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7/25

Anno 26 - Numero 287

www.gpmagazine.eu

ANNA

PISCOPO

“MANGIA!”

È IL CORONAMENTO

DI UN SOGNO

NATO

DA RAGAZZINA

© Foto di Natale De Fino




EDITORIALE

by Alessandro Cerreoni

ANNO 26 - Numero 287

LUGLIO 2025

Autorizzazione del Tribunale di Roma

n. 421/2000 del 6/10/2000

DIRETTORE EDITORIALE

E RESPONSABILE

Alessandro Cerreoni

a.cerreoni@gpmagazine.it

REDAZIONE

Info. 327 1757148

redazione@gpmagazine.it

IMPAGINAZIONE E GRAFICA

GP Spot

HANNO COLLABORATO

Lisa Bernardini, Mariagrazia Cucchi,

Mirella Dosi, Rosa Gargiulo,

Francesca Ghezzani,

Silvia Giansanti, Marisa Iacopino,

Marialuisa Roscino, Roberto Ruggiero

SPECIAL THANKS

Ai nostri inserzionisti, Antonio Desiderio,

Dottor Antonio Gorini

EDITORE

Punto a Capo Srl

PUBBLICITA’

Info spazi e costi: 327 1756829

redazione@gpmagazine.it

Claudio Testi - c.testi@gpmagazine.it

Chiuso in redazione il 14/07/2025

Contatti online: 10.000 giornalieri

attraverso sito, web, social e App

Sito: www.gpmagazine.eu

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SERIE A DA ESPORTAZIONE

LA FINE DEL CALCIO?

E’ arrivato il parere positivo del Consiglio Federale della Figc in

merito alla richiesta della Lega Serie A di far disputare Milan-

Como in Australia, a Perth. La partita è in programma alla

24esima giornata nel weekend del 7 e 8 febbraio 2026. Il motivo

è l'indisponibilità di San Siro che ospiterà il 6 la cerimonia di apertura

delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026.

Una scelta assurda che fa discutere, perché configura un calcio

futuro sempre più distante dai tifosi. Se il problema è l’indisponibilità

di San Siro, sarebbe stato sufficiente inserire questa informazione

nel software che genera il calendario del campionato

di Serie A e in via eccezionale Milan e Inter in quel fine settimana

avrebbero giocato entrambe fuori casa. Ma si sa, il calcio ormai

è diventato un pianeta che ragiona a sé. Qui si vuole trasformare

una partita casalinga in un evento globale. Se da un lato apre

nuovi mercati e raddoppia (o triplica) il valore mediatico e commerciale,

dall’altro mina l’idea stessa della territorialità sportiva

— un principio radicato in Europa da secoli — e rischia di alienare

i tifosi locali, privati dell’esperienza "in casa".

Mai prima un match di una lega europea si è svolto fuori dal continente

per un turno valido per la classifica. Se l’eccezione dovesse

convertirsi in trend, potrebbero arrivare richieste di

“amichevole da punti” da altri Paesi, spingendo il campionato

verso un modello sempre più simile alla NBA o alla NFL: match

all’estero per monetizzare. Un’ipotesi già temuta da tifosi e appassionati.

La FIGC sottolinea il carattere "eccezionale" di questa scelta, e

francamente questo ci lascia perplessi. L’obiettivo dichiarato è

superare un impedimento infrastrutturale — non avviare una

nuova era globale per la Serie A. Tuttavia, se adesso l’eccezione

troverà luce verde da FIFA, UEFA, AFC e Football Australia, sarà

difficile non adattarla altrove, su basi commerciali. E Milan-Como

potrebbe diventare la prima di una lunga serie di partite trasformate

in uno spettacolo itinerante da vendere e da disputarsi all’estero.

A nostro parere, una scelta del genere sarebbe la fine

del calcio e dimostrerebbe ancora una volta come la governance

sportiva e calcistica debba togliersi di torno dirigenti e manager

che pensano ai loro interessi e affidarsi a chi lo sport l’ha praticato

davvero e ne conosce i sacrifici degli sportivi e dei tifosi.

CONDIZIONI - Nessuna parte di GP Magazine può essere riprodotta. GP Magazine è un

mensile a distribuzione gratuita a servizio dei lettori. Salvo accordi scritti, le collaborazioni

sono da intendersi a titolo gratuito; articoli e interviste sono realizzati in maniera autonoma

dai collaboratori che ne chiedono la pubblicazione senza nulla pretendere in cambio e assumendosi

ogni responsabilità riguardo i contenuti. I banner pubblicitari da noi realizzati sono

di nostra proprietà e qualsiasi utilizzo al di fuori di GP Magazine deve essere da noi autorizzato

dietro esplicita richiesta scritta


Sommario

10

ANNA PISCOPO

10

24

18

DOTTOR ANTONIO GORINI

L’ESTATE

24

CLARA GUGGIARI

30

GUSTO

CHEF FABIO CAMPOLI

36

JEAN HUMBERT SAVOLDELLI

52

38

DONATELLA ZACCAGNINI

ROMITO

44

CARLO MORRIELLO

38

54

46

ANTHONY PETH

49

CATERINA ROSSINI

52

STORIE DI RADIO

MAURIZIO AMICI

54

COSE BELLE

YU YU

49

56

56

GEORGIA MOS

3




L’EVENTO DEL MESE

by Mirella Dosi

LA NAZIONALE DEI TIKTOKERS

OLTRE 20 MILIONI DI FOLLOWER SCENDONO

IN CAMPO CON I PROPRI BENIAMINI DEI SOCIAL

PER INIZIATIVE DI SOLIDARIETÀ

6

Roma: l’antica e prestigiosa Sala del Carroccio di Palazzo Senatorio in Campidoglio, gremita di partecipanti,

ha fatto da palcoscenico ad un evento speciale: la presentazione ufficiale della Nazionale Italiana TikTokers.

Questo progetto fonde la travolgente viralità del celebre social network con un profondo impegno sociale

e sportivo, promettendo di mobilitare milioni di follower a sostegno di cause benefiche. L'evento, moderato

con brio e ironia da Demo Mura, segna un nuovo inizio per il panorama digitale italiano, unendo Istituzioni,

professionisti e creator sotto il vessillo della solidarietà.

Nata dall'intuizione di Fabrizio Campagna, già fondatore di Radio Turismo e dirigente della Nazionale Italiana

Cabarettisti, la Nazionale Italiana TikTokers si configura come una nuova, dinamica e vivace realtà.

Un gruppo di ragazzi determinati a impiegare la propria vasta visibilità per un fine nobile: donare sorrisi

e fornire un supporto tangibile a iniziative benefiche attraverso la creazione di progetti dedicati e la partecipazione

attiva a eventi. È un impegno che nasce da uno spirito volontario e disinteressato, mosso unicamente

dalla generosità e dalla condivisione.

Gli obiettivi principali sono ambiziosi e di grande respiro: avvicinare i giovani al mondo dello sport, promuovendo

valori di squadra e sana competizione; offrire supporto concreto in situazioni di difficoltà, facendo

la differenza nella vita delle persone; promuovere un utilizzo consapevole e produttivo dello

smartphone, trasformando la tecnologia in uno strumento di bene comune.


A guidare la squadra, in qualità di Presidente Onorario,

c'è l'inossidabile Nonno Severino, 96 anni e

quasi 2 milioni di follower: un simbolo vivente che

dimostra come la passione non conosca età né

confini. La madrina è la splendida Naima Guidi, conosciuta

online come "la donna puma", con oltre 1

milione di ammiratori che la seguono con entusiasmo.

L'allenatore è Jimmy Maini, ex centrocampista

di prestigiose squadre di Serie A come Roma e

Milan, che porta la sua preziosa esperienza calcistica

nel dinamico mondo dei social, creando un

ponte inedito tra sport tradizionale e digitale. A

prendersi cura della forma fisica dei TikTokers, con

mani esperte e professionalità, ci sarà Luca Santarelli,

il massaggiatore ufficiale. La Nazionale si allenerà

presso l’Eschilo 2, un centro sportivo

generosamente messo a disposizione da Max Tonetto,

ex calciatore e proprietario, che diventa così

il quartier generale per la preparazione di questa

squadra unica.

L'evento in Campidoglio ha visto la partecipazione

di numerosi creator di spicco, tra cui Elena e

Sasha, Zio Command, Stirl of, Davide Mogavero (The

Mogsss Family), 16 birra, Siso Mincuzzi, Costantin

Cociurca (Cociurca Home Family) e i Golosoni. In

collegamento video, sono arrivati saluti carichi di

affetto e supporto da Tiktokers come don Roberto

Fiscer, Ma.rione, Federico Antoine, Manuel Mercuri,

Daniele Condotta, Chef Alessandro Santarelli, I Congiunti

Imperfetti e Matteo Del Campo. L'adesione al

progetto continua a crescere, con influencer del calibro

di Tony Berry, Stefano Pollari, Valerio Varamo,

Andrea La Greca, Pomiro 84, Daniele Fiamma, Emiliano

Luccisano, Juri Roazzi e Paciullo pronti a

scendere in campo a testimonianza del grande entusiasmo

e della risonanza che questa iniziativa sta

generando.

La Nazionale Italiana TikTokers si presenta forte di

due partnership fondamentali che ne rafforzano

l'identità e amplificano il suo impatto sociale.

Il rinomato marchio italiano di abbigliamento sportivo

GIVOVA vestirà la squadra, garantendo prodotti

di alta qualità per ogni sfida. Giovanni Acanfora,

Presidente di GIVOVA, ha espresso l'orgoglio del

brand nel sostenere questa iniziativa, sottolineando

l'importanza di ascoltare le nuove generazioni e costruire

con loro nuove forme espressive: “TikTok, i

social e il linguaggio dei creator sono la nuova realtà

della comunicazione. Non è solo intrattenimento:

è espressione, identità, potere narrativo.

GIVOVA sostiene lo sport raccontato attraverso questi

nuovi linguaggi perché crediamo che ogni forma

di espressione autentica meriti spazio e rispetto.

Siamo entusiasti di camminare accanto a chi ha il

coraggio di inventare e sperimentare nuovi linguaggi,

di trasformare una passione in uno stile di

vita. Nasciamo nello sport, ma viviamo ovunque ci

sia sfida, impegno, condivisione. Per questo sosteniamo

la nuova generazione di comunicatori digitali:

perché come noi hanno energia, passione e la

stessa voglia di lasciare il segno”.

Fondazione Heal, invece, è Charity Partner Ufficiale.

Questa collaborazione sottolinea il profondo impegno

sociale della Nazionale. La Fondazione Heal,

nata nel 2016 per volontà di Serena Catallo e Simone

De Biase, si dedica con passione alla ricerca

7


L’EVENTO DEL MESE

8

scientifica in campo neuro-oncologico pediatrico e

delle patologie complesse. Attraverso questa partnership,

la Nazionale Italiana TikTokers userà la

sua risonanza per sensibilizzare l'opinione pubblica

e raccogliere fondi, contribuendo attivamente a una

causa di vitale importanza. Il messaggio del Presidente

De Biase, trasmesso ai presenti da Andrea

Olivari, ha ribadito l'importanza di questa sinergia:

"Siamo orgogliosi di essere charity partner di un

evento così speciale, dove passione, sport e solidarietà

si incontrano in campo. Vedere una squadra

composta da TikToker e Youtuber unirsi non solo

per divertire, ma per fare la differenza, è un segnale

potente di come i nuovi linguaggi e le nuove generazioni

possano trasformarsi in strumenti concreti

di bene. Il loro entusiasmo contagioso regala sorrisi,

ma soprattutto sostiene progetti reali che toccano

la vita di tante persone. A nome della Fondazione

Heal, li ringrazio per aver scelto di esserci, con il

cuore e con l’energia che li contraddistingue."

La presentazione in Campidoglio è stata arricchita

dagli interventi di figure di spicco che hanno evidenziato

il potenziale trasformativo di questa iniziativa.

Alessandro Onorato, Assessore ai Grandi

Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, ha

dichiarato che “l’idea che i beniamini delle nuove

generazioni possano avere una Nazionale per contribuire

ad iniziative benefiche è molto bello ed è

un modo per avvicinare i giovani alle iniziative sociali.

Il Comune di Roma guarda a tutto questo con

grande interesse e rappresenta uno strumento in

più di divulgazione per la città”. Dario Nanni, Consigliere

Comunale di Roma Capitale e Presidente

Commissione Giubileo 2025, ha aggiunto che “queste

iniziative valgono più di tante parole. Ognuno

di noi deve dare una mano alla nostra società perché

è importante sentirsi comunità e dare esempi

alle nuove generazioni. Roma Capitale non può che

sostenere iniziative come questa nate per

aiutare persone in difficoltà”. Fabrizio Campagna,

Dirigente della Nazionale Italiana Tik-

Tokers, ha espresso la sua fiducia

affermando: “E’ una scommessa già vinta. I

Tiktokers hanno aderito con entusiasmo al

progetto con l’unico scopo di fare del bene.

Vogliamo realizzare cose tangibili: piccole,

ma vere”. Dal lato della solidarietà, Andrea

Olivari, Crowdfunding Manager Fondazione

Heal, ha sottolineato: “Per i piccoli pazienti

oncologici questi ragazzi sono supereroi.

Ecco perché è molto importante per noi

questa collaborazione. Non c’è solo il percorso

di cura, ma anche la vita quotidiana.

Heal nasce proprio per questo: prendersi

cura dei bambini e delle loro famiglie in un

momento difficile della loro vita”. A completare

il quadro, la prospettiva medica è stata portata

da Chiara Arpaia, Medico e Ricercatrice del

Policlinico Universitario Agostino Gemelli, che ha

spiegato: “Vogliamo portare i pazienti fuori dall’ospedale.

Offrire loro non solo cure, ma anche relazioni.

In questo lo sport è una terapia

potentissima. Ci aiuta molto con l’inclusività. Ecco

perché queste iniziative sono importanti per i bambini.

La riabilitazione non è solo fisioterapia o logopedia,

ma anche sport e socialità”. Infine, Giulia

Stanca, Terapista della neuro e psicomotricità dell'età

evolutiva, sempre del Policlinico Universitario

Agostino Gemelli, ha concluso: “Aiutare i bambini a

vivere l’ospedalizzazione con un sorriso significa trasformare

un momento difficile in un’occasione di

speranza. E spesso quel sorriso diventa la cura più

potente che abbiamo”.

La Nazionale Italiana TikTokers è ora pronta a

scendere in campo. Non solo per il puro spirito

sportivo, ma con un forte e chiaro messaggio di

solidarietà, dimostrando che la creatività digitale

può e deve essere una forza trainante per il cambiamento

sociale positivo.



COVER STORY

by Silvia Giansanti

ANNA PISCOPO

“MANGIA!” È IL CORONAMENTO

DI UN SOGNO NATO DA RAGAZZINA

La sua prima opera cinematografica sta riscuotendo ottimo successo di critica. Anna, geniale artista

barese, nel suo primo film è circondata da “non attori” presi dalla strada

10

E’ nata in una città del sud diversa dalle altre, in una città come Bari dallo stile più nordico. La sua

infanzia, come ci ha raccontato, è stata molto felice, divisa tra la sua terra natale e la Grecia, per via

delle sue origini. Una vita a cavallo tra le due culture. Da adolescente non era al massimo della felicità,

non vedeva l'ora di andarsene. Ha sofferto di solitudine adolescenziale, non trovando un gruppo di

amici veri. Questo ha influenzato la scrittura del suo attuale film “Mangia!”, che ad Anna ricorda i suoi

umori di quel periodo. Caparbia, determinata e soprattutto originale, la Piscopo si sta facendo largo in

un settore complicato, misurandosi con diverse esperienze.

