Sud e Nord n.11 Dicembre 2025
Il numero di Dicembre 2025 di SUD&NORD è un racconto corale del Mezzogiorno che cambia, cresce e riflette su sé stesso. In copertina Patrizio Oliva, simbolo di merito, disciplina e riscatto sociale: una storia che attraversa sport, educazione e responsabilità civile, parlando alle nuove generazioni. Dall’economia all’innovazione, il magazine analizza i territori che performano oltre la media nazionale, con un focus su Irpinia e Sannio, sulle nuove imprese ad alto contenuto tecnologico, sull’hospitality evoluta e sulle grandi infrastrutture che ridisegnano la mobilità, come la stazione Metro di Capodichino. Ampio spazio alla Campania Inside, tra rigenerazione urbana, waterfront, grandi eventi internazionali e visioni strategiche per Napoli e i suoi quartieri. La Blue Economy racconta il mare come identità e futuro, mentre Cultura e Spettacoli celebrano la rinascita del Real Albergo dei Poveri, l’arte contemporanea, la fotografia, il teatro e la letteratura. Chiude il numero lo Speciale Gusti di Natale, un viaggio tra alta pasticceria, vini d’eccellenza, tradizione e innovazione gastronomica, dove il Sud si conferma laboratorio creativo del gusto italiano. SUD&NORD è informazione, visione e identità. Un magazine che osserva il presente per costruire il futuro.
Il numero di Dicembre 2025 di SUD&NORD è un racconto corale del Mezzogiorno che cambia, cresce e riflette su sé stesso.
In copertina Patrizio Oliva, simbolo di merito, disciplina e riscatto sociale: una storia che attraversa sport, educazione e responsabilità civile, parlando alle nuove generazioni.
Dall’economia all’innovazione, il magazine analizza i territori che performano oltre la media nazionale, con un focus su Irpinia e Sannio, sulle nuove imprese ad alto contenuto tecnologico, sull’hospitality evoluta e sulle grandi infrastrutture che ridisegnano la mobilità, come la stazione Metro di Capodichino.
Ampio spazio alla Campania Inside, tra rigenerazione urbana, waterfront, grandi eventi internazionali e visioni strategiche per Napoli e i suoi quartieri.
La Blue Economy racconta il mare come identità e futuro, mentre Cultura e Spettacoli celebrano la rinascita del Real Albergo dei Poveri, l’arte contemporanea, la fotografia, il teatro e la letteratura.
Chiude il numero lo Speciale Gusti di Natale, un viaggio tra alta pasticceria, vini d’eccellenza, tradizione e innovazione gastronomica, dove il Sud si conferma laboratorio creativo del gusto italiano.
SUD&NORD è informazione, visione e identità. Un magazine che osserva il presente per costruire il futuro.
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Sudenord.it - Anno 2 n.11 Dicembre 2025
Patrizio Oliva
La forza del merito
Il mezzogiorno ed i suoi protagonisti
1
Economia
Focus Irpinia-Sannio
Count-down per il Metrò a Capodichino
Cultura e Spettacoli
Real Albergo dei Poveri
La rinascita nel segno dell'arte
Campania Inside
La Città Caudina
Porta Marittima: il nuovo waterfront
Gusti di Natale
Cassata o panettone?
Il meglio dei dolci delle feste
EDITORIALE
SOMMARIO
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 Dicembre 2025
2 3
Disneyfication a chi?
Non appena il Telegraph ha accusato Napoli di essersi
trasformata in un parco a tema mediterraneo — con il
centro storico ridotto a quinta di cartapesta per turisti
muniti di cellulare e brioche al pistacchio — dalle mie parti
si è alzato un sopracciglio quasi istituzionale. Non perché
l’idea di una ‘Disneyfication’ ci colga di sorpresa: noi
napoletani sappiamo benissimo di vivere dentro
un’attrazione turistica involontaria. Ma sentirsi dare lezioni
di autenticità dagli inglesi suona un po’ come se Mary
Poppins spiegasse a Totò come funziona un ombrello.
Eppure, tolta la spocchia coloniale, una parte di verità c’è. La città si è
trasformata in un set permanente dove il volume delle playlist per turisti — remix
improbabili di Bella Ciao e soundtrack di Gomorra — copre le voci dei residenti,
ormai comparse non retribuite nella loro stessa vita. Intanto il centro si riempie di
codici numerici al posto dei citofoni, e per comprare un litro di latte bisogna
attraversare frotte di visitatori in cammino verso ‘la vera Napoli’, che però nel
frattempo rischia di essersi dissolta.
Non è colpa dei turisti. È colpa dell’assenza di una visione. Da anni la città
cresce come un limone selvatico: profumato, rigoglioso, ma con spine
dappertutto. Mentre le botteghe chiudono, i residenti vengono spinti fuori e ogni
vicolo diventa location per il contenuto social del momento. Napoli è più famosa
che mai, sì — ma anche più fragile. E il turismo mordi e fuggi, alla lunga, divora
proprio ciò che pretende di celebrare.
Il paradosso è servito: più la città si piega al turismo veloce, più i turisti stessi
iniziano a lamentarsi che “è troppo turistica”. Quando una comunità diventa un
brand, l’effetto cartolina si brucia in fretta.
Napoli non ha bisogno di miracoli: ne ha già avuti fin troppi. Ha bisogno di
decidere cosa vuole essere tra dieci anni, prima di ritrovarsi trasformata in un
gigantesco Airbnb a cielo aperto. E allora sì, possiamo anche ridere del
Telegraph. Ma magari, mentre ridiamo, proviamo anche a svegliarci: perché
l’identità di Napoli non è un gadget da aeroporto. È una responsabilità.
Francesco Bellofatto
Direttore Responsabile: Francesco Bellofatto
Grafica e web: Giovanni Barchetta
Articoli e rubriche: Simona Buonaura, Germana Carillo, Giovanna d’Elia, Walter Ferrigno, Emanuele
Lattanzio, Fabrizio Matarazzo, Paola Pagliuca, Monica Piscitelli, Antonio Quaranta, Manuela Ragucci,
Alberto Vito.
Reg. Tribunale Na 4997/24 del 25/3/2024
www.sudenord.it - info@sudenord.it
INES CASA EDITRICE
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non è indicato l'autore, le immagini sono da considerarsi dell'archivio fotografico del giornale e non sono
riproducibili. Le immagini di pubblico dominio o con licenza Creative Commons sono indicate in chiusura dei
rispettivi articoli.
