GEOmedia_2_2025
La prima rivista italiana di geomatica
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Rivista bimestrale - anno XXIX - Numero - 2/2025 - Sped. in abb. postale 70% - Filiale di Roma
TERRITORIO CARTOGRAFIA
GIS
CATASTO
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INFORMAZIONE GEOGRAFICA
FOTOGRAMMETRIA EDILIZIA
URBANISTICA DIGITAL TWIN
LASER SCANNING
REMOTE SENSING
GNSS
SPAZIO
RILIEVO AMBIENTE TOPOGRAFIA
LiDAR
GEOBIM
BENI CULTURALI
SMART CITY
anno XXIX - N°2 2025
Geomatica e
progettazione di
opere sostenibili
GEOROMA: IL SERVIZIO CARTOGRAFICO
UNIFICATO DI ROMA CAPITALE
GEMELLI DIGITALI
E HYPE TECNOLOGICI
DATASTRIP DI
FOTOGRAMMI AEREI
CONVEGNO INTERNAZIONALE
DI ARCHEOLOGIA AEREA
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Terrestrial assets supporting first
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phase, EUSATfinder aims at improving the intervention capability and reducing the
reaction time using shared capacities from different governmental (GOVSATCOM) and
private satellite systems interoperable with terrestrial communication services.
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LETTERA AL DIRETTORE
Caro ed illustre Direttore, caro collega ma soprattutto illustre geomatico, permettimi di scriverti queste poche
righe, col classico “groppo” in gola. Sino alla fine del Millennio, in Italia vi erano almeno una dozzina e più
di riviste che si occupavano della cartografia ed in genere delle discipline, che proprio allora si prendevano
il nome generico e complessivo di “geomatica”. Credo di avere scritto e pubblicato su tutte loro, addirittura
molto su alcune. Permettimi di ricordarne i nomi, visto che purtroppo oggi sono quasi tutte scomparse:
Bollettino di Geodesia, IGM; Rivista del Catasto e dei SS.TT.EE. (poi del Dipartimento del Territorio); Le
strade (Ass. Int. Cong. Strade): Ingegneria (Hoepli); Genio Rurale (Ediz. Agricole); Quaderni (Salmoiraghi);
Bollettino SIFET; Documenti (Roma); L’UNIVERSO (IGM); La cartografia (Ed. Firenze); GEOmedia
(Roma); Noi Geometri (Coll. Milano); Il Seprio (Coll. Varese); Aniaflash (Roma); bollettino ASIT (Firenze);
queste ultime due solo fogli irregolari, dovuti rispettivamente a Paolo Emilio Nistri ed al geometra Francesco
Albani già IGM. La prestigiosa rivista del Catasto, scomparso il suo direttore professor Enrico Vitelli, è stata
sostituita “online” da “Territorio Italia” che si occupa di tutt’altro piuttosto che di geomatica.
Come vedi, di riviste “nostre” ne sono rimaste TRE, compresa quella che Tu dirigi, ed alla quale auguro lunga
vita; le ho indicate in grassetto. Del Bollettino SIFET sono stato per quattro anni direttore e per venti altri,
membro del comitato di redazione; di GeoMedia sono tuttora membro dell’analogo comitato.
Mi chiedo ogni giorno, come si faccia a non discutere ampliamente dei problemi relativi alla geomatica e
dintorni (rifacimento del catasto, situazione anomala dei geometri rispetto al resto della Comunità Europea,
uniformità della cartografia regionale, mancanza di ingegneri geotopografici come ci sono nel resto della
Comunità, uniformità dell’insegnamento delle nostre discipline (in continuo cambiamento) sia nelle scuole
secondarie che nelle università…. A metà del ventesimo secolo vi erano nelle nostre Università quattro
ordinari fra topografia e geodesia, oggi compresi gli associati sono più di cento: ma che fanno? Ai congressi
internazionali i nomi italiani sono praticamente scomparsi. Alla “Photogrammetric Week” 2025 svoltasi come
al solito a Stoccarda, vi era un solo relatore italiano, il bravissimo Fabio Remondino, già “PhD” di Zurigo,
purtroppo non docente universitario da noi, nemmeno all’Università di Trento ove abita.
Ma si rende conto il Ministero della Pubblica Istruzione che nelle scuole per i cosiddetti “periti CAT” il
programma di topografia è vecchio e decrepito, essendo peraltro già nato male, così, come denunciammo io e
Carlo Monti in un articolo sulla rivista che Tu dirigi circa tre lustri fa?
Grazie per la pubblicazione di questa lettera, col Tuo eventuale commento.
Attilio Selvini
Gentile Professor Selvini,
condivido pienamente le riflessioni da Lei espresse. Si ha talvolta l’impressione che una parte del mondo
accademico, una volta consolidato il proprio ruolo all’interno dell’apparato universitario, tenda a cristallizzare
lo status evitando il continuo impegno che l’aggiornamento scientifico e metodologico richiederebbe,
aggiornamento che andrebbe non solo accolto ma anche promosso all’interno delle stesse istituzioni.
Colpisce che questa tendenza sia particolarmente marcata in Italia, mentre a livello internazionale il settore
mostra segni di continua evoluzione, come ho potuto constatare partecipando a diversi eventi di rilievo. Ci si
chiede allora se manchino gli stimoli, se una conoscenza approfondita del territorio risulti in qualche modo
scomoda, o se la crescente automazione – anche robotica – stia portando a una delega eccessiva dei processi
geomatici a strumenti software, spesso utilizzati senza comprenderne appieno i fondamenti.
Proprio in questo numero riportiamo sulla “disattenzione geomatica”, riscontrata nella proposta di un nuovo
porto marino alla foce del Tevere in cui la documentazione inviata al Ministero per le valutazioni ambientali
risulta carente del sostanziale inquadramento nella cartografia ufficiale vigente, bensì realizzata con rilievi da
droni, inapplicabili in tale zona per via dei vincoli di sorvolo imposti dal vicino aeroporto di Fiumicino, e
rilievi GNSS in sistemi di riferimento obsoleti.
Il Direttore
Renzo Carlucci
FOCUS
In questo
numero...
FOCUS
REPORT
I porti di Fiumicino.
Quale sostenibilità?
a cura di Italia Nostra
6
AEROFOTOTECA
ALTRE
RUBRICHE
26 MERCATO
44 RECENSIONE
46 AGENDA
16
GeoRoma: Il servizio
cartografico unificato
di Roma Capitale
a cura della Redazione
In copertina il rilievo
fotogrammetrico dello stato di
fatto dell'area per il proposto Porto
di Fiumicino in area molto vicina
all'Aeroporto Internazionale di
Roma Fiumicino. Zona in cui non
è consentito volare a un'altitudine
superiore a 25 m con un drone di
Categoria Aperta (Open Category).
Per l'ambiziosa ripresa
aerofotogrammetrica riportata viene
indicata nei report, una operazione
realizzata da due droni DJI Mavic
mini di peso inferiore a 249 g.
Intervista all'Ing.
a cura della Redazione 22
Daniele Condurso
4 GEOmedia n°2-2025
GEOmedia, bimestrale, è la prima rivista italiana di geomatica.
Da oltre 25 anni pubblica argomenti collegati alle tecnologie dei
processi di acquisizione, analisi e interpretazione dei dati,
in particolare strumentali, relativi alla superficie terrestre.
In questo settore GEOmedia affronta temi culturali e tecnologici
per l’operatività degli addetti ai settori dei sistemi informativi
geografici e del catasto, della fotogrammetria e cartografia,
della geodesia e topografia, del telerilevamento aereo e
spaziale, con un approccio tecnico-scientifico e divulgativo.
INSERZIONISTI
30
Gemelli digitali:
rivoluzione
concreta o solo
hype tecnologico?
di Renzo Carlucci
AVT 27
CODEVINTEC 39
EPSILON 43
ESRI 41
GEASPACE 2
GTER 15
INTERGEO 47
PLANETEK 48
STONEX 25
TEOREMA 46
TRAFFIC 24
Una disciplina in
trasformazione
tra archivio,
tecnologia
e paesaggio
a cura della Redazione
36
40
AEROFOTOTECA.
Il Datastrip: leggere
il tempo e lo spazio
nelle fotografie aeree
alleate
di Marianna Carbone
una pubblicazione
Science & Technology Communication
GEOmedia, la prima rivista italiana di geomatica.
ISSN 1128-8132
Reg. Trib. di Roma N° 243/2003 del 14.05.03
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Numero chiuso in redazione il 20 maggio 2025.
FOCUS
I porti di Fiumicino.
Quale sostenibilità?
a cura di Italia Nostra
C’è un programma d'azione globale, Agenda 2030,
sottoscritto nel 2015 dai 193 Paesi membri dell'ONU,
che stabilisce 17 obiettivi di sviluppo umano e
ambientale sostenibile da raggiungere entro il
2030 che mirano ad affrontare un'ampia gamma di
problemi dell’umanità offrendo una visione più giusta
di un mondo che è stato sempre condizionato dalle
scelte dell’uomo. 17 obiettivi che comprendono
molteplici ambiti quali la crescita economica inclusiva
e sostenibile, il cambiamento climatico, la tutela
dell'ambiente, l'urbanizzazione, i modelli di produzione
e consumo, la vita nell’acqua e sulla terra.
Di questo programma
l’Unione
Europea ne ha,
correttamente, sposato i
principi e basato i propri
programmi di crescita,
pensando all’eredità che
lasceremo alle generazioni
future, affinché non ci siano
più investimenti che
non rispettino il principio
D.N.S.H., acronimo di
“Do No Significant Harm”.
Ciò significa che i progetti
finanziati non arrechino un
danno significativo all’ambiente.
E significa anche che
gli investimenti e le attività
devono essere valutati in
6 GEOmedia n°2-2025
FOCUS
Fig. 1 – Orografia della costa di Fiumicino con l’inserimento dei due porti distanti circa 2 km tra loro
modo tale da non pregiudicare
gli obiettivi ambientali, come la
mitigazione e l’adattamento ai
cambiamenti climatici, la protezione
delle acque e delle risorse
marine e la transizione verso
un’economia circolare.
Questi principi di sviluppo sostenibile
e di rispetto per l’ambiente
sono stati anche condivisi
e assimilati negli articoli della
Costituzione italiana e nelle
politiche di sviluppo nazionali.
Dal febbraio 2022 l’art. 9 della
Costituzione infatti amplia la
tutela del paesaggio e del patrimonio
storico e artistico della
Nazione anche “all’ambiente,
alla biodiversità e agli ecosistemi
anche nell’interesse delle future generazioni”,
mentre l’art. 42, che
disciplina l’iniziativa economica
privata quale attività libera,
aggiunge che la stessa “non può
svolgersi in contrasto con l’utilità
sociale o in modo da recare danno
alla salute, all’ambiente, alla sicurezza,
alla libertà, alla dignità
umana”. Lo stesso programma
italiano più importante dal dopoguerra,
il PNRR, è fondato
su principi di transizione ecologica,
resilienza, sostenibilità
proprio secondo il dettato del
D.N.S.H.
Bene. Abbiamo voluto fare
questa doverosa premessa per
parlare di quanto sta accadendo
alla piccola costa di Fiumicino
(Figg. 1 e 2),, dove sbocca
il Tevere, fiume più grande
dell’Italia peninsulare, che
storicamente fu la porta d’ingresso
dell’antica Roma come
testimoniano le rovine del porto
di Traiano e dell’antica Ostia lì
presenti. In quest’area dovranno
sorgere due porti (uno non è
ancora autorizzato, l’altro è in
costruzione in un primo lotto)
per traffico internazionale di
navi da crociera e commerciali.
Ci saremmo tutti aspettati che
le istituzioni pubbliche declinassero
ogni atto approvativo
secondo principi scritti nella
Costituzione e nel PNRR di
economia sostenibile, di am-
Fig. 2 – Veduta 3D dell’area di Isola Sacra. Alle spalle della costa le preesistenze archeologiche
di Ostia e del porto romano di Traiano.
GEOmedia n°2-2025 7
FOCUS
biente, di programmazione, di
resilienza. Ma si fatica non poco
a trovare nelle carte illustrative
di progetto e soprattutto negli
atti formali di approvazione, di
un iter cominciato da diversi
anni, il richiamo a tali principi
e soprattutto le risposte ai tanti
quesiti posti proprio nell’intento
di assicurarne il rispetto.
Dei due progetti quello che
rappresenta la vera emergenza,
perché è in corso la sua
approvazione, è il porto di
Fiumicino-Isola Sacra, un porto
privato, che dovrebbe ospitare
navi da crociera. Esso sarebbe
ubicato dietro al “pennello”
nord che protegge la foce del
Tevere, in una porzione di
costa lunga 2 km compresa,
a sud, dalla foce del Tevere e,
a nord, dal canale navigabile
di Fiumicino. Questo canale
artificiale, oggi chiamato portocanale
di Fiumicino, collega
il mare ad un’ansa del Tevere,
e delimita così quell’area circondata
da acque, il Tevere, il
canale di Fiumicino e la costa
del Tirreno, che prende il nome
appunto di Isola Sacra e che
si è formata negli ultimi secoli
coi depositi sabbiosi portati dal
fiume e con le correnti marine
create dalle onde.
Il secondo porto, di cui è già in
costruzione un primo lotto “la
darsena pescherecci”, è ubicato
sulla sponda nord della foce
del canale di Fiumicino ed è
titolare della sua gestione la
pubblica Autorità del Sistema
portuale del mar Tirreno centrosettentrionale.
La costruzione oggi di due porti
commerciali, in un tratto di
costa vulnerabile e soggetta ad
un instabile equilibrio dinamico,
contrasta enormemente con
tutti i principi di sostenibilità
e rispetto dell’ambiente ben
richiamati addirittura dalla
Costituzione italiana. Preso
atto che il porto commerciale
dell’Autorità di sistema
portuale risulta pianificato in
una vecchia area industriale
marittima dismessa, sebbene
a ridosso di una vasta area naturale
inclusa nella Riserva del
Litorale, desta totale perplessità
l’ipotesi dell’ulteriore porto
crociere di Fiumicino-Isola
Sacra. Perplessità che diventa
incredulità per il fatto che oggi
varie pubbliche istituzioni,
quali il Comune di Fiumicino
e la struttura del Commissario
straordinario per il Giubileo, ne
sostengono la fattibilità.
A questo va aggiunto che il
vero e attuale porto per le navi
da crociera per Roma e per
il centro Italia è il porto di
Civitavecchia (Fig. 3),, gestito
Fig. 3 - Porto di Civitavecchia con navi da crociera [www.corrieremarittimo.it]
dalla stessa Autorità di Sistema
Portuale del mar Tirreno centrosettentrionale,
situato a 50 km
a nord di Fiumicino e leader
nel Mediterraneo per scalo delle
navi da crociera dove esiste
già un terminal in uso alle più
grandi compagnie del mondo
(Royal Caribbean, MSC, Costa,
ecc).
Breve storia dei due porti
Il Comune di Fiumicino aveva
affidato negli anni ’90 una
concessione demaniale per realizzare
un porto turistico nei
pressi dell’Isola Sacra per barche
da diporto nel tratto di costa
prospiciente la sponda nord
della foce del Tevere. L’area per
quanto naturale non era appetibile
per la balneazione. La
costruzione del porto turistico
(noto anche come porto della
Concordia) avviata nel 2010 a
cura della società I.P. Iniziative
Portuali ed Invitalia S.p.a.,
socio di minoranza, godeva di
una concessione di 90 anni per
la gestione. Ben presto i lavori
si interruppero per il fallimento
della società I.P. stessa e rimase
una scogliera di 800 m in luogo
del braccio portuale esterno.
Poi, nel 2018, Invitalia presentò
una richiesta di variante del
progetto definitivo del porto di
Fiumicino-Isola Sacra che prevedeva
l’introduzione della funzione
crocieristica per le grandi
navi della Royal Caribbean,
sostenendo di mantenere “prevalente”
la funzione di “yacht
marina”.
