sämtlichen römischen Villen des Archipels. Die

Ausstellung wurde am 21. Dezember 2024 im Städtischen

Archäologischen Museum von Rosignano Marittimo (LI)

eröffnet. In Kürze wird zudem ein zweisprachiger Katalog

erscheinen, der die Ausstellung zusammenfasst und

mit eindrucksvollen Bildern die wichtigsten Fundstücke

und Orte des Toskanischen Archipels dokumentiert.

Die Ausstellung zeigt die herausragendsten Funde

aus archäologischen Ausgrabungen, die sowohl in der

Vergangenheit als auch in jüngster Zeit durchgeführt

wurden. Viele dieser Stätten sind der Öffentlichkeit

zugänglich, darunter: Elba: Die Anlage „Le Grotte“ und das

Thermengebiet „Linguella“ in der Gemeinde Portoferraio

sowie die römische Villa von „Capo Castello“ in der

Gemeinde Rio. Pianosa: „Bagno di Agrippa“. Gorgona:

Die römische Villa in „Limiti“. Capraia: Die römische Villa

am Hafen. Die römischen Villen von Giglio und Giannutri

werden in der Ausstellung hingegen ausschließlich durch

Bildmaterial gewürdigt.

Villa romana di Giannutri - Foto ©Roberto Ridi per PNAT

Pianosa Bagno di Agrippa il portico e il teatro

Capraia. lastra marmorea con cavaliere

Gorgona. intonaco dipinto del soffitto


Il Parco del Grande Mare

di Patrizia Lupi

Foto ©Francesco Lascialfari

Il PNAT è fra le più grandi aree

marine protette d’Europa – 616

km2 attorno alle isole di Giglio,

Gorgona, Capraia, Pianosa,

Montecristo, Giannutri – ed è

incluso in Pelagos, il Santuario

Internazionale dei Cetacei. A terra il

Parco Nazionale comprende le isole

di Gorgona, Pianosa, Montecristo,

Giannutri, e parzialmente Capraia

(77%), Elba (50%) e Giglio (40%), per

complessivi 177 km2.

Il PNAT è l’unica istituzione di

diritto pubblico che estende le

sue competenze amministrative

all’intero Arcipelago e nei cui

organi di gestione è presente la

Comunità del Parco, l’assise che

riunisce i Sindaci dell’Arcipelago,

oltre ai Presidenti delle Province di

Livorno e Grosseto e al Presidente

della Regione Toscana. Un Ente

che riveste un ruolo strategico

nell’incentivare, sostenere e

drenare risorse, non solo per

la salvaguardia della geo e

biodiversità, e dei beni culturali

materiali ed immateriali, ma anche

per le politiche comprensoriali

della green economy: dal

turismo ecosostenibile

all’approvvigionamento idrico,

al consumo del suolo e alla

cementificazione, alla raccolta e

smaltimento dei rifiuti, fino alla

qualità dei collegamenti marittimi

ed aerei, e alla organizzazione

dell’assistenza sanitaria, che nelle

isole toscane riveste troppi punti di

fragilità.

Grazie ad una minuziosa

ricostruzione storica Giuseppe

Tanelli, primo presidente del

Parco, racconta l’evoluzione di una

corrente di pensiero che era partita

cento anni prima, quando Charles

Darwin naturalista, Charles Lyell

geologo e Ernst Haeckel biologo,

passeggiando nel giardino di Down

House a Londra, discorrevano di

economia della natura e gettavano

i concetti fondanti dell’ecologia.

Nel 1972 il Club di Roma pubblica

“The limits to growth”, che mette

in evidenza le problematiche sul

degrado ambientale, la nuova

emergenza del Pianeta Terra: “La

Casa – scrive Tanelli – in cui da

quasi quattro miliardi di anni si

sviluppa la biosfera della quale,

noi Sapiens, per duecento mila

anni migranti dalle terre d’Africa

e meticciati lungo il cammino,

attorno a quaranta mila anni

fa, un attimo nella storia del

Pianeta, siamo diventati la specie

dominante”.

Il volume è un vero e proprio

dossier, raccontando le vicende

fino all’istituzione del Parco il

22 luglio 1996. Tanelli racconta

quanto è stato realizzato in quasi

tre decenni dall’Istituzione del

Parco. Da Pianosa, per permetterne

la fruizione contingentata ai

turisti, all’acquisto e al restauro del

Volterraio, dalle rete sentieristica

all’ingresso dell’Arcipelago fra

le riserve MaB-UNESCO e in

seguito nella Green List dell’IUCN.

Dall’utilizzo dei beni demaniali

ex carcere di Capraia e Pianosa ai

lavori sulla GTE. Fino alla Gorgona

dove, grazie all’ex Direttore del

carcere Carlo Mazzerbo, si sono

sviluppate iniziative innovative

nelle attività penitenziarie,

imperniate sull’ecologia e

l’agricoltura. Da non perdere

nell’appendice la descrizione di

Giannutri, Capraia e Gorgona, fra

le “perle” più piccole ma non meno

ricche di storia e di meraviglie

204 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


naturali.

Infine Tanelli ricorda tutti quelli

che hanno contribuito alla

costituzione del Parco, a partire

da Gin Racheli con il suo libro

“Le Isole del ferro: natura, storia,

arte e turismo dell’Arcipelago

Toscano”, dove scrive: “Ascoltare

d’ogni isola la natura, il popolo e

le sue tradizioni; andare a scovare

l’arte, le memorie, le vicende nei

secoli; lasciar fluire il racconto delle

antiche pietre…”.

“Non è stata mai persa di vista

la comunità – ricorda Tanelli –

La strutturazione dell’Ente e la

partecipazione dei cittadini e delle

Istituzioni sono stati gli obiettivi

primari. Obiettivi peraltro ovvi

per coloro che vogliono un parco

vivo e reale, ben diverso dai Parchi

virtuali o blindati. Un Parco in

grado di essere uno strumento

di educazione ambientale; un

laboratorio per nuove economie,

nuove politiche del territorio e

nuove tecnologie; un mezzo che

concorra a far sì che la cultura

della natura, dell’ambiente e della

solidarietà divenga sempre di più la

cultura dominante in questa e nelle

future generazioni”.

IN RICORDO DI FULCO PRATESI

Riportiamo l’introduzione al

volume “Il Parco del Grande Mare”

di Beppe Tanelli, Youcanprint,

Lecce, 2024, per gentile

concessione dell’autore.

geografica, rassomigliare al simbolo

delle bandiere dell’Impero Ottomano

in cui la mezzaluna, l’Elba, è

circondata da un insieme di stelle

come le isole di Gorgona, Capraia

e Pianosa (antiche colonie penali),

Montecristo, il Giglio e Giannutri,

oggetto di aggressioni piratesche

fino a non molti secoli fa.

Una rappresentazione ideale ma

non eccessiva, come ricordano

le grandi torri difensive che

ancor oggi punteggiano le coste

tirreniche funestate in tempi non

remoti dalle flotte barbaresche

per saccheggiare i villaggi costieri

e condurre gli abitanti schiavi in

Algeria. Se le incursioni ottomane

sono ormai un lontano ricordo,

ancora non troppi anni addietro

l’isola di Montecristo figurò, oltre

che nei romanzi di Dumas, in un

programma di speculazione di non

minore pericolosità nel progetto

“L’Isola dei Privilegi”, nel quale

un gruppo di ricchi cacciatori e

pescatori sportivi di buona famiglia

avevano progettato un programma

di sfruttamento che le denunce

del WWF da poco fondato e di

altre associazioni ambientaliste

riuscirono a bloccare ottenendo la

creazione di una delle prime Riserve

Naturali Integrali.

Anche la piccola isola di Giannutri,

non lontano dall’Argentario, rientrò

nelle mire dei nuovi corsari che vi

stavano costruendo addirittura un

aeroporto del quale avevano già

posto le premesse su una spianata

dove gli ornitologi andavano a

inanellare i giovani gabbiani reali

che vi nascevano.

Ricordo che alla udienza alla Pretura

di Orbetello per una denuncia fatta

dal WWF, il proprietario si presentò

con una Rolls Royce che ci preoccupò

non poco. Questo primo (a mia

memoria) episodio, costituisce uno

dei tanti che l’Autore racconta con

una dovizia di particolari, di località

e battaglie e personaggi di ogni tipo

e coinvolgendo il lettore come hanno

coinvolto me, che dal 1995 al 2005 ho

dovuto affrontare simili traversie in

difesa del più antico e famoso Parco

Nazionale d’Italia, quello d’Abruzzo,

Lazio e Molise, che da pochi anni ha

tagliato il traguardo di un secolo

della sua travagliata esistenza.

Sono sicuro che questo libro del

Presidente Tanelli costituirà una

interessante ed istruttiva lettura

sulle storie di chi voglia affrontare,

in maniera non solo teorica, la difesa

di un qualsiasi lembo del nostro

meraviglioso e complicato Paese.

O, almeno, figurare nella biblioteca

di ogni illuminato e responsabile

ambientalista.

Fulco Pratesi

Questo prezioso libro del professore

Beppe Tanelli mi riporta ai tanti

decenni che mi legano a un

territorio di immensa bellezza e

memorie storiche che ho, in minima

parte, seguito l’Autore affrontare

come primo Presidente del Parco

Nazionale dell’Arcipelago Toscano

istituito, dopo infinite traversie, nel

1996.