Anna, parlaci della tua formazione e di come è avvenuta l'introduzione nel mondo dello spettacolo.

“Ho studiato sceneggiatura e drammaturgia all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica Silvio D'Amico e

come attrice ho studiato dapprima a Bari e, una volta che mi sono trasferta a Roma, mi sono formata

con l'acting coach internazionale Doris Hicks della scuola di Susan Batson e con Francesca De Sapio.

Ho lavorato principalmente come sceneggiatrice nel cinema e e dall'altra in teatro per sviluppare i miei

progetti di attrice, regista e autrice. Ho avuto l''occasione di fare a teatro tre monologhi, tra cui il primo

era proprio 'Mangia!' A seguire 'Vai a rubare a San Nicola!” e 'Vivere!', tutt'e tre con il punto esclamativo.

Ho collaborato autorialmente con Lamberto Carrozzi. Successivamente sono arrivate altre esperienze”.

Questa passione è con te fin da quando?

“Ho iniziato a lavorare a Bari in teatro che ero ancora minorenne, con ruoli minori di attrice. Ho sempre

avuto la determinazione di fare questo lavoro, di sviluppare alcune mie storie e progetti, sia come

autrice che come attrice”.

Hai mai avuto all'inizio qualche titubanza a tal punto da mollare tutto?

“Titubanze no, ma ho vissuto tanti momenti di grande fatica anche a livello economico e che vivo

tutt'ora. Sono stata sempre molto determinata. Ho dovuto svolgere anche una serie di lavori per supportare

il mio attuale. Sono stata in un call center, ho fatto la promoter e perfino le pulizie. Tutto

questo anche per poter studiare e dare vita alle mie passioni”.

Attori e attrici che ti hanno ispirato o che segui da una vita.

“L'attore e autore che stimo è Victor Cavallo. Mi piace molto anche Elio Germano. Come attrice Monica

Vitti”.

Hai già avuto le prime soddisfazioni della tua carriera, vincendo dei premi.

“Sì, a parte vari premi teatrali, ho vinto nel 2016 il premio Rai Carlo Bixio”.

Provieni da una terra nota per la sua cucina. Chissà quante volte ti sarai sentita dire appunto

“Mangia!”.

“Tantissime volte. A Bari c'è un detto 'Mangia che devi essere mangiato' e che può avere una duplice

interpretazione. Mangia per primo per non essere mangiato oppure goditi la vita prima di morire e di

essere mangiato dai vermi”.

Un piatto pugliese che ti tenta.

“Mi piacciono i panzerottini caldi con la ricotta”.


© Foto di Natale De Fino

11


COVER STORY

Dopo queste prelibatezze baresi, veniamo al

film.

“La mia opera prima e cioè 'Mangia!', è stata girata

a Catania con un cast composto sia da attori professionisti,

sia da attori presi dalla strada”.

Sarà stato difficile gestirli.

“A dire il vero no. C'è stato un grande entusiasmo

per questo tipo di cinema che volevo fare. Certo,

c'è voluta disciplina. Infatti oltre a fare l'attrice e

la regista nel mio film, ho dovuto fare il carabiniere,

mettendo tutti in ordine. Però devo riconoscere

che erano pieni di creatività”.

Cosa pensi di Catania?

“E' una grande città viva dove c'è di tutto e dove

si sente l'influenza del vulcano. Nel mio film ha

avuto un peso rilevante, mi ha portato l'ispirazione”.

Di cosa parla il film?

“Di bulimia ma non nel senso patologico. La protagonista

ne soffre, ma è un pretesto per raccontare

una bulimia metaforica. Bulimia può essere

la solitudine emotiva, la frammentazione umana,

in parte determinata dai social. Definisco questo

film frammentato e strutturalista che racconta una

grande solitudine emotiva, l'impossibilità di incontrarsi

veramente”.

Nei momenti no della tua vita, hai mai trovato

rifugio nel cibo?

“Non ho mai sofferto di questa patologia, però il

mio grande sfogo è il fumo”.

Che tipo di personaggi ruotano dentro il film?

“Ho preso ad esempio un travestito che si prostituisce,

ci sono un paio di homeless, uno pseudo

maestro di yoga comico grottesco, ci sono alcuni

disabili e uno in particolare che frequenta la notte

catanese, chiamato 'Paolino ti voglio bene', perché

sa dire solo questo”.

Immagino ci siano eventi a supporto del film.

“Sì, sarò il 14 luglio all'Arena Margherita di Acireale,

il 15 luglio al Fuoricampo Film Fest, il 16 al

Lamezia International Film Festival, il 3 agosto

sarò a Napoli in un'arena con Tony Esposito, che

è l'autore delle musiche del film. Inoltre da settembre

ripartiremo con il tour nei cinema delle

città”.

Dato che vivi a Roma ormai da tempo, cosa

ti ha colpito di questa metropoli?

“Sin dall'inizio ho amato la sua imperfezione assoluta,

tipo l'immondizia. Sembra una città cinica

ma è una città che sa accogliere e vivere in

gruppo. E' cosmopolita e piena di cultura. Oramai

sono legata alla Capitale, tanto da tifare la Roma”.

Un quartiere preferito.

“Dove vivo attualmente e cioè l'Esquilino. Adoro

trascorrere del tempo a piazza Vittorio, anche con

tutte le sue oscurità”.

Per concludere un commento sul nuovo Papa.

“Sono felice che non sia anziano, in modo da restare

con noi un po' di tempo. E' ancora presto

per rilasciare una dichiarazione su di lui, però ho

notato che è in continuità con il percorso. Non

sono molto contenta del fatto che la Chiesa non

includa la comunità LGBT. Molti sono cattolici e

quindi meriterebbero di essere inclusi”.

12

CHI È ANNA PISCOPO

Anna Piscopo è nata a Bari il 15 maggio del 1994 sotto il segno del Toro con ascendente Capricorno. Caratterialmente si definisce

corsaro ed empatica. Tifa pe rla Roma, adora la carne alla brace e ha come hobby andare in bicicletta. Al momento

non possiede animali domestici. Questo è l'anno fortunato della sua vita. Vorrebbe vivere a Pechino. E' single.

Ha iniziato facendo teatro nella sua città d'origine.Vincitrice della borsa di studio completa all’Accademia Nazionale d’arte

drammatica “Silvio D’Amico” come sceneggiatrice, da attrice si forma con l’acting coach internazionale Doris Hicks della

scuola di Susan Batson e con Francesca De Sapio. Nel 2016 ha vinto il Premio Rai Carlo Bixio con la sceneggiatura di serie

tv originale “Angry Kidz”. Con il one-girl- show “Mangia!” ha vintonumerosi premi.

Nel 2018 ha prodotto il cortometraggio “Oumar Asouman, the Minotaur”,opera scritta e girata a quattro mani con Matteo

Ferri. Nel 2020 ha debuttato con il one girl show “Vai a Rubare a San Nicola!”, finalista al Premio Scenario, Vincitore delle

Voci dell’Anima 2022, del premio Pubblico Voci dell’Anima 2022, vincitore Premio Snad 2022. Per il produttore di cinema

Galliano Juso ha scritto “L’ora del caffè, Seratine”, film a episodi scritto insieme a Franco Maresco e “Uomini addosso”

(tratto dalla vera storia della pornostar Vampirella), “Il Grande Leone”, biopic su Leone di Lernia, “Sembrava Morto”.

Nel 2022 ha debuttato in teatro con ”Vivere!”. Tra il 2022 e il 2023 per l’Atreus Film srl ha scritto “Due mondi separati”,

regia Marianna Scivares , “L’amore mai dato”, “La casa chiusa” e “Aurora”. Nel 2023 è nel cast “Romeo e Giulietta” di Veronesi.

Nel 2024, per il teatro ha scritto, diretto e interpretato “Me ne vado”con Marial Bajma Riva. Nel 2024 ha vinto contributo

APULIA FILM FUND e i selettivi MIC con il cortometraggio “La Coperta”,di cui è autrice e regista. Il cortometraggio

è stato girato a Taranto con l'attore protagonista Fabrizio Ferracane. Prodotta da Galliano Juso e Leonardo Giuliano con il

contributo di Mic, ha girato “Mangia!”, la sua opera prima cinematografica. Nel film da lei diretto ha interpretato il ruolo

della protagonista.


© Foto di Natale De Fino

13


ZOOM

by Marialuisa Roscino

14

Il potere benefico

della natura sulla mente

È sempre più evidente come la natura abbia un potere benefico straordinario sulla nostra mente. Non

si tratta solo di una sensazione piacevole, ma di un fenomeno supportato da numerose ricerche scientifiche

che dimostrano gli effetti positivi del contatto con gli spazi verdi sulla nostra salute psicologica

e sul nostro benessere generale. Uno dei benefici più studiati e riconosciuti è proprio la capacità della

natura di ridurre i livelli di stress e ansia. Diversi studi scientifici hanno dimostrato che trascorrere

anche solo brevi minuti in un ambiente naturale può portare a una significativa diminuzione dei livelli

di cortisolo, l'ormone dello stress, producendo nella nostra mente un effetto calmante. Quanto, è allora,

importante, connetterci con la natura? E quale dovrebbe essere al riguardo, la dose di esposizione minima

per avere benefici dalla natura? Nei bambini in particolare, è fondamentale per ridurre le probabilità

di problemi psicologici? Di questo e molto altro, ne parliamo oggi con la dottoressa Adelia

Lucattini, Psichiatra e Psicoanalista, Ordinario della Società Psicoanalitica Italiana e

dell’International Psychoanalytical Association.

Lucattini: “Abitate la natura, non solo attraversatela. Camminare in un bosco o stendersi accanto a un lago non è solo

rilassarsi, ma lasciarsi toccare dal linguaggio dei sensi. La natura non è cornice, è interlocutore silenzioso, che parla anche

alla fatica interiore”.

Dottoressa Lucattini, quali sono gli effetti benefici della natura sulla nostra mente?

“L'esposizione ad ambienti naturali, come parchi, foreste e aree verdi, è spesso associata a una riduzione

di stress, ansia e depressione, contribuendo al contempo a un miglioramento del benessere

emotivo. Queste osservazioni sono supportate da teorie consolidate, come la “Teoria della Riduzione

dello Stress” e la “Teoria del Ripristino dell'Attenzione”, che evidenziano i benefici psicologici dell'interazione

con la natura. La ‘Stress Recovery Theor’y (teoria della riduzione dello stress) di Ulrich, legata

alla natura, si basa sull'idea che gli esseri umani abbiano una predisposizione innata a connettersi

con l'ambiente naturale. Questa connessione, a sua volta, innesca una risposta di rilassamento nel

corpo e nella mente, contrastando gli effetti negativi dello stress. La ‘Teoria del Ripristino dell'Attenzion’e

(ART), sviluppata da Stephen e Rachel Kaplan, sostiene che l'esposizione alla natura e agli ambienti

naturali può aiutare a rigenerare la capacità di attenzione, affaticata dall'uso prolungato

dell'attenzione diretta, tipica di compiti impegnativi come lo studio o il lavoro”.

Quanto è importante connetterci con la natura?

“’One Health’, dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), sottolinea la relazione interdipendente

tra salute umana, animale e ambientale. Su questa base, il ‘Green Care Conceptual Framework’ include

interventi di ‘green care’, che comprendono una gamma ampia di terapie basate sul contatto e rapporto

con la natura, e pratiche di promozione della salute che influenzano gli ambienti naturali per

supportare il benessere fisico e mentale. L'ambiente naturale è una grande risorsa per promuovere la

salute psico-fisica. Ad esempio, in uno studio danese ha chiarito che i bambini cresciuti in luoghi caratterizzati

da abbondanza di spazi verdi hanno una maggiore probabilità di avere benessere psicologico

ed equilibrio mentale nell'età adulta”.

Può spiegare cosa si intende, in particolare, per "biofilia"?

“La biofilia rappresenta un approccio olistico alla guarigione, basato sull’istintiva attrazione umana

verso la natura. Questo concetto, derivante dal greco “amore per la vita”, sottolinea l’importanza del

contatto con l’ambiente naturale per il benessere fisico e psichico. Il termine fu coniato per la prima

volta nel 1964 dallo psicanalista e filosofo Erich Fromm per descrivere questo orientamento psicologico


degli esseri umani verso tutto ciò che è vivo e

vitale. La biofilia, quindi, è l'amore innato per la

natura, sottolinea come l'uomo sia naturalmente

attratto dagli ambienti naturali e come questi

possano svolgere un ruolo importante nel promuovere

la salute fisica e mentale. Uno studio

pubblicato su ‘Front Public Health’ (2025) ha confermato

che gli ambienti interni biofilici facilitano

un migliore recupero da stress e ansia rispetto.

Inoltre, sottolinea che i “paesaggi terapeutici”

pone l’attenzione sulla complessa interazione di

processi fisici, sociali e simbolici che determinano

il potenziale di un luogo di influenzare positivamente

o negativamente la salute complessiva

delle persone”.

Come è possibile integrare la biofilia nella

nostra vita quotidiana, anche in città?

“Portando la natura in casa o in ufficio, circondandosi

di piante e fiori. Nelle città valorizzando

il verde urbano con siepi e alberi, e arricchendo

il design degli edifici con elementi naturali come

sta accadendo in molte città metropolitane. Allo

stesso modo, è importante, come dimostrato da

molti recenti studi scientifici, l'integrazione di elementi

e spazi verdi anche nelle strutture ospedaliere.

Le piante da interno hanno un impatto

terapeutico positivo e le piante all'interno degli

ospedali possono ridurre i tempi di ospedalizzazione

e il livello di stress, fornire una ridotta necessità

di sollievo dal dolore, ridurre il livello di

ansia e affaticamento e fornire una pressione

sanguigna sistolica più bassa durante il ricovero”.

Qual è, secondo lei, la dose di esposizione

minima per avere benefici dalla natura?

“La ‘dose’ di natura valutata in numerosi studi,

varia da 10 a 50 minuti. 10–30 minuti di camminata

all'aperto nella natura: dal punto di vista psicologico,

è stato misurato un aumento importante

delle sensazioni di calma, conforto e freschezza.

Dal punto di vista fisico, diminuiscono lo stress,

della frequenza cardiaca, dei livelli di cortisolo,

della pressione sanguigna. 31–50 minuti di camminata

all'aperto nella natura: diminuiscono tutti

i bio-marcatori di stress rispetto a coloro che

camminavano in un ambiente urbano, su marciapiedi

in cemento lungo il traffico. Coloro che

camminano nella natura mostrano una riduzione

dello stress tramite misurazioni fisiologiche, ad

esempio, diminuzione della pressione sanguigna.

Psicologicamente un aumento delle emozioni positive

e della rivitalizzazione, diminuzione della

sensazione di fretta e delle emozioni negative”.

Ritiene che la natura possa avere un potere

curativo sulla salute mentale degli stessi pazienti?

