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Questo libro vuole rappresentare un’ispirante testimonianza di successo e determinazione riguardante il mondo degli affari. In queste pagine intendo condividere la mia esperienza personale come imprenditore, offrendo preziosi consigli e strategie per coloro che desiderano intraprendere una carriera imprenditoriale. Il libro seguirà la mia vita, a partire dalle mie umili origini fino a quando sono diventato un imprenditore di successo. Condividerò le sfide e le difficoltà che ho affrontato lungo il mio percorso, ma anche le vittorie e i momenti di gratificazione che ho ottenuto grazie alla mia determinazione e al mio impegno. Una delle principali tematiche che 15 affronterò nel libro riguarda l’importanza della pianificazione e della strategia nel mondo degli affari. In particolare, vorrei sottolineare l'importanza di avere una visione chiara dei propri obiettivi e di sviluppare un piano d'azione dettagliato per raggiungerli. Attraverso esempi concreti e storie di successo, dimostrerò come una corretta pianificazione possa fare la differenza tra il successo e il fallimento. Affronterò anche l’importanza delle competenze di leadership e della gestione del tempo, condividendo le mie strategie personali per motivare e guidare il mio team verso il successo. Ritengo che questi consigli preziosi siano applicabili non solo nel mondo degli affari, ma anche in molte altre sfere della vita.

Questo libro vuole rappresentare un’ispirante
testimonianza di successo e determinazione
riguardante il mondo degli affari. In queste pagine
intendo condividere la mia esperienza personale
come imprenditore, offrendo preziosi consigli e
strategie per coloro che desiderano intraprendere
una carriera imprenditoriale.
Il libro seguirà la mia vita, a partire dalle mie umili
origini fino a quando sono diventato un
imprenditore di successo. Condividerò le sfide e le
difficoltà che ho affrontato lungo il mio percorso, ma
anche le vittorie e i momenti di gratificazione che ho
ottenuto grazie alla mia determinazione e al mio
impegno. Una delle principali tematiche che
15
affronterò nel libro riguarda l’importanza della
pianificazione e della strategia nel mondo degli
affari.
In particolare, vorrei sottolineare l'importanza di
avere una visione chiara dei propri obiettivi e di
sviluppare un piano d'azione dettagliato per
raggiungerli. Attraverso esempi concreti e storie di
successo, dimostrerò come una corretta
pianificazione possa fare la differenza tra il
successo e il fallimento.
Affronterò anche l’importanza delle competenze di
leadership e della gestione del tempo, condividendo
le mie strategie personali per motivare e guidare il
mio team verso il successo. Ritengo che questi
consigli preziosi siano applicabili non solo nel
mondo degli affari, ma anche in molte altre sfere
della vita.

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Libri di Business



Cristiano Borriero

L’inizio di una vita

imprenditoriale

I principi di una ripresa economica

dopo il fallimento


Titolo

L’inizio di una vita imprenditoriale – I principi di una ripresa

economica dopo il fallimento

Autore

Cristiano Borriero

Editore

Alessandro Gian Maria Ferri

Direttrice Editoriale

Lisa Ferri

Curatore

Nat Gildi

Editors

Nat Gildi, Gianluigi Cervellino

Grafica di copertina

Gabriele Ponti

Sito internet

https://edizionie100.com/

Codice ISBN: 979-12-81549-50-0

Tutti i diritti sono riservati a norma di legge. Nessuna parte di

questo libro può essere riprodotta con alcun mezzo senza

l’autorizzazione scritta dell’Autore e dell’Editore. È espressamente

vietato trasmettere ad altri il presente libro, sia in formato

cartaceo, sia elettronico, sia per denaro, sia a titolo gratuito. Le

strategie riportate in questo libro sono frutto di anni di studi e

specializzazioni; quindi, non è garantito il raggiungimento dei

medesimi risultati di crescita personale o professionale. Il lettore

si assume piena responsabilità delle proprie scelte, consapevole

dei rischi connessi a qualsiasi forma di esercizio. Il libro ha

esclusivamente scopi illustrativi e formativi.

Edizioni &100 S.R.L., Roma

Prima edizione Edizioni &100 Marketing – Libri di Business

(Gennaio 2024)


La casa editrice Edizioni &100 Marketing, fondata a Roma il 17 dicembre

2020, si è espansa a Milano nel 2021 e in provincia di Frosinone nel 2023,

specializzandosi in opere sartoriali curate in ogni dettaglio. Con un

approccio unico e personalizzato, soddisfa le esigenze e le aspettative di

ogni autore, offrendo una vasta gamma di collane editoriali pensate per

abbracciare ogni genere e stile narrativo. Le collane includono:

- Libri di Business: Per imprenditori e professionisti ambiziosi.

- Big people’s life: La tua storia, il tuo lascito.

- Storytellers: Dove storie uniche prendono vita.

- Dungeons & Stories: Viaggi infiniti verso la creatività.

- Bards & Songs: Per coloro che sognano con le parole.

- Young: Opere destinate al pubblico dei giovanissimi.

Il seguente libro appartiene alla collana Libri di Business, una serie

ideata per professionisti e imprenditori che mirano a condividere le

loro esperienze e conoscenze, così da trasmettere il proprio sapere a

terzi.

La casa editrice, oltre alla realizzazione dell’opera editoriale, offre inoltre

un servizio completo di personal branding per gli autori, includendo la

realizzazione di biglietti da visita con QR Code, siti web personalizzati

con foto e contenuti dettagliati, la gestione di post social su diverse

piattaforme, comunicati stampa, eventi in location uniche e molto altro.



“La cultura si mangia la strategia per colazione.”

Peter Drucker



La chiave del successo è credere nel proprio potenziale e avere

fiducia nel proprio percorso.



Tavola dei contenuti

Introduzione ....................................................................... 15

Capitolo 1: La famiglia ...................................................... 19

Capitolo 2: La fiducia in sé stessi ............................... 35

Capitolo 3: L’angoscia imprenditoriale ...................... 41

Capitolo 4: Le notti in bianco....................................... 49

Capitolo 5: Il socio ........................................................... 59

Capitolo 6: Mi sono ritrovato solo ...............................71

Capitolo 7: Giudizio per inadempimento................... 77

Capitolo 8: Come liberarsi dai debiti ......................... 89


Capitolo 9: La bancarotta economica ....................... 101

Capitolo 10: Dopo il fallimento ................................... 109

Capitolo 11: (Ri)partire da zero a zero ....................... 117

Capitolo 12: Crescita del successo aziendale ........ 125

Conclusione ...................................................................... 133

Ringraziamenti ................................................................. 137




Introduzione

Questo libro vuole rappresentare un’ispirante

testimonianza di successo e determinazione

riguardante il mondo degli affari. In queste pagine

intendo condividere la mia esperienza personale

come imprenditore, offrendo preziosi consigli e

strategie per coloro che desiderano intraprendere

una carriera imprenditoriale.

Il libro seguirà la mia vita, a partire dalle mie umili

origini fino a quando sono diventato un

imprenditore di successo. Condividerò le sfide e le

difficoltà che ho affrontato lungo il mio percorso, ma

anche le vittorie e i momenti di gratificazione che ho

ottenuto grazie alla mia determinazione e al mio

impegno. Una delle principali tematiche che

15


affronterò nel libro riguarda l’importanza della

pianificazione e della strategia nel mondo degli

affari.

In particolare, vorrei sottolineare l'importanza di

avere una visione chiara dei propri obiettivi e di

sviluppare un piano d'azione dettagliato per

raggiungerli. Attraverso esempi concreti e storie di

successo, dimostrerò come una corretta

pianificazione possa fare la differenza tra il

successo e il fallimento.

Affronterò anche l’importanza delle competenze di

leadership e della gestione del tempo, condividendo

le mie strategie personali per motivare e guidare il

mio team verso il successo. Ritengo che questi

consigli preziosi siano applicabili non solo nel

mondo degli affari, ma anche in molte altre sfere

della vita.

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Con il mio libro voglio offrire ai miei lettori una

prospettiva unica sul mondo degli affari e fornire

preziosi insegnamenti per coloro che desiderano

intraprendere una carriera imprenditoriale,

offrendo consigli pratici e strategie che possono

essere applicate da chiunque desideri raggiungere il

successo nel mondo degli affari.

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Capitolo 1: La famiglia

La mia famiglia

La famiglia ha avuto un’importanza fondamentale

nella mia vita. Sono il più giovane di cinque fratelli:

siamo sempre stati molto affiatati, e abbiamo

affrontato uniti ogni problema che ci siamo trovati

davanti.

Sono nato a Livorno nel 1977; mio fratello Daniele e

io siamo nati nel quartiere Venezia, vicino al porto,

mentre le tre sorelle più grandi, Catia, Patrizia e

Simona, sono nate nel quartiere Corea.

Mio padre è stato per molto tempo operaio in una

vecchia vetreria; ha poi aperto la sua azienda nel

settore degli impianti elettrici e industriali. Mia

madre, invece, è sempre stata casalinga; del resto

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non solo aveva cinque figli, ma spesso avevamo

anche due o tre cugini in giro per casa. Mia madre è

pugliese, originaria di un paesino in provincia di

Taranto, San Vito, e il suo attaccamento alla

famiglia, che ci ha trasmesso, ha radici profonde.

I miei genitori si sono conosciuti mentre mio padre

lavorava in un cantiere in Puglia. Quando il lavoro è

terminato, mia madre, che aveva all’epoca diciotto o

diciannove anni, è scappata con lui, e poco tempo

dopo è rimasta incinta di mia sorella Catia (la

maggiore – io e lei abbiamo undici anni di

differenza).

Io, essendo il più piccolo, sono sempre stato il più

coccolato. Sono andato via di casa per ultimo, ma

ancora abbastanza giovane: a ventidue anni vivevo

già con la mia compagna; ciò nonostante abbiamo

sempre seguito fedelmente il rituale del pranzo

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domenicale a casa dei miei genitori a mangiare

l’arrosto e le lasagne. Era un momento molto

importante per la nostra famiglia, per ritrovarci tutti

insieme. Solo negli ultimi anni questa tradizione si è

andata progressivamente perdendo.

Allo stesso modo, ogni estate andavamo a

trascorrere obbligatoriamente almeno un mese in

Puglia, dove mia madre aveva quasi tutta la sua

famiglia.

Nonostante ormai anche in Puglia ci andiamo

sempre meno spesso, le estati della mia giovinezza

trascorse lì continuano a rappresentare dei

bellissimi ricordi che mi porto dentro con affetto e

nostalgia.

Livorno, la città in cui ho vissuto per la maggior

parte della mia vita, è una bella città della costa

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toscana, celebre per il suo porto nel quale

attraccano le navi da crociera. La città è circondata

da fortezze e famosa è la Terrazza Mascagni,

affacciata sul mare, dove sono stati anche girati

molti film.

Ho tanti amici livornesi che parlano della città con

amore ed entusiasmo; lo stesso vale per i miei

fratelli. Io viceversa, un po’ per carattere, un po’

perché ho sempre amato viaggiare, non sono

particolarmente legato alla città.

Sono circa sedici anni che non ci vivo più; mi capita

di andarci per andare a trovare i miei genitori e mio

figlio, ma non sento un attaccamento particolare a

Livorno, né ne sento la mancanza.

Ho tanti ricordi legati alla città, soprattutto risalenti

alla mia infanzia: io e mio padre quando ero bambino

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andavamo sempre a pesca, svegliandoci alle quattro

nei giorni in cui non andavo a scuola, con la nostra

piccola barca che tenevamo nei canali. La passione

per il mare, le barche e la pesca mi è rimasta.

