Orma di Dante non si cancella - LUNIGIANA DANTESCA 2021 - versione italiana
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LUNIGIANA DANTESCA
VAL DI MAGRA
GOLFO DEI POETI
CINQUE TERRE
VAL DI VARA
APUANIA
“
Orma di Dante
non si cancella
“
Edizioni
HANNO ADERITO AL
PROGETTO EDITORIALE
Comune di
Mulazzo
Agenzia
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HANNO ADERITO AL
PROGETTO EDITORIALE
VAI AL REDAZIONALE
L’originale.
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castagneto secolare. Nelle suggestive
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della tradizione contadina lunigianese,
associano un’attenta ricerca delle
novità più invitanti ed una rigorosa
selezione di vini.
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nella campagna. Posizionato a margine
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splendido parco con ulivi, cipressi e
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con il paesaggio che circonda
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ci accompagnano gli stessi
elementi naturali che ritroviamo
intorno a noi nelle passeggiate
sul lungofiume.
Campo da Golf
NEL SEGNO DI DANTE
Gentili lettori e lettrici,
EDITORIALE
le edizioni della nostra rivista Italia per Voi
ripartono quest’anno con un progetto editoriale
che unisce alla consueta promozione del
territorio, e dei brand e servizi in esso presenti,
il suo lato identitario storico-culturale cogliendo
in pieno l’occasione fornita dalle celebrazioni
dovute al “Sommo” Dante Alighieri, la cui
visione lungimirante contestualizzava un settore
territoriale con un’unica radice etnico-sociale
divisa solo, attualmente, da regole geografiche
amministrative imposte.
Il progetto di Italia per Voi s.r.l. vuol mettere,
in questo caso, i suggerimenti dei brand della
produzione tipica e dei servizi all’accoglienza
turistica territoriale al servizio della cultura
identitaria dello stesso territorio, per produrre
un risultato finale di comunicazione a 360
gradi che, oltre alla guida cartacea diffusa
capillarmente e professionalmente, unirà la
versione digitale, sia in lingua italiana che
inglese, direttamente sul nostro portale web
www.italiapervoimagazine.it dove troverete le
schede identificative di tutti i brand partecipanti,
i blog connessi all’opera, le mappe del territorio
e gli accessi ai nostri accounts social che
divulgheranno tutto il progetto secondo le più
moderne tecniche utilizzabili su questi canali.
Doveroso il ringraziamento, con parti uguali
di orgoglio e stima, a tutti gli aderenti ed agli
enti che hanno permesso l’edizione ritrovando
la forza di ripartire dopo quanto successo
nell’ultimo biennio nella nostra nazione, a
Mirco Manuguerra la cui conoscenza ed
amicizia ci onora da quasi mezzo secolo, e, non
ultimo, a tutto il nostro team che ha svolto il suo
lavoro al meglio delle possibilità concesse dalle
restrizioni sanitarie del momento, con la solita
umiltà e professionalità che si richiede a chi vive
nel mondo dell’impresa privata.
Buona lettura a tutti.
Gino Giorgetti
Direttore Editoriale
I nostri
servizi
Il nostro
sito
English
Version
Canali social
Italia Per Voi
CON “ITALIA PER VOI”
La Lunigiana, terra di confine con una sua
indiscutibile dignità storica e culturale, ha
avuto un ruolo importantissimo nella vicenda
umana e letteraria di Dante. C’è una leggenda
che addirittura fa risalire a un’ intercessione
di Moroello Malaspina del nobile casato
lunigianese, nei confronti del Sommo Poeta,
affinchè proseguisse la stesura della Commedia,
ferma al canto VII dell’Inferno. Nelle città e
nei borghi della Lunigiana, che qui trovate
raccontati uno ad uno con grande precisione storica, l’ombra di Dante si aggira:
la sua orma non si è cancellata, nei secoli. Sono settecento, quest’anno, gli anni
dalla morte del grande Poeta e tutta Italia ne commemora la vita e le opere.
Anche il Centro lunigianese di Studi danteschi, con sede a Mulazzo, fondato e
presieduto da Mirco Manuguerra, vuole rendere omaggio a un uomo tuttora
simbolo dell’Italia nel Mondo e alla terra che lo ospitò, esule, nel 1306. Lo fa
in collaborazione con la casa editrice Italia per Voi s.r.l., punto di riferimento
turistico-culturale del settore nazionale e, in particolar modo, per la Liguria e la
Toscana.
In questo numero della rivista, trovate i luoghi lunigianesi, dove Dante ha
soggiornato o di cui ha parlato nella sua opera. Facciamo riferimento, qui, alla
Lunigiana in senso lato: molti studiosi sostengono l’esistenza di una regione
storico-geografica lunigianese, che avrebbe come capoluogo ideale La Spezia.
Tale regione comprende la Val di Magra, il Golfo dei Poeti, le Cinque Terre, la
Val di Vara e l’Apuania: praticamente le due province della Spezia e di Massa. La
Spezia, anche se non ha avuto “l’orma di Dante“, tuttavia è a pieno titolo in questa
guida, perchè è la città dove sono conservati gli atti della Pace di Castelnuovo tra
i Malaspina, marchesi di Villafranca e Antonio Nuovolone da Camilla, vescovoconte
di Luni: pace siglata grazie alla mediazione diplomatica di Dante, allora
in esilio in terra lunigianese. Tutta la poetica dantesca, in qualche modo, è
l’esaltazione dell’esilio, come rifugio dell’anima che cerca la Pace: la Lunigiana,
per Dante, è il luogo dove la sua natura inquieta ha trovato un riposo attivo, un
rifugio dalle beghe politiche della natia Firenze.
L’esilio, o più semplicemente il viaggio, si trasforma in capacità di andare oltre,
di accogliere, metabolizzare e poi restituire. Dante l’ha fatto in maniera suprema,
tanto da rappresentare tuttora l’Italia nel Mondo. Poeta la cui attualità anche
stilistica viene oggi rivalutata, ha tramandato modi di dire che ancora sono
in uso: valga per tutti il “Bel Paese“ per indicare l’Italia e “tra Lerici e Turbia“
per circoscrivere il territorio ligure. Che la Lunigiana sia Liguria o che la Liguria
includa la Lunigiana, infine, poco importa: parliamo di territori ricchi di storia
e di bellezze naturali che la rivista “Italia per Voi“ cerca sempre di valorizzare e
promuovere. Ricominciare dall’Italia è un segnale di fiducia nel nostro Paese e
in noi stessi. Ascoltare la voce e la testimonianza del grande Poeta, ripercorrere
i luoghi della sua orma, accogliere alcune proposte di viaggio di questa guida, è
l’invito che vi facciamo.
Gabriella Mignani
Direttore Responsabile
EDITORIALE
ITALIA PER VOI - ANNO IX
Nr. 52 - Marzo-Aprile 2021
Magazine sul turismo
culturale nei territori
e nei borghi d’Italia
Aut. Trib. SP nr. 1740/19
Iscrizione al ROC: N° 22857
Direttore Responsabile
Gabriella Mignani
Testi di
Mirco Manuguerra
Progetto Editoriale
ITALIA PER VOI s.r.l.
Sede e contatti
Via Vittorio Veneto 255 - SP
italiapervoi@gmail.com
Direttore Editoriale e
Servizio Amministrativo
Gino Giorgetti
Direzione commerciale
Maria Grazia Dallagiacoma
Mob. +39 333.8485291
Grafica, impaginazione
e post produzione
Sara Fornesi
Social e fiere
Erika Giorgetti
Foto e immagini
Gino Giorgetti, Sara Fornesi
Altri contributi fotografici
Italia Per Voi s.r.l., Marco Lucchi,
Sara Mulliri, Alice Borghini,
Walter Bilotta, Enrico Amici,
Le Cinque Erbe di
Daniela Vettori, Comune di
La Spezia, CLSD, Archivio di
Stato della Spezia, Dante Pierini,
Ca del Moro, Ruschi & Noceti,
Coop Casearia Val di Vara,
I Sapori del Borgo
Stampa e tiratura
Roto3 Industria Grafica S.r.l.
20.000 esemplari
SOMMARIO
09
12
73
L’IMPORTANZA
DELL’ORMA LUNIGIANESE
SULLE STRADE DI DANTE
IN LUNIGIANA
I LUOGHI DELL’OSPITALITÀ
12
20
24
Mulazzo
Villafranca in Lunigiana
Giovagallo (Tresana)
I LUOGHI DELLA PACE
28 Castelnuovo di Magra
30 Sarzana
I LUOGHI DELLE CITAZIONI
E DELLA TRADIZIONE
36
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44
48
50
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58
64
70
Pontremoli
Magra e Val di Magra
Fivizzano
Fosdinovo
Ponzanello
Luni
Bocca di Magra (Ameglia)
Lerici
La Spezia
Cinque Terre
Massa, Carrara e le Alpi Apuane
A TAVOLA CON DANTE
IN LUNIGIANA
Tutti i diritti sono riservati. Qualsiasi riproduzione o utilizzo di copie è
proibito. L’uso del nostro sito o della nostra rivista digitale è soggetto
ai seguenti termini: tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di
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un sistema di recupero o trasmessa, in qualsiasi forma o con qualsiasi
mezzo, elettronica, meccanica, fotocopia, registrazione o altro, senza
previa autorizzazione scritta da parte di Italia per Voi s.r.l.
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Nonostante l’accurata verifica delle informazioni contenute in questo numero, Italia per Voi s.r.l. non può
accettare responsabilità per errori od omissioni. Le opinioni espresse dai contributori non sono necessariamente
quelle di Italia per Voi s.r.l. Salvo diversa indicazione il copyright del contributo individuale è quello dei
contributori. E’ stato fatto ogni sforzo per rintracciare i titolari di copyright delle immagini, laddove non scattate
dai nostro fotografi.
Ci scusiamo in anticipo per eventuali omissioni e saremo lieti di inserire l’eventuale specifica in ogni pubblicazione
successiva. Abbonamento postale su richiesta.
PATROCINI
(a cura del presidente del Centro Lunigianese di Studi Danteschi)
Hanno aderito al Comitato
«Lunigiana Dantesca 2021»
i seguenti Comuni:
● Bagnone;
● Castelnuovo di Magra;
● Filattiera;
● Fosdinovo;
● Lerici;
● Licciana Nardi;
● Maissana;
10
● Monterosso al Mare;
● Mulazzo;
Comitato Ufficiale per le
Celebrazioni Lunigianesi del
700° anniversario della morte di Dante
«Lunigiana Dantesca 2021»
● Pontremoli;
● Sarzana;
● Tresana;
● Villafranca in Lunigiana.
Club Lunigiana Pontremoli
L’IMPORTANZA
DELL’ORMA
LUNIGIANESE
In un’epigrafe in Sarzana dettata nel 1906 per
l’occorrenza delle Celebrazioni del VI Centenario
del primo soggiorno di Dante in Lunigiana,
sta un verso straordinario che è probabilmente
da attribuire a Giovanni Pascoli: «Orma di Dante
non si cancella». È in forza di questa verità che
proponiamo con il presente fascicolo un viaggio
attraverso i Luoghi Danteschi Lunigianesi
come una tappa irrinunciabile nel panorama
nazionale del turismo culturale, perché le Referenze
che questa regione vanta sono in assoluto
tra le più decisive. In effetti ci troviamo di
fronte ad una materia tanto vasta ed importante
da meritare d’essere trattata in un dominio a
sé. Non deve dunque mervavigliare se dal 2002
il Centro Lunigianese di Studi Danteschi (CLSD)
si esprime in termini di Dantistica Lunigianese.
Non inganni il fatto che Firenze nella Divina
Commedia è nominata assai più della Lunigiana,
ma ne avrebbe fatto volentieri a meno.
La Lunigiana è l’unica regione a cui Dante
guarda con un pensiero sempre gentile, addirittura
nostalgico, e la ragione di questo atteggiamento
è molto semplice: qui in Lunigiana
Dante, che di mestiere faceva il diplomatico,
ricevette la folgorazione del suo modello di filosofia
politica grazie all’esperienza della Pace
di Castelnuovo. Sappiamo, infatti, che il 6 ottobre
1306 (ma lui era con certezza in Lunigiana
già dal mese di aprile, come dimostrato da Livio
Galanti) il Poeta concluse personalmente un accordo
di pace con il vescovo-conte di Luni per
conto dei marchesi Malaspina del ramo ghibellino
dello “Spino Secco”. L’intuizione lunigianese
della Pax Dantis, che troviamo compiutamente
sviluppata nel trattato maturo della Monarchia,
è dunque la ragione precisa della grandissima
riconoscenza nutrita da Dante verso i Malaspina
che troviamo eternamente fissata nell’elogio
assoluto del Casato posto
in chiusura del canto VIII del
Purgatorio. Si tratta in effetti
di una lode insuperabile, poiché
strutturata sulla prima
terzina del poema: «la vostra
gente on[o]rata» - dice Dante
allo spirito di Corrado Malaspina
il Giovane, marchese di
Villafranca in Lunigiana - «sola
va dritta e ‘l mal cammin dispregia».
