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TuttoBallo20_NOVEMBRE_DICEMBRE 2025_ENJOYART_49

In questa fine 2025, arte e creatività ci guidano verso nuovi orizzonti. Novembre e dicembre portano il desiderio di lasciarsi alle spalle le incertezze per abbracciare il futuro con energia. L'arte, in tutte le sue forme, è la nostra porta aperta alla bellezza, al cambiamento e alla speranza. Il Magazine TuttoBallo20 si augura che questo numero sia uno stimolo per credere nelle proprie idee e per trasformare in forza le passioni che ci animano. Ballo, musica, pittura, parola: sono motori di rinascita e libertà. Lasciamoci ispirare dall'incontro con l'altro e dalla magia delle emozioni. Teniamoci stretti i sogni, perché sarà proprio l'arte a illuminare il cammino nei mesi che arrivano. Buone feste e buon futuro, con il cuore colmo di creatività e possibilità.

In questa fine 2025, arte e creatività ci guidano verso nuovi orizzonti. Novembre e dicembre portano il desiderio di lasciarsi alle spalle le incertezze per abbracciare il futuro con energia. L'arte, in tutte le sue forme, è la nostra porta aperta alla bellezza, al cambiamento e alla speranza. Il Magazine TuttoBallo20 si augura che questo numero sia uno stimolo per credere nelle proprie idee e per trasformare in forza le passioni che ci animano. Ballo, musica, pittura, parola: sono motori di rinascita e libertà. Lasciamoci ispirare dall'incontro con l'altro e dalla magia delle emozioni. Teniamoci stretti i sogni, perché sarà proprio l'arte a illuminare il cammino nei mesi che arrivano. Buone feste e buon futuro, con il cuore colmo di creatività e possibilità.


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TuttoBallo

Attualità, Arte, Cinema, Danza, Musica e Teatro

n o v e m b r e - d i c e m b r e 2 0 2 5

49

© F R E E P R E S S O N L I N E - v i e t a t a l a r i p r o d u z i o n e D I R E T T A D A F A B R I Z I O S I L V E S T R I - S E G R E T E R I A D I R E D A Z I O N E P I N A D E L L E S I T E - T U T T O B A L L O 2 0 @ G M A I L . C O M - e d i z i o n e " S t e f a n o F r a n c i a E n j o y A r T "


TuttoBallo - NOVEMBRE/DICEMBRE - n. 49

Copertina: CHER - foto estratte dai social dell’artista

Contro copertina. Pier Paolo Pasolini- foto Carlo Riccardi ©Archivio Riccardi

Editore "Stefano Francia" EnjoyArt

Direttore - Fabrizio Silvestri

Vice direttore - Eugenia Galimi

Segretaria di redazione - Pina delle Site

Redazione - Marina Fabriani Querzè, Luca Fochetti.

COLLABORATORI: Lisa Bernardini, Maria Luisa Bossone, Antonio Desiderio,

Francesco Fileccia, David Bilancia, Giovanni Fenu, Mauri Menga, Sandro

Mallamaci, Luca Fochetti, Walter Garibaldi, Francesco Leone, Assia

Karaguiozova, Elza De Paola, Giovanna Delle Site, Francesca Meucci.

Fotografi: Luca Di Bartolo, Monica Irma Ricci, Elena Ghini, Cosimo Mirco

Magliocca Photographe Paris, Luca Valletta, Raul Duran, Raul, Alessio

Buccafusca, Alessandro Canestrelli, Alessandro Risuleo. Altre foto pubblicate

sono state concesse da uffici stampa e/o scaricate dalle pagine social dei

protagonisti.

CREDITI FOTO

Le immagini e le fotografie qui presentate, nel rispetto del diritto d’autore,

vengono riprodotte per finalità di critica e discussione ai sensi degli artt. 65

comma 2 e 70 comma 1 bis della Lg. 633/1941.

É vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.

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I collaboratori cedono all'editore i loro elaborati a titolo gratuito.

Testata giornalistica non registrata di proprietà: ©ASS: Stefano Francia EnjoyArt

per contattare la redazione Tuttoballo20@gmail.com

Editoriale

In questa fine 2025, arte e creatività ci guidano verso nuovi

orizzonti. Novembre e dicembre portano il desiderio di lasciarsi

alle spalle le incertezze per abbracciare il futuro con energia.

L'arte, in tutte le sue forme, è la nostra porta aperta alla

bellezza, al cambiamento e alla speranza. Il Magazine

TuttoBallo20 si augura che questo numero sia uno stimolo per

credere nelle proprie idee e per trasformare in forza le passioni

che ci animano. Ballo, musica, pittura, parola: sono motori di

rinascita e libertà. Lasciamoci ispirare dall'incontro con l'altro e

dalla magia delle emozioni. Teniamoci stretti i sogni, perché

sarà proprio l'arte a illuminare il cammino nei mesi che arrivano.

Buone feste e buon futuro, con il cuore colmo di creatività e

possibilità

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STEFANO FRANCIA ENJOYART

presenta

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IN COLLABORAZIONE CON ALWAYS POMODORO STUDIO

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Inaugurata a Roma la mostra “PASOLINI. Sguardi d’archivio”, che

racconta Pier Paolo Pasolini attraverso le fotografie di alcuni tra i più

importanti archivi storici del Paese: l’Archivio Riccardi, che con il lavoro

di Carlo e Maurizio Riccardi ha documentato Roma e l’Italia dal

dopoguerra, e poi gli archivi Ravagli, Geppetti, Cattarinich e Italfoto. A

questi si aggiungono i contributi di Vittorio La Verde, Mario Bucciarelli ed

Ezio Vitale. La mostra a 50 anni dalla morte di Pasolini offre un ritratto

autentico e verificabile dell’intellettuale più controverso del Novecento

italiano.

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Pier Paolo Pasolini (Bologna, 1922 – Ostia, 1975) è stato uno dei

più grandi intellettuali italiani del Novecento: poeta, romanziere,

cineasta, drammaturgo e polemista, ha lasciato un segno

profondo sulla cultura italiana e mondiale. La sua opera, sempre

coraggiosa e anticonformista, ha esplorato con occhi critici la

società, le periferie e le contraddizioni dell'Italia del dopoguerra,

spesso attirando polemiche e forti reazioni per il suo sguardo

radicale e la sua denuncia del consumismo e dell'omologazione

culturale. Accusato e perseguitato più volte per la sua

omosessualità e per le sue posizioni scomode, Pasolini non ha

mai smesso di raccontare la realtà, trasformando scandali e

sofferenze in arte e impegno civile.​

Pasolini è stato brutalmente ucciso la notte tra il 1° e il 2

novembre 1975 all'Idroscalo di Ostia, in circostanze ancora oggi

misteriose e dibattute. Cinquant'anni dopo la sua morte, la figura

di Pier Paolo Pasolini rimane attualissima, molte iniziative sono

state organizzate per ricordare la figura di questo artista

straordinario.

Una di queste è la mostra “PASOLINI. Sguardi d’archivio”, che

racconta la persona attraverso le fotografie e i loro archivi,

offrendo un ritratto autentico e verificabile dell’intellettuale più

controverso del Novecento italiano.

Il progetto, promosso da Identità Fotografiche, nasce dalla

collaborazione tra alcuni tra i più importanti archivi storici del

Paese: l’Archivio Riccardi, che con il lavoro di Carlo e

Maurizio Riccardi ha documentato Roma e l’Italia dal

dopoguerra, e poi gli archivi Ravagli, Geppetti, Cattarinich e

Italfoto. A questi si aggiungono i contributi di Vittorio La Verde,

Mario Bucciarelli ed Ezio Vitale, per una narrazione collettiva

che attraversa trent’anni di storia, cultura e società. ferita.

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Pier Paolo Pasolini era anche un giornalista pubblicista, iscritto all’Ordine dei Giornalisti del Lazio e, al momento

dell’assassinio, aveva con sé la tessera professionale che oggi è custodita al Museo Criminologico di Roma. Un omicidio dai

molti interrogativi ancora irrisolti, sui quali sta lavorando l’Avv. Stefano Maccioni che ha presentato un’istanza di riapertura

delle indagini e l’Ordine dei Giornalisti del Lazio, ritenendo opportuno sostenere questa iniziativa giudiziaria, ha deciso di

costituirsi parte offesa, affinché si persegua la ricerca della verità e della giustizia sul delitto di cui è stato vittima uno dei più

grandi intellettuali del ‘900. L’ordine dei giornalisti in occassione dei 50 anni ddalla morte di Pasolini ha promosso un corso di

fomrazione ”giornalismo culturale”,durante durante il quale si è ricordata la produzione dello scrittore e del regista Pier Paolo

Pasolini, attraverso analisi, racconti e documentari di giornalisti, studiosi e registi.


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Le ICC e l’economia

della conoscenza

Alberto Improda © Studio Lombard DCA

Il contesto economico-sociale in cui si trovano oggi ad operare le Imprese Creative e Culturali, caratterizzato da alcune

peculiari specificità, viene da più parti identificato con la definizione di Economia della Conoscenza.

La paternità del concetto viene usualmente attribuita all’economista austriaco Peter Drucker, che ne ha coniato il nome ed

esplorato diversi aspetti già in un saggio del 1966, dal titolo “The Effective Executive”.

La Conoscenza, ovviamente, rappresenta un elemento che da sempre contraddistingue l’Uomo e lo accompagna nel suo

percorso attraverso la Storia. Fino a tempi relativamente recenti, tuttavia, i legami e le interazioni tra l’Economia e la

Conoscenza mai erano stati oggetto di adeguata attenzione e di analitico studio. Si suole stabilire la nascita di una Economia

della Conoscenza in coincidenza con l’avvento del Capitalismo Liberale, all’inizio del XIX secolo, quando la Rivoluzione

Industriale traspone il sapere scientifico all’interno dell’azienda e conduce ad un’ampia Meccanizzazione del lavoro e della

produzione. Nel corso dell’Ottocento, il Capitalismo Liberale evolve in quello che viene comunemente definito il Capitalismo

Fordista, nell’ambito del quale la Conoscenza viene applicata in modo sistematico alla pianificazione del lavoro e dei suoi

processi, introducendo il Management Scientifico della Produzione. In questa fase, caratterizzata da una enfatizzazione

dell’applicazione del Sapere all’interno alla fabbrica, si assiste ad una analitica parcellizzazione e standardizzazione del

lavoro, organizzato secondo una struttura verticale e nettamente gerarchica, per dare luogo alla cosiddetta Produzione

Industriale di Massa.

Nel Secondo Dopoguerra, il modello fordista inizia a mostrare i suoi limiti e diviene progressivamente meno centrale,

contestualmente alla diffusione di un modello di Capitalismo Post-Fordista, in cui la Conoscenza si svincola dalla stretta

attinenza alla singola azienda e comincia a diffondersi nella società. Il Sapere, in questa nuova fase, si libera dai beni

materiali ai quali viene applicato ed inizia a vivere di vita propria, penetrando pervasivamente nella realtà; da ciò consegue

una proliferazione delle imprese ed un dimensionamento più snello dell’azienda, con un graduale superamento delle strutture

organizzative verticali e gerarchiche, per l’affermazione di un paradigma organizzativo spiccatamente reticolare e orizzontale.

Negli ultimi decenni del secolo scorso, infine, si assiste al superamento del modello di Capitalismo Post-Fordista e

all’affermazione del cosiddetto Capitalismo Cognitivo: i fenomeni della Globalizzazione e della Rete determinano una

propagazione della Conoscenza con una vastità e con una velocità storicamente inedite. Il Sapere, conseguentemente,

rompe qualsiasi residuo vincolo con i suoi supporti materiali e con i gangli della specifica impresa, per assumere una valenza

maggiormente autonoma e potenzialmente universale. Possiamo dire che il Capitalismo moderno, sin dai suoi albori, è

sempre stato una Economia della Conoscenza, nel senso che il valore è stato nelle varie epoche storiche costantemente

prodotto dalla organizzazione, dallo sfruttamento e dall’accrescimento del sapere disponibile, ovviamente secondo modelli e

con modalità di volta in volta differenti. Ma, come si accennava in premessa, quella attuale viene usualmente considerata

l’epoca della Economia della Conoscenza per antonomasia. Nell’ambito degli studi accademici, peraltro, non si è mai

addivenuti ad una definizione pacifica e condivisa di Economia della Conoscenza (Vincenzo Zeno Zencovich – Giovanni

Battista Sandicchi, L’Economia della conoscenza e i suoi riflessi giuridici, in Diritto informazione e informatica, 2002, 971). La

posizione più comunemente accolta ritiene che questa espressione indichi un sistema nel quale: i) vi sia una elevata quota di

occupazione con alto grado di competenza; ii) il peso dei settori collegati all’informazione e alla cultura è particolarmente

significativo; iii) la quota di capitale intangibile nello stock di capitale totale risulta prevalente rispetto a quella del capitale

fisico (Dominique Foray, L’economia della conoscenza, Il Mulino, Bologna, 2006, 9). Tale definizione appare coerente con

quella fornita dalla Commissione Europea: “L’espressione “economia della conoscenza” indica in genere un’attività

economica che non si basa soltanto su risorse “naturali” (come l’agricoltura e le miniere) ma anche su risorse “intellettuali”,

come il know-how e le competenze specialistiche.


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Alla base del concetto di economia della conoscenza è il riconoscimento che il sapere e l’istruzione (chiamati anche “capitale

umano”) possono essere considerati beni commerciali o prodotti e servizi intellettuali che possono essere esportati con

profitto” (AA.VV., il diritto d’autore nell’economia della conoscenza, in UE – Libro Verde, 16 luglio 2008, 466). E’ stato anche

detto, con approccio meno economicistico: “quando si afferma che la civiltà del nuovo millennio è connotata dal fine della

conoscenza, per cui viene detta “knowledge” ovvero “information” society, ci si riferisce al paradigma culturale per il quale ciò

che definisce l’uomo (e con lui l’esperimento della vita) è la sua attitudine a perseguire un sempre migliore adattamento,

acquisendo sempre maggiore informazione e conoscenza” (Alfredo Viterbo – Arnaldo Codignola, L’informazione e

l’informatica nella società della conoscenza, in Diritto informazione e informatica, 2002, 23). Secondo un’accezione

particolarmente diffusa, il significato dell’Economia della Conoscenza risiede negli effetti di quella che Paul Romer ha definito

una “soft revolution”: nella nostra società, secondo l’economista statunitense, hanno assunto, dal punto di vista economico e

non solo, una inedita centralità quegli elementi definiti di volta in volta “soffici”, “immateriali”, “intangibili”. Possiamo insomma

considerare un principio riconosciuto l’assunto per cui “l’economia della conoscenza fondata sul sapere e sul lavoro

intellettuale è una novità epocale, che costituisce, al tempo stesso, lo sviluppo e il superamento della società industriale,

fondata sulle macchine e sul lavoro manuale in fabbrica, che a sua volta ha costituito lo sviluppo e il superamento

dell’economia agricola, fondata sulle piante e sugli animali domesticati e sul lavoro manuale nei campi” (Bruno Arpaia –

Pietro Greco, Pietro, La cultura si mangia!, Guanda, Parma, 2013, 39-40. In questo inizio di Terzo Millennio, dunque, “si è

passati da un sistema in cui la maggior parte del valore era data da input fisici – lavoro, macchinari, materia prime – a un

sistema in cui la maggior parte del lavoro è prodotta da input immateriali legati alla conoscenza, all’intelligenza e alla

creatività umane, condizioni fondamentali per trasformare i saperi in innovazione e sviluppo. Perché è la capacità di innovare,

creare continuamente, piuttosto che quella di produrre o ri-produrre meccanicamente, che oggi consente di costruire vantaggi

distintivi e duraturi” (Irene Tinagli, Talento da svendere, Einaudi, Torino, 2008, IX). Le peculiari caratteristiche dell’Economia

della Conoscenza determinano conseguenze di primaria importanza sul ruolo, nell’ambito del Contemporaneo, delle Imprese

Creative e Culturali. La Conoscenza, come abbiamo visto, rappresenta oggi la materia prima per eccellenza, il fattore

propulsivo e determinante per lo sviluppo dell’economia e il progresso della società. Essa rappresenta per sua stessa natura

un fenomeno fortemente dinamico e ha bisogno di essere costantemente incentivata, sviluppata, ampliata, dotata di

contenuti nuovi e innovativi. La Conoscenza, data la velocità e la vastità con cui ne avviene la propagazione e l’utilizzo, nella

società dei nostri giorni tende a divenire rapidamente consumata ed obsoleta, ragion deve essere continuamente alimentata

con contenuti inediti e originali. Nella Economia della Conoscenza, conseguentemente, assume una valenza di fondamentale

importanza la costante ed effettiva produzione di nuovi contenuti. Sebbene il termine Produzione sia comunemente utilizzato

come sinonimo di Creazione, qui intendiamo volutamente enfatizzare il primo lemma, per un duplice ordine di motivi. In primo

luogo, la parola Produzione, evocando il pensiero marxiano e l’insegnamento di Benjamin, mette in risalto l’ampiezza del

concetto di innovazione al quale si vuole fare riferimento, producente un impulso che certamente tocca l’ambito artistico e

culturale, ma investe l’intera realtà economica e sociale.

In secondo luogo, la parola Produzione mette in rilievo l’inserirsi dell’attività in esame nel suo contesto storico, con tutte le

conseguenze derivanti dall’utilizzo dei materiali esistenti e preesistenti, per un deciso allontanamento dall’auratico assunto

della “formazione ex nihilo” e dal “mito della creatività e della poesia come “fiat” a un passo dal divino” (Francesco Muzzioli,

Letteratura come produzione, Napoli, 2010, 38). La produzione di contenuti, insomma, oggi svolge un ruolo cruciale nel

funzionamento della Economia della Conoscenza, che senza nuovi input viene a perdere la sua spinta vitale e a stagnare in

una stazionaria ripetitività. Questo significa che le Imprese Creative e Culturali, organizzazioni atte per loro stessa natura a

produrre contenuti sempre nuovi, nel Contemporaneo vedono enfatizzata propria bifida natura e si trovano chiamate ad una

duplice missione. Da un lato, infatti, in quanto enti di stampo imprenditoriale, esse non possono certo perdere di vista le

proprie funzioni sul versante privatistico, restando organizzazioni preposte a creare profitto e valore per i propri shareholder e

stakeholder. Dall’altro lato, però, le ICC sono interessate da un netto ampliamento dei propri compiti sul profilo pubblicistico,

risultando la produzione di contenuti insita nella loro attività un necessario ed insostituibile carburante per il funzionamento

dell’economia. Le Imprese Creative e Culturali, dunque, portando avanti le proprie attività, oggi producono effetti al tempo

stesso nel campo del Privato, realizzando valore di stampo aziendale e profitto per la compagine imprenditoriale, e

nell’ambito del Pubblico, immettendo contenuti nuovi nell’ambito della società e svolgendo così una funzione a favore

dell’intera collettività.Tale assunto pone sotto una luce nuova anche il rapporto tra le ICC e gli istituti della Proprietà

Intellettuale, a loro volta caratterizzati dalla natura di strumenti ontologicamente preposti a conseguire una pluralità di

obiettivi. Il Design, il Diritto d’Autore e il Brevetto per Invenzione, rispondendo invece il Brand a logiche piuttosto diverse,

risultano infatti accomunati dall’essere destinati a soddisfare distinti ordini di esigenze, contemperando obiettivi diversi e

astrattamente contrapposti.


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Da un lato, gli IPR in questione rivestono una funzione di tutela degli interessi personali dei titolari, sancendone il diritto a

godere dei frutti morali e patrimoniali scaturenti dalla propria creatività. Dall’altro lato, il Design e il Brevetto sono posti

dall’ordinamento a salvaguardia dell’interesse della collettività a vedere questi stessi frutti rientrare nel patrimonio cognitivo

pubblico. Tale seconda funzione usualmente non viene collegata al ruolo del Diritto d’Autore, istituto di particolare importanza

per il funzionamento delle ICC ed oggi spesso oggetto di contestazione. Il Diritto d’Autore, a differenza di altri fenomeni

giuridici, si è sviluppato in epoche relativamente recenti e dunque può in qualche modo essere considerato un portato della

modernità. Sebbene in Italia, segnatamente nel Ducato di Milano e nella Repubblica di Venezia, già nel Cinquecento si

conosca il fenomeno dei Privilegi riconosciuti dalle pubbliche autorità in favore degli stampatori, l’origine del Diritto d’Autore

vero e proprio viene comunemente fatta risalire all’English Copyright Act del 1709. In tale atto, emanato dalla regina Anna

d’Inghilterra, viene infatti promosso “the encouragement of learning, by vesting the copies of printed books in the authors of

purchasers of such copies during the thimes therein mentioned”. Si afferma così il copyright quale diritto esclusivo alla

riproduzione, inizialmente riconosciuto alle sole opere suscettibili di essere riprodotte a mezzo stampa, con una connotazione

di stampo nettamente utilitarista. Il diritto di esclusiva, in questa fase, trova il suo fondamento nel rispetto per la componente

più prettamente lavorativa dello sforzo produttivo, risultando in secondo piano il gradiente di personale originalità dell’autore,

del quale non vengono protetti i diritti morali. L’istituto viene poi disciplinato in maniera più strutturata da una legge federale

degli Stati Uniti del 1790 e soprattutto dalle leggi della Francia rivoluzionaria in materia di proprietà letteraria e artistica,

introdotte nel 1791 e nel 1793. Queste ultime introdussero la distinzione – divenuta propria del modello latino – tra diritti

patrimoniali e diritti morali, basandosi sui concetti propri della dottrina filosofica giusnaturalistica.

L’opera dell’autore così dalla fine del Settecento viene ritenuta oggetto di sacra e inviolabile proprietà, fondata

sull’incomprimibile diritto naturale degli uomini a godere dei frutti delle proprie fatiche. Ragioni storiche, dunque, hanno fatto

in modo che il Diritto d’Autore si sia sviluppato, fino ai giorni nostri, secondo logiche fortemente ancorate al paradigma della

proprietà, in un continuo contemperamento dei principi propri dell’utilitarismo e del giusnaturalismo.

Da più parti oggi si ritiene che l’istituto, proprio per questo suo forte ancoraggio alla propria natura dominicale, rappresenti

uno strumento ormai obsoleto e anacronistico, auspicandone un radicale superamento. Certamente il Diritto d’Autore

costituisce un istituto che deve essere oggetto di un attento ripensamento, in quanto investito in maniera particolarmente

diretta dalle novità tecnologiche che in questi anni stanno sopraggiungendo ad un ritmo sempre più intenso.

In particolare dal punto di vista delle ICC, tuttavia l’argomento deve essere affrontato in modo realistico e pragmatico, senza

mai perdere di vista un concetto imprescindibile: il Diritto d’Autore rappresenta uno strumento per consentire ai Produttori di

Contenuti di immettere nella società elementi sempre nuovi di novità e creatività, essenziali per il funzionamento

dell’Economia della Conoscenza e per il progresso della collettività.

Qualsiasi intervento sul Diritto d’Autore, quindi, deve essere calato in modo concreto e positivo nella effettiva società dei

nostri giorni, tenendo conto delle sue specifiche caratteristiche ed evitando affascinanti ma perniciose fughe in avanti.

Ad avviso di chi scrive, insomma, un ripensamento del Diritto d’Autore, con il suo decisivo ruolo nella sfera giuridica dei

Produttori di Contenuti, oggi non può prescindere dal considerarne anche gli aspetti economici ed una sua funzione lato

sensu retributiva. Nell’ottica di visioni maggiormente teoriche e proiettate nel futuro, si potranno certamente fare ragionamenti

diversi ed elaborare costruzioni di natura meno prosaica. In una Società Collaborativa quale quella prefigurata da Jeremy

Rifkin, ad esempio, il Diritto d’Autore ben potrà avere un ritorno esclusivamente in termini di visibilità, reputazione e

attenzione (La società a costo marginale zero. L’internet delle cose, l’ascesa del “common” collaborativo e l’eclissi del

capitalismo, Mondadori, Milano, 2014, 3). Oppure in una avveniristica Economia del Gratis, come quella delineata da Chris

Anderson, l’istituto potrà probabilmente essere depurato, in tutto o in parte, del suo tradizionale aspetto retributivo (Free,

Rizzoli, Milano, 2009, 13). Ma, ragionando ex nunc e rebus sic stantibus, tenendo conto dell’odierno modello economico e

sociale, appare evidente che i Produttori di Contenuti possono continuare a operare e immettere nel sistema elementi di

originalità e di innovatività solo traendo da ciò anche un adeguato ritorno economico.

Ci piace qui menzionare una celebre frase tradizionalmente attribuita a Monsieur Beaumarchais, capofila nel 1850 degli artisti

aderenti alla SACEM, struttura operativa in Francia ed equivalente alla nostra SIAE:

“Si dice che non è nobile per gli autori, battersi per gli interessi materiali quando si è in attesa della gloria. In effetti la gloria è

molto invitante ma non ci si può dimenticare che per godere della bellezza di un solo anno solare, la natura ci condanna a

365 pasti!“. Insomma, appaiono allo stato inattuabili e sostanzialmente velleitarie le ipotesi, formulate sulla scorta di astratti e

per certi versi futuribili principi di Condivisione e Gratuità, che prevedono l’immediato superamento tout court del Diritto

d’Autore, oppure una sua radicale riforma con l’estromissione dal suo ambito della componente economica. Giovanni

Solimine scrive in modo condivisibile: “Per quanto queste suggestioni possano esercitare un certo fascino, va detto che

senza un’equa remunerazione di chi investe il proprio tempo, le proprie capacità e il proprio danaro nella produzione

intellettuale – autori ed editori, quindi – si potrebbe correre il rischio di spegnere l’industria della creatività” (Senza sapere. Il

costo dell’ignoranza in Italia, Laterza, Roma-Bari, 2014, 110).


