2025_7-8_Powertrain-D
In questo numero, trovate: Allison ha rilevato le attività off-highway di DANA. L'Italia è in primo piano sulla mappa; Ci siamo tuffati nel mare dell'energia al Cat Demonstration Center a Malaga; Bauma: Bosch Rexroth, Borgwarner, Carraro, Cat, Danfoss e Komatsu.
In questo numero, trovate: Allison ha rilevato le attività off-highway di DANA. L'Italia è in primo piano sulla mappa; Ci siamo tuffati nel mare dell'energia al Cat Demonstration Center a Malaga; Bauma: Bosch Rexroth, Borgwarner, Carraro, Cat, Danfoss e Komatsu.
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OTTOBRE LUGLIO-AGOSTO
2023 2025
N° 10 7-8
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art. 1, comma 1, LO/MI
• ALLISON HA RILEVATO
LE ATTIVITÀ OFF-
HIGHWAY DI DANA.
L’ITALIA È IN PRIMO
PIANO SULLA MAPPA
• CI SIAMO
TUFFATI NEL MARE
DELL’ENERGIA AL CAT
DEMONSTRATION
CENTER A MALAGA
• BAUMA: BOSCH
REXROTH,
BORGWARNER,
CARRARO, CAT,
DANFOSS E KOMATSU
Luglio-Agosto 2025
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16
30
22
24
JD4
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522 – 677 kW
(700 – 908 hp)
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IL SONDAGGIO
DEL MESE
Novac propone i supercapacitori
a supporto delle batterie. Il
downsizing è la via maestra
anche per il BEV?
Rispondi su
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Il sondaggio non ha valore statistico. Le rilevazioni
non sono basate su un campione scientifico
LE RISPOSTE DI
MAGGIO-GIUGNO
Al bauma è emersa l’intenzione
di diversificare i combustibili
alternativi. È la strada giusta?
53%
sì
47%
no
DIESEL OF THE YEAR
6. HD Hyundai Infracore:
E si ritorna al MEE Dubai
COVER STORY
10. Allison e Dana:
Un affare anche italiano
START-UP
14. Novac:
Per i supercapacitori
GENERAZIONE
16. Caterpillar:
Al Demo Center di Malaga
EVENTI
20. Rama Motori GmbH:
Con John Deere e Kubota
22. AS Labruna:
Network&Customer Event
LUBRIFICANTI
24. Rehlko:
Xtreme Conditions Oil
BAUMA 2025
28. Bosch Rexroth:
E i quattro elementi
30. BorgWarner:
Resoconto completo
34. Carraro:
È proprio lei: “THE”
36. Caterpillar:
3,6L e 13L, H2 e ibrido
38. Danfoss:
Elettrica e meccanica
40. Komatsu:
Parola di Oem
FERRO
42. Ecomotive Solutions:
Retrofit a bio-GNL
RUBRICHE
4. Editoriale 8. Hi-Tech
12. Automotive 46. VeT
50. Oem&motori
SOMMARIO
3
UN NUOVO PATTO ATLANTICO
Powertrain
INTERNATIONAL
EDITORIALE
Dana ha ufficialmente dismesso
le attività di progettazione
e produzione destinata alle
applicazioni mobili industriali.
L’intenzione era trapelata direttamente
dalla casa madre, alla fine di novembre
2024: «La cessione consentirà a Dana di
adottare un approccio semplificato alla
commercializzazione, incentrato sul servizio
ai propri clienti del settore dei veicoli leggeri
e commerciali, con prodotti tradizionali ed
elettrificati che sono in gran parte condivisi
nel resto del portafoglio». E guarda un po’
chi si è fiondato sul generoso boccone?
Allison Transmission. Un’operazione che
supponiamo sia vista con favore nelle
alte sfere dell’Amministrazione Trump.
I pettegolezzi ipotizzavano un passaggio
di mano tutto americano. Allison primo
indiziato, del secondo non facciamo il nome e
lasciamo spazio alla vostra fantasia... Se degli
sviluppi possiamo solo fare speculazioni,
ci permettiamo di estrapolare un passaggio
del comunicato. «Questa acquisizione è in
linea con le priorità strategiche di Allison di
espandere la propria presenza nei mercati
emergenti, potenziando le tecnologie
principali e consolidando i propri risultati
finanziari». Tuffiamoci nel nostro passato
scolastico, con la parafrasi del testo. “Mercati
emergenti”? Evitiamo di puntare il dito sul
mappamondo, i mercati emergenti potrebbero
consistere nella traslazione delle competenze
di Allison nei cantieri, dove l’elettrico è
candidato ad affermarsi in tempi ragionevoli
e Dana ha tante cose da raccontare. Da qui
si scivola alle “tecnologie principali”. Che
si manovri un escavatore o una mini pala
gommata, endotermici o elettrici, Dana
porta in dote R&D e assali. E sui risultati
finanziari, che dire? Ricchi dividendi
generati dalla moltiplicazione degli sbocchi
applicativi o l’ottimizzazione delle risorse,
per utilizzare un eufemismo di gran voga?
Qui riaffiora l’eco sloganistico del MAGA.
Più produzione sulle linee di Indianapolis
o quelle sinergie ragionevolmente
pronosticabili in considerazione di un piano
industriale condiviso? Gli interlocutori
parlano la stessa lingua, in tutti i sensi,
le prime indicazioni sul piano strategico
arriveranno a partire dal prossimo anno.
Segnali rassicuranti arrivano da Manlio
Alvaro, Executive Director per Allison,
EMEA Sales: «Questa acquisizione è in
linea con le priorità strategiche di Allison:
espandere ulteriormente la propria presenza
globale, potenziare l’offerta di tecnologie
chiave e conseguire solidi risultati finanziari.
Al termine dell’operazione, Allison sarà
in grado di offrire una gamma ancora più
ampia di soluzioni per impieghi commerciali
e industriali ad un maggior numero di clienti
e segmenti di mercato in tutto il mondo». Nel
frattempo, in Europa ci si auspica un nuovo
patto atlantico.
1
A hydrogen
FILL-UP
Bringing H2 to the dock, from pleasure to commercial boats -
Batteries: Exide and Riva EL-Iseo - FPT Industrial e-Plant step
by step - Kohler DemoDays - Rolls-Royce PG Symposium
Raise the
INTERNATIONAL
Powertrain
Powertrain
Alternative &
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KOREAN FLAG
HD Hyundai Infracore DX is the Diesel of the Year 2025 -
Battery, what's
FPT Industrial XCursor 13 wins the Alternative Engine Award -
EIMA previews - Himoinsa - Echoes from IAA Transportation
THE BUZZ?
bauma 2025: an electric slow-down? Probably not, but the
INTERNATIONAL
new mantra is alternative fuels - Munich, stand by stand -
BorgWarner battery plant - An insight into BEV buses
Powertra
Powertrai
DOTY & AEA awarding sessions with Hyundai and FPT -
Reinova’s electric vision - EIMA International - Focus on
Rehlko - PG: BGG, HVO, Isotta Fraschini, Perkins, LF
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Queen and David Bowie? No, let’s talk about hydrogen -
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HD Hyundai DX Diesel of the Year - Bauma Munich: BEV,
despite the situation in Europe and the US - Perkins Coeus
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4
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diesel of the year. HD Hyundai Infracore
RITORNO
A CASA
L’apparizione di HD Hyundai Infracore al Middle
East Energy di Dubai sancisce il ritorno della targa
Diesel of the year in questo contesto, che ha visto
più volte i motori premiati dare bella mostra di
sé. Soprattutto, è la prima fiera della generazione
alla quale i coreani hanno partecipato dopo la
pandemia. E al gran completo
Tra i tratti distintivi che compongono l’identikit
di qualsiasi motore che si candidi a Diesel of
the year c’è la sua intima adattabilità. I motori
che compaiono nel palmarès sono stati tipicamente
concepiti per applicazioni off-highway, quando non
derivano da piattaforme propulsive stradali. La loro
traiettoria è fisiologicamente inclinata alla versatilità.
Li potremmo definire “multitasking”. Che siano
accoppiati a un alternatore per la generazione di
potenza o riconvertiti agli impieghi per la nautica,
in seguito all’installazione di uno scambiatore di
calore per l’utilizzo in mare, la loro progettazione
deve supportare una serie di esigenze operative.
HD Hyundai Infracore, da sempre presente nel mercato
dei gruppi elettrogeni, ha abbracciato questa
filosofia, coinvolgendo la famiglia DX alla missione
della generazione di energia. Gli ultimi sviluppi
sono stati presentati al pubblico del Middle East
Energy 2025 di Dubai, tuttora uno dei più importanti
palcoscenici globali di questo settore.
Dal MEE Dubai del 2019
Riavvolgendo il nastro al MEE 2019, all’epoca
con il marchio Doosan Infracore (acquisito da
HD Hyundai nel 2021), l’azienda presentò alcuni
dei primi motori G-Drive a controllo elettronico.
Questi includevano sistemi di iniezione Bosch e
tecnologie di post-trattamento come catalizzatore,
filtro anitparticolato e Scr, per soddisfare le severe
normative sulle emissioni. Nel corso dell’anno l’evoluzione
è continuata. A partire dal mese di ottobre
del 2019, sono stati introdotti sul mercato due
unità. Il DX12 è un 6 cilindri in linea, 11,1 litri,
441 chilowatt a 1.500 giri, 502 kW a 1.800 giri,
mentre il DX22 è un 12 cilindri a V da 21,9 litri,
con 875 chilowatt a 1.500 giri, 995 kW a 1.800. Sei
anni dopo questa mossa pionieristica, HD Hyundai
Infracore ha presentato le soluzioni di potenza di
nuova generazione al MEE 2025, segnando il ritorno
a una grande fiera internazionale dell’energia,
che mancava dai tempi della clausura pandemica.
Ai DX al gran completo nel 2025
L’offerta si è articolata nella serie DX al gran completo,
che comprende cinque modelli elettronici diesel
(DX05, DX08, DX12, DX15, DX22). C’erano
anche i più recenti motori a gas della Serie GV222
C. Per quanto riguarda le soluzioni alternative, nello
spazio riservato ai coreani c’erano il motore a idrogeno
HX12 e i pacchi batteria più avanzati dell’offerta
HD Hyundai Infracore. Per la prima volta è
stata esposta l’intera Serie DX, a sottolineare il
passaggio dell’azienda dai motori per generatori a
controllo meccanico a quelli a controllo elettronico.
I nuovi motori a gas GV222 della Serie C si sono
già affermati sul mercato statunitense grazie a collaborazioni
con i principali installatori del comparto
e sono ora destinati a espandersi in Medio Oriente,
Europa e nei mercati emergenti.
Questo approccio riflette la strategia multiforme di
HD Hyundai Infracore per la decarbonizzazione. I
pacchi batteria offrono soluzioni valide per i clienti
che desiderano l’elettrificazione, mentre il motore
a idrogeno HX12, attualmente in fase di validazione
per la generazione di energia, è previsto per la
produzione di massa nel 2026. È in fase di sviluppo
anche un secondo motore a idrogeno, l’HX22.
È stato lui, l’unico a idrogeno
In particolare, l’HX12 è stato l’unico motore a
idrogeno presentato al MEE 2025, suscitando
un feedback positivo da parte dei visitatori. Con
l’intenzione di fare ritorno al MEE nel 2026, HD
Hyundai Infracore intende rafforzare ulteriormente
il proprio ruolo di protagonista nel mercato globale
dei motori per generatori.
Il vicepresidente Kim Joong-soo (Engine Business
Division) ha dichiarato: «Con il MEE 2025 intendiamo
rafforzare la collaborazione con i clienti
globali presentando motori di nuova generazione
e soluzioni ecologiche. Guideremo il mercato con
nuovi prodotti avanzati e servizi differenziati per un
futuro sostenibile».
La serie DX si è
fatta bella sul
palcoscenico di
Dubai. Per Hyundai
è stata la prima
edizione post Covid
TERRA
6
7
AG Systems & Components
AVL Italia all’Hydrogen Expo
A FIRMA DI
AGRITECHNICA
L’organizzazione della fiera, a guida
DLG, ha mediato con Eurowings
per ottenere voli diretti da Bergamo
e Bologna. L’Italia è nella top ten
dei paesi visitatori (nel 2023 furono
registrate circa 8.000 presenze) e
vanta 350 espositori. Molti di questi
presidiano la sezione Systems
& Components, distribuita tra i
padiglioni 15, 16 e 17
HI-TECH
8
La frenesia da Agritechnica
farà nuovamente capolino
esaurite le vacanze estive.
Il primo ostacolo per approdare
senza pensieri ad Hannover
è quello della tratta aerea, che
dall’Italia impone un quasi inesorabile
scalo. DLG, organizzatrice
dell’evento, ha fatto pressione
su Eurowings per ottenere
due voli diretti dall’Italia. Per la
precisione, dall’aeroporto di Orio
al Serio (Bergamo) e dal Marconi
di Bologna. All’Agritechnica
il nostro Paese risulta tra i primi
dieci per numero di visitatori,
con oltre 8.000 visitatori, e
circa 350 espositori, molti dei
quali nell’area Systems & Components.
La piattaforma internazionale
B2B per l’industria delle
macchine agricole, con un occhio
all’offroad in generale, ospiterà
oltre 800 espositori all’interno
di tre padiglioni, nel contesto
di Agritechnica, dal 9 al 15 novembre
2025. Considerando i
2.700 espositori previsti, tutti
i 23 padiglioni di Agritechnica
sono al completo. Tra questi, il
15, il 16 e il 17 sono dedicati
alla citata sezione Systems &
Components. Quest’area espositiva
garantisce all’ingegneria
dei costruttori di macchine agricole,
agli integratori di sistema
e a tutti gli addetti ai lavori, di
attingere a una vetrina completa
di componenti e sistemi, con
una forte enfasi sulle tecnologie
per la trasmissione del moto,
l’idraulica, l’elettronica dei veicoli,
le tecnologie motoristiche,
le cabine e i pezzi di ricambio.
Gli ospiti internazionali hanno
la possibilità di rilassarsi e fare
networking nella International
Visitors’ Lounge nel padiglione
24 o nell’area lounge Systems
& Components nel padiglione
17, proprio al piano superiore
dell’Expert Stage. Ed è proprio
questa la sede naturale per intavolare
e approfondire i temi caldi
del settore. Si agiona, cioè, di:
• Innovazione tra le tecnologie
di azionamento, compresi i
propulsori alternativi e i sistemi
ibridi;
• Ambiente e sicurezza: economia
circolare e progettazione
sostenibile;
• Networking e automazione:
sistemi intelligenti e macchinari
autonomi;
• Servizi digitali: manutenzione
predittiva e monitoraggio delle
condizioni.
Uno dei punti salienti dell’evento
in calendario a novembre è la
continua attenzione ai concetti di
propulsione alternativa. Sebbene
non sia ancora emersa una soluzione
unica in grado di sostituire
il tradizionale motore diesel, lo
spettro delle tecnologie prese in
considerazione è ampio e spazia
dai motori a combustione che
utilizzano combustibili liquidi e
gassosi alternativi ai veicoli elettrici
a batteria. Si stanno inoltre
studiando motori multicombustibile
in grado di funzionare con
diesel fossile, olio vegetale o
biodiesel. La manutenzione predittiva
è un tema chiave al Systems
& Components 2025, dove
vengono presentati sensori intelligenti,
intelligenza artificiale e
dati in tempo reale per rilevare
l’usura prima del guasto. Queste
innovazioni riducono i tempi
di fermo macchina, ottimizzano
l’uso dei pezzi di ricambio
e migliorano l’affidabilità delle
macchine, aspetti particolarmente
importanti per le attrezzature
fuoristrada che operano in ambienti
agricoli e edili difficili..
Infine, il “Systems & components
Trophy – Engineers
Choice”, che nel 2023 ha premiato,
tra gli altri, gli alberi cardanici
E.D.I. (Electronic Data
Interchange) di Bondioli & Pavesi,
giusto per restare a queste
latituidini. All’insegna del tema
guida “Touch Smart Efficiency”,
questa piattaforma B2B internazionale
si concentrerà su soluzioni
innovative per le esigenze specifiche
delle macchine agricole e
di altri settori off-highway.
Le intenzioni degli organizzatori,
che hanno redatto il programma
tecnico di Systems & Components
2025, perseguono una serie
di obiettivi chiari: sostenibilità e
sicurezza; tecnologie di trasmissione
innovative e collaudate;
sistemi interconnessi e automatizzati;
servizi digitali e soluzioni
intelligenti.
LO STATO DELL’H2
Il resoconto del convegno “Ecosistemi a idrogeno:
l’evoluzione delle infrastrutture tra mobilità e
soluzioni industriali” tenuto da AVL Italia alle fiere di
Piacenza, durante l’Hydrogen Expo
Il convegno “Ecosistemi a
idrogeno: l’evoluzione delle
infrastrutture tra mobilità
e soluzioni industriali” si è
articolato tra gli interventi di
Andrea Gusmaroli, esperto di
idrogeno di AVL Italia, Matteo
Pettenuzzo, Ad di 3P Safety,
e Andrea Rigon, per conto di
Pietro Fiorentini. La seconda
parte si è imperniata sull’approfondimento
tecnico di Fabio
Linz Electric ha rilevato il 60% di KW Generator
Linz Electric e KWG, alias
KW Generator, innervano
l’infrastruttura energetica
europea con un’operazione
sinergica tra i due versanti
delle Alpi. Membro attivo del
Gruppo Pedrollo sul fronte
della generazione, Linz Electric
proietta la sua expertise dal
Veneto, dove gli alternatori sono
di casa, a pochi chilometri da
Stoccarda, dove KWG agisce
in osmosi con il know-how di
quel territorio. Le gamme di
alternatori del binomio italo-
Bedogni, sempre di AVL, e sulla
conclusione, a cura di Mauro
Puglia, General Manager di
VM Motori, a nome della controllante
Stellantis. Gusmaroli
ha chiarito che la prospettiva di
medio-lungo periodo del progetto
H2 TCI è di realizzare un
ecosistema controllato all’interno
del Centro Tecnico di Cavriago,
sede di AVL Italia. Nel
progetto si fa riferimento allo
tedesco sono complementari.