Nella lingua di Dante, nel
lessico della Divina Commedia,
sentirsi dire che si sta procedendo
sul percorso illuminato
della “diritta via” significa ricevere
il più alto riconoscimento
concepibile. Quello che Dante
concede ai Malaspina è un
vero e proprio Premio Nobel
per la Pace ante litteram. Non
a caso Corrado il Giovane, il
grande protagonista di Pur VIII,
è uno dei soli sei personaggi in
tutta la Commedia a cui Dante
si rivolge con l’uso riverente
del “voi”. Di quel lodo fatale
siglato in Castelnuovo Magra
– cui dobbiamo la Divina Commedia
come noi la conosciamo
– si custodiscono nell’Archivio
di Stato della Spezia i documenti
originali rogati da Ser
Giovanni di Partente di Stupio,
11
12
notaro in Sarzana. Nella biografia dantesca
si tratta dell’unico documento
conosciuto di tutto l’arco dell’esilio.
Ciò significa che a parte Firenze dov’è
nato e Ravenna dov’è morto, nessun
luogo che non sia la Lunigiana, a sette
secoli dalla sua scomparsa, può vantare
l’orma certa del Poeta. L’elenco
delle Referenze Dantesche Lunigianesi
è davvero impressionante: oltre
ai citati Atti della Pace di Castelnuovo, si
annoverano il Canto VIII del Purgatorio
(il “Canto lunigianese per eccellenza”);
l’Epistola di frate Ilaro del monastero del
Corvo ad Uguccione della Faggiuola; la
Leggenda dei primi sette Canti dell’Inferno,
la Corrispondenza poetica tra Dante,
Cino da Pistoia e Moroello II di Giovagallo;
l’Epistola IV dal Casentino a Moroello
II Malaspina; l’insieme delle citazioni di
luoghi o personaggi nell’opera omnia
di Dante e alcune interessantissime
questioni indirette: l’abbacinamento
di Pier delle Vigne (Inf XIII) in Piazza
San Geminiano a Pontremoli; il ma-
trimonio in Villafranca di Manfredina
Malaspina (sorella di Moroello II di
Giovagallo) con un figlio spurio del
Conte Ugolino (Inf XXXIII); il soggiorno
(e la probabile morte) di Guido
Cavalcanti a Sarzana; le due novelle
lunigianesi del Decamerone dedicate
a Corrado il Giovane di Villafranca e
al monastero del Corvo di Bocca di
Magra... E altre cose ancora. Bene si
comprende come una tale ricchezza di
argomenti abbia prodotto nei secoli,
senza soluzione di continuità a partire
dal medesimo XIV secolo, una tradizione
locale di studi danteschi di prim’ordine,
a tutt’oggi ancora vivissima.
BIBLIOGRAFIA
Livio GALANTI, Il soggiorno di Dante in Lunigiana,
Pontremoli, Artigianelli, 1985.
Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca,
Edizioni del Centro Lunigianese di Studi
Danteschi, La Spezia, 2006.
13
Mirco MANUGUERRA, Dante e la pace universale
(il Canto VIII del Purgatorio e altre
questioni dantesche), Roma, Aracne editrice,
2020.
SULLE
STRADE
DI DANTE
IN LUNIGIANA
MULAZZO (MS)
La Residenza ufficiale
di Dante in Lunigiana
Mappa
del borgo
14
Di fondazione anteriore al Mille, arroccata su di
un erto colle posto a controllo della piana alta
della Magra, Mulazzo, con la grande divisione
dinastica operata da quel Corrado Malaspina
indicato da Dante come “l’Antico” (Pur VIII
119), nel 1221 fu elevata al ruolo di capitale del
ramo di estrazione ghibellina del Casato detto
dello “Spino Secco”, comprendente i territori di
-›Villafranca e di -›Giovagallo. Con la successiva
spartizione operata dai figli dell’Antico, avvenuta
nel 1266, il feudo assunse la dignità di mar-
chesato. Per Mulazzo essere il centro
politico dell’intero ramo imperiale
non significava soltanto assumere
una precisa veste istituzionale, ma
anche rappresentare la corte di riferimento
per la secolare tradizione di
ospitalità ai poeti esuli.
I Malaspina, infatti, erano tra i principali
mecenati europei dei troubadour,
i poeti erranti provenzali. Originata
presso la sede avita di Oramala,
in Val di Stàffora, la tradizione proseguì
presso Franceschino, il reggente
di Mulazzo all’epoca della venuta di
Dante, cui Sennuccio del Bene, esule
ed ospite a Mulazzo proprio come
Dante, dedichò la chiusa della canzone
“Da poi ch’i’ ho perduta ogni speranza”:
«E prima che tu passi Lunigiana
Ritroverai Marchese Franceschino
E con dolce latino
Gli dì che alquanto in lui spero
E come lontananza mi confonde,
Priegal che sappi ciò che ti risponde».
←
←
MULAZZO
“Dove la cultura è di casa”
Il museo ‘Casa di Dante in Lunigiana’
e il parco dantesco del borgo storico
monumentale
Le Statue-Stele e gli antichi abitatori
Liguri-Apuani
15
La figura di Franceschino non trova
menzione nella Divina Commedia, ma
a celebrazione indiscutibile del feudo
resta l’appellativo dantesco attri-
←
←
Le vestigia e le memorie degli otto
castelli medievali
Gli stemmi dei Malaspina e le
memorie dei cantori provenzali
←
Montereggio: Il “Cantamaggio” e
l’epopea dei “Librai pontremolesi”
←
Il navigatore Alessandro Malaspina
(1754-1810)
←
I vini e la cucina tipica lunigianese
SITO
WEB
info@comune.mulazzo.ms.it
16
buito al nonno in Pur VIII 119:
Fui chiamato Corrado Malaspina;
non son l’Antico, ma di lui discesi:
Assieme a Obizzo il Grande, l’Antico
(da scriversi rigorosamente con la
maiuscola) è certo da indicare come
uno dei massimi esponenti della famiglia
malaspiniana. Egli fu genero dello
stupor mundi, l’imperatore Federico
II, poiché una tradizione accreditata
vuole che ne abbia sposato la figlia
naturale Costanza. Di lui sappiamo che
fu ghibellino accanito: fedelissimo servitore
dell’Impero, combatté al fianco
dell’imperatore e gli salvò la vita nella
disfatta di Vittoria nel 1248.
L’Antico, in quanto artefice della rivoluzionaria
scissione della marca, fu il
probabile committente dei due Stemmi
familiari (lo Spino Secco e lo Spino Fiorito),
i quali si è scoperto che possono
essere ricondotti all’opera dei maestri
fondatori del movimento trobadorico,
Guglielmo IX d’Aquitania e Jaufre Rudel,
per il tramite di Guilhem de la Tor, cantore
di aperte simpatie ghibelline attivo
tra i castelli di Oramala, in Val di Staffora,
e la corte di Mulazzo intorno a quel
fatidico 1221.
Autore della Treva, canzone allegorica
che fu continuazione di un canto perduto
di Aimeric de Peguilhan, Guilhem
de la Tor eterna Selvaggia e Beatrice
– le figlie dell’Antico – nella finzione
d’una disputa di palazzo: le fanciulle
si contendono la palma di reginetta di
virtù. Ebbene, quale sarebbe stata la
“Donna”, cioè la Corte, più virtuosa: la
Marca dello “Spino Secco”, ghibellina, o
l’altra, guelfa, dello “Spino Fiorito”? Le
due sorelle, ovviamente, erano i soggetti
migliori per una pace che si voleva
del tutto “naturale”: la speculazione alchemica
sviluppata dal trobadour vuole
che i due opposti (il Papa e l’Imperatore)
si trasformino in elementi complementari
ed inscindibili nella composizione
aurea di quell’unica medaglia che
è il Buon Governo del Mondo. Così la
“Treva”, cioè la ‘tregua’, sancita dall’arte
iniziatica del cantore, novello Virgilio, si
faceva profezia inconsapevole di una
rinnovata Lieta Novella, la Pax Dantis.
Dante, infatti, in Pur VIII, non farà altro
che sostituire le fanciulle con i due
splendidi «astor celestiali» a guardia
della Nobile Valletta, tanto luminosi in
volto da prefigurare i «due Soli» fatali di
Pur XVI. Sempre loro, naturalmente: il
Papa e l’Imperatore.
I due stemmi, perciò, nel farsi
espressione del fondamento sapienziale
dell’equilibrio degli opposti, ci
insegnano che alla base della divisione
del Casato ci fu l’idea di dotarsi
strategicamente sia della posizione
guelfa che di quella ghibellina non
per sprofondare nella sterile, nefasta
diatriba che stava attanagliando
l’Europa intera, ma al fine di incrementare
il valore di insieme della
Marca. Con ciò i Malaspina vengono
restituiti alla Storia con la dignità che
loro compete: non più volgari signorotti
trattati alla stregua di ladri di
polli da una pletora di accademici
parrucconi e da storici improvvisati,
ma autentici reggenti illuminati
in tutto degni dell’Elogio assoluto di
Dante.
In quanto capitale dello Spino Secco,
il borgo di Mulazzo è da considerare
il luogo di riferimento dell’ospitalità
dantesca in Lunigiana. Si dirà perciò
che Mulazzo è la Residenza Ufficiale di
Dante in Lunigiana, mentre Villafran-
Di fronte al cuore del borgo, con terrazza
panoramica, in un ambiente raffinato ed
17
accogliente, a conduzione familiare, potrete
gustare un ricco menù di piatti della
cucina spagnola e della cucina tradizionale
lunigianese. Carta dei vini con etichette
della Lunigiana e di tutta Italia.
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18
ca e Giovagallo furono frequentati domicilii.
In quest’ordine di idee, se è vero che il grande
artefice della venuta del Sommo in Val di
Magra è da considerare Moroello II di Giovagallo
(non a caso quel feudo è onorato
due volte nel Poema, con la citazione di lui e
della moglie Alagia Fieschi), è a Franceschino
di Mulazzo che va riconosciuto il ruolo
di maggior ospite di Dante. Sappiamo che
egli rappresentò il vero fulcro dell’intera organizzazione
interna dello Spino Secco. Nel
1296 si fece promotore di un patto in cui è
facile intravvedere l’intenzione di estendere
all’intero Stemma quel principio di tutela del
patrimonio familiare che fu imposto per volontà
testamentaria da Corrado il Giovane
di Villafranca (cosa per cui Dante lo immagina
in penitenza presso l’Antipurgatorio) e il
6 ottobre del 1306 fu proprio lui, non altri, a
conferire a Dante la procura in bianco, per
sé e per i cugini di Villafranca (ove gli eredi
del feudo erano poco più che ragazzi), affinché
si pervenisse finalmente alla risoluzione
della secolare vertenza con il vescovo-conte
di Luni. In quella stessa occasione, per iniziativa
di Dante, egli divenne impegnato ad
ottenere la ratifica dell’accordo da parte del
marchese di Giovagallo, poi puntualmente
concessa. A conferma della statura non ordinaria
del personaggio va infine considerato
che nel 1307 – nonostante fosse rimasto
sempre coerentemente legato alla causa
ghibellina – il vecchio nemico Antonio Nuvolone
da Camilla chiamò Franceschino ad
La Pineta PARK HOTEL
assumere il ruolo di proprio curatore
testamentario.
Nell’intero comprensorio di Mulazzo
il genius loci dantesco si è pienamente
manifestato nella tradizione del
Canto del Maggio e nel fenomeno
straordinario dei cosiddetti “Librai
pontremolesi”. Nel Borgo Storico Monumentale,
paese natio di Alessandro
Malaspina (1754-1810), grandissimo
navigatore e scienziato, sono di
estremo interesse diverse emergenze
che fanno dell’intero sistema un
unico Parco Dantesco.
Innanzitutto è da annoverare la grande
base poligonale della torre degli
obertenghi. Detta Torre di Dante per
una antica e radicata memoria popolare,
essa è parte integrante della
Zona Dantesca voluta da Livio Galanti,
grande dantista e indimenticabile
sindaco del borgo al tempo delle
celebrazioni del 1965. Sotto la Torre
una tradizione certamente fallace,
anche se accolta in un atto notarile
di compravendita ottocentesco,
indicava come “Casa di Dante” una
improponibile costruzione rurale. Lì
accanto, di una bellezza discreta ma
altissima si staglia sullo sfondo degli
splendidi contrafforti appenninici,
la sagoma del Dante, ultima opera
del maestro carrarese Arturo Dazzi
(1966). Anch’essa commissionata
Per una vacanza tranquilla e rilassante
in qualsiasi stagione dell’anno, in un
ambiente che coniuga la tradizione di
una cordiale ospitalità familiare e la
modernità del comfort regalando
momenti indimenticabili.
