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Waste n. 36 luglio 2025

Onda Immonda La convenzione di Hong Kong su demolizione e riciclo navale. Un’occhiata allo stato del settore Valorizzare le reflue industriali. Facciamo un flash sui filtri a carbone attivi

Onda Immonda

La convenzione di Hong Kong su demolizione e riciclo navale. Un’occhiata allo stato del settore

Valorizzare le reflue industriali. Facciamo un flash sui filtri a carbone attivi

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Anno IX

Luglio

2025

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

0 0 0 3 6 >

ISSN 2610-9069

772610 906904

9

ONDA

IMMONDA

Casa Editrice

la fiaccola srl

LA CONVENZIONE

DI HONG KONG

SU DEMOLIZIONE

E RICICLO NAVALE.

UN’OCCHIATA ALLO

STATO DEL SETTORE

VALORIZZARE

LE REFLUE

INDUSTRIALI.

FACCIAMO UN FLASH

SUI FILTRI

A CARBONE ATTIVI




2 SOMMARIO

wasteweb.it

waste@fiaccola.it

Stampato su carta FSC

ISSN 2610-9069

Numero 36

Luglio 2025

EDITORIALE

3

In primo piano

8 Cestino d’oro

Alla start up Oxyle con la

soluzione che rimuove i PFAS

9 Up e Downcycling

Progetti geniali, idee bizzarre

10 PNRR e biometano

Misure adeguate per

un potenziale da cogliere

12 Pillole dal laboratorio

Gestione dei rifiuti tessili

e responsabilità del produttore

14 App e Startup

L’angolo delle buone idee

15 Welcome to jungle

Effetti devastanti delle promesse

elettorali sulla gestione dei rifiuti

16 Demolizione navale

In vigore la Convenzione

di Hong Kong su demolizione

e riciclo navale. E ora?

19 Scaffale Circolare

I libri che ispirano un futuro

sostenibile

Economia circolare

20 CircolarMente

Misurazione della circolarità

e la rivoluzione della ISO-59040

22 Innovazione nel riciclo

Rivoluzione nella fibra di vetro

24 Pollutec Lione

Ai blocchi di partenza la 46ma

edizione della kermesse green

26 Ecomondo

È tutto pronto. Palinsesto

conferenze compreso

28 Un passo avanti

Arriva il primo demoplant che

separa la fibra elastica dal nylon.

Con tecnologia super innovativa

Energia

32 Incentivi FER2

Flop per il biogas, attesa per i

fanghi, ma parte il flottante

Rifiuti solidi

36 Occhio alla traccia

Digitalizzazione e RENTRI:una

gestione ottimizzata dei rifiiuti

38 Inquinanti emergenti

Poco conosciuti, difficili da

gestire e per sempre pericolosi

40 Polveri sotto controllo

Con soluzione mobileautonoma

42 Appuntamento ferrarese

Torna RemTech, l’hub

ambientale

48 Efficienza continua

Tecnologia innovativa per

migliorare la produzione di CSS

50 Imballaggi intelligenti

Contenitori speciali per

allungare la vita dei freschi:

si ma poi?

53 Sostenibili anche nel sociale

Sogno, impresa e realtà...

in 50 anni!

54 E’pronto a tutto

Arjes, trituratore mobile a doppio

albero a rotazione lenta

e asincrona, sfida ogni materiale

Biowaste

58 Discariche. A che punto siamo?

Una panoramica sullo stato

di fatto nel nostro Paese

Acque reflue

62 Filtri a carbone attivi

Mini rassegna sui prodotti

che depurano e valorizzano

le acque reflue industriali

Veicoli&Allestimenti

66 Ricambi usati

Profili normativi, fiscali

e prospettive alla luce del Nuovo

Regolamento Europeo

3 Editoriale

6 Numeri e poltrone

22 News economia circolare

34 News energia

35 News rifiuti solidi

60 News biowaste

61 News acque reflue

69 News veicoli&allestimenti

Direttore Responsabile

Lucia Edvige Saronni

lsaronni@fiaccola.it

Direttore Editoriale

Giuseppe Guzzardi

gguzzardi@fiaccola.it

Consulenza Tecnico-Scientifica

Marco Comelli

mcomelli@fiaccola.it

Coordinamento Editoriale

Federica Lugaresi

flugaresi@fiaccola.it

Redazione

Mauro Armelloni, Matthieu Colombo

Fabrizio Parati, Emilia Longoni

waste@fiaccola.it

Collaboratori

Ludovica Bianchi, Marco Capellini, Damiano

Diotti, Antonio Fargas, Ginevra Fontana,

Andrea Ghiaroni, Annalisa Gussoni,

Alessandro Marangoni, Giovanni Milio,

Mattia Molena, Eliana Puccio, Michele

Ragonese, Riccardo Rossi

Segreteria

Jole Campolucci

jcampolucci@fiaccola.it

Amministrazione

Margherita Russo

amministrazione@fiaccola.it

Marzia Salandini

msalandini@fiaccola.it

Abbonamenti

Mariana Serci

Patrizia Zanetti

abbonamenti@fiaccola.it

Traffico e pubblicità

Giovanna Thorausch

marketing@fiaccola.it

Marketing e pubblicità

Sabrina Levada (Responsabile estero)

slevada@fiaccola.it

Agenti

Giorgio Casotto

T 0425 34045 - Cell. 348 5121572

info@ottoadv.it per Friuli Venezia Giulia,

Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna

(escluse Parma e Piacenza)

Trimestrale - LO-NO/00516/02.2021CONV

Reg. Trib. Milano N. 230 del 19/07/2017

Stampa

Colorshade - Peschiera Borromeo (Mi)

ISCRIZIONE AL REGISTRO NAZIONALE

STAMPA N.01740/Vol. 18/Foglio 313

21/11/1985 - Roc 32150

Prezzi di vendita

abb. annuo Italia Euro 100,00

abb. annuo Estero Euro 200,00

una copia Euro 20,00

una copia Estero Euro 40,00

È vietata e perseguibile per legge la riproduzione totale o parziale

di testi, articoli, pubblicità ed immagini pubblicate su questa

rivista sia in forma scritta sia su supporti magnetici, digitali,

ecc. La responsabilità di quanto espresso negli articoli firmati

rimane esclusivamente agli autori. Il suo nominativo è inserito

nella nostra mailing list esclusivamente per l'invio delle nostre

comunicazioni e non sarà ceduto ad altri, in virtù del nuovo

regolamento UE sulla Privacy N.2016/679. Qualora non desiderasse

ricevere in futuro altre informazioni, può far richiesta

alla Casa Editrice la fiaccola srl scrivendo a: info@fiaccola.it

Organo di informazione

e documentazione

Questo periodico è associato

all’Unione Stampa Periodica Italiana:

numero di iscrizione 15794

Casa Editrice

la fiaccola srl

20123 Milano | Via Conca del Naviglio 37

Tel. +39 02 89421350 - Fax +39 02 89421484

fiaccola@fiaccola.it | www.fiaccola.com

P.I. 00722350154

OGNI

IMMAGINE

RACCONTA

UNA STORIA

È un’affermazione vera in tanti modi diversi quella del titolo.

Può significare che per la sua realizzazione si è dovuto mettere

in moto un processo complesso e lungo; oppure che quello che

si vede rappresenta il punto finale, o iniziale o un momento a

caso di una storia; ancora, che quello che rappresenta simboleggia

un insieme di significati, anche spesso un’immagine è rilevante

per il significato che gli viene conferito, non il contrario.

Oppure, può semplicemente essere la rappresentazione sintetica di

un fenomeno. Prima di scrivere questo editoriale, mi è arrivato il report

sulla raccolta RAEE in Italia. Ne parleremo nel prossimo numero, quello di

Ecomondo. Per ora noto solo che i numeri assoluti sono in crescita, più 1% nei RAEE domestici

e più 18,4 nei professionali, per una media finale di più 5,9%. La percentuale di

raccolta che vale a fronte dell’obiettivo europeo del 65%, fissato nel 2019, è però scesa

ancora, al 29,4%. Allora sono andato a vedere i dati europei, raccolti da Eurostat, che sono

in ritardo di due anni. Un semplice grafico, che dice tutto: la percentuale è poco sopra al

40%, in calo ormai da diversi anni, proprio dal 2019 in cui era stato fissato ottimisticamente

il target. Il perché lo esamineremo nel prossimo numero, ora evidenziamo solo che la

percentuale si calcola dividendo il peso dei RAEE raccolti in un anno per la media del peso

delle apparecchiature elettronico ed elettriche immesse sul mercato nei tre anni precedenti.

Ossia, si raccoglie di più ma si immette ancora di più. Basta guardare.

Altra immagine, altra storia. Nel documentarmi per la rubrica “welcome to the jungle”

sono andato a riprendere in archivio le fotografie e gli articoli sulle discariche umbre, e

l’immagine abbastanza anodina di quella di Orvieto si trova ad illustrare una notizia dello

scorso marzo in cui il TAR regionale dava ragione alla poi defunta giunta Tesei contro

ACEA, sulla decisione del 2022 di privilegiare l’ampliamento delle altre due discariche

umbre (Città di Castello e Perugia) nel quadro della transizione al nuovo regime del

Piano Regionale dei Rifiuti approvato poi nel 2023. E la storia? Nulla, che ora tutte

e tre le discariche dovranno essere ampliate a tambur battente per consentire

alla nuova giunta di non costruire il termovalorizzatore. Vabbè, è una storiaccia.

E invece sembra una bella storia il fatto che nella votazione di qualche giorno fa in

sede di Commissioni congiunte del Parlamento Europeo sia stata approvata una

versione della bozza del nuovo regolamento sul fine vita dei veicoli che a dire

delle associazioni degli autodemolitori sembra abbastanza equilibrata. Anche

su questo torneremo. Intanto un consiglio musicale per la prima parte dell’estate.

Every picture tells a story, Rod Stewart, 1971, il capolavoro che fece

decollare la carriera solistica di “Rod the Mod”. Oltre alla canzone del titolo

e alle mitologiche Maggie May e Mandolin Wind, sono personalmente affezionato

a una versione country-irlandese della dylaniana “Tomorrow is

a long time”. Buona estate.

Marco Comelli



9

e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

4 PARTNERS

Soluzioni

Soluzioni per migliorare

il ciclo integrato dei rifiuti

ACCADUEO 2025 . . . . . . . . . . .31

bfwe.it

MITAMBIENTE Srl . . . . . . . . . .11

mitambiente.it

Anno IX

Luglio

2025

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

CONSULENZA, PROGETTAZIONE, ASSISTENZA

BUSI GROUP Srl . . . . . . . . . . .61

busigroup.it

POLLUTEC 2025 . . . . . . . .III Cop.

pollutec.com

0 0 0 3 6 >

CONEXPO 2026 . . . . . . . . . . . .41

conexpoconagg.com

REMTECH EXPO 2025 . . . . . . .47

remtechexpo.com

ISSN 2610-9069

772610 906904

Casa Editrice

la fiaccola srl

ONDA

IMMONDA

LA CONVENZIONE

DI HONG KONG

SU DEMOLIZIONE

E RICICLO NAVALE.

UN’OCCHIATA ALLO

STATO DEL SETTORE

DAIMLER TRUCK ITALIA Srl –

MERCEDES BENZ . . . . . . . . . .27

mercedes-benz-trucks.com

ECOTEC SOLUTION Srl . . . . . . .5

ecotecsolution.com

ECOMONDO 2025 . . . . . . . . . . .45

ecomondo.com

FOR REC SpA . . . . . . . . . . . . . .35

forrec.eu

SCAI SpA . . . . . . . . . . . . . .IV Cop.

scaispa.it

TANA ITALIA Srl . . . . . . . . . . . .1

tanaitalia.com

VIA MOBILIS . . . . . . . . . . . . . .57

europa-movimento-terra.it

WOLTERS KLUWER

ITALIA Srl . . . . . . . . . . . . .II Cop.

wolterskluwer.com

VALORIZZARE

LE REFLUE

INDUSTRIALI.

FACCIAMO UN FLASH

SUI FILTRI

A CARBONE ATTIVI

Una copertina “alla Murakami” con

un’onda (non proprio monda) che riporta

al movimento di acqua in generale, salata

e non.

È infatti appena entrata in vigore la Con -

venzione di Hong Kong che definisce gli

standard (leggasi obblighi) per gli armatori

e cantieri che si occupano di demolizione

e riciclo navi: tipo il registro dei

materiali pericolosi a bordo e il divieto

assoluto di alcuni materiali…Restrizioni

che verranno aggirate? Il modo sembra

già esistere…

Sul fronte acque dolci invece, si spinge

sul riuso idrico.

Proponiamo quindi un flash sui filtri a

carbone attivi - indispensabili per la depurazione

delle reflue industriali - che

possono così essere avviate al riciclo e

valorizzate.

AZIENDE CITATE

A

AB . . . . . . . . . . . . . . . . . . .70

Althesys . . . . . . . . . . . . . .10

Aquafil SpA . . . . . . . . . . . .28

B

Boer Group . . . . . . . . . . . .64

Busi Group . . . . . . . . . . . .69

C

Cabka . . . . . . . . . . . . . . . .43

Cannoni Conrad . . . . . . . .40

Chep . . . . . . . . . . . . . . . . .43

D

Desotec . . . . . . . . . . . . . . .63

Dora Baltea . . . . . . . . . . . .64

E

Ecopneus . . . . . . . . . . . . .35

Ecotec Solution . . . . . . . . .48

Enea . . . . . . . . . . . . . . . . .46

G

Garc . . . . . . . . . . . . . . . . .53

Garcambiente SpA . . . . . .53

I

IVECO . . . . . . . . . . . . . . . .70

K

Koster Logter . . . . . . . . . .70

M

MantoVana Macchedil . . . .40

Matrec . . . . . . . . . . . . . . . .20

O

Owens Corning . . . . . . . . .22

P

Pasa Labs Srl . . . . . . . . . .38

Promisa Srl . . . . . . . . . . . .40

R

Resilco . . . . . . . . . . . . . . . .6

Rienergy E.S.C.O . . . . . . . .60

S

Scai . . . . . . . . . . . . . . . . . .54

Snam . . . . . . . . . . . . . . . . .7

U

Untha . . . . . . . . . . . . . . . .48

W

Walters Kluwer . . . . . . . . .36

Water Energy . . . . . . . . . . .63

Luglio 2025

Siamo il tuo partner di fiducia per macchinari e impianti per il trattamento dei rifiuti.

Offriamo le migliori soluzioni per il settore dei rifiuti, rottami, compost, legna, RAEE e produzione di combustibili

derivati grazie ai marchi leader UNTHA, Pronar, Binder+Co e Lindemann.

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e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

2 3

4

6 PRIMO PIANO Soluzioni

IN EVIDENZA

1 2 3 4

IN EVIDENZA

PRIMO PIANO

12 3

4

7

Numeri e poltrone

RESILCO

Una startup che spacca!

Un round via l’altro per la startup

tech Resilco, che ha sviluppato una

tecnologia innovativa per trattare

alcune tipologie di rifiuti industriali,

trasformandole in MPS utilizzabili nel

12 3

4

PROSIEL

Una bella scossa

Nuovo presidente per

l’Associazione per la

promozione della sicurezza

e innovazione elettrica in Italia.

Stiamo parlando di Roberto

Martino - che è stato nominato dal

Consiglio direttivo di Prosiel - che

ha sottolineato quanto sia

importante l’infrastruttura

elettrica all’interno degli edifici.

“Oggi la sfida alla transizione

energetica del patrimonio

immobiliare e gli scenari delineati

dalla Direttiva europea “Case

green”, sono un’opportunità che

Prosiel deve cogliere

per creare le

condizioni per

superare le criticità

dell’impiantistica

elettrica in Italia e gli

obiettivi sono

certamente sfidanti”

ha dichiarato Martino.

Nato a Milano, dopo

la laurea in

settore delle costruzioni, con stoccaggio di

CO 2 . Tra il 2023 e il 2025 ha raccolto 6

milioni di euro in due round di

finanziamento. L’impianto verrà realizzato

grazie a 5 milioni di euro (ultimo round

guidato da 360 Capital) che segue quello da

1,2 milioni del 2023. Resilco, con la propria

tecnologia, è in grado di recuperare rifiuti

come ceneri volanti da impianti di

termovalorizzazione, scorie siderurgiche

dalla produzione di acciaio e le polveri di

abbattimento fumi (per es. del settore

ceramico e vetro) che oggi vengono smaltiti

in discarica. Queste nuove MPS (in seguito

dell’ottenimento dell’EoW, possono essere

utilizzate nella produzione di malte,

calcestruzzi e bitumi. Resilco è stata fondata

nel 2019 a Bergamo da David Callejo Munoz

(CEO); nel 2023 si sono aggiunti Paolo

Brazzo (Head of R&D), Alessandro Panza

(Head of Engineering) e Marta Cecilia

Pigazzini (Head of Business Development).

Architettura al Politecnico di

Milano nel 1995, inizia la carriera

come libero professionista

specializzandosi in

architettura

temporanea per spazi

espositivi, eventi e

design d’interni. Dal

2022 coordina il tavolo

tecnico di Blue Factory

che opera nel contesto

territoriale e sociale,

ideando e rinnovando

infrastrutture sportive.

Luglio 2025

SNAM

In bocca al lupoooo…

… al nuovo

Amministratore

Delegato e

Direttore Generale di

Snam, Agostino

Scornajenchi.

Nominato dal nuovo

Consiglio di

Amministrazione,

ricoprirà questi ruoli per

il triennio 2025-2027.

“Sono orgoglioso e

onorato - ha dichiarato -

di entrare a far parte del

Gruppo Snam e grato per

la fiducia ricevuta dagli

Azionisti Snam, che con

oltre 80 anni di storia è

Luglio 2025

TERRE RARE

Boum Boum: guerre commerciali

Il nostro Paese non è

propriamente una miniera di terre

rare. Ecco perché ridurre la

dipendenza dall’estero diventa

fondamentale per la Commissione

12 3

4

protagonista nella

costruzione e nello

sviluppo delle

infrastrutture energetiche

della Nazione.

In un contesto geopolitico

complesso e in continua

evoluzione, il Gruppo è

chiamato a rafforzare il

proprio ruolo strategico

per la sicurezza

energetica nazionale ed

europea, dialogando

costantemente con

Azionisti e stakeholder,

con il supporto delle

straordinarie competenze

e professionalità di tutto

il Consiglio di

Amministrazione”.

Europea che ha definito 47 progetti

strategici (di cui quattro sono italiani), con

un investimento di 22,5 miliardi di euro.

Impegno faraonico che servirà a

raggiungere l’obiettivo entro il 2030 di

estrarre almeno il 10% dei minerali critici

che utilizziamo, processandone il 40% e

riciclandone il 15%. La Solvay Italia (in

Toscana) recupererà i metalli del gruppo

del platino che si trovano negli

elettrolizzatori per l’idrogeno. Itelyum e

Erion (nel Lazio), recupereranno terre

rare dai magneti degli hard disk e dei

motori elettrici. In Veneto, Circular

Materials, da acque reflue industriali,

estrarrà rame, nichel e platino. Infine in

Sardegna, il litio si recupererà dalle

batterie di Glencore.

Scornajenchi,

Dottore

commercialista,

dal 2021 è il

Presidente di

ANDAF –

Associazione

Nazionale

Direttori

Amministrativi

e Finanziari,

primaria

organizzazione

dei CFO italiani. È stato

Chief Finance Officer di

Terna e Presidente

esecutivo di Brugg Cables

AG, leader nei cavi HV ad

alta tecnologia, accessori

e soluzioni avanzate.



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

8 PRIMO PIANO Soluzioni

WASTE AWARD

PUNTI COSPICUI

PRIMO PIANO

9

Upcycling e Downcycling

Marco Comelli

Oxyle, start up

matura e nata come

spin-off dell’ETH di

Zurigo, ha trovato il

modo di rimuovere i

PFAS a catena corta.

