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Waste n. 38 dicembre 2025

Tra i focus: che fine fanno le componenti dei grandi elettrodomestici?; recupero e riuso degli F-gas; si alzano gli standard della depurazione quaternaria; nuovo Regolamento ELV: cosa ne pensano gli stakeholders

Tra i focus: che fine fanno le componenti dei grandi elettrodomestici?; recupero e riuso degli F-gas; si alzano gli standard della depurazione quaternaria; nuovo Regolamento ELV: cosa ne pensano gli stakeholders

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Anno IX

Dicembre

2025

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

FINE

VITA???

PRRRR!

ISSN 2610-9069

9

772610 906904

Casa Editrice

la fiaccola srl

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GRANDI RAEE,

RECUPERARE

LE COMPONENTI DEGLI

R1 E R2. SPARE PARTS

ANCHE PER LORO?

TRATTAMENTI QUATERNARI.

INNALZARE GLI STANDARD

DELLA DEPURAZIONE

E’ IL NUOVO PARADIGMA

EUROPEO


Continuiamo a trasformare

OGNI SFIDA

IN EVOLUZIONE

Ogni progresso raggiunto racconta un percorso fatto di impegno,

sviluppo tecnologico e visione.

Affrontare nuove sfide e avanzare con continuità riflette la direzione che

abbiamo scelto: quella di evolvere.

GRAZIE PER ESSERE STATI CON NOI

IN OCCASIONE DI

tanaitalia.com



2 SOMMARIO

wasteweb.it

waste@fiaccola.it

Stampato su carta FSC

ISSN 2610-9069

Numero 38

Dicembre 2025

EDITORIALE

3

In primo piano

8 Cestino d’oro

Alla Regione Lombardia che

regolamenta i data center

9 Up e Downcycling

Progetti geniali idee bizzarre

10 Crisi in atto

Criticità e nuove sfide per

l’industria della plastica

12 Pillole dal laboratorio

Nasce il primo Rapporto sul

mercato delle bonifiche

14 App e Startup

L’angolo delle buone idee

15 Welcome to jungle

Impianti di riciclo chimico:

in Lomellina è l’inferno...

16 Post Ecomondo

Un flash su ciò che abbiamo

visto alla kermesse della green,

blue e circular economy

20 Formazione green

L’Ambiente Academy FAST tratta

il tema dei reflui industriali

Economia circolare

22 CircolarMente

Il nuovo regolamento sul fine vita

dei veicoli (ELV)

24 Visto a Pollutec

Un altro bell’appuntamento sulle

soluzioni ambientali

26 Scaffale Circolare

I libri che ispirano un futuro

sostenibile

28 I grandi bianchi

RAEE e spare parts: una combo

che può esistere?

Energia

32 Recupero termico

Teleriscaldamento con energia

di recupero dalla lavorazione

del vetro

Rifiuti solidi

36 Tecnologia applicata

Rifiuti speciali pericolosi:

ora sono tracciati e monitorati

38 Costo e necessità

Si punta al recupero, riuso

e riciclo degli F-gas

40 Oltre ogni ostacolo

Consulenti dell’ambiente sempre

più indispensabili

44 Rifiuti natalizi

Come gestire (e differenziare)

gli scarti prodotti

48 Macchinari e trattamento

Trituratori 4.0 e dieci anni

di eccellenza

50 Bioedilizia e circolarità

Materiali naturali e competenze

verdi per un ecosistema cantiere

52 Riciclo di nicchia

Per cavi elettrici e PVC

plastificato

54 Innovazione compatta

Nebulizzatori facili e pronto uso

56 È tutto oro quello che luccica

Miniere urbane speciali per

recuperare metalli preziosi

Biowaste

58 Biometano e fondi

Corsa all’accaparramento

di impianti a biogas da convertire

60 Scintilla verde

Know-how e tecnologie

per la transizione energetica

Acque reflue

64 Trattamenti quaternari

Alzare gli standard della

depurazione è il nuovo

paradigma europeo

Veicoli&Allestimenti

66 “4R”uote green

Il commento degli stakeholder

sul nuovo Regolamento ELV che

definisce nuove regole sul fine

vita dei veicoli

69 L’idrostatica intelligente

Arriva la spazzatrice super smart

3 Editoriale

6 Numeri e poltrone

27 News economia circolare

34 News energia

35 News rifiuti solidi

62 News biowaste

63 News acque reflue

70 News veicoli&allestimenti

Direttore Responsabile

Lucia Edvige Saronni

lsaronni@fiaccola.it

Direttore Editoriale

Giuseppe Guzzardi

gguzzardi@fiaccola.it

Consulenza Tecnico-Scientifica

Marco Comelli

mcomelli@fiaccola.it

Coordinamento Editoriale

Federica Lugaresi

flugaresi@fiaccola.it

Redazione

Mauro Armelloni, Matthieu Colombo

Fabrizio Parati, Emilia Longoni

waste@fiaccola.it

Collaboratori

Ludovica Bianchi, Marco Capellini, Damiano

Diotti, Antonio Fargas, Ginevra Fontana,

Andrea Ghiaroni, Annalisa Gussoni,

Alessandro Marangoni, Giovanni Milio,

Mattia Molena, Eliana Puccio, Michele

Ragonese, Riccardo Rossi

Segreteria

Jole Campolucci

jcampolucci@fiaccola.it

Amministrazione

Margherita Russo

amministrazione@fiaccola.it

Marzia Salandini

msalandini@fiaccola.it

Abbonamenti

Mariana Serci

abbonamenti@fiaccola.it

Traffico e pubblicità

Giovanna Thorausch

marketing@fiaccola.it

Marketing e pubblicità

Sabrina Levada (Responsabile estero)

slevada@fiaccola.it

Agenti

Giorgio Casotto

T 0425 34045 - Cell. 348 5121572

info@ottoadv.it per Friuli Venezia Giulia,

Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna

(escluse Parma e Piacenza)

Trimestrale - LO-NO/00516/02.2021CONV

Reg. Trib. Milano N. 230 del 19/07/2017

Stampa

Colorshade - Peschiera Borromeo (Mi)

ISCRIZIONE AL REGISTRO NAZIONALE

STAMPA N.01740/Vol. 18/Foglio 313

21/11/1985 - Roc 32150

Prezzi di vendita

abb. annuo Italia Euro 100,00

abb. annuo Estero Euro 200,00

una copia Euro 20,00

una copia Estero Euro 40,00

È vietata e perseguibile per legge la riproduzione totale o parziale

di testi, articoli, pubblicità ed immagini pubblicate su questa

rivista sia in forma scritta sia su supporti magnetici, digitali,

ecc. La responsabilità di quanto espresso negli articoli firmati

rimane esclusivamente agli autori. Il suo nominativo è inserito

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Organo di informazione

e documentazione

Questo periodico è associato

all’Unione Stampa Periodica Italiana:

numero di iscrizione 15794

Casa Editrice

la fiaccola srl

20123 Milano | Via Conca del Naviglio 37

Tel. +39 02 89421350 - Fax +39 02 89421484

fiaccola@fiaccola.it | www.fiaccola.com

P.I. 00722350154

ANCORA

TU?

A costo di sembrare noioso, torno sulla dissociazione

normativa nell’economia circolare. La protagonista principe

di questo disturbo comportamentale è l’Unione

Europea, com’è noto. Gli esempi ormai si moltiplicano.

Ultimo è quello relativo al riciclo della plastica. Nel mese

di novembre si era diffuso l’allarme per un possibile blocco

degli impianti di riciclo (meccanico), con conseguente effetto

a catena inversa a monte, con la chiusura dei siti di stoccaggio

e selezione e ancora più indietro della raccolta differenziata. Qualcosa

era effettivamente successo nelle isole maggiori ma ora sembra che la situazione

sia migliorata. Non è cambiata invece la tendenza di fondo, ossia la crescente

non convenienza della materia prima seconda europea, polietilene ad alta densità

(HDPE) e PET soprattutto, per i grandi produttori e utilizzatori di plastica, per

esempio gli imbottigliatori. Già l’aumento dei costi energetici e la riduzione della

qualità del differenziato hanno alzato i prezzi. Il resto lo fa la concorrenza della

plastica vergine a prezzi bassi di provenienza soprattutto asiatica e della plastica

riciclata (o così presentata) delle stesse lande. Conseguenza: i produttori europei

finiscono fuori mercato. La chiusura di impianti sta accelerando, nei primi sei

mesi del 2025 ne sono stati chiusi tanti quanti quelli di tutto il 2024. I margini stanno

precipitando, dell’82% dal 2021 a oggi, con la tendenza allo zero già quest’anno.

Questo nonostante l’obbligo UE di aumentare la percentuale di plastica riciclata,

dal primo gennaio scorso deve essere del 25% nelle bottiglie (che sono fatte di

PET e di HDPE), per poi passare al 30% nel 2030. Ora alcune associazioni di riciclatori

chiedono di anticipare al 2027 l’obbligo del 30%. Ma non servirà a nulla.

Già oggi alcuni grandissimi utilizzatori di PET, come quelli raccolti dall’associazione

europea dei produttori di “soft drinks”, viaggiano in media su una percentuale

di riciclato del 51,7%. Il problema che molti di essi stanno anche facendo marcia

indietro. PepsiCo ha ridotto l’obiettivo del 50% di rPET su tutti i suoi prodotti

entro il 2030 al 40% entro il 2035, tutto a favore della plastica vergine asiatica.

Anticipare le scadenze a mio parere non farebbe che peggiorare la situazione.

Il problema sta alla radice: se imponi degli obiettivi e poi non ti muovi per

costruire e proteggere la tua filiera interna, fai solo un favore agli esportatori

con prezzi di produzione più bassi e regole aleatorie di etichettatura. Cosa

che la UE non ha fatto e non fa con regolarità preoccupante e forse anche

un po’ criminale. Insomma, ancora UE, e ci scappa da piangere. Ma ora

arriva Natale, e Capodanno e l’Epifania. Ci rileggiamo a febbraio.

Quando saranno 50 anni dall’uscita in singolo del brano del titolo, di

Mogol-Battisti. Alle chitarre, il grande Ivan Graziani.

Marco Comelli



9

e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

4 PARTNERS

Soluzioni

BUSI GROUP Srl . . . . . . . . . .27

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CONEXPO 2026 . . . . . . .III Cop.

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TANA ITALIA Srl . . . . . . . . . . .1

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Anno IX

Dicembre

2025

0 0 0 3 8 >

FINE

VITA???

PRRRR!

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Casa Editrice

la fiaccola srl

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EUROPE 2026 . . . . . . . . . . . .31

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ISSN 2610-9069

772610 906904

GRANDI RAEE,

RECUPERARE

LE COMPONENTI DEGLI

R1 E R2. SPARE PARTS

ANCHE PER LORO?

TRATTAMENTI QUATERNARI.

INNALZARE GLI STANDARD

DELLA DEPURAZIONE

E’ IL NUOVO PARADIGMA

EUROPEO

L’Unione Europea ha riscritto il nuovo regolamento

sui veicoli a fine vita (End of Life

Vehicle Regulation), il cui acronimo è ELV

(da qui la targa speciale dell’auto in copertina).

L’obiettivo è tanto ambizioso quanto

chiaro: e cioè garantire che i veicoli e le loro

componenti più importanti – come batterie

e pneumatici – siano considerate vere e

proprie riserve di risorse da recuperare e

non più da smaltire. Economia circolare,

chi ti ferma più!

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• Zero costi di manutenzione e stoccaggio

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A

Alpacem . . . . . . . . . . . . . . . .70

Althesys . . . . . . . . . . . . . . . .10

Ateco . . . . . . . . . . . . . . . . . .25

B

Bi.Rex . . . . . . . . . . . . . . . . .14

Bioenerys . . . . . . . . . . . . . . .60

BTT . . . . . . . . . . . . . . . . . . .56

Busi Group . . . . . . . . . . . . . .69

C

Cannoni Conrad . . . . . . . . . .54

Caviro . . . . . . . . . . . . . . . . . .18

Comieco . . . . . . . . . . . . . . . .41

Coreve . . . . . . . . . . . . . . . . .18

E

Ecotec Solution . . . . . . . . . .48

Ekom . . . . . . . . . . . . . . . . . .40

Engie . . . . . . . . . . . . . . . . . .32

G

Green Trasporti . . . . . . . . . .70

Gruppo Cap . . . . . . . . . . . . .63

fiaccola service

WASTE 38

I

Innova . . . . . . . . . . . . . . . . .33

J

JUNA . . . . . . . . . . . . . . . . . .70

M

MAE . . . . . . . . . . . . . . . . . . .46

Matrec . . . . . . . . . . . . . . . . .22

N

New Business . . . . . . . . . . .70

P

Pulvera . . . . . . . . . . . . . . . . .19

R

Re-Cig . . . . . . . . . . . . . . . . .62

Ricrea . . . . . . . . . . . . . . . . .53

Rinovha . . . . . . . . . . . . . . . . .7

S

Scania Ventures . . . . . . . . . .70

Scarpa . . . . . . . . . . . . . . . . .19

Snam . . . . . . . . . . . . . . . . . .60

T

Tomra . . . . . . . . . . . . . . . .6,19

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P. Iva

Dicembre 2025

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e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

2 3

4

6 PRIMO PIANO Soluzioni

IN EVIDENZA

1 2 3 4

IN EVIDENZA

PRIMO PIANO

12 3

4

7

Numeri e poltrone

RENOILS

Liscio come l’olio

Uno dei Consorzi più giovani (nato nel 2016),

applica il paradigma dell’economia circolare,

attraverso la corretta gestione degli oli e dei

grassi alimentari esausti, sia vegetali che animali.

Stiamo parlando di RenOils che ha come mission la

salute dell’ambiente e della salute pubblica attraverso

una più efficiente raccolta di questo tipo di rifiuto, per

assicurarne una corretta gestione, sicura e sostenibile

su tutto il territorio italiano, ma anche promuovendone

un recupero e riciclo responsabile.

I dati di gestione dell’anno 2024 riportano che sono

state 49.383 le tonnellate di oli raccolti, contro 33.722 t

di quelli esausti avviati al recupero. A conferma della

12 3

4

TOMRA RECYCLING

Sbaaaam

Nuovo Vice Presidente

esecutivo per l’azienda,

leader internazionale

nella selezione a sensori,

TOMRA. Stiamo parlando di Lars

Enge che è entrato nella Casa nel

2022 come EVP del Group

Strategy, ed ha rivestito un ruolo

centrale nel team leadership

dell’azienda. Infatti ha lanciato un

portfolio di nuove iniziative dal

nome di TOMRA Horizon (tra cui

TOMRA Feedstock e Reuse)

arrivando all’acquisizione di C-

trace GmbH.

“Da quando è entrato in TOMRA,

Lars ha acquisito una

conoscenza approfondita del

mercato globale del riciclo e ha

dimostrato grande capacità di

leadership. Possiede inoltre

un’abilità unica nel favorire la

collaborazione tra team e

competenze diverse, garantendo

così stabilità e coesione

all’interno dell’azienda. Queste

qualità, unite a una mentalità

strategica, passione e

approccio orientato ai

risultati, rendono Lars un

leader eccellente per

guidare la crescita di

TOMRA Recycling” ha

commentato Tove

Andersen, CEO di

TOMRA,

regolarità del servizio, sono gli

andamenti costanti e stabili trimestrali

(con un picco di 13.750 t nel

3°trimestre. Le regioni che hanno

registrato i volumi maggiori (legati alla

densità industriale) sono state il Veneto

(con 8.832 t), la Lombardia (8.536 t),

l’Emilia Romagna (6.209 t), seguite dalla

Campania e Toscana (rispettivamente 6.144 t e

4.140 t). Le regioni meno virtuose per i quantitativi più

contenuti, troviamo la Valle d’Aosta (17 t), la Sardegna

(39 t) e come fanalino di coda la Basilicata (121 t).

Questi ultimi dati sono indispensabili per “aggiustare il

tiro” e pianificare il potenziamento del servizio,

capillarizzandolo anche ai territori meno serviti.

manifestandogli tutta la sua

stima. Dal canto suo Larse Enge

- che ha assunto il nuovo ruolo

con effetto immediato - ha

aggiunto: “Da quando la divisione

Recycling di TOMRA ha acquisito

Titech nel 2004, il settore ha

compiuto un percorso

straordinario, e i fattori alla base

della crescita del riciclo a livello

globale continuano a

rappresentare un potenziale

significativo per il nostro

business di selezione. Non

vedo l’ora di trasformare

questo potenziale in

successi ancora

maggiori, per TOMRA

e per i nostri clienti”.

Dicembre 2025

UNIRIMA

Carta cartina

e cartone

L’Italia si piazza

ancora una volta

sul podio come

migliore riciclatrice e

produttrice di carta da

macero, dopo la Germania

e prima della Spagna. Un

secondo posto (con

risultati che superano i

target fissati dall’Unione

Europea), che emerge

dall’ultimo Rapporto

UNIRIMA.

Nel 2024 la produzione

nazionale di carta da

macero si è attestata a 6,8

milioni di tonnellate (-0,8%

rispetto al 2023), con una

crescita in termini di

consumo interno pari a 5,2

milioni di tonnellate (-

10,6%), mentre le

esportazioni hanno

12 3

4

RINOVHA

L’amministratore di

tutte le fasi

Nome omen,

dicevano gli

antichi romani.

Nasce infatti Rinovha,

un gruppo che per la

prima volta “mette a

sistema” - creando una

piattaforma - realtà

industriali e di

intermediazione,

targetizzate sulla

Dicembre 2025

registrato una flessione (-

10,6%) attestandosi a 1,9

milioni di tonnellate. Il

dato per noi più

interessante è quello

relativo al riciclo

complessivo il cui tasso è

pari all’85,8%, mentre

quello degli imballaggi

cellulosici ha raggiunto il

92,52% superando i target

europei stabiliti al 75% per

il 2025 e all’85% per il

2030.

Cittadini virtuosi e

meritevoli dato che la

raccolta differenziata di

carta e cartone ha

raggiunto le 3,8 milioni di

tonnellate (+3,5%) e pari a

65,4 Kg pro capite. Nel

quadro internazionale, e

come accade già da

vent’anni, l’Italia non

perde posizione come

esportatore netto di carta

gestione dei rifiuti

industriali pericolosi a

livello nazionale.

Il progetto, divenuto

realtà, si occupa di tutti

gli step della filiera:

dall’intermediazione

alla raccolta e

trasporto, al

trattamento e

smaltimento dei rifiuti,

decommissioning

industriale, comprese le

bonifiche più complesse

da macero con 837.811

tonnellate (nonostante una

flessione del -15%

registrata nel primo

semestre). Peccato però

che “i costi burocratici

rischino di frenare le

imprese sottraendo

investimenti

all’innovazione” come

dichiarato da Giuliano

Tarallo, Presidente di

UNIRIMA.

sia in Italia che

all’estero.

Amministratore

Delegato Rinhova è

stato nominato

Gianluca Cencia,

ingegnere e manager

che vanta esperienza

comprovata nel settore

dei rifiuti e,

precedentemente già

manager di Relife. Il

Gruppo conta su 300

dipendenti, oltre 3.000

clienti serviti e un

fatturato stimato di 140

milioni di euro per

l’anno 2025.



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

8 PRIMO PIANO Soluzioni

WASTE AWARD

PUNTI COSPICUI

PRIMO PIANO

9

Upcycling e Downcycling

Marco Comelli

La Regione

Lombardia

regolamenta la

realizzazione dei data

center. Sul proprio

territorio. Bene

benissimo. Ma ha

pensato anche a

come riutilizzare i

cascami termici

(derivati dal calore

generato) e riflettuto

sulle modalità di

raffreddamento (che

non devono

impattare sull’acqua

prelevata dal

pubblico acquedotto.

Bravi bravissimi!

Cestino d’oro

Avanti, con giudizio. La Lombardia regolamenta i data-center

Scomodiamo il Manzoni (Alessandro) per dare

un titolo al nostro non-premio di questo ultimo

numero 2025. Il vincitore è la Giunta della

regione Lombardia che a metà novembre ha

approvato un Progetto di Legge (PdL) relativo alle

regole per la realizzazione di data-center sul territorio

della regione, materia, ricordiamolo, che

non ha una normazione nazionale. Ora il PdL passa

all’esame dell’Assemblea Regionale che potrà

approvarlo, modificarlo o respingerlo (ipotesi improbabile).

I contenuti del PdL coprono essenzialmente

la localizzazione, le procedure di autorizzazione,

e l’utilizzo di risorse pubbliche, ossia

energia e acqua. Alla fine del testo trovate il link

per scaricare e leggere il PdL nella sua interezza.

Qui diciamo solo quali sono i punti che ci hanno

convinto a conferire il premio. Il primo farà forse

storcere il naso a molti. Ossia l’avocazione delle

procedure di approvazione in sede regionale

(Autorizzazione Integrata, AIA) sottraendole alle

provincie e alla Città di Metropolitana di Milano,

cui rimangono solo le competenze sulle AUA

(Autorizzazione Unica). Le soglie vengono identificate

sulla base non delle dimensioni fisiche ma

sulla richiesta di energia. Fino a 5 MW un datacenter

è sempre compatibile con la localizzazione

in un’area destinata ad uso produttivo, terziario e

direzionale. Sopra i 50 MW l’autorizzazione è sottoposta

a inserimento nella pianificazione regionale.