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19
Inf I
da Livio Galanti per il VII Centenario della nascita del Poeta,
il monumento rappresenta l’originalissima idealizzazione di un
“Dante madre”, poiché il Poeta è ben raffigurato nell’atto di tenere
stretto a sé in grembo il Libro della Commedia a mo’ di
propria creatura.
Più in basso, nella splendida cornice di una casa-torre le cui
fondamenta risalgono al XIII secolo, nel piano nobile dell’antichissima
struttura caratterizzato da una splendida trifora e un
soffitto con gigantesche travi di castagno, si trova la Casa di Dante
in Lunigiana®, struttura polivalente del Centro Lunigianese di
Studi Danteschi (CLSD). Sulla parete ovest delle mura esterne
sta l’Epigrafe del Centenario a memoria dell’Anno Dantesco del
2006, dedicata a Livio Galanti e in laude del Canto VIII del Purgatorio.
Da ammirare, ancora, l’eccezionalità di un epitaffio datato
datata 1338, tuttora ben conservato, già un tempo attribuito
ad un figlio spurio di Cino da Pistoia. L’ipotesi, particolarmente
affascinante è stata ritenuta priva di fondamento in un lavoro
tuttavia assai datato. In realtà un incontro in Mulazzo tra
Dante ed il devotissimo amico poeta è da considerare
praticamente certo. Cino, infatti, era in rapporti
di stretta amicizia con il
marchese
20
Inf II
Inf III
Inf V
Inf XXVI
Le stazioni della
“Via Dantis”
Moroello II di Giovagallo, capitano del Popolo a Pistoia nei primi mesi del
1306, e va senz’altro considerato come l’artefice più accreditato della venuta
di Dante in Lunigiana.
Infine, l’intero borgo è oggi contrassegnato dalla Via Dantis®, un itinerario
che, sulla falsa riga della Via Crucis, permette, attraverso nove Stazioni per
otto Canti fondamentali, di attraversare l’intero poema della Cristianità dalla
“selva oscura” alla “visio Dei”: una vera Odissea ai confini della Divina Commedia
che va a costituisce un vero unicum nella storia secolare della lectura dantis.
Gli altorilievi in marmo bianco di Carrara sono stati realizzati dal maestro
Giampietro Paolo Paita sui soggetti ideati dal CLSD.
BIBLIOGRAFIA
Pietro FERRARI, Morì a Mulazzo il figlio di Cino da Pistoia?, Parma, La Giovane Montagna,
1940.
Livio GALANTI, Il soggiorno di Dante in Lunigiana, Pontremoli, Artigianelli, 1985.
Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca, Edizioni del Centro Lunigianese di Studi Danteschi,
La Spezia, 2006.
Mirco MANUGUERRA, La Sapienza dei Malaspina, su «Quaderni Obertenghi», 2015, n. 4,
pp. 49-59; La Sapienza ermetica dei Malaspina: ulteriori considerazioni, su «Studi Lunigianesi»,
XLIV-XLV, 2016, pp. 57-69.
Mirco MANUGUERRA, Via Dantis, libro (2008) e film in DVD (2009), Edizioni del Centro
Lunigianese di Studi Danteschi.
21
Mirco MANUGUERRA, Dante e la pace universale (il Canto
VIII del Purgatorio e altre questioni dantesche),
Roma, Aracne editrice, 2020.
Pur II
Pur VIII
Par XXXIII
Par XXXIII
VILLAFRANCA IN LUNIGIANA (MS)
Corrado il Giovane e il grande Elogio dei Malaspina
Mappa
del borgo
22
e io vi giuro, s’io di sopra vada,
che vostra gente onrata non si sfregia
del pregio de la borsa e de la spada:
uso e natura sì la privilegia
che, perché il capo reo il mondo torca,
sola va dritta e ’l mal cammin dispregia.
(Pur VIII 127-132)
In seguito alla grande scissione del casato
malaspiniano operata da Corrado
l’Antico nel 1221, anche Villafranca, con
-›Mulazzo e -›Giovagallo, andò ad appartenere
al ramo di estrazione ghibellina
detto dello Spino Secco. Il feudo assunse
la dignità di marchesato con la succes-
siva spartizione del Casato operata dai
figli dell’Antico nel 1266. Del castello di
Malnido - la cui peculiare struttura, raccolta
su di uno sperone di roccia alla
confluenza del Bagnone con la Magra,
risultava pressoché integra prima dei
bombardamenti della seconda guerra
mondiale - restano tristissime rovine
che si spera sempre di potere, almeno
in parte, recuperare. Villafranca, come
-›Pontremoli e -›Sarzana, si è sviluppata
direttamente sul tracciato della Via
Francigena (è già citata nell’antichissimo
itinerario di Sigerico del 990 d.C.), che la
attraversa, infatti, in linea retta.
Al tempo della venuta di Dante il feudo,
scomparso prematuramente nel 1294
Corrado II detto “il Giovane” (onde distinguerlo
da «l’Antico» anch’egli citato da
Dante), i figli di lui non avevano ancora
acquisito una piena capacità politica se è
vero che Franceschino di Mulazzo firmò
anche per loro il 6 ottobre del 1306 l’Atto
di Procura a Dante per la definizione
della Pace di -›Castelnuovo. Sulla figura
del marchese di Villafranca è strutturato
il Canto VIII del Purgatorio, indicato dal
Centro Lunigianese di Studi Danteschi
come il Canto Lunigianese per eccellenza.
Il celebre Colloquio che si svolge in Antipurgatorio
tra lui e Dante si risolve in un
insuperabile Elogio da parte del Sommo
Poeta all’intero ramo ghibellino del casato
malaspiniano.
Anche il Boccaccio non fu estraneo al
fascino e alla storia della corte di Villafranca,
e da grande cercatore qual era
di memorie per la sua Vita di Dante, volle
rendere anch’egli onore a Corrado il Giovane
facendo di lui e della figlia Spina i
protagonisti di una novella tra le più lunghe
del Decamerone.
Di Corrado il Giovane si narra che liberò
per due volte la città di Sarzana dal tentativo
di dominazione pisano, ma non è
nota l’esistenza di documenti atti a confermarlo;
sarebbe stato tuttavia nel corso
di quelle due campagne d’armi che
Corrado ebbe modo di conoscere Nino
Visconti, avversario in vita e compagno
di espiazione nella sublimità del Purgatorio.
In un recente lavoro si ipotizza
uno stato di parentela potenziale tra il
marchese di Villafranca e Nino Visconti,
per il tramite della figlia di quest’ultimo,
Giovanna (la troviamo evocata dal padre
in Pur VIII 70-72), la quale, avrebbe
forse dovuto andare in sposa a quel
Corradino di Villafranca che troviamo citato
nell’Atto della Pace di Castelnuovo.
Dapprima impegnatissimo nella lotta
contro il vescovo-conte di Luni, il Giovane
fu protagonista di un primo tentativo
di pace durevole: l’8 di maggio del 1281,
in Orvieto, un lodo arbitrale gli risolveva
una scomunica con la restituzione dei
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territori usurpati alla curia del temibilissimo
Enrico da Fucecchio.
Le spoglie del Giovane hanno riposato
con ogni probabilità nella cripta della
chiesina malaspiniana di San Niccolò
in Malnido, venuta recentemente alla
luce da uno scavo archeologico. L’avello,
scoperto da Germano Cavalli,
fondatore della meritoria Associazione
‘Manfredo Giuliani’, ha restituito oltre
un centinaio di medaglie funebri che
sono ora oggetto di attente analisi. Nella
stessa Malnido, nel 1285, la sorella
di Moroello II «vapor di Val di Magra»,
andò in sposa per procura ad un figlio
del Conte Ugolino, il triste protagonista
di Inf XXXIII. L’evento, di cui esiste il documento
storico, testimonia gli importanti
legami che unirono i Malaspina
anche alla potente famiglia della Gherardesca.
Sul sacro luogo di Malnido è stato realizzato
nel 2006 un Parco Dantesco,
ricco di un pregevole monumento a
onvivium
Dante, oggi arricchito di un pannello didattico
realizzato dal Centro Lunigianese
di Studi Danteschi grazie all’appoggio
del Rotary Club Lunigiana.
BIBLIOGRAFIA
Ubaldo MAZZINI, Il matrimonio di Manfredina
Malaspina di Giovagallo con un figlio del
conte Ugolino (con una postilla dantesca), in
“Giornale Storico della Lunigiana”, anno VII,
fasc. II, La Spezia, 1915, pp. 129-136.
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un locale semplice ma
allo stesso
tempo inusuale.
Una cucina
influenzata dalle
tradizioni culinarie
locali, fino a fondersi
con gli ingredienti
della dispensa
contemporanea.
Il locale occupa gli
spazi di una vecchia
osteria, ristrutturata
con un mix&match
di arredi classici e
moderni, definendo
così l’estetica di un
locale raffinato.
Claudio PALANDRANI, Dante, i Malaspina
e la Lunigiana, Massa, Apua Service, 2005.
Germano CAVALLI, La fama letteraria dei
Marchesi Malaspina di Villafranca nel ‘300,
in “Archivio Storico per le Provincie Parmensi”,
IV serie, vol. XLVII (1995), Parma,
Deput. St. Patria Prov. Parm., 1996, pp.
41-52.
Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca,
Edizioni del Centro Lunigianese di Studi
Danteschi, La Spezia, 2006.
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TRESANA (MS)
A Giovagallo con la “buona Alagia”
e il “Vapor di Val di Magra”
Mappa
del borgo
26
In seguito alla grande scissione operata nel
1221 da quel Corrado Malaspina che è indicato
da Dante come “l’Antico” in Pur VIII 119, il borgo
di Giovagallo, con -›Mulazzo e -›Villafranca,
appartenne al ramo malaspiniano di estrazione
ghibellina, dunque imperiale, detto dello “Spino
Secco”. Con la successiva
spartizione del Casato operata
dai figli dell’Antico nel
1266, il feudo assunse la dignità
di marchesato schierandosi
dapprima stranamente
a favore della causa
Guelfa (e pure per parte
Nera) proprio con quel Moroello
II che fu il grande
ospite di Dante e che troviamo
in tutte le maggiori
Referenze Dantesche Lunigianesi.
Di quel regno turbinoso
restano oggi ruderi affascinanti:
la torre e le antiche
mura riposano immerse in
una pace sacra, alla sommità
d’un colle assai erto;
la strada è in parte perdu-
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ta e il sito è ormai avvolto in un folto
bosco di castagni. Nel luogo dove
certamente vissero il «vapor di Val di
Magra» di Inf XXIV 145 e la moglie Alagia
Fieschi («buona da sé» in Pur XIX
142-144) la fatiscenza di quei ricordi
costituisce un vero urlo del silenzio.
Ma ciò che qui preme soprattutto di
segnalare è la necessità di demolire
il generale convincimento di una
Giovagallo quale semplice presidio
militare del Monte Cornoviglio: sarebbe
davvero singolare una doppia
celebrazione dantesca – senz’altro
indicativa di un particolare ruolo nella
venuta di Dante in Lunigiana – per
un feudo privo di corte, tanto più che
al v. 121 di Pur VIII Dante dice «per li
vostri paesi», ove il plurale, riferito al
dominio esclusivo dello Spino Secco,
indica senza possibilità di errore che
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e tranquillo borgo della Quercia, la cui
posizione strategica permette di vivere
le molteplici attrattive culturali e naturali
28della Lunigiana, le suggestive città d’arte
limitrofe o le vicine località Patrimonio
UNESCO delle Cinque Terre.
L’intera casa,
disposta su due
livelli, è situata
nella piazzetta
del paese, dove
è possibile
parcheggiare;
recentemente
riqualificata è
dotata di ogni
comfort e di
wi-fi gratuito.
la visita del Sommo deve essere
intesa come riferita a tutti i feudi
componenti, nessuno escluso. Gli
studi attendono, dunque, nuovi risultati
in ordine alla reale dimensione
urbanistica della Giovagallo
del XIII-XIV secolo.
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industrioso, con una buona cucina
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29
BIBLIOGRAFIA
Raniero PORRINI, Appunti per la storia di
Giovagallo, Genova, Scuola Tip. Sordomuti,
1937.
Lo chef propone
una cucina
tradizionale
rivisitata del
territorio e carne
alla brace cotta
nel forno a legna.
Livio GALANTI, Il soggiorno di Dante in Lunigiana,
Pontremoli, Artigianelli, 1985.
Giulivo RICCI, Il castello di Giovagallo, in
«Cronaca e Storia di Val di Magra», 1995.
Nicola GALLO, Alcune considerazioni sulla
struttura del castello di Giovagallo, Tipolitografia
Mori, Aulla, 1999.
Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca,
Edizioni del Centro Lunigianese di Studi
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CASTELNUOVO DI MAGRA (SP)
Il Castello della ‘Pace di Dante’
Mappa
del borgo
30
La splendida mole del castello vescovile, voluto dal
vescovo guerriero Enrico da Fucecchio – grande riformatore
dell’organizzazione diocesana e committente
del preziosissimo Codice Pelavicino (-›Sarzana) – fu
sede della storica intesa raggiunta tra Dante e l’ultimo
dei vescovi-conte, Antonio Nuvolone da Camilla.
