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Mondo Agricolo, novembre 2025

Firmato l’accordo con i Paesi sudamericani del Mercosur, per Bruxelles è tempo di definire le modalità di applicazione per evitare che un eccessivo export limiti l’accesso ai prodotti interni da parte dei consumatori Ue. Ne scrivono Anna Carbone docente dell’Universitas Mercatorum e Cristina Vaquero Pineiro, docente dell’Università Roma Tre. “Abbiamo bisogno di mercati stabili e reciprocità degli standard produttivi, ma prima ancora di produttività e reddito”, ha detto Massimiliano Giansanti alle 200 delegazioni presenti a Como perla Conferenza agricola Nordamerica - Unione europea del Copa. L’indagine antidumping del dipartimento del Commercio Usa su alcune marche di pasta italiane, agita il settore. “Sarebbe colpita l’intera filiera”. Margherita Mastromauro, presidente dei Pastai Italiani di Unione Italiana Food e alla guida del Pastificio Riscossa, spiega i rischi e risponde alle richieste dei produttori di cereali: “Contratti di filiera? Utili ma non sufficienti”. Di economia e credito scrive il componente di giunta, Alberto Statti: “Bisogna sostenere le aziende agricole diversificando le fonti di finanziamento e allentando le regole Ue. A partire da quelle delle concessioni forborne. Questo mese, il vicepresidente del gruppo di lavoro “Lino e Canapa” del Copa-Cogeca, Jacopo Paolini, ci racconta come la produzione di biomattoni a base di calce e canapa stia cambiando il settore della bioedilizia. Tra Pavia e Novara è stato raccolto il frutto della prima ricerca in campo sul riso modificato con le Tecniche di evoluzione assistita. “I dati sono positivi, anche se ci siamo dovuti adattare alla scarsa umidità di quest’anno. La ricerca scientifica è questo”, racconta Vittoria Brambilla, ricercatrice dell’UniMi. I contaminanti emergenti rappresentano la nuova frontiera della ricerca ambientale. Ne scrive Andrea Visca, ricercatore dell’Enea. Non solo agricoltura. I contoterzisti sono anche parte attiva della macchina dell’emergenza che si attiva in caso di disastri ambientali. L’articolo di Roberto Scozzoli, direttore tecnico di Uncai.

Firmato l’accordo con i Paesi sudamericani del Mercosur, per Bruxelles è tempo di definire le modalità di applicazione per evitare che un eccessivo export limiti l’accesso ai prodotti interni da parte dei consumatori Ue. Ne scrivono Anna Carbone docente dell’Universitas Mercatorum e Cristina Vaquero Pineiro, docente dell’Università Roma Tre.

“Abbiamo bisogno di mercati stabili e reciprocità degli standard produttivi, ma prima ancora di produttività e reddito”, ha detto Massimiliano Giansanti alle 200 delegazioni presenti a Como perla Conferenza agricola Nordamerica - Unione europea del Copa.

L’indagine antidumping del dipartimento del Commercio Usa su alcune marche di pasta italiane, agita il settore. “Sarebbe colpita l’intera filiera”. Margherita Mastromauro, presidente dei Pastai Italiani di Unione Italiana Food e alla guida del Pastificio Riscossa, spiega i rischi e risponde alle richieste dei produttori di cereali: “Contratti di filiera? Utili ma non sufficienti”.

Di economia e credito scrive il componente di giunta, Alberto Statti: “Bisogna sostenere le aziende agricole diversificando le fonti di finanziamento e allentando le regole Ue. A partire da quelle delle concessioni forborne.

Questo mese, il vicepresidente del gruppo di lavoro “Lino e Canapa” del Copa-Cogeca, Jacopo Paolini, ci racconta come la produzione di biomattoni a base di calce e canapa stia cambiando il settore della bioedilizia.

Tra Pavia e Novara è stato raccolto il frutto della prima ricerca in campo sul riso modificato con le Tecniche di evoluzione assistita. “I dati sono positivi, anche se ci siamo dovuti adattare alla scarsa umidità di quest’anno. La ricerca scientifica è questo”, racconta Vittoria Brambilla, ricercatrice dell’UniMi.

I contaminanti emergenti rappresentano la nuova frontiera della ricerca ambientale. Ne scrive Andrea Visca, ricercatore dell’Enea.

Non solo agricoltura. I contoterzisti sono anche parte attiva della macchina dell’emergenza che si attiva in caso di disastri ambientali. L’articolo di Roberto Scozzoli, direttore tecnico di Uncai.

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Quasi realtà

Pastai Italiani, Mastromauro:

“Tutta la filiera a rischio”

Mercosur, accordo

in chiaroscuro

Tea, il Ris8imo

di Brambilla

Statti: più credito

e regole meno rigide

Il patto

tra ricerca,

tecnologia

e agricoltura

è sempre

più forte.

Ma serve

il sostegno

delle istituzioni

Anno LXXIII - n. 10 - OTTOBRE 2025 - TAR. R.o.c. - Poste Italiane spa - Periodico di Tecnica, Economia e Politica Agraria - 1 copia euro 3

Autorizz. Trib. di Roma n. 1662 del 22/06/1950 - Editrice Confagri Consult - 00186 Roma - Corso Vittorio Emanuele II, 101


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Semplificazione

amministrativa


L’EDITORIALE

Questo numero di Mondo Agricolo è stato chiuso il 3.11.2025

•••

Senza innovazione

non c’è crescita

L’

innovazione

produce sviluppo solo quando è supportata da una solida conoscenza scientifica, in grado di

alimentare un ciclo continuo di progresso. È questa la tesi per cui l’Accademia Reale Svedese delle Scienze

ha assegnato il premio Nobel per l’Economia 2025 a Joel Mokyr, Philippe Aghion e Peter Howitt per aver

mostrato, attraverso le loro ricerche, come l’innovazione e il progresso tecnologico siano il motore della

crescita economica nel lungo periodo. Al centro, il legame tra conoscenza, produttività e sviluppo sostenibile.

La popolazione mondiale potrebbe superare i 9,7 miliardi entro il 2050 e, con l’aumento medio delle temperature

di oltre 1,2 °C e gli eventi meteoclimatici estremi sempre più frequenti, la sicurezza alimentare

non può dipendere più solamente dall’andamento stagionale dei raccolti, ma è criticamente legata alla

capacità di mettere insieme conoscenze, innovazione e cooperazione. Il progresso tecnologico sta marciando

velocemente, mentre ancora troppo lentamente sta procedendo la diffusione dell’innovazione nelle nostre

aziende. In un momento in cui, peraltro, la competitività è diventata una leva fondamentale in un contesto

geopolitico completamente nuovo, tra nuovi dazi e ricerca di mercati alternativi.

Gli agricoltori da tempo stanno aspettando la possibilità di utilizzare in pieno le nuove tecnologie, come

nel caso delle Tea. Dopo venti anni di ostracismo agli Ogm e molti dubbi anche sulle Tea, ora queste

ultime sembrano guadagnare una certa fiducia. Il 67° congresso della Società Italiana di Genetica Agraria

appena conclusosi a Bologna potrebbe avere segnato un passo fondamentale per l’apertura alle nuove

tecniche di evoluzione assistita. Politici, ricercatori e tecnici si sono espressi in modo inequivocabile

sulla necessità di autorizzare queste tecniche, che ormai hanno ottenuto le più ampie garanzie in termini

di risultati e di affidabilità. La sperimentazione in campo di queste ricerche innovative è stata resa possibile

grazie a importanti provvedimenti normativi del governo: il Decreto Siccità, seguito dal Decreto Agricoltura

e dalla recente risoluzione approvata in commissione Industria, Commercio, Turismo,

Agricoltura presieduta dal senatore Luca De Carlo, che rappresentano un fondamentale sostegno

istituzionale per il progresso tecnologico delle filiere agroalimentari italiane. Ma ora bisogna fare

in modo che la ricerca arrivi sul campo e che a livello europeo si trovi finalmente un’intesa per

giungere all’approvazione del regolamento in corso di negoziazione.

La gestione idrica è il secondo aspetto da considerare: tecnologie di micro-irrigazione, reti idriche

intelligenti, sensori e software di monitoraggio, combinati a colture resilienti, consentono di ottimizzare

la distribuzione di acqua e di aumentare la produttività. Più generale, c’è il tema

della digitalizzazione: robot, droni, sistemi di osservazione satellitare, integrati con tecnologie

sull’intelligenza artificiale, metodi di allerta precoce, blockchain possono combinare dati sul clima,

monitorare con precisione lo stato delle colture e valutare i rischi di perdita di raccolto. Senza dimenticare

la ricerca sul ruolo che l’agricoltura può svolgere in termini di cattura di CO2, (carbon

farming, forestazione, nuovi materiali) e nella produzione di energia.

La sovranità alimentare del futuro dipenderà dall’accesso alla conoscenza, dalla condivisione

dei dati, dal trasferimento delle competenze, con un lavoro congiunto di centri di ricerca,

istituzioni e agricoltori.

Massimiliano Giansanti

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 3


6

9 18

32

38

L’EDITORIALE

Senza innovazione

non c’è crescita

Massimiliano Giansanti...................... 3

MERCOSUR

I pro e i contro dell’accordo

Anna Carbone

e Cristina Vaquero Pineiro.................... 6

CONFERENZA NA-UE

Il vertice di Como

Anna Gagliardi..................................... 9

NUOVI MERCATI

L’Ue guarda a Indonesia e Marocco

Gabriele Zanazzi............................... 12

DAZI

Pasta nel mirino(gz)............................ 14

Intervista Mastromauro (Pastai Italiani):

“La filiera sia unita”

Marco Esposito................................. 16

CREDITO

Alimentiamo la voglia di crescere

Alberto Statti.................................... 18

PRODUZIONI

Grano

3,8 milioni di tonnellate non bastano

Riccardo Calabrese........................... 20

Nocciole

Raccolti in picchiata

(ag)................................................... 24

Silvicoltura

I progetti del Cluster Legno Arredo

Carlo Piemonte.................................. 26

Canapa & edilizia

Dal campo al cantiere

Jacopo Paolini................................... 28

RICERCA&INNOVAZIONE

Le aziende a caccia di carbonio

Caterina Luppa................................. 30

Tecniche genomiche

Intervista Brambilla (UniMi): Ecco il

primo riso Tea

Gabriella Bechi.................................. 32

La sperimentazione

Droni sempre più vicini

Alessandro Pantano........................... 34

Enea

Contaminanti emergenti

Andrea Visca...................................... 36

Uncai

Non solo agricoltura

Roberto Scozzoli.....................................38

EUROPA

Le innovazioni a Ecotrophelia

Cecilia Blengino............................... 40

Rubriche

Prodotti&Mercati Carrello della spesa 22 | Notizie da Bruxelles PAC condivisa 42 | Anga Convegno quadri 44

ConfagriBio Lavorazione del suolo 46 | Enapra TANIT Knowledge Transfer 50 | Buono a Sapersi Fame Bianca 52

4 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025

Direttore responsabile

Gabriella Bechi

Direttore editoriale

Andrea Armaro

Redazione

Francesco Bellizzi

Marco Esposito

Vincenzo Giannetto

Editrice Confagri Consult

Presidente

Massimiliano Giansanti

Direzione, Redazione

e Amministrazione

Corso Vittorio Emanuele II 101, 00186 Roma

Tel. +39.06.6852374

mondo.agricolo@confagricoltura.it

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NUOVI MERCATI MERCOSUR

I pro e

i contro

dell’accordo

Un canale agevolato

per le esportazioni potrebbe

essere salvifico per alcuni

settori di qualità europei.

Un eccessivo export potrebbe

però limitare l’accesso

ai consumatori interni,

spinti verso i beni importati

di Anna Carbone e Cristina Vaquero Pineiro*

La sede a Montevideo del Mercosur,

il Mercato Comune dell’America Meridionale

D

opo essere stati sospesi per alcuni

anni, i negoziati commerciali tra l’Ue

e i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile,

Paraguay e Uruguay) sono ripresi.

Nella fase attuale delle trattative (ottobre

2025), il comparto agroalimentare

riveste un ruolo di primo piano, risultando

uno degli ambiti più rilevanti del confronto tra

le parti. L’accordo prevede, infatti, la riduzione

delle tariffe doganali, fra gli altri, anche per

alcuni importanti comparti dell’agroalimentare,

come quelli lattiero-caseario, zootecnico e

vitivinicolo. La graduale liberalizzazione degli

scambi dovrebbe coinvolgere a regime più

del 90% delle linee tariffarie delle esportazioni

agroalimentari e più dell’80% delle importazioni

agricole dell’Ue.

Europa-Mercosur, lo stato dell’arte

Gli scambi con l’area Mercosur nel triennio

2022-2024 pesano per il 1,4% delle esportazioni

e il 9,8% delle importazioni agroalimentari

dell’UE, registrando reciprocamente un valore

pari a 3,1 e 18,2 miliardi di dollari USA. L’Italia

pesa per il 14,0% delle importazioni e il 14,4

delle esportazioni totali dell’Ue con l’area Mercosur.

Nello stesso triennio, l’Italia ha importato

prodotti agroalimentari dall’area Mercosur

per un valore complessivo di 2,5 di dollari Usa

(4,1% delle importazioni italiane), a fronte di

esportazioni pari a 453 milioni di dollari (0,7%

delle esportazioni italiane), registrando così un

saldo normalizzato negativo di circa 2 miliardi

di dollari Usa. All’interno del blocco, il Brasile

si conferma come il principale partner commerciale

dell’Italia con un peso dell’85% dal lato

dell’export e dell’80% dal lato delle importazioni

(fonte: Nazioni Unite UN-Comtrade).

6 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


Prezzi in calo e aumento dell’import, i rischi

all’orizzonte

Considerata l’importanza degli scambi commerciali

con l’area, unita all’attuale contesto

di incertezza geopolitica e commerciale, e le

crescenti preoccupazioni sulle potenziali conseguenze

dell’accordo, la trattativa con l’area

Mercosur è diventata una priorità nell’agenda

politica, sia a livello nazionale che internazionale.

Ad inizio ottobre 2025, la Commissione

Europea ha presentato, pertanto, una proposta

di regolamento volto a garantire una maggiore

tutela degli attori del settore in Europa e contrastare

eventuali impatti negativi dell’accordo

sui produttori europei. Si propone una revoca

temporanea delle preferenze tariffarie e l’introduzione,

graduale e concordata, di quote

mirate alle importazioni nei settori più sensibili.

Nell’elenco inserito nella proposta di regolamento

ritroviamo carne bovina (sia fresca

che congelata, sia destinata al consumo che

alla trasformazione), prodotti caseari (latte in

polvere e formaggio) e cereali (mais e sorgo).

A far preoccupare è, infatti, in primis, una

delle implicazioni potenzialmente più dirette

dell’accordo: l’aumento significativo delle

importazioni e la conseguente riduzione dei

prezzi interni. Una maggiore offerta sui mercati

interni, dovuta alla quantità di prodotti importati

dall’area Mercosur a prezzi inferiori (dato

l’abbassamento delle tariffe previsto dall’accordo),

dovrebbe, infatti, generare un abbassamento

dei prezzi interni. Tale

riduzione dei prezzi, se non

direttamente o indirettamente

compensata, potrebbe avere

effetti negativi sulla competitività

dei prodotti interni.

Come noto, attualmente non

è prevista alcuna politica di

prezzi minimi garantiti per i

produttori dell’Ue.

Gli effetti sull’export e sulle

filiere

Contrariamente, il processo

di liberalizzazione previsto

dall’accordo potrebbe generare effetti positivi dal

lato delle esportazioni, permettendo di esportare

una quota maggiore dei prodotti Ue nei Paesi

dell’area Mercosur a prezzi più competitivi. Rimane,

tuttavia, da monitorare quali saranno questi

prodotti che beneficeranno di tale agevolazione

g XI E TRUMP FIRMANO LA TREGUA E L’EXPORT USA DI SOIA IN CINA RIPARTE

Tregua sui dazi tra Washington

e Pechino. Dopo la minaccia di

Trump dell’introduzione del 100%

delle tariffe come reazione alle limitazioni

del Dragone al proprio

export di terre rare, la lunga sessione

di trattative tra i negoziatori

ha portato ad un accordo che,

sembra, porterà ad un rinvio di un

anno delle restrizioni.

Al centro del braccio di ferro, oltre alla proprietà di TikTok, le terre rare

e la guerra all’arrivo di Fentanyl negli Stati Uniti, c’è anche la soia. “I coltivatori

di soia saranno molto soddisfatti”, ha dichiarato il Scott Bessent

Bessent, parlando della probabile ripresa degli acquisti agricoli

da parte della Cina in cambio, appunto, del rinvio dei controlli sulle

esportazioni delle terre rare.

Il muro contro muro tra i due Paesi aveva portato Xi Jinping a deviare

gli acquisti di soia dagli agricoltori statunitensi a quelli sudamericani.

Una linea assunta già da due anni che aveva portato ad una riduzione

del valore dell’export Usa dai 18 miliardi del 2022 ai 12,2 del 2024.

Tra gennaio e luglio scorsi, le borse mondiali hanno assistituto ad una

flessione del 39% dei volumi esportati e del 51% del loro valore. Un

colpo durissimo per l’agricoltura a stelle e strisce, per la quale l’amministrazione

Trump aveva già annunciato aiuti tra i 10 e i 15 miliardi. Il

45% dei semi di soia prodotti su suolo nordamericano sono destinati,

infatti, alla Cina.

Ad una valutazione europea

sarebbe auspicabile

affiancare una

cabina di monitoraggio

dei mercati nazionali

dei singoli Paesi

commerciale. Quello che potrebbe delinearsi è

uno scenario di specializzazione ulteriore dei Paesi

Ue, in particolar modo quelli più competitivi in

produzioni di qualità, come l’Italia. Come dimostrato

da uno studio pubblicato nel 2024, infatti,

Paesi orientati in produzioni di

qualità tendono a preferire importazioni

di prodotti di qualità

inferiore (ad esempio, prodotti

senza certificazioni).

Si può accennare a un potenziale

effetto sulle filiere di qualità

dei prodotti dell’agroalimentare.

Molti dei Paesi Ue, tra cui

l’Italia, sono, infatti, fortemente

specializzati in filiere di produzione

di alta qualità, DOP

e IGP, ma non solo. Con l’aumentare

dei prodotti sul mercato

interno, il vantaggio di una specializzazione

produttiva basata su una normativa più stringente

in termini di qualità potrebbe, infatti, ridursi e

trasformarsi in un limite per la competitività dei

prodotti, se osservata dal lato del prezzo finale di

vendita. Rimarrebbe, tuttavia, un punto di forza

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 7


NUOVI MERCATI MERCOSUR

se osservato dal lato della

differenziazione qualitativa

e reputazionale,

che necessita tuttavia di

essere sostenuta e valorizzata

per non essere

schiacciata nel lungo periodo

da prodotti a più

basso prezzo.

Anche in questo caso,

un canale agevolato per

le esportazioni nell’area

Mercosur potrebbe, rivelarsi salvifico per alcuni

settori di qualità dei paesi dell’UE, la cui competitività

potrebbe essere messa fortemente a

rischio da scelte protezionistiche di altri Paesi.

Si pensi, ad esempio, ai rischi per il settore

vitivinicolo per i presunti dazi negli Stati Uniti.

Un’eccessiva preferenza a esportare beni di

qualità, rispetto al venderli sul mercato interno,

potrebbe, però, altresì limitare l’accesso ai consumatori

interni a questi prodotti, che potrebbero

vedersi sostituiti nel mercato interno con i

beni importati.

Esg e reciprocità a rischio

Un altro tema rilevante, sollevato dall’accordo,

riguarda le sue implicazioni di natura ambientale

e sociale e, in particolare, il generarsi di un

possibile squilibrio in termini di sostenibilità

delle produzioni agroalimentari. L’importazione

di beni da Paesi con normative ambientali

meno stringenti (dumping ambientale) potrebbe,

infatti, indirettamente aumentare l’impatto

ambientale dei sistemi alimentari europei

e, contemporaneamente, incentivare uno

sfruttamento delle risorse naturali nei Paesi

produttori.

Gli scambi con l’area Mercosur nel triennio 2022-2024 pesano per il 1,4%

delle esportazioni e il 9,8% delle importazioni agroalimentari dell’Ue,

registrando reciprocamente un valore pari a 3,1 e 18,2 miliardi di dollari

Un incremento della domanda dell’Ue potrebbe,

ad esempio, indirettamente, causare un incremento

nel tasso di deforestazione e di riconversione

del terreno in terreno agricolo. Discorso

analogo per il dumping sociale e le normative

del mercato del lavoro. L’arrivo nel mercato

europeo di prodotti realizzati con normative

ambientali e sociali meno severe potrebbe, pertanto,

rendere non più economicamente competitivi

i prodotti interni, caratterizzati da costi

e vincoli di produzione maggiori (ad esempio,

condizionalità rafforzata della PAC).

In conclusione, gli effetti dell’accordo tra Ue

e area Mercosur non sono al momento pienamente

prevedibili. Anche i modelli economici

più avanzati lasciano nelle previsioni d’impatto

un significativo margine di incertezza e aleatorietà.

Quello che sicuramente sarà fondamentale

per trasformare l’accordo in volano di

crescita e sviluppo economico bilaterale è la

messa in campo di un piano di monitoraggio

dei mercati costante e tempestivo, così come

riportato dalla proposta di regolamento della

Commissione. Ad una valutazione generale

per l’Ue, sarebbe, tuttavia, auspicabile affiancare

una cabina di monitoraggio

dei mercati

nazionali dei singoli

Paesi, essendo questi

caratterizzati da specificità

differenti e dinamiche

eterogenee.

L’arrivo nel mercato europeo di prodotti realizzati con normative

ambientali 8 | MONDO e sociali AGRICOLO meno severe | OTTOBRE potrebbe 2025 rendere non più economicamente competitivi i prodotti interni,

caratterizzati da costi e vincoli di produzione maggiori (vedi la condizionalità rafforzata della PAC)

* Rispettivamente docenti

del Dipartimento di

Economia, Statistica e

Finanza, Universitas

Mercatorum (Roma)

e del Dipartimento di

Economia, Roma Tre

(Roma)

•••


RAPPRESENTANZA IL VERTICE

Il vertice

di Como

Giansanti alle 200 delegazioni

presenti alla Conferenza agricola

Nordamerica - Unione europea:

“Abbiamo bisogno di mercati

stabili e reciprocità degli standard

produttivi, ma prima ancora di

produttività e reddito

per le aziende agricole”

di Anna Gagliardi

Massimiliano Giansanti

Presidente del Copa e di Confagricoltura

È

il più grande appuntamento dedicato

all’agricoltura che mette a confronto,

ogni due anni, rappresentanti del Nord

America e dell’Europa. Si svolge a porte

chiuse ed è suddiviso in panel di approfondimento

sul presente e sul futuro

del settore primario. Si tratta della Conferenza

agricola Nordamerica - Unione europea (NA-EU),

che quest’anno si è svolta a Como dal 30 settembre

al 2 ottobre scorsi, e che per questa edizione,

la quarantunesima, ha avuto un’eccezionale

sincronia: quella di essere organizzata in Italia

- ogni volta viene ospitata in un Paese diverso

dell’Europa, che si alterna con uno degli Stati del

Nord America - quando alla presidenza del Copa

c’è un italiano: Massimiliano Giansanti, presidente

di Confagricoltura.