2La ricerca pubblicata su Issues in ‘Mental Health

Nursing’ (2025), dimostra che il contatto con la

natura, fa entrare in contatto con le emozioni e

interiorizzare il senso del tempo, che viene perso

a causa della depressione. L'ambiente circostante

diventa un ambiente sicuro e relazioni che si

creano, importanti per un buon andamento dei

trattamenti psicoterapeutici e riabilitativi anche

per i pazienti con disturbi mentali più seri”.

Proprio di recente, la principessa Kate Middleton,

raccontando del duro periodo della

sua malattia, del suo tumore, ha dichiarato

come "la natura fosse diventata il suo rifugio",

quali sono a Suo avviso, le ragioni profonde

di questa sua scelta personale?

“La natura è percepita sempre come una base sicura,

da tutti, nella buona salute e nei percorsi

di recupero dopo una malattia. Ritengo che Kate

Middleton abbia scelto di comunicare un’esperienza

personale per lei molto significativa. Nelle

sue parole, si percepisce anche un senso di pro-

15


ZOOM

16

fonda gratitudine verso le

persone che l’hanno condivisa

con lei. Dunque, un bel

massaggio ed un buon

esempio mostrato dalla

principessa. Numerosi studi

evidenziano i benefici del

giardinaggio sul recupero

dell’equilibrio emotivo e

della salute mentale: riduzione

di depressione, ansia,

solitudine, paura della malattia

e della morte; miglioramento

della qualità e

soddisfazione di vita, cognizione,

relazioni e benessere

generale. In ottica psicoanalitica,

orticoltura e giardinaggio

sono atti simbolici e

sensoriali che parlano all’inconscio:

il contatto con la

terra, il silenzio, la manipolazione

con le dita attivano

funzioni profonde della

mente. Tali attività si svolgono inoltre, in un contesto

relazionale curante, con specialisti e altri

pazienti, favorendo risonanze emotive e possibilità

di rispecchiamento”.

Dedicarsi al giardinaggio, fare yoga all'aperto,

o semplicemente leggere un libro in un parco,

può essere a Suo avviso, un modo efficace

per favorire anche per brevi attivi un'interazione

benefica con la natura?

“Dedicarsi a queste attività fisiche all’aperto o leggere

immersi nel verde favorisce un’interazione

benefica con la natura anche in brevi momenti.

Queste attività riattivano i sensi, promuovono

calma e consapevolezza corporea, riducono lo

stress e migliorano l’umore. Il contatto con il

verde stimola un senso di appartenenza al ciclo

vitale e può svolgere una funzione riparativa sul

piano psichico. La natura, vissuta in modo attivo

o contemplativo, agisce come spazio contenitivo

e simbolico, offrendo equilibrio, senso e rigenerazione,

soprattutto nei momenti di fragilità emotiva”.

Recenti studi scientifici dimostrano come

anche nei bambini cresciuti in luoghi caratterizzati

da un'elevata abbondanza di spazi

verdi, possa esserci una minore probabilità di

sviluppare disturbi psicologici, cosa può dirci

al riguardo?

“Sì, infatti, confermano che crescere in ambienti

ricchi di spazi verdi può ridurre il rischio di sviluppare

disturbi psicologici in bambini e adolescenti.

Una ricerca pubblicata su ‘Environmental

Research’ (2025) ha evidenziato che l’esposizione

al verde residenziale durante l’infanzia è associata

a una diminuzione dei sintomi

esternalizzanti nel

tempo, durante l’adolescenza

e l’età adulta, soprattutto

nei maschi.

Questo indica che vivere in

aree verdi ha effetti protettivi

sullo sviluppo emotivo,

intellettivo, psicologico,

scolastico e comportamentale.

La natura permette di

apprendere in modo naturale

il fair play, l’ecologia,

l’amore e la cura per la natura”.

Oltre agli spazi verdi,

possono avere un potere

benefico anche gli spazi

blu della natura?

“Anche laghi e fiumi offrono

benefici psicologici rilevanti.

Il contatto con l’acqua e gli

sport acquatici favorisce il

rilassamento, riduce l’ansia

e migliora l’umore. In psicoanalisi, la sensorialità

è centrale nello sviluppo dell’autoregolazione

emotiva: l’acqua, con i suoi suoni, movimenti e

temperature, stimola processi di integrazione psichica.

I colori blu e verde calmano il sistema nervoso

e favoriscono quiete interiore. Lo studio su

Environmental Research (2025) mostra che l’esposizione

agli spazi blu riduce il rischio di riacutizzazioni

nei disturbi psichici gravi”.

Quali consigli si sente di dare alle persone,

adesso che siamo in estate?

“Abitate la natura, non solo attraversatela. Camminare

in un bosco o stendersi accanto a un

lago, non è solo rilassarsi, ma lasciarsi toccare

dal linguaggio dei sensi. La natura non è cornice,

è interlocutore silenzioso, che parla anche alla

fatica interiore;

Praticate gesti che rigenerano. Seminare, coltivare,

nutrire anche solo una pianta è un atto psichico.

L’azione creativa e manuale, fatta di cura e attesa,

contrasta la passività e riattiva la capacità

di agire;

Cercate il verde e il blu, il sole non basta. I colori

naturali agiscono in profondità: il verde acquieta,

il blu apre. Lasciate che corpo e mente si rigenerino

nella vegetazione e nell’acqua, non solo nella

luce;

Scegliete la lentezza. Rallentare, leggere in un

parco, galleggiare sull’acqua, ascoltare il vento:

nel tempo lento l’inconscio fluisce e si riorganizza;

Coinvolgete i bambini nella natura. L’estate è occasione

per esplorazioni libere: acqua, terra,

vento e profumi creano radici psichiche e memoria

emotiva profonda”.



SALUTE & BENESSERE

by Alessandro Cerreoni

Estate

Le accortezze e i rimedi

per viverla alla grande

Quanto incide sulla nostra salute la bella stagione? Come

beneficiare in pieno dei suoi vantaggi? Quali farmaci portare

con sé quando si va all’estero in vacanza? Ne parliamo

con il dottor Antonio Gorini (*) un medico che ha scelto la

mission professionale di mettere al centro la persona nella

sua complessità e trovare la cura che sia personalizzata e

volta a ristabilire uno stato di salute prolungato

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Estate: cosa vuol dire per il nostro organismo?

“L’estate è il momento di maggiore attività della natura. La primavera è la fioritura della terra,

l’estate è l’esplosione della crescita. Sarà per questo che gli studenti quando tornano a scuola

dopo le vacanze estive sembrano tutti più cresciuti… Momento di massima attività, caldo e esplosione

del cuore, non solo per gli amori estivi, ma soprattutto dovrebbe essere un periodo di crescita

di coscienza, di gioia vera”.

Quali sono i benefici della bella stagione sulla nostra salute?

“La bella stagione permette di stare più all’aperto, vivere un po’ di più il contatto con la natura,

fare una pausa dalla routine del lavoro, già questi sono dei benefici per la salute. Ricercare

momenti per stare con gli amici, quelli buoni, quelli che ci caricano di bella energia, spegnere

il rumore del mondo, che al chiuso rimbomba, è un balsamo per l’umore. L’estate non è il periodo

del “riposo” per il nostro corpo, ma per usanze italiane corrisponde al periodo principale

di ferie dal lavoro e dalla scuola. Quindi, andiamo in vacanza, ma manteniamoci attivi, la salute

sarà con noi!”.

Dal punto di vista medico esiste qualche controindicazione?

“Dobbiamo fare attenzione alle ore più calde della giornata, soprattutto se soffriamo di pressione

bassa, insufficienza cardiaca e respiratoria. In questa stagione le terapie per la pressione alta dovrebbero

essere riviste. Attenzione alla disidratazione. Chi prende terapie diuretiche dovrebbe fare

ancora più attenzione”.

In che maniera è possibile ottenere i benefici a livello di salute e in che modo di possono

evitare eventuali rischi?

“I maggiori benefici per la salute li abbiamo facendo attività all’aria aperta e nelle ore più fresche,

mangiando gli alimenti di stagione, anch’essi freschi e ricchi di vitamine e minerali. Beviamo acqua

con residuo fisso medio. Facciamo attività che ci riempiono il cuore. Nelle ore più calde evitiamo

attività troppo faticose, mettiamo una crema solare protettiva per gli UVA per evitare danni sulla

pelle. Chi fa terapia antipertensiva e diuretica deve andare dal suo medico ad inizio della stagione

calda per valutare una riduzione della terapia. Questo è un punto molto importante, poiché l’estate

aumentano i ricoveri per mancato adeguamento delle suddette terapie, soprattutto nei pazienti

più fragili. Non avventuriamoci a fare attività fisiche impegnative senza un’adeguata preparazione

fisica, che va fatta durante l’anno”.

Ci sono rimedi naturali per prepararsi al meglio per affrontare il caldo e l'estate?

“La natura già offre tutto il necessario. Per questo in estate abbiamo frutta e ortaggi unici.


Servono per integrare acqua, zuccheri, sali minerali e vitamine di cui abbiamo molto bisogno

nella stagione calda. In commercio esistono numerosi “integratori” di vitamine e minerali, a cui

dobbiamo ricorrere in caso di carenze forti e l’impossibilità di introdurre questi elementi con

la dieta. Per chi soffre di pressione bassa può essere utile bere acqua con liquirizia disciolta

al suo interno e portare con sé del sale fino. In caso di malessere, sdraiarsi con le gambe in

alto e mettere sotto la lingua un pizzico di sale. In questo modo la pressione salirà e il malessere

sparirà velocemente. Per chi si ustiona facilmente prendendo il sole, oltre alle creme

protettive, consiglio come prevenzione di integrare sostanze antiossidanti come il glutatione e

la vitamina C”.

Come e in che maniera l'alimentazione può avere il suo peso in bene e in male?

“Ciò che fa bene lo abbiamo già detto. In particolare, frutta e verdura di stagione, pesce, insalatone

di cereali integrali con legumi e verdure. Evitiamo cibi pesanti e alcolici, che sono più difficilmente

digeribili e contribuiscono ad abbassare la pressione ed aumentare la stanchezza da

caldo”.

Che tipo di esercizio è indicato durante la calda stagione e se ci sono momenti della

giornata in cui è preferibile?

“Anche a questo in parte abbiamo già risposto. Consiglio in particolare di fermarsi in un luogo

fresco all’aperto, mettiamoci comodi e respiriamo in maniera consapevole. Respiri lenti, mettendo

la nostra attenzione nell’atto del respiro, osserviamo quando entra l’aria dal naso, dove va, come

espande il torace e l’addome, rimanere nella pausa a fine inspirazione e osservare l’espirazione,

la pancia rientra, il torace si rilassa e spinge l’aria fuori dal naso, e si ricomincia con un nuovo

respiro… Fare questo esercizio per qualche minuto al mattino e la sera prima di coricarsi è un

fantastico balsamo per la nostra salute”.

Un consiglio per i viaggiatori che si recano all'estero in posti lontani extra UE?

“Prima di tutto controllare il sito del ministero degli Esteri per vedere se ci sono problemi di sicurezza

e/o la necessità di vaccinazioni o altra prevenzione di malattie infettive. Evitare di consumare

cibi crudi e bere acqua non in bottiglia. Attenzione anche al ghiaccio, che spesso viene

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SALUTE & BENESSERE

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fatto con l’acqua corrente locale, che può essere

contaminata. Portare con sé le medicine

che prendiamo abitualmente e una piccola fornitura

di medicinali per eventuali piccole emergenze

(un antinfiammatorio, un antibiotico, un

antidiarroico, un antistaminico, stick dopo puntura

insetti, crema solare e dopo sole, crema

antidolorifica, cerotti, garze e bende, pinzette e

forbicette)”.

Medicinali da portarsi in vacanza: cosa non

dovrebbe mai mancare in valigia, specie se

si va all'estero?

Per quanto riguarda i farmaci chimici i principali

li abbiamo già consigliati. Trovo molto utile portare

con sé una dotazione di farmaci naturali

utili sia per adulti che per bambini. Il farmaco

naturale è facile da utilizzare e non ha effetti

collaterali né interazioni (soprattutto se di

scuola omeopatica/low dose) Come antidolorifici

(creme, gocce, compresse) Arnica e Boswellia

su tutti. Per la

Via Archimede 138 - Roma

Info. 06 64790556

(anche whatsapp)

www.biofisimed.eu

antonio.gorini@biofisimed.eu

www.miodottore.it/antoniogorini/internista-nefrologoomeopata/roma

(*) Il dottor Antonio Gorini è esperto di Nefrologia, Oncologia Integrata, Medicina

Funzionale di Regolazione, Low Dose Medicine, Medicina Integrata, Fitoterapia,

Omeopatia e Omotossicologia, Microimmunoterapia, Ossigeno Ozono Terapia,

Statistica della Ricerca e Pratica Clinica, Agopuntura.

E’ docente presso l’International Academy of Physiological Regulating Medicine

diarrea del viaggiatore

Arsenicum album

omeopatico o un

composto omotossicologico

a base di Tomentilla

e altri rimedi

vegetali e minerali o

ancora un gel a base

di microcristalli di silicio.

Per il mal d’auto

(cinetosi) esistono ottimi

rimedi low dose a

base principalmente di

cocculus, che si ottiene

dal frutto secco

dell'Anamirta cocculus

(detto anche cocca

del Levante). Per la

nausea e il vomito da

eccesso alimentare la

Nux Vomica è il rimedio

per eccellenza. Il

ribes nigrum è utile

per le reazioni allergiche

lievi. Gli stick di

ammoniaca per il

dopo puntura delle

zanzare. Creme a

base di Aloe come

dopo sole. Non dimenticare

mai di portare

un buon probiotico

(quelli che una volta

erano chiamati fermenti

lattici). In caso

di diarrea il suo aiuto

sarà fondamentale!

Portiamo anche la belladonna

e l’aconitum

omeopatici per eventuali

episodi febbrili”.


Non buttarlo via.

Non è UN RIFIUTO.

Lo hai abbandonato come un ri 昀 uto.

Ma non è un oggetto: ha paura, soffre

e cerca amore.

Abbandonarlo è un crimine.

Adottarlo è una responsabilità.

Aiutaci a fermare

tutto questo.

Agisci con ENPA.


6 GIUGNO

24 AGOSTO

INGRESSO GRATUITO

#lungoiltevereroma

RADIO UFFICIALE

DELLA MANIFESTAZIONE



FASHION

by Daniele Pacchiarotti

CLARA GUGGIARI

“IN ESTATE, E NON SOLO,

AMIAMO IN LIBERTÀ

E CI TROVEREMO TUTTI MEGLIO”

Ciao Clara, qual è il tuo segreto per esserti presentata in formissima per l’appuntamento

con l’estate?

“In realtà per rimanere in forma non c’è un segreto… Semplicemente le attenzioni che tutti sanno

ma nessuno, o pochi, mettono in pratica. Quindi: un allenamento costante che vuol dire almeno

tre volte a settimana, un’alimentazione il più possibile corretta e qualche appuntamento dall’estetista

per massaggi e il gioco è fatto

A chi ancora non è in perfetta forma, possiamo dire che si è ancora in tempo per migliorarla?

“Migliorare la forma fisica nel periodo estivo è molto difficile, però ci si può provare con un’attenzione

maggiore a tutto quello che serve… Non è il massimo cominciare a giugno o luglio

perché il fisico ci mette un po’ per capire. Comunque sempre meglio del non far niente… e quindi

via a massaggi tutti i giorni, allenamenti intensi anch’essi tutti i giorni e alimentazione correttissima

per presentarsi al mare in condizioni accettabili”.