TuttoBallo

“Né le riflessioni ad oggi maturate, né le verifiche e simulazioni sin qui svolte consentono di concludere che ai fini della

realizzazione e diffusione soddisfacente di beni immateriali sia ragionevole e quindi auspicabile smantellare il sistema

dell’esclusiva”, sostiene lucidamente Valeria Falce (La Modernizzazione del diritto d’autore, Torino, 2012, 4). Tirando a riva le

reti dei discorsi sopra sviluppati, pare il caso di tornare a sottolineare che le Imprese Creative e Culturali, in quanto enti

Produttori di Contenuti, nella odierna Economia della Conoscenza rivestono una inedita centralità e una peculiare

importanza. Le ICC, infatti, immettendo nella realtà contenuti originali, innovativi e inventivi oggi svolgono anche una funzione

nell’interesse della collettività e dell’intera società, producendo il materiale propellente per il suo sviluppo economico e

sociale.

Per adempiere al meglio a questo ruolo di natura latamente pubblica, le Imprese Creative e Culturali trovano strumenti di

straordinaria utilità e grande attualità in alcuni istituti della Proprietà Intellettuale: il Design, il Brevetto e il Diritto d’Autore.

Alberto Improda è Managing Partner dello Studio Legale Improda e il Presidente del Centro Studi e Ricerche Improda,

docente presso diversi enti universitari e istituti di studio a Roma e a Milano, svolge il ruolo di speaker in conferenze,

convegni e workshop, organizzati nelle varie aree del Paese da associazioni industriali, camere di commercio ed enti

associativi. È presidente di Fondazione Città Italia e Centro Studi Cross Route Impresa, vicepresidente in Cultura Italiae e

nell’associazione culturale Entroterra, membro del consiglio direttivo di ESG European Institute e del consiglio di

amministrazione di Forma Mentis.


TuttoBallo

Martin Luther King:

una mostra alla Sapienza celebra i diritti civili

Fino al 15 gennaio 2026, il Museo di Scienze della Terra della Sapienza ospita una mostra dedicata a Martin Luther King,

figura simbolo della lotta per i diritti civili. L'iniziativa, parte di un programma culturale promosso dalla rettrice Antonella

Polimeni, pone al centro i temi della giustizia sociale, dell'impegno civico e della dignità umana, ed è stata insignita della

Medaglia del Presidente della Repubblica.​

La mostra, realizzata in collaborazione con AGI e con il King Center for Nonviolent Social Change, propone due percorsi

espositivi: “Martin Luther King. Diritto alla libertà”, curato da Ashley Woods, e “Martin Luther King e l'Italia”, che racconta

l'impatto del messaggio kinghiano nel nostro Paese. Grazie al sostegno della Fondazione CHANGES, l'allestimento offre

documenti, filmati e testimonianze che mettono in dialogo il movimento americano dei diritti civili e la storia della nonviolenza

in Italia.

L'esposizione si propone come un ponte tra memoria e presente, ribadendo l'attualità del sogno di Martin Luther King e la

forza trasformativa dell'impegno per la dignità e la giustizia, valori universali che l'Ateneo intende trasmettere alle nuove

generazioni. Un'occasione preziosa per riflettere, conoscere e continuare la battaglia per una società più giusta e inclusiva.


TuttoBallo

Franco e Frediano FARSETTI

due assoluti punti di riferimento per capire l'arte

moderno/contemporanea.

Purtroppo alcuni giorni fa è venuto a mancare Frediano Farsetti. La sua morte, assieme a quella del fratello Franco avvenuta

qualche anno fa, ha lasciato un grande vuoto in tutti coloro, me compreso, a cui sta a cuore l'arte moderno contemporanea e

specificatamente in relazione alla pittura. Entrambi hanno rappresentato per decenni, con la Farsetti Casa d' Aste di Prato,

un punto di riferimento fondamentale per meglio comprendere l’evoluzione della pittura del Novecento e fino ai giorni nostri.

La toro esperienza, nota a tutti ed in ogni contesto, ha fatto da faro e guida per tanti di noi che desideravano avvicinarsi ai

grandi pittori e loro, appunto, con serietà e competenza, sono riusciti nell'intento, non facile, di attrarre sempre più persone

verso la grande pittura e scultura nazionale ed internazionale. Nelle mie frequentazioni della casa d'aste a Prato ho avuto il

piacere e l'onore di conoscerli e comprendere quanto dovevo, nel mio piccolo, imparare da loro che hanno dedicato la loro

intera vita a promuovere l'arte in Italia a livelli altissimi. Persone esperte come loro dovrebbero nascerne sempre di più in un

mondo come quello dell'arte pieno di insidie e trabocchetti sempre più frequenti. Frediano Farsetti, inoltre, con la sua

personale galleria, e le sue innumerevoli presenze a tute le più importanti manifestazioni nazionali ed internazionali, ha reso

un grande servizio a tutti coloro che desideravano entrare in contatto con l'affascinante mondo dell'arte specialmente in

quello della pittura. A Franco e Frediano Farsetti, veri maestri, va pertanto il mio sincero ricordo ed un grazie per avermi

insegnato molto e di questo farò sempre tesoro in loro memoria.

Franco Farsetti

Frediano Farsetti


TuttoBallo

Addio al maestro

Peppe Vessicchio

Fabrizio Silvestri

Peppe Vessicchio se n'è andato l'8 novembre 2025, lasciando

un vuoto colmo di silenzio e gratitudine nel mondo della

musica italiana. Maestro, arrangiatore e volto iconico di

Sanremo – dove ho avuto la fortuna di conoscerlo per la prima

volta agli inizi degli anni Duemila e poi di rincontrarlo di

recente a Napoli, in occasione dell’evento “Il Canto di un

regno” organizzato dalla Vinci Factory che ho avuto l'onore di

moderare – Vessicchio ha saputo incarnare l'arte con

eleganza, passo discreto e intelligenza fuori dal comune.​

Il suo modo di dirigere era poesia silenziosa: bastava un

cenno, uno sguardo, un sorriso sotto la barba per trasformare

le note in emozione condivisa. Artista apprezzato dai colleghi

e amatissimo dal pubblico, Peppe sapeva mettere tutti a

proprio agio con la sua gentilezza vera, senza mai esasperare

i toni, lasciando che fosse la musica a raccontare ciò che lui,

con rispetto, suggeriva. Dietro le quinte, era raro trovarlo

sopra le righe: preferiva ascoltare, osservare, donare consigli

misurati - forte di un'intelligenza profonda e di una umanità

che oggi ci appare ancora più preziosa.

Per anni è stato la “bacchetta” più amata del Festival di

Sanremo, direttore e mentore di generazioni di artisti e

pubblico. Il suo legame con Napoli, con la tradizione e con

l'innovazione, ha arricchito ogni sua scelta artistica, sempre

guidata da un'etica del rispetto, dell'attesa, del saper

ascoltare.

Ciao Peppe: la tua musica resta, il tuo silenzio ci insegna

ancora.

Raffaele Di Mauro, Fabrizio Silvestri e Peppe Vessicchi


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Giornata Mondiale contro la

violenza sulle donne

Seminario gratuito di antiaggressione organizzato da APCUP Italia.

Il 29 Novembre 2025 - AUGUSTEA SPORT CITY a Roma.

In occasione della Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne, APCUPItalia promuove un

seminario gratuito di antiaggressione femminile, che si terrà sabato 29 novembre 2025 presso

AUGUSTEA Sport City (Via Armando Luciani 57, Roma ).

Si tratta di un'iniziativa di grande rilevanza sociale, in un momento in cui i numeri rimangono tutti

allarmanti: secondo i dati ISTAT in Italia il 31,5% delle donne tra i 16 ei 70 anni, paria quasi 7 milioni

, ha subito almeno una forma di violenza fisica o sessuale nel corso della vita. Solo nei primi mesi

del 2025 si contano almeno 28 donne uccise, e la maggior parte dei femminicidi avviene in ambito

familiare, spesso per mano di partner o ex partner.​

APCUP Italia, nata in Portogallo, è un'associazione specializzata nella formazione e diffusione di tecniche

di difesa personale e antiaggressione, con particolare attenzione alla prevenzione della violenza di genere

e alla tutela delle persone in situazioni di rischio. Organizza corsi, seminari e iniziative gratuite aperte al

pubblico, promuovendo l'empowerment femminile e la sicurezza urbana attraverso metodi di autodifesa

multidisciplinari riconosciuti a livello internazionale.

Sabato 29 novembre dalle 10:30 alle 16:00 presso Augustea Sport City, il presidente e maestro

Eugenio Melo, il maestro Massimo Rosatella, istruttori come Paulo Monte, Ricardo Sobreiro, Claudia

Teixeira, Jorge Cravid, con la collaborazione dei Maestri di Difesa Personale del sistema Krav Maga,

spiegheranno in maniera pratica e teorica come potersi difendere da una eventuale aggressione. Il

programma ricco di teoria e pratica, su argomenti come difesa personale, strumenti pratici (PNL, linguaggio

del corpo, spray OC), gestione di situazioni violente e prevenzione dei conflitti di coppia. Oltre ai Maestri di

Difesa Personale, interverranno avvocati penalisti, esperti di psicologia e rappresentanti del mondo

associativo e dei media. All’evento sarà presente anche la Polizia di Stato con l’equipe Camper rosa

progetto: Questo Non è Amore

La possibilità di apprendere strategie concrete per proteggersi e reagire è fondamentale: la

prevenzione, la consapevolezza e l'autodifesa possono fare la differenza e potenziare le donne,

offrendo loro strumenti psicologici e pratici per uscire da situazioni di rischio o violenza.

L'evento è gratuito e aperto a tutte le donne che desiderano informarsi e imparare a difendersi.

Una giornata dedicata alla consapevolezza, all'empowerment e alla solidarietà: perché sapersi difendere

significa anche recuperare fiducia e dignità in una società che deve ancora lavorare molto per garantire

sicurezza e rispetto…

Per informazioni e iscrizioni: Azzurra 351 6021572 - Massimo 3803841014.


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Libertà

di Sandro Mallamaci

Qual è il limite fino a cui è lecito spingersi per esprimere il proprio pensiero?

Esiste?

Dovrebbe esistere?

Articolo 21 della nostra Costituzione stabilisce che "tutti hanno diritto a manifestare liberamente il proprio pensiero con

la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione", e quindi non può esercitarsi verso nessuno alcuna censura, salvo

per fatti "contrari al buon costume". Questo comma dell'articolo 21 ha da sempre sollevato discussioni in merito alla

definizione di buon costume concetto che è variato notevolmente nel tempo anche nei diversi ambiti della società e nei

diversi luoghi del paese. In ogni caso, in generale, è garantita la più ampia libertà di espressione.

Ma se un tempo l'individuo aveva la possibilità di far conoscere il suo pensiero solo a chi poteva ascoltarlo o leggerlo

(quindi in qualche maniera censurato), oggi le cose sono molto diverse: quella libertà garantita dalla Costituzione è

applicata in maniera ampia e diffusa, perché chiunque può, attraverso la rete, diffondere idee e notizie senza alcun

filtro. Quello che appare, o meglio sembra, a tutti evidente è che viviamo in un mondo che garantisce quindi la libera

espressione, e la libertà in generale, dove quindi vige la democrazia compiuta nel senso più ampio: pura illusione?

Esprimere idee vuol dire parlare agli altri, ancora meglio confrontarsi con gli altri. La tecnologia ce lo consentirebbe, e

uso il condizionale appositamente, perché l'arte della dialettica non è patrimonio di molti. L'attitudine alla critica, la

capacità di ascoltare con senso critico l'idea dell'altro e di accettare le osservazioni di chi guarda le cose da un punto di

vista diverso, non si riscontra molto spesso nella pratica. Questa attitudine non si improvvisa ma si costruisce nel

tempo, sin dai banchi di scuola, la prima responsabile del clima di intolleranza che stiamo vivendo.

Molti mancano proprio di un senso critico, di un approccio critico ai fatti, abituati come sono a sposare senza se e

senza ma l'idea del capo. Forse questo nasce dal fatto che l'individuo medio non sa assumersi responsabilità e quindi

delega ad altri le decisioni, o ancora meglio perché nel mondo c'è chi, con il potere del denaro, decide e impone senza

concedere diritto di replica ad alcuno, rendendo in pratica inapplicabile e inutile ogni dialettica, con conseguente

diseducazione alla critica. Le diverse tipologie di individui quindi possono essere classificate e raggruppate in funzione

anche della loro diversa capacità critica. Chi si candida a governare questi concetti li conosce fin troppo bene.

In linea di principio è giusto ascoltare le istanze dei cittadini e quindi proporsi per provare a realizzarle, ma altra cosa è

invece illuderli con promesse che non saranno mai messe in atto. Questa quindi la potenza della comunicazione che,

fatta ad arte, riesce ad essere convincente utilizzando vere e proprie strategie che mirano a far sì che l'interlocutore

non abbia alcun dubbio sulle tesi esposte. Questa strategia è di più facile applicazione nei confronti proprio di chi non è

stato educato ad un approccio critico e soprattutto di chi non è capace di confrontarsi con gli altri nel merito anche

perché poco informati sui fatti per ignoranza o per rifiuto di approfondire le argomentazioni. È quindi facile cadere nella

trappola. Chi si occupa di comunicazione sa benissimo che la ripetizione genera persuasione, illusione della verità,

perché i concetti ripetuti sembrano più credibili e perché il cervello tende ad accettare come veri i concetti che sente

ripetere più volte indipendentemente da alcun riscontro non mettendoli mai in discussione. Questa strategia è stata

sempre ampiamente utilizzata nella pubblicità, ma ultimamente anche dai professionisti della politica. Questi si

aspettano quindi che chi li ascolta si convinca delle loro tesi, senza discuterle, avendo quindi gioco facile.

Ma non tutti, e direi fortunatamente, ci cascano.

Chi ha una capacità di filtrare le informazioni, chi ha una propensione alla critica, è meno manipolabile, e per questo

l'unico modo per emarginarlo è etichettarlo come eversivo, proprio utilizzando le tecniche descritte.

Aprire la finestra sul mondo è pericoloso. Se non si è capaci di difendersi si rischia di essere strumenti in mano a chi

assume il potere di decidere delle nostre vite.


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L’arte che respira

tra le strade

L’arte che respira

tra le strade

C’è un momento, tra il rumore dei passi e il

brusio delle città, in cui la routine si

interrompe. È l’attimo in cui un suono, un

colore o un gesto catturano lo sguardo. È lì

che nasce la magia degli artisti di strada:

uomini e donne che trasformano

marciapiedi, piazze e sottopassaggi in

palcoscenici, tele e laboratori a cielo aperto.

Dai musicisti che fanno vibrare chitarre

consumate al sole, ai giocolieri che domano

il ritmo del traffico con la grazia dei loro

movimenti, fino ai writer che firmano muri

grigi con esplosioni di colore: la strada

diventa un museo vivo, gratuito e

accessibile a tutti. Questa forma d’arte,

spesso considerata “minore” o effimera,

racconta invece molto del tempo in cui

viviamo. È un linguaggio diretto, libero da

cornici e biglietti d’ingresso, che parla di

resistenza e appartenenza. Ogni

performance, ogni murale, è un dialogo

aperto con chi passa. Nessuno spettatore è

previsto, eppure tutti sono invitati.

Negli ultimi anni, in molte città italiane, le

amministrazioni hanno iniziato a

riconoscere il valore culturale e sociale

dell’arte di strada. Festival come “Buskers

Ferrara” o “Street Art Roma” dimostrano

come questi artisti non siano solo

intrattenitori, ma veri e propri ambasciatori

della creatività urbana. Dietro ogni numero

di mimo o accordo di sax, c’è una storia

personale di passione, sacrificio e libertà. La

strada, per questi artisti, non è solo un

luogo: è un modo di vivere, un atto d’amore

verso l’arte e verso la gente. E mentre la vita

cittadina continua a scorrere, tra semafori e

vetrine, loro restano lì — custodi invisibili di

un’umanità che, per un istante, si ferma ad

ascoltare.

Foto della Compagnia Joculares - Artisti di

strada Sicilia

di

Eugenia Galimi

Vice Direttrice


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Italian Circus Talent Festival

premiati i vincitori della quarta edizione

Medaglia d’ORO

Yuri e Alexis Martini

Ph © Monica Irma Ricci

Si è conclusa la quarta edizione dell’Italian Circus Talent Festival,

condotto da Davide Padovan, che ha visto protagonisti artisti italiani

e internazionali e che ha emozionato il pubblico con esibizioni

incalzanti e coinvolgenti di più di 80 artisti impegnati a contendersi

la vittoria davanti a una Giuria Tecnica composta da dieci talentscout

e personalità di spicco dello show business internazionale,

rappresentanti di alcune tra le più importanti produzioni circensi

mondiali, e a una Giuria della Critica, formata da giornalisti della

stampa locale e di settore.


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Medaglia D’Oro

Sarah Dell'Acqua CanestrellI

PH © Moica Irma Ricci

La quarta edizione del festival è stata impreziosita

dall’Orchestra e dal Corpo di Ballo del Circo di Darix

Martini.Durante la serata di Gala sono stati

assegnati i premi: il premio ORO è andato, per la

categoria estera, all'ucraina Viktoriia Voitko con il

suo numero di verticali, mentre per l’Italia si sono

imposti Sarah Dell’Acqua Canestrelli con le sue

verticali sulla palla e Yuri e Alexis Martini con il loro

suggestivo numero alle cinghie aeree.

MEDAGLIA D’ARGENTO

Dayana Martini

© Monica Irma Ricci

Il premio ARGENTO ha visto protagonisti, tra gli artisti stranieri, Veronika Nepomniashcha (contorsionismo),

Claudia Rapolli (filo basso) e il Duo Kriko (cinghie aeree), mentre tra gli italiani è stata premiata Dayana Martini

con il suo spettacolo equestre.


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MEDAGLIA D’ARGENTO

Claudia Rapolli

© Monica Irma Ricci

Il BRONZO è andato, per la categoria estera, ai The Highflyers (bascule) e al Duo ElMaks (catene aeree), e per l’Italia a

Dylan D’Amico e ai Fratelli Canestrelli, entrambi applauditi per la loro verve clownesca.

MEDAGLIA DI BRONZO

FRATELLI CANESTRELLI

© Monica Irma Ricci


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Il Premio della Critica è stato assegnato all’ungherese Albert Kocsis per il suo numero di illusionismo con pappagalli, mentre

il Premio Speciale della Giuria Tecnica Internazionale è andato all’italiana Anna Callegari per la delicatezza e l’eleganza del

suo numero con le colombe.

PREMIO DELLA CRITICA

Aberto Kocsis

© Monica Irma Ricci

PREMIO SPECIALE

Anna Callegari

© Monica Irma Ricci


MEDAGLIA DI BRONZO

Duo Elmaks

© Monica Irma Ricci

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STEFANO FRANCIA ENJOYART

presenta

COMPILATION e PODCAST

IN COLLABORAZIONE CON ALWAYS POMODORO STUDIO

DISPONIBILE SU TUTTE LE PIATTAFORME

Ascolta ora

PODCAST/STEFANOFRANCIA


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Un doppio vinile viola e rosa per la regina della

musica aspettando il film evento

foto da facebook


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L’attesa è finita: la vita incredibile di Cher sta per

trasformarsi in un film sul grande schermo.

Da giovane artista audace e sognatrice con una voce

inconfondibile, Cher è diventata un’icona mondiale che ha

rivoluzionato musica, cinema e moda. Questo biopic non

racconterà solo i suoi trionfi: ci farà scoprire la donna

dietro i riflettori, tra sogni, emozioni, battaglie e tanta

forza. Vedremo Cher come figlia, madre, artista e

combattente, capace di ispirare generazioni con coraggio

e voglia di reinventarsi.

Il film promette calore, emozioni autentiche e una

celebrazione dei suoi grandi successi: “Believe”, “If I

Could Turn Back Time”, “Gypsys, Tramps & Thieves”,

seguiti dalla storia di una donna diventata simbolo di

libertà, verità e resilienza.

Prima del biopic, consigliamo l’ascolto di “The Farewell

Tour”: la nuova edizione su doppio vinile rosa e viola è un

viaggio tra 18 tracce, dai classici alle hit mondiali come

“Just Like Jesse James” e “All or Nothing”. Troverai anche

cover, tributi e pezzi rarissimi, per ripercorrere la creatività

di Cher in ogni sfumatura.

Nel 2024 Cher è entrata nella Rock & Roll Hall of Fame e

ha pubblicato la prima parte della sua autobiografia,

bestseller negli Stati Uniti. Nel “Memoir”, Cher racconta

senza filtri come ha sempre scelto di vivere a modo suo,

tra sfide, successi e cambiamenti continui. È l’unica donna

ad aver scalato la vetta di Billboard per sette decenni,

vincendo Oscar, Emmy, Grammy e Cannes, e diventando

attivista e filantropa.

Dietro la superstar si cela una bambina dislessica

cresciuta tra difficoltà, una mamma speciale e tanta voglia

di emergere. Con sincerità e ironia, il libro ripercorre la

sua avventura personale e la storia d’amore e partnership

con Sonny Bono, facendo vedere Cher non solo come

diva, ma come persona vera con passioni, sogni e paure.

Non perdere il film e le nuove uscite: la leggenda di Cher

continua a incantare il mondo, con musica, verità e cuore.

foto estratte dai profili social della star


Fabrizio Silvestri


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Una raccolta che è già leggenda: un passaporto sonoro per chi vuole

scoprire, o rivivere, l'avventura umana e artistica di Bob Dylan dalle origini, il

disco in formato fisico e digitale, è uno dei cofanetti più attesi dagli amanti

della grande musica: “Bob Dylan's Bootleg Series Volume 18: Through The

Open Window, 1956-1963” (Columbia Records / Legacy Recordings).

Questo prezioso cofanetto accompagna il lettore e l'ascoltatore in un viaggio

alle origini di Bob Dylan, dagli anni della formazione nel Minnesota alla scena

bohémien del Greenwich Village, culla della musica folk e della rivoluzione

culturale d'inizio anni Sessanta. All'interno trovano spazio tesori d'archivio:

outtake rarissimi dagli studi Columbia, registrazioni live in club e coffeehouse,

sessioni improvvisate tra amici, fino a jam con musicisti ormai leggendari.

Molto materiale è del tutto inedito o pubblicato per la prima volta.

Il risultato è un racconto genuino e affascinante dei primi passi dell'artista, di

quando Dylan perfezionò il suo stile e trasformò semplici abbozzi e antiche

ballate popolari in capolavori come “Blowin' in the Wind” e “The Times They

Are A-Changin'”. La collezione si chiude in bellezza con l'inclusione, integrale

e mai pubblicata prima, dello storico concerto alla Carnegie Hall del 26

ottobre 1963: tappa fondamentale e spartiacque nella sua carriera.

Come sottolinea lo storico Sean Wilentz nel saggio di accompagnamento

(ben 125 pagine e ricco di spunti): questa raccolta non è solo un frammento

sonoro di un luogo e un tempo irripetibili, ma anche la testimonianza viva di

un artista che, come pochi altri, ha saputo reinventarsi e collegare passato,

presente e futuro musicale.

L'edizione deluxe da 8 CD offre 139 brani, tra cui 48 assoluti inediti e 38

rarità. Il cofanetto include un libro rilegato con approfondimenti di Wilentz e

oltre 100 fotografie rare e suggestive. Per chi desidera una selezione più

compatta, sono disponibili anche le versioni da 2 CD o 4 LP, con 42 brani

imperdibili.


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The Boss

doppio cofanetto inedito e un film


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“NEBRASKA ’82: Expanded Version” di Bruce

Sprongsteeen è un cofanetto unico, uscito nelle versioni 4

LP + Blu-Ray e 4 CD + Blu-Ray, presenta un ricco materiale

inedito con la prima esecuzione dal vivo di Bruce

Springsteen di tutto l’album “Nebraska”. Il box include

diverse registrazioni inedite e precedentemente sconosciute,

le leggendarie sessioni Electric Nebraska con la E Street

Band e brani registrati da solista esclusi all’epoca della

pubblicazione, oltre alla performance dal vivo “Nebraska”

registrata di recente. Il cofanetto comprende un saggio di

Erik Flannigan.

«Nebraska non l'avevo mai suonato dal vivo – spiega Bruce

Springsteen - per celebrarlo volevo riproporre tutti i brani

dall'inizio alla fine, cercando di mantenere l'inquietudine

originale. Grazie a Larry Campbell, Charlie Giordano e Rob

Lebret il suono è rimasto essenziale e fedele. Suonando

queste canzoni mi sono reso conto della loro forza: ho

scritto molti altri album narrativi, ma in Nebraska c'è una

magia speciale e “Liberami dal Nulla”, continua The Boss,

segue la realizzazione dell'album “Nebraska” del 1982»

Nel film “Liberami dal Nulla”, tratto dall'omonimo libro di

Warren Zanes, Jeremy Allen White interpreta Bruce

Springsteen, sotto la direzione di Scott Cooper.

Il film vede anche Jeremy Strong nel ruolo di Jon Landau,

storico manager e confidente di Springsteen; Paul Walter

Hauser nei panni del tecnico di chitarre Mike Batlan; Odessa

Young nel ruolo di Faye; Stephen Graham in quelli di Doug,

padre di Springsteen; Gaby Hoffman in quello di Adele,

madre di Springsteen e David Krumholtz in quelle di Al

Teller, Columbia executive.

« Questo film racconta un paio d'anni della mia vita e li

analizza molto da vicino, il periodo in cui ho realizzato

‘Nebraska’ e ho attraversato alcune difficoltà personali -

afferma Springsteen - e sono molto grato a Jeremy Allen

White e all'intero cast per le loro interpretazioni meravigliose

e commoventi, e a Scott Cooper, uno dei collaboratori più

generosi con cui abbia mai lavorato »


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" JARDINS DE L’AMOUR ”

Quando l’arte diventa Couture

a cura di Eusebio De Cristofaro


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Mokodu Fall per iniziare questa nostra chiacchierata lasciami dire che ritrovarti dopo tanto tempo che ci conosciamo e

riproporre una tua nuova creazione è per me un grande piacere.

Questa tua nuova collezione viene direttamente dalla settimana della moda di Parigi e so che è stato un grande successo di

critica e pubblico.

La GX Fashion Week Paris del 30 settembre 2025 ha visto tra i protagonisti più innovativi il poliedrico artista e stilista Mokodu

Fall, attivo tra Senegal, Francia e Italia, che ha presentato la sua collezione “Jardins de l’Amour”.