Questa integrazione agglutina
competenze all’interno di un
unico polo gravitazionale, che
si candida a livello globale per
ogni applicazione che richiede
energia: dai gruppi elettrogeni
tradizionali ai sistemi di supporto
alla transizione energetica,
dalla refrigerazione mobile alle
macchine movimento terra fino a
tutte le soluzioni per i macchinari
che necessitano di energia
in modo continuo affidabile e
flessibile.
stoccaggio di 200 chili di H2 in
bombole a 2.000 bar e 1 MW di
produzione da elettrolisi.
Bedogni ha illustrato le specificità
dell’idrogeno rispetto ai
combustibili più convenzionali, i
rimandi al ridotto consumo energetico,
all’indice di riempimento
in camera e all’attitudine a ridurre
ai minimi termini gli ossidi di
azoto e la sostanziale estraneità
alle polveri sottili.
Mauro Puglia
ha enfatizzato
l’autonomia del
2,2 litri di VM, pari
a quattro ore. Un
ciclo che copre
il turno di una
delle candidate
all’adozione di
motori a idrogeno,
la spazzatrice
Il regolamento UE delle batterie (fonte Flash Battery)
Entrato in vigore il 18 febbraio 2024, il
Regolamento UE 2023/1542 si applica
a tutte le nuove batterie immesse sul
mercato o messe in servizio all’interno
dell’Unione Europea dall’entrata
in vigore del Regolamento stesso,
indipendentemente dalla loro origine o
dal luogo di produzione. Al momento
convive con la legislazione esistente;
Dal 18 agosto 2025 la Direttiva
2006/66/CE sarà definitivamente
abrogata e il regolamento diventerà
l’unico riferimento sulle batterie. Gli
operatori interessati al rispetto del
regolamento sulle batterie si collocano
sull’intra catena di valore. Si parte dalle
batterie portatili, che sulla bilancia
non arrivano a 5 chili. Con la sigla
SLI si intende “Starting, Lighting and
Ignition”, quindi per l’avviamento,
l’illuminazione e l’accensione dei
veicoli. LMT si riferisce ai veicoli leggeri
per la mobilità urbana, come e-bike,
monopattini elettrici e hoverboard. EV
risuona decisamente familiare, e non
richiede spiegazioni. Infine, le batterie
industriali, applicabili ai plessi produttivi.
A partire dal 18 agosto 2028, per alcune
tipologie di batterie sarà obbligatorio
includere una percentuale minima di
materiali riciclati all’interno del prodotto
finito. Questa misura si applica alle
batterie industriali ricaricabili con
capacità superiore a 2 kWh; a quelle
per veicoli elettrici (EV) e alle cosiddette
SLI. I materiali soggetti alla disciplina
di riciclo sono cobalto, piombo, litio
e nichel. A partire dall’agosto 2027,
le batterie industriali ricaricabili
dovranno rispettare specifici requisiti di
prestazione e durata. Un anno più tardi,
dal 18 agosto 2028, anche le batterie
portatili (escluse le batterie a bottone)
dovranno conformarsi a questi standard
minimi di durabilità.
9
allison. Con Dana
HABEMUS
PAPAM
“Nuntio vobis gaudium magnum”. Non è chiaramente
questo l’incipit del comunicato di Allison relativo
all’acquisizione delle attività off-highway di Dana. È
quindi l’azienda di Indianapolis ad averla spuntata.
In Italia le trasmissioni in azzurro vantano unità
produttive sull’intero territorio nazionale, oltre al
Centro Tecnologico Meccatronico di Rovereto. Si
attendono le linee guida del piano industriale e le
sinergie tra le due sponde dell’Atlantico
TERRA
È
ufficiale, il comunicato di Allison estingue
l’incendio di pettegolezzi sui pretendenti alla
divisione Off-Highway di Dana. Una ridda
di voci innescata al crepuscolo dell’anno scorso,
quando R. Bruce McDonald si è insediato al vertice
di Dana in sostituzione di James Kamsickas,
con il preciso mandato di gestire la cessione delle
attività dedicate alle applicazioni mobili industriali.
Gli advisor finanziari che si sono occupati della
transazione sono stati Goldman Sachs e Morgan
Stanley per conto di Dana, mentre BofA Securities
e Kpmg LLP si sono prestati a consulenti finanziari
e della transazione di Allison. Verosimilmente benedetta
dall’amministrazione Trump, la transazione
si aggira intorno ai 2,7 milioni di dollari. Liquidati
i possibili antagonisti, la cui identità è attualmente
irrilevante (non ha senso fare ora da megafono alle
speculazioni dei retrobottega fieristici), per Dana si
apre un capitolo intrigante. La prospettiva è sicuramente
quella dell’integrazione di processo e di
prodotto al netto delle valutazioni sulle possibili
ottimizzazioni e aggregazioni. La visione sistemica
sarà verosimilmente resa nota a partire dal 2026.
Scongiurato lo spauracchio dello spezzatino, che
avrebbe indebolito i singoli tasselli degli asset offroad,
e turbato i sonni dei lavoratori. L’acquisizione
è stata approvata dai Consigli d’amministrazione di
entrambe le società e dovrebbe concludersi alla fine
del quarto trimestre del 2025, una volta ottenute
le dovute autorizzazioni normative. Si prevede che
questa acquisizione avrà un impatto positivo immediato
sugli utili diluiti per azione di Allison e si
prevede un tasso di crescita annuo generato stimato
di circa 120 milioni di dollari. La mossa di Allison
si riverbera nitidamente in Italia, in considerazione
della radicata presenza di Dana. Nel 2020 ne radiografammo
la geografia produttiva, all’indomani
di una intensa campagna acquisti. Gli originari
quattro stabilimenti erano diventati diciotto, eredità
dell’internalizzazione di SME, Brevini e Oerlikon
Graziano. Gli assali off-highway sono sviluppati e
prodotti ad Arco, Rovereto e Como.
Abbecedario produttivo
A Crescentino, in provincia di Vercelli, si trova
la sede principale della produzione di semiassi. I
riduttori epicicloidali a Reggio Emilia (Brevini); i
motori elettrici e i controlli ad Arzignano (SME);
le trasmissioni Oerlikon Graziano, gli ingranaggi
ad alte prestazioni e le soluzioni di trasmissione del
moto sono progettate e prodotte a Torino. Infine, a
Rovereto è dislocato il Centro Tecnologico Meccatronico,
che si concentra sulle attività di ingegneria
avanzata a livello globale. Un’area dalla endemica
vocazione meccatronica, avvalorata dall’insediamento
di centri R&D e fabbriche di ZF Marine,
Bonfiglioli e, più a nord, a Brunico, di GKN, per
la produzione di trasmissioni elettriche. Brevini ha
immediatamente ampliato il portafoglio prodotti e
ha fatto di Dana un fornitore di soluzioni in grado
di gestire la potenza per la movimentazione delle
macchine e di implementare le funzioni di lavoro.
Ha anche fornito l’accesso al segmento dei veicoli
cingolati e accelerato le attività di ibridazione ed
elettrificazione. L’acquisizione del segmento Drive
Systems del Gruppo Oerlikon ha ulteriormente
allargato il nostro portafoglio tecnologico, in particolare
nel settore degli ingranaggi elicoidali ad alta
precisione, delle soluzioni di shifting e dei riduttori
epicicloidali per veicoli su ruote e cingolati. Ha
pure incrementato la capacità di controllo elettronico
per le trasmissioni e le catene cinematiche e
ha implementato le tecnologie proprietarie per i
motori elettrici, capitalizzando i prodotti di Ashwoods
Technologies. Infine, ha avvicinato l’azienda a
fondamentali bacini di utenza come Cina e India.
L’aggiunta dei motori e degli inverter a bassa tensione
della SME ha arricchito l’offerta di prodotti
elettrificati e aumentato il potenziale di contenuto
incrementale per i veicoli. Nei cantieri Allison non
sarà più rappresentata esclusivamente dai camion.
Questa operazione è in linea con le priorità strategiche
di Indianapolis di espandersi nei mercati
emergenti, spingendo sulla continua attualizzazione
dell’input tecnologico, nella prospettiva di ottenere
risultati finanziari solidi. Il settore off-highway di
Dana è presente in oltre 25 paesi e si affida a circa
11.000 risorse.
L’Experience Center di Allison
Quando, nell’autunno del 2024, visitammo l’Allison
Customer Experience Center di Szentgotthàrd,
in Ungheria, abbiamo compreso a pieno le potenzialità
delle trasmissioni automatiche e del convertitore
di coppia. Format più ostico da applicare tra
le applicazioni mobili industriali, ma la sinergia
potrebbe produrre buoni frutti in una duplice direzione:
la trasfusione parziale delle logiche meccaniche
ed elettroniche nell’implementazione delle
trasmissioni endotermiche, e la logica di controllo e
pacchetti software delle trasmissioni elettrificate. Ci
congediamo con le dichiarazioni a caldo dei vertici.
«Questa acquisizione rappresenta un punto di svolta
epocale nel nostro impegno di fornire ai nostri
clienti attuali e futuri soluzioni di propulsione e
trasmissione in grado di migliorare il modo in cui
funziona il mondo», ha dichiarato David Graziosi,
Presidente e Ceo di Allison Transmission. «Siamo
impazienti di sfruttare questo momento storico per
offrire maggiore valore ai nostri azionisti in tutto
il mondo».
«Da molto tempo la divisione off-highway di Dana
s’impegna a offrire soluzioni innovative per le applicazioni
off-highway e siamo sicuri che sotto la
proprietà di Allison, la squadra disporrà degli strumenti
giusti per proseguire questo percorso», ha
dichiarato R. Bruce McDonald, Presidente e Ceo
di Dana. «Questo accordo rappresenta un’opportunità
strategica di consolidare il successo a lungo
termine dell’azienda, consentendo a Dana di concentrarsi
sulle nostre priorità fondamentali. Non
vediamo l’ora di veder prosperare la divisione offhighway
sotto la leadership di Allison».
Allison e Dana
fanno ora parte
della stessa
famiglia. Cervello
e portafogli negli
Stati Uniti, tanti
muscoli e sinapsi in
Italia
10
11
ibrido. Il più amato dai cinesi
DIVERSAMENTE
ELETTRICO
La gara ad ampliare l’autonomia delle
ibride plug-in strizza l’occhio al Paese
del Dragone. Mentre trova sempre più
consenso l’uso dei range extender sulle
elettriche. Per chi non lo sapesse, nel
2024 il Phev ha prevalso sul Bev anche
nelle vendite di BYD
AUTOMOTIVE
Quando Simon Humphries, chief branding
officier di Toyota, lo scorso 21 maggio nel
corso della presentazione planetaria della
sesta generazione del RAV4, ha accennato a una
versione ibrida plug-in con 150 chilometri di autonomia,
molti esponenti della stampa specializzata
si sono dati di gomito. La frase più ripetuta: «Ecco
la solita Toyota che ancora spinge sull’ibrido, visto
che non sa dare una data di produzione per il RAV4
all-electric». Meglio informati di loro, i colleghi
cinesi hanno fatto di quella “RAV4 2026 new spec”
una breaking news che per alcune ore ha saturato i
social del Paese del Dragone. A differenza dei mercati
occidentali, per la Cina auto elettriche e ibride
sono considerate alla pari nel settore “Nev: New
energy vehicle”, dove la battaglia è tuttora aperta
nell’offrire ai consumatori la soluzione con autonomia
maggiore. E per un motivo validissimo: è
vero che la Cina comprende aggregati metropolitani
sterminati – Chongqing, la municipalità più grande
conta più di 30 milioni di abitanti distribuiti su una
superficie pari a quella dell’Austria – dove le colonnine
di ricarica sono spuntate come i funghi dopo
una notte di pioggia d’estate. Attrezzare le città per
servire 900 milioni di abitanti richiede però tempo,
senza dimenticare il mezzo miliardo di cinesi
che vive nelle aree rurali dove ancora oggi spesso
la rete elettrica stenta a permettere di ricaricare lo
smartphone e illuminare la stalla.
Anche per BYD l’ibrido prevale
Non è infatti un caso che BYD, gigante dell’automotive
che per noi occidentali è sinonimo di Bev,
continui a investire anche nell’ibrido. Con ragione:
in Cina nel 2024 il segmento delle ibride è cresciuto
molto più velocemente di quello delle elettriche
“pure” ed è proprio quello che ha permesso alle
NEV di rappresentare circa la metà del venduto nei
12 mesi.
Bastano tre numeri del mercato cinese 2024 per capire
il motivo dell’attenzione per un nuovo RAV4
con 150 chilometri di autonomia all-electric. Nel
2024 le vendite di full electric sono cresciute del
23% raggiungendo quota 6,3 milioni, ma la ibride
plug-in sono aumentate del 76% fino a toccare i
3,4 milioni; per non parlare delle Erev (Extendewd
range electric vehicles), schizzate in alto del 79%
fino a raggiungere il milione e 200mila pezzi. Dati
talmente significativi da avere spinto Volkswagen,
in joint venture con SAIC, a sviluppare un suv di
fascia medio alta a tecnologia Erev, destinato a
competere con i nuovi Zeekr 9X e lo YangWang
U8 (reso celebre dalle sue capacità di anfibio) che
montano entrambi piccoli motori a benzina nel ruolo
di range extender, così da raggiungere autonomie
dell’ordine di 8-900 chilometri. Un’invenzione firmata
da BMW nel 2013 per la city-car elettrica i3
che con il range extender toccava i 300 chilometri
di autonomia, oggi replicata dal successo sia della
Mazda MX-30 R-EV, con quasi 700 chilometri di
range, sia dei modelli Nissan sviluppati sulla piattaforma
E-Power con ibrido in serie alimentato da
un propulsore a benzina a regime costante.
Scelte dei consumatori cinesi che farebbero rabbrividire
la fazione green che a Bruxelles resta graniticamente
ancorata allo stop ai motori termici al
2035. Ma non è un caso che Ola Källenius, ceo
di Mercedes, intervistato sullo stand del salone di
Shanghai, abbia ammesso che «in Cina le auto ibride
coesisteranno con le Bev per un tempo significativamente
più lungo».
PREZZI ALTI? NON È COLPA DEL GREEN
Quale che sia l’occasione, Luca De Meo,
ceo di Renault, parla del mercato UE come
di un “disastro”. E da Torino gli fa eco John
Elkann, ceo di Stellantis, con la non molto
velata minaccia di “decisioni dolorose” negli
anni a venire. La diagnosi di entrambi: “il costo
insostenibile del prodotto, legato al rispetto
delle nuove norme imposte da Bruxelles”.
Con conseguente fuga dei clienti, valutata in
un calo del 14% delle vendite in Europa nel
periodo 2020-2024.
Ma l’equazione: norme più severe – maggiori
costi – crollo delle vendite è davvero lo
specchio del settore automotive europeo? La
risposta è no, secondo un rapporto pubblicato
il 23 maggio dall’ IMT Institut Mobilités
en Transition, parte dell’IDDRI Institut du
Développement Durable et des Relations
Internationales di Parigi, in collaborazione con
la società di consulenza britannica C-Ways.
L’aumento dei prezzi è indubbio: IMT e
C-Ways l’hanno stimato, nei quattro anni, pari
a circa 7mila euro a livello europeo: il listino
medio del nuovo è passato da 28.107 euro a
34.872 euro. Ma mentre De Meo sostiene che
il 92% dell’incremento di prezzo di una Clio
è da attribuirsi alla transizione energetica, i
tecnici IMT la vedono diversamente. Se è vero
che nel periodo indicato l’incremento medio
dei prezzi è stato del 24%, tale valore va
diviso in quattro segmenti di peso equivalente:
il primo è dovuto all’aumento dei costi di
materiali e lavoro, il secondo e il terzo però
sono il risultato della scelta del costruttore di
spostare verso l’alto di gamma il prodotto con
dotazioni più ricche e l’adozione di dispositivi
di sicurezza più costosi; solo l’ultimo 6% può
essere attribuito all’adeguamento alle nuove
norme UE.
La ricerca IMT/C-Ways afferma che i marchi
che più “ci hanno marciato” sarebbero Fiat
(con la Fiat 500 elettrica), Mercedes (che si
è concentrata sull’alto di gamma), Renault
(che ha puntato sui suv abbandonando il
segmento B), le sudcoreane Kia e Hyundai
e l’americana Ford, altrettanto col gioco del
passaggio ai suv. Chi ha lasciato invariato il
mix di prodotto, come Dacia (gruppo Renault),
Skoda (gruppo VW) e Opel (Stellantis) ha fatto
galoppare i listini in modo impressionante:
+44% per Dacia e +27% per Opel e Skoda
tra 2022 e 2024. Specie se si considera che
Toyota, Volkswagen, Peugeot, Citroën e Audi
si sono tenuti nel già citato +24% nonostante
il mix del venduto abbia compreso percentuali
significative di (più costosi) modelli ibridi.
Risultato finale? L’aumento dei margini.
Secondo IMT/C-Ways: «I profitti operativi dei
costruttori sono stati in media di 145 miliardi
di euro nel periodo 2020-2024, rispetto agli 80
miliardi di euro dei cinque anni precedenti la
crisi del Covid (2015-2019)».
La RAV4 2026,
messa a nudo nel
cuore (ci riferiamo
all’endotermico)
e nel corpo intero
(il veicolo).
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novac. Oltre la start-up
BEATA
GIOVENTÙ
Che, quando si coniuga con lo spirito
imprenditoriale ed un’intuizione
brillante, si traduce in una parola:
prospettiva. Questa è la storia di
Novac, società ingegneristica di
Modena composta da under 30, che
si è specializzata sui supercapacitori
Come gestite la filiera?
«Produciamo le celle tramite campioni in laboratorio.
Contengono alluminio, come collettore di corrente,
carbone attivo, un sale e cellulosa. Non c’è
traccia di nickel, litio, cobalto e altre terre rare.
A livello di piano di sviluppo, abbiamo allestito
questa sede poco meno di due anni fa. Il laboratorio
è in attesa di alcune macchine, che dovrebbero
consegnarci in tempi stretti. Entro il gennaio 2026
sarà operativa una linea pilota per produrre integralmente
in-house le celle. Non meno importante
è sottolineare che, dal prossimo anno, la supply
chain delle materie prime sarà europea. Sarebbe
assai più complicato replicare questa “autarchia”
continentale con le batterie.
