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La mia ditta 3/2025

La rivista di AXA al servizio delle aziende vi informa tre volte all'anno su temi che interessano i piccoli imprenditori.

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3 | 2025

La miaDITTA

La rivista per PMI di AXA

Investire nel futuro I

formando apprendisti

Pagina 8

Investire nel futuro II

elettrificando

flotte aziendali

Pagina 14

Conquistare i giovani

Nell’intervista la CEO Sandra Banholzer

illustra il dolce ringiovanimento del marchio Rausch

Pagina 30


Il mio motivo d’orgoglio

Christine Ziegler e René Marty,

Fondazione Schloss Lenzburg

I custodi del castello di Lenzburg

Entrambi provenienti dal settore privato, nel 2019

abbiamo deciso di assumere la gestione della Fondazione

Schloss Lenzburg. Per noi si è trattato di

un grande passo da due punti di vista: oltre alla

nuova mansione ci siamo improvvisamente ritrovati

partner non solo nella vita privata, ma anche

in quella professionale. All’inizio è stata una grossa

sfida, nel frattempo però siamo diventati un team

affiatato. Oltre alla gestione del castello e della

quotidianità, ci occupiamo anche di commercializzazione,

comunicazione e pubbliche relazioni.

Negli ultimi anni abbiamo investito fortemente

nello sviluppo dell’organizzazione e della strategia,

apportando così dei cambiamenti. L’obiettivo era

quello di aprire il castello a un pubblico più vasto,

rivolgendoci quindi non solo a persone interessate

alla cultura, a famiglie e scolaresche, bensì anche

ad altri destinatari. Oggi, oltre a diverse mostre,

spettacoli teatrali e concerti, proponiamo anche

un festival del libro o incontri di day dance per attirare

un pubblico giovane. Ogni stagione da noi si

tengono circa 150 eventi, tra cui molti matrimoni,

anniversari o feste aziendali. La nostra quotidianità

lavorativa è estremamente varia e offre non solo

aspetti tecnici, ma anche sociali, creativi, commerciali

e amministrativi. Ma la cosa più bella è che oggi

non siamo più esclusivamente orientati al fatturato,

bensì possiamo in primis svolgere un lavoro molto

significativo.

schlosslenzburg.ch

Foto: Paolo Dutto

La mia DITTA

2 03/2025


Il mio motivo d’orgoglio

Urs Schneider,

Muewag AG

Al galloppo verso il successo

Foto: Raffael Waldner

03/2025

Nel 1996 ho fondato il Ponyhof Bätterkinden

insieme a mia moglie, come seconda attività

accanto al mangimificio che avevo rilevato da

mio padre nel 1985. Sapevamo già allora che

la produzione di mangimi per animali non ci

avrebbe garantito la sopravvivenza a lungo

termine, quindi abbiamo cercato una fonte aggiuntiva

di reddito che abbiamo trovato nella

nostra scuola di equitazione. Quella che è iniziata

quasi 30 anni fa con due pony ora è un’azienda

florida. Oggi ci occupiamo di circa 300

bambini con 10 dipendenti, 30 pony e 10 cavalli

impegnati nella nostra scuola. Dalle passeggiate

accompagnate a partire dai 4 anni alle lezioni

di equitazione settimanali fino ai corsi durante

3

le vacanze e a un simulatore di equitazione, il

nostro centro propone l’offerta giusta per ogni

età e abilità. Mi sta molto a cuore lavorare con

i pony e le persone. Vedere i bambini crescere

e fare progressi mi riempie ogni giorno di gioia

e orgoglio. Tuttavia, bisogna sempre tenere ben

salde le redini in mano, come si suol dire. I cavalli

devono essere accuditi sette giorni su sette,

il che è faticoso e non può essere gestito a tempo

parziale. Mia moglie ed io siamo entrambi in età

pensionabile e vorremmo rallentare il ritmo.

Per il futuro mi auguro pertanto di trovare dei

successori in grado di portare avanti la nostra

scuola con la nostra stessa filosofia.

ponys.ch

La mia DITTA



Indice

7

8

14

Successo

Formazione professionale:

così si conquistano

le giovani leve

Perché conviene passare

alla flotta aziendale

elettrica

Editoriale

Investire nel

futuro

Foto: Gaetan Bally; Dan Cermak; Remo Inderbitzin; Daniel Ammann

19

20

22

25

26

30

2

3

34

35

18

Sicurezza

Assistenza in caso di crisi:

pronti per qualsiasi

evenienza

Studio PMI: in competizione

con grandi imprese

per gli specialisti

Responsabilità

LPP: flessibilità

innanzitutto

Intervista: Sandra

Banholzer, CEO di Rausch,

su trend nella cura dei

capelli, piani d’espansione

e l’effetto lipstick

Rubriche

Il mio motivo d’orgoglio

Christine Ziegler e

René Marty

Urs Schneider

Elke Brodbeck

Benedikt Nann

Grafico: elettromobilità

COLOPHON

8

14

30

Leggete la nostra rivista in formato e-paper all’indirizzo www.la-mia-ditta.ch oppure

visitate il sito LinkedIn www.linkedin.com/company/axaswitzerland.

Editore: AXA, Newsroom

Indirizzo della redazione: AXA, «La mia ditta», Römerstrasse 17, 8400 Winterthur,

www.la-mia-ditta.ch, e-mail: meine.firma@axa.ch Redazione: Melanie Ade (direzione)

Hanno collaborato a questo numero: Seraina Acker, Lorenz Heinzer Online: Urs Wildi

Traduzione: Language Services, AXA

Concezione e realizzazione: Der Layouter, Beni Spirig, 6004 Lucerna

Stampa e spedizione: Vogt Schild Druck AG, Gutenbergstrasse 1, 4552 Derendingen

Periodicità: pubblicazione quadrimestrale in italiano, tedesco e francese

Tiratura complessiva: 84 000 copie

Amministrazione delle inserzioni: Galledia Fachmedien AG, Burgauerstrasse 50, 9230 Flawil,

ornella.assalve@galledia.ch, www.galledia.ch

Modifiche d’indirizzo e disdette: via mail a meine.firma@axa.ch

Stampato

myclimate.org/01-25-920909

Melanie Ade

Caporedattrice

«La mia ditta»

Come emerge dal più recente

studio di AXA sul mercato del

lavoro delle PMI, la carenza di

personale specializzato continua a

essere la sfida maggiore per le PMI

svizzere: lo scorso anno l’84 per

cento delle persone intervistate ha

avuto, in parte o addirittura per la

maggior parte, difficoltà a trovare

il personale necessario. Un ulteriore

aggravante: per accappararsi

i talenti migliori le PMI non solo

sono in un’intensa competizione

tra di loro, ma anche con grandi

aziende e istituzioni statali, come

dimostrano i risultati dello studio

condotto nel 2025.

Alla luce di ciò l’incentivazione

delle giovani leve e quindi la formazione

professionale dei giovani

apprendisti assume un’importanza

ancora maggiore, da un lato per

rafforzare il know-how in seno

alla ditta e dall’altro per tutelare

il futuro del settore. Ma anche

in questo frangente molte PMI

faticano a trovare e fidelizzare i

talenti adatti. Nella storia di copertina

di questo numero abbiamo

pertanto chiesto come la collaborazione

con gli apprendisti si traduce

in successi raccogliendo spunti

interessanti.

Vi auguro una piacevole lettura!

03/2025 5

La mia DITTA


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Successo

Domanda di un lettore

Rendita per

partner

È necessario notificare preventivamente

alla cassa pensione la convivenza

affinché la o il partner abbia diritto a

una rendita in caso di decesso?

P. K., San Gallo

In caso di decesso di una persona assicurata,

la LPP prevede una rendita per la o

il coniuge superstite. In questo modo è

garantito che, nel caso di una disgrazia, i

superstiti siano tutelati almeno sul piano

finanziario. L’ammontare della rendita varia

in base all'eventualità che la persona

deceduta esercitasse ancora un’attività lavorativa

oppure fosse già in pensione. Le

coppie che convivono in concubinato non

hanno alcun diritto legale a una rendita

per partner. La maggior parte delle casse

pensione offre tuttavia questa possibilità

su base volontaria, purché siano soddisfatte

determinate condizioni. Normalmente

i partner devono aver convissuto

negli ultimi cinque anni prima del decesso

oppure aver provveduto al mantenimento

di un figlio comune. I requisiti concreti variano

a seconda della cassa pensione. Per

molti istituti, inoltre, la convivenza deve

essere notificata per iscritto già quando

si è in vita mediante modulo o contratto

di concubinato. Presso le fondazioni collettive

di AXA tale notifica preventiva non

è necessaria. Il diritto alla rendita viene

stabilito in base alla situazione di vita

effettiva al momento del decesso della

persona assicurata. Se le condizioni regolamentari

sono soddisfatte, la prestazione

viene erogata in ogni caso.

Robin Jäger

Responsabile Sviluppo

prodotti Previdenza

professionale

Foto: p.g.c.

AMS è ora il più grande gestore di parchi veicoli neutrale della Svizzera.

Fusione tra CarNet

Management AG e AXA

Mobility Services AG

A gennaio 2024 AXA Svizzera ha rilevato il rinomato gestore di parchi veicoli

svizzero CarNet Management AG (CarNet) che sta gradualmente integrando

nella sua affiliata AXA Mobility Services AG (AMS). Il 30 giugno 2025 è stata

perfezionata la fusione delle due aziende a livello giuridico. In questo modo

CarNet viene interamente incorporata in AMS. Questa operazione consente

ad AMS di rafforzare la propria posizione di mercato e ampliare ulteriormente

il suo già esteso ventaglio di servizi per parchi veicoli. Quello che

è diventato il più grande gestore di parchi veicoli neutrale della Svizzera

offre alle PMI e alle grandi aziende locali una gestione e un’assistenza personalizzate

dei loro parchi veicoli, mentre alla clientela multinazionale AMS,

come parte di TraXall International, offre soluzioni specifiche di mercato e

l’accesso al know-how locale. A partire dal 1º aprile 2026 il CEO dell’azienda

risultante dalla fusione sarà Alain Bahni, che subentrerà a Mensur Jasari

dopo la sua partenza volontaria a fusione completata. Gli attuali titolari di

CarNet lasceranno gradualmente la loro funzione entro la fine di quest’anno.

Il personale di CarNet sarà rilevato da AMS. Nel primo semestre 2026 avrà

luogo l’accorpamento dei marchi. Fino ad allora e per motivi di continuità, il

marchio CarNet resterà in essere.

«È nel nostro interesse agire in modo sostenibile e a lungo termine e

sviluppare soluzioni intergenerazionali»

Andreas Zindel, CEO Zindel United, pagina 15

03/2025 7

La mia DITTA


APPRENDISTATO

Garantire

il futuro

La formazione professionale è nel DNA della Svizzera ed è considerata

un modello di successo. Eppure continua a circolare la voce che

l’apprendistato stia perdendo attrattiva rispetto all’università e che sia

sempre più difficile trovare nuove leve. Tre imprese raccontano

le loro esperienze e perché, malgrado tutto, continuano a formare

apprendisti.

Testo Melanie Ade Immagini Dan Cermak

La mia ditta

Fondata nel 1903, la Bäckerei

und Konditorei Lyner da

oltre 120 anni è sinonimo

di sapore e tradizione ed

è famosa per il suo pane, i

prodotti da forno e l’ampia

scelta di crostate e torte.

L’azienda arrivata alla quarta

generazione è diretta da

Peter Lyner ed è presente a

Winterthur con quattro sedi

e 62 dipendenti, di cui 13 in

apprendistato.

lyner.ch

È

giovedì di buon mattino e il laboratorio

della panetteria Lyner brulica

di attività già da ore. Si lavora

concentrati alle diverse postazioni

e ai macchinari mentre la radio trasmette

musica in sottofondo. E sebbene questo

mestiere sia fisicamente impegnativo e metta a

dura prova soprattutto chi è all’inizio dell’apprendistato,

l’atmosfera è rilassata. Dal capo

all’apprendista del primo anno tutti scherzano,

ridono e parlano dei programmi per il fine settimana.

