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Orma di Dante non si cancella - LUNIGIANA DANTESCA 2021 - versione italiana

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LUNIGIANA DANTESCA

VAL DI MAGRA

GOLFO DEI POETI

CINQUE TERRE

VAL DI VARA

APUANIA

Orma di Dante

non si cancella

Edizioni


HANNO ADERITO AL

PROGETTO EDITORIALE

Comune di

Mulazzo

Agenzia

Immobiliare


HANNO ADERITO AL

PROGETTO EDITORIALE

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L’originale.

Dal 1884

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Il Ristorante

La Locanda Cà del Moro ricavata da

un’antica fattoria, è circondata da un

castagneto secolare. Nelle suggestive

cantine in pietra, o all’aperto sull’aia,

potete gustare i deliziosi piatti proposti

dai nostri chef, i quali, ai classici

della tradizione contadina lunigianese,

associano un’attenta ricerca delle

novità più invitanti ed una rigorosa

selezione di vini.

Circondato da prati dolcemente degradanti

verso il fiume, il Resort Cà del

Moro è un angolo di vera pace immerso

nella campagna. Posizionato a margine

del campo da golf, circondato da uno

splendido parco con ulivi, cipressi e

castagni secolari, l’albergo dispone di

26 camere, ristorante, bar, piscina e

centro wellness.

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Il Centro Benessere del Cà del

Moro Resort, è stato progettato

per essere un tutt’uno armonico

con il paesaggio che circonda

l’hotel , lungo tutto il percorso

ci accompagnano gli stessi

elementi naturali che ritroviamo

intorno a noi nelle passeggiate

sul lungofiume.

Campo da Golf


NEL SEGNO DI DANTE

Gentili lettori e lettrici,

EDITORIALE

le edizioni della nostra rivista Italia per Voi

ripartono quest’anno con un progetto editoriale

che unisce alla consueta promozione del

territorio, e dei brand e servizi in esso presenti,

il suo lato identitario storico-culturale cogliendo

in pieno l’occasione fornita dalle celebrazioni

dovute al “Sommo” Dante Alighieri, la cui

visione lungimirante contestualizzava un settore

territoriale con un’unica radice etnico-sociale

divisa solo, attualmente, da regole geografiche

amministrative imposte.

Il progetto di Italia per Voi s.r.l. vuol mettere,

in questo caso, i suggerimenti dei brand della

produzione tipica e dei servizi all’accoglienza

turistica territoriale al servizio della cultura

identitaria dello stesso territorio, per produrre

un risultato finale di comunicazione a 360

gradi che, oltre alla guida cartacea diffusa

capillarmente e professionalmente, unirà la

versione digitale, sia in lingua italiana che

inglese, direttamente sul nostro portale web

www.italiapervoimagazine.it dove troverete le

schede identificative di tutti i brand partecipanti,

i blog connessi all’opera, le mappe del territorio

e gli accessi ai nostri accounts social che

divulgheranno tutto il progetto secondo le più

moderne tecniche utilizzabili su questi canali.

Doveroso il ringraziamento, con parti uguali

di orgoglio e stima, a tutti gli aderenti ed agli

enti che hanno permesso l’edizione ritrovando

la forza di ripartire dopo quanto successo

nell’ultimo biennio nella nostra nazione, a

Mirco Manuguerra la cui conoscenza ed

amicizia ci onora da quasi mezzo secolo, e, non

ultimo, a tutto il nostro team che ha svolto il suo

lavoro al meglio delle possibilità concesse dalle

restrizioni sanitarie del momento, con la solita

umiltà e professionalità che si richiede a chi vive

nel mondo dell’impresa privata.

Buona lettura a tutti.

Gino Giorgetti

Direttore Editoriale

I nostri

servizi

Il nostro

sito

English

Version

Canali social

Italia Per Voi


CON “ITALIA PER VOI”

La Lunigiana, terra di confine con una sua

indiscutibile dignità storica e culturale, ha

avuto un ruolo importantissimo nella vicenda

umana e letteraria di Dante. C’è una leggenda

che addirittura fa risalire a un’ intercessione

di Moroello Malaspina del nobile casato

lunigianese, nei confronti del Sommo Poeta,

affinchè proseguisse la stesura della Commedia,

ferma al canto VII dell’Inferno. Nelle città e

nei borghi della Lunigiana, che qui trovate

raccontati uno ad uno con grande precisione storica, l’ombra di Dante si aggira:

la sua orma non si è cancellata, nei secoli. Sono settecento, quest’anno, gli anni

dalla morte del grande Poeta e tutta Italia ne commemora la vita e le opere.

Anche il Centro lunigianese di Studi danteschi, con sede a Mulazzo, fondato e

presieduto da Mirco Manuguerra, vuole rendere omaggio a un uomo tuttora

simbolo dell’Italia nel Mondo e alla terra che lo ospitò, esule, nel 1306. Lo fa

in collaborazione con la casa editrice Italia per Voi s.r.l., punto di riferimento

turistico-culturale del settore nazionale e, in particolar modo, per la Liguria e la

Toscana.

In questo numero della rivista, trovate i luoghi lunigianesi, dove Dante ha

soggiornato o di cui ha parlato nella sua opera. Facciamo riferimento, qui, alla

Lunigiana in senso lato: molti studiosi sostengono l’esistenza di una regione

storico-geografica lunigianese, che avrebbe come capoluogo ideale La Spezia.

Tale regione comprende la Val di Magra, il Golfo dei Poeti, le Cinque Terre, la

Val di Vara e l’Apuania: praticamente le due province della Spezia e di Massa. La

Spezia, anche se non ha avuto “l’orma di Dante“, tuttavia è a pieno titolo in questa

guida, perchè è la città dove sono conservati gli atti della Pace di Castelnuovo tra

i Malaspina, marchesi di Villafranca e Antonio Nuovolone da Camilla, vescovoconte

di Luni: pace siglata grazie alla mediazione diplomatica di Dante, allora

in esilio in terra lunigianese. Tutta la poetica dantesca, in qualche modo, è

l’esaltazione dell’esilio, come rifugio dell’anima che cerca la Pace: la Lunigiana,

per Dante, è il luogo dove la sua natura inquieta ha trovato un riposo attivo, un

rifugio dalle beghe politiche della natia Firenze.

L’esilio, o più semplicemente il viaggio, si trasforma in capacità di andare oltre,

di accogliere, metabolizzare e poi restituire. Dante l’ha fatto in maniera suprema,

tanto da rappresentare tuttora l’Italia nel Mondo. Poeta la cui attualità anche

stilistica viene oggi rivalutata, ha tramandato modi di dire che ancora sono

in uso: valga per tutti il “Bel Paese“ per indicare l’Italia e “tra Lerici e Turbia“

per circoscrivere il territorio ligure. Che la Lunigiana sia Liguria o che la Liguria

includa la Lunigiana, infine, poco importa: parliamo di territori ricchi di storia

e di bellezze naturali che la rivista “Italia per Voi“ cerca sempre di valorizzare e

promuovere. Ricominciare dall’Italia è un segnale di fiducia nel nostro Paese e

in noi stessi. Ascoltare la voce e la testimonianza del grande Poeta, ripercorrere

i luoghi della sua orma, accogliere alcune proposte di viaggio di questa guida, è

l’invito che vi facciamo.

Gabriella Mignani

Direttore Responsabile

EDITORIALE


ITALIA PER VOI - ANNO IX

Nr. 52 - Marzo-Aprile 2021

Magazine sul turismo

culturale nei territori

e nei borghi d’Italia

Aut. Trib. SP nr. 1740/19

Iscrizione al ROC: N° 22857

Direttore Responsabile

Gabriella Mignani

Testi di

Mirco Manuguerra

Progetto Editoriale

ITALIA PER VOI s.r.l.

Sede e contatti

Via Vittorio Veneto 255 - SP

italiapervoi@gmail.com

Direttore Editoriale e

Servizio Amministrativo

Gino Giorgetti

Direzione commerciale

Maria Grazia Dallagiacoma

Mob. +39 333.8485291

Grafica, impaginazione

e post produzione

Sara Fornesi

Social e fiere

Erika Giorgetti

Foto e immagini

Gino Giorgetti, Sara Fornesi

Altri contributi fotografici

Italia Per Voi s.r.l., Marco Lucchi,

Sara Mulliri, Alice Borghini,

Walter Bilotta, Enrico Amici,

Le Cinque Erbe di

Daniela Vettori, Comune di

La Spezia, CLSD, Archivio di

Stato della Spezia, Dante Pierini,

Ca del Moro, Ruschi & Noceti,

Coop Casearia Val di Vara,

I Sapori del Borgo

Stampa e tiratura

Roto3 Industria Grafica S.r.l.

20.000 esemplari

SOMMARIO

09

12

73

L’IMPORTANZA

DELL’ORMA LUNIGIANESE

SULLE STRADE DI DANTE

IN LUNIGIANA

I LUOGHI DELL’OSPITALITÀ

12

20

24

Mulazzo

Villafranca in Lunigiana

Giovagallo (Tresana)

I LUOGHI DELLA PACE

28 Castelnuovo di Magra

30 Sarzana

I LUOGHI DELLE CITAZIONI

E DELLA TRADIZIONE

36

40

42

44

48

50

52

55

58

64

70

Pontremoli

Magra e Val di Magra

Fivizzano

Fosdinovo

Ponzanello

Luni

Bocca di Magra (Ameglia)

Lerici

La Spezia

Cinque Terre

Massa, Carrara e le Alpi Apuane

A TAVOLA CON DANTE

IN LUNIGIANA

Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione o utilizzo di copie è

proibito. L’uso del nostro sito o della nostra rivista digitale è soggetto

ai seguenti termini: tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di

www.italiapervoimagazine.it può essere riprodotta, memorizzata in

un sistema di recupero o trasmessa, in qualsiasi forma o con qualsiasi

mezzo, elettronica, meccanica, fotocopia, registrazione o altro, senza

previa autorizzazione scritta da parte di Italia per Voi s.r.l.


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Nonostante l’accurata verifica delle informazioni contenute in questo numero, Italia per Voi s.r.l. non può

accettare responsabilità per errori od omissioni. Le opinioni espresse dai contributori non sono necessariamente

quelle di Italia per Voi s.r.l. Salvo diversa indicazione il copyright del contributo individuale è quello dei

contributori. E’ stato fatto ogni sforzo per rintracciare i titolari di copyright delle immagini, laddove non scattate

dai nostro fotografi.

Ci scusiamo in anticipo per eventuali omissioni e saremo lieti di inserire l’eventuale specifica in ogni pubblicazione

successiva. Abbonamento postale su richiesta.


PATROCINI

(a cura del presidente del Centro Lunigianese di Studi Danteschi)

Hanno aderito al Comitato

«Lunigiana Dantesca 2021»

i seguenti Comuni:

● Bagnone;

● Castelnuovo di Magra;

● Filattiera;

● Fosdinovo;

● Lerici;

● Licciana Nardi;

● Maissana;

10

● Monterosso al Mare;

● Mulazzo;

Comitato Ufficiale per le

Celebrazioni Lunigianesi del

700° anniversario della morte di Dante

«Lunigiana Dantesca 2021»

● Pontremoli;

● Sarzana;

● Tresana;

● Villafranca in Lunigiana.

Club Lunigiana Pontremoli


L’IMPORTANZA

DELL’ORMA

LUNIGIANESE

In un’epigrafe in Sarzana dettata nel 1906 per

l’occorrenza delle Celebrazioni del VI Centenario

del primo soggiorno di Dante in Lunigiana,

sta un verso straordinario che è probabilmente

da attribuire a Giovanni Pascoli: «Orma di Dante

non si cancella». È in forza di questa verità che

proponiamo con il presente fascicolo un viaggio

attraverso i Luoghi Danteschi Lunigianesi

come una tappa irrinunciabile nel panorama

nazionale del turismo culturale, perché le Referenze

che questa regione vanta sono in assoluto

tra le più decisive. In effetti ci troviamo di

fronte ad una materia tanto vasta ed importante

da meritare d’essere trattata in un dominio a

sé. Non deve dunque mervavigliare se dal 2002

il Centro Lunigianese di Studi Danteschi (CLSD)

si esprime in termini di Dantistica Lunigianese.

Non inganni il fatto che Firenze nella Divina

Commedia è nominata assai più della Lunigiana,

ma ne avrebbe fatto volentieri a meno.

La Lunigiana è l’unica regione a cui Dante

guarda con un pensiero sempre gentile, addirittura

nostalgico, e la ragione di questo atteggiamento

è molto semplice: qui in Lunigiana

Dante, che di mestiere faceva il diplomatico,

ricevette la folgorazione del suo modello di filosofia

politica grazie all’esperienza della Pace

di Castelnuovo. Sappiamo, infatti, che il 6 ottobre

1306 (ma lui era con certezza in Lunigiana

già dal mese di aprile, come dimostrato da Livio

Galanti) il Poeta concluse personalmente un accordo

di pace con il vescovo-conte di Luni per

conto dei marchesi Malaspina del ramo ghibellino

dello “Spino Secco”. L’intuizione lunigianese

della Pax Dantis, che troviamo compiutamente

sviluppata nel trattato maturo della Monarchia,

è dunque la ragione precisa della grandissima

riconoscenza nutrita da Dante verso i Malaspina

che troviamo eternamente fissata nell’elogio

assoluto del Casato posto

in chiusura del canto VIII del

Purgatorio. Si tratta in effetti

di una lode insuperabile, poiché

strutturata sulla prima

terzina del poema: «la vostra

gente on[o]rata» - dice Dante

allo spirito di Corrado Malaspina

il Giovane, marchese di

Villafranca in Lunigiana - «sola

va dritta e ‘l mal cammin dispregia».