Abbiamo realizzato un prototipo di veicolo fuel cell,
con supercap e batterie, insieme all’Università di
Modena e a Bieffe Project. Integriamo i supercap
in applicazioni che non li utilizzano e ci proponiaautomotive
Dai quattro soci dell’atto costitutivo, appena un
lustro fa, ai quindici addetti attuali. Sei assunti
nell’ultimo semestre, altre due risorse previste
entro la fine dell’anno. Nel 2026 selezioneranno gli
operatori per le operazioni di assemblaggio, quando
la linea sarà a pieno regime. Stiamo parlando di
Novac, concepita nel 2018 come start-up, in seguito
a un’intuizione di quattro studenti dell’Università
di Modena e Reggio Emilia. Abbiamo intervistato
l’amministratore delegato, Matteo Bertocchi,
ingegnere del veicolo come un altro dei quattro.
Completano la rosa dei fondatori un ingegnere dei
materiali e un elettronico. Il culmine anagrafico?
Trent’anni tondi tondi. Roba da Silicon Valley…
Parola al Ceo
«Ci siamo conosciuti durante un corso universitario,
il T.A.C.C (Training for Automotive Companies
Creation)» precisa Bertocchi. «Novac è diventata
una Srl nel 2020. In quegli anni le auto elettriche
erano all’apice dell’hype. L’intuizione è stata questa:
spalmare l’accumulo di energia sulle carrozzerie
delle auto. Era già prepotentemente in agenda
il tema dei limiti delle batterie: non dispongono di
sufficiente autonomia e sono volumetricamente invasive.
Perché non sfruttare le superfici del veicolo
per accumulare energia? Ci siamo quindi focalizzati
sui supercap, o supercondensatori. Le batterie
faticano a erogare picchi di potenza e spunto, si
stressano e surriscaldano. I supercap si caricano
e scaricano molto velocemente. Al contrario delle
batterie, accumulano poca energia ma erogano picchi
in pochissimo tempo. La densità energetica è un
ventesimo delle batterie, la densità di potenza (kW/
kg) è dieci volte superiore. I supercap non sostituiscono
le batterie, sono complementari a qualsiasi
forma di accumulo di energia, comprese le fuel cell.
In ogni caso, necessitano di uno spunto nei transitori.
Sono affiancabili anche agli endotermici, in
un sistema ibrido, e alle applicazioni Start&Stop.
La batteria recupera quantità ridotte di energia,
dissipando il resto in calore, mentre il supercap
ne recupera il 99%. Dispone di un milione di cicli
vita, è sgravato dai rischi di thermal runaway e non
contiene litio. Lo abbiamo integrato nella fibra di
carbonio delle auto ad elevate prestazioni, come
quelle per il motorsport. Ci siamo però resi conto
fin da subito che il bisogno di condensare potenza
in poco spazio è comune ad altre industrie, come il
marittimo e l’aerospaziale».
mo come divulgatori di questa tecnologia, predisponendoli
con la nostra elettronica di controllo.
Decidiamo l’elettronica insieme al cliente nella fase
di simulazione iniziale. Abbiamo sviluppato un tool
per simulare i vantaggi dell’utilizzo del supercap,
per esempio la riduzione della taglia e dello stress
della batteria, l’incremento della vita utile, in funzione
del profilo di potenza richiesto al veicolo».
E nel marino?
«In qualsiasi applicazione il supercap non è necessariamente
limitato alla sola propulsione, è utile
per gli ausiliari, che siano backup di sicurezza,
stabilizzatori, dispositivi di recupero energetico o
periferiche, come quelle di hôtellerie. Ci consente
di rimuovere una parte delle batterie al litio, anche
per raggiungere quei picchi impulsivi di potenza
che stresserebbero i pacchi batteria».
Su un trattore o un escavatore?
«Lo “use case” per l’off-highway è questo: per la
forza motrice utilizzo la batteria, che funge da bacino
di energia, il supercap fornisce il boost per i
picchi di potenza e per l’alimentazione degli attrezzi
o delle PTO. Così la batteria non subisce più
un flusso irregolare di potenza, ma registra una richiesta
di energia fluida e costante. A beneficiarne è
anche il Total Cost of Ownership, dal momento che
si prolunga il ciclo di vita della batteria».
Infine, con un endotermico?
«Applicato a un muletto a combustione interna,
per citare un esempio tipico, il supercap consente
il downsizing del motore, riducendone il peso e il
costo. Oltretutto, si può abbassare la classe di categoria,
riducendo i costi dei test di certificazione».
Chiamatelo
supercapacitore
o supercap,
il risultato
non cambia.
Nell’alchimia del
bilancio energetico
di un’applicazione
elettrica può
rivelarsi l’ideale
compagno di
viaggio di un pacco
batterie
14
15
Caterpillar. Electric Power
MOVIDA
STAZIONARIA
Non è una contraddizione in termini. Caterpillar
Electric Power ha organizzato il primo incontro
sul territorio europeo con la stampa continentale.
Per la precisione, al Cat Demonstration Center
di Malaga, sulla Costa del Sol, uno dei santuari
della movida spagnola. I nostri anfitrioni ci
hanno svelato la dimensione stazionaria della
generazione in tutte le sue declinazioni.
Benvenuti nel paradigma di Caterpillar
stazionari
La generazione distribuita è la soluzione per evitare
la “tempesta perfetta”, come è stato definito
il blackout che ha colpito la penisola iberica il
28 aprile 2025». Sono le parole di Brian George,
direttore dell’ingegneria e product management Large
Electric Power, pronunciate al Cat Demonstration
Center di Malaga. Un’anteprima assoluta per la stampa
europea. Gli altri due Cat Demonstration Center
si trovano negli Stati Uniti, in Arizona e Illinois. Una
premessa fondamentale: la generazione ha il compito
di sostenere una sovrapproduzione di elettricità,
guidata dalla crescente domanda di intelligenza artificiale
e data center e dalla compensazione della rete
necessaria per i veicoli elettrici. Iniziamo quindi con
la presentazione della serie G3500K a gas naturale,
dall’efficienza totale pari all’89,6%. Stiamo parlando
dell’ultimo aggiornamento di un grosso calibro (AxC
170×215 mm), che ha lasciato il segno nella storia delle
applicazioni stazionarie. Per questo, ci rivolgiamo a
Michael Dressler, Gas and Diesel Product Definition
and Strategy Manager.
Dressler e la G3500K
Il G3500K rivendica, rispetto al predecessore, una
maggiore densità di potenza, una migliore risposta ai
transitori e flessibilità nella digestione dei combustibili,
con ricadute positive sull’efficienza e sul ciclo di
vita. Posizionato nell’intervallo da 1,5 a 2,5 MW, sia
a 50 che a 60 Hz, il G3500K è in grado di assorbire
il carico completo in due fasi con una deviazione di
frequenza dell’1% appena. «Si tratta di un importante
passo avanti per i clienti che gestiscono carichi sensibili
o che necessitano di un supporto rapido alla rete»,
ha sentenziato Dressler. La piattaforma è compatibile
con un’ampia gamma di fonti energetiche, dal gas
naturale alle miscele fino al 25% di idrogeno, nonché
biogas, gas di discarica e grisù (il gas che si forma nelle
miniere di carbone). Il gruppo elettrogeno può funzionare
anche a propano. A seconda della configurazione,
l’efficienza elettrica raggiunge il 46,5%, mentre
l’efficienza complessiva del sistema nelle applicazioni
cogenerative registra un aumento del 3%, rispetto ai
modelli precedenti. Il gruppo è in grado di funzionare
a piena potenza a temperature ambientali fino a 45 °C
e altitudini superiori a 700 metri. In termini di Tco,
Caterpillar sta lavorando per estendere gli intervalli di
sostituzione dell’olio e delle candele e per migliorare i
sistemi di diagnostica e controllo. Nella generazione,
l’idrogeno sta emergendo come alternativa all’Hvo e
ad altri biocarburanti come l’etanolo e il metanolo. Alcuni
progetti sono attualmente in corso, in particolare
il progetto Doe (Il Ministero dell’Energia degli USA)
a Saint Paul, in Minnesota, e il progetto sulle celle a
combustibile a idrogeno a Cheyenne, Wyoming. Per
esplicitare le implicazioni di queste installazioni, ci
rivolgiamo nuovamente a Brian George. «I nostri
clienti dimostrano generalmente minor interesse per
l’idrogeno Smr (Steam methane reforming) o l’idrogeno
blu (Smr con cattura del carbonio). La maggior
parte mira al 100% di idrogeno verde». Il District
Energy Saint Paul (DESP) è al servizio di questa città
americana da 40 anni cn une impianto di cogenerazione
che fornisce calore a circa 200 edifici commerciali
e 340 abitazioni. «Per questo progetto, abbiamo integrato
un gruppo elettrogeno Cat AG3516 flex-fuel
nel sistema di teleriscaldamento DESP, che utilizza la
biomassa come fonte di energia termica. Questo ci ha
permesso di catturare il calore residuo dal motore e
di immetterlo nel circuito di riscaldamento della città.
Con il 100% di idrogeno, abbiamo osservato emissioni
di CO2 pari a zero ed emissioni minime di NOx,
provenienti principalmente dall’olio lubrificante».
Idrogeno per il data center Microsoft
Il secondo progetto, il Data Center Pem Fuel Cell,
si propone di dimostrare la fattibilità di una cella a
combustibile Pem (Proton exchange membrane, elettrolizzatore
a membrana a scambio protonico) come
alimentazione di riserva affidabile per un data center.
L’alimentazione di riserva ha funzionato per 48
ore presso il data center di Microsoft a Cheyenne,
nel Wyoming, dove una fuel cell è stata integrata in
un impianto elettrico del data center per supportarne
il carico critico. È stato utilizzato un controller Cat
Microgrid per azionare due sistemi di accumulo di
energia a batteria Cat Power Grid Stabilization (PGS)
1260 insieme alla cella a combustibile a idrogeno da
1,5 MW. Il sito includeva un serbatoio di idrogeno
liquido da poco più di 68.000 litri, per garantire il funzionamento
continuo per 48 ore al 70% del carico. A
causa della fiamma invisibile dell’idrogeno, sono stati
predisposti appositi protocolli di sicurezza. Il sistema
comprendeva due vaporizzatori, serbatoi d’acqua, la
cella a combustibile da 1,5 MW e due sistemi di accumulo
di energia. Le batterie erano fondamentali per
tamponare il carico iniziale durante l’avvio, poiché le
celle a combustibile sono meno resistenti all’avvio.
Il microgrid controller ha gestito il sistema, consentendo
alle batterie di assorbire il carico iniziale per
circa 3-4 minuti fino a quando la cella a combustibile
ha raggiunto il pieno carico. Lo stack della cella a
combustibile da 1,5 MW occupava uno spazio di circa
18-22 metri rispetto ai 12-15 mettri di un gruppo
elettrogeno diesel equivalente. Nello stesso spazio ci
potevano stare dieci gruppi elettrogeni da 1,3 MW.
Holly Gregory è ingegnere progettista presso Caterpillar,
con una particolare attenzione per l’alimentazione
all’avanguardia, soprattutto i pacchi batteria e
rack. «Ci sono diverse esigenze dei clienti che possono
trarre vantaggio dall’utilizzo di sistemi di accumulo
di energia a batteria». Ad esempio, i pannelli solari o
le turbine eoliche non producono energia in modo costante,
causando fluttuazioni. L’aggiunta di un sistema
di batterie stabilizza la potenza erogata, fornendo un
profilo di carico costante e uniforme. Un’altra applicazione
chiave è il time shifting. Se l’energia solare o
altre energie rinnovabili producono più del necessario
rispetto alla domanda, l’energia in eccesso può essere
immagazzinata nelle batterie e utilizzata in seguito
quando la domanda aumenta. Ad esempio, al Tucson
Proving Grounds, i generatori ora funzionano solo
circa 8 ore al giorno. Il resto dell’energia proviene
dal solare e dalle batterie. I sistemi a batteria possono
ridurre i costi dell’elettricità attraverso l’arbitraggio
energetico e fornire un’alimentazione di riserva, di-
Sulla sinistra,
l’impianto di
cogenerazione
di Saint Paul,
negli Stati Uniti.
A destra, una
soluzione ibrida
per garantire le
telecomunicazioni
nelle aree non
raggiunte dalla rete
16
17
Per una chimica senza frontiere
Questa flessibilità supporta anche l’adozione di nuove
chimiche o tecnologie delle batterie senza una revisione
completa del sistema, cosa più difficile con
soluzioni containerizzate completamente centralizzate.
In sintesi, l’accumulo di energia in batterie è
un settore in rapida crescita e con diverse applicazioni.
I design scalabili e modulari combinati con
controlli avanzati sono fondamentali per ottimizzare
le soluzioni, ridurre i costi e soddisfare le esigenze
di ampliamento graduale delle potenzialità produttive
degli impianti. Neil Smith è Strategy Manager e guida
le iniziative di crescita delle vendite e dei servizi
nella regione Emea. Con lui, passiamo alla tecnologia
per alimentare i telefoni cellulari nelle aree non
coperte dalla rete elettrica. «I principali operatori in
Africa, hanno obiettivi aggressivi di riduzione delle
emissioni di carbonio, principalmente attraverso l’ibridazione
delle torri esistenti alimentate a diesel»,
ha affermato Smith. Molte torri Tlc in Africa e nel
Sud-Est asiatico funzionano attualmente con genset
diesel, 24 ore su 24, 7 giorni su 7, consumando grandi
quantità di carburante. In alcuni paesi africani, gli
operatori di telefonia mobile sono i maggiori consumatori
di gasolio e devono affrontare costi significativi
per il carburante e le sfide logistiche, soprattutto
per raggiungere i siti più remot, scollegati dalla rete
elettrica. Questa condizione geografica induce a constazionari
mensionata per soddisfare le esigenze di carico del
sito, nell’ordine di pochi minuti fino a diverse ore di
esercizio. Ciò riduce le emissioni limitando il tempo
di funzionamento dei generatori durante le interruzioni
di corrente. Quando la domanda è elevata, come nel
caso della perforazione, le batterie possono fungere da
riserve virtuali. I data center e i carichi di intelligenza
artificiale subiscono rapidi transitori di potenza, ai
quali le batterie rispondono rapidamente, contribuendo
a smorzare le fluttuazioni di tensione. «Guardando
alle prospettive dello stoccaggio di energia, gli ioni
di litio dominano la capacità installata e si prevede
che cresceranno a un tasso di crescita annuale del
13% circa», ha affermato Gregory. Concentrandosi
sull’utilizzo regionale, il Nord America utilizza l’accumulo
di energia più per l’arbitraggio all’ingrosso e il
peak shaping, mentre l’Europa si concentra maggiormente
sull’ottimizzazione dell’autoconsumo solare e
del peak shaving. I progressi nella tecnologia delle
batterie hanno portato a significativi miglioramenti
nella densità energetica e alla riduzione dei costi. Ad
esempio, la capacità della batteria di un container ISO
da 20 piedi è aumentata da circa 2 MWh a 5-6 MWh,
in alcuni casi a 6-8 MWh. Attenzione, precisa l’ingegnera
americana: «Non esistono due clienti con profili
di carico identici, quindi la flessibilità è essenziale».
Anche la conformità alle norme di rete in evoluzione
è importante per le soluzioni di accumulo di energia
collegate alla rete. L’architettura del sistema è passata
da sistemi di conversione di potenza centralizzati (Pcs)
a progetti Pcs improntati alla modularità, che consente
di scalare potenza ed energia in modo indipendente,
isolare i guasti e ridurre i tempi di manutenzione. I
progetti a livello di stringa (gruppi di pannelli solari
collegati in serie) separano i bus CC, ottimizzando le
prestazioni anche se alcune celle della batteria sono
degradate. I progetti modulari facilitano l’ampliamento
del sistema nel tempo. Invece di sovradimensionare
il sistema, per soddisfare le future esigenze di capacità,
i clienti possono aggiungere moduli di potenza o
energia in un secondo momento.
centrarsi fortemente sull’energia ibrida per ridurre al
contempo i costi operativi e le emissioni di carbonio.
Allo stesso tempo, sono necessari investimenti
sostanziali per la solarizzazione e l’aggiornamento
delle reti (da 2G a 5G), oltre alle decine di migliaia
di torri aggiuntive necessarie in Africa e in India.
Caterpillar è attiva nel settore delle soluzioni ibride
da oltre un decennio. Un primo esempio, risalente
al 2011 e ancora operativo, con una rete mobile in
Giordania, ha dimostrato un cambiamento radicale.
Inizialmente, due gruppi elettrogeni da 27 kVA consumavano
1.800 litri di carburante al mese, con un
costo di 2.400 dollari (esclusa la manodopera). Aggiungendo
i pannelli solari, è stato ridotto il tempo di
funzionamento del gruppo diesel da 24 ore al giorno
ad appena due ore al mese. Il nuovo armadio Ets
150 si integra con l’energia solare, le reti elettriche
(anche quelle intermittenti) e i gruppi elettrogeni diesel,
bilanciando varie fonti di energia. Supporta fino
a 150 kWh di accumulo in batteria (dieci moduli da
15 kWh) e offre regolatori di carica e raddrizzatori
flessibili. Un tipico impianto 3G in Africa potrebbe
utilizzare tre batterie, tre regolatori di carica, sei
raddrizzatori e un gruppo elettrogeno da 15-20 kVA,
con ampio spazio per futuri aggiornamenti. Un sito
di prova con Orange in Mali, originariamente funzionante
24 ore su 24, 7 giorni su 7, con diesel (33.000
litri/anno con frequenti interventi di manutenzione),
ha dovuto affrontare l’aumento dei costi del combustibile
e le difficoltà di approvvigionamento. I
dati iniziali suggerivano un carico di 1,5-3 kW sulla
torre 3G, traducibili in un gruppo elettrogeno diesel
da 12,5 kVA, 6 kW di energia solare e 30 kWh di
batteria, con un risparmio previsto di 4.000 litri di
carburante e 9 tonnellate di CO2 all’anno.
Un toccasana per il portafoglio
Durante l’installazione, nell’ottobre 2023, il carico effettivo
era di 8 kW, non i 2,7 kW previsti, a causa della
messa fuori servizio di una torre vicina. «Abbiamo
sostituito il generatore da 20 kVA previsto con un’unità
da 30 kVA (prontamente disponibile), aggiunto tre
raddrizzatori e una batteria supplementare». Questo
sito ha funzionato per 18 mesi senza alcun momento
di inattività. Nonostante il doppio carico, il risparmio
annuo stimato di carburante è stato di 30.000 dollari,
con un ritorno dell’investimento in poco più di due
anni e un risparmio di 19.000 litri di carburante. Questo
intervento si è tradotto in un numero significativamente
inferiore di viaggi per il rifornimento e 23 visite
di assistenza in meno all’anno. Mentre l’obiettivo era
di 6-8 ore al giorno di utilizzo del diesel, la media
effettiva è stata di 8-10 ore a causa dei carichi più
elevati e dell’energia solare limitata determinata dai
vincoli di spazio sul sito.