Il Comune di Fiumicino considerò
interessante la proposta industriale
della Royal Caribbean,
che a tutti gli effetti subentra
nella concessione e da seguito
all’iter di approvazione di questo
progetto che, per strana e
anomala combinazione, viene
inserito tra le opere strategiche
del Giubileo ed avviato in
procedura di VIA (valutazione
8 GEOmedia n°2-2025
FOCUS
di impatto ambientale) presso
il Ministero dell’ambiente secondo
le regole previste per i
progetti PNRR-PNIAC. È bene
sottolineare che la variante proposta
al progetto con l’aggiunta
di un’area scalo per navi crociere
da 7000 passeggeri, modifica la
“portata” dell’infrastruttura riconducendola
ad attività economica
di carattere internazionale
che, in questo caso, viene anche
assegnata a “trattativa privata”
(trattasi di concessione su area
demaniale marittima), infrangendo
palesemente, a nostro
parere, le regole della concorrenza
previste dalla legislazione
nazionale e comunitaria.
Il porto di Fiumicino afferente
all’Autorità di Sistema Portuale
consiste anch’esso in un nuovo
scalo, certamente meno interferente
con l’area fluviale del
Tevere e l’area archeologica romana.
Il progetto nasce da una
pianificazione dell’Autorità portuale,
approvata dal Ministero
dei trasporti ai sensi della Legge
n. 84 del 1994. Essa prevede il
dislocamento dei pescherecci,
oggi collocati nel porto-canale,
un nuovo scalo per traghetti
di collegamento con le isole ed
un’area per l’attracco di navi da
crociera. Va anche sottolineato
che il porto, di pubblica gestione,
è governato da un’unica
Autorità che gestisce in primis
il porto di Civitavecchia, oggi
porto leader nel Mediterraneo
per le navi da crociera. Per cui
la gestione della navigazione
crocieristica sarebbe in forma
di sistema e non di concorrenza
tra tutti i porti gestiti
dall’Autorità stessa. Il porto di
Fiumicino-Autorità portuale è
già in costruzione, i lavori di
realizzazione di un primo lotto
sono stati avviati nel 2024. Dal
programma delle infrastrutture
dell’Autorità portuale si evince
anche un completamento di
Fig. 4 - Porto di Barcellona – [Foto A. Tomboly da www.lastampa.it “Barcellona dice addio alle
navi da crociera “ del 18/10/2023]
viabilità a terra per collegare il
nuovo porto all’autostrada, alla
stazione ferroviaria e quindi
al vicino aeroporto al fine di
contenere l’impatto del traffico
e delle persone sulla viabilità
urbana esistente.
Per quanto sopra non si comprende
la necessità di un ulteriore
porto con funzione crocieristica
a soli 2 km dal primo, in
un’area priva di viabilità dedicata
e non accessibile alla ferrovia.
Sarebbe una trasformazione
pesante del territorio dettata
non da esigenze pubbliche ma
da richieste commerciali di una
compagnia privata.
Pianificazione nazionale,
locale e programmazione
Innanzitutto il porto crociere
di Fiumicino-Isola Sacra
rappresenta un’anomalia nella
portualità italiana ed europea.
Infatti il traffico delle crociere,
che riguarda spostamento di
navi anche superiori a 200.000
tonnellate di stazza lorda, è una
attività di rilevanza economica
internazionale che necessita di
banchine attrezzate, rimorchiatori
ed anche servizi di dogana
e polizia di frontiera, e di conseguenza
è gestito ed amministrato
da enti pubblici quali le
Autorità di sistemi portuali che
assicurano la libera concorrenza
tra compagnie navali.
La Legge n. 84 del 1994 dispone
che i porti con traffici di rilevanza
internazionale (commerciali
o crocieristici) siano gestiti
da autorità pubbliche che predispongono
(art. 5) il piano regolatore
del porto e il Documento
di pianificazione strategica di
sistema (DPSS) che individua le
aree di interazione porto-città e
i collegamenti infrastrutturali di
ultimo miglio.
Il porto di Fiumicino-Isola
Sacra, che sarà strutturato per
l’attracco di super navi da crociera,
contrariamente alla Legge
n. 84 del 1994 ed in maniera
del tutto anomala al panorama
italiano ed europeo sarà invece
un porto del tutto privato, con
una concessione demaniale di
90 anni, che ignora la necessità
di collegamenti stradali per il
porto idonei all’afflusso concentrato
di auto e bus.
Sarà un porto per navi da crociera,
che non appartiene a
nessuno strumento di pianificazione
nazionale o regionale.
Nasce in maniera estemporanea
da una proposta di un leader
mondiale della crocieristica, la
Royal Caribbean, che diventerebbe
un forte concorrente ai
porti pubblici.
In una recente intervista il
Ministro delle Infrastrutture e
GEOmedia n°2-2025 9
FOCUS
dei Trasporti ha affermato che
il porto di Fiumicino - Isola
sacra non sarebbe di interesse
nazionale o internazionale, per
cui la competenza sarebbe solo
del Comune in cui sorge. In tal
senso però verrebbero ignorati
gli effetti prodotti dall’attività
crocieristica che, per tali volumi
e tipologie di passeggeri, avrebbero
ripercussione sul traffico
stradale e sui centri urbani
visitati. Ciò peraltro creerebbe
un precedente nazionale, perché
significherebbe che ciascun
piccolo Comune o porto del
territorio italiano potrebbe da
oggi legittimamente chiedere e
pretendere di avere una attività
commerciale di rilevanza internazionale.
Sostenibilità del progetto: impatto
economico sul territorio
delle navi da crociera
Numerose associazioni, in
primis Italia Nostra, hanno
dal primo momento osservato
come l’attività economica indotta
dal turismo crocieristico,
rispetto ad ogni altra forma di
turismo, produce più effetti negativi
che positivi.
Gli interessi delle compagnie
crocieristiche consistono nel
vendere pacchetti di 6 o7 giorni,
completi di ristorazione,
divertimento e rilassamento a
bordo dei propri colossi galleggianti,
con escursioni da 4 a 8
ore sulla terraferma da svolgere,
nell’arco della crociera, in 4 o 5
città turistiche dell’itinerario.
Nel 2023 una consigliera del
Comune di Amsterdam aveva
paragonato l’afflusso dei turisti
dalle navi da crociera a una sorta
di “piaga delle locuste” che si
abbatte sulla città. La stessa sindaca
Femke Halsema non poteva
che constatare come l’attracco
delle mega navi da crociera
nel porto di Amsterdam di fatto
comportava che “i crocieristi venissero
lasciati liberi per un paio
d’ore nel centro della città, mangiassero
in catene internazionali
di fast food e non avessero tempo
per visitare un museo, consumando
così la città…” [dal www.
shippingitaly.it “Amsterdam dice
stop alle navi da crociera in città”
del 21 luglio 2023]. La chiusura
del terminal crociere centrale,
vicino alla stazione ferroviaria
principale di Amsterdam, è
stata solo l’ultima misura presa
dall’amministrazione comunale
per limitare il turismo di massa
indotto da queste navi.
Parimenti a Barcellona (fig.4)
nel febbraio 2023 la prima cittadina
Ada Colau affermava che
gli effetti delle navi da crociera,
che spesso hanno una sosta di
poche ore nel porto, sono inesorabilmente
negativi sull’urbanistica
della città “è necessario
che si torni a vivere in centro”.
Un problema che accomuna la
destinazione spagnola con molte
delle città europee a vocazione
turistica. Gli sbarchi di breve
durata non forniscono un ritor-
Fig. 5 - Progetto del porto di Isola Sacra. Circa 1 milione di mc di dragaggio all’interno del porto per raggiungere la profondità di -11,50
m [Tavola OM51 di progetto “1 planimetria di dragaggio”]
10 GEOmedia n°2-2025
FOCUS
Fig. 6 - Canale di accesso al porto. Sono previsti circa 2 milioni di mc di dragaggio per garantire l’avvicinamento delle navi alla costa ed al
porto [Tavola OM51 di progetto “2 planimetria di dragaggio”].
no economico adeguato per la
città [fonte: www.ttgitalia.com
“Barcellona, l’annuncio di Colau:
numero chiuso per i turisti” del
16 febbraio 2023].
E si potrebbe continuare citando
i porti di Marsiglia, di
Bergen, di Venezia e di altre
città meta delle crociere che denunciano
i problemi dell’overtourism.
Come ci insegnano Amsterdam,
Venezia, Barcellona il turismo
indotto dalle crociere non produce
alcun effetto positivo per
musei, alberghi, bed&breakfast,
ristoranti che non siano fastfood,
ma consuma sempre più
il tessuto urbano e sociale con
l’inquinamento dell’aria (di
navi, taxy e bus), con traffico
indotto dai tours e invasione
di persone nei luoghi simbolo
della città che spendono nello
street-food e nei negozi di souvenir
e foto-calamite, prima di
risalire in autobus e lasciare spazio
a nuovi avventori.
Sostenibilità del progetto: impatto
sulla viabilità e su Roma
Secondo le osservazioni poste
da Italia Nostra al progetto, lo
studio trasportistico allegato
alla VIA [P0031150-D-0-
MP00-IS-REL-00_01 “Studio
Trasportistico – Relazione
Generale”] calcola l’impatto sulla
viabilità delle navi da crociera
del porto di Fiumicino Isola
Sacra in modo sottostimato e
parziale. L’impatto sul traffico,
infatti, viene valutato in soli
30 autobus per nave in arrivo
al porto, cioè meno di 1500
passeggeri, mentre tutte le navi
della Royal Caribbean, che
attualmente scalano il porto di
Civitavecchia, hanno numero di
passeggeri da 3.000 in su, fino
anche a 7.000, quindi da 2 a 4
volte maggiore del carico di bus
ipotizzato nello studio.
Si è rilevato che il sovraccarico
di traffico è stato valutato solo
nelle immediate vicinanze del
porto in progetto, cioè solo
all’interno dell’Isola Sacra,
evidenziando comunque una
situazione attuale già critica nei
punti nevralgici della rete urbana
esistente di Fiumicino. Nulla
comunque viene detto sull’itinerario
che decine di nuovi
bus e taxi percorreranno dalle
navi verso la città o nel centro
di Roma, luogo dove tutti i
turisti fanno meta, un circuito
praticamente (Colosseo, San
Pietro, piazza di Spagna e piazza
Navona), già affollato per i numerosi
bus turistici, dove sarà
ulteriormente moltiplicato quel
fenomeno di “iper-turismo” conosciuto
e contrastato da tutte
le capitali europee.
Inoltre è bene evidenziare che i
fondali di progetto a -10,50 m,
previsti nelle banchine foranea
(banchina Traiano) e interna
del porto (banchine Claudio e
Adriano), saranno idonee all’attracco
contemporaneo anche
di 2 o 3 navi da crociera (nel
progetto si riporta l’attracco di
un’unica nave al molo Claudio).
Non è difficile ipotizzare che negli
anni futuri, in maniera semplificata,
si passerà all’approdo
anche di 3 navi da crociera.
Sostenibilità ambientale:
impatto sul mare
In circa di 3 km di costa, alla
foce del Tevere, ci saranno 3
porti, 2 di rilevanza nazionale
quello di Ostia a carattere diportistico
già presente, il portocanale
di Fiumicino, gestito
dall’Autorità di sistema portuale,
che ha già in corso il suo
ampliamento con la costruzione
di un primo lotto, ed il previsto
porto di Fiumicino-Isola Sacra
per navi da crociera.
GEOmedia n°2-2025 11
FOCUS
Fig. 7 - Planimetria dell’area con le presenze storiche e l’avanzamento della costa nel corso dei
secoli [www.ostiaantica.beniculturali.it].
Ma il nuovo porto di
Fiumicino-Isola Sacra dovrà
realizzare fondali di progetto
da -10,50 m a -12,50 m (fig.5)
laddove oggi la costa, modellata
dalla confinante bocca del
Tevere, è di pochi metri d’acqua
per le sabbie argillose depositate
dal fiume.
Fig. 8 – A - Ostia Antica sull'ansa del Tevere
nei pressi della foce.
B - strada di Ostia Antica.
C - Necropoli di Isola Sacra.
D - Le "colonnacce" del porto di Claudio.
B
Dal punto di vista marino, la
conseguenza di realizzare un
porto in un’area in costante
sviluppo dinamico e caratterizzata
dal deposito di detriti e
sedimenti (del più importante
bacino dell’Italia peninsulare)
sarà la necessità di costose e
ricorrenti operazioni di dragaggio.
Il Tevere nasce nell’appennino
Tosco-Emiliano e percorre
400 km fino al mare. Le portate
di piena, frequenti negli ultimi
tempi, trasportano qualche milione
di metri cubi all’anno nel
mare.
Per assicurare l’entrata ed uscita
delle giganti navi da crociera
dal porto, saranno dragati migliaia
di metri cubi di sabbia dai
fondali marini (molti ripetuti
periodicamente) che stravolgeranno
necessariamente l’equilibrio
idrodinamico della costa.
Secondo progetto è previsto un
dragaggio complessivo iniziale
di oltre 3 milioni di metri cubi.
Bisogna infatti considerare anche
la realizzazione di un “canale
d’accesso” al porto largo 200
metri e lungo diversi chilometri
per garantire l’avvicinamento
delle navi alla costa (fig.6).
E bisogna considerare che il
mantenimento negli anni dei
fondali determineranno periodici,
forse anche annuali, operazioni
di ulteriore dragaggio.
Operazioni che sposteranno ingenti
volumi di sabbie in un’area
sommersa che incideranno
su un ecosistema caratterizzato
dal delicato equilibrio dinamico
di questo grande fiume naturale.
A
D
Fig. 9 - Trabucchi interni al nuovo porto,
in secondo piano il faro [Tavola di progetto
“9. inquadramento fotografico”]
C
12 GEOmedia n°2-2025
FOCUS
Impatto sui siti archeologici
E lo stesso porto dovrà inserirsi,
trasformandone pesantemente
i connotati, in un’area storica
ed archeologica unica al mondo
(fig.7) testimone ancora oggi di
una antica “porta sul mare” della
Roma imperiale formata dalle
rovine di Ostia antica (fig.8) ,
adagiata poco più all’interno
sulla sponda del Tevere, dalla
Necropoli di Isola Sacra, a poche
centinaia di metri, e dai pittoreschi
porti romani di Claudio e di
Traiano. Tutti subiranno l’impatto
stradale e visivo delle enormi
navi del nuovo porto.
Nell’area del nuovo porto si rileva
anche la presenza di manufatti
storici quali il faro realizzato nel
1946 sul preesistente distrutto, e
gli antichi trabucchi, palafitte in
legno (fig.9), che rappresentano
sistemi insediativi produttivi
tipici della foce del Tevere, che
saranno inglobati, trasformati
e sovrastati dalle strutture fisse
del porto (alberghi ed edifici
vari) e dalle gigantesche navi in
banchina che modificheranno il
panorama con enormi montagne
galleggianti.
Non si è in grado di comprendere
l’impatto di due nuovi
porti su quest’area di soli 12 km
quadrati con le sue preesistenze
storiche ed archeologiche.
Certamente l’afflusso di auto e
bus, la necessaria congestione
del traffico, i possibili nuovi
elettrodotti di servizio al porto
la trasformeranno sempre più in
area “retro-portuale”, a discapito
dell’attuale tessuto urbano, cancellando
la vocazione e l’attrattiva
storico culturale.
Nessuno peraltro ha mai studiato
l’impatto di due porti commerciali
posti a soli 2 km tra loro
sulla costa, e sul tessuto urbano
di Fiumicino e nel centro di
Roma.
Le valutazioni di VIA sono state
effettuate sui singoli progetti ma
non sulla somma dei due.
Geomatica e progettazione di opere
Alcune considerazioni sulla Geomatica chiamata in causa dal progetto del
Porto di Isola Sacra a Fiumicino (RM).
La società proponente il progetto, nelle relazioni per lo stato di fatto, cita
un rilievo topografico della fascia costiera del porto di Isola Sacra eseguito
mediante fotogrammetria aerea con drone, integrata da rilievi GNSS RTK
nei punti dove la “fotogrammetria risultava insufficiente”.
Di certo un’opera del genere avrebbe richiesto un rilievo aerofotogrammetrico
classico inquadrato nella cartografia tecnica ufficiale della Regione
Lazio (cartografia CTR5K ufficiale e aggiornata alle date del 2003, 2014,
2020). Il volo aerofotogrammetrico con drone non può trovarsi in condizioni
operative utili in quanto ricadente in zona aeroportuale, che limita
sia il peso che la quota di volo (max 25m da terra), anche per sistemi di
livello amatoriale come quello utilizzato. Il risultato atteso non può essere
che limitato dalla quantità eccessiva di fotogrammi e dalle numerose zone
nascoste dall’edificato esistente.