Questo dovrebbe frenare le iniziative NIMBY

che cominciano a prendere di mira i data-center.

Energia che si crea e…che si recupera

La disposizione dirimente per il premio è però

quella sull’utilizzo del calore generato, i cascami

energetici, e sulle modalità di raffreddamento. Si

tratta dei commi c) e d) dell’articolo 2: riutilizzo

dell'energia termica da raffreddamento delle infrastrutture

digitali in processi di teleriscaldamento,

in altri usi che impieghino i cascami termici o

a favore di comunità energetiche rinnovabili; adozione

di soluzioni tecnologiche per il raffreddamento

delle infrastrutture digitali che escludano

l’utilizzo di acqua prelevata da pubblico acquedotto

e che privilegino l’utilizzo di risorse idriche non

qualificate, come definite dalla normativa vigente,

o anche tecniche alternative a ridotto impatto ambientale

e a maggiore efficienza idrica. L’opzione

teleriscaldamento non sarà di semplice adozione

(vedi articolo nello scorso numero) ma i cascami

energetici si possono utilizzare anche in locale,

per esempio per alimentare unità frigo ad assorbimento

che raffreddino acqua in circuito chiuso

per condizionare le unità calcolo. Chi ha pensato

i due commi forse non li ha considerati collegati,

ma bravo lo stesso.

l

https://www.belvedere-blv.com/wp-con tent/uploads/2025/11/251117-DGR-5312-PROPOSTA-DI-PROGETTO-DI-LEGGE-

DISPOSIZIONI-IN-MATERIA-DI-INSEDIAMENTO-DI-CENTRI-DATI.pdf

Dicembre 2025

La pagina che sottolinea le notizie più interessanti del momento

ma anche del futuro, in antitesi con baggianate sapienti e idee

fuori moda o che hanno stancato o che lasciano il tempo che trovano

Boooom… che

( R )evolution!

Sembra una banalità

ma è una rivoluzione. O

un’evoluzione (a noi piace

giocare con le parole). Stiamo

parlando del nuovo materiale,

ideato da Carby Label, per le

fascette che avvolgono i prodotti

ortofrutticoli. Si chiama Ultra

Paper e presenta le

caratteristiche performative

della plastica ma è da riciclare

nella carta. Questi nastrini

infatti non potrebbero essere

costituiti da materiale cartaceo,

in quanto sottoposti a umidità

che ne provocherebbe lo

sgretolamento inficiando

Come mandare tutto

a schifio

L’inceneritore di Vidardo

(provincia di LO) è in

piena battaglia. Ecowatt,

controllata dal gruppo

Itelyum, con l’impianto

di cui sopra, è

produttore di energia

elettrica da fonti

rinnovabili (con uso di

biomasse solide

Dicembre 2025

l’etichettatura. Ma anche

l’essere fatti in plastica non

sembra una buona idea, perché

il mercato ortofrutticolo spinge

nella direzione della circolarità

e del cosiddetto green. Chi fa

saltare il banco è questa novità

(in realtà sarebbero due: Ultra

Paper e Ultra Paper Barrier)

che garantisce una legatura

sicura e una resistenza

all’umidità durante la

conservazione nelle celle

frigorifere. Nel caso di Ultra

Paper Barrier - ci fanno notare

dall’azienda - si ha anche una

notevole resistenza alla trazione

meccanica, e un DNA ancora più

green poiché è costituito dal

bleah!

combustibili da non

rifiuti e da rifiuti non

pericolosi); e aveva

presentato un progetto

di ampliamento

nell’estate 2023. Istanza

rigettata per problemi di

palleggiamento di

competenze tra

Provincia e Regione. Ma

la richiesta di

autorizzazione è stata

ripresentata l’anno

successivo e, ad oggi, è

proprio quella oggetto

del contenzioso.

L’ampliamento prevede

l’ingrandimento della

linea di trattamento

esistente con l’aggiunta

di una seconda che

porterebbe la capacità di

bruciare a 154.000

t/anno, contro le 34.000

attuali. La società ha

citato in giudizio sia La

Regione Lombardia che

Federica Lugaresi

70% di materiale riciclato postconsumo.

“Chi si ferma è

perduto” è il detto che calza

perfettamente a questa azienda,

che continua a lavorare per

cercare soluzioni di imballaggi

circolari ma con performance

adeguate alle richieste del

mercato ortofrutticolo.

Una piccola

fascetta per un

grande packaging!

wow

la Provincia chiedendo

un risarcimento che va

da un minimo di 165

milioni di euro ad un

massimo di 225. In tutto

ciò, la politica locale

frena e teme per

l’impatto ambientale che

avrà una portata

nettamente superiore a

quella attuale. Risultato:

udienza rinviata al 5

marzo dal Tar della

Lombardia…ci terremo

aggiornati e staremo a

vedere cosa succederà…

ma se il risarcimento

dovesse arrivare, il

bilancio provinciale

andrebbe ko. Come tutto

il resto.



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

10

PRIMO PIANO

INDUSTRIA E CRITICITÀ

Plastica e sostenibilità,

le nuove sfide

Come risolvere la crisi in atto tra costi elevati

nella fornitura di energia e provvedimenti

per contrastare le importazioni a basso costo

Alessandro Marangoni e Alessandra Zacconi

Soluzioni per migliorare

il ciclo integrato dei rifiuti

CONSULENZA, PROGETTAZIONE, ASSISTENZA

Alessandro Marangoni, economista

e docente universitario, è fondatore e ceo di

Althesys, società professionale indipendente

specializzata nella consulenza strategica

e nello sviluppo di conoscenza.

Opera con competenze di eccellenza nei settori

chiave di ambiente, energia, infrastrutture e

utility, nei quali assiste imprese e istituzioni.

europea della plastica sta

affrontando una crisi profonda, che

L’industria

si protrae, in misura più o meno marcata,

da oltre un anno. Le cause includono i

costi elevati dell’energia, la domanda ridotta

per i materiali ottenuti dal riciclo, gli ingenti

flussi di plastica (anche) riciclata a basso costo

provenienti da nazioni con standard ambientali

meno stringenti.

Uno scenario non felice

La stessa industria delle materie plastiche vede

criticità, con il peso globale della produzione

europea scesa dal 22% nel 2006 al 12% nel

2023. Si assiste, infatti, al graduale spostamento

delle attività produttive in aree, come il Medio

Oriente, che dispongono di petrolio a basso costo

per produrre le plastiche, comportando così

il trasferimento anche di tecnologie, posti di

lavoro e know-how.

Gli impatti sull’intera filiera del waste management

possono essere devastanti. Il recente

fermo degli impianti annunciato in Italia ne è

una prova fin troppo evidente. L’importazione

di materie prime vergini dal costo inferiore rispetto

a quelle ottenute dal riciclo, infatti, rende

WAS è il think tank italiano sull’industria del waste management e del riciclo. Monitorare

il comparto del waste management e del riciclo, cogliere i trend evolutivi, analizzare le

strategie aziendali e indirizzare le policy è la sua mission. L’osservatorio sviluppa analisi

e studi sulla gestione dei rifiuti, la valorizzazione delle risorse e l’economia circolare,

monitorando il settore con l’Annual Report.

più difficile trovare sbocchi per i recovered material

prodotti nell’Unione Europea, con un conseguente

crollo dei prezzi e la chiusura degli

impianti di valorizzazione e recupero. A loro

volta, la minore presenza di strutture e la domanda

ridotta risultano in un aumento dei costi

di gestione per gli operatori della raccolta e

del trattamento e in difficoltà nel trovare sbocchi

per i materiali provenienti dalla raccolta

differenziata.

Il tutto comporta un rallentamento dell’innovazione,

con il blocco di diverse iniziative e investimenti

già previsti sul territorio dell’UE solo

nel 2025, soprattutto nel comparto del riciclo

chimico, tecnologia complementare al trattamento

meccanico.

Provvedimenti urgenti

In questo contesto, diventa sempre più pressante

la richiesta dei produttori europei di plastiche,

vergini e riciclate, di introdurre misure

per far fronte a tali problematiche. Queste comprendono

l’adozione uniforme delle norme nei

vari Paesi, la fornitura di energia a prezzi competitivi,

provvedimenti per contrastare le importazioni

a basso costo e non conformi, ridurre

la burocrazia per ottenere e rinnovare i

permessi. Vanno, inoltre, attuate azioni per favorire

la domanda di plastica riciclata in UE,

introdotti meccanismi per promuovere investimenti

nel miglioramento della raccolta e

delle infrastrutture di selezione e di riciclo dei

rifiuti in plastica.

In generale, se non risolta tempestivamente,

la crisi in atto potrebbe infliggere un colpo durissimo

all’industria europea del riciclo delle

plastiche, che non solo impedirebbe il raggiungimento

degli obiettivi comunitari, ma riporterebbe

indietro di anni i risultati raggiunti. l

Dicembre 2025

Siamo il tuo partner di fiducia per macchinari e impianti per il trattamento dei rifiuti.

Offriamo le migliori soluzioni per il settore dei rifiuti, rottami, compost, legna, RAEE e produzione di combustibili

derivati grazie ai marchi leader UNTHA, Pronar, Binder+Co e Lindemann.

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e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

12 PRIMO PIANO Soluzioni

RAPPORTO BONIFICHE

RAPPORTO BONIFICHE

PRIMO PIANO

13

Pillole dal Laboratorio

Silvia Angelini,

Francesca Bellaera,

Donato Berardi, Mario

Sunseri, Cosimo

Zecchi

Nasce il Primo Rapporto sul mercato delle bonifiche. Non solo

una mappatura dei siti contaminati - alcuni già bonificati

e certificati - ma anche una stima delle aree ancora da indagare

Il Laboratorio REF

Ricerche è un think tank

che intende riunire

selezionati rappresentanti

del mondo dell’impresa,

delle istituzioni e della

finanza al fine di

rilanciare il dibattito sul

futuro dei Servizi Pubblici

Locali

La crescente attenzione alla transizione

ecologica e alla rigenerazione urbana

ha portato in primo piano nel nostro

Paese l’urgenza di affrontare il tema delle aree

contaminate, eredità di decenni di industrializzazione,

scarso controllo ambientale e gestione

inadeguata dei rifiuti. In questo contesto

nasce il Primo Rapporto sul mercato delle

bonifiche, elaborato da REF con il supporto

di RemTech e il sostegno dei principali operatori

del settore. Il Rapporto offre una visione

organica di un comparto - quello delle bonifiche

ambientali - relativamente giovane e

fino ad oggi analizzato in modo parziale e

frammentato.

Lo scenario futuro

La mappatura dei siti contaminati, parte centrale

dello studio, restituisce la dimensione

della sfida che l’Italia si troverà ad affrontare

nei prossimi anni: sul territorio nazionale sono

stati individuati 42 Siti di Interesse Nazionale

(SIN) per 148 mila ettari a terra e 77 mila a

mare, cui si sommano quasi 37 mila siti di

competenza regionale e locale. Solo una quota

limitata delle aree è stata bonificata e certificata,

mentre vaste superfici restano ancora

da indagare e risanare. I finanziamenti pubblici,

tra cui i 105 milioni di euro del D.M.

269/2020 e i 500 milioni di euro del PNRR, hanno

certamente impresso un’accelerazione agli

interventi, in particolare quelli relativi ai cosiddetti

siti orfani. Tuttavia, l’estensione delle

superfici da indagare e bonificare rimane considerevole.

Lo studio, attraverso una metodologia

che tiene conto dello stato di avanzamento

degli interventi in corso, stima infatti

che le superfici ancora da indagare abbiano

una estensione di 545 milioni di m² e quelle

da bonificare di 525 milioni di m².

Un mercato ad alto valore potenziale

Combinando le superfici con la stima dei costi

unitari degli interventi, ricavata a partire dall’analisi

di gare e interventi realizzati per un

valore complessivo di oltre 1 miliardo di euro,

emerge un valore potenziale per il mercato di

43 miliardi di euro, che potrebbe arrivare sino

a 92. La variabilità è il risultato di numerosi

fattori, tra i quali la tipologia di sito (industriale,

residenziale, ex discariche, ...), le condizioni

geologiche e idrogeologiche, le matrici ambientali

impattate (suolo, falda e atmosfera),

la natura e la pericolosità dell’inquinante.

Considerato un arco temporale di 10 anni, la

piena realizzazione dei programmi di bonifica

richiederebbe quindi investimenti pari ad almeno

5 miliardi all’anno, di cui un terzo a carico

del settore pubblico.

Tali risorse potrebbero imprimere una forte

crescita ad un comparto che genera ricavi per

3,5 miliardi di euro e un valore aggiunto di 1,3

miliardi di euro, pari allo 0,06% del PIL. Il settore,

che impiega circa 23 mila addetti, conta

1.600 operatori iscritti alla categoria 9

dell’Albo Nazionale, prevalentemente micro

e piccole imprese, con una con bassa integrazione

verticale e una forte concentrazione

al Settentrione. Le tecnologie prevalenti sono

quelle tradizionali ex situ, mentre le soluzioni

in situ restano meno diffuse per carenza di

incentivi e per la preferenza delle autorità verso

tecniche consolidate. Anche gli investimenti

in R&D risultano limitati, con il ricorso

sistematico a soluzioni tecnologiche estere,

in particolare statunitensi. Nonostante ciò, i

bilanci di un campione significativo di operatori

del settore mostrano un comparto mediamente

redditizio, con valore aggiunto per

addetto pari a 72mila euro, EBITDA margin

dell’11,6%, ROE superiore al 22% e una leva

finanziaria molto bassa.

Le prospettive di sviluppo richiedono un

cambio di paradigma: maggiore flessibilità

normativa, governance regionale stabile,

procedure integrate e certe, promozione

dell’innovazione tecnologica e rafforzamento

della trasparenza attraverso una banca dati

nazionale e un osservatorio dei costi. La piena

integrazione tra bonifica e rigenerazione

urbana, inoltre, è essenziale per trasformare

le aree contaminate in risorse per lo sviluppo

sostenibile. Le bonifiche devono essere considerate

una vera infrastruttura sociale e

ambientale, capace di generare valore economico,

tutela della salute e nuova competitività

territoriale.

l

Per approfondire

“Primo Rapporto

sul mercato delle

bonifiche ambientali

in Italia”,

REF, settembre 2025.

Dicembre 2025

Dicembre 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

14 PRIMO PIANO Soluzioni

ANGOLO INNOVAZIONE

WELCOME TO THE JUNGLE NEWS PRIMO PIANO

15

Economia Circolare

App e Startup

Eliana Puccio

La tecnologia può essere un ottimo alleato dell’uomo,

anche nella raccolta differenziata. Spazio ad app e idee

che generano nuove opportunità di business sostenibile

CER MANAGER

Cer è un'applicazione

che semplifica la

gestione dei rifiuti di

un'azienda e ne

migliora la

sostenibilità.

CER Manager ha

raccolto tutti i

professionisti abilitati

in un unico strumento,

digitalizzando le

autorizzazioni

e rendendole

facilmente accessibili

sulla base delle

BI.REX

Fondata da Greta Colombo Dugoni e

Monica Ferro del Politecnico di MIlano, la

mission di questa startup è quella di dare

un nuovo valore alle biomasse.

A tal proposito si deve lo sviluppo di un

processo sostenibile per trasformare agro

rifiuti in cellulosa (Polimero naturale

principalmente estratto dagli alberi) e

chitina (Biopolimero estratto da gusci di

crostacei, come gamberi e granchi).

Entrambe un’ottima alternativa alla

plastica. È stato brevettato per estrarre

cellulosa da scarti agroalimentari, come

birra e caffè, e chitina da gusci di gamberi

informazioni in esse

contenute. L'utente

sarà in grado di trovare

il professionista giusto

per le sue esigenze,

risparmiando tempo e

denaro. Inoltre, grazie

all'attenzione per la

digitalizzazione e

l'organizzazione delle

informazioni, sarà

possibile avere a

disposizione tutti i

dettagli necessari per

prendere una decisione

informata sulla scelta

utilizzando solventi (Deep Eutectic

Solvents - DES). Da queste materie

prime è possibile produrre carta e

bioplastica totalmente green.

Questo comporta non solo la riduzione dei

costi per lo smaltimento ma anche delle

emissioni, di circa il 70%. L’obiettivo è

contrastare l’inquinamento generato dagli

scarti agro-alimentari generato dagli

scarti agro-alimentari che altrimenti

verrebbero bruciati.

del professionista più

adatto. L'app ha inoltre

una chat interna per

comunicare in tempo

reale con la persona

giusta di una

determinata azienda.

Sia in caso di

assistenza tecnica, sia

commerciale, di

consulenza legale,

ambientale o altro,

basterà scrivere nella

Live Chat e risponderà

l'operatore adatto alla

propria esigenza.

Dicembre 2025

Grande è la confusione

nella giungla

Trattamento di rifiuti pericolosi e progetti per recuperarli

chimicamente in Lomellina (PV). Prima no, poi si, poi…

you see, Willard, in this war,

things get confused out there”.

“Well,

Il tenente generale Corman, comandante

del J2-ComSec, MACV, a Nha Trang,

si riferiva alla giungla vientamita intorno al novembre

1969, ma difficilmente si troverebbe una

definizione migliore di quello che sta accadendo

nel mondo del waste in questi mesi della fine

del primo quarto del XXI secolo. A Sannazzaro

de’ Burgondi, Lomellina in provincia di Pavia,

esiste dal 1978 un’azienda che si occupa di stoccaggio

di trattamento di rifiuti speciali pericolosi

e non pericolosi. L’azienda, con un sito di 27.000

mq, riceve materiale da ogni dove, anche dal

sud Italia, la sottopone a lavorazioni e poi la smista

per il trattamento, in Italia e all’estero.

L’azienda si chiamava C.R. Srl sinchè due anni

fa non ha cambiato nome in Rigenio, dopo che

era stata acquisita nel 2020 dal Gruppo

Greenthesis (ex Ambienthesis S.p.A.), quotato

all’EuroNext Milan.Nel 2024, Rigenio presenta

un progetto per la realizzazione di un impianto

di recupero chimico tramite pirolisi-depolimerizzazione

termo-catalitica delle plastiche

miste, il plasmix, processo che avviene ad elevate

temperature in assenza di ossigeno e,

pertanto, senza combustione. La capacità dell’impianto

proposto è di 10 tonnellate al giorno.

Bene, direte voi. No.

Dicembre 2025

Poche idee ma ben confuse

Si scatena l’inferno (citazione per citazione). La

Giunta comunale si dice contrarissima, per una

serie di solidi motivi, tra cui la mancanza di infrastrutture

viarie adeguate al trasporto a

Sannazzaro delle plastiche miste quali materie

prime da sottoporre al trattamento (mezzo camion

al giorno, N.d.A.). Si aggiungono alla protesta

i soliti comitati, il PD (ma dai?), diversi sindaci

dei dintorni. Da Zinasco tuonano “la nostra

non deve diventare la terra dei fuochi”, senza

combustione s’intende. Galliavola lamenta la

vicinanza (quattro chilometri) del sito della

Rigenio, peccato che i 4000 metri di mezzo siano

occupati dalla raffineria ENI. Per farla breve, la

Provincia, che dovrebbe concedere la AUA, la

nega, con una decisione tecno-politica, diciamo.

Questo avveniva nel marzo scorso. A novembre

la Rigenio rinuncia al ricorso al TAR e al progetto.

Tutti contenti i locali che si complimentano per la

grande vittoria. E la confusione? Ad aprile ENI presenta

(o meglio dettaglia) il progetto di installare

nella sua raffineria a Sannazzaro de’ Burgondi un

impianto waste-to-chemical (si tratta dell’NX

Circular di NextChem) alimentato da cartone e

plasmix. Capacità 220.000 tonnellate. I sindacati

si dicono favorevoli. Cauti gli ambientalisti, che

però apprezzano la cattura della CO 2 . L’iter procede

spedito. Buone Feste a tutti! l

Marco Comelli



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

16 ECONOMIA CIRCOLARE Soluzioni

VISTO A ECOMONDO

VISTO A ECOMONDO

ECONOMIA CIRCOLARE

17

Un Salone che spacca

Alla discarica è destinato solo il 5,1% dei rifiuti,

mentre il restante 18,4% subisce altri trattamenti.

Federica Lugaresi

Si è appena conclusa la 28ma edizione della kermesse

sulla green, blue e circular economy. Ecomondo 2025

si è rivelato, ancora una volta, l’evento europeo

di riferimento sulla strada di un futuro più sostenibile

Non si smentisce mai. Con un +7 per cento

delle presenze totali e un +10% di quelle

estere, che ne avvalorano il carattere

sempre più internazionale, e a guida di un percorso

sempre più circolare. Per di più, in un

Paese (il nostro) che è già “tra i primi al mondo

nella capacità di riciclo” - come ha dichiarato il

ministro dell’ambiente Gilberto Picchetto Fratin

in visita a Ecomondo. “Si parla tanto di terre rare

e materie prime critiche, ma il più grande giacimento

che abbiamo sono i nostri rifiuti…e la

capacità di riciclo si manifesta pienamente proprio

in questa fiera, simbolo di innovazione e sostenibilità”

ha continuato il ministro. Ed è proprio

questo il concetto che è emerso nella nostra perlustrazione

a Ecomondo: un fil rouge che ha accomunato

indistintamente tutte le aziende presenti

nella vetrina riminese.