Un evento ospitato dalle principali organizzazioni

agricole italiane - oltre a Confagricoltura,

anche Coldiretti, Cia-Agricoltori Italiani e Alleanza

delle Cooperative Italiane - che ha permesso

ai rappresentanti agricoli delle due sponde

dell’Oceano di scambiare opinioni, rafforzare la

cooperazione e riflettere sulle opportunità e le

sfide comuni che il settore primario deve affrontare,

senza tralasciare i rapporti umani. Vi hanno

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 9


RAPPRESENTANZA IL VERTICE

La tre giorni di Como si è arricchita con le visite ad alcune aziende agricole del

territorio, tra cui la “Mondelli Floricoltura”. Ad accogliere la delegazione della

Conferenza c’erano la titolare Luisa Mondelli e il presidente di Confagricoltura

Como, Silvio Maspero

partecipato oltre 200 delegati tra imprenditori,

responsabili di associazioni agricole e addetti al

settore che, proprio per la specificità dell’evento,

hanno approfondito i temi di attualità, le problematiche

e le opportunità dell’agricoltura di oggi,

con un messaggio emerso chiaramente: la centralità

dell’agricoltura e la forza che rappresenta

per gli equilibri economici e sociali. In Europa

come in America.

La Conferenza di quest’anno si è tenuta in un periodo

cruciale per i rapporti internazionali e per

gli impliciti sviluppi chiave in settori di mutuo

interesse: dal commercio alla food security, dalla

reciprocità degli scambi alle tendenze di mercato

e ai nuovi modelli di consumo. Tutto questo in un

g LE TRE NECESSITÀ: INNOVAZIONE, DIGITALIZZAZIONE E FORMAZIONE

“La relazione transatlantica - ha affermato Il presidente del Copa e di

Confagricoltura, Massimiliano Giansanti aprendo i lavori della Conferenza

internazionale - rimane uno dei corridoi commerciali agricoli più

importanti al mondo. Un ordine commerciale prevedibile, equo e basato

su regole è essenziale. Difendendo e rafforzando questo sistema basato

sulle regole, salvaguardiamo non solo i nostri interessi economici,

ma anche i valori comuni di apertura, partenariato e cooperazione. Il

nostro settore continua a offrire molteplici benefici alla società: alimenti

sicuri e di alta qualità, aree rurali vivaci, crescita e occupazione - ha

proseguito -. Ma non possiamo darlo per scontato: la complessità delle

pressioni che affrontiamo, economiche, ambientali e sociali, richiede

politiche coerenti, realistiche e attuabili per gli agricoltori sul campo. La

semplificazione deve essere più di uno slogan: deve diventare un principio

guida. Allo stesso modo, dobbiamo accelerare sull’innovazione, la

digitalizzazione, la formazione e il trasferimento di conoscenze. Garantire

il ricambio generazionale non è solo una priorità politica. È anche

un dovere morale, se vogliamo che le comunità rurali prosperino e che

l’agricoltura resti una professione viva nei decenni a venire”.

momento in cui sono molti forti le pressioni dovute

al clima, ai prezzi dell’energia e alla carenza di

manodopera che minacciano la tenuta delle aziende

agricole.

Le discussioni

si sono quin-

La conferenza Na-Ue

è il più grande

appuntamento dedicato

all’agricoltura con

i rappresentanti

del Nord America

e dell’Europa

di concentrate

sulle sfide

produttive e

sulla sicurezza

alimentare, in

particolare sulla

necessità di

garantire catene

di approvvigionamento

affidabili in un

contesto globale

sempre più

incerto. I partecipanti

hanno anche affrontato il tema della

sostenibilità, sottolineando il duplice obiettivo

di ridurre l’impatto ambientale dell’agricoltura

rafforzando al contempo la capacità degli

agricoltori di adattarsi a eventi meteorologici

estremi e migliorando l’efficienza e la produttività.

Obiettivo raggiungibile soltanto con

l’innovazione, attraverso un dialogo proattivo

sull’esplorazione delle nuove tecnologie, le

tecniche genomiche, la digitalizzazione dei

processi e l’agricoltura di precisione.

Un altro tema centrale è stato quello della

reciprocità degli standard produttivi e della

necessità di mercati stabili e di accordi lungimiranti,

alla luce anche della recente intesa

sui dazi tra gli Stati Uniti e l’Ue. Il rafforzamento

della cooperazione transatlantica,

ribadita anche dalla presenza del ministro

dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida, e

del commissario Ue, Christophe Hansen,

10 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


g DUVALL (AFBF): RICAMBIO GENERAZIONALE FONDAMENTALE

Il commissario europeo Christophe Hansen con Giansanti

La Conferenza di Como ha riunito gli attori

più importanti del mondo in ambito agricolo.

Da loro dipende il futuro del settore primario.

Se solo i partecipanti a questo appuntamento

smettessero di produrre - è stato evidenziato

- gran parte del Pianeta non avrebbe più cibo.

Un impegno talvolta sottovalutato, quello

degli agricoltori, ma che è davvero garanzia

di vita. Un impegno, ancora, che ha anche un risvolto umano narrato

dal delegato americano, Zippy Duvall (in foto), alla guida dell’American

Farm Bureau Federation (Afbf), il sindacato degli imprenditori agricoli

Usa: “Noi siamo una forza con cui il mondo si deve confrontare e le istituzioni

devono coinvolgerci, anche a livello locale. Non possiamo nascondere

che il numero delle aziende agricole è ovunque in forte calo e

la nostra sfida più grande è riuscire a portare i giovani in agricoltura per

garantire il futuro di tutti. Ci dobbiamo aiutare, siamo una comunità e

ora dobbiamo tornare ad essere centrali. Questi momenti di confronto

sono davvero fondamentali”. La solitudine degli agricoltori in questo

percorso è un tema sempre più frequente: i problemi reali del reddito,

del clima sempre più imprevedibile, del lavoro che richiede orari e impegno

quotidiano anche nei giorni di festa (almeno per alcuni comparti)

incidono sul benessere mentale degli imprenditori agricoli. Le organizzazioni

professionali, le associazioni e i momenti di confronto professionale,

ma anche umano, assumono un nuovo significato che negli ultimi

decenni era forse sfumato e che invece oggi diventa pregnante.

mira a garantire un commercio che poggia

su regole chiare, standard trasparenti e fondati

sulla scienza, il libero scambio di beni e

conoscenze tra i partner.

Numerose le affinità tra gli agricoltori americani

e quelli europei: “Ci sono questioni

condivise, emerse in questo appuntamento

- ha commentato il presidente Giansanti -.

È stato sottolineato anche alle bilaterali con

Stati Uniti, Canada e Messico che servono

mercati stabili, accordi lungimiranti, reciprocità

degli standard produttivi, ma

prima ancora occorre garantire la produttività

e il reddito alle imprese agricole,

alla luce degli effetti tangibili del

cambiamento climatico e del quadro

geopolitico. Trasversale è pure la questione

manodopera, a iniziare dalla

mancanza di personale qualificato e

dalla tecnologia che cambia il lavoro

nei campi. Sebbene i sistemi e i contesti

agricoli possano differire, rafforzare

la cooperazione tra le due sponde

dell’Atlantico sul fronte dell’agricoltura

e garantire stabilità ai mercati

significa consolidare il ruolo del primario

per un sistema alimentare più

sostenibile, a vantaggio di tutti”, ha

concluso Giansanti. Le quattro organizzazioni

proseguiranno questo dialogo

in occasione della 42esima edizione

della Conferenza Agricola Nord

America-UE, programmata in Messico

nel 2027.

•••

(da sx) Daniele Sfulcini, vicepresidente del Consorzio Parmigiano

Reggiano; Nicola Gherardi (giunta Confagricoltura); Filippo Schiavone

(giunta Confagricoltura); Giansanti; e Cristina Tinelli, direttrice Relazioni

istituzioni internazionali e Ue della Confederazione

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 11


NUOVI MERCATI OLTRECONFINE

L’Ue guarda

a Indonesia

e Marocco

L’apertura del mercato indonesiano

eliminerà i dazi sull’export Ue

di carne e prodotti lattiero-caseari.

L’accordo con il Marocco non scioglie

il nodo delle tariffe preferenziali

su pomodori, meloni e arance del

Sahara Occidentale

di Gabriele Zanazzi

L’

Unione Europea prosegue la sua opera

di tessitura di accordi commerciali internazionali,

un percorso che presenta

grandi potenzialità di crescita per le nostre

imprese agricole, ma che richiede

una costante e attenta vigilanza. Le dinamiche

recenti riguardanti gli accordi con l’Indonesia

e con il Marocco offrono una chiara rappresentazione

di questo scenario duale, dove la

necessità di garantire benefici economici concreti

e condizioni di concorrenza eque si scontra talvolta

con intricate questioni geopolitiche e legali.

Indonesia

L’Accordo di Partenariato Economico Globale

(CEPA) con l’Indonesia si configura come un quadro

di chiarezza che Confagricoltura valuta positivamente

in attesa della pubblicazione dei testi

definitivi. Questo accordo ha dimostrato di tenere

in piena considerazione le sensibilità fondamentali

della nostra agricoltura, escludendo dalla liberalizzazione

prodotti chiave come riso, zucchero,

uova, banane ed etanolo, fornendo una preziosa

salvaguardia alla nostra produzione interna.

L’apertura del mercato indonesiano è significativa:

i dazi su importanti esportazioni agroalimentari

dell’Ue, come i prodotti a base di carne (attualmente

con tariffe fino al 20%) e la maggior parte

dei prodotti lattiero-caseari (fino al 10%), saranno

eliminati in gran parte già all’entrata in vigore.

Analogamente, i prodotti trasformati (con dazi

fino al 30%) vedranno la rimozione delle tariffe

in tempi brevi. Inoltre, l’intesa garantisce il mantenimento

dei massimi standard UE in materia di

sicurezza alimentare e fitosanitaria. Un elemento

cruciale per il valore aggiunto del nostro Made in

Italy è la forte protezione ottenuta per ben 221

Indicazioni Geografiche europee, essenziale per

rafforzare il potenziale di esportazione.

12 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


L’accordo promette di tradursi in un

risparmio annuale stimato in 600 milioni

di euro per le aziende europee,

grazie all’eliminazione delle tariffe

su oltre il 98% delle linee tariffarie.

Per Confagricoltura,

il valore di

questo risultato si

misurerà nell’impegno

della Commissione

a garantire

un’autentica

apertura del mercato

e l’effettiva

applicazione della

protezione delle IG.

Marocco

Di tutt’altro impatto è la situazione

relativa all’accordo

commerciale Ue-Marocco, con

le implicazioni sui prodotti originari del Sahara

Occidentale. Le criticità emerse sollevano serie

preoccupazioni sia sul piano della correttezza

competitiva per i nostri agricoltori, sia su quello

del quadro legale internazionale.

La Corte di Giustizia Europea, con la sua sentenza

dell’ottobre 2024, aveva evidenziato la necessità di

L’accordo Cepa

potrebbe portare

ad un risparmio

annuale stimato in

600 milioni di euro

per le aziende europee

g ACCORDO CON L’UZBEKISTAN PER LA FORMAZIONE PROFESSIONALE

Percorsi formativi per trattoristi specializzati

da impiegare nelle aziende agricole italiane.

È quanto prevede il protocollo d’intesa siglato

oggi a Palazzo della Valle tra il presidente

di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti

e il ministro dell’Agricoltura del governo Uzbeko,

Ibrohim Abdurakhmonov (in foto).

I percorsi formativi, che verranno svolti in

Uzbekistan prima della partenza per l’Italia,

prevedono: formazione tecnica specifica

per trattoristi, lingua italiana, sicurezza sul lavoro, educazione civica e

ai diritti. L’accordo nasce a seguito del Memorandum d’Intesa firmato a

Samarcanda nel maggio 2025, in occasione della missione ufficiale della

Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Durante l’incontro, a cui hanno partecipato per la Confederazione anche

il vicepresidente Luca Brondelli di Brondello e il direttore generale,

Roberto Caponi, il ministro Abdurakhmonov ha sottolineato l’importanza

che l’accordo ha per l’Uzbekistan, Paese dell’Asia Centrale che

sta vivendo una forte crescita demografica, con le nuove generazioni

sempre più interessate ad affiancare, ai propri percorsi di studio, esperienze

di lavoro e di formazione professionale. Il progetto di formazione

sarà coadiuvato dai professionisti dell’agenzia Umana. L’intenzione è

partire con i primi corsi tra dicembre e gennaio prossimi. La Confederazione

coinvolgerà il governo italiano per ottenere i permessi necessari

per l’ingresso in Italia dei lavoratori, una volta formati.

una base legale solida, chiarendo che l’applicazione

dell’accordo a quel territorio richiedeva un vantaggio

preciso, concreto e verificabile per il popolo saharawi,

in linea con il principio di autodeterminazione.

La successiva negoziazione tra la Commissione e

Rabat, che ha portato a un nuovo

accordo in applicazione provvisoria,

è stata oggetto di forti

critiche da parte delle Organizzazioni

agricole europee. L’attuale

formulazione, che mantiene il

rilascio dei certificati di origine

da parte del Marocco, pur richiedendo

l’indicazione della regione

di produzione, è vista da molti

come un tentativo di superare

le indicazioni della Corte senza

risolvere pienamente la questione

del consenso e del vantaggio

per la popolazione locale.

Il problema principale per i produttori europei

risiede nell’estensione delle tariffe preferenziali

a prodotti come pomodori, meloni e arance

originari del Sahara Occidentale. Questa mossa

introduce una concorrenza aggiuntiva che non

era stata inclusa nelle negoziazioni originali con

il Marocco, penalizzando ulteriormente le nostre

filiere, già sotto pressione. Appare

inaccettabile che questioni di sicurezza

e migrazione, pur fondamentali

per alcuni Stati membri, abbiano

potuto influenzare la decisione a scapito

della competitività e della necessità

di garantire un pieno rispetto del

diritto internazionale.

Mentre l’accordo con l’Indonesia offre

un percorso chiaro per l’accesso

ai mercati, la vicenda del Marocco e

del Sahara Occidentale rappresenta

un monito. Confagricoltura continuerà

a battersi per impedire che le priorità

geopolitiche vengano anteposte

alla sostenibilità economica e alla sicurezza

alimentare del Continente.

Vigilerà sull’implementazione del

Cepa con l’Indonesia e, con la massima

determinazione, sull’evolversi

della situazione legale riguardante il

Sahara Occidentale, pronta a mobilitare

ogni strumento per assicurare il

rispetto della legge e la protezione

incondizionata degli agricoltori da

una concorrenza impari. •••

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 13


DAZI USA LA FILIERA A RISCHIO-1

Pasta

nel mirino

L’indagine Usa sull’export

di pasta a prezzi forzatamente

inferiori a quelli praticati

nel mercato interno alimenta

le tensioni transatlantiche

e minaccia direttamente

le produzioni Made in Italy

L’

agricoltura e l’industria agroalimentare

italiana si trovano ancora una volta al

centro di forti tensioni commerciali con

gli Stati Uniti. Le indagini antidumping

avviate dal dipartimento del Commercio

Usa sul settore della pasta hanno

raggiunto una fase critica, minacciando l’applicazione

di dazi che, per entità, rischiano di chiudere

il secondo mercato di esportazione al mondo

per questo prodotto simbolo del Made in Italy.

La questione nasce dall’esito annuale preliminare

dell’indagine antidumping condotta dal dipartimento

del Commercio Usa, la cui conclusione è

attesa per il primo gennaio 2026. L’ipotesi avanzata

è l’introduzione di dazi antidumping provvisori

pari al 91,7% che, se confermati, verrebbero

applicati a partire da settembre 2026, con

effetto retroattivo a gennaio 2026. L’elemento di

maggiore criticità risiede nella somma di questa

nuova misura con il dazio già previsto dall’accordo

Ue-Usa, pari al 15%. Il risultato è un dazio

complessivo proibitivo di circa il 107 per cento.

Si stima che questa mossa avrebbe ripercussioni

su un export che vale circa 700 milioni di

euro e che potrebbe causare la potenziale chiusura

del mercato statunitense alla pasta italiana,

14 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


come già accaduto in precedenti circostanze.

La minaccia del super dazio non è considerata

un dato fisiologico di mercato, ma un mezzo

strumentale per erodere il margine di guadagno

dei prodotti italiani, i quali, in quanto

premium, vantano prezzi mediamente 3-4

volte superiori rispetto ai prodotti locali. Il

ministero degli Affari esteri e della Cooperazione

internazionale, che ha tempestivamente

convocato la task force dazi per gestire

l’emergenza, ha sollevato forti perplessità

riguardo le modalità con cui l’indagine è stata

condotta. Il dipartimento del Commercio

Usa ha rilevato un mancato riscontro completo

da parte di due aziende coinvolte nel

procedimento (Garofalo e La Molisana), ma

ha deciso di estendere l’applicazione del dazio

antidumping ad altre undici aziende non

direttamente oggetto dell’indagine. Questa

estensione è stata giudicata vessatoria e in

contrasto con le normative Wto e gli accordi

bilaterali tra Ue e Usa. L’opinabilità dell’indagine

è stata sottolineata anche in virtù del

fatto che il prodotto italiano è venduto negli

Usa come prodotto premium, con prezzi superiori

a quelli locali.

La Commissione Europea, con una forte presa

di posizione che sposa la linea italiana, è

intervenuta formalmente nel

procedimento, rilevando le

criticità dell’estensione della

misura. Questo intervento

ha dato seguito al fermo sostegno

alle richieste italiane,

che includono, in un contesto

più ampio di distensione,

anche l’eliminazione dei dazi

su acciaio e alluminio. Di

fronte a questa “doccia gelata

ingiusta”, Confagricoltura ha

espresso la sua ferma condanna,

sottolineando l’importanza

vitale del mercato

statunitense per le nostre

produzioni, apprezzate dai consumatori americani

proprio per la loro indiscussa qualità.

Un dazio di questa entità avrebbe ripercussioni

sull’intera filiera grano-pasta, a svantaggio

non solo delle imprese esportatrici, ma anche

dei lavoratori e di tutti i consumatori. La filiera

agroalimentare italiana agisce da sempre con

correttezza sui mercati internazionali.

g OLIVE, RINVIATO OBBLIGO DI CONSEGNA IN FRANTOIO ENTRO SEI ORE

La decisione è arrivata a inizio

ottobre dal Masaf: l’obbligo

della consegna delle

olive in frantoio entro sei

ore dalla raccolta è rinviata

al 2026. Il motivo è la necessità

di un più preciso calcolo

del tempo necessario

per la consegna e, quindi,

la registrazione del passaggio

sul portale del Sia. “Pur

confermando i principi dalla Legge n 206/2023 - hanno fatto sapere dal

ministero di Lollobrigida - di maggiore trasparenza e tutela della qualità,

è emerso che l’applicazione immediata della disposizione avrebbe

comportato criticità per il sistema logistico. La decisione è stata assunta

a seguito di un’attenta valutazione tecnica e accogliendo le richieste delle

associazioni agricole e delle principali organizzazioni dei produttori”. La

proroga ha risposto alle criticità evidenziate da Confagricoltura, tra cui

le incertezze applicative della norma, le difficoltà logistiche legate ai

trasporti su medie e lunghe distanze, e il rischio di penalizzare olivicoltori

e frantoi situati al di fuori dei principali bacini olivicoli.

L’indagine antidumping

si chiuderà a gennaio.

L’ipotesi è l’introduzione

retroattiva di dazi

provvisori al 91,7%

a partire da settembre

2026

Confagricoltura, in sinergia con il Maeci e la

diplomazia italiana a Washington, si è attivata

immediatamente per sollecitare una forte

presa di posizione del governo verso l’amministrazione

americana, al fine di scongiurare

questa “stangata” che minaccia

di mettere in ginocchio

un settore chiave del Made

in Italy. Le associazioni di

categoria hanno inoltre evidenziato

come le richieste di

indagini antidumping siano

promosse ciclicamente e abbiano

un costo significativo

per le aziende intervistate

(circa un milione di dollari

a carico dell’azienda), dimostrando

una natura più

politica e persecutoria che

economica. L’azione istituzionale,

che si sta concentrando

anche sulla necessità di vigilare su

altri settori esposti come il vino e gli spirits,

mira a costruire una posizione unitaria e a

trasmettere urgentemente le osservazioni degli

interessati alle Autorità Usa per difendere

la competitività e la reputazione del nostro

agroalimentare.

(gz)

•••

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 15


DAZI USA LA FILIERA A RISCHIO-2

Margherita Mastromauro

Presidente dei Pastai Italiani di Unione Italiana Food

“N

uovi dazi sulla pasta italiana

comporterebbero una perdita

di volumi, di quote di mercato

e una minore presenza del

Made in Italy negli Usa. Sarebbe

una misura penalizzante

per le imprese italiane, ma anche per distributori

e consumatori statunitensi”. Dal 2023 presidente

dei Pastai Italiani di Unione Italiana Food,

Margherita Mastromauro, dal 2020 è alla guida

dell’azienda di famiglia, il Pastificio Riscossa.

Il settore pasta oggi vive un periodo complicato

per via dell’indagine antidumping avviata dal

dipartimento del Commercio Usa.

Presidente Mastromauro, partiamo dai cosiddetti

“mega dazi” del 107% che gli Stati Uniti

potrebbero imporre sulla pasta italiana per

presunto dumping. Che impatto concreto

avrebbero sul settore e quanto pesa il mercato

statunitense per i produttori italiani?

Parliamo di una misura che colpirebbe una quota

molto rilevante delle nostre esportazioni. Gli

Stati Uniti rappresentano il secondo mercato

mondiale di esportazione di pasta per il nostro

Paese, con un valore di circa 600 milioni di euro.

È evidente che la preoccupazione è altissima:

“Il mondo

della pasta

sia unito”

Mastromauro (Pastai Italiani):

“Gli squilibri di mercato

riguardano anche i pastifici.

I costi di produzione sono

un riferimento, la legge

non può imporre un prezzo.

Contratti di filiera

utili ma non sufficienti”

di Marco Esposito

l’impatto potenziale non riguarderebbe solo alcune

aziende, ma l’intero sistema-Paese.

Se questi dazi venissero confermati, sugli scaffali

americani ci sarebbe meno pasta italiana e

a prezzi decisamente più elevati. Questo comporterebbe

una perdita di volumi, di quote di

mercato e una minore presenza del Made in Italy

per i consumatori. Sarebbe una misura penalizzante

non solo per le imprese italiane, ma anche

per distributori e consumatori statunitensi, che

da sempre associano la pasta italiana a qualità e

autenticità.

Il mercato Usa è davvero sostituibile, come

qualcuno sostiene? Le imprese stanno valutando

strategie alternative?

È stato detto che alcune imprese potrebbero valutare

di produrre direttamente negli Stati Uniti

per aggirare i dazi. In realtà non è una soluzione

praticabile nel breve periodo. E soprattutto, il

Made in Italy va preservato nella sua essenza: la

pasta italiana dev’essere prodotta in Italia. È un

patrimonio culturale ed economico che non può

essere snaturato. La nostra leadership si fonda

16 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


sull’autenticità della filiera, dal grano alla trasformazione,

fino al prodotto finito. È vero che le

imprese stanno diversificando i mercati, perché

il consumo mondiale di pasta è in crescita. Ma

la concorrenza aumenta, spesso con costi molto

più bassi dei nostri. Espandersi su nuovi mercati

richiede tempo, investimenti e strategie di lungo

periodo: non si può sostituire dall’oggi al domani

il peso del mercato americano.

Gli agricoltori hanno protestato contro il crollo

del prezzo del grano italiano, accusando

l’industria di trasformazione di privilegiare

l’import estero e di comprimere i prezzi sotto

i costi di produzione. Come risponde? È solo

una dinamica di mercato o esistono squilibri

nella catena del valore?

Le proteste degli agricoltori si verificano ciclicamente

quando il prezzo del grano scende, a

causa dell’andamento della produzione mondiale,

della domanda e delle importazioni. In un

mercato globale e libero non è possibile contrastare

queste dinamiche con barriere protezionistiche

o interventi normativi.