Editoriale 2
Sommario 3
RIFLETTORI SU
Patrizio Oliva, la forza del merito:
la vita di un campione che parla al futuro 4
ECONOMIA
SMS Engineering, quando l’impresa genera valore 8
Focus Economia Irpinia Sannio 2025:
i territori che crescono più dell’Italia 10
Exempla e Praesentia:
l’artigianato come racconto identitario 12
BMT Innovation:
Napoli proietta il turismo italiano nel futuro 14
I Giovani Imprenditori di Caserta puntano sull’innovazione 16
Vega Palace, nasce a Carinaro un nuovo modello di
hospitality per l’industria campana 18
La stazione Capodichino verso il traguardo:
l’hub che ridisegna la mobilità di Napoli 22
BLUE ECONOMY
Il mare come identità: con il varo del Salvatore
P Cetara unisce radici e futuro 26
CAMPANIA INSIDE
Città Caudina 2028, il sogno continua 30
Bagnoli corre verso la rinascita 34
Rinasce il Giardino Romantico di Palazzo Reale 38
Giro d’Italia 2026, Napoli firma il pokerissimo 40
Porta Marittima, nuovo snodo urbano per Napoli 44
CULTURA E SPETTACOLI
Napoli rinasce nel segno dell’arte 46
Rinasce il Real Albergo dei Poveri:
Napoli riapre il suo gigante silenzioso 50
Classical Collapse:
Nicola Samorì e la Rivolta del Classico 54
Mimmo Jodice: il respiro di Napoli, la visione del mondo 58
Tesoro ritrovato: la Collezione d’Arte della Città
Metropolitana di Napoli a Santa Maria la Nova 62
Donne nella Napoli spagnola. Un altro Seicento 68
OCULUS-SPEI. La luce che torna a Napoli 72
La ricomparsa della pittura figurativa 76
Prime persone di Erri De Luca:
il racconto biblico dall’interno 78
L’arte come frontiera viva: il ritratto di Roberto De Simone nei
nuovi Quaderni della Scarlatti 80
Maria Pia Rossignaud tra le ‘Marianne d’Italia’ 82
‘Bumerang’, la nuova indagine
del commissario Del Gaudio 84
Leggere in Campania: un atto d’amore e un vero
investimento sul futuro 86
Luigi Grispello all’Ufficio di Presidenza AGIS 88
Anteprima Premio Elsa Morante 2025: Dacia Maraini incanta
il Teatro Diana 89
L’anima del palcoscenico: Nando Paone, l’attore che non ha
mai tradito la missione 90
Ravello 2026. L’eccellenza che risplende tra cielo e mare 92
Trianon Viviani, una stagione “appassiunata” 94
Made in Carcere veste ANNA: l’arte come rigenerazione
lungo il Sentiero dell’Arte e dell’Anima 100
GUSTI
Benvenuti a Casa Carannante: l’inverno flegreo secondo lo
chef Angelo Carannante 104
Armonì, il nuovo autunno della cucina puteolana 106
La magia dell’inverno in Irpinia: le Giornate del Tartufo alla
Tenuta Cavalier Pepe 108
Il Matese alla Corte di Don Alfonso 1890 110
La Corte degli Dei entra nell’élite dei Ristoranti del
Buon Ricordo 114
Ostaria Pignatelli riconferma il Bib Gourmand:
quando la tradizione diventa sostenibile 116
Vulcan Gusto: quando la cucina incontra design,
tradizione e creatività 118
L’energia del Sud che innova: Agrocepi porta a
Gustus la forza delle filiere autentiche 120
SPECIALE GUSTI DI NATALE
Cassata Revolution:
il Mulino Caputo anticipa (ancora una volta)
le tendenze della pasticceria natalizia 124
La dolce arte della famiglia Infante:
un Natale che profuma di magia 128
L’eleganza dell’Irpinia per le feste:
i vini della Tenuta del Cavalier Pepe 130
L’eleganza di Natale secondo
Feudi di San Gregorio 132
Natale con gusto: le proposte di
Gennaro Bottone per le feste 134
021: il Metodo Classico che celebra
la vita secondo Podere 1925 136
De Vivo: la lunga lievitazione della tradizione 138
Panettone della nonna: tradizione, impresa e
innovazione nell’arte dolce italiana 140
Vizio, il tempo come ingrediente 142
Il Natale rivelato: la magia delle bollicine di
Mastroberardino 144
SALUTE E BENESSERE
Oncologia pediatrica: molto è stato fatto,
tanto resta da fare 146
ROTARY
Leadership, merito e visione: la visita del
Governatore De Rienzo al Rotary Club Ulisse 2101
Golfo di Napoli 148
ILLUSIONISMO
Il mago che sono diventato 152
IL FATTORE UMANO
Il segno delle Persone 156
PSICOLOGIA E SOCIETA'
La sofferenza necessaria 158
SOTTO LA LINEA DI BILANCIO
Il bilancio della Regione Campania:
risorse, gestione e prospettive 159
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
RIFLETTORI SU
Patrizio Oliva, la forza del merito: la
vita di un campione che parla al futuro
necessità di trovare subito un
nel Rione Traiano, ha creato una
4
binario su cui costruire qualcosa.
palestra che accoglie giovani
Dove c’è fame, c’è talento che
senza possibilità economiche. 5
prende forma».
«Ho tanti ragazzi che si
Oggi, più che mai, Oliva sente la
arrangiano ma non sono
responsabilità di trasformare il
delinquenti. Lo sport li salva.
Dalla periferia di Poggioreale al grande schermo: un modello di
proprio capitale simbolico in uno
Noi li salviamo. Li metto in
strumento per il Paese. «I ragazzi
guardia: oggi bulli, domani
disciplina, lavoro e responsabilità sociale per le nuove generazioni
sono disorientati», osserva.
criminali. Vale lo stesso
«L’attenzione
metodo in senso
smodata verso i
inverso: oggi
social li sta
disciplinati,
di Francesco Bellofatto
La storia di Patrizio Oliva è molto più di un
racconto sportivo: è un caso emblematico di
leadership personale, mobilità sociale e
responsabilità civica. Una parabola che oggi
acquista nuova risonanza grazie al film La
promessa di Patrizio, prodotto da Rai
Fiction e diretto da Simona Ruggeri, in onda
nel 2026, e che restituisce la traiettoria di un
uomo che ha trasformato la propria
esistenza in un asset educativo per il
Paese. «Non è una storia di riscatto, parola
che non amo», afferma. «È una storia di
libertà. Cercata, voluta, costruita
cuore di Napoli. «La boxe non era solo
passione», ricorda. «Era una promessa
fatta a mio fratello: farlo rinascere nei miei
guantoni».
Quella promessa diventa metodo. E il
metodo, risultato. Oliva conquista l’oro
olimpico a Mosca nel 1980, il titolo mondiale
WBA dei superleggeri, i titoli europei EBU
nei superleggeri e nei welter. «Ho lasciato
un solco importante», sottolinea. «Un solco
che voglio tramandare ai giovani di oggi che
magari non sanno chi sono. I ragazzi hanno
bisogno di modelli veri, emersi senza
scorciatoie».
Per il campione, infatti, lo sport non
abbagliando:
puntano al
successo
facile, alla
comodità. Ma
nulla piove
dal cielo.
Stiamo
costruendo
ragazzi
senza
spina
dorsale. Io
dico loro:
non serve
domani
liberi».
Nella sua
metafora più
efficace,
Oliva
sintetizza
così la
filosofia
che
intende
mattone dopo mattone».
rappresenta solo un’arena
essere forti nel senso della
Nato a Poggioreale “tra le
competitiva, ma un ecosistema
virilità, bisogna essere forti
trasmettere:
macerie della vita”, come lui
valoriale. «Lo sport comunica
nell’accettare le proprie
«Gamba sinistra avanti è
stesso racconta, Oliva
valori fondamentali: il rispetto
debolezze».
la decisione. Ginocchia
proviene da un contesto in
delle regole, dell’avversario,
Per questo porta in tour
piegate sono le
cui povertà materiale,
dell’ambiente, delle persone.
uno spettacolo teatrale
angosce. I pugni in
fragilità familiari e pressione
È una scuola di vita». A chi
sulla sua vita e incontra
alto sono la riscossa.
del crimine organizzato
gli chiede perché tanti
migliaia di studenti nelle
È la guardia del
rappresentavano variabili
campioni nascano dalle
scuole. «Racconto la
pugile, ma è anche
concrete. «Io vengo dalla
periferie, Oliva
mia storia per far
la guardia della
polvere. Mio padre era
risponde con
capire che se ce l’ho
vita».
violento, mio fratello è morto a
lucidità:
fatta io, può farcela
Non manca uno
quindici anni, e la criminalità
«Perché lì c’è
chiunque. Dopo lo
sguardo sulla città
voleva arruolarmi. Ma io ho
fame di
spettacolo apriamo
che gli ha dato
sempre detto no, non mi
arrivare.
dibattiti sul bullismo e
tutto, ma a cui
sono mai pianto
C’è la
sulla violenza. Non si
chiede un salto
addosso». Ogni
deve aver paura
di qualità:
giorno percorreva a
della violenza: il
«Napoli è
piedi quindici
bullo è un vile. E
bellissima,
chilometri per
dico ai ragazzi:
unica. Sta
raggiungere
quello che oggi fate
arrivando la
la palestra
sui social o a scuola
Coppa
Fulgor,
può marchiare una
America, il
nel
persona per
Napoli è
sempre. Una presa in
stimato in
giro può diventare una
Europa.
ferita enorme».
Ma abbiamo
Il suo impegno educativo
bisogno di più
non è teorico. A Soccavo,
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
RIFLETTORI SU
6 7
strutture, di più senso civico. Il progresso
arriva solo se ogni quartiere partecipa,
senza discriminazioni. La mia storia, come
quella di tanti altri, può aiutare a capire che i
percorsi virtuosi esistono, e che vanno
costruiti».
Il film La promessa di Patrizio racconterà
tutto questo a un pubblico nazionale. Ma la
forza del progetto non sta nella
celebrazione del passato: è il valore
generativo nel presente. È la
trasformazione del successo sportivo in
capitale sociale. È la volontà di restituire.
