Joseph-Frédéric Debacq - Quaderno 39 - dicembre 2025
Nel 1825 l’architetto francese Joseph-Frédéric Debacq accompagna il duca Honoré Théodoric d’Albert de Luynes in un viaggio esplorativo nel Regno delle Due Sicilie. Insieme percorrono le terre della Magna Grecia, spinti dal desiderio di conoscere e restituire la forma perduta delle antiche città. A Paestum, Debacq fissa in alcuni disegni la maestosità dei templi dorici immersi nella solitudine della pianura, dove la precisione dell’architetto si fonde con la sensibilità del viaggiatore. Il lavoro di Debacq a Paestum servì da banco di prova per una nuova metodologia di rilievo, che culminò con le successive scoperte e le pubblicazioni su Metaponto in Lucania. Tre anni dopo, passando per Palinuro, il cammino prosegue verso Velia, tra rovine appena riaffiorate e memorie della filosofia eleatica. Qui il segno si fa più meditato, come se l’occhio cercasse di ricomporre, tra frammenti ed elementi topografici, l’immagine di un mondo antico. Questo Quaderno ripercorre il viaggio condiviso da de Luynes e Debacq, restituendo attraverso il linguaggio del disegno la meraviglia della scoperta e la misura classica dello sguardo ottocentesco su Paestum e Velia, in un periodo fondamentale per la nascita della scienza archeologica.
Nel 1825 l’architetto francese Joseph-Frédéric Debacq accompagna il duca Honoré Théodoric d’Albert de Luynes in un viaggio esplorativo nel Regno delle Due Sicilie. Insieme percorrono le terre della Magna Grecia, spinti dal desiderio di conoscere e restituire la forma perduta delle antiche città. A Paestum, Debacq fissa in alcuni disegni la maestosità dei templi dorici immersi nella solitudine della pianura, dove la precisione dell’architetto si fonde con la sensibilità del viaggiatore. Il lavoro di Debacq a Paestum servì da banco di prova per una nuova metodologia di rilievo, che culminò con le successive scoperte e le pubblicazioni su Metaponto in Lucania. Tre anni dopo, passando per Palinuro, il cammino prosegue verso Velia, tra rovine appena riaffiorate e memorie della filosofia eleatica. Qui il segno si fa più meditato, come se l’occhio cercasse di ricomporre, tra frammenti ed elementi topografici, l’immagine di un mondo antico. Questo Quaderno ripercorre il viaggio condiviso da de Luynes e Debacq, restituendo attraverso il linguaggio del disegno la meraviglia della scoperta e la misura classica dello sguardo ottocentesco su Paestum e Velia, in un periodo fondamentale per la nascita della scienza archeologica.
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Joseph-Frédéric
Debacq
Paestum e Velia
Un viaggio in Magna Grecia
con Honoré Théodoric d'Albert de Luynes
I Quaderni
Joseph-Frédéric Debacq. Paestum e Velia
Costabile Cerone
Nella prima metà dell'Ottocento, l'interesse per
l'archeologia dell'Italia meridionale si intrecciava
con la nascente cultura del viaggio scientifico e artistico.
Tra i protagonisti di questa stagione vi fu il francese
Honoré Théodoric d'Albert, duca di Luynes
(1802-1867) [Fig. 1], studioso, collezionista, filantropo
e appassionato conoscitore dell'antico, che
univa all'erudizione la pratica del disegno. «Questa
capacità di riprodurre a matita, con precisione e
finezza, tutto ciò che lo colpiva, gli fu di grande aiuto
negli studi archeologici che presto intraprese, unendo
a essi un acuto senso del bello nelle arti», scriveva
il grecista francese Joseph-Daniel Guignaut in una
nota storica sulla vita e sulle opere del Duca. Uomo
di vasta cultura e spirito enciclopedico, de Luynes si
avvicinò presto alle discipline antiquarie, promuovendo
ricerche e missioni in Italia e nel Mediterraneo,
in un'epoca in cui la conoscenza delle antiche
città greche d'Occidente stava assumendo un nuovo
valore storico e identitario.
Fu nel quadro di queste iniziative che si collocano i
viaggi compiuti nel 1825 e nel 1828 nel Regno delle
Due Sicilie insieme all'architetto Joseph-Frédéric
Debacq (1800-1892), suo collaboratore e disegnatore.
