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Vie&trasporti n. 893 ottobre 2025

C’è L’ELE Prende il via ufficialmente ad Eindhoven la produzione della nuova gamma Electric. Dai medi XB, ai multiruolo XD, fino ai pesanti XF: ce n’è per ogni missione

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Prende il via ufficialmente ad Eindhoven la produzione della nuova gamma Electric. Dai medi XB, ai multiruolo XD, fino ai pesanti XF: ce n’è per ogni missione

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Intervista

Intervista

.MASSIMO ARTUSI.

Attori protagonisti

Con il presidente di Federauto per capire che aria tira nelle

concessionarie italiane mentre in Europa crescono i sostenitori della

neutralità tecnologica per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità

di Tiziana Altieri

Un mercato in sofferenza quello dei veicoli

da lavoro in Italia. Nel primo semestre

i commerciali con peso totale a terra

fino a 3.500 kg si sono fermati a 98.832

immatricolazioni, l’11,7 per cento in meno rispetto

allo stesso periodo 2024, gli industriali,

ossia gli over 3.500 kg hanno chiuso sotto le

15mila unità, 14.538 per l’esattezza, -13,3 per

cento. Tante le motivazioni: un quadro

economico reso complesso

da un forte clima di incertezza

con più fronti di guerra e tensioni

sui dazi, listini alle stelle

soprattutto per quanto riguarda

i veicoli elettrici, quelli sui

quali vorrebbe puntare l’Europa

ma che oggi non trovano il favore

del mercato e necessiterebbero

di un piano incentivante

chiaro che, invece, non c’è. E nel

dubbio sono molti gli operatori

che rimandano gli acquisti.

Tutto ciò ha un impatto sui costruttori, come

sulle concessionarie. E proprio di queste ultime

abbiamo parlato con Massimo Artusi, da marzo

2024 presidente Federauto.

Qual è lo stato di salute oggi delle concessionarie

italiane?

«Le concessionarie sono il termometro del mercato.

In questo periodo non sta bene e, dunque,

non stanno passando un momento favorevole.

Ma, attenzione, per restare nella metafora sanitaria,

le concessionarie italiane - auto, truck e

van - nell'ultimo decennio hanno costruito i propri

anticorpi: si sono consolidate, hanno ampliato

i servizi al cliente, hanno rafforzato la loro presenza

sul territorio. Il risultato è che oggi si contano

1.100 imprese (erano oltre 2 mila nel 2011),

ma il fatturato medio è aumentato. Questo ci

permette non solo di fronteggiare le difficoltà

del mercato ma anche di impegnarci - e di avere

titolo per farlo - perché vengano rimosse le cause

che sono all'origine delle stesse».

Nel 2021 aveva definito le concessionarie

truck e van ‘ammortizzatori del

sistema’. È ancora così?

«Non solo quelle di truck e van. Se leggiamo gli

ultimi dati, vediamo che ad agosto le autoimmatricolazioni

di automobili sono aumentate del

42 per cento. Cos'è questa auto-vendita - o autoacquisto

- se non un elemento di stabilizzazione

del mercato nel rapporto tra produttore e clientela?

Per quanto riguarda truck e van si aggiun-

Massimo Artusi è presidente Federauto dal marzo del 2024.

È socio di Romana Diesel Spa con sede a Roma, una delle più

grandi concessionarie d’Europa operante con Stellantis, CNH

Industrial, Iveco Group e altri. Da anni partecipa attivamente

anche ai gruppi di lavoro di AICI (Associazione Italiana

Concessionari Iveco) e del GACIE (Groupement des Amicales

des Concessionnaires Iveco d’Europe).

gono altre concause - la crisi endemica del settore,

la carenza di autisti, una politica spesso assente

- che rendono ancora più difficile questo

nostro ruolo. Certamente il nodo centrale per i

veicoli da lavoro (soprattutto quelli pesanti) resta

quello della decarbonizzazione, praticamente

inattuabile nelle forme che la Commissione europea

vuole imporre. Difficile ammortizzare un

sistema nel quale si contrappongono così radicalmente

il realismo e l'utopia».

Quali sono stati i progressi concreti nel

dialogo con istituzioni europee e ministeri

dopo il meeting ‘Autotrasporto

e Sostenibilità’ dello scorso febbraio?

«Quello di febbraio è stato un bel momento d'incontro

del settore, perché per la prima volta sono

stati messi intorno allo stesso tavolo i principali

protagonisti del settore: costruttori, concessionari,

imprese. E anche i decisori non hanno fatto

mancare la loro voce, almeno quelli più favorevoli

a una pluralità tecnologica. Risultato concreto:

il posizionamento fondamentalmente unico della

filiera verso una transizione più realista e meno

utopistica. Conoscendo i tempi di elaborazione

dell’Europa, che comunque sembra iniziare a recepire

alcune indicazioni, di più non potevamo

sperare. Alcune linee di mutamento cominciano

a intravvedersi, anche se la battaglia principale

è concentrata sul mondo delle auto private, i veicoli

commerciali e industriali vengono quasi dimenticati.

Salvo reinserirli con un preoccupantissimo

obbligo di quote elettriche negli acquisti

delle flotte. A questa improvvida imposizione di

natura esclusivamente ideologica, senza nessun

fondamento nel mondo reale, ci opponiamo e

ci opporremo con tutte le nostre forze. Siamo

convinti che il governo italiano che ha già chiesto

con chiarezza una maggiore apertura ai combustibili

carbon neutral, raccogliendo sempre

maggiori consensi all'interno dell'Unione, non ci

farà mancare il suo appoggio.

Entro la fine dell'anno, quando la Commissione

dovrà produrre il suo rapporto sulla praticabilità

e sui vantaggi nell'impiego dei biocarburanti nei

veicoli pesanti, capiremo le reali intenzioni di

Bruxelles su questo tema fondamentale per

l'economia della stessa Unione. Ci auguriamo

che ci sia un ravvedimento, ma temiamo fortemente

che ancora una volta cercheranno di eludere

il problema, scansando quello che è un

ostacolo obiettivo sulla strada tutta ideologica

dell'elettrificazione totale dei trasporti».

Le immatricolazioni di lcv e truck stanno

frenando come quelle di auto. Quali

le principali ragioni?

«Il mercato è sconcertato e lo è da troppo tempo.

Chi svolge un'attività imprenditoriale, come gli

acquirenti dei veicoli commerciali e industriali -

dal piccolo artigiano alla grande impresa di trasporto

- deve programmare i propri investimenti,

non può tenere i capitali immobilizzati a rischio

di perdere valore. Ma se non trova veicoli adatti

alla propria mission o ne trova a prezzi esorbitanti,

finisce o per ripiegare su scelte sicure o

per rinviare l'acquisto a tempi migliori. Un cambiamento

di rotta del Green Deal europeo - richiesto

ormai anche dagli stessi costruttori - potrebbe

essere un toccasana per il mercato

perché lo sarebbe per le imprese che i veicoli li

acquistano».

Il rapido esaurimento degli incentivi

per veicoli pesanti è un segnale di domanda

alta o criticità nell’erogazione?

«È esattamente la conseguenza di quei concetti

che enunciavo prima, ai quali si aggiunge una

politica di incentivazione incoerente e disordinata.

Si vuole rinnovare il parco circolante dei

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