I rilievi sono effettuati nell’inquadramento cartografico riferito ad un
sistema di riferimento obsoleto (Roma 1940), da tempo non più utilizzabile
dalle pubbliche amministrazioni, come da disposizioni nel DM 10
novembre 2011.
Non risultano mappati i punti di appoggio a terra dei fotogrammi né il
calcolo di Triangolazione Aerea a cui avrebbero dovuto essere sottoposti,
né sono reperibili i fotogrammi stessi, nell’archivio dei dati messi a disposizione
sul sito del MASE.
Ad avvalorare la mancanza dei riferimenti cartografici, e quindi di posizionamento
corretto delle opere proposte, è la completa assenza di coordinate
e di griglia in tutte le planimetrie a corredo del progetto, comprese
quelle di inquadramento topografico generale.
In ultimo per un’opera che va ad essere inquadrata nelle competenze
cartografiche dell’Istituto Idrografico della Marina (IIM), non è stato
possibile trovare l’inquadramento del progetto all’interno della cartografia
nautica di competenza dello stesso Istituto.
RC
Aerofotogrammetrico – stato di fatto, si nota l'assenza dei riferimenti all'inquadramento
geografico
GEOmedia n°2-2025 13
FOCUS
Planimetria generale dello stato di fatto (si nota l'assenza di griglie e coordinate)
Non esiste una VAS sulla
pianificazione portuale
di quest’area come oggi
si trasformerebbe perché,
appunto, il porto di
Fiumicino-Isola Sacra non
è compreso in nessun piano
portuale italiano. Non esiste
una risposta sulle scelte
politiche che puntano sul
turismo (o iper-turismo) delle
crociere, acclarato come
fenomeno negativo in tutte
le capitali europee, anziché
del turismo di conoscenza
e di storia, particolarmente
auspicabile in questo tratto
di territorio. Non c’è una
risposta sul rispetto del
principio DNSH del progetto
di Fiumicino-Isola
Sacra, progetto che prevede
ingenti investimenti ed impatti
sul territorio finalizzati
ad incentivare un turismo
fast (visita di 3 o 4 ore nella
città di Roma e ripartenza).
Un progetto che addirittura
fruisce di procedure agevolate
di approvazione; infatti,
incomprensibilmente, il
progetto è dichiarato “strategico”
(inserito nel Dpcm
11/06/2024) per il Giubileo
2025, ormai passato, e di
conseguenza ha condotto la
valutazione di impatto ambientale
(VIA) con la procedura
agevolata e velocizzata
delle regole PNIEC-PNRR.
Sarebbe utile che le istituzioni
competenti rispondano
ai cittadini su quanto
rilevato ed evidenziato
prima di concedere ad un
gruppo privato, per 90 anni,
l’uso così impattante per il
territorio di un (ulteriore)
porto crociere nella città di
Fiumicino.
Simulazione progetto su ortofoto di base non georiferita.
14 GEOmedia n°2-2025
FOCUS
PAROLE CHIAVE
Costa; Porto di Fiumicino; sostenibilità; batimetria; cartografia
ABSTRACT
On the small coast of Fiumicino, where the Tiber flows into the sea, the largest river in peninsular Italy, which was historically
the gateway to ancient Rome as evidenced by the ruins of Trajan's port and ancient Ostia there, the construction of two ports for
international traffic of cruise ships and commercial ships is planned (one is not yet authorized, the other is under construction
in a first batch). We would all have expected that public institutions would decline every approval act according to principles
written in the Constitution and in the PNRR of sustainable economy, environment, planning, resilience. But it is very difficult
to find in the project's illustrative documents and especially in the formal approval acts, of a process that began several years
ago, the reference to these principles and above all the answers to the many questions posed precisely with the intent of ensuring
compliance. Of the two projects, the one that represents the real emergency, because its approval is in progress, is the port
of Fiumicino-Isola Sacra, a private port, which should host cruise ships. It would be located behind the northern "brush" that
protects the mouth of the Tiber, in a 2 km long portion of the coast including, to the south, the mouth of the Tiber and, to the
north, the navigable canal of Fiumicino. This artificial canal, today called the Fiumicino canal-port, connects the sea to a bend
of the Tiber, and thus delimits that area surrounded by water, the Tiber, the Fiumicino canal and the coast of the Tyrrhenian Sea,
which takes the name of Isola Sacra and which was formed in recent centuries with the sandy deposits brought by the river and
with the marine currents created by the waves.
The second port, of which the first lot "the fishing dock" is already under construction, is located on the northern bank of the
mouth of the Fiumicino canal and is managed by the public Authority of the Port System of the Central-Northern Tyrrhenian
Sea.
The construction today of two commercial ports, in a stretch of vulnerable coast and subject to an unstable dynamic equilibrium,
contrasts enormously with all the principles of sustainability and respect for the environment well recalled even in the
Italian Constitution. Given that the commercial port of the Port System Authority is planned in an old abandoned maritime
industrial area, although close to a vast natural area included in the Coastal Reserve, the hypothesis of the additional cruise port
of Fiumicino-Isola Sacra arouses total perplexity. Perplexity that becomes incredulity for the fact that today various public institutions,
such as the Municipality of Fiumicino and the structure of the Extraordinary Commissioner for the Jubilee, support
its feasibility.
To this it should be added that the real and current port for cruise ships for Rome and central Italy is the port of Civitavecchia,
managed by the same Port System Authority of the central-northern Tyrrhenian Sea, located 50 km north of Fiumicino and
leader in the Mediterranean for cruise ship calls where there is already a terminal in use by the largest companies in the world
(Royal Caribbean, MSC, Costa, etc.).
In this article we briefly discuss the sustainability of the project from various sources.
AUTORE
Oreste Rutigliano, Catello Masullo
ITALIA NOSTRA – sezione Roma
Anna Longo
ITALIA NOSTRA – sezione Litorale Romano
GEOmedia n°2-2025 15
REPORT
GeoRoma: il servizio cartografico
unificato di Roma Capitale
A cura della Redazione
Figura 1 – Il visualizzatore webgis GeoRoma in configurazione per il Piano Regolatore Generale della città.
Attraverso questo
Geoportale è possibile
accedere alle applicazioni
ed ai servizi
che pubblicano dati
cartografici di Roma
Capitale, organizzate
in GeoSistemi,
con elenco delle applicazioni
verticali
e GeoServizi come
punto di accesso per
le API ed i servizi OGC
esposti..
Nella gestione di una
metropoli articolata
e ad alta densità di
funzioni come Roma, la disponibilità
e l’organizzazione
dell’informazione territoriale
rivestono un ruolo strategico.
Per rispondere alla crescente
esigenza di integrazione, aggiornamento
e accessibilità dei
dati spaziali, l’Amministrazione
Capitolina ha avviato, già
da diversi anni, un processo
di centralizzazione dell’informazione
cartografica, finalizzato
a superare la frammentazione
preesistente tra uffici e
banche dati.
Questo processo ha portato
allo sviluppo e alla progressiva
implementazione
di un Sistema Informativo
Geografico (GIS) centralizza-
to, fondato su un’infrastruttura
tecnologica basata su server
geografici e servizi interoperabili,
accessibile tramite il
geoportale istituzionale denominato
GeoRoma.
GeoRoma è un potente strumento
cartografico e urbanistico
online che consente
la consultazione integrata di
tutti i dati geografici disponibili
sul territorio comunale.
Attraverso il portale, l’Amministrazione
diffonde, gestisce
e analizza l’informazione geografica
di Roma Capitale, raccogliendo
e rendendo fruibili
le componenti attualmente
disponibili dell’Infrastruttura
Geografica Territoriale dell’intero
territorio comunale.
La veste grafica e l’architettura
di navigazione, aiuta sensibil-
16 GEOmedia n°2-2025
REPORT
mente l’esperienza d’uso, garantendo
una maggiore fruibilità
dei dati e una navigazione
intuitiva. Si presenta come un
sistema altamente innovativo,
progettato in linea con le più
recenti normative e direttive
in ambito regionale, nazionale
e internazionale.
Operativo dal dicembre
2022, GeoRoma ha sostituito
e ampliato le funzionalità
della precedente Nuova
Infrastruttura Cartografica
(NIC), adeguando i sistemi
informativi territoriali alle più
recenti evoluzioni normative
e tecnologiche. Il portale si
rivolge a una vasta platea di
utenti: dipendenti degli uffici
tecnici e amministrativi, cittadini,
professionisti del territorio
(come architetti, ingegneri
e geometri), nonché ad altre
amministrazioni pubbliche.
GeoRoma rappresenta il servizio
di riferimento per la
ricerca e la consultazione dei
dati geografici della Pubblica
Amministrazione capitolina,
in conformità all’art. 59
del Codice dell’Amministrazione
Digitale (CAD) e
alla Direttiva INSPIRE. Il
portale non solo garantisce
l’accesso alle informazioni
pubblicate dai diversi organi
competenti di Roma Capitale,
ma offre anche metainformazioni
dettagliate sulla qualità,
provenienza, responsabilità e
contenuto dei dati stessi.
Tutte le informazioni geografiche
saranno presto corredate
da metadati standardizzati,
condivisi con il Repertorio
Nazionale dei Dati Territoriali
(RNDT), gestito dall’Agenzia
per l’Italia Digitale (AgID). I
dati sono organizzati per categorie
tematiche e strutturati in
layer, facilitandone la ricerca,
la comprensione e l’utilizzo in
ambiti applicativi che spaziano
dalla pianificazione urbanistica
alla gestione ambientale,
dai servizi pubblici alla protezione
civile.
L’infrastruttura si basa su tecnologie
web-GIS di ultima generazione,
che permettono la
visualizzazione interattiva delle
mappe, l’interrogazione dei
singoli elementi cartografici,
il download dei dati e l’integrazione
con strumenti esterni
tramite servizi interoperabili
(WMS, WFS, API REST).
In sintesi, GeoRoma si configura
come un elemento strategico
dell’ecosistema digitale
territoriale di Roma Capitale,
contribuendo in modo significativo
alla modernizzazione
della governance urbana, alla
trasparenza amministrativa
e all’apertura dei dati verso
cittadini, professionisti e istituzioni.
Il sistema si basa su una piattaforma
WebGIS open source
progettata per la creazione,
gestione e condivisione di
contenuti geospaziali attraverso
interfacce web moderne. È
sviluppata con un’architettura
modulare, completamente
basata su tecnologie web open
standard, e consente un'elevata
flessibilità di configurazione
sia per utilizzi immediati che
per soluzioni personalizzate
complesse.
L'interfaccia utente, realizzata
con tecnologie JavaScript
moderne, è reattiva e adattiva,
ottimizzata per l’uso su dispositivi
desktop, tablet e mobile.
Il sistema supporta l’integrazione
di motori di rendering
cartografico sia 2D che 3D,
rendendolo agnostico rispetto
alle librerie di mappa utilizzate,
e garantisce la possibilità di
rappresentazioni tridimensionali
del territorio.
Dal punto di vista della connettività,
il sistema è compatibile
con i principali standard
internazionali per lo scambio
di dati geospaziali, tra cui
WMS, WMTS, WFS, TMS e
CSW, ed è in grado di importare
formati dati aperti come
GeoJSON, Shapefile, KML e
altri.
Tra le funzionalità principali
figurano:
• la creazione e gestione di
mappe interattive personalizzabili;
• la costruzione di pannelli informativi
tematici (dashboard)
e racconti georeferenziati
(geostory);
• l’interrogazione dei layer
cartografici e dei relativi attributi;
• l’integrazione di grafici,
filtri, timeline e widget interattivi
per la consultazione
avanzata dei dati;
• il supporto alla modifica e
aggiornamento dei dati vettoriali
mediante protocollo
WFS-T;
• l’associazione di tabelle dati
e la consultazione dei metadati
completi.
Il sistema prevede una gestione
centralizzata dell’interfaccia
attraverso un sistema a plugin,
con possibilità di tematizzare
l’ambiente grafico, configurare
contesti applicativi specifici e
personalizzare i menù e le funzionalità
disponibili all’utente
finale.
In tale modalità sono stati realizzati
i componenti specifici
per l’editing cartografico di
MPIC (Mappa del Patrimonio
Immobiliare Comunale) e la
sua interfaccia semplificata
Atlante.
È compatibile con i principali
browser moderni e rilasciato
con una licenza open source
permissiva, che consente la
modifica, la ridistribuzione e
l’integrazione anche in contesti
commerciali. L’intera
piattaforma è orientata alla
GEOmedia n°2-2025 17
REPORT
massima interoperabilità e
all’aderenza alle direttive europee
e nazionali in materia di
infrastrutture di dati territoriali,
risultando idonea all’implementazione
di geoportali
istituzionali e sistemi informativi
territoriali scalabili.
Mappe di base e
sistemi di riferimento
In particolare l’interfaccia
webgis realizzata consente
varie operazioni di sovrapposizione
di dati rilevati in sistemi
di riferimento precedenti, oggi
obsoleti, ma spesso ancora
utilizzati. Come noto agli addetti
del settore i sistemi più
usati nel tempo in Italia che
in particolare impattano sulla
cartografia di Roma sono i
seguenti:
• ROMA40, storico sistema
nazionale utilizzato fino agli
anni '60 del '900; in questo
sistema venne definito e approvato
il Piano Regolatore
Generale ancora vigente.
• ED50, a questo sistema si
riferisce il taglio della Carta
Tecnica Regionale in scala
1:5000 (CTR5K).
• ETRF89, realizzazione del
sistema globale ETRS89
adottato dall'Europa, utilizzato
in Italia dal 1996 al
2008, ed inizialmente indicato
anche nei documenti
IGM, in maniera non del
tutto corretta, come WGS84;
in questo sistema è rilasciata
la cartografia di base in scala
1:5000 di Regione Lazio che
è attualmente la mappa di
base ufficiale di Roma.
• ETRF2000, realizzazione
del sistema globale ETRS89
adottato dall'Europa, materializzato
dalla rete RDN
dell'IGM e divenuto obbligatorio
a livello nazionale in
seguito del DM 10 novembre
2011 (definito all’epoca
2008.0); attualmente il sistema
di riferimento adottato.
Il sistema inoltre è in attesa di
ricevere la Nuova Cartografia
Tecnica (CTC1000-2000)
di base per la quale Roma si
trova in una situazione molto
particolare. Infatti allo stato
attuale non dispone di una
cartografia ufficiale adeguata
e alla scala necessaria (1:2000
/ 1:1000). Per questo motivo
la cartografia ufficiale di base
del geoportale GeoRoma è
quella della Regione Lazio in
scala 1:5000, adeguata alla
pianificazione regionale, che
purtroppo non è alla scala
adeguata per i centri storici,
in particolare per la città di
Roma.
Ricordiamo infatti che nel
1998, il Comune di Roma
avviò un progetto per la realizzazione
di una cartografia numerica
in scala 1:2000 tramite
la società Cartesia Cartografia
Digitale SpA. Il progetto,
completato nel 2003, produsse
una mappa digitale dettagliata
del territorio comunale,
utilizzata da vari enti pubblici
e privati. Tuttavia per vari
motivi il prodotto cartografico
non poté essere utilizzato dalla
amministrazione capitolina e
non venne ufficializzata.
L'assenza di una cartografia
ufficiale, adeguata, comporta
gravi difficoltà nella pianifica-
Figura 2 - Rete Topografica con esempio di Monografia.
18 GEOmedia n°2-2025
REPORT
zione urbanistica, nella gestione
delle infrastrutture e nella
realizzazione di opere pubbliche.
La mancanza di dati precisi
e aggiornati ostacola la capacità
dell'amministrazione di
prendere decisioni informate
e di rispondere efficacemente
alle esigenze della città.
Ed infatti nel 2023, nell’ambito
del progetto GeoRoma,
realizzato da TIM, è stato
completato lo studio per la
realizzazione della nuova
Cartografia di Roma Capitale
(CTC2000, CTC1000) che è
oggi oggetto di realizzazione
nell’ambito di un accordo quadro
con raggruppamento di
imprese guidato dalla società
Almaviva.