Come dicevo, sono andato a vivere da solo molto

giovane, insieme alla mia ex compagna. Quando ci

siamo messi insieme io avevo quindici anni e lei

diciannove; quattro anni di differenza in età

adolescenziale pesano molto. La nostra relazione è

stata un continuo tira e molla perché io ero

veramente molto giovane.

Poco tempo dopo che siamo andati a vivere insieme,

in una casa nel rione Garibaldi, lei è rimasta incinta

di nostro figlio Matteo. All’epoca tutto sembrava

bellissimo. Abbiamo preso un cane, un Dobermann,

io vedevo mio figlio crescere e mi sembrava di avere

la famiglia perfetta. A volte avevamo qualche

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problema economico, altre volte discutevamo, ma

non davo troppo peso alla cosa, non ci facevo caso.

Ero giovane e vedevo tutto rose e fiori.

Ma per la mia età avevo molte responsabilità: un

figlio, un’azienda, un mutuo sulle spalle. Cose alle

quali i miei amici non pensavano neanche. Avevamo

un gruppo di amici che per me era molto importante,

eravamo circa una ventina e io e la mia ex compagna

uscivamo sempre con loro. Siamo stati i primi del

gruppo ad andare a convivere e ad avere un figlio.

Dover gestire delle responsabilità così serie mentre

i miei coetanei pensavano ancora a divertirsi non era

sempre facile.

Quando io e la mia ex ci siamo separati nostro figlio

era ancora molto piccolo, aveva meno di due anni.

Da lì in poi è andata sempre peggio, discutevamo

moltissimo, anche per cose che non erano davvero

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importanti. Riflettendoci con il senno di poi, da

adulto, mi sono reso conto che forse se fossimo stati

entrambi più flessibili e avessimo provato a

perdonarci, le cose sarebbero andate diversamente.

Quando ci siamo separati, lei ha deciso di farmi la

guerra. Avevamo appena comprato una casa, molto

più grande e più bella di quella in cui avevamo

vissuto fino a quel momento, che si trovava nel

quartiere in cui ero cresciuto. Io lavoravo giorno e

notte, lei lavorava in un supermercato.

Penso che in una separazione le colpe siano sempre

condivise, e sicuramente il fatto che ci fossimo

messi insieme così giovani e avessimo bruciato le

tappe ha contribuito. Entrambi abbiamo commesso

degli errori; avremmo dovuto guardarci allo

specchio e farci delle domande.

25


Lei invece è andata da zero a cento, ha messo in

mezzo avvocati e processi – e non eravamo

nemmeno sposati. Voleva allontanarmi da mio figlio,

ed è riuscita a togliermi tutto: la casa, la macchina,

ho dovuto vendere la moto e la barca. Io non avevo

mai fatto mancare nulla né a lei né a nostro figlio.

È arrivata al punto di entrare nel penale,

rovinandomi anche da un punto di vista lavorativo:

non avevamo ancora deciso come comportarci

rispetto al mantenimento, e prima che potessimo

metterci d’accordo lei ha deciso di denunciarmi per

mancato mantenimento. Non avevo la

documentazione necessaria per difendermi e sono

stato condannato a vari mesi. Potevo vedere mio

figlio solo per brevi periodi e in presenza di un

familiare della madre, come se fosse stato un

oggetto preso in prestito.

26


Il danno maggiore che mi ha fatto è stato da un

punto di vista morale: per me la mia famiglia era

sempre stata perfetta.

Oggi ho un ottimo rapporto con mio figlio, ma non è

stato sempre facile. È cresciuto sentendo la

versione dei fatti di sua madre, che peraltro mi

concedeva di vederlo molto poco e malvolentieri.

Abbiamo iniziato ad avere realmente un rapporto

quando è cresciuto, tra i sette e i nove anni. Ho

lasciato che fosse lui ad avvicinarsi, quando

crescendo ha cominciato a essere in grado di

giudicare da solo chi ero io e come erano andate le

cose tra me e sua madre.

Per stargli vicino mi sono appassionato al basket: lo

accompagnavo a tutti gli allenamenti e andavamo

insieme alle partite, e questo ha contribuito molto a

rafforzare il nostro rapporto. Negli ultimi anni sono

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anche entrato come manager accompagnatore nella

squadra in cui giocava.

Adesso è in quinta superiore e frequenta l’Istituto

Tecnico per Geometri Buontalenti a Livorno. Ci

sentiamo al telefono tutte le sere alle nove e trenta

per darci la buonanotte, e a volte il venerdì sera

andiamo a cena fuori. Adesso che è grande mi chiede

spesso consiglio; ha già deciso di entrare nei

carabinieri come ho fatto anche io in giovane età, e

sta frequentando il corso per diventare sottufficiale.

Il lavoro e la famiglia

Il lavoro nella vita è sicuramente importante, ma

dovrebbe esserlo almeno quanto la famiglia.

Ci sono stati periodi della mia vita in cui lavoravo

letteralmente giorno e notte e non ero mai a casa.

Quel poco che ero presente con la mia famiglia non

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bastava mai; pensavo di dare tutto, ma dare da un

punto di vista economico non è sufficiente nel

momento in cui mancano le cose più importanti: la

presenza, l’affetto, l’ascolto, i momenti condivisi.

Non sapevo di cosa aveva davvero bisogno la mia

famiglia, non riuscivo mai a parlare con la mia

compagna dei suoi problemi, o dei problemi di

nostro figlio. Pensavo di starmi occupando della mia

famiglia, ma in realtà non ne avevo cura. Questa è

una verità che ho imparato nel tempo.

Oggi cerco di essere sempre presente in famiglia, e

di limitare tutto quello che riguarda il lavoro alla

giornata e all’orario lavorativo; quando possibile

evito, per esempio, le cene di lavoro, e rimando le

questioni al giorno dopo per tornare a casa dalla mia

famiglia.

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Viviamo in un sistema sbagliato in cui il lavoro è

tutto; ma anche la famiglia dovrebbe essere tutto. È

importante essere presenti, soprattutto a cena, e

trovare un momento di condivisione e riflessione,

per rilassarsi e parlare di eventuali problemi per

poterli risolvere il più in fretta possibile ed evitare

che diventino insormontabili.

Talvolta gli esseri umani hanno la tendenza a essere

un po’ egoisti e pensare più a sé stessi e alle

soddisfazioni lavorative; dovrebbero invece pensare

di più alla famiglia e ai figli. Bisogna fare molta

attenzione a mantenere un equilibrio tra la sfera

lavorativa e quella personale, occupandosi più della

soddisfazione della propria famiglia che della

propria in ambito lavorativo. È semplicemente una

questione di organizzazione e gestione del tempo.

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Una buona abitudine può essere quella di segnare

ciò che riguarda la famiglia in agenda come se si

trattasse di appuntamenti di lavoro. Bisogna

scrivere “Famiglia” in una sezione dell’agenda e

prendere appunti su tutto ciò che succede, tutto ciò

di cui la famiglia ha bisogno, gli appuntamenti medici

e sportivi, per mantenere la famiglia al centro della

propria vita.

Anche perché ricordiamo sempre che ogni problema

legato alla famiglia avrà delle ripercussioni anche in

ambito lavorativo.

La separazione

La separazione familiare può essere paragonata a

una separazione aziendale.

La vita ci riserva momenti difficili e dolorosi, e la

separazione familiare è uno di questi. Ma se ci

31


fermiamo a riflettere, possiamo notare alcune

similitudini con una separazione aziendale.

In entrambi i casi infatti ci troviamo di fronte a un

cambiamento radicale nella nostra vita. Ci sono

emozioni contrastanti, come la tristezza per la fine

di un legame affettivo o lavorativo, ma anche la

speranza di un nuovo inizio.

La separazione familiare, come quella aziendale,

richiede un periodo di adattamento e di

ristrutturazione delle nostre vite. Dobbiamo

imparare a gestire il dolore e a ricostruire il nostro

equilibrio emotivo.

Ma proprio come in un’azienda che si separa, anche

nella famiglia possiamo trovare nuove opportunità

di crescita e di sviluppo personale. Possiamo

imparare a conoscerci meglio, a valorizzare le

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nostre risorse e a costruire relazioni più sane e

consapevoli.

Quindi, se state attraversando una separazione

familiare, ricordate che potete superare questa fase

difficile.

La vita è fatta di cambiamenti, e spesso sono proprio

le separazioni che ci permettono di crescere e di

scoprire nuove strade.

Affrontate questa sfida con coraggio e

determinazione, e vedrete che alla fine ne uscirete

più forti di prima.

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Capitolo 2: La fiducia in sé stessi

Quando ho perso la fiducia in me stesso

È normale davanti a determinati avvenimenti, sia

della sfera personale che di quella lavorativa,

perdere la fiducia in sé stessi. Del resto come

abbiamo già detto i due ambiti della vita procedono

di pari passo: sbagliando nel personale si sbaglia

anche nel lavoro, e viceversa.

Per quanto riguarda l’ambito personale, ho perso la

fiducia insieme a tutto quello che mi ha portato via

la mia ex compagna nella nostra separazione, sia

materiali che non, e con l’allontanamento da mio

figlio. Mi chiedevo: cosa ho sbagliato? E non riuscivo

a trovare la risposta giusta. Dunque continuavo a

sentirmi insicuro, per esempio quando mi capitava

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di incontrare un’altra donna. Ero bloccato dal timore

di compiere un passo falso e non mi sentivo mai

all’altezza della situazione.

In ambito lavorativo invece ho perso la fiducia in me

stesso dopo aver perso uno, due, tre lavori: non mi

rendevo conto che tutto partiva sempre dalla sfera

personale. Pensavo: “Ho commesso così tanti errori

che non riesco più a concludere niente”.

Fortunatamente, la fiducia in sé stessi si può

riguadagnare con il tempo e con una ricostruzione

paziente, cercando di distaccarsi da quanto è

accaduto e cercando di averne una visione più

oggettiva.

Come riguadagnare la fiducia in sé stessi

Ci sono tanti consigli che si potrebbero dare, e non

è detto che ciò che ha funzionato per me sia efficace

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per tutti, ma io ho elaborato cinque strategie

principali per ritrovare la fiducia in me stesso.

1. Andare in psicoterapia. La cosa più

importante che ho fatto e sicuramente la più

utile è stato un percorso di psicoterapia con

un professionista. Ritrovare la fiducia in sé

stessi richiede infatti un lavoro notevole: non

è facile, e avere la possibilità di appoggiarsi a

qualcuno può fare la differenza. Una cosa che

mi preme sottolineare, è che non dobbiamo

vergognarci di avere bisogno di aiuto. Andare

in psicoterapia dovrebbe essere la norma per

tutti, poco più che una questione di routine

per poter ricevere supporto nelle normali

attività della vita personale e lavorativa. È

fondamentale per diventare più forti e

imparare nuovi modi di pensare e di agire, per

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scoprire delle cose di noi stessi che prima non

sapevamo.

2. Non parlare delle cose negative. Più ci si

pensa, più se ne parla, e più il timore di non

essere abbastanza bravi, capaci, attenti, il

timore di sbagliare, aumenta. Talvolta ne

parliamo per sfogarci, ma ormai quello che è

stato è stato, è impossibile tornare indietro e

continuare a concentrarcisi non porta a nulla

di buono.

3. Parlare delle cose positive. Nel quotidiano,

nella vita di tutti i giorni e negli ambienti di

lavoro, tutti hanno la tendenza a parlare solo

di eventi catastrofici, di tragedie, di drammi;

quando questo succede, cercate di cambiare

discorso, riportandolo su qualcosa di bello e di

piacevole. Questo può avere un impatto

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positivo sulla tua salute mentale e sulle

dinamiche relazionali della tua vita; può

inoltre influenzare l’ambiente che ti circonda

e aiutarti a sviluppare una mentalità positiva.

