Sud e Nord Anno 2 n.6 Giugno 2025
È online il nuovo numero di SudeNord Magazine Un viaggio esclusivo nel Mezzogiorno che cambia, tra cultura, impresa, innovazione e sostenibilità. Nel numero di giugno: Antonio Filosa, il nuovo CEO di Stellantis, da Castellammare al vertice dell’automotive globale Napoli oltre la vittoria: dallo Scudetto all’America’s Cup, lo sport come leva di sviluppo economico La Vespucci a Napoli: quattro giorni tra mare, memoria e futuro Napoli capitale culturale del Mediterraneo: il vertice UNESCO tra turismo, identità e diplomazia Hopee, la piattaforma nata in Campania per rivoluzionare le Comunità Energetiche Rinnovabili Cavalieri del Lavoro 2025: il Sud protagonista con imprese d’eccellenza Stati Generali dell’Ambiente: De Luca annuncia il miracolo ecoballe
È online il nuovo numero di SudeNord Magazine
Un viaggio esclusivo nel Mezzogiorno che cambia, tra cultura, impresa, innovazione e sostenibilità.
Nel numero di giugno:
Antonio Filosa, il nuovo CEO di Stellantis, da Castellammare al vertice dell’automotive globale
Napoli oltre la vittoria: dallo Scudetto all’America’s Cup, lo sport come leva di sviluppo economico
La Vespucci a Napoli: quattro giorni tra mare, memoria e futuro
Napoli capitale culturale del Mediterraneo: il vertice UNESCO tra turismo, identità e diplomazia
Hopee, la piattaforma nata in Campania per rivoluzionare le Comunità Energetiche Rinnovabili
Cavalieri del Lavoro 2025: il Sud protagonista con imprese d’eccellenza
Stati Generali dell’Ambiente: De Luca annuncia il miracolo ecoballe
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Sudenord.it - Anno 2 n. 6 Giugno 2025
1
Il mezzogiorno ed i suoi protagonisti
Antonio Filosa
CEO Stellantis
Primo Piano
Napoli oltre la vittoria:
Scudetto, America’s Cup, Giro d’Italia
Economia
Cavalieri del Lavoro. Sud protagonista
Jannotti Pecci: Un sistema produttivo europeo
Innovazione
ENAC-DAC: Dal Sud il cielo del futuro
Ambiente
La rivoluzione di ASIA
Cultura e spettacoli
Martone: Goliarda Sapienza, cuore ribelle
San Carlo, Mercadante, Ravello: i cartelloni
EDITORIALE
SOMMARIO
2 3
Quell’abbraccio negato
Mentre completo il numero di giugno, ricco di spunti per delineare il
futuro della Campania e del Mezzogiorno, mi scuote la mente la
vicenda di Martina, la quattordicenne di Afragola violentemente
uccisa con un sasso dall’ex fidanzato diciannovenne che non aveva
accettato la fine della loro relazione.
Finita con una modalità barbara – la lapidazione, supplizio tribale
dell’antichità – e morta dopo una lunga e straziante agonia,
abbandonata in un edificio in disuso nello stadio di Afragola. Aveva
tutta la vita davanti.
Al netto di ogni speculazione mediatica da audience (piatto ghiotto per i salotti di prima
serata tv), delle aberrazioni da social, delle immancabili strumentalizzazioni e della facile
retorica politica, la domanda, assillante, è sempre la stessa: il femminicidio, la violenza, la
sopraffazione ci fanno rabbrividire – a parole (non a fatti) – e dovrebbero (il condizionale è
d’obbligo) avere un alto grado di riprovazione sociale.
Eppure gli episodi aumentano. E, allo stesso modo, aumentano i morti sul lavoro –
nonostante norme, controlli. Per non parlare delle vittime della strada.
C’è qualcosa che non funziona, qualche elemento che crea un intoppo nel meccanismo
sociale.
E allora, quell’abbraccio negato che ha scatenato la furia dell’assassino, è anche
l’abbraccio negato di una città che disegna orizzonti mirabolanti, mentre in uno stadio
silenzioso e abbandonato – a pochi chilometri da quello della festa – una quattordicenne
finisce i suoi giorni con un’atroce agonia.
E noi, evitiamo di voltare le spalle e di guardare da un’altra parte. Senza umanità, senza
riflessione, il successo è nullo.
Francesco Bellofatto
Direttore Responsabile: Francesco Bellofatto
Grafica e web: Giovanni Barchetta
Articoli e rubriche: Simona Buonaura, Giovanna d’Elia, Felicia Di Paola, Girolamo De
Simone, Walter Ferrigno, Emanuele Lattanzio, Fabrizio Matarazzo, Paola Pagliuca,
Monica Piscitelli, Manuela Ragucci, Antonio Quaranta, Giuliana Sepe, Alberto Vito.
Reg. Tribunale Na 4997/24 del 25/3/2024
www.sudenord.it - info@sudenord.it
INES CASA EDITRICE
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indicato l'autore, le immagini sono da considerarsi dell'archivio fotografico del giornale e non sono riproducibili. Le
immagini di pubblico dominio o con licenza Creative Commons sono indicate in chiusura dei rispettivi articoli.
EDITORIALE
Quell’abbraccio negato (2)
SOTTO I RIFLETTORI
Antonio Filosa, l’ingegnere globale che guiderà Stellantis (4)
PRIMO PIANO
Napoli oltre la vittoria:
lo sport come leva economica e sociale (8)
Napoli abbraccia la Vespucci (12)
Napoli capitale culturale del Mediterraneo (16)
ECONOMIA
Cavalieri del Lavoro 2025: Sud protagonista (20)
Orsini traccia la rotta, Jannotti Pecci rilancia (21)
INNOVAZIONE
Innovation Village 2025 (26)
Il DAC protagonista al WMD 2025 (28)
Hopee, dalla piattaforma smart nata in Campania (30)
AMBIENTE
“Campania modello per l’ambiente”:
De Luca chiude gli Stati Generali (32)
Green Med Expo & Symposium (36)
Napoli lancia la rivoluzione urbana con ASIA (38)
Capodimonte Comunità Ecologica (40)
CULTURA E SPETTACOLI
‘Fuori’: Martone accende il cuore ribelle
di Goliarda Sapienza (44)
Tempesta e tramonto per l’Italia in concorso a Cannes (47)
A Napoli brillano le stelle della serialità italiana (48)
Be Luminous: il San Carlo brilla di nuova luce.
La Stagione 2025-2026 celebra l’arte tra mito (52)
Ravello Festival 2025: in Costiera Amalfitana (54)
Teatro di Napoli – Teatro Nazionale:
nel Cuore e nella Testa (58)
(R)ESTATE a Napoli 2025 (62)
Torna a Capodimonte l’Immacolata Concezione (64)
Quando la terra trema, la cultura resiste (66)
La Campania protagonista al Salone del Libro 2025
(70)
Quartieri Spagnoli: il cuore ribelle di Napoli (72)
Corvino + Multari,
trent’anni di architettura come gesto civile (76)
Cappella Sansevero tra misteri svelati e tecnologia (80)
Il tributo di Lorenzo Pone a Paul Badura-Skoda (84)
FRANCISCUS.
L’ultimo sguardo di un popolo al Papa (86)
Ciccio Merolla: “‘O sole mio si’ tu” (88)
"Il mio nome è Franco. E non serve altro" (92)
GUSTI
Peppino Di Napoli, una leggenda dell’ospitalità (94)
Wine&TheCity travolge Chiaia (96)
IL FATTORE UMANO
Mentalità e Cuore per una Leadership
Trasformativa e di Engagement Autentico (98)
PSICOLOGIA E SOCIETA’
Quando la colpa ci schiaccia... o ci salva (100)
SOTTO LA LINEA DI BILANCIO
Dazi doganali: il grande ritorno.
Protezione o ostacolo? (101)
FOOD AND SUD
Dieta Mediterranea:
educazione alimentare e salute (102)
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(foto courtesy Stellantis)
SOTTO I RIFLETTORI
Da Castellammare di Stabia al mondo:
Antonio Filosa, l’ingegnere globale
che guiderà Stellantis
4 5
Una nomina che segna il rilancio della grande industria automobilistica
con radici italiane e visione internazionale
Antonio Filosa sarà il nuovo Chief
Executive Officer di Stellantis a partire dal
23 giugno 2025, data in cui prenderà
ufficialmente il timone di uno dei più grandi
gruppi automobilistici al mondo. Una nomina
che non è solo il frutto di un processo di
selezione accurato, ma anche il
riconoscimento di una carriera costruita con
determinazione, visione e risultati concreti in
mercati complessi come l’America Latina e
il Nord America. Con 25 anni di
esperienza alle spalle, Filosa si appresta a
guidare un gruppo che sta ridefinendo le
regole dell’automotive globale, in un
momento storico in cui il settore è
attraversato da sfide epocali: transizione
energetica, digitalizzazione, intelligenza
artificiale e riconfigurazione delle filiere
produttive.
Nato a Castellammare di Stabia, Filosa
incarna l’identità di un manager italiano con
respiro internazionale.
Figlio di un
dirigente
industriale
trasferitosi a
Brindisi, ha
studiato a
Ostuni e si è
laureato in
ingegneria al
Politecnico
di Milano,
completando
poi la sua
formazione con
un MBA in
Brasile, presso la
prestigiosa
Fundação Dom
Cabral. Parla
correntemente quattro lingue,
vive oggi in Michigan con la moglie,
un’architetta brasiliana, e i loro due figli, e
coltiva una passione sportiva per la
pallanuoto, sport che ama per la sua
capacità di combinare forza, strategia e
resistenza.
Il suo percorso professionale è segnato da
tappe decisive: prima in Fiat, poi in FCA,
infine in Stellantis, dove ha ricoperto
incarichi di crescente responsabilità. Come
Chief Operating Officer per le Americhe,
ha trasformato il mercato dell’America
Latina, portando FIAT alla leadership di
settore e lanciando con grande successo il
marchio Jeep® in Brasile, grazie a una
strategia basata su qualità, radicamento
territoriale e visione di lungo periodo. Il polo
produttivo di Pernambuco, da lui
promosso, è oggi uno dei più avanzati
dell’intero continente sudamericano. La sua
capacità di innovare nella gestione e nei
processi produttivi ha poi trovato conferma
nella successiva nomina a Chief Quality
Officer, con l’obiettivo di armonizzare
standard e performance nei diversi brand
del gruppo.
Nel dicembre 2024, il Consiglio di
Amministrazione guidato da John Elkann
lo ha chiamato a guidare il Nord America,
un mercato strategico e complesso. In pochi
mesi, Filosa ha impresso una svolta decisa:
ha ristrutturato la rete dei concessionari,
ridotto drasticamente le scorte, rilanciato
nuovi prodotti e riaperto il dialogo con
sindacati e fornitori. Un cambio di passo che
ha convinto anche i più scettici e che ha
portato Robert Peugeot, storico
rappresentante della componente francese
della governance, a definirlo “la scelta
naturale” per il ruolo di CEO. Il sostegno è
arrivato anche da Nicolas Dufourcq,
numero uno di Bpifrance, che ha parlato di
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
SOTTO I RIFLETTORI
“leadership solida, coerente e
La nomina di Filosa ha anche un valore
innovativa”.
simbolico: l’Italia torna a essere
6 Ma cosa cambierà davvero con Filosa alla rappresentata al vertice operativo di una
7
guida di Stellantis? Le prime anticipazioni
indicano un’impostazione fortemente
orientata alla semplificazione della
governance, alla responsabilizzazione
dei territori e a una visione unificata ma
flessibile dei brand. Filosa, che annuncerà
il suo nuovo team dirigenziale proprio il 23
giugno, sembra voler imprimere un segno
chiaro: rafforzare il ruolo dei marchi storici
italiani ed europei, accelerare sulla
transizione elettrica, investire
nell’intelligenza artificiale applicata alla
produzione e ai servizi e rilanciare il dialogo
sociale nei mercati più complessi, a partire
dagli Stati Uniti e dall’Europa.
multinazionale nata proprio dalla storia
della Fiat. Accanto a lui, altri “delfini di
Marchionne”, con forti radici meridionali,
come Luca de Meo, oggi alla guida del
gruppo Renault, e Alfredo Altavilla, ex top
manager di FCA e attuale special advisor
europeo della cinese BYD. Tre percorsi
diversi, ma tutti nati all’ombra della lezione
manageriale di Sergio Marchionne, che
scommise su di loro nei primi anni Duemila
per trasformare un’azienda in crisi in un
player globale.
Oggi, Antonio Filosa, manager di grande
empatia, è pronto a proiettare Stellantis
verso un futuro in cui l’automobile sarà
Nel suo intervento privato con il board,
secondo fonti interne, avrebbe dichiarato
che “l’identità dei marchi è il cuore
pulsante di Stellantis, ma senza una
struttura agile, sostenibile e coesa non si
può affrontare la tempesta globale del
settore”. Da qui il progetto di una
“piattaforma industriale integrata”,
capace di coniugare produzione intelligente,
sostenibilità ambientale e localizzazione
strategica, mantenendo alta la competitività
rispetto ai colossi asiatici e americani.
sempre meno prodotto e sempre più
ecosistema: connesso, sostenibile,
personalizzabile e inserito in una mobilità
integrata e intelligente. L’ingegnere stabiese
si presenta con la discrezione di chi
preferisce parlare con i risultati e con
l’ambizione di chi non ha mai dimenticato le
proprie origini. Sarà il volto di una nuova
stagione dell’automotive globale, con
cuore italiano e orizzonte planetario.
DIR.
(foto courtesy Stellantis)
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PRIMO PIANO
Napoli oltre la vittoria: lo sport
come leva economica e sociale
Dallo scudetto al Giro d’Italia fino all’America’s Cup 2027, la Campania
cavalca l’onda della passione sportiva per proiettarsi nel futuro tra
crescita turistica, investimenti pubblici e impatto sociale di scala globale
8 9
Napoli non è soltanto il palcoscenico di
grandi eventi sportivi, ma un laboratorio
dinamico in cui il calcio, la vela e il ciclismo
diventano strumenti di promozione
territoriale e volano economico. Il quarto
scudetto del Napoli, la tappa campana del
Giro d’Italia 2025 e la preparazione della
città per ospitare l’America’s Cup nel 2027
stanno producendo effetti dirompenti sulla
regione: dal turismo ai servizi, dal lavoro alla
reputazione globale.
Lo Scudetto: un miliardo di euro di
impatto sociale
Il trionfo del Napoli Calcio in Serie A 2024-
2025 ha scatenato un’ondata di entusiasmo
collettivo senza precedenti, ma anche un
ritorno concreto in termini economici e
sociali. Secondo lo studio di Open
Economics, riportato da Il Mattino, lo SROI
(Social Return on Investment) dello scudetto
è pari a 4,13: ogni euro speso dalla società
sportiva ha generato oltre 4 euro di
benefici collettivi. L’investimento
complessivo del club è stato di 305 milioni,
per un valore netto di oltre 956 milioni di
euro, che salgono a 1,2 miliardi
considerando il valore monetizzato del
“benessere collettivo” e del miglioramento
della qualità della vita.
Secondo Confesercenti Campania, citata
nello stesso articolo e in un'intervista al
presidente Vincenzo Schiavo, l’impatto
economico diretto del solo mese di maggio
ha già superato i 230 milioni di euro,
grazie a oltre un milione di turisti accorsi in
città e nelle province limitrofe. Nei primi
weekend post-vittoria, si è stimata una
spesa di 15 milioni di euro solo in gadget,
80 milioni nelle strutture alberghiere e 39
milioni nella ristorazione.
America’s Cup 2027: Napoli verso il
miliardo di euro
Guardando al futuro, l’evento che potrebbe
trasformare in modo permanente la città è
l’America’s Cup. L’edizione 2024 a
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
PRIMO PIANO
l’organizzazione, 21,6 milioni spesi dai straordinaria per il patrimonio artistico e
team velici e 165 milioni di investimenti paesaggistico della Campania. Il ritorno
10 pubblici e privati per infrastrutture, porti e d’immagine è stato accompagnato da una 11
fan zone. In totale, l’indotto raggiungerebbe spinta immediata al commercio locale, alla
oltre 600 milioni di euro, con un effetto ristorazione e all’ospitalità, ma anche da un
Barcellona ha generato oltre 1
miliardo di euro di ritorno
economico, secondo uno
studio congiunto
dell’Università della
Catalogna e della
Fondazione Barcelona
Capital Nautica, citato da Il
Mattino. Gli stessi livelli sono
attesi anche per Napoli nel
2027.
Come spiega al quotidiano
napoletano Salvio Capasso,
economista del centro studi
SRM – Studi e Ricerche per
il Mezzogiorno (collegato a
Intesa Sanpaolo), “già il
turismo ordinario è su livelli
record, ma l’evento porterà un
flusso internazionale
aggiuntivo con effetti
prolungati nel tempo. È
paragonabile a un’Olimpiade
della nautica”.
Secondo le stime Unimpresa,
sempre riportate da Il Mattino,
la sola spesa turistica diretta
porterà 370 milioni di euro, a
cui si sommano 70 milioni per
moltiplicativo di ulteriori 62 milioni sul
reddito regionale.
Inoltre, si prevedono 10.000 posti di lavoro
temporanei durante l’evento e fino a 2.000
permanenti nei settori del turismo, della
nautica e dei servizi. Il Mezzogiorno nel
complesso potrebbe beneficiare di ulteriori
100-150 milioni di euro grazie a forniture e
flussi turistici interregionali da Puglia e
Sicilia.
Il Giro d’Italia 2025: bellezza, riscatto e
promozione territoriale
La tappa del Giro d’Italia 2025 da Potenza a
Napoli ha segnato non solo un evento
sportivo, ma anche un messaggio forte di
riscatto sociale e orgoglio identitario.
Come riportato da Sud Notizie, la carovana
rosa ha attraversato i quartieri popolari e le
zone storiche, offrendo visibilità a scorci
spesso marginalizzati e portando con sé
decine di migliaia di spettatori dal vivo, con
un picco di presenza lungo il lungomare
Caracciolo.
L'evento, organizzato da RCS Sport, ha
ricevuto ampio risalto televisivo e stampa
nazionale, diventando una vetrina
effetto promozionale duraturo sulle aree
meno centrali di Napoli e sulle province
coinvolte dal percorso.
Conclusione: Napoli capitale sportiva e
laboratorio di sviluppo
In un momento storico in cui la Campania si
presenta più coesa e attrattiva, lo sport si
rivela un moltiplicatore di valore
straordinario. Dai 1,2 miliardi dello
scudetto al miliardo potenziale
dell’America’s Cup, fino al rilancio urbano
e turistico legato al Giro, la città e la
regione hanno l’occasione di trasformare la
passione in sviluppo.
Come sottolinea Vincenzo Schiavo,
presidente di Confesercenti Campania: «I
napoletani, quando si impegnano, riescono
a fare cose straordinarie». Ora è il momento
di investire questa energia per costruire un
futuro sostenibile, competitivo e inclusivo.
(foto fornite dall’Ufficio stampa del Comune di Napoli,
dal Portavoce del Sindaco di Napoli e tratte dalla
pagina istituzionale di Gaetano Manfredi)
DIR.
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
12
PRIMO PIANO
Napoli abbraccia la Vespucci:
la città del mare celebra l'eccellenza italiana
tra vela, cultura e futuro
Simbiosi perfetta tra la nave più bella del mondo, il Giro d’Italia e la
capitale del Mediterraneo. Giovani protagonisti, imprese d’eccellenza,
memoria e visione: un evento che ha fatto storia
Napoli ha accolto come solo lei sa fare la
nave più bella del mondo, la leggendaria
nave scuola Amerigo Vespucci, autentico
simbolo dell’Italia nel mondo, ambasciatrice
del made in Italy, del sapere marinaro e dei
valori della sostenibilità, della formazione e
dell’innovazione. Quattro giorni, dal 13 al 16
maggio 2025, che hanno trasformato il
porto e il Molo Beverello in un grande
palcoscenico a cielo aperto dedicato al
mare, al futuro e alla memoria, grazie alla
tredicesima tappa del Tour Mediterraneo
Vespucci, accompagnato dal suggestivo
Villaggio IN Italia, spazio esperienziale e
culturale promosso dalla Difesa, sostenuto
da 12 ministeri e realizzato da Difesa
Servizi S.p.A. e Ninetynine, con il
patrocinio del Comune di Napoli.
I partner principali del progetto Tour
Mediterraneo Vespucci e Villaggio IN
Italia sono Leonardo, Fincantieri, Enel,
Eataly, Frecciarossa, Cassa Depositi e
Prestiti, Aeroporti di Roma, RAI, ANSA,
AIOM, Fondazione AIRC, Fondazione
AIOM, SIRM.
Un vero e proprio tra la città e la nave,
condiviso da decine di migliaia di visitatori di
tutte le età, affascinati dal mito del Vespucci,
dalla bellezza senza tempo del suo legno e
delle sue vele, dalla storia che trasuda da
ogni dettaglio. L’entusiasmo è stato tale che
il sistema di prenotazione per salire a bordo
è andato sold out in pochissimo tempo: oltre
mille persone all’ora hanno attraversato i
ponti del veliero, incantati come in una
fiaba. Un entusiasmo che ha contagiato
ogni angolo della città, complice anche la
perfetta coincidenza, il 15 maggio, con
l’arrivo del Giro d’Italia, un’altra icona
dell’eccellenza italiana. Il detentore della
maglia rosa, Mats Pedersen, è salito a
bordo accolto dal comandante Giuseppe
Lai, affiancato da ospiti d’eccezione come
Vincenzo Nibali, Francesco Lollobrigida,
Andrea Abodi, il sottosegretario alla
Difesa Matteo Perego di Cremnago e il
sottocapo di Stato Maggiore della Marina
Militare Giuseppe Berutti Bergotto.
La presenza della Vespucci a Napoli è
stata anche l’occasione per ribadire con
forza la centralità del Mediterraneo come
spazio strategico per l’Italia: non solo per la
sicurezza e la cooperazione
internazionale, ma come cuore
pulsante della Blue Economy,
che rappresenta oggi oltre il 10%
del PIL nazionale. Il convegno “La
geostrategia del mare: l’interesse
nazionale e il futuro sostenibile
dell’Italia”, promosso
dall’associazione Globe Italia, ha
messo in luce il ruolo trainante
dell’Italia nel controllo dei flussi
marittimi globali, l’importanza dei
chokepoints, e le opportunità
offerte da un nuovo modello di
sviluppo fondato sulla sostenibilità,
sulla ricerca e sul protagonismo
dei giovani.
E proprio i giovani sono stati al
centro delle tante iniziative svoltesi
nel Villaggio IN Italia. Dal
progetto educativo Borse Blu,
promosso dalla Fondazione
Francesca Rava con la Marina
Militare, rivolto a ragazze e ragazzi
in situazioni di fragilità, fino
all’iniziativa Navigare Insieme –
L’Italia senza barriere, a cura della
Federazione Italiana Vela e
UniCredit, con attività sportive
inclusive rivolte a persone con
disabilità. Significativo anche
l’evento “Diritti a vele spiegate”,
che ha visto oltre 200 bambini
delle scuole campane visitare la
nave in occasione del 34°
anniversario della ratifica della
Convenzione ONU sui diritti
dell’infanzia, con il
coinvolgimento dell’UNICEF Italia,
di cui il Vespucci è Goodwill
Ambassador.
Il Villaggio Vespucci ha ospitato anche
incontri culturali, progetti digitali e talk
innovativi come “Napoli è... Innovazione”,
che ha lanciato in anteprima il progetto
digitale Donna Marianna – La Capa di
Napoli, legando tecnologia e identità
cittadina grazie al lavoro della CTE Infiniti
Mondi del Comune di Napoli e dei partner
del mondo tech e universitario. Sul versante
artistico, la partecipazione dello scultore
Jago con il racconto de La David e
l’incontro con i protagonisti della serie Mare
Fuori hanno rappresentato un ponte tra la
cultura contemporanea e il linguaggio del
mare.
13
Sudenord.it - Anno 2 n. 63 - Giugno Marzo 2025
PRIMO PIANO
Tra le tante voci istituzionali, forte e sentita identità nazionale. Il legame tra la città e il
Campania, un tributo al suo valore
Vespucci ha anche incrociato la nave
quella del sindaco di Napoli, Gaetano mare è indissolubile e manifestazioni come
simbolico, consegnato in una delle sale più Atlante, nuova unità logistica della Marina
14 Manfredi, che ha dichiarato: “Napoli è il questa ci ricordano che il futuro passa da
esclusive della nave – la saletta comando – costruita anch’essa a Castellammare da 15
cuore del Mediterraneo, la presenza della
Vespucci qui lo testimonia. È un evento
simbolico e concreto insieme: parliamo di
eccellenza, formazione, diplomazia e
qui, dal mare e dai nostri giovani”.
A impreziosire il quadro, la premiazione
della Vespucci da parte
dell’Associazione Circoli Nautici della
dal presidente Gianluigi Ascione al
comandante Lai, con la presenza di figure
storiche della nautica napoletana, tra cui
Ciro Isilibeck, Agostino Longo, Stefano
Iovino, Filippo Smaldone, Luciano
Ragazzi, e Giulio Piccialli. Un
riconoscimento che ha voluto celebrare la
Vespucci non solo come nave, ma come
idea di mare che forma, educa e ispira.
