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Pietro Fabris - Quaderno 36 - settembre 2025

I templi di Paestum divennero nel XVIII secolo una fonte di ispirazione inesauribile per i pittori e un'ambita meta per i viaggiatori del Grand Tour. Tra gli artisti che seppero interpretare il fascino delle rovine per questo colto mercato internazionale, emerge Pietro Fabris, una figura tanto affascinante quanto enigmatica. Nonostante la scarsità di notizie biografiche, i suoi dipinti offrono uno sguardo prezioso sulla cultura e il paesaggio dell'Italia meridionale dell'epoca. Le sue vedute di Paestum, in particolare, rappresentano un contributo significativo alla tradizione del vedutismo, combinando la precisione documentaria richiesta dagli eruditi committenti con una sensibilità paesaggistica che cattura la luce e l'atmosfera del luogo. Questo Quaderno esplora la sua opera, svelandone le fonti e il ruolo nel definire l'immagine di Paestum nel mondo.

I templi di Paestum divennero nel XVIII secolo una fonte di ispirazione inesauribile per i pittori e un'ambita meta per i viaggiatori del Grand Tour. Tra gli artisti che seppero interpretare il fascino delle rovine per questo colto mercato internazionale, emerge Pietro Fabris, una figura tanto affascinante quanto enigmatica. Nonostante la scarsità di notizie biografiche, i suoi dipinti offrono uno sguardo prezioso sulla cultura e il paesaggio dell'Italia meridionale dell'epoca. Le sue vedute di Paestum, in particolare, rappresentano un contributo significativo alla tradizione del vedutismo, combinando la precisione documentaria richiesta dagli eruditi committenti con una sensibilità paesaggistica che cattura la luce e l'atmosfera del luogo. Questo Quaderno esplora la sua opera, svelandone le fonti e il ruolo nel definire l'immagine di Paestum nel mondo.

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Pietro Fabris

Grand Tour

a Paestum

I Quaderni


Pietro Fabris. Grand Tour a Paestum

Costabile Cerone

Pietro Fabris, figura enigmatica della storia dell'arte

italiana, ha lasciato un'impronta significativa nello

sviluppo della pittura di paesaggio nel panorama artistico

napoletano del XVIII secolo, godendo di grande

popolarità tra i Grand Tourists in visita a Napoli.

La sua biografia presenta numerose lacune e incertezze

che la ricerca non ha ancora colmato completamente.

Attivo a Napoli tra il 1756 e il 1792, le sue origini

rimangono oggetto di dibattito: sebbene in

diverse opere si definisca "English painter", la sua

attività si svolse, pur con probabili soggiorni londinesi,

quasi interamente a Napoli, contesto culturale

nel quale risulta pienamente inserito. La sua produzione

comprende oli, gouache e disegni, ispirati a

vedute e paesaggi partenopei (fig. 1, 5), ma anche a

scene popolari, feste e costumi dell'Italia meridionale

(fig. 2, 4).

Un incarico di fondamentale importanza nella sua

carriera fu quello ricevuto da Sir William Hamilton,

inviato britannico del Regno delle Due Sicilie (fig.

3). Hamilton affidò a "Mr Peter Fabris" la realizzazione

delle illustrazioni per il suo trattato di vulcanologia,

i , pubblicato nel 1776.

Campi Phlegraei

L'opera, oltre al suo valore estetico, è considerata un

resoconto di eccezionale accuratezza scientifica

sull'area vulcanica della Campania. Protagonisti

sono il Vesuvio con le sue spettacolari eruzioni (fig.

13), gli scorci del golfo e i dettagli geologici, con

tavole dedicate a campioni di tufo, pietra pomice,

tipi di lava e altre rocce eruttive. Tra le illustrazioni,

Hamilton volle inserire anche una tavola dedicata

allo scavo del tempio di Iside a Pompei (Tavola

XXXXI), sepolto dall'eruzione del 79 d.C. (fig. 6).

Lo scopo era dimostrare la somiglianza tra i materiali

vulcanici che ricoprivano l'antica città e quelli presenti

in altre aree, suggerendone una comune origine.

Proprio in questo filone della "riscoperta"

dell'antichità, che infiammava il contesto culturale

europeo, si inseriscono i dipinti di Fabris dedicati a

Paestum. Le rovine, con i loro templi dorici arcaici e

possenti, erano diventate una tappa fondamentale

del viaggio in Italia, offrendo ai visitatori una visione

quasi primordiale dell'architettura greca,

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Fig. 1. Pietro Fabris

Veduta della Baia di Napoli da Posillipo, 1760 ca.

Olio su tela (152.5 x 91.5 cm)

Collezione privata, Inghilterra

Fig. 2. Pietro Fabris

Gli abitanti del villaggio si preparano a partire per la

festa della Madonna dell'Arco, 1773

Olio su tela (182,9 x 129,5 cm)

Collezione privata, Inghilterra

Fig. 3. Sir Joshua Reynolds (1723 -1792)

Ritratto di Sir William Hamilton, 1777

Olio su tela (175,2 x 255,3 cm)

National Portrait Gallery, Londra

Dipinto esposto alla mostra tenuta a Napoli alle Gallerie

d'Italia nel 2024-2025 dedicata al diplomatico inglese Sir

William Hamilton, con una selezione di opere d'arte della

seconda metà del Settecento.