Peter Lyner, che gestisce la panetteria

di quarta generazione, spiega perché per lui sia

così importante coltivare questo clima aziendale:

«Chi svolge un apprendistato da noi deve

sentirsi al 100% parte integrante del team. Non

voglio assumere personale ausiliario ma gente

con una buona formazione che lavori con me

alla pari e che mi sollevi dal lavoro mandando

avanti l’attività in autonomia». E sa bene di cosa

parla: la panetteria, che in città è rinomata, occupa

62 dipendenti, di cui 13 in apprendistato,

«Chi svolge un apprendistato da noi deve

sentirsi al 100% parte integrante del team»

Peter Lyner, titolare della panetteria e pasticceria Lyner

che ogni tanto devono anche saper gestire da

soli il turno di notte.

Formare così tante persone contemporaneamente

richiede un piano didattico strutturato

e molte mani che aiutano. E infatti nella

Bäckerei und Konditorei Lyner ad affiancare

apprendiste e apprendisti ci sono due formatori

professionali e otto formatori pratici. In

questo modo la responsabilità è distribuita su

più persone, così se qualcuno è assente non collassa

l’intero sistema. Una volta al mese allieve

ed allievi hanno a disposizione un giorno in cui

praticare insieme, durante l’orario di lavoro,

le attività successive previste e ogni sei mesi

hanno un colloquio di qualifica con il formatore

pratico durante il quale anche loro possono

dare un feedback. «È, da un lato, un segno

di apprezzamento nei confronti di chi svolge

l’apprendistato e, dall’altro, offre la possibilità

a noi responsabili della formazione di riflettere

e migliorare», spiega Peter Lyner.

Non contribuire non è la soluzione

Naturalmente anche qui c’è stato qualcuno

che ha interrotto l’apprendistato o disdetto un

contratto ma in linea generale Lyner, che ha

un diploma di fornaio-pasticciere, è soddisfatto

dell’esperienza fatta con i suoi apprendisti. «La

La mia DITTA

8 03/2025


Con il mastro panettiere Peter Lyner gli apprendisti possono anche dare un feedback al capo.

03/2025 9

La mia DITTA


Come lui stesso afferma, con i ragazzi si diverte sempre: il maniscalco Peter Wäfler con il suo apprendista Philipe Baumberger.

La mia DITTA 10

03/2025


APPRENDISTATO

loro motivazione è altissima. Sanno di far parte

di una squadra e che, se non si presentano al lavoro,

i loro colleghi dovranno sostituirli. Quindi

ci pensano due volte prima di restare a letto.

Per fare la panettiera o il pasticciere qualche

volta devi accontentarti di dormire anche solo

mezz’ora se vuoi uscire la sera», spiega ridendo

il mastro panettiere. Peter Lyner non può confermare

il trend diffuso dai media secondo cui

la giovane generazione di oggi preferisce andare

all’università, anzi: «Da gennaio a luglio di

quest’anno abbiamo registrato il tutto esaurito

per gli stage di orientamento – pur iniziando

alle 5 spaccate del mattino». A Lyner quindi le

nuove leve non mancano e, dal suo punto di vista,

l’impegno viene ripagato: «Ovviamente formare

apprendiste e apprendisti richiede tempo

e, certo, ci sono anche momenti di tensione.

Però lamentarsi della mancanza di personale

qualificato senza dare il proprio contributo

non può essere la soluzione. Chi svolgerà il nostro

lavoro in futuro se non ci sarà un ricambio

intergenerazionale? Formando i professionisti

di domani manteniamo in vita il nostro settore

e investiamo nel nostro avvenire».

Sempre più difficile passare il testimone

La pensa così anche il suo omonimo Peter

Wäfler. Il maniscalco di Laupersdorf si occupa

di formazione professionale già da 20 anni.

Attualmente nell’azienda di famiglia guidata

da lui e sua moglie lavorano due dipendenti a

tempo indeterminato e tre apprendisti. Uno dei

suoi primi apprendisti, oggi suo vice, nel 2009

è diventato addirittura campione svizzero agli

esami di tirocinio e, l’anno successivo, campione

europeo agli EuroSkills in Portogallo.

«Una cosa di cui vado ancora fiero», ride Wäfler.

Tuttavia negli ultimi anni ha constatato una

maggiore difficoltà a trovare apprendisti: «Il

nostro è un mestiere di nicchia, e questo complica

la ricerca di nuove leve. In passato nei

dintorni c’erano ancora molti agricoltori con

cavalli e i ragazzi crescevano a contatto con gli

animali. Oggi sono più interessati all’apprendistato

come meccanici di macchine agricole».

E poi, continua, anche se i maniscalchi in Svizzera

sono ancora tanti, sono sempre meno

quelli disposti a offrire formazione professio-

«Gli apprendisti mi

mantengono giovane»

Peter Wäfler, titolare della Wäfler Hufbeschlag GmbH

Un aspetto importante del sistema educativo

svizzero è la sua permeabilità

Signora Fantini, qual è

la percentuale di giovani

che stanno seguendo un

apprendistato?

Ogni anno in Svizzera circa

due giovani su tre optano

per un apprendistato. Nel

2024 quasi 65 000 ne hanno

completato uno e 20 000

hanno conseguito un diploma

di maturità liceale.

Negli ultimi 20 anni questi

dati sono rimasti sorprendentemente

costanti. Un

aspetto importante del

sistema educativo svizzero

è la sua permeabilità, che

consente il passaggio tra

i diversi livelli di formazione.

Questo significa che

i giovani possono ancora

frequentare un liceo o una

scuola universitaria professionale

anche dopo un

apprendistato.

È vero lo stereotipo che

le giovani generazioni di

oggi sono meno motivate?

Alcuni studi mostrano che

la generazione Z ha voglia

di lavorare, ma a determinate

condizioni. Pretende

una comunicazione più

chiara e aperta e vuole

riconoscimento, orari

flessibili e la possibilità di

realizzarsi. Il suo impegno

dipende, in misura maggiore

rispetto al passato,

dall’ambiente di lavoro

e dal senso che gli viene

attribuito.

Perché alle PMI conviene

formare apprendisti?

Per le PMI la formazione

degli apprendisti rappresenta

un investimento che

genera benefici a livello

aziendale e sociale. Chi

offre formazione oggi si assicura

il personale qualificato

di domani, e potenzia

altresì la propria posizione

sul mercato. Inoltre i giovani

apportano nuove idee

all’azienda.

Quali misure specifiche

esistono per aiutare le

PMI nella formazione di

apprendiste e apprendisti?

I cantoni e le associazioni

di categoria sono interlocutori

importanti al riguardo

e offrono sostegno alle

aziende formatrici offrendo

informazioni e consulenza.

La promozione cantonale

nale. Un trend che, a suo dire, è preoccupante:

«Si tratta di un tema difficile che solleviamo

regolarmente all’interno dell’associazione e

per il quale cerchiamo soluzioni». Secondo

Peter Wäfler negli ultimi anni l’interesse per

l’apprendistato è diminuito; molti preferiscono

studiare e optano per un mestiere artigianale

solo in un secondo momento, se la carriera

accademica non decolla. Eppure – afferma –

quello del maniscalco è uno dei lavori più belli

in assoluto: «Con le nostre mani svolgiamo un

lavoro tradizionale sullo zoccolo del cavallo

Tiziana Fantini è responsabile

Comunicazione presso la Segreteria

di Stato per la formazione, la ricerca

e l’innovazione (SEFRI). Il centro di

competenza della Confederazione per

le questioni nazionali e internazionali

connesse alla politica in materia di

formazione, ricerca e innovazione è

affiliato al Dipartimento federale

dell’economia, della formazione e

della ricerca (DEFR) e conta circa

280 collaboratori in Svizzera e ben

60 all’estero.

sbfi.admin.ch

di posti di tirocinio, ad

esempio, informa su come

creare posti di apprendistato

e quali sono i fattori

chiave della formazione. A

livello strategico la Confederazione

garantisce condizioni

quadro favorevoli, ad

esempio sostenendo progetti

innovativi nel campo

della promozione di posti

di tirocinio.

La mia ditta

Fondata nel 2000 dal maniscalco

Peter Wäfler e da

sua moglie Beatrice, oggi la

Wäfler Hufbeschlag GmbH

ha due dipendenti a tempo

indeterminato e tre apprendisti.

L’azienda a conduzione

familiare si occupa di un

migliaio di cavalli e, oltre alla

ferratura, si dedica anche

al design e alla vendita di

sculture di cavalli e cesti in

pietra.

waefler-hufbeschlag.ch

Foto: p.g.c.

03/2025 11

La mia DITTA


APPRENDISTATO

«Voglio trasmettere il mio entusiasmo

per questo lavoro»

Stefan Hebler, titolare dell’Elektro Zurbrügg AG

La mia ditta

Elektro Zurbrügg è stata

fondata nel 1980 e rilevata

da Stefan Hebler nel 2021.

L’azienda di Hondrich è

specializzata in installazioni

elettriche per nuove

costruzioni, ristrutturazioni e

progetti elettrici sostenibili.

Nella sua regione è uno degli

ultimi elettricisti che ripara

anche elettrodomestici. Nel

complesso dà lavoro a dieci

dipendenti, di cui due sono

apprendisti.

elektro-zurbruegg.ch

grazie al quale è possibile impiegare, mantenere

in salute e garantire il benessere di un essere

vivente. È una grande responsabilità di cui

essere orgogliosi».

Anche alla Wäfler Hufbeschlag GmbH gli apprendisti

dispongono di un piano didattico

strutturato che definisce chiaramente i requisiti

e i compiti richiesti per ogni anno di tirocinio.

Due volte all’anno ci si riunisce per fare

il punto della situazione, analizzare cosa funziona

o no e dove gli allievi hanno ancora bisogno

di sostegno. «Trovo importante motivarli

e metterli nelle condizioni di lavorare quanto

prima in maniera indipendente. Più responsabilità

sono in grado di assumersi, più acquisiscono

autonomia, il che giova tanto alla loro

autostima quanto all’intero team», sostiene

Peter Wäfler.

La parte più bella dell’essere formatore è vederli

crescere. Inoltre, come lui stesso afferma,

lo tengono attivo e mentalmente giovane: «Con

i ragazzi mi diverto sempre. A volte mi stimolano

a rimettere in discussione qualcosa e a

sviluppare nuove prospettive», racconta il cacciatore

per passione. Tuttavia il suo consiglio è

scegliere con cura a chi offrire un apprendistato

e organizzare sempre prima una settimana di

prova. «Se già in quella fase ci si accorge che

mancano i requisiti o che non c’è intesa, allora

forse è meglio cercare un’altra strada».

Il mercato si è prosciugato

All’Elektro Zurbrügg a Hondrich non solo viene

offerta formazione, ma il titolare Stefan Hebler

è anche capo esperto dell’esame finale di apprendistato

per aspiranti elettricisti del Canton

Berna. Questo significa che conosce perfettamente

l’importanza della formazione e le sue

sfide. E anche nel suo settore la situazione è

critica: «Per ora i pensionamenti sono ancora

compensati dalle nuove assunzioni, però prima

o poi avremo difficoltà a trovare personale qualificato:

il mercato si è prosciugato», afferma

Hebler.

Inoltre la professione dell’elettricista o, più in

generale, il settore delle costruzioni non gode

più di un’immagine positiva. «In molte scuole

viene trasmesso il messaggio che un lavoro manuale

non è attraente perché non si guadagna

molto e si è meno apprezzati di chi possiede

una laurea», continua l’elettricista diplomato.