Nella lingua di Dante, nel

lessico della Divina Commedia,

sentirsi dire che si sta procedendo

sul percorso illuminato

della “diritta via” significa ricevere

il più alto riconoscimento

concepibile. Quello che Dante

concede ai Malaspina è un

vero e proprio Premio Nobel

per la Pace ante litteram. Non

a caso Corrado il Giovane, il

grande protagonista di Pur VIII,

è uno dei soli sei personaggi in

tutta la Commedia a cui Dante

si rivolge con l’uso riverente

del “voi”. Di quel lodo fatale

siglato in Castelnuovo Magra

– cui dobbiamo la Divina Commedia

come noi la conosciamo

– si custodiscono nell’Archivio

di Stato della Spezia i documenti

originali rogati da Ser

Giovanni di Partente di Stupio,

11


12

notaro in Sarzana. Nella biografia dantesca

si tratta dell’unico documento

conosciuto di tutto l’arco dell’esilio.

Ciò significa che a parte Firenze dov’è

nato e Ravenna dov’è morto, nessun

luogo che non sia la Lunigiana, a sette

secoli dalla sua scomparsa, può vantare

l’orma certa del Poeta. L’elenco

delle Referenze Dantesche Lunigianesi

è davvero impressionante: oltre

ai citati Atti della Pace di Castelnuovo, si

annoverano il Canto VIII del Purgatorio

(il “Canto lunigianese per eccellenza”);

l’Epistola di frate Ilaro del monastero del

Corvo ad Uguccione della Faggiuola; la

Leggenda dei primi sette Canti dell’Inferno,

la Corrispondenza poetica tra Dante,

Cino da Pistoia e Moroello II di Giovagallo;

l’Epistola IV dal Casentino a Moroello

II Malaspina; l’insieme delle citazioni di

luoghi o personaggi nell’opera omnia

di Dante e alcune interessantissime

questioni indirette: l’abbacinamento

di Pier delle Vigne (Inf XIII) in Piazza

San Geminiano a Pontremoli; il ma-


trimonio in Villafranca di Manfredina

Malaspina (sorella di Moroello II di

Giovagallo) con un figlio spurio del

Conte Ugolino (Inf XXXIII); il soggiorno

(e la probabile morte) di Guido

Cavalcanti a Sarzana; le due novelle

lunigianesi del Decamerone dedicate

a Corrado il Giovane di Villafranca e

al monastero del Corvo di Bocca di

Magra... E altre cose ancora. Bene si

comprende come una tale ricchezza di

argomenti abbia prodotto nei secoli,

senza soluzione di continuità a partire

dal medesimo XIV secolo, una tradizione

locale di studi danteschi di prim’ordine,

a tutt’oggi ancora vivissima.

BIBLIOGRAFIA

Livio GALANTI, Il soggiorno di Dante in Lunigiana,

Pontremoli, Artigianelli, 1985.

Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca,

Edizioni del Centro Lunigianese di Studi

Danteschi, La Spezia, 2006.

13

Mirco MANUGUERRA, Dante e la pace universale

(il Canto VIII del Purgatorio e altre

questioni dantesche), Roma, Aracne editrice,

2020.


SULLE

STRADE

DI DANTE

IN LUNIGIANA

MULAZZO (MS)

La Residenza ufficiale

di Dante in Lunigiana

Mappa

del borgo

14

Di fondazione anteriore al Mille, arroccata su di

un erto colle posto a controllo della piana alta

della Magra, Mulazzo, con la grande divisione

dinastica operata da quel Corrado Malaspina

indicato da Dante come “l’Antico” (Pur VIII

119), nel 1221 fu elevata al ruolo di capitale del

ramo di estrazione ghibellina del Casato detto

dello “Spino Secco”, comprendente i territori di

-›Villafranca e di -›Giovagallo. Con la successiva

spartizione operata dai figli dell’Antico, avvenuta

nel 1266, il feudo assunse la dignità di mar-


chesato. Per Mulazzo essere il centro

politico dell’intero ramo imperiale

non significava soltanto assumere

una precisa veste istituzionale, ma

anche rappresentare la corte di riferimento

per la secolare tradizione di

ospitalità ai poeti esuli.

I Malaspina, infatti, erano tra i principali

mecenati europei dei troubadour,

i poeti erranti provenzali. Originata

presso la sede avita di Oramala,

in Val di Stàffora, la tradizione proseguì

presso Franceschino, il reggente

di Mulazzo all’epoca della venuta di

Dante, cui Sennuccio del Bene, esule

ed ospite a Mulazzo proprio come

Dante, dedichò la chiusa della canzone

“Da poi ch’i’ ho perduta ogni speranza”:

«E prima che tu passi Lunigiana

Ritroverai Marchese Franceschino

E con dolce latino

Gli dì che alquanto in lui spero

E come lontananza mi confonde,

Priegal che sappi ciò che ti risponde».

MULAZZO

“Dove la cultura è di casa”

Il museo ‘Casa di Dante in Lunigiana’

e il parco dantesco del borgo storico

monumentale

Le Statue-Stele e gli antichi abitatori

Liguri-Apuani

15

La figura di Franceschino non trova

menzione nella Divina Commedia, ma

a celebrazione indiscutibile del feudo

resta l’appellativo dantesco attri-

Le vestigia e le memorie degli otto

castelli medievali

Gli stemmi dei Malaspina e le

memorie dei cantori provenzali

Montereggio: Il “Cantamaggio” e

l’epopea dei “Librai pontremolesi”

Il navigatore Alessandro Malaspina

(1754-1810)

I vini e la cucina tipica lunigianese

SITO

WEB

info@comune.mulazzo.ms.it


16

buito al nonno in Pur VIII 119:

Fui chiamato Corrado Malaspina;

non son l’Antico, ma di lui discesi:

Assieme a Obizzo il Grande, l’Antico

(da scriversi rigorosamente con la

maiuscola) è certo da indicare come

uno dei massimi esponenti della famiglia

malaspiniana. Egli fu genero dello

stupor mundi, l’imperatore Federico

II, poiché una tradizione accreditata

vuole che ne abbia sposato la figlia

naturale Costanza. Di lui sappiamo che

fu ghibellino accanito: fedelissimo servitore

dell’Impero, combatté al fianco

dell’imperatore e gli salvò la vita nella

disfatta di Vittoria nel 1248.

L’Antico, in quanto artefice della rivoluzionaria

scissione della marca, fu il

probabile committente dei due Stemmi

familiari (lo Spino Secco e lo Spino Fiorito),

i quali si è scoperto che possono

essere ricondotti all’opera dei maestri

fondatori del movimento trobadorico,

Guglielmo IX d’Aquitania e Jaufre Rudel,

per il tramite di Guilhem de la Tor, cantore

di aperte simpatie ghibelline attivo

tra i castelli di Oramala, in Val di Staffora,

e la corte di Mulazzo intorno a quel

fatidico 1221.

Autore della Treva, canzone allegorica

che fu continuazione di un canto perduto

di Aimeric de Peguilhan, Guilhem

de la Tor eterna Selvaggia e Beatrice

– le figlie dell’Antico – nella finzione

d’una disputa di palazzo: le fanciulle

si contendono la palma di reginetta di

virtù. Ebbene, quale sarebbe stata la

“Donna”, cioè la Corte, più virtuosa: la

Marca dello “Spino Secco”, ghibellina, o

l’altra, guelfa, dello “Spino Fiorito”? Le

due sorelle, ovviamente, erano i soggetti

migliori per una pace che si voleva

del tutto “naturale”: la speculazione alchemica

sviluppata dal trobadour vuole

che i due opposti (il Papa e l’Imperatore)

si trasformino in elementi complementari

ed inscindibili nella composizione

aurea di quell’unica medaglia che

è il Buon Governo del Mondo. Così la

“Treva”, cioè la ‘tregua’, sancita dall’arte

iniziatica del cantore, novello Virgilio, si

faceva profezia inconsapevole di una

rinnovata Lieta Novella, la Pax Dantis.

Dante, infatti, in Pur VIII, non farà altro

che sostituire le fanciulle con i due

splendidi «astor celestiali» a guardia

della Nobile Valletta, tanto luminosi in

volto da prefigurare i «due Soli» fatali di

Pur XVI. Sempre loro, naturalmente: il

Papa e l’Imperatore.


I due stemmi, perciò, nel farsi

espressione del fondamento sapienziale

dell’equilibrio degli opposti, ci

insegnano che alla base della divisione

del Casato ci fu l’idea di dotarsi

strategicamente sia della posizione

guelfa che di quella ghibellina non

per sprofondare nella sterile, nefasta

diatriba che stava attanagliando

l’Europa intera, ma al fine di incrementare

il valore di insieme della

Marca. Con ciò i Malaspina vengono

restituiti alla Storia con la dignità che

loro compete: non più volgari signorotti

trattati alla stregua di ladri di

polli da una pletora di accademici

parrucconi e da storici improvvisati,

ma autentici reggenti illuminati

in tutto degni dell’Elogio assoluto di

Dante.

In quanto capitale dello Spino Secco,

il borgo di Mulazzo è da considerare

il luogo di riferimento dell’ospitalità

dantesca in Lunigiana. Si dirà perciò

che Mulazzo è la Residenza Ufficiale di

Dante in Lunigiana, mentre Villafran-

Di fronte al cuore del borgo, con terrazza

panoramica, in un ambiente raffinato ed

17

accogliente, a conduzione familiare, potrete

gustare un ricco menù di piatti della

cucina spagnola e della cucina tradizionale

lunigianese. Carta dei vini con etichette

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18

ca e Giovagallo furono frequentati domicilii.

In quest’ordine di idee, se è vero che il grande

artefice della venuta del Sommo in Val di

Magra è da considerare Moroello II di Giovagallo

(non a caso quel feudo è onorato

due volte nel Poema, con la citazione di lui e

della moglie Alagia Fieschi), è a Franceschino

di Mulazzo che va riconosciuto il ruolo

di maggior ospite di Dante. Sappiamo che

egli rappresentò il vero fulcro dell’intera organizzazione

interna dello Spino Secco. Nel

1296 si fece promotore di un patto in cui è

facile intravvedere l’intenzione di estendere

all’intero Stemma quel principio di tutela del

patrimonio familiare che fu imposto per volontà

testamentaria da Corrado il Giovane

di Villafranca (cosa per cui Dante lo immagina

in penitenza presso l’Antipurgatorio) e il

6 ottobre del 1306 fu proprio lui, non altri, a

conferire a Dante la procura in bianco, per

sé e per i cugini di Villafranca (ove gli eredi

del feudo erano poco più che ragazzi), affinché

si pervenisse finalmente alla risoluzione

della secolare vertenza con il vescovo-conte

di Luni. In quella stessa occasione, per iniziativa

di Dante, egli divenne impegnato ad

ottenere la ratifica dell’accordo da parte del

marchese di Giovagallo, poi puntualmente

concessa. A conferma della statura non ordinaria

del personaggio va infine considerato

che nel 1307 – nonostante fosse rimasto

sempre coerentemente legato alla causa

ghibellina – il vecchio nemico Antonio Nuvolone

da Camilla chiamò Franceschino ad


La Pineta PARK HOTEL

assumere il ruolo di proprio curatore

testamentario.

Nell’intero comprensorio di Mulazzo

il genius loci dantesco si è pienamente

manifestato nella tradizione del

Canto del Maggio e nel fenomeno

straordinario dei cosiddetti “Librai

pontremolesi”. Nel Borgo Storico Monumentale,

paese natio di Alessandro

Malaspina (1754-1810), grandissimo

navigatore e scienziato, sono di

estremo interesse diverse emergenze

che fanno dell’intero sistema un

unico Parco Dantesco.

Innanzitutto è da annoverare la grande

base poligonale della torre degli

obertenghi. Detta Torre di Dante per

una antica e radicata memoria popolare,

essa è parte integrante della

Zona Dantesca voluta da Livio Galanti,

grande dantista e indimenticabile

sindaco del borgo al tempo delle

celebrazioni del 1965. Sotto la Torre

una tradizione certamente fallace,

anche se accolta in un atto notarile

di compravendita ottocentesco,

indicava come “Casa di Dante” una

improponibile costruzione rurale. Lì

accanto, di una bellezza discreta ma

altissima si staglia sullo sfondo degli

splendidi contrafforti appenninici,

la sagoma del Dante, ultima opera

del maestro carrarese Arturo Dazzi

(1966). Anch’essa commissionata

Per una vacanza tranquilla e rilassante

in qualsiasi stagione dell’anno, in un

ambiente che coniuga la tradizione di

una cordiale ospitalità familiare e la

modernità del comfort regalando

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di piatti lunigianesi;

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19


Inf I

da Livio Galanti per il VII Centenario della nascita del Poeta,

il monumento rappresenta l’originalissima idealizzazione di un

“Dante madre”, poiché il Poeta è ben raffigurato nell’atto di tenere

stretto a sé in grembo il Libro della Commedia a mo’ di

propria creatura.