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un'alternativa più severa e sublime alla grazia delle

rovine romane.

Della sua raffigurazione di Paestum con i tre templi

visti da sud-est, esistono due versioni molto simili:

una a gouache (fig. 7), più definita e quasi topografi-

ca, e l'altra a olio (fig. 8), dove una calda luce meridiana

inonda le antiche rovine, conferendo alla

scena un'atmosfera più lirica e pittoresca. Non se ne

conosce la committenza, ma è presumibile che fossero

destinate a Grand Tourists inglesi. L'anno di realizzazione

è incerto, ma la somiglianza suggerisce

che siano state eseguite nello stesso periodo, comunque

prima del 1783, anno in cui il suo allievo Saverio

Della Gatta ne eseguì una riproduzione quasi fedele

(fig. 9).

La familiarità di Fabris con il sito è indubbia, ma è

probabile che la sua conoscenza fosse mediata anche

da modelli iconografici già in circolazione, come le

incisioni di Piranesi (1778) e di Filippo Morghen

(fig. 11) (dalle opere di Antonio Joli). A suggerirlo è

una tela conservata al Compton Verney Museum che

raffigura l'interno del tempio di Poseidone (Hera II)

(fig. 10). La veduta evoca infatti la stessa composizione

di un dipinto del 1759 di Antonio Joli (fig. 12),

maestro e collaboratore con cui Fabris è stato spesso

confuso e dal quale apprese la capacità di costruire

complesse quinte scenografiche. Il dipinto, immerso

in una luce dorata, è caratterizzato da una prospettiva

accentuata con punto di vista decentrato, che lascia

intravedere a sinistra, tra le maestose colonne doriche,

il tempio di Atena. Per completare la composizione

e fornire un senso di scala, Fabris inserì tra i

grandiosi resti alcune figure: gente del posto e attenti

visitatori.

Le vedute di Paestum realizzate da Fabris non erano

semplici illustrazioni d'accompagnamento, ma

immagini capaci di fissare nell'immaginario europeo

la forza dei templi dorici. Grazie al suo sguardo, Paestum

entrò stabilmente nel repertorio figurativo del

Grand Tour, accanto alle rovine di Roma e alle scoperte

di Pompei ed Ercolano.

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Fabris e il MANN:

un Ritorno Contemporaneo

Fig. 4. Pietro Fabris

La Festa della Madonna dell'Arco, 1777

Olio su tela (153,7 x 102,6 cm)

Collezione Napoli, Galleria di Compton Verney,

Warwickshire, Inghilterra

La figura di Pietro Fabris, a lungo studiata nel contesto

del Grand Tour, ha recentemente ricevuto una rinnovata

attenzione istituzionale. Il Museo Archeologico

Nazionale di Napoli (MANN) ha dedicato

all'artista un posto di rilievo nella mostra "Da Pietro

Fabris a Vincenzo Gemito", inaugurata per celebrare

le nuove acquisizioni del museo. Tra le opere entrate

a far parte della collezione permanente, spicca proprio

un'importante tempera di Fabris raffigurante la

Villa di Diomede a Pompei (fig. 14). Questa acquisizione

non solo arricchisce il patrimonio pubblico

con una preziosa testimonianza del vedutismo settecentesco,

ma conferma il ruolo cruciale dell'artista

come interprete e narratore del paesaggio archeologico

campano, consacrandone definitivamente il

valore nel panorama culturale contemporaneo.

Fig. 5. Pietro Fabris

Eruzione del Vesuvio vista dal Ponte della

Maddalena, Napoli, 1767

Olio su tela (151,8 x 95,9 cm)

Collezione privata

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Fig. 6. Pietro Fabris

La scoperta del Tempio di Iside a Pompei, 1776

(sepolto sotto pomice e altra materia vulcanica)

Incisione all'acquaforte colorata a mano (37,8 x 19,7

cm)

Illustrazione per il volume Campi Phlegraei di William

Hamilton (tavola XXXXI)

Collezione privata, Londra

6


L'illustrazione mostra la scoperta del Tempio di Iside a

Pompei nel 1764, la prima struttura ad essere scavata a

Pompei, che in virtù della notevole conservazione delle

sue pitture parietali godette di una straordinaria attenzione

e fu oggetto di una sistematica documentazione grafica.

La scoperta del complesso architettonico circondato da

colonne doriche causò un certo scalpore all'epoca, poiché

non ci si aspettava che una dea egizia fosse adorata

nella provincia romana.

7


7

Fig. 7. Pietro Fabris

I templi di Paestum da sud-est, XVIII sec.

Gouache su carta (58,8 x 27,8 cm)

Collezione privata

(acquistato all'asta da Christie's, New York, nel 1989)

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8

Fig. 8. Pietro Fabris

Paestum, veduta da sud-est con i tre templi, XVIII sec.