Le spedizioni toccarono Crotone, Locri, Metaponto
e Sibari sulla costa ionica, e Laos (Scalea), Paestum,
Palinuro e Velia su quella tirrenica, inserendosi
in una stagione di viaggi scientifici promossi da studiosi
francesi desiderosi di documentare i templi e i
monumenti dell'antica Magna Grecia con un rigore
che univa l'occhio dell'artista e la precisione del tecnico.
La scelta della costa ionica dell'Italia meridionale
non era casuale. All'epoca, questa regione rimaneva
in gran parte terra incognita per l'archeologia europea.
A differenza di Paestum e della Sicilia, già
ampiamente documentate, i siti di Metaponto, Crotone
e della Calabria ionica erano meno visitati e studiati.
Solo in parte erano stati raggiunti nel 1778 da
un'équipe di viaggiatori francesi, guidati da Dominique
Vivant Denon, per la realizzazione dell'opera illustrata
Voyage pittoresque ou Description des Royaumes
de Naples et de Sicile di Jean-Claude Richard de
Saint-Non.
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Le informazioni biografiche su Debacq sono scarse.
Tuttavia, si sa che entrò all'École des Beaux-Arts di
Parigi nel 1819, dove completò la sua formazione di
architetto, maturando una solida conoscenza della
composizione e del disegno. Queste doti lo resero il
compagno ideale per de Luynes nelle sue esplorazioni
in Italia meridionale e in Sicilia [Fig. 3, 15], che
culmineranno nel 1848 con un viaggio in Egitto.
Debacq divenne l'architetto di fiducia del Duca, con
l'incarico di gestione e supervisione dei progetti edilizi
e organizzativi delle sue proprietà, in particolare
presso il castello di Dampierre, per l'allestimento e la
sistemazione degli spazi destinati alla ricerca e alla
collezione.
Nel 1833 pubblicarono il volume Metaponto [Fig. 2],
che svela con metodo efficace e ricchezza di illustrazioni
il sito archeologico di questa antica città della
costa ionica fondata dagli Achei. In esso riportarono
gli studi eseguiti presso le cosiddette Tavole Palatine
(Heraion extraurbano) e gli scavi presso il tempio
detto di Apollo, allora conosciuto come Chiesa di
Sansone. Durante le indagini, interrotte per la pre-
Fig. 1. Augustin Legrand (1765-1850)
Ritratto di Honoré d'Albert de Luynes, 1848-1849
Litografia (26 x 38,4 cm)
Stampa Becquet Frères, Paris
Editore Victor Delarue & Cie., Paris
Rijksmuseum, Amsterdam
Fig. 2. Honoré d'Albert de Luynes, F. J. Debacq
Métaponte
Imprimé chez Paul Renouard, Parigi, 1833
Heidelberg University Library
Fig. 3. Joseph-Frédéric Debacq (1800-1892)
Vista del Tempio di Segesta, 1828
Grafite e lavatura d'inchiostro su carta (38 x 27,5 cm)
Collezione privata, Parigi
© Aguttes, per gentile concessione
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senza di terreno fangoso, furono scoperti frammenti
di colonne, capitelli e terracotte a rilievo, tra cui una
sima laterale con doccioni a testa di leone, che nel
1844 Debacq donò alla biblioteca dell'École des Beaux-Arts
(un frammento di una sima decorata della collezione
Luynes è invece conservato presso il Dipartimento
di Monete, Medaglie e Antichità della Bibliothèque
nationale de France). I disegni di questi frammenti
[Fig. 14], spesso a colori, fanno parte delle
dieci tavole fuori testo dell'opera e rappresentano i
rilievi eseguiti da Debacq sul campo, un lavoro che
contribuì in modo determinante alla conoscenza
dell'architettura dorica d'Occidente, fornendo una
documentazione ampia e rigorosa che ebbe grande
risonanza tra gli studiosi del tempo.
Gli strumenti e le meticolose tecniche di rilevamento
utilizzate dall'architetto si ricavano dal testo Histoire
de l'art grec avant Périclès, pubblicato nel 1870
dall'archeologo francese Charles-Ernest Beulé [Fig.
4], opera che copre il periodo dell'arte greca arcaica,
precedente l'età di Pericle.
