Sud e Nord Anno 2 n.9 Ottobre 2025
SudeNord Magazine di ottobre è dedicato a Giancarlo Siani, a quarant’anni dal suo barbaro assassinio, ricordandone, con l’articolo di Simona Buonaura, non solo la figura di giovane e coraggioso cronista anticamorra, ma di come il suo impegno sia un esempio per tanti giovani che lottano contro le piccole e grandi illegalità. Per Economia parliamo del successo della DOP Economy campana con l’evento Campania Mater, delle sfide e delle opportunità della ZES Unica, dell’impegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria Caserta per lo sviluppo di Terra di Lavoro, e raccontiamo aziende di eccellenza MIRI SpA, Kimbo e Progecta, impegnata nel rendere Napoli un hub fieristico di livello internazionale. Nella sezione Innovazione presentiamo MERCURIO, il progetto del DAC-Distretto Aerospaziale della Campania e di EAV -Ente Autonomo Volturno, per la sicurezza ferroviaria tramite sistemi e tecnologie satellitari. Con ‘Napoli non è una cartolina’, speciale affidato a Paola Pagliuca, SudeNord Magazine inizia il suo viaggio nella fotografia, con un racconto visivo e culturale della città, tra memoria e visioni contemporanee. Le pagine di Cultura e Spettacoli ricordano Luciano Cilio, con interventi di Girolamo De Simone e Sandro Dionisio, mentre Manuela Ragucci ci parla della Piedigrotta di Viviani e del Premio Carosone. Il nostro racconto delle radici è affidato ad Antonio Orselli, che approfondisce la storia legata ai due numi tutelari di Napoli: Virgilio e San Gennaro. Infine le rubriche, affidate a Giovanna d’Elia, Alberto Vito ed Emanuele Lattanzio, e la sezione Gusti, che chiude in bellezza – e in sintonia con la vendemmia – parlando dei vini casertani protagonisti alla Reggia Vanvitelliana.
SudeNord Magazine di ottobre è dedicato a Giancarlo Siani, a quarant’anni dal suo barbaro assassinio, ricordandone, con l’articolo di Simona Buonaura, non solo la figura di giovane e coraggioso cronista anticamorra, ma di come il suo impegno sia un esempio per tanti giovani che lottano contro le piccole e grandi illegalità.
Per Economia parliamo del successo della DOP Economy campana con l’evento Campania Mater, delle sfide e delle opportunità della ZES Unica, dell’impegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria Caserta per lo sviluppo di Terra di Lavoro, e raccontiamo aziende di eccellenza MIRI SpA, Kimbo e Progecta, impegnata nel rendere Napoli un hub fieristico di livello internazionale.
Nella sezione Innovazione presentiamo MERCURIO, il progetto del DAC-Distretto Aerospaziale della Campania e di EAV -Ente Autonomo Volturno, per la sicurezza ferroviaria tramite sistemi e tecnologie satellitari.
Con ‘Napoli non è una cartolina’, speciale affidato a Paola Pagliuca, SudeNord Magazine inizia il suo viaggio nella fotografia, con un racconto visivo e culturale della città, tra memoria e visioni contemporanee.
Le pagine di Cultura e Spettacoli ricordano Luciano Cilio, con interventi di Girolamo De Simone e Sandro Dionisio, mentre Manuela Ragucci ci parla della Piedigrotta di Viviani e del Premio Carosone.
Il nostro racconto delle radici è affidato ad Antonio Orselli, che approfondisce la storia legata ai due numi tutelari di Napoli: Virgilio e San Gennaro.
Infine le rubriche, affidate a Giovanna d’Elia, Alberto Vito ed Emanuele Lattanzio, e la sezione Gusti, che chiude in bellezza – e in sintonia con la vendemmia – parlando dei vini casertani protagonisti alla Reggia Vanvitelliana.
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Sudenord.it - Anno 2 n. 9 Ottobre 2025
Il mezzogiorno ed i suoi protagonisti
1
Giancarlo
Siani
1985 - 2025
Economia
Il trionfo della DOP economy
Zes Unica: quale strategia
Progecta: grandi eventi in Mostra
Innovazione
L’aerospazio sui binari
Speciale
Napoli non è una cartolina
Cultura e spettacoli
Ricordando Luciano Cilio
Brancato all’Accademia di Bologna
Il Santo e il Poeta
La Piedigrotta di Viviani
Gusti
Caserta, vini in Reggia
EDITORIALE
SOMMARIO
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 Ottobre 2025
Il sorriso di Giancarlo, la forza dei ragazzi 4
di Bologna 58
2 3
Giancarlo, tra memoria privata e impegno
Il Santo e il Poeta 60
Caro Giancarlo
Caro Giancarlo,
questa lettera ti giunge in ritardo, un ritardo di
quarant’anni.
Abbiamo mosso insieme i primi passi in questo mestiere,
con tanti altri amici, in quella polverosa stanza della Cisl in
via Medina, dove una banda di ragazzi appassionati dava
vita a un mensile, Il Lavoro nel Sud: un esperimento
coraggioso, in quegli anni.
Tu portavi il sorriso e tante idee nuove - a partire dall’Osservatorio sulla Camorra
di Amato Lamberti - e forse, già allora, avevi scelto la tua strada più coraggiosa.
Il tuo entusiasmo era contagioso, ed è ancora vivo in tutti noi. Anche il tuo sorriso
riusciva a stemperare la fatica di dare senso a ciò che scriviamo: un impegno
che, a distanza di quarant’anni, continua a guidare le scelte di tanti giornalisti e
giovani anticamorra.
Eravamo in tanti, quella grigia mattinata di ottobre, nella chiesa di via Girolamo
Santacroce, a salutarti con gli occhi lucidi, a chiederci se non fosse solo un
brutto sogno. Ma in quel momento abbiamo capito una cosa: che questo
mestiere andava preso tremendamente sul serio, con coraggio, e che forse era
arrivato il tempo di lasciare i sogni alle spalle.
Il resto lo hai fatto tu. Lo testimoniano oggi i tanti, tantissimi ragazzi che
affrontano la vita con il sorriso e con coraggio, rifiutando i compromessi, la
violenza, le piccole e grandi illegalità.
Proprio come ci hai insegnato tu.
Grazie,
Francesco
Direttore Responsabile: Francesco Bellofatto
Grafica e web: Giovanni Barchetta
Articoli e rubriche: Simona Buonaura, Giovanna d’Elia, Girolamo De Simone,
Sandro Dionisio, Walter Ferrigno, Emanuele Lattanzio, Fabrizio Matarazzo,
Antonio Orselli, Paola Pagliuca, Manuela Ragucci, Antonio Quaranta, Alberto Vito.
Reg. Tribunale Na 4997/24 del 25/3/2024
www.sudenord.it - info@sudenord.it
INES CASA EDITRICE
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Le immagini di pubblico dominio o con licenza Creative Commons sono indicate in
chiusura dei rispettivi articoli.
GIANCARLO SIANI 1985-2025
professionale 6
ECONOMIA
Campania Mater, il trionfo della DOP Economy 8
ZES Unica, tra opportunità e criticità:
il SUD alla prova della strategia industriale 12
A MIRI SpA il riconoscimento
BPER BANCA Valore Impresa 16
Kimbo accelera nel mondo: 5 milioni da
Mediocredito Centrale e BdM 17
Progecta, l’eccellenza fieristica di Napoli guarda
alla BMT 2026 18
Dielle: l’onda campana che guida l’innovazione
nei mari del futuro 20
Giovani Imprenditori Caserta, una nuova alleanza
generazionale 22
AMBIENTE
Il mare ribagna Napoli, e la spiaggia è pulita 24
INSIDE CAMPANIA
La rinascita della Santissima 28
LEGALITÀ
Le nuove frontiere della criminalità e il ruolo del
giornalista 32
INNOVAZIONE
MERCURIO, la tecnologia spaziale che protegge
le ferrovie 34
Premio In The Green Future 2025 36
Nura e l'eccellenza in corsa 38
SPECIALE
Napoli non è una cartolina 42
La città specchiata 48
Fare memoria per immagini 52
CULTURA E SPETTACOLI
Il mio Luciano 54
Dialoghi dal futuro: una vita fuori quadro 57
Brancato all’Accademia di Belle Arti
Festa di Piedigrotta al Trianon Viviani 64
Premio Carosone 2025:
tra memoria e reinvenzione 68
Nest, una stagione da D10S 70
24 Grana al Je so’ pazzo Festival:
il ritorno che ha incendiato il palco 72
Ond’A Marina, la musica come pace: Danilo
Rea incanta il mare di Castellabate 74
Napoli 2050. Il futuro immaginato dagli
studenti di Scampia 76
GUSTI
Alla Reggia di Caserta il futuro del vino di
Terra di Lavoro 78
IL FATTORE UMANO
‘Il Pane e le Rose’ 80
PSICOLOGIA E SOCIETA'
Libertà obbligatoria 82
SOTTO LA LINEA DI BILANCIO
Debito Italia: il peso del futuro 83
foto per gentile concessione
della Fondazione Giancarlo Siani
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
GIANCARLO SIANI 1985-2025
Il sorriso di Giancarlo, la forza dei ragazzi
raggiungere una verità scomoda
4
Quarant’anni dopo, il cronista continua a camminare accanto ai giovani
che avrebbe fatto luce sul mondo
della criminalità organizzata,
saldato da un patto di ferro con il
5
mondo economico e gli
di Simona Buonaura
amministratori pubblici. Forse
proprio per questo le indagini
inizialmente partirono in ritardo? E
forse per questo ci furono tanti
depistaggi?
Sembra quasi un’antitesi che la Citroën
Méhari verde, dove Giancarlo Siani –
giornalista de Il Mattino ucciso dalla
camorra il 23 settembre 1985 – trovò la
morte, sia diventata con prepotenza il
simbolo della sua lotta all’illegalità, del suo
coraggio e della sua determinazione. Ma
non è così.
Antitesi perché? Perché laddove si è
consumata la morte di un giovane
cronista nel fiore degli anni, è
nata la sua “leggenda” e
dopo quarant’anni la sua
voce riecheggia
ancora tra le nuove
generazioni e tra i
colleghi che
scelgono di
intraprendere il
giornalismo
d’inchiesta.
Anche sul suo
esempio.
Chi voleva
mettere a
tacere
Giancarlo non è
riuscito nel suo
intento: è vero che
quei dieci colpi di
calibro 7.65 hanno
messo fine alla sua vita,
ma le sue opere e il suo
coraggio continuano a
camminare in giro per l’Italia, sulla
sua Méhari, a testimonianza che la
determinazione non può essere cancellata,
così come la sua ricerca della verità.
Quell’auto la utilizzava ogni giorno per
raggiungere Torre Annunziata dal quartiere
Vomero, dove viveva. In quegli anni la città
vesuviana viveva un periodo di forti torsioni
e diverse famiglie camorristiche si
contendevano il territorio. In particolare
c’erano i Gionta – che decretarono la morte
del cronista – e i Nuvoletta.
Giancarlo scriveva per Il Mattino e
raccontava sempre più minuziosamente le
dinamiche che si stavano dipanando in città.
Denunciò, tra le altre cose, l’utilizzo dei
“muschilli”, ragazzi giovanissimi e quindi
non imputabili, da parte della malavita come
mini-corrieri della droga. Sottolineò
l’abusivismo edilizio che si consumava in
città, ma soprattutto parlò di camorra e di
connivenze tra politica e criminalità. Poco
più che ventenne, viveva il territorio,
cercava notizie e testimonianze, dialogava
con le forze dell’ordine locali: non
passava inosservato. Il suo
lavoro negli anni era
diventato non più solo
professione, ma
impegno civile. E
il tempo non ha
spento i
riflettori su di
lui, grazie
all’impegno
della sua
famiglia – in
primis il
fratello
Paolo – dei
colleghi e di
tutti coloro
che lo hanno
sempre
apprezzato.
In occasione dei
quarant’anni dalla
sua morte sono state
tante le iniziative in suo
ricordo: una mattinata evento al
Teatro Mercadante di Napoli, con
testimonial l’attore Toni Servillo e Paolo
Siani, che ha scelto questo cognome
artistico proprio per omaggiarlo. E ancora:
celebrazioni, murales, intitolazioni e
soprattutto reading partecipativi dei suoi
articoli.
Attraverso le sue parole traspare la tenacia
di chi non si è mai girato indietro, ma ha
proseguito diritto su una strada sempre più
tortuosa e minata. L’obiettivo era quello di
Fu così che i colleghi de Il Mattino,
dove Giancarlo lavorava come
precario, decisero di costituirsi in un
pool coordinato da Pietro Gargano
e formato da Maria Rosaria
Carbone, Pietro Perone e Giampaolo
Longo, che insieme al pubblico ministero
Armando D’Alterio e al capo della Squadra
Mobile di Napoli Bruno Rinaldi compirono
indagini parallele. Esse portarono al
movente e ai mandanti del suo omicidio,
grazie anche alle confessioni di alcuni
pentiti. Di questa “impresa” si parla nel
documentario andato in onda su Rai Tre,
Quarant’anni senza Giancarlo Siani, firmato
da Filippo Soldi. Il documentario riprende
cronologicamente dove si ferma Fortapàsc,
il film di Marco Risi del 2009 dedicato alla
vita del giovane cronista, interpretato da un
convincente Libero De Rienzo. Il titolo è una
storpiatura voluta del termine western Fort
Apache, usato per indicare l’assedio della
malavita sulla città.
Sono numerose le dimostrazioni di affetto
per il giornalista, così come i racconti e gli
aneddoti che lo riguardano.
Tra le testimonianze c’è quella della sua ex
compagna Chiara Grattoni, con cui
Giancarlo manteneva ancora una solida
amicizia. A lei, il 7 giugno 1985 – pochi mesi
prima del suo omicidio – scrisse una lettera
in cui annunciava la stesura quasi ultimata
di un libro-dossier su Torre Annunziata. Era
trascorso quasi un anno dalla sanguinosa
strage di Torre Annunziata, battezzata
La Mehari verde di Giancarlo Siani - Villa Bruno - photo di Mimmo Perna 2025
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
GIANCARLO SIANI 1985-2025
“Strage di Sant’Alessandro” dal nome del che gli assassini l’abbiano sottratta per non
Il ricordo familiare appartiene al fratello
6
Santo del giorno. Giancarlo aveva scritto farla riemergere mai più. Un po’ come
Paolo, che rievoca momenti di quotidianità
diversi articoli su quella che fu una delle l’agenda rossa di Paolo Borsellino.
capaci ancora oggi di strappargli un sorriso.
7
pagine più cruente di quel periodo: forse nel
«Ricordo le nostre lunghe partite a
libro vi era qualche riferimento anche a
Subbuteo – ricorda Paolo Siani -. Il
quella vicenda? Fatto sta che la bozza non (si ringrazia la Fondazione Giancarlo Siani
Subbuteo era un gioco da tavolo che
è mai stata ritrovata. Una delle ipotesi è che per le immagini – la foto della Mehari a Villa
riproduceva, in miniatura, il calcio. Avevamo
fosse in auto quando il cronista fu ucciso e Bruno è di Mimmo Perna)
il campo montato su un truciolato di legno e
quasi tutte le squadre della Serie A di allora.
Giocavamo per ore e organizzavamo tornei
con gli amici. All’epoca non c’erano
videogiochi, ma ci divertivamo moltissimo».
Giancarlo, tra memoria privata e
impegno professionale
Paolo Siani: Con mio fratello tante partite a Subbuteo
Ottavio Lucarelli: Leggete gli articoli di Giancarlo
di Simona Buonaura
A quarant’anni dalla morte di Giancarlo
Siani, la memoria restituisce un’immagine
duplice: quella del fratello sorridente,
compagno di giochi e di scherzi, e quella
del giovane cronista che con coraggio e
lucidità raccontava la camorra e i suoi
intrecci.
C’è anche un oggetto che lo riporta a quelle
giornate spensierate: «un pallone di cuoio
con il quale giocavamo anche in casa:
partite infinite lungo il corridoio, finché mia
madre non lo sequestrò, perché facevamo
troppi danni con quel pallone pesante».
E se dovesse descrivere Giancarlo a chi
Paolo Siani
non lo ha mai conosciuto, Paolo lo racconta
così: «Era un bel ragazzo, gioviale, ironico
e riflessivo. Amava lo sport e la vita. Sapeva
entrare in sintonia con tutti, ma era anche
deciso e poco incline ai ricatti. Non cedeva
nemmeno a quelli della nonna, che in
cambio di una caramella
pretendeva un bacio: rinunciava
alla caramella se non aveva
voglia di darle un bacio in quel
momento».
Accanto al ricordo familiare c’è
l’immagine del giornalista,
custodita e rilanciata da chi porta
avanti oggi l’impegno civile della
categoria. Ottavio Lucarelli,
presidente dell’Ordine dei
Giornalisti della Campania,
sottolinea come il lavoro di
Giancarlo resti un riferimento
imprescindibile.
«Credo si debba tenere la
guardia sempre molto alta –
afferma Lucarelli -. Basta un
attimo di distrazione per tornare
indietro di quarant’anni. Il punto
è la qualità dell’informazione, per
difendersi da influencer, blogger
e social media manager, e per
tutelare l’opinione pubblica e il
mondo dell’informazione vera».
Il modo migliore per farlo,
aggiunge, è proprio ritornare alle
sue cronache: «Innanzitutto
bisogna continuare a diffondere
la lettura degli articoli di
Giancarlo – aggiunge il
presidente dell’OdG Campania -:
solo così si può trasmettere la
purezza del suo lavoro».
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
ECONOMIA
Campania Mater, il trionfo
della DOP Economy
8 9
Al Palazzo Reale di Napoli due giorni di confronto, visione e
riconoscimenti: l’agricoltura campana si conferma modello di eccellenza
di Fabrizio Matarazzo
Campania Mater. Il Modello Campania per il
cibo che verrà ha trasformato il Palazzo
Reale di Napoli in un laboratorio di idee,
visioni e prospettive per l’agricoltura. La due
giorni del 17 e 18 settembre 2025,
conclusasi con grande successo e
partecipazione, ha dimostrato come la
Campania non sia soltanto un territorio di
tradizioni agroalimentari, ma un vero motore
di innovazione, sostenibilità e competitività
internazionale.
L’Assessore regionale all’Agricoltura Nicola
Caputo, affiancato dal presidente Vincenzo
De Luca che ha inaugurato l’iniziativa, ha
posto al centro del dibattito un concetto
chiaro: «Abbiamo presentato un nuovo
modello di agricoltura fondato su
eccellenze, sostenibilità, innovazione e
tutela della salute». Le tre parole-chiave di
Campania Mater – Sostenibile, Generosa e
Futura – hanno scandito i momenti della
maratona di 24 ore che ha visto la
partecipazione di oltre 160 esperti, studiosi,
istituzioni e imprese.
Protagonista assoluta è stata la cosiddetta
DOP Economy, che rappresenta uno dei
pilastri dell’identità agroalimentare
campana. La Campania è oggi la prima
regione del Sud Italia per valore e numero
di produzioni certificate, trainata da filiere
simbolo come la Mozzarella di Bufala
Campana DOP, la Pasta di Gragnano IGP, i
vini di prestigio e le eccellenze ortofrutticole
che contribuiscono a consolidare la
reputazione del territorio. «Produzioni a cui
non fa paura l’Italian Sounding – ha
spiegato Caputo – perché riusciamo a
contrastarlo con la tracciabilità e il valore
economico dei prodotti campani certificati,
veri volani per l’export regionale».
Sul palco di Campania Mater sono saliti
alcuni campioni dell’agroalimentare
campano, premiati come ambasciatori della
DOP Economy: Giuseppe De Martino,
Raffaele Garofalo, Piero Mastroberardino,
Rosario Rago, Armando De Nigris, Cosimo
Rummo e Antimo Caputo. Figure che, con il
loro impegno quotidiano, tengono alto il
nome delle produzioni di qualità e
rafforzano il prestigio delle denominazioni
protette. Accanto a loro, riconoscimenti
sono stati consegnati anche ad agricoltori,
imprenditori e giovani produttori, simbolo di
un ricambio generazionale che affonda le
radici nella tradizione per proiettarsi verso il
futuro.
La riflessione sul valore del cibo si è
intrecciata con quella sulla salute, grazie al
simposio scientifico coordinato da Mauro
Minelli e arricchito dagli interventi di esperti
come Annamaria Colao, Ettore Novellino e
Antonio Limone. In questo contesto è stato
siglato un protocollo tra l’ASL di Caserta e
l’Assessorato regionale, finalizzato a
rafforzare il legame tra nutrizione e
benessere, con particolare attenzione
all’alimentazione dei bambini.
I numeri raccontano la forza del settore: nel
2024 la produzione agricola campana ha
superato per la prima volta i 5 miliardi di
euro, mentre l’agroalimentare nel
complesso vale oggi il 13% dell’economia
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
ECONOMIA
10
regionale. Il made in Campania cresce
anche all’estero, raggiungendo i 5,7 miliardi
di euro e incidendo per il 26% sull’export
complessivo della regione, con un ritmo
superiore alla media nazionale.
Campania Mater non è stata solo
discussione accademica o celebrazione del
primato produttivo, ma anche esperienza
concreta di comunità. Ne è prova il grande
pranzo solidale organizzato in
collaborazione con Caritas Campania, che
ha accolto circa quattrocento persone in un
momento di condivisione autentica. Perché
il cibo, come hanno ricordato gli
organizzatori, può essere strumento di
conflitto ma anche potente simbolo di
inclusione e solidarietà.
A fare da filo conduttore dell’evento è stata
l’opera scientifica curata da Nicola Caputo
insieme a Teresa Del Giudice e Alex
Giordano, con il contributo di 160 esperti. Il
volume, in italiano e in inglese, rappresenta
una road map per l’agricoltura campana,
sintetizzando sfide, strategie e prospettive
in chiave europea e globale. Un compendio
che restituisce al settore una visione
aggiornata e concreta.