I tuoi nuovi abiti disegnati da te hanno davvero conquistato il cuore dei francesi e non solo, raccontaci come è nata questo

JARDIN DE L’AMOUR.

E’un progetto unico in cui pittura e moda si fondono in un linguaggio visivo e sartoriale straordinario. La collezione rappresenta

un ponte tra le arti, dove ogni capo diventa tela viva e tessuto si trasforma in pigmento, espressione di emozioni e concetti

universali.

In “Jardins de l’Amour” i motivi pittorici dominano le silhouette, con il rosso protagonista che si amalgama a sfumature di giallo,

evocando energia, vitalità e trascendenza. Ogni abito è concepito come un racconto, una narrazione visiva e sensoriale che

trasporta chi osserva in un universo emotivo e poetico. Dai delicati toni romantici de La robe rose de Shanghai ai sogni

evocativi di Les rêves de Ravhiance, fino alla forza simbolica di La lance de Gazzé e all’intensità passionale de Le couple de

cygnes amoureux,

Da queste descrizioni possiamo dire che ogni creazione mette in mostra la capacità di Mokodu Fall di unire pittura e tessuto,

arte visiva e sartorialità, in un'esperienza di couture immersiva e coinvolgente.

La collezione si distingue per la meticolosa attenzione ai dettagli, la selezione dei materiali e l'armoniosa fusione di colori e

forme. I capi non sono semplici abiti, ma opere d'arte indossabili, capaci di trasmettere storie, emozioni e riferimenti culturali,

invitando il pubblico a intraprendere un viaggio tra tradizione artistica e innovazione contemporanea. L'estetica della collezione

unisce la potenza della pittura alla fluidità del tessuto, generando volumi dinamici e strutture teatrali che trasportano la

passerella parigina in un mondo sospeso tra sogno e realtà.

Vorrei concludere sempre riportando le parole che su di te sono state scritte dopo la presentazione della tua colelzione:

L'approccio eclettico di Mokodu Fall dimostra come la moda possa diventare un mezzo di sperimentazione e dialogo

interdisciplinare, con la stilista che trasforma ogni piega, pennellata e dettaglio in un gesto creativo altamente espressivo. La

collezione "Jardins de l'Amour" affascina non solo per la sua estetica sorprendente, ma incarna anche la visione di uno stilista

capace di trasformare ogni capo in una dichiarazione d'arte, dimostrando come l'alta moda contemporanea possa parlare

direttamente al cuore degli spettatori e all'immaginazione di un pubblico internazionale.

Crediti: Arjentina Kola, Genta Mema, Janih Ch, George Meviben, Martina Terranova, Frank Lunenschloss, Takafumi Kawagoe


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Crediti: Arjentina Kola, Genta Mema, Janih Ch, George Meviben, Martina Terranova, Frank Lunenschloss, Takafumi Kawagoe


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N'DRI YAO CHRIST MOREL

YAO CHRIST MOREL

N'DRI

Dietro la maschera

la maschera

Dietro


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DIETRO LA MASCHERA

Incontro con N'DRI YAO CHRIST MOREL

Morel una tua breve presentazione per i nostri lettori italiani

Mi chiamo N'DRI Yao Christ Morel, sono un ballerino e performer, nato il 2 febbraio 2001 a Treichville, Abidjan, Costa

d'Avorio.

Come sei arrivato alla danza e quale è il tuo percorso artistico?

Il mio percorso artistico è profondamente radicato nella realtà della mia terra, della mia gente e del mio tempo, la mia

danza è il racconto dei miei antenati, si da bambino sono sempre stato affascinato da come il linguaggio del corpo

potesse dire cose che con le parole non riuscivo ad esprimere.

Danzo perché è il mio linguaggio, non so dire se sono stato io ad averlo scelto oppure è lui che mi ha scelto, ma è

quello che mi permette di esistere, di interrogarmi e di trasmettere le mie emozioni e i sentimenti più intimi del mio

animo.

Cosa rappresenta per te la danza?

Per me, la danza è una forma di verità fisica. È un linguaggio che va oltre le parole ed esplora ciò che portiamo dentro:

la nostra rabbia, il nostro silenzio, le nostre speranze. Vedo il corpo come uno strumento di memoria, ricco di storie,

lotte, resistenze, ma anche di bellezza e spiritualità.

Sei anche un coreografo oltre che un danzatore, come unisci questa tua doppia veste di artista?

Il mio approccio coreografico è alimentato da una duplice energia: quella della tradizione, dei gesti antichi, delle danze

rituali e dei ritmi sacri, e quella della modernità, con tutto ciò che porta con sé in termini di questioni identitarie,

emergenze sociali e apertura al mondo.

Può sembrare una domanda scontata ma so che per te è importante esprimere questo tuo sentimento verso la

danza allora te lo chiedo ancora che cos’è danzare per te?

Danzare, per me, non significa solo creare forme o performance. Si tratta di mettere in discussione il posto

dell'umanità nella società, di individuare ciò su cui preferiamo tacere, usando il corpo come un grido o come un

balsamo. Voglio che la mia danza a volte disturbi, spesso conforti e, soprattutto, risvegli.

Dai nostri lunghi momenti passati a discutere al telefono mi hai raccontato tante cose e ha colpito la tua visione della

vita e il tuo impegno sociale. Il mio impegno come artista è anche politico e poetico: voglio dare vita sul palco a corpi

invisibili, far emergere i dolori nascosti e le forze silenziose. Danzo per rendere omaggio, per riparare, per inventare

altri modi di stare insieme.


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Annamaria Farricelli

“In un soffio d’amore”

Annamaria Farricelli

di Lisa Bernardini

“In un soffio d’amore”


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E’ appena uscito sui principali canali distributivi on

line la nuova creatura letteraria di Annamaria

Farricelli dal titolo “IN UN SOFFIO DÁMORE”,

edizioni WE. Pluripremiata a livello nazionale ed

internazionale, Annamaria Farricelli è riconosciuta per

il suo contributo alla letteratura e alla poesia. La sua

opera è caratterizzata da un profondo esame

dell’anima e delle emozioni, spesso affrontando temi

di rinascita e di speranza attraverso un linguaggio

semplice, ma mai banale. Le sue “creature” sono

raccolte in sillogi, antologie, racconti, romanzi.

“In un soffio d’amore” è un romanzo che

potremmo definire a metà tra il saggio ed il

racconto.

“La mia opera, come evidenziato dalla prefazione del Dott.

Giacomo Ruocco, traccia una storia generazionale e

socio-antropologica, concentrandosi in particolare sulle

esperienze della “Classe 1900" e delle successive “Nuove

Generazioni’ in Italia” – ci fa sapere l’Autrice.

“Il focus del libro è sulla regione napoletana e il borgo

di Scanzano. La storia narrata è profondamente

radicata nelle vicende della famiglia Di Maio,

attraversando gli orrori delle due guerre mondiali e i

cambiamenti del dopoguerra, analizzando il contrasto

tra i valori di resilienza dei Baby Boomers e il

disagio e la dipendenza dalla tecnologia delle più

recenti Generazioni X, Z e Alpha” – conclude.

“IN UN SOFFIO D’AMORE” esplora come la

solidarietà e l’umanità del passato si scontrino con

l’individualismo e la solitudine dell’era digitale,

suggerendo la necessità di una rivoluzione della

speranza e un nuovo umanesimo. Storia, sacrificio e

speranza illuminano la penna della Farricelli, che

vuole omaggiare la resilienza umana, la forza delle

donne (che è in primis la sua) e la capacità di

affrontare le sfide della vita con dignità e coraggio.

Un libro che abbraccia passato, presente e futuro, e

che contiene lo stile poetico e coinvolgente di una

Autrice che sta sempre più conquistando lettori ed

affezionati del linguaggio del cuore. Ogni pagina di “IN

UN SOFFIO D’AMORE” è un invito a riflettere sul

valore della famiglia, della solidarietà e dei sentimenti

in un mondo – quello in cui viviamo – che è in

continua evoluzione.

Ulteriori info sull’Autrice si possono trovare al sito

ufficiale www.annamariafarricelli.com


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Maria Laura Berlinguer

“La cena delle Anime”

di Lisa Bernardini

per gentile concessione de “LA VOCE degli Italiani in Francia”

Il romanzo intitolato La cena delle anime (Sa chena pro

sos mortos) di Maria Laura Berlinguer, pubblicato in Italia a

settembre 2025, contiene una narrazione davvero affascinante,

che si sviluppa su due linee temporali, intrecciando la storia di

Iride nel presente (2022) con quella della sua trisnonna, Mimì

Oppes, alla fine del XIX e inizio XX secolo in Sardegna. La

trama ruota attorno a segreti familiari taciuti legati a un

antico pozzo sacro nuragico e a una tragedia che

coinvolge la morte di diverse donne della famiglia Dessì.

Iride, tornata per il funerale del padre, scopre questi misteri

grazie all'aiuto di Tata (tzia Manuella) e di Piero Alivesi,

rivelando la storia di Mimì, del suo amore impossibile per un

uomo, e di come questa ribellione abbia portato a

conseguenze oscure e violente. Il romanzo esplora temi come

l'archeologia nuragica, le tradizioni sarde, il realismo

magico, e il potere dei segreti sulle generazioni successive.

Non possiamo spoilerare oltre, ma di tratta di una storia

avvincente e piena di pathos, che sarà pubblicata anche in

Francia nel 2026/27.


TuttoBallo

In che modo i segreti familiari non rivelati

influenzano i destini delle protagoniste femminili?

Accenniamo alle protagoniste del volume.

Nel romanzo La cena delle anime, i segreti familiari

sono come vene sotterranee: invisibili in superficie, ma

determinanti nel disegnare i percorsi delle

protagoniste. Mimì - voce del passato e trisnonna della

protagonista del presente - vive in una società sarda di

fine Ottocento, ma la sua storia è tenuta nascosta.

Iride, la voce del presente, eredita questi silenzi senza

conoscerli, ma li percepisce e il non detto plasma le

scelte e i desideri. Li intuisce nei gesti delle donne

della sua famiglia, nei frammenti che riaffiorano. E sarà

solo attraverso il ricongiungimento simbolico con la

voce di Mimì, che potrà finalmente dare un senso alle

omissioni e trasformarle in parole.

In fondo, questo è un romanzo di trasmissione: ciò che

non è stato detto, se ascoltato in profondità, può

trasformarsi in verità, e la verità - anche quando fa

male - libera.

Come si intrecciano i temi dell'amore proibito,

della ribellione sociale e della libertà personale nel

racconto?

Nel mondo in cui vive Mimì, l’amore non è una

questione privata, è un fatto politico, sociale, morale.

L’amore proibito che lei vive è molto più che una

passione: è l’unico varco possibile verso la libertà. È

una scelta rischiosa e radicale, una forma di ribellione

silenziosa contro le regole familiari, religiose, di classe.

Ma non c’è retorica, non c’è eroismo romantico. C’è

dolore, senso di colpa, contraddizione. Perché in quel

tempo - come in molti altri tempi - le donne che

amavano fuori dai confini imposti pagavano un prezzo

altissimo. E tuttavia, proprio grazie a quella scelta,

Mimì rompe la catena. Non la spezza del tutto, certo.

Ma la incrina. E questa incrinatura basta a far filtrare

una voce, un’eredità, un gesto di libertà che giunge,

molti anni dopo, fino a Iride.

Il centro del romanzo è sicuramente la figura

femminile, unita all’importanza degli antenati e

delle tradizioni sarde. Quanto è importante la terra

di origine nella sua scrittura e nella sua vita?

La Sardegna non è solo uno sfondo nel romanzo: è

una presenza viva, aspra. Non la Sardegna da

cartolina, ma quella stratificata, contraddittoria, colta, a

volte violenta. Nel racconto del passato isolano, si

tende a dimenticare l’anima più colta e raffinata

dell’isola: quella di uomini e donne che studiavano,

viaggiavano, ordinavano abiti a Torino e Parigi,

discutevano di filosofia, astronomia, diritto, arte. Erano

parte di una società illuminata, capace di animare

salotti letterari a Sassari e nei piccoli centri. Una

Sardegna in costante fermento, affine allo spirito

europeo del tempo eppure profondamente sarda.

Scrivere La cena delle anime è stato un atto di

riconoscimento verso tutto questo: verso la mia terra e

verso le mie antenate. Un modo per ridare voce a

storie familiari e collettive che rischiavano di essere

inghiottite dal tempo. La mia terra mi abita. È nelle

pietre dei nuraghi, nei dolci dei morti, nei panni stesi al

sole, nei racconti che ho ascoltato da bambina. Ed è

soprattutto nella lingua non detta delle donne che mi

hanno preceduta.

L'amore proibito di cui si parla nel libro non è un

semplice topos romantico, ma l'unico veicolo radicale

attraverso il quale la protagonista principale, Mimì,

può realizzare la sua ribellione contro un sistema

sociale e familiare che l'ha imprigionata, cercando

così di conquistare la sua libertà personale. Vogliamo

approfondire questo concetto?

Sì, è proprio così. L’amore proibito, nel romanzo, è un

detonatore. Non ha nulla di idealizzato o sdolcinato. È

carne, rischio, lotta. È il solo spazio in cui Mimì può

scegliere. E la scelta, in un contesto repressivo, è il primo

atto di libertà. Attraverso l’amore, Mimì mette in

discussione tutto: le gerarchie familiari, le convenzioni

sociali, la paura, e trasforma quell’amore in una forza

segreta, in una verità che custodisce e che un giorno,

forse, potrà trasmettere. È questo che arriva fino a Iride:

non tanto il racconto esplicito, ma il desiderio, la forza,

l’eco di una donna che ha osato amare secondo la propria

legge.

Nella sua esistenza quanto conta essere libera? Il

destino di ognuno non deciso dagli altri, ma come

frutto di una scelta guidata dalla “bussola del cuore”.

C’è molto di lei in questo libro, o sbaglio?

Essere libera, per me, significa avere voce. E sapere che

quella voce è mia, e non il riflesso delle aspettative altrui.

La cena delle anime è un libro intimo. Scriverlo è stato

anche un modo per liberarmi da alcune narrazioni

familiari, per riprendere in mano fili dimenticati, per

scegliere cosa salvare e cosa lasciare andare.

Certo che c’è molto di me. Non nei fatti, ma nello sguardo.

Nel bisogno di verità, nella fatica del ricordo, nel desiderio

di riscrivere il passato per poter abitare con più

consapevolezza il presente.

Scrivere è stato un gesto di libertà. Forse il più radicale.

Per concludere: quanto è legata alla Francia? Quando

è l’ultima volta che l’ha visitata?

Sono legata alla Francia per motivi culturali. Oltre alla sua

straordinaria produzione letteraria, filosofica e artistica,

questo Paese ha una tradizione profonda nel custodire il

bello. È un paese che tutela e valorizza il grande

artigianato artistico, un po’ come cerco di fare io da anni

con il Made in Italy. Questo amore per il dettaglio, per la

memoria, per le radici che diventano stile, è qualcosa che

ci unisce. L’ultima volta che ci sono stata? Tre anni fa, in

occasione della laurea di mio figlio: un momento di

grande gioia.


TuttoBallo

Premiate personalità di eccellenza all’ultima edizione 2025

a cura della redazione

L’ottava edizione del Milano Golden Fashion è tornata a Milano a fine settembre

nella prestigiosa cornice del CAM Garibaldi, Corso Garibaldi 27, grazie al sostegno

del Comune di Milano e della Dott.ssa Diana De Marchi, Presidente della

Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili. Un evento che ogni anno pone

l’accento sul tema della violenza di genere, unendo sensibilizzazione e impegno

sociale alla celebrazione della moda come strumento di valore umano e culturale.

Ideato e diretto da Graciela Sáez e condotto da Anthony Peth , il Milano Golden

Fashion celebra la moda sostenibile e inclusiva, valorizzando le differenze come

elemento di ricchezza. L’edizione 2025 ha visto protagonisti designer italiani e

internazionali che, attraverso l’uso di materiali riciclati e tecniche innovative, hanno

raccontato una moda etica e consapevole, capace di abbattere barriere e

promuovere pari opportunità. Durante la serata sono stati consegnati i Golden

Fashion Awards a personalità distintesi in Arte e Cultura, Imprenditoria, Attore,

Cinema e TV, Difesa della Dignità Umana e Musica. Qualche nome: Adriano

Formoso (Premio Musica), Arianna Dalla Zanna (Premio Imprenditoria), Luca

Filipponi (Premio Arte e Cultura, assente al ritiro dell’award perché avente in

concomitanza in Umbria l’evento internazionale Spoleto Art Festival di cui è

mente e guida), Fabrizio Silvestri (Premio Cinema e TV), mente e guida della

nostra testata, e' stato premiato per il suo documentario "Breaking: dalla

strada alle Olimpiadi", disponibile su RaiPlay.

Oltre ai Golden Fashion Awards, già tradizione consolidata dell’evento, hanno

debuttato i Premi Arte & Moda, da un’idea di Graciela Sáez, che hanno celebrato

personalità e istituzioni che, attraverso il loro impegno sociale e culturale,

contribuiscono a rendere il mondo più inclusivo, creativo e ricco di bellezza. Il Milano

Golden Fashion si avvale del supporto di partner come NB Agency Hair and

Makeup, Hector Villanueva (Milano Latin Festival), Shirley Cobos (Yanbal Italia) e

Splendid Lashes by Yesica Gutierrez. Grazie alla collaborazione con Sphere Events,

concessionaria pubblicitaria guidata dal CEO Armando Insinna, l’evento si collega a

progetti di respiro internazionale come il Paladino d’Oro Sport Film Festival (45ª

Edizione, Palermo, 1-7 dicembre 2025), On the Evolution of Sports (Sky Sport,

2025/2029), la serie Creatives II (Prime Video, novembre 2025) e il giornale siciliano

L’Altroparlante. Un ringraziamento particolare all’associazione Vivi Down, che con la

sua presenza ha reso questa edizione un autentico simbolo di inclusione. Il Milano

Golden Fashion è un evento che oramai è garanzia,

Fabrizio

dove dialogano

Silvestri

moda, musica e

impegno sociale in un’unica grande celebrazione. Appuntamento al 2026.

foto © Massimiliano Salvioni

Adriano Formoso e il direttore

Fabrizio Silvestri

Graciela Sáez, Anthony Peth,

Dott.ssa Diana De Marchi


TuttoBallo

Paola Minussi

Rosa Carvalho, la

mia ispettrice,

non cerca il

potere, ma la

verità, che è la

forma più

autentica di

libertà


TuttoBallo

Con “L’ultimo segreto di Via Volpi” (Bertoni Editore, 2025),

Paola Minussi torna in libreria con un noir intenso e raffinato

che si muove tra Lisbona e il lago di Como, tra ombre del

passato e desiderio di verità.

Musicista, scrittrice e docente di chitarra classica alla

Musikakademie di Basilea, Minussi intreccia nelle sue opere

introspezione psicologica, temi sociali e una profonda

attenzione al femminile.

Il romanzo ha per protagonista Rosa Carvalho, ispettrice

della polizia giudiziaria di Lisbona, che si trova a indagare

sulla misteriosa morte di una donna priva di memoria. Un

caso che la condurrà a riaprire ferite sopite e a confrontarsi

con i limiti – e le possibilità – della giustizia umana.

Abbiamo incontrato l’autrice per parlare del romanzo, delle

sue ispirazioni e del suo modo di vivere la scrittura come

strumento di consapevolezza e trasformazione.

Paola, il titolo ha un suono misterioso e affascinante: “Via

Volpi” esiste davvero o è un’invenzione simbolica?

Via Volpi esiste davvero. È una stradina stretta e un po’

nascosta nel centro di Como, a due passi dalla cattedrale del

Duomo. Un tempo lì si trovava il bordello più noto e

frequentato della città, “Il Dollaro”. Oggi il palazzo è vuoto,

cadente, ma basta guardare il gradino consumato all’ingresso

per immaginare i passi — e i segreti — di chi lo ha

attraversato. La “Como bene” di allora sapeva bene dove

andare, anche se faceva finta di non saperlo.

Ma Via Volpi è anche un luogo simbolico: una via interiore,

prima ancora che geografica. È lo spazio dove si nascondono

le verità che non vogliamo vedere e i segreti che scegliamo di

non raccontare. Un confine sottile tra la realtà e ciò che resta

nell’ombra — quella parte di noi che, prima o poi, chiede

d'essere ascoltata.

Si tratta di un noir, ma ha anche una forte impronta

psicologica e poetica. Ti riconosci di più nella scrittrice di

misteri o nella narratrice dell’animo umano?

Mi riconosco nel punto in cui le due cose si incontrano e si

confondono. Il mistero mi serve come chiave per entrare

nell’animo umano — non mi interessa tanto “chi ha ucciso”,

quanto cosa si nasconde dietro un gesto, una paura, un

silenzio. Il noir mi offre la struttura, il respiro, la tensione

narrativa; la parte psicologica e poetica è ciò che riempie

quella struttura di carne, di respiro, di dubbi.

Scrivere un noir, per me, è come accordare uno strumento:

cerco la precisione, ma anche la vibrazione emotiva che

rende ogni nota unica. Mi affascina l’idea che dietro ogni

indagine ce ne sia un’altra, invisibile — quella che ciascuno di

noi conduce dentro di sé. Forse è lì che si nasconde il vero

mistero: non nei crimini, ma nel modo in cui scegliamo di

restare umani nonostante tutto.

Se dovessi descrivere con una sola parola questo tuo

ultimo libro, quale sarebbe?

“Rivelazione”. Non solo perché nel romanzo emergono segreti

rimasti a lungo sepolti, ma perché ogni personaggio, a suo

modo, si mostra — e viene costretto a guardarsi allo specchio.

La rivelazione è un atto di coraggio, ma anche di perdita:

quando togli un velo, qualcosa si illumina e qualcos’altro

svanisce. Credo che scrivere (e leggere) serva proprio a

questo: accettare di cambiare sguardo, di scoprire parti di sé

che non si conoscevano, o che si erano dimenticate. In fondo,

ogni libro che valga la pena di essere scritto è una forma di

trasformazione condivisa.

La tua vita sembra sospesa tra luoghi e simboli:

Como, Basilea, Lisbona, la musica, i Tarocchi. C’è un

filo rosso che lega tutto questo?

Sì, c’è ed è un filo fatto di movimento e di ascolto. Ogni

città mi restituisce una parte diversa di me, e tutte e tre —

non a caso — sono toccate dall’acqua: il Lario, il Reno, il

Tago. Acque che scorrono, si fermano, riflettono,

cambiano forma. Como è la mia radice d’acqua, il luogo

della memoria e dei silenzi profondi. Basilea è la mia

misura, il mio punto d’equilibrio: lì ho imparato il rigore e la

precisione, ma anche l’importanza del fluire, come il Reno

che attraversa la città senza mai restare uguale a se

stesso. Lisbona, invece, è la mia vertigine luminosa: il suo

ritmo lento e poetico, le sue salite e discese, il suo “mare di

paglia” — così i lisboeti chiamano il Tago — mi hanno

insegnato che la malinconia può essere una forma di

bellezza. La musica e i Tarocchi, in tutto questo, sono due

linguaggi che mi accompagnano e si intrecciano: l’una dà

voce all’inesprimibile, gli altri offrono simboli per decifrare i

passaggi interiori. E come in una fuga di Bach, dove ogni

voce entra, si intreccia e si trasforma senza mai perdersi.

Così anche nella mia vita i luoghi, le note e gli archetipi

dialogano tra loro in un continuo tentativo di accordare

radici e orizzonti, silenzio e suono, luce e ombra.

Con Women in White promuovi il pensiero femminile e

la cultura della parità. Quanto questa esperienza ha

influenzato i personaggi femminili del tuo noir?

Molto più di quanto potessi immaginare all’inizio. Women

in White-Society mi ha insegnato che la forza femminile

non nasce dal protagonismo, ma dalla consapevolezza. Le

donne del mio noir non sono né solo eroine, né

esclusivamente vittime: sono persone in cammino,

complesse, piene di zone d’ombra e di luce. Rosa

Carvalho, la mia ispettrice, non cerca il potere, ma la

verità, che è la forma più autentica di libertà. Anche le altre

figure femminili, da Maria Pires ad Anna Zaspi, portano

dentro di sé una tensione tra giustizia e sopravvivenza, tra

vulnerabilità e resistenza. Credo che scrivere donne così

sia il mio modo di continuare, in forma narrativa, il lavoro

iniziato con Women in White: dare voce a chi spesso

sceglie il silenzio, ma non per debolezza — per lucidità.

Per concludere: tre buoni motivi per leggere “L’ultimo

segreto di Via Volpi”?

Perché non è solo un noir, ma un viaggio nelle zone

d’ombra dell’animo umano — dove il confine tra giustizia e

vendetta, memoria e oblio, si fa sottile come una crepa.

Rosa Carvalho non cerca solo un colpevole: cerca un

senso, un ordine possibile nel caos delle vite spezzate.

Perché Como e Lisbona non sono semplici sfondi, ma due

personaggi veri e propri: città speculari, una sospesa tra la

nebbia e l’acqua, l’altra immersa nella luce e nel vento

dell’oceano. Entrambe custodiscono segreti antichi, e

attraverso di esse chi legge attraversa luoghi, lingue e

atmosfere diverse, fino a scoprire che la geografia del

mistero coincide con quella dell’anima. E infine perché,

come in una fuga di Bach, le voci della storia si intrecciano

e si rispondono, creando un contrappunto di destini,

ossessioni e silenzi. Ogni personaggio porta con sé una

nota diversa, e solo ascoltandole tutte si può cogliere il

senso profondo della melodia: quello di una verità che non

redime, ma illumina.


Nel mio mologo Invisibili non

parlo solo di pulizia e simmetria,

ma di pensieri angoscianti,

rituali nascosti, paura del

giudizio, necessità di controllo.

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Gianluca, come descriveresti il tuo spettacolo?

Il mio monologo affronta il disturbo ossessivo

compulsivo da un punto di vista intimo e realistico.

Attraverso ironia e momenti di forte tensione

emotiva, voglio mostrare cosa accade davvero chi

convive con ossessioni e rituali. Non è uno

spettacolo sull’ordine o sulle manie “simpatiche”,

ma sulla lotta continua contro pensieri intrusivi.