Invece la formazione di elettricista è molto interessante:

«Senza l’elettricista in cantiere non

funziona nulla, anche nell’era dell’intelligenza

artificiale. Inoltre questo mestiere offre ottime

opportunità di formazione continua ed è ben

visto in molti profili professionali». La sua associazione

di categoria sta pertanto cercando di

mettere a punto dei provvedimenti per restituire

attrattiva a questa professione. Ma Hebler

capisce anche i giovani. «Qualche volta le condizioni

quadro nei cantieri possono essere difficili,

bisogna saperci convivere».

Ci vuole anche un po’ di tolleranza

Negli ultimi anni anche Stefan Hebler ha

avuto difficoltà a trovare apprendisti per la sua

azienda. Attualmente all’Elektro Zurbrügg lavorano

sette dipendenti e due apprendisti, ma non

sarebbe male avere una persona in più. «In passato

avevamo sempre un apprendista per ogni

anno di apprendistato, oggi siamo fortunati se

ne troviamo uno». Questo però non vuol dire

assumere a tutti i costi un tirocinante solo per

avere una forza lavoro in più: «La nostra è una

squadra eccezionale dove tutti lavorano per tutti

e con tutti. I nostri apprendisti devono quindi

rispondere a determinati requisiti e, soprattutto,

integrarsi bene nel team».

Da Elektro Zurbrügg si impara il mestiere dai

montatori sul posto, mentre Stefan Hebler si

assicura che vengano garantite le condizioni

quadro ottimali in conformità all’Ordinanza

svizzera sulla formazione professionale di

base. Due volte all’anno ha un colloquio con

i suoi apprendisti per fare il punto della situazione

sulla base dei questionari compilati in

precedenza dai montatori e, prima dell’esame

finale di apprendistato, si ritaglia del tempo il

sabato per ripassare insieme. «Da capo esperto

so bene cosa ci si aspetta da chi fa l’apprendistato»,

afferma Hebler. Anche lui in passato

ha avuto perlopiù esperienze positive con i

suoi apprendisti. Ovviamente gli capita anche

di dover intervenire, soprattutto con i ragazzi

tra i 16 e i 19 anni che qualche volta hanno

la testa altrove, ride l’imprenditore. Spesso è

necessario agire con un po’ di tolleranza e ricordarsi

di come si era da giovani. Tuttavia per

lui prevalgono gli aspetti positivi: «Abbiamo il

lavoro più bello del mondo e voglio trasmettere

questo entusiasmo».

La mia DITTA

12 03/2025


Per il titolare dell’azienda Stefan Hebler è importante che gli apprendisti si integrino bene nel team.

03/2025 13

La mia DITTA


1

1 – Per la flotta aziendale

il CEO Andreas Zindel

punta sulla mobilità

elettrica.

2 – Per il titolare della

Zindel United l’elettrificazione

della flotta

porta solo vantaggi.

3 – La bicentenaria

azienda familiare è

specializzata in

edilizia, genio civile e

ristrutturazioni.

4 – La sede principale

della ditta a Maienfeld

è dotata da due anni

di un impianto

fotovoltaico.

2 3

4

La mia DITTA

14 03/2025


MOBILITÀ ELETTRICA

Flotte a

zero emissioni

Sempre più PMI elettrificano la propria flotta aziendale. In questo modo non solo

fanno qualcosa per l’ambiente, bensì possono anche tagliare i costi e, nel migliore dei casi,

generare vantaggi competitivi.

Testo Melanie Ade Foto Remo Inderbitzin

D

all'entrata in vigore della Legge sul

clima e l'innovazione e dell'Ordinanza

sulla protezione del clima

all’inizio di gennaio 2025, tutte le

aziende in Svizzera sono tenute

a ridurre a zero le loro emissioni nette di gas

serra entro il 2050. Molte PMI danno il buon

esempio in questo senso e già oggi convertono

la flotta aziendale alla trazione elettrica per

ridurre la propria impronta di CO 2. A ragion

veduta, come afferma Andreas Zindel, CEO

dell'azienda Zindel United: «Come azienda familiare,

è nel nostro interesse agire in modo

sostenibile e a lungo termine e sviluppare soluzioni

intergenerazionali». Già due anni fa, ad

esempio, l’azienda ha montato su tutti i tetti

impianti fotovoltaici e sta adesso elettrificando

gradualmente il suo parco veicoli. La Zindel

United possiede circa 80 autovetture e 40 autocarri;

la ditta ha già convertito tre quarti delle

autovetture alla trazione elettrica, l’operazione

dovrebbe completarsi entro fine 2026, e anche

gli autocarri saranno elettrificati nel medio

termine.

Tagli dei costi e riduzione delle emissioni

A determinare la scelta dei veicoli adeguati è

il loro utilizzo, afferma Andreas Zindel: «Cir-

colando spesso nei cantieri e in montagna, i

nostri dipendenti hanno assolutamente bisogno

di una trazione 4x4 e di una sufficiente

distanza dal suolo». Come impresa familiare

svizzera, inoltre, la ditta desidera prendere in

considerazione fornitori europei, puntando

quindi sui modelli elettrici di Audi, Skoda e

VW. I veicoli possono essere ricaricati in primo

luogo nelle proprie stazioni di ricarica nella

sede principale di Maienfeld e nelle diverse

sedi. Chi vuole può ricaricare la propria auto

anche a casa: la Zindel United sostiene finanziariamente

il personale nell’installazione di

un’adeguata stazione di ricarica e partecipa

con un forfait ai costi dell’elettricità.

Il passaggio all’elettrico ha funzionato senza

problemi, dichiara soddisfatto Andreas Zindel:

«Per le autovetture la tecnologia funziona già

oggi in modo ineccepibile, e il comfort di guida

è molto più elevato. I feedback dei nostri dipendenti

sono stati perciò estremamente positivi».

La conversione ha già dato i suoi frutti anche in

termini economico-aziendali. «Notiamo naturalmente

un forte risparmio sui costi del carburante,

soprattutto perché con i nostri impianti

fotovoltaici produciamo l’energia elettrica di

cui abbiamo bisogno per ricaricare il nostro

parco veicoli, a condizione che il meteo faccia

La mia ditta

Fondata nel 1808, la Zindel

United vanta oltre 200 anni

di esperienza nell’edilizia. I

servizi dell'azienda, gestita

dall'ottava generazione,

comprendono edilizia, genio

civile e ristrutturazioni con

tutte le relative possibilità.

La ditta con sede principale

a Maienfeld conta 500 collaboratori.

zindel-united.swiss

«Notiamo un forte risparmio sul carburante, soprattutto perché con i

nostri impianti fotovoltaici produciamo l’energia che ci serve»

Andreas Zindel, CEO, Zindel United

03/2025 15

La mia DITTA


MOBILITÀ ELETTRICA

«Vogliamo diventare il birrificio più green al mondo,

non solo per via delle bottiglie verdi»

Anton Wyssen, Senior Procurement Category Manager Heineken Switzerland AG

La mia ditta

Heineken Switzerland è

uno dei principali birrifici in

Svizzera. Con circa 550 collaboratori,

l’azienda produce

e vende una vasta gamma di

birre, tra cui Heineken, Birra

Moretti, Calanda, Eichhof, Ittinger,

Sagres o Desperados.

heinekenswitzerland.com

3 domande a...

… Jérôme Pahud,

responsabile Assicurazioni

mobilità

In che modo AXA promuove

la mobilità elettrica

con i suoi prodotti?

Per semplificare la transizione

alla nostra clientela

siamo al momento fra le

prime assicurazioni svizzere

a includere nella polizza

veicoli a motore il modulo

«Batteria», che copre la

riparazione o la sostituzione

di questo componente.

Una novità sul mercato

la sua parte. Negli inverni freddi e nebbiosi,

ovviamente non è così facile», ride il titolare

dell’azienda. In compenso l’impatto positivo

sulla propria impronta di CO 2 si avverte già

dopo pochissimo tempo.

Mobilità elettrica come

vantaggio competitivo

Andreas Zindel non riesce dunque a comprendere

perché ancora oggi le aziende esitino a passare

a un parco veicoli elettrico: «Secondo me ci

sono solo vantaggi. In Svizzera l'eterna discussione

sull'autonomia delle batterie è del tutto

superflua e, per quanto riguarda l'impronta

di CO 2, si raggiunge rapidamente un bilancio

positivo rispetto al motore a combustione». La

conversione, inoltre, converrebbe anche su un

altro fronte: «In caso di bandi pubblici nel settore

edile, sempre più spesso si deve indicare il

numero dei veicoli aziendali elettrici. Questa

tendenza proseguirà e prima o poi si trasformerà

in un vantaggio competitivo», è convinto

Zindel.

è anche la possibilità di

assicurare, su richiesta,

i danni materiali a terzi

provocati dall’incendio di

una batteria. Assicuriamo

inoltre la stazione di ricarica

e i relativi accessori delle

auto elettriche, ad esempio

contro gli atti vandalici.

Quali sono le domande

che le PMI le rivolgono?

Benché desiderino promuovere

l’elettrificazione, molte

aziende nutrono una serie

di dubbi. Si chiedono, ad

esempio, se tempi prolungati

di ricarica possano

comportare una perdita

di produttività, oppure

vogliono sapere come poter

contare su una rete stabile

di ricarica.

In che modo AXA sostiene

le aziende?

Alle imprese che pianificano

il passaggio e desiderano

un supporto, l’affiliata AXA

AMS offre una consulenza

in tema di mobilità elettrica

e infrastruttura di ricarica.

L’obiettivo non deve

essere necessariamente

elettrificare per intero il

proprio parco veicoli. Anche

un’elettrificazione parziale,

l’acquisto di mezzi ibridi

o l’aumento della sharing

quote contribuiscono a

ridurre le emissioni di CO 2.

In fin dei conti può valerne

la pena anche in termini

finanziari.

Imparare dalle esperienze

Anche l’ambito di competenza di Anton Wyssen

ruota principalmente attorno ai veicoli. Il

responsabile di logistica, energia e flotta aziendale

di Heineken Switzerland si occupa di 165

auto, 88 autocarri e 220 carrelli elevatori. Anche

qui si punta sempre di più sulla sostenibilità.

«Vogliamo diventare il birrificio più green

al mondo, e non solo perché le nostre bottiglie

sono verdi», ride il Senior Procurement Category

Manager. La strategia globale «Net Zero»

di Heineken mira a rendere la propria produzione

a zero emissioni di CO 2 entro il 2030. Alla

luce di ciò saranno gradualmente elettrificati

tra l’altro anche tutti i veicoli della flotta aziendale.

«Naturalmente avremmo anche potuto

sostituire tutti i veicoli in una volta sola. Ma

scegliamo di rinnovare in modo graduale, per

raccogliere esperienze da cui poter imparare»,

afferma Wyssen.

Il futuro è elettrico

Proprio nel servizio esterno sarebbe importante

verificare quanto le auto elettriche siano adatte

all'uso quotidiano nei lunghi viaggi, soprattutto

ad altitudini elevate, dove la batteria risente del

freddo. «Al momento questo è ancora un problema,

che però si risolverà da solo tra due-tre

anni con il progredire della tecnologia», spiega

il responsabile del parco veicoli, che si dice invece

molto più preoccupato dell’infrastruttura

pubblica di ricarica per gli autocarri. «Attualmente

non esistono ancora stazioni di ricarica

pubbliche per i camion elettrici in Svizzera.

Anche se allestiremo una nostra stazione di ricarica

per autocarri, per i lunghi viaggi dipenderemo

comunque da altre aziende presso le

quali poter ricaricare. Se vogliamo raggiungere

i nostri obiettivi climatici in Svizzera, qualcosa

deve cambiare urgentemente a livello federale».

Tuttavia anche l’intera flotta di autocarri di

Heineken Switzerland sarà elettrificata entro la

fine del 2029. Anton Wyssen spiega: «A prescindere

dal fatto che prendiamo molto sul serio la

nostra strategia ‹Net Zero› e vogliamo fare qualcosa

per l’ambiente, anche in futuro dobbiamo

poter effettuare consegne nei centri storici delle

grandi città elvetiche. Se le nostre città seguiranno

l'esempio di alcuni centri urbani all'estero

e prima o poi consentiranno l’accesso solo

ai veicoli elettrici, dobbiamo essere preparati».