Più in basso, nella splendida cornice di una casa-torre le cui

fondamenta risalgono al XIII secolo, nel piano nobile dell’antichissima

struttura caratterizzato da una splendida trifora e un

soffitto con gigantesche travi di castagno, si trova la Casa di Dante

in Lunigiana®, struttura polivalente del Centro Lunigianese di

Studi Danteschi (CLSD). Sulla parete ovest delle mura esterne

sta l’Epigrafe del Centenario a memoria dell’Anno Dantesco del

2006, dedicata a Livio Galanti e in laude del Canto VIII del Purgatorio.

Da ammirare, ancora, l’eccezionalità di un epitaffio datato

datata 1338, tuttora ben conservato, già un tempo attribuito

ad un figlio spurio di Cino da Pistoia. L’ipotesi, particolarmente

affascinante è stata ritenuta priva di fondamento in un lavoro

tuttavia assai datato. In realtà un incontro in Mulazzo tra

Dante ed il devotissimo amico poeta è da considerare

praticamente certo. Cino, infatti, era in rapporti

di stretta amicizia con il

marchese

20

Inf II

Inf III

Inf V

Inf XXVI

Le stazioni della

“Via Dantis”


Moroello II di Giovagallo, capitano del Popolo a Pistoia nei primi mesi del

1306, e va senz’altro considerato come l’artefice più accreditato della venuta

di Dante in Lunigiana.

Infine, l’intero borgo è oggi contrassegnato dalla Via Dantis®, un itinerario

che, sulla falsa riga della Via Crucis, permette, attraverso nove Stazioni per

otto Canti fondamentali, di attraversare l’intero poema della Cristianità dalla

“selva oscura” alla “visio Dei”: una vera Odissea ai confini della Divina Commedia

che va a costituisce un vero unicum nella storia secolare della lectura dantis.

Gli altorilievi in marmo bianco di Carrara sono stati realizzati dal maestro

Giampietro Paolo Paita sui soggetti ideati dal CLSD.

BIBLIOGRAFIA

Pietro FERRARI, Morì a Mulazzo il figlio di Cino da Pistoia?, Parma, La Giovane Montagna,

1940.

Livio GALANTI, Il soggiorno di Dante in Lunigiana, Pontremoli, Artigianelli, 1985.

Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca, Edizioni del Centro Lunigianese di Studi Danteschi,

La Spezia, 2006.

Mirco MANUGUERRA, La Sapienza dei Malaspina, su «Quaderni Obertenghi», 2015, n. 4,

pp. 49-59; La Sapienza ermetica dei Malaspina: ulteriori considerazioni, su «Studi Lunigianesi»,

XLIV-XLV, 2016, pp. 57-69.

Mirco MANUGUERRA, Via Dantis, libro (2008) e film in DVD (2009), Edizioni del Centro

Lunigianese di Studi Danteschi.

21

Mirco MANUGUERRA, Dante e la pace universale (il Canto

VIII del Purgatorio e altre questioni dantesche),

Roma, Aracne editrice, 2020.

Pur II

Pur VIII

Par XXXIII

Par XXXIII


VILLAFRANCA IN LUNIGIANA (MS)

Corrado il Giovane e il grande Elogio dei Malaspina

Mappa

del borgo

22

e io vi giuro, s’io di sopra vada,

che vostra gente onrata non si sfregia

del pregio de la borsa e de la spada:

uso e natura sì la privilegia

che, perché il capo reo il mondo torca,

sola va dritta e ’l mal cammin dispregia.

(Pur VIII 127-132)

In seguito alla grande scissione del casato

malaspiniano operata da Corrado

l’Antico nel 1221, anche Villafranca, con

-›Mulazzo e -›Giovagallo, andò ad appartenere

al ramo di estrazione ghibellina

detto dello Spino Secco. Il feudo assunse

la dignità di marchesato con la succes-

siva spartizione del Casato operata dai

figli dell’Antico nel 1266. Del castello di

Malnido - la cui peculiare struttura, raccolta

su di uno sperone di roccia alla

confluenza del Bagnone con la Magra,

risultava pressoché integra prima dei

bombardamenti della seconda guerra

mondiale - restano tristissime rovine

che si spera sempre di potere, almeno

in parte, recuperare. Villafranca, come

-›Pontremoli e -›Sarzana, si è sviluppata

direttamente sul tracciato della Via

Francigena (è già citata nell’antichissimo

itinerario di Sigerico del 990 d.C.), che la

attraversa, infatti, in linea retta.

Al tempo della venuta di Dante il feudo,


scomparso prematuramente nel 1294

Corrado II detto “il Giovane” (onde distinguerlo

da «l’Antico» anch’egli citato da

Dante), i figli di lui non avevano ancora

acquisito una piena capacità politica se è

vero che Franceschino di Mulazzo firmò

anche per loro il 6 ottobre del 1306 l’Atto

di Procura a Dante per la definizione

della Pace di -›Castelnuovo. Sulla figura

del marchese di Villafranca è strutturato

il Canto VIII del Purgatorio, indicato dal

Centro Lunigianese di Studi Danteschi

come il Canto Lunigianese per eccellenza.

Il celebre Colloquio che si svolge in Antipurgatorio

tra lui e Dante si risolve in un

insuperabile Elogio da parte del Sommo

Poeta all’intero ramo ghibellino del casato

malaspiniano.

Anche il Boccaccio non fu estraneo al

fascino e alla storia della corte di Villafranca,

e da grande cercatore qual era

di memorie per la sua Vita di Dante, volle

rendere anch’egli onore a Corrado il Giovane

facendo di lui e della figlia Spina i

protagonisti di una novella tra le più lunghe

del Decamerone.

Di Corrado il Giovane si narra che liberò

per due volte la città di Sarzana dal tentativo

di dominazione pisano, ma non è

nota l’esistenza di documenti atti a confermarlo;

sarebbe stato tuttavia nel corso

di quelle due campagne d’armi che

Corrado ebbe modo di conoscere Nino

Visconti, avversario in vita e compagno

di espiazione nella sublimità del Purgatorio.

In un recente lavoro si ipotizza

uno stato di parentela potenziale tra il

marchese di Villafranca e Nino Visconti,

per il tramite della figlia di quest’ultimo,

Giovanna (la troviamo evocata dal padre

in Pur VIII 70-72), la quale, avrebbe

forse dovuto andare in sposa a quel

Corradino di Villafranca che troviamo citato

nell’Atto della Pace di Castelnuovo.

Dapprima impegnatissimo nella lotta

contro il vescovo-conte di Luni, il Giovane

fu protagonista di un primo tentativo

di pace durevole: l’8 di maggio del 1281,

in Orvieto, un lodo arbitrale gli risolveva

una scomunica con la restituzione dei

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territori usurpati alla curia del temibilissimo

Enrico da Fucecchio.

Le spoglie del Giovane hanno riposato

con ogni probabilità nella cripta della

chiesina malaspiniana di San Niccolò

in Malnido, venuta recentemente alla

luce da uno scavo archeologico. L’avello,

scoperto da Germano Cavalli,

fondatore della meritoria Associazione

‘Manfredo Giuliani’, ha restituito oltre

un centinaio di medaglie funebri che

sono ora oggetto di attente analisi. Nella

stessa Malnido, nel 1285, la sorella

di Moroello II «vapor di Val di Magra»,

andò in sposa per procura ad un figlio

del Conte Ugolino, il triste protagonista

di Inf XXXIII. L’evento, di cui esiste il documento

storico, testimonia gli importanti

legami che unirono i Malaspina

anche alla potente famiglia della Gherardesca.

Sul sacro luogo di Malnido è stato realizzato

nel 2006 un Parco Dantesco,

ricco di un pregevole monumento a


onvivium

Dante, oggi arricchito di un pannello didattico

realizzato dal Centro Lunigianese

di Studi Danteschi grazie all’appoggio

del Rotary Club Lunigiana.

BIBLIOGRAFIA

Ubaldo MAZZINI, Il matrimonio di Manfredina

Malaspina di Giovagallo con un figlio del

conte Ugolino (con una postilla dantesca), in

“Giornale Storico della Lunigiana”, anno VII,

fasc. II, La Spezia, 1915, pp. 129-136.

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allo stesso

tempo inusuale.

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tradizioni culinarie

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con gli ingredienti

della dispensa

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spazi di una vecchia

osteria, ristrutturata

con un mix&match

di arredi classici e

moderni, definendo

così l’estetica di un

locale raffinato.

Claudio PALANDRANI, Dante, i Malaspina

e la Lunigiana, Massa, Apua Service, 2005.

Germano CAVALLI, La fama letteraria dei

Marchesi Malaspina di Villafranca nel ‘300,

in “Archivio Storico per le Provincie Parmensi”,

IV serie, vol. XLVII (1995), Parma,

Deput. St. Patria Prov. Parm., 1996, pp.

41-52.

Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca,

Edizioni del Centro Lunigianese di Studi

Danteschi, La Spezia, 2006.

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TRESANA (MS)

A Giovagallo con la “buona Alagia”

e il “Vapor di Val di Magra”

Mappa

del borgo

26

In seguito alla grande scissione operata nel

1221 da quel Corrado Malaspina che è indicato

da Dante come “l’Antico” in Pur VIII 119, il borgo

di Giovagallo, con -›Mulazzo e -›Villafranca,

appartenne al ramo malaspiniano di estrazione

ghibellina, dunque imperiale, detto dello “Spino

Secco”. Con la successiva

spartizione del Casato operata

dai figli dell’Antico nel

1266, il feudo assunse la dignità

di marchesato schierandosi

dapprima stranamente

a favore della causa

Guelfa (e pure per parte

Nera) proprio con quel Moroello

II che fu il grande

ospite di Dante e che troviamo

in tutte le maggiori

Referenze Dantesche Lunigianesi.

Di quel regno turbinoso

restano oggi ruderi affascinanti:

la torre e le antiche

mura riposano immerse in

una pace sacra, alla sommità

d’un colle assai erto;

la strada è in parte perdu-


Salumificio

Marsili

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ta e il sito è ormai avvolto in un folto

bosco di castagni. Nel luogo dove

certamente vissero il «vapor di Val di

Magra» di Inf XXIV 145 e la moglie Alagia

Fieschi («buona da sé» in Pur XIX

142-144) la fatiscenza di quei ricordi

costituisce un vero urlo del silenzio.

Ma ciò che qui preme soprattutto di

segnalare è la necessità di demolire

il generale convincimento di una

Giovagallo quale semplice presidio

militare del Monte Cornoviglio: sarebbe

davvero singolare una doppia

celebrazione dantesca – senz’altro

indicativa di un particolare ruolo nella

venuta di Dante in Lunigiana – per

un feudo privo di corte, tanto più che

al v. 121 di Pur VIII Dante dice «per li

vostri paesi», ove il plurale, riferito al

dominio esclusivo dello Spino Secco,

indica senza possibilità di errore che

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e tranquillo borgo della Quercia, la cui

posizione strategica permette di vivere

le molteplici attrattive culturali e naturali

28della Lunigiana, le suggestive città d’arte

limitrofe o le vicine località Patrimonio

UNESCO delle Cinque Terre.

L’intera casa,

disposta su due

livelli, è situata

nella piazzetta

del paese, dove

è possibile

parcheggiare;

recentemente

riqualificata è

dotata di ogni

comfort e di

wi-fi gratuito.

la visita del Sommo deve essere

intesa come riferita a tutti i feudi

componenti, nessuno escluso. Gli

studi attendono, dunque, nuovi risultati

in ordine alla reale dimensione

urbanistica della Giovagallo

del XIII-XIV secolo.

Tresana è un comune rurale molto

industrioso, con una buona cucina

tipica, allevamenti ittici ed una

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29

BIBLIOGRAFIA

Raniero PORRINI, Appunti per la storia di

Giovagallo, Genova, Scuola Tip. Sordomuti,

1937.

Lo chef propone

una cucina

tradizionale

rivisitata del

territorio e carne

alla brace cotta

nel forno a legna.

Livio GALANTI, Il soggiorno di Dante in Lunigiana,

Pontremoli, Artigianelli, 1985.

Giulivo RICCI, Il castello di Giovagallo, in

«Cronaca e Storia di Val di Magra», 1995.

Nicola GALLO, Alcune considerazioni sulla

struttura del castello di Giovagallo, Tipolitografia

Mori, Aulla, 1999.

Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca,

Edizioni del Centro Lunigianese di Studi

Danteschi, La Spezia, 2006.

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CASTELNUOVO DI MAGRA (SP)

Il Castello della ‘Pace di Dante’

Mappa

del borgo

30

La splendida mole del castello vescovile, voluto dal

vescovo guerriero Enrico da Fucecchio – grande riformatore

dell’organizzazione diocesana e committente

del preziosissimo Codice Pelavicino (-›Sarzana) – fu

sede della storica intesa raggiunta tra Dante e l’ultimo

dei vescovi-conte, Antonio Nuvolone da Camilla.