L’incontro risolutore avvenne il mattino del 6 ottobre
del 1306, presenti rappresentanti
di parte guelfa,
giureconsulti, testimoni e
il notaro Ser Giovanni di
Parente di Stupio, lo stesso
che redasse poche ore
prima a Sarzana la procura
in bianco rilasciata a Dante
Alighieri dal marchese
di -›Mulazzo, Franceschino
Malaspina. Non si trattò di
una mera formalità, ma di
una lunga e laboriosa opera
di mediazione diplomatica
che trovava in quel giorno
il sospirato perfezionamento.
Per il buon esito della
trattativa valse di certo an-
che la parentela vantata dal vescovo
per parte di madre con casa Fieschi:
Moroello Malaspina di -›Giovagallo,
infatti, era coniugato con Alagia dei
Fieschi, cugina prima del vescovo, tuttavia
l’assenza dei Malaspina in Castelnuovo
– dato il precedente dei tre ambasciatori
marchionali fatti decapitare
anni prima da Enrico da Fucecchio
– non lascia alcun dubbio intorno alla
delicatezza di quella missione diplomatica.
La determinazione del trattato
presso la residenza ufficiale del vescovo-conte
di Luni giustifica in pieno la
definizione di “Pace di Castelnuovo”. È
lecito parlare, in alternativa, di “Pace
di Dante”, mentre è sempre sbagliato
– qualunque siano le fonti addotte
– parlare di “Pace di Sarzana” o “Pace
della Calcandola” (dal nome dell’antica
piazza sarzanese dove avvenne il rogito
della Procura), definizioni originate
da chiare istanze campanilistiche.
Punto di riferimento grazie alla qualità
delle materie prime
e alla produzione di
prodotti tipici regionali.
Non solo pane e
focaccia, ma anche i
“panigazi”, la “Kizoa”,
31
ovvero una focaccia
con salsiccia pilastro
della storia locale e i
dolci della tradizione,
come la focaccia dolce
con uvetta, noci e
mandorle e i biscotti della “Nonna Pina”.
BIBLIOGRAFIA
Livio GALANTI, Il soggiorno di Dante in Lunigiana,
Pontremoli, Artigianelli, 1985.
Claudio PALANDRANI, Dante, i Malaspina e
la Lunigiana, Massa, Apua Service, 2005.
Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca,
Edizioni del Centro Lunigianese di Studi
Danteschi, La Spezia, 2006.
Mirco MANUGUERRA, Dante e la pace universale
(il Canto VIII del Purgatorio e altre questioni
dantesche), Roma, Aracne editrice, 2020.
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La Piazza della Calcandola:
“Orma di Dante non si cancella”
Mappa
del borgo
32
Citata nell’itinerario di Sigerico del 990, anche
Sarzana si è sviluppata direttamente sul tracciato
della Via Francigena: la strada romea ne attraversa
ancora l’intero impianto medievale in linea
retta, da Porta Parma a Porta Romana. E proprio
da Porta Parma pochi sanno che nasce la Statale
della Cisa, la quale per lungo tratto, fino a Parma,
corre sulla Francigena per poi dirigersi alla volta
di Verona: terminerà proprio alla porta Sud della
grande città scaligera.
Il 6 ottobre del 1306, di prima mattina, nell’antica
Piazza della Calcandola (oggi in dedica a Giacomo
Matteotti) – al tempo «lastricata di ghiaia, come il
crudo letto del torrente Calcandola che ogni tanto
la invadeva, prima che le opere di arginamento
lo respingessero al di là di [...] porta Parma»
(Corrado Martinetti) – Dante ricevette in Sarzana
da Franceschino Malaspina, marchese di -›Mulazzo,
presenti il notaio Ser Giovanni di Parente di
Stupio e testimoni, una procura plenipotenziaria
affinché andasse a concludere personalmente,
nel Palazzo dei Vescovi in -›Castelnuovo Magra,
ospite dell’alto prelato Antonio Nuvolone da Camilla,
lo storico trattato che avrebbe finalmente
sancito la pace tra il ghibellinismo malaspiniano
e il guelfismo naturale della curia lunense.
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Negli Atti della Pace di Castelnuovo,
a proposito di Sarzana, compaiono
espressamente indicati come oggetto
di negozio il «comune» e il «castello»
separatamente. È sulla base di tali
componenti, nominati tra i «seguaci»
dei «signori Marchesi», che si può agevolmente
interpretare la decisione del
vescovo, all’ultimo momento di spostare
la sede dell’incontro decisivo presso
la propria residenza di Castelnuovo
Magra, decisione che portò alla pronta
risposta marchionale della procura
dantesca. Dai documenti, infatti, si
vede bene che il notaio, volendo guadagnare
tempo, stava provvedendo,
in compagnia dell’Alighieri, a redigere
l’incipit retorico del trattato quando
d’un tratto lo interrompe, cassandolo.
Prende dunque a redigere la Procura
e soltanto dopo il testo riprende con
le esatte parole che si erano già stese
in precedenza quale Preambolo dell’instrumentum
pacis.
Ma l’Orma di Dante a Sarzana non è limitata
alle sole occorrenze della Pace
di Castelnuovo. La città, infatti, fu de-
Cantina
dell’Ara
Cantina dell’Ara è amore per il vino
Mio padre lo vendeva
“al bicchiere” da Lìdamo,
il bar di famiglia
ora gestito da mio
fratello Beppi. Si dedicava
alla vigna ogni
giorno a partire dalle
cinque del pomeriggio,
quando con gli altri
operai finiva il turno
alla Ceramica Vaccari.
stinazione coatta, nel 1300, di un altro
grande esponente del Dolce Stil Novo
fiorentino, quel Guido Cavalcanti costretto
all’esilio col concorso dello
stesso Dante, suo massimo amico, e
che proprio qui conobbe la tragedia di
un destino ingrato: è a Sarzana, assai
probabilmente, che il Cavalcanti compose
l’ultimo suo componimento, la
famosa Ballatetta e vi morì per causa
delle febbri malariche contratte nelle
paludi in cui era sprofondata l’antichissima
città di -›Luni. Un ricordo
succinto di Guido è dato da un’epigrafe
posta di recente in Porta Romana.
Dante e Guido assieme sono invece
celebrati con una coppia di viali paralleli,
splendidamente alberati, posti
a correre sulle rive opposte del nuovo
corso dato alla Calcandola in tempi recenti.
Il Centro Storico conserva grandi
testimonianze e tesori d’arte di prima
grandezza.
Un’epigrafe, opera di Achille Pellizzari,
è posta dal 1906, correndo il VI Centenario
della venuta di Dante in Lunigiana,
sulla facciata del Palazzo Comuna-
di azienda agricola
famigliare. In questo
modo posso seguire
tutte le fasi, dalla terra
alla bottiglia, senza
perdere di vista il mio
principale obiettivo: realizzare
vini semplici e
di qualità, nel rispetto
della mia terra e delle
sue tradizioni.
Ho cominciato a
dedicarmi alla sua
terra per non perderne
la memoria e,
anno dopo anno, la 35
passione è cresciuta.
Imbottiglio la piccola
quantità di vino che
produco con amore
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le, ovvero sul luogo dove s’apriva un
tempo la Piazza della Calcandola; pur
contestatissima (in effetti discutibile
su diversi contenuti), l’epigrafe recita
in chiusura un verso assolutamente
immortale («Orma di Dante non si
cancella») che è però da attribuire con
tutta probabilità a Giovanni Pascoli.
Presso la Biblioteca del Seminario Vescovile
è conservato il Codice Pelavicino,
raccolta di atti commissionata dal
vescovo-conte Enrico da Fucecchio
(protagonista dei cruenti episodi di
guerra per cui si pervenne alfine alla
Pace di Castelnuovo) al fine di un censimento
delle proprietà e dei diritti
della curia lunense. Vi si trova anche
uno splendido quadro: il Dante e frate
Ilario di Corrado Mezzana, opera del
1914.
Da segnalare nella cattedrale la preziosissima
Croce dipinta di Maestro
Guglielmo (1138) l’ampolla del Preziosissimo
Sangue di cui alla Leggenda
Leboinica (-›Bocca di Magra).
Di Sarzana è nativo Alfredo Schiaffini
(1895-1971), una delle più grandi personalità
accademiche della tradizione degli
studi danteschi lunigianesi. A lui non
solo è dedicata una voce in Enciclopedia
Dantesca: gli fu anche affidata la cura
del lemma Poesia, che uscì postumo.
Una figura di prima grandezza come la
sua vale meglio a giustificare la richiesta
di una più profonda valorizzazione dantesca
della città con la dedica dell’antica
Piazza della Calcandola al Sommo Poeta.
L’aspettativa, già espressa dal Rotary
Club alla vigilia del VII Centenario della
nascita di Dante, è stata rilanciata nel
2006 dal Centro Lunigianese di Studi
Danteschi. L’agognata “Piazza della Procura
di Dante” dovrebbe poi fregiarsi di
un adeguato monumento all’Alighieri
da associare splendidamente alla Procellaria
di Carlo Fontana, simbolo di vit-
Pasticceria
Gemmi
dal 1934 a Sarzana
La Pasticceria Gemmi rispetta la tradizione e
conserva i sapori e le fragranze di una volta.
Sue specialità sono la Spongata, la Focaccia
Sarzanese, il Buccellato, gli Amaretti.
37
toria, certo, ma pure di quella Libertà
che Dante inseguì per tutta la vita.
L’idea, già espressa dal Rotary Club
alla vigilia del VII Centenario della nascita
di Dante, è stata rilanciata nel
2006 dal Centro Lunigianese di Studi
Danteschi assieme a quella di un monumento
all’Alighieri da associare alla
splendida Procellaria di Carlo Fontana,
simbolo di vittoria, certo, ma pure
di quella Libertà che Dante stesso inseguì
per tutta la vita.
BIBLIOGRAFIA
Mariano PICEDI BENETTINI, Il soggiorno di
Dante in Lunigiana, La Spezia, Conferenza
del Rotary Club della Spezia per la celebrazione
del VII Centenario della nascita del
divino Poeta, 17 dicembre 1964.
Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca,
Edizioni del Centro Lunigianese di Studi
Danteschi, La Spezia, 2006.
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PONTREMOLI (MS)
La tragica vicenda di Pier delle Vigne
Mappa
del borgo
38
«Porta di Toscana»: così definirono i Longobardi
la regione di Luni e tale la indicò il
grande imperatore Federico II di Svevia. Di
questa piccola regione il borgo di Pontremoli,
nato e sviluppato lungo l’importante
tratto della Via Francigena che dà sulla
Padania per il Monte Bardone (oggi Passo
della Cisa), fu certamente la massima
espressione medievale.
Libero comune per concessione dello Stupor
mundi dal 1226, ricevette più volte la
visita dell’imperatore. Nel corso dell’ultima,
avvenuta nel febbraio del 1249, proveniente
da Cremona, Federico si trascinò
appresso, in catene, Pier delle Vigne, (il
suicida di Inf XIII e suo fido consigliere caduto
in disgrazia) e «in platea ecclesie San-
cti Geminiani» lo faceva crudelmente
abbacinare.
Da considerare con attenzione i versi
di Dante introduttivi al tema di Pier:
Allor porsi la mano un poco avante
e colsi un ramicel da un gran pruno;
e ‘l tronco suo gridò: “Perché mi schiante?”
[…]
sì de la scheggia rotta usciva insieme
parole e sangue; […]
Qui è forte dell’indicazione del “pruno”,
il susino selvatico, ovvero l’albero
dei due stemmi marchionali dello
Spino Secco e dello Spino Fiorito: la
“parola” che esce dall’albero in cui è
trasformato il tragico personaggio è
memoria malaspiniana! Non per nulla
Corrado l’Antico era il genero di Federico
II (-›Mulazzo). Pontremoli è la casa
del Premio Bancarella, famoso in tutto
il mondo, ma soprattutto e la città del
Museo delle Statue-stele della Lunigiana:
ospitato nella splendida cornice
del Castello del Piagnaro, la struttura
espositiva è espressione di uno dei più
importanti fenomeni mondiali di megalitismo
antropomorfo.
Imperdibile, a Pontremoli, anche la visione
dell’eccezionale Labirinto (sec.
XI) nella chiesa di San Pietro. Fu nativo
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40
della città il matematico Luigi Poletti,
scopritore di numeri primi, il quale
si dilettò pure a tradurre in dialetto
pontremolese Inf XXXIII, il Canto del
Conte Ugolino.
Qui nacque anche il grandissimo Paride
Chistoni, uno degli ingegni più alti
della Tradizione degli Studi Danteschi
Lunigianesi. Nel locale camposanto
sono visitabili i sepolcri di Alessandro
Malaspina (-›Mulazzo), e del citato
Paride Chistoni, il cui epitaffio recita:
«Letterato e critico insigne, gentile
poeta».