Ma il legame più intimo, quasi commovente,
è stato quello tra il Vespucci e la sua città
natale: Castellammare di Stabia. Prima di
lasciare il Golfo di Napoli, il veliero ha fatto
una sosta simbolica nelle acque antistanti il
cantiere dove fu varato nel 1931, rendendo
omaggio alle maestranze stabiesi e alla
gloriosa tradizione cantieristica italiana. In
un passaggio dal forte valore simbolico, il
Fincantieri: due generazioni di navi, unite
nel segno della continuità e dell’orgoglio
nazionale.
Napoli ha salutato il Vespucci con un’ultima
grande veleggiata nel golfo, con decine di
imbarcazioni che hanno accompagnato la
partenza del veliero verso Cagliari, tra
applausi, onde e scatti fotografici. Il
Vespucci è tornato a casa per quattro giorni,
ed è ripartito più carico che mai, portando
con sé il cuore di Napoli, capitale di un
Mediterraneo che guarda al futuro con
orgoglio e passione.
Amerigo Vespucci
Marina Militare
(foto fornite da Ufficio Stampa Marina Militare)
RED.
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
16
PRIMO PIANO
Napoli capitale culturale del Mediterraneo.
Il vertice UNESCO accende i riflettori su
patrimonio, turismo e investimenti
Con la seconda Conferenza internazionale sul patrimonio culturale nel
XXI secolo, la città si conferma crocevia tra Europa e Mediterraneo,
motore di sostenibilità e coesione globale
di Fabrizio Matarazzo
Napoli è tornata ad essere capitale
mondiale della cultura, accogliendo presso
Castel Capuano la seconda edizione della
conferenza internazionale UNESCO
Cultural Heritage in the 21st Century. Un
evento di altissimo profilo, che ha visto la
partecipazione di 194 delegazioni
provenienti dai Paesi membri dell’UNESCO,
richiamate all’ombra del Vesuvio per fare il
punto sullo stato dell’arte dello “Spirito di
Napoli”, il documento approvato proprio in
città nel novembre 2023 e diventato un
riferimento nella riflessione globale sulla
tutela del patrimonio culturale.
La conferenza, organizzata congiuntamente
dal Ministero degli Affari Esteri e da
quello della Cultura, con il sostegno del
Comune di Napoli, si è aperta con gli
interventi del vicepremier e ministro degli
Esteri Antonio Tajani, del ministro della
Cultura Alessandro Giuli e della direttrice
generale dell’UNESCO Audrey Azoulay.
Fulcro dell’agenda: la protezione dei centri
storici dal turismo di massa, l’impatto dei
cambiamenti climatici sui siti culturali e
l’armonizzazione tra patrimonio materiale e
immateriale nell’era delle grandi
trasformazioni globali.
Il simbolismo della location non è
secondario. Castel Capuano, secondo
castello più antico di Napoli, già sede storica
del tribunale e oggi cuore della Fondazione
Castel Capuano guidata da Aldo De
Chiara, ha assunto un significato rinnovato
come luogo di dialogo e cultura, rafforzando
la vocazione della città a unire memoria e
innovazione. Una cornice che ben
rappresenta la capacità della città di
custodire l’identità e, al contempo, aprirsi al
mondo.
Napoli si conferma così snodo strategico
euromediterraneo, centro propulsore di
relazioni culturali e
diplomatiche. Con i suoi
dodici elementi
riconosciuti
dall’UNESCO, dai siti
archeologici di Pompei
ed Ercolano alla Dieta
Mediterranea, la
Campania si presenta
come laboratorio
vivente di coesione
interculturale,
creatività e resilienza.
Temi sempre più urgenti
in un contesto in cui i
beni culturali rischiano
di soccombere sotto il
peso del consumo
turistico
indiscriminato o
della
devastazione
provocata dai
conflitti.
Nel corso delle
sei sessioni
tematiche, esperti
e decisori
internazionali
hanno affrontato
anche la
dimensione
economica del
patrimonio,
sottolineando
come la
valorizzazione
sostenibile dei siti
culturali rappresenti non solo un dovere
morale, ma una leva strategica per lo
sviluppo sociale e la rigenerazione
urbana. In questo contesto, i progetti italiani
finanziati dal PNRR per il restauro dei
monumenti e quelli del Piano Mattei per
l’Africa, orientati alla cooperazione
paritaria, sono stati indicati come esempi
concreti di politiche culturali lungimiranti.
Nel solco di queste direttrici, Napoli diventa
protagonista di un cambio di paradigma.
Non solo città d’arte, ma hub
multiculturale tra Europa, Mediterraneo e
Africa, promotrice di una diplomazia del
patrimonio fondata sul rispetto delle identità,
sulla sostenibilità ambientale e sulla
cultura come strumento di pace. La
17
Sudenord.it - Anno 2 n. 63 - Giugno Marzo 2025
18
PRIMO PIANO
consapevolezza che la cultura mitiga i
conflitti e ricostruisce comunità nei periodi
post-bellici ha attraversato ogni tavolo di
discussione, con l’UNESCO a ribadire il
valore delle identità condivise come collante
di civiltà.
La tre giorni si è conclusa con un chiaro
messaggio politico e culturale: Napoli non è
solo teatro di eventi, ma è soggetto attivo
di un nuovo modello di sviluppo
integrato, dove il turismo è sfida da
governare, non da subire, e la cultura è
bene comune da proteggere, ma anche da
condividere. È da qui che può partire una
nuova alleanza tra Nord e Sud del mondo,
tra passato e futuro. Ed è da qui che
l’Europa può ritrovare, attraverso il
Mediterraneo, la sua dimensione più
autentica.
(foto di Francesco Bellofatto)
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Sudenord.it - Anno 2 n. 63 - Giugno Marzo 2025
20
ECONOMIA
Cavalieri del Lavoro 2025: Sud protagonista con Paone,
Scannapieco, Mastroberardino, Ruggiero e Basile
Cinque figure simbolo dell’imprenditoria meridionale tra i 25 insigniti dal
Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
di Fabrizio Matarazzo
L’edizione 2025 dei Cavalieri del Lavoro
celebra il talento imprenditoriale italiano: tra
i 25 insigniti dal Presidente della
Repubblica Sergio Mattarella spiccano i
nomi di Francesco Caltagirone,
Francesco Milleri e Claudio Descalzi,
vere e proprie icone del sistema produttivo
italiano.
Francesco Caltagirone, classe 1968, è dal
1996 alla guida di Cementir Holding,
azienda simbolo dell’internazionalizzazione
del comparto edilizio italiano. Sotto la sua
leadership, il gruppo è cresciuto fino a
operare in 18 Paesi, con un portafoglio che
spazia dal cemento agli aggregati, fino ai
prodotti ad alto valore aggiunto,
generando occupazione per oltre 3.000
persone.
Francesco Milleri, classe 1959, presidente
e amministratore delegato di
EssilorLuxottica, ha affiancato Leonardo
Del Vecchio nella storica fusione tra il
colosso italiano e il gruppo francese, dando
vita a un leader mondiale nella produzione
di occhiali e lenti, con 600 stabilimenti,
18.000 negozi e oltre 710 milioni di lenti
prodotte ogni anno.
Tra i volti noti figura anche Claudio
Descalzi, attuale amministratore delegato di
ENI, entrato in azienda all’inizio degli anni
Ottanta. Descalzi è oggi il più longevo AD
nella storia del Cane a sei zampe,
protagonista della transizione energetica e
della trasformazione industriale del
colosso pubblico.
Significativa, quest’anno, la rappresentanza
del Mezzogiorno e, in particolare, della
Campania, con figure chiave dell’industria,
della cultura e dell’identità produttiva del
Sud Italia: Fulvio Scannapieco, Maria
Giovanna Paone e Piero
Mastroberardino. Tre nomi che
raccontano, ciascuno nel proprio settore,
una storia di eccellenza, innovazione e
radicamento territoriale.
Fulvio Scannapieco, classe 1952, è il cofondatore
e presidente della ALA –
Advanced Logistic for Aerospace, una
delle realtà più dinamiche della filiera
aerospaziale europea. Con sede a Napoli,
ALA fornisce componentistica e soluzioni
logistiche avanzate per gruppi
internazionali del settore avionico e della
difesa. La sua visione imprenditoriale ha
trasformato una PMI campana in un punto
di riferimento globale, valorizzando
competenze locali e tecnologia ad alta
intensità.
Accanto a lui, tra i nuovi Cavalieri del
Lavoro, c’è Maria Giovanna Paone,
presidente e anima creativa di Kiton,
marchio simbolo dell’eleganza sartoriale
napoletana. Figlia del fondatore Ciro
Paone, guida oggi un’impresa che unisce
tradizione artigianale e modernità
produttiva, con un respiro internazionale
che non ha mai rinunciato all’identità
partenopea. Sotto la sua direzione, Kiton
ha consolidato i marchi Kired e Sartorio,
rafforzando il posizionamento del lusso su
misura nel mondo.
Completa il trio campano Piero
Mastroberardino, classe 1965, alla guida
della storica azienda vitivinicola Radici
Mastroberardino con sede in Irpinia.
Professore universitario e scrittore, oltre che
imprenditore, ha trasformato la sua azienda
in un modello di eccellenza enoica nel
rispetto delle varietà autoctone campane,
come l’Aglianico e il Fiano di Avellino. I
suoi vini DOCG sono oggi ambasciatori
del territorio su scala globale, simbolo di
una filiera che coniuga agricoltura, cultura
e impresa.
Ma il Sud si distingue anche oltre la
Campania. Dalla Puglia, la presidente
Laura Ruggiero guida l’azienda Faver,
attiva nella metalmeccanica specializzata
in opere idrauliche, marittime e
meccaniche. La sua leadership testimonia
il ruolo crescente delle donne nella grande
impresa del Sud, con una gestione
improntata a qualità, ingegneria e
sostenibilità ambientale.
Infine, dalla Sicilia, l’imprenditore Giuseppe
Basile, classe 1967, è stato premiato per il
suo impegno alla guida della Basicem,
azienda catanese leader nella lavorazione
e trasformazione di prodotti siderurgici.
La sua impresa ha saputo distinguersi per
efficienza, innovazione e competitività,
contribuendo al rilancio industriale di un
territorio complesso e strategico come
quello etneo.
Le storie di Scannapieco, Paone,
Orsini traccia la rotta, Jannotti Pecci rilancia:
Serve una nuova Europa per chi produce
Confindustria al centro del rilancio industriale. Da Napoli il pieno sostegno
a una visione strategica per l’Italia e il sistema produttivo europeo
L’intervento di Emanuele Orsini,
Presidente di Confindustria,
all’Assemblea generale svoltasi a
Bologna, ha riscosso l’apprezzamento di
molti protagonisti del mondo produttivo
italiano. Tra le voci più autorevoli che si
sono espresse con convinzione figura
Costanzo Jannotti Pecci, Presidente
dell’Unione Industriali Napoli, che ha
definito il discorso di Orsini “un intervento
di grande visione e responsabilità”,
capace di indicare una rotta chiara per il
rilancio dell’impresa italiana nel contesto di
un’Europa in profonda trasformazione.
Secondo Jannotti Pecci, la relazione del
leader di Confindustria ha saputo cogliere i
nodi cruciali di un’epoca caratterizzata da
transizioni complesse e da sfide
sistemiche, dalla crisi energetica
all’esigenza di una nuova politica
industriale. Il richiamo a un Piano
Industriale Straordinario a livello
Mastroberardino, Ruggiero e Basile
raccontano un Mezzogiorno fatto di
coraggio, visione e concretezza.
Imprenditori e imprenditrici che, pur
partendo da realtà territoriali spesso
considerate marginali, hanno saputo
raggiungere l’eccellenza nazionale e
internazionale, mantenendo saldi i legami
con le comunità, il lavoro e la tradizione.
Il Sud Italia, grazie a questi esempi virtuosi,
dimostra di essere motore dell’economia
reale, capace di innovare senza
dimenticare le proprie radici. Con questi
nuovi Cavalieri del Lavoro, il Mezzogiorno
si conferma protagonista di un’Italia che sa
guardare lontano.
Presidenza della Repubblica
Federazione Nazionale dei Cavalieri del
Lavoro
ALA – Advanced Logistic for Aerospace
Kiton Official Website
Mastroberardino – Official Website
Faver S.p.A.
Basicem S.r.l.
(foto tratta da sito del gruppo ALA)
nazionale ed europeo, così come la
denuncia del rischio concreto di
deindustrializzazione, hanno dato forza a
una proposta pragmatica e di lungo
respiro, in cui l’impresa torna ad assumere
un ruolo strategico per la coesione
sociale, l’innovazione e la crescita del
Paese.
Tra i temi più forti messi in campo da Orsini
e rilanciati da Jannotti Pecci figurano
l’urgenza di ridurre il costo dell’energia,
che grava sul sistema produttivo italiano, la
necessità di semplificare l’apparato
normativo, e l’importanza della formazione
per affrontare con consapevolezza la doppia
transizione ecologica e digitale. Il
Presidente degli industriali napoletani ha
inoltre espresso apprezzamento per il
superamento di ogni logica corporativa,
sottolineando la disponibilità di
Confindustria a promuovere un patto
condiviso tra imprese, politica e forze
21
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
22
ECONOMIA
sociali per costruire un futuro industriale
competitivo e sostenibile.
Particolare attenzione ha suscitato, anche a
Napoli, la posizione di Orsini sul Green
Deal europeo, per cui si auspica una
revisione radicale: serve meno ideologia
e più concretezza, ha sostenuto Jannotti
Pecci, perché “una politica industriale
europea efficace deve essere orientata
alla competitività e non può penalizzare
le imprese con restrizioni
sproporzionate”. In questa direzione,
l’impegno del Governo italiano, nella
persona della Presidente del Consiglio
Giorgia Meloni, per contenere il prezzo
dell’energia e sollecitare l’Unione Europea
a un cambio di passo, è stato giudicato
positivamente: “Un segnale di
responsabilità, che accogliamo con
fiducia”.
Critiche invece ai dazi autoimposti dall’UE,
definiti più dannosi delle misure
minacciate da Donald Trump:
“Occorre una nuova Europa
che non danneggi chi
produce”, ha affermato il
Presidente, rilanciando il
messaggio già emerso
dall’Assemblea. Positiva, infine,
la valutazione sull’intervento
della Presidente del
Parlamento Europeo Roberta
Metsola, che ha dimostrato
piena consapevolezza della
necessità di avvicinare le
istituzioni europee ai territori,
valorizzando il lavoro e
l’impresa. In questo senso,
Jannotti Pecci ha espresso
fiducia nel ruolo affidato al
Vicepresidente Raffaele Fitto,
al quale è stata riconosciuta
una missione strategica per il
futuro della coesione e dello
sviluppo in Italia e in Europa.
L’appello che arriva da Napoli
è chiaro: servono politiche
industriali nuove,
pragmatiche, capaci di
sostenere l’impresa e non
ostacolarla. In una stagione
decisiva per il destino
economico del Paese, la
visione condivisa da Orsini e
Jannotti Pecci rappresenta un
punto fermo da cui ripartire.
Confindustria
Unione Industriali Napoli
23
(foto fornita da Ufficio stampa
Unione Industriali Napoli)
DIR.
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
24
INNOVAZIONE
Innovation Village 2025: Napoli celebra
dieci anni di innovazione sostenibile
Oltre tremila partecipanti e 120 aziende a Villa Doria d’Angri per l’evento
di riferimento nel Mezzogiorno
25
di Antonio Quaranta
Si è conclusa a Napoli la decima edizione
di Innovation Village 2025, la più
importante piattaforma del Mezzogiorno
dedicata all’innovazione sostenibile, che
per due giorni ha messo in rete oltre
tremila partecipanti tra imprese, startup,
università, centri di ricerca, istituzioni e
studenti. L’evento, ospitato nella
prestigiosa Villa Doria d’Angri, sede
dell’Università degli Studi di Napoli
Parthenope, ha celebrato un decennio di
attività, confermandosi punto di
riferimento per l’intero ecosistema
dell’innovazione. L’iniziativa, organizzata
da Knowledge for Business, ha visto la
partecipazione di 120 aziende e quasi 300
relatori, con un’agenda fitta di incontri su
temi strategici come intelligenza artificiale,
sanità, automazione industriale,
biorobotica, economia circolare e Space
Economy.
Grande rilievo ha avuto il confronto tra le
Regioni Campania, Calabria, Puglia,
Piemonte ed Emilia-Romagna, affiancate
da MUR, MIMIT, ENEA, Fondazione
COTEC, Compagnia di San Paolo e
Netval, per discutere del trasferimento
tecnologico e delle opportunità per le
imprese. Presente una significativa
rappresentanza di grandi aziende nazionali
e internazionali, tra cui Almaviva, Bayer,
Bosch, ENI, Ferrovie dello Stato,
Leonardo, Optima Italia, Poste Italiane.
L’edizione 2025 ha introdotto i Research
Speed Date, incontri tra laboratori e
imprese su priorità europee, e ha registrato
grande entusiasmo per l’hackathon
dedicato alla biodiversità, che ha
coinvolto 120 studenti. È stata anche
lanciata ufficialmente la call per
l’Innovation Village Award 2025, che
premierà progetti ad alto impatto nei
settori della sostenibilità e
dell’innovazione tecnologica.
Tra i progetti presentati: la mano bionica
sviluppata con INAIL e Università Federico
II, i prototipi in nanocellulosa batterica
del laboratorio Biologic, e il pacciamante
naturale spray della startup New Color
Flower. Annamaria Capodanno, direttrice
della manifestazione, ha evidenziato come
l’iniziativa sia ormai “uno spazio
riconosciuto di dialogo tra ricerca,
industria e territori”, mentre Massimo
Bracale, direttore Sviluppo e Innovazione di
Knowledge for Business, ha sottolineato
“l’alto livello delle presenze qualificate tra
imprese e centri di ricerca”. Presente
anche Luigi Nicolais, rappresentante
tramite la sua azienda speciale SI Impresa,
ha arricchito la manifestazione con il
supporto dell’Enterprise Europe Network,
favorendo l’internazionalizzazione delle
imprese locali. Come ha affermato Giorgio
Budillon, prorettore dell’Università
Parthenope, “Innovation Village è un
italiano presso l’European Innovation
Council, che ha ribadito l’urgenza di
“accelerare il trasferimento di
conoscenze anche verso le medie
imprese per aumentare la
competitività a livello globale”.
Valeria Fascione, assessore alla Ricerca e
Innovazione della Regione Campania, ha
sottolineato il ruolo della Campania nella
Space Economy, con investimenti mirati
a sostenere le startup attive nello
sviluppo di piattaforme tecnologiche e
nell’utilizzo dei dati satellitari. Il contributo
della Camera di Commercio di Napoli,
punto di incontro tra competenze,
innovazione, giovani e mondo del lavoro:
una formula che fa bene al futuro del
nostro territorio”.
Innovation Village
Parthenope
Knowledge for Business
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
INNOVAZIONE
Dal Sud il cielo del futuro:
l’Italia guida la rivoluzione del volo
La visione strategica dell’ENAC rilancia il Mezzogiorno come hub
europeo per l’Advanced Air Mobility e i voli suborbitali
26 27
A Napoli, in Villa Doria D’Angri
dell’Università di Napoli Parthenope,
l’Innovation Village 2025 si è confermato
non solo un crocevia di idee e tecnologie,
ma anche la piattaforma ideale per ridefinire
l’identità aerospaziale dell’Italia nel nuovo
scenario globale. Il (DAC) ha catalizzato
l’attenzione con due appuntamenti chiave: il
convegno sull’Advanced Air Mobility
(AAM) e l’incontro dedicato allo Space
Manufacturing, entrambi momenti centrali
per delineare il ruolo guida che il
Mezzogiorno può e deve assumere nel
futuro del volo.
Il presidente dell’ENAC, Pierluigi Di Palma,
ha aperto i lavori con una visione strategica
lucida e ambiziosa: l’Italia, grazie a una
regolazione evoluta, all’innovazione
tecnologica e alla sinergia fra istituzioni
pubbliche, industria e mondo accademico, è
pronta a essere protagonista nello sviluppo
della mobilità aerea avanzata. Una mobilità
che non è più un’ipotesi futuristica, ma una
realtà in costruzione fatta di droni
intelligenti, eVTOL (aerotaxi elettrici a
decollo verticale), sistemi cargo autonomi
e velivoli suborbitali. L’Italia, ha
sottolineato Di Palma, sta tracciando le linee
guida per un ecosistema urbano ed
extraurbano intelligente, sostenibile e
sicuro, dove il volo diventa un servizio
interconnesso, rapido e rispettoso
dell’ambiente.
Al centro di questo processo evolutivo c’è il
DAC, guidato da Luigi Carrino, che si
conferma in Campania cabina di regia tra
ricerca scientifica, filiere produttive e visione
strategica. Importanti le sinergie con il
Centro Italiano Ricerche Aerospaziali
(CIRA) e il Distretto Tecnologico
Aerospaziale della Puglia (DTA), in un
asse interregionale che unisce Campania e
Puglia e rilancia il Sud come motore
propulsivo dell’aerospazio europeo.
Emblema di questa vocazione è lo
Spazioporto di Grottaglie, in provincia di
Taranto, infrastruttura unica in Europa per il
testing e l’operatività di mezzi suborbitali. È
da qui che partiranno missioni di turismo
spaziale, voli sperimentali e test per nuovi
velivoli ad altissima quota. È qui che si
costruisce l’identità di un Sud Italia che
non chiede permessi, ma guida la
trasformazione tecnologica, creando
occupazione qualificata, filiere produttive e
leadership scientifica.
In questa prospettiva, il DAC non ha solo
interpretato la rivoluzione della mobilità, ma
ha saputo guardare oltre l’atmosfera,
esplorando anche le potenzialità della
produzione nello spazio. Nell’ambito di
Innovation Village ha infatti promosso l’altro
convegno di punta, “Space Manufacturing:
produrre nello spazio per innovare sulla
Terra”, moderato da Luigi Carrino e
animato da interventi di alto profilo. A
confrontarsi su questa nuova frontiera sono
stati Paolo Netti (Direttore IIT@CRIB),
Norberto Salza (Presidente di Space
Factory), Antonio Viscusi (Università
Federico II), il Colonnello Aniello Violetti
(Addetto spaziale presso l’Ambasciata
d’Italia a Washington), e Claudia Esposito
(Direzione Scienza e Innovazione, Agenzia
Spaziale Italiana).
Il tema, all’apparenza visionario, è in realtà
tra i più concreti e promettenti della space
economy: la manifattura in microgravità,
l’uso di risorse extraterrestri, la possibilità
di sviluppare tecnologie biomedicali,
materiali innovativi e componenti avanzate
nello spazio per applicazioni sulla Terra. È
un paradigma che rovescia la logica
tradizionale: lo spazio non è più solo
destinazione, ma laboratorio e fabbrica,
con un impatto diretto sulla sostenibilità e
sull’economia globale.
Dai dibattiti emersi durante l’Innovation
Village 2025, si è delineato con chiarezza
un triangolo virtuoso tra istituzioni,
ricerca e impresa che nel Mezzogiorno
d’Italia trova la sua espressione più matura
e visionaria, con attori in grado di unire
visione politica e capacità tecnica,
favorendo l’integrazione tra territori, policy e
innovazione industriale.
Mentre il cielo del domani si affolla di
droni autonomi, taxi volanti, piattaforme
suborbitali e fabbriche in orbita, il
Mezzogiorno si candida ad essere la base
di lancio dell’Italia verso il futuro. E lo fa
con strumenti reali: una regolazione
avanzata, un sistema industriale solido, un
tessuto accademico di eccellenza e
infrastrutture strategiche.
L’Italia guarda allo spazio partendo dal Sud,
con la consapevolezza che innovazione,
visione e coraggio possono rendere le rotte
del futuro made in Italy.
www.enac.gov.it
www.daccampania.com
www.dtascarl.org
DIR.
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
INNOVAZIONE
Il DAC protagonista al WMD 2025:
Luigi Carrino, ai
microfoni di Radio
28 Punto Nuovo, media 29
sinergie industriali e visione
partner di WMD 2025, ha
ribadito con forza
l’identità e la missione
strategica per l’aerospazio
del Distretto: “Nel
Mezzogiorno siamo
leader nell’aviazione,
Alla Mostra d’Oltremare un bilancio positivo per il Distretto Aerospaziale
ma per competere
servono politiche
della Campania tra innovazione, networking e progetti condivisi
industriali che
accompagnino le
nostre imprese nei
grandi partenariati
internazionali.
Dobbiamo costruire,
inoltre, una via italiana
allo spazio, fondata sulla
Il Distretto Aerospaziale della Campania
(DAC) si è confermato protagonista del
WMD 2025 – World Manufacturing
District, svoltosi alla Mostra d’Oltremare di
Napoli. In qualità di partner strategico
dell’evento, il DAC ha messo in campo una
presenza solida, articolata e progettuale,
centrata sull’obiettivo di rafforzare
l’ecosistema industriale del Sud Italia e di
rilanciare la Space Economy nazionale
attraverso una fitta rete di collaborazioni,
confronti e nuove alleanze tecnologiche.