Grazie ad un

catalizzatore

piezoelettrico

nanoporoso - attivato

dal movimento

dell’acqua - questi

vengono trasformati

in CO 2 e fluoruri

innocui. Vedremo i

risultati anche da

noi, grazie ad A2A…

Cestino d’oro

Sono sostanze di cui non possiamo fare a meno e ci sono campagne

che li demonizzano. Il modo giusto di trattare i PFAS, però esiste

Da qualche tempo, in Europa soprattutto,

sta montando una vera psicosi nei confronti

dei PFAS, i composti per- e polifluorurati

che vengono prodotti e utilizzati in quelle

applicazioni dove sono necessari rivestimenti,

chiusure, guarnizioni, superfici autolubrificanti

ad elevata resistenza ad agenti come l’attrito

meccanico, il calore, gli agenti atmosferici. Ma

anche abbigliamento più o meno tecnico, cosmetici,

stoviglie, utensili. Ne abbiamo parlato

in un recente numero e non approfondiremo di

più. Il pericolo viene dal fatto che, una volta arrivati

a fine vita e finiti nell’ambiente, sono nanoplastiche

che interferiscono con i meccanismi

endocrini e fisiologici di animali, uomo e pare

anche piante e microorganismi, provocando effetti

ancora non ben compresi. Da qui le campagne

per l’eliminazione totale dei PFAS, buttando

così il proverbiale bambino con l’acqua

sporca, anche perché molta della “transizione

energetica” o “ecologica” dipendono da loro:

pellicole protettive per i pannelli solari, isolanti,

connettori, cavi per impianti elettrici rinnovabili;

autolubrificanti, guarnizioni, chiusure dei compressori

per la refrigerazione, specie quelli ad

altissimi regimi di rotazione che sono necessari

per fare e meno degli F-GAS a base di fluorocarburi

(altro babau). E via enumerando.

No panic!

Il problema PFAS, nei suoi confini, va invece affrontato

senza panico con una diversità di approcci,

alcuni generali (minimizzare o eliminare

le perdite in ambiente in fase di fabbricazione e

riciclo a fine vita), altri specifici. Proprio uno di

questi approcci, basato su tecnologia avanzata,

premiamo stavolta, nella forma delle soluzioni

messa a punto dalla start-up “matura” Oxyle,

nata nel 2020 come spinoff dell’ETH di Zurigo a

opera della dottoressa Fajer Mushtaq, oggi CEO,

e dal dottor Silvan Staufert, oggi CTO. Le soluzioni

di Oxyle rimuovono i PFAS a catena corta (da uno

a quattro atomi di carbonio nella struttura), che

sono i più difficili e spesso derivano dalla degradazione

dei PFAS a catena lunga. Gli ambienti

sono acquei, i reflui industriali in primis, ma anche

le acque nei siti contaminati e persino le acque

superficiali. Li rimuovono distruggendo i

composti sottoponendoli all’azione di un catalizzatore

piezoelettrico nanoporoso, che, attivato

dal movimento dell’acqua, genera radicali capaci

di rompere i legami chimici dei PFAS trasformandoli

in CO 2 e fluoruri innocui. Oxyle è

un’azienda giovane ma già famosa, è stata premiata

in consensi ben più importanti di noi, come

il World Economic Forum. Ma ora è entrata nel

programma di corporate venture capital lanciato

con 360 Capital da A2A. Contiamo quindi di vedere

le sue soluzioni all’opera da noi, quindi premio

preventivo, anche ad A2A, naturalmente.

Non ci fate aspettare troppo.

l

Luglio 2025

La pagina che sottolinea le notizie più interessanti del momento

ma anche del futuro, in antitesi con baggianate sapienti e idee

fuori moda o che hanno stancato o che lasciano il tempo che trovano

Huawei Fusion Solar

Sole flottante

I primi ad installare un sistema

fotovoltaico galleggiante sono stati i

giapponesi. Ma ora è arrivato anche da noi

e, per la precisione, a Pontirolo Nuovo (BG),

collocato in un’area di cava dismessa e

inutilizzata. Sembrerebbe infatti che i

pannelli siano più efficienti in acqua, oltre

al fatto che riutilizzare un’area

abbandonata - nella fattispecie la Cava di

Francesca - consenta lo sfruttamento per

la produzione di energia pulita. Il progetto

pionieristico ha fatto portare a casa ad

Iniziativenergetiche il premio “Huawey

Fusion Solar Italy Best C&I project 2024”.

L’impianto flottante è simile ad un impianto

a terra, con la differenza che i pannelli

sono montati su strutture galleggianti e

modulari: una sfida ingegneristica non

Luglio 2025

Stati Uniti d’America

Trump, sempre

più mina vagante

Politica commerciale

contradditoria. E fiducia

dei consumatori al

minimo storico. IL

facile che deve garantire la resistenza delle

strutture stesse e la capacità di “garantire

produzione di energia stabile ed ottimale”.

L’Italia è ricca di bacini d’acqua liberi da

vincoli paesaggistici... speriamo che sia il

primo di una lunga serie!

Presidente ne spara una

dietro l’altra…

Come per la corsa alle

terre rare, in cui gli Usa

sono in pole position e

lanciano mire sull’Europa

(leggasi Groenlandia…).

Il Paese, superato solo

dalla Cina, estrae circa

il 12% della fornitura

mondiale di materiali

strategici. Il loro

giacimento più importante

si trova in California

(miniera di Mountain

Pass). Peccato che

esportino circa i due terzi

delle loro terre rare

proprio in Cina, dove

invece possiedono la

Federica Lugaresi

wow

bleah!

tecnologia, e dove viene

raffinato ll’85% mondiale

delle stesse. Quindi il Sig.

Trump (per quanto aspiri ai

giacimenti di terre rare

fuori dal suo Paese) ha

poco da fare il fenomeno

perché, almeno nel breve

termine, non è neppure in

grado di sfruttarli in totale

autonomia…A Milano si

dice “ma và a ciapà i ratt”.



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

10

PRIMO PIANO

PNRR E BIOMETANO

Il biometano in Italia,

un potenziale da cogliere

Nonostante le opportunità del PNRR, sono ancora troppi

gli impianti concentrati al Nord. Servirebbero misure adeguate

per favorire uno sviluppo più omogeneo sul territorio

Alessandro Marangoni e Alessandra Zacconi

Alessandro Marangoni, economista

e docente universitario, è fondatore e ceo di

Althesys, società professionale indipendente

specializzata nella consulenza strategica

e nello sviluppo di conoscenza.

Opera con competenze di eccellenza nei settori

chiave di ambiente, energia, infrastrutture e

utility, nei quali assiste imprese e istituzioni.

Negli anni, il settore del biometano è rapidamente

mutato, con l’adozione di norme generali

e incentivi interessanti in Italia. Il biometano

ha anche un ruolo primario nelle strategie

UE volte a favorire la transizione e a garantire la

sicurezza energetica, ma permangono alcune problematiche

da risolvere per un maggiore sviluppo

del comparto.

Nella gestione dei rifiuti urbani, la digestione anaerobica

e il trattamento integrato della frazione organica

sono diventate sempre più importanti, grazie

alla possibilità di avere sia recupero di materia, sia

energetico, con la produzione di biogas e, in alcuni

casi, anche di biometano.

WAS è il think tank italiano sull’industria del waste management e del riciclo. Monitorare

il comparto del waste management e del riciclo, cogliere i trend evolutivi, analizzare le

strategie aziendali e indirizzare le policy è la sua mission. L’osservatorio sviluppa analisi

e studi sulla gestione dei rifiuti, la valorizzazione delle risorse e l’economia circolare,

monitorando il settore con l’Annual Report.

Il Centro-Sud arranca

Nel 2019 in Italia si avevano 23 impianti di digestione

anaerobica e 8 impianti integrati su 41 totali con

produzione di biometano nell’anno. Nel Nord c’erano

26 impianti, nel Centro uno e nel Meridione tre.

Nel 2023 le strutture di digestione anaerobica sono

salite a 27 e quelle integrate con produzione di biometano

a 33 su 61 complessive. La presenza è rimasta

elevata nel Nord, mentre nel Centro si hanno

tre impianti e nel Sud otto (fonte Ispra).

In questo contesto, le tariffe per la raccolta e il trattamento

della frazione umida vedono andamenti

differenti tra le varie aree. L’analisi dei dati disponibili,

pur con i suoi limiti, fornisce alcune indicazioni

interessanti. Innanzitutto, l’esito degli affidamenti

tramite gara pubblicati tra 2019 e 2025 (22 casi)

vede prezzi medi di 61 €/ton nel Nord, 115 €/ton

nel Centro e 160 €/ton nel Sud e Isole. I prezzi sembrano

aver avuto un andamento discendente nel

tempo in tutte le aree e, in generale, paiono in media

più basse nel Nord Italia. Nel 2023 la capacità

di trattamento della frazione organica autorizzata

ha raggiunto, secondo il CIC, 12,3 milioni di tonnellate

annue per 201 milioni di m 3 /anno di biometano

prodotti. Un valore ancora lontano dai 5,7 miliardi

di m 3 /anno previsti dal PNIEC.

Per una distribuzione più omogenea

Il PNRR ha cercato di dare una spinta alla realizzazione

di nuova capacità di produzione di biometano,

sia mediante la Linea di finanziamento 1.4

(“Sviluppo del biometano, secondo criteri per la

promozione dell'economia circolare”) della

Missione 2, Componente 2, sia, per quanto riguarda

il solo biometano prodotto dai rifiuti, con la Linea

di finanziamento 1.1 B (“Ammodernamento e realizza-zione

di nuovi impianti di trattamento/riciclo

dei rifiuti urbani provenienti dalla raccolta differenziata”)

della Missione 2, Componente 1, che ha riguardato

solo iniziative pubbliche. Sebbene sia ancora

presto per valutare se il PNRR sia riuscito a

promuovere significativamente la costruzione di

capacità di produzione del biometano, pare evidente

la concentrazione degli impianti di maggiori dimensioni

nel Nord con possibili, ulteriori impatti

sui prezzi. Servirebbero dunque misure adeguate

volte a favorire uno sviluppo più omogeneo sul territorio

(p.es. aste per aree geografiche e/o una differenziazione

tariffaria sul modello di quanto pensato

per il Decreto FerX).

l

Luglio 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

12 PRIMO PIANO Soluzioni

SCARTI TESSILI

SCARTI TESSILI

PRIMO PIANO

13

Donato Berardi e

Antonio Pergolizzi

Pillole dal Laboratorio

La gestione dei rifiuti tessili: perché serve

uno schema di responsabilità del produttore?

Il settore tessile è uno dei più impattanti

dal punto di vista ambientale, soprattutto

a causa della crescente diffusione del fast

fashion, che accelera il consumo di capi a

basso prezzo e di breve durata. L'Italia rimane

uno dei principali produttori mondiali di

PANORAMIICA DELLA MANIFATTURA TESSILE ITALIANA

Fonte: elaborazioni Laboratorio REF Ricerche su dati Istat, 2023

Il Laboratorio REF

Ricerche è un think tank

che intende riunire

selezionati rappresentanti

del mondo dell’impresa,

delle istituzioni e della

finanza al fine di

rilanciare il dibattito sul

futuro dei Servizi Pubblici

Locali

tessuti, con oltre 13.000 aziende e un fatturato

annuo di 1,6 miliardi di euro, concentrato

prevalentemente nel segmento medio-alto.

Allo stesso tempo, l’Italia è un grande consumatore

di prodotti tessili, una buona parte

prodotti all’Estero (soprattutto quelli di largo

consumo).

Nonostante l’introduzione del D.Lgs. 116/2020

imponga l’obbligo di raccolta differenziata, ancora

oggi l’81% dei rifiuti tessili continua a

finire in discarica o inceneritore. A fronte di

questo, il Governo italiano sta preparando l'introduzione

di un sistema di Responsabilità

Estesa del Produttore (EPR), che potrebbe trasformare

la gestione dei rifiuti tessili, promuovendo

il riuso e il riciclo e incentivando investimenti

nella costruzione di impianti appositi,

finora insufficienti.

Interrogativi e preoccupazioni

In Italia, la gestione della raccolta differenziata

tessile si è finora caratterizzata per una grande

frammentazione: il settore della raccolta è prevalentemente

gestito da cooperative sociali e

organizzazioni no-profit, che operano soprattutto

nel Nord del Paese. Le raccolte originali

(non selezionate) vengono vendute ai selezionatori

con finalità orientate verso il riuso.

Le raccolte originali possono essere acquistate

dai selezionatori italiani anche dall’Estero (soprattutto

Nord-Europa), così come può accadere

anche il contrario (soprattutto verso la

Tunisia).

Uno degli ostacoli principali riguarda la qualità

della raccolta. I rifiuti tessili non vengono sempre

separati correttamente e spesso contengono

contaminanti come plastica e metalli,

riducendo il potenziale riciclabile. Si stima che

solo circa il 50% dei rifiuti tessili raccolti venga

effettivamente riutilizzato o riciclato. Il resto

finisce in discarica o viene esportato verso

Luglio 2025

Paesi, con trattamento a basso valore. Un passo

importante verso una gestione più sostenibile

è rappresentato dall’imminente introduzione

di uno schema di EPR.

Questo strumento obbliga i produttori di abbigliamento,

scarpe e altri prodotti tessili a

farsi carico della gestione del fine vita dei

loro prodotti. I produttori devono organizzare,

finanziare e gestire la raccolta, il riciclo e il

riutilizzo dei loro prodotti al termine del ciclo

di vita. Sebbene l'EPR abbia avuto successo

in altri settori, la sua futura applicazione

pone interrogativi e preoccupazioni legittime

da parte degli stakeholders.

Gli anelli mancanti

La principale difficoltà è capire la geometria

della nuova governance, ovvero come saranno

distribuiti ruoli e responsabilità, tenendo

conto della doppia esigenza di garantire una

vera transizione ecologica del settore e sostenere

l’efficienza economica, evitando che

questa possa generarsi solo a scapito del

servizio di raccolta dei rifiuti urbani, quindi

scaricandosi sulla bolletta pagata dai cittadini

(che già dovranno sostenere la spesa del contributo

ambientale, che i produttori/distributori

è lecito attendersi scaricheranno sul prezzo

finale di ogni prodotto tessile).

Servirebbe, quindi, rafforzare, oltre alla raccolta,

(che deve diventare capillare e comprensiva

anche dei rifiuti tessili, quindi non

solo abbigliamento usato) l’eco-progettazione,

disincentivando l’immissione nel mercato

di manufatti non riusabili né riciclabili, così

come urge traguardare una scala industriale

per il riciclo di tutto ciò che non può andare

a riuso, per un uso efficiente delle risorse e

per evitare ulteriori impatti ambientali.

Luglio 2025

GESTIONE DEI RIFIUTI TESSILI IN ITALIA

Fonte: elaborazioni Laboratorio REF Ricerche su Audizione di Massimiliano Lanz

(Centro nazionale rifiuti e economia circolare di Ispra), Commissione Ambiente

della Camera dei Deputati (febbraio 2025)

Se finora il settore si è mosso quasi esclusivamente

sulla preparazione per il riutilizzo,

concedendo poco spazio alle politiche di prevenzione

e trascurando anche il recupero di

materia, sono esattamente questi gli anelli

mancanti da introdurre con le nuove politiche.

L’imminente schema di EPR che verrà licenziato

dal MASE dovrebbe servire a costruire

una filiera integrata di tipo industriale in cui

- insieme alle pratiche di prevenzione - tutte

le frazioni possano andare, prima di tutto, a

riutilizzo e, poi, a riciclo e, in subordine, a recupero

di energia.

L’avvio di una filiera integrata, retta da una

raccolta finalmente capillare e orientata a

tutte le frazioni tessili (non solo abbigliamento),

con il sostegno di misure economiche

incentivanti all’uso di tessuti e fibre riciclate,

dovrebbe servire anche a creare le condizioni

per attivare gli investimenti per il riciclo.

Segmento, quest’ultimo, rimasto ancora sullo

sfondo, principalmente per operare in

mercati che mostrano evidenti segni di fallimento.

l

Per approfondire

La gestione dei rifiuti

tessili: perché serve uno

schema di responsabilità

del produttore?

Position Paper n. 289 -

Laboratorio REF Ricerche,

aprile 2025



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per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

14 PRIMO PIANO Soluzioni

ANGOLO INNOVAZIONE

WELCOME TO THE JUNGLE NEWS PRIMO PIANO

15

Economia Circolare

App e Startup

Eliana Puccio

La tecnologia può essere un ottimo alleato dell’uomo,

anche nella raccolta differenziata. Spazio ad app e idee

che generano nuove opportunità di business sostenibile

MERCATO CIRCOLARE

Sei un cittadino, un

artigiano, un

commerciante,

AMERU

È un cestino intelligente che fa la raccolta

differenziata al posto tuo.

Ameru riconosce e separa i rifiuti in modo

automatico e grazie all’intelligenza

artificiale è in grado di distinguere

plastica, metallo, carta e organico.

In questo modo la raccolta differenziata

risulta più semplice e precisa.

Il progetto realizzato - da un ragazzo di 20

anni - arriva da Singapore.

Il cestino è caratterizzato da quattro

scomparti separati, inoltre una

fotocamera e un algoritmo analizzano

ogni oggetto inserito e lo smistano nel

un’impresa,

un’istituzione? La nuova

app Mercato Circolare

mette a portata di click i

prodotti e i servizi che si

cercano o si propongono.

L'utente può effettuare

ricerche, libere o per

categoria di prodotti,

servizi, aziende, iniziative;

scoprire l’economia

circolare e informarsi

sulle novità; acquistare

locale, anche online;

proporre nuove

realtà/prodotti/iniziative al

posto giusto.

Un’app collegata consente di vedere

statistiche sulle proprie abitudini di

smaltimento e sull’impatto ambientale.

Presto raggiungerà scuole, uffici e

città intelligenti per migliorare la

gestione dei rifiuti.

team. L'impresa può

raccontarsi ed entrare in

contatto con una comunità

attenta ai temi della

sostenibilità; promuovere

nel modo più efficace i

propri prodotti, servizi o

iniziative; vendere i propri

prodotti e servizi;

incontrare altre realtà

interessanti

dell’ecosistema economia

circolare; segnalare

certificazioni già acquisite;

indicare reti di

appartenenza.

Luglio 2025

L’incoerenza della

coerenza: mantenere

promesse sbagliate

La nostra rubrica per un tema antico. Su questo numero

ci occupiamo degli effetti devastanti, relativi

alle promesse elettorali, sulla gestione del ciclo dei rifiuti

Un esempio da manuale è quanto sta accadendo

in Umbria, che sul finire del

2023 aveva approvato il Piano Regionale

di Gestione dei Rifiuti, che prevede una transizione

forse un po’ utopistica da un sistema che

fa ancora conto sulle discariche a uno in linea

con gli obiettivi europei. In sintesi: riduzione del

4,4% della produzione di rifiuti da conseguire al

2035; l’incremento della raccolta differenziata

al 75% entro il 2035, ed il raggiungimento dell’obiettivo

dell’indice di riciclo del 65% al 2030;

eliminazione della fase di trattamento meccanico

biologico (TMB) e l’avvio ad incenerimento

con recupero energetico del rifiuto tal quale indifferenziato

e degli scarti da raccolta differenziata

al 2028 (160.000 ton/anno); smaltimento

in discarica dei rifiuti non riciclabili e non recuperabili

pari al 7% al 2030, consentendo il raggiungimento

con cinque anni di anticipo dell’obiettivo

normativo. Interessante il fatto con il

trattamento termico viene tenuto separato gestionalmente

dal resto, in pratica scoraggiandone

l’uso alternativo alla raccolta e al riciclo.

Claim claim

Bene. Ci sono le elezioni, durante le quali lo

slogan “No inceneritore” va alla grande.

Luglio 2025

Vinte le elezioni, gabbato l’elettore? No! Si

sia coerenti.

Per cui il Piano Regionale è ancora formalmente

valido (sta sul sito della regione) ma

la parte di trattamento termico è stata esclusa

“chirurgicamente”. Anche un inesperto

capisce che così non sta in piedi nemmeno

il resto. E gli esperti prevedono subito un aumento

dei conferimenti in discarica. E infatti,

eccoci.

Nella delibera, non ancora pubblicata ufficialmente

al momento di scrivere, in cui si

costituisce un “gruppo di lavoro” per studiare

la faccenda, appare tra le linee guida che il

conferimento in discarica al 2030 passa dal

7 al 20%, e che si stabilisce come obiettivo

un massimo di 100 Kg di rifiuti per cittadino

al mese, oltre che la costruzione di impianti

per la massimizzazione del recupero (che

non ci capisce cosa siano).

Per ora è “flatus vocis”, il Piano va formalmente

modificato (ci sono in ballo i fondi di

coesione europei…) e non è scontato nulla.

