leStrade n° 1612 novembre 2025
INFRASTRUTTURE Il Giubileo di Anas: la voce dei protagonisti MATERIALI Il vento del Corten nel Parco del Delta del Po
INFRASTRUTTURE
Il Giubileo di Anas: la voce dei protagonisti
MATERIALI
Il vento del Corten nel Parco del Delta del Po
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N. 1612/11 NOVEMBRE 2025
Casa Editrice la fiaccola srl
0 1 6 1 2 >
INFRASTRUTTURE
Il Giubileo di Anas: la voce
dei protagonisti
MATERIALI
Il vento del Corten
nel Parco del Delta del Po
ISSN 0373-2916
ISSN 0373-2916
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7 7 0 3 7 3 2 9 1 6 0 2
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ISSN: 0373-2916
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Redazione
Monica Banti
Damiano Diotti
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COME ERAVAMO
7 I TEMI DEL NUMERO DI NOVEMBRE DEL 1925
di Fabrizio Parati
L’OPINIONE LEGALE
8 OBBLIGO DI MOTIVAZIONE DELLA P.A. ANCHE
PER L’AMMISSIONE DEI CONCORRENTI ALLA GARA
di Claudio Guccione
NOTIZIE DALL’ANAS
12 LOMBARDIA, VARIANTE DELLA TREMEZZINA
13 CALABRIA, A2 “AUTOSTRADA DEL MEDITERRANEO”
14 LAZIO, SS 56 DEI MONTI LEPINI
NEWS
16 ATTUALITÀ
28 CONVEGNI
30 AGENDA: CONVEGNI, CORSI, EVENTI
Segreteria di redazione
Jole Campolucci
jcampolucci@fiaccola.it
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Normativa
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Gallerie e Infrastrutture
Roberto Arditi
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Ponti e Viadotti
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INFRASTRUTTURE & MOBILITÀ
32 LE SMART ROAD. STATO DELL’ARTE E SCENARI FUTURI.
RAPPORTO TECNICO DELLA S.I.I.V.
di Marco Guerrieri
36 IL GIUBILEO DI ANAS
di Fabrizio Parati
46 MONITORAGGIO PERMANENTE SUL PONTE DI NERA
MONTORO, NEL COMUNE DI NARNI
di Lorenzo Benedetti
50 INFRASTRUTTURA E MANUTENZIONE PREDITTIVA
52 VERSO UNO SPAZIO FERROVIARIO EUROPEO UNICO
di Fabrizio Parati
53 TERZO MEGALOTTO DELLA STRADA STATALE
106 JONICA IN CALABRIA
di Mauro Armelloni
54 PROGETTARE IL DOMANI. HUNTERS GROUP RILEVA
LA RICHIESTA DI TRE FIGURE CHIAVE
di Federica Cavagliano
56 “ANDIAMO SUL SICURO”
di Damiano Diotti
57 PIÙ DRONI E MOBILITÀ AEREA AVANZATA
di Carlo Dossi
58 LA PRIMA IN ITALIA
60 INCLUSIONE SOCIALE E LOTTA ALLA VIOLENZA
DI GENERE LE PAROLE CHIAVE
di Francesco Benedetti
64 LYON-TURIN ENGAGEMENT FORUM 2025
di Gabriele Villa
Comitato di redazione
Leonardo Annese - ANAS/CNI AIPCR ITALIA
Roberto Arditi - Gruppo ASTM
Mario Avagliano - ANAS
Fabio Borghetti - Politecnico di Milano
Michele Culatti - Gruppo Siviero
Paola Di Mascio - AIPSS
Concetta Durso - ERF
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Pietro Marturano - MIT
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Francesco Morabito - FINCO
Michela Pola - FEDERBETON
Maurizio Roscigno - ANAS
Emanuela Stocchi - AISCAT
Monica Tessi - ANIE/ASSIFER
Gonzalo Alcaraz - IRF
Hanno collaborato
Fabio Abruzzese
Mauro Armelloni
Monica Banti
Francesco Benedetti
Lorenzo Benedetti
Ferdinando Carlesi
Federica Cavagliano
Matthieu Colombo
Stefano Coropulis
Mariano d’Ayala
Damiano Diotti
Carlo Dossi
Claudio Guccione
Marco Guerrieri
Fabrizio Parati
Enzo Rizzo
Daniela Stasi
Edvige Viazzoli
Gabriele Villa
lestrade @ fiaccola.it
68 LA VIA CLAUDIA AUGUSTA: PRIMA STRADA EUROPEA
di Fabio Abruzzese
78 IL CARICO DEL NUOVO PONTE ANNE DE BRETAGNE
di Mauro Armelloni
80 ANAS, NEL 2025 GARE PER 2,1 MILIARDI DI EURO
82 PIEMONTE, LINEA FERROVIARIA SFM2
83 MILANO CORTINA 2026 E SEA MILAN AIRPORTS
di Damiano Diotti
84 L’HUB TRASPORTISTICO DI MILANO PORTA EST
Comitato Tecnico-Editoriale
PRESIDENTE
LANFRANCO SENN
Professore Ordinario di Economia Regionale
Responsabile Scientifico CERTeT,
Centro di Economia Regionale, Trasporti
e Turismo dell’Università Bocconi di Milano
MEMBRI
MATERIALI E TECNOLOGIE
86 HEIDELBERG MATERIALS ITALIA E MAPEI INSIEME
PER I.TECH CARGO
di Ferdinando Carlesi
88 LA CEMENTERIA DI REZZATO-MAZZANO
89 EMANUELE FERRALORO È IL NUOVO PRESIDENTE
DI FEDERCOSTRUZIONI
di Monica Banti
90 L’I.I.C. ORGANIZZA IL SEMINARIO: PRODOTTI E SISTEMI
UNICI PER DURARE NEL TEMPO
92 CAEMATE TRA I FINALISTI DEI PREMI ENTERPRISE
EUROPE NETWORK
di Gabriele Villa
94 I LAVORI DIVENTANO “ECO-FRIENDLY”
di Monica Banti
96 UN PO’ DI ECOMONDO
98 LATERLITE E IL PROGETTO EUROPEO LEAF PER LA
BIODIVERSITÀ
GIANNI VITTORIO ARMANI
Ex Amministratore delegato IREN
ELEONORA CESOLINI
TELT (Tunnel Euralpin Lyon Turin)
PASQUALE CIALDINI
Direttore Generale per la Vigilanza
e la Sicurezza delle Infrastrutture MIT a r.
DOMENICO CROCCO
Dirigente ANAS,
Segretario Generale PIARC Italia
STEFANO RAVAIOLI
Direttore SITEB
LUCIANA IORIO
MIT, Presidente WP1 UNECE
AMEDEO FUMERO
Dirigente MIT, Capo Dipartimento per i Trasporti,
la Navigazione e i Sistemi informativi e statistici
LUCIANO MARASCO
Dirigente MIT, Responsabile IV Divisione
DG Sicurezza Stradale
FRANCESCO MAZZIOTTA
Già Dirigente MIT, Responsabile II Divisione
DG Sicurezza Stradale
VINCENZO POZZI
Già Presidente CAL
ALESSANDRO MUSMECI
AISCAT Pesponsabile Area Tecnica
ORNELLA SEGNALINI
Dirigente MIT, Direttore Generale
Dighe e Infrasrutture Idriche ed Elettriche a r.
GILBERTO CARDOLA
Amministratore BBT SE
(Galleria di Base del Brennero - Brenner Basistunnel)
IN RAPPRESENTANZA DELLE ASSOCIAZIONI
ANGELO ARTALE
Direttore Generale FINCO
FEDERICO CEMPELLA
Associazione del Genio Civile
MARIA PIA CERCIELLO
PIARC ITALIA
N. 1612 Novembre 2025 anno CXXVII
GABRIELLA GHERARDI
Presidente AISES
OLGA LANDOLFI
Segretario Generale TTS Italia
GIOVANNI MANTOVANI
Già Presidente AIIT
MACCHINE & ATTREZZATURE
100 IL VENTO DEL CORTEN NEL PARCO DEL DELTA DEL PO
di Enzo Rizzo
106 BOBCAT NON TEME IL “GENERALE INVERNO”
di Mariano d’Ayala
110 MERCATO ITALIANO DI MACCHINE PER COSTRUZIONI.
BENE LE STRADALI
111 “DAI UNA SVOLTA ALLA FINE DELL’ANNO”
112 IL DEBUTTO IN CROAZIA DEL VARIOKIT VCT COMPOSITE TRACK
di Monica Banti
115 LA LB 55 LIEBHERR PER LA METROPOLITANA U5 A MONACO
di Damiano Diotti
116 LIEBHERR INTERNATIONAL CONSTRUCTION,
COME STA ANDANDO IL 2025
di Matthieu Colombo
118 CENTO MILIONI DI STERLINE PER CELEBRARE GLI 80 ANNI
119 UNA SIMEX IN CINA
120 MENO COSTI, MENO TEMPO E MENO IMPATTO AMBIENTALE
di Edvige Viazzoli
122 LA NUOVA FINITRICE VÖGELE RIPRISTINA UNA STRADA
PER CARROZZE
ASSOCIAZIONI
126 PRESENTATO IL RAPPORTO ESTERO OICE 2025 A VILLA
MADAMA
127 XX CONVEGNO NAZIONALE E LA X S.I.I.V. ARENA
128 L’AGENTIC AI, CHE INDICA COME AGIRE, ACCELERA
MARCO PERAZZI
Relazioni Istituzionali UNICMI
DONATELLA PINGITORE
Presidente ALIG
CARLO POLIDORI
Presidente AIPSS
DANIELA PRADELLA
ANIE/ASSIFER
ADNAM RAHMAN
Vice Presidente IRF
STEFANO RAVAIOLI
Direttore SITEB
GABRIELE SCICOLONE
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SERGIO STORONI RIDOLFI
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Direttore Generale Federbeton
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e Trafori
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del Genio Civile
Associazione Italiana
per l’Ingegneria Traffico
e dei Trasporti
Associazione Mondiale
della Strada
Associazione Italiana
dei Professionisti
per la Sicurezza Stradale
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Segnaletica e Sicurezza
Associazione Laboratori
di Ingegneria e Geotecnica
Associazione
Industrie
Ferroviarie
Associazione Italiana
Segnaletica Stradale
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Road Federation
Formazione Addestramento
Scienza Tecnologia Ingegneria
Gallerie e Infrastrutture
Federazione delle Associazioni
della filiera del cemento,
del calcestruzzo e dei materiali di
base per le costruzioni nonché
delle applicazioni e delle
tecnologie ad esse connesse
Federazione Industrie
Prodotti Impianti Servizi
ed Opere Specialistiche
per le Costruzioni
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Federation
Associazione delle
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Società Italiana Infrastrutture
Viarie
SITEB
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della Telematica per
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Unione Nazionale delle Industrie
delle Costruzioni Metalliche
dell’Involucro
e dei Serramenti
artner
Anas SpA (Gruppo FS Italiane)
stradeanas.it 49
ANAS SpA
stradeanas.it 49
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GEOFLUID 2026
geofluid.it 81
Asphaltica 2023
Roxtec Italia Srl
asphaltica.it CAR SEGNALETICA STRADALE III SrlCop
roxtec.com/it HOLCIM ITALIA SpA
27
carsrl.com 1 holcim.it 45
Autostrada CODEVINTEC del Brennero ITALIANA SpA Srl
Samoter ITERCHIMICA 2023 SpA
autobrennero.it codevintec.it
IV 35Cop.
samoter.it iterchimica.it
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CONEXPO 2026
MTS ENGINEERING Srl
conexpoconagg.com mtse.it
Car Segnaletica Stradale Srl
91
SINA SpA
19
carsrl.com 1 sinaing.it 25
CREZZA Srl
crezza.com 6
SAMOTER 2026
samoter.com 105
Cracco Srl
SMA Road Safety Srl
cortensafe.it CSPFEA ENGINEERING SOLUTIONS 19 smaroadsafety.com SCAI SpA
23
cspfea.net 11 scaispa.com
III Cop.
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eco-cert.it 6
Aziende citate
Anas 12, 23, 36, 53, 80 Gruppo ASTM 59
Fagioli SpA
Tekna Chem SpA
fagioli.com Autostrada A35 Brebemi - Aleatica 69 56 teknachem.it Gruppo FS 18, 26, 96 84
Autostrada Pedemontana Lombarda 17
Geofluid 2023 Bobcat 106 Valli Zabban Heidelberg SpA Materials Italia 86, 88
geofluid.it
CAEmate
87
92
vallizabban.it
Hunters Group
IV Cop.
54
Cimolai 78
Iterchimica SpA Cortensafe 100
iterchimica.it
II Cop.
Massenza Srl
Stevanato Prodotti e Lavori Speciali Srl
stevanato.com
Crezza
21
20
100 C
25 M
0 Y
0 K
Displaid 46
Gruppo Seipa 22, 94
PANT.
3005 C
RAL
5015
Jcb 118
Laterlite 98
Aziende citate
Anas 12
SMA Cepav ROAD Due SAFETY Srl
52
smaroadsafety.it Deep Blue 1557
Fagioli 76
TECNE
Fincasale
GRUPPO AUTOSTRADE PER L’ITALIA SpA
7
autostrade.it/it/tecne
Flowdron
558
FS Security 43
Goretex professional 24
TEKNA Gruppo CHEM Abertis SpA
47
teknachemgroup.com Hamm 29 120
Hardt 20
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Hyperloop Transportation Technologies 20
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VN Ingegneria GROUP Srl del Territorio 41
vngroup.it Italferr
3542
Mammoet 22
Milano Serravalle Milano Tangenziali 18,44
Nevomo 20
Orteco 115
Peri 116
Proger 41
Liebherr 116
Rete Ferroviaria Italiana 41
Mapei Rocksoil 86 41
Sesar 56
Peri Sireg 112 108
Siteb 102
Ritchie Bros. 111
SMA Road Safety 92
Sangalli Swisspod 60 20
Tecne 30
SEA Tekna Milan Chem Airports 83 104
Trenitalia 38
Simex 119, 120
Vempa 72
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Wirtgen 112
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4 11/2025 leStrade
4 3/2023 leStrade
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Come eravamo
I temi del numero
di novembre
del 1925
PREFABBRICHIAMO
PER LA TUA
SICUREZZA
• Ancora del
Memoriale
dell’«Unione delle
Provincie»,
I. Vandone
• Segnalazioni stradali
lungo le grandi
arterie americane,
I. Vandone
• Sistemazione
stradale in provincia
di Milano,
Ing. G. Sdralevich
• Quattro milioni di
pavimentazioni in
porfido a Trieste,
Ing. Edoardo Grulis
Crezza S.r.l.
Via Barona, 4 - 23020 Gordona (SO)
P.IVA/C.F. 00631810140
T. +39 0343 43144
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info@crezza.com
• Pavimentazioni con
impiego di bitume
e di asfalto, Ing. G.
Sdralevich, U. Conte
• Sulla visibilità nelle
curve stradali, Ing.
Francesco Balatroni,
I. Vandone
• L’esposizione
tedesca della strada
a Monaco,
Ing. Paolo Bignami
• Pavimentazioni
bituminose
americane,
I. Vandone
• Concorso
paraspruzzi indetto
dall’Automobile Club
di Torino
• Norme americane
pel calcestruzzo
semplice ed armato
(continua)
www.crezza.com
leStrade 11/2025 7
Normativa e infrastrutture
Obbligo di motivazione della P.A. Anche
per l’ammissione dei concorrenti alla gara
La prosecuzione dei concorrenti nella gara in caso di illecito professionale e adozione
delle misure di self cleaning implica un’adeguata motivazione
Avv. Prof. Claudio Guccione
Con sentenza n. 1346/2025, pubblicata
in data 7 ottobre 2025, il Tribunale
Amministrativo Regionale per la Puglia
- sede di Lecce ha riconosciuto l’obbligo,
in capo alla stazione appaltante, di fornire
una motivazione piena ed espressa
anche nelle ipotesi in cui venga disposta
l’ammissione di un operatore economico
alla prosecuzione della procedura
L’avvocato Claudio Guccione, fondatore di P&I - Studio Legale Guccione & Associati,
è Professore a contratto di Diritto dei Contratti di Partenariato Pubblico
Privato all’Università degli Studi di Teramo (claudio.guccione@peilex.com).
di gara, tanto più quando l’operatore in
questione, pur interessato da una causa
di esclusione non automatica, risulti
infine aggiudicatario della procedura.
Inquadramento normativo
e giurisprudenziale
L’art. 95, co. 1, lett. e) del decreto legislativo
n. 36/2023 statuisce che “la stazione
appaltante esclude dalla partecipazione
alla procedura un operatore
economico qualora accerti: […] che l’offerente
abbia commesso un illecito professionale
grave, tale da rendere dubbia
la sua integrità o affidabilità, dimostrato
dalla stazione appaltante con mezzi
adeguati. All’articolo 98 sono indicati,
in modo tassativo, i gravi illeciti professionali,
nonché i mezzi adeguati a dimostrare
i medesimi”.
In particolare, tra le fattispecie volte
ad integrare l’illecito professionale grave,
l’art. 98, co. 3, lett. g) del d.lgs. n.
36/2023, annovera espressamente anche
la contestata commissione da parte
dell’operatore economico, ovvero dei
soggetti di cui al comma 3 dell’articolo
94, di taluno dei reati consumati o tentati
di cui al comma 1 del medesimo articolo
94.
In forza di tali disposizioni, quindi, la
Stazione Appaltante è tenuta ad escludere
un operatore economico dalla procedura
di gara quando, a seguito di una
valutazione tecnico - discrezionale, ritenga
che la commissione di taluno dei
reati, consumati o tentati, indicati al
comma 1 dell’art. 94, abbia inficiato l’affidabilità
e l’integrità di un concorrente,
anche qualora tale illecito sia stato commesso
dal direttore e responsabile tecnico
dell’impresa (art. 94, comma 3, d.lgs.
36/2023).
Ciò nondimeno, il legislatore ha dato facoltà
alla Stazione Appaltante di derogare
al principio di esclusione, consentendo
la prosecuzione della procedura
da parte dell’operatore economico interessato,
allorché ricorrano le stringenti
condizioni di self-cleaning previste dal
comma 6 dell’art. 96 del d.lgs. 36/2023.
Tale ammissione, tuttavia, diviene legittima
solo nel momento in cui il concorrente
abbia, non solo adottato e formalmente
comunicato l’adozione di idonee
misure, ma altresì fornito la prova documentale
della loro sufficiente efficacia
nel ripristinare e dimostrare l’integrità
e l’affidabilità professionale del medesimo
operatore.
A tale fine è onere della Stazione Appaltante
valutare le misure adottate, fornendo
adeguata motivazione in ordine a
“la gravità e le particolari circostanze del
reato o dell’illecito, nonché la tempestività
della loro assunzione” (art. 96, co.
6, periodo 4, d.lgs. 36/2023).
In ordine alla precisa delimitazione
dell’obbligo motivazionale posto a carico
dell’Amministrazione, si rinvengono
in giurisprudenza orientamenti non
univoci.
Secondo un primo, maggioritario orientamento,
la Stazione Appaltante è tenuta a
fornire puntuale motivazione solo nell’ipotesi
in cui decida di escludere un operatore
economico dalla gara, e non già anche
nel caso in cui i precedenti professionali
dichiarati dal concorrente non incidano
sulla sua integrità morale e professionale.
La motivazione in ordine alla non gravità
delle circostanze dichiarate può, infatti,
ritenersi implicita o desumibile per facta
concludentia, ossia, in sostanza, attraverso
il mero atto di ammissione dell’impresa
alla procedura di gara (si vedano,
ex multis, Cons. Stato, Sez. V, 5 maggio
2020, n. 2850; Sez. VI, 18 luglio 2016,
n. 3198; C.G.A.R.S., 23 gennaio 2015, n.
53; T.A.R. Lombardia, Milano, sez. IV,12
febbraio 2025, n. 498; T.A.R. Campania,
Napoli, sez. V, 7 aprile 2021, n. 2294).
Negli ultimi tempi, tuttavia, sembra affermarsi
un diverso - sebbene ancora
minoritario - orientamento giurisprudenziale,
secondo il quale la stazione appaltante
è tenuta a fornire un’adeguata
motivazione anche nel caso di ammissione
dell’operatore economico alla prosecuzione
della procedura di gara. Tale
obbligo motivazionale assume particolare
rilievo e deve essere osservato con
maggiore rigore quando il concorrente
oggetto di valutazione risulti, ex post,
aggiudicatario della gara.
Aderisce a questo più recente indirizzo
interpretativo il TAR Lecce nella sentenza
oggetto di commento.
I fatti di causa
Il Comune di Galatina ha indetto una
procedura di gara per l’affidamento del
servizio di raccolta e gestione dei rifiuti
urbani ed assimilati, insistenti sull’intero
comprensorio territoriale comunale.
All’esito delle operazioni di valutazione
delle offerte, l’appalto è stato aggiudicato
in favore dell’operatore economico
primo classificato, la cui posizione, tuttavia,
risultava ab origine compromessa
a causa della pendenza, in capo al direttore
e responsabile tecnico dell’impresa
aggiudicataria, di un procedimento penale
per i reati di cui agli artt. 452-bis
e 674 c.p., nonché agli artt. 256, commi
3 e 4, e 257, comma 1, del d.lgs.
152/2006.
Tale circostanza era stata tempestivamente
segnalata dalla società aggiudicataria
all’interno dell’apposita dichiarazione
integrativa al DGUE, al fine
precipuo di consentire alla Stazione Appaltante
la valutazione degli illeciti professionali
dichiarati e la conseguente
verifica dell’affidabilità dell’operatore
economico.
Successivamente alla scadenza del termine
di presentazione delle offerte,
l’impresa aggiudicataria, venuta a conoscenza
del dispositivo di condanna
emesso dalla Sezione Penale del Tribunale
di Lecce nei confronti del proprio Direttore
e Responsabile Tecnico per i reati
innanzi specificati, provvedeva a comunicare
alla Stazione Appaltante l’adozione
delle misure di self-cleaning previste
dalla normativa vigente.
Benché tale circostanza avesse dovuto
indurre la stazione appaltante a svolgere
tutte le verifiche e gli accertamenti
prescritti dall’art. 96, comma 6, d.lgs.
36/2023, il Comune di Galatina si limitò
ad acquisire la notizia del dispositivo
di condanna medio tempore sopravvenuto,
procedendo nondimeno all’aggiudicazione
dell’appalto in favore dell’impresa
medesima.
Né sono state rese note le ragioni poste
a fondamento della ritenuta idoneità
delle misure di self-cleaning adottate,
in spregio e violazione del summenzionato
comma 6, art. 96.
Per tali ed ulteriori motivi, la società
non aggiudicataria ha adito il Tribunale
Amministrativo Regionale per la Puglia
- sede di Lecce, invocando l’annullamento
della determinazione adottata dal
Comune di Galatina, con la quale è stata
disposta, in via definitiva, l’aggiudicazione
in favore della società controinteressata.
La decisione del Tar
Il Tar Lecce, con la sentenza n. 1346,
pubblicata in data 7 ottobre 2025, ha
accolto il ricorso principale ed i successivi
motivi aggiunti, nei limiti precisati
in motivazione, disponendo, per l’effetto,
l’annullamento della determinazione
L’Opinione legale
8 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 9
L’Opinione legale
recante l’aggiudicazione definitiva della
procedura di gara.
In particolare, il TAR ha ritenuto meritevole
di accoglimento la doglianza con cui
parte ricorrente aveva censurato l’omessa
valutazione, da parte della Stazione
Appaltante, delle circostanze indicate
dalla società aggiudicataria nell’apposita
dichiarazione integrativa al Documento
di Gara Unico Europeo (DGUE),
segnatamente, la pendenza, in capo al
direttore e responsabile tecnico dell’impresa
controinteressata, di un procedimento
penale per i reati di cui agli artt.
452-bis e 674 c.p., nonché agli artt. 256,
commi 3 e 4, e 257, comma 1, del d.lgs.
152/2006, definito nelle more con sentenza
di condanna.
Come noto, tali illeciti sono astrattamente
idonei ad integrare una causa di
esclusione automatica ai sensi dell’art.
94 del d.lgs. 36/2023, allorché sia intervenuta
condanna con sentenza definitiva
ovvero con decreto penale di condanna
divenuto irrevocabile.
In difetto di un accertamento penale
definitivo, la rilevanza della contestata
commissione degli illeciti si trasferisce
sul piano della valutazione discrezionale
riservata alla stazione appaltante, la
quale è chiamata a verificare se tali condotte
possano integrare un grave illecito
professionale ai sensi degli artt. 95 e 98
del d.lgs. 36/2023, tale da compromettere
l’affidabilità dell’operatore economico
e, conseguentemente, la sua idoneità
a contrarre con la pubblica amministrazione.
Sul punto, la giurisprudenza amministrativa
è ormai consolidata nel ritenere
che “spetta soltanto alla stazione
appaltante valutare gli illeciti professionali,
la loro incidenza sull’affidabilità
dell’operatore economico e l’idoneità
a comprometterla, anche in relazione
a misure di self-cleaning nelle more
eventualmente adottate da quest’ultimo,
avuto riguardo al tempo della loro
adozione e alla loro concreta ed effettiva
idoneità e rilevanza rispetto alla partecipazione
alla gara” (Cons. Stato, Sez. V, 5
dicembre 2022, n. 10607, pronuncia richiamata
e condivisa anche dal Tar Lecce
nella sentenza in commento).
Alla luce di tale principio, deve ritenersi
che, nella fattispecie sottoposta al
vaglio del TAR Lecce, la stazione appaltante
fosse tenuta a svolgere una
valutazione espressa e puntuale delle
misure di self-cleaning adottate dall’operatore
economico controinteressato -
consistite, nella specie, nell’interruzione
del rapporto di lavoro con il professionista
coinvolto nel procedimento penale
- al fine di verificarne la tempestività,
la serietà e la concreta idoneità a neutralizzare
il disvalore comportamentale
potenzialmente ostativo alla partecipazione
alla gara, in conformità a quanto
previsto dall’art. 96 del d.lgs. 36/2023.
L’omissione di tale scrutinio - e, ancor
più, della relativa motivazione - si pone
in insanabile contrasto con i principi di
trasparenza, par condicio e buon andamento
dell’azione amministrativa - oltre
che con il dato letterale del comma 6
dell’art. 96, d.lgs. 36/2023 - i quali impongono
che ogni scelta valutativa incida
in modo trasparente e verificabile
sull’esito della procedura.
Del resto, aggiunge il TAR Lecce, “sostenere
che una motivazione espressa
sia necessaria solamente quando debba
disporsi l’esclusione e non quando si
ammetta un concorrente al prosieguo
della gara (specie là dove il concorrente
interessato risulta essere aggiudicatario)
equivale a dire che solo il concorrente
escluso ha diritto ad una motivazione
provvedimentale (eventualmente da
contestare), mentre colui che ha partecipato
ad una gara e che ha visto ammettere
altro concorrente poi aggiudicatario
non viene messo sullo stesso
piano”.
Sembra, dunque, ormai farsi strada l’orientamento
giurisprudenziale che - in
significativa evoluzione rispetto all’impostazione
tradizionale - impone l’onere
di motivazione anche in relazione ai
provvedimenti di ammissione al prosieguo
della procedura selettiva, segnatamente
nei casi in cui il concorrente, poi
risultato aggiudicatario, risulti destinatario
di una causa di esclusione non automatica,
la cui valutazione richiede un
apprezzamento discrezionale da parte
della stazione appaltante.
Osservatorio
normativo
Regolamento delegato (UE) 2025/2150
della Commissione, del 22 ottobre 2025,
che modifica la direttiva 2014/25/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio per
quanto riguarda le soglie degli appalti di
forniture, servizi e lavori e dei concorsi
di progettazione nei settori speciali, per
gli anni 2026-2027.
Regolamento delegato (UE) 2025/2152
della Commissione, del 22 ottobre 2025,
che modifica la direttiva 2014/24/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio per
quanto riguarda le soglie degli appalti
pubblici di forniture, servizi e lavori e dei
concorsi di progettazione nei settori ordinari,
per gli anni 2026-2027.
Regolamento delegato (UE) 2025/2151
della Commissione, del 22 ottobre 2025,
che modifica la direttiva 2014/23/UE del
Parlamento europeo e del Consiglio per
quanto riguarda le soglie delle concessioni
per gli anni 2026-2027. nn
10 11/2025 leStrade
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Notizie da Anas
Notizie da Anas
Lombardia, Variante
della Tremezzina
Si è tenuto lo scorso 28 ottobre
il primo incontro della Cabina
di Regia di Cantiere per la Variante
della Tremezzina della SS 340
Convocato dal presidente della
Provincia di Como, Fiorenzo Bongiasca,
l’incontro ha registrato la
partecipazione dell’Amministratore
Delegato di Anas, Claudio Andrea
Gemme, di rappresentanti istituzionali,
sindaci del territorio e del
Consorzio SIS, impresa esecutrice
dei lavori.
L’obiettivo della cabina è monitorare
costantemente l’avanzamento
dei lavori, la viabilità locale e la
sicurezza del cantiere, garantendo
un dialogo diretto con i Comuni
interessati.
Anas ha annunciato che il nuovo
cronoprogramma dell’opera è in
fase di definizione, con l’aumento
delle maestranze fino a 250 unità
e la ripresa degli scavi su tre turni
giornalieri anche all’imbocco nord
(Griante). Previsto un incremento
anche del trasporto merci per
entrambi i fronti: in partenza da
Griante si prevede il movimento
di circa 35 mezzi al giorno, mentre
all’imbocco sud si prevedono 80
viaggi al giorno, con sito di conferimento
a Como e non più a Tirano.
Tra le opere compensative
illustrate:
• completamento del marciapiede
a Griante entro novembre 2025;
• verifica tecnica per l’intervento al
cimitero di Colonno;
• avvio della rotatoria di Grandola
tra febbraio e marzo 2026;
• installazione di nuovi portali
stradali bilingue e cinque pannelli
a messaggio variabile entro fine
anno per migliorare la gestione del
traffico sulla statale Regina.
I rappresentanti istituzionali hanno
sottolineato il valore della collaborazione
tra Anas, enti locali e
Regione Lombardia. Il presidente
Bongiasca e il sindaco di Menaggio,
Michele Spaggiari, hanno evidenziato
l’importanza della cabina
come strumento concreto per
affrontare le criticità e informare
i cittadini.
L’assessore Alessandro Fermi, a
nome della Regione Lombardia, ha
espresso soddisfazione per il clima
di cooperazione e ha ribadito la disponibilità
regionale a sostenere il
completamento dell’opera «nel più
breve tempo possibile».
La prossima riunione della Cabina
di Regia è prevista per martedì 2
dicembre 2025.
L’Amministratore Delegato di Anas,
Claudio Andrea Gemme, in qualità
di Commissario Straordinario
di Governo per i lavori di ammodernamento
della A2 “Autostrada
del Mediterraneo” ha fatto un sopralluogo,
lo scorso 24 ottobre, nel
tratto da ammodernare tra Cosenza
e Altilia.
«Siamo determinati - ha dichiarato
Gemme - a proseguire nell’iter
per completare l’ammodernamento
della A2 in piena sinergia e collaborazione
istituzionale con la Regione
Calabria, il Governo e gli Enti
locali. L’opera è di fondamentale
importanza per il Paese e richiede
procedure semplificate per l’approvazione
dei progetti anche nell’ottica
della realizzazione del Ponte sullo
Stretto di Messina».
Al sopralluogo erano presenti il
Subcommissario per l’ammodernamento
della A2, Fulvio Maria Soccodato,
il Responsabile Anas per la
Calabria, Luigi Mupo, il Responsabile
nuove opere Anas, Calabria Massimiliano
Campanella, e il Responsabile
Gestione Rete Anas Calabria,
Domenico Curcio.
A seguire si è svolto un incontro
con il Presidente della Regione Calabria,
Roberto Occhiuto, dove stato
fatto il punto anche su altri temi
strategici come la statale 106 “Jonica”
e la SS 182 “Trasversale delle
Serre”.
Sicilia, ponte Agrò
Lungo la SS114 “Orientale
Sicula” completate le pile
e le spalle del ponte
Agrò tra Santa Teresa
di Riva e Furci Siculo (ME)
Calabria, A2 “Autostrada del Mediterraneo”
Sopralluogo del Commissario Straordinario Claudio Andrea Gemme
sul tratto da ammodernare, che è compreso tra Cosenza e Altilia
Per entrambe le opere Anas ha
sottoscritto protocolli di legalità
per prevenire i rischi di interferenze
della criminalità organizzata e
garantire la trasparenza dei lavori.
Il progetto
Il progetto si basa su un investimento
di circa quattro miliardi di
euro su cinque lotti del tratto compreso
tra Cosenza e Altilia ed è lungo
circa 27 chilometri. Prevede una
variante agli attuali viadotti Ruiz e
Stupino con le stesse caratteristiche
dei tratti già ammodernati
dell’Autostrada A2.
Il tracciato tra Cosenza e Altilia è
Anas ha completato la costruzione delle
sottostrutture (pile e spalle) destinate
ad accogliere il nuovo impalcato
metallico del Ponte Agrò, situato al km
33,100 della strada statale 114 “Orientale
Sicula”, tra i comuni di Santa Teresa
di Riva e Furci Siculo, in provincia
di Messina. Nei mesi scorsi sono state
ricostruite le opere in cemento armato
che costituiscono le spalle e le pile
del ponte. Attualmente sono in corso
le lavorazioni relative alla realizzazione
dell’impalcato metallico.
Il precedente Ponte Agrò era composto
da 13 campate in calcestruzzo armato
precompresso post-teso, per una lunghezza
complessiva di circa 300 metri.
A causa del rilevante stato di degrado
delle strutture, si è reso necessario procedere
alla completa demolizione e ricostruzione
dell’opera, con l’obiettivo di
caratterizzato da pendenze elevate
e curve strette. Sono già stati avviati
interventi di manutenzione su
pavimentazioni, barriere di sicurezza
e viadotti. Da tempo, Anas ha in
corso un piano straordinario di manutenzione
per riqualificare il tratto
con nuove pavimentazioni, barriere
di protezione e risanamento
viadotti. Proprio sui viadotti sono in
corso controlli tecnici e verifiche approfondite
per definire gli interventi
necessari a garantire la sicurezza
e la durata nel tempo delle opere.
L’ammodernamento del tracciato
garantirà maggiori standard di sicurezza
e comfort elevati.
adeguarla alle Norme tecniche per le costruzioni
del 2018 in materia di sicurezza
sismica e statica.
Dopo la demolizione dell’intera struttura,
la ricostruzione delle pile e delle
spalle in cemento armato, si sta ora
procedendo al montaggio del nuovo impalcato,
realizzato con struttura mista
acciaio-calcestruzzo.
Il nuovo ponte sarà composto da nove
campate, mantenendo la lunghezza
complessiva originaria di circa 300 metri.
L’avanzamento dei lavori ha raggiunto
circa il 40% dell’importo contrattuale,
pari a 9,1 milioni di euro, e procede
in linea con il cronoprogramma stabilito.
In collaborazione con
12 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025
13
Notizie da Anas
Lazio, SS 56 dei Monti Lepini
Avviato il primo step di un ampio progetto di potenziamento
e riqualificazione della strada statale 156 dei Monti Lepini
Sono stati avviati lunedì 3 novembre
i lavori di manutenzione del sovrappasso
e delle rampe di svincolo
di via Zermanese, a servizio della
Strada Statale 53 “Postumia” nel
territorio comunale di Treviso. L’intervento,
della durata complessiva
di circa 110 giorni, ha l’obiettivo di
migliorare la sicurezza della circolazione
attraverso opere di risanamento
strutturale e di rinnovo della
pavimentazione e delle barriere
di sicurezza. Per consentire l’esecuzione
in sicurezza dei lavori, il tratto
resterà chiuso al traffico fino a venerdì
28 novembre 2025. Durante
la chiusura, il traffico sarà deviato
sulla viabilità locale. Nel dettaglio,
le lavorazioni prevedono:
• la demolizione e il rifacimento delle
solette di raccordo, dei giunti di
dilatazione e dei cordoli che ospitano
le barriere di protezione;
• il risanamento delle parti in calcestruzzo
del viadotto, comprese le
spalle e le pile di sostegno;
• la posa di una nuova impermeabilizzazione
e di una pavimentazione
in conglomerato bituminoso ad
alte prestazioni;
• l’installazione di nuove barriere di
La SS 156 dei Monti Lepini è un’arteria
strategica che collega Frosinone
a Latina, costituendo un collegamento
fondamentale tra la Valle del
Sacco e la Pianura Pontina. L’intero
percorso si estende per circa 55
chilometri, partendo dal quadrivio
con la SS 6 (Via Casilina) e la SS
155 di Fiuggi, e attraversando i centri
di Ceccano, Patrica, Giuliano di
Roma, Prossedi, Priverno e Sezze,
fino all’inserimento nella SS 7 nei
pressi di Latina. L’intervento fa parte
del potenziamento della SS 156
nel tratto compreso tra il km 5,100
e il km 51,600, ed è il primo di una
serie di fasi attuative previste.
La consegna dei lavori, avvenuta lo
scorso 17 ottobre 2025, riguarda lo
Stralcio 1 - compreso tra il km 5,100
e il km 21,000 (Svincolo di Prossedi
incluso).
L’individuazione di questa prima
fase è dettata dall’urgenza di eseguire
interventi cosiddetti “non
strutturali”, mirati al miglioramento
e al ripristino delle condizioni di
sicurezza stradale, al ripristino delle
condizioni di confort dell’utenza
veicolare e alla regimentazione delle
acque meteoriche.
Nello specifico, i lavori da eseguire
in questa fase riguarderanno:
il rifacimento delle pavimentazioni
(differenziato in base al grado di
ammaloramento); la bonifica della
segnaletica orizzontale e verticale;
gli sfalci e abbattimenti lungo le
scarpate e sulle pertinenze stradali;
la regimentazione idraulica delle acque
ed il ripristino conservativo delle
opere minori.
L’investimento complessivo Anas
per questo primo Stralcio è di 15,3
milioni di euro e i lavori saranno
eseguiti dall’RTI Donati S.p.A - Sibar
S.r.l., con una durata prevista di
353 giorni.
Le successive fasi attuative, già definite
nel “master plan” predisposto
da Anas e stimato in circa 230 milioni
di euro, riguarderanno interventi
più complessi e strutturali, che comportano
modifiche più consistenti
all’infrastruttura. Tra gli interventi
che saranno eseguiti si menzionano:
l’adeguamento delle barriere
di sicurezza; l’adeguamento degli
svincoli e della loro illuminazione;
interventi strutturali e/o sostituzioni
di opere maggiori; modifiche al
tracciato planoaltimetrico; creazione
di nuove rotatorie e corsie di arrampicamento;
studio e previsione
di nuove intersezioni a dislivello (in
particolare con la SS 7 Appia) e la
razionalizzazione di accessi e intersezioni.
Veneto, svincolo di via Zermanese a servizio della S.R. 53
L’intervento rientra nel più ampio piano
di manutenzione che Anas sta attuando
sulla rete stradale di competenza
nel Veneto e nel Friuli Venezia Giulia
sicurezza e di tre nuovi pali di illuminazione
sul lato Oderzo;
• sulle rampe di accesso, la sostituzione
delle barriere laterali, la fresatura
e il rifacimento del manto
d’usura con bitume modificato, oltre
al taglio della vegetazione sulle
scarpate.
L’intervento - in stretto coordinamento
con l’amministrazione comunale
per minimizzare gli effetti
sul traffico - rientra nel più ampio
piano di manutenzione di Anas, per
la rete stradale di competenza nel
Veneto e nel Friuli Venezia Giulia,
per la riqualificazione di ponti, viadotti
e cavalcavia e per il miglioramento
degli standard di sicurezza e
di funzionalità della rete.
Soluzioni costruite per salvare vite
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14 11/2025 leStrade
otiziario
Forum ingegneria 4.0, a Genova,
il 27/28 novembre 2025
La rivista «leStrade» è media
partner della nuova edizione (la
quinta) di Forum Ingegneria 4.0.,
che, il 27 e 28 novembre, torna
a Genova alla Stazione Marittima
Ponte dei Mille. Due giornate,
con più di 500 partecipanti, oltre
70 aziende, più di 60 talkers,
per scoprire come l’innovazione
tecnologica unisca mare, terra e
spazio in un unico ecosistema interconnesso.