Gli autisti lo sono in ogni caso, e dopo i primi

test drive non vedono l'ora di provare il maggior

comfort di guida dei primi nuovi camion

elettrici, che arriveranno in autunno. ●

La mia DITTA

16 03/2025


1

MOBILITÀ ELETTRICA

1 – Entro il 2029 anche

l’intera flotta di

autocarri di Heineken

Switzerland sarà

elettrificata.

2 – Anton Wyssen è

responsabile di

logistica, energia e

flotta aziendale di

Heineken Switzerland.

3 – Nel Servizio esterno è

importante verificare

se le auto elettriche

sono adatte all'uso

quotidiano.

4 – Con la sua strategia

«Net Zero», Heineken

mira a diventare

il birrificio più green

al mondo.

2 3

4

03/2025 17

La mia DITTA


Elettrico in frenata

Autonomia

Prezzo di acquisto

Possibilità di ricarica

Velocità di ricarica

Sostenibilità

Costi di ricarica

Design ed estetica

Comfort di guida

Acquisto non previsto

56%

51%

49%

41%

28%

29%

Verdi

PS

PVL

Alleanza del centro

PLR

UDC

GRAFICO: MOBILITÀ ELETTRICA

Per proteggere il clima, a partire dal 2035 nell’UE non verranno

più immessi sul mercato nuovi veicoli con motore a combustione

interna. In Svizzera il Consiglio federale non ha ancora preso alcuna

decisione concreta in merito, ma punta in una direzione analoga.

Va comunque sottolineato che da noi la svolta in fatto

di mobilità procede ancora a rilento, contrariamente

a quanto avviene in Cina.

Illustrazione Daniel Karrer

Resistenze persistenti

Anche se i costruttori fanno a gara con

nuovi record di autonomia, vengono

lanciati sul mercato sempre più modelli

entry-level convenienti e negli ultimi

anni si è investito molto nell’infrastruttura

di ricarica, la nuova tecnologia

ancora non convince molti potenziali

acquirenti.

Prima di considerare l’acquisto,

necessari miglioramenti alle auto

elettriche

Argomentazioni di chi non intende

acquistare un’auto elettrica come

prossimo veicolo.

Combustione

2025

8%

7%

18%

Intenzione di acquisto in

calo

Mentre due anni fa oltre un terzo

delle e degli acquirenti di auto non

escludeva l’idea di acquistare

un’auto elettrica, oggi sono

appena meno di un quarto. Per

contro, il motore a combustione

interna ha riscontrato una ripresa

nell’indice di gradimento delle

automobiliste e degli automobilisti

(acquisti previsti nei prossimi due

anni).

Combustione interna in

vantaggio

Anche se inquinano l’ambiente

con i gas di scarico e

richiedono più manutenzione,

agli occhi dell’utenza svizzera

le auto convenzionali sono più

comode e confortevoli alla

guida rispetto a quelle

elettriche.

Hybrid e

plug-in hybrid

48% 28% 24%

2023 35% 31% 34%

5

2

19

7

1

minimo

8

25

Auto elettrica

In percentuale

Milioni

20

Altri

USA

15 Europa

Cina

2020

16% 21% 63%

29% 28% 43%

18% 21% 61%

39% 30% 31%

39% 32% 29%

65%

24% 11%

Combustione Hybrid e plug-in hybrid Elettrica

Combustione

38

Auto elettrica

35

%

Piacere di guida

24

36

5

massimo

18

10

5

0

4 5

2 4

1

minimo

19

3,0

17,3

2024

Plug-in hybrid

(con presa di

corrente)

21 141 | –8,5%

Combustione

45

Auto elettrica

40

%

Comfort di guida

Ascesa a livello globale

Nel 2020 nel mondo sono stati

venduti a mala pena 3 milioni di

veicoli elettrici e ibridi plug-in,

mentre lo scorso anno è stata già

raggiunta la cifra di oltre 17

milioni. Protagonista di questo

boom è soprattutto la Cina, che

a differenza della Svizzera e della

maggior parte degli altri Paesi

europei punta sistematicamente

sulle nuove tecnologie.

Nuova immatricolazione di

autovetture nel 2024 in base

alla tecnologia di trazione

Veicolo

elettrico

46 581 | –12%

Normal hybrid

83 321 | +17,8%

Benzina

71 479 | -16,1%

Diesel

23 009 | –3,9%

Obiettivo mancato

Secondo la «Roadmap mobilità

elettrica» della Confederazione,

entro la fine del 2025 una nuova

vettura immatricolata su due

dovrebbe essere ricaricabile, ossia

elettrica o ibrida plug-in.

Attualmente, però, solo meno di

una nuova immatricolazione su

tre dispone di un sistema elettrico.

Al contrario, in un mercato

complessivo in contrazione,

stanno esplodendo le autovetture

ibride classiche che non possono

essere ricaricate alla presa di

corrente.

Sinistra e centro

puntano sull’elettrico,

la destra sulla benzina

Alla mobilità elettrica sono

interessati soprattutto la

sinistra, i verdi e il ceto medio

moderato, mentre la maggior

parte delle elettrici e degli

elettori UDC la respinge.

32

31

5

massimo

Fonte: Barometro della mobilità AXA 2025; Agenzia internazionale dell’energia (AIE); Ufficio federale di statistica

La mia DITTA

18 03/2025


Sicurezza

Domanda di un lettore

Assicurazione

tecnica

Circa sei mesi fa ho acquistato per

la mia falegnameria una nuova

macchina per la lavorazione del

legno. Nella compilazione dell’inventario

per adeguare l’assicurazione

di cose, il mio consulente mi

ha consigliato di stipulare un’assicurazione

tecnica per il nuovo

macchinario. Tuttavia prima di

sottoscrivere la nuova assicurazione

preferisco aspettare che la

garanzia di due anni del produttore

sia scaduta, o c’è qualche altro

aspetto da considerare?

R. W., Seedorf

In Svizzera quasi una lavoratrice o un lavoratore su dieci ha un’assicurazione AXA.

La garanzia del fornitore vale unicamente

per un periodo limitato e solo

per i danni causati da un errore del

produttore. I danni provocati da

manipolazione errata non sono invece

coperti, e proprio questi sono

particolarmente frequenti durante la

prima fase di utilizzo. Nemmeno una

conseguente perdita di reddito

sarebbe coperta dalla garanzia.

Un’assicurazione tecnica indennizza

i costi per le riparazioni, il ripristino

dei dati e di apparecchi nuovi o a

noleggio affinché lei possa riprendere

rapidamente la sua attività, proteggendosi

inoltre dalle conseguenze

finanziarie delle perdite di reddito

(opzionale). Le consiglierei di fissare

un altro appuntamento con il suo

consulente assicurativo, che le

mostrerà le diverse possibilità offerte

da questo tipo di copertura.

Raffaele Piscopia

Risk Consultant TECH

Foto: p.g.c.

AXA consolida la propria

posizione di mercato

Le fondazioni collettive semiautonome AXA nella previdenza professionale riconfermano

il proprio andamento positivo sul mercato. Con un aumento dei premi

di rischio e di costo del 3,9 per cento a una somma complessiva di 735 milioni di

franchi, AXA ha nuovamente conseguito una crescita superiore ai livelli di mercato.

Dal 2019 il numero delle persone assicurate è aumentato in media del 6,2

per cento annuo. Nel complesso il portafoglio delle persone assicurate nell’ambito

delle attività delle fondazioni collettive di AXA è salito a oltre 344 000. Includendo

nel computo anche la riassicurazione delle casse autonome la platea si allarga a

oltre 434 000 persone assicurate; in altre parole, in Svizzera quasi una lavoratrice

o un lavoratore su dieci è assicurata o assicurato presso AXA. Negli ultimi sei anni

gli averi di vecchiaia delle persone assicurate hanno beneficiato di una remunerazione

aggiuntiva di 2,9 miliardi di franchi rispetto al tasso d'interesse minimo

LPP. Al contempo, soprattutto nell’ultimo anno le fondazioni collettive hanno

rafforzato le loro riserve di fluttuazione, consolidando così la propria sicurezza finanziaria

a lungo termine. Nel 2024 il risultato d’esercizio ante imposte è rimasto

costante rispetto all’anno precedente a 88 milioni di franchi. Nelle attività assoggettate

alla quota minima, le persone assicurate hanno beneficiato di 797 milioni

di franchi sotto forma di prestazioni assicurative, potenziamenti delle riserve e

attribuzioni al fondo delle eccedenze. La quota di distribuzione è stata quindi del

90,5 per cento. I costi per persona assicurata attiva si sono ridotti del 7,4 per cento

a 374 franchi grazie agli sforzi sistematici compiuti nell’efficientamento.

«Nel processo di candidatura pesano sempre più le soft skill,

come l’integrazione sociale nel team esistente»

Michael Hermann, direttore di Sotomo, pagina 23

03/2025

19 La mia DITTA


GESTIONE CRISI

Foto: p.g.c.

Chi ben

s'organizza è già a

metà dell'opera!

Attacchi cibernetici, problemi alla catena di approvvigionamento,

conflitti geopolitici o carenze di energia: le sfide

per le PMI sono sempre più varie e complesse. Come

le aziende possono prepararsi ad affrontare situazioni di

emergenza grazie a una gestione sistematica della crisi

e perché i quadri dirigenti svolgono un ruolo decisivo in tal

senso.

Testo Melanie Ade

Che cosa si intende per gestione

della crisi?

La gestione della crisi comprende la preparazione,

l’individuazione e il superamento in via

sistematica di situazioni o eventi straordinari

che potrebbero compromettere l’esistenza o

l’operatività dell’azienda. L’obiettivo è quello

di eliminare le cause della crisi, circoscrivere

i danni, garantire la prosecuzione dell’attività

operativa e mantenere la fiducia di clienti, personale

e partner sotto forte pressione in termini

di tempo e problematiche.

Quali sfide specifiche vede per le PMI?

A differenza delle grandi organizzazioni,

che spesso dispongono di una gestione sistematica

in caso di crisi come parte integrante

del proprio modello operativo, nella stragrande

maggioranza delle PMI, se si verifica un evento,

la direzione è l’unica responsabile sia per la gestione

della crisi che per il mantenimento delle

mansioni operative correnti («operatività quotidiana»).

Per le PMI, la gestione della crisi rappresenta

pertanto una sfida particolarmente

impegnativa. Di norma non dispongono delle

risorse in termini di tempo, competenze e personale

necessarie per creare e addestrare un’organizzazione

specializzata in situazioni di crisi.

Di conseguenza, in caso di crisi devono poter

contare sulla vasta esperienza dirigenziale del

Consiglio direttivo, sulla flessibilità dell’organizzazione

e su una buona dose di intuito e capacità

decisionale.

E qual è il modo migliore per prepararsi?

La preparazione ad affrontare una crisi comprende

soprattutto uno screening sistematico

Gli esperti

Direzione del programma

e comitato tecnico del CAS

Assistenza in caso di crisi e

resilienza organizzativa della

HSLU.

Anja Zimmermann

Kai Kruthoff

Aldo C. Schellenberg

Guy Lachappelle

di possibili rischi esterni e interni, la loro individuazione,

una stima delle probabilità che

si verifichino e una valutazione dell’impatto

sull’attività operativa e sul successo operativo

a lungo termine. Su questa base devono essere

sviluppati piani atti a garantire, perlomeno in

misura limitata, il mantenimento dei processi

operativi vitali (ad es. processi di produzione,

ordinazione e fornitura, traffico dei pagamenti

ecc.) anche in caso di crisi per poi ripristinarli

in modo pienamente funzionale il più rapidamente

possibile. Quanto più un’azienda è

preparata ad affrontare una grossa difficoltà,

tanto meglio è la gestione stessa della crisi.