4. Evitare i telegiornali. Le notizie drammatiche

che riportano infatti possono facilmente

demoralizzare, e portarci a sentirci ancora più

inutili davanti a tutto il male che avviene nel

mondo ogni giorno. Molti professionisti su

questo punto sono d’accordo con me.

Piuttosto, è meglio selezionare fonti di notizie

diverse, più equilibrate e meno

sensazionalistiche.

5. Leggere molti libri per svago. Libri leggeri, di

fantascienza o di avventura per esempio, che

portano la mente a rilassarsi pensando ad

altro. È un allenamento mentale molto facile:

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vivere per qualche ora in un “mondo parallelo”

aiuta ad allontanarsi dai propri problemi e da

tutti i pensieri negativi che ogni giorno

affannano la nostra mente.

Queste strategie sono state fondamentali per me, e

spero pertanto che possano esserlo anche per voi

nel superare dei momenti di particolare fragilità e

insicurezza.

Dobbiamo ricordare che più abbiamo fiducia in noi

stessi e più ci sentiamo sicuri e riusciamo ad

apprezzare ciò che ci circonda. Inoltre mostrandoci

forti, attireremo persone a loro volta forti e sicure di

sé.

40


Capitolo 3: L’angoscia imprenditoriale

Cosa si intende per angoscia imprenditoriale

L’angoscia imprenditoriale è un sentimento che

affligge tutti coloro che si muovono nel mondo degli

affari. Si tratta di un costante senso di

preoccupazione, di incertezza e di pressione sociale

e commerciale. Dipende da vari fattori,

principalmente dal costante senso di competizione

in cui si vive quando ci si muove nel mercato. Si

tratta di un sentimento comune, e perfettamente

normale in tutti coloro che tengono alla loro azienda

e danno peso alle loro azioni. È perfettamente

normale avere paura di commettere degli errori che

potrebbero arrecare qualche danno alla propria

azienda.

41


Ovviamente questo senso di insicurezza, è

accentuato nei casi come il mio in cui si sono vissute

situazioni spiacevoli in passato come la perdita del

lavoro o il fallimento.

Contribuisce sicuramente a questo senso di

angoscia anche l’incertezza del mercato: ci

muoviamo in un mondo in cui le cose potrebbero

cambiare da un momento all’altro, e in cui un

cambiamento repentino, anche uno apparentemente

minimo, può comportare dei danni notevoli. Anche

fattori esterni come cambiamenti normativi e

decisione politiche possono avere un impatto sul

nostro lavoro.

Ma per quanto l’angoscia imprenditoriale sia un

sentimento diffuso e comune, è importante che gli

imprenditori imparino ad affrontarla in modo sano,

adottando strategie per la gestione dello stress.

42


Questo è particolarmente importante, perché

ritrovarsi in preda a un sentimento d’ansia in un

contesto lavorativo, come può essere una riunione

o nel mio caso un cantiere, questo ci può portare ad

avere paura di commettere un errore o di dire la

cosa sbagliata. Quello che cerco di fare io in questi

casi è non pensare troppo: se devo compiere

un’azione la faccio e basta, e così evito di bloccarmi.

Cerco di essere sempre in prima linea quando si

tratta di affrontare un problema o proporre una

soluzione, non mi faccio costringere al silenzio dai

pensieri intrusivi che cercano di convincermi che

sto sbagliando.

Come affrontare l’angoscia imprenditoriale

Esistono molte strategie che possiamo mettere in

atto per gestire l’angoscia imprenditoriale. Quelle

che ho riscontrato essere più efficaci per me sono:

43


1. Pensare positivo. Cerchiamo di concentrarci

sulle cose positive che fanno parte della

nostra vita, sia a livello imprenditoriale che nel

privato. Come abbiamo già detto nel capitolo

precedente, le persone tendono a parlare

sempre e solo di eventi negativi e drammatici;

cerchiamo invece di concentrarci su quanto

c’è di bello nelle nostre vite e nel nostro

lavoro.

2. Non concentrarsi sull’angoscia economica.

Bisogna pensare il meno possibile alle cose da

pagare, che si tratti di un leasing, un mutuo o

semplicemente la bolletta della luce.

L’angoscia economica distrae dal lavoro e

rischia di prendere il sopravvento. È più utile

concentrarsi sull’immediato, affrontare le

sfide giorno per giorno e risolvere i problemi

nel momento in cui si presentano. Non

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pensiamo troppo al domani, evitando così di

anticipare l’ansia per qualcosa che non è

ancora arrivato.

3. Parlare con i colleghi e chiedere consiglio.

Confrontarsi con gli altri è molto importante

per ricevere feedback utili e fare chiarezza su

eventuali dubbi. Se non ci sentiamo sicuri

dell’azione che stiamo per compiere, vogliamo

un secondo parere o non sappiamo qual è il

prossimo passo da fare, chiedere a uno

specialista o a un collega con più esperienza

in quel determinato campo è sicuramente la

cosa più saggia da fare.

4. Non entrare in competizione con i colleghi.

Evitiamo di cercare la sfida o di pensare che

dobbiamo mostrarci a tutti i costi migliori

degli altri. Concentriamoci piuttosto su noi

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stessi e sul fare bene il nostro lavoro,

organizzandolo in base alle nostre esigenze,

non in base a ciò che fanno gli altri. La rivalità

e la competizione portano solo stress

aggiuntivo e non comportano gratificazioni a

lungo termine.

5. Mantenere un equilibrio sano tra lavoro e

vita privata. Cerchiamo sempre di evitare di

portare i problemi di lavoro nel contesto

familiare, e viceversa. Lasciamo a casa i

problemi e lo stress legati alla famiglia e

lasciamo in ufficio i problemi e lo stress legati

al lavoro. Altrimenti rischiamo di lasciarci

distrarre e non concentrarci su quello che

abbiamo davanti in quel determinato

momento.

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6. Imparare a gestire bene il tempo. Se non

abbiamo già degli orari di lavoro prestabiliti,

decidiamoli per noi stessi e imponiamoci di

rispettarli. Non si può lavorare tutto il tempo:

a lungo andare diventa più logorante che

produttivo e non porta ad alcun risultato

positivo. Dalle 18 in poi, pensate alla famiglia,

andate a fare la spesa, andate in palestra,

andate a correre o a fare una passeggiata in

riva al mare. Fate solo attività che vi

distraggano dalla routine lavorativa e che

riguardino il vostro benessere e quello dei

vostri cari. La vita è una sola e dobbiamo

lasciarci il tempo e lo spazio mentale per

godercela, al di fuori del lavoro.

47



Capitolo 4: Le notti in bianco

Come mi sono avvicinato al Buddismo

Molti anni fa facevo arti marziali e il gran maestro

con il quale mi allenavo praticava il Buddismo. Nelle

arti marziali sono riuscito a trovare una forza

interiore che non sapevo di possedere e una

concentrazione che si è rivelata utile in molti ambiti

della mia vita.

All’epoca avevo avuto svariate disavventure da un

punto di vista personale e imprenditoriale, e la

conseguenza era che avevo iniziato a soffrire

d’insonnia. Non dormivo mai, passavo le notti

sveglio in preda all’ansia per tutto quello che mi

stava succedendo e che avevo passato, con la testa

49


piena di pensieri. Ma la notte non è fatta per

pensare.

In quel periodo seguivo dei corsi di economia e

psicologia commerciale; è stato lì che un relatore mi

ha detto che ognuno di noi dovrebbe avere qualcosa

in cui credere, poiché questo ci può rafforzare sia

fisicamente che mentalmente. Se non credi in

niente, come fai a credere in te stesso?

Mi sono dunque avvicinato al Buddismo per

risolvere il mio problema di insonnia e perché ero

alla ricerca di qualcosa in cui credere: ho cominciato

a svolgere degli esercizi mentali e fisici per

rilassarmi ed entrare in sintonia con me stesso.

Il Buddismo nella vita di tutti i giorni

Il Buddismo ha migliorato la mia vita, mi ha fatto

scoprire un nuovo tipo di benessere e mi ha

50


insegnato la concentrazione. Ogni domenica eseguo

un rito: ho il mio Buddha, accendo una candela e il

mio incenso ed eseguo la mia recitazione. Questo mi

aiuta a trovare una sensazione di forza interiore. Si

tratta di un credo molto personale e soggettivo, che

si trova molto in profondità: per questo è difficile

spiegarlo.

Negli anni ho svolto dei percorsi importanti con il

mio gran maestro, ma il modo più gratificante in cui

il Buddismo mi porta giovamento riguarda

sicuramente le interazioni con l’altro, soprattutto a

livello familiare. Mi permette di vivere ogni aspetto

della mia vita in maniera diversa.

Per esempio se ho una discussione con qualcuno,

anche in ambito lavorativo, anche se l’altra persona

alza la voce io cerco sempre di ascoltarla: questo è

un grande insegnamento che il mio Credo mi ha

51


dato, la capacità di mantenere la calma e ascoltare il

prossimo in ogni situazione. Si tratta di una

tranquillità che potremmo definire morale.

Ognuno vive il Buddismo in maniera diversa, ma

dovrebbe essere una pratica costante e giornaliera:

i riti e le azioni vanno compiute in giorni e orari

specifici, anche sulla base dell’obiettivo preposto: ci

sono giorni dedicati alle recitazioni che riguardano il

lavoro, giorni dedicati a quelle che riguardano la vita

sentimentale e le emozioni, giorni che andrebbero

dedicati all’incontro con altri Credi e giorni in cui si

dovrebbero incontrare altre persone che praticano

il Buddismo.

Come ho già detto, avere un credo è importante

perché rafforza; inoltre ci consente di avere una

valvola di sfogo per tutti i nostri problemi, e

rendendoci più sicuri ci mostra anche agli occhi

52


degli altri in modo diverso: infatti senza neanche

rendercene conto non solo come già detto

ascoltiamo meglio, ma parliamo e interagiamo con le

altre persone in maniera più serena. Avere un Credo

ci aiuta a liberarci dei pesi che la vita ci getta

addosso.

Come avvicinarsi al Buddismo

Alle persone, in particolare agli imprenditori, che

desiderano avvicinarsi al Buddismo, mi sento di dare

questi consigli basati sulla mia esperienza

personale:

1. Non avvicinatevi al Buddismo per mera

curiosità. Si tratta di un Credo molto

personale e profondo, che ci consente di

provare sensazioni nuove e che ci cambia

radicalmente come persone; non bisogna

prenderlo alla leggera. Non può essere un

53


semplice interesse momentaneo poiché

richiede un impegno a comprendere la propria

mente, le emozioni e la natura della realtà.

2. Non vivetelo come un gioco. La pratica

buddista coinvolge la meditazione, la

riflessione e l'osservazione di sé. Richiede

disciplina e coerenza nel perseguire la

consapevolezza e la compassione.

Considerare il Buddismo come un gioco o un

passatempo potrebbe sminuirne l'efficacia e

impedire di coglierne i benefici profondi sulla

mente e sul cuore.

3. Bisogna crederci davvero. La fede nel

Buddismo non è basata su dogmi irrazionali,

ma sull’apertura di mente e cuore alla

possibilità di trasformazione. Significa

accogliere gli insegnamenti buddisti con una

54


mente critica ma aperta, sperimentandoli

nella propria vita quotidiana e riconoscendo i

cambiamenti positivi che possono emergere

attraverso la pratica.