L’obiettivo è avvicinare il pubblico, generare

empatia e abbattere lo stigma, facendo

comprendere la fatica dietro gesti apparentemente

banali.

Non parlo solo di “pulizia e simmetria”, ma di

pensieri angoscianti, rituali nascosti, paura del

giudizio, necessità di controllo. L’obiettivo non è

ridicolizzare il problema, ma far comprendere la

fatica invisibile dietro gesti apparentemente

assurdi.

Cos’è il DOC ?

È un disturbo che provoca ansia e disagio,

composta da ossessioni e compulsioni che

diventano pensieri fissi da eliminare dalla mente. È

un rituale “depurativo”: c’è un pensiero che diventa

ossessivo (“Ho chiuso la porta di casa?”) che poi

sfocia nella compulsione, ovvero, in un forte

impulso che costringe chi ne soffre a compiere

continuamente la stessa azione (“Vado a

controllare!”).

Perché il tema del DOC?

Mi affascina l’idea di esplorare cosa significhi

convivere con una mente che non si ferma mai:

quel flusso incessante di pensieri, dubbi e scenari

possibili che costringono chi ne soffre a negoziare

continuamente con sé stesso. Dietro ogni

compulsione esiste qualcosa di profondamente

umano: il bisogno di controllo, la paura dell’errore,

il desiderio disperato di proteggersi dal caos. Con

questo spettacolo cerco di mostrare non solo il lato

più cinico del disturbo, ma anche la sua

dimensione emotiva, quella che spesso resta

invisibile e che la società tende a bollare come

“stranezza” o “mania”. Mi interessa indagare lo

sguardo esterno, il giudizio, l’imbarazzo, ma anche

la forza silenziosa di chi convive con questa fatica

quotidiana. Il DOC è un mondo complesso, fragile,

ma incredibilmente umano. Raccontarlo significa

aprire una finestra su un’esperienza mentale che

può appartenere, in forme più o meno evidenti, a

tutti noi.


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TuttoBallo

AL GALLO

Per raccontare

una storia limite,

serve

un’ambientazione

limite


TuttoBallo

In che modo la tua Napoli è diversa da quella

“turistica” che molti conoscono?

La storia si dipana negli ex quartieri industriali, la

cosiddetta “Napoli Est”. Barra, S. Giovanni e Gianturco,

località che nessun turista conosce. Forse solo S. Giovanni

è nota per il museo di Pietrarsa. La città che racconto io è

molto diversa da quella scintillante del centro, un po’

commerciale un po’ folkloristica.

Il tuo primo amore sono i libri. Quando arriva allora la

stesura di soggetti cinematografici?

Negli ultimi quattro anni, dopo aver seguito un corsolampo.

Un bagaglio culturale importante, che mi aiuta a

pensare storie anche per immagini. Credo che chiunque

voglia approcciare il genere noir debba avere

un’infarinatura da sceneggiatore.

In effetti il romanzo ha un tono cinematografico molto

marcato…

Sì. Le mie ispirazioni si rifanno all’hard boiled, ma anche ai

classici americani del cinema poliziesco. Inseguimenti, dark

lady, intrighi, ricatti e voltafaccia. Descrivo – almeno ci

provo! – la realtà.

Hai dichiarato che “la giustizia in senso stretto non

esiste, esiste il compromesso”. È una visione amara?

Necessariamente, sì. Io non credo che le “partite della vita”

finiscano con un risultato netto. Non c’è un 2 a 0. Piuttosto

una patta. Ma per strada anche pareggiare è un po’

vincere.

Prima di salutarci, ti va di raccontarci i tuoi progetti

futuri?

Certo. A gennaio torno in libreria con una silloge di racconti

con la casa editrice “Nulla die”, piccola ma caparbia realtà

siciliana. Titolo “L’ultimo m’accompagna”, dieci racconti

“tosti”. Ho inviato un secondo noir a Mursia. Spero lo

considerino all’altezza. Grazie.

Da maggio è in libreria “Indian Napoli” (Ugo Mursia

Editore, collana Giungla Gialla diretta da Fabrizio

Carcano), il nuovo romanzo di Al Gallo, scrittore e

sceneggiatore napoletano che con una scrittura densa

e cinematografica esplora le ombre della città e le zone

grigie della coscienza.

Abbiamo incontrato l’autore per parlare di questo noir

urbano in cui il confine tra giustizia e compromesso

sembra dissolversi nella polvere di una periferia viva,

feroce, sorprendentemente umana

La collana “Giungla Gialla” di Mursia raccoglie noir

italiani di forte impatto sociale. Come si inserisce

“Indian Napoli” in questo progetto editoriale?

Raccontando il territorio come nelle linee guida della

collana; ma anche le periferie, geografiche e umane.

Il rione Moro, dove si svolge gran parte della storia,

è una creazione letteraria o esiste davvero?

È una “summa” di suggestioni. Rappresenta

ovviamente un eccesso: un rione totalmente ostaggio

della camorra. Ma per raccontare una storia limite,

serviva un’ambientazione limite.


TuttoBallo

Maura Perrone:

“Il vero benessere nasce dal

dialogo tra mente e corpo”

Maria Consiglia Izzo

Nasce a Napoli il Psychophysical Wellness Club, un centro dedicato al benessere integrato di mente e

corpo che unisce scienza, esperienza e umanità.

Ideato dalla psicoterapeuta Maura Perrone, il progetto propone un approccio innovativo — la S.P.A.,

Sinergia Psicofisica Avanzata — che integra psicoterapia, nutrizione, attività corporea e percorsi di sviluppo

personale.

In occasione dell’apertura ufficiale, il Club propone un ricco calendario di eventi gratuiti che spaziano dallo

shiatsu allo yoga terapeutico, dall’arteterapia al sostegno alla genitorialità, per permettere a tutti di

sperimentare concretamente le diverse pratiche di benessere psicofisico.

Abbiamo incontrato la dottoressa Perrone per approfondire la filosofia e gli obiettivi del progetto.

Cosa si intende per benessere psico-fisico?

Il benessere psico-fisico è una condizione di armonia dinamica tra corpo e mente.

Non significa semplicemente “stare bene”, ma abitare pienamente se stessi, essere in contatto con i propri

bisogni, le emozioni e il corpo, trovando un equilibrio vitale tra interiorità e vita quotidiana.

Non è solo assenza di sintomi o di stress, ma presenza consapevole, vitalità e centratura.

Il benessere psicofisico è un processo, non uno stato fisso: richiede ascolto, cura e consapevolezza in un

dialogo costante tra ciò che sentiamo e ciò che viviamo.

Le evidenze scientifiche confermano che movimento, alimentazione di qualità, relazioni significative e

pratiche di consapevolezza sono pilastri fondamentali. È dunque una pratica quotidiana e multilivello —

biologico, psicologico e sociale — per promuovere una salute autentica e duratura.


Come nasce il progetto Psychophysical Wellness Club?

Dopo anni di lavoro clinico e di ricerca sul benessere, ho sentito l’esigenza di proporre un approccio

integrato ed esperienziale, che riunisse professionalità diverse in un unico luogo dedicato alla persona.

Il Psychophysical Wellness Club nasce così: come spazio in cui prendersi cura di sé in modo completo,

attraverso attività che nutrono corpo e mente, favorendo consapevolezza, equilibrio e connessione.

Chi sceglie di volersi bene può farlo in tanti modi diversi: noi offriamo molte strade, perché ognuno possa

trovare quella più adatta a sé e alla propria famiglia.

È previsto un calendario di eventi gratuiti per conoscere da vicino il progetto. Ce ne parla?

Sì, abbiamo ideato una serie di incontri gratuiti e aperti a tutti, per permettere a chi è interessato di

avvicinarsi al progetto e sperimentarne l’essenza.

Si tratta di attività dedicate alla consapevolezza corporea, alla gestione dello stress e al benessere

integrato: laboratori di arteterapia, gruppi di psicomotricità, yoga terapeutico, shiatsu, mindfulness, incontri

su alimentazione consapevole, genitorialità e relazioni affettive, valutazioni osteopatiche e molto altro.

Sono occasioni di incontro e crescita, per conoscersi e capire quale percorso personale o di gruppo

risponde meglio alle proprie esigenze.

Ci saranno anche incontri e appuntamenti speciali durante l’anno?

Assolutamente sì.

Nel corso dell’anno proporremo weekend tematici, giornate in natura, gruppi terapeutici e percorsi su temi

sociali di grande attualità, come la violenza sulle donne, i conflitti e la guerra, affrontati in chiave psicologica

e relazionale.

L’obiettivo è promuovere consapevolezza, prevenzione e cultura della pace.

Tra gli appuntamenti gratuiti, segnalo due eventi di novembre e dicembre:

S.O.S. Genitori (29 novembre, ore 18), un gruppo di incontro e sostegno alla genitorialità;

Parliamone d’amore (13 dicembre, ore 10), dedicato all’educazione emotiva e sentimentale nelle relazioni

affettive, rivolto in particolare ai giovani adulti.

Come si può partecipare al progetto?

Partecipare è semplice: basta contattarci, anche via WhatsApp, per ricevere il calendario aggiornato delle

attività e scegliere se aderire agli incontri singoli o ai percorsi continuativi.

Tutte le iniziative sono pensate per essere inclusive e flessibili, in modo che ciascuno possa trovare il

proprio ritmo e modo di prendersi cura di sé.

Il nostro obiettivo è costruire una comunità di persone consapevoli, unite dal desiderio di vivere meglio,

riscoprendo nel corpo e nella mente una sola, profonda fonte di equilibrio e benessere.

Per chi lo desidera, è possibile richiedere un colloquio psicologico individuale per esplorare i propri bisogni

e scegliere il percorso più adatto.

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musica da ballare e da ascoltare

“Pomodoro Studio”

lancia la street latin

di Giovanna Delle Site

Pomodoro Studio, fondato nel 1978 da Bernardo Lafonte, ha

iniziato la sua avventura come studio di registrazione

professionale, accogliendo artisti di grande calibro come

Amedeo Minghi, Renato Carosone, Eugenio Bennato e molti

altri. Nel corso degli anni, l'attività si è trasformata in Edizioni

Discografiche ed Editoriali, ampliando il suo impatto nel

mondo musicale. Dal 1990, Pomodoro Studio ha

diversificato la sua offerta, producendo musica per la Danza

Sportiva e collaborando con l'ANMB. Ha inoltre creato la

disciplina Natusumba, che unisce fitness e meditazione,

ispirandosi ai quattro elementi della natura per promuovere

il benessere totale. La musica a 432 Hz prodotta dallo studio

è pensata per stimolare la mente e favorire il relax.

Attraverso il gruppo Facebook "Natusumba Line Dance",

Pomodoro Studio collabora con scuole internazionali di line

dance. Oggi, con band come Musicos de Sevilla e Los

Angeles Vagabundos, lo studio si dedica alla produzione di

musica latina, offrendo generi come cumbia, salsa e tango,

disponibili per il download sul loro sito ufficiale. Questa

nuova produzione arricchisce il panorama musicale,

offrendo brani ideali per il ballo e l'ascolto, contribuendo al

benessere fisico e mentale degli appassionati.

Pomodoro Studio

clicca qui per ascoltare la musica

NatuSamba


TuttoBallo

André De La Roche

All’Accademia di Balletto, Musica e Teatro di Bagnoli

Un appuntamento imperdibile per il mondo della danza:

mercoledì 23 ottobre, l’Accademia di Balletto, Musica e

Teatro di Luana Iaquaniello ospiterà un workshop

d’eccellenza con André De La Roche, leggenda

internazionale della danza jazz, protagonista di

collaborazioni con i più grandi coreografi e teatri del mondo.

L’incontro, aperto a danzatori e danzatrici di livello intermedio

e avanzato, rappresenta un’occasione preziosa per entrare

in contatto diretto con una delle figure più iconiche del

panorama coreutico internazionale.

Con la consueta passione e la visione educativa che da

sempre la contraddistinguono, Luana Iaquaniello rinnova

così la missione della sua Accademia: offrire agli allievi

esperienze formative di altissimo livello, capaci di

trasformare il talento in professione.

Fondata nel 2006 a Bagnoli (Napoli) e approdata nel 2015 a

Monte di Procida con una seconda sede, dopo un’importante

opera di ristrutturazione degli spazi interni, l’Accademia è

tornata a settembre 2025 negli storici locali di Bagnoli.

Nel tempo, l’Accademia ha costruito una rete di

collaborazioni straordinarie con maestri del calibro di Victor

Litvinov, Dino Verga, Garrison e lo stesso De La Roche, che

torna ora a Bagnoli per condividere la sua arte, la sua

energia e la sua filosofia della danza.

L’Accademia di Balletto, Musica e Teatro porta con sé una

storia di impegno e rinascita culturale: là dove un tempo, a

Bagnoli, si forgiava l’acciaio, oggi si forgiano talenti.

Sotto la guida di Luana Iaquaniello — formatasi presso

l’Académie Princesse Grace di Montecarlo, l’Alvin Ailey

Theatre e il Broadway Dance Center di New York — la

scuola si è affermata come punto di riferimento per la

formazione coreutica e artistica nel territorio flegreo e

campano.

L’inaugurazione della sede di Monte di Procida, celebrata

anni fa con la partecipazione dell’indimenticabile Carla

Fracci — cui è oggi dedicata la sala principale —

rappresenta uno dei momenti più intensi della storia

dell’Accademia, che continua a mantenere viva la

memoria e il valore dell’arte come strumento di riscatto e

libertà espressiva.

Il workshop con André De La Roche si inserisce

pienamente in questa visione: un incontro tra generazioni

di artisti, un dialogo tra esperienze e sensibilità che

continua a rendere l’Accademia di Balletto, Musica e

Teatro di Luana Iaquaniello una vera e propria fonderia di

giovani talenti dello spettacolo.

MARIA CONSIGLIA IZZO


TuttoBallo

D LAURENTIIS

E L E N A


Danzatrice e docente con una solida formazione all'Accademia Nazionale di Danza di Roma, ha

affiancato alla carriera artistica anche lo studio della recitazione. Tra palco, televisione e cinema —

dalla “Giara” a “La Grande Bellezza” — Elena De Laurentiiis si è resa protagonista di prestigiosi

progetti e coreografie originali, oltre ad aver pubblicato un libro sulla didattica della danza ea dirigere

con passione il Liceo Coreutico "Locatelli" di Bergamo. Oggi, continua a innovare come autrice,

insegnante e creatrice di eventi.

Cara Elena, grazie di essere con noi. Da dove parte il tuo amore per la danza?

Il mio amore per la danza è stato un vero e proprio colpo di fulmine. A cinque anni, passeggiando per le

vie del mio paese in provincia di Napoli, vidi la locandina dell’apertura di una nuova scuola di danza,

raffigurava una celebre ballerina sulle punte in tutù bianco mentre interpretava il ruolo di Odette de “Il

lago dei cigni”. In quel preciso istante, estasiata guardai mia madre e le dissi “mamma voglio diventare

una ballerina”. Mia madre colse immediatamente la mia determinazione e mi fece fare una lezione di

prova con il direttore artistico della scuola, il maestro Arnaldo Angelini del Teatro San Carlo di Napoli.

“Signora sua figlia è un pò piccola e minutina ma è molto determinata già alla sua età” le disse “in

questo mondo uno su mille ce la fa.... ma Elena ha un sacro fuoco che traspare chiaramente dai suoi

occhi, farà strada, ne sono sicuro”. Da lì tutto ha avuto inizio.

Quando hai cominciato a studiare Danza?

Fin dai miei primi passi in sala danza, ho capito che quello sarebbe stato un punto di non ritorno e che

mi avrebbe cambiata per sempre. Ho immediatamente realizzato quanto quella disciplina fosse parte di

me inconsapevolmente dalla mia nascita. Più studiavo più sentivo la necessità di approfondire quello

che stavo imparando: le lezioni nella mia scuola di danza erano quotidiane. La prima lezione di ogni

pomeriggio era sempre la tecnica classica, si alternavano poi le lezioni di danza contemporanea,

modern jazz e danza spagnola. Sono sempre stata curiosa. Fin da piccola ero stimolata da tutto quello

che studiavo, non mollavo mai la presa.... quando le cose non mi riuscivano subito, provavo e riprovavo

inesauribilmente finché non mi venivano. Nel weekend invece studiavo con altri maestri, frequentavo

workshop e stage, questo mi divertiva molto. E quando i miei coetanei mi chiedevano perché rinunciassi

a tanti momenti conviviali, rispondevo sempre che mi sentivo molto fortunata perché avevo una

passione grande che mi rendeva felice. Poi un giorno mi vide a lezione Giuliana Pensi, allora direttrice

dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma e mi disse che avevo la stoffa per danzare e che potevo

puntare ad un percorso formativo accademico. Divenne il mio primo grande obiettivo da raggiungere: di

lì a poco fui ammessa al 4° corso dell’Accademia Nazionale di Danza di Roma, unica candidata idonea

per quell’anno. Non nascondo la mia emozione ancora oggi a ricordare quei momenti.

Il tuo primo spettacolo....i tuoi ricordi....

Direi tutte le mie prime volte! Il primo spettacolo in AND fu “Belkis, regina di Saba” con protagonista

Alberto Montesso, in cui fui selezionata dal coreografo Stefano Giannetti per interpretare il ruolo degli

uccelli, fui l’unica allieva del 4° corso scelta a seguito di una lunga audizione. La prima volta in TV nel

film Trilussa con Michele Placido, ma anche al Cinema nel film premio Oscar “La grande bellezza” di

Paolo Sorrentino. Anche l’esperienza in Rai con Milly Carlucci a “Ballando con le stelle” e con Fabrizio

Frizzi nella “Maratona Telethon”, sono tutti ricordi per me importanti che hanno lasciato il segno.

Uno degli spettacoli per me più significativi è stato il balletto Don Chisciotte, messo in scena al Liceo

Coreutico “A. Locatelli” di Bergamo sotto la direzione artistica di Carla Fracci.

In quell’occasione, l’ètoile Carla Fracci impostò il lavoro con la mentalità delle compagnie professionali,

organizzando audizioni interne per l’assegnazione dei ruoli, scelti in base al merito tecnico e artistico,

senza distinzioni di età o classe. Mi sono occupata del riallestimento delle parti d’insieme del primo atto,

del sogno e del fandango finale, mentre per i ruoli solistici ho preparato più allieve affinché Carla

potesse scegliere chi interpretasse meglio ogni parte. Pur trattandosi di un contesto scolastico,

l’approccio non ha generato competizione negativa: tutti hanno avuto spazio per esprimersi, lavorando

con impegno e rispetto reciproco. Il risultato è stato un’esperienza di crescita straordinaria per gli

studenti e per me stessa: abbiamo condiviso momenti di autentica arte, sviluppando tecnica, musicalità

e consapevolezza professionale. Collaborare con Carla Fracci è stata una delle esperienze più

importanti della mia carriera. La sua dedizione, la sua generosità e la sua visione artistica resteranno

per sempre un punto di riferimento nella mia vita.

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Elena De Laurentiis e Carla Fracci


Gli studi a Roma all'Accademia Nazionale di Danza....

Spostarsi da sola a Roma a 15 anni non è stato semplice, ero a 200 km dalla mia famiglia e vivevo in

convitto dalle suore. Sono stati anni impegnativi che hanno messo a dura prova la mia determinazione,

la mia forza di volontà e la mia motivazione. Frequentavo il liceo scientifico ad indirizzo psicopedagogico

esterno all’accademia, dove portavo avanti il mio amore per le materie scientifiche e dove ho

inconsapevolmente seminato un interesse verso lo studio della pedagogia e della psicologia (cosa che

molti anni dopo mi avvicinerà all’insegnamento). Il 7° e l’8° anno di corso accademico li ho frequentati

insieme, ho scelto di fare quello che all’epoca si chiamava “salto di corso”. Fui ritenuta idonea dalla

direttrice per sostenere questo doppio percorso e posi una sfida ancora più dura davanti a me. Volevo

finire gli studi e danzare, quindi ce la misi tutta. Con grande orgoglio e soddisfazione superai l’esame in

tutte le materie e riesci a conseguire il Diploma di 8° corso come Danzatrice nei tempi che mi ero

prefissata.

5) Hai lavorato per molti anni al Liceo Coreutico di Bergamo con la direzione onoraria della

grande Carla Fracci con cui hai stretto un grande rapporto. Parlarcene.....cosa ti ha lasciato?

Dall’anno scolastico 2015/2016 fino al 2020/2021, l’Étoile Carla Fracci ha ricoperto il ruolo di Direttrice

Artistica del Liceo Coreutico “A. Locatelli” di Bergamo, instaurando fin da subito con me un rapporto

profondo, fondato su una grande stima professionale, rispetto reciproco e condivisione di intenti artistici.

Per circa sette anni ho avuto il privilegio di lavorare al suo fianco: veniva al liceo una o due volte al mese

per seguire personalmente le mie lezioni in tutte le classi, sia di danza classica che di laboratorio

coreografico classico, offrendo un contributo inestimabile non solo alla formazione e alla crescita dei

miei allievi, ma anche alla mia evoluzione come docente e come artista.

Averla accanto durante le lezioni era un’emozione indescrivibile: assistere a una sua correzione, vederla

eseguire un esercizio alla sbarra, anche solo un plié o un tendu, era fonte di ispirazione costante per me

e per i ragazzi. Instancabile e attentissima, seguiva ogni dettaglio con energia e concentrazione,

portando con sé le sue inconfondibili mezze punte di pelle rosa con un piccolo tacchetto, che usava per

riscaldarsi nei primi esercizi. Quando si avvicinava la preparazione degli spettacoli, la sua presenza

diventava ancora più assidua, seguiva con cura ogni fase del lavoro. Ogni suo gesto era arte, ogni suo

respiro portava armonia. Nelle correzioni era estremamente precisa, non lasciava spazio a nessuna

sbavatura. Per gli studenti, la sua presenza rappresentava un’occasione unica e irripetibile. La sala

danza, in quegli anni, era un luogo di fermento creativo, un continuo fiorire di idee, coreografie e nuovi

progetti. Carla Fracci teneva moltissimo che tutti migliorassero, anche gli allievi meno dotati, perché per

lei l’arte della danza apparteneva a chi aveva dedizione e cuore, non solo talento.

Per me, poter lavorare al suo fianco è stato un privilegio raro e prezioso. La sua figura era un modello

costante: mi spronava ogni giorno ad alzare l’asticella, a chiedere sempre di più ai ragazzi e a me

stessa, affinché potessimo essere all’altezza della sua direzione artistica. Sono stati gli anni più belli

della mia vita professionale, quelli in cui ho maturato competenze e consapevolezze che non pensavo di

possedere. Con lei avevo instaurato un rapporto speciale, fatto non solo di collaborazione artistica, ma

anche di affetto sincero, stima reciproca e tanta ironia. Non smetterò mai di esserle grata per tutto ciò

che mi ha insegnato, per l’esempio che ha rappresentato e per la generosità con cui ha condiviso la sua

arte e la sua umanità.

Cosa si prova a lavorare con Anna Maria Prina

Non avrei mai immaginato che un giorno avrei coadiuvato Anna Maria Prina nelle lezioni di tecnica della

danza classica. Eppure collaboro con lei dal 2022 e ormai è una figura di fondamentale importanza per

me. Al suo occhio non sfugge nulla, non solo per la cura dei dettagli ma anche per la forte attenzione

alla musicalità. Accanto a lei si impara il rigore e la disciplina, ma anche la delicatezza

dell’interpretazione, la responsabilità di trasmettere un linguaggio che è cultura, tradizione e bellezza. È

una presenza costante e generosa, che stimola a dare sempre di più, a non accontentarsi mai, a

cercare l’eccellenza. Collaborare con lei significa crescere ogni giorno, sentirsi parte di una tradizione

scaligera che continua a rinnovarsi. Per me, lavorare con Anna Maria Prina è un onore profondo, un

privilegio raro e una fonte inesauribile di ispirazione.

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Elena De Laurentiis e Anna Maria Prina

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Ora invece a Milano....una nuova sfida?

Pochi mesi fa ho partecipato al Concorso Pubblico PNRR2 per la classe di concorso A057, in cui era

stato messo a bando un unico posto a livello nazionale, disponibile in Lombardia. La selezione è stata

estremamente impegnativa: solo i tre punteggi più alti alla prova scritta accedevano alla prova pratica,

seguita poi dall’orale e dalla valutazione dei titoli. Nonostante la difficoltà, ho affrontato ogni fase con

determinazione e sono riuscita a conquistare quell’unico posto, mettendo in campo tutta la mia

esperienza, passione e motivazione. È stata una grande soddisfazione, profondamente meritata.

In vista del ruolo, sto frequentando il mio anno di prova presso il Liceo Coreutico Statale “Tito Livio” di

Milano, una realtà con cui avevo già collaborato in passato con cattedre annuali. Si tratta di una scuola

ben radicata nel territorio lombardo, con doppia sezione per classe e una collaborazione attiva con

l’Accademia di Ballo del Teatro alla Scala di Milano. Questa nuova esperienza, che segue dodici anni di

insegnamento nel liceo coreutico paritario, rappresenta per me un’importante occasione di crescita.

Sono certa che mi permetterà di ampliare la mia visione del sistema scolastico e di affinare

ulteriormente il mio approccio educativo, rendendolo più consapevole, flessibile e arricchito da nuove

prospettive.

Fai da parte da tempo del team dei giudici del programma a televisivo si The Coach. Cosa

significa essere un giudice per te?

Dal 2021 ricopro il ruolo di giudice di danza nel talent televisivo “The Coach”, affiancando personalità

come Francesco Facchinetti, Maura Paparo, Morgan e Federico Zampaglione. È un’esperienza

estremamente stimolante che mi consente di confrontarmi con nuovi talenti e con i tempi serrati della

televisione. Sono un giudice molto esigente: ho a disposizione pochissimi attimi per valutare una

performance, e spesso dal mio giudizio dipende il percorso del concorrente. Le mie osservazioni,

talvolta percepite come severe, nascono sempre dal desiderio di offrire indicazioni concrete su come

migliorare.

Credo che una valutazione onesta e costruttiva sia una vera opportunità di crescita. Sapere con

chiarezza cosa non funziona permette di costruire basi più solide e consapevoli. Essere costruttivi non

significa addolcire la realtà, ma affrontarla con lucidità e rispetto, fornendo strumenti per progredire. Una

critica sincera, se accolta con apertura, può diventare uno dei più grandi doni professionali.