Quali crisi minacciano in

particolare le PMI?

Spesso i fattori scatenanti delle crisi imprenditoriali

nelle PMI non sono solo da ricercarsi

in modo esogeno, bensì anche e soprattutto

all’interno dell’azienda stessa. Non di rado le

crisi sono endogene, ovvero causate da errori

di gestione, problemi a livello di personale, ecc.

Ma anche cambiamenti repentini sul mercato,

difficoltà nella catena di approvvigionamento

o cyber-attacchi possono rapidamente tradursi

in problemi di liquidità, interruzioni della produzione

o danni reputazionali per le PMI.

Qual è il ruolo svolto dai vertici aziendali?

Rispetto alle grandi organizzazioni, nelle situazioni

di crisi per le PMI la direzione svolge un

ruolo particolarmente centrale e nella maggior

parte dei casi anche più diretto, poiché iter decisionali

sono più brevi e le decisioni in caso di

crisi devono essere prese perlopiù senza il sostegno

di unità di crisi collaudate. Mentre le grandi

organizzazioni dispongono spesso di piani di

emergenza standardizzati, team dedicati alla

gestione della crisi e chiari meccanismi di escalation,

le PMI fanno maggiormente affidamento

sulla capacità d’azione personale, sulla flessibilità

e sul senso di responsabilità dei titolari o

della direzione. La funzione di esempio dei dirigenti

è decisiva in situazioni di acuta difficoltà,

perché spesso rappresentano in prima persona

la garanzia dell’esistenza dei singoli e il personale

si orienta in base al loro comportamento.

In che modo le PMI possono rafforzare

la propria resilienza organizzativa?

La strategia migliore è riassunta in poche

parole: esercitarsi, apprendere, esercitarsi, apprendere,

esercitarsi, apprendere, inteso nel

senso di un allenamento continuo del corpo

di crisi. Nessuna crisi è uguale alle altre, per

definizione arrivano inaspettatamente e spesso

sono impensabili. Per poter reagire in queste

situazioni in maniera avveduta e professionale

e resistere all’enorme pressione, gli ingredienti

più importanti per la resilienza alle crisi sono

La mia DITTA

20 03/2025


GESTIONE-CRISI

conoscenze empiriche, un’elevata autoefficacia

in relazione alle proprie capacità, procedure

di provata esperienza nonché fiducia e familiarità

tra le persone che devono collaborare nei

momenti di crisi.

«Le PMI che

pianificano

per tempo la

propria

gestione della

crisi, la verificano

regolarmente

e la

potenziano in

modo flessibile

continueranno

a essere

più resilienti e

vincenti anche

in futuro»

Quanto è importante la comunicazione

durante una crisi?

La comunicazione in una situazione di

grande difficoltà influisce in misura determinante

sulla capacità di un’organizzazione di

navigare attraverso una crisi, sui danni (reputazionali)

che ne derivano e sulla percezione

dell’organizzazione nel lungo periodo. Ma la

comunicazione in caso di crisi va ben oltre le

competenze retoriche. Una premessa essenziale

per una comunicazione efficace nei periodi

di grandi turbolenze è l’osservanza di una

manciata di regole, ma molto fondamentali:

«one voice, one face and only facts» è una delle

formule essenziali. La comunicazione interna

dovrebbe essere affrontata in modo almeno

paritario rispetto a quella esterna, meglio se

reputata prioritaria. Sicurezza psicologica e

linee guida orientative per il personale possono

evitare ulteriori danni nella comunicazione

esterna. L’obiettivo primario deve essere

quello di informare in modo costante e, soprattutto,

di mantenere il controllo della comunicazione.

Elaborare moduli di testo per scenari

alternativi e conoscere le interfacce interne di

informazione e coordinamento nonché gli interlocutori

è utile nella comunicazione in caso

di crisi ed evita inutili perdite di tempo di reazione.

Esistono appositi programmi

di perfezionamento professionale?

I training in caso di crisi possono essere

realizzati sia esternamente che internamente

con un sostegno professionale. Per entrambe

le forme di formazione e perfezionamento è

fondamentale simulare ed esercitare situazioni

di crisi, in modo da suscitare preoccupazione,

spingere al limite la gestione della crisi ed evidenziare

punti ciechi a diversi livelli di escalation.

Quali tendenze o sviluppi dovrebbero

tenere d’occhio le PMI?

In futuro non basterà più limitarsi a reagire

alle crisi, bensì radicare la reale capacità di

resilienza nell’organizzazione che si fonda su

strutture solide, piani di emergenza ben ponderati

per i diversi scenari, riserve finanziarie,

reti di fornitori flessibili e personale ben preparato.

Anche le partnership e le reti stanno

diventando sempre più importanti perché

molte sfide possono essere superate solo insieme,

che si tratti dello scambio di know-how,

dell’impiego di applicazioni AI nella gestione

delle crisi o dell’assistenza reciproca in caso di

emergenza. Nel complesso vale quanto segue:

le PMI che pianificano per tempo la propria

gestione della crisi, la verificano regolarmente

e la perfezionano in modo flessibile continueranno

a essere più resilienti e vincenti anche in

futuro.

03/2025 21

La mia DITTA


STUDIO SUL MERCATO DEL LAVORO DELLE PMI

L’83 per cento delle PMI intervistate nel 2024 ha dichiarato di avere difficoltà a trovare personale esperto e altamente specializzato.

Foto: g-stockstudio

Concorrenza agguerrita con Stato

e grandi imprese per accaparrarsi

il personale specializzato

La carenza di conoscenze specialistiche e

l’accresciuto potere contrattuale delle e dei

dipendenti rendono sempre più problematico

il reclutamento di personale specializzato

per le PMI. Dallo studio AXA sul mercato del

lavoro delle PMI emerge che due terzi delle PMI

sente il peso della concorrenza delle grandi

imprese.

Testo Melanie Ade

L

e PMI svizzere devono tuttora fare

i conti con una persistente carenza

di personale specializzato: questo è

quanto emerge dall’attuale studio di

AXA sul mercato del lavoro di questo

settore specifico, giunto alla sua quarta edizione

e che anche quest’anno è stato condotto in collaborazione

con l’istituto di ricerca Sotomo. Nonostante

l’aumento della disoccupazione, la carenza

di forza lavoro resta di gran lunga la sfida

maggiore per le PMI: il 44 per cento ha avuto

per lo più o addirittura persistenti difficoltà a

coprire i posti vacanti, un ulteriore 40 per cento

ha fatto fatica, almeno in parte, a trovare personale

adeguato. Solo il 16 per cento non ha

avuto alcuna difficoltà al riguardo. Questa carenza

viene inoltre aggravata dalle assenze del

personale, un problema che negli ultimi quattro

anni si è nettamente acuito: per circa un quarto

delle aziende interpellate questa tematica rappresenta

oggi una delle sfide maggiori. «Nonostante

l’indebolimento della congiuntura, la carenza

di forza lavoro resta quindi un problema

strutturale per le PMI», afferma Michael Hermann,

responsabile di Sotomo.

La mia DITTA

La mia DITTA

22 03/2025


STUDIO SUL MERCATO DEL LAVORO DELLE PMI

Le principali sfide per le PMI

«Quali sono gli ambiti di maggior rischio per la sua azienda?»

Concorrenza con le grandi imprese e lo Stato

Ad aggravare la situazione si aggiunge il fatto

che le PMI sono in forte competizione per accaparrarsi

talenti non solo tra di loro, ma anche

con grandi aziende e istituzioni statali. Le PMI

risentono della pressione concorrenziale esercitata

dalle grandi imprese molto più che dallo

Stato: il 67 per cento delle PMI intervistate ritiene

di percepire la pressione concorrenziale

da parte delle grandi imprese, mentre la metà

si sente in forte o moderata competizione con

lo Stato. Se da un lato la maggior parte delle

PMI si ritiene più appetibile rispetto alle grandi

aziende e allo Stato per quanto riguarda valori

quali spirito di squadra, apprezzamento

e un clima di lavoro familiare, dall’altro lato

le aziende intervistate si sentono nettamente

svantaggiate rispetto alle grandi imprese e allo

Stato per fattori determinanti come salario,

previdenza o possibilità di carriera.

Molto ambite le competenze specialistiche

Particolarmente ricercato, ma difficile da reperire,

è il personale esperto e altamente specializzato:

l’83 per cento delle aziende intervistate ha

riscontrato difficoltà a trovarne e il 68 per cento

ha affermato di far fatica ad acquisire dirigenti

o quadri. Ben altra è la situazione del personale

privo di esperienza professionale, la cui ricerca

risulta per lo più o estremamente semplice.

Le PMI concordano nell’affermare che le scarse

competenze specialistiche rappresentano l'ostacolo

più frequente durante la fase di reclutamento.

Ma sono anche altri i fattori che

svolgono un ruolo importante ai fini dell’assunzione

di nuovo personale. Ancor più spesso

le PMI prestano infatti attenzione all’affidabilità

delle proprie collaboratrici e dei propri collaboratori

(75%) e circa due terzi delle aziende

interpellate annoverano anche l’onestà tra gli

aspetti fondamentali nel processo di reclutamento.

Altrettanto importanti sono l’idoneità

sociale e l’impegno all’interno del team (rispettivamente

55% e 54%). Nel confronto diretto,

la predisposizione al lavoro di squadra ha

spesso un peso maggiore: poste di fronte a una

scelta, quasi tre quarti delle PMI intervistate

(72%) prediligono infatti questo aspetto alle

competenze specialistiche. Solo il 19 per cento

preferirebbe un profilo tecnicamente più forte

ma socialmente meno idoneo. Michael Hermann

conclude: «Oggi sulla decisione concreta

nell’ambito del processo di candidatura pesano

sempre più fattori soft, come l’integrazione sociale

nel team aziendale».

50

39

40

30

Attrattiva delle PMI nei confronti delle grandi imprese

«In quali ambiti ritiene che la sua azienda sia un datore di lavoro più appetibile

rispetto alle grandi imprese?», «In quali ambiti ritiene che la sua azienda sia un datore

di lavoro meno appetibile rispetto alle grandi imprese?», «In quali ambiti ritiene che la

sua azienda sia un datore di lavoro più appetibile rispetto allo Stato o alle aziende

statali?», «In quali ambiti ritiene che la sua azienda sia un datore di lavoro meno

appetibile rispetto allo Stato o alle aziende statali?»

Grafici: AXA

Carenza di

manodopera

42

40

46

29

Digitalizzazione

35

31

32

Assenze del

personale

27

Mancate consegne

19

20

18

20

16 •

11 •

10

22 23 24 25 22 23 24 25 22 23 24 25 22 23 24 25

Atmosfera familiare

Spirito di squadra

Elevato grado di autonomia

Apprezzamento

Strutture gerarchiche piatte

Modelli di lavoro flessibili

Work-life balance

Possibilità di codecisione

Attività significativa

Rapido processo decisionale

Possibilità di perfezionamento

Salario

Prestazioni previdenziali e sociali

Opportunità di carriera

Diversità nel team

«Quanto è importante per

lei la varietà dei background

del personale?»

