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Sud e Nord Anno 2 n.9 Ottobre 2025

SudeNord Magazine di ottobre è dedicato a Giancarlo Siani, a quarant’anni dal suo barbaro assassinio, ricordandone, con l’articolo di Simona Buonaura, non solo la figura di giovane e coraggioso cronista anticamorra, ma di come il suo impegno sia un esempio per tanti giovani che lottano contro le piccole e grandi illegalità. Per Economia parliamo del successo della DOP Economy campana con l’evento Campania Mater, delle sfide e delle opportunità della ZES Unica, dell’impegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria Caserta per lo sviluppo di Terra di Lavoro, e raccontiamo aziende di eccellenza MIRI SpA, Kimbo e Progecta, impegnata nel rendere Napoli un hub fieristico di livello internazionale. Nella sezione Innovazione presentiamo MERCURIO, il progetto del DAC-Distretto Aerospaziale della Campania e di EAV -Ente Autonomo Volturno, per la sicurezza ferroviaria tramite sistemi e tecnologie satellitari. Con ‘Napoli non è una cartolina’, speciale affidato a Paola Pagliuca, SudeNord Magazine inizia il suo viaggio nella fotografia, con un racconto visivo e culturale della città, tra memoria e visioni contemporanee. Le pagine di Cultura e Spettacoli ricordano Luciano Cilio, con interventi di Girolamo De Simone e Sandro Dionisio, mentre Manuela Ragucci ci parla della Piedigrotta di Viviani e del Premio Carosone. Il nostro racconto delle radici è affidato ad Antonio Orselli, che approfondisce la storia legata ai due numi tutelari di Napoli: Virgilio e San Gennaro. Infine le rubriche, affidate a Giovanna d’Elia, Alberto Vito ed Emanuele Lattanzio, e la sezione Gusti, che chiude in bellezza – e in sintonia con la vendemmia – parlando dei vini casertani protagonisti alla Reggia Vanvitelliana.

SudeNord Magazine di ottobre è dedicato a Giancarlo Siani, a quarant’anni dal suo barbaro assassinio, ricordandone, con l’articolo di Simona Buonaura, non solo la figura di giovane e coraggioso cronista anticamorra, ma di come il suo impegno sia un esempio per tanti giovani che lottano contro le piccole e grandi illegalità.
Per Economia parliamo del successo della DOP Economy campana con l’evento Campania Mater, delle sfide e delle opportunità della ZES Unica, dell’impegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria Caserta per lo sviluppo di Terra di Lavoro, e raccontiamo aziende di eccellenza MIRI SpA, Kimbo e Progecta, impegnata nel rendere Napoli un hub fieristico di livello internazionale.
Nella sezione Innovazione presentiamo MERCURIO, il progetto del DAC-Distretto Aerospaziale della Campania e di EAV -Ente Autonomo Volturno, per la sicurezza ferroviaria tramite sistemi e tecnologie satellitari.
Con ‘Napoli non è una cartolina’, speciale affidato a Paola Pagliuca, SudeNord Magazine inizia il suo viaggio nella fotografia, con un racconto visivo e culturale della città, tra memoria e visioni contemporanee.
Le pagine di Cultura e Spettacoli ricordano Luciano Cilio, con interventi di Girolamo De Simone e Sandro Dionisio, mentre Manuela Ragucci ci parla della Piedigrotta di Viviani e del Premio Carosone.
Il nostro racconto delle radici è affidato ad Antonio Orselli, che approfondisce la storia legata ai due numi tutelari di Napoli: Virgilio e San Gennaro.
Infine le rubriche, affidate a Giovanna d’Elia, Alberto Vito ed Emanuele Lattanzio, e la sezione Gusti, che chiude in bellezza – e in sintonia con la vendemmia – parlando dei vini casertani protagonisti alla Reggia Vanvitelliana.

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Sudenord.it - Anno 2 n. 9 Ottobre 2025

Il mezzogiorno ed i suoi protagonisti

1

Giancarlo

Siani

1985 - 2025

Economia

Il trionfo della DOP economy

Zes Unica: quale strategia

Progecta: grandi eventi in Mostra

Innovazione

L’aerospazio sui binari

Speciale

Napoli non è una cartolina

Cultura e spettacoli

Ricordando Luciano Cilio

Brancato all’Accademia di Bologna

Il Santo e il Poeta

La Piedigrotta di Viviani

Gusti

Caserta, vini in Reggia


EDITORIALE

SOMMARIO

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 Ottobre 2025

Il sorriso di Giancarlo, la forza dei ragazzi 4

di Bologna 58

2 3

Giancarlo, tra memoria privata e impegno

Il Santo e il Poeta 60

Caro Giancarlo

Caro Giancarlo,

questa lettera ti giunge in ritardo, un ritardo di

quarant’anni.

Abbiamo mosso insieme i primi passi in questo mestiere,

con tanti altri amici, in quella polverosa stanza della Cisl in

via Medina, dove una banda di ragazzi appassionati dava

vita a un mensile, Il Lavoro nel Sud: un esperimento

coraggioso, in quegli anni.

Tu portavi il sorriso e tante idee nuove - a partire dall’Osservatorio sulla Camorra

di Amato Lamberti - e forse, già allora, avevi scelto la tua strada più coraggiosa.

Il tuo entusiasmo era contagioso, ed è ancora vivo in tutti noi. Anche il tuo sorriso

riusciva a stemperare la fatica di dare senso a ciò che scriviamo: un impegno

che, a distanza di quarant’anni, continua a guidare le scelte di tanti giornalisti e

giovani anticamorra.

Eravamo in tanti, quella grigia mattinata di ottobre, nella chiesa di via Girolamo

Santacroce, a salutarti con gli occhi lucidi, a chiederci se non fosse solo un

brutto sogno. Ma in quel momento abbiamo capito una cosa: che questo

mestiere andava preso tremendamente sul serio, con coraggio, e che forse era

arrivato il tempo di lasciare i sogni alle spalle.

Il resto lo hai fatto tu. Lo testimoniano oggi i tanti, tantissimi ragazzi che

affrontano la vita con il sorriso e con coraggio, rifiutando i compromessi, la

violenza, le piccole e grandi illegalità.

Proprio come ci hai insegnato tu.

Grazie,

Francesco

Direttore Responsabile: Francesco Bellofatto

Grafica e web: Giovanni Barchetta

Articoli e rubriche: Simona Buonaura, Giovanna d’Elia, Girolamo De Simone,

Sandro Dionisio, Walter Ferrigno, Emanuele Lattanzio, Fabrizio Matarazzo,

Antonio Orselli, Paola Pagliuca, Manuela Ragucci, Antonio Quaranta, Alberto Vito.

Reg. Tribunale Na 4997/24 del 25/3/2024

www.sudenord.it - info@sudenord.it

INES CASA EDITRICE

www.ineseditrice.com - inessrlcsaeditrice@gmail.com

I crediti fotografici - laddove segnalati - sono indicati in parentesi alla fine dei rispettivi

pezzi. Sono concessi esclusivamente per uso giornalistico dell'articolo di riferimento e

non sono altrimenti riproducibili. Laddove non è indicato l'autore, le immagini sono da

considerarsi dell'archivio fotografico del giornale e non sono riproducibili.

Le immagini di pubblico dominio o con licenza Creative Commons sono indicate in

chiusura dei rispettivi articoli.

GIANCARLO SIANI 1985-2025

professionale 6

ECONOMIA

Campania Mater, il trionfo della DOP Economy 8

ZES Unica, tra opportunità e criticità:

il SUD alla prova della strategia industriale 12

A MIRI SpA il riconoscimento

BPER BANCA Valore Impresa 16

Kimbo accelera nel mondo: 5 milioni da

Mediocredito Centrale e BdM 17

Progecta, l’eccellenza fieristica di Napoli guarda

alla BMT 2026 18

Dielle: l’onda campana che guida l’innovazione

nei mari del futuro 20

Giovani Imprenditori Caserta, una nuova alleanza

generazionale 22

AMBIENTE

Il mare ribagna Napoli, e la spiaggia è pulita 24

INSIDE CAMPANIA

La rinascita della Santissima 28

LEGALITÀ

Le nuove frontiere della criminalità e il ruolo del

giornalista 32

INNOVAZIONE

MERCURIO, la tecnologia spaziale che protegge

le ferrovie 34

Premio In The Green Future 2025 36

Nura e l'eccellenza in corsa 38

SPECIALE

Napoli non è una cartolina 42

La città specchiata 48

Fare memoria per immagini 52

CULTURA E SPETTACOLI

Il mio Luciano 54

Dialoghi dal futuro: una vita fuori quadro 57

Brancato all’Accademia di Belle Arti

Festa di Piedigrotta al Trianon Viviani 64

Premio Carosone 2025:

tra memoria e reinvenzione 68

Nest, una stagione da D10S 70

24 Grana al Je so’ pazzo Festival:

il ritorno che ha incendiato il palco 72

Ond’A Marina, la musica come pace: Danilo

Rea incanta il mare di Castellabate 74

Napoli 2050. Il futuro immaginato dagli

studenti di Scampia 76

GUSTI

Alla Reggia di Caserta il futuro del vino di

Terra di Lavoro 78

IL FATTORE UMANO

‘Il Pane e le Rose’ 80

PSICOLOGIA E SOCIETA'

Libertà obbligatoria 82

SOTTO LA LINEA DI BILANCIO

Debito Italia: il peso del futuro 83

foto per gentile concessione

della Fondazione Giancarlo Siani

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



GIANCARLO SIANI 1985-2025

Il sorriso di Giancarlo, la forza dei ragazzi

raggiungere una verità scomoda

4

Quarant’anni dopo, il cronista continua a camminare accanto ai giovani

che avrebbe fatto luce sul mondo

della criminalità organizzata,

saldato da un patto di ferro con il

5

mondo economico e gli

di Simona Buonaura

amministratori pubblici. Forse

proprio per questo le indagini

inizialmente partirono in ritardo? E

forse per questo ci furono tanti

depistaggi?

Sembra quasi un’antitesi che la Citroën

Méhari verde, dove Giancarlo Siani –

giornalista de Il Mattino ucciso dalla

camorra il 23 settembre 1985 – trovò la

morte, sia diventata con prepotenza il

simbolo della sua lotta all’illegalità, del suo

coraggio e della sua determinazione. Ma

non è così.

Antitesi perché? Perché laddove si è

consumata la morte di un giovane

cronista nel fiore degli anni, è

nata la sua “leggenda” e

dopo quarant’anni la sua

voce riecheggia

ancora tra le nuove

generazioni e tra i

colleghi che

scelgono di

intraprendere il

giornalismo

d’inchiesta.

Anche sul suo

esempio.

Chi voleva

mettere a

tacere

Giancarlo non è

riuscito nel suo

intento: è vero che

quei dieci colpi di

calibro 7.65 hanno

messo fine alla sua vita,

ma le sue opere e il suo

coraggio continuano a

camminare in giro per l’Italia, sulla

sua Méhari, a testimonianza che la

determinazione non può essere cancellata,

così come la sua ricerca della verità.

Quell’auto la utilizzava ogni giorno per

raggiungere Torre Annunziata dal quartiere

Vomero, dove viveva. In quegli anni la città

vesuviana viveva un periodo di forti torsioni

e diverse famiglie camorristiche si

contendevano il territorio. In particolare

c’erano i Gionta – che decretarono la morte

del cronista – e i Nuvoletta.

Giancarlo scriveva per Il Mattino e

raccontava sempre più minuziosamente le

dinamiche che si stavano dipanando in città.

Denunciò, tra le altre cose, l’utilizzo dei

“muschilli”, ragazzi giovanissimi e quindi

non imputabili, da parte della malavita come

mini-corrieri della droga. Sottolineò

l’abusivismo edilizio che si consumava in

città, ma soprattutto parlò di camorra e di

connivenze tra politica e criminalità. Poco

più che ventenne, viveva il territorio,

cercava notizie e testimonianze, dialogava

con le forze dell’ordine locali: non

passava inosservato. Il suo

lavoro negli anni era

diventato non più solo

professione, ma

impegno civile. E

il tempo non ha

spento i

riflettori su di

lui, grazie

all’impegno

della sua

famiglia – in

primis il

fratello

Paolo – dei

colleghi e di

tutti coloro

che lo hanno

sempre

apprezzato.

In occasione dei

quarant’anni dalla

sua morte sono state

tante le iniziative in suo

ricordo: una mattinata evento al

Teatro Mercadante di Napoli, con

testimonial l’attore Toni Servillo e Paolo

Siani, che ha scelto questo cognome

artistico proprio per omaggiarlo. E ancora:

celebrazioni, murales, intitolazioni e

soprattutto reading partecipativi dei suoi

articoli.

Attraverso le sue parole traspare la tenacia

di chi non si è mai girato indietro, ma ha

proseguito diritto su una strada sempre più

tortuosa e minata. L’obiettivo era quello di

Fu così che i colleghi de Il Mattino,

dove Giancarlo lavorava come

precario, decisero di costituirsi in un

pool coordinato da Pietro Gargano

e formato da Maria Rosaria

Carbone, Pietro Perone e Giampaolo

Longo, che insieme al pubblico ministero

Armando D’Alterio e al capo della Squadra

Mobile di Napoli Bruno Rinaldi compirono

indagini parallele. Esse portarono al

movente e ai mandanti del suo omicidio,

grazie anche alle confessioni di alcuni

pentiti. Di questa “impresa” si parla nel

documentario andato in onda su Rai Tre,

Quarant’anni senza Giancarlo Siani, firmato

da Filippo Soldi. Il documentario riprende

cronologicamente dove si ferma Fortapàsc,

il film di Marco Risi del 2009 dedicato alla

vita del giovane cronista, interpretato da un

convincente Libero De Rienzo. Il titolo è una

storpiatura voluta del termine western Fort

Apache, usato per indicare l’assedio della

malavita sulla città.

Sono numerose le dimostrazioni di affetto

per il giornalista, così come i racconti e gli

aneddoti che lo riguardano.

Tra le testimonianze c’è quella della sua ex

compagna Chiara Grattoni, con cui

Giancarlo manteneva ancora una solida

amicizia. A lei, il 7 giugno 1985 – pochi mesi

prima del suo omicidio – scrisse una lettera

in cui annunciava la stesura quasi ultimata

di un libro-dossier su Torre Annunziata. Era

trascorso quasi un anno dalla sanguinosa

strage di Torre Annunziata, battezzata

La Mehari verde di Giancarlo Siani - Villa Bruno - photo di Mimmo Perna 2025

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



GIANCARLO SIANI 1985-2025

“Strage di Sant’Alessandro” dal nome del che gli assassini l’abbiano sottratta per non

Il ricordo familiare appartiene al fratello

6

Santo del giorno. Giancarlo aveva scritto farla riemergere mai più. Un po’ come

Paolo, che rievoca momenti di quotidianità

diversi articoli su quella che fu una delle l’agenda rossa di Paolo Borsellino.

capaci ancora oggi di strappargli un sorriso.

7

pagine più cruente di quel periodo: forse nel

«Ricordo le nostre lunghe partite a

libro vi era qualche riferimento anche a

Subbuteo – ricorda Paolo Siani -. Il

quella vicenda? Fatto sta che la bozza non (si ringrazia la Fondazione Giancarlo Siani

Subbuteo era un gioco da tavolo che

è mai stata ritrovata. Una delle ipotesi è che per le immagini – la foto della Mehari a Villa

riproduceva, in miniatura, il calcio. Avevamo

fosse in auto quando il cronista fu ucciso e Bruno è di Mimmo Perna)

il campo montato su un truciolato di legno e

quasi tutte le squadre della Serie A di allora.

Giocavamo per ore e organizzavamo tornei

con gli amici. All’epoca non c’erano

videogiochi, ma ci divertivamo moltissimo».

Giancarlo, tra memoria privata e

impegno professionale

Paolo Siani: Con mio fratello tante partite a Subbuteo

Ottavio Lucarelli: Leggete gli articoli di Giancarlo

di Simona Buonaura

A quarant’anni dalla morte di Giancarlo

Siani, la memoria restituisce un’immagine

duplice: quella del fratello sorridente,

compagno di giochi e di scherzi, e quella

del giovane cronista che con coraggio e

lucidità raccontava la camorra e i suoi

intrecci.

C’è anche un oggetto che lo riporta a quelle

giornate spensierate: «un pallone di cuoio

con il quale giocavamo anche in casa:

partite infinite lungo il corridoio, finché mia

madre non lo sequestrò, perché facevamo

troppi danni con quel pallone pesante».

E se dovesse descrivere Giancarlo a chi

Paolo Siani

non lo ha mai conosciuto, Paolo lo racconta

così: «Era un bel ragazzo, gioviale, ironico

e riflessivo. Amava lo sport e la vita. Sapeva

entrare in sintonia con tutti, ma era anche

deciso e poco incline ai ricatti. Non cedeva

nemmeno a quelli della nonna, che in

cambio di una caramella

pretendeva un bacio: rinunciava

alla caramella se non aveva

voglia di darle un bacio in quel

momento».

Accanto al ricordo familiare c’è

l’immagine del giornalista,

custodita e rilanciata da chi porta

avanti oggi l’impegno civile della

categoria. Ottavio Lucarelli,

presidente dell’Ordine dei

Giornalisti della Campania,

sottolinea come il lavoro di

Giancarlo resti un riferimento

imprescindibile.

«Credo si debba tenere la

guardia sempre molto alta –

afferma Lucarelli -. Basta un

attimo di distrazione per tornare

indietro di quarant’anni. Il punto

è la qualità dell’informazione, per

difendersi da influencer, blogger

e social media manager, e per

tutelare l’opinione pubblica e il

mondo dell’informazione vera».

Il modo migliore per farlo,

aggiunge, è proprio ritornare alle

sue cronache: «Innanzitutto

bisogna continuare a diffondere

la lettura degli articoli di

Giancarlo – aggiunge il

presidente dell’OdG Campania -:

solo così si può trasmettere la

purezza del suo lavoro».

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



ECONOMIA

Campania Mater, il trionfo

della DOP Economy

8 9

Al Palazzo Reale di Napoli due giorni di confronto, visione e

riconoscimenti: l’agricoltura campana si conferma modello di eccellenza

di Fabrizio Matarazzo

Campania Mater. Il Modello Campania per il

cibo che verrà ha trasformato il Palazzo

Reale di Napoli in un laboratorio di idee,

visioni e prospettive per l’agricoltura. La due

giorni del 17 e 18 settembre 2025,

conclusasi con grande successo e

partecipazione, ha dimostrato come la

Campania non sia soltanto un territorio di

tradizioni agroalimentari, ma un vero motore

di innovazione, sostenibilità e competitività

internazionale.

L’Assessore regionale all’Agricoltura Nicola

Caputo, affiancato dal presidente Vincenzo

De Luca che ha inaugurato l’iniziativa, ha

posto al centro del dibattito un concetto

chiaro: «Abbiamo presentato un nuovo

modello di agricoltura fondato su

eccellenze, sostenibilità, innovazione e

tutela della salute». Le tre parole-chiave di

Campania Mater – Sostenibile, Generosa e

Futura – hanno scandito i momenti della

maratona di 24 ore che ha visto la

partecipazione di oltre 160 esperti, studiosi,

istituzioni e imprese.

Protagonista assoluta è stata la cosiddetta

DOP Economy, che rappresenta uno dei

pilastri dell’identità agroalimentare

campana. La Campania è oggi la prima

regione del Sud Italia per valore e numero

di produzioni certificate, trainata da filiere

simbolo come la Mozzarella di Bufala

Campana DOP, la Pasta di Gragnano IGP, i

vini di prestigio e le eccellenze ortofrutticole

che contribuiscono a consolidare la

reputazione del territorio. «Produzioni a cui

non fa paura l’Italian Sounding – ha

spiegato Caputo – perché riusciamo a

contrastarlo con la tracciabilità e il valore

economico dei prodotti campani certificati,

veri volani per l’export regionale».

Sul palco di Campania Mater sono saliti

alcuni campioni dell’agroalimentare

campano, premiati come ambasciatori della

DOP Economy: Giuseppe De Martino,

Raffaele Garofalo, Piero Mastroberardino,

Rosario Rago, Armando De Nigris, Cosimo

Rummo e Antimo Caputo. Figure che, con il

loro impegno quotidiano, tengono alto il

nome delle produzioni di qualità e

rafforzano il prestigio delle denominazioni

protette. Accanto a loro, riconoscimenti

sono stati consegnati anche ad agricoltori,

imprenditori e giovani produttori, simbolo di

un ricambio generazionale che affonda le

radici nella tradizione per proiettarsi verso il

futuro.

La riflessione sul valore del cibo si è

intrecciata con quella sulla salute, grazie al

simposio scientifico coordinato da Mauro

Minelli e arricchito dagli interventi di esperti

come Annamaria Colao, Ettore Novellino e

Antonio Limone. In questo contesto è stato

siglato un protocollo tra l’ASL di Caserta e

l’Assessorato regionale, finalizzato a

rafforzare il legame tra nutrizione e

benessere, con particolare attenzione

all’alimentazione dei bambini.

I numeri raccontano la forza del settore: nel

2024 la produzione agricola campana ha

superato per la prima volta i 5 miliardi di

euro, mentre l’agroalimentare nel

complesso vale oggi il 13% dell’economia

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



ECONOMIA

10

regionale. Il made in Campania cresce

anche all’estero, raggiungendo i 5,7 miliardi

di euro e incidendo per il 26% sull’export

complessivo della regione, con un ritmo

superiore alla media nazionale.

Campania Mater non è stata solo

discussione accademica o celebrazione del

primato produttivo, ma anche esperienza

concreta di comunità. Ne è prova il grande

pranzo solidale organizzato in

collaborazione con Caritas Campania, che

ha accolto circa quattrocento persone in un

momento di condivisione autentica. Perché

il cibo, come hanno ricordato gli

organizzatori, può essere strumento di

conflitto ma anche potente simbolo di

inclusione e solidarietà.