Chi è Elena De Laurentiis oggi?

La stessa bambina che a cinque anni si è innamorata di un sogno oggi vive la danza con lo stesso

entusiasmo di allora. Sono cresciuta, cambiata, diventata una professionista, ma dentro di me arde

ancora quella fiammella che mi ha spinto a trasformare il sogno in un obiettivo concreto.

È questo che cerco di trasmettere ai giovani danzatori: non basta sognare, bisogna volerlo davvero e

impegnarsi fino in fondo per trasformare il sogno in realtà. E non vale solo per la danza, ma per ogni

forma di realizzazione personale. La danza, infatti, è uno strumento educativo completo: forma il corpo,

educa la mente e nutre l’anima.

La DANZA per te in un'unica parola

La mia anima

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STEFANO FRANCIA ENJOYART

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Joe Bastianich Debutta a Teatro con "Money, il

bilancio di una vita": Un'Esplosione di Narrazione e

Musica

Joe Bastianich, noto al grande pubblico per le sue

abilità culinarie e imprenditoriali, si cimenta per la

prima volta sul palcoscenico con lo spettacolo

teatrale "Money, il bilancio di una vita". Questo

affascinante viaggio scenico, scritto da Bastianich in

collaborazione con Massimo Navone e Tobia Rossi,

e diretto da Navone, promette di incantare il

pubblico con una fusione esplosiva di narrazione,

musica dal vivo e una potente componente visiva.

Lo scenario si apre nel retro di un ristorante, ormai

chiuso al pubblico. I camerieri sono intenti a

riordinare e l'ultima luce si spegne. È in questo

momento che avviene qualcosa di sorprendente: il

locale si trasforma magicamente in un teatro

gremito di spettatori. Realtà o finzione? Inizia così

un gioco di specchi orchestrato da Joe, dove la

ristorazione e lo spettacolo si fondono in

un'esperienza unica, unendo due mondi tanto

diversi quanto simili, entrambi caratterizzati da alti

rischi economici e dalla fondamentale importanza

della soddisfazione del pubblico.

"Money" attraversa i confini tra Italia e Stati Uniti,

mescolando sogni e realtà, magia e vita quotidiana.

Attraverso racconti di vita vissuta, visioni evocative,

canzoni coinvolgenti e riflessioni profonde, lo

spettacolo esplora con leggerezza e profondità il

rapporto tra economia, potere e società. Ma non si

ferma qui: Bastianich indaga anche il legame con le

radici, l'identità personale e i desideri più autentici.

Con questo debutto teatrale, Joe Bastianich

dimostra ancora una volta la sua versatilità e

capacità di emozionare, sfidando il pubblico a

riflettere sul rapporto con il denaro e la propria

identità, in un mix perfetto di intrattenimento e

introspezione. Non perdete l'occasione di vivere

questa straordinaria esperienza teatrale.


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“Il bilancio della mia vita è quello di una persona che ha avuto la fortuna di vivere tante esperienze: alcune

riuscite, altre no, ma tutte preziose. Attraverso il denaro esploriamo diversi aspetti dell’esistenza, comune a

tutti, anche quelli più profondi. Questo spettacolo rappresenta una pausa lungo il cammino: un momento per

guardarsi indietro, riflettere su ciò che è accaduto e sull’impatto che ha avuto su di me.

Il teatro è sempre stato presente nella mia vita: sono nato a New York, il mio primo ristorante nacque a

Broadway, e oggi il palcoscenico diventa lo spazio naturale dove posso riunire le mie passioni. Mi considero un

narratore: mi piace raccontare quello che ho vissuto e che continuo a vivere, sia attraverso i libri, la televisione

o la musica. Finora ho avuto una vita che mi sento di definire incredibile e vorrei offrire alcuni spunti, racconti di

vissuto che possano intrattenere, divertire, ma anche far riflettere.

Il palco è una sfida continua, un’energia che dà senso e forza a tutto. In questo spettacolo porto con me le

esperienze della mia vita: storie della mia famiglia, la New York degli anni ’70, il business della ristorazione,

spunti imprenditoriali, ricordi, la mia musica.

Il denaro, in questo contesto, è il filo conduttore che ci permette di parlare di temi universali. Può sembrare

scomodo affrontarlo, ma in realtà è un modo per raccontare molto altro: rapporti familiari, legami tra

generazioni, immigrazione, ricchezza e povertà.

Money – Il bilancio di una vita parte anche da un fallimento, quello di un ristorante, ma va oltre: diventa il

racconto di storie umane che appartengono a tutti noi e che ci aiutano a capire quanto i soldi influenzino le

nostre vite e il nostro modo di essere.”

Joe Bastianich


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Foligno Danza

Festival

Un'Anteprima d'Eccellenza con le Stelle della

Coreografia Contemporanea

Rachele Buriassi


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Il Foligno Danza Festival si appresta a regalare al suo

pubblico un programma in prima assoluta, ideato

appositamente per celebrare le creazioni di alcune delle più

interessanti firme femminili della scena contemporanea. Un

appuntamento che promette di incantare gli spettatori con le

opere di autrici giovani e affermate, richieste dai teatri e festival

più prestigiosi, come Sofia Nappi e Roberta Ferrara, accanto

a nuove voci emergenti segnalate dalla critica, tra cui Sara

Buratti e Glenda Gheller.

In un debutto del tutto speciale, Rebecca Bianchi, rinomata

danzatrice étoile del Teatro dell’Opera di Roma, si presenta

per la prima volta nella veste di coreografa, portando in scena

un progetto dedicato ai giovanissimi. A coronare la serata, la

partecipazione di Marta Castelletta, talentuosa promessa della

creazione contemporanea. Queste artiste mostrano una cifra

stilistica in evoluzione, capace di rappresentare il nostro tempo

e tradurlo in danza per le nuove generazioni di interpreti e

spettatori. Una serata dunque all'insegna del nuovo segno

coreografico, carico dell'intelligenza e della creatività di autrici

di talento.

La stessa serata vedrà il debutto del Piccoli Prodigi

Ensemble, progetto nato dall'ingegno di Rebecca Bianchi e

Alessandro Rende, che coniuga obiettivi di formazione e

spettacolo dal vivo. Sotto il principio dell'universalità dell'arte e

della sua utilità per lo sviluppo del pensiero, prende vita

DesiderARTE, organizzazione votata all'istruzione e alla

produzione artistica. Tra le iniziative avviate, spicca la

creazione di una compagnia di danza composta da giovani

promesse, ballerine e ballerini tra gli 8 e i 12 anni, già

riconosciuti in alcune delle più importanti competizioni del

settore. Enfants prodiges, distinti per la loro bravura e carisma.

Questo doppio appuntamento con la danza e la creatività è

un'occasione imperdibile per applaudire i professionisti di oggi

e di domani, offrendo uno sguardo privilegiato sul futuro della

coreografia contemporanea.

Un momento di celebrazione dell'arte, della passione e

dell'innovazione.

Rebecca Bianchi_foto Damiano Mongelli


Ciarpella e Mirdita_coreografia

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REF KIDS

Kids & Family

Fantasia, Musica e Teatro al Romaeuropa Festival

a cura della redazione


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Romaeuropa si colora di magia con Kids & Family, il festival

pensato per bambini e famiglie che quest'anno rinnova la sua

proposta in uno spazio creativo davvero unico: dal 31 ottobre il

Mattatoio si trasforma nel regno della fantasia, accogliendo

spettacoli di musica, teatro e danza adatti a tutte le età.

La rassegna parte forte con Buchettino di Societas e prosegue con

tanti appuntamenti imperdibili ogni fine settimana. Si comincia dal

31 ottobre al 2 novembre, con Ma solitud di Guillem Albà, maestro

catalano che incanta i più piccoli con marionette e clownerie,

guidandoli a riscoprire la bellezza delle mani e dei gesti semplici e

condivisi.

La musica prende vita in modo inaspettato grazie ai No Funny

Stuff, band che trasforma oggetti quotidiani in strumenti per

reinterpretare hit pop e rock in stile retrò; mentre Frankie di ritorno

da Hollywood accende la festa con il suo modernariatopop, un mix

irresistibile tra passato e presente. E per i più piccoli e grandi,

Beatles for babies della compagnia La Petita Malumaluga porta in

scena i brani leggendari dei Beatles con musicisti in movimento,

una danzatrice e scenografie interattive, dove neonati e adulti

diventano parte dello spettacolo.

Non da meno la RusticaXBand, fanfara nata dal Centro Diurno

Minori di La Rustica, che festeggia 25 anni di musica, inclusione e

partecipazione a eventi e manifestazioni romane, formando nuovi

talenti e professionisti.

Dal 7 al 9 novembre si entra nel mondo delle fiabe con la

compagnia La Luna nel Letto: spettacoli come Jack e il fagiolo

magico e Jack, il ragazzino che sorvolò l'oceano regalano ai

bambini avventure emozionanti tra cielo, terra e mare, grazie a

scenografie incantate e burattini guidati da Maria Pascale. Torna

anche La Petita Malumaluga con Marceline, storia poetica di una

danzatrice, un soprano e un quartetto d'archi dedicata al clown

Marceline Orbés, pioniere e maestro di Chaplin.

Il gran finale dal 14 al 16 novembre vede protagonisti MAN||CO, il

collettivo olandese che porta la danza nell'assurda poesia della vita

quotidiana, e Fossick Project, viaggio musicale e visivo con

Monkeybiz ispirato allo Scimmiotto di Wu Ch'êng-ên, dove il

trickster Goku affronta temi ambientali e la lotta per la

sopravvivenza degli animali.

A completare l'offerta, il parco giochi gratuito nella Galleria delle

Vasche alla Pelanda, con laboratori creativi, aree gioco e attività

per stimolare la fantasia di ogni bambino: dai laboratori radiofonici

AperTour alla ludoteca de Il Tarlo, dalle letture Eco di Fata alle

sculture sonore interattive di Odissea Sonora, dove l'epica di

Ulisse si trasforma in racconto e poesia.

Kids & Family 2025 è una festa della creatività per tutti, un luogo

dove arte, musica e storie emozionano, divertono e fanno sognare

bambini e famiglie insieme.

-Marceline-1-scaled

Rebecca Bianchi_foto Damiano Mongelli


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Kids&Family_l'artista Guillem Albà

GIULIA STACCIOLI_ kataklò


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Aliena

Il nuovo spettacolo di Katakló

Athletic Dance Theatre

GIULIA STACCIOLI_ kataklò


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KATAKLò_ALIENA_4

“Aliena”, il nuovo spettacolo di Katakló – Athletic Dance Theatre, ideato e diretto da Giulia

Staccioli. Uno spettacolo di danza che fonde luci, corpi e costumi in continua

trasformazione. Sei danzatori Kataklò danno vita a forme fluide e imperfette, espressione

di unicità e libertà creativa. Le musiche originali di G.P. Cremonini accompagnano ogni

gesto, amplificandone l’impatto emotivo. Giulia Staccioli firma un’opera-manifesto che

celebra, in 70 minuti, trent’anni di ricerca artistica fuori dagli schemi.

Questa nuova opera è un'immersione nella mente creativa di Staccioli, sempre alla ricerca

di nuove forme espressive. È un invito a celebrare la diversità in tutte le sue forme. Un

viaggio guidato da una figura solitaria che si muove tra presenza e assenza.

ALIENA è una provocazione continua, una risposta alle critiche che hanno accompagnato

la carriera di Staccioli. La coreografa, con ironia e riflessione, ribalta i pregiudizi,

trasformando le sue "stranezze" in un punto di forza. La danza, per lei, non è una

dimostrazione tecnica, ma un'esperienza, una ricerca fuori dai limiti dettati da schemi

prestabiliti. In oltre tre decenni di esperienza, Giulia Staccioli ha di fatto creato un nuovo

genere e ispirato intere generazioni di artisti della danza, creando uno stile unico che ha

incantato il pubblico di tutto il mondo.

Contemporaneamente allo spettacolo per celebrare i 30 anni di Kataklò nel 2026, "Aliena"

sarà anche un libro-biografia di Staccioli, a cura di Francesca Interlenghi per Maretti

Editore.


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Kataklò Athletic Dance Theatre da quasi 30 anni è un punto di riferimento per le performance dal vivo, proponendo uno

stile inconfondibile unico e coinvolgente che ha conquistato il pubblico di tutto il mondo. Nato dalla mente visionaria di

Giulia Staccioli, attraverso un mix unico di danza contemporanea, acrobatica e teatro fisico, Kataklò è un vero e proprio

laboratorio creativo dove l'atletismo e la danza si fondono dando vita a spettacoli unici e avanguardistici. Il corpo,

protagonista assoluto degli spettacoli Kataklò, si trasforma in un potente strumento di comunicazione e il nome stesso, dal

greco antico 'io danzo piegandomi e contorcendomi', racchiude l'essenza della compagnia: una continua ricerca di nuove

forme espressive e una versatilità che si è evoluta nel tempo, richiedendo ai performer una preparazione sempre più

completa e variegata. La spettacolarità delle produzioni Kataklò le rende adatte a qualsiasi contesto artistico e

performativo, superando i confini del teatro tradizionale. Con numerose produzioni originali in repertorio l'ensemble offre

uno spettro ampio di possibilità creative parlando ad un pubblico trasversale. Nel 2010 il progetto Kataklò ha compiuto un

ulteriore passo in avanti con la fondazione dell'Accademia Kataklò Giulia Staccioli, il primo triennio di formazione

professionale dedicato al physical theatre. Un'iniziativa che ha arricchito il progetto formando una nuova generazione di

artisti, consolidando la sua posizione di riferimento nel panorama della danza contemporanea e garantendo così la

continuità e l'evoluzione del proprio linguaggio coreografico.

Aliena- KATAKLO’


STEFANO FRANCIA ENJOYART

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MATTEO MACCHIONI

Un Viaggio Musicale da Puccini ai Queen


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"Dove anima c'è... da Puccini ai Queen" è il rivoluzionario

concept concert di Matteo Macchioni che promette di portare il

pubblico in un viaggio emozionante attraverso una vasta gamma

di generi musicali. Questo spettacolo unico nel suo genere

mette in luce le diverse anime artistiche e i colori vocali di

Matteo, conducendo gli spettatori attraverso il Pop e il Rock, fino

a toccare alcuni dei più straordinari brani del repertorio classico.

Il concerto sarà una celebrazione della musica con un repertorio

che include giganti come Puccini e Verdi, omaggi ai leggendari

Queen, e tributi ai maestri della musica d’autore italiana, Dalla e

Battiato. Non mancheranno i successi discografici di Matteo,

che spaziano dai suoi primi trionfi nel programma "Amici di

Maria De Filippi" fino ai nuovi pezzi prodotti da Piero Cassano,

l'iconico hit-maker italiano e anima dei "Matia Bazar".

La formazione musicale che accompagna Matteo è composta da

talenti eccezionali: Mirca Rosciani nel ruolo di concertatrice, il

soprano Cristina Neri che duetterà con Matteo in celebri brani,

tra cui "Barcelona", originariamente interpretato da Freddie

Mercury e Montserrat Caballé. Mario Natale alle tastiere, un

quartetto d’archi dell’Orchestra Maderna, e l'esplosivo talento di

Paola Caridi alla batteria completeranno l'esperienza sonora.

Preparati a vivere un'esperienza concertistica che attraversa le

epoche e i generi, celebrando l'evoluzione della musica grazie

alla voce e al carisma di Matteo Macchioni. Un’occasione

imperdibile per gli amanti della musica che desiderano esplorare

il dialogo tra il passato e il presente musicale, reso vivido e

potente da un cast di eccezionali artisti.


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BOLÉRO RAVEL

Emozioni e storia al Comunale Nouveau

di Bologna con Luciana Savignano

Orchestra1


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Sergio Bernal

Si è tenuto lo scorso 29 e 30 ottobre al Comunale Nouveau di Bologna lo

spettacolo “Boléro-Ravel”, ideato da Daniele Cipriani con testo di Vittorio

Sabadin e regia di Anna Maria Bruzzese, un omaggio unico a Maurice

Ravel nell'anno dei 150 anni dalla sua nascita. Attraverso alcune tra le

pagine più celebri del compositore francese, lo spettacolo ha regalato al

pubblico un viaggio nella storia della danza e della musica, grazie

all'interpretazione dal vivo di due pianisti d'eccezione.​ La grande étoile

Luciana Savignano e il talento del bailarín Sergio Bernal hanno dato vita

alle coreografie, accompagnati dai pianisti Marcos Madrigal e Alessandro

Stella, dai coreografi-danzatori Sasha Riva e Simone Repele, oltre a un

cast di ballerini della Sergio Bernal Dance Company e della Komoko di

Sofia Nappi. Un tocco teatrale in più lo hanno portato gli attori Alessandro

Ambrosi e Marco Guglielmi, veri “strilloni” capaci di trasportare il pubblico

tra le epoche con aneddoti sulla storia di Ravel.

Fedeli alla tradizione di Cipriani, i brani solitamente eseguiti da orchestra

sono stati trascritti per due pianoforti, affidati alle mani di Madrigal e Stella,

per esaltare la complicità tra musica e danza in un dialogo vibrante e

diretto. Punto focale della serata è stato il leggendario “Boléro”, con una

straordinaria Luciana Savignano nel ruolo di Ida Rubinstein e il

magnetismo scenico di Sergio Bernal nella coreografia di Rafael Aguilar;

la “Rapsodie espagnole”, invece, è stata pensata da Bernal in chiave

spagnola mentre “La Valse” è stata affidata agli interpreti della Komoko,

rievocando la nostalgia di un mondo perduto e le influenze jazzistiche

della musica di Ravel.

Grazie all'eccezionale cast e alla raffinata direzione artistica, “Boléro-

Ravel” ha emozionato e sorpreso, confermando l'attualità e la modernità

del linguaggio musicale di Ravel anche nel 2025: un successo che ha

saputo fondere tradizione, innovazione e passione per la danza e la

musica dal vivo.​

Sergio Bernal

Sergio Bernal, nato a Madrid nel

1990, è uno dei più grandi ballerini

spagnoli contemporanei, noto per

il suo talento nel flamenco e nel

balletto classico. Diplomato al Real

Conservatorio di Madrid, è stato

primo ballerino della compagnia di

Rafael Aguilar e dal 2016 étoile del

Ballet Nacional de España.

Fondatore della Sergio Bernal

Dance Company, si esibisce

regolarmente su importanti palchi

internazionali ed è considerato una

delle stelle emergenti più luminose

nel mondo della danza. Nel 2019 il

Parlamento britannico lo ha

nominato Ambasciatore delle Arti.


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Luciana Savignano si forma presso la Scuola di ballo del Teatro alla Scala di Milano sua città natale teatro in cui si

diploma dopo un periodo di perfezionamento al Teatro Bolshoi di Mosca. Alla Scala viene scelta da Mario Pistoni per

interpretare il Mandarino meraviglioso balletto col quale ottiene la prima grande affermazione diventa Etoile e

consolida il repertorio classico: il Lago dei cigni Giselle Bisbetica domata Cinderella Serenade sviluppa la sua

carriera nei maggiori teatri internazionali interpretando ruoli pensati espressamente per lei dai più importanti

coreografi Paolo Bortoluzzi Luis Falco John Butler Roland Petit Amedeo Amodio Birgit Cullberg Alvin Aley Joseph

Russillo Robert North Glenn Tetley Misha Van Hoeke Susanna Beltrami. Invitata da Maurice Bejart: è l'inizio di un

lungo e fertile connubio artistico: Nona sinfonia Ce que l'amour me dit Les vanqueur Sinfonie pour un homme seul

Romeo e Giulietta La luna Bakti Leda e il cigno La voce umana. Lungo sodalizio con Misha van Hoeke: A la memoire

Mandarino meraviglioso Carmina Burana Orfeo L'oiseau de mon dernier amour. Con Susanna Beltrami Blu diablo La

lupa Jules et Jim Tango di luna Il suo nome Carmen La forma dell'incompiuto con Giorgio Albertazzi Sacre du

prentemp. Con Milena Zullo Bolero-prigionia di un amore. Con Fredy Franzutti Le ultime parole di Cristo.

Interessante l'esperienza nell'ambito della prosa con un lavoro di Eric Emanuel Schmit: L'hotel dei due mondi. Ultima

creazione Ravel bolero coreografia Sasha Riva e Simone Repele

ph @Alessio Boccafusca

www.alessioboccafusca.it


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La Sinfonia della Pace

L'Orchestra Wule dei Monaci Chan

incanta l'Italia

Orchestra1


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Maestro Chan Shi Wule

Il Maestro Chan Shi Wule, nato nel 1948 nella provincia cinese dello Shanxi, è una figura di spicco a livello

internazionale nel campo della cultura, delle arti e della meditazione Chan. Universalmente riconosciuto come il primo

monaco Chan di Asia, Africa ed Europa e come Maestro contemporaneo di arte Chan, Il Maestro, di tradizione

buddhista, con la sua orchestra diffonde nel mondo un messaggio universale di pace e armonia, rivelando come

anche la musica possa essere usata per fare meditazione. Fondatore dell’Orchestra Sinfonica Wule (WSO), ha

conseguito un primato storico: l’ensemble da lui guidato ha stabilito il record mondiale del Guinness come il più

grande complesso monastico mai esistito. L’orchestra si è esibita presso l’UNESCO ed è stata ricevuta

personalmente da Papa Francesco. Il Maestro ha fondato il Festival Mondiale della Cultura e delle Arti per la Pace,

con l’intento di promuovere lo scambio culturale e la pace nel mondo. Le tournée internazionali dell’Orchestra

Sinfonica Wule hanno attraversato Asia, America, Europa e Africa, riscuotendo ovunque un grande apprezzamento. Il

Maestro, attraverso musica, arte ed educazione, favorisce il dialogo tra le civiltà orientali e occidentali, dedicando la

vita alla diffusione artistica e alla promozione della pace nel mondo.


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PlácidoDomingo

Amore, pace, dialogo e musica. I monaci chan seguono la via del buddismo cinese e formano la più grande orchestra

sinfonica del genere al mondo: l' Orchestra Wule, dal nome del maestro fondatore Shi Wule. La loro tournée nazionale è

iniziata a in Italia al Conservatorio di Milanno con l’ospite d’onore Placido Domingo che ha cantato alcune arie d’opera

italiana e insignito del Wule Word Peace Culture Award 2025. I Monaci dell’Orchestra Wule si sono poi esibiti a Venezia,

dove hanno incantato il pubblico della Scuola Grande di San Giovanni Evangelista e del teatro Malibran, combinando

magistralmente brani delle grandi tradizioni musicali d'Oriente e Occidente. In un mondo dove spregiudicati gruppi di potere

continuano a ignorare il Diritto Internazionale, tentando di spacciare disegni di sopraffazione per missioni divine e fomentando

il fanatismo religioso, l'Orchestra Wule si erge come simbolo di pace. Dio, infatti, non si lascia arruolare per queste cause,

poiché nessuna guerra è santa. Questo messaggio di pace è stato recentemente ribadito da Papa Leone, con l'ispirazione di

Francesco, che ha accolto personalmente l'orchestra buddista in Vaticano. L'Orchestra Wule ha portato il suo suono anche

davanti all'UNESCO e alle Nazioni Unite, dimostrando che la musica può essere un potente strumento di pace. A San

Giovanni Evangelista, i monaci hanno avuto l'onore di essere affiancati da Leymah Gbowee, Premio Nobel per la Pace nel

2011, proveniente dalla Liberia. Fondatrice di una rete di donne cristiane e musulmane per la costruzione della pace, Gbowee

ha giocato un ruolo chiave nel porre fine alla guerra civile nel suo Paese africano. Questa straordinaria collaborazione

sottolinea come la fede autentica non possa che promuovere la fraternità originaria del genere umano, unendo voci e cuori in

una sinfonia di pace che risuona oltre ogni confine e differenza. L'Orchestra Wule continua a dimostrare che, attraverso la

musica e la spiritualità, è possibile costruire ponti di comprensione e armonia in un mondo che ne ha disperato bisogno.



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Fino al 23 novembre continuanogli appuntamenti del

Roma Jazz Festival, giunto alla sua 49ª edizione. Più

di tre settimane di concerti, produzioni speciali e progetti

dedicati anche ai più piccoli, con artisti da tutto il mondo

che travalicano i confini del jazz portandolo a dialogare

con teatro, innovazione e nuove frontiere sonore.

Quest'anno la manifestazione si snoda tra alcune delle

location più affascinanti di Roma: l'Auditorium Parco

della Musica “Ennio Morricone”, la Casa del Jazz e

il Monk, per la prima volta sconfinando nella suggestiva

Abbazia di Fossanova a Priverno (Lt), gioiello di

architettura gotico-cistercense. Il festival è prodotto da

IMF Foundation con Fondazione Musica per Roma,

grazie al contributo del MIC – Ministero della Cultura e il

sostegno del Municipio 1 di Roma Capitale.

La line-up è straordinaria, tra grandi e giovani talenti:

Makaya McCraven, David Murray Quartet, Joe

Sanders, Bilal, Camilla George, Amaro Freitas, Peter

Erskine Dr.Um Band, Jemma Collettivo, Dock in

Absolute, L'Antidote, Alina Bzhezhinska e Tony Kofi

con Brian Jackson, Sade Mangiaracina con Bonnot

e Gianluca Petrella, Hakan Basar Trio, Adrien

Brandeis, Gilad Atzmon con Daniel Bulatkin,

Bernhard Wiesinger, Cecile McLorin Salvant, le

Fiabe Jazz, Gianrico Carofiglio, Giovanni Guidi,

Paolo Damiani con Rosario Giuliani, solo per citarne

alcuni.

Il programma 2025 si ispira, come spiega il direttore

artistico Mario Ciampà, una due figure fondamentali:

Martin Luther King e John Coltrane. Un tributo che

fa della ricerca di armonia, giustizia e spiritualità il

filo rosso dell'intera edizione.

