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Sud e Nord Anno 2 n.6 Giugno 2025

È online il nuovo numero di SudeNord Magazine Un viaggio esclusivo nel Mezzogiorno che cambia, tra cultura, impresa, innovazione e sostenibilità. Nel numero di giugno: Antonio Filosa, il nuovo CEO di Stellantis, da Castellammare al vertice dell’automotive globale Napoli oltre la vittoria: dallo Scudetto all’America’s Cup, lo sport come leva di sviluppo economico La Vespucci a Napoli: quattro giorni tra mare, memoria e futuro Napoli capitale culturale del Mediterraneo: il vertice UNESCO tra turismo, identità e diplomazia Hopee, la piattaforma nata in Campania per rivoluzionare le Comunità Energetiche Rinnovabili Cavalieri del Lavoro 2025: il Sud protagonista con imprese d’eccellenza Stati Generali dell’Ambiente: De Luca annuncia il miracolo ecoballe

È online il nuovo numero di SudeNord Magazine
Un viaggio esclusivo nel Mezzogiorno che cambia, tra cultura, impresa, innovazione e sostenibilità.

Nel numero di giugno:

Antonio Filosa, il nuovo CEO di Stellantis, da Castellammare al vertice dell’automotive globale
Napoli oltre la vittoria: dallo Scudetto all’America’s Cup, lo sport come leva di sviluppo economico
La Vespucci a Napoli: quattro giorni tra mare, memoria e futuro
Napoli capitale culturale del Mediterraneo: il vertice UNESCO tra turismo, identità e diplomazia
Hopee, la piattaforma nata in Campania per rivoluzionare le Comunità Energetiche Rinnovabili
Cavalieri del Lavoro 2025: il Sud protagonista con imprese d’eccellenza
Stati Generali dell’Ambiente: De Luca annuncia il miracolo ecoballe

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Sudenord.it - Anno 2 n. 6 Giugno 2025

1

Il mezzogiorno ed i suoi protagonisti

Antonio Filosa

CEO Stellantis

Primo Piano

Napoli oltre la vittoria:

Scudetto, America’s Cup, Giro d’Italia

Economia

Cavalieri del Lavoro. Sud protagonista

Jannotti Pecci: Un sistema produttivo europeo

Innovazione

ENAC-DAC: Dal Sud il cielo del futuro

Ambiente

La rivoluzione di ASIA

Cultura e spettacoli

Martone: Goliarda Sapienza, cuore ribelle

San Carlo, Mercadante, Ravello: i cartelloni


EDITORIALE

SOMMARIO

2 3

Quell’abbraccio negato

Mentre completo il numero di giugno, ricco di spunti per delineare il

futuro della Campania e del Mezzogiorno, mi scuote la mente la

vicenda di Martina, la quattordicenne di Afragola violentemente

uccisa con un sasso dall’ex fidanzato diciannovenne che non aveva

accettato la fine della loro relazione.

Finita con una modalità barbara – la lapidazione, supplizio tribale

dell’antichità – e morta dopo una lunga e straziante agonia,

abbandonata in un edificio in disuso nello stadio di Afragola. Aveva

tutta la vita davanti.

Al netto di ogni speculazione mediatica da audience (piatto ghiotto per i salotti di prima

serata tv), delle aberrazioni da social, delle immancabili strumentalizzazioni e della facile

retorica politica, la domanda, assillante, è sempre la stessa: il femminicidio, la violenza, la

sopraffazione ci fanno rabbrividire – a parole (non a fatti) – e dovrebbero (il condizionale è

d’obbligo) avere un alto grado di riprovazione sociale.

Eppure gli episodi aumentano. E, allo stesso modo, aumentano i morti sul lavoro –

nonostante norme, controlli. Per non parlare delle vittime della strada.

C’è qualcosa che non funziona, qualche elemento che crea un intoppo nel meccanismo

sociale.

E allora, quell’abbraccio negato che ha scatenato la furia dell’assassino, è anche

l’abbraccio negato di una città che disegna orizzonti mirabolanti, mentre in uno stadio

silenzioso e abbandonato – a pochi chilometri da quello della festa – una quattordicenne

finisce i suoi giorni con un’atroce agonia.

E noi, evitiamo di voltare le spalle e di guardare da un’altra parte. Senza umanità, senza

riflessione, il successo è nullo.

Francesco Bellofatto

Direttore Responsabile: Francesco Bellofatto

Grafica e web: Giovanni Barchetta

Articoli e rubriche: Simona Buonaura, Giovanna d’Elia, Felicia Di Paola, Girolamo De

Simone, Walter Ferrigno, Emanuele Lattanzio, Fabrizio Matarazzo, Paola Pagliuca,

Monica Piscitelli, Manuela Ragucci, Antonio Quaranta, Giuliana Sepe, Alberto Vito.

Reg. Tribunale Na 4997/24 del 25/3/2024

www.sudenord.it - info@sudenord.it

INES CASA EDITRICE

www.ineseditrice.com - inessrlcsaeditrice@gmail.com

I crediti fotografici - laddove segnalati - sono indicati in parentesi alla fine dei rispettivi pezzi. Sono concessi

esclusivamente per uso giornalistico dell'articolo di riferimento e non sono altrimenti riproducibili. Laddove non è

indicato l'autore, le immagini sono da considerarsi dell'archivio fotografico del giornale e non sono riproducibili. Le

immagini di pubblico dominio o con licenza Creative Commons sono indicate in chiusura dei rispettivi articoli.

EDITORIALE

Quell’abbraccio negato (2)

SOTTO I RIFLETTORI

Antonio Filosa, l’ingegnere globale che guiderà Stellantis (4)

PRIMO PIANO

Napoli oltre la vittoria:

lo sport come leva economica e sociale (8)

Napoli abbraccia la Vespucci (12)

Napoli capitale culturale del Mediterraneo (16)

ECONOMIA

Cavalieri del Lavoro 2025: Sud protagonista (20)

Orsini traccia la rotta, Jannotti Pecci rilancia (21)

INNOVAZIONE

Innovation Village 2025 (26)

Il DAC protagonista al WMD 2025 (28)

Hopee, dalla piattaforma smart nata in Campania (30)

AMBIENTE

“Campania modello per l’ambiente”:

De Luca chiude gli Stati Generali (32)

Green Med Expo & Symposium (36)

Napoli lancia la rivoluzione urbana con ASIA (38)

Capodimonte Comunità Ecologica (40)

CULTURA E SPETTACOLI

‘Fuori’: Martone accende il cuore ribelle

di Goliarda Sapienza (44)

Tempesta e tramonto per l’Italia in concorso a Cannes (47)

A Napoli brillano le stelle della serialità italiana (48)

Be Luminous: il San Carlo brilla di nuova luce.

La Stagione 2025-2026 celebra l’arte tra mito (52)

Ravello Festival 2025: in Costiera Amalfitana (54)

Teatro di Napoli – Teatro Nazionale:

nel Cuore e nella Testa (58)

(R)ESTATE a Napoli 2025 (62)

Torna a Capodimonte l’Immacolata Concezione (64)

Quando la terra trema, la cultura resiste (66)

La Campania protagonista al Salone del Libro 2025

(70)

Quartieri Spagnoli: il cuore ribelle di Napoli (72)

Corvino + Multari,

trent’anni di architettura come gesto civile (76)

Cappella Sansevero tra misteri svelati e tecnologia (80)

Il tributo di Lorenzo Pone a Paul Badura-Skoda (84)

FRANCISCUS.

L’ultimo sguardo di un popolo al Papa (86)

Ciccio Merolla: “‘O sole mio si’ tu” (88)

"Il mio nome è Franco. E non serve altro" (92)

GUSTI

Peppino Di Napoli, una leggenda dell’ospitalità (94)

Wine&TheCity travolge Chiaia (96)

IL FATTORE UMANO

Mentalità e Cuore per una Leadership

Trasformativa e di Engagement Autentico (98)

PSICOLOGIA E SOCIETA’

Quando la colpa ci schiaccia... o ci salva (100)

SOTTO LA LINEA DI BILANCIO

Dazi doganali: il grande ritorno.

Protezione o ostacolo? (101)

FOOD AND SUD

Dieta Mediterranea:

educazione alimentare e salute (102)

Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025

(foto courtesy Stellantis)



SOTTO I RIFLETTORI

Da Castellammare di Stabia al mondo:

Antonio Filosa, l’ingegnere globale

che guiderà Stellantis

4 5

Una nomina che segna il rilancio della grande industria automobilistica

con radici italiane e visione internazionale

Antonio Filosa sarà il nuovo Chief

Executive Officer di Stellantis a partire dal

23 giugno 2025, data in cui prenderà

ufficialmente il timone di uno dei più grandi

gruppi automobilistici al mondo. Una nomina

che non è solo il frutto di un processo di

selezione accurato, ma anche il

riconoscimento di una carriera costruita con

determinazione, visione e risultati concreti in

mercati complessi come l’America Latina e

il Nord America. Con 25 anni di

esperienza alle spalle, Filosa si appresta a

guidare un gruppo che sta ridefinendo le

regole dell’automotive globale, in un

momento storico in cui il settore è

attraversato da sfide epocali: transizione

energetica, digitalizzazione, intelligenza

artificiale e riconfigurazione delle filiere

produttive.

Nato a Castellammare di Stabia, Filosa

incarna l’identità di un manager italiano con

respiro internazionale.

Figlio di un

dirigente

industriale

trasferitosi a

Brindisi, ha

studiato a

Ostuni e si è

laureato in

ingegneria al

Politecnico

di Milano,

completando

poi la sua

formazione con

un MBA in

Brasile, presso la

prestigiosa

Fundação Dom

Cabral. Parla

correntemente quattro lingue,

vive oggi in Michigan con la moglie,

un’architetta brasiliana, e i loro due figli, e

coltiva una passione sportiva per la

pallanuoto, sport che ama per la sua

capacità di combinare forza, strategia e

resistenza.

Il suo percorso professionale è segnato da

tappe decisive: prima in Fiat, poi in FCA,

infine in Stellantis, dove ha ricoperto

incarichi di crescente responsabilità. Come

Chief Operating Officer per le Americhe,

ha trasformato il mercato dell’America

Latina, portando FIAT alla leadership di

settore e lanciando con grande successo il

marchio Jeep® in Brasile, grazie a una

strategia basata su qualità, radicamento

territoriale e visione di lungo periodo. Il polo

produttivo di Pernambuco, da lui

promosso, è oggi uno dei più avanzati

dell’intero continente sudamericano. La sua

capacità di innovare nella gestione e nei

processi produttivi ha poi trovato conferma

nella successiva nomina a Chief Quality

Officer, con l’obiettivo di armonizzare

standard e performance nei diversi brand

del gruppo.

Nel dicembre 2024, il Consiglio di

Amministrazione guidato da John Elkann

lo ha chiamato a guidare il Nord America,

un mercato strategico e complesso. In pochi

mesi, Filosa ha impresso una svolta decisa:

ha ristrutturato la rete dei concessionari,

ridotto drasticamente le scorte, rilanciato

nuovi prodotti e riaperto il dialogo con

sindacati e fornitori. Un cambio di passo che

ha convinto anche i più scettici e che ha

portato Robert Peugeot, storico

rappresentante della componente francese

della governance, a definirlo “la scelta

naturale” per il ruolo di CEO. Il sostegno è

arrivato anche da Nicolas Dufourcq,

numero uno di Bpifrance, che ha parlato di

Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025



SOTTO I RIFLETTORI

“leadership solida, coerente e

La nomina di Filosa ha anche un valore

innovativa”.

simbolico: l’Italia torna a essere

6 Ma cosa cambierà davvero con Filosa alla rappresentata al vertice operativo di una

7

guida di Stellantis? Le prime anticipazioni

indicano un’impostazione fortemente

orientata alla semplificazione della

governance, alla responsabilizzazione

dei territori e a una visione unificata ma

flessibile dei brand. Filosa, che annuncerà

il suo nuovo team dirigenziale proprio il 23

giugno, sembra voler imprimere un segno

chiaro: rafforzare il ruolo dei marchi storici

italiani ed europei, accelerare sulla

transizione elettrica, investire

nell’intelligenza artificiale applicata alla

produzione e ai servizi e rilanciare il dialogo

sociale nei mercati più complessi, a partire

dagli Stati Uniti e dall’Europa.

multinazionale nata proprio dalla storia

della Fiat. Accanto a lui, altri “delfini di

Marchionne”, con forti radici meridionali,

come Luca de Meo, oggi alla guida del

gruppo Renault, e Alfredo Altavilla, ex top

manager di FCA e attuale special advisor

europeo della cinese BYD. Tre percorsi

diversi, ma tutti nati all’ombra della lezione

manageriale di Sergio Marchionne, che

scommise su di loro nei primi anni Duemila

per trasformare un’azienda in crisi in un

player globale.

Oggi, Antonio Filosa, manager di grande

empatia, è pronto a proiettare Stellantis

verso un futuro in cui l’automobile sarà

Nel suo intervento privato con il board,

secondo fonti interne, avrebbe dichiarato

che “l’identità dei marchi è il cuore

pulsante di Stellantis, ma senza una

struttura agile, sostenibile e coesa non si

può affrontare la tempesta globale del

settore”. Da qui il progetto di una

“piattaforma industriale integrata”,

capace di coniugare produzione intelligente,

sostenibilità ambientale e localizzazione

strategica, mantenendo alta la competitività

rispetto ai colossi asiatici e americani.

sempre meno prodotto e sempre più

ecosistema: connesso, sostenibile,

personalizzabile e inserito in una mobilità

integrata e intelligente. L’ingegnere stabiese

si presenta con la discrezione di chi

preferisce parlare con i risultati e con

l’ambizione di chi non ha mai dimenticato le

proprie origini. Sarà il volto di una nuova

stagione dell’automotive globale, con

cuore italiano e orizzonte planetario.

DIR.

(foto courtesy Stellantis)

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PRIMO PIANO

Napoli oltre la vittoria: lo sport

come leva economica e sociale

Dallo scudetto al Giro d’Italia fino all’America’s Cup 2027, la Campania

cavalca l’onda della passione sportiva per proiettarsi nel futuro tra

crescita turistica, investimenti pubblici e impatto sociale di scala globale

8 9

Napoli non è soltanto il palcoscenico di

grandi eventi sportivi, ma un laboratorio

dinamico in cui il calcio, la vela e il ciclismo

diventano strumenti di promozione

territoriale e volano economico. Il quarto

scudetto del Napoli, la tappa campana del

Giro d’Italia 2025 e la preparazione della

città per ospitare l’America’s Cup nel 2027

stanno producendo effetti dirompenti sulla

regione: dal turismo ai servizi, dal lavoro alla

reputazione globale.

Lo Scudetto: un miliardo di euro di

impatto sociale

Il trionfo del Napoli Calcio in Serie A 2024-

2025 ha scatenato un’ondata di entusiasmo

collettivo senza precedenti, ma anche un

ritorno concreto in termini economici e

sociali. Secondo lo studio di Open

Economics, riportato da Il Mattino, lo SROI

(Social Return on Investment) dello scudetto

è pari a 4,13: ogni euro speso dalla società

sportiva ha generato oltre 4 euro di

benefici collettivi. L’investimento

complessivo del club è stato di 305 milioni,

per un valore netto di oltre 956 milioni di

euro, che salgono a 1,2 miliardi

considerando il valore monetizzato del

“benessere collettivo” e del miglioramento

della qualità della vita.

Secondo Confesercenti Campania, citata

nello stesso articolo e in un'intervista al

presidente Vincenzo Schiavo, l’impatto

economico diretto del solo mese di maggio

ha già superato i 230 milioni di euro,

grazie a oltre un milione di turisti accorsi in

città e nelle province limitrofe. Nei primi

weekend post-vittoria, si è stimata una

spesa di 15 milioni di euro solo in gadget,

80 milioni nelle strutture alberghiere e 39

milioni nella ristorazione.

America’s Cup 2027: Napoli verso il

miliardo di euro

Guardando al futuro, l’evento che potrebbe

trasformare in modo permanente la città è

l’America’s Cup. L’edizione 2024 a

Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025



PRIMO PIANO

l’organizzazione, 21,6 milioni spesi dai straordinaria per il patrimonio artistico e

team velici e 165 milioni di investimenti paesaggistico della Campania. Il ritorno

10 pubblici e privati per infrastrutture, porti e d’immagine è stato accompagnato da una 11

fan zone. In totale, l’indotto raggiungerebbe spinta immediata al commercio locale, alla

oltre 600 milioni di euro, con un effetto ristorazione e all’ospitalità, ma anche da un

Barcellona ha generato oltre 1

miliardo di euro di ritorno

economico, secondo uno

studio congiunto

dell’Università della

Catalogna e della

Fondazione Barcelona

Capital Nautica, citato da Il

Mattino. Gli stessi livelli sono

attesi anche per Napoli nel

2027.

Come spiega al quotidiano

napoletano Salvio Capasso,

economista del centro studi

SRM – Studi e Ricerche per

il Mezzogiorno (collegato a

Intesa Sanpaolo), “già il

turismo ordinario è su livelli

record, ma l’evento porterà un

flusso internazionale

aggiuntivo con effetti

prolungati nel tempo. È

paragonabile a un’Olimpiade

della nautica”.

Secondo le stime Unimpresa,

sempre riportate da Il Mattino,

la sola spesa turistica diretta

porterà 370 milioni di euro, a

cui si sommano 70 milioni per

moltiplicativo di ulteriori 62 milioni sul

reddito regionale.

Inoltre, si prevedono 10.000 posti di lavoro

temporanei durante l’evento e fino a 2.000

permanenti nei settori del turismo, della

nautica e dei servizi. Il Mezzogiorno nel

complesso potrebbe beneficiare di ulteriori

100-150 milioni di euro grazie a forniture e

flussi turistici interregionali da Puglia e

Sicilia.

Il Giro d’Italia 2025: bellezza, riscatto e

promozione territoriale

La tappa del Giro d’Italia 2025 da Potenza a

Napoli ha segnato non solo un evento

sportivo, ma anche un messaggio forte di

riscatto sociale e orgoglio identitario.

Come riportato da Sud Notizie, la carovana

rosa ha attraversato i quartieri popolari e le

zone storiche, offrendo visibilità a scorci

spesso marginalizzati e portando con sé

decine di migliaia di spettatori dal vivo, con

un picco di presenza lungo il lungomare

Caracciolo.

L'evento, organizzato da RCS Sport, ha

ricevuto ampio risalto televisivo e stampa

nazionale, diventando una vetrina

effetto promozionale duraturo sulle aree

meno centrali di Napoli e sulle province

coinvolte dal percorso.

Conclusione: Napoli capitale sportiva e

laboratorio di sviluppo

In un momento storico in cui la Campania si

presenta più coesa e attrattiva, lo sport si

rivela un moltiplicatore di valore

straordinario. Dai 1,2 miliardi dello

scudetto al miliardo potenziale

dell’America’s Cup, fino al rilancio urbano

e turistico legato al Giro, la città e la

regione hanno l’occasione di trasformare la

passione in sviluppo.

Come sottolinea Vincenzo Schiavo,

presidente di Confesercenti Campania: «I

napoletani, quando si impegnano, riescono

a fare cose straordinarie». Ora è il momento

di investire questa energia per costruire un

futuro sostenibile, competitivo e inclusivo.

(foto fornite dall’Ufficio stampa del Comune di Napoli,

dal Portavoce del Sindaco di Napoli e tratte dalla

pagina istituzionale di Gaetano Manfredi)

DIR.

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12

PRIMO PIANO

Napoli abbraccia la Vespucci:

la città del mare celebra l'eccellenza italiana

tra vela, cultura e futuro

Simbiosi perfetta tra la nave più bella del mondo, il Giro d’Italia e la

capitale del Mediterraneo. Giovani protagonisti, imprese d’eccellenza,

memoria e visione: un evento che ha fatto storia

Napoli ha accolto come solo lei sa fare la

nave più bella del mondo, la leggendaria

nave scuola Amerigo Vespucci, autentico

simbolo dell’Italia nel mondo, ambasciatrice

del made in Italy, del sapere marinaro e dei

valori della sostenibilità, della formazione e

dell’innovazione. Quattro giorni, dal 13 al 16

maggio 2025, che hanno trasformato il

porto e il Molo Beverello in un grande

palcoscenico a cielo aperto dedicato al

mare, al futuro e alla memoria, grazie alla

tredicesima tappa del Tour Mediterraneo

Vespucci, accompagnato dal suggestivo

Villaggio IN Italia, spazio esperienziale e

culturale promosso dalla Difesa, sostenuto

da 12 ministeri e realizzato da Difesa

Servizi S.p.A. e Ninetynine, con il

patrocinio del Comune di Napoli.

I partner principali del progetto Tour

Mediterraneo Vespucci e Villaggio IN

Italia sono Leonardo, Fincantieri, Enel,

Eataly, Frecciarossa, Cassa Depositi e

Prestiti, Aeroporti di Roma, RAI, ANSA,

AIOM, Fondazione AIRC, Fondazione

AIOM, SIRM.

Un vero e proprio tra la città e la nave,

condiviso da decine di migliaia di visitatori di

tutte le età, affascinati dal mito del Vespucci,

dalla bellezza senza tempo del suo legno e

delle sue vele, dalla storia che trasuda da

ogni dettaglio. L’entusiasmo è stato tale che

il sistema di prenotazione per salire a bordo

è andato sold out in pochissimo tempo: oltre

mille persone all’ora hanno attraversato i

ponti del veliero, incantati come in una

fiaba. Un entusiasmo che ha contagiato

ogni angolo della città, complice anche la

perfetta coincidenza, il 15 maggio, con

l’arrivo del Giro d’Italia, un’altra icona

dell’eccellenza italiana. Il detentore della

maglia rosa, Mats Pedersen, è salito a

bordo accolto dal comandante Giuseppe

Lai, affiancato da ospiti d’eccezione come

Vincenzo Nibali, Francesco Lollobrigida,

Andrea Abodi, il sottosegretario alla

Difesa Matteo Perego di Cremnago e il

sottocapo di Stato Maggiore della Marina

Militare Giuseppe Berutti Bergotto.

La presenza della Vespucci a Napoli è

stata anche l’occasione per ribadire con

forza la centralità del Mediterraneo come

spazio strategico per l’Italia: non solo per la

sicurezza e la cooperazione

internazionale, ma come cuore

pulsante della Blue Economy,

che rappresenta oggi oltre il 10%

del PIL nazionale. Il convegno “La

geostrategia del mare: l’interesse

nazionale e il futuro sostenibile

dell’Italia”, promosso

dall’associazione Globe Italia, ha

messo in luce il ruolo trainante

dell’Italia nel controllo dei flussi

marittimi globali, l’importanza dei

chokepoints, e le opportunità

offerte da un nuovo modello di

sviluppo fondato sulla sostenibilità,

sulla ricerca e sul protagonismo

dei giovani.

E proprio i giovani sono stati al

centro delle tante iniziative svoltesi

nel Villaggio IN Italia. Dal

progetto educativo Borse Blu,

promosso dalla Fondazione

Francesca Rava con la Marina

Militare, rivolto a ragazze e ragazzi

in situazioni di fragilità, fino

all’iniziativa Navigare Insieme –

L’Italia senza barriere, a cura della

Federazione Italiana Vela e

UniCredit, con attività sportive

inclusive rivolte a persone con

disabilità. Significativo anche

l’evento “Diritti a vele spiegate”,

che ha visto oltre 200 bambini

delle scuole campane visitare la

nave in occasione del 34°

anniversario della ratifica della

Convenzione ONU sui diritti

dell’infanzia, con il

coinvolgimento dell’UNICEF Italia,

di cui il Vespucci è Goodwill

Ambassador.

Il Villaggio Vespucci ha ospitato anche

incontri culturali, progetti digitali e talk

innovativi come “Napoli è... Innovazione”,

che ha lanciato in anteprima il progetto

digitale Donna Marianna – La Capa di

Napoli, legando tecnologia e identità

cittadina grazie al lavoro della CTE Infiniti

Mondi del Comune di Napoli e dei partner

del mondo tech e universitario. Sul versante

artistico, la partecipazione dello scultore

Jago con il racconto de La David e

l’incontro con i protagonisti della serie Mare

Fuori hanno rappresentato un ponte tra la

cultura contemporanea e il linguaggio del

mare.

13

Sudenord.it - Anno 2 n. 63 - Giugno Marzo 2025



PRIMO PIANO

Tra le tante voci istituzionali, forte e sentita identità nazionale. Il legame tra la città e il

Campania, un tributo al suo valore

Vespucci ha anche incrociato la nave

quella del sindaco di Napoli, Gaetano mare è indissolubile e manifestazioni come

simbolico, consegnato in una delle sale più Atlante, nuova unità logistica della Marina

14 Manfredi, che ha dichiarato: “Napoli è il questa ci ricordano che il futuro passa da

esclusive della nave – la saletta comando – costruita anch’essa a Castellammare da 15

cuore del Mediterraneo, la presenza della

Vespucci qui lo testimonia. È un evento

simbolico e concreto insieme: parliamo di

eccellenza, formazione, diplomazia e

qui, dal mare e dai nostri giovani”.