L’architettura del Geoportale,
in pillole: WebGIS, GeoSistemi
e GeoServizi
Il Geoportale di Roma
Capitale è stato realizzato
utilizzando una piattaforma
WebGIS open source basata
su MapStore, un framework
altamente modulare per la
gestione e la pubblicazione
di contenuti geospaziali sul
webgis. La piattaforma consente
la creazione, l’organizzazione
e la condivisione di
mappe interattive, dashboard
tematiche e storie geografiche,
integrando dati provenienti da
fonti eterogenee, sia esterne
(come servizi cartografici liberi)
sia interne all’Amministrazione.
L’architettura del sistema è
conforme agli standard di interoperabilità
OGC (WMS,
WMTS, WFS, CSW),
supporta formati diffusi
come GeoJSON e KML, ed è
orientata alla piena adesione
ai principi delle infrastrutture
di dati territoriali promosse
a livello europeo dalla direttiva
INSPIRE (OGC ed ISO
TC 211). Grazie alla sua struttura
flessibile, il sistema può
essere utilizzato sia come framework
per lo sviluppo di applicazioni
WebGIS avanzate,
riutilizzando o estendendo
componenti esistenti, sia
come soluzione configurabile
out-of-the-box, per la gestione
e pubblicazione di contenuti
geospaziali senza la necessità
di scrivere codice.
Attraverso il Geoportale è
possibile accedere alle principali
applicazioni verticali e
ai servizi geospaziali messi
a disposizione da Roma
Capitale. L’organizzazione
logica dei contenuti distingue
tra:
• GeoSistemi, che raccolgono
le applicazioni tematiche sviluppate
per ambiti specifici
(urbanistica, edilizia, catasto,
ecc.);
• GeoServizi, che rappresentano
il punto di accesso
unificato alle API e ai servizi
OGC pubblicati, utili per
l’interoperabilità tra sistemi
e l’integrazione nei flussi
operativi delle pubbliche
amministrazioni e dei professionisti.
Tra i contenuti principali disponibili,
una mappa dedicata
consente la consultazione della
rete di punti di riferimento
topografici distribuiti in modo
omogeneo sul territorio comunale.
Si tratta di circa 400
punti a coordinate note, utilizzabili
come base per la georeferenziazione
accurata di rilievi
e progetti territoriali. Ogni
punto è corredato da monografie
descrittive complete
di immagini, dati metrici e
coordinate espresse in diversi
sistemi di riferimento.
Il cuore operativo del portale
è costituito dal visualizzatore
cartografico interattivo
(MapStore), che integra numerosi
strumenti di consultazione,
tra cui:
• GeoRoma per la consultazione
del sistema informativo
geografico generale,
• Forma Romae per la documentazione
storica,
• SIS.CAT per le informazioni
catastali,
• SIS.TO. per la toponomastica
ufficiale,
• SIT-PAU per i dati urbanistici
e territoriali,
• MPIC per le informazioni
relative al patrimonio immobiliare
comunale,
• Atlante per visualizzare
gli immobili di proprietà
dell’amministrazione e relativa
disponibilità.
Il Geoportale è suddiviso in
GeoSistemi, con elenco delle
applicazioni verticali per gli
strumenti sopra descritti, e
GeoServizi come punto di
accesso per le API ed i servizi
OGC esposti da Roma
Capitale.
Tutti i dati geografici pubblicati
sono organizzati in categorie
tematiche e accompagnati
da metadati conformi agli
standard RNDT, aggiornati
costantemente e condivisi
con il Repertorio Nazionale
dei Dati Territoriali, gestito
dall’Agenzia per l’Italia
Digitale (AgID). I metadati
forniscono informazioni dettagliate
sull’origine, sulle caratteristiche,
sul responsabile del
dato e sui contesti di applicazione.
L'interfaccia utente, realizzata
con tecnologie JavaScript
moderne, è reattiva e adattiva,
ottimizzata per l’uso su dispositivi
desktop, tablet e mobile.
Il sistema supporta l’integrazione
di motori di rendering
cartografico sia 2D che 3D,
rendendolo agnostico rispetto
alle librerie di mappa utilizza-
GEOmedia n°2-2025 19
REPORT
te, e garantisce la possibilità di
rappresentazioni tridimensionali
del territorio.
Dal punto di vista della connettività,
il sistema è compatibile
con i principali standard internazionali
per lo scambio di
dati geospaziali, tra cui WMS,
WMTS, WFS, TMS e CSW, ed
è in grado di importare formati
dati aperti come GeoJSON,
Shapefile, KML e altri.
Tra le funzionalità principali
figurano:
• la creazione e gestione di
mappe interattive personalizzabili;
• la costruzione di pannelli
informativi tematici (dashboard)
e racconti georeferenziati
(geostory);
• l’interrogazione dei layer cartografici
e dei relativi attributi;
• l’integrazione di grafici,
filtri, timeline e widget interattivi
per la consultazione
avanzata dei dati;
• il supporto alla modifica e aggiornamento
dei dati vettoriali
mediante protocollo WFS-T;
• l’associazione di tabelle dati
e la consultazione dei metadati
completi.
Il sistema prevede una gestione
centralizzata dell’interfaccia
attraverso un sistema a plugin,
con possibilità di tematizzare
l’ambiente grafico, configurare
contesti applicativi specifici e
personalizzare i menù e le funzionalità
disponibili all’utente
finale.
In questo modo sono state realizzate
le interfacce per l’editing
di poligoni GIS,in MPIC
o di consultazione personalizzata
in Atlante e SIS.CAT.
È compatibile con i principali
browser moderni e rilasciato
con una licenza open source
permissiva, che consente la
modifica, la ridistribuzione e
l’integrazione anche in contesti
commerciali. L’intera
piattaforma è orientata alla
massima interoperabilità e
all’aderenza alle direttive europee
e nazionali in materia di
infrastrutture di dati territoriali,
risultando idonea all’implementazione
di geoportali
istituzionali e sistemi informativi
territoriali scalabili.
Figura 3 - I vari GeoSistemi accessibili dall'interfaccia del geoportale (http://geoportale.comune.roma.it)
20 GEOmedia n°2-2025
REPORT
La nuova App Georoma
Disponibile dall’inizio di
Giugno 2025, l'app GeoRoma
è stata realizzata per fornire alla
cittadinanza un nuovo strumento
di accesso ai dati cartografici
e informativi resi disponibili da
Roma Capitale.
L'architettura dell'app
GeoRoma è costituita da una
serie di componenti che erogano
i seguenti servizi:
4Catalogo delle mappe sul visualizzatore
MapStore pubblicamente
fruibili al cittadino
non autenticato e profilate
per essere utilizzate dall'applicazione
mobile.
4Servizi REST di restituzione dei
tematismi e livelli cartografici
ordinati per ciascuna mappa.
4Servizi REST di dettaglio per
ciascun livello cartografico
che forniscono le modalità
standard OGC WMS di visualizzazione
su mappa.
4Servizi REST di visualizzazione
delle FAQ
Dipartimenti ed Enti possono
far vedere su questa app le mappe
di interesse, anche momentaneo,
come ad esempio la Mappa
dell'accoglienza per il Giubileo
2025.
App GeoRoma nel Google Store
Figura 4 - La app GeoRoma e i livelli di accessibilità
Figura 5 - App GeoRoma e i suoi livelli di visualizzazione
PAROLE CHIAVE
GeoRoma, Gis, Informazione Geografica
ABSTRACT
Introducing GeoRoma: A New Era for Spatial Data in the City of Rome.
In a city as vast and multifaceted as Rome, managing territorial information is more than a technical
challenge—it's a strategic priority. Over the past several years, the City Administration has
undertaken a major effort to centralize and modernize its geospatial data infrastructure. The goal: to
provide accessible, up-to-date, and interoperable geographic information to support public services,
urban planning, and citizen engagement.
This transformation has taken shape through the development of a modern WebGIS platform and
the public release of new tools for accessing spatial data. Alongside the institutional Geoportal, the
city has recently launched GeoRoma, a mobile application designed to make key geographic information
available to users—citizens, professionals, and administrators alike—in an intuitive and
location-aware format. Fully aligned with national and international standards, GeoRoma is already
proving to be a powerful resource for navigating and understanding the city's complex geography.
To learn more about the vision behind this initiative, we spoke with Engineer Daniele Condurso, the
manager responsible for the development of the GeoRoma system.
AUTORE
Redazione GEOmedia
NOTE
1 Molte informazioni su tale vicenda possono essere reperite qui:
https://www.carteinregola.it/roma-e-lunica-capitale-del-mondo-a-non-possedere-una-sua-propria-cartografia/
https://play.google.com/store/apps/details?id=it.
roma.comune.georoma&pcampaignid=web_share
2 Informazioni specifiche su MapStore sono disponibili qui:
https://www.geosolutionsgroup.com/technologies/mapstore/
GEOmedia n°2-2025 21
REPORT
Intervista all’ing.
Daniele Condurso
Direzione Servizi Digitali
del Dipartimento
Trasformazione Digitale
di Roma Capitale
La realizzazione del sistema
GeoRoma, finanziata
con le risorse destinate alla
Trasformazione Digitale della
città, ha rappresentato una sfida
complessa. Uno degli ostacoli
principali è stata la necessità
di disporre di un Data
Center adeguato, capace di
supportare l’interazione tra le
diverse società coinvolte nello
sviluppo del sistema — tra
cui DXC, TIM, ALMAVIVA
e Intellera. L’obiettivo era costruire
un'infrastruttura geografica
efficiente, in grado
di servire i numerosi uffici
comunali e i 15 Municipi di
Roma, che coprono un’area di
oltre 1.280 km².
Il progetto ha richiesto un intenso
lavoro di integrazione
per superare le tradizionali
barriere tra i silos informativi
dei vari uffici, spesso riluttanti
alla condivisione dei dati. A
ciò si è aggiunta la difficoltà
di operare su un’infrastruttura
Internet cittadina non sempre
all’altezza in termini di prestazioni.
Il primo risultato evidente,
oltre al Geoportale (http://
geoportale.comune.roma.it)
una interfaccia web, dietro alla
quale si aprono mondi di informazioni
e di dati ora abbastanza
open e interconnessi, è
la App che nel suo primo rilascio,
quasi coincidente con la
Festa della Repubblica 2025,
promette molte informazioni
rese disponibili agli utenti e
georiferite secondo le normative
nazionali, europee ed internazionali.
Abbiamo intervistato l’ing.
Daniele Condurso, il dirigente
preposto al sistema GeoRoma,
che ha dedicato la sua attività
a questa realizzazione, e di
questo incontro vi riportiamo
parte:
“GeoRoma: con questa App
geospaziale mettiamo il territorio
di Roma in tasca ai
Cittadini e ai Professionisti”
D: Ing. Condurso, com'è
nata l’idea di sviluppare
questa nuova App geospaziale
“GeoRoma”?
R: L’idea nasce da un’esigenza
concreta: semplificare l’accesso
alle informazioni geografiche
che Roma Capitale possiede,
che da anni vengono
distribuite su più sistemi d’area
e canali ad uso tecnico, ma
che a volte sono leggermente
difficili da consultare da parte
dei city user meno tecnici.
L’obiettivo principale è stato
proprio quello di centralizzare
queste informazioni in
un unico strumento digitale,
facilmente accessibile e trasparente,
che esponga strati
cartografici pubblici e certificati
al servizio di Cittadini e
Professionisti.
D: A chi si rivolge in particolare
l’App GeoRoma?
R: Ad un pubblico molto ampio.
Per i Cittadini rappresenta
una finestra sul territorio di
Roma, utile per capire come
si evolve il proprio quartiere,
conoscere vincoli, progetti,
servizi. Per i Professionisti è
un riferimento tecnico fondamentale
per una visione d’insieme.
In entrambi i casi, centralizzare
i dati in un'unica
piattaforma consente di ridurre
tempi, errori, e interpretazioni
discordanti. È uno
strumento che unifica il linguaggio
tra Amministrazione
e City Users.
22 GEOmedia n°2-2025
REPORT
D: Qual è stato il ruolo
del Dipartimento di
Trasformazione Digitale nel
progetto?
R: Il nostro ruolo è stato duplice:
da un lato, fornire la
regia tecnico-amministrativa
del progetto tramite la costituzione
di un Gruppo di
Lavoro interdipartimentale
che coordina la governance
tra le strutture owner dei dati;
dall’altro assicurarci che l’App
GeoRoma rispondesse ai principi
di accessibilità, interoperabilità,
sicurezza e facilità
d’uso. Ma soprattutto, ci siamo
impegnati a creare un'infrastruttura
digitale solida con
dati certificati in grado di centralizzare
le informazioni territoriali,
provenienti da diversi
uffici e sistemi, per restituirle
in forma integrata e coerente.
D: L’App GeoRoma utilizza
dati aperti? Come vengono
gestiti i dati geospaziali?
R: Sì, in linea con la normativa
e le direttive europee. Ma
l’elemento distintivo è come li
gestiamo: attraverso codice
sorgente open di proprietà di
Roma Capitale, con strumenti
standardizzati e centralizzati
che consentono di mantenere
la coerenza tra i diversi livelli
informativi. La vera innovazione
sta nel fatto che questi
dati, che prima erano sparsi in
silos che non interoperavano
tra loro, ora invece sono sistemi
cartografici interoperanti
tra loro che insistono su un’unica
piattaforma centro-stella
denominata GeoRoma, con
dati georiferiti nel sistema
di riferimento ufficiale per
la PA e accessibili a tutti con
un solo click: è un cambio
di paradigma nella gestione
dell’informazione geografica.
Inoltre, stiamo lavorando
alla realizzazione della nuova
cartografia tecnica comunale
a scala molto dettagliata, un
livello informativo essenziale
per la progettazione tecnica, la
gestione urbanistica e la tutela
del territorio che verrà offerta
a tutti i sistemi integrati con
GeoRoma.
D: Quanto ha inciso l’innovazione
tecnologica in questo
progetto?
R: Tantissimo. L’innovazione
è nella struttura tecnica, ma
anche nel metodo: abbiamo
scelto di basarci su tecnologie
open, moduli riusabili,
API aperte, e di contribuire –
quando possibile – allo sviluppo
delle community software.
Questo ci consente di costruire
un sistema flessibile, connesso
e in grado di evolvere
costantemente, anche grazie al
contributo di utenti e sviluppatori
esterni. Un ecosistema
informativo unico che connette
dati, utenti e servizi. Non si
tratta solo di mostrare mappe
certificate da Roma Capitale,
ma di costruire un’infrastruttura
flessibile in grado di evolvere,
integrarsi con qualunque
tipologia di sistemi esterni e
supportare la pianificazione
urbana in modo dinamico e
partecipativo: l’innovazione
tecnologica al servizio di tutti!
D: Come intendete promuovere
l’App GeoRoma e supportare
gli Utenti?
R: Vogliamo accompagnare
l’adozione con una strategia
inclusiva: tutorial, incontri,
helpdesk, documentazione
aperta. È fondamentale che
tutti sappiano dove trovare dati
in modo semplice. L’obiettivo
è costruire nel tempo una cultura
dell’uso del dato territoriale
consapevole, in cui la
piattaforma GeoRoma non sia
solo uno strumento che espone
dati cartografici certificati, ma
un riferimento condiviso tra
Roma Capitale, Professionisti
e Cittadini. In questo modo si
valorizzano i dati messi a disposizione
dai Dipartimenti
interni e dalle società in-house
di Roma Capitale, la miglior
promozione consiste nel mostrare
con orgoglio l’ottimo
lavoro fatto insieme.
D: Guardando al futuro,
quali sviluppi sono già previsti?
R: Abbiamo in roadmap diverse
funzionalità: l’integrazione
con dati ambientali in tempo
reale, la costruzione di mappe
di calore, il BIM (Building
Information Modeling) attraverso
l'uso di modelli digitali
3D, le connessioni con i
modelli Digital Twin urbani.
Tutto si basa su un principio:
costruire un’infrastruttura
geospaziale pubblica, modulare,
aperta e alimentata da dati
certificati di altissima qualità,
tra cui appunto la nuova cartografia
tecnica comunale di
dettaglio che verrà completata
entro il 2027.
D: In una frase, cosa rappresenta
per lei l’App GeoRoma?
R: Un’infrastruttura digitale
pubblica, centrale, aperta
e trasparente, che valorizza il
territorio e il lavoro della comunità,
mettendo a disposizione
strumenti e dati certificati
per progettare insieme il
futuro del territorio di Roma.