«Se la mia storia serve a dare una direzione
a un ragazzo, allora vale più di un titolo
mondiale», conclude. «Nella vita bisogna
credere nelle proprie possibilità, lottare, non
avvilirsi. Il resto è fatica. E la fatica, se la
affronti a testa alta, ti libera».
(foto dall'Ufficio stampa
grazie a Carlo) Zazzera)
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
ECONOMIA
SMS Engineering, quando l’impresa genera valore
identificata come interlocutore credibile
nella costruzione di un sistema economico
8
L’azienda si distingue per visione ESG, responsabilità sociale e
più giusto e umano.
9
innovazione applicata: il riconoscimento della Fondazione ANT e i premi
Wildix confermano un modello di impresa che unisce etica, tecnologia e
crescita sostenibile
È dal valore umano che si misura la statura
di un’impresa. Per questo il Premio
Eubiosia conferito dalla Fondazione ANT
Franco Pannuti ETS a SMS Engineering è
molto più di un riconoscimento simbolico: è
la conferma di una cultura aziendale che
considera la responsabilità sociale non un
accessorio reputazionale, ma una
componente strutturale del proprio modo di
fare impresa.
La cerimonia di consegna, svoltasi il 20
novembre 2025 a Bologna, ha riunito il
presidente di SMS Engineering ing. Antonio
Ascione, il vicepresidente ing. Massimiliano
Canestro e la presidente di Fondazione
ANT Raffaella Pannuti, in una giornata
dedicata alla riflessione sul ruolo dell’etica e
della solidarietà nei contesti economici
contemporanei. La premiazione è stata
preceduta da una tavola rotonda con la
partecipazione di Romano Prodi,
economista ed ex Presidente del Consiglio,
e Alec Ross, imprenditore ed esperto di
politiche tecnologiche.
Ross ha sottolineato la necessità di un
nuovo alfabetismo etico: “Non esistono solo
l’Intelligenza Artificiale e l’Intelligenza
Naturale: abbiamo bisogno anche di
un’Intelligenza Solidale. Nei momenti di
grandi cambiamenti geopolitici bisogna fare
squadra, ricordando che solo gli ottimisti
cambiano il mondo”. Una riflessione che
intercetta con precisione la traiettoria
valoriale di SMS Engineering, azienda che
negli anni ha consolidato una cultura della
responsabilità costruita attorno a qualità,
trasparenza, welfare
interno e sostegno al
territorio.
Il Premio Eubiosia,
fondato sull’idea di
‘buona vita – vita in
dignità’, rappresenta
l’essenza stessa della
missione di ANT, la più
ampia realtà italiana
non profit dedicata
all’assistenza sociosanitaria
domiciliare
gratuita ai malati
oncologici, attiva dal
1978. Con 471
professionisti, 2.000
volontari, una presenza
in 30 province di 12
regioni e oltre 170.000
pazienti assistiti dal
1985, ANT incarna un
modello di cura che
restituisce centralità
alla persona. Ricevere
tale riconoscimento
significa, per SMS
Engineering, essere
“Siamo onorati di questo premio perché
rappresenta ciò in cui crediamo da sempre:
un’impresa deve essere un agente positivo
nella società”, ha dichiarato Ascione. “La
tecnologia crea valore solo se il suo impatto
migliora la vita delle persone, e questo
riguarda tanto i nostri progetti quanto il
modo in cui ci impegniamo nel sociale».
Un’idea di impresa responsabile che si
intreccia con la visione ESG di SMS
Engineering, fondata su un equilibrio tra
crescita economica, tutela delle persone e
sostenibilità nel lungo periodo. Canestro ha
aggiunto: «Per noi innovazione significa
anche investire in cultura etica,
collaborazione, ascolto e capacità di
anticipare bisogni sociali e tecnologici”.
Se il Premio Eubiosia rappresenta il
riconoscimento del valore etico dell’azienda,
i recenti risultati ottenuti al Wildix Partner
Day 2025 confermano la solidità del suo
know-how tecnologico. In quell’occasione,
SMS Engineering ha ricevuto un doppio
alloro: Best Co-Selling Partner per il
progetto con Scaramuzza SpA e Best User
Case per la soluzione realizzata con
Windoria SpA. Premiazioni che certificano
competenza, affidabilità e capacità di
costruire partnership basate su fiducia,
visione condivisa e sperimentazione.
Commentando il risultato, Ascione ha
evidenziato come “questi premi
testimoniano un fatto semplice: il valore
delle relazioni che costruiamo è pari al
valore della tecnologia che progettiamo. La
nostra forza è lavorare fianco a fianco con
clienti e partner per trasformare
innovazione e fiducia in risultati
concreti”. Un approccio coerente con
la vocazione dell’azienda, che
integra nel proprio modello operativo
qualità tecnica, attenzione alle
persone e costruzione di ecosistemi
collaborativi.
In un contesto globale in cui la
competitività non può più essere
disgiunta dalla sostenibilità, SMS
Engineering si colloca oggi come
esempio di impresa responsabile,
capace di unire etica, innovazione e
visione strategica. Il Premio Eubiosia
e i riconoscimenti Wildix
rappresentano così le due facce di
una medesima leadership: quella di
un’azienda che cresce perché
investe nelle persone e nella qualità
delle sue relazioni, dentro e fuori il
perimetro produttivo.
Non è solo tecnologia: è la dimostrazione
concreta che, quando un’impresa assume
come bussola la dignità della vita e la
centralità della persona, la sua crescita
diventa autentico valore condiviso.
DIR.
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
ECONOMIA
Focus Economia Irpinia Sannio 2025:
i territori che crescono più dell’Italia
raggiunto il valore record di 591
milioni di euro, con un
10 incremento del 38,4% sul 11
trimestre precedente, sostenuto
da performance eccezionali nei
metalli non ferrosi (+972%) e
Il Presidente di Unioncamere Andrea Prete alla Camera di Commercio.
ottime dinamiche in alimentare,
aerospazio, farmaceutica, pelle e
Pettrone: Conoscere i dati significa costruire il futuro
automotive. Benevento cresce
fino a 81 milioni (+4,9%). «Il
L’edizione 2025 del Focus Economia Irpinia Pettrone ha sottolineato come questo
nostro export – ha osservato
Sannio ha restituito l’immagine di due risultato affondi le radici «in un sistema
Pettrone – dimostra che anche in
territori in movimento, complessi, a tratti produttivo che, pur nelle difficoltà, dimostra
territori non metropolitani
contraddittori, ma indiscutibilmente vivi. capacità di adattamento, visione pragmatica
esistono competenze capaci di
Nella sede della Camera di Commercio a e una sorprendente attitudine a tenere il
dialogare alla pari con i mercati
Benevento, davanti a rappresentanti delle passo anche nei momenti più complessi».
globali. È la prova che la qualità
cambierà profondamente la nostra capacità
istituzioni, del mondo accademico, delle Nel suo intervento, il Commissario ha
paga, che la specializzazione paga, che la
di leggere l’economia locale».
categorie produttive e degli ordini
ricordato con decisione il ruolo che l’Ente
coerenza industriale paga». Resta negativa
Il documento annuale mette in evidenza
professionali, il Presidente di Unioncamere camerale è chiamato a svolgere oggi: «Le
solo la performance del vino, penalizzato
anche segnali di stabilizzazione nella
Andrea Prete e il Commissario Straordinario Camere di Commercio non sono più enti
dai dazi statunitensi.
demografia imprenditoriale, con meno
Girolamo Pettrone hanno guidato una amministrativi in senso tradizionale: sono
La vera criticità, ribadita con forza da tutti gli
cancellazioni, un numero inferiore di
lettura approfondita dello stato economico piattaforme pubbliche di conoscenza.
intervenuti, riguarda le infrastrutture.
imprese in scioglimento e un saldo
dei territori di Avellino e Benevento. Un Organizzano dati, li rendono leggibili e utili,
Benevento dispone di 135,7 km di rete
complessivamente positivo. Interessante la
appuntamento ritenuto ormai centrale nel li trasformano in strumenti per orientare
ferroviaria, ma solo 19 km a doppio binario;
crescita delle imprese giovanili, femminili e
calendario economico locale, arricchito scelte e politiche. Il Focus Economia
Avellino di 175,9 km interamente a binario
straniere, una dinamica che secondo unico. Condizioni che rallentano la
Pettrone «dimostra che oggi chi sceglie di connessione con i poli produttivi e logistici
avviare un’impresa lo fa in modo più del Mezzogiorno. «Non possiamo crescere
consapevole: le nuove attività sono più senza accessibilità – ha dichiarato Pettrone
strutturate, più orientate alla qualità, più –. Lo ripetiamo con chiarezza: serve una
attente alla sostenibilità economica e programmazione regionale e nazionale che
organizzativa». Sul Terzo Settore, altro metta finalmente al centro i territori
punto di forza di Irpinia e Sannio, il
dell’interno. Non per una rivendicazione
Commissario ha osservato: «Parliamo di un campanilistica, ma perché la loro posizione
patrimonio immenso di associazioni, è strategica per l’intero Mezzogiorno». È un
fondazioni e imprese sociali. Questa rete richiamo istituzionale ma anche pragmatico,
tiene insieme i territori, colma gap sociali, un invito a cogliere l’occasione di un
crea capitale relazionale. Senza questa riequilibrio infrastrutturale atteso da
componente, molte politiche pubbliche non decenni.
avrebbero la stessa efficacia».