A impreziosire il quadro, la premiazione

della Vespucci da parte

dell’Associazione Circoli Nautici della

dal presidente Gianluigi Ascione al

comandante Lai, con la presenza di figure

storiche della nautica napoletana, tra cui

Ciro Isilibeck, Agostino Longo, Stefano

Iovino, Filippo Smaldone, Luciano

Ragazzi, e Giulio Piccialli. Un

riconoscimento che ha voluto celebrare la

Vespucci non solo come nave, ma come

idea di mare che forma, educa e ispira.

Ma il legame più intimo, quasi commovente,

è stato quello tra il Vespucci e la sua città

natale: Castellammare di Stabia. Prima di

lasciare il Golfo di Napoli, il veliero ha fatto

una sosta simbolica nelle acque antistanti il

cantiere dove fu varato nel 1931, rendendo

omaggio alle maestranze stabiesi e alla

gloriosa tradizione cantieristica italiana. In

un passaggio dal forte valore simbolico, il

Fincantieri: due generazioni di navi, unite

nel segno della continuità e dell’orgoglio

nazionale.

Napoli ha salutato il Vespucci con un’ultima

grande veleggiata nel golfo, con decine di

imbarcazioni che hanno accompagnato la

partenza del veliero verso Cagliari, tra

applausi, onde e scatti fotografici. Il

Vespucci è tornato a casa per quattro giorni,

ed è ripartito più carico che mai, portando

con sé il cuore di Napoli, capitale di un

Mediterraneo che guarda al futuro con

orgoglio e passione.

Amerigo Vespucci

Marina Militare

(foto fornite da Ufficio Stampa Marina Militare)

RED.

Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025



16

PRIMO PIANO

Napoli capitale culturale del Mediterraneo.

Il vertice UNESCO accende i riflettori su

patrimonio, turismo e investimenti

Con la seconda Conferenza internazionale sul patrimonio culturale nel

XXI secolo, la città si conferma crocevia tra Europa e Mediterraneo,

motore di sostenibilità e coesione globale

di Fabrizio Matarazzo

Napoli è tornata ad essere capitale

mondiale della cultura, accogliendo presso

Castel Capuano la seconda edizione della

conferenza internazionale UNESCO

Cultural Heritage in the 21st Century. Un

evento di altissimo profilo, che ha visto la

partecipazione di 194 delegazioni

provenienti dai Paesi membri dell’UNESCO,

richiamate all’ombra del Vesuvio per fare il

punto sullo stato dell’arte dello “Spirito di

Napoli”, il documento approvato proprio in

città nel novembre 2023 e diventato un

riferimento nella riflessione globale sulla

tutela del patrimonio culturale.

La conferenza, organizzata congiuntamente

dal Ministero degli Affari Esteri e da

quello della Cultura, con il sostegno del

Comune di Napoli, si è aperta con gli

interventi del vicepremier e ministro degli

Esteri Antonio Tajani, del ministro della

Cultura Alessandro Giuli e della direttrice

generale dell’UNESCO Audrey Azoulay.

Fulcro dell’agenda: la protezione dei centri

storici dal turismo di massa, l’impatto dei

cambiamenti climatici sui siti culturali e

l’armonizzazione tra patrimonio materiale e

immateriale nell’era delle grandi

trasformazioni globali.

Il simbolismo della location non è

secondario. Castel Capuano, secondo

castello più antico di Napoli, già sede storica

del tribunale e oggi cuore della Fondazione

Castel Capuano guidata da Aldo De

Chiara, ha assunto un significato rinnovato

come luogo di dialogo e cultura, rafforzando

la vocazione della città a unire memoria e

innovazione. Una cornice che ben

rappresenta la capacità della città di

custodire l’identità e, al contempo, aprirsi al

mondo.

Napoli si conferma così snodo strategico

euromediterraneo, centro propulsore di

relazioni culturali e

diplomatiche. Con i suoi

dodici elementi

riconosciuti

dall’UNESCO, dai siti

archeologici di Pompei

ed Ercolano alla Dieta

Mediterranea, la

Campania si presenta

come laboratorio

vivente di coesione

interculturale,

creatività e resilienza.

Temi sempre più urgenti

in un contesto in cui i

beni culturali rischiano

di soccombere sotto il

peso del consumo

turistico

indiscriminato o

della

devastazione

provocata dai

conflitti.

Nel corso delle

sei sessioni

tematiche, esperti

e decisori

internazionali

hanno affrontato

anche la

dimensione

economica del

patrimonio,

sottolineando

come la

valorizzazione

sostenibile dei siti

culturali rappresenti non solo un dovere

morale, ma una leva strategica per lo

sviluppo sociale e la rigenerazione

urbana. In questo contesto, i progetti italiani

finanziati dal PNRR per il restauro dei

monumenti e quelli del Piano Mattei per

l’Africa, orientati alla cooperazione

paritaria, sono stati indicati come esempi

concreti di politiche culturali lungimiranti.

Nel solco di queste direttrici, Napoli diventa

protagonista di un cambio di paradigma.

Non solo città d’arte, ma hub

multiculturale tra Europa, Mediterraneo e

Africa, promotrice di una diplomazia del

patrimonio fondata sul rispetto delle identità,

sulla sostenibilità ambientale e sulla

cultura come strumento di pace. La

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Sudenord.it - Anno 2 n. 63 - Giugno Marzo 2025



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PRIMO PIANO

consapevolezza che la cultura mitiga i

conflitti e ricostruisce comunità nei periodi

post-bellici ha attraversato ogni tavolo di

discussione, con l’UNESCO a ribadire il

valore delle identità condivise come collante

di civiltà.

La tre giorni si è conclusa con un chiaro

messaggio politico e culturale: Napoli non è

solo teatro di eventi, ma è soggetto attivo

di un nuovo modello di sviluppo

integrato, dove il turismo è sfida da

governare, non da subire, e la cultura è

bene comune da proteggere, ma anche da

condividere. È da qui che può partire una

nuova alleanza tra Nord e Sud del mondo,

tra passato e futuro. Ed è da qui che

l’Europa può ritrovare, attraverso il

Mediterraneo, la sua dimensione più

autentica.

(foto di Francesco Bellofatto)

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Sudenord.it - Anno 2 n. 63 - Giugno Marzo 2025



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ECONOMIA

Cavalieri del Lavoro 2025: Sud protagonista con Paone,

Scannapieco, Mastroberardino, Ruggiero e Basile

Cinque figure simbolo dell’imprenditoria meridionale tra i 25 insigniti dal

Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

di Fabrizio Matarazzo

L’edizione 2025 dei Cavalieri del Lavoro

celebra il talento imprenditoriale italiano: tra

i 25 insigniti dal Presidente della

Repubblica Sergio Mattarella spiccano i

nomi di Francesco Caltagirone,

Francesco Milleri e Claudio Descalzi,

vere e proprie icone del sistema produttivo

italiano.

Francesco Caltagirone, classe 1968, è dal

1996 alla guida di Cementir Holding,

azienda simbolo dell’internazionalizzazione

del comparto edilizio italiano. Sotto la sua

leadership, il gruppo è cresciuto fino a

operare in 18 Paesi, con un portafoglio che

spazia dal cemento agli aggregati, fino ai

prodotti ad alto valore aggiunto,

generando occupazione per oltre 3.000

persone.

Francesco Milleri, classe 1959, presidente

e amministratore delegato di

EssilorLuxottica, ha affiancato Leonardo

Del Vecchio nella storica fusione tra il

colosso italiano e il gruppo francese, dando

vita a un leader mondiale nella produzione

di occhiali e lenti, con 600 stabilimenti,

18.000 negozi e oltre 710 milioni di lenti

prodotte ogni anno.

Tra i volti noti figura anche Claudio

Descalzi, attuale amministratore delegato di

ENI, entrato in azienda all’inizio degli anni

Ottanta. Descalzi è oggi il più longevo AD

nella storia del Cane a sei zampe,

protagonista della transizione energetica e

della trasformazione industriale del

colosso pubblico.

Significativa, quest’anno, la rappresentanza

del Mezzogiorno e, in particolare, della

Campania, con figure chiave dell’industria,

della cultura e dell’identità produttiva del

Sud Italia: Fulvio Scannapieco, Maria

Giovanna Paone e Piero

Mastroberardino. Tre nomi che

raccontano, ciascuno nel proprio settore,

una storia di eccellenza, innovazione e

radicamento territoriale.

Fulvio Scannapieco, classe 1952, è il cofondatore

e presidente della ALA –

Advanced Logistic for Aerospace, una

delle realtà più dinamiche della filiera

aerospaziale europea. Con sede a Napoli,

ALA fornisce componentistica e soluzioni

logistiche avanzate per gruppi

internazionali del settore avionico e della

difesa. La sua visione imprenditoriale ha

trasformato una PMI campana in un punto

di riferimento globale, valorizzando

competenze locali e tecnologia ad alta

intensità.

Accanto a lui, tra i nuovi Cavalieri del

Lavoro, c’è Maria Giovanna Paone,

presidente e anima creativa di Kiton,

marchio simbolo dell’eleganza sartoriale

napoletana. Figlia del fondatore Ciro

Paone, guida oggi un’impresa che unisce

tradizione artigianale e modernità

produttiva, con un respiro internazionale

che non ha mai rinunciato all’identità

partenopea. Sotto la sua direzione, Kiton

ha consolidato i marchi Kired e Sartorio,

rafforzando il posizionamento del lusso su

misura nel mondo.

Completa il trio campano Piero

Mastroberardino, classe 1965, alla guida

della storica azienda vitivinicola Radici

Mastroberardino con sede in Irpinia.

Professore universitario e scrittore, oltre che

imprenditore, ha trasformato la sua azienda

in un modello di eccellenza enoica nel

rispetto delle varietà autoctone campane,

come l’Aglianico e il Fiano di Avellino. I

suoi vini DOCG sono oggi ambasciatori

del territorio su scala globale, simbolo di

una filiera che coniuga agricoltura, cultura

e impresa.

Ma il Sud si distingue anche oltre la

Campania. Dalla Puglia, la presidente

Laura Ruggiero guida l’azienda Faver,

attiva nella metalmeccanica specializzata

in opere idrauliche, marittime e

meccaniche. La sua leadership testimonia

il ruolo crescente delle donne nella grande

impresa del Sud, con una gestione

improntata a qualità, ingegneria e

sostenibilità ambientale.

Infine, dalla Sicilia, l’imprenditore Giuseppe

Basile, classe 1967, è stato premiato per il

suo impegno alla guida della Basicem,

azienda catanese leader nella lavorazione

e trasformazione di prodotti siderurgici.

La sua impresa ha saputo distinguersi per

efficienza, innovazione e competitività,

contribuendo al rilancio industriale di un

territorio complesso e strategico come

quello etneo.

Le storie di Scannapieco, Paone,

Orsini traccia la rotta, Jannotti Pecci rilancia:

Serve una nuova Europa per chi produce

Confindustria al centro del rilancio industriale. Da Napoli il pieno sostegno

a una visione strategica per l’Italia e il sistema produttivo europeo

L’intervento di Emanuele Orsini,

Presidente di Confindustria,

all’Assemblea generale svoltasi a

Bologna, ha riscosso l’apprezzamento di

molti protagonisti del mondo produttivo

italiano. Tra le voci più autorevoli che si

sono espresse con convinzione figura

Costanzo Jannotti Pecci, Presidente

dell’Unione Industriali Napoli, che ha

definito il discorso di Orsini “un intervento

di grande visione e responsabilità”,

capace di indicare una rotta chiara per il

rilancio dell’impresa italiana nel contesto di

un’Europa in profonda trasformazione.

Secondo Jannotti Pecci, la relazione del

leader di Confindustria ha saputo cogliere i

nodi cruciali di un’epoca caratterizzata da

transizioni complesse e da sfide

sistemiche, dalla crisi energetica

all’esigenza di una nuova politica

industriale. Il richiamo a un Piano

Industriale Straordinario a livello

Mastroberardino, Ruggiero e Basile

raccontano un Mezzogiorno fatto di

coraggio, visione e concretezza.

Imprenditori e imprenditrici che, pur

partendo da realtà territoriali spesso

considerate marginali, hanno saputo

raggiungere l’eccellenza nazionale e

internazionale, mantenendo saldi i legami

con le comunità, il lavoro e la tradizione.

Il Sud Italia, grazie a questi esempi virtuosi,

dimostra di essere motore dell’economia

reale, capace di innovare senza

dimenticare le proprie radici. Con questi

nuovi Cavalieri del Lavoro, il Mezzogiorno

si conferma protagonista di un’Italia che sa

guardare lontano.

Presidenza della Repubblica

Federazione Nazionale dei Cavalieri del

Lavoro

ALA – Advanced Logistic for Aerospace

Kiton Official Website

Mastroberardino – Official Website

Faver S.p.A.

Basicem S.r.l.

(foto tratta da sito del gruppo ALA)

nazionale ed europeo, così come la

denuncia del rischio concreto di

deindustrializzazione, hanno dato forza a

una proposta pragmatica e di lungo

respiro, in cui l’impresa torna ad assumere

un ruolo strategico per la coesione

sociale, l’innovazione e la crescita del

Paese.

Tra i temi più forti messi in campo da Orsini

e rilanciati da Jannotti Pecci figurano

l’urgenza di ridurre il costo dell’energia,

che grava sul sistema produttivo italiano, la

necessità di semplificare l’apparato

normativo, e l’importanza della formazione

per affrontare con consapevolezza la doppia

transizione ecologica e digitale. Il

Presidente degli industriali napoletani ha

inoltre espresso apprezzamento per il

superamento di ogni logica corporativa,

sottolineando la disponibilità di

Confindustria a promuovere un patto

condiviso tra imprese, politica e forze

21

Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025



22

ECONOMIA

sociali per costruire un futuro industriale

competitivo e sostenibile.

Particolare attenzione ha suscitato, anche a

Napoli, la posizione di Orsini sul Green

Deal europeo, per cui si auspica una

revisione radicale: serve meno ideologia

e più concretezza, ha sostenuto Jannotti

Pecci, perché “una politica industriale

europea efficace deve essere orientata

alla competitività e non può penalizzare

le imprese con restrizioni

sproporzionate”. In questa direzione,

l’impegno del Governo italiano, nella

persona della Presidente del Consiglio

Giorgia Meloni, per contenere il prezzo

dell’energia e sollecitare l’Unione Europea

a un cambio di passo, è stato giudicato

positivamente: “Un segnale di

responsabilità, che accogliamo con

fiducia”.

Critiche invece ai dazi autoimposti dall’UE,

definiti più dannosi delle misure

minacciate da Donald Trump:

“Occorre una nuova Europa

che non danneggi chi

produce”, ha affermato il

Presidente, rilanciando il

messaggio già emerso

dall’Assemblea. Positiva, infine,

la valutazione sull’intervento

della Presidente del

Parlamento Europeo Roberta

Metsola, che ha dimostrato

piena consapevolezza della

necessità di avvicinare le

istituzioni europee ai territori,

valorizzando il lavoro e

l’impresa. In questo senso,

Jannotti Pecci ha espresso

fiducia nel ruolo affidato al

Vicepresidente Raffaele Fitto,

al quale è stata riconosciuta

una missione strategica per il

futuro della coesione e dello

sviluppo in Italia e in Europa.

L’appello che arriva da Napoli

è chiaro: servono politiche

industriali nuove,

pragmatiche, capaci di

sostenere l’impresa e non

ostacolarla. In una stagione

decisiva per il destino

economico del Paese, la

visione condivisa da Orsini e

Jannotti Pecci rappresenta un

punto fermo da cui ripartire.

Confindustria

Unione Industriali Napoli

23

(foto fornita da Ufficio stampa

Unione Industriali Napoli)

DIR.

Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025



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INNOVAZIONE

Innovation Village 2025: Napoli celebra

dieci anni di innovazione sostenibile

Oltre tremila partecipanti e 120 aziende a Villa Doria d’Angri per l’evento

di riferimento nel Mezzogiorno

25

di Antonio Quaranta

Si è conclusa a Napoli la decima edizione

di Innovation Village 2025, la più

importante piattaforma del Mezzogiorno

dedicata all’innovazione sostenibile, che

per due giorni ha messo in rete oltre

tremila partecipanti tra imprese, startup,

università, centri di ricerca, istituzioni e

studenti. L’evento, ospitato nella

prestigiosa Villa Doria d’Angri, sede

dell’Università degli Studi di Napoli

Parthenope, ha celebrato un decennio di

attività, confermandosi punto di

riferimento per l’intero ecosistema

dell’innovazione. L’iniziativa, organizzata

da Knowledge for Business, ha visto la

partecipazione di 120 aziende e quasi 300

relatori, con un’agenda fitta di incontri su

temi strategici come intelligenza artificiale,

sanità, automazione industriale,

biorobotica, economia circolare e Space

Economy.

Grande rilievo ha avuto il confronto tra le

Regioni Campania, Calabria, Puglia,

Piemonte ed Emilia-Romagna, affiancate

da MUR, MIMIT, ENEA, Fondazione

COTEC, Compagnia di San Paolo e

Netval, per discutere del trasferimento

tecnologico e delle opportunità per le

imprese. Presente una significativa

rappresentanza di grandi aziende nazionali

e internazionali, tra cui Almaviva, Bayer,

Bosch, ENI, Ferrovie dello Stato,

Leonardo, Optima Italia, Poste Italiane.

L’edizione 2025 ha introdotto i Research

Speed Date, incontri tra laboratori e

imprese su priorità europee, e ha registrato

grande entusiasmo per l’hackathon

dedicato alla biodiversità, che ha

coinvolto 120 studenti. È stata anche

lanciata ufficialmente la call per

l’Innovation Village Award 2025, che

premierà progetti ad alto impatto nei

settori della sostenibilità e

dell’innovazione tecnologica.

Tra i progetti presentati: la mano bionica

sviluppata con INAIL e Università Federico

II, i prototipi in nanocellulosa batterica

del laboratorio Biologic, e il pacciamante

naturale spray della startup New Color

Flower. Annamaria Capodanno, direttrice

della manifestazione, ha evidenziato come

l’iniziativa sia ormai “uno spazio

riconosciuto di dialogo tra ricerca,

industria e territori”, mentre Massimo

Bracale, direttore Sviluppo e Innovazione di

Knowledge for Business, ha sottolineato

“l’alto livello delle presenze qualificate tra

imprese e centri di ricerca”. Presente

anche Luigi Nicolais, rappresentante

tramite la sua azienda speciale SI Impresa,

ha arricchito la manifestazione con il

supporto dell’Enterprise Europe Network,

favorendo l’internazionalizzazione delle

imprese locali. Come ha affermato Giorgio

Budillon, prorettore dell’Università

Parthenope, “Innovation Village è un

italiano presso l’European Innovation

Council, che ha ribadito l’urgenza di

“accelerare il trasferimento di

conoscenze anche verso le medie

imprese per aumentare la

competitività a livello globale”.

Valeria Fascione, assessore alla Ricerca e

Innovazione della Regione Campania, ha

sottolineato il ruolo della Campania nella

Space Economy, con investimenti mirati

a sostenere le startup attive nello

sviluppo di piattaforme tecnologiche e

nell’utilizzo dei dati satellitari. Il contributo

della Camera di Commercio di Napoli,

punto di incontro tra competenze,

innovazione, giovani e mondo del lavoro:

una formula che fa bene al futuro del

nostro territorio”.

Innovation Village

Parthenope

Knowledge for Business

Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025



INNOVAZIONE

Dal Sud il cielo del futuro:

l’Italia guida la rivoluzione del volo

La visione strategica dell’ENAC rilancia il Mezzogiorno come hub

europeo per l’Advanced Air Mobility e i voli suborbitali

26 27

A Napoli, in Villa Doria D’Angri

dell’Università di Napoli Parthenope,

l’Innovation Village 2025 si è confermato

non solo un crocevia di idee e tecnologie,

ma anche la piattaforma ideale per ridefinire

l’identità aerospaziale dell’Italia nel nuovo

scenario globale. Il (DAC) ha catalizzato

l’attenzione con due appuntamenti chiave: il

convegno sull’Advanced Air Mobility

(AAM) e l’incontro dedicato allo Space

Manufacturing, entrambi momenti centrali

per delineare il ruolo guida che il

Mezzogiorno può e deve assumere nel

futuro del volo.

Il presidente dell’ENAC, Pierluigi Di Palma,

ha aperto i lavori con una visione strategica

lucida e ambiziosa: l’Italia, grazie a una

regolazione evoluta, all’innovazione

tecnologica e alla sinergia fra istituzioni

pubbliche, industria e mondo accademico, è

pronta a essere protagonista nello sviluppo

della mobilità aerea avanzata. Una mobilità

che non è più un’ipotesi futuristica, ma una

realtà in costruzione fatta di droni

intelligenti, eVTOL (aerotaxi elettrici a

decollo verticale), sistemi cargo autonomi

e velivoli suborbitali. L’Italia, ha

sottolineato Di Palma, sta tracciando le linee

guida per un ecosistema urbano ed

extraurbano intelligente, sostenibile e

sicuro, dove il volo diventa un servizio

interconnesso, rapido e rispettoso

dell’ambiente.

Al centro di questo processo evolutivo c’è il

DAC, guidato da Luigi Carrino, che si

conferma in Campania cabina di regia tra

ricerca scientifica, filiere produttive e visione

strategica. Importanti le sinergie con il

Centro Italiano Ricerche Aerospaziali

(CIRA) e il Distretto Tecnologico

Aerospaziale della Puglia (DTA), in un

asse interregionale che unisce Campania e

Puglia e rilancia il Sud come motore

propulsivo dell’aerospazio europeo.

Emblema di questa vocazione è lo

Spazioporto di Grottaglie, in provincia di

Taranto, infrastruttura unica in Europa per il

testing e l’operatività di mezzi suborbitali. È

da qui che partiranno missioni di turismo

spaziale, voli sperimentali e test per nuovi

velivoli ad altissima quota. È qui che si

costruisce l’identità di un Sud Italia che

non chiede permessi, ma guida la

trasformazione tecnologica, creando

occupazione qualificata, filiere produttive e

leadership scientifica.

In questa prospettiva, il DAC non ha solo

interpretato la rivoluzione della mobilità, ma

ha saputo guardare oltre l’atmosfera,

esplorando anche le potenzialità della

produzione nello spazio. Nell’ambito di

Innovation Village ha infatti promosso l’altro

convegno di punta, “Space Manufacturing:

produrre nello spazio per innovare sulla

Terra”, moderato da Luigi Carrino e

animato da interventi di alto profilo. A

confrontarsi su questa nuova frontiera sono

stati Paolo Netti (Direttore IIT@CRIB),

Norberto Salza (Presidente di Space

Factory), Antonio Viscusi (Università

Federico II), il Colonnello Aniello Violetti

(Addetto spaziale presso l’Ambasciata

d’Italia a Washington), e Claudia Esposito

(Direzione Scienza e Innovazione, Agenzia

Spaziale Italiana).

Il tema, all’apparenza visionario, è in realtà

tra i più concreti e promettenti della space

economy: la manifattura in microgravità,

l’uso di risorse extraterrestri, la possibilità

di sviluppare tecnologie biomedicali,

materiali innovativi e componenti avanzate

nello spazio per applicazioni sulla Terra. È

un paradigma che rovescia la logica

tradizionale: lo spazio non è più solo

destinazione, ma laboratorio e fabbrica,

con un impatto diretto sulla sostenibilità e

sull’economia globale.

Dai dibattiti emersi durante l’Innovation

Village 2025, si è delineato con chiarezza

un triangolo virtuoso tra istituzioni,

ricerca e impresa che nel Mezzogiorno

d’Italia trova la sua espressione più matura

e visionaria, con attori in grado di unire

visione politica e capacità tecnica,

favorendo l’integrazione tra territori, policy e

innovazione industriale.

Mentre il cielo del domani si affolla di

droni autonomi, taxi volanti, piattaforme

suborbitali e fabbriche in orbita, il

Mezzogiorno si candida ad essere la base

di lancio dell’Italia verso il futuro. E lo fa

con strumenti reali: una regolazione

avanzata, un sistema industriale solido, un

tessuto accademico di eccellenza e

infrastrutture strategiche.

L’Italia guarda allo spazio partendo dal Sud,

con la consapevolezza che innovazione,

visione e coraggio possono rendere le rotte

del futuro made in Italy.

www.enac.gov.it

www.daccampania.com

www.dtascarl.org

DIR.

Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025



INNOVAZIONE

Il DAC protagonista al WMD 2025:

Luigi Carrino, ai

microfoni di Radio

28 Punto Nuovo, media 29

sinergie industriali e visione

partner di WMD 2025, ha

ribadito con forza

l’identità e la missione

strategica per l’aerospazio

del Distretto: “Nel

Mezzogiorno siamo

leader nell’aviazione,

Alla Mostra d’Oltremare un bilancio positivo per il Distretto Aerospaziale

ma per competere

servono politiche

della Campania tra innovazione, networking e progetti condivisi

industriali che

accompagnino le

nostre imprese nei

grandi partenariati

internazionali.

Dobbiamo costruire,

inoltre, una via italiana

allo spazio, fondata sulla

Il Distretto Aerospaziale della Campania

(DAC) si è confermato protagonista del

WMD 2025 – World Manufacturing

District, svoltosi alla Mostra d’Oltremare di

Napoli. In qualità di partner strategico

dell’evento, il DAC ha messo in campo una

presenza solida, articolata e progettuale,

centrata sull’obiettivo di rafforzare

l’ecosistema industriale del Sud Italia e di

rilanciare la Space Economy nazionale

attraverso una fitta rete di collaborazioni,

confronti e nuove alleanze tecnologiche.