4. Affiancatevi a qualcuno che già lo pratica.

Non è una cosa da improvvisare come

autodidatta, è meglio provare ad avvicinarsi a

qualcuno e vedere se riesce a trasmettervi

qualcosa. L'insegnante può guidarvi nella

comprensione degli insegnamenti, offrire

consigli pratici sulla meditazione e

condividere esperienze personali che aiutano

a superare le sfide tipiche della pratica. La

relazione con un mentore può fornire

ispirazione e sostegno nel percorso buddista.

Se non conoscete nessuno in prima persona,

potete provare a guardare dei video di

professionisti su YouTube.

55


5. Frequentare un istituto buddista. Un istituto

buddista offre una struttura formale per la

pratica, inclusi corsi, seminari e ritiri.

Partecipare a tali eventi può approfondire la

comprensione degli insegnamenti e offrire

un'esperienza di immersione nella pratica.

Inoltre, la connessione con una comunità

buddista può essere un elemento cruciale per

ricevere supporto emotivo e condividere le

sfide e i successi della propria pratica.

6. Coltivare la consapevolezza nelle attività

quotidiane. Integrare la consapevolezza nella

vita di tutti i giorni è un aspetto cruciale della

pratica buddista. Non limitare la tua

comprensione del Buddismo a momenti

specifici di meditazione o studio formale, ma

cerca di portare la consapevolezza in tutte le

attività quotidiane. Questa consapevolezza

56


può essere trasformativa, aiutandoti a

sviluppare una mente calma, concentrata e

compassionevole anche nelle situazioni più

ordinarie. Integrare la pratica nella tua vita

quotidiana contribuirà a mantenere una

prospettiva buddista continua e a coltivare

una presenza mentale che si riflette nella tua

attitudine verso il lavoro, le relazioni e la tua

visione complessiva della vita.

Avvicinarsi al Buddismo richiede tempo, pazienza e

dedizione. La pratica non è un obiettivo da

raggiungere, ma un percorso di continua crescita e

scoperta. Mantenere un atteggiamento aperto,

umile e rispettoso può rendere il viaggio nel

Buddismo un'esperienza arricchente e

trasformativa.

57



Capitolo 5: Il socio

La mia esperienza

Ho avuto per vari anni un’azienda di edilizia,

impianti elettrici e industriali, energia, gas e

telefonia; insomma, un’azienda a 360 gradi. Durante

un meeting legato alla mia azienda, ho incontrato un

libero professionista che si occupava di telefonia,

luce e gas, e ho cominciato a collaborare con lui,

inizialmente ognuno con la sua partita IVA.

Dopo un po’ di tempo abbiamo preso un ufficio

insieme e deciso di acquisire una compagnia

energetica; a quel punto ci siamo trasferiti in

Romania, cambiando il nome della nostra azienda e

trasferendo tutto lì.

59


Per un anno abbiamo condiviso una casa e un ufficio

nel centro di Timișoara; era un posto bellissimo.

Lavorativamente eravamo molto affiatati; lui era una

persona estroversa, a tratti un po’ superba: non

accettava mai di avere torto e sembrava che si

sentisse sempre superiore rispetto alle persone che

aveva davanti. Indubbiamente eravamo entrambi

molto bravi nel nostro lavoro, ma la professionalità

deve andare di pari passo con la personalità: le

capacità lavorative devono essere accompagnate da

capacità interpersonali.

Il mio errore probabilmente è stato di instaurare con

lui un rapporto di amicizia, più personale che

lavorativo. Mettevamo la nostra amicizia davanti a

tutto il resto; andavamo spesso a pranzo insieme e

frequentavamo le famiglie l’uno dell’altro. Era un

sistema che a lungo andare si è rivelato fallimentare.

60


Mi sono reso conto con il passare del tempo che

c’erano cose tra noi che non funzionavano, e che mi

ero lasciato annebbiare dall’affetto che provavo per

lui. In particolare abbiamo avuto dei problemi a

livello economico: quando ho chiesto un parere a dei

professionisti mi hanno fatto notare delle cose che

io, a causa della nostra amicizia, non avevo notato.

Sono stati loro ad aprirmi gli occhi.

Dopo un anno ho deciso di andarmene, sono uscito

dalla società e mi sono progressivamente

allontanato del tutto. Lui, oggi, vive ancora lì. La

conseguenza di tutto ciò è stata che tornando in

Italia ho dovuto ricominciare da zero.

Ritengo comunque che nel fallimento di una società

le colpe siano sempre condivise; non porto rancore

al mio ex socio, e ritengo che in molte situazioni

entrambi ci siamo comportati in maniera

61


superficiale, basandoci troppo sul fatto che eravamo

amici senza considerare gli altri aspetti del nostro

rapporto.

Il mio socio nel corso del nostro rapporto personale

e lavorativo mi ha dato molto: mi ha insegnato tante

cose che non sapevo sull’energia e il gas; è

indubbiamente una persona molto preparata che sa

fare davvero bene il suo lavoro.

Indirettamente, grazie al rapporto con lui, ho

imparato che è meglio non confondere l’amicizia con

il lavoro. In Romania condividevamo tutto, vivevamo

nello stesso palazzo ed eravamo affiatati come

fratelli; ho realizzato dopo che, nell’entrare in

società con un amico, si rischia di danneggiare sia

l’amicizia che l’azienda. Questa è indubbiamente una

lezione che mi sono portato dietro a livello

imprenditoriale.

62


Pro e contro del lavorare in società piuttosto che

da soli

Nel corso della mia vita ho lavorato sia in società in

diverse aziende che da solo come libero

professionista, come sono oggi.

A livello imprenditoriale dipende molto da ciò di cui

si occupa l’azienda: le aziende che si occupano di

diverse competenze, hanno bisogno di persone con

diverse competenze.

Oggi, avendo maturato molta esperienza ed essendo

consapevole dei miei limiti e delle mie capacità, mi

sento di dire che preferisco lavorare da solo, avendo

così la possibilità di esprimere meglio le mie idee e

le mie forze. Non amavo dovermi adattare e dover

cercare dei compromessi nelle situazioni in cui io e

il mio socio eravamo in disaccordo; nelle situazioni

63


in cui mi sono fidato delle sue capacità lavorative e

decisionali ho spesso finito per pentirmene.

Insomma, direi che l'autonomia decisionale sia uno

dei principali vantaggi di lavorare da soli. Essendo

l'unico decision-maker, hai il controllo totale sulle

direzioni aziendali. Questa libertà ti consente di

adattarti rapidamente alle esigenze del mercato

senza dover discutere decisioni con partner o

azionisti. L’altra faccia della medaglia è che il peso di

tutte le responsabilità aziendali ricade sulle tue

spalle.

La gestione diretta dei profitti è un altro punto a

favore del lavoro in autonomia. Tutti i guadagni

generati dal tuo lavoro vanno direttamente a te,

senza la necessità di suddividerli con altri. Questo

può tradursi in una maggiore gratificazione

finanziaria per il tuo impegno e la tua dedizione.

64


La flessibilità e l'agilità sono ulteriori benefici. Puoi

adattare la tua attività alle tue esigenze personali e

rispondere prontamente alle opportunità di mercato

senza la necessità di consultare o negoziare con

partner.

Viceversa, la forza della collaborazione è uno dei

principali vantaggi di lavorare in società. Con

partner o colleghi, hai l'opportunità di beneficiare di

competenze complementari, esperienze diverse e

idee innovative. La condivisione delle responsabilità

è un altro punto a favore. Distribuire i compiti e le

decisioni può alleggerire il carico di lavoro

individuale e consentire una gestione più efficace e

sostenibile dell'azienda.

La condivisione del rischio finanziario è

indubbiamente un beneficio significativo. In caso di

difficoltà finanziarie o di investimenti significativi,

65


avere soci può contribuire a mitigare il peso

finanziario e condividere gli oneri.

Del resto, come già accennato, la necessità di

prendere decisioni condivise può rallentare il

processo decisionale, e il conflitto tra i soci è una

possibile sfida. Differenze di opinioni, obiettivi

diversi o divergenze sulla gestione aziendale

potrebbero portare a tensioni interne.

Consigli per chi vorrebbe entrare in società con

qualcuno

A chi sta pensando di intraprendere una società con

uno o più partner vorrei dare i seguenti consigli:

1) Domandati come prima cosa se ti senti

veramente pronto a compiere questo passo.

Prenditi tutto il tempo che ti serve per

66


valutare attentamente pro e contro di questa

decisione.

2) Non affrettare le cose. Anche davanti a un

progetto che ti piace e ti sembra tutto

bellissimo, ricordati che non puoi prevedere

come sarà realmente. Valuta attentamente sia

il progetto che il potenziale partner.

3) Valutate attentamente i numeri e le cifre.

Mettetevi a tavolino, magari con il supporto di

un professionista, e analizzate bene la

situazione economica in cui vi trovate e le

vostre prospettive future, soprattutto se si

tratta di un’azienda che state creando da zero

e non una già esistente. Potete anche

rivolgervi a uno studio per la creazione di un

business plan.

67


4) Valutate a 360 gradi il possibile partner.

Anche se dovesse trattarsi di un amico o di un

parente, cerca di valutarlo in maniera

oggettiva e ricorda che l’ambito personale e

quello lavorativo sono molto diversi.

5) Evita però se possibile amici e parenti.

Entrare in società con persone a noi vicine

non è mai una buona idea: si rischia di

confondere i piani e complicare i rapporti.

6) Se hai una famiglia, parlatene tutti insieme.

Ricordati che se l’azienda ha dei problemi,

questi si ripercuotono sulla famiglia, e

viceversa. È bene rendere tutti i membri della

famiglia partecipi di una decisione così

importante.

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7) Se il tuo potenziale partner reagisce in

modo negativo alla tua cautela, fai un passo

indietro. Probabilmente non è la persona

giusta con cui entrare in società.

8) Lasciate sempre tutto scritto in via ufficiale.

Anche davanti a un legale, possibilmente: non

considerate mai valido ciò che viene

solamente detto a voce. Verba volant, scripta

manent.

9) Se le cose non dovessero funzionare, non

portate rancore. È una questione di

professionalità; restare in buoni rapporti è

sempre la scelta migliore. Cerchiamo di

mettere da parte l’ego e restare umani anche

davanti al fallimento.

69



Capitolo 6: Mi sono ritrovato solo

È facile essere circondati da amici e collaboratori

quando le cose funzionano bene; è nei momenti di

difficoltà che si scopre chi vuole veramente starci

vicino. Talvolta quando le situazioni diventano

scomode le persone si allontanano, lasciandoci soli.

A me è successo soprattutto durante la separazione

dalla mia compagna; avevamo tanti amici in comune

e alcuni di questi li consideravo come fratelli. Al

momento della separazione si sono allontanati, forse

perché non volevano essere coinvolti nella

situazione sgradevole che si era venuta a creare;

fatto sta che io mi sono ritrovato solo con i miei

pensieri, nella casa ormai vuota. Io ho sempre dato

molto alle persone alle quali volevo bene; i miei amici

71


sono sempre stati i benvenuti in casa mia e abbiamo

condiviso tanto, ma nel momento del bisogno sono

spariti tutti.

La mia fortuna è stata avere la possibilità di buttarmi

sul lavoro da una parte e di sfogarmi con i miei

fratelli dall’altra. Loro sono stati un sostegno molto

forte in quel periodo della mia vita. Ma ovviamente

anche loro avevano le loro famiglie e i loro lavori a

cui pensare, non potevano occuparsi di me tutti i

giorni.