BIBLIOGRAFIA
Livio GALANTI, La Lunigiana nella ‘Divina
Commedia’ - III - Pier della Vigna, su «Il Corriere
Apuano», Pontremoli, 22 marzo 1980.
Livio GALANTI, Il soggiorno di Dante in Lunigiana,
Pontremoli, Artigianelli, 1985.
Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca,
Edizioni del Centro Lunigianese di Studi
Danteschi, La Spezia, 2006.
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La magia del confine tra Liguria e Toscana
Mappa
del territorio
La Val di Magra, la maggiore della
regione – per la quale si raccomanda
l’uso della doppia maiuscola,
non sempre rispettato – è citata in
Inf XXIV 145, ove Dante idealizza
le gesta di conquista di Moroello
II di -›Giovagallo, capitano di parte
Nera, nell’immagine dell’espansione
delle sue tipiche nebbie mattutine
delle stagioni di mezzo:
«Tragge Marte vapor di Val di Macra
ch’è di torbidi nuvoli involuto;
(Inf XXIV 145-151)
Il fiume, invece, da cui la valle prende
il nome, è indicato, con riconosciuta
precisione, in Par IX nella sua valenza
geografica più importante, ovvero
quella di confine storico tra Liguria
e Toscana nel suo tratto terminale:
42
LA TRIGOLA
... Macra, che per cammin corto
parte lo Genovese dal Toscano,
(Par IX 89-90)
Oggi, con l’istituzione del Parco
Regionale di Monte Marcello-Magra-Vara,
gran parte del bacino
del fiume è divenuta una vera
oasi naturale, regno di molte specie
ittiche e faunistiche protette.
Così quasi l’intera Lunigiana è
divenuta un’estesa area protetta,
potendo infatti vantare anche
ben due parchi nazionali (quello
dell’Appennino Tosco-Emiliano e
quello delle Cinque Terre), altri
due parchi regionali (quello delle
Alpi Apuane e l’altro di Portovenere
e dell’Arcipelago del Golfo
della Spezia) e la grande Riserva
Marina delle Isole e delle Cinque
Terre.
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FIVIZZANO (MS)
Un borgo di dantisti sull’antichissima
strada di valico
Mappa
del borgo
44
Sull’antica via del Passo dell’Ospedalaccio
(oggi Passo del Cerreto) è probabile che
Dante sia passato alla volta definitiva delle
terre padane, quando entro l’estate del
1315 – prima cioè della sentenza definitiva
di condanna al rogo comminata in contumacia
a Firenze ed estesa ai figli maschi
in maggiore età – egli riparò con la famiglia,
necessariamente fuoriuscita, dapprima
a Verona e poi a Ravenna, dove infine
morì. Purtroppo, nell’aprile di quello stesso
1315 era prematuramente scomparso
Moroello II di Giovagallo, suo grande ospite
e protettore in Val di Magra: alla luce
dell’Elogio insuperabile che Dante ha reso
ai Malaspina in chiusura del Canto VIII del
Purgatorio è lecito pensare, infatti, che il
Poeta abbia nutrito il segreto desiderio
di riunire il nucleo familiare proprio qui,
in una regione ormai pacificata e amena
come la Lunigiana. Del passaggio di Dante
è testimonianza la citazione della Pietra
di Bismantova nel Canto IV del Purgatorio,
ben visibile al Passo, ma è da ritenere
molto indicativo anche un celebre motto
assai presente nella memoria popolare
presso l’antica stazione di sosta di Sassalbo.
Da Fivizzano prese le mosse Spinetta
Malaspina il Grande, un personaggio che
Dante poté avere visto ancora giovinetto.
Spinetta fu artefice di un valoroso quanto
ambizioso tentativo di instaurare una Signoria
malaspiniana su tutto il territorio
lunigianese, ma tale progetto visionario
non trovò realizzazione. Fivizzano è terra
di valenti dantisti e come tale è di diritto
un Luogo Dantesco Lunigianese. Si contende
il primato con La Spezia, annoverando
tra i suoi figli ben quattro studiosi:
Giovanni Manzini (ca. 1362 - ca. 1421),
Giovanni Talentoni (1542 – 1617), che fu
insegnante di logica a Pisa di Galileo Galilei;
Emanuele Gerini (1777 –1836) e Adolfo
Bartoli (1833 – 1894), grande accademico
e tra i fondatori della Società Dantesca
Italiana. Quella di Fivizzano è senz’altro
la tradizione di studi più antica e continua,
e se a -›Mulazzo il genius loci dantesco
si è pienamente manifestato nella
tradizione del Canto del Maggio e nello
straordinario fenomeno dei Librai, qui
a Fivizzano, non è stato da meno: sulla
traccia umanistica di Giovanni Manzini
da un ceppo familiare del luogo nacque
Tommaso Parentucelli (1397 – 1455),
papa Niccolò V, committente del progetto
della Grande San Pietro e fondatore
della Biblioteca Vaticana; poi, con
Jacopo da Fivizzano (ca. 1440 – post
1479), esplose l’arte della stampa: come
ha giustamente sentenziato un poeta di
casa, Loris Jacopo Bononi, qui a Fivizzano
si stampavano libri nove anni prima
che a Londra! Di Fivizzano fu nativo anche
il poeta illuminista Giovanni Fantoni
(1755-1807), tra i cultori della presenza
di Dante a -›Fosdinovo. Di tutto ciò
resta traccia nel Museo della Stampa,
una struttura fermamente voluta dallo
stesso Loris Jacopo Bononi ed oggi affidata
alla custodia del fratello Eugenio.
Una tradizione che si
tramanda da padre in
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FOSDINOVO (MS)
Il Castello della tradizione
Mappa
del borgo
46
Tra le orme di Dante in Lunigiana quella di
Fosdinovo è una presenza fortemente voluta
dai poeti. Fu soprattutto Giovanni Fantoni
(1755 – 1807), da -›Fivizzano, un acceso
sostenitore del soggiorno dell’Alighieri nel
poderoso castello del borgo. Al D’annunzio
piacque credere che la vista che da lassù si
può godere delle Alpi Apuane abbia ispirato
al Sommo alcune mirabili figurazioni della
Città di Dite. Contro l’idea dell’ospitalità dantesca
si usa qui obiettare che il castello fu
malaspiniano soltanto in epoca posteriore
alla morte di Dante. L’opinione del Centro
Lunigianese di Studi Danteschi è che Dante -
ospite certo in Lunigiana di tutti i castelli dello
Spino Secco - non soltanto dovette essere
accolto, nell’ambito di una necessaria quanto
intensa azione diplomatica, anche presso
le più importanti sedi del potere vescovile e
le maggiori corti di area guelfa (i castelli dello
Sotto le mura dell’antico
Castello Malaspina, la trattoria
con cucina tipica del territorio
utilizza materie prime scelte con
cura e vini di produzione propria.
47
Spino Fiorito), ma anche presso alcuni
alti protettorati del presule lunense,
tra i quali si annovera senz’altro Fosdinovo.
La dimostrazione è insita nella
citazione nel Preambolo degli Atti della
Pace di Castelnuovo dei «nobili [...] Puccio
e Francino de La Musca», al tempo
signori di Fosdinovo.
In forza di ciò, la questione dell’Orma
fosdinovese deve essere considerata
risolta: qui, come scrisse il Galanti,
«una presenza di Dante [...] è [...] non
solo possibile, ma addirittura storicamente
richiesta».
Certamente fasulla, invece, è la tradizione
della famosa stanzetta del poeta
allestita nel castello presso una torre
di fattura cinquecentesca; si tratta
di un falso storico frutto degli spiccati
intenti campanilistici che seguirono
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all’onda emotiva prodotta dalla scoperta
dei documenti della “Pace di
Dante” (1765). Sono invece di alto valore
artistico gli Affreschi Malaspiniani
in stile giottesco realizzati dal fiorentino
Gaetano Bianchi (1882): le opere
illustrano con grande fascino le gesta
degli antichi condottieri malaspiniani
e alcune scene storiche inerenti la
presenza di Dante in Lunigiana, tra cui
spicca quella della Leggenda dei primi
sette canti dell’Inferno, riportata dal
Boccaccio: le preziose carte, rinvenute
da parenti a Firenze, sarebbero state
rimesse nella mani del poeta per il
tramite di Moroello II Malaspina, marchese
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BIBLIOGRAFIA
Livio GALANTI, Dante e il castello di Fosdinovo,
in «Quaderni Conoscere - Alla scoperta dei
castelli della Lunigiana seguendo le orme di
Dante», Cavanna, Carrara, 1984, n. 3.
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PONZANELLO (MS)
Il buen ritiro dei vescovi-conti di Luni
Mappa
del borgo
Presso la residenza di Ponzanello,
definita propriamente una piccola
Castelgandolfo di Lunigiana, la Storia
narra della costrizione imposta
dall’imperatore Arrigo VII all’ultimo
vescovo-conte di Luni, Gherardino
Malaspina. Accadde che alla morte di
Antonio Nuvolone da Camilla, avvenuta
nel 1307, nel capitolo di Sarzana
si verificò uno scisma a causa della divisione
degli elettori nelle due fazioni
dei Bianchi e dei Neri. Al successore
ufficiale, Gherardino, esponente di
parte Nera, una fazione di canonici
di fazione Bianca e tendenza ghibellina,
riunita giusto presso la residenza
vescovile di Ponzanello, oppose
l’elezione di un altro Malaspina, quel
Guglielmo frate minore che si ritrova
negli Atti della Pace di Castelnuovo nel
ruolo di referente di parte vescovile.
Il 9 maggio del 1312 è alfine Gherardino
a beneficiare della solenne conferma
operata da papa Clemente V,
ma il 23 febbraio dell’anno successivo,
rifiutandosi, nella sua qualità di Comites,
di fornire i contingenti feudali ad
Arrigo VII, fu da questi messo al bando
dell’impero segnando così la fine
dell’epopea secolare dei vescovi-conti
di Luni. Da allora si ebbe inizio in Lunigiana
una «serie di vescovi-marchesi a
testimonianza della crescente influenza
malaspiniana sull’intera regione».
L’atteggiamento estremistico di Gherardino
si attirò lo scherno impietoso
di Dante nella potentissima Epistola
ai Cardinali (Ep XI), ove è indicato lui
solo, il «Lunensem ponteficem» (Ep XI
15) quale uomo libero da cupidigia e
da lussuria… L’evidente focalizzazione
di simili accuse lascia intendere che
Dante avesse di questo personaggio
una profonda conoscenza maturata
nel corso di uno dei suoi ripetuti
soggiorni lunigianesi. Qui siamo con
tutta probabilità nel 1314, l’anno
dell’Epistola di frate Ilaro (-›Bocca di
Magra) e del viaggio di Dante a Parigi
(-›Lerici).
Le vestigia del castello residenziale
vescovile ci narrano ancora in maniera
discreta di queste presenze
antiche. Tra le case raccolte del borgo
storico c’è da visitare un piccolo
museo dedicato al pittore e scultore
Nazzareno Micheli da Sarzana (1937-
2003), artista che ha meritato la considerazione
del Centro Lunigianese
di Studi Danteschi.
51
BIBLIOGRAFIA
Augusto Cesare AMBROSI, Castelli e fortezze
di Lunigiana, S. Lazzaro di Savena, Fotometalgrafica
Emiliana, 1989.
Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca,
Edizioni del Centro Lunigianese di Studi
Danteschi, La Spezia, 2006.
LUNI (SP)
Il fascino trascorso
della “splendida
civitas nostra
lunensis”
Mappa
del
borgo
Il nome dell’antica città di Luni compare
per la prima volta nella Commedia
al v. 47 del Canto XX dell’Inferno,
ove Dante, nel presentare la figura
dell’aruspice Aronte, indica come
monti di Luni la grande catena delle
Alpi Apuane sotto cui dimora il popolo
di Carrara:
... ne’ monti di Luni, dove ronca
lo Carrarese che di sotto alberga,
(Inf XX 47-48)
52
L’analisi specifica di questo passo è
offerta nella scheda -›Massa, Carrara
e le Alpi Apuane.
Come antica città, Luni è invece bene
indicata al v. 73 del Canto XVI del Paradiso:
Se tu riguardi Luni e Urbisaglia
come sono ite, e come se ne vanno
di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia,
udir come le schiatte si disfanno
non ti parrà nova cosa né forte,
poscia che le cittadi termine hanno.
Si tratta di una citazione davvero molto
malinconica quella che Dante è
costretto a fare della gloriosa nostra
«splendida civitas lunensis»: anche le
città sono destinate a passare... Ma
l’epitaffio immortale del Sommo Poeta
rende comunque all’urbe perduta
un onore altissimo, poiché nel gigantesco
percorso di ascesa della Divina
Commedia è questa, di gran lunga, la
citazione lunigianese più “alta”.