L’e-book Campania Mater. Il Modello
Campania per il cibo che verrà è scaricabile
cliccando QUI
(fotografie fornite dall’Ufficio stampa di
Campania Mater)
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
ECONOMIA
ZES Unica, tra opportunità e criticità:
il SUD alla prova della strategia industriale
Al convegno promosso da Svimez e Istituto Reichlin, istituzioni, mondo
produttivo e accademico discutono il futuro del Sud tra semplificazione
amministrativa, crediti d’imposta e visione strategica
12 13
di Fabrizio Matarazzo
Paolo Manzella, vicepresidente di Svimez.
La discussione sulla ZES Unica, strumento
pensato per rilanciare lo sviluppo
economico e produttivo del Mezzogiorno, è
entrata nel vivo a Roma nel corso del
convegno “La Zes unica alla sfida
dell’attuazione. Risultati e prospettive”,
promosso da Svimez e dall’Istituto
Reichlin. Un confronto di alto livello che ha
In apertura, Luigi Sbarra ha sottolineato i
progressi registrati nel Mezzogiorno negli
ultimi tre anni, con dati di crescita su PIL,
investimenti e occupazione superiori al
resto del Paese. Una dinamica che il
sottosegretario ha attribuito a un insieme
coordinato di politiche pubbliche, dal PNRR
agli Accordi di coesione fino agli incentivi
per l’occupazione. In questo quadro, la ZES
Unica rappresenta per Sbarra un “passo
visto la partecipazione del sottosegretario
alla Presidenza del Consiglio con delega
alle Politiche per il Sud, Luigi Sbarra, di
Antonio Accetturo, economista della
Banca d’Italia, di Natale Mazzuca,
vicepresidente di Confindustria con delega
al Mezzogiorno, di Ferdinando Natali,
responsabile Sud di UniCredit Italia, di
Monica Riccardi, senior legal counsel di
Novartis Italia, di Adriano Giannola,
presidente di Svimez, di Giuliano Amato,
presidente dell’Istituto Reichlin, e di Gian
concreto” verso il rilancio del sistema
economico e produttivo meridionale, in
grado di garantire condizioni speciali per le
imprese già operative e per quelle che
decideranno di insediarsi. Un’azione che il
Governo Meloni interpreta come strategia
unitaria, capace di integrare strumenti
nazionali ed europei pur nel rispetto delle
diversità territoriali.
Dal versante analitico, l’intervento del
direttore di Svimez, Luca Bianchi, ha
posto l’accento sulla necessità di
trasformare la ZES Unica da semplice
cornice normativa a strategia industriale di
lungo periodo. La sfida, secondo Bianchi, è
costruire un meccanismo selettivo e
integrato: selettivo perché capace di
consolidare filiere nazionali ed europee
strategiche; integrato perché in grado di
coordinare politiche industriali, fondi di
coesione e strumenti di programmazione
territoriale. “Solo così – ha avvertito – la
ZES Unica potrà rappresentare una vera
svolta, legando coesione e competitività in
un’unica visione politica e industriale”. Un
concetto ripreso anche dal presidente di
Svimez, Adriano Giannola, che ha
evidenziato la rilevanza storica del
momento, parlando della possibilità di un
vero “ripensamento del posizionamento del
Sud nel contesto nazionale ed europeo”.
Il fronte imprenditoriale, rappresentato da
Natale Mazzuca di Confindustria, ha
richiamato l’attenzione sui numeri già
ottenuti: oltre 800 progetti approvati con
l’Autorizzazione Unica, per un volume
complessivo di circa 28 miliardi di
investimenti e più di 35mila nuovi posti di
lavoro. A ciò si aggiunge il dato sul credito
d’imposta, che nel 2024 ha coinvolto quasi
7mila imprese per un totale di 2,6 miliardi di
euro. Tuttavia, Mazzuca ha rimarcato come
non basti l’efficacia dello strumento: serve
una visione stabile e di lungo periodo,
superando la logica dei rifinanziamenti
annuali. La proposta di Confindustria è
chiara: proroga triennale del credito
d’imposta, cumulo con altri incentivi alla
transizione e rafforzamento della copertura
finanziaria anche tramite i fondi di coesione.
Una posizione in linea con quella del mondo
bancario. Ferdinando Natali, regional
manager Sud di UniCredit Italia, ha
sottolineato l’importanza della nascita del
nuovo Dipartimento Sud, che può rafforzare
la cornice istituzionale delle politiche
industriali. Per Natali, la stabilizzazione
delle semplificazioni autorizzative introdotte
dalla ZES Unica e la creazione di un quadro
di agevolazioni chiare e durature
rappresentano fattori essenziali per rendere
più attrattivo il territorio, favorendo la
finanziabilità dei progetti e attirando capitali
internazionali. Il manager di UniCredit ha
ribadito che l’integrazione tra politiche
pubbliche e credito bancario è la chiave per
trasformare l’opportunità in sviluppo
concreto, a patto che sia accompagnata da
infrastrutture adeguate e da politiche
industriali coerenti con i processi di
transizione ecologica e digitale.
Antonio Accetturo, economista della
Banca d’Italia, ha contribuito al dibattito
ricordando come la crescita economica del
Sud sia spesso più fragile di quanto
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
ECONOMIA
14 15
indichino i dati aggregati e che strumenti
come la ZES Unica, se non accompagnati
da politiche mirate, rischiano di avere effetti
temporanei. Monica Riccardi, in
rappresentanza di Novartis Italia, ha
portato la voce di un’impresa multinazionale
attiva anche nel Sud, richiamando
l’importanza di un contesto regolatorio
chiaro e di tempi amministrativi certi per
attrarre investimenti di ricerca e sviluppo.
Giuliano Amato, presidente dell’Istituto
Reichlin, ha inquadrato la ZES come
occasione per ripensare il rapporto tra
politica industriale e politiche territoriali,
mentre Gian Paolo Manzella,
vicepresidente di Svimez, ha evidenziato il
valore di un coordinamento tra istituzioni,
imprese e mondo finanziario.
Il convegno ha così messo in luce le due
anime della ZES Unica. Da un lato,
l’opportunità concreta: semplificazione
amministrativa, attrazione di investimenti,
crediti d’imposta e creazione di nuovi posti
di lavoro. Dall’altro, le criticità ancora
aperte: la necessità di stabilità normativa,
l’esigenza di una visione strategica
selettiva, la sfida delle infrastrutture e la
capacità di integrare il nuovo strumento con
le altre politiche di sviluppo. In particolare
per la Campania, che già oggi è la regione
con la maggiore concentrazione di progetti
autorizzati, la ZES Unica può rappresentare
un punto di svolta nella capacità di attrarre
capitali e rafforzare il tessuto produttivo. Ma
il rischio, senza una governance stabile e
una chiara selezione di priorità industriali, è
di disperdere l’occasione storica di
riposizionare il Mezzogiorno nel sistema
economico europeo.
La sfida della ZES Unica, in definitiva, è
quella di trasformarsi da misura
amministrativa in politica industriale
strutturale. È in questo passaggio che si
giocherà il futuro del Sud e della sua
capacità di competere, non solo sul piano
nazionale ma anche nello scenario globale.
(foto di Maurizio Riccardi / courtesy
SVIMEZ)
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
ECONOMIA
A MIRI SpA il riconoscimento
16 17
BPER BANCA Valore Impresa
L’azienda guidata da Giovanni Paone rappresenta un modello di crescita
sostenibile
Durante la tappa campana de L’Economia
d’Italia, il format nazionale promosso da Il
Corriere della Sera e BPER BANCA, il
gruppo MIRI SpA ha ricevuto il prestigioso
premio BPER BANCA Valore Impresa,
riconoscimento che celebra le aziende
italiane capaci di coniugare radici solide,
capacità imprenditoriale e sguardo rivolto al
futuro.
Guidata da oltre vent’anni dal Presidente e
Amministratore Delegato Giovanni Paone,
MIRI SpA rappresenta una realtà
imprenditoriale che da quasi sessant’anni
opera come punto di riferimento nel settore
delle soluzioni energetiche, investendo
costantemente in innovazione e
sostenibilità. L’azienda si distingue per
l’impegno verso l’ambiente e la transizione
green, sviluppando progetti e tecnologie
orientate all’efficienza energetica e alla
riduzione delle emissioni, in linea con le più
avanzate direttive europee e con le
necessità delle comunità locali.
Nel commentare il riconoscimento, Giovanni
Paone ha dichiarato: «Questo premio non è
soltanto un traguardo personale, ma
soprattutto un riconoscimento al lavoro di
un’intera squadra: il CdA, i dirigenti e tutto il
personale del nostro gruppo. La vera forza
di MIRI è la capacità di mantenere salde le
radici, guardando però con determinazione
al futuro».
La serata, che ha visto la partecipazione del
Sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e del
Presidente degli Industriali di Napoli
Costanzo Jannotti Pecci, si è configurata
come un importante momento di confronto
e riflessione sul tessuto economico e
produttivo del territorio. La presenza delle
istituzioni, dei vertici del terzo gruppo
bancario nazionale e della stampa
specializzata ha sottolineato l’importanza di
riconoscere e valorizzare modelli
imprenditoriali che sappiano fare sistema,
generare valore e creare occupazione
qualificata.
Nel ringraziare BPER BANCA per il
riconoscimento, Paone ha aggiunto: «Un
grazie particolare va alla Direzione
Territoriale, nelle persone del direttore
dottor Giuseppe Marco Litta e dei suoi
funzionari, che hanno individuato in MIRI un
modello di impresa e che ogni giorno
accompagnano con professionalità il
percorso di crescita delle aziende del nostro
gruppo».
Attraverso una strategia che unisce
passione, innovazione e responsabilità
sociale, MIRI SpA conferma la propria
missione: essere un motore di sviluppo
sostenibile, un modello di impresa capace
di affrontare le sfide della modernità senza
dimenticare le proprie radici, con la
convinzione che la crescita economica non
possa prescindere dal rispetto dell’ambiente
e dalla valorizzazione del capitale umano.
DIR.
Kimbo accelera nel mondo: 5 milioni
da Mediocredito Centrale e BdM
Il finanziamento sostiene la crescita internazionale e consolida la
leadership globale del brand napoletano del caffè
Un importante segnale di fiducia verso il
Made in Italy arriva da Mediocredito
Centrale e BdM Banca, che hanno
concesso un finanziamento di 5 milioni di
euro a Kimbo, storica azienda napoletana
del caffè, per sostenere il nuovo piano
industriale e di internazionalizzazione 2025-
2029. L’operazione rientra nel plafond di 50
milioni stanziato dal Gruppo MCC per
supportare le imprese del comparto della
torrefazione, oggi chiamate a fronteggiare
l’aumento dei costi delle materie prime e le
sfide globali della filiera.
Fondata nel 1963 a Napoli dai fratelli Elio,
Francesco e Gerardo Rubino, Kimbo
rappresenta una delle realtà più solide del
panorama agroalimentare italiano. Da oltre
sessant’anni, l’azienda ha saputo coniugare
tradizione e innovazione, diventando
ambasciatrice del caffè napoletano in oltre
cento Paesi nel mondo. Oggi il 76% del
fatturato deriva dal mercato retail italiano,
ma la crescita internazionale — già
aumentata del 17% nel 2024 — è il cuore
pulsante del nuovo piano industriale.
“La nostra missione è far conoscere
ovunque nel mondo il caffè di Napoli, non
solo come prodotto d’eccellenza, ma come
esperienza culturale e sociale capace di
unire le persone” ha dichiarato Luca Piccini,
Direttore della Business Unit Internazionale
di Kimbo. “L’internazionalizzazione
rappresenta un pilastro essenziale della
nostra strategia di crescita.”
Nel nuovo piano 2025-2029, l’azienda
prevede investimenti significativi per
potenziare la capacità produttiva e per
rafforzare la presenza commerciale nei
mercati chiave — dall’Est Europa alla
Francia, fino al Regno Unito e agli Stati
Uniti — come confermato da Massimo Iasi,
Group CFO di Kimbo: “Stiamo costruendo
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
ECONOMIA
una rete globale solida e dinamica,
Determinazione, solidità e visione
con la decima edizione del workshop panorama fieristico del Centro-Sud, ci
sostenuta da una visione manageriale che manageriale restano le chiavi del successo
dedicato al trade turistico, in programma apprestiamo a vivere nuove tappe di
18 punta su innovazione, sostenibilità e di Kimbo. Come afferma Mario Rubino,
giovedì 27 novembre 2025 all’hotel Royal sviluppo, rafforzando il legame tra Napoli e i 19
qualità.”
Chairman di Kimbo SpA: “Il mercato del
Continental di Napoli. L’iniziativa,
grandi mercati internazionali. La cornice
caffè vive un momento complesso, ma noi
organizzata in collaborazione con Gesac, resta la Mostra d’Oltremare, che auspico
A testimoniare l’efficacia di questa visione è
abbiamo scelto di non scendere a
società di gestione degli aeroporti di Napoli venga riconosciuta e valorizzata come un
anche la presenza del marchio nella serie
compromessi. Difendiamo con convinzione
e Salerno-Costa d’Amalfi, riunirà compagnie vero polo fieristico all’altezza di una capitale
Hotel Costiera su Amazon Prime, che ha
la nostra qualità, costruita con impegno
aeree, tour operator e agenzie di viaggio economica come Napoli. Bisogna
contribuito a consolidare ulteriormente
lungo tutta la nostra storia. È questo il
per rafforzare le sinergie tra sistema abbandonare l’idea di considerarla un parco
l’immagine di Kimbo come ambasciatore
valore che ci rende unici e che
aeroportuale e filiera turistica del territorio. pubblico e realizzare interventi strutturali
dell’autenticità napoletana nel mondo.
continueremo a proteggere nel nostro
che la rendano competitiva e moderna”.
cammino di crescita globale”.
Per Piero Ferettini, Responsabile
Commerciale di Mediocredito Centrale,
“supportare realtà come Kimbo significa
sostenere l’Italia che cresce, quella capace
di trasformare la tradizione in valore globale
e di competere sui mercati internazionali
con serietà, etica e innovazione.”
Sulla stessa linea Giovanni Castello,
Responsabile Commerciale di BdM Banca:
“Essere partner di un’eccellenza come
Kimbo è motivo di orgoglio. Accompagnare
la crescita delle imprese del territorio
significa generare sviluppo sostenibile e
futuro per le comunità.”
Grazie al sostegno di Mediocredito Centrale
e BdM Banca, Kimbo guarda con fiducia ai
prossimi anni, rafforzando la propria
vocazione internazionale e confermandosi
come una delle eccellenze più riconosciute
del Made in Italy. Una storia di radici forti e
sguardo lungo, che continua a portare nel
mondo l’inconfondibile aroma del caffè di
Napoli.
MCC
KIMBO
Progecta, l’eccellenza fieristica di Napoli
guarda alla BMT 2026
Autunno di grandi eventi alla Mostra d’Oltremare con Pharmexpo,
Gustus e Arkeda. De Negri: Napoli merita un polo fieristico all’altezza
DIR.
Accanto alle fiere storiche, si aggiunge nel
2025 una nuova manifestazione: Cosmo
Dental, dedicata al mondo dell’odontoiatria
e della tecnologia medicale, ulteriore
testimonianza della capacità di Progecta di
ampliare i propri orizzonti settoriali
mantenendo alti standard organizzativi e
qualitativi.
Lo sguardo è già rivolto, però, alla 29ª
L’esperienza di Progecta rappresenta oggi
un modello di imprenditorialità fieristica che
unisce competenze tecniche, sensibilità
territoriale e capacità di creare network tra
istituzioni, professionisti e imprese. La forza
del gruppo risiede nella capacità di
intercettare i mutamenti dei mercati e di
tradurli in occasioni di incontro reale, in un
L’autunno napoletano si conferma stagione
di grandi eventi grazie alla consolidata
esperienza della Progecta, realtà leader nel
panorama fieristico del Centro-Sud Italia.
Da oltre venticinque anni, la società guidata
da Angioletto De Negri promuove e
organizza manifestazioni professionali che
uniscono business, innovazione e
valorizzazione territoriale, rendendo la
Mostra d’Oltremare di Napoli un punto di
riferimento nazionale e internazionale per
diversi comparti produttivi.
Il calendario delle fiere autunnali 2025 si
apre con un’offerta densa e articolata,
segno di una progettualità solida e di un
know-how maturato nel tempo. Dal 24 al 26
ottobre si svolgerà la 17ª edizione di
Pharmexpo, il principale hub del Centro-
Sud Italia dedicato a farmacisti, medici e
operatori sanitari, occasione di confronto e
aggiornamento scientifico tra istituzioni,
aziende e professionisti della salute.
A novembre sarà la volta dell’11ª edizione di
Gustus, in programma dal 16 al 18
novembre, il salone professionale di
riferimento per il settore Food & Technology,
che rappresenta una vetrina privilegiata per
il made in Italy agroalimentare e per le
innovazioni tecnologiche del comparto. A
chiudere il mese, dal 28 al 30 novembre, la
12ª edizione di Arkeda, la grande mostraconvegno
dedicata ad architettura, design,
edilizia e arredo, un luogo di dialogo tra
cultura del progetto, sostenibilità e nuove
tendenze del living contemporaneo.
Il mese di novembre segnerà anche un
momento di incontro tra turismo e trasporti
edizione della Borsa Mediterranea del
Turismo (BMT), che si terrà dal 12 al 14
marzo 2026 sempre alla Mostra
d’Oltremare. La BMT, punto di riferimento
per il turismo B2B del bacino mediterraneo,
anticipa un’edizione di grande rilievo,
preludio alla trentesima del 2027 che
coinciderà con l’attesissima America’s Cup.
“Quella delle fiere organizzate da Progecta
è una storia di traguardi importanti, di
crescita costante e di visione – spiega
Angioletto De Negri –. Da leader del
Sud che ambisce a essere laboratorio di
innovazione e internazionalizzazione.
Con un know-how costruito su decenni di
attività e un portafoglio di manifestazioni
consolidate, Progecta conferma ancora una
volta il suo ruolo di motore dell’economia
fieristica e turistica napoletana, proiettando
la città verso un futuro di crescita condivisa
e riconoscimento internazionale.
PROGECTA
DIR.
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
ECONOMIA
Dielle: l’onda campana che guida
l’innovazione nei mari del futuro
20 21
Dal Castello di Baia un evento che unisce tecnologia, sostenibilità e
visione globale
Dielle Srl, azienda campana con oltre
quarant’anni di esperienza, è oggi
riconosciuta come una delle eccellenze
italiane nel settore dell’automazione
industriale e navale. Nata come system
integrator capace di sviluppare soluzioni su
misura per ogni esigenza produttiva, Dielle
si distingue per la capacità di gestire l’intero
ciclo dei progetti, dall’analisi tecnica alla
realizzazione, fino al supporto post-vendita.
Un modello operativo che le consente di
offrire servizi integrati, efficienti e innovativi
a clienti in più di cento Paesi nel mondo.
La struttura aziendale si articola in tre
business unit specializzate - PLC-Industry,
PLC-Marine e PLC-City - alle quali si
affianca PLC-Academy, il polo formativo
interno. Grazie a un team multilingue e a
un’innovativa piattaforma gestionale, Dielle
garantisce tempistiche rapide di evasione
ordini, riducendo i fermi macchina e
ottimizzando la produttività dei clienti. È una
realtà che coniuga radici territoriali e visione
globale, valorizzando il capitale umano e
ponendo la sostenibilità al centro della
propria strategia industriale.
In questo quadro si è svolto, il 3 ottobre al
Castello di Baia, il grande evento “Onde di
innovazione”, promosso dalla divisione
PLC-Marine, dedicata al mondo navale,
offshore, yachting e militare. Nella cornice
suggestiva del museo dei Campi Flegrei, la
giornata ha rappresentato un’occasione
unica di networking e confronto tecnico tra
armatori, operatori, istituzioni e aziende
leader del settore, sui temi dell’efficienza
energetica e della digitalizzazione.
Patrocinato da Regione Campania,
Confitarma, Federazione del Mare, Unione
Industriali di Napoli, Propeller Club, l’evento
ha ospitato protagonisti di primo piano
come Luca Sisto (Direttore Generale di
Confitarma), Dario Verzaro (Direttore
Commerciale di Dielle), Claudio Zaffardi
(Technical Manager di Danfoss), Marco
Vascon (Sales Application Manager di
Finder), Alberto Poli (Automation Manager
di Wago), Gianluca Stanic (Technical Sales
Director di Electro Adda), Salvatore Moria
(Direttore Generale di Riello Power
Solutions) e Antonio Scamardella
(Professore dell’Università di Napoli
“Parthenope”).
Attraverso presentazioni, case studies e
confronti diretti, sono state illustrate
soluzioni innovative per il risparmio
energetico e l’automazione navale,
evidenziando come la sinergia tra
produttori, armatori e system integrator
come Dielle possa accelerare la transizione
ecologica del comparto marittimo.
Nel suo intervento, Maria De Lillo, Co-CEO
di Dielle, ha sottolineato: “Con ‘Onde di
innovazione’ abbiamo voluto creare un
punto d’incontro tra tecnologia, sostenibilità
e creatività nel settore navale. È
fondamentale unire compagnie di
navigazione, istituzioni, associazioni e
produttori per condividere soluzioni
concrete in ambito di efficienza energetica e
digitalizzazione.”
A conclusione della giornata, Andrea De
Lillo, Co-CEO di Dielle Srl, ha aggiunto:
“Questo è solo l’inizio di un percorso che
vogliamo rendere stabile. ‘Onde di
Innovazione’ diventerà un appuntamento di
riferimento per tutti gli stakeholder del
comparto marittimo. Il sostegno della
Regione Campania e delle principali
associazioni di categoria conferma il valore
strategico dell’iniziativa per lo sviluppo del
settore e del territorio.”
Tra momenti di approfondimento tecnico
networking ed esperienze immersive, come
tour guidati al Castello e Baia Virtual
Experience, Experience, l’evento ha
dimostrato come l’innovazione possa
nascere dal dialogo e dalla condivisione.