L’incontro risolutore avvenne il mattino del 6 ottobre

del 1306, presenti rappresentanti

di parte guelfa,

giureconsulti, testimoni e

il notaro Ser Giovanni di

Parente di Stupio, lo stesso

che redasse poche ore

prima a Sarzana la procura

in bianco rilasciata a Dante

Alighieri dal marchese

di -›Mulazzo, Franceschino

Malaspina. Non si trattò di

una mera formalità, ma di

una lunga e laboriosa opera

di mediazione diplomatica

che trovava in quel giorno

il sospirato perfezionamento.

Per il buon esito della

trattativa valse di certo an-


che la parentela vantata dal vescovo

per parte di madre con casa Fieschi:

Moroello Malaspina di -›Giovagallo,

infatti, era coniugato con Alagia dei

Fieschi, cugina prima del vescovo, tuttavia

l’assenza dei Malaspina in Castelnuovo

– dato il precedente dei tre ambasciatori

marchionali fatti decapitare

anni prima da Enrico da Fucecchio

– non lascia alcun dubbio intorno alla

delicatezza di quella missione diplomatica.

La determinazione del trattato

presso la residenza ufficiale del vescovo-conte

di Luni giustifica in pieno la

definizione di “Pace di Castelnuovo”. È

lecito parlare, in alternativa, di “Pace

di Dante”, mentre è sempre sbagliato

– qualunque siano le fonti addotte

– parlare di “Pace di Sarzana” o “Pace

della Calcandola” (dal nome dell’antica

piazza sarzanese dove avvenne il rogito

della Procura), definizioni originate

da chiare istanze campanilistiche.

Punto di riferimento grazie alla qualità

delle materie prime

e alla produzione di

prodotti tipici regionali.

Non solo pane e

focaccia, ma anche i

“panigazi”, la “Kizoa”,

31

ovvero una focaccia

con salsiccia pilastro

della storia locale e i

dolci della tradizione,

come la focaccia dolce

con uvetta, noci e

mandorle e i biscotti della “Nonna Pina”.

BIBLIOGRAFIA

Livio GALANTI, Il soggiorno di Dante in Lunigiana,

Pontremoli, Artigianelli, 1985.

Claudio PALANDRANI, Dante, i Malaspina e

la Lunigiana, Massa, Apua Service, 2005.

Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca,

Edizioni del Centro Lunigianese di Studi

Danteschi, La Spezia, 2006.

Mirco MANUGUERRA, Dante e la pace universale

(il Canto VIII del Purgatorio e altre questioni

dantesche), Roma, Aracne editrice, 2020.

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SARZANA (SP)

La Piazza della Calcandola:

“Orma di Dante non si cancella”

Mappa

del borgo

32

Citata nell’itinerario di Sigerico del 990, anche

Sarzana si è sviluppata direttamente sul tracciato

della Via Francigena: la strada romea ne attraversa

ancora l’intero impianto medievale in linea

retta, da Porta Parma a Porta Romana. E proprio

da Porta Parma pochi sanno che nasce la Statale

della Cisa, la quale per lungo tratto, fino a Parma,

corre sulla Francigena per poi dirigersi alla volta

di Verona: terminerà proprio alla porta Sud della

grande città scaligera.

Il 6 ottobre del 1306, di prima mattina, nell’antica

Piazza della Calcandola (oggi in dedica a Giacomo

Matteotti) – al tempo «lastricata di ghiaia, come il

crudo letto del torrente Calcandola che ogni tanto

la invadeva, prima che le opere di arginamento

lo respingessero al di là di [...] porta Parma»

(Corrado Martinetti) – Dante ricevette in Sarzana

da Franceschino Malaspina, marchese di -›Mulazzo,

presenti il notaio Ser Giovanni di Parente di

Stupio e testimoni, una procura plenipotenziaria

affinché andasse a concludere personalmente,

nel Palazzo dei Vescovi in -›Castelnuovo Magra,

ospite dell’alto prelato Antonio Nuvolone da Camilla,

lo storico trattato che avrebbe finalmente

sancito la pace tra il ghibellinismo malaspiniano

e il guelfismo naturale della curia lunense.


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34

Negli Atti della Pace di Castelnuovo,

a proposito di Sarzana, compaiono

espressamente indicati come oggetto

di negozio il «comune» e il «castello»

separatamente. È sulla base di tali

componenti, nominati tra i «seguaci»

dei «signori Marchesi», che si può agevolmente

interpretare la decisione del

vescovo, all’ultimo momento di spostare

la sede dell’incontro decisivo presso

la propria residenza di Castelnuovo

Magra, decisione che portò alla pronta

risposta marchionale della procura

dantesca. Dai documenti, infatti, si

vede bene che il notaio, volendo guadagnare

tempo, stava provvedendo,

in compagnia dell’Alighieri, a redigere

l’incipit retorico del trattato quando

d’un tratto lo interrompe, cassandolo.

Prende dunque a redigere la Procura

e soltanto dopo il testo riprende con

le esatte parole che si erano già stese

in precedenza quale Preambolo dell’instrumentum

pacis.

Ma l’Orma di Dante a Sarzana non è limitata

alle sole occorrenze della Pace

di Castelnuovo. La città, infatti, fu de-


Cantina

dell’Ara

Cantina dell’Ara è amore per il vino

Mio padre lo vendeva

“al bicchiere” da Lìdamo,

il bar di famiglia

ora gestito da mio

fratello Beppi. Si dedicava

alla vigna ogni

giorno a partire dalle

cinque del pomeriggio,

quando con gli altri

operai finiva il turno

alla Ceramica Vaccari.

stinazione coatta, nel 1300, di un altro

grande esponente del Dolce Stil Novo

fiorentino, quel Guido Cavalcanti costretto

all’esilio col concorso dello

stesso Dante, suo massimo amico, e

che proprio qui conobbe la tragedia di

un destino ingrato: è a Sarzana, assai

probabilmente, che il Cavalcanti compose

l’ultimo suo componimento, la

famosa Ballatetta e vi morì per causa

delle febbri malariche contratte nelle

paludi in cui era sprofondata l’antichissima

città di -›Luni. Un ricordo

succinto di Guido è dato da un’epigrafe

posta di recente in Porta Romana.

Dante e Guido assieme sono invece

celebrati con una coppia di viali paralleli,

splendidamente alberati, posti

a correre sulle rive opposte del nuovo

corso dato alla Calcandola in tempi recenti.

Il Centro Storico conserva grandi

testimonianze e tesori d’arte di prima

grandezza.

Un’epigrafe, opera di Achille Pellizzari,

è posta dal 1906, correndo il VI Centenario

della venuta di Dante in Lunigiana,

sulla facciata del Palazzo Comuna-

di azienda agricola

famigliare. In questo

modo posso seguire

tutte le fasi, dalla terra

alla bottiglia, senza

perdere di vista il mio

principale obiettivo: realizzare

vini semplici e

di qualità, nel rispetto

della mia terra e delle

sue tradizioni.

Ho cominciato a

dedicarmi alla sua

terra per non perderne

la memoria e,

anno dopo anno, la 35

passione è cresciuta.

Imbottiglio la piccola

quantità di vino che

produco con amore

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36

le, ovvero sul luogo dove s’apriva un

tempo la Piazza della Calcandola; pur

contestatissima (in effetti discutibile

su diversi contenuti), l’epigrafe recita

in chiusura un verso assolutamente

immortale («Orma di Dante non si

cancella») che è però da attribuire con

tutta probabilità a Giovanni Pascoli.

Presso la Biblioteca del Seminario Vescovile

è conservato il Codice Pelavicino,

raccolta di atti commissionata dal

vescovo-conte Enrico da Fucecchio

(protagonista dei cruenti episodi di

guerra per cui si pervenne alfine alla

Pace di Castelnuovo) al fine di un censimento

delle proprietà e dei diritti

della curia lunense. Vi si trova anche

uno splendido quadro: il Dante e frate

Ilario di Corrado Mezzana, opera del

1914.

Da segnalare nella cattedrale la preziosissima

Croce dipinta di Maestro

Guglielmo (1138) l’ampolla del Preziosissimo

Sangue di cui alla Leggenda

Leboinica (-›Bocca di Magra).

Di Sarzana è nativo Alfredo Schiaffini

(1895-1971), una delle più grandi personalità

accademiche della tradizione degli

studi danteschi lunigianesi. A lui non

solo è dedicata una voce in Enciclopedia

Dantesca: gli fu anche affidata la cura

del lemma Poesia, che uscì postumo.

Una figura di prima grandezza come la

sua vale meglio a giustificare la richiesta

di una più profonda valorizzazione dantesca

della città con la dedica dell’antica

Piazza della Calcandola al Sommo Poeta.

L’aspettativa, già espressa dal Rotary

Club alla vigilia del VII Centenario della

nascita di Dante, è stata rilanciata nel

2006 dal Centro Lunigianese di Studi

Danteschi. L’agognata “Piazza della Procura

di Dante” dovrebbe poi fregiarsi di

un adeguato monumento all’Alighieri

da associare splendidamente alla Procellaria

di Carlo Fontana, simbolo di vit-


Pasticceria

Gemmi

dal 1934 a Sarzana

La Pasticceria Gemmi rispetta la tradizione e

conserva i sapori e le fragranze di una volta.

Sue specialità sono la Spongata, la Focaccia

Sarzanese, il Buccellato, gli Amaretti.

37

toria, certo, ma pure di quella Libertà

che Dante inseguì per tutta la vita.

L’idea, già espressa dal Rotary Club

alla vigilia del VII Centenario della nascita

di Dante, è stata rilanciata nel

2006 dal Centro Lunigianese di Studi

Danteschi assieme a quella di un monumento

all’Alighieri da associare alla

splendida Procellaria di Carlo Fontana,

simbolo di vittoria, certo, ma pure

di quella Libertà che Dante stesso inseguì

per tutta la vita.

BIBLIOGRAFIA

Mariano PICEDI BENETTINI, Il soggiorno di

Dante in Lunigiana, La Spezia, Conferenza

del Rotary Club della Spezia per la celebrazione

del VII Centenario della nascita del

divino Poeta, 17 dicembre 1964.

Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca,

Edizioni del Centro Lunigianese di Studi

Danteschi, La Spezia, 2006.

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PONTREMOLI (MS)

La tragica vicenda di Pier delle Vigne

Mappa

del borgo

38

«Porta di Toscana»: così definirono i Longobardi

la regione di Luni e tale la indicò il

grande imperatore Federico II di Svevia. Di

questa piccola regione il borgo di Pontremoli,

nato e sviluppato lungo l’importante

tratto della Via Francigena che dà sulla

Padania per il Monte Bardone (oggi Passo

della Cisa), fu certamente la massima

espressione medievale.

Libero comune per concessione dello Stupor

mundi dal 1226, ricevette più volte la

visita dell’imperatore. Nel corso dell’ultima,

avvenuta nel febbraio del 1249, proveniente

da Cremona, Federico si trascinò

appresso, in catene, Pier delle Vigne, (il

suicida di Inf XIII e suo fido consigliere caduto

in disgrazia) e «in platea ecclesie San-


cti Geminiani» lo faceva crudelmente

abbacinare.

Da considerare con attenzione i versi

di Dante introduttivi al tema di Pier:

Allor porsi la mano un poco avante

e colsi un ramicel da un gran pruno;

e ‘l tronco suo gridò: “Perché mi schiante?”

[…]

sì de la scheggia rotta usciva insieme

parole e sangue; […]

Qui è forte dell’indicazione del “pruno”,

il susino selvatico, ovvero l’albero

dei due stemmi marchionali dello

Spino Secco e dello Spino Fiorito: la

“parola” che esce dall’albero in cui è

trasformato il tragico personaggio è

memoria malaspiniana! Non per nulla

Corrado l’Antico era il genero di Federico

II (-›Mulazzo). Pontremoli è la casa

del Premio Bancarella, famoso in tutto

il mondo, ma soprattutto e la città del

Museo delle Statue-stele della Lunigiana:

ospitato nella splendida cornice

del Castello del Piagnaro, la struttura

espositiva è espressione di uno dei più

importanti fenomeni mondiali di megalitismo

antropomorfo.

Imperdibile, a Pontremoli, anche la visione

dell’eccezionale Labirinto (sec.

XI) nella chiesa di San Pietro. Fu nativo

Boutique in cui è possibile acquistare sia

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-›

40

della città il matematico Luigi Poletti,

scopritore di numeri primi, il quale

si dilettò pure a tradurre in dialetto

pontremolese Inf XXXIII, il Canto del

Conte Ugolino.

Qui nacque anche il grandissimo Paride

Chistoni, uno degli ingegni più alti

della Tradizione degli Studi Danteschi

Lunigianesi. Nel locale camposanto

sono visitabili i sepolcri di Alessandro

Malaspina (-›Mulazzo), e del citato

Paride Chistoni, il cui epitaffio recita:

«Letterato e critico insigne, gentile

poeta».