Anche quando mi sono allontanato dal mio socio, mi

sono trovato solo. Avevamo dei collaboratori esterni

che avevo ingaggiato io; nonostante l’azienda in

Romania sia rimasta a lui, nel momento in cui me ne

sono andato si è rifiutato di pagarli. Mi sono

ritrovato solo sotto ogni punto di vista, senza un

lavoro e senza un appoggio a livello economico, con

72


delle spese impreviste da affrontare e il mio lavoro

da ricostruire da zero. Dovevo lavorare e

contemporaneamente pensare a risarcire i danni

delle persone con cui avevo lavorato. Non ho avuto

supporto né morale né economico da nessuno, né

dai miei amici né dai miei colleghi di lavoro, e per far

tornare i conti dovevo fare due o tre lavori e

lavorare letteralmente giorno e notte.

Mi sentivo completamente perso in una voragine di

solitudine.

Ho imparato che quando le cose vanno bene, le

persone ti supportano e ti rimangono intorno,

mentre quando commetti degli sbagli o ti ritrovi in

una situazione difficile da un punto di vista

personale ed economico, le persone scappano.

73


Ma l’unica cosa che puoi fare è cercare di affrontare

i problemi uno alla volta con positività e andare

avanti a ogni costo.

Nel tempo ho conosciuto una ragazza, che è tutt’ora

la mia compagna. Il fatto di avere un supporto da un

punto di vista sentimentale, qualcuno con cui

sfogarmi e qualcuno da cui tornare a casa la sera, mi

ha aiutato veramente tanto. Mi ha fatto sentire meno

solo avere qualcuno con cui poter parlare dei

problemi che stavo affrontando.

Bisogna sottolineare tuttavia che ho avuto la fortuna

di trovare una persona molto propositiva, che mi ha

ascoltato dandomi supporto senza buttarmi

ulteriormente giù unendo alle mie le sue

preoccupazioni; questo non è sicuramente scontato.

74


Quando ci si ritrova in una situazione di totale

solitudine, sia personale che lavorativa, l’unica cosa

che si può fare è cercare di dare una svolta alla

propria vita, ed evitare di entrare in un corridoio di

disperazione senza fine. Quando si cade, bisogna

rialzarsi sempre, avere la forza di stringere i denti,

tirarsi su e riprovare, riprovare, riprovare.

Ovviamente è una questione di carattere: non è

detto che tutti siano in grado di reagire in questo

modo, e non è ovvio che ciò che ha funzionato per

me sia efficace per tutti. Ognuno deve trovare il suo

modo per affrontare la solitudine, lavorando su di

sé, sulla propria mente, sfogandosi con amici e

parenti e accettandone i consigli. Ma soprattutto,

come ho già detto, cercare di pensare sempre in

positivo. Una cosa che può funzionare è fissare degli

obiettivi realistici e fare di tutto per raggiungerli, sia

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obiettivi lavorativi che obiettivi di vita, per avere una

meta su cui concentrarsi.

76


Capitolo 7: Giudizio per inadempimento

Mi sono ritrovato a ricevere un giudizio per

inadempimento perché spesso non venivo pagato

dai clienti per cui lavoravo, nonostante i contratti e

gli impegni presi a livello legale, e dunque non mi era

possibile a mia volta pagare i fornitori. Davanti a

problemi economici aziendali, i contratti vengono

troppo spesso ignorati; ma quando si decide di

affrontare il problema per via legale non si tiene

conto delle difficoltà che potrebbe avere l’altra

persona, e di come questa scelta può peggiorare la

situazione.

Io non ho rispettato gli accordi presi con i miei

fornitori non perché non avessi voluto farlo, anzi: ho

sempre considerato molto importante riuscire a

77


pagare le persone che lavorano per me e con me e

in generale rispettare gli accordi contrattuali.

Con il giudizio per inadempimento sono riusciti a

travolgermi e danneggiarmi più di quanto già non

fossi, senza alcuna coscienza. Quando un

imprenditore si trova in difficoltà, sarebbe più utile

cercare un modo per aiutarlo e andargli incontro

invece che tentare di affossarlo definitivamente.

Ma cosa succede quando si riceve un giudizio per

inadempimento? Dipende molto dal contratto, ma

normalmente la messa in mora, cioè il sollecito

formale a pagare quanto dovuto, va inviata entro un

determinato tempo.

In alcuni casi può essere prevista la risoluzione del

contratto, con la cessazione degli effetti dello stesso

78


e una richiesta di risarcimento dei danni subiti. I

danni possono essere materiali o morali.

Altre conseguenze possono includere l’applicazione

di sanzioni amministrative e penali.

Insomma, la mancanza di adempimento, in modo

variabile a seconda del tipo di contratto e

dell’accordo stabilito, può danneggiare in modo

notevole un imprenditore, sia a livello penale che a

livello economico, e in generale può solo peggiorare

la situazione.

Non bisogna del resto sottovalutare la questione a

livello giuridico: molti hanno la tendenza a pensare

che non valga la pena di ricominciare da capo dopo

un fallimento, pensando che se non hai più niente, i

tuoi creditori non hanno nulla su cui rifarsi, mentre

invece con una busta paga o una nuova azienda la

79


situazione cambia e puoi essere danneggiato di

nuovo. Ma sono cose che se non vengono risolte

subito possono andare avanti per anni, e non vanno

sottovalutate. Magari puoi permetterti di agire in

questo modo se sei vicino alla pensione, ma un

imprenditore giovane rischia di ritrovarsi

impantanato in una situazione più grande di lui.

Piuttosto è meglio affrontare subito la questione e

pensare in positivo.

Io ho avuto la fortuna di avere un legale in azienda

con cui ero in rapporti stretti, e di conoscere a mia

volta qualche legge. Per cui la prima cosa che ho

fatto è stata rivolgermi a un professionista esperto

di questo argomento.

Inoltre per come sono fatto e per come ragiono ho

deciso che preferivo restare indietro con l’affitto (o,

come si dice a Livorno, “mangiare pane e cipolla”),

80


piuttosto che non pagare il risarcimento dei danni a

chi mi aveva citato in giudizio. Bisogna stringere la

cinghia, stringere i denti e andare avanti. Ho cercato

di affrontare ogni cosa con serenità, restando lucido

e pensando al domani.

Ho conosciuto tanti imprenditori che sono stati

citati in giudizio per inadempimento, e tra questi

anche alcuni, più o meno benestanti, che non pagano

e non rispettano i contratti di proposito. Sono squali,

non pensano ad altro se non ad accumulare soldi in

ogni modo lecito e illecito, senza guardare in faccia

nessuno e senza preoccuparsi di chi hanno davanti.

Per me è un altro lavoro, completamente diverso da

quello che faccio io che cerco di muovermi sempre

con onestà.

Per esempio, con il Superbonus 110% è successo

spesso che gli imprenditori firmassero contratti con

81


interi stabili, palazzi, condomini, e non appena

arrivavano i soldi dallo Stato abbandonassero i

cantieri a metà.

Un esempio invece di un bravo imprenditore che

conosco che si è ritrovato in questa situazione è un

mio caro amico che vendeva barche. Vendeva

dunque prodotti che gli fruttavano guadagni alti, ma

non ricevere dei pagamenti da clienti importanti gli

ha provocato delle grosse difficoltà, perché a sua

volta non era in grado di pagare i suoi fornitori.

A chi si ritrova a essere citato in giudizio per

inadempimento mi sento di dare questi consigli,

come sempre basandomi principalmente sulla mia

esperienza e su quello che per me si è dimostrato

utile.

82


1. Raccogliere più prove possibili. Quando ci si

trova citati in giudizio per inadempimento, la

raccolta di prove concrete diventa

fondamentale. Oltre a documentare

accuratamente ogni aspetto della

controversia, è utile cercare corrispondenza,

email o altri documenti che possano

dimostrare chiaramente i dettagli dell'accordo

e le circostanze che hanno portato

all'inadempimento. Coinvolgere testimoni che

possano confermare la tua versione dei fatti

può ulteriormente rafforzare la tua posizione.

2. Fare una verifica accurata del contratto.

Un'analisi approfondita del contratto è

essenziale. Spesso, vi sono clausole e

disposizioni che regolano situazioni di

inadempimento e stabiliscono le

responsabilità delle parti coinvolte. Questa

83


verifica può essere svolta in collaborazione

con un avvocato specializzato nel settore

contrattuale, il quale può identificare

eventuali argomenti legali a favore della tua

posizione.

3. Comunicare con l’altra parte coinvolta.

L'apertura e la trasparenza nella

comunicazione possono essere la chiave in

situazioni di inadempimento contrattuale.

Avviare una comunicazione formale con

l'altra parte, indicando le difficoltà incontrate

e proponendo soluzioni alternative, può

dimostrare la tua buona fede e la volontà di

risolvere la questione senza ricorrere

immediatamente a vie legali. Questo può

essere utile anche per preservare eventuali

relazioni commerciali future.

84


4. Valutare le alternative alla via legale. Prima

di impegnarsi in una battaglia legale, è

consigliabile valutare attentamente le

alternative e considerare se esistono soluzioni

extragiudiziali per risolvere la controversia,

che spesso offrono vie più rapide ed

economiche per risolvere dispute

contrattuali. La ricerca di un terreno comune

attraverso un processo di negoziazione

strutturata potrebbe non solo risparmiare

tempo e denaro, ma anche preservare le

relazioni commerciali. Collaborare con la

controparte per raggiungere un accordo

amichevole può rappresentare una soluzione

vantaggiosa per entrambe le parti, evitando

l'incertezza e i costi associati a una procedura

legale.

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5. Affidarsi a una consulenza professionale. La

consulenza professionale, specialmente da

parte di avvocati specializzati in questioni

contrattuali o di agenzie di recupero crediti,

può essere preziosa. Questi professionisti

hanno familiarità con le leggi e le procedure e

possono offrire consigli strategici sulla

gestione della situazione legale. Collaborare

con esperti del settore può anche facilitare il

processo di mediazione o negoziazione per

risolvere la controversia in modo più rapido

ed efficiente.

6. Prima di firmare ogni contratto, consultarsi

con il proprio commercialista. Coinvolgere il

commercialista nella fase di redazione e

revisione dei contratti è una pratica

consigliata. Il commercialista, con la sua

competenza finanziaria e fiscale, può fornire

86


una prospettiva critica sugli aspetti economici

del contratto, identificare potenziali rischi e

consigliare su come strutturare l'accordo per

minimizzare le possibilità di inadempimento.

Questa situazione insomma va affrontata in maniera

calma, strategica e ponderata, con una sana dose di

paura ma senza lasciarsi prendere dal panico. In

fondo l’unico danno possibile è di tipo economico, a

meno che non si tratti di un contratto stipulato con

lo scopo di truffare l’altra parte, come nei casi citati

precedentemente, nel qual caso si va a cadere nel

penale.

Ricordiamo inoltre che ogni situazione è unica e

potrebbe richiedere approcci diversi, sulla base del

contratto, del lavoro, delle norme applicabili e delle

parti coinvolte.

87



Capitolo 8: Come liberarsi dai debiti

Quando mi sono trovato ad affrontare i debiti che

avevo accumulato, quello che ho fatto (potrebbe

sembrare banale, ma non lo è) è stato chiedere dei

prestiti per sopperire ai debiti; questo sistema può

ovviamente provocare danni molto gravi, bisogna

pertanto comportarsi con intelligenza. Io mi sono

rimboccato le maniche e mi sono messo a lavorare il

doppio, il triplo di prima, ripartendo da zero, tra

l’ufficio e i cantieri. Lavoravo dieci o dodici ore al

giorno e talvolta anche di notte per non farmi

sommergere tra i debiti vecchi con i fornitori e quelli

nuovi con le banche.