A Luni si deve la denominazione
dell’intero comprensorio, la Lunigia-
na Storica, che comprende cinque
magnifici bacini: Val di Vara, Cinque
Terre, Golfo dei Poeti, Alpi Apuane e
Val di Magra. Parliamo di una regione
mancata di cui la metropoli patrizia
romana ne costituì il cuore indiscusso
dalla fondazione (177 a.C.)
fino al 1204, anno della traslazione a
Sarzana della diocesi locale a causa
dell’impaludamento progressivo in
cui l’intera piana era purtroppo sprofondata.
Le vestigia dell’anfiteatro (I
sec. d.C.) possono essere idealmente
considerate al centro tra i terrazzamenti
e i limoni delle Cinque Terre di
Montale, le cave di marmo di Michelangelo
e il Canova, e il Museo delle
Statue-stele di Pontremoli. La visione
che Dante poté avere dei resti della
città è probabilmente quella offerta
dal colle di Castelnuovo Magra: troppo
pericoloso era, al tempo, avvicinarsi
alla zona paludosa che costò
già la malaria, e la vita, al suo grande
amico, il poeta stilnovista Guido Cavalcanti
(-›Sarzana). Assolutamente
da visitare è l’intera area archeologica,
oggi accessibile anche dall’autostrada
con percorso pedonale in
galleria multimediale.
Nativo dell’area lunense è l’ortonovese
Vincenzo da Milano (1902-1968),
autore di una divulgazione ormai
superata (1965) ma che ebbe l’onore
della citazione al lemma “Lunigiana”
in Enciclopedia Dantesca.
53
BIBLIOGRAFIA
Vincenzo DA MILANO, Dante e la Lunigiana,
Enti provinciali per il Turismo della
Spezia e di Massa-Carrara per il VII centenario
della nascita del Poeta (1265-1965),
Sarzana, Tipografia Canale, 1966.
Giuseppe BENELLI, Lunezia – La regione
emiliano-lunense, La Spezia, Luna Editore,
1999.
Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca,
Edizioni del Centro Lunigianese di Studi
Danteschi, La Spezia, 2006.
AMEGLIA (SP)
A Bocca di Magra, dalla
Santa Croce a frate Ilaro
Mappa
del borgo
54
Del cenobio benedettino di Santa Croce del Corvo,
in Bocca di Magra (sec. XII) e di un suo frate
Ilaro è evocativo il documento storicamente più
contestato dell’intera biografia dantesca. Eppure
il grande testimone dell’Epistola di frate Ilaro del
Corvo ad Uguccione della Faggiuola è niente meno
che Ser Giovanni Boccaccio, il quale la trascrisse di
proprio pugno in un prezioso zibaldone conservato
presso alla biblioteca Mediceo-Laurenziana di
Firenze.
Nel documento si narra che Dante affidò al buon
frate una copia dell’Inferno da trasmettere in dedica
assoluta al condottiero ghibellino Uguccione
della Faggiuola, la cui famiglia era legata a quel
monastero. L’epistola è perciò l’accompagnatoria
di un volume autografo della prima Cantica della
Divina Commedia.
In essa si rivelano, tra le varie cose, i destinatari
degli altri due libri: il Purgatorio fu riservato dall’Alighieri
a Moroello II Malaspina marchese di -›Giovagallo,
il suo grande ospite in Lunigiana (il «vapor
di Val di Magra» di Inf XXIV 145), mentre il Paradiso,
nonostante l’intento iniziale,
qui dichiarato, rivolto a Federigo
III d’Aragona, fu alfine
consegnato a Cangrande della
Scala.
Epica la risposta di Dante al
frate che gli chiedeva cosa
slanci entusiastici e bocciature durissime,
l’Epistola di frate Ilaro ha oggi recuperato
piena dignità anche grazie ai contributi
del Centro Lunigianese di Studi Danteschi,
tanto che la questione può dirsi finalmente
risolta. La datazione del documento
è fissata al 1314, quando Dante si
imbarcò da -›Lerici alla volta della Francia
al seguito della delegazione cardinalizia
italiana diretta al conclave in cattività a
Carpentras cui consegnò la celebre Epistola
ai Cardinali.
È quella l’occasione che permise al Poeta
di portarsi fino a Parigi, alla Sorbona, per
l’incontro con i massimi teologi del tempo
che ci viene ampiamente testimoniato
dallo stesso Boccaccio.
Dell’antico impianto del monastero di S.
Croce del XII secolo restano vestigia ampie
ed ammirevoli, soprattutto la Santa
Croce lignea, opera d’arte tra le più importanti
del Medioevo lunigianese e non solo.
La Leggenda di Leboino vuole che si tratti
di una copia di quel Volto Santo giunto miracolosamente
innanzi al litorale di Luni
sopra un vasello incustodito su cui era riposta
anche l’ampolla con il Preziosissimo
Sangue di Gesù. Le due reliquie furono a
lungo contese tra i vescovi di Luni e Lucca
ed infine una gara di tiro con i buoi assegnò
il Volto Santo alla città toscana e il
55
cercasse: «Pace, pace…» e altrettanto
notevole è la testimonianza riferita intorno
alla scelta del Poeta di scrivere in
volgare piuttosto che in latino: «Inutile
dare cibo da masticarsi in bocca ai lattanti».
Dopo due secoli di alterne fortune, tra
56
Preziosissimo Sangue a -›Sarzana.
Tuttavia questa presunta copia della Croce
possiede tratti artistici e teologici invero
mirabili: l’indubbio stile bizantino, i caratteri
tipicamente semiti del volto del Redentore
e la sua espressione ieratica – che fa
della scultura non già un crocefisso, bensì
un “Cristo trionfante” – attribuiscono all’opera
un valore artistico tanto peculiare da
aver fatto pensare che si tratti del vero archetipo
della leggenda.
Non è mancato pure chi ha voluto vedere
nelle grandi mani di quel Cristo un riferimento
a Pur III 122-23: «[...] la bontà infinita
ha sì gran braccia,/che prende ciò che si
rivolge a lei», dato che siamo nello stesso
canto della citazione di Lerici.
In questo luogo - immersa negli incanti di
tali memorie e di uno splendido parco
ottocentesco - visse la famiglia illuminata
dei Fabbricotti, grandi industriali
del marmo e mecenati.
Ultimo esponente della dinastia fu
Carlo Andrea (1864-1935), valente tra i
Lunigianesi Studiosi di Dante nativo del
territorio di Ameglia fu Ennio Silvestri
(1920-1986), scopritore della necropoli
ligure-apuana di Bocca di Magra e tra i
primi autori del dopoguerra favorevoli
all’Epistola di Frate Ilaro.
BIBLIOGRAFIA
Giorgio PADOAN, Il progetto di poema paradisiaco:
Vita Nuova, XLII (e l’Epistola di frate
Ilaro), in Id., Il lungo cammino del ‘Poema
Sacro’ - Studi danteschi, Firenze, Olschki,
1993, pp. 5-23;
Mirco MANUGUERRA, Dante e Santa Croce,
Atti del Convegno ‘Il Monastero di Santa Croce:
una presenza antica ma sempre nuova’
(Monastero del Corvo, 15 settembre 2001),
su «Lunigiana Dantesca», II/2004, n. 17, pp.
4-7;
Emilio PASQUINI, Vita di Dante, Milano,
BUR, 2006, pp. 18-22.
Mirco MANUGUERRA, L’Epistola di frate Ilaro,
Ilmiolibro, 2013.
Mirco MANUGUERRA, Sul viaggio di Dante
a Parigi, su «Atrium», XIX/3 (2017), pp. 134-
158.
LERICI (SP)
Da “Lerice a Turbia” e poi fino a Parigi
Mappa
del territorio
La città di Lerici è indicata da Dante, assieme
alla francese La Turbie, a precisa
indicazione dell’arco ligure:
Tra Lerice e Turbìa, la più diserta,
la più rotta ruina è una scala,
verso di quella, agevole ed aperta.
(Pur III 49-51)
In questo passo il poeta assume a misura
della pendenza dell’erta del Monte del
Purgatorio lo strapiombare di alcuni tratti
tipici della costa ligure: si può senz’altro
pensare al tratto costiero del Parco
Naturale Regionale di Portovenere, con
il suo formidabile Orrido del Muzzerone.
Il Centro Lunigianese di Studi Danteschi
vede nel tragitto Lerici - La Turbie (località
posta sul confine francese, prima di
Mentone) l’indicazione autobiografica di
quel viaggio a Parigi di cui testimonia il
Boccaccio nella sua Vita di Dante.
Si è dimostrato recentemente che il tragitto
Lerici – La Turbie ricalca la notazio-
ne geografica della Tabula Peutingeriana
laddove dal Golfo della Spezia si
indirizza fino a Boron, il monte a est
di Nizza (Mont Boron). Si tratta di quel
grande percorso di crinale appenninico
che Strabone indicava come l’antichissima
Via Herculea, diretta addirittura
fino alla Spagna.
Ciò significa che al tempo di Dante la
definizione geografica dell’arco ligure
era ancora quella, intatta, della cartografia
romano-imperiale di oltre un
millennio prima. L’idea ci è confermata
anche dal Petrarca, il quale, nel suo
velato procedere sulle orme di Dante,
si premura di indicare il medesimo
tracciato: «A Corvo scilicet usque ad
Portum herculeo, ut quondam putant,
nomine consecratum». Rispetto alla lezione
dantesca, qui Lerici è sostituita
dal promontorio di Monte Caprione,
con l’indicazione del suo Capo Corvo
(-›Ameglia), mentre al posto di La Turbie
troviamo l’attuale città del Princi-
57
58
pato di Monaco nella denominazione,
estremamente significativa, di “Portum
herculeo”.
Possiamo dunque affermare che la
Peutingeriana indica da sempre quel
percorso di crinale appenninico che
oggi diciamo della “Alta Via dei Monti
Liguri”. Questo splendido itinerario
storico-naturalistico nasce nei pressi
della confluenza tra Magra e Vara, in
quella Ceparana che fu l’antichissima
Boaceas indicata nella Geografia di
Claudio Tolomeo.
Dato che La Turbie non è davvero un
sito portuale, si potrebbe pensare, che
l’itinerario suggerito da Dante non sia
marittimo; tuttavia la descrizione che
il poeta fa delle pareti a strapiombo
delle coste liguri presuppone necessariamente
una conoscenza del territorio
maturata dal mare.
Dato che nel corso del XIV secolo sappiamo
già attivo un servizio navale
costiero che da Lerici portava ai porti
francesi, la soluzione più probabile è
che Dante si sia imbarcato da Lerici
alla volta della Francia al seguito della
delegazione cardinalizia italiana diretta
al conclave in cattività a Carpentras
(cui consegnò la celebre Epistola ai
Cardinali), per poi spingersi fino a Parigi,
alla Sorbona, secondo la stessa
testimonianza del Boccaccio.
Dante, però, potrebbe avere compiuto
il tratto di crinale appenninico nel
1310 accodandosi alle truppe di Arrigo
VII, dato che il Petrarca testimonia di
averlo visto da bambino a Genova, a
cavallo, a fianco dell’imperatore.
Di epoca dantesca sopravvive in Lerici
il possente mastio del castello
pisano-genovese. Un’epigrafe in località
Bellavista – uno dei punti panoramici
più incantevoli della regione,
posto com’è di fronte all’intero
Arcipelago del Golfo della Spezia – è
posta ad eterno ricordo della citazione
dantesca.
BIBLIOGRAFIA
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La città dei dantisti
vestale delle sacre carte
La città della Spezia si inserisce di diritto
tra i Luoghi Danteschi Lunigianesi
in quanto dal Dopoguerra è la città
tenutaria degli Atti della Pace di Castelnuovo.
Le preziose carte, provenienti
dall’Archivio Comunale di -›Sarzana,
furono affidate dopo l’ultimo conflitto
all’Archivio Notarile Distrettuale del
capoluogo. Nel dicembre del 2004,
quando per legittima competenza la
loro custodia è passata all’Archivio di
Stato provinciale, i documenti sono
stati sottoposti ad un attento intervento
di restauro conservativo. Nell’occasione
alcune nuove tecniche speciali
ne hanno messo in luce parti che si
ritenevano perdute, senza tuttavia
rivelare nulla di significativo rispetto
alle antiche trascrizioni.
Trattandosi dell’unica testimonianza
certa relativa al Sommo Poeta di tutto
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avrebbe saputo fare di una simile
referenza la propria fortuna: la
Lunigiana ancora no. Sarebbe, dunque,
auspicabile che gli Atti uscissero
finalmente dalla buia cassaforte
dove sono custoditi e venissero
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Da tempo il Centro Lunigianese di
Studi Danteschi ha proposto l’istituzione
alla Spezia di un Museo Civico
Unificato: le collezioni spezzine
sono di ottimo livello, ma distribuite
in un numero eccessivo di strutture
espositive. Un’unica struttura museale,
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archeologica lunense (ma si pensi anche
alle Statue-stele della Lunigiana)
e delle collezioni artistiche (non solo
il Museo “A. Lia”, ma pure la pinacoteca
futurista ed informale del CAMeC),
costituirebbe una realtà capace di interessare
turisti e circoli culturali di
tutta Europa. La Spezia, anche se non
è luogo che possa vantare memoria
del passaggio di Dante, è comunque
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terra di valenti dantisti. Sono nativi
del luogo Gaetano Zolese (1819-
1892), Ubaldo Mazzini (1868-1923),
Ettore Cozzani (1884-1971) e Rinaldo
Orengo (1895-1980). Il loro
testimone non è andato perduto e
da questo 2021 la città possiede un
Largo dei dantisti spezzini: è lo spazio
di prestigio antistante l’ingresso del
centralissimo Museo ‘Amedeo Lia’.