Come sottolinea il direttore artistico Mario Ciampà “La

vera pace non è solo assenza di guerra, ma

presenza della giustizia e armonia dell'anima con

l'universo”, ricordando King e Coltrane, la musica

diventa così veicolo di esplorazione interiore e ricerca di

una pace universale. Il Roma Jazz Festival si conferma

come uno degli eventi culturali più vitali della capitale e

©Margherita-Caprili-8

una tappa imperdibile per chi ama la musica dal vivo.

Peter Erskine, fra i batteristi più influenti al

mondo, oltre cinquant’anni di carriera alle

spalle e collaborazioni con Weather Report,

Joni Mitchell e Steely Dan; Mike Mainieri,

vibrafonista e fondatore degli Steps Ahead, che

ha rivoluzionato la fusione tra jazz, rock ed

elettronica collaborando con artisti come Paul

Simon e David Bowie

Peter Erskine ©Roberto Cifarelli


Camilla George, sassofonista e compositrice nata in

Nigeria e cresciuta nella capitale britannica. Fra le più

promettenti figure del jazz globale, Camilla George

mescola identità africana e influenze british, jazz e

afrobeat, hip-hop e world music, portando avanti una

musica che parla di radici profonde, libertà e futuro.

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Un vero evento speciale nella Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica è quello del 3

novembre, quando l’ex magistrato e scrittore di chiara fama Gianrico Carofiglio, accompagnato

dal sassofono di Piero delle Monache – musicista riconosciuto come uno dei dieci jazzisti del

futuro e insignito del riconoscimento di “Eccellenza Nazionale” – terrà una coinvolgente

orazione civile, dal titolo Il potere della gentilezza in jazz, sul tema della gentilezza come

strumento di opposizione all’autoritarismo dilagante, sul potere del dubbio come via maestra

per la crescita personale e collettiva e sull’importanza di porsi le giuste domande per poter

affrontare la complessità del nostro tempo. Come afferma lo scrittore: “La gentilezza non è

remissività ma una scelta consapevole e coraggiosa che implica responsabilità e presenza nel

mondo”


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LA CADUTA DEGLI DEI

La giusta analisi simbolica in un oroscopo

LA CADUTA DEGLI DEI

di

Massimo Bomba


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Inoltriamoci nella lettura dei simboli e proviamo ad approfondire. Anche in previsione dei soliti pronostici di fine anno che

tutti chiedono.

Una prima considerazione, direi fondamentale, è la complessità della lettura di un oroscopo o carta del cielo, che di questo

si tratta, appunto, mappa del cielo, come è esattamente al momento della nostra nascita. Gli antichi popoli, tutti

indistintamente, ci hanno tramandato questo studio, ricco e complesso all’inverosimile, vero o presunto che sia, il

condizionale è d’obbligo come in tutti i ragionamenti seri, così da poter lasciare ad ognuno di noi le proprie conclusioni.

Certo, pensare che personaggi del calibro di Imperatori e Faraoni, Papi e Cardinali, grandi studiosi e pensatori, Galileo

Galilei, tanto per citarne uno, ne hanno fatto uso insieme a moltissimi altri curiosi.

Pensare appunto che tutto questo sia solo un puro gioco superstizioso, mi sembra molto riduttivo.

Certo, come in tutte le cose si possono dire e fare delle sciocchezze, ma questo è valido in ogni campo. Anche nel

religioso o addirittura in teologia, si sono dette cose molto discutibili. Spesso gli uomini hanno attribuito a Dio in persona,

opinioni e schieramenti di parte, molto poco attendibili a mio parere e citiamo solo Hitler, che proclamava a gran voce che

Dio era con lui!

Tornando alla nostra conversazione sui segni e i loro significati, vorrei sottolineare quanto sia importante spiegare che in

un oroscopo, la lettura è quanto mai complessa, molto diversa dal solito approccio.

Dire di essere di un segno, è solo il titolo di un film! Tutto il resto non è accennato nemmeno!

Io sono del segno del cancro, quindi il sole al momento della mia nascita, transitava in quel segno.

Ma tutti gli altri pianeti erano in giro a seconda delle loro orbite in vari e diversi segni. La luna, che è la nostra componente

irrazionale e percettiva, il nostro sesto senso, per così dire, era in scorpione, quindi i simboli lunari diventano scorpionici.

Mercurio è la nostra mente, la nostra intelligenza, la nostra capacità di comprendere le cose, magari anche la nostra

capacità di gestire un attività o semplicemente i nostri rapporti sociali. E insieme a Venere, che simboleggia l’amore, come

tutti sanno, ma non solo, sono i due soli pianeti che saranno sempre, o nello stesso segno, o in quello precedente o in

quello successivo, perché più vicini al sole rispetto a noi, quindi in orbite interne rispetto alla nostra.

Ma Venere è un simbolo molto più ricco e complesso nella sua letteratura. Una buona Venere può indicare anche una

buona salute, che mi sembra molto interessante poter considerare.

Non solo, può essere il simbolo di un profondo senso artistico o di amore per l’arte, di una carriera in questo settore, il

canto o la pittura, e molto spesso si tratta principalmente di questo, occuparsi del commercio di prodotti collegati a Venere,

come i gioielli, i vestiti, o le vere e proprie opere d’arte.

Marte, sarà il simbolo della nostra forza, della nostra energia soprattutto, della lotta che saremo costretti a fare per

raggiungere un obiettivo, di lavoro, di carriera e spesso di confronto e competizione con i nostri colleghi.

Giove, sarà un punto di arrivo, a volte, ma non ci possiamo mai fermare alle letture banali.

In fondo l’astrologia è secondo me, un algoritmo, un supporto al ragionamento e un confronto, soprattutto, con tutto quello

che è accaduto prima di noi, per secoli e secoli, setacciato, analizzato e raccolto in dati, da poter consultare e verificare,

caso per caso.

©Margherita-Caprili-8

©Margherita-Caprili-6

Con Giove, comunque, dovremmo avere un momento di riconoscimento sociale e di gratificazione, ma spesso sarà

semplicemente un nostro miglioramento di vita, un incontro importante, quasi sempre positivo, un cambio di residenza o di

lavoro, o semplicemente un nuovo giro di conoscenze, con le quali avremo nuovi stimoli, o nuovi amici.

Saturno è un maestro severo, che ci chiede il conto di quanto abbiamo fatto, ma poi passati gli esami, a volte anche

drammatici, ci ricompensa sempre con una pagella di buoni voti, consentendoci di ottenere risultati concreti e più durevoli,

che ci accompagneranno a lungo.

Urano, Nettuno e Plutone, sono pianeti di più larga e generica lettura, difficili da affrontare in breve. Ma la tradizione

antica, ci ha tramandato i dati sui pianeti che si potevano vedere a occhio nudo, come possiamo re anche noi oggi, e

comunque i dati fondamentali li abbiamo accennati.

Stiamo parlando di una mole di lavoro inimmaginabile, e questo è solo l’inizio!

©Andrea-Macchia-1-scaled-1


Massimo Bomba

Stilista e studioso di segni e simboli

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NVMINA di Sergio Di Paola

Grande successo per l’anteprima

a Palazzo Tittoni

Massimo Bomba


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Un vero trionfo per la mostra NVMINA di Sergio Di Paola,

presentato durante la decima edizione della Rome Art Week:

domenica 19 ottobre, lo splendido giardino d'inverno di

Palazzo Tittoni ha ospitato un evento da ricordare, reso

possibile dalla generosità del Duca Luigi Catemario Tittoni di

Quadri, autentico mecenate e anfitrione d'eccezione.

La serata, vivace e frizzante grazie alla conduzione di Gigi

Vinci e Massimo Bomba, ha riunito volti illustri dell'arte, della

cultura e dello spettacolo, oltre a protagonisti internazionali e

figure storiche della nobiltà. Tra i tanti ospiti spiccano

Sisowath Ravivaddhana Monipong, Vincenzo Grisostomi

Travaglini, Josephine Borghese, Laura Lattuada, Azzurra

Primavera, Marco Coretti, Irma Capece Minutolo, Anandela

Serra Visconti, Mariù Safier, Andrea Ripa di Meana, Emilio

della Fontanazza, Eleonora Afan de Rivera Costaguti,

Giuseppe Grifeo di Partanna, Danilo Moncada Zarbo di Soria,

Manuela Lascari Altieri, Jamal Taslaq, Silvana Alesiani,

Filippo Sallusto e molti altri, che hanno contribuito a creare

un'atmosfera indimenticabile. Protagonista assoluto

dell'evento, Sergio Di Paola ha affascinato il pubblico con una

serie di opere di grande impatto e intensità. I suoi lavori

inchiostrati, percorsi da rossi vibranti e blu meditativi, si

sviluppano in tre filoni: il dionisiaco, la genealogia del sole e il

ciclo blu, ispirato agli stucchi della Basilica sotterranea di

Porta Maggiore. Un percorso artistico che tesse insieme mito,

spiritualità e introspezione contemporanea, invitando lo

spettatore a una riflessione originale e profonda.

L'allestimento firmato da Massimiliano Reggiani dialoga con

la magia architettonica del giardino d'inverno, in un raro

equilibrio tra arte e spazio. Tra eleganza, mondanità e cultura,

Sergio Di Paola è stato affiancato da Gigi Vinci, icona

palermitana doc, Massimo Bomba e Donna Giulia Borghese:

un team protagonista di una serata che ha saputo conquistare

il pubblico. Con NVMINA, l'artista Di Paola si conferma una

delle voci più innovative e raffinate della scena artistica

contemporanea, pronto a portare la sua energia e la sua

visione in tutta Italia.

Sergio Di Paola

Massimo Bomba, Gigi Vinci, Giulia Borghese, Sergio Di Paola


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Andrea Ranzani, il giorno della consacrazione:

la finale IRC Cup di Misano Adriatico

Andrea Ranzani, il giorno della consacrazione:

Il 3 agosto 2025 resterà una data scolpita nella memoria di Andrea

Ranzani e di tutti gli appassionati di motociclismo: Un pomeriggio di

tempeste e di attese infinite. Un circuito trasformato in un campo di

battaglia di acqua e adrenalina. Ed è qui, nella finale dell’IRC Cup

Rookie, che Andrea Ranzani scrive la pagina più incredibile della sua

giovane carriera. Da solo, senza il supporto del team con cui i rapporti

erano stati turbolenti per tutta la stagione, e in sella a una Aprilia

RSV4 comprata appena due settimane prima della gara, il pilota

magentino conquista un titolo che profuma di leggenda.. in quei

momenti di caos, è emersa la forza mentale di Andrea, costruita

gara dopo gara, con la sinergia col suo mental coach.

la finale IRC Cup di Misano Adriatico

1. Una moto nuova, una sfida enorme

La RSV4 è arrivata in garage a pochi giorni dalla gara. Nessun tempo

per lunghi test, nessuna messa a punto condivisa con un team alle

spalle. Solo Andrea, Mattia il giovane meccanico stagista,

Mior.ganizzo mental coach e la moto. Per molti sarebbe stata una

follia. Per Andrea, un’occasione per dimostrare che la forza interiore

può annullare i limiti del tempo.

2. La pioggia che stravolge la pista

La finale parte con il diluvio: la pista di Misano diventa una lastra

insidiosa, scivolosa in ogni curva. I team si affrettano a cambiare

assetto e gomme, tra tensione e caos. Andrea non ha un team a cui

affidarsi: deve gestire tutto con Mattia, tra scelte azzardate e tempi che

sembrano eterni. È lì che si vede il pilota-mentale: niente panico, solo

presenza. Un respiro profondo, una visualizzazione chiara.


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3. Attese, ritardi e la voce interiore

La pioggia porta con sé bandiere rosse e ritardi. I piloti camminano nervosi, il pubblico rumoreggia. I supporter a distanza

capitanati da Anto_white_hand sono disorientati guardando il live timing bloccato. Andrea si isola, resta solo con la sua voce

interiore e con gli strumenti appresi col mental coach. Chiude gli occhi, immagina traiettorie asciutte e bagnate, trasforma il

tempo morto in carburante per la concentrazione. Quando sale in sella, sembra più carico che mai. Quando la gara comincia,

l’asfalto è fatto solo di zone bagnate. Ogni curva può tradire. L’adrenalina è alle stelle, ma Andrea riesce a restare lucido, senza

farsi travolgere dall’impulso di strafare. Aggressivo dove serve, prudente dove è necessario: una danza perfetta tra rischio e

controllo, una vittoria conquistata una curva alla volta.

4. La vittoria di un metodo mentale

L’RSV4 è potente, ma va domata. Qui Andrea dimostra grande maturità e presenza: mai un eccesso, mai un’imprudenza.

L’adrenalina non lo travolge, lo accompagna. Aggredisce i rettilinei, disegna le curve come fossero linee di un quadro. È il segno

di una mente preparata: quando il corpo urla, è la testa che decide. Il traguardo di Misano non segna soltanto la vittoria sportiva,

ma la consacrazione di un percorso mentale. Tecniche di visualizzazione, concentrazione sul respiro, gestione delle emozioni:

un bagaglio costruito con il mental coach che si traduce in lucidità anche nelle condizioni più estreme. È la prova che il talento

da solo non basta: serve una mente allenata quanto il corpo.

5. Un titolo che vale doppio

Quando taglia il traguardo, la bandiera a scacchi non sancisce solo la vittoria della categoria Rookie: sancisce il trionfo di un

uomo che ha corso senza squadra, con una moto nuova, in condizioni impossibili. È la vittoria della resilienza, della fiducia nei

propri mezzi, del lavoro silenzioso fatto con il mental coach durante un campionato di alti e bassi. Andrea non conquista solo un

titolo: conquista la certezza di essere un campione vero. La sua vittoria è un manifesto: in pista non si vince solo con la manetta

spalancata, ma con la capacità di restare presenti, centrati, resilienti. A Misano, Andrea non ha domato solo la pista: ha domato

sé stesso.

Patrizia Mior Life Coach @mior.ganizzo


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Massimo Giorgianni

“Passo di cambio” Per una vita vibrante

Il laboratorio vivo di anatomia energetica e relazionale

Dal “Wimbledon della Danza Sportiva” alla Leadership Naturale

Massimo Giorgianni, otto volte campione del mondo, insegna il

“movimento giusto” che rende speciale ogni tua interazione


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Otto volte campione del mondo, considerato uno dei più eleganti ed emblematici

danzatori sulla scena internazionale, Massimo Giorgianni ha dedicato trent’anni

alla danza sportiva e all’insegnamento, portando nelle sale e nei teatri la sua

ricerca sull’anatomia energetica del movimento. Ma Giorgianni ha fatto molto di

più: ha scelto di portare fuori dalle piste i suoi insegnamenti: una carriera

costellata di titoli mondiali e collaborazioni con i più grandi maestri, si è

trasformata in una “pedagogia della relazione”, in un vero e proprio laboratorio

vivo di anatomia energetica e relazionale.

Nella sua Opera Passo di cambio (Macro edizioni, 2025) per Giorgianni il corpo è

uno “strumento” di empatia, la postura un linguaggio, e la sincronicità una

connessione.

Il corpo è un’“orchestra” di 100.000 miliardi di cellule, 206 ossa e 700 muscoli che

“vibrano” per tenere insieme salute, gesto e relazione: quando gli “strumenti” sono

accordati, siamo in buona salute totale e la nostra presenza diventa chiara,

significativa e persuasiva. Quando uno strumento perde l’accordo (una tensione,

una distrazione, un’emozione mal gestita) si perde l’intera armonia. Muoversi

bene, spiega Giorgianni, significa riaccordare quell’orchestra: riscoprire il centro,

distribuire l’energia, lasciare che il gesto fisico rifletta la coerenza interiore. Così

Giorgianni rende visibile l’invisibile.

La danza di coppia, di cui Giorgianni è maestro e

campione, diventa il modello perfetto per spiegare ogni

rel-azione: il leader non comanda, orienta; la partner non

subisce, interpreta; entrambi creano un campo di

risonanza fatto di ascolto, ritmo e fiducia che si traduce in

energia e magnetismo. La “guida” nasce da strutture

molto concrete: appoggi dei piedi, centratura del bacino,

colonna che assorbe e restituisce, respiro che

sincronizza, e da una regia energetica che organizza

linee, direzioni e trasferimenti di peso. È la “geometria

sacra” del “movimento giusto”, come la chiama Giorgianni

nella sua Opera, perché solo così il tuo corpo torna primo

alleato di empatia e leadership naturale.

È la stessa dinamica che regola i rapporti professionali, le

relazioni affettive e ogni forma di collaborazione umana.

Chiarezza posturale e gestione dei tempi e degli spazi

producono infatti calma, autorevolezza e fiducia, in una

parola un “carisma naturale”, quanto più serve per

guidare efficacemente un team, presentare un progetto o

stare in pubblico con impatto e grazia.

SCOPRI IL LIBRO

Carolyn Smith, celebre volto di Ballando con le Stelle e grande danzatrice e

coreografa ha curato la Prefazione dell’Opera. La Smith promette:

“Quando si diventa consapevoli del proprio movimento, della prossimità e

dell’intento, si acquisisce chiarezza e la capacità di cogliere nuove opportunità. È

l’inizio di un nuovo futuro”.

Passo di Cambio non ti insegna a ballare: ti insegna a vivere una vita vibrante.

Giorgianni ti insegna a usare il corpo come amplificatore di presenza, a far

muovere l’energia giusta per farti seguire, ascoltare, scegliere. Perché “chi si

muove bene nelle relazioni, nella vita e nel lavoro, viene sempre scelto.”


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Elsa De Paola

Elsa De Paola

"Sotto il cielo d'Africa

Un Viaggio di Rinascita nel Cuore del Continente Nero


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"Sotto Il cielo d’Africa" di Elsa De Paola è una conclusione emozionante e intensa della trilogia iniziata con "Sotto il cielo

d'Africa e di Roma". In questo romanzo, l'autrice ci porta in un viaggio profondo attraverso le vite di Sara e Franco, due

medici italiani che decidono di lasciare il loro confortevole stile di vita a Roma per affrontare una missione umanitaria in

Kenya. La storia si svolge in un remoto villaggio del Kenya, dove l'Africa non è solo una cornice esotica ma un vero e

proprio protagonista che mette a dura prova i nostri personaggi. Sara, una ginecologa idealista, e Franco, un chirurgo

pragmatico e inizialmente disilluso, si trovano di fronte a sfide inimmaginabili: dalla povertà estrema alle strutture sanitarie

inadeguate, fino alle malattie tropicali e alle barriere culturali. De Paola dipinge con maestria l'evoluzione dei protagonisti,

mostrando come l'impatto con l'Africa diventi un catalizzatore per la loro trasformazione personale e di coppia. Il romanzo

esplora temi universali come il coraggio, l'amore e la resilienza, mentre segue la crescita emotiva di Sara e Franco. Sara

si integra nella comunità locale con determinazione, mentre Franco, attraverso un atto eroico, ritrova se stesso e il

legame con la moglie.

L'epidemia che colpisce il villaggio e la grave malattia di Franco sono momenti di alta tensione che ribaltano i ruoli

tradizionali e intensificano il dramma umano. Sara, nel suo ruolo di salvatrice, dimostra forza e dedizione, mentre

l'ospedale, che diventa un simbolo di speranza, cresce in importanza per la regione. "Sotto il Cielo d’Africa" è un romanzo

che potrebbe facilmente ispirare un film o una serie televisiva, grazie alla sua narrazione visivamente potente e ricca di

emozioni. È un'opera che esplora il senso del dono, dell'impegno e della connessione tra mondi apparentemente distanti,

ma che si rivelano intimamente legati. Una lettura coinvolgente e toccante che lascia il lettore a riflettere sulla vera

essenza della casa e della vocazione.

Elza De Paola è autrice bilingue,

con doppia cittadinanza italiana e

romena, nata in Romania dove

vive attualmente. Ha un diploma

in economia finanze e ha svolto

per molti anni il lavoro di

impiegata bancaria. Ha vissuto

per 15 anni in Italia, a Termoli,

dove torna spesso. Dal carattere

molto sensibile dedica la sua

attenzione, sia nella vita che

come scrittrice alle persone

disagiate che vivono al margine

della società. Combate e detesta

qualssiasi forma di razzismo che

danneggia la dignità dell’essere

umano. Leggere e scrivere

rappresentano il suo modo

preferito di cui non potrebbe fare

a meno. Con Abrabooks ha

pubblicato nel 2022 il primo

volume della saga, “Sotto il cielo

d’Africa”, nel 2023 ha pubblicato il

secondo volume “Sotto il cielo

d’Africa e di Roma”, e con il terzo

volume “Sotto il cielo d’Africa e di

Roma, la riconciliazione”

completa la saga. Gli stessi

volumi sono stati già pubblicati

anche in romeno.


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Luigi Del Vecchio

Luigi Del Vecchio

Ostuni. Non mi cercare più:

Il seguito del celebre thriller ambientato nella “città

bianca” è finalmente in libreria: una nuova indagine per

l'ispettore Berlingeri, tra atmosfere noir e colpi di scena.


La penna di Luigi Del Vecchio ci riporta nei misteriosi

vicoli di Ostuni con "Ostuni. Non mi cercare più", nuovo

capitolo della saga che ha conquistato i lettori italiani, la

critica e il pubblico televisivo, grazie a 54 promozioni in

TV, radio e presentate dal vivo. Il primo romanzo

dell'autore, napoletano di origine e pugliese d'adozione,

ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti come il Premio

Letterario Internazionale Oscar Wilde, una Menzione

d'eccellenza al Premio Internazionale G. Belli e migliaia di

copie vendute.

L'atteso seguito, edito da Viola Editrice e disponibile in

libreria e nei principali store online, torna a intrecciare

mistero, suspense e atmosfere noir tra i vicoli storici di

Ostuni e la campagna di Pascarosa. La quiete cittadina

viene turbata da una nuova indagine per l'ispettore Vito

Berlingeri, amatissimo dai lettori, che dovrà districarsi in

un caso intricato, fra verità nascoste e colpi di scena che

promettono di tenere il pubblico con il fiato sospeso.

Un'atmosfera densa e coinvolgente, perfetta per gli

appassionati di thriller, che immerge il lettore in una

Ostuni meno “cartolina” e più autentica, ferita e viva. Luigi

Del Vecchio torna così a dimostrare la sua abilità nel

costruire romanzi densi di tensione, regalandoci una

nuova occasione per perderci tra pagine che oscillano tra

inquietudine e desiderio di verità.

Da non dimenticare anche l'importante iniziativa solidale

dell'autore, che ha donato la propria voce al Centro

Audiolibro della Puglia per permettere anche a ipovedenti

e persone con disabilità fisica di ascoltare la storia: la

cultura si apre così davvero a tutti.

"Ostuni. Non mi cercare più" promette di essere il nuovo

successo editoriale di questa stagione: la verità, tra le

sfumature della "città bianca", è spesso più insidiosa di

quanto sembri. Non perdetevi questo tuffo nel mistero e

nella suspense: la nuova avventura letteraria di Luigi Del

Vecchio vi aspetta in libreria e online.

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Maurizio de Giovanni

L’orogologiaio di Brest

La storia d’Italia è un filo spezzato, un orologio fermo alla stagione del

piombo e del sangue. Due figli degli anni Settanta indagano oggi sul

tempo dei padri, su verità nascoste e segreti rimasti troppo a lungo

celati. Tra ricatti, tradimenti e ultimi fuochi della lotta armata,

L’orologiaio di Brest è un viaggio nella memoria non condivisa e nel

passato che non è mai scritto.

Vera Coen ha il destino scritto nel nome: lavora come giornalista per

un sito d’informazione e considera la ricerca della verità una missione.

Ma a quarantadue anni si ritrova con un lavoro insoddisfacente e

precario, i dubbi di aver sbagliato tutto ad affollarle la mente e una

scoperta sconvolgente con cui fare i conti...

Il professor Andrea Malchiodi di anni ne ha quarantacinque e ha

incassato le delusioni di una carriera accademica spezzata da uno

scandalo, in cui è stato ingiustamente coinvolto, insieme all’amarezza

per un matrimonio finito. A separarlo dalla moglie e dalla figlia c’è un

oceano di incomprensione. Ad affliggerlo, il dolore per la malattia della

madre che lo ha cresciuto da sola, dopo averlo concepito in una notte

nei primi anni settanta, gli anni della rivolta. E del piombo.

Un giorno come tanti, Andrea si trova davanti Vera. La giornalista lo

mette a parte di un’incredibile rivelazione. C’è qualcosa che li lega. Un

fatto di sangue accaduto quattro decenni prima. Una ferita nel lontano

passato di lei che riscrive il passato di lui. E da quel momento per

Andrea tutto cambia.

Comincia così un’indagine nelle tenebre più fitte della notte della

Repubblica, a caccia del misterioso “uomo degli ingranaggi”, l’esperto

di armi ed esplosivi, militante di un’organizzazione combattente, poi

primula rossa e custode di segreti inconfessabili. Il filo del tempo si

riavvolge fino al principio degli anni ottanta, l’età sospesa tra gli ultimi

fuochi della lotta armata e le prime luci di una stagione che si

presenta come nuova e invece è dominata dai Gattopardi di sempre.

Nell’Orologiaio di Brest, Maurizio de Giovanni interroga l’origine

dell’oggi, i giorni del tradimento, il momento in cui l’Italia ha finito di

vendersi l’anima.

Maurizio de Giovanni è scrittore, sceneggiatore, drammaturgo e

autore di popolari serie poliziesche come quelle del commissario

Ricciardi, dei Bastardi di Pizzofalcone, di Mina Settembre e di Sara

Morozzi. Dai suoi romanzi, sempre in vetta alle classifiche e tradotti in

tutto il mondo, sono state tratte fortunate serie televisive.


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ENZO GENTILE

“LUDOVICO EINAUDI. La musica, le origini, l’enigma”

Primo libro dedicato interamente al grande

compositore e pianista italiano tra i più noti e

apprezzati a livello mondiale, disponibile in libreria

e negli store digitali.

Per la prima volta in un volume viene narrato il

percorso umano e artistico di Ludovico Einaudi,

prima dell’affermazione internazionale come

compositore e concertista, esplorando la sua

formazione, le radici, la dimensione più intima e

familiare, spesso rimaste volutamente distanti dai

riflettori.