In questa quinta edizione, l’evento
si articolerà in tre grandi temi,
esplorando l’innovazione e l’ingegneria
a 360 gradi:
• Terra - smart cities, digitalizzazione
industriale, nuovi materiali,
intelligenza artificiale
nell’ambiente costruito e filiere
produttive del futuro.
• Mare - portualità, logistica,
energie rinnovabili, sinergie tecnologiche
nella nautica d’élite e
ingegneria ambientale.
• Spazio - satelliti, osservazione
terrestre, applicazioni aerospaziali,
la roadmap per le
sfide ingegneristiche future e
infrastrutture per i viaggi spaziali.
Un programma ricco di
interventi e Ospiti speciali
Tra i protagonisti di questa edizione
troviamo Franco Malerba, primo
astronauta italiano; Massimo
Comparini, di Leonardo; Gilberto
Nobili, di Luna Rossa; Alfonso
Oliva, di Nvidia; Anna Amati, di
Eureka! Venture; Costanzo Graffi,
di Aecom. Accanto a loro, startup
come Loki, Caracol, Novac e
Phononic Vibes, che presenteranno
soluzioni che vanno dai supercondensatori
strutturali alla
manifattura robotizzata, dai metamateriali
acustici ai sistemi intelligenti
per il monitoraggio infrastrutturale.
Forum ingegneria 4.0 è il catalizzatore
di idee, visioni e ispirazioni
che prende forma in un evento
annuale d’eccellenza. L’evento
è pensato per professionisti del
settore Ingegneria che vogliono
esplorare esperienze e nuovi
strumenti per comprendere tecnologie
emergenti, mappare applicazioni
in settori adiacenti al
proprio, accedere a reti di competenze
complementari.
Per tutte le informazioni sulla
quinta edizione di Forum Ingegneria
4.0. consulta il QR code.
Passi avanti per l’Autostrada
Pedemontana Lombarda
Si è svolto, lo scorso 21 ottobre, il
sopralluogo tecnico del Viceministro
alle Infrastrutture e Trasporti,
Edoardo Rixi, presso il cantiere
della galleria Biassono, uno dei siti
strategici della nuova infrastruttura
autostradale Pedemontana
Lombarda. Presenti, oltre al Viceministro
e ad Autostrada Pedemontana
Lombarda, l’Assessore
alle Infrastrutture e opere pubbliche,
Claudia Maria Terzi, l’Amministratore
delegato di Cal, Gianantonio
Arnoldi, i rappresentanti di
Pedelombarda Nuova, Webuild e
Impresa Pizzarotti & C., i tecnici
responsabili del progetto e le autorità
locali. La visita ha permesso
di approfondire lo stato di avanzamento
dei lavori e le soluzioni ingegneristiche
adottate per la realizzazione
dell’opera.
Il sito visitato si trova all’interno
del comune di Biassono nell’area
compresa tra le progressive chilometriche
8+950 e 9+700. Durante
la visita sono stati mostrati tre
punti significativi del tracciato:
Deposito Terre DT04: si tratta di
un’area di acquisizione temporanea
destinata allo stoccaggio delle
terre e delle rocce da scavo, che
verranno successivamente reimpiegate
nella realizzazione dell’opera;
Galleria Biassono 2: si tratta di
un’infrastruttura lunga 630 metri,
realizzata con il metodo “Milano”,
che prevede la costruzione della
galleria tra diaframmi in calcestruzzo
armato. Attualmente sono
in corso le attività di scavo e la realizzazione
dei diaframmi;
Trincea 09: si tratta di un tratto
autostradale a cielo aperto di circa
100 metri, realizzato tra due paratie
di diaframmi in calcestruzzo
armato con tiranti. Anche in questo
caso, sono in corso le operazioni
di scavo e completamento strutturale.
L’Autostrada Pedemontana Lombarda
rappresenta un’infrastruttura
strategica per la mobilità regionale,
con l’obiettivo di migliorare
la connessione tra le province lombarde,
ridurre la congestione del
traffico e promuovere un sistema
autostradale più fluido e sostenibile.
La galleria Biassono si inserisce
nel quadro delle tratte B2 e C, attualmente
in fase di realizzazione,
che porteranno l’autostrada fino a
Vimercate e poi ad Agrate Brianza.
Le considerazioni
Durante il sopralluogo, il Viceministro
Edoardo Rixi ha sottolineato
l’importanza dell’opera per il territorio
lombardo: «La Pedemontana
Lombarda è un’infrastruttura
strategica che collega territori,
imprese e persone, rafforzando la
competitività di un’area tra le più
dinamiche d’Europa. Oggi abbiamo
verificato sul campo l’avanzamento
dei lavori: dalle gallerie alle viabilità
temporanee, dagli interventi
di mitigazione ambientale concordati
con gli enti locali al rispetto
del cronoprogramma. Il completamento
della Pedemontana è un investimento
concreto per la crescita
economica e la sostenibilità dei trasporti.
Un ringraziamento a tutte
le maestranze impegnate in questo
progetto strategico per il futuro
della mobilità del nostro Paese».
PEDEMONTANA.COM
Ansfisa con
Asstra
Ansfisa - Agenzia Nazionale
per la Sicurezza
delle Ferrovie e delle
Infrastrutture Stradali
e Autostradali e Asstra –
Associazione delle Aziende
di Trasporto Pubblico
Locale – hanno firmato
un protocollo di intesa finalizzato
a sviluppare attività
di comune interesse
nel campo della sicurezza
e della formazione per
i sistemi di trasporto ferroviario,
stradale e ad impianti
fissi.
L’accordo, sottoscritto dal
Presidente di Asstra, Andrea
Gibelli e dal Direttore
di Ansfisa, Domenico
Capomolla, nasce dalla
volontà condivisa di rafforzare
la cultura della
sicurezza come valore
fondante del trasporto
pubblico e di promuovere
un miglioramento continuo
delle competenze professionali
di chi opera nel
settore.
«Con questa intesa mettiamo
a sistema una leva
decisiva per fare della cultura
della sicurezza un patrimonio
condiviso in tutto
il trasporto pubblico, ferroviario,
stradale e a impianti
fissi», ha dichiarato
Domenico Capomolla, Direttore
di Ansfisa. «È un
accordo agile, senza oneri,
con un Comitato scientifico
paritetico che programmerà
attività mirate: un
investimento sulle persone
e sulla fiducia dei cittadini,
per fare sì che la sicurezza
non resti soltanto un
insieme di procedure, ma
diventi cultura organizzativa
e valore pubblico».
Attualità
16 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 17
otiziario
Fermerci e H-Rail per valorizzare il
settore logistico ferroviario nazionale
Gruppo FS, un nuovo, sofisticato treno diagnostico
Nuova tappa per la diagnostica
ferroviaria italiana: è stato consegnato
a Firenze il primo automotore
“Tipo 4”, simbolo dell’innovazione
tecnologica di Rete
Ferroviaria Italiana (Gruppo FS)
e parte del piano di rinnovo della
flotta diagnostica nazionale.
Dopo l’arrivo di “Diamante 2.0”,
operativo sulle linee Alta Velocità
dal giugno 2024, la nuova generazione
di rotabili diagnostici si
estende ora sul territorio. Il “Tipo
4” sarà infatti il primo di 15 automotori
bimodali destinati alle
strutture territoriali di tutta Italia,
capaci di operare anche sulle linee
complementari, nei nodi e nei
piazzali ferroviari.
Il rinnovo dell’intera flotta proseguirà
fino al 2029, con una dotazione
complessiva di 30 nuovi treni
diagnostici, tra linee AV e rete
convenzionale.
A bordo, sensori e sistemi multisettoriali
monitorano costantemente
la geometria e l’usura del
binario, la linea di contatto, la
dinamica di marcia e l’interazione
ruota-rotaia e pantografo-catenaria.
Le telecamere effettuano
la videoispezione in alta
definizione del tracciato e della
catenaria, mentre altri strumenti
misurano la qualità dei
segnali di telecomunicazione e
l’efficienza dei sistemi di segnalamento.
Dalla diagnosi alla previsione
Ogni dato raccolto diventa parte di
un mosaico più grande. L’integrazione
delle misure, le rilevazioni ripetute
nel tempo e la memoria storica
dei guasti consentiranno di costruire
modelli previsionali del degrado,
aprendo la strada a una manutenzione
sempre più predittiva.
Significa poter intervenire prima
che un’anomalia diventi guasto,
migliorando la pianificazione delle
attività e l’affidabilità complessiva
del sistema ferroviario.
Un valore strategico
per il Paese
L’investimento nella nuova flotta
diagnostica non è solo un passo
tecnologico: è una scelta strategica.
Rendere la manutenzione più intelligente
e preventiva significa
maggior sicurezza, puntualità e
sostenibilità.
Il “Tipo 4” è dunque il primo tassello
di una rete di conoscenza che
viaggerà, silenziosa, lungo i binari
italiani per assicurare un’infrastruttura
più efficiente, moderna
e affidabile.
FSITALIANE.IT
Monitoring, Testing &
Structural Engineering
L’Associazione Fermerci e H-Rail
ETS hanno siglato una collaborazione
strategica per sviluppare attività
congiunte volte a rafforzare
il comparto della logistica ferroviaria
in Italia, con uno sguardo
anche all’Europa. L’intesa nasce
con l’obiettivo di promuovere sinergie
e iniziative comuni per sottolineare
il ruolo centrale del trasporto
merci su ferro in termini di
economia, internazionalizzazione
dei territori, sviluppo industriale,
occupazione e sostenibilità ambientale.
Il protocollo prevede la realizzazione
di eventi, convegni, studi e
approfondimenti dedicati alla diffusione
della cultura del trasporto
ferroviario, come pure la valorizzazione
della sua storia attraverso
il patrimonio rotabile di H-Rail
ETS e l’organizzazione di treni storici
su infrastruttura nazionale, sia
con veicoli passeggeri sia con veicoli
merci.
Fermerci e H-Rail condividono
inoltre l’impegno a favorire lo shift
modale delle merci dalla strada
alla ferrovia, in linea con gli obiettivi
europei. La cooperazione sarà
orientata anche a sostenere l’introduzione
di innovazioni tecnologiche
e organizzative nella catena
intermodale del trasporto merci,
così da renderla più competitiva
e sostenibile per tutti i settori di
mercato.
Clemente Carta, Presidente di Fermerci.
Le considerazioni
«Con questa collaborazione -
dichiara Clemente Carta, Presidente
di Fermerci - vogliamo
dare un segnale concreto
dell’impegno del settore nel promuovere
lo shift modale delle
merci dalla strada alla ferrovia,
una scelta strategica non
solo per la sostenibilità ambientale,
ma anche per la competitività
del Paese. Lavorare insieme
a H-Rail ci permetterà di valorizzare
la storia e l’innovazione
del trasporto ferroviario, contribuendo
a costruire un futuro più
efficiente e sostenibile per la logistica
nazionale».
FERMERCI.IT
Tecnologia in movimento
A prima vista, il “Tipo 4” appare
come un comune treno giallo RFI,
ma al suo interno pulsa una sofisticata
architettura digitale. È un
automotore bimodale, con doppia
trazione - diesel ed elettrica
a 3kV - capace di viaggiare fino a
140 km/h durante le missioni diagnostiche.
Qualità, sicurezza
e innovazione:
i valori della nostra mission
Attualità
18 11/2025 leStrade
MTS Engineering SRL
Sede legale: Via Roma n. 28 – 23900 Lecco (LC) - Tel. 0341 353829 - info@mtse.it - www.mtse.it
leStrade 11/2025 19
Sedi operative: Lecco - Bologna
otiziario
Inaugurazione della nuova
sede di Crezza a Gordona
Abbiamo partecipato, sabato 11
ottobre 2025, all’inaugurazione
della nuova sede di Crezza, a
Gordona (SO): la sede concretizza
una nuova, importante tappa nella
storia trentennale di un’azienda
che, negli anni, è diventata un attore
di riferimento nel mondo della
prefabbricazione in calcestruzzo
per la sicurezza stradale, le gallerie
e le grandi opere civili.
L’appuntamento di sabato 11 ottobre
è stato l’occasione per condividere
con istituzioni, partner,
amici e comunità locale un momento
di festa e di orgoglio, nel
segno di una storia che continua
a crescere, intrecciando innovazione,
territorio e persone. I momenti
formali dell’inaugurazione,
infatti, sono stati seguiti da
un partecipato ‘Open Day’ a cui
hanno preso parte numerose famiglie
di collaboratori e dei paesi
della Valchiavenna, richiamate
anche dalle attività ludico-sportive
curate dall’US Chiavennese e dalle
golosità tipiche locali proposte dai
Gruppi Alpini di Gordona e Colico.
Da sinistra, Sebastiano Guerini,
Direttore Generale di Crezza,
Francesca Guerini, Amministratore
Unico di Crezza.
Impegno a guardare al futuro
Fondata nel 1992, Crezza è cresciuta
in Valchiavenna. Ha portato
innovazione e competenza in un
settore ad alto contenuto tecnico,
generando occupazione qualificata
per cento famiglie del territorio
e intrecciando collaborazioni con
artigiani, professionisti e fornitori
locali. Con la nuova sede, l’azienda
celebra i traguardi raggiunti e
rinnova il proprio impegno a guardare
al futuro mantenendo radici
ben salde nella comunità che
l’ha vista nascere, crescere e raggiungere
i traguardi di quest’anno:
previsione di fatturato superiore
ai 30 milioni di euro, vale a
dire in crescita del 20% sul 2024
e più che raddoppiato rispetto ai
12 milioni del 2020.
Gli spazi della nuova sede aziendale
sono stati pensati per favorire
la collaborazione tra i team
di Crezza e con partner primari
nell’industria e nell’ambito
dell’Università e della ricerca:
una costante nell’attività dell’azienda,
che ha permesso lo sviluppo
di soluzioni innovative, sostenibili
e su misura per il settore
delle prefabbricazioni che, nel
tempo, hanno trovato applicazione
in primarie arterie viarie internazionali
e in tunnel stradali e
ferroviari nevralgici per i collegamenti
europei (come oggi accade
per il Traforo del Monte Bianco
e i nuovi tunnel del Terzo Valico
di Genova), sino agli attuali
‘cantieri olimpici’ nell’area di
Milano come l’Arena Santa Giulia
e i nodi viabilistici attorno al
Capoluogo, come pure sugli assi
che porteranno nel cuore delle
competizioni come la SS36 e la
SS38, in Lombardia, e a Tai di
Cadore sulla SS51, la direttrice
per Cortina.
Le considerazioni
«La nuova sede rappresenta per
noi molto più di un edificio – è un
simbolo del nostro modo di lavo-
rare e di pensare l’impresa», sottolinea
Francesca Guerini, Amministratore
Unico di Crezza.
«Abbiamo saputo creare un ambiente
moderno, aperto e accogliente,
dove il lavoro di squadra
nasce in modo spontaneo e
dove ogni collaboratore può sentirsi
parte integrante di un progetto
condiviso».
«Questa inaugurazione segna un
ulteriore passo del più ampio piano
di valorizzazione del polo di
Gordona. Da un lato, interverremo
sul sito produttivo con una
ristrutturazione delle aree dedicate
all’accoglienza e alle pause
dei collaboratori, nonché la prosecuzione
dell’aggiornamento e
dei miglioramenti degli impianti,
e, dall’altro, stiamo moltiplicando
il potenziale produttivo di Crezza,
implementando in altre aree una
rete di stabilimenti che manterrà
saldamente il centro pulsante
in Valchiavenna», commenta
Sebastiano Guerini, Direttore
Generale.
Gli spazi della nuova sede
La nuova sede di Crezza si sviluppa
su due piani per complessivi
550 metri quadrati. Trenta le
postazioni di lavoro. Il piano terra
comprende anche una sala riunioni
con dieci posti e una sala attrezzata
per i momenti di relax e pause
pranzo dei collaboratori.
Al secondo piano, una sala conferenze
modulare può ospitare da
12 a 32 persone e un’area per riunioni
informali o conviviali può accogliere
fino a 12 ospiti.
I lavori di realizzazione hanno richiesto
14 mesi, in cui sono stati
impiegati principalmente elementi
prefabbricati proprio negli impianti
Crezza, dai quali nascono anche
alcuni elementi d’arredo della
sede: la barriera New Jersey che
costituisce il desk d’accoglienza,
così come i piani in calcestruzzo
dei due tavoli delle sale riunioni.
Attualità
20 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 21
otiziario
Gli alti costi nascosti dei cantieri
A partire dall’esempio di Roma,
gli esperti del Gruppo Seipa hanno
calcolato il costo e l’impatto
nazionale dei cantieri stradali e
il potenziale risparmio che si potrebbe
ottenere adottando una
logistica circolare: meno estrazioni
di risorse naturali, meno
traffico e più riciclo per città più
vivibili e in linea con Pnrr e “Fit for
55”, il pacchetto legislativo dell’Unione
Europea per centrare l’obiettivo
di riduzione delle emissioni
di gas serra del 55% entro
il 2030 rispetto ai livelli del 1990.
L’esempio di Roma
A Roma ogni anno si aprono tra i
300 e i 600 cantieri stradali, per
un volume complessivo di circa
1,2 milioni di tonnellate di fresato
d’asfalto e altri materiali inerti da
movimentare. Tutto ciò si traduce
in oltre 55.000 viaggi di camion
su rete urbana (ottomila chilometri
di strade), con un costo operativo
stimato in oltre 60 milioni di
euro l’anno e un costo ambientale,
dovuto a traffico, consumo di
carburante ed emissioni di CO 2
,
che può superare i 150 milioni
di euro. Sono i dati che emergono
dalle elaborazioni interne del
Gruppo Seipa.
Costoso e poco sostenibile
Applicando questi parametri all’intera
rete nazionale di strade comunali
urbane (180 mila chilometri),
si arriva a calcolare 1,24
milioni di viaggi di camion su rete
urbana, con un costo operativo
stimato in oltre 1.350 milioni di
euro l’anno e un costo ambientale
che può superare i 3.375 milioni
di euro. Il volume complessivo
sale così a 27 milioni di tonnellate
di fresato d’asfalto ed altri materiali
inerti da movimentare.
«Il modello attuale di manutenzione
è costoso e poco sostenibile:
ogni tonnellata di asfalto rimosso
genera trasporti, conferimenti e
nuovi prelievi in cava, moltiplicando
i viaggi e allungando i tempi di
ripristino», spiegano gli ingegneri
del Gruppo Seipa. «La nostra analisi
—proseguono— dimostra che
ottimizzando la logistica e impiegando
aggregati riciclati ad alte
prestazioni si può ridurre del 32%
la spesa complessiva e del 35% i
costi operativi. Nel caso della città
di Roma si passerebbe da 55 a 18
mila viaggi di camion ogni anno,
abbattendo le emissioni di CO 2
di
circa 7.500 tonnellate».
Il modello Seipa integra
tre pilastri
Un approccio che va sia nella direzione
indicata dal Pnrr, che finanzia
la manutenzione stradale e
promuove l’uso di materiali circolari
attraverso i Cam (criteri ambientali
minimi), sia dagli obiettivi
dell’Unione Europea che chiedono
di recuperare e reimpiegare almeno
il 70% dei rifiuti da costruzione
e demolizione entro il 2035.
Oggi in Italia il tasso di riciclo degli
inerti è certamente tra i più alti
d’Europa (98%), ma il riuso effettivo
rimane fermo allo 0,4%:
il modello Seipa, con un tasso di
sostituzione al 52%, dimostra che
è possibile invertire la tendenza.
«Ogni giorno di cantiere in meno
significa meno traffico, meno rumore
e meno stress per cittadini
e imprese. Non è solo una questione
di efficienza economica, ma
di qualità della vita: trasformare i
cantieri da emergenza continua a
interventi programmati e circolari
è un passo obbligato per una città
come Roma e per tutte le grandi
città italiane», sottolineano gli
esperti del Gruppo Seipa.
Il modello Seipa integra tre pilastri:
impianti 4.0 per produrre aggregati
riciclati certificati; logistica
ottimizzata per ridurre al minimo
la movimentazione e sistemi digitali
di tracciabilità per monitorare
ogni fase del processo.
Un modello che, se adottato su
larga scala, potrebbe diventare un
benchmark nazionale per la manutenzione
urbana, contribuendo
al raggiungimento degli obiettivi
di decarbonizzazione al 2030 e
generando risparmi diretti per decine
di milioni di euro ogni anno.
«Oggi la tecnologia e i materiali ci
consentono di ripensare radicalmente
il modo in cui gestiamo le
infrastrutture urbane. Con meno
cave, meno camion e più riciclo
possiamo dare alle città un futuro
più efficiente, più sicuro e più
sostenibile. Il Pnrr è un’occasione
storica per trasformare questo
modello in realtà», conclude la direzione
del Gruppo Seipa.
GRUPPOSEIPA.IT
Anas, e i sette mezzi storici
Tra gli espositori della 42° edizione
di Auto e Moto d’Epoca anche
Anas (Gruppo FS Italiane) con
la presenza di significativi mezzi
aziendali storici, di cui alcuni usati
in passato dagli stradini.
Il salone internazionale dedicato
alle auto e moto d’epoca, che è
un punto di riferimento per collezionisti,
appassionati ed estimatori
di ogni età, si è svolto dal 23
al 26 ottobre alla Fiera di Bologna.
Anas ha partecipato con uno stand
che rientra nel percorso tematico
‘tra cultura e passione’ del salone,
dove è stato possibile ammirare
sette mezzi storici, che raccontano
la storia dell’Anas e del
nostro paese.
I mezzi esposti
Tra i mezzi esposti il più antico è
un triciclo Anas risalente agli anni
Trenta, che rappresenta l’evoluzione
del carretto a mano e che
compare già nel regolamento di
servizio del 1922 e quindi antecedente
alla costituzione, nel 1928,
dell’A.A.S.S. Azienda Autonoma
Statale della Strada del 1928.
In esposizione anche l’autocarro
G.M.C. CCKW 6x6 utilizzato dalle
truppe americane e, nel dopoguerra,
impiegato dal personale
di A.N.A.S. Azienda Nazionale
Autonoma della Strade (istituita
nel 1946) sia come mezzo di trasporto
materiale per i lavori di ricostruzione
della rete stradale sia
per le attività di manutenzione invernale
allestito con lama o vomere
anteriore.
Risalente agli anni Cinquanta, invece,
la Moto Guzzi Motocarro Ercolino,
che rappresenta l’evoluzione
del triciclo con il cassone in
uso ai cantonieri addetti alla manutenzione
delle strade.
In mostra anche la Moto Guzzi
Galletto impiegata dai cantonieri
per svolgere le attività di
controllo e di presidio delle strade,
garantendo una eccezionale
mobilità. Passando poi agli anni
Sessanta nello stand Anas è stata
esposta la Fiat Campagnola,
un veicolo fuoristrada in dotazione
ai Compartimenti della
viabilità e lo sgombraneve rotativa
Mercedes-Benz Unimog
411.110 equipaggiato con turbina
fresaneve OMER, impiegato
da Anas per garantire la transitabilità
delle strade di montagna,
anche in presenza di intense nevicate,
consentendo la rimozione
di rilevanti quantità di neve, proiettandole
anche a notevole distanza
dalla carreggiata. Il suo
impiego rappresentò un significativo
miglioramento delle tecniche
di sgombero.
Più recente, ma di particolare rilievo,
l’Autobianchi Giardiniera,
degli anni Settanta: impiegata
dai cantonieri per le attività
di sorveglianza e manutenzione
della rete stradale Nazionale.
Grazie alla sua robustezza, compattezza
e praticità, divenne un
simbolo dei mezzi Anas dell’epoca,
tanto da essere ricordata ancora
oggi come un’icona del servizio
stradale italiano.
Attualità
22 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 23
otiziario
Il Piemonte promuove il Progetto
Bandiera “Hydrogen Valley”
Su proposta dell’assessore all’Ambiente,
Energia e Innovazione,
Matteo Marnati, la Giunta regionale
del Piemonte ha approvato il
Progetto Bandiera “Hydrogen Valley”,
un’iniziativa strategica per la
transizione ecologica del Piemonte
che prevede la riqualificazione
delle aree industriali dismesse
e la realizzazione di impianti per
la produzione di idrogeno da fonti
rinnovabili. Grazie ai fondi del
Pnrr saranno finanziati impianti
di produzione di idrogeno rinnovabile,
stazioni di rifornimento
e progetti di ricerca e innovazione.
Il Progetto Bandiera “Hydrogen
Valley”, con una dotazione di
dieci milioni di euro, è finalizzato
alla sostituzione dei combustibili
fossili con idrogeno verde.
Una consultazione pubblica ha
raccolto 37 contributi da parte
di stakeholder territoriali, confermando
un forte interesse per
l’idrogeno nei settori industriali
energivori, del trasporto pubblico
locale e della logistica.
Agevolazioni per imprese
di ogni dimensione
Le agevolazioni, sotto forma di
contributo a fondo perduto, saranno
destinate a imprese di ogni
dimensione, singole o in partenariato
con organismi di ricerca
e Pubbliche Amministrazioni, per
progetti coerenti con la domanda
territoriale di idrogeno.
Gli interventi dovranno essere avviati
dopo la presentazione della
domanda e conclusi entro 36
mesi dal provvedimento di concessione.
La gestione è affidata al Settore
Sviluppo Energetico Sostenibile
della Direzione Ambiente, Energia
e Territorio della Regione Piemonte.
Il progetto, nel quadro del Pnrr, fa
parte della Missione 2 “Rivoluzione
verde e transizione ecologica”,
componente 2 “Energia rinnovabile,
idrogeno, rete e mobilità sostenibile”.
Con il decreto del Ministero dell’Economia
e delle Finanze del 6 agosto
2021 vennero stanziati 500
milioni di euro per l’investimento
3.1 “Produzione in aree industriali
dismesse”, destinato a promuovere
la nascita delle hydrogen valleys
in tutta Italia.
A seguito del protocollo d’intesa
del 13 aprile 2022 tra il Ministero
per gli Affari regionali e l’allora
Ministero della Transizione ecologica
(oggi Ministero dell’Ambiente
e della sicurezza energetica),
il Piemonte confermò la propria
candidatura il 22 aprile 2022, con
l’obiettivo di diventare una delle
regioni italiane di riferimento nella
produzione e nell’utilizzo dell’idrogeno
verde.
La misura, definita dal decreto n.
235/2024, assegnò dieci milioni di
euro alla Regione Piemonte per la
realizzazione dei progetti bandiera
e la definizione delle modalità
attuative tramite avviso pubblico.
Con la delibera n. 12-5285 del primo
luglio 2022, infine, la Regione
approvò la Strategia regionale
per l’Idrogeno e istituito il Team
Idrogeno, organismo dedicato alla
governance del settore. La strategia
promuove la decarbonizzazione
energetica e industriale, valorizza
le competenze del territorio
e favorisce investimenti per la creazione
di un sistema integrato di
produzione, distribuzione e utilizzo
dell’idrogeno.
Piemonte, avanguardia nella
transizione energetica
«Con l’approvazione della scheda
tecnica di misura Progetto Bandiera
Hydrogen Valley – dichiara
l’assessore Marnati – il Piemonte
consolida la propria posizione
di avanguardia nella transizione
energetica».
Buon compleanno alla M4
Domenica 12 ottobre 2025 l’intera
linea M4 - la metro a guida automatica
che ha ridisegnato la rete
della mobilità milanese - ha spento
la prima candelina.
Con il suo completamento, lo
scorso anno, ha segnato una svolta
nel trasporto metropolitano: le
21 stazioni della M4 costituiscono
oggi un’importante spina dorsale
urbana di 15 chilometri che collega
Milano da est a ovest. Il “filo
Blu” unisce, infatti, l’aeroporto di
Linate al capolinea di San Cristoforo
in 30 minuti e, in soli 12 minuti
di viaggio, il city airport a San
Babila, nel centro della città.
Ogni giorno sono moltissimi i cittadini
che usano M4 per lavoro,
studio o tempo libero: quasi 40
milioni i passeggeri che hanno
viaggiato sull’intera linea in questi
ultimi dodici mesi, con una media
giornaliera di 150mila. Numeri
cresciuti in maniera esponenziale
rispetto alle diverse fasi di apertura
delle tratte: a novembre 2022,
erano cinquemila i passeggeri
ogni giorno, a luglio 2023 erano
saliti a 45mila.
Tra le stazioni si conferma cruciale
quella dell’aeroporto di Linate,
con ottomila persone che quotidianamente
la utilizzano solo per
viaggiare da o verso il city airport;
la più gettonata è San Babila,
grazie al proprio interscambio
con M1, con 25mila passeggeri
giornalieri; seguono Sant’Ambrogio
con 18mila e Sforza-Policlinico
con 11mila, importanti nodi di collegamento
con le altre linee metropolitane.
L’apertura dell’intera M4 ha ampliato
le connessioni della rete della
mobilità urbana con sei punti
di interscambio: a San Babila con
M1, a Sant’Ambrogio con M2, a
Sforza-Policlinico con Missori M3,
a San Cristoforo, Dateo e Stazione
Forlanini con le linee ferroviarie.
METRO4MILANO.IT
Attualità
24 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 25
otiziario
Gruppo FS, a Donnarumma
assegnato il premio Niaf
La Niaf (National Italian American
Foundation) ha conferito a Stefano
Antonio Donnarumma, Amministratore
Delegato e Direttore
Generale del Gruppo FS Italiane, il
premio Niaf Dea Roma come Leader
nell’Eccellenza Ingegneristica
per la Crescita Nazionale e l’Infrastruttura
Sostenibile. La cerimonia
si è svolta sabato 18 ottobre
2025 durante il Gala del 50° Anniversario
della Niaf, all’Hotel Washington
Hilton di Washington D.C.
negli Stati Uniti d’America.
La dimensione cruciale
dell’azione di Donnarumma
Il riconoscimento è stato assegnato
per evidenziare il ruolo cruciale
svolto da Donnarumma nella
trasformazione e modernizzazione
delle infrastrutture di trasporto
italiane, con un forte impegno verso
la sostenibilità e l’innovazione.
«È un vero onore ricevere questo
premio che ho il piacere di dedicare
a tutti gli italiani che creano valore
sia nel nostro Paese che all’estero
e diffondono principi volti a
generare competenze specifiche
nell’ambito dell’ingegneria, della
Attualità
tecnologia e dell’innovazione. Nel
Gruppo FS Italiane abbiamo avviato
quest’anno un Piano Strategico
da cento miliardi di euro di investimenti
che rappresenta un motore
fondamentale per la crescita e lo
sviluppo del Paese», ha dichiarato
Donnarumma.
Sotto la sua guida, il Gruppo FS sta
promuovendo importanti progressi
nello sviluppo di linee ferroviarie
ad Alta Velocità e nelle soluzioni di
mobilità sostenibile, contribuendo
a collegare le comunità italiane e
a supportare gli obiettivi ambientali
nazionali.
Piano Strategico 2025-2029
Sono previsti, nel Piano, diversi
interventi per migliorare la qualità
del servizio ferroviario, costruire
nuove linee ad alta velocità e
dotare la rete del sistema Ertms
per garantire maggiore unione fra
le diversi reti ferroviarie europee.
Più di 60 miliardi è il valore degli
investimenti destinati all’infrastruttura
ferroviaria, con l’obiettivo
di diventare leader nella mobilità
e migliorare l’esperienza di viaggio.
Questo comprende l’attivazione
di nuove linee ad alta velocità
per collegare aree non ancora servite,
con l’obiettivo di aumentare
del 30% le persone raggiunte dal
sistema Alta Velocità.
Sul fronte della sostenibilità, inoltre,
il Gruppo FS - primo consumatore
di energia elettrica del Paese
con circa il 2% della domanda nazionale
– si pone l’obiettivo di decarbonizzare
i consumi energetici
attraverso la produzione da fonti
rinnovabili e l’installazione di oltre
1 GW di capacità rinnovabile entro
il 2029, pari al 19% di tutti i consumi
del Gruppo FS, e di circa 2 GW
entro il 2034.
Sviluppo internazionale
Fondamentale è anche il presidio
internazionale, con una previsione
di crescita del volume passeggeri
pari al 40%. Il Gruppo FS ha
infatti inserito lo sviluppo internazionale
tra le sue priorità, destinando
una quota significativa degli
investimenti al rafforzamento della
propria presenza oltre confine.
L’obiettivo è consolidare il posizionamento
del Gruppo in Europa, ormai
percepita come un’estensione
naturale del mercato domestico, e
promuovere una rete ferroviaria
sempre più integrata e in linea con
i principi della mobilità sostenibile.
FSITALIANE.IT
Hitachi Rail
in Calabria
Hitachi Rail ha ospitato, nel
suo stabilimento di Reggio
Calabria, oltre 60 professionisti
provenienti da diversi
Paesi, in rappresentanza
di Hitachi Corporate
e di otto Business Unit, per
due giornate interamente
dedicate alla sostenibilità.
L’evento ha rappresentato
un momento di confronto
globale sui risultati, gli impegni
e i programmi futuri
del Gruppo, evidenziando
l’attenzione crescente
di Hitachi Rail verso un approccio
integrato alla sostenibilità,
che include
ambiente, innovazione, inclusione
sociale e sviluppo
territoriale.
Nel sito di Reggio Calabria,
Hitachi Rail sta implementando
un piano di
digitalizzazione e sostenibilità
orientato alla decarbonizzazione
e all’autonomia
energetica. Il
nuovo impianto fotovoltaico,
operativo entro l’anno
fiscale 2026, coprirà oltre
il 70% del fabbisogno
energetico dello stabilimento
con energia rinnovabile,
evitando l’emissione
di circa 1.740 tonnellate
di CO 2
all’anno. L’incontro
ha coinvolto anche la città,
sottolineando il legame
tra l’azienda e il territorio.
I partecipanti hanno preso
parte a un’attività di volontariato
ambientale per
la pulizia della spiaggia di
Reggio Calabria, visitato il
Museo Archeologico Nazionale
dei Bronzi di Riace, e
condiviso momenti di convivialità.
HITACHIRAIL.COM
LOWVAL
UN GRADO
DI TECNOLOGIA
MAI RAGGIUNTO
PRIMA
Bitumi modificati appositamente
formulati con polimeri SBS
(Stirene butadiene Stirene)
per la produzione di asfalti a tiepido
WMA (Warm Mix Asphalt).
I conglomerati tiepidi (Warm Mix Asphalt – WMA) sono
conglomerati bituminosi confezionati con bitumi modificati
ad alta lavorabilità LOWVAL, che permettono la diminuzione
delle temperature di produzione, garantendo l’omogeneità
di stesa e un adeguato grado di compattazione fino a 100°C.
Nei conglomerati tiepidi le temperature di produzione
sono comprese tra 120 e 150°C, con una riduzione di
consumo di circa 1,5 kg combustibile/t e, di conseguenza,
una diminuzione di 5 kg di anidride carbonica immessa in
atmosfera. Oltre a rappresentare una soluzione tecnologica
ecosostenibile, questi conglomerati permettono un aumento
della durabilità, grazie alla ridotta ossidazione del bitume
che facilita la compattazione, incrementando così la vita
utile della pavimentazione e diminuendo gli interventi di
manutenzione straordinaria da eseguire.
1
26 11/2025 leStrade
otiziario
ConExpo 2026, innovazione
costante da 117 anni
Dopo oltre un secolo di storia,
ConExpo-Con/Agg si prepara a
tornare in scena dal 3 al 7 marzo
2026 negli spazi del Las Vegas
Convention Center e del Las Vegas
Festival Grounds.
Con oltre 2.000 espositori attesi,
270 mila metri quadrati di area
espositiva tra spazi indoor e outdoor
(circa 38 campi da calcio regolamentari),
e più di 150 sessioni
formative, la fiera rappresenta
il più importante appuntamento
nordamericano per il settore delle
macchine per costruzioni e movimento
terra.
Organizzata da AEM (Association
of Equipment Manufacturers)
insieme a NRMCA e NS-
SGA, ConExpo-Con/Agg è un
evento imperdibile per costruttori,
produttori, fornitori, noleggiatori
e professionisti della filiera
construction a livello globale.
Nata nel 1909 come “Road Show”
a Columbus, Ohio, con appena
40 espositori, ConExpo-Con/Agg
ha attraversato oltre un secolo di
evoluzione del comparto, diventando
un evento triennale di riferimento
globale.
L’edizione 2026 celebrerà 117
anni di innovazione e crescita
dell’industria, con un focus sempre
più marcato su tecnologie
avanzate, sostenibilità, digitalizzazione
e buone pratiche operative.
Tra le principali novità della prossima
edizione:
• Ground Breakers Stage: un nuovo
spazio dedicato alle idee disruptive
e alle soluzioni che stanno
cambiando il volto del settore;
• Workshop tematici: focus su piccole
imprese, inclusione di genere
con “EmpowerHER”, laboratori
tecnici e momenti esperienziali
con “Shop Talks and Walks”.
Edizione 2026 da record
«Un secolo di progresso si riflette
nella portata, nella scala e nello
spirito di ConExpo-Con/Agg», ha
dichiarato Dana Wuesthoff, Show
Director. «La manifestazione continua
a valorizzare e far crescere
l’industria della produzione di
macchine, amplificandone l’innovazione
e l’impatto globale».
L’edizione 2023 ha registrato oltre
139.000 visitatori da 133 Paesi,
con 2.056 espositori da 36 nazioni.
I numeri del 2026 promettono
di superare ogni record, in un contesto
internazionale che guarda
con sempre maggiore attenzione
alla transizione ecologica nei cantieri,
alla digitalizzazione dei processi
e all’ottimizzazione dei consumi
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Agenda
NOVEMBRE 2025
Ecomondo 2025
4 - 7 novembre
Rimini (Italia
ecomondo.com
XX Convegno Nazionale S.I.I.V.
19 - 21 novembre
Napoli
siiv.net
Forum Ingegneria 4.0
27 - 28 novembre
Genova
forumingegneria.it
DICEMBRE 2025
Sustainability Forum 2025
15 dicembre
Roma
asecap.com
MARZO 2026
ConExpo-Con/Agg
3 - 7 marzo
Las Vegas (Stati Uniti)
conexpoconagg.com
Intertraffic
10 - 13 marzo
Amsterdam
intertraffic.com
MAGGIO 2026
SaMoTer
6 - 9 maggio
Verona
samoter.it
The Ita World Tunnel
Congress 2026
15 - 21 maggio
Montréal (Canada)
wtc2026.ca
Asecap Days 2026
27 - 29 maggio
Bratislava (Slovacchia)
asecapdays.org
FORUM INGEGNERIA 4.0
forumingegneria.it
Il 27 e 28 novembre torna a Genova
alla Stazione Marittima Ponte dei
Mille la nuova edizione di Forum Ingegneria
4.0. Due giornate per scoprire
come l’innovazione tecnologica
unisca mare, terra e spazio in un
unico ecosistema interconnesso.
In questa quinta edizione, l'evento si
articolerà in tre grandi temi, esplorando
l'innovazione e l'ingegneria a
360 gradi:
• Terra - smart cities, digitalizzazione
industriale, nuovi materiali, intelligenza
artificiale nell'ambiente costruito
e filiere produttive del futuro.
• Mare - portualità, logistica, energie
rinnovabili, sinergie tecnologiche
nella nautica d'élite e ingegneria
ambientale.
• Spazio - satelliti, osservazione terrestre,
applicazioni aerospaziali, la
roadmap per le sfide ingegneristiche
future e infrastrutture per i viaggi
spaziali.