BIBLIOGRAFIA

Livio GALANTI, La Lunigiana nella ‘Divina

Commedia’ - III - Pier della Vigna, su «Il Corriere

Apuano», Pontremoli, 22 marzo 1980.

Livio GALANTI, Il soggiorno di Dante in Lunigiana,

Pontremoli, Artigianelli, 1985.

Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca,

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Danteschi, La Spezia, 2006.

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MAGRA E VAL DI MAGRA

La magia del confine tra Liguria e Toscana

Mappa

del territorio

La Val di Magra, la maggiore della

regione – per la quale si raccomanda

l’uso della doppia maiuscola,

non sempre rispettato – è citata in

Inf XXIV 145, ove Dante idealizza

le gesta di conquista di Moroello

II di -›Giovagallo, capitano di parte

Nera, nell’immagine dell’espansione

delle sue tipiche nebbie mattutine

delle stagioni di mezzo:

«Tragge Marte vapor di Val di Macra

ch’è di torbidi nuvoli involuto;

(Inf XXIV 145-151)

Il fiume, invece, da cui la valle prende

il nome, è indicato, con riconosciuta

precisione, in Par IX nella sua valenza

geografica più importante, ovvero

quella di confine storico tra Liguria

e Toscana nel suo tratto terminale:

42


LA TRIGOLA

... Macra, che per cammin corto

parte lo Genovese dal Toscano,

(Par IX 89-90)

Oggi, con l’istituzione del Parco

Regionale di Monte Marcello-Magra-Vara,

gran parte del bacino

del fiume è divenuta una vera

oasi naturale, regno di molte specie

ittiche e faunistiche protette.

Così quasi l’intera Lunigiana è

divenuta un’estesa area protetta,

potendo infatti vantare anche

ben due parchi nazionali (quello

dell’Appennino Tosco-Emiliano e

quello delle Cinque Terre), altri

due parchi regionali (quello delle

Alpi Apuane e l’altro di Portovenere

e dell’Arcipelago del Golfo

della Spezia) e la grande Riserva

Marina delle Isole e delle Cinque

Terre.

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FIVIZZANO (MS)

Un borgo di dantisti sull’antichissima

strada di valico

Mappa

del borgo

44

Sull’antica via del Passo dell’Ospedalaccio

(oggi Passo del Cerreto) è probabile che

Dante sia passato alla volta definitiva delle

terre padane, quando entro l’estate del

1315 – prima cioè della sentenza definitiva

di condanna al rogo comminata in contumacia

a Firenze ed estesa ai figli maschi

in maggiore età – egli riparò con la famiglia,

necessariamente fuoriuscita, dapprima

a Verona e poi a Ravenna, dove infine

morì. Purtroppo, nell’aprile di quello stesso

1315 era prematuramente scomparso

Moroello II di Giovagallo, suo grande ospite

e protettore in Val di Magra: alla luce

dell’Elogio insuperabile che Dante ha reso

ai Malaspina in chiusura del Canto VIII del

Purgatorio è lecito pensare, infatti, che il

Poeta abbia nutrito il segreto desiderio

di riunire il nucleo familiare proprio qui,

in una regione ormai pacificata e amena

come la Lunigiana. Del passaggio di Dante

è testimonianza la citazione della Pietra

di Bismantova nel Canto IV del Purgatorio,

ben visibile al Passo, ma è da ritenere

molto indicativo anche un celebre motto

assai presente nella memoria popolare

presso l’antica stazione di sosta di Sassalbo.

Da Fivizzano prese le mosse Spinetta

Malaspina il Grande, un personaggio che

Dante poté avere visto ancora giovinetto.

Spinetta fu artefice di un valoroso quanto

ambizioso tentativo di instaurare una Signoria

malaspiniana su tutto il territorio

lunigianese, ma tale progetto visionario

non trovò realizzazione. Fivizzano è terra

di valenti dantisti e come tale è di diritto

un Luogo Dantesco Lunigianese. Si contende

il primato con La Spezia, annoverando

tra i suoi figli ben quattro studiosi:

Giovanni Manzini (ca. 1362 - ca. 1421),

Giovanni Talentoni (1542 – 1617), che fu

insegnante di logica a Pisa di Galileo Galilei;

Emanuele Gerini (1777 –1836) e Adolfo

Bartoli (1833 – 1894), grande accademico


e tra i fondatori della Società Dantesca

Italiana. Quella di Fivizzano è senz’altro

la tradizione di studi più antica e continua,

e se a -›Mulazzo il genius loci dantesco

si è pienamente manifestato nella

tradizione del Canto del Maggio e nello

straordinario fenomeno dei Librai, qui

a Fivizzano, non è stato da meno: sulla

traccia umanistica di Giovanni Manzini

da un ceppo familiare del luogo nacque

Tommaso Parentucelli (1397 – 1455),

papa Niccolò V, committente del progetto

della Grande San Pietro e fondatore

della Biblioteca Vaticana; poi, con

Jacopo da Fivizzano (ca. 1440 – post

1479), esplose l’arte della stampa: come

ha giustamente sentenziato un poeta di

casa, Loris Jacopo Bononi, qui a Fivizzano

si stampavano libri nove anni prima

che a Londra! Di Fivizzano fu nativo anche

il poeta illuminista Giovanni Fantoni

(1755-1807), tra i cultori della presenza

di Dante a -›Fosdinovo. Di tutto ciò

resta traccia nel Museo della Stampa,

una struttura fermamente voluta dallo

stesso Loris Jacopo Bononi ed oggi affidata

alla custodia del fratello Eugenio.

Una tradizione che si

tramanda da padre in

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BIBLIOGRAFIA

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Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca,

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FOSDINOVO (MS)

Il Castello della tradizione

Mappa

del borgo

46

Tra le orme di Dante in Lunigiana quella di

Fosdinovo è una presenza fortemente voluta

dai poeti. Fu soprattutto Giovanni Fantoni

(1755 – 1807), da -›Fivizzano, un acceso

sostenitore del soggiorno dell’Alighieri nel

poderoso castello del borgo. Al D’annunzio

piacque credere che la vista che da lassù si

può godere delle Alpi Apuane abbia ispirato

al Sommo alcune mirabili figurazioni della

Città di Dite. Contro l’idea dell’ospitalità dantesca

si usa qui obiettare che il castello fu

malaspiniano soltanto in epoca posteriore

alla morte di Dante. L’opinione del Centro

Lunigianese di Studi Danteschi è che Dante -

ospite certo in Lunigiana di tutti i castelli dello

Spino Secco - non soltanto dovette essere

accolto, nell’ambito di una necessaria quanto

intensa azione diplomatica, anche presso

le più importanti sedi del potere vescovile e

le maggiori corti di area guelfa (i castelli dello


Sotto le mura dell’antico

Castello Malaspina, la trattoria

con cucina tipica del territorio

utilizza materie prime scelte con

cura e vini di produzione propria.

47

Spino Fiorito), ma anche presso alcuni

alti protettorati del presule lunense,

tra i quali si annovera senz’altro Fosdinovo.

La dimostrazione è insita nella

citazione nel Preambolo degli Atti della

Pace di Castelnuovo dei «nobili [...] Puccio

e Francino de La Musca», al tempo

signori di Fosdinovo.

In forza di ciò, la questione dell’Orma

fosdinovese deve essere considerata

risolta: qui, come scrisse il Galanti,

«una presenza di Dante [...] è [...] non

solo possibile, ma addirittura storicamente

richiesta».

Certamente fasulla, invece, è la tradizione

della famosa stanzetta del poeta

allestita nel castello presso una torre

di fattura cinquecentesca; si tratta

di un falso storico frutto degli spiccati

intenti campanilistici che seguirono

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all’onda emotiva prodotta dalla scoperta

dei documenti della “Pace di

Dante” (1765). Sono invece di alto valore

artistico gli Affreschi Malaspiniani

in stile giottesco realizzati dal fiorentino

Gaetano Bianchi (1882): le opere

illustrano con grande fascino le gesta

degli antichi condottieri malaspiniani

e alcune scene storiche inerenti la

presenza di Dante in Lunigiana, tra cui

spicca quella della Leggenda dei primi

sette canti dell’Inferno, riportata dal

Boccaccio: le preziose carte, rinvenute

da parenti a Firenze, sarebbero state

rimesse nella mani del poeta per il

tramite di Moroello II Malaspina, marchese

di -›Giovagallo.

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BIBLIOGRAFIA

Livio GALANTI, Dante e il castello di Fosdinovo,

in «Quaderni Conoscere - Alla scoperta dei

castelli della Lunigiana seguendo le orme di

Dante», Cavanna, Carrara, 1984, n. 3.

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PONZANELLO (MS)

Il buen ritiro dei vescovi-conti di Luni

Mappa

del borgo

Presso la residenza di Ponzanello,

definita propriamente una piccola

Castelgandolfo di Lunigiana, la Storia

narra della costrizione imposta

dall’imperatore Arrigo VII all’ultimo

vescovo-conte di Luni, Gherardino

Malaspina. Accadde che alla morte di

Antonio Nuvolone da Camilla, avvenuta

nel 1307, nel capitolo di Sarzana

si verificò uno scisma a causa della divisione

degli elettori nelle due fazioni

dei Bianchi e dei Neri. Al successore

ufficiale, Gherardino, esponente di

parte Nera, una fazione di canonici

di fazione Bianca e tendenza ghibellina,

riunita giusto presso la residenza

vescovile di Ponzanello, oppose

l’elezione di un altro Malaspina, quel

Guglielmo frate minore che si ritrova

negli Atti della Pace di Castelnuovo nel

ruolo di referente di parte vescovile.

Il 9 maggio del 1312 è alfine Gherardino

a beneficiare della solenne conferma

operata da papa Clemente V,

ma il 23 febbraio dell’anno successivo,

rifiutandosi, nella sua qualità di Comites,

di fornire i contingenti feudali ad

Arrigo VII, fu da questi messo al bando

dell’impero segnando così la fine

dell’epopea secolare dei vescovi-conti

di Luni. Da allora si ebbe inizio in Lunigiana

una «serie di vescovi-marchesi a

testimonianza della crescente influenza

malaspiniana sull’intera regione».

L’atteggiamento estremistico di Gherardino

si attirò lo scherno impietoso

di Dante nella potentissima Epistola

ai Cardinali (Ep XI), ove è indicato lui

solo, il «Lunensem ponteficem» (Ep XI

15) quale uomo libero da cupidigia e

da lussuria… L’evidente focalizzazione

di simili accuse lascia intendere che


Dante avesse di questo personaggio

una profonda conoscenza maturata

nel corso di uno dei suoi ripetuti

soggiorni lunigianesi. Qui siamo con

tutta probabilità nel 1314, l’anno

dell’Epistola di frate Ilaro (-›Bocca di

Magra) e del viaggio di Dante a Parigi

(-›Lerici).

Le vestigia del castello residenziale

vescovile ci narrano ancora in maniera

discreta di queste presenze

antiche. Tra le case raccolte del borgo

storico c’è da visitare un piccolo

museo dedicato al pittore e scultore

Nazzareno Micheli da Sarzana (1937-

2003), artista che ha meritato la considerazione

del Centro Lunigianese

di Studi Danteschi.

51

BIBLIOGRAFIA

Augusto Cesare AMBROSI, Castelli e fortezze

di Lunigiana, S. Lazzaro di Savena, Fotometalgrafica

Emiliana, 1989.

Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca,

Edizioni del Centro Lunigianese di Studi

Danteschi, La Spezia, 2006.


LUNI (SP)

Il fascino trascorso

della “splendida

civitas nostra

lunensis”

Mappa

del

borgo

Il nome dell’antica città di Luni compare

per la prima volta nella Commedia

al v. 47 del Canto XX dell’Inferno,

ove Dante, nel presentare la figura

dell’aruspice Aronte, indica come

monti di Luni la grande catena delle

Alpi Apuane sotto cui dimora il popolo

di Carrara:

... ne’ monti di Luni, dove ronca

lo Carrarese che di sotto alberga,

(Inf XX 47-48)

52

L’analisi specifica di questo passo è

offerta nella scheda -›Massa, Carrara

e le Alpi Apuane.

Come antica città, Luni è invece bene

indicata al v. 73 del Canto XVI del Paradiso:

Se tu riguardi Luni e Urbisaglia

come sono ite, e come se ne vanno

di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia,

udir come le schiatte si disfanno

non ti parrà nova cosa né forte,

poscia che le cittadi termine hanno.

Si tratta di una citazione davvero molto

malinconica quella che Dante è

costretto a fare della gloriosa nostra

«splendida civitas lunensis»: anche le

città sono destinate a passare... Ma

l’epitaffio immortale del Sommo Poeta

rende comunque all’urbe perduta

un onore altissimo, poiché nel gigantesco

percorso di ascesa della Divina

Commedia è questa, di gran lunga, la

citazione lunigianese più “alta”.