Solo che si dovranno tenere aperte le discariche,

le finte nemiche e amiche vere degli

ambientalisti, e magari potenziarle. La coerenza

prima di tutto.

l

Marco Comelli



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

16 PRIMO PIANO Soluzioni

DEMOLIZIONE NAVALE

DEMOLIZIONE NAVALE

PRIMO PIANO

17

ANNUAL SHIP RECYCLING VOLUMES 1994-2024

Sempre meno le navi riciclate,

e la Turchia ne approfitta

Total gross Tonnes

40M

35M

30M

25M

20M

15 M

10M

Lo scorso 26 giugno è ufficialmente entrata in vigore la Convenzione

di Hong Kong su demolizione e riciclo navale. Approfittiamo

di questa tappa significativa per dare un’occhiata allo stato del settore

5M

0

1994 1996 1997 1998 1999 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 2023 2024

Source: Lloyd’s List Intelligence

Recycling year

Marco Comelli

Foto satellitare

dei cantieri di Aliaga

in Turchia. Ogni

striscia corrisponde

ad un attracco

ed è un singolo

cantiere.

La Hong Kong International Convention

for the Safe and Environmentally Sound

Recycling of Ships ha vissuto in uno strano

limbo dal 2009, quando è stata firmata, sino

a pochi giorni fa, per chi legge queste righe.

Solo il 26 giugno scorso è infatti entrata in vigore,

dopo il raggiungimento, due anni fa, del

quorum di ratifiche necessario. Abbiamo già

scritto in passato della Convenzione notando

come essa definisca un livello base di obblighi

per gli armatori e i cantieri (registro dei materiali

pericolosi a bordo, divieto assoluto di

alcuni materiali, ispezione per approvazione

prima della demolizione, approvazione dei siti

di demolizione da parte statale, sulla base di

standard e regole minime, etc.). Con l’entrata

in vigore rimangono alcuni problemi interpretativi,

più in generale rispetto alla convezione

di Basilea sullo scambio transfrontaliero di

materiali pericolosi, e più specificamente con

la regolamentazione europea, che in alcuni

casi vale solo per gli armatori EU, ma in altri

sarebbe in teoria valida erga omnes, basta

siano presenti in acque EU (EU Waste

Shipments Regulation No. 1013/2006).

Una decisione non presa

Nella discussione avutasi in ambito di COP17

sulle regole di Basilea quando in contrasto con

Hong Kong, si è deciso di non decidere, rimandando

tutto alla COP18 (2027). Anche l’Unione

Europea ci ha messo del suo, perché il processo

di approvazione dei cantieri di demolizione

extra-UE previsto dalla normativa europea

(EU Ship Recycling Regulation) è bloccato.

Insomma, da un limbo previsto dal trattato si

è passati a un limbo di conflitto tra trattati e

regolamenti (molto più difficile da districare).

Nel frattempo, il settore della demolizione navale

va avanti, con i suoi movimenti e cambiamenti,

che tra poco andremo a esaminare.

Ricordiamo solo che esiste un modo per aggirare

ogni restrizione e un numero sempre

maggiore di armatori vi farà ricorso in assenza

di un quadro legale certo: disfarsi di una nave

non per demolirla, ma appena prima, quando

ancora in teoria sarebbe funzionale, a una

compagnia con base in un Paese che non aderisce

a Hong Kong. Qualche nome? St. Kitts &

Nevis, Comore, Palau, Mongolia.

Rottami…senza valore?

Veniamo al mercato. I numeri sono in netto

calo. Nel 2024, tutte le fonti concordano, il numero

di navi demolite è sceso al più basso livello

degli ultimi 20 anni, quando la flotta globale

era molto più piccola. Secondo Loyd’s List

Intelligence sono state avviate a demolizione

324 navi, per un tonnellaggio complessivo di

circa 4,6 milioni di tonnellate di stazza lorda,

un calo del 30% rispetto al 2023, dopo due anni

consecutivi di debolezza (2021 e 2022), il che

è ancora più significativo. Gli analisti si aspettavano

una crescita robusta, a causa della crescita

dell’età media delle flotte a seguito dei

bassi investimenti negli anni immediatamente

successivi alla crisi del 2008-2011. Nessuno

però aveva previsto gli effetti degli attacchi

Houthi nel Mar Rosso, che ha portato alla crescita

dei noli e alla richiesta di navi portacontainer

per coprire le rotte molto più lunghe a

evitare Suez. Sul fronte delle cisterne è entrato

in gioco un altro fenomeno. Nonostante sia

passato ormai non di mano il picco di passaggi

di vecchie navi che sono andate a costituire la

“flotta fantasma” - che Russia e Iran stanno

usando per aggirare le sanzioni - la domanda

non è sparita del tutto, per cui un buon numero

di tankers con 20 o 25 anni nelle carene che

stavano avviandosi al fine vita sono “risorte”

e ora se ne vanno in giro senza assicurazione.

Più in generale, la già ricordata scarsità di investimenti

negli anni 2010 ha fatto salire il valore

dell’usato di quel periodo sopra il prezzo

che le agenzie che avviano le navi ai demolitori

(i cash buyers) sono disposti pagare per acquisire

una nave. Nel corso del 2024 i cash

buyers hanno alzato le loro offerte ma una serie

di fattori ne ha limitato l’azione: da una parte

gli Stati da cui operano sono in difficoltà

economica, anche serie (vedi Pakistan), per

cui le banche attive nel settore sono più selettive

nell’emettere lettere di credito. Anche

la politica commerciale cinese ha avuto un

Il settore delle

demolizioni navali

va avanti. Qui sopra,

l’andamento negli

ultimi venti anni

dei volumi (in migliaia

di tonnellate) di navi

riciclate.

Luglio 2025

Luglio 2025



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Economia Circolare

18 PRIMO PIANO Soluzioni

DEMOLIZIONE NAVALE

ANGOLO LETTURA

PRIMO PIANO

19

Gross Tonnage Scrapping Number of Ships

Destination

2.417.731

1.459.700

633.747

476.208

241.679

331.662

Bangladesh 130

India

Pakistan

Turkey

Rest

of the World

EU

101

24

84

45

25

NGOSP fornisce dati molto interessanti sia

sulla localizzazione del cantiere di demolizione

(cosa che fa anche Loyd’s) ma soprattutto della

provenienza dell’armatore. Come nel 2023, la

Cina è in cima alla lista, con oltre cinquanta

navi cinesi vendute a demolitori navali del subcontinente

indiano, principalmente in Ban -

gladesh. Questo nonostante il divieto cinese

sull'esportazione di rifiuti e la capacità che il

Paese avrebbe di effettuare demolizioni in bacino

(cosa che fa regolarmente). Ma in Cina il

beaching (arenamento) praticato in Asia

Meridionale è vietato. In classifica seguono la

Russia con 18 navi e la Svizzera (MSC) con 16.

Chiudono la cinquina la Corea del Sud e le

Filippine con 13 navi a testa.

Che cosa è la

bioeconomia

circolare.

di Mario Bonaccorso

Prefazione di Jennifer

Holmgren

Introduzione

di Francesco de Leonardis

Scaffale circolare

Edizioni Ambiente,

€15,20

Il report NGOSP delle

nazioni demolitrici.

Ai primi posti come

cantieri, troviamo

Bangladesh e India.

La Turchia

ha superato

il Pakistan con 84 navi

demolite.

ruolo. Di fronte alla sovra produzione di acciaio,

la Cina ha abbassato molto il prezzo di certe

leghe, mettendo fuori mercato il rottame da

demolizione navale.

Un tema di categorie

Sul fronte delle tipologie, per quelle monitorate

da Lloyd’s (che non sono tutte le navi riciclate,

come vedremo tra un momento) la categoria

più demolita è il general cargo, con il 30% del

totale, mentre le container hanno rappresentato

il 16% del numero delle navi (54) e le bulk

il 15% (50). In queste due categorie solo navi

molto vecchie e molto piccole sono state dismesse.

Solo 17 cisterne, per greggio e prodotti,

sono state avviate a demolizione nel

2024, tutte piccole eccetto una, venduta al photofinish

nel dicembre 2024. Se allarghiamo lo

sguardo a tutte le categorie di navi (come pescherecci,

nevi officina per la pesca, piattaforme)

i numeri sono un po’ più alti ma il declino

rispetto al 2023 resta. Secondo la NGO

Shipbreaking Platform nel 2024 sono state effettivamente

demolite (Lloyd’s conta le avviate

a demolizione come demolite) 409 “navi”.

Exploit turco

Nelle nazioni demolitrici, il report NGOSP segnala

cambiamenti significativi quest’anno,

solo in parte confermati da Lloyd’s (ma ricordiamo

che la base di calcolo è diversa, NGOSP

conta le navi e tutte, gli inglesi contano il tonnellaggio

ed escludono diverse categorie).

Dopo il Bangladesh, con i cantieri attorno a

Chattogram/Chittagong e 130 navi demolite,

e l’India, con i cantieri attorno ad Alang e 101

demolizioni, c’è stato il deciso sorpasso della

Turchia, con 84 navi demolite ad Aliaga, sul

Pakistan, che è crollato a 24 navi nei suoi cantieri

intorno a Gadani. L’exploit turco è stato

trainato da diversi fattori: l'essere un Paese

OCSE, per cui rientra tra le mete ammesse

dalla Convenzione di Basilea senza dovere ricorrere

a sotterfugi, l’aumento dei prezzi del

rottame di acciaio in Europa, la distanza più

breve da Europa e continente americano, e

comunque una legislazione ambientale più

lasca rispetto ai Paesi di origine delle navi.

Anche tre navi militari italiane, le fregate

Bersagliere, Scirocco e Maestrale, sono state

demolite ad Aliaga nel 2024. Per i Lloyd’s invece

il Pakistan resta al terzo posto. Cosa succederà

in futuro? Ci sono in circolazione oggi,

nave più, nave meno, 1.300 cisterne e 1.250

bulk carrier con più di 20 anni di vita, oltre a

680 portacontainer costruite prima del 2005.

Prima o poi dovranno andare dal demolitore.

Poi ci sono le navi da crociera, le ro-ro, i traghetti,

le navi per la pesca oceanica, le piattaforme.

Che questo succeda già nell’anno

corrente, è tutto da vedere.

l

Una rubrica per esplorare come i libri possano ispirare un futuro

più sostenibile. Un viaggio attraverso le pagine di saggi e manuali

Tessuti realizzati da residui di agrumi,

bioplastiche ricavate da pomodori e altre

fonti vegetali, canapa e paglia di riso per

l’edilizia, integratori alimentari ottenuti da

scarti della produzione di whisky, cosmetici a

base di nocciole e uva. Si parla sempre più di

bioeconomia circolare, ma quanti sanno

davvero di cosa si tratta?

Il libro è una fonte preziosa di informazioni

sull’argomento e adotta un metodo originale

di comparazione: alterna una vasta gamma

di dati raccolti da diverse fonti a una serie di

interviste con esperti nazionali e

internazionali, documentando le

trasformazioni nelle politiche pubbliche,

nella ricerca e nelle strategie industriali.

Una panoramica che esplora tutti i principali

settori coinvolti, dall’automotive

all’alimentare, dall’edilizia fino al tessile e

alla moda.

Un altro punto centrale del libro, è l’analisi

approfondita delle strategie adottate dagli enti

pubblici che hanno agito su questi temi negli

ultimi anni. Una guida per comprendere

un settore economico in rapida crescita

e acquisire competenze da applicare

nei vari ambiti influenzati da questa

evoluzione.

Eliana Puccio

Luglio 2025

Luglio 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

20 ECONOMIA CIRCOLARE Soluzioni

CIRCOLARITÀ E NORMATIVE

CIRCOLARITÀ E NORMATIVE

ECONOMIA CIRCOLARE

21

Circolarmente

Appuntamento con lo spazio dedicato a materiali

e design circolare, nonchè alle risorse materiche.

Su questo numero parliamo di misurazione

della circolarità: la rivoluzione trasparente

della norma internazionale ISO 59040

• Intensità d'uso e riuso: considera la capacità

del prodotto di essere utilizzato più volte o da

più persone (ad esempio, tramite modelli di noleggio

o condivisione), massimizzandone il valore

nel tempo.

• Presenza di Sostanze Preoccupanti (Sub -

stances of Concern): l'identificazione e la quantificazione

di sostanze chimiche che possono

ostacolare il riutilizzo o il riciclo sicuro del prodotto

sono fondamentali per chiudere il cerchio

in modo non tossico.

Marco Capellini

Matrec.com

Nel complesso percorso verso un’economia

realmente circolare, una delle sfide

più ardue è sempre stata la misurazione.

Come si può definire e quantificare in modo oggettivo,

standardizzato e comparabile la "circolarità"

di un prodotto o di un materiale? Fino a

oggi, la mancanza di un linguaggio comune ha

lasciato spazio a dichiarazioni generiche, autovalutazioni

e, in molti casi, a un greenwashing

difficile da smascherare. La recente pubblicazione

(febbraio 2025) della norma internazionale

ISO 59040 rappresenta una svolta epocale in

questo scenario, fornendo finalmente uno strumento

concreto per misurare e comunicare la

circolarità in modo trasparente e credibile.

E ora… si applica

La ISO 59040 è parte della famiglia delle ISO

59000 che hanno l’obiettivo di armonizzare e favorire

la comprensione degli aspetti connessi

all’economia circolare. L'importanza di questa

norma risiede nel suo approccio pragmatico:

essa definisce i principi per la creazione di una

"Scheda Dati di Circolarità del Prodotto"

(Product Circularity Data Sheet - PCDS). Si tratta,

in sostanza, di una vera e propria "carta

d'identità" della circolarità, che accompagna il

prodotto lungo tutta la catena del valore. Questo

documento standardizzato obbliga le aziende

a passare da vaghi slogan come "prodotto green"

o "amico dell'ambiente" a dati puntuali e

verificabili, basati su un set definito di Indicatori

Chiave di Prestazione (KPI). La ISO 59040 non

inventa nuovi principi di circolarità, ma li organizza

in un framework di misurazione chiaro,

ponendo fine all'ambiguità. Sebbene la norma

fornisca una struttura e dei principi guida, la selezione

specifica degli indicatori può variare in

base al settore e al prodotto. Tuttavia, i principali

KPI promossi da questo standard riguardano:

• Contenuto di materiale riciclato e rinnovabile:

indica la percentuale di materie prime seconde

o di origine biologica/rinnovabile utilizzate

nella produzione, riducendo la dipendenza da

risorse vergini.

• Durabilità e Riparabilità: misura la vita utile

attesa del prodotto e la facilità con cui può essere

riparato. Indicatori specifici possono riguardare

la disponibilità di pezzi di ricambio e

di manuali per la riparazione.

• Riciclabilità e Smontabilità a fine vita: valuta

la percentuale del prodotto che può essere efficacemente

riciclata con le tecnologie attuali e

la facilità con cui i diversi materiali possono essere

separati per il recupero.

Benefici per tutti

I vantaggi derivanti dall'adozione di un approccio

basato sulla ISO 59040 sono molteplici e pervadono

l'intero sistema economico.

Per le aziende, significa poter comunicare i propri

sforzi in materia di circolarità in modo credibile,

ottenendo un vantaggio competitivo e facilitando

la comunicazione B2B. Un fornitore

che consegna un componente con una PCDS

allegata fornisce al suo cliente dati essenziali

per calcolare la circolarità del prodotto finale.

Per i consumatori e gli acquirenti pubblici (GPP),

la Scheda Dati di Circolarità è uno strumento

di potere. Permette di confrontare prodotti diversi

su basi oggettive e di compiere scelte d'acquisto

finalmente informate, premiando le

aziende che investono realmente nella sostenibilità.

Infine, per i regolatori, la norma offre una base

solida su cui costruire politiche, incentivi e normative,

come il futuro Passaporto Digitale di

Prodotto (DPP) previsto dall'Unione Europea.

In conclusione, la ISO 59040 non è solo un documento

tecnico. È un catalizzatore strategico

che trasforma la circolarità da concetto astratto

a pratica misurabile, verificabile e, soprattutto,

trasparente. Mettendo a disposizione un linguaggio

universale basato sui dati, questa norma

pone le fondamenta per un'economia circolare

autentica, combattendo efficacemente

il greenwashing e accelerando la transizione

verso un modello di produzione e consumo più

circolare e sostenibile.

A tale riguardo Matrec è stata la prima società

ad aver introdotto nel suo tool per la misurazione

della circolarità di materiali e prodotti

(CircularTool), la compliance alla ISO 59040.

Questa implementazione è stata verificata da

Bureau Veritas.

l

Disassemblaggio

o smontabilità a fine

vita: è uno dei KPI

che consentono

di valutare

la percentuale

di materiale che può

essere efficacemente

riciclata e recuperata.

Con la ISO 59040

si definisce

la “carta d’identità”

della circolarità

di un determinato

prodotto.

Luglio 2025

Luglio 2025



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

22

ECONOMIA CIRCOLARE

MATERIALI COMPOSITI

NEWS

ECONOMIA CIRCOLARE

23

Innovazione nel riciclo

Owens Corning sta rivoluzionando il settore della fibra

di vetro ed è pronta a lanciare sul mercato Sustaina® Loop

Realizzato con fibre di vetro di scarto preconsumer,

ritirate presso i propri clienti,

combinate con materie prime tradizionali,

Sustaina® Loop è una fibra di vetro circolare al

100%, certificata ISCC+ attraverso un approccio

mass balance. Questo prodotto è progettato per

garantire le stesse prestazioni e caratteristiche

dei prodotti Owens Corning® Type 30®, offrendo

una soluzione pronta all'uso per aumentare

il contenuto circolare dei compositi.

Anello chiuso

Owens Corning ha infatti recentemente sviluppato

un nuovo processo di rifusione per la fibra

di vetro di scarto, permettendo di riportare il

prodotto al suo stato iniziale: ciò consente una

riduzione sia dei rifiuti in discarica sia del consumo

di materie prime vergini, dando vita a una

fibra di vetro 100% circolare, capace di fornire

le stesse performance del rinforzo tradizionale.

Il descritto processo rappresenta un primo ma

fondamentale passo verso il riciclo a circuito

chiuso del composito.

“Sviluppando un processo dedicato alla fibra

di vetro di scarto attraverso la rifusione, ci prepariamo

a fornire una soluzione di riciclo a ciclo

chiuso anche per il composito a fine vita”

ha spiegato Alessandro Forestieri, EU Circu -

larity Lead, alla conferenza Country on Stage

Italy al JEC World 2025. “Abbiamo già dimostrato

su scala pilota la possibilità di rifusione

della fibra di vetro di scarto e fornito le prime

tonnellate di Sustaina® Loop ai nostri clienti.

Non solo, lavorando su scala pilota e utilizzando

il processo di depolimerizzazione termochimica

di Korec S.r.l., abbiamo dimostrato

la fattibilità della rifusione di fibra di vetro proveniente

da compositi termoindurenti a matrice

poliestere”.

La circolarità è un concetto chiave per Owens

Corning, che mira a chiudere il ciclo nella catena

del valore riducendo i rifiuti e trasformandoli in

fibre di vetro circolari. Non solo: l'azienda continua

a migliorare la propria impronta di carbonio

abbassando l'impatto dei propri impianti,

ottimizzando i propri processi e diminuendo

l’utilizzo delle materie prime, anche grazie a soluzioni

come Sustaina® Loop. Il business europeo

“Glass Reinforcement” di Owens Corning

ha infatti già raggiunto una riduzione di oltre il

49% delle emissioni di scope 1 e scope 2 rispetto

al 2018, contribuendo a consolidare l’obiettivo

globale della compagnia di raggiungere il 50%

di riduzione entro il 2030.

Owens Corning ha dunque intrapreso una missione

ambiziosa per affrontare la riciclabilità dei

materiali compositi, sia termoindurenti che termoplastici,

collaborando con clienti, associazioni

e catene del valore ed investendo in nuove tecnologie

per il riciclo della fibra di vetro. l

Anche i rifiuti tessili urbani non sono risparmiati

da frodi e traffici illeciti. Ecco

il motivo per cui l’associazione delle

aziende e delle cooperative che svolgono attività

di raccolta, selezione e valorizzazione di

questo tipo di scarti (UNIRAU), ha siglato un

accordo per rendere più funzionale ed efficace

l’azione amministrativa per contrastarli.

Infatti, l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli

è impegnata anche nell’attività “di presidio e

controllo sulle merci e sui viaggiatori a garanzia

della regolarità dei traffici commerciali,

nonché della protezione della salute dei

cittadini”.