“Onde di innovazione” si è così affermato
come un format destinato a crescere,
capace di unire impresa, ricerca e cultura.
Con Dielle e la sua divisione PLC-Marine,
l’Italia si conferma protagonista nel guidare
le onde del cambiamento tecnologico che
muovono i mari del futuro.
DIR.
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
ECONOMIA
Giovani Imprenditori Caserta, una nuova alleanza
generazionale
22 23
Gianpaolo Bo: Fare impresa significa dare dignità ai territori, creare
valore e opportunità
Al Belvedere di San Leucio, simbolo storico
del lavoro e della manifattura illuminata
borbonica, il Gruppo Giovani Imprenditori di
Confindustria Caserta ha trasformato un
incontro in un manifesto di intenti. L’evento
Sguardi incrociati sull’impresa, promosso
dal gruppo guidato da Gianpaolo Bo con la
partecipazione dei Giovani Imprenditori di
Confindustria Campania, ha posto al centro
il tema delle sinergie intergenerazionali
come chiave per lo sviluppo produttivo e
occupazionale di Terra di Lavoro.
L’iniziativa ha riunito voci di generazioni
diverse, con l’obiettivo di intrecciare
esperienze, competenze e visioni per
costruire un modello di crescita sostenibile,
in grado di coniugare innovazione e
radicamento territoriale. A fianco di Bo,
hanno preso la parola Luigi Della Gatta,
presidente di Confindustria Caserta, e
Francesco Basile, presidente dei Giovani
Imprenditori di Confindustria Campania, in
un dialogo che ha restituito il senso di una
comunità imprenditoriale unita da una
medesima missione: rigenerare l’economia
locale partendo dal capitale umano.
Le testimonianze di tre Cavalieri del Lavoro
- Annamaria Alois, Nicola Giorgio Pino e
Carlo Pontecorvo - hanno rappresentato il
ponte ideale tra la tradizione imprenditoriale
casertana e le nuove energie del territorio.
Per il Gruppo Giovani sono intervenuti
Ludovica Negri, marketing manager di
Motocicli Italiani Srl, e Antonio Zaccariello,
fondatore di Insurance Campania Felix Srl,
mentre il professor Diego Matricano,
docente di Imprenditorialità e Innovazione
all’Università Luigi Vanvitelli, ha concluso il
dibattito offrendo una prospettiva
accademica sull’evoluzione dell’impresa
contemporanea.
«Abbiamo discusso - ha dichiarato
Gianpaolo Bo - di temi strategici quali la
formazione, le nuove sfide che attendono le
imprese in un mondo in continua evoluzione
e il passaggio generazionale. Per
noi è stata una vera e propria
masterclass di imprenditoria. Sono
certo che questo incontro abbia
rappresentato una grande fonte di
ispirazione per tutti i giovani
imprenditori della Campania».
Bo ha poi sottolineato il valore etico
e sociale dell’impresa come
strumento di crescita collettiva:
«Fare impresa significa dare dignità
ai territori, creare valore e
opportunità, ma anche portare
avanti con determinazione quella
passione che accomuna tutte le generazioni
di imprenditori - ha aggiunto -. Oggi servono
visione, senso di responsabilità sociale e la
capacità di coniugare innovazione e
radicamento nel territorio».
L’evento, denso di contenuti e
testimonianze, ha mostrato come il dialogo
tra generazioni possa diventare il motore di
un nuovo protagonismo economico per
Terra di Lavoro. In una fase storica segnata
da transizioni tecnologiche e sfide globali, i
Giovani Imprenditori di Confindustria
Caserta si propongono come catalizzatori di
reti, progetti e competenze, consapevoli che
la crescita non può prescindere dalla
collaborazione e dalla formazione continua.
«Con Sguardi incrociati sull’impresa - ha
concluso Bo - abbiamo voluto costruire un
momento di dialogo reale tra chi ha
contribuito a creare il tessuto economico del
territorio e chi oggi ne rappresenta il futuro.
Solo unendo esperienze e nuove energie
possiamo delineare un modello d’impresa
capace di innovare, crescere e restare
profondamente radicato nella nostra terra».
Nel solco di questo spirito, il Gruppo
Giovani Imprenditori di Caserta conferma la
propria missione: essere ponte tra
l’esperienza e il futuro, tra la responsabilità
e la visione, tra l’impresa che produce e
quella che educa. Una generazione che non
chiede soltanto spazio, ma che costruisce –
con competenza, passione e fiducia – il
futuro produttivo di Terra di Lavoro.
DIR.
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
AMBIENTE
Il mare ribagna Napoli, e la spiaggia è pulita
Boccaperti e Pietrarsa. Fino al 31 ottobre la per gli interventi straordinari.
pulizia è quotidiana, mentre dal 1°
24
Nuovo servizio permanente per la tutela degli arenili cittadini e
novembre al 30 aprile avrà una frequenza di Il valore aggiunto non è solo operativo. 25
nnovazione digitale per la gestione dei rifiuti urbani
di Fabrizio Matarazzo
Con l’estate, il mare ribagna Napoli e
restituisce alla città la sua immagine più
autentica. Questa volta, però, lo fa con una
promessa di continuità: quella di spiagge
curate, accessibili e pulite tutto l’anno. È
l’obiettivo di Asia Sea, il nuovo servizio
avviato da ASIA Napoli per la manutenzione
sistematica del litorale cittadino, presentato
un’impostazione che segna una svolta
rispetto al passato: spostare la logica della
pulizia degli arenili dall’emergenza alla
stabilità, puntando su programmazione
stagionale, tecnologie a basso impatto e
presidio costante. La flotta comprende
veicoli elettrici a pianale e un’auto di
controllo, ridotti nei mesi invernali in
proporzione al calo della domanda. Le
squadre arrivano a contare otto operatori
tre giorni a settimana, con presidi rafforzati
nei punti di maggiore afflusso come la
Rotonda Diaz e il Lungomare. Non si tratta
di un dettaglio amministrativo, ma della
L’uso di mezzi elettrici riduce l’impatto
ambientale, il supporto alle barche
spazzamare – previsto due volte a
settimana nel mese di ottobre – chiude il
ufficialmente il 15 luglio sulla Mappatella
Beach, alla Rotonda Diaz, in un luogo
simbolico del rapporto tra Napoli e il suo
mare. Erano presenti il sindaco Gaetano
Manfredi, gli assessori Vincenzo Santagada
e Edoardo Cosenza, l’amministratore unico
Domenico Ruggiero e il direttore agli Affari
Generali Carlo Lupoli, che ha seguito
l’iniziativa dall’ideazione alla fase operativa
Le attività sono partite il 21 luglio, con
ecologici e un caposquadra nei mesi estivi,
dimezzati nel resto dell’anno senza
rinunciare a una presenza regolare.
Il corridoio di manutenzione tocca quindici
tratti di costa comunale: da Bagnoli a San
Giovanni a Teduccio passando per Gaiola,
Marechiaro, Riva Fiorita, Spiaggia delle
Monache, Palazzo Donn’Anna, Largo
Sermoneta, Rotonda Diaz, Canalone,
piazza Vittoria, via Nazario Sauro,
condizione che consente di estendere la
cura lungo l’intera costa mantenendo
standard elevati nei luoghi più vissuti.
Il Comune ha ottenuto il trasferimento
temporaneo degli arenili e ne ha affidato la
gestione ad ASIA, creando un
coordinamento operativo che unisce
amministrazione e azienda. Per il sindaco
Manfredi la pulizia dei litorali rappresenta
una “visione integrata dei servizi urbani”;
per l’assessore Santagada è un “intervento
a 360 gradi” che unisce organizzazione e
sensibilizzazione; per l’assessore Cosenza
costituisce un’“innovazione importante” resa
possibile da attrezzature dedicate e da una
divisione specifica, Asia Sea. Lupoli ha
spiegato come l’architettura del servizio si
fondi su tre direttrici: programmazione,
elettrificazione dei mezzi e procedure snelle
cerchio tra terra e acqua, e la
calendarizzazione differenziata trasforma
l’estate in una palestra di buone pratiche
che poi si consolidano durante l’anno.
L’effetto atteso è duplice: migliorare la
fruibilità quotidiana degli arenili e rafforzare
l’immagine di una Napoli che cura i propri
spazi pubblici non soltanto in occasione di
eventi straordinari.
Centrale è anche la funzione culturale.
Mantenere pulite le spiagge significa offrire
un servizio materiale ma anche trasmettere
un messaggio civico. La scelta di partire
dalla Rotonda Diaz non è casuale: è il luogo
in cui la città si specchia nel proprio
lungomare e misura la credibilità del suo
patto con i cittadini. “Dopo venticinque anni
di storia, Asia guarda anche al mare” ha
sintetizzato Domenico Ruggiero,
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
AMBIENTE
restituendo il senso politico di
sottolinea Ruggiero – rendiamo più
un’operazione che porta la cultura del efficiente il nostro lavoro e più vivibile la
26 decoro urbano dagli spazi cittadini agli città. La rapidità di intervento nei momenti di
27
arenili.
maggiore pressione è fondamentale per
garantire un ambiente urbano accogliente e
ordinato”.
Raggiungi migliaia di utenti con la nostra pubblicità mirata
Se gli standard annunciati saranno
rispettati, Asia Sea potrà diventare un
laboratorio di politiche urbane replicabile
anche in altri ambiti, dai parchi alle aree
periurbane, fino alle zone di interfaccia tra
spazi naturali e città. In gioco non c’è
soltanto la pulizia delle spiagge, ma la
credibilità di un modello di gestione urbana
che prova a coniugare efficienza,
sostenibilità e qualità dello spazio pubblico
A questo progetto si affianca un’altra novità:
l’App Cumuli, pensata per la gestione dei
rifiuti durante grandi eventi come concerti e
partite. La piattaforma consente di
segnalare in tempo reale cumuli e
abbandoni grazie alla geolocalizzazione e
all’integrazione con la centrale operativa,
permettendo ad ASIA di inviare rapidamente
squadre e mezzi. “Con l’App Cumuli –
Accanto all’innovazione tecnologica, ASIA
sta portando avanti anche il ringiovanimento
del personale: nuovi addetti con
competenze digitali affiancano l’esperienza
degli operatori storici, creando una sinergia
che rafforza la capacità di risposta
complessiva. Con questa doppia azione,
fatta di tecnologia e capitale umano,
l’azienda conferma l’impegno a favore di
una città moderna e sostenibile, capace di
affrontare con strumenti adeguati le sfide
della gestione dei rifiuti sia nei grandi eventi
sia nella vita quotidiana.
Così, tra il presidio del mare e la
digitalizzazione della terraferma, Napoli
costruisce una nuova idea di decoro
urbano. Il mare ribagna la città e, questa
volta, la spiaggia è davvero pulita.
Promuovi la tua attività con noi!
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Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
INSIDE CAMPANIA
La rinascita della Santissima
28 29
Dall’ex Ospedale Militare a hub creativo: un nuovo cuore pulsante per
Napoli
di Walter Ferrigno
C’è un varco nel centro di Napoli che riporta
indietro nel tempo. Si varcano i cancelli
dell’ex Ospedale Militare e il rumore dei
Quartieri Spagnoli resta fuori, attenuato
dalle mura imponenti di un complesso che
porta con sé cinque secoli di storia. Qui, nel
1536, sorgeva un convento, silenzioso e
austero, poi divenuto presidio militare
nell’Ottocento. Per decenni questo luogo è
rimasto sospeso, memoria muta di un
passato stratificato, chiuso agli sguardi della
città. Oggi si riapre con un volto nuovo e
una missione che guarda al futuro: La
Santissima Community Hub.
Lo spazio, che si estende su oltre 7.500
metri quadrati, emerge come un laboratorio
di creatività e condivisione, risultato di un
progetto di rigenerazione urbana promosso
da Urban Value, società del gruppo
Ninetynine, insieme al Consorzio Coop4Art,
con il sostegno dell’Agenzia del Demanio e
del Comune di Napoli. Non si tratta di una
semplice restituzione di mura alla
design si incontrano per dare forma a un
motore culturale ed economico capace di
ridisegnare il destino di un’intera area.
Negli ultimi mesi lo sforzo è stato intenso e
silenzioso. Stanze spoglie si sono
trasformate in uffici condivisi, corridoi
polverosi hanno ritrovato luce, e oggi,
all’ultimo piano, prende forma The
Community, mille metri quadrati dedicati al
lavoro temporaneo e al coworking, pronti ad
accogliere oltre venticinque realtà attive
nella produzione culturale e artistica
napoletana. È il primo segnale di vita di un
organismo che promette di crescere,
ospitando progetti, eventi e pratiche
creative che parlano direttamente alla città.
Il battesimo internazionale arriva già in
ottobre, quando La Santissima ospiterà
EDIT Napoli, il festival dedicato al design
d’autore e indipendente, che dal 2019
sostiene le nuove generazioni di designer e
artigiani. Dal 10 al 12 ottobre (con una
preview il 9) oltre duemila metri quadrati si
trasformeranno in un palcoscenico globale,
capace di mettere Napoli al centro del
Alessandra Attena, responsabile del
progetto – che per noi rappresenta un
riconoscimento importante come polo
culturale e comunitario. Questo luogo,
rimasto a lungo in silenzio, torna a essere
voce e corpo della città”.
Passeggiare tra i chiostri e i corridoi della
Santissima oggi significa leggere un
palinsesto di memorie e visioni. Le pietre
raccontano di monache, soldati, medici e
degenti, ma la loro eco dialoga ora con
tavoli da lavoro, installazioni, luci
contemporanee. È il segno che la
rigenerazione urbana non è un concetto
Nel cuore dei Quartieri Spagnoli, dove le
strade brulicano di vita e contraddizioni, la
riapertura della Santissima assume un
valore simbolico. È un presidio culturale che
può diventare nucleo propulsivo per lo
sviluppo socio-economico di tutta l’area,
offrendo opportunità di lavoro, occasioni di
formazione e spazi di incontro. Arte, design
e artigianato non sono qui ornamenti, ma
strumenti di cambiamento, linguaggi
attraverso cui Napoli si racconta e si
reinventa.
Così, l’antico convento divenuto ospedale,
ora hub creativo, non è più soltanto un
cittadinanza, ma della costruzione di un
ecosistema vivo, dove l’arte, l’artigianato e il
dialogo internazionale sul design
contemporaneo. “Siamo felici e onorati
dell’imminente arrivo di EDIT – racconta
astratto, ma un atto concreto di cucitura:
cucire passato e presente, storia e futuro,
memoria e innovazione.
edificio restituito alla città. È un organismo
che torna a respirare, una comunità che
prende forma tra le sue mura e che guarda
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
INSIDE CAMPANIA
al futuro con fiducia. La Santissima diventa si inserisce in questa vocazione profonda,
simbolo di una possibile rinascita urbana: antica e sempre attuale, e diventa il segno
30 non un monumento al passato, ma
tangibile di come un luogo dimenticato
un’officina di presente e di futuro.
possa tornare a essere centro propulsivo di
31
vita, bellezza e comunità. In questo dialogo
E forse non poteva che accadere a Napoli,
continuo tra rovine e germogli, Napoli
città che conosce da sempre l’arte di morire
ritrova sé stessa.
e rinascere, di custodire memorie e
trasformarle in nuove visioni. La Santissima
(foto fornite dall’Ufficio stampa)
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
LEGALITÀ
Le nuove frontiere della criminalità
e il ruolo del giornalista
32 33
A Villa Fernandes il confronto promosso da ODG Campania e Libera
Portici
Presso il bene confiscato alla camorra,
dependance di Villa Fernandes, sede di
Libera Portici e del Collegamento Campano
contro le Camorre, si è svolto il corso
Criminalità e nuove infiltrazioni, valido per la
formazione obbligatoria per i giornalisti,
organizzato dalla Commissione Cultura
ODG Campania.
Alla tavola rotonda, moderata da Simona
Buonaura, hanno preso parte Ottavio
Lucarelli, presidente dell’ODG Campania,
Leandro Limoccia (Università degli Studi di
Napoli Federico II, presidente del
Collegamento contro le Camorre e di Libera
Portici), Marcello Ravveduto (professore di
Storia Contemporanea, Università degli
Studi di Salerno) e Francesco Bellofatto,
presidente della Commissione Cultura ODG
Campania.
Al centro della disamina, le nuove frontiere
della criminalità organizzata, che vive una
camaleontica evoluzione: non solo più
droga o faide per strada, ma una realtà
consolidata e mimetizzata nella società
civile, capace di dimostrare più volte il
fattore dell’adattabilità. Una criminalità
d’impresa, dunque, che punta a flussi
finanziari e appalti pubblici.
Nuovi anche gli strumenti utilizzati: in
particolare, l’attenzione si sposta sul
territorio digitale, attraverso social network e
piattaforme similari che possano divulgare e
“vetrinizzare”. Il termine che più lo descrive
è Mafiosfera, che funge da ponte tra il
mondo virtuale e quello reale.
Si è affrontato anche il tema della
semantica della mafia e della Mediummafia,
ovvero un sistema autoreferenziale
mitopoietico che, purtroppo, in questa rete
“Wilde” trova terreno fertile.
E il ruolo del giornalista? È quello di
informarsi, restare al passo con i tempi,
individuare e raccontare questi fenomeni,
per far sì che non diventino una normalità o
una nuova verità. In questo caso, la cultura
e l’identità possono, e devono, essere validi
alleati.
S.B.
commerciale@sudenord.it
www.sudenord.it
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
INNOVAZIONE
MERCURIO, la tecnologia spaziale
che protegge le ferrovie
34 35
DAC e EAV presentano una piattaforma intelligente per il monitoraggio e
la sicurezza delle infrastrutture ferroviarie
Grande successo a EXPO Ferroviaria 2025,
presso Fiera Milano Rho, per la
presentazione del progetto MERCURIO, un
sistema di monitoraggio intelligente e
multipiattaforma nato per garantire la
sicurezza delle infrastrutture ferroviarie.
L’iniziativa, promossa dal Distretto
Aerospaziale della Campania (DAC) in
collaborazione con EAV - Ente Autonomo
Volturno, l’Università degli Studi di Napoli
Federico II, Mapsat Srl e Medinok SpA,
rientra nella call del Ministero delle Imprese
e del Made in Italy – Accordi per
l’Innovazione, confermando l’Italia come
laboratorio avanzato di integrazione tra
competenze aerospaziali e infrastrutture
civili.
All’incontro di presentazione hanno preso
parte Luigi Carrino, Presidente del DAC,
Umberto De Gregorio, Presidente di EAV,
Paolo Bellomia, Senior Manager del DAC, e
Pasquale Rovito, Responsabile Innovation
& Research di EAV.
MERCURIO rappresenta una delle più
avanzate applicazioni del know-how
aerospaziale a un settore cruciale per la
mobilità e la sicurezza collettiva. Il sistema
combina dati satellitari, sensori a terra e
rilievi da droni, elaborati attraverso
intelligenza artificiale e tecniche di data
fusion, per leggere in tempo reale lo stato
delle infrastrutture e individuare
precocemente eventuali criticità. Dalla
stabilità dei terreni alla tenuta di gallerie e
opere civili, il monitoraggio costante
consente interventi tempestivi di
manutenzione e prevenzione, riducendo
rischi e costi e garantendo continuità di
servizio. In un contesto in cui i fenomeni
ambientali e idrogeologici minacciano
sempre più la sicurezza e l’efficienza delle
reti di trasporto, MERCURIO si impone
come una svolta strategica per la resilienza
del sistema ferroviario.
Il progetto dimostra la straordinaria capacità
del comparto aerospaziale campano di
trasferire tecnologie sviluppate per lo spazio
al servizio della terra, in una logica di
innovazione trasversale e sostenibile. “Con
MERCURIO abbiamo dimostrato come il
know-how sviluppato per il controllo dei
sistemi spaziali possa tradursi in strumenti
concreti di sicurezza per il territorio – ha
dichiarato Luigi Carrino, Presidente del
DAC –. Il progetto rappresenta la sintesi di
un lavoro di squadra che mette insieme
competenze accademiche, industriali e
istituzionali, con un obiettivo comune:
proteggere le infrastrutture ferroviarie e,
soprattutto, i cittadini che ogni giorno le
utilizzano. È un modello di innovazione che
parte dall’aerospazio e arriva fino alla vita
quotidiana, rafforzando il legame tra due
comparti strategici per lo sviluppo del
Paese”.
La collaborazione tra DAC, EAV, Università
Federico II, Mapsat e Medinok sottolinea
l’efficacia del dialogo tra ricerca e industria
nella costruzione di soluzioni ad alto valore
tecnologico e impatto sociale. MERCURIO
non è solo un sistema di sorveglianza
intelligente: è un laboratorio di innovazione
aperta, in cui le tecnologie nate per la
sicurezza dei sistemi spaziali diventano
risorsa per la tutela delle persone, delle
infrastrutture e del territorio. Con la
presentazione a EXPO Ferroviaria 2025, il
progetto segna un passaggio chiave nella
contaminazione positiva tra spazio e
mobilità terrestre, aprendo la strada a
nuove applicazioni del sapere aerospaziale
in ambiti cruciali per la sostenibilità e la
sicurezza nazionale.
DAC - Distretto Aerospaziale della
Campania
EAV – Ente Autonomo Volturno
DIR.
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INNOVAZIONE
Premio In The Green Future 2025
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Ricerca, impresa e sostenibilità: come trasformare le idee in valore e
37
promuovere l’innovazione
Il Premio In The Green Future si conferma
tra le iniziative più significative del
panorama nazionale per la transizione
ecologica e l’innovazione d’impresa,
unendo ricerca, industria e istituzioni in un
ecosistema capace di generare sviluppo
sostenibile. Dopo il successo della prima
edizione, che ha raccolto oltre quaranta
candidature da tutto il Paese, il Premio
rilancia la propria missione, offrendo nuove
opportunità per startup, spin-off universitari
e PMI innovative.
Partecipare al Premio significa entrare in un
network virtuoso di investitori, corporate
partner e attori istituzionali, con percorsi di
talento in riconoscimento e la ricerca in
sviluppo”, aggiunge Dinacci.
