Vie&trasporti n. 893 ottobre 2025
C’è L’ELE Prende il via ufficialmente ad Eindhoven la produzione della nuova gamma Electric. Dai medi XB, ai multiruolo XD, fino ai pesanti XF: ce n’è per ogni missione
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Mai generalizzare
È una situazione complessa quella che vivono quotidianamente sulle
strade coloro che guidano per professione. A loro deve andare tutta la
nostra stima perché garantiscono il funzionamento del sistema Paese
Un po’ di coraggio
Torniamo nel mondo di Trasportonia, dove oggi regnano felicità
e serenità ma in passato le cose andavano molto diversamente.
A cambiare la situazione è bastata una scintilla, quella di Copernico...
a cura di Carlotta Caponi, Segretario Generale Fai
Con la fine dell’estate e la ripresa delle attività
economiche a pieno ritmo, il mondo
dell’autotrasporto, sempre più centrale ma
ancora troppo poco valorizzato, torna a confrontarsi
con ardue sfide quotidiane.
I mesi estivi appena conclusi hanno lasciato il segno:
alla complessità della circolazione tipica del
periodo, si sono aggiunte criticità infrastrutturali
di grande impatto, come la chiusura della galleria
del Monte Bianco per manutenzione, le deviazioni
e i rallentamenti sulla A4 e le limitazioni imposte
lungo l’asse del Brennero, che continuano a ostacolare
gravemente la libera circolazione delle merci.
Un quadro difficile per le imprese, reso ancor più critico da
una pressione crescente su tempi, costi e condizioni operative,
che troppo spesso ricade interamente sugli autisti.
Uomini e donne che, nonostante tutto, continuano a garantire
la distribuzione delle merci, la continuità delle filiere
e, in sostanza, il funzionamento del sistema Paese.
In questo contesto, il tema della sicurezza stradale rimane
centrale. Sono passate alcune settimane da due episodi
emblematici, molto diversi tra loro, che hanno riportato
l’attenzione sull’importanza - la complessità - del mestiere
dell’autista. Il primo, tristemente noto, è il grave incidente
avvenuto sull’A1 in provincia di Arezzo, in cui un mezzo pesante
ha tamponato un’ambulanza, provocando
la morte di tre persone. Il secondo, rimasto più in
ombra, è invece il gesto coraggioso dell’autista
umbro Andrea Petturiti, che ha bloccato con il proprio
camion un’auto contromano sulla superstrada
E45, evitando una possibile strage.
Due vicende lontane nei toni e negli esiti, ma che
ruotano attorno alla stessa figura: quella del conducente
professionale, troppo spesso al centro di
narrazioni distorte o giudizi sommari. Come FAI -
Federazione Autotrasportatori Italiani, riteniamo
doveroso ribadire che generalizzare è sbagliato:
dietro ogni volante c’è una persona, con esperienza,
responsabilità, senso del dovere. Non si può, sulla
base di un singolo fatto, colpevolizzare un’intera categoria
che ogni giorno lavora con serietà e attenzione.
La sicurezza non si costruisce con lo stigma, ma attraverso
regole chiare, formazione qualificata, controlli efficaci e
infrastrutture adeguate. Come abbiamo più volte ricordato,
anche tramite il nostro presidente Paolo Uggè, serve
un’azione concreta da parte delle istituzioni per garantire
condizioni eque e sicure a chi opera sulla strada.
Settembre, da sempre, è tempo di bilanci e ripartenze. Come
Segretario Generale della Fai, voglio ringraziare tutti gli autisti
che, anche durante l’estate, hanno lavorato in condizioni
spesso estreme. Il loro contributo è essenziale e merita riconoscimento.
Senza di loro, il Paese si fermerebbe.
di Alessandro Peron, Segretario Generale FIAP
una volta, in un regno lontano chiamato
Trasportonia, un bambino che ogni sera
C’era
chiedeva al padre di raccontargli una storia
della buonanotte. Una sera, con gli occhi pieni di
curiosità, domandò: «Papà, come siamo arrivati a
vivere in questo bellissimo mondo, dove tutti sono
felici e sereni?». L’uomo sorrise, prese fiato e iniziò
a parlare. «Un tempo, Trasportonia non era affatto
felice. C’erano un re, un duca ricco e tanti carrettieri
che lavoravano senza sosta per portare merci nei
villaggi. Il duca accumulava ricchezze, mentre i carrettieri
faticavano a sfamare le famiglie.