3 • • 6 50 • • 61

2 • 3

37 • • 54

3 •• 5 50 •• 52

5 •• 6 35 • • 43

3 • • 5 29 • • 32

3 • 2 21 •

• 18 • 29

3 •• 4 30 • 29

17 • 23 ••

• 27

25

18 •

11 • • 16

• 20 •32 • 40

• 21

• 27

•25 • 33

11 • • 14 40 •

• 40

• 43

26

29

2 • • 5 70 • • 74

12 •

16 •

39 •

• Meno allettante rispetto

allo Stato

• Meno allettante rispetto

alle grandi imprese

• Più allettante rispetto

allo Stato

• Più allettante rispetto

alle grandi imprese

• 49

0% 20% 40% 60% 80%

47% Piuttosto importante

34% Poco importante

9% Non importante

10% Importante

03/2025 23

La mia DITTA


STUDIO SUL MERCATO DEL LAVORO DELLE PMI

Foto: Marco Vara

Diversità: preziosa per l’immagine,

ma poco concreta

Mentre negli Stati Uniti i programmi DEI

vengono sempre più spesso ridimensionati

a causa della pressione politica esercitata dal

nuovo governo, le PMI svizzere continuano a

perseguire la diversità come obiettivo. Il 57

per cento delle aziende interpellate ritiene la

diversità in azienda un fattore importante. Le

PMI sembrano inoltre convinte che la diversità

sia per loro un argomento vincente o che abbia

acquisito maggior importanza. Rispetto a tre

anni fa, nei loro processi di reclutamento un

terzo di tutte le PMI interpellate presta ora più

attenzione alla diversità, un dato che sale addirittura

al 54 per cento nel caso delle grandi PMI

con un organico fino a 250 dipendenti.

Tuttavia, l’attuazione di misure concrete in

tal senso resta spesso vaga: solo il 45 per cento

delle aziende ha adottato reali provvedimenti

per la promozione della diversità, mentre il 55

per cento ha rinunciato all’attuazione di misure

mirate. Anche in fase di reclutamento il

contributo alla diversità nell’ambito dei team

ha una rilevanza limitata ed è considerato particolarmente

importante solo dal 27 per cento

delle aziende intervistate. «In alcuni casi la diversità

è più un ambizioso obiettivo che una

strategia basata su misure concrete», constata

Michael Hermann.

Le misure che vengono adottate sono piuttosto

finalizzate al reclutamento di giovani dipendenti

(23%). Le aziende adottano misure volte

anche a garantire la parità di genere: circa il

18 per cento al fine di aumentare la propria

quota rosa e il 10 per cento per incrementare

la quota azzurra.

Il forte potere contrattuale del personale

Per le PMI il processo di reclutamento continua

quindi a essere impegnativo. Oltre alla forte

concorrenza sul mercato e alla mancanza di

conoscenze specialistiche da parte delle e dei

candidati, anche le eccessive aspettative salariali

costituiscono un ostacolo diffuso, soprattutto

nel settore dei servizi in cui quasi la metà

delle PMI (48%) rileva pretese salariali piuttosto

elevate. Nel settore produttivo la pressione

salariale è un po’ meno accentuata (31%). In

compenso, un maggior numero di aziende operative

in questo ambito (42%) rispetto a quello

dei servizi (32%) si trova ad affrontare il problema

cruciale dell’assenza o del numero insufficiente

di candidate e candidati per i posti

vacanti.

«Le PMI devono

trovare

soluzioni

creative per

preservare la

loro attrattiva:

la flessibilità

è un concetto

fondamentale»

Michael Hermann, direttore

dell’istituto di ricerca Sotomo

In generale, la perdurante carenza di personale

ha spostato il rapporto di forza a favore

delle lavoratrici e dei lavoratori: secondo lo

studio, due terzi delle PMI (63%) ritengono che

attualmente le e i dipendenti abbiano un maggior

potere contrattuale. Gran parte delle PMI

(69%) riscontra questo aumentato potere contrattuale

anche nel loro comportamento. Circa

quattro imprese su dieci devono fare i conti con

richieste di salari più elevati e quasi un terzo

delle PMI deve fronteggiare crescenti richieste

di orari di lavoro flessibili. Tale tendenza

riguarda in particolare le aziende di medie dimensioni:

l’89 per cento ha infatti rilevato un

cambiamento nel comportamento del proprio

organico.

Flessibilità innanzitutto

Come reazione le aziende interpellate puntano

su una maggiore flessibilità: oltre la metà delle

PMI offre attualmente modelli di lavoro individuali

e opportunità di lavoro a tempo parziale.

Il 56 per cento delle imprese punta su orari

di lavoro più flessibili e il 50 per cento su una

maggiore flessibilità del grado di occupazione.

Altre misure previste sono benefit supplementari

(39%), migliori prestazioni previdenziali e

sociali (21%) e salari più elevati (17%). «Le PMI

devono trovare soluzioni creative per preservare

la loro attrattiva: la flessibilità è un concetto

fondamentale», spiega Michael Hermann.

La maggioranza delle PMI guarda al futuro con

fiducia: il 91 per cento delle imprese interpellate

crede che fra dieci anni continuerà a esistere.

Eppure garantire la propria sopravvivenza non è

compito facile. Secondo le aziende interpellate,

le principali minacce alla sopravvivenza a lungo

termine delle PMI sono spesso rappresentate

dall’incertezza economica (40%), dalle nuove

esigenze della clientela (35%) e dalla mancanza

di giovani leve (26%). La problematica delle giovani

leve trova conferma anche nel fatto che il

44 per cento delle aziende interpellate ritiene

difficile trovare una soluzione successoria. ●

Sullo studio

La serie di studi di AXA sul mercato del lavoro delle

PMI consente di approfondire la situazione e le

prospettive delle piccole e medie imprese in Svizzera.

Mostra le sfide che le PMI devono affrontare sul

mercato del lavoro e il loro modo di gestirle. Come

negli anni precedenti, lo studio è stato realizzato

dall’istituto di ricerca Sotomo su incarico di AXA. Per

la presente edizione, dal 3 al 10 marzo 2025 sono

state intervistate complessivamente 300 PMI della

Svizzera tedesca e romanda.

La mia DITTA

La mia DITTA

24 03/2025


Responsabilità

Domande dei lettori

Congedo non

pagato (CNP)

Un dipendente vorrebbe fare un giro

del mondo. A cosa bisogna prestare

attenzione ai fini della previdenza

professionale?

C. D., Basilea

Nel caso di un CNP il contratto di lavoro

resta in vigore, mentre gli obblighi

di lavoro e di pagamento del salario

vengono sospesi. Le modalità sono di

norma stabilite tra le parti in base al

contratto di lavoro. La LPP non prevede

alcuna regolamentazione esplicita. Dal

punto di vista del diritto previdenziale,

un CNP in seguito al mancato obbligo di

continuazione del pagamento del salario

comporta la cessazione dell’obbligo di

assicurazione se, in conseguenza di ciò,

si scende al di sotto del salario minimo

(attualmente CHF 22 680). Per le fondazioni

collettive di AXA, il regolamento di

previdenza può tuttavia prevedere disposizioni

derogatorie. In caso di durata

massima di un mese, la copertura previdenziale

e gli obblighi di contribuzione

restano invariati. Se il CNP dura da 1 a 24

mesi, la persona assicurata può scegliere

se mantenere invariata la previdenza,

lasciare attiva solo la copertura contro i

rischi di decesso o invalidità, sospendere

la copertura contro i rischi o uscire dalla

previdenza. In caso di continuazione

della previdenza o della copertura del

rischio, il datore di lavoro e la persona

assicurata devono accordarsi su chi

versa i contributi. Chiarite con l’istituto

di previdenza quali sono le possibilità di

assicurazione.

Sabine Spross

Avvocata Senior

Legal Counsel

Group Life

Foto: p.g.c.

Nell’ultimo decennio il rischio fulmini in Ticino si è rivelato quasi sette volte più elevato rispetto

a quello del resto della Svizzera.

Le regioni sono colpite in

modo diverso dal maltempo

Come dimostrano i dati di AXA, il numero e l’entità dei danni da maltempo variano

notevolmente da un anno all’altro. Il 2024 è stato un anno durante il quale

i danni da maltempo sono rientrati nella media: AXA ha infatti registrato danni

per 132 milioni di franchi a veicoli, edifici, mobilia domestica e arredamenti.

Ossia all’incirca lo stesso ammontare del 2022 (CHF 143 milioni), circa la metà

rispetto al 2021 (CHF 292 milioni) e al 2023 (CHF 239 milioni) e all’incirca il doppio

rispetto al 2019 (CHF 73 milioni) e al 2020 (CHF 61 milioni). Non tutte le regioni

sono esposte agli stessi rischi. Le statistiche dei sinistri AXA indicano chiaramente

quali sono stati i fenomeni più frequenti e le aree interessate. I cantoni più colpiti

dalla grandine sono stati Ticino, Giura e Neuchâtel, ma anche Nidvaldo, Obvaldo,

Berna, Lucerna, Svitto e Friburgo. Quasi del tutto indenni da danni causati dalle

grandinate sono stati invece i cantoni Sciaffusa, Ginevra, Grigioni, Glarona e Turgovia.

In rapporto al numero di economie domestiche, negli ultimi dieci anni il

cantone che ha subito i maggiori danni da inondazioni è Svitto, seguito da Turgovia,

Soletta e Lucerna. Negli ultimi dieci anni i cantoni Vaud, Nidvaldo, Basilea

Campagna e Uri sono stati per lo più risparmiati dalle inondazioni. A detenere

il record dei danni da fulmini è, in base alle statistiche, il Ticino. Nell’ultimo decennio

il rischio si è rivelato quasi sette volte maggiore rispetto a quello del resto

della Svizzera.

Foto: p.g.c. Sreenshot

«Non voglio trasformare Rausch in un marchio di lifestyle.

Sarebbe sbagliato e confonderebbe il nostro attuale gruppo target»

Sandra Banholzer, CEO di Rausch AG, pagina 32

03/2025 25

La mia DITTA


PREVIDENZA PROFESSIONALE

LPP su misura per

ogni azienda

Soluzioni di cassa pensione flessibili e personalizzate sono sempre più

richieste. Non solo contribuiscono a mantenere il tenore di vita

in vecchiaia, ma proteggono il personale anche da rischi quali invalidità

e decesso. E, non da ultimo, possono essere un vantaggio decisivo

rispetto alla concorrenza per accaparrarsi personale specializzato.

Testo Seraina Acker

Foto Raffael Waldner

D

a 40 anni le casse pensione sono

una componente importante del

sistema previdenziale svizzero.

Introdotta nel 1985 con la Legge

federale sulla previdenza professionale

per la vecchiaia, i superstiti e l’invalidità

(LPP), ad oggi la previdenza professionale è

cambiata poco, a differenza della nostra realtà.

Stiamo invecchiando, l’assetto familiare tradizionale

non è più predominante e la diversità

e i modelli di vita individuali sono meglio

accettati. Di questi aspetti la LPP tiene poco

conto. «Le aziende possono reagire optando per

una soluzione di cassa pensione flessibile che

va oltre il minimo di legge», spiega Matthias

Spycher, consulente previdenziale dell’agenzia

generale AXA Previdenza & Patrimonio di Burgdorf.

Molte soluzioni per un tema complesso

Una soluzione PP che sia veramente adatta all’azienda

deve essere ponderata con attenzione,

perché non da ultimo comporta anche costi aggiuntivi

per il datore di lavoro. Come fa notare

Matthias Spycher, vale quindi la pena farsi consigliare

da una figura esperta in materia. AXA

ha fornito una buona consulenza anche all'istituto

Rochester-Bern Executive Programs, come

afferma il COO Eric Dubuis. La Business School

di Berna offre undici corsi di studio per quadri

di alto livello e consiglieri di amministrazione

e collabora strettamente con le due università

di Berna e Rochester, nello Stato di New York

La mia ditta

Di recente la Rochester-Bern

Executive Programs ha

festeggiato il suo trentesimo

anniversario. La Business

School con sede a Berna,

fondata nel 1994 dalle

due università di Berna e

Rochester (USA), offre corsi

di perfezionamento a livello

universitario per quadri di

alto livello e consiglieri di amministrazione.