Io rispetto ad altri ho avuto la fortuna di essermi

formato come tecnico ed essere diventato

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imprenditore successivamente: conosco il mestiere

e sono in grado di lavorare in prima persona nelle

mie aziende. Tanti altri che sono diventati

imprenditori perché avevano dei soldi da investire

non hanno un mestiere pratico in mano, aprono le

aziende e delegano tutto ad altri. Dunque io ho avuto

la possibilità di tornare a lavorare in cantiere quando

mi sono trovato in difficoltà economicamente, ma

non tutti sono in grado di fare così. Certo non è stato

facile: quando la mattina mi mettevo la tuta da

lavoro, quando mi ritrovavo a passare la giornata

intera in mezzo alla polvere, mi sembrava di aver

fatto tre passi indietro. È stato denigrante, ma avevo

un obiettivo da raggiungere e la forza per farlo, e

concentrandomi su questo sono riuscito ad andare

avanti.

Ci sono persone nel mondo che riescono a vivere

costantemente con i debiti ed essere comunque

90


tranquille. Io non riuscirei a vivere così: non

sopporto avere debiti con nessuno, mi distrugge a

livello fisico, mentale ed economico. Mi fa sentire

spaesato: viviamo in un’epoca in cui non siamo più

abituati a vivere senza soldi in tasca, senza poter

andare a mangiare una pizza o comprare un paio di

scarpe a nostro figlio. Quando ti ritrovi

improvvisamente in questa situazione, ti senti

vuoto, e non hai le parole per dire di no, per spiegare

cosa sta succedendo. Siamo abituati ad avere tutto

e quando ci ritroviamo a non avere nulla non

sappiamo come fare.

Negli anni Cinquanta se non avevi un paio di scarpe

non era un problema. Nel mondo di oggi, in cui il

capitalismo ha preso il sopravvento, bisogna sempre

possedere quell’oggetto in più, quel capo di

abbigliamento che va di moda, quella macchina, per

apparire e per seguire la massa. E se ti ritrovi a non

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avere soldi per le cose davvero importanti, a non

avere soldi per pagare una visita medica, certo non

ti metti a pensare alle scarpe.

In questi casi l’unica cosa da fare è abbassare la

testa, mettere da parte l’orgoglio e chiedere aiuto. Io

ho avuto la possibilità di chiedere aiuto ai miei

genitori e ai miei fratelli: non so cosa avrei fatto

senza di loro. Sapere di avere un supporto morale ed

economico mi ha aiutato ad andare avanti. Anche un

caro amico, che purtroppo oggi non c’è più, mi ha un

po’ aiutato inizialmente. Anche lui come me era un

libero professionista che aveva vissuto una

situazione simile alla mia. In quel periodo andavo

spesso a mangiare a casa dei miei parenti, sono

entrato molto nella vita dei miei fratelli (più di

quanto avrei voluto, ma non potevo fare altrimenti).

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Ho evitato quando possibile di chiedere aiuto alle

banche: in Italia, chi è stato danneggiato

economicamente non è visto di buon occhio per

ricevere i prestiti dagli istituti.

Bisogna aggiungere un’altra cosa: non bisogna

vergognarsi di avere accumulato dei debiti quando

questi vengono fatti per aiutare la famiglia o la

propria azienda, per comprare una casa o per

pagare la scuola dei propri figli. Ma ci sono persone

che si indebitano per motivi superficiali, come per

poter acquistare una macchina lussuosa o per

andare in vacanza in posti incredibili e avere

l’ombrellone in prima fila in spiaggia. E poi magari

tornano a casa e ai loro figli a cena danno del pane

secco. Insomma, cerchiamo di valutare sempre

attentamente per cosa vale la pena rischiare e

mettersi in gioco.

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Consigli per affrontare i debiti

Dei consigli che vorrei dare a chi si trova ad

affrontare questa situazione sono:

1. Mettere da parte l’orgoglio. Affrontare i

debiti richiede un atto coraggioso: superare

l'orgoglio. Ammettere di avere difficoltà

finanziarie non è segno di debolezza, bensì di

maturità. La società spesso stigmatizza il

debito, ma chiedere aiuto ad amici o familiari

è un passo fondamentale verso la risoluzione

del problema. È un segno di fiducia reciproca

e un'opportunità per rafforzare i legami

affettivi. L'orgoglio, se lasciato da parte, apre

la strada alla condivisione di esperienze e

consigli utili. Oltre a ricevere supporto

finanziario, si possono ottenere prospettive

diverse e strategie che potrebbero non essere

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emerse altrimenti. In definitiva, superare

l'orgoglio significa accettare la realtà e

intraprendere azioni concrete per migliorare

la propria situazione finanziaria.

2. Affrontare tutto con il sorriso e con la

consapevolezza che siamo più forti di

quanto pensiamo. La vita è costellata di sfide,

e affrontare i debiti non è diverso. Mantenere

un sorriso sul volto durante le difficoltà può

sembrare difficile, ma è un modo potente per

affrontare i problemi con ottimismo. La

consapevolezza della propria forza interiore è

come un faro che guida attraverso le tempeste

finanziarie. Ogni passo avanti, anche se

piccolo, merita di essere celebrato. Imparare

dagli errori del passato e concentrarsi sulle

soluzioni invece che sui problemi è un

atteggiamento che paga dividendi a lungo

95


termine. In questo modo, il percorso per

liberarsi dai debiti diventa una crescita

personale, rafforzando la resilienza e la

determinazione.

3. Facciamo un bilancio delle nostre finanze. Il

bilancio delle finanze è il fondamento di una

gestione finanziaria sana. Collaborare con un

professionista finanziario offre una

prospettiva obiettiva e competente.

Analizzare entrate e uscite non è solo un

esercizio contabile, ma un processo di

introspezione che rivela abitudini di spesa e

opportunità di risparmio. La creazione di un

budget realistico implica la definizione di

obiettivi finanziari a breve e lungo termine.

Questo piano fornisce una mappa per

navigare attraverso le sfide finanziarie.

Monitorare regolarmente il budget consente

96


di apportare modifiche in risposta alle

mutevoli circostanze e garantisce il

mantenimento di una base finanziaria solida.

4. Cerchiamo di generare entrate extra. L'idea

di generare entrate extra può sembrare

impegnativa, ma offre un potenziale

significativo per affrontare i debiti con

maggiore determinazione. Esplorare

opportunità di guadagno aggiuntive, come

lavori freelance, consulenze o attività

secondarie, è un modo efficace per

incrementare le entrate. Valutare le

competenze personali e professionali per

identificare le opportunità di guadagno è il

primo passo. La diversificazione delle fonti di

reddito non solo aiuta a ripagare i debiti più

rapidamente ma fornisce anche una rete di

sicurezza finanziaria per il futuro. L'impegno

97


iniziale può richiedere sacrifici, ma il beneficio

a lungo termine è la libertà finanziaria.

5. Affrontiamo i debiti uno alla volta.

Concentrarsi su un debito alla volta è una

strategia pratica per evitare di sentirsi

sopraffatti. Identificare il debito prioritario,

come quello con il tasso di interesse più alto,

e concentrare sforzi e risorse su di esso è una

tattica efficace. Pagare qualcosa in più

rispetto al minimo richiesto ogni mese ha un

impatto significativo sul saldo complessivo.

L’“effetto palla di neve” o “effetto avallo” non

solo riduce il debito in modo sistematico, ma

alimenta anche un senso di realizzazione. Il

superamento di ciascun debito crea un

momento positivo che motiva a mantenere la

disciplina finanziaria. Questa strategia non

solo libera finanziariamente, ma rafforza la

98


fiducia nelle proprie capacità di gestione

finanziaria. Affrontare i debiti richiede tempo

e impegno, ma seguendo questi approcci, si

può trasformare il processo in un percorso di

crescita personale e finanziaria. La

consapevolezza, la resilienza e la

determinazione sono gli alleati chiave nella

sfida di liberarsi dai debiti e costruire un

futuro finanziario più solido.

99



Capitolo 9: La bancarotta economica

Mi sono ritrovato ad avere conti correnti in vari

istituti bancari, come è normale nelle aziende –

capita che si abbiano conti correnti diversi per far

fronte a situazioni diverse. Ma talvolta si

commettono degli errori di calcolo e si pensa che il

modo migliore per risolverli sia aprire nuove linee di

credito oppure chiedere dei pagamenti rateizzati.

Ho provato sulla mia pelle una vera e propria

autodistruzione economica. Finché le cose

funzionano economicamente, le banche ti danno

tutto quello che chiedi: carte di credito, anticipi,

finanziamenti; nel momento in cui ti trovi in

difficoltà, la banca ti distrugge. Non avevo più soldi

per sopravvivere e affrontare tutti i debiti che avevo

101


collezionato per la mia azienda. Mi hanno tolto tutto:

mi hanno bloccato le carte di credito e il bancomat,

mi hanno lasciato completamente da solo. L’unica

cosa che mi restava da fare era dichiarare il

fallimento.

Bisogna sottolineare, però, che se nel momento in

cui presenti i libri di un fallimento in procura non

tornano i conti, allora si entra nel penale e si rischia

veramente grosso, sia da un punto di vista

economico che da un punto di vista personale.

Ricordiamoci anche che sono esperienze che

possono capitare a tutti, anche ai migliori

imprenditori del mondo. Purtroppo spesso non

dipendono dalle nostre capacità, ma da semplice

fortuna o da situazioni avverse di vario tipo.

Ma come si sopravvive alla bancarotta?

102


Io ero in difficoltà con le banche e non avevo più la

possibilità di acquistare prodotti, che certo i

fornitori non mi avrebbero dato a credito vista la mia

situazione. Quando si muove la banca, i fornitori la

seguono a ruota, spesso contattati personalmente

dalle banche stesse che forniscono informazioni

private e personali sul cliente in difficoltà.

Dal fornitore dunque bisognava andarci con i

contanti in mano, altrimenti non sarei riuscito a

ottenere nulla. Ed è qui che l’aiuto che ho ottenuto

dalla mia famiglia si è rivelato davvero

fondamentale, senza non sarei riuscito a continuare

a comprare i materiali per andare avanti.

Certo nel frattempo in quel periodo mi sono dovuto

reinventare, mettendo la parte la rabbia e l’orgoglio

e lavorando come dipendente per risanare i miei

debiti. Ho già detto che ho lavorato giorno e notte

103


per uscirne, e ritengo di essere stato molto

fortunato, perché avevo da una parte una famiglia

alle spalle in grado di aiutarmi e dall’altra un

mestiere in mano che mi era stato insegnato da mio

padre e che mi ha permesso di avere le entrate extra

necessarie per cavarmela.

Con la nuova azienda poi mi sono ritrovato davanti

a una difficoltà ulteriore, poiché dovevo

necessariamente aprire un conto corrente ma le

banche non mi consentivano di farlo. Allora ho preso

una carta ricaricabile su cui percepire i pagamenti

da parte dei clienti e potergli fare la fattura senza

problemi.

Uscire dalla bancarotta non è facile e non è da tutti.

Io ho avuto molta fortuna e delle possibilità che mi

hanno permesso di cavarmela, grazie all’aiuto e al

supporto delle persone che avevo intorno e grazie

104


alle mie capacità. Sono riuscito a non pensare al

debito e alla bancarotta, ma solo a lavorare giorno

per giorno per mettere insieme i soldi per farcela.

Ma purtroppo non è così per tutti.