Illecito non ti temo

UNIRAU organizzerà quindi attività formative

e divulgative per il personale addetto ai controlli

nelle dogane, per migliorarne la conoscenza

relativa alle attività delle società che

operano nel settore raccolta e valorizzazione

Firmato il Protocollo di intesa

tra L’Agenzia delle Dogane

e dei Monopoli e UNIRAU

Mani in alto!

della frazione tessile dei rifiuti urbani. “La strategia

europea per un tessile sostenibile e circolare,

approvata nel 2022, l’obbligo per i Co -

muni di garantire la raccolta differenziata dei

rifiuti tessili urbani e la prossima entrata in vigore

di regimi di EPR (responsabilità estesa

dei produttori) stanno radicalmente cambiando

questa filiera”, ha dichiarato Andrea Flut -

tero presidente UNIRAU, “la nostra associazione

intende dare il massimo supporto

informativo ai legislatori ed alle Autorità di

controllo per valorizzare il lavoro dei tanti operatori

della raccolta e della selezione che operano

nel rispetto delle norme e contrastare

chi infrangendo le leggi crea danni ambientali

e concorrenza sleale”.

Frodi e traffici illeciti in ambito doganale sono

sempre più trasversali, “diventa necessario

quindi per l’Agenzia - evidenzia Claudio Oli -

viero, direttore della Direzione Dogane

dell’ADM - di dotarsi di strumenti di contrasto

del fenomeno sempre più sofisticati e invasivi.

L’obiettivo è sempre quello di prevenire e arginare

al massimo livello i fenomeni criminosi,

nell’interesse dello Stato e dei cittadini. In quest’ottica,

l’accordo stipulato con UNIRAU costituisce

una preziosa opportunità per l’amministrazione

di acquisire maggiori conoscenze

tecniche nel settore dei rifiuti tessili urbani,

che potranno essere proficuamente utilizzate

dai nostri funzionari impegnati nell’attività di

controllo in dogana”.

l

Luglio 2025



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

24

ECONOMIA CIRCOLARE

SALONI FRANCESI

SALONI FRANCESI ECONOMIA CIRCOLARE 25

Economia Circolare

Teniamoci forte

Al via la 46ma edizione di Pollutec Lione:

la kermesse al servizio dell’ambiente

che ci offre buone ragioni per tornare

Federica Lugaresi

80.000 m 2 di esposizione, 51.000 operatori,

2.000 espositori di più di 110 Paesi rappresentati.

Questi sono i numeri Pollutec,

nonché vetrina di soluzioni innovative e best

practice a favore dell’ambiente, che avrà luogo

dal 7 al 10 ottobre prossimo.

Per capire quali sono (e saranno) le tecnologie

e le soluzioni più all’avanguardia ma anche le

strategie vincenti per accelerare - non solo la

transazione energetica ma anche ecologica - è

necessario farci un giro. Quest’anno i settori che

verranno rappresentati sono 11 tra cui: rifiuti,

acqua, energia, siti e suoli inquinati, gestione e

prevenzione dei rischi, aria e inquinamento olfattivo

e acustico che poi sono quelli più interessanti

per la nostra testata.

4 come…

I temi previsti nel 2025 nel palinsesto delle conferenze.

Uno tra tutti, la decarbonizzazione: il grande problema,

ormai identificato da decenni e che non è

così vicino dall’essere risolto, riguarda soprattutto

la decarbonizzazione dei territori.

Si parlerà anche di salute, sia dell’ambiente che

pubblica: è sempre più forte infatti il legame tra

nuovi inquinanti distruttivi, che ancora non si sa

come gestire e trattare per mitigare l’impatto ambientale.

Non si trascura il tema della bioeconomia

- che comprende tutte le attività per la produzione

e trasformazione della biomassa sia forestale, che

agricola o di acquacoltura - per la produzione alimentare,

di materiali di origine biologica o di energia

limitando lo sfruttamento e rispettando i limiti del

pianeta. L’ultimo, ma non per importanza, sarà il

tema della scienza intesa come pivot per comprendere

fino in fondo i problemi ambientali; e a Pollutec

sarà proprio il lavoro di scienziati internazionali a

meritare un posto d’onore.

DNA accertato

Prerogativa di Pollutec fin dalla sua creazione

è l’innovazione. Indubbiamente una delle ragioni

del suo successo che ne ha fatto un trampolino

di lancio per l’eco- innovazione. Vanno sempre

forte le start up, riunite in uno spazio a loro dedicato,

ma anche gli Innovation Awards, che

premiano le innovazioni tecnologiche e di servizio

a livello internazionale, soprattutto nei settori

ambiente ed energia.

l

Pollutec

Innovation

Awards

è un concorso

internazionale

che premia

le innovazioni

tecnologiche

e di servizio

più significative,

e con forte

potenziale

di mercato

nei settori

ambientale

ed energetico.

L’intervista

Come ormai da prassi, per avere delle anticipazioni,abbiamo

fatto un paio di domande ad Anne-Manuèle Hebert,

Direttrice del Salone.

Siamo arrivati alla 46ma edizione: quali sono le ragioni

del successo di Pollutec?

Da 46 anni, Pollutec è conosciuto come salone di riferimento

delle soluzioni innovative a favore dell’ambiente,

per l'industria, la città e i territori. Il suo valore, che rappresenta

anche la sua grande forza, è di essere un salone

che tratta tutte le questioni ambientali.

La kermesse non si limita a un singolo settore industriale

(acqua, rifiuti o energia) e questo permette ai visitatori

di trovare nello stesso luogo, tutte le soluzioni per affrontare

le sfide ambientali.Grazie alla sua ricca programmazione

con oltre 400 conferenze, e ai suoi espositori di

Anne- Manuèle

Hebert, Direttrice

di Pollutec.

svariati settori, Pollutec si rivolge agli enti locali ma anche

alle aziende e ai decision makers internazionali.

Poiché risponde pienamente alle preoccupazioni ambientali

delle aziende e delle collettività, Pollutec segue

le evoluzioni sociali.

Quali saranno le novità del Salone per quest’anno e

secondo voi dove punterà l’attenzione del pubblico?

Pollutec vuole dimostrare, e in particolar modo quest’anno,

che nonostante un contesto internazionale sfavorevole,

malgrado un calo nei finanziamenti per la transizione

ecologica, un declino delle politiche ambientali, le

aziende, come attori economici e politici, hanno un ruolo

da svolgere in questa grande trasformazione.Sono stati

ideati nuovi spazi per mettere in luce le soluzioni innovative

e creare sinergie a tutti a livelli:

- Down to Earth, L’Expo, creata in collaborazione con

Maxime Blondeau, cosmografo, insegnante e conferenziere.

L’esposizione fornirà spunti essenziali per comprendere

le sfide ambientali prima di scoprire il salone

e le soluzioni presentate in fiera.

- Hub visitatori: uno spazio pensato per proporre una

migliore convivialità e un networking unico per tutta la

durata del salone. Sarà composto da uno spazio relax,

networking, informazione, lavoro, area servizi e conciergerie,

e accoglierà il Café Pollutec.

- Forum filiere: dove saranno organizzate delle giornate

tematiche: agricoltura, tessile e mobilità

Il settore acque è, da sempre, uno dei pilastri della kermesse.

Come si pone Pollutec nei confronti dello stress

idrico e relativo problema della qualità dell’acqua?

Da sempre l'acqua è al centro delle sfide di Pollutec.

Questa risorsa era già una priorità per il salone fin dalle

sue prime edizioni, 46 anni fa, e resta, nel 2025, una tematica

privilegiata.

Quest'anno l'attenzione sarà rivolta alla prevenzione, al

rilevamento e alla risoluzione dei rischi di perdite d’acqua,

per ottimizzare le prestazioni dei sistemi e alleviare lo

stress idrico.

Profondamente sistemico, questo tema sarà affrontato nel

settore dedicato “ACQUA”:

● Water Hub: spazio di dimostrazione e sensibilizzazione

che riproduce una rete AEP (Alimentazione Acqua Potabile).

L'obiettivo è attrarre una moltitudine di profili mirati, quali

autorità locali, aziende di lavori pubblici, gestori privati di

reti idriche, ecc.

● Villaggio Tecnologie Trenchless: questo villaggio accoglierà,

attorno alla Fédération des Travaux Sans Tranchée,

numerose aziende specializzate nelle perdite e la gestione

delle risorse idriche

● Forum Acqua & Servizi Idrici: questo spazio accoglierà

workshop organizzati da espositori e partner del salone.

Ma la tematica Acqua sarà affrontata anche su altri spazi

del salone:

● La Giornata Agricoltura sul Forum Filiere tratterà in

modo particolare l’adattamento dell’agricoltura al cambiamento

climatico, ma anche l’uso della REUT (riutilizzo

delle acque reflue trattate).

● Il Forum Città e Territori Sostenibili affronterà la questione

della deartificializzazione del suolo per una migliore

gestione dell'acqua nelle aree urbane

● Il Forum Gestione dei Rischi tratterà il rilevamento e decontaminazione

dell'acqua con PFAS

● La Tribune, sala plenaria di Pollutec, accoglierà una

tavola rotonda ufficiale sulla protezione e la salute dei suoli,

argomento al centro della tematica Acqua.

Facciamo un passo nel futuro: come evolverà Pollutec

nell’edizione successiva?

Nel corso degli anni, il salone si è evoluto in linea con le

problematiche ambientali. Se Pollutec ha accompagnato

per lungo tempo i cambiamenti sociali, stiamo attualmente

assistendo ad un vero e proprio declino delle politiche ambientali.

Le tendenze politiche stanno cambiando, ma le

conseguenze ambientali no, ed è proprio questo che vogliamo

contribuire a fare. Pollutec vuole contribuire in modo

concreto, e vuole continuare a rispondere alle sfide delle

aziende e dei territori che desiderano sinceramente effettuare

la transizione e limitarne l'impatto. Vogliamo quindi

continuare ad aiutare le parti interessate a limitare il loro

impatto negativo, ma anche mostrare esempi e soluzioni

per sviluppare modelli circolari e rigenerativi, vantaggiosi

per l'uomo e la natura.

Luglio 2025

Luglio 2025



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

26

ECONOMIA CIRCOLARE

ECOMONDO

Caposaldo green

Rimini si prepara ad accogliere la 28ma edizione di Ecomondo,

l’appuntamento di riferimento internazionale per la transizione

ecologica ed economia circolare. Ecco gli highlights 2025

Eliana Puccio

Ecomondo è sempre

più internazionale:

un punto

di riferimento

per le nuove

tecnologie green

in tema

di economia circolare

e water.

Dal 4 al 7 novembre, Ecomondo 2025 promette

di superare ogni aspettativa con

un programma ricco di novità, progetti

visionari e opportunità imperdibili per aziende,

start-up, ricercatori, innovatori e policy maker.

La fiera rappresenta un polo per la ricerca e

l'innovazione, riunisce le migliori aziende nei

settori dei servizi e delle tecnologie ambientali,

spaziando dalla gestione delle acque allo smaltimento

dei rifiuti, dal tessile alla bioenergia,

dalla gestione e protezione del suolo ai trasporti,

dall'agricoltura alle città sostenibili. Non

solo prodotti, ma anche contenuti di cui si discuterà

nei distretti espositivi che già l’anno

scorso abbiamo avuto modo di frequentare:

Textile e Pater District, ma anche area Inno -

vation che incuba Start-up& Scale-Up.

La mission

Conferenze, seminari ed eventi vari saranno

il palcoscenico ideale per presentare le novità

tecnologiche, normative e di mercato che riguardano

l’economia circolare.

Sei le macro tematiche della kermesse: soluzioni

innovative per la riduzione dei rifiuti

industriali e municipali, sfruttamento integrato

e gestione circolare delle risorse; infrastrutture

resilienti all’acqua; bioeconomia

sostenibile e rigenerativa per il suolo, idrosfera

e biodiversità; telerilevamento e tecnologie

“di Earth Observation”; green, climate,

biodiversity finance; scenari della transizione

verde/blu e digitale nei paesi del Me di ter -

raneo e dell’Africa.

l

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Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

28

ECONOMIA CIRCOLARE

FIBRE SINTETICHE

FIBRE SINTETICHE

ECONOMIA CIRCOLARE

29

Nuovo

nylon

Aquafil lancia il primo demoplant

per separare chimicamente la fibra

elastica dal nylon. Una tecnologia

innovativa, rivoluzionaria e pure sostenibile

Eliana Puccio

Giulio Bonazzi,

Presidente e AD

di Aquafil SpA.

Cresciuto

nell'azienda

di famiglia,

da più di 50 anni

leader nella

produzione

di fibre

sintetiche.

Aquafil è un Gruppo pioniere nella circular

economy grazie anche al sistema di

rigenerazione ECONYL®, un processo

innovativo e sostenibile che crea nuovi prodotti

dai rifiuti. Gli scarti di nylon vengono raccolti

in località sparse in tutto il mondo e comprendono

rifiuti industriali, ma anche prodotti - quali

reti da pesca e tappeti, giunti alla fine della loro

vita utile.

Questi vengono trattati in modo da ottenere una

materia prima - caprolattame - con le stesse

caratteristiche chimiche e prestazionali di quella

proveniente da fonti fossili. I polimeri prodotti da

caprolattame ECONYL® sono distribuiti agli impianti

di produzione del Gruppo, dove vengono

trasformati in filo per tappeti e filo per abbigliamento.

L’azienda ha inaugurato, in Slovenia, il primo impianto

dimostrativo per la separazione chimica

della fibra elastica dal nylon, una tecnologia in-

novativa che apre nuove prospettive nel settore

delle fibre tessili,. Consente così alla società di

fare un passo avanti nella ricerca e sviluppo, consolidando

il proprio impegno nell’innovazione

sostenibile. Dopo oltre un decennio di ricerca e

sviluppo, Aquafil segna un punto di svolta nel

mondo delle fibre tessili con il lancio di una tecnologia

rivoluzionaria: il primo impianto dimostrativo

per la separazione chimica della fibra

elastica dal nylon. Una sfida complessa che

l’azienda è riuscita ad affrontare con determinazione

e visione, confermando ancora una volta

il proprio impegno verso l’innovazione responsabile

e la circolarità. Il percorso è iniziato nel

2013, con un progetto di ricerca congiunto insieme

alla Georgia Tech University e il deposito di

un primo brevetto. Sebbene l’industrializzazione

non si fosse concretizzata, il lavoro dei ricercatori

di Aquafil non si è mai fermato.

La perseveranza e la dedizione del team di

Ricerca & Sviluppo hanno portato, nel 2022, alla

pubblicazione di un nuovo brevetto, frutto di una

tecnologia perfezionata e finalmente pronta per

essere testata su scala semi-industriale.

Una conferma dalle sperimentazioni

Grazie a questo impianto pilota, i risultati di laboratorio

trovano oggi conferma: per la prima

volta è possibile separare efficacemente la fibra

elastica dal nylon nei tessuti misti, una delle sfide

più ostiche nel riciclo dei materiali compositi, in

Luglio 2025

Luglio 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

30 ECONOMIA CIRCOLARE Soluzioni

FIBRE SINTETICHE

7-9 10 2025

BolognaFiere, Bologna

Il nylon

recuperato

col demoplant

sarà interamente

destinato

all’impianto

di rigenerazione

ECONYL®, dove

verrà trasformato

in nuovo nylon

rigenerato,

e utilizzato

per nuove

applicazioni

tessili.

Manifestazione

internazionale

dedicata alla filiera

del settore idrico

18° edizione

Un evento di

Promosso da

Segreteria Organizzativa

Main Media Partner

www.accadueo.com

In collaborazione con

il processo in ogni sua fase per definire l’assetto

di un futuro impianto industriale su larga scala.

L’azienda ha attivato una rete di stakeholder strategici

per garantire un flusso costante di materiali

di scarto e costruire una filiera solida ed efficiente,

che alimenta un modello di riciclo

sempre più virtuoso.

Con il patrocinio di

particolare quelli provenienti da abbigliamento

sportivo e costumi da bagno, tra i rifiuti più problematici

del settore tessile.

La coesistenza di diverse fibre all’interno dello

stesso tessuto è stato a lungo un ostacolo insormontabile

per il riciclo, condannando tonnellate

di materiali potenzialmente recuperabili a

diventare rifiuto”, ha commentato Giulio Bonazzi,

CEO di Aquafil. Adesso l’obiettivo è ottimizzare

Un passo avanti per l’ambiente

Il nylon recuperato attraverso questa tecnologia

sarà interamente destinato all’impianto di rigenerazione

ECONYL®, dove verrà trasformato in nuovo

nylon rigenerato, pronto per nuove applicazioni

tessili. Questo servirà a ridurre la dipendenza dalle

risorse vergini e contribuire in modo concreto alla

riduzione dell’impatto ambientale del settore. “Con

questo progetto, Aquafil investe in soluzioni all’avanguardia

che uniscono ricerca, tecnologia e

circolarità. Una dimostrazione tangibile di come

l’innovazione possa offrire risposte concrete alle

sfide ambientali globali, trasformando ciò che oggi

è rifiuto in una risorsa preziosa per il domani”, ha

concluso Bonazzi.

l

®

EWA FONDAZIONE

EARTH AND

WATER AGENDA

CENTRO INOX

Luglio 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

32 ENERGIA Soluzioni

NORMATIVE E INCENTIVI

NORMATIVE E INCENTIVI

ENERGIA

33

Marco Comelli

Prosegue il nostro esame degli incentivi alla produzione

energetica da fonti legati al mondo del waste.

È la volta dei fanghi da impianti di depurazione acque,

e del fotovoltaico flottante su acque interne

Incentivi FER2: flop del

biogas, attesa per i fanghi,

parte l’FV flottante

Il mondo della valorizzazione energetica legate

alla gestione dei rifiuti gode di una serie

di incentivi. In passato abbiamo esaminato

le novità che il decreto FER2 garantisce

a biogas da scarti e sottoprodotti agroindustriali

e biomasse. La FER2 prevede risorse

anche per il fotovoltaico flottante su acque interne,

che rientrano in quelle interessanti perché

tra queste ci sono anche i laghetti di cave

dismesse.

Appena arrivato, fresco fresco

Il Decreto prevede due livelli di tariffe omnicomprensive

base per gli impianti fotovoltaici

flottanti su acque interne: 90 euro per MW/h

per quelli di taglia inferiore a 1MW di potenza

e 75 euro per quelli superiori al MW. Per il fotovoltaico,

come per altre fonti energetiche in

FER2, non valgono i limiti dimensionali, per

esempio, di biogas e biomasse. La durata prevista

dell’incentivo è 20 anni. Le regole di ac-

cesso agli incentivi sono equivalenti a quelli

del biogas e biomasse, con le modifiche relative

alla diversa tecnologia. Per esempio, i pannelli

fotovoltaici devono essere aderenti alle

norme UNI CEI EN ISO/IEC 17025. Sul fronte

economico, la tariffa omnicomprensiva viene

aumentata in base alla tabella di producibilità

fotovoltaica, che è di 4 euro al MWh per le regioni

del Centro e del 10 euro MWh per le regioni

del Nord. Il primo bando per l’FV flottante

in acque interne (Procedura di tipo D) è stato

annunciato lo scorso 14 maggio per un contingente

di impianti di 50 MW. La procedura

competitiva avrà inizio 7/07/2025 alle ore

12:00:00 e sarà chiusa improrogabilmente il

giorno 5/09/2025 alle ore 12:00:00. Vi daremo

conto dei risultati sul primo numero utile, soprattutto

per quanto riguarda le ex-cave.

Normativa non cristallina

Non tutto l’ambito della valorizzazione energetica

legata alla gestione del waste si trova

ricompresa nella FER2. Il biogas da digestione

dei fanghi di depurazione delle acque è incentivato

ma è per esempio previsto nell’ambito

del decreto FER-X del 30 dicembre 2024. A

differenza che la FER2, la FER X prevede anche

supporti una tantum alla costruzione dell’impianto

e definisce dei costi di esercizio

standard (nel caso dei fanghi una media di 85

euro/MWh in una forchetta di 75-10 euro). La

normativa non è chiarissima. Per esempio,

per la determinazione del costo di esercizio

di un impianto e alla possibilità di accedere

direttamente agli incentivi facendone domanda

diretta al GSE, si fa riferimento alla potenza

elettrica, mentre per quanto riguarda agli parametri,

come la certificazione di sostenibilità,

si tiene conto della capacità termica e il discrimine

è fissato a 2 MW. Si deduce che venga

applicato un fattore di 0,5 per passare dalla

capacità termica alla produzione elettrica (il

che è abbastanza ottimistico). Oltre il MV, bisogna

aspettare i bandi dedicati del GSE, con

un contingente stimato massimo per ogni procedura

di aggiudicazione dell’accesso agli incentivi

è di 20 MW, non una cifra tale da muovere

il mercato, anche perché l’obiettivo è di

2 MW. Al momento di andare in stampa non

erano ancora previste procedure competitive.