La giornata si è conclusa con la
L’analisi si intreccia con il tema del lavoro, premiazione delle 57 Imprese Storiche
un ambito segnato da luci e ombre:
Irpinia Sannio. Aziende che hanno
occupazione stabile, tassi di
attraversato cambiamenti epocali, innovato
disoccupazione in lieve miglioramento, ma processi, formato generazioni di lavoratori e
una quota ancora elevata di inattivi,
mantenuto un legame profondo con le
quest’anno dalla premiazione delle 57 risponde esattamente a questa missione:
soprattutto giovani e donne. «È un nodo proprie comunità. «Celebriamo la resilienza
Imprese Storiche Irpinia Sannio.
offrire al territorio un quadro puntuale,
cruciale – ha rimarcato Pettrone – perché – ha detto Pettrone –. Queste imprese non
Il focus, elaborato dall’Ufficio Studi della documentato e tempestivo». In questo
un territorio con molti inattivi è un territorio sono semplicemente longeve: sono presidi
Camera, conferma un dato di grande rilievo: scenario, ha aggiunto, le nuove tecnologie
che non esprime tutto il suo potenziale. economici e sociali, testimonianze viventi di
nel 2024 sia Avellino (+2,9%) sia Benevento assumono un peso determinante:
Dobbiamo riavvicinare i giovani alle
ciò che significa costruire valore lungo i
(+2,7%) hanno registrato tassi di crescita «Abbiamo uno dei più grandi archivi
imprese, far conoscere loro i percorsi decenni. Ci insegnano che competitività e
del valore aggiunto superiori alla media economici digitalizzati d’Europa, il Registro
professionali, costruire competenze. Ridurre radicamento locale possono convivere, che
italiana (+2,1%). Una dinamica che
delle Imprese. L’Intelligenza Artificiale ci
l’inattività significa restituire energia
la tradizione può dialogare con
sorprende se letta nel quadro di un contesto consentirà di interrogare questi dati con
all’economia reale».
l’innovazione, che la qualità è un bene che
nazionale più fragile, con un manifatturiero modelli predittivi, individuando tendenze e
Tra i segnali più forti vi è quello dell’export. non perde mai valore».
rallentato e mercati internazionali oscillanti. criticità in tempo reale. È una svolta che
Nel secondo trimestre 2025 Avellino ha L’evento di Benevento non è quindi solo
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
ECONOMIA
una presentazione di numeri, ma un
Cultura, borghi, artigianato e accoglienza Padula o la Reggia di Portici, ed Exempla
esercizio collettivo di visione, un invito a
diffusa sono tutti chiamati in causa
alla Stazione Marittima: anche in questo
12 interpretare le evidenze statistiche come
nell’esperienza di una Campania che idea e caso, si è spiegato, non una scelta casuale: 13
strumenti di lavoro per politiche più efficaci.
realizza prodotti di valore artistico come da tempo la Stazione Marittima di Napoli
Come ha ricordato il Commissario: «Il
quelli protagonisti di Exempla. «Il
ospita uno spazio espositivo permanente
patrimonio di dati che presentiamo non è un
riconoscimento di dove la Regione sia oggi, dedicato alle eccellenze dell’artigianato
esercizio accademico: è la base per
dopo lo sforzo e gli investimenti fatti, lo campano, situato nell’area di imbarco e
dicono i dati recenti che riferiscono, in sbarco crocieristico. Il gate ogni giorno
programmare il futuro. Cresceremo se
Campania, di un ‘consumo di cultura’ a intercetta oltre 6.000 visitatori, diventando a
continueremo a investire in competenze,
livelli massimi in ambito nazionale” ha detto tutti gli effetti la principale porta della
innovazione, infrastrutture,
Rosanna Romano, che ha ricordato che si Campania sul Mediterraneo.
internazionalizzazione e coesione sociale».
va avanti con lo sviluppo della
Dopo Expo Dubai 2020/2021, Procida
Un messaggio che sintetizza la vocazione
programmazione con i fondi già predisposti Capitale Italiana della Cultura 2022, Milano
della Camera di Commercio Irpinia Sannio
su artigianato, formazione e aree interne. 2022/2023, Exempla, con Napoli
a rimanere «al fianco delle imprese, delle
Intanto proseguono le azioni relative al 2024/2025, punta a portare la creatività, la
istituzioni e delle comunità», con una
comparto dell’artigianato alimentare ed qualità e l’identità dei territori a contatto con
convinzione che Pettrone ha voluto ribadire
enogastronomico. “L’enogastronomia è una una mobilità turistica internazionale che non
in chiusura: «Sviluppo significa futuro, e il
risorsa che in Campania ha un enorme sempre ha l’occasione di approfondire la
futuro si costruisce con dati chiari, con
potenziale. Torneremo a parlarne il 7 conoscenza del territorio campano.
politiche lungimiranti e con la
dicembre al Madre con una giornata tra E non è neanche casuale che il centro
protagonisti, prodotti ed esperti, in
dell’analisi culturale del talk annunciato per
determinazione di chi crede nelle
occasione dell’anniversario del
il 7, al Madre, abbia per titolo Maestri e
potenzialità dei propri territori».
riconoscimento dell’Arte del pizzaiuolo margherite dall’antichità al presepe. A
Un’affermazione che, più che una
napoletano a Patrimonio immateriale proporlo l’antropologo Marino Niola, che
conclusione, appare come una promessa. E
dell’Unesco, con due grandi pizza chef, tra esplorerà il ruolo della pizza come
come la direzione di marcia per i prossimi
creazioni antiche come la Mastunicola e fenomeno culturale globale e come solido
anni.
quelle più innovative”, ha detto Elisabetta simbolo di comunità, oltre alla capacità della
Moro, curatrice scientifica di Praesentia, pizza di custodire identità territoriali e
progetto guidato dall’Agenzia Campania memorie collettive, trasformandosi in un
Turismo.
potente motore culturale capace di
Praesentia al Madre e, in questi mesi, in generare innovazione e continuità tra
altre location prestigiose come la Certosa di tradizione e futuro.
Exempla e Praesentia: l’artigianato come
racconto identitario
Dalla pandemia ai grandi eventi internazionali, un progetto che intreccia
creatività, territori e flussi turistici
di Monica Piscitelli
Raccontare e rendicontare un quinquennio
di attività a favore delle produzioni
artigianali e artistiche attraverso la chiave di
lettura del turismo. Ceramiche, presepi,
creazioni sartoriali, filati, gioielli, calzature
artigianali di tutte le province campane. I
simboli della Campania divina più noti e le
lavorazioni ‘minori’, o quelle di aree
geograficamente marginali, al centro di un
progetto che prova a intrecciare le loro linee
di identità, unicità e riconoscibilità con
quelle seguite dai flussi turistici in crescita
nella regione. Non un’iniziativa appena
varata, ma una sulla quale si è lavorato per
un quinquennio a partire dalla prima tappa a
Dubai.
Alla Stazione Marittima– con la presenza di
Felice Casucci, già Assessore al Turismo, a
tirarne le fila, e di Rosanna Romano, a capo
della Direzione Cultura e Turismo regionale
– il racconto di risultati, visioni e traguardi
raggiunti nel quinquennio 2020-2025 e la
condivisione dei video istituzionali che
hanno accompagnato le eccellenze
artigianali in questo tempo.