Olio su tela (127 x 75 cm)

Collezione privata, Londra

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Fig. 9. Saverio (Xavier) Della Gatta

I templi di Paestum, 1783

Gouache su carta (45 x 30 cm)

Collezione privata, Napoli

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Fig. 10. Pietro Fabris

Il tempio di Nettuno a Paestum, 1770 ca

Olio su tela (90,5 x 56,6 cm)

Collezione Napoli, Galleria di Compton Verney,

Warwickshire, Inghilterra

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Fig. 11. Filippo Morghen (1730-1803)

Altra veduta interiore del tempio esastilo ipetro dalla

parte di mezzo giorno

Tavola n. 5 da Antichità di Pesto, 1765

Acquaforte (38,8 x 27,8 cm)

Dal dipinto di Antonio Joli conservato alla Reggia di

Caserta

Yale University Art Gallery, New Haven, Stati Uniti

11

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Fig. 12. Antonio Joli (1700-1777)

Interno del tempio di Poseidone a Paestum, 1759

Olio su tela (103 x 76 cm)

Collezione della Reggia di Caserta

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Fig. 13. Pietro Fabris

Il Vesuvio un'eruzione vulcanica ai piedi della

montagna, 1776

Incisione all'acquaforte colorata a mano (37,8 x 19,7

cm)

Illustrazione per il volume Campi Phlegraei di William

Hamilton

Collezione privata, Londra

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Riferimenti bibliografici:

William Hamilton, Campi Phlegraei. Observations on the

Volcanos of the two Sicilies as They have been communicated to

the Royal Society of London, Napoli, 1776

William Hamilton, Account of the discoveries at Pompeii:

communicated to the Society of Antiquaries of London, Printed

by W. Bowyer and J. Nichols, 1777

William Hamilton, Supplement to the Campi Phlegraei. Being

an Account of the Great Eruption of Mount Vesuvius in the

Month of August 1779, Napoli, 1779

Xavier Salomon, et al., Compton Verney, Scala Arts & Heritage,

2011

Elena Carrelli, Per una riabilitazione di Pietro Fabris. Fortuna

critica e nuove considerazioni, Quaderni dell'Archivio di

Lionello Venturi, Studi e ricerche di storia e critica dell'arte, a

cura di Stefano Valeri, Roma, 2017

Lucio Fino, Pietro Fabris e Saverio Della Gatta, Gouaches

disegni e dipinti di rare vedute e scene del '700, Edizione

Grimaldi & C., 2021

Carlo Knight, Il contributo di Peter Fabris ai “Campi

Phlegraei” di Hamilton, in: Napoli Nobilissima (XXII, III-IV),

1983

Roberto Middione, Pietro Fabris, Dizionario Biografico degli

Italiani - Volume 43, 1993

Nicola Spinosa, Leonardo Di Mauro, Vedute napoletane del

Settecento, Electa Napoli, 1996

Lucio Fino, Gouaches Napoletane nelle collezioni private,

Edizione Grimaldi, 2005

Èmilie Beck-Saiello, Pietro Fabris: Dieci anni di attività

napoletana, alcuni documenti inediti, in “Napoli Nobilissima”, 2

V serie, IX, 2008

Ermanno Bellucci, Pietro Fabris, english painter, BNB Art

Consulting Limited, 2010

Fig. 14. Pietro Fabris

La villa di Diomede a Pompei, 1771-1773

Tempera

Illustrazione commissionata da Sir William Hamilton

per essere pubblicata nel 1777 a Londra in “Account of

the discoveries at Pompeii”.

Collezione del MANN, Museo Archeologico Nazionale

di Napoli

Esposta alla mostra tenuta al MANN “Da Pietro Fabris

a Vincenzo Gemito”

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I templi di Paestum divennero nel XVIII secolo una

fonte di ispirazione inesauribile per i pittori e

un'ambita meta per i viaggiatori del Grand Tour. Tra

gli artisti che seppero interpretare il fascino delle

rovine per questo colto mercato internazionale, emerge

Pietro Fabris, una figura tanto affascinante quanto

enigmatica. Nonostante la scarsità di notizie biografiche,

i suoi dipinti offrono uno sguardo prezioso

sulla cultura e il paesaggio dell'Italia meridionale

dell'epoca. Le sue vedute di Paestum, in particolare,

rappresentano un contributo significativo alla tradizione

del vedutismo, combinando la precisione documentaria

richiesta dagli eruditi committenti con una

sensibilità paesaggistica che cattura la luce e

l'atmosfera del luogo. Questo Quaderno esplora la

sua opera, svelandone le fonti e il ruolo nel definire

l'immagine di Paestum nel mondo.

Immagine di copertina

Pietro Fabris

Paestum, veduta da sud-est con i tre templi, XVIII sec.

Particolare

Collezione privata

collana

I Quaderni dell’Arte

a cura di Costabile Cerone

Quaderno 36 - settembre 2025

Pietro Fabris

Grand Tour a Paestum

Copyright: © 2025 PAESTUMinARTE

Questo è un articolo ad accesso aperto distribuito secondo i termini della Creative Commons

Licenza 3.0 Italia (CC BY-NC-ND 3.0 IT)

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