Con particolare

attenzione all’innovazione,

alla vicinanza alla pratica e

alla promozione individuale,

aiuta specialisti e dirigenti

ad ampliare le proprie competenze.

rochester-bern.ch

Matthias Spycher, consulente

previdenziale dell’agenzia

generale AXA Previdenza &

Patrimonio, Burgdorf

(USA). Sono impiegati su mandato docenti provenienti

da tutto il mondo e 22 impiegati fissi,

di cui circa due terzi donne a tempo parziale e

studentesse. Eric Dubuis apprezza il fatto che

la soluzione di AXA consente di usufruire di

tutta la flessibilità nella previdenza professionale

anche a una piccola PMI. L’istituto ha adeguato

la deduzione di coordinamento al grado

di occupazione. In questo modo proprio il personale

a tempo parziale può risparmiare molto

di più nel secondo pilastro di quanto sarebbe

possibile con una soluzione standard. Vengono

prese in considerazione anche parti di reddito

che superano il massimale previsto dalla legge,

in modo da far confluire maggiore liquidità

nella previdenza e da accumulare nel lungo

periodo un capitale di vecchiaia più elevato.

«Abbiamo potuto modulare individualmente

anche le prestazioni di rischio: la rendita d’invalidità

è stata aumentata e, in caso di necessità,

offre al personale una rete di sicurezza

ancora migliore», aggiunge Eric Dubuis.

«Abbiamo potuto strutturare le prestazioni di rischio individualmente.

Per una buona protezione in caso di invalidità o decesso»

Eric Dubuis, COO, Rochester-Bern Executive Programs

La mia DITTA

26 03/2025


PREVIDENZA PROFESSIONALE

Il COO Eric Dubuis apprezza il fatto che la soluzione di cassa pensione di AXA offra grande flessibilità anche alla Rochester-Bern.

03/2025 27

La mia DITTA


PREVIDENZA PROFESSIONALE

Nel suo team composto da 50

persone a Langnau ed

Escholzmatt, Michael Kipfer si

occupa soprattutto di dipendenti

a tempo parziale.

La differenza nella scelta del datore di lavoro

Anche Michael Kipfer, titolare dello studio di

fisioterapia Kipfer a Langnau nell’Emmental,

si è occupato intensamente della previdenza

professionale quando ha rilevato lo studio circa

dieci anni fa. «Con una buona soluzione di cassa

pensione posso assumermi consapevolmente

la mia responsabilità sociale nei confronti del

personale». Matthias Spycher cita un ulteriore

aspetto per favorire una soluzione di cassa pensione

commisurata alle esigenze: «Tanti settori

e professioni devono oggi fare i conti con la carenza

di manodopera specializzata. È risaputo

che, soprattutto tra il personale qualificato,

la previdenza professionale viene sempre più

consapevolmente percepita come componente

salariale».

Soglie d’ingresso più basse per chi ha un

impiego a tempo parziale

Una soluzione vantaggiosa di cassa pensione

può quindi fare la differenza ai fini della scelta

del datore di lavoro. «Quello del fisioterapista

è un lavoro stressante», spiega Michael Kipfer.

Un paziente dopo l’altro, poche pause e allo

stesso tempo la responsabilità di riadattarsi ad

ogni persona. Chi prende sul serio la propria

professione, non fa che scontrarsi con i propri

limiti. Ecco perché è ancora più importante per

Professional Invest

La mia ditta

Con due sedi a Langnau ed

Escholzmatt, Physiokipfer è il

più grande studio di fisioterapia

e riabilitazione nell’Emmental.

Cinquanta dipendenti

contribuiscono al benessere

dei pazienti. Lo studio copre

l’intero spettro della fisioterapia,

dai neonati ai pazienti

palliativi, dai sedentari agli

atleti ad alto livello, e da

alcuni anni si concentra sulla

fisioterapia neurocentrica, da

cui sono scaturiti esperti riconosciuti

in tutta la Svizzera.

physiokipfer.ch

Con la soluzione semiautonoma

Professional Invest di

AXA, ogni impresa trova una

soluzione previdenziale a misura

delle proprie esigenze.

Offre possibilità di configurazione

flessibili per tenere

conto in modo ottimale di

esigenze e obiettivi individuali.

Grazie a un’ampia

strategia d’investimento e

alle opportunità di rendimento

a lungo termine, le

aziende possono strutturare

la loro previdenza in modo

efficiente, offrendo al proprio

personale una copertura

vantaggiosa. Professional

Invest coniuga flessibilità, sicurezza

e crescita sostenibile

per un futuro stabile.

axa.ch/it/clienti-commerciali.html

La mia DITTA 28 3

03/2025


PREVIDENZA PROFESSIONALE

«Con una buona soluzione di cassa pensione posso assumermi consapevolmente

la mia responsabilità sociale nei confronti del personale»

Michael Kipfer, titolare, studio di fisioterapia Kipfer

il datore di lavoro offrire un ambiente di lavoro

interessante e buone condizioni d’assunzione.

Nel suo team composto da 50 persone a Langnau

ed Escholzmatt, Michael Kipfer si avvale

soprattutto di dipendenti a tempo parziale, in

gran parte donne. «Tre quarti delle persone che

frequentano corsi di fisioterapia sono donne»,

fa notare il titolare. Molte di queste colleghe

non sarebbero affatto assicurate con un modello

previdenziale tradizionale. Per questo

nel contratto previdenziale dello studio non è

prevista alcuna deduzione di coordinamento.

In tal modo sono assicurate anche le collaboratrici

con un basso grado di occupazione a

tempo parziale e non solo hanno accesso alla

previdenza professionale, ma sono coperte anche

contro i rischi di invalidità e decesso. «Si

tratta di aspetti di cui molti non sono affatto

consapevoli in relazione alla previdenza professionale

e quindi un motivo in più per occuparsi

nel dettaglio della soluzione previdenziale della

propria azienda, come datori di lavoro e come

dipendenti», commenta Matthias Spycher. ●

3 domande a...

… Yves Amberg, avvocato

presso ambralaw,

specializzato tra l’altro

in diritto di famiglia.

Previdenza significa

anche occuparsi di

tematiche come la

separazione o il

divorzio…

Oggi il matrimonio non è

più un’assicurazione a vita:

più di una persona su tre

divorzia. In questo caso

il patrimonio della cassa

pensione maturato durante

il matrimonio viene diviso

a metà. Dopodiché ognuno

è responsabile in prima

persona della propria previdenza.

Che cosa succede alla

previdenza in caso di separazione

quando non si è

sposati?

In caso di separazione, i

partner conviventi non

hanno diritto al patrimonio

di previdenza del partner.

Presso molte casse pensione

è possibile designare

contrattualmente la o il

partner come beneficiario

nel caso in cui uno dei due

venga a mancare durante la

relazione.

In genere il divario previdenziale

tra i due sessi

si allarga ulteriormente

dopo una separazione,

ossia nel caso in cui una

persona si è occupata dei

figli per anni, rinunciando

così alle possibilità di

carriera.

È proprio così. Queste

diverse situazioni di partenza,

per accumulare

sufficiente capitale negli

anni che restano fino al

pensionamento, vengono

eventualmente compensate,

in caso di divorzio, con

il versamento di alimenti

o con la divisione a metà

della prestazione d’uscita

LPP acquisita durante il

matrimonio.

Foto: p.g.c.

Multitasking al

100 %

Mettersi in proprio non

dovrebbe essere un rischio.

Know You Can

03/2025

Consultare AXA.ch per sapere come sosteniamo il lavoro indipendente.

29

La mia DITTA


MARKETING

INTERVISTA

«Con il senno di poi,

avremmo potuto dimostrare

più coraggio»

Per la prima volta nella storia dell’azienda, da quattro anni, a capo della Rausch AG c’è

una persona estranea alla famiglia titolare Baumann: Sandra Banholzer. Nella lunga intervista,

la CEO spiega perché il rebranding del 2023 è stato un passo importante e come

intende entusiasmare anche le generazioni più giovani con l’aiuto delle sorelle Kambundji.

Intervista Melanie Ade

Foto Daniel Ammann

Sandra Banholzer, con cosa si è

lavata i capelli oggi?

Naturalmente con uno shampoo Rausch.

(Ride). Con quale, dipende dalla stagione. Oggi

è stata la volta di quello alla corteccia di salice,

seguito dalla maschera riparatrice express

all’amaranto.

Chocolat Frey o Midor, anch’esse PMI, solo un

po’ più grandi. Inoltre sono una persona alla

mano, quindi passare alla nuova realtà aziendale

non è stato per me un problema. Per il

personale qui, abituato a un’organizzazione

a conduzione familiare, lo shock culturale è

stato sicuramente maggiore. (Ride).

Note biografiche

Sandra Banholzer dirige

Rausch AG dal 2021. Laureata

in economia aziendale,

ha lavorato per diversi anni

per il Gruppo Migros ed è

stata responsabile, tra l’altro,

della creazione di piattaforme

per l’export negli USA e in

Canada. La 49enne ha guidato

da ultimo il settore internazionale

di Migros Industrie,

prima di passare a Rausch AG.

L’azienda familiare con sede a

Kreuzlingen è specializzata in

prodotti naturali per capelli,

cuoio capelluto e cura del

corpo e impiega circa 130 collaboratrici

e collaboratori.

rausch.ch

Perché dovrei comprare i vostri

prodotti?

Abbiamo la soluzione giusta per ogni esigenza

e problema di capelli, per ogni cuoio

capelluto e per ogni tipo di capelli. I nostri prodotti

combinano la forza naturale delle erbe

con l’efficacia degli ingredienti attivi e sono

ben tollerati.

In precedenza ha lavorato a lungo per

il Gruppo Migros. Cosa l'ha attratta di

questa posizione?

Da un lato l’aspetto imprenditoriale: gestire

un’azienda familiare con un marchio così forte

è interessante. D’altro canto, conoscevo Rausch

ma non avevo ancora provato i suoi prodotti.

L’ho fatto durante questo processo e ne sono

rimasta piacevolmente sorpresa. E di conseguenza

è maturata la mia decisione di voler

commercializzare meglio questi prodotti per

raggiungere anche persone come me.

Quanto è stato forte lo shock culturale

con il passaggio alla nuova azienda?

Meno di quanto si possa pensare. Precedentemente

ho lavorato per aziende come Mibelle,

Cosa ha cambiato negli ultimi

quattro anni come CEO?

Per me è importante che tutti interagiscano

alla pari, per questo abbiamo plasmato una

nuova identità aziendale. Ciò comporta anche

l’abolizione delle gerarchie, la distribuzione

delle competenze e l’assunzione delle decisioni

non solo ai piani alti, bensì a tutti i livelli. Assumersi

le proprie responsabilità non è facile per

tutti fin dall’inizio, e bisogna quindi affiancare

le persone da vicino. Ma è bello vedere il percorso

fatto dal personale e quanto apprezzi la

nuova forma di collaborazione.

Tra l’altro è stata anche introdotta

la «cultura del tu».

Per me questo è parte integrante di uno

stile di conduzione improntato all’empatia.

Ma ci è voluto quasi un anno prima che tutti

avessero il coraggio di darmi del tu. Erano abituati

a tutt’altro. Quando le collaboratrici e i

collaboratori della produzione, con cui non ho

a che fare quotidianamente, hanno finalmente

avuto il coraggio di dire la propria o di esprimere

un’opinione divergente, ho capito di aver

raggiunto il mio obiettivo.

«Assumersi delle responsabilità non è facile per tutti fin da subito,

bisogna quindi affiancare le persone da vicino»

Sandra Banholzer, CEO di Rausch AG

La mia DITTA

30

03/2025


INTERVISTA

Rausch è particolarmente orgogliosa

dei suoi estratti che vengono realizzati

con un processo speciale. Alcune erbe

provengono direttamente dal giardino

di casa.

03/2025 31

La mia DITTA


MARKETING

INTERVISTA

In breve...