L’ampia area del DAC alla Mostra è stata
fulcro di una serie di appuntamenti ad alto
contenuto innovativo, a partire
dall’intervento della Qualitas SpA, software
house parte di Impresoft Group, che ha
presentato in anteprima la sua soluzione
QBox, sviluppata con Mitsubishi Electric,
per connettere le macchine ai sistemi
gestionali delle imprese anche in assenza di
impianti nativamente digitali. La suite
NET@PRO è stata inoltre illustrata come
chiave per la transizione 5.0 delle PMI della
filiera aerospaziale, suscitando l’interesse di
numerosi operatori presenti.
A rappresentare Qualitas Laura De Zio
(Sales & Marketing Director), Luigi
Cristiano (Responsabile della filiale di
Napoli) e Marco Bifulco (Project Leader).
Le loro testimonianze hanno mostrato come
l’analisi dei dati in tempo reale e il controllo
dei costi industriali siano oggi leve
indispensabili per rendere le aziende
manifatturiere competitive, resilienti e
sostenibili.
Il DAC ha poi partecipato all’incontro di
presentazione del progetto europeo Ap-
EDIH, dedicato a sostenere la
digitalizzazione delle PMI e delle PA nei
settori strategici come manifattura,
agroalimentare, energia, smart mobility,
sanità e blue economy. Un momento di
confronto che ha visto fianco a fianco il
Presidente del DAC, Luigi Carrino, e il
Presidente del Distretto Tecnologico
Aerospaziale della Puglia, Giuseppe
Acierno, a conferma di una volontà comune
di rafforzare l’asse aerospaziale tra
Campania e Puglia, proiettando il Sud come
piattaforma industriale nel Mediterraneo.
La forza del DAC al WMD 2025 si è
manifestata anche attraverso il
coinvolgimento attivo delle sue aziende
associate, che hanno raccontato al
pubblico e agli stakeholder le loro
esperienze di innovazione, integrazione e
internazionalizzazione. Tra queste:
Aerosoft, AXCENT SYSTEM
ENGINEERING, BSERVICE-ENG, Green
Tech Solution, Mare Group, MES Group,
Officine Di Matteo, OMPM GROUP.
Ognuna ha contribuito con casi concreti,
tecnologie e testimonianze a delineare un
distretto coeso, aperto e in costante
evoluzione.
Significative le attività di networking ospitate
nell’area fieristica del DAC, trasformata in
uno spazio dinamico dove policy maker,
imprenditori, ricercatori e rappresentanti
istituzionali hanno potuto confrontarsi sui
temi della transizione digitale, dell’industria
5.0, delle sinergie intersettoriali e del futuro
della manifattura avanzata. Gli incontri
bilaterali, i talk tematici e gli incontri con
delegazioni internazionali hanno rafforzato il
ruolo del DAC come hub di relazioni
industriali, non solo per l’aerospazio ma per
l’intero sistema manifatturiero del
Mezzogiorno.
collaborazione tra Distretti e su una visione
strategica condivisa”.
Il bilancio del WMD 2025 per il DAC è
dunque estremamente positivo: dalla
valorizzazione delle eccellenze territoriali
alla promozione di tecnologie abilitanti, dalla
partecipazione attiva ai panel di sistema fino
alla stipula di nuove intese, come quella con
Qualitas, l’intera presenza del Distretto ha
confermato una vocazione alla crescita
collettiva e sostenibile. In un momento
cruciale per il futuro dell’aerospazio europeo
e globale, il DAC rilancia la propria sfida:
mettere il Sud al centro dello sviluppo
tecnologico, con concretezza, visione e
alleanze.
Dac Campania | Distretto Tecnologico
Aerospaziale della Campania
Wmd Event
Qualitas
DTA - Distretto Tecnologico Aerospaziale
DIR.
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
INNOVAZIONE
basso, insieme, in maniera sostenibile”, ha democratizzare l’accesso all’energia
Hopee, dalla piattaforma smart nata in Campania
spiegato Ardolino, sottolineando come rinnovabile, abbattendo le barriere che fino
30 nuova energia alle Comunità Energetiche Rinnovabili
Hopee risponda proprio alla necessità di ad oggi hanno reso difficile la realizzazione 31
passare dall’idea all’azione concreta. delle CER in Italia. Attraverso un’interfaccia
Janus, la startup del Gruppo Graded, presenta un innovativo ecosistema
“Hopee non è solo una piattaforma. È una semplice, una gestione intelligente dei dati e
rivoluzione culturale e tecnologica. È il un forte orientamento alla trasparenza, la
digitale che semplifica e potenzia la transizione energetica dal basso, tra
punto di svolta che trasforma la transizione piattaforma accompagna i territori in un
AI, IoT e inclusione tecnologica
energetica in qualcosa di concreto,
percorso di autonomia energetica e
misurabile, partecipato. È lo strumento che responsabilizzazione collettiva. Il vero cuore
installato presso lo stand Janus un
permette a cittadini, imprese e territori di innovativo del progetto risiede nella capacità
di Antonio Quaranta
simulatore interattivo che ha permesso a
essere finalmente protagonisti attivi del di trasformare la complessità in
visitatori e operatori del settore di osservare
cambiamento”, ha aggiunto il CEO di Janus. opportunità, mettendo la tecnologia al
Si chiama Hopee ed è molto più di una dal vivo il funzionamento dinamico di una
E c’è un altro aspetto da non sottovalutare: servizio di chi vuole partecipare attivamente
piattaforma digitale: è un progetto visionario CER e di comprendere come Hopee possa
l’origine geografica di questa innovazione. alla costruzione di un futuro sostenibile.
nato nel cuore della Campania, con intervenire in tempo reale per migliorare
“Questa piattaforma nasce in Campania – Con Hopee, Janus e Graded firmano
l’ambizione di cambiare radicalmente il prestazioni e sostenibilità del sistema. Non
ha rimarcato – da una visione condivisa tra un’alleanza tra impresa, territorio e
modo in cui cittadini, imprese e territori si tratta, però, solo di tecnologia. “Le
un’impresa storica come Graded e una intelligenza artificiale che punta a rendere
vivono, producono e condividono l’energia. Comunità Energetiche Rinnovabili
nuova generazione di imprese tecnologiche l’energia condivisa una realtà diffusa,
A idearlo è stata Janus, la startup
rappresentano la vera speranza
rappresentata da Janus. È un messaggio semplice, e profondamente umana. Perché
tecnologica del Gruppo Graded, storica energetica del nostro tempo. Non sono
forte: il Sud non insegue, ma guida; non la vera innovazione, come ricorda Ardolino,
realtà napoletana attiva nel settore
solo una risposta tecnica, ma un nuovo
subisce l’innovazione, ma la crea”.
non è mai fine a sé stessa: è quella che
energetico, da anni impegnata nella ricerca modo di vivere e condividere l’energia: dal
Hopee, dunque, si presenta come uno cambia le cose e le mette davvero a
di soluzioni innovative per la
strumento abilitante, pensato per
disposizione di tutti.
sostenibilità e l’efficienza.
La presentazione ufficiale è avvenuta
in occasione della decima edizione di
Innovation Village, in Villa Doria
d’Angri, sede dell’Università di
Napoli Parthenope. È stato Gennaro
Ardolino, Chief Innovation Officer di
Graded e CEO di Janus, a svelare al
pubblico la visione e la struttura di
questo nuovo strumento. Il nome
stesso, Hopee, racchiude un
messaggio potente: Hope come
speranza in un futuro più verde e
partecipato, Energy come energia
pulita, condivisa e consapevole.
Ma cosa rende davvero speciale
questa piattaforma? Hopee è il primo
ecosistema digitale nato per
semplificare e ottimizzare le
Comunità Energetiche Rinnovabili
(CER), oggi spesso ostacolate da
burocrazia, tecnicismi e mancanza di
strumenti operativi accessibili.
Attraverso l’integrazione di
intelligenza artificiale, dispositivi IoT
e algoritmi predittivi, la piattaforma
consente di monitorare in tempo reale
la produzione, il consumo e la
distribuzione dell’energia all’interno
delle comunità, generando un nuovo
modello di governance energetica più
equo, efficiente e partecipato.
Durante la manifestazione è stato
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
AMBIENTE
“Campania modello per l’ambiente”: De Luca chiude
gli Stati Generali nel segno del riscatto ecologico
32 33
Il governatore rilancia da Napoli il percorso virtuoso della Regione:
“Raggiunto il 90% degli obiettivi. Eliminare 4 milioni di tonnellate di
ecoballe? Un miracolo”
di Walter Ferrigno
“Abbiamo ereditato una regione devastata e
l’abbiamo trasformata in un modello
nazionale di politiche ambientali”. Con
queste parole, il presidente della Regione
Campania Vincenzo De Luca ha concluso,
il 29 maggio 2025, la prima giornata degli
Stati Generali sull’Ambiente, nell’ambito
del Green Med Expo & Symposium ospitato
alla Mostra d’Oltremare di Napoli. Un
intervento articolato, energico e, come
sempre, diretto, con cui il Governatore ha
voluto tracciare il bilancio delle azioni messe
in campo negli ultimi anni e rilanciare gli
impegni per il prossimo futuro.
“Abbiamo raggiunto il 90% degli obiettivi
che ci eravamo prefissati – ha sottolineato
De Luca – ed entro il prossimo anno
completeremo anche l’eliminazione
dell’ultima parte di ecoballe ancora presenti
nei nostri siti di stoccaggio”. Un traguardo
che fino a pochi anni fa sembrava
impossibile: 4 milioni e 200mila tonnellate
di rifiuti, accumulate soprattutto tra
Giugliano e la pianura campana, che oggi
risultano smaltite per oltre 3 milioni di
tonnellate, con l’obiettivo di rimuovere le
restanti 1,2 milioni entro il 2026. “Un
miracolo”, lo ha definito lo stesso De Luca,
“che non sarebbe riuscito a nessuno in Italia
e forse nel mondo”.
Ma l’intervento del presidente non si è
limitato alla questione delle ecoballe. De
Luca ha ricordato come la Campania fosse
anche tra le regioni italiane più penalizzate
a livello europeo: “Pagavamo una
sanzione di 120.000 euro al giorno.
Abbiamo ridotto questa cifra prima a 80.000,
poi a 40.000 e ora siamo a 20.000 euro al
giorno, grazie all’avvio della bonifica, alla
realizzazione dei primi impianti e
all’installazione in corso di 5 impianti di
compostaggio su un totale di 11 previsti,
con un investimento complessivo tra i 250 e
i 300 milioni di euro”.
Particolare enfasi è stata posta sul nuovo
corso intrapreso in materia di rifiuti:
“Abbiamo abbandonato la logica dei
termovalorizzatori, che la vecchia legge
regionale prevedeva in numero di quattro, e
abbiamo puntato su un piano che mira alla
bonifica delle discariche, all’eliminazione
delle ecoballe e alla realizzazione di
impianti per il trattamento dell’umido”.
Una rivoluzione verde che va di pari passo
con l’obiettivo di rendere la Campania
autosufficiente anche dal punto di vista delle
risorse idriche. In questo senso, De Luca ha
annunciato “un programma unico in Italia
per l’autonomia idrica, destinato a garantire
nei prossimi decenni l’approvvigionamento
per uso potabile, agricolo e industriale,
grazie a investimenti per 2 miliardi e 300
milioni di euro”.
“Abbiamo fatto un lavoro immane, e
possiamo andarne orgogliosi”, ha aggiunto
il Governatore, rivendicando anche i risultati
ottenuti in tema di depurazione – con il
potenziamento della rete regionale – e di
qualità delle acque marine, che ha portato
la Campania tra le prime tre regioni
d’Italia per numero di Bandiere Blu.
Senza dimenticare l’impegno per il fiume
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
AMBIENTE
Sarno, dove sono già stati chiusi decine di della seconda giornata è stato quello della
scarichi abusivi: “Entro un anno, massimo mobilità sostenibile. Nel panel dedicato,
34 un anno e mezzo, completeremo la
Antonio Errico (ALIS), Umberto De
35
bonifica totale del Sarno, uno dei fiumi più
inquinati d’Europa”.
De Luca ha infine ricordato la vastità delle
azioni avviate in parallelo: “Un’indagine
capillare su terreni agricoli, falde
acquifere, emissioni atmosferiche; la
chiusura definitiva dei sversamenti
illegali; e soprattutto una nuova cultura
Gregorio (EAV), Anthony Acconcia (AIR
Campania) e Teresa Di Mattia (ACaMIR)
hanno discusso il futuro del trasporto
pubblico in Campania in chiave ecologica e
cittadino-centrica. In questa occasione, è
stata annunciata anche la firma di un
protocollo tra la Regione e il Consorzio
Italiano Compostatori per risolvere il deficit
Pagliuca, per la categoria “Educazione
ambientale”; Silvia Gambi, per “Consumo
consapevole”; e Federica Gasbarro, per
“Cambiamenti climatici”. Un premio che
racconta la forza dei linguaggi nuovi nel
diffondere consapevolezza ambientale tra le
giovani generazioni e nei contesti digitali.
(foto da Area Stampa Regione Campania)
ambientale, che deve fondarsi su un
equilibrio tra sviluppo e rispetto per la
natura”.
Nel contesto del Green Med Expo &
Symposium, l’intervento del Governatore è
apparso non solo come un momento di
rendicontazione, ma come una
dichiarazione di intenti: continuare su una
strada di rigore, concretezza e visione a
lungo termine. Perché, ha concluso,
“l’ambiente non è una moda, ma una
responsabilità storica. E la Campania,
oggi, può essere un esempio”.
Accanto al focus sulle bonifiche e
sull’autonomia idrica, uno dei temi chiave
impiantistico nella gestione della frazione
organica. “Il nostro organico viene ancora
spedito al Nord a costi elevati – ha
dichiarato il vicepresidente della Campania
Fulvio Bonavitacola –. È ora di scrivere
una storia nuova”.
A completare il quadro culturale degli Stati
Generali, la cerimonia di premiazione della
prima edizione de Il Tuffatore,
riconoscimento istituito dalla Regione
Campania per valorizzare la
comunicazione ambientale nel digitale.
La giuria, presieduta da Paolo Mieli e
composta da Valeria Angione e Padre
Enzo Fortunato, ha premiato Giorgia
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AMBIENTE
Green Med Expo & Symposium:
ideata dal Consorzio Erion WEEE con il
concept creativo di Studeo Group: oltre
36 1600 visitatori hanno partecipato a un 37
Napoli capitale della sostenibilità
percorso multisensoriale sul riciclo dei
dispositivi elettronici, che ha permesso
soprattutto ai giovani di comprendere,
Oltre 10.000 presenze fisiche e 110.000 utenti online: la sesta edizione
attraverso i cinque sensi, l’impatto reale dei
conferma l’evento come riferimento nazionale per l’innovazione e la
propri gesti quotidiani.
«Con Materia Vive abbiamo voluto offrire
cultura ambientale
un’esperienza emotiva e educativa allo
stesso tempo», ha spiegato Marta Macchi,
di Antonio Quaranta
che ha chiuso la tre giorni con un'immagine
marketing manager di Erion. «Il messaggio
simbolica: ragazzi che si muovevano tra gli
è chiaro: ciò che scartiamo può tornare a
Alla Mostra d’Oltremare di Napoli, in un stand come a un evento tech o al live di un
vivere, se sappiamo riconoscerne il valore».
clima carico di energia positiva e
influencer. «Questo entusiasmo in un
La sfida adesso è culturale e industriale
partecipazione collettiva, si è svolta la sesta contesto ambientale – ha detto – significa
insieme, come ha sottolineato Alessandra
edizione del Green Med Expo &
che siamo riusciti a creare un cambiamento
Astolfi, exhibition director di Italian
Symposium, l’evento che ha ormai assunto profondo. La nostra missione era proprio
il ruolo di punto di riferimento nazionale per questa: parlare ai giovani con un linguaggio
accanto a operatori del settore ambientale, Exhibition Group: «Non possiamo più
il dialogo tra sostenibilità, imprese e coinvolgente, restituendo valore al concetto
start-up, amministratori locali e studenti. affidarci solo ai fondi, serve un cambio di
pubbliche amministrazioni nel Sud Italia. Più di partecipazione».
Presente anche una fitta rete di 110 passo nella mentalità imprenditoriale. Le
di 10.000 presenze in tre giorni, tra cui Organizzato da Ricicla TV in collaborazione
imprese espositrici, provenienti dalla PMI della Campania hanno le competenze e
ben 3.000 studenti, e oltre 110.000 utenti con Ecomondo, il Green Med 2025 ha
Campania e da altre regioni italiane, a le tecnologie per guidare questa
collegati online hanno reso questa saputo integrare contenuti specialistici e
conferma dell’interesse crescente verso trasformazione, ma devono essere messe in
edizione la più seguita di sempre,
approccio divulgativo. Cinquanta
l’innovazione ambientale e le tecnologie per condizione di lavorare insieme alle
certificando una vera e propria svolta appuntamenti, tre aree formative e due
il riciclo, l’efficienza energetica e l’economia istituzioni».
culturale.
palchi dedicati al dibattito hanno visto
circolare.
Un invito raccolto con convinzione da
A raccontarlo è Monica D’Ambrosio, alternarsi rappresentanti del mondo
Un focus speciale è stato dedicato ai RAEE, Giovanni Paone, amministratore unico di
ideatrice e event manager del Green Med, istituzionale, imprenditoriale e accademico,
i rifiuti da apparecchiature elettriche ed Nica Srl e direttore editoriale di Ricicla TV:
elettroniche, il cui tasso di raccolta in Italia è «Abbiamo costruito un ecosistema virtuoso
ancora lontano dagli obiettivi fissati
che unisce pubblico, privato, scuola e
dall’Unione Europea. È in questo contesto cittadinanza attiva. La partecipazione che
che ha riscosso un successo straordinario la abbiamo visto dimostra che questa è la
mostra immersiva Materia Vive Experience, direzione giusta. Ora bisogna consolidarla e
farne un modello replicabile».
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AMBIENTE
Napoli lancia la rivoluzione
intelligenti segnalano incendi, guasti e invece, la presenza turistica ha portato a
riempimenti anomali, permettendo un una riorganizzazione dei turni: spazzamento
38 intervento rapido ed efficiente. Questo con biciclette elettriche, presidi H24, 39
urbana con ASIA
approccio non riguarda solo la raccolta squadre mobili e aggiornamenti dinamici
ordinaria, ma anche quella straordinaria, in basati sui flussi reali.
occasione di eventi o emergenze, con una Sul piano interno, ASIA investe nella
Verso una città intelligente, pulita e sostenibile: nasce l’infrastruttura
tracciabilità totale delle attività e una formazione e nel ricambio generazionale:
cognitiva del futuro
memoria digitale utile alla programmazione. oltre 100 nuovi profili sono stati selezionati
Il modello Napoli si rafforza grazie
tramite job posting interni e affiancati da
Napoli è al centro di una svolta epocale che cognitiva, un’app per gli operatori dotata di
all’accordo Ponte Italia, firmato con AMA percorsi di aggiornamento per i dipendenti
unisce ambiente, tecnologia e visione geolocalizzazione, fotoreport, firma digitale
Roma SpA, che apre la strada a una senior. L’obiettivo è costruire una cultura
urbana. A guidare questo cambiamento è e una app per i cittadini con calendario
cooperazione metropolitana basata su aziendale capace di affrontare le sfide future
ASIA Napoli SpA, che si ripensa non più dinamico e segnalazioni geo-localizzate.
scambio di know-how, investimenti
con competenze digitali, ambientali e
come semplice azienda di raccolta rifiuti, ma Grazie all’intelligenza artificiale e agli
condivisi, acquisti congiunti e formazione sociali.
come infrastruttura cognitiva della città. algoritmi predittivi, il sistema apprende dai
interaziendale. È l’inizio di una rete
“ASIA è oggi una piattaforma pubblica che
Sotto la guida di Domenico Ruggiero, comportamenti dell’utenza, dai flussi
nazionale delle municipalizzate, dove unisce dati, persone e territorio – conclude
l’azienda ha avviato una trasformazione turistici, dalle condizioni meteo e dagli
l’innovazione ambientale diventa volano di Ruggiero – per una Napoli più
radicale che va oltre la digitalizzazione: è la eventi pubblici per pianificare gli interventi in
sviluppo e sostenibilità.
consapevole, pulita e sostenibile. Non si
nascita di un modello urbano che impara, modo flessibile, ridurre i costi e migliorare il
Come sottolinea Carlo Lupoli, direttore dei tratta di un progetto futuribile: il processo è
anticipa e si adatta. Il cuore del progetto è la decoro urbano. In questo modo, ogni
servizi generali, ASIA si fa carico anche già iniziato e sta ridisegnando il modo in cui
transizione cognitiva, un processo che dota segnalazione diventa un dato attivo, ogni
degli interventi più critici: bonifiche
la città pensa e agisce.” Un esempio
Napoli di una rete intelligente e
operatore un nodo della rete, ogni intervento
ambientali in insediamenti abusivi, campi concreto di come tecnologia, sostenibilità e
interconnessa, capace di analizzare i dati parte di una strategia dinamica.
ROM, spiagge degradate. In questi casi, governance pubblica possano integrarsi per
urbani in tempo reale per migliorare La flotta di mezzi è coinvolta in una
l’azione di ASIA si coordina con Comune, costruire una vera smart city mediterranea.
l’efficienza dei servizi e il benessere dei profonda transizione ecologica. Veicoli
forze dell’ordine e servizi sociali, per
cittadini.
elettrici e ibridi, dotati di GPS e RFID,
garantire legalità, salute pubblica e
Tutto ruota attorno a una piattaforma monitorano consumi e percorsi, dialogando
prevenzione sanitaria. In centro città,
DIR.
integrata che include una centrale operativa in tempo reale con la centrale. I contenitori
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AMBIENTE
Capodimonte Comunità Ecologica:
sociale, in parallelo ai lavori di recupero e dell’Acqua, con un laboratorio sul
valorizzazione del Bosco finanziati dal risparmio idrico e una passeggiata tra le
40 PNRR. L’iniziativa si sviluppa in sette infrastrutture idriche storiche del Bosco; 41
appuntamenti gratuiti, tutti in programma di infine, aprile 2026 vedrà le celebrazioni per
sabato, e ciascuno strategicamente la Giornata della Terra, con una giornata di
collegato a una giornata mondiale dedicata festa, consapevolezza e azioni simboliche
dal Bosco un nuovo modello di
cittadinanza ambientale
Al via il percorso partecipativo per costruire una rete civica consapevole
nel cuore verde di Napoli. Iniziato con una passeggiata per la
biodiversità, il progetto proseguirà fino alla primavera 2026 con
laboratori, esperienze inclusive e giornate tematiche
Il Real Bosco di Capodimonte ha
inaugurato il 24 maggio 2025 il progetto
Capodimonte Comunità Ecologica, un
innovativo laboratorio civico a cielo aperto
ideato da Euphorbia S.r.l. in collaborazione
con N’Sea Yet ETS, per promuovere
l’educazione ambientale, la partecipazione
attiva e il senso di appartenenza al
patrimonio verde della città. La prima
giornata, dedicata alla celebrazione della
Giornata Internazionale della Biodiversità
(22 maggio, ONU), ha visto la
partecipazione di cittadini, famiglie e
visitatori in una passeggiata naturalistica
lungo i sentieri del bosco e una caccia al
tesoro ecologica, con partenza dallo Spazio
Capodimonte Comunità Ecologica presso
Porta Piccola, recentemente riqualificato e
attrezzato con tronchetti-seduta e pannelli
informativi. Questo spazio è destinato a
diventare il cuore pulsante di una nuova
comunità civica, sensibile ai temi della
sostenibilità e dell’ecologia urbana.
Il progetto non si limita a un semplice
cartellone di eventi, ma si configura come
un vero e proprio percorso di rigenerazione
all’ambiente o alla cittadinanza. Il prossimo
evento in calendario sarà il 7 giugno, in
occasione della Giornata Mondiale
dell’Ambiente, con un laboratorio di
compostaggio domestico aperto a tutti,
pensato per avvicinare i partecipanti ai
principi dell’economia circolare e della
gestione sostenibile dei rifiuti organici.
I successivi incontri si terranno il 4 ottobre,
con un laboratorio di riciclo creativo e
riflessioni sul rapporto tra habitat urbano e
verde pubblico, in occasione della Giornata
Mondiale degli Habitat; il 13 dicembre, per
la Giornata Internazionale delle Persone
con Disabilità, con attività inclusive dedicate
all’accessibilità ecologica; il 14 marzo 2026,
per la Giornata Nazionale del Paesaggio,
dedicata alla fruizione responsabile e alla
cura del verde domestico; il 21 marzo, in
occasione della Giornata Mondiale
dedicate alla tutela del pianeta.
Attraverso un approccio esperienziale e
intergenerazionale, Capodimonte
Comunità Ecologica vuole stimolare una
nuova ecologia delle relazioni, un dialogo
costante tra natura, cultura e sostenibilità,
in grado di coinvolgere non solo i
frequentatori abituali del parco ma anche i
turisti e le scuole, in una visione partecipata
e condivisa della città. Il Real Bosco di
Capodimonte, già patrimonio UNESCO e
polmone verde di Napoli, si riconferma così
non solo come luogo di bellezza e storia,
ma come esempio virtuoso di educazione
civica e ambientale, un modello replicabile
per altre realtà urbane italiane.