Tra i partner strategici del Premio Invitalia
consolida, attraverso questa collaborazione,
il proprio ruolo di motore della nuova
imprenditorialità green in Italia. “L’adesione
al Premio In The Green Future valorizza le
idee più innovative e sostenibili, in linea con
le nostre priorità: transizione ecologica,
digitalizzazione e sviluppo inclusivo”,
afferma Massimo Calzoni di Invitalia.
L’Agenzia mette a disposizione strumenti e
incentivi dedicati — come Smart&Start
Italia, ON - Oltre Nuove Imprese a Tasso
Zero, Economia Circolare e Brevetti+ —
incubazione, mentoring e open innovation.
“Il Premio In The Green Future è nato con
l’obiettivo di aprire la ricerca al mondo,
affinché non resti confinata nei laboratori,
ma si traduca in impatto reale per la società
e l’economia”, sottolinea Raffaello Dinacci,
CEO & Founder dell’iniziativa.
Il valore distintivo del Premio risiede nella
capacità di accompagnare i progetti oltre la
fase competitiva, grazie al Laboratorio delle
Idee e all’Incubatore Virtuale, che
favoriscono connessioni dirette tra atenei,
imprese e investitori. “Abbiamo voluto
mettere in relazione mondi diversi per
validare nuovi modelli di partenariato e
sostenere la crescita territoriale. In The
Green Future è un percorso che trasforma il
insieme a una rete di oltre cento partner tra
università, incubatori e investitori.
Il coinvolgimento dell’Università degli Studi
della Campania “Luigi Vanvitelli” conferma
invece il ruolo dell’Ateneo come promotore
di ricerca applicata e trasferimento
tecnologico. “Il nostro contributo si basa su
tre pilastri: infrastrutture e laboratori
avanzati, competenze scientifiche e
metodologiche, e un forte impegno nel
networking con partner istituzionali e
industriali”, spiega Furio Cascetta,
Prorettore alla Green Energy e alla
Sostenibilità Ambientale. L’Università si
propone come hub di riferimento per un
modello di sviluppo che unisce tutela
ambientale, biodiversità e crescita
economica, integrando la Terza Missione
accademica con le esigenze concrete delle
imprese emergenti.
Partner storico del Premio, la Lega Navale
Italiana rappresenta un ponte tra
innovazione, educazione ambientale e
inclusione sociale. “Siamo impegnati nel
favorire la crescita dei giovani attraverso
l’avvicinamento al mare e alla protezione
ambientale. Il mare è anche uno
straordinario laboratorio di innovazione”,
dichiara l’ammiraglio Donato Marzano,
Presidente della LNI. Tra i progetti più
recenti figurano l’app iNaturalist-
NauticAttiva, sviluppata con l’Università di
Bari per il monitoraggio delle plastiche e
delle specie marine, e la campagna Mare di
Legalità, che riutilizza imbarcazioni
confiscate per finalità scientifiche e sociali.
Con l’edizione 2025, il Premio apre inoltre
un nuovo orizzonte dedicato allo sportech,
intercettando una filiera in espansione che
unisce sport e sostenibilità. “È un ottimo
strumento per creare collegamenti tra il
mondo delle startup e gli operatori delle
diverse discipline sportive”, spiega Agostino
Felsani del CONI Campania. Il settore
affronta oggi sfide cruciali: dall’efficienza
energetica degli impianti alla sostenibilità
delle attrezzature e alla nutrizione degli
atleti, ambiti che offrono ampi spazi per
l’innovazione verde e digitale.
La Commissione di valutazione, presieduta
da Furio Cascetta, riunisce figure di rilievo
come Sergio Nardini (Università Vanvitelli),
Alfonso Nardi (Invitalia), Maurizio Trogu
(Lega Navale), Agostino Felsani (CONI
Campania) e Raffaello Dinacci (In The
Green Future). I progetti vengono valutati in
base a sostenibilità, innovazione, impatto
economico e potenziale di mercato, con un
percorso di mentoring che prosegue anche
dopo la premiazione.
Oltre a essere un trampolino per giovani
talenti, In The Green Future è una
piattaforma di partnership per le imprese
che vogliono investire in ricerca applicata e
responsabilità ambientale. Le aziende
possono aderire come partner industriali,
sponsor o mentor, contribuendo alla
crescita di un ecosistema competitivo e
sostenibile.
Le candidature sono aperte: è possibile
partecipare tramite il QR Code ufficiale,
accedendo al form e alle linee guida di
selezione.
DIR.
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
INNOVAZIONE
Nura e l'eccellenza in corsa
38 39
L'impegno vincente degli studenti della Federico II: i successi
internazionali e la visione di UniNa Corse
di Simona Buonaura
Si chiama Nura e in napoletano antico vuol
dire nuvola. Questo è il nome che UniNa
Corse, scuderia automobilistica
dell’Università Federico II di Napoli, ha dato
all’auto che ha realizzato per le
competizioni che quest’anno si sono svolte
a Varano (PR) nel mese di settembre.
E la scelta del nome non è casuale, ma un
vero e proprio omaggio alle nuvole, anzi a
una in particolare che ha portato loro
fortuna. L’anno scorso, infatti, proprio
quando il sensore dell’auto si stava
surriscaldando, una nuvola ha coperto il
sole. Questo ha permesso al team di
continuare e di arrivare terzo.
La giovane équipe si occupa di progettare,
produrre e assemblare una vettura
prototipale che possa partecipare alle
competizioni internazionali di Formula
Student. Il team è formato da studenti
provenienti da 17 facoltà differenti (per la
maggiore ingegneria); il range di età è 21-
23 anni e gli studenti sono divisi in area
Tecnica, area Elettrica e area Commerciale.
Su 150 studenti che hanno realizzato l’auto
targata 2025, sono stati 54 quelli che hanno
preso parte alla competizione di Varano,
dimostrando sacrificio e grande impegno
per poter ottenere i risultati che si erano
ripromessi.
Il pool è stato coadiuvato dal direttivo
formato da Daniele Magliano (Team
Leader), Giovanni Marciello (Direttore
Tecnico), Francesco Conversano (Direttore
Elettrico), Giulio Sicignano (Direttore
Commerciale), Giovanni Di Martino
(Product & Process Manager), Angelo
Cuccurullo (Performance Engineer) e Diego
Manganaro (Resource & Cost Manager).
UniNa Corse nasce nel 2010; è solo dopo
cinque anni che produce la prima vettura.
Segue un periodo di crescita e studio che
permette, nel 2019, di realizzare auto con la
guida autonoma. Poi arrivano anche
importanti risultati: nel 2022 ottiene il
secondo posto assoluto, classificandosi
come primo team italiano nella categoria
Driverless del campionato mondiale di
Formula SAE. Ma è nel 2023 che raggiunge
il grande successo: conquista infatti la vetta
tra le vetture a guida autonoma (categoria
Driverless) nell’ambito dell'edizione di
Formula SAE Italy. La vittoria è conseguita
nella classe riservata alle monoposto a
guida autonoma, dimostrando la superiorità
del team nell'applicazione delle più recenti
tecnologie in campo automobilistico.
Come detto, è nel 2023 che la squadra si
consacra come uno dei team universitari
italiani di punta nel settore dell'ingegneria e
del motorsport; infatti, nello stesso anno
brilla anche nelle competizioni europee,
ottenendo due importanti risultati: un 2°
posto in Repubblica Ceca (Formula Student
Czech Republic a Most) e un 5° posto in
Germania, nell'ambita e prestigiosa Formula
Student Germany a Hockenheim.
Nel campionato mondiale di Formula
Student 2025, tenutosi all'Autodromo
Riccardo Paletti di Varano de’ Melegari, per
gli eventi statici il team si classifica al
secondo posto nel Cost Event della Classe
1DV (Driverless), la prova in cui i team
vengono valutati sull'efficienza economica
del progetto e sulla documentazione dei
costi di produzione del prototipo a guida
autonoma. Nel Business Presentation
Event, per la Classe 1DV, si posiziona al
secondo posto, e ancora nel Design Event
della Classe 1DV conquista la prima
posizione. Un traguardo storico è raggiunto
anche nella categoria 1EV (veicoli elettrici),
la più competitiva a livello mondiale, dove
UniNa Corse debutta classificandosi al 13°
posto overall. Insomma, un’annata niente
male!
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
INNOVAZIONE
Come dichiarato da Sicignano, l'obiettivo Questa esperienza che gli studenti vivono
40
primario della squadra è continuare a va oltre la semplice sfida universitaria: il
competere sui palcoscenici internazionali di team è la dimostrazione concreta che, con
41
eccellenza, sfruttando al contempo questa la giusta guida, le giovani menti possono
visibilità per attrarre e formare nuove leve raggiungere importanti obiettivi nel campo
studentesche. E va detto che l'interesse è dell'innovazione e mettere in pratica ciò che
alto: l'ultima campagna di reclutamento ha stanno apprendendo con lo studio.
visto la partecipazione di oltre 400 giovani
studenti, con 50 candidati selezionati
(foto per gentile concessione del Team
UniNa Corse)
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SPECIALE
Napoli non è una cartolina
dell'errore, dal valore emotivo e concettuale. del terremoto, supera la mera denuncia e
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Effettivamente lavorare sugli scarti appare
come una, interessante e tutta da verificare,
propone densissime e parlanti immagini
oltre l’evento e oltre la notizia, per svelare 43
Con i reporter napoletani inizia il nostro viaggio sul lavoro del fotografo
via di fuga dagli altissimi standard tecnici i un presente problematico e quasi lirico ma
quali, anche in ambienti di qualità,
pieno di comunicazione e dignità. Sempre
tra testimonianza, memoria e sguardo di cambiamento (parte prima)
legittimano autori manieristici che non
emozionano e non creano più quel fecondo
dal reale di una città esplorata palmo a
palmo Mimmo Jodice giungerà invece a
momento di contrasto che la ricerca artistica immagini sospese e metafisiche, ma di
dovrebbe sempre portare con sè. La queste parleremo prossimamente nella
di Paola Pagliuca
anche il treno per Milano o Roma,
presenza di tante foto belle ma banali si monografia dedicata agli sguardi napoletani
presentandosi senza conoscenze e
ripercuote anche sulla nuova generazione che si sono voluti collocare nell’artistico.
ottenendo opportunità tramite il confronto
di fotografi che si concentra
diretto. Fondamentale per lui l'esperienza
eccessivamente sulla tecnica e sulla
con Frigidaire, una vera e propria "officina di
strumentazione, trascurando la
pensiero, formativa e anche divertente" o
preparazione e il ragionamento
anche con Il Diario della Settimana, diretto
emotivo necessario per creare un lavoro
da Enrico Deaglio “un giornale che dava
incisivo, questo Ruggieri professore
grande spazio all'immagine fotografica,
all’Accademia di Belle Arti di Napoli lo sa
dove ogni servizio era autoriale e si
bene e nella sua didattica prova a
lavorava spalla a spalla con il giornalista.
diffondere il virus: “raccontare storie con
Questo rapporto di mediazione e
una attenta preparazione, creando un
collaborazione nella costruzione del
lavoro che stimoli un ragionamento, un
Non è facile non lasciare nessuno indietro
facendo il punto della situazione. Molti
fotografi popolano e osservano questo
territorio e questa città, difficile distinguere
coloro che sono sempre qui e coloro che
appaiono sporadicamente, difficile stabilire
quanti e quali siano i notabili. In questo
primo momento di analisi, si tiene conto dei
profili che hanno potuto avere la massima
visibilità, ma non è
una graduatoria di
merito. Parleremo dei
fotografi della Scena
teatrale, musicale e
cinematografica, e
poi ancora di coloro
che si distinguono
più per la Ricerca.
Non è bello
incasellare in
categorie predefinite
il lavoro e la
dedizione che
possono portare a
seguire tante strade,
ma la necessità di
organizzare lo spazio
stampato lo impone. E oggi è il turno dei
Reporter, o perlomeno di quelli che hanno
fatto del racconto del reale il centro della
loro vita e del loro mestiere. Mestiere che è
testimonianza, ma anche specchio attivo,
che riflette tensioni sociali, rituali quotidiani,
cambiamenti urbani e nuovi immaginari.
“La vita del fotografo che si inseguiva
quando eravamo ragazzi era l'itinerante,
colui che girava il mondo e metteva insieme
quelle postcard emotive che, se buone,
davano modo di trovare spazio sui giornali e
costruire un percorso lavorativo”. Negli anni
'80 Toty Ruggieri, ragazzo del Sud classe
1960, faceva il reporter per i grandi
quotidiani come Il Mattino, ma prendeva
Ferrara 1984 TRIPOLI DEL LIBANO Ferrara Romania 1990
racconto e della notizia, purtroppo, oggi non
esiste più”. La fotografia è passata
dall'essere un mezzo di divulgazione e
discussione sociopolitica a un prodotto
eccessivamente estetico, fotografi e
pubblico sono ossessionati dal digitale e
dall'intelligenza artificiale, perdendo la
capacità di creare memoria e significato. Il
recente lavoro Imperfetto Narrativo espone
40 anni di errori, imperfezioni e incidenti dei
lavori analogici, e propone una riflessione
sulla fotografia stessa. Ruggieri afferma “le
imperfezioni possono rappresentare un
collegamento tra la fotografia e l'arte
informale” e in ogni caso possono mettere
la perfezione tecnica, promossa dal digitale
come fine ultimo, a contatto con il dubbio
approccio critico e non superficiale”.
Va ricordato che durante i trasformativi anni
60 e 70 l’attitudine esplorativa, da reporter,
consente a quella generazione di fotografi,
che non si può definire dei padri ma che è
di fatto un riferimento, di legittimare una
flenerie dello sguardo in città, con la scelta
di nuovi soggetti e di uno stile che attualizza
e trasforma il reportage sociale del XIX
secolo nella Napoli moderna. Luciano
D’Alessandro, scomparso da dieci anni ma
indimenticato per i suoi scatti umanistici,
fossero essi dentro le case, sul posto di
lavoro, agli esclusi chiusi in una istituzione
totale alias manicomio, tra la gente vittima
Lirico e insieme rigoroso, Mario Spada
(Napoli, 1971) si definisce semplicemente
“un fotografo”, ma è riconosciuto come uno
dei protagonisti del reportage impegnato.
Dal 1986 documenta con sguardo partecipe
le storie ai margini della società e della
legalità, le periferie urbane e umane,
frequentandole con calma e ascolto, senza
lasciarsi spaventare dalla durezza che
incontra, ed è così che guadagna la
definizione di
fotografo degli
ambienti ostili.
Riesce a
trasformare
l’inquietudine in
contatto
umano,
evitando
giudizi. Le sue
fotografie di
strade, volti,
gesti ed eventi
del quotidiano
carpiscono
quella cupezza
ma cercano ed
Fiorito Manifestazione contro
il G8 e la morte di Giuliani 2001
evidenziano
anche sguardi
di speranza.
Per Spada,
fotografare è attendere il momento in cui
l’invisibile affiora, è stabilire un contatto, è
un equilibrio di denuncia civile e umanità.
Questo metodo intimo e paziente trova la
sua sintesi in SPINA, libro autoprodotto che
raccoglie 82 immagini scattate a Napoli tra il
1996 e il 2016. Dopo tre anni di lavoro su
circa 500 foto, l’autore ha curato
personalmente ogni dettaglio, dalla carta
all’editing, sintetizzando, con l’aiuto del
fotografo Patrizio Esposito, una sequenza
“stretta, incalzante, senza pause”, capace di
far viaggiare l’osservatore in quello che
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
SPECIALE
Spada definisce un viaggio tanto è vero che Prima Guerra del Golfo, e in Est Europa, in
44
in quelle immagini ha trovato anche un Albania, nella Romania del post-Ceaușescu
pezzo di sé stesso. Con l’empatia si entra in . Il suo sguardo sulle realtà difficili è
45
contesti chiusi e diffidenti, come dimostrano
i reportage del suo esordio sui Mastiffs, gli
ultras del Napoli, premiato da Canon nel
2001, o per quello sui pitbull da
combattimento, premio Pesaresi al Festival
di Savignano nel 1999. Spada non si limita
a testimoniare, diventa parte dei fenomeni
che indaga. Un’immagine, per lui, funziona
solo se la vibrazione emotiva provata al
momento dello scatto resiste nel tempo.
Oggi alterna il lavoro sul campo a
collaborazioni artistiche, tra cui quella con
Laporta container Approdo Laporta foto Bari Agosto 91
Mario Martone, e alla formazione di giovani
autori attraverso il CFI, Centro di Fotografia
Indipendente da lui cofondato a Napoli.
Luciano Ferrara oggi poco più che
settantenne è uno dei maggiori fotoreporter
attivi napoletani. Con tanti anni di attività e
una miriade di incontri, il suo percorso è
inestricabilmente legato alla fotografia
documentaria e militante. Precoce, incontra
da ragazzo la fotografia nella sua versione
artigianale in camera oscura, e inizia subito
anche come freelance per, tra gli altri, Lotta
Continua e le riviste di approfondimento
L’Espresso e Panorama, collabora con
l’agenzia Contrasto e cofonda con Serena
Santoro La Nouvellepresse. Ha prodotto
lavori che oggi rappresentano un vero
patrimonio di contronarrazioni della città di
Napoli, mentre seguiva i grandi
cambiamenti sociali e politici nei reportage
di guerra e di crisi in Medio Oriente, nel
Libano, nei Territori Occupati, durante la
empatico, mai irrispettoso, anche quando le
situazioni potrebbero essere sfruttate fino a
diventare eclatanti e commerciali, condivide
questa attitudine con il suo amico di sempre
Joseph Koudelka. I suoi servizi sui primi
passi del movimento dei Disoccupati
Organizzati, sulla realtà dei Contrabbandieri
Autonomi di Santa Lucia, sui femminielli,
non sono solo pezzi di un archivio di
eccezione ma un punto di vista che disarma
il facile giudizio, una presa d’atto delle
contraddizioni e della vita con le sue
mutevolezze, vero antidoto allo stereotipo.
“Il mio approccio è sempre stato quello di
camminare in mezzo ai manifestanti e ai
civili, preferendo la prospettiva interna ai
movimenti piuttosto che quella
dell'embedded journalism”. La sua attività
espositiva ha inizio nel 1984 a Villa
Pignatelli con Luciano Ferrara fotoreporter:
Napoli e oltre. La ventennale ricerca sui
femminielli napoletani e sulle radici culturali
del fenomeno, trattate anche ne Il Segno di
Virgilio di Roberto De Simone, trova
Fusco Manifestazione per la Palestina 2025
riepilogo nel recente Sirene tra i fari, con
immagini cesurate e ricomposte a evocare il
dualismo identitario. Tra i suoi scatti
memorabili quello del 5 luglio 1984, con
Maradona di spalle mentre sale i gradini del
San Paolo tra due ali di reporter, simbolo di
un’ascesa popolare del grande sportivo. Nel
2008 la ricerca sull’archeologia industriale
del ferro in Normandia per l’Office
Départemental de la Culture de l’ORN.
Ferrara considera la fotografia un mezzo di
espressione civile e di riflessione politica.
Oggi, però, in un clima dominato dal
disincanto e dall’indifferenza verso
l’impegno collettivo chi tenta ancora di agire
in modo militante viene visto come una
presenza scomoda dell’informazione.
Ferrara è docente al Biennio specialistico di
Fotografia all’Accademia di Belle Arti di
Napoli. Fonda con Sofia Ferraioli Tribunali
138 e l’Associazione NOOS nel 2015. Lo
Studio-Archivio, nei nuovi locali di via Foria,
è riconosciuto dal MIC per il suo valore
storico e memoriale.
Negli anni caldi dell’informazione le agenzie
fotogiornalistiche, erano il vero e unico
tramite per i fatti, e per i fotografi, di
giungere agli occhi del mondo. La prima a
Napoli con la capacità di dialogare con le
testate esterne alla Campania fu l’Alfa
Press di Francesco Jovine, il fotografo di
Nocera Inferiore che si trasferì a Milano
lavorando per le principali agenzie
giornalistiche del tempo (Zenit Press,
Olympia, Publifoto, Agenzia Italia,
Enterprise) e che dopo 20 anni di
professione, tornato in patria invierà
cronaca e importanti avvenimenti dal Sud al
resto del mondo. Da recenti notizie pare
che il fondo sia stato acquisito da Museo
Didattico della Fotografia, che ha sede a
Sarno, e sia finalmente in fase di restauro.
Mario Laporta, fotoreporter con oltre
quarant’anni di carriera, è una delle figure di
riferimento del fotogiornalismo italiano.
Cofondatore dell’agenzia Controluce, nata a
Napoli e divenuta un punto di riferimento
per il Sud Italia, collabora stabilmente con
Reuters e Agence France Presse ed è tra i
promotori di Kontrolab, associazione di
fotografi professionisti impegnati nella
diffusione di una cultura dell’immagine
consapevole. La sua attività copre un ampio
spettro di ambiti, dalla cronaca alla politica,
dalla guerra alla vita sociale, con uno
sguardo sempre attento alla complessità del
reale, sia in Italia che all’estero. Per Laporta
la fotografia è un linguaggio di riflessione:
non semplice trasmissione visiva, ma atto di
coscienza, testimonianza capace di
restituire senso e profondità ai fatti. Critico
verso la banalizzazione delle immagini e la
superficialità della comunicazione visiva
contemporanea, rivendica l’importanza del
contenuto, della qualità espressiva e del
rigore etico come fondamenti del
fotogiornalismo. Vincitore del Nikon Photo
Contest, ha documentato eventi epocali
come la caduta del Muro di Berlino, i conflitti
in Medio Oriente e la quotidianità del
Mezzogiorno, mantenendo sempre una
prospettiva narrativa improntata alla
consapevolezza critica. Tra le sue mostre e
attività curatoriali che valorizzano il
fotoreportage come strumento di
conoscenza: Il Muro di Berlino —
istantanee, Racconti d’Afghanistan e i
volumi come Chetor Asti?, Immagini Rituali
e Berlino 1989. Fotocronaca di un varco. Le
sue esposizioni affrontano i temi della
memoria storica e della realtà sociale con
una particolare attenzione sia alla
dimensione internazionale sia al tessuto
urbano e umano di Napoli: Ha sviluppato
negli ultimi anni una attività di
documentazione di allestimenti e grandi
mostre in collaborazione con, tra gli altri, il
Museo Madre, il MANN e le Gallerie d’Italia.
