Mondo Agricolo, novembre 2025
Firmato l’accordo con i Paesi sudamericani del Mercosur, per Bruxelles è tempo di definire le modalità di applicazione per evitare che un eccessivo export limiti l’accesso ai prodotti interni da parte dei consumatori Ue. Ne scrivono Anna Carbone docente dell’Universitas Mercatorum e Cristina Vaquero Pineiro, docente dell’Università Roma Tre. “Abbiamo bisogno di mercati stabili e reciprocità degli standard produttivi, ma prima ancora di produttività e reddito”, ha detto Massimiliano Giansanti alle 200 delegazioni presenti a Como perla Conferenza agricola Nordamerica - Unione europea del Copa. L’indagine antidumping del dipartimento del Commercio Usa su alcune marche di pasta italiane, agita il settore. “Sarebbe colpita l’intera filiera”. Margherita Mastromauro, presidente dei Pastai Italiani di Unione Italiana Food e alla guida del Pastificio Riscossa, spiega i rischi e risponde alle richieste dei produttori di cereali: “Contratti di filiera? Utili ma non sufficienti”. Di economia e credito scrive il componente di giunta, Alberto Statti: “Bisogna sostenere le aziende agricole diversificando le fonti di finanziamento e allentando le regole Ue. A partire da quelle delle concessioni forborne. Questo mese, il vicepresidente del gruppo di lavoro “Lino e Canapa” del Copa-Cogeca, Jacopo Paolini, ci racconta come la produzione di biomattoni a base di calce e canapa stia cambiando il settore della bioedilizia. Tra Pavia e Novara è stato raccolto il frutto della prima ricerca in campo sul riso modificato con le Tecniche di evoluzione assistita. “I dati sono positivi, anche se ci siamo dovuti adattare alla scarsa umidità di quest’anno. La ricerca scientifica è questo”, racconta Vittoria Brambilla, ricercatrice dell’UniMi. I contaminanti emergenti rappresentano la nuova frontiera della ricerca ambientale. Ne scrive Andrea Visca, ricercatore dell’Enea. Non solo agricoltura. I contoterzisti sono anche parte attiva della macchina dell’emergenza che si attiva in caso di disastri ambientali. L’articolo di Roberto Scozzoli, direttore tecnico di Uncai.
Firmato l’accordo con i Paesi sudamericani del Mercosur, per Bruxelles è tempo di definire le modalità di applicazione per evitare che un eccessivo export limiti l’accesso ai prodotti interni da parte dei consumatori Ue. Ne scrivono Anna Carbone docente dell’Universitas Mercatorum e Cristina Vaquero Pineiro, docente dell’Università Roma Tre.
“Abbiamo bisogno di mercati stabili e reciprocità degli standard produttivi, ma prima ancora di produttività e reddito”, ha detto Massimiliano Giansanti alle 200 delegazioni presenti a Como perla Conferenza agricola Nordamerica - Unione europea del Copa.
L’indagine antidumping del dipartimento del Commercio Usa su alcune marche di pasta italiane, agita il settore. “Sarebbe colpita l’intera filiera”. Margherita Mastromauro, presidente dei Pastai Italiani di Unione Italiana Food e alla guida del Pastificio Riscossa, spiega i rischi e risponde alle richieste dei produttori di cereali: “Contratti di filiera? Utili ma non sufficienti”.
Di economia e credito scrive il componente di giunta, Alberto Statti: “Bisogna sostenere le aziende agricole diversificando le fonti di finanziamento e allentando le regole Ue. A partire da quelle delle concessioni forborne.
Questo mese, il vicepresidente del gruppo di lavoro “Lino e Canapa” del Copa-Cogeca, Jacopo Paolini, ci racconta come la produzione di biomattoni a base di calce e canapa stia cambiando il settore della bioedilizia.
Tra Pavia e Novara è stato raccolto il frutto della prima ricerca in campo sul riso modificato con le Tecniche di evoluzione assistita. “I dati sono positivi, anche se ci siamo dovuti adattare alla scarsa umidità di quest’anno. La ricerca scientifica è questo”, racconta Vittoria Brambilla, ricercatrice dell’UniMi.
I contaminanti emergenti rappresentano la nuova frontiera della ricerca ambientale. Ne scrive Andrea Visca, ricercatore dell’Enea.
Non solo agricoltura. I contoterzisti sono anche parte attiva della macchina dell’emergenza che si attiva in caso di disastri ambientali. L’articolo di Roberto Scozzoli, direttore tecnico di Uncai.
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Quasi realtà
Pastai Italiani, Mastromauro:
“Tutta la filiera a rischio”
Mercosur, accordo
in chiaroscuro
Tea, il Ris8imo
di Brambilla
Statti: più credito
e regole meno rigide
Il patto
tra ricerca,
tecnologia
e agricoltura
è sempre
più forte.
Ma serve
il sostegno
delle istituzioni
Anno LXXIII - n. 10 - OTTOBRE 2025 - TAR. R.o.c. - Poste Italiane spa - Periodico di Tecnica, Economia e Politica Agraria - 1 copia euro 3
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Semplificazione
amministrativa
L’EDITORIALE
Questo numero di Mondo Agricolo è stato chiuso il 3.11.2025
•••
Senza innovazione
non c’è crescita
L’
innovazione
produce sviluppo solo quando è supportata da una solida conoscenza scientifica, in grado di
alimentare un ciclo continuo di progresso. È questa la tesi per cui l’Accademia Reale Svedese delle Scienze
ha assegnato il premio Nobel per l’Economia 2025 a Joel Mokyr, Philippe Aghion e Peter Howitt per aver
mostrato, attraverso le loro ricerche, come l’innovazione e il progresso tecnologico siano il motore della
crescita economica nel lungo periodo. Al centro, il legame tra conoscenza, produttività e sviluppo sostenibile.
La popolazione mondiale potrebbe superare i 9,7 miliardi entro il 2050 e, con l’aumento medio delle temperature
di oltre 1,2 °C e gli eventi meteoclimatici estremi sempre più frequenti, la sicurezza alimentare
non può dipendere più solamente dall’andamento stagionale dei raccolti, ma è criticamente legata alla
capacità di mettere insieme conoscenze, innovazione e cooperazione. Il progresso tecnologico sta marciando
velocemente, mentre ancora troppo lentamente sta procedendo la diffusione dell’innovazione nelle nostre
aziende. In un momento in cui, peraltro, la competitività è diventata una leva fondamentale in un contesto
geopolitico completamente nuovo, tra nuovi dazi e ricerca di mercati alternativi.
Gli agricoltori da tempo stanno aspettando la possibilità di utilizzare in pieno le nuove tecnologie, come
nel caso delle Tea. Dopo venti anni di ostracismo agli Ogm e molti dubbi anche sulle Tea, ora queste
ultime sembrano guadagnare una certa fiducia. Il 67° congresso della Società Italiana di Genetica Agraria
appena conclusosi a Bologna potrebbe avere segnato un passo fondamentale per l’apertura alle nuove
tecniche di evoluzione assistita. Politici, ricercatori e tecnici si sono espressi in modo inequivocabile
sulla necessità di autorizzare queste tecniche, che ormai hanno ottenuto le più ampie garanzie in termini
di risultati e di affidabilità. La sperimentazione in campo di queste ricerche innovative è stata resa possibile
grazie a importanti provvedimenti normativi del governo: il Decreto Siccità, seguito dal Decreto Agricoltura
e dalla recente risoluzione approvata in commissione Industria, Commercio, Turismo,
Agricoltura presieduta dal senatore Luca De Carlo, che rappresentano un fondamentale sostegno
istituzionale per il progresso tecnologico delle filiere agroalimentari italiane. Ma ora bisogna fare
in modo che la ricerca arrivi sul campo e che a livello europeo si trovi finalmente un’intesa per
giungere all’approvazione del regolamento in corso di negoziazione.
La gestione idrica è il secondo aspetto da considerare: tecnologie di micro-irrigazione, reti idriche
intelligenti, sensori e software di monitoraggio, combinati a colture resilienti, consentono di ottimizzare
la distribuzione di acqua e di aumentare la produttività. Più generale, c’è il tema
della digitalizzazione: robot, droni, sistemi di osservazione satellitare, integrati con tecnologie
sull’intelligenza artificiale, metodi di allerta precoce, blockchain possono combinare dati sul clima,
monitorare con precisione lo stato delle colture e valutare i rischi di perdita di raccolto. Senza dimenticare
la ricerca sul ruolo che l’agricoltura può svolgere in termini di cattura di CO2, (carbon
farming, forestazione, nuovi materiali) e nella produzione di energia.
La sovranità alimentare del futuro dipenderà dall’accesso alla conoscenza, dalla condivisione
dei dati, dal trasferimento delle competenze, con un lavoro congiunto di centri di ricerca,
istituzioni e agricoltori.
Massimiliano Giansanti
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 3
6
9 18
32
38
L’EDITORIALE
Senza innovazione
non c’è crescita
Massimiliano Giansanti...................... 3
MERCOSUR
I pro e i contro dell’accordo
Anna Carbone
e Cristina Vaquero Pineiro.................... 6
CONFERENZA NA-UE
Il vertice di Como
Anna Gagliardi..................................... 9
NUOVI MERCATI
L’Ue guarda a Indonesia e Marocco
Gabriele Zanazzi............................... 12
DAZI
Pasta nel mirino(gz)............................ 14
Intervista Mastromauro (Pastai Italiani):
“La filiera sia unita”
Marco Esposito................................. 16
CREDITO
Alimentiamo la voglia di crescere
Alberto Statti.................................... 18
PRODUZIONI
Grano
3,8 milioni di tonnellate non bastano
Riccardo Calabrese........................... 20
Nocciole
Raccolti in picchiata
(ag)................................................... 24
Silvicoltura
I progetti del Cluster Legno Arredo
Carlo Piemonte.................................. 26
Canapa & edilizia
Dal campo al cantiere
Jacopo Paolini................................... 28
RICERCA&INNOVAZIONE
Le aziende a caccia di carbonio
Caterina Luppa................................. 30
Tecniche genomiche
Intervista Brambilla (UniMi): Ecco il
primo riso Tea
Gabriella Bechi.................................. 32
La sperimentazione
Droni sempre più vicini
Alessandro Pantano........................... 34
Enea
Contaminanti emergenti
Andrea Visca...................................... 36
Uncai
Non solo agricoltura
Roberto Scozzoli.....................................38
EUROPA
Le innovazioni a Ecotrophelia
Cecilia Blengino............................... 40
Rubriche
Prodotti&Mercati Carrello della spesa 22 | Notizie da Bruxelles PAC condivisa 42 | Anga Convegno quadri 44
ConfagriBio Lavorazione del suolo 46 | Enapra TANIT Knowledge Transfer 50 | Buono a Sapersi Fame Bianca 52
4 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
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4 -7 Novembre 2025 | Rimini
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NUOVI MERCATI MERCOSUR
I pro e
i contro
dell’accordo
Un canale agevolato
per le esportazioni potrebbe
essere salvifico per alcuni
settori di qualità europei.
Un eccessivo export potrebbe
però limitare l’accesso
ai consumatori interni,
spinti verso i beni importati
di Anna Carbone e Cristina Vaquero Pineiro*
La sede a Montevideo del Mercosur,
il Mercato Comune dell’America Meridionale
D
opo essere stati sospesi per alcuni
anni, i negoziati commerciali tra l’Ue
e i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile,
Paraguay e Uruguay) sono ripresi.
Nella fase attuale delle trattative (ottobre
2025), il comparto agroalimentare
riveste un ruolo di primo piano, risultando
uno degli ambiti più rilevanti del confronto tra
le parti. L’accordo prevede, infatti, la riduzione
delle tariffe doganali, fra gli altri, anche per
alcuni importanti comparti dell’agroalimentare,
come quelli lattiero-caseario, zootecnico e
vitivinicolo. La graduale liberalizzazione degli
scambi dovrebbe coinvolgere a regime più
del 90% delle linee tariffarie delle esportazioni
agroalimentari e più dell’80% delle importazioni
agricole dell’Ue.
Europa-Mercosur, lo stato dell’arte
Gli scambi con l’area Mercosur nel triennio
2022-2024 pesano per il 1,4% delle esportazioni
e il 9,8% delle importazioni agroalimentari
dell’UE, registrando reciprocamente un valore
pari a 3,1 e 18,2 miliardi di dollari USA. L’Italia
pesa per il 14,0% delle importazioni e il 14,4
delle esportazioni totali dell’Ue con l’area Mercosur.
Nello stesso triennio, l’Italia ha importato
prodotti agroalimentari dall’area Mercosur
per un valore complessivo di 2,5 di dollari Usa
(4,1% delle importazioni italiane), a fronte di
esportazioni pari a 453 milioni di dollari (0,7%
delle esportazioni italiane), registrando così un
saldo normalizzato negativo di circa 2 miliardi
di dollari Usa. All’interno del blocco, il Brasile
si conferma come il principale partner commerciale
dell’Italia con un peso dell’85% dal lato
dell’export e dell’80% dal lato delle importazioni
(fonte: Nazioni Unite UN-Comtrade).
6 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
Prezzi in calo e aumento dell’import, i rischi
all’orizzonte
Considerata l’importanza degli scambi commerciali
con l’area, unita all’attuale contesto
di incertezza geopolitica e commerciale, e le
crescenti preoccupazioni sulle potenziali conseguenze
dell’accordo, la trattativa con l’area
Mercosur è diventata una priorità nell’agenda
politica, sia a livello nazionale che internazionale.
Ad inizio ottobre 2025, la Commissione
Europea ha presentato, pertanto, una proposta
di regolamento volto a garantire una maggiore
tutela degli attori del settore in Europa e contrastare
eventuali impatti negativi dell’accordo
sui produttori europei. Si propone una revoca
temporanea delle preferenze tariffarie e l’introduzione,
graduale e concordata, di quote
mirate alle importazioni nei settori più sensibili.
Nell’elenco inserito nella proposta di regolamento
ritroviamo carne bovina (sia fresca
che congelata, sia destinata al consumo che
alla trasformazione), prodotti caseari (latte in
polvere e formaggio) e cereali (mais e sorgo).
A far preoccupare è, infatti, in primis, una
delle implicazioni potenzialmente più dirette
dell’accordo: l’aumento significativo delle
importazioni e la conseguente riduzione dei
prezzi interni. Una maggiore offerta sui mercati
interni, dovuta alla quantità di prodotti importati
dall’area Mercosur a prezzi inferiori (dato
l’abbassamento delle tariffe previsto dall’accordo),
dovrebbe, infatti, generare un abbassamento
dei prezzi interni. Tale
riduzione dei prezzi, se non
direttamente o indirettamente
compensata, potrebbe avere
effetti negativi sulla competitività
dei prodotti interni.
Come noto, attualmente non
è prevista alcuna politica di
prezzi minimi garantiti per i
produttori dell’Ue.
Gli effetti sull’export e sulle
filiere
Contrariamente, il processo
di liberalizzazione previsto
dall’accordo potrebbe generare effetti positivi dal
lato delle esportazioni, permettendo di esportare
una quota maggiore dei prodotti Ue nei Paesi
dell’area Mercosur a prezzi più competitivi. Rimane,
tuttavia, da monitorare quali saranno questi
prodotti che beneficeranno di tale agevolazione
g XI E TRUMP FIRMANO LA TREGUA E L’EXPORT USA DI SOIA IN CINA RIPARTE
Tregua sui dazi tra Washington
e Pechino. Dopo la minaccia di
Trump dell’introduzione del 100%
delle tariffe come reazione alle limitazioni
del Dragone al proprio
export di terre rare, la lunga sessione
di trattative tra i negoziatori
ha portato ad un accordo che,
sembra, porterà ad un rinvio di un
anno delle restrizioni.
Al centro del braccio di ferro, oltre alla proprietà di TikTok, le terre rare
e la guerra all’arrivo di Fentanyl negli Stati Uniti, c’è anche la soia. “I coltivatori
di soia saranno molto soddisfatti”, ha dichiarato il Scott Bessent
Bessent, parlando della probabile ripresa degli acquisti agricoli
da parte della Cina in cambio, appunto, del rinvio dei controlli sulle
esportazioni delle terre rare.
Il muro contro muro tra i due Paesi aveva portato Xi Jinping a deviare
gli acquisti di soia dagli agricoltori statunitensi a quelli sudamericani.
Una linea assunta già da due anni che aveva portato ad una riduzione
del valore dell’export Usa dai 18 miliardi del 2022 ai 12,2 del 2024.
Tra gennaio e luglio scorsi, le borse mondiali hanno assistituto ad una
flessione del 39% dei volumi esportati e del 51% del loro valore. Un
colpo durissimo per l’agricoltura a stelle e strisce, per la quale l’amministrazione
Trump aveva già annunciato aiuti tra i 10 e i 15 miliardi. Il
45% dei semi di soia prodotti su suolo nordamericano sono destinati,
infatti, alla Cina.
Ad una valutazione europea
sarebbe auspicabile
affiancare una
cabina di monitoraggio
dei mercati nazionali
dei singoli Paesi
commerciale. Quello che potrebbe delinearsi è
uno scenario di specializzazione ulteriore dei Paesi
Ue, in particolar modo quelli più competitivi in
produzioni di qualità, come l’Italia. Come dimostrato
da uno studio pubblicato nel 2024, infatti,
Paesi orientati in produzioni di
qualità tendono a preferire importazioni
di prodotti di qualità
inferiore (ad esempio, prodotti
senza certificazioni).
Si può accennare a un potenziale
effetto sulle filiere di qualità
dei prodotti dell’agroalimentare.
Molti dei Paesi Ue, tra cui
l’Italia, sono, infatti, fortemente
specializzati in filiere di produzione
di alta qualità, DOP
e IGP, ma non solo. Con l’aumentare
dei prodotti sul mercato
interno, il vantaggio di una specializzazione
produttiva basata su una normativa più stringente
in termini di qualità potrebbe, infatti, ridursi e
trasformarsi in un limite per la competitività dei
prodotti, se osservata dal lato del prezzo finale di
vendita. Rimarrebbe, tuttavia, un punto di forza
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 7
NUOVI MERCATI MERCOSUR
se osservato dal lato della
differenziazione qualitativa
e reputazionale,
che necessita tuttavia di
essere sostenuta e valorizzata
per non essere
schiacciata nel lungo periodo
da prodotti a più
basso prezzo.
Anche in questo caso,
un canale agevolato per
le esportazioni nell’area
Mercosur potrebbe, rivelarsi salvifico per alcuni
settori di qualità dei paesi dell’UE, la cui competitività
potrebbe essere messa fortemente a
rischio da scelte protezionistiche di altri Paesi.
Si pensi, ad esempio, ai rischi per il settore
vitivinicolo per i presunti dazi negli Stati Uniti.
Un’eccessiva preferenza a esportare beni di
qualità, rispetto al venderli sul mercato interno,
potrebbe, però, altresì limitare l’accesso ai consumatori
interni a questi prodotti, che potrebbero
vedersi sostituiti nel mercato interno con i
beni importati.
Esg e reciprocità a rischio
Un altro tema rilevante, sollevato dall’accordo,
riguarda le sue implicazioni di natura ambientale
e sociale e, in particolare, il generarsi di un
possibile squilibrio in termini di sostenibilità
delle produzioni agroalimentari. L’importazione
di beni da Paesi con normative ambientali
meno stringenti (dumping ambientale) potrebbe,
infatti, indirettamente aumentare l’impatto
ambientale dei sistemi alimentari europei
e, contemporaneamente, incentivare uno
sfruttamento delle risorse naturali nei Paesi
produttori.
Gli scambi con l’area Mercosur nel triennio 2022-2024 pesano per il 1,4%
delle esportazioni e il 9,8% delle importazioni agroalimentari dell’Ue,
registrando reciprocamente un valore pari a 3,1 e 18,2 miliardi di dollari
Un incremento della domanda dell’Ue potrebbe,
ad esempio, indirettamente, causare un incremento
nel tasso di deforestazione e di riconversione
del terreno in terreno agricolo. Discorso
analogo per il dumping sociale e le normative
del mercato del lavoro. L’arrivo nel mercato
europeo di prodotti realizzati con normative
ambientali e sociali meno severe potrebbe, pertanto,
rendere non più economicamente competitivi
i prodotti interni, caratterizzati da costi
e vincoli di produzione maggiori (ad esempio,
condizionalità rafforzata della PAC).
In conclusione, gli effetti dell’accordo tra Ue
e area Mercosur non sono al momento pienamente
prevedibili. Anche i modelli economici
più avanzati lasciano nelle previsioni d’impatto
un significativo margine di incertezza e aleatorietà.
Quello che sicuramente sarà fondamentale
per trasformare l’accordo in volano di
crescita e sviluppo economico bilaterale è la
messa in campo di un piano di monitoraggio
dei mercati costante e tempestivo, così come
riportato dalla proposta di regolamento della
Commissione. Ad una valutazione generale
per l’Ue, sarebbe, tuttavia, auspicabile affiancare
una cabina di monitoraggio
dei mercati
nazionali dei singoli
Paesi, essendo questi
caratterizzati da specificità
differenti e dinamiche
eterogenee.
L’arrivo nel mercato europeo di prodotti realizzati con normative
ambientali 8 | MONDO e sociali AGRICOLO meno severe | OTTOBRE potrebbe 2025 rendere non più economicamente competitivi i prodotti interni,
caratterizzati da costi e vincoli di produzione maggiori (vedi la condizionalità rafforzata della PAC)
* Rispettivamente docenti
del Dipartimento di
Economia, Statistica e
Finanza, Universitas
Mercatorum (Roma)
e del Dipartimento di
Economia, Roma Tre
(Roma)
•••
RAPPRESENTANZA IL VERTICE
Il vertice
di Como
Giansanti alle 200 delegazioni
presenti alla Conferenza agricola
Nordamerica - Unione europea:
“Abbiamo bisogno di mercati
stabili e reciprocità degli standard
produttivi, ma prima ancora di
produttività e reddito
per le aziende agricole”
di Anna Gagliardi
Massimiliano Giansanti
Presidente del Copa e di Confagricoltura
È
il più grande appuntamento dedicato
all’agricoltura che mette a confronto,
ogni due anni, rappresentanti del Nord
America e dell’Europa. Si svolge a porte
chiuse ed è suddiviso in panel di approfondimento
sul presente e sul futuro
del settore primario. Si tratta della Conferenza
agricola Nordamerica - Unione europea (NA-EU),
che quest’anno si è svolta a Como dal 30 settembre
al 2 ottobre scorsi, e che per questa edizione,
la quarantunesima, ha avuto un’eccezionale
sincronia: quella di essere organizzata in Italia
- ogni volta viene ospitata in un Paese diverso
dell’Europa, che si alterna con uno degli Stati del
Nord America - quando alla presidenza del Copa
c’è un italiano: Massimiliano Giansanti, presidente
di Confagricoltura.
Un evento ospitato dalle principali organizzazioni
agricole italiane - oltre a Confagricoltura,
anche Coldiretti, Cia-Agricoltori Italiani e Alleanza
delle Cooperative Italiane - che ha permesso
ai rappresentanti agricoli delle due sponde
dell’Oceano di scambiare opinioni, rafforzare la
cooperazione e riflettere sulle opportunità e le
sfide comuni che il settore primario deve affrontare,
senza tralasciare i rapporti umani. Vi hanno
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 9
RAPPRESENTANZA IL VERTICE
La tre giorni di Como si è arricchita con le visite ad alcune aziende agricole del
territorio, tra cui la “Mondelli Floricoltura”. Ad accogliere la delegazione della
Conferenza c’erano la titolare Luisa Mondelli e il presidente di Confagricoltura
Como, Silvio Maspero
partecipato oltre 200 delegati tra imprenditori,
responsabili di associazioni agricole e addetti al
settore che, proprio per la specificità dell’evento,
hanno approfondito i temi di attualità, le problematiche
e le opportunità dell’agricoltura di oggi,
con un messaggio emerso chiaramente: la centralità
dell’agricoltura e la forza che rappresenta
per gli equilibri economici e sociali. In Europa
come in America.