Il testo fornisce un quadro dettagliato del contributo
dell'architetto e dei suoi metodi di indagine sui templi
dorici della Magna Grecia: misurazioni effettuate
con asta metrica composta da vari segmenti uniti “testa
a testa” ( bout à bout); realizzazione di calchi per il
rilievo del profilo dei capitelli con lamina di piombo
modellata con un martello; utilizzo della camera lucida
( chambre claire) per realizzare disegni prospettici
di grande precisione.
Debacq aveva fornito personalmente a Beulé le misure
e un disegno prospettico, eseguito con la camera
lucida, dell'unica colonna superstite del tempio di
Hera Lacinia presso Crotone, realizzato durante il
viaggio del 1825 lungo la costa ionica [Fig. 5]. La scena,
ripresa da nord-est, mostra la colonna, il crepidoma
e la fondazione sul promontorio di Capocolonna,
prima degli scavi archeologici e degli interventi di
consolidamento novecenteschi.
La veduta è apparsa nel 2019 nel catalogo della casa
d'aste francese Aguttes, intitolato Le rêve de
l'antique - Le voyage en Italie, dessins du duc de Luynes
et de l'architecte Debacq, comprendente circa
centotrenta disegni ad acquerello, matita e inchiostro
che ripercorrono l'itinerario di Debacq e de Luynes in
Italia, con particolare attenzione alla Magna Grecia,
oltre al viaggio a Malta e in Egitto del 1842.
La maggior parte di questa collezione è stata acquistata,
in una sessione tenuta a Parigi presso l'Hôtel
Drouot, dall'attuale proprietario del castello di Dampierre,
residenza storica dei duchi di Luynes, dove
Honoré d'Albert commissionò importanti lavori di
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restauro e dove costituì le sue collezioni. Nel 2022 la
Bibliothèque nationale de France, per diritto di prelazione,
ha acquistato il disegno di Debacq raffigurante
le Tavole Palatine, il tempio di Hera di Metaponto
[Fig. 6].
Questa collezione testimonia un momento cruciale
in cui l'archeologia stava nascendo come disciplina
scientifica, passando dalla semplice raccolta di antichità
a indagini sistematiche sul campo. L'insieme
delle opere comprende anche disegni e vedute che
documentano la visita a Paestum e a Velia, consentendo
di ricostruire l'itinerario dei due compagni di
viaggio nel Sud Italia.
Fig. 4. Charles-Jeremie Fuhr (1832-1874)
Ritratto Charles-Ernest Beulé, 1865-66
Litografia
Bibliothèque municipale de Lyon
Fig. 5. Joseph-Frédéric Debacq (1800-1892)
Colonna del tempio di Giunone Lacinia, 1825
Lavaggio bruno (28 x 19,5 cm)
Collezione privata, Parigi
© Aguttes, per gentile concessione
La colonna del tempio di Giunone Lacinia, nota anche
come colonna di Capo Colonna, è l'ultima colonna superstite
del tempio dorico dedicato a Hera Lacinia, situato
sul promontorio Lacinio vicino all'antica città di Crotone.
Questo maestoso santuario era un importante centro
di culto della Magna Grecia e originariamente presentava
48 colonne. Oggi, la singola colonna eretta fronteggia
il Mar Mediterraneo ed è un simbolo dell'area archeologica
di Capo Colonna.
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Fig. 6. Joseph-Frédéric Debacq (1800-1892)
Le Tavole Palatine di Metaponto, 1828
Inchiostro e acquerello bruno (39,5 x 24 cm)
Bibliothèque Nationale de France
Disegno riprodotto nel volume Metaponto del 1833
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Le Tavole Palatine sono i resti di un tempio dorico
periptero esastilo del VI secolo a.C. dedicato alla divinità
greca Hera. Il tempio, posto in prossimità del Bradano,
era legato a un santuario extraurbano, del quale è emerso
il muro del temenos e resti di un altare più antico.
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Paestum
Della visita a Paestum manca qualsiasi riferimento
nei documenti pubblicati e nei fondi d'archivio consultati;
pertanto, i disegni rappresentano l'unica testimonianza
di questa tappa. Sebbene le tavole non
riportino una data autografa, il contesto storico e logistico,
insieme all'analisi degli itinerari, permette di
collocare la presenza a Paestum di Debacq e de Luynes
nel 1825, durante la loro prima grande ricognizione
nel Sud Italia, muovendo da Napoli verso la
costa ionica.