Fin da ragazzo ho avuto un rapporto

particolare con l’Arcipelago Toscano

e il suo Parco Nazionale, che l’autore

definisce giustamente “Del Grande

Mare”, un territorio marino che un

tempo volli, per la sua posizione

youcanprint

youcanprint

Prefazione di Fulco Pratesi

Beppe Tanelli

Il Parco del Grande Mare

La nascita del Parco Nazionale dell’ Arcipelago Toscano

Prefazione di Fulco Pratesi

Beppe Tanelli

Il Parco del Grande Mare

La nascita del Parco Nazionale dell’ Arcipelago Toscano

Beppe Tanelli

Il Parco del Grande Mare

La nascita del Parco Nazionale dell’ Arcipelago Toscano

Prefazione di Fulco Pratesi

youcanprint


Giglio e Giannutri:

la Pro Loco custode

del patrimonio ambientale

e culturale

di Pietro Pacciardi

Le Pro Loco sono un vero pilastro

per la promozione turistica

e culturale dei territori, ne

custodiscono l’anima profonda, ne

colgono l’essenza e la divulgano.

Queste realtà sono molto radicate

nell’Arcipelago Toscano, dove

svolgono un ruolo chiave per le

comunità e per gli avventori. La

Pro Loco Bancalà opera all’Isola del

Giglio e a Giannutri, esaltandone le

ricchezze culturali, le tradizioni e le

risorse turistiche.

Il suo ufficio, un punto di

riferimento per turisti e

visitatori, con grande impegno

resta aperto tutto l’anno per

offrire informazioni e supporto.

L’associazione accoglie i visitatori

con calore e professionalità,

aiutandoli ad aprire questi scrigni

di bellezza mediterranea.

La Pro Loco, con zelo eclettico,

organizza eventi che celebrano

le tradizioni locali e la cultura

di Giglio e Giannutri. Nel mese

di maggio, i visitatori possono

vivere un’esperienza unica con la

presentazione di “1/4 di cantine”,

un’anticipazione della festa dell’uva

e delle aperture di settembre. Due

fine settimana dedicati al pregiato

vino Ansonaco e alla deliziosa

gastronomia dell’isola, immersi

nel suggestivo borgo medievale di

Giglio Castello. Qui, i partecipanti

possono assaporare piatti tipici

come il totano alla gigliese, il

panficato, la schiaccia di patate e il

vino locale. L’Isola del Giglio conta

ben tre patroni, celebrati con eventi

che uniscono fede e tradizione

culturale.

La Pro Loco si impegna nella

tutela del patrimonio naturale e

culturale dell’isola, organizzando

momenti come le Giornate

Ecologiche di maggio, dedicate alla

pulizia delle spiagge e dei fondali

marini. In collaborazione con il

Parco Nazionale dell’Arcipelago

Toscano, l’associazione gestisce

la sentieristica, offrendo percorsi

mozzafiato attraverso paesaggi

incontaminati. In più, collabora

con PortArgentario per accogliere i

turisti delle piccole navi da crociera

che sostano al largo del porto.

Negli anni, la Pro Loco ha

organizzato eventi di grande

richiamo, come il “Lunedì

del Lettore”, dedicato alla

presentazione di opere letterarie,

e “Il Giglio Espone”, una serie di

mostre fotografiche e artistiche nel

borgo di Giglio Castello e presso la

Torre del Saraceno a Giglio Porto;

inoltre, il “Teatro dell’Isola” offre

spettacoli teatrali che esaltano il

patrimonio artistico locale.

Le isole del Giglio e di Giannutri

sono luoghi di rara bellezza,

ricchi di storia e tradizioni. La

Vista del Castello da Poggio Chiusa Foto ©Michelangelo D'Elia

206 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Capelrosso

Arenella

Pro Loco lavora ogni giorno per

permettere di scoprirne ogni

angolo, per vivere esperienze

autentiche e immergersi nella

magia del suo patrimonio naturale

e culturale. Tutto questo, che delle

attività della Pro Loco è solo una

parte, rappresenta l’impegno

per queste sponde di volontari e

attivisti, un regalo al territorio e

una dichiarazione d’amore per la

sua storia, la sua cultura e la sua

bellezza.

Giglio: Pro Loco, the Guardian of

the Environmental and Cultural

Heritage

Pro Loco organisations are the

mainstays for the tourist, cultural

development of these areas,

guarding their soul and sharing their

spirit. In the Tuscan Archipelago,

the Pro Loco Bancalà operates on

the Islands of Giglio and Giannutri,

highlighting their cultural wealth,

traditions and tourist resources.

The office, open all year round, is a

landmark for tourists and visitors.

The Association works tirelessly at

organising events to celebrate the

local traditions and culture of Giglio

and Giannutri, including the famous

grape festival in September. These

events take place in the medieval

village of Giglio Castello and offer the

opportunity to taste typical dishes

and the prized Ansonaco wine. The

Pro Loco is engaged in protecting the

natural and cultural heritage by also

collaborating with the National Park

of the Tuscan Archipelago. Events

such as “Il Giglio Espone” or “Teatro

dell’Isola” enhance the local artistic

treasures. This reality works to help

people to discover the wonders of

these islands, offering authentic

experiences and engaging in their

magic. This commitment is a real

gift to the territory and a declaration

of love for its history, culture and

beauty.

Die Pro Loco der Insel Giglio:

Hüterin des kulturellen und

ökologischen Erbes

Die Pro Locos sind treibende Kräfte

der touristischen und kulturellen

Förderung von Regionen, die

ihre Ursprünglichkeit bewahren

und ihre Werte aktiv vermitteln

möchten. Die Pro Loco Bancalà ist

für die Inseln Giglio und Giannutri

zuständig und setzt sich mit großem

Engagement für die Aufwertung

ihrer kulturellen Schätze,

Traditionen und touristischen

Angebote ein. Das ganzjährig

geöffnete Büro dient als Anlaufstelle

für Touristen und Besucher. Mit

viel Herzblut organisiert der Verein

Veranstaltungen, die die lokalen

Bräuche und die Kultur der Inseln

lebendig halten – etwa das berühmte

Traubenfest im September im

mittelalterlichen Ort Giglio Castello.

Hier haben Gäste die Gelegenheit,

traditionelle Speisen zu probieren

und den lokalen Ansonaco-Wein zu

genießen. Darüber hinaus engagiert

sich die Pro Loco aktiv für den Schutz

des natürlichen und kulturellen

Erbes der Inseln und kooperiert

eng mit dem Nationalpark des

Toskanischen Archipels. Vielfältige

Initiativen wie „Il Giglio Espone“

oder das „Teatro dell’Isola“ werten

das künstlerische Erbe der Region

auf und machen es erlebbar. Dieses

Engagement ermöglicht es, die

Schönheit der Inseln in ihrer Gänze

zu erfahren und in ihren Zauber

einzutauchen – ein Geschenk an die

Insel und eine Liebeserklärung an

ihre Geschichte, Kultur und Natur.

archipelago

207


Giglio: “Beato Scoglio”

di Pietro Pacciardi

Nascere su un’isola imprime

nell’anima un sigillo indelebile.

L’insularità diviene il proprio

respiro, il proprio orizzonte

interiore, un legame che resiste

al tempo e alla distanza. Puoi

lasciare l’isola, ma lei non ti lascerà

mai, come un richiamo atavico.

Perché l’isola non è solo un luogo,

ma una condizione esistenziale,

un’appartenenza viscerale.

Raffaello Brignetti, figlio del Giglio

e dell’Elba, incarnava questa verità.

Scrittore di mare, precursore

dell’ecologia, fu figlio delle isole

dell’Arcipelago Toscano, un

cantore dell’insularità come chiave

per comprendere l’esistenza.

Nato al Giglio, crebbe all’Elba, e

anche quando la letteratura e il

giornalismo lo portarono lontano,

il richiamo delle isole rimase

un’ossessione feconda, uno

strumento per decifrare il mondo.

Questo legame indissolubile

si manifesta con forza

nell’introduzione di Brignetti alla

monografia “Giglio Beato Scoglio”,

scritta nel 1976 da Armando

Schiaffino e Domenico Solari,

oggi rispettivamente sindaco e

assessore del Giglio, all’epoca

due giovani isolani. Più che una

prefazione, quella di Brignetti

è una dichiarazione d’amore,

un’immersione nel cuore pulsante

dell’isola. “Avevo diciotto giorni

quando ne fui condotto via.

L’infanzia e la giovinezza furono

di un arcipelago tutto o quasi

quello toscano, più che di una sola

isola”, scrive, rivelando come la sua

identità si sia formata nel crogiolo

di due terre uniche. Per Brignetti,

nascere su un’isola significava

nascere in un luogo mitico,

avvertire “un senso di appoggio, di

fidato e di saldo” che solo il mare

può donare. L’insularità che si

sublima nella finitezza della terra al

cospetto dell’infinità del mare.

Questa stessa essenza, al Giglio,

si rivela percorrendo il Poggio

della Pagana, il punto più alto

dell’isola, un luogo che invita

alla contemplazione e alla

connessione profonda con la terra.

Qui, sospesi tra cielo e mare, si

comprende appieno il significato

di appartenenza. Quasi a voler

suggellare un patto ancestrale

con l’isola, lei ti possiede e tu la

possiedi. Un’unione indissolubile.

Il Giglio ha le radici nel

Mediterraneo, nelle civiltà che

hanno plasmato la sua identità.

I cognomi, le tradizioni, la

morfologia verticale dell’isola, tutto

concorre a rafforzare il senso di

insularità. Quel sentirsi parte di un

microcosmo prezioso, custode di

un’eredità millenaria. Quel Giglio

che Brignetti descrive come un

mondo a sé, con i suoi ritmi lenti,

le sue consuetudini secolari e un

forte senso di identità. Un’identità

che affonda le radici nel mare,

custode di storie e di memorie. E

Brignetti conclude, quasi a voler

fornire una definizione definitiva:

“Continentale un isolano non lo

diventa; più che il mare, ci sono di

mezzo uno spessore, un’intensità

avita e intima che la presenza del

mare ha custodito e che sono il

suo modo di dignità e timidezza,

l’impaccio e l’integrità, un sentirsi

diverso”.

L’introduzione si chiude con

un’immagine potente: il Giglio

come “onda di granito”, simbolo

di solidità, di resistenza e di

accoglienza. Un’isola unica, un

“beato scoglio” dove la storia, la

natura e l’uomo si fondono in

un’armonia irripetibile, un’isola che

continua a ispirare e a incantare,

custodendo gelosamente la sua

anima di granito.

208 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Being born on an island is an everlasting bond that

resists time and distance. Insularity becomes breath,

an inner horizon. Raffaello Brignetti, a man of letters

and a journalist, a poet of the Tuscan Archipelago and

son of Giglio and Elba, realised that, for an islander, the

island is not just a place but an existential condition.

His being an islander emerges in the introduction to the

monograph “Giglio, Blessed Rock”, an ode to his native

island where he writes: “I was eighteen days old when

I was whisked away”, revealing an identity moulded in

the fusion of two unique lands. On Giglio, Poggio della

Pagana is a place of primordial connection, where land

and sea merge in an eternal embrace, sealing this sense

of insularity. It is an experience that exceeds the mere

panorama, it marks an ancestral pact. Traditions and

the vertical shape of the island all reinforce that sense of

insularity. “An islander does not become a mainlander”

Brignetti comments, as if to define a unique and

unalterable identity. The island, a granite wave, is a safe

haven, a symbol of strength, resistance and welcome.

Giglio e Giannutri - Foto ©Valeria Buffa

Auf einer Insel geboren zu werden, schafft eine tiefe

Verbundenheit, die weder durch Zeit noch durch

räumliche Entfernung aufgehoben wird. Das Inseldasein

prägt den inneren Lebenshorizont und wird Teil der

persönlichen Identität. Wie der Schriftsteller und

Journalist Raffaello Brignetti – gebürtig von den Inseln

Giglio und Elba – treffend feststellte, ist die Insel für

deren Bewohner nicht nur ein geografischer Ort,

sondern ein existenzieller Zustand. In der Einleitung zur

Monografie „Giglio Beato Scoglio“ beschreibt er seine

Herkunft mit den Worten: „Ich war achtzehn Tage alt, als

man mich von dort wegbrachte“ – ein Hinweis darauf,

wie sehr seine Identität von beiden Inseln geprägt wurde.

Auf der Insel Giglio stellt der „Poggio della Pagana“

einen symbolischen Ort dar, an dem sich Meer und Land

auf besondere Weise begegnen. Diese landschaftliche

Verbindung unterstreicht das insulare Lebensgefühl und

die emotionale Bindung an die Heimat. Die ausgeprägte

Topografie der Insel sowie ihre Traditionen verstärken

dieses Zugehörigkeitsgefühl zusätzlich. Brignetti

resümiert: „Ein Insulaner wird kein Festlandsmensch“ –

die Definition einer einzigartigen und unveränderlichen

Identität. Die Insel, von ihm als „Granitwelle“ bezeichnet,

steht sinnbildlich für Beständigkeit, Widerstandskraft

und Geborgenheit. Sie ist nicht nur geografischer Raum,

sondern auch kultureller und emotionaler Ankerpunkt.

Foto ©Patrizia Lupi

archipelago

209


Giannutri: un laboratorio

di scienza a cielo aperto

di Pietro Pacciardi*

Giannutri è uno di quei luoghi dove

la natura è ancora protagonista,

sfuggita alla prepotenza dell’uomo

e salvata dalla pertinacia del

Parco Nazionale dell’Arcipelago

Toscano. Qui non c’è niente: non

ci sono spiagge attrezzate, non

ci sono locali alla moda, alberghi

di lusso o approdi per grandi

panfili. Non c’è niente, o forse

c’è tutto. Giannutri non è solo un

gioiello di appena 2,6 chilometri

quadrati incastonato nel blu del

Mar Tirreno, ma grazie al Parco, si

è trasformato in un laboratorio di

scienza senza precedenti. In questa

mezzaluna di terra immersa nel

mare nostrum, per quattro anni, un

gruppo di ricercatori ha esplorato

l’impatto delle api da miele sulle

api selvatiche autoctone, svelando

segreti che solo la natura poteva

custodire.

* Si ringrazia il Prof. Dapporto e gli studenti del

dipartimento di Biologia dell’Università di Firenze

per il contributo scientifico e fotografico.

Quando pensiamo alle api, la nostra

mente evoca l’immagine delle

laboriose api da miele. Eppure,

in Italia esiste una sola specie di

api mellifere, mentre esistono

oltre mille specie di api selvatiche,

spesso ignorate, eppure pilastri nel

delicato equilibrio dell’ecosistema.

Fino ad oggi, l’interazione tra questi

due mondi era incerta. Grazie

allo studio condotto nel cuore

dell’Arcipelago dal gruppo di ricerca

coordinato da Leonardo Dapporto,

Lorenzo Pasquali e Alessandro Cini,

oggi sappiamo che l’introduzione

delle api mellifere all’interno di

Giannutri può essere dannosa,

creando una competizione

potenzialmente pericolosa.

La presenza massiva di api da

miele può mettere a rischio la

sopravvivenza delle api selvatiche,

vero motore per l’impollinazione. I

ricercatori hanno soggiornato qui

oltre un mese ogni anno, cercando

di restituire un quadro scientifico

della coabitazione fra queste specie

diverse.

I ricercatori hanno osservato una

drammatica riduzione dell’80%

delle api selvatiche (rilevata dal

2021 al 2024), avvenuta in anni

di convivenza forzata con l’ape

da miele. Ma quando i ricercatori

hanno chiuso, in determinati

giorni, le mellifere nelle arnie,

quelle selvatiche hanno iniziato a

foraggiare con maggiore efficienza,

con un effetto visibile già dopo

poche ore dalla chiusura. Questo

dato non sminuisce l’importanza

degli apicoltori, veri custodi di

un’antica tradizione e di una specie

ormai quasi scomparsa in natura,

ma apre nuove strade alla ricerca e

segna un passo fondamentale nella

salvaguardia dell’ecosistema di

Giannutri. Uno studio come questo

ci invita a superare i pregiudizi,

ricordandoci che la natura non

conosce il concetto di “buoni” e

“cattivi”, non ci sono bene e male

assoluti.

Oggi lo studio non è concluso e

210 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


proseguirà nella speranza di comprendere ancora più

a fondo. Spesso, si è portati a credere che le grandi

scoperte si possano fare soltanto lontano da casa, in

mondi lontanissimi. Questa esperienza ci ricorda che

il nostro arcipelago, oltre che una perla di bellezza,

è uno scrigno di scienza. La sua natura va protetta

e preservata con cura, perché solo salvandola ci

salveremo.

Giannutri

Giannutri is part of the National Park of the Tuscan

Archipelago; it is a small, unspoilt island, beautiful simply

because it is wild. This 2.6 km² gem became a scientific

laboratory where, for four years, researchers from the

University of Florence studied the impact of honey bees

on wild bees. Italy has only one species of honey bee but

over a thousand species of wild bees which are vital to

our ecosystem. The study revealed that the introduction

of honey bees on Giannutri created harmful competition,

reducing the wild bees by 80% from 2021 to 2024. By

confining the honey bees, the wild ones have resumed

foraging efficiently. This ongoing study could extend to

the whole Archipelago, emphasising the importance of

protecting local nature. The experience aims to make

people realise that nature knows no “good” and “bad”,

only the balance of the ecosystem exists. This openair

workshop teaches us that nature conservation is

essential for our very survival.

Die Insel Giannutri

Giannutri ist Teil des Nationalparks der toskanischen

Inseln – eine kleine, wunderschöne Insel mit wilder

und unberührter Natur. Dieses 2,6 km² große Juwel hat

sich in den letzten Jahren zu einem Forschungslabor

entwickelt: Wissenschaftler der Universität Florenz

untersuchen dort seit vier Jahren die Auswirkungen von

Honigbienen auf Wildbienen. In Italien gibt es nur eine

Art von Honigbienen, aber über tausend verschiedene

Wildbienenarten – sie sind für das ökologische

Gleichgewicht von grundlegender Bedeutung. Die Studie

zeigt: Die Einführung von Honigbienen auf Giannutri

führte zu einer schädlichen Konkurrenz. Zwischen

2021 und 2024 ging die Zahl der Wildbienen um 80

Prozent zurück. Nach der Umsiedlung der Honigbienen

konnten sich die Wildbienen wieder erholen und ihre

effiziente Nahrungssuche fortsetzen. Würde diese noch

laufende Studie auf den gesamten toskanischen Archipel

ausgeweitet, würde ihre Bedeutung für den Schutz

der lokalen Natur noch klarer sichtbar. Die Erfahrung

auf Giannutri zeigt, dass die Natur kein „Gut“ und

„Böse“ kennt – sie kennt nur das fragile Gleichgewicht

des Ökosystems. Und genau dieses Gleichgewicht ist

entscheidend für unser eigenes Überleben.

©Alessandro Cini — In cerca di impollinatori

©Marco Bonifacino — Bombus terrestris foraging on Borago officinalis

archipelago

211


Gorgona: teatro d’oltremare

di Patrizia Pellegrini

Il carcere è un mondo a parte: è

esclusione, solitudine, stigma,

soprattutto “giudizio”. Chi è

“fuori” dovrebbe affacciarsi con

“silenzio e rispetto”, per capire e

costruire percorsi di accoglienza

e inclusione, superando stereotipi

ma anche visioni “sentimentali” o

approcci paternalistici.

Il percorso rieducativo è un

processo complesso e di rete, che

richiede una pluralità di approcci

fra i quali le attività culturali,

artistiche ed espressive. Tra

queste la pratica del “Teatro in

Carcere” è oggi riconosciuta come

strumento di inclusione sociale in

grado di modificare il pregiudizio

che la società ha nei confronti

del detenuto, offrendo contributi

importanti per contrastare le

“resistenze emotive” di chi crede

che l’approccio punitivo sia l’unico

possibile; d’altra parte, nessuna

persona è riducibile all’atto e,

soprattutto, la “vendetta” non

compete ad uno stato “civile”.

Una delle esperienze teatrali

più significative è sicuramente

quella dalla compagnia Teatro

popolare d’arte, nata nell’ambito

del progetto “Il Teatro del Mare”

in collaborazione con la Casa di

reclusione dell’isola di Gorgona.

Questo progetto, nato nel 2020,

è frutto di un laboratorio guidato

dal regista Gianfranco Pedullà

e da attori e musicisti della

sua Compagnia, a cui hanno

partecipato i detenuti ed alcuni

agenti penitenziari, per dare loro

esperienze di immedesimazione

e ascolto attraverso la musica e la

pratica del teatro.

È nata così la Trilogia del Mare: il

primo episodio del 2020, Ulisse o i

Colori della Mente, è stato premiato

dall’Associazione Nazionale Critici

di Teatro quale migliore spettacolo

di teatro sociale italiano; il secondo

episodio, Metamorfosi, è ispirato

all’omonimo testo di Ovidio; infine

il terzo episodio, Una Tempesta,

realizzato nel 2024, utilizzando

parti del testo tradotto in

napoletano da Eduardo De Filippo,

esplora il rapporto fra uomo e

natura.

I tre spettacoli sono stati visti

complessivamente da circa

3000 persone, provenienti da

tutte le province della Toscana,

che hanno potuto raggiungere

l’isola di Gorgona partecipando

ad una interessante esperienza

immersiva, calate in una singolare

dimensione teatrale che ha

permesso loro di conoscere un

modello di carcere basato sul

cambiamento radicale delle

condizioni di reclusione.

Così ha sintetizzato l’esperienza

una spettatrice alla fine dello

spettacolo: “La sensazione di avere

davanti dei detenuti è svanita nel

momento in cui hanno iniziato a

recitare, nei loro volti ho percepito

quanto fosse coraggioso e nello

stesso tempo generoso verso il

pubblico, l’atto di mettersi in gioco

recitando”.

“Il carcere – ripete spesso Carlo

Mazzerbo, ex direttore di Gorgona

– è artefice di questa rivoluzione

culturale: è un luogo di ripartenza e

il teatro deve essere uno strumento

per aiutare a realizzarla”. Con il

teatro i detenuti apprendono abilità

linguistiche, manuali, tecniche,

ma soprattutto acquisiscono una

nuova percezione di sé, riescono

a liberarsi (almeno in parte) dallo

stigma e a tessere relazioni con

il mondo che sta “fuori”. Anche

gli agenti si trasformano in

attivi collaboratori, compagni di

212 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


un’avventura teatrale che come un gioco di ruolo può

innescare importanti processi di cambiamento.

Preparing theatrical performances in prison is a

recognised tool for social inclusion that can change

society’s prejudice against prisoners. An example of this

is the “Compagnia Teatro Popolare d’Arte”, established

for the project “Il Teatro del Mare” (the Theatre of the Sea)

in collaboration with the Gorgona Penitentiary where

both inmates and warders have taken part in performing

a theatrical trilogy, starting in 2020 with over three

thousand spectators. It has met with acclaim from critics

and from the public. Through this experience, prisoners

learn linguistic, manual and technical skills and acquire a

new self-perception; they begin to form relationships with

the world “outside”. The warders become companions in

a theatrical adventure that, like a role play, can trigger

important processes of change.

Das Theaterspielen im Gefängnis gilt als anerkannte

Methode der sozialen Wiedereingliederung. Es trägt

dazu bei, gesellschaftliche Vorurteile gegenüber

Inhaftierten abzubauen. Ein Beispiel hierfür ist das

Ensemble „Teatro popolare d’arte“, das im Rahmen des

Projekts „Il Teatro del Mare“ in Zusammenarbeit mit dem

Gefängnis auf der Insel Gorgona gegründet wurde. An

dem Projekt beteiligen sich sowohl Gefangene als auch

Justizvollzugsbeamte. Gemeinsam haben sie eine Trilogie

von Theaterstücken inszeniert, deren Aufführungen im

Jahr 2020 mit über dreitausend Zuschauerinnen und

Zuschauern begannen und auf große Resonanz stießen.

Durch das Theaterspielen erwerben die Inhaftierten

sprachliche, handwerkliche und technische Kompetenzen.

Gleichzeitig entwickeln sie ein neues Selbstbild und

beginnen, Beziehungen zur Außenwelt aufzubauen. Auch

die Justizvollzugsbeamten nehmen eine neue Rolle ein:

Sie werden zu Begleitern in einem kreativen Prozess, der

– vergleichbar mit einem Rollenspiel – persönliche und

soziale Veränderungsprozesse anstoßen kann.

archipelago

213


Capraia:

storia

di rotte

marittime

di A.T.

L’Isola di Capraia, con la sua storia millenaria e la

sua posizione strategica nel Mar Tirreno, è un vero e

proprio scrigno di tesori archeologici. Oltre ai reperti

sommersi, l’isola custodisce importanti testimonianze

del suo passato anche sulla terraferma. In epoca antica

Capraia è stata un importante punto di scalo per le navi

che solcavano il Tirreno, fin dall’epoca etrusca e poi

romana, come testimoniano i numerosi relitti e reperti

rinvenuti nei suoi fondali.

Nel Medioevo, Capraia fu contesa da diverse potenze

marittime, a causa della sua posizione strategica, ed

è stata rifugio di pirati e corsari. In epoca moderna,

fino a pochi anni fa, come altre isole toscane, è stata

sede di un carcere, ormai dismesso. Le aree sono state

riutilizzate e sono molte le produzioni locali di pesce,

formaggio, vino, prodotti della terra e artigianali.

I reperti testimoniano l’importanza dell’isola.

Numerose le anfore, preziose testimonianze della vita

e dei commerci che risalgono alla tarda Repubblica di

Roma e al primo periodo imperiale: prodotte in Spagna,

nelle regioni di Betica e Tarraconense, venivano

trasportate lungo le principali rotte mediterranee. Le

anfore di Capraia, un tempo utilizzate per il trasporto

di vino e “garum” (una salsa di pesce molto apprezzata

dai Romani), raccontano la storia di un’isola che, ben

prima di diventare un insediamento stabile, era un

importante scalo commerciale. Dal periodo etrusco

al Rinascimento, il porto di Capraia offriva un riparo

sicuro alle navi che solcavano il Tirreno, consentendo

loro di fare rifornimento di acqua e di ripararsi dalle

tempeste.

Uno dei ritrovamenti archeologici più significativi di

Capraia è quello del cosiddetto “Guerriero medievale”.

©Mariella Ugolini — Capraia

Si tratta di una sepoltura rinvenuta nel 1988 nel

sagrato della Chiesa di Santa Maria Assunta. Il corredo

funebre comprendeva: due fibbie per cintura in

bronzo dorato con almandini, una spada di ferro e

un coltello con fodero ligneo. Gli oggetti sono stati

attribuiti a manifatture imperiali della Gallia e i resti

scheletrici hanno permesso di identificare la sepoltura

come quella di un militare, probabilmente un Franco

dell’esercito imperiale di Avito, morto durante la

battaglia della Corsica del 456 d.C.

Da non perdere la Chiesa di Sant’Antonio, con la sua

architettura semplice e austera: uno scrigno di storia,

recentemente restaurato e restituito alla comunità

capraiese.

214 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


The Island of Capraia, with its

thousand-year history and strategic

position in the Tyrrhenian Sea,

is a veritable treasure trove of

archaeological gems. As well as the

submerged findings, the island also

safeguards important evidence of

its past on dry land. These include

numerous amphorae produced in

Gaul and used to transport wine and

“garum” (a fish sauce widely used by

the Romans). The tomb of a warrior

with his grave goods of weapons,

is fascinating; he was probably a

Frank who died during the battle

of Corsica in 456 AD. In the Middle

Ages, Capraia was fought over by

various maritime powers due to

its strategic position and became

a refuge for pirates and corsairs.

In modern times, until only a few

years ago, it also had a prison which

is now closed. Around the island,

fishing is important and on the land,

there is the production of cheese,

wine, home-grown produce and

handicrafts.

Die Insel Capraia, mit ihrer

jahrtausendealten Geschichte

und ihrer strategischen Lage

im Tyrrhenischen Meer, ist eine

wahre Fundgrube archäologischer

Schätze. Neben den zahlreichen

Unterwasserfunden bewahrt die

Insel auch an Land bedeutende

Zeugnisse ihrer Vergangenheit. Dazu

gehören zahlreiche Amphoren, die in

Gallien gefertigt wurden und einst

für den Transport von Wein und

„Garum“ – einer bei den Römern weit

verbreiteten Fischsauce – genutzt

wurden. Besonders bemerkenswert

ist das Grab eines Kriegers mit

seinen Grabbeigaben und Waffen.

Vermutlich handelte es sich um

einen Franken, der während der

Schlacht um Korsika im Jahr 456 n.

Chr. fiel. Im Mittelalter war Capraia

aufgrund ihrer strategischen Lage

heiß umkämpft. Verschiedene

Seemächte rangen um die Kontrolle

der Insel, die zeitweise auch ein

Zufluchtsort für Piraten und

Freibeuter war. In der Neuzeit befand

sich hier bis vor einigen Jahren

ein Gefängnis, das mittlerweile

stillgelegt ist. Heute ist Capraia

nicht nur für ihre reiche Geschichte

bekannt, sondern auch für ihre

hochwertigen lokalen Produkte,

darunter frischer Fisch, Käse, Wein,

landwirtschaftliche Erzeugnisse und

traditionelles Kunsthandwerk.

©Maurizio Burlando — Torretta al bagno

©Maurizio Burlando — Parcorso botanico

archipelago

215


Capraia, tripudio di sapori

e odori autentici

di Pietro Pacciardi

Capraia Isola è il comune meno

popoloso della Toscana, conta poco

più di 300 abitanti, di cui solo un

terzo rimane stabilmente durante

l’inverno. Qui la cultura culinaria

ha trovato terreno fertile, unendo

tradizione e innovazione, nel

rispetto del territorio e delle sue

peculiarità, fondendo passione,

audacia e determinazione. In

questo angolo remoto, dove il mare

e l’orizzonte riempiono gli occhi

e la vita, i sapori sono intrisi della

salinità che solo l’arcipelago può

offrire.

La gastronomia capraiese nasce

nelle piccole cose che germogliano

in questo angolo di macchia

mediterranea inzuppata fra

l’Elba e la Corsica. Lungo i suoi

sentieri arsi dal mare e dal sole, gli

abitanti raccolgono con sapienza

ancestrale frutti e prodotti della

natura per creare condimenti,

distillati, marmellate e sciroppi.

Piante come il lentisco, il mirto,

la rosa di maggio, il corbezzolo, il

rosmarino, il finocchietto e le more,

non sono solo semplici aromatiche,

ma racchiudono l’anima dell’isola,

capaci di trasformare qualsiasi

piatto in autentiche opere d’arte

culinaria. E poi ci sono le api, che

“in Capraia” – come è consuetudine

chiamarla – producono uno dei

mieli più pregiati d’Italia.

Il pesce, freschissimo, è il

protagonista indiscusso delle tavole

capraiesi, portato direttamente

dal mare al piatto, come un dono

dell’isola. Ma il sovrano assoluto è

il totano, celebrato ogni anno nella

rinomata sagra. Capraia guarda

anche al futuro, con un innovativo

allevamento di pesce in mare

aperto, dove molti giovani isolani

lavorano per portare nei migliori

supermercati del continente un

prodotto sostenibile e di qualità,

che rispetti l’identità del territorio e

delle sue acque.

In Capraia è stata riscoperta anche

la produzione casearia, iniziata ai

tempi in cui l’isola era una colonia

penale: oggi quel passato è un

motore per guardare al futuro.

Questo piccolo atollo è un paradiso

gastronomico dove non manca

nulla, nemmeno il vino, che negli

anni si sta affermando grazie alla

sua anima selvaggia, come quella

di questa terra. I vigneti, battuti dal

vento salmastro, producono vini

tipicamente isolani, tra cui spicca

un pregiato rosé, ma anche i più

classici Vermentino e Aleatico.

A completare questi diciannove

chilometri quadrati di meraviglia ci

sono anche le birre artigianali: un

trionfo di percezioni aromatiche

e dal gusto mediterraneo, offrono

una gamma di odori e sapori unici,

dall’elicriso fino alla bionda al

miele. Ogni varietà racconta una

storia diversa, evocando i profumi

e i colori dell’isola, raccontando il

territorio ad ogni sorso.

Capraia è un luogo capace di

sfruttare ogni dono della natura,

una dote atavica che abbiamo

dimenticato. Qua no, quest’isola

216 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


sa ancora raccontarsi attraverso i

suoi sapori, perché la gastronomia,

prima di ogni altra cosa, nutre

l’anima.

Capraia, a Triumph of authentic

Tastes and Smells

On the Island of Capraia, culinary

culture combines with tradition

and innovation, respecting the land

and blending passion, courage and

determination. In this remote corner,

flavours are in the saltiness of the

Archipelago. Capraia gastronomy

originates in the small things that

sprout up in this atoll between Elba

and Corsica. The inhabitants gather

the fruits and natural products to

create seasonings, spirits, jams

and syrups. Plants like mastic,

myrtle, May rose, strawberry tree,

rosemary, fennel and blackberries

are the soul of the island, capable

of transforming any dish into a

culinary work of art. Bees produce

one of the finest honeys in Italy.

Fresh fish is at the centre of the

tables in Capraia, with squid

celebrated in the famous festival.

Capraia is looking to the future with

an innovative fish farm in the open

sea. Cheese production, dating back

to the days of the penal colony, has

been rediscovered. Wines, beaten by

the salty wind, and craft beers make

up the gastronomic delights, evoking

the island’s scents and colours.

Capraia knows how to portray itself

through its flavours, nourishing the

soul.

Capraia – ein Triumph

authentischer Geschmäcker und

Düfte

Auf der Insel Capraia verschmelzen

kulinarische Tradition und kreative

Innovation zu einer einzigartigen

Geschmackserfahrung. Hier, wo die

salzhaltige Meeresluft jedes Aroma

prägt, zeigt sich die gastronomische

Seele der Insel in kleinen, kostbaren

Details. Capraias Küche entsteht

aus dem, was die Natur auf diesem

abgeschiedenen Eiland zwischen

Elba und Korsika hervorbringt. Die

Bewohner ernten wild wachsende

Früchte und Pflanzen und

verwandeln sie mit Hingabe in

Gewürze, Spirituosen, Marmeladen

und Sirupe. Wilde Pistazie, Myrte,

Zimtrosen, Erdbeerbäume,

Rosmarin, Fenchel und Brombeeren

– sie alle sind mehr als nur Zutaten:

Sie sind Ausdruck der Identität

der Insel und verwandeln jedes

Gericht in ein wahres kulinarisches

Feuerwerk. Die Insel ist auch

Heimat eines der besten Honige

Italiens – produziert von Bienen,

die von den reich duftenden Blüten

der Macchia leben. Der fangfrische

Fisch ist unbestrittener Star auf

den Tischen Capraias – allen voran

der Tintenfisch, dem jedes Jahr

ein eigenes Fest gewidmet ist. Mit

Blick in die Zukunft setzt Capraia

auf nachhaltige Innovation: Eine

moderne Fischzucht im offenen

Meer ergänzt das Angebot. Auch die

traditionsreiche Molkereiproduktion,

die bis in die Zeit der Strafkolonie

zurückreicht, wurde wiederbelebt.

Dazu kommen charaktervolle

Weine, geprägt vom Einfluss des

Meereswindes, sowie handwerklich

gebraute Biere – sie alle spiegeln die

Farben, Aromen und Geschichten

der Insel wider. Capraia versteht

es meisterhaft, seine Geschichte über

den Geschmack zu erzählen – und

dabei nicht nur den Gaumen,

sondern auch die Seele zu berühren.

Foto ©Enjoy Elba

archipelago

217


Pianosa: da “isola del

diavolo” a paradiso naturale

di A.T.

Pianosa, l’isola “piatta” dell’Arcipelago toscano, ha una

storia complessa e affascinante. Da colonia penale

agricola a carcere di massima sicurezza, l’isola ha

conosciuto periodi di isolamento e abbandono, ma oggi

si sta aprendo al turismo sostenibile, svelando la sua

bellezza selvaggia e il suo ricco patrimonio storico.

La storia del carcere di Pianosa è una storia di

isolamento e rigore che inizia nel 1858, quando l’isola

fu scelta come sede di una colonia penale agricola. Nel

1864 fu costruito un primo edificio capace di ospitare

350 carcerati, ma nel corso degli anni il numero dei

detenuti aumentò, arrivando a circa 960 nel 1880.

Nel 1884, la Casa Penale di Pianosa iniziò ad accogliere

i detenuti affetti da tubercolosi, che rimasero sull’isola

fino al 1965. Negli anni ’70, Pianosa divenne un carcere

di massima sicurezza, ospitando brigatisti rossi, capi

della camorra e boss della mafia. Dopo gli attentati

a Falcone e Borsellino, l’isola fu fortificata e resa

inaccessibile, vigilata giorno e notte.

La vita dei detenuti a Pianosa era scandita dal lavoro

nei campi e dall’isolamento. L’isola era divisa in

diversi centri di produzione agricola, detti poderi,

dove i reclusi coltivavano vino, cereali, legumi e

ortaggi. La produzione agricola era destinata in parte

all’autosufficienza dell’isola, in parte alla vendita sulla

terraferma. Vi erano anche allevamenti di animali da

cortile e bovini: è tuttora visibile la struttura dei Macelli

pubblici.

I detenuti avevano pochi contatti con l’esterno e le

loro giornate erano scandite da rigide regole. Il regime

carcerario era particolarmente duro per i detenuti

politici e per i boss della mafia, che erano sottoposti a

un regime di isolamento ancora più severo.

Nel 1997, l’ultimo detenuto per mafia fu trasferito

sul continente e il carcere di Pianosa fu chiuso

definitivamente. L’isola, rimasta disabitata per anni,

è stata poi inclusa nel Parco Nazionale dell’Arcipelago

Toscano e ha iniziato un lento processo di rinascita.

Oggi, Pianosa è un’isola aperta al turismo sostenibile,

che offre ai visitatori la possibilità di scoprire la sua

bellezza selvaggia e il suo ricco patrimonio storico.

È possibile fare escursioni a piedi, in bicicletta o in

carrozza, visitare le catacombe o la Villa romana

appena restaurata, dove visse Agrippa Postumo,

nipote di Augusto, fare snorkeling e immersioni. Molto

interessante la Casa dell’Agronomo, anch’essa da poco

restaurata dal Parco Nazionale dell’Arcipelago, e il

museo archeologico, dove sono conservati numerosi

reperti di ogni epoca provenienti da relitti e dagli scavi

archeologici.

Dallo scorso anno è possibile visitare un’ala del famoso

carcere di massima sicurezza. L’immobile, in stato di

abbandono e privo di manutenzione da diversi anni, è

stato recuperato dal PNAT mantenendo inalterato il suo

aspetto originale. Anche le aree esterne, denominate

“passeggio”, sono state rese accessibili. Il progetto,

curato dall’Architetto Alessandro Pastorelli, ha

conservato lo spirito e l’anima del luogo senza alterarne

l’immagine e la storia, garantendo allo stesso tempo la

sicurezza dei visitatori.

Per chi vuole provare un’esperienza unica è possibile

soggiornare a Pianosa per vivere a contatto con la

natura e di immergersi nella storia dell’isola. Vi è un

solo hotel con 12 camere e un ristorante-bar, chiuso

in inverno. Per raggiungere Pianosa si può prendere

il traghetto da Piombino una volta la settimana.

Durante l’estate sono previste corse giornaliere

da Marina di Campo. Imperdibile una visita alla

sede dell’Associazione per la Valorizzazione degli

Amici di Pianosa, dove vi accoglierà una bellissima

mostra dedicata alla storia del carcere, in continuo

allestimento, con l’appassionato racconto dei soci

218 Enjoy Elba & The Tuscan Archipelago 2025


Pianosa: Von der „Teufelsinsel“ zum Naturparadies

volontari, molti dei quali hanno vissuto o sono nati

sull’isola quando il carcere era in piena attività.

Pianosa è un’isola che incanta per la sua bellezza

selvaggia e per la sua storia complessa. Un luogo dove

il tempo sembra essersi fermato, dove la natura regna

sovrana e dove il silenzio è interrotto solo dal rumore

del mare.

Pianosa: from “Devil’s Island” to a Natural Paradise

Pianosa, the “flat” island of the Tuscan Archipelago, has a

complex, fascinating history. From being an agricultural

penal colony to a maximum security prison, the island

has known periods of isolation and abandonment but

today it is opening up to sustainable tourism, revealing

its wild, uncontaminated beauty and its rich historical

heritage. By the end of the 19th century, there were almost

a thousand inmates. It began as a model prison, divided

into several agricultural production centres where the

prisoners cultivated cereals, pulses and vegetables and

made wine. Agricultural production was partly to create

self-sufficiency and partly for selling. On the farms,

they reared poultry and cattle. In the 1980s, it became

a very strict prison for those convicted of terrorism and

associated with the Mafia but in 1997, the maximum

security prison was closed and a new period of rebirth

began. Since last year, it has been possible to visit the

prison, restored by the National Park, and to listen to the

tales of those terrible years. Nowadays, Pianosa is an

island open to sustainable tourism and it offers visitors

the opportunity of discovering its wild beauty and its rich

historical heritage. It is possible to go hiking, cycling or

have a trip in a carriage, go snorkelling and diving, or visit

the catacombs or the newly restored Roman Villa where

Augustus’ grandson lived. The “Casa dell’Agronomo”

(The Agronomist’s House) has recently been restored

by the National Park of the Tuscan Archipelago and the

Archaeological Museum, where numerous exhibits from

all periods are saved, is also worth a visit.

Pianosa, die „flache“ Insel des toskanischen Archipels,

blickt auf eine komplexe und faszinierende Geschichte

zurück. Von einer landwirtschaftlichen Strafkolonie

bis hin zu einem Hochsicherheitsgefängnis hat die

Insel Zeiten der Isolation und Verlassenheit erlebt.

Heute öffnet sie sich dem nachhaltigen Tourismus

und offenbart ihre wilde Schönheit sowie ihr reiches

historisches Erbe. Ende des 19. Jahrhunderts lebten hier

fast tausend Sträflinge. Das einstige Modellgefängnis

war in mehrere landwirtschaftliche Abschnitte unterteilt,

in denen die Insassen Wein, Getreide, Hülsenfrüchte und

Gemüse anbauten. Die Erzeugnisse dienten sowohl der

Selbstversorgung als auch dem Verkauf. Zudem gab es

Viehzucht mit Geflügel und Rindern. In den 1980er Jahren

wurde Pianosa zu einem Hochsicherheitsgefängnis

für Terroristen und Mafiosi. 1997 wurde das Gefängnis

geschlossen, und die Insel erwachte zu neuem Leben. Seit

letztem Jahr ist es möglich, die von der PNAT restaurierte

Gefängnisanlage zu besichtigen und mehr über die

Geschichte dieser düsteren Zeit zu erfahren. Heute

steht Pianosa für nachhaltigen Tourismus und bietet

Besuchern zahlreiche Möglichkeiten, ihre unberührte

Natur und ihr historisches Erbe zu entdecken. Wandern,

Radfahren oder Kutschfahrten gehören ebenso zum

Angebot wie geführte Besichtigungen der Katakomben

oder der restaurierten römischen Villa, in der einst der

Enkel des Augustus lebte. Auch Schnorcheln und Tauchen

in den geschützten Gewässern sind beliebte Aktivitäten.

Besonders interessant ist die „Casa dell’Agronomo“,

die kürzlich vom Nationalpark „Parco dell’Arcipelago“

restauriert wurde, sowie das archäologische Museum,

in dem zahlreiche Artefakte aus verschiedenen Epochen

ausgestellt sind.

archipelago

219


Tanti cuori per Pianosa

di Patrizia Lupi

È un’isola che ti incanta: quel

fondale marino riemerso nella

notte dei tempi per diventare

rifugio e salvezza, pascolo e vigna,

isola piatta. Ha in sé qualcosa

di magico, oltre alle conchiglie

diventate roccia, alle catacombe

dalle centinaia di sepolture, ai resti

di epoche preistoriche, ai cocci di

anfore etrusche e romane levigati

dal mare, ai tasselli dispersi dei

mosaici di una delle più belle ville

dell’Arcipelago, quella della gens

Giulia.

Vicina e lontana ha conosciuto

tutte le genti del Mediterraneo per

diventarne vittima con il terribile

pirata Dragout che ne sterminò la

popolazione nel XVI secolo, tanto

crudele che per centinaia d’anni

non fu più abitata. La sua storia è

intrisa di dolore, forse il destino

l’ha punita di tanta bellezza.

Carcere, zona di confino, pianura

abrasa dai venti, oggi è un’isola

che cerca di difendere la propria

identità preservando la purezza.

Torna a vivere, ma con parsimonia,

sotto gli occhi vigili del Parco

Nazionale dell’Arcipelago Toscano,

dei rappresentanti dello Stato lì

presenti, a partire dagli agenti della

Casa di reclusione di Porto Azzurro,

perché là vivono ancora alcuni

detenuti in semilibertà, lavorando

per l’accoglienza dei turisti che

possono arrivare contingentati,

d’estate con un collegamento

giornaliero, settimanale d’inverno.

Ma chi fa della salvaguardia e

della valorizzazione dell’Isola la

propria missione è l’Associazione

per la valorizzazione di Pianosa,

oltre 700 associati, un Consiglio

direttivo neoeletto, molte

persone da tutta Italia che si

dividono i turni settimanali, da

aprile a ottobre, dieci per volta,

per tenere aperto il “luogo della

memoria”. La mostra permanente

esposta nell’ex ufficio postale,

completamente ristrutturato a

carico dell’Associazione, mette

a disposizione una sempre più

ampia documentazione sulla vita

che si svolgeva a Pianosa quando

il carcere accoglieva oltre 1000

persone fra detenuti e civili. La

scuola, le case, la farmacia, il faro,

l’ufficio postale, la chiesa, il turrito

Forte Teglia, la casa dell’Agronomo,

la ex casa del direttore ora piccolo

albergo, il porticciolo di una

struggente armonia, il cimitero,

gli orti, l’antica cantina con le botti

degli anni ’30, le damigiane, le stalle

e il macello sono i testimoni di una

vita che scorreva a ritmo lento, per

orologio il sole e stelle.

L’Associazione ogni anno investe

risorse per raccontare la storia

dell’isola e di chi là è vissuto.

Ultimamente si è potenziata la

struttura, aggiungendo un nuovo

locale per la mostra. Grazie ad

un finanziamento del Ministero

della Cultura per il PNRR sono

state investite risorse sul

progetto PINVAS per ricostruire

virtualmente la struttura del paese

in epoche diverse.

Una cosa è certa e accomuna

tutti i soci. Che uno ci sia nato o vi

abbia frequentato le prime classi,

che ci abbia abitato un mese o 10

anni, l’Isola rimane addosso, mai

dimenticata. Un amore senza

tempo che ogni anno rinnova il

rito della memoria attraverso la

cura e l’impegno personale. Nuovi

guardiani di un luogo unico al

mondo.

Pianosa has been rich in history

since earliest times and there are

periods from people who lived on

the island until the pirate Dragout

exterminated its population. It

became a prison in the 19th century

and for the past few years, only a

few inmates on day release have

been living there, working for tourist

reception from April to October. The

association for the enhancement

of Pianosa is made up of more than

700 volunteers who take care of

the permanent exhibition every

year, in weekly shifts of ten people.

Here, there is a huge collection of

evidence of life on the island when it

was inhabited by about a thousand

people between prisoners and

civilians.

Pianosa blickt auf eine lange und

vielfältige Geschichte zurück.

Zahlreiche Zeugnisse verschiedener

Epochen belegen die frühe

Besiedlung der Insel – bis eines

Tages der Pirat Dragut die damalige

Bevölkerung nahezu vollständig

auslöschte. Im 19. Jahrhundert

wurde Pianosa in eine Strafkolonie

umgewandelt. Heute leben dort

Von April bis Oktober sind sie in

die Betreuung der touristischen

Angebote eingebunden.

Die „Associazione per la

valorizzazione di Pianosa“, ein Verein

zur Förderung und Erhaltung der

Insel, zählt über 700 ehrenamtliche

Mitglieder. In wöchentlichen

Einsätzen kümmern sich jeweils

Dauerausstellung, in der zahlreiche

Zeugnisse des früheren Insellebens

gesammelt sind – aus einer Zeit, als

rund tausend Menschen, darunter

Häftlinge und zivile Bewohner, auf

Pianosa lebten.


Montecristo: una lunga

storia per una piccola isola

di Susanna Ceccarelli

Foto ©Francesco Lascialfari

Un allevamento di falchi pronti per essere addestrati da

principi e feudatari, una sorgente d’acqua miracolosa.

Sì perché mentre suo marito, Vittorio Emanuele III

di Savoia – il futuro re d’Italia – era impegnato nelle

battute di caccia con gli amici, la regina Elena faceva

l’allora famosa cura dell’acqua di Montecristo: chi

beveva l’acqua della Grotta del Santo (o Grotta del

Drago) viveva più a lungo. Montecristo è “l’isola del

tesoro”, dopo il successo del romanzo di Dumas Il

Conte di Montecristo (1844). Il protagonista, Edmond

Dantès, ingiustamente imprigionato, riuscirà a

vendicarsi grazie all’aiuto dell’abate Faria che gli rivela

il nascondiglio di un grande tesoro. La leggenda, ripresa

da Dumas, racconta che i monaci eremiti di Montecristo

avevano nascosto sotto l’altare del monastero di San

Mamiliano una grande quantità di monete d’oro.

Si deve dunque ringraziare – per i falchi, l’acqua

miracolosa e il tesoro nascosto – San Mamiliano,

vescovo di Palermo nel V secolo d.C., e di lui, che ha dato

il nome all’isola, vogliamo innanzitutto raccontarvi,

ripercorrendo le vesti diverse che Montecristo ha

indossato durante la sua storia, lasciando nell’armadio

quelle dell’età classica, da isola-eremo fino a riserva

integrale.

Siamo nel V secolo d.C.: a Montecristo san Mamiliano

visse per molti anni una vita da eremita insieme ai

suoi monaci, nella grotta naturale scavata nel granito

a 300 metri di altitudine, ed è qui che, secondo

la leggenda, egli sconfisse il drago dal cui sangue

sgorgò la sorgente di acqua miracolosa – tuttora

esistente – commercializzata fino al XIX secolo.

Genserico, re dei Vandali, dopo aver saccheggiato

Roma nel 455 d.C., arrivò in Sicilia, fece prigionieri

Mamiliano vescovo e alcuni presbiteri e li deportò

in Africa, da dove riuscirono a fuggire. Sbarcarono

in Sardegna, poi all’Elba, dove vissero come monaci

eremiti. Montecristo, disabitata, fu scelta come dimora;

costruirono una chiesetta, un mulino, un monastero

vicino alla grotta; in pochi anni la piccola isola divenne

il faro del cristianesimo insulare.

In epoca medievale si ampliarono gli edifici, la chiesa,

si costruì il più grande monastero, probabilmente sul

sito che era stato di un tempio di epoca romana, quando

Montecristo si chiamava Mons Jovis. L’imponente

costruzione di granito si trova su un dirupo che

domina Cala Maestra, all’altezza di circa 400 metri.

Del monastero oggi rimangono la chiesa e parte delle

mura che la circondano. Il culto di san Mamiliano

protettore dei naviganti dell’arcipelago si diffuse,

come testimoniato dagli ex voto all’interno della grotta

lasciati da pellegrini e marinai.

Nel 907 Silverio è il primo abate del monastero e

l’ultimo è stato Federico de Belli nel 1555. La regola fu

inizialmente Benedettina, sostituita nel 1216 da quella

Camaldolese. Il monastero divenne ricco e potente per

le molteplici donazioni ricevute soprattutto dai principi

di Corsica. L’epoca di maggior splendore di Montecristo

è il XIII secolo, quando la Repubblica marinara di Pisa,

nel 1220, dotò il monastero di grandi rendite. È forse

in questo periodo che nasce la leggenda del tesoro

nascosto sotto l’altare. Scrive Barbara Savoldelli che

“Una loro importante attività era l’allevamento dei

falchi che erano dati in omaggio ai protettori feudali

del convento, quale segno di ringraziamento per le

donazioni ricevute”. Essi li avrebbero poi addestrati

archipelago

221


alla caccia. Avere un falcone ben allevato e addestrato

rappresentava un distintivo riconoscimento sociale

elitario.

Per difendersi dai periodici attacchi dei pirati turcosaraceni,

una delle armi di difesa più efficaci messa in

atto dai monaci era l’acqua: “Veniva raccolta in grandi

fossati attorno al monastero e rovesciata insieme

all’olio bollente lungo i liscioni di granito rendendoli così

sdrucciolevoli sotto i piedi dei saraceni che venivano

all’attacco”.

Nonostante i tentativi di difesa dagli aggressori che

giungevano dal mare, Dragut (il famoso corsaro

ottomano) con la sua flotta saccheggiò e distrusse il

monastero nel 1553; i monaci vennero fatti prigionieri

e da allora non tornarono più. L’isola rimase disabitata

fino al 1800 ma, nonostante l’abbandono in cui fu

lasciata, rimase sempre un luogo dove le imbarcazioni,

durante le tempeste, potevano rifugiarsi.

La storia più recente, quella dei secoli XIX-XX, non

è legata alla religione e alla spiritualità, ma agli

affari, all’azienda agricola, alla riserva di caccia, alla

Villa Reale, e oggi alla riserva ambientale integrale,

patrimonio comune da proteggere.

Nella prima metà dell’800 ci sono stati tentativi di

privatizzazione: il governo toscano cedette l’isola nel

1848 a Giacomo Abrial (negoziante francese residente

a Firenze), che nel 1852 la vendette all’inglese Graeme

Watson Taylor per 50.000 lire. Taylor fece costruire la

sua grande villa presso Cala Maestra ed altre strutture,

tuttora esistenti; creò un’azienda agricola, investendo

molto denaro (più di 300.000 lire). Gli fu riconosciuto

il titolo di “Conte di Montecristo”. Sull’isola arrivarono

molti coltivatori e operai, ma Taylor, indebitato,

abbandonò l’impresa. Nel 1874 il Regno d’Italia acquistò

l’isola dagli eredi di Taylor e l’affidò all’amministrazione

della Colonia Penale Agricola di Pianosa. Nel 1878 i

detenuti erano 45, 5 le guardie carcerarie.

È a questo punto che entra in scena la regina Elena e

l’acqua del Santo. Nel 1889 l’isola fu data in concessione

al marchese fiorentino Carlo Ginori, che costruì nuove

abitazioni per gli abitanti, importò cinghiali e fagiani e

ne fece una colonia di caccia. Scrive Barbara Savoldelli

che “Le battute di caccia del marchese erano tra le

più celebrate. Vi parteciparono i principi di Monaco,

membri di famiglie regnanti e personaggi come Piero

Antinori e Giacomo Puccini. Sull’isola, per le battute di

caccia, ospite abituale era Vittorio Emanuele III, allora

principe di Napoli. [...]. Il re aveva per Montecristo un

forte attaccamento. Ogni anno si recava con la famiglia

per soggiorni lunghi e si dedicava alla caccia mentre

la regina Elena si dilettava con la pesca e compiva la

famosa cura dell’acqua del Santo. Vittorio Emanuele III

stabilì la sua dimora nella villa che da allora assunse il

nome di Villa Reale”.

Il periodo delle due guerre mondiali fece ripiombare

l’isola nell’abbandono fino al 1949, quando il Demanio

dette in concessione Montecristo ad un Consorzio fra

cooperative di pescatori. Il 4 marzo 1971 una legge dello

Stato italiano ha trasformato Montecristo in riserva

naturale integrale.

Si ringrazia per il contributo documentale:

Barbara Savoldelli, Montecristo. Lo strano caso del Monastero di San Mamiliano,

Tesi di Laurea della Scuola di Architettura e Società - Politecnico di Milano, a.a.

2016-2017

Visite guidate a numero chiuso a cura del Parco Nazionale Arcipelago Toscano:

https://www.parcoarcipelago.info/montecristo

Montecristo: a long History for a tiny Island

Montecristo is the “treasure island” from Dumas’

novel, “The Count of Montecristo” (1844) but its history

is ancient and full of characters who have frequented

it since Roman times. In the 5th century A.D., Saint


Mamiliano lived a hermit’s life

on Montecristo for many years to

escape Vandal raids. Together with

his monks, he lived in a natural

granite cave, at an altitude of

300 metres, near a spring that

was thought to be miraculous. In

medieval times, the church and

the monastery were enlarged,

possibly on the site of a Roman

temple when Montecristo was called

Mons Jovis. In the period of the

Maritime Republics, Montecristo

had important revenues from the

Republic of Pisa that also owned

nearby Corsica. Perhaps it stems

from this period the legend of

hidden treasure under the altar in

the church of San Mamiliano. In

1553, the pirate Dragout plundered

a large part of the Archipelago

and the coastline, even deporting

the inhabitants and the monks of

Montecristo. The island remained

uninhabited until the 19th century

when there were attempts to

privatise it to create an exclusive

holiday resort, an agricultural

enterprise then a hunting reserve.