Gli squilibri e la concorrenza

- che spesso è anche sleale -

Al governo chiediamo

sostegno sui costi

produttivi e la rimozione

delle barriere tecniche

all’export

Per Mastromauro “La distribuzione deve abbandonare

la logica della negoziazione spinta su un prodotto

straordinario e già super-economico”

riguardano tutta la filiera, non

un solo anello. Anche i pastifici

competono ogni giorno con

produttori esteri che operano

con costi molto inferiori, regole

meno stringenti, barriere

tariffarie a loro vantaggio e livelli

di protezione dei mercati

nazionali molto più elevati rispetto

all’Europa.

Il settore cerealicolo chiede un prezzo che

copra almeno i costi di produzione, come

previsto dalle norme. L’industria chiede continuità

e standard qualitativi costanti. Come

si può conciliare redditività agricola e competitività

industriale? I contratti di filiera

sono la soluzione?

In Italia si produce un grano di buona qualità,

ma non sufficiente a coprire il fabbisogno della

nostra industria. I costi di produzione sono un

riferimento, ma variano per dimensione e tipologia

di azienda agricola, per qualità e per area.

La legge può sancire un principio, ma non può

imporre un prezzo valido per tutti. La leadership

italiana nel mondo, nonostante la minore competitività

dei nostri prezzi, è storicamente legata

alla qualità superiore percepita della nostra

pasta. Questa è la strada maestra: elevare ulteriormente

la qualità, affinché il consumatore sia

disposto a riconoscere e pagare la differenza. In

questo senso, i contratti di filiera sono uno strumento

utile ed efficace, ma non sufficiente. Serve

più ricerca scientifica, più innovazione tecnologica

e un miglioramento continuo della produzione

agricola, sia in quantità che in qualità.

Il futuro della pasta passa inevitabilmente

dalla sostenibilità e dalla valorizzazione della

materia prima italiana. Quali politiche o investimenti

ritiene prioritari per rendere la filiera

più forte e meno esposta alle fluttuazioni

internazionali?

Serve un grande sforzo di ammodernamento tecnologico,

per innalzare gli standard qualitativi,

migliorare produttività, sicurezza

e sostenibilità - inclusa

quella etica - in tutta la filiera.

Se potesse chiedere una misura

concreta al governo o

all’Unione europea per rafforzare

la pasta italiana, quale

sarebbe?

Il settore sta già investendo

in tecnologie più efficienti,

digitalizzazione e sostenibilità.

La pasta è un alimento

sano e accessibile, ma possiamo

e dobbiamo continuare a migliorare,

puntando su qualità e sostenibilità ambientale:

saranno fattori decisivi per competere sui

mercati globali. Ma lo sforzo deve coinvolgere

tutta la filiera, in particolare la distribuzione,

che deve abbandonare la logica della negoziazione

spinta su un prodotto straordinario e già

super-economico. D’altra parte, un piatto di pasta

eccellente al consumatore non costa più di

20 centesimi… Al governo chiediamo sostegno

per la competitività dei costi produttivi - su cui

siamo fortemente penalizzati rispetto ai competitor

- e interventi per rimuovere le barriere tecniche

all’export. A tutti gli operatori e ai consumatori

chiediamo scelte coerenti ogni giorno,

perché insieme dobbiamo difendere un settore

che genera valore, occupazione e reputazione

per l’Italia nel mondo. •••

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 17


CREDITO OSSIGENO PER LE IMPRESE

Alimentiamo

la voglia

di crescere

Sosteniamo le aziende

agricole diversificando

le fonti di finanziamento

e allentando le regole Ue.

A partire da quelle delle

concessioni forborne

di Alberto Statti*

I

l comparto agroalimentare italiano si conferma

un pilastro dell’economia nazionale, con

un valore aggiunto di oltre 81 miliardi di euro

tra agricoltura e industria alimentare. La filiera

genera 676 miliardi di euro di fatturato

e 69 miliardi di export, posizionando l’Italia

ai vertici europei. Tuttavia, il settore affronta sfide

complesse: dazi, sostenibilità, innovazione, ricambio

generazionale e accesso al credito. È indubbio

che a fronte di tali sfide la finanza sia oggi più

che mai una leva strategica per l’agroalimentare

italiano. Non solo per sostenere la crescita economica,

ma anche per guidare il cambiamento verso

un sistema produttivo più resiliente, innovativo e

sostenibile.

Banca d’Italia ha segnalato di recente come negli

ultimi cinque anni il Paese abbia mostrato segni di

una ritrovata vitalità economica. La crescita è superiore

alla media europea negli ultimi cinque anni.

L’occupazione, in particolare nelle imprese medio-grandi,

è aumentata

ed è migliorata

la produttività nel

settore privato. In

generale, gli occupati

aumentano di

un milione di unità,

raggiungendo il massimo

storico di oltre

24 milioni (il tasso

di disoccupazione è

sceso dal 10 al 6%).

La redditività e la

solidità patrimoniale

delle imprese sono

fortemente migliorate.

Si registra un incremento

della produttività

del lavoro (il Pil è aumentato di circa il

6%) e delle imprese medio-grandi, con il numero

di quelle con almeno 250 addetti aumentato di

un terzo. Assistiamo anche ad una importante

diffusione di tecnologie avanzate (cloud, robotica,

intelligenza artificiale).

Questi sono dati incoraggianti, ma non bastano a

sostenere lo sviluppo del Paese. È indispensabile

rilanciare la produttività, che è il nodo centrale:

senza produttività, non ci può essere crescita sostenibile,

né aumento dei salari. La crescita deve

passare attraverso l’innovazione e un’azione pubblica

incisiva che favorisca anche l’accesso al credito.

Servono investimenti adeguati e serve mettere

al centro della nostra strategia economica il

tema dell’innovazione. Se è vero che la politica

monetaria ha avuto un impatto mitigante su una

congiuntura difficile, è anche vero che non è stata

un elemento risolutivo. Per le imprese i benefici

sono stati reali, ma limitati dalla debolezza

18 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


g CNEL, FINANZIAMENTI GARANTITI SOLO PER GLI UNDER 35

L’Assemblea del Cnel ha approvato il disegno di legge per l’istituzione

della sezione speciale “Garanzia Giovani Imprenditori” presso il Fondo

centrale di garanzia per le Pmi. Il testo fissa a 35 anni il limite di età per

accedere alla copertura pubblica sui finanziamenti bancari, escludendo

di fatto gli agricoltori tra i 35 e i 41 anni, soglia riconosciuta per l’agricoltura

da Unione europea, Stato italiano e Ismea. Il vicepresidente di Confagricoltura,

Sandro Gambuzza, si è astenuto in sede di voto, ritenendo

questa impostazione una penalizzazione ingiustificata nei confronti di

una parte importante dei giovani imprenditori agricoli italiani. La confederazione

confida ora nell’intervento del Parlamento, affinché il limite

di età venga elevato a 41 anni per il comparto agricolo, in coerenza con

i criteri già adottati a livello nazionale ed europeo.

strutturale dell’economia e dall’incertezza globale.

Lo sviluppo delle aziende italiane richiede un

approccio integrato: innovazione, capitale, energia,

credito, semplificazione e capitale umano.

Inoltre, è necessario favorire l’aggregazione tra

imprese, che sono spesso troppo piccole.

L’aggregazione può migliorare l’accesso al credito,

aumentare la capacità di investimento, rafforzare

la competitività internazionale.

Per questo motivo, sono fondamentali quattro

azioni: rafforzare gli strumenti di garanzia pubblica

per mitigare il rischio di credito; implementare

gli strumenti di finanza agevolata per abbattere i

costi; migliorare il rapporto banca - impresa attraverso

un dialogo continuo e costante, anche con

l’ausilio delle Organizzazioni di categoria. Confagricoltura

lavora da tempo nella segnalazione

agli istituti di credito dei bisogni e delle esigenze

delle aziende.

Proprio a tal proposito Palazzo della Valle, insieme

alla Associazione Bancari Italiana (Abi), già da

molto tempo sta lavorando per allentare le rigide

regole, che attualmente vengono applicate alla

concessione delle misure di tolleranza creditizia

previste per le imprese in difficoltà finanziaria.

Si tratta di concessioni conosciute con il nome

di forborne che gli istituti di credito possono accordare

ai clienti per agevolare il rispetto degli

impegni di rientro nei finanziamenti, o per prolungare

le scadenze di pagamento. La previsione

di questi strumenti, però, ha uno scoglio da superare

rappresentato dalle direttive dell’Autorità

Bancaria Europea (Eba) in materia di moratorie,

rinegoziazioni e ristrutturazioni finanziarie.

Attualmente, infatti, è previsto che le concessioni

forborne comportino un monitoraggio dello stato

finanziario dell’impresa beneficiaria per un periodo

non inferiore ai 24 mesi. Un monitoraggio che

può avere effetti negativi sl futuro merito creditizio

del soggetto. Si

tratta di una condizione

che non incentiva

di certo il ricorso

a questo tipo di misure.

Per questo motivo,

Confagricoltura

e Abi hanno chiesto

all’Europa una maggiore

flessibilità nell’applicazione delle concessioni

forborne da parte del legislatore nazionale,

in particolare per periodi congiunturali difficili

come l’attuale.

Ma la finanza agevolata e le misure che si sono

susseguite - soprattutto in questi ultimi anni di

crisi - non possono essere l’unica risposta alle esigenze

del mondo imprenditoriale. È importante

anche diversificare le fonti di finanziamento per

affrontare le sfide economiche attuali. Strumenti

come, ad esempio, il private equity e la finanza

“alternativa” in generale ampliano le opportunità

di investimento sia per le aziende che per gli

investitori, facilitando la crescita e supportando

iniziative innovative e sostenibili.

In linea con questa impostazione Confagricoltura,

nel corso degli anni, ha sviluppato attività

relazionali con i principali stakeholder e ha siglato

accordi di collaborazione con i maggiori

istituti bancari.

Competitività e capacità produttive devono essere

sostenute anche con percorsi di educazione

finanziaria, per dare alle imprese gli strumenti di

base indispensabili per orientarsi nel complesso

mondo economico odierno ad effettuare scelte

consapevoli e in linea con le proprie esigenze.

Solo un modello di forte collaborazione tra pubblico

e privato può garantire risorse adeguate ed un

impatto duraturo, rafforzando il ruolo strategico

del settore agroalimentare nell’economia italiana.

Il partenariato pubblico-privato (PPP)

è un modello per promuovere innovazione,

sostenibilità e digitalizzazione

delle filiere, soprattutto nel contesto

italiano. Tale visione consentirà di sostenere

la crescita delle PMI agricole

e/o agroalimentari, favorendo l’occupazione

e la produttività; rendendo il

settore più resiliente alle crisi energetiche

e climatiche; valorizzando, altresì,

il potenziale del Mezzogiorno.

* Componente di giunta

di Confagricoltura

Il convegno “Giovani, Impresa e Sviluppo”

a Palazzo della Valle, a cui ha partecipato

il vicepresidente Statti insieme al direttore

generale di Ismea, Sergio Marchi

•••

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 19


PRODUZIONI GRANO

3,8 milioni

di tonnellate

non bastano

Nonostante i prezzi in picchiata,

l’Italia è la prima in Ue

per quantità di frumento duro

prodotto. Ma per rispondere

alla domanda dell’industria

dipende dall’import

per grandi quantità

di Riccardo Calabrese

Negli ultimi mesi la catena di approvvigionamento di frumento duro ha

subito una significativa pressione causata dal calo del prezzo medio

all’origine del 20% nella campagna 2023/2024. La flessione

è proseguita nel 2024/2025: dai 288 euro per tonnellata del settembre

dell’anno scorso siamo passati a 270 euro nel settembre 2025 (-6%).

“L

e

l’allarme

cronache

recenti trasmettono,

come mai in

precedenza,

degli agricoltori italiani

per il “crollo” dei prezzi

di vendita della produzione

di frumento: i ricavi

non sono più sufficienti

a compensare i costi,

molte aziende rischiano

di “chiudere”, tante altre

abbandoneranno la coltivazione,

soprattutto nel

Mezzogiorno, soprattutto del grano duro che

pure, proprio nel nostro Paese, rappresenta la

materia prima per la produzione della pasta,

eccellenza del Made in Italy agroalimentare

che alimenta una quota consistente del nostro

export di settore”. Questa è l’introduzione del

bollettino del Centro studi di Confagricoltura

del novembre 2016 dal titolo “Frumento duro

dieci anni di instabilità”. Un incipit che calza

benissimo anche oggi, a distanza di quasi 10

anni. Dal 2016 ad oggi, infatti, sono state varie

le volte in cui il mercato del frumento è

stato caratterizzato da fenomeni di “volatilità”

dei prezzi. Tanto che questa volatilità è ormai

diventata la regola, per effetto di una crescente

globalizzazione degli scambi, governata, più

che da principi obiettivi (rapporto fra produzione

e consumi), da strategie commerciali speculative.

Strategie tendenti a realizzare il massimo

profitto attraverso il governo degli stoccaggi,

alimentati da acquisiti dagli agricoltori a basso

prezzo e scaricati con rivendite all’industria

di trasformazione al prezzo più alto possibile.

Gli agricoltori italiani, e le loro Organizzazioni

di Produttori, sono ancora scarsamente protagonisti

nel governo dello stoccaggio, prevalentemente

nelle mani di operatori commerciali

evidentemente guidati da interessi diversi da

quelli dei produttori primari.

La novità di oggi è, invece, la politica iper-protezionistica

degli Usa con l’attuale amministrazione

Trump. Le dichiarazioni del presidente in

materia di dazi - in particolare quelle più recenti

riguardanti la pasta - non hanno solo messo

in difficoltà le esportazioni di questo prodotto

(realizzato naturalmente con frumento duro),

ma hanno anche contribuito al rafforzamento

20 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


dell’euro rispetto al dollaro, la valuta di riferimento

per gli scambi commerciali internazionali.

Questo ha reso di fatto più conveniente

l’acquisto di frumento proveniente da Paesi

extra-Ue.

Il primo posto in Ue tra i produttori non basta

L’Italia si conferma nel 2025 il primo produttore

europeo di frumento duro con 1,147 milioni

di ettari coltivati e una produzione di 3,8 milioni

di tonnellate. È, inoltre, il primo produttore

mondiale di pasta, con 3,6 milioni di tonnellate

(davanti a Turchia e Stati Uniti), un fatturato

di 7 miliardi di euro e un valore delle esportazioni

pari a 4,1 miliardi di euro nel 2024.

Nonostante la leadership nella produzione di

frumento duro, per garantire la sostenibilità

dell’industria pastaia, l’Italia deve comune fare

ricorso alle importazioni: circa 2,7 milioni di

tonnellate da diverse fonti. Nel 2024, le principali

provenienze sono state il Canada (613mila

tonnellate), la Grecia (524mila tonnellate) e la

Turchia (337mila tonnellate). Questa dipendenza

dall’importazione riflette la complessità

delle catene di approvvigionamento alimentare

globali e la forte interdipendenza economica

tra i Paesi. Nel 2024, il tasso di autoapprovvigionamento

del frumento duro si è attestato

al 57,8%, influenzato negativamente dalle avversità

climatiche che hanno inciso sulle rese

per ettaro. Pertanto, negli ultimi mesi la catena

di approvvigionamento ha subito una significativa

pressione a causa della drastica diminuzione

del prezzo medio all’origine del frumento

duro, che è calato del 20% nella campagna

2023/2024, e ha continuato a scendere nella

campagna 2024/2025, passando da 288 euro

g LE AZIENDE HANNO BISOGNO DI CONTRATTI DI FILIERA PLURIENNALI

Il settore del frumento duro italiano continua a essere segnato da forte

instabilità, dovuta alla volatilità dei mercati, all’aumento dei costi di

produzione e alla dipendenza dalle importazioni. Nonostante ciò, l’Italia

mantiene una posizione di leadership europea e mondiale, grazie

a una filiera agroalimentare di eccellenza. Le aziende agricole hanno

bisogno di una maggiore stabilità e sicurezza attraverso contratti di

filiera di durata almeno triennale con le industrie di trasformazione.

Questi accordi, infatti, rappresentano uno strumento fondamentale

per dare certezze economiche agli agricoltori, valorizzare la qualità

delle produzioni e incentivare pratiche agricole più sostenibili, sia

dal punto di vista ambientale che economico. In quest’ottica, è fondamentale

l’attivazione di finanziamenti mirati che favoriscano forme

di aggregazione orizzontale, capaci di creare sinergie tra produttori e

rafforzare i rapporti lungo tutta la filiera, dalla produzione alla trasformazione,

fino alla distribuzione.

(rc)

g Tabella 1 - Prezzo dell’Urea 46% e del Nitrato Ammonico 26%

PERIODO

€/t

VAR. % PERIODO

PRECEDENTE

set-24 288 0,3%

ott-24 294 2,2%

nov-24 294 -0,1%

dic-24 293 -0,3%

gen-25 297 1,3%

feb-25 305 2,7%

mar-25 301 -1,2%

apr-25 287 -4,8%

mag-25 278 -3,1%

giu-25 272 -2,4%

lug-25 275 1,4%

ago-25 271 -1,6%

set-25 270 -0,2%

Var.% sett. 25/sett.24 -6,1% -

Fonte: elaborazione Centro Studi Confagricoltura su dati ISMEA

per tonnellata nel settembre 2024 a 270 euro

per tonnellata nel settembre 2025 con un ulteriore

perdita del 6%.

Tuttavia, limitarsi a osservare il solo andamento

della quotazione del frumento offre una visione

parziale del problema. Nello stesso arco

temporale, da settembre 2024 a settembre 2025,

il contesto dei costi di produzione ha registrato

tendenze opposte: il prezzo dell’urea, uno

dei fertilizzanti più utilizzati nelle coltivazioni,

è aumentato di oltre il 21%, mentre il nitrato

ammonico ha fatto registrare una crescita del

16%. Questi incrementi dei costi si sono verificati

in concomitanza con un calo del prezzo

del frumento duro del 6%, evidenziando un

netto squilibrio tra ricavi e spese

di produzione. La situazione mette

sotto pressione la sostenibilità economica

delle aziende agricole, che

si trovano a dover affrontare costi

crescenti per i fertilizzanti e input

agricoli, pur vedendo ridursi il valore

del loro prodotto principale,

rendendo più complesso mantenere

la redditività e pianificare investimenti

futuri. Se le quotazioni dovessero

rimanere su livelli troppo

bassi, come osservato nelle ultime

settimane, potrebbero mettere in

difficoltà molti produttori, influenzando

negativamente l’equilibrio

complessivo del mercato. •••

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 21


PRODOTTI & MERCATI a cura del Centro Studi di Confagricoltura

TRA IL 2023 E IL 2024 UN TERZO DELLE FAMIGLIE HA RIDOTTO QUANTITÀ E QUALITÀ DEGLI ACQUISTI DI CIBO

Carrello della spesa In dieci anni prezzi

saliti del 23%. Nel 2025 ancora in crescita

Negli ultimi dieci anni lo scenario dei consumi di beni di

prima necessità, e in particolare di quelli agroalimentari,

si è trasformato nel principale fattore di criticità per le famiglie

italiane. Dopo un lungo periodo in cui si temeva la

deflazione, le tensioni geopolitiche

e l’instabilità dei mercati internazionali

hanno spinto verso l’alto

i prezzi del cosiddetto “carrello

della spesa”. Dal 2015 a oggi

l’indice dei prezzi al consumo è

cresciuto del 23%, con aumenti

concentrati soprattutto dal 2021

in poi, quando i listini sono saliti

del 17,1%. Nello stesso periodo,

i prodotti agroalimentari hanno

fatto segnare un incremento ancora

maggiore: oltre il 23%. Anche

nel 2025, rispetto allo scorso

anno, l’inflazione è dell’1,5% nel

complesso e del 2,7% per i prodotti alimentari, che continuano

quindi a “correre” più della media.

Tutto questo si riflette inevitabilmente sui volumi di spesa:

Nel 2024 carni bovine,

suine e salumi sono

rincarati tra l’1,4%

e il 3,3% e i consumi

in volume sono diminuiti

tra il 2% e il 3,6%

i prodotti che hanno visto i maggiori aumenti dei prezzi

sono spesso quelli per cui la domanda si è ridotta. In

questo senso le carni rappresentano un caso emblematico.

Nel 2024, a fronte di rincari tra l’1,4% e il 3,3% per

bovine, suine e salumi trasformati,

i consumi in volume sono diminuiti

tra il 2% e il 3,6%, nel caso del

prosciutto crudo. Al contrario, le

carni avicole e le uova, che hanno

registrato cali di prezzo rispettivamente

del 3,1% e dell’1,8%,

hanno visto crescere i volumi acquistati;

per le uova l’aumento è

stato del 4,5%, confermando la

loro funzione di fonte proteica a

basso costo. Non mancano tuttavia

eccezioni: l’ortofrutta fresca

ha registrato un incremento dei

consumi nonostante l’aumento dei

prezzi; mentre l’olio d’oliva ha mostrato una lieve crescita

della domanda anche in presenza di forti rincari,

segno di una domanda rigida.

22 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


In controtendenza le carni avicole

e le uova che registrano cali di prezzo

rispettivamente del 3,1% e dell’1,8%

g CAPONI: ANCORA ATTESI RISARCIMENTI PER L’AVIARIA DEL 2022

Il consumo di carni bianche e uova è in crescita, trainato da motivazioni

economiche: costano meno e permettono alle famiglie

di risparmiare. Un trend che rappresenta un segnale positivo per

la filiera avicola, certo, tuttavia, è fondamentale rilanciare anche

gli altri comparti produttivi dell’agroalimentare italiano. È il ragionamento

fatto dal direttore generale di Confagricoltura, Roberto

Caponi, intervenendo all’Assemblea generale dell’Unione

Nazionale Filiere Agroalimentari Carni e Uova (UnaItalia). Il nodo

centrale resta il potere d’acquisto: “Finché i lavoratori non avranno

redditi adeguati, sarà difficile vedere una ripresa generalizzata

dei consumi. È una questione cruciale, che va affrontata con

urgenza e visione strategica”.

Il dg è poi intervenuto sul tema delle crisi sanitarie: “Le epizoozie

sono diventate un classico ricorrente, insieme agli eventi atmosferici

e alle calamità naturali. Bisogna trovare degli strumenti che

siano efficaci, sia dal punto di vista della quantità, sia dal punto

di vista delle risorse, ma, soprattutto, dei tempi di erogazione di

queste risorse, perché ad oggi, per quanto riguarda le influenze

aviarie del 2022, i danni non sono stati ancora completamente

risarciti. È evidente che un imprenditore non può aspettare due,

tre, quattro anni per avere un risarcimento, perché si rischia di

metterlo fuori mercato”.

Secondo l’Istat, tra

il 2023 e il 2024,

circa un terzo delle

famiglie italiane ha

dichiarato di aver

ridotto in quantità o

qualità la spesa per

cibo e per bevande.

Ma il calo è stato

più marcato per

quel che concerne

altri beni: il 47,5%

delle famiglie ha

limitato la spesa

per abbigliamento

e calzature (dal

48,6% del 2023), con una quota che nel Mezzogiorno

sale fino al 57,6%. L’inflazione nel comparto agroalimentare

è in gran parte dovuta alle maggiori spese

che i produttori hanno dovuto affrontare: dopo il 2021,

infatti, gli incrementi dei costi di produzione lungo tutta

la filiera e, in alcuni casi, la riduzione dell’offerta dovuta

ad avversità climatiche o fitosanitarie, hanno inciso

in modo significativo. Per analizzare queste dinamiche,

il Mimit ha istituito la Commissione per l’allerta rapida

sui prezzi e il relativo Osservatorio, cui partecipa anche

Confagricoltura.