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FASHION

Che progetti hai questa estate?

“Quest’estate mi dedicherò a miei

compagni/animali, i miei migliori amici.

Con loro, che sono tre cavalli, due

cani più quattro gatti, amo fare lunghe

passeggiate, nuotare o al lago o al

mare e crogiolarmi al sole in loro

compagnia”.

Stai già pensando alla prossima

stagione oppure preferisci goderti

il meritato relax?

“Amo troppo l’estate. E’ la mia stagione

preferita e quindi vorrei che non

finisse mai! il pensiero di ricominciare

il lavoro pesante a settembre mi crea

un po’ di ansia… Quindi preferisco rimandare

i pensieri della stagione autunnale,

un po’ più in là”.

A cosa dobbiamo stare attenti in

estate per il nostro benessere?

“In estate però ci sono dei pericoli da

non sottovalutare e quindi se andiamo

al mare è necessario saper nuotare.

Invito tutti a iscriversi ad un corso di

nuoto durante l’inverno proprio per

essere pronti in estate a giornate

spensierate marine. Inoltre è bene

stare attenti alle bevande ghiacciate

in spiaggia che sono pericolosissime”.

Hai scattato diverse foto dove hai

indossato un accessorio sul braccio

rainbow, simbolo della libertà

Lgbt. Che ne pensi?

“Amo la libertà, libertà nel senso più

ampio della parola, di fare ciò che

uno vuole fare senza etichette. Senza

calpestare la libertà degli altri e con

il giusto rispetto… Libertà di amare, sì

amare tutto quello che uno vuole:

persone, animali, oggetti… Penso che

bisogna stare bene con se stessi

prima di tutto e per questo bisogna

rispettarsi. Quindi amiamo e ci troveremo

sicuramente tutti meglio”.

© Foto di Melissa Fusari

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FASHION


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GUSTO

by Fabio Campoli - prodigus.it

Un mondo

di gamberi

Se esiste un prodotto del mare che non passa mai di moda in tavola – anzi, è sempre più amato – sono

di certo i gamberi, apprezzati e degustati nei modi più svariati da parte a parte del mondo, grazie alla

loro grande versatilità gastronomica. Questo crostaceo ha ricevuto anche altri onori nel corso della storia,

comparendo ad esempio in tanti stemmi nobiliari (araldica), in brevi scritti di famosi autori (come Il

giovane gambero di Gianni Rodari), oltre che in diversi dipinti, con significato per alcuni spirituale, per

altri da ricondurre semplicemente al fatto che i gamberi di fiume autoctoni erano un tempo una delle

più economiche fonti proteiche disponibili (peraltro molto gustose), vista la ricchezza di fiumi dell’area

prealpina italiana. Ebbene sì: un tempo i gamberi di cui ci si nutriva in Italia (e non solo) erano principalmente

di fiume, più facili da catturare e da pescare anche il proprio. Ma la loro abbondanza è oggi

scomparsa, e sul mercato si trovano essenzialmente gamberi di mare, pescati oppure allevati. Il corpo

del gambero è formato da capo, torace e addome; è fornito di antenne e talvolta di chele di varia grandezza

a seconda della specie. Non tutti sanno che i gamberi conducono una vita notturna; vivono su

fondali sabbiosi o fangosi, alcuni a notevole profondità (anche oltre i 700 m), e nelle diverse fasi di sviluppo

– incluso il ciclo da adulti - risalgono o discendono dal fondo del mare, sempre a seconda della

specie. Inoltre sono organismi ovipari: le uova fecondate vengono deposte sull’addome della femmina fino

a quando si schiudono (nel giro di qualche settimana o qualche mese, a seconda di specie e condizioni

termiche del mare). Un’altra importante curiosità: i gamberi non camminano all’indietro! Normalmente

vanno in avanti sulle proprie zampette, e solo in caso di pericolo si inarcano e scattano in una corsa

all’indietro in modo da cercare di sfuggire ai predatori. La stagionalità del gambero è primaverile-estiva

per il mar Mediterraneo, diversa negli oceani: i primi sono decisamente tra i più prelibati, e di conseguenza

costosi, in quanto il Mediterraneo, mare quasi chiuso, è caratterizzato da elevata salinità, con positiva

influenza sulle caratteristiche organolettiche dei gamberi pescati: gambero rosso, gambero rosa, gambero

viola, gambero imperiale (o mazzancolla), gambero bianco (o gamberetto) sono mediterranei, mentre altri

sono di origine diversa come il gambero grigio, la mazzancolla blu della Nuova Caledonia, il gambero argentino

o atlantico, e ancora quello thailandese e quello indiano. Il più pregiato è senza dubbio il gambero

rosso, il cui colore ricorda quello dei coralli. Lungo fino a 22,5 cm, le sue carni sono compatte, dolciastre,

burrose, con gusto pieno e corposo, ottime per la degustazione a crudo. Ne esistono due tipi pregiati:

quello di Mazara del Vallo (TR) e il Carabinero spagnolo (Plesiopenaeus edwardsianus), il cui nome deriva

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dal rosso simile a quello delle barche dei carabinieri di Massimiliano d’Asburgo, l’imperatore del Messico

che assunse il potere nel 1864 per volere di Napoleone III. Le uova di questo gambero sono dette

“caviale di gambero”, particolarmente ricercate per rientrare in raffinati piatti gourmet. I gamberi che attualmente

troviamo in commercio (freschi o congelati) sono per la maggior parte importati, considerato

che l’autosufficienza europea si attesta sull’11-12%. Ricordiamo che il prodotto in vendita deve avere etichetta

che indichi obbligatoriamente: il nome commerciale (in italiano) e quello scientifico della specie (in

latino); lo stato fisico (fresco, decongelato, ecc.; se omesso, si intende che il prodotto è fresco); il metodo

di produzione (“pescato” o “allevato”); l’origine, riportando il mare o l’oceano di produzione (anche sottozone

o divisioni specifiche per il prodotto pescate in zone FAO); la categoria dell’attrezzo di pesca

(solo per i gamberi pescati) o in alternativa il paese dove è avvenuto l’allevamento; infine, gli ingredienti,

ove presenti (ad esempio nei prodotti congelati si trovano aggiunti a volte degli additivi, tra cui possono

comparire i solfiti, con funzione di aiuto nel mantenere una colorazione migliore del prodotto nel tempo

di conservazione). In cucina i gamberi necessitano di essere maneggiati con cura in quanto molto delicati,

in modo da conservare la prelibatezza delle carni e l’elevata digeribilità, sia che si tratti prodotto fresco

che decongelato. Prima del consumo (sia crudo che cotto) è fondamentale eliminare il filamento nero

dorsale, in quanto trattasi dell’intestino, che conferirebbe sapore amaro e sgradevole a tutte le preparazioni.

Se i gamberi vengono cotti, sia in padella che alla piastra, alla griglia, al vapore o in forno,

bisognerà porre attenzione alla temperatura e durata della cottura: occorrono solo pochi minuti, altrimenti

i gamberi perderanno eccessiva acqua, e le loro carni si mostreranno meno morbide. Buona estate a

tutti con un piatto unico speciale per proporli con successo in tavola!

La ricetta del mese

Insalata di riso rosso integrale con gamberi e dressing allo yogurt

Ingredienti per 4 persone: Riso rosso

Ermes, 250 g; Cipolla bianca, 1; Chiodi di garofano,

2; Fagiolini puliti, 120 g; Avocado pulito,

120 g; Pere Williams, 100 g; Gamberi

puliti, 200 g; Limone, 1; Semi di zucca; Olio

evo; Sale

Per il dressing allo yogurt: Yogurt greco,

180 ml; Rucola, 20 g; Zenzero fresco, 20 g;

Sale

Preparazione: Raccogliete nel bicchiere di

un mixer lo yogurt bianco magro, la rucola

(senza gambi)

e lo zenzero fresco sbucciato, e frullate accuratamente.

Aggiustate eventualmente di

sale e tenete da parte il dressing. Sbucciate

la cipolla e tagliatela a metà. Inserite nella

parte esterna i chiodi di garofano e fatela

tostare in una casseruola, senza aggiungere

grassi. A questo punto versate il riso,

coprite con abbondante acqua, coprite e

portate a bollore. Fate cuocere il riso per il

tempo indicato sulla confezione, quindi scolatelo

e sistematelo in una teglia fredda

(messa precedentemente in congelatore).

Versate abbondante acqua in una pentola

e portatela al bollore; salate, tuffate i fagiolini e lessateli al dente. Una volta cotti, scolateli e fateli raffreddare

in una ciotola con acqua e ghiaccio (in questo modo manterranno il loro colore brillante). Scottate i gamberi

nella stessa acqua di cottura dei fagiolini per pochissimi minuti, quindi scolateli, fateli raffreddare e tagliateli

a pezzetti. Tagliate l’avocado e le pere (avendo cura di non sceglierle eccessivamente mature) a cubetti e

irrorateli con un goccio di succo di limone. Condite il riso con i fagiolini, le pere, l’avocado, i gamberi e una

manciata di semi di zucca. Completate con un filo d’olio a crudo e servite con il dressing allo yogurt.

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EVENTI CON GUSTO

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Palio del Tributo: Successo per la XXIX edizione

A Villa Campolieto la seconda edizione di Wine Spot con la partecipazione

di centinaia di persone da tutta Italia. Un successo che ha messo in luce

il gioiello architettonico situato nel cuore del Miglio d'Oro, come spiegano

gli organizzatori di DROP eventi e lo stesso presidente della Fondazione

Ente Ville Vesuviane, Gennaro Miranda, secondo cui “Eventi come quello di

stasera contribuiscono alla valorizzazione delle Ville Vesuviane: grazie a

queste occasioni si ha la possibilità di intercettare un pubblico che riesce

a coniugare le eccellenze enologiche e gastronomiche della nostra terra

con la bellezza delle ville stesse. Pertanto siamo molto felici di ospitare iniziative

del genere”. La serata, scandita dalla musica di Dj Cerchietto e di

Vox Inside, che ha intrattenuto il pubblico con un live acustico che ha mescolato

grandi successi pop in chiave jazz & blues, ha offerto un'opportunità

straordinaria per esplorare gli spazi storici della villa, con tour guidati che

hanno messo in risalto i dettagli architettonici e le magnifiche vedute del Vesuviano. L’atmosfera è stata arricchita da giochi

di luci e proiezioni che hanno creato un contesto incantevole e suggestivo. Al centro della serata l’importante percorso enologico,

degustato al buio nelle antiche stalle della villa e sotto le arcate esterne, un approccio innovativo che ha permesso

ai partecipanti di concentrarsi esclusivamente su profumi e sapori, senza il filtro della vista e allietati dalla gastronomia di

Tavernetta Colauri. Così, gli esperti del settore hanno guidato i partecipanti in un viaggio sensoriale tra le diverse etichette

selezionate, rivelando le sfumature e le caratteristiche uniche dei vini del Sud Italia, alla scoperta delle eccellenze dell’ex

Regno delle 2 Sicilie”. Calici al cielo stellato fino a tarda sera all'insegna dei sentieri del gusto.

Il Summer Show di Casalab38: una notte di design,

ospiti d’eccezione e outdoor experience

Il Summer Show di Casalab38, un evento esclusivo che ha segnato l’inaugurazione ufficiale del

nuovo reparto outdoor dell’azienda, trasformando gli spazi esterni in un ambiente raffinato e immersivo.

Ad arricchire l’atmosfera una parata di volti noti, tra cui Nathalie Caldonazzo, l'attrice Elisabetta

Pellini e direttamente da Rai 2 Antonella Salvucci con Enzo Merli, Nunzio Stancampiano,

Nicole Di Mario e Spadino, che hanno scelto di partecipare all’evento, contribuendo a renderlo ancora

più esclusivo. Nonostante la calda notte romana, il pubblico ha risposto con entusiasmo: centinaia

di persone hanno affollato gli spazi di Casalab38 per vivere una serata tra: show cooking

su barbecue, musica dal vivo, free bar, e installazioni outdoor che raccontano la nuova visione

dell’abitare all’aperto. A rendere magica l’atmosfera, la luce firmata Slamp, eccellenza italiana nel

lighting design, che ha illuminato e decorato lo spazio con installazioni scenografiche e suggestioni

cromatiche. Il Summer Show ha rappresentato quindi un nuovo capitolo nella storia di Casalab38,

confermandone il ruolo di hub creativo per l’interior e l’outdoor design nella capitale.

XIV Convegno Nazionale di Studi di Diritto Nobiliare: "Il Giubileo

della Roma Papalina tra diritto e storia"

Si è svolta con grande successo la XIV edizione del prestigioso Convegno Nazionale di

Studi di Diritto Nobiliare, quest’anno dedicato a un tema di straordinaria attualità e fascino:

“Il Giubileo della Roma Papalina tra diritto e storia”. Un percorso nato quattordici anni fa

nella suggestiva cornice della Rettoria Vescovile di San Silvestro in Tivoli, grazie alla lungimiranza

e all'impegno culturale di Mons. Luigi Francesco Can. Casolini di Sersale, Preside

del Capitolo dei Canonici della Cattedrale di Tivoli e Rettore Presidente della Confraternita

di San Silvestro. Da allora, il Simposio ha percorso le più prestigiose sedi istituzionali italiane:

dal Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, al Campidoglio, Sala Santa Rita,

Consiglio Regionale della Toscana fino alla Sala del Carroccio per l'edizione 2024, mantenendo

sempre un altissimo livello scientifico e culturale, con la pubblicazione degli Atti a

cura della prestigiosa Pisa University Press. Ad affiancare Mons. Casolini nell’organizzazione

e nella conduzione dei lavori il fondatore del Convegno, il Marchese Prof. Emilio della Fontanazza,

giurista, specializzato in diritto nobiliare, di fama internazionale, docente negli Atenei

Pontifici, autore di numerosi saggi sulla Nobiltà Civica e del romanzo formativo pluripremiato

Il Palcoscenico della Marchesa, simbolo di eleganza e buone maniere. Tra gli ospiti d'onore,

ha impreziosito l’evento la presenza della Contessa Valérié von Bredow, pronipote del Gran

Cancelliere tedesco, Principe Otto von Bismarck e Presidente Internazionale di Amitié Sans

Frontières per volontà di S.A.S. il Principe Alberto II di Monaco. Reduce dal recente Festival

della Televisione di Monte Carlo, la Contessa ha portato i saluti del Principato e illustrato l’impegno umanitario di ASF, rete

internazionale di solidarietà e diplomazia culturale.


Cinzia Bevilacqua e Ferdinando Fedele, sguardi a confronto

“Io sono Tu sei”: un faccia a faccia sorprendente tra Cinzia Bevilacqua e Ferdinando Fedele.

Due artisti di indiscusso talento, preparazione, esperienza, che nonostante utilizzino un diverso

linguaggio sono stati capaci di creare un dialogo, spontaneo ed interagente. Stili, tecniche, tematiche

in un raffronto intrigante grazie ad un curatore di riconosciute esperienza ed abilità,

Claudio Strinati. Un evento da non perdere accolto dalla Galleria La Pigna e dal Palazzo Maffei

Marescotti, nota costruzione seicentesca ubicata nel Rione Pigna, in angolo tra via dei Cestari

e via della Pigna, e contiguo alla Chiesa delle Santissime Stimmate di San Francesco.