A Luni si deve la denominazione

dell’intero comprensorio, la Lunigia-


na Storica, che comprende cinque

magnifici bacini: Val di Vara, Cinque

Terre, Golfo dei Poeti, Alpi Apuane e

Val di Magra. Parliamo di una regione

mancata di cui la metropoli patrizia

romana ne costituì il cuore indiscusso

dalla fondazione (177 a.C.)

fino al 1204, anno della traslazione a

Sarzana della diocesi locale a causa

dell’impaludamento progressivo in

cui l’intera piana era purtroppo sprofondata.

Le vestigia dell’anfiteatro (I

sec. d.C.) possono essere idealmente

considerate al centro tra i terrazzamenti

e i limoni delle Cinque Terre di

Montale, le cave di marmo di Michelangelo

e il Canova, e il Museo delle

Statue-stele di Pontremoli. La visione

che Dante poté avere dei resti della

città è probabilmente quella offerta

dal colle di Castelnuovo Magra: troppo

pericoloso era, al tempo, avvicinarsi

alla zona paludosa che costò

già la malaria, e la vita, al suo grande

amico, il poeta stilnovista Guido Cavalcanti

(-›Sarzana). Assolutamente

da visitare è l’intera area archeologica,

oggi accessibile anche dall’autostrada

con percorso pedonale in

galleria multimediale.

Nativo dell’area lunense è l’ortonovese

Vincenzo da Milano (1902-1968),

autore di una divulgazione ormai

superata (1965) ma che ebbe l’onore

della citazione al lemma “Lunigiana”

in Enciclopedia Dantesca.

53

BIBLIOGRAFIA

Vincenzo DA MILANO, Dante e la Lunigiana,

Enti provinciali per il Turismo della

Spezia e di Massa-Carrara per il VII centenario

della nascita del Poeta (1265-1965),

Sarzana, Tipografia Canale, 1966.

Giuseppe BENELLI, Lunezia – La regione

emiliano-lunense, La Spezia, Luna Editore,

1999.

Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca,

Edizioni del Centro Lunigianese di Studi

Danteschi, La Spezia, 2006.


AMEGLIA (SP)

A Bocca di Magra, dalla

Santa Croce a frate Ilaro

Mappa

del borgo

54

Del cenobio benedettino di Santa Croce del Corvo,

in Bocca di Magra (sec. XII) e di un suo frate

Ilaro è evocativo il documento storicamente più

contestato dell’intera biografia dantesca. Eppure

il grande testimone dell’Epistola di frate Ilaro del

Corvo ad Uguccione della Faggiuola è niente meno

che Ser Giovanni Boccaccio, il quale la trascrisse di

proprio pugno in un prezioso zibaldone conservato

presso alla biblioteca Mediceo-Laurenziana di

Firenze.

Nel documento si narra che Dante affidò al buon

frate una copia dell’Inferno da trasmettere in dedica

assoluta al condottiero ghibellino Uguccione

della Faggiuola, la cui famiglia era legata a quel

monastero. L’epistola è perciò l’accompagnatoria

di un volume autografo della prima Cantica della

Divina Commedia.

In essa si rivelano, tra le varie cose, i destinatari

degli altri due libri: il Purgatorio fu riservato dall’Alighieri

a Moroello II Malaspina marchese di -›Giovagallo,

il suo grande ospite in Lunigiana (il «vapor

di Val di Magra» di Inf XXIV 145), mentre il Paradiso,

nonostante l’intento iniziale,

qui dichiarato, rivolto a Federigo

III d’Aragona, fu alfine

consegnato a Cangrande della

Scala.

Epica la risposta di Dante al

frate che gli chiedeva cosa


slanci entusiastici e bocciature durissime,

l’Epistola di frate Ilaro ha oggi recuperato

piena dignità anche grazie ai contributi

del Centro Lunigianese di Studi Danteschi,

tanto che la questione può dirsi finalmente

risolta. La datazione del documento

è fissata al 1314, quando Dante si

imbarcò da -›Lerici alla volta della Francia

al seguito della delegazione cardinalizia

italiana diretta al conclave in cattività a

Carpentras cui consegnò la celebre Epistola

ai Cardinali.

È quella l’occasione che permise al Poeta

di portarsi fino a Parigi, alla Sorbona, per

l’incontro con i massimi teologi del tempo

che ci viene ampiamente testimoniato

dallo stesso Boccaccio.

Dell’antico impianto del monastero di S.

Croce del XII secolo restano vestigia ampie

ed ammirevoli, soprattutto la Santa

Croce lignea, opera d’arte tra le più importanti

del Medioevo lunigianese e non solo.

La Leggenda di Leboino vuole che si tratti

di una copia di quel Volto Santo giunto miracolosamente

innanzi al litorale di Luni

sopra un vasello incustodito su cui era riposta

anche l’ampolla con il Preziosissimo

Sangue di Gesù. Le due reliquie furono a

lungo contese tra i vescovi di Luni e Lucca

ed infine una gara di tiro con i buoi assegnò

il Volto Santo alla città toscana e il

55

cercasse: «Pace, pace…» e altrettanto

notevole è la testimonianza riferita intorno

alla scelta del Poeta di scrivere in

volgare piuttosto che in latino: «Inutile

dare cibo da masticarsi in bocca ai lattanti».

Dopo due secoli di alterne fortune, tra


56

Preziosissimo Sangue a -›Sarzana.

Tuttavia questa presunta copia della Croce

possiede tratti artistici e teologici invero

mirabili: l’indubbio stile bizantino, i caratteri

tipicamente semiti del volto del Redentore

e la sua espressione ieratica – che fa

della scultura non già un crocefisso, bensì

un “Cristo trionfante” – attribuiscono all’opera

un valore artistico tanto peculiare da

aver fatto pensare che si tratti del vero archetipo

della leggenda.

Non è mancato pure chi ha voluto vedere

nelle grandi mani di quel Cristo un riferimento

a Pur III 122-23: «[...] la bontà infinita

ha sì gran braccia,/che prende ciò che si

rivolge a lei», dato che siamo nello stesso

canto della citazione di Lerici.

In questo luogo - immersa negli incanti di

tali memorie e di uno splendido parco

ottocentesco - visse la famiglia illuminata

dei Fabbricotti, grandi industriali

del marmo e mecenati.

Ultimo esponente della dinastia fu

Carlo Andrea (1864-1935), valente tra i

Lunigianesi Studiosi di Dante nativo del

territorio di Ameglia fu Ennio Silvestri

(1920-1986), scopritore della necropoli

ligure-apuana di Bocca di Magra e tra i

primi autori del dopoguerra favorevoli

all’Epistola di Frate Ilaro.

BIBLIOGRAFIA

Giorgio PADOAN, Il progetto di poema paradisiaco:

Vita Nuova, XLII (e l’Epistola di frate

Ilaro), in Id., Il lungo cammino del ‘Poema

Sacro’ - Studi danteschi, Firenze, Olschki,

1993, pp. 5-23;

Mirco MANUGUERRA, Dante e Santa Croce,

Atti del Convegno ‘Il Monastero di Santa Croce:

una presenza antica ma sempre nuova’

(Monastero del Corvo, 15 settembre 2001),

su «Lunigiana Dantesca», II/2004, n. 17, pp.

4-7;

Emilio PASQUINI, Vita di Dante, Milano,

BUR, 2006, pp. 18-22.

Mirco MANUGUERRA, L’Epistola di frate Ilaro,

Ilmiolibro, 2013.

Mirco MANUGUERRA, Sul viaggio di Dante

a Parigi, su «Atrium», XIX/3 (2017), pp. 134-

158.


LERICI (SP)

Da “Lerice a Turbia” e poi fino a Parigi

Mappa

del territorio

La città di Lerici è indicata da Dante, assieme

alla francese La Turbie, a precisa

indicazione dell’arco ligure:

Tra Lerice e Turbìa, la più diserta,

la più rotta ruina è una scala,

verso di quella, agevole ed aperta.

(Pur III 49-51)

In questo passo il poeta assume a misura

della pendenza dell’erta del Monte del

Purgatorio lo strapiombare di alcuni tratti

tipici della costa ligure: si può senz’altro

pensare al tratto costiero del Parco

Naturale Regionale di Portovenere, con

il suo formidabile Orrido del Muzzerone.

Il Centro Lunigianese di Studi Danteschi

vede nel tragitto Lerici - La Turbie (località

posta sul confine francese, prima di

Mentone) l’indicazione autobiografica di

quel viaggio a Parigi di cui testimonia il

Boccaccio nella sua Vita di Dante.

Si è dimostrato recentemente che il tragitto

Lerici – La Turbie ricalca la notazio-

ne geografica della Tabula Peutingeriana

laddove dal Golfo della Spezia si

indirizza fino a Boron, il monte a est

di Nizza (Mont Boron). Si tratta di quel

grande percorso di crinale appenninico

che Strabone indicava come l’antichissima

Via Herculea, diretta addirittura

fino alla Spagna.

Ciò significa che al tempo di Dante la

definizione geografica dell’arco ligure

era ancora quella, intatta, della cartografia

romano-imperiale di oltre un

millennio prima. L’idea ci è confermata

anche dal Petrarca, il quale, nel suo

velato procedere sulle orme di Dante,

si premura di indicare il medesimo

tracciato: «A Corvo scilicet usque ad

Portum herculeo, ut quondam putant,

nomine consecratum». Rispetto alla lezione

dantesca, qui Lerici è sostituita

dal promontorio di Monte Caprione,

con l’indicazione del suo Capo Corvo

(-›Ameglia), mentre al posto di La Turbie

troviamo l’attuale città del Princi-

57


58

pato di Monaco nella denominazione,

estremamente significativa, di “Portum

herculeo”.

Possiamo dunque affermare che la

Peutingeriana indica da sempre quel

percorso di crinale appenninico che

oggi diciamo della “Alta Via dei Monti

Liguri”. Questo splendido itinerario

storico-naturalistico nasce nei pressi

della confluenza tra Magra e Vara, in

quella Ceparana che fu l’antichissima

Boaceas indicata nella Geografia di

Claudio Tolomeo.

Dato che La Turbie non è davvero un

sito portuale, si potrebbe pensare, che

l’itinerario suggerito da Dante non sia

marittimo; tuttavia la descrizione che

il poeta fa delle pareti a strapiombo

delle coste liguri presuppone necessariamente

una conoscenza del territorio

maturata dal mare.

Dato che nel corso del XIV secolo sappiamo

già attivo un servizio navale

costiero che da Lerici portava ai porti


francesi, la soluzione più probabile è

che Dante si sia imbarcato da Lerici

alla volta della Francia al seguito della

delegazione cardinalizia italiana diretta

al conclave in cattività a Carpentras

(cui consegnò la celebre Epistola ai

Cardinali), per poi spingersi fino a Parigi,

alla Sorbona, secondo la stessa

testimonianza del Boccaccio.

Dante, però, potrebbe avere compiuto

il tratto di crinale appenninico nel

1310 accodandosi alle truppe di Arrigo

VII, dato che il Petrarca testimonia di

averlo visto da bambino a Genova, a

cavallo, a fianco dell’imperatore.

Di epoca dantesca sopravvive in Lerici

il possente mastio del castello

pisano-genovese. Un’epigrafe in località

Bellavista – uno dei punti panoramici

più incantevoli della regione,

posto com’è di fronte all’intero

Arcipelago del Golfo della Spezia – è

posta ad eterno ricordo della citazione

dantesca.

BIBLIOGRAFIA

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Mappa

della città

LA SPEZIA (SP)

La città dei dantisti

vestale delle sacre carte

La città della Spezia si inserisce di diritto

tra i Luoghi Danteschi Lunigianesi

in quanto dal Dopoguerra è la città

tenutaria degli Atti della Pace di Castelnuovo.

Le preziose carte, provenienti

dall’Archivio Comunale di -›Sarzana,

furono affidate dopo l’ultimo conflitto

all’Archivio Notarile Distrettuale del

capoluogo. Nel dicembre del 2004,

quando per legittima competenza la

loro custodia è passata all’Archivio di

Stato provinciale, i documenti sono

stati sottoposti ad un attento intervento

di restauro conservativo. Nell’occasione

alcune nuove tecniche speciali

ne hanno messo in luce parti che si

ritenevano perdute, senza tuttavia

rivelare nulla di significativo rispetto

alle antiche trascrizioni.

Trattandosi dell’unica testimonianza

certa relativa al Sommo Poeta di tutto

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avrebbe saputo fare di una simile

referenza la propria fortuna: la

Lunigiana ancora no. Sarebbe, dunque,

auspicabile che gli Atti uscissero

finalmente dalla buia cassaforte

dove sono custoditi e venissero

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Da tempo il Centro Lunigianese di

Studi Danteschi ha proposto l’istituzione

alla Spezia di un Museo Civico

Unificato: le collezioni spezzine

sono di ottimo livello, ma distribuite

in un numero eccessivo di strutture

espositive. Un’unica struttura museale,

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archeologica lunense (ma si pensi anche

alle Statue-stele della Lunigiana)

e delle collezioni artistiche (non solo

il Museo “A. Lia”, ma pure la pinacoteca

futurista ed informale del CAMeC),

costituirebbe una realtà capace di interessare

turisti e circoli culturali di

tutta Europa. La Spezia, anche se non

è luogo che possa vantare memoria

del passaggio di Dante, è comunque


TRATTORIA

NUOVA

SPEZIA

terra di valenti dantisti. Sono nativi

del luogo Gaetano Zolese (1819-

1892), Ubaldo Mazzini (1868-1923),

Ettore Cozzani (1884-1971) e Rinaldo

Orengo (1895-1980). Il loro

testimone non è andato perduto e

da questo 2021 la città possiede un

Largo dei dantisti spezzini: è lo spazio

di prestigio antistante l’ingresso del

centralissimo Museo ‘Amedeo Lia’.