La Conferenza di quest’anno si è tenuta in un periodo
cruciale per i rapporti internazionali e per
gli impliciti sviluppi chiave in settori di mutuo
interesse: dal commercio alla food security, dalla
reciprocità degli scambi alle tendenze di mercato
e ai nuovi modelli di consumo. Tutto questo in un
g LE TRE NECESSITÀ: INNOVAZIONE, DIGITALIZZAZIONE E FORMAZIONE
“La relazione transatlantica - ha affermato Il presidente del Copa e di
Confagricoltura, Massimiliano Giansanti aprendo i lavori della Conferenza
internazionale - rimane uno dei corridoi commerciali agricoli più
importanti al mondo. Un ordine commerciale prevedibile, equo e basato
su regole è essenziale. Difendendo e rafforzando questo sistema basato
sulle regole, salvaguardiamo non solo i nostri interessi economici,
ma anche i valori comuni di apertura, partenariato e cooperazione. Il
nostro settore continua a offrire molteplici benefici alla società: alimenti
sicuri e di alta qualità, aree rurali vivaci, crescita e occupazione - ha
proseguito -. Ma non possiamo darlo per scontato: la complessità delle
pressioni che affrontiamo, economiche, ambientali e sociali, richiede
politiche coerenti, realistiche e attuabili per gli agricoltori sul campo. La
semplificazione deve essere più di uno slogan: deve diventare un principio
guida. Allo stesso modo, dobbiamo accelerare sull’innovazione, la
digitalizzazione, la formazione e il trasferimento di conoscenze. Garantire
il ricambio generazionale non è solo una priorità politica. È anche
un dovere morale, se vogliamo che le comunità rurali prosperino e che
l’agricoltura resti una professione viva nei decenni a venire”.
momento in cui sono molti forti le pressioni dovute
al clima, ai prezzi dell’energia e alla carenza di
manodopera che minacciano la tenuta delle aziende
agricole.
Le discussioni
si sono quin-
La conferenza Na-Ue
è il più grande
appuntamento dedicato
all’agricoltura con
i rappresentanti
del Nord America
e dell’Europa
di concentrate
sulle sfide
produttive e
sulla sicurezza
alimentare, in
particolare sulla
necessità di
garantire catene
di approvvigionamento
affidabili in un
contesto globale
sempre più
incerto. I partecipanti
hanno anche affrontato il tema della
sostenibilità, sottolineando il duplice obiettivo
di ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura
rafforzando al contempo la capacità degli
agricoltori di adattarsi a eventi meteorologici
estremi e migliorando l’efficienza e la produttività.
Obiettivo raggiungibile soltanto con
l’innovazione, attraverso un dialogo proattivo
sull’esplorazione delle nuove tecnologie, le
tecniche genomiche, la digitalizzazione dei
processi e l’agricoltura di precisione.
Un altro tema centrale è stato quello della
reciprocità degli standard produttivi e della
necessità di mercati stabili e di accordi lungimiranti,
alla luce anche della recente intesa
sui dazi tra gli Stati Uniti e l’Ue. Il rafforzamento
della cooperazione transatlantica,
ribadita anche dalla presenza del ministro
dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, e
del commissario Ue, Christophe Hansen,
10 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
g DUVALL (AFBF): RICAMBIO GENERAZIONALE FONDAMENTALE
Il commissario europeo Christophe Hansen con Giansanti
La Conferenza di Como ha riunito gli attori
più importanti del mondo in ambito agricolo.
Da loro dipende il futuro del settore primario.
Se solo i partecipanti a questo appuntamento
smettessero di produrre - è stato evidenziato
- gran parte del Pianeta non avrebbe più cibo.
Un impegno talvolta sottovalutato, quello
degli agricoltori, ma che è davvero garanzia
di vita. Un impegno, ancora, che ha anche un risvolto umano narrato
dal delegato americano, Zippy Duvall (in foto), alla guida dell’American
Farm Bureau Federation (Afbf), il sindacato degli imprenditori agricoli
Usa: “Noi siamo una forza con cui il mondo si deve confrontare e le istituzioni
devono coinvolgerci, anche a livello locale. Non possiamo nascondere
che il numero delle aziende agricole è ovunque in forte calo e
la nostra sfida più grande è riuscire a portare i giovani in agricoltura per
garantire il futuro di tutti. Ci dobbiamo aiutare, siamo una comunità e
ora dobbiamo tornare ad essere centrali. Questi momenti di confronto
sono davvero fondamentali”. La solitudine degli agricoltori in questo
percorso è un tema sempre più frequente: i problemi reali del reddito,
del clima sempre più imprevedibile, del lavoro che richiede orari e impegno
quotidiano anche nei giorni di festa (almeno per alcuni comparti)
incidono sul benessere mentale degli imprenditori agricoli. Le organizzazioni
professionali, le associazioni e i momenti di confronto professionale,
ma anche umano, assumono un nuovo significato che negli ultimi
decenni era forse sfumato e che invece oggi diventa pregnante.
mira a garantire un commercio che poggia
su regole chiare, standard trasparenti e fondati
sulla scienza, il libero scambio di beni e
conoscenze tra i partner.
Numerose le affinità tra gli agricoltori americani
e quelli europei: “Ci sono questioni
condivise, emerse in questo appuntamento
- ha commentato il presidente Giansanti -.
È stato sottolineato anche alle bilaterali con
Stati Uniti, Canada e Messico che servono
mercati stabili, accordi lungimiranti, reciprocità
degli standard produttivi, ma
prima ancora occorre garantire la produttività
e il reddito alle imprese agricole,
alla luce degli effetti tangibili del
cambiamento climatico e del quadro
geopolitico. Trasversale è pure la questione
manodopera, a iniziare dalla
mancanza di personale qualificato e
dalla tecnologia che cambia il lavoro
nei campi. Sebbene i sistemi e i contesti
agricoli possano differire, rafforzare
la cooperazione tra le due sponde
dell’Atlantico sul fronte dell’agricoltura
e garantire stabilità ai mercati
significa consolidare il ruolo del primario
per un sistema alimentare più
sostenibile, a vantaggio di tutti”, ha
concluso Giansanti. Le quattro organizzazioni
proseguiranno questo dialogo
in occasione della 42esima edizione
della Conferenza Agricola Nord
America-UE, programmata in Messico
nel 2027.
•••
(da sx) Daniele Sfulcini, vicepresidente del Consorzio Parmigiano
Reggiano; Nicola Gherardi (giunta Confagricoltura); Filippo Schiavone
(giunta Confagricoltura); Giansanti; e Cristina Tinelli, direttrice Relazioni
istituzioni internazionali e Ue della Confederazione
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 11
NUOVI MERCATI OLTRECONFINE
L’Ue guarda
a Indonesia
e Marocco
L’apertura del mercato indonesiano
eliminerà i dazi sull’export Ue
di carne e prodotti lattiero-caseari.
L’accordo con il Marocco non scioglie
il nodo delle tariffe preferenziali
su pomodori, meloni e arance del
Sahara Occidentale
di Gabriele Zanazzi
L’
Unione Europea prosegue la sua opera
di tessitura di accordi commerciali internazionali,
un percorso che presenta
grandi potenzialità di crescita per le nostre
imprese agricole, ma che richiede
una costante e attenta vigilanza. Le dinamiche
recenti riguardanti gli accordi con l’Indonesia
e con il Marocco offrono una chiara rappresentazione
di questo scenario duale, dove la
necessità di garantire benefici economici concreti
e condizioni di concorrenza eque si scontra talvolta
con intricate questioni geopolitiche e legali.
Indonesia
L’Accordo di Partenariato Economico Globale
(CEPA) con l’Indonesia si configura come un quadro
di chiarezza che Confagricoltura valuta positivamente
in attesa della pubblicazione dei testi
definitivi. Questo accordo ha dimostrato di tenere
in piena considerazione le sensibilità fondamentali
della nostra agricoltura, escludendo dalla liberalizzazione
prodotti chiave come riso, zucchero,
uova, banane ed etanolo, fornendo una preziosa
salvaguardia alla nostra produzione interna.
L’apertura del mercato indonesiano è significativa:
i dazi su importanti esportazioni agroalimentari
dell’Ue, come i prodotti a base di carne (attualmente
con tariffe fino al 20%) e la maggior parte
dei prodotti lattiero-caseari (fino al 10%), saranno
eliminati in gran parte già all’entrata in vigore.
Analogamente, i prodotti trasformati (con dazi
fino al 30%) vedranno la rimozione delle tariffe
in tempi brevi. Inoltre, l’intesa garantisce il mantenimento
dei massimi standard UE in materia di
sicurezza alimentare e fitosanitaria. Un elemento
cruciale per il valore aggiunto del nostro Made in
Italy è la forte protezione ottenuta per ben 221
Indicazioni Geografiche europee, essenziale per
rafforzare il potenziale di esportazione.
12 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
L’accordo promette di tradursi in un
risparmio annuale stimato in 600 milioni
di euro per le aziende europee,
grazie all’eliminazione delle tariffe
su oltre il 98% delle linee tariffarie.
Per Confagricoltura,
il valore di
questo risultato si
misurerà nell’impegno
della Commissione
a garantire
un’autentica
apertura del mercato
e l’effettiva
applicazione della
protezione delle IG.
Marocco
Di tutt’altro impatto è la situazione
relativa all’accordo
commerciale Ue-Marocco, con
le implicazioni sui prodotti originari del Sahara
Occidentale. Le criticità emerse sollevano serie
preoccupazioni sia sul piano della correttezza
competitiva per i nostri agricoltori, sia su quello
del quadro legale internazionale.
La Corte di Giustizia Europea, con la sua sentenza
dell’ottobre 2024, aveva evidenziato la necessità di
L’accordo Cepa
potrebbe portare
ad un risparmio
annuale stimato in
600 milioni di euro
per le aziende europee
g ACCORDO CON L’UZBEKISTAN PER LA FORMAZIONE PROFESSIONALE
Percorsi formativi per trattoristi specializzati
da impiegare nelle aziende agricole italiane.
È quanto prevede il protocollo d’intesa siglato
oggi a Palazzo della Valle tra il presidente
di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti
e il ministro dell’Agricoltura del governo Uzbeko,
Ibrohim Abdurakhmonov (in foto).
I percorsi formativi, che verranno svolti in
Uzbekistan prima della partenza per l’Italia,
prevedono: formazione tecnica specifica
per trattoristi, lingua italiana, sicurezza sul lavoro, educazione civica e
ai diritti. L’accordo nasce a seguito del Memorandum d’Intesa firmato a
Samarcanda nel maggio 2025, in occasione della missione ufficiale della
Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Durante l’incontro, a cui hanno partecipato per la Confederazione anche
il vicepresidente Luca Brondelli di Brondello e il direttore generale,
Roberto Caponi, il ministro Abdurakhmonov ha sottolineato l’importanza
che l’accordo ha per l’Uzbekistan, Paese dell’Asia Centrale che
sta vivendo una forte crescita demografica, con le nuove generazioni
sempre più interessate ad affiancare, ai propri percorsi di studio, esperienze
di lavoro e di formazione professionale. Il progetto di formazione
sarà coadiuvato dai professionisti dell’agenzia Umana. L’intenzione è
partire con i primi corsi tra dicembre e gennaio prossimi. La Confederazione
coinvolgerà il governo italiano per ottenere i permessi necessari
per l’ingresso in Italia dei lavoratori, una volta formati.
una base legale solida, chiarendo che l’applicazione
dell’accordo a quel territorio richiedeva un vantaggio
preciso, concreto e verificabile per il popolo saharawi,
in linea con il principio di autodeterminazione.
La successiva negoziazione tra la Commissione e
Rabat, che ha portato a un nuovo
accordo in applicazione provvisoria,
è stata oggetto di forti
critiche da parte delle Organizzazioni
agricole europee. L’attuale
formulazione, che mantiene il
rilascio dei certificati di origine
da parte del Marocco, pur richiedendo
l’indicazione della regione
di produzione, è vista da molti
come un tentativo di superare
le indicazioni della Corte senza
risolvere pienamente la questione
del consenso e del vantaggio
per la popolazione locale.
Il problema principale per i produttori europei
risiede nell’estensione delle tariffe preferenziali
a prodotti come pomodori, meloni e arance
originari del Sahara Occidentale. Questa mossa
introduce una concorrenza aggiuntiva che non
era stata inclusa nelle negoziazioni originali con
il Marocco, penalizzando ulteriormente le nostre
filiere, già sotto pressione. Appare
inaccettabile che questioni di sicurezza
e migrazione, pur fondamentali
per alcuni Stati membri, abbiano
potuto influenzare la decisione a scapito
della competitività e della necessità
di garantire un pieno rispetto del
diritto internazionale.
Mentre l’accordo con l’Indonesia offre
un percorso chiaro per l’accesso
ai mercati, la vicenda del Marocco e
del Sahara Occidentale rappresenta
un monito. Confagricoltura continuerà
a battersi per impedire che le priorità
geopolitiche vengano anteposte
alla sostenibilità economica e alla sicurezza
alimentare del Continente.
Vigilerà sull’implementazione del
Cepa con l’Indonesia e, con la massima
determinazione, sull’evolversi
della situazione legale riguardante il
Sahara Occidentale, pronta a mobilitare
ogni strumento per assicurare il
rispetto della legge e la protezione
incondizionata degli agricoltori da
una concorrenza impari. •••
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 13
DAZI USA LA FILIERA A RISCHIO-1
Pasta
nel mirino
L’indagine Usa sull’export
di pasta a prezzi forzatamente
inferiori a quelli praticati
nel mercato interno alimenta
le tensioni transatlantiche
e minaccia direttamente
le produzioni Made in Italy
L’
agricoltura e l’industria agroalimentare
italiana si trovano ancora una volta al
centro di forti tensioni commerciali con
gli Stati Uniti. Le indagini antidumping
avviate dal dipartimento del Commercio
Usa sul settore della pasta hanno
raggiunto una fase critica, minacciando l’applicazione
di dazi che, per entità, rischiano di chiudere
il secondo mercato di esportazione al mondo
per questo prodotto simbolo del Made in Italy.
La questione nasce dall’esito annuale preliminare
dell’indagine antidumping condotta dal dipartimento
del Commercio Usa, la cui conclusione è
attesa per il primo gennaio 2026. L’ipotesi avanzata
è l’introduzione di dazi antidumping provvisori
pari al 91,7% che, se confermati, verrebbero
applicati a partire da settembre 2026, con
effetto retroattivo a gennaio 2026. L’elemento di
maggiore criticità risiede nella somma di questa
nuova misura con il dazio già previsto dall’accordo
Ue-Usa, pari al 15%. Il risultato è un dazio
complessivo proibitivo di circa il 107 per cento.
Si stima che questa mossa avrebbe ripercussioni
su un export che vale circa 700 milioni di
euro e che potrebbe causare la potenziale chiusura
del mercato statunitense alla pasta italiana,
14 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
come già accaduto in precedenti circostanze.
La minaccia del super dazio non è considerata
un dato fisiologico di mercato, ma un mezzo
strumentale per erodere il margine di guadagno
dei prodotti italiani, i quali, in quanto
premium, vantano prezzi mediamente 3-4
volte superiori rispetto ai prodotti locali. Il
ministero degli Affari esteri e della Cooperazione
internazionale, che ha tempestivamente
convocato la task force dazi per gestire
l’emergenza, ha sollevato forti perplessità
riguardo le modalità con cui l’indagine è stata
condotta. Il dipartimento del Commercio
Usa ha rilevato un mancato riscontro completo
da parte di due aziende coinvolte nel
procedimento (Garofalo e La Molisana), ma
ha deciso di estendere l’applicazione del dazio
antidumping ad altre undici aziende non
direttamente oggetto dell’indagine. Questa
estensione è stata giudicata vessatoria e in
contrasto con le normative Wto e gli accordi
bilaterali tra Ue e Usa. L’opinabilità dell’indagine
è stata sottolineata anche in virtù del
fatto che il prodotto italiano è venduto negli
Usa come prodotto premium, con prezzi superiori
a quelli locali.
La Commissione Europea, con una forte presa
di posizione che sposa la linea italiana, è
intervenuta formalmente nel
procedimento, rilevando le
criticità dell’estensione della
misura. Questo intervento
ha dato seguito al fermo sostegno
alle richieste italiane,
che includono, in un contesto
più ampio di distensione,
anche l’eliminazione dei dazi
su acciaio e alluminio. Di
fronte a questa “doccia gelata
ingiusta”, Confagricoltura ha
espresso la sua ferma condanna,
sottolineando l’importanza
vitale del mercato
statunitense per le nostre
produzioni, apprezzate dai consumatori americani
proprio per la loro indiscussa qualità.
Un dazio di questa entità avrebbe ripercussioni
sull’intera filiera grano-pasta, a svantaggio
non solo delle imprese esportatrici, ma anche
dei lavoratori e di tutti i consumatori. La filiera
agroalimentare italiana agisce da sempre con
correttezza sui mercati internazionali.
g OLIVE, RINVIATO OBBLIGO DI CONSEGNA IN FRANTOIO ENTRO SEI ORE
La decisione è arrivata a inizio
ottobre dal Masaf: l’obbligo
della consegna delle
olive in frantoio entro sei
ore dalla raccolta è rinviata
al 2026. Il motivo è la necessità
di un più preciso calcolo
del tempo necessario
per la consegna e, quindi,
la registrazione del passaggio
sul portale del Sia. “Pur
confermando i principi dalla Legge n 206/2023 - hanno fatto sapere dal
ministero di Lollobrigida - di maggiore trasparenza e tutela della qualità,
è emerso che l’applicazione immediata della disposizione avrebbe
comportato criticità per il sistema logistico. La decisione è stata assunta
a seguito di un’attenta valutazione tecnica e accogliendo le richieste delle
associazioni agricole e delle principali organizzazioni dei produttori”. La
proroga ha risposto alle criticità evidenziate da Confagricoltura, tra cui
le incertezze applicative della norma, le difficoltà logistiche legate ai
trasporti su medie e lunghe distanze, e il rischio di penalizzare olivicoltori
e frantoi situati al di fuori dei principali bacini olivicoli.
L’indagine antidumping
si chiuderà a gennaio.
L’ipotesi è l’introduzione
retroattiva di dazi
provvisori al 91,7%
a partire da settembre
2026
Confagricoltura, in sinergia con il Maeci e la
diplomazia italiana a Washington, si è attivata
immediatamente per sollecitare una forte
presa di posizione del governo verso l’amministrazione
americana, al fine di scongiurare
questa “stangata” che minaccia
di mettere in ginocchio
un settore chiave del Made
in Italy. Le associazioni di
categoria hanno inoltre evidenziato
come le richieste di
indagini antidumping siano
promosse ciclicamente e abbiano
un costo significativo
per le aziende intervistate
(circa un milione di dollari
a carico dell’azienda), dimostrando
una natura più
politica e persecutoria che
economica. L’azione istituzionale,
che si sta concentrando
anche sulla necessità di vigilare su
altri settori esposti come il vino e gli spirits,
mira a costruire una posizione unitaria e a
trasmettere urgentemente le osservazioni degli
interessati alle Autorità Usa per difendere
la competitività e la reputazione del nostro
agroalimentare.
(gz)
•••
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 15
DAZI USA LA FILIERA A RISCHIO-2
Margherita Mastromauro
Presidente dei Pastai Italiani di Unione Italiana Food
“N
uovi dazi sulla pasta italiana
comporterebbero una perdita
di volumi, di quote di mercato
e una minore presenza del
Made in Italy negli Usa. Sarebbe
una misura penalizzante
per le imprese italiane, ma anche per distributori
e consumatori statunitensi”. Dal 2023 presidente
dei Pastai Italiani di Unione Italiana Food,
Margherita Mastromauro, dal 2020 è alla guida
dell’azienda di famiglia, il Pastificio Riscossa.
Il settore pasta oggi vive un periodo complicato
per via dell’indagine antidumping avviata dal
dipartimento del Commercio Usa.
Presidente Mastromauro, partiamo dai cosiddetti
“mega dazi” del 107% che gli Stati Uniti
potrebbero imporre sulla pasta italiana per
presunto dumping. Che impatto concreto
avrebbero sul settore e quanto pesa il mercato
statunitense per i produttori italiani?
Parliamo di una misura che colpirebbe una quota
molto rilevante delle nostre esportazioni. Gli
Stati Uniti rappresentano il secondo mercato
mondiale di esportazione di pasta per il nostro
Paese, con un valore di circa 600 milioni di euro.
È evidente che la preoccupazione è altissima:
“Il mondo
della pasta
sia unito”
Mastromauro (Pastai Italiani):
“Gli squilibri di mercato
riguardano anche i pastifici.
I costi di produzione sono
un riferimento, la legge
non può imporre un prezzo.
Contratti di filiera
utili ma non sufficienti”
di Marco Esposito
l’impatto potenziale non riguarderebbe solo alcune
aziende, ma l’intero sistema-Paese.
Se questi dazi venissero confermati, sugli scaffali
americani ci sarebbe meno pasta italiana e
a prezzi decisamente più elevati. Questo comporterebbe
una perdita di volumi, di quote di
mercato e una minore presenza del Made in Italy
per i consumatori. Sarebbe una misura penalizzante
non solo per le imprese italiane, ma anche
per distributori e consumatori statunitensi, che
da sempre associano la pasta italiana a qualità e
autenticità.
Il mercato Usa è davvero sostituibile, come
qualcuno sostiene? Le imprese stanno valutando
strategie alternative?
È stato detto che alcune imprese potrebbero valutare
di produrre direttamente negli Stati Uniti
per aggirare i dazi. In realtà non è una soluzione
praticabile nel breve periodo. E soprattutto, il
Made in Italy va preservato nella sua essenza: la
pasta italiana dev’essere prodotta in Italia. È un
patrimonio culturale ed economico che non può
essere snaturato. La nostra leadership si fonda
16 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
sull’autenticità della filiera, dal grano alla trasformazione,
fino al prodotto finito. È vero che le
imprese stanno diversificando i mercati, perché
il consumo mondiale di pasta è in crescita. Ma
la concorrenza aumenta, spesso con costi molto
più bassi dei nostri. Espandersi su nuovi mercati
richiede tempo, investimenti e strategie di lungo
periodo: non si può sostituire dall’oggi al domani
il peso del mercato americano.
Gli agricoltori hanno protestato contro il crollo
del prezzo del grano italiano, accusando
l’industria di trasformazione di privilegiare
l’import estero e di comprimere i prezzi sotto
i costi di produzione. Come risponde? È solo
una dinamica di mercato o esistono squilibri
nella catena del valore?
Le proteste degli agricoltori si verificano ciclicamente
quando il prezzo del grano scende, a
causa dell’andamento della produzione mondiale,
della domanda e delle importazioni. In un
mercato globale e libero non è possibile contrastare
queste dinamiche con barriere protezionistiche
o interventi normativi.
Gli squilibri e la concorrenza
- che spesso è anche sleale -
Al governo chiediamo
sostegno sui costi
produttivi e la rimozione
delle barriere tecniche
all’export
Per Mastromauro “La distribuzione deve abbandonare
la logica della negoziazione spinta su un prodotto
straordinario e già super-economico”
riguardano tutta la filiera, non
un solo anello. Anche i pastifici
competono ogni giorno con
produttori esteri che operano
con costi molto inferiori, regole
meno stringenti, barriere
tariffarie a loro vantaggio e livelli
di protezione dei mercati
nazionali molto più elevati rispetto
all’Europa.