Forum ingegneria 4.0 è il catalizzatore
di idee, visioni e ispirazioni che
prende forma in un evento annuale
d’eccellenza. L'evento è pensato per
professionisti del settore Ingegneria
che vogliono esplorare esperienze e
nuovi strumenti per comprendere
tecnologie emergenti, mappare applicazioni
in settori adiacenti al proprio,
accedere a reti di competenze
complementari.
leStrade
Aeroporti Autostrade Ferrovie
INFRASTRUTTURE&MOBILITÀ
n Le Smart Road. Stato dell’arte
e scenari futuri. Rapporto tecnico
dell’Associazione S.I.I.V.
n Il Giubileo di Anas. Diamo suggello
di cronaca al sostenuto impegno
di Anas per il Giubileo sentendo
la voce dei protagonisti.
n L’infrastruttura e la manutenzione
predittiva. L’IA applicata
alle infrastrutture ferroviarie.
n La via Claudia Augusta:
prima strada europea.
Convegni, Corsi, Eventi 2025
30 11/2025 leStrade
Iniziative editoriali
Le Smart Road. Stato dell’arte e scenari
futuri. Rapporto tecnico della S.I.I.V.
Un nuovo libro tecnico-scientifico esplora il mondo delle Smart Road. È stato
recentemente pubblicato il volume “Le Smart Road. Stato dell’arte e scenari
futuri”, nuovo rapporto tecnico-scientifico promosso dall’Associazione S.I.I.V.
“Le Smart Road. Stato dell’arte e scenari futuri”:
si tratta del primo libro in Italia interamente dedicato
al tema delle Smart Road. Il volume raccoglie
contributi di docenti, ricercatori e studiosi
con l’intento di delineare lo stato attuale e le
prospettive future della mobilità sulle infrastrutture
stradali di nuova generazione. Il progetto
editoriale è nato all’interno del Gruppo di Lavoro
“Smart Road” della S.I.I.V., composto da esperti
provenienti da diversi atenei italiani, con l’intento
di sistematizzare il sapere esistente e offrire
strumenti metodologici aggiornati per affrontare
le sfide poste dalle nuove infrastrutture stradali
“smart”. Questo volume rappresenta, quindi, una
sintesi corale e interdisciplinare delle esperienze
maturate in ambito accademico e nella ricerca
applicata, e si propone come riferimento utile
per studenti, tecnici e amministratori pubblici.
Marco Guerrieri
Università degli Studi
di Trento
Struttura e contenuti del volume
“Le Smart Road. Stato dell’arte e scenari futuri”
(Springer 2025, ISBN: 978-3-031-96143-4)
si configura come un’opera a metà strada tra un
manuale scientifico ed una guida tecnica. L’obiettivo
principale è quello di fornire una panoramica
aggiornata sulle infrastrutture stradali di nuova
generazione, capaci di trasmettere e ricevere dati
con i veicoli autonomi e/o connessi, grazie all’uso
di sistemi digitali di gestione del traffico. Il libro
si rivolge a un ampio pubblico di lettori: dagli
studenti universitari che cercano una formazione
specialistica, fino ai professionisti ed ai tecnici
degli enti pubblici coinvolti nella progettazione,
gestione e pianificazione della mobilità su strada.
Le Smart Road segnano l’inizio di una nuova era
per le infrastrutture stradali; esse sono infatti dotate
di tecnologie avanzate per il monitoraggio
e la gestione in tempo reale dei flussi di traffico
e per offrire agli utenti specifici servizi finalizzati
a migliorare il comfort e la sicurezza durante
il viaggio.
Grazie a un ecosistema tecnologico integrato —
composto da sensori, dispositivi di telecomunicazione,
big data, software, algoritmi di intelligenza
artificiale e veicoli innovativi — le Smart Road
permettono di conseguire alcuni obiettivi fondamentali,
tra i quali si annoverano:
• il monitoraggio in tempo reale dello stato di efficienza
delle opere d’arte minori (come muri di
sostegno, paratie, ecc.) e maggiori (ponti, viadotti,
gallerie, ecc.), nonché delle sovrastrutture
stradali, anche al fine di programmare in
modo ottimale gli interventi di manutenzione;
• l’interoperabilità tra l’infrastruttura fisica e i veicoli
di nuova generazione, con particolare riferimento
a quelli a guida autonoma (CAVs).
Il volume fornisce criteri metodologici per la progettazione,
il monitoraggio e la manutenzione
delle Smart Road. In particolare, vengono analizzati
i principali riferimenti normativi riguardanti le
Smart Road ed i veicoli autonomi, e sono affrontati
temi di Ingegneria Stradale essenziali come:
• la progettazione geometrica dell’infrastruttura;
• i modelli per la stima della capacità e dei livelli
di servizio;
• il Dominio di Progettazione Operativa (ODD)
dei sistemi avanzati di assistenza alla guida
(ADAS) per il mantenimento della corsia;
• gli strumenti di gestione informativa digitale
BIM delle Smart Road;
• l’impiego di sensori integrati nelle pavimentazioni;
• i sistemi di ricarica per veicoli elettrici basati
sulla tecnologia “Dynamic Wireless Power Transfer”;
• l’uso dei dati di traffico del tipo “FCD” e delle
informazioni satellitari per il monitoraggio delle
infrastrutture;
• le strategie di gestione dell’infrastruttura e della
sovrastruttura in condizioni ambientali critiche.
Sintesi dei capitoli
L’opera si compone di quattordici capitoli, ognuno
dedicato a un aspetto chiave delle Smart Road.
Di seguito è riportata una sintesi dei contenuti
del libro:
• Capitolo 1: vengono presentati i principali riferimenti
tecnici e normativi relativi all’uso dei Sistemi
ITS e C-ITS. Si illustrano i requisiti tecnici
essenziali previsti in Italia per le Smart Road,
secondo il D.M. n. 70 del 28/02/2018, e si descrivono
le prime iniziative italiane in questo
ambito.
• Capitolo 2: si propongono alcuni criteri teorici
per la progettazione plano-altimetrica delle
Smart Road basati sulle prestazioni sinora note
dei veicoli a guida autonoma.
• Capitolo 3: vengono illustrati alcuni modelli di
Ingegneria del Traffico da impiegare per la stima
della qualità della circolazione sulle Smart
Road, considerando flussi veicolari composti da
diverse percentuali di veicoli connessi e autonomi
(CAVs).
• Capitolo 4: si offre una panoramica delle principali
esperienze internazionali nello sviluppo
della guida autonoma, mettendo in evidenza
punti di forza e criticità in relazione ai diversi
contesti normativi.
• Capitolo 5: viene presentato il concetto di Operational
Design Domain (ODD) per i veicoli autonomi,
analizzando anche l’influenza dell’infrastruttura
e delle condizioni ambientali sui
sistemi ADAS per il mantenimento in corsia dei
veicoli.
• Capitolo 6: si descrivono le peculiarità dei Floating
Car Data (FCD), ossia i dati GPS raccolti
dalle unità di bordo dei veicoli (OBU), diventati
fondamentali anche in relazione alle prescrizioni
del D.M. n. 70 del 28/02/2018 per il monitoraggio
del traffico sulle Smart Road.
• Capitolo 7: si esamina l’evoluzione dei sistemi
di gestione delle pavimentazioni (Pavement
Management System - PMS) dal modello tradizionale
a quello più avanzato per le Smart
Road. In particolare, vengono introdotti i nuovi
elementi che caratterizzano i PMS in questo
innovativo contesto.
• Capitolo 8: vengono analizzate le tecnologie
per il monitoraggio termico delle pavimentazioni
(sensori a resistenza, termoresistori, termocoppie)
e il loro impatto sulla gestione delle
strade.
• Capitolo 9: si approfondiscono le tecnologie intelligenti
di monitoraggio delle “pavimentazio-
Infrastrutture&Mobilità
32 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 33
ni automatizzate”, con l’obiettivo di migliorare
la pianificazione delle attività di manutenzione,
anche tramite l’uso di dati provenienti da sensori
posti sui veicoli di nuova generazione.
• Capitolo 10: si illustrano le possibilità offerte
dalla digitalizzazione dell’infrastruttura stradale
nella gestione della manutenzione invernale,
grazie all’impiego di algoritmi data-driven basati
su IoT, intelligenza artificiale e big data.
• Capitolo 11: si analizza il ruolo delle tecnologie
satellitari nelle Smart Road, in particolare l’integrazione
tra dati di Osservazione della Terra
(EO), sistemi GNSS e comunicazione satellitare.
Viene inoltre approfondito il concetto di
Digital Twin, un modello digitale aggiornato in
tempo reale tramite dati satellitari, sensori e rilievi
geospaziali.
• Capitolo 12: si esamina il tema degli “Electric
Road Systems”, con particolare attenzione al
sistema di ricarica “Dynamic Wireless Power
Transfer”. Viene anche illustrata la sperimentazione
italiana condotta nel circuito “Arena del
Futuro”.
• Capitolo 13: si descrivono i principi che regolano
la digitalizzazione BIM (Building Information
Modeling) delle opere stradali e, in particolare,
delle Smart Road. Si analizzano i flussi informativi
essenziali, la gestione dei dati, le peculiarità
dei modelli InfraBIM, l’interoperabilità, i
formati dei file e una piattaforma web per il facility
management delle Smart Road.
• Capitolo 14: viene approfondito l’uso del BIM
per la manutenzione delle infrastrutture stradali,
evidenziandone le potenzialità nel supportare
la trasformazione delle strade convenzionali
in Smart Road. Viene messo in evidenza
come il BIM possa consentire di semplificare
l’analisi e la visualizzazione dei dati, anche attraverso
ispezioni virtuali delle opere civili.
In definitiva, la redazione di questo volume nasce
dall’evidenza che le strade devono oggi essere
progettate e gestite come veri e propri ecosistemi
digitali nei quali, cioè, l’infrastruttura fisica
è interconnessi con i veicoli, gli utenti, i sistemi di
gestione e regolamentazione del traffico e quelli
di monitoraggio delle strutture e delle sovrastrutture.
Alla sempre più crescente complessità
tecnica dei temi propri dell’Ingegneria Stradale,
si accompagna però un vuoto legislativo legato
all’assenza di specifici criteri progettuali e di integrazione
delle nuove tecnologie smart nelle infrastrutture
stradali già in esercizio. Da questo punto
di vista, il volume si configura come una utile
guida per orientarsi tra le principali trasformazioni
tecnologiche in corso nel vasto campo dell’Ingegneria
Stradale. nn
La copertina del libro.
Strade e
Automazione
Un servizio per
ogni necessità
La Sicurezza
in Galleria
Autori del libro “Le Smart Road. Stato dell’arte e scenari futuri”. Da sinistra in alto, Federico Autelitano - Università di Parma, Salvatore Antonio Biancardo - Università di
Napoli Federico II, Clara Celauro - Università di Palermo, Gianluca Dell’Acqua - Università di Napoli Federico II, Marco Guerrieri - Università di Trento, Lorenzo Paolo Ingrassia
- Università Politecnica delle Marche, Claudio Lantieri - Università di Bologna, Davide Lo Presti - Università di Palermo, Antonio Napolitano - Università degli Studi Roma Tre,
Giuseppina Pappalardo - Università di Catania, Rosalba Simeone - Università di Parma, Giuseppe Sollazzo - Università di Messina, Dario Ticali - Università di Enna Kore.
Infrastrutture&Mobilità
34 11/2025 leStrade
Opere
Il Giubileo di Anas
Diamo suggello di cronaca, partendo da questo numero
della rivista per arrivare a quello di gennaio-febbraio 26,
al sostenuto impegno di Anas per il Giubileo, sentendo
la voce dei protagonisti. Un viaggio in tre articoli
Fabrizio Parati
A far lievitare le nuove forme di Roma e della Città
Metropolitana ha agito e agisce velocemente e
vigorosamente una forza analitica, la lucidità di
un disegno che impone le sottigliezze di un’intelligenza
(quella di Anas) esercitata ad analizzare e
risolvere i problemi dei cantieri, anche i più complessi.
Come soggetto attuatore per il Governo
centrale e in collaborazione con Roma Capitale
e la Città Metropolitana, Anas (società del Gruppo
FS Italiane) si è cimentata, infatti, nella realizzazione
di un programma di interventi vasto e
che - è facile pronosticare - godrà dell’apprezzamento
duraturo che deriva dalle opere ben fatte.
Si tratta di un impegno senza precedenti che ha
favorito (e sta promuovendo) un’energica meta-
morfosi del volto della città. Al netto degli ineludibili
disagi che vasti cantieri aperti in aree nodali
della città producono, pur se condotti con precisione
automatica, si tratta di un mutamento che
porta a destinazione interventi necessari, voluti
e a lungo attesi.
Vogliamo dare suggello di cronaca, partendo da
questo numero della rivista per arrivare a quello
di chiusura d’anno, a dicembre, a questo impegno
di Anas, sentendo la voce dei protagonisti.
Iniziamo dalle considerazioni dell’ing. Alessandro
Malizia, Responsabile della struttura Giubileo
di Anas.
Anas si è cimentata in questo vasto programma
di interventi. Che cosa avete fatto?
Cosa state facendo e, soprattutto, cosa
Ad oggi, lavori eseguiti per
oltre 400 milioni di euro
di interventi: è un impegno
senza precedenti di Anas
che sta trasformando il volto
della città con la realizzazione
di nuove opere e con
il miglioramento della
viabilità e l’innalzamento
degli standard di sicurezza
delle infrastrutture esistenti.
L’ing. Alessandro Malizia,
Responsabile della struttura
Giubileo di Anas.
tanti interventi da mettere a terra in tempi strettissimi.
L’entità considerevole dell’impegno si è
percepita da subito. E Anas ha preso in serissima
considerazione l’opportunità concessa mettendo
in piedi una struttura che si dedicasse esclusivamente
all’esecuzione di questi lavori.
Ad oggi, parliamo di lavori eseguiti per oltre 400
milioni di euro di interventi. È realmente un impegno
senza precedenti che ha trasformato il volto
della città con la realizzazione di nuove opere
e con il miglioramento della viabilità e l’innalzamento
degli standard di sicurezza delle infrastrutture
esistenti. L’intento è stato proprio quello
di consentire ad Anas di trasferire il know-how
aziendale nella gestione di questa impresa non
comune.
Inizio la rapida panoramica sugli interventi eseavete
sperimentato, se qualcosa avete sperimentato
di nuovo dal punto di vista anche
della governance per rispondere adeguatamente
a questo impegno inusuale?
Vorrei partire da una considerazione di carattere
generale sull’impegno di Anas per il Giubileo. Lasciando
poi la parola ai direttori dei lavori per uno
spunto supplementare sulle tecniche e sulle tecnologie
utilizzate puntualmente in ogni cantiere,
perché ognuno dei cantieri che abbiamo curato
ha delle peculiarità dal punto di vista costruttivo.
Sono il responsabile della struttura Giubileo di
Anas. Struttura che è deputata a mettere a terra
tutti gli interventi che Anas ha fatto e sta facendo
per il Giubileo e che sono stati definiti in vari
DPCM: il primo di dicembre 2022, che ha individuato
Anas come soggetto attuatore di impor-
Infrastrutture&Mobilità
36 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 37
guiti parlando della realizzazione di piazza Pia:
un’opera di grandissima rilevanza sia dal punto di
vista tecnico sia da quello urbanistico. Grazie al
prolungamento del sottopasso di Lungotevere in
Sassia abbiamo creato una grande e meravigliosa
piazza che rafforza l’asse pedonale tra Castel
Sant’Angelo e la Basilica di San Pietro.
L’intervento, di quasi novanta milioni di euro, è
stato realizzato in tempi da primato. Consegnati
ad agosto 2023, i lavori sono stati conclusi in
tempo per l’apertura, il 24 dicembre del 2024,
della Porta Santa. Nel corso di poco più di un
anno è stato portato a termine un cantiere che
ha previsto tre macro-interventi. Il primo dei tre
ha riguardato la sistemazione del problema dato
da un’importante interferenza: quella prodotta
da due collettori fognari (tra i più grandi della città).
Il secondo intervento: la costruzione del sottopasso
e, in ultimo, la realizzazione della piazza
pedonale.
Vale la pena tornare a sottolineare le tempistiche,
che sono forse senza precedenti
per un lavoro così complesso
I lavori sono stati realizzati in soli 15 mesi. Un la-
voro di qualità e svolto all’interno di uno scenario
unico, perché l’area di intervento è nel cuore
del centro storico della città: tutte le tecniche
utilizzate sono state tarate per fare in modo che
la produzione di rumori, polveri e quant’altro fossero
adeguate al rispetto del delicato equilibrio
dell’area urbana tra Castel Sant’Angelo e San Pietro.
Un lavoro che probabilmente è stato eseguito
nella metà del tempo necessario per farlo.
Passiamo al cantiere di piazza dei Cinquecento
e aree adiacenti
Si è trattato di un intervento diffuso di riqualificazione
e di recupero di un’area che si estende per
una grandezza di quasi sette campi da calcio, per
dare un’idea tangibile. E che, oltretutto, si sviluppa
di fronte alla stazione di Roma Termini (tra
i primi poli ferroviari europei per transiti giornalieri).
La maggiore difficoltà dell’intervento eseguito,
previsto per lo Scenario Giubileo, è stata
quella di mantenere attivi tutti i servizi che hanno
consentito lo scambio intermodale di un polo
ferroviario così importante. Sono stati, dunque,
razionalizzati gli spazi, e ripensati gli spazi dedicati
ai taxi, il capolinea del bus, ecc. Tutto questo
A lato, la nuova piazza Pia.
L’opera di riqualificazione
urbanistica e infrastrutturale
ha unito in una prospettiva
unica Castel Sant’Angelo
e San Pietro, eliminando
il traffico veicolare dalla
piazza e valorizzando uno
dei luoghi più rilevanti della
capitale.
Sotto, il nuovo ponte
ad arco in acciaio che
scavalca l’autostrada
A1 all’altezza di Tor Vergata.
È un elemento chiave
del più ampio intervento
di completamento viabilità
di collegamento autostrada
A1 compendio Tor Vergata.
Infrastrutture&Mobilità
38 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 39
Consolari” romane, rientrano nell’ambito
delle opere previste nel DPCM 8 giugno
2023 per il Giubileo per un valore complessivo
di circa 170 milioni di euro. Cosa
avete fatto?
Abbiamo investito quasi 230 milioni di euro per la
manutenzione straordinaria di oltre 400 chilometri
di strade di Roma e provincia tra le più importanti
della grande viabilità del Comune di Roma.
I lavori sono stati eseguiti di notte, per limitare il
più possibile i disagi alla cittadinanza.
Si è trattato di un intervento capillare che ha interessato
le pavimentazione, le barriere, la segnaletica
orizzontale e verticale, il verde. Un lavoro
finalizzato a garantire una viabilità sicura e
confortevole.
A che punto siete con le strade giubilari?
I 430 chilometri di strade che ci erano state assegnate
col primo DPCM sono state completate.
A giugno dell’anno scorso sono state inserite
delle altre strade che andremo a completare
man mano che si renderanno disponibili i fondi
per potere eseguire i lavori.
Per eseguire questi interventi abbiamo messo in
campo delle rilevanti innovazioni tecnologiche
per il trattamento delle pavimentazioni stradali.
La sempre più forte e doverosa attenzione alla
sostenibilità ambientale ci ha imposto di condurre
le lavorazioni facendo affidamento a nuove tecniche
per la posa in opera dei conglomerati bituminosi,
ricorrendo all’uso nuovi materiali a vantaggio
del riutilizzo e del riciclo e anche a nuovi
materiali che potessero incrementare la vita utile
delle pavimentazioni. Per citarne qualcuno, oltre
all’impiego di fresatrici con ridotte emissioni in
atmosfera, autocarri con cassoni coibentati, profilatrici
con sistema di ventilazione e aspirazione
dei fumi, tra le migliorie che sono state offerte
c’è sicuramente il polverino di gomma riciclata,
che - come noto - produce un manto con caratteristiche
di fonoassorbenza utili a riduce quindi
l’inquinamento acustico. Considerando il fatto
che stiamo parlando di strade cittadine questo è
un plus irrinunicabile. Abbiamo anche impiegato
il conglomerato bituminoso tiepido, che trova
il proprio natutrale campo di applicazione in
quanto le basse temperature di stesa abbattono
le emissioni di fumi e odori e all’interno di ambiti
urbani la sensibilità a questi fattori è alta. Poi
i conglomerati bituminosi super modificati con
grafene. Abbiamo messo in campo molti chilometri
di conglomerati bituminosi al grafene: sono
dei compound polimerici ottenuti dall’impiego di
per valorizzare il rapporto tra la Stazione Termini
e le Mura serviane, le Terme di Diocleziano e
il museo di Palazzo Massimo, che oggi può finalmente
essere ammirato dalla piazza (cosa che
prima non era possibile, perché i mezzi ostruivano
la vista).
Un riferimento a ponte dell’Industria, che,
ricordiamo, nella notte tra il 2 e il 3 ottobre
2021 è andato a fuoco riportando gravi danni
strutturali
Siamo intervenuti su un’infrastruttura che rischiava
di essere definitivamente chiusa con delle
tecniche di consolidamento desunte da tecnologie
utilizzate su siti di estrazioni petrolifere. Parliamo,
quindi, davvero di un caso unico a Roma
e, più in generale, in un contesto così tanto urbanizzato
e antropizzato.
A che punto sono, invece, i lavori nella tratta
Sopraelevata della Circonvallazione Tiburtina?
sono ancora in essere e stanno interessando un
un’infrastruttura fondamentale per i flussi veicolari
del quadrante est della città. Anche qui stiamo
utilizzando una tecnologia di ponteggio impiegata
per la prima volta a Roma, almeno su
così larga scala (il sistema Flydeck). E stiamo
parlando di un impiego che si sviluppa su ben
quattro chilometri.
Il nuovo ponte ad arco sull’autostrada A1
a Tor Vergata
Abbiamo avuto la cerimonia d’inaugurazione lo
scorso 15 luglio. Abbiamo completato un’opera
rimasta incompiuta in un’area che ha un futuro
potenziale di accoglienza enorme in un quadrante
della città che consente la polarizzazione
di grossissime masse (basti pensare al Giubileo
dei giovani che si è svolto proprio a Tor Vergata).
I lavori di riqualificazione straordinaria
della pavimentazione delle principali infrastrutture
stradali, le cosiddette “vie
L’intervento di riqualificazione
urbanistica e funzionale
del nodo Termini
e di piazza dei Cinquecento,
vale a dire uno dei più grandi
nodi di scambio in Italia
e uno dei contesti più critici
dal punto di vista dei trasporti
della città di Roma (nella
Piazza «convergono 16 linee
autobus, con una media
di quattro movimenti
al minuto»). Si è trattato
di un intervento diffuso
di recupero di un’area
urbana che si estende
indicativamente per circa otto
campi da calcio.
Infrastrutture&Mobilità
40 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 41
L’intervento a Piazza dei
Cinquecento ha visto circa
77mila metri quadrati totali
di superficie completamente
riqualificata con materiali
pregiati. Sono stati posati
30mila metri quadrati
di marmi e pietre, 20mila
metri quadrati di sanpietrini,
10mila metri quadrati
di cemento architettonico,
10mila metri quadrati
di nuove aree di giardini
e aiuole e 6mila metri
quadrati di stese di asfalto.
Il Geom. Andrea Alfei,
Responsabile supporto
tecnico Giubileo 2025.
Struttura Territoriale Lazio.
L’area pedonale di piazza
della Repubblica dopo
la riqualificazione.
Il Geometra Andrea Alfei ci illustra l’intervento
di riqualificazione urbanistica e funzionale
del nodo Termini e di piazza dei
Cinquecento. Piazza dei Cinquecento è una
delle aree cittadine nevralgiche, perché si
apre di fronte alla stazione di Roma Termini.
La piazza era mortificata da plurimi, cronici
problemi (sporcizia, dissesto stradale,
traffico congestionato). Cosa è stato fatto
per riqualificare quest’area che è il naturale
biglietto da visita per chi arriva in città dalla
stazione Termini?
È un intervento diffuso di recupero di un’area
urbana che si estende indicativamente per circa
otto campi da calcio. Parliamo di 77.000 metri
quadri. Il nodo principale di quest’area è la Stazione
Termini. L’intervento, proprio per la propria
natura così estesa, è stato suddiviso in tre
perimetri. Il perimetro uno, che è la piazza dei
Cinquecento, e le aree adiacenti, che comprendono
i perimetri due e tre. L’intervento, appunto,
rientra tra quelli programmati per il Giubileo
come opera indifferibile. È un progetto che esprime
sia una qualità architettonica che funzionale.
Gli obiettivi: il miglioramento dell’accessibilità
al nodo di scambio trasportistico e senz’altro
migliorare la qualità degli spazi ad uso urbano.
In principio l’intervento era da DPCM suddiviso
su due interventi (il 16 e il 17). Successivamente,
quando Anas è stata incaricata in qualità di
soggetto attuatore, è diventato un unico intervento
(il D10 appunto). Gli indirizzi progettuali,
volendoli elencare, riguardano la valorizzazione
del contesto storico-patrimoniale dell’area attraverso
il rapporto tra la stazione Termini, le mura
Serviane, le terme di Diocleziano e il museo di
Palazzo Massimo, la riorganizzazione delle mobilità
in un’ottica di pedonalizzazione crescente
e sicuramente il miglioramento delle condizioni
di sicurezza di un’area che originariamente era
oggetto di forte degrado. L’intervento è stato in
qualche modo indirizzato su diversi scenari temporali.
Lo scenario del Giubileo, che è appunto
da concludersi entro l’anno giubilare come opera
indifferibile, comprendeva la modifica funziografene,
di additivi specifici ma anche di plastiche
dure a tutto vantaggio del riciclo (n.d.a. su
leStrade ne abbiamo parlato in più occasioni).
Queste pavimentazioni assicurano l’aumento della
resistenza meccanica e dei moduli elastici, la
diminuzione delle deformazioni dovute alla fatica
e l’incremento sostanziale della vita utile. Donando
maggiore durabilità e resistenza, si dilata
la frequenza degli interventi di manutenzione
e si abbattono le emissioni associate alla produzione,
al trasporto e alla posa di nuovi materiali.
Le pavimentazioni al grafene offrono un ciclo di
vita più sostenibile delle pavimentazioni a vantaggio
delle prestazioni ambientali complessive.
Non è sbagliato definirle pavimentazioni green,
per tutte queste ragioni che abbiamo ricordato
ora. In conclusione, abbiamo innalzato gli standard
di sicurezza e il livello di esercizio delle infrastrutture
e lo abbiamo fatto assecondano la necessità
di avere una pavimentazione green, per
quanto una pavimentazione possa essere green.
L’impatto inevitabile del traffico come è
stato assorbito? A parte i cantieri notturni
avete adottato particolari altri accorgimenti
o no?
I primi e più significativi impatti sul traffico li abbiamo
registrati con il cantiere di piazza Pia, considerando
che è stato inibito l’accesso al vecchio
sottopasso di Lungotevere in Sassia per consentire
l’allestimento del cantiere. Come noto, quando
a un’infrastruttura viaria viene sottratto un
ramo, per forza di cose il traffico si distribuisce
sui rami rimasti attivi. Tuttavia, per minimizzare
questi impatti, abbiamo ridisegnato la viabilità
di grossa parte del quadrante, invertendo dei
sensi di marcia, togliendo o aggiungendo su alcuni
ponti degli spartitraffico, creando delle nuove
isole. E oltre a ciò abbiamo lavorato con una
comunicazione continua attraverso l’uso di tutti
i canali possibili, a partire anche dalla comunicazione
sul Grande Raccordo Anulare. Abbiamo
sfruttato tutti i mezzi a nostra disposizione, facendo
passare quotidianamente gli avvisi con i
percorsi alternativi migliori e segnalando le chiusure.
Ma l’impegno più grande è stato mantenuto:
aver eseguito i lavori in tempi certi, e nel
miglior modo possibile. Ulteriore esempio emblematico
sulla gestione del traffico è l’impiego,
sul cantiere della Sopraelevata Tangenziale Est,
del FlyDeck come esempio principe. Se avessimo
fatto gli stessi lavori con ponteggi dal basso
avremmo dovuto inibire, chiudere, restringere
le carreggiate. Abbiamo, invece, mantenuto
aperte le carreggiate. In alcuni casi, per ragioni
di sicurezza, abbiamo ridotto leggermente la
carreggiata, proprio per consentire un franco di
sicurezza tra l’utenza e i lavori.
L’intervento più critico è stato quello di
piazza Pia?
L’intervento più critico è stato quello di piazza
Pia che, come dicevo, in pochissimi giorni ed in
maniera molto capillare e estesa ha richiesto la
predisposizione di una viabilità alternativa pensata
utilizzando dei complessi modelli di calcolo
per fare in modo che il traffico si distribuisse
nella maniera meno impattante possibile. Dopo
i primissimi giorni l’utenza si è abituata ed è stato
addirittura notato un alleggerimento del traffico
nel quadrante.
Infrastrutture&Mobilità
42 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 43
nale al trasporto pubblico locale (quindi il capolinea
Atac e il mono taxi all’interno della piazza
dei 500) e la rivisitazione della viabilità circostante
dei perimetri due e tre. Mentre lo scenario 26
prevede il completamento della piazza secondo
l’assetto funzionale definitivo che stiamo già intraprendendo.
Facciamo, se possibile, un piccolo focus sui
singoli perimetri
Parto dal perimetro tre, che è quello che interessa
l’area storico-monumentale e che, di fatto, parte
da piazza della Repubblica e arriva fino ai Giardini
di Dogali, dove l’obiettivo era quello di migliorare
la fruizione degli spazi e rafforzare l’importanza
di quei luoghi sotto il profilo storico e culturale.
E per fare questo chiaramente abbiamo dovuto
anche noi fare degli studi trasportistici perché si
sono dovuti mantenere per tutta la durata dei lavori
tutti le direzioni di traffico. Ci sono state varie
fasi che ci hanno messo nelle condizioni di dover
coesistere con tutta una serie di interferenze soprattutto
di traffico.
Il perimetro due in realtà non è nient’altro che la
viabilità che circonda piazza dei Cinquecento. E
un intervento finalizzato alla riqualificazione e alla
sistemazione superficiale delle aree e al riassetto
generale dei servizi di mobilità in relazione all’assetto
che la piazza in qualche modo ha indotto,
perché gli accessi della piazza sono variati e quindi
di conseguenza anche tutto il rapporto con la
viabilità circostante. E in sintesi abbiamo provveduto
al riassetto delle zone a traffico limitato funzionale
al capolinea bus, sia in assetto provvisorio
sia nell’assetto definitivo. Abbiamo riqualificato il
marciapiede lungo via Di Nicola, lato Museo delle
Terme di Diocleziano, e abbiamo rivisitato tutto
l’assetto delle configurazioni di circolazione di tutti
gli abitati (via di Nicola, via Marsala e via Giolitti).
Passo al cuore dell’intervento: alla piazza, cioè al
perimetro uno. Parliamo di un’area che in ragione
delle caratterizzazioni abbiamo dovuto sempre
mantenere dei capolinea provvisori. È quindi
è un cantiere dove i servizi di trasporto pubblico
si allocavano provvisoriamente in porzioni di spazio
in cui non era necessario intervenire in quel
momento, per intervenire sulle aree in via definitiva.
Faccio l’esempio del “monotaxi”, che originariamente
si attestava parallelamente al fronte
stazione di Termini: nella fase di cantiere è stata
individuata un’area in cui si simulava una chiocciola,
quindi un ingresso e un’uscita nello stesso
punto, da via Di Nicola, che già simulava la configurazione
definitiva. Così come gli autobus che
a sua volta sono stati spostati sul fronte stazione
per dare spazio all’intervento di totale rifacimento
del nuovo capolinea.
Quali sono state le complessità di questo
progetto?
Trovandoci in un contesto totalmente urbanizzato
le principali complessità sono state quelle legate
alle interferenze con il traffico e con tutte le
attività commerciali. Se avessimo potuto recintare
la piazza, chiuderla, eseguire i lavori e riaprirla
sarebbe stato sicuramente tutto più semplice:
il mantenimento dei servizi di trasporto pubblico
locale e della mobilità privata è stato veramente
un aspetto estremamente sfidante. Ulteriore complessità:
abbiamo ricostruito una rete di impiantistica
idraulica e illuminotecnica. L’intervento non
si è dunque limitato a sagomare i perimetri delle
aree pedonali e carrabili, ma ha riguardato anche
importanti interventi d’ingegnerizzazione. nn
L’intervento del quadrante
di piazza della Repubblica
ricopre un’area di circa
13.560 metri quadrati
ed è stato eseguito con
l’obiettivo di ridefinire
il rapporto tra la stazione
Termini e le emergenze di
valore storico e monumentale
presenti nell’area, quali
il complesso del Museo
Nazionale Romano, con le
Terme di Diocleziano,
e il Palazzo Massimo, fino
a Piazza della Repubblica
per valorizzare: viale Enrico
De Nicola e le connessioni
di accesso pedonale
al complesso delle terme
di Diocleziano; largo di Villa
Peretti e via Einaudi;
le connessioni pedonali lungo
via D’Azeglio che portano
verso l’area archeologica
centrale; piazza della
Repubblica e l’area antistante
il Planetario; le connessioni
con gli assi viari circostanti.
INSIEME
COSTRUIAMO
PROGRESSO
Infrastrutture&Mobilità
44 11/2025 leStrade
Soluzioni
Monitoraggio permanente sul ponte
di Nera Montoro, nel comune di Narni
Un ponte “senziente”: la soluzione di Displaid per rendere scalabile
il monitoraggio delle infrastrutture. L’installazione del sistema è stata
eseguita in meno di cinque ore senza chiusura totale al traffico
Negli ultimi anni il settore delle infrastrutture ha
maturato la consapevolezza che gestire ponti e
viadotti senza la possibilità di monitorarne con
continuità lo stato di salute espone a rischi tecnici,
economici e reputazionali. La vera sfida è
portare monitoraggio predittivo e data-driven a
livello di rete, con soluzioni ripetibili, affidabili e
sostenibili economicamente. È con questo approccio
che abbiamo progettato e messo in esercizio
il sistema di monitoraggio permanente sul
ponte di Nera Montoro, nel comune di Narni (TR).
Il ponte, sottoposto a collaudo statico nel 2019, è
Lorenzo Benedetti
CEO di Displaid
stato recentemente riqualificato: condizioni ideali
per attivare un monitoraggio continuo sin dalle
prime fasi di esercizio post-intervento, potendo
partire da condizioni nominali note e con delle
soglie determinate dal collaudo. L’obiettivo condiviso
con il Comune è stato quello di abilitare
una manutenzione condition-based, con indicatori
strutturali aggiornati in tempo reale e una
particolare attenzione alle deflessioni sotto carico,
vista l’esposizione del ponte a traffico industriale
pesante.
L’installazione del sistema è stata eseguita in
meno di cinque ore senza chiusura totale al traffico,
un elemento tutt’altro che marginale per
cantieri su arterie con passaggi di mezzi pesanti
e traffico intenso. Il sistema di monitoraggio installato
comprende dieci accelerometri per la risposta
dinamica, sette inclinometri per le deformate
e un gateway per la gestione del sistema e
la trasmissione dei dati. Nessun cavo è stato dispiegato
nella posa in opera del sistema. I sensori
sono entrati in funzione nella stessa giornata,
consentendo da subito una raccolta dei dati già,
successivamente. I dati raccolti vengono analizzati
da algoritmi proprietari potenziati da modelli
di Intelligenza Artificiale. Le informazioni estratte
dai modelli vengono visualizzate su Iris, la dashboard
sviluppata da Displaid per il supporto operativo
ai gestori.
Rendere “senziente” un ponte significa tradurre
segnali grezzi in indicatori diagnostici che
parlino la lingua di chi deve gestire rischi, budget
e priorità. Senza interrompere la viabilità,
a Narni abbiamo avviato fin da subito la stima
automatica della freccia sotto i carichi d’esercizio
come indice sintetico della rigidezza e della
funzionalità del ponte. Inoltre, un algoritmo
di analisi modale automatico ha permesso di
estrarre carte di controllo sui parametri modali
sin dalla prima acquisizione di dati accelerometrici.
Gli indicatori costruiti e i relativi valori
osservati sono coerenti con quanto atteso per
l’opera e costituiscono la base per il controllo
delle derive nel tempo.
Per ricavare indicatori robusti, il workflow di analisi
prevede anzitutto la definizione dello zero,
su cui applicare poi algoritmi per la riduzione del
rumore dovuto al traffico e la compensazione di
effetti termici. Questo consente di separare le
variazioni dovute all’influenza ambientale dall’eccitazione
indotta dai transiti e, a seguire, il riconoscimento
degli eventi di carico da associare al
passaggio di mezzi pesanti. Questo approccio è
necessario per un corretto tracciamento delle frequenze
proprie nel tempo oltre che per stimare le
deformazioni, sia longitudinali sia trasversali, ottenute
combinando i dati forniti dagli inclinometri
con il modello del ponte. A partire dalle deformazioni,
si ricostruisce la freccia massima per evento
e la si confronta con le soglie operative definite
dal collaudo, così da abilitare un controllo affidabile
e continuo del comportamento strutturale,
sia in campo statico che dinamico.
Questo approccio metodologico - semplice da
descrivere ma rigoroso nella pratica - consente
di estrarre grandezze fisicamente interpretabili,
filtrando i falsi allarmi e stabilendo trend significativi.
Dopo il primo mese, le stime di freccia sotto i carichi
reali risultano in linea con il quadro del 2019,
Infrastrutture&Mobilità
46 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 47
I fondatori di Displaid.
tenendo conto che i transiti ordinari hanno intensità
molto inferiore rispetto alle combinazioni di
prova statica. La piattaforma individua e distingue
chiaramente gli eventi di passaggio mezzi
(picchi rapidi dei segnali) dagli effetti termici
(fenomeni più lenti), permettendo di leggere
il comportamento strutturale nelle due componenti.
Sul piano operativo, questo significa poter
impostare soglie di allarme personalizzate per
la struttura su base statistica; contestualizzare
eventuali variazioni e avviare una taratura continua
del modello nominale dell’opera in ottica di
gemello digitale.
La chiave di questo sistema
di monitoraggio
Ripetibilità e standardizzazione: è questa la chiave
del sistema. La sfida di oggi, infatti, non è
tanto se monitorare, quanto come farlo su scala
quando le risorse sono limitate. Questo progetto
dimostra che è possibile ridurre drasticamente i
tempi di installazione, evitare infrastrutturazioni
invasive e portare online in poche ore indicatori
affidabili anche su opere esistenti.
Il monitoraggio permanente non sostituisce collaudi,
ispezioni visive o indagini strumentali mirate,
ma li completa. Dove i test di carico forniscono
fotografie ad alta risoluzione, il sistema
continuo offre il film dell’opera: intercetta la deriva
lenta (es. da fenomeni termici o di degrado)
e segnala le discontinuità post-evento come urti
e variazioni di esercizio. Con campionamenti fino
Carta d’identità
Fondata nel 2023 a Milano da quattro dottorandi del Politecnico di Milano, Displaid
consente ai gestori di ponti e infrastrutture l’attività di manutenzione predittiva grazie
a una soluzione che sfrutta tecnologia IoT e Intelligenza Artificiale, consentendo
monitorarne lo stato di salute e mantenere sotto controllo l’intera rete in tempo
reale. Hanno sperimentato la soluzione sviluppata da Displaid, Ferrovienord, il
Gruppo ASTM e pubbliche amministrazioni come la Città Metropolitana di Firenze
e il Comune di Narni. Attualmente conta su un team di dieci risorse. A luglio 2025
ha chiuso un round di finanziamento da 1,2 milioni
a 1 Hz sugli inclinometri e una rete di accelerometri
per la dinamica, è possibile correlare indicatori
quasi-statici e parametri modali agli eventi
di traffico e alle condizioni ambientali, con soglie
che evolvono assieme al ponte.
Il caso Narni dimostra che la digitalizzazione
dell’infrastruttura non è solo appannaggio delle
grandi concessionarie: anche un Comune può
diventare pioniere adottando sistemi di monitoraggio
standardizzati, rapidi da implementare e
progettati per coprire la rete su larga scala. Il
ponte di Nera Montoro oggi “racconta” in autonomia
come si muove e reagisce ai carichi, e domani
questi segnali, condivisi e aggregati, potranno
guidare politiche di rete su basi oggettive,
accorciando i tempi di intervento e allungando la
vita utile delle opere. È questo, per noi, il significato
profondo di Bridge Monitoring, Made Scalable.
nn
Infrastrutture&Mobilità
48 11/2025 leStrade
Scenari
Infrastruttura e manutenzione
predittiva
L’IA applicata alle infrastrutture ferroviarie: la manutenzione predittiva come fattore
abilitante di maggiore capacità, resilienza e sicurezza. Intervista a Mattia Baraldi,
Vicepresidente Anie Assifer con delega a Infrastrutture e Digitalizzazione
L’Intelligenza Artificiale trova applicazione in tutti
i contesti industriali e, in particolare, in quello dei
trasporti, in cui sia le infrastrutture sia il materiale
rotabile sono sistemi integrati altamente tecnologici
in grado di conseguire livelli prestazionali elevatissimi
anche grazie al livello di eccellenza raggiunto
dall’ingegneria ferroviaria italiana.
La manutenzione predittiva ne è uno dei principali
casi applicativi, in grado di garantire il massimo
livello di capacità e sicurezza delle infrastrutture
ferroviarie, con vantaggi economici secondo
una logica di lifecycle cost. Ne parliamo, in questa
intervista, con l’ing. Mattia Baraldi, Vicepresidente
Anie Assifer con delega alle Infrastrutture e alla
Digitalizzazione.
La manutenzione predittiva delle infrastrutture
ferroviarie consente di prevedere anticipatamente
i guasti razionalizzando gli interventi
manutentivi in base alle reali esigenze.
Quali sono i fattori abilitanti della manutenzione
predittiva delle infrastrutture di trasporto?
Il passaggio da una manutenzione ciclica o correttiva
a una manutenzione predittiva è un obiettivo
già raggiungibile con la tecnologia oggi disponibile
e consentirà di rendere il processo manutentivo
incredibilmente più efficiente ed efficace, con una
riduzione del Life Cycle Cost delle infrastrutture e,
soprattutto, con un aumento della disponibilità e
della capacità di queste ultime, con la minimizzazione
dei guasti e della resilienza e con un rapido
ripristino dell’operatività.
Il principale fattore abilitante è l’Intelligenza Artificiale
applicata alla diagnostica delle infrastrutture
di trasporto.
Come si declina l’Intelligenza Artificiale a
supporto della manutenzione predittiva?
Per raggiungere l’obiettivo di una reale diagnostica
predittiva è necessario disporre di sistemi di rilevamento
mobili o distribuiti lungo l’intera infrastruttura,
in grado di rilevare i dati che, una volta
estrapolati in metriche sintetiche tramite la Feature
Extraction, permettano la creazione di un modello
e di un conseguente processo di addestramento, lo
Mattia Baraldi,
Vicepresidente Anie
Assifer con delega a
Infrastrutture
e Digitalizzazione.
Statistical Pattern Recognition, che consentiranno
di definire il comportamento del singolo elemento
della infrastruttura - come opere d’arte, manufatti,
binario, trazione elettrica, sistemi tecnologici,
ecc. - individuando non soglie, ma trend grazie
alle tecniche di Machine Learning.
I modelli di IA, infatti, sono in grado di comprendere
le relazioni complesse che possono crearsi
fra le varie feature e di interpretarle, discriminando
se i parametri stanno variando a causa della
presenza reale di un inizio di malfunzionamento
che, se non manutenuto, diventerà un guasto,
o sono solo influenzati da altri parametri, ad
esempio, quelli ambientali. Questo consente l’automatizzazione
dei sistemi di allarme e di Anomaly
Detection, tramite funzioni che massimizzano
l’efficienza del sistema e ne minimizzano i
costi, con il miglior bilancio di costo fra falsi allarmi
e mancati positivi.
Quali sono i fattori chiave di un sistema di
diagnostica predittiva basato su IA?
I fattori chiave perché un sistema di diagnostica
basato su IA sia veramente efficace sono sostanzialmente
quattro.
È anzitutto fondamentale la stretta collaborazione
tra le aziende tecnologiche, che sviluppano i sistemi
diagnostici, ed i gestori della infrastruttura,
che ne curano il funzionamento; questo consentirà
di addestrare i modelli a partire dal know how
dei manutentori e dalle informazioni raccolte dalle
ispezioni visive, in quanto l’Intelligenza Artificiale
non sostituisce gli operatori, ma rende più efficaci
e meno rischiosi gli interventi.
Altrettanto importante è la capillarità dei rilievi, in
quanto solo con una risoluzione elevata è possibile
abbassare la soglia di identificazione del
potenziale problema e poter così anticipare
i conseguenti guasti.
Imprescindibile è poi la qualità e quantità
dei dati, che solo sistemi diagnostici
dotati di sensoristica e tool di analisi
ed elaborazione all’avanguardia sono
in grado di garantire.
Per ultimo, ma non meno importante,
disporre di una adeguata capacità
di calcolo per processare l’abnorme
quantità dei dati misurati.
Mi preme anche sottolineare
che è auspicabile che i gestori
dell’infrastruttura definiscano
una propria specifica di sistema
integrato di diagnostica, rispetto
alla quale le imprese tecnologiche
possano proporre dei sistemi interoperabili
e interfacciabili, in grado di fornire
i dati utili alla costruzione di modelli
predittivi sempre più accurati.
Come l’utilizzo dell’IA modificherà il lavoro
manutentivo svolto dalle aziende Assifer?
L’IA viene utilizzata per costruire modelli previsionali;
ogni indicazione o allarme generato da
questi sistemi deve essere pertanto interpretato
e validato da tecnici esperti. L’obiettivo, infatti,
non è sostituire il personale qualificato impegnato
in queste attività, ma potenziarne e facilitarne
le capacità decisionali, mantenendo la sicurezza
come priorità assoluta.
L’utilizzo di sistemi di diagnostica basati su IA
non sostituirà il lavoro dei manutentori, ma lo
renderà più efficace ed efficiente, aumentando
la sicurezza sia del personale manutentivo sia
delle infrastrutture che beneficeranno della riduzione
dei guasti e del conseguente aumento
della disponibilità. Ovviamente questo comporterà
una significativa variazione delle skills
dei manutentori che, ad esempio, eseguiranno
le attività manutentive utilizzando un tablet
per una rapida e certa individuazione dell’ente/
componente su cui intervenire e sistemi di Realtà
Aumentata per semplificare e completare
gli interventi.
In sintesi, quindi, i modelli organizzativi, le procedure,
le competenze e gli “utensili” delle squadre
manutentive registreranno un momento di
discontinuità, i cui effetti positivi saranno immediatamente
percepibili. L’efficacia di questa trasformazione
dipenderà dalla capacità di imprese
tecnologiche e gestori delle infrastrutture di operare
in stretta e fattiva collaborazione, dando vita
ad un vero e proprio circolo virtuoso di innovazione:
definire e mettere in pratica le necessarie
procedure che andranno a normare il lavoro sia
dei manutentori sia di chi gestisce l’infrastruttura,
ad esempio, richiederà le migliori e più qualificate
energie disponibili.
Sono certo che le imprese associate ad Anie Assifer,
in stretta collaborazione con i gestori delle
infrastrutture, saranno le protagoniste di questa
trasformazione sulla base del consolidato know
how, della primaria capacità di innovazione e degli
elevati investimenti in formazione e competenze
che ne caratterizzano l’operato. nn
Infrastrutture&Mobilità
50 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 51
Scenari
Verso uno spazio ferroviario
europeo unico
L’assemblea plenaria della Brenner Corridor Platform (BCP), tenutasi a Verona, sottolinea
l’importanza di un corridoio del Brennero Monaco-Verona unificato e armonizzato.
Il Coordinatore Europeo Pat Cox chiede una rapida attuazione delle misure concordate
Opere
Terzo Megalotto della strada statale
106 Jonica in Calabria
Nuovo traguardo per il Terzo Megalotto della strada statale Jonica (SS 106) in Calabria,
infrastruttura strategica per il Sud Italia, i cui lavori sono realizzati da Webuild per
conto di Anas. È stato superato il 76% di avanzamento complessivo delle lavorazioni
La realizzazione di un corridoio pienamente interoperabile
è uno degli obiettivi centrali della BCP.
Nell’ambito del progetto pilota Brennero, promosso
dalla Commissione Europea, sono già state sviluppate
soluzioni concrete, tra cui la definizione di
norme unitarie in materia di frenatura, l’abolizione
dell’obbligo della seconda persona in cabina in Italia
e la riduzione dei controlli di frontiera. Attraversando
due confini nazionali, il corridoio del Brennero
si configura come banco di prova privilegiato
per la costruzione di uno spazio ferroviario europeo
unico, sostenuto dalla Commissione Europea.
Operatività transfrontaliera senza barriere
Con la realizzazione della galleria di base sotterranea
transfrontaliera del Brennero non sarà più necessaria
la sosta al confine. Esperti di Germania,
Austria e Italia collaborano con le istituzioni europee
per armonizzare le norme operative e garantire
un esercizio ferroviario senza soluzione di continuità.
Nell’ambito di un’analisi transnazionale sono
state confrontate 60 disposizioni operative per i
macchinisti dei tre Paesi. Per circa la metà di esse
non si è reso necessario nessun adeguamento, grazie
all’omogeneità già esistente a livello transfrontaliero,
mentre per 36 norme nazionali sono state
elaborate proposte di armonizzazione che sono
state trasmesse alle autorità nazionali competenti
per l’implementazione definitiva. Queste misure
puntano ad accrescere l’efficienza e la sicurezza nel
trasporto ferroviario transfrontaliero e a eliminare
in modo stabile gli ostacoli operativi.
Un ulteriore tema rilevante affrontato in assemblea
ha riguardato il ruolo dei terminal lungo l’asse
del Brennero: rivestono un’importanza decisiva
sia per l’incremento della capacità sia per il conseguimento
di una piena interoperabilità.
La Brenner Corridor Platform
Il lavoro della Brenner Corridor Platform si fonda
sulla dichiarazione d’intenti per la realizzazione del
Corridoio Transeuropeo Scandinavo-Mediterraneo
(firmata nel 2018 dai ministri dei trasporti dei tre
Stati membri, dai consigli di amministrazione delle
ferrovie e dai rappresentanti dei territori attraversati
dal corridoio del Brennero).
Sotto la presidenza del Coordinatore Europeo Pat
Cox, esperti dei tre ministeri, delle rispettive ferrovie,
delle imprese ferroviarie e dei territori interessati
collaborano in diversi gruppi tecnici di lavoro. L’obiettivo
è di considerare il corridoio del Brennero, da
Monaco a Verona, come un unico corridoio, per sviluppare
soluzioni integrate per il trasferimento del
traffico pesante dalla strada alla rotaia. nn
Fabrizio Parati
Panoramica sul futuro
sviluppo dell'infrastruttura
ferroviaria nel corridoio
tra Verona-Monaco: BCP.
Mauro Armelloni
Webuild è fortemente impegnata nello sviluppo
infrastrutturale del Sud Italia, con una presenza
capillare che abbraccia diverse regioni e progetti
strategici, per un valore aggiudicato totale di circa
15 miliardi di euro. Tra le opere più complesse
e simboliche, il viadotto Annunziata è lungo
oltre 900 metri e a carreggiata unica, e presenta
un caratteristico impalcato misto in acciaio e
calcestruzzo a due piani, uno per ciascuna corsia
di marcia. Nelle scorse settimane ha raggiunto
il traguardo del varo anche il viadotto Ferro:
alto 20 metri e lungo oltre mezzo chilometro, si
distingue per la struttura mista in acciaio e calcestruzzo,
articolata in 11 campate. La sua costruzione
ha richiesto 2.800 tonnellate di acciaio
e più di 23.000 metri cubi di cemento, testimonianza
dell’impegno ingegneristico dietro l’intero
Megalotto.
Prosegue in parallelo la realizzazione di altri quattro
viadotti - Straface, Monaco, Forno e Stellitano
- e continua quella dell’iconico viadotto Avena,
opera di scavalco di maggiore rilievo architettonico
dell’intera infrastruttura per le sue caratteristiche
pile in acciaio a forma di “V”. Continua
anche la posa dell’asfalto tra gli svincoli di Sibari
e Trebisacce dei primi 18 chilometri che consentirà,
una volta che saranno completate anche le
opere accessorie in corso di realizzazione da parte
di Anas, l’apertura al traffico in anticipo rispetto
alla fine dei lavori.
Nelle prossime settimane è previsto infine l’abbattimento
del secondo diaframma della Galleria
Trebisacce, lunga circa 3,3 chilometri e a doppia
canna, e continuano i lavori di scavo e rivestimento
per le altre 10 gallerie artificiali da realizzare
lungo il tracciato.
Il cantiere, che si estende per 38 chilometri, coinvolge
attualmente circa 1.200 persone e ha attivato
una filiera produttiva di oltre 880 imprese,
con una forte componente locale: il 45% delle
aziende proviene dalla Calabria. Il Megalotto, una
volta completato, potenzierà i collegamenti tra i
litorali jonici di Calabria, Basilicata e Puglia, migliorando
l’accessibilità ai comuni costieri e connettendo
gli assi autostradali A14 e A2.
In Calabria, il contributo di Webuild alla modernizzazione
delle infrastrutture si estende oltre la
SS 106. Il Gruppo è protagonista anche nel potenziamento
dell’Alta Velocità/Alta Capacità lungo
l’asse Salerno-Reggio Calabria, con interventi
strategici che rafforzano la connettività del Mezzogiorno.
Tra questi, il “Raddoppio Paola-Cosenza”,
commissionato da RFI (Gruppo FS Italiane),
rappresenta una delle opere più rilevanti: oltre
22 chilometri di nuova linea, quasi interamente
in sotterraneo, con la realizzazione della nuova
Galleria Santomarco, che si estenderà per oltre
15 chilometri. Sulla stessa direttrice, Webuild è
impegnata anche nel lotto 1A Battipaglia-Romagnano,
che si sviluppa in Campania, contribuendo
alla trasformazione di uno dei principali assi
ferroviari del Paese in chiave sostenibile, veloce
e integrata. nn
Infrastrutture&Mobilità
52 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 53
Scenari
Progettare il domani. Hunters Group
rileva la richiesta di tre figure chiave
Ruolo strategico delle società di ingegneria nel rilancio delle infrastrutture italiane.
Crescente richiesta di tre figure chiave: l’Ingegnere Strutturista, il Progettista
di Infrastrutture e Impianti di Servizio, il Progettista Architettonico con competenze BIM
Nel panorama infrastrutturale italiano, le società
di ingegneria rivestono un ruolo cruciale. Rappresentano
il punto di partenza di ogni grande opera
pubblica, trasformando visioni e investimenti in
realtà concrete: strade, ponti, gallerie, ferrovie e
reti di mobilità sostenibile. Il mercato dei servizi
di ingegneria e architettura in Italia ha raggiunto
un valore di oltre 21,9 miliardi di euro, sostenuto
anche dagli investimenti del Pnrr, che puntano
alla modernizzazione delle infrastrutture, alla
mobilità sostenibile e alla sicurezza.
Oggi, infatti, le realtà professionali in questo settore
operano secondo un modello multidisciplinare
integrato, dove qualità tecnica, sostenibilità
ambientale e innovazione digitale - grazie a
strumenti come il BIM e i digital twin - diventano
leve strategiche per progettare infrastrutture
più sicure e sostenibili.
I profili cercati
Hunters Group, società di ricerca e selezione di
personale qualificato, evidenzia una crescente
richiesta di tre figure chiave: l’Ingegnere Strutturista,
il Progettista di Infrastrutture e Impianti
di Servizio e il Progettista Architettonico con
competenze BIM.
Il rilancio promosso dal Pnrr e dai programmi di
manutenzione straordinaria delle infrastrutture
richiede progettazioni complesse e integrate,
dove la modellazione strutturale, la verifica
sismica e la durabilità dei materiali diventano
elementi centrali. È in questo contesto che l’Ingegnere
Strutturista si conferma come colonna
portante del progetto. Le imprese cercano profili
con competenze che spaziano dalla modellazione
strutturale FEM e BIM all’impiego di materiali
innovativi e sostenibili, fino alla valutazione del-
Federica Cavagliano
Senior Manager
di Hunters Group
la resilienza climatica. Il mercato del lavoro segnala
una domanda in crescita e un significativo
gap generazionale: solo il 22% degli ingegneri
strutturisti ha meno di 35 anni, evidenziando la
necessità di formazione e ricambio.
Parallelamente, emerge il ruolo del Progettista
di Infrastrutture e Impianti di Servizio, figura
nata dall’evoluzione del tradizionale progettista
impiantistico e oggi centrale per le infrastrutture
di trasporto, stradali e ferroviarie. Questo
professionista integra impianti tecnici e sistemi
di servizio - ventilazione e illuminazione delle
gallerie, drenaggio, antincendio, segnaletica
intelligente, monitoraggio strutturale e gestione
energetica - all’interno del modello infrastrutturale,
in un’ottica di efficienza e sicurezza. Le
competenze chiave comprendono l’utilizzo del
BIM impiantistico, la conoscenza delle normative
tecniche e di sicurezza (DM 28/10/2005 per
gallerie, D.Lgs. 81/2008, norme CEI) e la capacità
di coordinarsi con strutturisti e geotecnici.
Nei progetti finanziati dal PNRR o negli interventi
di manutenzione straordinaria su ponti e gallerie,
questi professionisti sono essenziali per garantire
infrastrutture sicure, resilienti e a basso
impatto energetico.
Infine, il Progettista Architettonico con competenze
BIM. Questa figura è essenziale perché coordina
spazi, funzioni e materiali in sinergia con
strutture, impianti e territorio. Il BIM rappresenta
lo strumento cardine per gestire il ciclo di vita
dell’opera, ridurre tempi e costi e migliorare la
qualità progettuale. Il progettista “BIM-oriented”
è chiamato non solo a modellare, ma a gestire e
coordinare dati, unendo visione architettonica,
competenze tecniche e sensibilità ambientale.
Il rilancio infrastrutturale italiano rappresenta
una sfida e un’opportunità senza precedenti, e
le società di ingegneria, grazie a competenze
avanzate, strumenti digitali e approccio multidisciplinare,
sono al centro di questo cambiamento.
Investire in figure chiave e strategiche
significa non solo garantire la realizzazione di
opere sicure, resilienti e sostenibili, ma anche
creare un vantaggio competitivo duraturo per
le imprese. nn
Infrastrutture&Mobilità
54 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 55
Iniziative
“Andiamo sul Sicuro”
Le due giornate dedicate alla sicurezza stradale per le nuove generazioni,
promosse da A35 Brebemi - Aleatica, Comune di Treviglio e Polizia Stradale,
nell’ambito del progetto educativo “Andiamo sul Sicuro”
Scenari
Più droni e mobilità aerea avanzata
Cresce nel 2025 il mercato italiano dei droni e della mobilità
aerea avanzata. Il valore di questo comparto è infatti stimato per
quest’anno in 597 milioni di euro, rispetto ai 503 milioni del 2024
viglio, si sono confrontati con insegnanti e giovani
adulti della città sulle azioni possibili per tutelare
la vita e la salute dei cittadini, a partire dai più giovani,
prevenendo gli incidenti stradali. Sono intervenuti,
inoltre, Biagio Principe, Consulente per la
salute e la sicurezza di Inail Bergamo, e Cinzia Colombo,
Responsabile del processo di prevenzione
di Inail Bergamo, con testimonianze dirette sui
percorsi di educazione alla sicurezza, mentre il dibattito
è stato animato da Roberto Arditi, Direttore
scientifico di Sina.
Damiano Diotti
Roma Drone Conference
È l’evento professionale di riferimento che, sin dal
2014, riunisce i massimi esperti della drone community
italiana in ambito istituzionale, universitario
e imprenditoriale. Giunta all’11a edizione, quest’anno
la conferenza si è svolta giovedì 6 novembre
alla Fiera di Roma contestualmente a Welfair 2025
(www.romawelfair.it), importante fiera sul settore
della sanità
Lo scorso 28 ottobre, in piazza Cameroni, a Treviglio,
alla presenza della vice-Sindaco Giuseppina
Zoccoli in Prandina, sono stati coinvolti 390
studenti delle scuole secondarie di primo grado -
Istituto De Amicis, Collegio degli Angeli-Facchetti,
Istituto Grossi e Istituto Salesiani Don Bosco
- che hanno partecipato alle attività interattive e
dimostrative organizzate con la Polizia Stradale e
il Pullman Azzurro, l’aula multimediale itinerante
che trasforma l’apprendimento delle regole della
strada in un’esperienza coinvolgente. Durante
la giornata si sono tenuti laboratori e simulazioni
sui principali temi della sicurezza: uso corretto
delle cinture di sicurezza, pericoli della distrazione
alla guida, mobilità dolce e prevenzione dei
comportamenti a rischio legati ad alcol e droghe.
Mercoledì 29 ottobre, al Nuovo Teatro di Treviglio,
è stata la volta di 300 studenti delle scuole secondarie
di secondo grado - Istituto ABF, Istituto Salesiani,
Istituto Weil, Istituto Oberdan, Istituto Archimede,
Collegio Facchetti e Istituto Cantoni - che
hanno assistito alla proiezione del film pluripremiato
“Young Europe”, nato da un progetto della Polizia
Stradale con Ania Foundation e l’Università La
Sapienza di Roma. A seguire, si è tenuta una tavola
rotonda con esperti, istituzioni e rappresentanti
delle forze dell’ordine per riflettere insieme
sui comportamenti corretti alla guida e sull’importanza
della prevenzione. Nel corso del dibattito,
Giuseppe Mastroviti, Direttore Tecnico e di Esercizio
di A35 Brebemi, Mauro Livolsi, Vice Questore
di Bergamo della Polizia Stradale, Marco Garozzo,
Amministratore Delegato di SINA e Giovanni Vinciguerra,
Comandante della Polizia Locale di Tre-
La campagna Autostradafacendo
L’iniziativa è parte della campagna Autostradafacendo:
un progetto promosso da A35 Brebemi-Aleatica
in collaborazione con la Polizia di Stato
e numerosi gestori della viabilità nazionale del
Gruppo ASTM. L’iniziativa rientra tra le attività
ESG promosse da A35 Brebemi - Aleatica, che
fa della sicurezza e dell’innovazione due dei pilastri
della propria strategia di sostenibilità. Progetti
come “Andiamo sul Sicuro”, l’uso dei droni
per il monitoraggio dell’autostrada, la formazione
in realtà virtuale, la partecipazione al Progetto
“(S)he works, I care” e la certificazione internazionale
iRAP testimoniano un impegno costante
per un’autostrada sempre più sicura, efficiente e
vicina ai territori. nn
Le considerazioni
«Promuovere una cultura della sicurezza stradale, soprattutto tra i
più giovani, è parte integrante del nostro impegno per una mobilità
più sicura e sostenibile - ha dichiarato Matteo Milanesi, Direttore
Generale di A35 Brebemi - Aleatica. Attraverso iniziative come
questa, vogliamo contribuire a ridurre in modo concreto il numero
di incidenti e diffondere una maggiore consapevolezza sui rischi della strada, in linea
con gli obiettivi europei di Vision Zero 2030».
«Treviglio è da sempre sensibile al tema della sicurezza e dell’educazione stradale
- commenta Juri Imeri, Sindaco di Treviglio. Siamo particolarmente orgogliosi di
ospitare ancora una volta questo progetto, che unisce istituzioni, scuola e concessionari
in un’unica grande rete di responsabilità. Prevenire significa educare e farlo
con il linguaggio dei ragazzi è il modo più efficace per costruire una comunità più
sicura». Per saperne di più sulla Campagna Autostradafacendo consulta il QR code.
Carlo Dossi
Un trend positivo quello del mercato italiano dei
droni che proseguirà anche nei prossimi cinque
anni, con un business totale atteso di circa 1,46
miliardi di euro nel 2030, in aumento rispetto
agli 1,44 miliardi stimati nello scorso anno. Sono
alcuni dei dati che emergono dall’edizione 2025
dello studio “Advanced Air Mobility - Italian Market
Study & Recommendations for the National
Ecosystem” realizzato da PwC Strategy& Italy, e
presentato a Roma Drone Conference 2025, undicesima
edizione dell’evento professionale di riferimento
nel settore degli Unmanned Aerial Systems
(UAS) e dell’Innovative Air Mobility (IAM).
Alla conferenza, sono intervenuti, tra gli altri,
anche il direttore generale dell’Ente Nazionale
per l’Aviazione Civile (Enac), Alexander D’Orsogna,
e il presidente dell’Agenzia Nazionale per la
Sicurezza del Volo (Ansv), Luca Valeriani.
Roma Drone Conference 2025 è organizzata
dall’associazione Ifimedia e dalla società Mediarkè,
in collaborazione con Enace Aopa Italia.
Partner sono D-Flight, Telespazio, HP, Area
Broker, Aerovision e USpace.Consulting.
Trasporto passeggeri e difesa
Lo studio di PwC Strategy& Italy rileva inoltre
che il segmento del trasporto passeggeri presenta
la dinamica più espansiva, passando da
37 milioni di euro previsti per il 2025 a 366 milioni
nel 2030.
La crescita è sostenuta dall’entrata in servizio
dei velivoli elettrici a decollo e atterraggio verticali
(eVTOL) e dalla progressiva messa a regime
delle reti infrastrutturali di air taxi previste
nel periodo 2026-27 lungo le principali direttrici
metropolitane e aeroporto-città, in particolare
a Roma, Milano e Venezia. Cresce in maniera
sostenuta anche il comparto del trasporto merci,
che parte dai 84 milioni di euro nel 2025 e
arriva fino a 284 milioni nel 2030, spinto da iniziative
nazionali e dalla crescente penetrazione
nel mercato di player ed entità pubbliche. Anche
il comparto della difesa vedrà una crescita
significativa, passando da 152 milioni di euro
previsti per il 2025 ai 349 milioni nel 2030, in
relazione soprattutto alle recenti tensioni geopolitiche
e alla definizione dei budget nazionali
per la difesa. nn
Infrastrutture&Mobilità
56 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 57
Carlo Dossi
Mobilità sostenibile
La prima in Italia
Il Gruppo ASTM inaugura la prima stazione di ricarica, in Italia,
dedicata esclusivamente ai veicoli elettrici. Si trova lungo la A5
Quincinetto - Aosta ed è inserita in uno spazio di 5.500 metri quadrati
Il progetto sperimentale
è stato inaugurato nell’Area
di Parcheggio Les Iles de
Brissogne Sud, alla presenza
del Presidente della Regione
Autonoma Valle d’Aosta,
Renzo Testolin.
porta d’accesso a numerose e importanti località
alpine e ai principali trafori transfrontalieri. Il
progetto rispecchia appieno l’approccio della Regione
Autonoma Valle d’Aosta, attenta alle tematiche
ambientali e di sostenibilità, oltre ad essere
in linea con la strategia di ASTM che opera contribuendo
allo sviluppo dei territori toccati dalle
sue concessioni.
Lo spazio
Si sviluppa su 5.500 metri quadrati e dispone di
27 stalli di parcheggio, di cui sette dotati di colonnine
di ricarica elettrica (sei ultra-fast da 350
kW e una veloce da 50 kW). Due di queste po-
stazioni sono progettate per servire sia veicoli
leggeri sia mezzi commerciali, mentre la stazione
è stata concepita per consentire la futura
implementazione di sei ulteriori colonnine ultraveloci,
in risposta alla crescente domanda di ricarica
elettrica.
Grazie a un collegamento pedonale, gli utenti
possono accedere direttamente ai servizi di ristoro
già attivi presso l’Area di Servizio Les Iles
de Brissogne Nord.
Il progetto, di natura sperimentale e condiviso
con il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti,
è stato sviluppato con particolare attenzione
alla fruibilità universale, garantendo accessibilità
a tutti gli spazi e servizi anche per le persone
con disabilità.
Questa iniziativa conferma la volontà del Gruppo
ASTM di contribuire in modo concreto e tangibile
alla mobilità sostenibile, offrendo ai viaggiatori
soluzioni per ridurre il proprio impatto
ambientale. ASTM, infatti, vuole accelerare la
transizione ecologica delle proprie infrastrutture
non solo attraverso l’adozione di soluzioni tecnologiche
avanzate - come, per esempio, l’asfalto
hi-tech e green a base di grafene e materiale riciclato,
le vasche per la raccolta e il riutilizzo delle
acque piovane - ma anche favorendo la diffusione
delle stazioni di ricarica per veicoli elettrici.
Il progetto sperimentale è stato inaugurato
nell’Area di Parcheggio Les Iles de Brissogne Sud,
alla presenza del Presidente della Regione Autonoma
Valle d’Aosta, Renzo Testolin, ed è stato realizzato
congiuntamente dal Gruppo ASTM, secondo
operatore mondiale di reti autostradali in
concessione e leader nella realizzazione di grandi
opere e tecnologie per le infrastrutture, e da IO-
NITY, joint venture di case automobilistiche che
gestisce stazioni di ricarica ultra-fast per veicoli
elettrici in Europa.
Lungo l’A5 Quincinetto - Aosta
La stazione di ricarica è stata realizzata lungo
l’autostrada A5 Quincinetto - Aosta gestita da
SAV Società Autostrade Valdostane, concessionaria
del Gruppo ASTM. Il Gruppo, con i suoi
1.100 chilometri di rete in Italia concentrati tra
Piemonte, Lombardia e Valle D’Aosta, rappresenta
il principale operatore nel Nord-Ovest.
L’A5 Quincinetto - Aosta è un collegamento fondamentale
tra la rete nazionale italiana e gli stati
confinanti di Francia e Svizzera, costituendo la
Le considerazioni
Paolo Pierantoni, Presidente di SAV Società
Autostrade Valdostane, ha commentato: «La
nostra rete autostradale si conferma una
piattaforma strategica per accompagnare l’evoluzione
della mobilità. Questa stazione di ricarica
è un ulteriore tassello nel percorso di
transizione ecologica avviato dal Gruppo ASTM
e risulta essere in linea con il contesto europeo
caratterizzato da un crescente tasso di diffusione
di veicoli elettrici». nn
Infrastrutture&Mobilità
58 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 59
Aziende
Inclusione sociale e lotta alla
violenza di genere le parole chiave
Terzo Rendiconto sostenibilità per l’azienda di Mapello, che continua nel proprio
percorso di crescita verso un futuro che promuove l’uguaglianza tra individui a tutti
i livelli e sensibilizza alla tutela dell’ambiente e alla valorizzazione delle persone
Sangalli S.p.A. firma il proprio terzo Rendiconto
di sostenibilità, strumento strategico che evidenzia
come, anche nel 2024, l’azienda sia cresciuta
e abbia consolidato la sua posizione nel settore,
ponendo sempre maggior attenzione all’impatto
ambientale, sociale ed economico delle sue
attività.
«Anche nel 2024 - spiega Marco Sangalli, Presidente
del CDA di Sangalli S.p.A. - abbiamo lavorato
per migliorare l’efficienza dei nostri processi,
investendo in qualità e innovazione e promuo-
vendo una cultura della sicurezza e della responsabilità
ambientale. Allo stesso tempo abbiamo
investito nella relazione con il territorio e nella
valorizzazione delle persone». In chiave ESG
(Environmental, Social e Governance) Sangalli
ha così ottenuto risultati significativi.
Environmental
Tra gli obiettivi posti dall’azienda in chiave “Environmental”
per il 2024 diversi quelli Raggiunti:
ad esempio, l’aumento della quota di mate-
Francesco Benedetti
“Mai Più”
Operando in un settore tradizionalmente maschile,
l’azienda ha dimostrato, inoltre, un’attenzione
significativa verso le donne. Un esempio: la
campagna “Mai Più”, pensata per tenere viva l’attenzione
sulla violenza femminile, si è espressa
in una serie di iniziative concrete (tra le altre:
creazione di un adesivo ritraente un nastro rosso
veicolato nelle scuole, posto su tutti i mezzi
aziendali e “tatuato” in alcuni parcheggi delle
commesse dell’azienda, realizzazione del calendario
2025 volto alla valorizzazione della parità
di genere, diffusione di una lettera di sensibilizzazione
sul tema…) e sponsorizzazioni ad hoc
(“Donna Volley 1522”).
«Siamo consapevoli che il cambiamento culturale
inizia da piccoli gesti ed è per questo che abbiamo
deciso di condividere con tutti un adesiriale
di recupero utilizzato per la produzione di
nuovo conglomerato bituminoso, che è passata
dal 31% (dato del 2023) al 34% (nel 2024); l’allargamento
del percorso di Lean Construction a
nuove squadre di lavoro, per ottimizzare sia le risorse
sia le attività; la realizzazione di un tunnel
per la captazione delle emissioni diffuse dell’impianto
di produzione di conglomerato bituminoso
nella fase di scarico del prodotto finito sugli autocarri.
Se questi progetti si possono definire “a
regime”, in corso d’opera sono, invece, lo studio
di fattibilità per la realizzazione di una copertura
sugli inerti, che consentirà una sensibile riduzione
di impiego di combustibili fossili (gas metano)
per il riscaldamento degli inerti.
Social
In materia di benessere e valorizzazione del proprio
organico l’azienda ha sviluppato un articolato
piano welfare per promuovere il capitale umano
con attenzione alla diversità, all’inclusione,
alla crescita delle competenze individuali e alla
valorizzazione delle persone. Ne danno conferma
specifici percorsi di formazione e sensibilizzazione
su queste tematiche, l’indagine di clima
aziendale e l’ottenimento della Certificazione
UNI PdR125 - Parità di Genere. «Questo riconoscimento
- specifica l’Ing. Alice Scuri, SGI e Sostenibilità
di Sangalli - attesta l’adozione di politiche
orientate a garantire pari opportunità in tutte
le fasi del ciclo lavorativo e testimonia la volontà
dell’azienda di valorizzare ogni talento e promuovere
un ambiente di lavoro inclusivo. A rafforzamento
di questo percorso, Sangalli ha anche
sottoscritto la Carta per le Pari Opportunità e l’U-
guaglianza sul Lavoro con cui si impegna a attuare
una serie di azioni per favorire la diffusione
di una cultura aziendale capace di fa emergere
i talenti in tutta la loro diversità». Non da ultimo,
l’azienda ha anche compilato il “Sodalitas
D&I Tool”: strumento di autovalutazione che permette
alle organizzazioni firmatarie della Carta di
avere una prima misurazione delle proprie performance
in tema di diversity e inclusion, comprendendone
il posizionamento in termini di gestione
inclusiva delle proprie risorse umane. «La
checklist permette a ciascuna organizzazione di
misurarsi con le più significative best practice, ottenendo
un rating che mette in evidenza il grado
di maturità e il benchmark con il mercato. Noi Abbiamo
raggiunto un punteggio di 94,6%».
Infrastrutture&Mobilità
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leStrade 11/2025 61
LA RIVISTA SULLE INFRASTRUTTURE
AEROPORTI, AUTOSTRADE E FERROVIE
INSERTO: PONTI
E GALLERIE
INFRASTRUTTURE
& MOBILITÀ
vo con il nastrino rosso e la scritta “Mai Più”. Un
gesto semplice per un messaggio forte: mai più
silenzio, indifferenza, violenza», conferma Marco
Sangalli. L’attenzione per l’universo femminile
si codifica anche in altre azioni come la collaborazione
con “Senologia al Centro”, per ricordare
l’importanza della prevenzione, e la partecipazione
attiva a incontri in scuole e università
che incoraggiano le donne nello studio di materie
STEM. A ciò si aggiunge la collaborazione con
scuole ed università.
“Vivi meglio vivi al massimo”
Destinata sia alle donne che agli uomini che operano
in Sangalli sono, invece, la campagna “Vivi
meglio vivi al massimo” e il potenziamento di
attività volte a mettere la lente sulla sicurezza
come l’incremento del numero di ore (+ 9% rispetto
al 2023) destinate a programmi formativi
pensati per favorire l’obiettivo degli “zero infortuni”.
Governance
Nel nome di Ricerca & Sviluppo, anche per il
2024, Sangalli ha destinato investimenti continui
in innovazione. Va in questa direzione lo sviluppo
della “Piattaforma per il controllo in tempo reale
dello stato di avanzamento di un cantiere per
opere infrastrutturali” (PLP) realizzata in collaborazione
con “Made-Competence Center Industria
4.0”. «Il PLP - spiega Raffaella Donghi, CFO
di Sangalli S.p.A. - supporta tutte le fasi del ciclo
operativo, a partire dalla preventivazione tecnica
ed economica degli interventi, passando per la
pianificazione delle squadre di lavoro, fino all’ot-
timizzazione dinamica delle risorse. Quest’ultima
è resa possibile grazie all’utilizzo di algoritmi
di intelligenza artificiale, capaci di apprendere
dalle decisioni pregresse degli operatori esperti e
proporre in modo proattivo la composizione ottimale
delle squadre». Non da ultimo il PLP dialoga
con l’app MySangalli, sistema di pianificazione
delle attività operative TOM e gli impianti di
produzione del conglomerato bituminoso, assicurando
un coordinamento efficace tra progettazione,
produzione e logistica. In quest’ottica di gestione
integrata si inserisce il programma per la
manutenzione dei mezzi aziendali che automatizza
il monitoraggio delle scadenze di tagliandi,
revisioni e interventi ordinari, inviando notifiche
al responsabile interno e all’azienda incaricata,
e rende possibile segnalare interventi di manutenzione
straordinaria, contribuendo a mantenere
elevati standard di efficienza e sicurezza del
parco veicoli.
«Sappiamo che fare innovazione ed essere sostenibili
non sono dei traguardi, ma percorsi che richiedono
continuità e il contributo di tutti quanti
quotidianamente lavorano con noi. Come azienda
abbiamo la responsabilità di proseguire su questo
tracciato, sicuri che sia davvero la strada giusta
per la nostra comunità e l’ambiente di cui siamo
ospiti. In quest’ottica, stiamo lavorando per rafforzare
il dialogo con la nostra supply chain sui
temi della sostenibilità, sensibilizzando i nostri
partner e invitandoli a misurare le proprie performance
ESG, così da promuovere una maggiore
consapevolezza condivisa e generare un impatto
positivo lungo la catena del valore», conclude
Marco Sangalli. nn
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Iniziative
Lyon-Turin Engagement Forum 2025
Il 27 ottobre all’Ambasciata di Francia a Roma si è tenuto il Lyon-Turin
Engagement Forum 2025 organizzato da Telt - promotore pubblico binazionale
che realizza la sezione transfrontaliera della nuova ferrovia Torino-Lione
Per rendere sostenibili le infrastrutture della
prossima generazione serve una governance
più agile con una visione di lungo periodo, unita
ad un’innovazione non solo tecnologica, ma anche
giuridica e sociale. È la conclusione di manager
ed esperti internazionali di diversi settori
che si sono confrontati a Palazzo Farnese durante
la conferenza “Future Cornerstones - Le condizioni
essenziali per le infrastrutture del futuro,
dalla progettazione alla gestione”, organizzata da
Telt - promotore pubblico binazionale che realizza
la sezione transfrontaliera della nuova ferrovia
Torino-Lione - in apertura del Forum 2025 delle
imprese impegnate nella costruzione dell’opera.
Il confronto è stato aperto dalla lectio magistralis
del professor Marc Lazar “Francia e Italia, così
vicine, così lontane. Per uno sviluppo della mobilità
umana, a partire dai giovani”. «I nostri due
Gabriele Villa
Paesi - ha detto - sono vicini, e tuttavia dobbiamo
ancora imparare a conoscerci meglio. Perché
questa vicinanza diventi pienamente realtà,
deve poggiare su una mobilità rafforzata e su infrastrutture
che colleghino in modo duraturo i nostri
territori. La linea Torino-Lione ne è l’incarnazione:
un legame concreto tra due nazioni e una
visione comune del futuro europeo».
L’appuntamento ha riunito all’ambasciata di
Francia a Roma istituzioni, accademia e imprese,
accolti dall’Ambasciatore Martin Briens a cui
è seguito il saluto del presidente di Telt, Daniel
Bursaux: «In occasione del decimo anniversario
di TELT- ha spiegato - abbiamo riflettuto sulle
lezioni apprese per definire le chiavi del successo
delle infrastrutture di prossima generazione.
Nel Forum annuale, condividiamo sfide e obiettivi
con i nostri partner, ma oggi abbiamo voluto
aprire questa riflessione ad una platea più ampia
di attori pubblici e privati».
Con questa lente, i manager di grandi committenti
internazionali e imprenditori di settori che
spaziano dai trasporti all’energia, all’ingegneria
di frontiera, hanno approfondito la riflessione su
governance, sostenibilità e innovazione in due tavole
rotonde partendo dalle esperienze concrete
di Torino-Lione, Grand Paris Express, Rail Baltica,
Canal Seine-Nord Europe e il progetto sperimentale
ITER, per un nuovo modello di reattore
a fusione nucleare.
«Le infrastrutture - ha sottolineato Maurizio Bufalini,
direttore generale di Telt, chiudendo la
mattinata - non sono solo opere fisiche, ma l’occasione
per sviluppare strumenti sociali, econo-
mici e culturali capaci di unire territori e generazioni.
Questo è il nostro modo di interpretare la
missione che ci è stata affidata. Oggi abbiamo
tracciato un percorso per costruire un patrimonio
disponibile a tutti coloro che credono in un’idea
di Europa che fa della conoscenza un valore
fondativo».
Gli impegni e le buone pratiche del
Lyon-Turin Engagement Forum 2025
La seconda edizione del Lyon Turin Engagement
Forum ha riunito le 24 maggiori imprese impegnate
nei lavori della sezione transfrontaliera della
nuova ferrovia Torino-Lione in Italia e Francia
insieme al promotore pubblico binazionale Telt.
In questa sessione è stato presentato l’aggiornamento
del paper Commitment for the Lyon-Turin
Construction sites in cui le imprese fanno il punto,
insieme a Telt, sull’avanzamento dei progetti
sui quattro assi di impegno: ambiente, sicurezza
e salute sul lavoro, integrazione sul territorio
e anticorruzione. L’obiettivo è misurare l’efficacia
dei progetti e metterli a sistema, oltre che presentare
nuove sfide. Dall’intelligenza artificiale,
all’uso di nuovi materiali e nuove soluzioni per
sicurezza e ambiente, la Torino-Lione si propone
come un laboratorio europeo sul futuro delle
infrastrutture: luoghi fisici e simbolici in cui si
intrecciano innovazione tecnologica, responsabilità
ambientale, partecipazione democratica e
visione strategica.
Nel corso della giornata è stato attribuito al cantiere
operativo CO8 il “1th Lyon Turin Spark
Award. For responsiveness and innovation”, il ri-
Infrastrutture&Mobilità
64 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 65
conoscimento al raggruppamento che ha dato
maggiormente prova di un approccio collaborativo
rispetto alle sfide proposte dalla committenza
ed è stato più propositivo rispetto alla sperimentazione
di nuove soluzioni in campo ambientale
e sociale.
Le sfide del raggruppamento
Lyon Torino CO8
Il raggruppamento del cantiere operativo 8 è il
primo ad essersi aggiudicato il Lyon Turin Spark
Award portando avanti diverse sfide:
• Rafforzamento della sicurezza in galleria grazie
a ricerche volte in particolare a separare i
flussi tra i mezzi e i pedoni.
• Studio di fattibilità per la realizzazione di un
impianto fotovoltaico sull’edificio che ospita gli
uffici; tale impianto renderà gli uffici autosufficienti
dal punto di vista energetico e consentirà
di risparmiare 24.502 chilogrammi di CO 2
in tre anni e sei mesi.
• Contributo ai lavori di ricerca del CETU sull’utilizzo
del calcestruzzo proiettato come rivestimento
definitivo, attraverso la messa a disposizione
di attrezzature e il supporto tecnico.
• Integrazione del cantiere nella vita locale e valorizzazione
del territorio, tramite partenariati
con il comune di Saint-Julien-Montdenis, il museo
del Grand Filon e varie associazioni locali,
e anche la realizzazione di progetti comuni.
• Sostegno finanziario e logistico all’organizzazione
di eventi locali, favorendo il legame tra il
cantiere e la popolazione del territorio.
Il forum si è chiuso con la sottoscrizione della
carta per la lotta contro l’abuso di droga e alcool
e della Carta Comune per l’impegno etico per i
cantieri della sezione transfrontaliera della Torino-Lione
che consolidano le sfide comuni tra Telt
e le imprese, a cui si aggiungono i cantieri di gestione
e valorizzazione dei materiali di scavo Italia
e Francia (CO10 e CO11) divenuti operativi nel
corso dell’ultimo anno.
di 80% diesel non stradale e 20% HVO100, riducendo
le emissioni di CO2 del 60%; sistemi
di illuminazione e riscaldamento ottimizzati
che riducono il consumo energetico di almeno
il 60%.
Efficienza idrica e materiali innovativi - cantiere
CO5A
• Sistema di trattamento che ricicla il 99%
dell’acqua utilizzata.
• Risparmio di 659.000 m³/anno, pari al consumo
di 12.000 abitanti.
• Calcestruzzo brevettato a basse emissioni.
Sostenibilità e decarbonizzazione - cantiere
CO6/7
• Riutilizzo dei materiali e riduzione di oltre 1.100
tonnellate di CO2 equivalenti.
• 100% energia rinnovabile.
• 20% di acqua riutilizzata e obiettivo 30% veicoli
ibridi/elettrici.
• Manifesto approvato ad aprile 2025, basato su
Rispetto della Diversità e Inclusione. Roadshow
del Manifesto in cantiere a giugno 2025.
• Prossime iniziative: formazione continua e
certificazione ISO/DIS 30415 entro dicembre
2025.
Logistica e training per la sicurezza - cantiere
CO6/7
• Sistemi anticollisione adattati ai diversi macchinari.
• Formazione mirata e verifica delle competenze
del personale.
• Introduzione del modello BIM per la formazione
allo scavo meccanizzato.
Salute e benessere (cantiere CO6/7)
• Quasi 800 lavoratori hanno partecipato a programmi
su benessere e dipendenze.
• Oltre 25.000 ore di formazione erogate con
FranceTravail e Mon Emploi Lyon Turin.
Maurizio Bufalini,
direttore generale
di Telt.
Performance sociale - cantiere CO6-7
• Progetto Pléiade, percorso educativo sviluppato
con l’Università della Lorraine;
• Eventi economici annuali organizzati con Auvergne-Rhône-Alpes
Entreprises;
• Partecipazione a eventi sportivi locali, a sostegno
della vita comunitaria.
I cantieri operativi
• CO3/4 - Tunnel di base Maddalena-Susa
Raggruppamento UXT (Itinera, Ghella, Spie
Batignolles).
• CO5a - Pozzi di ventilazione di Avrieux
Raggruppamento LYTO (VINCI Construction
Grands Projets, Dodin Campenon Bernard,
Campenon Bernard Centre Est, Webuild, Master
Drilling Europe).
• CO5 - Tunnel di base Modane-Maddalena
Raggruppamento Elyot (Eiffage Génie Civil,
Le buone pratiche già previste
in tutti i cantieri della Torino-Lione
Decarbonizzazione: emissioni zero - cantiere
CO3/4
• TBM verde, valorizzazione delle acque ipogee,
installazione di pannelli fotovoltaici sulle principali
coperture dei cantieri La Maddalena e Salbertrand,
utilizzo di veicoli elettrici in cantiere
e per il trasporto dei lavoratori, fino al 70% di
veicoli con biocarburante.
Gestione responsabile delle risorse - cantiere
CO5
• Calcestruzzi a basse emissioni, macchinari elettrici,
generatori e veicoli alimentati da un mix
Le persone
Nell’ambito di Mission S (Sicurezza) la strategia
di Telt condivisa con le imprese per la sicurezza
nei cantieri della linea ferroviaria Torino-Lione,
tutti sono impegnati per garantire elevati standard
di sicurezza nei cantieri coinvolgendo aziende
e lavoratori in un programma ambizioso per
ridurre al massimo l’incidentalità.
Diversity and inclusion - cantiere CO3/4
• Manifesto per l’Inclusione per un ambiente di
lavoro rispettoso e autentico.
• Creazione nel 2024 di Ambasciatori D&I per
promuovere la cultura inclusiva.
Il professor Marc Lazar.
Daniel Bursaux,
presidente di Telt.
• 38 posizioni lavorative adattate per favorire accessibilità
e inclusione nei cantieri.
• Promozione di motivation, sicurezza e coesione
del team attraverso un approccio olistico.
Creazione di valore per il territorio
Dialogo responsabile - cantiere CO5a
• Dialogo costante con le comunità del territorio,
in particolare con gli allevatori locali.
• Percorsi dedicati per il passaggio del bestiame
durante la transumanza, conciliando le esigenze
del cantiere con quelle delle attività agricole
e della vita locale.
Spie batignolles génie civil, Ghella, Cogeis).
• CO6/7 - Tunnel di base La Praz-Modane-
Saint-Martin-la-Porte
Raggruppamento Chantiers 6/7 Vinci Construction
Grands Projets (mandataria) / Dodin
Campenon Bernard / Campenon Bernard Centre
Est / Webuild.
• CO8 - Tunnel di base Saint-Julien-Montdenis-Saint-Martin-la-Porte
Raggruppamento Lyon-Torino CO8 Implenia
Suisse (mandataria) / Implenia France / NGE /
Itinera / Rizzani de Eccher. nn
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Storia
La via Claudia Augusta:
prima strada europea
Nell’articolo è riportata la storia di un’antica strada romana che può
essere considerata la prima arteria europea: la via Claudia Augusta,
che qualche anno fa ha festeggiato i duemila anni dalla sua costruzione
Il ponte romano di Lamon
Lamon è un comune della provincia di Belluno di
notevole estensione, circa 54 chilometri quadrati,
famoso soprattutto per la coltivazione del fagiolo.
Il territorio di Lamon si trova fra due lunghe
vallate, intagliate a est dal torrente Cismon e
verso sud dal torrente Senaiga, il quale poco prima
di affluire nel Cismon dà origine all‘omonimo
lago artificiale formatosi dopo la costruzione di
una diga. L’altopiano di Lamon presenta tracce di
epoca preistorica, testimoniate dal ritrovamento
di numerosi oggetti in pietra e selce. Più recenti
sono, invece, i resti di fauna fossile rinvenuti nella
grotta di San Donato, fra cui lo scheletro di un
orso di grandi dimensioni diffuso sull’arco alpino,
ora conservato in Municipio. Sono emerse punte
di freccia, un falcetto di selce riconducibile ad
agricoltori vissuti nel tardo neolitico (3000 a.C.),
reperti conservati nel Museo Archeologico Civico.
Qualche anno fa Lamon è sorto alla notorietà per
due fatti. Per il referendum del 30 e del 31 ottobre
2005 con la richiesta di passaggio del Comune
dal Veneto alla Provincia autonoma di Trento. Con
il 95 % di “sì” si è avuta una netta vittoria dei favorevoli
all’aggregazione a Trento. Il Comune di Lamon
sta attendendo che il Parlamento prosegua
l’iter previsto dalla Costituzione e dalla Legge sui
referendum. Lamon è stato il primo comune italiano
in cui si è tenuto, con esito positivo, un referendum
di questo tipo. Da qui il neologismo “lamonizzare”
per indicare la ricerca di autonomia. Nel 2014
le Poste Italiane hanno emesso un francobollo da
0,70 euro per commemorare la via Claudia Augusta,
antico itinerario romano, nel bimillenario della
sua costruzione. La vignetta rappresenta prospetticamente
il ponte romano, ubicato nei pressi di
Lamon. In basso a sinistra è riprodotto il logo delle
celebrazioni dell’antica strada romana (figura 1).
Il ponte di pietra ha una struttura a unico arco a
tutto sesto. È una delle poche testimonianze architettoniche
rimaste di questa strada romana.
Raggiungere il ponte è semplice. Si percorre un
sentiero che ha inizio a Lamon in via Clui. All’inizio
del sentiero è installata una freccia turistica
che indica il percorso (figura 2). Si scendono
una ventina di gradini ricavati nel terreno e alzate
realizzate con lastre di acciaio, poi la pavimentazione
del sentiero è di pietrischetto che rende
agevole il cammino. Dopo poco si arriva sul tracciato
della Via Claudia Augusta Altinate e, sempre
proseguendo in discesa, si giunge al ponte
romano che scavalca il Rio Stalema (figura 3).
Questa antica opera è in buone condizioni di manutenzione.
Una larvata critica riguarda il restauro
che sembra “curativo” più che “conservativo”.
Purtroppo non è stato possibile reperire la documentazione
fotografica “ante cura” del ponte.
Gli attuali parapetti di legno sono stati installati
nel corso del restauro per rendere sicuro il
transito dei pedoni sul ponte. Anche i muri d’a-
Figura 1: Francobollo emesso
dalle Poste italiane nel 2014
per commemorare
la via Claudia Augusta.
Fabio Abruzzese
Ingegnere libero
professionista iscritto
all’Ordine degli Ingegneri
di Vicenza
Foto: Aurea Dissegna
Figura 2: Freccia indicante
il percorso per il ponte
romano a Lamon (BL).
Figura 3: Ponte Romano
lungo la via Claudia Augusta
Altinate sul Rio Stalena
a Lamon (BL).
Figura 4: Logo della
via Claudia Augusta.
la sembrano posticci soprattutto per la loro forma
inusuale. Ciononostante, l’ambiente naturale
che circonda questo manufatto e le pietre che
lo costituiscono rendono l’atmosfera magica, facendoci
andare indietro nel tempo di due millenni,
magari pensando d’incontrare lungo il percorso
una legione di soldati romani in perlustrazione.
Il ponte ha una monta a schiena d’asino e, dopo
averlo attraversato, si può fare una sosta sedendosi
su panche di legno. Un tavolo massiccio e
due grossi massi semicircolari fungono da piano
d’appoggio per un eventuale spuntino. In adiacenza
a questa area attrezzata vi è una sorgente
contornata da una vasca rettangolare con un
perimetro di muratura di pietrame per far decantare
l’acqua che è fresca e cristallina (figura 5).
Questo ponte ha dunque più di 2.000 anni, fatto
che ci fa riflettere sulla durabilità delle opere realizzate
dagli antichi romani. Oggi una siffatta durata
è impensabile per due motivi. Il primo, riguarda
il materiale impiegato per la sua costruzione: la
pietra che è un materiale “eterno” se sollecitato a
compressione come avviene nelle strutture realizzate
dai romani. Il secondo è relativo ai carichi che
oggi sono notevolmente più gravosi sia per la loro
gravosità che per la frequenza.
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Quest’opera potrebbe essere maggiormente valorizzata,
installando un pannello informativo riportante
la storia del ponte e le notizie della via
Claudia Augusta.
La via Claudia Augusta
Molti studiosi definiscono questa antica strada romana
un’arteria all’origine dell’Europa, in quanto
è stata realizzata per mettere in comunicazione il
mondo romano con quello germanico. Questo itinerario
inizia in corrispondenza del porto fluviale
di Ostiglia sul Po e, dopo essere transitato per
Verona (figura 12), aver valicato le Alpi al passo
di Resia e aver seguito l’alveo del fiume Lech,
termina sulla sponda destra del fiume Danubio a
Donauwörth, nell’attuale Baviera.
La via Claudia Augusta passava per Augsburg,
antica città tedesca, fondata nel 15 a.C. da Druso,
generale di Augusto, durante la campagna
militare che fece conquistare ai romani i territori
della Rezia, (l’attuale Tirolo occidentale) e della
Germania meridionale. I Romani, con lo scavalco
delle Alpi, completarono le vie tracciate dagli
Etruschi, dai Veneti e dai Celti facendola diventare
la prima strada che collegava l’impero
e l’Europa.
La via Claudia Augusta conservò la sua importanza
per molti secoli, essendo una via commerciale
e anche un asse d’incontro e di scambio culturale.
Nel 47 d.C., essendo il dominio romano
di quei territori consolidato, questa strada venne
ampliata dall’imperatore Claudio.
In Germania e in Austria il tracciato romano è individuabile
con una certa precisione. È condiviso
dalla maggior parte degli studiosi il luogo di superamento
delle Alpi in corrispondenza del passo
di Resia.
In Alto Adige il suo percorso è rilevabile a tratti.
L’incertezza è maggiore nel ramo da Trento
ad Altino. Grazie alle iscrizioni presenti sui cippi
miliari, fino a oggi uniche fonti materiali reperite
e studiate, è emersa l’esistenza di due tracciati
convergenti su Trento. Il primo denominato “Padano”
che parte da Ostiglia, l’altro ramo “Altinate”
ha origine ad Altino (figura 14). Quest’ultimo
tratto è ancora oggi oggetto di studio.
Nel 1836 in una piccola grotta lungo il torrente
Senaiga, nei pressi di Castello Tesino (TN), fu
trovato un calice d’argento del diacono Orso (VI
secolo d.C.) con la seguente iscrizione in lettere
capitali sul bordo:
DE DONIS DEI URSUS DIACONUS SANCTO PE-
TRO ET SANCTO PAULO OPTULIT.
Questo reperto, ora conservato nel museo Diocesano
di Feltre, è ritenuto il calice più antico
dell’occidente cristiano e denota l’importanza
della via Claudia Augusta anche nei secoli IV-VI
d.C. A sud di Ostiglia, l’attraversamento del Po
era effettuato con il traghetto. La strada proseguiva
per Bologna incrociando la via Emilia, per
poi giungere a Pisa sul mar Tirreno lungo la via
Aurelia (figura 17).
Il tracciato della via Claudia Augusta
“Altinate” da Altino a Trento
Recenti studi storici e archeologici, hanno concluso
che non è stata individuata un’unica ipotesi
del suo tracciato originario, ma ve ne sono
ipotizzate diverse, probabilmente da intendere
come percorsi secondari o alternativi rispetto a
quello principale 5 .
Il tracciato di questo tratto è ancora un enigma,
dato che il suo itinerario non è rappresentato né
sulla “Tabula Peutingeriana” (figura 7) né in altra
cartografia.
Figura 5: Sorgente e vasca
in adiacenza all’area di sosta
lungo la via Claudia Augusta
a Lamon (BL).
Figura 6: Il calice argenteo
del Diacono Orso conservato
nel Museo Diocesano
di Feltre (BL).
Figura 7: Le città di Aquileia,
Concordia e Altino raffigurate
nella Tabula Peutingeriana.
Figura 8: Resti del decumano
che attraversava il quartiere
nord-orientale della città
di Altino.
Primo tratto: Altino - Feltre 1
Il ramo “Altinate” parte da Altinum, la “Venezia
Romana”, la più importante città a vocazione
militare della Decima Regione Romana, centro
di smistamento del grande porto mercantile
sull’Adriatico e porta verso i confini nord-orientali
dell’impero.
Altino è un antico insediamento paleoveneto.
Dopo la conquista romana divenne un importante
scalo commerciale, grazie alla posizione sulla
Laguna Veneta e quale punto di transito della
via Annia e partenza della via Claudia Augusta.
Di Altino resta oggi un’interessante area archeologica
e l’annesso museo.
Altino cominciò a decadere dal II secolo d.C.,
come si riscontra dalla diminuzione dei reperti
archeologici dell’epoca, mantenendo però un
ruolo di primo piano.
La “Tabula Peutingeriana” della metà del IV secolo,
rappresenta Altino ancora come una città murata
con due torri (figura 7), quindi della stessa
importanza di città - porto come Ostia e Luni.
Molte sono le ipotesi di tracciato nel tratto Altinate,
fermo restando il transito nei pressi di Feltre.
La prima ipotesi: Theodor Mommsen propone un
percorso passante per Treviso, Postioma (incrocio
con la via Postumia), Quero e Anzù lungo l’attuale
SR 348 Feltrina. Il limite di questo itinerario
è la sua impraticabilità nei periodi piovosi, in
quanto occorreva transitare per la paludosa gola
del fiume Piave in destra orografica. A Fener è
stata rinvenuta una pietra miliare di epoca romana,
forse riconducibile alla via Claudia Augusta.
Il miliario riporta un’incisione con l’indicazione di
XI miglia, che è stata interpretata quale distanza
da Fener a Feltre.
La seconda ipotesi: Vittorio Galliazzo, ha approfondito
le ricerche sul tracciato della via Claudia
Augusta, esaminando, con un criterio scientifico,
le varie alternative e la documentazione disponibile.
Le sue indagini hanno confermato il
tracciato iniziale rettilineo per Quarto d’Altino,
Lagozzo (Roncade), Nerbon (Silea), Vascon (Carbonera)
dove poco più a nord si incrocia con la
via Postumia, Cà Tonet (Nervesa della Battaglia).
L’attraversamento del Piave è ipotizzato a monte
dell’attuale ponte della Priula, in corrispondenza
di un’isola che suddivide le acque in due rami.
Il superamento del Piave ha comportato difficoltà
per gli ingegneri romani che pensarono di attraversarlo
scegliendo un punto sicuro, servendosi
di un guado o di un ponte ligneo. La via Claudia
Augusta proseguiva per un breve tratto assecondando
l’argine del fiume e la morfologia dei
luoghi. A Colfosco (Susegana), per oltrepassare
i piccoli corsi d’acqua affluenti nel Piave, furono
realizzati dei ponticelli. La via Claudia Augusta
si dirigeva verso nord-ovest per Falzè di Piave e
proseguendo lungo l’argine con un percorso soleggiato
e sicuro presso la sponda sinistra del Piave,
passando per Valdobbiadene, San Vito, Segusino,
Vas, Scalon, Marziai e Cesana. Il fiume
veniva attraversato nuovamente a Busche, passando
sulla sponda destra, nel territorio dell’antica
Pieve di Cesiomaggiore per poi raggiungere
Feltre.
La terza ipotesi: Alberto Alpago Novello propone
una via più sicura, ma più lunga e a tratti impervia.
Da Colfosco (Susegana) prosegue per Soligo,
Follina, il passo di Praderadego e Zumelle.
Attraversa il Piave in località Nave di Mel per poi
giungere a Cesiomaggiore e a Feltre.
Si evidenzia che il passo di Praderadego è tran-
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sitabile con un percorso posto tra macchie boschive
e strapiombi: arduo per i carri, data la
strettezza della strada e le notevoli pendenze.
Questo passo è uno dei valichi che collega
i due versanti delle Prealpi Bellunesi: la Vallata
e la Valbelluna.
La strada (oggi sentiero CAI 1028) presenta
pendenze impegnative, specie sul lato bellunese
ove sorge il Castello di Zumelle (figura
9). Però questo tracciato evita i fondovalle
che, nei periodi piovosi, diventavano paludosi
e non transitabili.
Sembra che un primo nucleo di Zumelle, fosse
già presente nel 46-47 d.C., quando i Romani
stavano consolidando la loro influenza nella Valbelluna.
Ancora oggi si possono vedere i numerosi
reperti conservati nel museo di Mel: lapidi, sepolcri,
armi, monete e oggetti di vita quotidiana.
Allora una torre di avvistamento era ubicata su
una rupe a strapiombo per il controllo dei transiti
di questa strada che giungeva dalla pianura per
il passo di Praderadego, forse una variante della
via Claudia Augusta Altinate.
Un importante reperto è la stele monumentale
del 47 d.C.3, che fornisce numerose informazioni
sulla costruzione della via Claudia Augusta Altinate
(figura 13). Questa pietra miliare è stata
rinvenuta a Cesiomaggiore (BL) nel 1786, presso
la chiesa di Santa Maria Maggiore ed è divenuta
il simbolo araldico del comune (figura 17).
La stele ha una forma cilindrica, con un diametro
di 55 centimetri e un’altezza di 114 centimetri.
Porta inciso il seguente testo:
TI CLAVDIVS DRVSI F
CAESAR AVG GERMA
NICVS PONTIFEX MAXV
MVS TRIBVNICIA POTESTA
TE VI CO[S] IV IMP XI P P
CENSOR VIAM CLAVDIAM
AVGVSTAM QVAM DRVSVS
PATER ALPIBVS BELLO PATE
FACTIS DERE[XER]AT MVNIT AB
ALTINO VSQVE AD FLVMEN
DANVVIVM M P CCCL
Poche strade romane hanno una storia così precisa.
Questa via imperiale è il risultato di un progetto
organico e unitario. L’imperatore Claudio,
figlio del generale Druso, ha governato per 13
anni dal 41 al 54 d.C., volle che questa grande
opera fosse ricordata con un monumento celebrativo,
per associare il suo nome con quello del
padre, l’ideatore di questa opera stradale.
Figura 9: Il castello di Zumelle
(BL) posto su una rupe
a strapiombo lungo
la via che conduceva
al passo di Praderadego.
Tabella I - Principali ipotesi
di tracciato della Via Claudia
Augusta Altinate nel tratto
Altino - Feltre.
Figura 10: Prospetto
principale di villa Tauro
a Cesiomaggiore (BL).
Figura 11: La barchessa
di villa Tauro a Cesiomaggiore
dove è conservato l’originale
della stele romana.
Tabella II - Principali ipotesi
di tracciato della Via Claudia
Augusta Altinate nel tratto
Feltre - Trento.
Oggi il cippo originale è conservato nella barchessa
di villa Tauro a Cesiomaggiore (figure
10 e 11). Un esemplare delle stesse dimensioni
è esposto nel giardino adiacente al Municipio con
una targa che ne spiega l’iscrizione (figura 14).
Nella tabella seguente sono riassunti i tre tracciati
sopra descritti, che si ritengono i più probabili,
con gli aspetti favorevoli e i reperti più importanti
a tutto oggi trovati.
Secondo tratto: Feltre- Trento
Prima ipotesi: per Alpago Novello 3 , superata Feltre,
importante centro di influenza romana, si
oltrepassava il fiume Cismon poco oltre Ponte
Serra. La via Claudia Augusta “Altinate” si portava
sul Sovramonte passando per Lamon, poi
la strada scendeva ripida sino al torrente Stalena
che era superato con un ponte ad arco a tutto
sesto, tuttora in buono stato di conservazione
(figura 3).
Dopo avere scollinato (1.160 metri) ed essere
transitati per Castello Tesino, nei cui pressi venne
rinvenuto nel 1836 il Calice del Diacono Orso
(figura 6), a Strigno si immetteva sulla Valsugana.
La strada puntava verso Borgo Valsugana,
in adiacenza a Castel Ivano, transitando poi
per Castelnuovo, Castel Telvana a Borgo Valsugana
(Ausugum), Castel Selva, Levico e Castello
di Pergine. Si percorreva il fondovalle lasciando
il lago di Caldonazzo sulla destra, per salire al
facile valico di Vigolo Vattaro (725 metri) per poi
giungere a Trento.
Ipotesi N° Studiosi Reperti Capisaldi e altri punti di
transito
Aspetti favorevoli
Aspetti sfavorevoli
Ipotesi N° Studiosi Reperti Capisaldi e altri punti di
transito
Aspetti favorevoli
Aspetti sfavorevoli
1 Theodor
Mommsen (1863)
Konrad Miller
(1916)
Guido Rosada
(1999)
2 Vittorio Galiazzo -
Alessio De Bon
3 Alberto Alpago
Novello
Miliario di Fener
Piccoli ponti
romani a
Colfosco.
Stele
monumentale di
Cesiomaggiore
(BL)
Ponticelli romani
Stele
monumentale di
Cesiomaggiore
(BL)
Ponticelli
Altino Treviso Intersezione con
la via Postumia a Postioma.
Cornuda - Levada - Pederobba -
Fener - Feltre
Altino - Lagozzo - Nerbon -
Vascon - via Postumia - Attrav.
del Piave a monte del ponte
della Priula - Colfosco - Falzè -
Vidor - Moriago Valdobbiadene
- Segusino - Vas - Marziai -
Busche Attraversamento del
fiume Piave - Cesiomaggiore -
Feltre
Questo tracciato coincide
con quello dell’ipotesi 2 sino
Colfosco. Poi devia per Follina
(Abbazia) Passo di Praderadego
- Zumelle (Castello) -
Attraversamento del fiume
Piave in località Nave di Mel
-Cesiomaggiore - Feltre
È il tracciato più breve. Non prevede
l’attraversamento del fiume Piave. Si
snoda in destra orografica. Entra a
Treviso dalla porta Altinate ed esce
per la porta Santi Quaranta.
Miliario di Fener.
Il tracciato è rettilineo nella prima
parte sino a Colfosco. Transita per
Quarto d’Altino (Quattro miglia da
Altino). Presenza di ponticelli romani a
Colfosco. La stele di Cesiomaggiore
è un reperto importante per
l’individuazione del tracciato.
Presenza di ponticelli romani a
Colfosco.
La stele di Cesiomaggiore è un
reperto di fondamentale importanza
che segnala il tracciato in quella zona
anche se non è nota la sua ubicazione
originaria.
Itinerario sicuro.
A Fener, in adiacenza del
fiume Piave questo percorso
attraversa zone paludose non
transitabili nei periodi piovosi.
Il fiume Piave è attraversato
due volte: la prima a monte del
ponte della Priula o a Vidor, la
seconda nei pressi di Busche.
Questo percorso è più lungo
e attraversa il fiume Piave due
volte: la prima a monte del
ponte della Priula la seconda
in loc. Nave. La strada per il
passo di Praderadego è molto
ripida e stretta, non adatta al
transito dei carri.
1 Alberto Alpago
Novello
Ponte romano sul
torrente Stalena a
Lamon (BL).
Calice argenteo
del Diacono Orso
rinvenuto a Castello
Tesino (TN) ora
conservato nel
Museo Diocesano
di Feltre (BL).
Muretti a secco nel
Sovramontino.
2 Vari studiosi Stessi reperti
dell’ipotesi 1.
Pietra miliare di
Rablà (BZ). Resti
di ponti e tratti di
strada romana.
3 Vittorio Galiazzo -
Alessio De Bon
Ritrovamenti
archeologici.
Monete romane nel
santuario di monte
Calvario
Feltre. Altopiano Sovramontino
- Lamon – Valico (1.160 m)
- Castello Tesino - Strigno –
Valsugana - Castel Ivano –
Castelnuovo - Borgo -Valsugana
– Caldonazzo - Valico di Vigolo
Vattaro (m. 725) Trento.
Feltre. Stesso percorso
dell’ipotesi 1 sino a Levico
- Lago di Levico - Castello
di Pergine - Val di Cembra -
Bolzano. Merano. Passo di Resia
(m. 1507)
Feltre. Belluno - il Cadore - Val
Pusteria - Brennero
Ponte romano sul torrente Stalena a
Lamon (BL).
Calice argenteo del Diacono Orso
rinvenuto a Castello Tesino. La
strada termina a Trento dove di
congiunge con il ramo padano della
via Claudia Augusta.
Pietra miliare di Rablà in valle
Venosta (BZ) e altri resti di strada
romana. Tracciato funzionale al
proseguimento per il passo di Resia.
Santuario del monte Calvario a
gradoni, di tipologia militare centro
italica fa ritenere questa strada
importante
Quantità scarsa di reperti in
relazione alla lunghezza e
all’importanza della strada.
Il tracciato non prevede il
transito per Trento. Il tracciato
in val di Cembra è complesso.
Non è definito il punto di
scollinamento per la val
d’Adige.
Nessun cippo miliare o
commemorativo. Tracciato più
lungo rispetto ai precedenti
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Seconda ipotesi: l’altra alternativa
prevedeva il passaggio per Levico e
quindi, costeggiando questo lago, si
transitava in adiacenza al castello di
Pergine, si imboccava la Val Cembra
per riportarsi sulla valle dell’Adige a
nord di Trento e giungere a Bolzano.
Si proseguiva per Merano, per la val
Venosta e il passo di Resia con il superamento
delle Alpi. Lungo questo
itinerario sono stati rinvenuti i resti
di ponti e tratti di strade romane riferibili
all’epoca del generale Druso. Un importante
reperto è la pietra miliare rinvenuta nel 1552
a Rablà, nella Bassa Val Venosta ora conservata
nel Museo Civico di Bolzano. L’iscrizione in latino
riferisce che l’imperatore Claudio (41-54 d.C.) nel
46 d.C. fece eseguire importanti lavori di riparazione
della prima strada che congiungeva il fiume
Po al Danubio, la via Claudia Augusta, precedentemente
costruita dal padre dell’Imperatore,
il generale Druso.
Le imponenti dimensioni del cippo del diametro
di 70 centimetri, il materiale utilizzato di marmo
bianco cristallino, la solennità e il contenuto del
testo rendono questo reperto un altro elemento
cardine per la definizione del tracciato di questa
importante strada.
Terza ipotesi: il topografo Alessio De Bon dopo
Feltre fa proseguire la strada per Belluno, attraversando
il Cadore, la val Pusteria per raggiungere
il passo del Brennero. A sostenere questa
ipotesi di tracciato, pur in mancanza di iscrizioni,
vi sono alcuni ritrovamenti archeologici e, in
particolare, il santuario romano del Monte Calvario.
Questo sito a gradoni, di tipologia militare
centro italica, fu utilizzato per alcuni secoli dalle
legioni romane. Costruzioni analoghe sono ubicate
solo intorno a Roma, facendo ritenere che
la strada lungo la quale fu costruito fosse molto
importante.
Altre ipotesi di tracciato 5
Numerosi studiosi si sono applicati su questo argomento
e hanno proposto ipotesi di tracciato diverse.
Però non esiste ancora una soluzione definitiva
riguardo al percorso originario della via
Claudia Augusta, vista la relativa scarsità di reperti
e la mancanza di fonti antiche. Alcuni archeologi
sostengono che la via non sia mai esistita,
per il limitato numero di reperti e la mancanza di
testimonianze scritte. Il ritrovamento dei vari cippi
e stele non assicura la presenza di questa via, in
quanto non era insolito che i miliari venissero incisi
prima della costruzione o del completamento
della strada. Di contro, il percorso del tratto “Germanico”,
che dalle Alpi si porta sul Danubio a Donauworth,
è individuato in modo abbastanza pre-
ciso. Molti studiosi concordano che il
superamento delle Alpi avvenisse sul
passo di Resia, altri per il Brennero.
Per quanto riguarda il tratto “Padano”,
grazie alla Tabula Peutingeriana, risulta
segnato il collegamento tra Ostiglia,
Verona e Trento 6 .
Più discusso è il percorso che da Altino
arrivava a Trento passando per
Feltre, centro fondato dai Reti e poi
importante municipio romano. Secondo
il conte Aurelio Guarnieri Ottoni,
la strada da Altino giungeva a Oderzo, Serravalle
e Belluno, per poi piegare verso l’attuale
Cesiomaggiore e Feltre. Come si è visto in precedenza,
Mommsen, Miller e Rosada, fanno transitare
la strada per Treviso: risalendo la riva destra
del Sile, incrociava la via Postumia presso
Postioma, passava Montebelluna per raggiungere
Feltre. Questa ipotesi è condivisa anche da Walter
Cartellieri (1926), che però ritiene che sino a
Nerbon, nei pressi di Silea, la strada si trovasse
Figura 12: Stemma del Comune
di Cesiomaggiore (BL).
Figura 13: La stele di marmo
trovata durante i lavori
di ristrutturazione della
chiesa di Santa Maria
Maggiore a Cesiomaggiore
(BL), ora conservata nella
barchessa di villa Tauro.
Figura 14: Targa esplicativa
posta in adiacenza della
copia della stele nel giardino
antistante il Municipio
di Cesiomaggiore (BL).
alla sinistra del Sile. Secondo altri studiosi da Altino
la strada raggiungeva il Sile e lo attraversava
presso Quarto d’Altino, dove sono ancora individuabili
i resti di un ponte, per poi procedere
in rettilineo sino al Piave che veniva attraversato
a monte del ponte della Priula con un guado.
Per il percorso oltre Falzè di Piave sono stati proposti
diversi itinerari.
Per Luciano Bosio (1970 e 1991), la strada non
attraversava il Piave, ma proseguiva per Moriago,
Valdobbiadene e Cesiomaggiore. Di contro,
Plinio Fraccaro riteneva che la strada valicasse le
Prealpi per il passo San Boldo.
Quest’ultima ipotesi, ha un vulnus in quanto per
superare la montagna la via proposta era stretta
e ripida, quasi impraticabile per i carri. Però
la viabilità antica era diversa da quella attuale: i
fondovalle erano pericolosi, a causa di zone pa-
ludose e della mancanza della protezione naturale
costituita dalle montagne.
Il tracciato del ramo “Altinate” è riconoscibile solamente
tra Altino e Olmi di San Biagio di Callalta,
mentre minori sono i dubbi per il tratto “Padano”.
Benché le evidenze archeologiche non siano
particolarmente numerose, la via Claudia Augusta
continua a suscitare interesse da più punti
di vista.
In Italia prevalgono gli studi di approfondimento
degli aspetti scientifici legati all’individuazione
del tracciato. In Baviera, dove vi sono dei tratti
stradali attribuibili all’antica via romana, la via
Claudia Augusta è l’elemento portante di un business
economico-turistico, particolarmente florido,
che si propone di favorire lo sviluppo di un
turismo culturale.
Conclusioni
Gli antichi romani hanno costruito lunghe e importanti
strade per collegare le più lontane province
con la capitale dell’impero. I tracciati erano
rettilinei, per quanto possibile, per minimizzare le
distanze. Queste infrastrutture erano sorte principalmente
per scopi militari, al fine di consentire
di movimenti rapidi dell’esercito, e in seconda
battuta per scopi amministrativi e commerciali.
La mancanza di un numero maggiore di reperti
lungo gli itinerari ipotizzati costituisce un problema
per gli studiosi che ancora oggi stanno approfondendo
le loro ricerche sul tracciato della via
Claudia Augusta, specie per il ramo “Altinate” che
presenta ancora molte incognite.
Da due millenni la via Claudia Augusta è un asse
d’incontro e di scambio culturale. Dal testo inciso
nella stele celebrativa di Cesiomaggiore si traggono
molte indicazioni su questa strada romana 2
:
• il suo nome: via Claudia Augusta;
• l’ideatore: Druso Maggiore, generale di Augusto
imperatore e suo figliastro;
• il motivo della sua costruzione: scopi militari (la
guerra retica) per portare le truppe romane oltre
le Alpi;
• l’anno di inizio della sua costruzione: tra il 16 e
il 15 a. C. e l’anno in cui fu ultimata il 47 d.C.;
• chi decise di terminarla: l’imperatore romano
Claudio, figlio di Druso Maggiore;
• i principali dati di progetto: inizio ad Altino, importante
città e porto romano e termine sulla
riva destra del fiume Danubio, allora limite
dell’impero romano verso il centro Europa,
il suo sviluppo pari a “trecentocinquanta milia
passuum”, che corrispondono a circa 520 chilometri
(un passo = 1,479 metri).
La stele di Cesiomaggiore è quindi un monumento
celebrativo. Il generale Druso ha ideato e realizzato
questa arteria, nel tratto “Germanico”
da Trento al Danubio con lo scavalco delle Alpi al
Infrastrutture&Mobilità
74 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 75
passo di Resia, per motivi militari. Suo figlio, l’imperatore
Claudio, ha disposto il completamento
dell’opera proponendosi di realizzare il ramo
“Altinate”. Probabilmente il cippo è stato installato
non al termine dei lavori, ma quando questi
sono stati avviati. È quindi possibile, data la limitata
presenza di altri reperti venuti alla luce, che
la strada sia stata realizzata solo in alcuni tratti e
non completata nel suo intero percorso.
Si evidenzia che lo sviluppo del tratto “Altinate”
è di circa 100 chilometri; è quindi un’opera impegnativa
che ha richiesto per la sua costruzione
molto tempo e ingenti risorse economiche.
Questa strada che collega il mare Adriatico e le
pianure del Po attraversando le Alpi per giungere
fino al Danubio, sta conoscendo, dopo 2.000
anni, una rivalutazione sia per i motivi storici sopra
descritti in quanto rappresenta un itinerario
turistico stimolante.
Duemila anni fa questa strada era uno strumento
di conquista mentre oggi è vissuta dalle popolazioni
interessate dall’arteria come un asse
d’incontro, di scambio e di reciproca conoscenza.
Appendice. Cenni sulla tecnica di
costruzione delle strade romane 4
Gli antichi Romani costruirono lunghe strade
per collegare le più lontane province con la capitale
dell’impero. Venivano realizzate con tracciati
il più possibile rettilinei per minimizzare le
distanze. Queste infrastrutture erano essenziali
per scopi militari, in quanto consentivano di
muovere rapidamente l’esercito, e importanti
per scopi amministrativi e commerciali.
La viabilità romana costituì il più efficiente e
duraturo sistema stradale dell’antichità; consentì
di portare la loro civiltà a contatto con le
genti più diverse che popolavano il mondo allora
conosciuto.
Nessun altro popolo in quell’epoca storica seppe
eguagliare la loro capacità di scelta dei tracciati,
le tecniche di costruzione e l’organizzazione
di assistenza ai viaggiatori.
L’ingegnere stradale dell’antica Roma era chiamato
“architectus” e doveva essere, secondo
Vitruvio, “uomo di lettere, abile disegnatore,
matematico, cultore di storia, filosofia e musica”,
qualità che è auspicabile trovare anche
nell’ingegnere di oggi.
Le più antiche norme per la costruzione delle
strade sono contenute nella “Legge delle XII
Tavole”, risalenti all’anno 450 a.C., stabilivano
la larghezza delle strade extraurbane in sedici
piedi, circa 4,80 metri e prevedevano che fossero
delimitate dai “margines”, pietre squadrate
infisse nel terreno che contrassegnavano le
banchine o i marciapiedi e servivano a contenere
la spinta laterale della sovrastruttura.
Figura 15: Tabula Peutingeriana. È rappresentato il tratto Padano della via Claudia Augusta
che collega Ostiglia, Verona e Trento dove si congiungeva con il tratto Altinate 6 .
Figura 16: Altino. Resti del cardo della larghezza di circa 4,60 metri realizzato in basolato.
Figura 17: Il tracciato
completo della via Claudia
Augusta (dal sito Magico
Veneto).
Le strade erano classificate in quattro categorie
in ordine d’importanza:
“Publicae” o “Consulares”;
“Vicinales”;
”Privatae”;
“Rusticae”.
Le “Viae Publicae” erano le arterie stradali di
lunga percorrenza a doppio senso di marcia,
per lo spostamento dei militari e dei civili, la
cui realizzazione e manutenzione era a carico
dell’Impero.
“Actus” era la strada a senso unico per i carri e
con il bestiame e “itinera” la strada a destinazione
pedonale.
I romani prevedevano nei tratti in curva, “ubi
flexum est”, adeguati allargamenti della sede
stradale.
Infine “vicus” o “angiporto” erano le strade di
secondaria importanza o semplici passaggi fra
le case e “clivus” quelle caratterizzate da forti
pendenze longitudinali.
In generale dal punto di vista costruttivo era
previsto lo scavo di una “fossa”, l’attuale cassonetto,
della profondità di circa mezzo metro,
da riempire con sassi e schegge di pietra amalgamati
con sabbia e ghiaia battuti con mazzapicchi.
Veniva poi steso uno strato di ghiaia mista
a pozzolana o cemento denominato “rudus”
e infine si stendeva uno strato di materiale fino
“nucleus” nel quale erano collocati i grossi basoli
poligonali di pietra locale strettamente incastrati
tra loro. Il piano viabile, denominato
“summum dorsum”, era costituito da elementi
lapidei detti “basoli” normalmente di leucitite,
che è una roccia di origine vulcanica o altra
pietra tenace, di notevole peso e dimensioni. Il
termine “basolato” indica un tipo di pavimentazione
stradale utilizzato dagli antichi Romani
(primi nella storia a far uso dei basoli) sia per
le vie urbane che per le vie di collegamento fra
Roma e le varie regioni dell’Impero. nn
BIBLIOGRAFIA
1 Provincia di Treviso (D), L’enigma della
via Claudia Augusta
2 Fabio Budel - Un cippo, una strada in Cesiomaggiore.
Identità e storia di una comunità
locale, Isbrec 2002
3 Pro Loco Lamon - Via Claudia Augusta
4 Aldo Mario Tazzi, Le strade dell’antica
Roma. Edizioni Librerie Dedalo
5 Wikipedia. La via Claudia Augusta
6 Tabula Peutingeriana - Codex Vindobonnensis
324. Commento di a cura
di Ekkehard Weber
Infrastrutture&Mobilità
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Opere
Il carico del nuovo ponte
Anne de Bretagne
Realizzato da Cimolai, l’imponente impalcato in acciaio, dal peso di circa 3.000
tonnellate, è salpato dallo stabilimento di Monfalcone verso la Francia. Un’opera che
unisce ingegneria, architettura e sostenibilità e ribadisce la competenza di Cimolai
Si sono svolte, a metà ottobre, nel porto di Monfalcone,
le operazioni di carico del nuovo ponte
Anne de Bretagne, destinato alla città di Nantes
(Loira Atlantica, Francia). L’impalcato metallico,
realizzato da Cimolai S.p.A., ha raggiunto la banchina
dopo un’attenta manovra di avvicinamento
dallo stabilimento aziendale, per essere poi
caricato sulla barge che farà presto rotta verso
la Francia.
L’elemento principale pesa circa 2.000 tonnellate,
a cui si aggiungono oltre 1.000 tonnellate di
strutture provvisorie, per un totale di circa 3.000
tonnellate caricate sulla chiatta, al netto del peso
dei carrelloni utilizzati.
Mauro Armelloni
L’opera
Commissionata da Nantes Métropole, l’opera
rientra in un ampio progetto di trasformazione
urbana e di mobilità sostenibile. Il nuovo
ponte è progettato per triplicare la larghezza
dell’attuale attraversamento, passando da 18
a 61 metri. Accoglierà veicoli, due linee del
tram e un giardino-belvedere, configurandosi
come una vera e propria piazza sospesa sul
fiume Loira.
Il progetto nasce da una collaborazione internazionale
tra pubblico e privato che coinvolge
Nantes Métropole come committente, con l’assistenza
tecnica di Systra, Barriquand & Frydlender,
Cerema e Cabinet Coudray. La realizzazione
è affidata a una joint venture composta
da GTM Ouest, Dodin Campenon-Bernard e Cimolai,
con la partecipazione di DFA Dietmar
Feichtinger Architectes come architetto, Paume
come urbanista, Schlaich Bergermann Partner
per la progettazione e la direzione lavori e
SCE per la supervisione tecnica.
Dopo il suo arrivo a Nantes, l’impalcato sarà
posizionato sui piloni all’inizio del prossimo inverno.
Solo in un secondo momento verranno
avviati i lavori di riqualificazione del ponte esistente,
che resterà indipendente dalla nuova
struttura: i due attraversamenti saranno infatti
separati da 30 centimetri, ma uniti visivamente
da una giunzione superficiale che darà l’impressione
di un ponte unico.
Con questo nuovo progetto ingegneristico,
Cimolai conferma il
proprio ruolo di protagonista nel
panorama internazionale delle
grandi opere infrastrutturali, portando
ancora una volta il saper
fare italiano al servizio dell’innovazione
e della sostenibilità.
Le considerazioni
«L’opera si distingue per la sua
complessità strutturale - ha dichiarato
Marco Sciarra, Presidente
di Cimolai S.p.A. -. Il ponte
Anne de Bretagne unisce ingegneria,
architettura e sostenibilità
e testimonia ancora una volta
la capacità del nostro Paese di
realizzare infrastrutture di eccellenza
riconosciute a livello internazionale.
È un progetto che esprime il meglio
della competenza italiana
nella costruzione di opere uniche
e innovative, capaci di migliorare
la mobilità e la qualità
della vita nelle città». nn
Infrastrutture&Mobilità
78 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 79
Scenari
Anas, nel 2025 gare
per 2,1 miliardi di euro
«Nel 2025 abbiamo avviato gare per un valore totale di 2,1 miliardi di euro, di cui
circa 1,9 miliardi pubblicati dalla Direzione Generale e i restanti 190 milioni di euro
dalle Strutture Territoriali», lo ha dichiarato l’ad di Anas Claudio Andrea Gemme
«Nel dettaglio - ha precisato l’AD Gemme, nel
corso del XXV Convegno Nazionale Ance Giovani,
che si è svolto a Sorrento - per quanto riguarda
la Direzione Generale, 1,36 miliardi di euro afferiscono
a lavori per nuove opere, 220 milioni di
euro lavori per la manutenzione programmata,
240 milioni per servizi di ingegneria, oltre 87 milioni
per forniture e servizi e 37 milioni per ICT. In
merito agli investimenti previsti dal Contratto di
Programma 2021-2025, sono pari a circa 44 miliardi
di euro, di cui 37 miliardi in nuove opere,
cinque miliardi in manutenzione programmata,
i restanti due miliardi a supporto di progetti per
lavori in corso e per investimenti in tecnologia».
Nell’occasione è stata illustrata anche la crescita
costante del personale e la ricaduta occupazionale
dell’azienda. «Negli ultimi tre anni – evidenzia
l’ad Gemme – abbiamo aumentato l’organico
di circa 1.000 unità, pari al +15%. Il Piano Industriale
prevede, inoltre, entro il 2028, un’ulteriore
crescita di oltre 900 persone (+12% rispetto
ad oggi). Negli ultimi 36 mesi sono state inserite
circa 2.000 risorse, senza considerare gli inserimenti
del personale impegnato in attività stagionali,
di cui il 75% destinato alle aree tecniche e
di presidio della rete. Una quota significativa pari
a quasi la metà degli ingressi ha riguardato ruoli
chiave come direttori lavori, direttori operativi,
ispettori di cantiere ed ispettori di opere d’arte».
L’ad Gemme ha anche sottolineato il ruolo delle
strutture territoriali di Anas di motore dello sviluppo
regionale: «Vorrei evidenziare il ruolo strategico
che le nostre strutture territoriali di Anas
ricoprono come vere e proprie business unit, focalizzate
sullo sviluppo delle specificità regionali.
Un motore fondamentale per la crescita socio-economica
delle aree in cui operiamo, anche con
un’importante ricaduta occupazionale. In un momento
in cui il rilancio economico del Paese passa
attraverso investimenti infrastrutturali strategici,
Anas conferma il proprio impegno a essere un
partner affidabile per le imprese e per le comuni-
tà e puntare a uno sviluppo sostenibile e condiviso».
Attenzione focalizzata, inoltre, sulla regione
Campania dove Anas gestisce una rete stradale
di oltre 1300 chilometri. «Al 31 ottobre 2025
- ha aggiunto Gemme - è già stata realizzata la
produzione dell’intero 2024, vale a dire circa 60
milioni di euro netti per nuove costruzioni e interventi
di manutenzione programmata, con una
proiezione che, alla fine dell’anno, si attesterà a
+20% rispetto al 2024.
Gli investimenti Anas in Campania ammontano
a circa 1,15 miliardi di euro tra lavori in corso e
di prossimo avvio, dei quali oltre 550 milioni per
manutenzione programmata (compresa la progettazione)
e di circa 600 milioni per nuove opere.
Sono inoltre in progettazione lavori di nuove
opere per un valore di circa quattro miliardi
euro». nn
Infrastrutture&Mobilità
80 11/2025 leStrade
Scenari
Iniziative
Milano Cortina 2026
e SEA Milan Airports
SEA Milan Airports diventa Official Supporter dei Giochi Olimpici
e Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, rafforzando così il legame tra
gli aeroporti milanesi e uno degli eventi sportivi più attesi a livello mondiale
Piemonte, linea ferroviaria Sfm2
Si è svolto, lo scorso 4 novembre, l’incontro tra l’assessore regionale ai
Trasporti e Infrastrutture della Regione Piemonte, Marco Gabusi, e i sindaci
dei Comuni attraversati dalla linea ferroviaria Sfm2 Pinerolo-Chivasso
L’incontro tra l’assessore e i sindaci è stato convocato
per fare il punto sul servizio, affrontare le
criticità ancora aperte e condividere la programmazione
dei prossimi interventi. Al tavolo hanno
partecipato anche i rappresentanti di Rfi, Trenitalia
e dell’Agenzia della Mobilità Piemontese, in
un clima di confronto costruttivo e di collaborazione
istituzionale.
«Parliamo di una tratta su cui gli investimenti
sono stati molto rilevanti - spiega l’assessore
Gabusi - e che, grazie ai lavori già eseguiti, potrà
contare su un servizio più moderno, sicuro e affidabile.
Dopo la conclusione, nella prima decade
di ottobre, dei lavori di assestamento che avevano
causato i disagi maggiori, la situazione, anche
grazie all’eliminazione dei rallentamenti programmati,
andrà in progressivo miglioramento».
Rfi e Trenitalia assicurano, come già effettuato
lo scorso autunno sulle linee in direzione Casel-
le, una costante e maggiore attenzione alle fasce
pendolari, con un monitoraggio continuo della
puntualità, con l’obbiettivo di gestire meglio i flussi
nelle ore di punta e garantire una corretta informazione
ai passeggeri, in particolare nelle fasce
pendolari e nei momenti di criticità. Trenitalia ha
illustrato anche gli interventi di restyling sui treni
Taf per migliorare il comfort a bordo, rendendo
i viaggi più confortevoli per studenti e lavoratori.
I prossimi lavori
Durante l’incontro è stato affrontato anche il tema
dei prossimi lavori finanziati con fondi Pnrr, che
prevedono ulteriori interventi di ammodernamento
della linea. «I lavori - spiega Gabusi - erano
previsti nella tarda primavera per una durata di
82 giorni. Stiamo lavorando con RFI per ridurre
e posticipare il più possibile la chiusura necessaria
alla realizzazione di questi interventi, avvicinandola
al periodo estivo per tutelare l’utenza
scolastica. Stiamo anche valutando, con i Comuni,
come organizzare al meglio i bus sostitutivi,
così da limitare i disagi». Nel corso della riunione
è stato anche toccato il tema del nuovo sistema
di pedaggio “free flow” in sostituzione del casello
di Beinasco.
«La mobilità - concludono i sindaci - va ripensata
in modo complessivo: servono scelte che semplifichino
la vita dei cittadini, non che la complichino
ulteriormente. Oggi, purtroppo, si fatica ancora a
vedere una destinazione di un trasporto pubblico
davvero competitivo e sostenibile». nn
Damiano Diotti
La Fondazione Milano Cortina 2026 e SEA Milan
Airports, gestore degli aeroporti di Milano Malpensa
e Milano Linate, hanno siglato un accordo
di partnership che ufficializza l’ingresso degli
aeroporti di Milano come Official Supporter dei
Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali di Milano
Cortina 2026. La consolidata esperienza di SEA
Milan Airports nella gestione dei servizi aeroportuali
rappresenta un prezioso valore aggiunto al
sistema di competenze che sostiene l’organizzazione
dei Giochi.
La sigla della partnership si colloca a tre mesi
dall’inizio dell’evento e conferma il ruolo degli
aeroporti milanesi come uno dei punti di riferimento
per l’arrivo in Italia delle circa due milio-
Fondazione Milano Cortina 2026
L’obiettivo della Fondazione Milano Cortina 2026, in accordo con il Comitato Olimpico
Internazionale (CIO), il Comitato Paralimpico Internazionale (IPC), il Comitato
Olimpico Nazionale Italiano (CONI), il Comitato Italiano Paralimpico (CIP), le Città
di Milano e di Cortina d’Ampezzo, la Regione del Veneto e la Regione Lombardia,
le Province autonome di Trento e Bolzano, è quello di pianificare, organizzare, finanziare
e realizzare i Giochi Olimpici e Paralimpici di Milano Cortina nel 2026. Istituita
il 9 dicembre 2019, la Fondazione Milano Cortina 2026 è guidata dal Presidente
Giovanni Malagò e dal CEO Andrea Varnier
ni di persone attese. SEA Milan Airports metterà
a disposizione le proprie infrastrutture e la propria
esperienza, garantendo eccellenti servizi dedicati
ai visitatori, agli atleti, alle delegazioni, ai
tecnici e ai media provenienti da tutto il mondo.
L’aeroporto di Milano Malpensa sarà una delle
porte d’ingresso ai Giochi Olimpici e Paralimpici
Invernali: questo sito accoglierà infatti circa
340.000 passeggeri solo nei 60 giorni che precedono,
accompagnano e seguono il grande evento
sportivo. In particolare, nella settimana precedente
alla cerimonia di apertura si stima l’arrivo
a Malpensa di oltre 15.500 stakeholder e di oltre
150.000 spettatori. Nei giorni dell’evento, questo
aeroporto gestirà fino a 4.000 bagagli fuori
misura, concentrati nei giorni di picco.
Le considerazioni
Andrea Varnier, Ceo Milano Cortina 2026, ha affermato:
«Siamo lieti di accogliere SEA Milan Airports
tra gli Official Supporter dei Giochi. Gli aeroporti
lombardi rappresentano uno dei primi
punti di incontro con l’atmosfera dei Giochi Invernali
di Milano Cortina 2026. La loro posizione
strategica e la loro capacità di gestire flussi complessi
costituiranno un contributo fondamentale
al successo dell’evento. L’eccellenza dei servizi
offerti trasformerà ogni arrivo negli aeroporti
di Malpensa e Linate in un’esperienza speciale.
Sarà un evento unico per tutti - atleti, visitatori e
aziende come SEA, protagoniste di questa straordinaria
avventura».
«Far parte di questo progetto e supportare un
evento che rappresenta un momento storico per
il nostro Paese - ha dichiarato Armando Brunini,
amministratore delegato e direttore generale
di SEA - significa contribuire al successo di una
manifestazione che unisce sport, territorio e ambiente.
Questo evento conferma ulteriormente il
ruolo strategico dei nostri aeroporti, accompagnando
Milano verso un appuntamento sportivo
internazionale di straordinaria rilevanza». nn
Infrastrutture&Mobilità
82 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025 83
leStrade
Aeroporti Autostrade Ferrovie
MATERIALI&TECNOLOGIE
Opere
L’Hub trasportistico
di Milano Porta Est
Nascerà un nodo intermodale di rilevanza europea in grado di integrare
l’alta velocità ferroviaria, il trasporto regionale e la metropolitana
M4 migliorando l’accessibilità di Milano e dell’aeroporto di Linate
Regione Lombardia, Città Metropolitana di Milano,
Comune di Milano, Comune di Segrate, Rete Ferroviaria
Italiana (Gruppo FS italiane) e Westfield
Milan hanno siglato l’accordo che coordina tutti
gli interventi relativi al nuovo Hub trasportistico
di Milano Porta Est previsto nell’area di Segrate. Il
polo di interscambio includerà la stazione ferroviaria,
il terminal Tpl, la metropolitana M4, il centro
commerciale, le connessioni ciclopedonali e opere
di viabilità sovralocale e locale. Contestualmente
all’intesa, viene istituito un tavolo tecnico che
ha l’obiettivo di mettere a sistema i progetti gestendo
e armonizzando le diverse fasi temporali.
Nascerà un nodo intermodale di rilevanza europea
in grado di integrare l’alta velocità ferroviaria,
il trasporto regionale e la metropolitana M4 migliorando
l’accessibilità di Milano e dell’aeroporto di
Linate. L’Hub determinerà una riduzione dei tempi
di percorrenza, decongestionerà il nodo ferroviario
milanese e rafforzerà i collegamenti con la
rete europea ad alta velocità, con benefici economici
per il territorio e prospettive di attrazione di
nuovi investimenti.
Regione in particolare, nell’ambito dell’accordo,
intensificherà le sinergie con Rfi nelle interlocuzioni
con il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
(MIT) per inserire nella programmazione
degli investimenti per gli interventi infrastrutturali
la Nuova Stazione di Segrate Porta Est, il terminal
Tpl e i binari di attestamento della S15 a Pioltello.
Le considerazioni
«Prosegue il lavoro di squadra - evidenzia l’assessore
regionale alle Infrastrutture e Opere
pubbliche della Regione Lombardia, Claudia Maria
Terzi - rispetto alla realizzazione di un nodo di
interscambio trasportistico fondamentale per l’area
milanese e la Lombardia nel suo complesso:
il nuovo Hub sarà la ‘Quarta Porta’ di accesso alla
città con Rho-Fiera, Monza e Milano-Rogoredo.
Gli interventi per la realizzazione del nuovo polo
si integreranno con le trasformazioni urbanistiche
previste nella zona. Saranno inoltre implementate
ed efficientate anche le infrastrutture viabilistiche
e ciclopedonali, oltre a potenziare l’accessibilità
all’aeroporto di Linate. Come Regione
abbiamo già investito risorse in questa progettualità:
andiamo avanti per raggiungere obiettivi
comuni».
«L’Hub di Milano Porta Est - sottolinea l’assessore
regionale ai Trasporti e Mobilità sostenibile, Franco
Lucente - rappresenterà un polo intermodale
strategico in cui i cittadini potranno trovare diversi
servizi di trasporto: treni suburbani, treni
a lunga percorrenza, treni ad Alta Velocità e trasporto
pubblico locale con autobus e metropolitana,
a cui si aggiungono l’attenzione per la ciclabilità
e i servizi di mobilità condivisa. Un sistema
di interconnessione che certamente risponde alla
richiesta di un servizio di trasporti moderno, capillare
ed efficiente da parte del territorio». nn
n Heidelberg Materials Italia e Mapei
insieme per i.tech Cargo.
n L’I.I.C. organizza il seminario: Prodotti
e sistemi unici per durare nel tempo.
n L’italiana CAEmate tra i finalisti
dei prestigiosi premi
Enterprise Europe Network.
n Il Gruppo Seipa si conferma
tra gli attori più attenti nel riciclo dei
materiali da costruzione e demolizione,
con un tasso effettivo di sostituzione che
nei propri impianti raggiunge il 55%.
Infrastrutture&Mobilità
84 11/2025 leStrade
Grazie alla combinazione delle prestazioni meccaniche
tra la malta cementizia ad alta resistenza
e la flessibilità del conglomerato bituminoso,
la pavimentazione realizzata con i.tech Cargo è
capace di resistere a carichi elevati, in condizioni
sia statiche che dinamiche, e inoltre concentrati,
tipo container. Le performance che si ottengono
con questa soluzione si sviluppano in tempi rapidi;
per diversi motivi non sono ottenibili con altre
soluzioni, quali, ad esempio, le pavimentazioni
in solo asfalto - di rapida applicazione, ma certamente
molto meno resistenti al calore, al carico
e con una vita utile più breve - oppure quelle in
calcestruzzo, caratterizzate da una buona resistenza
al carico, una durata di servizio più lunga
e un maggiore tempo di messa in opera, dovuto
ai tempi di maturazione del calcestruzzo stesso.
Le elevate prestazioni reologiche di i.tech Cargo
rendono il prodotto facilmente pompabile, in
Aziende e prodotti
Heidelberg Materials Italia e Mapei
insieme per i.tech Cargo
i.tech Cargo: soluzione per pavimentazioni ultraresistenti perfetta
per le zone industriali, i poli logistici, gli interporti e le aree aeroportuali.
È stata messa a punto da Heidelberg Materials Italia e Mapei
Mapei fornirà a i.build, la business unit di Heidelberg
Materials, specializzata nella posa in
opera di pavimentazioni, i.tech Cargo, capace
di dare valore aggiunto alle pavimentazioni
in asfalto open-graded, rendendole particolarmente
adatte per aree industriali, interporti
e zone aeroportuali, magazzini di stoccaggio e
aree logistiche.
Grazie alla partnership con Mapei, Heidelberg
Materials diventa a tutti gli effetti un interlocutore
unico per soluzioni complete accompagnando
il cliente in tutte le fasi, dalla progettazione alla
fornitura fino alla posa in opera. Alla semplicità
di avere un unico referente si abbina la durabilità
del materiale Mapei e il know-how specifico del
team che compone i.build, elementi che consentono
di ottenere esattamente la tipologia di pavimentazione
con le prestazioni richieste.
Che cosa è i.tech Cargo
i.tech Cargo è una innovativa miscela cementizia
auto-percolante, pronta all’uso, per l’intasamento
totale di asfalti open graded (conglomerato bituminoso
drenante), adatta alla realizzazione di
pavimentazioni semi-flessibili e capace di confe-
Ferdinando Carlesi
Riccardo Pasa, responsabile i.build,
Heidelberg Materials Italia
«i.tech Cargo è una soluzione che stiamo utilizzando in tutta Italia grazie allo sviluppo
della logistica, settore cruciale per il nostro Sistema Paese - ha detto Riccardo
Pasa, responsabile i.build, Heidelberg Materials Italia». Pasa precisa anche che
«avere il supporto produttivo di una realtà come Mapei, ci consente di soddisfare le
richieste della clientela fornendo una soluzione chiavi in mano. Con i.build abbiamo
creato un modello di servizio unico in Italia, capace di integrare la progettazione
della miscela, la scelta delle stratigrafie e delle finiture, fino alla posa in opera e
alla manutenzione programmata. Questo significa offrire ai clienti un unico interlocutore,
capace di garantire qualità, tempi e continuità esecutiva»
Francesco Cerutti, Product Manager
della linea Road engineering di Mapei
«La tecnologia i.tech Cargo rappresenta l’evoluzione naturale delle pavimentazioni
per la logistica - ha dichiarato Francesco Cerutti, Product Manager della linea Road
engineering di Mapei -. La combinazione tra l’esperienza di Mapei nei prodotti cementizi
ad alte prestazioni e la competenza di Heidelberg Materials nella realizzazione
di soluzioni integrate per le infrastrutture stradali consente di offrire risposte
affidabili, sostenibili e durevoli per la clientela. L’obiettivo comune è rispondere
in modo concreto alle esigenze di un settore in rapida trasformazione, dove resistenza
meccanica, tempi di posa ridotti e lunga vita utile sono fattori chiave per la
competitività delle aziende»
rire valore aggiunto alle pavimentazioni in asfalto,
rendendole ultra-resistenti e più durevoli, con
elevate resistenze al fuoco, alle alte temperature
e alle aggressioni chimiche da solventi e idrocarburi
che, come noto, contengono sostanze solventi
per il bitume.
grado di percolare nei vuoti di una pavimentazione
bituminosa a elevata porosità, intasandoli
per tutta la profondità del conglomerato, senza
necessità di alcuna vibrazione meccanica, migliorandone
sensibilmente le caratteristiche fisico-meccaniche
e realizzando superfici resistenti
e flessibili, anche con spessori contenuti. L’alta
fluidità della miscela consente, inoltre, una maggiore
facilità di posa, in quanto non sono richiesti
i giunti per il controllo del ritiro, garantendo,
quindi, risparmio di tempo e fatica rispetto alle
soluzioni in solo calcestruzzo o asfalto.
Rispetto alle tradizionali strutture orizzontali, una
pavimentazione progettata in conglomerato bituminoso
intasata con i.tech Cargo raggiunge livelli
di resistenza meccanica quattro volte più
elevati. nn
Materiali&Tecnologie
86 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025
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Aziende
La cementeria di Rezzato-Mazzano
Nomine
Emanuele Ferraloro è il nuovo
presidente di Federcostruzioni
A guidare Federcostruzioni, la Federazione di Confindustria che
rappresenta la filiera italiana delle costruzioni, è stato chiamato,
con una elezione all’unanimità, il ligure Emanuele Ferraloro
Monica Banti
Il progetto di decarbonizzazione della cementeria di Rezzato-Mazzano (Brescia)
è stato selezionato per l’Innovation Fund dell’Unione Europea, uno dei principali
programmi di finanziamento per tecnologie innovative a basse emissioni di carbonio
Un primo, importante passo avanti per il progetto
di decarbonizzazione della cementeria di
Rezzato-Mazzano di Heidelberg Materials Italia.
Il progetto Dream (Decarbonisation of the Rezzato
And Mazzano cement plant) è stato infatti
selezionato nell’ambito dei progetti candidati
a ricevere l’Innovation Fund dell’Unione Europea,
uno dei principali programmi di finanziamento
per tecnologie innovative a basse emissioni
di carbonio.
Dream rappresenta il primo progetto CCS (“Carbon
Capture and Storage”, ovvero cattura e
stoccaggio del carbonio) su scala industriale del
settore cemento in Italia, con l’obiettivo di catturare
le emissioni di CO 2
della cementeria di
Rezzato–Mazzano, in provincia di Brescia.
Per la cattura della CO 2
il progetto prevede due
tecnologie differenti per le due linee di produzione
del clinker, il semilavorato che sta alla base
del cemento. Per la linea di cottura del clinker
grigio, la cattura sarà basata sull’integrazione
della tecnologia di ossicombustione, ottimizzata
con un processo criogenico. Per la linea di produzione
del clinker bianco è invece stata progettata
una soluzione di cattura post-combustione
a base di un solvente. Attraverso un sistema di
recupero del calore di scarto, sarà soddisfatto
ampiamente il fabbisogno di energia termica necessario
per la rigenerazione del solvente, massimizzando
non solo l’efficienza energetica, ma
anche il tasso di cattura.
La CO 2
catturata sarà trasportata tramite pipeline
verso siti di stoccaggio geologico sicuro
e permanente nei giacimenti di gas esauriti
al largo della costa di Ravenna, in collaborazione
con il progetto Ravenna CCS sviluppato da
Eni e Snam. nn
Le considerazioni
«Dream punta a catturare un milione di tonnellate/anno di CO₂, offrendo per la prima
volta in Italia cementi grigi e bianchi “carbon-captured” su larga scala per il
mercato nazionale» afferma Agostino Rizzo, Direttore Tecnico di Heidelberg Materials
Italia Cementi. «Il progetto si propone come esempio virtuoso per la decarbonizzazione
del settore del cemento e la transizione verso materiali da costruzione
a basse emissioni di carbonio».
«Siamo estremamente soddisfatti per questo primo importante passo. Si apre ora
una fase di dialogo con l’Unione Europea e con le autorità nazionali, regionali e locali
per l’analisi del progetto e della sua sostenibilità economica» conclude Stefano
Gallini, Amministratore Delegato di Heidelberg Materials Italia Cementi. «Oltre
al finanziamento europeo, sarà fondamentale anche un quadro normativo e un supporto
finanziario a livello nazionale»
Federcostruzioni
Più di 40.000 aziende rappresentate, oltre
tre milioni di addetti, pari al 12%
dell’occupazione nazionale e un fatturato
complessivo di 643 miliardi. A
guidare Federcostruzioni, la Federazione
di Confindustria, nata nel 2009,
che rappresenta la filiera italiana delle
costruzioni che riunisce le categorie
produttive più significative di tutto il
mercato edile e infrastrutturale,
è stato chiamato,
con una elezione all’unanimità,
il ligure Emanuele
Ferraloro, Presidente
in carica di Ance Liguria
dal 2021.
Ferraloro, che succede
a Paola Marone, eletta
Presidente di Federcostruzioni
nel 2021,
è a capo di un’azienda
che opera da ol-
È la Federazione di Confindustria, nata nel 2009, che rappresenta la filiera italiana
delle costruzioni che riunisce le categorie produttive più significative di tutto
il mercato edile e infrastrutturale con il fine di evidenziare a livello politico, economico
e istituzionale, sia a livello nazionale sia europeo, le istanze e gli interessi
comuni del settore delle costruzioni. Sostiene e promuove l’ampliamento del
mercato, la legalità, l’innovazione, la qualità, la sicurezza, la rigenerazione, la sostenibilità
del costruire e la digitalizzazione della filiera delle costruzioni.
Federcostruzioni si articola in cinque filiere produttive:
• Costruzioni edili e infrastrutturali.
• Tecnologie, impianti e macchinari afferenti alle costruzioni civili.
• Materiali per le costruzioni.
• Progettazione.
• Servizi innovativi e tecnologici
Le considerazioni
«L’eccezionale lavoro svolto da Ance Liguria che ho
avuto l’onore di presiedere in questi anni - ha commentato
Ferraloro - mi fornisce stimoli e indicazioni
sulla rotta da seguire, ovviamente in stretto coordinamento
con Ance nazionale. Gli anni di lavoro,
nell’impresa e nell’associazione, sono stati determinanti
per conoscere non solo opportunità e potenzialità
del comparto, ma soprattutto individui, aziende,
professionisti di valore eccezionale, entusiasmo
e fiducia inesauribili. Sono certo che insieme saremo
in grado di percorrere le strade di rafforzamento
del settore per consolidare il riconoscimento e
la consapevolezza del suo peso e ruolo al servizio
dell’economia del Paese»
tre mezzo secolo nel settore delle costruzioni
in Liguria, dal 2022 riveste la carica di vice-Presidente
di Federcostruzioni e dal 2021 quella di
Presidente di Ance Liguria.
La sua elezione al vertice dei costruttori coincide
con un momento strategicamente molto
stimolante per il settore, da sempre componente
essenziale del quadro economico italiano,
e con una vitalità del comparto edile industriale
ligure da record storico. Il settore
è chiamato a guardare con attenzione anche
alle opportunità che potranno determinarsi nei
prossimi anni in aree di forte crisi e di criticità
geo-politica.
La rappresentanza di Federcostruzioni si articola
tradizionalmente in cinque sezioni: costruzioni
edili e infrastrutturali, tecnologie, impianti
e macchinari afferenti alle costruzioni civili,
materiali per le costruzioni, progettazione e ingegneria
di progetto, servizi innovativi e tecnologici.
nn
Materiali&Tecnologie
88 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025
89
Seminario
L’I.I.C. organizza il seminario: Prodotti
e sistemi unici per durare nel tempo
Il prossimo 28 novembre si terrà il seminario tecnico
“Prodotti e sistemi unici per durare nel tempo”
nella sede dell’Istituto Italiano per il Calcestruzzo,
a Renate (MB), in via Sirtori, 18. Si tratta
di un seminario esclusivo sulle frontiere del calcestruzzo:
nuove tecnologie, ricerca, prodotti innovativi
e applicazioni concrete.
La giornata sarà dedicata all’approfondimento
tecnico sul tema della durabilità delle costruzioni
e sulla scelta di materiali in grado di garantire
prestazioni elevate nel tempo, con un ridotto
impatto ambientale.
Ad animare il seminario saranno: il geom. Silvio
Cocco, Presidente dell’Istituto Italiano per
il Calcestruzzo; l’ing. Pierpaolo Cicchiello, Presidente
dell’Ordine degli Ingegneri di Monza
e Brianza; il dott. Alessandro Corbetta, Consigliere
Regionale della Regione Lombardia, il
dott. Federico Cempella, Presidente dell’Associazione
Genio Civile, l’ing. Roberto Arditi,
di Sina S.p.A. (Gruppo ASTM). Gli interventi
strettamente tecnici saranno affidati all’ing.
Giovanni Fiordaliso, Consulente tecnico senior,
che presenterà Aeternum HTE, il prodotto di
punta della linea Aeternum, alla dott.ssa Valeria
Campioni, Responsabile della Direzione
Tecnica dell’Istituto Italiano per il Calcestruz-
PRODOTTI
E SISTEMI
UNICI
PER DURARE
NEL TEMPO
Un seminario esclusivo sulle
frontiere del calcestruzzo:
nuove tecnologie, ricerca,
prodotti innovativi e
applicazioni concrete.
VENERDÌ 28 NOVEMBRE
ACCADEMIA
ISTITUTO ITALIANO
PER IL CALCESTRUZZO
VIA SIRTORI, 18 - RENATE (MB)
CON IL CONTRIBUTO DI
WWW.ISTIC.IT
fondazione@istic.it
0362.918516
09:00 Welcome Coffe
12:00 - 13:00 Dibattito
CON IL PATROCINIO DI
09:30
11:00
11:30
13:30
zo, che affronterà temi di ricerca, progettazione
e durabilità del calcestruzzo.
Il seminario - che ha il patrocinio del Consiglio
Nazionale degli Ingegneri, dell’Ordine degli Ingegneri
di Monza e Brianza, dell’Ordine degli Ingegneri
di Lecco, dell’Ordine degli Ingegneri della
Provincia di Como, è valido per il conseguimento
di tre crediti formativi professionali per gli iscritti
all’Albo degli Ingegneri. nn
Geom. Silvio Cocco, Presidente
dell’Istituto Italiano per il Calcestruzzo,
presenterà:
Ing. Pierpaolo Cicchiello
Presidente dell’Ordine degli Ingegneri di
Monza e Brianza
Dott. Alessandro Corbetta
Consigliere Regionale della Regione Lombardia
Dott. Federico Cempella
Presidente dell’Associazione Genio Civile
Ing. Roberto Arditi
Sina S.p.A. del Gruppo ASTM
La mattinata proseguirà con gli
interventi tecnici:
Ing. Giovanni Fiordaliso
Consulente Tecnico Senior, che presenterà
Aeternum HTE, il prodotto di punta della linea
Aeternum.
Dott.ssa Valeria Campioni
Responsabile della Direzione Tecnica dell’Istituto
Italiano per il Calcestruzzo, che affronterà
temi di ricerca, progettazione e durabilità del
calcestruzzo.
Pranzo presso Tekna Café - La Stazione
del Gusto
Dopo il pranzo è prevista una visita
guidata allo stabilimento e ai laboratori.
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Materiali&Tecnologie
90 11/2025 leStrade
Mike Simon, Dirt Perfect Excavation,
partecipante all’edizione 2023
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Aziende
CAEmate tra i finalisti dei premi
Enterprise Europe Network
L’italiana CAEmate, che fornisce servizi di diagnostica sullo stato strutturale
di strade e ponti, è tra i finalisti dei prestigiosi Enterprise Europe Network
Awards 2025, che saranno annunciati a Aalborg a fine novembre 2025
Gabriele Villa
Con l’Europa alle prese con una rete di trasporti
obsoleta, CAEmate fornisce servizi di diagnostica
basati sul cloud per strade, gallerie, ponti e
altre infrastrutture, utilizzando modelli di asset
e dati provenienti da un’ampia gamma di sensori.
Ora, con il sostegno dell’Enterprise Europe
Network (EEN), l’azienda è pronta ad ampliare
la propria offerta di prodotti e ad affacciarsi sul
mercato globale.
La soluzione CAEmate
Nel 2017, cioè quando i fratelli
Massimo e Matteo Penasa
hanno fondato CAEmate,
avevano l’obiettivo di fornire
analisi strutturali automatizzate
attraverso una piattaforma
basata su cloud,
consentendo agli ingegneri
di concentrarsi sulle decisioni
strategiche.
I metodi di monitoraggio
tradizionali richiedono personale e attrezzature
specializzate. E, sebbene forniscano informazioni
sullo stato attuale di una struttura, non sono in
grado di prevedere in modo affidabile i rischi futuri.
Utilizzando l’intelligenza artificiale, l’approccio
di CAEmate sfrutta la tecnologia per valutare
sia le condizioni attuali che la resilienza futura
delle infrastrutture critiche attraverso il monitoraggio
in tempo reale.
La piattaforma WeStatiX SHM
CAEmate ha sviluppato la piattaforma WeStatiX
SHM: un’interfaccia intuitiva che integra analisi
agli elementi finiti (FEA), intelligenza artificiale e
sensori IoT per creare “gemelli digitali” delle infrastrutture
esistenti. I modelli vengono aggiornati
continuamente man mano che arrivano nuovi
dati di monitoraggio, riducendo al minimo il
divario tra simulazione
e osservazione.
La piattaforma ha riscosso un enorme successo,
fornendo monitoraggio strutturale e manutenzione
predittiva a oltre 400 asset in Italia e
all’estero. «Ogni nuovo progetto continua a stupire
i proprietari degli asset», afferma Penasa.
«Il gemello digitale trasforma rapidamente i dati
grezzi raccolti sul campo in informazioni utili, rivelando
margini di sicurezza o problemi nascosti
invisibili sia al modello di progettazione che ai
feed di monitoraggio grezzi».
Il potere dell’ecosistema
al NOI Techpark
Nel 2019, CAEmate si è trasferita al NOI Techpark
di Bolzano: l’azienda ha così potuto beneficiare
del vivace ecosistema innovativo di ricerca e business
del parco. Inizialmente incubata all’interno
dell’incubatore certificato del NOI, CAEmate
La piattaforma WeStatiX
SHM di CAEmate.
Il team di CAEmate.
Enterprise Europe Network
ha poi avviato una collaborazione con i consulenti
dell’Enterprise Europe Network del team “Innovation
Funding and EU Opportunities” di NOI
S.p.A. per sviluppare ulteriormente la propria
strategia di finanziamento e potenziare la propria
rete e le proprie partnership.
«Oltre a questi programmi, l’azienda ha beneficiato
del ‘potere dell’ambiente’», afferma Giulia
Benvenuti, partner dell’EEN. «Far parte dell’ecosistema
NOI Techpark, un hub di start-up, azien-
Lanciata dalla Commissione europea nel 2008, Enterprise Europe
Network (EEN) è una rete globale di organizzazioni partner dedicata
a sostenere le piccole e medie imprese nell’espansione delle
loro attività a livello internazionale. Con oltre 560 organizzazioni
partner in più di 55 Paesi in tutto il mondo, fornisce orientamento,
risorse e sostegno su misura per consentire alle imprese di avere successo
nel mercato unico europeo e oltre. Dal 2008, ha sostenuto in media più di 260.000
aziende all’anno, con un impressionante 97% dei clienti che ha valutato il supporto
della rete come rapido, efficiente e personalizzato e un 91% dei clienti che ha dichiarato
che i servizi corrispondono esattamente alle proprie esigenze di business
de consolidate e istituti di ricerca, ha permesso a
CAEmate di costruire relazioni preziose e avviare
nuove collaborazioni attraverso l’interazione con
i principali attori dell’innovazione».
Dal premio all’accelerazione
Grazie alla guida dell’Enterprise Europe
Network, l’azienda ha aderito a consorzi internazionali
di ricerca e sviluppo, assicurandosi oltre
un milione di euro di finanziamenti Horizon
e Interreg tra il 2020 e il 2023. Questo lavoro
preparatorio ha consentito un round di finanziamento
iniziale di tre milioni di euro nel dicembre
2023, avviando formalmente la fase di espansione
di CAEmate.
Sulla scia di questo slancio, e sempre con il sostegno
del Network, CAEmate ha presentato domanda
per partecipare al programma EIC Accelerator
e, all’inizio del 2025, la sua tecnologia ha
ottenuto il Seal of Excellence della Commissione
europea. Questo riconoscimento ha sbloccato ulteriori
1,5 milioni di euro di cofinanziamenti pubblici
attraverso i meccanismi regionali del FESR,
accelerando sia l’industrializzazione del prodotto
che l’espansione internazionale.
«Questo mix fondamentale di finanziamenti pubblici
e privati ha fornito a CAEmate risorse finanziarie
sostanziali che hanno consentito all’azienda
di portare avanti le attività di ricerca e
sviluppo, rafforzare la posizione sul mercato e,
in ultima analisi, ottenere una crescita esponenziale
del business», spiega Benvenuti.
Grazie a questo sostegno, CAEmate sta crescendo
rapidamente. Entro il 2026 l’azienda prevede
di arrivare a contare su un team di 70 ingegneri,
data scientist ed esperti di business. nn
Materiali&Tecnologie
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leStrade 11/2025
93
Aziende
I lavori diventano “eco-friendly”
Il Gruppo Seipa si conferma tra gli attori più attenti nel riciclo
dei materiali da costruzione e demolizione, con un tasso
effettivo di sostituzione che nei propri impianti raggiunge il 55%
Monica Banti
Attraverso la reintroduzione sul mercato di volumi
di materie prime-seconde tripli rispetto
agli aggregati vergini, il Gruppo Seipa ha ribaltato
il paradigma del riciclo come compromesso
tecnico ed economico, dimostrando che
la sostenibilità non è solo un ideale, ma anche
un’opportunità economica concreta.
L’Europa ha fatto enormi passi avanti nella gestione
sostenibile dei rifiuti da costruzione e demolizione,
ma persiste ancora una problematica
chiave: il reimpiego effettivo del materiale
riciclato. A scattare la fotografia dell’attuale situazione
è nuovamente il Gruppo Seipa, realtà
impegnata dal 1968 nell’attività di fornitura di
materiali e servizi per le attività di costruzione
e demolizione (C&D).
In questo ambito, con un impressionante tasso
di recupero del 98% dei rifiuti inerti C&D, l’Italia
si posiziona come leader del riciclo in Europa.
Un risultato che pone il nostro Paese al
vertice della classifica europea, superando la
Germania (94%) e distanziando nettamente
Francia, Spagna e Polonia, che si attestano intorno
al 74%.
Tuttavia, un’analisi più approfondita rivela un
dato meno incoraggiante: l’effettiva sostituzione
dei materiali riciclati nei nuovi progetti edilizi
rimane estremamente bassa a livello nazionale,
attestandosi a circa lo 0,4%.
«Questo significa che, sebbene il materiale
venga riciclato, esso non viene sempre reimpiegato
nel settore delle costruzioni, con la
conseguenza di non valorizzare i benefici ambientali
ed economici del processo», spiegano
i responsabili del Gruppo Seipa.
«La maggior parte dei materiali recuperati -
proseguono - finisce per essere utilizzata in applicazioni
importanti ma con volumi marginali,
mentre potrebbero essere impiegati in modo
esteso e con migliori performance a partire da
tutte le sottofondazioni o riempimenti stradali,
per arrivare ai materiali e finalità più evolute
come i calcestruzzi CAM».
Un fenomeno attribuibile a molteplici fattori,
tra cui il più importante è probabilmente la resistenza
del mercato dovuta a una diffusa percezione
di inferiorità dei materiali riciclati rispetto
a quelli tradizionali.
Rivoluzione del concetto di riciclo
Un’eccezione a questa tendenza è rappresentata
proprio dal Gruppo Seipa: l’azienda ha rivoluzionato
il concetto di riciclo, portando il tasso
di sostituzione effettiva dei materiali al 55% nei
propri impianti. Un risultato che è stato possibile
grazie a una strategia integrata che combina
innovazione tecnologica, investimenti in ricerca
e sviluppo e una forte sensibilizzazione
del mercato.
Seipa ha dimostrato che la sostenibilità non è
solo un ideale, ma anche una concreta opportunità
economica: l’impiego di materiali riciclati ha
mostrato vantaggi tangibili, sia in termini di costi
che di prestazioni.
Una delle chiavi del successo di Seipa è stata l’introduzione
di prodotti innovativi come BeCoMix e
BeCaVit, soluzioni ad alte prestazioni per sottofondazioni
e cavità sotterranee. Questi materiali
non solo offrono prestazioni tecniche paragonabili,
se non superiori, a quelle degli aggregati
naturali, ma contribuiscono significativamente a
ridurre l’estrazione di risorse vergini.
Tracciabilità degli aggregati riciclati
Il Gruppo Seipa annuncia inoltre il suo impegno
concreto nella tracciabilità degli aggregati riciclati.
L’idea è quella di consentire ai committenti di
accedere in tempo reale alla provenienza, composizione
e percentuale di riciclo dei materiali utilizzati
nei cantieri. Questa iniziativa punta a far
crescere la fiducia nella materia prima-seconda
e a favorire l’inserimento prioritario di materiali
riciclati. Una leva che può accelerare la transizione
verso un’edilizia davvero circolare.
Il «modello Seipa» dimostra che il passaggio a
un’economia realmente circolare nel settore delle
costruzioni è possibile, ma richiede un impegno
congiunto da parte di istituzioni, imprese e consumatori.
Serve uno sforzo normativo, e sempre
più appalti pubblici che privilegino l’uso di mate-
riali riciclati, il tutto abbinato a un cambio di mentalità
da parte degli operatori del settore.
Il futuro del settore?
«Un’edilizia sempre più sostenibile» rispondono gli
specialisti di Seipa. Guardando al futuro, il settore
delle costruzioni dovrà affrontare la sfida della
decarbonizzazione e dell’uso responsabile delle
risorse. Il successo dell’azienda romana dimostra
che la tecnologia e l’innovazione possono fornire
risposte concrete.
In un contesto in cui l’Unione Europea spinge
verso un modello di economia circolare, l’Italia
ha l’opportunità di consolidare la sua leadership
nel settore non solo in termini di quantità
di rifiuti riciclati, ma anche di effettivo riutilizzo
dei materiali. «Solo così sarà possibile realizzare
una vera transizione ecologica nel comparto
edilizio, trasformando il recupero degli inerti
da pratica di nicchia a standard consolidato per
l’intero settore» concludono i responsabili del
Gruppo Seipa. nn
Materiali&Tecnologie
94 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025
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Eventi
Un po’ di Ecomondo
Siamo stati alla manifestazione fieristica di Rimini. Ecomondo 2025 è una piattaforma
globale per creare nuove alleanze, esplorare opportunità e dare forma al futuro.
Ogni partecipante ha avuto, come ogni volta da 28 anni, l’occasione di ispirarsi,
imparare e contribuire alla trasformazione del nostro pianeta. Qui qualche spunto
In visita tra i padiglioni della Fiera, il Ministro
dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, Gilberto
Pichetto Fratin, ha sottolineato l’attenzione
istituzionale verso le tecnologie e le policy per l’economia
circolare, ribadendo il ruolo centrale di
Ecomondo e il suo impatto nazionale ed europeo.
«Possiamo dirci tra i primi Paesi al mondo nella
capacità di riciclo: si parla tanto di terre rare e
materie prime critiche ma il più grande giacimento
che abbiamo sono i nostri rifiuti», ha spiegato.
«La capacità di riciclo - ha aggiunto il ministro -
si manifesta pienamente proprio in questa fiera,
simbolo di innovazione e sostenibilità».
Materie prime critiche per la
transizione verde e digitale
Le materie prime critiche sono uno dei temi caldi
sul fronte della transizione ecologica e digitale.
Il CRM (Critical Raw Materials) Act europeo testimonia
come l’accesso sicuro e sostenibile a questi
materiali si stia trasformando in una pianificazione
strutturata. L’Italia è stata il primo Paese a
rispondere a questa misura. Quali i prossimi passi?
E quale l’importanza di sinergie a livello europeo
e internazionale? L’evento “Italy responds to
CRM Act: re-starting from strategic projects”, presentato
da Gian Andrea Blengini dell’Università di
Torino, ha risposto a queste domande. Ai keynote
speech di apertura di Francesco Tenuta (Ministero
delle Imprese e del Made in Italy) e Serenella Sala
(Jrc) sono seguite due tavole rotonde a cui hanno
partecipato: Francesca Salvemini (Mase), Daniele
Spizzichino (ISPRA), Eugenio Salvaia (Imerys),
Mario Jorizzo (Enea) e Erika Ingvald Griffith (Unece),
Nello Li Pira (Stellantis), Claudia Baranzelli
(Oecd) ed Emiliano Tolusso (Erion).
L’importanza del partenariato
pubblico-privato per lo sviluppo
sostenibile dell’Africa
La quinta edizione dell’Africa Green Growth Forum
si è focalizzata sulle iniziative per l’energia
pulita e sostenibile nel continente africano
nell’ambito del Piano Mattei e dal programma
“Mission 300”. Dopo i saluti iniziali del Professor
Fabio Fava, Coordinatore del Comitato Tecnico
Scientifico di Ecomondo, e con la moderazione
di Silvia D’Ovidio di RES4Africa, il Forum ha visto
gli interventi di Fabio Massimo Ballerini, direttore
Struttura di Missione per l’attuazione del
Piano Mattei della Presidenza del Consiglio dei
Ministri, di Fabrizio Lobasso (MAECI) e di Giulia
Pinna (MASE). Subito dopo, Robin Hendrix del
Gruppo della Banca Mondiale e Davinah Milenge
Uwella della Banca Africana di Sviluppo hanno
fornito una panoramica sull’impatto del Piano
Mattei e della “Mission 300”. Nella successiva
tavola rotonda, esponenti di Confindustria Assafrica
& Mediterraneo, RES4Africa, Cdp, Sace, Simest
e Banca Europea degli investimenti hanno
dialogato sulle opportunità per promuovere partnership
e investimenti verdi in Africa. Ha chiuso
l’evento un’ultima sessione, moderata da Angela
Giordano di Confindustria Assafrica & Mediterraneo,
che ha messo in risalto le best practices delle
imprese che operano in Africa nel campo green
and technology.
Certificati blu, nuova frontiera
del risparmio idrico
L’acqua è una risorsa fondamentale per la stabilità
economica e ambientale di un Paese idro-esigente
come l’Italia. Gestirla efficientemente è
una priorità e i certificati blu possono diventare
una delle chiavi per promuovere investimenti
e una nuova cultura della sostenibilità idrica. A
questo tema è dedicato il quarto Quaderno del
Blue Book di Fondazione Utilitatis e Utilitalia, a
cui hanno contribuito Bioreal, Hypercube e Gruppo
CAP, presentato ad Ecomondo in anticipazione
del nuovo Blue Book (marzo 2026). All’evento
sono intervenuti: Mario Rosario Mazzola, presidente
Fondazione Utilitatis, Annamaria Barrile,
direttore generale Utilitalia, le On. Patty L’Abbate
e Erika Mazzetti e rappresentanti di Hypercub,
Bioreal e Gruppo CAP. In collegamento per
le riflessioni conclusive, Enrico Pezzoli, amministratore
delegato di Acea Acqua. Sempre a Ecomondo,
nei giorni scorsi Utilitalia ha presentato
la 6ª edizione dello studio “Rifiuti urbani, fabbisogni
impiantistici attuali e al 2035” e il Rapporto
di Sostenibilità “Il ruolo delle utilities nella costruzione
di un futuro sostenibile”.
Riciclo italiano tra sfide
e opportunità
Sebbene l’industria italiana del riciclo sia un’eccellenza
e una risorsa strategica per la decarbonizzazione,
dal 2020 l’uso circolare di materia sta
vivendo una fase di contrazione. Per rafforzare il
ruolo strategico del settore e dare piena sostanza
alla circular economy, il dibattito mira a colmare il
divario esistente tra il livello di circolarità esistente
nell’economia del Paese e quello desiderato,
oltre ad esplorare la sua diffusione e applicazione.
Di questo si è discusso durante il convegno
“Le aziende alla prova dell’economia circolare”,
organizzato da Assoambiente. L’evento, introdotto
da Chicco Testa, presidente di Assoambiente,
e da Donato Berardi (Ref), ha visto la partecipazione
di key player istituzionali e industriali.
Blue economy, l’importanza
dei cluster trans-mediterranei
L’evento “Blue Horizons: Trans-Mediterranean
Cluster Collaboration for Innovation in Energy,
Clean Tech, and Bioeconomy”, in tre sessioni verticali,
ha analizzato l’importanza dei cluster della
blue economy per stimolare l’innovazione e potenziare
il sistema scientifico e industriale dell’area
mediterranea: dalla rilevanza delle politiche
e priorità governative per la cooperazione transnazionale
tra cluster, con strumenti come l’Ocean
Pact e il Pact for the Mediterranean, al loro ruolo
nella collaborazione tra mondo accademico e
industria e come abilitatori delle applicazioni industriali
e della competitività del mercato nella
Blue Economy. Al convegno, presieduto da Giorgio
Ricci Maccarini e Sara Tedesco di Cluster tecnologico
nazionale BIG e da Luca Marangoni di
Cinea, sono intervenuti vari rappresentanti dei
cluster del Mediterraneo. nn
Materiali&Tecnologie
96 11/2025 leStrade
leStrade 11/2025
97
Aziende
Laterlite e il progetto europeo
LEAF per la biodiversità
leStrade
Aeroporti Autostrade Ferrovie
MACCHINE&ATTREZZATURE
L’azienda consolida il proprio impegno a favore della sostenibilità e della decarbonizzazione
partecipando al progetto LEAF che mira a sensibilizzare le PMI sull’importanza
della biodiversità e sul ruolo che le imprese possono svolgere nella sua conservazione
Si è tenuto a Trollhättans Stad in Svezia il seminario
internazionale del Progetto LEAF - Learning and
Engaging for Action on Biodiversity-Friendly SMEs.
Per Laterlite S.p.A. ha partecipato all’evento il Sustainability
Manager, Laura Iori, che ha presentato
le best practice aziendali legate alla biodiversità
e le strategie di decarbonizzazione e sostenibilità
che l’impresa sta portando avanti per ridurre il proprio
impatto ambientale.
Il progetto LEAF si propone di affrontare le sfide
cruciali legate alla biodiversità e alla sostenibilità,
in linea con il Green Deal europeo e la Strategia
dell’UE sulla biodiversità per il 2030. Questi obiettivi
sottolineano la necessità di integrare la biodiversità
nella governance aziendale, ripristinare gli
ecosistemi e promuovere infrastrutture verdi nelle
aree urbane e periurbane. Le PMI, che rappresentano
la spina dorsale dell’economia europea
sono fondamentali per raggiungere questi traguardi,
ma presentano notevoli lacune nella comprensione
e nell’attuazione di pratiche a favore della
biodiversità.
In particolare, il progetto mira a sensibilizzare le
PMI sull’importanza della biodiversità e sul ruolo
che le imprese possono svolgere nella sua conservazione.
Al seminario internazionale del progetto, che si
è tenuto a Trollhättan in Svezia, ha partecipato
anche una delegazione italiana di PMI guidata da
SERN - Sweden Emilia Romagna Network, associazione
transnazionale senza scopo di lucro che
promuove il dialogo tra Svezia e Italia. L’Italia ha
portato preziosi contributi dal territorio parmense,
combinando prospettive pubbliche e private.
Partecipando alla delegazione, Laterlite ha consolidato
il proprio costante impegno a favore della
sostenibilità e della decarbonizzazione. Durante
il seminario ha presentato alcune delle proprie
iniziative a sostegno della biodiversità: il Sentiero
Natura Laterlite, un percorso aperto a tutti parte
della rete Natura 2000, il Bosco in Cava, certificato
PEFC. Entrambe le iniziative sono state sviluppate
con il supporto di KilometroVerdeParma, consorzio
di cui Laterlite è socio fondatore.
Laterlite ha illustrato, inoltre, le proprie strategie
di decarbonizzazione e gli investimenti nelle energie
rinnovabili, come il nuovo impianto agrivoltaico
di Solignano (PR) e il nuovo impianto fotovoltaico
dello stabilimento produttivo di Lentella (CH).
L’azienda cerca ormai da tempo di coniugare innovazione
tecnologica, produzione di energia pulita e
valorizzazione del territorio agricolo, creando valore
ambientale ed economico per la comunità. In
questo modo Laterlite dimostra di voler perseguire
la sua strada verso un modello virtuoso di integrazione
tra energie rinnovabili, agricoltura e industria,
a beneficio dell’ambiente e dello sviluppo
locale. nn
n Il Vento del corten
nel Parco del Delta del Po.
n Bobcat non teme
il “Generale Inverno”.
n Le benne granulatore della gamma
Simex CBA offrono la massima versatilità
per ogni tipo di cantiere: oltre al recupero
del fresato asfaltico, il tamburo fresante
delle benne lavora in presenza di altri
inerti: laterizi, calcestruzzo e coppi.
n La nuova finitrice Vögele ripristina
una strada per carrozze.
Materiali&Tecnologie
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Sempre in pista
Il Vento del corten
nel Parco del Delta del Po
A Porto Tolle la Brunico, a Porto Viro la Cles in tempi record: sono
le ultime staccionate di Cortensafe lungo la ciclabile di oltre 700
chilometri che costeggia gli argini del fiume Po da Venezia a Torino
È il materiale del momento: la patina che si sviluppa
sulla superficie lo caratterizza e gli conferisce
un aspetto naturale che in più cambia nel
tempo, rendendo ogni elemento realizzato unico;
resiste agli agenti atmosferici ed è altamente
resistente alla corrosione, quindi l’ideale per
applicazioni esterne; è in pratica privo di manutenzione;
è di conseguenza sostenibile perché
non richiede verniciature o trattamenti chimici
per mantenere le sue proprietà; essendo duraturo
ha una vita utile molto più lunga rispetto al
ferro tradizionale o ad altri acciai non trattati; è
versatile perché può essere utilizzato in una vasta
gamma di applicazioni, dalla costruzione di
Enzo Rizzo
edifici e ponti, all’arredo urbano, fino alle sculture
e installazioni artistiche. La sua esplosione
in termini di richiesta e applicazioni è poi derivata
dal fatto che sì, si tratta di un materiale conosciuto
e già utilizzato nel mondo dell’edilizia,
ma prima non era disponibile nelle forme a tubo
utili per realizzare staccionate, parapetti e recinzioni.
Signore e signori, ecco l’acciaio corten.
L’impresa dei Cracco
Cortensafe ne è la sua migliore espressione:
fondata da Manuel Cracco, il titolare, insieme
ai fratelli Federico e Davide della Cracco S.r.l.
- azienda attiva nel settore della carpenteria
metallica dal 1988 - l’azienda di Vicenza diventa
pioniere e punto di riferimento italiano nella
progettazione e produzione di sistemi di protezione
in corten: parapetti, staccionate, recinzioni,
barriere stradali oltre a una nutrita offerta
di complementi come cancelli, dissuasori, transenne.
E sempre di Cortensafe sono i due interventi
nel Parco Regionale Veneto Delta del Po,
all’interno della Ciclovia Vento: il primo è stato
realizzato nel 2024 a Porto Tolle, il secondo
lo scorso maggio a Porto Viro, un collegamento
alle stazioni per fare in modo che la ciclovia
rimanga collegata a quella che è la stazione di
Adria. In entrambi casi siamo di fronte all’applicazione
di prodotti personalizzati che rispondevano
a esigenze progettuali ben precise. Così,
a Porto Tolle è stato installata la staccionata
Brunico QH1C NET H 1100 m: 650 metri di lunghezza,
montante a sezione quadrata e corrimano
a sezione rettangolare con un pannello
di rete stirata, il tutto ovviamente in corten; a
Porto Viro, invece, è stata installata, peraltro a
tempo di record, in quanto il prodotto (compreso
il reperimento della materia prima) è stato
fornito in meno di 15 giorni: 220 metri di Cles
H Steel, altezza 1.400 millimetri con pannello in
lamiera, grafica personalizzata e verificato alla
spinta di 1,5 kN/m.
Interventi finanziati dal Pnc
I due inteventi sono stati possibili grazie a un
finanziamento Pnc (Piano nazionale comple-
Macchine&Attrezzature
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mentare: sono piani complementari del Pnrr)
ricevuto da Veneto Strade, soggetto attuatore
della Regione Veneto. Vento è un’infrastruttura
ciclabile di oltre 700 chilometri che corre
lungo gli argini del fiume Po da Venezia a Torino,
capace di generare occupazione ed economie
a partire da una nuova idea di turismo
lento: nasce nel 2010 al Politecnico di Milano
su iniziativa di un gruppo di ricerca multidisciplinare,
composto da architetti, ingegneri
e urbanisti, che si è interrogato sulle possibili
proposte attraverso le quali far fronte ai problemi
delle aree marginali come per esempio
i piccoli comuni lontani dai grandi centri.
L’esempio guardando a Nord
La risposta è arrivata guardando a Nord delle
Alpi: in Austria, Germania, Olanda e Francia, le
grandi ciclabili lungo i fiumi hanno creato con il
loro indotto occupazione e rallentato quelle dinamiche
di spopolamento seguite a processi di
deindustrializzazione.
I plus del corten
Dal 2016 Vento è parte del Sistema Nazionale
di Ciclovie Turistiche, sistema che Vento stesso
ha contribuito a creare. In seguito alle risorse
stanziate dal ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti, ad aprile del 2020 è stato così dato
avvio alla progettazione definitiva ed esecutiva
dei primi quattro lotti funzionali della ciclovia,
uno in ciascuna regione. Per quanto riguarda il
Veneto, c’è stato un progetto che si è composto
di tutte le fasi progettuali, quindi esecutivo
approvato, dopodiché è stato appaltato. L’appaltatore
ha selezionato i fornitori e li ha sottoposti
alla direzione lavori. In questo caso la
direzione lavori ha dato il benestare sulla fornitura
a Cortensafe: oltre a soddisfare i requi-
Macchine&Attrezzature
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siti progettuali, il corten proposto dall’azienda
vicentina ha riscosso apprezzamento perché il
corten ha meno impatto ambientale, è più materico
e la sua colorazione lo rende più vicino
a quello che è l’aspetto naturale dell’ambiente
(colorazione compresa, in modo da creare il minore
impatto visivo possibile) rispetto a quello
che potrebbe essere un acciaio zincato. Peraltro,
un acciaio zincato, se fosse verniciato, non
avrebbe la stessa resa.
Anche per le barriere stradali
Il materiale perfetto, dunque, come si diceva
all’inizio, che di primo acchito sembra più caro.
In realtà, spesso la zincatura e la verniciatura
di un acciaio normale comportano dei costi, se
non pari, ma molto vicini quello del corten. Il
materiale più economico resta il legno il quale,
però, ha una manutenzione completamente diversa
e deve essere molto manutentato. Il corten,
invece, richiede una manutenzione limitata,
ordinaria, di pulizia. Tendenzialmente ha una
vita infinita se sottoposto a ordinaria e normale
manutenzione. Questo spiega perché spesso
viene scelto anche per le barriere di sicurezza
stradale. E sicuramente verrà impiegato sempre
di più in futuro: quello posizionato con la
scritta ‘Vento’ è stata proprio una lamiera tagliata
al laser e ha riscosso successo. Anche visivamente.
E quindi c’è da aspettarsi che venga
utilizzato in altri appalti. Tenendo conto che,
nell’individuazione del fornitore è molto importante
anche la velocità della fornitura. Spesso i
tempi legati al finanziamento sono molto stretti
al pari di quelli contrattuali, per cui avere un
fornitore che sia veloce, sia nella produzione sia
poi nella posa, è importante. nn
Macchine&Attrezzature
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Soluzioni
Bobcat non teme
il “Generale Inverno”
L’azienda offre la più ampia gamma di macchine compatte - pale
gommate e cingolate, skid-steer loaders, telescopici e trattori - abbinate
a una linea completa di accessori specifici per lo sgombero neve
Macchine&Attrezzature
Mariano d’Ayala
Da decenni, Bobcat sviluppa soluzioni vincenti
per affrontare le sfide del freddo più estremo:
dalle strade urbane ai parcheggi, dalle stazioni
sciistiche alle aziende agricole. Accessori come
turbine da neve, lame dritte e a V, spargisale/
sabbia, spazzoloni angolabili e scraper trasformano
le robuste macchine compatte in veri “porta
attrezzi” multifunzionali, capaci di operare con
rapidità ed efficienza.
«Le soluzioni Bobcat per la rimozione della neve
sono le più complete sul mercato», assicura Katinka
Kincses, product manager Bobcat. «In termini
di efficienza, la gamma di turbine da neve è
protagonista assoluta, soprattutto dopo il completo
ridisegno per la stagione invernale 2023,
che ne ha ulteriormente migliorato le prestazioni.
Un vero cavallo di battaglia, progettato per affrontare
i lavori più impegnativi».
La nuova turbina
Dotata di un’altezza di aspirazione superiore e di
trivella di dimensioni maggiori, la nuova turbina è
in grado di aspirare più neve a ogni passaggio. Il
profilo arrotondato non si limita a spingerla, ma,
facendola rotolare, favorisce un flusso più regolare
verso l’impeller e garantisce un lancio ancora
più lontano. La struttura rinforzata la rende
adatta agli impieghi più gravosi, mentre numerosi
dettagli ne aumentano l’affidabilità: scarico
con rotazione idraulica a 270°; trasmissione a ingranaggi
idraulici al posto della catena per maggiore
robustezza e fluidità; tagliente reversibile
che raddoppia la durata del componente.
Accessori fondamentali per strade,
parcheggi e marciapiedi
I più semplici e spesso sottovalutati accessori si
rivelano anch’essi, in realtà, di fondamentale importanza.
Katinka Kincses pone l’attenzione sullo
scraper: pur nella propria apparente semplicità,
lo scraper si rivela versatile e prezioso in molti
ambiti operativi. Durante la stagione invernale è
un alleato irrinunciabile per liberare strade, parcheggi
e marciapiedi da ghiaccio e lastre compatte,
garantendo superfici sicure e percorribili
in breve tempo. La sua versatilità, tuttavia, lo
rende utile tutto l’anno nei cantieri.
Katinka Kincses: «Per sfruttare al meglio qualsiasi
accessorio da neve è essenziale configurare
correttamente la macchina: scope angolari o
lame a V lavorano con impianti idraulici standard,
mentre le turbine da neve offrono le massime
prestazioni se abbinate a impianti ad alta portata.
Tutti gli accessori Bobcat sono progettati per
resistere a lungo e, con una manutenzione regolare
come il controllo e la sostituzione delle parti
soggette a usura, garantiscono numerose stagioni
di lavoro. Gli operatori apprezzano particolarmente
il comfort offerto dalle macchine Bobcat:
sgomberare neve significa affrontare turni lunghi
e freddi, spesso nelle prime ore del mattino, e
una cabina chiusa e riscaldata rappresenta quindi
un vantaggio decisivo. Nei test comparativi,
le cabine Bobcat hanno dimostrato di riscaldarsi
quasi il doppio più rapidamente rispetto a quelle
di alcuni concorrenti, aumentando comfort, produttività
e soddisfazione di chi le utilizza».
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Lavora 365 giorni l’anno
Il vero valore aggiunto di Bobcat è la versatilità:
le stesse macchine che in inverno sgomberano
la neve possono, grazie a diversi accessori, dedicarsi
in primavera alla manutenzione del verde,
in estate alla cura di marciapiedi e spazi pubblici
e, in autunno, alla raccolta delle foglie. Questo si
traduce in un ritorno sull’investimento più elevato,
con costi di gestione e manutenzione ridotti.
Il grande vantaggio Bobcat sta nell’avere un sistema
integrato e testato sul campo. Con il sistema
Bob-Tach, l’aggancio degli accessori è immediato
e sicuro: in pochi secondi si cambia attrezzo
e si riparte con il lavoro. Un ulteriore plus è l’Attachment
Control Device (ACD), che riconosce automaticamente
l’accessorio collegato e regola in
tempo reale comandi e parametri idraulici. È un
vero plug-and-play che elimina regolazioni manuali,
aumenta l’efficienza e riduce i tempi morti.
Katinka Kincses sottolinea: «Per l’operatore è un
vantaggio rilevante: immagina di salire in macchina
alle cinque del mattino, al buio e al freddo, per
sgomberare un parcheggio. Poter collegare un accessorio
e partire subito fa davvero la differenza.
Per i proprietari significa meno fermi macchina e
minore usura, perché gli accessori lavorano sempre
nelle condizioni ottimali».
Bobcat è un vero “one-stop shop”
Ogni accessorio Bobcat è sottoposto a rigorosi
test di prestazioni, stabilità e sicurezza, compresa
la resistenza idraulica e strutturale per sopportare
le condizioni più dure. Ecco perché Bobcat
è un vero “one-stop shop”: macchina, impianto
idraulico e accessori sono progettati e supportati
dallo stesso costruttore, garantendo massima
compatibilità, affidabilità e semplicità d’uso.
Macchine e accessori Bobcat formano un sistema
unico versatile e instancabile.
Katinka Kincses precisa che «non esiste una sola
combinazione unica tra macchina compatta e accessorio
Bobcat: la scelta dipende sempre dal lavoro da
svolgere. Per la rimozione della neve, ad esempio,
una turbina da 1,2 metri può essere montata su una
pala compatta MT100, ideale per spazi ristretti come
parchi o marciapiedi. All’estremo opposto, le turbine
da 2,2 metri con sistema Super Flow esprimono
tutto il loro potenziale sulla T86, pala di straordinaria
potenza. Se, invece, bisogna liberare grandi superfici,
le nostre pale gommate compatte sono incredibili.
Di certo skid-steer loaders e pale compatte cingolate
rimangono imbattibili: grazie all’idraulica ad
alta portata, gestiscono accessori avanzati con potenza
e precisione, affrontando senza difficoltà anche
i lavori più impegnativi».
Gli accessori da neve Bobcat sono disponibili anche
a noleggio tramite la rete di concessionari autorizzati,
che offrono assistenza qualificata e supporto
immediato. Una soluzione ideale per affrontare la
stagione invernale senza pensieri.
Sguardo al futuro
Bobcat sta lavorando a soluzioni innovative
pensate per rivoluzionare il modo di affrontare
la rimozione della neve. L’obiettivo è chiaro:
rendere il lavoro più efficiente, sicuro e versatile,
offrendo strumenti che si adattino a qualsiasi
condizione e che semplifichino anche le operazioni
più complesse.
Katinka conclude le proprie considerazioni così:
«Al momento non possiamo svelare tutti i dettagli
dei prossimi modelli, ma possiamo anticipare
che innovazioni in arrivo rivoluzioneranno
il settore. Stiamo immaginando accessori e
tecnologie che permetteranno di lavorare con
maggiore libertà, precisione e controllo, anche
nelle condizioni più difficili. Invito i clienti e operatori
a seguirci sui nostri canali ufficiali per
scoprire in anteprima il futuro della rimozione
neve, che sarà più intelligente e performante
che mai». nn
Macchine&Attrezzature
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Scenari
Mercato italiano di macchine
per costruzioni. Bene le stradali
Nei primi nove mesi del 2025 sono state immesse sul mercato italiano 14.699 macchine
per costruzioni, con un aumento del 3% rispetto allo stesso periodo del 2024.
Le macchine movimento terra vendute: 13.982 (+2%) e 717 le stradali (+10%)
Mauro Armelloni
Iniziative
“Dai una svolta alla fine dell’anno”
Affidarsi a Ritchie Bros. per vendite garantite in date certe, massima visibilità
internazionale e pagamenti in soli 21 giorni. Si può scegliere tra aste senza riserva
o la piattaforma per la vendita diretta con trattativa privata Marketplace-E
I dati elaborati dai risultati di vendita di produttori
e importatori di macchine movimento terra
e stradali, sono stati presentati in occasione della
conferenza stampa online organizzata da Unacea
e sponsorizzata da Ecomondo, dove Unacea
sarà presente con un proprio stand istituzionale
insieme ad Assodimi/Assonolo.
«I dati presentati, sia in termini assoluti sia di
trend, sono in linea con i trimestri precedenti che
avevano già mostrato un lieve aumento della domanda.
Il calo registrato nel terzo trimestre rispetto
al secondo non è preoccupante: agosto è
tradizionalmente un mese di pausa, senza consegne.
Nel prossimo trimestre ci aspettiamo invece
un’accelerazione legata alla Zes e agli ammortamenti,
sostenuta dai fondi del Pnrr - ha
dichiarato David Bazzi, amministratore delegato
di Komatsu Italia Manufacturing. A livello europeo,
l’Italia continua a distinguersi: mentre altri
paesi registrano valori negativi, il nostro mercato
resta in territorio positivo. La vera domanda
è quanto potrà durare questo ciclo favorevole».
«La maggiore chiarezza, fin dall’inizio dell’anno,
sui piani di incentivazione come Industria 4.0 e
Zes, ha spinto il mercato ad anticipare gli acquisti,
dando impulso al comparto dopo un periodo
segnato dall’incertezza del 5.0 - ha dichiarato
Gianluca Calì, direttore marketing di Cgt. Il mer-
cato delle costruzioni e quello delle macchine si
muovono in linea, e il numero di macchine in uso
resta stabile: un segnale che i cantieri continuano
a essere operativi. Nel complesso, il contesto
è di stabilità positiva e ci attendiamo a fine anno
risultati in linea o leggermente superiori rispetto
al 2024».
«Il settore è in buona salute, ma resta l’incognita
su cosa accadrà quando gli incentivi termineranno
- ha dichiarato Domenico Matrone, general
manager di Wirtgen Macchine. L’attività delle
macchine stradali è sostenuta e il 2025 si preannuncia
ancora positivo. L’aumento della domanda
di frese conferma la presenza di cantieri
attivi, mentre i rulli registrano un lieve calo. Al
netto delle consegne legate alla Zes e agli incentivi
di fine anno, la richiesta resta solida e la crescita
prosegue».
«Nel corso dell’anno il mercato si è comportato
meglio rispetto alle nostre previsioni, elaborate
insieme al Cer nel rapporto previsionale sulle
macchine per costruzioni - ha dichiarato Luca
Nutarelli, direttore di Unacea. A livello internazionale,
l’andamento del commercio mondiale di
import e export mostra un rallentamento, in un
contesto di generale incertezza. La bilancia commerciale
resta positiva, ma registra un lieve calo
rispetto all’anno precedente». nn
Con l’avvicinarsi della fine dell’anno, nei piazzali
e nei cantieri di tutta Europa si respira aria di
cambiamento: alcune aziende preparano il rinnovo
del parco macchine, vendendo i mezzi in surplus,
altre pianificano i progetti del 2026 e cercano
i mezzi giusti per partire con slancio. Per
entrambe, Ritchie Bros. propone la soluzione ideale
con la nuova campagna “Dai una svolta alla
fine dell’anno”: non solo una serie di aste internazionali,
ma un momento strategico per vendere
o acquistare in modo rapido, sicuro e vantaggioso.
Con Ritchie Bros le imprese possono scegliere
Calendario di aste globali, per chiudere
l’anno in crescita
Ritchie Bros. propone un fitto calendario di aste internazionali fino a dicembre, che
offriranno opportunità uniche per venditori e acquirenti in tutto il mondo:
Asta IronPlanet Settore Gru (Australia) - 11 novembre
Asta IronPlanet Giappone - 12 novembre
Asta IronPlanet Australia - 13 novembre
Regno Unito e Irlanda - 19-20 novembre
Meppen (Allemagne) - 19-20 novembre
Asta IronPlanet senza riserva Nuova Zelanda - 20 novembre
Asta senza riserva Australia 26-27 novembre
Benelux - 26-27 novembre
Ocana e Tarragona (Spagna) - 27-28 novembre
Francia- 2-4 dicembre
Caorso (Italia)- 4-5 dicembre
Dubai - 9-10 dicembre
Marketplace-E - piattaforma per la vendita diretta, sempre attiva
tra diversi canali: aste senza riserva o la piattaforma
per la vendita diretta con trattativa privata
Marketplace-E (con il supporto dei Marketplace-E
Specialist).
Ritchie Bros affronta la campagna di fine anno
sostenuta dal successo di partecipazione a “Super
Settembre”, che ha registrato i migliori risultati
degli ultimi cinque anni nei principali settori
industriali dell’area EMEA:
Edilizia e Costruzioni: oltre 18.300 lotti venduti,
più di 12.500 utenti e oltre 4.600 acquirenti
provenienti da Spagna, Francia, Italia, Germania
e Regno Unito. Tra i mezzi più venduti: escavatori
cingolati, sollevatori telescopici, mini escavatori,
pale gommate e dumper articolati.
Agricoltura: più di 760 lotti agricoli venduti,
2.600 utenti e 530 acquirenti da Francia, Germania,
Italia, Spagna e Polonia. Tra i mezzi più
richiesti: trattori, coltivatori, mietitrebbie, dischi
e irroratrici.
Trasporto: oltre 820 lotti venduti, con più di
2.800 utenti e oltre 560 acquirenti da Spagna,
Francia, Italia, Emirati Arabi Uniti e Regno Unito.
Tra i mezzi più venduti:
SUV, trattori stradali, semirimorchi ribassati e pickup.
«Vendere con Ritchie Bros. è molto semplice:
firmi il contratto, consegni il macchinario
e dopo 21 giorni ricevi il pagamento. Non abbiamo
bisogno di fissare appuntamenti con gli acquirenti,
negoziare prezzi e affrontare incertezze.
Sono vantaggi significativi ed è per questo
che scelgo Ritchie Bros», ha raccontato Gaetano
Ferrari, titolare di Fercav S.r.l, azienda attiva
nel settore del movimento terra, scavi ed estrazione
mineraria. nn
Macchine&Attrezzature
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Soluzioni
Il debutto in Croazia
del Variokit VCT Composite Track
La pluripremiata soluzione Peri: il sistema VCT Composite Track è in grado
di garantire un rapido avanzamento dei lavori in qualunque tipo di cantiere.
È quanto è successo anche in quello per i lavori del cavalcavia HŽ-2 in Croazia
Il cavalcavia HŽ-2, a Križevci, in Croazia, si trova
sulla superstrada DC 10 (la superstrada collega
Sveta Helena, nei pressi di Zagabria, con il
confine ungherese, a Gola). Con una lunghezza
di 502 metri, il cavalcavia (in acciaio e calcestruzzo)
attraversa la nuova linea ferroviaria
M201, il fiume Glogovnica e le strade 21 e
24. La sezione in acciaio della parte portante
del ponte è composta da due travi principali a
doppio T alte due metri. Il ponte ha 13 campate,
e la soletta stradale è stata costruita in 52
fasi di getto, ciascuna lunga circa dieci metri.
L’impalcato ha una larghezza di 11,70 metri. Lo
spessore della soletta in calcestruzzo varia da
22 a 35 centimetri, per un’ottimale ottimizzazione
del peso.
Monica Banti
Il Variokit VCT Composite Track
Il progetto del cavalcavia HŽ-2 segna il debutto
in Croazia del sistema Variokit VCT Composite
Track di Peri. Il sistema (che ha vinto il Premio
per l’Innovazione al Bauma 2025 nella categoria
“costruzioni”) mostra in modo evidente, in
questo progetto, tutti i propri pregi. Innanzitutto,
consente di realizzare la soletta stradale
senza dover affrontare il problematico effetto
“block dowel” dei supporti del carro di casseratura
che normalmente vengono saldati in posizione.
Inoltre, non richiede alcuna perforazione
della soletta stradale. In questo modo
si elimina la necessità di sigillare successivamente
i fori passanti, aumentando in modo significativo
la qualità e la durata della soletta e
Macchine&Attrezzature
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Perforatrici
La LB 55 Liebherr per la linea
metropolitana U5 a Monaco
contribuendo a una costruzione più sostenibile.
Alcune peculiarità del cantiere rendono, poi, il
Variokit VCT Composite Track la soluzione ideale:
sul cantiere sono disponibili solo sollevatori
telescopici e una gru mobile, e, pertanto, il movimento
del sistema (controllato idraulicamente)
rappresenta un vantaggio decisivo. Una volta
montato sulla trave in acciaio, il Variokit VCT
Composite Track può essere spostato in avanti
o indietro nelle varie sezioni di getto, senza il ricorso
all’impiego di macchine. Inoltre, operazioni
come la posa dell’armatura o il getto della soletta
possono essere eseguite senza ostacoli e
con libero accesso dall’alto, velocizzando e semplificando
notevolmente il processo. Grazie all’utilizzo
del VCT Composite Track è stato possibile
ottenere un ciclo di getto di soli cinque giorni
per sezioni standard di dieci metri di lunghezza.
Una soluzione intelligente
Il sistema composito offre, inoltre, una soluzione
intelligente ad altre problematiche tipiche della
realizzazione di solette in calcestruzzo gettate
in opera per ponti misti acciaio-calcestruzzo.
L’azionamento idraulico con funzione di inversione
di direzione consente di utilizzare il sistema
in modo ottimale con il classico metodo “backstep”.
È possibile passare semplicemente sotto
le sezioni già gettate per raggiungere la successiva
area di getto.
«Il VCT rende il nostro lavoro molto più semplice
e rapido in situazioni come questa. Questi problemi
non esistono più. Con il VCT non bisogna
preoccuparsi di differenze di quota o ostacoli: si
può semplicemente continuare a lavorare senza
interruzioni», afferma Talha Kaymak, capocantiere
di Kamgrad d.o.o., l’azienda che si sta occupando
della costruzione del cavalcavia.
Peri ha assegnato un supervisore per assistere
i lavori in cantiere e il team ha ricevuto una
formazione completa sull’utilizzo del sistema
composito. La soluzione Peri VCT è integrata da
componenti aggiuntivi provenienti dal Variokit
Engineering Construction Kit compatibile. In totale,
sul cantiere sono impiegate circa 60 tonnellate
di materiali Peri. nn
Il Gruppo Max Bögl si affida alla perforatrice più potente di Liebherr per un cantiere
tecnicamente impegnativo nel centro di Monaco. Liebherr ha consegnato le chiavi
della nuova LB 55 al proprio cliente di lunga data in occasione del Bauma
Damianio Diotti
Le considerazioni
La LB 55 è stata progettata per pali trivellati di
grandi dimensioni, come quelli necessari per l’ampliamento
della linea metropolitana U5. L’ampliamento
della linea metropolitana U5 da Laimer Platz
a Pasing è un importante progetto infrastrutturale
per Monaco. Le grandi dimensioni delle fondazioni
su pali per tre nuove stazioni ferroviarie, dei
pozzi di partenza e dei blocchi di tenuta rendono
la costruzione molto impegnativa. Max Bögl utilizza
la perforatrice Liebherr LB 55 con metodo di
perforazione Kelly per installare un totale di 1.400
pali secanti gettati in opera con un diametro fino
a 1.500 millimetri e una profondità fino a 50 me-
«Abbiamo scelto la LB 55 per le sue prestazioni eccezionali. È flessibile e può essere
montata e smontata rapidamente. Semplifica notevolmente il nostro lavoro
quotidiano in cantiere, soprattutto durante l’installazione di pali trivellati di grandi
dimensioni. La nuova macchina ci permette di completare anche i cantieri più
impegnativi in modo efficiente e affidabile», ha commentato Robert Geitner del
reparto fondazioni profonde di Max Bögl
tri. Con 550 kilonewton-metri, la rotativa fornisce
la coppia necessaria per l’applicazione.
Reali e importanti miglioramenti
Con la LB 55, Liebherr ha migliorato significativamente
le prestazioni rispetto al modello precedente
(LB 44). Con un asse di perforazione più grande
(opzionale) il nuovo modello può realizzare pali
con diametro di 3.000 millimetri per applicazioni
con rivestimento e di 4.800 millimetri per fori non
rivestiti. Grazie alla perforazione Kelly, è possibile
raggiungere profondità di perforazione fino a 120
metri, con un incremento di 25 metri. La perforatrice
più grande della serie LB è alimentata da un
motore da 565 kilowatt, con un incremento di 70
kilowatt rispetto al modello precedente.
La LB 55 soddisfa i più elevati requisiti in termini
di prestazioni, precisione e sostenibilità, grazie
alla propria ampia gamma di applicazioni con diversi
metodi di perforazione - Kelly, elica continua
o dislocamento completo -, al proprio peso di trasporto
compatto, ma anche grazie ai propri eccellenti
sistemi di assistenza pensati per aumentarne
l’efficienza. nn
Macchine&Attrezzature
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Scenari
Stabilità e visione di lungo periodo
Siamo stati al Liebherr International Construction Press Tour 2025. Quest’anno
è andato in scena a Telfs, in Austria, nel quadro dello storico stabilimento
che costruisce i dozer dal 1976, i caricatori cingolati, i pipelayers e i telescopici
Il messaggio che arriva dalla conferenza è chiaro:
il momento è “complesso ma non drammatico”.
Il gruppo ha mantenuto una stabilità invidiabile
negli ultimi dieci anni, ma la contrazione generale
del mercato delle costruzioni si fa sentire.
Guardando ai primi sei mesi del 2025 il calo
delle vendite di macchine movimento terra è
del 10%, mentre quello delle material handling
è più forte. A compensare nella divisione construction
ci pensano le gru a torre e le macchine
da perforazione, ma a dare grande respiro
al gruppo sono le gru “marittime” o portuali e
l’aerospace. Liebherr resta quindi molto solida
grazie alla propria ampia diversificazione, ma
il calo della domanda pesa (specialmente nel
comparto material handling, legato alla minore
movimentazione dei rottami metallici, anche
per il rallentamento dell’industria automotive).
Molti clienti rimandano gli investimenti, mentre
l’incertezza generata dalle tariffe USA rallenta
ulteriormente i flussi commerciali. Tuttavia, l’azienda
prevede un rapido rimbalzo non appena
la situazione geopolitica si stabilizzerà. Tenete
conto che nel solo 2024 la divisione Earth Moving
e Material Handling ha fatturato 3.350 milioni
di euro e ne ha investiti 300; il tutto con
un organico di 9.430 dipendenti su un totale di
55.000 per l’intero Gruppo.
Matthieu Colombo
Innovazione “a mente aperta”
In un mercato in contrazione, la carta vincente
è la tecnologia. Liebherr mantiene un approccio
“technology open”, aperto a diverse soluzioni per
la transizione energetica. Le operazioni autonome
sono ormai realtà: le prime macchine completamente
automatizzate sono già in test presso clienti
selezionati, e la produzione di serie è attesa entro
un paio d’anni. Parallelamente, la ricerca sui motori
a combustione alimentati a idrogeno prosegue,
affiancando i modelli elettrici a batteria, oggi
richiesti soprattutto nei Paesi Bassi e in Norvegia.
Innovare restando solidi
In un settore che cambia rapidamente, Liebherr
punta su continuità e investimenti. L’obiettivo
non è solo reagire al mercato, ma guidarlo con
soluzioni tecnologiche che mantengano alto il valore
delle macchine nel tempo. Dai dozer di Telfs
ai sistemi digitali per la manutenzione, tutto
racconta una stessa filosofia: innovare restando
solidi. E se il 2025 sarà un anno “challenging”, a
Telfs si lavora già pensando al futuro, con la determinazione
di chi costruisce non solo macchine,
ma continuità industriale. Visto che siamo proprio
nello stabilimento dei dozer, cogliamo l’occasione
per ricordare che è stato fondato nel 1976,
oggi conta circa 850 dipendenti e una superficie
produttiva di 180.000 metri quadrati. Qui prendono
forma macchine che hanno fatto la storia
del marchio, come i dozer e i caricatori cingolati,
un segmento in cui solo pochissimi costruttori al
mondo continuano a investire.
Accanto a loro, i pipelayers - tornati di attualità
grazie ai progetti legati al trasporto energetico -
e i sollevatori telescopici, prodotti sia in versione
“gialla” per Liebherr, sia “verde” per Claas, partner
del gruppo per le applicazioni agricole.
Digitalizzazione e nuove interfacce
Il cantiere del futuro è digitale, automatizzato,
collegato in rete e, ove opportuno, autonomo.
Liebherr sta portando avanti con slancio questo
sviluppo avvalendosi di software intelligenti, delle
funzioni di assistenza e autonomia supportate
dall’intelligenza artificiale e dell’innovativa tecnologia
di controllo remoto per le sue macchine
da costruzione, le gru e le attrezzature minerarie.
Sempre con l’obiettivo di rendere il lavoro
nei cantieri e nelle miniere più sicuro, efficiente
e redditizio. Vi parleremo presto del sistema
di controllo remoto LiReCon e delle macchine da
costruzione autonome di Liebherr, ma anche di
strumenti come My Maintenance e Liebherr Performance
aiutano le aziende a programmare la
manutenzione, monitorare i consumi e ridurre
i fermi macchina. Sul fronte della formazione,
cresce la domanda di simulatori che riproducono
fedelmente le cabine delle macchine reali, un
aiuto prezioso per preparare operatori a tecnologie
sempre più sofisticate. In cabina, l’evoluzione
passa anche dall’interfaccia: il sistema Intusi
semplifica l’esperienza dell’operatore mostrando
solo le informazioni utili per ogni fase di lavoro,
aumentando comfort e sicurezza. nn
Macchine&Attrezzature
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11/2025 leStrade
leStrade 11/2025
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Aziende
Cento milioni di sterline
per celebrare gli 80 anni
Jcb festeggia il proprio 80° anniversario con la notizia di un investimento
da 100 milioni di sterline (circa 115 milioni di euro) in impianti
di produzione ultramoderni presso l’headquarters nel Regno Unito
Soluzioni
Una Simex in Cina
Un’escavatrice a ruota Simex RWE 35 ha risolto i problemi derivanti da un
processo poco efficiente, con costi elevati e bassa produttività. In precedenza,
infatti, l’azienda utilizzava metodi di taglio manuali con macchine a spinta
Damiano Diotti
Il piano di investimento presso lo stabilimento
di Rocester, nello Staffordshire, prevede l’installazione
di un impianto di verniciatura a polvere
completamente automatizzato del valore di sessanta
milioni di sterline (69 milioni di euro), e,
inoltre, la completa modernizzazione dell’officina,
con nuovi centri di lavoro, saldatrici a frizione
e alesatrici per cilindri. L’investimento è stato
annunciato mentre l’azienda britannica, ancora
oggi a conduzione familiare, festeggia sia il proprio
80° anniversario sia quello del suo presidente,
Anthony Bamford. Lord Bamford è nato il 23
ottobre 1945, lo stesso giorno in cui suo padre Joseph
Cyril Bamford fondò la Jcb. Per l’occasione,
Jcb ha concesso a tutti i dipendenti nel mondo, oltre
19.000 persone, un giorno di ferie aggiuntivo.
Le considerazioni
Il presidente di Jcb, Anthony Bamford, ha affermato
che investire nel quartier generale mondiale,
sede di Jcb dal 1950, è stato un passo im-
Carta d’identità
Jcb ha 22 stabilimenti in tutto il mondo, di cui 11
nel Regno Unito e altri in India, Stati Uniti, Brasile e
Cina. L’azienda, di proprietà della famiglia Bamford,
nel 2025 festeggia il proprio 80° anniversario. Il presidente
Lord Bamford è il primogenito di Mr Jcb, Joseph
Cyril Bamford.
Jcb produce oltre 300 diverse modelli di macchine
tra cui terne, movimentatori telescopici, escavatori
cingolati e gommati, pale gommate, mini escavatori,
minipale, dumper articolati, carrelli elevatori fuoristrada,
attrezzature per compattazione. Produce
per il settore agricolo una gamma di movimentatori
telescopici e l’esclusivo trattore Fastrac, e, inoltre,
per il settore industriale, i carrelli elevatori Teletruk
portante e logico per l’azienda. Lord Bamford ha
dichiarato: «Avere Jcb nel Regno Unito ha senso
dal punto di vista commerciale, così come lo è
sempre stato. L’etica del lavoro nel nostro Paese
rimane forte, soprattutto nelle Midlands, con la
sua profonda tradizione ingegneristica. Ha perfettamente
senso investire massicciamente nei
nostri stabilimenti britannici e i cento milioni di
sterline che stiamo investendo ora ci porranno
all’avanguardia nel nostro settore. Ovviamente,
ci stiamo espandendo anche all’estero, non da ultimo
in America, dove siamo presenti da decenni.
Ma il Regno Unito è la nostra casa.
Impieghiamo direttamente oltre 19.000 persone
in tutto il mondo, di cui oltre 8.000 nel Regno Unito.
E sebbene circa tre quarti della nostra produzione
britannica venga esportata, continuiamo a
dare un enorme contributo a questo Paese e all’economia
nazionale».
L’inventore e imprenditore Sir James Dyson ha
reso omaggio a Lord Bamford, mentre lui e la Jcb
si preparavano a festeggiare l’80° anniversario.
Dyson ha dichiarato: «Anthony Bamford è un meraviglioso
esempio per tutti noi per il suo spirito
imprenditoriale, la sua ingegneria, la sua progettazione
e la sua produzione. Ha trasformato quella
che era una piccola azienda manifatturiera britannica
in un’azienda che rappresenta una vera
storia di successo globale, di cui siamo tutti molto
orgogliosi». nn
Anthony Bamford,
presidente di Jcb.
Il cliente è specializzato nella realizzazione di
nuove strade nella regione dello Xinjiang, nel
nord-ovest della Cina, caratterizzata da forti
escursioni termiche stagionali. Queste variazioni
di temperatura causano l’espansione e la contrazione
del sottofondo stradale, portando alla
formazione di crepe nell’asfalto. Ciò compromette
la sicurezza del traffico e favorisce l’infiltrazione
dell’acqua, accelerando il degrado della pavimentazione.
La soluzione
Per risolvere il problema, l’escavatrice a ruota Simex
RWE 35 viene utilizzata per eseguire scanalature
da cinque centimetri di larghezza ogni
cento metri sul manto stradale. Questi tagli fungono
da giunti di dilatazione, consentendo il movimento
controllato della struttura stradale dovuto
alle variazioni termiche. In questo modo si
previene la formazione di crepe e si migliora significativamente
la durabilità della pavimentazione.
Montata su un escavatore XCMG XE 80D
da 8 ton, la RWE 35 raggiunge una velocità di taglio
di due metri al minuto (oltre cinque volte superiore
rispetto al precedente metodo manuale
che era praticato dall’azienda). Oltre all’aumento
della produttività, si è registrata anche una si-
gnificativa riduzione dei costi legati ai componenti
soggetti a usura.
L’RWE 35 si distingue, inoltre, per un sistema autolivellante
basculante: grazie al supporto snodato
che ruota sull’asse del tamburo, le slitte poggiano
sempre stabilmente al suolo, garantendo
una profondità di scavo costante in qualsiasi condizione.
Il particolare disegno delle bocche di uscita e il
dispositivo di svuotamento scavo garantiscono,
in aggiunta, la corretta espulsione del materiale
fresato, lasciando la traccia pulita alla profondità
impostata.
Altra caratteristica dell’escavatrice a ruota RWE
35: la predisposizione al doppio accoppiamento
macchina: il particolare disegno del telaio consente
il montaggio anche su minipale, con l’aggiunta
del traslatore laterale idraulico, prendendo
così il nome di RW 350.
Per tutte le informazioni sull’escavatrice a ruota
Simex RWE 35 consulta il QR code. nn
Macchine&Attrezzature
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11/2025 leStrade
leStrade 11/2025
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Soluzioni
Meno costi, meno tempo e meno
impatto ambientale
Le benne granulatore della gamma Simex CBA offrono la massima versatilità
per ogni tipo di cantiere: oltre al recupero del fresato asfaltico, il tamburo fresante
delle benne lavora in presenza di altri inerti: laterizi, calcestruzzo e coppi
Edvige Viazzoli
La gamma Simex CBA di benne granulatore
per asfalto, progettata per ottimizzare i processi
di rigenerazione in cantiere, consente di
recuperare il materiale fresato, riducendo costi,
tempi e impatto ambientale. I tre modelli
che compongono la gamma (CBA 20, CBA 30
e CBA 40), abbinabili a escavatori da 12 a 40
tonnellate, consentono la riduzione volumetrica,
a granulometria certificabile, del conglomerato
bituminoso o di altri aggregati da
cantiere.
Progettate per il recupero del fresato asfaltico,
le benne CBA operano in ottemperanza alle
normative nazionali che ne riconoscono lo status
di granulato di conglomerato bituminoso
(RAP - Reclaimed Asphalt Pavement).
Controllo della pezzatura in uscita
La griglia posteriore determina la granulometria
Modello CBA 40
Peso consigliato escavatore (1)(2) 25-40 tonnellate
Larghezza tamburo
1.050 millimetri
Larghezza totale
1.960 millimetri
Capacità benna (SAE)
1 metro cubo
Diametro griglie posteriori 25-30-35-40
Peso operativo (3)
2.900 chilogrammi
Portata olio richiesta
200-350 l/m
Massima pressione olio
350 BAR
Modello CBA 20
Modello CBA 30
(1)
L’escavatore deve avere un carico operativo ammesso, che
sommato al peso della sua benna standard, sia uguale o superiore
al peso della benna vagliatrice a pieno carico.
Peso consigliato escavatore (1)(2) 12-18 tonnellate
Larghezza tamburo
735 millimetri
Larghezza totale
1.485 millimetri
Capacità benna (SAE)
0,60 metro cubo
Diametro griglie posteriori 25-30-35-40
Peso operativo (3)
1.320 chilogrammi
Portata olio richiesta
100-190 l/m
Massima pressione olio
350 BAR
(1)
L’escavatore deve avere un carico operativo ammesso, che
sommato al peso della sua benna standard, sia uguale o superiore
al peso della benna vagliatrice a pieno carico.
(2)
È responsabilità dell’installatore la verifica delle caratteristiche
dell’escavatore, che devono essere idonee al peso
e alle caratteristiche dell’attrezzatura.
(3)
Senza sella di attacco
Peso consigliato escavatore (1)(2) 18-28 tonnellate
Larghezza tamburo
915 millimetri
Larghezza totale
1.700 millimetri
Capacità benna (SAE)
0,80 metro cubo
Diametro griglie posteriori 25-30-35-40
Peso operativo (3)
2.170 chilogrammi
Portata olio richiesta
150-250 l/m
Massima pressione olio
350 BAR
(1)
L’escavatore deve avere un carico operativo ammesso, che
sommato al peso della sua benna standard, sia uguale o superiore
al peso della benna vagliatrice a pieno carico.
(2)
È responsabilità dell’installatore la verifica delle caratteristiche
dell’escavatore, che devono essere idonee al peso
e alle caratteristiche dell’attrezzatura.
(3)
Senza sella di attacco
Ripristino della strada
d’accesso: la Super1800-
5 X davanti al castello reale
Neuschwanstein, in Baviera.
(2)
È responsabilità dell’installatore la verifica delle caratteristiche
dell’escavatore, che devono essere idonee al peso
e alle caratteristiche dell’attrezzatura.
(3)
Senza sella di attacco
del materiale in uscita ed è disponibile in più configurazioni,
con fori per pezzature comprese tra
0-20 e 0-40 millimetri. Il risultato è una tipologia
di riciclato con granulometria misurabile e
certificabile.
Altre caratteristiche
Il tamburo cilindrico con distribuzione asimmetrica
dei denti è un brevetto Simex.
Il sistema di inversione automatica della rotazione
del tamburo garantisce un’elevata produttivi-
tà evitando tempi morti.
Due motori idraulici a pistoni radiali, di grande cilindrata,
in presa diretta col tamburo, generano
un’elevata forza al dente.
Plurimi impieghi
La gamma CBA offre massima versatilità per ogni
tipo di cantiere. Il tamburo fresante che compone
la benna lavora efficacemente anche in presenza
di altri inerti da cantiere: laterizi, calcestruzzo
e coppi. nn
Macchine&Attrezzature
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11/2025 leStrade
leStrade 11/2025
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Cantieri
La nuova finitrice Vögele ripristina
una strada per carrozze
Pacchetto luci Plus:
illuminazione ottimale
su una larghezza di stesa
fino a dieci metri e fino
a quattro metri dietro
al banco di stesa.
Per non impedire l’accesso al castello di Neuschwanstein ai visitatori, i lavori
hanno dovuto essere svolti solo di notte. L’impresa esecutrice ha puntato, pertanto,
sulla finitrice Vögele Super 1800-5 X con il pacchetto luci Plus integrato
Ripristino della strada
d’accesso: la Super1800-
5 X davanti al castello reale
Neuschwanstein, in Baviera.
Il castello di Neuschwanstein è patrimonio culturale
Unesco ed è sicuramente il luogo d’interesse
più famoso in Germania. Buona parte dei
1,4 milioni di turisti che ogni anno lo visitano
percorre la salita verso il castello su una carrozza
trainata da cavalli. Perché, ad eccezione dei
veicoli necessari per l’intervento e la manutenzione,
solo le carrozze possono percorrere la ripida
e tortuosa strada. Gli zoccoli ferrati dei cavalli,
però, sovraccaricano molto il conglomerato
bituminoso. Per questo motivo l’amministrazione
dei castelli bavaresi ha commissionato il ripristino
del manto d’usura sull’intera distanza
di 1,3 chilometri.
La Super 1800-5 X
Forti pendenze, quasi nessuna possibilità di manovra
e buio. Le condizioni per il ripristino della
strada di accesso erano difficili: per questo l’impresa
esecutrice ha deciso di utilizzare la finitrice
stradale Super 1800-5 X. Con una potenza di
129 kW, l’elevata trattività, la massa compatta
e l’illuminazione integrata, questa macchina era
la soluzione ideale.
In un primo momento, è stato fresato una superficie
di conglomerato bituminoso di circa 7.000
metri quadrati con una fresa a freddo Wirtgen W
100 CFi. Successivamente, in tre notti, la finitrice
Vögele Universal Class ha realizzato la stesa
di circa 800 tonnellate di conglomerato bituminoso
tipo usura di larghezza variabile da cinque
a sei metri e spessore di circa quattro centimetri.
In considerazione delle curve, il nuovo sistema
di sterzatura per mezzo di SmartWheel è stato
molto utile: la manopola del pannello di comando
del conducente ErgoPlus 5 consente, infatti,
un controllo molto delicato. In combinazione
con lo SmartWheel sul pannello di controllo del
banco, la squadra di stesa è riuscita ad ottenere
una stesa di elevata qualità e uniforme anche
nelle curve.
Buona illuminazione, meno tempo
di preparazione
Nell’intervento notturno, la Super 1800-5 X si è
rivelata fondamentale grazie al nuovo pacchetto
luci Plus composto da diversi elementi illuminanti:
una luce integrata nel tettuccio e nel
Macchine&Attrezzature
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11/2025 leStrade
leStrade 11/2025
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leStrade
Aeroporti Autostrade Ferrovie
ASSOCIAZIONI
supporto trasversale del pannello di controllo,
LED sui cilindri livellatori, tre fari posizionabili in
modo flessibile e LED ad alta potenza integrati
in modo fisso in una speciale prolunga per il
tetto. Questi sistemi garantiscono un’illuminazione
ottimale su una larghezza di stesa fino a
dieci metri e fino a quattro metri dietro al banco
di stesa. La potenza luminosa può essere paragonata
a quella di palloni illuminanti, ma in
questo caso non occorre trasportare né montare
elementi separati. «Questo ci ha fatto risparmiare
molto tempo di preparazione qui sul cantiere»,
afferma il supervisore dei lavori Stefan
Keller, della Geiger Hoch- und Tiefbau GmbH &
Co. KG. «Con il pacchetto luci Plus siamo riusciti
ad illuminare in modo mirato tutte le aree di
lavoro e le parti della finitrice rilevanti, e con ciò
abbiamo potuto garantire la maggior sicurezza
possibile anche al buio».
Messa in servizio con la pressione
di un pulsante
Si è rivelata pratica anche la funzione Paver Access
Control (PAC): grazie a essa, la squadra
di stesa ha potuto mettere in funzione la Super
1800-5 X da terra e attivare l’illuminazione prima
ancora di accedere alla postazione di comando.
Per mezzo del pannello di comando posizionato
sul banco di stesa, gli operatori hanno avviato
tutte le fasi iniziali, come l’accensione dell’illuminazione,
l’avviamento del motore diesel, del
sistema di controllo della macchina, il sollevamento
e il bloccaggio del tettuccio e l’abbassamento
del banco, semplicemente premendo un
pulsante. E al termine dei lavori hanno riportato
la finitrice stradale in assetto di trasporto nello
stesso modo.
Precompattazione ottimale,
stesa silenziosa
Il banco estensibile AB 600 di ultima generazione
ha consentito un’elevata precompattazione.
Tutti i componenti che entrano a contatto con
il materiale vengono costantemente riscaldati,
assicurando così una struttura superficiale omogenea.
Rispetto al modello precedente, il nuovo
banco estensibile può essere riscaldato in modo
ancora più efficiente e grazie a misure costruttive
di ottimizzazione è notevolmente più silenzioso.
In combinazione con il sistema di propulsione
della Super 1800-5 X, ottimizzato dal punto
di vista del rumore, la squadra di stesa ha potuto
garantire un intervento notturno a basse
emissioni foniche. nn
Sterzare con SmartWheel:
la manopola del pannello
di comando del conducente
ErgoPlus 5 consente
un controllo molto delicato.
n Il Rapporto Estero Oice 2025
a Villa Madama. Aziende italiane
del settore: all’estero il 30%
del proprio fatturato complessivo.
n XX Convegno Nazionale
e la X S.I.I.V. Arena.
n L’agentic AI accelera. Intervista
di TTS Italia a Mario Nobile, direttore
generale dell’Agenzia per l’Italia digitale.
Macchine&Attrezzature
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11/2025 leStrade
Il Rapporto Estero Oice 2025 a Villa Madama
Aziende italiane del settore: all’estero il 30% del loro fatturato complessivo
XX Convegno Nazionale e la X S.I.I.V. Arena
La S.I.I.V. si avvia verso la conclusione di un 2025 ricco di risultati, eventi e soddisfazioni
OICE
Associazione delle organizzazioni
di ingegneria, di architettura e
di consulenza tecnico-economica
Via G. B. Martini, 13
00198 Roma
Tel. 06.80687248
E-mail info@oice.it
www.oice.it
Si è svolta il 27 ottobre,
per la prima volta nella
prestigiosa cornice di
Villa Madama a Roma,
la presentazione del
Rapporto Oice, giunto alla
sua undicesima edizione,
sulle attività delle società
di ingegneria, architettura
e consulenza tecnica
all’estero. Maria Tripodi,
sottosegretario di stato
al Ministero degli Affari
Esteri e della Cooperazione
Internazionale, ha
sottolineato come il fatturato
complessivo delle aziende
Oice, vicino ai cinque miliardi
di euro, confermi la solidità e
la capacità di innovazione di
un comparto attivo in tutti i
settori strategici per il Paese.
Ha evidenziato, inoltre, il
ruolo centrale delle PMI, che
rappresentano il 70% delle
imprese federate all’estero,
considerate una leva
fondamentale del tessuto
produttivo italiano, capace
di competere sui mercati
globali grazie a competenza
e visione.
Il Rapporto Oice 2025
evidenzia come le aziende
italiane del settore abbiano
realizzato all’estero il
30% del loro fatturato
complessivo, dato in
costante crescita, che
conferma la posizione
di rilievo dell’Italia nelle
classifiche mondiali, come
la ENR 2025 (Engineering
News Record) relativa alle
Top 225 International Design
Firm. L’Italia risulta il Paese
dell’Unione Europea con il
maggior numero di società
(12) presenti nella classifica
e il terzo a livello mondiale
per numero di imprese
operanti all’estero.
Un risultato reso possibile
grazie alla collaborazione
tra la Farnesina e l’Oice,
nel quadro dell’azione di
diplomazia economica
promossa dal Ministro
Tajani, che ha portato
anche ad una crescita del
+12% del fatturato 2024
in rapporto al 2023, come
evidenziato da Giorgio
Lupoi, presidente Oice.
Alfredo Ingletti,
vicepresidente Oice e
primo italiano alla guida
della Fidic, ha illustrato il
lavoro di posizionamento
internazionale dell’Oice
e il suo ruolo chiave
all’interno della federazione
mondiale del settore,
prima di procedere con un
confronto tecnico con il
senior economist del Cer,
Antonio Forte, e due panel di
discussione. A questi, sono
intervenuti Lorenzo Galanti
(Ice), Manuela Nenna (Mef),
Giammarco Boccia (Sace),
Regina Corradini D’Arienzo
(Simest), Laurent Franciosi
(Cdp), Vincenzo Ercole
(Maeci) ed alcune aziende
che hanno portato la propria
testimonianza a livello
internazionale.
L’evento si è concluso con
le considerazioni finali di
Mauro Battocchi, direttore
generale per la promozione
del sistema Paese del Maeci.
nn
Società Italiana
Infrastrutture Viarie
SIIV
www.siiv.it
Stefano Coropulis
Archiviate le attività del
primo semestre e della
pausa estiva, la S.I.I.V. si
avvia verso la conclusione
di un 2025 ricco di risultati,
eventi e soddisfazioni. Come
da tradizione, il mese di
novembre vedrà riunirsi la
comunità S.I.I.V. per l’annuale
Assemblea nazionale dei soci,
occasione che quest’anno
coinciderà con tre giornate
dense di appuntamenti
importantissimi quali il XX
Convegno Nazionale e la X
edizione della S.I.I.V. Arena.
L’evento si svolgerà a Napoli,
nella ultramoderna cornice
del Campus di San Giovanni
a Teduccio, grazie al lavoro
organizzativo del Presidente
Prof. Gianluca Dell’Acqua,
che ha saputo costruire un
programma ricco e strutturato,
capace di toccare tutti i temi
strategici dell’associazione.
Il 19 novembre, nel
pomeriggio, si aprirà con
una sessione dedicata alla
divulgazione dei risultati dei
progetti PRIN, sviluppati
da soci S.I.I.V., articolata
in due sessioni con sette
interventi, preceduti dai saluti
istituzionali del Presidente.
Sarà un momento importante
di approfondimento scientifico
e di confronto.
Il 20 novembre sarà la
giornata centrale del
Convegno Nazionale,
articolata in una sessione
mattutina e una pomeridiana.
In mattinata, spazio alla
presentazione di piani,
programmi e progetti da
parte degli stakeholder del
settore infrastrutturale:
MIT – Consiglio Superiore
dei Lavori Pubblici, Ansfisa,
Italferr, Aspi, con interventi
introdotti da un parterre di
autorevoli figure istituzionali e
accademiche, tra cui il Rettore
dell’Università di Napoli
Federico II, Prof. Matteo
Lorito, il Presidente della
Scuola Politecnica, il Direttore
del Dipartimento DICEA, la
Presidente del CdA di Enav,
Avv. Bruni, il Presidente Cifi,
Ing. Strisciuglio, il Presidente
Ifsc, Prof. Mezzadri, l’Ing. Di
Franco (Anas Campania),
e il Presidente S.I.I.V. Prof.
Dell’Acqua.
A seguire, la sessione “Strade:
sostenibilità e innovazione”
ospiterà contributi accademici
e tecnici sul futuro delle
infrastrutture viarie.
Dopo il light lunch, i lavori
riprenderanno con due
sessioni in serie: “Ferrovie:
pianificazione e diagnostica” e
“Aeroporti: standardizzazione
e manutenzione”, tutte le
sessioni saranno moderate
dalla Dott.ssa Biggi (Ufficio
Stampa Anas). In chiusura,
una tavola rotonda sarà
dedicata ai materiali e
alle forniture. La giornata
terminerà in un clima più
informale con l’apericena
sociale, momento di
convivialità e networking tipico
dello spirito della S.I.I.V.
Il 21 novembre, giornata
conclusiva, si aprirà con
l’Assemblea dei soci,
seguita nel pomeriggio dalla
X edizione della S.I.I.V.
Arena, competizione a cui
prenderanno parte 15 soci
junior tra dottorandi e giovani
ricercatori. I partecipanti
presenteranno i propri progetti
di ricerca, confrontandosi su
idee, innovazione e prospettive
future. L’Arena 2025 è
dedicata alla memoria del
compianto Prof. Ing. Renato
Lamberti che, nel 1990, fu tra
i Soci fondatori della S.I.I.V.,
fu poi Presidente della Società
Italiana di Infrastrutture Viarie
dal 2008 al 2010 e fu infine
Socio onorario della S.I.I.V. dal
2013.
Il prestigio della S.I.I.V. nel
comparto delle infrastrutture
di trasporto è confermato
dall’ampia partecipazione di
speaker, stakeholder, partner
e sponsor che hanno voluto
sostenere l’iniziativa. Un
evento che si preannuncia
carico di contenuti, energia e
spirito di comunità.
Non resta che attendere
novembre e partecipare
a questa straordinaria
celebrazione del sapere
tecnico-scientifico. nn
Associazione OICE
Associazione SIIV
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leStrade 11/2025
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L’agentic AI, che indica come agire, accelera
Intervista a Mario Nobile, direttore generale dell’Agenzia per l’Italia digitale
TTS Italia
Associazione Italiana della Telematica
NEI per i Trasporti CLIMI e la Sicurezza RIGIDI
Via Flaminia, 388
00196 Roma
E-mail ttsitalia@ttsitalia.it
www.ttsitalia.it
Morena Pivetti
Associazione Italiana
della Telematica
per i Trasporti e la Sicurezza
Mario Nobile, direttore
dell’Agenzia per l’Italia digitale
Cos’è l’agentic AI, ovvero
l’intelligenza artificiale che
non si limita a informare, a
conoscere, ma che agisce,
indirizza? E come può
migliorare la mobilità nelle
smart cities, influire sui
comportamenti dei cittadini,
AUMENTA LA SICUREZZA STRADALE
SALVAGUARDA
L’AMBIENTE
RALLENTA LA
FORMAZIONE
DEL GHIACCIO
NON ALTERA LA PERFORMANCE satura. Invece che limitarsi DELL’ASFALTO
aumentare sostenibilità e
efficienza? In quest’intervista
ne parliamo con Mario Nobile,
direttore generale dell’Agenzia
per l’Italia digitale, già dal
suo precedente incarico al
Ministero delle Infrastrutture
e dei Trasporti, interlocutore
abituale nonché amico di TTS
Italia.
Ingegner Nobile cosa
intendiamo quando
parliamo di agentic AI per
le smart cities?
Partiamo, appunto, dalla
definizione di smart cities,
ovvero di città connesse,
sensorizzate, popolate
di IoT, internet of things,
con i loro digital twins fino
ai digital ecosystem che
comprendono edifici, reti
delle telecomunicazioni,
dell’energia, dei trasporti, tutte
le funzioni che caratterizzano
le città. Finora tutte queste
tecnologie sono state
sfruttate in maniera monodirezionale
per conoscere
e successivamente per
informare. Ora qualcuno si è
spinto oltre le simulazioni e
le predizioni per cominciare
ad agire, ad usare questi
strumenti, che sono da tempo
disponibili, per indirizzare le
scelte dei cittadini.
Facciamo un esempio per
spiegare questo cambio di
marcia
Prendiamo Londra,
sicuramente una smart city,
ma potremmo scambiarla
con Milano, altra metropoli
molto connessa. Mettiamo
che per un qualunque
motivo la fermata della
metropolitana vicino casa sia
temporaneamente chiusa.
Oppure che la linea sia
a informare il cittadino della
chiusura o dell’affollamento
con un whatsapp o una mail,
l’agentic AI indica anche come
riorganizzare il proprio viaggio:
meglio non usare la metro
oggi, preferire il monopattino
o l’auto in sharing. Da anni
questa evoluzione è possibile
ma solo ora stiamo assistendo
a un’accelerazione. Il digital
twin è un oggetto superiore
al digital shadow e al digital
model proprio perché
bidirezionale, può sia ricevere
che attuare.
SEMPLIFICA LA
RIMOZIONE DI NEVE
E GHIACCIO
Quali nuove domande pone
al decisore pubblico questo
utilizzo della tecnologia?
La prima domanda che ci si
deve porre è: l’attuazione,
ovvero l’indicazione di come
agire che parte dal digital twin
viene sempre e comunque
decisa da un algoritmo, che
analizza e predice, o viene
mantenuto il controllo umano?
La risposta che preferisco è:
nelle situazioni di emergenza,
in caso di incidenti, di incendi,
di fenomeni climatici estremi,
parte l’algoritmo, che è molto
più veloce. D’altronde non
decidiamo noi di attivare
un airbag in un’automobile
schiacciando un pulsante.
Nella normalità lascerei le
RIDUCE L’IMPIEGO DI
SALE FINO ALL’80%
decisioni all’essere umano.
D’altra parte, già oggi
l’agentic AI si muove con
gli stessi sei livelli, da 0 a 5,
che contraddistinguono la
sperimentazione dell’auto
autonoma.
Tutto ciò quale impatto può
avere sui trasporti e sulla
mobilità nelle città?
Ritengo che possa innescare
una grande rivoluzione
sui temi trasportistici. Per
esempio, come stimolo per
persuadere il cittadino a usare
certi mezzi piuttosto che
altri, a scegliere la mobilità
collettiva, gli spostamenti
green.
Tenendo conto che
almeno da un quarto di
secolo gli amministratori
Per l’intervista completa
winterpave consultare il QR code ®
Pavimentazioni antighiaccio
Roads towards sustainability
produzionepropria.com illustrazione benedetta fasson
pubblici tentano invano
- nonostante le diverse
politiche implementate
e le risorse investite -
di aumentare le quote
modali della mobilità
sostenibile senza successo,
con scostamenti sempre
nell’ordine dello zero
virgola e con l’auto che
continua a trionfare,
l’agentic AI potrebbe
finalmente produrre
qualche differenza.
Agendo, attuando, utilizzando
le informazioni in tempo reale
delle smart cities si possono
orientare i comportamenti
– il nudging, la persuasione
gentile -, anziché limitarsi
ad informare. Usando come
leva l’efficienza, piuttosto
che l’ideologia, migliorando
l’esperienza dei singoli,
aiutandoli a compiere le scelte
migliori nella situazione di
traffico data.
Quindi strumenti diversi da
usare in maniera diversa
Chi meglio delle generative AI
può essere l’Interface agent?
Usa tutte le lingue del mondo,
traduce tutte le lingue, include
disabili, come ipovedenti ed
ipoudenti. Mentre l’operational
agent, in uso da vent’anni,
funziona benissimo per
elaborare i modelli predittivi,
penso all’utilizzo che ne fanno
agenzie come Roma Servizi
per la Mobilità, come lo
specialized agent per risolvere
situazioni di singolarità (...)
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11/2025 leStrade
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