“Ludovico Einaudi – La musica, le origini, l’enigma”

propone una narrazione vivida e personale,

accompagnata da fotografie rare e inusuali, una

selezione di preziose dichiarazioni rilasciate da

Ludovico Einaudi nel corso di rare interviste e

quasi 50 testimonianze inedite e ricordi di

musicisti, registi, coreografi, sceneggiatori e artisti

che hanno lavorato con il compositore.

Enzo Gentile, nato a Milano nel 1955, è un

giornalista professionista, hendrixiano da sempre,

si occupa di musica e musiche da più fronti ed è

uno dei critici musicali italiani più noti e apprezzati.

Ha collaborato a un centinaio di testate, tra

quotidiani e periodici, firmato una trentina tra libri,

cataloghi e saggi, organizzato mostre e convegni,

curato la direzione artistica di diversi festival, da

“Suoni e Visioni” a “Naturalmente pianoforte”,

operato per radio e televisioni. È docente

all’Università Cattolica, dove tiene il corso di Storia

della musica Pop-Rock nel Master in

Comunicazione Musicale. Tra gli artisti a cui si è

dedicato, oltre a Hendrix e i Beatles, anche

Fabrizio De André (2018) ed Enzo Jannacci (2023)

di cui ha pubblicato le biografie critiche.


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Michela Nucciarelli

“Carissime Nennella e Belluccia”

La storia inedita della famiglia Guglielmi dal suo carteggio privato (1892-1944)

"Carissime Nennella e Belluccia. La storia inedita della famiglia

Guglielmi dal suo carteggio privato (1892-1944)", scritto da Michela

Nuccitelli, è un'opera che illumina la vita di una delle famiglie nobili più

influenti di Civitavecchia attraverso il filtro di lettere mai pubblicate prima

d'ora. Il testo ci trasporta in un mondo raffinato, scandito da nascite,

matrimoni combinati, lutti improvvisi e gioie fugaci, con uno sguardo

intimo sulle dinamiche familiari segnate da balli, ricevimenti e battute di

caccia.​Un racconto familiare autentico

Il libro narra le vicende dei Guglielmi di Vulci, dando risalto soprattutto

alle figure femminili di Elena e Isabella, affettuosamente chiamate

“Nennella” e “Belluccia”. Il loro altruismo e la loro forza emergono

prepotentemente tra le righe: Elena, infatti, viene ricordata come la “fata

benefica” per il suo impegno nell'emancipazione delle donne di Isola

Maggiore, dove istituisce una scuola di merletto che rappresenta una

piccola rivoluzione sociale. Isabella, invece, è donna di grande energia e

sensibilità, capace di superare le avversità che la vita le pone davanti.​

Personaggi maschili e imprese eroiche

Il carteggio restituisce anche ritratti maschili intensi: il senatore Giacinto,

marito di Isabella, si distingue per il coraggio dimostrato durante

l'incendio di Civitavecchia, mettendo a rischio la propria vita per salvare

altri; Giorgio Guglielmi, promesso erede che si afferma attraverso una

brillante carriera politica; e infine Guglielmo, il figlio meno noto, che

affronta una terribile malattia destinata a segnare tragicamente il suo

destino.​Un affresco storico e sociale

Il volume è immerso nello scenario storico e sociale della fine

dell'Ottocento e della prima metà del Novecento, arricchito dagli aspetti

salottieri e da una profonda umanità che emerge proprio grazie alla

sincerità del carteggio privato. La forza del libro risiede nella capacità di

rendere vivi i personaggi, restituendo la loro voce, emozioni e relazioni,

e al tempo stesso offrendo uno scorcio su un'epoca quasi dimenticata.

Giudizio complessivo Nuccitelli riesce a combinare rigore documentale e

sensibilità narrativa, costruendo una storia che è insieme personale e

universale, familiare e pubblica, capace di affascinare sia chi ama la

storia locale, sia chi cerca emozioni vere e personaggi memorabili. Un

ritratto autentico che merita di essere letto.

Michela Nucciarelli dal 2013 lavora

presso il percorso museale di Isola

Maggiore sul Lago Trasimeno che

comprende il Museo del merletto.

Studiosa e ricercatrice, da anni si

dedica alla ricerca per ricostruire la

storia della famiglia Guglielmi e del

pizzo d’Irlanda di Isola Maggiore.


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Fabrizio Silvestri


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L'Orchestra Popolare del Saltarello, ambasciatrice della tradizione abruzzese nel mondo, torna dopo il successo del primo

volume con il nuovo lavoro discografico “Abruzzo Vol. 2”. L'album è un autentico omaggio alla cultura popolare abruzzese, che

viene reinterpretata con sensibilità contemporanea: nove brani, di cui otto sono canti tradizionali rielaborati con passione e

innovazione.​Il progetto, diretto da Danilo Di Paolonicola, fonde strumenti popolari e melodie arcaiche con sonorità moderne. Il

risultato è una musica intensa capace di emozionare, mantenendo vivo il legame con le radici abruzzesi. Di Paolonicola

racconta: «Il disco racconta l'anima della terra attraverso suoni della memoria, fondendo tradizione e innovazione. Le voci

straordinarie e la cura dei dettagli rendono “Abruzzo Vol. 2” un ponte tra passato e futuro».​

A chiudere l'album, una potente versione di “Bella Ciao” ​in diverse lingue (dall'arabo all'ucraino, russo, arbëreshë, francese,

spagnolo, wolof africano e italiano): un mosaico vocale che attraversa culture e confini, mantenendo vivo il messaggio

universale di libertà e resistenza. Il video del brano “Serenata per te” è disponibile su YouTube.​

L'Orchestra Popolare del Saltarello nasce nel 2014 da un'idea di Danilo Di Paolonicola. L'obiettivo è tradurre in musica la storia

degli antichi tratturi, rivalutando e innovando la tradizione abruzzese tramite 12 musicisti e un corpo di ballo. L'organico include

voce, organetto, fisarmonica, chitarra, mandolino, zampogna, ciaramella, violino, flauti, tamburelli, basso elettrico, batteria e

percussioni, con contaminazioni jazz, funk, rap ed elettronica.

Tra i membri figurano Antonella Gentile, Alessandra Ventura, Nicole Massanisso, Anissa Gouizi, Vania Salvatore, Alpha Sall,

Dorian Rotilio, Armando Rotilio, Alex Paolini, Emanuele Di Teodoro, Gionni Di Clemente, Matteo Di Battista, Manuel D'Armi e

Alessandro Tarquini. L'Orchestra vanta collaborazioni con artisti come Goran Bregović, Antonella Ruggiero, Teresa De Sio,

Tiromancino, Povia e Orietta Berti. Dal 2023, è protagonista di un tour nazionale al fianco di Max Gazzè con il progetto Musicae

Loci, portando la musica abruzzese sui principali palchi italiani.


Luca Fochetti

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“Je Ne Me Vois Plus”, il nuovo singolo di Alice Alison,

distribuito da Altafonte x The Orchad e nato dalla

collaborazione con Diego Esposito e Giovanni Antonicelli

alla produzione, esplora le ferite lasciate da relazioni

tossiche e il difficile percorso verso la liberazione emotiva. Il

brano, diretto e intenso, si fa spazio tra momenti di

malessere e confrontarsi necessari con le proprie ombre,

raccontando la fatica di accettare la propria debolezza e la

complessa ricerca dell'equilibrio interiore.​La canzone nasce

da una lezione importante: talvolta è il dolore a spingerci

verso una nuova versione di noi stessi, più ricca e matura.

Alice Alison racconta il suo viaggio personale: «Spesso

cresciamo solo passando attraverso il malessere,

incontrando un “caso umano” che ci obbliga a cambiare.

Non mi riconoscevo più, cercavo la mia vecchia versione senza

comprendere che era arrivato il momento di accogliere la nuova. Ora

so che questa nuova me è non solo migliore, ma anche infinitamente

più appagante».

Alice Alison (vero nome Alice Accardi), milanese, cantautrice dal cuore

fiabesco e bohemian, ha saputo incantare la scena musicale milanese

e italiana, distinguendosi in spettacoli nazionali e internazionali, oltre

che a Sanremo Lab. Dopo un primo EP “Cuore in Lock Down” (2020),

prodotto da Eiemgei (AAR Music), dove emerge la sua ecletticità,

Alison con il suo nuovo brano apre una nuova fase segnata da

maggiore consapevolezza e introspezione.​

“Je Ne Me Vois Plus” è una delicata confessione in musica, un invito a

lasciarsi alle spalle le versioni passate di sé per abbracciare una

rinascita autentica. Alice Alison conduce l'ascoltatore in un viaggio

personale ed emozionale, attraverso sonorità evocative e una voce che

trasmette sincerità ed energia – pronti per essere guidati verso un

nuovo capitolo di libertà interiore.


Luca Fochetti

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C'è un filo sottile che lega il disagio individuale ai grandi sommovimenti collettivi della storia. In un'epoca in cui l'incertezza

sembra dominare, AKA5HA sceglie di non arrendersi. “Rifiorirai”, il nuovo album in uscita digitale e vinile il 7 novembre per

Tanca (sottoetichetta di Trovarobato, produzione condivisa con IOSONOUNCANE), invita ad esplorare il vuoto e il dolore per

trovarvi, sorprendentemente, la fonte stessa della rinascita.​

Dopo anni di produzione per altri artisti urban e rap, l'artista bolognese compie una svolta: qui crea un cantautorato elettronico

dal cuore pop e profondamente introspettivo. La voce diventa il vero centro compositivo, portando le parole in primo piano e

disegnando con esse paesaggi sonori di rara densità. I dieci brani del disco – da “Inverno '96” a “Rondine” – non propongono

una consolazione facile: la rinascita cantata da AKA5HA attraversa addii, lutti, spaesamenti, per approdare a una

consapevolezza lucida, dove il dolore non viene negato ma accolto come base per una fioritura autentica.

Il lavoro, che arriva a tre anni dall'esordio “Incanto e disperazione”, intreccia riferimenti che vanno dai Radiohead a Moderat, da

Floating Points a Bon Iver, per lambire la sperimentazione elettronica di IOSONOUNCANE – da qui nascono architetture

sonore che accolgono tanto la melodia quanto la dissonanza, il pop quanto l'alt-rock, la parola quanto il ritmo. La malinconia

attraversa ogni traccia, espressa in canto ma anche nei contrasti tra acustico e digitale, desiderio e ostinazione, memoria e

tensione verso il cambiamento. Un esempio lampante è “Ivi”, brano centrale e manifesto di speranza, in cui la rinascita sgorga

proprio dalla ferita: “Quando il corpo muore, rifiorirai, rifiorirai, rifiorirai!”.​

Non è solo la musica a parlare: anche l'artwork dell'album, firmato da Alessandro Tucillo e Manuel Grazia, riprendendo il tema

della trasformazione, raffigurando un albero che si trasmuta da secco a maestoso, in una spirale di rinascita sospesa tra cielo e

terra.

AKA5HA, nato da padre bolognese e madre sarda, già fondatore del collettivo “Matching Criteria vol.1” e reduce da anni come

produttore per altri, qui si mette completamente in gioco: dalla scrittura alle programmazioni, fino a mix e mastering, tutto porta

la sua firma. La voce, spogliata di orpelli digitali, resta nuda e vulnerabile, ma anche più potente e autentica. Accanto a lui,

IOSONOUNCANE contribuisce con una produzione ricca di dettagli ed equilibri, in un dialogo tra folk e sperimentazione

elettronica.

“Rifiorirai” è un'ode al coraggio di attraversare il dolore, di non fuggire dalla rabbia o dalla malinconia, ma di accoglierle nei

propri paesaggi interiori. Non una rinascita facile, ma una rinascita vera, in cui la musica diventa possibilità di liberazione e

nuova linfa per affrontare il presente.​


Fabrizio Silvestri

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Aida Satta Flores, cantautrice Siciliana nata a Palermo il 21 settembre 1960, dopo la vittoria al Festival di Castrocaro 1985, ha

partecipato tre volte al Festival di Sanremo: 1986 con Croce del Sud – prod. artistica Roberto Colombo; 1989 con Certi Uomini

- prod. artistica Gino Paoli e Peppe Vessicchio; 1992 con Io scappo via - prod. artistica Nomadi. Negli anni ha preso parte a

numerosi eventi artistici e sociali: il Premio Rino Gaetano, il festival O' Scià, il Premio De André, e iniziative antimafia con i

MCR per LIBERA. Nel 2008 ha ricevuto il Premio Lunezia per il Valore Musical-Letterario dell’Album Aida Banda Flores e il

Premio Mia Martini nella sezione Donna Live. Nel 2009 ha conquistato il Premio della Critica e Premio per la migliore musica

con la canzone A cuore nudo al Festival degli Autori di Sanremo, il Premio Fuori dal coro, Il Premio Miglior tour 2009 al Festival

Internazionale Suoni dal Salento e il Premio al Festival Contro. Nel 1992 Aida Satta Flores pubblica il suo album d’esordio, Il

profumo dei limoni, unica produzione dei Nomadi. Dieci anni dopo, nel 2002, esce il suo secondo lavoro discografico, Voglio

portarti musica, prodotto da Arte Senza Fine, realtà con cui continua a collaborare fino ad oggi. Nel 2005 arriva il terzo album,

Aida Banda Flores, un live di brani inediti, realizzato con il sostegno della Regione Siciliana – Assessorato ai Beni Culturali.

L’anno successivo, nel 2006, pubblica una riedizione dello stesso album, in formato CD + DVD. Nel 2015 dà alle stampe

Bellandare, un disco arricchito dalla partecipazione di artisti del calibro di Edoardo De Angelis, Mimmo Locasciulli, Leo Gullotta,

Vincenzo Mancuso e Giovanni Sollima, co-prodotto con Leonardo Bruno. Le illustrazioni degli album Aida Banda Flores e

Bellandare furono un dono di Sergio Staino. Nel 2021, in piena pandemia, realizza d’Istanti, un DVD che documenta due

concerti speciali tenuti al Teatro Greco di Tindari e alla Cattedrale di Palermo, con gli archi diretti dal M° Valter Sivilotti e la

partecipazione dei Radiodervish. Il progetto è stato donato a studenti delle scuole superiori e ai detenuti, sottolineando ancora

una volta il forte impegno sociale dell’artista.

Dal 2022 al 2024 realizza, in Sicilia e in Germania, concerti speciali: Storie in jazz: Suono tra l’indaco e il tuono con Peter

Wegele; BATTIATICA, concerti sold-out, tributo a Franco Battiato, con oltre 80 musicisti, Orchestra Sinfonica Siciliana, i tenori

del Teatro Massimo di Palermo e la sua storica band. unn’È, singolo dedicato a Battiato, esce, ancora inedito, in videoclip, sul

canale YouTube dell’artista, il 18 maggio 2024, nel terzo anno della scomparsa del Maestro di Ionia, per essere ripubblicata il

21 giugno 2024 da LaSanBiagio edizioni di Amedeo Minghi.

Il 2025 è l’anno del ritorno di Aida, in collaborazione con Azzurra Music per il doppio album in vinile e streaming VOLVER. Un

ritornare senza nostalgia, girando in eterno cambiamento. Il nuovo progetto di Aida verte sull’importanza del concetto del FAI

LA TUA pARTE. Nato e sviluppatosi nel corso di due anni di lavoro con i giovani, musicisti e compositori, di uno dei più storici

Conservatori d’Italia, vede la partecipazione di numerosi ospiti: Max Manfredi, Federico Sirianni, Mariella Nava, Amedeo

Minghi, Mario Incudine, Danilo Sacco, Davide “Dudu” Morandi dei Modena City Ramblers, Eugenio Bennato, Moni Ovadia,

Davide Shorty, Cisco Bellotti, Lina Gervasi al theremin, la Corale Cantoria Teatro Massimo di Palermo e il Coro Settima

Polifonia. Volver è un doppio vinile molto ambizioso che unisce il primo disco del 1992 e l’ultimo del 2025. Il nuovo album della

cantautrice siciliana è un viaggio musicale che parte da una “preghiera laica” cantata al telefono a Battiato e arriva fino a

oggi…


STEFANO FRANCIA ENJOYART

presenta

COMPILATION e PODCAST

IN COLLABORAZIONE CON ALWAYS POMODORO STUDIO

DISPONIBILE SU TUTTE LE PIATTAFORME

Ascolta ora

PODCAST/STEFANOFRANCIA


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Le opere d'arte raffiguranti il nudo femminile hanno da sempre catturato l'attenzione e l'ammirazione degli spettatori. Ma

cosa rende queste opere così affascinanti? E cosa desiderano esprimere gli artisti attraverso di esse?

Gli storici dell'arte indicano la Venere di Willendorf, una statuetta di 30.000 anni fa, come il primo esempio di nudo

femminile. Sebbene il suo aspetto differisca dai canoni di bellezza odierni, è essenziale guardare oltre e apprezzare il

contesto storico e culturale in cui tali opere sono nate. Il corpo femminile, da sempre oggetto di ammirazione e

contestazione, è rimasto inalterato nella sua forma, mentre gli ideali di bellezza hanno continuato a evolversi, riflettendo la

storia delle donne nell'arte.

Gli artisti, da Botticelli a Rubens fino a Kustodiev, si impegnano nel rappresentare la loro visione personale della bellezza.

Come affermava Protagora, "L'uomo è la misura di tutte le cose", suggerendo che la percezione della bellezza è soggettiva.

Questo si riflette nelle opere che esplorano diversi concetti di bellezza come "kalogatia" e "kallipygia", incarnando la virtù,

l'innocenza e il desiderio.

La rappresentazione artistica del nudo femminile è straordinariamente varia, trasformando l'arte in una forma di espressione

polisemantica che celebra la bellezza in tutte le sue sfaccettature. Ciò che rende queste opere potenti è la loro capacità di

evocare sentimenti diversi in ciascun osservatore, facendoci riflettere su cosa significhi veramente bellezza.

In Russia, la raffigurazione del nudo femminile è stata influenzata da fattori geografici, religiosi e culturali. Il clima rigido e

l'influenza dell'Ortodossia hanno limitato la rappresentazione del nudo, un ostacolo superato solo nel XVIII secolo grazie

alle riforme di Pietro il Grande. Da allora, movimenti come il classicismo e l'accademismo hanno favorito una nuova

percezione del nudo come simbolo di bellezza terrena.

Artisti come Karl Brullov e Boris Kustodiev hanno arricchito il panorama artistico russo con le loro rappresentazioni del

nudo, creando immagini che coniugano bellezza fisica e intensità emotiva. Kustodiev, nonostante le sue difficoltà personali,

ha immortalato l'ideale di bellezza femminile russa, conferendo alle donne un posto nel pantheon mondiale delle bellezze.

Ilya Mashkov, con il suo avanguardismo audace, ha infranto le convenzioni cromatiche, creando opere che sfidano le

tradizionali percezioni della bellezza. Attraverso l'uso innovativo del colore, Mashkov ha saputo evocare la sensualità più

profonda, illuminando la bellezza femminile con tonalità vivaci e inaspettate.

La rappresentazione del nudo femminile nell'arte non è semplicemente una questione di estetica, ma una ricerca continua

della vera essenza della bellezza. Da Michelangelo a Rubens, gli artisti hanno cercato di catturare l'intrinseca bellezza del

corpo umano, ricordandoci che la nudità, nella sua forma pura e trionfante, è il cuore dell'arte plastica.

Opere di : Karl Brullov, Boris Kustodiev, Ilia Mashkov


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la Mamma Nižnij Novgorod mosaico Florian cent. 90x60 -2004

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L'autunno è forse la stagione più accogliente dell'anno,

avvolgendoci come una morbida e calda coperta. Questa è

la sensazione che si prova entrando nella piccola dimora di

un palazzo del XIX secolo che ospita il museo "Yurkovka",

dedicato all'artista Alexandr Nikolaevic Yurkov. Questo

luogo unico in Russia vede la realizzazione di dipinti senza

una sola goccia di colore, attraverso una tecnica inventata

dallo stesso Alexandr, chiamata “мозаика-флорийская”

(mosaico Florian): un gioco di parole che rivela l'ingegno del

maestro, un uomo davvero straordinario.

Ogni opera creata da Yurkov ha un significato speciale,

coinvolgendo lo spettatore in un gioco e in una performance.

Ciò è forse dovuto al fatto che non era solo un artista, ma

anche uno scenografo teatrale, conferendo alle sue opere

un'aura drammatica. Alexandr Yurkov nacque in una

famiglia di contadini oppressi in Siberia, nella regione di

Tomsk, il 10 aprile 1935. Il suo talento e la sua

immaginazione furono nutriti dalla povertà, poiché da

ragazzo non aveva né colori, né carta per dipingere.

Nel 1947 conquistò la commissione di ammissione della

Scuola d'Arte Surikov di Krasnoyarsk con insoliti disegni a

carboncino su carta da regalo. Al posto dei colori, usava

fuligine, argilla, bluastro, gesso e persino succo di

barbabietola. Dal 1951 iniziò a lavorare nei teatri drammatici

di molte città russe, progettando allestimenti scenici tra San

Pietroburgo e Mosca, proseguendo poi a Nižnij Novgorod.

L'artista realizzò il suo primo mosaico floreale nel 1978,

creando una tavolozza di colori con foglie di pioppo, mais ed

erba caduta.

La sua tecnica si ispira all'impressionismo, dove

l'accostamento di elementi naturali come una foglia di

pioppo grigia e una di betulla gialla inganna l'occhio

dell'osservatore, generando una percezione verdastra. I

suoi lavori, che spaziano da toni filosofici e malinconici a

tocchi di ironia e umorismo, raffigurano scene intime e

quotidiane. Rappresentazioni come una casa di campagna,

un cucciolo che gioca o un interno invernale illuminato dalla

luce calda delle finestre evocano una profonda vicinanza

all'animo umano.

Questo uso della luce riflette il desiderio dell'artista di

invitare a percepire la vita in modo più sottile ea vivere in

armonia con la natura. Alexandr Yurkov afferma: “Il mio

mondo ti proteggerà dal male, il maltempo non ti

danneggerà... Altrimenti, perché la natura mi avrebbe preso

come coautore?”.

Autoritratto mosaico Florian cent.58x42 -2003 Nižnij Novgorod

Gennaio Nevicata casa Nižnij Novgorod mosaico Florian

cent. 62x53 - 2002

La Sparanoia ©Antonio Ficai CourtesyOfFondazioneArmunia


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Campagna di Nižnij Novgorod mosaico Florian 20111 cent. 45x75

Cucciolo tra le gambe mosaico Florian 2003 cent. 45x75 Nižnij Novgorod

Sopra la palude mosaico Florian 20111 cent. 45x75 Nižnij Novgorod

La Troika mosaico Florian cent. 50x70 2007 Nižnij Novgorod

I sonnambuli mosaico Florian 20111 cent. 50x80 Nižnij Novgorod

Museo Yurkovka,

via Sergievskaya, 12

603005, Nižnij Novgorod

Теlefono 8 (920) 258-00-61.

Stagno a Boldino di Nižnij Novgorod mosaico Florian 2013 cent. 50x80


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LUCIO FONTANA:

PEGGY GUGGENHEIM

COLLECTION VENEZIA

Assia Karaguiozova


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MANI-FATTURA, a cura di SHARON HECKER, fino al 2 Marzo 2026

Le Ceramiche di Fontana, nelle sue varie espressioni, colpiscono con

movimento, staticità, colori brillanti, linee genuine, tagli profondi: la sua

è una firma inconfondibile.

Il tormento domina con visibile consapevolezza.

Notevole la padronanza della Materia, a cui fa assumere con maestria,

volti differenti: quando brillante e agitata, quando opaca e ferma.

I suoi Volti guardano altrove.

Dal Design all’Arte pura, davanti ad alcuni soggetti ci si dimentica del

materiale, con il quale l’Idea è stata espressa, altre, invece, è proprio la

Ceramica stessa a mostrarsi protagonista indiscussa.

Gli abissi contrastano la luce, senza entrarci in competizione, ma sono

proprio i rilievi a determinarne i confini.


Con “Saffo-Love”, Ivan Cattaneo torna a

sorprendere il pubblico con un singolo che

intreccia sonorità elettropop e tematiche di

grande attualità, confermando la sua natura di

artista poliedrico e fuori dagli schemi.

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Il brano è una dichiarazione d'amore

autentica e coraggiosa, pensata soprattutto

come omaggio alle donne che amano altre

donne: Cattaneo, ispirandosi al mito di

Saffo, esalta la diversità come forza

creativa e luminosa, ponendo al centro la

libertà di essere se stessi e di amare senza

compromessi.​

“Saffo-Love” è anche il preludio a un

progetto più ampio e ambizioso: “DUE.I”,

un'opera multimediale in uscita

esclusivamente in formato fisico il 31

ottobre e concepita come un vero e proprio

scrigno dell'arte. All'interno di “DUE.I”

coesistono musica, letteratura, arte visiva e

videoarte, riunite in una struttura pensata

per abbattere i confini tra i linguaggi

espressivi e regalare al pubblico

un'esperienza sensoriale totale, da

ascoltare, leggere e guardare. Il tema

centrale è la diversità, affrontata con libertà,

sarcasmo e un tocco profondamente

personale: la cifra stilistica che da sempre

distingue Ivan Cattaneo. L'opera si divide in

due volumi speculari, “Titanic-Orkestra” e

“Un Mammifero che Canta”, accomunati

dalla volontà di raccontare la complessità

dell'identità artistica e umana.

“Titanic-Orkestra” è un concept album che

reinterpreta la storia del celebre

transatlantico attraverso le voci di 24

personaggi immaginari, ciascuno

protagonista di una delle 24 canzoni

inedite. Questa parte raccoglie 2 CD audio

con i nuovi brani e un DVD con i “Tableau-

Mouvants”, opere di videoarte realizzate

dallo stesso Cattaneo che sottolineano la

sua ricerca instancabile di contaminazione

tra suono e immagine.