L'architettura del sito, con i suoi tre templi dorici, era
ben nota e rappresentava un termine di paragone
essenziale per lo studio delle rovine più frammentarie
di Crotone e Metaponto, luoghi visitati per la
prima volta in quello stesso anno, per ritornarvi poi
nel 1828 con l'intenzione di intraprendere uno scavo
generale nel sito che offriva “i più numerosi resti
architettonici”.
La visita a Paestum servì a raccogliere un insieme di
dati certi sull'architettura dorica, oltre a rappresentare,
probabilmente, un momento formativo per
l'architetto, che poté studiare dal vivo le proporzioni,
i dettagli e le tecniche costruttive dei templi, sperimentando
le modalità più efficaci di rappresentazione,
competenze che avrebbe poi applicato nei rilievi
dei monumenti meno conosciuti della costa ionica.
La conoscenza delle misure e delle proporzioni dei
templi pestani fu infatti utilizzata come regola matematica
per dedurre le proporzioni dei resti dei templi
di Metaponto, ricostruiti graficamente per la loro
grande somiglianza di stile: “L'architecture des temples
de Pœstum, dont le style offre une grande ressemblance
avec les monumens de Métaponte, nous a
servi de guide pour suppléer aux détails qui nous
manquaient.”
Le tavole realizzate da Debacq a Paestum si pongono
in continuità con la tradizione del vedutismo archeologico
settecentesco, ma ne superano l'aspetto puramente
pittoresco: l'architetto mira a una raffigurazione
scientifica, dove la resa prospettica e la precisione
architettonica concorrono alla definizione di
un'immagine conoscitiva. È probabile che in questa
ricerca di equilibrio tra esattezza e bellezza si rifletta
l'influenza di de Luynes, che considerava il disegno
uno strumento di indagine oltre che di rappresentazione.
Tra i disegni recuperati dalla collezione figura una
veduta generale del sito da nord, realizzata a matita,
con il tempio di Nettuno e la Basilica in secondo piano,
sulla destra della composizione [Fig. 7].
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Fig. 7. Joseph-Frédéric Debacq (1800-1892)
Veduta di Paestum, 1825
Matita su carta (25 x 15,5 cm)
Collezione privata, Francia
© Aguttes, per gentile concessione
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Un secondo disegno, presumibilmente rifinito
all'acquerello in una fase successiva, raffigura la
Porta Orientale (Porta Sirena) [Fig. 8], testimoniando
un'attenzione non solo per i templi, ma anche per i
dettagli della topografia urbana, con la restituzione di
un'analisi completa dell'antica città.
I due templi principali sono rappresentati in primo
piano in una successiva veduta ripresa da nord-est,
dove l'architetto riuscì a bilanciare la composizione
romantica del paesaggio monumentale con la rigorosa
resa architettonica, presumibilmente ottenuta con
l'uso della camera lucida [Fig. 9]. La veduta, in formato
orizzontale e rifinita all'acquerello monocromatico
di tono bruno, fu probabilmente completata
l'anno successivo a Parigi, secondo una pratica diffusa
tra gli artisti, che rielaboravano e rifinivano i loro
schizzi una volta rientrati dal viaggio, basandosi
sulle annotazioni prese sul posto.
Fig. 8. Joseph-Frédéric Debacq (1800-1892)
Porta orientale a Paestum, 1825-1826
Inchiostro e acquerello
Collezione privata, Francia
© Aguttes, per gentile concessione
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Fig. 9. Joseph-Frédéric Debacq (1800-1892)
Veduta dei templi di Paestum, 1825-1826
Inchiostro e acquerello (25 x 15,5 cm)
Collezione privata, Francia
© Aguttes, per gentile concessione
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Velia
La scoperta di Castellammare della Bruca
Il resoconto più diretto della visita a Velia è un articolo
pubblicato da de Luynes l'anno successivo al
secondo viaggio in Italia meridionale. La memoria,
intitolata Des ruines de Vélia, apparve nel terzo
fascicolo del primo volume delle Annales de
l'Institut de correspondance archéologique, pubblicato
a Parigi nel 1829, anno di fondazione
dell'Istituto con sede a Roma, di cui lo stesso Duca fu
membro fondatore.