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suoi clienti una cucina tradizionale e
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Dante e la Vernaccia,
alias Sciacchetrà
Mappa
del
territorio
Si dice Cinque Terre e si pensa subito “Vino”. Dante celebra
il vino in Pur XXV 77-78:
[…]
guarda il calor del Sol che si fa vino
giunto a l’omor che de la vite cola.
Tuttavia l’unico vino che menziona in tutta la sua opera
è la Vernaccia. Lo aveva fatto un solo canto prima, in Pur
XXIV 23-24:
[…] e quella faccia
di là da lui più che l’altre trapunta
ebbe la Santa Chiesa in le sue braccia:
dal Torso fu, e purga per digiuno
l’anguille di Bolsena e la Vernaccia”
66
Il Poeta fa qui riferimento a papa Martino IV, spirito assai
goloso, il quale pare si facesse preparare le pregiate
anguille del Lago di Bolsena dopo che le loro carni, una
volta pulite, erano state fatte impregnare a lungo in quel
nettare tutto particolare. L’intera critica attribuisce il passo
Sali a bordo di Alos e lascia a terra i pensieri
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Golfo dei Poeti
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all’ottimo bianco delle Cinque Terre. In
quel tempo, infatti, quel vitigno era una
esclusività di quella zona del Levante ligure:
soltanto in seguito sarebbe stato
portato in Toscana, dove troviamo oggi
famosa la Vernaccia di San Gimignano.
Ma già il cronista Salimbene de Adam, da
Parma – che nasceva nel 1221, anno in
cui in Lunigiana Corrado l’Antico operava
la divisione del casato malaspiniano nei
due rami dinastici dello Spino Secco (di
estrazione ghibellina) e dello Spino Fiorito
(di estrazione guelfa) – aveva reso
omaggio, nella sua Chronica, al prodotto
principe delle Cinque Terre con questi
due semplici versi in latino:
«Et ibi prope vinum de Vernaccia habetur,
et vinum terrae illius optimum est».
La referenza è segnalata anche in Enciclopedia
Dantesca (voce “Vernaccia”),
dove si insegna pure, citando sempre
Salimbene, che «vinum de Vernacia [..]
nascitur in quadam conrata quae Vernatia
appellatur». Qui non si scappa: il nome
del vino è dato con certezza dal borgo di
Vernazza. È il Boccaccio, nel Decamerone,
e precisamente nella celebre novella
dell’Abate di Cluny (la II della X Giornata),
a fare una citazione decisiva: il Certaldese
fa ristorare il povero presule, assalito
dai briganti, con un gran bicchiere di
«Vernacia da Corniglia». Ma ancor prima
(nella III Novella della VIII Giornata), evidentemente
affascinato da questo vino
tanto prezioso, il Certaldese ne aveva
immaginato addirittura “un fiumicel” nel
molto indicativo “Paese di Bengodi”.
Orbene, dato che Salimbene, come s’è
visto, esaltava i vini della costiera del
Levante Ligure distinguendone con precisione
il “vinum de Vernaccia” dal “vinum
terrae”, pensiamo decisamente che il primo
debba corrispondere al divino Sciacchetrà,
mentre il secondo altro non sia
che il classico Bianco delle Cinque Terre.
Non si comprende, infatti, come l’Abate
di Cluny avrebbe potuto essere sollevato
da un semplice bicchiere di vino bianco,
peraltro ben diffuso in ogni contrada
d’Italia, quando l’idea d’un rosolio, d’un
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vero toccasana, d’una bevanda, cioè,
capace “di risvegliare anche i morti”,
come si usa dire nella tradizione popolare,
era invece garantita dall’eccezionalità
d’un Passito come quello
tipico delle Cinque Terre. Non a caso,
secoli dopo, un Eugenio Montale
avrebbe detto dello Sciacchetrà che
«bevuto sul posto, autentico al cento
per cento, supera di gran lunga quel
farmaceutico vino di Porto». Quando i
poeti scelgono le parole non lo fanno
a caso: la loro è una sensibilità fatidica,
proprio come quella dei Vati del Và
pensiero.
Ma la conferma definitiva dell’identità
Vernaccia/Sciacchetrà ci viene fornita
dal Petrarca, il quale, mosso sulle
orme di Dante lungo quell’itinerario
che metteva «da Lerice a Turbia»
(-›Lerici) – che per lui principiava precisamente
da Capo Corvo, dove sta il
celebre monastero di cui alla cruciale
Epistola di frate Ilaro (-›Bocca di Magra)
– ci testimonia con chiarezza, nei versi
latini dell’Africa, che «[…] i vigneti […] si
affacciano su Monte Rosso e sui gioghi
di Corniglia, ovunque celebrati per
il dolce vino».
Da segnalare che nessuno dei quattro
grandi (Salimbene, Dante, Petrarca
e il Boccaccio) parla di “Sciacchetrà”:
vuol dire che tale denominazione è
una creazione più recente, da ascrivere
a quel periodo preciso (dal ‘600
fino alla metà dell’800) in cui le 5 Terre
sprofondarono in un vero e proprio
isolamento. In quel tempo gli unici frequentatori
dell’estrema costiera ligure
di Levante erano i mercanti genovesi,
che con i loro barconi venivano a fare
incetta di uve, vini e certo anche delle
celebri Acciughe di Monterosso, tanto
che quando nella prima metà del sec.
XIX il pittore macchiaiolo Telemaco Signorini
vi capitò, non ebbe alcuna esitazione
a parlare di un ambiente quasi
primitivo. Ebbene, il termine “Sciacchetrà”
potrebbe essere di origine genovese,
perché in quel dialetto il prefisso
“scià” corrisponde precisamente a
‘signora’ e sappiamo (è ampiamente
documentato a proposito delle Vie
dell’Acciuga) che erano soprattutto le
donne ad essere deputate alla vendita
dei prodotti. È dunque una suggestione
plausibile pensare che la denominazione
del vino si sia originata nel
corso dal rapporto confidenziale sviluppato
in sede di contrattazione tra i
mercanti genovesi e le donne dei borghi:
“Scià, che trae?”, cioè ‘signora, che
sottrae, che toglie alla vista’? Nel senso
preciso di: ‘che c’è di tanto prezioso in
quella botticella che sta nascondendo
là dietro e che non vuole vendermi?’. Il
celebre passito era tanto prezioso che
malvolentieri i vignaioli se ne volevano
privare. Storie belle di vita secolare.
Storie di incontri e confronti tra civiltà
contadina e civiltà mercantile. Storie
di lavoro immane, di fiorenti e di rurali
economie e di grande letteratura.
BIBLIOGRAFIA
M. MANUGUERRA, A Tavola con Dante nella
Lunigiana dei Malaspina, Artingenio, Firenze,
2018.
Nella sua sede di Groppo di
Riomaggiore, costruita nel 1982
con gli stessi materiali impiegati per il
terrazzamento delle vigne, la Cantina della
Cooperativa Agricoltura delle Cinque Terre
è l’unica, importante realtà produttiva 71
della zona che assicura un elevato livello di
investimenti nelle più moderne tecnologie
di vinificazione. E ciò con un solo, costante
proposito: far sprigionare dalla produzione
limitatissima di questi vigneti tutto il sapore
e tutta la suggestione delle Cinque Terre.
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MASSA, CARRARA
E LE ALPI APUANE
I bianchi marmi dell’indovino Aronte
Mappa
del territorio
72
Il versante lunigianese delle Alpi Apuane
è citato da Dante una sola volta in
Inf XX 47:
Aronta è quei ch’al ventre gli s’atterga,
che ne’ monti di Luni, dove ronca
lo Carrarese che di sotto alberga,
ebbe tra’ bianchi marmi la spelonca
per sua dimora, onde a guardar le stelle
e ‘l mar non li era la veduta tronca.
(Inf XX 46-51)
Sono i versi attraverso i quali il Poeta
celebra la figura di Aronte, l’indovino
etrusco che ai tempi della guerra civile
tra Cesare e Pompeo predisse la vittoria
del primo sul secondo e che si fa qui dimorare
in una grotta («spelonca») posta
tra i «bianchi marmi» delle Alpi Apuane
(«monti di Luni»).
Di un Aronte aruspice apprendiamo
esclusivamente in Lucano, poeta latino
tra i preferiti di Dante (fa parte della celebre
sestina di Inf IV), il quale, però, collocava
il fascinoso personaggio non già
tra le cave di minerale, bensì nel cuore
dell’ager lunensis, più precisamente tra
le mura di una -›Luni curiosamente indicata
come deserta: «Arruns incoluit desertae
moenia Lunae» (Pharsalia I, 580).
A Dante che tanto esaltava l’ideale
dell’impero romano, l’idea di una Luni
imperiale deserta non dovette piacere
affatto: ecco, allora, (data la totale assenza
di una qualsiasi traccia precedente
di tradizione storica o letteraria) l’albergazione
fantasiosa di Aronte nell’alto
delle cime carraresi: il Poeta accolse
senza riserve la residenza lunigianese
dell’aruspice (sappiamo che alcuni codici
riportano la variante Lucae, in vece
di “Lunae”, portando la sede del grande
augure e vaticinatore etrusco nella città
di Lucca), ma gli attribuì una più aperta
(«non tronca») visione («veduta») sulle
cose future trasferendolo sulle grandi
alture marmifere ad osservare i fatti
del cielo. Va detto che, così facendo, il
Poeta è andato va nuovamente contro
la tradizione del suo pur amatissimo
Lucano, attribuendo ad Aronte doti divinatorie
nell’osservazione della volta
celeste piuttosto che nell’interpretazione
del volo degli uccelli o delle viscere
degli animali, come precisamente testimoniato
dal poeta latino.
A proposito di Aronte è il bacino minerario
di Fantiscritti, dove trovasi
l’antica cava romana, ad assumere
una valenza tutta particolare. Il nome
si deve all’eccezionale bassorilievo di
epoca imperiale rinvenuto in una edicola
recante le figure di Giove, Bacco
ed Ercole, detti per l’appunto, dal volgo,
i “fanti” (i ‘ragazzi’, o gli ‘uomini’)
“scritti”, cioè ‘effigiati’. Ebbene, la preziosa
scultura, scoperta nel 1442 da
Ciriaco d’Ancona ed oggi conservata
presso la locale, famosa Accademia
delle Belle Arti, è stata vista dalla Tradizione
Dotta come «l’antico [...] tempietto,
dove [...] [Aronte] andavasi a
fare atti di sua religione». Ma si tratta
di una contaminazione determinata
dalla referenza dantesca medesima.
Una ulteriore citazione dantesca, accolta
da pressoché tutti i commentatori, è
quella del Canto XXXII dell’Inferno:
... che se Tambernicchi
vi fosse su caduto, o Pietrapana,
non avria pur da l’orlo fatto cricchi.
(Inf XXXII 28-30)
ove la mole gigantesca di due vette rocciose
delle Alpi Apuane è assunta dal
Poeta come misura ideale della durezza
dei ghiacci infernali di Cocito.
La prima cima, «Tambernicchi» (una
sorta di idiotismo che pare concepito
per mere esigenze di rima), è identificata
nel Monte Tambura (“Stamberlicche”
negli scritti del tempo). La seconda è
quella della Pania della Croce, la quale,
tuttavia, appartiene al territorio di Garfagnana,
in Lucchesia, perciò il suo riferimento
non dovrà più essere accolto,
a rigore, nell’ambito specialistico della
Dantistica Lunigianese. Ciò valga non
per pignoleria, ma per un giusto rispetto
per tutti coloro che volessero attendere
ad un “Dante e la Garfagnana”.
Ė cosa certa, peraltro, che il marmo,
che qui domina sovrano, abbia rappresentato
per Dante un’ampia fonte
di ispirazione: si pensi, per esempio,
agli altorilievi divini descritti al canto
XII del Purgatorio. Degna di nota è pure
una recente osservazione intorno alla
terzina conclusiva di un sonetto di Cino
da Pistoia rivolto al marchese Moroello
Malaspina:
Ben poria il mio signor, anzi ch’io moia,
far convertire in oro duro monte,
c’ha fatto già di marmo nascer fonte.
Il passo è relativo al componimento
Cercando di trovar minera in oro, facente
parte di uno scambio di corrispondenza
a tre e accolto nelle Rime di Dante
(CXII). Ebbene, sembra più che lecito
intravvedere nell’elemento del marmo
un riferimento diretto alle Alpi Apuane,
73
74
il che avvalora l’idea di una probabile
origine lunigianese dell’intera Corrispondenza
poetica tra Dante, Cino e
Moroello di Giovagallo.