“Un Mammifero che Canta” è l'autobiografia creativa dell'artista e ripercorre 50 anni di carriera attraverso una raccolta di aforismi, poesie, racconti,

fiabe, quadri e fotografie. I 2 CD audio dedicati presentano 19 brani storici, rivisitati e riarrangiati, oltre ai grandi successi revival. Nato a Pianico

(Bergamo) nel 1953, Ivan Cattaneo si distingue fin da giovane per il talento nelle arti visive e nella musica. Arrivato nella Londra degli anni Settanta,

entra in contatto con leggende della musica e dell'arte che segneranno la sua poetica. Tornato in Italia, inizia una carriera sperimentale e

anticonvenzionale che lo vede protagonista sia nella musica pop che nella pittura e nella performance, come dimostrano progetti cruciali (“UOAEI”,

“Italian Graffiati”) e numerose collaborazioni. L'innovazione, la ricerca di nuove forme espressive e la celebrazione della diversità fanno di Ivan

Cattaneo una figura chiave della cultura pop italiana contemporanea. Con “Saffo-Love” e “DUE.I”, l'artista invita ancora una volta a superare ogni

confine, trasformando l'arte in uno spazio libero e accogliente per tutte le voci.


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Gegè Telesforo

DOPO 10 ANNI DALLA PRIMA PUBBLICAZIONE È DISPONIBILE LA VERSIONE

RIMASTERIZZATA DI “FUN SLOW RIDE” IL CELEBRE ALBUM DEL

POLISTRUMENTISTA E PRODUTTORE

Pina Delle Site

GegèTelesforo@BrunoBarillari2


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GegèTelesforo@BrunoBarillari

GeGè Telesforo celebra dieci anni di “Fun Slow Ride”: torna un capolavoro jazz internazionale

A anni dalla sua pubblicazione originale, dieci torna in Italia una riedizione rimasterizzata di “Fun Slow Ride”, album iconico del

cantante e polistrumentista GeGè Telesforo. Distribuito in origine nel 2016 dall'etichetta americana Ropeadope Records, “Fun

Slow Ride” riaccende oggi la scintilla di un progetto che ha segnato la scena jazz internazionale grazie a una produzione corale

di altissimo livello. Nato dalla collaborazione con il Latin Grammy Winner Leo Sidran, l'album è il risultato di due anni di

registrazioni tra Brooklyn, Madison, Londra e la campagna romana, un vero melting pot sonoro che fonde il respiro della natura

con l'energia cosmopolita delle metropoli.​Fra i 20 e più musicisti coinvolti spiccano nomi come Alan Hampton, Joanna Teters e

Sachal Vasandani, con la speciale partecipazione di Ben Sidran come narratore in “Let The Children”. I testi dell'album

esplorano temi etici e di responsabilità con una leggerezza che invita alla riflessione sull'eredità lasciata alle prossime

generazioni. Il progetto si arricchisce del videoclip “Next” interpretato da Alan Hampton e diretto dal visual artist Felice

Limosani, e di “Let The Children” di Simone Calcagni, legato alla campagna UNICEF “Soundz For Children”.

La nuova edizione di “Fun Slow Ride” conferma la missione di GeGè Telesforo: portare la sua visione musicale oltre confini con

passione, dedizione e la qualità che lo hanno reso una vera icona del jazz.

GeGè Telesforo è molto più di un musicista di talento: è uno dei più grandi ambasciatori del jazz italiano nel mondo.

L'ambasciatore dell'UNICEF, figura storica di radio e TV, ha trascorso quarant'anni a promuovere la musica jazz, collaborando

con leggende come Ben Sidran, Jon Hendricks e Dizzy Gillespie. Innovatore della tecnica dello scat e instancabile divulgatore,

è un punto di riferimento del panorama jazz internazionale.

Oltre all'attività musicale, Telesforo si dedica all'educazione con masterclass, e ha creato il progetto “Soundz For Children” per

sostenere i bambini in difficoltà. Insieme a Paolo Fresu è ambasciatore de “Il Jazz va a Scuola”, iniziativa che porta la musica

jazz nelle scuole italiane e avvicina nuove generazioni a un linguaggio universale e senza tempo


STEFANO FRANCIA ENJOYART

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Studio Morena

Studio Murena continuano a sorprendere con la loro

instancabile ricerca, dimostrando che il nuovo album

“Notturno” rappresenta un moderno, audace capitolo

nella storia della musica italiana contemporanea


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Dopo una stagione estiva da protagonisti nei più importanti

festival italiani – dal Mi Ami Festival al Viva! Festival,

passando per il Jazz:Re:Found – gli Studio Murena sono

tornati a travolgere il pubblico live con la forza travolgente

del loro ultimo album, “Notturno”. Prodotto da Tommaso

Colliva e arricchito da ospiti prestigiosi come Fabrizio

Bosso, Willie Peyote, Riccardo Sala, Valeria Perdonò,

Rodrigo D'Erasmo, Mezzosangue e il misterioso rapper

24kili, “Notturno” rappresenta l'approdo maturo di un

percorso intenso, condiviso e in continua evoluzione.​

L'album racchiude undici brani nei quali i testi affilati ed

esistenziali si fondono con una miscela sonora innovativa,

frutto di una fusione unica tra jazz, hardcore rap ed

elettronica. Il risultato è un suono elastico e avvolgente, un

tratto epico e misterioso, che conquista senza mai

rinunciare all'identità e alla libertà creativa della band.

“Notturno” parla direttamente al cuore, raccontando

sentimenti e riflessioni nati dalle esperienze e dai

cambiamenti vissuti negli ultimi anni: amore e rabbia,

nostalgia e rimpianti, nuove consapevolezze e traiettorie

personali e collettive trovano voce in un disco tanto intimo

quanto dirompente.

Nati a Milano nel 2018, gli Studio Murena sono capostipiti di

un nuovo sound italiano che attinge dal jazz e

dall'elettronica e trova nel rap la sua cifra espressiva più

tagliente. Lorenzo “Carma” Carminati (voce, testi), Matteo

Castiglioni (synth, tastiere), Marco Falcon (batteria,

percussioni), Giovanni Ferrazzi (elettronica), Maurizio

Gazzola (basso, synth) e Amedeo Nan (chitarra) hanno

raccolto un'ascesa impressionante: dal debutto con

Costello's Records e il primo disco omonimo nel 2021

all'approdo in grandi playlist come la global Jazz Rap di

Spotify, dai festival di riferimento ai mass media.​

Tra piazze, radio (Casa Bertallot, RaiRadio2 e RaiRadio3),

progetti con Zara e Dardust, e una lunga serie di

collaborazioni con artisti e realtà di spicco italiane e

internazionali, la band milanese si è impostata all'attenzione

della critica e del pubblico, raccogliendo riconoscimenti da

testate come Rumore, Rolling Stone, Rockit e Soundwall.

L'estate 2023 ha segnato nuovi successi live accanto a

nomi come Jamiroquai, Nu Genea, Red Hot Chili Peppers e

Loyle Carner, passando anche per la loro prima data

internazionale allo Sziget Festival di Budapest.

a cura della redazione


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Satantango

“Permafrost” una ballata shoegaze tra

dipendenza emotiva e nostalgia Anni Novanta

a cura della redazione


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Con “Permafrost”, il duo Satantango firma un nuovo capitolo della propria narrazione musicale, confermando l'anima autentica

e densa che aveva già introdotto con il precedente singolo “9.11”. Frutto del talento di Valentina Ottoboni e Gianmarco Soldi,

cresciuti nella provincia cremonese, “Permafrost” esplode fin dalle prime note in una dimensione shoegaze che richiama gli

Anni Novanta, sovrapponendo loop ipnotici, muri di chitarre distorte e drum machine, in un tributo stilistico ai My Bloody

Valentine.​

Il suono stratificato del brano è potente e magnetico, capace di avvolgere l'ascoltatore e trasportarlo in una fuga immaginifica.

Particolarmente suggestiva la voce sussurrata di Valentina Ottoboni, un mantra inquieto che si insinua nel tessuto sonoro

creando una sospensione tra realtà e sogno. Il testo gioca con ripetizioni e opposti (Mi riempi sempre come se / Mi svuoti

sempre come se), raccontando una condizione di stallo emotivo tra due persone invischiate in un “permafrost” sentimentale

che sembra impossibile da sciogliere. È una dipendenza romantica e allo stesso tempo tossica, dove il loop emotivo si ripete

come una spirale da cui non si riesce a uscire.

“Permafrost”, scritto e prodotto interamente dal duo, si inserisce nei paesaggi sonori già noti dei Satantango: atmosfere cupe e

delicate, nostalgiche e urgenti, che diventano generazionali per la loro autenticità. Il nome Satantango è un omaggio

all'omonimo film ungherese del 1994 e richiama il declino malinconico e poetico di una provincia nebbiosa e sospesa nel

tempo. Ottoboni e Soldi intrecciano dark e alternative, progressive e shoegaze, in un autoritratto artistico in cui la nostalgia è

insieme rifugio e zona di comfort.

Il percorso dei Satantango è profondamente “fai da te”: i due artisti scrivono, compongono e producono da soli, alternando

intensità istintiva e ricerca analitica. Le atmosfere del nuovo brano anticipano l'uscita del loro album di debutto “Satantango”,

previsto per il 21 novembre, segnata da un'urgenza compositiva che racconta la condizione umana tra disincanto, desiderio e

memorie sfumate di luoghi perduti, proprio come quelli evocati dal mito dell'America anni '90


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ALESSANDRO QUARTA

Il violinista di fama internazionale, definito dalla

CNN un genio musicale e premiato a montecitorio

come eccellenza italiana nel mondo per la musica

esce con un nuovo album: “I 5 Elementi”.

a cura della redazione


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Il celebre violinista Alessandro Quarta torna con la

rimasterizzazione de “I 5 Elementi”, adesso anche in

doppio vinile (edizione limitata 180 gr.) per Fonè Records,

con la partecipazione del pianista Giuseppe Magagnino e

de I Solisti Filarmonici Italiani.

L'album, interamente strumentale, è un vero viaggio

musicale e filmografico capace di unire note e atmosfere

contrastanti: malinconie struggenti, sensualità, melodie

avvolgenti, ma anche ritmi rock incisivi e potenti.​

Ne “I 5 Elementi” Quarta mostra tutta la sua creatività e

coinvolge il pubblico in un'opera dove il violino solista

dialoga con orchestra e pianoforte, dando vita a un

tessuto sonoro ricco di sfumature ed evocazioni profonde.

Il tema centrale è il potere, sia positivo sia distruttivo,

degli elementi fondamentali della natura, che l'artista

affronta invitando alla riflessione su responsabilità e

fragilità della vita. Il messaggio si amplia a una

consapevolezza ambientale, sottolineando l'importanza di

prendersi cura del pianeta e del fragile equilibrio che lo

sostiene.

Nei brani, Quarta racconta emozioni universali: passato,

infanzia, gioie, paure, ricordi e nostalgie. L'album, come

sottolinea l'autore, diventa la chiave per riaprire quei

cassetti della memoria che spesso si tengono chiusi,

riportando a galla ciò che ci rende davvero umani: «Noi

siamo fatti di quei ricordi. Noi siamo quei ricordi.»

Prodotto da Fonè Records, storica etichetta audiophile

italiana, “I 5 Elementi” è inciso con attrezzature

analogiche di altissima qualità, restituendo un suono puro

e autentico, privo di manipolazioni digitali, e impreziosito

dall'uso di leggendari microfoni storici, una testimonianza

della cura del dettaglio sonoro. Alessandro Quarta è

riconosciuto a livello internazionale come violinista,

compositore e arrangiatore. Affermatosi al fianco di

prestigiosi direttori d'orchestra e in collaborazioni con

nomi illustri dai Berliner Philharmoniker a Carlos Santana,

da Lucio Dalla a Lenny Kravitz, Quarta ha calcato i più

importanti palchi in Europa, America, Asia e Medio

Oriente, ricevendo standing ovation e riconoscimenti da

media e pubblico. Compositore per il cinema, creatore di

progetti dedicati a Piazzolla e autore di performance

memorabili anche per la televisione e per grandi eventi

istituzionali, suona su strumenti pregiati come il violino

Guadagnini del 1761. La sua arte vive nella capacità di

coniugare virtuosismo tecnico e intensa espressività,

rendendo ogni sua esecuzione un'esperienza unica.​

foto: Marco Perulli


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Spin-off di “Mare Fuori”, il film “Io sono Rosa Ricci” esplora il passato della protagonista

quindicenne, figlia del boss più temuto di Napoli. interpretata da Maria Esposito, il film

racconta rosa prima dell’arresto. Nel cast Raiz nel ruolo di don Salvatore Ricci, Andrea

Arcengeli in quello di Victor. Il film è stato diretto da Lyda Patitucci

a cura della redazione

Whitemary (c) Fabrizio Narcisi


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“Io sono Rosa Ricci” è il nuovo film drammatico e d'azione che,

partendo dall'universo di Mare Fuori, offre uno sguardo inedito e

intimo sulla giovane Rosa Ricci, protagonista amata della serie.

Il film non si limita a ripercorrere la trama già nota, ma

approfondisce le origini e le esperienze che hanno reso Rosa la

ragazza determinata, fragile e ribelle che il pubblico conosce,

spingendo gli spettatori a interrogarsi sulle scelte che portano a

cambiare ea lottare per la libertà.​

La storia segue Rosa (Maria Esposito), strappata dal suo mondo

familiare e gettata in una realtà ostile dove sopravvive

affrontando prove estreme. Il punto di svolta è l'incontro con

Victor (Andrea Arcangeli) , un giovane narcotrafficante che da

carceriere diventa suo alleato, dando vita a un rapporto intenso:

Rosa gli restituisce la voglia di vivere mentre insieme cercano la

fuga e la speranza. La narrazione si muove tra due mondi

opposti e complementari: l'isola di Agustin, misteriosa ed

estenuante, e Napoli, dove la famiglia di Rosa lotta per salvarla,

sullo sfondo di un paesaggio mediterraneo sospeso nel tempo.

La forza del film risiede anche nelle interpretazioni di un cast

internazionale e nella scelta di una colonna sonora firmata da

Paolo Baldini, capace di intrecciare radici antiche e sonorità

moderne. Il brano finale, interpretato da Raiz (Don Salvatore

Naomi

Ricci) e Silvia Uras, richiude il film in un cerchio emotivo e

intenso, restituendo allo spettatore l'essenza viscerale di Rosa e

della sua battaglia per la libertà.

Raiz (Don Salvatore Ricci)

Raiz (Don Salvatore Ricci) Maria Esposito (Rosa Ricci)


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“Il Maestro”: un viaggio di formazione e rinascita lungo la costa italiana

Ambientato alla fine degli anni Ottanta, “Il Maestro” racconta la storia di Felice, tredicenne alle prese con duri allenamenti e le

aspettative paterne nel mondo agonistico del tennis. Per prepararlo ai tornei nazionali, Felice viene affidato a Raul Gatti, un

sedicenne ex campione di tennis che vive un presente segnato da rimpianti e ambizioni frustrate.

Il loro rapporto, tra partite e trasferimenti lungo la costa italiana, si trasforma in un percorso di crescita per entrambi: Felice

scopre il valore della libertà e Raul intravede la possibilità di un nuovo inizio. Tra sconfitte, bugie e incontri bizzarri, si

costruisce un legame profondo e irripetibile, simile a quelle estati uniche che segnano per sempre.

“Il Maestro” è un omaggio ai mentori imperfetti, un film che esplora il dolore della crescita, la forza dell'insegnamento e la

bellezza dei legami umani. Una commedia all'italiana rivolta a chi crede che, passo dopo passo, il mondo possa diventare un

posto migliore.


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FRIDA OPERA MUSICAL

L’arte, la vita, la rivoluzione: frida kahlo vive sui

palcoscenici dei principali teatri italiani.

Fabrizio Silvestri


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Federica Butera nel ruolo di Frida Kahlo

A partire da ottobre 2025, i teatri italiani hanno accolto una nuova, attesissima produzione:

FRIDA OPERA MUSICAL, scritto da Andrea Ortis e Gianmario Pagano, con la regia di Andrea Ortis e la

partecipazione di Drusilla Foer. Le musiche e le liriche di Vincenzo Incenzo si fondono alle coreografie di Marco Bebbu

e alle linee dettagliate dei costumi a firma di Erika Carretta. Le scene di Gabriele Moreschi portano il pubblico in

un’atmosfera magica e allo stesso tempo realistica del Messico con l’unione delle luci di Valerio Tiberi e Virginio Levrio

che cura anche le proiezioni. Dopo aver emozionato il pubblico con produzioni come La Divina Commedia Opera Musical

e Van Gogh Café Opera Musical, la MIC International Company firma ora un nuovo progetto teatrale capace di unire

impatto visivo, potenza musicale e profondità narrativa. FRIDA OPERA MUSICAL" è un viaggio straordinario nella

vita e nelle opere di Frida Kahlo in collaborazione con il Museo Frida Kahlo “Casa Azul” e il Museo Diego Rivera

Anahuacalli di Città del Messico e con il Patrocinio dell’Ambasciata del Messico in Italia.

FRIDA OPERA MUSICAL è un musical potente e visionario che intreccia arte, rivoluzione e passione. Al centro

dell’opera la vita di Frida Kahlo (interpretata da Federica Butera): il suo amore tormentato con Diego Rivera

(interpretato da Andrea Ortis), la forza del suo corpo ferito, la resistenza e la voglia di vivere, la lotta per l’identità e la

libertà. Ad accompagnare il suo viaggio, la Catrina (interpretata da Drusilla Foer), protagonista assoluta

dell'immaginario e della cultura popolare messicana, icona della morte e della vita, della satira e della bellezza eterna; è

lei che incarna lo spirito del Messico profondo nel quale convivono, in un unico grande affresco, colori, musica e

passione.


Catrina (interpretata da Drusilla Foer)

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Catrina (interpretata da Drusilla Foer)

Frida Kahlo (interpretata da Federica Butera)

Diego Rivera (interpretato da Andrea Ortis)

“FRIDA OPERA MUSICAL" racconta la straordinaria esistenza di Frida Kahlo, artista, icona del femminile, anima

ribelle di un’epoca in tumulto, uno spettacolo che dà vita a un ritratto profondo e vibrante della pittrice che ha saputo

trasformare il dolore in colore e la fragilità in potenza creativa. L’OPERA si muove tra la potenza del teatro musicale e

la forza visiva del mondo pittorico. Lo spettatore viene immerso nel Messico post-rivoluzionario, tra fermenti

ideologici, arte murale, influenze europee e figure chiave come Zapata, Trotsky, Breton, Tina Modotti, solo per citarne

alcune. È un viaggio corale nel cuore di un’epoca segnata dal desiderio di cambiamento, in cui Frida vive con

sfrontata autenticità.La relazione tra Frida e Diego è il nucleo pulsante della narrazione: un amore smisurato,

radicale, imperfetto, che si fa alleanza e scontro, passione e ideologia, un legame che attraversa infedeltà, successi e

rivoluzioni personali e collettive. A fare da cornice, il Messico colorato, allegro e dissacrante della Catrina, in cui la

vita e la morte danzano insieme al ritmo dell’arte, un Messico dalle radici azteche nel quale la musica avvolge tutto e

tutti in un canto continuo alla vita.


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Grande successo al Teatro Arcimboldi di Milano per la prima

stagione di balletto con uno dei capolavori più amati del repertorio

classico: La Fille Mal Gardée, presentato da TAM Ballet.


TAM Ballet ha portato in scena uno spettacolo di raffinato intrattenimento,

capace di conquistare anche chi si avvicina per la prima volta al mondo

della danza, grazie all’energia travolgente, all’eleganza dei movimenti e

all’immediatezza comunicativa del linguaggio corporeo. Nei ruoli principali

si esibiranno Giordano Bozza e Ruika Yokoyama, primi ballerini del

Thüringen Staatsballett di Gera, Germania.

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ROCKY HORROR SHOW

Tour Italiano

Francesco Leone


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L’iconico movie con Tim Curry e Susan Sarandon ha appena festeggiato 50 anni ed ora il musical

che lo ha ispirato è pronto a conquistare nuovamente il pubblico italiano: “The Rocky Horror

Show”, il leggendario e trasgressivo musical di Richard O’Brien, torna nel 2025 in tour con il suo

mix esplosivo di musica rock e travolgente energia che ha reso lo spettacolo un fenomeno globale

da oltre cinque decenni. Nelle tappe di Milano e Trieste ci sarà una grande sorpresa: il ruolo del

Dottor Frank'n'Furter sarà interpretato dalla superstar internazionale Jason Donovan, storico

protagonista del personaggio e garanzia di un’esperienza indimenticabile. A Bologna e Roma

invece, ci sarà nello stesso ruolo Stephen Webb


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Stephen Webb

ROCKY HORROR SHOW - Italian tour 2025

Dal 7 al 9 Novembre 2025 BOLOGNA, Teatro Duse

Dall’11 al 16 Novembre 2025 TRIESTE, Teatro Rossetti

Dal 18 al 23 Novembre 2025 MILANO, TAM Teatro Arcimboldi

Dal 25 al 30 Novembre 2025 ROMA, Teatro Brancaccio


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The Book of Mormon

Il celebre musical considerato uno dei più irriverenti, intelligenti e

provocatorie del teatro contemporaneo arriva finalmente in Italia

al TAM Teatro Arcimboldi Milano dal 10 al 21 dicembre 2025

Francesco Leone


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Il celebre musical The Book of Mormon arriva finalmente in Italia. La prima assoluta dello

spettacolo nel nostro Paese si terrà proprio al TAM Teatro Arcimboldi Milano dal 10 al 21

dicembre 2025, segnando una nuova pagina del teatro italiano. Considerata una delle

opere più irriverenti, intelligenti e provocatorie del teatro contemporaneo, The Book of

Mormon nasce dall’incontro del genio creativo di Trey Parker e Matt Stone, geniali autori

della serie televisiva South Park con Robert Lopez, co-creatore del musical di Broadway

Avenue Q e autore dei brani dei film Disney Frozen e Coco. Dopo aver fatto il suo debutto

nel 2011 all’Eugene O'Neill Theatre di New York, dove ha vinto nove Tony® Awards,

incluso Miglior Musical, The Book of Mormon è stato rappresentato in tre continenti e ha

vinto oltre trenta premi internazionali.


Il musical ha sbancato i botteghini dei teatri, raggiungendo il record storico di

incassi a New York, Londra, Melbourne, Sydney e in molte città degli Stati Uniti.

La produzione londinese, che ha debuttato nel febbraio 2013 al Prince of Wales

Theatre, dove ha stabilito il record per il maggior numero di biglietti venduti in

un singolo giorno nella storia del West End, per poi vincere quattro Olivier

Awards®, incluso Miglior Nuovo Musical.

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Il Dolce Richiamo del Natale

La Storia del Panettone che Unisce Generazioni


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Il panettone, con la sua inconfondibile fragranza di scorza d'arancia, uvetta e burro, non è solo un dolce

natalizio italiano per eccellenza; è un rito che rievoca emozioni, ricordi d'infanzia e momenti di condivisione.

Durante le festività, è impossibile non respirare l'aria di festa quando si sente il profumo del panettone

appena sfornato. Rappresenta il simbolo tangibile di un tempo in cui le famiglie si riuniscono e i cugini

arrivano da lontano per condividere risate e storie intorno al tavolo festivo.

Le origini del panettone sono avvolte in una trama di miti e leggende. Una delle storie più affascinanti ci

riporta al XV secolo, alla corte di Ludovico il Moro. Durante un banchetto natalizio, un dessert andò bruciato,

e un giovane aiuto cuoco di nome Toni creò un nuovo dolce con gli ingredienti rimasti: farina, uova,

zucchero, burro, uvetta e scorza d’arancia candita. Nacque così il "pan de Toni", oggi noto come panettone.

Da Milano, il panettone si diffuse rapidamente in tutta Italia e nel mondo. Nel XX secolo, marchi come Motta

e Alemagna iniziarono a produrlo su larga scala, amplificandone la fama globale. Tuttavia, Milano rimane il

centro nevralgico di questa delizia, con artigiani che si sfidano ogni anno per creare il miglior panettone.

Preparare un panettone è un'arte che richiede pazienza e maestria. Inizia tutto dal lievito madre, che dona al

dolce la sua straordinaria sofficità e longevità. Dopo una lunga lievitazione, l'impasto viene cotto, creando

una cupola morbida e fragrante che incanta alla vista e al palato. Oggi, il panettone continua ad essere

l'indiscusso protagonista delle tavole natalizie, sia in Italia che all'estero. La sua essenza originale è

mantenuta pur con varianti locali che arricchiscono la tradizione. Ogni fetta rappresenta il calore delle

festività, un invito a fermarsi e a gustare la dolcezza delle piccole cose. In un mondo che cambia, il

panettone resta una costante, un simbolo di amore e convivialità che attraversa le generazioni, unendo

nonni e nipoti in un abbraccio di zucchero e ricordi. BUON NATALE DALLA REDAZIONE.


Pensiero del mese

DI FRANCESCA MEUCCI - DIRETTRICE DI SOLOMENTE

https://www.solomente.it

Una casa senza libri è come una stanza senza

finestre diceva un certo Marco Tullio Cicerone. Io

leggo libri di tutti i generi. Da sempre. A volte mi

capita addirittura di ricomprarli senza accorgermi che

li avevo già letti, e li rileggo. Non solo li compro, li

prendo in biblioteca, me li prestano (poi li restituisco),

li regalo, li consiglio, li presto a mia volta ma non li

rivoglio indietro, sono dell'idea che debbano 'girare',

se ne trovo uno particolarmente bello penso sempre

che più gente lo legge meglio è. Un libro è

un'avventura ogni volta diversa, da qualche parte

trovi la frase perfetta per te, quella che ti appartiene,

o che ti cambia, o che ti scuote, o che ti fa scoprire

una nuova prospettiva, o che ti mostra un altro te

stesso. Una finestra sull'infinito. Quando leggi viaggi,

vivi, ti emozioni. E ti affezioni al libro che stai

leggendo, vorresti non arrivare mai alla fine perché

sai già che ti mancherà. Se poi ti piace proprio tanto

vorresti avere vicino l'autore, per farci due

chiacchiere, come se fosse il tuo più caro amico. E

poi il rituale della lettura, l'odore della carta, il leggero

fruscio delle pagine, il mondo circostante che

scompare per lasciare il posto all'immaginazione. A

volte un libro riesce dove tutto il resto fallisce. A volte

un libro è il compagno di un pomeriggio o una via

d'uscita. A volte un libro è quello di cui avevi bisogno.

A volte un libro è un messaggio. A volte un libro è

solo un oggetto su uno scaffale, ma se inizi a

leggerlo può diventare qualsiasi cosa.


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