La scelta di pubblicare rapidamente un articolo
sull'antica città dimostra come de Luynes considerasse
l'esplorazione del sito un contributo geografico
e archeologico di grande attualità. Velia era ancora
una terra sconosciuta, scarsamente indagata, e il suo
resoconto è tra i primi a documentare in dettaglio i
resti dell'antica città, con la descrizione della cinta
muraria, di alcune strutture di età romana, delle vestigia
del porto e dei caratteristici mattoni recanti “monogrammi
greci”.
L'articolo si sofferma inizialmente sul contesto storico,
citando le fonti antiche, e sull'identificazione del
sito coincidente con Castellammare della Bruca (o
Castellammare di Velia), il toponimo che designava
il nucleo fortificato medievale situato nella parte alta
del promontorio, dove un tempo sorgeva l'acropoli
dell'antica Elea (Velia romana), confutando l'errore
diffuso che la identificava con Pisciotta.
L'esplorazione di Velia avvenne nel 1828, giungendovi
in barca dopo la visita a Laos, l'antica città fondata
dai Sibariti nei pressi di Scalea, percorrendo la
costa tirrenica da sud verso nord. L'itinerario marittimo
descritto nell'articolo, basato sulle scogliere e
sulle torri di guardia costiere visibili dal mare, prevedeva
una sosta al sito della Molpa, sopra l'altura compresa
fra i fiumi Lambro e Mingardo, dove Debacq
realizzò due vedute: una dell'omonimo monte con la
valle del corso d’acqua [Fig. 10], e l'altra dell'intera
costa, ripresa da sopra l'abitato di Palinuro fino ai
versanti meridionali del monte Stella sullo sfondo
[Fig. 11]. Superato Capo Palinuro e navigando verso
nord, senza allontanarsi dalla costa, oltre la montagna
di Pisciotta e il piccolo isolotto alla punta
dell'altura rocciosa sotto Ascea (Punta del Telegrafo),
si incontrava la Torre Sciabica, alla foce della Fiumarella,
sul litorale della marina di Ascea (la Secca),
per poi giungere al promontorio su cui si erge la fortezza
“gotica” di Castellammare della Bruca, in prossimità
del fiume Alento e di una vasta palude, elementi
che per de Luynes costituivano prove decisive
dell'identità del luogo.
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Fig. 10. Joseph-Frédéric Debacq (1800-1892)
Veduta del Monte Molpa, vicino a Palinuro, 1828
Lavaggio marrone e matita nera (44,5 x 30,5 cm)
Collezione privata, Francia
© Aguttes, per gentile concessione
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L'arrivo al sito di Velia era dunque determinato dal
riconoscimento di precisi riferimenti topografici,
fissati con grande esattezza in due vedute a matita,
che rappresentano i primi disegni tra quelli finora
noti di Velia.
Sebbene i bozzetti riportino l'indicazione del luogo
in basso a destra e non siano autografati,
l'attribuzione a Debacq appare la più logica, pur non
escludendo la possibilità che alcune tavole siano
state realizzate dallo stesso de Luynes.
Una delle due è intitolata Vue de la forteresse gothique
de Castellammare della Bruca, sur
l'emplacement de l'acropole de Velia [Fig. 12], ripresa
da sud dalla località denominata “Pantano”, con a
sinistra, sullo sfondo, i rilievi di Casalicchio (Casal
Velino) e Acquavella, e a destra il crinale della valle
della Fiumarella. L'altra, denominata Castellamare
della Bruca, ancienne vallée de Velia [Fig. 13], è una
vista da ovest della valle del fiume Alento, con sullo
sfondo la cima del monte Gelbison (o monte Sacro).
Si tratta di due vedute panoramiche inedite, di straordinario
interesse storico, che aggiungono un tassello
prezioso alla conoscenza del patrimonio storico del
territorio.