Agenda fitta fitta

Il palinsesto dei workshop/convegni è stato denso

e impegnativo, con oltre 200 appuntamenti

spalmati nelle quattro giornate. Tra i temi prin-

cipali i RAEE e le materie prime critiche, il tessile

che con il nuovo EPR diventa circolare, la finanza

sostenibile, la gestione dell’acqua e la blue economy,

bioenergie, economia circolare in purezza,

AI applicata al monitoraggio dati e valorizzazione

delle risorse, e l’osservazione della Terra.

Menzioniamo gli Stati Generali della Green

Economy, alla sua 14ma edizione, che hanno

presentato la Relazione sullo stato della Green

Economy 2025, con al centro del dibattito, le prospettive

della transizione ecologica europea inquadrate

nel nuovo scenario mondiale.

Al convegno, organizzato da Assoambiente, “Le

aziende alla prova dell’economia circolare” è

stata presentata una fotografia dell’andamento

a destinazione dei rifiuti prodotti dalle imprese

chimiche e aderenti a Responsible Care.

Buttiamo lì al volo un paio di numeri: è risultato

che il riciclo, con il 45,5%, rappresenta la prima

modalità di gestione degli scarti prodotti; mentre

il resto dei rifiuti viene destinato a diversi trattamenti:

chimico, fisico o biologico (19%), ripristino

ambientale (6,2%) e termovalorizzazione (5,8%).

Startup e progetti più numerosi

Concentrate in massima parte nell’Innovation

District, le innovazioni ad alto contenuto tecnologico

sono state più di 40 (sia nazionali che internazionali).

Interessante il progetto RE-SHOES

dell’azienda trevigiana SCARPA (non proprio una

startup…) che ricicla e rigenera un certo tipo di

calzatura tecnica per crearne una completamente

nuova e di alta qualità (ma di questo racconteremo

meglio in uno dei box che seguono).

Altro bel progetto è stato quello ideato da

Ecomondo con la campagna “RAEE-START: accendi

il cambiamento”, che prevedeva la presenza

di uno speciale punto di raccolta differenziata,

dove i visitatori, espositori e tutti quelli che lo desi -

derassero, potevano conferire i propri piccoli rifiuti

elettronici, compiendo un piccolo e semplice gesto

ma altrettanto importante. L’iniziativa è nata

in collaborazione con partner attivi nel settore

rifiuti ed economia circolare. Come il Gruppo

Hera (che ha partecipato con il progetto SCART

– l’arte che rigenera nel segno dell’economia

circolare), ed il Centro di coordinamento RAEE.

A tal proposito, sono state pazzesche le installazioni

presso il mega stand di Hera, con enormi

robot/transformer giapponesi, creati con pezzi

di scarto di lavorazione delle auto Lamborghini.

Anche i consorzi di raccolta hanno presentato

novità significative: come CoreVe e Intercap che

hanno progettato I-Zip, la prima capsula interamente

e facilmente removibile, frutto degli investimenti

in ecodesign per migliorare il riciclo

(anche di questa leggerete meglio più avanti).

Insomma... abbiamo percorso (più di 30 km) per

vedere e scoprire il più possibile.

Lo raccontiamo sperando di non annoiare e scegliamo

di farlo attraverso i nostri Highlights nei

box che seguono.

l

Un momento

del convegno

“Le aziende

alla prova

dell’economia

circolare”

organizzato

da Assoambiente.

IRIDE ACQUE

Società leader nel wastewater, con trattamento e

riutilizzo delle acque reflue industriali, perché

l’economia circolare passa anche da qui. Iride Acque è

nota per la sua tecnologia innovativa che utilizza

perossido di idrogeno (acqua ossigenata), attivato da un

catalizzatore nanotecnologico a base ferrosa e ricavato -

in parte - da materiali di scarto proveniente dalla

lavorazione delle pile di uso comune. Le soluzioni

proposte (e applicate ai settori più svariati cha vanno dal

food & beverage al chimico-farmaceutico passando per il

tessile e non solo) offrono efficacia del trattamento

anche nei reflui più ostici.

>>

Transformer giapponesi costruiti con pezzi

di scarto delle auto Lamborghini. Fanno parte

dl progetto SCART - l’arte che rigenera nel segno

dell’economia circolare - partecipato da Hera.

Dicembre 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

18 ECONOMIA CIRCOLARE Soluzioni

>>

CAVIRO

Il Gruppo più circolare che c’è (si riciclano il 99,9%

degli scarti di lavorazione della filiera vitivinicola e

agroalimentare), con la società Caviro Extra,

produce acido tartarico naturale (100% bio-based).

Fino a poco tempo fa accadeva nel sito di Treviso.

Oggi, la polvere bianca e cristallina - che si ottiene

dalla lavorazione di vinacce e fecce d’uva e trova

applicazioni nei settori alimentare, farmaceutico,

cosmetico e industriale - viene prodotta nel nuovo

impianto di Faenza, interamente progettato e

realizzato all’interno di un sito in cui avvengono già

diverse lavorazioni, in continuità e sinergia con i

processi esistenti.

VISTO A ECOMONDO

COREVE

Sono dei maghi (e geni) della

comunicazione e le loro campagne

accattivanti, sono trasversali a tutti i

canali. Basti guardare la clip della

“Città del vetro” che spiega come

riciclare alla perfezione vetro e

vasetti. Ai giovanissimi in primis - che

portano l’informazione a casa - e

quindi in seconda battuta, anche agli

adulti.

Le novità di casa CoreVe ce le ha

raccontate direttamente il Presidente

Gianni Scotti. “Anche nel processo di

recupero del vetro, arriva

l’applicazione dell’I.A. che consente di

riconoscere non il peso

dell’inquinante ma il numero dei

piccoli inquinanti all’interno del

campione del rottame vetroso. Ciò

comporta il migliorare moltissimo la

selezione, con conseguenti meno

scarti in tutto il processo” ha esordito

il presidente.

“Presentiamo anche (insieme a

Intercap) I-Zip, la prima capsula

facilmente e interamente removibile”

ha continuato Scotti. Esempio di come

gli investimenti in ecodesign

permettano un significativo

miglioramento nei risultati di filiera:

applicata al packaging enologico, I-

Zip permette con due semplici gesti la

sua totale rimozione (prima i colli di

bottiglia finivano in discarica poichè

restavano coperti dalle capsule).

“Questa semplice innovazione, potrà

permettere un aumento del rottame

avviato al riciclo, perché consente il

recupero totale del vetro senza che

nessuna parte della bottiglia venga

esclusa dal riciclo stesso” ha

concluso il Presidente.

VISTO A ECOMONDO

ECONOMIA CIRCOLARE

19

SCARPA

L’azienda di Asolo ha messo in pista una startup che col progetto

Re-Shoes vuole, entro il 2026, raccogliere le calzature tecniche

MOJITO usate, da cui ricavare materie prime seconde sufficienti a

produrre 15.000 paia di nuove scarpe con performance di alta

qualità. SCARPA, con questo progetto vuole dimostrare di

contribuire a risolvere il problema dei rifiuti nell’industria

calzaturiera.

COALCHRY GREEN

Separare la carta dai Brik? Con le tecnologie innovative di Coalchry

Green è possibile. Questi imballaggi laminati (che combinano carta,

plastica e altri trattamenti) sono tanto complessi quanto

indispensabili nella vita quotidiana. Possono però essere separati

mediante l’utilizzo di biocompositi, capaci di isolare le fibre di

cellulosa (con cui si genera carta riciclata), dalla plastica (rendendo

quest’ultima più riciclabile).

POLIRECUPERI

Sono state presentate le 3 realtà che fanno parte di

una holding. Presenti sul mercato dal 1984 come

Polirecuperi, negli anni successivi si sono

sviluppati con acquisizioni come il Centro del

Recupero nei primi anni ’90 e Gamma Recuperi

fondata all’inizio degli anni 2000. Si occupano del

settore recupero rifiuti industriali non pericolosi (e

in parte pericolosi per quanto riguarda le

apparecchiature elettroniche), con 3 impianti in

provincia di Milano. Il Centro del Recupero è molto

vicino al centro città, facendo servizi nell’area

metropolitana. Si rivolge alle imprese edili e

permette il conferimento rapido di piccoli e medi

volumi ottimizzando tempi e costi. Polirecuperi

invece è più specializzata in trattamento rifiuti in

termini di metalli, e con l’impianto (installato nel

2024) di frantumazione riesce a recuperare delle

frazioni altamente valorizzabili come rame e

alluminio. Gamma Recuperi - che celebra

quest’anno i 25 anni di attività - si è specializzata,

oltre al trattamento RAEE, anche nella gestione

dei PFU e nel commercio di materiale plastico sia

come rifiuto che come materia prima seconda. In

quest’ultimo caso, trattandosi di una attività di

rigenerazione, si sta registrando un mercato

negativo dovuto a materie vergini - provenienti da

Cina e India - che hanno prezzi inferiori del 40%

rispetto a quelli del mercato europeo.

PULVERA

La startup brianzola di Casati Flock& Fibers si

dedica al recupero degli scarti tessili,

trasformandoli in nuovi prodotti, attraverso la

tecnologia della polverizzazione (un metodo di

riciclo meccanico poco conosciuto nel mondo del

tessile). Ad Ecomondo si è presentata con la

materoteca: un grande tavolo realizzato con

l’utilizzo di polvere tessile, dove è stato esposto un

campione delle tante applicazioni. Produzione di

carta, produzione di pannelli fonoassorbenti

(unendo il 50% di altri materiali), oggetti di design,

oppure filler (polvere di tessuto pressata e

incollata) che può costituire mattonelle utilizzabili

anche in edilizia o nel mondo dell’arredamento.

TOMRA

La novità portata a Ecomondo è FINDER® COLOR. Una macchina,

dal sistema più flessibile, per la lavorazione dei metalli che

permette il recupero (rame e ottone dai metalli pesanti, e la

separazione dei PCB dei RAEE) con una purezza elevata da flussi

complessi. E’ dotata di una telecamera RGB con selezione degli

oggetti basata sull’I.A., consentendo una selezione dei singoli

metalli in base al colore e con una lavorazione ad alta produttività

(fino a 20t/h) a seconda del materiale. Relativamente al tessile,

TOMRA sta ultimando un impianto a San Pietro Mosezzo che

entrerà in funzione nel 2026. Sarà il primo impianto in Italia di

selezione automatizzata del rifiuto tessile, sia post consumo che

come scarto di produzione, sia per colore che per tipologia.

Dicembre 2025

Dicembre 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

20 PRIMO PIANO Soluzioni

FORMAZIONE GREEN

FORMAZIONE GREEN

PRIMO PIANO

21

Gli scarichi idrici industriali:

evoluzione delle tecnologie,

gestione del rischio

e centralità delle competenze

Parte da questo numero lo spazio dedicato a FAST, l’Ambiente Academy

che è punto di riferimento nazionale per la formazione tecnica ambientale.

I reflui industriali identificano la tematica affrontata in queste pagine

Dott. Chim. Paolo

Giovanni Viola –

coordinatore

scientifico FAST

Academy

normativa e l’esigenza di

rendere i cicli produttivi più sostenibili

L’evoluzione

e meno impattanti ha favorito un deciso

impulso all’innovazione tecnologica della

depurazione degli scarichi idrici industriali.

La tutela delle risorse idriche e la riduzione

dell’impatto ambientale delle attività industriali,

spinge le imprese a rivedere i propri

processi produttivi e introdurre sistemi di trattamento

sempre più efficienti che impattano

sulla gestione integrata dei reflui e la cultura

ambientale delle imprese.

Non solo il legislatore…

Il riferimento normativo è il D.Lgs. 152/2006

e s.m.i., che stabilisce limiti e criteri per gli

scarichi idrici industriali. Tuttavia, oggi la vera

spinta al miglioramento delle prestazioni ambientali

è data da un insieme di strumenti e

procedure che vanno oltre la semplice conformità

normativa e deriva da un approccio

più ampio, fondato su strumenti come

l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e

l’adozione delle Migliori Tecniche Disponibili

(BAT) individuate nei BREF (Best Available

Techniques Reference Documents) pubblicati

dall’Unione Europea. L’impianto di depurazione

non deve più rappresentare soltanto una

barriera di contenimento dell’inquinamento,

ma diventare parte integrante del ciclo produttivo

e quindi, della strategia ambientale.

Spesso non viene data la necessaria impor-

tanza a questa sezione impiantistica perché

l’attenzione e la destinazione delle risorse è

rivolta principalmente al processo produttivo,

senza considerare fino in fondo l’impatto economico

e reputazionale che potrebbe avere

un fermo produttivo dovuto a malfunzionamenti

dell’impianto di depurazione.

Strumenti strategici

Attraverso l’analisi del rischio ambientale le

aziende possono individuare le criticità dei

propri processi e pianificare interventi preventivi

attraverso strumenti di valutazione che

considerano le probabilità e le conseguenze

di possibili eventi di contaminazione,

malfunzionamento o rilascio accidentale.

Tale approccio non solo migliora la sicurezza

e la conformità normativa, ma contribuisce

ad ottimizzare i costi di gestione,

a prevenire sanzioni e tutelare l’immagine

aziendale. L’analisi del rischio diventa uno

strumento strategico di governo del processo

industriale e della responsabilità

ambientale. Le innovazioni tecnologiche più

recenti si muovono verso l’obiettivo non solo

di depurare i reflui industriali, ma ridurre i

consumi, recuperare acqua e valorizzare i sottoprodotti

in una logica di economia circolare.

Sistemi a membrane, processi di osmosi inversa,

filtrazione avanzata, trattamenti biologici

a fanghi attivi ad alta efficienza e tecniche

di ossidazione avanzata sono sempre più diffusi

e consentono di ottenere elevati livelli di

depurazione, riducendo al minimo la produzione

di fanghi e i consumi energetici.

L’automazione e il monitoraggio in tempo reale

dei parametri di processo permettono un

controllo costante delle prestazioni e un adattamento

dinamico alle diverse condizioni operative.

Formazione e miglioramento continuo

La competenza del personale rappresenta un

fattore determinante per l’efficacia della gestione

delle acque reflue. Anche le migliori

tecnologie, infatti, perdono efficienza senza

una gestione consapevole e un controllo puntuale.

La formazione continua degli operatori,

la conoscenza delle normative e la capacità

di interpretare i dati di processo sono elementi

essenziali per garantire la funzionalità degli

impianti, la tempestiva individuazione di anomalie

e la corretta applicazione delle procedure

di emergenza. Le certificazioni ambientali

volontarie, come EMAS ed ECOLABEL, rappresentano

un ulteriore spinta al miglioramento

continuo.

Chi sceglie di aderirvi si impegna a un percorso

di crescita tecnologica, gestionale e culturale,

basato sulla trasparenza, sulla misurazione

dei risultati e sulla partecipazione del

personale. La gestione delle acque reflue industriali

diventa parte integrante della responsabilità

sociale d’impresa e uno strumento

competitivo per accedere a mercati sempre

più attenti alla sostenibilità. La depurazione

degli scarichi industriali non è più solo un obbligo

normativo, ma un fattore strategico di

competitività e innovazione. L’integrazione tra

analisi del rischio, formazione del personale

e tecnologie avanzate segna la strada verso

un modello produttivo capace di coniugare efficienza,

sicurezza e sostenibilità, nel pieno rispetto

dell’ambiente e delle risorse idriche.

Per approfondire i con tenuti del corso è possibile

scansionare il Qrcode.

l

La depurazione delle

acque reflue

industriali è normata

dal D.Lgs. 152/2006

e s.m.i. E’ attraverso

l’analisi del rischio

ambientale che

le aziende possono

“misurare”la criticità

dei propri processi.

Qui a sinistra

la copertina

del corso.

Per approfondire

gli argomenti

è possibile

scansionare il Qrcode.

Dicembre 2025

Dicembre 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

22 ECONOMIA CIRCOLARE Soluzioni

VEICOLI A FINE VITA

VEICOLI A FINE VITA

ECONOMIA CIRCOLARE

23

Circolarmente

Appuntamento con lo spazio dedicato a materiali

e design circolare, nonché alle risorse materiche.

Su questo numero approfondiamo il nuovo

regolamento circa il fine vita dei veicoli

I nuovi requisiti impongono

che, per ogni veicolo di nuova omologazione,

una parte specifica della plastica totale utilizzata

sia proveniente da fonti riciclate.

di smontare ogni singola parte riutilizzabile

con l'obiettivo di massimizzare il riutilizzo effettivo

e il recupero complessivo. Questo approccio

basato sulla performance mira a garantire

una maggiore equità economica per

gli operatori del fine vita, consentendo loro di

concentrarsi sulle componenti ad alto valore:

approccio già seguito nel recupero e riciclo di

altre tipologie di prodotti.

Marco Capellini

Matrec.com

Europea sta riscrivendo le regole

del gioco per l'industria automobilistica

con un pacchetto, più o meno L’Unione

ambizioso, di normative focalizzate sull'economia

circolare. Al centro di questa trasformazione

ci sono il nuovo Regolamento sui Veicoli

a Fine Vita (End-of-Life Vehicle Regulation -

ELV) ed in secondo piano il Regolamento

sull'Ecodesign per i Prodotti Sostenibili (ESPR).

L'obiettivo è chiaro: garantire che i veicoli, le

loro componenti cruciali come batterie e pneumatici,

non siano più considerati semplici prodotti

da smaltire, ma vere e proprie riserve di

risorse da recuperare in linea con quanto previsto

dal Circular Economy Act. La proposta di

revisione (in fase di discussione), della Direttiva

ELV mira a superare gli attuali tassi di recupero,

innalzando gli standard di riciclo e riutilizzo fin

dalla fase di progettazione.

Vengono fissati obiettivi di riciclo più o meno

stringenti e si estende la responsabilità del

produttore non solo alla gestione del fine vita,

ma anche alla progettazione

del veicolo per facilitare il disassemblaggio,

il riutilizzo e il

riciclo.

La Sfida della

Plastica Riciclata

Un elemento centrale della revisione

è l'introduzione di obiettivi

vincolanti per l'uso di plastica riciclata.

I nuovi requisiti impongono

che, per ogni veicolo di

nuova omologazione, una parte

specifica della plastica totale utilizzata sia proveniente

da fonti riciclate e il Re go lamento riconosce

la necessità di un approccio graduale

per consentire all'industria di adeguarsi, in particolare

per lo sviluppo delle infrastrutture di

raccolta, selezione e riciclo della plastica da veicoli.

Gli obiettivi saranno introdotti in fasi distinte,

con scadenze ben definite, per assicurare la fattibilità

economica e tecnica per tutti i produttori.

Rispetto al 25% entro 72 mesi proposto dalla

Commissione, gli eurodeputati propongono un

approccio in due step: il 20% entro 6 anni e il

25% entro 10. Per gli Stati membri, invece, gli

obiettivi intermedi dovrebbero essere tre: 15%

entro 72 mesi, 20% dopo 96 mesi e 25% dopo

120 mesi, ognuno da raggiungere per almeno

il 25% con plastiche da riciclo dei veicoli.

Obblighi di Smantellamento e Riutilizzo Più

Flessibili

La bozza del Regolamento ha sollevato preoccupazioni

nel settore in merito all’obbligo

Responsabilità Estesa del Produttore (EPR)

Un aspetto cruciale riguarda inoltre l'equità

e l'efficacia dei regimi di Responsabilità

Este sa del Produttore (EPR). Storicamente,

l'applicazione della direttiva ELV ha mostrato

disparità nella copertura dei costi e nell'organizzazione

della rete di raccolta e trattamento.

Il nuovo Regolamento cerca di garantire una

maggiore uniformità e trasparenza nei regimi

EPR nazionali, stabilendo criteri minimi più

chiari. I produttori dovranno garantire la copertura

dei costi relativi alla raccolta, al trattamento

e al riciclo, ma in modo più equo e

proporzionato alle quote di mercato e alla

complessità del veicolo.

Due strumenti fondamentali

Il Passaporto Digitale dei Prodotti (DPP), che

trova applicazione nelle batterie dei veicoli

elettrici ai sensi del Regolamento (UE)

2023/1542 (Regolamento Batterie), è un sistema

informativo accessibile tramite QR

code che accompagnerà ogni batteria a partire

da febbraio 2027. Questo strumento crea trasparenza

e crea le basi per un mercato della

seconda vita delle batterie, prolungandone

l'utilità e riducendo la necessità di nuove estrazioni

di materie prime.

Mentre il Regolamento sull'Ecodesign per i

Prodotti Sostenibili (ESPR), pur essendo una

normativa quadro, integrerà l'ELV stabilendo

nuovi requisiti di ecoprogettazione specifici

per componenti come gli pneumatici. L'ESPR

spingerà per l'uso di contenuto riciclato e per

una maggiore durabilità in questi elementi,

riducendo l'impatto ambientale degli Pneu -

matici Fuori Uso (PFU). In sintesi, l'UE sta attuando

una vera e propria trasformazione sistemica.