GEOmedia n°2-2025 23
MERCATO
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ENGINEERING
24 GEOmedia n°2-2025
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MERCATO
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GEOmedia n°2-2025 25
MERCATO
TEOREMA PRESENTA LEICA BLK2GO: IL LA-
SER SCANNER CHE PORTA INNOVAZIONE E
PRECISIONE NELLA RILEVAZIONE 3D
Teorema srl di Milano, distributore ufficiale di Leica
Geosystems da oltre 30 anni, offre le migliori tecnologie sul
mercato nel campo di ingegneria, architettura, progettazione,
rilievo e molto altro.
Teorema Srl è a disposizione per guidarti attraverso ogni fase
del processo di acquisto, per garantirti un'esperienza senza
intoppi, sicura e che offra ogni risorsa utile a farti prendere le
decisioni di acquisto migliori in base all'attività da svolgere.
Negli ultimi anni, la tecnologia di scansione laser ha rivoluzionato
il modo in cui vengono acquisiti e rappresentati
i dati spaziali. Tra le soluzioni più innovative e pratiche disponibili
sul mercato, il Leica BLK2GO, si distingue per la
sua portabilità, facilità d’uso e precisione. Questo strumento
è progettato per professionisti che operano in vari settori,
dall'architettura all'ingegneria, dalla costruzione alla gestione
delle infrastrutture. In questo redazionale, esploreremo le caratteristiche,
i vantaggi e le applicazioni del Leica BLK2GO,
analizzando come questo dispositivo stia cambiando il panorama
della scansione 3D.
Caratteristiche Tecniche
Il Leica BLK2GO è un laser scanner a scansione mobile che
combina tecnologia di scansione laser a lungo raggio con un
sistema di navigazione avanzato. Con un peso di poco più
di 1,5 kg e un design ergonomico, il BLK2GO è facilmente
trasportabile e maneggevole, permettendo agli utenti di effettuare
scansioni mentre si muovono liberamente all'interno di
uno spazio. Questo dispositivo è in grado di acquisire dati in
tempo reale, generando nuvole di punti 3D ad alta risoluzione
con una precisione millimetrica.
Il BLK2GO utilizza una tecnologia di scansione laser a 360
gradi, consentendo di catturare informazioni dettagliate su
strutture e ambienti in modo rapido ed efficiente. La scansione
avviene a una velocità di circa 10.000 punti al secondo,
permettendo di coprire ampie aree in breve tempo. Inoltre, il
dispositivo è dotato di una batteria a lunga durata, che consente
sessioni di scansione prolungate senza interruzioni.
Vantaggi e Facilità d'Uso
Uno dei principali vantaggi del Leica BLK2GO è la sua facilità
d'uso. Grazie a un'interfaccia intuitiva e a un'applicazione
dedicata, gli utenti possono iniziare a utilizzare il dispositivo
senza la necessità di una formazione approfondita.
La scansione è semplificata da un sistema di guida che indica
all'operatore come muoversi per ottenere risultati ottimali.
Questa caratteristica è particolarmente utile in contesti complessi
o affollati, dove la manovrabilità è fondamentale.
Inoltre, il BLK2GO offre la possibilità di integrare i dati acquisiti
con altri strumenti Leica e software di modellazione
3D, consentendo una gestione completa del flusso di lavoro.
Grazie alla compatibilità con piattaforme di elaborazione
dati come Leica Cyclone e Autodesk Revit, gli utenti possono
trasformare le nuvole di punti in modelli 3D dettagliati per
analisi e progettazione.
Applicazioni e Settori di Utilizzo
Le applicazioni del Leica BLK2GO sono molteplici e si
estendono a vari settori. Nella progettazione d’interni, gli architetti
possono utilizzare il dispositivo per documentare accuratamente
gli spazi, facilitando la progettazione e la piani-
26 GEOmedia n°2-2025
MERCATO
ficazione dei lavori. Nel settore delle costruzioni, il BLK2GO
è utile per monitorare l'avanzamento dei lavori e garantire la
conformità ai progetti originali.
Nel campo della documentazione per la preservazione di edifici
e luoghi di interesse storico e architettonico ricreando
gemelli digitali per visite virtuali, nella campo geologico per
mappare località di difficile accesso. Ma anche nel settore
dell’intrattenimento, per rilevare e ricreare digitalmente ambienti
per videogiochi o simulazioni in 3D.
Anche nel settore delle infrastrutture, il dispositivo trova applicazione
nella mappatura di ponti, strade e altri elementi
critici, consentendo una gestione più efficace e una manutenzione
proattiva. Inoltre, gli ingegneri e i geometri possono
utilizzare il BLK2GO per acquisire dati di terreno e rilevamenti
topografici, semplificando il processo di raccolta delle
informazioni necessarie per i progetti.
In conclusione, il Leica BLK2GO rappresenta un significativo
passo avanti nella tecnologia di scansione laser, offrendo
un mix unico di portabilità, precisione e facilità d'uso. Con
le sue numerose applicazioni e la capacità di integrarsi facilmente
in flussi di lavoro esistenti, il BLK2GO sta diventando
uno strumento indispensabile per professionisti in diversi
settori.
La capacità di acquisire dati 3D in tempo reale non solo ottimizza
i processi di lavoro, ma apre anche nuove opportunità
per la progettazione e la gestione delle infrastrutture. Con l’evoluzione
continua della tecnologia, strumenti come il Leica
BLK2GO sono destinati a diventare sempre più centrali nel
futuro della rilevazione e della modellazione 3D.
A
lcuni dati tecnici
Dimensioni: altezza: 279 mm - diametro: 80 mm
Peso: 775 g con batteria
Funzionamento con pulsante singolo
Portata: min. 0,5 - fino a 25 m
Velocità di scansione: 420.000 punti/sec
Fotocamera ad alta risoluzione: 12 Mpixel, 90° x 120°, otturatore
di tipo rolling shutter
Sistema di visione panoramica: Sistema a 3 fotocamere, 4.8
Mpixel 300° x 135°, otturatore di tipo global shutter
Trasferimento dati: wireless e USB 3.0
Software per desktop: Leica Cyclone REGISTER 360 e
Cyclone REGISTER 360 (Edizione BLK)
Per conoscere meglio Leica BLK2GO, avere maggiori informazioni
tecniche e commerciali sulla scansione laser 3D
e ricevere una dimostrazione tecnica dagli esperti del team
Teorema Srl : email info@geomatica.it telefono 025398739.
Schede tecniche e maggiori info consultabili al nostro sito
web www.geomatica.it
GEOmedia n°2-2025 27
MERCATO
D-ORBIT E PLANETEK ANNUNCIANO
UN’INTEGRAZIONE STRATEGICA PER AM-
PLIARE LE CAPACITÀ NELLE TECNOLO-
GIE SPAZIALI AVANZATE
D-Orbit, leader mondiale nella logistica spaziale e nel trasporto
orbitale, e Planetek Group, società di spicco nel
settore dell'osservazione della Terra, dell'analisi geospaziale
e del software di missione, annunciano un’unione strategica
nel corso di un evento svoltosi presso la Sala degli
Arazzi del Ministero delle Imprese ed il Made in Italy, alla
presenza del Ministro On. Adolfo Urso.
D-Orbit e Planetek, pur esplorando nuovi modelli di business
innovativi e sinergie tra le due società, manterranno
la loro autonomia operativa, garantendo la continuazione
delle loro strategie e operazioni. Questo traguardo permette
a entrambe le società di arricchire le proprie competenze
nelle applicazioni spaziali cloud-based, nell’elaborazione
dei dati in orbita tramite intelligenza artificiale e nei
servizi di scambio dati in tempo quasi reale.
Nel corso degli anni, D-Orbit e Planetek hanno collaborato
a diverse iniziative, tra cui la più recente è stata la
prima missione di AI-eXpress, una tecnologia innovativa
che sfrutta l'intelligenza artificiale (IA) e la tecnologia
blockchain per migliorare la reattività dei satelliti e consentire
la trasmissione di dati analizzati a bassa latenza.
L'adozione di IA in orbita consente ai satelliti di prendere
decisioni in autonomia, come l'identificazione dei dati
utili o la regolazione delle operazioni in tempo reale, invece
che attendendo istruzioni dalla Terra. Allo stesso tempo,
la blockchain garantisce che le informazioni raccolte
siano archiviate e condivise in modo sicuro, rendendo i
dati spaziali più affidabili e accessibili.
Questa operazione evidenzia la convinzione di D-Orbit
nel valore strategico dei servizi di cloud computing spaziale
e nel loro potenziale impatto su un'ampia gamma
di settori. La vasta esperienza di Planetek nel campo
dell'osservazione della Terra rafforzerà ulteriormente la
capacità di D-Orbit di sviluppare e implementare soluzioni
all'avanguardia per l'elaborazione e l'analisi dei dati
direttamente nello spazio, anziché affidarsi esclusivamente
all'infrastruttura terrestre, ridefinendo il modo in cui i
dati satellitari vengono raccolti, gestiti e forniti in tempo
quasi reale.
“Abbiamo lavorato a lungo a questo traguardo, l’unione
tra D-Orbit e Planetek”, ha dichiarato Luca Rossettini,
Amministratore Delegato di D-Orbit. “Unendo i nostri
punti di forza, non solo espandiamo la nostra portata tecnologica,
ma rafforziamo anche il nostro impegno a rendere
lo spazio più accessibile e sostenibile per migliorare la
vita sulla Terra. I nostri valori condivisi, incentrati sull'idea
di mettere le persone al primo posto, sono il fulcro
di questa collaborazione, garantendo che l'innovazione sia
guidata da una cultura forte, che valorizza i talenti e promuove
il successo a lungo termine.”
“Insieme, D-Orbit e Planetek mirano a ridefinire il modo
in cui le informazioni spaziali sono accessibili, analizzate
ed utilizzate per risolvere le sfide globali, dal monitoraggio
ambientale e la pianificazione urbana, alla sicurezza nazionale
e la risposta alle catastrofi”, ha dichiarato Giovanni
Sylos Labini, Amministratore Delegato di Planetek Italia.
“Questa unione comporta nuove prospettive significative
per Planetek Hellas e rafforza la nostra posizione di leader
nel settore spaziale in Grecia, coprendo l'intera catena del
valore da monte a valle”, ha dichiarato Stelios Bollanos,
Amministratore Delegato di Planetek Hellas.
“Il consolidamento dell’industria spaziale e delle competenze
orientate ai servizi è oggi più che mai fondamentale.
L’unione tra D-Orbit e Planetek rappresenta un passo
decisivo in questa direzione. Insieme, offriremo ai nostri
clienti un punto di riferimento unico per i servizi di assistenza,
in-orbit servicing e gestione dei big data nello spazio,
introducendo al contempo un nuovo modello di collaborazione.
Un’evoluzione che genererà valore per tutti i
nostri stakeholder”, ha commentato Simonetta Di Pippo,
Presidente del Consiglio di Amministrazione di D-Orbit.
Con questa operazione, D-Orbit ha acquisito il 100%
delle azioni di Planetek, rendendo i soci di Planetek parte
dell'azionariato di D-Orbit. L'attuale organizzazione
aziendale rimarrà invariata per garantire la continuità delle
operazioni. Per tutti i nostri clienti e partner, ciò significa
che tutti i progetti in corso e gli impegni presi saranno
rispettati senza alcuna interruzione.
Le attività proseguono senza cambiamenti.
D-Orbit opera a livello globale, con uffici in Italia,
Portogallo, Regno Unito, Grecia e Stati Uniti. Planetek
estende il suo raggio d'azione con due società spinoff,
GAP s.r.l. e GEO-K s.r.l., e la sua consolidata filiale
in Grecia, Planetek Hellas. Insieme, le due società amplieranno
il loro portafoglio in modo da avvantaggiare
l'intero ecosistema, dai settori governativo, della sicurezza,
commerciale e ambientale, alla più ampia comunità
spaziale.
28 GEOmedia n°2-2025
MERCATO
IL NUOVO MAGNETOMETRO MARINO
MAGELEMENT DI GEOMETRICS
MagElement è il nuovo magnetometro marino compatto
e ad alte prestazioni di Geometrics, perfetto per:
• Ricerca di ordigni inesplosi (UXO)
• rilevamento di oggetti ferrosi di tutte le dimensioni
• caratterizzazione del campo magnetico terrestre su vaste
aree per studi geologici
• disponibili: array di grandi dimensioni, ASV, sistemi
Scanfish
Semplicemente favoloso. Per uso singolo o gradiometrico
con più sensori, semplice da usare e perfetto per ASV,
AUV e ROV.
Sviluppato con tecnologia MFAM, è un sistema leggero,
altamente sensibile, silenzioso e robusto.
Mantiene le caratteristiche dei potenti magnetometri
G882, MagElement è la soluzione più snella per il rilevamento
marino.
In dettaglio, alcuni vantaggi significativi:
• utilizzo su un’ampia gamma di piattaforme grazie a:
- basso consumo energetico
- dimensioni ridotte
- connessioni dati standardizzate
• interfaccia più moderna e intuitiva
• campionamento fino a 1000 Hz
• possibilità di trainare fino a 16 MagElement con un
unico cavo
C’è vita nel nostro mondo.
Trasformazione e pubblicazione di dati
territoriali in conformità a INSPIRE
Assistenza su Hight Value Datasets,
APIs, Location Intelligence, Data Spaces
Per maggiori informazioni:
Magnetometro marino MagElement – GEOMETRICS
Chi è Codevintec?
Da 52 anni Codevintec è riferimento per la tecnologia
nelle Scienze della Terra e del Mare.
Vendita e noleggio di strumentazione per:
• Geofisica terrestre e Studio del sottosuolo
• Vulcanologia e Monitoraggio sismico
• Geofisica Marina e Rappresentazione dei fondali e delle
coste
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Codevintec è il rappresentante esclusiva di Geometrics
per l’Italia.
Per ulteriori informazioni:
www.codevintec.it - +info@codevintec.it
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Tel. e Fax (+39) 0984 631949
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GEOmedia n°2-2025 29
REPORT
Gemelli digitali: : rivoluzione
concreta o solo hype tecnologico?
di Renzo Carlucci
I “Digital Twin” vengono spesso presentati
come strumenti rivoluzionari per la gestione
delle città, delle infrastrutture e dell’ambiente.
Ma cosa sono davvero? E, soprattutto, sono
applicabili con efficacia o rimangono perlopiù
un’illusione narrativa basata su dati inconsistenti?
In questo articolo, analizziamo in modo
critico potenzialità, limiti e premesse fondamentali
per rendere questi strumenti realmente
utili, partendo da una premessa spesso ignorata:
senza una cartografia urbana certificata
e accurata, il gemello digitale non ha valore
Copertina del rapporto “The Digital Twin Industry
Report - Insights from Top Executives”
Copyright Hexagon 2024
operativo.
Cos’è davvero un
Digital Twin?
Una definizione efficace di
Digital Twin è quella di una
replica digitale accurata del
mondo fisico, alimentata da
dati dinamici e utilizzata per simulare,
analizzare e ottimizzare
processi e prestazioni. Si tratta
di modelli digitali che evolvono
nel tempo grazie all’interazione
continua con sensori, dati in
tempo reale e sistemi di intelligenza
artificiale.
Si sente parlare sempre più
frequentemente di gemelli digitali,
o Digital Twin, come se si
trattasse di una scoperta rivoluzionaria
delle possibilità offerte
dall’attuale tecnologia.
Ma non si tratta forse di una
terminologia nuova per descri-
vere concetti e processi che, in
realtà, stiamo già cercando di
realizzare da decenni?
Nati in ambito industriale e
aerospaziale, i Digital Twin
si stanno oggi espandendo
in settori come l’urbanistica,
l’ingegneria civile e la gestione
ambientale. Tuttavia, è proprio
in questi ambiti che emergono
le maggiori difficoltà, legate
alla qualità e alla disponibilità
dei dati.
Realizzare Digital Twin di città
non rappresenta una grande
novità, essendo un’evoluzione
delle attività di rilievo e produzione
di cartografia 3D,
tecnologie che hanno avuto i
loro albori già all’inizio dell’era
informatica. Basti pensare all’evoluzione
dal CAD al BIM: il
CAD, già dotato di un database
collegato, veniva spesso
utilizzato solo per facilitare la
rappresentazione grafica, ignorando
gran parte delle potenzialità
gestionali; oggi, il BIM
si basa anch’esso sul CAD, ma
integra database gestionale e
informazioni di asset management,
come già avveniva in
altri sistemi.