Fig. 11. Joseph-Frédéric Debacq (1800-1892)
Vista dall'alto di Palinuro, 1828
Lavaggio marrone e matita nera (28 x 23 cm)
Collezione privata, Francia
© Aguttes, per gentile concessione
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Fig. 12. Joseph-Frédéric Debacq (1800-1892)
(Honoré d'Albert, duc de Luynes)
Veduta della fortezza gotica di Castellammare della
Bruca, sul sito dell'acropoli di Velia, 1828
Disegno a matita (45,2 x 29,7 cm)
Collezione privata, Francia
© Aguttes, per gentile concessione
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Fig. 13. Joseph-Frédéric Debacq (1800-1892)
(Honoré d'Albert, duc de Luynes)
Castellammare della Bruca, antica valle di Velia, 1828
Disegno a matita (44,5 x 29 cm)
Collezione privata, Francia
© Aguttes, per gentile concessione
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Fig. 14. Joseph-Frédéric Debacq (1800-1892)
Frammento architettonico di un tempio dorico a
Metaponto
(Chiesa di Sansone)
Incisione di Jean-Pierre-Marie Jazet
Tavola VII del volume Metaponto, 1833
Heidelberg University Library
Fig. 15. Joseph-Frédéric Debacq (1800-1892)
Tempio di Selinunte, 1828
Acquerello e gessetto (35,4 x 23 cm)
Collezione privata, Francia
© Aguttes, per gentile concessione
Riferimenti bibliografici:
H. le duc de Luynes, Des ruines de Velia, in Annales de l'Institut
archéologique de Rome, 1829
Eduard Gerhard e Theodor Panofka (a cura di), Monumenti
inediti, Istituto di corrispondenza archeologica, Roma, Parigi,
1829-1833
Honoré Théodore d'Albert de Luynes, F. J. Debacq, Métaponte,
Imprimé chez Paul Renouard, Parigi, 1833
Charles-Ernest Beulé, Histoire de l'art grec avant Périclès,
Edizione Didier, Paris, 1868
Joseph-Daniel Guigniaut, Notice historique sur la vie et les
travaux de M. le duc d'Albert de Luynes, in Mémoires de
l'Institut national de France, 1877
Marie-Laure Crosnier Leconte, Biographie de Joseph Frédéric
Debacq, INHA, Institut national d'histoire de l'art, Paris, 2009
Luigi Vecchio, Velia negli itinerari dei viaggiatori stranieri tra
XVIII e XIX secolo, in Archivio storico per la Calabria e la
Lucania, Roma, 2017
Francesca Silvestrelli, Le duc de Luynes et et la découverte de la
grande Grèce, Centre Jean Bérard, 2018
Aguttes, Le rêve de l'antique: Le voyage en Italie, dessins du duc
de Luynes et de l'architecte Debacq, Drouot, Paris, 2019
Salvatore Di Liello, Metaponto e l'Europa tra Settecento e
Ottocento. L'architettura antica nella terra incognita, L'Erma di
Bretschneider, 2023
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Nel 1825 l'architetto francese Joseph-Frédéric
Debacq accompagna il duca Honoré Théodoric
d'Albert de Luynes in un viaggio esplorativo nel
Regno delle Due Sicilie. Insieme percorrono le terre
della Magna Grecia, spinti dal desiderio di conoscere
e restituire la forma perduta delle antiche città. A
Paestum, Debacq fissa in alcuni disegni la maestosità
dei templi dorici immersi nella solitudine della pianura,
dove la precisione dell'architetto si fonde con
la sensibilità del viaggiatore. Il lavoro di Debacq a
Paestum servì da banco di prova per una nuova metodologia
di rilievo, che culminò con le successive scoperte
e le pubblicazioni su Metaponto in Lucania.
Tre anni dopo, passando per Palinuro, il cammino
prosegue verso Velia, tra rovine appena riaffiorate e
memorie della filosofia eleatica. Qui il segno si fa più
meditato, come se l'occhio cercasse di ricomporre,
tra frammenti ed elementi topografici, l'immagine di
un mondo antico. Questo Quaderno ripercorre il
viaggio condiviso da de Luynes e Debacq, restituendo
attraverso il linguaggio del disegno la meraviglia
della scoperta e la misura classica dello sguardo ottocentesco
su Paestum e Velia, in un periodo fondamentale
per la nascita della scienza archeologica.
Immagine di copertina
Joseph-Frédéric Debacq (1800-1892)
Castellammare della Bruca, sul sito dell’acropoli di Velia, 1828
Collezione privata, Parigi
Particolare
© Aguttes, per gentile concessione
collana
I Quaderni dell’Arte
a cura di Costabile Cerone
Quaderno 39 - dicembre 2025
Joseph-Frédéric Debacq
Paestum e Velia
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