L’exhibition “Io sono Tu sei” unisce la pittura - forma specifica di arte visiva – di una appassionata

Cinzia Bevilacqua, all’ arte visiva ispiratrice di Ferdinando Fedele. La visione è per entrambi

mezzo di espressione e veicolo di profondi messaggi.

Bevilacqua usa il pennello per raccontarsi al mondo, e raccontare il mondo ai suoi estimatori.

Fedele preferisce la performance, l’incisione e la grafica – e derivati di indagine sulla fotocalcografia,

sull’offset e sulla cianotipia, nonché approcci verso la stampa digitale e lo stencil - per far

comprendere la sua ricerca artistica a chi guarda.

Il colloquio tra i due creativi verrà ospitato dal 18 luglio 2025 dalla Galleria La Pigna a Roma, in

via della Pigna 13a, all’interno di Palazzo Maffei Marescotti, al centro di una Roma “ruffiana”

che ammalia e strizza l’occhio a passanti curiosi, tra bellezze architettoniche che parlano di epoche

passate di cui ancora si percepisce nei vicoli la segreta essenza.

Cinzia Bevilacqua presenterà nel contesto un racconto del suo percorso artistico in cui, attraverso

il linguaggio figurativo, esplora temi a lei cari come la famiglia, la natura morta, la figura e

il ritratto. A questi si aggiunge il tema del mito di Narciso e l'ossessione contemporanea per l’immagine

di sé, che l'artista analizza indagando l'identità sia interiore che esteriore. Il colore, protagonista

assoluto delle sue opere, diventa il mezzo espressivo attraverso il quale plasma

emozioni e forme, trasformando la realtà e offrendo una riflessione profonda sull’evoluzione

dell’essenza umana.

Parallelamente, Ferdinando Fedele proporrà una performance interattiva, invitando i visitatori

a partecipare, rendendoli parte integrante dell'opera stessa, superando così una

classica fruizione passiva dell’evento. Coinvolgerà il pubblico nel fotografare e farsi fotografare,

creando così una riflessione sulla distorsione dell’immagine e sul ruolo centrale

che i social media hanno assunto nella costruzione di identità alterate. Con la sua esibizione,

Fedele intenderà sovvertire l'idea tradizionale di Narciso: lo specchio non è più il

fiume in cui si rifletteva l’immagine, ma diventa lo sguardo dell’altro. La dinamica del selfie,

che passa dal riflettere sé stessi a farsi ritrarre da qualcuno, ribalta il rapporto con l'immagine

personale, introducendo un dialogo tra la propria percezione e la visione altrui.

Due artisti di grande spessore, che rappresentano appieno gli interrogativi, i tormenti, le ansie da prestazione della nostra

contemporaneità.

Cinzia Bevilacqua è profondamente legata agli insegnamenti dei suoi maestri, lavora con un linguaggio figurativo, concentrandosi

in modo quasi ossessivo sul colore. Nelle sue opere, il colore è l’elemento principale che costruisce le forme e crea

un forte impatto emotivo. La sua ricerca è finalizzata a trasmettere emozioni sincere, con l’obiettivo dichiarato di “far battere il

cuore” di chi osserva.

Ferdinando Fedele, dopo essersi trasferito a Roma, ha intrapreso un percorso sperimentale che lo ha portato a esplorare

nuovi linguaggi e tecniche, tra cui pittura su materiali diversi, scultura, installazioni, incisioni e fotocalcografie. La sua arte combina

l’uso di materiali eterogenei con una ricerca concettuale volta a ridefinire il rapporto tra l’opera e lo spettatore.

L’inizio del vernissage è fissato alle ore 17.30 del 18 luglio, con introduzione da parte della Dott.ssa Valentina Pedrali, che interverrà

a più riprese, insieme al curatore Prof. Claudio Strinati e al Dott. Don Giuseppe Fusari, prete, scrittore e storico dell’arte.

Il vernissage d’apertura sarà accompagnato dalla pianista Daniela Reboldi.

L’esposizione ad ingresso libero continuerà fino al giorno 31 luglio 2025, seguendo gli orari della galleria. E riprenderà dal

primo settembre fino al giorno 8 settembre 2025.

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ARTE

by Marisa Iacopino

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“JE SUIS UN RELAIS PAS UN CONTEUR”

DALL’IPERREALISMO ALL’ASTRAZIONE,

L’ARTE DI JEAN HUMBERT SAVOLDELLI

Silhouette di figure che si stagliano in paesaggi astratti, arabeschi che incorniciano l’umano incedere, linee

rette e forme che s’intersecano in geometrie architettoniche dalle molteplici cromie. Questo e tanto altro

nell’arte di Jean Humbert Savoldelli pittore francese contemporaneo.

Dal nostro incontro, quest’intervista.

“Ho praticato la pittura a olio e lavorato sul trompe-l'oeil e l’affresco dipingendo fino al 2013 sui muri e su

tela in uno stile iperrealista. In seguito, ho cambiato radicalmente stile, abbandonato il muro in favore della

tela, i pennelli in favore dei coltelli, l’iperrealismo a favore dell'astrazione. Nel 2015 ho aperto il mio laboratorio-galleria

a Cahors, “La Grange du Clos Jeanine” I temi dei dipinti sono diversificati. Gli astratti in cui

vagano sagome umane rimangono il mio soggetto preferito. mi diverto con le "serie" come “Cariocas”, “Les

Sylvies”, le “Géometrics” introducendo nuovi elementi che trasportano lo spettatore in un mondo ogni volta

leggermente diverso”.

Com’è nato in te l’interesse per l’arte pittorica e quando?

“Disegnare e dipingere mi ha sedotto dalla fine dell'adolescenza, e ho scelto il muro per esprimermi. Non

il muro come lo intendiamo oggi con la “Street Art” che usa molto spesso vernice spray, ma qualcosa di

più privato, intimo. il muro di aziende, di alberghi… Diciamo che era più a scopo decorativo, e questo è ciò

che mi ha naturalmente indirizzato verso il trompe-l’oeil, spingendomi nel 1995 a intraprendere una formazione”.

Nel cognome Savoldelli un’origine italiana? Il nostro Paese e il suo consistente patrimonio artistico

ti hanno formato/influenzato?

“Sì, i miei genitori erano entrambi italiani prima di venire in Francia ed essere naturalizzati francesi. Per

quanto riguarda l'influenza, sono sempre stato attratto dalla pittura italiana del Medioevo, dalla tecnica più

che dai soggetti dipinti. E poi, il chiaroscuro evidenziato da Caravaggio, che conferisce ai dipinti un realismo

incredibile che non può che affascinare lo spettatore, soprattutto quando è pittore”.

Tu affermi: “Dipingere è una lotta fino a che la tela non è completata. Firmarla, significa vincere


la lotta.” Verso chi è rivolta questa lotta?

“Verso me stesso, verso la scommessa che mi pongo

ogni volta, l'impertinenza che dimostro quando mi

lancio su una tela bianca, osando senza aver pianificato

nulla. Nell’universo pittorico da cui provengo,

il trompe-l'oeil, tutto è calcolato, stabilito prima di

iniziare la creazione su muro o su tela. Oggi, invece,

quando inizio un quadro, è la voglia di dipingere che

mi spinge, il desiderio di usare questo o quel colore,

ma non so dove andrò. Io sono il mio spettatore,

ogni colpo di coltello, ogni sfumatura, porta un altro

colpo di coltello e un'altra sfumatura. Mi evolvo contemporaneamente

all’opera che nasce. So che alla

fine la lotta sarà finita… e firmerò il dipinto. Una

volta firmato, non mi appartiene più, e quando ho

l'opportunità di discutere con uno spettatore, il piacere

più grande è scoprire che lui vede qualcosa

che non pensavo di avere dipinto... ciò che conta è

quello che lui vede e sente, non quello che volevo

dire io. Una magia, un miracolo che si rinnova”.

Che cosa ti stava stretto nell’iperrealismo? Togliere

oggettività è significato aggiungere soggettività?

del passato movimento astrattista?

“Se ti riferisci alla serie “Géometrics” è un'esplorazione

come lo sono tutte le mie serie: prendo una

nuova direzione e provo; quello che non è stato possibile

testare sulla prima tela, verrà testato sulla seconda,

e così via… fino alla fine della serie. Il che

vorrà dire che sono stanco e voglio esplorare qualcos'altro.

Non ho artisti di riferimento, ma i miei

spettatori a volte sì… Mondrian è molto citato, come

lo sarà ogni volta che sarà dipinto un rettangolo colorato

bordato con linee nere...”.

“Il seminatore”, figura su pertica o trampoli, ricorda

un profeta che semina il suo pensiero,

presago in un mondo postindustriale e di cloni.

E’ possibile leggere tutto questo?

(ride) “E’ il tuo commento, e va bene. L'arte è una

salvezza attraverso il sogno che porta, attraverso la

fuga che permette, l’apertura mentale che può dare

o rafforzare. Voglio che le mie tele siano un supporto

per sognare ad occhi aperti. Può essere un

supporto malinconico, poetico, diverso a seconda di

chi guarda il dipinto. Je suis un relais pas un conteur

(*)”.

Quali sono i tuoi attrezzi del mestiere?

“Lavoro prevalentemente con il coltello, perché utilizzandolo

ottengo effetti particolari: maneggevolezza,

può essere preciso come il pennello ma meno impegnativo,

e mi sorprende sempre con il suo potenziale

creativo. La tela mi sta benissimo, ha un

vantaggio sulla parete: puoi girarla!”.

Hai progetti di cui vuoi renderci partecipi?

“Una mostra qua, una là, ma il mio desiderio riguardo

alla pittura sarebbe davvero quello di far conoscere

il mio laboratorio in galleria dove le persone

possano tranquillamente guardare un gran numero

di dipinti. Lo scambio tra l'artista e il visitatore resta

per me un momento privilegiato. Allora, se vedi

gente... di' loro di venire, li aspetto!”.

*Sono un ponte, non un narratore

“Il mio attuale lavoro artistico mi ha portato una libertà

insospettata. Avevo imparato a dipingere con

le regole, con il fatto che qualsiasi spettatore può

essere il tuo giudice. Con l'astratto queste nozioni

sono scomparse, cerco di trasmettere emozioni e

non cose. Le interpretazioni sulla mia pittura saranno

diverse a seconda degli spettatori, i loro commenti

più radicali: “Mi piace”, o “Non mi piace”. Il pittore

non viene quasi messo in discussione, mentre nell’iperrealismo

al minimo errore il commento è tagliente.

Mi sento quindi più libero, più intuito che

visto. Poco si dice, molte cose devono essere indovinate

o addirittura inventate”.

La geometria in linee, forme e colori costituisce,

nella tua attuale opera artistica, un linguaggio

visivo ben preciso. Quali, gli artisti di riferimento

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LIBRI

by Rosa Gargiulo

DONATELLA

ZACCAGNINI

ROMITO

LIBERTÀ

ED ELEGANZA

SENZA FILTRI

© Parigi 2025 - foto di Luca Bianchi

Ingegnere, modella, accompagnatrice

e influencer: Donatella

Zaccagnini Romito è una donna

affascinante, multitasking, elegante

e decisamente fuori dagli

schemi. Almeno, da quelli stabiliti

da una società profondamente

conformista e ipocrita.

Una donna dalla personalità

forte, diretta, autentica e senza

filtri.

Nata in una famiglia aristocratica,

dopo la laurea in Ingegneria

Gestionale e un brillante

dottorato in Ingegneria Elettrica,

ha sovrapposto la carriera accademica

a un percorso che l’ha

vista modella e accompagnatrice

di alto profilo.

A trent’anni, un terribile incidente

la costringe a una lunga

e difficile convalescenza; è il

momento in cui Donatella si

reinventa e consegue una seconda

laurea, in Scienze dell’Alimentazione.

Nel suo libro d’esordio, “Segreti

di una escort di classe” (Armando

De Nigris Editore) racconta

un mondo che viene

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© Venezia 2024 - foto di Stefano Mancinelli


troppo spesso giudicato senza avere gli strumenti

per poterne parlare, offrendo uno

sguardo disincantato sulla doppia

vita che ha saputo vivere con intelligenza

ed eleganza, senza

ipocrisie.

Sei nata in un contesto socialmente

e culturalmente

elevato. Hai studiato e ti sei

laureata brillantemente. Che

obiettivi avevi - crescendo?

“Sono nata in una famiglia

dell’alta borghesia romana, in

un contesto ricco di valori: il

rispetto, il senso del dovere

e del lavoro, la solidarietà.

La mia famiglia mi ha dato

gli strumenti per affrontare

la vita con determinazione.

Ho studiato con impegno,

frequentando il liceo classico

Sacro Cuore di

Roma, per poi concludere

brillantemente il

percorso di laurea in Ingegneria

Gestionale con

Dottorato di Ricerca in

Ingegneria Elettrica. Ho

vinto il mio primo

concorso di bellezza

nazionale e non sono tardate

ad arrivare le prime proposte dal

mondo dello spettacolo, mi sono concessa alcune

apparizioni nel mondo della moda, ma ho dato

sempre priorità alla carriera accademica, spinta un

po’ dal volere della mia famiglia, un po’ dalla personale

convinzione che la conoscenza sia la forma

più alta di libertà.”

Nel tuo libro parli di un'esperienza vissuta in

prima persona. Come hai cominciato e perché?

“Ho cominciato scrivendo appunti sparsi, quando

le emozioni avevano bisogno di un posto sicuro

in cui essere accolte. Poi è nato il progetto vero

e proprio, una sera in cui ero a cena con Alessandro

Cecchi Paone, alla presentazione del suo

libro. L’editore è rimasto affascinato dai miei racconti,

tanto che abbiamo deciso di dare vita a

questa pubblicazione. Le esperienze che racconto

sono tutte tratte da storie vere: in particolare, mi

è molto caro il capitolo che riguarda l’incidente

stradale in cui sono stata coinvolta, quando avevo

trent’anni. Ho scritto perché messaggi così forti,

di libertà e di vita vera, non possono restare nell’ombra:

ogni verità, se condivisa con onestà, può

trasformarsi in una forza.”

Cosa ti ha insegnato il tuo lavoro?

“È stato un grande maestro di vita! Mi ha insegnato

ad essere la donna che sono, a vivere la

vita con impegno e determinazione, a non fermarmi

davanti alle apparenze, a lottare per ciò in

cui credo, a gridare in faccia le verità anche se

scomode, a tacere al momento giusto.”

Qual è l'obiettivo di questo libro?

“Segreti di una Escort di classe - 96.99.92

una battaglia per la libertà”

vuole scardinare

tabù e convenzioni,

raccontando una

storia fuori dagli

schemi, al femminile,

che mette in discussione

ruoli, giudizi e

apparenze, con intensità

e provocazione.

Attraverso questo libro

si vive un viaggio fatto

di scelte consapevoli,

di solitudine e riscatto,

sullo sfondo di una società

che osserva ma

non sempre comprende.”

Di fronte a un lavoro di

questo tipo, quanti e

quali sono i pregiudizi

da abbattere?

