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"seme" da cui dipende "quel lontano e magico avvenire" è quello
di chi oggi sogna e lavora affinché tutto ciò che verrà sia più dignitoso
e più giusto.
Chi legge queste parole potrebbe pensare a un'utopia,
un’assoluta espressione di desiderio impossibile da raggiungere,
un paradisiaco evolversi in cui l'umanità abbia subito profonde
purificazioni e, cristallina e limpida, viva in un rispetto idilliaco
ed ineffabile. Sembra che chi scrive questa storia sogni un ideale
di perfezione o un prodotto immaginario dell'analisi del comportamento
umano che sta degradando il genere, rendendolo oggetto
di materialismo e povertà di spirito insopportabile che offusca
il vero senso della vita.
Chi scrive questa storia non è un letterato ma è un illuminato
professionista delle leggi che ha ripercorso la via del comportamento
umano e ha sentito fortemente il bisogno di tornare
alle fonti della giustizia per capirle.
Amante della letteratura e della lettura erudita, ha conciliato
in questo volume entrambi gli aspetti: quello del professionista
esperto e quello dello scrittore fine e sensibile che ritiene
indispensabile impegnarsi umanamente e pedagogicamente per
salvare il futuro.
Certo, questo libro ha il valore cattedratico, ma non di cattedra
universitaria ma di catechesi di vita che, sommata ai principi
inerenti ai diritti dell'essere, compongono un testo che dovrebbe
essere letto da generazioni di bambini e adolescenti che possono
ancora costruire dentro di sé una dignitoza saggezza.
Mi riferisco a quell'uomo onesto, a quel Maestro che ha
saputo lasciare un segno indelebile nel cuore del suo popolo e
di tutta la terra, il Mahatma Gandhi. La Bhagavad Gita (Canto del
Signore) è per il credo indù ciò che il Nuovo Testamento d'amore
è per i cattolici. Un insegnamento profondo di misericordia e
di rispetto. Gandhi disse: “La Bhagavad Gita è stata una fonte di
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