Tra i suoi progetti più recenti figura
Paesaggi in movimento e Volcei/Buccino,
dedicati alla costruzione di archivi fotografici
di comunità. Accanto all’attività
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
SPECIALE
Siano Omicidio in Vico Melofioccolo
Palazzo Amendola 2014
teneva lontano dai pericoli dei Quartieri
Spagnoli segnati dalle guerre di Camorra, e
questo mi ha spinto a sviluppare un
profondo istinto di osservazione e
riflessione”. I suoi primi soggetti fotografici
sono stati proprio i bambini, un modo per
tradurre in immagine ciò che aveva capito e
immaginato attraverso la sua forzata
distanza. La vera formazione è avvenuta sul
campo, per quasi 18 ore al giorno,
coprendo un vasto spettro di eventi, da
Siano Italsider ultima attivazione dell'Altoforno 1990 Spada Napoli 2020 Toty Ruggieri Bangkok 1985
professionale, Laporta affianca impegno Maradona agli omicidi e ai blitz di polizia.
con lo sguardo diretto e sobrio del
Fusco continua a cercare, nelle pieghe della
46
didattico e culturale, dal 2007 è infatti Un evento scioccante e determinante fu
fotogiornalista dell’ANSA. Non insegue città, immagini che resistano al tempo della
docente presso l’Accademia di Belle Arti di l'omicidio di Giancarlo Siani, un giornalista
mostre né libri d’autore: la sua missione è la notizia: frammenti di verità che raccontano 47
Napoli, dove forma nuove generazioni di che lui conosceva, che lo ha costretto ad
cronaca, quella che si consuma ogni giorno non solo ciò che accade, ma “chi siamo
fotografi e promuove workshop, incontri e affrontare con maturità una realtà già
per le strade, nei quartieri, nei gesti
mentre accade”.
cicli di conferenze sul ruolo della fotografia intravista da bambino, il rischio e la violenza
improvvisi che diventano notizia. Dal 2003 è Gianni Fiorito ha attraversato quarant’anni
come racconto civile.
per chi si occupa di informazione. “Negli
il fotografo di riferimento dell’agenzia per di storia con la macchina fotografica come
anni ho assistito però alla perdita di integrità
Napoli e la Campania, una sorta di inviato strumento di conoscenza e responsabilità.
E’ proveniente da una famiglia di
del giornalismo stesso”. Di fronte a questo
permanente nella sua stessa città. Il suo Come reporter a tempo pieno ha sempre
fotogiornalisti (il padre Mario era parte, declino e al rischio di non lasciare traccia,
lavoro non cerca l’estetica, ma la verità considerato la scelta etica prima ancora che
assieme a Giacomo Di Laurenzio, Antonio Siano ha scelto di abbracciare un percorso
dell’istante. “Le mie foto sono come il pane - estetica: un modo per denunciare le
Troncone, Franco Pappalardo e Guglielmo di pubblicazioni e libri d'autore, per poter
dice - durano un giorno.” È la regola del storture, i conflitti e le ferite della realtà.
Esposito, della cooperativa Photo Sud, nata convivere con una città che, per il lavoro
mestiere: la fotografia di cronaca non si può Come molti fotogiornalisti della sua
nel ‘70) e insieme al fratello Riccardo giornalistico, è quasi sempre descritta
ripubblicare, perché il giorno dopo è già generazione, ha lavorato in una fase di
raccoglie l’eredità paterna ma anche del negativamente. Per Siano, la fotografia è un
storia passata- aggiunge -. Ma in quella grandi trasformazioni tecnologiche e sociali,
nonno Riccardo. Sergio Siano riflette sulla linguaggio di espressione, conoscenza e
rapidità si concentra una forma di intensità in cui raccontare la verità significava
sua vita e il suo rapporto indissolubile con la condivisione, e arriva a sostenere che la
unica, una responsabilità civile. Fusco sa opporsi alla crescente mistificazione
sua professione e con Napoli. “La mia non è disciplina dovrebbe essere inserita nei rami
che il privilegio di essere “a un metro dell’immagine. Il suo esordio professionale
definibile come una semplice scelta
della medicina, in quanto strumento
dall’evento” comporta l’obbligo di raccontare avvenne in un momento drammatico: il
professionale, ma piuttosto come una fondamentale che non solo spinge a
con onestà, senza schierarsi né
terremoto dell’Irpinia del 23 novembre 1980.
conseguenza naturale di una serie di guardare intorno, ma soprattutto aiuta a
autocensurarsi. Nel suo racconto emerge Appena entrato nell’agenzia Alfa Press,
combinazioni biografiche e storiche – conoscersi, una sorta di auto-esplorazione
anche una riflessione amara
Fiorito si trovò catapultato nel cuore della
spiega -. Ho respirato gli odori della rotativa, e auto-terapia. Infatti la sua crescita
sull’informazione contemporanea: ogni tragedia, comprendendo che il
del piombo e dell'inchiostro de Il Mattino sin personale e la sua professione sono, di
testata, spiega, vuole “la sua” foto, quella fotogiornalismo non era solo cronaca, ma
dall'infanzia, e il mondo giornalistico è stato fatto, "tutt’uno", senza alcun confine.
coerente con la linea editoriale. Il rischio è capacità di condensare in un singolo scatto
l'unico contesto immaginabile per la mia L'impegno del fotografo è inscindibile dal
che la realtà venga piegata
un’intera storia, spingendo l’osservatore a
vita. Questa prospettiva di non-scelta è principio di condivisione e dal recupero
all’interpretazione di chi la pubblica. interrogarsi. Da allora ha indagato camorra,
rafforzata da una combinazione con un altro delle memorie storiche, in particolare rivolto
L’ANSA, con la sua vocazione alla
post-terremoto, dismissione dell’Italsider di
elemento cruciale: l'essere nato in un a coloro che non hanno i mezzi per
neutralità, gli consente invece una libertà Bagnoli, raccontando una Napoli sospesa
quartiere popolare. L'istinto protettivo di mia conoscere determinate realtà. Le sue
rara: osservare senza manipolare. Fusco tra dolore e rinascita. Suoi progetti editoriali:
madre mi pubblicazioni comprendono: il librodiario
intitolato I 10 anni che coinvolsero
Napoli, 1985-1995, un periodo che
corrisponde alla sua prima decade di lavoro
e alla "rinascita" della città, Il mare che
bagna Napoli e Vicoli. I riconoscimenti per
Siano, restano quelli personali "Vedere un
mio libro in un basso, questo il mio obiettivo
più grande".
Reporter puro, come ama definirsi, Ciro
Fusco racconta Napoli da oltre vent’anni
fotografa tutto. cronaca nera,
manifestazioni, vita quotidiana - con un
rigore che rifiuta la spettacolarizzazione.
“Meglio una foto fuori fuoco ma piena di
contenuto che una perfetta senza
significato”, afferma. Così Napoli, nei suoi
scatti, non è solo teatro di emergenze o
cartolina turistica, ma un organismo vivo,
contraddittorio, sempre in bilico tra dolore e
ironia. In tempi in cui le guerre
monopolizzano l’attenzione dei media,
Fusco il presidente della
Regione Campania Vincenzo De Luca
Come eravamo. Napoli dal terremoto alla
città spettacolo (1980–2001), e Bagnoli.
Cronaca di una trasformazione. Degli anni
Ottanta, periodo di straordinario fermento
culturale, Fiorito conserva anche la
relazione con teatro, musica e arti visive ed
è questo il viatico che ci condurrà alla
prossima monografia dedicata alla
fotografia a Napoli, quella sulla Scena. Al
prossimo numero!
(1, continua)
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
SPECIALE
La città specchiata
48 49
Breve riflessione sulla fotografia delle origini a Napoli
Napoli è una città che sembra destinata a
essere fotografata. Già all’indomani
dell’annuncio ufficiale della dagherrotipia da
parte di Arago nel 1839, la capitale
borbonica accolse con entusiasmo la nuova
invenzione: non solo i giornali locali
seguirono con scrupolo i primi esperimenti,
ma scienziati come Macedonio Melloni e
Gaetano Fazzini furono tra i primi a
sperimentarla, conferendo alla fotografia
un’aura di rigore scientifico e di progresso
tecnico.
La città si impose subito come laboratorio
privilegiato. La presenza dei viaggiatori del
Grand Tour e la stratificazione di paesaggi
naturali e architettonici fecero di Napoli un
“teatro visivo” che la fotografia poteva
un gusto purista, convinto che la fotografia
avesse un linguaggio autonomo e non
dovesse imitare la pittura. Accorreranno i
grandi editori d’immagine come Sommer,
Rive, Alinari.
Le categorie principali della
rappresentazione fotografica si fanno
specchio anche di Napoli, anzi qui si
esaltano e definiscono un repertorio che
diventerà ben presto di maniera.
La prima è quella della veduta pittoresca,
erede della tradizione incisoria e pittorica,
ma prima di tutto delle gouache, le piccole
pitture con la tecnica ad acqua e rese più
dense e luminose dal pigmento bianco, che
a Napoli venivano prodotte come souvenir
per i Grandi Viaggiatori. Rappresentano il
fissare e moltiplicare. Non a caso Gibertini,
uno dei primi dagherrotipisti professionisti,
scelse Napoli come sede stabile: nei suoi
ritratti di aristocratici e borghesi si intravede
Vesuvio fumante, il golfo, le rovine di
Pompei, vere e proprie istantanee per
portare con sé le meravigliose vedute.
La seconda è quella del ritratto: la fotografia
come strumento di legittimazione sociale.
Come nello studio parigino di Nadar anche
nella Napoli capitale tutti passano dal
fotografo: aristocrazia e nuova borghesia,
ma anche, riprendendo gli stili di questi
ultimi, i gruppi familiari popolari. L’avvento
delle carte de visite e degli album di famiglia
rende la città una fucina di piccoli studi
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
SPECIALE
fotografici, l’immagine individuale va in film, purtroppo persi a causa di un incendio
50
circolazione come segno di identità e di illo tempore; al fulgido sguardo di Parisio
appartenenza.
che si muove tra arte e fotografia
51
Infine, la terza categoria è quella della industriale, veri capolavori le sue colate
Napoli popolare, oscillante fra
dell’Ilva; al reporter del Mattino Carbone,
documentazione etnografica e costruzione grande testimone degli avvenimenti. Non
folklorica. Dai venditori ambulanti ai bambini dimentichiamo che in epoca fascista
di strada, questa iconografia ha alimentato chiunque possedesse una macchina
tanto lo sguardo romantico dei visitatori fotografica era schedato e di conseguenza
stranieri quanto quello antropologico degli controllato.
studiosi, producendo una narrazione visiva Napoli appare fin dalla nascita del mezzo
che ancora oggi influenza l’immaginario un palinsesto fotografico: ogni generazione
sulla città, e non solo. Sarebbe interessante di autori, professionisti o amatori, ha inciso
riflettere su quanto i napoletani si sentano in un nuovo strato di significati sulla città,
necessità di aderire ai modelli che via via oscillando tra scienza e mito, documento e
vengono loro attribuiti.
invenzione, identità e alterità. La fotografia,
Con il Novecento, la fotografia a Napoli non più che semplice specchio, ha agito da
è solo memoria ma anche discorso politico lente: ha insegnato a vedere Napoli non
e artistico, il secolo breve vede la città farsi solo come luogo, ma come immagine
palcoscenico di nuove pratiche. Abbiamo vivente.
per fortuna ancora vivente il patrimonio
degli archivi locali, che sopravvivono
Paola Pagliuca
faticosamente. Dalla documentazione di
Troncone, peraltro artefice anche dei primi
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
SPECIALE
Fare memoria per immagini
52 53
Storia fotografica di Napoli: il progetto editoriale di Intra Moenia
Raccontare una città attraverso le immagini
significa restituirle una memoria viva, fatta
di sguardi, gesti, mutamenti. È stato questo
l’obiettivo della collana Storia fotografica di
Napoli, curata da Attilio Wanderlingh
edizioni Intra Moenia: un progetto editoriale
di lungo respiro che, in nove volumi,
ripercorre oltre un secolo di vita
partenopea, dal 1892 agli inizi del Duemila,
attraverso il linguaggio potente della
fotografia. Alla base del lavoro, un
patrimonio visivo straordinario: l’Archivio
Fotografico Parisio-Troncone, con le
vedute urbane e i ritratti di Giulio Parisio
accanto al fotogiornalismo vivido dei fratelli
Troncone; l’Archivio Riccardo Carbone,
testimone della città reale tra gli anni Venti
e Settanta; e numerosi altri fondi pubblici e
privati che compongono una coralità di
sguardi, tra memoria individuale e
documento storico. La collana non propone
la ‘cartolina’, ma la complessità: la Napoli
del potere e quella dei vicoli, i giorni solenni
e la quotidianità. Ogni immagine diventa
tessera di un mosaico in cui la città si
racconta da sé, con le sue contraddizioni,
le sue ferite e la sua vitalità. Fare la storia
di una città attraverso il fotogiornalismo, in
fondo, significa affidare alla luce il compito
di conservare ciò che la parola spesso
dimentica, proponendo il volto mutevole
della città nel tempo.
P.P.
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
CULTURA E SPETTACOLI
54
Il mio Luciano
l’Ensemble Nuova Musica da Camera pianoforte di Eugenio Fels. Avevo solo
anticipavano il Konsequenz Ensemble degli diciotto anni.
anni Novanta e – oggi – il Nema Ensemble.
Gli Autori: Chopin, Dvořák, Mendelssohn,
55
Ricordo di Luciano Cilio tra musica, memoria e rinascite
Haydn, Vivaldi, Bach. Nel programma non
figurava nulla di Luciano, che
evidentemente stava preparando altro.
di Girolamo De Simone
(foto di Fabio Donato)
Conobbi Luciano Cilio tra il 1979 e il 1980.
Eugenio Fels, il pianista-compositore (mio
indimenticato Maestro), che Luciano aveva
elettivamente scelto per affinità nel sentire,
stava suonando in importanti luoghi della
musica italiana le sue composizioni: Teatro
erano solo alcuni dei luoghi in cui risuonò
quella musica.
Nel 1980 si tenne la prima retrospettiva
musicale organizzata da Luciano per il
Comune di Napoli, intitolata Aspetti della
musica a Napoli: il 24 maggio 1980, in un
concerto dedicato ai “solisti”, Eugenio Fels
eseguì al pianoforte la Fantasia e fuga sul
nome B.A.C.H. di Liszt, il 4°
Notturno di Erik Satie e la
complessa Suite dai tempi d’Holberg
di Grieg. Nella seconda parte, in duo
con l’eccezionale violoncellista
Emery Cardas, venne proposta la
Suiff per pianoforte e violoncello di
Cilio e la Sonata op. 36 in la minore
di Grieg, sempre per la stessa
geometria. A quella serata andai
munito del mio registratore a
cassette e ricordo che passai poi
parecchie notti insonni ad ascoltare,
in modo febbrile, sia la Sonata di
Grieg, che mi aveva conquistato per
passionalità e impatto sonoro, sia la
Suiff di Cilio, che sarebbe stata una
delle ultime composizioni del Nostro,
assieme alla Sonata e a Liebesleid.
E difatti, un anno dopo (1981), si sarebbe
tenuta una più importante iniziativa al
Museo Villa Pignatelli Cortes, Avanguardia
e ricerca musicale a Napoli negli anni ’70,
A cavallo di questi concerti colloquiavo e
intervistavo Luciano, recensendone l’attività
e l’opera. Tutto il materiale di quegli anni
(per lo meno tutto quello a me noto, a
partire dal 1977) l’ho recentemente raccolto
e pubblicato in una silloge anastatica di
Konsequenz, che può essere letta e
scaricata su www.incantesimodellasoglia.
com.
in Trastevere, Arena Civica di Milano,
Galleria di Lucio Amelio, RAI di Roma,
Suiff è caratterizzata da una
circolarità delle parti affidate ai due
solisti, una circolarità che
miracolosamente incastona un
dolente tema affidato al violoncello
sui cluster (accordi a grappolo)
eseguiti dal pianoforte. Segue un
secondo tema prodotto con la mano
chiusa su due dita, le quali,
congiuntamente, percuotono in
modo incisivo i tasti: una sorta di
“portato timbrico” (non saprei
definirlo diversamente), ma non
percussivo, che successivamente
Fels mi insegnò a riprodurre.
Sempre nel 1980 si tenne lo storico
Long Concert, per l’Estate a Napoli
di quell’anno. I fratelli Cardas (Emery e
Pavel), Eugenio Fels, Antonino Averna e
cui seguirono, nel 1982, gli Incontri
nazionali della nuova musica, dove assieme
alle musiche di Eugenio Fels, Enrico Renna
e Antonio De Santis venne eseguito il Trio di
fiati di Cilio (con l’insolito titolo di 8°
Quadro). Ricordo che quella sera ero
seduto al suo fianco, a emozionarmi e a
temere – con Lui – che quella musica
potesse non essere compresa. Quella
rassegna registrò anche il mio esordio a
Napoli in una rassegna nazionale, dacché
eseguii l’Improvvisazione per violoncello e
Subito dopo la morte di Luciano, avvenuta
nel 1983 per sua stessa mano, chiesi a Fels
di prestarmi la copia dei Dialoghi del
presente che Luciano gli aveva donato, il
suo unico LP, pubblicato dalla EMI nel 1977.
Intendevo salvaguardare quella musica
facendone una copia digitale. Andai in
studio e pagai la conversione. Pian piano
incisi anche ogni suo brano, spesso
trascrivendolo, perché spartiti olografi Cilio
non ne lasciò: era un genio autodidatta, e
non scriveva ciò che componeva (ma lo
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
CULTURA E SPETTACOLI
suonava e registrava per rammentarlo: in La presentazione di quel vinile avviene il 19
questo simile all’altro genio italiano
luglio 2018, al Teatro San Carlo di Napoli,
56 incompreso di quegli anni, Giacinto Scelsi). con il pianista Andrea Riccio che esegue dal
57
vivo uno dei pezzi trascritti per pianoforte.
Un film-omaggio a Luciano Cilio, genio sommerso della musica
Quella sera, al San Carlo, Francesco
napoletana. Lo racconta il regista
Bellofatto mi presenta Sandro Dionisio, col
quale cominciamo a lavorare al film Dialoghi
di Sandro Dionisio*
dal futuro. Vita fuori quadro di Luciano Cilio.
Consegno a Sandro molto del materiale
audio, parecchie foto inedite di Fabio
Donato, conservate nel mio archivio e
donatemi da Luciano, e tanti documenti
raccolti nel tempo.
Fu una scelta fortunata “passare” in digitale
l’LP, perché da quella copia scaturirono la
ristampa dei Dialoghi del 2004 e quella del
2013, uscite col titolo Dell’Universo assente,
nome di uno dei pezzi presenti nel vinile,
espressione che poi ho scoperto derivare
da un’assonanza con Ungaretti e, come in
un gioco di stringhe e corrispondenze alla
Hofstadter, a Petrarca. Queste operazioni
avvennero – tardivamente – con un editore
milanese, dacché tutti i napoletani avevano
scandalosamente rifiutato la proposta:
ancora la Napoli peggiore che rifiuta i suoi
figli migliori.
Ma ormai i riflettori su quella musica erano
stati riaccesi e, soprattutto, in questi dischi
apparivano anche le composizioni più
“difficili” di Luciano: la Sonata per pianoforte
registrata ed eseguita da me nell’ultima
versione, non più eseguita da Fels (che
preferì sempre interpretare la prima
versione), e le mie trascrizioni di Suiff e di
Liebesleid, poi riprese anche come colonne
sonore in film pluripremiati. Oggi la Sonata
di Cilio viene eseguita da molti giovani e, in
tutta Europa, dal pianista-compositore
Lorenzo Pone.
Dopo tante operazioni di salvaguardia della
memoria, concerti, libri a lui dedicati,
recensioni ottenute in tutto il mondo, nel
2018 giunge un ulteriore dono inaspettato
dell’“Angelo musicante” Luciano (e mi sia
consentito di ricordare che Paolo Uva fu tra
i pochi che, assieme a me, a Fels e a
Gabriele Montagano, promosse l’opera di
Cilio dopo la morte): da alcune bobine di
Fels sulle quali stavo lavorando con Michele
Liguori, mio amico e storico compagno di
percorso, emergono tre ore circa di musiche
inedite con provini, composizioni
improvvisate alla chitarra… e la sua voce
che dà istruzioni o guida gli esecutori.
Da tutto questo materiale estraggo un
secondo, intimo e splendido LP intitolato I
nastri ritrovati, dove condenso, propongo e
in parte meta-compongo quelle tre ore di
sbobinamento. Anche quest’operazione
raccoglie una enorme adesione critica in
Europa e fuori.
Oggi il film, dopo anni di grata lavorazione,
vede finalmente la luce: testimonianza
necessaria di una musica intensa e
struggente, visionaria e anticipatrice.
Dialoghi dal futuro: una vita fuori quadro
Il filone aureo della creatività napoletana più
sublime è sempre sottotraccia. Ci vuole un
lungo esercizio di attenzione e di memoria
per rintracciare, nel caos del quotidiano e
nell’indistinto del non emerso, i segni di una
creatività autentica e geniale. Con Dialoghi
dal futuro ho voluto costruire un’indagine in
absentia sul lavoro e sull’esistenza
(purtroppo breve) del musicista Luciano
Cilio, il cui unico album, Dialoghi del
presente, è oggi considerato uno
spartiacque per certe sperimentazioni
sonore degli anni Settanta: un omaggio
dovuto alla fulgida scena napoletana di
quegli anni (non solo musicale) e a uno dei
suoi figli più luminosi e appartati.