Il settore cerealicolo chiede un prezzo che
copra almeno i costi di produzione, come
previsto dalle norme. L’industria chiede continuità
e standard qualitativi costanti. Come
si può conciliare redditività agricola e competitività
industriale? I contratti di filiera
sono la soluzione?
In Italia si produce un grano di buona qualità,
ma non sufficiente a coprire il fabbisogno della
nostra industria. I costi di produzione sono un
riferimento, ma variano per dimensione e tipologia
di azienda agricola, per qualità e per area.
La legge può sancire un principio, ma non può
imporre un prezzo valido per tutti. La leadership
italiana nel mondo, nonostante la minore competitività
dei nostri prezzi, è storicamente legata
alla qualità superiore percepita della nostra
pasta. Questa è la strada maestra: elevare ulteriormente
la qualità, affinché il consumatore sia
disposto a riconoscere e pagare la differenza. In
questo senso, i contratti di filiera sono uno strumento
utile ed efficace, ma non sufficiente. Serve
più ricerca scientifica, più innovazione tecnologica
e un miglioramento continuo della produzione
agricola, sia in quantità che in qualità.
Il futuro della pasta passa inevitabilmente
dalla sostenibilità e dalla valorizzazione della
materia prima italiana. Quali politiche o investimenti
ritiene prioritari per rendere la filiera
più forte e meno esposta alle fluttuazioni
internazionali?
Serve un grande sforzo di ammodernamento tecnologico,
per innalzare gli standard qualitativi,
migliorare produttività, sicurezza
e sostenibilità - inclusa
quella etica - in tutta la filiera.
Se potesse chiedere una misura
concreta al governo o
all’Unione europea per rafforzare
la pasta italiana, quale
sarebbe?
Il settore sta già investendo
in tecnologie più efficienti,
digitalizzazione e sostenibilità.
La pasta è un alimento
sano e accessibile, ma possiamo
e dobbiamo continuare a migliorare,
puntando su qualità e sostenibilità ambientale:
saranno fattori decisivi per competere sui
mercati globali. Ma lo sforzo deve coinvolgere
tutta la filiera, in particolare la distribuzione,
che deve abbandonare la logica della negoziazione
spinta su un prodotto straordinario e già
super-economico. D’altra parte, un piatto di pasta
eccellente al consumatore non costa più di
20 centesimi… Al governo chiediamo sostegno
per la competitività dei costi produttivi - su cui
siamo fortemente penalizzati rispetto ai competitor
- e interventi per rimuovere le barriere tecniche
all’export. A tutti gli operatori e ai consumatori
chiediamo scelte coerenti ogni giorno,
perché insieme dobbiamo difendere un settore
che genera valore, occupazione e reputazione
per l’Italia nel mondo. •••
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 17
CREDITO OSSIGENO PER LE IMPRESE
Alimentiamo
la voglia
di crescere
Sosteniamo le aziende
agricole diversificando
le fonti di finanziamento
e allentando le regole Ue.
A partire da quelle delle
concessioni forborne
di Alberto Statti*
I
l comparto agroalimentare italiano si conferma
un pilastro dell’economia nazionale, con
un valore aggiunto di oltre 81 miliardi di euro
tra agricoltura e industria alimentare. La filiera
genera 676 miliardi di euro di fatturato
e 69 miliardi di export, posizionando l’Italia
ai vertici europei. Tuttavia, il settore affronta sfide
complesse: dazi, sostenibilità, innovazione, ricambio
generazionale e accesso al credito. È indubbio
che a fronte di tali sfide la finanza sia oggi più
che mai una leva strategica per l’agroalimentare
italiano. Non solo per sostenere la crescita economica,
ma anche per guidare il cambiamento verso
un sistema produttivo più resiliente, innovativo e
sostenibile.
Banca d’Italia ha segnalato di recente come negli
ultimi cinque anni il Paese abbia mostrato segni di
una ritrovata vitalità economica. La crescita è superiore
alla media europea negli ultimi cinque anni.
L’occupazione, in particolare nelle imprese medio-grandi,
è aumentata
ed è migliorata
la produttività nel
settore privato. In
generale, gli occupati
aumentano di
un milione di unità,
raggiungendo il massimo
storico di oltre
24 milioni (il tasso
di disoccupazione è
sceso dal 10 al 6%).
La redditività e la
solidità patrimoniale
delle imprese sono
fortemente migliorate.
Si registra un incremento
della produttività
del lavoro (il Pil è aumentato di circa il
6%) e delle imprese medio-grandi, con il numero
di quelle con almeno 250 addetti aumentato di
un terzo. Assistiamo anche ad una importante
diffusione di tecnologie avanzate (cloud, robotica,
intelligenza artificiale).
Questi sono dati incoraggianti, ma non bastano a
sostenere lo sviluppo del Paese. È indispensabile
rilanciare la produttività, che è il nodo centrale:
senza produttività, non ci può essere crescita sostenibile,
né aumento dei salari. La crescita deve
passare attraverso l’innovazione e un’azione pubblica
incisiva che favorisca anche l’accesso al credito.
Servono investimenti adeguati e serve mettere
al centro della nostra strategia economica il
tema dell’innovazione. Se è vero che la politica
monetaria ha avuto un impatto mitigante su una
congiuntura difficile, è anche vero che non è stata
un elemento risolutivo. Per le imprese i benefici
sono stati reali, ma limitati dalla debolezza
18 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
g CNEL, FINANZIAMENTI GARANTITI SOLO PER GLI UNDER 35
L’Assemblea del Cnel ha approvato il disegno di legge per l’istituzione
della sezione speciale “Garanzia Giovani Imprenditori” presso il Fondo
centrale di garanzia per le Pmi. Il testo fissa a 35 anni il limite di età per
accedere alla copertura pubblica sui finanziamenti bancari, escludendo
di fatto gli agricoltori tra i 35 e i 41 anni, soglia riconosciuta per l’agricoltura
da Unione europea, Stato italiano e Ismea. Il vicepresidente di Confagricoltura,
Sandro Gambuzza, si è astenuto in sede di voto, ritenendo
questa impostazione una penalizzazione ingiustificata nei confronti di
una parte importante dei giovani imprenditori agricoli italiani. La confederazione
confida ora nell’intervento del Parlamento, affinché il limite
di età venga elevato a 41 anni per il comparto agricolo, in coerenza con
i criteri già adottati a livello nazionale ed europeo.
strutturale dell’economia e dall’incertezza globale.
Lo sviluppo delle aziende italiane richiede un
approccio integrato: innovazione, capitale, energia,
credito, semplificazione e capitale umano.
Inoltre, è necessario favorire l’aggregazione tra
imprese, che sono spesso troppo piccole.
L’aggregazione può migliorare l’accesso al credito,
aumentare la capacità di investimento, rafforzare
la competitività internazionale.
Per questo motivo, sono fondamentali quattro
azioni: rafforzare gli strumenti di garanzia pubblica
per mitigare il rischio di credito; implementare
gli strumenti di finanza agevolata per abbattere i
costi; migliorare il rapporto banca - impresa attraverso
un dialogo continuo e costante, anche con
l’ausilio delle Organizzazioni di categoria. Confagricoltura
lavora da tempo nella segnalazione
agli istituti di credito dei bisogni e delle esigenze
delle aziende.
Proprio a tal proposito Palazzo della Valle, insieme
alla Associazione Bancari Italiana (Abi), già da
molto tempo sta lavorando per allentare le rigide
regole, che attualmente vengono applicate alla
concessione delle misure di tolleranza creditizia
previste per le imprese in difficoltà finanziaria.
Si tratta di concessioni conosciute con il nome
di forborne che gli istituti di credito possono accordare
ai clienti per agevolare il rispetto degli
impegni di rientro nei finanziamenti, o per prolungare
le scadenze di pagamento. La previsione
di questi strumenti, però, ha uno scoglio da superare
rappresentato dalle direttive dell’Autorità
Bancaria Europea (Eba) in materia di moratorie,
rinegoziazioni e ristrutturazioni finanziarie.
Attualmente, infatti, è previsto che le concessioni
forborne comportino un monitoraggio dello stato
finanziario dell’impresa beneficiaria per un periodo
non inferiore ai 24 mesi. Un monitoraggio che
può avere effetti negativi sl futuro merito creditizio
del soggetto. Si
tratta di una condizione
che non incentiva
di certo il ricorso
a questo tipo di misure.
Per questo motivo,
Confagricoltura
e Abi hanno chiesto
all’Europa una maggiore
flessibilità nell’applicazione delle concessioni
forborne da parte del legislatore nazionale,
in particolare per periodi congiunturali difficili
come l’attuale.
Ma la finanza agevolata e le misure che si sono
susseguite - soprattutto in questi ultimi anni di
crisi - non possono essere l’unica risposta alle esigenze
del mondo imprenditoriale. È importante
anche diversificare le fonti di finanziamento per
affrontare le sfide economiche attuali. Strumenti
come, ad esempio, il private equity e la finanza
“alternativa” in generale ampliano le opportunità
di investimento sia per le aziende che per gli
investitori, facilitando la crescita e supportando
iniziative innovative e sostenibili.
In linea con questa impostazione Confagricoltura,
nel corso degli anni, ha sviluppato attività
relazionali con i principali stakeholder e ha siglato
accordi di collaborazione con i maggiori
istituti bancari.
Competitività e capacità produttive devono essere
sostenute anche con percorsi di educazione
finanziaria, per dare alle imprese gli strumenti di
base indispensabili per orientarsi nel complesso
mondo economico odierno ad effettuare scelte
consapevoli e in linea con le proprie esigenze.
Solo un modello di forte collaborazione tra pubblico
e privato può garantire risorse adeguate ed un
impatto duraturo, rafforzando il ruolo strategico
del settore agroalimentare nell’economia italiana.
Il partenariato pubblico-privato (PPP)
è un modello per promuovere innovazione,
sostenibilità e digitalizzazione
delle filiere, soprattutto nel contesto
italiano. Tale visione consentirà di sostenere
la crescita delle PMI agricole
e/o agroalimentari, favorendo l’occupazione
e la produttività; rendendo il
settore più resiliente alle crisi energetiche
e climatiche; valorizzando, altresì,
il potenziale del Mezzogiorno.
* Componente di giunta
di Confagricoltura
Il convegno “Giovani, Impresa e Sviluppo”
a Palazzo della Valle, a cui ha partecipato
il vicepresidente Statti insieme al direttore
generale di Ismea, Sergio Marchi
•••
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 19
PRODUZIONI GRANO
3,8 milioni
di tonnellate
non bastano
Nonostante i prezzi in picchiata,
l’Italia è la prima in Ue
per quantità di frumento duro
prodotto. Ma per rispondere
alla domanda dell’industria
dipende dall’import
per grandi quantità
di Riccardo Calabrese
Negli ultimi mesi la catena di approvvigionamento di frumento duro ha
subito una significativa pressione causata dal calo del prezzo medio
all’origine del 20% nella campagna 2023/2024. La flessione
è proseguita nel 2024/2025: dai 288 euro per tonnellata del settembre
dell’anno scorso siamo passati a 270 euro nel settembre 2025 (-6%).
“L
e
l’allarme
cronache
recenti trasmettono,
come mai in
precedenza,
degli agricoltori italiani
per il “crollo” dei prezzi
di vendita della produzione
di frumento: i ricavi
non sono più sufficienti
a compensare i costi,
molte aziende rischiano
di “chiudere”, tante altre
abbandoneranno la coltivazione,
soprattutto nel
Mezzogiorno, soprattutto del grano duro che
pure, proprio nel nostro Paese, rappresenta la
materia prima per la produzione della pasta,
eccellenza del Made in Italy agroalimentare
che alimenta una quota consistente del nostro
export di settore”. Questa è l’introduzione del
bollettino del Centro studi di Confagricoltura
del novembre 2016 dal titolo “Frumento duro
dieci anni di instabilità”. Un incipit che calza
benissimo anche oggi, a distanza di quasi 10
anni. Dal 2016 ad oggi, infatti, sono state varie
le volte in cui il mercato del frumento è
stato caratterizzato da fenomeni di “volatilità”
dei prezzi. Tanto che questa volatilità è ormai
diventata la regola, per effetto di una crescente
globalizzazione degli scambi, governata, più
che da principi obiettivi (rapporto fra produzione
e consumi), da strategie commerciali speculative.
Strategie tendenti a realizzare il massimo
profitto attraverso il governo degli stoccaggi,
alimentati da acquisiti dagli agricoltori a basso
prezzo e scaricati con rivendite all’industria
di trasformazione al prezzo più alto possibile.
Gli agricoltori italiani, e le loro Organizzazioni
di Produttori, sono ancora scarsamente protagonisti
nel governo dello stoccaggio, prevalentemente
nelle mani di operatori commerciali
evidentemente guidati da interessi diversi da
quelli dei produttori primari.
La novità di oggi è, invece, la politica iper-protezionistica
degli Usa con l’attuale amministrazione
Trump. Le dichiarazioni del presidente in
materia di dazi - in particolare quelle più recenti
riguardanti la pasta - non hanno solo messo
in difficoltà le esportazioni di questo prodotto
(realizzato naturalmente con frumento duro),
ma hanno anche contribuito al rafforzamento
20 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
dell’euro rispetto al dollaro, la valuta di riferimento
per gli scambi commerciali internazionali.
Questo ha reso di fatto più conveniente
l’acquisto di frumento proveniente da Paesi
extra-Ue.
Il primo posto in Ue tra i produttori non basta
L’Italia si conferma nel 2025 il primo produttore
europeo di frumento duro con 1,147 milioni
di ettari coltivati e una produzione di 3,8 milioni
di tonnellate. È, inoltre, il primo produttore
mondiale di pasta, con 3,6 milioni di tonnellate
(davanti a Turchia e Stati Uniti), un fatturato
di 7 miliardi di euro e un valore delle esportazioni
pari a 4,1 miliardi di euro nel 2024.
Nonostante la leadership nella produzione di
frumento duro, per garantire la sostenibilità
dell’industria pastaia, l’Italia deve comune fare
ricorso alle importazioni: circa 2,7 milioni di
tonnellate da diverse fonti. Nel 2024, le principali
provenienze sono state il Canada (613mila
tonnellate), la Grecia (524mila tonnellate) e la
Turchia (337mila tonnellate). Questa dipendenza
dall’importazione riflette la complessità
delle catene di approvvigionamento alimentare
globali e la forte interdipendenza economica
tra i Paesi. Nel 2024, il tasso di autoapprovvigionamento
del frumento duro si è attestato
al 57,8%, influenzato negativamente dalle avversità
climatiche che hanno inciso sulle rese
per ettaro. Pertanto, negli ultimi mesi la catena
di approvvigionamento ha subito una significativa
pressione a causa della drastica diminuzione
del prezzo medio all’origine del frumento
duro, che è calato del 20% nella campagna
2023/2024, e ha continuato a scendere nella
campagna 2024/2025, passando da 288 euro
g LE AZIENDE HANNO BISOGNO DI CONTRATTI DI FILIERA PLURIENNALI
Il settore del frumento duro italiano continua a essere segnato da forte
instabilità, dovuta alla volatilità dei mercati, all’aumento dei costi di
produzione e alla dipendenza dalle importazioni. Nonostante ciò, l’Italia
mantiene una posizione di leadership europea e mondiale, grazie
a una filiera agroalimentare di eccellenza. Le aziende agricole hanno
bisogno di una maggiore stabilità e sicurezza attraverso contratti di
filiera di durata almeno triennale con le industrie di trasformazione.
Questi accordi, infatti, rappresentano uno strumento fondamentale
per dare certezze economiche agli agricoltori, valorizzare la qualità
delle produzioni e incentivare pratiche agricole più sostenibili, sia
dal punto di vista ambientale che economico. In quest’ottica, è fondamentale
l’attivazione di finanziamenti mirati che favoriscano forme
di aggregazione orizzontale, capaci di creare sinergie tra produttori e
rafforzare i rapporti lungo tutta la filiera, dalla produzione alla trasformazione,
fino alla distribuzione.
(rc)
g Tabella 1 - Prezzo dell’Urea 46% e del Nitrato Ammonico 26%
PERIODO
€/t
VAR. % PERIODO
PRECEDENTE
set-24 288 0,3%
ott-24 294 2,2%
nov-24 294 -0,1%
dic-24 293 -0,3%
gen-25 297 1,3%
feb-25 305 2,7%
mar-25 301 -1,2%
apr-25 287 -4,8%
mag-25 278 -3,1%
giu-25 272 -2,4%
lug-25 275 1,4%
ago-25 271 -1,6%
set-25 270 -0,2%
Var.% sett. 25/sett.24 -6,1% -
Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati ISMEA
per tonnellata nel settembre 2024 a 270 euro
per tonnellata nel settembre 2025 con un ulteriore
perdita del 6%.
Tuttavia, limitarsi a osservare il solo andamento
della quotazione del frumento offre una visione
parziale del problema. Nello stesso arco
temporale, da settembre 2024 a settembre 2025,
il contesto dei costi di produzione ha registrato
tendenze opposte: il prezzo dell’urea, uno
dei fertilizzanti più utilizzati nelle coltivazioni,
è aumentato di oltre il 21%, mentre il nitrato
ammonico ha fatto registrare una crescita del
16%. Questi incrementi dei costi si sono verificati
in concomitanza con un calo del prezzo
del frumento duro del 6%, evidenziando un
netto squilibrio tra ricavi e spese
di produzione. La situazione mette
sotto pressione la sostenibilità economica
delle aziende agricole, che
si trovano a dover affrontare costi
crescenti per i fertilizzanti e input
agricoli, pur vedendo ridursi il valore
del loro prodotto principale,
rendendo più complesso mantenere
la redditività e pianificare investimenti
futuri. Se le quotazioni dovessero
rimanere su livelli troppo
bassi, come osservato nelle ultime
settimane, potrebbero mettere in
difficoltà molti produttori, influenzando
negativamente l’equilibrio
complessivo del mercato. •••
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 21
PRODOTTI & MERCATI a cura del Centro Studi di Confagricoltura
TRA IL 2023 E IL 2024 UN TERZO DELLE FAMIGLIE HA RIDOTTO QUANTITÀ E QUALITÀ DEGLI ACQUISTI DI CIBO
Carrello della spesa In dieci anni prezzi
saliti del 23%. Nel 2025 ancora in crescita
Negli ultimi dieci anni lo scenario dei consumi di beni di
prima necessità, e in particolare di quelli agroalimentari,
si è trasformato nel principale fattore di criticità per le famiglie
italiane. Dopo un lungo periodo in cui si temeva la
deflazione, le tensioni geopolitiche
e l’instabilità dei mercati internazionali
hanno spinto verso l’alto
i prezzi del cosiddetto “carrello
della spesa”. Dal 2015 a oggi
l’indice dei prezzi al consumo è
cresciuto del 23%, con aumenti
concentrati soprattutto dal 2021
in poi, quando i listini sono saliti
del 17,1%. Nello stesso periodo,
i prodotti agroalimentari hanno
fatto segnare un incremento ancora
maggiore: oltre il 23%. Anche
nel 2025, rispetto allo scorso
anno, l’inflazione è dell’1,5% nel
complesso e del 2,7% per i prodotti alimentari, che continuano
quindi a “correre” più della media.
Tutto questo si riflette inevitabilmente sui volumi di spesa:
Nel 2024 carni bovine,
suine e salumi sono
rincarati tra l’1,4%
e il 3,3% e i consumi
in volume sono diminuiti
tra il 2% e il 3,6%
i prodotti che hanno visto i maggiori aumenti dei prezzi
sono spesso quelli per cui la domanda si è ridotta. In
questo senso le carni rappresentano un caso emblematico.
Nel 2024, a fronte di rincari tra l’1,4% e il 3,3% per
bovine, suine e salumi trasformati,
i consumi in volume sono diminuiti
tra il 2% e il 3,6%, nel caso del
prosciutto crudo. Al contrario, le
carni avicole e le uova, che hanno
registrato cali di prezzo rispettivamente
del 3,1% e dell’1,8%,
hanno visto crescere i volumi acquistati;
per le uova l’aumento è
stato del 4,5%, confermando la
loro funzione di fonte proteica a
basso costo. Non mancano tuttavia
eccezioni: l’ortofrutta fresca
ha registrato un incremento dei
consumi nonostante l’aumento dei
prezzi; mentre l’olio d’oliva ha mostrato una lieve crescita
della domanda anche in presenza di forti rincari,
segno di una domanda rigida.
22 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
In controtendenza le carni avicole
e le uova che registrano cali di prezzo
rispettivamente del 3,1% e dell’1,8%
g CAPONI: ANCORA ATTESI RISARCIMENTI PER L’AVIARIA DEL 2022
Il consumo di carni bianche e uova è in crescita, trainato da motivazioni
economiche: costano meno e permettono alle famiglie
di risparmiare. Un trend che rappresenta un segnale positivo per
la filiera avicola, certo, tuttavia, è fondamentale rilanciare anche
gli altri comparti produttivi dell’agroalimentare italiano. È il ragionamento
fatto dal direttore generale di Confagricoltura, Roberto
Caponi, intervenendo all’Assemblea generale dell’Unione
Nazionale Filiere Agroalimentari Carni e Uova (UnaItalia). Il nodo
centrale resta il potere d’acquisto: “Finché i lavoratori non avranno
redditi adeguati, sarà difficile vedere una ripresa generalizzata
dei consumi. È una questione cruciale, che va affrontata con
urgenza e visione strategica”.
Il dg è poi intervenuto sul tema delle crisi sanitarie: “Le epizoozie
sono diventate un classico ricorrente, insieme agli eventi atmosferici
e alle calamità naturali. Bisogna trovare degli strumenti che
siano efficaci, sia dal punto di vista della quantità, sia dal punto
di vista delle risorse, ma, soprattutto, dei tempi di erogazione di
queste risorse, perché ad oggi, per quanto riguarda le influenze
aviarie del 2022, i danni non sono stati ancora completamente
risarciti. È evidente che un imprenditore non può aspettare due,
tre, quattro anni per avere un risarcimento, perché si rischia di
metterlo fuori mercato”.
Secondo l’Istat, tra
il 2023 e il 2024,
circa un terzo delle
famiglie italiane ha
dichiarato di aver
ridotto in quantità o
qualità la spesa per
cibo e per bevande.
Ma il calo è stato
più marcato per
quel che concerne
altri beni: il 47,5%
delle famiglie ha
limitato la spesa
per abbigliamento
e calzature (dal
48,6% del 2023), con una quota che nel Mezzogiorno
sale fino al 57,6%. L’inflazione nel comparto agroalimentare
è in gran parte dovuta alle maggiori spese
che i produttori hanno dovuto affrontare: dopo il 2021,
infatti, gli incrementi dei costi di produzione lungo tutta
la filiera e, in alcuni casi, la riduzione dell’offerta dovuta
ad avversità climatiche o fitosanitarie, hanno inciso
in modo significativo. Per analizzare queste dinamiche,
il Mimit ha istituito la Commissione per l’allerta rapida
sui prezzi e il relativo Osservatorio, cui partecipa anche
Confagricoltura.