A fare da filo conduttore dell’evento è stata

l’opera scientifica curata da Nicola Caputo

insieme a Teresa Del Giudice e Alex

Giordano, con il contributo di 160 esperti. Il

volume, in italiano e in inglese, rappresenta

una road map per l’agricoltura campana,

sintetizzando sfide, strategie e prospettive

in chiave europea e globale. Un compendio

che restituisce al settore una visione

aggiornata e concreta.

L’e-book Campania Mater. Il Modello

Campania per il cibo che verrà è scaricabile

cliccando QUI

(fotografie fornite dall’Ufficio stampa di

Campania Mater)

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



ECONOMIA

ZES Unica, tra opportunità e criticità:

il SUD alla prova della strategia industriale

Al convegno promosso da Svimez e Istituto Reichlin, istituzioni, mondo

produttivo e accademico discutono il futuro del Sud tra semplificazione

amministrativa, crediti d’imposta e visione strategica

12 13

di Fabrizio Matarazzo

Paolo Manzella, vicepresidente di Svimez.

La discussione sulla ZES Unica, strumento

pensato per rilanciare lo sviluppo

economico e produttivo del Mezzogiorno, è

entrata nel vivo a Roma nel corso del

convegno “La Zes unica alla sfida

dell’attuazione. Risultati e prospettive”,

promosso da Svimez e dall’Istituto

Reichlin. Un confronto di alto livello che ha

In apertura, Luigi Sbarra ha sottolineato i

progressi registrati nel Mezzogiorno negli

ultimi tre anni, con dati di crescita su PIL,

investimenti e occupazione superiori al

resto del Paese. Una dinamica che il

sottosegretario ha attribuito a un insieme

coordinato di politiche pubbliche, dal PNRR

agli Accordi di coesione fino agli incentivi

per l’occupazione. In questo quadro, la ZES

Unica rappresenta per Sbarra un “passo

visto la partecipazione del sottosegretario

alla Presidenza del Consiglio con delega

alle Politiche per il Sud, Luigi Sbarra, di

Antonio Accetturo, economista della

Banca d’Italia, di Natale Mazzuca,

vicepresidente di Confindustria con delega

al Mezzogiorno, di Ferdinando Natali,

responsabile Sud di UniCredit Italia, di

Monica Riccardi, senior legal counsel di

Novartis Italia, di Adriano Giannola,

presidente di Svimez, di Giuliano Amato,

presidente dell’Istituto Reichlin, e di Gian

concreto” verso il rilancio del sistema

economico e produttivo meridionale, in

grado di garantire condizioni speciali per le

imprese già operative e per quelle che

decideranno di insediarsi. Un’azione che il

Governo Meloni interpreta come strategia

unitaria, capace di integrare strumenti

nazionali ed europei pur nel rispetto delle

diversità territoriali.

Dal versante analitico, l’intervento del

direttore di Svimez, Luca Bianchi, ha

posto l’accento sulla necessità di

trasformare la ZES Unica da semplice

cornice normativa a strategia industriale di

lungo periodo. La sfida, secondo Bianchi, è

costruire un meccanismo selettivo e

integrato: selettivo perché capace di

consolidare filiere nazionali ed europee

strategiche; integrato perché in grado di

coordinare politiche industriali, fondi di

coesione e strumenti di programmazione

territoriale. “Solo così – ha avvertito – la

ZES Unica potrà rappresentare una vera

svolta, legando coesione e competitività in

un’unica visione politica e industriale”. Un

concetto ripreso anche dal presidente di

Svimez, Adriano Giannola, che ha

evidenziato la rilevanza storica del

momento, parlando della possibilità di un

vero “ripensamento del posizionamento del

Sud nel contesto nazionale ed europeo”.

Il fronte imprenditoriale, rappresentato da

Natale Mazzuca di Confindustria, ha

richiamato l’attenzione sui numeri già

ottenuti: oltre 800 progetti approvati con

l’Autorizzazione Unica, per un volume

complessivo di circa 28 miliardi di

investimenti e più di 35mila nuovi posti di

lavoro. A ciò si aggiunge il dato sul credito

d’imposta, che nel 2024 ha coinvolto quasi

7mila imprese per un totale di 2,6 miliardi di

euro. Tuttavia, Mazzuca ha rimarcato come

non basti l’efficacia dello strumento: serve

una visione stabile e di lungo periodo,

superando la logica dei rifinanziamenti

annuali. La proposta di Confindustria è

chiara: proroga triennale del credito

d’imposta, cumulo con altri incentivi alla

transizione e rafforzamento della copertura

finanziaria anche tramite i fondi di coesione.

Una posizione in linea con quella del mondo

bancario. Ferdinando Natali, regional

manager Sud di UniCredit Italia, ha

sottolineato l’importanza della nascita del

nuovo Dipartimento Sud, che può rafforzare

la cornice istituzionale delle politiche

industriali. Per Natali, la stabilizzazione

delle semplificazioni autorizzative introdotte

dalla ZES Unica e la creazione di un quadro

di agevolazioni chiare e durature

rappresentano fattori essenziali per rendere

più attrattivo il territorio, favorendo la

finanziabilità dei progetti e attirando capitali

internazionali. Il manager di UniCredit ha

ribadito che l’integrazione tra politiche

pubbliche e credito bancario è la chiave per

trasformare l’opportunità in sviluppo

concreto, a patto che sia accompagnata da

infrastrutture adeguate e da politiche

industriali coerenti con i processi di

transizione ecologica e digitale.

Antonio Accetturo, economista della

Banca d’Italia, ha contribuito al dibattito

ricordando come la crescita economica del

Sud sia spesso più fragile di quanto

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



ECONOMIA

14 15

indichino i dati aggregati e che strumenti

come la ZES Unica, se non accompagnati

da politiche mirate, rischiano di avere effetti

temporanei. Monica Riccardi, in

rappresentanza di Novartis Italia, ha

portato la voce di un’impresa multinazionale

attiva anche nel Sud, richiamando

l’importanza di un contesto regolatorio

chiaro e di tempi amministrativi certi per

attrarre investimenti di ricerca e sviluppo.

Giuliano Amato, presidente dell’Istituto

Reichlin, ha inquadrato la ZES come

occasione per ripensare il rapporto tra

politica industriale e politiche territoriali,

mentre Gian Paolo Manzella,

vicepresidente di Svimez, ha evidenziato il

valore di un coordinamento tra istituzioni,

imprese e mondo finanziario.

Il convegno ha così messo in luce le due

anime della ZES Unica. Da un lato,

l’opportunità concreta: semplificazione

amministrativa, attrazione di investimenti,

crediti d’imposta e creazione di nuovi posti

di lavoro. Dall’altro, le criticità ancora

aperte: la necessità di stabilità normativa,

l’esigenza di una visione strategica

selettiva, la sfida delle infrastrutture e la

capacità di integrare il nuovo strumento con

le altre politiche di sviluppo. In particolare

per la Campania, che già oggi è la regione

con la maggiore concentrazione di progetti

autorizzati, la ZES Unica può rappresentare

un punto di svolta nella capacità di attrarre

capitali e rafforzare il tessuto produttivo. Ma

il rischio, senza una governance stabile e

una chiara selezione di priorità industriali, è

di disperdere l’occasione storica di

riposizionare il Mezzogiorno nel sistema

economico europeo.

La sfida della ZES Unica, in definitiva, è

quella di trasformarsi da misura

amministrativa in politica industriale

strutturale. È in questo passaggio che si

giocherà il futuro del Sud e della sua

capacità di competere, non solo sul piano

nazionale ma anche nello scenario globale.

(foto di Maurizio Riccardi / courtesy

SVIMEZ)

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



ECONOMIA

A MIRI SpA il riconoscimento

16 17

BPER BANCA Valore Impresa

L’azienda guidata da Giovanni Paone rappresenta un modello di crescita

sostenibile

Durante la tappa campana de L’Economia

d’Italia, il format nazionale promosso da Il

Corriere della Sera e BPER BANCA, il

gruppo MIRI SpA ha ricevuto il prestigioso

premio BPER BANCA Valore Impresa,

riconoscimento che celebra le aziende

italiane capaci di coniugare radici solide,

capacità imprenditoriale e sguardo rivolto al

futuro.

Guidata da oltre vent’anni dal Presidente e

Amministratore Delegato Giovanni Paone,

MIRI SpA rappresenta una realtà

imprenditoriale che da quasi sessant’anni

opera come punto di riferimento nel settore

delle soluzioni energetiche, investendo

costantemente in innovazione e

sostenibilità. L’azienda si distingue per

l’impegno verso l’ambiente e la transizione

green, sviluppando progetti e tecnologie

orientate all’efficienza energetica e alla

riduzione delle emissioni, in linea con le più

avanzate direttive europee e con le

necessità delle comunità locali.

Nel commentare il riconoscimento, Giovanni

Paone ha dichiarato: «Questo premio non è

soltanto un traguardo personale, ma

soprattutto un riconoscimento al lavoro di

un’intera squadra: il CdA, i dirigenti e tutto il

personale del nostro gruppo. La vera forza

di MIRI è la capacità di mantenere salde le

radici, guardando però con determinazione

al futuro».

La serata, che ha visto la partecipazione del

Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e del

Presidente degli Industriali di Napoli

Costanzo Jannotti Pecci, si è configurata

come un importante momento di confronto

e riflessione sul tessuto economico e

produttivo del territorio. La presenza delle

istituzioni, dei vertici del terzo gruppo

bancario nazionale e della stampa

specializzata ha sottolineato l’importanza di

riconoscere e valorizzare modelli

imprenditoriali che sappiano fare sistema,

generare valore e creare occupazione

qualificata.

Nel ringraziare BPER BANCA per il

riconoscimento, Paone ha aggiunto: «Un

grazie particolare va alla Direzione

Territoriale, nelle persone del direttore

dottor Giuseppe Marco Litta e dei suoi

funzionari, che hanno individuato in MIRI un

modello di impresa e che ogni giorno

accompagnano con professionalità il

percorso di crescita delle aziende del nostro

gruppo».

Attraverso una strategia che unisce

passione, innovazione e responsabilità

sociale, MIRI SpA conferma la propria

missione: essere un motore di sviluppo

sostenibile, un modello di impresa capace

di affrontare le sfide della modernità senza

dimenticare le proprie radici, con la

convinzione che la crescita economica non

possa prescindere dal rispetto dell’ambiente

e dalla valorizzazione del capitale umano.

DIR.

Kimbo accelera nel mondo: 5 milioni

da Mediocredito Centrale e BdM

Il finanziamento sostiene la crescita internazionale e consolida la

leadership globale del brand napoletano del caffè

Un importante segnale di fiducia verso il

Made in Italy arriva da Mediocredito

Centrale e BdM Banca, che hanno

concesso un finanziamento di 5 milioni di

euro a Kimbo, storica azienda napoletana

del caffè, per sostenere il nuovo piano

industriale e di internazionalizzazione 2025-

2029. L’operazione rientra nel plafond di 50

milioni stanziato dal Gruppo MCC per

supportare le imprese del comparto della

torrefazione, oggi chiamate a fronteggiare

l’aumento dei costi delle materie prime e le

sfide globali della filiera.

Fondata nel 1963 a Napoli dai fratelli Elio,

Francesco e Gerardo Rubino, Kimbo

rappresenta una delle realtà più solide del

panorama agroalimentare italiano. Da oltre

sessant’anni, l’azienda ha saputo coniugare

tradizione e innovazione, diventando

ambasciatrice del caffè napoletano in oltre

cento Paesi nel mondo. Oggi il 76% del

fatturato deriva dal mercato retail italiano,

ma la crescita internazionale — già

aumentata del 17% nel 2024 — è il cuore

pulsante del nuovo piano industriale.

“La nostra missione è far conoscere

ovunque nel mondo il caffè di Napoli, non

solo come prodotto d’eccellenza, ma come

esperienza culturale e sociale capace di

unire le persone” ha dichiarato Luca Piccini,

Direttore della Business Unit Internazionale

di Kimbo. “L’internazionalizzazione

rappresenta un pilastro essenziale della

nostra strategia di crescita.”

Nel nuovo piano 2025-2029, l’azienda

prevede investimenti significativi per

potenziare la capacità produttiva e per

rafforzare la presenza commerciale nei

mercati chiave — dall’Est Europa alla

Francia, fino al Regno Unito e agli Stati

Uniti — come confermato da Massimo Iasi,

Group CFO di Kimbo: “Stiamo costruendo

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



ECONOMIA

una rete globale solida e dinamica,

Determinazione, solidità e visione

con la decima edizione del workshop panorama fieristico del Centro-Sud, ci

sostenuta da una visione manageriale che manageriale restano le chiavi del successo

dedicato al trade turistico, in programma apprestiamo a vivere nuove tappe di

18 punta su innovazione, sostenibilità e di Kimbo. Come afferma Mario Rubino,

giovedì 27 novembre 2025 all’hotel Royal sviluppo, rafforzando il legame tra Napoli e i 19

qualità.”

Chairman di Kimbo SpA: “Il mercato del

Continental di Napoli. L’iniziativa,

grandi mercati internazionali. La cornice

caffè vive un momento complesso, ma noi

organizzata in collaborazione con Gesac, resta la Mostra d’Oltremare, che auspico

A testimoniare l’efficacia di questa visione è

abbiamo scelto di non scendere a

società di gestione degli aeroporti di Napoli venga riconosciuta e valorizzata come un

anche la presenza del marchio nella serie

compromessi. Difendiamo con convinzione

e Salerno-Costa d’Amalfi, riunirà compagnie vero polo fieristico all’altezza di una capitale

Hotel Costiera su Amazon Prime, che ha

la nostra qualità, costruita con impegno

aeree, tour operator e agenzie di viaggio economica come Napoli. Bisogna

contribuito a consolidare ulteriormente

lungo tutta la nostra storia. È questo il

per rafforzare le sinergie tra sistema abbandonare l’idea di considerarla un parco

l’immagine di Kimbo come ambasciatore

valore che ci rende unici e che

aeroportuale e filiera turistica del territorio. pubblico e realizzare interventi strutturali

dell’autenticità napoletana nel mondo.

continueremo a proteggere nel nostro

che la rendano competitiva e moderna”.

cammino di crescita globale”.

Per Piero Ferettini, Responsabile

Commerciale di Mediocredito Centrale,

“supportare realtà come Kimbo significa

sostenere l’Italia che cresce, quella capace

di trasformare la tradizione in valore globale

e di competere sui mercati internazionali

con serietà, etica e innovazione.”

Sulla stessa linea Giovanni Castello,

Responsabile Commerciale di BdM Banca:

“Essere partner di un’eccellenza come

Kimbo è motivo di orgoglio. Accompagnare

la crescita delle imprese del territorio

significa generare sviluppo sostenibile e

futuro per le comunità.”

Grazie al sostegno di Mediocredito Centrale

e BdM Banca, Kimbo guarda con fiducia ai

prossimi anni, rafforzando la propria

vocazione internazionale e confermandosi

come una delle eccellenze più riconosciute

del Made in Italy. Una storia di radici forti e

sguardo lungo, che continua a portare nel

mondo l’inconfondibile aroma del caffè di

Napoli.

MCC

KIMBO

Progecta, l’eccellenza fieristica di Napoli

guarda alla BMT 2026

Autunno di grandi eventi alla Mostra d’Oltremare con Pharmexpo,

Gustus e Arkeda. De Negri: Napoli merita un polo fieristico all’altezza

DIR.

Accanto alle fiere storiche, si aggiunge nel

2025 una nuova manifestazione: Cosmo

Dental, dedicata al mondo dell’odontoiatria

e della tecnologia medicale, ulteriore

testimonianza della capacità di Progecta di

ampliare i propri orizzonti settoriali

mantenendo alti standard organizzativi e

qualitativi.

Lo sguardo è già rivolto, però, alla 29ª

L’esperienza di Progecta rappresenta oggi

un modello di imprenditorialità fieristica che

unisce competenze tecniche, sensibilità

territoriale e capacità di creare network tra

istituzioni, professionisti e imprese. La forza

del gruppo risiede nella capacità di

intercettare i mutamenti dei mercati e di

tradurli in occasioni di incontro reale, in un

L’autunno napoletano si conferma stagione

di grandi eventi grazie alla consolidata

esperienza della Progecta, realtà leader nel

panorama fieristico del Centro-Sud Italia.

Da oltre venticinque anni, la società guidata

da Angioletto De Negri promuove e

organizza manifestazioni professionali che

uniscono business, innovazione e

valorizzazione territoriale, rendendo la

Mostra d’Oltremare di Napoli un punto di

riferimento nazionale e internazionale per

diversi comparti produttivi.

Il calendario delle fiere autunnali 2025 si

apre con un’offerta densa e articolata,

segno di una progettualità solida e di un

know-how maturato nel tempo. Dal 24 al 26

ottobre si svolgerà la 17ª edizione di

Pharmexpo, il principale hub del Centro-

Sud Italia dedicato a farmacisti, medici e

operatori sanitari, occasione di confronto e

aggiornamento scientifico tra istituzioni,

aziende e professionisti della salute.

A novembre sarà la volta dell’11ª edizione di

Gustus, in programma dal 16 al 18

novembre, il salone professionale di

riferimento per il settore Food & Technology,

che rappresenta una vetrina privilegiata per

il made in Italy agroalimentare e per le

innovazioni tecnologiche del comparto. A

chiudere il mese, dal 28 al 30 novembre, la

12ª edizione di Arkeda, la grande mostraconvegno

dedicata ad architettura, design,

edilizia e arredo, un luogo di dialogo tra

cultura del progetto, sostenibilità e nuove

tendenze del living contemporaneo.

Il mese di novembre segnerà anche un

momento di incontro tra turismo e trasporti

edizione della Borsa Mediterranea del

Turismo (BMT), che si terrà dal 12 al 14

marzo 2026 sempre alla Mostra

d’Oltremare. La BMT, punto di riferimento

per il turismo B2B del bacino mediterraneo,

anticipa un’edizione di grande rilievo,

preludio alla trentesima del 2027 che

coinciderà con l’attesissima America’s Cup.

“Quella delle fiere organizzate da Progecta

è una storia di traguardi importanti, di

crescita costante e di visione – spiega

Angioletto De Negri –. Da leader del

Sud che ambisce a essere laboratorio di

innovazione e internazionalizzazione.

Con un know-how costruito su decenni di

attività e un portafoglio di manifestazioni

consolidate, Progecta conferma ancora una

volta il suo ruolo di motore dell’economia

fieristica e turistica napoletana, proiettando

la città verso un futuro di crescita condivisa

e riconoscimento internazionale.

PROGECTA

DIR.

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



ECONOMIA

Dielle: l’onda campana che guida

l’innovazione nei mari del futuro

20 21

Dal Castello di Baia un evento che unisce tecnologia, sostenibilità e

visione globale

Dielle Srl, azienda campana con oltre

quarant’anni di esperienza, è oggi

riconosciuta come una delle eccellenze

italiane nel settore dell’automazione

industriale e navale. Nata come system

integrator capace di sviluppare soluzioni su

misura per ogni esigenza produttiva, Dielle

si distingue per la capacità di gestire l’intero

ciclo dei progetti, dall’analisi tecnica alla

realizzazione, fino al supporto post-vendita.

Un modello operativo che le consente di

offrire servizi integrati, efficienti e innovativi

a clienti in più di cento Paesi nel mondo.

La struttura aziendale si articola in tre

business unit specializzate - PLC-Industry,

PLC-Marine e PLC-City - alle quali si

affianca PLC-Academy, il polo formativo

interno. Grazie a un team multilingue e a

un’innovativa piattaforma gestionale, Dielle

garantisce tempistiche rapide di evasione

ordini, riducendo i fermi macchina e

ottimizzando la produttività dei clienti. È una

realtà che coniuga radici territoriali e visione

globale, valorizzando il capitale umano e

ponendo la sostenibilità al centro della

propria strategia industriale.

In questo quadro si è svolto, il 3 ottobre al

Castello di Baia, il grande evento “Onde di

innovazione”, promosso dalla divisione

PLC-Marine, dedicata al mondo navale,

offshore, yachting e militare. Nella cornice

suggestiva del museo dei Campi Flegrei, la

giornata ha rappresentato un’occasione

unica di networking e confronto tecnico tra

armatori, operatori, istituzioni e aziende

leader del settore, sui temi dell’efficienza

energetica e della digitalizzazione.

Patrocinato da Regione Campania,

Confitarma, Federazione del Mare, Unione

Industriali di Napoli, Propeller Club, l’evento

ha ospitato protagonisti di primo piano

come Luca Sisto (Direttore Generale di

Confitarma), Dario Verzaro (Direttore

Commerciale di Dielle), Claudio Zaffardi

(Technical Manager di Danfoss), Marco

Vascon (Sales Application Manager di

Finder), Alberto Poli (Automation Manager

di Wago), Gianluca Stanic (Technical Sales

Director di Electro Adda), Salvatore Moria

(Direttore Generale di Riello Power

Solutions) e Antonio Scamardella

(Professore dell’Università di Napoli

“Parthenope”).

Attraverso presentazioni, case studies e

confronti diretti, sono state illustrate

soluzioni innovative per il risparmio

energetico e l’automazione navale,

evidenziando come la sinergia tra

produttori, armatori e system integrator

come Dielle possa accelerare la transizione

ecologica del comparto marittimo.

Nel suo intervento, Maria De Lillo, Co-CEO

di Dielle, ha sottolineato: “Con ‘Onde di

innovazione’ abbiamo voluto creare un

punto d’incontro tra tecnologia, sostenibilità

e creatività nel settore navale. È

fondamentale unire compagnie di

navigazione, istituzioni, associazioni e

produttori per condividere soluzioni

concrete in ambito di efficienza energetica e

digitalizzazione.”

A conclusione della giornata, Andrea De

Lillo, Co-CEO di Dielle Srl, ha aggiunto:

“Questo è solo l’inizio di un percorso che

vogliamo rendere stabile. ‘Onde di

Innovazione’ diventerà un appuntamento di

riferimento per tutti gli stakeholder del

comparto marittimo. Il sostegno della

Regione Campania e delle principali

associazioni di categoria conferma il valore

strategico dell’iniziativa per lo sviluppo del

settore e del territorio.”