Esiste una storia sommersa della musica
italiana, che in pochi hanno provato a
raccontare e che nasconde alcune tra le
perle più preziose della nostra produzione
musicale e intellettuale. Tra questi vi è il
musicista prematuramente scomparso nel
1983. Cilio compose in vita un unico album,
indimenticabile: era un poeta che veniva
dall’architettura e dalle fascinazioni del
teatro d’avanguardia, ammaliato dalle
teorie di John Cage, schivo ma presente in
quel singolare laboratorio d’idee, votato alla
bellezza espressa in tante forme dell’arte,
come nella comune che Schwann Philips,
carismatico musicista statunitense,
promuoveva nello splendore della Positano
dei primi anni Settanta.
Cilio si lega alla ricerca autorevole e
arditissima di Alan Sorrenti, con cui inizia
un felice sodalizio artistico per i dischi
sperimentali. Per la realizzazione di
Dialoghi del presente il musicista collabora
poi con Tony Esposito, Robert Fix e altri
esponenti di quella vita musicale
napoletana destinata a segnare quel
tempo. La vicenda umana di Cilio viene
evocata dal coro di amici e compagni di
avventure, memoria e paradigma di
un’epoca unica attraversata dal breve
viaggio dell’artista. Il miracolo compositivo e
concettuale operato dal maestro ci
consente, a quarant’anni dalla sua
scomparsa, di ritrovare l’intensità delle sue
composizioni integra e la sua lezione
incarnata in preziosi musicisti come
Girolamo De Simone e il giovanissimo e
talentuoso Andrea Riccio, che fin da
adolescente studia e propaga la magistrale
lezione di Cilio.
L’anteprima napoletana di Dialoghi dal
futuro, prevista il 19 ottobre al Museo Nitsch
nell’ambito della manifestazione Piano City,
patrocinata dal Comune di Napoli, lega
ancora una volta le memorie di Cilio con la
musica eseguita dal vivo in un intenso live
show da Riccio, a riprova della persistenza
e vitalità dell’arte del grande sperimentatore
napoletano.
(*) regista, sceneggiatore e drammaturgo
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
CULTURA E SPETTACOLI
Brancato all’Accademia di Belle Arti di Bologna
Promuovi la tua attività con noi!
58 Una nuova visione tra arte, media e rivoluzione digitale
59
di Paola Pagliuca
Sergio Brancato, sociologo della cultura e
dei media, è stato nominato nuovo
presidente dell’Accademia di Belle Arti di
Bologna, succedendo a Rita Finzi. È stato
scelto, come di prammatica, dal Ministro
dell’Università e della Ricerca Anna Maria
Bernini, sulla base di indicazioni della
realtà locale e tra altri candidati, per via del
suo curriculum focalizzato su sociologia
dell’arte, cultura e comunicazione
Brancato, quali saranno le priorità della
sua presidenza?
di istituzioni storiche quali le Accademie di
Belle Arti ma anche i Conservatori e le altre
realtà formative nel campo delle arti, realtà
che a mio parere possono diventare un
grande investimento sul futuro dell’intero
Paese».
Il contributo specifico che intende portare è
basato soprattutto sulla necessità di «fare
rete» e affrontare la svolta digitale, un
processo che sta mutando radicalmente i
Raggiungi migliaia di utenti con la nostra pubblicità mirata
«Credo sia significativo in questo momento
rafforzare il ruolo dell’Accademia come
laboratorio di idee e professioni creative,
unendo tradizione e innovazione», risponde
Brancato, che ha dedicato una vita intera
allo studio della sociologia dei media e
dell’arte ma è stato anche, parallelamente
all’attività accademica, impegnato nelle
professioni creative soprattutto come
sceneggiatore, dalle fiction televisive come
Un posto al sole e Vivere, ai graphic novel
de Il commissario Ricciardi e I bastardi di
Pizzofalcone, pubblicati da Sergio Bonelli
Editore, «quello di Tex!».
Antica passione, quella per gli eroi a
fumetti, condivisa con altri frequentatori
dell’effervescenza intellettuale offerta dai
corsi di Alberto Abruzzese, tra i primi
cattedratici di Sociologia dei Mass Media o
dell’Arte e della Letteratura, alla Federico
II, poi a La Sapienza e allo IULM, e ancor
oggi riconosciuto maestro di molte figure di
spicco delle discipline della cultura in Italia.
«L'Accademia, non solo quella di Bologna,
ma l'istituzione AFAM in generale –
aggiunge Brancato -, sta affrontando un
cambiamento profondo per conquistare una
parità almeno istituzionale con l’università,
processo che necessita di una visione
chiara e strategica. Dobbiamo riflettere
sull’offerta partendo dalla domanda: cosa
formare al termine dei percorsi canonici
(pittura, scultura, scenografia)? Da questo
punto di vista, occorre sottolineare
l’impegno del ministro Bernini nella riforma
rapporti tra arte e tecnologia. Secondo
Brancato, l'idea di arte che abbiamo oggi è
ancora «ancorata alla fase storica del
Romanticismo» e deve essere ridefinita.
L'arte è un «conflitto» e le istituzioni devono
affrontare un vero e proprio «salto di
paradigma».
Brancato lamenta l'impreparazione
dell’università, in generale e non soltanto in
Italia, nell'affrontare queste mutazioni,
spesso a causa della resistenza e della
mancanza di conoscenza di temi come
l’Intelligenza Artificiale Generativa. Il
problema è che le vecchie generazioni, che
detengono il potere, non sono istruite sulle
dinamiche che oggi rendono le nuove
generazioni detentrici del «sapere del
mondo così com’è adesso».
L'obiettivo è riuscire a creare «intrecci
virtuosi di competenze, di conoscenze, di
saperi» tra coloro che padroneggiano le
discipline tradizionali e coloro che si
occupano dell’emergenza del nuovo. È
fondamentale evitare le «chiusure» e
implementare la ricerca sul sapere,
rifiutando un approccio «apocalittico» verso
l'innovazione tecnoculturale.
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Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
CULTURA E SPETTACOLI
Il Santo e il Poeta
Se si considera l’importanza che poteva Francamente, è impensabile che, se San
avere la custodia delle reliquie del Santo Gennaro fosse stato ‘veramente’ il
60 Protettore, con tutti i grandissimi significati protettore della loro città, i Neapolitani non 61
che questo poteva avere per una città in avrebbero fatto niente per impedire il
San Gennaro e Virgilio, protettori a confronto nella Napoli medievale
continuo pericolo come lo era la Neapolis di trafugamento; non ne avrebbero parlato nei
allora, l’assenza di una qualsiasi risposta loro documenti e avrebbero poi aspettato
dei Neapolitani appare sconcertante. Ed tutto quel tempo per riportare a Napoli le
di Antonio Orselli
anche alcuni particolari della
Sue reliquie e consentirgli
vicenda appaiono assai strani.
così di esercitare
Se si guarda alla Napoli medievale, e si
Le reliquie del Santo
compiutamente il ruolo di
confrontano la letteratura su San Gennaro e
Protettore (o una parte
nume tutelare.
le leggende virgiliane che in quel tempo si
cospicua di esse), erano
Viene da pensare che,
raccontavano, si potrebbe avere
collocate fuori dalla città, in un
forse, San Gennaro in
l’impressione che allora vi fosse una sorta
luogo praticamente alla mercé
quel tempo non era
di condominio nel proteggere la città tra il
di qualsiasi assalitore.
pienamente sentito, come
Santo e il grande Poeta.
Dunque, i resti veneratissimi
avvenne molto più tardi e
di chi era considerato il
fino ad oggi, il
Ciò non costituisce una novità. Se ne è
principale baluardo contro i
veneratissimo custode del
parlato più di una volta negli studi sul
nemici, il presidio della forza
destino di Napoli.
Virgilio medievale dove la particolarità delle
dell’intera comunità, erano
fonti, le innegabili similitudini tra i due culti,
posti oltre la cinta muraria,
la stessa funzione a loro attribuita di numi
proprio quando la città subiva
tutelari della città, hanno dato luogo alle più
aggressioni ed assedi a non
suggestive riflessioni.
finire.
Ora, muovendoci da queste premesse,
poniamo l’attenzione sulle vicende
connesse alle reliquie di questi personaggi
straordinari: è una storia che mostra
particolarità assai curiose.
Incominciamo con San Gennaro. Siamo
nell’831 d.C., il Ducato di Neapolis, come
più volte avvenne in quello e nei secoli
precedenti, è coinvolto nella consueta,
estenuante, logorante e feroce guerra
contro i Longobardi. Stando alle fonti, il
conflitto non dovette andare bene per la
nostra città. Sotto la guida del Principe
Sicone, i barbari di Benevento, sebbene
non riuscissero a prenderla, imposero a
Neapolis un pesante tributo: una delle
conseguenze della guerra perduta fu il
trafugamento delle reliquie di San Gennaro,
in quel tempo protettore della città di
Neapolis, come si afferma nella sua
letteratura.
Mentre il capo rimase nella città, il corpo del
Santo, rilevato dalla chiesa di San Gennaro
extramoenia (oggi San Gennaro dei Poveri),
fu portato a Benevento, "con incontenibile
giubilo" dei Longobardi, ci informa Leone
Ostiense. E non c’è dubbio - viene da
aggiungere - con grande soddisfazione del
Principe Sicone, grande raccoglitore di
reliquie sacre.
Non è nemmeno da escludere che, con
questa impresa, il longobardo pensasse di
indebolire notevolmente l’odiatissima e
imprendibile città, impossessandosi del suo
simbolo più significativo e venerato,
secondo una antica e ben nota procedura
che potremmo definire di intelligence
L’avvenimento, molto citato nella letteratura
agiografica e noto come II traslazione, ci
appare assai singolare sotto più di un
aspetto.
Innanzitutto, le fonti napoletane di epoca
ducale non fanno alcuna menzione
dell’episodio. Gli storici, in genere,
sottolineano un po’ sorpresi che i
Neapolitani, a quella richiesta, non mossero
un solo dito, in pratica non opposero alcuna
reazione.
Strano che non fossero
custoditi all’interno del centro abitato, in
luogo più difendibile o, almeno,
inaccessibile ai nemici, secondo la
consuetudine rispettata da tempo
immemorabile con i protettori, siano essi
Eroi o Santi cristiani, nelle città di cui erano i
riveriti custodi.
Ancora più strano è notare che, in tempi
successivi, anche quando il Ducato
raggiunse il massimo della potenza (come,
con Athanasio II, vescovo e duca), ed
anche quando, inglobata la città nel regno,
e superate le antiche rivalità, non si fece
alcuna richiesta, né si tentò minimamente di
riportare le reliquie a Napoli.
Si dovettero aspettare più di sei secoli da
quell’831, per traslare, per la quarta volta ed
in maniera definitive, il corpo del Santo da
Montevergine a Napoli; e siamo nel 1497.
Ed è da sottolineare che di quelle reliquie,
sul famoso Santuario, si erano perse le
tracce: nemmeno i monaci sapevano della
loro esistenza.
Troppe incongruenze si rilevano nella storia
medievale di San Gennaro e più di un
dubbio, a questo punto, si insinua nel nostro
racconto.
Ora, è cosa ben nota che
ogni città, in tutte le
epoche e, soprattutto nel
mondo antico e del
medioevo, aveva un suo
Protettore al quale l’intera
comunità affidava la propria sicurezza, la
propria salvezza, contro le feroci avversità
della storia e della natura. Il Protettore
svolgeva così una importantissima funzione
collettiva che doveva comportare
necessariamente la più sentita, venerata e
accurata custodia di ciò che gli apparteneva
e sulla quale poggiava la devozione della
comunità.
Dunque, se, a questo punto, si tiene
presente questo elemento da cui è quasi
impossibile prescindere, e si pone
attenzione sui dubbi e sulle congetture che
suggeriscono le fonti, è da supporre che, a
Neapolis, durante il medioevo, vi fosse
dell’altro, oltre a San Gennaro: ci doveva
essere un altro personaggio che fungeva da
nume tutelare della città.
Siamo giunti così alla seconda parte del
nostro racconto: Virgilio.
Si sa che la città, fin dal primo impero,
l’epoca augustea, custodiva gelosamente la
tomba e i resti del più grande dei poeti latini.
Sappiamo che in quei tempi, questo era
considerato un luogo di culto in cui si veniva
ad onorare il suo genetliaco (le Idi di
Marone - 15 ottobre). Un ulteriore ed
inequivocabile segno di sacralizzazione è
costituito dal fatto che le sue opere
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CULTURA E SPETTACOLI
venissero considerate alla stregua dei Libri feroci e agguerriti. Era una Napoli affatto
differenza tra la sua e la storia delle reliquie
62
Sibillini, e non solo nel mondo pagano, inedita nella sua pur bimillenaria storia; la
di Virgilio. Certo, i dati presi in
quando erano consultate in famosissimi sua cittadinanza, in ogni ordine e grado, per
considerazione provengono dall’antico 63
templi oracolari come a Cuma e alla secoli, fu fieramente coinvolta nella propria
racconto di tradizione orale: imprecisioni e
Fortuna Primigenia di Preneste, ma anche difesa, perché vi era la "guerra perenne": la
contraddizioni si possono rilevare, ma le
nel medioevo cristiano dove, attraverso stessa società si venne ad impostare su
leggende offrono elementi precisi ed
un’audace lettura della IV Ecloga, si fece questo elemento determinante. Basta
indiscutibili sulla funzione di nume tutelare
del Poeta e della stessa Sibilla i profeti della pensare che lo Stato medesimo era
attribuita a Virgilio.
venuta di Cristo.
denominato nei documenti: Militia
Tutto era basato sul segreto. Il luogo della
In quel tempo, proprio quella tomba divenne Neapolitanorum, la cavalleria dei
tomba era ignorato, forse volutamente. Il
il punto principale da cui sorse il mito Napoletani.
segreto stesso, nel culto, era elemento
virgiliano. Si cominciarono a raccontare E se tutto era rivolto alla guerra, anche il
fondamentale perché assicurava la
delle strane leggende nelle quali si
ruolo di Protettore, proprio per le sue
conservazione delle preziose reliquie, il
attribuiva a Virgilio una serie di opere indispensabili valenze collettive, doveva pur
funzionamento dei talismani e la salvezza di
meravigliose realizzate allo scopo di offrirsi alla più grande delle emergenze che
Neapolis.
proteggere la città di Neapolis e i suoi metteva in serissimo pericolo l’esistenza
abitanti. I viaggiatori e gli inviati imperiali della comunità.
È da presumere come fosse
che giunsero in città nel XII secolo, videro In vero, questa forma di protezione si nota
particolarmente sentita la loro custodia.
con i loro propri occhi quelle opere
poco e in maniera contraddittoria nella
prodigiose e raccolsero dalla viva voce dei storia medievale di San Gennaro, stando
E sorge qui una domanda: perché questo,
Neapolitani le leggende che ne illustravano i però a ciò che finora ci è pervenuto.
nel medioevo, non si verificò pure con San
poteri; la stessa città, l’opus Vergilii - l’opera
Gennaro?
di Virgilio, si diceva fosse stata fondata dal
grande Poeta; addirittura, si voleva che
l’imperatore Augusto avesse fatto di Virgilio
il signore di Neapolis.
E di questi potenti talismani, come ci dice
Croce in una pagina bellissima, si
favoleggiava durante i secoli del Ducato. In
quel poco noto periodo storico in cui la
nostra città, impavida, lottava per la sua
sopravvivenza contro avversità e nemici
Invece, il ruolo di nume tutelare attribuito a
Virgilio è profondamente legato al Ducato di
Neapolis. Ce lo mostra proprio la funzione
di quei talismani e, soprattutto, quella di due
di essi dallo stretto ed inequivocabile
significato militare: il Palladio di Neapolis,
costituito da un ampolla di vetro contenente
un modellino della città, e la imponente
cinta delle mura. Non è qui il caso di
soffermarsi sull’importanza fondamentale
che aveva il possesso e la gelosissima
custodia del Palladio .L’argomento è fin
troppo noto. Per noi è sufficiente dire che
quell’oggetto, a Neapolis, era custodito
presso le mura e fu scoperto alterato e rotto
quando le truppe imperiali le smantellarono.
Riguardo alle mura c’è da sottolineare che
esse furono il principale strumento che
assicurò la leggendaria imprendibilità della
città. Non è un caso che le fonti ci dicono
tutte che nessuno mai, né i Longobardi, né i
Saraceni, né i Normanni, riuscì a prendere
Neapolis, nonostante i frequenti e durissimi
assedi.
Per noi moderni risulta difficile anche solo
immaginare la considerazione che doveva
avere nei Neapolitani chi era ritenuto il
costruttore di un’opera colossale sulla quale
si reggeva la capacità di resistenza e di
esistenza della loro città. Gli si doveva
conferire un eccezionale potere salvifico.
Possiamo rendercene conto dagli eventi
connessi con il tentativo di trafugamento
delle Sue reliquie avvenuto durante il regno
di Ruggiero il Normanno. Il racconto
dell’avvenimento, pervenutoci in diverse
redazioni, può essere così riassunto: un
misterioso straniero, un dotto, si dice fosse
un inglese, ottenne dal Re di poter
effettuare la ricerca della tomba di Virgilio e
di poterne prelevare le reliquie. Il Re
acconsentì, e pure il popolo di Neapolis
accondiscese alla decisione reale, irridendo
però alla strana richiesta perché riteneva
impossibile la cosa dal momento che
nessuno conosceva il luogo dove
riposavano le spoglie del Grande Poeta.
Interessante particolare che ci mostra un
curioso segreto, probabilmente,
accuratamente osservato dai Neapolitani:
erano troppo preziose le reliquie di chi
assicurava la forza, la sicurezza e la libertà
della città; forse diffonderne l’ubicazione
doveva allora essere considerato un
pericolo quasi mortale per la comunità.
Non è strano che quando si scoprì la
tomba, l’evento destò enorme stupore nei
napoletani. E quando lo straniero cercò di
portarsi via i preziosi resti, l’intera città con il
suo duca (forse uno degli stessi figli di
Ruggiero), si mosse per impedire il
trafugamento poiché temeva chi sa quale
possibile sventura potesse piovere sulla
città:
Alla fine, lo straniero riuscì a portare con sé
solo un ‘libro’ di Virgilio; le ossa del Poeta
furono dai Neapolitani chiuse in un sacco di
cuoio e portate a Castel dell’Ovo dove
poterono essere ammirate per molto tempo
ancora, finché, in epoca angioina, traslate in
Castel Nuovo, se ne persero le tracce.
A questo punto, ritornando a San Gennaro,
non possiamo non rilevare una sostanziale
Il problema potrebbe dare adito a più di una
risposta.
Per prima cosa potremmo osservare che
forse durante quel periodo il culto del Santo
non era poi così sentito dai Neapolitani
come si desume dalla letteratura
agiografica.
Effettivamente, proprio come dimostra il
mito virgiliano, il trafugamento del corpo di
San Gennaro avrebbe dovuto come minimo
suscitare la più sdegnata reazione, e ove
mai fosse stato il vero protettore di
Neapolis, almeno in seguito, una volta
calmate le acque, si sarebbe cercato di
riportare il corpo in città e non si sarebbe
aspettato tanto tempo.
Il nostro racconto è ormai giunto all’epilogo.
Con i suoi dubbi mossi dalla nostra
curiosità, ci lascia con la consistente
sensazione che, durante il medioevo,
probabilmente San Gennaro non fu il vero
protettore della città. Certo, non per
demerito Suo. Semplicemente non era
adatto a quella Napoli. Virgilio e i suoi
talismani erano la sole risposte che quel
tipo di società poteva proporre in quelle
contingenze storiche. Non a caso, quando
finì il Ducato cominciò a disgregarsi anche il
mito virgiliano e si perse il potere salvifico
dei talismani.
San Gennaro appartiene ad un’altra storia,
a quella che viene dopo.
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Festa di Piedigrotta al Trianon Viviani
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Nello Mascia riaccende la memoria teatrale di Napoli
di Manuela Ragucci
Dal 15 al 19 ottobre 2025, il Teatro Trianon
Viviani inaugura la nuova stagione con
Festa di Piedigrotta di Raffaele Viviani, per
la regia di Nello Mascia, in un allestimento
corale che riporta in vita la Napoli vibrante,
contraddittoria e umanissima del primo
Novecento.
Con questo titolo, uno dei più celebri del
drammaturgo stabiese, il Trianon apre il
cartellone 2025/26 e lancia la rassegna
Stelle senza tempo, dedicata ai grandi
maestri della scena partenopea. Festa di
Piedigrotta diventa così il punto d’incontro
tra memoria e presente, tra identità
popolare e riflessione civile.
da nuove lacerazioni e da quella che papa
Francesco ha chiamato una “guerra
mondiale a pezzi”.»
Lo spettacolo si costruisce come un grande
affresco corale, animato da interpreti della
scena napoletana tra i più intensi e versatili.
Sul palco, insieme allo stesso Mascia,
troviamo Federica Avallone, Gino
Monteleone, Federica Aiello, Federica
Totaro, Claudio Bellisario, Sabrina
Incoronato, Serena Caputo, Ivano Schiavi,
Alfredo Mundo, Vittoria Giuliano, Francesco
Del Gaudio, Christian Chiummariello,
Antonio Guerra, Giuseppe Lanciato,
Roberto Caccioppoli, Viviana Curcio,
Davide Chiummo, Luca Saltarelli, Ciro
Capano, Rossella Amato, Stefano
rievocano l’anima carnascialesca e rituale
della Piedigrotta.