L’ampia area del DAC alla Mostra è stata

fulcro di una serie di appuntamenti ad alto

contenuto innovativo, a partire

dall’intervento della Qualitas SpA, software

house parte di Impresoft Group, che ha

presentato in anteprima la sua soluzione

QBox, sviluppata con Mitsubishi Electric,

per connettere le macchine ai sistemi

gestionali delle imprese anche in assenza di

impianti nativamente digitali. La suite

NET@PRO è stata inoltre illustrata come

chiave per la transizione 5.0 delle PMI della

filiera aerospaziale, suscitando l’interesse di

numerosi operatori presenti.

A rappresentare Qualitas Laura De Zio

(Sales & Marketing Director), Luigi

Cristiano (Responsabile della filiale di

Napoli) e Marco Bifulco (Project Leader).

Le loro testimonianze hanno mostrato come

l’analisi dei dati in tempo reale e il controllo

dei costi industriali siano oggi leve

indispensabili per rendere le aziende

manifatturiere competitive, resilienti e

sostenibili.

Il DAC ha poi partecipato all’incontro di

presentazione del progetto europeo Ap-

EDIH, dedicato a sostenere la

digitalizzazione delle PMI e delle PA nei

settori strategici come manifattura,

agroalimentare, energia, smart mobility,

sanità e blue economy. Un momento di

confronto che ha visto fianco a fianco il

Presidente del DAC, Luigi Carrino, e il

Presidente del Distretto Tecnologico

Aerospaziale della Puglia, Giuseppe

Acierno, a conferma di una volontà comune

di rafforzare l’asse aerospaziale tra

Campania e Puglia, proiettando il Sud come

piattaforma industriale nel Mediterraneo.

La forza del DAC al WMD 2025 si è

manifestata anche attraverso il

coinvolgimento attivo delle sue aziende

associate, che hanno raccontato al

pubblico e agli stakeholder le loro

esperienze di innovazione, integrazione e

internazionalizzazione. Tra queste:

Aerosoft, AXCENT SYSTEM

ENGINEERING, BSERVICE-ENG, Green

Tech Solution, Mare Group, MES Group,

Officine Di Matteo, OMPM GROUP.

Ognuna ha contribuito con casi concreti,

tecnologie e testimonianze a delineare un

distretto coeso, aperto e in costante

evoluzione.

Significative le attività di networking ospitate

nell’area fieristica del DAC, trasformata in

uno spazio dinamico dove policy maker,

imprenditori, ricercatori e rappresentanti

istituzionali hanno potuto confrontarsi sui

temi della transizione digitale, dell’industria

5.0, delle sinergie intersettoriali e del futuro

della manifattura avanzata. Gli incontri

bilaterali, i talk tematici e gli incontri con

delegazioni internazionali hanno rafforzato il

ruolo del DAC come hub di relazioni

industriali, non solo per l’aerospazio ma per

l’intero sistema manifatturiero del

Mezzogiorno.

collaborazione tra Distretti e su una visione

strategica condivisa”.

Il bilancio del WMD 2025 per il DAC è

dunque estremamente positivo: dalla

valorizzazione delle eccellenze territoriali

alla promozione di tecnologie abilitanti, dalla

partecipazione attiva ai panel di sistema fino

alla stipula di nuove intese, come quella con

Qualitas, l’intera presenza del Distretto ha

confermato una vocazione alla crescita

collettiva e sostenibile. In un momento

cruciale per il futuro dell’aerospazio europeo

e globale, il DAC rilancia la propria sfida:

mettere il Sud al centro dello sviluppo

tecnologico, con concretezza, visione e

alleanze.

Dac Campania | Distretto Tecnologico

Aerospaziale della Campania

Wmd Event

Qualitas

DTA - Distretto Tecnologico Aerospaziale

DIR.

Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025



INNOVAZIONE

basso, insieme, in maniera sostenibile”, ha democratizzare l’accesso all’energia

Hopee, dalla piattaforma smart nata in Campania

spiegato Ardolino, sottolineando come rinnovabile, abbattendo le barriere che fino

30 nuova energia alle Comunità Energetiche Rinnovabili

Hopee risponda proprio alla necessità di ad oggi hanno reso difficile la realizzazione 31

passare dall’idea all’azione concreta. delle CER in Italia. Attraverso un’interfaccia

Janus, la startup del Gruppo Graded, presenta un innovativo ecosistema

“Hopee non è solo una piattaforma. È una semplice, una gestione intelligente dei dati e

rivoluzione culturale e tecnologica. È il un forte orientamento alla trasparenza, la

digitale che semplifica e potenzia la transizione energetica dal basso, tra

punto di svolta che trasforma la transizione piattaforma accompagna i territori in un

AI, IoT e inclusione tecnologica

energetica in qualcosa di concreto,

percorso di autonomia energetica e

misurabile, partecipato. È lo strumento che responsabilizzazione collettiva. Il vero cuore

installato presso lo stand Janus un

permette a cittadini, imprese e territori di innovativo del progetto risiede nella capacità

di Antonio Quaranta

simulatore interattivo che ha permesso a

essere finalmente protagonisti attivi del di trasformare la complessità in

visitatori e operatori del settore di osservare

cambiamento”, ha aggiunto il CEO di Janus. opportunità, mettendo la tecnologia al

Si chiama Hopee ed è molto più di una dal vivo il funzionamento dinamico di una

E c’è un altro aspetto da non sottovalutare: servizio di chi vuole partecipare attivamente

piattaforma digitale: è un progetto visionario CER e di comprendere come Hopee possa

l’origine geografica di questa innovazione. alla costruzione di un futuro sostenibile.

nato nel cuore della Campania, con intervenire in tempo reale per migliorare

“Questa piattaforma nasce in Campania – Con Hopee, Janus e Graded firmano

l’ambizione di cambiare radicalmente il prestazioni e sostenibilità del sistema. Non

ha rimarcato – da una visione condivisa tra un’alleanza tra impresa, territorio e

modo in cui cittadini, imprese e territori si tratta, però, solo di tecnologia. “Le

un’impresa storica come Graded e una intelligenza artificiale che punta a rendere

vivono, producono e condividono l’energia. Comunità Energetiche Rinnovabili

nuova generazione di imprese tecnologiche l’energia condivisa una realtà diffusa,

A idearlo è stata Janus, la startup

rappresentano la vera speranza

rappresentata da Janus. È un messaggio semplice, e profondamente umana. Perché

tecnologica del Gruppo Graded, storica energetica del nostro tempo. Non sono

forte: il Sud non insegue, ma guida; non la vera innovazione, come ricorda Ardolino,

realtà napoletana attiva nel settore

solo una risposta tecnica, ma un nuovo

subisce l’innovazione, ma la crea”.

non è mai fine a sé stessa: è quella che

energetico, da anni impegnata nella ricerca modo di vivere e condividere l’energia: dal

Hopee, dunque, si presenta come uno cambia le cose e le mette davvero a

di soluzioni innovative per la

strumento abilitante, pensato per

disposizione di tutti.

sostenibilità e l’efficienza.

La presentazione ufficiale è avvenuta

in occasione della decima edizione di

Innovation Village, in Villa Doria

d’Angri, sede dell’Università di

Napoli Parthenope. È stato Gennaro

Ardolino, Chief Innovation Officer di

Graded e CEO di Janus, a svelare al

pubblico la visione e la struttura di

questo nuovo strumento. Il nome

stesso, Hopee, racchiude un

messaggio potente: Hope come

speranza in un futuro più verde e

partecipato, Energy come energia

pulita, condivisa e consapevole.

Ma cosa rende davvero speciale

questa piattaforma? Hopee è il primo

ecosistema digitale nato per

semplificare e ottimizzare le

Comunità Energetiche Rinnovabili

(CER), oggi spesso ostacolate da

burocrazia, tecnicismi e mancanza di

strumenti operativi accessibili.

Attraverso l’integrazione di

intelligenza artificiale, dispositivi IoT

e algoritmi predittivi, la piattaforma

consente di monitorare in tempo reale

la produzione, il consumo e la

distribuzione dell’energia all’interno

delle comunità, generando un nuovo

modello di governance energetica più

equo, efficiente e partecipato.

Durante la manifestazione è stato

Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025



AMBIENTE

“Campania modello per l’ambiente”: De Luca chiude

gli Stati Generali nel segno del riscatto ecologico

32 33

Il governatore rilancia da Napoli il percorso virtuoso della Regione:

“Raggiunto il 90% degli obiettivi. Eliminare 4 milioni di tonnellate di

ecoballe? Un miracolo”

di Walter Ferrigno

“Abbiamo ereditato una regione devastata e

l’abbiamo trasformata in un modello

nazionale di politiche ambientali”. Con

queste parole, il presidente della Regione

Campania Vincenzo De Luca ha concluso,

il 29 maggio 2025, la prima giornata degli

Stati Generali sull’Ambiente, nell’ambito

del Green Med Expo & Symposium ospitato

alla Mostra d’Oltremare di Napoli. Un

intervento articolato, energico e, come

sempre, diretto, con cui il Governatore ha

voluto tracciare il bilancio delle azioni messe

in campo negli ultimi anni e rilanciare gli

impegni per il prossimo futuro.

“Abbiamo raggiunto il 90% degli obiettivi

che ci eravamo prefissati – ha sottolineato

De Luca – ed entro il prossimo anno

completeremo anche l’eliminazione

dell’ultima parte di ecoballe ancora presenti

nei nostri siti di stoccaggio”. Un traguardo

che fino a pochi anni fa sembrava

impossibile: 4 milioni e 200mila tonnellate

di rifiuti, accumulate soprattutto tra

Giugliano e la pianura campana, che oggi

risultano smaltite per oltre 3 milioni di

tonnellate, con l’obiettivo di rimuovere le

restanti 1,2 milioni entro il 2026. “Un

miracolo”, lo ha definito lo stesso De Luca,

“che non sarebbe riuscito a nessuno in Italia

e forse nel mondo”.

Ma l’intervento del presidente non si è

limitato alla questione delle ecoballe. De

Luca ha ricordato come la Campania fosse

anche tra le regioni italiane più penalizzate

a livello europeo: “Pagavamo una

sanzione di 120.000 euro al giorno.

Abbiamo ridotto questa cifra prima a 80.000,

poi a 40.000 e ora siamo a 20.000 euro al

giorno, grazie all’avvio della bonifica, alla

realizzazione dei primi impianti e

all’installazione in corso di 5 impianti di

compostaggio su un totale di 11 previsti,

con un investimento complessivo tra i 250 e

i 300 milioni di euro”.

Particolare enfasi è stata posta sul nuovo

corso intrapreso in materia di rifiuti:

“Abbiamo abbandonato la logica dei

termovalorizzatori, che la vecchia legge

regionale prevedeva in numero di quattro, e

abbiamo puntato su un piano che mira alla

bonifica delle discariche, all’eliminazione

delle ecoballe e alla realizzazione di

impianti per il trattamento dell’umido”.

Una rivoluzione verde che va di pari passo

con l’obiettivo di rendere la Campania

autosufficiente anche dal punto di vista delle

risorse idriche. In questo senso, De Luca ha

annunciato “un programma unico in Italia

per l’autonomia idrica, destinato a garantire

nei prossimi decenni l’approvvigionamento

per uso potabile, agricolo e industriale,

grazie a investimenti per 2 miliardi e 300

milioni di euro”.

“Abbiamo fatto un lavoro immane, e

possiamo andarne orgogliosi”, ha aggiunto

il Governatore, rivendicando anche i risultati

ottenuti in tema di depurazione – con il

potenziamento della rete regionale – e di

qualità delle acque marine, che ha portato

la Campania tra le prime tre regioni

d’Italia per numero di Bandiere Blu.

Senza dimenticare l’impegno per il fiume

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AMBIENTE

Sarno, dove sono già stati chiusi decine di della seconda giornata è stato quello della

scarichi abusivi: “Entro un anno, massimo mobilità sostenibile. Nel panel dedicato,

34 un anno e mezzo, completeremo la

Antonio Errico (ALIS), Umberto De

35

bonifica totale del Sarno, uno dei fiumi più

inquinati d’Europa”.

De Luca ha infine ricordato la vastità delle

azioni avviate in parallelo: “Un’indagine

capillare su terreni agricoli, falde

acquifere, emissioni atmosferiche; la

chiusura definitiva dei sversamenti

illegali; e soprattutto una nuova cultura

Gregorio (EAV), Anthony Acconcia (AIR

Campania) e Teresa Di Mattia (ACaMIR)

hanno discusso il futuro del trasporto

pubblico in Campania in chiave ecologica e

cittadino-centrica. In questa occasione, è

stata annunciata anche la firma di un

protocollo tra la Regione e il Consorzio

Italiano Compostatori per risolvere il deficit

Pagliuca, per la categoria “Educazione

ambientale”; Silvia Gambi, per “Consumo

consapevole”; e Federica Gasbarro, per

“Cambiamenti climatici”. Un premio che

racconta la forza dei linguaggi nuovi nel

diffondere consapevolezza ambientale tra le

giovani generazioni e nei contesti digitali.

(foto da Area Stampa Regione Campania)

ambientale, che deve fondarsi su un

equilibrio tra sviluppo e rispetto per la

natura”.

Nel contesto del Green Med Expo &

Symposium, l’intervento del Governatore è

apparso non solo come un momento di

rendicontazione, ma come una

dichiarazione di intenti: continuare su una

strada di rigore, concretezza e visione a

lungo termine. Perché, ha concluso,

“l’ambiente non è una moda, ma una

responsabilità storica. E la Campania,

oggi, può essere un esempio”.

Accanto al focus sulle bonifiche e

sull’autonomia idrica, uno dei temi chiave

impiantistico nella gestione della frazione

organica. “Il nostro organico viene ancora

spedito al Nord a costi elevati – ha

dichiarato il vicepresidente della Campania

Fulvio Bonavitacola –. È ora di scrivere

una storia nuova”.

A completare il quadro culturale degli Stati

Generali, la cerimonia di premiazione della

prima edizione de Il Tuffatore,

riconoscimento istituito dalla Regione

Campania per valorizzare la

comunicazione ambientale nel digitale.

La giuria, presieduta da Paolo Mieli e

composta da Valeria Angione e Padre

Enzo Fortunato, ha premiato Giorgia

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AMBIENTE

Green Med Expo & Symposium:

ideata dal Consorzio Erion WEEE con il

concept creativo di Studeo Group: oltre

36 1600 visitatori hanno partecipato a un 37

Napoli capitale della sostenibilità

percorso multisensoriale sul riciclo dei

dispositivi elettronici, che ha permesso

soprattutto ai giovani di comprendere,

Oltre 10.000 presenze fisiche e 110.000 utenti online: la sesta edizione

attraverso i cinque sensi, l’impatto reale dei

conferma l’evento come riferimento nazionale per l’innovazione e la

propri gesti quotidiani.

«Con Materia Vive abbiamo voluto offrire

cultura ambientale

un’esperienza emotiva e educativa allo

stesso tempo», ha spiegato Marta Macchi,

di Antonio Quaranta

che ha chiuso la tre giorni con un'immagine

marketing manager di Erion. «Il messaggio

simbolica: ragazzi che si muovevano tra gli

è chiaro: ciò che scartiamo può tornare a

Alla Mostra d’Oltremare di Napoli, in un stand come a un evento tech o al live di un

vivere, se sappiamo riconoscerne il valore».

clima carico di energia positiva e

influencer. «Questo entusiasmo in un

La sfida adesso è culturale e industriale

partecipazione collettiva, si è svolta la sesta contesto ambientale – ha detto – significa

insieme, come ha sottolineato Alessandra

edizione del Green Med Expo &

che siamo riusciti a creare un cambiamento

Astolfi, exhibition director di Italian

Symposium, l’evento che ha ormai assunto profondo. La nostra missione era proprio

il ruolo di punto di riferimento nazionale per questa: parlare ai giovani con un linguaggio

accanto a operatori del settore ambientale, Exhibition Group: «Non possiamo più

il dialogo tra sostenibilità, imprese e coinvolgente, restituendo valore al concetto

start-up, amministratori locali e studenti. affidarci solo ai fondi, serve un cambio di

pubbliche amministrazioni nel Sud Italia. Più di partecipazione».

Presente anche una fitta rete di 110 passo nella mentalità imprenditoriale. Le

di 10.000 presenze in tre giorni, tra cui Organizzato da Ricicla TV in collaborazione

imprese espositrici, provenienti dalla PMI della Campania hanno le competenze e

ben 3.000 studenti, e oltre 110.000 utenti con Ecomondo, il Green Med 2025 ha

Campania e da altre regioni italiane, a le tecnologie per guidare questa

collegati online hanno reso questa saputo integrare contenuti specialistici e

conferma dell’interesse crescente verso trasformazione, ma devono essere messe in

edizione la più seguita di sempre,

approccio divulgativo. Cinquanta

l’innovazione ambientale e le tecnologie per condizione di lavorare insieme alle

certificando una vera e propria svolta appuntamenti, tre aree formative e due

il riciclo, l’efficienza energetica e l’economia istituzioni».

culturale.

palchi dedicati al dibattito hanno visto

circolare.

Un invito raccolto con convinzione da

A raccontarlo è Monica D’Ambrosio, alternarsi rappresentanti del mondo

Un focus speciale è stato dedicato ai RAEE, Giovanni Paone, amministratore unico di

ideatrice e event manager del Green Med, istituzionale, imprenditoriale e accademico,

i rifiuti da apparecchiature elettriche ed Nica Srl e direttore editoriale di Ricicla TV:

elettroniche, il cui tasso di raccolta in Italia è «Abbiamo costruito un ecosistema virtuoso

ancora lontano dagli obiettivi fissati

che unisce pubblico, privato, scuola e

dall’Unione Europea. È in questo contesto cittadinanza attiva. La partecipazione che

che ha riscosso un successo straordinario la abbiamo visto dimostra che questa è la

mostra immersiva Materia Vive Experience, direzione giusta. Ora bisogna consolidarla e

farne un modello replicabile».

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AMBIENTE

Napoli lancia la rivoluzione

intelligenti segnalano incendi, guasti e invece, la presenza turistica ha portato a

riempimenti anomali, permettendo un una riorganizzazione dei turni: spazzamento

38 intervento rapido ed efficiente. Questo con biciclette elettriche, presidi H24, 39

urbana con ASIA

approccio non riguarda solo la raccolta squadre mobili e aggiornamenti dinamici

ordinaria, ma anche quella straordinaria, in basati sui flussi reali.

occasione di eventi o emergenze, con una Sul piano interno, ASIA investe nella

Verso una città intelligente, pulita e sostenibile: nasce l’infrastruttura

tracciabilità totale delle attività e una formazione e nel ricambio generazionale:

cognitiva del futuro

memoria digitale utile alla programmazione. oltre 100 nuovi profili sono stati selezionati

Il modello Napoli si rafforza grazie

tramite job posting interni e affiancati da

Napoli è al centro di una svolta epocale che cognitiva, un’app per gli operatori dotata di

all’accordo Ponte Italia, firmato con AMA percorsi di aggiornamento per i dipendenti

unisce ambiente, tecnologia e visione geolocalizzazione, fotoreport, firma digitale

Roma SpA, che apre la strada a una senior. L’obiettivo è costruire una cultura

urbana. A guidare questo cambiamento è e una app per i cittadini con calendario

cooperazione metropolitana basata su aziendale capace di affrontare le sfide future

ASIA Napoli SpA, che si ripensa non più dinamico e segnalazioni geo-localizzate.

scambio di know-how, investimenti

con competenze digitali, ambientali e

come semplice azienda di raccolta rifiuti, ma Grazie all’intelligenza artificiale e agli

condivisi, acquisti congiunti e formazione sociali.

come infrastruttura cognitiva della città. algoritmi predittivi, il sistema apprende dai

interaziendale. È l’inizio di una rete

“ASIA è oggi una piattaforma pubblica che

Sotto la guida di Domenico Ruggiero, comportamenti dell’utenza, dai flussi

nazionale delle municipalizzate, dove unisce dati, persone e territorio – conclude

l’azienda ha avviato una trasformazione turistici, dalle condizioni meteo e dagli

l’innovazione ambientale diventa volano di Ruggiero – per una Napoli più

radicale che va oltre la digitalizzazione: è la eventi pubblici per pianificare gli interventi in

sviluppo e sostenibilità.

consapevole, pulita e sostenibile. Non si

nascita di un modello urbano che impara, modo flessibile, ridurre i costi e migliorare il

Come sottolinea Carlo Lupoli, direttore dei tratta di un progetto futuribile: il processo è

anticipa e si adatta. Il cuore del progetto è la decoro urbano. In questo modo, ogni

servizi generali, ASIA si fa carico anche già iniziato e sta ridisegnando il modo in cui

transizione cognitiva, un processo che dota segnalazione diventa un dato attivo, ogni

degli interventi più critici: bonifiche

la città pensa e agisce.” Un esempio

Napoli di una rete intelligente e

operatore un nodo della rete, ogni intervento

ambientali in insediamenti abusivi, campi concreto di come tecnologia, sostenibilità e

interconnessa, capace di analizzare i dati parte di una strategia dinamica.

ROM, spiagge degradate. In questi casi, governance pubblica possano integrarsi per

urbani in tempo reale per migliorare La flotta di mezzi è coinvolta in una

l’azione di ASIA si coordina con Comune, costruire una vera smart city mediterranea.

l’efficienza dei servizi e il benessere dei profonda transizione ecologica. Veicoli

forze dell’ordine e servizi sociali, per

cittadini.

elettrici e ibridi, dotati di GPS e RFID,

garantire legalità, salute pubblica e

Tutto ruota attorno a una piattaforma monitorano consumi e percorsi, dialogando

prevenzione sanitaria. In centro città,

DIR.

integrata che include una centrale operativa in tempo reale con la centrale. I contenitori

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AMBIENTE

Capodimonte Comunità Ecologica:

sociale, in parallelo ai lavori di recupero e dell’Acqua, con un laboratorio sul

valorizzazione del Bosco finanziati dal risparmio idrico e una passeggiata tra le

40 PNRR. L’iniziativa si sviluppa in sette infrastrutture idriche storiche del Bosco; 41

appuntamenti gratuiti, tutti in programma di infine, aprile 2026 vedrà le celebrazioni per

sabato, e ciascuno strategicamente la Giornata della Terra, con una giornata di

collegato a una giornata mondiale dedicata festa, consapevolezza e azioni simboliche

dal Bosco un nuovo modello di

cittadinanza ambientale

Al via il percorso partecipativo per costruire una rete civica consapevole

nel cuore verde di Napoli. Iniziato con una passeggiata per la

biodiversità, il progetto proseguirà fino alla primavera 2026 con

laboratori, esperienze inclusive e giornate tematiche

Il Real Bosco di Capodimonte ha

inaugurato il 24 maggio 2025 il progetto

Capodimonte Comunità Ecologica, un

innovativo laboratorio civico a cielo aperto

ideato da Euphorbia S.r.l. in collaborazione

con N’Sea Yet ETS, per promuovere

l’educazione ambientale, la partecipazione

attiva e il senso di appartenenza al

patrimonio verde della città. La prima

giornata, dedicata alla celebrazione della

Giornata Internazionale della Biodiversità

(22 maggio, ONU), ha visto la

partecipazione di cittadini, famiglie e

visitatori in una passeggiata naturalistica

lungo i sentieri del bosco e una caccia al

tesoro ecologica, con partenza dallo Spazio

Capodimonte Comunità Ecologica presso

Porta Piccola, recentemente riqualificato e

attrezzato con tronchetti-seduta e pannelli

informativi. Questo spazio è destinato a

diventare il cuore pulsante di una nuova

comunità civica, sensibile ai temi della

sostenibilità e dell’ecologia urbana.

Il progetto non si limita a un semplice

cartellone di eventi, ma si configura come

un vero e proprio percorso di rigenerazione

all’ambiente o alla cittadinanza. Il prossimo

evento in calendario sarà il 7 giugno, in

occasione della Giornata Mondiale

dell’Ambiente, con un laboratorio di

compostaggio domestico aperto a tutti,

pensato per avvicinare i partecipanti ai

principi dell’economia circolare e della

gestione sostenibile dei rifiuti organici.

I successivi incontri si terranno il 4 ottobre,

con un laboratorio di riciclo creativo e

riflessioni sul rapporto tra habitat urbano e

verde pubblico, in occasione della Giornata

Mondiale degli Habitat; il 13 dicembre, per

la Giornata Internazionale delle Persone

con Disabilità, con attività inclusive dedicate

all’accessibilità ecologica; il 14 marzo 2026,

per la Giornata Nazionale del Paesaggio,

dedicata alla fruizione responsabile e alla

cura del verde domestico; il 21 marzo, in

occasione della Giornata Mondiale

dedicate alla tutela del pianeta.

Attraverso un approccio esperienziale e

intergenerazionale, Capodimonte

Comunità Ecologica vuole stimolare una

nuova ecologia delle relazioni, un dialogo

costante tra natura, cultura e sostenibilità,

in grado di coinvolgere non solo i

frequentatori abituali del parco ma anche i

turisti e le scuole, in una visione partecipata

e condivisa della città. Il Real Bosco di

Capodimonte, già patrimonio UNESCO e

polmone verde di Napoli, si riconferma così

non solo come luogo di bellezza e storia,

ma come esempio virtuoso di educazione

civica e ambientale, un modello replicabile

per altre realtà urbane italiane.