Con obiettivi graduali sulla plastica, un approccio

più flessibile agli obblighi di smantellamento

e una maggiore equità nei regimi EPR. Il

nuovo Regolamento ELV punta a rendere l'industria

automobilistica e dei suoi componenti

un modello di economia circolare, un passo

cruciale per la riduzione della dipendenza da

materie prime critiche e per il raggiungimento

di quello che è vuole essere il nuovo Circular

Economy Act.

l

La Commissione

propone che entro 72

mesi dall’entrata

in vigore del nuovo

regolamento,

il contenuto di plastica

riciclata all’interno

di un nuovo veicolo

debba essere

pari al 25%.

Dicembre 2025

Dicembre 2025



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

24 ECONOMIA CIRCOLARE POST POLLUTEC

POST POLLUTEC ECONOMIA CIRCOLARE 25

Economia Circolare

Federica Lugaresi

Una bella doppietta

Organizzato dai cugini francesi, Pollutec si conferma come

un altro bell’appuntamento di riferimento per soluzioni ambientali

Se ci fosse una gara a due, sarebbe un pari

merito. Abbiamo avuto la fortuna di visitare

sia la kermesse riminese che Pollutec in terra

lionese. E, pur rientrando nello stesso perimetro,

ognuna si è ben distinta con una propria identità.

L’edizione francese 2025 ha registrato numeri

da capogiro: 51.000 visitatori operatori del settore,

2.000 espositori, 130 start-up, 350 conferenze e

250 innovazioni presentate in anteprima.

Con una mission ben precisa: riunire industriali,

autorità locali, ricercatori, agenzie di protezione

per l’ambiente, facendo da collettore e collante

per tutti quegli attori che hanno un ruolo chiave

nella transizione. Ma con un carattere spiccatamente

molto “ambiente”, che ha puntato i fari

sull’emergenza climatica e sulla salute (considerando

che l’80% dei determinanti di quest’ ultima

non sono né genetici né ereditari, ma assolutamente

ambientali).

Si va dritti al concreto

Poche parole e tanti fatti. Come sottolineato dalla

direttrice Anne- Manuèle Hébert quando ha dichiarato

che “Pollutec ribadisce più che mai l’essere

catalizzatore di soluzioni concrete per la

trasformazione ecologica per la nostra industria

e dei nostri territori. Una trasformazione ecologica

che è diventata essenziale, dato il costo crescente

dell’inazione”.

Sono state quindi quattro le tematiche principali

e trasversali del salone che, nel loro insieme,

identificano le urgenze prioritarie di questo momento:

scienza, decarbonizzazione, bioeconomia

e salute. La prima (intesa come ecologia) deve

essere riposizionata al centro delle decisioni e

della politica. La decarbonizzazione deve essere

applicata in termini di modelli industriali e territoriali,

e non solo intesa come obiettivo di riduzione

dei gas serra. La bioeconomia è indispensabile

per liberarci dai combustibili fossili,

ma anche per valorizzare le risorse e cambiare

paradigma andando verso un’economia rigenerativa.

Tutto questo senza dimenticare la salute

che è fortemente legata all’ambiente in cui viviamo.

Pollutec Innovation Awards

Come tutti i saloni che si rispettino, anche qui

sono stati assegnati i Pollutec Innovation Awards

2025 per valorizzare le innovazioni più interessanti

sia dal punto di vista industriale che ambientale.

Tre le eccellenze premiate: Pulse- Entent (per

il recupero e conversione del calore di scarto industriale

a bassa temperatura in elettricità);

Vortex 150- Inddigo/Plastic Vortex (una barriera

galleggiante automatizzata capace di intercettare

l’80% dei rifiuti in plastica) e Tamic- Tallano

Technologies (un sistema di cattura, filtrazione

e riciclo delle microparticelle dei freni).

L’angolo delle startup…

Che a noi di Waste piace sempre tanto. Abbiamo

trovato STREED (acronimo di Solar Thermal

Energy Exchange Desalination), un nuovo sistema

di desalinizzazione solare che utilizza il trasferimento

di energia risonante per evaporare

e condensare in modo efficiente l’acqua, anche

proveniente da fonti altamente salate e contaminate

(senza accumulo di energia esterna).

Terra Innova invece - fornisce soluzioni chiavi in

mano - per la valorizzazione agricola delle terre

di cantiere, creando dei substrati fertili.

Interessante Clean Water Tab, una tavoletta costituita

da cera minerale di origine naturale, per

il trattamento e la chiarificazione dell’acqua in

piscine, SPA e serbatoi con una riduzione nel

rinnovo dell’acqua stessa. Geniale l’idea di

Ecomarc che trasforma i rifiuti di caffè, in prodotto

agricolo ad alto valore per la coltivazione

di funghi e in compost naturale.

…e l’angolo italiano

In un’area dedicata al nostro Paese (ma non solo

in quella), abbiamo trovato Ateco, azienda piemontese

della Val D’Ossola specializzata in una

nicchia molto particolare: ossia il recupero, macinazione

e riciclo degli scarti di cavo elettrico e

metalli non ferrosi. I processi di micronizzazione

e triturazione svolgono il loro lavoro sulle matarozze.

Dal macinato che si ottiene da questa lavorazione,

si separa in maniera più accurata il

PVC, permettendo il raggiungimento di alti standard

qualitativi. Successivamente attraverso il

processo di estrusione, la mescola viene filtrata

e trasformata in granuli di PVC rigenerato al

100%. In tema di poliolefine, l’azienda biellese

Filippo Russo ricicla “ciò che non è stato ideato

per essere riciclato”. Trasforma materie plastiche

di produzione post-industriale, generando

macinato o rigranulato che può essere utilizzato

nella produzione delle fibre sintetiche. l

La direttrice

di Pollutec

Anne-Manuèle

Hébert.

Specializzata

nel riciclo di cavi

elettrici, Ateco

ne recupera

i metalli

ma anche PVC

che rigenera

al 100%.

L’azienda Filippo

Russo trasforma

materie plastiche

post industriali

(poliolefine)

in rigranulato,

per la produzione

di fibre

sintetiche.

Dicembre 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

26 PRIMO PIANO Soluzioni

PUNTI COSPICUI

NEWS

RIFIUTI SOLIDI

27

Intelligenze

Circolari

Ecodesign, tracciabilità

e cambiamento sociale:

buone pretiche

di ecoinnovazione

Autore:

Raffaele Lupoli, Vittoria

Moccagatta, Tiziano Rugi,

Tommaso Salvatori

Editore:

EconomiaCircolare.com

Prezzo:

15 euro

Scaffale circolare

Una rubrica per esplorare come i libri possano ispirare un futuro

più sostenibile. Un viaggio attraverso le pagine di saggi e manuali

Eliana Puccio

Il volume "Intelligenze Circolari. Ecodesign,

tracciabilità e cambiamento sociale: buone

pratiche di ecoinnovazione" racconta come i

principi dell’ecoprogettazione si stiano già

traducendo in soluzioni operative replicabili e

scalabili: prodotti, servizi e processi capaci di

ripensare modelli di produzione e consumo in

chiave sostenibile.

Il libro documenta progetti e buone pratiche

ecoinnovative sviluppate da università,

fondazioni, imprese e centri di ricerca italiani e

internazionali, con contributi anche da Brasile,

Argentina ed Ecuador. Accanto ai casi studio, il

volume apre a visioni sistemiche e prospettive

europee, affrontando il quadro normativo in

evoluzione (ESPR, CEA, ecc.) e strumenti

emergenti come il passaporto digitale di

prodotto, gli standard, le certificazioni

ambientali e il ruolo crescente dell’intelligenza

artificiale nella doppia transizione ecologica e

digitale. Il volume è parte della collana "I

Quaderni dell’economia circolare" e nasce

dall’evento Intelligenza Circolare, organizzato

da ISIA Roma Design ed Economia

Circolare.com nell’ambito del progetto

PNRR “Creative competencies for the

social change: tradition and

future of Made in Italy”.

Dicembre 2025

Freeze the Waste

n CONAI ha svelato in

anteprima a Ecomondo

“Freeze the Waste” in

collaborazione con

POLI.design e la Scuola del

Design del Politecnico di

Milano. "Esempio di come

il design possa diventare

un linguaggio per la

sostenibilità" ha detto il

professor Mario de Liguori.

Entrato nel programma

Sostenibilità Now26 della

Fondazione Milano Cortina

2026, verrà declinato da

Fondazione stessa

all’interno della grande

kermesse sportiva.

Il progetto nasce all’interno

di un workshop organizzato

dalla Scuola del Design del

Politecnico di Milano e da

POLI.design.

Il concept vincitore, “Freeze

the Waste”, è caratterizzato

da contenitori ideati da

Beatrice Duina e Giuseppe

Manasseri, che traggono

ispirazione dai ghiacciai

alpini e dalla loro fragilità,

trasformando la raccolta

differenziata in un gesto

simbolico e visivamente

potente.

Complimenti!

LEADER NELLE SOLUZIONI INTEGRATE PER

IGIENE URBANA, RACCOLTA, COMPATTAZIONE E TRASPORTO RIFIUTI

www.busigroup.it



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

28

ECONOMIA CIRCOLARE

GRANDI BIANCHI

GRANDI BIANCHI ECONOMIA CIRCOLARE 29

Economia Circolare

Federica Lugaresi

RAEE, spare parts

anche per loro?

La raccolta elettrodomestici è ancora lontana dal target

imposto dall’UE al 65%. Intanto noi ci domandiamo: che fine

fanno le componenti degli R1 e R2 che vengono recuperate?

plastiche, metalliche ed elettroniche), poi bonificati

(con rimozione di sostanze pericolose

tipo gas refrigeranti e oli), e quindi avviati al riciclo

(i diversi materiali vengono avviati ad impianti

specializzati). Ma in genere non viene

fatto un recupero delle parti funzionanti per la

rivendita su larga scala, come avviene invece

per l’automotive.

In realtà e con approccio molto limitato, esiste un

mercato per il riuso e rigenerazione delle parti ma

non c’è ancora una rete strutturata e diffusa.

Indubbiamente si tratta di un tema molto attuale

legato all’economia circolare. Secondo il

Rapporto del Riciclo in Italia, per il raggruppamento

1 (che comprende frigoriferi, congelatori,

condizionatori) e 2 (lavatrici, lavastoviglie e forni),

nell’anno 2024 la raccolta è cresciuta rispettivamente

del 2,2% e del 3,8%.

Gli impianti di trattamento che operano nel sistema

RAEE hanno come primo obiettivo la preparazione

per il riutilizzo, la messa in sicurezza ed il trattamento

dei rifiuti per arrivare a produrre delle frazioni

di materiali omogenei. In realtà, poiché mancano

i grandi volumi da trattare (e quindi viene meno la

possibilità di applicare le economie di scala), gli impianti

di primo livello non arrivano fino alla raffinazione

delle singole componenti (come per es. le

schede elettroniche) né tanto meno al recuperare

i singoli materiali che li compongono e che spesso

si identificano nei critical raw materials.

Percorriamo la filiera…

Quando un grande elettrodomestico viene dismesso

(per obsolescenza, guasto o cambio modello)

può essere conferito ad un centro di raccolta RAEE

presso centri autorizzati.

Qui vengono smontati (per separare le parti

quali compressori e motori, che purtroppo

non sono sostenibili economicamente

poiché il costo della manodopera

supera quello del

pezzo nuovo.

Distribuzione dei Centri

di raccolta RAEE dislocati

sul territorio nazionale,

2023. (Fonte CdC RAEE)

Chi lo fa?

Nelle piccole officine o presso i riparatori indipendenti,

alcuni tecnici raccolgono elettrodomestici

rotti o ritirati dai clienti. Ne smontano i pezzi funzionanti

(motori, pompe, schede elettroniche) che

testano e riutilizzano su altri apparecchi simili.

Possono anche vendere online i pezzi usati e funzionanti

come su eBay, Marketplace o siti specializzati.

Oppure, esistono start up e cooperative di

economia circolare che in alcune parti dell’Italia

- tipo Milano, Bologna e Torino - riparano e riutilizzano

i pezzi. Si tratta di progetti pilota poco diffusi

e non ancora standardizzati anche in partnership

con consorzi RAEE.

Ci possono essere anche rare aziende di rigenerazione

ma solo per componenti specifici,

Parts o non parts?

E’ assodato che non esiste una rete

come per il settore auto.

Esistono dei distributori ufficiali di ricambi

nuovi (es. Electrolux, Bosch, Whirlpool, Ariston).

Oppure si può fare riferimento a portali di vendita

ricambi (come eParti, Buyspares, RicambiFacili

ecc.) ma non è presente sul territorio nazionale

un circuito che sia strutturato per la rivendita di

ricambi rigenerati o usati. Potremmo parlare

dell’arte di arrangiarsi perchè chi ripara elettrodomestici

spesso si autogestisce, raccogliendo

parti dai ritiri o da altri dispositivi dismessi.

Non sarebbe quindi una cattiva idea quella di

creare una rete “Parts”per elettrodomestici…

peccato che manchino le norme incentivanti il

riuso di parti ancora funzionanti, ma anche centri

di raccolta preposti e test di componenti.

Servirebbero anche una procedura di catalogazione

digitale delle parti compatibili, piattaforme

di scambio tra riparatori e cittadini, e fissare gli

standard di qualità e sicurezza per le parti usate

o rigenerate.

Dicembre 2025

Dicembre 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

30 ECONOMIA CIRCOLARE Soluzioni

GRANDI BIANCHI

Si fa quel che si può

Spesso si tratta di operazioni complesse e non economicamente

convenienti su larga scala. Ma…come si rigenerano

motori pompe e schede?

-Motori elettrici: smontaggio e pulizia; sostituzione cuscinetti;

controllo e rifacimento degli avvolgimenti; test

di isolamento elettrico

-Pompe di scarico: pulizia e rimozione del calcare, controllo

girante e guarnizioni; sostituzione parti danneggiate

-Schede elettroniche: diagnosi guasti con strumentazione;

sostituzione di componenti guasti; ripristino del

firmware se necessario

-Liquidi refrigeranti: pericolosi per l’ambiente, vengono

aspirati e recuperati nei centri RAEE autorizzati e tramite

appositi strumenti.

Esistono anche impianti capaci di rigenerarli, rimuovendo

impurità ma è molto difficile e raro che vengano

riusati nei circuiti domestici. Nella maggior parte dei

casi vengono smaltiti o riciclati industrialmente.

La principale piattaforma

Europea per l’Economia

Circolare

Quantità di AEE

(si notino gli R1

e R2) immesse

sul mercato

italiano

dai produttori

per il periodo

2019-2023 (Kt).

(Fonte CdC RAEE).

Raccolta

dei RAEE

domestici per

raggruppamento,

2019-2023 (Kt).

(Fonte CdC RAEE).

Progetti virtuosi di casa…

Ad oggi quindi il recupero delle parti funzionanti

è sporadico e artigianale, la rigenerazione dei

motori e delle schede è possibile ma poco diffusa,

manca totalmente una rete strutturata di

ricambi usati e il riuso sistematico è ostacolato

da logistica e assenza di norme.

Ma in Italia esistono e coesistono a progetti attivi.

Ri-Generation per esempio, è un progetto promosso

da Astelav e Sermig che si occupa di

rigenerazione e vendita di elettrodomestici dismessi,

raccolti, selezionati, riparati e messi

in vendita con garanzia. C’è anche Progetto

“Utile” (in cui collaborano Caritas, Euronics,

Dismeco e CNA) che è un ensemble di operazione

sociale e ambientale e che rimette in funzione

elettrodomestici ritirati per donarli a famiglie

fragili.

Interessanti i Ri-Hub/Ecco, centri territoriali che

promuovono la rigenerazione, laboratori e formazione

per imparare l’arte della riparazione.

E questo si svolge in repair cafè.

Ma attenzione. Non tutti gli elettrodomestici dismessi

sono buoni candidati ed è necessario seguire

alcuni criteri. E’ importante scegliere marca

e modello più diffusi (per avere maggiore

probabilità di compatibilità); meno anni e minore

usura; componenti modulari e smontabili facilmente

a costo contenuto; ed evitare quelli a rischio

di danni catastrofici (eventuali esplosioni

e perdite di gas).

…ed europei

Come attività rilevante per il tema ricambi e rigenerazione

è presente CircThread che si occupa

di creare “digital thread” circa informazioni

sui prezzi, riparazioni e tracciabilità per agevolare

i riparatori, riciclatori e consumatori nel conoscere

disponibilità e compatibilità dei ricambi.

Le spagnole BSH e Aeress si occupano della

preparazione per il riuso dei RAEE con riparazione

e vendita come second hand, mettendo a

disposizione logistica, pezzi e strumenti.

In Europa centrale Reuse2030 promuove pratiche

circolari nel settore meccanico.

Reclaim, non proprio in target con i grandi elettrodomestici,

fa riuso e rigenerazione di macchine

industriali; mentre RReuse è una rete europea

non profit che supporta imprese sociali

nel riuso, riparazione e riciclo fornendo buone

pratiche, supporto politico e networking. l

Waste Management

Europe Exhibition &

19 - 21 Maggio 2026

Bologna, Italia

www.wme-expo.com

Conference

Bologna Fiere

Piazza della

Costituzione, 3

40128 Bologna BO

Dicembre 2025

Organized by



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

32 ENERGIA RECUPERO TERMICO

NEWS

ENERGIA

33

Scaldata dal vetro

A Corsico (Milano) abitazioni e uffici pubblici

diventano un modello di economia circolare

e decarbonizzazione grazie a Engie Italia

Ginevra Fontana

La centrale di teleriscaldamento che recupera

il calore dalla produzione del

vetro nello stabilimento Verallia di

Corsico (vicino a Milano) è stata acquisita da

Engie Italia.

In questo modo, l'azienda ha mosso un altro

passo verso la decarbonizzazione del territorio.

Con questa acquisizione, Engie diventa

inoltre l’unico operatore nella gestione del

servizio, grazie all’integrazione verticale tra

produzione e distribuzione.

La centrale, di tipo cogenerativo, ha una capacità

installata di 16,5 MWt, e viene alimentata

per oltre il 70% attraverso il recupero termico

di calore di scarto proveniente dallo

stabilimento di Verallia, leader nella produzione

di vetro.

Fabrizio Moioli, District Heating & Com -

munities Solutions Director di Engie ha dichiarato:

“Oggi la città ha un unico operatore

energetico integrato e capace di garantire efficienza,

affidabilità e sostenibilità energetica

delle rete di teleriscaldamento nel lungo periodo.

Abbiamo avviato interventi per l’ottimizzazione

termica dell’impianto, per incrementare

progressivamente i volumi di calore

generati ed estendere il servizio, moltiplicando

i benefici ambientali e sociali del teleriscaldamento

anche grazie alla virtuosa sinergia

con Verallia. La nostra missione resta quella

di fornire energia sostenibile, sicura e accessibile

per tutti, e questo progetto ne è una testimonianza

tangibile.”

Economia circolare & Sinergia Industriale

Nella centrale è operativo un impianto di recupero

di energia termica dai fumi esausti della

fusione del vetro dell’azienda Verallia, che consente

di produrre acqua surriscaldata a 110°C

per una potenza termica complessiva di circa

3,5 MW. L’energia termica ottenuta copre quasi

interamente il fabbisogno della rete, evitando la

combustione di gas naturale.

L’adozione di sistemi a recupero termico e di cogenerazione

consente di contribuire agli obiettivi

di sostenibilità ambientale, evitando l'emissione

ogni anno di circa 2.200 tonnellate di CO 2 in atmosfera.

l

Dicembre 2025

Energia che ritorna a Terni

RSE, Ricerca sul Sistema

Energetico, che si occupa dello sviluppo

di attività di ricerca nel settore L’istituto

elettro-energetico, con particolare riferimento

ai progetti strategici nazionali, ha pubblicato

il risultato del test di un impianto con la presenza

del recuperatore BEE nel laboratorio

RSE di Terni. Dal report sono emersi tutti i

benefici derivanti dall’utilizzo del prodotto Bee

di Innova. Proprio lo scorso aprile, è entrata

in vigore la nuova norma Uni Ts 11300-2:2019

sulla riduzione di energia primaria in presenza

di recuperatori di calore delle acque di scarico

provenienti dalle docce e descrive come gestire

il calcolo della prestazione energetica

del servizio acqua calda sanitaria a seguito

del loro utilizzo.

Cosa certa e appurata benissimo è che il consumo

di energia dovuto al riscaldamento

dell’acqua sanitaria è molto elevato. Parliamo

soprattutto di contesti di utilizzo collettivo

come alberghi, centri benessere, centri sportivi

ecc.) dove il calore utilizzato senza dubbio

superiore.

Il prodotto di Innova è tra gli strumenti che

consentono risparmi di energia in ambito domestico.

Recuperare buona parte di questa energia,

che normalmente viene dispersa attraverso

gli scarichi delle acque reflue, rappresenta

un risparmio importantissimo, sia per il singolo

utente che per l’intera comunità.

Dicembre 2025

Innova ha brevettato un dispositivo di estrema

efficacia che cambierà il modo di realizzare

gli impianti idrotermosanitari. Il test di RSE

I benefici non sono pochi...

Bee di Innova recupera dal 30% al 40% del

calore contenuto nelle acque reflue provenienti

da lavandini o docce, che diversamente

finirebbero negli scarichi.