Tra i protagonisti assoluti della serata,
spicca la presenza di Ciccio Merolla, in
scena non solo come solista ma anche
come percussionista dal vivo. Le sue
percussioni non accompagnano soltanto:
trascinano, ritmano, trasformano la scena in
una danza collettiva. Il suono diventa corpo,
memoria, trance urbana. La sua energia
fisica e musicale attraversa l’intero
spettacolo, amplificando la forza visiva e
Scritto nel 1919, all’indomani della Prima
Guerra Mondiale, il testo racconta
un’umanità ferita, disorientata, ma ancora
traboccante di voglia di vivere. Per Nello
Mascia — che firma regia e partecipa in
scena — si tratta di un’opera
profondamente attuale: «Viviani descrive un
popolo che esce dalla tragedia con il
bisogno urgente di ritrovarsi. È la stessa
energia che vedo oggi, in un tempo segnato
Sarcinelli, Angela Bertamino, Massimo
Masiello e Filomena Diodati, con la
partecipazione straordinaria di Pietra
Montecorvino, voce simbolo della canzone
partenopea.
A dare voce ai momenti più iconici, i solisti
Serena Pisa, Ernesto Lama e Dario
Sansone, ciascuno collegato a uno dei
“carri” tematici della tradizione (Lucianelle,
Lavannare, Pescatori e ‘Mpechere), che
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CULTURA E SPETTACOLI
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restituendo alla
Piedigrotta quella
dimensione di festa
“carnale” e ancestrale
che appartiene alla
cultura popolare
napoletana.
Le elaborazioni musicali
di Eugenio Bennato
rinnovano le sonorità
dell’epoca con rispetto e
passione, mentre le
coreografie di Ettore
Squillace e lo spazio
scenico firmato da
Raffaele Di Florio
compongono una
visione stratificata, dove
la festa si fa teatro e il
teatro si fa piazza.
I costumi di Francesca Romana Scudiero
restituiscono la vivacità e la varietà del
popolo napoletano, il disegno luci di
Gianluca Sacco accompagna lo spettatore
in un viaggio immersivo dove il suono,
curato da Daniele Chessa,
multiplatinum engineer, si
distingue per precisione e
profondità: ogni frequenza è
scolpita con maestria,
restituendo chiarezza,
equilibrio e potenza
espressiva al linguaggio
scenico.
Lo spettacolo è prodotto dal
Teatro Trianon Viviani, da
anni punto di riferimento per
la valorizzazione della
tradizione culturale
napoletana, con una squadra
tecnica e organizzativa
d’eccellenza (tra cui si
segnalano la produzione
guidata da Luciano
Quagliozzi, i costumi realizzati dalla storica
sartoria Canzanella e la scenografia firmata
da Imparato e figli).
Con Festa di Piedigrotta, il Trianon Viviani
riafferma il suo ruolo di “casa della canzone
napoletana” e teatro della memoria
collettiva. Ma non si tratta di un esercizio
nostalgico: al contrario, è un atto politico e
culturale. Un’operazione che — attraverso
la potenza del teatro popolare — interroga il
presente, ne ascolta le ferite e le trasforma
in racconto.
Una festa, sì, ma anche un canto di
resistenza. E un’occasione per ricordare
che il teatro, come diceva lo stesso Viviani,
«è la voce del popolo che si fa arte».
(foto di Pino Miraglia, per gentile
concessione)
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CULTURA E SPETTACOLI
Premio Carosone 2025: tra
Gran finale con l’omaggio a
Roberto De Simone, affidato a
68 una straordinaria Nuova
69
memoria e reinvenzione
Compagnia di Canto Popolare,
con Moresca nova e Tammurriata
nera. Un mosaico di suoni che ha
Napoli celebra il genio dell’ironia musicale
restituito il senso più autentico
della musica carosoniana:
di Manuela Ragucci
contaminazione, gioco,
invenzione.
Anche quest’anno il Premio Carosone,
ideato e diretto da Federico Vacalebre,
giornalista e biografo ufficiale
dell’americano di Napoli, ha trasformato
l’Arena Flegrea in un palcoscenico dove
passato e futuro si intrecciano, nel nome di
Renato Carosone, il musicista capace di
mischiare jazz, swing e napoletanità come
nessuno prima di lui.
Con il coordinamento generale di Teta
Pitteri e il sostegno della Regione
Campania e di Scabec, l’edizione 2025 ha
reso omaggio non solo al grande Renato,
ma anche ad altri maestri che hanno
segnato la cultura italiana: Roberto De
Simone, Pino Daniele, Fabrizio De André,
Sergio Bruni e Roberto Murolo. La serata,
presentata da Maria Elena Fabi, Noemi
Gherrero e Gianni Simioli, ha visto
alternarsi sul palco nomi della nuova scena
musicale.
L’apertura è stata affidata alla nuova
generazione: LDA con Io, mammeta e tu e il
suo brano Quello che fa male; SLF, arrivati
sul palco con una ventata rap; Napoleone
con la sua Jolie; e Ste, che ha travolto la
platea con l’energia dei suoi brani Red e So
What. Spazio poi a Silvia Falanga che, con
la sua potente voce, ha interpretato
Caravan Petrol; ai Renanera con
Maruzzella e Tu vuo’ fa l’americano; e a
Walter Ricci, con un’improvvisazione
carosoniana tra Male assaje e Tarantella
jazz.
Dal canto alla comicità con Peppe Iodice e
la divertente intervista-gag realizzata live
sul palco da Federico Vacalebre. È arrivato
poi il momento dei Fanali, gruppo post-rock,
che ha reso omaggio ai
Velvet Underground e ora
si prepara a tornare sul
mercato discografico con
un album dedicato al
repertorio di Sergio Bruni e
Roberto Murolo. Con loro
sono arrivate Amaro è ’o
bene, interpretata insieme
ad Altea (Thru Collected),
e ’Na bruna.
Nell’anno del doppio anniversario —
settant’anni dalla nascita e dieci anni dalla
morte — non poteva mancare un omaggio a
Pino Daniele. Gonzalo Rubalcaba,
scugnizzo di Cuba, ha proposto un tributo
video; poi Rosario Jermano, anello di
congiunzione tra Renato Carosone e Pino
Daniele (avendo suonato con entrambi),
insieme a Osvaldo Di Dio alla chitarra e Gigi
De Rienzo (pinodanieliano doc) al basso,
ha interpretato in medley Pigliate ’na
pastiglia e ’Na tazzulella ’e cafè.
De Rienzo ha anche curato arrangiamenti e
coordinamento musicale della backing band
del Premio Carosone 2025 e, dopo
l’esibizione con Jermano, è rimasto sul
palco con Carlo Fimiani (chitarra), Gigi
Patierno (sax), Claudio Romano (batteria),
Pino Tafuto (pianoforte) e Paolo Di Ronza
(cori), per un omaggio al “Lazzaro Felice”
da parte di una voce femminile: Silvia
Falanga, che è tornata con Donna Cuncè.
Per Pino Daniele è tornato anche
Napoleone con A testa in giù.
A rendere omaggio a Fabrizio De André,
muroliano doc ma anche carosoniano
nell’ironia, Diego De Silva e il Quartetto
Malinconico, con Ellade Bandini alla batteria
(che con De André aveva suonato), hanno
emozionato la platea con Don Raffaè e La
città vecchia.
Già Premio Carosone nel 2003, Roy Paci è
tornato sul palco con il suo omaggio al
maestro Ho giocato tre numeri al lotto e il
brano realizzato con gli Aretuska, My
beautycase. Come avrebbe amato
Carosone, re dell’improvvisazione, non
sono mancate sorprese e fuori scaletta: Roy
Paci è stato raggiunto da Walter Ricci e i
due hanno dato vita a una divertente
scenetta Renato Carosone – Fred
Buscaglione.
Ma il Premio Carosone non è solo
spettacolo: è riflessione
sull’eredità di un artista ironico e
visionario, sempre al passo con i
tempi e oltre il suo tempo. Chissà come
l’“americano di Napoli” avrebbe reagito a
questa tecnologia dilagante tra intelligenza
artificiale e realtà virtuale.
Federico Vacalebre prova a dare una
risposta: «So che avrebbe cercato di capire
e, forse, di mettere in parodia questi anni di
silicio, queste irrealtà virtuali. Quando se n’è
andato stava studiando la prima edizione
del Grande Fratello, osservava Pietro
Taricone & co.».
Il Premio Carosone porta avanti l’intento di
mantenere viva la lezione carosoniana,
senza ridursi a retorica commemorazione.
Anzi, è agli antipodi della nostalgia
canaglia. Su quel palco, in tutte le edizioni,
Renato Carosone è sempre stato vivo,
presente, nelle interpretazioni degli ospiti,
negli applausi del pubblico.
«Non c’è ricordo senza reinvenzione. Non
c’è futuro senza memoria – aggiunge
Federico Vacalebre – Quando le radici sono
forti aiutano a mettere le ali, a chi le ha: per
il resto c’è il karaoke».
Ecco allora il senso più profondo di questa
edizione: non un archivio polveroso, ma una
festa viva, che rinnova lo spirito di un artista
capace di parlare ancora oggi a generazioni
diversissime.
Il Premio Carosone 2025 sarà trasmesso su
Canale21 domenica 12 ottobre alle ore
18:00 (in replica giovedì 16 ottobre alle
23:30). Un’occasione per chi c’era di
rivivere le emozioni della serata e, per chi
non c’era, di scoprire come Napoli sa
ancora reinventare la propria memoria.
(foto fornite dall’Ufficio stampa)
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
CULTURA E SPETTACOLI
Nest, una stagione da D10S
70 71
Dieci anni di teatro a San Giovanni a Teduccio: la scommessa culturale
che ha cambiato Napoli Est
di Walter Ferrigno
Dieci anni fa il Nest apriva i battenti in via
Bernardino Martirano, a San Giovanni a
Teduccio. Allora sembrava un azzardo:
piantare un teatro nel cuore di una periferia
che portava addosso etichette di
marginalità, abbandono e degrado. Oggi
quel gesto si rivela per quello che era: una
visione. In dieci anni il Nest è diventato un
presidio di bellezza, un polo culturale che
ha trasformato il quartiere e che ha
dimostrato, con i fatti, che la cultura non è
accessoria, ma può essere un motore di
rinascita sociale ed economica.
La decima stagione, intitolata Una stagione
da D10S, non è soltanto un traguardo, ma
un manifesto. Quel numero dieci richiama la
maglia di Diego Armando Maradona,
simbolo di libertà e di passione popolare,
evocato nella frase “Chi ha provato a volare
non potrà mai più strisciare”. È la
dichiarazione di un teatro che vuole essere
popolare nel senso più alto: necessario,
radicale, capace di parlare a tutti e di farsi
voce di un territorio.
Il cartellone 2025/2026 intreccia
drammaturgia civile, musica, fiabe,
riflessioni sociali e incontri con grandi
protagonisti dello spettacolo. Si parte con
Over Emergenze Teatrali, che porta sul
palco giovani compagnie under 35, segno di
una programmazione che non guarda solo
al presente ma investe sul futuro. Seguono
titoli come Sarajevo di Biagio Di Carlo e
Mario Gelardi, che racconta la fragilità dei
legami familiari, Polifemo innamorato di
Giovanni Calcagno per i più piccoli,
Manicaretti con Silvia D’Amico e Francesco
Sferrazza Papa, e La denuncia di Ivan
Cotroneo sul tema del consenso e del
potere. Spazio anche alla musica con
Passione, viaggio narrato da Maurizio De
Giovanni tra le radici della canzone
napoletana, e al teatro poetico con Mattia e
il nonno, premiato come miglior spettacolo
per nuove generazioni.
Il Nest è però molto più di un teatro. È un
laboratorio di comunità. Con il format Una
serata al Nest con..., che vedrà protagonisti
Elio Germano, Alessandro Siani, Beppe
Fiorello, i The Jackal e Franco Ricciardi, il
palcoscenico diventa salotto, spazio di
racconto e di condivisione, occasione per
creare legami tra artisti e cittadini. È questo
dialogo, questa continua osmosi con il
quartiere, a fare del Nest un modello: non
un tempio chiuso dell’arte, ma una casa
aperta, capace di generare energie nuove
attorno a sé.
In dieci anni il Nest ha cambiato la
percezione di Napoli Est. Dove molti
vedevano solo periferia, il teatro ha
seminato cultura, ha attratto pubblico, ha
fatto crescere professionalità, ha offerto
nuove possibilità a giovani artisti e
spettatori. La decima stagione non è
dunque soltanto un anniversario: è la prova
che una scommessa visionaria può
trasformarsi in realtà concreta e che il
teatro, quando si
radica in un territorio,
diventa forza di
cambiamento. Napoli
Est oggi non è più
solo sinonimo di
periferia: è anche
sinonimo di scena, di
spettacolo, di
rinascita.
(foto di Mario
Gelardi e
altri, fornite
dall’Ufficio
stampa
NEST)
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
CULTURA E SPETTACOLI
24 Grana al Je so’ pazzo Festival:
il Comitato Verità e Giustizia per i morti di
Sant’Anna abbiamo organizzato due
72 giorni di dibattiti, confronti e memoria. 73
Sempre con la loro arte, la loro musica, il
il ritorno che ha incendiato il palco
loro cuore”.
La rinascita della storica band napoletana dopo oltre dieci anni di attesa
Il concerto è stata un’esplosione di
memoria e presente. I brani storici si
sono alternati a momenti di commozione
e consapevolezza collettiva. Non c’era
nostalgia: c’era forza, condivisione,
bisogno. Un’esigenza culturale e politica
Lo avevano aspettato da più di dieci anni.
Un’attesa fatta di speranza, ricordi, voglia di
rivederli insieme. E per la decima edizione
del Je so’ pazzo Festival, quella attesa si è
finalmente sciolta in musica, sudore ed
emozione: i 24 Grana sono tornati, tutti
insieme, e lo hanno fatto proprio lì, dove la
loro storia ha sempre trovato un’eco
autentica.
“Lo stavamo aspettando da dieci anni…
forse anche un po’ di più! E finalmente, per
la 10ª edizione dello Je so’ pazzo Festival,
possiamo urlarlo forte: i 24 Grana sul nostro
palco!”: con questa enfasi gli
organizzatori del Festival
hanno annunciato la
presenza della band. Per
molti presenti, la loro musica
è stata molto più di una
colonna sonora. È stata
compagna di strada, voce
delle prime lotte, degli amori
sudati sotto i palchi, delle
adolescenze ribelli.
“Per chi di noi è nato tra la
fine degli anni ’70 e la metà
degli anni ’80 – continuano
gli organizzatori – le loro
canzoni hanno segnato
un’epoca. Sono state la
colonna sonora delle nostre
adolescenze ribelli, delle prime lotte, degli
amori sudati sotto il palco. Ma il legame
con la loro musica non è rimasto chiuso in
quei ricordi: è cresciuto, si è trasformato,
ha camminato con noi”.
Quel legame, in effetti, ha radici profonde. I
24 Grana sono nati a Napoli nel 1995,
fondendo rock, dub, elettronica e dialetto
napoletano in un suono inconfondibile. Con
album come Loop, Metaversus, K Album e
La stessa barca, hanno raccontato una città
viva, complessa, contraddittoria. Dopo anni
di successi e sperimentazioni, la band si era
presa una lunga pausa, mentre il frontman
Francesco Di Bella portava avanti un
percorso solista intenso e personale.
Ma il rapporto con lo Je so’ pazzo Festival
e lo spazio dell’ex ospedale psichiatrico
giudiziario di Materdei non si è mai
interrotto, come raccontano gli
organizzatori: “Quando abbiamo occupato
questo vecchio ospedale psichiatrico
giudiziario, Francesco c’era. C’era nei primi
giorni dell’occupazione, quando in pochi
credevano che saremmo
riusciti a restare. C’era quando ci hanno
‘donato’ Patrie Galere per uno spettacolo
del nostro Teatro Popolare. C’era quando
abbiamo festeggiato i nostri primi quattro
anni di occupazione, e ancora, quando con
che i 24 Grana hanno saputo interpretare,
come sempre, con autenticità.
Quando le luci si sono spente e il pubblico
ha continuato ad applaudire, si è capito che
non era solo un ritorno: era una rinascita. Di
una band, di un legame, di una
generazione che non ha mai
smesso di crederci.
“Abbiamo chiuso in bellezza,
grazie, grazie, grazie” – così
Francesco Di Bella, dalle
pagine del suo social, ha
ringraziato il pubblico presente
al concerto che ha chiuso lo Je
so’ pazzo Festival 2025,
lasciando nel cuore della città
l’eco di una serata che resterà
nella memoria collettiva.
M.R.
(foto di Bruno Mottola, per
gentile concessione)
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
CULTURA E SPETTACOLI
Ond’A Marina, la musica come pace:
Danilo Rea incanta il mare di Castellabate
74 75
Dodici ore di musica ininterrotta, dal tramonto all’alba, per lanciare un
messaggio universale
È stata questa la cifra poetica e spirituale
della seconda edizione di Ond’A Marina, la
rassegna musicale promossa dal Comune
di Castellabate che, il 19 e 20 settembre, ha
trasformato la Marina Piccola di Santa
Maria in un palcoscenico naturale aperto al
mondo.
Ad aprire la notte è stato Danilo Rea con il
suo concerto Liberamente: un viaggio in
piano solo che ha attraversato melodie
indimenticabili, da De André a Puccini, dai
Beatles a Pino Daniele, fondendo tradizione
e improvvisazione in una chiave
profondamente personale. Durante la
serata, Rea ha voluto dedicare un momento
musicale a Robert Redford, recentemente
scomparso. L’artista ha raccontato un
simpatico aneddoto legato a un loro
incontro avvenuto anni fa negli States,
sottolineando la sua umiltà e naturalezza
nel porsi al prossimo. Al ricordo è seguita
un’improvvisazione struggente, nata dal
dialogo tra le onde e i tasti del pianoforte,
che ha trasformato la Marina Piccola in uno
spazio sospeso tra memoria e presente.
Il programma era iniziato al tramonto con il
quintetto di fiati Castellan Brass, seguito
dall’intimità acustica del cantautore Luciano
Tarullo. A chiudere la maratona musicale,
all’alba del 20 settembre, il concerto di arpa
del maestro Gianluca Rovinello sul
Lungomare Perrotti: una performance resa
ancora più suggestiva dalla danza della
scuola Progetto Danza e dal body painting
di Salvatore Migallo, in un incontro di arti
capace di accompagnare il passaggio dal
buio alla luce.
«In un periodo segnato da tensioni e conflitti
a livello globale – ha dichiarato il sindaco
Marco Rizzo – sentiamo il bisogno di offrire
un momento di riflessione e condivisione,
affidandoci al linguaggio universale della
musica per trasmettere un messaggio di
pace e speranza».
Ond’A Marina ha confermato così il suo
valore: non solo una rassegna musicale, ma
un rito collettivo che intreccia arte,
paesaggio e spiritualità. Una notte di
musica sul mare, capace di unire memorie
intime e speranze condivise, dove il
pianoforte di Danilo Rea ha risuonato come
una preghiera laica alla pace.
(foto di Pino Miraglia, per gentile
concessione)
M.R.
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
CULTURA E SPETTACOLI
Napoli 2050. Il futuro immaginato
La prima assoluta, tenutasi sabato 4 ottobre
al cinema Plaza di Napoli, ha trasformato il
grande schermo in una finestra aperta sulla
città che verrà: sospesa tra sogno,
tecnologia e poesia.
Il progetto nasce da un’idea di Sabrina
Innocenti, presidente di Ecole Cinema, e di
Monica Macchi, ed è stato realizzato con il
sostegno del Piano Nazionale Cinema e
Immagini per la Scuola, promosso da MiC e
MiM, nell’ambito dell’iniziativa Visioni fuori
luogo. Hanno collaborato il Comune di
Napoli – Assessorato alle Politiche
Giovanili, Natia Docufilm, Associazione
Ecole Cinema e Lemon Academy.
Gli studenti hanno partecipato a un
percorso di alfabetizzazione
visiva iniziato con le
proiezioni alla Mediateca
Santa Sofia, imparando a
guardare la città con occhi
nuovi. «Abbiamo chiesto agli
studenti di esplorare e
riscrivere ciò che li circonda.
Napoli non è solo quella che
conosciamo: può essere
sognata, reinventata»,
spiega Carrieri, regista e
curatore artistico del progetto.
Da questa visione nasce un viaggio
cinematografico che immagina una
metropoli del futuro tra giardini pensili,
metropolitane subacquee, architetture verdi
e passerelle sospese sul mare.
76 L’antologia si apre con un
77
prologo poetico e intenso,
dagli studenti di Scampia
affidato alla voce di Nemolato, e
si sviluppa attraverso tre episodi
Un viaggio visionario tra mare, memoria e speranza: l’ITI Galileo Ferraris
che raccontano, ciascuno con
un linguaggio diverso, il legame
racconta la città che verrà
profondo tra Napoli e i suoi
abitanti. In Tutte le cose perdute
si compie un percorso di
di Fabrizio Matarazzo
memoria e di ricerca personale,
mentre Il mare madre diventa
una riflessione sul ritmo
Napoli diventa protagonista di un viaggio
frenetico della vita e sul bisogno di
immaginifico verso il futuro con Napoli
dedicati alla memoria storica di Napoli, tra
riconnessione con sé stessi e con la natura.
2050, l’antologia di cortometraggi realizzati
cui lo spot per la Galleria Principe, frutto di
A chiudere, Una notte a Napoli, un racconto
dagli studenti dell’ITI Galileo Ferraris di
una ricerca condotta da Adrián Fernández
corale che immagina una Vela simbolica in
Scampia, guidati dal regista Giuseppe
Almoguera (Università di Madrid), con la
viaggio verso il Golfo, metafora di una
Carrieri e accompagnati dalla voce narrante
regia di Giuseppe Mazzitelli, l’architetto
comunità che non smette di muoversi, di
dell’attore Vincenzo Nemolato.
Francesca Capano e gli operatori visivi
sognare e di sperare.
Massimiliano Gaudiosi e Nazareno Nicoletti.
In Napoli 2050, poesia e immaginazione
diventano strumenti di conoscenza, e il
mare — eterno protagonista — si conferma
anima viva della città.