Tra momenti di approfondimento tecnico

networking ed esperienze immersive, come

tour guidati al Castello e Baia Virtual

Experience, Experience, l’evento ha

dimostrato come l’innovazione possa

nascere dal dialogo e dalla condivisione.

“Onde di innovazione” si è così affermato

come un format destinato a crescere,

capace di unire impresa, ricerca e cultura.

Con Dielle e la sua divisione PLC-Marine,

l’Italia si conferma protagonista nel guidare

le onde del cambiamento tecnologico che

muovono i mari del futuro.

DIR.

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ECONOMIA

Giovani Imprenditori Caserta, una nuova alleanza

generazionale

22 23

Gianpaolo Bo: Fare impresa significa dare dignità ai territori, creare

valore e opportunità

Al Belvedere di San Leucio, simbolo storico

del lavoro e della manifattura illuminata

borbonica, il Gruppo Giovani Imprenditori di

Confindustria Caserta ha trasformato un

incontro in un manifesto di intenti. L’evento

Sguardi incrociati sull’impresa, promosso

dal gruppo guidato da Gianpaolo Bo con la

partecipazione dei Giovani Imprenditori di

Confindustria Campania, ha posto al centro

il tema delle sinergie intergenerazionali

come chiave per lo sviluppo produttivo e

occupazionale di Terra di Lavoro.

L’iniziativa ha riunito voci di generazioni

diverse, con l’obiettivo di intrecciare

esperienze, competenze e visioni per

costruire un modello di crescita sostenibile,

in grado di coniugare innovazione e

radicamento territoriale. A fianco di Bo,

hanno preso la parola Luigi Della Gatta,

presidente di Confindustria Caserta, e

Francesco Basile, presidente dei Giovani

Imprenditori di Confindustria Campania, in

un dialogo che ha restituito il senso di una

comunità imprenditoriale unita da una

medesima missione: rigenerare l’economia

locale partendo dal capitale umano.

Le testimonianze di tre Cavalieri del Lavoro

- Annamaria Alois, Nicola Giorgio Pino e

Carlo Pontecorvo - hanno rappresentato il

ponte ideale tra la tradizione imprenditoriale

casertana e le nuove energie del territorio.

Per il Gruppo Giovani sono intervenuti

Ludovica Negri, marketing manager di

Motocicli Italiani Srl, e Antonio Zaccariello,

fondatore di Insurance Campania Felix Srl,

mentre il professor Diego Matricano,

docente di Imprenditorialità e Innovazione

all’Università Luigi Vanvitelli, ha concluso il

dibattito offrendo una prospettiva

accademica sull’evoluzione dell’impresa

contemporanea.

«Abbiamo discusso - ha dichiarato

Gianpaolo Bo - di temi strategici quali la

formazione, le nuove sfide che attendono le

imprese in un mondo in continua evoluzione

e il passaggio generazionale. Per

noi è stata una vera e propria

masterclass di imprenditoria. Sono

certo che questo incontro abbia

rappresentato una grande fonte di

ispirazione per tutti i giovani

imprenditori della Campania».

Bo ha poi sottolineato il valore etico

e sociale dell’impresa come

strumento di crescita collettiva:

«Fare impresa significa dare dignità

ai territori, creare valore e

opportunità, ma anche portare

avanti con determinazione quella

passione che accomuna tutte le generazioni

di imprenditori - ha aggiunto -. Oggi servono

visione, senso di responsabilità sociale e la

capacità di coniugare innovazione e

radicamento nel territorio».

L’evento, denso di contenuti e

testimonianze, ha mostrato come il dialogo

tra generazioni possa diventare il motore di

un nuovo protagonismo economico per

Terra di Lavoro. In una fase storica segnata

da transizioni tecnologiche e sfide globali, i

Giovani Imprenditori di Confindustria

Caserta si propongono come catalizzatori di

reti, progetti e competenze, consapevoli che

la crescita non può prescindere dalla

collaborazione e dalla formazione continua.

«Con Sguardi incrociati sull’impresa - ha

concluso Bo - abbiamo voluto costruire un

momento di dialogo reale tra chi ha

contribuito a creare il tessuto economico del

territorio e chi oggi ne rappresenta il futuro.

Solo unendo esperienze e nuove energie

possiamo delineare un modello d’impresa

capace di innovare, crescere e restare

profondamente radicato nella nostra terra».

Nel solco di questo spirito, il Gruppo

Giovani Imprenditori di Caserta conferma la

propria missione: essere ponte tra

l’esperienza e il futuro, tra la responsabilità

e la visione, tra l’impresa che produce e

quella che educa. Una generazione che non

chiede soltanto spazio, ma che costruisce –

con competenza, passione e fiducia – il

futuro produttivo di Terra di Lavoro.

DIR.

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



AMBIENTE

Il mare ribagna Napoli, e la spiaggia è pulita

Boccaperti e Pietrarsa. Fino al 31 ottobre la per gli interventi straordinari.

pulizia è quotidiana, mentre dal 1°

24

Nuovo servizio permanente per la tutela degli arenili cittadini e

novembre al 30 aprile avrà una frequenza di Il valore aggiunto non è solo operativo. 25

nnovazione digitale per la gestione dei rifiuti urbani

di Fabrizio Matarazzo

Con l’estate, il mare ribagna Napoli e

restituisce alla città la sua immagine più

autentica. Questa volta, però, lo fa con una

promessa di continuità: quella di spiagge

curate, accessibili e pulite tutto l’anno. È

l’obiettivo di Asia Sea, il nuovo servizio

avviato da ASIA Napoli per la manutenzione

sistematica del litorale cittadino, presentato

un’impostazione che segna una svolta

rispetto al passato: spostare la logica della

pulizia degli arenili dall’emergenza alla

stabilità, puntando su programmazione

stagionale, tecnologie a basso impatto e

presidio costante. La flotta comprende

veicoli elettrici a pianale e un’auto di

controllo, ridotti nei mesi invernali in

proporzione al calo della domanda. Le

squadre arrivano a contare otto operatori

tre giorni a settimana, con presidi rafforzati

nei punti di maggiore afflusso come la

Rotonda Diaz e il Lungomare. Non si tratta

di un dettaglio amministrativo, ma della

L’uso di mezzi elettrici riduce l’impatto

ambientale, il supporto alle barche

spazzamare – previsto due volte a

settimana nel mese di ottobre – chiude il

ufficialmente il 15 luglio sulla Mappatella

Beach, alla Rotonda Diaz, in un luogo

simbolico del rapporto tra Napoli e il suo

mare. Erano presenti il sindaco Gaetano

Manfredi, gli assessori Vincenzo Santagada

e Edoardo Cosenza, l’amministratore unico

Domenico Ruggiero e il direttore agli Affari

Generali Carlo Lupoli, che ha seguito

l’iniziativa dall’ideazione alla fase operativa

Le attività sono partite il 21 luglio, con

ecologici e un caposquadra nei mesi estivi,

dimezzati nel resto dell’anno senza

rinunciare a una presenza regolare.

Il corridoio di manutenzione tocca quindici

tratti di costa comunale: da Bagnoli a San

Giovanni a Teduccio passando per Gaiola,

Marechiaro, Riva Fiorita, Spiaggia delle

Monache, Palazzo Donn’Anna, Largo

Sermoneta, Rotonda Diaz, Canalone,

piazza Vittoria, via Nazario Sauro,

condizione che consente di estendere la

cura lungo l’intera costa mantenendo

standard elevati nei luoghi più vissuti.

Il Comune ha ottenuto il trasferimento

temporaneo degli arenili e ne ha affidato la

gestione ad ASIA, creando un

coordinamento operativo che unisce

amministrazione e azienda. Per il sindaco

Manfredi la pulizia dei litorali rappresenta

una “visione integrata dei servizi urbani”;

per l’assessore Santagada è un “intervento

a 360 gradi” che unisce organizzazione e

sensibilizzazione; per l’assessore Cosenza

costituisce un’“innovazione importante” resa

possibile da attrezzature dedicate e da una

divisione specifica, Asia Sea. Lupoli ha

spiegato come l’architettura del servizio si

fondi su tre direttrici: programmazione,

elettrificazione dei mezzi e procedure snelle

cerchio tra terra e acqua, e la

calendarizzazione differenziata trasforma

l’estate in una palestra di buone pratiche

che poi si consolidano durante l’anno.

L’effetto atteso è duplice: migliorare la

fruibilità quotidiana degli arenili e rafforzare

l’immagine di una Napoli che cura i propri

spazi pubblici non soltanto in occasione di

eventi straordinari.

Centrale è anche la funzione culturale.

Mantenere pulite le spiagge significa offrire

un servizio materiale ma anche trasmettere

un messaggio civico. La scelta di partire

dalla Rotonda Diaz non è casuale: è il luogo

in cui la città si specchia nel proprio

lungomare e misura la credibilità del suo

patto con i cittadini. “Dopo venticinque anni

di storia, Asia guarda anche al mare” ha

sintetizzato Domenico Ruggiero,

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



AMBIENTE

restituendo il senso politico di

sottolinea Ruggiero – rendiamo più

un’operazione che porta la cultura del efficiente il nostro lavoro e più vivibile la

26 decoro urbano dagli spazi cittadini agli città. La rapidità di intervento nei momenti di

27

arenili.

maggiore pressione è fondamentale per

garantire un ambiente urbano accogliente e

ordinato”.

Raggiungi migliaia di utenti con la nostra pubblicità mirata

Se gli standard annunciati saranno

rispettati, Asia Sea potrà diventare un

laboratorio di politiche urbane replicabile

anche in altri ambiti, dai parchi alle aree

periurbane, fino alle zone di interfaccia tra

spazi naturali e città. In gioco non c’è

soltanto la pulizia delle spiagge, ma la

credibilità di un modello di gestione urbana

che prova a coniugare efficienza,

sostenibilità e qualità dello spazio pubblico

A questo progetto si affianca un’altra novità:

l’App Cumuli, pensata per la gestione dei

rifiuti durante grandi eventi come concerti e

partite. La piattaforma consente di

segnalare in tempo reale cumuli e

abbandoni grazie alla geolocalizzazione e

all’integrazione con la centrale operativa,

permettendo ad ASIA di inviare rapidamente

squadre e mezzi. “Con l’App Cumuli –

Accanto all’innovazione tecnologica, ASIA

sta portando avanti anche il ringiovanimento

del personale: nuovi addetti con

competenze digitali affiancano l’esperienza

degli operatori storici, creando una sinergia

che rafforza la capacità di risposta

complessiva. Con questa doppia azione,

fatta di tecnologia e capitale umano,

l’azienda conferma l’impegno a favore di

una città moderna e sostenibile, capace di

affrontare con strumenti adeguati le sfide

della gestione dei rifiuti sia nei grandi eventi

sia nella vita quotidiana.

Così, tra il presidio del mare e la

digitalizzazione della terraferma, Napoli

costruisce una nuova idea di decoro

urbano. Il mare ribagna la città e, questa

volta, la spiaggia è davvero pulita.

Promuovi la tua attività con noi!

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Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



INSIDE CAMPANIA

La rinascita della Santissima

28 29

Dall’ex Ospedale Militare a hub creativo: un nuovo cuore pulsante per

Napoli

di Walter Ferrigno

C’è un varco nel centro di Napoli che riporta

indietro nel tempo. Si varcano i cancelli

dell’ex Ospedale Militare e il rumore dei

Quartieri Spagnoli resta fuori, attenuato

dalle mura imponenti di un complesso che

porta con sé cinque secoli di storia. Qui, nel

1536, sorgeva un convento, silenzioso e

austero, poi divenuto presidio militare

nell’Ottocento. Per decenni questo luogo è

rimasto sospeso, memoria muta di un

passato stratificato, chiuso agli sguardi della

città. Oggi si riapre con un volto nuovo e

una missione che guarda al futuro: La

Santissima Community Hub.

Lo spazio, che si estende su oltre 7.500

metri quadrati, emerge come un laboratorio

di creatività e condivisione, risultato di un

progetto di rigenerazione urbana promosso

da Urban Value, società del gruppo

Ninetynine, insieme al Consorzio Coop4Art,

con il sostegno dell’Agenzia del Demanio e

del Comune di Napoli. Non si tratta di una

semplice restituzione di mura alla

design si incontrano per dare forma a un

motore culturale ed economico capace di

ridisegnare il destino di un’intera area.

Negli ultimi mesi lo sforzo è stato intenso e

silenzioso. Stanze spoglie si sono

trasformate in uffici condivisi, corridoi

polverosi hanno ritrovato luce, e oggi,

all’ultimo piano, prende forma The

Community, mille metri quadrati dedicati al

lavoro temporaneo e al coworking, pronti ad

accogliere oltre venticinque realtà attive

nella produzione culturale e artistica

napoletana. È il primo segnale di vita di un

organismo che promette di crescere,

ospitando progetti, eventi e pratiche

creative che parlano direttamente alla città.

Il battesimo internazionale arriva già in

ottobre, quando La Santissima ospiterà

EDIT Napoli, il festival dedicato al design

d’autore e indipendente, che dal 2019

sostiene le nuove generazioni di designer e

artigiani. Dal 10 al 12 ottobre (con una

preview il 9) oltre duemila metri quadrati si

trasformeranno in un palcoscenico globale,

capace di mettere Napoli al centro del

Alessandra Attena, responsabile del

progetto – che per noi rappresenta un

riconoscimento importante come polo

culturale e comunitario. Questo luogo,

rimasto a lungo in silenzio, torna a essere

voce e corpo della città”.

Passeggiare tra i chiostri e i corridoi della

Santissima oggi significa leggere un

palinsesto di memorie e visioni. Le pietre

raccontano di monache, soldati, medici e

degenti, ma la loro eco dialoga ora con

tavoli da lavoro, installazioni, luci

contemporanee. È il segno che la

rigenerazione urbana non è un concetto

Nel cuore dei Quartieri Spagnoli, dove le

strade brulicano di vita e contraddizioni, la

riapertura della Santissima assume un

valore simbolico. È un presidio culturale che

può diventare nucleo propulsivo per lo

sviluppo socio-economico di tutta l’area,

offrendo opportunità di lavoro, occasioni di

formazione e spazi di incontro. Arte, design

e artigianato non sono qui ornamenti, ma

strumenti di cambiamento, linguaggi

attraverso cui Napoli si racconta e si

reinventa.

Così, l’antico convento divenuto ospedale,

ora hub creativo, non è più soltanto un

cittadinanza, ma della costruzione di un

ecosistema vivo, dove l’arte, l’artigianato e il

dialogo internazionale sul design

contemporaneo. “Siamo felici e onorati

dell’imminente arrivo di EDIT – racconta

astratto, ma un atto concreto di cucitura:

cucire passato e presente, storia e futuro,

memoria e innovazione.

edificio restituito alla città. È un organismo

che torna a respirare, una comunità che

prende forma tra le sue mura e che guarda

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



INSIDE CAMPANIA

al futuro con fiducia. La Santissima diventa si inserisce in questa vocazione profonda,

simbolo di una possibile rinascita urbana: antica e sempre attuale, e diventa il segno

30 non un monumento al passato, ma

tangibile di come un luogo dimenticato

un’officina di presente e di futuro.

possa tornare a essere centro propulsivo di

31

vita, bellezza e comunità. In questo dialogo

E forse non poteva che accadere a Napoli,

continuo tra rovine e germogli, Napoli

città che conosce da sempre l’arte di morire

ritrova sé stessa.

e rinascere, di custodire memorie e

trasformarle in nuove visioni. La Santissima

(foto fornite dall’Ufficio stampa)

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



LEGALITÀ

Le nuove frontiere della criminalità

e il ruolo del giornalista

32 33

A Villa Fernandes il confronto promosso da ODG Campania e Libera

Portici

Presso il bene confiscato alla camorra,

dependance di Villa Fernandes, sede di

Libera Portici e del Collegamento Campano

contro le Camorre, si è svolto il corso

Criminalità e nuove infiltrazioni, valido per la

formazione obbligatoria per i giornalisti,

organizzato dalla Commissione Cultura

ODG Campania.

Alla tavola rotonda, moderata da Simona

Buonaura, hanno preso parte Ottavio

Lucarelli, presidente dell’ODG Campania,

Leandro Limoccia (Università degli Studi di

Napoli Federico II, presidente del

Collegamento contro le Camorre e di Libera

Portici), Marcello Ravveduto (professore di

Storia Contemporanea, Università degli

Studi di Salerno) e Francesco Bellofatto,

presidente della Commissione Cultura ODG

Campania.

Al centro della disamina, le nuove frontiere

della criminalità organizzata, che vive una

camaleontica evoluzione: non solo più

droga o faide per strada, ma una realtà

consolidata e mimetizzata nella società

civile, capace di dimostrare più volte il

fattore dell’adattabilità. Una criminalità

d’impresa, dunque, che punta a flussi

finanziari e appalti pubblici.

Nuovi anche gli strumenti utilizzati: in

particolare, l’attenzione si sposta sul

territorio digitale, attraverso social network e

piattaforme similari che possano divulgare e

“vetrinizzare”. Il termine che più lo descrive

è Mafiosfera, che funge da ponte tra il

mondo virtuale e quello reale.

Si è affrontato anche il tema della

semantica della mafia e della Mediummafia,

ovvero un sistema autoreferenziale

mitopoietico che, purtroppo, in questa rete

“Wilde” trova terreno fertile.

E il ruolo del giornalista? È quello di

informarsi, restare al passo con i tempi,

individuare e raccontare questi fenomeni,

per far sì che non diventino una normalità o

una nuova verità. In questo caso, la cultura

e l’identità possono, e devono, essere validi

alleati.

S.B.

commerciale@sudenord.it

www.sudenord.it

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



INNOVAZIONE

MERCURIO, la tecnologia spaziale

che protegge le ferrovie

34 35

DAC e EAV presentano una piattaforma intelligente per il monitoraggio e

la sicurezza delle infrastrutture ferroviarie

Grande successo a EXPO Ferroviaria 2025,

presso Fiera Milano Rho, per la

presentazione del progetto MERCURIO, un

sistema di monitoraggio intelligente e

multipiattaforma nato per garantire la

sicurezza delle infrastrutture ferroviarie.

L’iniziativa, promossa dal Distretto

Aerospaziale della Campania (DAC) in

collaborazione con EAV - Ente Autonomo

Volturno, l’Università degli Studi di Napoli

Federico II, Mapsat Srl e Medinok SpA,

rientra nella call del Ministero delle Imprese

e del Made in Italy – Accordi per

l’Innovazione, confermando l’Italia come

laboratorio avanzato di integrazione tra

competenze aerospaziali e infrastrutture

civili.

All’incontro di presentazione hanno preso

parte Luigi Carrino, Presidente del DAC,

Umberto De Gregorio, Presidente di EAV,

Paolo Bellomia, Senior Manager del DAC, e

Pasquale Rovito, Responsabile Innovation

& Research di EAV.

MERCURIO rappresenta una delle più

avanzate applicazioni del know-how

aerospaziale a un settore cruciale per la

mobilità e la sicurezza collettiva. Il sistema

combina dati satellitari, sensori a terra e

rilievi da droni, elaborati attraverso

intelligenza artificiale e tecniche di data

fusion, per leggere in tempo reale lo stato

delle infrastrutture e individuare

precocemente eventuali criticità. Dalla

stabilità dei terreni alla tenuta di gallerie e

opere civili, il monitoraggio costante

consente interventi tempestivi di

manutenzione e prevenzione, riducendo

rischi e costi e garantendo continuità di

servizio. In un contesto in cui i fenomeni

ambientali e idrogeologici minacciano

sempre più la sicurezza e l’efficienza delle

reti di trasporto, MERCURIO si impone

come una svolta strategica per la resilienza

del sistema ferroviario.

Il progetto dimostra la straordinaria capacità

del comparto aerospaziale campano di

trasferire tecnologie sviluppate per lo spazio

al servizio della terra, in una logica di

innovazione trasversale e sostenibile. “Con

MERCURIO abbiamo dimostrato come il

know-how sviluppato per il controllo dei

sistemi spaziali possa tradursi in strumenti

concreti di sicurezza per il territorio – ha

dichiarato Luigi Carrino, Presidente del

DAC –. Il progetto rappresenta la sintesi di

un lavoro di squadra che mette insieme

competenze accademiche, industriali e

istituzionali, con un obiettivo comune:

proteggere le infrastrutture ferroviarie e,

soprattutto, i cittadini che ogni giorno le

utilizzano. È un modello di innovazione che

parte dall’aerospazio e arriva fino alla vita

quotidiana, rafforzando il legame tra due

comparti strategici per lo sviluppo del

Paese”.

La collaborazione tra DAC, EAV, Università

Federico II, Mapsat e Medinok sottolinea

l’efficacia del dialogo tra ricerca e industria

nella costruzione di soluzioni ad alto valore

tecnologico e impatto sociale. MERCURIO

non è solo un sistema di sorveglianza

intelligente: è un laboratorio di innovazione

aperta, in cui le tecnologie nate per la

sicurezza dei sistemi spaziali diventano

risorsa per la tutela delle persone, delle

infrastrutture e del territorio. Con la

presentazione a EXPO Ferroviaria 2025, il

progetto segna un passaggio chiave nella

contaminazione positiva tra spazio e

mobilità terrestre, aprendo la strada a

nuove applicazioni del sapere aerospaziale

in ambiti cruciali per la sostenibilità e la

sicurezza nazionale.

DAC - Distretto Aerospaziale della

Campania

EAV – Ente Autonomo Volturno

DIR.

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INNOVAZIONE

Premio In The Green Future 2025

36

Ricerca, impresa e sostenibilità: come trasformare le idee in valore e

37

promuovere l’innovazione

Il Premio In The Green Future si conferma

tra le iniziative più significative del

panorama nazionale per la transizione

ecologica e l’innovazione d’impresa,

unendo ricerca, industria e istituzioni in un

ecosistema capace di generare sviluppo

sostenibile. Dopo il successo della prima

edizione, che ha raccolto oltre quaranta

candidature da tutto il Paese, il Premio

rilancia la propria missione, offrendo nuove

opportunità per startup, spin-off universitari

e PMI innovative.

