Vie&trasporti n. 893 ottobre 2025
C’è L’ELE Prende il via ufficialmente ad Eindhoven la produzione della nuova gamma Electric. Dai medi XB, ai multiruolo XD, fino ai pesanti XF: ce n’è per ogni missione
C’è L’ELE
Prende il via ufficialmente ad Eindhoven la produzione della nuova gamma Electric. Dai medi XB, ai multiruolo XD, fino ai pesanti XF: ce n’è per ogni missione
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Anteprima
Quelli che ci credono
Probabilmente Steven van den Brink, fondatore nel 1945 dell’omonima
azienda, non ci avrebbe mai pensato ai camion a batterie.
Invece, oggi, il vettore dei Paesi Bassi si segnala per la sua
attenzione all’ambiente, forte di una flotta di 550 veicoli propri,
molti dei quali alimentati da Hvo, biogas e bioLng, oltre a una
dozzina di pesanti elettrici Mercedes-Benz e Volvo, a cui si sono
recentemente aggiunti un paio di Daf che proprio alla St vd Brink
hanno fatto il ‘rodaggio’ prima della commercializzazione ufficiale,
quello che in gergo si chiama fied test.
Ad occuparsene è stato soprattutto il signore che posa orgogliosamente
a lato del rosso XD (qui sopra), Jeffrei Sieben. I colleghi
lo chiamano ‘the electric master’, titolo tutt’altro che usurpato da
che ha coperto oltre 100 mila chilometri lo scorso anno con il
primo Daf a batterie. Che, poi, non era neppure davvero il primo,
dato che ha avuto modo di guidare anche quelli marchiati Vdl.
Eppure, non è mai rimasto a piedi, almeno non per colpa delle
batterie scariche. E, questo, è incoraggiante. Magari per altri motivi,
sì; però con marchi non olandesi, dice. Lui non tornerebbe
mai al diesel, e con l’XD Electric macina 400 chilometri al giorno,
prima di cederlo ai colleghi che lo spremono altrettanto. Si ricarica
nelle soste dal cliente, che paga pure la bolletta. Meglio di così...
struzione della cabina, aiutati pure dall’assenza
dei retrovisori fisici. Il cambio epicicloidale a
tre marce degli XD/XF, inglobato nella scatola
del motore elettrico, funziona così fluidamente
che neppure si avvertono i passaggi di marcia.
Così come non ci si deve preoccupare della risposta
all’acceleratore che varia salendo sopra
i 40 km/h: sotto questa soglia la sua corsa è
più lunga a parità di potenza erogata per dosare
meglio la coppia ed evitare strattoni, poi il pedale
diventa più sensibile.
Al solito, per un veicolo elettrico qualunque esso
sia, la domanda delle domande è: quanto dura
tutto questo ‘giochino’? Beh, dipende dal numero
di batterie installate, ovviamente. Con 525 kWh
della taglia massima per i pesanti XD/XF si arriverebbero
a percorrere, secondo la Casa, fino
a 500 chilometri o 350 per gli XB, che hanno un
motore senza cambio e non imbarcano più di
282 kWh. Si ricaricano in corrente continua DC
a 150 kW o 325 in opzione; volendo c’è anche
un caricabatterie di bordo che lavora in alternata
AC a 22 kW accoppiato a una wallbox, ma così
ci vorrebbero più di 24 ore per fare il pieno al più
dotato degli XF/XD. Infatti, per i tempi di ‘rifornimento’
basta dividere la capacità delle batterie
per la potenza del charger, quindi meno di due
ore in teoria per 525 kWh a 325 kW; però tenetevi
larghi, perché si possono allungare per tantissime
ragioni. E questo non dipende dalla Daf,
che il suo lavoro sui camion l’ha fatto bene, ma
dall’infrastruttura.
Rilassante è l’aggettivo che viene in mente alla
guida di un Daf elettrico. Almeno finché la carica
delle batterie non scende troppo. Comunque
a tenervi informati è lo strumento (qui sotto) che
prende il posto del contagiri, mentre dietro al
tachigrafo sono celati i tempi di ricarica (in basso)
che appaiono dando contatto con la chiave prima
della messa in moto, pardon, prima dell’avvio.
18 - 10 2025
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