Il progetto ha coinvolto anche i docenti in un
percorso di formazione sull’uso del cinema
nella didattica, portando l’ITI Galileo
Ferraris, oggi diretto da Daniela Conte, fino
alla Fiera Didacta, principale evento
nazionale dedicato all’innovazione nella
scuola. L’esperienza ha trasformato l’istituto
di Scampia in un presidio culturale e
creativo, capace di unire educazione,
cinema e comunità.
Accanto all’antologia, gli studenti hanno
realizzato anche altri prodotti audiovisivi
Alla prima erano presenti l’assessore alle
Politiche Giovanili Chiara Marciani, il
delegato alla Cultura Sergio Locoratolo,
rappresentanti della Film Commission
Campania — che ha supportato la logistica
— e gli attori Luigi Cardone, Salvatore
Scala e Gaia Fiore. In collegamento video è
intervenuto Bruno Zambardino della
Direzione Generale Cinema e Audiovisivo
del MiC.
Con Napoli 2050, la città si fa specchio e
sogno, un luogo dove la realtà incontra
l’immaginazione e dove i giovani imparano
a raccontare, con la forza delle immagini,
un futuro che comincia dal loro sguardo.
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
GUSTI
Alla Reggia di Caserta il futuro del
vino di Terra di Lavoro
originali come la degustazione alla cieca produttiva ma anche culturale, capace di
riservata ai produttori stessi, chiamati a raccontare nel mondo la ricchezza di questa
78 giudicare una selezione di vini – inclusi i terra». Un legame che affonda le radici nella 79
propri, con qualche “intruso” – per
storia stessa del Complesso vanvitelliano,
Dal 11 al 13 ottobre la quarta edizione di “Terra di Lavoro Wines”
accende il Sito Unesco con degustazioni, forum e wine experience
di Walter Ferrigno
La Reggia di Caserta diventa ancora una
volta teatro della cultura enologica campana
con Terra di Lavoro Wines, la
manifestazione che dall’11 al 13 ottobre
anima il Cortile I del Palazzo Reale
portando al centro dell’attenzione le
denominazioni tutelate dal Consorzio
VITICA: Aversa Asprinio DOP, Falerno del
Massico DOP, Galluccio DOP,
Roccamonfina IGP e Terre del Volturno
IGP. L’evento, promosso dal Consorzio
Tutela Vini Caserta e dalla Reggia di
Caserta, è presentato nella suggestiva
cornice della Castelluccia, nel Bosco
Vecchio del Parco vanvitelliano, con una
conferenza stampa moderata dalla
giornalista Antonella Amodio.
Quarta edizione e nuovo format: Terra di
Lavoro Wines si reinventa con “NEXT
WINE”, un laboratorio di esperienze che
intreccia Wine Talk e Wine Forum, per un
confronto agile e innovativo tra produttori,
giornalisti, buyer e appassionati. Le sfide
del futuro del vino, l’evoluzione dei consumi,
i mercati esteri, la sostenibilità e le nuove
forme di comunicazione diventano i cardini
di un programma che guarda lontano,
senza dimenticare la profondità storica di un
territorio che da secoli parla la lingua della
vite.
«Abbiamo voluto alleggerire e perfezionare
il format della manifestazione – anticipa
Cesare Avenia, presidente di VITICA – per
stimolare un confronto dinamico tra i tanti
attori interessati al mondo del vino. Non
sarà una semplice rassegna
ma un laboratorio di
esperienze, improntato sulla
valorizzazione della cultura del
vino, che ci consentirà di
capire la direzione da
prendere per far conoscere e
apprezzare sempre più i nostri
vini. I vini di Terra di Lavoro
hanno una storia millenaria ma
siamo certi avranno anche un
futuro importante».
La tre giorni propone incontri
serrati, degustazioni guidate e
momenti di confronto con
esperti, arricchiti da proposte
riconoscerne caratteristiche e peculiarità.
Un gioco serio e formativo, organizzato con
la collaborazione dell’Associazione Italiana
Sommelier, che diventa occasione per
approfondire la conoscenza reciproca tra
territorio e bottiglia.
Accanto agli incontri professionali, non
mancano momenti di intrattenimento
musicale e teatrale curati da Officinateatro
APS, che trasformano l’esperienza in un
percorso sensoriale e culturale. A Maria
Felicia Brini, produttrice visionaria e
prematuramente scomparsa, è intitolato un
premio destinato a ristoranti e pizzerie che
meglio promuovono i vini di Terra di Lavoro,
mentre un riconoscimento speciale viene
attribuito alle aziende segnalate da guide e
testate nazionali e internazionali, a
conferma della volontà di intrecciare la
valorizzazione del territorio con la
dimensione globale.
Fondamentale è la sinergia con la Reggia di
Caserta, come ricorda la direttrice Tiziana
Maffei: «La Reggia di Caserta è attore e
promotore dello sviluppo del territorio, un
organismo vivo e attivo, istituzione dello
Stato che valorizza le risorse del nostro
Paese. Il vino è una delle espressioni più
significative di questa identità: realtà
dove nel Bosco di San Silvestro
sopravvivono ancora le vigne borboniche,
oggi recuperate anche grazie alla
vinificazione del Pallagrello.
Il progetto si inserisce nel quadro del
Contratto di Sviluppo Rurale Campania
2023-2027, con finanziamento SRG10, e si
propone come modello pilota per la
promozione della cultura e dell’economia
del vino oltre i confini regionali. L’ingresso
alla manifestazione è gratuito, con deposito
cauzionale per tasca e calice, e consente al
pubblico di conoscere da vicino i vini di un
territorio che unisce storia e innovazione,
tradizione millenaria e ricerca di nuovi
mercati.
Il Consorzio VITICA, primo consorzio di
tutela riconosciuto in Campania, continua
così la sua missione di custode e
ambasciatore delle denominazioni
casertane, offrendo al pubblico della Reggia
di Caserta un’occasione unica per scoprire
e degustare le eccellenze enologiche di
Terra di Lavoro, in un contesto di bellezza e
cultura che ne amplifica il valore simbolico.
(foto fornite dall’Ufficio stampa del
Consorzio Vitica)
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IL FATTORE UMANO
80
‘Il Pane e le Rose’
disparità non giustificate, documentandone
le cause. Occorre poi rivedere le politiche di 81
Direttiva UE 970/2023 – Pay Transparency: la trasparenza retributiva
come leva per la crescita aziendale
di Giovanna d’Elia *
“Pane e rose! Pane e Rose! / Mentre
marciamo, marciamo, combattiamo anche
per gli uomini, / Perché sono figli di donne,
e di nuovo li manteniamo. / Le nostre vite
non saranno sudate dalla nascita finché la
vita non si chiude; / I cuori muoiono di fame
così come i corpi; dacci il pane, ma dacci le
rose.”
Nel gennaio del 1912 scendono in sciopero
contro l’ennesima riduzione dei salari gli
operai e le operaie (insieme ai bambini la
manodopera femminile è circa la metà della
forza lavoro) delle fabbriche tessili di
Lawrence, nel Massachusetts. Nel giro di
poche ore la richiesta di aumentare i salari
si diffonde in tutte le fabbriche circostanti e
già il 12 gennaio gli scioperanti – e
soprattutto le scioperanti – toccano le
diecimila unità. Durante lo sciopero un
gruppo di giovani operaie di picchetto ai
cancelli di una fabbrica issa, secondo alcuni
per la prima volta nella storia, uno striscione
con una frase che alla storia passerà: We
want bread and roses too (“Vogliamo il pane
ma anche le rose”).
Queste sono parole che hanno fatto la
storia e anche ora possiamo continuare a
fare la storia. Entro il 7 giugno 2026 l’Italia
dovrà recepire la Direttiva UE 970/2023
sulla pay transparency, che mira a ridurre il
divario salariale tra uomini e donne. Oggi,
infatti, il gender pay gap in Europa resta
ancora oltre il 12%. Le donne in Italia
guadagnano ancora il 20% in meno dei loro
colleghi.
Per le imprese questo significa prepararsi
per tempo, perché la direttiva introduce
obblighi concreti, sanzioni significative e un
cambiamento culturale importante nella
gestione delle politiche retributive. Si tratta
di un’opportunità per le aziende e per la
riduzione del gender pay gap. La
trasparenza retributiva non è più soltanto un
principio etico, ma una concreta opportunità
di sviluppo per le imprese. Con la nuova
direttiva europea, garantire che uomini e
donne ricevano la stessa retribuzione per lo
stesso lavoro diventa un requisito legale e
al tempo stesso un fattore distintivo di
competitività.
L’Unione Europea ha introdotto una direttiva
che obbliga le aziende a rendere più chiari i
propri sistemi di retribuzione e a monitorare
il divario salariale di genere. Tra i principali
obblighi, vi è la necessità di indicare la
retribuzione o la fascia salariale già in fase
di selezione, di dare ai dipendenti il diritto di
conoscere criteri e livelli retributivi, di
pubblicare report periodici sul gender pay
gap per le aziende con almeno 100
dipendenti e di adottare misure correttive in
caso di differenze non giustificate.
La trasparenza non significa solo
adempimenti burocratici, ma porta con sé
benefici tangibili: permette di rafforzare
l’employer branding e attrarre talenti,
soprattutto tra i giovani sensibili ai valori di
equità e inclusione; migliora la retention,
favorendo dipendenti più motivati e fedeli
grazie a un clima di fiducia; stimola
innovazione e risultati, poiché la diversità e
la parità retributiva favoriscono creatività e
performance; infine, offre una maggiore
tutela legale, riducendo il rischio di
contenziosi e sanzioni.
La metafora del “pane e rose” richiama un
doppio bisogno: quello della giustizia
materiale – il pane, cioè una giusta
retribuzione – e quello della dignità e del
riconoscimento – le rose, cioè un lavoro
equo e valorizzante. Adottare la trasparenza
retributiva significa dare alle persone
entrambi: sicurezza economica e senso di
appartenenza. Per le aziende è un
investimento che unisce crescita,
reputazione e sostenibilità sociale.
Ecco una checklist pratica che le aziende
possono utilizzare come guida operativa per
prepararsi alla direttiva sulla trasparenza
retributiva.
Per prima cosa, è necessario effettuare
un’analisi preliminare dei dati retributivi,
realizzando un audit interno sulle
retribuzioni attuali, suddivise per genere,
ruolo e anzianità, e individuando eventuali
gestione delle risorse umane e dei sistemi
di valutazione, verificando che siano basate
su criteri oggettivi e trasparenti, come
competenze, responsabilità e performance,
e introducendo griglie retributive chiare e
condivise.
È importante garantire trasparenza nei
processi di selezione e carriera, indicando
sempre la fascia retributiva nelle offerte di
lavoro e assicurando percorsi di crescita e
promozione accessibili e tracciabili per tutti i
dipendenti. Un ruolo fondamentale è
ricoperto anche dalla formazione: dirigenti e
responsabili HR devono essere formati sui
temi della parità retributiva e della gestione
inclusiva, promuovendo al tempo stesso
una cultura aziendale fondata su equità,
rispetto e valorizzazione del merito.
Le imprese devono inoltre garantire ai
dipendenti il diritto all’informazione,
assicurando l’accesso ai criteri retributivi e
agli scatti di carriera, e istituire canali interni
dedicati per richieste o segnalazioni in
materia di parità retributiva. È poi
indispensabile prevedere attività di reporting
e monitoraggio periodico: per le aziende
con più di 100 dipendenti diventa
obbligatorio predisporre un report annuale
sul gender pay gap, pubblicando i risultati e
le azioni correttive intraprese, aggiornando
costantemente i dati per garantire
trasparenza e accountability.
Infine, è opportuno rafforzare la governance
interna nominando un referente per la parità
retributiva e la compliance alla direttiva, e
inserire obiettivi di parità nei KPI aziendali e
nel bilancio di sostenibilità.
La Direttiva UE 970/2023 non è solo una
norma da rispettare, ma una visione di
futuro: un’economia che cresce attraverso
la fiducia, la giustizia e la valorizzazione
delle persone. Adottare la trasparenza
retributiva significa garantire il pane, cioè il
diritto alla giusta retribuzione, ma anche le
rose: dignità, riconoscimento e
realizzazione professionale. Solo così le
aziende potranno essere competitive,
sostenibili e davvero umane.
(*) HR Director Focus Consulting
Esperta Risorse Umane e Parità di Genere
e Opportunità
Sudenord.it - Anno 2 n. 9 - Ottobre 2025
PSICOLOGIA E SOCIETA'
SOTTO LA LINEA DI BILANCIO
Libertà obbligatoria
L’estate è tempo di vacanze: per alcuni è
un’occasione per uscire dai ritmi ordinari,
sperimentare luoghi e situazioni nuove; c’è
chi compie trasgressioni più o
meno piccole. Al rientro inizia
un periodo di progetti, di cui
sovente realizziamo solo una
piccola parte. A settembre si
ritorna alla routine — alcuni con
gioia, altri con rimpianti — alla
quotidianità scandita dagli
impegni di lavoro e familiari. In
una parola, ci si sente meno
liberi.
Ma cos’è la libertà? Certo, non
è uno spazio vuoto e nemmeno
il volo di un moscone; ma forse
non è nemmeno
partecipazione. È abbastanza
evidente che non significa fare
tutto ciò che si vuole, e il
numero dei divieti che subiamo
è esattamente la cifra della cultura in cui
viviamo.
Nonostante la libertà sia un concetto
fondante della nostra cultura — nulla
sembra più importante —, c’è chi ha dato la
vita per garantirla a sé stesso e alle
generazioni successive. Eppure si tratta di
un concetto sempre più messo in crisi e
ridotto all’angolo, sia dalla filosofia sia dalle
scienze. Chi studia la libertà non come
concetto astratto si trova di fronte a un vero
rompicapo.
In pratica, siamo davvero liberi in qualcosa?
Esercitare una volontà, poter scegliere tra
alternative, possedere libero arbitrio: è una
realtà o solo una pia illusione? Tra
inconscio freudiano, inconscio collettivo e
processi neuronali al di fuori del nostro
controllo, l’individuo è davvero libero o
compie sempre scelte obbligate, dettate da
condizionamenti che ignora e da leggi
naturali a lui preesistenti?
Debito Italia: il peso del futuro
82 83
Come il debito pubblico condiziona crescita economica e fiducia
Riflessioni sulla volontà, la coscienza e l’illusione del libero arbitrio
di Emanuele Lattanzio *
degli interessi, lo Stato ha incassato più di
di Alberto Vito *
Più si avanza nella conoscenza scientifica e
quanto ha speso.
più sembrerebbe che gli spazi di movimento
Il debito pubblico italiano è una cifra che fa
individuale siano ridotti. Il noto esperimento
girare la testa: nel luglio 2025 si è attestato
Le conseguenze di un debito così massiccio
di Libet degli anni ’80 mostra che il cervello
intorno ai 3.056,3 miliardi di euro. Ma al di
non sono solo una riga sul bilancio, ma un
determina cosa faremo alcune centinaia di
là dei numeri da capogiro, cosa significa
vero e proprio freno sull’economia
millisecondi prima che ne siamo coscienti e,
realmente questa montagna di passività per
nazionale. La più immediata riguarda la
quindi, la precedenza
l’Italia e per il futuro dei suoi cittadini?
spesa per interessi: nel 2023 ha raggiunto i
temporale neuronale sulla
78 miliardi di euro, risorse sottratte a
consapevolezza sembra
investimenti cruciali come sanità, istruzione,
togliere valore alla nostra
ricerca e infrastrutture.
decisione cosciente.
Abbiamo contezza di aver
fatto una scelta solo poco
dopo che la decisione è già
stata presa.
E dunque, la libertà è
davvero un’illusione? Siamo
davvero simili a macchine —
per quanto complesse e
affascinanti? Ciascuno di noi,
se avesse un analogo
patrimonio genetico, uguali
esperienze familiari e sociali,
e fosse imbevuto di un
identico sistema di credenze
culturali, giungerebbe sempre alle stesse
conclusioni, ad esempio in campo politico
ed economico?
Le conseguenze di queste riflessioni
potrebbero essere drammatiche: se la
libertà fosse un’illusione, perché difenderla?
Anche il principio della responsabilità
individuale diventerebbe discutibile. In tempi
drammatici come questi, è facile, per un
osservatore attento e obiettivo, riconoscere
quante delle nostre convinzioni si basino su
fattori emotivi o irrazionali, su informazioni
imprecise o non verificate, su pregiudizi.
A chi è interessato a questo argomento e
cerca una risposta a tali interrogativi,
consiglio la lettura del libro Lo scandalo
della libertà del fisico e matematico
Giuseppe Tratteur, tra l’altro curatore della
collana scientifica dell’Adelphi, che da anni
si interroga sulle basi fisiche e algoritmiche
della coscienza e del libero arbitrio.
(*) psicologo, psicoterapeuta, sociologo
La traiettoria ascendente del debito italiano
è una storia lunga, che affonda le radici in
decenni di politiche economiche. Il rapporto
debito/PIL, che misura il debito in relazione
alla ricchezza prodotta dal Paese, è
cresciuto enormemente, passando dal 37%
del 1970 al 135% stimato per il 2024. Le
cause principali di questa crescita
esponenziale sono molteplici. Si parte dai
deficit primari elevati: storicamente, l’Italia
ha registrato disavanzi consistenti (entrate
meno spese, al netto degli interessi)
soprattutto tra gli anni Settanta e Ottanta. In
pratica, lo Stato spendeva
sistematicamente più di quanto incassava
dalle tasse.
A ciò si aggiunge l’aumento del costo degli
interessi. L’enorme stock di debito ha creato
un meccanismo di autoalimentazione:
quando i tassi d’interesse sui titoli di Stato
aumentano, anche la spesa per interessi
cresce, obbligando lo Stato a emettere
nuovo debito per onorare quello vecchio.
Questo fenomeno si è intensificato dopo la
crisi finanziaria e con il recente rialzo dei
tassi per contrastare l’inflazione.
Infine, shock economici e misure
straordinarie — come la pandemia di
COVID-19 e, più recentemente, l’impatto di
provvedimenti quali il superbonus (la cui
influenza dovrebbe esaurirsi nel 2027, con
un rapporto debito/PIL previsto al 137,4%)
— hanno contribuito a innalzare
ulteriormente il livello di indebitamento.
Negli anni più recenti si registra tuttavia un
miglioramento dell’indebitamento netto delle
amministrazioni pubbliche, passato dal
−7,2% del PIL nel 2023 al −3,4% nel 2024.
Anche il saldo primario è tornato in attivo, a
+0,4% nel 2024: ciò significa che, al netto
Un debito elevato espone inoltre il Paese al
rischio di una crisi di fiducia da parte degli
investitori. Se i mercati temono che l’Italia
non sia in grado di ripagare i propri debiti,
aumenta lo spread (il differenziale di
rendimento con i titoli tedeschi) e, di
conseguenza, i tassi d’interesse richiesti per
rifinanziare il debito.
In quanto membro dell’Unione Europea,
l’Italia è soggetta ai vincoli del Patto di
Stabilità e Crescita, che impone limiti di
deficit e una traiettoria di riduzione del
debito. Questo riduce la flessibilità fiscale in
caso di crisi o per l’attuazione di politiche di
sostegno alla crescita.
La sfida di ridurre il debito è complessa e
richiede una strategia a lungo termine, ma
le soluzioni non sono un mistero. Gli
economisti convergono su un punto
fondamentale: un mix di crescita economica
e disciplina fiscale. L’unico modo sostenibile
per ridurre il rapporto debito/PIL è garantire
che il tasso di crescita del prodotto interno
lordo sia stabilmente superiore al costo
reale del debito. Una crescita robusta,
sostenuta da investimenti produttivi e
riforme strutturali, non solo aumenta la
ricchezza, ma incrementa anche il gettito
fiscale, rendendo il debito più gestibile.
Mantenere un avanzo primario — cioè
incassare più di quanto si spende al netto
degli interessi — è essenziale per frenare la
crescita del debito e iniziare a ridurlo. Ciò
richiede una gestione prudente della spesa
pubblica e una lotta efficace all’evasione
fiscale. È fondamentale utilizzare le limitate
risorse disponibili per finanziare beni e
servizi ad alto valore sociale, come sanità,
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SOTTO LA LINEA DI BILANCIO
va oltre il dato nazionale. Tale differenza
emerge chiaramente quando si esamina il
84 rapporto debito/PIL a livello regionale e
85
l’indebitamento degli enti locali, riflettendo le
disuguaglianze strutturali tra Nord e Sud.
istruzione e ricerca, che rappresentano il
vero “capitale produttivo” di una nazione.
Ridurre la montagna di euro non sarà
rapido né indolore, ma è l’unica strada per
restituire all’Italia la piena sovranità sulle
proprie decisioni economiche, liberando
risorse per costruire un futuro più solido per
le nuove generazioni. È un impegno che
richiede responsabilità e visione a lungo
termine da parte della classe politica e
consapevolezza da parte dei cittadini.
L’analisi del debito pubblico in Italia rivela
anche un profondo divario territoriale, che
Le regioni del Nord (come Lombardia,
Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte)
presentano un rapporto debito/PIL
relativamente contenuto, in alcuni casi
intorno all’80%. Ciò suggerisce che i sistemi
economici settentrionali generano un PIL
sufficientemente elevato da diluire l’impatto
del debito. Al contrario, le regioni del Sud e
le Isole registrano cifre molto più alte, con
un rapporto medio stimato intorno al 230%.
Questa disparità non deriva tanto da un
debito assoluto più elevato (che resta in
gran parte centrale), quanto da un PIL pro
capite significativamente inferiore nel
Mezzogiorno, che rende il peso del debito
insostenibile in termini relativi. Calabria e
Sicilia, ad esempio, sono agli ultimi posti
per PIL pro capite in Italia.
In sintesi, il problema del debito pubblico
italiano è nazionale, ma le regioni del Sud
restano strutturalmente più vulnerabili a
causa di una minore capacità produttiva e di
un maggiore peso relativo
dell’indebitamento locale sul proprio PIL.
(*) Esperto Enti Locali / Società Partecipate
commerciale@sudenord.it
www.sudenord.it
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86
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