(foto fornite dall’Ufficio stampa del Museo

e Real Bosco di Capodimonte)

A.Q.

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CULTURA E SPETTACOLI

‘Fuori’: Martone accende il cuore

ribelle di Goliarda Sapienza

44 45

Un film intenso e sensuale che racconta l’amicizia, la libertà e il carcere

come spazio di verità. Valeria Golino indimenticabile nel ruolo della

scrittrice ‘fuori quadro’

È un’onda lenta ma potente quella che

attraversa Fuori, il nuovo film di Mario

Martone, applaudito per oltre sette minuti al

Festival di Cannes e accolto con

commozione dal pubblico partenopeo nelle

sale di Napoli. Una pellicola che non vuole

essere un biopic, ma che riesce più di molti

biopic a restituire la complessità di una

figura come Goliarda Sapienza, scrittrice

anarchica, attrice, intellettuale “fuori dai

ranghi”, il cui capolavoro L’arte della gioia è

stato pubblicato solo postumo, prima in

Francia, poi in Italia.

«Volevamo fare un film umano, non

ideologico», ha spiegato Mario Martone

all’anteprima napoletana. «Quando Ippolita

(di Majo, co-sceneggiatrice e mia

compagna) mi ha proposto di lasciare l’idea

di raccontare dieci anni di vita per

concentrarci su un solo anno, quello

dell’incontro di Goliarda con due detenute a

Rebibbia, ho capito subito che era il film

giusto. È una storia di relazioni, di libertà e

di derive felici». Lontano da ogni agiografia,

Fuori si muove nella zona mobile

dell’autofiction, come nei testi da cui è tratto

– L’università di Rebibbia e Le certezze del

dubbio – e come nello stile di vita della

stessa Sapienza, che alla realtà applicava

un processo di immaginazione radicale.

Il carcere, nel film, è reale. È Rebibbia,

filmato senza filtri, con le sue grate e i suoi

cortili di cemento, quasi un lido balneare

d’altri tempi, e con alcune detenute vere,

regolarmente retribuite, che recitano

accanto alle protagoniste. Valeria Golino è

straordinaria nel ruolo di Goliarda: una

donna che osserva, ascolta, si lascia

attraversare dalla vita, anche quando è

dura, anche quando è scomoda. Accanto a

lei, Matilda De Angelis, nel ruolo della

militante e caotica Roberta, ed Elodie, alla

sua prima prova importante al cinema, nei

panni di Barbara. Tre figure femminili

diverse e affini, in equilibrio su una

sottile corda tesa tra tenerezza e

rivolta.

«Goliarda l’ho conosciuta davvero,

quando avevo diciott’anni. Mi

aiutava a togliere l’accento

napoletano per un film di Citto

Maselli, suo ex compagno», ha

raccontato Valeria Golino durante

la conferenza stampa a Cannes.

«Mi è rimasta impressa per la forza

e la libertà che emanava, ma anche

per la sua dolcezza. Era una donna

che sapeva ascoltare, che si

commuoveva, che si metteva

sempre alla pari con chiunque. Ho

scelto di interpretarla facendo

emergere il suo lato più accogliente,

più soffice, quello che la rendeva

davvero capace di amare».

Ma Fuori è anche un’opera che

parla a oggi. Martone lo sottolinea

con decisione: «Il carcere è parte

della nostra società e va trattato con la

stessa dignità. Goliarda, da donna, è stata

emarginata in modo tremendo. Il suo

romanzo più grande non fu pubblicato in

vita. Mentre Pasolini, pur criticato, veniva

ascoltato, lei veniva ignorata perché era una

donna. Oggi qualcosa è cambiato, ma il

rischio di rimuovere chi è scomodo esiste

ancora».

E in effetti, lo sguardo di Martone è politico,

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CULTURA E SPETTACOLI

ma nel senso più alto: è un invito alla scrivere, e non rientrare più nell’ordine

disobbedienza gentile, alla non

costituito”. Un cinema libero per raccontare Tempesta e tramonto

46 omologazione, alla ricerca della libertà una donna libera. E per ricordarci che, come

47

autentica. «Ai giovani dico di avere il

coraggio di dissentire», aggiunge Golino.

«Di non avere paura di essere fuori posto,

fuori dal coro, fuori dalle aspettative».

Girato nella vera casa della scrittrice, tra le

vie di una Roma che non è mai ricostruita

ma vissuta, Fuori è anche un gesto estetico

radicale. Martone lavora per sottrazione, si

affida alle lunghe sequenze, lascia che le

immagini respirino, che i corpi si avvicinino

e si respingano, che le parole trovino il loro

spazio, anche nel silenzio. Le musiche

originali di Valerio Vigliar, assieme ai brani

di Robert Wyatt e Duke Ellington,

aggiungono strati emotivi sottili e profondi.

Come ha scritto la stampa francese, Fuori

è “un film fuori dagli schemi, che sposa il

gesto femminista di Sapienza: uscire,

scriveva proprio Goliarda, “fuori” non è solo

un luogo, ma uno stato d’animo. Un modo di

stare al mondo. Anche contro. Anche oltre.

Anche da sole. Ma sempre vive.

(foto di Elio Di Pace e Mario Spada da carella

stampa)

RED.

per l’Italia in concorso a Cannes

Un film potente e laico, in cui Goliarda Sapienza diventa guida e

testimone di una libertà oggi dimenticata

di Paola Pagliuca

In una Cannes sempre più blindata, e un

po’ sgarbata, forse ricordando l’affollamento

degli ultimi anni, Mario Martone, unico

italiano in concorso, è accolto da una

tempesta che finisce nei bagliori di un

magnifico tramonto e nei riflettori della

montée des marches, scalinata per la

Lumière, iperbolica sala del Concorso

ufficiale.

Il film è un viaggio emotivo, a fianco alle

protagoniste; le scene un’accuratissima

ricostruzione del clima di certi anni, in cui,

pure se sembrava

sempre di parlare di

rivoluzione,

convenzioni e

separazioni sociali

erano ancora ben forti

e radicate, e romperle

equivaleva a diventare

un paria.

Significativa l’intervista televisiva della

Sapienza con Enzo Biagi, che vediamo sui

titoli di coda, anch’essi anticonvenzionali,

separati tra Dentro e Fuori. La scrittrice

coraggiosamente espone l’esperienza sua

in prigione, vergogna riscattata dall’acuta

intelligenza e dall’inedita riflessione sulla

possibilità di creare uno spazio di libertà

dietro le sbarre.

Goliarda dona dignità e senso alle amiche

conosciute a Rebibbia, ma non come

avviene retoricamente oggi, usando la

sfortuna come un fiore all’occhiello, piuttosto

invece celebrando la vita vera, e l’umanità

dei momenti vissuti insieme.

In un tempo in continua ristrutturazione, tra

ricordi intensi e la vita sfilacciata di Roberta

e Barbara, ragazze senza ambizioni e con

pochi valori che non siano quello

dell’amicizia, il viaggio si intensifica nei

momenti di gioia, indisciplinati, in

esplorazione, e deve però necessariamente

finire quando le differenze mostrano ormai

tutto il loro potere condizionante: se l’amica

giovane è tossica e in continuo rischio di

reato, se le giornate in perenne vacanza

delle donne di periferia collidono con lo

sforzo creativo e la disciplina tipica dello

scrittore, l’incontro, immaginiamo, diventerà

sempre più episodico.

Resta però l’intensità del vivere, una

nostalgia di qualcosa che sembra sempre

fuggire, e l’eredità di una valigia piena di

lettere: la vita vera dei carcerati alle loro

famiglie, custodite da Roberta.

Il film con Goliarda Sapienza, come lo

stesso Martone lo definisce, non mancando

di ringraziare “tutte le donne che hanno fatto

il film con lui”, celebra una laica curiosità

verso la vita, e propone l’avventuroso

percorso verso la condizione esistenziale

della libertà, un valore desueto, che oggi

non vale nulla al cospetto di fama e denaro,

mentre allora (non più di cinquant’anni fa)

era la scelta più nobile e conseguenziale

per chiunque avesse qualcosa di

interessante da dire.

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CULTURA E SPETTACOLI

A Napoli brillano le stelle della

serialità italiana

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In Villa Pignatelli i Nastri d’Argento Grandi Serie 2025: emozioni, premi e

omaggi tra storia, talento e futuro

di Fabrizio Matarazzo

Napoli si conferma capitale della grande

fiction italiana. Nella splendida cornice di

Villa Pignatelli, tra giardini storici e

architetture nobiliari, si è celebrata il 31

maggio la quinta edizione dei Nastri

d’Argento Grandi Serie, il prestigioso

riconoscimento assegnato dai Giornalisti

Cinematografici alle eccellenze della

serialità italiana. Un’edizione da record per

qualità artistica, varietà di generi, presenze

applausi e premi grazie alla regia raffinata di

Joe Wright, alla scrittura di Stefano Bises

e Davide Serino (insieme allo stesso

Scurati), e soprattutto alla straordinaria

interpretazione di Luca Marinelli, che ha

regalato un ritratto magnetico e disturbante

del giovane Mussolini. A completare il

successo, anche il premio alla coprotagonista

Barbara Chichiarelli. La

produzione, affidata a Sky Studios, The

Apartment, Fremantle e Cinecittà S.p.A.,

ha segnato un esempio virtuoso di

stellari e forti emozioni, in un perfetto

equilibrio tra industria e cultura, memoria e

innovazione.

A dominare la serata è stato M – Il figlio del

secolo (Sky), tratto dal romanzo Premio

Strega di Antonio Scurati. Proclamata

Serie dell’Anno, l’opera ha raccolto

coproduzione internazionale a forte impatto

narrativo e visivo.

Grande attenzione ha raccolto anche L’arte

della gioia (Sky), ambizioso adattamento del

romanzo di Goliarda Sapienza firmato da

Valeria Golino. Il titolo si è imposto come

Miglior Drama e ha ottenuto una pioggia di

riconoscimenti. Brilla Tecla Insolia,

premiata come Miglior Attrice

Protagonista, intensa e vibrante nel ruolo

di Modesta. Premi anche per Valeria Bruni

Tedeschi e Jasmine Trinca (non

protagoniste), Guido Caprino, e la giovane

Alma Noce, omaggiata anche dalla

Fondazione Nobis come talento

emergente. Applauditi anche gli

sceneggiatori Francesca Marciano, Valia

Santella, Luca Infascelli, Stefano Sardo e

Nicolangelo Gelormini, regista

dell’episodio finale.

Nel panorama della commedia è stato un

vero successo Hanno ucciso l’uomo ragno –

La leggendaria storia degli 883 (Sky),

premiata come Miglior Serie Commedia.

Alla regia Sydney Sibilia, Alice Filippi e

Francesco Ebbasta, alla scrittura

Francesco Agostini, Chiara Laudani,

Giorgio Nerone e lo stesso Sibilia.

Protagonisti, e premiati come Rivelazioni

dell’anno, i giovanissimi Elia Nuzzolo e

Matteo Oscar Giuggioli, capaci di

incarnare lo spirito generazionale della band

più amata degli anni '90. Una celebrazione

pop ad "alta velocità", come sottolineato

anche dal premio speciale offerto da Italo

Treno.

Nel genere crime si è distinta Avetrana –

Qui non è Hollywood (Disney+), premiata

come Miglior Serie Crime. Diretta da

Pippo Mezzapesa, con una sceneggiatura

firmata insieme a Antonella W. Gaeta e

Davide Serino, la serie ha colpito per la sua

ricostruzione asciutta e potente del tragico

delitto di Sarah Scazzi. Tra gli interpreti,

spicca Vanessa Scalera nel ruolo di

Cosima Misseri, intensa e disturbante. A

festeggiare a Napoli anche Matteo Rovere

(Groenlandia), Daniel Frigo e Alessandro

Saba per Disney+ Italia.

Nel segno dell’equilibrio tra dramma e

commedia si è imposto Tutto chiede

salvezza – Stagione 2 (Netflix), tratto

dall’omonimo romanzo di Daniele

Mencarelli. La regia di Francesco Bruni,

affiancato dagli sceneggiatori Daniela

Gambaro e lo stesso Mencarelli, ha

confermato l’alto valore sociale e

psicologico della serie, premiata come

Miglior Dramedy.

L’omaggio alla grande tradizione teatrale

napoletana è arrivato con Questi fantasmi!

(Rai), Miglior Film TV e titolo più votato in

assoluto. Tratto da Eduardo De Filippo,

diretto da Alessandro Gassmann e

interpretato da Massimiliano Gallo, Anna

Foglietta, Alessio Lapice e Maurizio

Casagrande, il film ha incantato per

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CULTURA E SPETTACOLI

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l’equilibrio tra rispetto della scrittura

originale ed efficacia televisiva. Produzione

di Rai Fiction e Picomedia, già

pluripremiata negli anni.

La serata ha anche celebrato i volti più

iconici della stagione. Oltre a Luca

Marinelli, premiati Monica Guerritore per

Inganno, Alba Rohrwacher per L’amica

geniale – Storia della bambina perduta, Kim

Rossi Stuart per Il Gattopardo, e Vittoria

Schisano per La vita che volevi. In

evidenza anche Filippo Timi, intenso

protagonista della visionaria Dostoevskij dei

fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, a

cui è stato assegnato un Premio Speciale

per la coerenza autoriale tra cinema e

serialità.

Importanti anche i riconoscimenti legati alla

scrittura. Il Nastro d’Argento SIAE per la

Sceneggiatura è andato ad Alice

Urciuolo, giovane penna già apprezzata

per Adorazione, Skam Italia e Prisma. Per

lei, come per gli altri autori premiati, le

simboliche Penne d’Argento Campo

Marzio.

Tra i riconoscimenti del pubblico, molto

sentito quello al ritorno di Piedone – Uno

sbirro a Napoli, rilanciato da Salvatore

Esposito, che ha ricevuto un Premio

Speciale dalla Film Commission Regione

Campania, in occasione del ventennale

dell’ente. Un omaggio che unisce

generazioni e stili, e che ha toccato il cuore

del pubblico napoletano.

Tra i premiati anche Miriam

Dalmazio e Marco Rossetti,

protagonisti di Costanza

(Rai), che si sono aggiudicati

il Nuovo Imaie – Serie,

suggellando la sintonia e il

successo delle recenti fiction

in prima serata.

Con oltre 90 giornalisti

coinvolti nelle votazioni, e il

sostegno del Ministero della

Cultura, della SIAE, del

Nuovo Imaie e della

Fondazione Nobis, i Nastri

d’Argento Grandi Serie

2025 si sono confermati come

un punto di riferimento

imprescindibile per il racconto

audiovisivo italiano. Un

evento elegante e autentico,

che ha saputo unire lo

spettacolo alla riflessione,

valorizzando non solo i volti

più noti ma anche le scritture,

le produzioni, le regie e le

nuove voci che stanno

costruendo il futuro della

narrazione seriale. Napoli, ancora una volta,

ha fatto da cornice ideale, città simbolo di

una cultura viva, profonda e sempre

protagonista.

(foto di Leonardo Puccini e Matteo Mignani /SNGCI)

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CULTURA E SPETTACOLI

Kurzak, Elīna Garanča e Brian Jagde

Be Luminous: il San Carlo brilla di nuova luce.

(14-20 giugno), e con Turandot di Puccini,

52 ripresa dell’acclamato allestimento di

53

La Stagione 2025-2026 celebra l’arte tra mito,

Vasily Barkhatov, che vedrà Anna

Pirozzi, Brian Jagde e Pretty Yende in

innovazione e grandi voci internazionali

scena dal 5 al 15 luglio.

Un evento straordinario attende il pubblico

Da Cherubini a Morricone, da Marina Abramović a Jonas Kaufmann: una

il 6 settembre, con l’Aida verdiana

proposta in forma di concerto e interpretata

stagione che riscrive la storia del Lirico di Napoli

da Anna Netrebko, Jonas Kaufmann e

Luca Salsi, diretti da Riccardo Frizza.

Con lo slogan Be Luminous, il Teatro di

Due debutti assoluti chiudono

San Carlo apre le porte a una Stagione

simbolicamente la stagione operistica.

2025/2026 di grande respiro internazionale,

Mitridate, re di Ponto di Mozart, mai

ricca di prime assolute, ritorni attesi, regie

rappresentato prima al San Carlo, sarà in

audaci e una costellazione di nomi tra i più

scena dal 24 settembre al 1 ottobre con la

illustri della lirica mondiale. Mentre è ancora

regia di Claus Guth e protagonisti Giovanni

attesa la nomina del nuovo Sovrintendente,

Sala, Mariangela Sicilia e Franco Fagioli.

il San Carlo rilancia la sua vocazione alla

A seguire, Alcina di Händel, in forma di

bellezza e al futuro, con tredici titoli

concerto il 9 e l’11 ottobre, con Lisette

operistici, quattro balletti, diciotto

Oropesa e ancora Fagioli sotto la direzione

concerti, quattro recital pianistici e

di Iván López-Reynoso. La chiusura è

undici appuntamenti di Musica da

affidata a La Cenerentola di Rossini, dal 20

Camera. Un’offerta monumentale per 120

al 27 ottobre, con la regia di Damiano

alzate di sipario, che conferma il Massimo

Michieletto e diretta da Speranza

napoletano come uno dei fari culturali

Scappucci, protagonisti Aigul

d’Europa.

Akhmetshina, Jack Swanson, Aleksandra

«Chi sarà sovrintendente dovrà continuare

questo percorso e, soprattutto, essere in

grande sintonia con il territorio e le

istituzioni», ha dichiarato il sindaco di

Napoli Gaetano Manfredi, intervenuto alla

presentazione della stagione. «Il San Carlo

è patrimonio di Napoli, non di altri. Visto che

è così importante questa nomina, nei

prossimi giorni la faremo».

L’inaugurazione, fissata per sabato 6

dicembre 2025, segna un momento storico:

per la prima volta va in scena al San Carlo

Medea di Luigi Cherubini, diretta da

Riccardo Frizza, con la regia di Mario

Martone e protagonista assoluta Sondra

Radvanovsky, affiancata da Francesco

Meli e Anita Rachvelishvili. Un titolo

simbolico, che incarna lo spirito di rinascita

e la forza della luce evocata nel concept

della stagione. L’anteprima sarà riservata

agli Under 30, segno dell’attenzione

strategica del teatro verso le nuove

generazioni.

Una delle vette assolute della stagione è la

prima esecuzione assoluta di Partenope,

l’unica opera lirica scritta da Ennio

Morricone, edita da SZ Sugar. In scena

venerdì 12 e domenica 14 dicembre,

l’opera è affidata alla regia visionaria

dell’artista Vanessa Beecroft, per un

allestimento che unisce mito, musica e

performance art. Le due Partenope

saranno Jessica Pratt e Maria Agresta,

con la voce narrante di Mimmo Borrelli.

Il ritorno al repertorio ottocentesco è

affidato a due pietre miliari di Giuseppe

Verdi: Nabucco, in scena dal 18 al 31

gennaio 2026, con Ludovic Tézier,

Marina Rebeka e Michele Pertusi, per la

regia di Andreas Homoki; e Falstaff, tra il

15 e il 24 febbraio, con la regia esilarante

e raffinata di Laurent Pelly e un cast

d’eccezione guidato da Luca Salsi e Maria

Agresta.

Grande attesa anche per il ritorno di Lucia

di Lammermoor di Donizetti, composta

proprio per il San Carlo, in scena dall’11 al

24 marzo con Rosa Feola, René Barbera

e Mattia Olivieri, nella regia di Gianni

Amelio. A seguire, La bohème di Puccini,

dal 8 al 14 aprile, diretta da Dan Ettinger,

con un doppio cast che include Pretty

Yende, Kang Wang, Elsa Dreisig e René

Barbera.

Altro ritorno storico è quello di Werther di

Massenet, assente da Napoli dal 2007, con

Jonas Kaufmann e Francesco Demuro

alternati nel ruolo del protagonista, in scena

dal 20 al 26 maggio. L’emozione cresce

con Adriana Lecouvreur di Cilea diretta da

Pinchas Steinberg con Aleksandra

Meteleva e Dave Monaco.

Sul podio si alterneranno, tra gli altri, Marco

Armiliato, Dan Ettinger, Francesco

Lanzillotta, Lorenzo Passerini, Vincenzo

Milletarì, Riccardo Frizza, che firma ben

quattro direzioni, e Speranza Scappucci,

una delle voci più brillanti della direzione

d’orchestra italiana.

Accanto al grande melodramma, si sviluppa

la Stagione di Concerti, con diciotto

appuntamenti e un cast stellare: Gustavo

Dudamel, Fabio Luisi, Michele Mariotti,

Ingo Metzmacher, Karel Mark Chichon,

Leonidas Kavakos, Rudolf Buchbinder,

Anna Tifu, Sondra Radvanovsky, Freddie

De Tommaso, Jonas Kaufmann, Ludovic

Tézier, Aigul Akhmetshina, Anita

Rachvelishvili.

Da segnalare l’omaggio a Roberto De

Simone con il Requiem di Verdi, e una

produzione inedita curata da Marina

Abramović, che il 18 e 19 aprile firma regia

e visione artistica di Histoire du Soldat e El

amor brujo, diretti da Dudamel, in

collaborazione con la New York

Philharmonic. Un passo potente nel dialogo

tra musica e arti visive.

Spazio anche alla danza, con quattro titoli:

Lo Schiaccianoci nella lettura di Simone

Valastro (dal 20 dicembre), un trittico

dedicato a George Balanchine (dal 28

aprile al 3 maggio), Coppélia di Delibes

coreografata da Charles Jude (dal 25 al 31

luglio) e Boléro di Ravel, con coreografie di

Maurice Béjart, Garrett Smith e Ben

Stevenson (dal 5 al 10 novembre).

Chiude idealmente il cerchio il Festival

Pianistico, che da gennaio a ottobre 2026

accoglie Beatrice Rana, Seong-Jin Cho,

Hélène Grimaud e Yunchan Lim, e la

Stagione di Musica da Camera, giunta alla

sua quinta edizione, con undici

appuntamenti affidati ai Professori

d’Orchestra del Teatro.

«Be Luminous è un invito», ha sottolineato il

Direttore Artistico Ilias Tzempetonidis, «a

riflettere la luce del teatro nella società, a

nutrirla di nuove prospettive. Questa

stagione è la sintesi di un dialogo tra eredità

e futuro, bellezza e sfida». Un dialogo che

Napoli, città millenaria, accoglie e rilancia.

(foto di pubblico dominio o concesse in uso con la

licenza Creative Commons Attribuzione - Condividi

allo stesso modo 4.0 Internazionale – autori: Diego

Delso, delso.photo, License CC BY-SA

e Pasquale Matrisciano)

RED.

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CULTURA E SPETTACOLI

Ravello Festival 2025: in Costiera

Amalfitana l’eccellenza musicale

internazionale

Dal 6 luglio al 25 agosto in Villa Rufolo grandi orchestre, solisti

d’eccezione e incontri con la critica

54 55

di Walter Ferrigno

Dal 6 luglio al 25 agosto 2025 torna il

Ravello Festival, la storica rassegna

musicale che da oltre settant’anni incanta il

pubblico internazionale nella splendida

cornice della Costiera Amalfitana. Per la

73ima edizione, la Fondazione Ravello,

con il sostegno della Regione Campania,

presenta un cartellone di altissimo profilo

che unisce grandi nomi della scena

musicale mondiale a talenti emergenti e

formazioni d’eccellenza del territorio, con 15

concerti sul Belvedere di Villa Rufolo,

uno dei panorami più suggestivi del

Mediterraneo.

In questa edizione 2025, il festival ospita

Chamber Orchestra, insieme a bacchette

prestigiose come Daniel Harding, Myung-

Whun Chung, Kent Nagano, Robert

Treviño e Vasily Petrenko, e solisti

d’eccezione come Yuja Wang, Michael

Spyres, Stefano Bollani, Richard

Galliano, Mao Fujita, Filippo Gorini,

Roberta Gambarini, Ettore Pagano e tanti

altri.

La direzione artistica è affidata al

compositore Lucio Gregoretti, mentre la

presidenza della Fondazione è di Alessio

Vlad.

Il Festival si apre il 6 luglio con l’esclusiva

italiana di Jérémie Rhorer e la sua

orchestra Le Cercle de l’Harmonie, in un

programma dedicato a Wagner e Berlioz.

successivo, sabato 19, la Filarmonica

della Scala esegue Beethoven e Brahms

con il giovane Mao Fujita, mentre il 20

luglio è la volta del recital pianistico di

Filippo Gorini.