Visto che il decreto scade il 31 dicembre 2025,

sarà il caso che si acceleri. Le regole operative

sono state pubblicate il 20 maggio 2025. l

Il biogas di fanghi

da impianti

di depurazione acque,

è incentivato

nell’ambito

del decreto FER-X

del 30 dicembre 2024.

Vengono definiti

anche i costi

di esercizio: in media

85 euro/MWh.

Biomassa. In merito

alla graduatoria

relativa alla richiesta

di accesso alla tariffa

omnicomprensiva per

gli impianti

a biomassa, su cinque

ne sono stati ammessi

due.

Poco interesse, tutti dentro. È il nuovo bando...

Il GSE ha pubblicato le graduatorie relative alla prima

procedura competitiva per l’accesso alla tariffa omnicomprensiva

(o in alternativa l’incentivo) di impianti a

biogas e biomassa ricadenti sotto il regime FER 2. Sono

state presentate 39 domande, di cui 34 per impianti a

biogas e 5 per biomasse. Sono stati ammessi 33 impianti,

32 a biogas s e 2 a biomasse, per un totale di

6,06 MW di potenza incentivabile. Il contingente a bando

era di 10 MW, per cui si può parlare di un mezzo flop.

In pratica, a parte le richieste con problemi vari di

esclusione automatica, sono stati ammessi tutti coloro

che hanno fatto domanda.

Non proprio un successone

Che il bando non sia andato bene è dimostrato anche

dal fatto che il GSE ha immediatamente rilanciato con

un nuovo bando da 5 MW più 3,94 MW recuperati dalla

quota non coperta del primo contingente (la normativa

lo prevede espressamente), per cui 8,94 MW. Il bando

ha le stesse tempistiche di quello relativo al fotovoltaico

flottante in acque interne, ossia dal 7/07/2025 alle ore

12:00:00 al 5/09/2025 alle ore 12:00:00.

Vediamo come si dividono gli impianti ammessi.

Geograficamente domina la Lombardia con 12 impianti,

seguita da Veneto con sette, Emilia-Romagna e

Piemonte con cinque, Trentino-Alto Adige con due e

Puglia e Friuli Venezia Giulia con uno. Per quanto riguarda

i ribassi offerti sulla tariffa base, solo i primi

due classificati li hanno proposti, rispettivamente pari

al 3,02 e al 2%.

Tutti gli altri sono andati a tariffa base e sono stati

ammessi. Sarà interessante vedere cosa accadrà

con il nuovo bando. La potenza più richiesta è quella

massima di 300 kW con 9 impianti, seguita dalla categoria

200-250 con 7, la intorno 100 con sette e il

resto sotto i 100.

Luglio 2025

Luglio 2025



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

34 ENERGIA NEWS

NEWS

RIFIUTI SOLIDI

35

Pannelli galleggianti

PFU, flusso più facile

e veloce da tracciare

Nella Cava Francesca a Pontirolo Nuovo

(Bergamo) nasce il progetto nuovo

di un impianto fotovoltaico che flutta sull’acqua

Eliana Puccio

Efficienza, risparmio

e rispetto

per l'ambiente: tutto

questo nel progetto

di Iniziative

Energetiche

a Pontirolo Nuovo.

Non su un tetto, o a terra, ma sull’acqua.

Sorge in una cava allagata, la Cava

Francesca a Pontirolo Nuovo, in provincia

di Bergamo ed è uno dei primi impianti

sull’acqua. Proprio così, l’impianto fotovoltaico

realizzato dall’azienda Iniziativenergetiche è

galleggiante, come se fosse un enorme materassino

sul mare. Si presenta come una soluzione

rivoluzionaria oltre che vantaggiosa,

soprattutto in termini di spazi che vengono in

questo modo ottimizzati, avvalendosi delle

superfici d’acqua ,e producendo allo stesso

tempo energia pulita. L’impianto ha le stesse

caratteristiche di un impianto a terra, con la

sola differenza che i pannelli sono posizionati

su strutture gallegianti. Inoltre, questa soluzione

ha il vantaggio di ridurre l’evaporazione

dell’acqua e non consuma suolo agricolo o

edificabile.

Alessandro Basilico, Ceo di Iniziativenergetiche

ha commentato: "Questo progetto, già coronato

da un autorevole premio, sottolinea l'impegno

di Iniziativenergetiche nell'innovazione

e nella sostenibilità contribuendo attivamente

alla transizione energetica in Italia e valorizzando

aree industriali dismesse attraverso

soluzioni tecnologiche all'avanguardia. L’Italia

è inoltre ricca di bacini di acqua senza vincoli

paesaggistici, dove la copertura fotovoltaica

produce indubbi vantaggi di efficienza".

Importanti riconoscimenti

L’impianto si è aggiudicato il premio "Huawei

FusionSolar Italy Best C&I Project 2024" assegnato

da Huawei Fusion Solar, leader globale

di soluzioni solari a livello mondiale, per

l’idea innovativa e funzionale e per le sfide all’avanguardia

degli ingegneri che hanno lavorato

al progetto.

l

Luglio 2025

n Giuseppina Carnimeo, Direttore Generale di

Ecopneus (in foto), ha commentato la

pubblicazione del portale unico Registro nazionale

dei produttori (RENAP) da parte del Ministero

dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica.

"Questo Registro nazionale, a cui produttori e

importatori di pneumatici sono obbligati a

iscriversi a partire dal 14 maggio, rappresenta uno

strumento fondamentale per la tracciabilità e una

corretta gestione dei PFU in Italia. La novità

introdotta dal Ministero è significativa perché

esprime la volontà delle istituzioni di monitorare

tempestivamente l'andamento delle quantità di

Pneumatici Fuori Uso raccolte, anche a livello delle

singole province. Spronando tutti gli attori coinvolti

ad agire con ancora più responsabilità e

precisione, comunicando i dati richiesti a livello

trimestrale, la novità

rappresenta un chiaro

segnale di quanto sia

sempre più importante un

regolare controllo ai fini di

una gestione trasparente e

di una tracciabilità dei

flussi più puntuale".

Ecopneus, dal canto suo,

continua a impegnarsi

rispettando gli

standard di

trasparenza e

responsabilità

fornendo

aggiornamenti

periodici e

comunicando in

maniera

puntuale i dati

relativi alle

operazioni.

Luglio 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

36 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

RENTRI

RENTRI

RIFIUTI SOLIDI

37

garantire la veridicità e l'integrità dei dati trasmessi,

adottando misure di sicurezza informatica

e di protezione dei dati personali.

Occhio alla traccia

Con l'avvento della

digitalizzazione,

le imprese si trovano

di fronte

ad un’occasione senza

precedenti

di ottimizzare i loro

processi,

massimizzare

le performances

e ridurre l'impatto

ambientale in ottica

di gestione scarti.

L’integrazione della digitalizzazione nel settore

della gestione dei rifiuti e della promozione

della sostenibilità è una sfida e un’opportunità per le imprese

La digitalizzazione, supportata dal RENTRI

e dalle normative ESG, rappresenta un'opportunità

strategica per ottimizzare i processi,

migliorare l'efficienza operativa e ridurre

l'impatto ambientale nella gestione dei rifiuti.

Questo processo ha trasformato profondamente

numerosi settori, compreso quello della gestione

ambientale, favorendo l'adozione di pratiche

più sostenibili. Un cambiamento significativo,

che introduce nuove sfide ma anche importanti

opportunità per le imprese, chiamate ad adattarsi

al contesto normativo in evoluzione.

Quadro normativo e requisiti del RENTRI

Rappresenta un pilastro fondamentale per la

gestione responsabile dei rifiuti e per il raggiungimento

degli obiettivi di sostenibilità.

Questo sistema, introdotto per rispondere alle

esigenze di tracciabilità e monitoraggio dei rifiuti,

implica una serie di requisiti e adempimenti

che le aziende devono rispettare.

Stabilisce l'obbligo per le aziende di registrare

in modo completo e accurato tutte le informazioni

relative alla produzione, al trasporto e

alla gestione dei rifiuti generati dalle proprie

attività; queste informazioni devono essere

raccolte e trasmesse in forma digitale attraverso

la piattaforma RENTRI, che funge da archivio

centrale per tutte le operazioni legate

ai rifiuti; tra i principali requisiti imposti dalle

normative relative al Registro Elettronico vi è

l'obbligo per le aziende di tenere registri digitali

dettagliati, che includano dati quali la tipologia

e la quantità di rifiuti prodotti, i percorsi di trasporto,

i destinatari finali e le modalità di trattamento

e smaltimento; le imprese devono

Dall’inizio alla fine

Attraverso il RENTRI, è possibile tracciare l'intero

ciclo di vita dei rifiuti, dalla loro produzione

alla raccolta, al trattamento e allo smaltimento

finale. Questa tracciabilità favorisce la responsabilità

delle imprese e degli enti pubblici, incoraggiandoli

a adottare pratiche di gestione

dei rifiuti che rispettino i principi della sostenibilità,

riducendo l'inquinamento ambientale e

promuovendo il riciclo e il riutilizzo delle risorse.

In questo modo, diventa uno strumento chiave

per integrare la sostenibilità nell'intero ciclo dei

rifiuti e perseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile

a livello nazionale e globale. Inoltre, la digitalizzazione

offre alle aziende gli strumenti e

le risorse necessarie per affrontare le sfide ambientali

e sociali in modo efficace ed efficiente.

Integrando la digitalizzazione nelle proprie strategie

e pratiche aziendali, le aziende possono

migliorare le proprie prestazioni ambientali,

promuovere la trasparenza e l'accountability e

creare valore a lungo termine per l'azienda e

per la società nel suo complesso.

Alcune raccomandazioni

Affidarsi alla digitalizzazione per migliorare le

prestazioni ambientali e promuovere la sostenibilità

richiede un impegno strategico e continuo

da parte delle aziende. Integrare la sostenibilità

nei processi aziendali e sfruttare le

tecnologie digitali può portare benefici ambientali,

aumentare la competitività e generare

valore duraturo.

È fondamentale che la sostenibilità diventi parte

integrante della strategia e della cultura

aziendale, con il coinvolgimento diretto del top

management.

Infine, monitorare e valutare i risultati ambientali

consente di misurare i progressi e migliorare

nel tempo. La digitalizzazione rap-

presenta un'opportunità concreta per innovare

e rendere le pratiche aziendali più sostenibili.

Dotarsi di una piattaforma abilitante significa

adottare un'infrastruttura tecnologica, organizzativa

e normativa in grado di fornire le basi

necessarie per sviluppare, integrare o far funzionare

tutti i processi aziendali correlati al

waste management. In altre parole, è qualcosa

facilita il raggiungimento di obiettivi di sostenibilità.

Aziende come la Wolters Kluwer offrono soluzioni

software innovative per le Aziende, prodotti

all'avanguardia in materia di compliance

aziendale, waste management e ottimizzazione

dei processi aziendali.

Per info: info.atlantide@wolterskluwer.com -

www.atlantide-web.it.

l

L’introduzione

del RENTRI,

comporta implicazioni

significative

per le aziende

e richiede

un adeguamento

tempestivo

e completo

alle nuove

disposizioni

normative.

Luglio 2025

Luglio 2025



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

38

RIFIUTI SOLIDI

INQUINANTI EMERGENTI

INQUINANTI EMERGENTI RIFIUTI SOLIDI

39

Europe PFAS

Concentration (ng/L)

10 - 100

100 - 1000

1000 – 100000

>100000

ormai ubiquitario, e la conseguente mancanza

di trattamenti consolidati per la loro rimozione.

Adsorbimento su carboni attivi, ossidazione

avanzata (AOP), nanofiltrazione e osmosi inversa,

bioremediation e fitodepurazione, nonché

nuovi materiali adsorbenti, fanno tutti parte dei

sistemi oggi applicati.

Per sempre pericolosi

Annalisa Gussoni

Direttore

Commerciale

Pasa Labs srl

Una nuova minaccia per l’ambiente e la salute arriva

alcuni composti inquinanti che non risulta semplice normare.

Sono ancora poco conosciuti e difficili da gestire

Icontaminanti emergenti (in inglese emerging

contaminants o contaminants of emerging

concern) sono sostanze chimiche o

biologiche che si riscontrano, con frequenza

crescente negli ultimi tempi, in diversi ambienti

naturali: nei fiumi, nei laghi e nei mari,

dove arrivano tramite le acque reflue, e nei

suoli per effetto delle attività industriali e dello

smaltimento inadeguato dei rifiuti. Queste sostanze

non sono ancora normate anche se

l’Unione Europea, così come altri enti regolatori

internazionali, stanno gradualmente includendo

diversi composti negli elenchi degli

inquinanti da monitorare e a cui applicare un

limite di riferimento. L’intervento normativo

però non è semplice sia perché molte di queste

sostanze non sono note, sia per il numero

e la varietà elevata di composti sversati, e sia

perché ogni giorno se ne producono di nuovi,

di cui ancora non si conosce la composizione

e i relativi effetti sanitari e ambientali.

Problemi tecnici di gestione

Questi composti infatti, pur essendo spesso presenti

in tracce (nanogrammi o microgrammi

per litro), rappresentano una nuova e complessa

minaccia per l’ambiente, la biodiversità e la salute

umana perché anche in dosi minime, possono

interferire con i sistemi ormonali, riproduttivi

o neurologici degli organismi viventi con

effetti sub-letali e cronici. Tra i contaminanti

emergenti possiamo trovare: residui farmaceutici

(antibiotici, analgesici, antidepressivi), prodotti

per la cura personale (cosmetici, filtri solari,

conservanti), Interferenti endocrini (BPA, ftalati),

pesticidi di nuova generazione, nanomateriali,

sostanze perfluoroalchiliche (PFAS). Si tratta di

sostanze che possono portare oltre che a bioaccumulo

e persistenza, anche a forme di resistenza

da parte dei microrganismi. I problemi

tecnici di gestione di questi contaminanti sono

la scarsa conoscenza della totalità dei composti,

che crea di fatto un inquinamento invisibile ma

Il pericolo nascosto e i casi italiani

I contaminanti emergenti agiscono lentamente

e ci insegnano che non serve un incidente eclatante

per causare importanti impatti ambientali

e sanitari. Ormai il complesso delle conseguenze

causate da queste sostanze rappresenta un

problema tecnico, ambientale, sociale, sanitario,

industriale e politico: l’approccio deve quindi essere

integrato tra ricerca, innovazione tecnologica

e politiche ambientali.

Proprio in Italia abbiamo il caso più grave

d’Europa di contaminazione da sostanze perfluoroalchiliche

(PFAS) usate in rivestimenti antiaderenti,

impermeabilizzanti, schiume antin-

cendio e altri prodotti industriali: sostanze talmente

resistenti alla degradazione da essere

soprannominate “forever chemicals”. L’industria

chimica Miteni S.p.A., operante a Trissino e la

cui attività è ormai cessata, ha sversato per decenni,

tra gli anni ’70 e il 2013, PFAS nei corsi

d’acqua e nei terreni del bacino idrografico del

Veneto, tra le province di Vicenza, Verona e

Padova. Tale attività ha portato all’esposizione,

tramite l’acqua potabile contaminata, di più di

350.000 persone e, in molte di queste, sono stati

riscontrati valori estremamente preoccupanti

di PFAS nel sangue con potenziali effetti patologici

su fegato, ormoni, fertilità e sistema immunitario.

La Regione Veneto ha avviato uno

screening sanitario di massa e ha richiesto ai

gestori idrici l’installazione di sistemi di filtrazione.

Dal 2019 a maggio del 2025 si è svolto il

"processo Miteni" a Vicenza: la sentenza è prevista

per il prossimo autunno.

Un altro caso è quello del Lago di Varese caratterizzato

da acque relativamente basse e che,

oltre a mostrare una tendenza all’eutrofizzazione,

ha visto nel corso dei decenni diversi episodi

di inquinamento tra cui anche da contaminanti

emergenti (farmaci e metaboliti, interferenti endocrini

come ad esempio il bisfenolo A), prodotti

per la cura personale (parabeni, filtri UV), pesticidi

“moderni” provenienti dall’agricoltura

delle aree circostanti. Uno studio realizzato

dall’IRSA-CNR e da università lombarde ha rilevato

la presenza costante di diversi contaminanti

emergenti nelle acque del lago e nei suoi

sedimenti quali diclofenac e ibuprofene (antinfiammatori),

Benzofenoni (filtri UV) e interferenti

endocrini…

l

Dall’Università

di Ferrara,

la mappatura delle

concentrazioni

di PFAS in Europa

(Credit: Valeria

Vanzani).

Il Lago di Varese

ha registrato diversi

episodi nei decenni

di inquinamento

da contaminanti

emergenti. Sono stati

rilevati - anche

nei suoi sedimenti -

sia pesticidi moderni,

che parabeni e filtri

UV (provenienti da

prodotti per la cura

personale).

Luglio 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

40 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

NEWS

Polveri

sotto controllo

La soluzione mobile

e autonoma di Cannoni-Conrad

in azione da Promisa

La stazione autonoma

Hydra viene spostata

agevolmente

all’interno dell’area.

Sotto al titolo

a destra, Hydra

al lavoro nel sito

di Promisa srl.

Al centro, da sinistra

il direttore

commerciale

di Cannoni Conrad

Italo Finco con

il titolare di Promisa

Srl Nicola Sanna

durante

la consegna/collaudo

del macchinario.

delle polveri è una delle

sfide più urgenti nei settori del riciclo e

L’abbattimento

dello smaltimento dei rifiuti.

In contesti come le discariche o i centri di recupero,

la movimentazione dei materiali può generare

elevate concentrazioni di particolato, con

ricadute sulla salute degli operatori, sull’ambiente

e sulla qualità del lavoro.

Una risposta concreta a questo problema arriva

dalla stazione autonoma Hydra, sviluppata da

Cannoni Conrad. Una soluzione altamente innovativa,

progettata per garantire un abbattimento

efficace delle polveri anche in aree sprovviste

di rete elettrica o idrica.

Grazie all’alimentazione autonoma e al serbatoio

integrato, Hydra può operare in completa indipendenza,

abbattendo le polveri alla fonte in

modo mirato e continuo.

Non più polverone

Esempio virtuoso arriva dalla Promisa Srl di

Quartu Sant’Elena (CA), prima azienda ad aprire

un sito di compostaggio in Sardegna già nel

2001, completando l’attività con il recupero del

legno e il riciclo di materiali inerti. Durante le

operazioni di selezione e frantumazione del materiale,

la dispersione di polveri rappresentava

un ostacolo sia operativo che ambientale. Lo

scorso febbraio con un clima quasi estivo sull’isola,

il problema delle polveri iniziava già ad

assillare il sito di stoccaggio. Grazie alla stazione

Hydra, Promisa ha ridotto la presenza di polveri

in aria. La stazione consente una grande versatilità,

e può essere posizionata facilmente in

qualsiasi punto del piazzale senza problemi di

connessione elettrica o idrica, perché ha tutto

integrato sullo skid. Grazie a un muletto o a una

pala dotata di forche la movimentazione è agevole

e immediata. L’elemento distintivo di Hydra

è l’allestimento con palo telescopico che raggiunge

un’altezza di 5 metri, ideale per colpire

la nuvola di polvere dall’alto abbattendola più

velocemente. La gittata di 40 metri abbinata alla

rotazione impostabile da 0° a 300° consente la

copertura completa dei cumuli di raccolta del

materiale, in questo modo il livello delle polveri

viene costantemente controllato anche durante

la fase di scarico/carico del materiale. l

PORTIAMO L’EDILIZIA

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Luglio 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

42

Soluzioni

RIFIUTI SOLIDI

WASTE SEGNALA

ECODESIGN

RIFIUTI SOLIDI

43

Bravi bene bis

CHEP e Cabka hanno vinto

il secondo Red Dot Award

per il Contenitore Sleeve Pack

FalConic® (SPC)

HIGHLIGHTS

L’edizione 2025 propone una serie di iniziative di

grande rilievo: il primo Rapporto economico sulle

bonifiche ambientali; il Rapporto su infrastrutture

e dissesto idrogeologico (con ANSFISA e MIT);

RemBook, piattaforma per la valorizzazione delle

tecnologie (con Albo Gestori Ambientali – MASE);

il Corso per RUP sulla transizione, con il Com -

missario Unico Gen. Vadalà; il Manifesto

dell’Ener gia; i Laboratori per i Giovani Eroi del

Pianeta; il volume scientifico sulla Multi-transizione

con il CNR; una piattaforma permanente

al servizio del Paese.

https://remtechexpo.com/

Back

to the fair

Dal 17 al 19 settembre 2025, Ferrara

torna ad ospitare RemTech Expo. Tra

le novità: ricerca, formazione e tecnologie

L’evento mette in rete competenze, visioni e progettualità,

promuovendo un dialogo continuo e struttura tra pubblico

e privato. Un riconoscimento che si riflette nella partecipazione

istituzionale che vedrà coinvolti il Parlamento Europeo, la

Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Ambiente

e della Sicurezza Energetica, il Ministero delle Infrastrutture e

dei Trasporti, il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione

Internazionale e il Dipartimento della Protezione Civile del

Ministero per la Protezione Civile e le Politiche del Mare. A rafforzarne

il respiro internazionale, RemTech partecipa stabilmente

ai principali consessi globali sul futuro del pianeta: dai side event

della COP alla Planet Week del G7 Ambiente.

Si aggiudicano il premio in due categorie:

Best Design - Industrial Packaging (Tran -

sportation) e Most Sustainable Design –

Industrial Design.

È il secondo anno consecutivo in cui CHEP e

Cabka, due realtà che collaborano nello sviluppo

e produzione di soluzioni di imballaggio sostenibili,

in particolare per pallet e contenitori riutilizzabili,

vengono premiati dalla giuria del Red

Dot, dopo il riconoscimento ottenuto lo scorso

anno per il Contenitore ZirConic® di CHEP.

Questa volta il riconoscimento è toccato al

Contenitore Sleeve Pack FalConic® (SPC).

100% innovativo

Il nuovo FalConic SPC è realizzato per oltre l’80%

da materiale riciclato post-consumo ed è dotato

di meccanismi di chiusura innovativi per guaina,

coperchio e blocco a caduta che eliminano la

necessità di chiusure a strappo e pellicole estensibili;

ha un design modulare che ne aumenta

l’adattabilità e a funzionalità IoT che migliorano

tracciabilità e analisi dei dati cliente.

Caratteristiche che migliorano l’efficienza operativa,

riducono l’impatto ambientale e aiutano

le aziende a soddisfare i requisiti dell’imminente

Regolamento sugli imballaggi e i rifiuti da imballaggi

(PPWR).

“Vincere un Red Dot Award rafforza la credibilità

del design sostenibile del nuovo FalConic

SPC; ma aggiudicarselo per due anni consecutivi,

con l’aggiunta della nuova categoria dedicata

al packaging industriale sostenibile, è

una forte conferma del percorso di innovazione

e della trasformazione dei nostri prodotti

e servizi, che danno un nuovo slancio alla rigenerazione

della supply chain”, ha dichiarato

Daniel López Urán, Global Head of Disruptive

Innovation di Brambles.

l

Il Contenitore

FalConic Sleeve Pac

k è la prova di ciò che

si può ottenere

quando scienza

dei materiali,

eccellenza del design

ed economia circolare

si incontrano.

Luglio 2025

Luglio 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

44 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

NEWS

ADA (l’Associazione Demolitori di Auto -

veicoli che aderisce ad Asso ambiente) e

A-Gas, società leader nel lifecycle refrigerant

management uniscono le forze. Insieme

supportano le imprese di autodemolizione nell’applicazione

delle buone pratiche di trattamento

degli F-Gas, ovvero i fluidi refrigeranti

utilizzati per gli impianti di condizionamento

delle automobili.

Si tratta di gas che vengono rimossi per essere

destinati a un nuovo uso futuro, grazie a un accurato

processo di rigenerazione, oppure indirizzati

verso la distruzione sicura, prevenendone

il rilascio dannoso nell’atmosfera.

Brrrrrrrrr...

La società attiva nel Lifecycle Refrigerant

Management, e l’Associazione Demolitori

Auto, supportano i demolitori di veicoli

Cosa dice l’accordo

A-Gas e ADA promuoveranno attività di formazione

e sensibilizzazione dei demolitori di veicoli,

con webinar ed eventi tecnici e la condivisione

di materiali informativi sulla corretta gestione

degli F-Gas esausti, sulle opportunità offerte

dalla rigenerazione dei refrigeranti e sui rischi

ambientali e normativi legati ad eventuali bad

practice. A-Gas garantirà assistenza diretta agli

operatori della filiera con un servizio di microraccolta

su tutto il territorio nazionale con cui la

società recupera le bombole di refrigerante usato

nella sede del demolitore, consegnando un set

di bombole vuote per le nuove operazioni di recupero.

Una volta ricevute le bombole usate, il team di

A-Gas analizza il contenuto e fornisce alla clientela

una stima della valorizzazione economica

per ogni chilogrammo di refrigerante usato, in

base alla sua tipologia, peso e purezza, in linea

con il valore di mercato. Un vero e proprio esempio

di economia circolare!

l

Luglio 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

46 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

NEWS

17-19

Una guida per l’ottimizzazione dell’uso

delle risorse che vengono riutilizzate grazie

alla sinergia tra diverse imprese

Linguaggio

comune

Eliana Puccio

ENEA, l’Agenzia nazionale per le nuove

tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico

sostenibile, ha pubblicato un volume

che raccoglie standard tecnici volontari per

aziende e organizzazioni nella realizzazione della

simbiosi industriale.

Il volume è stato realizzato nell'ambito della

rete SUN (Symbiosis Users Network), il primo

network italiano di riferimento per la simbiosi

industriale che riunisce 40 partner tra università,

istituzioni, enti di ricerca, aziende e reti tecnologiche.

Vi hanno contribuito complessivamente

23 tra autrici e autori.

I benefici della collaborazione

"La simbiosi industriale è in grado di creare un

meccanismo collaborativo di reciproco vantaggio,

i cui benefici non si limitano alle organizzazioni

direttamente coinvolte, ma si estendono

anche a livello territoriale, dove risorse, materiali,

energia e sottoprodotti condivisi vengono

valorizzati anziché sprecati, migliorando tracciabilità,

affidabilità, integrazione di soluzioni

innovative nei processi produttivi ed efficienza

complessiva, riducendo al contempo i rifiuti",

ha spiegato Tiziana Beltrani, ricercatrice ENEA

del Laboratorio Strumenti per la Sostenibilità

e Circolarità di Sistemi Produttivi e coordinatrice

del gruppo di lavoro che ha elaborato

queste linee guida, insieme a Silvia Sbaffoni

(ENEA), Carlo Brondi (Cnr) ed Eleonora Perotto

(Poli tecnico di Milano).

Gli standard sono una sorta di "linguaggio comune"

per comunicare, trasferire e condividere

risorse, per facilitare il monitoraggio e la misurazione

dell’impatto delle attività e per migliorare

la gestione dei flussi di risorse, grazie a una migliore

collaborazione tra le imprese. l

Luglio 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

48 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

TRATTAMENTO CSS

TRATTAMENTO CSS

RIFIUTI SOLIDI

49

Efficienza continua

Il nuovo impianto di triturazione primaria

con Untha XR3000RC.

Tecnologia innovativa per migliorare la produzione di combustibile

solido secondario. È alta qualità e continuità grazie a Ecotec Solution

Ecotec Solution

all’ultima edizione

di Ecomondo,

consegna a CSA

un modellino della

UNTHA XR come

ringraziamento

per la proficua

collaborazione.

Il trituratore primario UNTHA XR3000 Ripper

Cutter mobil-e a fianco del XCutter per svolgere

una dimostrazione sul materiale di CSA.

Nel settore della gestione dei rifiuti e della

produzione di CSS (Combustibile Solido

Secondario), l'efficienza operativa e la

continuità produttiva rappresentano fattori chiave

per garantire un processo ottimale e sostenibile.

CSA, azienda situata a Castelforte (LT), ha affrontato

queste sfide implementando una tecnologia

innovativa per migliorare la propria

produzione senza interruzioni grazie alla colla -

bo razione di Ecotec Solution.

L’azienda Centro Servizi Ambientali nasce nel

1996 e tutt’oggi opera in modo attivo nel campo.

Grazie alla propria organizzazione e ai propri

impianti offre soluzioni specifiche per la

gestione di rifiuti urbani e industriali e dalle

connesse problematiche ambientali.

Guidata da Enrico Giuliano e suo figlio Antonio,

si distingue per la produzione di combustibile

solido secondario di alta qualità, affidandosi

alle tecnologie UNTHA XR fornite da Ecotec

Solution.

Le esigenze di CSA

CSA, per il suo impianto CSS, aveva la necessità

di una soluzione che garantisse una produzione

continua e senza interruzioni del trattamento

di rifiuti urbano e industriali, con

l’ottenimento di pezzature tra 200 e 300 mm

dalla triturazione primaria e comprese tra 25-

30 mm dal raffinatore. La priorità era disporre

di un sistema altamente efficiente e affidabile,

capace di mantenere un flusso di lavoro costante

tanto da assicurare un'elevata produttività

e qualità del prodotto finale.

La Scelta della Tecnologia UNTHA

Per rispondere a queste esigenze, CSA ha investito

nelle tecnologie UNTHA, acquisendo

inizialmente un raffinatore UNTHA XR3000

XCutter con due motori da 160 kW, sincrono

raffreddato ad acqua, la cui funzione è quella

di raffinare Plasmix e RSU pre-triturato, separato

da ferrosi e non ferrosi.

La macchina, accessoriata di una griglia con

foro diametro 30 mm, raggiunge la portata di

20 ton/ora.

Lo scorso ottobre, il trituratore era stato portato

nell’impianto di CSA per una prova e, dopo

averlo testato, convinti delle sue performance,

i proprietari hanno voluto tenerlo.

Soddisfatti della scelta fatta, a seguire nel

mese di dicembre è stato siglato un nuovo accordo

di fornitura per un trituratore UNTHA

XR3000 Ripper Cutter, questa volta nella sua

versione stazionaria, da inserire all’inizio della

linea di trattamento come primario: il materiale

in entrata è Plasmix e RSU da pretriturare

uscirà con una pezzatura di circa 155 mm grazie

alla griglia a barre con interasse che completa

la macchina.

L’installazione di questo macchinario ha visto

luce a marzo 2025, il cantiere su cui verrà installato

è già in opera.

La combinazione di queste tecnologie consente

di eseguire sia la triturazione primaria

sia la raffinazione, operando in serie o in modalità

stand-alone. La flessibilità e la capacità

di adattarsi a diverse tipologie di materiale

rendono questi macchinari una soluzione

ideale per CSA.

Risultati e Benefici

Avvalendosi della tecnologie UNTHA, CSA avrà

numerosi vantaggi, quali la una produzione

continua e senza interruzioni che garantisce

continuità operativa e riduzione dei fermi oltre

ad un’elevata resa.

I motori UNTHA Eco Power Drive raffreddati

ad acqua hanno un basso consumo energetico,

riducendo sensibilmente i costi operativi

a parità di produzione.

Come ulteriore plus sta la manutenzione sem-

plificata dei macchinari che consente interventi

rapidi riducendo i fermi.

Ancora una volta l’efficienza produttiva, i bassi

consumi energetici e la semplicità di manutenzione

di UNTHA hanno determinato la scelta

di un’altra azienda.

I risultati dei rapporti sempre più stretti tra

CSA ed Ecotec Solution nell’ultimo anno fanno

già intravedere le basi di una lunga collaborazione,

che unisce l’eccellenza tecnologica e

il servizio di alto livello di Ecotec con la profonda

competenza di CSA nel mondo dell’economia

circolare.

Ecotec Solution – green performance

Ecotec Solution propone tecnologie e soluzioni

per la gestione integrata dei rifiuti.

Il primo obiettivo è incrementare le performance

dei clienti e partner con soluzioni innovative, che

aiutino a trasformare il rifiuto in risorsa.

È distributore esclusivo per il mercato italiano

dei marchi UNTHA, PRONAR, Binder+Co e LIN-

DEMANN. Ecotec Solution non si limita a fornire

la tecnologia è anche un’azienda di servizi.

Un’assistenza a 360 gradi è la chiave del servizio

professionale dell’azienda.

l

Collaudo del nuovo

impianto

di triturazione Untha

XR3000RC,

con la famiglia

Giuliano ed il team

Ecotec Solution.

Luglio 2025

Luglio 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

50 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

IMBALLAGGI INTELLIGENTI

IMBALLAGGI INTELLIGENTI

RIFIUTI SOLIDI

51

Federica Lugaresi

Banane e lamponi…

chi c’è con voi?

Maturazione della frutta tropicale e non solo. Si può

bloccare con imballaggi particolari che riducono lo spreco

alimentare e consentono di eliminare il refrigerato. E poi?

Gli alimenti freschi una volta confezionati

hanno una durabilità a tempo.

Vuoi perché vanno incontro a maturazione

(come nel caso della frutta), vuoi

perché sono interessati dal naturale deterioramento.

Esistono però dei materiali, i

cosiddetti intelligenti e attivi, che a contatto

coi prodotti alimentari ne prolungano la conservabilità

o ne frenano la maturazione, o

ne migliorano le condizioni in generale.

Insomma ne prolungano la vita sia sugli

scaffali dei supermercati, che nelle dispense

di casa.

Imballaggi intelligenti, attivi ed intelligenti e

attivi. Queste sono le tre tipologie di packaging

che aiutano a conservare il fresco e evitandone

gli sprechi. Qui di seguito una veloce

nomenclatura per distinguerli.

Smart e più smart

Imballaggi intelligenti: sono quelli che forniscono

informazioni relative a umidità, pH

o presenza di microbi all’interno della confezione

direttamente al consumatore. E sono

progettati per agevolare la gestione dei prodotti

alimentari. In pratica ne controllano le

condizioni attraverso la tecnologia con l’utilizzo

di sensori, indicatori e portatori di dati.

Nel primo caso, sono contenuti all’interno

dell’imballaggio stesso e controllano la freschezza

in generale (ma anche temperatura,

umidità e freschezza) rilevando parametri

come presenza di ossigeno o CO 2 . Ad esempio,

possono rilevare l’etilene liberato dalla

frutta e capirne o stato di maturazione. Gli

indicatori di dati consentono attraverso il

cambio colore di un’etichetta, di capire le

cattive condizioni dell’alimento. I portatori di

dati, altro non sono che Qrcode o etichetta

RFID attraverso cui si hanno informazioni

sul tipo di prodotto o la data di confezionamento

e di scadenza, che ne consentono una

facile gestione lungo tutta la supply chain.

Gli imballaggi attivi interagiscono con gli alimenti

stessi modificandone e allungandone

la vita utile. Svolgono la loro funzione tramite

oli essenziali o additivi al loro interno, che si

liberano alla bisogna.

Aromi, enzimi, antiossidanti e antimicrobici

infatti consentono di limitare o azzerare la

proliferazione di microrganismi patogeni e

di altri che comportano la deperibilità.

Oppure, viene utilizzato il materiale assorbi-etilene

(ormone naturale sottoforma di

gas prodotto dalla frutta durante la maturazione),

che sequestra il gas stesso rallentando

così per mesi la maturazione all’interno

dei magazzini - e nelle singole confezioni

- della frutta (mele, kiwi, banane ecc.).

Ovviamente le sostanze che vengono adoperate

come additivi alimentari, sono già state

autorizzate dall’Unione Europea…

Gli imballaggi attivi e intelligenti sono dati

dalla combinazione dei due precedenti, consentendo

la conservazione del prodotto e parallelamente

fornendo informazioni sulle

sue condizioni.

I vantaggi

Biscotti sempre croccanti?

Alimenti freschi con una

shelf life più lunga? Sì, grazie

per esempio, ad assorbitori

di umidità dentro al pacchetto

dei biscotti, o in generale

ad imballaggi smart.

Che essenzialmente sono

costituiti da carta più accoppiato:

un multi-layer dato da

plastica e carta anche per

una resistenza imbattibile. Fondamentale è

anche il controllo della percentuale di ossigeno

all’interno della confezione. Stiamo

parlando insomma di contenitori ad alta tecnologia

che proteggono i nostri alimenti e

ne migliorano la conservazione, per minimizzarne

lo spreco alimentare (che l’Unione

Europea ha dichiarato di voler ridurre del

50% entro il 2030).

Aggiungiamo che si ha un risparmio in termini

di catena del freddo (e quindi di energia),

poiché gli imballaggi intelligenti possono

presentare una resistenza termica e quindi

mantenere una temperatura costante a lungo.

In questo campo si stanno facendo passi

da gigante: con tecnologie come lo IoT per

esempio, si possono monitorare le condizioni

di temperatura e umidità in tempo reale.

Si stanno introducendo sempre di più materiali

ecosostenibili, come polimeri di origine

vegetale e carta riciclata per ridurre l’impatto

ambientale degli imballaggi.

Bello, bellissimo. Ma come riciclarli?

Partiamo e facciamo chiarezza sui materiali

che costituiscono gli imballaggi, e che vengono

a contatto con gli alimenti. Sono disciplinati

da regolamento quadro

CE 1935/2004, mentre il

regolamento CE 450/2009

stabilisce i requisiti specifici

per l’impiego e l’autorizzazione

dei materiali e oggetti

attivi e intelligenti destinati al

contatto coi prodotti alimentari.

Per agevolare, l’EFSA

(autorità europea per la sicurezza

alimentare) fornisce

Per la pasta fresca,

vengono utilizzati

imballaggi in cui

sono rilevati

i parametri

di presenza

ossigeno e CO 2 .

L’etichetta

ambientale porta

l’indicazione

su come gestire

e riciclare i vari

componenti. In questo

caso, si riferisce

ad un packaging multi

materiale.

Il consumatore

è tenuto a separare

le singole componenti

facilmente separabili.

Luglio 2025

Luglio 2025



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

52 RIFIUTI SOLIDI IMBALLAGGI INTELLIGENTI

AZIENDE GREEN

RIFIUTI SOLIDI

53

Spesso all’interno

delle confezioni

carni e pesce fresco,

sono presenti foglietti

assorbenti

che inibiscono

la proliferazione

batterica.

Negli imballaggi attivi

viene utilizzato

materiale assorbi

etilene a bloccare

la maturazione,

per mesi, della frutta

nei magazzini.

una consulenza scientifica sia alla Com -

missione Europea che ai nostri legislatori

nazionali, in merito alla sicurezza delle sostanze

utilizzate nella produzione di materiali

destinati al contatto con gli alimenti. Nella

maggior parte dei casi, i prodotti alimentari

sono contenuti in imballaggi costituiti da materiali

cellulosici. In Italia, al momento, è confermato

il divieto di utilizzare carta riciclata

a diretto contatto con gli alimenti (sono

esclusi i solidi secchi che non prevedono prove

di migrazione).

In uno studio di Comieco, si legge che “la

normativa italiana, più restrittiva di quella

degli altri paesi europei, non lo prevede, ma

molte aziende sarebbero pronte a garantire

alta qualità degli imballaggi a diretto contatto

con gli alimenti anche con l’uso di carte riciclate.

Su questo tema si è attivato un dibattito

nelle sedi istituzionali”. Di fatto quindi,

gli imballaggi attivi e intelligenti possono essere

riciclati nelle loro singole parti (separando

carta e plastica laddove non siano monomateriali).

Le indicazioni su come gestire

la separazione delle varie componenti - e relativo

riciclo - si trovano sull’etichettatura

ambientale (la cui normativa prevede che il

cittadino sia tenuto a separare le componenti

dell’imballaggio facilmente separabili).

Se si guarda avanti…

E’ dell’Università di Bologna il progetto

Ecopacklab per realizzare un sistema di packaging

sostenibile, flessibile, innovativo e attivo

per il miglioramento della qualità e conservazione

degli alimenti confezionati. Questi

imballi sono realizzati mediante un macchinario

prototipo, appositamente realizzato,

integrato con tecnologie di trattamento a plasma

freddo. L’intero processo è supportato

da analisi di LCA e LCC per poterne valutare

l’impatto ambientale e relativi costi.

C’è molto fermento nell’attività di sviluppo

di imballaggi inibitori della crescita microbica

o batterica. Il notiziario AIPIA ha riportato diversi

progetti che mostrano risultati promettenti.

Ci si concentra sulla nanotecnologia

combinata con la cellulosa o con fibre derivate

da qualsiasi cosa, dalla buccia del frutto

del durian al bambù, per produrre un materiale

“di derivazione naturale” che non solo

inibisca gli insetti, ma sia anche compostabile,

degradabile o addirittura commestibile

(il progetto NanoPack).