(foto fornite dall’Ufficio stampa del Museo
e Real Bosco di Capodimonte)
A.Q.
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CULTURA E SPETTACOLI
‘Fuori’: Martone accende il cuore
ribelle di Goliarda Sapienza
44 45
Un film intenso e sensuale che racconta l’amicizia, la libertà e il carcere
come spazio di verità. Valeria Golino indimenticabile nel ruolo della
scrittrice ‘fuori quadro’
È un’onda lenta ma potente quella che
attraversa Fuori, il nuovo film di Mario
Martone, applaudito per oltre sette minuti al
Festival di Cannes e accolto con
commozione dal pubblico partenopeo nelle
sale di Napoli. Una pellicola che non vuole
essere un biopic, ma che riesce più di molti
biopic a restituire la complessità di una
figura come Goliarda Sapienza, scrittrice
anarchica, attrice, intellettuale “fuori dai
ranghi”, il cui capolavoro L’arte della gioia è
stato pubblicato solo postumo, prima in
Francia, poi in Italia.
«Volevamo fare un film umano, non
ideologico», ha spiegato Mario Martone
all’anteprima napoletana. «Quando Ippolita
(di Majo, co-sceneggiatrice e mia
compagna) mi ha proposto di lasciare l’idea
di raccontare dieci anni di vita per
concentrarci su un solo anno, quello
dell’incontro di Goliarda con due detenute a
Rebibbia, ho capito subito che era il film
giusto. È una storia di relazioni, di libertà e
di derive felici». Lontano da ogni agiografia,
Fuori si muove nella zona mobile
dell’autofiction, come nei testi da cui è tratto
– L’università di Rebibbia e Le certezze del
dubbio – e come nello stile di vita della
stessa Sapienza, che alla realtà applicava
un processo di immaginazione radicale.
Il carcere, nel film, è reale. È Rebibbia,
filmato senza filtri, con le sue grate e i suoi
cortili di cemento, quasi un lido balneare
d’altri tempi, e con alcune detenute vere,
regolarmente retribuite, che recitano
accanto alle protagoniste. Valeria Golino è
straordinaria nel ruolo di Goliarda: una
donna che osserva, ascolta, si lascia
attraversare dalla vita, anche quando è
dura, anche quando è scomoda. Accanto a
lei, Matilda De Angelis, nel ruolo della
militante e caotica Roberta, ed Elodie, alla
sua prima prova importante al cinema, nei
panni di Barbara. Tre figure femminili
diverse e affini, in equilibrio su una
sottile corda tesa tra tenerezza e
rivolta.
«Goliarda l’ho conosciuta davvero,
quando avevo diciott’anni. Mi
aiutava a togliere l’accento
napoletano per un film di Citto
Maselli, suo ex compagno», ha
raccontato Valeria Golino durante
la conferenza stampa a Cannes.
«Mi è rimasta impressa per la forza
e la libertà che emanava, ma anche
per la sua dolcezza. Era una donna
che sapeva ascoltare, che si
commuoveva, che si metteva
sempre alla pari con chiunque. Ho
scelto di interpretarla facendo
emergere il suo lato più accogliente,
più soffice, quello che la rendeva
davvero capace di amare».
Ma Fuori è anche un’opera che
parla a oggi. Martone lo sottolinea
con decisione: «Il carcere è parte
della nostra società e va trattato con la
stessa dignità. Goliarda, da donna, è stata
emarginata in modo tremendo. Il suo
romanzo più grande non fu pubblicato in
vita. Mentre Pasolini, pur criticato, veniva
ascoltato, lei veniva ignorata perché era una
donna. Oggi qualcosa è cambiato, ma il
rischio di rimuovere chi è scomodo esiste
ancora».
E in effetti, lo sguardo di Martone è politico,
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CULTURA E SPETTACOLI
ma nel senso più alto: è un invito alla scrivere, e non rientrare più nell’ordine
disobbedienza gentile, alla non
costituito”. Un cinema libero per raccontare Tempesta e tramonto
46 omologazione, alla ricerca della libertà una donna libera. E per ricordarci che, come
47
autentica. «Ai giovani dico di avere il
coraggio di dissentire», aggiunge Golino.
«Di non avere paura di essere fuori posto,
fuori dal coro, fuori dalle aspettative».
Girato nella vera casa della scrittrice, tra le
vie di una Roma che non è mai ricostruita
ma vissuta, Fuori è anche un gesto estetico
radicale. Martone lavora per sottrazione, si
affida alle lunghe sequenze, lascia che le
immagini respirino, che i corpi si avvicinino
e si respingano, che le parole trovino il loro
spazio, anche nel silenzio. Le musiche
originali di Valerio Vigliar, assieme ai brani
di Robert Wyatt e Duke Ellington,
aggiungono strati emotivi sottili e profondi.
Come ha scritto la stampa francese, Fuori
è “un film fuori dagli schemi, che sposa il
gesto femminista di Sapienza: uscire,
scriveva proprio Goliarda, “fuori” non è solo
un luogo, ma uno stato d’animo. Un modo di
stare al mondo. Anche contro. Anche oltre.
Anche da sole. Ma sempre vive.
(foto di Elio Di Pace e Mario Spada da carella
stampa)
RED.
per l’Italia in concorso a Cannes
Un film potente e laico, in cui Goliarda Sapienza diventa guida e
testimone di una libertà oggi dimenticata
di Paola Pagliuca
In una Cannes sempre più blindata, e un
po’ sgarbata, forse ricordando l’affollamento
degli ultimi anni, Mario Martone, unico
italiano in concorso, è accolto da una
tempesta che finisce nei bagliori di un
magnifico tramonto e nei riflettori della
montée des marches, scalinata per la
Lumière, iperbolica sala del Concorso
ufficiale.
Il film è un viaggio emotivo, a fianco alle
protagoniste; le scene un’accuratissima
ricostruzione del clima di certi anni, in cui,
pure se sembrava
sempre di parlare di
rivoluzione,
convenzioni e
separazioni sociali
erano ancora ben forti
e radicate, e romperle
equivaleva a diventare
un paria.
Significativa l’intervista televisiva della
Sapienza con Enzo Biagi, che vediamo sui
titoli di coda, anch’essi anticonvenzionali,
separati tra Dentro e Fuori. La scrittrice
coraggiosamente espone l’esperienza sua
in prigione, vergogna riscattata dall’acuta
intelligenza e dall’inedita riflessione sulla
possibilità di creare uno spazio di libertà
dietro le sbarre.
Goliarda dona dignità e senso alle amiche
conosciute a Rebibbia, ma non come
avviene retoricamente oggi, usando la
sfortuna come un fiore all’occhiello, piuttosto
invece celebrando la vita vera, e l’umanità
dei momenti vissuti insieme.
In un tempo in continua ristrutturazione, tra
ricordi intensi e la vita sfilacciata di Roberta
e Barbara, ragazze senza ambizioni e con
pochi valori che non siano quello
dell’amicizia, il viaggio si intensifica nei
momenti di gioia, indisciplinati, in
esplorazione, e deve però necessariamente
finire quando le differenze mostrano ormai
tutto il loro potere condizionante: se l’amica
giovane è tossica e in continuo rischio di
reato, se le giornate in perenne vacanza
delle donne di periferia collidono con lo
sforzo creativo e la disciplina tipica dello
scrittore, l’incontro, immaginiamo, diventerà
sempre più episodico.
Resta però l’intensità del vivere, una
nostalgia di qualcosa che sembra sempre
fuggire, e l’eredità di una valigia piena di
lettere: la vita vera dei carcerati alle loro
famiglie, custodite da Roberta.
Il film con Goliarda Sapienza, come lo
stesso Martone lo definisce, non mancando
di ringraziare “tutte le donne che hanno fatto
il film con lui”, celebra una laica curiosità
verso la vita, e propone l’avventuroso
percorso verso la condizione esistenziale
della libertà, un valore desueto, che oggi
non vale nulla al cospetto di fama e denaro,
mentre allora (non più di cinquant’anni fa)
era la scelta più nobile e conseguenziale
per chiunque avesse qualcosa di
interessante da dire.
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
CULTURA E SPETTACOLI
A Napoli brillano le stelle della
serialità italiana
48 49
In Villa Pignatelli i Nastri d’Argento Grandi Serie 2025: emozioni, premi e
omaggi tra storia, talento e futuro
di Fabrizio Matarazzo
Napoli si conferma capitale della grande
fiction italiana. Nella splendida cornice di
Villa Pignatelli, tra giardini storici e
architetture nobiliari, si è celebrata il 31
maggio la quinta edizione dei Nastri
d’Argento Grandi Serie, il prestigioso
riconoscimento assegnato dai Giornalisti
Cinematografici alle eccellenze della
serialità italiana. Un’edizione da record per
qualità artistica, varietà di generi, presenze
applausi e premi grazie alla regia raffinata di
Joe Wright, alla scrittura di Stefano Bises
e Davide Serino (insieme allo stesso
Scurati), e soprattutto alla straordinaria
interpretazione di Luca Marinelli, che ha
regalato un ritratto magnetico e disturbante
del giovane Mussolini. A completare il
successo, anche il premio alla coprotagonista
Barbara Chichiarelli. La
produzione, affidata a Sky Studios, The
Apartment, Fremantle e Cinecittà S.p.A.,
ha segnato un esempio virtuoso di
stellari e forti emozioni, in un perfetto
equilibrio tra industria e cultura, memoria e
innovazione.
A dominare la serata è stato M – Il figlio del
secolo (Sky), tratto dal romanzo Premio
Strega di Antonio Scurati. Proclamata
Serie dell’Anno, l’opera ha raccolto
coproduzione internazionale a forte impatto
narrativo e visivo.
Grande attenzione ha raccolto anche L’arte
della gioia (Sky), ambizioso adattamento del
romanzo di Goliarda Sapienza firmato da
Valeria Golino. Il titolo si è imposto come
Miglior Drama e ha ottenuto una pioggia di
riconoscimenti. Brilla Tecla Insolia,
premiata come Miglior Attrice
Protagonista, intensa e vibrante nel ruolo
di Modesta. Premi anche per Valeria Bruni
Tedeschi e Jasmine Trinca (non
protagoniste), Guido Caprino, e la giovane
Alma Noce, omaggiata anche dalla
Fondazione Nobis come talento
emergente. Applauditi anche gli
sceneggiatori Francesca Marciano, Valia
Santella, Luca Infascelli, Stefano Sardo e
Nicolangelo Gelormini, regista
dell’episodio finale.
Nel panorama della commedia è stato un
vero successo Hanno ucciso l’uomo ragno –
La leggendaria storia degli 883 (Sky),
premiata come Miglior Serie Commedia.
Alla regia Sydney Sibilia, Alice Filippi e
Francesco Ebbasta, alla scrittura
Francesco Agostini, Chiara Laudani,
Giorgio Nerone e lo stesso Sibilia.
Protagonisti, e premiati come Rivelazioni
dell’anno, i giovanissimi Elia Nuzzolo e
Matteo Oscar Giuggioli, capaci di
incarnare lo spirito generazionale della band
più amata degli anni '90. Una celebrazione
pop ad "alta velocità", come sottolineato
anche dal premio speciale offerto da Italo
Treno.
Nel genere crime si è distinta Avetrana –
Qui non è Hollywood (Disney+), premiata
come Miglior Serie Crime. Diretta da
Pippo Mezzapesa, con una sceneggiatura
firmata insieme a Antonella W. Gaeta e
Davide Serino, la serie ha colpito per la sua
ricostruzione asciutta e potente del tragico
delitto di Sarah Scazzi. Tra gli interpreti,
spicca Vanessa Scalera nel ruolo di
Cosima Misseri, intensa e disturbante. A
festeggiare a Napoli anche Matteo Rovere
(Groenlandia), Daniel Frigo e Alessandro
Saba per Disney+ Italia.
Nel segno dell’equilibrio tra dramma e
commedia si è imposto Tutto chiede
salvezza – Stagione 2 (Netflix), tratto
dall’omonimo romanzo di Daniele
Mencarelli. La regia di Francesco Bruni,
affiancato dagli sceneggiatori Daniela
Gambaro e lo stesso Mencarelli, ha
confermato l’alto valore sociale e
psicologico della serie, premiata come
Miglior Dramedy.
L’omaggio alla grande tradizione teatrale
napoletana è arrivato con Questi fantasmi!
(Rai), Miglior Film TV e titolo più votato in
assoluto. Tratto da Eduardo De Filippo,
diretto da Alessandro Gassmann e
interpretato da Massimiliano Gallo, Anna
Foglietta, Alessio Lapice e Maurizio
Casagrande, il film ha incantato per
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CULTURA E SPETTACOLI
50 51
l’equilibrio tra rispetto della scrittura
originale ed efficacia televisiva. Produzione
di Rai Fiction e Picomedia, già
pluripremiata negli anni.
La serata ha anche celebrato i volti più
iconici della stagione. Oltre a Luca
Marinelli, premiati Monica Guerritore per
Inganno, Alba Rohrwacher per L’amica
geniale – Storia della bambina perduta, Kim
Rossi Stuart per Il Gattopardo, e Vittoria
Schisano per La vita che volevi. In
evidenza anche Filippo Timi, intenso
protagonista della visionaria Dostoevskij dei
fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, a
cui è stato assegnato un Premio Speciale
per la coerenza autoriale tra cinema e
serialità.
Importanti anche i riconoscimenti legati alla
scrittura. Il Nastro d’Argento SIAE per la
Sceneggiatura è andato ad Alice
Urciuolo, giovane penna già apprezzata
per Adorazione, Skam Italia e Prisma. Per
lei, come per gli altri autori premiati, le
simboliche Penne d’Argento Campo
Marzio.
Tra i riconoscimenti del pubblico, molto
sentito quello al ritorno di Piedone – Uno
sbirro a Napoli, rilanciato da Salvatore
Esposito, che ha ricevuto un Premio
Speciale dalla Film Commission Regione
Campania, in occasione del ventennale
dell’ente. Un omaggio che unisce
generazioni e stili, e che ha toccato il cuore
del pubblico napoletano.
Tra i premiati anche Miriam
Dalmazio e Marco Rossetti,
protagonisti di Costanza
(Rai), che si sono aggiudicati
il Nuovo Imaie – Serie,
suggellando la sintonia e il
successo delle recenti fiction
in prima serata.
Con oltre 90 giornalisti
coinvolti nelle votazioni, e il
sostegno del Ministero della
Cultura, della SIAE, del
Nuovo Imaie e della
Fondazione Nobis, i Nastri
d’Argento Grandi Serie
2025 si sono confermati come
un punto di riferimento
imprescindibile per il racconto
audiovisivo italiano. Un
evento elegante e autentico,
che ha saputo unire lo
spettacolo alla riflessione,
valorizzando non solo i volti
più noti ma anche le scritture,
le produzioni, le regie e le
nuove voci che stanno
costruendo il futuro della
narrazione seriale. Napoli, ancora una volta,
ha fatto da cornice ideale, città simbolo di
una cultura viva, profonda e sempre
protagonista.
(foto di Leonardo Puccini e Matteo Mignani /SNGCI)
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CULTURA E SPETTACOLI
Kurzak, Elīna Garanča e Brian Jagde
Be Luminous: il San Carlo brilla di nuova luce.
(14-20 giugno), e con Turandot di Puccini,
52 ripresa dell’acclamato allestimento di
53
La Stagione 2025-2026 celebra l’arte tra mito,
Vasily Barkhatov, che vedrà Anna
Pirozzi, Brian Jagde e Pretty Yende in
innovazione e grandi voci internazionali
scena dal 5 al 15 luglio.
Un evento straordinario attende il pubblico
Da Cherubini a Morricone, da Marina Abramović a Jonas Kaufmann: una
il 6 settembre, con l’Aida verdiana
proposta in forma di concerto e interpretata
stagione che riscrive la storia del Lirico di Napoli
da Anna Netrebko, Jonas Kaufmann e
Luca Salsi, diretti da Riccardo Frizza.
Con lo slogan Be Luminous, il Teatro di
Due debutti assoluti chiudono
San Carlo apre le porte a una Stagione
simbolicamente la stagione operistica.
2025/2026 di grande respiro internazionale,
Mitridate, re di Ponto di Mozart, mai
ricca di prime assolute, ritorni attesi, regie
rappresentato prima al San Carlo, sarà in
audaci e una costellazione di nomi tra i più
scena dal 24 settembre al 1 ottobre con la
illustri della lirica mondiale. Mentre è ancora
regia di Claus Guth e protagonisti Giovanni
attesa la nomina del nuovo Sovrintendente,
Sala, Mariangela Sicilia e Franco Fagioli.
il San Carlo rilancia la sua vocazione alla
A seguire, Alcina di Händel, in forma di
bellezza e al futuro, con tredici titoli
concerto il 9 e l’11 ottobre, con Lisette
operistici, quattro balletti, diciotto
Oropesa e ancora Fagioli sotto la direzione
concerti, quattro recital pianistici e
di Iván López-Reynoso. La chiusura è
undici appuntamenti di Musica da
affidata a La Cenerentola di Rossini, dal 20
Camera. Un’offerta monumentale per 120
al 27 ottobre, con la regia di Damiano
alzate di sipario, che conferma il Massimo
Michieletto e diretta da Speranza
napoletano come uno dei fari culturali
Scappucci, protagonisti Aigul
d’Europa.
Akhmetshina, Jack Swanson, Aleksandra
«Chi sarà sovrintendente dovrà continuare
questo percorso e, soprattutto, essere in
grande sintonia con il territorio e le
istituzioni», ha dichiarato il sindaco di
Napoli Gaetano Manfredi, intervenuto alla
presentazione della stagione. «Il San Carlo
è patrimonio di Napoli, non di altri. Visto che
è così importante questa nomina, nei
prossimi giorni la faremo».
L’inaugurazione, fissata per sabato 6
dicembre 2025, segna un momento storico:
per la prima volta va in scena al San Carlo
Medea di Luigi Cherubini, diretta da
Riccardo Frizza, con la regia di Mario
Martone e protagonista assoluta Sondra
Radvanovsky, affiancata da Francesco
Meli e Anita Rachvelishvili. Un titolo
simbolico, che incarna lo spirito di rinascita
e la forza della luce evocata nel concept
della stagione. L’anteprima sarà riservata
agli Under 30, segno dell’attenzione
strategica del teatro verso le nuove
generazioni.
Una delle vette assolute della stagione è la
prima esecuzione assoluta di Partenope,
l’unica opera lirica scritta da Ennio
Morricone, edita da SZ Sugar. In scena
venerdì 12 e domenica 14 dicembre,
l’opera è affidata alla regia visionaria
dell’artista Vanessa Beecroft, per un
allestimento che unisce mito, musica e
performance art. Le due Partenope
saranno Jessica Pratt e Maria Agresta,
con la voce narrante di Mimmo Borrelli.
Il ritorno al repertorio ottocentesco è
affidato a due pietre miliari di Giuseppe
Verdi: Nabucco, in scena dal 18 al 31
gennaio 2026, con Ludovic Tézier,
Marina Rebeka e Michele Pertusi, per la
regia di Andreas Homoki; e Falstaff, tra il
15 e il 24 febbraio, con la regia esilarante
e raffinata di Laurent Pelly e un cast
d’eccezione guidato da Luca Salsi e Maria
Agresta.
Grande attesa anche per il ritorno di Lucia
di Lammermoor di Donizetti, composta
proprio per il San Carlo, in scena dall’11 al
24 marzo con Rosa Feola, René Barbera
e Mattia Olivieri, nella regia di Gianni
Amelio. A seguire, La bohème di Puccini,
dal 8 al 14 aprile, diretta da Dan Ettinger,
con un doppio cast che include Pretty
Yende, Kang Wang, Elsa Dreisig e René
Barbera.
Altro ritorno storico è quello di Werther di
Massenet, assente da Napoli dal 2007, con
Jonas Kaufmann e Francesco Demuro
alternati nel ruolo del protagonista, in scena
dal 20 al 26 maggio. L’emozione cresce
con Adriana Lecouvreur di Cilea diretta da
Pinchas Steinberg con Aleksandra
Meteleva e Dave Monaco.
Sul podio si alterneranno, tra gli altri, Marco
Armiliato, Dan Ettinger, Francesco
Lanzillotta, Lorenzo Passerini, Vincenzo
Milletarì, Riccardo Frizza, che firma ben
quattro direzioni, e Speranza Scappucci,
una delle voci più brillanti della direzione
d’orchestra italiana.
Accanto al grande melodramma, si sviluppa
la Stagione di Concerti, con diciotto
appuntamenti e un cast stellare: Gustavo
Dudamel, Fabio Luisi, Michele Mariotti,
Ingo Metzmacher, Karel Mark Chichon,
Leonidas Kavakos, Rudolf Buchbinder,
Anna Tifu, Sondra Radvanovsky, Freddie
De Tommaso, Jonas Kaufmann, Ludovic
Tézier, Aigul Akhmetshina, Anita
Rachvelishvili.
Da segnalare l’omaggio a Roberto De
Simone con il Requiem di Verdi, e una
produzione inedita curata da Marina
Abramović, che il 18 e 19 aprile firma regia
e visione artistica di Histoire du Soldat e El
amor brujo, diretti da Dudamel, in
collaborazione con la New York
Philharmonic. Un passo potente nel dialogo
tra musica e arti visive.
Spazio anche alla danza, con quattro titoli:
Lo Schiaccianoci nella lettura di Simone
Valastro (dal 20 dicembre), un trittico
dedicato a George Balanchine (dal 28
aprile al 3 maggio), Coppélia di Delibes
coreografata da Charles Jude (dal 25 al 31
luglio) e Boléro di Ravel, con coreografie di
Maurice Béjart, Garrett Smith e Ben
Stevenson (dal 5 al 10 novembre).
Chiude idealmente il cerchio il Festival
Pianistico, che da gennaio a ottobre 2026
accoglie Beatrice Rana, Seong-Jin Cho,
Hélène Grimaud e Yunchan Lim, e la
Stagione di Musica da Camera, giunta alla
sua quinta edizione, con undici
appuntamenti affidati ai Professori
d’Orchestra del Teatro.
«Be Luminous è un invito», ha sottolineato il
Direttore Artistico Ilias Tzempetonidis, «a
riflettere la luce del teatro nella società, a
nutrirla di nuove prospettive. Questa
stagione è la sintesi di un dialogo tra eredità
e futuro, bellezza e sfida». Un dialogo che
Napoli, città millenaria, accoglie e rilancia.
(foto di pubblico dominio o concesse in uso con la
licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi
allo stesso modo 4.0 Internazionale – autori: Diego
Delso, delso.photo, License CC BY-SA
e Pasquale Matrisciano)
RED.
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
CULTURA E SPETTACOLI
Ravello Festival 2025: in Costiera
Amalfitana l’eccellenza musicale
internazionale
Dal 6 luglio al 25 agosto in Villa Rufolo grandi orchestre, solisti
d’eccezione e incontri con la critica
54 55
di Walter Ferrigno
Dal 6 luglio al 25 agosto 2025 torna il
Ravello Festival, la storica rassegna
musicale che da oltre settant’anni incanta il
pubblico internazionale nella splendida
cornice della Costiera Amalfitana. Per la
73ima edizione, la Fondazione Ravello,
con il sostegno della Regione Campania,
presenta un cartellone di altissimo profilo
che unisce grandi nomi della scena
musicale mondiale a talenti emergenti e
formazioni d’eccellenza del territorio, con 15
concerti sul Belvedere di Villa Rufolo,
uno dei panorami più suggestivi del
Mediterraneo.
In questa edizione 2025, il festival ospita
Chamber Orchestra, insieme a bacchette
prestigiose come Daniel Harding, Myung-
Whun Chung, Kent Nagano, Robert
Treviño e Vasily Petrenko, e solisti
d’eccezione come Yuja Wang, Michael
Spyres, Stefano Bollani, Richard
Galliano, Mao Fujita, Filippo Gorini,
Roberta Gambarini, Ettore Pagano e tanti
altri.
La direzione artistica è affidata al
compositore Lucio Gregoretti, mentre la
presidenza della Fondazione è di Alessio
Vlad.
Il Festival si apre il 6 luglio con l’esclusiva
italiana di Jérémie Rhorer e la sua
orchestra Le Cercle de l’Harmonie, in un
programma dedicato a Wagner e Berlioz.
successivo, sabato 19, la Filarmonica
della Scala esegue Beethoven e Brahms
con il giovane Mao Fujita, mentre il 20
luglio è la volta del recital pianistico di
Filippo Gorini.