L’idea di fare delle eccellenze artigianali
campane il vettore di un messaggio di
speranza e impegno su un filone di
eccellenze campane poco valorizzato, ma
carico di significato, è nata infatti ai tempi
del Covid, con presepi inviati nei luoghi
simbolici del potere e della cultura
internazionale. Lo ha raccontato Casucci,
che ha consegnato simbolicamente, alla
fine della giornata, un Decalogo ricco di
riflessioni e spunti per il prosieguo del
lavoro sul tema dell’intreccio tra identità
territoriale, cultura, sociale e turismo.
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
ECONOMIA
BMT Innovation: Napoli proietta il
14 15
turismo italiano nel futuro
Tecnologia, America’s Cup, lusso e nuovi mercati: la Borsa Mediterranea
del Turismo 2026 ridisegna le strategie dell’intero comparto
La Borsa Mediterranea del Turismo 2026
sceglie un titolo che è già una dichiarazione
di intenti: BMT Innovation. La fiera, in
programma dal 12 al 14 marzo 2026 alla
Mostra d’Oltremare di Napoli e organizzata
dalla Progecta di Angioletto de Negri, mette
al centro un concetto che non è più slogan,
ma necessità strategica per un settore che
sta cambiando rapidamente.
Il dato che arriva dalla Campania è
significativo: secondo l’Osservatorio
MECSPE, un imprenditore su quattro
utilizza già sistemi di intelligenza artificiale,
mentre sei su dieci stanno valutando come
integrarli nei processi decisionali e operativi.
Una propensione all’innovazione
decisamente superiore alla media nazionale
e che conferma il Sud come territorio
dinamico, capace di generare sviluppo e di
proporre modelli competitivi. Ed è proprio
da questa spinta che nasce la nuova area
BMT Innovation, pensata per dare spazio
alle aziende specializzate nello sviluppo di
soluzioni digitali per programmazione,
distribuzione, gestione, analisi e valutazione
di prodotto e servizi turistici. Gli opinion
leader invitati saranno chiamati a tracciare
un quadro delle ‘nuove rotte dei turismi’,
un’espressione volutamente plurale che
riflette la diversificazione del settore: dal
turismo esperienziale al wellness d’impresa,
dal lusso sostenibile alle esperienze ipertecnologiche.
Se l’innovazione è la parola chiave
dell’edizione 2026, l’altro grande tema sarà
il conto alla rovescia verso l’America’s Cup,
l’evento sportivo internazionale che nei
prossimi anni richiamerà su Napoli e sulla
Campania un’attenzione globale senza
precedenti. In programmazione ci saranno
workshop e momenti di confronto con
istituzioni, circoli nautici e rappresentanti
dell’organizzazione. L’America’s Cup non è
soltanto una competizione: è un
moltiplicatore di valore economico,
d’immagine e di posizionamento strategico.
Il turismo campano deve arrivare preparato
a questa sfida. La scelta di
includere un focus specifico
sull’evento conferma la
visione della BMT come
piattaforma in grado di
anticipare i movimenti del
mercato e di connettere
imprese, territorio e
progettualità pubblicoprivate.
A rafforzare questa visione
contribuisce la crescente
domanda turistica di fascia
alta, che a Napoli sta
vivendo una fase di
espansione strutturale.
Dopo il successo del
debutto nel 2025, tornerà
infatti la sezione Napoli
Luxury Destination, realizzata in
collaborazione con il Napoli Convention
Bureau, che mostrerà un’offerta high-end
profondamente rinnovata. Nei prossimi mesi
saranno inaugurati nuovi hotel di lusso in
edifici storici, sotto le insegne di Marriott W,
Radisson e Rocco Forte Hotels. Il segmento
luxury non è un’appendice, ma un driver
strategico: attira investimenti, crea
occupazione qualificata e rafforza la
reputazione internazionale della città. Anche
in questo caso il collegamento con
l’America’s Cup è immediato: il turismo
nautico e quello di fascia alta tendono a
sovrapporsi, generando cluster economici a
elevato valore aggiunto.
La BMT 2026 conferma inoltre la propria
natura di borsa d’affari, con un’offerta
raffinata e ampliata nelle aree tematiche:
terme, turismo di prossimità, real estate
turistico, crocieristica. La Mostra
d’Oltremare continuerà a ospitare i
workshop di prodotto che rappresentano lo
‘zoccolo duro’ della manifestazione, dove la
domanda internazionale incontra l’offerta
italiana in appuntamenti B2B altamente
qualificati. «La forza della BMT è sempre
stata la capacità di connettere, creare
relazioni e generare opportunità
commerciali concrete», ricorda De Negri. In
un mercato in cui la competizione è globale,
la possibilità di lavorare con buyers
provenienti da ogni parte del mondo rimane
un vantaggio competitivo cruciale.
Pur orientandosi verso il futuro, l’edizione
2026 non rinuncia a celebrare la propria
storia. Torna infatti la Grande Festa BMT, in
programma per la serata di venerdì 13
marzo 2026, un appuntamento che negli
anni ha consolidato un forte senso di
comunità fra operatori, istituzioni e ospiti
internazionali. Ritorna anche il Premio
Mediterraneo, che verrà assegnato alle
aziende che hanno attraversato il passaggio
tra XX e XXI secolo contribuendo allo
sviluppo della manifestazione. Un
riconoscimento dal valore simbolico, che
lega memoria e visione, tradizione e slancio
evolutivo.
BMT Innovation non è soltanto un claim, ma
un progetto industriale e culturale: un
percorso che punta a ripensare il ruolo del
turismo come leva economica complessa,
capace di connettere tecnologia, capitale
umano, territorio, investimenti e
sostenibilità. L’edizione 2026 della Borsa si
presenta dunque come un ponte tra ciò che
il settore è stato e ciò che sarà, nella
consapevolezza che il futuro del turismo
non appartiene più a chi si limita a
interpretarlo, ma a chi ha il coraggio di
costruirlo. In questo scenario Napoli, con il
suo dinamismo imprenditoriale e la sua
crescente attrattività internazionale, non si
limita a essere teatro della trasformazione:
ne è protagonista.
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
ECONOMIA
I Giovani Imprenditori di Caserta
16 17
puntano sull’innovazione
Il Gruppo, guidato dal presidente Gianpaolo Bo, approda al TME Group,
uno dei poli tecnologici più avanzati della regione
L’incontro rappresenta una tappa
significativa del direttivo itinerante avviato
dal Gruppo Giovani Imprenditori di
Confindustria Caserta, un percorso che
sotto la guida del presidente Gianpaolo Bo
sta consolidando l’impegno del GGI nel
promuovere una cultura d’impresa fondata
su innovazione, competenze e crescita
sostenibile. La scelta di far tappa al TME
Group di Marcianise non è stata casuale:
l’azienda fondata da Aniello Stellato incarna
oggi un modello industriale avanzato, dove
visione strategica, ricerca applicata e
capacità produttiva altamente tecnologica
convergono in un’unica piattaforma di
sviluppo.
“Il nostro obiettivo - ha dichiarato Bo - è
portare i giovani imprenditori dentro i luoghi
in cui si genera valore, dove innovazione e
industria si incontrano realmente. TME
rappresenta un esempio concreto di come
competenze e investimenti possano
trasformare un territorio”. Una linea d’azione
che il presidente sta portando avanti con
determinazione, orientando il GGI verso
attività che intrecciano formazione,
networking e dialogo con le eccellenze del
comparto manifatturiero regionale.
Accolto da Aniello Stellato, Founder e
Amministratore Unico del Gruppo, e dal
figlio Antonio, il GGI ha potuto approfondire
il percorso di un’azienda nata nel 2007
come startup e oggi tra i tre principali player
dell’elettronica italiana, l’unico a presidiare
integralmente l’intero ciclo
produttivo: progettazione,
produzione e testing
engineering.
Il confronto con la
delegazione dei Giovani
Imprenditori ha permesso di
analizzare le trasformazioni di
un settore in cui la rapidità
dell’innovazione impone
investimenti continui e una
forte connessione con la
ricerca. Il CEO ha illustrato le
prospettive di sviluppo: si
punta a triplicare il core
business delle macchine di
collaudo entro cinque anni e
di ampliare la presenza nei
settori energy, artificial
intelligence e cybersecurity, ambiti nei quali
si giocherà una parte decisiva del futuro
industriale globale.