Si tratta di un dispositivo che, attraverso lo

scambio di calore tra l’acqua di scarico ed acqua

di alimentazione recupera una notevole

quantità di calore che altrimenti andrebbe dispersa

in ambiente. Inoltre ha un funzionamento

semplice ed intuitivo: l’acqua di scarico

passa sopra una serpentina stampata costituita

da una due lamiere appositamente sagomate,

(in inox AISI 316 L, resistenti quindi

alla corrosione) saldate tra loro.

All’interno della serpentina, in controcorrente

rispetto all’acqua di scarico, scorre l’acqua

pulita che alimenta: il bollitore, lo scaldabagno

istantaneo o il miscelatore dal lato “freddo”.

L’acqua pulita quindi si preriscalda sottraendo

calore all’acqua di scarico. Un altro vantaggio

è l’ottimizzazione della classe energetica

dell’edificio; inoltre, il recuperatore di calore

è più efficace di un impianto di solare termico

perché risulta più facile nel funzionamento e

ha alte rese prestazionali, oltre a tempi di ammortamento

più brevi.

l

Ginevra Fontana



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

34 ENERGIA NEWS

NEWS

RIFIUTI SOLIDI

35

Uno strano paradosso

Fine vita pannelli fotovoltaici non incentivati:

l’attuale sistema finanziario non potrà

reggere. Servono provvedimenti normativi

Eliana Puccio

Erion WEEE e Ref Ricerche sostengono

che l'attuale sistema di finanziamento

per la gestione del fine vita dei pannelli

fotovoltaici, in particolare per quelli non incentivati

(i pannelli installati in impianti che

non beneficiano degli incentivi previsti dai

Conti Energia), è inadeguato e a rischio collasso.

Lo Studio "La gestione nel rifiuto fotovoltaico

in Italia: un nuovo modello di finanziamento"

realizzato dal Laboratorio Ref

Ricerche lo conferma: il sistema di finanziamento

della gestione del fine vita dei pannelli

fotovoltaici non incentivati non potrà garantire

il corretto trattamento di questi rifiuti.

Giorgio Arienti, Direttore Generale Erion

WEEE ha commentato: "Nei prossimi anni

assisteremo a una crescita esponenziale delle

quantità di pannelli che saranno dismessi: a

ciascuno di questi pannelli è associato, in un

trust di uno dei numerosi Consorzi RAEE, un

contributo del tutto insufficiente ad assicurare

una corretta gestione. Per evitare un disastro

ambientale è indispensabile modificare al più

presto la normativa".

Un enorme fardello

Entro il 2050 si stima che oltre ai 300 milioni di

pannelli fotovoltaici già installati, altri 20 milioni

di pannelli saranno allacciati alla rete.

Nel giro di pochi decenni, il numero di pannelli

destinati alla dismissione aumenterà di quasi

trenta volte, con ricadute enormi per i detentori

degli impianti, i consorzi e l'intera collettività.

Si passerà dai circa 427.000 pannelli smaltiti nel

2025 a oltre 12 milioni nel 2050. Numeri che potrebbero

mettere a rischio la capacità finanziaria

e operativa dei consorzi. "Lo studio fatto da Ref

Ricerche - ha aggiunto Arienti - solleva seri dubbi

sulla sostenibilità economica del sistema oggi

in vigore e sulla sua reale capacità di coprire i

costi di gestione del fine vita dei pannelli fotovoltaici

non incentivati, dato che non è serio fare

oggi una scommessa su quanto costerà smaltire

un modulo tra vent'anni, poiché che il potenziale

valore delle materie prime in esso contenute è

una assoluta incognita".

l

AcchiappaOceano

n Aqualis raccoglie quello che non dovrebbe

mai finire in acqua. È un dispositivo 100%

italiano progettato da Aquageo S.r.l. per

raccogliere plastiche, microplastiche, oli e

idrocarburi dalla superficie di mari, fiumi e

porti, operando senza danneggiare gli

ecosistemi.

Rimuove efficacemente fino a 500 kg di rifiuti

solidi e 800 kg di idrocarburi all'anno con un

basso consumo energetico.

A realizzarlo è Alessandro Barbiero classe

1998 subacqueo dall’età di 14 anni e da

sempre appassionato di tutto ciò che riguarda

il mare. Il cestino è modulare e progettato per

la raccolta selettiva di inquinanti flottanti.

Al suo interno è presente una lastra filtrante

in poliuretano espanso reticolato, che cattura

plastiche, microplastiche e filamenti fino a 2

mm di diametro. Alla base è installato un

fondo in lamiera forata AISI 316, con fori da 2

mm, destinato alla raccolta del materiale più

grossolano (foglie, residui organici, plastiche

dure e via dicendo). Sul fondo, all’interno

della camera di aspirazione e

convogliamento, è posizionata una spugna

dedicata all’assorbimento di oli e idrocarburi.

Il sistema si installa facilmente su pontili

galleggianti e pontili fissi di darsene e porti.

Dicembre 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

36 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

TECNOLOGIA APPLICATA

TECNOLOGIA APPLICATA

RIFIUTI SOLIDI

37

Un salto

di qualità

La geolocalizzazione trasforma la tracciabilità

da un processo statico (documentale)

ad un monitoraggio operativo e costante

Apartire dal 1° gennaio 2026, ogni mezzo

adibito al trasporto di rifiuti speciali pericolosi

dovrà essere dotato di un sistema

di localizzazione certificato.

La geolocalizzazione dei veicoli adibiti al trasporto

di rifiuti speciali pericolosi rappresenta

la prima applicazione concreta della tracciabilità

dinamica lungo la filiera.

Al passo con l'innovazione digitale

Con l’entrata in vigore del sistema RENTRI, la

tracciabilità dei rifiuti diventa dinamica, estesa

non solo ai flussi documentali ma anche ai

percorsi fisici dei veicoli che trasportano rifiuti

speciali pericolosi. Gli articoli 16 e 17 del D.M.

4 aprile 2023, n. 59 introducono una delle innovazioni

più significative del nuovo sistema:

l’obbligo, per i soggetti che trasportano rifiuti

speciali pericolosi, di dotare i propri mezzi di

sistemi di geolocalizzazione basati sulle tecnologie

disponibili sul mercato. Tali disposizioni,

rafforzano la trasparenza e la tracciabilità

dei flussi di rifiuti, e stabiliscono che la disponibilità

di tali dispositivi diventi un requisito

tecnico per l’iscrizione alla categoria 5 dell’Albo

Nazionale Gestori Ambientali.

L’anno della svolta

Il quadro regolatorio si completa con la

Deliberazione n. 3 del 19 dicembre 2024 del

Comitato Nazionale dell’Albo Nazionale

Gestori Ambientali, che stabilisce che tutti i

soggetti tenuti all’iscrizione al RENTRI e autorizzati

al trasporto di rifiuti speciali pericolosi

debbano garantire, su ciascun autoveicolo impiegato,

la presenza di un sistema di geolocalizzazione

conforme alle tecnologie individuate

dal Ministero. Con la Circolare n. 2 del

22 maggio 2025, il Comitato Nazionale ha fornito

le linee applicative definitive per l’attuazione

della delibera del dicembre 2024.

Il documento conferma che l’attestazione

della presenza dei dispositivi di geolocalizzazione

deve essere trasmessa, tramite

AGEST, dal 1° luglio al 31 dicembre 2025, e

che le imprese con più automezzi possono

inviare più istanze distinte, purché entro la

scadenza prevista. Dal 1° gennaio 2026, l’obbligo

di attestazione sarà contestuale alla

presentazione della domanda di iscrizione o

variazione del parco veicolare, rendendo la

geolocalizzazione requisito preliminare e non

successivo all’autorizzazione.

Scegliere gestionali interoperabili con RENTRI

e dotati di sistema di geolocalizzazione significa

garantire non solo tracciabilità e compliance

normativa, ma anche il pieno controllo

del processo e il monitoraggio dei KPI ambientali

ed economici.

Con Atlantide, Wolters Kluwer offre una soluzione

completa per la gestione dei rifiuti, integrata

con geolocalizzazione, per una gestione

efficiente, sicura e sostenibile. l

La tracciabilità

dinamica

non rappresenta solo

un’evoluzione tecnica,

ma il punto

di convergenza

tra regolazione

giuridica e gestione

efficiente, fondando

un nuovo paradigma

di responsabilità

ambientale basata

sui dati,

sull’interoperabilità

e sulla fiducia.

Dicembre 2025

Dicembre 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

38 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

GAS REFRIGERANTI

GAS REFRIGERANTI

RIFIUTI SOLIDI

39

Il costo

e la necessità

La prossima uscita di scena (legale) di alcuni

tipi di gas refrigeranti sta rilanciando il recupero,

riuso e riciclo degli F-gas. Vediamo come si fa

Marco Comelli

Bombole di F-gas

rigenerato.

Dagli impianti di condizionamento e le

pompe di calore ai veicoli per il trasporto

a temperatura controllata, dalle

celle frigorifere ai banchi dei supermercati,

nonché impianti antincendio, macchine per

la produzione di schiume e via elencando, i

gas fluorurati sono ovunque. Introdotti per

sostituire quelli clorurati, responsabili del

deterioramento dello strato di ozono nell’alta

atmosfera, i gas a base di fluoro hanno una

caratteristica critica, il potenziale climalterante

(GWP) che in diversi casi è molte volte

quello del gas-serra di base, l’anidride carbonica.

Scadenze in calendario

Per questo, progressivamente, le normative

internazionali - ma soprattutto quelle europee

- da una decina d’anni puntano ad eliminare

dall’uso i prodotti con GWP sempre

meno elevato. In base alla più recente normativa,

ossia il regolamento 2024/573 del

Parlamento Europeo e del Consiglio del 7

Febbraio 2024 che modifica la direttiva (UE)

2019/1937 e che abroga il Regolamento (UE)

N. 517/2014, già ora è vietato l'uso di F-gas

con GWP pari o superiore a 2500 per l'assistenza

o la manutenzione di tutte le apparecchiature

di refrigerazione.

Per tali apparecchiature, fino al 1° gennaio

2030, sarà comunque possibile utilizzare F-

gas con GWP pari o superiore a 2500 solo se

tali F-gas sono etichettati come riciclati o rigenerati;

dal 1° gennaio 2026 è vietato l'uso

di F-gas con GWP pari o superiore a 2500 per

l'assistenza o la manutenzione delle apparecchiature

di condizionamento d'aria e pompe

di calore. Per tali apparecchiature, fino al

1° gennaio 2032, sarà comunque possibile

utilizzare F-gas con GWP pari o superiore a

2500 solo se tali F-gas sono etichettati come

riciclati o rigenerati.

Due “R”

Se si vogliono continuare ad utilizzare

le tipologie di apparecchiature

sopra menzionate, o le si modifica

per utilizzare altri tipi di gas (quasi

sempre è impossibile), oppure si ricorre

al riuso e riciclo. Si tratta di

due concetti diversi. Nel primo caso,

durante la manutenzione ordinaria

che comporta lo svuotamento del

circuito refrigerante, il fluido viene

estratto e conservato in locale in una

bombola con valvola a doppio attacco.

Una volta terminata la manutenzione,

il gas viene re-immesso nel

circuito senza ulteriori interventi.

Questa procedura si è sempre fatta e non è

un riciclo vero e proprio ma un recupero. Il recupero

è comunque la prima fase necessaria

anche in caso di riciclo, che a sua volta può

essere senza o con rigenerazione. Nel primo

caso, il gas estratto dal circuito viene inviato

in centro apposito dove viene purificato eliminando

le impurità non condensabili, residui

oleosi, vapore acqueo e particelle solide presenti

nel gas. Per questa operazione vengono

utilizzati strumenti specifici, tra cui asciugatori,

filtri e deidratatori.

Una volta pulito, il gas può essere riusato nell’apparecchiatura

di origine o in altre simili,

previo controllo sulla qualità. Nella rigenerazione

si fa un passo avanti. Il fluido refrigerante

viene sottoposto ad una ulteriore fase di purificazione,

che comporta l’utilizzo di impianti

di ultima generazione capaci di separare particelle

microscopiche, composti ad alto punto

di ebollizione e acqua presente in percentuali

minime. Il risultato è un gas con le stesse caratteristiche

di uno di nuova produzione, certificato

conforme agli standard AHRI 700 e utilizzabile

in ogni tipo di apparecchiatura

com patibile.

Non solo sostenibilità economica…

La scelta se usare un fluido refrigerante vergine,

riciclato o rigenerato dipende oggi, per i gas

ancora ammessi a norma del Regolamento

sopra ricordato, essenzialmente dal costo, ma

la situazione sta cambiando.

È già noto che dal 1° gennaio 2032 è vietato

l'uso di F-gas con GWP pari o superiore a 750

per l'assistenza o la manutenzione di apparecchiature

fisse di refrigerazione, ad eccezione

dei chillers (refrigeratori). Per tali apparecchiature

sarà comunque possibile utilizzare

F-gas con GWP pari o superiore a 750 solo se

tali F-gas sono etichettati come riciclati o rigenerati.

Questa tagliola, come già avvenuto

per i fluidi con GWP maggiore di 2500, sta

comportando un rallentamento della produzione

da parte dei fornitori UE, con conseguente

aumento dei costi e inizio di difficoltà nella

reperibilità, che non potrà che peggiorare in

ulteriore avvicinamento alla data limite. Il ricorso

ai prodotti riciclati e rigenerati si avvia

a diventare una necessità, almeno fino alla

completa dismissione degli impianti di refrigerazione

che usano F-gas di sintesi. Inoltre,

è in pieno svolgimento una campagna di demonizzazione

indiscriminata dei composti perfluorurati,

PFAS, che ne ha già portato la messa

al bando nei prodotti con rischio di

dispersione nell’ambiente. Secondo alcune ricerche

alcuni gas refrigeranti a base di fluoro

possono, dopo degrado, lasciare residui “eterni”.

È possibile quindi che si arrivi ad un bando

degli F-gas di sintesi in quanto progenitori dei

PFAS in qualunque momento, aggiornando la

tabella dei prodotti chimici “attenzionati” e

l’attuale normativa REACH permetterebbe il

fermo immediato della produzione in ambito

UE e poi di importazione e utilizzo. l

Schema relativo

al riciclo

e rigenerazione

degli F-gas.

Dicembre 2025

Dicembre 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

40 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

NEWS

NEWS

RIFIUTI SOLIDI

41

Il Partners di fiducia con una solida esperienza, le migliori

soluzioni per l’esportazione dei rifiuti

Oltre ogni ostacolo

Capitale del riciclo

Dal 13 al 19 aprile 2026 Parma ospiterà la Paper Week 2026,

settimana nazionale dedicata al ciclo di carta e cartone

In foto il team

Ekom presso

lo stand

a Ecomondo.

L’azienda è stata

fondata nel

2015.

EKOM si occupa della consulenza ambientale

alla gestione delle pratiche di

notifica, fino alla formazione e sensibilizzazione

dei clienti riguardo le normative

sui rifiuti. L'azienda vanta un team altamente

qualificato e motivato, che lavora incessantemente

per garantire che ogni progetto sia

gestito con la massima attenzione e professionalità.

Ma le difficoltà, ovviamente, non

mancano. La gestione delle notifiche transfrontaliere,

in particolare, è un compito complesso

che richiede una profonda conoscenza

delle normative internazionali e delle procedure

specifiche di ciascun Paese. Ogni giorno

affrontiamo sfide legate a burocrazia, linguaggi

giuridici e requisiti variabili, ma grazie

all'esperienza il team naviga con successo

in questo panorama complicato.

Un Futuro Sostenibile

Guardando al futuro, EKOM è determinata a

continuare a svolgere un ruolo cruciale nella

transizione verso un'economia circolare.

Attraverso l'innovazione e la collaborazione, è

possibile contribuire a un mondo più pulito e

sostenibile. EKOM non vuole essere semplicemente

nun fornitore di servizi, ma un partner

strategico per le aziende che desiderano migliorare

le loro pratiche di gestione dei rifiuti.

L'azienda ha specificato: "Su questo numero

della rivista WASTE, ci teniamo a ringraziare i

nostri partner, clienti e collaboratori per la fiducia

riposta in noi. Insieme, possiamo affrontare

le sfide del settore e lavorare per un futuro

migliore. Grazie per il vostro supporto e per

averci accompagnato in questo viaggio".

www.ekom.me

l

La città emiliana si prepara ad accogliere

la Paper Week 2026, organizzata da

Comieco.

La rassegna ha il patrocinio di Anci, del Ministero

dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e di

Utilitalia, in collaborazione con Federazione

Carta e Grafica e Unirima. La notizia è arrivata

nel corso della 42ª Assemblea annuale dell’Anci

a BolognaFiere.

Amelio Cecchini, presidente di Comieco, ha

spiegato che Parma è stata scelta tra oltre dieci

candidature per il suo legame storico con il

mondo della carta e del cartone e per i risultati

raggiunti nella raccolta differenziata.

“Ogni cittadino parmense raccoglie in media

oltre 90 kg di carta e cartone all’anno – ha dichiarato

Cecchini – un dato in linea con la media

regionale che sfiora i 100 kg. Parma è una comunità

attiva e attenta, dove università, imprese

e centri di ricerca collaborano per sviluppare

eco-design e riciclabilità degli imballaggi”.

“Essere Capitale del riciclo della carta e del cartone

è un riconoscimento importante – ha dichiarato

il sindaco Michele Guerra – che premia

la cultura ambientale costruita negli anni dalla

città“.

Cultura del riciclo

Dal 13 al 19 aprile 2026, l’iniziativa coinvolgerà

tutto il territorio nazionale con una serie di eventi,

incontri e attività di educazione ambientale

dedicate al ciclo della carta. Parma consolida

la sua presenza nella Rete delle Città di Carta

che valorizza i territori dove carta e cartone rappresentano

una risorsa ambientale, economica

e culturale.

l

Dicembre 2025

Dicembre 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

42 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

NEWS

In foto, gli scienziati

dell'Università

di Birmingham

e dell'Università

di Newcastle.

Il teflon può essere smaltito

ecologicamente. Un processo

a basso consumo energetico:

ne estrae fluoro pulito

senza alcun sottoprodotto

Dalla padella a...

Una nuova ricerca dell'Università di Bir -

mingham e di Newcastle, dimostra un

modo semplice ed ecologico per abbattere

il Teflon (noto anche come PTFE o politetrafluoroetilene),

una delle plastiche più resistenti

al mondo. Lo conosciamo per il suo

utilizzo in rivestimenti antiaderenti e altre applicazioni

che richiedono un'elevata stabilità

chimica e termica.

Gli scienziati hanno scoperto che i rifiuti Teflon

possono essere scomposti e riproposti utilizzando

solo metallo sodio e energia meccanica

a temperatura ambiente, e senza solventi tossici.

"Il fluoro - spiega il Professore associato Dr Erli

Lu dell'Università di Birmingham - è un elemento

vitale nella vita moderna, si trova in circa

un terzo di tutti i nuovi farmaci e in molti materiali

avanzati. Eppure il fluoro è ottenuto attraverso

processi estraerei e chimici ad alta intensità

energetica e fortemente inquinanti. Il nostro

metodo dimostra che possiamo recuperarlo dai

rifiuti quotidiani e riutilizzarlo direttamente, trasformando

un problema di smaltimento in

un’opportunità di risorse".

Un materiale versatile

Il politetrafluoroetilene (PTFE) è apprezzato per

la sua resistenza al calore e alle sostanze chimiche,

rendendolo ideale per pentole, elettronica

e apparecchiature di laboratorio.

Quando bruciato o incenerito, il PTFE rilascia

inquinanti come “sostanze chimiche per sempre”

(PFAS), che rimangono nell’ambiente per

decenni. Il team di ricerca ha affrontato questa

sfida utilizzando la meccanochimica: un approccio

verde che guida le reazioni chimiche

applicando energia meccanica invece del calore.

Dominik Kubicki, professore associato,

a capo del team di risonanza magnetica nucleare

(NMR) dell’Università di Birmingham

spiega: “Abbiamo usato la spettroscopia NMR

a stato solido avanzato per guardare all’interno

della miscela di reazione a livello atomico.

Questo ci ha permesso di dimostrare che il

processo produce fluoro di sodio pulito senza

alcun sottoprodotto. È un esempio perfetto di

come la caratterizzazione dei materiali all’avanguardia

possa accelerare il progresso

verso la sostenibilità”.

l

Dicembre 2025

A PACCAR COMPANY DRIVEN BY QUALITY



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

44 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

SCARTI NATALIZI

SCARTI NATALIZI

RIFIUTI SOLIDI

45

Ad ogni tipologia

di rifiuto, il proprio

destino con relativo

corretto smaltimento.

Ricordatevi che luci

e lucine si devono

conferire come RAEE.

Pacco di rifiuti?

No,grazie

Gestire il Natale senza essere sommersi

dagli scarti? Niente paura, bastano delle

piccole accortezze per essere smart

Eliana Puccio

Belle le feste, l’atmosfera natalizia, le luminarie,

i negozi e gli alberi tutti addobbati

Un po’ meno bello tutto ciò che viene

dopo. Tralasciando l’idea del disfare l’albero pallina

per pallina, e dover conservare il tutto dandoci

appuntamento alla prossima ricorrenza,

c’è da pensare a un fardello più importante.

Come smaltire i rifiuti natalizi?

Innanzitutto carta regalo, pacchetti, nastri, lucine

possono essere smaltiti correttamente, in base

alle regole della raccolta differenziata.