Da sinistra,
il G3520K e
l’ingresso del Cat
Demonstration
Center di Malaga.
In basso, un data
center a Bruxelles
18
19
rama gmbh. Con John Deere e Kubota
OPEN DAY
A WÄNGI
Rama GmbH si è rapidamente calata nello scenario
alpestre della Svizzera, come dimostra l’evento
tenutosi nella sede di Wängi. Oltre a reiterare il
collaudato sodalizio con John Deere, si avvale di
un altro asso nella manica, Kubota. Due proposte,
quella americana e quella nipponica, che danno
forma a un portafoglio motoristico equilibrato,
senza sostanziali sovrapposizioni, dai supercompatti
dal litro di cilindrata fino al JD18
TERRA
Nessun disimpegno dal mercato italiano, anzi!
Rama Motori, semplicemente, ha pianificato
di espandere le proprie competenze tecnicocommerciali
al di là delle Alpi. Prima tappa nei
Balcani (Croazia, Slovenia, Montenegro, Serbia,
Albania e Bosnia), in compagnia degli abituali
compagni di viaggio di John Deere Power Systems.
Successivamente fu la volta dell’Austria e,
dal 2022, di Svizzera e Liechtenstein. Per “amministrare”
questo territorio è stata creata Rama
GmbH, a Wängi, nel Canton Turgovia. Nell’ottica
di sintonizzarsi sulle frequenze degli installatori,
oltre che della rete di assistenza, Rama Motori
GmbH ha organizzato un momento d’incontro
in sede. Per la cronaca, Rama Motori GmbH si
presenta con una linea di fuoco che abbraccia dagli
ultra-compatti sotto i 19 chilowatt agli ultraperformanti
esacilindrici in linea. È il risultato
della somma di due protagonisti dell’heavy duty
industriale: oltre a Deere, a listino compare Kubota.
Paolo Coccolini, ad dell’azienda svizzera, ha
risposto puntualmente alle nostre domande.
Da cosa scaturisce l’interesse di Rama Motori per i
mercati d’oltralpe e come e dove si struttura la sua
presenza all’estero?
«Rama ha sempre avuto frequenti contatti con fornitori
esteri ed ha sempre coltivato una vocazione
per l’export. Il nostro pay-off è “crescere insieme”
e partecipiamo quindi attivamente al lavoro dei nostri
fornitori e dei nostri clienti; questo ha generato
numerosi contatti con aziende operative al di fuori
dei confini nazionali e, come spesso capita, nascono
così idee e intuizioni per lo sviluppo di nuovi business.
Il progetto quinquennale di John Deere, chiamato
“Distributor of Tomorrow” ha rappresentato
la scintilla per il nostro progetto di espansione nel
territorio europeo. La stretta collaborazione con
un’azienda professionale del settore, ci ha permesso
nel 2021 di espandere la nostra attività commerciale
in Croazia e nell’area dei Balcani in genere.
Dopo mesi di analisi e studio, abbiamo, inoltre,
completato l’acquisizione di assets dell’azienda
Hamilton AG, con base in Svizzera; per questo motivo,
nel novembre del 2022, è nata Rama Motori
GmbH, con sede a Wängi, nel cantone Thurgau.
Nella nuova Area di Responsabilità, in piena sinergia
con la sede storica di Reggio Emilia, abbiamo
ristrutturato la rete Service e abbiamo esportato il
nostro modello di business con gli Oem, introducendo
le nostre soluzioni power pack».
Che bel match!
In Svizzera i motori Kubota si integrano alla perfezione
con la proposta motoristica di John Deere.
Come siete arrivati ai giapponesi? Quali sinergie vi
consente l’estensione del perimetro di distribuzione
dei motori John Deere?
«La decennale collaborazione tra Kubota e Hamilton
AG si è conclusa nel corso del 2022; Rama
Motori GmbH è ufficialmente distributore di motori
e ricambi Kubota per il territorio svizzero e per
il Liechtenstein, da giugno del 2023. Siamo entusiasti
di aver instaurato questa collaborazione con
un produttore di motori che stimiamo da sempre e
che offre prodotti premium, perfettamente pertinenti
con il nostro business model. A parte una minima
sovrapposizione nelle potenze, la gamma Kubota si
sposa perfettamente con quella John Deere ed en-
trambi i produttori hanno accettato di buon grado
il ruolo di Rama Motori GmbH».
Come avete messo mano alla strategia commerciale
e all’assistenza dalla fondazione di Rama Motori
GmbH?
«Organizzare un evento nel nostro settore, quello
dei componenti, per intenderci, non è mai una cosa
semplice; è difficile attrarre installatori e dealer
presentando ricambi, accessori e motori. Il team
ha predisposto un progetto dettagliato con diverse
idee e attività e ha svolto un lavoro capillare
per entrare in contatto con il maggior numero di
operatori possibile. L’Open Day del 21 Marzo si
è rivelata una giornata eccezionale, al di sopra di
ogni più rosea aspettativa; tutto ha funzionato a
meraviglia, incluso il meteo (cosa non scontata, da
quelle parti). Più di 50 persone hanno avuto modo
di conoscere la nostra realtà, la gamma prodotti
e di servizi; hanno interagito con il nostro team e
si sono gustati un buon pranzo italo-svizzero, accompagnato
da bibite e birra, naturalmente, e da
buona musica italiana! È stata una grandissima
soddisfazione aver ricevuto un feedback positivo
così consistente in un mercato per noi ancora da
scoprire. Per i nostri collaboratori, poi, è stata una
grande esperienza di “team building”, che ha consolidato
i rapporti tra le persone operative in Italia
e quelle operative in Svizzera e Liechtenstein, con
la consapevolezza di poter fare veramente bene nel
2025 e negli anni a venire».
Come hanno reagito gli utenti svizzeri all’arrivo di
Rama Motori GmbH? Quali elementi di continuità
e di cambiamento sono emersi rispetto alla precedente
gestione?
«Dal 2020, in piena fase Covid, al 2022, Hamilton
Ag, per svariati motivi, non ha potuto garantire tutto
il supporto necessario al mercato. Da novembre
2022 abbiamo fatto di tutto per evitare traumi ai
clienti e al mercato in genere, anche se abbiamo
dovuto, allo stesso tempo, creare un elemento di
discontinuità per riconquistare la fiducia nei brand
che rappresentiamo. Abbiamo certamente dovuto
adattare i nostri metodi di lavoro e le nostre abitudini
alle peculiarità del mercato Svizzero (extra
CEE); ora siamo nella primavera del 2025 e possiamo
confermare che Rama Motori GmbH gode
di ottima stima da parte di numerose aziende del
panorama locale».
Tim Köhler
In chiusura, una battuta di Tim Köhler, Sales Manager
di Austria, Svizzera e Liechtenstein. «Ciò
che rende speciale la Svizzera è l’eccezionale posizione
nel bel mezzo dell’Europa centrale, pur
non facendo parte dell’UE. Esiste ancora una
base di costruttori, che producono macchine principalmente
per il mercato nazionale. I clienti svizzeri
sono forse un po’ più attenti all’alta qualità
rispetto agli altri europei. Soprattutto nelle regioni
rurali e montane, le macchine vsono utilizzate per
un lungo tempo (più di 20 anni è un arco temporale
piuttosto comune) e quindi il settore dei ricambi
e dei motori di ricambio costituisce una buona
parte delle nostre attività di aftermarket. Un’altra
particolarità del mercato svizzero delle macchine
movimento terra sono i dumper da cantiere, molto
comuni e spesso anche marchiati dai grandi distributori
di attrezzature».
Nella foto di
apertura, Paolo
Coccolini, in
posizione frontale.
Qui sopra è il
terzo, partendo
da destra
20
21
as labruna. E il grande evento
SUCCEDE A
MONOPOLI
Lo hanno chiamato Network & Customer Event,
si è tenuto a Monopoli martedì 29 marzo, ed è
stata l’occasione per ascoltare in presa diretta i
distributori, manutentori e, soprattutto, installatori
che fanno capo ad AS Labruna per la fonitura, il
training e il post-vendita dei motori FPT Industrial.
Un orizzonte cha abbraccia l’area del Maghreb, il
Senegal, Israele, Libano e i paesi dell’ex Jugoslavia
Di fianco, Massimo
Labruna, mattatore
dell’evento. Più a
sinistra, e in basso,
due momenti delle
sessioni tenute
dai tecnici di AS,
con interventi
anche da parte
di FPT Industrial e
Petronas
TERRA
Massimo Labruna l’ha fatta grossa. S’intende
l’organizzazione del Network & Customer
Event. Immaginate di radunare i sentimenti
e le esigenze di installatori, manutentori e rivenditori
dell’intero bacino mediterraneo. Territori che presentano
intrinseche asperità climatiche e ambientali,
dove le tempistiche di intervento per una riparazione
possono diventare estreme. Aggiungiamo che,
in queste zone, i generatori spesso svolgono la funzione
di erogatori esclusivi di elettricità. Un fattore
di omogeneità che accomuna la sponda sud del
Mediterraneo, Libano, Israele e i Balcani è proprio
la necessità di supplire alle carenze sistemiche della
rete elettrica. Senza considerare, poi, la missione di
esplorare sistemi innovativi nella irrigazione in aree
desertiche. Ed è questa missione che AS Labruna è
chiamata ad affrontare. Un compito agevolato dal
protagonismo di FPT Industrial tra le motopompe e
i gruppi di potenza, che si tratti dei compatti da 2,8,
3,4 e 3,6 litri, o delle famiglie Nef e Cursor. Quello
che possiamo testimoniare, avendo partecipato
all’incontro del 29 marzo, è che le richieste sono
state puntuali e incanlzanti. Filtrazione aria e olio,
la disponibilità di radiatori tropicali, le procedure di
trattativa, consegna e pagamento con le istituzioni
locali. Unità generalmente non emissionate, eppure
c’è richiesta di motori certificati per la fase quinta
da parte di chi intrattiene rapporti commerciali
con interlocutori europei e nella stratificazione più
evoluta degli Oem, come talvolta succede in Marocco.
In questi casi, AS segue i gruppi motorizzati
Stage V per sei mesi dopo l’installazione, per non
lasciare nulla al caso. In Marocco, e altrove, circolano
oltretutto parecchi Fuso Canter e AS Labruna
è autorizzata a fornire ricambi per il Long Block.
Quel martedì si è diramato tra la storica sede dell’azienda,
che ha spento la cinquantatreesima candelina
sulla torta di compleanno, e i due edifici in
corso di allestimento che potenzieranno le capacità
di stoccaggio, allestimento motoristico, ricerca e
sviluppo. Infine, dopo il seminario e la sessione (vivace,
come anticipato, di domande e risposte), con
la partecipazione di FPT Industrial e di Petronas,
un’immersione nel centro storico di Monopoli. Ne
abbiamo approfittato per fare conoscenza con chi si
muove abitualmente dietro le quinte.
Nicola Scopece
Cominciamo con lui, sales account di AS Labruna.
«Mi occupo dei mercati del Nord Africa e del Medio
Oriente. Ci troviamo qui, a Monopoli, per questo
evento, al quale siamo riusciti ad invitare alcuni tra
i nostri migliori clienti. Ci hanno raggiunto Daoud
dall’Egitto, Amimer dall’Algeria, due clienti dalla
Tunisia, Berbou Group dal Marocco, Shafir da
Israele e Tecno Diesel Power, dal Libano. Amimer
sta sviluppando delle nuove tecnologie per l’irrigazione
nelle aree desertiche sahariane. Shafir si
occupa della costruzione di macchine per l’edilizia
e per l’estrazione dei minerali».
Luca Mirabelli
Mirabelli è il responsabile commerciale per il mercato
marino dell’area balcanica. «È un mercato in
espansione» ci dice, «soprattutto nell’area adriatica
tra l’Albania e il Montenegro, con diverse marine
in cantiere. In futuro vedremo una forte espansione
del mercato diportistico. Nella parte che si espande
verso il Danubio, fino alla foce sul Mar Nero,
c’è tanta richiesta di motorizzazioni Stage V per
soddisfare tutte le operazioni commerciali fluviali».
Antonio Indiveri e Angelo Romano
Indiveri, nel ruolo di service manager, si occupa
di assistenza tecnica. «Ormai i prodotti hanno la
raggiunto una matura complessità. Servono tanta
professionalità, serietà e competenza. Comprare
da AS Labruna mette il cliente al riparo da qualsiasi
sorpresa a livello di assistenza e di qualità
del prodotto. Ci è richiesto un servizio a 360 gradi,
che va dal prodotto stesso all’assistenza e ai
ricambi».
Romano, responsabile area ricambi. «Per quanto
riguarda i ricambi, il punto di forza di AS Labruna
è aver un back office strutturato. Abbiamo un
tempo di risposta di quattro ore al massimo dalla
richiesta del cliente, sia per il mercato italiano
che estero. L’estero è chiaramente più complesso,
le richieste sono molto strutturate e precise. A volte
si fornisce una risposta più veloce a un cliente
estero che italiano».
Indiveri: «I nostri brand ci chiedono tempi di risposta
rapidi, interventi in loco nel più breve tempo
possibile e risoluzione del problema entro 32 ore
al massimo».
Romano: «Per quanto riguarda il lato ricambi, una
cosa fondamentale e che ci permette di essere veloci
è avere un grosso stock di ricambi. Riusciamo ad
evadere il 95% delle richieste in 24/48 ore».
È prevista l’estensione della garanzia fino a cinque
anni. Tre le modalità: Gold (motore e post-trattamento),
silver (motore intero, senza Ats), bronze
(per i principali componenti). Gli stand by non
emissionati dispongono di 2 anni di garanzia.
22
23
REHLKO. E l’Xtreme Conditions Oil
CI STA COME
IL CACIO...
Sui maccheroni, recita l’adagio popolare. Rehlko
ha presentato agli addetti ai lavori l’Xtreme
conditions oil. Nomen omen: olio concepito per
impieghi usuranti, con un occhio di riguardo per la
“sensibilità” del post-trattamento. Ricordatevi alcune
sigle: Low-SAPS, TBN e la lettera W. Claudio Formica,
Global Diesel Spare Parts Manager Engines di Rehlko,
ci ha spiegato acronimi, funzioni e implicazioni
terra
Per visualizzare il piatto forte della presenza di
Rehlko al bauma vi sareste dovuti munire di
occhiali a raggi X. Non è infatti sui KSD o
sui KSI che si sono concentrati. Non sugli ibridi,
sull’idrogeno o sulle sinergie con Curtis. La chiave
di lettura dello slancio in avanti di Rehlko nell’agone
della ottimizzazione delle prestazioni e della
riduzione di consumi ed emissioni si chiama olio.
Vi sembra poco? Come precisano alla Rehlko, la
compatibilità dell’olio motore con i diesel moderni,
votati all’elettronica, soggetti a raffinati sistemi di
post-trattamento, influisce direttamente sull’usura,
sull’efficienza e sui requisiti di manutenzione. Ci
siamo rivolti a Claudio Formica, Global Diesel
Spare Parts Manager Engines di Rehlko. Chi
meglio di lui per spiegarci questo progetto per filo
e per segno. Parleremo di lubrificanti per il diesel,
ma l’idrogeno?
Un “cameo” sull’idrogeno
«L’utilizzo dell’idrogeno comporterà problematiche
di natura diversa: nel diesel, la combustione
aumenta l’acidità dell’olio a causa degli scambi
con la camera di combustione, mentre nel caso
dell’idrogeno si dovrà gestire, tra l’altro, il vapore
acqueo, dato che il prodotto della sua combustione
è acqua».
Bene, adesso partiamo con il nostro, concepito per i
motori diesel. Quando e perché è nata questa iniziativa,
e con quali criteri nella scelta dei partner tecnologici?
L’Xtreme Conditions Oil si trova sul mercato
espressamente per i KDI e i KSD di Rehlko?
«Si tratta di un progetto iniziato qualche anno fa,
con l’obiettivo di fornire servizi validi per l’intera
vita di esercizio del motore. L’olio rappresenta
una tessera all’interno del mosaico della fornitura
di servizi after-market, che include anche l’estensione
della garanzia e il pacchetto ricambi. La
selezione del lubrificante ha richiesto una stretta
sinergia tecnico-commerciale. Siamo partiti da
una domanda: qual è la “unique selling proposition”,
ovvero perché gli utilizzatori dei nostri
motori KDI e KSD dovrebbero scegliere proprio
questi prodotti? Innanzitutto, è importante chiarire
che si tratta di motori installati in applicazioni
professionali altamente gravose, che operano anche
h24, e per i quali sono richieste affidabilità
e prestazioni elevate. Per dimostrare i benefici
del nostro olio, abbiamo svolto test durati diversi
anni, sia in laboratorio che sul campo. I risultati
hanno evidenziato una differenza significativa nella
formazione di depositi, nel contrasto all’acidità
e nella durata dell’olio, elementi che si traducono
in un auspicato aumento dell’affidabilità e nella
protezione di componenti sensibili, come il sistema
di post-trattamento, oltre a migliorare le prestazioni
generali.
A differenza di altri nostri competitor, nella scelta
del partner tecnologico abbiamo privilegiato qualità,
efficienza e continua ricerca e sviluppo, in linea
con la filosofia dei nostri motori. Questa collaborazione
ci ha portato a scegliere un’azienda con
un’attitudine sartoriale, capace di proporre soluzioni
“su misura” per le nostre esigenze».
Ci spiega cos’è il TBN?
«Il Total Base Number (TBN) è un indice che
misura la capacità dell’olio di neutralizzare gli
acidi che si formano durante la combustione e
che tendono a ossidare l’olio. Il TBN indica la
quantità di additivi basici in grado di contrastare
e neutralizzare l’acidità. L’ossidazione riduce la
resistenza del film protettivo dell’olio sulle superfici,
favorendo l’usura delle parti meccaniche a
contatto. Prevenendo l’ossidazione, si evita anche
la formazione di acidi e fanghi che alterano la
viscosità dell’olio alle diverse temperature di esercizio.