Inoltre, da quanto tempo il settore
dell’impiantistica utilizza
rilievi associati a database degli
elementi costitutivi per programmare
sostituzioni o manutenzioni?
Oppure, in ambito
energetico, si applicano sistemi
di regolazione intelligente basati
su modelli geografici e reti di
distribuzione? O ancora, si impiegano
sistemi automatici di
30 GEOmedia n°2-2025
REPORT
regolazione delle valvole negli
acquedotti, con dati fisici delle
condotte integrati nel sistema?
La domanda che sorge spontanea
riguarda il motivo per cui,
ad esempio, Milano definisca
come Digital Twin un progetto
che, in realtà, si limita a una
delle procedure più consolidate
di rilievo aerofotogrammetrico
topografico, integrato con
rilievi Lidar aerei, terrestri o
mobili.
Dietro questa definizione si
intravede una perdita di capacità
di razionalizzare, attraverso
standard e metodologie uniformi,
i processi di conoscenza
del territorio e dell’ambiente.
Ricordiamo che, nella seconda
metà del XX secolo, istituzioni
pubbliche e private si sono impegnate
a sviluppare metodi e
standard per la creazione di
geodatabase uniformi, al fine di
garantire qualità e affidabilità.
future di questa tecnologia.
Anche se esistono sfide, le
aziende che hanno integrato i
Digital Twin stanno già osservando
risultati positivi e concreti.
E la realtà supera spesso
le aspettative, poiché i benefici
offerti dai Digital Twin tendono
a essere superiori a quanto
inizialmente previsto.
Un messaggio chiaro emerge: i
Digital Twin offrono un valore
molto più grande di quanto i
leader si aspettassero.
Per valutare questa discrepanza,
è stato chiesto agli intervistati
che non utilizzavano
ancora i Digital Twin come
percepivano i benefici di questa
tecnologia, e poi è stata ri-
L’opinione dell’industria
di settore
In una recente analisi di mercato
rivolta a 660 leader senior
di 11 settori industriali a livello
internazionale (Hexagon
Market Analysis 2024), è stato
rilevato che il 96% dei dirigenti
di alto livello crede nei vantaggi
dei gemelli digitali.
Questo rapporto esplora l’adozione
della tecnologia dei gemelli
digitali in 11 settori, analizzandone
l’impatto profondo
sul valore aziendale. Attraverso
un sondaggio tra 660 dirigenti
e i loro team, sono stati scoperti
i modi innovativi in cui
le organizzazioni sfruttano i
Digital Twin, nonché il collegamento
tra maturità tecnologica
e successo organizzativo.
Dalle applicazioni più sorprendenti
alle lezioni apprese da chi
è più avanti nell’adozione, gli
approfondimenti mostrano lo
stato attuale dell’utilizzo dei
gemelli digitali e le prospettive
Il grafico riporta le risposte degli intervistati per l’Hexagon Digital Twin Industry Report
2024
GEOmedia n°2-2025 31
REPORT
petuta la stessa domanda a chi
già li utilizza.
È emerso chiaramente che chi
non ha ancora adottato questa
tecnologia tende a sottovalutarne
le potenzialità. Ad esempio,
tra coloro che non usano i
Digital Twin, solo il 19% prevede
che questa tecnologia possa
migliorare la collaborazione,
mentre il 44% di chi già la
utilizza segnala un incremento
della collaborazione come beneficio
— una differenza di 25
punti percentuali.
Similmente, solo il 28% si
aspetta un miglioramento nella
risoluzione proattiva dei problemi,
mentre il 47% di chi già
li utilizza riscontra già questo
vantaggio.
Il divario tra aspettative e
risultati si riduce invece con
i benefici più quantificabili.
La riduzione dei costi, il miglioramento
della qualità del
prodotto e l’aumento dei ricavi
mostrano le minori differenze
tra percezione e realtà. In particolare,
per quanto riguarda
l’aumento dei ricavi, il divario
è di soli 4 punti percentuali.
Le difficoltà nel reperire dati
di qualità
Dati accurati sono fondamentali
per massimizzare il valore
dei Digital Twin. Costruire e
implementare un Digital Twin
non è privo di sfide. L’indagine
evidenzia che il principale ostacolo
riguarda i dati stessi: tutto
ruota attorno alla qualità e alla
disponibilità dei dati.
Le prime due criticità segnalate
dai dirigenti e dalle aziende
nello sviluppo dei Digital Twin
sono la qualità dei dati (43%)
e l’integrazione/interoperabilità
(42%). Dati precisi e tempestivi
sono essenziali affinché
un Digital Twin possa funzionare
correttamente e generare
il massimo valore aziendale:
questa rappresenta una criticità
che richiede attenzione prioritaria.
Mark Cichy, di HOK, osserva
che nel settore AEC
(Architettura, Ingegneria e
Costruzioni) spesso manca
la conoscenza e l’esperienza
necessarie per raccogliere, organizzare
e sfruttare i dati. Gli
appaltatori, gli ingegneri e gli
architetti "non sono data scientist",
e dato che i margini sono
generalmente molto ridotti,
non si ha in organico qualcuno
che possa ordinare e strutturare
le informazioni spesso estremamente
disordinate”.
I Digital Twin urbani
Uno dei principali ostacoli
alla realizzazione efficace delle
Digital Twin urbane è la grave
carenza di dati cartografici accurati
e certificati. Non si può
pensare di costruire modelli
digitali affidabili e utili per la
pianificazione e la gestione urbana
senza una mappa di base
rigorosa, precisa e aggiornata.
In questo contesto, la
Cartografia Tecnica Comunale
(CTC) rappresenta un’infrastruttura
imprescindibile: realizzata
in scala 1:1000, o, in
funzione della densità urbana,
Un test di realizzazione di 3DCity per il Digital Twin della città di Roma, realizzato da restituzione aerofotogrammetrica 3D compatibile
per geodatabase CTC e LOD200 BIM.
32 GEOmedia n°2-2025
REPORT
in scala 1:2000 o 1:500, essa
costituisce il fondamento geometrico
e topografico su cui
devono poggiare tutti i Digital
Twin urbani degni di questo
nome.
Le regole di costruzione dei geodatabase
delle CTC non sono
semplici standard tecnici: rappresentano
il linguaggio strutturale
e la grammatica spaziale
dei dati che devono animare
il Digital Twin, specialmente
quando si lavora in ambienti
integrati come il BIM. Senza
di esse, il dato diventa muto e
il modello digitale perde la sua
funzione operativa.
Purtroppo, molti dei modelli
3D presentati oggi come
Digital Twin si basano su
basi cartografiche non certificate,
prive del necessario
livello di responsabilità tecnica
e urbanistica. Il risultato?
Visualizzazioni spettacolari,
spesso anche accattivanti dal
punto di vista estetico, ma del
tutto prive di solidità metrica
e di valore quantitativo. In
breve, belle immagini, ma dati
inutilizzabili per applicazioni
serie di gestione urbana, pianificazione
o manutenzione
infrastrutturale.
Tuttavia, le cose stanno cambiando.
Lo studio di Cichy sta
sviluppando strategie diverse per
ogni progetto, con l’obiettivo
di estrarre, categorizzare e strutturare
i dati, utilizzando anche
tecnologie innovative per valorizzare
le informazioni.
“Stiamo impiegando l’intelligenza
artificiale in numerose iniziative
per creare ordine dove prima
non c’era,” afferma Cichy.
Questo approccio rappresenta
una tendenza più ampia e proattiva:
le aziende stanno investendo
per affrontare questa sfida.
Secondo le previsioni, nel prossimo
anno, il miglioramento della
qualità e della raccolta dei dati
sarà la priorità numero uno.
Il fascino dell’intelligenza
artificiale
L’intelligenza artificiale sta diventando
sempre più una guida
fondamentale per le aziende
che vogliono crescere e innovare.
Un esempio concreto è il
crescente interesse per i gemelli
digitali, modelli virtuali che
replicano ambienti, oggetti o
processi reali. Oggi, infatti,
l’80% dei leader afferma che
l’IA ha aumentato il loro interesse
verso queste tecnologie,
che sembrano ormai andare di
pari passo.
Ma come si collegano davvero
l’IA e i Digital Twin?
L’intelligenza artificiale è già al
centro di molte applicazioni:
dalla gestione dei dati raccolti
sul campo (59%) al miglioramento
dell’esperienza utente
(56%). Secondo Johannes
Maunz, vicepresidente per l’IA
di Hexagon, l’IA è presente in
ogni fase del ciclo di vita di un
Digital Twin. Ecco come:
Nella creazione del Digital Twin
Durante la fase di sviluppo,
l’IA può contribuire a pianificare
in modo più efficace,
arricchendo i dati rilevati dal
Ancora un'immagine del test di realizzazione di 3DCity per il Digital Twin della città di Roma.
GEOmedia n°2-2025 33
REPORT
mondo reale. Può anche “pulire”
la scena virtuale, eliminando
elementi non necessari
come persone o attrezzi visibili
in un cantiere.
Nell’aggiornamento
Mantenere aggiornato un
Digital Twin può richiedere
molto tempo, ma l’IA permette
di velocizzare questo processo e
di ridurre i costi. Per esempio,
oggi basta far volare un drone
per 20 minuti su un’area di
lavoro per ottenere dati pronti
all’uso, rispetto alle ore di lavoro
richieste in passato.
Nell’accesso alle informazioni
Grazie all’IA, è più semplice
leggere e interpretare i dati:
attraverso colori, livelli di
dettaglio e viste personalizzate,
le informazioni diventano
più comprensibili. Inoltre,
sfruttando metadati e modelli
linguistici, l’IA può fornire
all’utente esattamente ciò di
cui ha bisogno, nel momento
in cui serve.
Quest’ultimo punto, secondo
Maunz, è fondamentale: rendere
l’accesso ai dati semplice
e immediato per tutti, anche
per chi lavora direttamente
sul campo. I Digital Twin più
utili sono quelli che integrano
modelli linguistici di ultima
generazione (LLM), così da
permettere anche ai non esperti
di trovare facilmente le informazioni
necessarie.
L’interesse per l’intelligenza
artificiale è in forte crescita: il
43% dei leader intervistati ha
dichiarato di voler investire in
La tecnologia
è stata un po’
sopravvalutata, e
questo ha gene-rato
scetticismo.
C’è confusione
su cosa si possa
realmente ottenere.”
Mark Cichy, Hexagon
IA già nel prossimo anno.
Per partire con il piede giusto,
Maunz consiglia due semplici
strategie:
“Siate curiosi, ma chiedete
sempre a cosa serve davvero
l’IA. Non tutte le soluzioni
hanno lo stesso valore.”
L’illusione della tecnologia
Alcuni settori sono naturalmente
più cauti nei confronti
della trasformazione digitale.
Questa diffidenza è spesso alimentata
da una comprensibile
frustrazione rispetto al clamore
attorno alle nuove tecnologie:
troppo spesso vengono presentate
come soluzioni rivoluzionarie,
ma finiscono per deludere
le aspettative.
La questione è complessa, e le
reazioni variano in base alle
esigenze e alle esperienze di
ogni realtà aziendale. Timore
di fallimenti, resistenza al
cambiamento o mancanza di
priorità sono tra i motivi più
frequentemente citati da società
di consulenza e media di
settore. Di fronte a insuccessi
Vista del quartiere EUR di Roma dall'alto, nell'ambito del test di realizzazione del 3DCity per il Digital Twin della città di Roma.
34 GEOmedia n°2-2025
REPORT
costosi del passato, è comprensibile
che molte organizzazioni
adottino un atteggiamento
cauto nei confronti delle nuove
tecnologie.
Nel settore della pianificazione
urbana e territoriale, è un dato
di fatto che la conoscenza precisa
rappresenta una base imprescindibile.
La cartografia digitale
esiste da decenni, e oggi
la sua evoluzione in 3D sta invertendo
il flusso di produzione:
si genera prima il modello
digitale 3D, da cui si ricavano
tutte le derivazioni necessarie
per la gestione quotidiana.
Anche in altri settori, questa
diffidenza può essere comprensibile:
spesso si verificano delusioni
e insuccessi, alimentati
dal clamore e dalle aspettative
troppo elevate.
Le opinioni e le risposte alle
sfide della digitalizzazione dipendono
molto dalle specificità
di ciascuna realtà territoriale e
aziendale.
Alti rischi di fallimento, paura
del cambiamento o percezione
di mancanza di urgenza sono
frequentemente citati da società
di consulenza e media di
settore.
Il Digital Twin non è una
scorciatoia, ma uno strumento
complesso, da maneggiare con
competenza. È una rivoluzione
PAROLE CHIAVE
Digital Twin; Hexagon; Intelligenza Artificiale
ABSTRACT
Digital Twins are often presented as revolutionary tools for city management,
infrastructure, and environmental stewardship. But what are
they really? And, more importantly, are they truly applicable with effectiveness,
or do they remain largely a narrative illusion built on unreliable
data? In this article, we critically analyze the potential, limitations,
and essential prerequisites to make these tools genuinely useful—starting
from a frequently overlooked premise: without certified and accurate urban
cartography, a digital twin holds no operational value.
AUTORE
Renzo Carlucci
Esperto in geomatica e infrastrutture di dati territoriali
Collabora con enti pubblici e laboratori urbani per la
trasformazione digitale sostenibile.
renzo.carlucci@gmail.com | LinkedIn/renzocarlucci
solo se costruito con metodo,
su dati affidabili, con finalità
operative chiare e aggiornamento
continuo. Altrimenti, è
solo un’altra moda tecnologica
destinata a dissolversi con la
prossima ondata di buzzwords.
GEOmedia n°2-2025 35
REPORT
Una disciplina in trasformazione
tra archivio, tecnologia e paesaggio
l’eredità di Bradford tra innovazione tecnologica
e nuove epistemologie dell’archeologia aerea
A cura della Redazione
Il IV Convegno Internazionale
di Archeologia Aerea (Roma,
2025) ha rappresentato un
crocevia critico per l’evoluzione
della disciplina: dagli
archivi storici al machine
learning, dalle riflessioni
teoriche sul paesaggio alla
divulgazione scientifica, le
sessioni hanno delineato una
pratica archeologica multidimensionale,
orientata alla
ricostruzione dinamica e progettuale
del passato.
Il IV Convegno
Internazionale di
Archeologia Aerea, svoltosi
a Roma dal 20 al 23 maggio
2025, ha costituito un momento
di alto profilo per la riflessione
scientifica e metodologica
sulle grandi e ancora non del
tutto esplorate, potenzialità
dell'indagine archeologica da
remoto. Intitolato "L'eredità
di Bradford (1975-2025).
Immagini aeree e paesaggi
antichi", l'evento non si è certamente
limitato alla commemorazione
del cinquantesimo
anniversario della scomparsa di
John S.P. Bradford, ma soprattutto
ha costituito una robusta
piattaforma corale per rilanciare
il suo approccio metodologico
alla luce delle più recenti acquisizioni
tecnologiche, teoriche e
operative.
La prima sessione, dedicata alla
riscoperta degli archivi fotografici
storici e presieduta da
Elizabeth J. Shepherd, si è focalizzata
sull’emergente filone che
interpreta gli archivi aerofotografici
non come meri depositi
documentali, bensì come fonti
dinamiche e attive per la ricerca
e la tutela. In questo quadro
si è collocato l’intervento di
Cristina Corsi, che ha valorizzato
un dossier inedito dell’Aeronautica
Militare su Santa
Severa, rivelandone le potenzialità
analitiche per la reinterpretazione
del paesaggio. Francesca
Carinci, insieme ad Antonio
Leopardi, Mara Romaniello e
Adriana Valchera, ha poi illu-
strato la funzione dell’archivio
Adamesteanu nella costruzione,
proprio attraverso la fotointerpretazione,
di strategie di tutela
integrate. Alessandra Dell’Anna
e Roberta Cristallo hanno posto
l’accento sulle nuove modalità
di comunicazione adottate
dall’Aerofototeca Nazionale per
rendere accessibili al grande
pubblico contenuti tecnicoscientifici.
L’Aerofototeca
Nazionale ha adattato con successo
negli ultimi anni il proprio
linguaggio ai nuovi media
digitali, inclusi social network
e contenuti multimediali, per
raggiungere un pubblico più
ampio e diversificato. Giuseppe
Scardozzi e Laura Castrianni
hanno evidenziato come l’uso di
aerofotografie storiche, soprat-
36 GEOmedia n°2-2025
REPORT
tutto quelle riprese durante il
secondo conflitto mondiale, abbiano
permesso di chiarire problemi
di topografia archeologica
nel contesto nordafricano.