La struttura dell’albero ( se finto) è per la maggior

parte dei casi sintetica, non deve quindi andare

nell’indifferenziato ma portato all’isola ecologica

e conferito nei rifiuti ingombranti.

Diversamente, se vero può diventare un compost.

E le palle di natale? A vederle ci verrebbe da

pensare subito al vetro, in realtà non tutte lo

sono. Molte palline moderne sono realizzate in

materiali misti, come plastica o resine, e in caso

di dubbi è consigliabile conservare l’etichetta

della confenzione.

Se così non fosse, le palline rotte andranno gettate

nel secco residuo, che comprende i rifiuti

non riciclabili (insieme alle palline realizzate in

plastica, polistirolo o materiali compositi).

Impossibile sbagliare, invece, per le luci che a

fine vita vanno conferite con i rifiuti da apparecchiature

elettriche ed elettroniche perché incluse

nei cosiddetti RAEE. I RAEE di piccole dimensioni,

come le lucine, possono essere

conferiti nei centri di raccolta comunale, oppure

possono essere consegnate gratuitamente al

commerciante in caso di acquisto di un nuovo

prodotto equivalente (formula denominata “uno

contro uno”, è normata dal D.Lgs. 49/2014).

Gli imballaggi di plastica vanno separati da altri

materiali e gettati nella raccolta della plastica.

Tappi di sughero dei vini e degli spumanti possono

essere buttati direttamente nell’organico.

Stesso discorso per le ghirlande: se fatte di materiali

naturali (legno, rami) possono essere

smaltite con i rifiuti organici.

In caso di parti in plastica o metallo, andranno

nei rifiuti indifferenziati.

Gli sprechi non vanno in vacanza

Natale è quel periodo dell’anno in cui aumentano

i consumi e di conseguenza anche i rifiuti.

È uno dei momenti peggiori per l'impatto ambientale

in termini di produzione di spazzatura.

Una valida alternativa, ma soprattutto sostenibile

per pranzi e cene è ricorrerre a piatti in ceramica,

vetro o acciaio (beato chi possiede una lavastoglie)

evitando il più possibile carta e plastica.

I rifiuti aumenteranno, in ogni caso, inevitabilmente.

Per dare qualche numero, a Natale vengono

prodotte circa 80mila tonnellate di rifiuti in

carta e cartone, equivalenti (oltre 3 kg per famiglia).

Pensiamo al packaging delle confezioni di

panettone, pandoro, torroni e cioccolate, o alla

carta da regalo e agli imballaggi usati per i pacchi.

Le scatole di cartone vanno differenziate, separando

la carta dagli altri materiali che compongono

l’imballaggio. Non ci siamo dimenticati

degli imballagi in polistirolo: che andranno gettati

nel contenitore dedicato alla plastica.

Infine, ma non meno importante, è l’impatto

significativo dei trasporti con picchi del +130%

di emissioni inquinanti rispetto ad altri periodi

dell'anno. Sicuramente bisogna tenere a mente

che non basta rispettare l’ambiente per 11

mesi per poi perdersi in un bicchiere di... spumante.

l

Dicembre 2025

Dicembre 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

46 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

NEWS

A Fiorenzuola è stato

inaugurato il MAE Museum:

il nuovo polo culturale,unico

in Europa, che collega

la storia dell'industria chimica

con innovazione,arte e cultura

Il MAE racconta

la storia della fibra

di carbonio e la sua

evoluzione, partendo

dalla fibra acrilica fino

ad arrivare

alle applicazioni

tecnologiche

più avanzate.

Il futuro in fibra

Nato dall'idea di Marco e Paola Rovellini,

rispettivamente Presidente e Chief

Financial Officer dell’azienda internazionale

MAE SpA di Fiorenzuola (Piacenza), MAE

Museum è il primo museo d'Europa dedicato

alla fibra di carbonio. Opera architettonica progettata

da CRA-Carlo Ratti Associati e Italo Rota,

ha aperto le sue porte il 20 novembre.

“Attraverso quest’opera, che nasce dall’intento

di valorizzare il nostro archivio e il nostro patrimonio

di idee e produzioni che hanno accompagnato

le trasformazioni della società, puntiamo

a creare una maggior consapevolezza

sul ruolo cruciale che le realtà industriali italiane

giocano nel supportare la crescita del Paese,

anche da un punto di vista culturale e sociale,”

ha commentato Paola Rovellini, CFO di MAE

SpA e Direttrice di MAE Museum.

Aria di cultura

Il MAE Museum terrà una programmazione

di incontri insieme a istituzioni e soggetti privati,

dedicati alle aziende, alle scuole e alle

università. Sarà un vero e proprio luogo di

scambi d'opinioni e divulgazione scientifica.

Il Presidente di MAE, Marco Rovellini ha aggiunto:

“Insieme al Galileo, centro di progettazione

e sperimentazione per lo studio della

fibra di carbonio, il MAE Museum rispecchia

la nostra visione di futuro: due poli della nostra

storia, che uniscono la valorizzazione dell’esperienza

e della conoscenza con la spinta

verso l’innovazione e i nuovi scenari della tecnologia”.

Dello stesso pensiero, anche l’architetto Carlo

Ratti, cofondatore di CRA e curatore della

Biennale Architettura 2025: “Dalle biciclette ad

alte prestazioni fino alla Lamborghini Aventador,

la fibra di carbonio sta guidando l’innovazione

in molteplici settori. Il museo MAE celebra un

materiale emblematico della modernità, concentrandosi

sulla sua nuova frontiera circolare

e immaginando nuove applicazioni per il suo

utilizzo“.

l

Dicembre 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

48 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

MACCHINARI E TRATTAMENTO

MACCHINARI E TRATTAMENTO

RIFIUTI SOLIDI

49

Oltre la triturazione,

10 anni d’eccellenza

Ecotec Solution a Ecomondo 2025, con una versione

personalizzata del trituratore Pronar Recycling MRW 2.1010,

presenta i servizi Assistenza full service e festeggia 10 anni

altoatesina ha esposto in fiera

la macchina più grande della famiglia

L’azienda

Pronar Recycling insieme con i macchinari

dei marchi UNTHA. Presso lo stand è

stato possibile visionare il trituratore mobile

Untha XR3000 Cutter con relativi sistemi di taglio

e griglie, e il trituratore quadrialbero Untha RS40

di nuova generazione e il trituratore mobile birotore

Pronar MRW 2.1010.

Trituratore Pronar MRW 2.1010

La nuova versione del trituratore mobile birotore

Pronar MRW 2.1010 è il modello più grande e

potente della gamma di trituratori lenti dell’azienda

polacca, progettato per impianti di

grandi dimensioni e applicazioni industriali impegnative

come la triturazione del legno ad alta

intensità e le carcasse auto compresse.

Equipaggiato con il motore Volvo Penta da 585

kW e un sistema idraulico di nuova generazione

con due motori indipendenti per albero,

il MRW 2.1010 garantisce elevate prestazioni,

bassi consumi. L’ampia camera di triturazione

(2.440 x 2.880 mm) e la tramoggia da 4,5 m³

assicurano massima produttività, anche con

caricatori di grandi dimensioni. Grazie al nuovo

sistema di controllo OVERBOOST, la macchina

adatta automaticamente coppia e velocità per

mantenere la massima efficienza operativa,

riducendo rumore e consumo di carburante.Il

design aggiornato introduce, tra gli altri, radiatori

frontali azionati idraulicamente, un isolamento

acustico migliorato, e pannelli di manutenzione

facilmente accessibili. Con un peso

di circa 44 tonnellate e una costruzione rinforzata

in acciai ad alto spessore, il nuovo

MRW 2.1010 offre robustezza, soprattutto nei

punti critici ed esposti a forze elevate.

Il nuovo trituratore segna una nuova generazione

di macchine Pronar, combinando potenza,

efficienza e sicurezza per soddisfare le esigenze

dei più avanzati impianti di trattamento

e riciclaggio.

L’investimento di Villafontana

Ecotec Solution ha aperto la nuova sede operativa

di Villafontana, dotata di magazzino ricambi,

officina meccanica attrezzata e showroom

macchine. Un investimento che rappresenta

il cuore della nuova rete di assistenza e logistica,

studiata per ridurre tempi di attesa, migliorare

la gestione dei flussi di ricambi e offrire un servizio

più rapido su tutto il territorio.

L’obiettivo principale del nuovo magazzino è ottimizzare

il flusso dei ricambi e ridurre i tempi di

trasporto, mantenendo a stock i componenti a

più alta rotazione: in questo modo è possibile ga-

La macchina esposta

ad Ecomondo 2025

è stata venduta

al cliente Il Truciolo

Srl (CO) e presenta

alcune

personalizzazioni

che sono state

sviluppate

per rispondere alle

esigenze specifiche

del cliente stesso.

rantire tempi di risposta più brevi grazie ad una

gestione coordinata con i partner costruttori dei

macchinari. Sempre nella sede di Villa fontana ci

sarà una nuova area training, che consentirà di

aggiungere - ai tradizionali corsi on site svolti dai

clienti - anche l’approfondimento delle macchine

direttamente su modelli in esposizione, assicurando

una formazione completa e pratica.

Il traguardo del primo decennio

Nel 2025 Ecotec Solution festeggia 10 anni di

attività. Dieci anni di crescita insieme a clienti,

fornitori e partner: prodotti performanti, assistenza

concreta e un network che oggi conta

oltre 300 macchine installate ed operanti in

Italia. Nei prossimi anni l’azienda incrementerà

i suoi servizi di consulenza e progettazione, offrendo

sempre di più soluzioni integrate per coprire

al meglio i processi di lavorazione dei

clienti. Attualmente c’è in atto un progetto di

sviluppo organizzativo importante, che porterà

Ecotec a una nuova struttura ben formata, processi

fluidi e una cultura aziendale condivisa,

mettendo al centro le persone.

l



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

50 RIFIUTI SOLIDI

Soluzioni

EDILIZIA E CIRCOLARITÀ

EDILIZIA E CIRCOLARITA’

RIFIUTI SOLIDI

51

Esperti in sostenibile

Materiali naturali come legno o canapa e innovative competenze verdi

ridisegnano la filiera dell’edilizia e la domanda di figure professionali

specifiche. La bioedilizia è la nuova frontiera delle costruzioni

in collaborazione con

La bioedilizia oggi è un settore industriale

in rapida espansione, capace di attrarre

investimenti pubblici e privati e

di rispondere alle sfide ambientali e sociali

del nostro tempo. In Italia le prospettive sono

particolarmente favorevoli: da un lato, la consolidata

tradizione manifatturiera e artigianale

si presta all’innovazione di filiera; dall’altro,

il patrimonio edilizio esistente offre

un enorme potenziale di riqualificazione, considerando

che oltre il 70% degli edifici residenziali

è stato costruito prima delle prime

normative sul risparmio energetico. Pertanto,

la bioedilizia rappresenta una vera opportunità

industriale che consentirebbe di ridurre

le emissioni, migliorare la qualità abitativa,

generare occupazione qualificata e attrarre

capitali.

Il nostro Paese si inserisce inoltre in un contesto

europeo già dinamico: si stima infatti

che il mercato delle costruzioni sostenibili

crescerà a un ritmo del 9% annuo fino al

2030, con l’Italia tra i principali beneficiari

grazie a incentivi pubblici, progetti pilota già

avviati e una crescente sensibilità sociale verso

la transizione ecologica. È in questo contesto

che materiali naturali come il legno e

la canapa stanno acquisendo importanza, insieme

a soluzioni ibride che integrano efficienza

energetica, comfort abitativo e riduzione

delle emissioni.

Il legno, in particolare, ha registrato una crescita

significativa negli ultimi anni: nel 2023

il settore delle costruzioni in legno in Italia

ha raggiunto il valore di 2 miliardi di euro, triplicando

i volumi rispetto al 2015 e posizionando

il nostro Paese al terzo posto in

Europa.

La canapa, invece, rappresenta una delle

scommesse più promettenti: utilizzata con

la calce per biomattoni e intonaci, è un materiale

leggero, traspirante e soprattutto carbon

negative, capace cioè di assorbire più

CO₂ di quanta ne emetta durante il ciclo produttivo.

Opportunità concrete

Questa evoluzione comporta la necessità di

nuove competenze professionali, in grado di

connettere saperi tradizionali, normative ambientali,

certificazioni e tecnologie avanzate.

Non è un caso che, secondo gli ultimi rapporti

di Fondazione Symbola e Unioncamere, nel

2023 quasi l’80% dei contratti previsti in Italia

abbia richiesto green skills.

Il mercato del lavoro sta quindi aprendo spazio

a professionalità specializzate, capaci di

dare forma alle politiche green e di integrare

innovazione nei processi.

Ecco alcune figure emergenti:

• Bio-architetto/progettista: progetta edifici

che riducono al minimo l’impatto ambientale,

sfruttando materiali naturali e riciclabili, senza

rinunciare a estetica, funzionalità e comfort

abitativo;

• Certificatore energetico: diagnostica i con-

sumi, propone soluzioni di efficientamento e

rilascia certificazioni internazionali come

LEED e BREEAM, essenziali per valutare le

prestazioni e la sostenibilità degli edifici;

• Esperto di economia circolare applicata all’edilizia:

trasforma il cantiere in un ecosistema,

in cui scarti di produzione e materiali

da demolizione vengono reinseriti in un ciclo

virtuoso.

Queste professioni richiedono una formazione

mirata, specifica e interdisciplinare. Molte

università e politecnici hanno già avviato corsi

e master dedicati, mentre le imprese di costruzione

devono aggiornarsi per conoscere

i materiali bio-based, capire come gestirli,

avviare cantieri digitalizzati e integrare sistemi

di monitoraggio e domotica per ottimizzare

i consumi.

Il cantiere del futuro, dunque, è già realtà.

Non si tratta solo di costruire edifici, ma di

un nuovo modello economico basato su sostenibilità,

innovazione e capacità di rispondere

alle sfide climatiche. Per l’Italia, questa

rivoluzione non è solo un dovere verso l’ambiente,

ma un’occasione per affermarsi come

punto di riferimento internazionale, capace

di coniugare tradizione costruttiva e innovazione

sostenibile.

l

Dicembre 2025

Dicembre 2025



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Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

52 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

RICICLO PLASTICHE

NEWS

RIFIUTI SOLIDI

53

È in arrivo un carico di A…

RICREA lancia ALCIAIO, l’IA ad hoc per riciclare gli imballaggi in acciaio

Due piccioni con una fava

Scarti industriali di PVC plastificato

ma anche cavi elettrici. Conoscenze

metallurgiche e chimico fisiche. Sono il knowhow

che consente ad Ateco di recuperare

rame e rigenerare materiale plastico

Ludovica Bianchi

Guaine di cavi elettrici

e scarti industriali

in PVC plastificato,

vengono recuperati

e trasformati in PVC

100% rigenerato.

Granuli in PVC

morbido e rigenerato

100%. Possono

attraversare processi

di stampaggio

ed estrusione.

Una specializzazione non avviene mai per

caso. E in Italia di aziende operanti in

questo settore ce ne sono veramente

poche. Esperienza maturata nel campo fonderie

e attività di macinazione di cavi elettrici hanno

indirizzato Ateco (azienda della Val D’Ossola)

verso il recupero del rame che, come materia

prima seconda, può essere riutilizzato in svariati

impieghi.

L’azienda quindi raccoglie, seleziona e suddivide

i rottami di rame con le sue leghe che poi immagazzina

in attesa della finale collocazione

presso le fonderie sia nazionali che internazionali,

e a cui viene venduto - come operatore accreditato

- con transazioni che hanno riferimento

il London Metal Excange.

C’è anche un altro prodotto di qualità

Dalle guaine dei cavi elettrici, ma anche recuperando

gli scarti industriali di PVC plastificato,

Ateco riesce ad ottenere - con le tre linee di rigenerazione

- il macinato di PVC che, attraverso

un processo di estrusione, si trasforma in granulo

di PVC rigenerato dalle caratteristiche chimico/fisiche

controllate e definite sull’esigenza

del cliente finale. I granuli così ricavati sono di

PVC morbido rigenerato al 100% e possono essere

utilizzati nei processi di stampaggio ad iniezione

ed estrusione.

Ma come è noto, i processi di riciclaggio e rigenerazione

degli scarti industriali sono altamente

energivori. Questo il motivo per cui, in ottica di

salvaguardia dell’ambiente, sono stati installati

(sui capannoni dello stabilimento di Vogogna)

pannelli fotovoltaici per produrre e utilizzare

energia sostenibile proprio in questi processi.

Non si butta via nulla

Da granulato misto di plastica eterogenea derivante

da lavorazione industriali, nasce PaVEco,

il modulo ideale per realizzare una pavimentazione

alternativa.

Si tratta di un nuovo pavimento autobloccante

e multiuso costituito appunto, da materiale

riciclato. Di facile posa, peso contenuto e resistenza

dalla durata maggiore rispetto alle

pavimentazioni tradizionali, PavEco può essere

utilizzato negli impieghi più svariati anche

nel campo dell’arredo urbano e civile

(parcheggi carrabili, rampe e superfici inclinate,

marciapiedi e vialetti pedonali, piste ciclabili,

box auto, ma anche stalle e camminamenti

per animali.

l

Un nuovo assistente per migliorare la

racolta, il recupero e il riciclo dell’acciaio.

Un alleato digitale per cittadini,

aziende e istituzioni, pensato dal Consorzio

nazionale RICREA. Si tratta di Alciaio che può

rispondere a tutte le domande e dubbi sulle

norme, dati e processi legati al riciclo dell’acciaio

con informazioni semplice e chiare. In

parole povere, verranno fugati tutti i dubbi su

come differenziare e riciclare barattoli, scatolette,

lattine, fusti, bombolette, tappi e chiusure.

E per dipiù, verranno illustrate I vantaggi

economici e ambientali anche a chi è solo curioso

o agli operatori del settore.

Una funzione ben precisa

Alciaio - che utilizza modelli di intelligenza

artificiale di ultima generazione - è un nome

che ricorda in modo simpatico un alce, esperto

di imballaggi in acciaio. Entrando nello specifico,

fornisce consigli pratici sul corretto conferimento,

illustra in dettaglio il percorso che

porta l’acciaio usato a nuova vita, mette a disposizione

statistiche aggiornate sulle performance

ambientali ed economiche e chiarisce

dubbi su obblighi di legge, convenzioni

e aspetti regolamentari, offrendo anche approfondimenti

sui benefici ecologici del riciclo

dell’acciaio.

“Questo nuovo strumento è parte della missione

di RICREA di promuovere la cultura del

riciclo e dell’economia circolare. L’acciaio è

un materiale che si ricicla all’infinito e vogliamo

che questa consapevolezza diventi patrimonio

comune, rendendo l’informazione non

solo accessibile, ma anche semplice e alla

portata di tutti – ha dichiarato Federico Fusari,

Direttore Generale di RICREA –. L’innovazione

tecnologica ci permette di offrire un servizio

sempre attivo, 24 ore su 24, con cui è possibile

chattare anche in altre lingue, così da rispondere

ai quesiti di tutti i cittadini, compresi quelli

stranieri. Ma non si tratta solo di divulgazione,

Alciaio è anche in grado di rispondere in modo

puntuale alle richieste di informazioni e chiarimenti

di chi lavora nel settore”.

Dal facile utilizzo

Alciaio è accessibile gratuitamente dalla homepage

del sito www.consorzioricrea.org senza

necessità di registrazione. L'interfaccia

semplice e intuitiva permette di avviare immediatamente

una conversazione naturale,

proprio come si farebbe con un esperto del

settore. Un valore aggiunto è la capacità multilingue

di Alciaio: l'assistente risponde automaticamente

nella lingua in cui viene interpellato,

rendendo le informazioni sul riciclo

dell'acciaio accessibili anche a cittadini stranieri,

aziende internazionali e studenti che approfondiscono

questi temi in lingue diverse

dall'italiano.

l

Screenshot relativo

all’interfaccia

che permette

di avviare

una conversazione

semplice. Alciaio

è anche multilingue.

Dicembre 2025

Dicembre 2025



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Economia Circolare

54 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

ABBATTIMENTO POLVERI

L’innovazione

si fa compatta

Cannoni-Conrad torna da Ecomondo

con un riscontro chiaro: il mercato

chiede soluzioni versatili, facili

da movimentare e immediate da utilizzare

La gamma compatta

esposta a Ecomondo

2025.

In apertura, la stazione

autonoma Hydra.

Un’esigenza che

l’azienda mantovana

conosce

bene, grazie alla presenza

costante sui

cantieri e nei siti di

stoccaggio, dove osserva

da vicino criticità,

limiti operativi e bisogni

reali degli utilizzatori. È questa vicinanza “on

site” a renderla capace di leggere con precisione

l’evoluzione del settore e anticiparne le risposte.

A due anni dal lancio della gamma compatta,

Cannoni-Conrad presenta Titan, il nuovo nebulizzatore

progettato per l’abbattimento di polveri

e odori, disponibile in due allestimenti con gittata

da 25 o 35 metri.

Introduce la rotazione automatica e l’inclinazione

verticale elettrica, mantenendo dimensioni e

consumi ridotti, sia elettrici che idrici; in questo

modo è sufficiente un piccolo gruppo elettrogeno

e un serbatoio standard da 1000 litri per

operare continuativamente per ore. Prestazioni

elevate, footprint minimo.