Da segnalare che nell’intera zona del
Carrarese la Tradizione Popolare assume
ampia rilevanza. Quasi ovunque,
infatti, si registra la memoria di
un motto dantesco. Si tratta, tuttavia,
di “blasoni popolari”, originati essenzialmente
da scambi di invettive tra
le diverse comunità. In pratica, ogni
paese usava scagliare sentenze maligne
contro i borghi avversi arrogandosi
l’avallo, tutto ideale, dell’autorità
dantesca. Molti sono gli scultori locali
locali che hanno voluto offrire con
la purezza del marmo di Carrara un
tributo al Sommo Poeta. Spiccano tra
loro le figure del grande scultore di
due carraresi: Carlo Fontana (1865-
1956) e Arturo Dazzi (1865-1956)
(-›Mulazzo) . Come noto, le cave di
Carrara, di cui resta a museo l’antico
nucleo romano, videro spesso due
giganti assoluti dell’arte mondiale:
Michelangelo e il Canova salivano qui
personalmente per scegliere, di proprio
occhio, i blocchi destinati ai loro capolavori
immortali. Nativi dell’intera area apuana
sono quattro Lunigianesi Studiosi di
Dante: Emanuele Repetti (1776-1852, da
Carrara), Carlo Andrea Fabbricotti (1864-
1935, da Carrara), Luigi Staffetti (1869-
1929, da Massa), Giovanni Sforza (1846-
1922, da Montignoso).
BIBLIOGRAFIA
Rosa Maria GALLENI PELLEGRINI, I ‘genius loci’:
Dante e Michelangelo, in *Il marmo, l’uomo e la
memoria, Carrara, L’Eco Apuano editore, 1996,
pp. 17-20.
Beniamino GEMIGNANI, Dante, Carrara e Val di
Magra - I riferimenti al territorio nelle opere del
Poeta, Sea, Carrara, 2005.
Claudio PALANDRANI, Dante, i Malaspina e la
Lunigiana, Massa, Apua Service, 2005.
Mirco MANUGUERRA, Lunigiana Dantesca, Edizioni
del Centro Lunigianese di Studi Danteschi,
La Spezia, 2006.
A TAVOLA
CON DANTE
IN LUNIGIANA
Non è esercizio banale determinare il
Menù di Dante. Normalmente si leggono
saggi dove viene tirata in ballo
qualsiasi citazione di elementi commestibili
sparsi nell’opera del Sommo.
Invece ciò che va fatto è selezionare
con grande attenzione i soli riferimenti
a stretto carattere culinario.
Ebbene, cercando di determinare
una tavola imbandita sulla base della
tradizione enogastronomica di Val di
Magra che sia pienamente rispettosa
dei gusti del Poeta (un Menu Dantesco
Lunigianese) si è potuto dimostrare,
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Testaroli, Panigacci, Focaccette e le
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non senza sorpresa, che il risultato ha valore
generale e che il Poeta, pur capace di
adattarsi ad ogni situazione – come testimonia
il Boccaccio nella sua Vita di Dante
– aveva una netta preferenza per una cucina
molto semplice di dieta vegetariana,
tanto che per dileggiare i golosi arriva ad
esprimersi, nel corso di una celebre Tenzone,
addirittura in termini di «vendetta
delle carni mangiate».
Certo non si discute che in un Poema della
Cristianità come la Divina Commedia al primo
posto vadano sempre collocati Pane
e Vino e la Terra della Luna abbonda sia
di pani tipici (celebre il Pane di Vinca) che
di validissime cantine. Si è ben visto, in
particolare, a proposito delle Cinque Terre,
come l’unico vino che Dante abbia mai
citato sia la Vernaccia (Pur XXIV 23-24) e
che tale nettare non possa essere altro
che il divino Sciacchetrà. In tavola, però,
andrà di certo portato un rosso sanguigno,
un vino di carattere, proprio com’era
Dante, e l’etichetta consigliata dal
CLSD è senz’altro quella proposta dalla
premiata “Cantina Lunae” del maestro
Paolo Bosoni: il Verba Dantis, un pregiato
IGT della Costiera Ligure di Levante
che presenta tutte le caratteristiche del
caso.
Azienda familiare con attività in campo
vitivinicolo, produce vini in controtendenza
utilizzando esclusivamente vitigni
autoctoni che hanno ricevuto importanti
riconoscimenti (unico vino di fronte al
quale si era inginocchiato Luigi Veronelli). 77
Le vigne sono in località “La Costa” di
Pontremoli, mentre la cantina storica è in
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Sara Mulliri
Sara Mulliri
78 Con il pane la tradizione rurale ha creato
l’arte dell’ottima Bruschetta in
antipasto (il «pane arrosto» del Boccaccio),
ricca di quel «liquor d’olive» (Par
XXI 115-116) che è l’inebriante Olio di
frantoio. Tanto è importante l’olio, sia
per Dante che per la Lunigiana, che ne
presentiamo in cornice, di seguito, una
scheda a parte. Seguono poi, le regine
della tavola lunigianese: le Torte di
verdura, tra le quali aleggia su tutte
la torta d’erbi, tripudio di primavera:
essa farà da gran preludio alla ricchezza
salutare delle Zuppe e delle svariate
Minestre.
Ma non è certo da trascurare, sempre
tra i primi, la profonda tradizione locale
dei Panigacci, qui rigorosamente
bolliti e conditi con olio e formaggio:
un autentico fossile della gastronomia
preistorica di Val di Magra, che si gustano
anche (ma non con Dante) a crudo
con salumi e formaggi. La variante
del Testarolo, anche se più recente, è
ormai conosciuta in tutto il Bel Paese
Ristorante
Abramo R A
grazie a produttori di grande qualità.
Per quanto concerne le seconde portate,
è certo che Dante aveva una
gran passione per i Funghi, di cui la
Lunigiana è una vera capitale: i Porcini,
principi del bosco, si gustano
nel condimento per paste e polente
(rigorosamente in bianco nel Menù
Dantesco), oppure fritti o sott’olio.
Le altre qualità, come gli splendidi
Galletti, assieme ad altre tipologie minori,
sono preziose anch’esse come
Il Ristorante Abramo,
a pochi chilometri
dall’uscita autostradale,
è il luogo in cui
gustare la tradizionale
cucina lunigianese.
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80
Sara Mulliri
Sara Mulliri
condimento, ma si cucinano soprattutto
trifolate.
Chiuderanno il desco i Dolci: una bella
Crostata con marmellata di susine o di
fichi, o l’ottima Torta di Mele della non-
na, la faranno senz’altro da padrone
con un bicchiere del divino Sciacchetrà.
Come bicchiere della staffa, invece,
è d’obbligo il Prugnolo, il liquore dei
Malaspina, quello fatto con le bacche
Sara Mulliri
81
Sara Mulliri
del Pruno, cioè di quello Spino che,
secco o fiorito, è emblema dei grandi
Signori della Lunigiana Dantesca.
Stranamente non si trovano in Dante
accenni culinari in tema di pesci. Anche
la farina di castagne (una vera ricchezza
in Lunigiana) è assente. E per
quanto attiene il Pesto – grande specialità
dell’anima ligure della regione
– è purtroppo invenzione più tarda,
tuttavia se ne può senz’altro cogliere
l’annuncio nei preziosi “battuti” trecenteschi
LIQUORE DI PRUNI
Prodotto con
bacche di pruni
selvatici della
Lunigiana
BIBLIOGRAFIA
M. MANUGUERRA, A tavola con Dante (nella
Lunigiana dei Malaspina), con saggio introduttivo
di GIUSEPPE BENELLI sulla cucina
del Trecento, Firenze, Artingenio Edizioni,
2018.
SCOPRI
DI PIÙ
82
[…]
pur con cibi di liquor d’ulivi
lievemente passava caldi e geli
Così Dante, in Par XXI 115-116,
illustrando la figura di San Pier
Damiani, tratta della preziosità
assoluta dell’Olio di Oliva: «liquor
d’ulivi» lo definisce, infatti, e siamo
– particolare molto significativo –
nel contesto di elezione del Paradiso.
Tanto è salutare l’olio d’oliva
in purezza che il santo passava
agevolmente («lievemente»), senza
particolari difficoltà, sia i caldi
delle estati che i rigori dell’inverno
(«caldi e geli»). Il Poeta, celebrando
il nettare d’oliva, allude di
certo a vivande («cibi») che sempre
gli si accostano con particolari
proprietà salutari: si parlerà di
grandi insalate miste, certo, ma
anche di minestre, brodi e zuppe
d’ogni tipo, senza mai dimenticare
la celebre bruschetta. Il prodotto
tanto caro all’Alighieri si dice oggi
un extravergine estratto a freddo
con procedura meccanica da olive
rigorosamente italiane.
In Val di Magra e nel Golfo dei
Poeti la produzione è derivata soprattutto
dalla varietà della Razzòla,
un’oliva ricca di polpa e con
proprietà organolettiche particolarmente
spiccate, così da essere
adatta anche alla zuppa di farro e
alla straordinarietà della Mes-ciüa,
una tipicità esclusiva della città
della Spezia.
Azienda Agricola
LG
La Razzòla (che ha il pregio di
garantire pure alte produttività
e rese) è stata oggetto negli ultimi
decenni, a scapito della più
nota Taggiasca, di una intensa
opera di valorizzazione ad opera
del rinomato frantoio Lucchi &
Guastalli, una realtà conosciuta
a livello internazionale con
proprie coltivazioni concentrate
nell’area collinare specifica del
comune di Santo Stefano di Magra,
lungo il percorso millenario
della Via Francigena.
A Marco Lucchi e Carlo Guastalli,
agronomo il primo e agrotecnico
il secondo, si deve in gran parte
il notevole sviluppo fatto registrare
in Lunigiana dall’arte millenaria
della produzione olearia.
Prima azienda a fregiarsi della D.O.P. -
Denominazione di Origine Protetta “Riviera
Ligure” per l’olio extravergine di oliva , è
costantemente impegnata nella ricerca della
83
massima qualità e della valorizzazione delle
produzioni locali. L’azienda opera senza
produzione di rifiuti oleari, le biomasse
residue sono infatti totalmente recuperate
a scopo energetico. L’azienda è punto di
riferimento per attività culturali e formative,
corsi di formazione per assaggiatori e
olivicoltori, visite guidate agli oliveti e allo
stabilimento di produzione.
Via Vincinella 13/6 - S. Stefano Magra (SP)
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84
Se mo sonasser tutte quelle lingue
che Polimnia con le suore fero
del latte lor dolcissimo più pingue
[…]
Par XXIII 55-57
Dante non fa menzione di formaggi, ma per trattare di ben altro nutrimento
porta ai massimi livelli una metafora della tradizione cantando
del latte dolcissimo col quale le muse resero faconde le lingue dei
grandi poeti. Ciò è più che sufficiente per pensare alla massima considerazione
di Dante verso il latte e, per estensione, tutti i suoi derivati.
In Lunigiana la regina dei formaggi è di certo la Valle del Biologico grazie
alla Cooperativa Casearia ‘Val di Vara’ .
È bello sapere che la presenza di grandi forme di formaggio è attestata
in Lunigiana fin dall’epoca romana: è Marziale a darcene piena
testimonianza nei suoi celebri Epigrammi (XIII 30): «Caseus Etruscae
signatus imagine Lunae/Praestabit pueris prandia mille tuis». Cioè: «il
formaggio contrassegnato con l’immagine dell’etrusca Luna offrirà
ai tuoi figli innumerevoli pasti». Ultimamente la delegazione della
Spezia dell’Accademia della Cucina si è espressa in proposito con
particolare decisione: quello speciale “contrassegno lunense” ci dice
che le forme non sono da considerare una importazione parmigiana,
come da sempre pensato, ma una produzione locale, per cui il celebre
grana ha un antesignano in Lunigiana.
Loc. Perazza - Varese Ligure (SP)
Tel. +39 0187 842108
coopcasearia.it - info@coopcasearia.it
dal
1978
Il gusto fresco di antichi sapori
La Cooperativa Casearia Val di Vara nasce
nell’Alta Val di Vara, denominata “La Valle
del Biologico” per gli oltre 2000 ettari di
prati e pascoli certificati bio, grazie al
desiderio degli allevatori di raccogliere e
trasformare nel proprio caseificio tutto il
latte prodotto nella valle. Le antiche ricette
di caseificazione sono state integrate con le
moderne tecnologie alimentari per garantire
il massimo della qualità e della genuinità.
I nostri principali prodotti,
tutti senza coloranti o
conservanti chimici sono:
• Stagionato de Vaise
• Ugo e Luigia
• Borgorotondo
• Gratta
• Formaggio Divino
• Ricotta dei “Fieschi”
• Baciccia
• Tomini della Val di Vara
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