L’acidità provocata dall’ossidazione genera
inoltre fenomeni corrosivi sulle parti metalliche.
Quando il numero di acidi e di basi si equivalgono,
è il momento di cambiare l’olio. Pertanto,
più alto è il TBN iniziale, maggiore è la riserva
disponibile per contrastare l’acidità che si forma
durante il funzionamento del motore.
Complicazioni ”ex post”
Tuttavia, questo non basta. Uno dei fattori cruciali
per l’efficacia di un olio lubrificante destinato a
motori diesel moderni è la protezione dei sistemi
di post-trattamento, che contengono metalli preziosi
necessari alle reazioni catalitiche.
Per questo motivo, un buon olio deve avere non
solo un TBN elevato, ma anche un basso contenuto
di Saps (Sulfated ash, phosphorus, sulfur), cioè
ceneri solfatate, fosforo e zolfo in quantità ridotte,
che altrimenti si depositano nel filtro antiparticolato.
In Europa, gli oli motore sono regolamentati
dall’ACEA (European Automobile Manufacturers
Association), che stabilisce gli standard di qualità
e prestazioni dei lubrificanti per i motori moderni.
L’olio Rehlko è conforme alle normative ACEA
E4 (che permette un lungo intervallo di cambio
dell’olio grazie a un TBN iniziale elevato), ACEA
E6-2016 e ACEA E8-2022 (uno degli standard più
severi per oli low SAPS). La scelta di sviluppare
un olio specifico per i nostri motori è stata guidata
dalla ricerca del miglior equilibrio tra intervalli di
cambio e protezione dei sistemi di post-trattamento,
in un’unica formulazione. Questo evidenzia la complessità
tecnica dell’olio Xtreme Conditions, che è
progettato per proteggere i motori Rehlko in condizioni
di esercizio particolarmente gravose».
Quali differenze tra gli oli per impegni heavy duty
e gli altri (automotive, stazionari, etc.). Perché non
adottare sempre e comunque i fully synthetic: è una
mera questione di costo?
«Le normative e le specifiche associate alle due diverse
tipologie di olio motore — heavy duty e light
duty — sono differenti e prevedono prove motori-
Lo abbiamo ritratto
al bauma, in bella
mostra nello spazio
condiviso da
Rehlko e Curtis
24
25
terra
stiche specifiche, con i relativi propulsori del settore
di appartenenza. A seconda dell’applicazione,
varia la chimica dell’olio, in relazione al tipo di
carburante combusto e all’intensità del servizio a
cui è destinato il motore. In generale, gli oli per
motori heavy duty diesel contengono additivi antiusura,
detergenti e disperdenti in quantità maggiori,
per garantire la migliore affidabilità in condizioni
operative severe. Gli oli per applicazioni automotive,
invece, tendono a focalizzarsi maggiormente
sull’efficienza del carburante.
Un altro aspetto importante è la viscosità: nei nostri
motori heavy duty è fondamentale mantenere
la viscosità entro valori precisi, per assicurare una
lubrificazione efficace anche sotto carichi pesanti e
a elevate temperature. Inoltre, in ambito heavy duty
gli intervalli di sostituzione dell’olio sono più lunghi,
se misurati in ore di esercizio. Questo spiega
perché è importante neutralizzare l’acidità con un
TBN elevato. Nell’automotive, invece, gli intervalli
sono più brevi e le temperature di esercizio più contenute,
a differenza dell’heavy duty, dove si possono
verificare sbalzi termici significativi.
La scelta di un olio fully synthetic è stata guidata
dalla sua missione: offrire un prodotto per un
utilizzo professionale adatto a tutte le applicazioni
dei nostri motori. “Xtreme Conditions” è un nome
azzeccato, perché il motore viene effettivamente sot-
toposto a condizioni di stress gravose.
Un lubrificante in grado di rispettare le certificazioni,
garantire lunghi intervalli di cambio e proteggere
i componenti del motore, compreso il sistema
di post-trattamento, richiede una chimica completamente
sintetica di alta qualità, con un valore aggiunto
superiore.
La tendenza dei moderni motori a iniezione elettronica
è infatti quella di adottare sempre più oli
sintetici, grazie alle loro superiori prestazioni e
compatibilità. Gli oli minerali, invece, sono generalmente
meno costosi e vengono utilizzati soprattutto
nei motori con iniezione meccanica».
Quantità e qualità dei detergenti: in cosa consistono
questi concetti e come si applicano?
«L’aspetto delicato non riguarda solo i detergenti,
che mantengono pulite le superfici interne del motore
e prevengono la formazione di depositi grazie
alla loro capacità di contrastare l’acidità, ma
anche gli additivi disperdenti, che mantengono in
sospensione le particelle solide impedendo che si
aggreghino formando fanghi. È fondamentale una
buona sinergia tra questi due elementi. Una delle
sfide principali nella definizione del nostro olio è
stata proprio quella di ottenere un lubrificante con
un TBN elevato, ma che allo stesso tempo garantisse
un basso valore di ceneri solfatate, per assicurare
la compatibilità con i sistemi di post-trattamento
installati sui motori di ultima generazione conformi
alla normativa sulle emissioni Stage V».
E le temperature?
Come agisce l’olio in base alla temperatura, ambientale
e di combustione?
«La temperatura ha effetti importanti sul lubrificante.
Alcuni dei nostri motori operano a bassissime
temperature durante la fase di avviamento; in
queste condizioni l’olio può diventare più viscoso,
aumentando la resistenza all’avviamento. Xtreme
Conditions garantisce un avviamento ottimale anche
a basse temperature. In sostanza, dobbiamo
bilanciare due esigenze: evitare un’eccessiva resistenza
all’avviamento a freddo e mantenere una
buona lubrificazione anche a temperature molto
elevate. A questo si aggiunge il ruolo degli additivi,
che migliorano l’indice di viscosità, cioè la capacità
dell’olio di mantenere una viscosità stabile al
variare della temperatura (sarebbe problematico se
l’olio diventasse troppo viscoso a freddo).
L’Xtreme Oil di Rehlko permette avviamenti fino a
-25°C. Per il mercato nordamericano, proponiamo
una viscosità 5W40, adatta ai climi più rigidi.
Passando alle temperature in camera di combustione,
la combustione genera picchi di calore elevati,
legati alle condizioni di carico. Inoltre, le strategie
di rigenerazione del filtro antiparticolato influenzano
le temperature dell’olio.
Un elemento chiave nell’architettura dei motori Kdi
e Ksd è l’utilizzo dell’oil cooler, uno scambiatore di
calore collegato al sistema di raffreddamento motore,
che regola la temperatura dell’olio e protegge il
filtro olio. Con l’aumento delle temperature, l’olio
diventa più fluido, e la progettazione dell’intero sistema
termico del motore entra in gioco per mantenere
l’efficienza e la protezione dei componenti».
Come state supportando concretamente i professionisti
del settore nell’adozione di questo nuovo
lubrificante?”
«Ci teniamo a sottolineare che il nostro impegno
non si limita allo sviluppo del prodotto. Vogliamo
infatti condividere le conoscenze che Rehlko ha
maturato attraverso prove di laboratorio e test sul
campo, affinché siano comprese e valorizzate da chi
utilizza quotidianamente questi lubrificanti.
Per questo motivo, stiamo formando attivamente
le officine della nostra rete di assistenza, in modo
che possano utilizzare al meglio questi prodotti e
offrire un servizio sempre più qualificato e consapevole
agli utilizzatori finali dei motori Kohler/
Rehlko».
È lui, Claudio
Formica, ad
averci svelato il
dietro le quinte
del lubrificante
Rehlko. Il
Global Diesel
Spare Parts
Manager ha
cirocostanziato
le caratteristiche
tecniche e
applicative
dell’Xtreme
Conditions Oil
26
27
BOSCH REXROTH. Al bauma
È UNA BELLA
STORIA
Ugo Paternuosto, Sales product and application
manager, ci ha illustrato i quattro pilastri che hanno
sorretto l’edificio di Bosch Rexroth alla Fiera di
Monaco: smart hydraulic, simplicity, evolution
e automation. Una narrazione in quattro capitoli
che ha fatto luce sulle tendenze emergenti e
nell’assetto idraulico delle applicazioni mobili
TERRA
Se si trattasse di un attore qualunque, potremmo
limitarci a snocciolare anteprime e sintetizzare
comunicati stampa. Nel caso di Bosch Rexroth,
la portata di un evento come il bauma consente di
sublimare la discussione a un livello quasi filosofico.
L’applicazione di questo concetto risponde al
nome di Ugo Paternuosto, Sales product and application
manager. È stato lui a declinarci un paradigma
che ammicca al sentimento del marketing,
ma che ritrae fedelmente l’evoluzione dei circuiti
idraulici. Un orizzonte che da Monaco si estende
idealmente ad Hannover, dal momento che abbraccia
anche le prospettive applicative dell’agricolo.
Smart hydraulic
«Al bauma abbiamo acceso i riflettori su quattro
elementi principali. Il primo è la “smart hydraulic”,
ovvero l’evoluzione dell’idraulica impressa nel
concetto di digitalizzazione. Ci siamo presentati con
alcune nuove serie di motori e valvole digitalizzate.
A testimonianza del fatto che l’evoluzione dell’idraulica
procede verso l’utilizzo della sensoristica
e dell’elettronica per il comando delle trasmissioni
idrostatiche per il circuito chiuso e per la parte
implement del circuito lavoro delle macchine».
Simplicity
«Il secondo è quello che chiamiamo “simplicity”,
ed è collegato al primo. Per gestire il comando elettronico
della parte idraulica, forniamo una serie di
librerie, pezzi di software o software completi per
subsystem di macchine. Possiamo così supportare
i costruttori di macchine con gli elementi che
comandano queste componenti digitalizzate». Un
esempio di questi pacchetti piattaforma è l’eDa, per
le trasmissioni idrostatiche impiegabili in macchine
come pale gommate e sollevatori telescopici. Oppure
la G-Drive, concepita per l’agricolo e comunque
presente a Monaco, che supporta le trasmissioni con
applicazioni di motore ruota. «Abbiamo esteso il
range anche nella parte implement», precisa Paternuosto.
«In fiera abbiamo presentato il proseguimento
di un percorso che, partito inizialmente dalla
gestione delle trasmissioni, procede verso il comando
della parte lavoro, quindi pure per le applicazioni
in circuito aperto. Anche in questo ambito si
inizia a utilizzare il controllo elettronico partendo
dal controllo pompa fino alla gestione completa di
tutto il sistema includendo quindi anche le valvole».
Evolution
E l’elettrificazione? «Questo concetto mi consente
di introdurre il terzo elemento che abbiamo portato
al bauma, ovvero quello che noi chiamiamo “evolution”.
Trovate allo stand una gamma ampliata
di componentistica elettrica, che copre la maggior
parte del sistema elettrico della macchina; sicuramente
per quanto riguarda la parte di trasmissione,
quindi di trazione elettrica con motori, inverter, onboard
charger, DC DC converter, cavi. Per la parte
implement, ad oggi stiamo realizzando delle attività
che prevedono l’ottimizzazione della power source
di un motore elettrico, conservando il comando
elettrico di pompa. L’elettrificazione dell’implement
si presenta a un livello più complesso rispetto alla
trasmissione. In questo ambito, ci concentriamo
sull’efficientamento dell’idraulica con un comando
elettrico, che produce effetti in termini di riduzione
del rumore, miglioramento dell’efficienza e così via.
Siamo in grado di riprodurre il ciclo di lavoro tipico
di una macchina, per esempio di un escavatore,
e dimostrare come settare la strategia di controllo
del sistema, che prevede il motore elettrico con la
pompa idraulica. In questo modo il software consente
di raggiungere il massimo delle performance,
o il miglior punto di efficienza della combinazione
dei componenti, intervenendo in base alla richiesta
dell’operatore».
Automation
Il quarto punto in agenda è “l’automation”. «Queste
macchine sempre più digitalizzate, comandate da
un cervello elettronico, sono integrabili con ulteriori
sensori, rispetto alla dotazione già presente,
per esempio accelerometri, sensori di inclinazione
o telecamere. Al bauma abbiamo presentato un supporto
che consente all’operatore di utilizzare macchine
sempre più sicure. Un esempio può essere il
Cas (Collision avoidance system), un sistema che
interviene sulle errate operazioni di manovra di un
operatore». In caso di retromarcia con una trasmissione
idrostatica firmata Bosch Rexroth, un radar
intercetta l’eventuale ostacolo umano e interrompe
la manovra.
Setacciando
l’antologica
proposta di Bosch
Rexroth, emergono
anche i risultati
dell’integrazione
con Hydraforce,
rilevata nel 2023
28
29
borgwarner
LEZIONI A
MONACO
Batterie. Parte
da qui la nostra
esplorazione
dello spazio di
BorgWarner al
bauma
Filtrare le dinamiche del movimento terra con
la lente di BorgWarner significa immergersi
nella progettazione di una moltitudine di
tipologie applicative e soluzioni tecnologiche.
Provvedono a fare luce su questo prismatico
universo quattro relatori d’eccezione, che si
sono prestati a farci da illustratori al bauma:
Bernd Fritsch, Jesus Molina, Alessandro
Benedetti e Steven Bell
bauma
Scansionare le risorse ingegneristiche di
BorgWarner esposte al Bauma potrebbe richiedere
una capacità di elaborazione dati
ignota anche all’intelligenza artificiale. Saldamente
all’avanguardia nei percorsi di elettrificazione,
attore da Oscar nella sovralimentazione, per non
parlare della vocazione sartoriale di Cascadia Motion.
Per semplificarci la vita, abbiamo passato in
rassegna il loro spazio avvalendoci di ben quattro
accompagnatori d’eccezione. Cominciamo da
Bernd Fritsch, Director Product Strategy &
Business Development.
Bernd Fritsch e le batterie
«I nostri due prodotti di punta attualmente si basano
sulla chimica Nmc che utilizza celle cilindriche
in formato 21700. Acquistiamo le celle dai nostri
fornitori di fiducia e provvediamo ad assemblarle
in moduli. Ogni modulo include 600 celle, incollate
su entrambi i lati di un profilo di raffreddamento
centrale a forma di T, che si collega al sistema del
veicolo e dissipa il calore in modo efficiente. Sulla
parte superiore e sui lati di ogni modulo installiamo
quelli che chiamiamo Csc, il nostro sistema
elettronico che collega e monitora ogni cella. Sia
l’hardware che il software sono sviluppati internamente.
Questi moduli sono quindi integrati in pacchi
batteria completi. Quello che vedete al nostro
stand è il pacco 6 Akm, che contiene sei moduli in
un contenitore. Completiamo il sistema collegando
la scatola contattori rimovibile, che contiene la
Cpu principale, l’elettronica di potenza e i sistemi
di comunicazione. Con questa soluzione, gli utenti
non devono disinstallare l’intero pacco da un autobus,
un camion o una macchina da cantiere. È
sufficiente svitare la scatola contattori, sostituirla
e il veicolo è pronto per ripartire. Oltre al 6 Akm,
offriamo il 9 Akm, che aggiunge tre moduli per una
maggiore capacità energetica. Questo è attualmente
il nostro prodotto più venduto. Il 9 Akm è entrato in
produzione seriale nel 2022 e sono già state consegnate
oltre 50.000 unità. Mentre il 9 Akm è destinato
ad autobus e camion, i contenitori più corti
del 6 Akm e il 5 Akm, ancora più compatto, sono
stati sviluppati appositamente per le applicazioni
mobili industriali, dove lo spazio di installazione
è più limitato. Uno dei nostri principali fattori di
differenziazione è il modo in cui ci adattiamo alle
esigenze dei clienti, in particolare per quanto riguarda
il software. Che il veicolo funzioni otto ore
al giorno o 24 ore su 24, partiamo dall’analisi della
curva di carico. Il nostro approccio modulare offre
scalabilità, mentre la piattaforma software universale
e una serie completa di certificazioni rendono
queste batterie adattabili a diversi mercati e normative.
Tutto lo sviluppo meccanico, elettronico e
software è gestito internamente. Riceviamo le celle,
ma da quel momento in poi tutto viene gestito internamente.
La nostra squadra di chimici garantisce
che la qualità delle celle soddisfi i nostri standard
attraverso rigorosi test e analisi di invecchiamento.
Questo ci conferisce una solida posizione di conoscenza
con i fornitori e fiducia nelle prestazioni a
lungo termine dei nostri pacchi. Tre fattori chiave
influenzano l’adozione dell’elettrificazione nell’industriale.
In primo luogo, la legislazione: spesso
è la pressione normativa a guidare la transizione.
In secondo luogo, il Tco: se i propulsori elettrici
possono offrire un costo inferiore rispetto agli endotermici,
i clienti li adotteranno, anche senza una
legislazione specifica. In terzo luogo, l’infrastruttura
di ricarica: senza un’infrastruttura adeguata,
anche il miglior sistema di batterie non può funzionare
in modo efficace. Questo ci porta alla nostra
seconda linea di prodotti per batterie, basata sulla
tecnologia Lfp. Utilizziamo celle blade fornite da
FDB (Findreams Battery Systems), una consociata
di BYD. Queste celle sono progettate specificamente
per l’uso su veicoli commerciali, con particolare attenzione
alla durata e al ciclo di vita. A differenza
delle batterie per autovetture, che in genere offrono
da 800 a 1.000 cicli, queste celle Lfp raggiungono
fino a 6.000 cicli. Ciò si traduce in oltre 10 anni di
vita operativa, in alcuni casi, fino a 12 anni, contro
gli 8-10 anni della Nmc. La chimica giusta dipende
dall’applicazione. Se il veicolo opera in ambienti
molto impegnativi, ad esempio su percorsi ripidi,
l’Nmc è preferibile grazie alla sua maggiore densità
energetica. Per percorsi più pianeggianti o casi
d’uso sensibili ai costi, l’Lfp è la scelta migliore.