Subito operativo

Per chi necessita di una soluzione completamente

integrata, Cannoni-Conrad propone

Hydra, una stazione autonoma su skid che ospita

serbatoio, generatore, pompa e un cannone

nebulizzatore installato su torre telescopica

con sollevamento elettrico e sfilo fino a 5 metri

di altezza. Un sistema pronto all’uso, ideale per

chi vuole massima autonomia e riduzione dei

tempi di allestimento. Configurazioni che non

passano inosservate anche nel settore del noleggio,

adatte per flotte destinate ai settori della

demolizione e della filiera ecologica. Perché

nel noleggio la velocità fa la differenza: occorre

avere macchine subito operative, intuitive e capaci

di risolvere rapidamente problemi legati a

polveri e odori. Non si tratta di una richiesta

stagionale: che si parli di demolizioni, movimentazione

materiali o gestione dei rifiuti, le

emissioni sono costanti e richiedono presidio

continuo. L’azienda conferma la propria visione:

progettare sistemi professionali che aiutino le

imprese a lavorare meglio anche quando spazio,

logistica e tempo sono risorse limitate. l

Dicembre 2025



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per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

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Economia Circolare

56 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

ROTTAMI PREZIOSI

ROTTAMI PREZIOSI

RIFIUTI SOLIDI

57

Oro (e non solo)

delle mie brame

Una lunga storia quella di BTT, esperta

di progettazione e realizzazione di impianti

per il recupero e l’affinazione di metalli

preziosi. Per l’azienda aretina,

le miniere urbane non hanno più segreti

Federica Lugaresi

Secondo la mitologia greca, il “tocco di Mida”

è la capacità di trasformare in oro tutto ciò

che si tocca. Questo potere venne concesso

a Re Mida da Dionisio che però, a causa della

sua avidità, lo fece trasformare in maledizione

tanto da pregare il dio di riprendersi il dono e riavere

la sua vita normale. Senza scomodare troppo

gli dei dell’Olimpo, oggi questo “tocco” è prerogativa

di BTT l’azienda che ha rivoluzionato il

mercato del settore, inventandosi i primi reattori

rotanti e svolgendo tutti i processi per la raffinazione

dei metalli con sistemi pirometallurgici,

idrometallurgici, chimici ed elettrochimici.

Ce ne parla Omar Antonio Cescut, Sales & marketing

Director, Board member.

Grandi ma giovani…

Siamo una società che ha 45 anni di storia ma

anche una startup da 5-6 anni. Ci siamo sempre

occupati del recupero e affinazione di metalli

preziosi provenienti dal settore oreficeria e minerario.

Accanto a questa attività, e grazie al nostro

know how, recuperiamo metalli preziosi dal

mondo dell’economia circolare. Oro, platino,

palladio, argento e rame arrivano dai Raee, pannelli

solari, catalizzatori, polveri e rottami. Qui a

Ecomondo stiamo presentando un processo di

recupero della parte preziosa di tutti i rottami.

In che percentuale avviene il recupero?

Con il 100% del materiale prezioso presente. In

questi 40 anni il settore minerario ci ha imposto

un recupero totale, e siamo attrezzati per farlo

coi nostri processi. Oggi, perdere 1gr o 10gr al

valore attuale significa perdere quantità importanti,

quindi siamo “allenati” ad eseguire processi

che consentono di recuperare la totalità.

Quale è l’unità di misura adottata?

In questo momento il riferimento è la percentuale

di materiale prezioso minerario. Per cui

l’economia circolare si confronta su quanto materiale

è presente in base al minerario, ma è limitativo.

È necessario che si applichino altre dinamiche

come per esempio la strategicità del

materiale raccolto, anche in una logica di autonomia

e indipendenza del sistema Paese rispetto

all’acquisto degli stessi materiali al mercato. È

un modo per affrancarci, trovare auto nomia e

indipendenza. Il principio è quella delle urban

minings, che sono montagne di rifiuti: invece di

scavare, noi scaliamo questi rifiuti, scarti di produzione

o terre che sono state in qualche modo

raccolte e in attesa di processi sostenibili e performanti

sia dal punto di vista economico che

di impatto ambientale.

Quanto nella realtà la sostenibilità economica

è sostenibile?

Il settore minerario (da cui proveniamo) ci ha irrobustito

e ci ha imposto quelli che sono i criteri

con cui questi impianti devono funzionare. Quindi

la sostenibilità è assolutamente una nostra prerogativa.

zione di processo di recupero è ancora più importante

della tecnologia che è già presente e

pronta. E’ il processo che ci definisce la sostenibilità

economica e ambientale del risultato finale.

La tecnologia è importante ma è successiva

al processo.

Esistono normative “paletto”?

Si. Ad esempio quelle relative alle emissioni di

CO 2 . Ma l’impianto (di proprietà e in gestione

di Iren) sul recupero di metalli preziosi a partire

dalle schede elettroniche, è di tipo idrometallurgico.

Ciò significa che non c’è immissione di

fumi in atmosfera, le acque vengono tutte recuperate

e riciclate nel processo, così come gli

elementi chimici che, una volta smaltiti, vengono

recuperati.

Secondo lei l’Italia in questo momento viene

penalizzata?

In parte sì. Sarebbe più facile poter lavorare con

una sinergia migliore per il sistema Paese. Ci

piacerebbe essere ancora più attivi e determinanti

nel percorso che l’Italia sta facendo in termini

di economia circolare e transizione energetica.

Per fortuna qualche progetto c’è e

funziona. Come per esempio l’impianto da noi

chiamato“bancomat” in cui entra la scheda ed

esce il lingotto: stiamo parlando - come appena

accennato - di quello di Iren.

Qui,dagli elementi frantumati della scheda, su

cui gli acidi agiscono selettivamente, si recuperano

nell’ordine: argento, platino e palladio

(quando ci sono), rame e oro. Il nostro impianto

è idrometallurgico, quindi senza emissione di

fumi in atmosfera.

Progetti futuri?

Siamo fortemente coinvolti in un processo per il

recupero del litio dalle batterie, e costantemente

impegnati ad individuare tutta una serie di elementi

da cui si possono recuperare materiali reziosi.

E’ ancora un mondo inesplorato. Metalli

preziosi, terre rare e materiali strategici si trovano

praticamente ovunque.Tutto è recuperabile e,

dove c’è metallo, si recupera. Cambia il paradigma:

andiamo a raccogliere grammi e dobbiamo

costruire tonnellate per poi iniziare un percorso.

C’è un progetto in essere con una compagnia

aerea internazionale importante, per recuperare

le cuffiette gettate in un anno: da qui riusciamo

a recuperare un milione di euro di rame. l

Andrea Colasurdo,

Presidente CdA di BTT

Italia (a sx); e Antonio

Cescut, Sales &

marketing Director,

Board member.

Lingotti di metallo

prezioso ricavato

da schede Raee.

Come la tecnologia viene in aiuto per massimizzare

la qualità del materiale, sia dal

punto di vista quantitativo che qualitativo

che economico nel recupero dei metalli?

L’investimento fatto negli ultimi sei anni è soprattutto

nel know how tecnologico, ancor prima

che nella tecnologia. Nel senso che la defini-

Granuli di oro e rame recuperato e affinato

provenienti dal settore minerario e oreficeria.

Col proprio know how BTT recupera il 100%

del materiale prezioso presente.

Dicembre 2025

Dicembre 2025



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Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

58

Soluzioni

BIOWASTE

ENERGIE RINNOVABILI

ENERGIE RINNOVABILI

BIOWASTE

59

Impianto

a biometano

su piccola scala.

posti solforati, un po’ di idrogeno e altri ancora.

Poi c’è da portare il biometano al luogo di utilizzo,

da una parte, e gli scarti da qualche altra

parte (rilasciare la CO 2 in atmosfera non è

un’idea geniale). Quindi, allaccio alla rete di distribuzione

oppure carri bombolai, oppure liquefazione

in BioLNG, grazie a nuove tecnologie

convenienti anche per piccole quantità, e per

l’anidride purificazione, liquefazione e vendita.

Alla fiera del biometano,

il fondo un biogas comprò

I contemporanei fine della tariffa

onnicomprensiva, arrivo a fine vita dei motori

e incentivi al biometano hanno scatenato

la corsa (relativa) all’accaparramento

di impianti a biogas da convertire

Marco Comelli

La finanziarizzazione delle rinnovabili procede

a passi spediti. Il fenomeno è dominante

nel fotovoltaico da almeno dieci

anni, dove la compravendita degli impianti è ormai

un business molto simile all’immobiliare,

con il flusso di incentivi a prezzo garantito sostituire

il canone d’affitto dell’immobile locato.

Ora l’ondata è arrivata nel biogas, fino a poco

tempo fa rimasto in gran parte un’oasi in mano

a imprenditori agricoli che utilizzavano i propri

scarti e reflui per produrre elettricità incentivata.

Sono infatti pochi gli impianti a biogas costruiti

come puro veicolo di investimento, in gran parte

per la difficoltà di reperire la materia prima per

i digestori (questo a differenza di quello che è

accaduto in altri Paesi europei).

Cambio di scenario…

Contemporaneamente sono subentrati tre fattori:

scadenza degli incentivi più “succosi” per

la produzione di energia (secondo la tariffa onnicomprensiva

che fece decollare a razzo il settore

nei tardi anni 2000); fine vita, o comunque

necessità di costose revisioni, dei motori di cogenerazione

a biogas; incentivi alla produzione

di biometano, anche sulla spinta delle iniziative

europee volte a ridurre la dipendenza dalle importazioni

di gas naturale, in primis REPowerEU.

Un quarto fattore, i fondi PNRR, ha avuto qualche

importanza ma ormai è scaduto. Gli imprenditori

agricoli sono quindi spinti a vendere

e gli investitori finanziari a comprare. Rispetto

al fotovoltaico, le operazioni sono più complesse

e richiedono l’intervento di tecnici del settore.

Trasformare, lo sa bene chi ci segue, un impianto

a biogas nato per la produzione elettrica

in uno dedicata al biometano richiede diversi

passi. Il più evidente è quello di installare un depuratore

(upgrader, in gergo) in grado di eliminare

dal biogas le componenti non utili, quindi

grandi quantità di anidride carbonica, e poi com-

…e cambio di matrici

Non finisce qui. Quasi sempre gli impianti e il

loro digestore in specifico erano stati realizzati

con in mente l’utilizzo delle matrici consentite

dalle normative. Ora le matrici ammesse sono

cambiate, con un contributo prevalente di “scarti”

e “sottoprodotti”, e a tutti gli effetti si tratta di

impianti “nuovi”. I digestori vanno quindi rivisti.

Un lavoro da specialisti. Per questo i soggetti

che acquistano impianti a biogas per modificarli

per la produzione di biometano hanno in un

modo o in altro la presenza di aziende molto

esperte del settore.

Il caso da manuale è quello di Green One, la

piattaforma messa in piedi da BTS DevCo (il

braccio investimenti dello specialista in digestori)

ed Eiffel Investment Group tramite il fondo

infrastrutturale Eiffel Gaz Vert. Dal 2022 ad

oggi Green One ha acquisito ed ha in diversi

stadi di lavorazione otto impianti di biogas in

assetto cogenerativo per la loro riconversione

alla produzione di biometano, oltre ad avere

realizzato un nuovo impianto da zero. I loro livelli

produttivi variano da 750 standard metri

cubi all’ora fino a 250 sm 3 /ora e sono collocati

in maggioranza in Lombardia. Qualche mese

fa Green One ha ricevuto un finanziamento di

208 milioni di euro da Deutsche Bank per realizzare

10 impianti. Il piano industriale prevede

15 impianti entro il 2026.

Partnership che camminano

Un caso analogo è quello di Ringas (Rene -

wable Italian Natural Gas), una joint tra

BiogaServizi (che gestisce full service una ventina

di impianti a biogas) e SWEN Capital

Partners, Al momento sono stati acquisiti sei

impianti a biogas in assetto cogenerativo da

convertire a biometano, cinque in provincia di

Cremona e uno nell’Alessandrino.

A piena potenza i sei impianti erogavano 5,625

MW elettrici, mentre dopo la conversione pro-

durranno in totale 1.800 sm 3 /ora, tutti immessi

in rete SNAM. SWEN Capital Partners, tramite

il fondo SWEN Impact Fund for Transition 2-

SWIFT 2 mette a disposizione a Ringas il capitale

per la co stru zione/conversione di almeno dieci

impianti di biometano. Altro esempio di partnership

dello stesso tipo è quella tra il private

equity abrdn Core Infrastructure e la società di

servizi Blue-H Energy, che già due anni fa aveva

acquisito due impianti. C’è movimento anche

sul fronte del nuovo.

È di pochi mesi l’iniziativa di Tages Capital Sgr,

proveniente dal mondo del fotovoltaico dove è

cresciuta a colpi di acquisizioni sino a diventare

il secondo operatore non-industriale italiano,

che tramite il fondo infrastrutturale Tages Helios

Net Zero ha acquisito i permessi e il progetto

per realizzare in Puglia e Basilicata due impianti

di produzione di biometano da scarti e sottoprodotti

agricoli.

A vendere è stata Finpower Project S.r.l., società

di permitting e progettazione. I due impianti

produrranno ciascuno 500 sm 3 /ora ed

entreranno in servizio entro la prima metà del

2026. Il settore è in grande evoluzione, torneremo

su di esso nel prossimo numero per

esaminare la produzione di biometano per utilizzo

diretto nell’industria.

l

Un esempio

di impianto in via

di conversione

realizzato da BTS.

Con il cambio delle

matrici ammesse,

si parla di impianti

“nuovi”; i cui digestori

vanno rivisti.

Dicembre 2025

Dicembre 2025



e tecnologie

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Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

60

Soluzioni

BIOWASTE

BIOMETANO AVANZATO

BIOMETANO AVANZATO

BIOWASTE

61

Scintilla verde della

transizione energetica

Un know-how unico e tecnologie avanzate per impianti

efficienti e sostenibili, la garanzia di un partner solido

e qualificato per guidare la crescita del biometano offrendo

soluzioni su misura. Cruciale anche il ruolo di Bioenerys Agri

Bioenerys Agri

identifica la divisione

di Bioenerys

che si occupa della

progettazione,

costruzione, gestione

e assistenza

di impianti di biogas

e biometano

per il settore agricolo

e zootecnico.

Bioenerys è la società controllata da

Snam S.p.A. nata con la missione di sviluppare

infrastrutture per il biometano

e promuovere questa fonte rinnovabile per

contribuire al raggiungimento degli obiettivi

di decarbonizzazione. In pochi anni, l’azienda

si è affermata come uno degli attori di riferimento

del settore distinguendosi per la capacità

di unire competenze industriali, visione

strategica e innovazione tecnologica.

Il piano strategico avviato sta dando risultati

tangibili sia lato Ambiente, società del gruppo

che si occupa della gestione degli impianti di

biometano da FORSU, dove è stato completato

il consolidamento del portafoglio impianti, sia

lato Agri in cui sono già quattro gli impianti

biogas convertiti che oggi producono biometano,

mentre altri diciotto entreranno in esercizio

entro giugno 2026. Un traguardo che permetterà

di immettere nelle reti di trasporto

del gas circa 140 milioni di standard metri cubi

di biometano avanzato, contribuendo in maniera

significativa al fabbisogno energetico sostenibile

del Paese.

I nove impianti gestiti da Bioenerys Am -

biente, grazie agli investimenti e all’impegno

nella ricerca e sviluppo delle migliori tecnologie,

hanno visto un incremento costante dei

volumi di produzione, passati dai 13.000.000

Sm 3 del 2022 a oltre 17.000.000 Sm 3 previsti

per il 2025 (+31%), biometano che è stato interamente

inserito nella rete di trasporto e

distribuzione del gas. Il trattamento degli

scarti si è attestato a 249.000 t/anno per la

frazione organica dei rifiuti, oltre a 50.000

t/anno di sfalci e potature, con una produzione

di oltre 50.000 t di compost utilizzato

dagli agricoltori delle zone limitrofe agli impianti

come fertilizzante in sostituzione dei

concimi chimici.

Ingegneria della sostenibilità

Un ruolo centrale è ricoperto da Bioenerys

Agri, unità dedicata non solo al biometano

agricolo e alla valorizzazione degli scarti dell’industria

agroalimentare ma anche al service

e alla progettazione e costruzione di impianti

sia da biomasse agricole che da rifiuti.

L’avanzamento delle conversioni in linea con

le previsioni ha infatti consentito a Bioenerys

di dedicarsi non solo alla produzione di energia

verde ma di affrontare con rinnovata energia

anche lo sviluppo delle altre aree di business.

Tra queste spicca la riorganizzazione di

Biogas24, la unit specializzata nel service elettromeccanico

e biologico, attiva non solo sugli

impianti di proprietà ma anche su quelli di terzi.

Oggi questo servizio è già esteso a più di

200 strutture, confermando la capacità di

Bioenerys di essere un punto di riferimento

tecnico e gestionale per l’intero comparto.

Gli sforzi attuali si rivolgono con decisione al

rilancio dell’area EPC (Engineering, Pro -

curement and Construction), rivolta anche a

clienti terzi.

Con oltre 250 impianti progettati, costruiti e

messi in servizio in tutto il mondo, Bioenerys

vanta un’esperienza unica nel mercato del

biometano. Una competenza consolidata che

si traduce in un’offerta completa: dalla progettazione

alla costruzione, fino al collaudo

finale e alla messa in opera.

Il valore aggiunto dell’azienda risiede nella

qualità del suo team, formato da esperti altamente

qualificati e in grado di selezionare e

adottare le tecnologie più avanzate. Grazie a

questo patrimonio di competenze, Bioenerys

si propone come partner ideale per chi vuole

investire nel biometano, accompagnando i

clienti in tutte le fasi del progetto e offrendo

soluzioni “su misura” affidabili e orientate alla

sostenibilità.

Con il suo percorso Bioenerys dimostra che

innovazione, esperienza e sostenibilità possono

convergere in un modello industriale capace

di generare valore per il settore energetico,

per le comunità e per l’ambiente. l

Dicembre 2025

Dicembre 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

62 BIOWASTE NEWS Soluzioni

NEWS

ACQUE REFLUE

63

Linfa vitale della Dorsale

La posa della prima pietra per la centrale di potabilizzazione

di Cornaredo. L’opera verrà realizzata da Gruppo CAP

Cicca? No, oggetto di stile

Re-Cig® educa e sensibilizza il pubblico

sul tema del riciclo di un rifiuto

inquinante come i mozziconi di sigaretta

Ginevra Fontana

Fondata nel 2016,

Re-Cig segue

un modello di

business legato

all'economia

circolare.

La prossima volta che butterete un mozzicone

di sigaretta per terra o - come ci

auguriamo - negli appositi contenitori

penserete inevitabilmente a Re-Cig.

La startup trentina è la prima azienda in Italia

e in Europa autorizzata a raccogliere e riciclare

i mozziconi di sigaretta. Questi rifiuti altamente

inquinanti vengono trasformati - attraverso

un processo di purificazione - in una materia

prima plastica (acetato di cellulosa) che sarà

quindi riutilizzata per creare nuovi oggetti,

come occhiali o ombrelli.

L’azienda ha poi realizzato dei veri e propri posacenere

di design, gli Smokers Point, creati

con materiale di alta qualità e conforme alle

normative vigenti per la gestione dei residui

di prodotti da fumo.

I mozziconi vengono quindi recuperati mediante

una rete di punti di raccolta strategici

e con una corretta gestione del rifiuto.

All’avanguardia

L’idea ha origine da ricerche pionieristiche per

comprendere come recuperare e riciclare questi

rifiuti inquinanti in modo responsabile. Nel corso

degli anni è stato sviluppando un processo brevettato

(depositato nel 2019 ed esteso in tutta

Europa) per la trasformarezione di mozziconi

in materiali plastici versatili. È l’unica realtà in

Italia e in Europa ad avere ottenuto tutte le autorizzazioni

necessarie per condurre questa attività,

nel rispetto di tutte le normative e i regolamenti

in vigore riguardanti il riciclo dei

mozziconi di sigaretta. Questo ci consente di

operare in conformità con il Decreto Ministeriale

del 15 febbraio 2017, sulle disposizioni in materia

di rifiuti di prodotti da fumo, garantendo la legalità

e la trasparenza delle operazioni.

Re-Cig collabora con enti e istituzioni, inclusa

l'Università degli Studi di Trento, per sviluppare

soluzioni sempre più efficaci.

l

Al via i lavori di realizzazione del nuovo impianto

di potabilizzazione di Cornaredo.

L’infrastruttura sarà realizzata da Gruppo

CAP e ha come obiettivo quello di potenziare le

reti e superare la frammentazione degli acquedotti

comunali. L’opera vuole creare un sistema

integrato sovracomunale che garantisce affidabilità,

efficienza e sostenibilità nella gestione

dell’acqua a oltre mezzo milione di abitanti.