Per affrontare le sfide del settore è necessario focalizzarsi
su alcune priorità. Sicuramente, rafforzare la competitività,
per avere una base produttiva solida e moderna,
capace di competere sul mercato. E ancora, promuovere
l’innovazione e le nuove tecnologie digitali. Infatti, secondo
l’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di
Milano nel 2024 gli investimenti in Agricoltura 4.0 sono
stati pari a 2,3 miliardi di euro, in calo rispetto ai 2,5 miliardi
dell’anno precedente (-8%), ma con un’evoluzione
verso strumenti di gestione e analisi dei dati. Oggi meno
del 10% delle superfici agricole è gestito con strumenti
digitali, mentre circa il 60% delle aziende è in ritardo
e il 90% non ha ancora adottato tecnologie di questo
tipo. Infine, tutelare la legalità e contrastare le
distorsioni di mercato. La normativa sulle pratiche
sleali, introdotta con il decreto legislativo
del 2021, ha rappresentato un passo avanti,
ma non ha ancora prodotto un vantaggio reale
per chi subisce comportamenti scorretti.
In questo contesto, Confagricoltura sottolinea
la necessità di costruire una “sostenibilità di
filiera orientata al mercato”, che valorizzi la
materia prima agricola e i processi di trasformazione
attraverso accordi di filiera. È la logica
alla base dell’esperienza di Unieat, piattaforma
aperta alla collaborazione tra tutti gli
attori del sistema agroalimentare. Una ricerca
di Centromarca conferma che i consumatori
riconoscono nella sostenibilità un vantaggio
competitivo per la Marca, ma chiedono una
comunicazione più chiara e basata su dati verificabili.
Solo alleanze e collaborazione tra i
diversi segmenti della filiera, non contrapposizioni
o conflitti, potranno consentire al sistema
agroalimentare italiano di affrontare con successo
la sfida dei prezzi, della sostenibilità e
della competitività.
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 23
PRODUZIONI NOCCIOLE
Raccolti
in picchiata
La crisi non riguarda
solo il comparto agricolo,
ma ha effetti sull’intera
filiera, l’industria dolciaria,
la componente artigianale
è conosciuta a livello internazionale
per la qualità elevata e distintiva
delle sue produzioni corilicole e, in
termini quantitativi, è da sempre il secondo
produttore mondiale di nocciole.
Questa posizione,
Dal 2015 ad oggi,
le superfici coltivate
a nocciolo sono aumentate
quasi di un terzo.
Le perdite di quest’anno
raggiungono l’80%
L’
Italia
tuttavia, quest’anno rischia di
scivolare, per la prima volta
nella storia: oltre alle avversità
meteorologiche nostrane, aumentano
le produzioni di altri
Paesi come il Cile, in cui sono
stati realizzati ingenti investimenti
e che quest’anno ha potuto
godere di un andamento
climatico particolarmente favorevole.
La crisi della nocciola
italiana non riguarda solo il
comparto agricolo, ma ha effetti
nefasti sull’intera filiera,
l’industria dolciaria,
la componente artigianale.
Ed è per questo che assume
contorni ancora più
preoccupanti.
Dati alla mano, l’annus
horribilis della corilicoltura
segna perdite del 50%
e punte del 70%-80% in
alcuni territori. Quelli più
vocati del Piemonte, della
Campania, del Lazio e della
Sicilia. Questa grave crisi
produttiva è da imputare
soprattutto all’andamento
climatico anomalo registrato
quest’anno su tutto
il territorio nazionale, caratterizzato
da scarsità di
piogge iniziali, temperature
eccezionalmente elevate e carenza di ore di
freddo, condizioni che hanno contribuito anche
alla diffusione della cimice asiatica nelle regioni
del Nord Italia. La crisi produttiva legata al clima
non è un’esclusiva italiana. Anche il settore
corilicolo turco, primo nella
classifica mondiale, non vive
un buon momento: secondo
l’Ufficio statistico nazionale
da inizio anno ad oggi, i cali
sono del 38% rispetto alla
campagna precedente. Per
trovare un dato così negativo
si deve tornare alle le gelate
in fase di fioritura del 2012.
Al Sud l’andamento del clima
è stato contrassegnato da
eccesso di pioggia e umidità
nel periodo dell’impollinazio-
24 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
ne, seguito da temperature notevolmente al
di sopra della media (nei mesi di giugno e
luglio) e forti venti. Condizioni che hanno
portato, in tutta la Penisola, allo sviluppo di
gravi avversità fungine, batteriche e virali e
ad abbondanti cascole anticipate. Una crisi
senza precedenti per il settore, che negli
ultimi anni ha visto un forte sviluppo della
superficie coltivata (dal 2015 ad oggi è cresciuta
di quasi un terzo), ma anche uno stallo
del potenziale produttivo che non riesce
a esprimersi al meglio. Questo mette in crisi
le imprese corilicole che così hanno margini
sempre più ridotti, viste le rese in calo e i
costi di produzione elevati.
Pesa sulla redditività anche l’età delle piantagioni:
dopo i venticinque anni di vita la
pianta diminuisce la propria capacità produttiva,
ulteriormente inficiata dalle nuove
emergenze climatiche. Sul fronte dei costi,
gli operatori segnalano che quelli di raccolta
sono schizzati al punto che alcuni produttori
hanno preferito non raccogliere. I prezzi
sono già scesi rispetto all’apertura della stagione
commerciale, con margini ancora più magri
per le aziende.
Confagricoltura si è fatta portavoce di questa
situazione presso il governo, coinvolgendo il
ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida,
a cui il presidente nazionale Massimiliano
Giansanti ha chiesto interventi urgenti a tutela
delle aziende agricole.
g NOCCIOLE - ITALIA (fonte dati: ISTAT)
ANNO
SUPERFICIE IN PRODUZIONE (ettari)
2015 68.620
2016 69.285
2017 73.772
2018 78.593
2019 79.351
2020 80.275
2021 82.590
2022 84.426
2023 87.503
2024 90.391
2025 91.419
g I NOCCIOLETI TORNANO SULL’ETNA. E SI LAVORA ALLA IGP REGIONALE
Dopo anni di abbandono, sull’Etna
sono tornati i noccioleti, con un aumento
della superficie coltivata del 5%,
per un totale di circa 1200 ettari. La varietà
locale è la Caraffara, ma a questa
si aggiungono anche nuovi impianti di
Giffona e Gentile Romana. È stato costituito
un comitato promotore che punta
alla Dop, forte della storia ultracentenaria di questa coltivazione sulle
pendici del vulcano. A ciò si aggiunge anche il lavoro del comitato di produttori
che ha recentemente avviato la procedura per il riconoscimento
Igp per la Nocciola di Sicilia, che valorizzerà gli oltre 11.000 ettari di corileti
esistenti nella regione e concentrati nelle province di Messina, Palermo,
Enna e Catania. Ne gioverà anche il Consorzio di valorizzazione e
tutela Nocciola di Calabria, che da anni lavora per l’ottenimento del riconoscimento
dell’Indicazione geografica protetta per la nocciola “Tonda
Calabrese”. “Questo - commenta Dario Di Vincenzo (in foto), presidente
del settore in Confagricoltura - a riprova di quanto gli stessi produttori
corilicoli ritengano fondamentale tutelare e valorizzare le proprie produzioni,
anche attraverso il riconoscimento di marchi di origine”.
“Per consentire alle imprese agricole di continuare
a produrre e all’Italia di mantenere il
ruolo di leader a livello internazionale - commenta
Dario Di Vincenzo, presidente della Federazione
nazionale di prodotto Frutta in guscio
di Confagricoltura - è assolutamente necessario
mettere in campo delle misure rilevanti e urgenti
nell’immediato e anche a lungo termine. L’obiettivo
dovrebbe essere, nel breve periodo, quello
di garantire nella forma ritenuta più opportuna
un ristoro alle aziende che hanno subito perdite
importanti derivanti dal calo di produzione,
mentre, nel lungo periodo, sarà fondamentale
favorire la ristrutturazione del potenziale produttivo
in modo da rafforzare il sistema corilicolo
nazionale e non rendere vane le risorse finora
stanziate a favore del comparto”.
La filiera corilicola italiana non rappresenta solo
un’importante realtà economica, ma anche un
elemento fondamentale sotto il profilo paesaggistico,
ambientale, occupazionale e sociale. Sul
fronte internazionale, inoltre, desta preoccupazione
il recente accordo Usa-Ue sui dazi, che
rischia di penalizzare fortemente le produzioni
e, più in generale, tutto il comparto della frutta
a guscio. L’accordo incentiverà l’immissione nel
mercato europeo di prodotti a prezzi ridotti, grazie
all’azzeramento dei dazi per la merce made
in Usa, tra i principali produttori al mondo di
nocciole, pistacchi, mandorle e noci.
(ag)
•••
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 25
PRODUZIONI SILVICOLTURA
Boschi
sostenibili
e produttivi
Tra le recenti iniziative
del Cluster Legno Arredo,
l’evento immersivo dedicato
al patrimonio forestale
del Friuli Venezia Giulia
in collaborazione con
Sistema Casa FVG
di Carlo Piemonte*
Un particolare dell’installazione urbana
“Foresta in città”
A Trieste è stato
inaugurato Foresta in Città,
spazio permanente ideato
dal designer Matteo Ragni
e realizzato dal Cluster
C
luster Legno Arredo e Sistema Casa FVG
- Società Benefit è il consorzio che dal
2006 opera per lo sviluppo del comparto
foresta-legno-arredo, proponendo servizi
e progetti a favore delle imprese e
delle istituzioni. Riconosciuto come soggetto
di riferimento regionale, il Cluster supporta
la crescita del sistema imprenditoriale, stimolando
iniziative innovative attraverso la promozione internazionale,
la condivisione di infrastrutture e il
trasferimento di competenze. Di particolare rilievo
sono i progetti
realizzati
tramite Innovation
Platform,
rete territoriale
di laboratori
dedicati alle
imprese, agli
istituti di formazione
e alla
riqualificazione
professionale,
che favorisce lo sviluppo di competenze e la
diffusione di soluzioni tecnologiche avanzate. Al
centro dell’attività del Cluster vi è la valorizzazione
dell’economia del legno, risorsa rinnovabile e
strategica per il territorio, impiegata in molteplici
filiere - dall’edilizia all’arredo, dagli imballaggi
agli strumenti musicali - e simbolo di una cultura
produttiva sostenibile.
Il Cluster promuove inoltre azioni in materia
di sostenibilità, certificazioni, reti d’impresa,
accesso ai contributi, europrogettazione e internazionalizzazione,
operando in sinergia con
istituzioni e operatori per accrescere la competitività
del comparto. Utilizzare il legno locale
26 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
significa generare valore economico,
ambientale e sociale, contribuendo
allo sviluppo delle comunità montane
e al rafforzamento dell’identità regionale.
La filiera bosco-legno del FVG è
infatti un sistema virtuoso che unisce
enti pubblici, imprese e professionisti
per promuovere la gestione sostenibile
delle foreste e valorizzare il legno
come materia prima strategica, locale e
rinnovabile. In questo contesto, il Cluster
svolge un ruolo di coordinamento
e promozione, collegando la parte
forestale della filiera con quella manifatturiera
e progettuale. L’impegno
si concretizza attraverso due direttrici
principali: il monitoraggio e l’analisi del sistema
forestale, con la mappatura delle aree
regionali per valutarne lo stato produttivo e
le interconnessioni con la filiera, e lo sviluppo
e la certificazione, con progetti congiunti
con enti pubblici e operatori del settore per
garantire la tracciabilità del legno e la gestione
responsabile delle risorse.
A queste attività strutturali si affiancano iniziative
di sensibilizzazione e valorizzazione. Tra queste
spicca Foresta in Valle, evento annuale di riferimento
del sistema foresta-legno regionale organizzato
in collaborazione con Legno Servizi - Forestry
Cluster FVG e con il sostegno della Regione
Autonoma Friuli Venezia Giulia. L’edizione 2025,
svoltasi tra Malborghetto-Valbruna e Tarvisio,
ha proposto forum internazionali, laboratori ed
esposizioni dedicati allo sviluppo delle filiere del
legno e alla gestione sostenibile delle foreste regionali.
In ambito urbano, Trieste ha accolto Foresta
in Città, uno spazio permanente ideato dal
designer Matteo Ragni e realizzato dal Cluster
con il sostegno regionale: una finestra immersiva
sul patrimonio forestale del Friuli Venezia Giulia,
dove il pubblico può “toccare con mano” il legno
g L’ACCORDO A SOSTEGNO DELLA FILIERA ITALIANA DEL PIOPPO
Il 12 settembre 2025 è stata sottoscritta a Milano la “Nuova Intesa per
lo sviluppo della filiera del pioppo” tra le Regioni Friuli Venezia Giulia,
Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna e le associazioni più
rappresentative del settore. L’accordo vuole rinnovare e ampliare quello
già adottato nel 2014 riconoscendo alla coltivazione del pioppo il valore
strategico nel settore dell’industrie del legno, arredo, carta ed anche la
sua valenza nella bioeconomia.
Dal punto di vista della produzione, l’obiettivo è incrementare le superfici
coltivate a pioppo per soddisfare con materia prima di qualità i
fabbisogni dell’industria e diminuire così le importazioni di legname (la
domanda ora è soddisfatta solo al 45% dal prodotto interno). Snellire le
procedure burocratiche, limitare i vincoli normativi, uniformare i regolamenti
locali, sostenere con incentivi fiscali e finanziari la pioppicoltura
mediante anche maggior accesso ai fondi Pac, introdurre premi legati
alle certificazioni ambientali, valorizzare il carattere di eccellenza del
pioppo italiano sono alcune delle azioni suggerite per affrontare le criticità
della filiera del pioppo. Lo scopo va raggiunto anche riconoscendo
alla pioppicoltura la perfetta rispondenza agli obiettivi ambientali europei
e più in generale a quelli del Protocollo di Kyoto del 1997.
Claudia Raffin (Pioppicoltrice e referente FNP risorse boschive FVG)
locale, apprezzarne la qualità e comprenderne il
valore. Pensato come luogo di incontro tra cittadini
e imprese della filiera, ospita approfondimenti
tematici, dialoghi e presentazioni di libri, diventando
un ponte tra la montagna e la città nel segno
della cultura del legno e della sostenibilità.
Un ulteriore risultato significativo è l’ottenimento
della doppia certificazione FSC ® e PEFC
per la Foresta di Fusine, che interessa oltre
2.800 ettari di bosco. Raggiunto nel 2025 grazie
alla collaborazione tra enti pubblici, Cluster e
operatori della filiera, il traguardo riconosce la
qualità della gestione e l’impegno del territorio
nella valorizzazione sostenibile del patrimonio
forestale, rendendo il Friuli Venezia Giulia una
delle poche regioni italiane con foreste a doppia
certificazione. Il Cluster prosegue parallelamente
nell’attuazione del piano di azione triennale
avviato nel 2023, che punta a valorizzare
il legno di origine regionale, promuovere la
cultura della gestione forestale sostenibile
e incentivare l’impiego del legno locale. Le
iniziative portate avanti in collaborazione
con Legno Servizi e numerosi partner territoriali
rafforzano un modello di sviluppo
fondato su innovazione, sostenibilità e identità
regionale, dove davvero il valore cresce
dalle foreste.
* Direttore generale Cluster Italia Foresta legno
e direttore Cluster Legno Arredo Casa FVG •••
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 27
PRODUZIONI CANAPA & EDILIZIA
Dal campo
al cantiere
La produzione di biomattoni
si basa su calce e canapulo,
la parte legnosa interna
dello stelo di canapa composta
per circa la metà da carbonio
prelevato direttamente dall’aria
di Jacopo Paolini*
La produzione di canuplo segue tre fasi: raccolta e macerazione sul campo (retting);
stigliatura meccanica; pulizia e calibratura. Quando il materiale viene unito alla calce
la Co2 nell’aria si trasforma carbonato di calcio, un minerale solido e duraturo che
aggiunge ulteriore capacità di stoccaggio
N
egli ultimi anni la bioedilizia è passata
dall’essere un ambito sperimentale
per pochi pionieri considerati visionari,
a diventare una delle sfide più
urgenti della transizione ecologica.
Tra i materiali che meglio si prestano
a questa svolta c’è la canapa, che ancora una
volta dimostra la propria straordinaria versatilità.
Non solo una pianta da cui ricavare estratti,
fibre o oli, ma un materiale naturale per costruire
edifici sostenibili. Il biomattone di canapa
è diventato uno dei protagonisti assoluti della
bioedilizia. Durevole nel tempo, facile da posare
e completamente carbon negative, durante
il suo ciclo di vita non solo riduce le emissioni,
ma assorbe CO2. La canapa è anche un eccellente
isolante termico e sonoro naturale. Si tratta
di una realtà già sperimentata. Un esempio si
trova in Salento: il Vespucci Waterfront di San
Cataldo, un complesso residenziale ad alta efficienza
energetica realizzato
con oltre 1.200 metri
cubi di biomattone, con
una capacità di sequestro
di CO2 di circa 65 tonnellate.
Anche l’Università di
Pisa ha fatto la stessa scelta
con la nuova sede della
Facoltà di Veterinaria,
costruita interamente con
700 metri cubi di biomattone,
con un assorbimento
stimato di oltre 30 tonnellate
di CO2 rispetto ai
materiali tradizionali. Alla
base di questo materiale
innovativo c’è una formula
semplice ma ingegnosa:
canapulo, la parte legnosa
del fusto della canapa, e calce.
Dal canapulo al biomattone
Il canapulo è la parte legnosa interna dello stelo
della pianta di canapa e rappresenta circa il
60–70% del peso secco della pianta. La presenza
di cellulosa e lignina gli conferiscono resistenza
meccanica e capacità isolanti. Per ottenere il canapulo,
si passa attraverso tre fasi fondamentali.
La prima è la raccolta e macerazione sul campo
(retting). Dopo la raccolta, gli steli della canapa
vengono lasciati ad essiccare direttamente sul
terreno per alcuni giorni o settimane. In questo
periodo, l’azione combinata di umidità, microorganismi
e raggi solari innesca una leggera fermentazione
naturale che degrada la pectina, la
sostanza che tiene unite fibra e parte legnosa. Il
processo di macerazione naturale è fondamentale
perché permette una separazione più semplice
tra le due componenti dello stelo.
La seconda fase della produzione del canapulo
28 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
è la stigliatura meccanica. Gli steli macerati
vengono sottoposti a stigliatura meccanica, un
processo fisico che li fa passare attraverso rulli,
frantumatori e setacci. Le fibre lunghe esterne,
destinate all’industria tessile, alla produzione
di biocompositi e di isolanti naturali, vengono
separate dalla parte interna legnosa e più friabile,
che invece viene frantumata in canapulo.
Terzo e ultimo passaggio è la pulizia e la calibratura
che depura il canapulo dalle polveri
residue e lo classifica per granulometria
in base all’impiego finale. I pezzi più grossi
e compatti sono destinati alla produzione di
biomattoni o blocchi strutturali; le particelle
più fini e leggere vengono utilizzate per intonaci
e malte isolanti, dove servono maggiore
omogeneità e capacità traspirante.
Un serbatoio di carbonio solidificato
Durante la crescita, la pianta di canapa assorbe
CO2 dall’atmosfera e la trasforma in biomassa.
Circa la metà del peso secco del canapulo
è costituita da carbonio biogenico, cioè
dal carbonio prelevato direttamente dall’aria.
Quando questo materiale viene unito alla calce
per creare il biomattone, quella CO2 non
viene rilasciata: rimane intrappolata nella
struttura del materiale, dove può restare stabile
per decenni. A sua volta, la calce reagisce
lentamente con la CO2 presente nell’aria trasformandola
in carbonato di calcio, un minerale
solido e duraturo che aggiunge ulteriore
capacità di stoccaggio.
Secondo lo studio Carbon Storage in Hemp
and Wood Raw Materials for Construction
Materials (EIHA, 2023), ogni ettaro di canapa
coltivata rimuove in media tra 9,5 e 11,4 tonnellate
di CO2 all’anno, con un bilancio netto
positivo anche considerando le emissioni di
coltivazione e lavorazione. E dato che la canapa
cresce in soli quattro mesi, questo ciclo può ripetersi
ogni anno, trasformando ogni parete in biomattone
in un serbatoio di carbonio solidificato.
Un’occasione per la filiera
Dalla coltivazione alla trasformazione, fino alla
posa in opera, ogni fase della produzione del canapulo
genera valore economico e occupazione
locale. Fino a pochi anni fa era considerato un
sottoprodotto agricolo, oggi è una risorsa per le
aziende di bioedilizia e per i produttori di intonaci
naturali, isolanti e pannelli prefabbricati.
Il potenziale per l’Italia è enorme: possediamo
un clima e una tradizione agricola ideali
per la coltivazione della canapa industriale e
g RONCHETTI (TECNOCANAPA): BIOMATTONE, OCCASIONE PER TUTTI
Tecnocanapa è la divisione dedicata
alla bioedilizia della Senini srl, azienda
di Montichiari fornita di Certificazione
Ambientale di Prodotto (EPD) per la produzione
di blocchi per murature. Nel processo
produttivo vengono lavorati oltre
11mila metri cubi di materiali da costruzione
biocompositi in canapa e calce,
pari a una riduzione di 850 tonnellate di C02 dall’atmosfera. Il suo direttore
commerciale e marketing è Paolo Ronchetti (in foto).
Qual è la missione della vostra azienda e come immaginate il ruolo
della canapa nell’edilizia del futuro?
Attraverso la rigenerazione vogliamo fare dell’edilizia una soluzione ai
problemi che il settore ha generato negli ultimi anni. Quindi: salubrità,
comfort abitativo e decarbonizzazione a beneficio delle persone, del
settore e del Pianeta. La canapa industriale ha già dimostrato il suo ruolo
determinante nel settore edile e oggi siamo diretti verso quell’integrazione
tra produzione agricola e industriale di cui poco meno di 100 anni
fa parlava William J. Hale, il chimico autore della concetto di Chemiurgia.
Esiste una convenienza economica nella scelta del biomattone?
Attualmente ha lo stesso costo di soluzioni convenzionali come i blocchi
in laterizio. La differenza resta tuttavia a favore del biomattone sia per
quel che riguarda le prestazioni termiche, sia per la capacità di controllare
l’umidità interna. Senza dimenticare il suo contributo alla decarbonizzazione.
Nei prossimi 10-15 anni, il biomattone diventerà meno costoso
rispetto alle alternative minerali e sintetiche grazie alla localizzazione in
Italia della filiera della canapa industriale e al basso consumo di energia,
che farà da schermo all’aumento delle bollette.
Quali opportunità economiche e professionali si stanno aprendo
per chi lavora nella filiera della canapa?
Si stanno aprendo opportunità per tutti gli attori coinvolti nel settore
edile. Sia per il progettista (architetto, geometra ed ingegnere) che
per il termotecnico (perito industriale o ingegnere) c’è ampio spazio di
crescita. Idem per l’artigiano e l’impresario edile. Opportunità ci sono
anche per l’investitore immobiliare: edifici efficienti, salubri e confortevoli
creano un maggiore vantaggio competitivo sul mercato delle
compravendite.
una rete di imprese e in grado di valorizzarla.
Una filiera integrata, capace di mettere in relazione
agricoltori, trasformatori e imprese edili,
potrebbe ridurre la dipendenza da materiali importati,
creare nuovi redditi agricoli sostenibili e
contribuire concretamente alla decarbonizzazione
del settore delle costruzioni, che oggi incide
per circa il 40% sulle emissioni globali. Per chi
coltiva, c’è la concreta possibilità di entrare in un
mercato emergente che unisce agricoltura, bioindustria
e transizione ecologica: una prospettiva
reale di sviluppo, reddito e innovazione.