Quando provarono a chiedere un giusto compenso, il duca
inventò comitati che sembravano difenderli ma, in realtà,
obbedivano solo a lui. Così i carrettieri finirono per rivolgersi
al re, invece di far valere la propria forza.
Un giorno, però, cominciarono a parlarsi, a confrontarsi e
capirono che uniti potevano cambiare davvero. Così fecero:
il duca dovette cedere e finalmente iniziarono a vivere con
dignità. Gli anni passarono e, sebbene i carrettieri guadagnassero
di più, le condizioni restavano piuttoste dure: lunghe
attese, viaggi estenuanti, paghe a giornata. Il duca non
voleva cambiare, sperando di arricchirsi sempre di più. Ma
i carrettieri compresero che aspettare non serviva. Fissarono
nuove regole: niente più lavoro senza rispetto, turni giusti,
adeguate ora di riposo, rientri a casa.
All’inizio fu difficile, ma resistettero. Quando anche il re emanò
editti a loro favore, il duca capì che pagare di più non era
una perdita: significava avere lavoratori felici, un servizio
migliore e persino nuovi clienti.
Trasportonia sembrava fiorente, ma presto emerse un nuovo
problema. I duchi iniziarono a fare aste al ribasso: vinceva
chi offriva il prezzo più basso, non la qualità. Le merci si rovinavano,
i viaggi si perdevano, gli incidenti aumentavano.
Tutti si impoverivano, tranne i duchi.
Finché uno di loro, più saggio, propose di valutare i carrettieri
non solo sul prezzo, ma anche su serietà, sicurezza e puntualità.
Nacque così una sorta di ‘pagella’ che permetteva
di individuare i migliori.
Sorprendentemente anche i carrettieri ne furono felici: potevano
dimostrare il loro valore, migliorarsi e crescere. Da
quel momento si scoprì che non conta solo il prezzo, ma la
qualità, il rispetto e la fiducia reciproca».
Trasportonia un uomo diverso, lo soprannominarono
Copernico perché guardava le cose da una
prospettiva nuova. Era una persona semplice, ma
aveva la capacità di far nascere domande nel cuore
di chi lo ascoltava.
Cominciò a parlare con i carrettieri, con il re e perfino
con i duchi. Non portava soluzioni pronte, ma
idee che risvegliarono in tutti il coraggio di cambiare:
collaborazione invece che conflitto, rispetto
al posto dello sfruttamento, innovazione invece
che abitudine.
All’inizio molti lo guardarono con diffidenza, qualcuno
forse con un po’ di invidia. Poi compresero che
quel modo diverso di pensare non apparteneva solo
a lui, ma a chiunque avesse il coraggio di provarci.
E così, pian piano, Trasportonia cambiò davvero: non per
merito di un solo uomo, ma perché carrettieri, duchi, re e
popolo decisero di mettere in pratica quel nuovo sguardo.
Scoprirono che la felicità di ciascuno dipende dalla felicità
di tutti.
Il padre concluse con un sorriso: «Ecco come siamo arrivati
al bellissimo mondo in cui viviamo ora, dove tutti lavorano
con dignità e vivono felici e contenti. Perché qualcuno ha
avuto il coraggio di cambiare, e tutti insieme hanno fatto la
differenza».
Il bimbo, stringendosi al padre, sospirò: «Allora, papà…
spero che ci siano sempre nuovi Copernico pronti a ricordarci
che cambiare le cose è possibile».
E chiuse gli occhi, sognando un futuro ancora più luminoso.
E poi accadde qualcosa di nuovo
Il padre a questo punto abbassò la voce, come per confidare
un segreto: «Vedi, amore, nel frattempo era arrivato a
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