"La centrale è una tappa fondamentale all’interno

del progetto di realizzazione della Dorsale

idrica del Nord Milano. Garantirà alti standard

di efficienza tecnica e operativa con l’obiettivo

di generare benefici concreti per i territori che

serviamo, superando la frammentazione delle

reti esistenti per un sistema più coeso, capace

di ottimizzare l’uso dell’acqua, ridurre i rischi

di interruzioni e assicurare una gestione sostenibile

e responsabile. Rappresenta il segno

tangibile di una collaborazione efficace tra enti

pubblici per costruire infrastrutture " ha detto

Yuri Santagostino, presidente di Gruppo CAP

(in foto).

Coltivare la sostenibilità

Il progetto della nuova centrale affida l’alimentazione

a un campo di otto pozzi capaci di fornire

una portata di picco pari a 250 litri al secondo.

L’impianto comprende un serbatoio di accumulo

della capacità complessiva di 9.500 metri cubi

e sistemi di pompaggio ad alta efficienza

per il sollevamento e la distribuzione nella

rete idrica. Grazie alla scelta di captare

l’acqua nelle aree a maggiore purezza

naturale, sarà possibile limitare al minimo

i trattamenti di potabilizzazione,

assicurando qualità della risorsa e contenimento

dei costi.

La centrale integra soluzioni tecnologiche

e ambientali innovative: tegole fotovoltaiche

per la produzione di energia rinnovabile, percorsi

realizzati in cemento drenante, rivestimenti

delle vasche e prati armati, a garanzia di

minore impatto ambientale e migliore inserimento

nel contesto urbano. L’opera verrà completata

dalla realizzazione della Dorsale idrica

del Nord Milano, una dorsale di adduzione lunga

circa 19 chilometri, con tubazioni in acciaio di

grande diametro (600, 500, 400 e 300 millimetri),

che collegherà Cornaredo con i principali comuni

dell’area nord-ovest milanese: Rho,

Bollate, Arese, Baranzate, Pero, Cusano

Milanino, Bresso, Cinisello Balsamo e Sesto

San Giovanni.

l

Dicembre 2025

Dicembre 2025



e tecnologie

per l’ambiente

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Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

64 ACQUE REFLUE TRATTAMENTI QUATERNARI Soluzioni

RIFIUTI DA DRAGAGGI

ACQUE REFLUE

65

Extrema ratio

Innalzare gli standard della depurazione

è il nuovo paradigma europeo per il servizio

idrico. Vediamo perché è importante

Federica Lugaresi

Nel contesto di riuso delle acque e tutela

dell’ambiente, il quarto stadio di depurazione

riveste un ruolo sempre più

importante. E sarà sempre più necessario poiché

entro il 2040 - secondo la regolazione europea

- dovremo sottostare a nuovi limiti di

concentrazione degli inquinanti, che quindi richiederanno

un trattamento depurativo sempre

più spinto. Tutto questo per i reflui urbani

e civili che costituiscono una delle fonti di potenziale

inquinamento dei corpi idrici.

Il buon esempio

Viene indicato come “uno dei principali esempi europei di riutilizzo

delle acque reflue con scopi irrigui”. Si tratta del depuratore

di Milano Nosedo (uno dei tre impianti principali del sistema

depurativo di Milano e gestito da MM SpA), che tratta i

reflui urbani con una capacità di circa 1.250.000 abitanti equivalenti.

Le acque depurate vengono riutilizzate per scopi irrigui:

circa 150 milioni di m 3 /anno che sono restituiti e destinati all’irrigazione

di 3.700-4.000 ettari nell’area circostante.

A cosa serve

Il quarto stadio consente di eliminare microinquinanti

e contaminanti emergenti (i cosiddetti

MIE: residui farmaceutici ormonali, pesticidi ed

erbicidi, microplastiche, PFAS e tensioattivi, virus

e batteri resistenti agli antibiotici) che i trattamenti

precedenti non riescono a rimuovere completamente.

Si noti che sino a alla proposta di

revisione della normativa quadro (COM/2022/541

del. 26 ottobre 2022) non erano previsti obblighi

di trattamento per queste sostanze; va da sé che

i depuratori esistenti non siano in grado di catturare

adeguatamente le concentrazioni degli

inquinanti nelle acque reflue…

Normative di riferimento

Sia a livello nazionale che europeo esistono norme estremamente

precise sul riuso delle acque trattate.

Il Regolamento Ue 2020/741 del Parlamento europeo del

Consiglio (in vigore da giugno 2023 e che definisce i requisiti

minimi per il riuso dell’acqua in agricoltura) include criteri

microbiologici, chimici e di monitoraggio.

In Italia ci si rifà al D.Lgs 152/2006 (Testo Unico Ambientale),

art. 101-107, allegati 5 e 6; al Decreto Ministeriale 185/2003

che oggi è in fase di aggiornamento e stabilisce i criteri

tecnici per il riuso delle reflue; ma anche alle linee guida

regionali che spesso impongono limiti più restrittivi.

Rendere l’acqua riutilizzabile in agricoltura e

per usi civili non potabili, non è però l’unico

obiettivo del quarto stadio che vuole sottendere

anche a fini ambientali ben precisi. Il riuso

post trattamento contribuisce infatti a proteggere

gli ecosistemi acquatici (dai contaminanti

tossici o bioaccumulabili), a prevenire l’inquinamento

dei corpi idrici sotterranei e superficiali,

e garantire una qualità più elevata dello

scarico finale in conformità con gli standard

ambientali più severi. L’acqua che da rifiuto

viene vista come nuova risorsa, per ora (almeno

in Italia) non viene però riutilizzata per

scopi potabili diretti, mentre è ammessa in alcuni

Paesi come Singapore o Israele.

Attualmente, chi si occupa di depurazione

quaternaria, sono le principali aziende e gestori

che stanno implementando o sviluppando

tecnologie mirate. Buttiamo lì qualche nome

casalingo: Hera Group, CAP Holding di Milano,

Gruppo Acque in Toscana, la romana Acea,

SMAT di Torino ma anche IREN che lavora in

Emilia, Liguria e Piemonte. Veolia, Xylem,

Suez, Ecolab sono invece le grandi multinazionali

estere, con tecnologie avanzate, che

lavorano in tal senso. Molti di questi operatori

(sia locali che esteri) stanno facendo rete par-

tecipando a progetti europei come LIFE,

Horizon Europe e WaterReuse

Dare risposta alle nuove criticità

Aggiungere un quarto stadio comporta un maggiore

consumo di energia ed un aumento dei

volumi dei fanghi. Senza contare i costi relativi

agli interventi e adeguamenti necessari degli

impianti, e che la Commissione Europea ha stimato

a 3,8 mld di euro/anno fino al 2040 (“dei

quali il 50% saranno coperti dalle tariffe idriche,

con un incremento medio delle tariffe europee

del 2,3%”).

Ad oggi le tecnologie utilizzate più comuni sono

l’ossidazione avanzata (AOPs) con ozono, perossido

di idrogeno, l’utilizzo di radiazioni UV e

fotocatalisi con TIO 2 ; filtrazione a membrane (e

qui la famiglia comprende nanofiltrazione,

osmosi inversa e ultrafiltrazione); adsorbimento

su carbone attivo; oppure si applicano processi

combinati come per esempio ozono più carbone

attivo.

Si parla anche di trattamento di sterilizzazione

- che in realtà rappresenta una parte complementare

o finale del processo - e serve specificatamente

ad eliminare virus, batteri e altri

microrganismi patogeni (tramite clorazione,

ozonizzazione, membrane ultrafiltranti e irradiazione

con UV).

La sterilizzazione viene utilizzata prima del riuso

dell’acqua sia per utilizzi agricoli (irrigazione per

colture alimentari o foraggiere) che per quelli

civili non potabili (lavaggio strade, scarichi wc e

impianti industriali). In sostanza la depurazione

quaternaria “affina” le acque che hanno già superato

le prime fasi di depurazione, per elevarle

ad un livello di qualità idoneo al riuso. l

Batteri ingranditi.

Il quarto stadio

è necessario

per rimuovere

batterie virus

resistenti agli

antibiotici. Si parla

anche di trattamento

di sterilizzazione.

Impianto

di depurazione

di Nosedo (Mi).

Si tratta del più grande

impianto in Europa

a riutilizzare per scopi

agricoli fino al 70%

del volume

dell’effluente finale,

grazie a trattamenti

di denitrificazione

e nitrificazione.

(Credit: Veolia).

Ottobre 2025

Ottobre 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

66 VEICOLI&ALLESTIMENTI Soluzioni

REGOLAMENTO ELV

REGOLAMENTO ELV

VEICOLI&ALLESTIMENTI

67

“4R”uote green

Il nuovo Regolamento sui Veicoli a Fine Vita

è un altro tassello che l’Unione Europea

sta mettendo per garantire che i veicoli,

insieme alle loro componenti, siano

considerati con un paradigma diverso

Nelle pagine che seguono, abbiamo voluto raccogliere un commento

sull’ELV (acro nimo di End-of-Live Vehicle Re gu lation): in

pratica le nuove regole del gioco per quanto riguarda il fine vita

dei veicoli. Con un obiettivo che è molto chiaro: considerare le componenti

cruciali di questi, non più come un costo da smaltire, ma come

vere e proprie riserve di risorse da recuperare.

l

COSA NE PENSANO

GLI STAKEHOLDER

Ruggiero Delvecchio,

Presidente Nazionale ADQ –

Associazione Autodemolitori di Qualità

>>

Fine vita auto, rivoluzione

a metà: Bruxelles decide, l’Italia

dovrà completare

Il nuovo Regolamento europeo sui Veicoli Fuori

Uso rappresenta un passaggio decisivo per

l’intero settore del Fine Vita auto, perché arriva

in una fase in cui l’Europa chiede più tracciabilità,

più riciclo, una crescita reale del reimpiego

dei ricambi e standard uniformi in tutti

gli Stati membri. Perché questa riforma produca

effetti concreti è però necessario che la

normativa riconosca il ruolo essenziale dei

Centri di Raccolta e messa in sicurezza dei

Veicoli Fuori Uso: primo tratto della filiera, punto

in cui il veicolo diventa rifiuto e si determina

la qualità ambientale dell’intero processo.

ADQ - Autodemolitori di Qualità sta lavorando

affinché nel testo venga inserita una definizione

Dicembre 2025

univoca di Centro di Raccolta, con responsabilità

chiare, requisiti minimi e funzioni che non

possano essere affidate a strutture non autorizzate.

È in questa fase iniziale che vengono

trattate le componenti pericolose e che si evita

la creazione di zone grigie e sovrapposizioni

che potrebbero penalizzare gli impianti che investono

in legalità, sicurezza e formazione. Un

Regolamento che non tuteli questo primo anello

rischia di indebolire l’intera architettura della

filiera.

Luci e ombre

Nel negoziato europeo emergono passi avanti,

ma anche nodi ancora aperti che il Trilogo dovrà

sciogliere, dalla ripartizione delle responsabilità

tra produttori e operatori autorizzati alla qualificazione

dei punti di raccolta, fino alla gestione

delle frazioni residuali e alla necessità di controlli

realmente omogenei. ADQ ha fornito osservazioni

puntuali proprio per evitare che nuovi

modelli organizzativi deresponsabilizzino la

fase di presa in carico del veicolo, che resta il

momento più delicato per la tutela ambientale

e per la sicurezza degli operatori.

A tutto questo si aggiunge un elemento di grande

rilievo. Pur essendo un Regolamento, dunque

immediatamente applicabile, il testo contiene

numerosi rinvii al legislatore nazionale.

Molti aspetti richiederanno decreti attuativi,

definizioni operative e scelte organizzative che

ogni Stato dovrà adottare autonomamente. Una

volta chiuso il Trilogo, si aprirà inevitabilmente

un secondo fronte, questa volta a Roma, dove

sarà necessario completare il quadro normativo

e rendere davvero operative le nuove disposizioni

europee, evitando ritardi, interpretazioni

divergenti e applicazioni non uniformi

che rischierebbero di penalizzare gli operatori

più strutturati.

Per ADQ sarà fondamentale seguire da vicino

entrambi i livelli, quello europeo e quello nazionale,

affinché l’Italia non perda l’occasione

di costruire un modello chiaro, ordinato e competitivo.

La transizione verso un settore più trasparente

e più circolare nasce dal riconoscimento dei

Centri di Raccolta come pilastro operativo dell’intero

sistema. Solo con una cornice coerente

sarà possibile rafforzare davvero la filiera del

Fine Vita auto e premiare gli operatori che investono

nella qualità. L'Associazione continuerà

a impegnarsi perché il nuovo Regolamento rappresenti

un avanzamento concreto e non un’occasione

dispersa tra rinvii e incertezze.

Anselmo Calò,

Presidente Nazionale Demolitori Auto

>>

I Costruttori insistono nel proposito di non sostenere

alcun costo per il trattamento dei veicoli

a fine vita. Ciò sarebbe possibile puntando sugli

ATF che non garantiscono gli obiettivi di riciclaggio,

e hanno perciò costi più bassi di gestione.

Tuttavia ciò farebbe deragliare il

Regolamento ELV dai suoi propositi.

Per garantire i risultati auspicati, bisogna che

siano mantenuti almeno i seguenti punti qualificanti:

1. il documento di demolizione deve essere rilasciato

solo dagli ATF autorizzati

2. Gli ATF per manetenere valida la propia autorizzazione

devono raggiungere gli obiettivi di

>>



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

68 VEICOLI&ALLESTIMENTI

REGOLAMENTO ELV

IGIENE STRADALE

VEICOLI&ALLESTIMENTI

69

riciclaggio fissati dalla norma

3. I ricambi usati venduti devono essere tracciati

con etichette che riportano il telaio del veicolo

di provenienza e il numero di autorizzazione

dell'ATF

4. L'esportazione illegale dei veicoli deve essere

fermata a cominciare dall'esportazione dei veicoli

incidentati.

La partita non è ancora chiusa, i demolitori continueranno

a sostenere queste tesi.

Andrea Cardinali

Direttore Generale UNRAE

>>

I nuovo Regolamento europeo sui veicoli a fine

vita riguarda tutti i comparti del settore automobilistico

e rappresenta un passo decisivo

verso un modello industriale fondato sulla circolarità.

Peraltro, si inserisce in un percorso

virtuoso già avviato, sul quale l'UNRAE lavora

da oltre vent'anni, e che permette già oggi di

raggiungere in Italia il target di riciclaggio, pari

all'85%, previsto dalla normativa.

Dopo un lungo iter legislativo, i Triloghi tra

Commissione, Parlamento e Consiglio stanno

finalizzando il testo, prossimo all’approvazione

e alla pubblicazione.

La portata della normativa è di grande rilievo: introduce

il principio di responsabilità estesa del

produttore (EPR), con il diretto coinvolgimento

delle Case automobilistiche, fissa target di contenuto

riciclato nei nuovi veicoli ed estende per

la prima volta le norme ai veicoli pesanti entro

cinque anni. Valutiamo positivamente l’approccio

dei colegislatori, frutto anche del confronto

avviato dal MASE, che partecipa al Trilogo attraverso

il Consiglio Ambiente UE, con UNRAE

e le principali Associazioni di filiera.

Restano però alcuni aspetti da calibrare, come

target realistici di plastica riciclata e una soluzione

equilibrata per la gestione dei veicoli multi-fase,

affinché l’EPR sia ripartita in modo proporzionato

tra tutti gli attori coinvolti, senza

ricadere esclusivamente sui Costruttori dei veicoli

base.

Pierfrancesco Maran,

Europarlamentare PD, Relatore ombra

del regolamento europeo sul fine vita

dei veicoli

>>

La nuova legge UE sui veicoli a fine vita modernizza

regole datate vent’anni sulla raccolta e

smaltimento di oltre 10 milioni di veicoli ogni

anno. Il Regolamento ha l’obiettivo di: fermare

la “scomparsa” di oltre 3 milioni di veicoli che

ogni anno vengono smaltiti o esportati illegalmente,

sottraendo preziose risorse; rafforzare

l’economia circolare con criteri di progettazione

sostenibile e maggiore uso di materiali riciclati;

e riequilibrare i rapporti nella filiera, responsabilizzando

i produttori e valorizzando demolitori,

riciclatori, e indipendenti. Il processo si

concluderà nei prossimi mesi, ma continueremo

a lavorare fino alla fine per garantire un risultato

positivo per migliaia di imprese che da

anni chiedono chiarezza e per approvare una

legge più giusta, sostenibile ed efficace.

Dicembre 2025

L’idrostatica intelligente

In occasione di Ecomondo, BusiGroup ha presentato BS5,

la nuova spazzatrice realizzata da BSA, azienda

del Gruppo specializzata in soluzioni per la pulizia urbana

ha portato in fiera la prima

spazzatrice idrostatica progettata e

L’azienda

sviluppata interamente all’interno

del Gruppo, e segna l’inizio di una nuova generazione

di macchine che uniscono innovazione,

efficienza e sostenibilità.

Frutto di un progetto che valorizza ingegneria

interna, design funzionale e responsabilità

ambientale, BS5 offre massimo comfort per

l’operatore, bassissimi consumi, estrema

semplicità d’uso e manutenzione ridotta al

minimo.

È inoltre compatibile con carburanti HVO

(Hydrotreated Vegetable Oil), che riducono

in modo significativo le emissioni e l’impatto

ambientale.

Design innovativo firmato Giorgio Gnesda

Il design della BS5, firmato dal designer Giorgio

Gnesda, interpreta la visione BusiGroup attraverso

forme moderne, linee pulite e un’estetica

funzionale Ogni dettaglio è pensato per garantire

comfort, ergonomia e visibilità totale, migliorando

la sicurezza e l’esperienza di guida.

La progettazione human-centered ha portato

a comandi intuitivi, manutenzione semplificata

e a una disposizione razionale dei componenti

che riduce tempi e costi di intervento.

Efficienza e sostenibilità

BS5 è sinonimo di prestazioni elevate e impatto

ridotto. Il sistema idrostatico ottimizzato e la

gestione intelligente dei flussi di potenza garantiscono

efficienza operativa con consumi

Dicembre 2025

minimi, mentre la compatibilità con carburanti

HVO e l’ottimizzazione dell’utilizzo dell’acqua

confermano l’impegno del Gruppo verso una

transizione ecologica concreta.

Una macchina che riflette la forza di un gruppo

industriale capace di gestire internamente ogni

fase del progetto, dal concept al collaudo, per

offrire soluzioni più semplici da usare, da mantenere

e da vivere ogni giorno. BS5 non è solo

una nuova macchina: è una visione concreta di

innovazione sostenibile e design intelligente.

Busi Group è leader in Italia nella produzione

di sistemi per il waste management, in particolare

per la raccolta, compattazione e trasporto

dei rifiuti e per lo spazzamento stradale,

oltre che per il trasporto di materiali e materie

prime.

l

La nuova spazzatrice

è dotata di un display

touchscreen da 10

pollici che permette

di gestire tutte

le funzioni con un solo

tocco, offrendo

un elevato comfort

operativo.



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

RIVISTA DELL’INDUSTRIA CHIMICA

70 VEICOLI&ALLESTIMENTI Soluzioni

NEWS

Ecosistema di innovazione

Ginevra Fontana

in collaborazione con

A Ecomondo, uno Scania 100% elettrico con un innovativo

modello di truck as-a-service. L’elettrificazione

del trasporto pesante ora segue un nuovo paradigma

Scania Ventures and New Business sta

sviluppando nuovi modelli di business

e soluzioni per creare un sistema di

trasporto e logistica sempre più efficiente e

sostenibile. Ha avviato una partnership con

JUNA, Green Trasporti e Alpacem, per guidare

insieme il cambiamento attraverso l’impiego

di uno Scania 100% elettrico per la movimentazione

di materiali destinati al cementificio

di Fanna (PN).

“Nel percorso verso la decarbonizzazione del

trasporto pesante, abbiamo capito quanto

sia essenziale affiancare ai modelli di acquisto

tradizionali nuove soluzioni capaci di supportare

e accompagnare clienti e partner

nella loro transizione verso un trasporto più

sostenibile.

In occasione di Ecomondo 2025, siamo orgogliosi

di presentare la partnership tra JUNA,

Green Trasporti e Alpacem: un progetto frutto

Scania Ventures

and New Business

si dedica allo sviluppo

di modelli

imprenditoriali

innovativi, capaci

di generare nuovo

valore e di guidare

la trasformazione

del settore

dei trasporti.

Verso il cambiamento

JUNA, in particolare, rappresenta un nuovo paradigma

nel trasporto su gomma: il modello

truck as-a-service consente alle aziende di accedere

a veicoli elettrici superando la barriera

dell’investimento iniziale, integrando servizi di

ricarica, manutenzione e gestione operativa.

Questo approccio riduce le barriere all’ingresso

e apre la strada a forme di logistica più

flessibili, ottimizzando i costi e accelerando

la decarbonizzazione del settore.

di una visione comune, audace e innovativa,

che unisce realtà determinate a ridurre la

propria impronta ambientale attraverso soluzioni

all’avanguardia, in un settore del trasporto

unico nel suo genere”, ha detto Alberto

Iseppi, Head of E-mobility, Urban & Con -

struction Sales Scania Italia. Il progetto, vede

protagonista uno Scania 40 R che per conto

di Alpacem Cementi Italia è impiegato nelle

operazioni estrattive minerarie con Green

Trasporti.

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Dicembre 2025



9

LA RIVISTA TECNICA

SULL’ECONOMIA CIRCOLARE

Anno IX

Dicembre

2025

RIFIUTI SOLIDI

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

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