Particolarmente significativo l’intervento
dell’ingegnere Antonio Stellato, che ha
presentato i progetti in collaborazione con
l’Università Federico II di Napoli riguardanti
l’architettura di computer quantistici e
l’applicazione di algoritmi IA in nuovi
contesti produttivi.
La visita allo stabilimento di Marcianise ha
offerto al GGI la possibilità di osservare da
vicino linee produttive ad alta automazione,
macchinari di ultima generazione e processi
che incarnano i principi della manifattura
avanzata. Un’esperienza che rafforza la
strategia del presidente Bo, orientata a far
incontrare i giovani imprenditori con esempi
di eccellenza e con modelli industriali
capaci di trainare l’economia territoriale.
“Questi incontri - ha commentato Bo - non
sono solo momenti di approfondimento, ma
veri strumenti di crescita. Conoscere realtà
come TME significa comprendere dove sta
andando l’industria e quali competenze i
nostri imprenditori dovranno sviluppare per
guidare il cambiamento”.
La collaborazione tra associazione
imprenditoriale e aziende d’avanguardia
emerge dunque come asse strategico per la
competitività del territorio casertano.
L’impegno del Gruppo Giovani Imprenditori
conferma una visione che punta a costruire
un ecosistema aperto, dinamico e capace di
sostenere l’ingresso delle nuove
generazioni nei processi decisionali
dell’economia regionale.
A.Q.
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
ECONOMIA
Vega Palace, nasce a Carinaro un nuovo
modello di hospitality per l’industria campana
18 19
Un investimento strategico che coniuga innovazione, qualità e sviluppo
territoriale. Alla serata inaugurale Mara Venier, Red Canzian, Edoardo de
Crescenzo e Sal Da Vinci
di Antonio Quaranta
L’apertura del Vega Palace nell’Area
Industriale di Carinaro non è soltanto un
nuovo tassello nell’offerta ricettiva della
provincia di Caserta: rappresenta un
cambiamento di paradigma per l’intero
ecosistema produttivo campano. Un
progetto che unisce visione, investimenti e
qualità, concepito per dare risposta alle
esigenze di aziende, professionisti e
manager che vivono quotidianamente uno
dei distretti industriali più dinamici del Sud.
Il taglio del nastro, avvenuto venerdì 21
novembre alla presenza di Mara Venier –
madrina della serata – insieme ai fratelli
Carlo, Ferdinando e Michele Canciello,
fondatori di Marican Holding, e a ospiti
d’eccezione come Red Canzian, Edoardo
de Crescenzo e Sal Da Vinci, ha segnato
l’inizio ufficiale di una nuova stagione per la
business hospitality del territorio.
L’iniziativa si inserisce all’interno del piano
industriale di Marican Holding, realtà
imprenditoriale che negli ultimi anni ha
ridefinito gli standard di logistica e servizi
avanzati in Campania. «Il Vega Palace non
nasce per aggiungere un semplice servizio
alla nostra area industriale, ma per creare
valore duraturo», ha affermato Carlo
Canciello durante la cerimonia inaugurale.
«Abbiamo immaginato un luogo in cui
efficienza e benessere possano convivere:
uno spazio che accoglie le persone prima
ancora delle aziende». Una visione che
sintetizza la scelta strategica di dotare il
distretto di Carinaro/Teverola di
un’infrastruttura ricettiva evoluta, pensata
per sostenere la competitività delle imprese
e attrarre nuovi investimenti.
L’impatto occupazionale è immediato: la
struttura ha generato 30 nuovi posti di
lavoro qualificati, frutto di un percorso di
selezione e formazione realizzato in
sinergia con la comunità locale. Un risultato
non marginale in un’area che continua a
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
ECONOMIA
consolidare il proprio ruolo di polo europeo si sostengono reciprocamente.
20
della logistica e della produzione avanzata. La ristorazione rappresenta uno dei cardini
«Il territorio cresce quando cresce la qualità del progetto. Nel Ristorante, guidato
21
delle opportunità», ha sottolineato
dall’Executive Chef Lino Acunzo,
Ferdinando Canciello. «Abbiamo investito in l’esperienza gastronomica assume un
persone prima che in infrastrutture:
carattere identitario: piatti d’autore, cura del
competenze, professionalità e attenzione al dettaglio e un equilibrio pensato per
dettaglio sono gli elementi che faranno del incontrare le esigenze di manager, clienti
Vega Palace un riferimento per tutta la internazionali e professionisti che scelgono
regione».
un contesto riservato per incontri di lavoro
L’identità del Vega Palace si articola in un strategici. Un livello di cucina che mira a
concept integrato che lega business, design posizionarsi come punto di riferimento
e benessere. L’architettura contemporanea, anche oltre i confini dell’area industriale.
costruita all’insegna della sostenibilità, «Oggi la ristorazione è un linguaggio che
delinea uno spazio armonico: un
racconta la visione di un’azienda», ha
ecosistema nel quale funzioni diverse – dichiarato Michele Canciello. «Abbiamo
accoglienza, ristorazione, servizi
voluto un luogo capace di trasformare un
professionali – dialogano tra loro con pasto in un momento di relazione, qualità e
continuità. Un’idea di hospitality che rompe valore aggiunto».
gli schemi tradizionali del ‘servizio
Accanto al ristorante, il Bistrot interpreta le
accessorio’ all’industria e introduce un esigenze di chi vive ritmi rapidi: piatti
modello nel quale accoglienza e produttività leggeri, freschi e immediati, pensati per
ottimizzare la pausa senza rinunciare alla
qualità. Il Lounge Bar completa l’offerta
come spazio sociale e relazionale, dal caffè
del mattino all’aperitivo di fine giornata, con
un’atmosfera studiata per favorire incontri e
connessioni professionali.
Dalla prossima primavera, il progetto si
arricchirà ulteriormente con l’apertura del
Boutique Hotel: ventidue suite progettate
per accogliere manager, partner
internazionali e professionisti in viaggio.
Comfort, eleganza e funzionalità saranno i
pilastri di un’offerta pensata per elevare
l’intera Area Industriale a standard
competitivi con i principali hub europei del
business travel. Il Vega Palace appare così
come una sintesi di visione imprenditoriale
e investimento sul futuro del territorio. Un
modello che dimostra come la Campania,
attraverso progetti integrati e strategie
orientate alla qualità, possa costruire un
ecosistema economico capace di
valorizzare tanto l’impresa quanto la
dimensione umana del lavoro. Un luogo
dove logistica, accoglienza e cultura del
servizio non solo convivono, ma generano
un valore condiviso che ridisegna il rapporto
tra industria e qualità della vita. Un segnale
potente di un Sud che innova, attrae,
cresce.
(foto a cura dell'ufficio stampa)
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
ECONOMIA
La stazione Capodichino verso il traguardo:
l’hub che ridisegna la mobilità di Napoli
misura per resistere anche a eventi sismici realizzazione di alcune delle più celebrate
22
di elevata intensità.
Stazioni dell’Arte – tra cui Toledo, più volte
La firma architettonica è quella di Ivan premiata come una delle stazioni
23
Harbour dello studio londinese RSHP, che metropolitane più belle del mondo, e la
ha scelto di ispirarsi al celebre Pozzo di San recente Monte Sant’Angelo – il Gruppo ha
Un’infrastruttura iconica da 450 tonnellate, un pozzo architettonico
Patrizio di Orvieto, un’opera rinascimentale consolidato un ruolo centrale nel rinnovo
nata per garantire l’approvvigionamento infrastrutturale della regione. A ciò si
profondo 50 metri e un collegamento aeroporto–centro città in soli 9
idrico in condizioni estreme. La stazione aggiunge la realizzazione della Linea 7
minuti: la visione industriale che cambia il profilo della Campania
riprende la potenza formale di quel
della Metropolitana di Napoli, dove la
di Fabrizio Matarazzo
La stazione Capodichino della Linea 1 della
Metropolitana di Napoli, uno dei cantieri più
complessi e strategici attualmente in corso
in Italia, si avvia alla fase conclusiva con
oltre il 95% dei lavori completati. Webuild,
che realizza l’opera per Metropolitana di
Napoli Spa e per il Comune di Napoli,
conferma un avanzamento che proietta il
capoluogo campano tra le pochissime città
al mondo in cui porto, aeroporto e rete
ferroviaria ad alta velocità saranno
finalmente integrati da un unico sistema
metropolitano.