Partecipare al Premio significa entrare in un

network virtuoso di investitori, corporate

partner e attori istituzionali, con percorsi di

talento in riconoscimento e la ricerca in

sviluppo”, aggiunge Dinacci.

Tra i partner strategici del Premio Invitalia

consolida, attraverso questa collaborazione,

il proprio ruolo di motore della nuova

imprenditorialità green in Italia. “L’adesione

al Premio In The Green Future valorizza le

idee più innovative e sostenibili, in linea con

le nostre priorità: transizione ecologica,

digitalizzazione e sviluppo inclusivo”,

afferma Massimo Calzoni di Invitalia.

L’Agenzia mette a disposizione strumenti e

incentivi dedicati — come Smart&Start

Italia, ON - Oltre Nuove Imprese a Tasso

Zero, Economia Circolare e Brevetti+ —

incubazione, mentoring e open innovation.

“Il Premio In The Green Future è nato con

l’obiettivo di aprire la ricerca al mondo,

affinché non resti confinata nei laboratori,

ma si traduca in impatto reale per la società

e l’economia”, sottolinea Raffaello Dinacci,

CEO & Founder dell’iniziativa.

Il valore distintivo del Premio risiede nella

capacità di accompagnare i progetti oltre la

fase competitiva, grazie al Laboratorio delle

Idee e all’Incubatore Virtuale, che

favoriscono connessioni dirette tra atenei,

imprese e investitori. “Abbiamo voluto

mettere in relazione mondi diversi per

validare nuovi modelli di partenariato e

sostenere la crescita territoriale. In The

Green Future è un percorso che trasforma il

insieme a una rete di oltre cento partner tra

università, incubatori e investitori.

Il coinvolgimento dell’Università degli Studi

della Campania “Luigi Vanvitelli” conferma

invece il ruolo dell’Ateneo come promotore

di ricerca applicata e trasferimento

tecnologico. “Il nostro contributo si basa su

tre pilastri: infrastrutture e laboratori

avanzati, competenze scientifiche e

metodologiche, e un forte impegno nel

networking con partner istituzionali e

industriali”, spiega Furio Cascetta,

Prorettore alla Green Energy e alla

Sostenibilità Ambientale. L’Università si

propone come hub di riferimento per un

modello di sviluppo che unisce tutela

ambientale, biodiversità e crescita

economica, integrando la Terza Missione

accademica con le esigenze concrete delle

imprese emergenti.

Partner storico del Premio, la Lega Navale

Italiana rappresenta un ponte tra

innovazione, educazione ambientale e

inclusione sociale. “Siamo impegnati nel

favorire la crescita dei giovani attraverso

l’avvicinamento al mare e alla protezione

ambientale. Il mare è anche uno

straordinario laboratorio di innovazione”,

dichiara l’ammiraglio Donato Marzano,

Presidente della LNI. Tra i progetti più

recenti figurano l’app iNaturalist-

NauticAttiva, sviluppata con l’Università di

Bari per il monitoraggio delle plastiche e

delle specie marine, e la campagna Mare di

Legalità, che riutilizza imbarcazioni

confiscate per finalità scientifiche e sociali.

Con l’edizione 2025, il Premio apre inoltre

un nuovo orizzonte dedicato allo sportech,

intercettando una filiera in espansione che

unisce sport e sostenibilità. “È un ottimo

strumento per creare collegamenti tra il

mondo delle startup e gli operatori delle

diverse discipline sportive”, spiega Agostino

Felsani del CONI Campania. Il settore

affronta oggi sfide cruciali: dall’efficienza

energetica degli impianti alla sostenibilità

delle attrezzature e alla nutrizione degli

atleti, ambiti che offrono ampi spazi per

l’innovazione verde e digitale.

La Commissione di valutazione, presieduta

da Furio Cascetta, riunisce figure di rilievo

come Sergio Nardini (Università Vanvitelli),

Alfonso Nardi (Invitalia), Maurizio Trogu

(Lega Navale), Agostino Felsani (CONI

Campania) e Raffaello Dinacci (In The

Green Future). I progetti vengono valutati in

base a sostenibilità, innovazione, impatto

economico e potenziale di mercato, con un

percorso di mentoring che prosegue anche

dopo la premiazione.

Oltre a essere un trampolino per giovani

talenti, In The Green Future è una

piattaforma di partnership per le imprese

che vogliono investire in ricerca applicata e

responsabilità ambientale. Le aziende

possono aderire come partner industriali,

sponsor o mentor, contribuendo alla

crescita di un ecosistema competitivo e

sostenibile.

Le candidature sono aperte: è possibile

partecipare tramite il QR Code ufficiale,

accedendo al form e alle linee guida di

selezione.

DIR.

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INNOVAZIONE

Nura e l'eccellenza in corsa

38 39

L'impegno vincente degli studenti della Federico II: i successi

internazionali e la visione di UniNa Corse

di Simona Buonaura

Si chiama Nura e in napoletano antico vuol

dire nuvola. Questo è il nome che UniNa

Corse, scuderia automobilistica

dell’Università Federico II di Napoli, ha dato

all’auto che ha realizzato per le

competizioni che quest’anno si sono svolte

a Varano (PR) nel mese di settembre.

E la scelta del nome non è casuale, ma un

vero e proprio omaggio alle nuvole, anzi a

una in particolare che ha portato loro

fortuna. L’anno scorso, infatti, proprio

quando il sensore dell’auto si stava

surriscaldando, una nuvola ha coperto il

sole. Questo ha permesso al team di

continuare e di arrivare terzo.

La giovane équipe si occupa di progettare,

produrre e assemblare una vettura

prototipale che possa partecipare alle

competizioni internazionali di Formula

Student. Il team è formato da studenti

provenienti da 17 facoltà differenti (per la

maggiore ingegneria); il range di età è 21-

23 anni e gli studenti sono divisi in area

Tecnica, area Elettrica e area Commerciale.

Su 150 studenti che hanno realizzato l’auto

targata 2025, sono stati 54 quelli che hanno

preso parte alla competizione di Varano,

dimostrando sacrificio e grande impegno

per poter ottenere i risultati che si erano

ripromessi.

Il pool è stato coadiuvato dal direttivo

formato da Daniele Magliano (Team

Leader), Giovanni Marciello (Direttore

Tecnico), Francesco Conversano (Direttore

Elettrico), Giulio Sicignano (Direttore

Commerciale), Giovanni Di Martino

(Product & Process Manager), Angelo

Cuccurullo (Performance Engineer) e Diego

Manganaro (Resource & Cost Manager).

UniNa Corse nasce nel 2010; è solo dopo

cinque anni che produce la prima vettura.

Segue un periodo di crescita e studio che

permette, nel 2019, di realizzare auto con la

guida autonoma. Poi arrivano anche

importanti risultati: nel 2022 ottiene il

secondo posto assoluto, classificandosi

come primo team italiano nella categoria

Driverless del campionato mondiale di

Formula SAE. Ma è nel 2023 che raggiunge

il grande successo: conquista infatti la vetta

tra le vetture a guida autonoma (categoria

Driverless) nell’ambito dell'edizione di

Formula SAE Italy. La vittoria è conseguita

nella classe riservata alle monoposto a

guida autonoma, dimostrando la superiorità

del team nell'applicazione delle più recenti

tecnologie in campo automobilistico.

Come detto, è nel 2023 che la squadra si

consacra come uno dei team universitari

italiani di punta nel settore dell'ingegneria e

del motorsport; infatti, nello stesso anno

brilla anche nelle competizioni europee,

ottenendo due importanti risultati: un 2°

posto in Repubblica Ceca (Formula Student

Czech Republic a Most) e un 5° posto in

Germania, nell'ambita e prestigiosa Formula

Student Germany a Hockenheim.

Nel campionato mondiale di Formula

Student 2025, tenutosi all'Autodromo

Riccardo Paletti di Varano de’ Melegari, per

gli eventi statici il team si classifica al

secondo posto nel Cost Event della Classe

1DV (Driverless), la prova in cui i team

vengono valutati sull'efficienza economica

del progetto e sulla documentazione dei

costi di produzione del prototipo a guida

autonoma. Nel Business Presentation

Event, per la Classe 1DV, si posiziona al

secondo posto, e ancora nel Design Event

della Classe 1DV conquista la prima

posizione. Un traguardo storico è raggiunto

anche nella categoria 1EV (veicoli elettrici),

la più competitiva a livello mondiale, dove

UniNa Corse debutta classificandosi al 13°

posto overall. Insomma, un’annata niente

male!

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INNOVAZIONE

Come dichiarato da Sicignano, l'obiettivo Questa esperienza che gli studenti vivono

40

primario della squadra è continuare a va oltre la semplice sfida universitaria: il

competere sui palcoscenici internazionali di team è la dimostrazione concreta che, con

41

eccellenza, sfruttando al contempo questa la giusta guida, le giovani menti possono

visibilità per attrarre e formare nuove leve raggiungere importanti obiettivi nel campo

studentesche. E va detto che l'interesse è dell'innovazione e mettere in pratica ciò che

alto: l'ultima campagna di reclutamento ha stanno apprendendo con lo studio.

visto la partecipazione di oltre 400 giovani

studenti, con 50 candidati selezionati

(foto per gentile concessione del Team

UniNa Corse)

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SPECIALE

Napoli non è una cartolina

dell'errore, dal valore emotivo e concettuale. del terremoto, supera la mera denuncia e

42

Effettivamente lavorare sugli scarti appare

come una, interessante e tutta da verificare,

propone densissime e parlanti immagini

oltre l’evento e oltre la notizia, per svelare 43

Con i reporter napoletani inizia il nostro viaggio sul lavoro del fotografo

via di fuga dagli altissimi standard tecnici i un presente problematico e quasi lirico ma

quali, anche in ambienti di qualità,

pieno di comunicazione e dignità. Sempre

tra testimonianza, memoria e sguardo di cambiamento (parte prima)

legittimano autori manieristici che non

emozionano e non creano più quel fecondo

dal reale di una città esplorata palmo a

palmo Mimmo Jodice giungerà invece a

momento di contrasto che la ricerca artistica immagini sospese e metafisiche, ma di

dovrebbe sempre portare con sè. La queste parleremo prossimamente nella

di Paola Pagliuca

anche il treno per Milano o Roma,

presenza di tante foto belle ma banali si monografia dedicata agli sguardi napoletani

presentandosi senza conoscenze e

ripercuote anche sulla nuova generazione che si sono voluti collocare nell’artistico.

ottenendo opportunità tramite il confronto

di fotografi che si concentra

diretto. Fondamentale per lui l'esperienza

eccessivamente sulla tecnica e sulla

con Frigidaire, una vera e propria "officina di

strumentazione, trascurando la

pensiero, formativa e anche divertente" o

preparazione e il ragionamento

anche con Il Diario della Settimana, diretto

emotivo necessario per creare un lavoro

da Enrico Deaglio “un giornale che dava

incisivo, questo Ruggieri professore

grande spazio all'immagine fotografica,

all’Accademia di Belle Arti di Napoli lo sa

dove ogni servizio era autoriale e si

bene e nella sua didattica prova a

lavorava spalla a spalla con il giornalista.

diffondere il virus: “raccontare storie con

Questo rapporto di mediazione e

una attenta preparazione, creando un

collaborazione nella costruzione del

lavoro che stimoli un ragionamento, un

Non è facile non lasciare nessuno indietro

facendo il punto della situazione. Molti

fotografi popolano e osservano questo

territorio e questa città, difficile distinguere

coloro che sono sempre qui e coloro che

appaiono sporadicamente, difficile stabilire

quanti e quali siano i notabili. In questo

primo momento di analisi, si tiene conto dei

profili che hanno potuto avere la massima

visibilità, ma non è

una graduatoria di

merito. Parleremo dei

fotografi della Scena

teatrale, musicale e

cinematografica, e

poi ancora di coloro

che si distinguono

più per la Ricerca.

Non è bello

incasellare in

categorie predefinite

il lavoro e la

dedizione che

possono portare a

seguire tante strade,

ma la necessità di

organizzare lo spazio

stampato lo impone. E oggi è il turno dei

Reporter, o perlomeno di quelli che hanno

fatto del racconto del reale il centro della

loro vita e del loro mestiere. Mestiere che è

testimonianza, ma anche specchio attivo,

che riflette tensioni sociali, rituali quotidiani,

cambiamenti urbani e nuovi immaginari.

“La vita del fotografo che si inseguiva

quando eravamo ragazzi era l'itinerante,

colui che girava il mondo e metteva insieme

quelle postcard emotive che, se buone,

davano modo di trovare spazio sui giornali e

costruire un percorso lavorativo”. Negli anni

'80 Toty Ruggieri, ragazzo del Sud classe

1960, faceva il reporter per i grandi

quotidiani come Il Mattino, ma prendeva

Ferrara 1984 TRIPOLI DEL LIBANO Ferrara Romania 1990

racconto e della notizia, purtroppo, oggi non

esiste più”. La fotografia è passata

dall'essere un mezzo di divulgazione e

discussione sociopolitica a un prodotto

eccessivamente estetico, fotografi e

pubblico sono ossessionati dal digitale e

dall'intelligenza artificiale, perdendo la

capacità di creare memoria e significato. Il

recente lavoro Imperfetto Narrativo espone

40 anni di errori, imperfezioni e incidenti dei

lavori analogici, e propone una riflessione

sulla fotografia stessa. Ruggieri afferma “le

imperfezioni possono rappresentare un

collegamento tra la fotografia e l'arte

informale” e in ogni caso possono mettere

la perfezione tecnica, promossa dal digitale

come fine ultimo, a contatto con il dubbio

approccio critico e non superficiale”.

Va ricordato che durante i trasformativi anni

60 e 70 l’attitudine esplorativa, da reporter,

consente a quella generazione di fotografi,

che non si può definire dei padri ma che è

di fatto un riferimento, di legittimare una

flenerie dello sguardo in città, con la scelta

di nuovi soggetti e di uno stile che attualizza

e trasforma il reportage sociale del XIX

secolo nella Napoli moderna. Luciano

D’Alessandro, scomparso da dieci anni ma

indimenticato per i suoi scatti umanistici,

fossero essi dentro le case, sul posto di

lavoro, agli esclusi chiusi in una istituzione

totale alias manicomio, tra la gente vittima

Lirico e insieme rigoroso, Mario Spada

(Napoli, 1971) si definisce semplicemente

“un fotografo”, ma è riconosciuto come uno

dei protagonisti del reportage impegnato.

Dal 1986 documenta con sguardo partecipe

le storie ai margini della società e della

legalità, le periferie urbane e umane,

frequentandole con calma e ascolto, senza

lasciarsi spaventare dalla durezza che

incontra, ed è così che guadagna la

definizione di

fotografo degli

ambienti ostili.

Riesce a

trasformare

l’inquietudine in

contatto

umano,

evitando

giudizi. Le sue

fotografie di

strade, volti,

gesti ed eventi

del quotidiano

carpiscono

quella cupezza

ma cercano ed

Fiorito Manifestazione contro

il G8 e la morte di Giuliani 2001

evidenziano

anche sguardi

di speranza.

Per Spada,

fotografare è attendere il momento in cui

l’invisibile affiora, è stabilire un contatto, è

un equilibrio di denuncia civile e umanità.

Questo metodo intimo e paziente trova la

sua sintesi in SPINA, libro autoprodotto che

raccoglie 82 immagini scattate a Napoli tra il

1996 e il 2016. Dopo tre anni di lavoro su

circa 500 foto, l’autore ha curato

personalmente ogni dettaglio, dalla carta

all’editing, sintetizzando, con l’aiuto del

fotografo Patrizio Esposito, una sequenza

“stretta, incalzante, senza pause”, capace di

far viaggiare l’osservatore in quello che

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



SPECIALE

Spada definisce un viaggio tanto è vero che Prima Guerra del Golfo, e in Est Europa, in

44

in quelle immagini ha trovato anche un Albania, nella Romania del post-Ceaușescu

pezzo di sé stesso. Con l’empatia si entra in . Il suo sguardo sulle realtà difficili è

45

contesti chiusi e diffidenti, come dimostrano

i reportage del suo esordio sui Mastiffs, gli

ultras del Napoli, premiato da Canon nel

2001, o per quello sui pitbull da

combattimento, premio Pesaresi al Festival

di Savignano nel 1999. Spada non si limita

a testimoniare, diventa parte dei fenomeni

che indaga. Un’immagine, per lui, funziona

solo se la vibrazione emotiva provata al

momento dello scatto resiste nel tempo.

Oggi alterna il lavoro sul campo a

collaborazioni artistiche, tra cui quella con

Laporta container Approdo Laporta foto Bari Agosto 91

Mario Martone, e alla formazione di giovani

autori attraverso il CFI, Centro di Fotografia

Indipendente da lui cofondato a Napoli.

Luciano Ferrara oggi poco più che

settantenne è uno dei maggiori fotoreporter

attivi napoletani. Con tanti anni di attività e

una miriade di incontri, il suo percorso è

inestricabilmente legato alla fotografia

documentaria e militante. Precoce, incontra

da ragazzo la fotografia nella sua versione

artigianale in camera oscura, e inizia subito

anche come freelance per, tra gli altri, Lotta

Continua e le riviste di approfondimento

L’Espresso e Panorama, collabora con

l’agenzia Contrasto e cofonda con Serena

Santoro La Nouvellepresse. Ha prodotto

lavori che oggi rappresentano un vero

patrimonio di contronarrazioni della città di

Napoli, mentre seguiva i grandi

cambiamenti sociali e politici nei reportage

di guerra e di crisi in Medio Oriente, nel

Libano, nei Territori Occupati, durante la

empatico, mai irrispettoso, anche quando le

situazioni potrebbero essere sfruttate fino a

diventare eclatanti e commerciali, condivide

questa attitudine con il suo amico di sempre

Joseph Koudelka. I suoi servizi sui primi

passi del movimento dei Disoccupati

Organizzati, sulla realtà dei Contrabbandieri

Autonomi di Santa Lucia, sui femminielli,

non sono solo pezzi di un archivio di

eccezione ma un punto di vista che disarma

il facile giudizio, una presa d’atto delle

contraddizioni e della vita con le sue

mutevolezze, vero antidoto allo stereotipo.

“Il mio approccio è sempre stato quello di

camminare in mezzo ai manifestanti e ai

civili, preferendo la prospettiva interna ai

movimenti piuttosto che quella

dell'embedded journalism”. La sua attività

espositiva ha inizio nel 1984 a Villa

Pignatelli con Luciano Ferrara fotoreporter:

Napoli e oltre. La ventennale ricerca sui

femminielli napoletani e sulle radici culturali

del fenomeno, trattate anche ne Il Segno di

Virgilio di Roberto De Simone, trova

Fusco Manifestazione per la Palestina 2025

riepilogo nel recente Sirene tra i fari, con

immagini cesurate e ricomposte a evocare il

dualismo identitario. Tra i suoi scatti

memorabili quello del 5 luglio 1984, con

Maradona di spalle mentre sale i gradini del

San Paolo tra due ali di reporter, simbolo di

un’ascesa popolare del grande sportivo. Nel

2008 la ricerca sull’archeologia industriale

del ferro in Normandia per l’Office

Départemental de la Culture de l’ORN.

Ferrara considera la fotografia un mezzo di

espressione civile e di riflessione politica.

Oggi, però, in un clima dominato dal

disincanto e dall’indifferenza verso

l’impegno collettivo chi tenta ancora di agire

in modo militante viene visto come una

presenza scomoda dell’informazione.

Ferrara è docente al Biennio specialistico di

Fotografia all’Accademia di Belle Arti di

Napoli. Fonda con Sofia Ferraioli Tribunali

138 e l’Associazione NOOS nel 2015. Lo

Studio-Archivio, nei nuovi locali di via Foria,

è riconosciuto dal MIC per il suo valore

storico e memoriale.

Negli anni caldi dell’informazione le agenzie

fotogiornalistiche, erano il vero e unico

tramite per i fatti, e per i fotografi, di

giungere agli occhi del mondo. La prima a

Napoli con la capacità di dialogare con le

testate esterne alla Campania fu l’Alfa

Press di Francesco Jovine, il fotografo di

Nocera Inferiore che si trasferì a Milano

lavorando per le principali agenzie

giornalistiche del tempo (Zenit Press,

Olympia, Publifoto, Agenzia Italia,

Enterprise) e che dopo 20 anni di

professione, tornato in patria invierà

cronaca e importanti avvenimenti dal Sud al

resto del mondo. Da recenti notizie pare

che il fondo sia stato acquisito da Museo

Didattico della Fotografia, che ha sede a

Sarno, e sia finalmente in fase di restauro.

Mario Laporta, fotoreporter con oltre

quarant’anni di carriera, è una delle figure di

riferimento del fotogiornalismo italiano.

Cofondatore dell’agenzia Controluce, nata a

Napoli e divenuta un punto di riferimento

per il Sud Italia, collabora stabilmente con

Reuters e Agence France Presse ed è tra i

promotori di Kontrolab, associazione di

fotografi professionisti impegnati nella

diffusione di una cultura dell’immagine

consapevole. La sua attività copre un ampio

spettro di ambiti, dalla cronaca alla politica,

dalla guerra alla vita sociale, con uno

sguardo sempre attento alla complessità del

reale, sia in Italia che all’estero. Per Laporta

la fotografia è un linguaggio di riflessione:

non semplice trasmissione visiva, ma atto di

coscienza, testimonianza capace di

restituire senso e profondità ai fatti. Critico

verso la banalizzazione delle immagini e la

superficialità della comunicazione visiva

contemporanea, rivendica l’importanza del

contenuto, della qualità espressiva e del

rigore etico come fondamenti del

fotogiornalismo. Vincitore del Nikon Photo

Contest, ha documentato eventi epocali

come la caduta del Muro di Berlino, i conflitti

in Medio Oriente e la quotidianità del

Mezzogiorno, mantenendo sempre una

prospettiva narrativa improntata alla

consapevolezza critica. Tra le sue mostre e

attività curatoriali che valorizzano il

fotoreportage come strumento di

conoscenza: Il Muro di Berlino —

istantanee, Racconti d’Afghanistan e i

volumi come Chetor Asti?, Immagini Rituali

e Berlino 1989. Fotocronaca di un varco. Le

sue esposizioni affrontano i temi della

memoria storica e della realtà sociale con

una particolare attenzione sia alla

dimensione internazionale sia al tessuto

urbano e umano di Napoli: Ha sviluppato

negli ultimi anni una attività di

documentazione di allestimenti e grandi

mostre in collaborazione con, tra gli altri, il

Museo Madre, il MANN e le Gallerie d’Italia.