La sessione ha fatto emergere
chiaramente come l’archeologia
aerea si stia aprendo a una dimensione
transmediale e di public
archaeology, pur mantenendo il
rigore scientifico delle sue basi documentarie.
La seconda sessione, interamente
dedicata all'impiego
dell'archeologia aerea nello
studio dei paesaggi antichi, è
stata articolata in più momenti
e ha visto l'avvicendamento di
diversi chair: Marcello Guaitoli
ha guidato i lavori iniziali, seguito
da Stefania Quilici Gigli
e da Maria Luisa Marchi che ha
presieduto la parte conclusiva.
La varietà dei contributi ha
rispecchiato la pluralità di approcci
che oggi convergono sotto
l'etichetta dell'"archeologia
del paesaggio": dai trent'anni
di indagini a Suasa condivisi da
Giorgi, Boschi e Guarino, ai paesaggi
gallici illustrati da Gilles
Leroux, passando per la carta
archeologica di Ostia (Mainet,
Ceraudo, Daffara, Juncker) e lo
studio integrato su Peltuinum
(Migliorati, Leoni, Vecchione).
Altrettanto significativi sono
stati i casi di studio su Florentia
(Pocobelli), Apollonia d'Illiria
(Ditaranto, Haxhimihali),
la ripa puteolana (Silani et
al.), le attività non invasive a
Castiglione (Goffredo et al.) e
nella Sibaritide (Pisarra et al.).
Da tutte queste esperienze è
emersa costantemente l'efficacia
delle tecniche non invasive,
come la fotografia aerea e la
geofisica, nel ricostruire con
precisione l'evoluzione urbana
e territoriale di siti archeologici
complessi.
Dall'ampiezza geografica e tematica
della sessione è scaturita una
traiettoria condivisa: la crescente
integrazione di remote sensing,
GIS, modellazione 3D e dati
storici, deve svilupparsi in una
prospettiva non più meramente
descrittiva, ma ricostruttiva e
progettuale.
Con la terza sessione, intitolata
significativamente L'eredità di
Bradford e presieduta nelle sue
diverse articolazioni da Stephen
Kay, Marcello Spanu, Frank
Vermeulen e Paolo Liverani,
si è passati a un confronto più
marcatamente teorico e storiografico.
Dopo un'analisi degli
archivi della British School at
Rome (Castrianni, Giovenco),
si è giunti alla rilevante riflessione
epistemologica proposta
da Wlodzimierz Raczkowski,
il quale ha messo in discussione
la presunta oggettività del
remote sensing, proponendo
di considerare i paesaggi come
costruzioni sociali e cognitive.
Raczkowski ha proposto di
considerare i paesaggi come
entità socio-culturali complesse,
superando la visione
puramente fisica e oggettiva.
La consapevolezza di questa
complessità dei paesaggi è emersa
nell'intervento di Veronica
Ferrari sull'ager Aecanus, un
paesaggio centuriato romano
definito dallo stesso Bradford
come "incomparabile". Il contributo
ha messo in luce come
la combinazione tra dati aerofotografici
storici, modelli digitali
del terreno e GIS consenta una
rilettura stratigrafica e morfologica
dell'assetto agrario antico
in termini dinamici e diacronici.
Ferrari ha anche illustrato
come, nei progetti condotti in
collaborazione con enti come
Terna SpA, l'intelligenza artificiale
venga efficacemente
utilizzata per il riconoscimento
automatico di tracce archeologiche,
aprendo la strada a nuove
pratiche di tutela preventiva.
Significativo anche l'intervento
di Giuseppe Ceraudo, che ha
tracciato l'evoluzione metodologica
dall'epoca bradfordiana
all'impiego odierno dei droni.
Il pomeriggio ha offerto un'ampia
varietà di studi applicati:
dal vicus di Furfo (Cifarelli
et al.), al progetto HiLL su
GEOmedia n°2-2025 37
REPORT
Castelporziano (Pescari et al.),
passando per le letture paesaggistiche
in Daunia (Marchi et
al.) e a Tharros (Mosca), fino ai
casi di Falerii Novi (Fochetti,
Vermeulen) e dell'archeologia
preventiva (Pastura et al.).
L'insieme degli interventi ha mostrato
come l'eredità bradfordiana
non sia un riferimento statico,
bensì un prisma critico attraverso
cui interrogare il presente della
disciplina.
La quarta sessione, focalizzata
sulle metodologie integrate di
remote sensing e presieduta
da Irma Della Giovampaola,
Stefano Campana e Alessandro
Jaia, ha rappresentato probabilmente
l'ambito più innovativo
dal punto di vista tecnologico.
Laura Ebanista e Alessandro
Jaia hanno illustrato l'utilizzo
degli indici NDVI e VARI nella
diagnostica archeologica, strumenti
originariamente applicati
in agricoltura di precisione, che
si sono rivelati efficaci nella rilevazione
di anomalie vegetazionali
correlate a resti archeologici
sepolti e alla presenza di aree di
frammenti fittili emergenti in
superficie, caratterizzabili ora
geometricamente.
Boschi et al. hanno a loro volta
presentato il progetto SEARCH
che ha indagato il territorio della
Valle del Nevola (Marche settentrionali)
attraverso l’impiego
sistematico di metodologie di
esplorazione e di analisi non
invasive. Il gruppo coordinato
da Cirigliano ha illustrato
l'impiego del LiDAR ad alta
risoluzione nell'ager Rusellanus,
mentre Mainet e colleghi hanno
confrontato riprese aeree e geofisiche
a Ostia. Si sono aggiunti
importanti studi sul paesaggio
megarese (Cacciaguerra,
Castorina), su San Basilio
(Turchetto et al.) e su Santa
Gada (Mollo, Sfacteria et al.).
Le sessioni poster, coordinate
da Jaia, hanno incluso analisi su
Chankillo in Perù, la valle del
Bistrica, e regioni della Spagna e
del Sudan, dimostrando l'estensione
globale ormai raggiunto
dalla metodologia.
La sessione poster ha presentato
esempi innovativi di applicazione
di intelligenza artificiale
e machine learning. Il progetto
In.Res.Agri, presentato da
Rodolfo Brancato e collaboratori,
ha combinato tecniche
tradizionali e innovative di
telerilevamento, evidenziando
il potenziale degli algoritmi di
apprendimento automatico applicati
a fotografie aeree storiche
e immagini satellitari ad alta
definizione.
Un aspetto originale del convegno
è stato l'intervento di
Francesco Artibani, che ha
presentato una storia a fumetti
ispirata alla figura di John
Bradford, dimostrando come i
fumetti possano essere strumenti
efficaci di divulgazione scientifica.
In particolare, la serie
"Topolino e la via della storia"
ha utilizzato il personaggio di
Topolino per esplorare la via
Appia Antica, rendendo l'archeologia
accessibile e coinvolgente
per un pubblico giovane e non
specialista.
Attraverso la pluralità delle
sessioni e la coerenza dei filoni
emersi, il IV Convegno
Internazionale ha definito i
contorni di un'archeologia aerea
matura, teoricamente riflessiva e
tecnologicamente innovativa in
evoluzione verso approcci sempre
più integrati e multidisciplinari.
L'integrazione di tecnologie
avanzate, come l'intelligenza
artificiale e il telerilevamento
multispettrale, con una riflessione
critica e teorica, ha aperto
nuove, concrete, prospettive per
la ricerca archeologica operativa
da remoto. Inoltre, l'attenzione
alla divulgazione scientifica
attraverso strumenti innovativi,
come i fumetti, sottolinea
l'importanza di rendere l'archeologia
accessibile a un pubblico
più ampio.
La combinazione di approcci
tradizionali e sperimentali - dalla
fotointerpretazione storica
all'intelligenza artificiale - delinea
oggi una disciplina capace
di affrontare in modo critico
le sfide della tutela, della sostenibilità
e della comunicazione.
L'eredità di Bradford continua
a essere il punto di partenza
di una riflessione che guarda
con rigore e immaginazione al
futuro.
PAROLE CHIAVE
archeologia; archeologia aerea;
topografia antica; aerofototeca;
remote sensing; fotointerpretazione
storica; intelligenza artificiale
ABSTRACT
The IV International Conference of
Aerial Archaeology (Rome, 2025)
represented a critical crossroads for
the evolution of the discipline: from
historical archives to machine learning,
from theoretical reflections on landscape
to scientific dissemination, the sessions
outlined a multidimensional archaeological
practice, oriented towards the
dynamic and project-based reconstruction
of the past.
AUTORE
Redazione GEOmedia
38 GEOmedia n°2-2025
REPORT
Marine Hazard
Un osservatorio scientifico
a 3.500 metri di profondità.
Photo: Jeremy Bishop-Unsplash
Codevintec ha fornito la sonda multiparametrica
RBR Concerto 3 CTD
e il sistema sismico Nanometrics OBS
Ocean Bottom Seismometer.
Sui fondali del Mar Ionio, un team
di ricercatori di INGV e INFN,
ha realizzato e posizionato una stazione
sismo-acustica ad alta sensibilità per
acquisire suoni e vibrazioni provenienti
dagli abissi del mare.
Come è fatto
questo
osservatorio?
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Codevintec rappresenta anche:
CODEVINTEC
Tecnologie per le Scienze della Terra e del Mare
tel. +39 02 4830.2175 | info@codevintec.it | www.codevintec.it
GEOmedia n°2-2025 39
AEROFOTOTECA
IL DATASTRIP: LEGGERE IL TEMPO
E LO SPAZIO NELLE FOTOGRAFIE
AEREE ALLEATE
L’Aerofototeca
Nazionale
racconta…
di Marianna Carbone
Presento qui un ulteriore
risultato del lavoro di ricerca
da me condotto insieme
a Maria Modafferi, nel
corso del nostro tirocinio
in Aerofototeca Nazionale.
Nella precedente puntata (n.
1, gennaio/febbraio 2025) si è
parlato delle carte di
Fig. 1 - AFN, fondo MAPRW, Carte d’accompagno: Pilot’s trace, 5th Photographic Group Reconnaissance
U.S.A.A.F, afferente al 32nd Photo Reconnaissance Squadron Group, sortie 740, 8
febbraio 1945, focale 36 pollici, ore 12:30, quota 22.000 piedi – Confidential
accompagno; in questa si
approfondirà il datastrip e
le informazioni contenute al
suo interno.
Le fotografie aeree Alleate
della Seconda Guerra
Mondiale, conservate
presso l’Aerofototeca Nazionale
(AFN-ICCD del Ministero della
Cultura) a Roma e provenienti
dalla British School at Rome
(BSR) e dall’American Academy
in Rome (AAR), sono tradizionalmente
indicate come “foto
RAF” e “foto USAAF”. Questa
designazione, tuttavia, è frutto
di una consolidata abitudine,
non perfettamente corretta. Le
foto aeree, infatti, sono prodotte
dai ricognitori appartenenti a
più nazioni Alleate, non solo alla
Royal Air Force britannica e alla
United States Army Air Force
americana; né è corretto associare
la BSR con la RAF o l’AAR
con USAAF, perché ognuna delle
due accademie conservava foto
prodotte dalle varie aeronautiche
Alleate.
In una nota del 18 settembre
1978, John D’Arms, direttore
dell’AAR, chiariva che le collezioni
RAF (BSR) e USAAF (AAR),
riunite da AFN, sono state quindi
denominate fondo MAPRW,
con l’acronimo dello stormo
interforze che ne ha prodotto la
maggior parte: il Mediterranean
Allied Photo Reconnaissance
Wing. Nonostante la denominazione
escluda formalmente le
foto scattate nel 1945 da squadriglie
britanniche e americane,
ormai organizzate in modo diverso,
la necessità di un’unificazione
archivistica giustifica l’uso
di un’unica denominazione per
tutto il materiale alleato conservato
presso l’AFN.
Le stampe di questi fotogrammi
(fig. 1) sono tradizionalmente
accompagnate da una stringa
informativa nota come datastrip,
che contiene dati fondamentali
per l’analisi e l’interpretazione
delle immagini: dall’orario e dalla
quota di volo fino ai dettagli
40 GEOmedia n°2-2025
AEROFOTOTECA
sulla missione e sulle apparecchiature
utilizzate. Esso rappresenta
una fonte preziosa per
comprendere il contesto di produzione
delle foto aeree e il loro
utilizzo strategico, sia durante il
conflitto sia in ambito postbellico.
Questo articolo analizza il datastrip
nei suoi aspetti tecnici, dal
processo di creazione alle informazioni
che lo compongono,
evidenziandone l’importanza
nella lettura e nell’interpretazione
delle immagini.
Cosa contiene il Datastrip
Il datastrip, chiamato dai fotointerpreti
Alleati anche “title”
o “frisket”, è una stringa di informazioni
essenziali che veniva
riprodotta direttamente sulle fotografie
aeree, solitamente nella
parte inferiore del fotogramma,
e veniva creato scrivendo, ad
inchiostro a mano libera o con
normografi su una striscia di
acetato o carta, fissata sul piano
dell’ingranditore, le informazioni
che poi venivano riportate su
ogni fotogramma perfettamente
allineato alla striscia in fase di
sviluppo, garantendo così la ripetizione
uniforme delle informazioni
in tutte le stampe.
Questo elemento standardizzato
aveva lo scopo di rendere immediatamente
disponibili i dati tecnici
e operativi legati a ogni immagine,
facilitando sia l’utilizzo
militare immediato sia la catalogazione
e l’archiviazione successiva.
L’unico modo per determinare
con precisione chi ha scattato
le fotografie è proprio l’analisi
del datastrip, come, ad esempio,
quello riportato nella fig. 2, che
appartiene ad alcuni fotogrammi
scattati dal 5th Photographic
Group Reconnaissance statunitense.
La voce posta all’estrema
sinistra rappresenta il numero
del singolo fotogramma: in questo
caso sono stati presi in considerazione
i numeri 3001, 3032,
Fig. 2 - AFN, fondo MAPRW, tre esempi di datastrip a confronto provenienti dai fotogrammi
3001, 3032, 3115, scattati dal 5th Photographic Group Reconnaissance U.S.A.A.F., afferente al
32nd Photo Reconnaissance Squadron, sortie 740; 8 febbraio 1945, focale 36 pollici, ore 12:30,
quota 22 000 piedi - Confidential.
3115; è tuttavia da precisare che
il numero di fotogramma, indicativo
della progressione numerica
di ciascuna immagine acquisita
durante la missione, appare
automaticamente al momento
dello scatto e non si considera
dunque parte del datastrip, ma
del fotogramma stesso.
La voce “32S/740”, indica
la squadriglia “32nd Photo
Reconnaissance Squadron” e il numero
della sortie, vale a dire della
missione, “740”. Seguono le informazioni
sulla data “8 febbraio
1945”; sulla focale della macchina
fotografica “36 pollici”;
sull’ora “12.30”; sulla quota di
ripresa espressa in piedi “22 000
= 6705,6 m”. Infine, il datastrip
può includere il grado di segretezza
della missione: i livelli erano
“CONFIDENTIAL” (come
in questo caso), “SECRET” e
“RESTRICTED,” indicativi del
valore strategico delle immagini
e della necessità di proteggerle
da occhi indiscreti. Questi dati
diventavano particolarmente rilevanti
quando le foto venivano
distribuite ai diversi reparti militari
o alle unità di intelligence,
dove ogni fotogramma veniva
analizzato per ricavare informazioni
per la pianificazione di
operazioni future o per il controllo
dell’efficacia di operazioni
concluse.
Come si può notare, i tre datastrip
presi in esame riportano
esattamente gli stessi dati, compresa
l’ora che, a prima vista,
si potrebbe interpretare come
quella di scatto delle singole
foto. È chiaro, tuttavia, che ciò
non sia possibile, data la notevole
distanza numerica tra il primo
fotogramma e il terzo, con conseguente
distanza spazio-temporale.
Cosa indica, quindi, questo
orario fisso in una ricognizione
aerea, per sua natura mobile e
veloce, che spazia su territori anche
vastissimi?
La sfida dell’ora
La data e l’ora di scatto, come
già anticipato, permettono di
collocare la fotografia nel tempo.