Rispetto ad alcune situazioni ho banalmente avuto

fortuna: per esempio ho vinto la causa con una

banca perché davanti al giudice di pace ho pensato

a chiedergli se avevano ancora il contratto del mio

conto corrente. Non tutti sanno dell’esistenza di

questo contratto, che viene depositato in Banca

d’Italia nel momento in cui il conto viene aperto e

contiene le postille regolarizzate dalla banca stessa.

In quel caso il contratto relativo al mio conto era

andato perso, e sono riuscito a vincere la causa per

questa ragione.

Dei consigli che vorrei dare agli imprenditori che si

trovino ad affrontare la bancarotta economica sono:

105


1. Affronta la situazione in prima persona. Fai

un passo indietro e mettiti in gioco

personalmente, senza delegare ai dipendenti.

Rimboccati le maniche e scendi in campo,

lavorando in prima persona per recuperare la

situazione.

2. Affidati a un professionista. Un avvocato

specializzato in diritto fallimentare può

guidarti attraverso il processo, spiegandoti i

tuoi diritti ed evitandoti potenziali errori. Un

consulente finanziario può aiutarti a valutare

attentamente la situazione e identificare

strategie per gestire i debiti e pianificare per il

futuro. Inoltre, tieni a mente che andando in

banca con un professionista, si otterranno

sempre dei risultati migliori e comporterà

106


reazioni diverse da parte dei tuoi

interlocutori.

3. Mantieni la calma e non lasciarti prendere

dalla paura. Affrontare la bancarotta

rappresenta una sfida complessa, ma cerca di

mantenere la prospettiva a lungo termine e

utilizza questa esperienza per crescere

professionalmente, imparando dai tuoi errori.

4. Fai delle rinunce. Anche se questo significa

farle fare alla tua famiglia, ridurre le spese in

questo periodo di difficoltà è fondamentale

per andare avanti. Spesso bastano pochi anni

di ristrettezze per riprendersi (nel mio caso ne

sono bastati tre).

5. Valuta il capitale umano della tua azienda.

Cerca di mantenere un buon clima lavorativo,

107


mantenendo i tuoi dipendenti coinvolti e

informati attraverso le difficoltà. Se la

riduzione dei costi è inevitabile, considera

opzioni come la riduzione dell’orario di lavoro

per evitare licenziamenti.

108


Capitolo 10: Dopo il fallimento

Nel 2009 ho dovuto chiudere l’azienda che

condividevo con mio padre. Si trattava di un’azienda

di impianti civili e industriali; mio padre era quasi

arrivato alla pensione e dopo sarebbe rimasta tutta

nelle mie mani. Con la crisi dovuta al cambiamento

dalla lira all’euro tante aziende si sono trovate in

difficoltà, e la nostra è stata tra quelle che non ce

l’hanno fatta. Era una ditta individuale, e per questo

siamo stati attaccati non solo sui beni aziendali ma

anche su quelli personali.

Ho perso tutto: la mia casa (che avevo ingenuamente

messo come garanzia nel momento in cui mi ero

trovato a dover affrontare dei lavori), le mie auto, la

barca, la moto, tutto. Mi sono ritrovato a non avere

109


più nulla, ero spaesato e demoralizzato. Anche i miei

fratelli, che per darmi una mano avevano messo la

loro firma su alcuni documenti, come il mutuo della

casa che avevo comprato con la mia ex compagna,

sono stati danneggiati nel fallimento.

In questi casi è impossibile trovare un punto

d’incontro con le banche e con i fornitori, non

pensano all’essere umano che si trova dietro i soldi

che vogliono riavere a ogni costo. Le leggi italiane

del resto non proteggono abbastanza gli

imprenditori: troppo spesso sono piuttosto a favore

delle banche.

Oggigiorno viviamo appoggiandoci completamente

alle banche; è considerato quasi obbligatorio avere

un conto corrente. Ma in questo modo nel momento

in cui ci troviamo in difficoltà, le banche e i creditori

ci tengono in pugno e possono pignorare tutto

110


quello che abbiamo. Quando ero giovane, con

l’azienda che è fallita nel 2009, mi sono affidato

completamente ai direttori di banca che sono stati la

mia rovina; oggi mi rendo conto della mia ingenuità.

Le banche pensano solo a ciò che è meglio per loro,

anche davanti a un imprenditore giovane o aspirante

tale che vuole aprire un’azienda. Non pensano a

dargli dei consigli per la sua protezione, e questo

può danneggiare tante persone come ha

danneggiato me. Io inoltre all’epoca ero affiancato

da un ragioniere che non era all’altezza della

situazione, e questo ha contribuito al peggioramento

delle cose.

Il fallimento può essere causato da numerosi fattori,

in primis strutturali: è il sistema economico che non

supporta a sufficienza gli imprenditori. Non

necessariamente è colpa nostra. Del resto, possono

esserci invece tanti gli elementi che contribuiscono

111


al peggioramento della situazione: un prodotto che

non vende, professionisti non abbastanza capaci,

dipendenti non adeguati. Per esempio, io mi sono

reso conto che il mio commercialista non era

adeguato alla mia azienda solo nel momento in cui

mi sono avvicinato ad altri commercialisti, e ho

potuto vedere con i miei occhi la differenza.

Soprattutto agli inizi, quando si deve ancora

accumulare esperienza, è normale che sia così. In

questi casi può essere molto utile ascoltare i consigli

di persone esterne, specialmente se più esperte e

capaci di noi, e chiedere loro dei pareri, riflettendo

sulle loro opinioni mettendo da parte l’orgoglio.

Dobbiamo anche ricordare sempre che non

possiamo essere dei “tuttologi”: il nostro lavoro

come imprenditori è quello di gestire le entrate e le

uscite; il resto è bene affidarlo a dei professionisti:

legali, commercialisti, manager aziendali.

112


Come riprendersi dopo il fallimento

A livello lavorativo, dopo un fallimento economico ci

si riprende agendo, senza farsi prendere dalla paura,

ingegnandosi per inventare nuovi lavori. Io, come ho

già detto, ho fatto quello che sapevo fare: sono

tornato nei cantieri. Ovviamente dipende tutto dalle

tue capacità e da che tipo di impresa hai; io avevo le

capacità e l’esperienza per lavorare come tecnico

nel mio settore una volta fallita l’azienda, ma non è

detto che sia così per tutti.

Ho conosciuto liberi professionisti che sono andati

in rovina, un avvocato che ha dovuto chiudere il suo

studio, ma anche imprenditori che avevano

fabbriche e si sono ripresi inventando un nuovo

prodotto, o migliorandone uno già esistente sul

mercato.

113


Da un punto di vista umano e sociale, invece, la cosa

migliore da fare per riprendersi dopo il fallimento è

cercare di distrarsi, non pensando ai propri

problemi lavorativi anche nel tempo libero. Per non

scoraggiarci, ricordiamo sempre che è normale

sbagliare e subire delle botte anche impegnative a

livello economico: succede a tutti gli imprenditori.

Ogni situazione di difficoltà in cui ci troviamo, avrà

qualcosa da insegnarci e ci farà crescere in qualche

modo.

Cerchiamo di non farci prendere troppo dallo

sconforto e di non allontanarci dagli altri.

Nonostante le difficoltà possano farci sentire

incapaci di comunicare e di socializzare, è

importante mantenere rapporti con le persone che

abbiamo intorno. Il supporto di amici e parenti nei

momenti difficili è fondamentale, non solo da un

114


punto di vista pratico ma anche emotivo e

psicologico.

Non serve a niente deprimersi e piangersi addosso

davanti a un fallimento, né tantomeno provare

rancore; allo stesso modo allontanarsi dalle persone

contribuisce solo a peggiorare il senso di solitudine

e di sconforto che proviamo, e finirà per

danneggiarci ancora di più. Anche conoscere nuove

persone può essere utile, magari andando in

palestra o facendo sport, che possono funzionare

anche come distrazione e sfogo.

115



Capitolo 11: (Ri)partire da zero a zero

Sono passato nella mia vita dall’avere tutto a non

avere niente, dall’avere una casa, una famiglia

perfetta, un’automobile, tutto quello che pensavo mi

potesse servire e mi potesse rendere felice, al

ritrovarmi improvvisamente senza più nulla tra le

mani. Pensavo di fare ciò che era meglio per me e

per la mia famiglia, cercavo di non farci mancare

nulla; in realtà avevo tutto e continuavo a volere

sempre di più. Il fallimento mi ha rimesso in

prospettiva, ho imparato a vedere le cose in modo

diverso e a dare loro il giusto valore. Ho imparato a

non dare nulla per scontato.

Quando mi hanno tolto la casa, per un periodo ho

dormito in macchina, cenando con cibo in scatola.

117


Nessuno lo sapeva, non volevo dare un peso alla mia

famiglia. Quando mi hanno tolto anche la macchina,

però, sono stato costretto a tornare a casa dei miei

genitori, nella mia cameretta. Quindi quando dico

che sono ripartito da zero, lo intendo in senso molto

letterale: ho toccato il fondo, sia come uomo che

come imprenditore. Mi hanno tolto la terra da sotto

i piedi, e solo grazie alla mia tenacia e alla mia grinta

sono riuscito a riprendermi.

Conosco tante persone che non sono riuscite a

trovare la forza che ho trovato io: un mio collega in

una situazione simile è caduto in una profonda

depressione, e riesco benissimo a capirne il perché.

Ma ripartire da zero è una cosa che si può fare: se ci

sono riuscito io, ce la potete fare anche voi! Basta

un po’ di impegno e di forza di volontà. Questo

messaggio vorrei che arrivasse in modo particolare

118


ai giovani, affinché non si scoraggino davanti alle

difficoltà. Se ce l’ho fatta io in età adulta, a maggior

ragione può riuscirci qualcuno che è ancora agli inizi

della sua carriera. Non fatevi buttare giù!

Io dopo il fallimento lavoravo giorno e notte,

facendo fino a tre lavori (cosa che peraltro non

sapeva nessuno) e facendo molti sacrifici. Anche

una cena in pizzeria con gli amici era inimmaginabile

in quel periodo. Ma l’unico modo per uscirne è

rimboccarsi le maniche, stringere i denti e

continuare a testa bassa finché l’obiettivo non è

stato raggiunto.

Penso sia importante sottolineare che ritrovarsi in

una situazione del genere, per quanto

indubbiamente difficilissima, può rappresentare una

lezione di vita molto importante. Dall’aver superato

una cosa come il fallimento o la bancarotta si esce

119


più forti, e permette di crescere molto da un punto

di vista personale e lavorativo. A me, essere riuscito

a superare tutto questo, ha permesso di vedere la

vita in modo diverso: sono diventato una persona

molto più positiva e molto più forte.

Purtroppo il sistema in cui ci muoviamo come esseri

umani e come imprenditori ci spinge a pensare più

alle cose negative che a quelle positive: è il sistema

che è sbagliato. Ma quando sei positivo rendi più

felici anche le persone che hai accanto,

trasmettendo loro la tua positività.

Consigli pratici per ripartire da zero

Dei consigli pratici che mi sento di dare sono:

1. Creare un piano finanziario realistico. Deve

includere le tue entrate, le spese e i tuoi

obiettivi a breve e lungo termine. Questo ti

120


aiuterà a tenere traccia delle tue finanze e a

prendere delle decisioni.

2. Ridurre le spese il più possibile. Risparmiare

tagliando le spese non necessarie. Anche

quindici o venti euro al mese in meno possono

fare la differenza: bisogna rinunciare a tutto

ciò che non è necessario, che si tratti di uscire

a cena o dell’abbonamento a Netflix.