Tra i suoi progetti più recenti figura

Paesaggi in movimento e Volcei/Buccino,

dedicati alla costruzione di archivi fotografici

di comunità. Accanto all’attività

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



SPECIALE

Siano Omicidio in Vico Melofioccolo

Palazzo Amendola 2014

teneva lontano dai pericoli dei Quartieri

Spagnoli segnati dalle guerre di Camorra, e

questo mi ha spinto a sviluppare un

profondo istinto di osservazione e

riflessione”. I suoi primi soggetti fotografici

sono stati proprio i bambini, un modo per

tradurre in immagine ciò che aveva capito e

immaginato attraverso la sua forzata

distanza. La vera formazione è avvenuta sul

campo, per quasi 18 ore al giorno,

coprendo un vasto spettro di eventi, da

Siano Italsider ultima attivazione dell'Altoforno 1990 Spada Napoli 2020 Toty Ruggieri Bangkok 1985

professionale, Laporta affianca impegno Maradona agli omicidi e ai blitz di polizia.

con lo sguardo diretto e sobrio del

Fusco continua a cercare, nelle pieghe della

46

didattico e culturale, dal 2007 è infatti Un evento scioccante e determinante fu

fotogiornalista dell’ANSA. Non insegue città, immagini che resistano al tempo della

docente presso l’Accademia di Belle Arti di l'omicidio di Giancarlo Siani, un giornalista

mostre né libri d’autore: la sua missione è la notizia: frammenti di verità che raccontano 47

Napoli, dove forma nuove generazioni di che lui conosceva, che lo ha costretto ad

cronaca, quella che si consuma ogni giorno non solo ciò che accade, ma “chi siamo

fotografi e promuove workshop, incontri e affrontare con maturità una realtà già

per le strade, nei quartieri, nei gesti

mentre accade”.

cicli di conferenze sul ruolo della fotografia intravista da bambino, il rischio e la violenza

improvvisi che diventano notizia. Dal 2003 è Gianni Fiorito ha attraversato quarant’anni

come racconto civile.

per chi si occupa di informazione. “Negli

il fotografo di riferimento dell’agenzia per di storia con la macchina fotografica come

anni ho assistito però alla perdita di integrità

Napoli e la Campania, una sorta di inviato strumento di conoscenza e responsabilità.

E’ proveniente da una famiglia di

del giornalismo stesso”. Di fronte a questo

permanente nella sua stessa città. Il suo Come reporter a tempo pieno ha sempre

fotogiornalisti (il padre Mario era parte, declino e al rischio di non lasciare traccia,

lavoro non cerca l’estetica, ma la verità considerato la scelta etica prima ancora che

assieme a Giacomo Di Laurenzio, Antonio Siano ha scelto di abbracciare un percorso

dell’istante. “Le mie foto sono come il pane - estetica: un modo per denunciare le

Troncone, Franco Pappalardo e Guglielmo di pubblicazioni e libri d'autore, per poter

dice - durano un giorno.” È la regola del storture, i conflitti e le ferite della realtà.

Esposito, della cooperativa Photo Sud, nata convivere con una città che, per il lavoro

mestiere: la fotografia di cronaca non si può Come molti fotogiornalisti della sua

nel ‘70) e insieme al fratello Riccardo giornalistico, è quasi sempre descritta

ripubblicare, perché il giorno dopo è già generazione, ha lavorato in una fase di

raccoglie l’eredità paterna ma anche del negativamente. Per Siano, la fotografia è un

storia passata- aggiunge -. Ma in quella grandi trasformazioni tecnologiche e sociali,

nonno Riccardo. Sergio Siano riflette sulla linguaggio di espressione, conoscenza e

rapidità si concentra una forma di intensità in cui raccontare la verità significava

sua vita e il suo rapporto indissolubile con la condivisione, e arriva a sostenere che la

unica, una responsabilità civile. Fusco sa opporsi alla crescente mistificazione

sua professione e con Napoli. “La mia non è disciplina dovrebbe essere inserita nei rami

che il privilegio di essere “a un metro dell’immagine. Il suo esordio professionale

definibile come una semplice scelta

della medicina, in quanto strumento

dall’evento” comporta l’obbligo di raccontare avvenne in un momento drammatico: il

professionale, ma piuttosto come una fondamentale che non solo spinge a

con onestà, senza schierarsi né

terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980.

conseguenza naturale di una serie di guardare intorno, ma soprattutto aiuta a

autocensurarsi. Nel suo racconto emerge Appena entrato nell’agenzia Alfa Press,

combinazioni biografiche e storiche – conoscersi, una sorta di auto-esplorazione

anche una riflessione amara

Fiorito si trovò catapultato nel cuore della

spiega -. Ho respirato gli odori della rotativa, e auto-terapia. Infatti la sua crescita

sull’informazione contemporanea: ogni tragedia, comprendendo che il

del piombo e dell'inchiostro de Il Mattino sin personale e la sua professione sono, di

testata, spiega, vuole “la sua” foto, quella fotogiornalismo non era solo cronaca, ma

dall'infanzia, e il mondo giornalistico è stato fatto, "tutt’uno", senza alcun confine.

coerente con la linea editoriale. Il rischio è capacità di condensare in un singolo scatto

l'unico contesto immaginabile per la mia L'impegno del fotografo è inscindibile dal

che la realtà venga piegata

un’intera storia, spingendo l’osservatore a

vita. Questa prospettiva di non-scelta è principio di condivisione e dal recupero

all’interpretazione di chi la pubblica. interrogarsi. Da allora ha indagato camorra,

rafforzata da una combinazione con un altro delle memorie storiche, in particolare rivolto

L’ANSA, con la sua vocazione alla

post-terremoto, dismissione dell’Italsider di

elemento cruciale: l'essere nato in un a coloro che non hanno i mezzi per

neutralità, gli consente invece una libertà Bagnoli, raccontando una Napoli sospesa

quartiere popolare. L'istinto protettivo di mia conoscere determinate realtà. Le sue

rara: osservare senza manipolare. Fusco tra dolore e rinascita. Suoi progetti editoriali:

madre mi pubblicazioni comprendono: il librodiario

intitolato I 10 anni che coinvolsero

Napoli, 1985-1995, un periodo che

corrisponde alla sua prima decade di lavoro

e alla "rinascita" della città, Il mare che

bagna Napoli e Vicoli. I riconoscimenti per

Siano, restano quelli personali "Vedere un

mio libro in un basso, questo il mio obiettivo

più grande".

Reporter puro, come ama definirsi, Ciro

Fusco racconta Napoli da oltre vent’anni

fotografa tutto. cronaca nera,

manifestazioni, vita quotidiana - con un

rigore che rifiuta la spettacolarizzazione.

“Meglio una foto fuori fuoco ma piena di

contenuto che una perfetta senza

significato”, afferma. Così Napoli, nei suoi

scatti, non è solo teatro di emergenze o

cartolina turistica, ma un organismo vivo,

contraddittorio, sempre in bilico tra dolore e

ironia. In tempi in cui le guerre

monopolizzano l’attenzione dei media,

Fusco il presidente della

Regione Campania Vincenzo De Luca

Come eravamo. Napoli dal terremoto alla

città spettacolo (1980–2001), e Bagnoli.

Cronaca di una trasformazione. Degli anni

Ottanta, periodo di straordinario fermento

culturale, Fiorito conserva anche la

relazione con teatro, musica e arti visive ed

è questo il viatico che ci condurrà alla

prossima monografia dedicata alla

fotografia a Napoli, quella sulla Scena. Al

prossimo numero!

(1, continua)

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



SPECIALE

La città specchiata

48 49

Breve riflessione sulla fotografia delle origini a Napoli

Napoli è una città che sembra destinata a

essere fotografata. Già all’indomani

dell’annuncio ufficiale della dagherrotipia da

parte di Arago nel 1839, la capitale

borbonica accolse con entusiasmo la nuova

invenzione: non solo i giornali locali

seguirono con scrupolo i primi esperimenti,

ma scienziati come Macedonio Melloni e

Gaetano Fazzini furono tra i primi a

sperimentarla, conferendo alla fotografia

un’aura di rigore scientifico e di progresso

tecnico.

La città si impose subito come laboratorio

privilegiato. La presenza dei viaggiatori del

Grand Tour e la stratificazione di paesaggi

naturali e architettonici fecero di Napoli un

“teatro visivo” che la fotografia poteva

un gusto purista, convinto che la fotografia

avesse un linguaggio autonomo e non

dovesse imitare la pittura. Accorreranno i

grandi editori d’immagine come Sommer,

Rive, Alinari.

Le categorie principali della

rappresentazione fotografica si fanno

specchio anche di Napoli, anzi qui si

esaltano e definiscono un repertorio che

diventerà ben presto di maniera.

La prima è quella della veduta pittoresca,

erede della tradizione incisoria e pittorica,

ma prima di tutto delle gouache, le piccole

pitture con la tecnica ad acqua e rese più

dense e luminose dal pigmento bianco, che

a Napoli venivano prodotte come souvenir

per i Grandi Viaggiatori. Rappresentano il

fissare e moltiplicare. Non a caso Gibertini,

uno dei primi dagherrotipisti professionisti,

scelse Napoli come sede stabile: nei suoi

ritratti di aristocratici e borghesi si intravede

Vesuvio fumante, il golfo, le rovine di

Pompei, vere e proprie istantanee per

portare con sé le meravigliose vedute.

La seconda è quella del ritratto: la fotografia

come strumento di legittimazione sociale.

Come nello studio parigino di Nadar anche

nella Napoli capitale tutti passano dal

fotografo: aristocrazia e nuova borghesia,

ma anche, riprendendo gli stili di questi

ultimi, i gruppi familiari popolari. L’avvento

delle carte de visite e degli album di famiglia

rende la città una fucina di piccoli studi

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



SPECIALE

fotografici, l’immagine individuale va in film, purtroppo persi a causa di un incendio

50

circolazione come segno di identità e di illo tempore; al fulgido sguardo di Parisio

appartenenza.

che si muove tra arte e fotografia

51

Infine, la terza categoria è quella della industriale, veri capolavori le sue colate

Napoli popolare, oscillante fra

dell’Ilva; al reporter del Mattino Carbone,

documentazione etnografica e costruzione grande testimone degli avvenimenti. Non

folklorica. Dai venditori ambulanti ai bambini dimentichiamo che in epoca fascista

di strada, questa iconografia ha alimentato chiunque possedesse una macchina

tanto lo sguardo romantico dei visitatori fotografica era schedato e di conseguenza

stranieri quanto quello antropologico degli controllato.

studiosi, producendo una narrazione visiva Napoli appare fin dalla nascita del mezzo

che ancora oggi influenza l’immaginario un palinsesto fotografico: ogni generazione

sulla città, e non solo. Sarebbe interessante di autori, professionisti o amatori, ha inciso

riflettere su quanto i napoletani si sentano in un nuovo strato di significati sulla città,

necessità di aderire ai modelli che via via oscillando tra scienza e mito, documento e

vengono loro attribuiti.

invenzione, identità e alterità. La fotografia,

Con il Novecento, la fotografia a Napoli non più che semplice specchio, ha agito da

è solo memoria ma anche discorso politico lente: ha insegnato a vedere Napoli non

e artistico, il secolo breve vede la città farsi solo come luogo, ma come immagine

palcoscenico di nuove pratiche. Abbiamo vivente.

per fortuna ancora vivente il patrimonio

degli archivi locali, che sopravvivono

Paola Pagliuca

faticosamente. Dalla documentazione di

Troncone, peraltro artefice anche dei primi

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



SPECIALE

Fare memoria per immagini

52 53

Storia fotografica di Napoli: il progetto editoriale di Intra Moenia

Raccontare una città attraverso le immagini

significa restituirle una memoria viva, fatta

di sguardi, gesti, mutamenti. È stato questo

l’obiettivo della collana Storia fotografica di

Napoli, curata da Attilio Wanderlingh

edizioni Intra Moenia: un progetto editoriale

di lungo respiro che, in nove volumi,

ripercorre oltre un secolo di vita

partenopea, dal 1892 agli inizi del Duemila,

attraverso il linguaggio potente della

fotografia. Alla base del lavoro, un

patrimonio visivo straordinario: l’Archivio

Fotografico Parisio-Troncone, con le

vedute urbane e i ritratti di Giulio Parisio

accanto al fotogiornalismo vivido dei fratelli

Troncone; l’Archivio Riccardo Carbone,

testimone della città reale tra gli anni Venti

e Settanta; e numerosi altri fondi pubblici e

privati che compongono una coralità di

sguardi, tra memoria individuale e

documento storico. La collana non propone

la ‘cartolina’, ma la complessità: la Napoli

del potere e quella dei vicoli, i giorni solenni

e la quotidianità. Ogni immagine diventa

tessera di un mosaico in cui la città si

racconta da sé, con le sue contraddizioni,

le sue ferite e la sua vitalità. Fare la storia

di una città attraverso il fotogiornalismo, in

fondo, significa affidare alla luce il compito

di conservare ciò che la parola spesso

dimentica, proponendo il volto mutevole

della città nel tempo.

P.P.

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CULTURA E SPETTACOLI

54

Il mio Luciano

l’Ensemble Nuova Musica da Camera pianoforte di Eugenio Fels. Avevo solo

anticipavano il Konsequenz Ensemble degli diciotto anni.

anni Novanta e – oggi – il Nema Ensemble.

Gli Autori: Chopin, Dvořák, Mendelssohn,

55

Ricordo di Luciano Cilio tra musica, memoria e rinascite

Haydn, Vivaldi, Bach. Nel programma non

figurava nulla di Luciano, che

evidentemente stava preparando altro.

di Girolamo De Simone

(foto di Fabio Donato)

Conobbi Luciano Cilio tra il 1979 e il 1980.

Eugenio Fels, il pianista-compositore (mio

indimenticato Maestro), che Luciano aveva

elettivamente scelto per affinità nel sentire,

stava suonando in importanti luoghi della

musica italiana le sue composizioni: Teatro

erano solo alcuni dei luoghi in cui risuonò

quella musica.

Nel 1980 si tenne la prima retrospettiva

musicale organizzata da Luciano per il

Comune di Napoli, intitolata Aspetti della

musica a Napoli: il 24 maggio 1980, in un

concerto dedicato ai “solisti”, Eugenio Fels

eseguì al pianoforte la Fantasia e fuga sul

nome B.A.C.H. di Liszt, il 4°

Notturno di Erik Satie e la

complessa Suite dai tempi d’Holberg

di Grieg. Nella seconda parte, in duo

con l’eccezionale violoncellista

Emery Cardas, venne proposta la

Suiff per pianoforte e violoncello di

Cilio e la Sonata op. 36 in la minore

di Grieg, sempre per la stessa

geometria. A quella serata andai

munito del mio registratore a

cassette e ricordo che passai poi

parecchie notti insonni ad ascoltare,

in modo febbrile, sia la Sonata di

Grieg, che mi aveva conquistato per

passionalità e impatto sonoro, sia la

Suiff di Cilio, che sarebbe stata una

delle ultime composizioni del Nostro,

assieme alla Sonata e a Liebesleid.

E difatti, un anno dopo (1981), si sarebbe

tenuta una più importante iniziativa al

Museo Villa Pignatelli Cortes, Avanguardia

e ricerca musicale a Napoli negli anni ’70,

A cavallo di questi concerti colloquiavo e

intervistavo Luciano, recensendone l’attività

e l’opera. Tutto il materiale di quegli anni

(per lo meno tutto quello a me noto, a

partire dal 1977) l’ho recentemente raccolto

e pubblicato in una silloge anastatica di

Konsequenz, che può essere letta e

scaricata su www.incantesimodellasoglia.

com.

in Trastevere, Arena Civica di Milano,

Galleria di Lucio Amelio, RAI di Roma,

Suiff è caratterizzata da una

circolarità delle parti affidate ai due

solisti, una circolarità che

miracolosamente incastona un

dolente tema affidato al violoncello

sui cluster (accordi a grappolo)

eseguiti dal pianoforte. Segue un

secondo tema prodotto con la mano

chiusa su due dita, le quali,

congiuntamente, percuotono in

modo incisivo i tasti: una sorta di

“portato timbrico” (non saprei

definirlo diversamente), ma non

percussivo, che successivamente

Fels mi insegnò a riprodurre.

Sempre nel 1980 si tenne lo storico

Long Concert, per l’Estate a Napoli

di quell’anno. I fratelli Cardas (Emery e

Pavel), Eugenio Fels, Antonino Averna e

cui seguirono, nel 1982, gli Incontri

nazionali della nuova musica, dove assieme

alle musiche di Eugenio Fels, Enrico Renna

e Antonio De Santis venne eseguito il Trio di

fiati di Cilio (con l’insolito titolo di 8°

Quadro). Ricordo che quella sera ero

seduto al suo fianco, a emozionarmi e a

temere – con Lui – che quella musica

potesse non essere compresa. Quella

rassegna registrò anche il mio esordio a

Napoli in una rassegna nazionale, dacché

eseguii l’Improvvisazione per violoncello e

Subito dopo la morte di Luciano, avvenuta

nel 1983 per sua stessa mano, chiesi a Fels

di prestarmi la copia dei Dialoghi del

presente che Luciano gli aveva donato, il

suo unico LP, pubblicato dalla EMI nel 1977.

Intendevo salvaguardare quella musica

facendone una copia digitale. Andai in

studio e pagai la conversione. Pian piano

incisi anche ogni suo brano, spesso

trascrivendolo, perché spartiti olografi Cilio

non ne lasciò: era un genio autodidatta, e

non scriveva ciò che componeva (ma lo

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



CULTURA E SPETTACOLI

suonava e registrava per rammentarlo: in La presentazione di quel vinile avviene il 19

questo simile all’altro genio italiano

luglio 2018, al Teatro San Carlo di Napoli,

56 incompreso di quegli anni, Giacinto Scelsi). con il pianista Andrea Riccio che esegue dal

57

vivo uno dei pezzi trascritti per pianoforte.

Un film-omaggio a Luciano Cilio, genio sommerso della musica

Quella sera, al San Carlo, Francesco

napoletana. Lo racconta il regista

Bellofatto mi presenta Sandro Dionisio, col

quale cominciamo a lavorare al film Dialoghi

di Sandro Dionisio*

dal futuro. Vita fuori quadro di Luciano Cilio.

Consegno a Sandro molto del materiale

audio, parecchie foto inedite di Fabio

Donato, conservate nel mio archivio e

donatemi da Luciano, e tanti documenti

raccolti nel tempo.

Fu una scelta fortunata “passare” in digitale

l’LP, perché da quella copia scaturirono la

ristampa dei Dialoghi del 2004 e quella del

2013, uscite col titolo Dell’Universo assente,

nome di uno dei pezzi presenti nel vinile,

espressione che poi ho scoperto derivare

da un’assonanza con Ungaretti e, come in

un gioco di stringhe e corrispondenze alla

Hofstadter, a Petrarca. Queste operazioni

avvennero – tardivamente – con un editore

milanese, dacché tutti i napoletani avevano

scandalosamente rifiutato la proposta:

ancora la Napoli peggiore che rifiuta i suoi

figli migliori.

Ma ormai i riflettori su quella musica erano

stati riaccesi e, soprattutto, in questi dischi

apparivano anche le composizioni più

“difficili” di Luciano: la Sonata per pianoforte

registrata ed eseguita da me nell’ultima

versione, non più eseguita da Fels (che

preferì sempre interpretare la prima

versione), e le mie trascrizioni di Suiff e di

Liebesleid, poi riprese anche come colonne

sonore in film pluripremiati. Oggi la Sonata

di Cilio viene eseguita da molti giovani e, in

tutta Europa, dal pianista-compositore

Lorenzo Pone.

Dopo tante operazioni di salvaguardia della

memoria, concerti, libri a lui dedicati,

recensioni ottenute in tutto il mondo, nel

2018 giunge un ulteriore dono inaspettato

dell’“Angelo musicante” Luciano (e mi sia

consentito di ricordare che Paolo Uva fu tra

i pochi che, assieme a me, a Fels e a

Gabriele Montagano, promosse l’opera di

Cilio dopo la morte): da alcune bobine di

Fels sulle quali stavo lavorando con Michele

Liguori, mio amico e storico compagno di

percorso, emergono tre ore circa di musiche

inedite con provini, composizioni

improvvisate alla chitarra… e la sua voce

che dà istruzioni o guida gli esecutori.

Da tutto questo materiale estraggo un

secondo, intimo e splendido LP intitolato I

nastri ritrovati, dove condenso, propongo e

in parte meta-compongo quelle tre ore di

sbobinamento. Anche quest’operazione

raccoglie una enorme adesione critica in

Europa e fuori.

Oggi il film, dopo anni di grata lavorazione,

vede finalmente la luce: testimonianza

necessaria di una musica intensa e

struggente, visionaria e anticipatrice.

Dialoghi dal futuro: una vita fuori quadro

Il filone aureo della creatività napoletana più

sublime è sempre sottotraccia. Ci vuole un

lungo esercizio di attenzione e di memoria

per rintracciare, nel caos del quotidiano e

nell’indistinto del non emerso, i segni di una

creatività autentica e geniale. Con Dialoghi

dal futuro ho voluto costruire un’indagine in

absentia sul lavoro e sull’esistenza

(purtroppo breve) del musicista Luciano

Cilio, il cui unico album, Dialoghi del

presente, è oggi considerato uno

spartiacque per certe sperimentazioni

sonore degli anni Settanta: un omaggio

dovuto alla fulgida scena napoletana di

quegli anni (non solo musicale) e a uno dei

suoi figli più luminosi e appartati.