Per affrontare le sfide del settore è necessario focalizzarsi

su alcune priorità. Sicuramente, rafforzare la competitività,

per avere una base produttiva solida e moderna,

capace di competere sul mercato. E ancora, promuovere

l’innovazione e le nuove tecnologie digitali. Infatti, secondo

l’Osservatorio Smart Agrifood del Politecnico di

Milano nel 2024 gli investimenti in Agricoltura 4.0 sono

stati pari a 2,3 miliardi di euro, in calo rispetto ai 2,5 miliardi

dell’anno precedente (-8%), ma con un’evoluzione

verso strumenti di gestione e analisi dei dati. Oggi meno

del 10% delle superfici agricole è gestito con strumenti

digitali, mentre circa il 60% delle aziende è in ritardo

e il 90% non ha ancora adottato tecnologie di questo

tipo. Infine, tutelare la legalità e contrastare le

distorsioni di mercato. La normativa sulle pratiche

sleali, introdotta con il decreto legislativo

del 2021, ha rappresentato un passo avanti,

ma non ha ancora prodotto un vantaggio reale

per chi subisce comportamenti scorretti.

In questo contesto, Confagricoltura sottolinea

la necessità di costruire una “sostenibilità di

filiera orientata al mercato”, che valorizzi la

materia prima agricola e i processi di trasformazione

attraverso accordi di filiera. È la logica

alla base dell’esperienza di Unieat, piattaforma

aperta alla collaborazione tra tutti gli

attori del sistema agroalimentare. Una ricerca

di Centromarca conferma che i consumatori

riconoscono nella sostenibilità un vantaggio

competitivo per la Marca, ma chiedono una

comunicazione più chiara e basata su dati verificabili.

Solo alleanze e collaborazione tra i

diversi segmenti della filiera, non contrapposizioni

o conflitti, potranno consentire al sistema

agroalimentare italiano di affrontare con successo

la sfida dei prezzi, della sostenibilità e

della competitività.

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 23


PRODUZIONI NOCCIOLE

Raccolti

in picchiata

La crisi non riguarda

solo il comparto agricolo,

ma ha effetti sull’intera

filiera, l’industria dolciaria,

la componente artigianale

è conosciuta a livello internazionale

per la qualità elevata e distintiva

delle sue produzioni corilicole e, in

termini quantitativi, è da sempre il secondo

produttore mondiale di nocciole.

Questa posizione,

Dal 2015 ad oggi,

le superfici coltivate

a nocciolo sono aumentate

quasi di un terzo.

Le perdite di quest’anno

raggiungono l’80%

L’

Italia

tuttavia, quest’anno rischia di

scivolare, per la prima volta

nella storia: oltre alle avversità

meteorologiche nostrane, aumentano

le produzioni di altri

Paesi come il Cile, in cui sono

stati realizzati ingenti investimenti

e che quest’anno ha potuto

godere di un andamento

climatico particolarmente favorevole.

La crisi della nocciola

italiana non riguarda solo il

comparto agricolo, ma ha effetti

nefasti sull’intera filiera,

l’industria dolciaria,

la componente artigianale.

Ed è per questo che assume

contorni ancora più

preoccupanti.

Dati alla mano, l’annus

horribilis della corilicoltura

segna perdite del 50%

e punte del 70%-80% in

alcuni territori. Quelli più

vocati del Piemonte, della

Campania, del Lazio e della

Sicilia. Questa grave crisi

produttiva è da imputare

soprattutto all’andamento

climatico anomalo registrato

quest’anno su tutto

il territorio nazionale, caratterizzato

da scarsità di

piogge iniziali, temperature

eccezionalmente elevate e carenza di ore di

freddo, condizioni che hanno contribuito anche

alla diffusione della cimice asiatica nelle regioni

del Nord Italia. La crisi produttiva legata al clima

non è un’esclusiva italiana. Anche il settore

corilicolo turco, primo nella

classifica mondiale, non vive

un buon momento: secondo

l’Ufficio statistico nazionale

da inizio anno ad oggi, i cali

sono del 38% rispetto alla

campagna precedente. Per

trovare un dato così negativo

si deve tornare alle le gelate

in fase di fioritura del 2012.

Al Sud l’andamento del clima

è stato contrassegnato da

eccesso di pioggia e umidità

nel periodo dell’impollinazio-

24 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


ne, seguito da temperature notevolmente al

di sopra della media (nei mesi di giugno e

luglio) e forti venti. Condizioni che hanno

portato, in tutta la Penisola, allo sviluppo di

gravi avversità fungine, batteriche e virali e

ad abbondanti cascole anticipate. Una crisi

senza precedenti per il settore, che negli

ultimi anni ha visto un forte sviluppo della

superficie coltivata (dal 2015 ad oggi è cresciuta

di quasi un terzo), ma anche uno stallo

del potenziale produttivo che non riesce

a esprimersi al meglio. Questo mette in crisi

le imprese corilicole che così hanno margini

sempre più ridotti, viste le rese in calo e i

costi di produzione elevati.

Pesa sulla redditività anche l’età delle piantagioni:

dopo i venticinque anni di vita la

pianta diminuisce la propria capacità produttiva,

ulteriormente inficiata dalle nuove

emergenze climatiche. Sul fronte dei costi,

gli operatori segnalano che quelli di raccolta

sono schizzati al punto che alcuni produttori

hanno preferito non raccogliere. I prezzi

sono già scesi rispetto all’apertura della stagione

commerciale, con margini ancora più magri

per le aziende.

Confagricoltura si è fatta portavoce di questa

situazione presso il governo, coinvolgendo il

ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida,

a cui il presidente nazionale Massimiliano

Giansanti ha chiesto interventi urgenti a tutela

delle aziende agricole.

g NOCCIOLE - ITALIA (fonte dati: ISTAT)

ANNO

SUPERFICIE IN PRODUZIONE (ettari)

2015 68.620

2016 69.285

2017 73.772

2018 78.593

2019 79.351

2020 80.275

2021 82.590

2022 84.426

2023 87.503

2024 90.391

2025 91.419

g I NOCCIOLETI TORNANO SULL’ETNA. E SI LAVORA ALLA IGP REGIONALE

Dopo anni di abbandono, sull’Etna

sono tornati i noccioleti, con un aumento

della superficie coltivata del 5%,

per un totale di circa 1200 ettari. La varietà

locale è la Caraffara, ma a questa

si aggiungono anche nuovi impianti di

Giffona e Gentile Romana. È stato costituito

un comitato promotore che punta

alla Dop, forte della storia ultracentenaria di questa coltivazione sulle

pendici del vulcano. A ciò si aggiunge anche il lavoro del comitato di produttori

che ha recentemente avviato la procedura per il riconoscimento

Igp per la Nocciola di Sicilia, che valorizzerà gli oltre 11.000 ettari di corileti

esistenti nella regione e concentrati nelle province di Messina, Palermo,

Enna e Catania. Ne gioverà anche il Consorzio di valorizzazione e

tutela Nocciola di Calabria, che da anni lavora per l’ottenimento del riconoscimento

dell’Indicazione geografica protetta per la nocciola “Tonda

Calabrese”. “Questo - commenta Dario Di Vincenzo (in foto), presidente

del settore in Confagricoltura - a riprova di quanto gli stessi produttori

corilicoli ritengano fondamentale tutelare e valorizzare le proprie produzioni,

anche attraverso il riconoscimento di marchi di origine”.

“Per consentire alle imprese agricole di continuare

a produrre e all’Italia di mantenere il

ruolo di leader a livello internazionale - commenta

Dario Di Vincenzo, presidente della Federazione

nazionale di prodotto Frutta in guscio

di Confagricoltura - è assolutamente necessario

mettere in campo delle misure rilevanti e urgenti

nell’immediato e anche a lungo termine. L’obiettivo

dovrebbe essere, nel breve periodo, quello

di garantire nella forma ritenuta più opportuna

un ristoro alle aziende che hanno subito perdite

importanti derivanti dal calo di produzione,

mentre, nel lungo periodo, sarà fondamentale

favorire la ristrutturazione del potenziale produttivo

in modo da rafforzare il sistema corilicolo

nazionale e non rendere vane le risorse finora

stanziate a favore del comparto”.

La filiera corilicola italiana non rappresenta solo

un’importante realtà economica, ma anche un

elemento fondamentale sotto il profilo paesaggistico,

ambientale, occupazionale e sociale. Sul

fronte internazionale, inoltre, desta preoccupazione

il recente accordo Usa-Ue sui dazi, che

rischia di penalizzare fortemente le produzioni

e, più in generale, tutto il comparto della frutta

a guscio. L’accordo incentiverà l’immissione nel

mercato europeo di prodotti a prezzi ridotti, grazie

all’azzeramento dei dazi per la merce made

in Usa, tra i principali produttori al mondo di

nocciole, pistacchi, mandorle e noci.

(ag)

•••

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 25


PRODUZIONI SILVICOLTURA

Boschi

sostenibili

e produttivi

Tra le recenti iniziative

del Cluster Legno Arredo,

l’evento immersivo dedicato

al patrimonio forestale

del Friuli Venezia Giulia

in collaborazione con

Sistema Casa FVG

di Carlo Piemonte*

Un particolare dell’installazione urbana

“Foresta in città”

A Trieste è stato

inaugurato Foresta in Città,

spazio permanente ideato

dal designer Matteo Ragni

e realizzato dal Cluster

C

luster Legno Arredo e Sistema Casa FVG

- Società Benefit è il consorzio che dal

2006 opera per lo sviluppo del comparto

foresta-legno-arredo, proponendo servizi

e progetti a favore delle imprese e

delle istituzioni. Riconosciuto come soggetto

di riferimento regionale, il Cluster supporta

la crescita del sistema imprenditoriale, stimolando

iniziative innovative attraverso la promozione internazionale,

la condivisione di infrastrutture e il

trasferimento di competenze. Di particolare rilievo

sono i progetti

realizzati

tramite Innovation

Platform,

rete territoriale

di laboratori

dedicati alle

imprese, agli

istituti di formazione

e alla

riqualificazione

professionale,

che favorisce lo sviluppo di competenze e la

diffusione di soluzioni tecnologiche avanzate. Al

centro dell’attività del Cluster vi è la valorizzazione

dell’economia del legno, risorsa rinnovabile e

strategica per il territorio, impiegata in molteplici

filiere - dall’edilizia all’arredo, dagli imballaggi

agli strumenti musicali - e simbolo di una cultura

produttiva sostenibile.

Il Cluster promuove inoltre azioni in materia

di sostenibilità, certificazioni, reti d’impresa,

accesso ai contributi, europrogettazione e internazionalizzazione,

operando in sinergia con

istituzioni e operatori per accrescere la competitività

del comparto. Utilizzare il legno locale

26 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


significa generare valore economico,

ambientale e sociale, contribuendo

allo sviluppo delle comunità montane

e al rafforzamento dell’identità regionale.

La filiera bosco-legno del FVG è

infatti un sistema virtuoso che unisce

enti pubblici, imprese e professionisti

per promuovere la gestione sostenibile

delle foreste e valorizzare il legno

come materia prima strategica, locale e

rinnovabile. In questo contesto, il Cluster

svolge un ruolo di coordinamento

e promozione, collegando la parte

forestale della filiera con quella manifatturiera

e progettuale. L’impegno

si concretizza attraverso due direttrici

principali: il monitoraggio e l’analisi del sistema

forestale, con la mappatura delle aree

regionali per valutarne lo stato produttivo e

le interconnessioni con la filiera, e lo sviluppo

e la certificazione, con progetti congiunti

con enti pubblici e operatori del settore per

garantire la tracciabilità del legno e la gestione

responsabile delle risorse.

A queste attività strutturali si affiancano iniziative

di sensibilizzazione e valorizzazione. Tra queste

spicca Foresta in Valle, evento annuale di riferimento

del sistema foresta-legno regionale organizzato

in collaborazione con Legno Servizi - Forestry

Cluster FVG e con il sostegno della Regione

Autonoma Friuli Venezia Giulia. L’edizione 2025,

svoltasi tra Malborghetto-Valbruna e Tarvisio,

ha proposto forum internazionali, laboratori ed

esposizioni dedicati allo sviluppo delle filiere del

legno e alla gestione sostenibile delle foreste regionali.

In ambito urbano, Trieste ha accolto Foresta

in Città, uno spazio permanente ideato dal

designer Matteo Ragni e realizzato dal Cluster

con il sostegno regionale: una finestra immersiva

sul patrimonio forestale del Friuli Venezia Giulia,

dove il pubblico può “toccare con mano” il legno

g L’ACCORDO A SOSTEGNO DELLA FILIERA ITALIANA DEL PIOPPO

Il 12 settembre 2025 è stata sottoscritta a Milano la “Nuova Intesa per

lo sviluppo della filiera del pioppo” tra le Regioni Friuli Venezia Giulia,

Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna e le associazioni più

rappresentative del settore. L’accordo vuole rinnovare e ampliare quello

già adottato nel 2014 riconoscendo alla coltivazione del pioppo il valore

strategico nel settore dell’industrie del legno, arredo, carta ed anche la

sua valenza nella bioeconomia.

Dal punto di vista della produzione, l’obiettivo è incrementare le superfici

coltivate a pioppo per soddisfare con materia prima di qualità i

fabbisogni dell’industria e diminuire così le importazioni di legname (la

domanda ora è soddisfatta solo al 45% dal prodotto interno). Snellire le

procedure burocratiche, limitare i vincoli normativi, uniformare i regolamenti

locali, sostenere con incentivi fiscali e finanziari la pioppicoltura

mediante anche maggior accesso ai fondi Pac, introdurre premi legati

alle certificazioni ambientali, valorizzare il carattere di eccellenza del

pioppo italiano sono alcune delle azioni suggerite per affrontare le criticità

della filiera del pioppo. Lo scopo va raggiunto anche riconoscendo

alla pioppicoltura la perfetta rispondenza agli obiettivi ambientali europei

e più in generale a quelli del Protocollo di Kyoto del 1997.

Claudia Raffin (Pioppicoltrice e referente FNP risorse boschive FVG)

locale, apprezzarne la qualità e comprenderne il

valore. Pensato come luogo di incontro tra cittadini

e imprese della filiera, ospita approfondimenti

tematici, dialoghi e presentazioni di libri, diventando

un ponte tra la montagna e la città nel segno

della cultura del legno e della sostenibilità.

Un ulteriore risultato significativo è l’ottenimento

della doppia certificazione FSC ® e PEFC

per la Foresta di Fusine, che interessa oltre

2.800 ettari di bosco. Raggiunto nel 2025 grazie

alla collaborazione tra enti pubblici, Cluster e

operatori della filiera, il traguardo riconosce la

qualità della gestione e l’impegno del territorio

nella valorizzazione sostenibile del patrimonio

forestale, rendendo il Friuli Venezia Giulia una

delle poche regioni italiane con foreste a doppia

certificazione. Il Cluster prosegue parallelamente

nell’attuazione del piano di azione triennale

avviato nel 2023, che punta a valorizzare

il legno di origine regionale, promuovere la

cultura della gestione forestale sostenibile

e incentivare l’impiego del legno locale. Le

iniziative portate avanti in collaborazione

con Legno Servizi e numerosi partner territoriali

rafforzano un modello di sviluppo

fondato su innovazione, sostenibilità e identità

regionale, dove davvero il valore cresce

dalle foreste.

* Direttore generale Cluster Italia Foresta legno

e direttore Cluster Legno Arredo Casa FVG •••

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 27


PRODUZIONI CANAPA & EDILIZIA

Dal campo

al cantiere

La produzione di biomattoni

si basa su calce e canapulo,

la parte legnosa interna

dello stelo di canapa composta

per circa la metà da carbonio

prelevato direttamente dall’aria

di Jacopo Paolini*

La produzione di canuplo segue tre fasi: raccolta e macerazione sul campo (retting);

stigliatura meccanica; pulizia e calibratura. Quando il materiale viene unito alla calce

la Co2 nell’aria si trasforma carbonato di calcio, un minerale solido e duraturo che

aggiunge ulteriore capacità di stoccaggio

N

egli ultimi anni la bioedilizia è passata

dall’essere un ambito sperimentale

per pochi pionieri considerati visionari,

a diventare una delle sfide più

urgenti della transizione ecologica.

Tra i materiali che meglio si prestano

a questa svolta c’è la canapa, che ancora una

volta dimostra la propria straordinaria versatilità.

Non solo una pianta da cui ricavare estratti,

fibre o oli, ma un materiale naturale per costruire

edifici sostenibili. Il biomattone di canapa

è diventato uno dei protagonisti assoluti della

bioedilizia. Durevole nel tempo, facile da posare

e completamente carbon negative, durante

il suo ciclo di vita non solo riduce le emissioni,

ma assorbe CO2. La canapa è anche un eccellente

isolante termico e sonoro naturale. Si tratta

di una realtà già sperimentata. Un esempio si

trova in Salento: il Vespucci Waterfront di San

Cataldo, un complesso residenziale ad alta efficienza

energetica realizzato

con oltre 1.200 metri

cubi di biomattone, con

una capacità di sequestro

di CO2 di circa 65 tonnellate.

Anche l’Università di

Pisa ha fatto la stessa scelta

con la nuova sede della

Facoltà di Veterinaria,

costruita interamente con

700 metri cubi di biomattone,

con un assorbimento

stimato di oltre 30 tonnellate

di CO2 rispetto ai

materiali tradizionali. Alla

base di questo materiale

innovativo c’è una formula

semplice ma ingegnosa:

canapulo, la parte legnosa

del fusto della canapa, e calce.

Dal canapulo al biomattone

Il canapulo è la parte legnosa interna dello stelo

della pianta di canapa e rappresenta circa il

60–70% del peso secco della pianta. La presenza

di cellulosa e lignina gli conferiscono resistenza

meccanica e capacità isolanti. Per ottenere il canapulo,

si passa attraverso tre fasi fondamentali.

La prima è la raccolta e macerazione sul campo

(retting). Dopo la raccolta, gli steli della canapa

vengono lasciati ad essiccare direttamente sul

terreno per alcuni giorni o settimane. In questo

periodo, l’azione combinata di umidità, microorganismi

e raggi solari innesca una leggera fermentazione

naturale che degrada la pectina, la

sostanza che tiene unite fibra e parte legnosa. Il

processo di macerazione naturale è fondamentale

perché permette una separazione più semplice

tra le due componenti dello stelo.

La seconda fase della produzione del canapulo

28 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


è la stigliatura meccanica. Gli steli macerati

vengono sottoposti a stigliatura meccanica, un

processo fisico che li fa passare attraverso rulli,

frantumatori e setacci. Le fibre lunghe esterne,

destinate all’industria tessile, alla produzione

di biocompositi e di isolanti naturali, vengono

separate dalla parte interna legnosa e più friabile,

che invece viene frantumata in canapulo.

Terzo e ultimo passaggio è la pulizia e la calibratura

che depura il canapulo dalle polveri

residue e lo classifica per granulometria

in base all’impiego finale. I pezzi più grossi

e compatti sono destinati alla produzione di

biomattoni o blocchi strutturali; le particelle

più fini e leggere vengono utilizzate per intonaci

e malte isolanti, dove servono maggiore

omogeneità e capacità traspirante.

Un serbatoio di carbonio solidificato

Durante la crescita, la pianta di canapa assorbe

CO2 dall’atmosfera e la trasforma in biomassa.

Circa la metà del peso secco del canapulo

è costituita da carbonio biogenico, cioè

dal carbonio prelevato direttamente dall’aria.

Quando questo materiale viene unito alla calce

per creare il biomattone, quella CO2 non

viene rilasciata: rimane intrappolata nella

struttura del materiale, dove può restare stabile

per decenni. A sua volta, la calce reagisce

lentamente con la CO2 presente nell’aria trasformandola

in carbonato di calcio, un minerale

solido e duraturo che aggiunge ulteriore

capacità di stoccaggio.

Secondo lo studio Carbon Storage in Hemp

and Wood Raw Materials for Construction

Materials (EIHA, 2023), ogni ettaro di canapa

coltivata rimuove in media tra 9,5 e 11,4 tonnellate

di CO2 all’anno, con un bilancio netto

positivo anche considerando le emissioni di

coltivazione e lavorazione. E dato che la canapa

cresce in soli quattro mesi, questo ciclo può ripetersi

ogni anno, trasformando ogni parete in biomattone

in un serbatoio di carbonio solidificato.

Un’occasione per la filiera

Dalla coltivazione alla trasformazione, fino alla

posa in opera, ogni fase della produzione del canapulo

genera valore economico e occupazione

locale. Fino a pochi anni fa era considerato un

sottoprodotto agricolo, oggi è una risorsa per le

aziende di bioedilizia e per i produttori di intonaci

naturali, isolanti e pannelli prefabbricati.

Il potenziale per l’Italia è enorme: possediamo

un clima e una tradizione agricola ideali

per la coltivazione della canapa industriale e

g RONCHETTI (TECNOCANAPA): BIOMATTONE, OCCASIONE PER TUTTI

Tecnocanapa è la divisione dedicata

alla bioedilizia della Senini srl, azienda

di Montichiari fornita di Certificazione

Ambientale di Prodotto (EPD) per la produzione

di blocchi per murature. Nel processo

produttivo vengono lavorati oltre

11mila metri cubi di materiali da costruzione

biocompositi in canapa e calce,

pari a una riduzione di 850 tonnellate di C02 dall’atmosfera. Il suo direttore

commerciale e marketing è Paolo Ronchetti (in foto).

Qual è la missione della vostra azienda e come immaginate il ruolo

della canapa nell’edilizia del futuro?

Attraverso la rigenerazione vogliamo fare dell’edilizia una soluzione ai

problemi che il settore ha generato negli ultimi anni. Quindi: salubrità,

comfort abitativo e decarbonizzazione a beneficio delle persone, del

settore e del Pianeta. La canapa industriale ha già dimostrato il suo ruolo

determinante nel settore edile e oggi siamo diretti verso quell’integrazione

tra produzione agricola e industriale di cui poco meno di 100 anni

fa parlava William J. Hale, il chimico autore della concetto di Chemiurgia.

Esiste una convenienza economica nella scelta del biomattone?

Attualmente ha lo stesso costo di soluzioni convenzionali come i blocchi

in laterizio. La differenza resta tuttavia a favore del biomattone sia per

quel che riguarda le prestazioni termiche, sia per la capacità di controllare

l’umidità interna. Senza dimenticare il suo contributo alla decarbonizzazione.

Nei prossimi 10-15 anni, il biomattone diventerà meno costoso

rispetto alle alternative minerali e sintetiche grazie alla localizzazione in

Italia della filiera della canapa industriale e al basso consumo di energia,

che farà da schermo all’aumento delle bollette.

Quali opportunità economiche e professionali si stanno aprendo

per chi lavora nella filiera della canapa?

Si stanno aprendo opportunità per tutti gli attori coinvolti nel settore

edile. Sia per il progettista (architetto, geometra ed ingegnere) che

per il termotecnico (perito industriale o ingegnere) c’è ampio spazio di

crescita. Idem per l’artigiano e l’impresario edile. Opportunità ci sono

anche per l’investitore immobiliare: edifici efficienti, salubri e confortevoli

creano un maggiore vantaggio competitivo sul mercato delle

compravendite.

una rete di imprese e in grado di valorizzarla.

Una filiera integrata, capace di mettere in relazione

agricoltori, trasformatori e imprese edili,

potrebbe ridurre la dipendenza da materiali importati,

creare nuovi redditi agricoli sostenibili e

contribuire concretamente alla decarbonizzazione

del settore delle costruzioni, che oggi incide

per circa il 40% sulle emissioni globali. Per chi

coltiva, c’è la concreta possibilità di entrare in un

mercato emergente che unisce agricoltura, bioindustria

e transizione ecologica: una prospettiva

reale di sviluppo, reddito e innovazione.