3. Cercare opportunità di guadagno extra per

aumentare le proprie entrate. Potresti

cercare un lavoro part-time da svolgere di

sera, come ho fatto io, sfruttando le tue

competenze e i tuoi interessi in modo

produttivo.

4. Investi in te stesso. Cerca di migliorare le tue

competenze e le tue conoscenze attraverso

121


corsi di formazione: questo ti renderà più

competitivo sul mercato del lavoro e potrebbe

portare a opportunità di guadagno

inaspettate.

5. Crea una rete di supporto. Appoggiati ad

amici, familiari e professionisti che ti offrano

consigli e ti possano aiutare sia da un punto di

vista pratico che da un punto di vista

psicologico attraverso le difficoltà.

Potrebbero anche suggerirti opportunità di

lavoro inaspettate, consigli finanziari e

sostegno emotivo. Non avere paura di

chiedere aiuto quando ne hai bisogno!

6. Non vergognarti di quello che ti è successo.

Ricordati che il fallimento è una cosa che può

capitare a tutti gli imprenditori, anche a quelli

più grandi ed esperti. Non prenderla come una

122


sconfitta personale e non lasciare che ti butti

giù.

7. Sii te stesso. Apri la mente, cerca di guardare

a nuovi orizzonti e prenditi cura di te e della

tua salute fisica e mentale. Prenditi un

momento la mattina per guardarti allo

specchio e poniti delle domande per capire di

cosa hai bisogno e cosa puoi fare per stare

meglio.

8. Poniti obiettivi a breve termine. Prendi

un’agenda e annota ciò che vuoi fare nel corso

della giornata, il tuo obiettivo del giorno, le tue

entrate e le tue uscite. Datti un obiettivo

giornaliero, anche in termini di denaro.

123



Capitolo 12: Crescita del successo

aziendale

Ho messo in piedi la mia azienda attuale mettendo in

pratica tutti i consigli che ho dato fino a ora. Si tratta

di un’azienda partita veramente da zero a zero.

Dopo il fallimento ho aperto l’azienda che poi ho

spostato in Romania; quando sono tornato in Italia e

ho ceduto l’azienda al mio socio, ho aperto una

nuova partita IVA in Italia. Mi occupavo di energie

rinnovabili e impianti elettrici, che è sempre stato il

mio lavoro. Avevo un pacchetto di clienti che sono

stati poi la base della mia azienda attuale.

Mi sono presto reso conto che mantenere l’azienda

in Italia era troppo complesso; la situazione

economica e legislativa andava peggiorando ed era

125


sempre più a sfavore degli imprenditori. Un mio caro

amico che vive in Polonia da anni, un professionista

che si occupa di costituire nuove aziende all’estero,

mi ha più volte consigliato di prendere in

considerazione la Polonia per la mia azienda, ma io

inizialmente non avevo il coraggio; è stata la mia

compagna che un giorno mi ha proposto di andare a

parlare con lui di persona per farci un’idea del

territorio e della situazione lì, conducendo anche

ricerche di mercato in loco.

Così ho deciso di trasferirmi in Polonia, sia come

azienda che a livello personale, ottenendo anche la

residenza, sebbene la mia azienda operi in tutta

Europa e dunque anche in Italia. La Polonia è uno

stato in espansione da un punto di vista economico,

commerciale, burocratico e anche tecnologico, e

viverci è molto conveniente anche per quanto

126


riguarda le tasse. Sono molto più avanti di noi in

molte cose.

In Italia gestire le questioni economiche e

burocratiche è sempre più difficile; la tassazione è

quasi impossibile, nonostante le agevolazioni rivolte

ai giovani imprenditori. Queste infatti si rivelano fin

troppo spesso essere fumo negli occhi a causa dei

tassi molto alti che vengono applicati.

Mi trovo molto bene qui, nonostante alcune

differenze socio-culturali che sono inevitabili. Noi

italiani tendiamo a essere molto aperti nei confronti

dell’altro, mentre qui la gente è un po’ più fredda,

specialmente verso gli stranieri. Non danno molta

confidenza. Quando torno in Italia per lavoro mi

capita di restare anche qualche mese, ma mi sono

reso conto che ormai sento più la mancanza della

Polonia che dell’Italia, nonostante il mio forte senso

127


di appartenenza nazionale. Sento che ormai la mia

vita è qui.

Quali qualità dovrebbe avere un imprenditore di

successo?

Ovviamente si tratta di elementi molto soggettivi,

ma nella mia esperienza personale un imprenditore

per raggiungere il successo dovrebbe:

1. Avere un obiettivo chiaro in mente e definire

un percorso per raggiungerlo. Deve essere

in grado di creare un’immagine chiara a livello

imprenditoriale e di realizzare le tappe

fondamentali che rappresentino la sua

visione, il suo comportamento e il ruolo che

desidera interpretare nel suo percorso di

business, evitando di disperdere le energie

perseguendo obiettivi secondari.

128


2. Essere determinato. Un imprenditore di

successo deve essere determinato e costante,

e avere la capacità di perseverare anche

davanti alle avversità. Deve essere pronto a

lavorare duramente, a superare gli ostacoli e

a non arrendersi davanti a nulla. La

determinazione è un elemento fondamentale

per affrontare le sfide e raggiungere i propri

obiettivi.

3. Possedere la capacità di adattamento.

L’imprenditore deve essere in grado di

adattarsi ai cambiamenti del mercato e alle

nuove sfide che la vita lavorativa può

sottoporgli. Deve essere flessibile e aperto, in

grado di mettere in pratica nuove strategie e

nuovi approcci in base alle circostanze.

129


4. Possedere buone capacità di leadership.

Deve essere in grado di ispirare e motivare gli

altri, prendere decisioni anche complesse e

spesso in tempi molto rapidi e guidare il suo

team verso il successo, comunicando in modo

efficace e delegando le responsabilità in modo

appropriato.

5. Essere in grado di risolvere i problemi.

L’imprenditore di successo è in grado di

analizzare e definire i problemi in modo

efficace, affrontando gli ostacoli e trovando

soluzioni creative che siano le migliori per la

sua azienda e i suoi collaboratori.

6. Coltivare una mentalità positiva. Anche

davanti alle sfide, deve essere in grado di

credere in sé stesso e nelle proprie capacità,

130


affrontando ogni cosa con ottimismo e

imparando dagli eventuali fallimenti.

7. Investire nel proprio sviluppo personale. Il

successo richiede una crescita costante e un

apprendimento continuo; un imprenditore

che desidera raggiungere il successo deve

dedicare tempo e risorse al miglioramento

delle sue competenze e all’acquisire nuove

conoscenze e abilità.

8. Creare intorno a sé un ambiente positivo.

Deve essere circondato da persone ottimiste

e motivate, sia all’interno che all’esterno del

team o del progetto. Collaborare con

professionisti motivati con cui condividere

obiettivi, prospettive e opportunità di crescita

è fondamentale nella strada verso il successo.

131


9. Avere dei paracadute. Bisogna avere sempre

più opportunità attive in contemporanea: se

un progetto fallisce, ne puoi perseguire un

altro. Non bisogna focalizzarsi mai su un solo

prodotto.

132


Conclusione

In questo libro ho voluto parlare della mia

esperienza personale attraverso le difficoltà della

vita e del lavoro. Non sono un guru, e non ho niente

da insegnare se non quello che ho vissuto sulla mia

pelle: vorrei trasmettere ai miei lettori la mia forza e

la mia positività, e vorrei che imparassero dai miei

errori e dalle mie scelte.

Vorrei che i miei lettori cambiassero prospettiva

sulle cose e si rendessero conto di cosa è veramente

importante. Dopo il fallimento e la bancarotta, ho

capito che non era importante avere un telefono

nuovo o una barca, andare a cena al ristorante o

andare in vacanza al mare: le cose importanti nella

133


vita sono altre, e la cosa più importante di tutte è la

famiglia.

Ho visto imprenditori che lavorano per mesi lontano

da casa, dalla moglie e dai figli, per poter avere i soldi

per comprarsi una macchina costosa. Ero così anche

io, ma con il tempo, con le sventure che mi sono

capitate e con la pratica buddista, ho imparato a

rimettere tutto in prospettiva. Ho imparato ad aprire

gli occhi e dare il giusto valore alla vita.

Bisogna dare più tempo e più affetto alla famiglia,

più calore, e dobbiamo ricordarci di parlare con i

nostri parenti e i nostri amici: non chiudiamoci in noi

stessi anche se abbiamo dei problemi al lavoro.

Prendiamoci cura delle nostre relazioni e non

trascuriamo quella più importante: la relazione con

noi stessi. La nostra felicità e il nostro benessere

devono venire prima dei soldi che possiamo fare.

134


Dobbiamo infine ricordarci di essere liberi a livello

mentale: cerchiamo di non concentrarci su quanto

ci blocca e ci trattiene dalla crescita.

135



Ringraziamenti

Un ringraziamento speciale a chi ha sempre creduto

in me e anche a chi mi ha sempre sottovalutato,

perché è grazie a loro che sono la persona di oggi.

137


Cristiano Borriero – L’inizio di una vita imprenditoriale

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Cristiano Borriero – L’inizio di una vita imprenditoriale

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Cristiano Borriero – L’inizio di una vita imprenditoriale

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Cristiano Borriero – L’inizio di una vita imprenditoriale

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Altre opere editoriali di Edizioni &100 Marketing:

Scrivi il tuo successo – Alessandro Gian Maria Ferri

Ho imparato – Massimo Imparato

Tu non puoi capire! – Marcella Loporchio

Trasforma i tuoi numeri in soldi – Salvatore Cortesini

Il cuore pulsante del consulente in saldo e stralcio – Pamela

Righetti

L’infinito - Ester Giarrusso

I don’t get Lucky, I make my own Luck– Alessandro Gradelli

Allenamento tailormade – Marco Colciaghi

Barista Ricco – Francesco Buompane

Da 0 a Franchising – Carlo Di Martino e Luca Siclari

Agente Immobiliare, la mia passione vincente – Dario Biato

La donna che sarò – Dress for Success Rome

Sicilia. Come eravamo, siamo, saremo - Emilio Aldo Maglie

Femmina dentro - Cristiana Himat Shakti Kaur

La badante perfetta… e non solo – Francesca Ciarlone

La forza del cambiamento è dentro di noi – Giulia Guarino

La rivoluzione dell’intelligenza artificiale – Gabriele Ponti


La vendita perfetta della tua casa – Iacopo Romi

Lava Self. Lo splendore in un gettone – Marco Radaelli

Le produttrici nel cinema italiano – Lisa Ferri

Le terre lontane - Robert Alin Dimofte

Professionista TOP – Giuseppe Tomasello

Sicuri Senza Glutine - Giancarlo D’Andrea

Soluzioni impresa – Thomas Coppola

Il Covid e gli appalti pubblici – Thelma Prestifilippo

Ultimo. Dall’ultimo banco alla finanza agevolata – Vito Virzi

Un diavolo per capello – Sergio Tirletti

Un imbranatissimo collezionista di attimi – Manlio Bitocchi

Una spremuta di me – Giorgio Gaetano Bottari

Uomini in fuga – Mimmo Leonetti

Da scugnizzo a sartorialist – Ciro Marigliano

Sogni – Armenio Del Picchia

L’ascolto che meriti, Il supporto che vuoi – Danyla De Vincentiis

Consapevolumilmente. Dal diario di bordo di un venditore –

Vincenzo Parlavecchio

Kefa – Carmelo Caruso e Gianluigi Di Lorenzo

OMYA Studio e io – Cristina Bernard



Finito di stampare nel mese di gennaio 2024,

da Edizioni &100 Marketing.


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