“Il fatto che la professione

di “Escort/Accompagnatrice”

venga finalmente riconosciuto

come un vero e

proprio lavoro, con l’introduzione

del Codice Ateco

96.99.92, rappresenta un

primo passo per la completa

regolarizzazione fiscale e le-

© Venezia 2024 - foto di Stefano Mancinelli

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LIBRI

40

gale della professione, ma purtroppo i pregiudizi

sono ancora tanti. All’interno del libro viene dedicato

un intero capitolo al Codice Ateco 96.99.92,

scritto anche con l’aiuto di un esperto commercialista

e revisore dei conti. La prima battaglia da

affrontare sarebbe quella di un cambiamento radicale

della forma mentis delle persone, che trasuda

pregiudizi e luoghi comuni. Sarebbe utile anche

l’introduzione di una vera ed efficace Educazione

Sessuale come materia di studio nelle scuole.”

Chi dovrebbe leggere il tuo libro e perché?

“Il mio libro è un romanzo per tutti, possono leggerlo

anche i bambini al di sotto dei 14 anni, non

ha limitazioni o restrizioni. La narrativa è densa,

diretta e raffinata; si tratta di un memoir in cui

unisco riflessioni intime a esperienze di vita vissuta,

affrontando temi importanti come l’eros, la

solitudine, l’amore, il dolore e la rinascita, senza

filtri ma con eleganza, offrendo un racconto sincero

e coinvolgente della mia doppia vita di ingegnere

ed escort, che mi ha condotta a rivendicare

dignità e libertà, anche in un contesto così stigmatizzato

come quello della società moderna. Potrei

citare con amarezza un episodio in cui mi è

stato negato di presentare il libro, in una trasmissione

televisiva, solamente perché il titolo conteneva

la parola “escort”! Sinceramente trovo questo

episodio profondamente increscioso. Il mio libro

va oltre il semplice racconto di esperienze erotiche,

diventando un percorso di autodeterminazione,

resilienza e rivendicazione della libertà

personale e professionale. Lo consiglio a tutti, soprattutto

a chi cerca una storia autentica e coraggiosa,

con testimonianze di esperienze non

convenzionali, vissute con eleganza, intelligenza e

senza filtri.”

Quali sono i tuoi programmi per il futuro?

“Mi sento una donna realizzata, ho raggiunto diversi

obiettivi e traguardi ambiziosi. Spero che il

libro venga apprezzato dal pubblico, e mi farebbe

piacere ricevere i feedback da parte dei lettori.

Non si sa mai che in futuro esca una seconda

edizione, ampliata, o che venga prodotto un film…

Mi piacerebbe anche scrivere un libro che abbia

come focus la gastronomia! In un periodo molto

particolare della mia vita, in cui ero convalescente

per un grave incidente stradale, ho preso la mia

seconda laurea in Scienze dell’Alimentazione e Gastronomia,

che utilizzo principalmente per consulenze

alimentari e come Food Influencer. Potrei

unire la mia passione per il cibo alle esperienze

culinarie gourmet e stellate, maturate nel corso di

questi anni. A livello televisivo mi piacerebbe continuare

la mia attività di opinionista, e valuterei

anche un’eventuale proposta di partecipazione a

un reality. Per quanto riguarda la mia situazione

sentimentale, non escludo i fiori d’arancio!”

© Roma 2025 - foto Giancarlo Fiori

© St Regis Roma 2025 - foto Giancarlo Fiori



LIBRI

by Rosa Gargiulo

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Il destino avverso

Può una storia restare chiusa in un cassetto per cinquant’anni, e

poi venir finalmente fuori - fresca come una rosa? Quella raccontata

da Paolo Domenico Montaldo può. “Il destino avverso” (Armando

De Nigris Editore) è rimasta nel cassetto per tutto questo

tempo, prima che l’autore si rimettesse al lavoro.

Torino, 1973: Marco incontra Anna nel Palazzo del Ghiaccio ed è

subito amore. Improvviso, dolce e bellissimo. Vivono insieme una

sola notte, ma nessuno può cancellare il sentimento che nasce

prepotente dentro di loro.

Anna, però, viene trascinata in Australia dal padre - possessivo,

ricchissimo e potente. Marco è un operaio, capace e intelligente,

ma non all'altezza di offrirle un futuro - almeno secondo il parere

del genitore della ragazza.

Da quel momento il destino sembra accanirsi contro di loro. Lontani,

partono all'insaputa l'uno dell'altra, per andare lui verso l'Australia

e lei verso l'Italia.

Come in quasi tutte le storie romantiche, anche in questa c'è un

lieto fine, ma sarà passato molto tempo e tante cose sono cambiate.

L'unica cosa immutata è l’amore dei protagonisti.

Un tema sempre attuale, in una cornice ben delineata e caratterizzata, che rende il romanzo di Montaldo

attuale e godibile, anche per la scelta di una delle voci narranti, tutta da scoprire…

Il mondo incantato

Creare una realtà fantastica, immaginaria e suggestiva

- dove tutto può succedere - e sfuggire così

alla paura e all’isolamento, perché nelle favole il

bene vince sempre sul male e qualsiasi avversità

può essere superata: è questa la “missione” di Margherita

Carbone – autrice de “Il mondo incantato”

(Edizioni MEA), con la collaborazione di Stefano

Volpe e delle sue illustrazioni, delicate ed efficaci.

Parole e immagini, colori ed emozioni, luoghi e personaggi

prendono vita – pagina dopo pagina – e la

storia di Favino e Ninfea ci stupisce ed emoziona.

Due giovani che si incontrano lungo le sponde di

un fiume dalle acque fresche e scintillanti, un incantesimo

spezzato dal sentimento puro e forte

dell’amicizia, due sorelle in competizione. Una favola

affollata di regine, draghetti buoni, principi trasformati

in docili cani.

Regni e terre straordinarie da esplorare e attraversare, un tesoro da conquistare, un castello in cui

ritrovarsi tutti, finalmente liberi da invidie e cattiverie.

Un progetto nato dall’entusiasmo e dalla fantasia – condiviso in una chat che ha tenuto unito un

gruppo di amici durante il Covid, e che ha preso forma e sostanza nel periodo successivo, fino alla

pubblicazione.

Una favola senza tempo, rivolta a tutti – dai lettori più giovani a quelli ormai cresciuti. Perché di favole,

di positività e di sogni c’è sempre bisogno!


Letti per Voi

La casa leggera

Con un manuale preciso e concreto -

“La casa leggera”, Erika Grazia Lombardo

ci dà il benvenuto in quella che

diventerà davvero la nostra casa, per

trasformare l’abitazione nella versione

migliore di se stessa.

Dalla cucina al soggiorno, dal bagno

al ripostiglio, pertinenze comprese,

l’autrice prende in esame ogni camera,

ogni angolo, ogni dettaglio del

nostro spazio di vita, attraverso un

percorso di trentuno giorni. Grazie a

gesti semplici e specifici per le necessità

di ogni singolo ambiente, dà consigli

su ordine e pulito - da mettere

subito in pratica, e segreti testati in

anni di esperienza come professional

organizer, aiutandoci nella trasformazione

dell’ambiente in cui viviamo –

per renderlo accogliente, unico, speculare

rispetto alla nostra interiorità,

alla personalità e alle esigenze.

Impariamo a fare le scelte migliori per

valorizzare gli spazi, capire cosa tenere

e cosa lasciar andare, come instaurare

le routine di decluttering e

pulito - che ci permettono di avere

una casa viva e ben organizzata.

Scopo del manuale non è trasformare

le nostre stanze in un museo inviolabile,

ma recuperare l'ordine mentale

che ci consente di vivere più serenamente,

senza dimenticare che la cura

delle mura domestiche passa anche

dal rispetto per la natura.

Grazie a questo quaderno illustrato

possiamo affrontare il riordino della

casa senza ansie, individuando le

azioni e le strategie più efficaci per

allenare la motivazione e per un decluttering

a regola d'arte. Planning,

shopping list, diagrammi, tecniche e

consigli pratici divisi in base agli ambienti:

sono questi gli strumenti che

Erika Grazia Lombardo ci mette a disposizione.

Tenere ordinati i nostri

spazi non sarà più una impresa insormontabile,

ma un impegno da integrare

nella nostra routine, un passo

alla volta.

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LIBRI

by Francesca Ghezzani

CARLO

MORRIELLO

“OLTRE L’OMBRA

DEI COLORI”

IL ROMANZO

DI UN’ANIMA

IN TRASFORMAZIONE

44

Carlo Morriello, docente di lettere napoletano di nascita e trevigiano di adozione, è in libreria con il romanzo

d’esordio Oltre l’ombra dei colori, pubblicato con la casa editrice Bookabook.

Già autore di racconti in passato, Morriello ha impiegato tre anni nella stesura di questa storia a tema artistico/psicologico

ambientata nella Napoli di fine Ottocento e incentrata sulla figura di Michele Castaldo, giovane pittore in

cerca di una svolta nella sua carriera la cui identità viene messa in discussione nel corso della narrazione proprio

attraverso alcune opere pittoriche che sarà chiamato a realizzare.

L’artista ha da poco perso sua madre quando gli viene affidato un prestigioso incarico: realizzare un affresco nel

monastero di Santa Chiara in sole tre settimane. Questa commissione segnerà l’inizio di una serie di eventi inaspettati,

tra superstizioni su artisti che hanno perso il senno e intrighi che superano ogni sua immaginazione.

Carlo, cosa ti ha spinto a scegliere proprio questa epoca e questa città per raccontare la storia di Michele

Castaldo?

“Per buona parte del XIX secolo Napoli vive il cosiddetto Risanamento, ossia un grande intervento urbanistico che

“ridisegna” in modo radicale buona parte dei quartieri storici della città. Molti degli interventi più incisivi furono

attuati verso la fine del secolo, in particolare dopo la grande epidemia di colera del 1884. Ecco, nel mio romanzo,

ambientato nel 1892, Napoli non fa da semplice sfondo alla vicenda, ma con i suoi palazzi, le sue chiese, i suoi

vicoli, la sua inesorabile trasformazione ne diviene coprotagonista. Tra la città partenopea e Michele Castaldo, il protagonista

della vicenda, si crea una sorta di legame, di fil rouge: come il protagonista va cioè incontro a un

profondo cambiamento nella sua vita, così la stessa città va incontro a una trasformazione unica, epocale, e non

solo nell’aspetto urbanistico, ma sicuramente anche ‘nell’anima’”.

Michele è un pittore in cerca di affermazione, ma anche di sé stesso. Quanto c’è di te in questo personaggio

e nel suo percorso interiore?

“I personaggi di un romanzo credo che, a volte, siano più o meno proiezioni dell’autore stesso, in ognuno di essi

c’è in sostanza lo “zampino” della sua personalità. Il protagonista Michele, giovane e modesto pittore ventisettenne,

è in cerca di una svolta professionale in grado di cambiargli la vita. Egli ha con sé non solo i grandi sogni dei

giovani, ma anche il desiderio di lottare per realizzarli e non arrendersi alle prime difficoltà. Egli inoltre nutre la speranza

che – lavorando in un certo modo – il suo futuro non può che essere migliore. Altro aspetto che lo contraddistingue

è la curiosità, il voler sapere ciò che si agita in lui, ciò che avviene intorno a lui e che sembra dare nuovo

significato al suo passato alla sua vita. Non gli manca neanche un pizzico di caparbietà. Ecco, queste sono tutte

dimensioni che, nel bene e nel male mi appartengono. Non dimentico, infine, neanche il rapporto che egli ha con


l’amore: per quanto egli cerchi di voltarsi

altrove, sa che deve fare i conti con dei

sentimenti che credeva “finiti”. Non vuole

ammetterlo neanche a sé stesso, ma sa,

“sente” che sono per lui ancora di vitale

importanza”.

Hai raccontato che l’ispirazione iniziale

è nata da una visione improvvisa,

quasi onirica, di un

personaggio. Puoi svelarci qualcosa

in più di quell’episodio e del modo

in cui la storia ha preso forma da

lì?

“Sì, vero, è stata una sorta di visione

improvvisa. In sostanza da settimane

stavo cercando la materia per il

mio romanzo, ma l’ispirazione non arrivava. Stavo

a un certo punto abbandonando tutto, quando una sera,

non ricordo di preciso cosa stessi facendo, affiorò in me

l’immagine di un personaggio. Non riuscivo a vederlo in

volto, sembrava il personaggio di un’altra epoca, lontana

e vicina al tempo stesso, e sembrava intento ad allontanarsi

da me utilizzando una tromba di scale. Riuscivo

a intravederne appena l’abito nero, forse coperto da un

mantello che quasi svolazzava alle sue spalle. Ho dovuto

scavare tanto dentro di me per afferrare letteralmente il

significato di quell’immagine e alla fine mi ha ispirato

uno dei personaggi principali del romanzo. Sembra

strano, ma la storia è andata in un primo tempo costruendosi

intorno a un personaggio diverso dal protagonista;

tuttavia, questo personaggio mi ha poi “rivelato”

il protagonista, l’obiettivo di questi, i sogni, i progetti, la

sfida che la vita gli poneva davanti e che lo avrebbe

“portato” là dove non si sarebbe mai immaginato andare”.

Il romanzo tocca anche temi psicologici profondi,

legati al lutto, alla memoria

e all’identità. Qual

è, secondo te, il cuore

tematico della tua

opera?

“Il cuore tematico dell’opera

credo che comprenda

tutti questi temi, li

unisce e tenta letteralmente

di andare oltre. Comunque,

penso che il

cuore tematico dell’opera

sia il “legame” che si instaura

tra le persone,

ossia quel legame che non

solo unisce due o più persone,

ma anche che le

trasforma nel profondo,

costruendo insieme memoria

e identità nelle quali, e

attraverso le quali, riconoscersi.

Ecco, il cuore tematico di Oltre

l’ombra dei colori credo sia proprio

in questo legame profondo

che si crea tra le persone e che, in

alcuni casi, può addirittura superare

la barriera che separa la vita dalla

morte”.

“Oltre l’ombra dei colori” ha avuto

una gestazione lunga, eppure è riuscito

a imporsi, arrivando tra i finalisti

del concorso "Io scrittore".

Cosa ha significato per te questa

pubblicazione e quali sono i tuoi

progetti futuri?

“Nel 2000 ho pubblicato una piccola raccolta

di racconti ma non ho mai visto quell’opera

come un’opera di esordio. Con questo romanzo,

invece, è tutto diverso. ‘Oltre l’ombra dei colori’ è

un’opera alla quale ho lavorato per molto tempo e nella

quale ho “riversato” tanto di me stesso; è un’opera in

cui credo perché si presta a diverse chiavi di lettura e

interpretazione. Spero di non esagerare nell’affermare che

è un’opera che negli anni, prima di arrivare alla pubblicazione,

ha conosciuto diverse fasi di riscrittura, oserei

dire un progressivo affinamento. Progetti futuri? Sarei tentato

di dar vita al seguito del romanzo. Già qualche lettore

me lo chiede. Vedremo… Anche perché non

nascondo che questa ipotesi viene spesso a tormentarmi.

In concreto però ora ho una bozza per un secondo romanzo,

diverso per genere e contenuti rispetto a ‘Oltre

l’ombra dei colori’. È una storia che analizza le emozioni

e i sentimenti più profondi che sono in grado non solo

di trasformare chi li vive, ma anche di proiettarlo in una

dimensione che sfida il tempo”.