Entrambe le tecnologie continueranno a coesistere
nei mercati on-road e off-road per i prossimi cinque-otto
anni. Una delle nostre ultime soluzioni è
il Cube pack, che impila quattro strati di celle Lfp
e colloca il contenitore dell’elettronica all’esterno
dell’alloggiamento principale per ottimizzare lo
spazio. Questa configurazione è particolarmente
adatta per i camion, data la sua forma simile a
un serbatoio. Offriamo anche un Compact pack a
due strati, progettato per veicoli offroad più piccoli
e per applicazioni eTrailer. Quando i due strati
superiori vengono spostati su un lato, otteniamo
l’High pack, adatto per installazioni su autobus con
montaggio sul tetto. Un’ulteriore variante è il Flat
pack, che utilizza un solo strato per ottenere un
profilo alto solo 14 centimetri, ideale per installazioni
sotto il pavimento, ad esempio negli autobus.
Tutte queste configurazioni di pacchi condivisono la
stessa cella centrale, software, elettronica e architettura
di sistema, il che significa che gli Oem possono
combinare diversi fattori di forma all’interno
di un singolo veicolo per massimizzare lo spazio
disponibile. Scalabilità e flessibilità rappresentano
un fattore chiave di differenziazione nel mercato
odierno delle batterie».
Jesus Molina, PowerDrive Systems
E ora cambiamo prospettiva applicativa e chiediamo
aiuto a Jesus Molina, responsabile vendite
di BorgWarner PowerDrive Systems. Con sede
a Portland, Oregon (USA), altrimenti nota come
Cascadia Motion. «Il nostro focus è sui propulsori
elettrici, motori, inverter, cambi, in particolare
su applicazioni per veicoli commerciali di
nicchia, con bassi volumi. Sfruttiamo l’esperienza
30
31
BAUMA
di BorgWarner nella produzione in serie di automobili
per sviluppare soluzioni su catalogo, che
adattiamo a questi mercati più piccoli e altamente
personalizzati. Prendiamo i componenti attivi dei
motori BorgWarner, i rotori e gli statori, e confezionarli
in moduli di trasmissione compatti che
sono efficienti, robusti e pronti per l’integrazione.
Il nostro modulo più recente e avanzato, l’IM-575,
qui esposto, si basa sul motore ad alta tensione
HVH 320 di BorgWarner, già in produzione seriale
presso un importante costruttore europeo di
veicoli commerciali, che integriamo con il nostro
inverter in carburo di silicio CM350, costruito
attorno al nostro modulo di potenza Viper, sviluppato
internamente. Un approccio che ci fornisce
un grande vantaggio competitivo. Realizzando
internamente l’intero sistema, dal motore all’inverter,
possiamo ottimizzare tutto, dal punto di
vista meccanico, elettrico e termico, senza dover
ricorrere a interfacce esterne. Il risultato è un’unità
altamente integrata che sfrutta appieno le
capacità dell’inverter. L’IM-575 include coppa e
pompe dell’olio, sia meccaniche che elettriche, per
una lubrificazione efficiente e una gestione termica
ottimale. Il motore stesso è internamente lubrificato
a bagno d’olio per massimizzare la dissipazione
del calore e l’efficienza, mentre l’inverter è
raffreddato tramite una miscela di acqua/etilene/
glicole. Tutto viene convogliato in un circuito di
raffreddamento comune, attraverso scambiatori di
calore. L’intero sistema è estremamente compatto
e ben confezionato. Questa unità eroga oltre 412
chilowatt di potenza continua e una coppia massima
di 18.150 Newtonmetro. L’inverter può essere
montato posteriormente o lateralmente ed è anche
impilabile, consentendoci di aumentare la potenza
fino alla gamma dei megawatt in un ingombro ridotto.
Attualmente lo stiamo testando a Portland,
con l’obiettivo di avviare la produzione completa
entro la fine di quest’anno. Prevediamo che l’IM-
575 raggiungerà un’efficienza di livello mondiale
superiore al 97%, rendendolo ideale per veicoli
commerciali di classe 6 e superiori. Tutti i nostri
motori possono funzionare anche come generatori.
Altri esempi dei nostri moduli di azionamento includono
l’IM-425, che eroga una coppia di 2.600
Nm e una potenza di circa 280 kW. Utilizza la
stessa architettura dell’inverter, offerta con moduli
di potenza IGBT e SiC, ideale per applicazioni
come veicoli di classe 8 su strada e fuoristrada,
macchine edili e minerarie. Questi sistemi sono
spesso utilizzati come generatori elettrici, sostituendo
i motori diesel e fornendo livelli di coppia
comparabili. Molti dei nostri clienti impilano
queste unità per costruire macchine estremamente
potenti in uno spazio ridotto. Infine, il nostro modulo
ePTO, l’IM-225W. Questo è raffreddato ad
acqua e produce una potenza continua di 80-110
kW, rendendolo una soluzione potente e compatta
se abbinato al nostro inverter CM200 più piccolo.
È progettato per consentire il montaggio diretto
di una pompa idraulica standard SAE B/C ed è
ampiamente utilizzato in diversi settori industriali,
ad esempio nelle betoniere e nei sistemi idraulici.
Grazie al suo design raffreddato ad acqua, può
essere montato verticalmente o in qualsiasi posizione.
Come il resto della nostra gamma, è realizzato
in alluminio pressofuso per garantire durata
e prestazioni termiche».
Giriamo pagina. BorgWarner ha riempito capito-
li di storia dell’endotermico. Il primo a parlare è
Alessandro Benedetti, Product Engineer, che ha
trascorso quasi vent’anni in azienda.
Alessandro Benedetti e i phaser
«Negli ultimi anni abbiamo iniziato a sviluppare
sistemi di fasatura variabile delle camme specifici
per i veicoli commerciali», spiega Benedetti. «Oggi
abbiamo due variatori di fase in produzione di serie
per questo segmento. Uno deriva dall’acquisizione
dei variatori di fase che Mercedes-Benz produceva
a Berlino. Da allora abbiamo localizzato la produzione
nel nostro stabilimento di Rzeszów, vicino
a Cracovia. Questi variatori sono utilizzati sui
camion Mercedes di media portata, con motori a
4 e 6 cilindri in linea da 5,1 e 7,7 litri». L’altro
variatore di BorgWarner per veicoli commerciali è
stato sviluppato internamente ed è ora in uso sui 5
e 6 cilindri di Scania, con cilindrate di 10, 12 e 13
litri. «Nelle applicazioni pesanti, i phaser svolgono
un ruolo chiave nel supportare il post-trattamento»,
precisa Benedetti. «Contribuiscono ad accelerare
il riscaldamento del sistema di scarico e a mantenere
la temperatura ottimale, fondamentale per il
controllo delle emissioni. Inoltre, possono essere
utilizzati in modalità frenata motore». La sovralimentazione
rimane un settore core di BorgWarner.
L’azienda ha sviluppato un e-turbo per la Porsche
911, dotato di un motore elettrico ad alta tensione
posizionato tra la turbina e il compressore. Parlando
delle esigenze delle macchine movimento terra, Benedetti
sottolinea che «non sono necessari sistemi
di controllo elettronico, è sufficiente l’azionamento
pneumatico. Queste macchine non subiscono transitori
rapidi come i veicoli stradali. Ciò che conta
di più è la durata e la robustezza».
Completiamo le riflessioni sui turbo con Steven
Bell, Direttore Vendite Veicoli commerciali.
«L’ultimogenito incorpora diverse caratteristiche
ad alta efficienza per spingere l’efficienza complessiva
del turbo verso il 70%.
Steven Bell e i turbo
Un obiettivo che BorgWarner definisce HET70. Un
fattore chiave è un sistema di cuscinetti a sfera
che riduce l’attrito e migliora la reattività. Il lato
compressore include un diffusore a palette, che aumenta
l’efficienza di trattamento dell’aria, mentre
il lato turbina è dotato di un ugello fisso con palette
integrate per ottimizzare il flusso e il recupero
di energia. Uno speciale rivestimento all’ingresso
del compressore riduce il gioco tra la girante del
compressore e l’alloggiamento, contribuendo ulteriormente
all’aumento dell’efficienza e al risparmio
di carburante. La scelta dei materiali rimane in
gran parte convenzionale per le applicazioni diesel.
La ruota della turbina è realizzata in Inconel, una
lega a base di nichel in grado di resistere alle alte
temperature, mentre l’alloggiamento è in ghisa con
molibdeno e silicio per una maggiore resistenza.
La combustione dell’idrogeno introduce nuove variabili.
Il rapporto stechiometrico aria-carburante
cambia drasticamente, richiedendo una quantità di
aria notevolmente maggiore per entrare nel motore,
il che a sua volta influisce sulle dimensioni delle
ruote della turbina e del compressore. Inoltre, la
combustione dell’idrogeno produce temperature di
scarico più basse, riducendo l’energia disponibile
per azionare la turbina e rendendo probabilmente
necessarie turbine con dimensioni ridotte».
A sinistra, il modulo
integrato iM-575
SiC D. Qui sopra,
Bernd Fritsch,
Director Product
Strategy & Business
Development
32
33
Carraro. E la trasmissione THE
DUE IN
UNA
Precisano dalla Carraro che le trasmissioni THE
possono essere altamente configurabili e saranno
disponibili in due versioni: con cambio a 2 velocità
sincronizzato e powershift. Non ci sentiamo di
aggiungere altro, a parte sottolinearne la versatilità, che
le consente di indossare il duplice abito idrostatico
ed elettrico senza modifiche al layout. Fulvio Lo Conte
ci ha spiegato nel dettaglio come funziona
TERRA
In inglese, l’articolo “THE” condensa il senso di
eccellenza implicito nel concetto di antonomasia.
In questo caso, “LA trasmissione”. Non è
una manifestazione di narcisismo, Carraro ha concepito
“THE solution” come sintesi agnostica della
sostenibilità, quella vera. S’intende la possibilità di
allestire un veicolo in versione idrostatica oppure
elettrica senza dover apportare varianti al lay-out
della driveline. Un concept che condivide l’obiettivo
sostanziale dei motoristi che hanno congegnato
monoblocchi multi-combustibile: concedere, cioè,
all’installatore di guardare metaforicamente avanti
senza dover tenere gli occhi incollati allo specchietto
retrovisore. Le trasmissioni THE saranno infatti
disponibili con cambio a due velocità sincronizzato
e powershift. Su richiesta, sono configurabili con
freno di stazionamento e sistema di disconnessione
4WD. Dopo quasi diciassette anni spesi tra i
meandri ingegneristici Carraro, Fulvio Lo Conte
ricopre il ruolo di Sales & Marketing - Business
Development Director. Gli abbiamo chiesto lumi
sulla THE. Lui ci ha risposto con una premessa,
che risuona familiare: «Siamo solutions provider».
Che significa, nello specifico? «Per ogni tipologia
di macchina possiamo offrire i prodotti idonei, suggerendo
la tecnologia più adatta per il tipo di applicazione,
tipicamente sollevatori telescopici, terne,
pale e pale compatte, escavatori gommati. La nuova
trasmissione deve coprire queste applicazioni, fino
a 120 chilowatt. Gli interassi sono stati concepiti
per adeguarsi ai diametri ottimizzati delle macchine
elettriche. In questa fase di transizione tecnologica,
pur confermando la validità delle soluzioni idrocinetiche
convenzionali, per Carraro è fondamentale
espandere l’offerta delle soluzioni idrostatiche che
la fanno sempre più da padrone e, infine, approdare
più agevolmente all’elettrico». Nel passaggio
seguente, Lo Conte scrive una perfetta didascalia
per legittimare la definizione di fornitore di sistemi.
«Abbiamo una capacità di simulazione tale per cui,
all’interno dell’applicazione, possiamo suggerire
qual è la soluzione tecnologica più idonea». Una
logica induttiva, che dal particolare (il singolo componente)
può estendersi al livello sistemico (l’infrastruttura
tecnologica della macchina). «Noi ci
mettiamo i nostri prodotti, da quelli convenzionali
ai più innovativi», puntualizza Lo Conte, ripiegando
nuovamente sulla simulazione.
Quando la capacità di simulare è un plus
«Abbiamo la capacità di simulare il ciclo prestazionale
dell’intero veicolo per confrontare le prestazioni
in termini di produttività, di consumi, di
comfort, ma stiamo mettendo a punto anche un
modello Digital Twin che consente di simulare più
realisticamente il comportamento della macchina
guidata dall’operatore. Non intendiamo spingere
per una soluzione o per un’altra, ma soddisfare le
esigenze del cliente sulla base di competenza ed
esperienza. Con la THE, si parte da uno schema
idrostatico, a controllo elettronico, per migrare a
uno schema elettrico senza impattare sugli organi
meccanici di trasmissione del moto». Altro passaggio
illuminante: «Tutti parlano di elettrico, ma si
tratta di demo e concept, siamo pieni di startup e
di tentativi».
Esternalizzate o internalizzate le competenze sull’elettrificazione?
«Tendiamo a internalizzare il nostro core business,
coprendo l’intera funzione di trasmissione del moto,
non parliamo solo di ghisa e acciaio quindi, ma
anche di tutto ciò che riguarda i sistemi idrauli-
ci di comando, fino ai
controlli elettronici e
alla loro integrazione
nel sistema veicolo. Non
fabbricando motori e
pompe idrostatiche, né motori
elettrici, abbiamo bisogno
di un partner con cui instaurare
un rapporto di reciproco beneficio.
Carraro è interessato alle competenze
di sistema». Assist imperdibile per dare u n
nome all’identikit di questo sodale. «Danfoss è
uno specialista di macchine idrostatiche, motori e
pompe a controllo elettronico, in continua evoluzione
sulla parte di elettrificazione. Di conseguenza
rappresenta il giusto partner per co-sviluppare un
sistema il più possibile integrato, dal punto di vista
dei controlli. Carraro insieme a Danfoss può semplificare
l’architettura delle centraline elettroniche
fino ad arrivare ad una sola centralina per tutta
la driveline o powertrain nel caso della versione
elettrica». È stata proprio la trasmissione THE a
fungere da trigger tecnologico tra Danfoss e Carraro,
partendo da alcuni presupposti. La facilità d’uso
del controllo idrostatico è in continuo miglioramento
e l’adozione della propulsione elettrica sta
accelerando in modo significativo, con previsioni
dall’8% (2030) al 24% (2035). Tra i benefici, della
gestione integrata della driveline in un’unica Tcu
abbiamo l’ottimizzazione della cambiata in Power-
Shift (Hst) o SynchroShift (elettrico) e una piena
capacità del software del veicolo per consentire il
controllo “intelligente”. Talmente intelligente che,
ci spiega Lo Conte, «lo sviluppo integrato dei controlli
porta alla ottimizzazione delle prestazioni,
ricercando le condizioni di lavoro più
efficienti, riduce il numero di centraline, ma
significa anche contrarre i tempi di sviluppo e
validazione del sistema e quindi i costi, rispetto
al partire da foglio bianco. Normalmente lavoriamo
su compact wheel loader che arrivano fino ai
9,5 ton con trasmissioni idrostatiche monomarcia
e bimarcia. La THE è stata invece sviluppata
per un dimensionamento più alto, fino a un massimo
di 14 ton. La trasmissione è essenzialmente
intercambiabile e, grazie alle nostre simulazioni,
proponiamo la versione sincronizzata, shift on fly,
per la versione elettrica e il power shift per la soluzione
idrostatica. Si possono raggiungere delle
prestazioni equivalenti, privilegiando il rendimento
del sistema, specialmente sulla macchina elettrica,
dove l’autonomia è un fattore cruciale».
Intimamente flessibile
Lei ha appena ripreso il concetto fondamentale, che
abbiamo anticipato: la possibilità di emigrare dalla
versione idrostatica a quella elettrica senza dover
apportare varianti al lay-out della driveline. Che
significa, di preciso?
«L’architettura del sistema di trasmissione è specifica
per ogni tipologia del veicolo, ma a pari applicazione,
dalla trasmissione fino alle ruote con
la THE non cambia nulla. Quindi, nel passaggio
tra idrostatica ed elettrica, dal punto di vista della
trasmissione, dei fissaggi al telaio, degli angoli degli
alberi di trasmissione, degli assali, rimane tutto
identico. Si sostituiscono eventualmente la pompa e
il motore idrostatico con una macchina elettrica».
Dall’edizione 2022
a quella appena
consegnata
agli archivi. La
trasmissione
modulare THE
di Carraro ha
attraversato
questi due
passaggi e si è nel
frattempo imposta
all’attenzione degli
installatori. Di
cosa? Soprattutto
telescopici,
terne, pale e
pale compatte,
escavatori gommati
34
35
caterpillar. Al bauma 2025
HA TUTTO
PER PIACERE
A partire del C13D, proseguendo con il C3.6,
nella taratura da 106 chilowatt, che condivide
con Perkins. Visibili in esposizione anche un
motore a combustione interna a idrogeno e un
C7.1 rigenerato. L’ibrido seriale si chiama Power
Expansion Powertrain
Caterpillar si è presentata al bauma in modalità
“sbarazzina”. Massima liberta di espressione
(in gergo si chiama flessibilità), combinando
gli endotermici più avanzati, le soluzioni ibride, le
formule elettriche e gli sviluppi nell’impiego di carburanti
alternativi. Allo stand ammiccava il C13D,
il 13 litri, sei cilindri in linea, sviluppato su una
piattaforma completamente inedita. Lo avevamo intercettato
all’anteprima al Conexpo di Las Vegas,
due anni fa. Il C13D copre un range di potenza da
340 a 515 chilowatt (pari a 456-690 cavalli) con
una coppia massima di 3.200 Newtonmetro. La formula
che sovrintende a questo progetto ingegneristico
è quella della densità di potenza. Le curve
prestazionali del 13 litri consentono agli installatori
di ridimensionare la cilindrata, semplificando la
progettazione e l’integrazione del motore, con benefici
anche sulla catena di fornitura. Il C13D sarà
disponibile con i fisiologici (per o Stage V) sistemi
di post-trattamento e pacchetti di raffreddamento
installati direttamente in fabbrica, per ridurre i costi
di installazione e validazione. Questa piattaforma
motoristica stata concepita fin dall’inizio per essere
compatibile con alcuni carburanti alternativi.
di questo cast, l’Hvo, e gli altri combustibili biogenici
o paraffinici. Tutti i motori in giallo attualmente
in produzione sono compatibili con Hvo al 100%
e, a seconda dei sistemi di post-trattamento, possono
funzionare con miscele fino al B20 o anche in
“purezza”, col B100, in assenza di aftertreatment.
La seconda categoria include i combustibili gassosi,
come idrogeno, metanolo, etanolo e metano, per i
quali Caterpillar sta sviluppando architetture motore
dedicate, in alcuni casi abbinate a sistemi ibridi.