Il mio motto

Niente è impossibile

Il mio rituale mattutino

Risveglio, doccia, qualche

esercizio di stretching,

e via in ufficio

La mia passione

Lingue straniere, culture

e sport

Il mio primo lavoro

Durante le vacanze scolastiche

alla linea di produzione di un

caseificio

Il mio modello personale

L’ex CEO di Pepsi Indra Nooyi

Il mio più grande successo

I miei figli e aver potuto

lavorare due anni in Canada

La mia peggiore sconfitta

Nessun nuovo progetto

realizzato nei due anni in

Canada

Le ore di sonno di cui

ho bisogno

Otto

Come stacco la spina

Con i miei figli o con un

bel libro fantasy

Sogno che vorrei ancora

realizzare

Un viaggio intorno al mondo

Quali altre pietre miliari sono

state raggiunte?

Ce ne sono state diverse. Nel 2023 abbiamo

effettuato un grande rilancio del marchio, perfezionato

il nostro posizionamento e modernizzato

la comunicazione. Abbiamo inoltre avviato

due importanti collaborazioni strategiche, da

una parte con Svizzera Turismo e dall’altra con

le sorelle Mujinga e Ditaji Kambundji, campionesse

di atletica leggera, le nostre nuove testimonial.

E abbiamo anche investito molto in

ambito digitale. In questo frangente dovevamo

assolutamente recuperare terreno.

Dall’esterno, con il rebranding

non è cambiato molto.

Con il senno di poi, avremmo potuto dimostrare

più coraggio, lo ammetto. Sono consapevole

che la nostra immagine in Svizzera risulti

un po’ ingessata e proprio per questo quanto

attuato rappresenta un passo da gigante. Non

solo abbiamo modificato il logo, ma abbiamo

cambiato il nome di tutti i prodotti, non più

basandoci sui principi attivi contenuti bensì

sul loro effetto benefico. Dopo tutto, nessuno

facendo la spesa cerca uno shampoo alla tussilaggine,

ma piuttosto un prodotto antiforfora.

Tuttavia, non volevamo certo tradire la

nostra tradizione e il nostro DNA. Non voglio

trasformare Rausch in un marchio di lifestyle.

Sarebbe sbagliato e confonderebbe fortemente

il nostro attuale gruppo target. Ciononostante

sono convinta che con una comunicazione più

al passo con i tempi possiamo catturare anche

l’attenzione delle generazioni più giovani.

Come pensate di riuscirci?

Da un lato tramite le nostre giovani testimonial,

Mujinga e Ditaji Kambundji. Proprio come

noi, sono sinonimo di autenticità e solidità svizzera,

ma al tempo stesso anche di performance

ed emotività. Data la loro differenza di età di

dieci anni, inoltre, si rivolgono anche a fasce

d’età distinte, il che naturalmente gioca a nostro

favore. Comunichiamo inoltre sempre più

sui media digitali. Al momento ci concentriamo

su Facebook, Instagram e LinkedIn, e facciamo

i primi passi anche su Tiktok. Qui, tuttavia, c’è

ancora molto margine di miglioramento.

La cosmesi naturale è in ascesa,

questo va a vostro vantaggio?

Bisogna fare una distinzione: Rausch produce

cosmetici con principi attivi naturali, ma

non cosmetici naturali certificati. Il 90% dei

nostri ingredienti è di origine naturale, ma rimuoviamo

deliberatamente gli oli essenziali o

gli allergeni che spesso si trovano nei prodotti

naturali per far sì che i nostri prodotti siano

ben tollerati da tutti. E per la migliore efficacia

possibile, i prodotti Rausch contengono, oltre

a ingredienti naturali, anche principi attivi.

In questo modo riempiamo il gap esistente

tra la cosmesi naturale e le multinazionali

del settore. La maggiore sensibilizzazione nei

confronti dei prodotti naturali giocherà sicuramente

a nostro favore.

Quali altre tendenze si profilano

all’orizzonte?

Per quanto riguarda la cura dei capelli, c’è

una grande tendenza verso la skinification,

ovvero il trattamento del cuoio capelluto e dei

capelli come la pelle del viso. In generale, da

circa 10-15 anni si attribuisce molta più importanza

alla cura del cuoio capelluto rispetto a

prima. Questo aspetto, purtroppo, in passato

non è stato pubblicizzato a dovere.

Si spieghi meglio.

Il nostro fondatore, Josef Wilhelm Rausch,

non solo è stato l’inventore del primo shampoo

liquido al mondo, ma è stato uno dei primi a

sviluppare nel 1890 un tonificante per la cura

del cuoio capelluto. Ciò che solo di recente è

diventato un trend nell’industria della cura dei

capelli, figura nel nostro assortimento già da

135 anni. In futuro dovremo porre maggiormente

l’accento su questo know-how nella nostra

comunicazione.

Avete filiali di distribuzione in Germania,

Austria e Italia. In che misura questi

mercati agiscono in modo diverso?

L’Austria è il Paese in cui godiamo di una notorietà

importante, subito dopo la Svizzera. La Germania

è un mercato fortemente conteso, in cui è

molto difficile espandere la distribuzione. In Italia

siamo presenti solo nei negozi specializzati,

ma in generale le italiane dedicano più tempo

al proprio aspetto e alla cura, ragion per cui in

questo Paese vediamo ancora del potenziale.

A quanto ammonta la vostra quota

di esportazioni?

Il nostro mercato principale è la Svizzera e

rappresenta il 50 per cento del fatturato complessivo;

i mercati confinanti, invece, ne costituiscono

il 30 per cento. La parte restante corrisponde

al Medio Oriente e all’Asia.

«Le italiane in generale dedicano più tempo al proprio aspetto e alla

cura, ragion per cui in questo Paese vediamo ancora del potenziale»

Sandra Banholzer, CEO di Rausch AG

La mia DITTA

32 03/2025


Nel laboratorio interno di Rausch AG si coniugano le tradizionali conoscenze erboristiche con la ricerca moderna.

Avete raggiunto il picco massimo

in Svizzera?

Non credo. Ci sono ancora gruppi target a

cui finora ci siamo approcciati troppo poco, ad

esempio gli uomini giovani. La nostra gamma

comprende molti prodotti per i problemi tipici

degli uomini, ad esempio contro la caduta dei

capelli o la forfora. Se consideriamo le statistiche

sul numero di uomini che si recano in

Turchia per fare un trapianto di capelli, ci rendiamo

conto del forte potenziale presente in

questo frangente. (Ride).

Avete ambizioni di crescita

nell’export?

Sì, vogliamo potenziare gli affari internazionali.

La Corea in particolare è un mercato

molto promettente, poiché gli asiatici sono

generalmente molto attenti al proprio aspetto

esteriore. Per questo motivo siamo orgogliosi

di essere stati eletti per la settima volta consecutiva

«Brand Of The Year» nel settore «Scalp

Care». Ma vogliamo continuare a crescere anche

a Hong Kong e a Taiwan.

Quanto è importante ancora oggi

il marchio «Made in Switzerland»?

È molto importante. Non si vende un prodotto

solo per questo, ma è anche garanzia

Il tonificante per capelli

sviluppato nel 1890 da Josef

Wilhelm Rausch.

di qualità e quindi un criterio decisionale, sia

all’estero che in Svizzera.

Siete colpiti dai dazi doganali

americani?

Non direttamente, perché non esportiamo

negli Stati Uniti. Ma se in Svizzera si perdessero

posti di lavoro o si instaurasse una lieve recessione,

anche noi ne risentiremmo, perché i consumatori

in Svizzera e in Europa dovrebbero

tirare la cinghia. Ma la situazione offre anche

opportunità, come dimostra l’effetto lipstick:

in tempi economicamente difficili le vendite di

cosmetici sono spesso in forte ascesa, perché

le persone non si azzardano a fare grandi acquisti,

ma si limitano a concedersi piccoli lussi

nelle cose di tutti i giorni.

Cosa vuole ancora raggiungere

in futuro?

Da un lato crescere a livello internazionale,

dall’altro rendere in generale più tangibile il

nostro marchio. Il mio sogno sarebbe quello di

creare un piccolo showroom da noi a Kreuzlingen,

dove le persone possano creare il proprio

shampoo con estratti di erbe selezionati individualmente.

E poi un bel negozio accanto, credo

che l’idea sarebbe molto apprezzata. ●

03/2025 33

La mia DITTA


Il mio motivo d’orgoglio

Elke Brodbeck,

TopikPro

Foto: Daniel Winkler

La mia DITTA

Quando scienza e conoscenza umana vanno a braccetto

Alla mia professione di sviluppatrice organizzativa

e mediatrice sono giunta per vie traverse. Inizialmente

ho studiato chimica, ambito in cui ho anche

conseguito un dottorato, poi ho lavorato per un po’

in uno studio legale specializzato in brevetti. Ma mi

sono subito resa conto di voler lavorare a contatto

con le persone. Collaborazione e cultura organizzativa

sono sempre state importanti per me; strutturare

in modo efficace il mondo del lavoro e creare

un clima in cui tutti si sentano a proprio agio sono

attività che mi spronano da sempre. Grazie a diversi

corsi di perfezionamento e contatti privati, nel 2022

infine sono approdata a TopikPro. Accompagniamo

le aziende nei processi di cambiamento, sia in progetti

di trasformazione complessi sia in caso di conflitti

all’interno di singoli team. La nostra clientela è

costituita da aziende, ma anche da amministrazioni,

associazioni, ospedali o scuole: le tematiche interpersonali

accomunano molte realtà. Il nostro lavoro

consiste nel moderare e mediare colloqui difficili

nonché nel cercare insieme delle soluzioni. Per farlo

servono sguardo sistemico, curiosità e interesse nei

confronti delle persone. In passato la mediazione

spesso non veniva presa sul serio ed era sottovalutata,

ma per fortuna le cose sono cambiate. Al contempo,

nei processi di cambiamento lo sviluppo organizzativo

arriva spesso troppo tardi. Vorrei che il

fattore umano venisse preso in considerazione fin

dall’inizio e non solo quando la situazione degenera.

topikpro.ch

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Il mio motivo d’orgoglio

Qualità nero su bianco

Mia moglie Rebecca ed io abbiamo rilevato Quali-

Cert tre anni fa dal nostro predecessore. Con sette

dipendenti fissi, cinque collaboratrici e collaboratori

specializzati su mandato e 15 auditor che

viaggiano per noi in tutta la Svizzera: da Chiasso a

Ginevra, siamo l’unico istituto di certificazione indipendente

in Svizzera nel settore del movimento e

della prevenzione. In pratica, verifichiamo regolarmente,

sulla base di norme esterne riconosciute a

livello internazionale, se centri fitness, studi di yoga

o di fisioterapia rispettano rigorosi criteri di formazione,

igiene o sicurezza. In altre parole: rendiamo

la qualità un dato di fatto. In questo modo creiamo

una situazione vantaggiosa per tutti: l’utenza sviluppa

fiducia nei confronti dell’offerente, che a sua

volta ottiene certezza del diritto e un certificato riconosciuto

e le casse malati hanno la garanzia che i

loro standard qualitativi saranno rispettati. La sfida

più grande, e al tempo stesso anche il bello del nostro

lavoro, è la varietà della nostra clientela: dall’ospedale,

all’hotel di cura a 5 stelle, al centro crossfit

o allo studio di fisioterapia. Non manca nulla! Si

parte da idee diverse, ma si condivide un obiettivo

comune: portare insieme l’offerta di attività fisica e

di prevenzione al massimo standard qualitativo possibile

in Svizzera, promuovendo così in modo duraturo

la salute e la qualità della vita nel nostro Paese.

qualicert.ch

Benedikt Nann,

QualiCert AG

Foto: Herbert Zimmermann

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La mia DITTA


Assicurazione malattia

complementare AXA

Cambiare cassa malati con

un risparmio di CHF 456*

CHF 25 milioni risparmiati in tutta la Svizzera

Know You Can

AXA.ch/risparmio

* La clientela che nell’autunno 2024 in Svizzera a ha fatto

uso del servizio cambio gratuito di Prevenzione e promozione

salute AXA, nel 2025 risparmierà CHF 456 sui premi

dell’assicurazione di base.

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