* Cofondatore e Cso di Enecta, vicepresidente

del gruppo di lavoro “Lino e Canapa” del Copa-Cogeca

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OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 29


INNOVAZIONE CARBON FARMING

A caccia

di carbonio

L’agricoltura rigenerativa

e il precision farming sono

le basi del progetto avviato

da Anga insieme ad Hubfarm

per la misurazione del sequestro

di CO2 nei campi italiani

di Caterina Luppa*

N

egli ultimi anni l’agricoltura rigenerativa

è emersa come una delle leve

più promettenti per affrontare la crisi

climatica, coniugando fertilità dei

suoli, biodiversità e produttività. Al

centro di questa visione c’è il carbon

farming, un insieme di pratiche di gestione dei

suoli minerali che mirano nel contempo a catturare

e immagazzinare carbonio organico nel terreno,

trasformando gli agricoltori in una preziosa

risorsa per il contrasto al cambiamento climatico.

Nel contesto europeo e nazionale, la Pac e le

strategie per l’attuazione del Green Deal, a partire

dal regolamento Ue per la certificazione del

carbon farming (approvato a fine 2024), riconoscono

sempre più il ruolo della gestione agricola

e forestale centrale per il raggiungimento della

neutralità climatica al 2050. E per questo l’Ue sta

definendo un meccanismo che possa premiare

chi adotta modelli produttivi sostenibili e basati

su dati scientifici misurabili e verificabili.

Il tema e le sue evoluzioni normative saranno al

centro di un convegno che Confagricoltura porterà

a Rimini per l’appuntamento fieristico di novembre

di Ecomondo.

In questo scenario nasce il progetto pilota di Agricoltura

Rigenerativa promosso da Anga Associazione

Nazionale Giovani Agricoltori e Hubfarm,

la piattaforma digitale realizzata Confagricoltura

per la gestione delle aziende agricole con i lpartner

tecnologico xFarm Technologies e in collaborazione

con dss+ e Marsilea. L’obiettivo del

progetto è quantificare i benefici delle pratiche

rigenerative in termini di sequestro di carbonio

e salute del suolo ed al contempo rilevare costi

e criticità di applicazione al fine di determinare

il potenziale di carbonio certificabile. Il piano,

lanciato a fine 2023, rappresenta un laboratorio

diffuso sull’intero territorio italiano, dove innovazione

digitale e competenze agronomiche si

incontrano per costruire un modello replicabile

e scientificamente solido, attraverso il monitoraggio

per tre anni di un campione di aziende

agricole, dirette da giovani agricoltori, distribuite

su tutto lo Stivale.

Le aziende e il monitoraggio digitale

La prima fase ha previsto l’invio di una sur-

30 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


vey a tutte le aziende associate

ad Anga per identificare le Model

Farms: realtà più mature, aperte

all’innovazione e pronte ad avviare

un percorso strutturato di agricoltura

rigenerativa. La selezione

è avvenuta anche considerando la

diversità di areali e colture, così da

rappresentare la complessità e la

ricchezza dell’agricoltura italiana,

dai seminativi irrigui delle pianure

del Nord Italia alle colture permanenti

del Sud. Una volta individuate

le aziende, è iniziato il processo di

onboarding sugli strumenti digitali

di Hubfarm per la

raccolta dei dati di campo, la

Gli indicatori chiave

di sostenibilità usati sono

i bilanci di carbonio,

fertilità del suolo

ed efficienza nell’uso

delle risorse

misurazione degli impatti ambientali,

il monitoraggio delle

pratiche agronomiche e la

stima dei benefici ambientali.

Un lavoro reso possibile dai

modelli di calcolo integrati

che si rifanno a metodologie

approvate a livello internazionale

dall’IPCC per il calcolo

del carbonio. Questo approccio

permette di calcolare i

dati sulla base di tre indicatori

chiave di sostenibilità: bilanci

di carbonio, fertilità del suolo, efficienza

nell’uso delle risorse.

Tecnologie integrate tra

satelliti e laboratorio

Parallelamente, il progetto ha previsto una

campagna di analisi del suolo, combinando

tecnologie satellitari con analisi di laboratorio

tradizionali.

Questa doppia metodologia, che rispetta le linee

guida ISPRA sul numero minimo di punti di campionamento,

consente di catturare la variabilità

del suolo, ma allo stesso tempo di contenere i

costi delle analisi, ottenendo una fotografia accurata

dello stato di salute dei terreni, elemento

essenziale per quantificare la capacità di sequestro

di carbonio e valutare i progressi nel tempo.

Formazione e condivisione delle conoscenze

Uno dei pilastri del progetto è la formazione

continua. Gli agricoltori coinvolti hanno partecipato

a sessioni online e giornate in campo,

durante le quali sono stati approfonditi i principi

dell’agricoltura rigenerativa, le tecniche più

efficaci per migliorare la fertilità e la struttura

del terreno, e le soluzioni pratiche per adottare

le pratiche in campo. Questi momenti collettivi

sono fondamentali per un approccio bottom-up

che valorizza l’esperienza diretta degli agricoltori,

favorendo confronti costruttivi e pratici per

affrontare la transizione sostenibile

con maggiore cognizione

e sicurezza.

Un modello replicabile e sostenibile

Il valore del progetto non risiede

solo nei risultati che

emergeranno dai tre anni di

sperimentazione (attualmente

siamo al primo anno di implementazione

delle pratiche),

ma nella creazione di un modello

operativo e tecnologico

replicabile in diversi contesti

produttivi.

L’obiettivo è arrivare a definire protocolli condivisi

che permettano di misurare ed eventualmente

certificare in modo trasparente i benefici

climatici delle pratiche rigenerative, creando

così le basi per nuovi meccanismi di remunerazione

del carbonio, anche attraverso i mercati

volontari del carbonio.

Non solo. In attesa che si completi il percorso

normativo a livello europeo per la certificazione

del carbon farming e si chiarisca l’ambito per la

sua valorizzazione economica, il progetto portato

avanti dai giovani agricoltori mira a mettere in

luce i punti di forza e di debolezza di un modello

di gestione dei suoli agricoli che pone l’accento

sul carbonio stoccato, e che guarda alle singole

aziende agricole. Il progetto si propone come un

tassello concreto nella transizione dell’agricoltura

italiana verso un futuro più sostenibile, resiliente

e competitivo.

* Componente del comitato di presidenza Anga

e responsabile del progetto di Agricoltura Rigenerativa.

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OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 31


INNOVAZIONE I FRUTTI DELLE TEA

Ecce riso

Vittoria Brambilla

Ricercatrice del dipartimento di Scienze Agrarie e Ambientali

dell’Università degli Studi di Milano. Con Fabio Fornara

guida da anni un gruppo di ricerca sulle Tea

Brambilla (UniMi): “Abbiamo

raccolto il frutto della prima

semina del nostro Ris8imo

e i dati sono positivi. Anche

se ci siamo dovuti adattare

alla scarsa umidità di quest’anno.

La ricerca scientifica è questo.

Le analisi saranno preziose

per coltivare piante più resistenti

e produttive”

di Gabriella Bechi

I

l giorno della mietitura è arrivato. Nelle

tre aree sperimentali nelle provincie di

Pavia e Novara, tra il 23 e il 30 settembre

è stato raccolto il frutto della prima ricerca

italiana in campo di piante migliorate

con le Tecniche di evoluzione assistita

(Tea). Al taglio del riso a Castello d’Agogna, nel

Centro Ricerche sul Riso dell’Ente Nazionale

Risi, erano presenti la presidente dell’ente, Natalia

Bobba, il responsabile del settore miglioramento

genetico del Centro Ricerche sul Riso, Filip

Haxhari e naturalmente Vittoria Brambilla,

la nota ricercatrice del dipartimento di Scienze

Agrarie e Ambientali dell’Università degli Studi

di Milano che, con Fabio Fornara, guida da

anni un gruppo che studia e sperimenta le Tea,

le nuove tecnologie di editing genomico.

Professoressa, un traguardo importante quello

raggiunto a fine settembre, dopo aver superato

tante polemiche e ogni genere di avversità,

compreso un atto vandalico che a giugno

2024 aveva messo a rischio la sperimentazione.

La scienza, ancora una volta, ha dimostrato

di essere più forte di ogni ostacolo.

Io ho tirato un sospiro di sollievo il 30 settembre

e finalmente sono riuscita a dormire bene di notte.

Due anni fa abbiamo cominciato la sperimentazione

e seminato in tre aree protette da reti

antigrandine e videosorvegliate: due in provincia

di Pavia, a Mezzana Bigli nell’azienda di Federico

Radice Fossati e a Castello d’Agogna nel Centro

Ricerche sul Riso dell’Ente Nazionale Risi; una

terza in Piemonte, a Borgolavezzaro, in provincia

di Novara, nell’azienda Cascina Cavallina,

sempre sotto il controllo dell’Ente Risi. L’anno

scorso non abbiamo potuto raccogliere a causa

degli atti vandalici che ben conoscete, ma siamo

riusciti a mettere in salvo alcune delle piante; e

oggi, finalmente abbiamo il primo riso Tea, che

io ho ribattezzato Ris8ttimo. In realtà non ci speravo,

dopo la mia esperienza e quella della collega

Sara Zenoni dell’Università di Verona, che

ha subito gli stessi atti vandalici nei campi sperimentali

sulla vite nei vigneti della Valpolicella. È

un risultato importante di un lavoro che ha coinvolto

noi ricercatori, la politica e gli agricoltori.

Le condizioni ambientali del 2025 non sono

state favorevoli alla diffusione del brusone. È

un fattore che ha creato problemi nella valutazione

dell’efficacia della modifica genomica?

È vero che non saremo in grado di vedere il livello

di resistenza al brusone dal momento che

quest’anno non c’è stata la malattia a causa della

scarsa umidità, ma non abbiamo buttato via un

32 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


anno di lavoro e di sacrifici. La scienza è questo:

siamo abituati a fare ricerche anche estremamente

difficili e costose, e spesso solo una su dieci

porta a dei risultati. Non è che la sperimentazione

non abbia funzionato. È solo che quest’anno

non è arrivato il brusone. Vedremo il prossimo

anno. La sperimentazione va avanti. Il raccolto

sarà lavorato e preparato per la nuova semina

del 2026. E quindi ci sarà modo di valutare il

livello di resistenza al fungo, ottenuto grazie alle

modifiche effettuate tramite le Tea.

Ciò che conta è il risultato complessivo dell’operazione.

Che è assolutamente positivo. In primo

luogo, a livello comunicativo: sempre più persone

sanno cosa sono le Tea e gli agricoltori hanno

potuto vedere con i loro occhi che queste piante

non sono assolutamente diverse dalle altre. Poi ci

sono altri parametri da valutare oltre alla resistenza

al brusone, come quelli agronomici legati alla

morfologia della pianta o la resa. Obiettivo della

ricerca è quello di ottenere un riso meno suscettibile

al brusone, ma le Tea possono intervenire

anche sulle altre caratteristiche bio-morfologiche

per rendere la pianta più produttiva e resiliente.

È possibile dimezzare i tempi dell’ottenimento di

una pianta migliorata/editata in modo da renderla

meno bisognosa di fitofarmaci o di acqua o di

fertilizzanti. Nel medesimo tempo, il riso potrà

essere più resistente al cambiamento climatico.

Ora che il riso è stato raccolto, il lavoro si

sposta dal campo al laboratorio.

g TEA, RISOLUZIONE PER UN ACCORDO SUL REGOLAMENTO UE

La Commissione Senato Industria, Commercio, Turismo, Agricoltura e

Produzione agroalimentare ha votato all’unanimità la risoluzione che

impegna il governo a intraprendere ogni azione utile a trovare un’intesa

nell’ambito dei negoziati europei per l’approvazione del Regolamento

per la coltivazione di piante ottenute con le nuove tecniche genomiche.

La Confederazione ha più volte evidenziato la necessità che l’Europa

legiferi al più presto possibile sulle Tecniche di Evoluzione Assistita.

L’apertura al compromesso è necessaria per ottenere un quadro normativo

capace di sostenere l’innovazione, la sostenibilità e la competitività

dell’agricoltura.

Il settore primario e quello della ricerca scientifica hanno bisogno di

un accordo, senza ulteriori ritardi: il voto della risoluzione, sottoscritta

dalla senatrice Silvia Fregolent e dai gruppi di FdI e Lega, ha seguito di

poche settimane l’invito del presidente di Confagricoltura, Massimiliano

Giansanti, a favore di un sostegno dell’Italia per superare l’attuale

situazione di stallo e, quindi, per proseguire i triloghi. Il gruppo della

Lega ha anche sollecitato il governo a prorogare l’efficacia dell’emendamento,

inserito nel decreto Siccità del 2023, che ha permesso l’avvio

di importanti ricerche in campo sulla genomica. L’emendamento

scadrà il 31 dicembre prossimo.

A sinistra, Natalia Bobba, presidente dell’Ente Nazionale Risi;

a destra, l’imprenditore e cda della Fondazione Bussolera Branca, Federico

Radice Fossati. Entrambi sostengono la sperimentazione Tea sul riso

In campo abbiamo effettuato tutti i rilievi per

analizzare l’interazione tra pianta e ambiente;

ora dovremo analizzare nel dettaglio le differenti

parti. Verificheremo tutti i parametri

agronomici, come la morfologia della pannocchia

e della pianta, la composizione delle

micorrize sulle radici. Analizzeremo anche i

semi prodotti in questa annata. Ci vorranno

un po’ di mesi. Non siamo un grosso gruppo

di ricerca (insieme a me ci sono solo cinque

ragazzi), e io faccio didattica tutti i giorni, oltre

a seguire anche altri progetti. Per fortuna

abbiamo dalla nostra parte la Fondazione

Bussolera Branca di cui Radice Fossati è cda,

che deve essere ringraziata per il supporto

logistico ed economico. Importante è anche

l’appoggio dell’Ente Risi, che sta continuando

a supportare la sperimentazione anche dal

punto di vista finanziario.

A livello normativo a che punto siamo?

A livello normativo siamo ancora

bloccati. Abbiamo avuto il supporto

della politica a livello nazionale e

regionale e quello della Commissione

agricoltura del Senato, grazie al

senatore De Carlo, e del ministero

dell’Agricoltura che ha recentemente

investito sulle Tea con un grosso

finanziamento al Crea con il progetto

TEA4IT, di cui fa parte anche il

mio gruppo di ricerca. Abbiamo la

vicinanza delle Organizzazioni agricole,

tra cui Confagricoltura, e degli

agricoltori. Dunque, complessivamente

in Italia il contesto è buono.

Il problema è a livello europeo,

dove la normativa è ancora bloccata

perché il Trilogo non trova un accordo

su alcune questioni come i

brevetti, l’etichettatura, il biologico.

Una regolamentazione europea è

urgente più che mai.

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OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 33


INNOVAZIONE SISTEMI A PUNTEGGIO REMOTO

Droni

sempre

più vicini

Mentre in Ue si discute

su una revisione della

disciplina sull’utilizzo

dei droni per i trattamenti

fitosanitari, l’Italia ha dato

il via libera alla sperimentazione

di Alessandro Pantano

C

onfagricoltura ha accolto con favore

l’approvazione in Senato dell’emendamento

al DDL Semplificazioni, che

vede come primo firmatario il presidente

della IX Commissione, Luca De

Carlo, che dà il via alla sperimentazione

triennale per l’irrorazione aerea dei campi

attraverso l’utilizzo di droni noti anche come sistemi

a punteggio remoto (UAV). Palazzo della

Valle ha seguito l’iter del

provvedimento sostenendo

da sempre il principio

di un ammodernamento

della tecnologia in agricoltura

per una maggiore sostenibilità.

L’uso dei droni,

infatti, opportunamente

disciplinato e controllato,

agevola l’impresa agricola

a intervenire con azioni

mirate e più efficienti per

le coltivazioni, ma anche

più rispettose dell’ecosistema,

soprattutto nelle zone in cui le operazioni

in campo sono più difficili per l’orografia

dei territori.

I droni per uso agricolo si sono rapidamente

diffusi come strumenti multifunzionali: possono

eseguire rilievi aerei ad alta risoluzione

per il monitoraggio della vegetazione, mappare

stress idrici e infestazioni, eseguire applicazioni

localizzate di input (fertilizzanti, biostimolanti,

etc.) e, in molti paesi extra-UE, realizzare trattamenti

fitosanitari con sistemi di atomizzazione

e controllo variabile.

Secondo i dati più recenti, nel 2024 negli USA

sono stati irrorati con droni oltre 4 milioni di

ettari; la Cina, ha creato un contesto normativo

favorevole; il Giappone è tra i pionieri nell’introduzione

dei droni in agricoltura, specialmente

per l’irrorazione delle risaie. In Canada, l’irrorazione

è consentita, a condizione che l’utilizzo

aereo di un fitofarmaco sia espressamente autorizzato

in etichetta.

I vantaggi operativi e agronomici che i droni

potrebbero offrire - se integrati in un quadro

regolatorio e di controllo adeguato - sono numerosi

e concreti. L’utilizzo di piattaforme aeree

leggere e tecnologicamente avanzate consente

interventi rapidi e mirati, riduce il tempo di intervento

su appezzamenti difficili da raggiungere

con macchine terrestri, contribuisce a limitare

il compattamento del terreno, diminuisce l’esposizione

diretta degli operatori (un elemento

di tutela della salute lavoro rilevante nelle coltivazioni

ripide o intensive) e, grazie al dosaggio

variabile e al telerilevamento, può abbattere

le quantità complessive di principio attivo impiegato,

migliorando l’efficienza d’uso. Inoltre,

l’integrazione dei dati raccolti dai droni con sistemi

decisionali (DSS) e mappe di prescrizione

può portare a pratiche di lotta più selettive e

34 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


sostenibili rispetto all’irrorazione uniforme.

Nonostante le potenzialità, l’uso dei droni per

la distribuzione di prodotti fitosanitari nell’Unione

europea è oggi gravemente limitato da

una norma chiave: la direttiva sull’uso sostenibile

dei fitofarmaci (Direttiva 2009/128/CE),

che all’articolo 9 stabilisce il divieto generale

dell’irrorazione aerea. La norma prevede deroghe

molto circoscritte e condizionate: l’irrorazione

aerea può essere autorizzata solo

in “casi speciali” valutati di volta in volta, e

solo se sussistono condizioni stringenti quali

l’assenza di alternative praticabili o vantaggi

dimostrabili in termini di minor impatto

su salute e ambiente, e previo specifico iter

di valutazione nazionale per ogni sostanza

e uso. Per questo motivo l’applicazione dei

prodotti fitosanitari per mezzo di velivoli è in

molti contesti interpretata come “irrorazione

aerea” e ricade quindi nel regime di divieto/

deroga previsto dalla Direttiva.

L’effetto pratico del quadro normativo è che,

salvo deroghe concesse dai singoli Stati membri

in casi molto specifici e restrittivi, i droni

non possono essere utilizzati come strumento

per i trattamenti fitosanitari nell’UE. Le ragioni

tecniche che hanno portato al divieto originario

sono principalmente legate al potenziale di deriva

delle particelle nebulizzate, all’impatto su persone

e biodiversità, alle difficoltà

di verificare esposizioni

g CAPONI: CREDITO D’IMPOSTA 4.0 CENTRALE PER INNOVAZIONE

Il direttore generale di Confagricoltura, Roberto Caponi, intervenendo

ad un convegno sul ruolo dei mercati all’ingrosso organizzato da Italmercati

nella sede del Cnel, ha richiamato l’attenzione sulla carenza di

manodopera. “È un problema particolarmente acuto, perché il tempo

del raccolto è breve e poco meccanizzabile”, ha detto. Passaggio centrale

dell’intervento del dg è stata la necessità di rifinanziare adeguatamente

il credito d’imposta 4.0, “per continuare a fornire alle imprese

gli strumenti che servono a realizzare la trasformazione tecnologica e

digitale”. Le nuove tecnologie sono davvero importanti in un mercato

che si presenta oggi “come un mosaico composto da produzioni in

flessione, come la frutta, e altre, in particolare i vegetali, con segnali di

crescita”, ha commentato. Poi, un riferimento agli imballaggi, ogget- to

di importanti cambiamenti sia normativi, sia di consumi, legati alle abitudini

delle nuove famiglie, più piccole e orientate verso confezioni a

peso fisso. Non a caso, la frutta fresca confezionata è passata dal 38%

del 2019 al 45% del 2024, mentre gli ortaggi dal 48% al 52%. “È un’evoluzione

- ha detto Caponi - che risponde a nuove esigenze di igiene,

sicurezza e praticità. Per questo abbiamo espresso la nostra contrarie- tà

al Regolamento europeo sugli imballaggi che prevede dal 2030 la messa

al bando delle confezioni monouso per i prodotti ortofrutticoli freschi

sotto gli 1,5 kg”. Caponi ha espresso anche perplessità sulla pro- posta di

anticipare l’obbligo di compostabilità certificata.

Confagricoltura

sta portando

avanti da alcuni mesi

alcuni progetti sperimentali

per testare l’uso dei velivoli

su diverse colture, secondo

gli standard più rigorosi

e residui quando si modificano

i metodi di applicazione, e

alla necessità di standardizzare

apparecchiature, protocolli

di prova e metodi di mitigazione

del rischio. Inoltre, la pratica

autorizzativa è spesso lenta,

onerosa e legata a valutazioni

specifiche di rischio per ogni

combinazione coltura–sostanza–mezzo

di applicazione.

Tuttavia, negli ultimi mesi ci

sono state alcune evoluzioni

che mostrano un incremento

dell’interesse intorno alla questione, come appunto,

l’emendamento approvato nell’ambito

del DDL Semplificazioni. Da una prima lettura,

l’emendamento si può valutare positivamente

in via generaie, anche se occorre fare qualche

riflessione su alcuni aspetti procedurali e sulle

attività già avviate sulla base delle linee del ministero

della Salute del 21 novembre 2024, dal momento

che il provvedimento non solo non le fa

salve, ma introduce alcune misure più restrittive

rispetto alla situazione attuale. Sembra, inoltre,

che siano stati avviati anche dei colloqui a livello

europeo con i vari Stati membri per cercare

di arrivare ad una revisione

generale della disciplina comunitaria

sull’utilizzo dei droni

in agricoltura entro la fine

dell’anno.

In tale contesto, Confagricoltura

sta portando avanti alcuni

progetti sperimentali proprio

per testare l’uso di droni su

diverse colture, operando secondo

gli standard più rigorosi,

con l’obiettivo di riuscire a

mettere a disposizione dei decisori

politici tutte le informazioni

utili a dimostrare l’efficacia

del mezzo e la riduzione

del rischio per ambiente e salute. In particolare,

uno in Piemonte, in collaborazione con SAGEA

Centro di Saggio s.r.l., il Dipartimento di Scienze

Agrarie Forestali e Alimentari (DISAFA) dell’Università

degli Studi di Torino e Federchimica

Agrofarma, e uno nel Lazio, con il coinvolgimento

di Confagricoltura Lazio, ARSIAL, (CNR-IBE),

FURAITO partner tecnologico.

•••

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 35


INNOVAZIONE RICERCA CONTINUA

Contaminanti

emergenti

Gli EC rappresentano una nuova

frontiera della ricerca ambientale.

Anche se in concentrazioni spesso

molto basse, hanno effetti tossici

sulla salute umana, animale

e degli ecosistemi

di Andrea Visca*

N

egli ultimi anni, il tema dei contaminanti

emergenti (Emerging Contaminants,

EC) è diventato centrale nel

dibattito scientifico e politico sulla sostenibilità

dei sistemi agricoli. Si tratta

di sostanze chimiche o agenti biologici

che non sono ancora pienamente regolamentati,

ma la cui presenza nell’ambiente è in costante

aumento. Gli EC rappresentano una nuova frontiera

della ricerca ambientale perché, pur presenti

a concentrazioni spesso molto basse, possono

avere effetti tossici, persistenti e cumulativi sulla

salute umana, animale e degli ecosistemi, come

ad esempio gli agroecosistemi.