Il 25 luglio è in programma uno degli eventi

più suggestivi: la SWR

Symphonieorchester di Stoccarda, con

con Bollani, Rea, Moroni, Roberta

Gambarini e Richard Galliano, mentre

l’Orchestra Filarmonica di Benevento

chiuderà il fine settimana con un

programma che spazia da Rossini a Saint-

Saëns e Beethoven, con due giovani

eccellenze italiane: il direttore Diego

Ceretta e il violoncellista Ettore Pagano.

alcune tra le più importanti orchestre del

mondo, tra cui l’Accademia Nazionale di

Santa Cecilia, la Filarmonica della Scala,

la Royal Philharmonic Orchestra, la

Dresdner Philharmonie e la Mahler

Tra gli appuntamenti più attesi, l’esecuzione

del Concerto n. 1 per pianoforte di

Čajkovskij e di una rarità jazzistica

dell’ucraino Nikolai Kapustin, interpretati da

Yuja Wang, sabato 13 luglio. Il weekend

Robert Treviño, eseguirà Der Ring ohne

Worte, trascrizione strumentale integrale

della Tetralogia di Wagner. Il jazz sarà

protagonista tra il 31 luglio e il 2 agosto

Non può mancare il tradizionale Concerto

all’Alba, lunedì 11 agosto alle 5:15, con

l’Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi”

di Salerno diretta da Giuseppe Mengoli, in

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CULTURA E SPETTACOLI

un repertorio che celebra Wagner, Grieg e durante la presentazione a Napoli,

Čajkovskij. Il Festival si avvia al gran finale rappresenta un volano strategico per il

56 con tre appuntamenti straordinari: il 22 turismo culturale in Campania, parte

57

agosto la Dresdner Philharmonie con

Kent Nagano e il mezzosoprano Annika

Schlicht, il 24 agosto il recital barocco del

tenore Michael Spyres con l’ensemble Il

Pomo d’Oro, e infine il 25 agosto la Royal

Philharmonic Orchestra diretta da Vasily

Petrenko, con un programma che unisce le

colonne sonore di Korngold e John Williams

alla celebre Shahrazād di Rimsky-Korsakov.

Novità del 2025, un ciclo di incontri

introduttivi nei grandi hotel di Ravello

(Hotel Caruso, Palazzo Avino, Hotel

Rufolo), tenuti da giornalisti e critici come

integrante del Piano Strategico Cultura e

Turismo della Regione, approvato con

Delibera di Giunta n. 616 del 14/11/2024.

Per vivere un’estate all’insegna della

grande musica in uno dei luoghi più belli

d’Italia, il Ravello Festival resta un

appuntamento imprescindibile tra arte,

natura e bellezza senza tempo.

Ravello Festival

boxoffice@ravellofestival.com

+39 089 858422

Fondazione Ravello

Villa Rufolo

Alberto Mattioli, Josephine Lee, Marcello

Filotei, Nicola Cattò, con traduzione

simultanea in inglese per il pubblico

straniero.

Il Ravello Festival 2025 si presenta anche

con una nuova veste grafica ispirata ai

profumi e ai colori della Costiera, evocando

l’antica tradizione delle veline decorative

dei limoni campani, simbolo di bellezza e

artigianalità. L’evento, come ha sottolineato

il sindaco di Ravello Paolo Vuilleumier

(foto di Accademia Nazionale di Santa Cecilia,

Caroline Doutre, R. Caramiello, Nicola Mansi,

Azzurra Primavera, Molina Visual, Takafumi Ueno_

Tokyo Phil, Serge Braem, fornite dall’Ufficio stampa–

courtesy by Ravello Festival)

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CULTURA E SPETTACOLI

Teatro di Napoli – Teatro Nazionale:

Il direttore artistico Roberto Andò, con la lei, il presidente Luciano Cannito ha

sua consueta lucidità poetica, ha raccontato espresso con emozione e riconoscenza la

58 la genesi del progetto e la centralità che gioia di presentare una stagione che nasce 59

nel Cuore e nella Testa

Moscato riveste nella proposta: «Un poeta da un percorso condiviso con la città: «È

che sta a Napoli come Kavafis ad

con profonda emozione e gratitudine che

Alessandria… Fare teatro oggi è come presento la nuova stagione 2025/2026 del

tornare sempre a un mare in tempesta, a Teatro di Napoli. Lo faccio innanzitutto

Una stagione teatrale che vibra di poesia, visione e impegno:

onde che non si fermano mai». Dal 10 ringraziando il nostro pubblico, che nella

Napoli celebra il genio di Enzo Moscato e guarda al mondo

con lo sguardo dell’arte

di Giuliana Sepe

Il sipario si è alzato venerdì 30 maggio al

Teatro Mercadante per svelare la nuova

stagione 2025/2026 del Teatro di Napoli –

Teatro Nazionale, diretto da Roberto Andò

e presieduto da Luciano Cannito. Il

pubblico in sala – fitto e appassionato,

composto da giornalisti, operatori culturali,

artisti e cittadine e cittadini affezionati – ha

accolto un programma che promette

emozione, pensiero, visione e inclusione.

Una stagione che, nel suo titolo-simbolo

“Nel cuore e nella testa”, omaggia il genio

di Enzo Moscato, scomparso nel gennaio

2024. È proprio sua la frase che dà il nome

al cartellone: parole che pulsano come

battito di teatro e coscienza, e che evocano

un’idea di arte come sortilegio, identità e

resistenza.

dicembre 2025 al 6 gennaio 2026, proprio al

Mercadante, Andò porterà in scena Non

posso narrare la mia vita, tratto da Gli anni

piccoli e altri testi dell’autore, con

protagonista Lino Musella. Un’opera che,

attraverso la musica e la memoria,

ricostruisce l’infanzia dello scrittore,

inseguendo la crepa luminosa da cui è

sgorgata la sua scrittura teatrale.

Nel presentare il cartellone, l’assessora al

Turismo e alle Attività Produttive del

Comune di Napoli, Teresa Armato, ha

sottolineato il momento straordinario che

vive la città: «Napoli è in pieno fermento

culturale. Questo teatro, nel cuore della

città, è davvero nel cuore di tutti noi». Con

scorsa stagione ci ha accompagnato con un

entusiasmo crescente, premiandoci con una

partecipazione straordinaria, al di là di ogni

aspettativa». Cannito ha voluto sottolineare

anche il senso più profondo del nuovo

programma: «Questa stagione invita alla

condivisione: di storie, pensieri, idee,

emozioni che toccano l’anima. Saranno

grandi attori e straordinari testi, italiani e

internazionali, a guidarci in un viaggio

appassionante attraverso la complessità del

nostro tempo».

A testimoniare la forza collettiva della nuova

stagione, anche la presenza entusiasta di

registi e interpreti come Manlio Santanelli,

Gianfelice Imparato, Geppy Gleijeses,

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CULTURA E SPETTACOLI

Rosaria De Cicco, Fortunato Calvino, Livermore, Latella, Gleijeses, Serao,

Nando Paone, Giuseppe Sollazzo, Maccarinelli, Maresco, Sollazzo,

60 Mariano Bauduin. Emma Dante e

Ferracchiati, Baracco, Bauduin, Cutolo,

61

Carolina Rosi, hanno partecipato inviando

messaggi video.

Il programma complessivo si articolerà, da

ottobre 2025 a maggio 2026, nelle tre sale

gestite dallo Stabile – Mercadante, San

Ferdinando e Ridotto – con oltre 40 titoli

tra produzioni, coproduzioni e ospitalità. A

questi si aggiungono eventi speciali al

Teatro Trianon Viviani e le edizioni 2026 di

progetti di lungo corso come Arrevuoto, I

SUD ed Eduardo punto e da capo. È una

Nemolato, Cristiano e Di Martino.

Tra gli spettacoli più attesi, al San

Ferdinando, Il Medico dei Pazzi di

Scarpetta, con Gianfelice Imparato e la

regia di Leo Muscato, offrirà una riscrittura

ambientata dopo la Legge Basaglia, che

chiuse i manicomi, spostando il baricentro

dalla farsa alla riflessione sociale. Sempre

al San Ferdinando, Non ti pago di Eduardo

De Filippo, con regia originale di Luca De

Filippo, sarà ripresa da Carolina Rosi con

stagione che accoglie la complessità,

aprendosi alla molteplicità dei linguaggi e

delle visioni, accanto a una forte presenza

femminile e a un respiro sempre più

internazionale. Tra le firme registiche

spiccano quelle di Tiago Rodríguez, con La

Distance, Emma Dante, Milo Rau,

Salvo Ficarra in un ruolo inedito. Tornerà

anche Emma Dante con L’Angelo del

Focolare, storia potente e attuale su una

donna che riesce a rompere le catene di un

sistema patriarcale soffocante per crescere

suo figlio in libertà.

La scena del Ridotto proporrà invece opere

come Zucchero Amaro, testo e regia di

Fortunato Calvino, e La Noia di Manuel Di

Martino, ispirato a un tragico fatto di

cronaca del 2017, in cui due adolescenti

uccisero un senzatetto per “gioco”. Un

racconto che smaschera l’oscurità dietro la

superficialità, rivelando la violenza latente

nella nostra società.

La drammaturgia contemporanea trova

spazio con nomi come Teresa Cremisi,

Chiara Valerio, Lina Prosa, Cristina

Comencini, Davide Enia, Giovanni

Grasso, Ruggero Cappuccio, Harry

Butler, Fabio Pisano, mentre i classici

napoletani ed europei dialogano con

l’attualità, attraverso le riletture di Viviani,

Santanelli, Patroni Griffi, Camilleri,

Bennett, Scaldati.

Ampio è anche lo spazio dedicato alla

danza, con coreografi affermati come

Joseph Nadij e giovani talenti come Luna

Cenere e Adriano Bolognino, protagonisti

di una stagione che guarda alla scena

coreutica contemporanea con sguardo

attento.

Il Teatro di Napoli non rinuncia al suo

impegno sociale e formativo, anzi, lo

rinnova e lo amplia. La Scuola di Teatro,

diretta da Arturo Cirillo, entrerà nel

secondo anno del suo quarto triennio,

mentre la Scuola elementare del teatro

diretta da Davide Iodice sarà protagonista

con Pinocchio, già premiato con l’UBU e

ospite alla Biennale Teatro di Venezia. Si

confermano anche i progetti Arrevuoto, con

Maurizio Braucci, e I SUD, guidato da

Alessandra Cutolo, che promuove il

dialogo tra Napoli e le comunità migranti.

Accanto a questi, nasce Segui la voce,

ideato con GESAC – Aeroporto di Napoli e

la compagnia Putéca Cèlidonia, che

porterà il teatro nel quartiere di San Pietro a

Patierno, raccontando l’anima della città

contemporanea e globalizzata.

Completano la proposta i percorsi fiabeschi

di Ce steva 3 vvote da Giambattista

Basile, la vetrina Residanza con

Movimento Danza per giovani coreografi, e

il Premio Leo de Berardinis per artisti

under 35, che selezionerà nuovi progetti da

produrre nel 2027.

Un cuore fatto di corde teatrali – è questa

l’immagine scelta per rappresentare

visivamente l’intera stagione. Un’immagine

che vibra e tiene insieme i fili della memoria,

del presente e di un futuro in cui il teatro,

come scrive Andò, «segna il tempo civile

malato e lo medica con visioni che attingono

al mito, all’allucinazione, al delirio

fantastico». È una stagione che non cerca

appigli sicuri, ma si lascia trasportare dalle

onde del reale e del sogno. Un teatro,

appunto, nel cuore e nella testa.

(ph. ©ivannoceraph per gentile concessione

Ufficio stampa Teatro di Napoli – Teatro Nazionale)

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CULTURA E SPETTACOLI

(R)ESTATE a Napoli 2025

62 63

Cinema, musica, teatro e grandi nomi per un’estate indimenticabile

tra le spiagge e i luoghi simbolo della città

Torna Estate a Napoli, la storica rassegna

culturale promossa dal Comune di Napoli,

con un programma che da giugno a

settembre 2025 attraverserà la città con

cinema all’aperto, concerti, teatro, incontri,

laboratori e installazioni. La manifestazione

si apre con un omaggio al cinema sulle

spiagge, per poi proseguire con eventi di

musica popolare, performance teatrali e

grandi nomi dello spettacolo italiano.

L’obiettivo è ambizioso ma concreto:

rendere la cultura un linguaggio quotidiano

e accessibile a tutti, in una città che si

riconferma laboratorio creativo e punto di

riferimento internazionale.

Si parte dal 10 al 22 giugno con Arena –

Cinema in Spiaggia, una rassegna curata

dal Nest Napoli Est Teatro con la direzione

artistica di Francesco Di Leva e Adriano

Pantaleo, che porta il grande schermo in

due luoghi simbolici: l’Arenile di San

Giovanni a Teduccio e il Lido Mappatella

alla Rotonda Diaz. Ogni proiezione sarà

anticipata da dibattiti e incontri, mentre a

Palazzo Cavalcanti si terranno due

masterclass gratuite. Tra i titoli in

programma: Nottefonda di Giuseppe Miale

Di Mauro, Non ti pago! tratto dalla

commedia di Eduardo De Filippo, e Un

mondo a parte di Riccardo Milani, che sarà

presente per dialogare con il pubblico. La

seconda parte della rassegna vedrà la

partecipazione di Edgardo Pistone,

Massimo Ghini, e una proiezione speciale

di The Artist in occasione della Festa della

Musica.

A luglio, dal 1 al 5, il testimone passa a

Piazza Mercato, che ospita la XXIII

edizione de La Notte della Tammorra, a cura

di Carlo Faiello. Il festival di musica

popolare si apre con la serata Tradizione

Futura, con protagonisti nomi come Serena

Rossi, Ars Nova Napoli, Simona Boo dei

99 Posse, Le Assurd, e la Bagarjia

Orkestar, per un viaggio musicale che

unisce tradizione e sperimentazione. La

seconda serata, La Musica delle Due Sicilie,

vedrà sul palco mostri sacri come Peppe

Barra, il Canzoniere Grecanico Salentino,

Roberto Colella, Mimmo Cavallaro e

Piero Ricci. Non mancano il convegno

Tarantella in forma di rosa nella chiesa di

Santa Croce e Purgatorio al Mercato e i

laboratori su danza e tamburo a cornice,

prenotabili via Eventbrite.

Il Maschio Angioino diventa dal 7 al 22

luglio un’arena cinematografica sotto le

stelle con la rassegna Pickpocket, curata da

Ladoc. Ogni serata un regista presenta un

proprio film insieme a un classico che ha

segnato il suo sguardo artistico. Confermate

le presenze di Antonio Capuano,

Leonardo Di Costanzo, Antonietta De

Lillo, Pietro Marcello e Edgardo Pistone.

Tra le opere: Ariaferma, Martin Eden, Il

resto di niente, e i classici Accattone,

Viaggio in Italia, Hong Kong Express. Un

dialogo generazionale tra cinema

contemporaneo e memoria cinematografica.

Dal 25 luglio al 3 agosto, sempre al

Maschio Angioino, si terrà Musica al

Castello, dieci serate gratuite curate da

Arealive. Ad aprire il cartellone sarà la band

salentina Apres La Classe, seguita dai

travolgenti Rumba de Bodas, e da Daniele

Sepe con un’originale sonorizzazione jazz

dal vivo del film Totò le Mokò. Il 28 luglio

spazio ai Calibro 35 con il loro Exploration

Tour 2025, mentre il 29 sarà protagonista

Roy Paci con un raffinato set jazz.

Seguono Gianfranco Gallo con lo

spettacolo Captivo, Moni Ovadia con Rotte

Mediterranee, e ad agosto La Municipal, A

Toys Orchestra e la frizzante band

milanese Il Mago del Gelato, che chiuderà

il ciclo con un concerto pieno di ironia e

groove. Dal 4 al 9 agosto è la volta di

Ridere, lo storico Festival del Teatro

Comico, della Musica e del Cabaret, a cura

del Teatro Totò. Tra i protagonisti:

Francesca Marini, Rosalia Porcaro,

Simone Schettino, Paolo Caiazzo, Ciro

Ceruti e ancora una volta Peppe Barra,

custode della tradizione teatrale e musicale

napoletana, che concluderà il festival con la

sua inconfondibile potenza espressiva.

Gran finale a settembre, dal 12 al 14, con

Alessandro Bergonzoni, protagonista di

tre giorni intensi e visionari. Si comincia con

Tavolo delle Trattative nella Cappella

Palatina, installazione agita che riflette sul

valore della pace e del compromesso. Si

prosegue con Tutela dei Beni: Corpi del

C’reato ad Arte, performance sul rapporto

tra corpo, arte e giustizia nella Sala

dell’Armeria, per concludere nel Cortile del

Castello con la prima assoluta dello

spettacolo Arrivano i Dunque, sintesi delle

molte anime dell’artista bolognese.

L’estate partenopea si conferma così una

stagione di cultura viva e condivisa,

costruita grazie a centinaia di operatori,

associazioni e artisti che hanno dato forma

a un cartellone ampio e articolato. Una

manifestazione gratuita e diffusa, che fa

della partecipazione il suo tratto distintivo e

restituisce alla città la bellezza del suo

patrimonio culturale e creativo.

(foto da Ufficio stampa Comune di Napoli)

W.F.

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CULTURA E SPETTACOLI

Immacolata Concezione: torna a

Capodimonte l’opera rubata nel 1978

Esposto al pubblico il dipinto settecentesco della scuola di Francesco

Solimena, recuperato a Roma dopo un'indagine dei Carabinieri TPC. Dopo

il restauro, l'opera tornerà nella Chiesa di San Gennaro nel Real Bosco

64 65

di Antonio Quaranta

Dopo quasi cinquant’anni, l’Immacolata

Concezione, pregevole dipinto

settecentesco attribuito alla scuola di

Francesco Solimena, fa ritorno al Museo e

Real Bosco di Capodimonte. Il quadro, un

centro storico di Roma.

Il dipinto è stato ufficialmente restituito al

museo nel corso di una cerimonia solenne

nel Salone da Ballo della Reggia, alla

presenza del direttore Eike Schmidt, che

ha sottolineato l’importanza di rendere

immediatamente visibile l’opera ai visitatori

olio su tela di 132x97 cm, fu trafugato nel

1978 dalla Chiesa di San Gennaro nel

cuore del Real Bosco, dove era custodito

nella sagrestia, e per decenni se ne erano

perse le tracce. Grazie a un’indagine

accurata condotta dal Comando

Carabinieri per la Tutela del Patrimonio

Culturale, l’opera è stata rintracciata nel

dicembre 2024, mentre era esposta per la

vendita nella vetrina di un antiquario del

in occasione della prima domenica

gratuita e della Festa della Repubblica.

Accanto a lui, hanno preso la parola il

Procuratore aggiunto Giovanni Conzo

della Procura di Roma, il Colonnello Paolo

Befera, comandante del Reparto Operativo

del TPC, Cinzia Celentano della

Soprintendenza ABAP per il Comune di

Napoli, Monsignor Francesco Beneduce,

vescovo ausiliare di Napoli, e Vincenzo

Stanziola, curatore delle collezioni

pittoriche e scultoree del XVIII secolo del

museo.

L’opera è visibile al pubblico nella Sala 63

del secondo piano della Reggia di

Capodimonte, dove resterà in esposizione

temporanea prima di essere sottoposta a

restauro conservativo, già finanziato e

programmato. Lo stesso Schmidt ha

annunciato che sono stati finalmente

stanziati anche i fondi per il

completamento del restauro della Chiesa

di San Gennaro, permettendo così un

rientro definitivo del dipinto nel suo contesto

originario, come previsto dalla strategia di

valorizzazione integrata del Real Bosco.

L’Immacolata Concezione presenta i tipici

caratteri della scuola solimenesca: grande

forza plastica, cromatismi intensi,

composizione dinamica e una marcata

teatralità. L’opera è databile con buona

probabilità intorno agli anni Quaranta del

XVIII secolo, gli stessi in cui Ferdinando

Sanfelice completava l’edificio ecclesiastico

voluto come luogo di culto nel Real Bosco,

allora parte del complesso di caccia

borbonico. La raffigurazione mariana si

inserisce in una lunga tradizione

iconografica che a Napoli trovò espressione

altissima nella produzione dei seguaci di

Solimena, capaci di coniugare elementi

barocchi e classicisti.

Il recupero del dipinto è frutto di un lavoro

investigativo minuzioso, coordinato dalla

Procura della Repubblica di Roma e

condotto dagli specialisti della Sezione

Antiquariato del Reparto Operativo TPC.

Attraverso una serie di controlli mirati

presso antiquari e gallerie d’arte, i

Carabinieri sono riusciti a localizzare l’opera

grazie alla comparazione con le immagini

contenute nella Banca Dati dei beni

culturali illecitamente sottratti, il più

grande database al mondo in questo

ambito, che censisce oltre 6 milioni di

opere. È proprio grazie a questa risorsa che

è stato possibile accertare l’identità del

quadro e procedere con il sequestro e la

restituzione.

Il ritorno dell’Immacolata Concezione a

Capodimonte non è solo un recupero di

giustizia e memoria, ma anche un segnale

concreto della capacità dello Stato italiano

di proteggere e restituire il proprio

patrimonio culturale. Una storia a lieto fine

che ricompone, dopo quasi mezzo secolo,

un tassello prezioso della storia artistica e

devozionale della città di Napoli.

Museo e Real Bosco di Capodimonte

Comando Carabinieri

per la Tutela del Patrimonio Culturale

(foto fornite da Ufficio stampa Museo

e Real Bosco di Capodimonte)

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CULTURA E SPETTACOLI

Quando la terra trema,

la cultura resiste

Al Premio Elsa Morante 2025 trionfano le emozioni, la partecipazione dei

giovani e la forza della letteratura

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di Valter Ferrigno

Nemmeno la terra che trema ha potuto

fermare la cultura. A Napoli, nella Città della

Scienza, oltre 1.200 studenti hanno

affollato le due grandi sale per vivere da

protagonisti la trentanovesima edizione del

Premio Elsa Morante, presieduto da Dacia

Maraini. E mentre le scosse sismiche

provenienti dai Campi Flegrei costringevano

gli organizzatori a un’interruzione per motivi

di sicurezza, la passione dei ragazzi,

simbolica e potente: decidere insieme il

titolo del suo prossimo singolo. Una forma di

democrazia culturale, uno specchio del

protagonismo giovanile che il premio

incarna. La scelta è ricaduta su Non

m’illudere, e quella decisione collettiva è

diventata subito promessa, condivisione,

alleanza tra palco e platea. LDA ha vinto, sì,

ma a vincere davvero è stata la

partecipazione.

Emozionante e magnetico Alessandro

D’Avenia, premiato con il Premio Elsa

con Dacia Maraini e i giurati Marco Cerbo,

Enzo Colimoro, Antonio Parlati, Teresa

Triscari e Tiuna Notarbartolo. In sala, il

tempo si è fermato: nessuna scossa, per

quanto reale, avrebbe potuto interrompere

quella sospensione emotiva.

La cerimonia ha premiato anche la

Sulla mia terra (De Agostini). «Questi tempi

ci chiedono lucidità, ma sono bui. Noi

narratori dobbiamo stare vicino ai ragazzi

perché il mondo non è ancora quello che

vorremmo, ma quello che abbiamo di

fronte», ha detto, con quella forza che solo

chi racconta il presente con onestà può

permettersi.

Il Premio Elsa Morante

Narrativa è stato assegnato al

regista e scrittore Roberto

Andò per Il coccodrillo di

Palermo (La nave di Teseo),

mentre il prestigioso Premio

Nisida, realizzato con i giovani

l’intensità delle storie raccontate e l’energia

condivisa hanno trasformato l’evento in

un’esperienza irripetibile, quasi epica.

A dare il via a questa giornata speciale è

stato LDA, che ha ricevuto il Premio Elsa

Morante Ragazzi Musica. Il giovane artista

ha coinvolto la platea in una scelta

Morante Scuole per Resisti cuore

(Mondadori). Il pubblico era tutto con lui,

rapito dalle sue parole, dai suoi silenzi, dalla

sua capacità di trasformare Ulisse in una

bussola per la vita contemporanea. «Ulisse

è la storia di tutte le storie. La letteratura è

necessaria per la vita», ha detto dialogando

profondità e la grazia narrativa di Donatella

Di Pietrantonio, vincitrice nella sezione

Prosa e Poesia con Lucciole, squaletti e un

po’ di pastina (Salani), e la lucidità

coraggiosa della giornalista Francesca

Mannocchi, collegata in streaming per

ricevere il Premio Ragazzi – La Storia con

del carcere minorile, è andato a Daniela De

Crescenzo e Tommaso Montanino per Il

Narcos (Paper First), opera che incrocia

scrittura e realtà, denuncia e speranza, in

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un racconto a più voci che nasce nei luoghi Alessandro Incerto, interpreti di un

della frontiera educativa e sociale.

racconto collettivo fatto di letture, premi e

68 Sul palco si sono alternati anche il

improvvise interruzioni dovute al terremoto.

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produttore musicale Noya e il cantautore Ma la vera scossa è arrivata dai giovani. È

Anastasio, che ha festeggiato il suo

compleanno con il pubblico raccontando il

suo nuovo album: «Sembra un album di

fantascienza, proiettato in avanti. L’arte è

una luce di taglio che allunga le ombre ed

esalta i difetti e i contorni. Si possono

scrivere canzoni bellissime anche senza

parole». Un’affermazione che ha lasciato in

sala il senso di una riflessione aperta

sull’essenza della creatività.

A condurre la giornata, tra narrazione e

teatro, Tiuna Notarbartolo e l’attore

stata la loro voce, la loro attenzione, il loro

bisogno di bellezza e verità a tenere tutto

insieme, come un filo invisibile più forte di

qualsiasi vibrazione sismica.