* Cofondatore e Cso di Enecta, vicepresidente
del gruppo di lavoro “Lino e Canapa” del Copa-Cogeca
•••
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 29
INNOVAZIONE CARBON FARMING
A caccia
di carbonio
L’agricoltura rigenerativa
e il precision farming sono
le basi del progetto avviato
da Anga insieme ad Hubfarm
per la misurazione del sequestro
di CO2 nei campi italiani
di Caterina Luppa*
N
egli ultimi anni l’agricoltura rigenerativa
è emersa come una delle leve
più promettenti per affrontare la crisi
climatica, coniugando fertilità dei
suoli, biodiversità e produttività. Al
centro di questa visione c’è il carbon
farming, un insieme di pratiche di gestione dei
suoli minerali che mirano nel contempo a catturare
e immagazzinare carbonio organico nel terreno,
trasformando gli agricoltori in una preziosa
risorsa per il contrasto al cambiamento climatico.
Nel contesto europeo e nazionale, la Pac e le
strategie per l’attuazione del Green Deal, a partire
dal regolamento Ue per la certificazione del
carbon farming (approvato a fine 2024), riconoscono
sempre più il ruolo della gestione agricola
e forestale centrale per il raggiungimento della
neutralità climatica al 2050. E per questo l’Ue sta
definendo un meccanismo che possa premiare
chi adotta modelli produttivi sostenibili e basati
su dati scientifici misurabili e verificabili.
Il tema e le sue evoluzioni normative saranno al
centro di un convegno che Confagricoltura porterà
a Rimini per l’appuntamento fieristico di novembre
di Ecomondo.
In questo scenario nasce il progetto pilota di Agricoltura
Rigenerativa promosso da Anga Associazione
Nazionale Giovani Agricoltori e Hubfarm,
la piattaforma digitale realizzata Confagricoltura
per la gestione delle aziende agricole con i lpartner
tecnologico xFarm Technologies e in collaborazione
con dss+ e Marsilea. L’obiettivo del
progetto è quantificare i benefici delle pratiche
rigenerative in termini di sequestro di carbonio
e salute del suolo ed al contempo rilevare costi
e criticità di applicazione al fine di determinare
il potenziale di carbonio certificabile. Il piano,
lanciato a fine 2023, rappresenta un laboratorio
diffuso sull’intero territorio italiano, dove innovazione
digitale e competenze agronomiche si
incontrano per costruire un modello replicabile
e scientificamente solido, attraverso il monitoraggio
per tre anni di un campione di aziende
agricole, dirette da giovani agricoltori, distribuite
su tutto lo Stivale.
Le aziende e il monitoraggio digitale
La prima fase ha previsto l’invio di una sur-
30 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
vey a tutte le aziende associate
ad Anga per identificare le Model
Farms: realtà più mature, aperte
all’innovazione e pronte ad avviare
un percorso strutturato di agricoltura
rigenerativa. La selezione
è avvenuta anche considerando la
diversità di areali e colture, così da
rappresentare la complessità e la
ricchezza dell’agricoltura italiana,
dai seminativi irrigui delle pianure
del Nord Italia alle colture permanenti
del Sud. Una volta individuate
le aziende, è iniziato il processo di
onboarding sugli strumenti digitali
di Hubfarm per la
raccolta dei dati di campo, la
Gli indicatori chiave
di sostenibilità usati sono
i bilanci di carbonio,
fertilità del suolo
ed efficienza nell’uso
delle risorse
misurazione degli impatti ambientali,
il monitoraggio delle
pratiche agronomiche e la
stima dei benefici ambientali.
Un lavoro reso possibile dai
modelli di calcolo integrati
che si rifanno a metodologie
approvate a livello internazionale
dall’IPCC per il calcolo
del carbonio. Questo approccio
permette di calcolare i
dati sulla base di tre indicatori
chiave di sostenibilità: bilanci
di carbonio, fertilità del suolo, efficienza
nell’uso delle risorse.
Tecnologie integrate tra
satelliti e laboratorio
Parallelamente, il progetto ha previsto una
campagna di analisi del suolo, combinando
tecnologie satellitari con analisi di laboratorio
tradizionali.
Questa doppia metodologia, che rispetta le linee
guida ISPRA sul numero minimo di punti di campionamento,
consente di catturare la variabilità
del suolo, ma allo stesso tempo di contenere i
costi delle analisi, ottenendo una fotografia accurata
dello stato di salute dei terreni, elemento
essenziale per quantificare la capacità di sequestro
di carbonio e valutare i progressi nel tempo.
Formazione e condivisione delle conoscenze
Uno dei pilastri del progetto è la formazione
continua. Gli agricoltori coinvolti hanno partecipato
a sessioni online e giornate in campo,
durante le quali sono stati approfonditi i principi
dell’agricoltura rigenerativa, le tecniche più
efficaci per migliorare la fertilità e la struttura
del terreno, e le soluzioni pratiche per adottare
le pratiche in campo. Questi momenti collettivi
sono fondamentali per un approccio bottom-up
che valorizza l’esperienza diretta degli agricoltori,
favorendo confronti costruttivi e pratici per
affrontare la transizione sostenibile
con maggiore cognizione
e sicurezza.
Un modello replicabile e sostenibile
Il valore del progetto non risiede
solo nei risultati che
emergeranno dai tre anni di
sperimentazione (attualmente
siamo al primo anno di implementazione
delle pratiche),
ma nella creazione di un modello
operativo e tecnologico
replicabile in diversi contesti
produttivi.
L’obiettivo è arrivare a definire protocolli condivisi
che permettano di misurare ed eventualmente
certificare in modo trasparente i benefici
climatici delle pratiche rigenerative, creando
così le basi per nuovi meccanismi di remunerazione
del carbonio, anche attraverso i mercati
volontari del carbonio.
Non solo. In attesa che si completi il percorso
normativo a livello europeo per la certificazione
del carbon farming e si chiarisca l’ambito per la
sua valorizzazione economica, il progetto portato
avanti dai giovani agricoltori mira a mettere in
luce i punti di forza e di debolezza di un modello
di gestione dei suoli agricoli che pone l’accento
sul carbonio stoccato, e che guarda alle singole
aziende agricole. Il progetto si propone come un
tassello concreto nella transizione dell’agricoltura
italiana verso un futuro più sostenibile, resiliente
e competitivo.
* Componente del comitato di presidenza Anga
e responsabile del progetto di Agricoltura Rigenerativa.
•••
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 31
INNOVAZIONE I FRUTTI DELLE TEA
Ecce riso
Vittoria Brambilla
Ricercatrice del dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali
dell’Università degli Studi di Milano. Con Fabio Fornara
guida da anni un gruppo di ricerca sulle Tea
Brambilla (UniMi): “Abbiamo
raccolto il frutto della prima
semina del nostro Ris8imo
e i dati sono positivi. Anche
se ci siamo dovuti adattare
alla scarsa umidità di quest’anno.
La ricerca scientifica è questo.
Le analisi saranno preziose
per coltivare piante più resistenti
e produttive”
di Gabriella Bechi
I
l giorno della mietitura è arrivato. Nelle
tre aree sperimentali nelle provincie di
Pavia e Novara, tra il 23 e il 30 settembre
è stato raccolto il frutto della prima ricerca
italiana in campo di piante migliorate
con le Tecniche di evoluzione assistita
(Tea). Al taglio del riso a Castello d’Agogna, nel
Centro Ricerche sul Riso dell’Ente Nazionale
Risi, erano presenti la presidente dell’ente, Natalia
Bobba, il responsabile del settore miglioramento
genetico del Centro Ricerche sul Riso, Filip
Haxhari e naturalmente Vittoria Brambilla,
la nota ricercatrice del dipartimento di Scienze
Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi
di Milano che, con Fabio Fornara, guida da
anni un gruppo che studia e sperimenta le Tea,
le nuove tecnologie di editing genomico.
Professoressa, un traguardo importante quello
raggiunto a fine settembre, dopo aver superato
tante polemiche e ogni genere di avversità,
compreso un atto vandalico che a giugno
2024 aveva messo a rischio la sperimentazione.
La scienza, ancora una volta, ha dimostrato
di essere più forte di ogni ostacolo.
Io ho tirato un sospiro di sollievo il 30 settembre
e finalmente sono riuscita a dormire bene di notte.
Due anni fa abbiamo cominciato la sperimentazione
e seminato in tre aree protette da reti
antigrandine e videosorvegliate: due in provincia
di Pavia, a Mezzana Bigli nell’azienda di Federico
Radice Fossati e a Castello d’Agogna nel Centro
Ricerche sul Riso dell’Ente Nazionale Risi; una
terza in Piemonte, a Borgolavezzaro, in provincia
di Novara, nell’azienda Cascina Cavallina,
sempre sotto il controllo dell’Ente Risi. L’anno
scorso non abbiamo potuto raccogliere a causa
degli atti vandalici che ben conoscete, ma siamo
riusciti a mettere in salvo alcune delle piante; e
oggi, finalmente abbiamo il primo riso Tea, che
io ho ribattezzato Ris8ttimo. In realtà non ci speravo,
dopo la mia esperienza e quella della collega
Sara Zenoni dell’Università di Verona, che
ha subito gli stessi atti vandalici nei campi sperimentali
sulla vite nei vigneti della Valpolicella. È
un risultato importante di un lavoro che ha coinvolto
noi ricercatori, la politica e gli agricoltori.
Le condizioni ambientali del 2025 non sono
state favorevoli alla diffusione del brusone. È
un fattore che ha creato problemi nella valutazione
dell’efficacia della modifica genomica?
È vero che non saremo in grado di vedere il livello
di resistenza al brusone dal momento che
quest’anno non c’è stata la malattia a causa della
scarsa umidità, ma non abbiamo buttato via un
32 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
anno di lavoro e di sacrifici. La scienza è questo:
siamo abituati a fare ricerche anche estremamente
difficili e costose, e spesso solo una su dieci
porta a dei risultati. Non è che la sperimentazione
non abbia funzionato. È solo che quest’anno
non è arrivato il brusone. Vedremo il prossimo
anno. La sperimentazione va avanti. Il raccolto
sarà lavorato e preparato per la nuova semina
del 2026. E quindi ci sarà modo di valutare il
livello di resistenza al fungo, ottenuto grazie alle
modifiche effettuate tramite le Tea.
Ciò che conta è il risultato complessivo dell’operazione.
Che è assolutamente positivo. In primo
luogo, a livello comunicativo: sempre più persone
sanno cosa sono le Tea e gli agricoltori hanno
potuto vedere con i loro occhi che queste piante
non sono assolutamente diverse dalle altre. Poi ci
sono altri parametri da valutare oltre alla resistenza
al brusone, come quelli agronomici legati alla
morfologia della pianta o la resa. Obiettivo della
ricerca è quello di ottenere un riso meno suscettibile
al brusone, ma le Tea possono intervenire
anche sulle altre caratteristiche bio-morfologiche
per rendere la pianta più produttiva e resiliente.
È possibile dimezzare i tempi dell’ottenimento di
una pianta migliorata/editata in modo da renderla
meno bisognosa di fitofarmaci o di acqua o di
fertilizzanti. Nel medesimo tempo, il riso potrà
essere più resistente al cambiamento climatico.
Ora che il riso è stato raccolto, il lavoro si
sposta dal campo al laboratorio.
g TEA, RISOLUZIONE PER UN ACCORDO SUL REGOLAMENTO UE
La Commissione Senato Industria, Commercio, Turismo, Agricoltura e
Produzione agroalimentare ha votato all’unanimità la risoluzione che
impegna il governo a intraprendere ogni azione utile a trovare un’intesa
nell’ambito dei negoziati europei per l’approvazione del Regolamento
per la coltivazione di piante ottenute con le nuove tecniche genomiche.
La Confederazione ha più volte evidenziato la necessità che l’Europa
legiferi al più presto possibile sulle Tecniche di Evoluzione Assistita.
L’apertura al compromesso è necessaria per ottenere un quadro normativo
capace di sostenere l’innovazione, la sostenibilità e la competitività
dell’agricoltura.
Il settore primario e quello della ricerca scientifica hanno bisogno di
un accordo, senza ulteriori ritardi: il voto della risoluzione, sottoscritta
dalla senatrice Silvia Fregolent e dai gruppi di FdI e Lega, ha seguito di
poche settimane l’invito del presidente di Confagricoltura, Massimiliano
Giansanti, a favore di un sostegno dell’Italia per superare l’attuale
situazione di stallo e, quindi, per proseguire i triloghi. Il gruppo della
Lega ha anche sollecitato il governo a prorogare l’efficacia dell’emendamento,
inserito nel decreto Siccità del 2023, che ha permesso l’avvio
di importanti ricerche in campo sulla genomica. L’emendamento
scadrà il 31 dicembre prossimo.
A sinistra, Natalia Bobba, presidente dell’Ente Nazionale Risi;
a destra, l’imprenditore e cda della Fondazione Bussolera Branca, Federico
Radice Fossati. Entrambi sostengono la sperimentazione Tea sul riso
In campo abbiamo effettuato tutti i rilievi per
analizzare l’interazione tra pianta e ambiente;
ora dovremo analizzare nel dettaglio le differenti
parti. Verificheremo tutti i parametri
agronomici, come la morfologia della pannocchia
e della pianta, la composizione delle
micorrize sulle radici. Analizzeremo anche i
semi prodotti in questa annata. Ci vorranno
un po’ di mesi. Non siamo un grosso gruppo
di ricerca (insieme a me ci sono solo cinque
ragazzi), e io faccio didattica tutti i giorni, oltre
a seguire anche altri progetti. Per fortuna
abbiamo dalla nostra parte la Fondazione
Bussolera Branca di cui Radice Fossati è cda,
che deve essere ringraziata per il supporto
logistico ed economico. Importante è anche
l’appoggio dell’Ente Risi, che sta continuando
a supportare la sperimentazione anche dal
punto di vista finanziario.
A livello normativo a che punto siamo?
A livello normativo siamo ancora
bloccati. Abbiamo avuto il supporto
della politica a livello nazionale e
regionale e quello della Commissione
agricoltura del Senato, grazie al
senatore De Carlo, e del ministero
dell’Agricoltura che ha recentemente
investito sulle Tea con un grosso
finanziamento al Crea con il progetto
TEA4IT, di cui fa parte anche il
mio gruppo di ricerca. Abbiamo la
vicinanza delle Organizzazioni agricole,
tra cui Confagricoltura, e degli
agricoltori. Dunque, complessivamente
in Italia il contesto è buono.
Il problema è a livello europeo,
dove la normativa è ancora bloccata
perché il Trilogo non trova un accordo
su alcune questioni come i
brevetti, l’etichettatura, il biologico.
Una regolamentazione europea è
urgente più che mai.
•••
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 33
INNOVAZIONE SISTEMI A PUNTEGGIO REMOTO
Droni
sempre
più vicini
Mentre in Ue si discute
su una revisione della
disciplina sull’utilizzo
dei droni per i trattamenti
fitosanitari, l’Italia ha dato
il via libera alla sperimentazione
di Alessandro Pantano
C
onfagricoltura ha accolto con favore
l’approvazione in Senato dell’emendamento
al DDL Semplificazioni, che
vede come primo firmatario il presidente
della IX Commissione, Luca De
Carlo, che dà il via alla sperimentazione
triennale per l’irrorazione aerea dei campi
attraverso l’utilizzo di droni noti anche come sistemi
a punteggio remoto (UAV). Palazzo della
Valle ha seguito l’iter del
provvedimento sostenendo
da sempre il principio
di un ammodernamento
della tecnologia in agricoltura
per una maggiore sostenibilità.
L’uso dei droni,
infatti, opportunamente
disciplinato e controllato,
agevola l’impresa agricola
a intervenire con azioni
mirate e più efficienti per
le coltivazioni, ma anche
più rispettose dell’ecosistema,
soprattutto nelle zone in cui le operazioni
in campo sono più difficili per l’orografia
dei territori.
I droni per uso agricolo si sono rapidamente
diffusi come strumenti multifunzionali: possono
eseguire rilievi aerei ad alta risoluzione
per il monitoraggio della vegetazione, mappare
stress idrici e infestazioni, eseguire applicazioni
localizzate di input (fertilizzanti, biostimolanti,
etc.) e, in molti paesi extra-UE, realizzare trattamenti
fitosanitari con sistemi di atomizzazione
e controllo variabile.
Secondo i dati più recenti, nel 2024 negli USA
sono stati irrorati con droni oltre 4 milioni di
ettari; la Cina, ha creato un contesto normativo
favorevole; il Giappone è tra i pionieri nell’introduzione
dei droni in agricoltura, specialmente
per l’irrorazione delle risaie. In Canada, l’irrorazione
è consentita, a condizione che l’utilizzo
aereo di un fitofarmaco sia espressamente autorizzato
in etichetta.
I vantaggi operativi e agronomici che i droni
potrebbero offrire - se integrati in un quadro
regolatorio e di controllo adeguato - sono numerosi
e concreti. L’utilizzo di piattaforme aeree
leggere e tecnologicamente avanzate consente
interventi rapidi e mirati, riduce il tempo di intervento
su appezzamenti difficili da raggiungere
con macchine terrestri, contribuisce a limitare
il compattamento del terreno, diminuisce l’esposizione
diretta degli operatori (un elemento
di tutela della salute lavoro rilevante nelle coltivazioni
ripide o intensive) e, grazie al dosaggio
variabile e al telerilevamento, può abbattere
le quantità complessive di principio attivo impiegato,
migliorando l’efficienza d’uso. Inoltre,
l’integrazione dei dati raccolti dai droni con sistemi
decisionali (DSS) e mappe di prescrizione
può portare a pratiche di lotta più selettive e
34 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
sostenibili rispetto all’irrorazione uniforme.
Nonostante le potenzialità, l’uso dei droni per
la distribuzione di prodotti fitosanitari nell’Unione
europea è oggi gravemente limitato da
una norma chiave: la direttiva sull’uso sostenibile
dei fitofarmaci (Direttiva 2009/128/CE),
che all’articolo 9 stabilisce il divieto generale
dell’irrorazione aerea. La norma prevede deroghe
molto circoscritte e condizionate: l’irrorazione
aerea può essere autorizzata solo
in “casi speciali” valutati di volta in volta, e
solo se sussistono condizioni stringenti quali
l’assenza di alternative praticabili o vantaggi
dimostrabili in termini di minor impatto
su salute e ambiente, e previo specifico iter
di valutazione nazionale per ogni sostanza
e uso. Per questo motivo l’applicazione dei
prodotti fitosanitari per mezzo di velivoli è in
molti contesti interpretata come “irrorazione
aerea” e ricade quindi nel regime di divieto/
deroga previsto dalla Direttiva.
L’effetto pratico del quadro normativo è che,
salvo deroghe concesse dai singoli Stati membri
in casi molto specifici e restrittivi, i droni
non possono essere utilizzati come strumento
per i trattamenti fitosanitari nell’UE. Le ragioni
tecniche che hanno portato al divieto originario
sono principalmente legate al potenziale di deriva
delle particelle nebulizzate, all’impatto su persone
e biodiversità, alle difficoltà
di verificare esposizioni
g CAPONI: CREDITO D’IMPOSTA 4.0 CENTRALE PER INNOVAZIONE
Il direttore generale di Confagricoltura, Roberto Caponi, intervenendo
ad un convegno sul ruolo dei mercati all’ingrosso organizzato da Italmercati
nella sede del Cnel, ha richiamato l’attenzione sulla carenza di
manodopera. “È un problema particolarmente acuto, perché il tempo
del raccolto è breve e poco meccanizzabile”, ha detto. Passaggio centrale
dell’intervento del dg è stata la necessità di rifinanziare adeguatamente
il credito d’imposta 4.0, “per continuare a fornire alle imprese
gli strumenti che servono a realizzare la trasformazione tecnologica e
digitale”. Le nuove tecnologie sono davvero importanti in un mercato
che si presenta oggi “come un mosaico composto da produzioni in
flessione, come la frutta, e altre, in particolare i vegetali, con segnali di
crescita”, ha commentato. Poi, un riferimento agli imballaggi, ogget- to
di importanti cambiamenti sia normativi, sia di consumi, legati alle abitudini
delle nuove famiglie, più piccole e orientate verso confezioni a
peso fisso. Non a caso, la frutta fresca confezionata è passata dal 38%
del 2019 al 45% del 2024, mentre gli ortaggi dal 48% al 52%. “È un’evoluzione
- ha detto Caponi - che risponde a nuove esigenze di igiene,
sicurezza e praticità. Per questo abbiamo espresso la nostra contrarie- tà
al Regolamento europeo sugli imballaggi che prevede dal 2030 la messa
al bando delle confezioni monouso per i prodotti ortofrutticoli freschi
sotto gli 1,5 kg”. Caponi ha espresso anche perplessità sulla pro- posta di
anticipare l’obbligo di compostabilità certificata.
Confagricoltura
sta portando
avanti da alcuni mesi
alcuni progetti sperimentali
per testare l’uso dei velivoli
su diverse colture, secondo
gli standard più rigorosi
e residui quando si modificano
i metodi di applicazione, e
alla necessità di standardizzare
apparecchiature, protocolli
di prova e metodi di mitigazione
del rischio. Inoltre, la pratica
autorizzativa è spesso lenta,
onerosa e legata a valutazioni
specifiche di rischio per ogni
combinazione coltura–sostanza–mezzo
di applicazione.
Tuttavia, negli ultimi mesi ci
sono state alcune evoluzioni
che mostrano un incremento
dell’interesse intorno alla questione, come appunto,
l’emendamento approvato nell’ambito
del DDL Semplificazioni. Da una prima lettura,
l’emendamento si può valutare positivamente
in via generaie, anche se occorre fare qualche
riflessione su alcuni aspetti procedurali e sulle
attività già avviate sulla base delle linee del ministero
della Salute del 21 novembre 2024, dal momento
che il provvedimento non solo non le fa
salve, ma introduce alcune misure più restrittive
rispetto alla situazione attuale. Sembra, inoltre,
che siano stati avviati anche dei colloqui a livello
europeo con i vari Stati membri per cercare
di arrivare ad una revisione
generale della disciplina comunitaria
sull’utilizzo dei droni
in agricoltura entro la fine
dell’anno.
In tale contesto, Confagricoltura
sta portando avanti alcuni
progetti sperimentali proprio
per testare l’uso di droni su
diverse colture, operando secondo
gli standard più rigorosi,
con l’obiettivo di riuscire a
mettere a disposizione dei decisori
politici tutte le informazioni
utili a dimostrare l’efficacia
del mezzo e la riduzione
del rischio per ambiente e salute. In particolare,
uno in Piemonte, in collaborazione con SAGEA
Centro di Saggio s.r.l., il Dipartimento di Scienze
Agrarie Forestali e Alimentari (DISAFA) dell’Università
degli Studi di Torino e Federchimica
Agrofarma, e uno nel Lazio, con il coinvolgimento
di Confagricoltura Lazio, ARSIAL, (CNR-IBE),
FURAITO partner tecnologico.
•••
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 35
INNOVAZIONE RICERCA CONTINUA
Contaminanti
emergenti
Gli EC rappresentano una nuova
frontiera della ricerca ambientale.
Anche se in concentrazioni spesso
molto basse, hanno effetti tossici
sulla salute umana, animale
e degli ecosistemi
di Andrea Visca*
N
egli ultimi anni, il tema dei contaminanti
emergenti (Emerging Contaminants,
EC) è diventato centrale nel
dibattito scientifico e politico sulla sostenibilità
dei sistemi agricoli. Si tratta
di sostanze chimiche o agenti biologici
che non sono ancora pienamente regolamentati,
ma la cui presenza nell’ambiente è in costante
aumento. Gli EC rappresentano una nuova frontiera
della ricerca ambientale perché, pur presenti
a concentrazioni spesso molto basse, possono
avere effetti tossici, persistenti e cumulativi sulla
salute umana, animale e degli ecosistemi, come
ad esempio gli agroecosistemi.