In un ambiente caldo e familiare il

ristorante LA NUOVA SPEZIA offre ai

suoi clienti una cucina tradizionale e

marinara, seguendo con scrupolo le

regole della dieta mediterranea ed

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Dante e la Vernaccia,

alias Sciacchetrà

Mappa

del

territorio

Si dice Cinque Terre e si pensa subito “Vino”. Dante celebra

il vino in Pur XXV 77-78:

[…]

guarda il calor del Sol che si fa vino

giunto a l’omor che de la vite cola.

Tuttavia l’unico vino che menziona in tutta la sua opera

è la Vernaccia. Lo aveva fatto un solo canto prima, in Pur

XXIV 23-24:

[…] e quella faccia

di là da lui più che l’altre trapunta

ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia:

dal Torso fu, e purga per digiuno

l’anguille di Bolsena e la Vernaccia”

66

Il Poeta fa qui riferimento a papa Martino IV, spirito assai

goloso, il quale pare si facesse preparare le pregiate

anguille del Lago di Bolsena dopo che le loro carni, una

volta pulite, erano state fatte impregnare a lungo in quel

nettare tutto particolare. L’intera critica attribuisce il passo


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Golfo dei Poeti

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all’ottimo bianco delle Cinque Terre. In

quel tempo, infatti, quel vitigno era una

esclusività di quella zona del Levante ligure:

soltanto in seguito sarebbe stato

portato in Toscana, dove troviamo oggi

famosa la Vernaccia di San Gimignano.

Ma già il cronista Salimbene de Adam, da

Parma – che nasceva nel 1221, anno in

cui in Lunigiana Corrado l’Antico operava

la divisione del casato malaspiniano nei

due rami dinastici dello Spino Secco (di

estrazione ghibellina) e dello Spino Fiorito

(di estrazione guelfa) – aveva reso

omaggio, nella sua Chronica, al prodotto

principe delle Cinque Terre con questi

due semplici versi in latino:

«Et ibi prope vinum de Vernaccia habetur,

et vinum terrae illius optimum est».

La referenza è segnalata anche in Enciclopedia

Dantesca (voce “Vernaccia”),

dove si insegna pure, citando sempre

Salimbene, che «vinum de Vernacia [..]

nascitur in quadam conrata quae Vernatia

appellatur». Qui non si scappa: il nome

del vino è dato con certezza dal borgo di

Vernazza. È il Boccaccio, nel Decamerone,

e precisamente nella celebre novella

dell’Abate di Cluny (la II della X Giornata),

a fare una citazione decisiva: il Certaldese

fa ristorare il povero presule, assalito

dai briganti, con un gran bicchiere di

«Vernacia da Corniglia». Ma ancor prima

(nella III Novella della VIII Giornata), evidentemente

affascinato da questo vino

tanto prezioso, il Certaldese ne aveva

immaginato addirittura “un fiumicel” nel

molto indicativo “Paese di Bengodi”.

Orbene, dato che Salimbene, come s’è

visto, esaltava i vini della costiera del

Levante Ligure distinguendone con precisione

il “vinum de Vernaccia” dal “vinum

terrae”, pensiamo decisamente che il primo

debba corrispondere al divino Sciacchetrà,

mentre il secondo altro non sia

che il classico Bianco delle Cinque Terre.

Non si comprende, infatti, come l’Abate

di Cluny avrebbe potuto essere sollevato

da un semplice bicchiere di vino bianco,

peraltro ben diffuso in ogni contrada

d’Italia, quando l’idea d’un rosolio, d’un


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vero toccasana, d’una bevanda, cioè,

capace “di risvegliare anche i morti”,

come si usa dire nella tradizione popolare,

era invece garantita dall’eccezionalità

d’un Passito come quello

tipico delle Cinque Terre. Non a caso,

secoli dopo, un Eugenio Montale

avrebbe detto dello Sciacchetrà che

«bevuto sul posto, autentico al cento

per cento, supera di gran lunga quel

farmaceutico vino di Porto». Quando i

poeti scelgono le parole non lo fanno

a caso: la loro è una sensibilità fatidica,

proprio come quella dei Vati del Và

pensiero.

Ma la conferma definitiva dell’identità

Vernaccia/Sciacchetrà ci viene fornita

dal Petrarca, il quale, mosso sulle

orme di Dante lungo quell’itinerario

che metteva «da Lerice a Turbia»

(-›Lerici) – che per lui principiava precisamente

da Capo Corvo, dove sta il

celebre monastero di cui alla cruciale

Epistola di frate Ilaro (-›Bocca di Magra)

– ci testimonia con chiarezza, nei versi

latini dell’Africa, che «[…] i vigneti […] si

affacciano su Monte Rosso e sui gioghi

di Corniglia, ovunque celebrati per

il dolce vino».


Da segnalare che nessuno dei quattro

grandi (Salimbene, Dante, Petrarca

e il Boccaccio) parla di “Sciacchetrà”:

vuol dire che tale denominazione è

una creazione più recente, da ascrivere

a quel periodo preciso (dal ‘600

fino alla metà dell’800) in cui le 5 Terre

sprofondarono in un vero e proprio

isolamento. In quel tempo gli unici frequentatori

dell’estrema costiera ligure

di Levante erano i mercanti genovesi,

che con i loro barconi venivano a fare

incetta di uve, vini e certo anche delle

celebri Acciughe di Monterosso, tanto

che quando nella prima metà del sec.

XIX il pittore macchiaiolo Telemaco Signorini

vi capitò, non ebbe alcuna esitazione

a parlare di un ambiente quasi

primitivo. Ebbene, il termine “Sciacchetrà”

potrebbe essere di origine genovese,

perché in quel dialetto il prefisso

“scià” corrisponde precisamente a

‘signora’ e sappiamo (è ampiamente

documentato a proposito delle Vie

dell’Acciuga) che erano soprattutto le

donne ad essere deputate alla vendita

dei prodotti. È dunque una suggestione

plausibile pensare che la denominazione

del vino si sia originata nel

corso dal rapporto confidenziale sviluppato

in sede di contrattazione tra i

mercanti genovesi e le donne dei borghi:

“Scià, che trae?”, cioè ‘signora, che

sottrae, che toglie alla vista’? Nel senso

preciso di: ‘che c’è di tanto prezioso in

quella botticella che sta nascondendo

là dietro e che non vuole vendermi?’. Il

celebre passito era tanto prezioso che

malvolentieri i vignaioli se ne volevano

privare. Storie belle di vita secolare.

Storie di incontri e confronti tra civiltà

contadina e civiltà mercantile. Storie

di lavoro immane, di fiorenti e di rurali

economie e di grande letteratura.

BIBLIOGRAFIA

M. MANUGUERRA, A Tavola con Dante nella

Lunigiana dei Malaspina, Artingenio, Firenze,

2018.

Nella sua sede di Groppo di

Riomaggiore, costruita nel 1982

con gli stessi materiali impiegati per il

terrazzamento delle vigne, la Cantina della

Cooperativa Agricoltura delle Cinque Terre

è l’unica, importante realtà produttiva 71

della zona che assicura un elevato livello di

investimenti nelle più moderne tecnologie

di vinificazione. E ciò con un solo, costante

proposito: far sprigionare dalla produzione

limitatissima di questi vigneti tutto il sapore

e tutta la suggestione delle Cinque Terre.

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MASSA, CARRARA

E LE ALPI APUANE

I bianchi marmi dell’indovino Aronte

Mappa

del territorio

72

Il versante lunigianese delle Alpi Apuane

è citato da Dante una sola volta in

Inf XX 47:

Aronta è quei ch’al ventre gli s’atterga,

che ne’ monti di Luni, dove ronca

lo Carrarese che di sotto alberga,

ebbe tra’ bianchi marmi la spelonca

per sua dimora, onde a guardar le stelle

e ‘l mar non li era la veduta tronca.

(Inf XX 46-51)

Sono i versi attraverso i quali il Poeta

celebra la figura di Aronte, l’indovino

etrusco che ai tempi della guerra civile

tra Cesare e Pompeo predisse la vittoria

del primo sul secondo e che si fa qui dimorare

in una grotta («spelonca») posta

tra i «bianchi marmi» delle Alpi Apuane

(«monti di Luni»).

Di un Aronte aruspice apprendiamo

esclusivamente in Lucano, poeta latino

tra i preferiti di Dante (fa parte della celebre

sestina di Inf IV), il quale, però, collocava

il fascinoso personaggio non già

tra le cave di minerale, bensì nel cuore

dell’ager lunensis, più precisamente tra

le mura di una -›Luni curiosamente indicata

come deserta: «Arruns incoluit desertae

moenia Lunae» (Pharsalia I, 580).

A Dante che tanto esaltava l’ideale

dell’impero romano, l’idea di una Luni

imperiale deserta non dovette piacere

affatto: ecco, allora, (data la totale assenza

di una qualsiasi traccia precedente

di tradizione storica o letteraria) l’albergazione

fantasiosa di Aronte nell’alto

delle cime carraresi: il Poeta accolse

senza riserve la residenza lunigianese

dell’aruspice (sappiamo che alcuni codici

riportano la variante Lucae, in vece

di “Lunae”, portando la sede del grande

augure e vaticinatore etrusco nella città

di Lucca), ma gli attribuì una più aperta

(«non tronca») visione («veduta») sulle

cose future trasferendolo sulle grandi

alture marmifere ad osservare i fatti

del cielo. Va detto che, così facendo, il

Poeta è andato va nuovamente contro

la tradizione del suo pur amatissimo

Lucano, attribuendo ad Aronte doti divinatorie

nell’osservazione della volta

celeste piuttosto che nell’interpretazione

del volo degli uccelli o delle viscere

degli animali, come precisamente testimoniato

dal poeta latino.


A proposito di Aronte è il bacino minerario

di Fantiscritti, dove trovasi

l’antica cava romana, ad assumere

una valenza tutta particolare. Il nome

si deve all’eccezionale bassorilievo di

epoca imperiale rinvenuto in una edicola

recante le figure di Giove, Bacco

ed Ercole, detti per l’appunto, dal volgo,

i “fanti” (i ‘ragazzi’, o gli ‘uomini’)

“scritti”, cioè ‘effigiati’. Ebbene, la preziosa

scultura, scoperta nel 1442 da

Ciriaco d’Ancona ed oggi conservata

presso la locale, famosa Accademia

delle Belle Arti, è stata vista dalla Tradizione

Dotta come «l’antico [...] tempietto,

dove [...] [Aronte] andavasi a

fare atti di sua religione». Ma si tratta

di una contaminazione determinata

dalla referenza dantesca medesima.

Una ulteriore citazione dantesca, accolta

da pressoché tutti i commentatori, è

quella del Canto XXXII dell’Inferno:

... che se Tambernicchi

vi fosse su caduto, o Pietrapana,

non avria pur da l’orlo fatto cricchi.

(Inf XXXII 28-30)

ove la mole gigantesca di due vette rocciose

delle Alpi Apuane è assunta dal

Poeta come misura ideale della durezza

dei ghiacci infernali di Cocito.

La prima cima, «Tambernicchi» (una

sorta di idiotismo che pare concepito

per mere esigenze di rima), è identificata

nel Monte Tambura (“Stamberlicche”

negli scritti del tempo). La seconda è

quella della Pania della Croce, la quale,

tuttavia, appartiene al territorio di Garfagnana,

in Lucchesia, perciò il suo riferimento

non dovrà più essere accolto,

a rigore, nell’ambito specialistico della

Dantistica Lunigianese. Ciò valga non

per pignoleria, ma per un giusto rispetto

per tutti coloro che volessero attendere

ad un “Dante e la Garfagnana”.

Ė cosa certa, peraltro, che il marmo,

che qui domina sovrano, abbia rappresentato

per Dante un’ampia fonte

di ispirazione: si pensi, per esempio,

agli altorilievi divini descritti al canto

XII del Purgatorio. Degna di nota è pure

una recente osservazione intorno alla

terzina conclusiva di un sonetto di Cino

da Pistoia rivolto al marchese Moroello

Malaspina:

Ben poria il mio signor, anzi ch’io moia,

far convertire in oro duro monte,

c’ha fatto già di marmo nascer fonte.

Il passo è relativo al componimento

Cercando di trovar minera in oro, facente

parte di uno scambio di corrispondenza

a tre e accolto nelle Rime di Dante

(CXII). Ebbene, sembra più che lecito

intravvedere nell’elemento del marmo

un riferimento diretto alle Alpi Apuane,

73


74

il che avvalora l’idea di una probabile

origine lunigianese dell’intera Corrispondenza

poetica tra Dante, Cino e

Moroello di Giovagallo.

