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è sottovalutata anche da coloro che credono di «essere» di più
perché «possiedono» di più. La ricchezza non ci rende più umani.
In realtà è stato un veleno sociale che ha generato disuguaglianze
di diritti e opportunità.
Kant insegnava che ci sono cose che hanno dignità e altre
che hanno un prezzo. Il denaro è «adatto» ad acquistare beni ma
non può «comprare la dignità» (né la propria né quella degli altri).
Peggio ancora se è destinato ad essere usato come potere reificante.
Genera orgoglio, avidità, ambizioni sfrenate e tutto questo
-appunto- mutila la dignità anche nella nostra finitezza.
In un mondo più umano -lo ripeto- ci devono essere pari
possibilità nell’acquisizione dei beni. Dobbiamo decidere di abolire
il flagello della povertà e della miseria. Tutti, ma proprio tutti,
devono avere accesso ai beni essenziali per vivere con dignità
come persone. Il segno da applicare è il «meno». Meno poveri
e meno ricchi. Charles Chaplin diceva: “Non mi dà fastidio che
ci siano persone ricche. Quello che mi preoccupa è che ci siano
i poveri». Un movimento pendolare nella distribuzione della
ricchezza aiuterebbe a livellare le disuguaglianze. Per questo
dobbiamo dimenticare il nostro atavico egoismo e cominciare a
pensare -seriamente- al valore dell’altruismo.
Ci deve essere uguaglianza perché non c’è motivo per cui
non abbiamo uguali diritti. Se siamo tutti umani, non meritiamo
una disparità di trattamento basata su prerogative di potere o ricchezza
che sostengono privilegi che incidono sulla pacifica convivenza
tra esseri uguali. Le disuguaglianze estreme generano
violenza. È ovvio che lo sforzo, la volontà di lottare e il talento
dovrebbero generare ricompense diverse, ma chi ha ereditato
talenti speciali deve condividerli con l’altro.
Un mondo più umano costringe chi ha di più ad aiutare chi
ha di meno. Il pendolo dell’orologio ci insegna che entrambe
le estremità devono trovarsi in un punto equidistante. La virtù
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