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TV & SPETTACOLO

by Marianna Dima

ANTHONY

PETH

“LA TV È

LA MIA RIVINCITA”

46

"Sono stati anni difficili, pesavo 35 kg, e avevo perso i capelli per la chemio, il cancro fa paura, ti uccide

giorno dopo giorno, ma con me non ci è riuscito". Queste alcune delle parole di Anthony Peth durante

l'ospitata alle Iene, ha lasciato colleghi e amici del jet-set senza parole.

Il suo è stato un segreto mantenuto per tanti anni dentro di se, con paure e preoccupazioni che per anni

hanno portato il presentatore sardo a nascondere una realtà con cui lottava lontano dall'immagine che

rappresentava ai telespettatori e agli addetti ai lavori..

“Ho nascosto per tanti anni, troppi quello che avevo dentro di me - afferma Anthony Peth con gli occhi

lucidi e visibilmente commossi - avevo paura che nessun produttore o autore Tv mi avrebbe richiamato”.

Da Cairo editore con il fortunatissimo Gustibus per tre edizioni su La7, a Trend su La5 per le reti Mediaset

di cui è detentore Piersilvio Berlusconi, ai programmi di attualità per la Rai come People, fino ad arrivare

ad un programma sportivo, condotto quest'anno per la rete Sport Italia in prima serata ottenedo sin da

subito il consenso del pubblico con record di ascolti, diverso dai canoni che hanno sempre visto Peth

al timone, programmi di cucina seguiti da milioni di telespettatori e interazioni con commenti sempre positivi,

sono state alcune delle sue incredibili esperienze televisive che con la sua discrezione ed eleganza

lo hanno reso sempre più celebre come professionista nel piccolo schermo. Nonostante tutto aveva sin

da piccolo un gran peso e una consapevolezza che graffiava il suo sorriso, la paura di morire, una visita

periodica che le diceva se avrebbe vissuto o no.

“Sono stati anni difficili quelli, la mia battaglia con il cancro i numerosi interventi chirurgici e i cicli di

chemio che piano piano rendevano il mio fisico sempre più debole, fino a pesare pochi chili e una carrozzina

che reggeva il mio corpo, strappandomi una parte della mia vita. La tv era l'unico mezzo che mi

estraniava dalla terribile realtà che stavo vivendo. Dimostrare che chi sopravvive può essere comunque in

grado di fare qualsiasi lavoro è la traduzione a ciò che ho vissuto per vent’anni mantenendo un segreto

che nessuno avrebbe mai immaginato”.

Quella terribile battaglia è stata vinta e la sua promessa che se un giorno sarebbe uscito da quell'ospedale

avrebbe realizzato programmi televisivi è diventata realtà.

Fino ad arrivare a oggi, il bel quarantenne, fisico statuario e amato dal grande pubblico, si destreggia da

una rete all'altra, con programmi vincenti, moderni e vicini al grande pubblico. Oggi al timone di

“Vip4Padel” il primo talent sportivo che ha visto la vittoria di Garrison Rochelle, il coreografo e professore

di Amici di Maria De filippi, è pronto a tornare in Tv nel prossimo autunno con la seconda edizione e


con un nuovo programma di cucina nella tv di

Stato. Un libro autobiografico in uscita e la consapevolezza

di aver lasciato alle spalle un percorso

della sua vita doloroso ma di grande insegnamento.

Oggi Peth vive la sua vita fra Roma e Milano, sempre

in viaggio per lavoro e richiesto in diverse produzioni

televisive e campagne pubblicitarie dimostra

che con grande forza e tenacia ogni problema seppur

difficile come il suo e con poche speranze, si

può lottare e guarire da un brutto male, realizzando

i propri sogni.

Una rivincita nella vita e l'affetto del grande pubblico

determinano un'Italia solidale, un'Italia più

bella che lo stesso conduttore racconta nei teleschermi

seguendo passo dopo passo una carriera

ricca di soddisfazioni ma soprattutto il più grande

messaggio che porta con sé attraverso il suo sorriso,

il cancro si può sconfiggere e lui è la dimostrazione

vivente di questo.

47


Vi aspettiamo con le novità

cinematografiche più attese


SPETTACOLO

by Antonio Desiderio

CATERINA ROSSINI

UNA STRAORDINARIA ARTISTA DELLA LIRICA

Brava Caterina. Superba Caterina. Eccellente Caterina. Non

potrebbero esserci appellativi differenti per parlare di un’artista

come Caterina Rossini, cantante lirica in continua

ascesa di cui dobbiamo far conoscere ogni suo aspetto a

tutti i nostri lettori in cui il destino era già chiaro nel suo

cognome.

Cosi i talenti italiani come in questo caso, danno lustro alla

nostra nazione ed arricchiscono il panorama locale estero

delle città in cui scelgono di vivere.

Caterina Rossini, di origini italiane, si è trasferita diversi anni

fa negli Stati Uniti d’America, con un sogno nel cuore, trasformato

lentamente in una ascesa carrieristica incredibile

ed imponendosi da subito sulle ribalte teatrali più importanti,

mostrando capacità e determinazione. Questo perché quando

la grande scuola del canto lirico italiano trova fondamento

in un talento di rara bellezza, questo è ciò che determina.

Il tutto, rispecchiando i canoni attuali che le maggiori scene

internazionali richiedono e cioè un’estetica ed una voce che

viaggiano di pari passo, dando gioia pura a vista e udito a

livelli massimi rendendola unica nel suo genere.

Il canto lirico, come sappiamo bene, prevede virtuosismi e

bellezze vocali apparentemente semplici ma in verità di

estrema difficoltà, ed qui che gli svolazzanti pianissimi di Caterina

Rossini sanno penetrare fino all'ultimo spettatore, alternandosi

a mezzi forti di struggente dolcezza, a forti di

squillante intensità e spesso di lama tagliente.

Usare una voce con padronanza tecnica così superba e subordinare

tale tecnica all'atmosfera della musica: questo significa

cantare in grande stile.

La voce di Caterina Rossini, infatti, possiede, nel suo insieme,

un forte drammatico combinato con un timbro seducente e

ed al tempo stesso squillante.

Per la Capitale, Caterina Rossini ha realizzato una serie di

concerti a Palazzo Barberini e nella Sala Baldini, incantando

il pubblico con la sua voce data ai principali ruoli del panorama

lirico e che che letteralmente avvolge con grazia spontanea.

Andiamo meglio a conoscere questa straordinaria artista.

Caterina, grazie per aver accettato il nostro invito. Dopo

questa presentazione, facciamo maggiormente conoscere

la sua persona dagli esordi. Come nasce il suo

amore per il canto?

“Grazie a voi per l’invito e soprattutto per la bellissima presentazione,

che apprezzo moltissimo! L’amore per il canto è

senza dubbio nato insieme a me, poi facilitato e incoraggiato

dai miei genitori, entrambi grandi amanti della musica. Mio

padre era diplomato in pianoforte a Santa Cecilia e mia

madre mi accompagnava alla chitarra quando cantavamo insieme.

Entrambi hanno avuto anche molta premura di

espormi alla musica classica e alla lirica, ma devo ammettere

che l’amore per la lirica è sbocciato un po’ più tardi”.

Come è avvenuta la decisione di trasferirsi negli Stati

Uniti d’America?

“Anche questo è stato un desiderio innato, sebbene meno

incoraggiato dai miei genitori, naturalmente. Ho sempre desiderato

trasferirmi a NY un giorno. Dopo aver concluso gli

studi a Roma, ho sentito di essere pronta ad andare”.

Quali differenze ha riscontrato i primi anni?

“I primi anni sono stati ricchi di soddisfazioni ma anche caratterizzati

da una lunga curva di apprendimento. Ho dovuto

imparare a muovermi a NY, a sopravvivere al freddo, a trovare

un Maestro ripassatore di spartito, a quale sindacato

iscrivermi e innumerevoli altri elementi della vita di un musicista

newyorkese che ignoravo completamente”.

Quale è stato il suo primo ruolo principale interpretato?

49


SPETTACOLO

50

“Il primo ruolo è stato quello di Kate Pinkerton,

anche se è considerato di comprimariato

e non un ruolo principale.

Nella stessa stagione il primo ruolo principale

è stato quello di Flora in La traviata.

Entrambi cantati al teatro della

76esima con il mio primo sponsor, il Dicapo

Opera Theatre”.

Quale personaggio lirico sente più vicino

alla sua persona?

“Tutti quelli che più trasmettono amore

per la vita. Sono vicina alla natura materna

di Suzuki, alla tenerezza di Cherubino

e all’amore indomabile di Romeo (di

Bellini) per la sua Giulietta”.

Come si incontra il mondo delle lirica

con le richieste che si hanno oggi da

parte di teatri e registi? Cosa si richiede?

“Oltre alla tecnica e alla tanta stamina,

si richiede anche tanta agilità. Bisogna

quasi essere uno stunt o un atleta nei

teatri di oggi. A me è capitato di dover

entrare in scena da un ponte sospeso

che oscillava come un pendolo, sono

stata calata dall’alto, sollevata da piattaforme

sotterranee, tirata da un cavallo,

da un cane, portata in braccio e chi più

ne ha più ne metta”.

Da dove parte per lo studio di un

personaggio?

“Dallo spartito. I grandi compositori ci

danno tutto. Tutte le nuances e le pulsazioni

emotive di un personaggio, che lo

portano ad agire in uno o in altro modo,

sono descritte, evidenziate o introdotte dalla musica; basta

saperle sentire. In questo senso devo dire che i grandi insegnanti

e i grandi direttori sono preziosi. Hanno loro il merito

di tramandare la qualità del nostro repertorio”.

Sente un legame esistente tra la nostra cultura italiana

e quella americana?

“Sono due sfere culturali troppo lontane per avere un legame.

Un filo conduttore si può trovare nel fatto che la comunità

italiana è stata di estremo beneficio agli Stati Uniti

in epoche passate. Nel mio particolare settore, personalmente

ho sempre riscontrato molto rispetto e molta ammirazione

per il contributo incommensurabile che l’Italia ha dato

alla musica. Ed io di conseguenza sono estremamente grata

dell’accoglienza che ho riscontrato ovunque abbia lavorato”.

La competitività in questo settore è molto alta... come

la vive e gestisce?

“La vivo ponendo maggiore attenzione

sui benefici che questo lavoro mi ha recato

in generale. Sono felice che la musica

abbia arricchito la mia vita e che mi

abbia dato un obiettivo al quale legarla.

A parte questo, un po’ di sana competitività

non guasta. Ci spinge a migliorarci

e ad alzare gli standard”.

A quale progetto sta lavorando?

“Il mio repertorio si è ampliato nell’ultimo

anno e di conseguenza sono impegnata

nello studio di nuovi ruoli, quali Dalila dal

Samson et Dalila di Saint-Saëns, Desdemona

dall’Otello di Rossini e Sara dal

Roberto Devereux di Donizetti. A parte

questo, ho intenzione di fondare un

nuovo epicentro per le arti a Dallas, dove

vivo attualmente. Farò leva sui rapporti

che nei decenni ho costruito all’interno

del mondo della lirica, sia negli Stati

Uniti che in Europa, per offrire una preparazione

artistica di alto livello. Tra i

membri del futuro staff abbiamo già ricevuto

conferma da grandi artisti americani

e internazionali, come per esempio

i direttori Gregory Buchalter e J.David

Jackson (Metropolitan Opera), il soprano

Barbara Frittoli (La Scala), il direttore di

compagnia e regista Michael Capasso

(New York City Opera) e numerosi altri”.

Cosa consiglierebbe a un giovane

cantante lirico che vuole iniziare una

carriera all’estero come la sua?

“Di essere ben rappresentato! In alternativa,

come è stato nel mio caso, consiglio

di armarsi di santa pazienza e di non disdegnare alcuna

opportunità. Ogni lavoro in scena che mi è capitato di fare,

mi ha insegnato qualcosa del teatro, o della musica, o del

repertorio, o semplicemente del mondo del lavoro. Tutti questi

elementi, anche i più piccoli, hanno contribuito alla mia

formazione personale, musicale e vocale”.

In collaborazione con:



STORIE DI RADIO

by Silvia Giansanti

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MAURIZIO AMICI

QUEL MAGICO QUINQUENNIO '75 /' 80

Un grande appassionato di radio che negli anni del monopolio Rai riuscì a far nascere una radio

tutta sua. Eravamo agli albori delle prime radio libere...

Dietro a firme del giornalismo, presentatori tv, registi

e talvolta anche attori, si cela un passato

Maurizio Amici in regia

radiofonico, un avvio di carriera proprio attraverso

questo mezzo di cui ancora oggi. Uno di questi è

Maurizio Amici, un nome che è rimasto impresso

nelle menti degli addetti del settore, proprio perché

con la sua forte passione, è riuscito a far

nascere una radio tutta sua, cercando di rompere

il monopolio Rai di quel tempo. Correvano gli anni

'70, anni in cui c'era un fermento nell'ambito musicale,

facendo così scattare la voglia di acquistare

vinili in molti giovani di quell'epoca che si

sono avvicinati alla radio proprio in questa maniera.

Vi dice niente Radio Hanna, dove ha iniziato

anche Anna Pettinelli?

Maurizio, com'è avvenuto in quel momento

l'aggancio con il mondo della radio?

“Ero un appassionato di musica e avevo anche il pallino dell'alta fedeltà

che stava nascendo. Un giorno mi trovai in un negozio specializzato e

girando la manopola del sintonizzatore, mi imbattei su quelle poche radio

che si prendevano e cioè la Rai, Radio Vaticana, Radio Montecarlo e

qualche altra. Però un bel giorno mi accorsi della nascita di una radio

che prima non c'era. Si trattò di una radio romana di quartiere e, una

volta avuto l'indirizzo, mi recai lì. Feci una richiesta di lavoro, qualsiasi

mansione mi andava bene. Rimasi fulminato da tutto ciò. Fu un bel mix

tra la musica, l'alta fedeltà e la passione per la tecnologia. Mai e poi

mai pensai di avere un microfono davanti la bocca. Iniziai dapprima

come fonico”.

Di quale radio parliamo?

“Di Teleromacavo, che divenne in seguito Teleroma 56. Apparteneva a

Guglielmo Arcieri e a suo figlio”.

Ricordi la data esatta del tuo debutto in voce?

“No, ma ricordo che correva l'autunno del 1975”.

Ci furono colleghi che fecero strada nel mondo radiofonico?

“Ci fu una ragazza che telefonava continuamente per richiedere musica,

a tal punto che la invitai a venire in radio. Parliamo di Anna Pettinelli.

Da quel momento anche lei iniziò a fare sul serio, traslocando in un secondo momento sulla mia radio che

creai e che fu Radio Hanna”.

Quando fu creata esattamente?

“Il 16 marzo del 1976. Fu la decima del panorama romano e ottenne un discreto successo. Venne creata

da me insieme a mio fratello”.

Perché si chiamò in quel modo?

“A dire il vero, il nome destò un po' di curiosità. Molti pensarono che si chiamasse in quel modo, dato che


ci lavorava la Pettinelli, ma la 'h' davanti, fu messa

per dare un tocco di internazionalità. Scoprimmo in

seguito che una Radio Hanna, libera e pirata, esistette

veramente ai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

Situata su una nave mercantile dei mari del

Nord, ebbe lo scopo di contrastare la Germania nazista

che non dava tregua. Mandò messaggi sullo

stile di Radio Londra. Fu un'incredibile scoperta”.

