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-insegnava Aristotele- sta nel punto medio e gli estremi devono
incontrarsi in un punto centrale dove convergono nell’unione
fraterna. In un mondo più umano deve esserci molta, moltissima,
giustizia. Spetta ai giudici riflettere profondamente su questa
richiesta urgente della società perché sono stati scelti per incarnare
la giustizia. Ho conosciuto pochi giudici giusti ma quelli che
lo sono, esaltano l’Amministrazione della Giustizia. Vorrei che nel
mondo ci fossero molti più giudici giusti che fiorissero e venissero
messi da parte quelli che pensano che più velocemente si
risolvono irresponsabilmente i casi, meglio fanno il loro lavoro.
La giustizia non è una gara di velocità, ma il frutto della
ponderazione riflessiva della condotta giudicata. Chi giudica con
onnipotenza e orgoglio, credendo di avere un valore personale
maggiore di quello dell’imputato, sbaglia. Il suo compito è portare
l’uguaglianza dove non c’era. Per questo –proprio– la giustizia è
l’equalizzazione delle disuguaglianze. Dove non c’era né uguaglianza
né libertà, il giudice deve ristabilirla affinché i deboli e
gli offesi siano protetti ed equiparati. Il giudice che non la vede in
questo modo non è un buon giudice. Non lo è nemmeno il governante
se non adempie alla missione di spargere semi fecondi di
uguaglianza e libertà. Come è stato ben insegnato: «La giustizia
consiste nell’equa distribuzione della libertà».
In un mondo più umano, la dignità dell’uomo deve essere
rispettata, senza alcun dubbio. L’uomo è un essere prezioso in
sé stesso. Tutti abbiamo dignità. Un mondo più dignitoso e più
umano esige che ciascuno di noi si impegni per le ingiustizie
subite dai più vulnerabili; per tutte le persone che subiscono discriminazioni
di ogni genere, per coloro che non hanno nemmeno
voce per farsi sentire. Dobbiamo essere la voce di quei silenzi.
Nella sua esortazione contro la mediocrità, José Ingenieros
ha lasciato queste sagge parole: «Ogni ideale, nella sua protesta
contro il male, rivela sempre una speranza indistruttibile per il
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