Tutto stupendo, ma quanto poi queste soluzioni

non si fermano allo stadio di prototipo

e diventano scalabili? Ci vuole sempre e comunque

l’approvazione dell’EFSA che normalmente

richiede 2-3 anni…un tempo lunghetto

che rischia di far saltare quasi tutti i

casi commerciali…

Prendiamo anche in considerazione l’efficacia

dell’argento come imballaggio attivo (ha

un ruolo di antimicrobico) - che può essere

sostituito col molto più economico grafene

- risultando riciclabili entrambi. l

Roberta Cannone

Andrea Grillenzoni,

Direttore Generale

di Garc S.p.A. in carica

dal 2015.

Garc ambiente ha gestito

nel 2023, 66.548 t

di materia: l’88,33%

di questa è stato inviato

al trattamento/recupero,

con il 99,09% di MPS

generata. I rifiuti trattati

direttamente sono stati

6.352 t

Sostenibili…

Dagli anni Settanta ad oggi, in equilibrio

tra passato e futuro, tra persone e tecnologia,

Garc S.p.A. celebra cinquant’anni

di attività, un traguardo importante grazie al

contributo di chi ogni giorno partecipa alla sua

evoluzione e all’innovazione che la proietta verso

il domani. L’azienda, specializzata nel settore

costruzioni e nel recupero materia nell’ambito

della gestione dei rifiuti, ha sede a Carpi, in

Emilia-Romagna e, come Società Benefit e

azienda B Corp, si impegna costantemente ad

essere un motore di cambiamento positivo. Per

questa ragione investe in progetti sociali legati

a sport, cultura, salute e tutela dell’ambiente,

fra questi anche Dynamo Camp. Abbiamo fatto

due parole con Andrea Grillenzoni, Direttore

Generale di Garc.

Negli ultimi anni avete focalizzato le vostre risorse

sull’economia sostenibile, quali sono i

progetti futuri?

Siamo alla continua ricerca di nuovi modi per

fare impresa, abbiamo concretizzato i progetti

legati alla parte ambientale con la nascita di

Garc Ambiente, la divisione dedicata a servizi

innovativi per la riduzione della CO 2 attraverso

l’economia circolare e l’efficienza energetica.

Attualmente, dopo un’attenta attività di analisi

e ricerca, stiamo investendo in Italia, in particolare

sulla Via Emilia, in impianti produttivi di nostra

proprietà, finalizzati al recupero di materia

e legati principalmente al settore della ceramica.

Questo è sicuramente il disegno in atto più importante,

i piani futuri sono legati allo sviluppo

“Sogno, impresa

e realtà” è il tema

protagonista

del cinquantesimo

anniversario

del Gruppo Garc.

Impegno e progetti

non solo per l’ambiente

anche socialmente

di nuove tecnologie per il recupero e il riutilizzo

delle risorse.

Garc nasce nel settore edilizio, novità in

merito?

Si, ad oggi la nostra sfida è scovare nuove tecnologie

per il controllo della filiera e quindi

l'adozione di strumenti innovativi che consentano

di finalizzare la riabilitazione strutturale

degli edifici.

La sostenibilità è nel vostro DNA, avete già iniziato

la transizione elettrica all’interno della

vostra flotta mezzi?

Abbiamo già sostituito gran parte delle nostre

autovetture con le nuove motorizzazioni elettriche

e plug-in. La nostra flotta è composta da

circa trenta mezzi legati alla logistica dei rifiuti

classici e speciali, una parte di veicoli, invece,

sono escavatori di diversi pesi e dimensioni per

interventi specifici. Per questa tipologia siamo

in una fase di osservazione per capire quale sarà

la motorizzazione migliore da scegliere.

Fra le realtà sociali con cui collaborate, perchè

avete scelto Dynamo Camp?

Dynamo Camp è una Onlus che offre gratuitamente

programmi di terapia ricreativa a bambini

e ragazzi dai sei ai diciassette anni affetti da patologie

gravi o croniche. In accordo con i nostri

valori e in qualità di Società Benefit abbiamo

creduto molto nel sogno della Ceo Maria Serena

Porcari e siamo ben felice di far parte di questa

famiglia.

l

Luglio 2025

Luglio 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

54 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

TRITURATORI

TRITURATORI

RIFIUTI SOLIDI

55

È pronto a tutto

A sinistra, i tre nebulizzatori per lato della

tramoggia che, assieme a una linea di atomizzazione

sul nastro, abbattono le polveri di lavorazione.

L’impianto sfrutta la pressione naturale

dell’acqua. Sotto uno spaccato che evidenzia

il modulo rulli intercambiabile.

Capacità produttiva in base ai materiali

- Rifiuti da costruzione 80 - 120 t/h

- Pneumatici/rifiuti gomma 6 – 12 t/h

- Legno di scarto 5 – 15 t/h

- Rifiuti commerciali 5 – 15 t/h

- Rifiuti verdi 12 – 25 t/h

- Alluminio e rottami ferrosi 10 – 15 t/h

Tra i materiali che

si possono trattare

ci sono il legname

i rifiuti, il verde,

rottami ferrosi

e l’alluminio.

A sinsitra,

un dettaglio dei rulli

per rifiuti da C&D.

Federica Lugaresi

L’Arjes Compaktor 300 è un trituratore

primario mobile con doppio albero a rotazione

lenta e asincrona. Praticamente inarrestabile

Produttivo, compatto, intelligente. Si

chiama Arjes Compaktor 300 ed è distribuito

in Italia da SCAI. Stiamo parlando

di un trituratore primario mobile con

doppio albero a rotazione lenta e asincrona,

capace di affrontare anche i materiali più

ostici con una produttività che può arrivare

fino a 120 tonnellate/ora. Ma la resa non è

l’unico punto forte di questo impianto mobile

che è stato sviluppato con un’attenzione

particolare alla trasportabilità. Grazie a una

larghezza in sagoma di appena 2.300 mm

e un peso di 15 t che lo rendono facilmente

movimentabile anche con mezzi scarrabili,

il Compaktor 300 è perfetto per il noleggio

o per impieghi itineranti, poiché passa da

un sito operativo all’altro con rapidità e costi

di gestione contenuti. In termini di versatilità

operativa, il cuore della macchina è rappresentato

dalla tramoggia da 2,25 m³ che alimenta

due alberi lunghi 1.500 mm e da 680

mm di diametro, disponibili in due configurazioni

intercambiabili: Paddle per legno,

plastica, rifiuti urbani e gomma, e Concrete

per macerie, metalli e materiali più duri.

A seconda della geometria scelta e dell’apertura

o chiusura delle griglie laterali

Luglio 2025

“side combs”, varia anche la pezzatura del

materiale in uscita.

L’inversione è automatica

Il Compaktor 300 lavora con tre modalità

operative, ed è caratterizzato da un sistema

intelligente di inversione automatica della

rotazione rulli: in caso di sovraccarico o presenza

di corpi estranei, l’idraulica attiva rotazioni

alternate fino alla rimozione dell’ostacolo.

Solo gli elementi completamente

incomprimibili vanno rimossi manualmente.

Gli alberi sono mossi da due motori idraulici

Rexroth A6VM160 attraverso un riduttore

planetario sviluppato da Bonfiglioli specificamente

per Arjes: lo stesso impiegato sui

Luglio 2025



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

56 RIFIUTI SOLIDI

TRITURATORI

Il cuore dell’Arjes Compaktor 300 sono

la tramoggia da 2,25 m 3 , con alla base griglie

laterali apri/chiudi e gli alberi a rotazione

asincrona da 1.500 mm di lunghezza e 680 mm

di diametro, disponibili con geometria

Concrete oppure Paddle.

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Qui sopra e nella foto

della tramoggia senza

rulli si distingue

l’apertura

e la chiusura delle

griglie che si esegue

manualmente.

Si estraggono

i longheroni

che servono da fermo

longitudinale

e si utilizzano come

leve per spostare

verso l’esterno

tramoggia la parte

a griglia. Questo

fa passare

una pezzatura

maggiore

al nastro estrattore.

modelli VZ750 e VZ850. Si tratta di una trasmissione

con alberi paralleli a bagno d’olio

e riduttori della serie R3, robusti e affidabili

anche nelle applicazioni più gravose, con

uscita a trifoglio per connessioni dirette e

tenute progettate per condizioni estreme.

Anche l’estrazione del materiale è ottimizzata:

il nastro di scarico, che si apre elevando

la macchina in posizione di lavoro, funziona

sempre alla stessa velocità, monitorato da

remoto tramite radiocomando o dal quadro

macchina.

Sopra di esso opera un deferizzatore a magnete

sempre attivo. Il radiocomando consente

all’operatore di gestire il trituratore da

bordo escavatore o pala caricatrice, aumentando

la sicurezza anche in fase di carico o

movimentazione dell’impianto.

L’impianto di raffreddamento, infine, è affidato

a tre moduli paralleli per olio idraulico,

intercooler aria-aria e refrigerante motore,

raffreddati da una ventola Flexxaire autopulente

a sette pale, che inverte il flusso

d’aria per espellere polveri e garantire massima

efficienza.

In Italia, oltre alla vendita in esclusiva, SCAI

assicura anche un eccellente servizio postvendita

con oltre 50 officine autorizzate, unità

mobili di pronto intervento, garanzie estese

e contratti di manutenzione: un supporto

fondamentale per chi cerca affidabilità, produttività

e continuità operativa.

Ciliegina sulla torta è il motore Volvo Penta

TAD582VE Stage V: un 4 cilindri turbo da 160

kW che sprigiona ben 900 Nm di coppia già

a 1.300 giri/min. Rispetto all’Impaktor 250

Evo è il 24% più potente, garantendo maggiore

reattività, efficienza operativa superiore

e consumi ridotti.

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Economia Circolare

58

Soluzioni

BIOWASTE

SMALTIMENTO FINALE

SMALTIMENTO FINALE BIOWASTE

59

Smaltimento RU (1.000*t)

Discariche,

a che punto siamo?

Aumentare il riciclo nelle filiere, realizzare

maggiori impianti per lo smaltimento

dei rifiuti. Ma qualche passo in avanti c’è già

Eliana Puccio

La questione smaltimento in discarica in

Italia è una matassa tutt’oggi da sbrogliare.

L'Unione Europea ha stabilito che,

entro il 2030, gli stati membri dovranno ridurre

al massimo il 10% dei rifiuti urbani indifferenziati

destinati allo smaltimento in discarica.

ANDAMENTO DELLO SMALTIMENTO DEI RU (QUANTITÀ E NUMERO IMPIANTI), ANNI 2013-2023

12.000

10.000

8.000

6.000

4.000

2.000

0

179

10.914

2013 2014 2015 2016 2017 2018 2019 2020 2021 2022 2023

RU = Rifiuti urbani

Fonte: ISPRA

9.332

172

7.819

149

134

7.432

123

6.927

127

6.496

131

6.283

131

5.817

Quantità smaltita

126

5.619

La direttiva europea prevede infatti che dal

2030 sarà vietato lo smaltimento in discarica

di tutti i rifiuti idonei al riciclaggio o al recupero

di altro tipo, inclusi i rifiuti urbani, con alcune

eccezioni specifiche. I rifiuti possono essere

trasformati in nuove risorse e gestiti in modo

diverso, preferibilmente con il riciclo o altre

forme di recupero. Gli ultimi dati sulle discariche

operative nell’anno 2023 arrivano da

ISPRA (Istituto superiore per la protezione e

la ricerca ambiental), nelle quali sono stati

smaltiti i rifiuti urbani e i rifiuti provenienti dal

trattamento dei rifiuti urbani (pretrattati) identificati

con i codici dell’Elenco Europeo dei rifiuti

190501 (parte di rifiuti urbani e simili non compostata),

190503 (compost fuori specifica),

190599 (rifiuti non specificati altrimenti),

190604 (digestato prodotto dal trattamento

117

5.172

N.impianti

112

4.613

200

180

160

140

120

100

80

60

40

20

20

0

N.impianti discarica

I dati sono stati

elaborati a partire

dalla banca dati

MUD 2024, validati

ed integrati

con le informazioni

raccolte attraverso

appositi questionari,

predisposti

da ISPRA. Poi inviati

a tutti i soggetti che,

a vario titolo, sono

in possesso

di informazioni

in materia (ARPA,

APPA, Regioni,

Province, Comuni).

anaerobico dei rifiuti urbani), 190699 (rifiuti

non specificati altrimenti), 191210 (rifiuti combustibili)

e 191212 (materiali misti prodotti dal

trattamento meccanico dei rifiuti). La contabilizzazione

degli scarti urbani sottoposti a

trattamento preliminare, è stata effettuata

analizzando la provenienza degli stessi, attraverso

l’esame dei moduli “ricevuto da terzi”

delle dichiarazioni MUD dei gestori delle discariche,

nonché attraverso il confronto con i

dati relativi ai rifiuti prodotti e in uscita dagli

impianti di trattamento meccanico biologico

e dalle piattaforme di selezione. Nel 2023, a

livello nazionale, sono operative 112 discariche

per rifiuti non pericolosi che hanno ricevuto

rifiuti di origine urbana.

Più differenziata

La riduzione dello smaltimento in discarica

rilevata negli ultimi 10 anni (-50,6%; passando

da 9,3 milioni di tonnellate del 2014 a 4,6 milioni

di tonnellate nel 2023) è dovuta, oltre che

all’incremento della raccolta differenziata, anche

alla maggiore diffusione dei trattamenti

preliminari dei rifiuti urbani indifferenziati che

contribuiscono alla riduzione del peso e del

volume dei rifiuti avviati a smaltimento.

Nel 2023 la raccolta differenziata raggiunge il

66,6% della produzione nazionale (65,2% nel

2022), facendo registrare un incremento di 1,4

punti percentuali. La produzione complessiva

aumenta, rispetto al 2022, di 211 mila tonnellate.

Analizzando l’andamento della percentuale

di smaltimento in discarica rispetto a quello

della percentuale di raccolta differenziata, si

evidenzia che in corrispondenza della progressiva

crescita del tasso di raccolta, dal 19,2% del

2002 al 66,6% del 2023, si è ridotto proporzionalmente

lo smaltimento, che è passato dal

63,1% al 15,8% L’analisi dei dati a livello regionale

evidenzia, tra il 2022 e il 2023, riduzioni pari

a 238 mila tonnellate (-13,6%) al Centro, 236

mila tonnellate (-11,7%) al Sud e 86 mila ton-

Luglio 2025

Oggi la discarica

della Belvedere

non è soltanto una

meta turistica

e ospite

di performance

e opere artistiche,

ma anche una fonte

di sviluppo

per l’intera comunità

locale.

nellate (-6,1%) al Nord. Le regioni che smaltiscono

i propri rifiuti interamente nelle discariche

del proprio territorio sono la Valle d’Aosta,

il Friuli-Venezia Giulia, la Sicilia, e la Sardegna,

mentre le regioni che non importano RU negli

impianti di discarica del proprio territorio sono

la Valle d’Aosta, il Trentino-Alto Adige e la

Sardegna. La Campania non dispone di impianti

di smaltimento dei rifiuti urbani propri.

C’è anche dell’arte

Un uomo che esce dalla terra. Parliamo dei

"Giganti", un’opera di riconversione realizzata

a Peccioli, in provincia di Pisa. Qui una discarica

è diventata un vero e proprio luogo di arte

e cultura dove ad oggi è possibile assistere a

spettacoli teatrali. Oltre ai "Giganti", la discarica

ospita altre opere d'arte, come i dipinti di

Sergio Staino e le trasformazioni di David

Tremlett, rendendo l'area un vero e proprio

museo a cielo aperto. La dimostrazione che

coniugare la gestione dei rifiuti con la valorizzazione

del territorio è possibile. l



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

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Economia Circolare

60 BIOWASTE NEWS Soluzioni

NEWS

ACQUE REFLUE

61

Ma è

una bufala?

Un piano condiviso

n L'Autorità di Bacino Distrettuale

dell'Appennino Centrale (AUBAC), l'Ente

Nazionale per l'Aviazione Civile (ENAC)

e Aeroporti di Roma (ADR) hanno firmato

un protocollo d'intesa all'Innovation Hub

dell'aeroporto di Fiumicino.

L’accordo servirà ad avviare una

collaborazione strutturata per la gestione

integrata delle risorse idriche negli ambiti

aeroportuali. Il protocollo pone le basi per

sviluppare modelli previsionali avanzati

per la gestione del rischio idraulico,

favorire il riuso delle acque reflue e

l'efficientamento delle risorse idriche,

integrare infrastrutture verdi nei contesti

aeroportuali e valorizzare il ruolo delle

tecnologie digitali per il monitoraggio e la

condivisione dei dati ambientali.

Tutto vero: a Salerno sorge il primo impianto

Rienergy che tratta i reflui dei bufali.

Al via la produzione di Biometano e compost

Eliana Puccio

Èattivo l’impianto realizzato da Rienergy

E.S.Co. e realizzato da Bionergyserre a

Serre, in provincia di Salerno, che si occuperà

del trattamento dei reflui degli allevamenti

bufalini.

50 sono le aziende zootecniche dell’area e di

questa provincia, dalle quali arriveranno circa

12mila quintali di liquami e seimila tonnellate

di letame destinati alla produzione di biometano

e compost.

Parte il secondo impianto ad Albanella

Si attende il rilascio ministeriale per l’altro impianto.

Le due strutture produrranno 8,5 milioni di m³

di biometano all’anno e ben 52 mila tonnellate

di bioconcime.

"Abbiamo sostenuto la costruzione di questi

impianti, ciascuno dei quali è in grado di smaltire

i reflui di circa 10mila bufale – ha spiegato

Antonio Costantino, presidente di Confagri -

coltura Salerno - perché crediamo che questa

tecnologia sia la soluzione definitiva per lo

smaltimento dei reflui zootecnici che tanti problemi,

anche di natura giudiziaria, ha creato

agli allevatori bufalini".

Anche Renato De Santis, ceo di Rienergy Esco

ha commentato l'avvio del nuovo impianto: "In

questo modo trasformeremo gli scarti della

filiera bufalina in risorsa, producendo energia

pulita e compost per un futuro sostenibile.

A breve inizieremo la produzione anche nell’impianto

di Albanella alleggerendo l’impatto

ambientale di altre 20mila bufale nella Piana

del Sele".

l

Luglio 2025

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e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

62 ACQUE REFLUE FILTRI ATTIVI Soluzioni

FILTRI ATTIVI

ACQUE REFLUE

63

NEWater

Depurare fa rima con riciclare e utilizzare. Le acque

reflue industriali sono infatti uno scarto da valorizzare.

Mettiamo in vetrina alcuni esempi di filtri attivi

Ormai è consolidato. L’acqua è una risorsa

sempre più preziosa, e per questo

il riuso delle reflue depurate, identifica

il nuovo paradigma per contrastare la

scarsità idrica anche nei periodi siccitosi.

Negli ultimi cinquant’anni, in Europa il fabbisogno

di acqua è costantemente aumentato

(si legge nel Position Paper n. 286 del

Laboratorio di ricerche REF), tanto che è diminuita

del 24% la disponibilità a livello pro

capite delle risorse idriche rinnovabili.

“Nel nostro Paese negli ultimi venti anni - viene

riportato nel documento di cui sopra - la

percentuale del territorio nazionale interessato

da siccità estrema è cresciuta del 120% rispetto

allo stesso valore relativo ai cinquant’anni

precedenti”.

Si evince quindi l’importanza di spingere sul

riuso idrico che, oggi e storicamente, è applicato

ad utilizzi non potabili, ossia per usi agricoli

e industriali. In particolare, il riutilizzo delle

reflue depurate avviene nell’irrigazione agricola

(vivai, floricoltura e colture agricole); nel

riciclo e riuso in ambiti industriale (acque di

raffreddamento, di processo, di reintegro per

caldaie e di acqua ad alta qualità per l’industria

delle componenti elettroniche).

Condizione sine qua non, l’esistenza di un sistema

depurativo adeguato, che consenta di

gestire le reflue secondo gli obblighi di legge.