Per comprendere la portata del problema, è utile

partire da una definizione di agroecosistema.

Un agroecosistema è un ecosistema modificato

dall’uomo per produrre alimenti, fibre o energia.

Nel corso degli ultimi decenni, l’evoluzione

dell’agricoltura (dalla tradizione contadina alla

rivoluzione verde, fino ai sistemi intensivi) ha

portato enormi benefici in termini di produttività,

ma anche un progressivo aumento dell’impatto

antropico. La semplificazione del paesaggio agricolo,

la perdita di biodiversità e l’uso massiccio di

fertilizzanti, pesticidi e antibiotici hanno alterato

i delicati equilibri biogeochimici del suolo e delle

acque, creando nuove vie di contaminazione.

I contaminanti emergenti comprendono una vasta

gamma di sostanze: residui farmaceutici, antibiotici,

microplastiche, PFAS, ormoni, pesticidi

di nuova generazione, nanomateriali e perfino

agenti biologici come i geni della resistenza agli

antibiotici (Antibiotic Resistance Gene, ARG).

Ciò che li accomuna è la mancanza di standard

di monitoraggio e di limiti normativi specifici,

nonostante la crescente evidenza della loro

diffusione ambientale e dei rischi associati. Tre

esempi emblematici aiutano a comprendere la

complessità del problema: antibiotici e ARG, microplastiche

e PFAS.

Il ruolo dei reflui zootecnici

L’impiego di antibiotici in zootecnia è una delle

principali fonti di contaminazione del suolo.

Anche quando gli antibiotici vengono somministrati

in modo corretto, una parte significativa

viene escreta dagli animali e si accumula nei

reflui o nei letami, che possono venire utilizzati

come ammendanti organici. Questi residui possono

esercitare una pressione selettiva sui microorganismi

del suolo, favorendo la diffusione di

batteri resistenti e dei relativi geni di resistenza

(ARG). Il suolo, tradizionalmente considerato un

ambiente “filtro”, si rivela invece un vero serbatoio

di resistenze genetiche. La combinazione tra

microbiomi del letame e microbiomi del suolo

genera un ambiente ideale per lo scambio di materiale

genetico (un fenomeno noto come trasferimento

orizzontale di geni) che può potenzialmente

raggiungere le piante e, in ultima analisi,

la catena alimentare. Nonostante la portata del

rischio, oggi non esistono normative specifiche

che regolino la presenza o il monitoraggio degli

ARG nei suoli agricoli.

Microplastiche: nuovi ospiti del suolo agricolo

36 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


Tra i contaminanti

emergenti

ci sono farmaci,

antibiotici e

le microplastiche,

che nei suoli agricoli

hanno uno dei principali

depositi

Le microplastiche (MP) sono per definizione

frammenti di plastica di dimensioni inferiori ai

5 millimetri. Sebbene l’attenzione pubblica si

concentri soprattutto sugli ambienti marini, i

suoli agricoli rappresentano uno dei principali

depositi di microplastiche a livello globale. Le

fonti sono molteplici: film plastici per pacciamatura,

tubi di irrigazione, fibre tessili, fanghi di

depurazione utilizzati come fertilizzanti, e perfino

bioplastiche degradate solo parzialmente.

Queste particelle, una volta

entrate nel suolo, possono interagire

con le comunità microbiche,

alterare la struttura

del terreno, influenzare la disponibilità

di nutrienti e servire

da “hotspot” per la proliferazione

di batteri resistenti

e geni della resistenza. Basti

pensare che data la loro natura

porosa, le microplastiche

possono ospitare i microrganismi

sulla loro superficie,

aumentando la frequenza del

trasferimento orizzontale dei

geni, essendo questi ultimi

fisicamente vicini. Inoltre, la

pseudo-persistenza delle microplastiche

rende il problema particolarmente

complesso: anche se una parte delle particelle

può degradarsi, il processo è estremamente lento

e spesso porta alla formazione di nanoplastiche,

ancora più difficili da rilevare e rimuovere.

PFAS: i “forever chemicals”

I PFAS (sostanze perfluoroalchiliche) rappresentano

una delle categorie più problematiche di

contaminanti emergenti. Utilizzati in un’ampia

gamma di prodotti industriali e di consumo, dai

rivestimenti antiaderenti ai tessuti impermeabili,

i PFAS si caratterizzano per la loro estrema stabilità

chimica, che ne impedisce la degradazione

naturale. Queste sostanze possono accumularsi

nel suolo e nelle acque sotterranee e, infine, bioaccumularsi

negli organismi viventi, con effetti

potenzialmente tossici anche a concentrazioni

molto basse. In ambito agricolo, i PFAS possono

essere introdotti attraverso l’irrigazione con acque

contaminate o l’utilizzo di compost e fanghi

di depurazione non adeguatamente trattati. La

loro gestione richiede approcci integrati di monitoraggio,

bonifica e prevenzione, ancora oggi

limitati da lacune normative e tecnologiche.

Il One Health e il vuoto normativo

Sebbene l’Unione Europea e l’Italia abbiano

adottato strategie ambientali avanzate, come la

direttiva quadro sulle Acque, il regolamento sui

Fertilizzanti e la Strategia per il Suolo 2030, mancano

ancora regole specifiche per contaminanti

emergenti come gli ARG e le microplastiche.

Questa assenza di riferimenti normativi rende

difficile per agricoltori e tecnici valutare i rischi

reali e adottare pratiche di mitigazione adeguate.

Per affrontare una sfida così complessa, la

comunità scientifica propone

l’approccio One Health, che

riconosce l’interconnessione

tra salute umana, animale e

ambientale.

In quest’ottica, la gestione dei

contaminanti emergenti non

può limitarsi al controllo chimico

o normativo, ma deve

includere strategie sistemiche

basate su monitoraggio microbiologico,

pratiche agroecologiche,

riduzione degli input

chimici e uso responsabile degli

ammendanti organici.

La sfida dei contaminanti

emergenti impone una riflessione

più ampia sul modello

produttivo agricolo. Serve una maggiore consapevolezza

collettiva, una coordinazione tra ricerca,

istituzioni e filiere produttive e, soprattutto, la

diffusione di pratiche agroecologiche che proteggano

la salute del suolo e la sicurezza alimentare.

Solo integrando conoscenza scientifica, innovazione

e responsabilità ambientale sarà possibile costruire

un’agricoltura realmente in linea con le strategie europee

“Farm to Fork” e “Soil Deal for Europe”.

* Laboratorio Innovazione delle filiere agroalimentari,

Enea

•••

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 37


INNOVAZIONE AGROMECCANICA

Non solo

agricoltura

I contoterzisti sono chiamati

per contenere le alluvioni,

e per ripristinare gli argini

e le colline. Partecipano alla

macchina delle emergenze

nazionali, ma manca

il riconoscimento formale

che solo un Albo può dare

di Roberto Scozzoli*

L’

idea di un Albo nazionale degli agromeccanici

nasce da un’esigenza pratica:

rendere riconoscibile una figura

professionale che è già essenziale, ma

che troppo spesso rimane invisibile. Gli

agromeccanici, o contoterzisti, sono l’anello

tecnologico della filiera agricola, ma anche

qualcosa di più: un presidio di competenza tecnica

che, se messo nelle condizioni giuste, può

operare ben oltre i confini dell’azienda agricola.

A ricordarlo, per chi lo avesse dimenticato, è

stata l’alluvione che ha colpito la Romagna nel

maggio 2023. Da direttore dell’associazione Apimai

di Ravenna, mi sono trovato in prima linea

a coordinare squadre di contoterzisti impegnati

prima a contenere le esondazioni, poi a ricostruire

in fretta e furia gli argini e infine a valutare i

danni e recuperare la fertilità dei suoli. In quei

giorni concitati ho toccato con mano quanto la

presenza degli agromeccanici fosse decisiva. Lo

è stata nei fatti, ma non nei riconoscimenti. Protezione

civile, esercito, struttura commissariale:

tutti hanno agito con la massima dedizione, ma il

contributo tecnico dei contoterzisti non aveva un

canale istituzionale per essere valorizzato. Eppure,

in molti casi, i loro interventi hanno anticipato

quelli delle autorità, con macchine e operatori

pronti a muoversi in poche ore.

È da quell’esperienza che nasce la convinzione

che serva un protocollo formale con la Protezione

Civile. Gli agromeccanici devono essere

parte integrante della macchina organizzativa

nazionale in caso di emergenza. Conoscono il

territorio, dispongono di mezzi potenti e di competenze

che vanno ben oltre la meccanizzazione

agricola. Da anni, in Romagna, si occupano

anche della realizzazione delle dune di sabbia

lungo il litorale, indispensabili per proteggere

le spiagge dalle mareggiate. Dopo l’alluvione,

hanno trattato le colture con i droni, là dove il

fango rendeva impossibile l’ingresso delle macchine.

E a due anni dall’alluvione, i contoterzisti

dell’entroterra romagnolo sono ancora impegnati

nella ricostruzione del paesaggio collinare.

Operano nei versanti franati dell’Appennino,

creando drenaggi sotterranei, ripristinando

38 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


scarpate e consolidando

terreni instabili.

È un lavoro

silenzioso, ma

decisivo, che ha

un effetto diretto

sulla salvaguardia

dell’ambiente pedocollinare

e sulla

stabilità idrogeologica

di un’area fragile.

La parte più operativa della rimessa in sicurezza

di queste zone è affidata proprio a loro, perché

conoscono in modo diretto la morfologia dei

suoli, la risposta dei terreni alle piogge, la direzione

naturale dei deflussi. In molti casi, l’agromeccanico

della collina romagnola - penso

a chi lavora nell’area di Riolo Terme - possiede

una conoscenza empirica del suolo che nessuna

mappa satellitare o algoritmo potrà mai sostituire.

Questa memoria tecnica, costruita sul campo

e tramandata di generazione in generazione, è

un patrimonio che andrebbe tutelato al pari delle

competenze accademiche.

L’agromeccanico sa leggere la terra, riconosce le

avvisaglie di un cedimento, intuisce come drenare

un pendio o come riportare

in equilibrio un terreno smosso.

È una competenza diffusa

su scala territoriale, ma oggi

minacciata dalla mancanza di

un riconoscimento formale e

di un sistema che la valorizzi.

Sono esempi che mostrano

come la tecnologia, integrata

con l’esperienza di operatori

qualificati, diventi uno strumento

di efficienza e sicurezza

territoriale. La multifunzionalità

dell’agromeccanico

non è uno slogan. Comprende

la gestione dei reflui zootecnici,

le operazioni forestali, la manutenzione

idraulico-ambientale, la logistica di prossimità e

il trattamento dei sottoprodotti agricoli destinati

a compost e bioenergia. Si tratta di un insieme

di attività che riduce l’impatto ambientale complessivo

e migliora l’efficienza energetica dei sistemi

agricoli. Il cuore del cambiamento non è

solo tecnologico, ma organizzativo. Le macchine

automatizzate, i sensori e l’intelligenza artificiale

ampliano le potenzialità operative, ma richiedono

una struttura di riferimento che garantisca

L ’albo nazionale

è lo strumento che manca

per individuare le imprese

qualificate, favorire percorsi

di aggiornamento

e coordinare le politiche

pubbliche

A sinistra Roberto Scozzoli insieme al coordinatore di Uncai,

Fabrizio Canesi e al presidente, Aproniano Tassinari,

durante il convegno di Confagricoltura ad Agrilevante a cui

ha partecipato anche il delegato per le politiche agromeccaniche

della confederazione, Donato Rossi

professionalità, sicurezza e formazione continua.

L’Albo nazionale degli agromeccanici rappresenta

questo punto di sintesi: uno strumento per

individuare le imprese qualificate, favorire percorsi

di aggiornamento e coordinare le politiche

pubbliche verso una gestione più razionale delle

risorse agricole e ambientali. Le imprese agromeccaniche

operano in un contesto complesso:

devono accompagnare gli agricoltori nell’adattamento

ai cambiamenti climatici e alle nuove

regole della Politica agricola comune, in un quadro

economico caratterizzato da costi energetici

elevati e carenza di manodopera specializzata.

In tale scenario, l’innovazione resta la principale

leva di competitività. L’agromeccanica produce

non solo economie di scala, ma anche, potremmo

dire, ecologie di scala: ottimizza

l’uso dei mezzi tecnici,

riduce consumi e sprechi, e

contribuisce in modo diretto

alla sostenibilità ambientale.

Ogni innovazione introdotta

dai contoterzisti è un moltiplicatore

e genera effetti positivi,

sia sulla produttività, sia sulla

tutela delle risorse naturali.

L’adozione di un Albo nazionale

permetterebbe di tradurre

questa realtà in un sistema riconosciuto,

misurabile e coordinato.

Darebbe rappresentanza

stabile al settore nei tavoli

di politica agricola e faciliterebbe l’accesso a misure

di sostegno e formazione. L’agromeccanico,

da fornitore di servizi, diventerebbe così operatore

di territorio: una figura chiave nella gestione

integrata del paesaggio agrario e ambientale. Il

riconoscimento formale di questa funzione non

è un atto simbolico, ma una condizione tecnica

per migliorare l’efficienza dell’agricoltura italiana

e la sicurezza del suo territorio.

* Direttore tecnico Uncai •••

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 39


PROGETTI UE ECOTROPHELIA

L’innovazione

è dei giovani

Una vera e propria Champions

League dell’innovazione alimentare.

Una competizione, fondata

dalla Federazione dell’industria

alimentare francese

e da Federalimentare

di Cecilia Blengino

D

al 1999 Ecotrophelia presenta la Champions

League dell’innovazione alimentare,

una competizione internazionale

fondata dalla Federazione dell’industria

alimentare francese ANIA e da

quella italiana Federalimentare,

oggi con l’aiuto di

A ottobre gli studenti

vincitori delle selezioni

nazionali si sono riuniti

a Colonia, in occasione

di Anuga,

fiera internazionale

del food&beverage

Confagricoltura e di EIT Food,

per mettere in gara team di

studenti universitari con l’ambizione

di promuovere l’applicazione

delle nuove conoscenze

scientifiche alle iniziative

imprenditoriali giovanili. Un

terreno di confronto e di crescita

in cui le migliori squadre

universitarie d’Europa, e da

quest’anno, anche della Corea

del Sud, si sfidano nella creazione

del miglior prodotto

alimentare innovativo pensato

secondo criteri di sostenibilità, economia circolare,

replicabilità, attrattività di mercato e profittabilità

economica.

Ecotrophelia, nei suoi 26 anni, ha visto migliaia

di nuove idee grazie a studenti creativi, brillanti

e motivati. Dal 2000 al 2012, l’attenzione

era rivolta alle alternative agli snack tradizionali,

con l’introduzione di verdure e pasti pronti per

rispondere anche alla mancanza di tempo. Dal

2012, le innovazioni si sono orientate verso la

salute e l’ambiente, con prodotti a basso contenuto

di zuccheri, di sale e di grassi. Dal 2015, è

stato rilevato un aumento dei prodotti sostitutivi

e anti-allergenici, mentre dal 2020 sono cresciuti

i prodotti vegetali, promuovendo l’uso di legumi

e più in generale di proteine alternative, compresi

anche gli insetti.

Guardando al futuro, secondo i giovani partecipanti,

sembrano cinque le tendenze principali

che guideranno l’innovazione alimentare: proteine

non di origine animale;

fermentazione; nutrizione funzionale;

economia circolare

per ridurre gli sprechi; agricoltura

rigenerativa e soluzioni

smart basate sull’intelligenza

artificiale. Per Maarten van

der Kamp, presidente di Ecotrophelia

Europe EEIG, oggi

il tema è “Feeding tomorrow:

Reinventing food production”

e commenta: “Ogni anno scegliamo

un tema che rifletta ciò

che sta accadendo nel mondo

dell’innovazione alimentare,

e per il 2025 il riferimento è

chiaro: l’intelligenza artificiale sta rapidamente

ridefinendo il nostro mondo. È interessante osservare

cosa accade quando una tecnologia diventa

improvvisamente accessibile a un’ampia

40 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


gamma di utilizzi e ci si chiede quale potrebbe

essere l’equivalente di tutto ciò nel campo della

produzione alimentare”.

La competizione Ecotrophelia di oggi ad Anuga

Il 7 e 8 ottobre 2025 gli studenti vincitori delle

selezioni nazionali si sono riuniti a Colonia,

Germania, in occasione di Anuga, importante

fiera internazionale del food&beverage. Per

questa edizione, ben 18 squadre hanno partecipato

alla finale. Al tavolo della giuria, “Side-

Kick Pumpkin Protein Cubes”, cubetti proteici

a base di zucca, affumicati e “cruelty-free”

dal team austriaco; “BUZZZ”, dalla Svizzera,

ovvero crackers ricchi di proteine e fibre con

farina di insetti; “Flexi-Nuggets”, dalla Germania,

nuggets con pollo e fagioli, ricchi di proteine,

realizzati in ottica sostenibile. E ancora,

dal team coreano, “To-Flex”, tofu funzionale,

realizzato con solo 3 ingredienti (isolato proteico

di soia, acqua, olio di soia) e lavorazione

minima. A Colonia, l’Italia è stata rappresentata

dall’Università degli

Studi di Parma con

“Trebbini” - premiati

con il primo posto alla

gara nazionale organizzata

da Federalimentare

-, biscotti realizzati

con farina derivata

dalle trebbie di birra,

grano saraceno e miele,

ripieni di crema di

mela. La giuria ha assegnato

tre premi: oro,

argento e bronzo, oltre

ai riconoscimenti speciali

per la comunicazione

e l’imprenditorialità.

Tra i vincitori si sono distinti progetti che

hanno saputo coniugare gusto, salute, risultato

economico e rispetto per l’ambiente. Medaglia

d’oro al Belgio con il prodotto “Cornella”,

cono croccante “inclusivo” e gelato senza lattosio;

medaglia d’argento alla Francia con “Encore

MIEUX!”, alternativa “anti-spreco” al raviolo

tradizionale con farina di vecchie baguette e

ciuffi di carota; medaglia di bronzo alla Spagna

con “NOJA”, salsa a base di carruba, allergenfree,

alternativa alla classica salsa di soia a basso

contenuto di sale.

Daniele Rossi, delegato R&I di Confagricoltura,

tra i fondatori di Ecotrophelia, ha ribadito

“quanto il settore alimentare debba in futuro

attrarre i nuovi talenti e disegnare una prospettiva

avvincente per le generazioni che verranno.

Il mondo agricolo e quello industriale, soprattutto

in Italia, hanno una anzianità imprenditoriale

notevole e meccanismi intergenerazionali

complessi. L’innovazione costituisce una leva

importante per avvicinare

qualità e quantità

dei profili dei nostri ragazzi”.

L’Italia ha conseguito

un onorevole

posto di metà classifica

- biscotti buonissimi

ma processo produttivo

incompleto del food

safety / haccp plan -

mentre l’Ungheria e la

Corea del Sud dovranno

aspettare un anno

per rifarsi dalle ultime

posizioni. •••

La giuria di Ecotrophelia

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 41


NOTIZIE DA BRUXELLES di Nicoletta Antelli

LA PROTESTA DEGLI AGRICOLTORI EUROPEI TORNA AL CENTRO DELLA SCENA POLITICA A STRASBURGO

Il Copa-Cogeca ha riportato il settore

in piazza per chiedere una PAC condivisa

La manifestazione del Copa-Cogeca del 21 ottobre scorso a

Strasburgo, in Place de la République davanti all’Europarlamento

N

elle stesse ore in cui il Parlamento europeo discuteva

la posizione sul bilancio e sulla futura Politica

Agricola Comune (PAC), il Copa-Cogeca

ha organizzato una grande mobilitazione davanti alla

sede dell’europarlamento per chiedere con forza il ritiro

della proposta avanzata dalla Commissione. Si tratta di

un’iniziativa che ha coinvolto le principali organizzazioni

agricole europee, tra cui Confagricoltura, che è stata

presente per rappresentare la voce degli agricoltori italiani

e difendere il ruolo strategico del settore primario nel

futuro dell’Unione. Al centro della contestazione non c’è

solo il merito della proposta, ma anche il metodo con cui

è stata elaborata. Le misure relative al quadro finanziario

pluriennale e alla PAC per il periodo 2028-2034 sono

state preparate senza una valutazione di impatto, senza

consultare adeguatamente le parti interessate e senza trasparenza:

un processo chiuso, condotto “in camera” fino

alla pubblicazione. Un approccio che mina la fiducia e

riduce la possibilità per il settore agricolo di contribuire

in modo costruttivo alla definizione delle politiche che lo

riguardano direttamente.

È soprattutto il contenuto a destare forte preoccupazione.

A fronte di un bilancio complessivo dell’Unione che passerebbe

da 1.211 a 1.985 miliardi di euro, i fondi destinati

alla PAC subirebbero un taglio drastico: da 380 miliardi a

294 miliardi, un calo del 22% a prezzi correnti. L’incidenza

della spesa agricola sul bilancio totale dell’UE si ridurrebbe

al 15%, dimezzata rispetto al periodo 2023-2027.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda la struttura e la

governance della futura Politica agricola comune. La proposta

prevede la creazione di un “Fondo Unico” per agricoltura,

pesca e coesione territoriale, da gestire attraverso

un unico piano nazionale per ciascuno Stato membro. Ciò

comporterebbe una drastica semplificazione formale, ma

una complessità amministrativa sostanziale e, soprattutto,

l’erosione del principio di comunalità della politica agricola.

Le regioni verrebbero di fatto escluse dai processi

decisionali, con il ministero nazionale come unico interlocutore.

Una rinazionalizzazione che rischia di frammentare

il mercato unico e di creare disuguaglianze tra Paesi.

Il nuovo modello di sostegno al reddito, inoltre, introduce

un capping obbligatorio a 100.000 euro per azienda

e riduzioni progressive degli aiuti già a partire da

20.000 euro. Si tratta di una scelta che penalizzerebbe

42 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


le imprese più strutturate, quelle che investono e competono

sui mercati internazionali, e che verrebbero private

di una parte significativa delle risorse oggi garantite dai

pagamenti diretti. Allo stesso tempo, le misure settoriali

perderebbero la loro dotazione specifica, costringendo

un numero maggiore di comparti agricoli a contendersi

risorse più scarse e favorendo disparità competitive tra

Stati membri, soprattutto in presenza di cofinanziamenti

nazionali asimmetrici. Le preoccupazioni non si fermano

qui: la proposta apre la strada a un mosaico normativo

difficile da armonizzare. In un contesto di crescente instabilità

internazionale e di sfide ambientali complesse,

frammentare e indebolire la PAC significa minare uno

dei pilastri più solidi della costruzione europea.

Con questa manifestazione, Copa e Cogeca hanno voluto

lanciare un messaggio forte e chiaro ai colegislatori:

Parlamento e Consiglio devono respingere la proposta

e costruire un’alternativa credibile. La PAC deve restare

una politica comune con un bilancio dedicato, una struttura

a due pilastri e meccanismi stabili di adeguamento

all’inflazione.

Il 25 settembre, i Praesidia di Copa-Cogeca hanno definito

“inaccettabile” la proposta della Commissione e ne

hanno chiesto il rigetto. L’organizzazione, che rappresenta

la voce unitaria dell’agricoltura e della cooperazione

europea, ha individuato dieci “red lines”, dieci elementi

g LA “MAGGIORANZA URSULA” CHIEDE UNA REVISIONE DEL QFP

Con una lettera indirizzata alla presidente della Commissione europea,

Ursula von der Leyen, i presidenti dei gruppi PPE, S&D, Renew Europe e

Verdi del Parlamento europeo - i partiti della cosiddetta “maggioranza

Ursula” - hanno proposto di modificare la proposta sul Quadro Finanziario

Pluriennale (QFP) post-2027, ponendo tale revisione come condizione

per l’avvio dei negoziati.