Il 25 luglio è in programma uno degli eventi
più suggestivi: la SWR
Symphonieorchester di Stoccarda, con
con Bollani, Rea, Moroni, Roberta
Gambarini e Richard Galliano, mentre
l’Orchestra Filarmonica di Benevento
chiuderà il fine settimana con un
programma che spazia da Rossini a Saint-
Saëns e Beethoven, con due giovani
eccellenze italiane: il direttore Diego
Ceretta e il violoncellista Ettore Pagano.
alcune tra le più importanti orchestre del
mondo, tra cui l’Accademia Nazionale di
Santa Cecilia, la Filarmonica della Scala,
la Royal Philharmonic Orchestra, la
Dresdner Philharmonie e la Mahler
Tra gli appuntamenti più attesi, l’esecuzione
del Concerto n. 1 per pianoforte di
Čajkovskij e di una rarità jazzistica
dell’ucraino Nikolai Kapustin, interpretati da
Yuja Wang, sabato 13 luglio. Il weekend
Robert Treviño, eseguirà Der Ring ohne
Worte, trascrizione strumentale integrale
della Tetralogia di Wagner. Il jazz sarà
protagonista tra il 31 luglio e il 2 agosto
Non può mancare il tradizionale Concerto
all’Alba, lunedì 11 agosto alle 5:15, con
l’Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi”
di Salerno diretta da Giuseppe Mengoli, in
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
CULTURA E SPETTACOLI
un repertorio che celebra Wagner, Grieg e durante la presentazione a Napoli,
Čajkovskij. Il Festival si avvia al gran finale rappresenta un volano strategico per il
56 con tre appuntamenti straordinari: il 22 turismo culturale in Campania, parte
57
agosto la Dresdner Philharmonie con
Kent Nagano e il mezzosoprano Annika
Schlicht, il 24 agosto il recital barocco del
tenore Michael Spyres con l’ensemble Il
Pomo d’Oro, e infine il 25 agosto la Royal
Philharmonic Orchestra diretta da Vasily
Petrenko, con un programma che unisce le
colonne sonore di Korngold e John Williams
alla celebre Shahrazād di Rimsky-Korsakov.
Novità del 2025, un ciclo di incontri
introduttivi nei grandi hotel di Ravello
(Hotel Caruso, Palazzo Avino, Hotel
Rufolo), tenuti da giornalisti e critici come
integrante del Piano Strategico Cultura e
Turismo della Regione, approvato con
Delibera di Giunta n. 616 del 14/11/2024.
Per vivere un’estate all’insegna della
grande musica in uno dei luoghi più belli
d’Italia, il Ravello Festival resta un
appuntamento imprescindibile tra arte,
natura e bellezza senza tempo.
Ravello Festival
boxoffice@ravellofestival.com
+39 089 858422
Fondazione Ravello
Villa Rufolo
Alberto Mattioli, Josephine Lee, Marcello
Filotei, Nicola Cattò, con traduzione
simultanea in inglese per il pubblico
straniero.
Il Ravello Festival 2025 si presenta anche
con una nuova veste grafica ispirata ai
profumi e ai colori della Costiera, evocando
l’antica tradizione delle veline decorative
dei limoni campani, simbolo di bellezza e
artigianalità. L’evento, come ha sottolineato
il sindaco di Ravello Paolo Vuilleumier
(foto di Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Caroline Doutre, R. Caramiello, Nicola Mansi,
Azzurra Primavera, Molina Visual, Takafumi Ueno_
Tokyo Phil, Serge Braem, fornite dall’Ufficio stampa–
courtesy by Ravello Festival)
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
CULTURA E SPETTACOLI
Teatro di Napoli – Teatro Nazionale:
Il direttore artistico Roberto Andò, con la lei, il presidente Luciano Cannito ha
sua consueta lucidità poetica, ha raccontato espresso con emozione e riconoscenza la
58 la genesi del progetto e la centralità che gioia di presentare una stagione che nasce 59
nel Cuore e nella Testa
Moscato riveste nella proposta: «Un poeta da un percorso condiviso con la città: «È
che sta a Napoli come Kavafis ad
con profonda emozione e gratitudine che
Alessandria… Fare teatro oggi è come presento la nuova stagione 2025/2026 del
tornare sempre a un mare in tempesta, a Teatro di Napoli. Lo faccio innanzitutto
Una stagione teatrale che vibra di poesia, visione e impegno:
onde che non si fermano mai». Dal 10 ringraziando il nostro pubblico, che nella
Napoli celebra il genio di Enzo Moscato e guarda al mondo
con lo sguardo dell’arte
di Giuliana Sepe
Il sipario si è alzato venerdì 30 maggio al
Teatro Mercadante per svelare la nuova
stagione 2025/2026 del Teatro di Napoli –
Teatro Nazionale, diretto da Roberto Andò
e presieduto da Luciano Cannito. Il
pubblico in sala – fitto e appassionato,
composto da giornalisti, operatori culturali,
artisti e cittadine e cittadini affezionati – ha
accolto un programma che promette
emozione, pensiero, visione e inclusione.
Una stagione che, nel suo titolo-simbolo
“Nel cuore e nella testa”, omaggia il genio
di Enzo Moscato, scomparso nel gennaio
2024. È proprio sua la frase che dà il nome
al cartellone: parole che pulsano come
battito di teatro e coscienza, e che evocano
un’idea di arte come sortilegio, identità e
resistenza.
dicembre 2025 al 6 gennaio 2026, proprio al
Mercadante, Andò porterà in scena Non
posso narrare la mia vita, tratto da Gli anni
piccoli e altri testi dell’autore, con
protagonista Lino Musella. Un’opera che,
attraverso la musica e la memoria,
ricostruisce l’infanzia dello scrittore,
inseguendo la crepa luminosa da cui è
sgorgata la sua scrittura teatrale.
Nel presentare il cartellone, l’assessora al
Turismo e alle Attività Produttive del
Comune di Napoli, Teresa Armato, ha
sottolineato il momento straordinario che
vive la città: «Napoli è in pieno fermento
culturale. Questo teatro, nel cuore della
città, è davvero nel cuore di tutti noi». Con
scorsa stagione ci ha accompagnato con un
entusiasmo crescente, premiandoci con una
partecipazione straordinaria, al di là di ogni
aspettativa». Cannito ha voluto sottolineare
anche il senso più profondo del nuovo
programma: «Questa stagione invita alla
condivisione: di storie, pensieri, idee,
emozioni che toccano l’anima. Saranno
grandi attori e straordinari testi, italiani e
internazionali, a guidarci in un viaggio
appassionante attraverso la complessità del
nostro tempo».
A testimoniare la forza collettiva della nuova
stagione, anche la presenza entusiasta di
registi e interpreti come Manlio Santanelli,
Gianfelice Imparato, Geppy Gleijeses,
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
CULTURA E SPETTACOLI
Rosaria De Cicco, Fortunato Calvino, Livermore, Latella, Gleijeses, Serao,
Nando Paone, Giuseppe Sollazzo, Maccarinelli, Maresco, Sollazzo,
60 Mariano Bauduin. Emma Dante e
Ferracchiati, Baracco, Bauduin, Cutolo,
61
Carolina Rosi, hanno partecipato inviando
messaggi video.
Il programma complessivo si articolerà, da
ottobre 2025 a maggio 2026, nelle tre sale
gestite dallo Stabile – Mercadante, San
Ferdinando e Ridotto – con oltre 40 titoli
tra produzioni, coproduzioni e ospitalità. A
questi si aggiungono eventi speciali al
Teatro Trianon Viviani e le edizioni 2026 di
progetti di lungo corso come Arrevuoto, I
SUD ed Eduardo punto e da capo. È una
Nemolato, Cristiano e Di Martino.
Tra gli spettacoli più attesi, al San
Ferdinando, Il Medico dei Pazzi di
Scarpetta, con Gianfelice Imparato e la
regia di Leo Muscato, offrirà una riscrittura
ambientata dopo la Legge Basaglia, che
chiuse i manicomi, spostando il baricentro
dalla farsa alla riflessione sociale. Sempre
al San Ferdinando, Non ti pago di Eduardo
De Filippo, con regia originale di Luca De
Filippo, sarà ripresa da Carolina Rosi con
stagione che accoglie la complessità,
aprendosi alla molteplicità dei linguaggi e
delle visioni, accanto a una forte presenza
femminile e a un respiro sempre più
internazionale. Tra le firme registiche
spiccano quelle di Tiago Rodríguez, con La
Distance, Emma Dante, Milo Rau,
Salvo Ficarra in un ruolo inedito. Tornerà
anche Emma Dante con L’Angelo del
Focolare, storia potente e attuale su una
donna che riesce a rompere le catene di un
sistema patriarcale soffocante per crescere
suo figlio in libertà.
La scena del Ridotto proporrà invece opere
come Zucchero Amaro, testo e regia di
Fortunato Calvino, e La Noia di Manuel Di
Martino, ispirato a un tragico fatto di
cronaca del 2017, in cui due adolescenti
uccisero un senzatetto per “gioco”. Un
racconto che smaschera l’oscurità dietro la
superficialità, rivelando la violenza latente
nella nostra società.
La drammaturgia contemporanea trova
spazio con nomi come Teresa Cremisi,
Chiara Valerio, Lina Prosa, Cristina
Comencini, Davide Enia, Giovanni
Grasso, Ruggero Cappuccio, Harry
Butler, Fabio Pisano, mentre i classici
napoletani ed europei dialogano con
l’attualità, attraverso le riletture di Viviani,
Santanelli, Patroni Griffi, Camilleri,
Bennett, Scaldati.
Ampio è anche lo spazio dedicato alla
danza, con coreografi affermati come
Joseph Nadij e giovani talenti come Luna
Cenere e Adriano Bolognino, protagonisti
di una stagione che guarda alla scena
coreutica contemporanea con sguardo
attento.
Il Teatro di Napoli non rinuncia al suo
impegno sociale e formativo, anzi, lo
rinnova e lo amplia. La Scuola di Teatro,
diretta da Arturo Cirillo, entrerà nel
secondo anno del suo quarto triennio,
mentre la Scuola elementare del teatro
diretta da Davide Iodice sarà protagonista
con Pinocchio, già premiato con l’UBU e
ospite alla Biennale Teatro di Venezia. Si
confermano anche i progetti Arrevuoto, con
Maurizio Braucci, e I SUD, guidato da
Alessandra Cutolo, che promuove il
dialogo tra Napoli e le comunità migranti.
Accanto a questi, nasce Segui la voce,
ideato con GESAC – Aeroporto di Napoli e
la compagnia Putéca Cèlidonia, che
porterà il teatro nel quartiere di San Pietro a
Patierno, raccontando l’anima della città
contemporanea e globalizzata.
Completano la proposta i percorsi fiabeschi
di Ce steva 3 vvote da Giambattista
Basile, la vetrina Residanza con
Movimento Danza per giovani coreografi, e
il Premio Leo de Berardinis per artisti
under 35, che selezionerà nuovi progetti da
produrre nel 2027.
Un cuore fatto di corde teatrali – è questa
l’immagine scelta per rappresentare
visivamente l’intera stagione. Un’immagine
che vibra e tiene insieme i fili della memoria,
del presente e di un futuro in cui il teatro,
come scrive Andò, «segna il tempo civile
malato e lo medica con visioni che attingono
al mito, all’allucinazione, al delirio
fantastico». È una stagione che non cerca
appigli sicuri, ma si lascia trasportare dalle
onde del reale e del sogno. Un teatro,
appunto, nel cuore e nella testa.
(ph. ©ivannoceraph per gentile concessione
Ufficio stampa Teatro di Napoli – Teatro Nazionale)
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
CULTURA E SPETTACOLI
(R)ESTATE a Napoli 2025
62 63
Cinema, musica, teatro e grandi nomi per un’estate indimenticabile
tra le spiagge e i luoghi simbolo della città
Torna Estate a Napoli, la storica rassegna
culturale promossa dal Comune di Napoli,
con un programma che da giugno a
settembre 2025 attraverserà la città con
cinema all’aperto, concerti, teatro, incontri,
laboratori e installazioni. La manifestazione
si apre con un omaggio al cinema sulle
spiagge, per poi proseguire con eventi di
musica popolare, performance teatrali e
grandi nomi dello spettacolo italiano.
L’obiettivo è ambizioso ma concreto:
rendere la cultura un linguaggio quotidiano
e accessibile a tutti, in una città che si
riconferma laboratorio creativo e punto di
riferimento internazionale.
Si parte dal 10 al 22 giugno con Arena –
Cinema in Spiaggia, una rassegna curata
dal Nest Napoli Est Teatro con la direzione
artistica di Francesco Di Leva e Adriano
Pantaleo, che porta il grande schermo in
due luoghi simbolici: l’Arenile di San
Giovanni a Teduccio e il Lido Mappatella
alla Rotonda Diaz. Ogni proiezione sarà
anticipata da dibattiti e incontri, mentre a
Palazzo Cavalcanti si terranno due
masterclass gratuite. Tra i titoli in
programma: Nottefonda di Giuseppe Miale
Di Mauro, Non ti pago! tratto dalla
commedia di Eduardo De Filippo, e Un
mondo a parte di Riccardo Milani, che sarà
presente per dialogare con il pubblico. La
seconda parte della rassegna vedrà la
partecipazione di Edgardo Pistone,
Massimo Ghini, e una proiezione speciale
di The Artist in occasione della Festa della
Musica.
A luglio, dal 1 al 5, il testimone passa a
Piazza Mercato, che ospita la XXIII
edizione de La Notte della Tammorra, a cura
di Carlo Faiello. Il festival di musica
popolare si apre con la serata Tradizione
Futura, con protagonisti nomi come Serena
Rossi, Ars Nova Napoli, Simona Boo dei
99 Posse, Le Assurd, e la Bagarjia
Orkestar, per un viaggio musicale che
unisce tradizione e sperimentazione. La
seconda serata, La Musica delle Due Sicilie,
vedrà sul palco mostri sacri come Peppe
Barra, il Canzoniere Grecanico Salentino,
Roberto Colella, Mimmo Cavallaro e
Piero Ricci. Non mancano il convegno
Tarantella in forma di rosa nella chiesa di
Santa Croce e Purgatorio al Mercato e i
laboratori su danza e tamburo a cornice,
prenotabili via Eventbrite.
Il Maschio Angioino diventa dal 7 al 22
luglio un’arena cinematografica sotto le
stelle con la rassegna Pickpocket, curata da
Ladoc. Ogni serata un regista presenta un
proprio film insieme a un classico che ha
segnato il suo sguardo artistico. Confermate
le presenze di Antonio Capuano,
Leonardo Di Costanzo, Antonietta De
Lillo, Pietro Marcello e Edgardo Pistone.
Tra le opere: Ariaferma, Martin Eden, Il
resto di niente, e i classici Accattone,
Viaggio in Italia, Hong Kong Express. Un
dialogo generazionale tra cinema
contemporaneo e memoria cinematografica.
Dal 25 luglio al 3 agosto, sempre al
Maschio Angioino, si terrà Musica al
Castello, dieci serate gratuite curate da
Arealive. Ad aprire il cartellone sarà la band
salentina Apres La Classe, seguita dai
travolgenti Rumba de Bodas, e da Daniele
Sepe con un’originale sonorizzazione jazz
dal vivo del film Totò le Mokò. Il 28 luglio
spazio ai Calibro 35 con il loro Exploration
Tour 2025, mentre il 29 sarà protagonista
Roy Paci con un raffinato set jazz.
Seguono Gianfranco Gallo con lo
spettacolo Captivo, Moni Ovadia con Rotte
Mediterranee, e ad agosto La Municipal, A
Toys Orchestra e la frizzante band
milanese Il Mago del Gelato, che chiuderà
il ciclo con un concerto pieno di ironia e
groove. Dal 4 al 9 agosto è la volta di
Ridere, lo storico Festival del Teatro
Comico, della Musica e del Cabaret, a cura
del Teatro Totò. Tra i protagonisti:
Francesca Marini, Rosalia Porcaro,
Simone Schettino, Paolo Caiazzo, Ciro
Ceruti e ancora una volta Peppe Barra,
custode della tradizione teatrale e musicale
napoletana, che concluderà il festival con la
sua inconfondibile potenza espressiva.
Gran finale a settembre, dal 12 al 14, con
Alessandro Bergonzoni, protagonista di
tre giorni intensi e visionari. Si comincia con
Tavolo delle Trattative nella Cappella
Palatina, installazione agita che riflette sul
valore della pace e del compromesso. Si
prosegue con Tutela dei Beni: Corpi del
C’reato ad Arte, performance sul rapporto
tra corpo, arte e giustizia nella Sala
dell’Armeria, per concludere nel Cortile del
Castello con la prima assoluta dello
spettacolo Arrivano i Dunque, sintesi delle
molte anime dell’artista bolognese.
L’estate partenopea si conferma così una
stagione di cultura viva e condivisa,
costruita grazie a centinaia di operatori,
associazioni e artisti che hanno dato forma
a un cartellone ampio e articolato. Una
manifestazione gratuita e diffusa, che fa
della partecipazione il suo tratto distintivo e
restituisce alla città la bellezza del suo
patrimonio culturale e creativo.
(foto da Ufficio stampa Comune di Napoli)
W.F.
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
CULTURA E SPETTACOLI
Immacolata Concezione: torna a
Capodimonte l’opera rubata nel 1978
Esposto al pubblico il dipinto settecentesco della scuola di Francesco
Solimena, recuperato a Roma dopo un'indagine dei Carabinieri TPC. Dopo
il restauro, l'opera tornerà nella Chiesa di San Gennaro nel Real Bosco
64 65
di Antonio Quaranta
Dopo quasi cinquant’anni, l’Immacolata
Concezione, pregevole dipinto
settecentesco attribuito alla scuola di
Francesco Solimena, fa ritorno al Museo e
Real Bosco di Capodimonte. Il quadro, un
centro storico di Roma.
Il dipinto è stato ufficialmente restituito al
museo nel corso di una cerimonia solenne
nel Salone da Ballo della Reggia, alla
presenza del direttore Eike Schmidt, che
ha sottolineato l’importanza di rendere
immediatamente visibile l’opera ai visitatori
olio su tela di 132x97 cm, fu trafugato nel
1978 dalla Chiesa di San Gennaro nel
cuore del Real Bosco, dove era custodito
nella sagrestia, e per decenni se ne erano
perse le tracce. Grazie a un’indagine
accurata condotta dal Comando
Carabinieri per la Tutela del Patrimonio
Culturale, l’opera è stata rintracciata nel
dicembre 2024, mentre era esposta per la
vendita nella vetrina di un antiquario del
in occasione della prima domenica
gratuita e della Festa della Repubblica.
Accanto a lui, hanno preso la parola il
Procuratore aggiunto Giovanni Conzo
della Procura di Roma, il Colonnello Paolo
Befera, comandante del Reparto Operativo
del TPC, Cinzia Celentano della
Soprintendenza ABAP per il Comune di
Napoli, Monsignor Francesco Beneduce,
vescovo ausiliare di Napoli, e Vincenzo
Stanziola, curatore delle collezioni
pittoriche e scultoree del XVIII secolo del
museo.
L’opera è visibile al pubblico nella Sala 63
del secondo piano della Reggia di
Capodimonte, dove resterà in esposizione
temporanea prima di essere sottoposta a
restauro conservativo, già finanziato e
programmato. Lo stesso Schmidt ha
annunciato che sono stati finalmente
stanziati anche i fondi per il
completamento del restauro della Chiesa
di San Gennaro, permettendo così un
rientro definitivo del dipinto nel suo contesto
originario, come previsto dalla strategia di
valorizzazione integrata del Real Bosco.
L’Immacolata Concezione presenta i tipici
caratteri della scuola solimenesca: grande
forza plastica, cromatismi intensi,
composizione dinamica e una marcata
teatralità. L’opera è databile con buona
probabilità intorno agli anni Quaranta del
XVIII secolo, gli stessi in cui Ferdinando
Sanfelice completava l’edificio ecclesiastico
voluto come luogo di culto nel Real Bosco,
allora parte del complesso di caccia
borbonico. La raffigurazione mariana si
inserisce in una lunga tradizione
iconografica che a Napoli trovò espressione
altissima nella produzione dei seguaci di
Solimena, capaci di coniugare elementi
barocchi e classicisti.
Il recupero del dipinto è frutto di un lavoro
investigativo minuzioso, coordinato dalla
Procura della Repubblica di Roma e
condotto dagli specialisti della Sezione
Antiquariato del Reparto Operativo TPC.
Attraverso una serie di controlli mirati
presso antiquari e gallerie d’arte, i
Carabinieri sono riusciti a localizzare l’opera
grazie alla comparazione con le immagini
contenute nella Banca Dati dei beni
culturali illecitamente sottratti, il più
grande database al mondo in questo
ambito, che censisce oltre 6 milioni di
opere. È proprio grazie a questa risorsa che
è stato possibile accertare l’identità del
quadro e procedere con il sequestro e la
restituzione.
Il ritorno dell’Immacolata Concezione a
Capodimonte non è solo un recupero di
giustizia e memoria, ma anche un segnale
concreto della capacità dello Stato italiano
di proteggere e restituire il proprio
patrimonio culturale. Una storia a lieto fine
che ricompone, dopo quasi mezzo secolo,
un tassello prezioso della storia artistica e
devozionale della città di Napoli.
Museo e Real Bosco di Capodimonte
Comando Carabinieri
per la Tutela del Patrimonio Culturale
(foto fornite da Ufficio stampa Museo
e Real Bosco di Capodimonte)
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
CULTURA E SPETTACOLI
Quando la terra trema,
la cultura resiste
Al Premio Elsa Morante 2025 trionfano le emozioni, la partecipazione dei
giovani e la forza della letteratura
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di Valter Ferrigno
Nemmeno la terra che trema ha potuto
fermare la cultura. A Napoli, nella Città della
Scienza, oltre 1.200 studenti hanno
affollato le due grandi sale per vivere da
protagonisti la trentanovesima edizione del
Premio Elsa Morante, presieduto da Dacia
Maraini. E mentre le scosse sismiche
provenienti dai Campi Flegrei costringevano
gli organizzatori a un’interruzione per motivi
di sicurezza, la passione dei ragazzi,
simbolica e potente: decidere insieme il
titolo del suo prossimo singolo. Una forma di
democrazia culturale, uno specchio del
protagonismo giovanile che il premio
incarna. La scelta è ricaduta su Non
m’illudere, e quella decisione collettiva è
diventata subito promessa, condivisione,
alleanza tra palco e platea. LDA ha vinto, sì,
ma a vincere davvero è stata la
partecipazione.
Emozionante e magnetico Alessandro
D’Avenia, premiato con il Premio Elsa
con Dacia Maraini e i giurati Marco Cerbo,
Enzo Colimoro, Antonio Parlati, Teresa
Triscari e Tiuna Notarbartolo. In sala, il
tempo si è fermato: nessuna scossa, per
quanto reale, avrebbe potuto interrompere
quella sospensione emotiva.
La cerimonia ha premiato anche la
Sulla mia terra (De Agostini). «Questi tempi
ci chiedono lucidità, ma sono bui. Noi
narratori dobbiamo stare vicino ai ragazzi
perché il mondo non è ancora quello che
vorremmo, ma quello che abbiamo di
fronte», ha detto, con quella forza che solo
chi racconta il presente con onestà può
permettersi.
Il Premio Elsa Morante
Narrativa è stato assegnato al
regista e scrittore Roberto
Andò per Il coccodrillo di
Palermo (La nave di Teseo),
mentre il prestigioso Premio
Nisida, realizzato con i giovani
l’intensità delle storie raccontate e l’energia
condivisa hanno trasformato l’evento in
un’esperienza irripetibile, quasi epica.
A dare il via a questa giornata speciale è
stato LDA, che ha ricevuto il Premio Elsa
Morante Ragazzi Musica. Il giovane artista
ha coinvolto la platea in una scelta
Morante Scuole per Resisti cuore
(Mondadori). Il pubblico era tutto con lui,
rapito dalle sue parole, dai suoi silenzi, dalla
sua capacità di trasformare Ulisse in una
bussola per la vita contemporanea. «Ulisse
è la storia di tutte le storie. La letteratura è
necessaria per la vita», ha detto dialogando
profondità e la grazia narrativa di Donatella
Di Pietrantonio, vincitrice nella sezione
Prosa e Poesia con Lucciole, squaletti e un
po’ di pastina (Salani), e la lucidità
coraggiosa della giornalista Francesca
Mannocchi, collegata in streaming per
ricevere il Premio Ragazzi – La Storia con
del carcere minorile, è andato a Daniela De
Crescenzo e Tommaso Montanino per Il
Narcos (Paper First), opera che incrocia
scrittura e realtà, denuncia e speranza, in
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CULTURA E SPETTACOLI
un racconto a più voci che nasce nei luoghi Alessandro Incerto, interpreti di un
della frontiera educativa e sociale.
racconto collettivo fatto di letture, premi e
68 Sul palco si sono alternati anche il
improvvise interruzioni dovute al terremoto.
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produttore musicale Noya e il cantautore Ma la vera scossa è arrivata dai giovani. È
Anastasio, che ha festeggiato il suo
compleanno con il pubblico raccontando il
suo nuovo album: «Sembra un album di
fantascienza, proiettato in avanti. L’arte è
una luce di taglio che allunga le ombre ed
esalta i difetti e i contorni. Si possono
scrivere canzoni bellissime anche senza
parole». Un’affermazione che ha lasciato in
sala il senso di una riflessione aperta
sull’essenza della creatività.
A condurre la giornata, tra narrazione e
teatro, Tiuna Notarbartolo e l’attore
stata la loro voce, la loro attenzione, il loro
bisogno di bellezza e verità a tenere tutto
insieme, come un filo invisibile più forte di
qualsiasi vibrazione sismica.