Quando entrerà in esercizio, la stazione
consentirà di raggiungere l’aeroporto
internazionale di Napoli in appena nove
minuti dal centro, riducendo drasticamente i
tempi di percorrenza e innalzando gli
standard di mobilità urbana verso parametri
europei. ANM, che gestirà la fermata, potrà
così integrare un nuovo nodo in una Linea 1
che supera ormai i 20 chilometri e le 20
stazioni, con un contributo decisivo per
l’intermodalità metropolitana.
Dal punto di vista costruttivo, Capodichino è
già diventata un caso di studio. La
copertura metallica da 450 tonnellate – alta
otto metri e sospesa come una ragnatela
d’acciaio che richiama la forma di un hangar
– è stata completata nel 2024 e rappresenta
uno degli elementi più iconici dell’intervento.
Il cantiere sta ora procedendo al
completamento dell’atrio, caratterizzato da
ampie superfici vetrate e rivestimenti
metallici, e al montaggio degli otto
ascensori panoramici centrali progettati su
capolavoro: un unico ambiente circolare con
un diametro interno di 33 metri e una
profondità di 50, dove scale elicoidali e
ascensori disegnano un’esperienza
verticale più che una semplice discesa
verso i binari.
Accanto alla stazione sono stati realizzati
tre pozzi di servizio profondi circa 50 metri,
due dei quali destinati allo scavo della tratta
Capodichino–Poggioreale e un terzo per il
collegamento con la stazione Di Vittorio
della linea EAV. Si tratta di lavori essenziali
per la chiusura dell’anello che unirà Linea 1
e Linea 11, un passaggio che darà a Napoli
una configurazione metropolitana completa
e competitiva a livello internazionale.
La presenza di Webuild in Campania è
storica e altamente qualificata. Dal progetto
della stazione AV Napoli Afragola, firmata
da Zaha Hadid e divenuta un’icona globale
di architettura ferroviaria, fino alla
fermata di Parco San Paolo ha superato il
50% di avanzamento, e la partecipazione
alle grandi opere ferroviarie del Sud, come
due lotti dell’AV Salerno–Reggio Calabria e
quattro tratte dell’AV/AC Napoli–Bari.
Sul piano economico-industriale, Webuild
conferma un impatto significativo: nel
Mezzogiorno il valore dei progetti supera i
15 miliardi di euro, con 8.700 lavoratori
coinvolti al 30 giugno 2025 tra personale
diretto e indotto e oltre 7.600 fornitori attivati
dall’inizio dei lavori. Numeri che delineano
un ecosistema produttivo capace di
generare occupazione, competenze e
innovazione, dimostrando come
infrastrutture complesse, sostenibili e ad
alto valore architettonico possono diventare
motori di sviluppo.
Con la stazione Capodichino, Napoli non si
limita ad aggiungere una nuova fermata al
proprio sistema di trasporto: costruisce un
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
ECONOMIA
simbolo di modernità e un varco verso una fasi di collaudo, segnerà un punto di svolta
il volto dei territori con opere che
mobilità più integrata e competitiva.
per la città e per l’intero Mezzogiorno,
combinano visione, tecnica e cultura.
24 L’apertura al pubblico, prevista dopo il affermando ancora una volta come
(foto a cura dell'ufficio stampa)
25
completamento degli ultimi interventi e le l’ingegneria italiana sia in grado di cambiare
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
BLUE ECONOMY
Il mare come identità: con il varo del
Salvatore P, Cetara unisce radici e futuro
luoghi più autentici della Campania, un esperti, capacità di lavorare in condizioni
26
borgo che ha saputo conservare intatta la variabili e talvolta estreme. Il Salvatore P,
propria anima marinara mentre la Costiera nelle sue dimensioni e nella sua tecnologia 27
Amalfitana diventava meta turistica
avanzata, è pensato per affrontare
internazionale. Qui il mare non è sfondo, esattamente questo tipo di missioni:
Il nuovo gigante della flotta Pappalardo e la continuità marinara della
ma destino collettivo; non è decorazione, operare lontano dalla costa, garantire
ma vocazione. Le case addossate alla sicurezza, efficienza e sostenibilità, ridurre
Costiera Amalfitana, tra tonnare, colatura di alici e antiche vocazioni
montagna, le barche tirate in secca, le voci l’impatto ambientale, valorizzare il lavoro di
dei pescatori all’alba, l’odore delle reti bordo.
rappresenta il futuro, ma porta dentro di sé
salate: tutto parla di una comunità che ha Il tonno rosso per Cetara non è solo
tutte le storia e le radici della storia
costruito sé stessa attraverso un rapporto economia: è memoria, tradizione, è un
cetarese. Il nome stesso è un omaggio:
simbiotico con le acque del Tirreno.
sapere che si tramanda e che va protetto.
Il mare di Viareggio ha una luce particolare
quando accoglie un varo: una luminosità
sospesa, quasi rituale, che sembra
amplificare l’emozione di vedere una nuova
imbarcazione scivolare nell’acqua. Così è
stato per il Salvatore P, il nuovo
peschereccio della famiglia Pappalardo,
un’imponente unità lunga 48,50 metri,
destinata a diventare una presenza centrale
nel porto di Cetara. Un gigante del mare,
progettato per affrontare campagne di
pesca impegnative e lunghe navigazioni,
ma capace al tempo stesso di raccontare
una storia profondamente umana: quella di
una famiglia cetarese che, da generazioni,
lega la propria vita alle onde del
Mediterraneo.
Mentre lo scafo toccava l’acqua per la prima
volta, la sensazione condivisa era quella di
un ritorno, non di una partenza. Perché, pur
nascendo a Viareggio, il Salvatore P
appartiene già a Cetara, al suo mare e al
suo respiro antico. Ogni barca è un tassello
dell’identità marinara: il nuovo peschereccio
quello di Salvatore Pappalardo, figura
cardine della marineria locale, uomo di
mare e di valori, con una dedizione assoluta
al lavoro ed al rispetto verso ciò che il mare
dona e pretende. Il comandante è Gilles
Pappalardo, già alla guida della prima
“Genevieve P” ad appena 22 anni. Oggi, a
47, porta su questa nave un bagaglio di
esperienza che affonda le radici in oltre
cinque generazioni di pescatori.
Cetara non è un porto qualsiasi. È uno dei
Una delle tracce più forti di questa identità è
la pesca al tonno rosso, che i Pappalardo
praticano da decenni con rigore, esperienza
e profonda conoscenza del mare. Il tonno
rosso non è soltanto una specie pregiata: è
un simbolo culturale, un archetipo della
forza e del movimento, una presenza che
scandisce il calendario della marineria. Le
campagne di pesca — complesse,
regolamentate, selettive — richiedono
imbarcazioni robuste e sicure, equipaggi
Ed è proprio nella protezione che si
riconosce il senso più autentico
dell’innovazione: non una rottura con il
passato, ma un modo per custodirlo nel
tempo.
Tra le attività che definiscono Cetara, un
posto speciale appartiene alla colatura di
alici, l’oro ambrato del borgo, prodotto
identitario e Specialità Tradizionale
Garantita. Nelle cantine scavate nella
roccia, nei tini di castagno, nelle mani di
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
BLUE ECONOMY
produttori che ripetono gesti antichi, la dell’ecosistema marino. Alici piccole,
28
colatura racchiude secoli di storia. È un pescate nei periodi appropriati, trattate con
racconto liquido del Mediterraneo: l’attesa cura perché possano diventare non solo
29
lenta, il ritmo delle stagioni, la precisione alimento, ma racconto. La colatura non è un
artigiana e la grazia della semplicità. prodotto industriale ma opera vivente, frutto
La flotta Pappalardo ha contribuito per anni di un rapporto intimo con il mare.»
a mantenere vivo questo tesoro,
Nel varo del Salvatore P convivono dunque
assicurando al borgo materia prima
molte narrazioni: quella imprenditoriale di
selezionata e lavorata nel rispetto
una famiglia che investe sul futuro; quella
culturale di un territorio che difende la
propria autenticità; quella simbolica di un
mare che continua a essere maestro e
compagno. Il nuovo peschereccio non è
soltanto uno strumento di lavoro: è una
promessa, un ponte tra generazioni, una
conferma che l’identità di Cetara si
costruisce navigando, affrontando le
correnti, tornando sempre a casa.