La lettera dei presidenti dei gruppi parlamentari chiede alla Commissione

di garantire un pieno coinvolgimento del Parlamento europeo

nel processo di approvazione e modifica dei Piani Nazionali degli Stati

membri, attraverso atti delegati, e nelle decisioni relative alla programmazione

delle risorse flessibili e agli adeguamenti legati a nuove esigenze

o priorità.

“Un risultato frutto anche delle azioni messe in campo da Confagricoltura”,

ha commentato la notizia il presidente Giansanti, esprimendo

condivisione dell’impostazione indicata dai gruppi della “maggioranza

Ursula”. Una revisione in tal senso del bilancio europeo non potrà non

avere effetti positivi anche sul disegno di riforma presentato dalla Commissione

per la Politica agricola comune. Riforma contestata dal mondo

agricolo vista la previsione di una sintesi degli attuali due fondi FEAGA

e FEASR ,che costituiscono la Pac, in un Fondo Unico, comportando una

riduzione delle attuali risorse. “La missiva indirizzata alla presidente della

Commissione è anche un risultato tangibile dell’azione messa in atto

in queste settimane da parte della Confederazione e dei tanti agricoltori

che hanno deciso di opporsi, in maniera netta ed evidente, alla proposta

avanzata dalla presidente von der Leyen”, ha aggiunto Giansanti.

decisivi che rendono questa riforma insostenibile sia dal

punto di vista economico che politico. Queste dieci linee

rosse sono state presentate ufficialmente durante la manifestazione

di Strasburgo: un momento

chiave per richiamare l’attenzione dei

decisori politici europei sulla posta in

gioco e sulla necessità di un cambio di

rotta. Ora la palla passa ai colegislatori,

Parlamento e Consiglio, chiamati a difendere

l’architettura della PAC e il ruolo

strategico dell’agricoltura europea. Molti

eurodeputati hanno già espresso forte

preoccupazione per i contenuti della

proposta e per il metodo con cui è stata

avanzata. La mobilitazione di Strasburgo

ha rappresentato, quindi, molto più di un

gesto simbolico: un appello politico per

salvaguardare una politica comune che,

da oltre sessant’anni, è uno dei pilastri

fondanti dell’Unione.

Confagricoltura, al fianco delle altre organizzazioni

agricole continentali, sarà

in prima linea per sostenere questa battaglia.

L’agricoltura non può essere trattata

come una variabile di bilancio: servono

risorse dedicate, strumenti stabili e una visione

comune. Senza una vera PAC, l’Europa

rischia di compromettere la propria

sicurezza alimentare e la competitività

delle sue imprese agricole.

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 43


Giovani di Confagricoltura

I TEMI DEL CONVEGNO QUADRI 2025 DAL 5 AL 7 NOVEMBRE A NAPOLI

Costruiamo un futuro innovativo,

verde e intelligente per l’agricoltura

Negli ultimi tre anni, parallelamente al nostro impegno

come imprenditori agricoli, abbiamo avuto l’opportunità

- in qualità di dirigenti del sindacato - di conoscere da

vicino le molteplici realtà che compongono il tessuto delle

nostre imprese associate. Questo confronto continuo ci ha

permesso di cogliere le diverse sfumature di un settore in

trasformazione, fatto di sfide, ma anche di opportunità.

Per questo Convegno Quadri abbiamo scelto un filo conduttore

che ci accomuna e ci spinge a guardare avanti:

come immaginiamo le nostre aziende agricole tra dieci

anni? I mercati globali, un tempo percepiti come lontani

e astratti, sono oggi parte integrante della nostra quotidianità.

Prezzi, approvvigionamenti e dinamiche di filiera

dipendono da equilibri geopolitici mutevoli. Solo nell’ultimo

anno e mezzo abbiamo assistito a oscillazioni

violente dei mercati, dovute a conflitti regionali, tensioni

commerciali e modifiche ai dazi statunitensi annunciati,

rivisti, eliminati e confermati. L’incertezza è diventata una

costante, e le nostre imprese si trovano ogni giorno a gestirne

gli effetti diretti: rincari sulle materie prime, aumento

dei costi energetici, ritardi nelle forniture.

L’Italia vive questa condizione con un grado di vulnerabilità

maggiore rispetto ad altri Paesi europei. La nostra Superficie

Agricola Utilizzata è limitata, le produzioni - pur

di altissimo valore qualitativo - non sono sufficienti a coprire

il fabbisogno nazionale, e la dipendenza dall’estero

per energia e materie prime resta elevata. A ciò si aggiungono

vincoli normativi che rallentano l’innovazione:

se da un lato è vietata la coltivazione di OGM, dall’altro

ne è consentita l’importazione; e mentre le Tecnologie di

Evoluzione Assistita (Tea) rappresentano una frontiera di

sostenibilità, il loro utilizzo in campo è ancora ostacolato

da ritardi normativi e da un dibattito ideologico che non

tiene conto del progresso scientifico.

Da anni le nostre aziende competono con l’estero ad armi

impari: prodotti italiani e stranieri vengono valutati sullo

stesso mercato pur essendo soggetti a normative e costi

produttivi profondamente diversi. Nei Paesi extra-Ue

sono ancora ammessi principi attivi vietati in Europa, e le

regole sul lavoro o sulla tutela ambientale sono spesso

meno stringenti. Tea, reciprocità e corretta redistribuzione

del valore lungo la filiera sono stati temi di diversi nostri

44 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


approfondimenti e tra le nostre richieste come

Giovani di Confagricoltura-Anga in occasione

delle proteste che hanno acceso tutta Europa

nei primi mesi del 2024. Come detto anche allora,

noi “Siamo un’Associazione di Agricoltori

guidata da Agricoltori”.

Il World Economic Forum di Davos 2025 ha

individuato il cambiamento climatico come la

principale minaccia dei prossimi dieci anni. Il

2024 ha mostrato con chiarezza quanto l’Italia sia vulnerabile:

eventi estremi un tempo considerati eccezionali

sono diventati ordinari. Frane, alluvioni, siccità e temperature

altissime non colpiscono soltanto i raccolti, ma compromettono

la fertilità del suolo, riducono la biodiversità,

favoriscono la desertificazione e mettono a rischio la

sopravvivenza stessa delle aziende agricole. Quando un

terreno viene abbandonato, non si perde solo un’attività

economica, ma anche una parte del presidio ambientale

e sociale del Paese. Gli agricoltori sono - e devono essere

riconosciuti - i primi custodi del territorio.

Allo stesso tempo, il nostro settore è protagonista della

transizione energetica. Nel 2024 il 41% della domanda

di energia elettrica italiana è stata coperta da fonti rinnovabili,

con punte del 56% a maggio. L’agricoltura ha

contribuito in modo decisivo a questo risultato, con oltre

3.500 MW di potenza installata proveniente da biogas,

biometano e fotovoltaico agricolo. Le agroenergie non

solo riducono l’impatto ambientale, ma rafforzano la

sostenibilità economica delle aziende, offrendo nuove

fonti di reddito e stimolando reti cooperative e modelli

di economia circolare. È in questo

spirito che Confagricoltura ha promosso

la prima Comunità Energetica

Rinnovabile agricola di rilevanza

nazionale, simbolo di un’agricoltura

capace di produrre valore e di innovare

nel rispetto dell’ambiente.

Ma la vera rivoluzione dei prossimi

anni sarà quella dell’Intelligenza

Artificiale. Sensori, droni e satelliti

permettono già oggi di monitorare

in tempo reale lo stato delle colture,

prevedere rese, individuare fabbisogni

idrici o nutrizionali e programmare

interventi mirati. Nelle stalle,

i sistemi di rilevazione automatica

aiutano a individuare precocemente

malattie o comportamenti anomali

negli animali, contribuendo a ridurre

e confinare focolai di epizoozie

che negli ultimi anni hanno messo a

dura prova interi comparti produttivi.

L’agricoltura diventa così un settore

tecnologico avanzato, capace di attrarre

nuove competenze e nuovi giovani. Tuttavia, l’adozione

dell’AI richiede un salto culturale. Servono investimenti,

formazione, regole chiare sulla proprietà dei dati e

un accesso equo alle infrastrutture digitali ed energetiche.

L’agricoltura si conferma un settore strategico per l’intero

sistema economico: non solo produce cibo per tutti,

ma fornisce energia rinnovabile, genera crediti di carbonio,

contribuisce al bilancio di sostenibilità delle imprese

e mantiene viva la coesione dei territori rurali. È il punto

d’incontro tra produzione, ambiente e società.

Per questo, come Giovani di Confagricoltura - Anga, riteniamo

fondamentale insistere su tre punti specifici.

Parità di condizioni e reciprocità

L’Unione Europea deve garantire regole uguali per tutti,

imponendo agli importatori gli stessi standard ambientali,

sociali e di sicurezza richiesti ai produttori europei. Solo

così sarà possibile una corretta redistribuzione del valore

lungo la filiera e il riconoscimento del giusto prezzo per

chi produce. Le nostre aziende devono poter essere messe

nelle condizioni di crescere e di investire.

Strumenti di gestione del rischio

Chiediamo maggiore cura del territorio da parte degli

enti competenti, politiche strutturali per la prevenzione

e la mitigazione dei danni causati dagli eventi estremi,

e strumenti assicurativi e mutualistici accessibili a tutte le

imprese che scelgono di proteggersi. Curare il territorio

significa anche garantire la sicurezza e il futuro delle comunità

rurali.

Innovazione e formazione

Servono incentivi mirati per le aziende che scelgono di

innovare i propri processi aziendali, che investono in

tecnologie digitali, agroenergie e pratiche sostenibili, insieme

a programmi di formazione per sviluppare nuove

competenze. Va posta particolare attenzione alle modalità

di implementazione di tali misure per non precludere

le opportunità a imprese giovani o con pochi dipendenti.

Nonostante le difficoltà, noi Giovani di Confagricoltura-

ANGA guardiamo al futuro con fiducia. Crediamo in

un’agricoltura giovane, verde e intelligente, capace di

affrontare le sfide globali con competenza, coraggio e

innovazione.

L’agricoltura di domani è già qui.

Giovanni Gioia

Presidente Anga

Giovani di Confagricoltura

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 45


AGRICOLTURA BIOLOGICA a cura di Siliva Piconcelli e Irene Gangarossa

IMPRENDITORI, CONSULENTI AGRICOLI, INSEGNANTI A BOURG-LÈS-VALENCE PER TECH & BIO

Lavorazione del suolo In Francia per

scoprire le nuove tecniche di lavorazione

Traguardando le finalità principali

dell’agricoltura biologica

che sono produrre senza ausilio

di prodotti chimici, mantenere

la biodiversità, valorizzare l’ambiente

e il territorio, nonché fornire

un reddito seppur minimo a chi

la pratica. Per raggiungere queste

mete bisogna essere agricoltori che stimolano la ricerca,

veramente attenti e pronti a recepire tutte le innovazioni tecnologiche

a disposizione, ed essere attori e non succubi del

mercato. Nell’ottica di approfondire tali conoscenze, soprattutto

nell’ambito delle tecniche di lavorazione del suolo,

ConfagriBio, ha partecipato il 24 e 25 settembre 2025

all’edizione biennale della fiera internazionale Tech & Bio,

che si è tenuta in Francia a Bourg-lès-Valence dedicata alle

tecniche agricole biologiche ed alternative.

L’evento si è rivolto principalmente ad agricoltori biologici,

consulenti agricoli, insegnanti e a tutti coloro che sono

interessati alle nuove tecniche di produzione biologica. La

fiera ha offerto un ampio ventaglio di attività: centinaia di

dimostrazioni empiriche e workshop, oltre 70 conferenze

tematiche con la partecipazione

di 375 espositori con attrezzature

agricole all’avanguardia,

provenienti da diversi paesi europei.

Nonostante le condizioni

meteorologiche sfavorevoli, che

hanno impedito lo svolgimento

delle dimostrazioni in campo,

l’affluenza è stata notevole:

sono state accolte circa 21.000

persone. All’interno della fiera,

i visitatori hanno potuto osservare

molteplici sistemi di lavorazione

del terreno, spaziando

da attrezzi a trazione animale,

ad attrezzature convenzionali,

terminando con la tecnologia

robotica di ultima generazione,

alimentata sia con il sistema endotermico,

sia con energia elettrica

e solare. Tra le innovazioni

più promettenti, spiccavano la

robotica applicata alla lavorazione del terreno e le macchine

elettriche per il diserbo.

Sicuramente lo sviluppo di queste attrezzature sarà il futuro

dell’agricoltura ed in particolare di quella biologica.

Ad oggi si sente ancora un forte bisogno di ricerca e di

un abbattimento dei costi, che potranno essere mitigati dal

consociarsi di agricoltori per far lavorare le macchine su

molti ettari. Come agricoltori biologici siamo a disposizione

per i ricercatori delle ditte produttrici per fornire richieste e

consigli. Per quanto riguarda le principali aspettative, sicuramente

è necessaria una forte versatilità e una leggerezza

dei mezzi tale da poter operare anche in terreni collinari e

avere costi energetici bassi. Gli operatori dovranno essere

formati all’uso delle nuove tecnologie e godere di una assistenza

capillare in loco. In questo contesto la fiera Tech &

Bio ha un ruolo importante per la promozione e la valorizzazione

delle più recenti innovazioni del settore agricolo.

Paolo Parisini e Stefano Bolzanello

*Rispettivamente presidente

e consigliere di ConfagriBio

46 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


NEL 2024 LA SUPERFICIE AGRICOLA BIOLOGICA ITALIANA È CRESCIUTA DEL 2,4% RISPETTO AL 2023

Presentato il nuovo marchio

per il Bio Made in Italy

Il settore biologico italiano si trova in una fase

di intenso fermento istituzionale e strategico,

con due importanti appuntamenti organizzati

dal Masaf: la Giornata Europea del Biologico

e il successivo Tavolo tecnico ministeriale sul

Marchio Biologico Nazionale. Due occasioni

servite a confermare il ruolo sempre più centrale

del biologico nel panorama agroalimentare nazionale.

Al primo evento, la Giornata Europea

del Biologico, a cui hanno partecipato anche

il ministro Francesco Lollobrigida e il sottosegretario

Luigi D’Eramo, sono stati presentati i

dati aggiornati del monitoraggio Ismea 2024.

L’indagine mostra la fotografia di un settore in

piena espansione, con una superficie agricola

utilizzata (SAU) che ha raggiunto quota pari

al 20,2% del totale nazionale e una crescita

del +2,4% rispetto al 2023, per un totale di

2.514.596 ettari coltivati. Un risultato che testimonia

non solo la vitalità del comparto, ma

anche l’efficacia delle politiche nazionali messe

in atto negli ultimi anni.

Nello stesso contesto è stato ufficialmente presentato

il nuovo Marchio Biologico Nazionale, ideato

per rafforzare la certificazione dei prodotti

realizzati interamente con materie prime coltivate o allevate

in Italia. Si tratta di un’iniziativa strategica promossa dal

Masaf per valorizzare ulteriormente l’identità del biologico

italiano sui mercati nazionali e internazionali, garantendo

origine, qualità e trasparenza e fornendo ai consumatori

uno strumento immediato per riconoscere i prodotti biologici

100% italiani. Il vero punto di forza del nuovo marchio

risiede nella sua gratuità e semplicità d’uso per le aziende

già in possesso della certificazione, requisito gradito per

l’occasione dalla neoconsigliera di ConfagriBio, Desirèe

Nieves, intervenuta all’evento in rappresentanza dell’associazione,

che ha ribadito l’urgente necessità di semplificare

la burocrazia che grava sui produttori biologici lungo la filiera

di produzione, tema su cui il Masaf ha espresso piena

disponibilità e attenzione.

Il successivo Tavolo tecnico sul Biologico, che ha visto la

partecipazione di Lorenzo Fidora, vicepresidente di ConfagriBio,

si è focalizzato sulla definizione del regolamento

d’uso del Marchio Nazionale, concepito per essere snello,

accessibile e operativo e, come preannunciato, senza oneri

aggiuntivi. Come spiegato dal sottosegretario D’Eramo, l’unico

requisito per l’utilizzo del marchio quello del possesso

della certificazione biologica in corso di validità, in conformità

con l’articolo 35 del Regolamento UE 848/2018.

Questa impostazione mira a incentivare la massima adesione

da parte degli operatori del settore, senza aggravare la

loro posizione burocratica o economica, rendendo il nuovo

strumento un volano per la promozione del “Bio Made in

Italy”. Non appena l’iter normativo sarà concluso, il lancio

ufficiale sarà accompagnato da un grande evento nazionale

e da una campagna di comunicazione e informazione

capillare, che coinvolgerà ogni regione, con l’obiettivo di

sensibilizzare sia gli operatori che i consumatori. Il Marchio

non è soltanto un simbolo grafico, ma si configura come un

vero e proprio strumento di valorizzazione del legame tra

qualità, origine e sostenibilità, rendendo sempre più solido

il posizionamento dell’Italia nel panorama europeo e globale

dell’agricoltura biologica.

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 47


ORGANIZZAZIONE E TERRITORIO di Alessandra Porro

FRIULI VENEZIA GIULIA

GAMBARA PRESIDENTE

DELLA FEDERAZIONE

CONFRONTO A SIENA SUL FUTURO DELL’APICOLTURA EUROPEA

La riforma mette in discussione

i principi fondativi della PAC

Il successore di Philip Thurn Valsassina

è Nicolò Panciera di Zoppola

Gambara. Imprenditore agricolo,

49 anni, sposato e padre di

due figli e residente a Zoppola di

Pordenone, Panciera di Zoppola

Gambara è titolare di un’azienda di

200 ettari con coltivazioni a seminativi

e frutticoltura specializzata in

noci e nocciole. Nel suo intervento

di insediamento, il neopresidente

ha spiegato che l’agricoltura sta affrontando

una stagione di grande

cambiamento. “È nostro compito

accompagnare le imprese in questo

passaggio, rafforzando il sostegno

a livello regionale e nazionale,

l’agricoltura professionale non

può accettare una riduzione delle

risorse e un aumento degli obblighi”.

“Servono strumenti semplici e

accessibili per gestire la transizione

digitale - ha aggiunto - occorre

mantenere alta l’attenzione sulle

normative ambientali, che spesso

si dimostrano troppo lontane dalla

realtà che si vive nei campi”.

Un confronto partecipato e

di alto profilo quello ospitato

nella Sala dell’Aurora della

Provincia di Siena, dove

Confagricoltura Siena ha

promosso l’incontro “PAC

2028–2034: agricoltura e

Europa, facciamo chiarezza”.

Sul tavolo, la proposta

di riforma della Politica Agricola

Comune 2028-2034, che - come

emerso dagli interventi - rischia di snaturare

il senso stesso di una politica “comune”,

riducendo risorse, prospettive e

coerenza strategica. “Questa proposta

non è accettabile, né nel metodo né

nel merito - ha detto nel suo intervento

Roberto Caponi, direttore generale di

Confagricoltura -. Abbiamo partecipato

al dialogo con la Commissione, ma le

nostre osservazioni non sono state ascoltate.

L’incidenza della politica agricola

nel bilancio europeo è calata drasticamente:

segno di quanto sia cambiata la

percezione del ruolo dell’agricoltura”.

Caponi ha ricordato come l’agricoltura

resti “un settore strategico, soprattutto

nei momenti di crisi. Ce ne siamo accorti

durante la pandemia, quando l’autosufficienza

alimentare ha garantito la

stabilità del Paese. Ma non possiamo ricordarlo

solo nelle emergenze”. Ha poi

espresso preoccupazione per la tendenza

alla rinazionalizzazione della PAC.

“Restituire ai singoli Stati la gestione di

risorse e condizionalità ambientali e

sociali rischia di creare squilibri enormi.

La PAC è nata per uniformare le regole,

non per differenziarle”. Per Gianluca

Cavicchioli, direttore di Confagricoltura

Siena, la riforma “mette in discussione

la visione stessa di politica comune. I cicli

produttivi sono lunghi, gli investimenti

impegnativi: servono produttività, innovazione

e ricerca come basi per una

sostenibilità prima economica e poi ambientale”.

Anche il presidente, Simone

Lorenzo Signorini, ha ribadito la necessità

di “riportare la barra al centro. In

un momento di instabilità globale serve

sicurezza alimentare, non nuovi vincoli

burocratici”. Dagli interventi di Massimo

Vincenzini, presidente dell’Accademia

dei Georgofili, e Giorgio Cantelli

Forti, presidente dell’Accademia

Nazionale dell’Agricoltura, è arrivato

un appello condiviso: la PAC non può

ridursi a un meccanismo di redistribuzione

economica. È la politica fondativa

dell’Europa e deve tornare a essere

motore di sviluppo, cultura e benessere.

Il presidente del Collegio dei periti agrari,

Mario Braga, ha infine richiamato

l’urgenza di “sostenere le imprese reali

e favorire il ricambio generazionale. In

Italia ci sono oltre un milione di aziende

agricole, ma solo 200.000 realmente

produttive. La PAC deve premiare chi

lavora, innova e crea valore”. Dal confronto

è emerso un messaggio chiaro:

l’Europa non può permettersi di indebolire

il suo comparto primario. Servono

stabilità, coerenza e una visione capace

di coniugare sostenibilità, redditività

e sicurezza alimentare. L’incontro ha

confermato il ruolo di Confagricoltura

Siena come punto di riferimento per un

dialogo aperto tra istituzioni, imprese e

mondo accademico sul futuro dell’agricoltura

europea.

48 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


CAMPI ROSA di Alessandra Porro

DESIRÉE DE LA CARIDAD NIEVES RIELETTA ALLA GUIDA DI CONFAGRICOLTURA DONNA VITERBO-RIETI

“La mia presidenza sarà dedicata a

formazione, inclusione e rappresentanza”

L’imprenditrice Desirée de la Caridad Nieves,

attiva nel settore olivicolo e corilicolo a Capodimonte

(VT), sul lago di Bolsena, è stata rieletta

presidente di Confagricoltura Donna Viterbo-Rieti

per il suo secondo mandato consecutivo. Hanno

seguito le nomine di tre nuove giovani vicepresidenti:

Loretta Santini, Giulia Parenti Picciollo

e Giulia Catacci. Nieves ha già annunciato le

priorità del settore per i prossimi mesi, mettendo

al centro del suo operato il rafforzamento delle

aziende agricole femminili sul territorio e la missione

di accrescere il ruolo delle donne imprenditrici

nei tavoli istituzionali.

“In un contesto economico e sociale in continua evoluzione,

la formazione si conferma uno strumento

imprescindibile per restare competitivi - ha sottolineato

Nieves de la Caridad -. Proprio in quest’ottica,

prosegue la collaborazione con l’Università della

Tuscia, con l’obiettivo di istituire una borsa di studio

dedicata all’analisi del contesto agricolo nelle

aree rurali svantaggiate. Un’iniziativa strategica, che

punta a valorizzare quei territori dove le imprese

femminili dimostrano una resilienza straordinaria,

diventando motore di sviluppo e presidio sociale”.

Cresce l’attività di sensibilizzazione e contrasto alla

violenza sulle donne, un fronte su cui è necessario

agire con determinazione e continuità. Le imprese

femminili non sono solo attori economici: sono anche

protagoniste di un cambiamento culturale che

passa attraverso la tutela dei diritti di genere e la

promozione dell’equità sociale.

Altro tema centrale è il rafforzamento della rappresentanza.