Questo dato, apparentemente
semplice, nasconde in realtà
una serie di sfide interpretative
dovute soprattutto alle convenzioni
temporali utilizzate.
L’indicazione dell’orario nel datastrip
non rappresenta, infatti,
il momento esatto in cui ogni
singola fotografia venne scattata.
Alla fig. 3 è riportata una fonte
di fondamentale importanza per
indagare a fondo la questione:
l’Interpretation Report, un documento
che forniva un’analisi più
dettagliata sulle fotografie della
missione, derivata dalla fotointerpretazione
dell’intelligence.
Questi rapporti, infatti, erano
fondamentali per comprendere
il contesto e trarre conclusioni
strategiche.
Su questo documento si legge la
voce “mean time of photography:
13:30A hours”, che rappresenta
un valore medio calcolato per
semplificare la gestione operativa
delle missioni. Se ne può
dedurre dunque, che anche l’ora
riportata su ogni fotogramma sia
da considerarsi un’ora “media”
o approssimativa di volo. Gli
esempi di datastrip dati all’inizio
riportano, come già precisato,
GEOmedia n°2-2025 41
AEROFOTOTECA
Fig. 3 - AFN, fondo MAPRW, collezione AAR. 8 febbrario 1945: Interrogation report della
sortie 32S 740, con i dati riferiti al Commissario Lowitt da parte del pilota Leyer Grassland dal
ritorno della missione, ore 16:00.
l’ora “12:30”. Consultando l’Interrogation
Report che fa da riferimento
per questi fotogrammi,
si legge: “Time Out: 10:45; Time
In: 15:45; Total Time 5:00”.
Dunque, la durata totale del
volo è di 5 ore, dalle 10:45 alle
15:15, di cui l’ora media considerata
per la scrittura del datastrip
è 12:30.
La difficoltà principale, tuttavia,
sta nella comprensione del riferimento
temporale adottato. Le
missioni di ricognizione si svolgevano
in vari teatri di guerra,
spesso soggetti a orari locali differenti
o all’uso dell’ora legale,
non uniforme tra le nazioni. A
ciò si aggiungeva la rapidità con
cui le missioni di ricognizione si
spostavano su territori molto vasti.
Questi fattori rendono complessa
l’interpretazione dell’orario
indicato, soprattutto quando
manca una chiara indicazione del
fuso di riferimento. Il Greenwich
Mean Time (GMT), anche conosciuto
come Coordinated
Universal Time (UTC), è il sistema
orario internazionale, a
cui comunemente gli aviatori si
riferiscono come “Zulu Time”,
il quale è basato sulle 24 ore
per evitare confusione con il sistema
civile caratterizzato dalla
classica dicitura “a.m.” e “p.m.”.
Greenwich, in Inghilterra, è stata
scelta come “ora zero” perché
la sua longitudine è di 0 gradi
esatti. Esistono, dunque, 25 fusi
orari mondiali interi da -12 a 0
(GMT) a +12. Ciascuno è 15° di
longitudine misurata a est e ovest
dal meridiano di Greenwich ed
ogni fuso orario viene misurato
rispetto a esso. Ogni fuso orario,
inoltre, è indicato attraverso
una lettera dell’alfabeto (eccetto
J’) e, in ambito militare,
ad ogni lettera corrisponde una
parola “in codice” al fine di ottimizzare
la comunicazione – es.
Ora di Greenwich (civile) o Z =
Zulu (alfabeto militare e navale,
Joint Armi/Navy radiotelephony
alphabet). Nel caso preso in esame,
la “A” che segue la dicitura
del mean time, fa riferimento al
fuso orario denominato “Alpha”
nel linguaggio militare, vale a
dire quello centrale europeo a
Est di Greenwich GMT+1.
È chiaro che sia attività alquanto
ardua stabilire un orario di
scatto univoco per un singolo
fotogramma, soprattutto
considerando che un aereo poteva
coprire diverse aree geografiche
in tempi relativamente brevi.
È possibile però calcolare delle
stime che si avvicinino alla
verità, anche attraverso l’ausilio
di altri strumenti. La posizione
del sole e le ombre, ad esempio,
sono utili oggi per verificare
l’orario riportato e per orientare
correttamente le immagini
durante l’analisi.
Il datastrip si rivela, dunque, un
elemento essenziale per comprendere
e contestualizzare le
fotografie aeree Alleate, offrendo
informazioni tecniche e operative
fondamentali per l’interpretazione
delle immagini. La sua
analisi permette di ricostruire
le modalità di acquisizione e le
42 GEOmedia n°2-2025
AEROFOTOTECA
dinamiche strategiche
delle missioni, rivelando
l’intreccio tra tecnologia,
logistica e obiettivi
bellici. Sebbene la determinazione
precisa
dell’ora di scatto e la gestione
dei fusi orari pongano
alcune sfide interpretative,
il datastrip
resta uno strumento indispensabile
per orientarsi
nel tempo e nello
spazio rappresentati nei
fotogrammi. Più di una
semplice traccia documentale,
esso arricchisce
la comprensione storica
delle operazioni belliche,
valorizzando un
patrimonio documentale
unico per studiare
il rapporto tra guerra e
territorio.
NOTE
1Elizabeth J. Shepherd, Daniela
S. Palazzi, Gerardo Leone, Monica
Masae M. Mavica, La collezione
c.d. USAAF dell’Aerofototeca
Nazionale, Lavori in corso, p. 14.
2 Tale denominazione coincide
con quella del fondo MAPRW,
conservato nell’archivio NCAP
(National Collection of Aerial
Photography) di Edimburgo.
3 Da non confondere con l’Interrogation
Report, che è una
relazione dettagliata dell'avvenuta
ricognizione, stesa attraverso
un interrogatorio al pilota da
parte del tenente preposto pochi
momenti dopo l’atterraggio. Cfr
Maria Modafferi, Le carte di accompagno:
ricostruire i retroscena
delle fotografie aeree, nel n.1/2025
di Geomedia.
BIBLIOGRAFIA
• P. Brozzi, “L’Aerofototeca Nazionale
racconta… Pianura Pontina,
17 marzo 1944: la "slicing run” del
tenente Dolk” in GEOmedia, vol.
24, num. 1, 2020, pp.50-53.
• E. J. Shepherd et al., "La collezione
cd USAAF dell'Aerofototeca
Nazionale." Lavori in corso, in
Archeologia Aerea. Studi di Aerotopografia
Archeologica, 6, 2012,
pp. 13-32;
www.AOPA.org
www. GreenwichMeanTime.com
- https://greenwichmeantime.
com/time-zone/definition/
Marine Military Academy Official
Site - https://www.mma-tx.
org/blog/14701/zulu-time-madeeasy/#:~:text=Understanding%20
Zulu%20Time&text=The%20
term%20
PAROLE CHIAVE
Fotografia aerea; fotointerpretazione;
archeologia; cartografia;
tracce.
ABSTRACT
This article explores the datastrip,
a key component in interpreting
Allied aerial photographs preserved
at the Aerofototeca Nazionale
(AFN). The datastrip, or "title,"
is an information strip inscribed
directly onto aerial photographs,
providing technical and operational
details such as time, flight
altitude, mission, and security
classification—essential data for
contextualizing the images. A
major focus of the study is the
challenge of determining the exact
flight time, as the datastrip records
an average time rather than the
precise moment each frame was
captured, making its spatiotemporal
placement more complex.
Despite this limitation, the datastrip
remains a vital tool for reconstructing
the strategic and operational
context of reconnaissance
missions, offering insights into the
intersection of technology, logistics,
and military objectives.
AUTORE
Marianna Carbone
mcarbone367@gmail.com
La rubrica L’Aerofototeca
Nazionale
racconta… è a cura di
A. Dell’Anna
RECENSIONE
LE BUGIE DELLE
MAPPE:
CARTOGRAFIE
DEL POTERE,
UN CATALOGO
CONTEMPORANEO
Autore: Paul Richardson
Titolo: Le bugie delle mappe. Gli otto miti
della geografia che capovolgono la storia
Pagine: pp. 240, 1° ed. 2025
Editore: Marsilio Nodi
ISBN: 9788829789023
Prezzo:17,10 €
In “Le bugie delle mappe. Gli
otto miti della geografia che
capovolgono la storia”, Paul
Richardson decostruisce
i fondamenti eurocentrici
della rappresentazione spaziale
moderna, mostrando
come ogni mappa sia un atto
politico prima ancora che
un’immagine del mondo.
Paul Richardson ha scritto
un libro necessario, ambizioso
e coraggioso. Le bugie
delle mappe, nella sua edizione
italiana, si impone come una critica
serrata — e spesso provocatoria
— ai fondamenti concettuali
della geografia moderna e alla
tradizione geopolitica eurocentrica.
Il sottotitolo, Gli otto miti
della geografia che capovolgono la
storia, annuncia sin dalle prime
pagine l’obiettivo di decostruire
i dispositivi discorsivi e simbolici
attraverso cui lo spazio viene
rappresentato e, di conseguenza,
prodotto. L’operazione è portata
avanti con una prosa limpida, un
impianto narrativo ben strutturato
e una selezione efficace di esempi,
che rendono l’opera pienamente
accessibile anche a un pubblico
non specialistico. In questo senso,
il libro riesce nel compito non
semplice di coniugare vocazione
divulgativa e ambizione critica,
contribuendo a rendere intellegibile
una riflessione complessa sul
potere configurante della geografia.
Tuttavia, è proprio questa dimensione
divulgativa — indubbiamente
uno dei meriti dell’opera
— a generare alcune tensioni teoriche.
Il termine “mito”, fulcro del
progetto critico di Richardson, è
impiegato in maniera volutamente
ampia, ma non sempre chiarita
sul piano epistemologico. Oscilla
tra la narrazione fondativa, la
credenza popolare, il dispositivo
ideologico e il regime discorsivo
foucaultiano, senza che la polisemia
venga tematizzata in modo sistematico.
Ne risulta un impianto
teorico che, pur efficace sul piano
retorico, tende talvolta ad appiattire
la complessità dei concetti
analizzati.
Questa tensione emerge chiaramente
nella sequenza dei capitoli
dedicati alla smitizzazione di nozioni
chiave come continente, confine,
nazione, sovranità o crescita
economica. La narrazione procede
con ritmo serrato e spirito demistificante,
ma talvolta indulge in
un costruttivismo epistemologico
radicale che rischia di scivolare in
una forma di relativismo, dove
ogni rappresentazione geografica
appare come mera finzione. La
tesi che la geografia sia una costruzione
culturale e politica è ben
consolidata nella letteratura critica
fin dagli anni Settanta — basti
pensare alle opere fondative di
David Harvey e Henri Lefebvre,
alla lettura postcoloniale dello
44 GEOmedia n°2-2025
RECENSIONE
spazio proposta da Edward Said,
o, più di recente, alle indagini sulla
materialità simbolica della cartografia
condotte da Denis Wood
e Derek Gregory. Richardson non
aggiunge nuovi strumenti teorici
a questo corpus, ma ne riformula
alcune intuizioni centrali con un
linguaggio agile e accessibile, ricontestualizzandole
nel panorama
geopolitico contemporaneo.
Eppure, proprio questo approccio,
pur utile sul piano didattico,
può apparire insoddisfacente per il
lettore accademicamente formato.
L’accostamento tra le mappe O-T
medievali e le rappresentazioni
geopolitiche attuali, per esempio,
è suggestivo ma teoricamente fragile:
se entrambe operano una selezione
distorsiva della realtà, ciò
non basta a renderle comparabili
in termini di strumenti epistemici,
finalità storiche o effetti materiali.
Allo stesso modo, la critica
al PIL come metrica egemonica
del benessere, pur fondata e condivisibile,
risulta più vicina all’invettiva
che a una proposta analiticamente
fondata o sostenuta da
modelli alternativi articolati.
L’opera raggiunge momenti di
grande efficacia nei passaggi in cui
mostra, con piglio narrativo e acume
critico, come la geografia non
sia una descrizione del mondo
ma una sua codifica politica. Le
mappe, in questa prospettiva, non
sono specchi del territorio ma atti
performativi. Come ha mostrato
Brian Harley, la cartografia è una
tecnologia che organizza lo spazio,
lo gerarchizza, lo inscrive entro
rapporti di potere. Richardson
assume questa intuizione, e la declina
in chiave più divulgativa, insistendo
sul carattere politico e selettivo
della rappresentazione spaziale.
Ma è con Michel Foucault
che si compie un salto decisivo:
la mappa, come ogni sapere operativo,
partecipa di un “regime di
veridizione”; essa non riflette una
realtà già data, ma contribuisce a
produrre ciò che appare vero, lecito,
reale. In questa ottica, le mappe
funzionano come dispositivi
semantici: selezionano, evidenziano,
escludono, codificano.
È in questa cornice che va letta
la riflessione — solo evocata ma
meritevole di sviluppo più articolato
— sull’immaginazione
geografica. Non si tratta, come si
potrebbe superficialmente pensare,
di fantasia o menzogna.
L’immaginazione, qui, è una forza
produttiva, capace di articolare il
possibile, di generare soggettività
territoriali, di configurare nuovi
orizzonti politici. In ciò, il libro
di Richardson si avvicina a quanto
proposto da autori come James
C. Scott, che hanno mostrato
come i saperi pratici, situati e alternativi
alla razionalità ufficiale
— mappe comprese — costituiscano
strumenti di resistenza e
reinvenzione. L’atto cartografico,
dunque, non è mai neutro: è un
gesto politico che disegna confini,
distribuisce legittimità, determina
visibilità. Ma proprio per questo,
una critica della cartografia non
può accontentarsi di smascherare
i miti: deve saperli riformulare criticamente,
renderli storicamente
responsabili e politicamente operativi.
Un passaggio particolarmente rivelatore
in questo senso è quello
dedicato al mito della nazione.
Richardson smonta con efficacia
narrativa le retoriche identitarie
che legano popolo, territorio e
sovranità, ma trascura un confronto
diretto con le opere che
hanno dato forma a questo dibattito,
da Imagined Communities
di Benedict Anderson alla teoria
modernista di Gellner, fino alle
riflessioni più recenti di Étienne
Balibar sul nesso tra nazione e cittadinanza.
Senza tali riferimenti,
il discorso rischia di scivolare in
una critica generica, che oscura la
stratificazione storica e istituzionale
del concetto.
E tuttavia, nonostante queste carenze
teoriche, Le bugie delle mappe
svolge un compito fondamentale:
disinnescare il senso comune
cartografico, cioè quell’insieme di
automatismi percettivi e cognitivi
che rendono naturali categorie
spaziali intrinsecamente politiche.
L’opera si colloca nel solco di una
tradizione che ha saputo mostrare
come lo spazio non sia mai dato,
ma costruito — e come questa
costruzione sia sempre il risultato
di rapporti di forza. In tal senso,
Richardson non tanto distrugge
i miti della geografia, quanto li
espone al loro carattere costitutivamente
ideologico, invitandoci a
prenderli finalmente sul serio.
Nel finale, il testo si apre a una
prospettiva più propositiva, quasi
programmatica. Se le mappe sono
dispositivi di potere, esse possono
anche diventare strumenti
di emancipazione. La geografia,
come la storia, è anche una forma
di memoria: le mappe non
solo archiviano decisioni e conflitti,
ma custodiscono possibilità
mancate, traiettorie interrotte,
futuri sospesi. Una “nuova geografia
mondiale” non dovrà dunque
limitarsi a rovesciare le mappe
esistenti, ma riformulare criticamente
le categorie stesse con cui
pensiamo lo spazio, alla luce delle
diseguaglianze, delle crisi ecologiche
e delle nuove soggettività territoriali
emergenti.
In definitiva, Le bugie delle mappe
è un libro utile, più provocazione
che compendio, più innesco che
sintesi. La sua forza è quella di inquietare
il lettore, di incrinare la
trasparenza apparente delle categorie
spaziali, di stimolare una riflessione
politica sulla cartografia
e sull’immaginazione territoriale.
La sua debolezza risiede nella
mancanza di un impianto teorico
rigoroso, che lo rende più vulnerabile
alle critiche da parte del
lettore specialistico. Ma forse proprio
questa tensione — tra rigore
teorico e desiderio di accessibilità
— è ciò che rende l’opera rilevante:
come ogni buona mappa, essa
non dice tutta la verità, ma apre
percorsi.
di Michele Fasolo
GEOmedia n°2-2025 45
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