In platea, accanto ai ragazzi, erano presenti
figure istituzionali e culturali di rilievo: Luigi
Carrino, presidente del Distretto
Aerospaziale della Campania, ha
sottolineato l’urgenza di connettere cultura,
giovani e innovazione, mentre Riccardo
Villari, presidente di Città della Scienza, ha
accolto l’evento come un segno tangibile di
rinascita e visione. Con loro anche il
Generale Francesco Bianco, Giorgio
Izzillo (Ufficio Cultura Regione Campania),
Anna Zolfo del Ministero degli Esteri,
Gianluca Guida (direttore IPM di Nisida),
Giulia e Guido Giannini, Vincenzo
Borrelli, Vincenzo Cappello, Giuseppe
Ascione, Gianluigi e Salvatore
Scognamiglio, e numerosi dirigenti
scolastici della Campania, a testimoniare la
volontà condivisa di non rinunciare mai al
confronto culturale, nemmeno di fronte
all’imprevisto.
L’intera macchina organizzativa ha
funzionato con precisione e passione. Il
Premio è stato promosso dall’Associazione
Culturale Premio Elsa Morante, con il
coordinamento generale di Iki
Notarbartolo, la comunicazione curata da
Gilda Notarbartolo, la grafica firmata da
Umberto Amicucci e l’ufficio stampa
seguito da Lisa Terranova. Fondamentale il
patrocinio del Ministero degli Affari Esteri,
con il sostegno di partner come Regione
Campania, Sire – Ricevimenti d’autore,
Centro Diagnostico Ninni-Scognamiglio,
AREC, Ascione Coralli, Officine Grafiche
F. Giannini & Figli, Accademia
Medeaterranea, Il Confronto e FNISM.
Quando le scosse hanno costretto tutti a
evacuare per alcuni minuti, non si è sciolto
nulla. Il Premio Elsa Morante non è solo un
evento. È un corpo vivo che vibra con la
città e con il cuore dei suoi ragazzi. È una
scuola fuori dalla scuola. È un ponte tra
parola scritta e vita vissuta. Anche quando
la terra trema.
(foto per gentile concessione
del Premio Elsa Morante)
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La Campania protagonista
al Salone del Libro 2025
Successo di pubblico e cultura per la regione ospite d’onore a Torino
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di Alberto Vito
Si è svolta dal 15 al 19 maggio la XXXVII
edizione del Salone Internazionale del
Libro di Torino, come di consueto negli
spazi di Lingotto Fiere. Il tema dell’edizione
di quest’anno, Le parole tra noi leggere, si
ispira al romanzo di Lalla Romano e al
verso della poesia Due nel crepuscolo di
Eugenio Montale, e costituisce un invito a
esplorare il valore della parola, della lettura
e del dialogo tra generazioni e culture.
La ricchezza degli interventi ha confermato
si è aperto con l’allarme lanciato
dall’Associazione Editori: nel primo
trimestre 2025 si è registrato un calo nelle
vendite complessive della narrativa e
saggistica del 3,4% rispetto allo stesso
periodo dello scorso anno, il che significa
810.000 copie in meno, per una perdita di
fatturato di circa 11 milioni di euro. Si tratta
di un segnale imprevisto, dopo la crescita
costante degli ultimi anni. Si conferma,
invece, la crescita degli audiolibri, con
300.000 nuovi lettori nello scorso anno.
In ogni caso, il Salone ha confermato nei
la kermesse di Torino come uno degli eventi
più importanti nel panorama editoriale
internazionale. L’edizione di quest’anno, con
la direzione della giornalista Annalena
Benini, ha registrato la presenza di ben
1.200 espositori, numero maggiore di
sempre, di cui 1.225 marchi editoriali.
Consueta folla di pubblico per il Salone, che
cinque giorni di incontri la vitalità del settore
e il suo successo di pubblico, richiamando
scrittori, editori, artisti e appassionati che
hanno visitato i circa 800 stand e i cinque
padiglioni dove sono stati tenuti ben 2.000
eventi.
Tra gli ospiti internazionali: Emmanuel
Carrère, che ha presentato la nuova
edizione di Portnoy di Philip Roth, Joël
Dicker, Scott Turow, Yasmina Reza,
David Quammen. Nutritissima anche la
compagine degli scrittori italiani, affiancati
da protagonisti come il cardinale Zuppi,
Michelangelo Pistoletto e il rocker
Ligabue. Notevoli anche le presenze
istituzionali, a partire dal Ministro della
Cultura Gennaro Sangiuliano, che in
prima giornata ha incontrato in un dibattito
pubblico editori, librai e bibliotecari.
La Campania è stata la regione ospite
d’onore dell’edizione 2025 e questo
prestigioso riconoscimento ha offerto una
straordinaria opportunità per mettere in luce
la ricchezza culturale e letteraria della
nostra regione, valorizzandone il patrimonio
editoriale e promuovendo autori, editori e
intellettuali a livello nazionale e
internazionale.
I quattro stand della Regione Campania,
situati nel padiglione centrale Oval, hanno
ospitato libri di ben 35 case editrici, mentre
altri 28 editori campani disponevano di
stand autonomi, confermando il successo
già riscontrato nella scorsa edizione.
Il programma degli eventi Campania da
leggere ha incluso una serie di
presentazioni e dibattiti per mettere in
evidenza la diversità e l’originalità delle
opere edite nella nostra terra, con un focus
sulle nuove voci della letteratura campana e
sul ruolo della regione nella promozione
della lettura e della cultura. Nella giornata
inaugurale è intervenuto il governatore
Vincenzo De Luca, che ha dialogato con lo
scienziato Pierluigi Odifreddi sul tema
delle verità nascoste, alle radici delle attuali
crisi internazionali.
Particolarmente importante e apprezzata la
presenza delle autrici campane, tra cui cito
Wanda Marasco, candidata al Premio
Strega con Di spalle a questo mondo, Titti
Marrone e Viola Ardone.
La gestione della partecipazione della
Regione Campania è stata affidata alla
Fondazione Campania dei Festival, l’ente
di riferimento per la promozione culturale
del territorio e che organizza anche il
Campania Libri Festival, la cui prossima
edizione si terrà a Palazzo Reale di Napoli
dal 2 al 5 ottobre 2025.
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Quartieri Spagnoli:
il cuore ribelle di Napoli
Con le fotografie di Sergio Siano e le parole di Vittorio Del Tufo
nei vicoli dell’anima napoletana
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di Manuela Ragucci
Mi casa es tu casa: Sergio Siano, che da
40 anni ci regala frammenti mirabili di una
Napoli spesso sconosciuta, in questa nuova
pubblicazione offre il suo sguardo sul
quartiere napoletano che, più di tutti,
rappresenta “casa” e lo fa con la narrazione
di Vittorio Del Tufo. Una camera, una
penna, quattro occhi, due cuori che
Quartieri Spagnoli. I volti. Le Storie
(Roberto Nicolucci Editore) è il secondo
volume di una collana che parte da Posillipo
e che intende andare lontano, portando lo
sguardo del lettore nei quartieri così diversi
di una stessa città.
“Un dedalo di viuzze che penetra come una
lama nell'anima della città”, così definisce
Vittorio Del Tufo i Quartieri Spagnoli. Un
reticolato di stradine che si incrociano e che
tracciano il solco di un percorso intricato di
vicoli, chiaroscuri di vita e storie vissute e
svelate dal sodalizio artistico Siano–Del
Tufo. Il risultato è, come sempre, un viaggio
incredibile tra le luci e le ombre di una città
che aspetta solo di essere raccontata da chi
la vive e ne sente il cuore pulsante, in un
gioco di ruoli che spesso sembrano
ribaltarsi: i disegni di luce di Sergio Siano
scrivono un racconto, la scrittura di Vittorio
Del Tufo ne immortala un’istantanea.
collegano la collina del Vomero al centro
storico di Napoli. La toponomastica della
zona è già di suo intrisa di storia.
Inizialmente usato come "dormitorio" per
l'esercito spagnolo al tempo dei Viceré,
questo casermone a cielo aperto diventa in
breve fulcro di una Napoli in fermento.
Qui troveranno casa i poveri e "i lazzaroni"
della città, ma anche gli animi più illustri e
sensibili che hanno soggiornato a Napoli;
nel tentativo di "toccare con mano" l'ingegno
e la miseria del popolo napoletano, nei
Quartieri Spagnoli avranno casa
Leopardi ed Eleonora Pimentel Fonseca.
Quest'ultima, tra palazzi storici e taverne
che ancora esistono e resistono,
alimentava il vento della rivoluzione che,
nel 1799, portò alla nascita della
Repubblica Napoletana.
Intorno a questi nomi altisonanti vorticano
una miriade di personaggi "minori", reali e
non, che sono stati e sono immutabili nella
memoria storica della città. La Santa delle
"cinque piaghe", la Tarantina, Filumena
Marturano, i ragazzi del Filangieri... Tutti
questi spettri vagano ancora per quei vicoli
che oggi sono invasi da orde di turisti
affamati, vivono nei racconti di chi fa
trincea nei Quartieri, riaffiorano nelle
targhe e nelle reliquie sparse
distrattamente nelle strade.
Tra Napoli e Germania è ambientato poi il
primo romanzo noir scritto in Italia.
L'autore, Mastriani, è nativo dei Quartieri
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CULTURA E SPETTACOLI
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Spagnoli e viene nel tempo definito
"narratore del popolo" perché di quel popolo
racconta con minuzia gli affanni e le disfatte,
aprendo la via al filone della narrativa di
denuncia.
Come per Posillipo, Siano e Del Tufo ci
mostrano, ancora una volta, quanta storia e
quanta magia può contenere un singolo
quartiere di Napoli, mescolando passato e
presente, architettura e musica,
sacro e profano... perché Dio, come
scrisse Giuseppe Marotta, creò i
Quartieri Spagnoli "per sentirvisi
lodato e offeso il maggior numero di
volte nel minore spazio possibile".
(foto di Sergio Siano tratte dal libro
‘Quartieri Spagnoli. I volti.
Le Storie’, per gentile concessione)
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Corvino + Multari, trent’anni
di architettura come gesto civile
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A Villa Pignatelli la festa per il volume L’architettura dialoga con la città
e il lancio del progetto sui binari EAV a Piazza Garibaldi
Una festa dell’architettura e un tributo alla
città. Oltre cinquecento persone si sono
riunite a Villa Pignatelli per celebrare i
trent’anni dello studio Corvino + Multari, in
un evento che ha intrecciato memoria,
visione e futuro. Al centro dell’incontro, la
presentazione della monografia Corvino +
Multari – L’architettura dialoga con la città,
pubblicata da Marsilio Arte e curata dal
professore Pierre Alain Croset, in doppia
edizione italiano-inglese. Un volume
corposo, articolato come un racconto
dialogico che attraversa trent’anni di
progetti, sfide e scelte etiche. Ma è anche
l’occasione per annunciare il prossimo
importante intervento in città: la copertura
dei binari della stazione EAV di Porta
Nolana fino a Piazza Garibaldi, un’opera
che promette di trasformare radicalmente
l’assetto urbano di un nodo nevralgico del
capoluogo partenopeo.
Nel corso dell’incontro, introdotto da Paola
Ricciardi, dirigente del Palazzo Reale di
Napoli, e moderato dalla giornalista Chiara
del Gaudio, si sono alternati gli interventi di
professori e studiosi come Pasquale
Belfiore, Alessandro Castagnaro,
Ferruccio Izzo e lo stesso Croset, in una
discussione che ha fatto emergere la
coerenza e l’evoluzione dello studio, fondato
nel 1995 da Vincenzo Corvino e Giovanni
Multari. Tra il pubblico, anche figure
istituzionali e culturali di rilievo: Bruno
Discepolo, assessore regionale
all’Urbanistica, Chiara Marciano del
Comune di Napoli, Umberto De Gregorio
presidente EAV, Elisabetta Garzo
presidente del Tribunale di Napoli, il regista
Francesca Molteni, gli artisti Sergio
Fermariello e Mario Ferrara, e molti altri.
Lo stile di Corvino e Multari è riconoscibile,
eppure mai ripetitivo: un approccio insieme
pragmatico e sperimentale, sempre
ancorato a un rigoroso rispetto per i contesti
storici, sociali e ambientali. “Siamo convinti
che l’architettura debba sempre nascere
da un dialogo incessante tra teoria e
prassi – spiega Vincenzo Corvino –.
Progettare significa riflettere
criticamente e, insieme, costruire con le
mani e con la mente. Ogni progetto è
ricerca concreta, ogni costruzione è una
teoria incarnata”. È una visione che
affonda le radici nella cultura napoletana del
progetto come servizio pubblico e
responsabilità civile: “Costruire implica
molto più che edificare. Significa
assumersi un impegno verso la comunità
e verso la città. Radicare l’architettura
nel contesto è per noi un principio
imprescindibile”.
A fargli eco, Giovanni Multari: “Ogni
progetto nasce dall’ascolto: del luogo,
della sua storia, delle persone.
Rifiutiamo ogni modello imposto, ogni
stile replicato. Crediamo nel lavoro
condiviso, nella capacità di intrecciare
saperi e sensibilità diverse. Per questo
lavoriamo in due fin dall’inizio”. E
aggiunge: “Innovare non significa
rompere con il passato, ma trasformarlo
in materia viva per il domani. Pensiamo
che il futuro dell’architettura si
costruisca solo in dialogo con la
memoria”.
Lo dimostrano i progetti raccontati nel
volume: dal restauro del Grattacielo Pirelli a
Milano (2006) al cantiere in corso per il
Museo di Capodimonte (2020-2025); dalla
nuova Ambasciata d’Italia a Nairobi (2022-
2028) fino alla rigenerazione dell’ex
ospedale militare di Catanzaro, premiata
con il Premio nazionale In/Arch 2023. E
ancora: il progetto per Mantova Hub,
esposto alla Biennale Architettura 2021; La
Cartiera di Pompei, premiata a livello
internazionale; il centro parrocchiale a
Dresano; i numerosi interventi urbani da
Livorno a Zurigo, passando per Cagliari,
Messina, Brescia e Mantova.
Ma se la traiettoria dello studio Corvino +
Multari si è distinta in Italia e all’estero, è
Napoli a restare il campo principale della
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CULTURA E SPETTACOLI
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loro sperimentazione critica. E il nuovo
progetto sui binari EAV non è solo un’opera
infrastrutturale: è una sfida culturale e
urbanistica. “Il nostro prossimo impegno
– anticipano – sarà la copertura dei
binari della stazione di Porta Nolana,
un’opera che collegherà fisicamente e
simbolicamente due mondi separati,
restituendo alla città uno spazio oggi
frammentato”.
Trent’anni dopo la fondazione ai Ponti
Rossi, in un’ex fabbrica di porcellane, lo
studio conferma la sua cifra: architettura
come strumento di conoscenza, come gesto
politico, come cura dello spazio. Con un
linguaggio sempre rispettoso del costruito e
della materia, in dialogo con l’arte
contemporanea (frequenti le collaborazioni
con Mimmo Paladino, Nino Longobardi,
Lello Esposito, Sergio Fermariello),
Corvino + Multari hanno tracciato un solco
profondo nel panorama dell’architettura
italiana. E, come insegna la loro
monografia, l’hanno fatto restando sempre
“in ascolto”. Della città, della memoria, della
gente. E del futuro.
(Foto per gentile concessione
dello studio Corvino + Multari)
DIR.
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Cappella Sansevero,
tra misteri svelati e tecnologia: arriva
il primo catalogo digitale scientifico
Attribuzioni inedite, documenti riscoperti e un nuovo modello in
terracotta del Cristo Velato: la giornata di studi rivoluziona la lettura del
capolavoro barocco napoletano
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Un appuntamento che accende nuova luce
sulla Cappella Sansevero, tra i monumenti
più noti e al tempo stesso più enigmatici del
barocco napoletano. Martedì 27 maggio
2025, si è svolta nella suggestiva cornice
della cappella la giornata di studio intitolata
“Per la Cappella Sansevero: nuove ricerche,
nuovi strumenti”, un evento dedicato alla
presentazione dei più recenti risultati della
anni ha visto il coinvolgimento di università,
istituti di ricerca e partner tecnologici, con
l’obiettivo di arricchire la conoscenza e
l’accessibilità di uno dei luoghi simbolo del
barocco partenopeo.
Al centro della giornata, la presentazione
del catalogo digitale scientifico della
Cappella Sansevero, prima schedatura
completa del suo patrimonio storico-
ricerca storico-artistica e, soprattutto, al
lancio del primo catalogo digitale
scientifico dedicato interamente al
complesso monumentale voluto da
Raimondo di Sangro.
L’iniziativa si inserisce in un progetto di
valorizzazione più ampio, che negli ultimi
artistico. Il progetto, coordinato dal
professor Gianluca Forgione
dell’Università degli Studi di Ferrara, è
frutto di un lavoro pluriennale che ha
coinvolto un’équipe di studiosi specialisti del
Seicento e Settecento meridionale: Luigi
Coiro, Eleonora Loiodice, Sabrina Iorio,
Augusto Russo e Mariano Saggiomo.
Le 31 schede-saggio contenute nel
catalogo saranno accompagnate da
immagini in altissima risoluzione, realizzate
appositamente da Haltadefinizione srl. La
pubblicazione online del catalogo è prevista
nei prossimi mesi e rappresenterà un
importante passo avanti nella
digitalizzazione del patrimonio della
cappella, rendendolo fruibile anche al
grande pubblico.
Le ricerche hanno portato anche a
importanti novità. Tra queste, l’attribuzione a
Michelangelo Naccherino del monumento
a Paolo di Sangro, secondo principe di
Sansevero, e della scultura dell’Amor
Divino, precedentemente attribuita a
Francesco Queirolo. Inoltre, sono stati
rinvenuti documenti inediti presso l’Archivio
Storico Diocesano di Napoli, che offrono
nuove prospettive sulla fondazione della
cappella nei primi decenni del Seicento.
“Le nuove fonti consultate hanno permesso
di individuare una diversa collocazione delle
statue, che lo stesso principe di Sansevero
spostava senza tutte le attenzioni e i limiti di
oggi” – racconta Gianluca Forgione,
aggiungendo che le sue ricerche hanno
permesso anche di capire “come di Sangro
avrebbe voluto sistemare il Cristo velato nel
piccolo ipogeo, che si raggiunge sempre
dalla cappella e oggi ospita le macchine
anatomiche”.
L’incontro si è aperto con i saluti di Maria
Alessandra Masucci, Presidente del
Museo Cappella Sansevero, e dello stesso
Forgione. La lecture inaugurale è stata
tenuta da Andrea Bacchi, professore di
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CULTURA E SPETTACOLI
Storia dell’arte moderna all’Università di Michelangelo Naccherino: il monumento di
Bologna e direttore della Fondazione Zeri. Paolo di Sangro, secondo principe di
82 Il suo intervento, “Il coronamento di una Sansevero”.
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carriera europea: Antonio Corradini a
Napoli”, ha offerto una nuova lettura
dell’attività napoletana dello scultore, con
particolare attenzione a opere come la
Pudicizia, il Decoro, il bozzetto del Cristo
velato e il busto di Paolo di Sangro,
ricollegandole al percorso artistico europeo
di Corradini.
Successivamente, Sabrina Iorio
(Fondazione Banco di Napoli) e Luigi Coiro
(Università L’Orientale) hanno illustrato la
nuova attribuzione a Naccherino nel loro
intervento “Da Francesco Queirolo a
Mariano Saggiomo (Bibliotheca Hertziana
– Istituto Max Planck) ha presentato “Fonti
inedite sulla prima Cappella Sansevero”,
mentre Gianluca Forgione, con “Roma
vista da Napoli: l’invenzione della Pietà”, ha
esplorato i legami tra
Raimondo di Sangro e il
barocco romano, maturati
durante la sua formazione
al Collegio Romano tra il
1720 e il 1730.
Augusto Russo,
dell’Università Federico II,
ha focalizzato il proprio
contributo su “Novità su
Giuseppe Pesce, da Roma
a Napoli”, offrendo nuovi
elementi su questo poco
noto pittore romano, autore
della Madonna col
Bambino realizzata in cere
colorate nel 1757.
A concludere i lavori è stato
Riccardo Naldi (Università
L’Orientale) con l’intervento
“I modelli in terracotta del
Cristo velato, con una
nuova proposta per
Giuseppe Sanmartino”.
L’intervento ha annunciato
una scoperta significativa:
un nuovo modello in
terracotta del Cristo
velato, attribuito allo stesso
Sanmartino.
“Il modello in terracotta –
spiega Riccardo Naldi – è
di 48 centimetri,
decisamente più piccolo,
ma ha superato tutti i
controlli di qualità per dire
che è opera sua. Non è
identico all’originale. Ad
esempio, gli strumenti della
Passione come la corona di
spine e i chiodi sono disposti in maniera
diversa. E anche questi dettagli confermano
che si tratta di un modello preparatorio e
non di una terracotta realizzata
successivamente all’opera principale. Ma il
velo – aggiunge Naldi – ha le preziose
fattezze e fa capire di più, e meglio, com’è
stato eseguito quello in marmo, cioè con
piccolissime incisioni, simili a onde
increspate, non lineari come quelle
realizzate in un altro modello del Cristo
velato, già noto, quello di Antonio
Corradini, ed è eseguito lavorando su un
piano molto basso, «bassissimo», tra i vari
strati”.
E conclude: “Sto scrivendo un articolo
scientifico sull’argomento”, spiegando che
“la mini-copia del capolavoro verrà presto
inserita in una mostra, però lontano da
Napoli”.
M.R.
(foto di Raffaele Aquilante e Alessandro Scarano per
327 Collective e di Giuseppe Paolisso per RIVE
Studio / per gentile concessione Museo Cappella
Sansevero)
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CULTURA E SPETTACOLI
dalla logica dell’esecuzione (pur non salverei integralmente da una ipotetica
Il tributo di Lorenzo Pone
essendo mai notati né nel manoscritto distruzione del mondo, ho indelebilmente
84 olografo né nella prima
impressa nella mia mente la 85
edizione di questa
versione di Dino Ciani, che per
a Paul Badura-Skoda
Sonata) e… i segni di
me è come l’ultima esecuzione
ripetizione voluti
di Glenn Gould delle Variazioni
Un disco poetico, filologico e visionario tra Haydn, Beethoven, Giustini,
dall’Autore, i quali
Goldberg di Bach. Eppure, ne
Chopin e Debussy
possono generare, se
ho goduto assai il suono, e
riconosciuti per
posso confermare che la ricerca
di Girolamo De Simone
direzione di una risoluzione armonica
meccanica - identica -
di una personale e riconoscibile
(Presto della Sonata
replicazione, un senso di
dimensione del tocco/suono
Per i tipi dell’etichetta Gramola (CD 99331 di Haydn).
già dato, ossia di inutilità
data da Pone, è assolutamente
www.gramola.at), è appena uscito il cd In Beethoven, vi è
del detto. Vuol dire che,
andata a buon fine. Se si
Tribute to Paul Badura-Skoda del pianista una sublimazione di
nell’interpretazione di
volesse fare la “prova del nove”
Lorenzo Pone, che in Badura-Skoda trovò questa nozione di
Lorenzo Pone, davvero il
di quanto appena affermato, è
un maestro e un mentore, provenendo dagli “cesello”, nel senso
senso sopravanza il segno, pur
sufficiente confrontare queste versioni dei
studi a Napoli con Francesco Mariani. Il cd che essa diventa una
rispettandolo. Pone riesce ad abitare la Notturni con quelle di altri pianisti
è già in distribuzione internazionale e si prassi nel
perfezione dello stile classico senza contemporanei: qui non c’è paura di andar
avvale di una splendida veste grafica, con rendimento di una
contraddirlo, ma anzi esaltandolo con fuori dal canone, di liberare le frasi. Ma ciò
libretto a colori arricchito da fotografie frase impossibile da
sentita cura del particolare. Per questo, la avviene, assolutamente, all’interno di un
inedite e dai contributi critici di Louis separare da una
sua versione potrebbe diventare
equilibrio delle geometrie. Il che,
Delvincourt, Pierre Lukas e Stefano lettura unitaria del
un’esecuzione di riferimento per questa naturalmente, è più difficile nel caso di
Valanzuolo. La registrazione è stata brano. Gli esempi
Sonata di Beethoven.
forme libere, come sono appunto i Notturni
effettuata in Austria nel prestigioso
sono molteplici. Un leggero “alzato” prima di
Di Lodovico Giustini ho personalmente di Chopin, di cui molti conoscono la
Tonstudio del Mozarteum di Salisburgo. Il chiudere il ricamo di veloci biscrome alla
curato e pubblicato nel 2017 una versionerevisione
dal manoscritto della prima Sonata ripensamenti dell’Autore. La stratigrafia dei
tormentata evoluzione, con i tanti
contenuto del disco è ispirato a un
mano sinistra, per finalizzarlo all’ottava sotto
memorabile recital tenuto da Pone nel 2019 (prima Variazione nella Sonata di
(può essere reperita facilmente in rete, qui: Notturni, data da esecuzioni di ogni tipo che
al Teatro San Carlo di Napoli. Questa la Beethoven). Gli sforzati del basso (olografi)
www.incantesimodellasoglia.com, al menu spesso ne stravolgono l’equilibrio tra
successione dei brani: tre Sonate di Haydn della Variazione III con intensità differenti e
“libri”, e scaricando Omnia 2020). Ho quindi originalità di scrittura e semplicità di resa,
(Hob. XVI:51), Beethoven (op. 26) e Giustini gioco di timbri e pedali cospiranti al disegno
molto apprezzato la scelta di Lorenzo Pone conduce decisamente alle scelte
(op. 1 n. 10); tre Notturni di Chopin op. 15; di senso (capolavoro!). Le piccole libertà
di inserire quest’Autore nel disco, come già interpretative di Lorenzo Pone, che amo
in chiusura, tre Preludi di Debussy
(leggerissimi arpeggi ad alcune ottave della
nel citato concerto al San Carlo di Napoli. qui definire come “sussurrate”, poetiche, in
(Minstrels, La fille aux cheveux de lin, La destra), pedali perfetti e in contraddizione
La Sonata n. 10, come le altre Sonate di delicata tensione tra ricerca e dettami
puerta del Vino).
con le indicazioni di alcuni revisori: Casella
Giustini, sono considerate delle “rarità”, nel “autentici”.