“Lavorare all’interno delle Federazioni

di prodotto all’interno di Confagricoltura - ha

aggiunto la presidente di Confagricoltura

Donna Viterbo-Rieti - è fondamentale

per portare le istanze delle

imprenditrici ai vertici decisionali,

contribuendo a costruire politiche

più inclusive e aderenti alla realtà

dei territori. Infine, come ha voluto

ricordare Nieves, “è urgente il riconoscimento

del ruolo strategico delle

imprese femminili: non solo come

elemento di diversità, ma come garanzia

concreta della tenuta e della

sopravvivenza dell’intero comparto

agroalimentare. Investire nella loro

crescita significa investire nel futuro

del settore”.

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 49


FORMAZIONE di Antonella Torzillo

ENAPRA A TUNISI PER TANIT KNOWLEDGE TRANSFER, IL NUOVO PIANO CONDIVISO TRA ITALIA E TUNISIA

Palazzo della Valle aderisce al programma

di cooperazione su acqua e agricoltura

L’evento di lancio del programma TANIT Knowledge

Transfer (KT) si è tenuto mercoledì primo ottobre 2025

presso ESA Mograne (École Supérieure d’Agriculture de

Mograne), una scuola superiore di agricoltura tunisina,

situata nella regione di Zaghouan, a circa 60 km da Tunisi,

in cui si formano ingegneri agronomi, tecnici e ricercatori

nelle aree di agronomia, risorse idriche, sviluppo

rurale e sostenibilità.

L’iniziativa si è tenuta nell’ambito della Giornata della

Ricerca Italiana nel Mondo 2025, promossa dall’Ambasciata

d’Italia in Tunisia insieme con il ministero tunisino

competente (Institution de la Recherche et de l’Enseignement

Supérieur Agricoles (IRESA) e il CIHEAM di Bari

(Centre International de Hautes Études Agronomiques

Méditerranéennes) per valorizzare il ruolo della ricerca

come ponte di dialogo, innovazione e cooperazione tra

i due Paesi. La giornata ha riunito oltre 450 partecipanti,

tra centri di ricerca, Università, istituti di formazione tunisini

e italiani, configurandosi come un importante momento

di confronto e dialogo tra il mondo accademico,

le istituzioni e gli attori della cooperazione scientifica

g FORAGRI E I 25 ANNI DELLA LEGGE SUI FONDI INTERPROFESSIONALI

Lo scorso 21 ottobre, a Roma, si è svolta

la seconda edizione del Forum Nazionale

Foragri.

Un momento di confronto e riflessione

di alto profilo a 25 anni dalla legge istitutiva

dei Fondi interprofessionali, in cui

ha preso parte tutto il team Enapra. Al

centro del dibattito, il ruolo della formazione continua come leva per

innovazione, competitività e sostenibilità nel settore agroalimentare. Il

presidente Luca Brondelli di Brondello (in foto), in qualità di vicepresidente

di Confagricoltura e presidente di Enapra, ha partecipato alla

tavola rotonda “Governare il cambiamento: il ruolo delle istituzioni nella

formazione agroalimentare di qualità”, contribuendo alla riflessione sul

futuro del lavoro e delle competenze nel comparto. È stata l’occasione

per ragionare insieme su come sta cambiando il lavoro nel settore agroalimentare

e sul ruolo che la formazione può avere nel guidare questa

evoluzione. Ringraziamo Vincenzo Conso e Michele Distefano, presidente

e direttore di Foragri, per aver promosso questo importante momento

di approfondimento e dialogo tra imprese, lavoratori e istituzioni.

Ad aprire i lavori, insieme al presidente del Foragri, anche il direttore

generale di Confagricoltura e presidente Eban, Roberto Caponi.

italo-tunisina. Il

progetto TANIT-

KT si concentra su

tre principali linee

d’intervento: utilizzo

di acque “non

convenzionali”

per l’agricoltura;

miglioramento

delle performance

del settore agricolo

tunisino; sostegno

alla formazione,

alla ricerca

e all’innovazione.

Verrà, inoltre,

inaugurato un nuovo centro tecnologico integrato multifunzionale

(“hub regionale e africano”) presso ESA

Mograne, dove istituzioni, ricercatori, studenti e imprese

potranno collaborare.

“In un contesto di cambiamento climatico, scarsità d’acqua

e necessità di innovazione nell’agricoltura per

la sicurezza alimentare e la competitività del settore

primario, la formazione è un motore di transizione,

capace di generare valore per le persone, le comunità

e i territori - così Luca Ginestrini (in foto con

Alessandro Prunas, ambasciatore italiano in Tunisia),

direttore Enapra di ritorno dalla trasferta a Tunisi con

la delegazione italiana - e crediamo che la condivisione

del sapere e il trasferimento delle innovazioni

sia la chiave per affrontare le sfide del futuro” .

“Partecipare al progetto TANIT Knowledge Transfer

(KT), programma di cooperazione lanciato dall’Italia

in Tunisia nell’ambito del Piano Mattei per l’Africa,

rappresenta per noi un impegno concreto, ma

anche una grande soddisfazione”, ha detto Luca

Brondelli di Brondello vicepresidente di Confagricoltura

e presidente di Enapra. Mettendo a disposizione

il patrimonio di competenze e di esperienza

maturato nei tanti anni di attività intendiamo

contribuire attivamente al rafforzamento della sicurezza

idrica e alimentare nel Mediterraneo e della

competitività delle imprese agricole che operano in

questa area”.

50 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


FORMARSI PER CRESCERE: UNA GIORNATA DEDICATA ALL’APPRENDIMENTO CONTINUO DEL TEAM

Enapra investe nella gestione della qualità

per migliorare i servizi offerti alle imprese

In un mondo del lavoro che evolve rapidamente, anche

chi si occupa di formare gli altri ha bisogno di fermarsi

per imparare, confrontarsi e migliorare. È con questa

consapevolezza che lo scorso 14 ottobre Enapra ha

dedicato un’intera giornata alla formazione interna del

proprio team, focalizzandosi sulla manutenzione e l’aggiornamento

del sistema di gestione della qualità ISO

9001:2015.

L’iniziativa, pensata come un momento di formazione interna

e di confronto operativo, ha avuto un obiettivo chiaro:

rafforzare la conoscenza condivisa delle procedure e

garantire che ogni componente del gruppo sia pienamente

allineato alle modalità di gestione, controllo e miglioramento

dei processi.

Nel corso della giornata, sotto la guida di una qualificata

consulente, sono stati analizzati i punti chiave del sistema

normativo e di gestione, verificando le procedure, la gestione

documentale, il monitoraggio delle attività formative

e la valutazione della soddisfazione dei clienti fino alla

gestione delle non conformità.

La certificazione ISO 9001 non è un traguardo o un mero

adempimento burocratico, ma un percorso di migliora-

g NUOVA INDAGINE DELL’OSSERVATORIO SMART AGRIFOOD E OSAF

È partita la nuova indagine annuale a cura dell’Osservatorio Smart Agrifood

del Politecnico di Milano e dell’Università degli Studi di Brescia (OSAF)

che Enapra Confagricoltura, in quanto partner dell’Osservatorio ormai da

diversi anni, promuove ai fini della ricerca e della formazione in ambito

digitale e IA nel settore agroalimentare. La survey, “Indagine sull’adozione

delle soluzioni digitali nell’agricoltura italiana”, è rivolta a tutte le aziende

agricole, con lo scopo di analizzare il grado di diffusione delle tecnologie

di Agricoltura 4.0 nel nostro Paese.

La compilazione del questionario richiede meno di 10 minuti. Le risposte

saranno salvate automaticamente durante la compilazione e sarà possibile

tornare indietro e modificarle in qualsiasi momento. Inoltre, è previsto

che si possa interrompere la compilazione e riprenderla successivamente

accedendo allo stesso link. Tutti i dati raccolti verranno trattati con la massima

riservatezza: saranno pubblicati esclusivamente risultati aggregati e

le risposte saranno utilizzate solo a fini statistici. Nessuna informazione

riferita a singole compilazioni sarà resa pubblica.

Per qualsiasi domanda, chiarimento o difficoltà nella compilazione, è

possibile contattare i ricercatori dell’OSAF all’indirizzo e-mail: cosimo.

pacciani@polimi.it. Le sedi territoriali di Confagricoltura sono invitate a

divulgare l’iniziativa alle imprese associate.

Palazzo della Valle, sede di

Confagricoltura a Roma

mento continuo.

Richiede attenzione

costante,

aggiornamento

e soprattutto

partecipazione

collettiva, ma è

anche un valido

strumento di accompagnamento

e guida nella

gestione efficace

ed efficiente delle

attività formative

erogate.

La sessione formativa

si è conclusa

con un

confronto proficuo

tra docente e

partecipanti, da

cui sono emerse proposte di semplificazione, idee di innovazione

e spunti per rendere ancora più efficiente

i processi che presidiano le attività

di Enapra. Un segnale concreto di come la

formazione interna possa diventare un potente

strumento di coesione e di sviluppo.

Essere aggiornati come team significa essere

consapevoli e avere un ruolo proattivo

nella gestione della qualità delle attività

quotidiane. Solo un gruppo di lavoro

che conosce a fondo le proprie procedure

può innovare, migliorare e rispondere

con efficacia alle esigenze di un mercato

in continua trasformazione. È con questo

spirito che Enapra periodicamente investe

per la formazione delle proprie risorse

umane sul sistema di gestione qualità ed

altri temi di interesse per la crescita e lo

sviluppo professionale dei propri dipendenti.

La qualità è un impegno continuo:

un equilibrio tra rigore metodologico, attenzione

alle persone e desiderio di migliorare.

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 51


BUONO A SAPERSI di Gaetano Menna

SAGGIO SULLA FAME BIANCA

L’appetito vien immaginando

I

l latte, nutrimento primordiale e simbolo

di vita, nasconde nell’arte un

potere segreto: la capacità di stimolare

la nostra “iconofagia”, ovvero

l’appetito irrefrenabile per le immagini.

È questa la tesi centrale del saggio

“Il latte delle immagini” (Bibliotheka)

del francese Olivier Leplatre.

L’autore ci guida in un viaggio che

svela come la rappresentazione del

latte e dei suoi derivati attivi desideri,

inganni e paure profonde. Leplatre

parte dalla favola «Il lupo e la volpe»

di Jean de La Fontaine. La volpe, accecata

dalla fame, scambia il riflesso

della luna nell’acqua di un pozzo

per un invitante, grande formaggio.

Il critico dimostra che non si tratta di

un semplice errore ottico, ma di un

miraggio che promette cibo, dove la

fame distorce la percezione. Guardare

l’immagine, in questo contesto,

equivale a volerla inghiottire. Questo

desiderio sensuale di mangiare la

rappresentazione trova eco nell’arte

pittorica. Nelle opere del Seicento,

come quelle di Vincenzo Campi, il

cibo è celebrato con una forza visiva

esplicita. Quadri

come “I mangiatori

di ricotta” trasformano

la scena in

un banchetto visivo,

dove l’abbondanza

di latticini e cibo in

generale coinvolge

l’osservatore, invitandolo

a partecipare

alla gozzoviglia.

Il latte,

tuttavia,

non è solo

purezza

e abbondanza,

ma anche ambiguità

e minaccia. Nel cinema

di Alfred Hitchcock, il bicchiere

di latte diventa un

oggetto di suspense. Nella

celebre scena del film “Il

sospetto” (1941), il regista

esalta la bianca lucentezza

del liquido al buio, ma

questo candore rassicurante è

manipolato per suggerire che il latte

g FATTORIE DIDATTICHE APERTE IN VENETO

possa essere avvelenato. Hitchcock

sfrutta la nostra associazione positiva

col nutrimento per generare una

profonda tensione psicologica. Il culmine

di questa indagine sensoriale si

raggiunge con la fotografia contemporanea,

in particolare con «Milk»

(1984) di Jeff Wall. L’immagine,

mostra un uomo che spreme con forza

un cartone di latte, provocando un

getto bianco che gli esplode sul volto.

Wall parla di

“intelligenza

liquida”: una

natura fluida e

dirompente che

si contrappone

al carattere relativamente

“secco”

e controllato

della fotografia.

L’esplosione di

latte dell’opera

di Wall è quindi

un’energia cinetica,

la rottura del

controllo sulla fluidità.

Domenica 12 ottobre si è svolta la

22° edizione di “Giornata aperta”,

l’evento organizzato dalla Regione

Veneto, in collaborazione con

le Organizzazioni professionali

agricole, che ha l’obiettivo di promuovere

le fattorie didattiche

iscritte all’elenco regionale come

luoghi di apprendimento, incontro e benessere per le persone di tutte le età.

Molte le aziende agricole di Confagricoltura che hanno proposto attività a

contatto con la natura e visite didattiche alla scoperta delle loro specificità. È

stata un’occasione unica per scoprire da vicino il mondo agricolo e incontrare

chi ogni giorno coltiva la terra e alleva gli animali. La tematica unificante è

stata data dalle esperienze didattiche, sociali ed emotive nell’area educativa

emergente che va sotto il nome di “antifragilità”.

52 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


OMAGGIO LETTERARIO AI QUEEN

I cinquant’anni di Bohemian Rapsody

I

l 31 ottobre 2025 si sono celebrati

i 50 anni dalla pubblicazione

dell’iconico e straordinario

brano “Bohemian Rhapsody” dei

Queen. Questa ricorrenza non è

solo la celebrazione del genio del

suo compositore e cantante Freddie

Mercury, ma anche l’occasione

per sottolineare

la profondità e la

rara intelligenza che

ha animato l’intera

band, i cui membri

originali, oggi, sono

il chitarrista Brian

May e il batterista

Roger Taylor (dopo

la scomparsa di

Mercury e l’abbandono

del bassista

John Deacon). Ad

approfondire c’è il

libro di Paolo Borgognone

“Tutta la

storia di Bohemian Rhapsody”

(Caissa Italia). L’enigma è noto e

fondamentale: come ha fatto una

canzone di quasi sei minuti, un mix

contro ogni regola radiofonica, a

diventare una hit mondiale e

a rimanere nell’Olimpo della

musica per cinquant’anni?

Borgognone traccia un percorso

meticoloso che parte

dalle origini della band di

Freddie Mercury e dal contesto

dell’album “A Night at the

Opera”,

per svelare

i segreti

di questa

creazione

unica. Indaga

la genesi,

la forma

e l’analisi

di parole e

musica di Bohemian

Rhapsody che unisce

ballata, opera e

hard rock. Analizza

la sua importanza

come pioniere del

videoclip, la storica esibizione al

Live Aid e l’influenza esercitata

nel cinema, musical e pubblicità.

Inoltre, un capitolo è dedicato ai

numeri straordinari che continuano a

g IL GIARDINO DELLA FELICITÀ, NATURA E RIFLESSIONE

Ragusa Ibla ha ospitato le “Olimpiadi del

Teatro - Alla ricerca della felicità”, progetto

del ministero della Cultura, che unisce filosofia,

arte e narrazione. Fulcro di questa

ricerca è stato il “Giardino della Felicità”

allestito al Mad (Magazzini Donnafugata),

una “foresta urbana” che fungeva da soglia sospesa tra natura e sogno. Qui, i

visitatori potevano perdersi tra fronde e rami, leggere le riflessioni dei grandi

pensatori sulla gioia e, a loro volta, lasciare un proprio “frammento di felicità”

su un muro condiviso. Confagricoltura Ragusa ha avuto un ruolo determinante

nella realizzazione dell’installazione poetica e sensoriale, veicolando

un messaggio profondo legato all’agricoltura. Il presidente Antonino Pirrè

ha sottolineato: “La terra è da sempre maestra di felicità”.

confermare il brano come la canzone

del XX secolo più ascoltata. C’è

da dire che i Queen non sono solo

Freddy Mercury; ad esempio Brian

May incarna una complessità rara,

essendo astrofisico e, al contempo,

un fervente animalista e ambientalista.

May ha fondato la “Save Me

Trust” per tutelare animali come ricci,

tassi e volpi, arrivando a trasformare

la sua tenuta nel Surrey in un vero

e proprio rifugio. Questa dedizione

alla terra e all’ecosistema rivela una

sensibilità a tutto tondo che è parte

integrante del lascito dei Queen.

Quella stessa sensibilità che, in una

recente visita a Roma, ha portato

May a fermarsi, non davanti a un

monumento, ma davanti ai maestosi

pini romani, rimanendo ipnotizzato

dalla loro forma scultorea. È affascinante

pensare che l’anima di chi

ha contribuito a brani leggendari

possa vibrare in modo così profondo

di fronte alla bellezza semplice e

perenne della natura.

OTTOBRE 2025 | MONDO AGRICOLO | 53


CAMPI SONORI di Gaetano Menna

GAZZARA PLAYS GENESIS

L’agnello sinfonico

Q

uarant’anni dopo, l’opera rock dei Genesis “The Lamb Lies

Down on Broadway” (L’agnello si adagia a Broadway),

torna a vivere grazie alla rilettura audace e sinfonica del pianista

e compositore italiano Francesco

Gazzara. Il suo doppio

CD Gazzara Plays Genesis:

The Lamb Lies Down On

Broadway (Irma Records) si

inserisce nella fortunata serie dei

suoi tributi pianistici ai Genesis

(solo strumentali). Il cuore della

nuova operazione sono i grand

piano Bösendorfer e Bechstein

1878; attorno a esso sviluppa

una tessitura sonora riccamente

stratificata e complessa, in

cui utilizza un’ampia strumentazione

di tastiere analogiche

(hammond, mellotron, arp, korg)

L’agnello si adagia a Broadway

Il contrasto tra l’innocenza dell’agnello (il protagonista Rael) e

l’ambiente ostile della metropoli

che conferiscono alla musica una

veste sinfonica. Cruciale per l’impatto

orchestrale è la sezione d’archi

(violino, viola, violoncello) di

valenti collaboratori, che supporta

le atmosfere epiche e introspettive.

La tessitura sonora è completata

dai contributi di chitarra elettrica,

flauti e fiati. L’album trasforma la

complessa architettura prog dei

Genesis in un linguaggio jazzistico-classico

che ripercorre le

tracce storiche, svelando dettagli

ingegnosi celati nell’originale. Il risultato

è un percorso ideale per chi

desidera rileggere musicalmente

la storia di Rael (il personaggio

dell’opera rock dei Genesis) - che

inizia come un sogno, si trasforma

in un incubo e finisce con un tentativo

di redenzione - attraverso la

lente potente e raffinata di grand

piano ed ensemble strumentale.

PIANO SOLO DI FARAÒ

Anima soulful

A

ntonio Faraò, pianista jazz di grande valore, si propone per

la prima volta nella dimensione del piano solo con il suo nuovo

album, Kind Of… (label Notes Around Ag). Il disco, disponibile

solo in copia fisica, consta di 12 brani, di cui 8 originali e 4 reinterpretazioni

brillanti di pietre miliari,

come “Round Midnight” di

Thelonious Monk e “O Que

Será” di Chico Buarque de

Hollanda. Lo stile di Faraò è

immediatamente riconoscibile

per la tecnica sopraffina,

la sorprendente immaginazione

e il travolgente senso

del ritmo. Il fraseggio è pregno

di una verace musicalità

e enfatizzato da un’alta carica

emozionale. Ma, in un’operazione

che lo mette artisticamente a nudo, emergono con forza la sua

anima soulful (profonda e toccante espressività) e il lato romantico.

Il CD, giunto dopo oltre 45 anni di vita sul palcoscenico e

molteplici incisioni, è l’espressione massima di un pianista che non

esegue le note, ma ne narra l’anima.

Incroci inattesi

A quasi dieci anni dal precedente lavoro, il tastierista

e compositore Corrado Sardella torna con il suo

progetto Doracor, una delle realtà più interessanti

del new progressive italiano. L’album Unexpected

Intersections (AMS Records) poggia sulle tastiere

di Sardella, ma si arricchisce di un nutrito parterre di

caratura che conferisce al disco

grande dinamismo. Con

nomi del calibro di: Lorena

Cossu alla voce soprano;

John Jowitt (IQ, Arena) al

basso; Mirko De Maio (The

Flower Kings) alla batteria;

Elisa Montaldo (Il Tempio

delle Clessidre) alla voce

e tastiere; Paul Gordon

Manners (voce storica

de I Cugini di Campagna). Il titolo sugli incroci

inattesi riflette la natura dell’album, che è un’opera

versatile e corposa, che alterna momenti intensi e di

pathos a passaggi pacati e introspettivi, muovendosi

tra Genesis, Canterbury e fusion. Insomma Sardella e

i Doracor incarnano perfettamente l’essenza del progressive.

54 | MONDO AGRICOLO | OTTOBRE 2025


XIX

convegno quadri

5-7 NOVEMBRE 2025

HOTEL ROYAL CONTINENTAL

NAPOLI

IL NOSTRO POSTO IN CAMPO

IL FUTURO DELL’IMPRESA AGRICOLA TRA MERCATI GLOBALI, CLIMA ED INNOVAZIONE

H o t e l

R o y a l C o n t i n e n t a l

N A P O L I

giovedì 6 novembre 2025

mattina: Tavole rotonde tematiche

Ore 09:00 Accredito

Ore 09:15 Apertura Lavori

Giovanni Gioia – Presidente Giovani di Confagricoltura

Ore 09:25 Saluti Istituzionali

Giovanni Tammaro – Presidente Confagricoltura Napoli

Modera: Anna Gagliardi - Capo Ufficio Stampa Confagricoltura

Ore 09:30 “L’agricoltura italiana nel mondo: dinamiche di settore”

Giosuè Arcoria - Presidente Distretto Agrumi di Sicilia

Pietro Baldrighi - FNP lattiero-casearia Giovani di Confagricoltura, Fattorie

Cremona

Enrica Gentile – CEO&Founder Aretè

Andrea Mazzoleni – CEO Mazzoleni Spa

Francesca Pancrazio - Componente del Consiglio Centrale Giovani Imprenditori

Federalimentare

Maria Luisa Terrenzio - Presidente Giovani di Confagricoltura Foggia

POMERIGGIO: Convegno Il nostro posto in campo

Modera: Benedetta Piscitelli - Giornalista

Ore 14:30 Saluti Istituzionali

Fabrizio Marzano - Presidente Confagricoltura Campania

Ore 14:35 Intervento

Federico Parrella – CEO 5A Design srl

Ore 14:50 Tavola Rotonda

Luigi D’Eramo – Sottosegretario di Stato al Ministero dell'Agricoltura

Massimiliano Giansanti – Presidente Confagricoltura

Giovanni Gioia – Presidente Giovani di Confagricoltura

Matteo Pagliarani – Vicepresidente Ceja

Ore 16:00 Networking Coffee

Ore 10:30 “Clima, Energia e Sostenibilità: le strategie nazionali”

Andrea Chiabrando – Direttore Consorzio Monviso Agroenergia

Emilio Folli – Giovane Imprenditore Confagricoltura

Nicola Gherardi – Componente Giunta Nazionale Confagricoltura

Emilio Martucci - Responsabile C&I Enpal Italia

Daniele Rossi - Delegato R&I Confagricoltura

MAIN SPONSOR:

CON IL PATROCINIO

comune di

napoli

Ore 11:30 Tavola Rotonda “Innovazione e Ricerca: Nuove tecnologie e

opportunità per l’agricoltore”

Elio Barbera – Caffè Barbera

Daniele Baronchelli – CEO di Progetto Doable

Francesco Giordano – Prof. Dipartimento Interateneo di Fisica "M. Merlin" Bari

Caterina Luppa – Comitato di Presidenza Giovani di Confagricoltura

Alberto Piaggesi - Global R&D Biostimulant Expert and Alliance Lead Syngenta

Riccardo Pini – Product Expert Tractors & Applications Fendt Italia

SPONSOR PLATINUM:

SPONSOR GOLD: SPONSOR: PARTNER TECNICI:

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