Per comprendere la portata del problema, è utile
partire da una definizione di agroecosistema.
Un agroecosistema è un ecosistema modificato
dall’uomo per produrre alimenti, fibre o energia.
Nel corso degli ultimi decenni, l’evoluzione
dell’agricoltura (dalla tradizione contadina alla
rivoluzione verde, fino ai sistemi intensivi) ha
portato enormi benefici in termini di produttività,
ma anche un progressivo aumento dell’impatto
antropico. La semplificazione del paesaggio agricolo,
la perdita di biodiversità e l’uso massiccio di
fertilizzanti, pesticidi e antibiotici hanno alterato
i delicati equilibri biogeochimici del suolo e delle
acque, creando nuove vie di contaminazione.
I contaminanti emergenti comprendono una vasta
gamma di sostanze: residui farmaceutici, antibiotici,
microplastiche, PFAS, ormoni, pesticidi
di nuova generazione, nanomateriali e perfino
agenti biologici come i geni della resistenza agli
antibiotici (Antibiotic Resistance Gene, ARG).
Ciò che li accomuna è la mancanza di standard
di monitoraggio e di limiti normativi specifici,
nonostante la crescente evidenza della loro
diffusione ambientale e dei rischi associati. Tre
esempi emblematici aiutano a comprendere la
complessità del problema: antibiotici e ARG, microplastiche
e PFAS.
Il ruolo dei reflui zootecnici
L’impiego di antibiotici in zootecnia è una delle
principali fonti di contaminazione del suolo.
Anche quando gli antibiotici vengono somministrati
in modo corretto, una parte significativa
viene escreta dagli animali e si accumula nei
reflui o nei letami, che possono venire utilizzati
come ammendanti organici. Questi residui possono
esercitare una pressione selettiva sui microorganismi
del suolo, favorendo la diffusione di
batteri resistenti e dei relativi geni di resistenza
(ARG). Il suolo, tradizionalmente considerato un
ambiente “filtro”, si rivela invece un vero serbatoio
di resistenze genetiche. La combinazione tra
microbiomi del letame e microbiomi del suolo
genera un ambiente ideale per lo scambio di materiale
genetico (un fenomeno noto come trasferimento
orizzontale di geni) che può potenzialmente
raggiungere le piante e, in ultima analisi,
la catena alimentare. Nonostante la portata del
rischio, oggi non esistono normative specifiche
che regolino la presenza o il monitoraggio degli
ARG nei suoli agricoli.
Microplastiche: nuovi ospiti del suolo agricolo
36 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
Tra i contaminanti
emergenti
ci sono farmaci,
antibiotici e
le microplastiche,
che nei suoli agricoli
hanno uno dei principali
depositi
Le microplastiche (MP) sono per definizione
frammenti di plastica di dimensioni inferiori ai
5 millimetri. Sebbene l’attenzione pubblica si
concentri soprattutto sugli ambienti marini, i
suoli agricoli rappresentano uno dei principali
depositi di microplastiche a livello globale. Le
fonti sono molteplici: film plastici per pacciamatura,
tubi di irrigazione, fibre tessili, fanghi di
depurazione utilizzati come fertilizzanti, e perfino
bioplastiche degradate solo parzialmente.
Queste particelle, una volta
entrate nel suolo, possono interagire
con le comunità microbiche,
alterare la struttura
del terreno, influenzare la disponibilità
di nutrienti e servire
da “hotspot” per la proliferazione
di batteri resistenti
e geni della resistenza. Basti
pensare che data la loro natura
porosa, le microplastiche
possono ospitare i microrganismi
sulla loro superficie,
aumentando la frequenza del
trasferimento orizzontale dei
geni, essendo questi ultimi
fisicamente vicini. Inoltre, la
pseudo-persistenza delle microplastiche
rende il problema particolarmente
complesso: anche se una parte delle particelle
può degradarsi, il processo è estremamente lento
e spesso porta alla formazione di nanoplastiche,
ancora più difficili da rilevare e rimuovere.
PFAS: i “forever chemicals”
I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) rappresentano
una delle categorie più problematiche di
contaminanti emergenti. Utilizzati in un’ampia
gamma di prodotti industriali e di consumo, dai
rivestimenti antiaderenti ai tessuti impermeabili,
i PFAS si caratterizzano per la loro estrema stabilità
chimica, che ne impedisce la degradazione
naturale. Queste sostanze possono accumularsi
nel suolo e nelle acque sotterranee e, infine, bioaccumularsi
negli organismi viventi, con effetti
potenzialmente tossici anche a concentrazioni
molto basse. In ambito agricolo, i PFAS possono
essere introdotti attraverso l’irrigazione con acque
contaminate o l’utilizzo di compost e fanghi
di depurazione non adeguatamente trattati. La
loro gestione richiede approcci integrati di monitoraggio,
bonifica e prevenzione, ancora oggi
limitati da lacune normative e tecnologiche.
Il One Health e il vuoto normativo
Sebbene l’Unione Europea e l’Italia abbiano
adottato strategie ambientali avanzate, come la
direttiva quadro sulle Acque, il regolamento sui
Fertilizzanti e la Strategia per il Suolo 2030, mancano
ancora regole specifiche per contaminanti
emergenti come gli ARG e le microplastiche.
Questa assenza di riferimenti normativi rende
difficile per agricoltori e tecnici valutare i rischi
reali e adottare pratiche di mitigazione adeguate.
Per affrontare una sfida così complessa, la
comunità scientifica propone
l’approccio One Health, che
riconosce l’interconnessione
tra salute umana, animale e
ambientale.
In quest’ottica, la gestione dei
contaminanti emergenti non
può limitarsi al controllo chimico
o normativo, ma deve
includere strategie sistemiche
basate su monitoraggio microbiologico,
pratiche agroecologiche,
riduzione degli input
chimici e uso responsabile degli
ammendanti organici.
La sfida dei contaminanti
emergenti impone una riflessione
più ampia sul modello
produttivo agricolo. Serve una maggiore consapevolezza
collettiva, una coordinazione tra ricerca,
istituzioni e filiere produttive e, soprattutto, la
diffusione di pratiche agroecologiche che proteggano
la salute del suolo e la sicurezza alimentare.
Solo integrando conoscenza scientifica, innovazione
e responsabilità ambientale sarà possibile costruire
un’agricoltura realmente in linea con le strategie europee
“Farm to Fork” e “Soil Deal for Europe”.
* Laboratorio Innovazione delle filiere agroalimentari,
Enea
•••
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 37
INNOVAZIONE AGROMECCANICA
Non solo
agricoltura
I contoterzisti sono chiamati
per contenere le alluvioni,
e per ripristinare gli argini
e le colline. Partecipano alla
macchina delle emergenze
nazionali, ma manca
il riconoscimento formale
che solo un Albo può dare
di Roberto Scozzoli*
L’
idea di un Albo nazionale degli agromeccanici
nasce da un’esigenza pratica:
rendere riconoscibile una figura
professionale che è già essenziale, ma
che troppo spesso rimane invisibile. Gli
agromeccanici, o contoterzisti, sono l’anello
tecnologico della filiera agricola, ma anche
qualcosa di più: un presidio di competenza tecnica
che, se messo nelle condizioni giuste, può
operare ben oltre i confini dell’azienda agricola.
A ricordarlo, per chi lo avesse dimenticato, è
stata l’alluvione che ha colpito la Romagna nel
maggio 2023. Da direttore dell’associazione Apimai
di Ravenna, mi sono trovato in prima linea
a coordinare squadre di contoterzisti impegnati
prima a contenere le esondazioni, poi a ricostruire
in fretta e furia gli argini e infine a valutare i
danni e recuperare la fertilità dei suoli. In quei
giorni concitati ho toccato con mano quanto la
presenza degli agromeccanici fosse decisiva. Lo
è stata nei fatti, ma non nei riconoscimenti. Protezione
civile, esercito, struttura commissariale:
tutti hanno agito con la massima dedizione, ma il
contributo tecnico dei contoterzisti non aveva un
canale istituzionale per essere valorizzato. Eppure,
in molti casi, i loro interventi hanno anticipato
quelli delle autorità, con macchine e operatori
pronti a muoversi in poche ore.
È da quell’esperienza che nasce la convinzione
che serva un protocollo formale con la Protezione
Civile. Gli agromeccanici devono essere
parte integrante della macchina organizzativa
nazionale in caso di emergenza. Conoscono il
territorio, dispongono di mezzi potenti e di competenze
che vanno ben oltre la meccanizzazione
agricola. Da anni, in Romagna, si occupano
anche della realizzazione delle dune di sabbia
lungo il litorale, indispensabili per proteggere
le spiagge dalle mareggiate. Dopo l’alluvione,
hanno trattato le colture con i droni, là dove il
fango rendeva impossibile l’ingresso delle macchine.
E a due anni dall’alluvione, i contoterzisti
dell’entroterra romagnolo sono ancora impegnati
nella ricostruzione del paesaggio collinare.
Operano nei versanti franati dell’Appennino,
creando drenaggi sotterranei, ripristinando
38 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
scarpate e consolidando
terreni instabili.
È un lavoro
silenzioso, ma
decisivo, che ha
un effetto diretto
sulla salvaguardia
dell’ambiente pedocollinare
e sulla
stabilità idrogeologica
di un’area fragile.
La parte più operativa della rimessa in sicurezza
di queste zone è affidata proprio a loro, perché
conoscono in modo diretto la morfologia dei
suoli, la risposta dei terreni alle piogge, la direzione
naturale dei deflussi. In molti casi, l’agromeccanico
della collina romagnola - penso
a chi lavora nell’area di Riolo Terme - possiede
una conoscenza empirica del suolo che nessuna
mappa satellitare o algoritmo potrà mai sostituire.
Questa memoria tecnica, costruita sul campo
e tramandata di generazione in generazione, è
un patrimonio che andrebbe tutelato al pari delle
competenze accademiche.
L’agromeccanico sa leggere la terra, riconosce le
avvisaglie di un cedimento, intuisce come drenare
un pendio o come riportare
in equilibrio un terreno smosso.
È una competenza diffusa
su scala territoriale, ma oggi
minacciata dalla mancanza di
un riconoscimento formale e
di un sistema che la valorizzi.
Sono esempi che mostrano
come la tecnologia, integrata
con l’esperienza di operatori
qualificati, diventi uno strumento
di efficienza e sicurezza
territoriale. La multifunzionalità
dell’agromeccanico
non è uno slogan. Comprende
la gestione dei reflui zootecnici,
le operazioni forestali, la manutenzione
idraulico-ambientale, la logistica di prossimità e
il trattamento dei sottoprodotti agricoli destinati
a compost e bioenergia. Si tratta di un insieme
di attività che riduce l’impatto ambientale complessivo
e migliora l’efficienza energetica dei sistemi
agricoli. Il cuore del cambiamento non è
solo tecnologico, ma organizzativo. Le macchine
automatizzate, i sensori e l’intelligenza artificiale
ampliano le potenzialità operative, ma richiedono
una struttura di riferimento che garantisca
L ’albo nazionale
è lo strumento che manca
per individuare le imprese
qualificate, favorire percorsi
di aggiornamento
e coordinare le politiche
pubbliche
A sinistra Roberto Scozzoli insieme al coordinatore di Uncai,
Fabrizio Canesi e al presidente, Aproniano Tassinari,
durante il convegno di Confagricoltura ad Agrilevante a cui
ha partecipato anche il delegato per le politiche agromeccaniche
della confederazione, Donato Rossi
professionalità, sicurezza e formazione continua.
L’Albo nazionale degli agromeccanici rappresenta
questo punto di sintesi: uno strumento per
individuare le imprese qualificate, favorire percorsi
di aggiornamento e coordinare le politiche
pubbliche verso una gestione più razionale delle
risorse agricole e ambientali. Le imprese agromeccaniche
operano in un contesto complesso:
devono accompagnare gli agricoltori nell’adattamento
ai cambiamenti climatici e alle nuove
regole della Politica agricola comune, in un quadro
economico caratterizzato da costi energetici
elevati e carenza di manodopera specializzata.
In tale scenario, l’innovazione resta la principale
leva di competitività. L’agromeccanica produce
non solo economie di scala, ma anche, potremmo
dire, ecologie di scala: ottimizza
l’uso dei mezzi tecnici,
riduce consumi e sprechi, e
contribuisce in modo diretto
alla sostenibilità ambientale.
Ogni innovazione introdotta
dai contoterzisti è un moltiplicatore
e genera effetti positivi,
sia sulla produttività, sia sulla
tutela delle risorse naturali.
L’adozione di un Albo nazionale
permetterebbe di tradurre
questa realtà in un sistema riconosciuto,
misurabile e coordinato.
Darebbe rappresentanza
stabile al settore nei tavoli
di politica agricola e faciliterebbe l’accesso a misure
di sostegno e formazione. L’agromeccanico,
da fornitore di servizi, diventerebbe così operatore
di territorio: una figura chiave nella gestione
integrata del paesaggio agrario e ambientale. Il
riconoscimento formale di questa funzione non
è un atto simbolico, ma una condizione tecnica
per migliorare l’efficienza dell’agricoltura italiana
e la sicurezza del suo territorio.
* Direttore tecnico Uncai •••
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 39
PROGETTI UE ECOTROPHELIA
L’innovazione
è dei giovani
Una vera e propria Champions
League dell’innovazione alimentare.
Una competizione, fondata
dalla Federazione dell’industria
alimentare francese
e da Federalimentare
di Cecilia Blengino
D
al 1999 Ecotrophelia presenta la Champions
League dell’innovazione alimentare,
una competizione internazionale
fondata dalla Federazione dell’industria
alimentare francese ANIA e da
quella italiana Federalimentare,
oggi con l’aiuto di
A ottobre gli studenti
vincitori delle selezioni
nazionali si sono riuniti
a Colonia, in occasione
di Anuga,
fiera internazionale
del food&beverage
Confagricoltura e di EIT Food,
per mettere in gara team di
studenti universitari con l’ambizione
di promuovere l’applicazione
delle nuove conoscenze
scientifiche alle iniziative
imprenditoriali giovanili. Un
terreno di confronto e di crescita
in cui le migliori squadre
universitarie d’Europa, e da
quest’anno, anche della Corea
del Sud, si sfidano nella creazione
del miglior prodotto
alimentare innovativo pensato
secondo criteri di sostenibilità, economia circolare,
replicabilità, attrattività di mercato e profittabilità
economica.
Ecotrophelia, nei suoi 26 anni, ha visto migliaia
di nuove idee grazie a studenti creativi, brillanti
e motivati. Dal 2000 al 2012, l’attenzione
era rivolta alle alternative agli snack tradizionali,
con l’introduzione di verdure e pasti pronti per
rispondere anche alla mancanza di tempo. Dal
2012, le innovazioni si sono orientate verso la
salute e l’ambiente, con prodotti a basso contenuto
di zuccheri, di sale e di grassi. Dal 2015, è
stato rilevato un aumento dei prodotti sostitutivi
e anti-allergenici, mentre dal 2020 sono cresciuti
i prodotti vegetali, promuovendo l’uso di legumi
e più in generale di proteine alternative, compresi
anche gli insetti.
Guardando al futuro, secondo i giovani partecipanti,
sembrano cinque le tendenze principali
che guideranno l’innovazione alimentare: proteine
non di origine animale;
fermentazione; nutrizione funzionale;
economia circolare
per ridurre gli sprechi; agricoltura
rigenerativa e soluzioni
smart basate sull’intelligenza
artificiale. Per Maarten van
der Kamp, presidente di Ecotrophelia
Europe EEIG, oggi
il tema è “Feeding tomorrow:
Reinventing food production”
e commenta: “Ogni anno scegliamo
un tema che rifletta ciò
che sta accadendo nel mondo
dell’innovazione alimentare,
e per il 2025 il riferimento è
chiaro: l’intelligenza artificiale sta rapidamente
ridefinendo il nostro mondo. È interessante osservare
cosa accade quando una tecnologia diventa
improvvisamente accessibile a un’ampia
40 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
gamma di utilizzi e ci si chiede quale potrebbe
essere l’equivalente di tutto ciò nel campo della
produzione alimentare”.
La competizione Ecotrophelia di oggi ad Anuga
Il 7 e 8 ottobre 2025 gli studenti vincitori delle
selezioni nazionali si sono riuniti a Colonia,
Germania, in occasione di Anuga, importante
fiera internazionale del food&beverage. Per
questa edizione, ben 18 squadre hanno partecipato
alla finale. Al tavolo della giuria, “Side-
Kick Pumpkin Protein Cubes”, cubetti proteici
a base di zucca, affumicati e “cruelty-free”
dal team austriaco; “BUZZZ”, dalla Svizzera,
ovvero crackers ricchi di proteine e fibre con
farina di insetti; “Flexi-Nuggets”, dalla Germania,
nuggets con pollo e fagioli, ricchi di proteine,
realizzati in ottica sostenibile. E ancora,
dal team coreano, “To-Flex”, tofu funzionale,
realizzato con solo 3 ingredienti (isolato proteico
di soia, acqua, olio di soia) e lavorazione
minima. A Colonia, l’Italia è stata rappresentata
dall’Università degli
Studi di Parma con
“Trebbini” - premiati
con il primo posto alla
gara nazionale organizzata
da Federalimentare
-, biscotti realizzati
con farina derivata
dalle trebbie di birra,
grano saraceno e miele,
ripieni di crema di
mela. La giuria ha assegnato
tre premi: oro,
argento e bronzo, oltre
ai riconoscimenti speciali
per la comunicazione
e l’imprenditorialità.
Tra i vincitori si sono distinti progetti che
hanno saputo coniugare gusto, salute, risultato
economico e rispetto per l’ambiente. Medaglia
d’oro al Belgio con il prodotto “Cornella”,
cono croccante “inclusivo” e gelato senza lattosio;
medaglia d’argento alla Francia con “Encore
MIEUX!”, alternativa “anti-spreco” al raviolo
tradizionale con farina di vecchie baguette e
ciuffi di carota; medaglia di bronzo alla Spagna
con “NOJA”, salsa a base di carruba, allergenfree,
alternativa alla classica salsa di soia a basso
contenuto di sale.
Daniele Rossi, delegato R&I di Confagricoltura,
tra i fondatori di Ecotrophelia, ha ribadito
“quanto il settore alimentare debba in futuro
attrarre i nuovi talenti e disegnare una prospettiva
avvincente per le generazioni che verranno.
Il mondo agricolo e quello industriale, soprattutto
in Italia, hanno una anzianità imprenditoriale
notevole e meccanismi intergenerazionali
complessi. L’innovazione costituisce una leva
importante per avvicinare
qualità e quantità
dei profili dei nostri ragazzi”.
L’Italia ha conseguito
un onorevole
posto di metà classifica
- biscotti buonissimi
ma processo produttivo
incompleto del food
safety / haccp plan -
mentre l’Ungheria e la
Corea del Sud dovranno
aspettare un anno
per rifarsi dalle ultime
posizioni. •••
La giuria di Ecotrophelia
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 41
NOTIZIE DA BRUXELLES di Nicoletta Antelli
LA PROTESTA DEGLI AGRICOLTORI EUROPEI TORNA AL CENTRO DELLA SCENA POLITICA A STRASBURGO
Il Copa-Cogeca ha riportato il settore
in piazza per chiedere una PAC condivisa
La manifestazione del Copa-Cogeca del 21 ottobre scorso a
Strasburgo, in Place de la République davanti all’Europarlamento
N
elle stesse ore in cui il Parlamento europeo discuteva
la posizione sul bilancio e sulla futura Politica
Agricola Comune (PAC), il Copa-Cogeca
ha organizzato una grande mobilitazione davanti alla
sede dell’europarlamento per chiedere con forza il ritiro
della proposta avanzata dalla Commissione. Si tratta di
un’iniziativa che ha coinvolto le principali organizzazioni
agricole europee, tra cui Confagricoltura, che è stata
presente per rappresentare la voce degli agricoltori italiani
e difendere il ruolo strategico del settore primario nel
futuro dell’Unione. Al centro della contestazione non c’è
solo il merito della proposta, ma anche il metodo con cui
è stata elaborata. Le misure relative al quadro finanziario
pluriennale e alla PAC per il periodo 2028-2034 sono
state preparate senza una valutazione di impatto, senza
consultare adeguatamente le parti interessate e senza trasparenza:
un processo chiuso, condotto “in camera” fino
alla pubblicazione. Un approccio che mina la fiducia e
riduce la possibilità per il settore agricolo di contribuire
in modo costruttivo alla definizione delle politiche che lo
riguardano direttamente.
È soprattutto il contenuto a destare forte preoccupazione.
A fronte di un bilancio complessivo dell’Unione che passerebbe
da 1.211 a 1.985 miliardi di euro, i fondi destinati
alla PAC subirebbero un taglio drastico: da 380 miliardi a
294 miliardi, un calo del 22% a prezzi correnti. L’incidenza
della spesa agricola sul bilancio totale dell’UE si ridurrebbe
al 15%, dimezzata rispetto al periodo 2023-2027.
Un ulteriore elemento di criticità riguarda la struttura e la
governance della futura Politica agricola comune. La proposta
prevede la creazione di un “Fondo Unico” per agricoltura,
pesca e coesione territoriale, da gestire attraverso
un unico piano nazionale per ciascuno Stato membro. Ciò
comporterebbe una drastica semplificazione formale, ma
una complessità amministrativa sostanziale e, soprattutto,
l’erosione del principio di comunalità della politica agricola.
Le regioni verrebbero di fatto escluse dai processi
decisionali, con il ministero nazionale come unico interlocutore.
Una rinazionalizzazione che rischia di frammentare
il mercato unico e di creare disuguaglianze tra Paesi.
Il nuovo modello di sostegno al reddito, inoltre, introduce
un capping obbligatorio a 100.000 euro per azienda
e riduzioni progressive degli aiuti già a partire da
20.000 euro. Si tratta di una scelta che penalizzerebbe
42 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
le imprese più strutturate, quelle che investono e competono
sui mercati internazionali, e che verrebbero private
di una parte significativa delle risorse oggi garantite dai
pagamenti diretti. Allo stesso tempo, le misure settoriali
perderebbero la loro dotazione specifica, costringendo
un numero maggiore di comparti agricoli a contendersi
risorse più scarse e favorendo disparità competitive tra
Stati membri, soprattutto in presenza di cofinanziamenti
nazionali asimmetrici. Le preoccupazioni non si fermano
qui: la proposta apre la strada a un mosaico normativo
difficile da armonizzare. In un contesto di crescente instabilità
internazionale e di sfide ambientali complesse,
frammentare e indebolire la PAC significa minare uno
dei pilastri più solidi della costruzione europea.
Con questa manifestazione, Copa e Cogeca hanno voluto
lanciare un messaggio forte e chiaro ai colegislatori:
Parlamento e Consiglio devono respingere la proposta
e costruire un’alternativa credibile. La PAC deve restare
una politica comune con un bilancio dedicato, una struttura
a due pilastri e meccanismi stabili di adeguamento
all’inflazione.
Il 25 settembre, i Praesidia di Copa-Cogeca hanno definito
“inaccettabile” la proposta della Commissione e ne
hanno chiesto il rigetto. L’organizzazione, che rappresenta
la voce unitaria dell’agricoltura e della cooperazione
europea, ha individuato dieci “red lines”, dieci elementi
g LA “MAGGIORANZA URSULA” CHIEDE UNA REVISIONE DEL QFP
Con una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea,
Ursula von der Leyen, i presidenti dei gruppi PPE, S&D, Renew Europe e
Verdi del Parlamento europeo - i partiti della cosiddetta “maggioranza
Ursula” - hanno proposto di modificare la proposta sul Quadro Finanziario
Pluriennale (QFP) post-2027, ponendo tale revisione come condizione
per l’avvio dei negoziati.