Tra i progetti più avanzati figura un C18 alimentato
al 100% a idrogeno, con una potenza di 508
chilowatt, molto vicina a quella della controparte a
gas naturale. Per migliorare la risposta ai transitori,
un punto critico nei motori alimentati a idrogeno,
Caterpillar sta lavorando su varianti a iniezione indiretta
e diretta, nonché su configurazioni ibride.
Caterpillar sia nei motori termici sia nei sistemi
elettrici» ha sottolineato Bennett. «Dal 1990 a oggi
abbiamo accumulato oltre 50 milioni di ore operative
su trasmissioni elettriche, un know-how che ora
mettiamo a frutto in chiave di decarbonizzazione».
Il Power Expansion Powertrain è progettato anche
per rispondere a uno dei problemi tipici delle applicazioni
a basso carico: l’accumulo di idrocarburi
incombusti e residui grafitici, che può compromettere
l’efficienza e l’affidabilità del sistema di
post-trattamento. Grazie a un controllo avanzato,
il sistema è in grado di riconoscere i profili reali
di utilizzo delle macchine, ottimizzando i parametri
operativi per migliorare efficienza, consumi ed
emissioni. In questo modo, oltre a ridurre il consumo
di carburante, si migliora l’affidabilità generale
e si abbassa il costo totale di esercizio. Infine,
Caterpillar ha annunciato di lavorare a un sistema
ibrido “series-parallel” nell’ambito del progetto interno
Coeus, basato su un motore da 7 litri. Questa
configurazione prevede un endotermico, un motoregeneratore
e una batteria di bordo in grado di fornire
potenza aggiuntiva e migliorare ulteriormente
la risposta ai transitori.
Direttamente dal
bauma Monaco, il
13 litri e il sistema
ibrido, in tutta
la sua modulare
imponenza
TERRA
La versione a idrogeno è già sul banco
«Abbiamo già un C13D che gira al 100% a idrogeno
in una cella di test» ha spiegato Luke Bennett,
technical services per Cat «con tutta la strumentazione
tipica per verificare affidabilità e durabilità.
È un modo per consolidare le competenze sviluppate
nel corso di tre decenni di ricerca sull’idrogeno,
che ora applichiamo anche ad altri progetti
interni».
Nel portafoglio Caterpillar figurano diverse tecnologie
per i combustibili alternativi, suddivise in due
grandi categorie. La prima comprende i “drop-in
fuel”, cioè quei carburanti sostitutivi compatibili
con le infrastrutture esistenti, come la star assoluta
Power Expansion Powertrain
Al bauma è stato mostrato anche un sistema ibrido
elettrico in configurazione seriale, denominato Power
Expansion Powertrain. L’architettura prevede
un motore Caterpillar accoppiato a un generatore,
che produce energia elettrica per alimentare due
motori elettrici. Un inverter gestisce la distribuzione
dell’energia, indirizzandola anche verso una batteria
di bordo che consente di accumulare energia e
soddisfare i picchi di richiesta. La combinazione tra
motore e batteria consente di ottimizzare l’efficienza
del sistema, riducendo i consumi e le emissioni
in applicazioni gravose.
«Il sistema ibrido è il risultato dell’esperienza di
36
37
danfoss. Al bauma
BASSA
TENSIONE
Danfoss si è presentata con un paniere
di oltre 60 prodotti, organizzati in base
ai sottosistemi comuni al movimento
terra e al minerario: propulsione, sterzo,
funzioni di lavoro e comandi. Abbiamo
approfondito i temi dell’elettrificazione
e della sostenibilità con Eric Azeroual e
abbiamo parlato dei motori a pistoni radiali
con Giuseppe Bertoli
TERRA
Bauma, allo stand Danfoss, con Eric Azeroual,
Vice President, Sales Development and
Portfolio, Editron Division. «I veicoli a
batteria sono attualmente utilizzabili principalmente
per macchine di piccole dimensioni, come
pale compatte e miniescavatori. In questi casi, l’elettrificazione
è semplice: basta rimuovere il motore,
aggiungere un motore elettrico e mantenere
la pompa. La maggior parte dei costruttori dispone
di soluzioni a bassa tensione. Alcuni stanno
adottando anche architetture ad alta tensione. Gli
escavatori e le pale gommate rimangono i principali
obiettivi di elettrificazione, in termini di volumi.
La movimentazione dei materiali è sempre
stata un caso d’uso favorevole perché le macchine
operano in ambienti controllati, dove è più facile
implementare l’infrastruttura di ricarica. I carrelli
elevatori sono stati i primi macchinari ad adottare
l’elettrificazione, una quarantina d’anni fa».
Elettrificazione: dai muletti ai telescopici
«Pur apprezzando la minore manutenzione e il
rumore ridotto, in effetti l’adozione tra i telescopici
è più lenta. L’elettrificazione è iniziata con la
bassa tensione e sta passando all’alta. Dopo anni
di prestazioni comprovate e di efficienza in termini
di costi, il cambiamento comincia però a prendere
slancio. La sfida più grande nell’elettrificazione è
data dal costo e dalla durata delle batterie. Anche
le macchine a bassa tensione si stanno convertendo
alle batterie agli ioni di litio. La sostituzione
era complicata e pericolosa, soprattutto quando si
dovevano immagazzinare e ricaricare molte unità
al chiuso. La produzione di batterie agli ioni
di litio su scala automobilistica ha trasformato
il panorama, i costi sono più bassi e la durata
è notevolmente migliorata. Ecco perché ora ha
più senso elettrificare le applicazioni a potenza
più elevata. I prezzi delle batterie variano da 150
a 200 dollari per kWh. Gli Oem cinesi possono
persino acquistarle a un prezzo minimo di 100
dollari per kWh. La Cina ha un eccesso di capacità
nella produzione di batterie. I produttori che
un tempo ignoravano le applicazioni industriali
ora sono interessati per via dei margini migliori.
Abbiamo ampliato il nostro portafoglio con una
forte attenzione ai sistemi ad alta tensione, che
rappresentano un mercato più redditizio. Ci apprestiamo
ad entrare nel settore della bassa tensione
con una gamma da 24 V a 80 V, che ci consente
di supportare l’elettrificazione su tutta la linea,
dai miniescavatori alle macchine da 26 tonnellate.
Offriamo software, interfacce e pompe, che ci consentono
di essere un partner completo nonostante
i volumi limitati. Un’altra novità è data dal nostro
filtro LCL compatto per il collegamento alla rete.
Le macchine elettrificate, come i veicoli per la movimentazione
nelle miniere, a volte si collegano
direttamente alla rete. Questi filtri sono essenziali
per attenuare le armoniche, smorzare la risonanza
causata dalla rete e ridurre le dimensioni dell’induttore.
Il vantaggio principale di combinare le
batterie con l’alimentazione di rete su un singolo
veicolo è quello di poter mantenere la rete il più
stabile possibile, assorbendo la potenza di picco
della macchina con la batteria o l’accumulatore di
energia a bordo. Tradizionalmente, i filtri richiedevano
armadi di grandi dimensioni. Li abbiamo
ridimensionati per liberare spazio per le batterie
che assorbono i picchi di potenza. Il filtro è un
A sinistra, il filtro
elettrico LCL
1200B di Danfoss
Editron. Di
seguito, il motore
a pistoni radiali
Thorx CLM 5 C
requisito obbligatorio per qualsiasi applicazione
collegata alla rete, in quanto livella la corrente e
stabilizza il consumo energetico. Diversi costruttori
di gru la forniscono integrata, con o senza
batterie. A volte le batterie e i filtri sono collocati
all’interno del veicolo, altre volte all’esterno. È
possibile scalare il pacco batterie e scegliere di
utilizzare uno, due o tre filtri LCL a seconda delle
esigenze di alimentazione. Questa tecnologia
è utilizzata anche nell’oil&gas. In questi casi, le
batterie possono essere collocate su un rimorchio.
Stiamo presentando una configurazione tipica: una
trasmissione combinata con un motore elettrico.
Questa configurazione è destinata a mercati di
nicchia come le piattaforme aeree. In queste macchine,
la trasmissione elettrica viene utilizzata
principalmente per spostare l’unità dal punto A
al punto B. Ecco perché la durata della batteria e
la richiesta di potenza sono meno importanti. Per
le batterie ci affidiamo ai nostri partner selezionati
e ci occupiamo di tutto il resto internamente:
elettronica, idraulica e controlli. Forniamo soluzioni
complete in cui le batterie sostituiscono efficacemente
i motori, da cui il nome Danfoss Power
Solutions».
Passiamo agli endotermici, in compagnia di
Giuseppe Bertoli, Head of Sales Development,
Cam Lobe Motors, Danfoss Power Solutions.
«Al bauma stiamo ampliando la nostra gamma
di motori a pistoni radiali», ci ha detto Bertoli.
«Due anni fa abbiamo lanciato la serie S nella
misura 8 destinata alle minipale compatte, il nostro
mercato principale. Con la nuova struttura
interna di Danfoss, la business unit cam lobe è
stata integrata nella divisione Hydrostatics. Èd
è perfettamente logico, poiché questi motori fanno
parte dei sistemi di propulsione idrostatici a
circuito chiuso.
Due nuovi modelli di cam lobe
Oggi presentiamo due nuovi modelli: il CLM 12T,
un motore a trasmissione diretta per cingoli, disponibile
nelle versioni a una o due velocità. A
differenza dei modelli precedenti con alberi a
ruota dentata per trasmissioni a catena, questo
motore si collega direttamente al cingolo. Il
CLM 4S è un motore a pistoni radiali più piccolo,
progettato per pale compatte di piccole e medie
dimensioni. Quattro miglioramenti chiave: maggiore
durata e resistenza; efficienza meccanica
per prestazioni migliori; compattezza e migliore
controllabilità. Ciò significa una transizione più
fluida tra le gamme di velocità con uno shock
minimo. Un’altra caratteristica fondamentale è
l’integrazione dei freni multidisco. A differenza
delle soluzioni concorrenti che utilizzano sistemi
di “frizione a denti”, ottimi per il freno di stazionamento
ma limitati in caso di uso ripetuto
in situazioni di emergenza, i nostri freni sono
progettati per l’uso in stazionamento o in situazioni
di emergenza e durano molto più a lungo.
Abbiamo anche aumentato il numero di pistoni
riducendone le dimensioni. Ciò riduce l’attrito
e migliora sia la longevità che le prestazioni».
38
39
Komatsu. Al bauma
SILENZIO
SI LAVORA
Komatsu sta capitalizzando le
risorse internalizzate due anni fa con
l’acquisizione di American Battery
Solutions. Al bauma ha presentato tre
miniescavatori elettrici. Noi abbiamo
chiesto lumi a Paul Dickinson, Product
manager dell’azienda giapponese
PC33E, inizialmente solo con una tettoia. Ora
è dotato di una cabina completamente chiusa ed
è prodotto in Europa per il mercato continentale.
Questa settimana al bauma presentiamo due
escavatori elettrici più piccoli, i modelli da 2 tonnellate
e 2,5 tonnellate, insieme a diverse macchine
in pre-produzione progettate per le prove
di mercato: il PC30E, il PC138E e il PC210E.
Questi ultimi entreranno in piena produzione nei
prossimi anni. “Quanti motori hanno queste macchine?
E che tipo di cicli di carico possono gestire
utilizzando i sistemi BEV?” Per le nostre macchine
di produzione nella classe più piccola, la
gamma va da 2 a poco più di 3 tonnellate, con tre
modelli in quel segmento. All’altra estremità, le
nostre grandi macchine da miniera, quelle unità
collegate, sono in grado di produrre una potenza
enorme. Se dovessero funzionare a piena potenza
al Bauma, probabilmente esaurirebbero l’intera
fornitura di elettricità del quartiere fieristico!».
Se guardiamo alle previsioni pre-pandemia,
l’aspettativa era che entro il 2025 o il 2027 la
maggior parte delle macchine edili sotto i 56 chilowatt
sarebbe stata elettrificata. Siamo indietro
rispetto a quella tempistica?
«In parte sì. Ma Komatsu rimane fermamente impegnata
nell’elettrificazione. Non ci sono dubbi
sulla direzione che stiamo prendendo, è solo una
questione di tempistica. Stiamo anche esplorando
soluzioni che vanno oltre quelle puramente
elettriche a batteria. In Giappone stiamo svilupterra
Nelle vene di Komatsu scorre da sempre il
sangue del cantiere. E si è voatata alla elettrificazione
del parco macchine in questo
ambiente di lavoro. Nel 2023 ha acquisito American
Battery Solutions, con sede a Detroit, nel
Michigan. L’acquisizione di ABS è stata finalizzata
allo sviluppo e alla produzione di macchine
alimentate a batteria grazie all’integrazione
delle competenze delle ingegnerie giapponese e
americana. Le prime macchine prodotte con batterie
ABS saranno destinate alle cave del Nord
e del Sud America, dove la richiesta di elettrificazione
è più vivace. Al bauma 2025 Komatsu
ha presentato tre nuovi miniescavatori elettrici,
PC20E, PC26E e PC33E. Abbiamo parlato con
Paul Dickinson, Product Manager di Komatsu,
per approfondire l’argomento.
L'intervista a Paul Dickinson
«All’ultima edizione del bauma Monaco abbiamo
presentato l’escavatore elettrico PC4000, la
nostra prima macchina da miniera elettrificata.
Da allora abbiamo ampliato la gamma fino al
PC7000, con tutti i modelli intermedi ora disponibili
sia in versione diesel che elettrica. All’edizione
precedente abbiamo anche presentato un
prototipo di pala gommata completamente elettrica,
che ora è giunta quasi alla fase di pre-produzione.
Abbiamo quindi compiuto passi da gigante
nello sviluppo della nostra gamma elettrificata.
Abbiamo anche lanciato l’escavatore elettrico
pando attivamente tecnologie a idrogeno, tra cui
celle a combustibile e motori a combustione interna
a idrogeno”.
Ritiene che i motori a combustione a idrogeno
siano preferibili alle celle a combustibile per le
applicazioni mobili industriali?
“C’è sicuramente spazio per entrambi. Un
motore a idrogeno sostituisce essenzialmente
unednotermico tradizionale e aziona la pompa
idraulica più o meno allo stesso modo. Al contrario,
le celle a combustibile generano elettricità
che alimenta la macchina, in modo simile
a come funzionano i sistemi elettrici a batteria.
Riteniamo che le celle a combustibile siano più
adatte alle macchine di grandi dimensioni. Il
nostro approccio attuale è quello di utilizzare
batterie per macchine fino a 20-25 tonnellate.
Oltre questa dimensione, le batterie necessarie
diventano troppo grandi e pesanti. Quindi,
avremmo bisogno di batterie rapidamente sostituibili
o di sistemi a celle a combustibile, supponendo
che siano disponibili infrastrutture di
stoccaggio e rifornimento di idrogeno in loco.
Stiamo valutando varie composizioni chimiche.
Guardando al futuro, la nostra roadmap per
l’elettrificazione include il lancio di escavatori
completamente elettrici da 14 e 21 tonnellate,
attualmente in fase di sviluppo. Abbiamo anche
una visione più ampia della neutralità carbonica,
non concentrandoci solo sull’elettrificazione
o sull’idrogeno. Ad esempio, il nostro PC210E
è dotato di un motore diesel ad altissima efficienza
per ridurre le emissioni nel frattempo.
Allo stesso modo, anche le nostre ultime pale
gommate utilizzano motori diesel altamente efficienti
e nuove trasmissioni idromeccaniche che
riducono il carico del motore e migliorano il
risparmio di carburante».
Parliamo di ibrido
E i propulsori ibridi? Utilizzate una configurazione
parallela o in serie?
«Si tratta di un sistema di tipo parallelo. Il motore
continua ad azionare direttamente la pompa
idraulica, come negli escavatori tradizionali. Tuttavia,
il movimento di rotazione è completamente
elettrico, alimentato da un motore di rotazione
e supportato da un ultracondensatore. Abbiamo
un motore-generatore posizionato tra il motore
e la pompa. Fornisce energia elettrica e cattura
l’energia rigenerativa durante la decelerazione
della rotazione. L’energia immagazzinata viene
quindi utilizzata per assistere l’accelerazione del
motore, migliorando l’efficienza del carburante.
Il risultato è un risparmio di carburante del 20%
circa e un aumento della produttività del 15%
rispetto ai modelli convenzionali. Ad esempio,
rispetto a un PC360 standard, la versione ibrida
offre sia una maggiore efficienza che prestazioni
migliori. Abbiamo in programma di estendere
questo sistema ibrido agli escavatori più grandi
nella gamma 50-70 tonnellate».
A sinistra, il
miniescavatore
PC38MR al
lavoro in un’area
residenziale. Di
seguito, la PC33E,
l’alto di gamma
della triade di
miniescavatori
elettrificati svelati al
bauma 2025
40
41
ecomotive solutions. E il treno a bioGNL
RETROFIT SU ROTAIA
Nel futuro prossimo della geografia turistica italiana potrebbe esserci la
valorizzazione delle linee ferroviarie d’antan. Una tendenza già in essere. E il
materiale rotabile? Rimotorizzato bio-GNL, almeno a giudicare dalla trasformazione
della ALN668, voluta da Trenitalia ed eseguita da Ecomotive Solutions
La corsa inaugurale
della storica
automotrice
ALn668 riconvertita
a BioGNL è
avvenuta il 16
aprile, con
partenza da
Ancona
Polemiche sul materiale rotabile a idrogeno?