The King of Italy, Vittorio Emanuele

and Queen Elena both enjoyed

spending time on the “rock”.

In 1874, the Kingdom of Italy

entrusted it to the administration

of the Agricultural Penal Colony

of Pianosa. In 1878, there were 45

inmates and 5 prison guards. In the

mid 20th century, the island was a

royal reserve where only guardians

and military officials lived until

it became an integral nature

reserve in 1974 and later included

in the National Park of the Tuscan

Archipelago.

Montecristo: Eine Insel mit großer

Geschichte

Montecristo ist als „Schatzinsel“

aus dem Roman „Der Graf von

Montecristo“ von Alexandre Dumas

(1844) bekannt. Ihre Geschichte

reicht jedoch weit zurück und

ist geprägt von zahlreichen

historischen Persönlichkeiten,

die sie seit der römischen Antike

besucht haben. Im 5. Jahrhundert n.

Chr. zog sich der heilige Mamiliano

zum Schutz vor den Überfällen der

Vandalen als Einsiedler auf die Insel

Montecristo zurück. Gemeinsam mit

seinen Mönchen fand er Zuflucht

in einer natürlichen, in den Granit

gehauenen Höhle auf etwa 300

Metern Höhe, unweit einer Quelle,

der heilende Kräfte zugeschrieben

wurden. Im Mittelalter wurden die

Kirche und das Kloster erweitert

– vermutlich an der Stelle eines

früheren römischen Tempels aus

der Zeit, als Montecristo noch „Mons

Jovis“ genannt wurde. Während

der Epoche der Seerepubliken

erwirtschaftete die Insel bedeutende

Einnahmen unter der Herrschaft

der Republik Pisa, die auch

die benachbarte Insel Korsika

kontrollierte. Aus dieser Zeit stammt

vermutlich auch die Legende vom

verborgenen Schatz unter dem

Altar der Kirche San Mamiliano.

Im Jahr 1553 plünderte der Pirat

Dragut weite Teile des toskanischen

Archipels und der Küste. Auch

Montecristo wurde überfallen; die

wenigen Bewohner und Mönche

wurden verschleppt. Danach

blieb die Insel über Jahrhunderte

unbewohnt. Erst im 19. Jahrhundert

gab es verschiedene Versuche der

Privatisierung: Montecristo wurde

zeitweise als exklusiver Ferienort,

landwirtschaftlicher Betrieb und

später als Jagdrevier genutzt. König

Viktor Emanuel III. von Italien und

Königin Elena liebten die Insel und

besuchten sie regelmäßig. 1874

übergab das Königreich Italien

die Verwaltung der Insel an die

landwirtschaftlich orientierte

Strafkolonie von Pianosa. 1878

lebten dort 45 Strafgefangene,

bewacht von fünf Aufsehern. In der

Mitte des 20. Jahrhunderts wurde

Montecristo zum königlichen

Jagdgebiet erklärt. Nur Wächter

und militärische Behörden waren

dauerhaft auf der Insel stationiert.

Seit 1974 steht Montecristo unter

strengstem Naturschutz und ist

heute Teil des „Parco Nazionale

dell’Arcipelago Toscano“.

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223


ENJOY ELBA AND THE TUSCAN ARCHIPELAGO

ANNO VI - N. 6 - EDIZIONE 2025

Registrazione presso il Tribunale di Livorno n.4/2020 in data 25 maggio 2020

Editore / Editor:

Via San Francesco di Sales, 18 - 00165 Roma (RM) - Codice fiscale: 96426180582 - Partita IVA: 16205691005

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Collaborazioni / Contributing Authors

Lorella Alderighi, Elvira Arnaldi, Gloria Bracci, Jacopo Bononi, Jacqueline Braschi, Massimiliano Burelli, Susanna

Ceccarelli, Federico Massimo Ceschin, Aurora Ciardelli, Giulio Colombo, Giulia Corsini, Mario Dentone, Michel Donati,

Tommaso Empler, Ruggero Elia Felli, Massimo Ferrari, “Gimmi” Girolamo Ferrini, Diletta Frescobaldi, Gian Mario

Gentini, Paola Giambelli, Giorgio Giusti, Ilaria Leonelli, Patrizia Lupi, Antonio Manzoni, Paolo Marcesini, Francesca

Marchi, Silvestro Mellini, Daniela Mugnai, Angelo Ottaviani, Pietro Pacciardi, Sonia Pallai, Giovanni Panella, Patrizia

Pellegrini, Liana Peria, Leonardo Preziosi, Andrea Sardi, Marisa Sardi, Carolina Signorelli, Andrea Sirabella,

Alessandro Talini, Leonardo Giovanni Terreni, Roberto Valentino, Gianfranco Vanagolli,

Ringraziamenti/Thanks to

Prof. Dapporto e gli studenti de dipartimenti di biologia dell’università di Firenze, la dr.ssa Anna M. Sacchetti della

Fondazione Mario Tobino ETS, Amici del Calello - Pomonte, Associazione per la Valorizzazione dell’Isola di Pianosa,

Associazione Astrofili Elbani, Associazione Carlo d’Ego, Associazione Le Macinelle, Federico Ballati, Giuseppe

Battaglini, Gianni Beneforti, Federica Berselli, Rossana Bravo, Fabio Chetoni, Alessandro Cini, Franco De Simone,

Andrea Dini, Michele Dreassi, Alessandro Farina, Cristina Fiorilli, Fondazione Exodus - La Mammoletta, Infoelba srl,

Lega Navale Italiana, Caterina Mantovani, Marco Mantovani, Aldo Mazzi, Roberto Marini, Antonio Melley - ARPAT,

Silvestro Mellini, Parco Nazionale Arcipelago Toscano, Sonia Pallai, Lorenzo Pasquali, Stanislao Pecchioli, Pro Loco

Giglio e Giannutri, Pro Loco Capraia, Angela Provenzali, Lorena Provenzali, Emiliano Provenzali, Franca Rosso,

Simona Sardi, Sassi Turchini asd, Alessandro Scotto, Armando Schiaffino, C.F. (CP) Floriana Segreto, Silvia Sottocasa,

Giuseppe Tanelli, Tip Tap One asd, Walter Tripicchio, Toscana Promozione Turistica, Guido Vagheggini, Roberto

Valentino, Pietro Vallardi, Vetrina Toscana

Si ringraziano i partecipanti al Contest Fotografico 2025 gestito da Studio Creativo 23:

Veronica Avellino, Vincenzo Baracchetti, Piergiorgio Baranzini, Nadia Bencetti, Laura Bestetti, Federica Bettocchi,

Rossella Bettocchi, Stefano Bettocchi, Jennifer Boniface, Bianca Bosia, Laura Bruzzese, Giorgio Caspani, Augusto

Centemeri, Laura Maria Centemeri, Samuele Chillemi, Antonella Colli, Girolamo Dal Fior, Caterina De Anna, Giancarlo

Diversi, Paolo Fioravanti, Alessio Gambini, Bianca Landi, Davide Lazzarini, Massimiliano Liti, Paolo Maffi,

Francesca Manfredini, Andrea Mazzei, Beatrice Menichetti, Francesca Manfredini, Adriano Migliaro, Tommaso

Mingoia, Alessio Mussetti, Maria Cristina Nicoletti, Marco Obici, Tina Palja Gligorevic, Lavinia Paolini, Beatrice Ronchi,

Antonello Re, Luigi Salvioli, Maurizio Sanza, Marco Segnini, Andre Silingardi, Silvia Sorrentino, Tommaso Spila,

Silvia Stella, Danilo Trotta, Samuele Vinci

Foto di copertina / Cover Photo ©AndreSilingardi - Foto interni / Photo:

ADSP Alto Tirreno, Lorella Alderighi, Amici del Calello, Amici di Patresi, Daniele Anichini, Archivio Enjoy Elba, Archivio

della Memoria Elbana, Elvira Arnaldi, Piergiorgio Baranzini, Alessandro Beneforti, Massimiliano Sultano Beray,

Giuliana Berti, Marco Bonifacino, Giovanna Borghese, Alessandro Botticelli, Rossana Bravo, Paolo Calcara, Maria

Giusy Canova, Carlo Carletti, Alessandro Cini, Carlo d’Ego, Michelangelo D’Elia, Alberto De Simone, Giò Di Stefano,

Giancarlo Diversi, Fondazione CIMA Research, Gian Mario Gentini, Gabila Gerardi, Paola Giambelli, Angela Giusti,

Laura Hyeraci, Infoelba, Bianca Landi, Francesco Lascialfari, Davide Lazzarini, Francesco Lemma, Adriano Locci,

Michela Lotti, Patrizia Lupi, Monica Maltinti, Antonello Marchese, Michele Martina, Pablo Massa, Andrea Mazzei,

Alessio Mussetti, Nena&Tomy Fotografi, Daniela Nizzoli, Michele Pastorello, Marco Penco, Niccolò Ridi, Roberto Ridi,

Armando Schiaffino, Andre Silingardi, Alessandro Talini, Claudio Tombelli, Gaetano Triscari, Tenuta delle Ripalte

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Enjoy Elba and The Tuscan Archipelago N.6/2025 è stato stampato nel mese di aprile 2025

Tutti i diritti riservati – All rights reserved – Alle Rechte vorbehalten

Possibile richiedere gli arretrati anni 2018 – 2019 – 2020 – 2021 – 2022 – 2023 – 2024 a info@enjoyelba.eu

Azione realizzata nell’ambito della Carta Europea per il Turismo Sostenibile dal Parco Nazionale Arcipelago Toscano

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