La lettera dei presidenti dei gruppi parlamentari chiede alla Commissione
di garantire un pieno coinvolgimento del Parlamento europeo
nel processo di approvazione e modifica dei Piani Nazionali degli Stati
membri, attraverso atti delegati, e nelle decisioni relative alla programmazione
delle risorse flessibili e agli adeguamenti legati a nuove esigenze
o priorità.
“Un risultato frutto anche delle azioni messe in campo da Confagricoltura”,
ha commentato la notizia il presidente Giansanti, esprimendo
condivisione dell’impostazione indicata dai gruppi della “maggioranza
Ursula”. Una revisione in tal senso del bilancio europeo non potrà non
avere effetti positivi anche sul disegno di riforma presentato dalla Commissione
per la Politica agricola comune. Riforma contestata dal mondo
agricolo vista la previsione di una sintesi degli attuali due fondi FEAGA
e FEASR ,che costituiscono la Pac, in un Fondo Unico, comportando una
riduzione delle attuali risorse. “La missiva indirizzata alla presidente della
Commissione è anche un risultato tangibile dell’azione messa in atto
in queste settimane da parte della Confederazione e dei tanti agricoltori
che hanno deciso di opporsi, in maniera netta ed evidente, alla proposta
avanzata dalla presidente von der Leyen”, ha aggiunto Giansanti.
decisivi che rendono questa riforma insostenibile sia dal
punto di vista economico che politico. Queste dieci linee
rosse sono state presentate ufficialmente durante la manifestazione
di Strasburgo: un momento
chiave per richiamare l’attenzione dei
decisori politici europei sulla posta in
gioco e sulla necessità di un cambio di
rotta. Ora la palla passa ai colegislatori,
Parlamento e Consiglio, chiamati a difendere
l’architettura della PAC e il ruolo
strategico dell’agricoltura europea. Molti
eurodeputati hanno già espresso forte
preoccupazione per i contenuti della
proposta e per il metodo con cui è stata
avanzata. La mobilitazione di Strasburgo
ha rappresentato, quindi, molto più di un
gesto simbolico: un appello politico per
salvaguardare una politica comune che,
da oltre sessant’anni, è uno dei pilastri
fondanti dell’Unione.
Confagricoltura, al fianco delle altre organizzazioni
agricole continentali, sarà
in prima linea per sostenere questa battaglia.
L’agricoltura non può essere trattata
come una variabile di bilancio: servono
risorse dedicate, strumenti stabili e una visione
comune. Senza una vera PAC, l’Europa
rischia di compromettere la propria
sicurezza alimentare e la competitività
delle sue imprese agricole.
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 43
Giovani di Confagricoltura
I TEMI DEL CONVEGNO QUADRI 2025 DAL 5 AL 7 NOVEMBRE A NAPOLI
Costruiamo un futuro innovativo,
verde e intelligente per l’agricoltura
Negli ultimi tre anni, parallelamente al nostro impegno
come imprenditori agricoli, abbiamo avuto l’opportunità
- in qualità di dirigenti del sindacato - di conoscere da
vicino le molteplici realtà che compongono il tessuto delle
nostre imprese associate. Questo confronto continuo ci ha
permesso di cogliere le diverse sfumature di un settore in
trasformazione, fatto di sfide, ma anche di opportunità.
Per questo Convegno Quadri abbiamo scelto un filo conduttore
che ci accomuna e ci spinge a guardare avanti:
come immaginiamo le nostre aziende agricole tra dieci
anni? I mercati globali, un tempo percepiti come lontani
e astratti, sono oggi parte integrante della nostra quotidianità.
Prezzi, approvvigionamenti e dinamiche di filiera
dipendono da equilibri geopolitici mutevoli. Solo nell’ultimo
anno e mezzo abbiamo assistito a oscillazioni
violente dei mercati, dovute a conflitti regionali, tensioni
commerciali e modifiche ai dazi statunitensi annunciati,
rivisti, eliminati e confermati. L’incertezza è diventata una
costante, e le nostre imprese si trovano ogni giorno a gestirne
gli effetti diretti: rincari sulle materie prime, aumento
dei costi energetici, ritardi nelle forniture.
L’Italia vive questa condizione con un grado di vulnerabilità
maggiore rispetto ad altri Paesi europei. La nostra Superficie
Agricola Utilizzata è limitata, le produzioni - pur
di altissimo valore qualitativo - non sono sufficienti a coprire
il fabbisogno nazionale, e la dipendenza dall’estero
per energia e materie prime resta elevata. A ciò si aggiungono
vincoli normativi che rallentano l’innovazione:
se da un lato è vietata la coltivazione di OGM, dall’altro
ne è consentita l’importazione; e mentre le Tecnologie di
Evoluzione Assistita (Tea) rappresentano una frontiera di
sostenibilità, il loro utilizzo in campo è ancora ostacolato
da ritardi normativi e da un dibattito ideologico che non
tiene conto del progresso scientifico.
Da anni le nostre aziende competono con l’estero ad armi
impari: prodotti italiani e stranieri vengono valutati sullo
stesso mercato pur essendo soggetti a normative e costi
produttivi profondamente diversi. Nei Paesi extra-Ue
sono ancora ammessi principi attivi vietati in Europa, e le
regole sul lavoro o sulla tutela ambientale sono spesso
meno stringenti. Tea, reciprocità e corretta redistribuzione
del valore lungo la filiera sono stati temi di diversi nostri
44 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
approfondimenti e tra le nostre richieste come
Giovani di Confagricoltura-Anga in occasione
delle proteste che hanno acceso tutta Europa
nei primi mesi del 2024. Come detto anche allora,
noi “Siamo un’Associazione di Agricoltori
guidata da Agricoltori”.
Il World Economic Forum di Davos 2025 ha
individuato il cambiamento climatico come la
principale minaccia dei prossimi dieci anni. Il
2024 ha mostrato con chiarezza quanto l’Italia sia vulnerabile:
eventi estremi un tempo considerati eccezionali
sono diventati ordinari. Frane, alluvioni, siccità e temperature
altissime non colpiscono soltanto i raccolti, ma compromettono
la fertilità del suolo, riducono la biodiversità,
favoriscono la desertificazione e mettono a rischio la
sopravvivenza stessa delle aziende agricole. Quando un
terreno viene abbandonato, non si perde solo un’attività
economica, ma anche una parte del presidio ambientale
e sociale del Paese. Gli agricoltori sono - e devono essere
riconosciuti - i primi custodi del territorio.
Allo stesso tempo, il nostro settore è protagonista della
transizione energetica. Nel 2024 il 41% della domanda
di energia elettrica italiana è stata coperta da fonti rinnovabili,
con punte del 56% a maggio. L’agricoltura ha
contribuito in modo decisivo a questo risultato, con oltre
3.500 MW di potenza installata proveniente da biogas,
biometano e fotovoltaico agricolo. Le agroenergie non
solo riducono l’impatto ambientale, ma rafforzano la
sostenibilità economica delle aziende, offrendo nuove
fonti di reddito e stimolando reti cooperative e modelli
di economia circolare. È in questo
spirito che Confagricoltura ha promosso
la prima Comunità Energetica
Rinnovabile agricola di rilevanza
nazionale, simbolo di un’agricoltura
capace di produrre valore e di innovare
nel rispetto dell’ambiente.
Ma la vera rivoluzione dei prossimi
anni sarà quella dell’Intelligenza
Artificiale. Sensori, droni e satelliti
permettono già oggi di monitorare
in tempo reale lo stato delle colture,
prevedere rese, individuare fabbisogni
idrici o nutrizionali e programmare
interventi mirati. Nelle stalle,
i sistemi di rilevazione automatica
aiutano a individuare precocemente
malattie o comportamenti anomali
negli animali, contribuendo a ridurre
e confinare focolai di epizoozie
che negli ultimi anni hanno messo a
dura prova interi comparti produttivi.
L’agricoltura diventa così un settore
tecnologico avanzato, capace di attrarre
nuove competenze e nuovi giovani. Tuttavia, l’adozione
dell’AI richiede un salto culturale. Servono investimenti,
formazione, regole chiare sulla proprietà dei dati e
un accesso equo alle infrastrutture digitali ed energetiche.
L’agricoltura si conferma un settore strategico per l’intero
sistema economico: non solo produce cibo per tutti,
ma fornisce energia rinnovabile, genera crediti di carbonio,
contribuisce al bilancio di sostenibilità delle imprese
e mantiene viva la coesione dei territori rurali. È il punto
d’incontro tra produzione, ambiente e società.
Per questo, come Giovani di Confagricoltura - Anga, riteniamo
fondamentale insistere su tre punti specifici.
Parità di condizioni e reciprocità
L’Unione Europea deve garantire regole uguali per tutti,
imponendo agli importatori gli stessi standard ambientali,
sociali e di sicurezza richiesti ai produttori europei. Solo
così sarà possibile una corretta redistribuzione del valore
lungo la filiera e il riconoscimento del giusto prezzo per
chi produce. Le nostre aziende devono poter essere messe
nelle condizioni di crescere e di investire.
Strumenti di gestione del rischio
Chiediamo maggiore cura del territorio da parte degli
enti competenti, politiche strutturali per la prevenzione
e la mitigazione dei danni causati dagli eventi estremi,
e strumenti assicurativi e mutualistici accessibili a tutte le
imprese che scelgono di proteggersi. Curare il territorio
significa anche garantire la sicurezza e il futuro delle comunità
rurali.
Innovazione e formazione
Servono incentivi mirati per le aziende che scelgono di
innovare i propri processi aziendali, che investono in
tecnologie digitali, agroenergie e pratiche sostenibili, insieme
a programmi di formazione per sviluppare nuove
competenze. Va posta particolare attenzione alle modalità
di implementazione di tali misure per non precludere
le opportunità a imprese giovani o con pochi dipendenti.
Nonostante le difficoltà, noi Giovani di Confagricoltura-
ANGA guardiamo al futuro con fiducia. Crediamo in
un’agricoltura giovane, verde e intelligente, capace di
affrontare le sfide globali con competenza, coraggio e
innovazione.
L’agricoltura di domani è già qui.
Giovanni Gioia
Presidente Anga
Giovani di Confagricoltura
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 45
AGRICOLTURA BIOLOGICA a cura di Siliva Piconcelli e Irene Gangarossa
IMPRENDITORI, CONSULENTI AGRICOLI, INSEGNANTI A BOURG-LÈS-VALENCE PER TECH & BIO
Lavorazione del suolo In Francia per
scoprire le nuove tecniche di lavorazione
Traguardando le finalità principali
dell’agricoltura biologica
che sono produrre senza ausilio
di prodotti chimici, mantenere
la biodiversità, valorizzare l’ambiente
e il territorio, nonché fornire
un reddito seppur minimo a chi
la pratica. Per raggiungere queste
mete bisogna essere agricoltori che stimolano la ricerca,
veramente attenti e pronti a recepire tutte le innovazioni tecnologiche
a disposizione, ed essere attori e non succubi del
mercato. Nell’ottica di approfondire tali conoscenze, soprattutto
nell’ambito delle tecniche di lavorazione del suolo,
ConfagriBio, ha partecipato il 24 e 25 settembre 2025
all’edizione biennale della fiera internazionale Tech & Bio,
che si è tenuta in Francia a Bourg-lès-Valence dedicata alle
tecniche agricole biologiche ed alternative.
L’evento si è rivolto principalmente ad agricoltori biologici,
consulenti agricoli, insegnanti e a tutti coloro che sono
interessati alle nuove tecniche di produzione biologica. La
fiera ha offerto un ampio ventaglio di attività: centinaia di
dimostrazioni empiriche e workshop, oltre 70 conferenze
tematiche con la partecipazione
di 375 espositori con attrezzature
agricole all’avanguardia,
provenienti da diversi paesi europei.
Nonostante le condizioni
meteorologiche sfavorevoli, che
hanno impedito lo svolgimento
delle dimostrazioni in campo,
l’affluenza è stata notevole:
sono state accolte circa 21.000
persone. All’interno della fiera,
i visitatori hanno potuto osservare
molteplici sistemi di lavorazione
del terreno, spaziando
da attrezzi a trazione animale,
ad attrezzature convenzionali,
terminando con la tecnologia
robotica di ultima generazione,
alimentata sia con il sistema endotermico,
sia con energia elettrica
e solare. Tra le innovazioni
più promettenti, spiccavano la
robotica applicata alla lavorazione del terreno e le macchine
elettriche per il diserbo.
Sicuramente lo sviluppo di queste attrezzature sarà il futuro
dell’agricoltura ed in particolare di quella biologica.
Ad oggi si sente ancora un forte bisogno di ricerca e di
un abbattimento dei costi, che potranno essere mitigati dal
consociarsi di agricoltori per far lavorare le macchine su
molti ettari. Come agricoltori biologici siamo a disposizione
per i ricercatori delle ditte produttrici per fornire richieste e
consigli. Per quanto riguarda le principali aspettative, sicuramente
è necessaria una forte versatilità e una leggerezza
dei mezzi tale da poter operare anche in terreni collinari e
avere costi energetici bassi. Gli operatori dovranno essere
formati all’uso delle nuove tecnologie e godere di una assistenza
capillare in loco. In questo contesto la fiera Tech &
Bio ha un ruolo importante per la promozione e la valorizzazione
delle più recenti innovazioni del settore agricolo.
Paolo Parisini e Stefano Bolzanello
*Rispettivamente presidente
e consigliere di ConfagriBio
46 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
NEL 2024 LA SUPERFICIE AGRICOLA BIOLOGICA ITALIANA È CRESCIUTA DEL 2,4% RISPETTO AL 2023
Presentato il nuovo marchio
per il Bio Made in Italy
Il settore biologico italiano si trova in una fase
di intenso fermento istituzionale e strategico,
con due importanti appuntamenti organizzati
dal Masaf: la Giornata Europea del Biologico
e il successivo Tavolo tecnico ministeriale sul
Marchio Biologico Nazionale. Due occasioni
servite a confermare il ruolo sempre più centrale
del biologico nel panorama agroalimentare nazionale.
Al primo evento, la Giornata Europea
del Biologico, a cui hanno partecipato anche
il ministro Francesco Lollobrigida e il sottosegretario
Luigi D’Eramo, sono stati presentati i
dati aggiornati del monitoraggio Ismea 2024.
L’indagine mostra la fotografia di un settore in
piena espansione, con una superficie agricola
utilizzata (SAU) che ha raggiunto quota pari
al 20,2% del totale nazionale e una crescita
del +2,4% rispetto al 2023, per un totale di
2.514.596 ettari coltivati. Un risultato che testimonia
non solo la vitalità del comparto, ma
anche l’efficacia delle politiche nazionali messe
in atto negli ultimi anni.
Nello stesso contesto è stato ufficialmente presentato
il nuovo Marchio Biologico Nazionale, ideato
per rafforzare la certificazione dei prodotti
realizzati interamente con materie prime coltivate o allevate
in Italia. Si tratta di un’iniziativa strategica promossa dal
Masaf per valorizzare ulteriormente l’identità del biologico
italiano sui mercati nazionali e internazionali, garantendo
origine, qualità e trasparenza e fornendo ai consumatori
uno strumento immediato per riconoscere i prodotti biologici
100% italiani. Il vero punto di forza del nuovo marchio
risiede nella sua gratuità e semplicità d’uso per le aziende
già in possesso della certificazione, requisito gradito per
l’occasione dalla neoconsigliera di ConfagriBio, Desirèe
Nieves, intervenuta all’evento in rappresentanza dell’associazione,
che ha ribadito l’urgente necessità di semplificare
la burocrazia che grava sui produttori biologici lungo la filiera
di produzione, tema su cui il Masaf ha espresso piena
disponibilità e attenzione.
Il successivo Tavolo tecnico sul Biologico, che ha visto la
partecipazione di Lorenzo Fidora, vicepresidente di ConfagriBio,
si è focalizzato sulla definizione del regolamento
d’uso del Marchio Nazionale, concepito per essere snello,
accessibile e operativo e, come preannunciato, senza oneri
aggiuntivi. Come spiegato dal sottosegretario D’Eramo, l’unico
requisito per l’utilizzo del marchio quello del possesso
della certificazione biologica in corso di validità, in conformità
con l’articolo 35 del Regolamento UE 848/2018.
Questa impostazione mira a incentivare la massima adesione
da parte degli operatori del settore, senza aggravare la
loro posizione burocratica o economica, rendendo il nuovo
strumento un volano per la promozione del “Bio Made in
Italy”. Non appena l’iter normativo sarà concluso, il lancio
ufficiale sarà accompagnato da un grande evento nazionale
e da una campagna di comunicazione e informazione
capillare, che coinvolgerà ogni regione, con l’obiettivo di
sensibilizzare sia gli operatori che i consumatori. Il Marchio
non è soltanto un simbolo grafico, ma si configura come un
vero e proprio strumento di valorizzazione del legame tra
qualità, origine e sostenibilità, rendendo sempre più solido
il posizionamento dell’Italia nel panorama europeo e globale
dell’agricoltura biologica.
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 47
ORGANIZZAZIONE E TERRITORIO di Alessandra Porro
FRIULI VENEZIA GIULIA
GAMBARA PRESIDENTE
DELLA FEDERAZIONE
CONFRONTO A SIENA SUL FUTURO DELL’APICOLTURA EUROPEA
La riforma mette in discussione
i principi fondativi della PAC
Il successore di Philip Thurn Valsassina
è Nicolò Panciera di Zoppola
Gambara. Imprenditore agricolo,
49 anni, sposato e padre di
due figli e residente a Zoppola di
Pordenone, Panciera di Zoppola
Gambara è titolare di un’azienda di
200 ettari con coltivazioni a seminativi
e frutticoltura specializzata in
noci e nocciole. Nel suo intervento
di insediamento, il neopresidente
ha spiegato che l’agricoltura sta affrontando
una stagione di grande
cambiamento. “È nostro compito
accompagnare le imprese in questo
passaggio, rafforzando il sostegno
a livello regionale e nazionale,
l’agricoltura professionale non
può accettare una riduzione delle
risorse e un aumento degli obblighi”.
“Servono strumenti semplici e
accessibili per gestire la transizione
digitale - ha aggiunto - occorre
mantenere alta l’attenzione sulle
normative ambientali, che spesso
si dimostrano troppo lontane dalla
realtà che si vive nei campi”.
Un confronto partecipato e
di alto profilo quello ospitato
nella Sala dell’Aurora della
Provincia di Siena, dove
Confagricoltura Siena ha
promosso l’incontro “PAC
2028–2034: agricoltura e
Europa, facciamo chiarezza”.
Sul tavolo, la proposta
di riforma della Politica Agricola
Comune 2028-2034, che - come
emerso dagli interventi - rischia di snaturare
il senso stesso di una politica “comune”,
riducendo risorse, prospettive e
coerenza strategica. “Questa proposta
non è accettabile, né nel metodo né
nel merito - ha detto nel suo intervento
Roberto Caponi, direttore generale di
Confagricoltura -. Abbiamo partecipato
al dialogo con la Commissione, ma le
nostre osservazioni non sono state ascoltate.
L’incidenza della politica agricola
nel bilancio europeo è calata drasticamente:
segno di quanto sia cambiata la
percezione del ruolo dell’agricoltura”.
Caponi ha ricordato come l’agricoltura
resti “un settore strategico, soprattutto
nei momenti di crisi. Ce ne siamo accorti
durante la pandemia, quando l’autosufficienza
alimentare ha garantito la
stabilità del Paese. Ma non possiamo ricordarlo
solo nelle emergenze”. Ha poi
espresso preoccupazione per la tendenza
alla rinazionalizzazione della PAC.
“Restituire ai singoli Stati la gestione di
risorse e condizionalità ambientali e
sociali rischia di creare squilibri enormi.
La PAC è nata per uniformare le regole,
non per differenziarle”. Per Gianluca
Cavicchioli, direttore di Confagricoltura
Siena, la riforma “mette in discussione
la visione stessa di politica comune. I cicli
produttivi sono lunghi, gli investimenti
impegnativi: servono produttività, innovazione
e ricerca come basi per una
sostenibilità prima economica e poi ambientale”.
Anche il presidente, Simone
Lorenzo Signorini, ha ribadito la necessità
di “riportare la barra al centro. In
un momento di instabilità globale serve
sicurezza alimentare, non nuovi vincoli
burocratici”. Dagli interventi di Massimo
Vincenzini, presidente dell’Accademia
dei Georgofili, e Giorgio Cantelli
Forti, presidente dell’Accademia
Nazionale dell’Agricoltura, è arrivato
un appello condiviso: la PAC non può
ridursi a un meccanismo di redistribuzione
economica. È la politica fondativa
dell’Europa e deve tornare a essere
motore di sviluppo, cultura e benessere.
Il presidente del Collegio dei periti agrari,
Mario Braga, ha infine richiamato
l’urgenza di “sostenere le imprese reali
e favorire il ricambio generazionale. In
Italia ci sono oltre un milione di aziende
agricole, ma solo 200.000 realmente
produttive. La PAC deve premiare chi
lavora, innova e crea valore”. Dal confronto
è emerso un messaggio chiaro:
l’Europa non può permettersi di indebolire
il suo comparto primario. Servono
stabilità, coerenza e una visione capace
di coniugare sostenibilità, redditività
e sicurezza alimentare. L’incontro ha
confermato il ruolo di Confagricoltura
Siena come punto di riferimento per un
dialogo aperto tra istituzioni, imprese e
mondo accademico sul futuro dell’agricoltura
europea.
48 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
CAMPI ROSA di Alessandra Porro
DESIRÉE DE LA CARIDAD NIEVES RIELETTA ALLA GUIDA DI CONFAGRICOLTURA DONNA VITERBO-RIETI
“La mia presidenza sarà dedicata a
formazione, inclusione e rappresentanza”
L’imprenditrice Desirée de la Caridad Nieves,
attiva nel settore olivicolo e corilicolo a Capodimonte
(VT), sul lago di Bolsena, è stata rieletta
presidente di Confagricoltura Donna Viterbo-Rieti
per il suo secondo mandato consecutivo. Hanno
seguito le nomine di tre nuove giovani vicepresidenti:
Loretta Santini, Giulia Parenti Picciollo
e Giulia Catacci. Nieves ha già annunciato le
priorità del settore per i prossimi mesi, mettendo
al centro del suo operato il rafforzamento delle
aziende agricole femminili sul territorio e la missione
di accrescere il ruolo delle donne imprenditrici
nei tavoli istituzionali.
“In un contesto economico e sociale in continua evoluzione,
la formazione si conferma uno strumento
imprescindibile per restare competitivi - ha sottolineato
Nieves de la Caridad -. Proprio in quest’ottica,
prosegue la collaborazione con l’Università della
Tuscia, con l’obiettivo di istituire una borsa di studio
dedicata all’analisi del contesto agricolo nelle
aree rurali svantaggiate. Un’iniziativa strategica, che
punta a valorizzare quei territori dove le imprese
femminili dimostrano una resilienza straordinaria,
diventando motore di sviluppo e presidio sociale”.
Cresce l’attività di sensibilizzazione e contrasto alla
violenza sulle donne, un fronte su cui è necessario
agire con determinazione e continuità. Le imprese
femminili non sono solo attori economici: sono anche
protagoniste di un cambiamento culturale che
passa attraverso la tutela dei diritti di genere e la
promozione dell’equità sociale.
Altro tema centrale è il rafforzamento della rappresentanza.