Elementi chiave

Il recupero e l’utilizzo virtuoso dell’acqua è

dunque fattibile previa depurazione. I filtri svol-

Filtrazione assoluta

Water Energy srl ha con successo sviluppato un sistema

automatico di filtrazione assoluta che garantisce

l’efficienza di abbattimento dell’over spray nelle

cabine a velo d’acqua, impedendo così qualunque

tipo di intasamento. La soluzione è abbinata alla tecnologia

di defangazione Water Energy e garantisce il

massimo risultato. Il filtro Automatico Autopulente,

fa parte della linea “FAA”. Il sistema viene applicato

anche in altri ambiti industriali, dove l’obiettivo è la

filtrazione e/o il riutilizzo dell’acqua.

www.waterenergy.com

gono questa preziosa funzione e sono utilizzati

anche per la riduzione degli inquinanti disciolti,

garantendo conformità alle normative sulla

qualità dell’acqua stessa. Quelli attivi, che sono

i protagonisti di questa rassegna, agiscono

tramite adsorbimento (filtri a carbone) trattenendo

sostanze come il cloro, COV (composti

organici volatili), pesticidi, idrocarburi, odori

Il filtro è mobile

Desotec offre soluzioni di filtrazione full-service flessibili

e circolari. I suoi filtri mobili a carboni attivi sono plug &play

e modulari, per adattarsi alle esigenze più svariate. Sono

facili da installare e richiedono tempi di fermo macchina

al minimo. Viene inclusa la gestione sostenibile dei rifiuti

di filtrazione. La ricerca

e sviluppo di Desotec

è volta a nuove qualità

di carbone derivate

da fonti rinnovabili e

a modalità alternative

di riattivare il carbone

attivo quando

diventa saturo.

www.desotec.com

Luglio 2025



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

64 ACQUE REFLUE FILTRI ATTIVI

NEWS

ACQUE REFLUE

65

Per un trattamento di fino

Boer Depurazione è la divisione

di Boer Group specializzata in

trattamenti di reflui industriali e

di impianti di servizio, come le

stazioni di rifornimento e gli autolavaggi.

Nelle soluzioni Boer i

filtri a carbone attivo vengono utilizzati

nel trattamento finale di

reflui, di solito a valle di impianti

di filtrazione a gravità, come

quelli a quarzite. Benché infatti

siano molto efficaci, i carboni attivi

sono molto sensibili ad una

serie di parametri che ne influenzano

la capacità di adsorbimento.

In particolare, più aumenta la

concentrazione degli inquinanti da rimuovere e maggiore è

la quantità di carbone attivo che deve essere impiegato.

Boer.it/

In contenitori speciali

Ecosistemi offre una serie completa di filtri

automatici a carbone attivo da utilizzare

nella riduzione per adsorbimento di inquinanti

in soluzione quali: COD, tensioattivi,

pesticidi, idrocarburi, odori, sapori etc., e

cataliticamente del cloro. I carboni utilizzati

sono di tipo vegetale o minerale. Tutti i prodotti

si basano su di un contenitore a bombola

in vetroresina rinforzata con guscio interno

in PET in unico pezzo senza giunture.

I modelli disponibili vanno dallo FCA40 con

una capacità massima di 1,2 m cubi/ora allo

FCA 1100 capace di 33 metri cubi/ora.

www.ecosistemi.net

e sapori; e rimuovendo anche PFAS e PFOS.

La scelta della tecnologia di filtraggio più adatta

dipende da diversi fattori, tra cui le caratteristiche

dell'acqua da trattare, i contaminanti da

rimuovere, i requisiti di qualità desiderati e il

budget a disposizione. Vengono proposti strumenti

specifici sempre più sofisticati: ad esempio

i filtri fotoreattivi che sfruttano la luce solare

o artificiale per rimuovere sostanze organiche,

Blocco ai fitofarmaci

Dora Baltea, azienda della provincia di

Arezzo, offre un sistema per la depurazione

delle acque di lavaggio contaminate

da fitofarmaci basato su un concetto

originale, coperto da brevetto.

Fitoblock® impiega un filtro attivo a

base di speciale fibra di roccia su cui

viene fatta sgocciolare l’acqua, raccolta

in una vasca di contenimento posta sotto

il punto lavaggio, che penetra all’interno

della fibra. A questo punto tramite

il calore solare o un sistema di riscaldamento

(esistono due linee di prodotto,

una mono stagionale e una bi stagionale)

l’acqua viene fatta evaporare mentre

i fitofarmaci restano intrappolati. Il vapore

viene condensato e l’acqua recuperata,

mentre quella non evaporata ritorna

alla vasca per essere sottoposta

a trattamento nel ciclo successivo. Tra

gli utilizzatori di questa soluzione c’è la

Cantina Ornellaia e Masseto.

www.dorabaltea.com

composti tossici e altre sostanze con cui i metodi

tradizionali non sono efficaci. O filtri a nanotecnologie

in cui si creano sistemi con ”ganci”

polimerici per la cattura di microplastiche, batteri

e metalli pesanti. Quale che sia il sistema

di filtraggio, numerosi sono i vantaggi che si ricavano.

Si va dal risparmio idrico, al riutilizzo

dell’acqua in svariati processi industriali (riducendo

il consumo di acqua primaria), alla diminuzione

dei costi di manutenzione (meno incrostazioni

e danni, con allungo della vita dei

macchinari). In queste pagine, alcuni flash relativi

a prodotti in grado di affrontare le sfide

quotidiane.

l

Luglio 2025

Recuperate tre tonnellate di reti nel mare della Sicilia.

Rappresentano tra le minacce più pericolose per l'ecosistema:

il loro deterioramento genera il rilascio di microplastiche

Reti fantasma nei fondali marini siciliani.

ISPRA ha affidato agli operatori economici

Fondazione Marevivo, Castalia Consorzio

Stabile e CoNISMa, Consorzio nazionale interuniversitario

per le scienze del mare, nell’operazione

“GhostNets”, il recupero di reti e attrezzi

da pesca abbandonati o persi in mare.

Grazie a questa collaborazione è stata possibile

la ricolonizzazione delle aree, liberandole

dai rifiuti, eliminando una minaccia costante

e prolungata per la flora e la fauna marine.

L’attività, partita a inizio anno con le operazioni

in Sicilia orientale, ha portato alla rimozione

di circa 3 tonnellate di reti fantasma dalle aree

di Siracusa, Avola e Milazzo, con la bonifica di

oltre 52.000 metri quadrati di fondali marini.

“GhostNets” prevede il ripristino di 20 aree nei

mari italiani. ISPRA è l’architetto scientificoorganizzativo

dell’intera filiera “mappatura →

recupero → riciclo” delle reti fantasma, assicurando

che le operazioni siano efficaci, sicure

Luglio 2025

Operazione Ghostnets

e utili a generare conoscenza e nuove politiche

per la tutela permanente dei nostri mari.

Il più grande progetto sul mare

Questo intervento è realizzato nell’ambito del

PNRR MER, Marine Ecosystem Restoration,

all’interno del “Piano nazionale di Ripresa e

Resilienza”, che vede il MASE, Ministero

dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, in

qualità di amministrazione titolare e ISPRA

soggetto unico attuatore.

Il progetto prevede ben 37 linee di attività, da

realizzarsi entro il 30 giugno 2026, su tutto il

territorio nazionale articolati su tre pilastri:

il ripristino e la protezione dei fondali marini,

il rafforzamento dei sistemi osservativi marini

e costieri e la mappatura degli habitat costieri

e marini d’interesse conservazionistico.

Le reti recuperate verranno destinate a smaltimento

o riciclo in funzione delle loro caratteristiche.

l



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

66 VEICOLI&ALLESTIMENTI Soluzioni

RICAMBI USATI

RICAMBI USATI

VEICOLI&ALLESTIMENTI

67

“4R”uote green

La vendita dei ricambi usati nei centri

di raccolta dei veicoli fuori uso: profili

normativi, fiscali e prospettive alla luce

del nuovo Regolamento Europeo

Ruggiero Delvecchio

Presidente Nazionale

ADQ – Associazione

Autodemolitori di Qualità

Il settore della vendita dei ricambi usati provenienti

dalla demolizione dei veicoli fuori

uso (VFU) rappresenta oggi uno snodo cruciale

per la transizione verso un’economia circolare

in ambito automotive. In un contesto in

cui la sostenibilità ambientale si intreccia con

la necessità di efficienza economica e riduzione

degli sprechi, i centri di raccolta e trattamento

VFU assumono un ruolo strategico

non solo come luoghi di dismissione, ma come

veri e propri hub di rigenerazione di materia

e valore. Tuttavia, nonostante la centralità di

queste attività nella filiera del riciclo e del riutilizzo,

la cornice normativa e fiscale che ne

disciplina lo svolgimento appare ancora oggi

frammentata, talvolta penalizzante e spesso

inadeguata a cogliere le sfide poste dalla normativa

europea. Le differenze applicative tra

organi di controllo e autorizzativi, le difficoltà

interpretative delle norme fiscali e l’assenza

di un riconoscimento pieno del valore ambientale

e industriale del ricambio usato determinano

un contesto incerto, che ostacola investimenti,

innovazione e competitività.

L’imminente entrata in vigore del nuovo

Regolamento europeo sui VFU – attualmente

in fase avanzata di definizione presso le istituzioni

dell’Unione – rende ancora più urgente

un approfondimento sistematico sui profili

giuridici, fiscali e operativi connessi alla vendita

dei ricambi usati. Tale analisi risulta indispensabile

non solo per orientare correttamente

gli operatori del settore, ma anche per contribuire

a una riflessione politica e tecnica che

accompagni l’evoluzione del quadro normativo

verso maggiore equità, semplificazione e coerenza

con i principi dell’economia circolare.

Il quadro normativo italiano: tra

autorizzazioni e criticità

La normativa italiana di riferimento per la gestione

dei VFU si fonda su due pilastri principali:

il D.Lgs. 24 giugno 2003, n. 209, che ha

recepito la Direttiva 2000/53/CE, e il D.Lgs. 3

aprile 2006, n. 152, noto come Testo Unico

Ambientale (TUA). Il D.Lgs. 209/2003 è stato

sostanzialmente modificato dal D.Lgs. 3 settembre

2020, n. 119, in attuazione della

Direttiva (UE) 2018/849, che ha aggiornato il

quadro normativo europeo sui veicoli fuori uso

nel contesto dell’economia circolare. Il nuovo

impianto normativo ha introdotto alcuni elementi

di novità, tra cui un maggior rilievo alle

attività di preparazione per il riutilizzo dei componenti,

la digitalizzazione del tracciamento

e l’introduzione di strumenti di monitoraggio

più stringenti. Nonostante ciò permangono

significative zone d’ombra, specie sul fronte

operativo. Ai sensi dell’art. 3 del D.Lgs.

209/2003, come modificato, i centri di raccolta

autorizzati possono effettuare operazioni di

bonifica, messa in sicurezza, demolizione e

rimozione dei componenti riutilizzabili dai VFU,

destinando questi ultimi alla vendita come ricambi,

qualora risultino funzionali e in condizioni

idonee all’impiego. Il principio del riutilizzo

è quindi formalmente riconosciuto, ma

non accompagnato da linee guida tecniche o

regolamenti attuativi a carattere vincolante.

Questa lacuna si traduce, nella prassi, in una

forte eterogeneità applicativa a livello regionale.

Le autorizzazioni rilasciate dalle Province

o Città Metropolitane si basano spesso su valutazioni

soggettive, e i controlli risultano spesso

non uniformi. Ne derivano condizioni operative

disomogenee, che determinano dise guaglianze

concorrenziali tra gli operatori e ostacolano lo

sviluppo di una filiera nazionale efficiente dei

ricambi usati. Ulteriore elemento di criticità è

rappresentato dalla mancanza di un codice

ATECO specifico per la vendita dei ricambi derivanti

da veicoli demoliti. Tale attività viene

spesso ricompresa in classificazioni residuali

(come 45.32.00 – Commercio al dettaglio di

parti e accessori di autoveicoli) che non tengono

conto delle peculiarità ambientali e normative

del settore, con conseguenze sul piano

fiscale, assicurativo e contributivo. Inoltre, l’assenza

di un inquadramento univoco complica

le relazioni con le autorità fiscali e genera incertezza

in sede di accertamento.

Questione correlata - e non di poco conto - riguarda

la distinzione giuridica tra rifiuto e bene

riutilizzabile: una linea sottile, che in assenza di

La raccolta

e trattamento dei VFU

nei centri ufficiali,

diventano strategici

per la rigenerazione

di materia e valore.

Tra le novità della

nuova normativa,

per la maggior parte

dei componenti

riutilizzati, troviamo

la digitalizzazione

del tracciamento

e l’introduzione

di strumenti

di monitoraggio

più stringenti.

Luglio 2025

Luglio 2025



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

68 VEICOLI&ALLESTIMENTI

RICAMBI USATI

IGIENE URBANA

VEICOLI&ALLESTIMENTI

69

Da Brescia

a Milano

Busi Group consegnerà nel 2025,

77 veicoli destinati alla raccolta rifiuti

per il servizio nella città di Milano

regole tecniche “end of waste” per i componenti

automobilistici lascia spazio a interpretazioni

difformi. Ad oggi non esiste un decreto “end of

waste” per il settore dei ricambi usati, rendendo

il compito degli operatori (e degli organi di controllo)

particolarmente arduo. Ciò espone i centri

di raccolta a un potenziale contenzioso amministrativo

o penale, anche in presenza di comportamenti

conformi alle prassi di settore. È evidente

come la normativa italiana, pur aggiornata

formalmente nel 2020, continui a presentare

gravi carenze di tipo attuativo e sistemico.

Il nodo fiscale: IVA, margine

e contabilità separata

Sotto il profilo tributario la vendita dei ricambi

usati provenienti da VFU presenta numerose

criticità applicative, che rischiano di disincentivare

un'attività di grande valore per l’economia

circolare e la sostenibilità del settore automotive.

Un primo aspetto rilevante concerne

l’assoggettabilità all’imposta sul valore aggiunto

(IVA). La disciplina di riferimento si articola

principalmente attorno alla Risoluzione

n. 274/E dell’Agenzia delle Entrate del 2002,

la quale ha riconosciuto la possibilità per i soggetti

operanti nel settore della demolizione

dei veicoli di applicare il cosiddetto regime del

margine (disciplinato dal D.L. 41/1995, art. 36,

convertito dalla L. 85/1995) a condizione che

i beni siano stati acquisiti senza applicazione

dell’IVA (ad es. tramite conferimento diretto

da parte di un privato non soggetto passivo

d’imposta) e che i ricambi derivino da veicoli

conferiti per la demolizione e non acquistati

a fini di rivendita con fatturazione ordinaria.

Il regime del margine consente di calcolare l’IVA

solo sulla differenza tra prezzo di vendita e valore

di acquisto (che nel caso degli autodemolitori

coincide spesso con il valore nullo del conferimento),

evitando così un’imposizione distorsiva

sul prezzo pieno. Tuttavia la concreta applicazione

di tale regime si rivela estremamente

complessa, specie per le imprese di dimensioni

medio-piccole che non dispongono di strutture

contabili articolate. La normativa vigente impone

infatti la tenuta di una contabilità separata, volta

a distinguere i beni venduti in regime del margine,

i beni venduti con regime ordinario IVA (ad

es. componenti acquistati da terzi con fattura)

ed eventuali beni che non escono dal ciclo del

rifiuto e sono destinati al recupero come materiale.

Questa separazione comporta un aggravio

di adempimenti, oneri gestionali e rischi

fiscali che disincentiva l’utilizzo del regime pur

teoricamente più favorevole. Inoltre, la mancanza

di criteri chiari per la determinazione del

valore iniziale del bene (soprattutto in assenza

di un corrispettivo effettivo nel caso di conferimento

gratuito del VFU) espone gli operatori a

potenziali rilievi da parte dell’Amministrazione

finanziaria.

Di fronte a tale scenario, le associazioni di categoria

hanno più volte sollecitato un intervento

normativo di semplificazione. Le richieste si

sono concentrate su: introduzione di un regime

fiscale unitario e specifico per i centri di raccolta

e demolizione; riconduzione dei ricambi usati

in un sistema di imposizione flat o forfettaria,

coerente con la loro natura di sottoprodotti del

processo di trattamento ambientale; definizione

di un quadro chiaro di uscita dal ciclo del rifiuto

riconosciuto a livello nazionale. Tali misure non

costituirebbero un privilegio settoriale, ma piuttosto

un adeguamento razionale del sistema

fiscale ai principi europei di sostenibilità e recupero,

favorendo legalità, tracciabilità e com -

petitività delle imprese virtuose. l

Il Gruppo bresciano si è aggiudicato un

importante accordo quadro pluriennale

per la fornitura di automezzi destinati al

servizio di raccolta rifiuti della città di Milano.

Ad oggi, sono stati consegnati circa 20 dei

77 veicoli previsti per il 2025.

Si tratta di compattatori a carico posteriore

modello Legend L 25m 3 di OMB Technology,

allestiti su telai Scania a 3 assi modello 280L

con cabina ribassata.

Configurazione scelta per rispondere alle

esigenze operative in contesti urbani, dove

la manovrabilità e la sicurezza sono fondamentali,

grazie alla funzione di "kneeling",

alla porta "City Door" a battente interno e al

"City Safe Window", un finestrino posizionato

in basso sulla porta del passeggero.

Tutti i mezzi rispettano i più avanzati standard

di sicurezza richiesti dalla città di

Milano, inclusi sistemi di assistenza alla

svolta e alla partenza.

I veicoli sono equipaggiati con motorizzazioni

sia a metano (CNG) che diesel, offrendo fles-

sibilità operativa e riduzione delle emissioni

in ambito urbano.

Compattatore Legend L

del brand OMB Technology

Si distingue per la sua versatilità, ed è caratterizzato

da tre diverse configurazioni del

sistema di sollevamento posteriore (AVC -

Alza Volta Cassonetti): AVC tradizionale, AVC

automatico veloce e un innovativo sistema

di raccolta a quota ribassata. Quest'ultima

opzione è utile per la raccolta dei rifiuti indifferenziati,

facilitando le operazioni in contesti

urbani dove l'accesso ai cassonetti potrebbe

essere limitato.

“Fornire mezzi performanti, all’avanguardia

nei sistemi di assistenza e raccolta, ci posiziona

tra i player europei più evoluti nel settore

dell’igiene urbana.

Questo accordo rafforza il nostro impegno

nel mettere la tecnologia al servizio della

qualità della vita nelle città” riferiscono i fratelli

Busi.

l

Luglio 2025

Luglio 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

70 VEICOLI&ALLESTIMENTI Soluzioni

NEWS

Hip hip upgrading

Ginevra Fontana

Iveco al fianco di Koster Logter e AB per l’inaugurazione

di un impianto di biometano gassoso per autotrazione

È on-line

il nuovo sito

Sa voini, Amministratore

unico di Borgo Agnello

S.p.A., e Siro Fabbri, Re -

sponsabile Trazioni Alter -

native Iveco Mer cato Italia.

AB, oltre ad applicare

la prorpia tecnologia

di upgrading del

biogas, ha curato

le fasi del progetto -

dall’ingegneria

al commissioning, fino

alla manutenzione

full-service -

assicurando

performance elevate

e continuità operativa.

Sei nuovi Iveco S-Way, di cui quattro alimentati

a LNG e due a CNG sono stati

consegnati a Koster, azienda attiva nel

settore della gestione ambientale, della valorizzazione

dei rifiuti e della produzione di

energia da fonti rinnovabili.

La consegna è avvenuta all’inaugurazione

dell’impianto di biometano a San Nazzaro

Sesia che ha visto la partecipazione di Co -

stanzo Borda, Amministratore Koster,

Angelo Baronchelli, Presidente di AB, Andrea

Bosi, Key Account Manager Vulcan, Roberto

Esempio virtuoso di economia

circolare

L’impianto produce biometano

gassoso per autotrazione,

valorizzando FORSU e

fanghi attraverso digestione

anaerobica.

L’upgrading del biogas è affidato alla tecnologia

BIOCH4NGE® di AB, che utilizza un sistema

a membrane polimeriche selettive per separare

il metano (CH₄) dall’anidride carbonica (CO₂)

presente nel biogas grezzo.

Il processo inizia con la purificazione del biogas

con filtri a carboni attivi, seguita dalla

compressione e raffreddamento del gas. Poi,

il biogas attraversa tre stadi di membrane

che consentono la separazione efficiente del

metano dalla CO₂, ottenendo un biometano

di alta qualità.

l

wasteweb.it

Luglio 2025



LA RIVISTA TECNICA

SULL’ECONOMIA CIRCOLARE

RIFIUTI SOLIDI

ACQUE REFLUE

THE ECOLOGICAL

TRANSITION,

THERE ARE THOSE

WHO TALK ABOUT IT.

AND THOSE WHO

BIOWASTE

MAKE IT HAPPEN

Meet them at the Pollutec exhibition

Where the sustainable world is invented.

ENERGIA

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