Il pianismo di Lorenzo Pone è
in primis. La misura dello Scherzo,
senso che non vengono insegnate o Gli ultimi brani di questa imprescindibile
particolarmente raffinato. Egli “cesella” ogni finalmente in mezze tinte senza le
eseguite spesso, almeno dai pianisti. silloge discografica sono i tre Preludi di
suono, ad esempio in chiusura di frase, con esagerazioni di accento cui ci hanno
Eppure, le Suonate da Cimbalo di piano e Debussy. Anche qui concordo con Lorenzo
piccoli stentati che svolgono una funzione abituato altre esecuzioni sbilanciate. Cura di
forte detto volgarmente di martelletti sono Pone sulla scelta di differenziare
segnaletica, quasi divenendo punteggiatura ogni singolo suono, per intensità e direzione
considerate tra le prime composizioni l’esecuzione da concerto da quella da studio
di senso. Pochi pianisti sono in grado di (Trio, ove il pedale sollevato prima delle
documentate per pianoforte (risalenti al di registrazione. Il cd, come una volta il
offrire una realizzazione poetica delle indicazioni assicura un senso alla nota col
1732) e pertanto è davvero auspicabile che vinile, è un oggetto d’arte a sé stante, e con
appoggiature, che è uno dei segni di punto e ci fa godere di un piccolo alzato). Il
vengano inserite stabilmente sia nei finalità del tutto differenti. Ma La puerta del
abbreviazione utilizzati nella notazione fortissimo misurato della Marcia funebre:
programmi di insegnamento, sia nelle Vino mi emoziona all’ascolto sia quando
barocca e classica, ideato, forse, per sobrio ma epico. Il tremolo notato (“piano,
programmazioni concertistiche. La Sonata Pone l’esegue in live, sia qui, a chiusura di
salvaguardare una certa libertà di resa crescendo senza sordino”) lontano dalla
di Giustini avrebbe dovuto forse precedere un progetto discografico che rimarrà a lungo
stilistica, sorta di consuetudine esecutiva solita effettistica pianistica, in cui si distingue
le altre due. E tuttavia, se avessi dovuto come punto di riferimento per analizzare
che col tempo è andata via via svaporando invece ogni singola pulsazione delle
scegliere, avrei replicato esattamente la dove stia andando il pianismo del futuro.
in direzione di uno scarto tra notazione ed biscrome. I piccoli stentati nella conclusione
stessa successione: esiste un equilibrio Con quali caratteristiche? La
esecuzione, risolto verso il
della Marcia sono proprio quelli che mi
dell’“oggetto disco” da rispettare. Un disco consapevolezza storica di ciò che si sta
“matematicamente corretto”. E invece la aspetterei “sulla morte di un eroe” (come
viene sempre consegnato alla storia come eseguendo; l’attualizzazione di tale
libertà stilistica è questione di geometria scrive Beethoven in italiano): densi per
opera a sé, e la scelta della successione consapevolezza nel pronunciare una parola
delle forme, e non di suddivisione
rinvio alla profonda dimensione umana, in
deve assecondare la coerenza di un non ancora ascoltata; la ritrovata libertà di
aritmetica, e Lorenzo Pone rende infatti le cui si trova forse radicato il più puro degli
discorso che conosce un inizio, un apice, ricerca delle agogiche; la densità delle frasi
sue scelte del tutto naturali (ad esempio nel eroismi, ch’è in fondo consapevolezza del
una tenuta e infine un rilascio.
offerta dalla consapevolezza delle funzioni
primo tempo della Sonata di Haydn), libere sacrificio e del “render sacro”. La resa
Possibilmente equilibrato e…
armoniche; la personalità di un suono, in sé,
ma coerenti. Un altro esempio di “cesello”: dell’Allegro finale con pulizia e lontananza
indimenticabile. Come appunto avviene qui. lontano dalle appartenenze di scuola. E,
figure all’unisono tra mano destra e sinistra dalla solita esposizione “muscolare” di altri
Sui Notturni di Chopin, che anch’io – come tuttavia, una personalità di suono che in
lasciano spazio alla sinistra, con rapidità, pianisti. Che meraviglia, finalmente! In
Lorenzo Pone propone in uno dei
questo caso arriva, a mio avviso, dalle
naturalezza, maestria. E ancora:
questo Beethoven non danno più noia i
virgolettati del libretto d’accompagnamento antiche acquisizioni della prima scuola
spostamenti di accento dal tempo forte in pedali, che paiono assolutamente assorbiti
– considero una delle poche raccolte che pianistica napoletana.
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CULTURA E SPETTACOLI
FRANCISCUS: l’ultimo sguardo di un
popolo al Papa che parlava al cuore
86 87
Adriano Cirasa giovane fotografo napoletano cattura l’anima collettiva
dell’addio a Papa Francesco. Un’opera intensa, dove il dettaglio diventa
emozione e l’immagine si fa memoria
Nel silenzio sospeso di Piazza San Pietro,
rotto solo dal respiro condiviso di migliaia di
persone, Franciscus prende forma. Non è
soltanto un libro fotografico, ma una
narrazione visiva che tocca corde profonde,
il documento vivo di un’emozione collettiva.
Al centro di questa opera si trova Adriano
Cirasa, giovane fotografo napoletano
(classe 2006), che con uno sguardo
sorprendentemente maturo e partecipato si
fa testimone del giorno in cui il mondo ha
salutato Papa Francesco, l’uomo che ha
incarnato una Chiesa aperta, fragile, vicina.
Nel suo cammino fotografico, Cirasa ha già
dimostrato una profonda sensibilità per la
narrazione dell’umano, sia nei suoi volumi
dedicati alla fotografia (La fotografia è facile,
Ho fotografato invece di parlare), sia
nell’indagine visiva e narrativa sulla
passione calcistica partenopea in Tre
scudetti e una città. Ma con Franciscus
compie un salto ulteriore: entra in punta di
piedi nel reportage contemporaneo,
mettendo al centro non l’evento in sé, ma il
suo riflesso nelle persone. Lo fa con un uso
raffinato del dettaglio, della luce e
soprattutto del tempo: attimi sospesi,
espressioni isolate, gesti minimi che
raccontano più di mille parole.
La cifra stilistica di Cirasa si inserisce in
quella linea teorica che Roland Barthes,
nella sua opera La camera chiara, ha
identificato con il concetto di punctum: il
dettaglio che punge, che interrompe
la composizione ordinata della
fotografia per colpire direttamente lo
spettatore, suscitando un moto
intimo, spesso inspiegabile. In
Franciscus, questo punctum si
manifesta con forza, frammenti di
verità colti nel momento in cui la
realtà si dischiude al sentimento.
È qui che si sente l’influenza, forse
inconscia, di un grande maestro del
reportage: Robert Capa, con il suo
Slightly out of focus, dove il
coinvolgimento emotivo e la
partecipazione dell’autore agli eventi
non solo non intaccano l’obiettività
del racconto, ma ne accrescono
l’intensità. Anche Cirasa non resta a
distanza: è dentro il sentimento di
quella folla, immerso in quel giorno di
lutto e fede, e ogni scatto sembra
rispondere alla stessa necessità –
non dimenticare. Il suo reportage non
è solo osservazione, ma esperienza
condivisa. Non documenta solo un evento,
ma la sua vibrazione emotiva nel corpo vivo
della gente.
L’assenza di enfasi spettacolare, la scelta di
una composizione sobria, quasi monacale,
e la ripetizione dei volti in preghiera
restituiscono un senso di universalità. In
Franciscus, la fotografia è strumento di
comunione, è l’occhio che riflette la
coscienza collettiva. La piazza si trasforma
in un altare laico dove ogni fedele è parte
dell’ultimo abbraccio a Jorge Mario
Bergoglio, e l’obiettivo di Cirasa diventa la
lente attraverso cui quel momento si fissa
nella memoria visiva di un’epoca.
Il libro, disponibile su Amazon, è dunque
non solo una raccolta di immagini, ma un
gesto di amore e rispetto verso un Papa che
ha saputo umanizzare il ruolo pontificio. Con
Franciscus, Adriano Cirasa si conferma
autore capace di raccontare il presente con
profondità, coraggio e partecipazione,
dando corpo – e anima – alla memoria
visiva del nostro tempo.
(foto di Adriano Cirasa tratte dal volume ‘Franciscus’)
DIR.
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CULTURA E SPETTACOLI
Ciccio Merolla: “‘O sole mio si’ tu”,
il ritmo del cuore e la luce che ci guida
Dopo Malatia, colonna sonora spontanea del terzo scudetto, il musicista
torna con un brano nato prima del quarto trionfo azzurro ma carico della
stessa luce: coincidenza solo apparente, perché a Napoli musica e
destino viaggiano insieme
88 89
di Manuela Ragucci
C’è un sole che non sta in cielo, non nasce
con l’alba, non si spegne con la sera. È un
sole che vive altrove: in un angolo profondo
del petto, in una passione che si accende, in
un battito che ci ricorda che siamo vivi. ‘O
sole mio si’ tu”, titolo del nuovo brano di
Ciccio Merolla in uscita a giugno, è una
canzone d’amore che però non si ferma nel
ciò’ che avremmo potuto essere; vivere quel
sole interiore significa invece dare senso ai
propri passi, voce al silenzio, respiro ai
sogni.
Dopo il successo di “Malatia” diventata
disco d’oro e colonna sonora dei
festeggiamenti per il terzo scudetto del
Napoli nel 2023, e Terekete’ il brano che ha
conquistato non solo il pubblico ma anche dj
di fama internazionale, Merolla torna con un
fragile ed effimero concetto dell’innamorato
che cerca nell’altro la sua luce. E’
certamente una dedica d’amore, ma
l’intenzione espressa da Ciccio Merolla va
oltre, scavando nelle profondità dell’anima,
approda nell’idea e nel desiderio di ognuno
che ha bisogno del suo sole da inseguire. A
volte brucia, a volte è fioco, ma vale sempre
la pena cercarlo. E questa luce si veste di
ritmo perché vivere senza sole
significherebbe sopravvivere nell’ombra di
brano che sa di pelle e di anima, e che
accompagna il tempo conclamato della
festa per il quarto titolo azzurro, anche se
non è stato pensato per la festa azzurra,
anzi la genesi è frutto di mesi prima
dell’evento calcistico. L’abbiamo incontrato
per farci raccontare la genesi, il sound e il
significato profondo di questo nuovo viaggio
musicale.
“‘O sole mio si’ tu” è un titolo che
richiama un classico della canzone
napoletana, ma qui assume un senso
nuovo. Raccontaci come nasce questo
brano.
“’O sole mio si’ tu” non è solo una canzone
d’amore, anche se parte da lì. È la storia di
un sentimento che può sembrare normale,
quotidiano. Ma se vai più a fondo, scopri
che quel “sole” è qualcosa che va oltre la
persona amata: è la voce interiore che ti
chiama, è la decisione di dedicare la tua vita
a qualcosa o a qualcuno che senti
veramente tuo. È un invito a riconoscere la
tua luce, a seguirla, anche quando brucia o
sembra lontana. Ognuno ha il suo sole da
inseguire. A volte si nasconde, a volte
illumina tutto… ma vale sempre la pena
cercarlo.
Musicalmente è un pezzo che vibra di
calore. Che sound hai scelto per
accompagnare questa ricerca interiore?
Ho voluto dare a questo brano un’anima
ritmica che avesse il respiro del Sud del
mondo. Il ritmo è sudamericano, ma
contaminato profondamente dalla mia
napoletanità. Ho usato strumenti che fanno
parte del mio sangue musicale: congas,
bongos, claves… strumenti che parlano con
la pelle. Con me, negli arrangiamenti, ci
sono due fratelli di viaggio: Francesco
Garramone e Pietro Scalera. È un pezzo
che pulsa, che ti invita a muoverti, ma
anche a sentire. Perché il ritmo può portarti
lontano, ma ti riporta sempre a casa.
Dopo “Malatia”, che ha accompagnato
con forza emotiva lo scudetto del Napoli
nel 2023, questa nuova uscita arriva in
un altro momento importante per la città.
Coincidenza o destino? Ma sappiamo
che le coincidenze non esistono. Non è
un caso. Non è mai un caso.
Io credo che la musica senta prima di noi.
“Malatia” è esplosa con lo scudetto del
2023, conquistando il disco d’oro e
diventando una sorta di colonna sonora
spontanea di quella festa. Adesso “’O sole
mio si’ tu” esce in un altro momento di
grande energia, con la città che approda al
quarto scudetto. Ma non è solo calcio. Il
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CULTURA E SPETTACOLI
brano non è nato, né è stato pensato per il proprio viaggio interiore, senza che
chiedere nulla in cambio. Questo è il grande
90
questa festa anche perché la sua
lavorazione è avvenuta prima
questo sia l’effetto effimero della moda
del momento, il trend del giorno.
potere della musica e poi non tutti sanno
qual è il loro sole, ma tutti possono sentirne 91
comunque dentro c’è tutta la vitalità di una
città che pulsa. È l’anima di Napoli che si
sta rialzando, che evolve, che cresce in
dell’esplosione della festa azzurra, ma
silenzio e poi lasciar entrare la luce, la
musica, il calore. E a proposito di
musica, è assodato il suo potere
Bisognerebbe spegnere tutto, fare
inizi a camminare in quella direzione. È una
canzone, sì. Ma è anche un invito: accendi il
ritmo dentro di te e cerca il tuo sole. Hai
il calore. E allora magari ti fermi, ascolti, e
parlato di effetto Mozart, ma io dico che
esiste anche un effetto Napoli, un effetto
ritmo, un effetto verità. La musica ti rimette
al mondo, se glielo permetti.
Ancora una volta Ciccio Merolla, musicista,
autore, percussionista, cantante, attore,
consacrato dalla critica come l’erede di
Gegè Di Giacomo, ci ricorda con leggerezza
e diventa contagiosa: un brano ti può’
aiutare in un momento di sconforto, senza
accoglienza, in civiltà, in voglia di essere
migliore. Questa canzone esce con quella
gioia nel cuore. È un disco nato nella luce di
questo cambiamento e il cambiamento parte
prima dentro ognuno di noi. Bisogna avere
questo tipo di forza e consapevolezza.
Bisogna volerlo davvero il cambiamento.
In fondo, il sole del titolo è anche un
richiamo alla ricerca personale, al
bisogno di autenticità che attualmente
latita. Troppi guru, troppi professori che
salgono in cattedra vorrebbero
insegnare a guardarci dentro, il tutto per
ottenere facile consenso, quando
bisognerebbe avere la libertà e la
capacità di capire quando è il momento
giusto per fermare tutto e iniziare da soli
curativo, uno fra tutti l’effetto Mozart.
Certe vibrazioni, certi suoni ti cambiano
l’umore, stimolano l’intelletto, donano
calma, concentrazione, e tanto altro, ma
tu pensi che la musica possa anche
spingere le persone a cercare quella luce
interiore?
Io lo spero. La musica, quando è vera, non
ti dice cosa fare, ma ti stimola a cercare, la
musica non mente, perché se nasce con
un’intenzione autentica, entra. Emoziona.
La musica è senza maschere. E soprattutto,
la musica è sacrificio, dedizione, impegno. E
se le hai dedicato la tua vita, alla fine ti
ripaga, come è accaduto a me. E per
quanto riguarda chi ascolta, non solo
canzonette, è la gioia che si lascia ascoltare
il potere della musica, la sua gioia
contagiosa. Nel titolo si sente l’eco di una
melodia immortale, ma il battito che lo
accompagna è tutto contemporaneo. Ciccio
Merolla ci ricorda che il sole non è solo un
simbolo esterno: è qualcosa che si può
scegliere di essere, ogni giorno. E farlo a
tempo di musica.
(foto di Anna Camerlingo, per gentile concessione)
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CULTURA E SPETTACOLI
Il mio nome è Franco.
quest’ora?” E lui, con quella
voce roca e dolce insieme,
92 rispose: “Come chi è? Sono il
93
sesso”. Risata dall’altra parte e
subito: “Franco, ciao.
Dimmi…”;“…sono a Napoli.
All’Holiday Inn. Ti aspetto”.
“Dopo pochi minuti – racconta
Neri – eravamo nella hall
dell’hotel. Arrivò questa donna,
bellissima, una fotomodella
credo. Lo guardava come si
guarda una divinità. E lì ho
capito il potere magnetico che
aveva”.
Ma Califano non era solo
charme e provocazione. Era
generosità. Era serietà
E non serve altro
Il ricordo autentico e toccante di Franco Califano nelle parole di Mario
Neri, cantante e polistrumentista, per anni al suo fianco. Un’eredità fatta
di musica, notti insonni, donne e profondissima umanità
C'è chi lo chiamava "il Califfo", chi lo
considerava un poeta maledetto, un artista
dannato. Ma chi ha avuto la fortuna di
viverlo davvero, dietro le
quinte e nelle ore più
intime, sa che Franco
Califano era molto di
più. Lo sa bene Mario
Neri, cantante e
polistrumentista
napoletano, che lo ha
conosciuto negli anni
’90 e con lui ha
condiviso serate sui
palchi, chilometri in
auto, confidenze
notturne, dediche scritte
col cuore.
“Il Maestro – racconta
Neri – mi chiamava il
suo discepolo
napoletano. Una frase
semplice, ma per me di
un valore enorme. In
quelle parole c’era il
riconoscimento di un
rapporto autentico,
profondo, che andava
oltre la musica”.
Califano era un uomo di
straordinaria umanità.
Dietro l’aria scanzonata, dietro i versi
spavaldi di Tutto il resto è noia o Minuetto, si
celava una sensibilità rara, una capacità di
capire le persone al volo, un’empatia che
stordiva. “Mi dava consigli su tutto –
continua Neri – su come stare sul palco ma
anche su come affrontare la vita. Aveva
un’intelligenza fuori dal comune. Sapeva
metterti a tuo agio sempre, in ogni contesto,
con chiunque”.
Franco Califano era nato su un aereo che
sorvolava Tripoli, ma era cresciuto a
Pagani, in provincia di Salerno. Napoli
l’aveva nel cuore. Ne conosceva l’anima, la
cantava senza retorica, la parlava con
naturalezza. Ne è prova anche uno dei suoi
brani più sentiti e meno noti al grande
pubblico: Napoli, una dichiarazione d’amore
in musica a una città che, diceva lui stesso,
“gli dava emozioni uniche,
sempre diverse”.
“Conosceva benissimo il
dialetto napoletano e lo
parlava con una proprietà
impressionante –
aggiunge Neri -. Quando
veniva con me a Napoli, si
fermava tutto: la gente lo
riconosceva, lo
acclamava, voleva solo
salutarlo, toccarlo. Aveva
un’aura speciale”.
Indimenticabile anche
l’episodio, tenero e
ironico, che ancora oggi
Mario ricorda con un
sorriso: “Una volta
eravamo in un locale a
Napoli – racconta -. Si
avvicina un signore e con
tono entusiasta esclama:
‘Maestro, mi scusi... lei è
Fred Bongusto?’ Franco
sorrise, non si offese
affatto, anzi si divertì
moltissimo. Gli disse: ‘No,
so’ l’amico suo
napoletano’. E scoppiammo tutti a ridere.
Aveva il dono di sdrammatizzare sempre,
senza mai mettere in imbarazzo nessuno.”
E poi c’era quel suo legame con il pubblico
femminile. Inconfondibile. Potente. “Ogni
concerto c’era sempre un gruppo di donne
che cercava in tutti i modi di avvicinarlo –
aggiunge Mario Neri -. E lui non diceva mai
di no. Era sempre disponibile, gentile,
ironico. Il fascino gli usciva da ogni gesto”.
Una volta, dopo una serata a Napoli, Franco
gli chiese un passaggio fino all’Holiday Inn
del Centro Direzionale. In macchina, mentre
scorrevano le luci della notte, compose un
numero sul cellulare. Dopo diversi squilli,
una voce femminile rispose: “Chi è a
professionale. Una volta, prima di
andare in diretta a Tappeto Volante
con Luciano Rispoli, si accorse di
aver perso le basi musicali.
Mancavano poche ore. Chiamò Mario
all’alba. “Io avevo una copia del DAT.
Ci siamo dati appuntamento a un
autogrill tra Napoli e Roma – continua
Neri -. Glielo consegnai in tempo,
arrivò giusto per la diretta. Era
riconoscente, ma non faceva mai
pesare nulla. Per lui era normale darsi
da fare. Ci si aiutava”.
Una sera, dopo un live, tra amici e
gente dell’ambiente, Califano tirò fuori
una copia del suo libro. Prese una
penna e, con assoluta naturalezza,
scrisse: “A Mario, mio amico e
collega”. “Quella dedica – dice Neri con
voce commossa – non l’aveva mai scritta a
nessuno. La porto impressa nella mente.
Per me ha un valore incalcolabile”.
Per chi non lo ha conosciuto, Franco
Califano resta il personaggio. Per chi
come Mario Neri ci ha vissuto, resta
l’uomo: geniale, fragile, generoso,
profondo. E sempre irrimediabilmente
artista.
“Quando c’era lui, lo sentivi: cambiava l’aria
– conclude -. Era un’aria densa di bellezza.
Di talento. Di libertà”.
DIR.
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GUSTI
94
Peppino Di Napoli, una leggenda
continuando il suo percorso. In cosa ti
senti più simile e in cosa meno rispetto a
lui?
dell’ospitalità: il ricordo di AMIRA
Mi sento simile a Giuseppe per la
determinazione nel valorizzare la
professione, la volontà di creare opportunità
Un viaggio nella memoria e nei valori della ristorazione d’eccellenza
per i giovani e il forte spirito di squadra che
ha sempre caratterizzato AMIRA. Tuttavia,
attraverso le parole di Dario Duro, erede ideale del Cavaliere del lavoro e
ognuno ha la propria impronta: rispetto a lui,
95
protagonista del rilancio dell’ospitalità in Campania
cerco di portare avanti un approccio più
aperto alle nuove tecnologie e alle strategie
di comunicazione moderna, per adattarci
di Simona Buonaura
alle esigenze attuali.
Quali le priorità di Amira Campania?
Giuseppe Di Napoli, Peppino per gli amici, è
stato un grande rappresentante della
ristorazione napoletana. Ha lavorato nelle
più prestigiose strutture ricettive, ha
conosciuto divi internazionali, come
Elizabeth Taylor e Richard Burton, e
nazionali come Totò, Eduardo e Peppino De
Filippo, e tanti altri. Aveva cominciato da
ragazzo, partendo dal basso e
raggiungendo grandi traguardi. Per questo è
stato insignito del titolo di Cavaliere del
Lavoro, del quale andava molto fiero.
Docente in istituti alberghieri, professionista
del settore e poi l’associazione AMIRA
(Associazione Maître Italiani Ristoranti e
Alberghi) di cui ha guidato ininterrottamente
per 42 anni la sezione di Napoli.
E proprio la sua associazione di riferimento,
a tre anni dalla sua scomparsa, ha deciso di
allestire un memorial a lui dedicato a cui
amici, professionisti e personalità hanno
partecipato per portare la loro testimonianza
di stima e affetto. L’evento, che si è svolto
presso Villa Signorini di Ercolano (NA), è
stato organizzato su proposta del decano
Mario Golia, e coordinato da Dario Duro,
Fiduciario AMIRA Napoli e Ambasciatore
DOC Italy per l’ospitalità in Campania. A
lui abbiamo fatto qualche domanda per
conoscere meglio Giuseppe Di Napoli e
l’associazione Amira.
Professionista esperto nel settore
alberghiero e della ristorazione, con
un'importante esperienza a livello nazionale,
Dario Duro ha lavorato in strutture
alberghiere e ristoranti di alto livello in tutta
Italia, sviluppando un’ampia
competenza nel settore e
portando avanti il lavoro
cominciato dal cav. Di
Napoli in Campania, suo
amico e mentore.
Perché un memorial
dedicato a Giuseppe Di
Napoli?
Giuseppe Di Napoli ha
rappresentato un punto di
riferimento nel mondo della
ristorazione e dell'ospitalità,
distinguendosi per la sua
passione, dedizione e
visione innovativa. Il
memorial è un modo per
onorare il suo operato,
ricordare i valori che ha
trasmesso e mantenere vivo il suo
contributo alla crescita del settore.