“Lavorare all’interno delle Federazioni
di prodotto all’interno di Confagricoltura - ha
aggiunto la presidente di Confagricoltura
Donna Viterbo-Rieti - è fondamentale
per portare le istanze delle
imprenditrici ai vertici decisionali,
contribuendo a costruire politiche
più inclusive e aderenti alla realtà
dei territori. Infine, come ha voluto
ricordare Nieves, “è urgente il riconoscimento
del ruolo strategico delle
imprese femminili: non solo come
elemento di diversità, ma come garanzia
concreta della tenuta e della
sopravvivenza dell’intero comparto
agroalimentare. Investire nella loro
crescita significa investire nel futuro
del settore”.
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 49
FORMAZIONE di Antonella Torzillo
ENAPRA A TUNISI PER TANIT KNOWLEDGE TRANSFER, IL NUOVO PIANO CONDIVISO TRA ITALIA E TUNISIA
Palazzo della Valle aderisce al programma
di cooperazione su acqua e agricoltura
L’evento di lancio del programma TANIT Knowledge
Transfer (KT) si è tenuto mercoledì primo ottobre 2025
presso ESA Mograne (École Supérieure d’Agriculture de
Mograne), una scuola superiore di agricoltura tunisina,
situata nella regione di Zaghouan, a circa 60 km da Tunisi,
in cui si formano ingegneri agronomi, tecnici e ricercatori
nelle aree di agronomia, risorse idriche, sviluppo
rurale e sostenibilità.
L’iniziativa si è tenuta nell’ambito della Giornata della
Ricerca Italiana nel Mondo 2025, promossa dall’Ambasciata
d’Italia in Tunisia insieme con il ministero tunisino
competente (Institution de la Recherche et de l’Enseignement
Supérieur Agricoles (IRESA) e il CIHEAM di Bari
(Centre International de Hautes Études Agronomiques
Méditerranéennes) per valorizzare il ruolo della ricerca
come ponte di dialogo, innovazione e cooperazione tra
i due Paesi. La giornata ha riunito oltre 450 partecipanti,
tra centri di ricerca, Università, istituti di formazione tunisini
e italiani, configurandosi come un importante momento
di confronto e dialogo tra il mondo accademico,
le istituzioni e gli attori della cooperazione scientifica
g FORAGRI E I 25 ANNI DELLA LEGGE SUI FONDI INTERPROFESSIONALI
Lo scorso 21 ottobre, a Roma, si è svolta
la seconda edizione del Forum Nazionale
Foragri.
Un momento di confronto e riflessione
di alto profilo a 25 anni dalla legge istitutiva
dei Fondi interprofessionali, in cui
ha preso parte tutto il team Enapra. Al
centro del dibattito, il ruolo della formazione continua come leva per
innovazione, competitività e sostenibilità nel settore agroalimentare. Il
presidente Luca Brondelli di Brondello (in foto), in qualità di vicepresidente
di Confagricoltura e presidente di Enapra, ha partecipato alla
tavola rotonda “Governare il cambiamento: il ruolo delle istituzioni nella
formazione agroalimentare di qualità”, contribuendo alla riflessione sul
futuro del lavoro e delle competenze nel comparto. È stata l’occasione
per ragionare insieme su come sta cambiando il lavoro nel settore agroalimentare
e sul ruolo che la formazione può avere nel guidare questa
evoluzione. Ringraziamo Vincenzo Conso e Michele Distefano, presidente
e direttore di Foragri, per aver promosso questo importante momento
di approfondimento e dialogo tra imprese, lavoratori e istituzioni.
Ad aprire i lavori, insieme al presidente del Foragri, anche il direttore
generale di Confagricoltura e presidente Eban, Roberto Caponi.
italo-tunisina. Il
progetto TANIT-
KT si concentra su
tre principali linee
d’intervento: utilizzo
di acque “non
convenzionali”
per l’agricoltura;
miglioramento
delle performance
del settore agricolo
tunisino; sostegno
alla formazione,
alla ricerca
e all’innovazione.
Verrà, inoltre,
inaugurato un nuovo centro tecnologico integrato multifunzionale
(“hub regionale e africano”) presso ESA
Mograne, dove istituzioni, ricercatori, studenti e imprese
potranno collaborare.
“In un contesto di cambiamento climatico, scarsità d’acqua
e necessità di innovazione nell’agricoltura per
la sicurezza alimentare e la competitività del settore
primario, la formazione è un motore di transizione,
capace di generare valore per le persone, le comunità
e i territori - così Luca Ginestrini (in foto con
Alessandro Prunas, ambasciatore italiano in Tunisia),
direttore Enapra di ritorno dalla trasferta a Tunisi con
la delegazione italiana - e crediamo che la condivisione
del sapere e il trasferimento delle innovazioni
sia la chiave per affrontare le sfide del futuro” .
“Partecipare al progetto TANIT Knowledge Transfer
(KT), programma di cooperazione lanciato dall’Italia
in Tunisia nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa,
rappresenta per noi un impegno concreto, ma
anche una grande soddisfazione”, ha detto Luca
Brondelli di Brondello vicepresidente di Confagricoltura
e presidente di Enapra. Mettendo a disposizione
il patrimonio di competenze e di esperienza
maturato nei tanti anni di attività intendiamo
contribuire attivamente al rafforzamento della sicurezza
idrica e alimentare nel Mediterraneo e della
competitività delle imprese agricole che operano in
questa area”.
50 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
FORMARSI PER CRESCERE: UNA GIORNATA DEDICATA ALL’APPRENDIMENTO CONTINUO DEL TEAM
Enapra investe nella gestione della qualità
per migliorare i servizi offerti alle imprese
In un mondo del lavoro che evolve rapidamente, anche
chi si occupa di formare gli altri ha bisogno di fermarsi
per imparare, confrontarsi e migliorare. È con questa
consapevolezza che lo scorso 14 ottobre Enapra ha
dedicato un’intera giornata alla formazione interna del
proprio team, focalizzandosi sulla manutenzione e l’aggiornamento
del sistema di gestione della qualità ISO
9001:2015.
L’iniziativa, pensata come un momento di formazione interna
e di confronto operativo, ha avuto un obiettivo chiaro:
rafforzare la conoscenza condivisa delle procedure e
garantire che ogni componente del gruppo sia pienamente
allineato alle modalità di gestione, controllo e miglioramento
dei processi.
Nel corso della giornata, sotto la guida di una qualificata
consulente, sono stati analizzati i punti chiave del sistema
normativo e di gestione, verificando le procedure, la gestione
documentale, il monitoraggio delle attività formative
e la valutazione della soddisfazione dei clienti fino alla
gestione delle non conformità.
La certificazione ISO 9001 non è un traguardo o un mero
adempimento burocratico, ma un percorso di migliora-
g NUOVA INDAGINE DELL’OSSERVATORIO SMART AGRIFOOD E OSAF
È partita la nuova indagine annuale a cura dell’Osservatorio Smart Agrifood
del Politecnico di Milano e dell’Università degli Studi di Brescia (OSAF)
che Enapra Confagricoltura, in quanto partner dell’Osservatorio ormai da
diversi anni, promuove ai fini della ricerca e della formazione in ambito
digitale e IA nel settore agroalimentare. La survey, “Indagine sull’adozione
delle soluzioni digitali nell’agricoltura italiana”, è rivolta a tutte le aziende
agricole, con lo scopo di analizzare il grado di diffusione delle tecnologie
di Agricoltura 4.0 nel nostro Paese.
La compilazione del questionario richiede meno di 10 minuti. Le risposte
saranno salvate automaticamente durante la compilazione e sarà possibile
tornare indietro e modificarle in qualsiasi momento. Inoltre, è previsto
che si possa interrompere la compilazione e riprenderla successivamente
accedendo allo stesso link. Tutti i dati raccolti verranno trattati con la massima
riservatezza: saranno pubblicati esclusivamente risultati aggregati e
le risposte saranno utilizzate solo a fini statistici. Nessuna informazione
riferita a singole compilazioni sarà resa pubblica.
Per qualsiasi domanda, chiarimento o difficoltà nella compilazione, è
possibile contattare i ricercatori dell’OSAF all’indirizzo e-mail: cosimo.
pacciani@polimi.it. Le sedi territoriali di Confagricoltura sono invitate a
divulgare l’iniziativa alle imprese associate.
Palazzo della Valle, sede di
Confagricoltura a Roma
mento continuo.
Richiede attenzione
costante,
aggiornamento
e soprattutto
partecipazione
collettiva, ma è
anche un valido
strumento di accompagnamento
e guida nella
gestione efficace
ed efficiente delle
attività formative
erogate.
La sessione formativa
si è conclusa
con un
confronto proficuo
tra docente e
partecipanti, da
cui sono emerse proposte di semplificazione, idee di innovazione
e spunti per rendere ancora più efficiente
i processi che presidiano le attività
di Enapra. Un segnale concreto di come la
formazione interna possa diventare un potente
strumento di coesione e di sviluppo.
Essere aggiornati come team significa essere
consapevoli e avere un ruolo proattivo
nella gestione della qualità delle attività
quotidiane. Solo un gruppo di lavoro
che conosce a fondo le proprie procedure
può innovare, migliorare e rispondere
con efficacia alle esigenze di un mercato
in continua trasformazione. È con questo
spirito che Enapra periodicamente investe
per la formazione delle proprie risorse
umane sul sistema di gestione qualità ed
altri temi di interesse per la crescita e lo
sviluppo professionale dei propri dipendenti.
La qualità è un impegno continuo:
un equilibrio tra rigore metodologico, attenzione
alle persone e desiderio di migliorare.
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 51
BUONO A SAPERSI di Gaetano Menna
SAGGIO SULLA FAME BIANCA
L’appetito vien immaginando
I
l latte, nutrimento primordiale e simbolo
di vita, nasconde nell’arte un
potere segreto: la capacità di stimolare
la nostra “iconofagia”, ovvero
l’appetito irrefrenabile per le immagini.
È questa la tesi centrale del saggio
“Il latte delle immagini” (Bibliotheka)
del francese Olivier Leplatre.
L’autore ci guida in un viaggio che
svela come la rappresentazione del
latte e dei suoi derivati attivi desideri,
inganni e paure profonde. Leplatre
parte dalla favola «Il lupo e la volpe»
di Jean de La Fontaine. La volpe, accecata
dalla fame, scambia il riflesso
della luna nell’acqua di un pozzo
per un invitante, grande formaggio.
Il critico dimostra che non si tratta di
un semplice errore ottico, ma di un
miraggio che promette cibo, dove la
fame distorce la percezione. Guardare
l’immagine, in questo contesto,
equivale a volerla inghiottire. Questo
desiderio sensuale di mangiare la
rappresentazione trova eco nell’arte
pittorica. Nelle opere del Seicento,
come quelle di Vincenzo Campi, il
cibo è celebrato con una forza visiva
esplicita. Quadri
come “I mangiatori
di ricotta” trasformano
la scena in
un banchetto visivo,
dove l’abbondanza
di latticini e cibo in
generale coinvolge
l’osservatore, invitandolo
a partecipare
alla gozzoviglia.
Il latte,
tuttavia,
non è solo
purezza
e abbondanza,
ma anche ambiguità
e minaccia. Nel cinema
di Alfred Hitchcock, il bicchiere
di latte diventa un
oggetto di suspense. Nella
celebre scena del film “Il
sospetto” (1941), il regista
esalta la bianca lucentezza
del liquido al buio, ma
questo candore rassicurante è
manipolato per suggerire che il latte
g FATTORIE DIDATTICHE APERTE IN VENETO
possa essere avvelenato. Hitchcock
sfrutta la nostra associazione positiva
col nutrimento per generare una
profonda tensione psicologica. Il culmine
di questa indagine sensoriale si
raggiunge con la fotografia contemporanea,
in particolare con «Milk»
(1984) di Jeff Wall. L’immagine,
mostra un uomo che spreme con forza
un cartone di latte, provocando un
getto bianco che gli esplode sul volto.
Wall parla di
“intelligenza
liquida”: una
natura fluida e
dirompente che
si contrappone
al carattere relativamente
“secco”
e controllato
della fotografia.
L’esplosione di
latte dell’opera
di Wall è quindi
un’energia cinetica,
la rottura del
controllo sulla fluidità.
Domenica 12 ottobre si è svolta la
22° edizione di “Giornata aperta”,
l’evento organizzato dalla Regione
Veneto, in collaborazione con
le Organizzazioni professionali
agricole, che ha l’obiettivo di promuovere
le fattorie didattiche
iscritte all’elenco regionale come
luoghi di apprendimento, incontro e benessere per le persone di tutte le età.
Molte le aziende agricole di Confagricoltura che hanno proposto attività a
contatto con la natura e visite didattiche alla scoperta delle loro specificità. È
stata un’occasione unica per scoprire da vicino il mondo agricolo e incontrare
chi ogni giorno coltiva la terra e alleva gli animali. La tematica unificante è
stata data dalle esperienze didattiche, sociali ed emotive nell’area educativa
emergente che va sotto il nome di “antifragilità”.
52 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
OMAGGIO LETTERARIO AI QUEEN
I cinquant’anni di Bohemian Rapsody
I
l 31 ottobre 2025 si sono celebrati
i 50 anni dalla pubblicazione
dell’iconico e straordinario
brano “Bohemian Rhapsody” dei
Queen. Questa ricorrenza non è
solo la celebrazione del genio del
suo compositore e cantante Freddie
Mercury, ma anche l’occasione
per sottolineare
la profondità e la
rara intelligenza che
ha animato l’intera
band, i cui membri
originali, oggi, sono
il chitarrista Brian
May e il batterista
Roger Taylor (dopo
la scomparsa di
Mercury e l’abbandono
del bassista
John Deacon). Ad
approfondire c’è il
libro di Paolo Borgognone
“Tutta la
storia di Bohemian Rhapsody”
(Caissa Italia). L’enigma è noto e
fondamentale: come ha fatto una
canzone di quasi sei minuti, un mix
contro ogni regola radiofonica, a
diventare una hit mondiale e
a rimanere nell’Olimpo della
musica per cinquant’anni?
Borgognone traccia un percorso
meticoloso che parte
dalle origini della band di
Freddie Mercury e dal contesto
dell’album “A Night at the
Opera”,
per svelare
i segreti
di questa
creazione
unica. Indaga
la genesi,
la forma
e l’analisi
di parole e
musica di Bohemian
Rhapsody che unisce
ballata, opera e
hard rock. Analizza
la sua importanza
come pioniere del
videoclip, la storica esibizione al
Live Aid e l’influenza esercitata
nel cinema, musical e pubblicità.
Inoltre, un capitolo è dedicato ai
numeri straordinari che continuano a
g IL GIARDINO DELLA FELICITÀ, NATURA E RIFLESSIONE
Ragusa Ibla ha ospitato le “Olimpiadi del
Teatro - Alla ricerca della felicità”, progetto
del ministero della Cultura, che unisce filosofia,
arte e narrazione. Fulcro di questa
ricerca è stato il “Giardino della Felicità”
allestito al Mad (Magazzini Donnafugata),
una “foresta urbana” che fungeva da soglia sospesa tra natura e sogno. Qui, i
visitatori potevano perdersi tra fronde e rami, leggere le riflessioni dei grandi
pensatori sulla gioia e, a loro volta, lasciare un proprio “frammento di felicità”
su un muro condiviso. Confagricoltura Ragusa ha avuto un ruolo determinante
nella realizzazione dell’installazione poetica e sensoriale, veicolando
un messaggio profondo legato all’agricoltura. Il presidente Antonino Pirrè
ha sottolineato: “La terra è da sempre maestra di felicità”.
confermare il brano come la canzone
del XX secolo più ascoltata. C’è
da dire che i Queen non sono solo
Freddy Mercury; ad esempio Brian
May incarna una complessità rara,
essendo astrofisico e, al contempo,
un fervente animalista e ambientalista.
May ha fondato la “Save Me
Trust” per tutelare animali come ricci,
tassi e volpi, arrivando a trasformare
la sua tenuta nel Surrey in un vero
e proprio rifugio. Questa dedizione
alla terra e all’ecosistema rivela una
sensibilità a tutto tondo che è parte
integrante del lascito dei Queen.
Quella stessa sensibilità che, in una
recente visita a Roma, ha portato
May a fermarsi, non davanti a un
monumento, ma davanti ai maestosi
pini romani, rimanendo ipnotizzato
dalla loro forma scultorea. È affascinante
pensare che l’anima di chi
ha contribuito a brani leggendari
possa vibrare in modo così profondo
di fronte alla bellezza semplice e
perenne della natura.
OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 53
CAMPI SONORI di Gaetano Menna
GAZZARA PLAYS GENESIS
L’agnello sinfonico
Q
uarant’anni dopo, l’opera rock dei Genesis “The Lamb Lies
Down on Broadway” (L’agnello si adagia a Broadway),
torna a vivere grazie alla rilettura audace e sinfonica del pianista
e compositore italiano Francesco
Gazzara. Il suo doppio
CD Gazzara Plays Genesis:
The Lamb Lies Down On
Broadway (Irma Records) si
inserisce nella fortunata serie dei
suoi tributi pianistici ai Genesis
(solo strumentali). Il cuore della
nuova operazione sono i grand
piano Bösendorfer e Bechstein
1878; attorno a esso sviluppa
una tessitura sonora riccamente
stratificata e complessa, in
cui utilizza un’ampia strumentazione
di tastiere analogiche
(hammond, mellotron, arp, korg)
L’agnello si adagia a Broadway
Il contrasto tra l’innocenza dell’agnello (il protagonista Rael) e
l’ambiente ostile della metropoli
che conferiscono alla musica una
veste sinfonica. Cruciale per l’impatto
orchestrale è la sezione d’archi
(violino, viola, violoncello) di
valenti collaboratori, che supporta
le atmosfere epiche e introspettive.
La tessitura sonora è completata
dai contributi di chitarra elettrica,
flauti e fiati. L’album trasforma la
complessa architettura prog dei
Genesis in un linguaggio jazzistico-classico
che ripercorre le
tracce storiche, svelando dettagli
ingegnosi celati nell’originale. Il risultato
è un percorso ideale per chi
desidera rileggere musicalmente
la storia di Rael (il personaggio
dell’opera rock dei Genesis) - che
inizia come un sogno, si trasforma
in un incubo e finisce con un tentativo
di redenzione - attraverso la
lente potente e raffinata di grand
piano ed ensemble strumentale.
PIANO SOLO DI FARAÒ
Anima soulful
A
ntonio Faraò, pianista jazz di grande valore, si propone per
la prima volta nella dimensione del piano solo con il suo nuovo
album, Kind Of… (label Notes Around Ag). Il disco, disponibile
solo in copia fisica, consta di 12 brani, di cui 8 originali e 4 reinterpretazioni
brillanti di pietre miliari,
come “Round Midnight” di
Thelonious Monk e “O Que
Será” di Chico Buarque de
Hollanda. Lo stile di Faraò è
immediatamente riconoscibile
per la tecnica sopraffina,
la sorprendente immaginazione
e il travolgente senso
del ritmo. Il fraseggio è pregno
di una verace musicalità
e enfatizzato da un’alta carica
emozionale. Ma, in un’operazione
che lo mette artisticamente a nudo, emergono con forza la sua
anima soulful (profonda e toccante espressività) e il lato romantico.
Il CD, giunto dopo oltre 45 anni di vita sul palcoscenico e
molteplici incisioni, è l’espressione massima di un pianista che non
esegue le note, ma ne narra l’anima.
Incroci inattesi
A quasi dieci anni dal precedente lavoro, il tastierista
e compositore Corrado Sardella torna con il suo
progetto Doracor, una delle realtà più interessanti
del new progressive italiano. L’album Unexpected
Intersections (AMS Records) poggia sulle tastiere
di Sardella, ma si arricchisce di un nutrito parterre di
caratura che conferisce al disco
grande dinamismo. Con
nomi del calibro di: Lorena
Cossu alla voce soprano;
John Jowitt (IQ, Arena) al
basso; Mirko De Maio (The
Flower Kings) alla batteria;
Elisa Montaldo (Il Tempio
delle Clessidre) alla voce
e tastiere; Paul Gordon
Manners (voce storica
de I Cugini di Campagna). Il titolo sugli incroci
inattesi riflette la natura dell’album, che è un’opera
versatile e corposa, che alterna momenti intensi e di
pathos a passaggi pacati e introspettivi, muovendosi
tra Genesis, Canterbury e fusion. Insomma Sardella e
i Doracor incarnano perfettamente l’essenza del progressive.
54 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025
XIX
convegno quadri
5-7 NOVEMBRE 2025
HOTEL ROYAL CONTINENTAL
NAPOLI
IL NOSTRO POSTO IN CAMPO
IL FUTURO DELL’IMPRESA AGRICOLA TRA MERCATI GLOBALI, CLIMA ED INNOVAZIONE
H o t e l
R o y a l C o n t i n e n t a l
N A P O L I
giovedì 6 novembre 2025
mattina: Tavole rotonde tematiche
Ore 09:00 Accredito
Ore 09:15 Apertura Lavori
Giovanni Gioia – Presidente Giovani di Confagricoltura
Ore 09:25 Saluti Istituzionali
Giovanni Tammaro – Presidente Confagricoltura Napoli
Modera: Anna Gagliardi - Capo Ufficio Stampa Confagricoltura
Ore 09:30 “L’agricoltura italiana nel mondo: dinamiche di settore”
Giosuè Arcoria - Presidente Distretto Agrumi di Sicilia
Pietro Baldrighi - FNP lattiero-casearia Giovani di Confagricoltura, Fattorie
Cremona
Enrica Gentile – CEO&Founder Aretè
Andrea Mazzoleni – CEO Mazzoleni Spa
Francesca Pancrazio - Componente del Consiglio Centrale Giovani Imprenditori
Federalimentare
Maria Luisa Terrenzio - Presidente Giovani di Confagricoltura Foggia
POMERIGGIO: Convegno Il nostro posto in campo
Modera: Benedetta Piscitelli - Giornalista
Ore 14:30 Saluti Istituzionali
Fabrizio Marzano - Presidente Confagricoltura Campania
Ore 14:35 Intervento
Federico Parrella – CEO 5A Design srl
Ore 14:50 Tavola Rotonda
Luigi D’Eramo – Sottosegretario di Stato al Ministero dell'Agricoltura
Massimiliano Giansanti – Presidente Confagricoltura
Giovanni Gioia – Presidente Giovani di Confagricoltura
Matteo Pagliarani – Vicepresidente Ceja
Ore 16:00 Networking Coffee
Ore 10:30 “Clima, Energia e Sostenibilità: le strategie nazionali”
Andrea Chiabrando – Direttore Consorzio Monviso Agroenergia
Emilio Folli – Giovane Imprenditore Confagricoltura
Nicola Gherardi – Componente Giunta Nazionale Confagricoltura
Emilio Martucci - Responsabile C&I Enpal Italia
Daniele Rossi - Delegato R&I Confagricoltura
MAIN SPONSOR:
CON IL PATROCINIO
comune di
napoli
Ore 11:30 Tavola Rotonda “Innovazione e Ricerca: Nuove tecnologie e
opportunità per l’agricoltore”
Elio Barbera – Caffè Barbera
Daniele Baronchelli – CEO di Progetto Doable
Francesco Giordano – Prof. Dipartimento Interateneo di Fisica "M. Merlin" Bari
Caterina Luppa – Comitato di Presidenza Giovani di Confagricoltura
Alberto Piaggesi - Global R&D Biostimulant Expert and Alliance Lead Syngenta
Riccardo Pini – Product Expert Tractors & Applications Fendt Italia
SPONSOR PLATINUM:
SPONSOR GOLD: SPONSOR: PARTNER TECNICI: