Flotte&finanza n. 77 novembre 2025
IL CAPOMASTRO Il cantiere della transizione è in pieno fermento. Nell’indagine esclusiva di GR ADVISORY, ecco come i fleet manager stanno vivendo un passaggio epocale
IL CAPOMASTRO
Il cantiere della transizione è in pieno fermento. Nell’indagine esclusiva di
GR ADVISORY, ecco come i fleet manager stanno vivendo un passaggio epocale
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772037 571907
Casa Editrice la fiaccola srl Numero 77
novembre 2025
Scegliere, Gestire, Ottimizzare
Il cantiere della transizione è in pieno fermento. Nell’indagine esclusiva di
GR ADVISORY, ecco come i fleet manager stanno vivendo un passaggio epocale
ISSN 2037-5719
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TANTO PER
COMINCIARE
Nolo da solo
NLT a gonfie vele, altrettanto non si può
dire dello sharing e più in generale
della condivisione. Siamo ancora legati
a un ancestrale simbolo di esclusività,
soffriamo di barriere culturali e sociali
o, più prosaicamente, ‘non funzionano’?
Quando, nella notte dei tempi, abbiamo dato vita a
questa rivista, non già una becera rassegna di
modelli o una vetrina per gli allora pochi noleggiatori,
volevamo interpretare i trend e la fattibilità del superamento
del concetto di proprietà in favore di quello più largo di
possesso, per dirla semplice “la uso” al posto di “è mia”.
I fatti hanno dimostrato che, anche grazie a una naturale
convenienza nel lasciare ad altri i problemi gestionali,
l’accesso a un fringe benefit più disinvolto, la ‘rata certa’,
ormai il noleggio a lungo termine è una realtà che
dall’azienda è filtrata alla partita Iva e, quindi, al cliente
privato. Esistono ancora - è vero - delle resistenze riguardo
alla congruità dei servizi inclusi (o alla loro mancanza) e al
momento critico della restituzione, ma possiamo dire che
ormai l’NLT è patrimonio condiviso.
Altrettanto non si può dire dello sharing. Lasciamo perdere
i proclami di successo, di crescita e di diffusione,
miseramente smentiti da una realtà dei fatti che dimostra
come lo sharing non cresce, e non è redditizio. Pioveranno
sdegnate smentite e documentati bilanci per contrastare
questa affermazione, ma la realtà dei fatti è che si tratta di
una attività tenuta in vita con il polmone artificiale, e
comunque non esportabile in città di medie dimensioni.
Perché? Le motivazioni tecniche e sociali sono note, legate
alla logistica, alla funzionalità, alle condizioni del veicolo, al
vandalismo. Ci sembra però che, più in generale, non
siamo ancora in grado di accettare, nel nostro quotidiano,
il concetto di condivisione. Un mio caro amico esperto di
logistica, mi raccontava qualche giorno fa della levata di
scudi, che ha rasentato il linciaggio verbale, in risposta alla
sua proposta di condivisione condominiale di lavatrici e
asciugatrici, che avrebbe consentito un risparmio
energetico non indifferente. Scordatelo, hanno detto.
E l’auto? La condivisione, per motivi analoghi, rimane un
miraggio. Neanche la possibilità di fruire di una gamma
articolata di veicoli (spider, station wagon, utilitaria, bici
assistita, furgoncino, pullmino, berlina…) all’interno di un
gruppo di utenti riesce a suscitare in noi un interesse
verso la multiproprietà e la molteplicità di offerta.
Forse, ci vorrà un’altra generazione. O due.
www.flottefinanzaweb.it novembre 2025 - Flotte&finanza - 3
16
24
Flotte&finanza
sommario
novembre 2025 - numero 77 anno 19
10 Transizione, che cosa vogliono i fleet manager
16 CUPRA rompe gli equilibri delle car policy
18 Il service, un business che genera valore
21 Aumenta la propensione ai pagamenti digitali
22 Noleggio, vendita, consulenza: Petrarolo tre in uno
24 #FORUMAutomotive: Green deal al capolinea?
26 Con Mobilisights i dati al servizio della sicurezza
28 LQK Rhiag celebra i suoi primi vent’anni con le flotte
30 I privati noleggiano i C-Suv, meglio se full hybrid
31 C2A: un po’ carta carburante, un po’ carta bancaria
32 Hyundai Inster, 500 chilometri di autonomia urbana
34 Al Salone di Torino le anteprime Donfeng Motor Italia
36 Passat, un sempreverde alla prova consumi
41 Alla Milano Fashion Week sfila Renault
42 Che carattere Alfa Romeo Tonale MY2026!
44 Geely Italia scommette su vendita e assistenza top
45 25 anni di Macnil: nulla è impossibile
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Scegliere, Gestire, Ottimizzare
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sostenibile: per i costi aziendali, per l’ambiente e per i driver.
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Indipendente Internazionale Innovativa
IL PENSATORE
IL PENSATORE
a cura di Roberta Carati
La transizione elettrica è senza
dubbio un tema divisivo. «Lo è
diventato», puntualizza Fabio
Pressi, presidente della prima
associazione in Italia costituita da
operatori industriali, filiera automotive,
mondo accademico e movimenti di
opinione per fare sistema e accelerare
il cambiamento verso la mobilità
elettrica: Motus-E. «Purtroppo per il
sistema Paese», aggiunge, «sulla
mobilità elettrica circolano
innumerevoli fake news».
F&F Ha parlato anche di «clamoroso
errore interpretativo»...
Alla transizione elettrica è stata data
in principio un’accezione
esclusivamente ambientalista,
tralasciando la sua reale portata
industriale, tecnologica e strategica. Si
tratta, prima di tutto, di una questione
LA ROTTA È TRACCIATA
Fabio Pressi
La storia insegna a non sottovalutare l’evoluzione tecnologica.
Per il presidente di Motus-E, «l’obiettivo non deve essere quello
di adattarsi ma di guidare la transizione elettrica»
di competitività industriale, della
capacità del nostro sistema produttivo
di restare al passo con i grandi
cambiamenti globali.
F&F Rivedere lo stop al motore
termico dal 2035 sarebbe
un’inutile marcia indietro?
››‰ Guardando alla transizione
tecnologica in atto a livello mondiale, da
tempo come Motus-E sosteniamo che il
dibattito in Italia e in Europa si stia
focalizzando in maniera eccessiva sulla
data del 2035, tralasciando il discorso
sulla politica industriale necessaria per
accompagnare la transizione.
Indipendentemente dalle date, ciò che
conta davvero, infatti, è costruire subito
una strategia europea chiara e coerente
che permetta alle nostre filiere di essere
pronte di fronte a un cambiamento
ineludibile. Nel mondo un’auto nuova su
cinque è già oggi completamente
elettrica. Se vogliamo che l’industria
europea resti protagonista, dobbiamo
agire con urgenza.
F&F La strada è tracciata?
››‰ Come sottolineato anche da
Mario Draghi, l’Europa deve muoversi
per preservare la propria competitività
lungo le frontiere dell’innovazione, e
oggi, nel settore automotive,
l’innovazione è evidentemente la
mobilità elettrica. La rotta è chiara e lo
dicono i numeri. Dobbiamo smettere
di perdere tempo in discussioni
ideologiche e concentrarci su come
rendere l’industria europea
protagonista di questo cambiamento.
La storia ci insegna che chi non guida
la trasformazione corre il rischio di
subirla, basti pensare a colossi come
Nokia, Kodak o BlackBerry, che sono
stati travolti dall’evoluzione
tecnologica che avevano
sottovalutato. L’obiettivo non è
adattarsi ma guidare la transizione.
F&F I costruttori cinesi, che
producono anche veicoli
endotermici, vedono più lontano
di quelli europei?
››‰ In una fase di profondi
cambiamenti come questa, la vera
differenza la fa il sistema nel suo
complesso, non tanto la singola
azienda. L’Europa ha provato a
guardare avanti, ma agli indirizzi
normativi non ha fatto seguire una
politica industriale chiara, in grado di
accompagnare e supportare la
transizione dell’industria.
In Cina abbiamo visto la nascita di un
ecosistema industriale orientato
all’innovazione, sostenuto da una
strategia volta a garantire alle filiere
locali una crescente competitività
globale. L’Europa, invece, fatica a fare
squadra, nonostante abbia
competenze straordinarie, tecnologie
di alto livello e un'industria
automobilistica riconosciuta in tutto il
mondo. La competitività dell’Europa si
protegge guardando al futuro, non al
passato.
F&F I dati Aniasa dicono che
cresce l’immatricolato a uso
noleggio e cresce la componente
di veicoli a basse emissioni.
Componente che però resta
marginale e limitata al plug-in. Un
problema legato al valore residuo?
››‰ Il canale delle flotte aziendali è
fondamentale per l’evoluzione del
parco circolante italiano, ed è per
questo che come associazione
portiamo avanti una proposta rivolta
proprio a una revisione della fiscalità
per questi veicoli, funzionale a
promuovere la mobilità elettrica.
Tenendo presente che, tra l’altro,
agendo sulle auto aziendali si
alimenta lo sviluppo di un mercato
dell’usato elettrico di qualità, in grado
di avvicinare sempre più persone a
questa tecnologia.
Sul tema del valore residuo Motus-E
ha dedicato un report, realizzato
insieme a Quattroruote Professional,
che sgombra il campo da tanti falsi
miti che circolano su questo
argomento. In Italia le quotazioni delle
auto elettriche usate hanno scontato
finora una limitata conoscenza del
prodotto, ma una maggiore
comprensione della tecnologia
renderà più facilmente leggibile il
mercato, contribuendo a determinare il
reale valore di questi veicoli.
F&F Relativamente al trasporto
pesante: aumentano i camion
elettrici ma siamo ancora
nell’ordine delle poche centinaia.
Quale scenario ipotizza Motus-E?
››‰ L’elettrico sta guadagnando
terreno anche sul trasporto merci, per
questioni economiche. Già oggi, ad
esempio, l’uso di furgoni e di autobus
full electric può essere più conveniente
delle alternative endotermiche in diversi
ambiti di utilizzo, grazie ai concreti
risparmi in termini di TCO, ossia il
parametro che definisce il costo
complessivo sostenuto per l’acquisto e
l’uso di un veicolo, assorbendo tutte le
possibili voci di costo, dal rifornimento
alla manutenzione.
Al momento il discorso è diverso per i
veicoli dedicati al trasporto pesante di
lungo raggio, per i quali oggi i minori
costi operativi non sono ancora in
grado di compensare interamente il
maggiore esborso per l'acquisto. È solo
questione di tempo, perché tecnologia
ed economie di scala faranno la
differenza. Per questo motivo è
essenziale che l’Italia si doti in tempi
rapidi di una rete di ricarica dedicata al
traporto pesante su gomma, in modo
da consentire a tutti gli operatori del
settore di beneficiare dei vantaggi
economici che l’elettrificazione potrà
garantire nei prossimi anni.
F&F In Italia si contano circa
70.000 colonnine per 330.000
veicoli elettrici. Numericamente
parlando sembrerebbe una rete
più che adeguata al fabbisogno.
Eppure, il nuovo Italy’s EV
Charging Market Report segnala il
ritardo dell’Italia rispetto agli altri
Paesi europei. È davvero così?
››‰ Il ritardo italiano sulla mobilità
elettrica non riguarda l’infrastruttura
ma il numero di veicoli elettrici
circolanti. Se si analizza il rapporto tra
punti di ricarica e auto elettriche sulle
strade, infatti, il nostro Paese è tra i
più virtuosi in Europa, facendo meglio
di mercati più maturi come Francia e
Germania.
Il vero gap l’Italia lo sconta sulle
immatricolazioni, con un parco
elettrico circolante che sì cresce, ma
ancora troppo lentamente rispetto agli
altri grandi mercati europei. Basti
pensare che, come quota di mercato,
non siamo solo il fanalino di coda tra i
big del Continente, ma siamo anche
dietro a Paesi come Portogallo,
Lettonia, Estonia, Lituania e Grecia.
F&F Sulla piattaforma ministeriale
‘Bonus Veicoli Eelettrici’ si legge
oggi (13 novembre) che “tutte le
risorse risultano al momento
prenotate”. È un buon segno o lo
stanziamento è poca cosa?
››‰ La rapidità con cui sono state
prenotate tutte le risorse - come
avvenuto anche con il precedente
Ecobonus, esaurito in poche ore -
testimonia chiaramente che gli italiani
guardano con interesse alla mobilità
elettrica. Detto questo, non è solo una
questione di entità dei fondi.
L’esperienza di altri Paesi europei
dimostra infatti che incentivi anche più
contenuti, ma stabili e programmati nel
tempo, hanno garantito continuità al
mercato fino sostanzialmente a non
essere più necessari. Dopodiché,
bisogna riconoscere il merito del Mase,
che con questi incentivi è riuscito a
mettere a terra risorse PNRR molto
importanti che rischiavano altrimenti di
andare perse.
6 - Flotte&finanza - novembre 2025
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novembre 2025 - Flotte&finanza - 7
QUOTE
ROSA
Europa-Veicoli-Commerciali.it
Piccoli annunci di veicoli utilitari
Auto elettriche
Se e solo se...
Per poterne guidare con serenità
una bisogna pianificare bene gli
spostamenti e avere la possibilità
di ricaricare nel proprio box o sul luogo
di lavoro. Affidarsi solo all’infrastruttura
pubblica non è una grande idea
di Tiziana Altieri
Auto elettrica: sono pronta? Me lo
sono chiesta più volte negli
ultimi mesi, indecisa (come
tantissimi altri abitanti della Penisola)
su quale tecnologia scegliere per il
prossimo acquisto. Mi sembrava
sbagliato scartare a priori una BEV ma
anche sposare l’elettromobilità senza
averla testata per più di qualche ora. Ed
ecco che mi si presenta un’occasione
perfetta. La mia quattro ruote necessita
di qualche ritocco alla carrozzeria. Mi
chiedono se mi serve una vettura
sostitutiva e se ho preferenze. Sì, certo
che ne ho: voglio guidare una zero
emissioni. Tanto ormai con una carica
si fanno centinaia di chilometri...
O almeno così credevo.... I guai in realtà
cominciano subito. Devo andare e
tornare da Brescia, sono circa 250
chilometri. Il quadro strumenti mi dice
che ho un’autonomia di 350. Dopo 20
chilometri scarsi di autostrada, però,
scendono a 300. Panico. Mantenendo i
130 chilometri orari non ho alcuna
possibilità di riuscire a fare quanto
programmato senza almeno una sosta.
Rallento, cruise control a 110 e in effetti
Ho fatto solo 20
chilometri ma
l’autonomia
è scesa di 50.
Mai superare
i 115 chilometri
orari...
la situazione
migliora, non la
mia ansia.
Ammesso che
riesca a rientrare
devo trovare una colonnina per
ricaricare e poter contare sull’auto
domattina: devo accompagnare Giorgio
a scuola, andare in ufficio e poi ho
l’imperdibile appuntamento settimanale
con lo Yoga (a una certa fa miracoli...).
Vicino alla mia abitazione ci sono 5
colonnine: 3 sono inaccessibili, hanno
parcheggiato delle vetture termiche e
nei pressi non si vede nessuno
intenzionato a spostarle, una è fuori
servizio e l’altra non riconosce l’app che
mi hanno consigliato di scaricare. Sì
perché - e questo è drammatico - senza
uno smartphone e apposite app non si
può pensare di fare il pieno di energia.
Solo poche stazioni, fast charge,
funzionano con carta di credito. Dovrei
scaricare quella di un operatore
differente ma si è fatto tardissimo, non
ne posso più. Rientro. La notte ho gli
incubi, cosa succede se non trovo una
colonnina domattina? Cambiano i piani
per il giovedì: devo chiedere un
passaggio ad altre mamme per Giorgio,
la mia auto rischia di
bloccarsi da un
momento all’altro.
Lavorerò in smart
working ma, nel
frattempo, devo assolutamente trovare
una soluzione. Guidata dalla app
raggiungo altre colonnine, le prime due
sono fuori servizio, solo alla terza mi
appare la luce... verde! Forse questa
volta posso farcela. Cerco di capire
come funziona, attacco i cavi, faccio
due chilometri a piedi per tornare a
casa e mettermi al lavoro mentre la
batteria si ricarica. La pausa pranzo
viene impiegata per il recupero dell’auto
che, però, è solo a poco più del 50 per
cento. Ho speso circa 20 euro per
guadagnare 200 chilometri di
autonomia.
Ora ho la risposta: non sono pronta per
l’auto elettrica. Non con queste
condizioni di contorno. È piacevole da
guidare, silenziosa, reattiva, ma
ricaricarla è ancora un problema.
Bisogna assolutamente poter contare su
una wallbox, affidarsi alle colonnine su
suolo pubblico non è fattibile per chi ha
delle esigenze di mobilità come le mie.
Ci aggiorniamo fra qualche tempo...
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COVER
TRANSIZIONE ELETTRICA
AVANTI!
(ma che fatica)
COVER
Graco 1 - Strategie per favorire la transizione ecologica
della flotta
84,91%
62,50%
16,38% 9,91% 9,48% 8,19%
Introduzione Infrastrutture Formazione Nessuna Ottimizzazione Altro
graduale di ricarica dei driver: strategia dei percorsi (specicare)
BEV/PHEV aziendali guida sostenibile per ridurre
le emissioni
Graco 2 - Le difcoltà attuali nella transizione verso una
mobilità più sostenibile
70% 68%
47% 38%
10% 10% 9%
Costi elevati Infrastrutture Utenti Normative Difcile Adeguatezza Altro
di acquisto di ricarica resistenti al poco monitoraggio della (specicare)
insufcienti/ cambiamento chiare emissioni sostenibilità
non capillari e consumi diverse
soluzioni
La transizione elettrica non è più un Progetto, nelle flotte italiane è già realtà,
tra scelte coraggiose e nuove regole fiscali che ribaltano gli equilibri: BEV in crescita,
PHEV come ponte, HEV penalizzate. La survey condotta da GR ADVISORY
che ha coinvolto 352 fleet manager racconta un cambiamento che accelera.
E i driver? Divisi tra entusiasmo e resistenze, nel pieno di una rivoluzione inevitabile
di Davide Gibellini,
CEO GR ADVISORY
Il punto di partenza è un numero che pesa e che, da
solo, premette la lettura di tutto ciò che seguirà: 352
fleet manager hanno partecipato alla survey
‘Elettriche e Plug-in: cosa sta cambiando nelle car policy’,
erogata tra il 27 ottobre e il 7 novembre 2025. Una iniziativa
che ha visto la collaborazione di AIAGA, Flotte&finanza
e GR ADVISORY. Non si tratta di un campione
residuale, né di una rilevazione occasionale: è una fotografia
corposa, ampia, che include aziende grandi e
piccole e settori differenti. È quindi un termometro affidabile,
capace di restituire non solo numeri, ma umori,
dubbi, convinzioni, tensioni che stanno accompagnan-
do la transizione elettrica nelle aziende italiane.
La prima sensazione che si ricava leggendo i dati è che
la transizione non sia più un racconto teorico o una promessa
da convegno: è qualcosa che accade quotidianamente,
nelle scelte dei driver, nelle decisioni delle direzioni
HR, nella definizione dei budget e nella valutazione
finale del TCO. È un cambiamento che non procede in
modo rettilineo, ma che avanza per cicli: accelerazioni,
momenti di pausa, ripartenze, adattamenti. Eppure - ed
è questo l’elemento più importante - avanza. Non trova
aziende immobili, né fleet manager rassegnati: trova professionisti
che osservano attentamente i propri dati interni,
che ascoltano i driver, che valutano i percorsi e che,
prima di tutto, cercano soluzioni praticabili.
La survey evidenzia tre sfide decisive per il futuro: aumento
dei costi energetici (65,1%), evoluzione tecnologica
più rapida della capacità aziendale di adeguamento
(49,6%) e incertezza normativa (48,3%). Per il
33,2 per cento l’arrivo di normative più stringenti crea
ulteriore pressione. La potenza elettrica disponibile
nei siti e le resistenze culturali dei driver completano
il quadro.
Una strategia sorprendentemente pragmatica
Quando ai fleet manager viene chiesto quali strategie
abbiano adottato per favorire la transizione ecologica
Il grafico 1,
come tutti gli altri
a risposta multipla,
descrive
l’atteggiamento
prudente dei fleet
manager di fronte
alla transizione:
8 su 10 procedono
in modo graduale.
Li frenano,
in praticolare (cfr.
grafico 2), i costi
di acquisto (70%)
e l’inadeguatezza
della rete di
ricarica (68%).
10 - Flotte&finanza - novembre 2025
www.flottefinanzaweb.it
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novembre 2025 - Flotte&finanza - 11
COVER
COVER
Graco 3 - Le sde future alla transizione ecologica
65%
L’aumento dei
costi di ricarica
spaventa il 65% dei
fleet manager (cfr.
grafico 3);
1 su 2 ammette
la difficoltà
di stare al passo
con l’evoluzione
tecnologica. Sulla
totalità dei veicoli
nel parco (quasi un
terzo è di media
grandezza, cfr.
grafico 43), i BEV
rappresentano una
quote marginale:
soltanto 5 fleet
manager su 100
ne hanno inflottati
più del 20% (cfr.
grafico 5).
50% 48%
33%
13%
6%
Aumento Evoluzione Mancanza di Limitazioni Difcile Altro
costi tecnologica incentivi normative reperimento (specicare)
energetici troppo rapida governativi più stringenti veicoli
adeguati
basse emissioni
Graco 4 - Il numero totale di veicoli della
vostra flotta aziendale
25%
19%
29%
12% 15%
<50 51-100 101-300 301-500 > 500
Graco 5 - Le auto Full Electric (BEV) nella
vostra flotta oggi
74%
13%
7% 5%
< 5% 5% - 10% 10% - 20% > 20%
della flotta, la risposta è poderosa nella sua chiarezza:
oltre 8 su 10 affermano di procedere con un’introduzione
graduale di BEV e PHEV. Significa scegliere i
profili più adatti per primi, valutare i risultati reali, misurare
l’impatto dei percorsi, capire come reagiscono
i dipendenti e quali condizioni operative permettano
alla tecnologia di funzionare davvero. Significa ridurre
l’impatto del cambiamento, contenere rischi e resistenze,
garantire continuità nel servizio.
Accanto alla gradualità, c’è un secondo cardine strategico:
il 62,5 per cento dei rispondenti dichiara di aver già
investito o di voler investire nella realizzazione di infrastrutture
di ricarica aziendale. Questo dato è, forse, uno
dei più significativi dell’intera rilevazione. Dice che le
aziende hanno capito che la ricarica interna è la premessa
indispensabile per qualsiasi evoluzione. Dice che senza
un’infrastruttura stabile - con potenze adeguate, stalli
disponibili, sistemi di gestione e regole di utilizzo - l’elettrico
rischia di generare più problemi che benefici. Dice,
infine, che le aziende non intendono dipendere solo dalla
rete pubblica, percepita come non sempre sufficiente.
Molto meno citate - e questo è un dato altrettanto eloquente
- sono le iniziative legate al comportamento degli
utenti: la formazione alla guida sostenibile si ferma al
16,4 per cento, l’ottimizzazione dei percorsi al 9,5 per
cento. Ciò non significa che le aziende considerino irrilevante
il comportamento dei driver, ma che, in questa
fase, la priorità assoluta è costruire una base infrastrutturale
solida. Prima si garantisce la fattibilità tecnica,
poi si lavora sulle abitudini. E il fatto che un 9,9 per cento
dichiari di non avere alcuna strategia in atto dimostra
che esiste ancora una fascia di aziende osservatrici, che
attendono, valutano, rimandano, magari per limiti di budget
o per vincoli organizzativi interni.
I freni: costi, colonnine e persone
D’altra parte, se la transizione procede ma non decolla
completamente, il motivo è chiaramente rintracciabile
nei freni identificati dagli stessi fleet manager. 7 su 10
indicano i costi di acquisto come principale ostacolo:
un dato che continua a pesare nelle scelte e che dimostra
come il price gap tra termico ed elettrico resti un
nodo centrale.
Immediatamente dopo, con il 67,7 per cento, emerge la
criticità legata alle infrastrutture pubbliche: la rete è cresciuta,
ma non abbastanza da rassicurare tutti i driver,
soprattutto quelli che percorrono tragitti variabili.
Il terzo freno - e qui la survey offre una lettura preziosa
- riguarda la resistenza al cambiamento da parte degli
utenti, indicata dalla metà dei rispondenti. La tecnologia
può funzionare, le infrastrutture possono essere
presenti, i costi possono essere valutati con precisione,
ma se il driver non si sente sicuro, se teme di rimanere
senza autonomia, se percepisce la ricarica come un
ostacolo, la transizione si inceppa. È la dimensione
psicologica - quella fatta di abitudini, fiducia, routine
consolidate - a giocare un ruolo più grande del previsto.
Graco 6 - Le auto Plug-in (PHEV) nella vostra
flotta oggi?
67%
21%
6% 7%
< 10% 10% - 30% 30% - 50% > 50%
Le auto ibride plug-in (cfr. grafici 6 e 9) confermano il loro
ruolo di ponte nel passaggio dal termico all’elettrico. Ma sono
le full electric (cfr. grafico 8) quelle destinate a una crescita
più marcata, con il 46% dei fleet manager che prevede
aumenti tra il 10 e il 20%. Oggi intanto (cfr. grafico 7), le full
hybrid restano la soluzione elettrificata più diffusa.
Alcuni fleet manager, nei commenti qualitativi, raccontano
di dipendenti che, di fronte a una BEV, chiedono
spontaneamente di poter mantenere un’auto tradizionale
«per stare tranquilli»: piccoli episodi che, moltiplicati,
disegnano un ostacolo reale.
A completare il quadro troviamo le normative percepite
come poco chiare (37,5%) e le difficoltà tecniche nel monitoraggio
delle emissioni (9,9%). Questi numeri mostrano
che la transizione richiede non solo tecnologia, ma
anche procedure più evolute: nuove metriche, nuovi sistemi
di reporting, nuove interfacce di controllo.
Auto elettrica in car policy? Sì, ma con logica
Una delle sezioni più ricche della survey riguarda l’inserimento
delle BEV nelle car policy. Qui non emergono
posizioni estreme: sono poche le aziende che vogliono
elettrificare tutto subito, e altrettanto poche le aziende
che rifiutano la transizione. C’è piuttosto un approccio
chirurgico, calibrato. Le BEV vengono assegnate ai profili
che dispongono di ricarica domestica o aziendale, ai dipendenti
con chilometraggi compatibili, a chi percorre
tragitti misti non eccessivamente lunghi. Le policy diventano
più articolate: emergono criteri nuovi, come la
valutazione della mobilità personale del dipendente, la
possibilità di ricarica serale, il tipo di missione media, la
prevedibilità delle trasferte. La BEV non sostituisce tutto,
ma si ritaglia spazi precisi: un passaggio dalla logica
“una tecnologia per tutti” a quella “la giusta tecnologia
per il giusto utilizzo”.
Graco 7 - Le auto Full-Hybrid (HEV) nella
vostra flotta oggi?
65%
18%
11%
5%
< 10% 10% - 30% 30% - 50% > 50%
Graco 8 - Nei prossimi 12 mesi il numero
delle auto Full Electric (BEV):
49%
37%
9%
5%
Non aumenterà Aumenterà Aumenterà Aumenterà
meno del 10% tra 10% e 20% più del 20%
Graco 9 - Nei prossimi 12 mesi il numero
delle auto Plug-in (PHEV):
30%
28%
24%
17%
Non aumenterà Aumenterà Aumenterà Aumenterà
meno del 10% tra 10% e 20% più del 20%
Oggi il termico resta predominante, con le HEV come
soluzione elettrificata più diffusa. Le PHEV sono utili ma
sensibili alla ricarica. Le BEV, pur minoritarie, sono ormai
stabili. Dal 2025 cambia tutto: la fiscalità penalizza ogni
auto senza ricarica, quindi anche le HEV. Le PHEV re-
12 - Flotte&finanza - novembre 2025
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novembre 2025 - Flotte&finanza - 13
COVER
COVER
Graco 10 - Le motivazioni più forti per passare alle auto Full
Electric (BEV)
77%
48%
25% 21% 18% 12% 3%
Nuova Rispetto Richiesta Adeguamento Minori Aumento Altro
scalità dell’ambiente della nuove costi di costi (specicare)
capogruppo tecnologie gestione alimentazioni
tradizionali
Graco 11 - I passaggi essenziali per elettricare la flotta
57%
51%
43% 39%
30%
22%
Infrastrutture Sostenere Agevolazioni Valutare Valutare Valutazione
di ricarica impatto per auto e/o effettiva distanza complessiva
interne nanziario infrastrutture possibilità casa-lavoro impatto
di utilizzo dipendenti ambientale
Graco 12 - La vostra valutazione sulle auto Plug-in su strada
nella vostra flotta
60% 53%
37% 34%
22% 13% 10%
Apprezzate Percorrenza Consumi Utili per il Utili per fare Consumano Buona
dal driver: in elettrico ed emisisoni tragitto education meno di un scelta
ridotto fringe sconosciuta più alte casa-lavoro sulla veicolo come auto
elettricazione tradizionale pool
stano ponte finché disponibili, mentre le BEV diventano
la tecnologia destinata alla crescita più significativa. Per
il 76,7 per cento dei fleet manager la nuova tassazione
ha accelerato l’adozione delle BEV molto più della coscienza
ambientale (47,5%).
Il vissuto dei driver tra convenienza e ansie
La sezione dedicata ai driver è una delle più rivelatrici.
C’è una ragione economica (cfr. grafico 10) a monte della scelta
di virare sull’elettrico: le agevolazioni fiscali sono convincenti
per il 77% dei fleet manager, quelle di sostenibilità ambientali
‘solo’ per il 48%. Una rete di ricarica all’altezza (cfr. grafico 11)
è ritenuta essenziale per il 57%. Positivo il giudizio dei driver
sulle auto plug-in già in uso (cfr. grafico 12), apprezzate in
particolare per il minore impatto del fringe benefit (57%).
Mostra una realtà fatta di entusiasmi e diffidenze. Mostra
dipendenti che apprezzano la silenziosità, le accelerazioni
fluide, il comfort della guida elettrica, ma anche dipendenti
che vivono con ansia la pianificazione della ricarica.
Il fatto che il 59,3 per cento percorra tragitti misti e il 21,3
per cento tragitti extraurbani indica che l’elettrico, in
teoria, potrebbe funzionare molto bene. Ma la pratica
racconta una complessità maggiore: i driver devono abituarsi
a una nuova logica di utilizzo del veicolo, e non
tutti lo fanno con lo stesso ritmo.
Molti fleet manager segnalano differenze anche all’interno
della stessa azienda: ci sono driver che si dichiarano
pronti a non tornare più al motore tradizionale dopo aver
provato una BEV, e altri che continuano a percepire la
vettura elettrica come una forzatura: la transizione genera
tanto entusiasmo quanto inquietudine.
Il 60,1 per cento dei fleet manager rileva che le PHEV
sono apprezzate per i vantaggi fiscali, il 33,6 per cento
le considera adatte ai tragitti misti. Tuttavia, il 52,9 per
cento non conosce l’effettivo uso in elettrico e il 37,2 per
cento segnala consumi elevati se non ricaricate. La fiscalità
2025 potrebbe mantenerle in vita come fase di
transizione prima del passaggio totale alle BEV.
Ricarica: l’azienda vuole far da sé
L’82,3 per cento delle aziende afferma di avere la possibilità
di realizzare infrastrutture di ricarica interne. È
un dato enorme, che dice molto della direzione in cui si
stanno muovendo le flotte. La volontà è quella di essere
autonome, di non dipendere dalla rete esterna, di costruire
un sistema affidabile e controllabile internamente. Solo
una quota minima (2,7%) considera soluzioni aperte al
pubblico, mentre il 7,7 per cento segnala la mancanza
di stalli come limite principale. Per il resto, le aziende si
muovono in uno spazio di fattibilità tecnica che permette
di programmare interventi nel medio periodo.
Questo dato si incrocia direttamente con le strategie citate
in apertura: investire in infrastrutture interne significa
poter decidere tempi, modalità e priorità di utilizzo.
Significa, ad esempio, dedicare alcune colonnine ai vehicle
pool, altre alle auto in fringe benefit, altre ancora
alle vetture assegnate a specifici ruoli commerciali. La
survey non entra nel dettaglio di queste scelte, ma i nu-
Graco 13 - Le vostre sedi aziendali hanno a
disposizione:
52%
35%
7% 5% 1%
Parcheggi Parcheggi Il parcheggio Solo Parcheggio
privati per privati e è un problema parcheggi ad oltre
management pubblici pubblici 500 metri
e dipendenti
dalla sede
meri raccontano chiaramente che l’infrastruttura non è
più un tema astratto: è un cantiere aperto, di cui molte
aziende hanno già tracciato i confini.
La transizione conviene davvero?
La convenienza non è affrontata in modo diretto dai fleet
manager, ma emerge indirettamente da quasi tutte le risposte.
I costi d’acquisto pesano, gli investimenti in infrastruttura
pesano, ma le aziende continuano ad avanzare.
Ciò significa una cosa sola: molte realtà valutano la transizione
come un investimento a medio termine, non come
un costo immediato. Lo fanno osservando la riduzione
della manutenzione, la maggiore regolarità dei consumi,
la possibilità di gestire meglio i cicli di ricarica e l’opportunità
di rendere più efficienti alcune missioni specifiche.
In questo senso, ogni percentuale della survey diventa
un tassello di un ragionamento più ampio: dove ci sono
strategie ci sono anche aspettative; dove si segnalano
difficoltà si intravedono aree di miglioramento; dove i
driver mostrano resistenze si aprono spazi per interventi
di accompagnamento e comunicazione interna.
I fleet manager come capomastri
La survey restituisce un messaggio chiarissimo: la transizione
è in corso, è reale, è tangibile. Non è lineare, non
è semplice, non è omogenea, ma procede. I fleet manager
svolgono un ruolo centrale: analizzano dati, testano soluzioni,
accompagnano i driver, realizzano infrastrutture,
dialogano con le aziende di noleggio e allo stesso tempo
cercano di mantenere coerenza tra costi, bisogni, autonomia
operativa e sostenibilità.
Il cantiere è aperto e resterà aperto ancora a lungo: saranno
necessarie ulteriori fasi di sperimentazione, aggiustamenti,
nuove ondate di adozione e, inevitabilmente,
anche qualche passo indietro. Ma la direzione, leggendo
la survey, sembra tracciata: l’elettrico e il plug-in non
sono più ospiti di passaggio nelle car policy, sono attori
Graco 14 - Nella tua azienda la realizzazione
di infrastrutture di ricarica è possibile:
82%
8% 5% 3% 2%
Iniziativa Impossibile Non so Iniziativa Iniziativa
privata per mancanza privata pubblica
dell’azienda di stalli rivolta al
pubblico
Graco 15 - I percorsi automobilistici dei
dipendenti della tua azienda prevedono
principalmente:
59%
21%
9% 7% 4%
Un mix Percorsi Percorsi Aree Aree
di vari extraurbani autostradali metropolitane metropolitane
percorsi senza ZTL con ZTL
Considerando che il 52% delle sedi (cfr. grafico 13) dispone
di parcheggi privati per il personale, non stupisce la
disponibilità espressa da 8 fleet manager su 10 (cfr. grafico
14) di realizzare infrastrutture di ricarica all’interno del
perimetro aziendale. Chiude la survey la fotografia delle tratte
percorse in auto (cfr. grafico 15) dai dipendenti aziendale:
il mix indicato dal 59% dei rispondenti testimonia la necessità
di un approccio trasversale.
destinati a restare. E i fleet manager, con i loro numeri e
le loro scelte, stanno scrivendo ogni giorno il copione di
questa trasformazione.
Un ultimo elemento, trasversale in tutte le risposte, è
il tono complessivo emerso dalla survey: non c’è rassegnazione,
non c’è nemmeno trionfalismo. C’è piuttosto
la consapevolezza di essere dentro una fase
storica di cambiamento, in cui ogni decisione presa
oggi avrà effetti per anni sulla struttura delle flotte. I
numeri raccontano difficoltà concrete, ma raccontano
anche la volontà di affrontarle. Ed è proprio in questo
equilibrio tra prudenza e determinazione che si può
leggere il vero stato di salute della transizione elettrica
nelle car policy italiane.
14 - Flotte&finanza - novembre 2025 www.flottefinanzaweb.it
www.flottefinanzaweb.it novembre 2025 - Flotte&finanza - 15
STRATEGIE
STRATEGIE
di Roberta Carati
Qui a fianco
CUPRA Terramar,
top di gamma
alla spina
da 272 Cv.
Nella stessa
foto, il Suv coupé
Formentor e la
Sportstourer Leon.
Nell’altra pagina,
Pierantonio
Vianello, direttore
CUPRA Italia.
CUPRA DRIVE WAY
AMORE VERO
Non ci sono mezze misure con un marchio anticonvenzionale come CUPRA.
Inserire in car policy Formentor, Leon e Terramar, per citare le più gettonate,
vuol dire attirare un pubblico giovane. E dover superare qualche scoglio
Un marchio molto giovane, CUPRA, che con i suoi
modelli anticonvenzionali e dal design audace ha
fatto breccia in un cliente che lo è altrettanto.
«Per chi ha acquistato o guida CUPRA», ci dice Pierantonio
Vianello, Brand Manager per l’Italia, «il noleggio è una
scelta naturale, una formula facile da comprendere».
F&F Qual è la vostra strategia?
››‰ Quando siamo nati, ufficialmente sette
anni fa, nei fatti soltanto cinque, il noleggio
in Italia era già una realtà affermata. La nostra
è una base clienti molto giovane, naturalmente
propensa al nuovo, e il noleggio a lungo
termine è parte integrante dell’offerta. Oggi
rappresenta l’area con la più alta penetrazione,
soprattutto tra privati e partite Iva, che sotto il profilo
della gestione sono assimilabili ai clienti privati.
«Le nostre auto
non sono
universali: o ti
piacciono o non
ti piacciono. Ma
chi le ama… le
ama davvero»
F&F Di che numeri stiamo parlando?
››‰ Su alcuni modelli arriviamo a punte del 70 per cento,
contratti di noleggio firmati direttamente in salone.
Ci siamo focalizzati sullo sviluppo della vendita al cliente
finale e alle partite Iva, solo successivamente abbiamo
iniziato a occuparci delle flotte, riuscendo a superare un
pregiudizio presente nelle car policy: le aziende avevano
una forte richiesta di CUPRA, soprattutto quelle con collaboratori
giovani, ma gli uffici acquisti tendevano a mantenere
una situazione consolidata. Il cambiamento è
qualcosa che a volte turba gli equilibri. Quando finalmente
siamo entrati nelle car policy, con una certa meraviglia
di chi le gestisce gli utilizzatori hanno iniziato a scegliere
CUPRA nella rosa delle vetture disponibili.
Le nostre auto non sono universali: o ti piacciono o non
ti piacciono. Ma chi le ama… le ama davvero.
F&F Un modello più di un altro?
››‰ Il modello più venduto in assoluto è il
Formentor, ma stiamo crescendo moltissimo
con Leon e con Terramar.
Leon, che fa parte di un segmento che sembrava
un po’ dimenticato, quello delle hatchback
e delle sportwagon, sta registrando crescite a
doppia cifra.
Per Terramar, essendo nuova, la crescita è fisiologica,
ed è proprio il noleggio che rende accessibile un’auto di
dimensioni più grandi e più costosa.
F&F Quali sono i punti di forza del noleggio CUPRA,
‘CUPRA Drive Way’?
››‰ L’allure di performance che contrasta con la ‘tristezza’
delle configurazioni in car policy.
Un tema che ci rende vincenti è che le nostre auto sono
già appetibili e belle come country setting. Con CUPRA
l’utilizzatore non rischia, e succede spesso con le auto
aziendali, anche di marchi prestigiosi, di ritrovarsi con
la versione che non si aspettava; e non deve mettere
mano al portafoglio per aggiungere optional.
Inserire CUPRA in car policy rompe gli equilibri, ma le
nuove generazioni spingono, hanno parametri diversi rispetto
alla mia e a quelle precedenti.
F&F Quanto è difficile vendere il noleggio in concessionaria?
››‰ Lo scoglio più alto riguarda proprio i venditori, è un
fatto culturale e comportamentale.
Siamo partiti dal PCP, formula che permette di finanziare
un acquisto con rate mensili contenute e una maxirata
finale. Il passo veramente difficile è stato arrivare al leasing
e al noleggio ma, soprattutto su alcuni modelli, erano
gli stessi clienti che optavano per il noleggio a lungo termine,
con una richiesta superiore alle attese.
Per questo abbiamo riorganizzato la forza vendita, perché
a ‘innaffiare la roccia non cresce nulla’. Negli ultimi quattro
anni - consideri sempre che siamo partiti in Italia a ottobre
2020, con il lancio di Formentor - abbiamo rinnovato il
team e formato i nostri CUPRA Master.
F&F Che ruolo ha il CUPRA Master?
››‰ Ha un compito di fondamentale importanza: introdurre
i clienti a un brand automobilistico che sfida il mercato,
essere il suo primo interlocutore in tutti i momenti
della Customer Experience offrendo un’esperienza indimenticabile.
Il CUPRA Master coinvolge i clienti attuali
e potenziali stimolando la conoscenza del brand attraverso
i social media e l’organizzazione di eventi, così
da creare una vera e propria CUPRA tribe.
Abbiamo fatto formazione continua, lavorando con
partner come Volkswagen Financial Services, e qui
giochiamo in casa, e partner esterni come Arval.
La rete conta oggi 140 venditori per un livello di penetrazione
buono ma non ancora pienamente soddisfacente.
Non abbiamo assegnato degli obiettivi,
esiste però un sistema bonus incentivante.
F&F C’è chi dice che il giovane non guida...
››‰ I giovani che non hanno la patente o che guidano
saltuariamente sono una minoranza circoscritta
ad alcune zone, però i guru dell’auto li identificano
come il nuovo trend, quindi dicono che i
giovani non guidano, che usano solo il car sharing…
Io penso che non sia assolutamente vero: c’è un forte
bisogno di mobilità nelle nuove generazioni. Il problema
siamo noi che non comunichiamo nel modo corretto,
che non diamo loro la possibilità di identificarsi in un
prodotto o in un servizio finanziario.
Il noleggio, essendo ‘a scaffale’, è una delle soluzioni più
semplici: meno vincoli, costi certi (canone mensile fisso,
senza sorprese o costi extra), servizi inclusi.
F&F Anche l’assistenza?
››‰ Con diversi livelli a partire dalla manutenzione ordinaria.
Il cliente lo assistiamo in tutte le
sue esigenze.
F&F Avete una business
unit dedicata?
››‰ Abbiamo una struttura
flotte CUPRA con un responsabile
senior, due key account
manager che seguono
direttamente le grandi
aziende o assistono i concessionari
per i big deal, e
un collaboratore in sede che
gestisce servizi, rent-a-car,
accordi speciali e progetti con
partner come Horizon.
Siamo snelli, ma i volumi li
facciamo.
16 - Flotte&finanza - novembre 2025
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novembre 2025 - Flotte&finanza - 17
EVENTI
Cliente di chi?
Prepararsi all’Intelligenza Artificiale
EVENTI
SERVICE DAY
Al vostro
servizio
Oltre tremila i partecipanti all’edizione 2025
dell’evento sul post-vendita realizzato da
Quintegia su un’idea di AsConAuto. A Verona
si sono dati appuntamento concessionari,
noleggiatori, rappresentanti delle Case auto,
meccatronici e carrozzieri: mai come oggi
l’assistenza è un business che genera valore
di Tiziana Altieri e Roberta Carati
Su 40 milioni di auto circolanti nel nostro Paese, più di 1 milione
e 200mila sono a noleggio. Soltanto 3 su 100, ma è un parco
giovane (sotto i 4 anni) e in costante crescita (Aniasa stima
che nel 2025 varrà il 30 per cento dell’immatricolato).
«Le aziende di noleggio», ha chiarito il CEO di Quintegia
Tommaso Bortolomiol introducendo il convegno ‘Il puzzle delle
flotte: ruoli, tensioni e strategie condivise’, «chiedono servizi di
post-vendita semplificati nei processi, tempestivi, efficaci. Si
aspettano un’accettazione diversa e spazi dedicati». Lo conferma
Fabio Repossi, Fleet Specialist di SAL: «La scelta del fornitore
è fatta prevalentemente sul territorio, per garantirci una
risposta veloce quando dobbiamo riparare un veicolo. Ma
poche officine hanno i requisiti per supportarci». Ne sa qualcosa
l’AD di Rasotto Flotte, Stefano Rasotto, che si è strutturato per
«garantire alle società di noleggio gli standard richiesti prestando,
nello stesso tempo, molta attenzione all’utilizzatore del veicolo.
Il cliente è per definizione chi paga, quindi la società di renting
con cui sottoscriviamo il contratto, ma è l’utilizzatore che si
pone come cliente e cliente non è».
Un difficile triangolo, per dirla con il presidente Federauto
Massimo Artusi, «quello tra il noleggiatore che ha un rapporto
diretto con l’utilizzatore della vettura ma dialoga con difficoltà
e in modo frammentato con chi quella vettura l’assiste». Rilancia
Alberto Viano, presidente Aniasa, sottolineando che «l’utilizzatore
di un’auto a noleggio mette molta pressione sull’officina, più
che se guidasse un’auto di proprietà». Secondo Artusi «bisogna
trovare il modo di aprire un tavolo di confronto; l’obiettivo è che
da questa opportunità - per i noleggiatori di noleggiare, per noi
concessionari di dare servizi di assistenza - nascano gli equilibri
necessari alla sopravvivenza di tutti. Sono mercati competitivi,
ma più che vederci come concorrenti dovremmo puntare a un
partenariato costruttivo». Replica Viano: «Capisco i timori dell’imprenditore
che di fronte al noleggio che cresce, e con quella
capacità di negoziazione, vede i suoi margini comprimersi. Ma
non sarà sempre così, lo insegna l’evoluzione dei settori merceologici.
E comunque, la competizione oggi ha un chiaro vincitore:
l’utilizzatore». Cliente di chi noleggia, cliente di chi ripara.
L’intelligenza artificiale non è più una sconosciuta: oggi è una tecnologia pienamente
integrata nei sistemi, nei servizi e nei dispositivi che utilizziamo ogni giorno, spesso
senza nemmeno accorgercene. All’appuntamento ‘IA e post-vendita: tra innovazione
e pragmatismo’, il dibattito si è concentrato su come l’IA possa generare valore
reale e su come sia possibile adattarla a modelli aziendali differenti.
«Quando si parla di intelligenza artificiale», ha spiegato Irene Di Deo, ricercatrice Senior
dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, «è importante distinguere
tra le soluzioni human-demand e quelle data-demand». Le prime, come ChatGPT, sono progettate per interagire direttamente con
le persone, rispondendo a domande, esigenze e stimoli creativi. Il loro obiettivo è comprendere e generare linguaggio naturale, offrendo
supporto immediato e personalizzato. Le seconde, invece, nascono a partire dai dati interni delle organizzazioni - come documenti,
sistemi CRM, ERP, database - e si concentrano sulla valorizzazione del patrimonio informativo. Non mirano tanto al dialogo con
l’utente quanto all’analisi e alla gestione efficiente dei dati per ottimizzare processi e decisioni. «Queste ultime», ha precisato Di Deo,
«si adattano meglio alle organizzazioni di maggiori dimensioni, che dispongono delle risorse per investire in tecnologie proprietarie
e infrastrutture dedicate». Guardando al futuro, la ricercatrice ha sottolineato che l’IA porterà cambiamenti profondi entro i prossimi
6-10 anni, ma ha anche invitato alla prudenza: «Attenzione, non è magia. È una tecnologia potente, ma richiede conoscenza, metodo
e un percorso di implementazione consapevole». In altre parole, il momento di cominciare a lavorarci è adesso.
Non siate dinosauri
«Parliamo sempre dei conti, ma dove non c’è soddisfazione c’è
rischio. La customer experience è un costo solo quando è scadente».
Lo ha detto Charles Mills, CEO di ROAR CX e consigliere
di amministrazione di Quintegia, invitando i partecipanti al workshop
‘Customer Centricity: non è un’idea, è un modello di business’
a spostare lo sguardo dai bilanci al cliente. In officina, per
esempio, «se l’attesa è troppo lunga il cliente si sente ignorato»,
idem «se l’elenco degli interventi è riportato in fattura ma è mancata
la spiegazione a voce», o ancora, e qui il malcontento diventa
irritazione, «se può prendere l’appuntamento online ma poi riceve
una mail o una telefonata per spostarlo». Per Mills una buona
customer experience è «la migliore difesa dei ricavi».
Concetto che Ilenia Vidili, formatrice e autrice di Journey to
Centricity, ha espresso con la formula C.A.R.E. «I pilastri sono la
Connessione, ovvero la capacità di anticipare il cliente nei suoi bisogni;
l’Affidabilità, che vuol dire rimuovere gli eventuali intoppi di
un servizio perché il consumatore non è disposto a perdere tempo
per un malfunzionamento di cui non ha colpa; Riconoscimento, e
cioè far capire al cliente con i fatti che di lui ci importa davvero;
infine l’Empatia, la competenza più
sottovalutata del business, purtroppo».
Il cambiamento inizia dai piccoli
dettagli, «basta migliorare dell’1 per
cento ogni giorno. Restare focalizzati
solo sulla vendita iniziale tradisce
una mentalità da dinosauro,
quindi destinato a estinguersi».
50 sfumature di sprechi
Il riferimento a ‘50 sfumature di grigio’
di E. L. James non è stato solo
un modo per catturare l’attenzione
al workshop ‘Ridurre gli sprechi per
aumentare la redditività’.
Fabrizio Cotza, AD di Imprenditori
Sovversivi, ha contato in 50 le inefficienze
che si annidano nei service.
50 è anche «la percentuale di
sprechi che non creano alcun valore. I più pericolosi
sono quelli intangibili; poi ci sono i piccoli conflitti interni
che impattano tantissimo sull’efficienza. Se c’è tensione
il cliente la percepisce». Come creare un ambiente di lavoro
sereno? Premesso che, in media, il 20 per cento dei
dipendenti ha un atteggiamento positivo, un altro 20 negativo
e ben il 60 per cento neutro, quindi influenzabile,
Cotza suggerisce di «dare responsabilità a quel 20 per
cento affidabile, saprà trascinare i neutri».
Un altro punto chiave è la formazione: «Aiutare i collaboratori
a diventare sempre più bravi è una vostra responsabilità.
La demotivazione produce sprechi, quindi coinvolgeteli,
premiateli, e non dimenticate la pacca sulla spalla».
Infine, attenzione al target clienti: «Smettete di prendere
tutti. Puntate al cliente altospendente (ma sappiate che
il grosso della clientela tende al basso costo)? I vostri
collaboratori dovranno essere eccellenti e la vostra cultura
aziendale eccelsa».
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novembre 2025 - Flotte&finanza - 19
EVENTI
PAGAMENTI
DIGITALI
Attrarre e trattenere i talenti
Tre ruoli, lo stesso obiettivo
Risorse umane qualificate e motivate contribuiscono in
modo determinante alla qualità del servizio post-vendita: un
aspetto che nessun imprenditore dovrebbe trascurare. Di
questo si è discusso durante il workshop ‘Percorsi di crescita
del proprio team: una leva concreta oltre il recruiting’.
«È necessario», ha ricordato Fabio Barbisan, Chief Operating
Officer di Quintegia, aprendo la sessione, «mappare le attitudini
di ciascun lavoratore e creare percorsi di crescita personalizzati,
ricordando che il talento si
cerca ma il potenziale si coltiva».
Barbisan ha sottolineato, inoltre,
che non si può avere un team composto
solo da ‘campioni’: servono
figure diverse, con abilità complementari.
«Il recruiting», ha aggiunto,
«va fatto anche ‘dentro’ l’organizzazione,
perché è lì che spesso si
nascondono le persone giuste per il posto giusto».
«Quando abbiamo creato la rete PartsPlus», ha portato la
sua esperienza Alessio Franco, PartsPlus Director di Ford
Italy, «non abbiamo selezionato i migliori talenti disponibili
ma quelli più adatti al lavoro da svolgere». Sono poi stati organizzati
contest e dinamiche games & fun che hanno facilitato
le relazioni tra manager e collaboratori incrementando
motivazione e lavoro di squadra.
Federico Vigorelli Porro, coordinatore Scientifico Master in
Strategic L&D della 24Ore Business School e CEO di Choralia,
ha evidenziato l’importanza della leadership: «Il 75 per cento
dei dipendenti che lascia un’azienda cita come motivo principale
una leadership inefficace (ricerca Gallup). Per evitare
turnover è fondamentale creare una cultura positiva in officina,
riconoscere e combattere le abitudini tossiche. La sostituzione
di un collaboratore costa mediamente oltre 12.000
euro, e molto di più se riguarda posizioni apicali».
Vigorelli Porro ha fornito anche indicazioni su come relazionarsi
con la Generazione Z, che spinge le aziende a ripensare
molte convinzioni sul lavoro: «È una generazione più distaccata
e propensa al cambiamento, che dà grande importanza
a cultura e immagine aziendale. Le domande principali che
si pone sono: chi è il mio manager? Che clima c’è sul lavoro?
Come vengo accolto? Che prospettive ho? Ogni momento
deve diventare un’occasione di crescita». Questo vale ancora
di più per i meccatronici, professione che fa i conti con un
calo di ‘vocazioni’: in Italia il 70,8 per cento delle posizioni è
difficile da coprire, contro una media nazionale del 45.
È Toyota la Casa che più ha saputo distinguersi nel supporto
ai propri concessionari sul fronte post-vendita: ha ottenuto
infatti un punteggio di 3,93 su 5 davanti a BMW e Suzuki. Risulta
dalla DealerSTAT Service condotta da Quintegia e presentata
a conclusione del workshop ‘Tre ruoli, un obiettivo: direttore
generale, service manager e direttore post vendita a confronto
su qualità, innovazione e customer experience’.
Tanti i punti in comune nelle testimonianze di Angelo Tagliati,
direttore generale di Rinaldi, e Federico Brumana, Service
Manager di Saottini Auto, entrambe concessionarie del Gruppo
Eurocar Italia. Tagliati, agli inizi della carriera «ragazzo di fiducia»
e oggi ai vertici perché «mi hanno lasciato spazio per crescere»,
ritiene che per operare nel service occorrano «doti di comunicazione
e di leadership oltre alla capacità di gestire i processi».
«La fase di selezione richiede attenzione massima», osserva
Brumana, «non è una scienza esatta».
Da male necessario a componente integrante della redditività
del business, il service è anche un settore dove le competenze
sono trasversali «e dove non è raro», commenta Tagliati, «che
qualcuno cambi mansione, passando per esempio dal service
al sales». Qui si apre un altro capitolo. Secondo lo studio di
Quintegia After-sales Navigator, titolari e service manager non
sempre sono allineati sulle leve da potenziare. Alla domanda
di Tommaso Bortolomiol, CEO di Quintegia, su come si possa
«abbattere la barriera ‘immaginaria’ tra vendita e post-vendita»,
la risposta del Service Manager di Saottini Auto si condensa
in una parola, anzi, nella «prima regola:
il rispetto. Poi c’è la messa sul tavolo
delle difficoltà quotidiane ma, alla base,
c’è il rispetto reciproco». «E la cultura
del dato. Come gli altri manager della
prima linea», sottolinea il direttore generale
di Rinaldi, «il service manager
ha accesso alla reportistica, al bilancio,
partecipa alla vita dell’azienda».
Intervistato da Alberto Bet, Innovation Director di Quintegia,
l’After Sales Business & Quality Director Renault Group Italia
Mario De Risi ha riportato la sua esperienza ultraventennale:
«Mi sono imbattuto in super tecnici, nel bravo accettatore, nel
capofficina evoluto... Per sviluppare il business il titolare deve
delegare l’attività del post-vendita a un manager che abbia leadership,
perché l’interazione quotidiana tra un service manager
e la sua squadra è enorme». Poi un consiglio: «È un mondo
che tende a essere ripetitivo, servono curiosità, coraggio, lungimiranza,
per non limitarsi a gestire oggi ma evolvere domani».
AUFINITY
Il cliente è pronto
Aumenta la propensione dei clienti
per i pagamenti in modalità digitale.
Tocca ai concessionari adeguarsi
Usiamo con disinvoltura carte di credito e bancomat,
meno di frequente in concessionaria. Eppure,
come attesta il Report sul Consumatore 2025 realizzato
da Aufinity Group in collaborazione con Quintegia
su un campione di 4.448 clienti, «il 70 per cento, valore
che sale al 75 per il cliente business, è propenso a pagare
in modalità digitale tagliandi e interventi di manutenzione
ordinaria. Il 50 per cento», sottolinea il Country Manager
di Aufinity Italia, Paolo Procacci, «apprezza in particolare
la possibilità di pagare ovunque e in qualunque momento,
il 42 per cento la velocità, il 40 per cento la sicurezza e la
trasparenza nella gestione delle transazioni, il 35 per
cento la maggiore flessibilità nella scelta del metodo».
Detto in altre parole, gli acquirenti sono già pronti, sta ai
dealer adeguare i processi.
C’è anche chi paga prima
Un altro dato significativo che emerge dall’indagine riguarda
la disponibilità, espressa in modo netto dal 37 per cento
degli intervistati, il 44 per cento dei clienti business, a
pagare in anticipo (via app, con bonifico istantaneo, carta
di credito...). Un dato che trova riscontro nel 31 per cento
dei clienti dei concessionari che utilizzano la piattaforma
sviluppata dalla fintech che paga prima di ritirare il veicolo
acquistato o affidato alle cure dell’officina. In questo modo
si riduce il tempo dedicato alla riconciliazione amministrativa
e si migliorano i flussi di cassa.
Cresce anche l’interesse per i pagamenti flessibili, la rateizzazione
in primis, opportunità ritenuta importante
dal 64 per cento del campione e colta dal 15 per cento
degli automobilisti per la manutenzione del veicolo.
«Non si tratta soltanto di tecnologia, ma di un nuovo
patto di fiducia tra dealer e clienti», sottolinea il Country
Manager. «Il pagamento digitale elimina frizioni, aumenta
la trasparenza e libera tempo prezioso, trasformando
la transazione in un’esperienza di valore. Per officine e
concessionarie è una leva strategica per migliorare efficienza
e redditività, grazie a un cashflow più prevedibile
e a processi più snelli e automatizzati. Non solo: come
evidenzia il Report sul Consumatore 2025, la gestione
digitale dei pagamenti è ormai parte integrante della customer
experience post-vendita, contribuisce a rafforzare
la relazione con il cliente e offre una libertà di scelta sempre
maggiore».
Aufinity è tecnologia e servizio, accompagna infatti il
concessionario a partire dalla fase di attivazione. Tra
marzo e ottobre la fintech ha già gestito, in Italia, oltre
15mila transazioni per 20 brand automobilistici. Tempo
medio di completamento di un processo: due ore.
Quali di questi servizi sarebbe disposto
a pagare con una modalità digitale?
Tagliando/
manutenzione
ordinaria
Caparra per acquisto
veicolo
Saldo per acquisto
veicolo
Riparazioni
straordinarie
Noleggio di un veicolo
Nessuno di questi
15%
13%
42%
45%
39%
41%
36%
41%
28%
37%
70%
75%
Privati
Business
Paolo Procacci,
Country Manager
di Aufinity Italia.
I clienti
business
mostrano una
propensione al
digitale
più elevata
rispetto ai
diversi servizi.
In particolare,
per il noleggio
l’interesse al
pagamento
digitale risulta
superiore del
+9% rispetto ai
clienti privati.
20 - Flotte&finanza - novembre 2025
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novembre 2025 - Flotte&finanza - 21
INTERVISTA
INTERVISTA
BIAGIO PETRAROLO
CI PENSIAMO NOI
Dall’esperienza maturata nell’automotive, l’azienda pugliese si propone come un partner
unico capace di integrare noleggio, vendita e consulenza per vetture, veicoli commerciali
e truck. Obiettivo: semplificare e ottimizzare la mobilità delle imprese
di Roberta Cannone
Nell’arco di oltre venticinque anni di carriera trascorsi
tra concessionarie e case costruttrici
(Iveco, Mercedes-Benz e MAN), ricoprendo ruoli
che vanno da venditore ad amministratore delegato e incarichi
manageriali di primo piano in Italia ed Europa,
Biagio Petrarolo ha sviluppato una visione chiara: nel settore
dei veicoli commerciali e industriali mancava un attore
capace di unire sotto un’unica regia mobilità, noleggio,
vendita e consulenza. Una visione che nasce dall’esperienza
personale, maturata tra Puglia, Lombardia, Lazio
e diverse capitali europee, che si concretizza al suo rientro
a casa, a Bari nel 2016, quando intuisce che il modello
dell’agenzia, già consolidato nel mondo del noleggio auto,
può diventare l’asso nella manica del settore truck e van.
Da quell’intuizione, alla fine del 2020, prende forma un
progetto pionieristico: creare una struttura capace di offrire
al cliente un’unica interfaccia per la gestione di auto,
furgoni, camion e semirimorchi, integrando nel processo
partner, allestitori, costruttori e noleggiatori.
La crescita è rapida: arrivano i primi mandati, nasce una
sede fisica da 5.000 metri quadrati a Corato, il team si
amplia, il portafoglio dei marchi rappresentati si diversifica.
Oggi l’azienda Petrarolo & Co. è tra le realtà consulenziali
più dinamiche nel settore della mobilità B2B
del Centro-Sud, in grado di servire trasportatori, logistiche,
GDO e aziende strutturate con un modello ‘phygital’,
fisico e digitale, unico nel suo genere.
F&F Com’è strutturato il servizio di noleggio, vendita
e consulenza?
››‰ Il funzionamento si basa su un modello di agenzia
evoluta, che gestisce l’intero processo per conto del
cliente. La struttura intercetta le esigenze direttamente
presso le aziende, elabora la soluzione più adatta selezionando
il partner giusto, che sia noleggiatore, costruttore
o allestitore, e coordina tutte le fasi operative.
Il valore aggiunto risiede nel fatto che il cliente può concentrarsi
sul proprio business, delegando a noi la parte
tecnica, amministrativa e operativa legata ai mezzi. La
consulenza diventa quindi un ponte tra i vari attori del
settore, con un approccio differente da quello della concessionaria
tradizionale.
F&F Com’è composta la flotta e che tipo di servizi
offrite?
››‰ La struttura non possiede un parco mezzi proprio,
ma ospita all’interno dei 5.000 metri quadrati della nostra
prima sede di Corato i veicoli dei partner con cui lavoriamo,
dai furgoni ai camion fino ai semirimorchi refrigerati.
L’azienda opera in modalità ‘phygital’, combinando
la presenza fisica dei mezzi con la consulenza digitale
e diretta presso il cliente. Offriamo servizi completi di
noleggio a breve, medio e lungo termine, vendita conto
terzi, intermediazione commerciale e gestione del postvendita.
In questo modo il cliente ha sempre una gamma
completa di soluzioni, senza dover interfacciarsi con
soggetti diversi.
F&F Qual è la durata media dei contratti di prima
fornitura?
››‰ Per i veicoli industriali e i semirimorchi la prima fornitura
avviene quasi sempre attraverso contratti brevi o
medi, dai 6 ai 12 mesi, una formula pensata per permettere
al cliente e al fornitore di conoscersi senza vincoli
eccessivi. Nel mondo auto, invece, il noleggio a lungo
termine è ormai una prassi consolidata, con durate da
36 a 60 mesi. Per furgoni, camion e rimorchi la divisione
è equilibrata: circa metà del business ricade sul
breve/medio termine e metà sul lungo, in funzione della
natura dell’attività.
F&F Quali sono i brand con i quali operate maggiormente?
››‰ Il percorso ha portato all’acquisizione di mandati di
grande rilevanza: Horizon Automotive per le auto, CGT
Trucks per i camion, VRent per i furgoni refrigerati, TIP
per i semirimorchi e Ford Truck Italia, di cui siamo gli unici
agenti ufficiali sul territorio nazionale. La rete si espande
inoltre con le collaborazioni attive con i concessionari locali
come Iveco. Questo consente di ampliare ulteriormente
l’offerta e garantire una copertura completa.
F&F Qual è il feedback sull’elettrico?
››‰ Nel trasporto pesante la richiesta è molto bassa,
intorno all’1 per cento. Solo realtà particolarmente lungimiranti
o piccole aziende che operano nella distribuzione
last-mile iniziano a valutare alternative elettriche.
Noi insistiamo nel proporre soluzioni sostenibili, anche
quando non richieste, perché riteniamo che la transizione
debba partire dai grandi committenti. Le difficoltà principali
riguardano l’assenza di infrastrutture e la mancanza
di volontà delle grandi organizzazioni a investire.
F&F Chi è il cliente e quali sono i vostri punti di forza
nella gestione delle sue esigenze?
››‰ Il target principale è quello B2B medio-grande, in
particolare aziende di logistica e di trasporto, GDO e imprese
dell’edilizia. Il punto di forza è l’offerta al cliente di
un’unica regia che sappia interpretare le sue esigenze,
coordinando costruttori, noleggiatori e allestitori.
Il cliente non deve spostarsi o cercare fornitori: è l’agenzia
a raggiungerlo, costruendo la soluzione più efficiente.
L’approccio consulenziale permette di instaurare
rapporti duraturi e di diventare un vero
partner operativo, più che un semplice intermediario
commerciale.
F&F Come immagina l’evoluzione dei vostri
servizi nei prossimi anni?
››‰ L’obiettivo è di consolidare il modello dell’agenzia
multimandato, che funziona perché è il cliente a
decretarne l’efficacia. La nostra visione è
quella di diventare sempre più un punto
di riferimento non solo per la
mobilità ma anche per gli aspetti
gestionali. Per questo stiamo lavorando
alla creazione di una divisione
Corporate Finance &
Legal dedicata ai servizi di controllo
di gestione, compliance,
contrattualistica e assistenza
sui temi normativi.
Parallelamente, guardiamo
allo sviluppo di servizi onthe-road
più avanzati, come
l’invio del veicolo sostitutivo
direttamente sul luogo del
fermo, e alla creazione di
una piattaforma integrata
che raccolga l’offerta di
tutti i partner.
Biagio Petrarolo,
classe 1969, è fondatore
e CEO di Petrarolo & Co.
22 - Flotte&finanza - novembre 2025
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EVENTI
EVENTI
#FORUMAUTOMOTIVE
10 anni
in pista
Si ingrossano le fila del movimento di opinione di
Pierluigi Bonora restando fedeli allo stesso principio
da dieci anni: alle parole devono seguire i fatti
di Giorgia Rocca
Bastano i numeri - oltre tremila vittime nel 2024 - a
dire dell’urgenza di migliorare la sicurezza stradale.
All’appuntamento autunnale con #FORUMAutomotive,
dopo la consegna a Vanni Oddera del premio
Cuore&Motori e diverse testimonianze sul tema dell’inclusione
e delle terapie che consentono di far vivere la passione
della mobilità anche alle persone non normodotate, spazio
al dibattito su ‘Strade pericolose, cresce l’emergenza. Le
regole per pedoni, ciclisti e per chi utilizza i monopattini’.
Dove regole è parola chiave nella lettura di Carlotta Gallo
(Polizia Stradale Lombardia): «C’è un’insofferenza per le
CUORE ACROBATICO
Le evoluzioni su due ruote di Vanni Oddera nelle
corsie di ospedale sono un acceleratore della
guarigione. A lui, il freestyle motocross che porterà
la fiamma olimpica ai Giochi di Milano-
Cortina, è andato il Premio ‘Cuore&Motori’ di
#FORUMAutoMotive. «Della mototerapia», ha
detto il neonatologo Guido Pellegrini, «beneficiano
i ragazzi ricoverati e le loro famiglie; è una
terapia che si integra pienamente con quella
medica». Con l’approvazione della Legge n. 210 del
dicembre 2024, la mototerapia è entrata ufficialmente
tra le terapie complementari riconosciute in Italia.
regole del Codice della Strada difficile da capire, perché le
regole tutelano la vita umana». È d’accordo Toni Purcaro
(Dekra Italia): «Gli incidenti accadono non perché non funzionano
gli Adas ma perché non vengono rispettate le regole
di base». Pietro Meda (Automobile Club Milano) sottolinea
la «necessità di far convivere le diverse forme di
mobilità», ma anche che «Milano ha un problema di gestione
dei rider, che girano con mezzi fuorilegge, non omologati.
Dovremmo confiscarli». Fermo restando che il rispetto
delle regole si insegna, Lucia Vecere (Aci) osserva
che «sull’obbligatorietà dell’ora di educazione stradale ogni
due anni pensiamo di aver trovato ascolto presso i parlamentari
ma la verità è che siamo fermi». Se formare i giovani
è un imperativo, non è meno importante che «gli adulti e
gli over 65 si aggiornino: gli automobilisti», dice infatti
Cesare Galbiati (Unasca), «sono certi delle loro conoscenze
ma oggi viaggiano su strade con nuovi attori».
Per il cicloattivista Simone Lunghi «i vituperati monopattini,
così come le biciclette, sono l’altro modo di girare la città»,
mentre Andrea Giaretta (Dott) rileva i «zero morti della micromobilità
in sharing» e sottolinea che «Dott traccia, localizza
e limita la velocità dei monopattini».
La mattinata si chiude con le riflessioni dell’ex questore
oggi consulente alla Presidenza del Consiglio del
Dipartimento per le Politiche Antidroga Antonio
Pignataro. Netto il suo «no a tutte le droghe, cannabis
compresa, responsabili di moltissimi incidenti stradali
oltre che dell’80% dei reati commessi in Italia».
Green deal, servono fatti
Fare in modo che a Bruxelles dalle parole si passi rapidamente all’azione. Pena il ‘game over’
del sistema automotive europeo. Ecco cosa è emerso nell’Eurotribuna Politica di #FORUM
Pierluigi Bonora ha ricevuto accuse di negazionismo
e critiche di ogni genere, ma «la realtà dei
fatti ci sta dando ragione». Il riferimento è al
Green deal, o meglio, al dietrofront in atto a Bruxelles
su cui si è sviluppata l’Automotive Eurotribuna Politica
del pomeriggio. Base di partenza i dati AlixPartners
esposti da Emanuele Cordone, secondo cui sono previste
una flessione del 2% del mercato europeo dell’auto
nel 2025 e una modesta crescita negli anni successivi,
mentre i costruttori cinesi continuano a guadagnare
terreno con una quota che dall’8% del 2024 salirà al 13
nel 2030. Niente di nuovo rispetto all’elettrico: l’Italia è
sempre fanalino di coda e Bev e Phev pesano per il 10%.
Le domande della filiera
Interviene a più riprese Maria Rosa Baroni (NGV), che
chiede di «inserire il biometano tra le motorizzazioni a
zero emissioni» e annuncia di stare «valutando di andare
a febbraio con camion e auto davanti al Parlamento europeo.
Serve una protesta forte». Si accoda Matteo
Cimenti (Assogasliquidi): «Le posizioni delle associazioni
sono allineate: se le auto non si comprano, protestare
a Bruxelles diventa una risposta concreta». Per Roberto
Vavassori (Anfia) occorre «decidere oggi la possibilità
di rinviare di 5 anni la scadenza del 2035 e di prevedere
una quota di almeno il 25% di veicoli non elettrici anche
dopo». Replica Andrea Cardinali (Unrae): «Continuare
a spostare la data è fare melina; le Case automobilistiche
chiedono chiarezza in una direzione o nell’altra per poter
pianificare investimenti di milioni di euro». Secondo
Fabio Pressi (Motus-E), «il problema non è l’elettrico,
ma che i produttori cinesi risultano più competitivi». Per
Gianni Murano (Unem) «la domanda di energia è tale
che c’è spazio per tutti. Neutralità tecnologica è libertà
tecnologica». Schietto Simonpaolo Buongiardino
(Federmotorizzazione): «È una questione di politica,
peggio ancora, di poltrone. Von der Leyen è stata eletta
con il voto di 5 Stelle e Verdi che non la seguirebbero
se smettesse di sostenere il Green deal».
Le risposte della politica
Prevedibilmente, i politici in sala e in collegamento si
dividono. Lapidario Carlo Fidanza (Fratelli d’Italia): «La
commissione europea sta consegnando il mercato alla
Cina. Bisogna revocare il bando del 2035». Non è da
meno il compagno di partito Fabio Raimondo: «Le scelte
folli mascherate da politiche ambientali sono i fallimenti
di politiche industriali. Usciamo dall’ipocrisia, firmiamo
per il rinvio del Green deal». Paolo Borchia (Lega) prende
atto «che oggi molti di quelli che hanno avallato il Green
deal stanno cambiando idea. Ci auguriamo di fare presto
passi in avanti a livello europeo in direzione della revisione
dei regolamenti». Strenuo sostenitore del principio
di neutralità tecnologica, Guido Guidesi (Lega) teme
che «il prossimo dialogo strategico sia tardivo per il mercato
automotive». Massimiliano Salini (PPE) è più possibilista:
«Non esistono le condizioni abilitanti per attivare
una transizione elettrica nei modi e nei tempi individuati
e questo sarà recepito nella proposta di revisione che
vedrà la luce tra la fine del 2025 e gli inizi del 2026».
24 - Flotte&finanza - novembre 2025
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SICUREZZA
STRADALE
SICUREZZA
STRADALE
di Giacinta Moraschi
Alexandre Didoné
è Account
Executive Fleet
di Mobilisights,
unità di business
Data-as-a-Service
del Gruppo
Stellantis.
MOBILISIGHTS
I DATI SALVANO
Prevenire gli incidenti grazie a insight concreti. Alexandre Didoné ci spiega
che cosa significa «mettere i dati al servizio della sicurezza, passando da
un approccio reattivo a uno predittivo». L’obiettivo: Zero Vittime sulle strade
perseguito a livello europeo
e nazionale di azzerare il numero
delle vittime di incidenti stra-
L’obiettivo
dali, ha un valido alleato in Mobilisights,
la business unit di Stellantis dedicata al
potenziamento dell’attività di Data-as-a-
Service. «Crediamo che la chiave stia nei
dati», spiega Alexandre Didoné, Account
Executive Fleet. «Oggi i veicoli generano
una quantità enorme di informazioni che,
una volta accessibili, possono aiutare enti
pubblici, aziende e assicurazioni a comprendere
meglio i comportamenti alla guida,
individuare i punti a rischio e pianificare interventi
mirati sulla rete stradale. Mettere i dati al servizio della
sicurezza ci permette di passare da un approccio reattivo
a uno predittivo: prevenire gli incidenti prima che accadano,
grazie a insight concreti. È un percorso che richiede
collaborazione tra pubblico e privato, ma i risultati possono
davvero fare la differenza».
F&F Il parco circolante italiano continua a crescere
ma è sempre più vecchio (13 anni di media nel
2024). Quanto possono realmente incidere sulla sicurezza
stradale gli ancora pochi veicoli connessi?
››‰ La percentuale di veicoli connessi sulle strade è in
crescita e questo utilizzo sempre più diffuso
sta già fornendo dati preziosi per
identificare le aree ad alto rischio, analizzare
i comportamenti di guida e supportare
decisioni più informate da parte
delle autorità pubbliche, delle compagnie
assicurative e dei gestori di flotte.
Nei prossimi anni, con la diffusione sempre
maggiore dei veicoli connessi, il potenziale
crescerà esponenzialmente. Più
auto connesse significa più informazioni
e, di conseguenza, analisi sempre più
precise e dettagliate.
F&F In quanto sussidiaria Data-as-a-Service di
Stellantis, Mobilisights ha accesso ai dati telematici
di 14 marchi. Quali sono le soluzioni a misura di
flotta auto, lcv o mista?
››‰ L’accesso ai dati consente di ottimizzare le operazioni
delle flotte in diversi modi: grazie alle informazioni
provenienti direttamente dagli OEM è possibile monitorare
lo stato dei veicoli, pianificare la manutenzione programmata,
anticipare eventuali problemi ed effettuare
interventi predittivi prima che piccoli guasti si trasformino
in fermi macchina costosi.
Questo approccio riduce i tempi di inattività e i costi di
manutenzione, contribuendo a un minor costo totale di
proprietà (TCO). Allo stesso tempo, i dati aiutano a migliorare
la sicurezza dei conducenti e a supportare strategie
di sostenibilità: analizzando in tempo reale i comportamenti
di guida e i percorsi, le flotte possono
ottimizzare i tragitti, ridurre il consumo di carburante e,
di conseguenza, l’impronta di CO 2 .
In sintesi, i dati in tempo quasi reale diventano
un potente abilitatore di operazioni di flotta più
sicure, efficienti e rispettose dell’ambiente: una
leva concreta per un futuro della mobilità più intelligente
e sostenibile.
F&F Che ruolo svolgono i dati nella prevenzione
degli incidenti? Può farci degli esempi
concreti?
››‰ I dati svolgono un ruolo cruciale: analizzando
in tempo quasi reale parametri come velocità, frenate brusche,
accelerazioni improvvise o manovre aggressive, è
possibile individuare pattern di rischio e intervenire tempestivamente,
non più in modo reattivo ma proattivo.
Per esempio, i gestori di flotte possono utilizzare questi
insight per fornire ai conducenti un feedback mirato, con
l’obiettivo di migliorare le abitudini di guida, ridurre i danni
ai veicoli e contenere i costi assicurativi.
In questo modo è possibile rilevare immediatamente
eventuali comportamenti anomali o situazioni di pericolo
e rendere le decisioni più rapide e precise, contribuendo
concretamente a rendere le strade più sicure.
F&F C’è il rischio che chi guida un veicolo tecnologicamente
avanzato si distragga più facilmente?
››‰ La tecnologia a bordo può rappresentare una fonte
di distrazione se non è progettata o utilizzata correttamente.
Tuttavia, i sistemi avanzati di assistenza alla
guida aiutano a ridurre il rischio di errori grazie ad avvisi,
segnalazioni e funzioni di sicurezza, mantenendo alta
l’attenzione sulla strada. I dati elaborati da Mobilisights,
invece, non distraggono il conducente: le informazioni
vengono trasmesse in background senza alcuna interazione,
monitorando le condizioni del veicolo senza richiedere
l’attenzione o l’intervento della persona al volante.
Mobilisights immagina un mondo “più intelligente”
grazie ai dataset dei veicoli connessi. Con le soluzioni
di IA sempre più diffuse, l’intelligenza dell’uomo
quanto vale?
››‰ I dati di Mobilisights costituiscono una base preziosa
per l’analisi a valle e il processo decisionale. L’intelligenza
artificiale aiuta a interpretare questi dati, ma il vero valore
risiede ancora nelle persone: sono l’esperienza e il giudizio
umani che trasformano le informazioni in azioni e
soluzioni concrete, sicure ed efficaci. In questo senso,
la tecnologia funge da facilitatore, fornendo strumenti
e approfondimenti, ma sono le persone a dare direzione
e significato alle informazioni raccolte.
COMBINAZIONE VINCENTE
È di poche settimane fa l’annuncio della
partnership tra Mobilisights e OCTO,
leader globale nel settore della telematica.
«Integrando i dati nativi dei veicoli
connessi di Stellantis con le capacità
di analisi telematica di OCTO», entra
nei dettagli Alexandre Didoné, «sarà
possibile ottenere insight concreti per
migliorare la sicurezza dei conducenti,
rilevare e ricostruire incidenti in maniera
più accurata e ottimizzare la gestione delle flotte».
Detto in altre parole, le società di noleggio potranno ridurre i rischi e i costi
operativi, semplificare i processi di gestione degli incidenti e offrire un servizio
più affidabile ai propri clienti. «Questa partnership con Mobilisights», è il commento
di Enrico Leopardi, Chief Commercial Officer OCTO, «rappresenta una
pietra miliare nella nostra missione di migliorare la mobilità connessa. I dati
dei veicoli di Stellantis, combinati con i nostri strumenti di analisi e modellazione
del comportamento di guida, consentiranno la creazione di nuove soluzioni
di alto valore per i nostri partner assicurativi e di gestione delle flotte».
26 - Flotte&finanza - novembre 2025
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EVENTI
EVENTI
FLEET 20
Un giorno al museo
LQK Rhiag celebra la partnership con il mondo delle
flotte, scegliendo il Museo Fratelli Cozzi di Legnano
per raccontare ‘20 anni di strada insieme’
di Giorgia Rocca
Vent’anni di collaborazione con il comparto flotte
valgon bene un evento. Lo ha organizzato LQK
Rhiag - che dal 1962 opera nella distribuzione
B2B di ricambi aftermarket, fino al 2016 come Rhiag -
invitando presso il Museo Fratelli Cozzi di Legnano clienti,
partner e media. «Un luogo simbolo che ci ricorda come
la bellezza nasca quando l’utilità incontra la durata», sottolinea
Federica Bertoldi, Communications Director di
LQK Rhiag, sulla scia delle parole con cui la fondatrice
e presidente del Museo, Elisabetta Cozzi, ha accolto gli
ospiti: «Con LQK Rhiag condividiamo valori umani, di
amicizia, non solo professionali. Siamo aziende, è vero,
ma le aziende sono esseri viventi».
La dimostrazione è in quelle sedie tutte occupate disposte
alla fine della ‘strada’ che percorre il Museo, con gli autoriparatori
e i carrozzieri che ascoltano partecipi una storia
che conoscono bene. Sono loro infatti i veri protagonisti.
Le parole chiave della collaborazione
Vent’anni di chilometri percorsi, di manutenzioni e riparazioni
effettuate, di ricambi sostituiti, di chiavi riconsegnate
dopo un intervento. Vent’anni di collaborazione sintetizzate
in sette parole chiave: Ascolto, Visione, Qualità, Evoluzione,
Circolarità, Sistema, Storia.
Sull’Ascolto verte l’intervento di Silvia Trossarelli, Head of
KAM & Workshop Concept LKQ Rhiag, che ricorda «la nascita
di Rhiag Fleet. All’epoca si chiamava Arianna, un portale
che aiutava i fleet manager a gestire le criticità e a
orientarsi nei processi autorizzativi e amministrativi come
la mitologica Arianna fece con Teseo aiutandolo a uscire
dal labirinto grazie al celebre filo. L’ascolto continuo ha
portato all’evoluzione della piattaforma in un sistema digitale
integrato. Di pari passo si è sviluppato il network di
1.950 centri di riparazione che offrono servizi dedicati alle
flotte e possono contare sull’assistenza di un team di 30
tra operatori di back office e personale sul territorio».
La Visione è materia di Marzia Castellani, Commercial
Director del Gruppo: «Stiamo portando avanti un modello
di filiera integrata attraverso partnership con i ricambisti
e l’apertura di punti distributivi di prossimità, per efficientare
i processi ed essere più vicini ai clienti». Castellani mette
poi l’accento sulla «ampiezza della gamma, in particolare
di quella premium fondamentale per il segmento flotte».
Trasversale il concetto di Qualità, che Frédéric Servajean,
Responsabile Concept Network, declina nel servizio delle
tre reti affiliate ‘a posto’ Rhiag, DediCar e Officina N°1.
«Qualificare il network e conoscerlo vuol dire offrire al
cliente una rete di assistenza customizzata sulle sue esigenze
- territoriali, strutturali, di parco auto e di servizi integrativi.
E vuol dire formare chi questi servizi li offre».
Formazione fa rima con Evoluzione e chiama in causa il
Responsabile Area Tecnica e LKQ Academy Lead. Tra i
percorsi dell’Academy Marco Granato segnala «l’EVS -
Electric Vehicle Specialist per effettuare diagnosi e riparazioni
su vetture ad alto voltaggio. Senza dimenticare
l’importanza dell’offerta di attrezzature e strumenti per
la diagnosi e assistenza da remoto». Non meno importanti
i progetti Young Talents, per creare un vivaio di futuri professionisti
della riparazione, e il Training Center a Pero
con officina, showroom e aule di prossima apertura.
In LKQ la Circolarità trova espressione nei 102 impianti
di recupero attivi nel mondo costruiti secondo un modello
standardizzato ma che si adatta alle specifiche realtà territoriali.
Novità 2025 la nascita di LKQ Synetiq, in UK, una
joint venture strategica per sviluppare una rete continentale
nel canale del recupero veicoli.
Per Alessandro Mazzonna, Area Fisco e Normativa
Trasporti presso Aniasa, Sistema, anzi Ecosistema, è la
parola guida. Posto che «il parco noleggio continua a crescere
e si stima raggiungerà nel 2025 il milione e mezzo
di veicoli», Mazzonna sottolinea il peso della manutenzione.
Tradotto in numeri: 33 miliardi di km percorsi all’anno,
una rete di assistenza di 31.000 officine, 2.300.000
interventi su strada e 3.100.000 operazioni di riparazione.
L’ultima parola è di chi ha scritto la prima, Ranieri Marchisio.
Dal Senior Key Account Manager LKQ Europe, che nel
2005 ha guidato il team che ha dato il via alla collaborazione
tra LKQ Rhiag e il settore del noleggio, aneddoti e
pezzi di Storia vissuti insieme ai clienti.
PAGINE DI STORIA SU QUATTRO RUOTE
È il 1955 quando Pietro Cozzi fonda l’omonima
concessionaria e, contestualmente, inizia a collezionare
un esemplare per ogni modello Alfa
Romeo venduto. Il primo è una Giulietta TI giallo
cina che rottamare sarebbe stato un crimine
contro la bellezza. «Mettila lì», dice infatti al cliente,
due parole che ripeterà 60 volte, tante quante
sono le auto del Biscione che escono dalla fabbrica
tra il 1950 e il 2015. Fra queste, due vetture
uniche al mondo: l’Alfa 155 del Record di
Velocità e la Giulia 1600 TI Super Quadrifoglio
Verde, il solo esemplare prodotto in grigio.
Pietro Cozzi non sta vendendo auto, per quanto
iconiche, sta vendendo un sogno accessibile.
Quando questo «ragazzo appassionato» (copyright
Elisabetta Cozzi) compie 80 anni, e la
sua azienda 60, i figli decidono di «regalargli un
contenitore, perché il contenuto c’è già». Berline,
coupé e spider, tutte marcianti e perfettamente
manutenute, ça va sans dire, e poi i documenti,
le fotografie, le stampe dell’epoca...
Dalla matita di Gabriele e Oscar Buratti nasce
dunque il Museo Fratelli Cozzi, uno scrigno bianco-rosso-nero
che custodisce Alfa Romeo che
hanno fatto la storia. Anche al cinema. Tra i modelli
in esposizione, la Duetto ‘osso di seppia’
del ‘66 guidata da Dustin Hoffman ne ‘Il laureato’
(È la tua nuova macchina quell’Alfa rossa là fuori?
Con quella non avrai problemi a raccattarle […]
le bambocce, le marmocchie, le mocciose!).
Particolarità del Museo di Viale Pietro Toselli a
Legnano è il pavimento, un manto stradale sul
quale sono state tratteggiate le strisce bianche
di mezzeria. Nelle navate laterali berline e coupé,
in quella centrale le spider, sfalsate su due corsie,
idealmente in moto lungo la strada. Vegliano
da una parete i loghi del Biscione. Diceva Pietro
Cozzi: A ogni stagione ho visto cambiare regole,
tecnologie, percorsi, ma una cosa è rimasta sempre
la stessa: la straordinaria capacità degli uomini
di fare di ogni sfida una pagina di storia.
28 - Flotte&finanza - novembre 2025
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UNRAE
CARTE
Privati
14,2%
NBT
12,3%
*
NLT 2,3%
L’utilizzatore
del NLT
OSSERVATORIO NLT
Scelte private
Dealer e
Costruttori 4,6%
Aziende non
automotive
66,6%
* piccole società
NLT che prendono
vetture da Aziende
Top o Captive
C2A
Quello che ti serve
Le vetture full hybrid sono le preferite dai privati,
oltre che dalle aziende non automotive, che hanno
stipulato un contratto di noleggio a lungo termine
Guidano C-Suv, preferibilmente ibridi. Sono i privati
nell’analisi elaborata da Unrae, sulla base dei dati
forniti dal MIT, dei contratti di noleggio a lungo
termine di durata superiore a 30 giorni sottoscritti tra gen-
75 ANNI DI UNRAE IN UN LIBRO
Nella cornice del Salone Auto e Moto d’Epoca, a Bologna, l’Unione nazionale
rappresentanti autoveicoli esteri ha festeggiato i 75 anni. Un percorso
iniziato nel 1950, quando la presenza dei veicoli ‘forestieri’ era confinata
allo 0,2%, e arrivato oggi a dominare il panorama italiano dell’auto, con
oltre due terzi delle vendite. Il peso dell’associazione si è irrobustito negli
anni Sessanta, preparando il sorpasso sulla produzione nazionale che si
sarebbe concretizzato nel decennio successivo. Ne è passata di acqua
sotto i ponti da che, titolavano i giornali dell’epoca, «ogni auto straniera
venduta in Italia costa 11 posti di lavoro».
Il libro, scaricabile pure online,
attraversa gli ultimi tre quarti di secolo
anche attraverso la percezione
che di Unrae aveva l’opinione pubblica,
trasformandolo in una specie
di Storia d’Italia vista attraverso l’andamento
del mercato dell’auto e
l’evoluzione del gusto degli italiani.
naio e settembre 2025. La formula piace sempre di più,
come testimonia l’incremento complessivo del 13,3 per
cento sullo stesso periodo dell’anno scorso. Le società
totalizzano l’85,8 per cento dei contratti, con le aziende
non automotive (66,6%) che fanno la parte del leone; in
vistosa crescita il segmento dei privati, che con 117.715
contratti si ritaglia una quota del 14,2 per cento. I privati
spiccano anche per tipologia del veicolo, il 30,8 per cento
opta per un Suv di medie dimensioni, e scelta del motore,
full hybrid quasi una volta su tre. Nel complesso, però, e
nonostante il calo di 6 punti e mezzo, il diesel resta l’alimentazione
preferita: 33,4 per cento in virtù della scelta
dei noleggiatori a lungo termine (40,2%) e delle aziende
non automotive (38,2%). Seguono i motori ibridi (31,3%),
a benzina (19,6%), plug-in (9,1%), elettrici (4,7%). Quote
residuali per le motorizzazioni a metano e Gpl.
Leadership lombarda
A livello territoriale, con il 30,5 per cento dei contratti, la
Lombardia si mantiene saldamente al primo posto. A
seguire, Lazio (14,9%), Trentino-Alto Adige (9,8%), Emilia-
Romagna (8,0%), Piemonte (7,1%) e Veneto (6,2%).
In Calabria, Molise e Puglia il numero più alto di contratti
stipulati da privati (rispettivamente con una quota del
34,8%, 32,7% e 28,8%), in Valle d’Aosta e Lombardia quelli
sottoscritti da aziende non automotive (85,1 e 85,0%).
Dealer e costruttori raccolgono le percentuali maggiori
nelle Marche (15,5%), Abruzzo (14,6%) e Umbria (13,8%),
mentre i noleggiatori del rent-a-car presidiano il Trentino-
Alto Adige (76,1%) e quelli del lungo termine l’Emilia-
Romagna (18,1%).
Tutti i vantaggi delle carte carburante
sommati a quelli delle carte bancarie:
C2A Card, multiservizio e multienergia
un mezzo di pagamento che non necessitasse
di garanzia e fornisse allo stesso tempo
«Immaginavo
al trasportatore gli stessi vantaggi di una carta petrolifera
e di una carta bancaria». Correva l’anno 2008 e
l’imprenditore francese Gilles D’Huiteau, che all’epoca vendeva
dispositivi di telepedaggio, affrontava un problema
spinoso: «Le coperture assicurative dei crediti venivano
annullate ogni giorno, obbligandoci a richiedere garanzie
bancarie e non entro 48 ore. Una procedura per nulla efficiente
a livello commerciale e spesso impossibile da mettere
in pratica». Ecco com’è nata C2A, la società - e quindi
la carta - che avrebbe risolto quel problema a monte.
Disponibile in Italia e in altri 26 Paesi europei, C2A offre soluzioni
innovative che combinano le funzionalità di una
carta bancaria su circuito Mastercard a quelle di una carta
carburante, aggiungendo tutti quei servizi utili per chi la
strada la vive quotidianamente per lavoro.
«Grazie alle convenzioni con i nostri partner, che comprendono
tutti i centri di rifornimento e ricarica e rendono la nostra
carta ‘multi-energia’, offriamo un risparmio medio del
15 per cento, una fatturazione unica mensile e un sistema
digitale per monitorare in tempo reale le spese. Inoltre»,
aggiunge il presidente di C2A, «essendo dotata di chip, la
carta è a prova di furto e non può essere clonata. Per i trasportatori
C2A vuol dire meno burocrazia, più tempo da
dedicare al proprio business, massima sicurezza».
In 14 anni di attività C2A ha emesso 480mila carte sviluppando
un volume di affari di oltre 12 milioni di euro. Il 55
per cento dei clienti è francese, ma il mercato italiano è
promettente: «Le piccole e medie imprese che caratterizzano
il tessuto economico rappresentano il nostro interlocutore
ideale; puntiamo a espandere la rete di stazioni
di servizio e a triplicare la nostra base clienti. E poi», chiosa
D’Huiteau, «gli italiani sono abituati a utilizzare carte di
debito, e questo facilita l’adozione della nostra soluzione».
FLOTTE, È TUTTO PIÙ SEMPLICE
Gilles D’Huiteau
ha fondato C2A nel
2010. Attiva in 27
Paesi europei,
tra i quali l’Italia,
la società francese
ha emesso
480.000 carte.
Novità per il mercato europeo delle flotte: una nuova funzionalità introdotta
per la prima volta in Europa per C2A Truck e Flex consente al cliente non
solo di decidere come utilizzare le carte (pagare il carburante, l’hotel, i traghetti,
le ricariche elettriche...), ma se associarle a un veicolo oppure a un conducente.
«Il cliente», ha sottolineato Gilles D’Huiteau, «è sempre libero di scegliere».
Per le imprese italiane sono prioritari il controllo della flotta in tempo reale,
la fatturazione unica mensile, la digitalizzazione delle ricevute, la possibilità
di modificare rapidamente l’assegnazione delle carte. Con C2A basta un accesso
al portale cliente e in pochi clic (e pochi minuti) ogni carta potrà essere
configurata o riconfigurata, attivata o disattivata in base all’organizzazione
operativa del momento.
30 - Flotte&finanza - novembre 2025
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novembre 2025 - Flotte&finanza - 31
15 GIORNI
CON
15 GIORNI
CON
HYUNDAI INSTER
Piccola a chi?
Un’abitabilità interna che non ti aspetti e dotazioni di sicurezza ed equipaggiamento
da auto premium. Il tutto in 3,83 metri di lunghezza. Ecco Hyundai Inster, nuova regina
elettrica della città con più di 500 chilometri di autonomia urbana
di Enzo Rizzo
Chi ha un po’ di capelli grigi ricorderà che alla fine
degli anni 90 debuttò in Italia la Suzuki Wagon R:
sull’onda del fenomeno monovolume eccone una
variante mignon (lunghezza di tre metri e mezzo) sulla
scorta delle kei car giapponesi (da keitō jidōsha, automobile
leggera), ossia vetture super compatte e motorizzazioni
dalla cilindrata super contenuta per muoversi
in patria con agilità ed economia (godendo di vantaggi
fiscali). Nel 2000 la seconda generazione e la collaborazione
con Opel che la commercializzò come Agila.
Oggi il concetto ritorna: Hyundai lo ha rielaborato, arricchito
e impreziosito in chiave contemporanea e in accordo
con le esigenze dell’oggi, ergo
una vettura elettrica, decisamente
più attraente dei precursori,
dal design, tecnologia e
allestimenti premium senza
dimenticare il fattore principe:
32 - Flotte&finanza - novembre 2025
15 GIORNI DOPO
Km percorsi 478
Autonomia media 319 km
Consumo medio 15,2
kWh/100 km - 6,6 km/kWh
Tempo di ricarica (DC 50
KW) 1 h 25 min
la funzionalità. Il risultato è Inster, originale combinazione
di ‘intimate’ (nel senso delle ridotte dimensioni: 3,83 metri
di lunghezza) e ‘innovative’, perfetta per muoversi e posteggiare
in un contesto urbano, forte della trazione a
batteria e della batteria medesima perché consente au-
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LA SCELTA DI Flotte&finanza
Cognome e nome Hyundai Inster XClass 49 kWh
Motore elettrico Sincrono a Magneti Permanenti,
batteria da 49 kWh, batteria 158,2 Ah
Potenza massima
115 Cv
Coppia massima
147 Nm
Velocità
150 km/h
Acc. 0-100 km/h
10,6 secondi
Consumo medio combinato 14,9 kWh/100 km
Tempi di ricarica AC 11 kW (10%-100%) 4 h 35 min -
DC 100 kW (10%-80%) 39 min - DC >120 kW
(10%-80%) 30 min
Autonomia media 370-360 km (città 518-493)
Dimensioni
3,83 x 1,61 x 1,58 m
Bagagliaio
280/351/1.059 litri
Peso
1.410 kg
Prezzo
28.650 euro
tonomie super in città (518 km il valore dichiarato, 370
km il valore medio). Che la vettura sia riuscita anche da
un punto di vista estetico lo dimostra il fatto che è stata
scelta come World Electric Vehicle 2025 ai World Car
Awards di New York, dunque miglior auto elettrica dell’anno
premiata da una giuria di 96 giornalisti del settore
automobilistico provenienti da 30 diversi Paesi.
La prova quindicinale di Flotte&finanza ha riguardato la
versione più potente (115 Cv, altrimenti c’è la 97) con la
batteria più capace (49 kWh, l’altra è da 42) nell’allestimento
top XClass completato dai bei cerchi in lega da 17 pollici
a quattro razze e il Tech Pack che comprende Digital Key,
led per i fari anteriori, le luci ambiente con illuminazione
interna e quelle sul volante, pompa di calore, precondizionamento
batteria, volante e sedili anteriori riscaldabili.
Piccola fuori, grande dentro: ti accomodi al volante e subito
noti il sedile anteriore che incorpora il portabicchieri
e l’appoggio verticale per il cellulare; da chi invece si accomoda
dietro, il commento è unanime: «È spaziosa!».
In effetti, lo spazio interno è sfruttato al meglio e il divano
posteriore sdoppiabile e scorrevole consente di bilanciare
a seconda del bisogno lo spazio per i passeggeri o per i
bagagli. A proposito di bagagli: si parte da 280 litri che
INTERNI Grazie al passo di 2,58 metri, notevole su un’auto lunga 3,83 metri,
l’abitacolo è molto spazioso: il driver può contare su un sistema di infotainment
con un display LCD da 10,25 pollici e sistema di navigazione ad alta risoluzione
con aggiornamenti Ota. I sedili anteriori sono a panca unica, quelli posteriori
scorrono individualmente in modo da privilegiare i bagagli o i passeggeri.
diventano 351 facendo scorrere il divano posteriore fino
ai 1.059 in configurazione due posti. Le dimensioni mignon
della vettura si sentono così solo sul largo: non si
fa spallucce se i passeggeri sono robusti, però, per esempio,
le tasche portaoggetti anteriori sono strette anche
se il materiale impiegato ha una leggera trasparenza che
permette di andare a colpo sicuro nell’individuazione
degli oggetti riposti. Lo smartphone, invece, ha il suo spazio
sull’apposito vano della console centrale che ospita
i comandi dell’infotainment e delle altre funzioni della vettura.
A corredo i due levettoni alla destra dello sterzo che
si occupano dei tergicristalli (sopra) e del cambio (sotto).
La grafica chiara dei due display completa la sensazione
di avere tutto sotto controllo. L’atmosfera generale della
Inster, complice i materiali impiegati, è gradevole e ospitale
mentre le dotazioni della vettura, dagli Adas fino ai sedili
e al volante riscaldabili oppure al sistema key less la rendono
di classe superiore. In marcia, è fluida e briosa:
molto apprezzata la possibilità di regolare con i paddle
al volante il recupero di energia fino all’i-Pedal che permette
di accelerare e frenare fino a fermarsi completamente,
da goderne nella marcia urbana.
ESTERNI Il
bagagliaio ha un
vano per ospitare
i cavi di carica;
la presa è
all’anteriore e
supporta anche
corrente in DC.
Nella pagina
a fianco,
il posteriore con
gli originali gruppi
ottici a 48 led
quadrati.
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LE AUTO
DI F&F
LE AUTO
DI F&F
DONGFENG MOTOR ITALIA
Una nuova era
Ecco Vigo, Mage L7 e MHero 817, le anteprime
del Gruppo cinese sotto i riflettori del Salone
Auto Torino 2025 in arrivo sul mercato europeo
di Roberta Cannone
I modelli
recentemente
presentati dal
Gruppo cinese.
Da sinistra,
Mage L7, Vigo
e l’off road MHero
817. Distintive
la calandra
compatta
e la forma
dei gruppi ottici
anteriori.
La partecipazione al Salone torinese testimonia
l’impegno di Dongfeng Motor Italia nel mercato
italiano, dove oggi conta su una rete di 40 punti
vendita e assistenza.
Nel 2024, con i tre marchi Dongfeng, Voyah e MHero,
Dongfeng Motor Corporation ha venduto circa 2,5 milioni
di vetture in oltre 100 Paesi. Alla produzione di auto si
affianca quella dei veicoli industriali, con una gamma
completa che include autocarri e autobus, oltre a veicoli
commerciali, pick-up e mezzi speciali.
Secondo Fortune Global 500, classifica delle maggiori
aziende del mondo ordinate per ricavi annuali, la Casa
cinese si è collocata al 65esimo posto con un fatturato
di 93 miliardi di dollari. A Torino, sullo sfondo di Vigna
Chinet, l’azienda ha scelto di svelare, in assoluta anteprima
europea, tre nuovi modelli destinati ad ampliare
la gamma: Mage L7, Vigo e MHero 817.
I nuovi Suv della gamma
Si parte da una delle novità più attese: il Mage L7. Lungo
4,68 metri, alto 1,61 e con un passo di 2,77 metri, questo
D-Suv dal design dinamico adotta la tecnologia ibrida
plug-in già in commercio, che combina prestazioni brillanti
a un’elevata efficienza energetica. Il powertrain
vede la presenza di un motore 4 cilindri turbo a benzina
di 1.5 litri con 113 kW/152 Cv di potenza associato a
un motore elettrico sincrono a magneti permanenti con
potenza di 100 kW/136 Cv. La potenza complessiva
del sistema è di 265 kW per 355 Cv, con una coppia
massima di 615 Nm. Il consumo medio è stimato in
1,49 l/100 km. La capacità della batteria, del tipo LFP
(litio-ferro-fosfato), è di 17 kWh, sufficienti per un’autonomia
in modalità elettrica di 110 km (quella complessiva
può raggiungere i 1.400). Il Mage sarà disponibile
anche in una versione con batteria da 30,3 kWh, per 205
km in elettrico e 1.500 complessivi.
Con il modello Vigo, Dongfeng arricchisce la propria offerta
nel segmento dei Suv urbani a zero emissioni.
Lungo 4,3 metri, largo 1,8 e alto 1,6 metri, il veicolo si
presenta come agile e compatto, con gruppi ottici a forma
di boomerang. È pensato per muoversi con disinvoltura
nel traffico cittadino, offrendo al contempo comfort
e tecnologia. Il motore, posto nella parte anteriore, promette
un’accelerazione fluida e silenziosa. Ha una potenza
di 120 kW per 163 Cv ed è abbinato a una batteria
di ultima generazione Mach E, prodotta dall’azienda Catl
(con cui il costruttore cinese ha da tempo costituito una
joint venture), con una capacità di 52 kWh: l’autonomia
dichiarata, nel ciclo di omologazione cinese Cltc, è di
471 km. L’abitacolo, curato nei dettagli, integra un sistema
di infotainment avanzato e funzioni di connettività
pensate per una guida moderna e sostenibile.
A confronto gli interni del Mage L7 (in alto) e del MHero 817.
Nella prima foto strumentazione digitale da 8,9” e
infotainment da 12,8”, sotto, schermo centrale da 15,6”, due
piastre di ricarica wireless per gli smartphone, rivestimenti
dei sedili (riscaldabili e ventilati) in nappa e un piccolo vano
refrigerato sotto il bracciolo centrale.
Il gigante
Non è passata inosservata la nuova ammiraglia del marchio
dedicato all’off-road di Dongfeng, il MHero 817.
Questo modello è l’evoluzione del celebre MHero 1 e incarna
la vision aziendale come espressione di forza,
lusso e capacità nell’affrontare ogni terreno. È definito
‘il gigante’ di Casa, considerate le sue generose dimensioni:
è lungo infatti più di 5 metri, largo 1,99 e alto 1,89
metri, con un passo di poco superiore ai 3 metri e una
massa di 3 tonnellate. Notevoli le possibilità offerte in
fuoristrada: oltre alle quattro ruote sterzanti, ha angoli
di attacco e di uscita di 33° e 34° e sospensioni pneumatiche
che variano l’altezza da terra da 33,5 a 38,5 cm.
Il sistema powertrain extended range di cui è dotato unisce
la potenza di un motore elettrico ad alta coppia con
la sicurezza di un generatore termico di supporto ed è
composto da un 1.5 turbobenzina che carica la batteria
da 31,7 kWh, per percorrere oltre 200 km senza far ricorso
all’unità termica. Con un pieno di benzina, secondo il
Gruppo, si coprono oltre 1.000 km. La trazione è fornita
da due motori elettrici, uno per asse, che danno una potenza
complessiva di 912 Cv e 1.280 Nm di coppia; il
Mhero 817 scatta da fermo a 100 km/h in 4,2 secondi.
Le sospensioni attive, la trazione integrale intelligente e
le avanzate funzioni di controllo elettronico garantiscono
prestazioni eccezionali sia su strada sia fuoristrada.
34 - Flotte&finanza - novembre 2025 www.flottefinanzaweb.it
www.flottefinanzaweb.it novembre 2025 - Flotte&finanza - 35
PROVA
CONSUMI
PROVA
CONSUMI
di Enzo Rizzo
Hanno spopolato. Hanno resistito. Stanno ritornando.
Sono le station wagon: da auto da lavoro
per chi aveva carichi da trasportare senza la necessità
di un veicolo commerciale, sono diventate negli
anni 90/2000 un must have, complice la possibilità di
avere equipaggiamenti ricercati, dotazioni da grande
berlina, motorizzazioni potenti (la Volkwagen Passat
era arrivata a montare propulsori otto cilindri) e prestazioni
supersportive abbinate all’ottima abitabilità e ai
tanti centimetri e litri del baule per soddisfare non solo
esigenze professionali ma anche le proprie passioni nel
tempo libero o per spostarsi con moglie, figli e i sempre
tanti bagagli che comportano.
L’invasione dei Suv, che in fondo, tranne le varianti coupé,
sono delle station wagon lievitate tanto da richiedere la
denominazione crossover, ha relegato in questi ultimi
anni le familiari a un ruolo di secondo piano, si sono ridotte
come modelli offerti ma non sono scomparse o
diventate presenze saltuarie come coupé e cabriolet.
La Volkswagen Passat rappresenta uno dei giganti delle
station wagon: la Variant, ossia la familiare, nasce nel
1974, un anno dopo la berlina. Sono dunque più di cinquant’anni
che calca le scene delle strade e oggi continua
a esserci con il meglio della tecnologia disponibile.
Considerata la situazione attuale, la id.7 Tourer, il suo
alter ego EV, è sempre più probabile che continuerà ad
affiancarla anziché sostituirla.
Oltre 800 chilometri di autonomia
Nel frattempo godiamoci la e-Hybrid, variante phev da
204 Cv e dal design classico che completa l’offerta della
station wagon di Wolfsburg insieme alla variante più po-
Scheda tecnica Volkswagen Passat 1.5 Tsi eHybrid
Business Dsg 204 cv
Motore Benzina 4 cilindri 1.498 cc, 4 valvole per cilindro,
Tsi iniezione diretta, batteria sistema plug-in hybrid
da 19,7 kWh agli ioni di litio
Potenza massima
204 Cv
Coppia massima
350 Nm da 850 a 4.000 giri/minuto
Velocità
220 km/h
Acc. 0-100 km/h
8,1 secondi
Emissioni CO 2 ciclo combinato
8 g/km
Consumo medio
WLTP 0,4 l/100 km
Tempi di ricarica
AC 11 kW (0%-100%) 2 h 45 min
DC 50 kW (10%-80%) 23 min
Autonomia in solo elettrico
fino a 133 km
Serbatoio
45 litri
Cambio
Automatico Dsg a 7 rapporti
Trazione
Anteriore
Dimensioni
4,92 x 1,85 x 1,52 m
Bagagliaio
510/1.770 litri
Peso
1.849 kg
Prezzo
da 58.600 euro
tente, sempre plug-in da 272 Cv, e alle motorizzazioni
mild hybrid benzina (versioni eTsi, stesso propulsore
della e-Hybrid, 150 cv), turbodiesel 2 litri da 150 e 193
cv, quest’ultimo anche con trazione integrale: nonostante
i 4,91 metri di lunghezza ha una maneggevolezza che
te la sogni in un Suv. La sua natura di grande viaggiatrice
la trasmette chilometro dopo chilometro, al punto che
ironicamente mi è venuto da dire uscendo dal box: «Si
va a Napoli per un caffè e una sfogliatella e poi si torna?».
In effetti, a serbatoio pieno (45 litri) e batterie cariche,
l’autonomia combinata supera agevolmente gli 800 chilometri:
in solo elettrico il valore dichiarato è fino a 133
chilometri, reali ne abbiamo registrati 100/102, in ogni
caso un valore a tre cifre che eleva la reputazione a zero
emissioni e zero rumore della Passat.
VOLKSWAGEN PASSAT VARIANT
Non Passa(t)
mai di moda
Un classico delle station wagon con il meglio della tecnologia disponibile.
Ne risulta un’ibrida plug-in che garantisce più di 100 km in solo elettrico e oltre
800 in totale. Nel massimo comfort e con una sorprendente maneggevolezza
La Passat tradisce
la sua lunghezza
superiore ai 4,90
metri, anche se
non compromette
la maneggevolezza
e, anzi, le fa
assumere un
aspetto filante.
36 - Flotte&finanza - novembre 2025
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novembre 2025 - Flotte&finanza - 37
PROVA
CONSUMI
PROVA
CONSUMI
INTERNI Tutto è pensato per le lunghe percorrenze: se si viaggia in
quattro chi si accomoda dietro si troverà ben distante dall’altro.
Il volante con i comandi (non di dimensioni eccelse) ha una morbida
corona in pelle e consente di gestire l’automobile nella maggior parte
delle sue funzioni, rimandando ai display davanti al guidatore e sulla
console centrale tutte le informazioni con chiarezza e una grafica
elegante. Come nelle Volkswagen di ultima generazione, il cambio è al
volante e la leva di sinitra assimila anche i comandi del tergicristallo.
Degno di nota il materiale morbido ed elegante dei sedili (con
massaggio), mentre il bagagliaio è un altro dei pezzi forti con
un’autonomia minima di 510 litri al tendalino (a movimento elettrico).
IL DETTAGLIO CHE FA LA DIFFERENZA
La comunicazione lo definisce il
superibrido Volkswagen, e in effetti
la Trazione ibrida plug-in di
nuova concezione disponibile
sulla Passat mette sul piano
dell’autonomia in solo elettrico
prestazioni importanti con un
valore dichiarato di 133 chilometri,
reale comunque superiore ai 100. Il merito principale va alla
batteria da 19,7 kilowatt netti, una capacità quasi raddoppiata rispetto
alla precedente generazione.
CONSUMI
Città: 9,3 kWh/100 km Si comporta come una full electric per oltre 100 km,
e se in modalità Eco la parte a elettroni non chiamerà mai in causa il propulsore
termico, nelle altre perché ciò avvenga bisogna pestare sull’acceleratore.
Extraurbano: 2,5 l/100 km - 9,3 kWh/100 km Leggere 40 km/l e più fa un
certo effetto per chi è cresciuto tra i motori a benzina. Il motore termico
subentra ai 95/100 km/h ma si fa molta fatica ad avvertirlo.
Autostrada: 4,3 l/100 km - 6,4 kWh/100 km A 130 all’ora il motore Tsi gira a
2.500 giri/minuto. L’aiuto elettrico nel veleggiamento o in decelerazione e la
potenza in accelerazione assicurano un fabbisogno di carburante contenuto.
38 - Flotte&finanza - novembre 2025
È un Business per chi la guida
L’allestimento della vettura in prova è Business, la motorizzazione
da 204 Cv (c’è anche quella da 272 Cv) si rivela
dunque ideale per chi percorre per professione molti
chilometri all’anno, a cui fa comodo avere un bagagliaio
ampio, profondo 1 metro e 17 centimetri (ben 2 metri e
1 centimetro con il divano posteriore completamente reclinato:
si mette un materasso e si dorme in due) e dalle
forme regolari. Insomma, il benchmark delle ‘station flotta’,
riferimento anche per chi gestisce questo importante
settore nelle aziende: i 2.900 euro di differenza tra l’allestimento
Business e quello standard corrispondono a
una dotazione che si arricchisce di quei contenuti che
assecondano e favoriscono le grandi percorrenze: Light
assist, Mirror pack (specchietti esterni elettrici schermabili
Stazione Cormano-
Cusano Trenord
PERCORSO
URBANO
25 KM
Piazzale
Loreto
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e ripiegabili, regolabili e riscaldabili separatamente con
funzione memory); Park assist; navigatore da 12,9’’; climatizzatore
a tre zone; sedili anteriori regolabili elettricamente
e con accesso smart comfort, supporto lombare
e funzione massaggio; wireless charging; funzioni di controllo
vocale della strumentazione con sistema Ida; Travel
assist; Pre crash oltre a mancorrenti e listelli cromati,
Ambient light esterno. Un elenco volutamente riportato,
a cui consiglio di aggiungere gli opzionali fari led Matrix,
per far capire quanto contino il comfort e la funzionalità
di marcia quando le percorrenze annue si fanno importanti.
A ciò la Passat aggiunge anche una fattura dei sedili
Nodo di Pero A4
Uscita
Bovisio Masciago
PERCORSO
EXTRAURBANO
60 KM
www.flottefinanzaweb.com
Tangenziale Nord Milano
A52 Uscita SP9 Vecchia
Valassina - Erba
Svincolo Monza
Sant’Alessandro
ricercata nel materiale e in dettagli come i profili. Il tutto
per creare quell’atmosfera che porta gli abitacoli a diventare
delle lounge con volante (finché ci sarà) e con un’insonorizzazione
degna di una full electric.
Le piace la trazione elettrica
L’elettrificazione nella Passat è molto presente tra modalità
in solo elettrico e quella ibrida, per cui il quattro
cilindri turbo di 1,5 litri è chiamato poco in causa e quando
questo avviene si sente ancora meno. Solo quando la velocità
supera i 140 all’ora e viene richiesta una potenza
estremamente elevata (kick-down), oppure la batteria ha
una capacità residua insufficiente per il funzionamento
continuo in modalità elettrica, la Passat commuta automaticamente
alla modalità Hybrid, passaggio possibile
anche manualmente. Si possono selezionare quattro mo-
Uscita SP9 Vecchia
Valassina - Erba
Uscita Tangenziale
Nord Milano A52
Autostrada A4 Torino - Trieste ingresso da
Tangenziale Nord Milano A52 direzione Trieste
PERCORSO
AUTOSTRADALE
70 KM
Svincolo Bergamo
Rientro in A4
novembre 2025 - Flotte&finanza - 39
PROVA
CONSUMI
EVENTI
PIACE E NON PIACE
Pollice in alto
- Maneggevolezza
- Abitabilità e capacità di carico
- Ricaricabile anche in corrente continua fino a 50 KW
Pollice verso
- Dimensioni comandi sul volante
- Pochi tasti fisici
- Lunghezza che sfiora i cinque metri
dalità di marcia: Eco, Comfort, Sport e Individual, che in
Volkswagen hanno pensato bene di perfezionare e adattare
alla nuova strategia ibrida: così, nella modalità Eco,
per esempio, la Passat rimane in E-Mode (solo elettrico)
anche in caso di forte accelerazione proprio come se
fosse un’elettrica pura: il motore termico entra in funzione
solo in caso di pieno carico o quando la batteria è quasi
ESTERNI I gruppi ottici a led matrix
all’anteriore che girano sulle fiancate e
a led al posteriore caratterizzano la
Passat e le consentono di offrire al
driver un fascio di luce molto efficiente
e chiaramente apprezzabile nella marcia
notturna senza affaticare la vista,
mentre dietro l’illuminazione rossa
coast to coast sul portellone, marchio
compreso, le dona personalità.
Il discreto badge e-Hybrid sempre
sull’ingresso per i bagagli e il doppio
sportello di rifornimento sul parafango
anteriore sinistro permettono di
riconoscere la variante plug-in dalle
altre senza spina. A proposito di
elettrificazione: la possibilità di caricare
in DC fino a 50 kW assicura pieni di
corrente veloci: dal 10 all’80 per cento
in 23 minuti.
Un tocco di sportività arriva poi dai
cerchi in lega opzionali ‘Catania’ da 18
pollici montati sull’esemplare in prova.
Un movimento di piede sotto il
portellone consente di aprire il
bagagliaio con la tendina che si ritrae
automaticamente.
scarica. Se invece si inseriscono le modalità Comfort,
Sport o Individual appositamente configurata, si può attivare
direttamente anche il passaggio alla marcia inferiore
del cambio tramite la posizione del pedale dell’acceleratore,
facendo così avviare il motore termico Tsi.
Qualunque sia il settaggio, la Passat si distingue sempre
per l’estrema maneggevolezza. Questa generazione è
la più spaziosa di sempre, considerazione corroborata
dalla lunghezza che supera i 4 metri e 90 centimetri, valore
da ammiraglia. Il passo di 50 millimetri in più rispetto
al modello precedente premia soprattutto lo spazio per
le gambe di chi si accomoda sui sedili posteriori: anche
i passeggeri alti più di 1 metro e 80 riescono ad accavallare
le gambe quando sono seduti, una possibilità
non così diffusa nel panorama automobilistico attuale.
Per chi guida, poi, dispone di un display centrale che può
arrivare a 38 cm (15 pollici). La base tecnica dell’infotainment
è la matrice modulare MIB4 di ultima generazione,
la struttura del menu e il design grafico riprendono
invece i più recenti modelli Id. completamente elettrici.
RNLT MILANO
L’auto si indossa
Nell’elegante cornice di Brera, Renault ha scelto Milano Fashion Week
per raccontare un nuovo capitolo della propria storia tramite la mostra
fotografica ‘Style your freedom’ firmata da Nicolò De March
All’interno dello spazio Rnlt Milano, durante la
Fashion Week 2025, è andata in scena ‘Style your
freedom, la mostra a cura dell’artista Nicolò De
March presentata da Vanity Fair. È così che la Casa francese
ha celebrato la libertà come valore fondante del
proprio DNA, intrecciando moda, arte e mobilità sostenibile
in un’esperienza immersiva che ha messo al centro
la Renault 4 E-Tech Electric, moderna reinterpretazione
di un mito del passato.
Icona di libertà
La libertà è il filo conduttore di un viaggio che inizia negli
anni 60, quando la prima Renault 4 rivoluziona il concetto
di mobilità diventando simbolo di praticità, indipendenza
e democratizzazione dell’automobile: un mezzo accessibile,
versatile e capace di adattarsi a ogni esigenza.
Oggi, la sostenibilità e l’elettrificazione ridefiniscono l’idea
stessa di movimento, e la sua versione full electric riprende
quello spirito pionieristico per proiettarlo nel futuro con
un design moderno e linee pulite.
Il fotografo De March ha girato per le strade del capoluogo
lombardo a caccia di persone da immortalare, riuscendo
a restituire un racconto corale sul tema ‘freedom’. Outfit
e gesti spontanei sono diventati dichiarazioni di identità,
pensieri intimi trasformati in immagini capaci di esprimere
autenticità e introspezione. Ogni scatto ha rappresentato
la filosofia della nuova R4, nata per permettere a tutti di
‘muoversi’, oggi nel rispetto dell’ambiente e dello stile.
Durante l’incontro stampa, dopo l’introduzione di Valentina
Di Pinto, Fashion Editorial Coordinator di Vanity Fair, sono
intervenute diverse personalità della famiglia Renault
Italia: il CEO Sébastien Guigues ha sottolineato come lo
showroom RNLT Milano, aperto solo un anno fa, sia ormai
diventato un punto di riferimento della Fashion Week
meneghina; la Direttrice Marketing Elisabeth Leriche si
è invece soffermata sul legame del brand con l’universo
artistico e culturale che negli anni ha coinvolto il cinema
e la musica e, adesso, anche la moda come forma di
espressione creativa.
In basso, due
delle immagini
estrapolate dalla
mostra dell’artista
Nicolò De March.
L’obiettivo cattura
il design
automobilistico che
supera i confini
della meccanica
per entrare nel
territorio della
cultura e dell’arte.
40 - Flotte&finanza - novembre 2025
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novembre 2025 - Flotte&finanza - 41
LE AUTO
DI F&F
LE AUTO
DI F&F
ALFA ROMEO TONALE
Più saporita
L’intelligenza artificiale qui c’entra poco, sul Suv
medio del biscione l’esperienza di guida è del
tutto analogica e basata sul dna del marchio
di Danilo Senna
Con una figlia di nome Giulia e nel box un GT Junior
del ‘72 credo di avere titolo per raccontarvi come
è cambiata l’Alfa Romeo Tonale MY2026. Non
una rivoluzione, ma dettagli che le danno più carattere:
come si aspettano gli appassionati del Biscione, quelli
che l’auto non può essere solo un computer su ruote.
Non a caso le carreggiate sono cresciute: appena un centimetro
(cerchi più distanziati). Diversa la taratura del motore
termico, dovuta a un rivisto accoppiamento con l’elettrico:
così il passaggio da una modalità all’altra è più fluido,
complici un ridotto turbolag e il cambio a sei marce con
convertitore. La leggera diminuzione delle prestazioni, da
280 a 270 Cv complessivi, è frutto del nuovo metodo con
cui ora vengono sommati elettrico e termico.
Tutta colpa della legge!
E non solo ‘sotto’ al cofano, pure davanti al medesimo.
Il paraurti ridisegnato con la targa al centro (prima era
spostata di lato, come su tutte le Alfa a partire dalla 156
del 1997 disegnata da De Silva) è imposto da un altro
regolamento Ue che vuole un portatarga molto esteso,
oltre che un muso meno appuntito (15 gradi al massimo).
È così che il frontale della nuova Tonale è diventato più
piatto, in ossequio a quello stile ‘boxy’ che oggi impera
nel car design. Peccato che di un vero riparo dai piccoli
urti non ci sia traccia, per cui basta appoggiarsi col muso
per scheggiare i preziosi spigoli verniciati (e sporgenti)
attorno allo scudetto Alfa.
LA SCELTA DI Flotte&finanza
Cognome e nome Alfa R. Tonale Phev Q4
Luogo di nascita
Italia
Alimentazione elettrica/benzina
Versione Milano Cortina 2026
Pot. kW(Cv)/giri 198(270)/-
Coppia Nm/giri 270/-
Omologazione Zev/Euro 6E bis
Cambio/n° marce automatico/6+Rm
Consumo comb. kWh/100km (Wltp) 3,4÷3,6
Lunghezza mm 4.522
Passo mm 2.636
Larghezza mm 1.841
Altezza mm 1.614
Capacità bagagliaio dm 3 385÷1.430
Massa vettura kg 1.910
Prezzo (chiavi in mano) € 57.350
On line
www.alfaromeo.it
Dentro un po’ di AI c’è e si chiama Sfera, l’assistente vocale
che vi aiuta con l’infotainment e le varie regolazioni di bordo.
Il tanto che basta per non farsi distrarre dall’obiettivo
principale: divertirsi al volante. Le funzioni non sono sovrabbondanti,
e neppure troppo intuitive. A parte il solito
manettino che permette di passare dalla modalità naturale
a quella sportiva che indurisce gli ammortizzatori, modifica
la risposta dei freni by wire e del cambio predisponendo
la Tonale a dare il meglio di sé. Lo sterzo molto diretto va
in quella direzione che avevate giusto immaginato.
Le oltre 100mila Tonale già uscite da Pomigliano parlano
chiaro. E, col contributo della Junior introdotta un anno
fa, hanno consentito al marchio Alfa di aumentare la
presenza sul mercato. Purtroppo di un misero 2 per cento,
ma il trend è positivo e di buon auspicio per un brand
che si dichiara non essere in vendita. Per rendersi più
attrattiva la Tonale guadagna altre tinte: rosso Brera,
giallo Ocra e verde Monza, con in più l’opzione del tetto
nero lucido a contrasto; quattro le possibilità di abbinamento
con gli interni. Per celebrare le Olimpiadi invernali,
durante le quali la Tonale sarà l’auto ufficiale di staff e
atleti, c’è l’edizione Sport Speciale, che si aggiunge ad
altri quattro allestimenti. Il listino attacca sul filo dei
40mila euro per la motorizzazione 1.6 diesel da 130 Cv,
sale a 41.650 per l’1.5 mild hybrid a benzina da 175 Cv
e ce ne vogliono quasi 10mila in più per la 1.3 plug-in a
trazione integrale da 270 Cv (quella provata).
Qui sopra, l’interno bicolore
misto pelle e Alcantara. A lato,
sotto al pianale del baule, il cavo
per la ricarica; la copertura cela
il motore elettrico sull’asse
posteriore che trasforma la
Tonale in Q4, esclusiva della
plug-in (le altre sono a trazione
anteriore). La batteria è da 15,5
kWh e permette di percorrere
fino a 70 km a emissioni zero.
Sotto, in blu scuro,
i componenti che
trasformano in
ibrida la Tonale
Q4. I motori
elettrici sono due
perché ce n’è uno
anche davanti al
cambio. Alla fine
non avanza troppo
spazio per il
serbatoio della
benzina, che
è da soli 43 litri.
42 - Flotte&finanza - novembre 2025
www.flottefinanzaweb.com
www.flottefinanzaweb.com novembre 2025 - Flotte&finanza - 43
LE AUTO
DI F&F
ANNIVERSARI
GEELY EX5
Vicino a te
Una rete di vendita e assistenza qualificata per fare
breccia nel mercato italiano. Al debutto EX5, il Suv
che segna l’ingresso di Geely nel segmento elettrico
Interni premium
per il Suv 100 per
cento elettrico.
In basso a destra,
lo schermo
centrale touch
HD da 15,4’’,
il cruscotto
digitale da 10,2’’,
la manopola
di comando
multifunzione.
La via italiana, decisiva per consolidare la presenza
di Geely Auto in Europa, passa per un servizio di
prossimità e un’esperienza cliente all’altezza degli
standard internazionali del Gruppo. Dopo l’accordo di
distribuzione siglato a luglio tra GeelyAuto e Jameel
Motors Italia, stanno nascendo le prime concessionarie
operative di una rete che raggiungerà il centinaio di punti
vendita e assistenza nell’arco di un anno e mezzo.
La strategia, illustrata a Milano in occasione della presentazione
di Geely EX5 (poi replicata aTorino con il test
drive di Starray EM-i), è quella di costruire un’offerta attorno
a un sistema di servizi - piani di manutenzione programmata,
assistenza stradale premium - pensati per
dare continuità e valore all’esperienza di acquisto.
LA SCELTA DI Flotte&finanza
Cognome e nome
Geely EX5
Luogo di nascita
Cina
Alimentazione elettrica
Versione Pro
Potenza massima (kW) 160
Coppia massima (Nm) 320
Velocità massima (km/h) 175
Capacità batteria (kWh) 60,22
Consumo Wltp (kWh/100 km) 15,8-16
Lunghezza mm 4.615
Passo mm 2.750
Larghezza mm 1.901
Altezza mm 1.670
Capacità bagagliaio (lt) 461-1.877
Massa a vuoto (kg) 1.715-1.765
Prezzo (chiavi in mano) € 38.900
On line
https://geelyitalia.com
«L’Italia è un Paese che abbina passione automobilistica,
attenzione al design e crescente sensibilità verso la mobilità
sostenibile. Con il debutto dei nostri primi modelli»,
ha detto Marco Santucci, AD Geely Italia, «offriamo soluzioni
concrete che uniscono tecnologia, affidabilità e
accessibilità, accompagnando con coerenza i clienti italiani
in questa importante fase di transizione energetica».
Geely EX5, Pro e Max
Disponibile in due versioni, Pro e Max (Launch Edition),
Geely EX5 è un Suv spinto da un motore elettrico sincrono
a magneti permanenti alimentato da una batteria al litio-ferro-fosfato
da 60,22 kWh per un’autonomia dichiarata
di circa 430 km. Batteria che fa il pieno in corrente
alternata in poco più di 6 ore, mentre bastano 20 minuti
in corrente continua per una ricarica all’80 per cento.
EX5 passa da 0 a 100 in 7,1 secondi e raggiunge una velocità
massima di 175 chilometri orari.
Generoso il bagagliaio, fino a 1.877 litri abbattendo gli
schienali, accogliente l’abitacolo, con i sedili posteriori
multistrato e due livelli di regolazione a 30 e 35 gradi per
il massimo del comfort e i sedili anteriori con funzioni
di riscaldamento, ventilazione e massaggio.
Il produttore cinese non ha lesinato sui sistemi di assistenza
alla guida e di sicurezza (ha ottenuto 5 stelle Euro
NCAP), 16 e tutti di serie. Tra questi: cruise control adattivo,
frenata automatica di emergenza, mantenimento
corsia, monitoraggio angolo cieco.
Geely EX5 è a listino a 38.900 euro nella versione Pro. Ce
ne vogliono altri 3.000, ma ne vale la pena, per quella Max.
MACNIL
Nulla è impossibile
In Puglia, nella #murgiavalley, per
guardare al futuro delle tecnologie
globali in ambito automotive
Nella vita li chiamavano Mac e Nil,
dove Mac sta per Mariarita Costanza
e Nil per Nicola Lavenuta.
Quando nel 2000, fidanzati da 15 anni, avviano
la loro attività, la ragione sociale è
perfino ovvia: MAC&NIL srl. L’idea alla
base, l’uso degli SMS in ambito business
oggetto della tesi - Sistema per la trasmissione
e ricezione di Short Message Service
attraverso una Card-Phone e un PC - della
laureanda in ingegneria elettronica.
F&F Come riassumere un racconto lungo 25 anni?
››‰ In uno slogan che ci ha accompagnato per tutti questi
anni: «Nulla è impossibile, a meno che tu pensi lo sia».
Nella prima fase della sua vita è stata strategica la partnership
con TIM, per cui Macnil era fornitore ufficiale dei sistemi
di localizzazione satellitare legati alle flotte e al mondo business.
Poi, nel 2014, l’ingresso nel capitale sociale del
Gruppo Zucchetti e, nel 2016, l’acquisizione del brand GT
Alarm. Ma è nel 2022 che rileviamo da Zucchetti il 100 per
cento del capitale della Macnil, che torna ad essere ‘Made
in Puglia’ o, per la precisione, ‘Made in Murgia Valley’.
F&F Il Vivaio Digitale all’interno di #murgiavalley è
un modo per guardare al futuro?
››‰ È il cuore della Murgia Valley e nasce in seno alla
Macnil allo scopo di ospitare StartUp, Microimprese e PMI,
L’headquarter
di 4.500 metri
quadrati nella Zona
Industriale di
Gravina in Puglia
che ospita anche
il ‘Vivaio Digitale’:
qui, di recente,
sono stati attivati
due corsi ITS per
la formazione del
Capitale Umano.
che potranno crescere e diventare forti per trasformarsi in
grandi aziende, anche attraverso il know-how tecnologico,
digitale, l’esperienza di mercato e il network di Macnil.
La nuova sede è diventata un laboratorio aperto per accogliere
nuovi talenti ed espandersi, lavorando
in rete con altri imprenditori locali, aiutando
i giovani del territorio a formarsi e ad emergere.
Il nostro modo di immaginare il futuro
è dare una chance di riscatto al territorio,
attivare menti brillanti e ispirare il ritorno
dei cervelli nel Sud Italia, terra fertile non
solo per il turismo ma anche per l’industria.
F&F Le radici pugliesi hanno contribuito
al successo della vostra azienda?
››‰ L’aria che respiriamo, la bellezza che
ci circonda, la vicinanza di famiglia, amici
e colleghi ci hanno permesso di essere quello che siamo
oggi. È il nostro vantaggio competitivo. La Macnil non potrebbe
esistere ad altre latitudini perché è legata alle sue
radici e si nutre del sogno dei suoi fondatori che rivive nelle
tante persone che hanno scritto questa storia con noi.
F&F Nel mondo delle flotte, dire Macnil è dire GT
Alarm. L’ultima novità è GTFleet365?
››‰ Puntiamo a diventare leader in Italia ed Europa nel
mercato del Fleet Management con la nuova piattaforma
GTFleet365 che semplifica la gestione logistica, di sicurezza
e amministrativa della flotta aziendale. Macnil sta ricominciando
con le operazioni di M&A, guardando soprattutto
ad aziende verticali in settori complementari al nostro. Nel
2027 contiamo di aprire una filiale Macnil negli Usa per
presidiare anche il mercato americano con GTFleet365.
Mariarita Costanza
e Nicola Lavenuta,
coppia nel lavoro
e nella vita, ai
vertici di Macnil,
IoT Mobility e
Security Company.
Da poco in azienda
anche la figlia,
Federica, con
«l’energia,
l’entusiasmo
e le conoscenze
proprie dei nativi
digitali».
44 - Flotte&finanza - novembre 2025
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www.flottefinanzaweb.it
novembre 2025 - Flotte&finanza - 45
VIP
ALLA GUIDA
EVOLUZIONE
DELLA
4.0
Scopri di più
Una passione matta
L’automobilismo gli è sempre piaciuto ma, forse
era destino, c’erano solo macchinine da rally nella
collezione di Massimo ‘Miki’ Biasion
Il pilota di Bassano
del Grappa
è ambassador
Lancia, scuderia
con cui ha
collezionato più
vittorie (in alto,
seduto sul
cofano insieme
al navigatore
Tiziano Siviero
al Rally
di Sanremo
del 1988).
Sotto, Miki
bambino,
in famiglia,
durante la Dakar
nel 2013.
«Se lo ricorda Paperinik, Paperino che di notte si
trasformava? Era il mio idolo di bambino». Miki
Biasion, Campione del mondo di Rally nel 1988
e 1989 e unico italiano nella storia ad aver vinto il Safari
Rally che attraversava Kenya, Uganda e Tanzania, pesca
dai ricordi d’infanzia l’immagine con cui si rappresenta
«oggi in autostrada. Di notte si può correre un po’ di più».
46 - Flotte&finanza - novembre 2025
F&F Com’è nata la passione per i rally?
››‰ Accompagnavo mia mamma a far funghi. In montagna,
aspettando che albeggiasse, mi lasciava guidare la
sua Renault 4... nonostante l’interdizione fino a 18 anni!
F&F Cos’aveva combinato?
››‰ Ho capottato a 9 anni. Io avevo già una passione matta
per le automobili e, la domenica, i miei genitori mi avevano
dato il permesso di fare i giretti con la Renault 4 che in settimana
serviva per consegnare la spesa a domicilio nel
cortile del loro supermercato. Una sera, io e un cugino
siamo andati allo spettacolo di Holer Togni, e questi stuntman
facevano certe acrobazie! ll giorno dopo abbiamo
preso due tavole e due mattoni e abbiamo provato a mettere
la R4 su due ruote. Non ha funzionato.
F&F È vero che soffre il
mal d’auto?
››‰ Moltissimo, quando non guido io ho attacchi di nausea
potenti. Per lavoro mi è capitato di sedere a destra ma, se
posso, voglio avere il controllo della situazione. Ogni pilota
affronta una frenata, una traiettoria, secondo il suo stile.
F&F Un viaggio di piacere con chi lo fa?
››‰ Con mia moglie o qualcuno dei miei ragazzi. Non tutti
assieme perché non fanno squadra, fanno branco! Mi piace
girare con i miei familiari... uno alla volta.
F&F Com’è al volante Miki Biasion?
››‰ In genere molto tranquillo, la velocità allo stato puro
non mi affascina. Ho guidato e lavorato allo sviluppo di alcuni
modelli di supercar e di hypercar, le apprezzo per la
tecnologia e il design italiani che non hanno rivali nel mondo.
Non dico che sia facile fare i 320 all’ora sul rettilineo di
Monza, ma vuoi mettere con i 180 giù dal Col de Turini nel
Rally di Montecarlo, magari con la neve o il ghiaccio?
F&F Qual è il tracciato più bello?
››‰ Nel Campionato del mondo sono entrate molte gare
nuove, però le classiche, per esempio il Rally di Montecarlo,
hanno mantenuto il glamour dell’epoca. Come il Gran
Premio di Montecarlo, che non è più tecnicamente interessante
ma è la gara che ‘’piace alla gente che piace’’.
F&F C’è un’età per smettere di guidare?
››‰ L’importante è rendersi conto che a 70 anni non si
hanno i riflessi che si avevano a 20, ma la capacità di guida
di un’auto sportiva rimane tale e quale.
Invece, trovo sbagliato che la patente presa a 18 anni sia
valida a 90. Un esamino ogni 5 anni sulle novità del Codice
della strada e sulla capacità di destreggiarsi alla guida salverebbe
molte vite.
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