Hai preso le redini di Amira Campania
Le priorità dell’associazione si articolano in
tre assi fondamentali: la formazione
continua, per migliorare la qualità del
servizio e sostenere la crescita
professionale; la promozione della cultura
dell’ospitalità, per rafforzare il ruolo e il
prestigio del maître; e infine le
collaborazioni con il settore turistico e
gastronomico, per generare sinergie in
grado di valorizzare sia i professionisti sia il
territorio campano.
Il futuro della ristorazione è in
evoluzione. Stanno
cambiando i riferimenti e gli
obiettivi: quali scenari
prevedi?
Il settore della ristorazione sta
affrontando una fase di
trasformazione profonda,
dovuta all’evoluzione delle
abitudini dei consumatori e all'innovazione
tecnologica. Prevedo una crescente
attenzione alla sostenibilità, con filiere
locali e controllate; un'espansione delle
esperienze immersive, pensate per
coinvolgere i clienti in percorsi gastronomici
personalizzati; la digitalizzazione dei
servizi, dalla gestione delle prenotazioni
alla customer experience; e l’emergere di
nuovi modelli di business, come la
ristorazione diffusa, i format ibridi e i
ristoranti esclusivi su prenotazione.
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
GUSTI
Wine&TheCity travolge Chiaia:
Flegreo, Charmat da uve Falanghina
flegrea, sempre onesto e rappresentativo
96 della tipologia, lei regala sorrisi.
97
tra calici, cortili e incanti nascosti
Premio Donna d’acciaio Wine&TheCity
Incontro Cristina Varchetta, di Cantine
Astroni, in abito fucsia, raggiante come
Shopping, design, vino e incontri: la festa lenta (e allegra) che accende il
sempre.
Assediata da “questuanti di vino”, abbinata
salotto di Napoli
alla pizza fritta
deliziosa de La
di Monica Piscitelli
Masardona di
Piazza Vittoria.
Il suo Astro ci
sta benissimo
Wine&TheCity è tornata, nei giorni scorsi, a
travolgere Chiaia con la sua vita da
paesello incastonato nella tumultuosa
metropoli di Napoli. Si balla, si beve e si fa
shopping tra oggetti di design, abiti,
composizioni floreali, oggetti di cucina. Ce
n’è per tutti i gusti. È l’occasione per ficcare
il naso in una boutique mai visitata, ma
soprattutto per bere alcune belle bottiglie. E
quest’anno, in particolare, erano di tutta
Italia.
Cosa non perdersi per Wine&TheCity. E
cosa ci è
piaciuto
Impossibile
andare ovunque
in 4 ore. Anche
perché
l’ebbrezza, cui la
manifestazione
ideata da
Donatella e
Irene Bernabó
Silorata invita,
va assaporata
piano piano.
E così mi sono
divertita a
‘bollare’ i luoghi
dove sono stata,
per dirvi cosa
avevano di
speciale.
Premio cortiletto danzante Wine&TheCity
A Chiaia tutti amano le composizioni e gli
oggetti di Pensiero Verde per la loro
bellezza e originalità. È il tocco
dell’architetto GianBarbato a fare la
differenza. Accanto c’è Ritrovare il tempo,
studio di pittura, e poi altri localini. Sono
stata richiamata, dalla strada, dalla bella
voce di una giovane con stivali e cappello
da cowboy e dal capannello di persone che
ballavano.
Qui, il vino più interessante e l’etichetta più
stilosa: Pippo Greco, agronomo ed enologo
di Agropoli. Trova il tempo per raccontarmi,
mentre sbicchiera e chatta a destra e a
manca, che ha ben 10 ettari in un corpo
unico a Fiano e Aglianico, in biologico.
Bellissimo il suo Fiano, che finisce una
manciata di mesi in legno nuovo. Possente
ed elegante, e quasi irpino, se mi passate il
confronto semplicistico. Un gran vino.
Premio Oste Wine&TheCity
Incontrerete all’Ebbrezza di Teonilla, Luca
Di Leva, che da anni cavalca e fa cavalcare
i purosangue della viticoltura italiana con
lapalissiana competenza, nella sua
Ebbrezza di Noè. Da un paio d’anni ha
raddoppiato con altri soci su un progetto di
ospitalità di charme e cucina nel magico
cortile di Palazzo Ravaschieri di Satriano,
in Vico Satriano.
Per Wine&TheCity, gli chef Papa e De
Gaetano hanno proposto una tapa di mare
con polpo e patate al limone per
accompagnare le bollicine di Francesca
Carannante.
Un progetto napoletano nell’Oltrepò
Pavese dettato solo dall’amore di lei,
giovane curiosa produttrice e pittrice, per il
Pinot Nero. Lungo affidamento sui lieviti per
i suoi Metodo Classico: nature, brut e
rosato.
Premio sorriso Wine&TheCity
A volte si esita a varcare la soglia di una
boutique di Chiaia, pensando
all’accoglienza. Ma Lullabi, il nome è una
promessa, vanta non solo una bella linea di
abiti ma soprattutto una proprietaria
simpatica.
Si gode Wine&TheCity con (e anche più
dei suoi ospiti) Maria Laura Musollino,
cogliendone a pieno il senso.
Mentre il sommelier dell’AIS Napoli serve il
con il
Battilocchio
fritto dei
Piccirillo, ma
io gli
preferisco un
sorso di Colle
Imperatrice, il
cru di
Falanghina.
Lo potete
abbinare, per
personalità e persistenza, a tutte le pizze
che vi pare. Le accompagnerà con la sua
sapida eleganza, la stessa di Cristina, da
un paio d’anni protagonista di una
rivoluzione in cantina tra formazione e PR di
alto livello.
Premio Uomo Elegant 2025
Wine&TheCity
Il giovane Oreste Cincini ha una giacca di
nabuk che sembra un tessuto di seta,
pantaloni bianchi a sigaretta, camicia bianca
e una delicata
pochette nel taschino
con motivi classici.
Fanno bene pendant,
per splendore, con il
sorriso aperto e la
gentilezza che lo
contraddistinguono,
gli stessi del padre
Antonio, che gli
passa il testimone.
Un’azienda familiare
che, da più di un cinquantennio, parla di
creazioni di pelle di grande qualità. Una
collezione che si rinnova di stagione in
stagione per i clienti più affezionati di Chiaia
e quelli che, da ogni dove, si recano
nell’elegante cortile di Palazzo Caracciolo
di Torella per indossare o ordinare un loro
capo.
Per Wine&TheCity, Sherì è tornato ad
aprire le sue porte al pubblico degli
enoappassionati dopo aver partecipato a un
paio di edizioni alla nascita della
manifestazione.
Lo ha fatto affiancandosi a una
degustazione del Caprettone di Casa
Setaro, efficace espressione di un territorio
di straordinaria potenza come il Vesuvio.
Un antico palazzo nobiliare del cuore di
Napoli, crocevia tra Cavallerizza e
Belledonne, e il vino di un vitigno arci
napoletano, minore ma grande per forza
espressiva e tipicità: un incontro felice.
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
IL FATTORE UMANO
Napoli.
ricordato a tutti la sua natura diretta, la
Mentalità e Cuore per una Leadership
Con lui si esplora il concetto di leadership franchezza della sua comunicazione e la
98 attraverso la sua esperienza di allenatore. consapevolezza di chiedere tanto ai suoi 99
Trasformativa e di Engagement Autentico
"Vincere, ma prima ancora tirare fuori tutto il
potenziale dalle persone che insieme a te
giocatori.
L’engagement dei giocatori come dei
In riflessione con Julio Velasco e Antonio Conte
devono raggiungere un obiettivo", afferma dipendenti è una variabile cruciale che ha
Conte. Il tecnico sottolinea l’importanza un impatto su molti risultati organizzativi.
della dedizione e dell’abnegazione, non solo Programmi di sviluppo manageriale basati
di Giovanna d’Elia *
da parte dei membri della squadra, ma
anche da parte dell’allenatore stesso.
su un processo di assesment delle
caratteristiche emotive, cognitive e personali
Secondo Conte, è fondamentale dare prima per tutti quei dipendenti che supervisionano
di chiedere, o meglio, dare per poter essere i colleghi, e non solo degli executives,
legittimati a chiedere. Questo approccio si contribuiscono a creare un tessuto
basa sull’essere esempi viventi, un metodo manageriale e culturale alla base di
che Conte definisce codificato e naturale nel qualsiasi processo di trasformazione.
suo lavoro quotidiano.
Perché:
Questo percorso parla a chiunque abbia la "Un leader non deve pensare a cosa
responsabilità di guidare altri e a chi, ogni manca, ma a quello che ha” (A.Conte)
giorno, prova a guidare sé stesso. "Dare E con le persone e con ruoli e obiettivi chiari
tutto, chiedere tutto". Attraverso la
e ben comunicati che si crea una squadra.
leadership autentica si basa sull’idea che A questo punto se Julio Velasco mi
l’efficacia del proprio agire da leader chiedesse quale pilastro aggiungere per una
dipenda in larga parte dalla coerenza tra i leadership autentica, gli direi: Mentalità e
propri comportamenti e la propria natura Cuore.
(concetto noto come true self).
Tre principi caratterizzano una leadership
(*) HR Director Focus Consulting
autentica: la conoscenza della propria
Esperta Risorse Umane
natura, la consapevolezza di sé e la
e Parità di Genere e Opportunità
capacità di autoregolazione. Conte ha
DiversityEquityInclusion
Pensare alla prossima palla
L' errore, il fallimento e il feedback sono
momenti essenziali in ogni percorso di
crescita, dei collaboratori, ma anche di chi è
leader. Ma se perdiamo troppa energia a
cercare di spiegare o, peggio, a cercare
colpe, finiamo per girare intorno solo a ciò
che non va.
Elemento imprescindibile della celebre
mentalità vincente di Velasco, la capacità di
imparare va allenata, in primis da chi guida
gli altri. Quando un leader è in grado di
imparare, riesce anche a far sì che gli altri
imparino.
Non importa di chi è l'errore, importa la
soluzione perché la mentalità vincente si
acquisisce vincendo. Contro i nostri limiti,
prima, contro l'avversario, poi.
Quando un leader è in grado di imparare,
riesce anche a far sì che gli altri imparino e
che vengano e si sentano ingaggiati.
Come in una squadra così in un team di
lavoro.
L’engagement, il coinvolgimento, è sentirsi
parte della squadra, avere un ruolo nella
partita ed è un’attività strettamente
connessa alla Leadership Trasformativa:
motivare i collaboratori e fare emergere le
buone pratiche, ma soprattutto puntare
sull’identità personale e collegarla a quella
collettiva dell’organizzazione in cui si è
inseriti.
Mettere al centro non solo la palla,
l'obiettivo, ma soprattutto mettere al centro
la persona.
Bisogna recuperare il concetto di ‘persona
intesa nella sua dimensione relazionale’ e
metterla al centro. In epoche preindustriali,
infatti, il singolo era funzionale al gruppo.
Dopo la rivoluzione industriale, nella cultura
occidentale, siamo passati a una
concezione di uomo più individualista (in cui
l’individuo era centrale e importante). Serve
cambiare paradigma, passare da quello del
controllo a quello della cura. Accantonare la
logica della prestazione funzionale del
singolo e riprendere dimensioni che
altrimenti rischiamo di dimenticare. I giovani
per esempio hanno già una percezione di sé
meno individualistica ma comunque
autonoma.
In che modo le aziende possono
organizzarsi per fronteggiare le attuali
trasformazioni?
Distribuire le responsabilità e
decentralizzare in una logica di ‘insieme’,
che non è solo metafora, ma entità specifica
con un preciso modello matematico.
La leadership verticale e piramidale, con il
CEO chiuso nel suo ufficio all' ultimo piano,
oggi non funziona più. È necessario un
approccio diverso. Un radicale
ripensamento del modello di gestione che
da gerarchico diventi sistema
imprenditoriale di relazioni, in cui i
dipendenti si sentano essi stessi un po’
imprenditori.
In una dinamica di stormo, la Governance è
distribuita, non c’è un punto di controllo
fisso, ma esistono degli hub, che possono
cambiare in modo dinamico nel tempo:
catalizzano il processo, trasmettono gli
input, tenendo compatte le aree e fasce
laterali, usando termini calcistici.
Serve quindi un leader facilitatore e
trasformista e se penso chi può
assomigliare a questo ruolo penso ad
Antonio Conte, Allenatore e Mister del SSC
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
PSICOLOGIA E SOCIETA’
Quando la colpa ci schiaccia... o ci salva
100 101
I sensi di colpa sono come il vino: fanno bene se usati con moderazione
Tra guerre e transizione verde, si ridefinisce il futuro del commercio
di Alberto Vito *
Il senso di colpa è considerato talvolta in
modo superficiale come uno dei massimi
nemici del benessere nel mondo
occidentale. In una società orientata al
consumismo e alla soddisfazione immediata
del desiderio, la colpa può apparire un
ostacolo. Certamente, due millenni di
cattolicesimo hanno la loro parte di
responsabilità. Per non parlare della
secolare sessuofobia, che fortunatamente
si sta attenuando a partire dagli ultimi
decenni.
Anche tra chi si rivolge alla psicoterapia,
non è raro trovare situazioni in cui proprio i
sensi di colpa eccessivi sono la causa
scatenante di un malessere duraturo. Nelle
condizioni più gravi, la convinzione di aver
commesso errori o fatto torti può indurre
blocchi con effetti paralizzanti. Ho ascoltato
genitori sostanzialmente adeguati che si
sentivano in colpa per gli insuccessi dei figli
adolescenti, figli che sono stati amorevoli
colpevolizzarsi per la morte dei cari. Ci sono
state perfino fidanzate che si sono
colpevolizzate per i tradimenti subiti, quasi
dando ragione a chi è stato fedifrago
(anche se le dinamiche di coppia sono un
universo speciale che merita un
approfondimento a parte).
In tutti questi casi, il mio compito è riportare
nella giusta collocazione il proprio ruolo.
Con le persone più disponibili
all’introspezione, è possibile anche far
intravedere quali latenti fantasie di
onnipotenza si possano nascondere dietro
un eccesso di colpa. In ogni caso, per
ridurre la portata della colpevolizzazione,
chiarisco come “il senno di poi” sia
un’invenzione falsa. È, infatti, ovvio che, se
avessimo avuto altre informazioni, quelle
che la vita ci riserva solo dopo una
determinata azione o giudizio, avremmo di
sicuro compiuto scelte diverse. Tante volte
si compiono delle scelte pensando che
siano giuste ma che in seguito si rivelano
inappropriate. Dannarsi per delle
conseguenze assolutamente imprevedibili
non ha senso. Conta molto di più la buona
fede, riconoscere l’assenza di una
volontaria attitudine maligna, e accettare
che, pur con i nostri limiti, ci abbiamo
provato, nella direzione che ci pareva la
migliore. Si deve accettare il dolore,
riconoscendo che non ha necessariamente
origine da una negligenza o da un torto. È
saggio ammettere che non abbiamo potere
assoluto né sulla nostra vita né su quella
delle persone amate. Ma, in effetti,
trasformare il dolore, estremamente difficile
da maneggiare, in rabbia, sia pure verso sé
stessi, è una delle modalità più frequenti a
disposizione degli esseri umani per diluire la
sofferenza. In fondo, la rabbia è un
sentimento noto sin dall’infanzia mentre il
dolore può essere insostenibile.
Però, basta pure demonizzare il senso di
colpa. Non sarebbe infatti un mondo
migliore quello in cui non si provasse mai
senso di colpa. Non sarebbe giusto non
inorridire mai per le proprie azioni, incluse
quelle più terribili. La colpa, infatti, è
direttamente legata alla responsabilità: si
tratta di un binomio inscindibile. Chi non
prova mai colpa, non ha il senso della
propria responsabilità, come persona e
come cittadino. Avvertire colpa significa
riconoscere la responsabilità delle nostre
azioni. Essa non può essere mai totale, è
sempre parziale, non abbiamo il controllo
assoluto della nostra vita, ma è giusto
riconoscere che, in qualche misura,
possiamo incidere sulle nostre scelte.
Allora, sentiamoci pure in colpa, ma con
moderazione. Come in ogni cosa, sono gli
eccessi a far del male. E questo lo
sapevano già gli antichi latini.
(*) Psicologo, psicoterapeuta, sociologo
Dazi: protezione o ostacolo?
di Emanuele Lattanzio *
Nel contesto economico globale attuale, il
tema dei dazi doganali torna con forza al
centro del dibattito internazionale. Tra
guerre commerciali e tensioni
geopolitiche, le politiche tariffarie
rappresentano un potente strumento nelle
mani dei governi.
Ma quali sono le implicazioni concrete dei
dazi per i cittadini, le imprese e gli equilibri
internazionali?
I dazi sono imposte applicate sulle merci
importate (o, in rari casi, esportate), con lo
scopo di aumentare il prezzo dei beni
stranieri e proteggere la produzione
interna. In un’epoca in cui il libero
scambio sembrava essere la direzione
irreversibile dell’economia mondiale, i dazi
sono riemersi come segno di una crescente
tendenza al protezionismo.
Dal 2018, con la cosiddetta "guerra dei
dazi" tra Stati Uniti e Cina, questo
strumento è stato utilizzato per colpire
direttamente settori strategici e
riequilibrare i rapporti commerciali. Anche
l’Unione Europea, pur storicamente
orientata al libero commercio, ha
recentemente rivisto la propria politica
tariffaria per contrastare la concorrenza
sleale, soprattutto in ambito tecnologico e
ambientale.
Oggi i dazi non sono solo una questione
economica, ma anche geopolitica. Le
tensioni tra Cina e Occidente, la
dipendenza da forniture strategiche (come
quelle di semiconduttori, batterie o materie
prime critiche), e la necessità di
rilocalizzare parte della produzione
manifatturiera hanno spinto diversi Paesi a
riconsiderare l’apertura totale dei mercati.
Ad esempio, gli Stati Uniti sotto
l’amministrazione Biden hanno mantenuto
molti dei dazi imposti da Trump,
specialmente verso la Cina, e stanno
promuovendo politiche industriali interne
(come il CHIPS Act) per incentivare la
produzione domestica. Anche l’UE sta
valutando dazi “verdi” (Carbon Border
Adjustment Mechanism) per tutelare
l’industria europea da concorrenza estera
meno attenta alle normative ambientali.
L’effetto dei dazi non è mai neutro. Se da un
lato possono favorire le imprese locali,
dall’altro comportano spesso un aumento
SOTTO LA LINEA DI BILANCIO
dei prezzi per i consumatori. Inoltre, le
catene di approvvigionamento globali
sono oggi così interconnesse che colpire un
prodotto in importazione può significare
danneggiare anche le imprese locali che lo
utilizzano come componente.
Il settore tecnologico è emblematico: molti
prodotti vengono progettati in un Paese,
assemblati in un altro e distribuiti
globalmente. In questo contesto, i dazi
rischiano di alimentare l’inflazione e
rallentare l’innovazione, come già
accaduto nei settori dell’elettronica e
dell’automotive.
Come membro dell’UE, l’Italia non può
applicare autonomamente dazi verso Paesi
terzi. Tuttavia, le industrie italiane sono
direttamente coinvolte nelle dinamiche
tariffarie, sia in termini di competitività che
di esportazioni. L’export, infatti,
rappresenta una componente fondamentale
del PIL italiano, e l’introduzione di dazi da
parte di altri Paesi può penalizzare settori
chiave come l’agroalimentare, la moda e la
meccanica.
La difesa del “Made in Italy” passa quindi
anche attraverso la capacità dell’UE di
negoziare accordi commerciali equi,
Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025
SOTTO LA LINEA DI BILANCIO
bilanciando apertura e protezione
La sfida per i prossimi anni sarà trovare un
Insomma, tutte sostanze chimiche dannose, alimenta in un determinato modo.
strategica.
equilibrio tra apertura e protezione, tra
pericolose per la nostra salute, ma
In questi anni abbiamo esagerato con la
102 Il ritorno dei dazi segna un cambiamento efficienza economica e sovranità
soprattutto per i bambini e le donne incinte. chimica, i concimi. Abbiamo avvelenato, 103
profondo nella governance del
industriale. In un mondo sempre più
Sono cancerogene, cioè provocano il reso sterili i terreni.
commercio internazionale. Se da un lato multipolare e interdipendente, il futuro dei
cancro e interferiscono con le attività delle Adesso la terra trema, si ribella, chiede
possono essere utili per proteggere settori dazi sarà inevitabilmente legato alla
ghiandole endocrine, ma anche con tutta aiuto.
strategici o perseguire obiettivi ambientali capacità di costruire regole condivise e
una serie di malattie collegate al sistema Bisogna ritornare alla terra, agli orti, alla
e sociali, dall’altro rischiano di
sostenibili per tutti.
nervoso, come il diabete nei bambini. tradizione che si rinnova. Bisogna
compromettere la crescita globale e
Per fare degli esempi: il glifosato, un organizzarsi andando nelle campagne, dai
aumentare le tensioni tra Paesi.
(*) Esperto Enti Locali / Società Partecipate
erbicida molto diffuso, usato anche per piccoli contadini, dove nuove generazioni di
pulire le strade, si accumula nel tempo. contadini, i giovani, combattono contro
FOOD AND SUD
Bisogna vigilare sulla tracciabilità di ciò che l’omologazione e la monocultura.
si vende anche nei dintorni di casa.
La nostra è un’agricoltura di eccellenza. Noi
Dieta Mediterranea:
Domandarsi soprattutto quando si va a fare
la spesa: Ma questo cibo è naturale? Da
siamo il Sud alta qualità.
Noi vogliamo terreno sano, cibo sano e
educazione alimentare e salute
dove viene? C’è l’etichetta?
popolazione sana.
Noi dobbiamo abituarci a riconoscere il cibo Io dico sempre ai miei pazienti: quando fai
ad occhio, con il gusto, con la cultura. Per la spesa investi sulla tua salute, moltiplica
Valorizzaziamo i prodotti del territorio
E allora veicoliamo questi messaggi alle
scoprire i veri sapori bisogna mangiare
naturalmente.
Il cibo deve essere buono e venduto a
l’autonomia economica e il lavoro per le
giovani generazioni al Sud.
di Felicia Di Paola *
nuove generazioni, che sono sempre più
deviate, brancolano nell’incertezza e
giusto prezzo. La salute non è una merce, e
anche il cibo non deve essere considerato
nell’illusione che quello sia cibo sano, una merce qualsiasi.
perché il martellamento pubblicitario li rende Occorre sempre la misura di tutte le cose
più “alla moda”, “emancipati”.
e il prezzo giusto.
Occorre una buona educazione alimentare Noi dobbiamo amare la nostra terra e la
che inizi dalle famiglie e continui con le terra in generale, perché tutto nasce dalla
famiglie in loco, nelle scuole, negli ospedali, terra.
nelle università, nelle ristorazioni. Chi tiene La vita nasce dalla terra.
alla propria salute e a quella dei propri figli, Viviamo grazie alla terra, su questa terra.
dei propri fratelli è avvisato.
Poi, qui ognuno è libero di vigilare sulla
propria salute come meglio crede.
(*) Biologa e Nutrizionista
Il cibo e la cucina rivelano l’identità etnica Specialista in Scienza dell'Alimentazione
del popolo, di quella famiglia viva che si
Se vogliamo vivere bene, crescere bene,
riprodurci naturalmente, pensare bene,
dormire bene, stare in forma, essere
autonomi e autosufficienti e non auspicare
che la morte venga quanto prima, dobbiamo
nutrirci bene, mangiare bene.
Dobbiamo essere. Come? Con gusto, cibo
sano, secondo natura. Mangiare come la
cucina di una volta e come si sta facendo
nuovamente adesso, al momento. Una
cucina che rispetta gli ingredienti di stagione
con l'aggiunta solo di quello che era stato
conservato: capperi, marmellate, salami,
melanzane, peperoni, conserve sott'olio,
passate di pomodori.
Si cucinava quello che si aveva sottomano,
in cantina, nel tempo giusto, veramente a
chilometro zero, naturalmente, veramente
genuino. La migliore cucina di oggi
appartiene alla tradizione popolare. Sembra
facile, viene detto quasi da tutti ma è
tremendamente difficile.
Mangiare, dunque, tutti i prodotti del nostro
territorio, del nostro Sud, della nostra gran
Madre Terra, che ci offre secondo stagione,
secondo natura – ripeto – dove crescono
all'aperto, all'aria, alla luce solare, senza
aver avuto bisogno di trucchi per crescere e
sviluppano antiossidanti, vitamine, sostanze
nutritive che servono per la nostra salute
fisica e mentale.
Quindi dobbiamo organizzarci anche sulla
sovranità agroalimentare, che vuol dire
creare una rete di contadini, produttori
onesti e gruppi di consumo, vigilare e
difendere il territorio, arginare la
manipolazione, riscoprire e seguire la
stagionalità di pesce, carne, frutta e verdura
che mantengono le sostanze nutritive e
antiossidanti.
Perché quando si parla di chilometro zero,
di filiera corta, essi vanno in contraddizione:
ad esempio, le melanzane, i peperoni, i
pomodori, le fragole – tutti prodotti del
periodo estivo – si vendono sul mercato
tutto l'anno, e così via.
Se vogliamo mangiare fuori stagione
dobbiamo sapere che o sono OGM o
provenienti dall'estero – dalla Cina, dalla
Turchia, dalla Tunisia – o coltivati in serra,
e quindi hanno bisogno di pesticidi, di
ormoni per accelerare la crescita.
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