In platea, accanto ai ragazzi, erano presenti

figure istituzionali e culturali di rilievo: Luigi

Carrino, presidente del Distretto

Aerospaziale della Campania, ha

sottolineato l’urgenza di connettere cultura,

giovani e innovazione, mentre Riccardo

Villari, presidente di Città della Scienza, ha

accolto l’evento come un segno tangibile di

rinascita e visione. Con loro anche il

Generale Francesco Bianco, Giorgio

Izzillo (Ufficio Cultura Regione Campania),

Anna Zolfo del Ministero degli Esteri,

Gianluca Guida (direttore IPM di Nisida),

Giulia e Guido Giannini, Vincenzo

Borrelli, Vincenzo Cappello, Giuseppe

Ascione, Gianluigi e Salvatore

Scognamiglio, e numerosi dirigenti

scolastici della Campania, a testimoniare la

volontà condivisa di non rinunciare mai al

confronto culturale, nemmeno di fronte

all’imprevisto.

L’intera macchina organizzativa ha

funzionato con precisione e passione. Il

Premio è stato promosso dall’Associazione

Culturale Premio Elsa Morante, con il

coordinamento generale di Iki

Notarbartolo, la comunicazione curata da

Gilda Notarbartolo, la grafica firmata da

Umberto Amicucci e l’ufficio stampa

seguito da Lisa Terranova. Fondamentale il

patrocinio del Ministero degli Affari Esteri,

con il sostegno di partner come Regione

Campania, Sire – Ricevimenti d’autore,

Centro Diagnostico Ninni-Scognamiglio,

AREC, Ascione Coralli, Officine Grafiche

F. Giannini & Figli, Accademia

Medeaterranea, Il Confronto e FNISM.

Quando le scosse hanno costretto tutti a

evacuare per alcuni minuti, non si è sciolto

nulla. Il Premio Elsa Morante non è solo un

evento. È un corpo vivo che vibra con la

città e con il cuore dei suoi ragazzi. È una

scuola fuori dalla scuola. È un ponte tra

parola scritta e vita vissuta. Anche quando

la terra trema.

(foto per gentile concessione

del Premio Elsa Morante)

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La Campania protagonista

al Salone del Libro 2025

Successo di pubblico e cultura per la regione ospite d’onore a Torino

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di Alberto Vito

Si è svolta dal 15 al 19 maggio la XXXVII

edizione del Salone Internazionale del

Libro di Torino, come di consueto negli

spazi di Lingotto Fiere. Il tema dell’edizione

di quest’anno, Le parole tra noi leggere, si

ispira al romanzo di Lalla Romano e al

verso della poesia Due nel crepuscolo di

Eugenio Montale, e costituisce un invito a

esplorare il valore della parola, della lettura

e del dialogo tra generazioni e culture.

La ricchezza degli interventi ha confermato

si è aperto con l’allarme lanciato

dall’Associazione Editori: nel primo

trimestre 2025 si è registrato un calo nelle

vendite complessive della narrativa e

saggistica del 3,4% rispetto allo stesso

periodo dello scorso anno, il che significa

810.000 copie in meno, per una perdita di

fatturato di circa 11 milioni di euro. Si tratta

di un segnale imprevisto, dopo la crescita

costante degli ultimi anni. Si conferma,

invece, la crescita degli audiolibri, con

300.000 nuovi lettori nello scorso anno.

In ogni caso, il Salone ha confermato nei

la kermesse di Torino come uno degli eventi

più importanti nel panorama editoriale

internazionale. L’edizione di quest’anno, con

la direzione della giornalista Annalena

Benini, ha registrato la presenza di ben

1.200 espositori, numero maggiore di

sempre, di cui 1.225 marchi editoriali.

Consueta folla di pubblico per il Salone, che

cinque giorni di incontri la vitalità del settore

e il suo successo di pubblico, richiamando

scrittori, editori, artisti e appassionati che

hanno visitato i circa 800 stand e i cinque

padiglioni dove sono stati tenuti ben 2.000

eventi.

Tra gli ospiti internazionali: Emmanuel

Carrère, che ha presentato la nuova

edizione di Portnoy di Philip Roth, Joël

Dicker, Scott Turow, Yasmina Reza,

David Quammen. Nutritissima anche la

compagine degli scrittori italiani, affiancati

da protagonisti come il cardinale Zuppi,

Michelangelo Pistoletto e il rocker

Ligabue. Notevoli anche le presenze

istituzionali, a partire dal Ministro della

Cultura Gennaro Sangiuliano, che in

prima giornata ha incontrato in un dibattito

pubblico editori, librai e bibliotecari.

La Campania è stata la regione ospite

d’onore dell’edizione 2025 e questo

prestigioso riconoscimento ha offerto una

straordinaria opportunità per mettere in luce

la ricchezza culturale e letteraria della

nostra regione, valorizzandone il patrimonio

editoriale e promuovendo autori, editori e

intellettuali a livello nazionale e

internazionale.

I quattro stand della Regione Campania,

situati nel padiglione centrale Oval, hanno

ospitato libri di ben 35 case editrici, mentre

altri 28 editori campani disponevano di

stand autonomi, confermando il successo

già riscontrato nella scorsa edizione.

Il programma degli eventi Campania da

leggere ha incluso una serie di

presentazioni e dibattiti per mettere in

evidenza la diversità e l’originalità delle

opere edite nella nostra terra, con un focus

sulle nuove voci della letteratura campana e

sul ruolo della regione nella promozione

della lettura e della cultura. Nella giornata

inaugurale è intervenuto il governatore

Vincenzo De Luca, che ha dialogato con lo

scienziato Pierluigi Odifreddi sul tema

delle verità nascoste, alle radici delle attuali

crisi internazionali.

Particolarmente importante e apprezzata la

presenza delle autrici campane, tra cui cito

Wanda Marasco, candidata al Premio

Strega con Di spalle a questo mondo, Titti

Marrone e Viola Ardone.

La gestione della partecipazione della

Regione Campania è stata affidata alla

Fondazione Campania dei Festival, l’ente

di riferimento per la promozione culturale

del territorio e che organizza anche il

Campania Libri Festival, la cui prossima

edizione si terrà a Palazzo Reale di Napoli

dal 2 al 5 ottobre 2025.

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Quartieri Spagnoli:

il cuore ribelle di Napoli

Con le fotografie di Sergio Siano e le parole di Vittorio Del Tufo

nei vicoli dell’anima napoletana

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di Manuela Ragucci

Mi casa es tu casa: Sergio Siano, che da

40 anni ci regala frammenti mirabili di una

Napoli spesso sconosciuta, in questa nuova

pubblicazione offre il suo sguardo sul

quartiere napoletano che, più di tutti,

rappresenta “casa” e lo fa con la narrazione

di Vittorio Del Tufo. Una camera, una

penna, quattro occhi, due cuori che

Quartieri Spagnoli. I volti. Le Storie

(Roberto Nicolucci Editore) è il secondo

volume di una collana che parte da Posillipo

e che intende andare lontano, portando lo

sguardo del lettore nei quartieri così diversi

di una stessa città.

“Un dedalo di viuzze che penetra come una

lama nell'anima della città”, così definisce

Vittorio Del Tufo i Quartieri Spagnoli. Un

reticolato di stradine che si incrociano e che

tracciano il solco di un percorso intricato di

vicoli, chiaroscuri di vita e storie vissute e

svelate dal sodalizio artistico Siano–Del

Tufo. Il risultato è, come sempre, un viaggio

incredibile tra le luci e le ombre di una città

che aspetta solo di essere raccontata da chi

la vive e ne sente il cuore pulsante, in un

gioco di ruoli che spesso sembrano

ribaltarsi: i disegni di luce di Sergio Siano

scrivono un racconto, la scrittura di Vittorio

Del Tufo ne immortala un’istantanea.

collegano la collina del Vomero al centro

storico di Napoli. La toponomastica della

zona è già di suo intrisa di storia.

Inizialmente usato come "dormitorio" per

l'esercito spagnolo al tempo dei Viceré,

questo casermone a cielo aperto diventa in

breve fulcro di una Napoli in fermento.

Qui troveranno casa i poveri e "i lazzaroni"

della città, ma anche gli animi più illustri e

sensibili che hanno soggiornato a Napoli;

nel tentativo di "toccare con mano" l'ingegno

e la miseria del popolo napoletano, nei

Quartieri Spagnoli avranno casa

Leopardi ed Eleonora Pimentel Fonseca.

Quest'ultima, tra palazzi storici e taverne

che ancora esistono e resistono,

alimentava il vento della rivoluzione che,

nel 1799, portò alla nascita della

Repubblica Napoletana.

Intorno a questi nomi altisonanti vorticano

una miriade di personaggi "minori", reali e

non, che sono stati e sono immutabili nella

memoria storica della città. La Santa delle

"cinque piaghe", la Tarantina, Filumena

Marturano, i ragazzi del Filangieri... Tutti

questi spettri vagano ancora per quei vicoli

che oggi sono invasi da orde di turisti

affamati, vivono nei racconti di chi fa

trincea nei Quartieri, riaffiorano nelle

targhe e nelle reliquie sparse

distrattamente nelle strade.

Tra Napoli e Germania è ambientato poi il

primo romanzo noir scritto in Italia.

L'autore, Mastriani, è nativo dei Quartieri

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Spagnoli e viene nel tempo definito

"narratore del popolo" perché di quel popolo

racconta con minuzia gli affanni e le disfatte,

aprendo la via al filone della narrativa di

denuncia.

Come per Posillipo, Siano e Del Tufo ci

mostrano, ancora una volta, quanta storia e

quanta magia può contenere un singolo

quartiere di Napoli, mescolando passato e

presente, architettura e musica,

sacro e profano... perché Dio, come

scrisse Giuseppe Marotta, creò i

Quartieri Spagnoli "per sentirvisi

lodato e offeso il maggior numero di

volte nel minore spazio possibile".

(foto di Sergio Siano tratte dal libro

‘Quartieri Spagnoli. I volti.

Le Storie’, per gentile concessione)

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Corvino + Multari, trent’anni

di architettura come gesto civile

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A Villa Pignatelli la festa per il volume L’architettura dialoga con la città

e il lancio del progetto sui binari EAV a Piazza Garibaldi

Una festa dell’architettura e un tributo alla

città. Oltre cinquecento persone si sono

riunite a Villa Pignatelli per celebrare i

trent’anni dello studio Corvino + Multari, in

un evento che ha intrecciato memoria,

visione e futuro. Al centro dell’incontro, la

presentazione della monografia Corvino +

Multari – L’architettura dialoga con la città,

pubblicata da Marsilio Arte e curata dal

professore Pierre Alain Croset, in doppia

edizione italiano-inglese. Un volume

corposo, articolato come un racconto

dialogico che attraversa trent’anni di

progetti, sfide e scelte etiche. Ma è anche

l’occasione per annunciare il prossimo

importante intervento in città: la copertura

dei binari della stazione EAV di Porta

Nolana fino a Piazza Garibaldi, un’opera

che promette di trasformare radicalmente

l’assetto urbano di un nodo nevralgico del

capoluogo partenopeo.

Nel corso dell’incontro, introdotto da Paola

Ricciardi, dirigente del Palazzo Reale di

Napoli, e moderato dalla giornalista Chiara

del Gaudio, si sono alternati gli interventi di

professori e studiosi come Pasquale

Belfiore, Alessandro Castagnaro,

Ferruccio Izzo e lo stesso Croset, in una

discussione che ha fatto emergere la

coerenza e l’evoluzione dello studio, fondato

nel 1995 da Vincenzo Corvino e Giovanni

Multari. Tra il pubblico, anche figure

istituzionali e culturali di rilievo: Bruno

Discepolo, assessore regionale

all’Urbanistica, Chiara Marciano del

Comune di Napoli, Umberto De Gregorio

presidente EAV, Elisabetta Garzo

presidente del Tribunale di Napoli, il regista

Francesca Molteni, gli artisti Sergio

Fermariello e Mario Ferrara, e molti altri.

Lo stile di Corvino e Multari è riconoscibile,

eppure mai ripetitivo: un approccio insieme

pragmatico e sperimentale, sempre

ancorato a un rigoroso rispetto per i contesti

storici, sociali e ambientali. “Siamo convinti

che l’architettura debba sempre nascere

da un dialogo incessante tra teoria e

prassi – spiega Vincenzo Corvino –.

Progettare significa riflettere

criticamente e, insieme, costruire con le

mani e con la mente. Ogni progetto è

ricerca concreta, ogni costruzione è una

teoria incarnata”. È una visione che

affonda le radici nella cultura napoletana del

progetto come servizio pubblico e

responsabilità civile: “Costruire implica

molto più che edificare. Significa

assumersi un impegno verso la comunità

e verso la città. Radicare l’architettura

nel contesto è per noi un principio

imprescindibile”.

A fargli eco, Giovanni Multari: “Ogni

progetto nasce dall’ascolto: del luogo,

della sua storia, delle persone.

Rifiutiamo ogni modello imposto, ogni

stile replicato. Crediamo nel lavoro

condiviso, nella capacità di intrecciare

saperi e sensibilità diverse. Per questo

lavoriamo in due fin dall’inizio”. E

aggiunge: “Innovare non significa

rompere con il passato, ma trasformarlo

in materia viva per il domani. Pensiamo

che il futuro dell’architettura si

costruisca solo in dialogo con la

memoria”.

Lo dimostrano i progetti raccontati nel

volume: dal restauro del Grattacielo Pirelli a

Milano (2006) al cantiere in corso per il

Museo di Capodimonte (2020-2025); dalla

nuova Ambasciata d’Italia a Nairobi (2022-

2028) fino alla rigenerazione dell’ex

ospedale militare di Catanzaro, premiata

con il Premio nazionale In/Arch 2023. E

ancora: il progetto per Mantova Hub,

esposto alla Biennale Architettura 2021; La

Cartiera di Pompei, premiata a livello

internazionale; il centro parrocchiale a

Dresano; i numerosi interventi urbani da

Livorno a Zurigo, passando per Cagliari,

Messina, Brescia e Mantova.

Ma se la traiettoria dello studio Corvino +

Multari si è distinta in Italia e all’estero, è

Napoli a restare il campo principale della

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loro sperimentazione critica. E il nuovo

progetto sui binari EAV non è solo un’opera

infrastrutturale: è una sfida culturale e

urbanistica. “Il nostro prossimo impegno

– anticipano – sarà la copertura dei

binari della stazione di Porta Nolana,

un’opera che collegherà fisicamente e

simbolicamente due mondi separati,

restituendo alla città uno spazio oggi

frammentato”.

Trent’anni dopo la fondazione ai Ponti

Rossi, in un’ex fabbrica di porcellane, lo

studio conferma la sua cifra: architettura

come strumento di conoscenza, come gesto

politico, come cura dello spazio. Con un

linguaggio sempre rispettoso del costruito e

della materia, in dialogo con l’arte

contemporanea (frequenti le collaborazioni

con Mimmo Paladino, Nino Longobardi,

Lello Esposito, Sergio Fermariello),

Corvino + Multari hanno tracciato un solco

profondo nel panorama dell’architettura

italiana. E, come insegna la loro

monografia, l’hanno fatto restando sempre

“in ascolto”. Della città, della memoria, della

gente. E del futuro.

(Foto per gentile concessione

dello studio Corvino + Multari)

DIR.

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Cappella Sansevero,

tra misteri svelati e tecnologia: arriva

il primo catalogo digitale scientifico

Attribuzioni inedite, documenti riscoperti e un nuovo modello in

terracotta del Cristo Velato: la giornata di studi rivoluziona la lettura del

capolavoro barocco napoletano

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Un appuntamento che accende nuova luce

sulla Cappella Sansevero, tra i monumenti

più noti e al tempo stesso più enigmatici del

barocco napoletano. Martedì 27 maggio

2025, si è svolta nella suggestiva cornice

della cappella la giornata di studio intitolata

“Per la Cappella Sansevero: nuove ricerche,

nuovi strumenti”, un evento dedicato alla

presentazione dei più recenti risultati della

anni ha visto il coinvolgimento di università,

istituti di ricerca e partner tecnologici, con

l’obiettivo di arricchire la conoscenza e

l’accessibilità di uno dei luoghi simbolo del

barocco partenopeo.

Al centro della giornata, la presentazione

del catalogo digitale scientifico della

Cappella Sansevero, prima schedatura

completa del suo patrimonio storico-

ricerca storico-artistica e, soprattutto, al

lancio del primo catalogo digitale

scientifico dedicato interamente al

complesso monumentale voluto da

Raimondo di Sangro.

L’iniziativa si inserisce in un progetto di

valorizzazione più ampio, che negli ultimi

artistico. Il progetto, coordinato dal

professor Gianluca Forgione

dell’Università degli Studi di Ferrara, è

frutto di un lavoro pluriennale che ha

coinvolto un’équipe di studiosi specialisti del

Seicento e Settecento meridionale: Luigi

Coiro, Eleonora Loiodice, Sabrina Iorio,

Augusto Russo e Mariano Saggiomo.

Le 31 schede-saggio contenute nel

catalogo saranno accompagnate da

immagini in altissima risoluzione, realizzate

appositamente da Haltadefinizione srl. La

pubblicazione online del catalogo è prevista

nei prossimi mesi e rappresenterà un

importante passo avanti nella

digitalizzazione del patrimonio della

cappella, rendendolo fruibile anche al

grande pubblico.

Le ricerche hanno portato anche a

importanti novità. Tra queste, l’attribuzione a

Michelangelo Naccherino del monumento

a Paolo di Sangro, secondo principe di

Sansevero, e della scultura dell’Amor

Divino, precedentemente attribuita a

Francesco Queirolo. Inoltre, sono stati

rinvenuti documenti inediti presso l’Archivio

Storico Diocesano di Napoli, che offrono

nuove prospettive sulla fondazione della

cappella nei primi decenni del Seicento.

“Le nuove fonti consultate hanno permesso

di individuare una diversa collocazione delle

statue, che lo stesso principe di Sansevero

spostava senza tutte le attenzioni e i limiti di

oggi” – racconta Gianluca Forgione,

aggiungendo che le sue ricerche hanno

permesso anche di capire “come di Sangro

avrebbe voluto sistemare il Cristo velato nel

piccolo ipogeo, che si raggiunge sempre

dalla cappella e oggi ospita le macchine

anatomiche”.

L’incontro si è aperto con i saluti di Maria

Alessandra Masucci, Presidente del

Museo Cappella Sansevero, e dello stesso

Forgione. La lecture inaugurale è stata

tenuta da Andrea Bacchi, professore di

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Storia dell’arte moderna all’Università di Michelangelo Naccherino: il monumento di

Bologna e direttore della Fondazione Zeri. Paolo di Sangro, secondo principe di

82 Il suo intervento, “Il coronamento di una Sansevero”.

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carriera europea: Antonio Corradini a

Napoli”, ha offerto una nuova lettura

dell’attività napoletana dello scultore, con

particolare attenzione a opere come la

Pudicizia, il Decoro, il bozzetto del Cristo

velato e il busto di Paolo di Sangro,

ricollegandole al percorso artistico europeo

di Corradini.

Successivamente, Sabrina Iorio

(Fondazione Banco di Napoli) e Luigi Coiro

(Università L’Orientale) hanno illustrato la

nuova attribuzione a Naccherino nel loro

intervento “Da Francesco Queirolo a

Mariano Saggiomo (Bibliotheca Hertziana

– Istituto Max Planck) ha presentato “Fonti

inedite sulla prima Cappella Sansevero”,

mentre Gianluca Forgione, con “Roma

vista da Napoli: l’invenzione della Pietà”, ha

esplorato i legami tra

Raimondo di Sangro e il

barocco romano, maturati

durante la sua formazione

al Collegio Romano tra il

1720 e il 1730.

Augusto Russo,

dell’Università Federico II,

ha focalizzato il proprio

contributo su “Novità su

Giuseppe Pesce, da Roma

a Napoli”, offrendo nuovi

elementi su questo poco

noto pittore romano, autore

della Madonna col

Bambino realizzata in cere

colorate nel 1757.

A concludere i lavori è stato

Riccardo Naldi (Università

L’Orientale) con l’intervento

“I modelli in terracotta del

Cristo velato, con una

nuova proposta per

Giuseppe Sanmartino”.

L’intervento ha annunciato

una scoperta significativa:

un nuovo modello in

terracotta del Cristo

velato, attribuito allo stesso

Sanmartino.

“Il modello in terracotta –

spiega Riccardo Naldi – è

di 48 centimetri,

decisamente più piccolo,

ma ha superato tutti i

controlli di qualità per dire

che è opera sua. Non è

identico all’originale. Ad

esempio, gli strumenti della

Passione come la corona di

spine e i chiodi sono disposti in maniera

diversa. E anche questi dettagli confermano

che si tratta di un modello preparatorio e

non di una terracotta realizzata

successivamente all’opera principale. Ma il

velo – aggiunge Naldi – ha le preziose

fattezze e fa capire di più, e meglio, com’è

stato eseguito quello in marmo, cioè con

piccolissime incisioni, simili a onde

increspate, non lineari come quelle

realizzate in un altro modello del Cristo

velato, già noto, quello di Antonio

Corradini, ed è eseguito lavorando su un

piano molto basso, «bassissimo», tra i vari

strati”.

E conclude: “Sto scrivendo un articolo

scientifico sull’argomento”, spiegando che

“la mini-copia del capolavoro verrà presto

inserita in una mostra, però lontano da

Napoli”.

M.R.

(foto di Raffaele Aquilante e Alessandro Scarano per

327 Collective e di Giuseppe Paolisso per RIVE

Studio / per gentile concessione Museo Cappella

Sansevero)

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dalla logica dell’esecuzione (pur non salverei integralmente da una ipotetica

Il tributo di Lorenzo Pone

essendo mai notati né nel manoscritto distruzione del mondo, ho indelebilmente

84 olografo né nella prima

impressa nella mia mente la 85

edizione di questa

versione di Dino Ciani, che per

a Paul Badura-Skoda

Sonata) e… i segni di

me è come l’ultima esecuzione

ripetizione voluti

di Glenn Gould delle Variazioni

Un disco poetico, filologico e visionario tra Haydn, Beethoven, Giustini,

dall’Autore, i quali

Goldberg di Bach. Eppure, ne

Chopin e Debussy

possono generare, se

ho goduto assai il suono, e

riconosciuti per

posso confermare che la ricerca

di Girolamo De Simone

direzione di una risoluzione armonica

meccanica - identica -

di una personale e riconoscibile

(Presto della Sonata

replicazione, un senso di

dimensione del tocco/suono

Per i tipi dell’etichetta Gramola (CD 99331 di Haydn).

già dato, ossia di inutilità

data da Pone, è assolutamente

www.gramola.at), è appena uscito il cd In Beethoven, vi è

del detto. Vuol dire che,

andata a buon fine. Se si

Tribute to Paul Badura-Skoda del pianista una sublimazione di

nell’interpretazione di

volesse fare la “prova del nove”

Lorenzo Pone, che in Badura-Skoda trovò questa nozione di

Lorenzo Pone, davvero il

di quanto appena affermato, è

un maestro e un mentore, provenendo dagli “cesello”, nel senso

senso sopravanza il segno, pur

sufficiente confrontare queste versioni dei

studi a Napoli con Francesco Mariani. Il cd che essa diventa una

rispettandolo. Pone riesce ad abitare la Notturni con quelle di altri pianisti

è già in distribuzione internazionale e si prassi nel

perfezione dello stile classico senza contemporanei: qui non c’è paura di andar

avvale di una splendida veste grafica, con rendimento di una

contraddirlo, ma anzi esaltandolo con fuori dal canone, di liberare le frasi. Ma ciò

libretto a colori arricchito da fotografie frase impossibile da

sentita cura del particolare. Per questo, la avviene, assolutamente, all’interno di un

inedite e dai contributi critici di Louis separare da una

sua versione potrebbe diventare

equilibrio delle geometrie. Il che,

Delvincourt, Pierre Lukas e Stefano lettura unitaria del

un’esecuzione di riferimento per questa naturalmente, è più difficile nel caso di

Valanzuolo. La registrazione è stata brano. Gli esempi

Sonata di Beethoven.

forme libere, come sono appunto i Notturni

effettuata in Austria nel prestigioso

sono molteplici. Un leggero “alzato” prima di

Di Lodovico Giustini ho personalmente di Chopin, di cui molti conoscono la

Tonstudio del Mozarteum di Salisburgo. Il chiudere il ricamo di veloci biscrome alla

curato e pubblicato nel 2017 una versionerevisione

dal manoscritto della prima Sonata ripensamenti dell’Autore. La stratigrafia dei

tormentata evoluzione, con i tanti

contenuto del disco è ispirato a un

mano sinistra, per finalizzarlo all’ottava sotto

memorabile recital tenuto da Pone nel 2019 (prima Variazione nella Sonata di

(può essere reperita facilmente in rete, qui: Notturni, data da esecuzioni di ogni tipo che

al Teatro San Carlo di Napoli. Questa la Beethoven). Gli sforzati del basso (olografi)

www.incantesimodellasoglia.com, al menu spesso ne stravolgono l’equilibrio tra

successione dei brani: tre Sonate di Haydn della Variazione III con intensità differenti e

“libri”, e scaricando Omnia 2020). Ho quindi originalità di scrittura e semplicità di resa,

(Hob. XVI:51), Beethoven (op. 26) e Giustini gioco di timbri e pedali cospiranti al disegno

molto apprezzato la scelta di Lorenzo Pone conduce decisamente alle scelte

(op. 1 n. 10); tre Notturni di Chopin op. 15; di senso (capolavoro!). Le piccole libertà

di inserire quest’Autore nel disco, come già interpretative di Lorenzo Pone, che amo

in chiusura, tre Preludi di Debussy

(leggerissimi arpeggi ad alcune ottave della

nel citato concerto al San Carlo di Napoli. qui definire come “sussurrate”, poetiche, in

(Minstrels, La fille aux cheveux de lin, La destra), pedali perfetti e in contraddizione

La Sonata n. 10, come le altre Sonate di delicata tensione tra ricerca e dettami

puerta del Vino).

con le indicazioni di alcuni revisori: Casella

Giustini, sono considerate delle “rarità”, nel “autentici”.