All'epoca quanti anni avevi?

“Ero sui 23 anni”.

Fino a quando hai fatto radio?

“Fino al 1980, per me quello è stato un quinquennio

fantastico”.

Oggi sei un ascoltatore della radio?

“Assolutamente sì, specie in macchina. Mantengo la

passione per il mezzo e preferisco sentire le radio

parlate, perché quel genere non solo mi fa molta

compagnia, ma mi permette di imparare sempre qualcosa

di nuovo. Adoro cercare anche radio dalle altre

parti del mondo e oggi tutto questo è possibile, grazie

alla tecnologia. E' affascinante portarmi altri mondi

dentro l'orecchio”.

Hai apprezzato la sua evoluzione dal punto di

vista tecnologico?

“Sono sempre stato appassionato dalla tecnologia.

La radiovisione ha aperto una nuova frontiera”.

Da grande appassionato di radio però ad un

certo punto hai deciso di fare televisione.

“Mi fu offerta l'opportunità di fare tv e la colsi al

volo. La radio per me fu una grande maestra, a tal

punto che l'approccio in televisione fu facilitato. A

oggi ho una storia in tv di tutto rispetto accanto a

nomi illustri”.

In ultimo parliamo di una tua interessante iniziativa.

“C'è tantissimo materiale di quegli anni di radio libere,

così ho pensato di raccontare storie, attraverso

l'ascolto di voci di quel periodo. Quindi tra nastri che

possedevo e altri che avevano miei colleghi radiofonici

sparsi in tutta Italia, è stata creata una pubblicazione

sul sito web broadcastitalia.it. Qui si possono

ascoltare centinaia di ore di programmi che andarono

in onda. Addirittura c'è la prima partecipazione di

Pino Daniele in una radio romana, che andò a cantare

con la sua chitarra in diretta la canzone 'Napule

è', che ancora non era stata completata. Parliamo di

Radio Eurosound nel 1976. Eppure nella mia radio

passarono nomi illustri, da Lucio Dalla a Paolo Frajese,

Bice Valori e Paolo Panelli, Maurizio Arena che

faceva il pranoterapeuta o altri come Paola Borboni;

una colonna portante del teatro del 1900 che raccontò

ai microfoni di Radio Hanna episodi a dir poco

piccanti".

53


COSE BELLE

by Mariagrazia Cucchi

IL RITORNO DI YU YU

DALLE HIT “MON PETIT GARÇON” E “BONJOUR BONJOUR”

ALLA NUOVA VERSIONE DE “LA BOHÈME”

YuYu è tornata: è da poco su

tutte le piattaforme digitali la

sua nuova versione de “La Bohème”,

celebre brano del 1965

interpretato da Charles Aznavour

e da lui scritto insieme a

Jacques Plante, pubblicato in

questo caso da New Music

Group e distribuito da Adamusic.

Sono trascorsi più di 20 anni

da quando una giovane hostess

di linea, Giuditta Guizzetti,

padre bergamasco e madre

francese, con il nome d’arte

YuYu dominava le classifiche

radiofoniche e televisive con le

sue “Mon petit garçon” e “Bonjour

Bonjour”, contesa dalla

stampa come una top model. Il

tempo è passato, ma i suoi

successi restano, grazie anche

al loro inserimento in note

campagne pubblicitarie che li

hanno resi indelebili nella nostra

memoria.

Qualche mese fa, una telefonata

del suo vecchio produttore

e discografico Pippo

Landro, creatore del personaggio

e dell’artista YuYu, riaccende

la scintilla e la riporta

sotto i riflettori: “Ciao Giuditta,

ho in mente di rifare

una versione moderna della

hit mondiale francese ‘La

Bohème’ del grande Charles

Aznavour e credo che solo

tu la possa interpretare”.

54

Una chiamata decisamente arrivata

al momento giusto e

dalla persona giusta che scardina

le resistenze di YuYu e la


#CoseBelle

fa tornare con la voglia di rimettersi

in gioco, di riprendersi

quello che aveva messo da

parte:

“Sono consapevole che le cose

sono cambiate nel mondo della

musica, ma anch’io lo sono: ho

una vita diversa, sono mamma,

vivo a Ibiza, in questa isola così

‘particolare’, e sono entrata in

quella fase della vita in cui

posso, finalmente, anche giocare.

I figli sono ancora piccoli,

ma cresciuti abbastanza per ritagliarmi

un po’ di tempo e dedicarmi

alla musica che avevo

messo da parte. Sono uscita di

scena in un momento difficile,

ho lottato per anni e devo dire

grazie alla forza che ho trovato

in me, perché nessuno ti può

aiutare se non lo fai da sola.

Oggi sono consapevole che

l’anoressia sia una malattia da

cui non si esce mai del tutto,

ma proprio nella consapevolezza

che è sempre lì, si trova

la strada della speranza e della

ripartenza”.

Oggi dunque, YuYu si apre nuovamente al mondo mediatico, per raccontarsi senza nascondere le sue

fragilità e con la voglia di condividere le sue piccole grandi conquiste che, con forza e determinazione,

ha saputo perseguire:

“Il pezzo mi piace moltissimo, mi ha emozionata al

primo ascolto anche per una serie di strane coincidenze:

era da poco mancata mia nonna, parigina doc, che ovviamente

adorava Aznavour e non credo che sia un caso

che, ad un anno esatto dalla sua scomparsa, il 16 maggio

esca la mia versione de ‘La Bohème’. Credo moltissimo

ai segni, nulla è casuale e per me tutto questo è

magico e mi emoziona molto. Per più di vent’anni mi

sono allontanata del tutto dalla musica, cantando solo

per i miei bambini, mai in pubblico, ma quando Pippo

mi ha mandato l’arrangiamento ho provato a farla e

l’ho sentita mia da subito. Sembrava un abito perfetto

e ho sentito che era il momento per me di tornare. Oggi

ho voglia di incontrare il pubblico, di rimettermi in gioco

con leggerezza e gratitudine per la vita, potendo finalmente

esprimere quello che ho dentro”.

… E allora, lasciamoci cullare dalla sua voce inconfondibile,

che ci riporta sì alla spensieratezza dei primi anni

2000 e a estati piene di ricordi, ma che è anche ricca

di una nuova consapevolezza.

55


MUSICA

56

GEORGIA MOS

TORNA LA CARICA TRAVOLGENTE DI UNA DELLE MIGLIORI DJ

E PRODUCER DI FAMA INTERNAZIONALE

L’energia contagiosa e la carica esplosiva di Georgia Mos, una delle donne dj e producer più seguite

d’Italia con migliaia di followers, nonché uno dei volti di spicco della scena dance ed house mondiale inserita

anche nella classifica tra le migliori dj al mondo, torna a farci ballare con “Empty” ed “Ain’t no sunshine”

due nuove singoli già disponibili su tutte le principali piattaforme digitali. L’artista si prepara anche

alla partenza del “Georgia Mos summer tour” nuovo tour estivo che la vedrà protagonista nei principali

club e festival d’Italia e d’Europa.

L’eclettica dj dal carattere cosmopolita e globale che ha saputo conquistare le folle dei palchi più prestigiosi

al Mondo grazie allo straordinario carisma delle sue performance si prepara così a far scatenare il pubblico

per un’estate in costante levare e dal sapore indimenticabile.

“Sono davvero contenta di tornare in musica con questi due nuovi singoli – dichiara Georgia Mos – sono

due produzioni differenti ma che ben rispecchiano tutta la mia grinta, positività, e personalità un vortice di

energia ed emozioni allo stato puro che fuoriescono soltanto con le good vibes che la musica è in grado

di regalarci”.

EMPTY nasce da un contrasto emotivo: la voglia di ballare anche nei momenti in cui l’umore è basso. Beat

profondi, percussioni afro e un groove avvolgente si intrecciano con synth minimali per trasmettere quella

sensazione sospesa tra malinconia e potenza. “AIN’T NO SUNSHINE” è invece la reinterpretazione di un

classico eterno.

Il celebre brano di Bill Withers viene rivisitato in chiave Afro House con un tocco elettronico elegante.

Una versione club-friendly ma rispettosa dell’originale, in cui il calore del soul incontra la ritualità del ritmo


africano. Le sorprese per quest’estate non finisco

qui, sto ultimando una terza e ultima produzione

che arriverà nel cuore dell’estate con l’intento di

portare il sound Afro in tutte le sue sfumature al

centro del panorama clubbing europeo.

Dal profondo all’esplosivo, dal nostalgico al sensuale,

ogni brano è pensato per raccontare un frammento

di estate, sempre con un’identità forte e

riconoscibile”

EMPTY”, entrata subito in classifica nella chart top

100 elettronica beatport, e “AIN’T NO SUNSHINE”

costante ascesa nella classifica top 5 dance/pop

beatport, sono così i due brani che fanno da apripista

alla nuova stagione artistica tutta in musica di

Georgia Mos. A sorpresa infatti l’artista annuncerà

l’uscita di una terza e ultima release, una banger

hit tutta da ballare che arriverà nel cuore dell’estate.

Tre release, tre anime, ma un unico filo conduttore

per quest’estate in musica 2025: l’Afro sound contemporaneo,

un trittico musicale pensato per scuotere

il dancefloor e attraversare le emozioni con

l’intento di portare il sound Afro in tutte le sue sfumature

al centro del panorama clubbing europeo.

Dal profondo all’esplosivo, dal nostalgico al sensuale,

ogni brano è pensato per raccontare un frammento

di estate, sempre con un’identità forte e

riconoscibile.

Nel frattempo Georgia si prepara a calcare live

anche i palchi più prestigiosi della penisola italiana

e non solo con il suo “Georgia Mos summer tour”

che la vedrà protagonista fino alla fine di settembre

i principali club e Festival d’Italia e d’Europa.

Conosciuta come una delle migliori dj e producer

tra le donne più acclamate della scena contemporanea,

Georgia Mos ha raggiunto in parecchi anni di

gavetta una popolarità sempre maggiore che l’ha

portata nel corso degli anni a collaborazioni di prestigioso

internazionale. Il suo brano “If you had my

love”, re-work della celebre hit di J.Lo, ha raggiunto

in poco tempo oltre 5 milioni di ascolti su Spotify,

sino alla collaborazione discografica con l'artista

svizzera Pull N Way nel brano "Will you follow me?",

sono solo alcune delle chicche a cura di Georgia

Mos. Tra i suoi grandi successi anche “Call 911”

feat Ella Loponte, “Amami a tempo” disco cantato

e co-prodotto da Georgia per Universal Music,

“Naked”, “Confetti”, e la sua imperdibile versione

remix de “La primavera” di Jovanotti che ha riscosso

un grandissimo successo di pubblico.

Georgia, originaria di Sanremo ma cittadina del

mondo e con una cultura “open mind” si appassiona

sin dalla tenera età alla musica studiando da ragazzina

canto e chitarra classica. L’amore incondizionato

per la musica la porta da subito a viaggiare

per il mondo, fino a stabilirsi a Londra dove coltiva

la sua passione per il Djing e la musica elettronica.

Dopomemorabili esibizioni in alcuni tra i più importanti

locali come il “Nikki Beach” di Miami, il “1

OAK” di New York, “Vip room” di Cannes e il “Privilege”

di Ibiza, solo per citarne alcuni, locali in cui

suonare per una donna non è proprio all’ordine del

giorno, Georgia ha sdoganato ogni limite con la sola

forza della sua musica. ll successo arriva con il programma

televisivo “TOP DJ” in onda su Italia Uno,

come unica concorrente donna. Da lì inizia un’importante

tour in Europa e in Asia (China, India e

Nepal) suonando in alcuni tra i più importanti club,

venendo premiata anche come “Best New Comer

Djane” nella classifica di Djane Mag mondiale. Ha

sfilato più volte sul Red Carpet del Festival del Cinema

di Venezia suonando come dj officiale di Cartier.

Di seguito le prime date del “Georgia Mos summer

tour” - Date in continuo aggiornamento

4/7 Porto Garibaldi X Radio 105 X “Lady J” Lomacchio

(Emilia Romagna)

6/7 “Osha club” Crispiano (Puglia)

10/7 “Covo di Nord Est” Summer Party X Costa

Crociere, Santa Margherita Ligure (Liguria)

12/7 Sindia, Nuoro (Sardegna)

25/7 “Indiga club” Sottomarina di Chioggia, Venezia

31/7 “Montecchio Marittima”, montecchio maggiore,

Vicenza

1/8 “Alaja club “Portorose (Slovenia)

2/8 “Mia garden” Agrigento (Sicilia)

8/8 “Castellecce summer Festival” Mafalda (Campobasso)

9/8 Alcara Lifusi, Messina (Sicilia)

10/8 Notte Bianca, Castelvecchio, Foggia (Puglia)

16/8 Lesina, Foggia (Puglia)

29/8 “Insomnia club, Benidorm (Spagna)

30/8 Festival “Le Village Italian d’ans “Dan’s (Belgio)

2/09 “Exes event” Godrano, Palermo (Sicilia)

57


MUSICA

JOHANNA PEZONE, LA VOCAL COACH

CHE TRASFORMA TALENTO IN ECCELLENZA

Nel cuore della scena musicale contemporanea

italiana si distingue una

realtà che sta cambiando il modo

di vivere il canto e la formazione

vocale: la JP Vocal Studio Academy,

fondata e diretta dalla vocal coach

Johanna Pezone.

Con anni di esperienza tra palchi,

studi di registrazione e aule didattiche,

Johanna Pezone è oggi una

delle voci più autorevoli nel panorama

del vocal coaching. Il suo approccio,

innovativo e profondamente

umano, unisce tecnica vocale moderna,

cura della salute della voce

e lavoro emotivo sul canto. Il risultato?

Cantanti che non solo migliorano

la loro performance, ma

riscoprono la propria identità artistica.

“Cantare non è solo emettere suoni

– racconta Johanna – è raccontare

una verità personale. Il mio compito

è aiutare ogni allievo a trovare e

valorizzare la propria voce autentica”.

La JP Vocal Studio Academy è molto più di una scuola di canto: è un laboratorio creativo dove ogni allievo,

dal principiante all’artista professionista, riceve un percorso su misura. Le lezioni si articolano tra

canto moderno, interpretazione, uso del microfono, ear training, preparazione live e in studio, oltre a workshop

intensivi e masterclass con ospiti del settore musicale.

Tra gli ex allievi figurano cantanti emergenti, artisti firmati da etichette, finalisti di talent televisivi e performer

teatrali. Il merito è della capacità di Johanna di coniugare competenza tecnica, passione e una

profonda empatia, creando un ambiente in cui ogni voce può fiorire.

Un’accademia al passo con i tempi

La JP Vocal Studio Academy si distingue anche per l’uso delle tecnologie più avanzate, con un’aula

digitale per le lezioni online, software di analisi vocale e percorsi ibridi che permettono di seguire i corsi

da tutta Italia e anche dall’estero.

Se stai cercando un percorso vocale serio, personalizzato e centrato su di te, la JP Vocal Studio Academy

è il punto di partenza ideale. E sotto la guida di Johanna Pezone, la tua voce potrà davvero diventare

la tua firma artistica.

Info e contatti:3757445664

Sito web: www.jpvocalstudioacademy.it

Instagram: @jpvocalstudioacademy

@johannapezoneofficial

Email: jpvocalstudioacademy@gmail.com

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