Esiste una storia sommersa della musica

italiana, che in pochi hanno provato a

raccontare e che nasconde alcune tra le

perle più preziose della nostra produzione

musicale e intellettuale. Tra questi vi è il

musicista prematuramente scomparso nel

1983. Cilio compose in vita un unico album,

indimenticabile: era un poeta che veniva

dall’architettura e dalle fascinazioni del

teatro d’avanguardia, ammaliato dalle

teorie di John Cage, schivo ma presente in

quel singolare laboratorio d’idee, votato alla

bellezza espressa in tante forme dell’arte,

come nella comune che Schwann Philips,

carismatico musicista statunitense,

promuoveva nello splendore della Positano

dei primi anni Settanta.

Cilio si lega alla ricerca autorevole e

arditissima di Alan Sorrenti, con cui inizia

un felice sodalizio artistico per i dischi

sperimentali. Per la realizzazione di

Dialoghi del presente il musicista collabora

poi con Tony Esposito, Robert Fix e altri

esponenti di quella vita musicale

napoletana destinata a segnare quel

tempo. La vicenda umana di Cilio viene

evocata dal coro di amici e compagni di

avventure, memoria e paradigma di

un’epoca unica attraversata dal breve

viaggio dell’artista. Il miracolo compositivo e

concettuale operato dal maestro ci

consente, a quarant’anni dalla sua

scomparsa, di ritrovare l’intensità delle sue

composizioni integra e la sua lezione

incarnata in preziosi musicisti come

Girolamo De Simone e il giovanissimo e

talentuoso Andrea Riccio, che fin da

adolescente studia e propaga la magistrale

lezione di Cilio.

L’anteprima napoletana di Dialoghi dal

futuro, prevista il 19 ottobre al Museo Nitsch

nell’ambito della manifestazione Piano City,

patrocinata dal Comune di Napoli, lega

ancora una volta le memorie di Cilio con la

musica eseguita dal vivo in un intenso live

show da Riccio, a riprova della persistenza

e vitalità dell’arte del grande sperimentatore

napoletano.

(*) regista, sceneggiatore e drammaturgo

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



CULTURA E SPETTACOLI

Brancato all’Accademia di Belle Arti di Bologna

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58 Una nuova visione tra arte, media e rivoluzione digitale

59

di Paola Pagliuca

Sergio Brancato, sociologo della cultura e

dei media, è stato nominato nuovo

presidente dell’Accademia di Belle Arti di

Bologna, succedendo a Rita Finzi. È stato

scelto, come di prammatica, dal Ministro

dell’Università e della Ricerca Anna Maria

Bernini, sulla base di indicazioni della

realtà locale e tra altri candidati, per via del

suo curriculum focalizzato su sociologia

dell’arte, cultura e comunicazione

Brancato, quali saranno le priorità della

sua presidenza?

di istituzioni storiche quali le Accademie di

Belle Arti ma anche i Conservatori e le altre

realtà formative nel campo delle arti, realtà

che a mio parere possono diventare un

grande investimento sul futuro dell’intero

Paese».

Il contributo specifico che intende portare è

basato soprattutto sulla necessità di «fare

rete» e affrontare la svolta digitale, un

processo che sta mutando radicalmente i

Raggiungi migliaia di utenti con la nostra pubblicità mirata

«Credo sia significativo in questo momento

rafforzare il ruolo dell’Accademia come

laboratorio di idee e professioni creative,

unendo tradizione e innovazione», risponde

Brancato, che ha dedicato una vita intera

allo studio della sociologia dei media e

dell’arte ma è stato anche, parallelamente

all’attività accademica, impegnato nelle

professioni creative soprattutto come

sceneggiatore, dalle fiction televisive come

Un posto al sole e Vivere, ai graphic novel

de Il commissario Ricciardi e I bastardi di

Pizzofalcone, pubblicati da Sergio Bonelli

Editore, «quello di Tex!».

Antica passione, quella per gli eroi a

fumetti, condivisa con altri frequentatori

dell’effervescenza intellettuale offerta dai

corsi di Alberto Abruzzese, tra i primi

cattedratici di Sociologia dei Mass Media o

dell’Arte e della Letteratura, alla Federico

II, poi a La Sapienza e allo IULM, e ancor

oggi riconosciuto maestro di molte figure di

spicco delle discipline della cultura in Italia.

«L'Accademia, non solo quella di Bologna,

ma l'istituzione AFAM in generale –

aggiunge Brancato -, sta affrontando un

cambiamento profondo per conquistare una

parità almeno istituzionale con l’università,

processo che necessita di una visione

chiara e strategica. Dobbiamo riflettere

sull’offerta partendo dalla domanda: cosa

formare al termine dei percorsi canonici

(pittura, scultura, scenografia)? Da questo

punto di vista, occorre sottolineare

l’impegno del ministro Bernini nella riforma

rapporti tra arte e tecnologia. Secondo

Brancato, l'idea di arte che abbiamo oggi è

ancora «ancorata alla fase storica del

Romanticismo» e deve essere ridefinita.

L'arte è un «conflitto» e le istituzioni devono

affrontare un vero e proprio «salto di

paradigma».

Brancato lamenta l'impreparazione

dell’università, in generale e non soltanto in

Italia, nell'affrontare queste mutazioni,

spesso a causa della resistenza e della

mancanza di conoscenza di temi come

l’Intelligenza Artificiale Generativa. Il

problema è che le vecchie generazioni, che

detengono il potere, non sono istruite sulle

dinamiche che oggi rendono le nuove

generazioni detentrici del «sapere del

mondo così com’è adesso».

L'obiettivo è riuscire a creare «intrecci

virtuosi di competenze, di conoscenze, di

saperi» tra coloro che padroneggiano le

discipline tradizionali e coloro che si

occupano dell’emergenza del nuovo. È

fondamentale evitare le «chiusure» e

implementare la ricerca sul sapere,

rifiutando un approccio «apocalittico» verso

l'innovazione tecnoculturale.

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Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



CULTURA E SPETTACOLI

Il Santo e il Poeta

Se si considera l’importanza che poteva Francamente, è impensabile che, se San

avere la custodia delle reliquie del Santo Gennaro fosse stato ‘veramente’ il

60 Protettore, con tutti i grandissimi significati protettore della loro città, i Neapolitani non 61

che questo poteva avere per una città in avrebbero fatto niente per impedire il

San Gennaro e Virgilio, protettori a confronto nella Napoli medievale

continuo pericolo come lo era la Neapolis di trafugamento; non ne avrebbero parlato nei

allora, l’assenza di una qualsiasi risposta loro documenti e avrebbero poi aspettato

dei Neapolitani appare sconcertante. Ed tutto quel tempo per riportare a Napoli le

di Antonio Orselli

anche alcuni particolari della

Sue reliquie e consentirgli

vicenda appaiono assai strani.

così di esercitare

Se si guarda alla Napoli medievale, e si

Le reliquie del Santo

compiutamente il ruolo di

confrontano la letteratura su San Gennaro e

Protettore (o una parte

nume tutelare.

le leggende virgiliane che in quel tempo si

cospicua di esse), erano

Viene da pensare che,

raccontavano, si potrebbe avere

collocate fuori dalla città, in un

forse, San Gennaro in

l’impressione che allora vi fosse una sorta

luogo praticamente alla mercé

quel tempo non era

di condominio nel proteggere la città tra il

di qualsiasi assalitore.

pienamente sentito, come

Santo e il grande Poeta.

Dunque, i resti veneratissimi

avvenne molto più tardi e

di chi era considerato il

fino ad oggi, il

Ciò non costituisce una novità. Se ne è

principale baluardo contro i

veneratissimo custode del

parlato più di una volta negli studi sul

nemici, il presidio della forza

destino di Napoli.

Virgilio medievale dove la particolarità delle

dell’intera comunità, erano

fonti, le innegabili similitudini tra i due culti,

posti oltre la cinta muraria,

la stessa funzione a loro attribuita di numi

proprio quando la città subiva

tutelari della città, hanno dato luogo alle più

aggressioni ed assedi a non

suggestive riflessioni.

finire.

Ora, muovendoci da queste premesse,

poniamo l’attenzione sulle vicende

connesse alle reliquie di questi personaggi

straordinari: è una storia che mostra

particolarità assai curiose.

Incominciamo con San Gennaro. Siamo

nell’831 d.C., il Ducato di Neapolis, come

più volte avvenne in quello e nei secoli

precedenti, è coinvolto nella consueta,

estenuante, logorante e feroce guerra

contro i Longobardi. Stando alle fonti, il

conflitto non dovette andare bene per la

nostra città. Sotto la guida del Principe

Sicone, i barbari di Benevento, sebbene

non riuscissero a prenderla, imposero a

Neapolis un pesante tributo: una delle

conseguenze della guerra perduta fu il

trafugamento delle reliquie di San Gennaro,

in quel tempo protettore della città di

Neapolis, come si afferma nella sua

letteratura.

Mentre il capo rimase nella città, il corpo del

Santo, rilevato dalla chiesa di San Gennaro

extramoenia (oggi San Gennaro dei Poveri),

fu portato a Benevento, "con incontenibile

giubilo" dei Longobardi, ci informa Leone

Ostiense. E non c’è dubbio - viene da

aggiungere - con grande soddisfazione del

Principe Sicone, grande raccoglitore di

reliquie sacre.

Non è nemmeno da escludere che, con

questa impresa, il longobardo pensasse di

indebolire notevolmente l’odiatissima e

imprendibile città, impossessandosi del suo

simbolo più significativo e venerato,

secondo una antica e ben nota procedura

che potremmo definire di intelligence

L’avvenimento, molto citato nella letteratura

agiografica e noto come II traslazione, ci

appare assai singolare sotto più di un

aspetto.

Innanzitutto, le fonti napoletane di epoca

ducale non fanno alcuna menzione

dell’episodio. Gli storici, in genere,

sottolineano un po’ sorpresi che i

Neapolitani, a quella richiesta, non mossero

un solo dito, in pratica non opposero alcuna

reazione.

Strano che non fossero

custoditi all’interno del centro abitato, in

luogo più difendibile o, almeno,

inaccessibile ai nemici, secondo la

consuetudine rispettata da tempo

immemorabile con i protettori, siano essi

Eroi o Santi cristiani, nelle città di cui erano i

riveriti custodi.

Ancora più strano è notare che, in tempi

successivi, anche quando il Ducato

raggiunse il massimo della potenza (come,

con Athanasio II, vescovo e duca), ed

anche quando, inglobata la città nel regno,

e superate le antiche rivalità, non si fece

alcuna richiesta, né si tentò minimamente di

riportare le reliquie a Napoli.

Si dovettero aspettare più di sei secoli da

quell’831, per traslare, per la quarta volta ed

in maniera definitive, il corpo del Santo da

Montevergine a Napoli; e siamo nel 1497.

Ed è da sottolineare che di quelle reliquie,

sul famoso Santuario, si erano perse le

tracce: nemmeno i monaci sapevano della

loro esistenza.

Troppe incongruenze si rilevano nella storia

medievale di San Gennaro e più di un

dubbio, a questo punto, si insinua nel nostro

racconto.

Ora, è cosa ben nota che

ogni città, in tutte le

epoche e, soprattutto nel

mondo antico e del

medioevo, aveva un suo

Protettore al quale l’intera

comunità affidava la propria sicurezza, la

propria salvezza, contro le feroci avversità

della storia e della natura. Il Protettore

svolgeva così una importantissima funzione

collettiva che doveva comportare

necessariamente la più sentita, venerata e

accurata custodia di ciò che gli apparteneva

e sulla quale poggiava la devozione della

comunità.

Dunque, se, a questo punto, si tiene

presente questo elemento da cui è quasi

impossibile prescindere, e si pone

attenzione sui dubbi e sulle congetture che

suggeriscono le fonti, è da supporre che, a

Neapolis, durante il medioevo, vi fosse

dell’altro, oltre a San Gennaro: ci doveva

essere un altro personaggio che fungeva da

nume tutelare della città.

Siamo giunti così alla seconda parte del

nostro racconto: Virgilio.

Si sa che la città, fin dal primo impero,

l’epoca augustea, custodiva gelosamente la

tomba e i resti del più grande dei poeti latini.

Sappiamo che in quei tempi, questo era

considerato un luogo di culto in cui si veniva

ad onorare il suo genetliaco (le Idi di

Marone - 15 ottobre). Un ulteriore ed

inequivocabile segno di sacralizzazione è

costituito dal fatto che le sue opere

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CULTURA E SPETTACOLI

venissero considerate alla stregua dei Libri feroci e agguerriti. Era una Napoli affatto

differenza tra la sua e la storia delle reliquie

62

Sibillini, e non solo nel mondo pagano, inedita nella sua pur bimillenaria storia; la

di Virgilio. Certo, i dati presi in

quando erano consultate in famosissimi sua cittadinanza, in ogni ordine e grado, per

considerazione provengono dall’antico 63

templi oracolari come a Cuma e alla secoli, fu fieramente coinvolta nella propria

racconto di tradizione orale: imprecisioni e

Fortuna Primigenia di Preneste, ma anche difesa, perché vi era la "guerra perenne": la

contraddizioni si possono rilevare, ma le

nel medioevo cristiano dove, attraverso stessa società si venne ad impostare su

leggende offrono elementi precisi ed

un’audace lettura della IV Ecloga, si fece questo elemento determinante. Basta

indiscutibili sulla funzione di nume tutelare

del Poeta e della stessa Sibilla i profeti della pensare che lo Stato medesimo era

attribuita a Virgilio.

venuta di Cristo.

denominato nei documenti: Militia

Tutto era basato sul segreto. Il luogo della

In quel tempo, proprio quella tomba divenne Neapolitanorum, la cavalleria dei

tomba era ignorato, forse volutamente. Il

il punto principale da cui sorse il mito Napoletani.

segreto stesso, nel culto, era elemento

virgiliano. Si cominciarono a raccontare E se tutto era rivolto alla guerra, anche il

fondamentale perché assicurava la

delle strane leggende nelle quali si

ruolo di Protettore, proprio per le sue

conservazione delle preziose reliquie, il

attribuiva a Virgilio una serie di opere indispensabili valenze collettive, doveva pur

funzionamento dei talismani e la salvezza di

meravigliose realizzate allo scopo di offrirsi alla più grande delle emergenze che

Neapolis.

proteggere la città di Neapolis e i suoi metteva in serissimo pericolo l’esistenza

abitanti. I viaggiatori e gli inviati imperiali della comunità.

È da presumere come fosse

che giunsero in città nel XII secolo, videro In vero, questa forma di protezione si nota

particolarmente sentita la loro custodia.

con i loro propri occhi quelle opere

poco e in maniera contraddittoria nella

prodigiose e raccolsero dalla viva voce dei storia medievale di San Gennaro, stando

E sorge qui una domanda: perché questo,

Neapolitani le leggende che ne illustravano i però a ciò che finora ci è pervenuto.

nel medioevo, non si verificò pure con San

poteri; la stessa città, l’opus Vergilii - l’opera

Gennaro?

di Virgilio, si diceva fosse stata fondata dal

grande Poeta; addirittura, si voleva che

l’imperatore Augusto avesse fatto di Virgilio

il signore di Neapolis.

E di questi potenti talismani, come ci dice

Croce in una pagina bellissima, si

favoleggiava durante i secoli del Ducato. In

quel poco noto periodo storico in cui la

nostra città, impavida, lottava per la sua

sopravvivenza contro avversità e nemici

Invece, il ruolo di nume tutelare attribuito a

Virgilio è profondamente legato al Ducato di

Neapolis. Ce lo mostra proprio la funzione

di quei talismani e, soprattutto, quella di due

di essi dallo stretto ed inequivocabile

significato militare: il Palladio di Neapolis,

costituito da un ampolla di vetro contenente

un modellino della città, e la imponente

cinta delle mura. Non è qui il caso di

soffermarsi sull’importanza fondamentale

che aveva il possesso e la gelosissima

custodia del Palladio .L’argomento è fin

troppo noto. Per noi è sufficiente dire che

quell’oggetto, a Neapolis, era custodito

presso le mura e fu scoperto alterato e rotto

quando le truppe imperiali le smantellarono.

Riguardo alle mura c’è da sottolineare che

esse furono il principale strumento che

assicurò la leggendaria imprendibilità della

città. Non è un caso che le fonti ci dicono

tutte che nessuno mai, né i Longobardi, né i

Saraceni, né i Normanni, riuscì a prendere

Neapolis, nonostante i frequenti e durissimi

assedi.

Per noi moderni risulta difficile anche solo

immaginare la considerazione che doveva

avere nei Neapolitani chi era ritenuto il

costruttore di un’opera colossale sulla quale

si reggeva la capacità di resistenza e di

esistenza della loro città. Gli si doveva

conferire un eccezionale potere salvifico.

Possiamo rendercene conto dagli eventi

connessi con il tentativo di trafugamento

delle Sue reliquie avvenuto durante il regno

di Ruggiero il Normanno. Il racconto

dell’avvenimento, pervenutoci in diverse

redazioni, può essere così riassunto: un

misterioso straniero, un dotto, si dice fosse

un inglese, ottenne dal Re di poter

effettuare la ricerca della tomba di Virgilio e

di poterne prelevare le reliquie. Il Re

acconsentì, e pure il popolo di Neapolis

accondiscese alla decisione reale, irridendo

però alla strana richiesta perché riteneva

impossibile la cosa dal momento che

nessuno conosceva il luogo dove

riposavano le spoglie del Grande Poeta.

Interessante particolare che ci mostra un

curioso segreto, probabilmente,

accuratamente osservato dai Neapolitani:

erano troppo preziose le reliquie di chi

assicurava la forza, la sicurezza e la libertà

della città; forse diffonderne l’ubicazione

doveva allora essere considerato un

pericolo quasi mortale per la comunità.

Non è strano che quando si scoprì la

tomba, l’evento destò enorme stupore nei

napoletani. E quando lo straniero cercò di

portarsi via i preziosi resti, l’intera città con il

suo duca (forse uno degli stessi figli di

Ruggiero), si mosse per impedire il

trafugamento poiché temeva chi sa quale

possibile sventura potesse piovere sulla

città:

Alla fine, lo straniero riuscì a portare con sé

solo un ‘libro’ di Virgilio; le ossa del Poeta

furono dai Neapolitani chiuse in un sacco di

cuoio e portate a Castel dell’Ovo dove

poterono essere ammirate per molto tempo

ancora, finché, in epoca angioina, traslate in

Castel Nuovo, se ne persero le tracce.

A questo punto, ritornando a San Gennaro,

non possiamo non rilevare una sostanziale

Il problema potrebbe dare adito a più di una

risposta.

Per prima cosa potremmo osservare che

forse durante quel periodo il culto del Santo

non era poi così sentito dai Neapolitani

come si desume dalla letteratura

agiografica.

Effettivamente, proprio come dimostra il

mito virgiliano, il trafugamento del corpo di

San Gennaro avrebbe dovuto come minimo

suscitare la più sdegnata reazione, e ove

mai fosse stato il vero protettore di

Neapolis, almeno in seguito, una volta

calmate le acque, si sarebbe cercato di

riportare il corpo in città e non si sarebbe

aspettato tanto tempo.

Il nostro racconto è ormai giunto all’epilogo.

Con i suoi dubbi mossi dalla nostra

curiosità, ci lascia con la consistente

sensazione che, durante il medioevo,

probabilmente San Gennaro non fu il vero

protettore della città. Certo, non per

demerito Suo. Semplicemente non era

adatto a quella Napoli. Virgilio e i suoi

talismani erano la sole risposte che quel

tipo di società poteva proporre in quelle

contingenze storiche. Non a caso, quando

finì il Ducato cominciò a disgregarsi anche il

mito virgiliano e si perse il potere salvifico

dei talismani.

San Gennaro appartiene ad un’altra storia,

a quella che viene dopo.

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CULTURA E SPETTACOLI

Festa di Piedigrotta al Trianon Viviani

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Nello Mascia riaccende la memoria teatrale di Napoli

di Manuela Ragucci

Dal 15 al 19 ottobre 2025, il Teatro Trianon

Viviani inaugura la nuova stagione con

Festa di Piedigrotta di Raffaele Viviani, per

la regia di Nello Mascia, in un allestimento

corale che riporta in vita la Napoli vibrante,

contraddittoria e umanissima del primo

Novecento.

Con questo titolo, uno dei più celebri del

drammaturgo stabiese, il Trianon apre il

cartellone 2025/26 e lancia la rassegna

Stelle senza tempo, dedicata ai grandi

maestri della scena partenopea. Festa di

Piedigrotta diventa così il punto d’incontro

tra memoria e presente, tra identità

popolare e riflessione civile.

da nuove lacerazioni e da quella che papa

Francesco ha chiamato una “guerra

mondiale a pezzi”.»

Lo spettacolo si costruisce come un grande

affresco corale, animato da interpreti della

scena napoletana tra i più intensi e versatili.

Sul palco, insieme allo stesso Mascia,

troviamo Federica Avallone, Gino

Monteleone, Federica Aiello, Federica

Totaro, Claudio Bellisario, Sabrina

Incoronato, Serena Caputo, Ivano Schiavi,

Alfredo Mundo, Vittoria Giuliano, Francesco

Del Gaudio, Christian Chiummariello,

Antonio Guerra, Giuseppe Lanciato,

Roberto Caccioppoli, Viviana Curcio,

Davide Chiummo, Luca Saltarelli, Ciro

Capano, Rossella Amato, Stefano

rievocano l’anima carnascialesca e rituale

della Piedigrotta.