Il pianismo di Lorenzo Pone è

in primis. La misura dello Scherzo,

senso che non vengono insegnate o Gli ultimi brani di questa imprescindibile

particolarmente raffinato. Egli “cesella” ogni finalmente in mezze tinte senza le

eseguite spesso, almeno dai pianisti. silloge discografica sono i tre Preludi di

suono, ad esempio in chiusura di frase, con esagerazioni di accento cui ci hanno

Eppure, le Suonate da Cimbalo di piano e Debussy. Anche qui concordo con Lorenzo

piccoli stentati che svolgono una funzione abituato altre esecuzioni sbilanciate. Cura di

forte detto volgarmente di martelletti sono Pone sulla scelta di differenziare

segnaletica, quasi divenendo punteggiatura ogni singolo suono, per intensità e direzione

considerate tra le prime composizioni l’esecuzione da concerto da quella da studio

di senso. Pochi pianisti sono in grado di (Trio, ove il pedale sollevato prima delle

documentate per pianoforte (risalenti al di registrazione. Il cd, come una volta il

offrire una realizzazione poetica delle indicazioni assicura un senso alla nota col

1732) e pertanto è davvero auspicabile che vinile, è un oggetto d’arte a sé stante, e con

appoggiature, che è uno dei segni di punto e ci fa godere di un piccolo alzato). Il

vengano inserite stabilmente sia nei finalità del tutto differenti. Ma La puerta del

abbreviazione utilizzati nella notazione fortissimo misurato della Marcia funebre:

programmi di insegnamento, sia nelle Vino mi emoziona all’ascolto sia quando

barocca e classica, ideato, forse, per sobrio ma epico. Il tremolo notato (“piano,

programmazioni concertistiche. La Sonata Pone l’esegue in live, sia qui, a chiusura di

salvaguardare una certa libertà di resa crescendo senza sordino”) lontano dalla

di Giustini avrebbe dovuto forse precedere un progetto discografico che rimarrà a lungo

stilistica, sorta di consuetudine esecutiva solita effettistica pianistica, in cui si distingue

le altre due. E tuttavia, se avessi dovuto come punto di riferimento per analizzare

che col tempo è andata via via svaporando invece ogni singola pulsazione delle

scegliere, avrei replicato esattamente la dove stia andando il pianismo del futuro.

in direzione di uno scarto tra notazione ed biscrome. I piccoli stentati nella conclusione

stessa successione: esiste un equilibrio Con quali caratteristiche? La

esecuzione, risolto verso il

della Marcia sono proprio quelli che mi

dell’“oggetto disco” da rispettare. Un disco consapevolezza storica di ciò che si sta

“matematicamente corretto”. E invece la aspetterei “sulla morte di un eroe” (come

viene sempre consegnato alla storia come eseguendo; l’attualizzazione di tale

libertà stilistica è questione di geometria scrive Beethoven in italiano): densi per

opera a sé, e la scelta della successione consapevolezza nel pronunciare una parola

delle forme, e non di suddivisione

rinvio alla profonda dimensione umana, in

deve assecondare la coerenza di un non ancora ascoltata; la ritrovata libertà di

aritmetica, e Lorenzo Pone rende infatti le cui si trova forse radicato il più puro degli

discorso che conosce un inizio, un apice, ricerca delle agogiche; la densità delle frasi

sue scelte del tutto naturali (ad esempio nel eroismi, ch’è in fondo consapevolezza del

una tenuta e infine un rilascio.

offerta dalla consapevolezza delle funzioni

primo tempo della Sonata di Haydn), libere sacrificio e del “render sacro”. La resa

Possibilmente equilibrato e…

armoniche; la personalità di un suono, in sé,

ma coerenti. Un altro esempio di “cesello”: dell’Allegro finale con pulizia e lontananza

indimenticabile. Come appunto avviene qui. lontano dalle appartenenze di scuola. E,

figure all’unisono tra mano destra e sinistra dalla solita esposizione “muscolare” di altri

Sui Notturni di Chopin, che anch’io – come tuttavia, una personalità di suono che in

lasciano spazio alla sinistra, con rapidità, pianisti. Che meraviglia, finalmente! In

Lorenzo Pone propone in uno dei

questo caso arriva, a mio avviso, dalle

naturalezza, maestria. E ancora:

questo Beethoven non danno più noia i

virgolettati del libretto d’accompagnamento antiche acquisizioni della prima scuola

spostamenti di accento dal tempo forte in pedali, che paiono assolutamente assorbiti

– considero una delle poche raccolte che pianistica napoletana.

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CULTURA E SPETTACOLI

FRANCISCUS: l’ultimo sguardo di un

popolo al Papa che parlava al cuore

86 87

Adriano Cirasa giovane fotografo napoletano cattura l’anima collettiva

dell’addio a Papa Francesco. Un’opera intensa, dove il dettaglio diventa

emozione e l’immagine si fa memoria

Nel silenzio sospeso di Piazza San Pietro,

rotto solo dal respiro condiviso di migliaia di

persone, Franciscus prende forma. Non è

soltanto un libro fotografico, ma una

narrazione visiva che tocca corde profonde,

il documento vivo di un’emozione collettiva.

Al centro di questa opera si trova Adriano

Cirasa, giovane fotografo napoletano

(classe 2006), che con uno sguardo

sorprendentemente maturo e partecipato si

fa testimone del giorno in cui il mondo ha

salutato Papa Francesco, l’uomo che ha

incarnato una Chiesa aperta, fragile, vicina.

Nel suo cammino fotografico, Cirasa ha già

dimostrato una profonda sensibilità per la

narrazione dell’umano, sia nei suoi volumi

dedicati alla fotografia (La fotografia è facile,

Ho fotografato invece di parlare), sia

nell’indagine visiva e narrativa sulla

passione calcistica partenopea in Tre

scudetti e una città. Ma con Franciscus

compie un salto ulteriore: entra in punta di

piedi nel reportage contemporaneo,

mettendo al centro non l’evento in sé, ma il

suo riflesso nelle persone. Lo fa con un uso

raffinato del dettaglio, della luce e

soprattutto del tempo: attimi sospesi,

espressioni isolate, gesti minimi che

raccontano più di mille parole.

La cifra stilistica di Cirasa si inserisce in

quella linea teorica che Roland Barthes,

nella sua opera La camera chiara, ha

identificato con il concetto di punctum: il

dettaglio che punge, che interrompe

la composizione ordinata della

fotografia per colpire direttamente lo

spettatore, suscitando un moto

intimo, spesso inspiegabile. In

Franciscus, questo punctum si

manifesta con forza, frammenti di

verità colti nel momento in cui la

realtà si dischiude al sentimento.

È qui che si sente l’influenza, forse

inconscia, di un grande maestro del

reportage: Robert Capa, con il suo

Slightly out of focus, dove il

coinvolgimento emotivo e la

partecipazione dell’autore agli eventi

non solo non intaccano l’obiettività

del racconto, ma ne accrescono

l’intensità. Anche Cirasa non resta a

distanza: è dentro il sentimento di

quella folla, immerso in quel giorno di

lutto e fede, e ogni scatto sembra

rispondere alla stessa necessità –

non dimenticare. Il suo reportage non

è solo osservazione, ma esperienza

condivisa. Non documenta solo un evento,

ma la sua vibrazione emotiva nel corpo vivo

della gente.

L’assenza di enfasi spettacolare, la scelta di

una composizione sobria, quasi monacale,

e la ripetizione dei volti in preghiera

restituiscono un senso di universalità. In

Franciscus, la fotografia è strumento di

comunione, è l’occhio che riflette la

coscienza collettiva. La piazza si trasforma

in un altare laico dove ogni fedele è parte

dell’ultimo abbraccio a Jorge Mario

Bergoglio, e l’obiettivo di Cirasa diventa la

lente attraverso cui quel momento si fissa

nella memoria visiva di un’epoca.

Il libro, disponibile su Amazon, è dunque

non solo una raccolta di immagini, ma un

gesto di amore e rispetto verso un Papa che

ha saputo umanizzare il ruolo pontificio. Con

Franciscus, Adriano Cirasa si conferma

autore capace di raccontare il presente con

profondità, coraggio e partecipazione,

dando corpo – e anima – alla memoria

visiva del nostro tempo.

(foto di Adriano Cirasa tratte dal volume ‘Franciscus’)

DIR.

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CULTURA E SPETTACOLI

Ciccio Merolla: “‘O sole mio si’ tu”,

il ritmo del cuore e la luce che ci guida

Dopo Malatia, colonna sonora spontanea del terzo scudetto, il musicista

torna con un brano nato prima del quarto trionfo azzurro ma carico della

stessa luce: coincidenza solo apparente, perché a Napoli musica e

destino viaggiano insieme

88 89

di Manuela Ragucci

C’è un sole che non sta in cielo, non nasce

con l’alba, non si spegne con la sera. È un

sole che vive altrove: in un angolo profondo

del petto, in una passione che si accende, in

un battito che ci ricorda che siamo vivi. ‘O

sole mio si’ tu”, titolo del nuovo brano di

Ciccio Merolla in uscita a giugno, è una

canzone d’amore che però non si ferma nel

ciò’ che avremmo potuto essere; vivere quel

sole interiore significa invece dare senso ai

propri passi, voce al silenzio, respiro ai

sogni.

Dopo il successo di “Malatia” diventata

disco d’oro e colonna sonora dei

festeggiamenti per il terzo scudetto del

Napoli nel 2023, e Terekete’ il brano che ha

conquistato non solo il pubblico ma anche dj

di fama internazionale, Merolla torna con un

fragile ed effimero concetto dell’innamorato

che cerca nell’altro la sua luce. E’

certamente una dedica d’amore, ma

l’intenzione espressa da Ciccio Merolla va

oltre, scavando nelle profondità dell’anima,

approda nell’idea e nel desiderio di ognuno

che ha bisogno del suo sole da inseguire. A

volte brucia, a volte è fioco, ma vale sempre

la pena cercarlo. E questa luce si veste di

ritmo perché vivere senza sole

significherebbe sopravvivere nell’ombra di

brano che sa di pelle e di anima, e che

accompagna il tempo conclamato della

festa per il quarto titolo azzurro, anche se

non è stato pensato per la festa azzurra,

anzi la genesi è frutto di mesi prima

dell’evento calcistico. L’abbiamo incontrato

per farci raccontare la genesi, il sound e il

significato profondo di questo nuovo viaggio

musicale.

“‘O sole mio si’ tu” è un titolo che

richiama un classico della canzone

napoletana, ma qui assume un senso

nuovo. Raccontaci come nasce questo

brano.

“’O sole mio si’ tu” non è solo una canzone

d’amore, anche se parte da lì. È la storia di

un sentimento che può sembrare normale,

quotidiano. Ma se vai più a fondo, scopri

che quel “sole” è qualcosa che va oltre la

persona amata: è la voce interiore che ti

chiama, è la decisione di dedicare la tua vita

a qualcosa o a qualcuno che senti

veramente tuo. È un invito a riconoscere la

tua luce, a seguirla, anche quando brucia o

sembra lontana. Ognuno ha il suo sole da

inseguire. A volte si nasconde, a volte

illumina tutto… ma vale sempre la pena

cercarlo.

Musicalmente è un pezzo che vibra di

calore. Che sound hai scelto per

accompagnare questa ricerca interiore?

Ho voluto dare a questo brano un’anima

ritmica che avesse il respiro del Sud del

mondo. Il ritmo è sudamericano, ma

contaminato profondamente dalla mia

napoletanità. Ho usato strumenti che fanno

parte del mio sangue musicale: congas,

bongos, claves… strumenti che parlano con

la pelle. Con me, negli arrangiamenti, ci

sono due fratelli di viaggio: Francesco

Garramone e Pietro Scalera. È un pezzo

che pulsa, che ti invita a muoverti, ma

anche a sentire. Perché il ritmo può portarti

lontano, ma ti riporta sempre a casa.

Dopo “Malatia”, che ha accompagnato

con forza emotiva lo scudetto del Napoli

nel 2023, questa nuova uscita arriva in

un altro momento importante per la città.

Coincidenza o destino? Ma sappiamo

che le coincidenze non esistono. Non è

un caso. Non è mai un caso.

Io credo che la musica senta prima di noi.

“Malatia” è esplosa con lo scudetto del

2023, conquistando il disco d’oro e

diventando una sorta di colonna sonora

spontanea di quella festa. Adesso “’O sole

mio si’ tu” esce in un altro momento di

grande energia, con la città che approda al

quarto scudetto. Ma non è solo calcio. Il

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CULTURA E SPETTACOLI

brano non è nato, né è stato pensato per il proprio viaggio interiore, senza che

chiedere nulla in cambio. Questo è il grande

90

questa festa anche perché la sua

lavorazione è avvenuta prima

questo sia l’effetto effimero della moda

del momento, il trend del giorno.

potere della musica e poi non tutti sanno

qual è il loro sole, ma tutti possono sentirne 91

comunque dentro c’è tutta la vitalità di una

città che pulsa. È l’anima di Napoli che si

sta rialzando, che evolve, che cresce in

dell’esplosione della festa azzurra, ma

silenzio e poi lasciar entrare la luce, la

musica, il calore. E a proposito di

musica, è assodato il suo potere

Bisognerebbe spegnere tutto, fare

inizi a camminare in quella direzione. È una

canzone, sì. Ma è anche un invito: accendi il

ritmo dentro di te e cerca il tuo sole. Hai

il calore. E allora magari ti fermi, ascolti, e

parlato di effetto Mozart, ma io dico che

esiste anche un effetto Napoli, un effetto

ritmo, un effetto verità. La musica ti rimette

al mondo, se glielo permetti.

Ancora una volta Ciccio Merolla, musicista,

autore, percussionista, cantante, attore,

consacrato dalla critica come l’erede di

Gegè Di Giacomo, ci ricorda con leggerezza

e diventa contagiosa: un brano ti può’

aiutare in un momento di sconforto, senza

accoglienza, in civiltà, in voglia di essere

migliore. Questa canzone esce con quella

gioia nel cuore. È un disco nato nella luce di

questo cambiamento e il cambiamento parte

prima dentro ognuno di noi. Bisogna avere

questo tipo di forza e consapevolezza.

Bisogna volerlo davvero il cambiamento.

In fondo, il sole del titolo è anche un

richiamo alla ricerca personale, al

bisogno di autenticità che attualmente

latita. Troppi guru, troppi professori che

salgono in cattedra vorrebbero

insegnare a guardarci dentro, il tutto per

ottenere facile consenso, quando

bisognerebbe avere la libertà e la

capacità di capire quando è il momento

giusto per fermare tutto e iniziare da soli

curativo, uno fra tutti l’effetto Mozart.

Certe vibrazioni, certi suoni ti cambiano

l’umore, stimolano l’intelletto, donano

calma, concentrazione, e tanto altro, ma

tu pensi che la musica possa anche

spingere le persone a cercare quella luce

interiore?

Io lo spero. La musica, quando è vera, non

ti dice cosa fare, ma ti stimola a cercare, la

musica non mente, perché se nasce con

un’intenzione autentica, entra. Emoziona.

La musica è senza maschere. E soprattutto,

la musica è sacrificio, dedizione, impegno. E

se le hai dedicato la tua vita, alla fine ti

ripaga, come è accaduto a me. E per

quanto riguarda chi ascolta, non solo

canzonette, è la gioia che si lascia ascoltare

il potere della musica, la sua gioia

contagiosa. Nel titolo si sente l’eco di una

melodia immortale, ma il battito che lo

accompagna è tutto contemporaneo. Ciccio

Merolla ci ricorda che il sole non è solo un

simbolo esterno: è qualcosa che si può

scegliere di essere, ogni giorno. E farlo a

tempo di musica.

(foto di Anna Camerlingo, per gentile concessione)

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CULTURA E SPETTACOLI

Il mio nome è Franco.

quest’ora?” E lui, con quella

voce roca e dolce insieme,

92 rispose: “Come chi è? Sono il

93

sesso”. Risata dall’altra parte e

subito: “Franco, ciao.

Dimmi…”;“…sono a Napoli.

All’Holiday Inn. Ti aspetto”.

“Dopo pochi minuti – racconta

Neri – eravamo nella hall

dell’hotel. Arrivò questa donna,

bellissima, una fotomodella

credo. Lo guardava come si

guarda una divinità. E lì ho

capito il potere magnetico che

aveva”.

Ma Califano non era solo

charme e provocazione. Era

generosità. Era serietà

E non serve altro

Il ricordo autentico e toccante di Franco Califano nelle parole di Mario

Neri, cantante e polistrumentista, per anni al suo fianco. Un’eredità fatta

di musica, notti insonni, donne e profondissima umanità

C'è chi lo chiamava "il Califfo", chi lo

considerava un poeta maledetto, un artista

dannato. Ma chi ha avuto la fortuna di

viverlo davvero, dietro le

quinte e nelle ore più

intime, sa che Franco

Califano era molto di

più. Lo sa bene Mario

Neri, cantante e

polistrumentista

napoletano, che lo ha

conosciuto negli anni

’90 e con lui ha

condiviso serate sui

palchi, chilometri in

auto, confidenze

notturne, dediche scritte

col cuore.

“Il Maestro – racconta

Neri – mi chiamava il

suo discepolo

napoletano. Una frase

semplice, ma per me di

un valore enorme. In

quelle parole c’era il

riconoscimento di un

rapporto autentico,

profondo, che andava

oltre la musica”.

Califano era un uomo di

straordinaria umanità.

Dietro l’aria scanzonata, dietro i versi

spavaldi di Tutto il resto è noia o Minuetto, si

celava una sensibilità rara, una capacità di

capire le persone al volo, un’empatia che

stordiva. “Mi dava consigli su tutto –

continua Neri – su come stare sul palco ma

anche su come affrontare la vita. Aveva

un’intelligenza fuori dal comune. Sapeva

metterti a tuo agio sempre, in ogni contesto,

con chiunque”.

Franco Califano era nato su un aereo che

sorvolava Tripoli, ma era cresciuto a

Pagani, in provincia di Salerno. Napoli

l’aveva nel cuore. Ne conosceva l’anima, la

cantava senza retorica, la parlava con

naturalezza. Ne è prova anche uno dei suoi

brani più sentiti e meno noti al grande

pubblico: Napoli, una dichiarazione d’amore

in musica a una città che, diceva lui stesso,

“gli dava emozioni uniche,

sempre diverse”.

“Conosceva benissimo il

dialetto napoletano e lo

parlava con una proprietà

impressionante –

aggiunge Neri -. Quando

veniva con me a Napoli, si

fermava tutto: la gente lo

riconosceva, lo

acclamava, voleva solo

salutarlo, toccarlo. Aveva

un’aura speciale”.

Indimenticabile anche

l’episodio, tenero e

ironico, che ancora oggi

Mario ricorda con un

sorriso: “Una volta

eravamo in un locale a

Napoli – racconta -. Si

avvicina un signore e con

tono entusiasta esclama:

‘Maestro, mi scusi... lei è

Fred Bongusto?’ Franco

sorrise, non si offese

affatto, anzi si divertì

moltissimo. Gli disse: ‘No,

so’ l’amico suo

napoletano’. E scoppiammo tutti a ridere.

Aveva il dono di sdrammatizzare sempre,

senza mai mettere in imbarazzo nessuno.”

E poi c’era quel suo legame con il pubblico

femminile. Inconfondibile. Potente. “Ogni

concerto c’era sempre un gruppo di donne

che cercava in tutti i modi di avvicinarlo –

aggiunge Mario Neri -. E lui non diceva mai

di no. Era sempre disponibile, gentile,

ironico. Il fascino gli usciva da ogni gesto”.

Una volta, dopo una serata a Napoli, Franco

gli chiese un passaggio fino all’Holiday Inn

del Centro Direzionale. In macchina, mentre

scorrevano le luci della notte, compose un

numero sul cellulare. Dopo diversi squilli,

una voce femminile rispose: “Chi è a

professionale. Una volta, prima di

andare in diretta a Tappeto Volante

con Luciano Rispoli, si accorse di

aver perso le basi musicali.

Mancavano poche ore. Chiamò Mario

all’alba. “Io avevo una copia del DAT.

Ci siamo dati appuntamento a un

autogrill tra Napoli e Roma – continua

Neri -. Glielo consegnai in tempo,

arrivò giusto per la diretta. Era

riconoscente, ma non faceva mai

pesare nulla. Per lui era normale darsi

da fare. Ci si aiutava”.

Una sera, dopo un live, tra amici e

gente dell’ambiente, Califano tirò fuori

una copia del suo libro. Prese una

penna e, con assoluta naturalezza,

scrisse: “A Mario, mio amico e

collega”. “Quella dedica – dice Neri con

voce commossa – non l’aveva mai scritta a

nessuno. La porto impressa nella mente.

Per me ha un valore incalcolabile”.

Per chi non lo ha conosciuto, Franco

Califano resta il personaggio. Per chi

come Mario Neri ci ha vissuto, resta

l’uomo: geniale, fragile, generoso,

profondo. E sempre irrimediabilmente

artista.

“Quando c’era lui, lo sentivi: cambiava l’aria

– conclude -. Era un’aria densa di bellezza.

Di talento. Di libertà”.

DIR.

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GUSTI

94

Peppino Di Napoli, una leggenda

continuando il suo percorso. In cosa ti

senti più simile e in cosa meno rispetto a

lui?

dell’ospitalità: il ricordo di AMIRA

Mi sento simile a Giuseppe per la

determinazione nel valorizzare la

professione, la volontà di creare opportunità

Un viaggio nella memoria e nei valori della ristorazione d’eccellenza

per i giovani e il forte spirito di squadra che

ha sempre caratterizzato AMIRA. Tuttavia,

attraverso le parole di Dario Duro, erede ideale del Cavaliere del lavoro e

ognuno ha la propria impronta: rispetto a lui,

95

protagonista del rilancio dell’ospitalità in Campania

cerco di portare avanti un approccio più

aperto alle nuove tecnologie e alle strategie

di comunicazione moderna, per adattarci

di Simona Buonaura

alle esigenze attuali.

Quali le priorità di Amira Campania?

Giuseppe Di Napoli, Peppino per gli amici, è

stato un grande rappresentante della

ristorazione napoletana. Ha lavorato nelle

più prestigiose strutture ricettive, ha

conosciuto divi internazionali, come

Elizabeth Taylor e Richard Burton, e

nazionali come Totò, Eduardo e Peppino De

Filippo, e tanti altri. Aveva cominciato da

ragazzo, partendo dal basso e

raggiungendo grandi traguardi. Per questo è

stato insignito del titolo di Cavaliere del

Lavoro, del quale andava molto fiero.

Docente in istituti alberghieri, professionista

del settore e poi l’associazione AMIRA

(Associazione Maître Italiani Ristoranti e

Alberghi) di cui ha guidato ininterrottamente

per 42 anni la sezione di Napoli.

E proprio la sua associazione di riferimento,

a tre anni dalla sua scomparsa, ha deciso di

allestire un memorial a lui dedicato a cui

amici, professionisti e personalità hanno

partecipato per portare la loro testimonianza

di stima e affetto. L’evento, che si è svolto

presso Villa Signorini di Ercolano (NA), è

stato organizzato su proposta del decano

Mario Golia, e coordinato da Dario Duro,

Fiduciario AMIRA Napoli e Ambasciatore

DOC Italy per l’ospitalità in Campania. A

lui abbiamo fatto qualche domanda per

conoscere meglio Giuseppe Di Napoli e

l’associazione Amira.

Professionista esperto nel settore

alberghiero e della ristorazione, con

un'importante esperienza a livello nazionale,

Dario Duro ha lavorato in strutture

alberghiere e ristoranti di alto livello in tutta

Italia, sviluppando un’ampia

competenza nel settore e

portando avanti il lavoro

cominciato dal cav. Di

Napoli in Campania, suo

amico e mentore.

Perché un memorial

dedicato a Giuseppe Di

Napoli?

Giuseppe Di Napoli ha

rappresentato un punto di

riferimento nel mondo della

ristorazione e dell'ospitalità,

distinguendosi per la sua

passione, dedizione e

visione innovativa. Il

memorial è un modo per

onorare il suo operato,

ricordare i valori che ha

trasmesso e mantenere vivo il suo

contributo alla crescita del settore.

Hai preso le redini di Amira Campania

Le priorità dell’associazione si articolano in

tre assi fondamentali: la formazione

continua, per migliorare la qualità del

servizio e sostenere la crescita

professionale; la promozione della cultura

dell’ospitalità, per rafforzare il ruolo e il

prestigio del maître; e infine le

collaborazioni con il settore turistico e

gastronomico, per generare sinergie in

grado di valorizzare sia i professionisti sia il

territorio campano.