C’è addirittura chi istiga ad azzerare gli investimenti
sulle “hydrogen valley”. Allarmismo,
a noi pare che sia così. È pur vero che esistono
soluzioni disponibili e facilmente digeribili, per
rinnovare l’obsoleto parco ferroviario. Un esempio
proviene dalla’automotrice ALN668 riconvertita a
Biometano Liquido. Un progetto voluto da Fondazione
FS Italiane, Snam e Hitachi Rail. Ecomotive
Solutions si è occupata della riconversione del propulsore
da diesel a bio-GNL. Interviene in soccorso
l’onnipresente Roberto Roasio. «Il tutto è nato
all’inizio del 2019, quando si palesò la precisa. richiesta
della Snam, che provvide a metterci in contatto
con Fondazione Trenitalia, Trenitalia Grandi
officine e Hitachi Rail. Prima del Covid esisteva
un prototipo e, quando i motori sono stati infine
messi a punto, il treno è stato praticamente tirato a
lucido da Fondazione Trenitalia. Abbiamo messo a
disposizione le nostre competenze per allocare due
serbatoi Gnl da 450 litri nel sottocassa, al posto dei
due serbatoi diesel, perché ogni cassa percorresse
almeno 500 chilometri di missione giornaliera. I
motori Fiat da 13,79 litri erano equipaggiati con
delle turbine Braun Boveri. La potenza era calmierata,
per garantire longevità al motore». Queste littorine
corrono il rischio di slittare di fronte a una
curva di coppia troppo “gonfia”. Considerando il
“downrating” fisiologico alla riconversione a gas,
il fatto di essere stato originariamente detarato ha
consentito a Ecomotive di spremere qualche cavallo
in più dal motore. «Abbiamo partecipato alla riqualificazione
dell’impianto, compreso il cambio
elettropneumatico», prosegue Roasio, «e interfacciato
l’elettronica di controllo con il vetusto sistema
originale. È molto più silenzioso e non riscontra
quasi più l’insorgenza di fumo al minimo». Dopo
questa lunga gestazione, complicata dala clausura
pandemica, alla fine dell’estate 2024 è infine arrivata
l’autorizzazione al trasporto persone. Il fardello
burocratico di carte, scartoffie e permessi è stata
preso in carico da Hitachi. La sperimentazione è
avvenuta sulla Sulmona Carpinone, l’inaugurazione
sulla Fabriano-Pergola, da Ancona. Retrofit applicato
al turismo. Questa operazione potrebbe rivelarsi
proedeutica al rilancio di tratte ferroviarie storiche.
La mano di Ecomotive Solutions
Torniamo a bomba sulla meccanica. Candele d’accensione,
sistema iniezione in alta pressione e sistema
di regolazione, serbatoio criogenico, con la collaborazione
della HVM di Livorno. E il rifornimento?
Snam ha sviluppato un veicolo leggero, capace di
stoccare 1.200-1.300 litri di bio-GNL all’interno di
serbatoi criogenici, per rifornire i veicoli a ridosso
dei binari, in zone autorizzate dai Vigili del fuoco,
lontane dalle banchine. Il combustibile proviene da
una stazione di rifornimento e mantiene così la corretta
pressione per l’iniezione della parte gassosa. Tra
il motore e il serbatoio è collocato un heat exchanger.
A proposito dell’idrogeno, «quello verde non è sostenibile
in termini di costi, almeno in tempi relativamente
stretti», suggerisce Roasio. «L’idrogeno
grigio è già competitivo, ma perché fare questi
passaggi quando si può utilizzare direttamente il
biometano? Questo progetto dimostra che la decarbonizzazione
ferroviaria è realizzabile oggi, con
tecnologie disponibili e sicure».
nella transizione
energetica
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La rivista VADO E TORNO affonda le radici nel 1962 e rappresenta l’antologia
del camion dal boom economico ai nostri giorni. Le riviste AUTOBUS e
TRATTORI la affiancarono successivamente nella descrizione aggiornata di
quanto avviene nel trasporto persone e nella meccanizzazione agricola.
L’ultimogenita è e-CONSTRUCTION, dedicata al movimento terra. Mondi che
rappresentano, per noi di POWERTRAIN, gli scenari di quelle che su queste
pagine chiamiamo applicazioni. Ad ogni uscita proporremo la sintesi di un
articolo pubblicato sui numeri precedenti delle riviste di VADO E TORNO
EDIZIONI, la nostra casa comune. Senza timore di smentita possiamo parlare
di “filiera corta”: la catena cinematica e le macchine che la sostanziano.
MAGGIO
2025
MENSILE
€ 3,00
Prima immissione:
8 maggio 2025
VADO E TORNO EDIZIONI
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ISSN 0042 2096 Poste Italiane
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27/02/2004 n° 46) art. 1,
comma 1, LO/MI
MISANO
LE CORSE
LE NOSTRE
PROVE
LA FESTA
SALONI
AL SUPER
BAUMA IL
RITORNO DEL
CAMION
negli Usa
il truck
viaggia da
solo
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SE CON
L’eSPRINTER
MERCEDES
FA 400
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MAGGIO N. 5 - 2025
ANNO 34°- euro 5,00
Quartetto
di batterie
CONFRONTO URBANI 12 METRI BEV: IVECO BUS, SCANIA-HIGER,
SOLARIS E VDL ● PRESENTAZIONE HYUNDAI ELEC CITY FC
● BATTERIE FABBRICA E STRATEGIE BORGWARNER ● INCHIESTA
MERCATO PRIMO TRIMESTRE AL MICROSCOPIO ● FIERA AL MOBILITY
MOVE DI BERLINO ● AMARCORD IL MEZZO SECOLO DI IVECO
ioioni
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FOCUS: LA ROULETTE DEI DAZI. L’UNICA COSA CERTA È L’INCERTEZZA
IN CAMPO: NEW HOLLAND T7.340 HD, MASSEY FERGUSON 9S.370
N.5 - 2025 ANNO 30°
MAGGIO
Heavy Duty
FOCUS
ELETTRIFICAZIONE
Quale futuro in un
mercato sostanzialmente
fermo per mancanza di
domanda?
TEST IN CAMPO
Escavatore idraulico
HYUNDAI HX520AL
Pala gommata
HIDROMEK HMK640 WL
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SUPPLEMENTO A TRATTORI
N°1 2025
APRILE
Bauma
2025
ESCAVATORI IDRAULICI
Le novità di Bauma
tra nuove serie e
ampliamenti di offerta
da Vadoetorno n. 5/2025 da AUTOBUS n. 5/2025
da TRATTORI n. 5/2025 da e-construction n. 5/2025
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Estratto da ‘VADO E TORNO’ n. 5, 2025
Estratto da ‘AUTOBUS’ n. 5, 2025
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LA FESTA
SALONI
AL SUPER
BAUMA IL
RITORNO DEL
CAMION
negli Usa
il truck
viaggia da
solo
PROVE
SE CON
L’eSPRINTER
MERCEDES
FA 400
CONFRONTO URBANI 12 METRI BEV: IVECO BUS, SCANIA-HIGER,
SOLARIS E VDL ● PRESENTAZIONE HYUNDAI ELEC CITY FC
● BATTERIE FABBRICA E STRATEGIE BORGWARNER ● INCHIESTA
MERCATO PRIMO TRIMESTRE AL MICROSCOPIO ● FIERA AL MOBILITY
MOVE DI BERLINO ● AMARCORD IL MEZZO SECOLO DI IVECO
Oltre seicentomila
persone hanno
visitato l’edizione
2025 di Bauma,
vero e proprio
riferimento
globale del
construction. E
sono tornati i
truck grazie alla
partecipazione di
Mercedes, Man,
Volvo e Scania
Parte da Vienna
l’offensiva
europea di uno
storico player
nel segmento
idrogeno:
Hyundai ha
firmato un bus
con carrozzeria
Tam in grado di
lavorare anche
con H2 a 700 bar
bauma in grande spolvero
Hyundai Elec FC 12
L’ultima Bauma, la principale
fiera al mondo nel settore delle
macchine per costruzioni,
risaliva all’ottobre del 2022. Si
usciva dalla terribile pandemia, si
immaginava un mondo nuovo. In
quel mondo, non si pensava che
sarebbe potuto tornare Donald
Trump, sconfitto due anni prima
dal rivale Joe Biden, che divampassero
due conflitti devastanti
in Ucraina e in Medio Oriente
e che proprio Trump spingesse
l’economia mondiale a un passo
dalla recessione.
Il ritorno
del truck
Pochi, insomma, avrebbero potuto
pensare che sarebbe stato
proprio lui il convitato di pietra
dell’edizione 2025, quella che ha
segnato il ritorno alla collocazione
primaverile più classica.
Reagire alle svolte
inaspettate
La parola dazi, insomma, è più
volte riecheggiata tra i corridoi
dei padiglioni monegaschi
e nell’immensa distesa di macchine
da lavoro che caratterizza
l’area esterna di Bauma. E non
a caso: gran parte delle aziende
espositrici hanno interessi globali
e saranno ovviamente interessate
dai balzelli aggiuntivi che
l’amministrazione americana ha
prima annunciato e quindi congelato.
Vera e propria spada di
Damocle su un mercato, quello
delle macchine per costruzioni,
(...)
Prosegue a pag. 42
di Vado e Torno di Maggio
2025. Inquadra il QRcode e
leggi l’articolo integrale.
Le Un avvicinamento in sordina:
sulla scorta di una serie
di test su strada specifici
presso clienti effettuati nel corso
degli anni passati, Hyundai è ora
pronta a offrire sul mercato europeo,
partendo dall’Austria, la sua
expertise in ambito di applicazioni
fuel cell. Non solo tramite la
collaborazione con Iveco Bus, ma
anche attraverso un’offerta dedicata
composta da un 12 metri urbano
visto alla fiera Mobility Move
di Berlino. Al quale seguirà,
nel 2027, una versione articolata.
Io ci
credo
L’ingresso in campo di un peso
massimo dell’idrogeno come
Hyundai segnala la presenza di
un interesse mai sopito per una
tecnologia che tuttavia, ad oggi,
copre una risicata minoranza
delle flotte a zero emissioni in
circolazione nel continente. Laddove
in Italia due maxi progetti
vedranno grande protagonismo
della tecnologia H2 (Bologna e
Venezia valgono, messe insieme,
circa 250 bus fuel cell), l’immatricolato
europeo a zero emissioni
del 2024 ha visto 95 bus Bev
e 5 Fcev ogni 100 immatricolati.
Da Vienna all’Europa
L’autobus a idrogeno Hyundai
Elec Fc 12 è frutto della collaborazione
tra il gruppo sudcoreano,
artefice del telaio, e l’impresa
slovena Tam, a cui è demandata
la realizzazione della carrozzeria.
(...)
Prosegue a pag. 32
di Autobus Maggio 2025.
Inquadra il QRcode e
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46
47
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N°1 2025
APRILE
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Heavy Duty
FOCUS: LA ROULETTE DEI DAZI. L’UNICA COSA CERTA È L’INCERTEZZA
IN CAMPO: NEW HOLLAND T7.340 HD, MASSEY FERGUSON 9S.370
Estratto da ‘TRATTORI’ n. 5, 2025
Estratto da ‘e-Construction’ n. 1, 2025
FOCUS
ELETTRIFICAZIONE
Quale futuro in un
mercato sostanzialmente
fermo per mancanza di
domanda?
TEST IN CAMPO
Escavatore idraulico
HYUNDAI HX520AL
Pala gommata
HIDROMEK HMK640 WL
Bauma
2025
ESCAVATORI IDRAULICI
Le novità di Bauma
tra nuove serie e
ampliamenti di offerta
Prima l’annuncio
roboante di
dazi ‘reciproci’
alle nazioni di
praticamente tutto
il mondo. Poi il
dietrofront e l’avvio
delle trattative,
caso per caso.
L’uragano Trump
ha colpito alla
radice il concetto
di globalizzazione.
Anche per il
mondo agricolo.
E l’unica cosa che
regna sovrana è
l’incertezza
Inchiesta
Escavatori. Tecnologia & elettrificati
Gli escavatori
idraulici sono
i protagonisti
assoluti del
mercato e non
basterebbe
un libro per
parlarne in modo
approfondito.
A Bauma sono
presenti declinati
in versioni di
ogni tipo e con
allestimenti
che vanno
dal semplice
scavo fino ai più
complessi bracci
da demolizione e
movimentazione
L’unica cosa certa è l’incertezza,
tutti i centri studi si
stanno dando da fare per
capire che cosa potrebbe succedere
nel caso l’amministrazione
Trump dovesse riproporre i dazi
proclamati in diretta tv e poi
sospesi.
Studi su studi per capire l’elasticità
della domanda, quali i
beni più colpiti quali le esclusioni
da contrattare e quali ritorsioni
da progettare, riflessioni
sull’evoluzione dei beni di lusso,
se sono destinati a diventare di
Lascia o
raddoppia
superlusso o se invece rimarranno
accessibili alla classe media
e se l’italiano Parmigiano rischia
di essere sostituito da un parmesan
da quattro soldi made in
USA. Di certo c’è che qualcosa
nelle logiche di chi fa impresa è
destinato a cambiare a prescindere
dalle decisioni di Trump,
questo perché quello che conta
è l’incertezza ingenerata, l’idea
che tutto possa cambiare da un
momento all’altro destabilizzando
la catena di approvvigionamento
di imprese, città o intere
nazioni.
Incertezza
globale
È un sentimento che si è sviluppato
negli ultimi anni quando si è
passati dalla shock economy, che
era un ‘movimento’ principalmente
finanziario, a questo
(...)
Prosegue a pag. 18
di Trattori Maggio 2025.
Inquadra il QRcode e
leggi l’articolo integrale.
Sono i protagonisti incontrastati
dei cantieri. Una
crescita che, a livello globale,
non trova fine e che, anzi,
ha un andamento esponenziale
grazie anche all’accoppiamento
con attrezzature sempre più sofisticate
e pensate per impieghi
estremamente specifici. Nessuno,
all’epoca, avrebbe pensato che la
macchina inventata dai F.lli Bruneri
a Torino sarebbe diventata la
regina incontrastata dei cantieri
mondiali. E non è affatto un caso
che i costruttori continuino a
Irrinunciabili
protagonisti
dedicare grandi sforzi economici
per migliorare una macchina
che per molti potrebbe sembrare
già perfettamente “finita”. In realtà
l’avvento dell’elettronica ha
permesso di apportare un’evoluzione
ulteriore nella direzione
della gestione complessiva, delle
opzioni idrauliche e, soprattutto,
delle attrezzature. Senza però mai
dimenticare, ovviamente, che gli
escavatori idraulici devono avere
una sostanza “hard” che permetta
loro di essere produttivi, efficienti
e affidabili. Concetti che alcuni
costruttori, alla luce di una forte
invasione dell’elettronica, sembra
che abbiano dimenticato. A
bauma è quindi possibile vedere
lo stato dell’arte nel settore con
molte novità che avranno come
oggetto soprattutto applicazioni
speciali, nicchie specifiche e implementazione
di tecnologie
(...)
Prosegue a pag. 30
di e-Construction di Aprile
2025. Inquadra il QRcode e
leggi l’articolo integrale.
48
49
LAURINI OFFICINE MECCANICHE E SCANIA
CORREVA
L’ANNO
1955
Nel sottopancia di
Settanta, veicolo
concepito da Laurini
per il 70° compleanno
dell’azienda parmense,
c’è il 9,3 litri di Scania
oem&motori
50
Che cosa hanno combinato
quelli di Laurini, per celebrare
i 70 anni di attività in
quel di Busseto? Vi risparmiamo
l’immediata assonanza con l’eco
verdiana. Coerentemente alla
propria missione, hanno dato
corpo a un eccentrico e versatile
escavatore idraulico che di
nome fa proprio Settanta. In altri
termini, un veicolo multifunzione
in grado di spaziare tra applicazioni
differenti fra loro. In
cabina di regia siede lo Scania
DC09, 5 cilindri in linea da 9.3
litri e 257 chilowatt a 1.800 giri,
com turbina a geometria variabile
e common rail XPI. Il posizionamento
longitudinale, con
gli scambiatori collocati posteriormente,
deriva dall’architettura
della macchina. La cabina
deve infatti rimanere all’interno
della sagoma di 2,50 metri della
torretta, mantenendo il braccio
sostanzialmente nell’asse della
ralla (si scosta di pochissimi
centimetri) per ottimizzare al
massimo la distribuzione dei carichi
e la simmetria della macchina.
L’impostazione progettuale
prevede, come elemento
sostanziale, l’incernieramento
del braccio in posizione arretrata
rispetto a quanto siamo normalmente
abituati con gli escavatori
convenzionali. Una scelta
progettuale volta ad ottimizzare
il baricentro per riuscire ad effettuare
sollevamenti importanti.
L’altra scelta particolare è il posizionamento
dei due cilindri di
sollevamento al di sotto, e non
sui fianchi, del braccio.
Pur essendo una macchina compatta
e agile, il Settanta ha prestazioni
che lo mettono in competizione
con un mezzo di classe
superiore. È in grado di lavorare
ad un’altezza massima al perno
di 24,5 metri con un’attrezzatura
da 3.000 chili. Se scegliamo
invece di lavorare con il braccio
demolizione/scavo con triplice
articolazione si arriva a 14,5 metri
con un utensile da 5.000 chili.
Motori e componenti per OEM
Cultura, tecnica, impieghi
e mercato del motore diesel.
Fondato nel 1986
Direttore responsabile
Maurizio Cervetto
Coordinatore redazionale
Fabio Butturi
In redazione
Stefano Agnellini, Ornella Cavalli,
Fabrizio Dalle Nogare, Stefano Eliseo,
Fabio Franchini, Riccardo Schiavo,
Cristina Scuteri, Luca Vitali
Impaginazione e grafica
Marco Zanusso
Gestione editoriale
Fabio Zammaretti
Stampa
Industrie Grafiche RGM srl,
Rozzano (Mi)
Fotolito
Industrie Grafiche RGM srl,
Rozzano (Mi)
Autorizzazione del tribunale
di Milano n.860 del 18 dicembre 1987
Registro Nazionale della Stampa
n. 4596 del 20/04/1994
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n° 46) art. 1, comma 1, LO/MI
VADO E TORNO
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Copie arretrate
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IFM DECARBONIZATION PATHWAY
883 3280
The Next Generation Power for Generators
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DX05
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Mobile
Upcoming Model
kWm
Model DX05 DX08 DX12 DX15 DX22
Engine Type L4 L6 L6 V8 V12
Displacement (L) 5.0 7.5 11.1 15.1 21.9
Bore x Stroke (mm) 110 x 132 110 x 132 123 x 155 128 x 147 128 x 142
Dry Weight* (kg) 611 819 1058 1345 1676
Fuel system Common Rail Common Rail Common Rail Common Rail Common Rail
Aspiration TI** TI TI TI TI
Dimension*
(LxWxH, mm)
1096 x 887 x 1146 1319 x 967 x 1187 1411 x 1133 x 1323 1713 x 1417 x 1684 1658 x 1593 x 1701
* : Weight and Dimensions refer to the engine only (and do not include the radiator or ATS)
HVO
** : Turbocharged and intercooled G ATB
Compatible
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