Tra i protagonisti assoluti della serata,

spicca la presenza di Ciccio Merolla, in

scena non solo come solista ma anche

come percussionista dal vivo. Le sue

percussioni non accompagnano soltanto:

trascinano, ritmano, trasformano la scena in

una danza collettiva. Il suono diventa corpo,

memoria, trance urbana. La sua energia

fisica e musicale attraversa l’intero

spettacolo, amplificando la forza visiva e

Scritto nel 1919, all’indomani della Prima

Guerra Mondiale, il testo racconta

un’umanità ferita, disorientata, ma ancora

traboccante di voglia di vivere. Per Nello

Mascia — che firma regia e partecipa in

scena — si tratta di un’opera

profondamente attuale: «Viviani descrive un

popolo che esce dalla tragedia con il

bisogno urgente di ritrovarsi. È la stessa

energia che vedo oggi, in un tempo segnato

Sarcinelli, Angela Bertamino, Massimo

Masiello e Filomena Diodati, con la

partecipazione straordinaria di Pietra

Montecorvino, voce simbolo della canzone

partenopea.

A dare voce ai momenti più iconici, i solisti

Serena Pisa, Ernesto Lama e Dario

Sansone, ciascuno collegato a uno dei

“carri” tematici della tradizione (Lucianelle,

Lavannare, Pescatori e ‘Mpechere), che

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CULTURA E SPETTACOLI

66 67

restituendo alla

Piedigrotta quella

dimensione di festa

“carnale” e ancestrale

che appartiene alla

cultura popolare

napoletana.

Le elaborazioni musicali

di Eugenio Bennato

rinnovano le sonorità

dell’epoca con rispetto e

passione, mentre le

coreografie di Ettore

Squillace e lo spazio

scenico firmato da

Raffaele Di Florio

compongono una

visione stratificata, dove

la festa si fa teatro e il

teatro si fa piazza.

I costumi di Francesca Romana Scudiero

restituiscono la vivacità e la varietà del

popolo napoletano, il disegno luci di

Gianluca Sacco accompagna lo spettatore

in un viaggio immersivo dove il suono,

curato da Daniele Chessa,

multiplatinum engineer, si

distingue per precisione e

profondità: ogni frequenza è

scolpita con maestria,

restituendo chiarezza,

equilibrio e potenza

espressiva al linguaggio

scenico.

Lo spettacolo è prodotto dal

Teatro Trianon Viviani, da

anni punto di riferimento per

la valorizzazione della

tradizione culturale

napoletana, con una squadra

tecnica e organizzativa

d’eccellenza (tra cui si

segnalano la produzione

guidata da Luciano

Quagliozzi, i costumi realizzati dalla storica

sartoria Canzanella e la scenografia firmata

da Imparato e figli).

Con Festa di Piedigrotta, il Trianon Viviani

riafferma il suo ruolo di “casa della canzone

napoletana” e teatro della memoria

collettiva. Ma non si tratta di un esercizio

nostalgico: al contrario, è un atto politico e

culturale. Un’operazione che — attraverso

la potenza del teatro popolare — interroga il

presente, ne ascolta le ferite e le trasforma

in racconto.

Una festa, sì, ma anche un canto di

resistenza. E un’occasione per ricordare

che il teatro, come diceva lo stesso Viviani,

«è la voce del popolo che si fa arte».

(foto di Pino Miraglia, per gentile

concessione)

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CULTURA E SPETTACOLI

Premio Carosone 2025: tra

Gran finale con l’omaggio a

Roberto De Simone, affidato a

68 una straordinaria Nuova

69

memoria e reinvenzione

Compagnia di Canto Popolare,

con Moresca nova e Tammurriata

nera. Un mosaico di suoni che ha

Napoli celebra il genio dell’ironia musicale

restituito il senso più autentico

della musica carosoniana:

di Manuela Ragucci

contaminazione, gioco,

invenzione.

Anche quest’anno il Premio Carosone,

ideato e diretto da Federico Vacalebre,

giornalista e biografo ufficiale

dell’americano di Napoli, ha trasformato

l’Arena Flegrea in un palcoscenico dove

passato e futuro si intrecciano, nel nome di

Renato Carosone, il musicista capace di

mischiare jazz, swing e napoletanità come

nessuno prima di lui.

Con il coordinamento generale di Teta

Pitteri e il sostegno della Regione

Campania e di Scabec, l’edizione 2025 ha

reso omaggio non solo al grande Renato,

ma anche ad altri maestri che hanno

segnato la cultura italiana: Roberto De

Simone, Pino Daniele, Fabrizio De André,

Sergio Bruni e Roberto Murolo. La serata,

presentata da Maria Elena Fabi, Noemi

Gherrero e Gianni Simioli, ha visto

alternarsi sul palco nomi della nuova scena

musicale.

L’apertura è stata affidata alla nuova

generazione: LDA con Io, mammeta e tu e il

suo brano Quello che fa male; SLF, arrivati

sul palco con una ventata rap; Napoleone

con la sua Jolie; e Ste, che ha travolto la

platea con l’energia dei suoi brani Red e So

What. Spazio poi a Silvia Falanga che, con

la sua potente voce, ha interpretato

Caravan Petrol; ai Renanera con

Maruzzella e Tu vuo’ fa l’americano; e a

Walter Ricci, con un’improvvisazione

carosoniana tra Male assaje e Tarantella

jazz.

Dal canto alla comicità con Peppe Iodice e

la divertente intervista-gag realizzata live

sul palco da Federico Vacalebre. È arrivato

poi il momento dei Fanali, gruppo post-rock,

che ha reso omaggio ai

Velvet Underground e ora

si prepara a tornare sul

mercato discografico con

un album dedicato al

repertorio di Sergio Bruni e

Roberto Murolo. Con loro

sono arrivate Amaro è ’o

bene, interpretata insieme

ad Altea (Thru Collected),

e ’Na bruna.

Nell’anno del doppio anniversario —

settant’anni dalla nascita e dieci anni dalla

morte — non poteva mancare un omaggio a

Pino Daniele. Gonzalo Rubalcaba,

scugnizzo di Cuba, ha proposto un tributo

video; poi Rosario Jermano, anello di

congiunzione tra Renato Carosone e Pino

Daniele (avendo suonato con entrambi),

insieme a Osvaldo Di Dio alla chitarra e Gigi

De Rienzo (pinodanieliano doc) al basso,

ha interpretato in medley Pigliate ’na

pastiglia e ’Na tazzulella ’e cafè.

De Rienzo ha anche curato arrangiamenti e

coordinamento musicale della backing band

del Premio Carosone 2025 e, dopo

l’esibizione con Jermano, è rimasto sul

palco con Carlo Fimiani (chitarra), Gigi

Patierno (sax), Claudio Romano (batteria),

Pino Tafuto (pianoforte) e Paolo Di Ronza

(cori), per un omaggio al “Lazzaro Felice”

da parte di una voce femminile: Silvia

Falanga, che è tornata con Donna Cuncè.

Per Pino Daniele è tornato anche

Napoleone con A testa in giù.

A rendere omaggio a Fabrizio De André,

muroliano doc ma anche carosoniano

nell’ironia, Diego De Silva e il Quartetto

Malinconico, con Ellade Bandini alla batteria

(che con De André aveva suonato), hanno

emozionato la platea con Don Raffaè e La

città vecchia.

Già Premio Carosone nel 2003, Roy Paci è

tornato sul palco con il suo omaggio al

maestro Ho giocato tre numeri al lotto e il

brano realizzato con gli Aretuska, My

beautycase. Come avrebbe amato

Carosone, re dell’improvvisazione, non

sono mancate sorprese e fuori scaletta: Roy

Paci è stato raggiunto da Walter Ricci e i

due hanno dato vita a una divertente

scenetta Renato Carosone – Fred

Buscaglione.

Ma il Premio Carosone non è solo

spettacolo: è riflessione

sull’eredità di un artista ironico e

visionario, sempre al passo con i

tempi e oltre il suo tempo. Chissà come

l’“americano di Napoli” avrebbe reagito a

questa tecnologia dilagante tra intelligenza

artificiale e realtà virtuale.

Federico Vacalebre prova a dare una

risposta: «So che avrebbe cercato di capire

e, forse, di mettere in parodia questi anni di

silicio, queste irrealtà virtuali. Quando se n’è

andato stava studiando la prima edizione

del Grande Fratello, osservava Pietro

Taricone & co.».

Il Premio Carosone porta avanti l’intento di

mantenere viva la lezione carosoniana,

senza ridursi a retorica commemorazione.

Anzi, è agli antipodi della nostalgia

canaglia. Su quel palco, in tutte le edizioni,

Renato Carosone è sempre stato vivo,

presente, nelle interpretazioni degli ospiti,

negli applausi del pubblico.

«Non c’è ricordo senza reinvenzione. Non

c’è futuro senza memoria – aggiunge

Federico Vacalebre – Quando le radici sono

forti aiutano a mettere le ali, a chi le ha: per

il resto c’è il karaoke».

Ecco allora il senso più profondo di questa

edizione: non un archivio polveroso, ma una

festa viva, che rinnova lo spirito di un artista

capace di parlare ancora oggi a generazioni

diversissime.

Il Premio Carosone 2025 sarà trasmesso su

Canale21 domenica 12 ottobre alle ore

18:00 (in replica giovedì 16 ottobre alle

23:30). Un’occasione per chi c’era di

rivivere le emozioni della serata e, per chi

non c’era, di scoprire come Napoli sa

ancora reinventare la propria memoria.

(foto fornite dall’Ufficio stampa)

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CULTURA E SPETTACOLI

Nest, una stagione da D10S

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Dieci anni di teatro a San Giovanni a Teduccio: la scommessa culturale

che ha cambiato Napoli Est

di Walter Ferrigno

Dieci anni fa il Nest apriva i battenti in via

Bernardino Martirano, a San Giovanni a

Teduccio. Allora sembrava un azzardo:

piantare un teatro nel cuore di una periferia

che portava addosso etichette di

marginalità, abbandono e degrado. Oggi

quel gesto si rivela per quello che era: una

visione. In dieci anni il Nest è diventato un

presidio di bellezza, un polo culturale che

ha trasformato il quartiere e che ha

dimostrato, con i fatti, che la cultura non è

accessoria, ma può essere un motore di

rinascita sociale ed economica.

La decima stagione, intitolata Una stagione

da D10S, non è soltanto un traguardo, ma

un manifesto. Quel numero dieci richiama la

maglia di Diego Armando Maradona,

simbolo di libertà e di passione popolare,

evocato nella frase “Chi ha provato a volare

non potrà mai più strisciare”. È la

dichiarazione di un teatro che vuole essere

popolare nel senso più alto: necessario,

radicale, capace di parlare a tutti e di farsi

voce di un territorio.

Il cartellone 2025/2026 intreccia

drammaturgia civile, musica, fiabe,

riflessioni sociali e incontri con grandi

protagonisti dello spettacolo. Si parte con

Over Emergenze Teatrali, che porta sul

palco giovani compagnie under 35, segno di

una programmazione che non guarda solo

al presente ma investe sul futuro. Seguono

titoli come Sarajevo di Biagio Di Carlo e

Mario Gelardi, che racconta la fragilità dei

legami familiari, Polifemo innamorato di

Giovanni Calcagno per i più piccoli,

Manicaretti con Silvia D’Amico e Francesco

Sferrazza Papa, e La denuncia di Ivan

Cotroneo sul tema del consenso e del

potere. Spazio anche alla musica con

Passione, viaggio narrato da Maurizio De

Giovanni tra le radici della canzone

napoletana, e al teatro poetico con Mattia e

il nonno, premiato come miglior spettacolo

per nuove generazioni.

Il Nest è però molto più di un teatro. È un

laboratorio di comunità. Con il format Una

serata al Nest con..., che vedrà protagonisti

Elio Germano, Alessandro Siani, Beppe

Fiorello, i The Jackal e Franco Ricciardi, il

palcoscenico diventa salotto, spazio di

racconto e di condivisione, occasione per

creare legami tra artisti e cittadini. È questo

dialogo, questa continua osmosi con il

quartiere, a fare del Nest un modello: non

un tempio chiuso dell’arte, ma una casa

aperta, capace di generare energie nuove

attorno a sé.

In dieci anni il Nest ha cambiato la

percezione di Napoli Est. Dove molti

vedevano solo periferia, il teatro ha

seminato cultura, ha attratto pubblico, ha

fatto crescere professionalità, ha offerto

nuove possibilità a giovani artisti e

spettatori. La decima stagione non è

dunque soltanto un anniversario: è la prova

che una scommessa visionaria può

trasformarsi in realtà concreta e che il

teatro, quando si

radica in un territorio,

diventa forza di

cambiamento. Napoli

Est oggi non è più

solo sinonimo di

periferia: è anche

sinonimo di scena, di

spettacolo, di

rinascita.

(foto di Mario

Gelardi e

altri, fornite

dall’Ufficio

stampa

NEST)

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CULTURA E SPETTACOLI

24 Grana al Je so’ pazzo Festival:

il Comitato Verità e Giustizia per i morti di

Sant’Anna abbiamo organizzato due

72 giorni di dibattiti, confronti e memoria. 73

Sempre con la loro arte, la loro musica, il

il ritorno che ha incendiato il palco

loro cuore”.

La rinascita della storica band napoletana dopo oltre dieci anni di attesa

Il concerto è stata un’esplosione di

memoria e presente. I brani storici si

sono alternati a momenti di commozione

e consapevolezza collettiva. Non c’era

nostalgia: c’era forza, condivisione,

bisogno. Un’esigenza culturale e politica

Lo avevano aspettato da più di dieci anni.

Un’attesa fatta di speranza, ricordi, voglia di

rivederli insieme. E per la decima edizione

del Je so’ pazzo Festival, quella attesa si è

finalmente sciolta in musica, sudore ed

emozione: i 24 Grana sono tornati, tutti

insieme, e lo hanno fatto proprio lì, dove la

loro storia ha sempre trovato un’eco

autentica.

“Lo stavamo aspettando da dieci anni…

forse anche un po’ di più! E finalmente, per

la 10ª edizione dello Je so’ pazzo Festival,

possiamo urlarlo forte: i 24 Grana sul nostro

palco!”: con questa enfasi gli

organizzatori del Festival

hanno annunciato la

presenza della band. Per

molti presenti, la loro musica

è stata molto più di una

colonna sonora. È stata

compagna di strada, voce

delle prime lotte, degli amori

sudati sotto i palchi, delle

adolescenze ribelli.

“Per chi di noi è nato tra la

fine degli anni ’70 e la metà

degli anni ’80 – continuano

gli organizzatori – le loro

canzoni hanno segnato

un’epoca. Sono state la

colonna sonora delle nostre

adolescenze ribelli, delle prime lotte, degli

amori sudati sotto il palco. Ma il legame

con la loro musica non è rimasto chiuso in

quei ricordi: è cresciuto, si è trasformato,

ha camminato con noi”.

Quel legame, in effetti, ha radici profonde. I

24 Grana sono nati a Napoli nel 1995,

fondendo rock, dub, elettronica e dialetto

napoletano in un suono inconfondibile. Con

album come Loop, Metaversus, K Album e

La stessa barca, hanno raccontato una città

viva, complessa, contraddittoria. Dopo anni

di successi e sperimentazioni, la band si era

presa una lunga pausa, mentre il frontman

Francesco Di Bella portava avanti un

percorso solista intenso e personale.

Ma il rapporto con lo Je so’ pazzo Festival

e lo spazio dell’ex ospedale psichiatrico

giudiziario di Materdei non si è mai

interrotto, come raccontano gli

organizzatori: “Quando abbiamo occupato

questo vecchio ospedale psichiatrico

giudiziario, Francesco c’era. C’era nei primi

giorni dell’occupazione, quando in pochi

credevano che saremmo

riusciti a restare. C’era quando ci hanno

‘donato’ Patrie Galere per uno spettacolo

del nostro Teatro Popolare. C’era quando

abbiamo festeggiato i nostri primi quattro

anni di occupazione, e ancora, quando con

che i 24 Grana hanno saputo interpretare,

come sempre, con autenticità.

Quando le luci si sono spente e il pubblico

ha continuato ad applaudire, si è capito che

non era solo un ritorno: era una rinascita. Di

una band, di un legame, di una

generazione che non ha mai

smesso di crederci.

“Abbiamo chiuso in bellezza,

grazie, grazie, grazie” – così

Francesco Di Bella, dalle

pagine del suo social, ha

ringraziato il pubblico presente

al concerto che ha chiuso lo Je

so’ pazzo Festival 2025,

lasciando nel cuore della città

l’eco di una serata che resterà

nella memoria collettiva.

M.R.

(foto di Bruno Mottola, per

gentile concessione)

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CULTURA E SPETTACOLI

Ond’A Marina, la musica come pace:

Danilo Rea incanta il mare di Castellabate

74 75

Dodici ore di musica ininterrotta, dal tramonto all’alba, per lanciare un

messaggio universale

È stata questa la cifra poetica e spirituale

della seconda edizione di Ond’A Marina, la

rassegna musicale promossa dal Comune

di Castellabate che, il 19 e 20 settembre, ha

trasformato la Marina Piccola di Santa

Maria in un palcoscenico naturale aperto al

mondo.

Ad aprire la notte è stato Danilo Rea con il

suo concerto Liberamente: un viaggio in

piano solo che ha attraversato melodie

indimenticabili, da De André a Puccini, dai

Beatles a Pino Daniele, fondendo tradizione

e improvvisazione in una chiave

profondamente personale. Durante la

serata, Rea ha voluto dedicare un momento

musicale a Robert Redford, recentemente

scomparso. L’artista ha raccontato un

simpatico aneddoto legato a un loro

incontro avvenuto anni fa negli States,

sottolineando la sua umiltà e naturalezza

nel porsi al prossimo. Al ricordo è seguita

un’improvvisazione struggente, nata dal

dialogo tra le onde e i tasti del pianoforte,

che ha trasformato la Marina Piccola in uno

spazio sospeso tra memoria e presente.

Il programma era iniziato al tramonto con il

quintetto di fiati Castellan Brass, seguito

dall’intimità acustica del cantautore Luciano

Tarullo. A chiudere la maratona musicale,

all’alba del 20 settembre, il concerto di arpa

del maestro Gianluca Rovinello sul

Lungomare Perrotti: una performance resa

ancora più suggestiva dalla danza della

scuola Progetto Danza e dal body painting

di Salvatore Migallo, in un incontro di arti

capace di accompagnare il passaggio dal

buio alla luce.

«In un periodo segnato da tensioni e conflitti

a livello globale – ha dichiarato il sindaco

Marco Rizzo – sentiamo il bisogno di offrire

un momento di riflessione e condivisione,

affidandoci al linguaggio universale della

musica per trasmettere un messaggio di

pace e speranza».

Ond’A Marina ha confermato così il suo

valore: non solo una rassegna musicale, ma

un rito collettivo che intreccia arte,

paesaggio e spiritualità. Una notte di

musica sul mare, capace di unire memorie

intime e speranze condivise, dove il

pianoforte di Danilo Rea ha risuonato come

una preghiera laica alla pace.

(foto di Pino Miraglia, per gentile

concessione)

M.R.

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



CULTURA E SPETTACOLI

Napoli 2050. Il futuro immaginato

La prima assoluta, tenutasi sabato 4 ottobre

al cinema Plaza di Napoli, ha trasformato il

grande schermo in una finestra aperta sulla

città che verrà: sospesa tra sogno,

tecnologia e poesia.

Il progetto nasce da un’idea di Sabrina

Innocenti, presidente di Ecole Cinema, e di

Monica Macchi, ed è stato realizzato con il

sostegno del Piano Nazionale Cinema e

Immagini per la Scuola, promosso da MiC e

MiM, nell’ambito dell’iniziativa Visioni fuori

luogo. Hanno collaborato il Comune di

Napoli – Assessorato alle Politiche

Giovanili, Natia Docufilm, Associazione

Ecole Cinema e Lemon Academy.

Gli studenti hanno partecipato a un

percorso di alfabetizzazione

visiva iniziato con le

proiezioni alla Mediateca

Santa Sofia, imparando a

guardare la città con occhi

nuovi. «Abbiamo chiesto agli

studenti di esplorare e

riscrivere ciò che li circonda.

Napoli non è solo quella che

conosciamo: può essere

sognata, reinventata»,

spiega Carrieri, regista e

curatore artistico del progetto.

Da questa visione nasce un viaggio

cinematografico che immagina una

metropoli del futuro tra giardini pensili,

metropolitane subacquee, architetture verdi

e passerelle sospese sul mare.

76 L’antologia si apre con un

77

prologo poetico e intenso,

dagli studenti di Scampia

affidato alla voce di Nemolato, e

si sviluppa attraverso tre episodi

Un viaggio visionario tra mare, memoria e speranza: l’ITI Galileo Ferraris

che raccontano, ciascuno con

un linguaggio diverso, il legame

racconta la città che verrà

profondo tra Napoli e i suoi

abitanti. In Tutte le cose perdute

si compie un percorso di

di Fabrizio Matarazzo

memoria e di ricerca personale,

mentre Il mare madre diventa

una riflessione sul ritmo

Napoli diventa protagonista di un viaggio

frenetico della vita e sul bisogno di

immaginifico verso il futuro con Napoli

dedicati alla memoria storica di Napoli, tra

riconnessione con sé stessi e con la natura.

2050, l’antologia di cortometraggi realizzati

cui lo spot per la Galleria Principe, frutto di

A chiudere, Una notte a Napoli, un racconto

dagli studenti dell’ITI Galileo Ferraris di

una ricerca condotta da Adrián Fernández

corale che immagina una Vela simbolica in

Scampia, guidati dal regista Giuseppe

Almoguera (Università di Madrid), con la

viaggio verso il Golfo, metafora di una

Carrieri e accompagnati dalla voce narrante

regia di Giuseppe Mazzitelli, l’architetto

comunità che non smette di muoversi, di

dell’attore Vincenzo Nemolato.

Francesca Capano e gli operatori visivi

sognare e di sperare.

Massimiliano Gaudiosi e Nazareno Nicoletti.

In Napoli 2050, poesia e immaginazione

diventano strumenti di conoscenza, e il

mare — eterno protagonista — si conferma

anima viva della città.