Il futuro della ristorazione è in

evoluzione. Stanno

cambiando i riferimenti e gli

obiettivi: quali scenari

prevedi?

Il settore della ristorazione sta

affrontando una fase di

trasformazione profonda,

dovuta all’evoluzione delle

abitudini dei consumatori e all'innovazione

tecnologica. Prevedo una crescente

attenzione alla sostenibilità, con filiere

locali e controllate; un'espansione delle

esperienze immersive, pensate per

coinvolgere i clienti in percorsi gastronomici

personalizzati; la digitalizzazione dei

servizi, dalla gestione delle prenotazioni

alla customer experience; e l’emergere di

nuovi modelli di business, come la

ristorazione diffusa, i format ibridi e i

ristoranti esclusivi su prenotazione.

Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025



GUSTI

Wine&TheCity travolge Chiaia:

Flegreo, Charmat da uve Falanghina

flegrea, sempre onesto e rappresentativo

96 della tipologia, lei regala sorrisi.

97

tra calici, cortili e incanti nascosti

Premio Donna d’acciaio Wine&TheCity

Incontro Cristina Varchetta, di Cantine

Astroni, in abito fucsia, raggiante come

Shopping, design, vino e incontri: la festa lenta (e allegra) che accende il

sempre.

Assediata da “questuanti di vino”, abbinata

salotto di Napoli

alla pizza fritta

deliziosa de La

di Monica Piscitelli

Masardona di

Piazza Vittoria.

Il suo Astro ci

sta benissimo

Wine&TheCity è tornata, nei giorni scorsi, a

travolgere Chiaia con la sua vita da

paesello incastonato nella tumultuosa

metropoli di Napoli. Si balla, si beve e si fa

shopping tra oggetti di design, abiti,

composizioni floreali, oggetti di cucina. Ce

n’è per tutti i gusti. È l’occasione per ficcare

il naso in una boutique mai visitata, ma

soprattutto per bere alcune belle bottiglie. E

quest’anno, in particolare, erano di tutta

Italia.

Cosa non perdersi per Wine&TheCity. E

cosa ci è

piaciuto

Impossibile

andare ovunque

in 4 ore. Anche

perché

l’ebbrezza, cui la

manifestazione

ideata da

Donatella e

Irene Bernabó

Silorata invita,

va assaporata

piano piano.

E così mi sono

divertita a

‘bollare’ i luoghi

dove sono stata,

per dirvi cosa

avevano di

speciale.

Premio cortiletto danzante Wine&TheCity

A Chiaia tutti amano le composizioni e gli

oggetti di Pensiero Verde per la loro

bellezza e originalità. È il tocco

dell’architetto GianBarbato a fare la

differenza. Accanto c’è Ritrovare il tempo,

studio di pittura, e poi altri localini. Sono

stata richiamata, dalla strada, dalla bella

voce di una giovane con stivali e cappello

da cowboy e dal capannello di persone che

ballavano.

Qui, il vino più interessante e l’etichetta più

stilosa: Pippo Greco, agronomo ed enologo

di Agropoli. Trova il tempo per raccontarmi,

mentre sbicchiera e chatta a destra e a

manca, che ha ben 10 ettari in un corpo

unico a Fiano e Aglianico, in biologico.

Bellissimo il suo Fiano, che finisce una

manciata di mesi in legno nuovo. Possente

ed elegante, e quasi irpino, se mi passate il

confronto semplicistico. Un gran vino.

Premio Oste Wine&TheCity

Incontrerete all’Ebbrezza di Teonilla, Luca

Di Leva, che da anni cavalca e fa cavalcare

i purosangue della viticoltura italiana con

lapalissiana competenza, nella sua

Ebbrezza di Noè. Da un paio d’anni ha

raddoppiato con altri soci su un progetto di

ospitalità di charme e cucina nel magico

cortile di Palazzo Ravaschieri di Satriano,

in Vico Satriano.

Per Wine&TheCity, gli chef Papa e De

Gaetano hanno proposto una tapa di mare

con polpo e patate al limone per

accompagnare le bollicine di Francesca

Carannante.

Un progetto napoletano nell’Oltrepò

Pavese dettato solo dall’amore di lei,

giovane curiosa produttrice e pittrice, per il

Pinot Nero. Lungo affidamento sui lieviti per

i suoi Metodo Classico: nature, brut e

rosato.

Premio sorriso Wine&TheCity

A volte si esita a varcare la soglia di una

boutique di Chiaia, pensando

all’accoglienza. Ma Lullabi, il nome è una

promessa, vanta non solo una bella linea di

abiti ma soprattutto una proprietaria

simpatica.

Si gode Wine&TheCity con (e anche più

dei suoi ospiti) Maria Laura Musollino,

cogliendone a pieno il senso.

Mentre il sommelier dell’AIS Napoli serve il

con il

Battilocchio

fritto dei

Piccirillo, ma

io gli

preferisco un

sorso di Colle

Imperatrice, il

cru di

Falanghina.

Lo potete

abbinare, per

personalità e persistenza, a tutte le pizze

che vi pare. Le accompagnerà con la sua

sapida eleganza, la stessa di Cristina, da

un paio d’anni protagonista di una

rivoluzione in cantina tra formazione e PR di

alto livello.

Premio Uomo Elegant 2025

Wine&TheCity

Il giovane Oreste Cincini ha una giacca di

nabuk che sembra un tessuto di seta,

pantaloni bianchi a sigaretta, camicia bianca

e una delicata

pochette nel taschino

con motivi classici.

Fanno bene pendant,

per splendore, con il

sorriso aperto e la

gentilezza che lo

contraddistinguono,

gli stessi del padre

Antonio, che gli

passa il testimone.

Un’azienda familiare

che, da più di un cinquantennio, parla di

creazioni di pelle di grande qualità. Una

collezione che si rinnova di stagione in

stagione per i clienti più affezionati di Chiaia

e quelli che, da ogni dove, si recano

nell’elegante cortile di Palazzo Caracciolo

di Torella per indossare o ordinare un loro

capo.

Per Wine&TheCity, Sherì è tornato ad

aprire le sue porte al pubblico degli

enoappassionati dopo aver partecipato a un

paio di edizioni alla nascita della

manifestazione.

Lo ha fatto affiancandosi a una

degustazione del Caprettone di Casa

Setaro, efficace espressione di un territorio

di straordinaria potenza come il Vesuvio.

Un antico palazzo nobiliare del cuore di

Napoli, crocevia tra Cavallerizza e

Belledonne, e il vino di un vitigno arci

napoletano, minore ma grande per forza

espressiva e tipicità: un incontro felice.

Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025



IL FATTORE UMANO

Napoli.

ricordato a tutti la sua natura diretta, la

Mentalità e Cuore per una Leadership

Con lui si esplora il concetto di leadership franchezza della sua comunicazione e la

98 attraverso la sua esperienza di allenatore. consapevolezza di chiedere tanto ai suoi 99

Trasformativa e di Engagement Autentico

"Vincere, ma prima ancora tirare fuori tutto il

potenziale dalle persone che insieme a te

giocatori.

L’engagement dei giocatori come dei

In riflessione con Julio Velasco e Antonio Conte

devono raggiungere un obiettivo", afferma dipendenti è una variabile cruciale che ha

Conte. Il tecnico sottolinea l’importanza un impatto su molti risultati organizzativi.

della dedizione e dell’abnegazione, non solo Programmi di sviluppo manageriale basati

di Giovanna d’Elia *

da parte dei membri della squadra, ma

anche da parte dell’allenatore stesso.

su un processo di assesment delle

caratteristiche emotive, cognitive e personali

Secondo Conte, è fondamentale dare prima per tutti quei dipendenti che supervisionano

di chiedere, o meglio, dare per poter essere i colleghi, e non solo degli executives,

legittimati a chiedere. Questo approccio si contribuiscono a creare un tessuto

basa sull’essere esempi viventi, un metodo manageriale e culturale alla base di

che Conte definisce codificato e naturale nel qualsiasi processo di trasformazione.

suo lavoro quotidiano.

Perché:

Questo percorso parla a chiunque abbia la "Un leader non deve pensare a cosa

responsabilità di guidare altri e a chi, ogni manca, ma a quello che ha” (A.Conte)

giorno, prova a guidare sé stesso. "Dare E con le persone e con ruoli e obiettivi chiari

tutto, chiedere tutto". Attraverso la

e ben comunicati che si crea una squadra.

leadership autentica si basa sull’idea che A questo punto se Julio Velasco mi

l’efficacia del proprio agire da leader chiedesse quale pilastro aggiungere per una

dipenda in larga parte dalla coerenza tra i leadership autentica, gli direi: Mentalità e

propri comportamenti e la propria natura Cuore.

(concetto noto come true self).

Tre principi caratterizzano una leadership

(*) HR Director Focus Consulting

autentica: la conoscenza della propria

Esperta Risorse Umane

natura, la consapevolezza di sé e la

e Parità di Genere e Opportunità

capacità di autoregolazione. Conte ha

DiversityEquityInclusion

Pensare alla prossima palla

L' errore, il fallimento e il feedback sono

momenti essenziali in ogni percorso di

crescita, dei collaboratori, ma anche di chi è

leader. Ma se perdiamo troppa energia a

cercare di spiegare o, peggio, a cercare

colpe, finiamo per girare intorno solo a ciò

che non va.

Elemento imprescindibile della celebre

mentalità vincente di Velasco, la capacità di

imparare va allenata, in primis da chi guida

gli altri. Quando un leader è in grado di

imparare, riesce anche a far sì che gli altri

imparino.

Non importa di chi è l'errore, importa la

soluzione perché la mentalità vincente si

acquisisce vincendo. Contro i nostri limiti,

prima, contro l'avversario, poi.

Quando un leader è in grado di imparare,

riesce anche a far sì che gli altri imparino e

che vengano e si sentano ingaggiati.

Come in una squadra così in un team di

lavoro.

L’engagement, il coinvolgimento, è sentirsi

parte della squadra, avere un ruolo nella

partita ed è un’attività strettamente

connessa alla Leadership Trasformativa:

motivare i collaboratori e fare emergere le

buone pratiche, ma soprattutto puntare

sull’identità personale e collegarla a quella

collettiva dell’organizzazione in cui si è

inseriti.

Mettere al centro non solo la palla,

l'obiettivo, ma soprattutto mettere al centro

la persona.

Bisogna recuperare il concetto di ‘persona

intesa nella sua dimensione relazionale’ e

metterla al centro. In epoche preindustriali,

infatti, il singolo era funzionale al gruppo.

Dopo la rivoluzione industriale, nella cultura

occidentale, siamo passati a una

concezione di uomo più individualista (in cui

l’individuo era centrale e importante). Serve

cambiare paradigma, passare da quello del

controllo a quello della cura. Accantonare la

logica della prestazione funzionale del

singolo e riprendere dimensioni che

altrimenti rischiamo di dimenticare. I giovani

per esempio hanno già una percezione di sé

meno individualistica ma comunque

autonoma.

In che modo le aziende possono

organizzarsi per fronteggiare le attuali

trasformazioni?

Distribuire le responsabilità e

decentralizzare in una logica di ‘insieme’,

che non è solo metafora, ma entità specifica

con un preciso modello matematico.

La leadership verticale e piramidale, con il

CEO chiuso nel suo ufficio all' ultimo piano,

oggi non funziona più. È necessario un

approccio diverso. Un radicale

ripensamento del modello di gestione che

da gerarchico diventi sistema

imprenditoriale di relazioni, in cui i

dipendenti si sentano essi stessi un po’

imprenditori.

In una dinamica di stormo, la Governance è

distribuita, non c’è un punto di controllo

fisso, ma esistono degli hub, che possono

cambiare in modo dinamico nel tempo:

catalizzano il processo, trasmettono gli

input, tenendo compatte le aree e fasce

laterali, usando termini calcistici.

Serve quindi un leader facilitatore e

trasformista e se penso chi può

assomigliare a questo ruolo penso ad

Antonio Conte, Allenatore e Mister del SSC

Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025



PSICOLOGIA E SOCIETA’

Quando la colpa ci schiaccia... o ci salva

100 101

I sensi di colpa sono come il vino: fanno bene se usati con moderazione

Tra guerre e transizione verde, si ridefinisce il futuro del commercio

di Alberto Vito *

Il senso di colpa è considerato talvolta in

modo superficiale come uno dei massimi

nemici del benessere nel mondo

occidentale. In una società orientata al

consumismo e alla soddisfazione immediata

del desiderio, la colpa può apparire un

ostacolo. Certamente, due millenni di

cattolicesimo hanno la loro parte di

responsabilità. Per non parlare della

secolare sessuofobia, che fortunatamente

si sta attenuando a partire dagli ultimi

decenni.

Anche tra chi si rivolge alla psicoterapia,

non è raro trovare situazioni in cui proprio i

sensi di colpa eccessivi sono la causa

scatenante di un malessere duraturo. Nelle

condizioni più gravi, la convinzione di aver

commesso errori o fatto torti può indurre

blocchi con effetti paralizzanti. Ho ascoltato

genitori sostanzialmente adeguati che si

sentivano in colpa per gli insuccessi dei figli

adolescenti, figli che sono stati amorevoli

colpevolizzarsi per la morte dei cari. Ci sono

state perfino fidanzate che si sono

colpevolizzate per i tradimenti subiti, quasi

dando ragione a chi è stato fedifrago

(anche se le dinamiche di coppia sono un

universo speciale che merita un

approfondimento a parte).

In tutti questi casi, il mio compito è riportare

nella giusta collocazione il proprio ruolo.

Con le persone più disponibili

all’introspezione, è possibile anche far

intravedere quali latenti fantasie di

onnipotenza si possano nascondere dietro

un eccesso di colpa. In ogni caso, per

ridurre la portata della colpevolizzazione,

chiarisco come “il senno di poi” sia

un’invenzione falsa. È, infatti, ovvio che, se

avessimo avuto altre informazioni, quelle

che la vita ci riserva solo dopo una

determinata azione o giudizio, avremmo di

sicuro compiuto scelte diverse. Tante volte

si compiono delle scelte pensando che

siano giuste ma che in seguito si rivelano

inappropriate. Dannarsi per delle

conseguenze assolutamente imprevedibili

non ha senso. Conta molto di più la buona

fede, riconoscere l’assenza di una

volontaria attitudine maligna, e accettare

che, pur con i nostri limiti, ci abbiamo

provato, nella direzione che ci pareva la

migliore. Si deve accettare il dolore,

riconoscendo che non ha necessariamente

origine da una negligenza o da un torto. È

saggio ammettere che non abbiamo potere

assoluto né sulla nostra vita né su quella

delle persone amate. Ma, in effetti,

trasformare il dolore, estremamente difficile

da maneggiare, in rabbia, sia pure verso sé

stessi, è una delle modalità più frequenti a

disposizione degli esseri umani per diluire la

sofferenza. In fondo, la rabbia è un

sentimento noto sin dall’infanzia mentre il

dolore può essere insostenibile.

Però, basta pure demonizzare il senso di

colpa. Non sarebbe infatti un mondo

migliore quello in cui non si provasse mai

senso di colpa. Non sarebbe giusto non

inorridire mai per le proprie azioni, incluse

quelle più terribili. La colpa, infatti, è

direttamente legata alla responsabilità: si

tratta di un binomio inscindibile. Chi non

prova mai colpa, non ha il senso della

propria responsabilità, come persona e

come cittadino. Avvertire colpa significa

riconoscere la responsabilità delle nostre

azioni. Essa non può essere mai totale, è

sempre parziale, non abbiamo il controllo

assoluto della nostra vita, ma è giusto

riconoscere che, in qualche misura,

possiamo incidere sulle nostre scelte.

Allora, sentiamoci pure in colpa, ma con

moderazione. Come in ogni cosa, sono gli

eccessi a far del male. E questo lo

sapevano già gli antichi latini.

(*) Psicologo, psicoterapeuta, sociologo

Dazi: protezione o ostacolo?

di Emanuele Lattanzio *

Nel contesto economico globale attuale, il

tema dei dazi doganali torna con forza al

centro del dibattito internazionale. Tra

guerre commerciali e tensioni

geopolitiche, le politiche tariffarie

rappresentano un potente strumento nelle

mani dei governi.

Ma quali sono le implicazioni concrete dei

dazi per i cittadini, le imprese e gli equilibri

internazionali?

I dazi sono imposte applicate sulle merci

importate (o, in rari casi, esportate), con lo

scopo di aumentare il prezzo dei beni

stranieri e proteggere la produzione

interna. In un’epoca in cui il libero

scambio sembrava essere la direzione

irreversibile dell’economia mondiale, i dazi

sono riemersi come segno di una crescente

tendenza al protezionismo.

Dal 2018, con la cosiddetta "guerra dei

dazi" tra Stati Uniti e Cina, questo

strumento è stato utilizzato per colpire

direttamente settori strategici e

riequilibrare i rapporti commerciali. Anche

l’Unione Europea, pur storicamente

orientata al libero commercio, ha

recentemente rivisto la propria politica

tariffaria per contrastare la concorrenza

sleale, soprattutto in ambito tecnologico e

ambientale.

Oggi i dazi non sono solo una questione

economica, ma anche geopolitica. Le

tensioni tra Cina e Occidente, la

dipendenza da forniture strategiche (come

quelle di semiconduttori, batterie o materie

prime critiche), e la necessità di

rilocalizzare parte della produzione

manifatturiera hanno spinto diversi Paesi a

riconsiderare l’apertura totale dei mercati.

Ad esempio, gli Stati Uniti sotto

l’amministrazione Biden hanno mantenuto

molti dei dazi imposti da Trump,

specialmente verso la Cina, e stanno

promuovendo politiche industriali interne

(come il CHIPS Act) per incentivare la

produzione domestica. Anche l’UE sta

valutando dazi “verdi” (Carbon Border

Adjustment Mechanism) per tutelare

l’industria europea da concorrenza estera

meno attenta alle normative ambientali.

L’effetto dei dazi non è mai neutro. Se da un

lato possono favorire le imprese locali,

dall’altro comportano spesso un aumento

SOTTO LA LINEA DI BILANCIO

dei prezzi per i consumatori. Inoltre, le

catene di approvvigionamento globali

sono oggi così interconnesse che colpire un

prodotto in importazione può significare

danneggiare anche le imprese locali che lo

utilizzano come componente.

Il settore tecnologico è emblematico: molti

prodotti vengono progettati in un Paese,

assemblati in un altro e distribuiti

globalmente. In questo contesto, i dazi

rischiano di alimentare l’inflazione e

rallentare l’innovazione, come già

accaduto nei settori dell’elettronica e

dell’automotive.

Come membro dell’UE, l’Italia non può

applicare autonomamente dazi verso Paesi

terzi. Tuttavia, le industrie italiane sono

direttamente coinvolte nelle dinamiche

tariffarie, sia in termini di competitività che

di esportazioni. L’export, infatti,

rappresenta una componente fondamentale

del PIL italiano, e l’introduzione di dazi da

parte di altri Paesi può penalizzare settori

chiave come l’agroalimentare, la moda e la

meccanica.

La difesa del “Made in Italy” passa quindi

anche attraverso la capacità dell’UE di

negoziare accordi commerciali equi,

Sudenord.it - Anno 2 n. 6 - Giugno 2025



SOTTO LA LINEA DI BILANCIO

bilanciando apertura e protezione

La sfida per i prossimi anni sarà trovare un

Insomma, tutte sostanze chimiche dannose, alimenta in un determinato modo.

strategica.

equilibrio tra apertura e protezione, tra

pericolose per la nostra salute, ma

In questi anni abbiamo esagerato con la

102 Il ritorno dei dazi segna un cambiamento efficienza economica e sovranità

soprattutto per i bambini e le donne incinte. chimica, i concimi. Abbiamo avvelenato, 103

profondo nella governance del

industriale. In un mondo sempre più

Sono cancerogene, cioè provocano il reso sterili i terreni.

commercio internazionale. Se da un lato multipolare e interdipendente, il futuro dei

cancro e interferiscono con le attività delle Adesso la terra trema, si ribella, chiede

possono essere utili per proteggere settori dazi sarà inevitabilmente legato alla

ghiandole endocrine, ma anche con tutta aiuto.

strategici o perseguire obiettivi ambientali capacità di costruire regole condivise e

una serie di malattie collegate al sistema Bisogna ritornare alla terra, agli orti, alla

e sociali, dall’altro rischiano di

sostenibili per tutti.

nervoso, come il diabete nei bambini. tradizione che si rinnova. Bisogna

compromettere la crescita globale e

Per fare degli esempi: il glifosato, un organizzarsi andando nelle campagne, dai

aumentare le tensioni tra Paesi.

(*) Esperto Enti Locali / Società Partecipate

erbicida molto diffuso, usato anche per piccoli contadini, dove nuove generazioni di

pulire le strade, si accumula nel tempo. contadini, i giovani, combattono contro

FOOD AND SUD

Bisogna vigilare sulla tracciabilità di ciò che l’omologazione e la monocultura.

si vende anche nei dintorni di casa.

La nostra è un’agricoltura di eccellenza. Noi

Dieta Mediterranea:

Domandarsi soprattutto quando si va a fare

la spesa: Ma questo cibo è naturale? Da

siamo il Sud alta qualità.

Noi vogliamo terreno sano, cibo sano e

educazione alimentare e salute

dove viene? C’è l’etichetta?

popolazione sana.

Noi dobbiamo abituarci a riconoscere il cibo Io dico sempre ai miei pazienti: quando fai

ad occhio, con il gusto, con la cultura. Per la spesa investi sulla tua salute, moltiplica

Valorizzaziamo i prodotti del territorio

E allora veicoliamo questi messaggi alle

scoprire i veri sapori bisogna mangiare

naturalmente.

Il cibo deve essere buono e venduto a

l’autonomia economica e il lavoro per le

giovani generazioni al Sud.

di Felicia Di Paola *

nuove generazioni, che sono sempre più

deviate, brancolano nell’incertezza e

giusto prezzo. La salute non è una merce, e

anche il cibo non deve essere considerato

nell’illusione che quello sia cibo sano, una merce qualsiasi.

perché il martellamento pubblicitario li rende Occorre sempre la misura di tutte le cose

più “alla moda”, “emancipati”.

e il prezzo giusto.

Occorre una buona educazione alimentare Noi dobbiamo amare la nostra terra e la

che inizi dalle famiglie e continui con le terra in generale, perché tutto nasce dalla

famiglie in loco, nelle scuole, negli ospedali, terra.

nelle università, nelle ristorazioni. Chi tiene La vita nasce dalla terra.

alla propria salute e a quella dei propri figli, Viviamo grazie alla terra, su questa terra.

dei propri fratelli è avvisato.

Poi, qui ognuno è libero di vigilare sulla

propria salute come meglio crede.

(*) Biologa e Nutrizionista

Il cibo e la cucina rivelano l’identità etnica Specialista in Scienza dell'Alimentazione

del popolo, di quella famiglia viva che si

Se vogliamo vivere bene, crescere bene,

riprodurci naturalmente, pensare bene,

dormire bene, stare in forma, essere

autonomi e autosufficienti e non auspicare

che la morte venga quanto prima, dobbiamo

nutrirci bene, mangiare bene.

Dobbiamo essere. Come? Con gusto, cibo

sano, secondo natura. Mangiare come la

cucina di una volta e come si sta facendo

nuovamente adesso, al momento. Una

cucina che rispetta gli ingredienti di stagione

con l'aggiunta solo di quello che era stato

conservato: capperi, marmellate, salami,

melanzane, peperoni, conserve sott'olio,

passate di pomodori.

Si cucinava quello che si aveva sottomano,

in cantina, nel tempo giusto, veramente a

chilometro zero, naturalmente, veramente

genuino. La migliore cucina di oggi

appartiene alla tradizione popolare. Sembra

facile, viene detto quasi da tutti ma è

tremendamente difficile.

Mangiare, dunque, tutti i prodotti del nostro

territorio, del nostro Sud, della nostra gran

Madre Terra, che ci offre secondo stagione,

secondo natura – ripeto – dove crescono

all'aperto, all'aria, alla luce solare, senza

aver avuto bisogno di trucchi per crescere e

sviluppano antiossidanti, vitamine, sostanze

nutritive che servono per la nostra salute

fisica e mentale.

Quindi dobbiamo organizzarci anche sulla

sovranità agroalimentare, che vuol dire

creare una rete di contadini, produttori

onesti e gruppi di consumo, vigilare e

difendere il territorio, arginare la

manipolazione, riscoprire e seguire la

stagionalità di pesce, carne, frutta e verdura

che mantengono le sostanze nutritive e

antiossidanti.

Perché quando si parla di chilometro zero,

di filiera corta, essi vanno in contraddizione:

ad esempio, le melanzane, i peperoni, i

pomodori, le fragole – tutti prodotti del

periodo estivo – si vendono sul mercato

tutto l'anno, e così via.

Se vogliamo mangiare fuori stagione

dobbiamo sapere che o sono OGM o

provenienti dall'estero – dalla Cina, dalla

Turchia, dalla Tunisia – o coltivati in serra,

e quindi hanno bisogno di pesticidi, di

ormoni per accelerare la crescita.

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