Da segnalare che nell’intera zona del

Carrarese la Tradizione Popolare assume

ampia rilevanza. Quasi ovunque,

infatti, si registra la memoria di

un motto dantesco. Si tratta, tuttavia,

di “blasoni popolari”, originati essenzialmente

da scambi di invettive tra

le diverse comunità. In pratica, ogni

paese usava scagliare sentenze maligne

contro i borghi avversi arrogandosi

l’avallo, tutto ideale, dell’autorità

dantesca. Molti sono gli scultori locali

locali che hanno voluto offrire con

la purezza del marmo di Carrara un

tributo al Sommo Poeta. Spiccano tra

loro le figure del grande scultore di

due carraresi: Carlo Fontana (1865-

1956) e Arturo Dazzi (1865-1956)

(-›Mulazzo) . Come noto, le cave di

Carrara, di cui resta a museo l’antico

nucleo romano, videro spesso due

giganti assoluti dell’arte mondiale:

Michelangelo e il Canova salivano qui

personalmente per scegliere, di proprio

occhio, i blocchi destinati ai loro capolavori

immortali. Nativi dell’intera area apuana

sono quattro Lunigianesi Studiosi di

Dante: Emanuele Repetti (1776-1852, da

Carrara), Carlo Andrea Fabbricotti (1864-

1935, da Carrara), Luigi Staffetti (1869-

1929, da Massa), Giovanni Sforza (1846-

1922, da Montignoso).

BIBLIOGRAFIA

Rosa Maria GALLENI PELLEGRINI, I ‘genius loci’:

Dante e Michelangelo, in *Il marmo, l’uomo e la

memoria, Carrara, L’Eco Apuano editore, 1996,

pp. 17-20.

Beniamino GEMIGNANI, Dante, Carrara e Val di

Magra - I riferimenti al territorio nelle opere del

Poeta, Sea, Carrara, 2005.

Claudio PALANDRANI, Dante, i Malaspina e la

Lunigiana, Massa, Apua Service, 2005.

Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca, Edizioni

del Centro Lunigianese di Studi Danteschi,

La Spezia, 2006.


A TAVOLA

CON DANTE

IN LUNIGIANA

Non è esercizio banale determinare il

Menù di Dante. Normalmente si leggono

saggi dove viene tirata in ballo

qualsiasi citazione di elementi commestibili

sparsi nell’opera del Sommo.

Invece ciò che va fatto è selezionare

con grande attenzione i soli riferimenti

a stretto carattere culinario.

Ebbene, cercando di determinare

una tavola imbandita sulla base della

tradizione enogastronomica di Val di

Magra che sia pienamente rispettosa

dei gusti del Poeta (un Menu Dantesco

Lunigianese) si è potuto dimostrare,

Dal 1966, produciamo artigianalmente

Testaroli, Panigacci, Focaccette e le

tipiche torte di verdura della Lunigiana.

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non senza sorpresa, che il risultato ha valore

generale e che il Poeta, pur capace di

adattarsi ad ogni situazione – come testimonia

il Boccaccio nella sua Vita di Dante

– aveva una netta preferenza per una cucina

molto semplice di dieta vegetariana,

tanto che per dileggiare i golosi arriva ad

esprimersi, nel corso di una celebre Tenzone,

addirittura in termini di «vendetta

delle carni mangiate».

Certo non si discute che in un Poema della

Cristianità come la Divina Commedia al primo

posto vadano sempre collocati Pane

e Vino e la Terra della Luna abbonda sia

di pani tipici (celebre il Pane di Vinca) che

di validissime cantine. Si è ben visto, in

particolare, a proposito delle Cinque Terre,

come l’unico vino che Dante abbia mai


citato sia la Vernaccia (Pur XXIV 23-24) e

che tale nettare non possa essere altro

che il divino Sciacchetrà. In tavola, però,

andrà di certo portato un rosso sanguigno,

un vino di carattere, proprio com’era

Dante, e l’etichetta consigliata dal

CLSD è senz’altro quella proposta dalla

premiata “Cantina Lunae” del maestro

Paolo Bosoni: il Verba Dantis, un pregiato

IGT della Costiera Ligure di Levante

che presenta tutte le caratteristiche del

caso.

Azienda familiare con attività in campo

vitivinicolo, produce vini in controtendenza

utilizzando esclusivamente vitigni

autoctoni che hanno ricevuto importanti

riconoscimenti (unico vino di fronte al

quale si era inginocchiato Luigi Veronelli). 77

Le vigne sono in località “La Costa” di

Pontremoli, mentre la cantina storica è in

località Santa Giustina.

Su appuntamento visita alla cantina e degustazione

presso la “Cortina di Cacciaguerra”

per gruppi di 20 persone (prezzo

8€ a testa).

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Sara Mulliri

Sara Mulliri

78 Con il pane la tradizione rurale ha creato

l’arte dell’ottima Bruschetta in

antipasto (il «pane arrosto» del Boccaccio),

ricca di quel «liquor d’olive» (Par

XXI 115-116) che è l’inebriante Olio di

frantoio. Tanto è importante l’olio, sia

per Dante che per la Lunigiana, che ne

presentiamo in cornice, di seguito, una

scheda a parte. Seguono poi, le regine

della tavola lunigianese: le Torte di

verdura, tra le quali aleggia su tutte

la torta d’erbi, tripudio di primavera:

essa farà da gran preludio alla ricchezza

salutare delle Zuppe e delle svariate

Minestre.

Ma non è certo da trascurare, sempre

tra i primi, la profonda tradizione locale

dei Panigacci, qui rigorosamente

bolliti e conditi con olio e formaggio:

un autentico fossile della gastronomia

preistorica di Val di Magra, che si gustano

anche (ma non con Dante) a crudo

con salumi e formaggi. La variante

del Testarolo, anche se più recente, è

ormai conosciuta in tutto il Bel Paese


Ristorante

Abramo R A

grazie a produttori di grande qualità.

Per quanto concerne le seconde portate,

è certo che Dante aveva una

gran passione per i Funghi, di cui la

Lunigiana è una vera capitale: i Porcini,

principi del bosco, si gustano

nel condimento per paste e polente

(rigorosamente in bianco nel Menù

Dantesco), oppure fritti o sott’olio.

Le altre qualità, come gli splendidi

Galletti, assieme ad altre tipologie minori,

sono preziose anch’esse come

Il Ristorante Abramo,

a pochi chilometri

dall’uscita autostradale,

è il luogo in cui

gustare la tradizionale

cucina lunigianese.

E’ dotato di un salone

luminoso con tavoli

ben distanziati e vista

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Il ristorante, aperto

solo a pranzo, offre

posti anche all’aperto.

Vi è disponibilità di

ampio parcheggio e di

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soggiornare.

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80

Sara Mulliri

Sara Mulliri

condimento, ma si cucinano soprattutto

trifolate.

Chiuderanno il desco i Dolci: una bella

Crostata con marmellata di susine o di

fichi, o l’ottima Torta di Mele della non-

na, la faranno senz’altro da padrone

con un bicchiere del divino Sciacchetrà.

Come bicchiere della staffa, invece,

è d’obbligo il Prugnolo, il liquore dei

Malaspina, quello fatto con le bacche

Sara Mulliri


81

Sara Mulliri

del Pruno, cioè di quello Spino che,

secco o fiorito, è emblema dei grandi

Signori della Lunigiana Dantesca.

Stranamente non si trovano in Dante

accenni culinari in tema di pesci. Anche

la farina di castagne (una vera ricchezza

in Lunigiana) è assente. E per

quanto attiene il Pesto – grande specialità

dell’anima ligure della regione

– è purtroppo invenzione più tarda,

tuttavia se ne può senz’altro cogliere

l’annuncio nei preziosi “battuti” trecenteschi

LIQUORE DI PRUNI

Prodotto con

bacche di pruni

selvatici della

Lunigiana

BIBLIOGRAFIA

M. MANUGUERRA, A tavola con Dante (nella

Lunigiana dei Malaspina), con saggio introduttivo

di GIUSEPPE BENELLI sulla cucina

del Trecento, Firenze, Artingenio Edizioni,

2018.

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82

[…]

pur con cibi di liquor d’ulivi

lievemente passava caldi e geli

Così Dante, in Par XXI 115-116,

illustrando la figura di San Pier

Damiani, tratta della preziosità

assoluta dell’Olio di Oliva: «liquor

d’ulivi» lo definisce, infatti, e siamo

– particolare molto significativo –

nel contesto di elezione del Paradiso.

Tanto è salutare l’olio d’oliva

in purezza che il santo passava

agevolmente («lievemente»), senza

particolari difficoltà, sia i caldi

delle estati che i rigori dell’inverno

(«caldi e geli»). Il Poeta, celebrando

il nettare d’oliva, allude di

certo a vivande («cibi») che sempre

gli si accostano con particolari

proprietà salutari: si parlerà di

grandi insalate miste, certo, ma

anche di minestre, brodi e zuppe

d’ogni tipo, senza mai dimenticare

la celebre bruschetta. Il prodotto

tanto caro all’Alighieri si dice oggi

un extravergine estratto a freddo

con procedura meccanica da olive

rigorosamente italiane.

In Val di Magra e nel Golfo dei

Poeti la produzione è derivata soprattutto

dalla varietà della Razzòla,

un’oliva ricca di polpa e con

proprietà organolettiche particolarmente

spiccate, così da essere

adatta anche alla zuppa di farro e

alla straordinarietà della Mes-ciüa,

una tipicità esclusiva della città

della Spezia.


Azienda Agricola

LG

La Razzòla (che ha il pregio di

garantire pure alte produttività

e rese) è stata oggetto negli ultimi

decenni, a scapito della più

nota Taggiasca, di una intensa

opera di valorizzazione ad opera

del rinomato frantoio Lucchi &

Guastalli, una realtà conosciuta

a livello internazionale con

proprie coltivazioni concentrate

nell’area collinare specifica del

comune di Santo Stefano di Magra,

lungo il percorso millenario

della Via Francigena.

A Marco Lucchi e Carlo Guastalli,

agronomo il primo e agrotecnico

il secondo, si deve in gran parte

il notevole sviluppo fatto registrare

in Lunigiana dall’arte millenaria

della produzione olearia.

Prima azienda a fregiarsi della D.O.P. -

Denominazione di Origine Protetta “Riviera

Ligure” per l’olio extravergine di oliva , è

costantemente impegnata nella ricerca della

83

massima qualità e della valorizzazione delle

produzioni locali. L’azienda opera senza

produzione di rifiuti oleari, le biomasse

residue sono infatti totalmente recuperate

a scopo energetico. L’azienda è punto di

riferimento per attività culturali e formative,

corsi di formazione per assaggiatori e

olivicoltori, visite guidate agli oliveti e allo

stabilimento di produzione.

Via Vincinella 13/6 - S. Stefano Magra (SP)

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84

Se mo sonasser tutte quelle lingue

che Polimnia con le suore fero

del latte lor dolcissimo più pingue

[…]

Par XXIII 55-57

Dante non fa menzione di formaggi, ma per trattare di ben altro nutrimento

porta ai massimi livelli una metafora della tradizione cantando

del latte dolcissimo col quale le muse resero faconde le lingue dei

grandi poeti. Ciò è più che sufficiente per pensare alla massima considerazione

di Dante verso il latte e, per estensione, tutti i suoi derivati.

In Lunigiana la regina dei formaggi è di certo la Valle del Biologico grazie

alla Cooperativa Casearia ‘Val di Vara’ .

È bello sapere che la presenza di grandi forme di formaggio è attestata

in Lunigiana fin dall’epoca romana: è Marziale a darcene piena

testimonianza nei suoi celebri Epigrammi (XIII 30): «Caseus Etruscae

signatus imagine Lunae/Praestabit pueris prandia mille tuis». Cioè: «il

formaggio contrassegnato con l’immagine dell’etrusca Luna offrirà

ai tuoi figli innumerevoli pasti». Ultimamente la delegazione della

Spezia dell’Accademia della Cucina si è espressa in proposito con

particolare decisione: quello speciale “contrassegno lunense” ci dice

che le forme non sono da considerare una importazione parmigiana,

come da sempre pensato, ma una produzione locale, per cui il celebre

grana ha un antesignano in Lunigiana.


Loc. Perazza - Varese Ligure (SP)

Tel. +39 0187 842108

coopcasearia.it - info@coopcasearia.it

dal

1978

Il gusto fresco di antichi sapori

La Cooperativa Casearia Val di Vara nasce

nell’Alta Val di Vara, denominata “La Valle

del Biologico” per gli oltre 2000 ettari di

prati e pascoli certificati bio, grazie al

desiderio degli allevatori di raccogliere e

trasformare nel proprio caseificio tutto il

latte prodotto nella valle. Le antiche ricette

di caseificazione sono state integrate con le

moderne tecnologie alimentari per garantire

il massimo della qualità e della genuinità.

I nostri principali prodotti,

tutti senza coloranti o

conservanti chimici sono:

• Stagionato de Vaise

• Ugo e Luigia

• Borgorotondo

• Gratta

• Formaggio Divino

• Ricotta dei “Fieschi”

• Baciccia

• Tomini della Val di Vara

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