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mente. Un alone di rispetto segnava il rapporto tra di loro. Non
avevano bisogno di parlare. Ognuno sapeva cosa fare.
L’anziano —che sembrava proprio un Saggio— prese la
mano destra del bambino e con una voce quasi impercettibile
gli chiese di accompagnarlo. Un lungo, sconosciuto e arricchente
viaggio li aspettava.
Tomás —questo era il nome del Saggio— sembrava di avere
più di centocinquant’anni. La sua pelle rugosa non nascondeva,
tuttavia, il suo indiscutibile lignaggio.
Senza voltarsi indietro si allontanarono dall’Emissario. Il suo
sorriso mostrava soddisfazione per il viaggio compiuto.
Risolutamente il Saggio si avvicinò a quello che sembrava
l’imbocco di un lunghissimo tunnel che nasceva —appunto— nel
fianco di quella imponente montagna.
In nessun modo si poteva distinguere la fine di quel tunnel.
Tutto faceva pensare che fosse molto, molto lontano o che forse...
non avesse uscita.
Entrarono nella caverna. Esteban iniziò a guardare al suo
interno sorpreso. Le luci incandescenti erano ovunque. Gocce
d’acqua cristallina rispecchiavano la luce che filtrava attraverso
luoghi misteriosi. Non si capiva come ciò fosse possibile sotto
tonnellate di pietre.
A destra del tunnel scorreva una sorgente e, ai suoi bordi,
trifogli verdi e fiori colorati davano un tocco di allegria al luogo.
Stranamente, non vi si vedevano abbeverare né uccelli né piccioni.
Tuttavia —e molto lontano— si udivano suavi trilli e melodiose
ninnenanne che rallegrarono il sorriso del ragazzino. Erano
una presenza invisibile ma innegabile.
Risolutamente il vecchio si mise a camminare lungo il primo
sentiero che si apriva a destra. Il ragazzo non esitò a seguirlo.
Sapeva che Tomas avrebbe badato a lui.
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