Il progetto ha coinvolto anche i docenti in un

percorso di formazione sull’uso del cinema

nella didattica, portando l’ITI Galileo

Ferraris, oggi diretto da Daniela Conte, fino

alla Fiera Didacta, principale evento

nazionale dedicato all’innovazione nella

scuola. L’esperienza ha trasformato l’istituto

di Scampia in un presidio culturale e

creativo, capace di unire educazione,

cinema e comunità.

Accanto all’antologia, gli studenti hanno

realizzato anche altri prodotti audiovisivi

Alla prima erano presenti l’assessore alle

Politiche Giovanili Chiara Marciani, il

delegato alla Cultura Sergio Locoratolo,

rappresentanti della Film Commission

Campania — che ha supportato la logistica

— e gli attori Luigi Cardone, Salvatore

Scala e Gaia Fiore. In collegamento video è

intervenuto Bruno Zambardino della

Direzione Generale Cinema e Audiovisivo

del MiC.

Con Napoli 2050, la città si fa specchio e

sogno, un luogo dove la realtà incontra

l’immaginazione e dove i giovani imparano

a raccontare, con la forza delle immagini,

un futuro che comincia dal loro sguardo.

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



GUSTI

Alla Reggia di Caserta il futuro del

vino di Terra di Lavoro

originali come la degustazione alla cieca produttiva ma anche culturale, capace di

riservata ai produttori stessi, chiamati a raccontare nel mondo la ricchezza di questa

78 giudicare una selezione di vini – inclusi i terra». Un legame che affonda le radici nella 79

propri, con qualche “intruso” – per

storia stessa del Complesso vanvitelliano,

Dal 11 al 13 ottobre la quarta edizione di “Terra di Lavoro Wines”

accende il Sito Unesco con degustazioni, forum e wine experience

di Walter Ferrigno

La Reggia di Caserta diventa ancora una

volta teatro della cultura enologica campana

con Terra di Lavoro Wines, la

manifestazione che dall’11 al 13 ottobre

anima il Cortile I del Palazzo Reale

portando al centro dell’attenzione le

denominazioni tutelate dal Consorzio

VITICA: Aversa Asprinio DOP, Falerno del

Massico DOP, Galluccio DOP,

Roccamonfina IGP e Terre del Volturno

IGP. L’evento, promosso dal Consorzio

Tutela Vini Caserta e dalla Reggia di

Caserta, è presentato nella suggestiva

cornice della Castelluccia, nel Bosco

Vecchio del Parco vanvitelliano, con una

conferenza stampa moderata dalla

giornalista Antonella Amodio.

Quarta edizione e nuovo format: Terra di

Lavoro Wines si reinventa con “NEXT

WINE”, un laboratorio di esperienze che

intreccia Wine Talk e Wine Forum, per un

confronto agile e innovativo tra produttori,

giornalisti, buyer e appassionati. Le sfide

del futuro del vino, l’evoluzione dei consumi,

i mercati esteri, la sostenibilità e le nuove

forme di comunicazione diventano i cardini

di un programma che guarda lontano,

senza dimenticare la profondità storica di un

territorio che da secoli parla la lingua della

vite.

«Abbiamo voluto alleggerire e perfezionare

il format della manifestazione – anticipa

Cesare Avenia, presidente di VITICA – per

stimolare un confronto dinamico tra i tanti

attori interessati al mondo del vino. Non

sarà una semplice rassegna

ma un laboratorio di

esperienze, improntato sulla

valorizzazione della cultura del

vino, che ci consentirà di

capire la direzione da

prendere per far conoscere e

apprezzare sempre più i nostri

vini. I vini di Terra di Lavoro

hanno una storia millenaria ma

siamo certi avranno anche un

futuro importante».

La tre giorni propone incontri

serrati, degustazioni guidate e

momenti di confronto con

esperti, arricchiti da proposte

riconoscerne caratteristiche e peculiarità.

Un gioco serio e formativo, organizzato con

la collaborazione dell’Associazione Italiana

Sommelier, che diventa occasione per

approfondire la conoscenza reciproca tra

territorio e bottiglia.

Accanto agli incontri professionali, non

mancano momenti di intrattenimento

musicale e teatrale curati da Officinateatro

APS, che trasformano l’esperienza in un

percorso sensoriale e culturale. A Maria

Felicia Brini, produttrice visionaria e

prematuramente scomparsa, è intitolato un

premio destinato a ristoranti e pizzerie che

meglio promuovono i vini di Terra di Lavoro,

mentre un riconoscimento speciale viene

attribuito alle aziende segnalate da guide e

testate nazionali e internazionali, a

conferma della volontà di intrecciare la

valorizzazione del territorio con la

dimensione globale.

Fondamentale è la sinergia con la Reggia di

Caserta, come ricorda la direttrice Tiziana

Maffei: «La Reggia di Caserta è attore e

promotore dello sviluppo del territorio, un

organismo vivo e attivo, istituzione dello

Stato che valorizza le risorse del nostro

Paese. Il vino è una delle espressioni più

significative di questa identità: realtà

dove nel Bosco di San Silvestro

sopravvivono ancora le vigne borboniche,

oggi recuperate anche grazie alla

vinificazione del Pallagrello.

Il progetto si inserisce nel quadro del

Contratto di Sviluppo Rurale Campania

2023-2027, con finanziamento SRG10, e si

propone come modello pilota per la

promozione della cultura e dell’economia

del vino oltre i confini regionali. L’ingresso

alla manifestazione è gratuito, con deposito

cauzionale per tasca e calice, e consente al

pubblico di conoscere da vicino i vini di un

territorio che unisce storia e innovazione,

tradizione millenaria e ricerca di nuovi

mercati.

Il Consorzio VITICA, primo consorzio di

tutela riconosciuto in Campania, continua

così la sua missione di custode e

ambasciatore delle denominazioni

casertane, offrendo al pubblico della Reggia

di Caserta un’occasione unica per scoprire

e degustare le eccellenze enologiche di

Terra di Lavoro, in un contesto di bellezza e

cultura che ne amplifica il valore simbolico.

(foto fornite dall’Ufficio stampa del

Consorzio Vitica)

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IL FATTORE UMANO

80

‘Il Pane e le Rose’

disparità non giustificate, documentandone

le cause. Occorre poi rivedere le politiche di 81

Direttiva UE 970/2023 – Pay Transparency: la trasparenza retributiva

come leva per la crescita aziendale

di Giovanna d’Elia *

“Pane e rose! Pane e Rose! / Mentre

marciamo, marciamo, combattiamo anche

per gli uomini, / Perché sono figli di donne,

e di nuovo li manteniamo. / Le nostre vite

non saranno sudate dalla nascita finché la

vita non si chiude; / I cuori muoiono di fame

così come i corpi; dacci il pane, ma dacci le

rose.”

Nel gennaio del 1912 scendono in sciopero

contro l’ennesima riduzione dei salari gli

operai e le operaie (insieme ai bambini la

manodopera femminile è circa la metà della

forza lavoro) delle fabbriche tessili di

Lawrence, nel Massachusetts. Nel giro di

poche ore la richiesta di aumentare i salari

si diffonde in tutte le fabbriche circostanti e

già il 12 gennaio gli scioperanti – e

soprattutto le scioperanti – toccano le

diecimila unità. Durante lo sciopero un

gruppo di giovani operaie di picchetto ai

cancelli di una fabbrica issa, secondo alcuni

per la prima volta nella storia, uno striscione

con una frase che alla storia passerà: We

want bread and roses too (“Vogliamo il pane

ma anche le rose”).

Queste sono parole che hanno fatto la

storia e anche ora possiamo continuare a

fare la storia. Entro il 7 giugno 2026 l’Italia

dovrà recepire la Direttiva UE 970/2023

sulla pay transparency, che mira a ridurre il

divario salariale tra uomini e donne. Oggi,

infatti, il gender pay gap in Europa resta

ancora oltre il 12%. Le donne in Italia

guadagnano ancora il 20% in meno dei loro

colleghi.

Per le imprese questo significa prepararsi

per tempo, perché la direttiva introduce

obblighi concreti, sanzioni significative e un

cambiamento culturale importante nella

gestione delle politiche retributive. Si tratta

di un’opportunità per le aziende e per la

riduzione del gender pay gap. La

trasparenza retributiva non è più soltanto un

principio etico, ma una concreta opportunità

di sviluppo per le imprese. Con la nuova

direttiva europea, garantire che uomini e

donne ricevano la stessa retribuzione per lo

stesso lavoro diventa un requisito legale e

al tempo stesso un fattore distintivo di

competitività.

L’Unione Europea ha introdotto una direttiva

che obbliga le aziende a rendere più chiari i

propri sistemi di retribuzione e a monitorare

il divario salariale di genere. Tra i principali

obblighi, vi è la necessità di indicare la

retribuzione o la fascia salariale già in fase

di selezione, di dare ai dipendenti il diritto di

conoscere criteri e livelli retributivi, di

pubblicare report periodici sul gender pay

gap per le aziende con almeno 100

dipendenti e di adottare misure correttive in

caso di differenze non giustificate.

La trasparenza non significa solo

adempimenti burocratici, ma porta con sé

benefici tangibili: permette di rafforzare

l’employer branding e attrarre talenti,

soprattutto tra i giovani sensibili ai valori di

equità e inclusione; migliora la retention,

favorendo dipendenti più motivati e fedeli

grazie a un clima di fiducia; stimola

innovazione e risultati, poiché la diversità e

la parità retributiva favoriscono creatività e

performance; infine, offre una maggiore

tutela legale, riducendo il rischio di

contenziosi e sanzioni.

La metafora del “pane e rose” richiama un

doppio bisogno: quello della giustizia

materiale – il pane, cioè una giusta

retribuzione – e quello della dignità e del

riconoscimento – le rose, cioè un lavoro

equo e valorizzante. Adottare la trasparenza

retributiva significa dare alle persone

entrambi: sicurezza economica e senso di

appartenenza. Per le aziende è un

investimento che unisce crescita,

reputazione e sostenibilità sociale.

Ecco una checklist pratica che le aziende

possono utilizzare come guida operativa per

prepararsi alla direttiva sulla trasparenza

retributiva.

Per prima cosa, è necessario effettuare

un’analisi preliminare dei dati retributivi,

realizzando un audit interno sulle

retribuzioni attuali, suddivise per genere,

ruolo e anzianità, e individuando eventuali

gestione delle risorse umane e dei sistemi

di valutazione, verificando che siano basate

su criteri oggettivi e trasparenti, come

competenze, responsabilità e performance,

e introducendo griglie retributive chiare e

condivise.

È importante garantire trasparenza nei

processi di selezione e carriera, indicando

sempre la fascia retributiva nelle offerte di

lavoro e assicurando percorsi di crescita e

promozione accessibili e tracciabili per tutti i

dipendenti. Un ruolo fondamentale è

ricoperto anche dalla formazione: dirigenti e

responsabili HR devono essere formati sui

temi della parità retributiva e della gestione

inclusiva, promuovendo al tempo stesso

una cultura aziendale fondata su equità,

rispetto e valorizzazione del merito.

Le imprese devono inoltre garantire ai

dipendenti il diritto all’informazione,

assicurando l’accesso ai criteri retributivi e

agli scatti di carriera, e istituire canali interni

dedicati per richieste o segnalazioni in

materia di parità retributiva. È poi

indispensabile prevedere attività di reporting

e monitoraggio periodico: per le aziende

con più di 100 dipendenti diventa

obbligatorio predisporre un report annuale

sul gender pay gap, pubblicando i risultati e

le azioni correttive intraprese, aggiornando

costantemente i dati per garantire

trasparenza e accountability.

Infine, è opportuno rafforzare la governance

interna nominando un referente per la parità

retributiva e la compliance alla direttiva, e

inserire obiettivi di parità nei KPI aziendali e

nel bilancio di sostenibilità.

La Direttiva UE 970/2023 non è solo una

norma da rispettare, ma una visione di

futuro: un’economia che cresce attraverso

la fiducia, la giustizia e la valorizzazione

delle persone. Adottare la trasparenza

retributiva significa garantire il pane, cioè il

diritto alla giusta retribuzione, ma anche le

rose: dignità, riconoscimento e

realizzazione professionale. Solo così le

aziende potranno essere competitive,

sostenibili e davvero umane.

(*) HR Director Focus Consulting

Esperta Risorse Umane e Parità di Genere

e Opportunità

Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025



PSICOLOGIA E SOCIETA'

SOTTO LA LINEA DI BILANCIO

Libertà obbligatoria

L’estate è tempo di vacanze: per alcuni è

un’occasione per uscire dai ritmi ordinari,

sperimentare luoghi e situazioni nuove; c’è

chi compie trasgressioni più o

meno piccole. Al rientro inizia

un periodo di progetti, di cui

sovente realizziamo solo una

piccola parte. A settembre si

ritorna alla routine — alcuni con

gioia, altri con rimpianti — alla

quotidianità scandita dagli

impegni di lavoro e familiari. In

una parola, ci si sente meno

liberi.

Ma cos’è la libertà? Certo, non

è uno spazio vuoto e nemmeno

il volo di un moscone; ma forse

non è nemmeno

partecipazione. È abbastanza

evidente che non significa fare

tutto ciò che si vuole, e il

numero dei divieti che subiamo

è esattamente la cifra della cultura in cui

viviamo.

Nonostante la libertà sia un concetto

fondante della nostra cultura — nulla

sembra più importante —, c’è chi ha dato la

vita per garantirla a sé stesso e alle

generazioni successive. Eppure si tratta di

un concetto sempre più messo in crisi e

ridotto all’angolo, sia dalla filosofia sia dalle

scienze. Chi studia la libertà non come

concetto astratto si trova di fronte a un vero

rompicapo.

In pratica, siamo davvero liberi in qualcosa?

Esercitare una volontà, poter scegliere tra

alternative, possedere libero arbitrio: è una

realtà o solo una pia illusione? Tra

inconscio freudiano, inconscio collettivo e

processi neuronali al di fuori del nostro

controllo, l’individuo è davvero libero o

compie sempre scelte obbligate, dettate da

condizionamenti che ignora e da leggi

naturali a lui preesistenti?

Debito Italia: il peso del futuro

82 83

Come il debito pubblico condiziona crescita economica e fiducia

Riflessioni sulla volontà, la coscienza e l’illusione del libero arbitrio

di Emanuele Lattanzio *

degli interessi, lo Stato ha incassato più di

di Alberto Vito *

Più si avanza nella conoscenza scientifica e

quanto ha speso.

più sembrerebbe che gli spazi di movimento

Il debito pubblico italiano è una cifra che fa

individuale siano ridotti. Il noto esperimento

girare la testa: nel luglio 2025 si è attestato

Le conseguenze di un debito così massiccio

di Libet degli anni ’80 mostra che il cervello

intorno ai 3.056,3 miliardi di euro. Ma al di

non sono solo una riga sul bilancio, ma un

determina cosa faremo alcune centinaia di

là dei numeri da capogiro, cosa significa

vero e proprio freno sull’economia

millisecondi prima che ne siamo coscienti e,

realmente questa montagna di passività per

nazionale. La più immediata riguarda la

quindi, la precedenza

l’Italia e per il futuro dei suoi cittadini?

spesa per interessi: nel 2023 ha raggiunto i

temporale neuronale sulla

78 miliardi di euro, risorse sottratte a

consapevolezza sembra

investimenti cruciali come sanità, istruzione,

togliere valore alla nostra

ricerca e infrastrutture.

decisione cosciente.

Abbiamo contezza di aver

fatto una scelta solo poco

dopo che la decisione è già

stata presa.

E dunque, la libertà è

davvero un’illusione? Siamo

davvero simili a macchine —

per quanto complesse e

affascinanti? Ciascuno di noi,

se avesse un analogo

patrimonio genetico, uguali

esperienze familiari e sociali,

e fosse imbevuto di un

identico sistema di credenze

culturali, giungerebbe sempre alle stesse

conclusioni, ad esempio in campo politico

ed economico?

Le conseguenze di queste riflessioni

potrebbero essere drammatiche: se la

libertà fosse un’illusione, perché difenderla?

Anche il principio della responsabilità

individuale diventerebbe discutibile. In tempi

drammatici come questi, è facile, per un

osservatore attento e obiettivo, riconoscere

quante delle nostre convinzioni si basino su

fattori emotivi o irrazionali, su informazioni

imprecise o non verificate, su pregiudizi.

A chi è interessato a questo argomento e

cerca una risposta a tali interrogativi,

consiglio la lettura del libro Lo scandalo

della libertà del fisico e matematico

Giuseppe Tratteur, tra l’altro curatore della

collana scientifica dell’Adelphi, che da anni

si interroga sulle basi fisiche e algoritmiche

della coscienza e del libero arbitrio.

(*) psicologo, psicoterapeuta, sociologo

La traiettoria ascendente del debito italiano

è una storia lunga, che affonda le radici in

decenni di politiche economiche. Il rapporto

debito/PIL, che misura il debito in relazione

alla ricchezza prodotta dal Paese, è

cresciuto enormemente, passando dal 37%

del 1970 al 135% stimato per il 2024. Le

cause principali di questa crescita

esponenziale sono molteplici. Si parte dai

deficit primari elevati: storicamente, l’Italia

ha registrato disavanzi consistenti (entrate

meno spese, al netto degli interessi)

soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta. In

pratica, lo Stato spendeva

sistematicamente più di quanto incassava

dalle tasse.

A ciò si aggiunge l’aumento del costo degli

interessi. L’enorme stock di debito ha creato

un meccanismo di autoalimentazione:

quando i tassi d’interesse sui titoli di Stato

aumentano, anche la spesa per interessi

cresce, obbligando lo Stato a emettere

nuovo debito per onorare quello vecchio.

Questo fenomeno si è intensificato dopo la

crisi finanziaria e con il recente rialzo dei

tassi per contrastare l’inflazione.

Infine, shock economici e misure

straordinarie — come la pandemia di

COVID-19 e, più recentemente, l’impatto di

provvedimenti quali il superbonus (la cui

influenza dovrebbe esaurirsi nel 2027, con

un rapporto debito/PIL previsto al 137,4%)

— hanno contribuito a innalzare

ulteriormente il livello di indebitamento.

Negli anni più recenti si registra tuttavia un

miglioramento dell’indebitamento netto delle

amministrazioni pubbliche, passato dal

−7,2% del PIL nel 2023 al −3,4% nel 2024.

Anche il saldo primario è tornato in attivo, a

+0,4% nel 2024: ciò significa che, al netto

Un debito elevato espone inoltre il Paese al

rischio di una crisi di fiducia da parte degli

investitori. Se i mercati temono che l’Italia

non sia in grado di ripagare i propri debiti,

aumenta lo spread (il differenziale di

rendimento con i titoli tedeschi) e, di

conseguenza, i tassi d’interesse richiesti per

rifinanziare il debito.

In quanto membro dell’Unione Europea,

l’Italia è soggetta ai vincoli del Patto di

Stabilità e Crescita, che impone limiti di

deficit e una traiettoria di riduzione del

debito. Questo riduce la flessibilità fiscale in

caso di crisi o per l’attuazione di politiche di

sostegno alla crescita.

La sfida di ridurre il debito è complessa e

richiede una strategia a lungo termine, ma

le soluzioni non sono un mistero. Gli

economisti convergono su un punto

fondamentale: un mix di crescita economica

e disciplina fiscale. L’unico modo sostenibile

per ridurre il rapporto debito/PIL è garantire

che il tasso di crescita del prodotto interno

lordo sia stabilmente superiore al costo

reale del debito. Una crescita robusta,

sostenuta da investimenti produttivi e

riforme strutturali, non solo aumenta la

ricchezza, ma incrementa anche il gettito

fiscale, rendendo il debito più gestibile.

Mantenere un avanzo primario — cioè

incassare più di quanto si spende al netto

degli interessi — è essenziale per frenare la

crescita del debito e iniziare a ridurlo. Ciò

richiede una gestione prudente della spesa

pubblica e una lotta efficace all’evasione

fiscale. È fondamentale utilizzare le limitate

risorse disponibili per finanziare beni e

servizi ad alto valore sociale, come sanità,

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SOTTO LA LINEA DI BILANCIO

va oltre il dato nazionale. Tale differenza

emerge chiaramente quando si esamina il

84 rapporto debito/PIL a livello regionale e

85

l’indebitamento degli enti locali, riflettendo le

disuguaglianze strutturali tra Nord e Sud.

istruzione e ricerca, che rappresentano il

vero “capitale produttivo” di una nazione.

Ridurre la montagna di euro non sarà

rapido né indolore, ma è l’unica strada per

restituire all’Italia la piena sovranità sulle

proprie decisioni economiche, liberando

risorse per costruire un futuro più solido per

le nuove generazioni. È un impegno che

richiede responsabilità e visione a lungo

termine da parte della classe politica e

consapevolezza da parte dei cittadini.

L’analisi del debito pubblico in Italia rivela

anche un profondo divario territoriale, che

Le regioni del Nord (come Lombardia,

Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte)

presentano un rapporto debito/PIL

relativamente contenuto, in alcuni casi

intorno all’80%. Ciò suggerisce che i sistemi

economici settentrionali generano un PIL

sufficientemente elevato da diluire l’impatto

del debito. Al contrario, le regioni del Sud e

le Isole registrano cifre molto più alte, con

un rapporto medio stimato intorno al 230%.

Questa disparità non deriva tanto da un

debito assoluto più elevato (che resta in

gran parte centrale), quanto da un PIL pro

capite significativamente inferiore nel

Mezzogiorno, che rende il peso del debito

insostenibile in termini relativi. Calabria e

Sicilia, ad esempio, sono agli ultimi posti

per PIL pro capite in Italia.

In sintesi, il problema del debito pubblico

italiano è nazionale, ma le regioni del Sud

restano strutturalmente più vulnerabili a

causa di una minore capacità produttiva e di

un maggiore peso relativo

dell’indebitamento locale sul proprio PIL.

(*) Esperto Enti Locali / Società Partecipate

commerciale@sudenord.it

www.sudenord.it

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86

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