E quando questa grande imbarcazione farà
il suo ingresso nel porto, tra le reti stese al
sole e il profilo del campanile di San Pietro
che veglia sul borgo, sarà accolta come un
figlio che ritorna. Perché ogni barca che
approda a Cetara non è soltanto un mezzo:
è un frammento di comunità, un’estensione
della vita dei pescatori, un pezzo di
memoria che continua a muoversi sulle
onde.
DIR.
(foto Matteo Giordano e altri, per gentile concessione)
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
CAMPANIA INSIDE
Città Caudina 2028, il sogno continua
novembre e l’inizio di dicembre,
hanno confermato quanto il
30
Nel cuore dell’Italia che cambia, una valle policentrica rafforza la sua
paesaggio, in questa valle, sia più 31
candidatura culturale dopo il primo ciclo di iniziative che ha unito
comunità, istituzioni e visioni europee
di Fabrizio Matarazzo
La Città Caudina entra nel mese di
dicembre con una consapevolezza nuova:
la candidatura a Capitale Italiana della
Cultura 2028 non è più soltanto un progetto
amministrativo o un esercizio di
pianificazione, ma un processo vivo e
partecipato che sta trasformando una valle
in una comunità. Le iniziative di fine
novembre, già svolte con una forte
adesione di pubblico tra Cervinara, Rotondi,
Airola e la Valle di Maddaloni, hanno
confermato la capacità del territorio di
attivare energie, mobilitare saperi e
generare un dialogo intergenerazionale sul
futuro.
Al centro della costruzione identitaria della
Città Caudina resta l’idea di una ‘valle
policentrica’, una geografia di quattordici
municipi che hanno scelto di superare i
confini amministrativi per presentarsi come
un’unica realtà culturale, connessa per
storia, paesaggio, vocazione rurale e
potenzialità europee. Il dossier Città
Caudina. Terra Futura. Europa abita qui,
curato da Leandro Pisano, Giacomo Porrino
e Alessandra Panzini, ha tracciato la
cornice concettuale entro cui la valle
intende muoversi: un territorio dove
l’Europa non è un riferimento retorico, ma
un’eredità concreta che passa per itinerari
come la Via Appia, per opere monumentali
come l’Acquedotto Carolino, per simboli
antichi come il Vaso di Assteas e per una
posizione geografica da sempre luogo di
incontro tra mondo tirrenico e adriatico.
Le attività di novembre hanno avuto il
merito di avviare, in modo tangibile, la
costruzione della comunità di pratica, un
organismo che non vuole essere un
semplice tavolo di confronto, ma un vero
meccanismo collettivo di decisione,
partecipazione e progettazione condivisa. A
Cervinara si è chiuso, il 29 novembre,
l’appuntamento Verso la Comunità di
Pratica: agricoltura, cultura e innovazione,
due giorni di dialoghi e laboratori che
hanno evidenziato le fragilità e le
potenzialità della valle. “La Città Caudina –
ha affermato Fabio Renzi, segretario
generale della Fondazione Symbola –
rappresenta oggi un laboratorio nazionale
sul rapporto tra cultura e territorio rurale.
Qui la marginalità può diventare un
vantaggio competitivo, se trasformata in
valore identitario ed economico”. A questo
messaggio si è aggiunta la riflessione di
Serena Tarangioli del CREA, per cui “la
sfida delle aree interne non è inseguire
modelli esterni, ma riconoscere e
potenziare ciò che le rende uniche”.
Le iniziative del CAI, già svolte tra la fine di
di un fondale: è un dispositivo
culturale. L’incontro Del
paesaggio in cammino a Rotondi
ha affrontato il tema del
naturalismo e del rapporto tra
comunità e territorio, mentre la
passeggiata patrimoniale dai
Ponti della Valle alla Reggia di
Caserta, in programma per il 14
dicembre ma già sold out, ha
mostrato il desiderio crescente di
letture lente e condivise del
paesaggio.
Dicembre porta con sé altri
momenti cruciali. Il 6 dicembre ad
Airola, nella Chiesa
dell’Annunziata, l’incontro Col
naso all’insù vedi l’Europa.
Giacomo del Po’ e la Città
Caudina offrirà una riflessione
sull’artista e sulla sua capacità di
evocare, attraverso gli affreschi,
un immaginario europeo ante
litteram che la valle può
reinterpretare oggi in chiave
contemporanea. Ma
l’appuntamento più atteso sarà
quello alla Reggia di Caserta, il
10 dicembre, dove la direttrice
Tiziana Maffei presenterà La
Reggia di Caserta incontra la
Città Caudina: un dialogo istituzionale che
intende costruire un ponte concettuale e
operativo tra il grande monumento
vanvitelliano e il territorio caudino. “La
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
CAMPANIA INSIDE
In questo senso, la Città Caudina si
propone come un vero laboratorio europeo
32 delle aree interne: un luogo dove
33
sperimentare il rapporto tra transizione
ecologica e digitale, innovazione
agroalimentare e paesaggi rurali, cultura e
coesione sociale. Una valle che vuole
dimostrare che la periferia può diventare
centro, che la storia può essere motore del
futuro e che, come recita il claim della
candidatura, «Europa abita qui». Una frase
che non è solo uno slogan, ma una
dichiarazione d’identità: la prova che la Città
Caudina è pronta a inserirsi nel grande
Reggia non è un corpo isolato, ma un
centro europeo. Mettere in relazione la sua
storia con quella della Valle Caudina
significa recuperare una geografia culturale
ampia, che supera i confini delle singole
città”. La forza della candidatura risiede
anche nella rete senza precedenti di
istituzioni coinvolte: oltre 90 associazioni
riunite nel Comitato Civico, più di 50
soggetti pubblici e privati, università italiane
ed europee, il Museo Campano di Capua,
l’Archivio di Stato di Benevento e Caserta,
la Reggia di Caserta, il Conservatorio di
San Pietro a Majella, i Parchi Regionali, il
Museo Nazionale del Sannio Caudino e
Taburno nella Cabina di Regia rafforza una
governance che punta a diventare un
modello replicabile per le aree interne
italiane.
Il nuovo logo della Città Caudina, progettato
da Hammer Design, sintetizza visivamente
questa identità plurale: una trama di punti e
connessioni che restituisce l’immagine di un
territorio che genera cultura, innovazione e
futuro attraverso le relazioni. È un’immagine
che racconta la volontà della valle di
immaginarsi non più come un insieme
disperso di municipalità, ma come una lista
di luoghi che, uniti, formano una
progettualità culturale ampia, condivisa e
perché questo ciclo di attività dimostra che
la candidatura non si misura soltanto sui
titoli o sulle opere previste, bensì sulla
capacità di costruire un immaginario
condiviso. Come ha affermato Giacomo
Porrino, tra gli autori del dossier: “La Città
Caudina non è un progetto di candidatura,
ma un progetto di comunità. Se la cultura
non genera coesione e non modifica lo
sguardo che abbiamo sul territorio, allora
non è cultura”.
discorso culturale europeo come un
territorio consapevole, autentico e capace di
rigenerare la propria eredità nella
modernità.
(foto di Giacomo Porrino, Ministero della
Cultura, Taburno Trekking,
Museo Archeologico Nazionale
del Sannio Caudino fornite dall’Ufficio
stampa in allegato al comunicato)
www.cittàcaudina2028.it
molte altre realtà che hanno scelto di
partecipare attivamente alla costruzione di
una valle metrorurale, rurale e policentrica.
L’ingresso del GAL Partenio e del GAL
aperta.
Dicembre rappresenta dunque un momento
decisivo, non solo perché a metà mese sarà
annunciata la rosa delle dieci finaliste, ma
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
CAMPANIA INSIDE
Bagnoli corre verso la rinascita
velica e, subito dopo, restituire il mare ai completato anche la rivalutazione
cittadini nel segno della balneabilità
economico-finanziaria e gli adeguamenti
34 ritrovata”, ha dichiarato Manfredi.
progettuali”.
35
L’avanzamento delle opere a mare
Il bacino di calma da 20 ettari, le opere
Manfredi: America’s Cup è il catalizzatore, poi restituiremo il mare alla città
rappresenta uno dei cardini del progetto, idrodinamiche a protezione delle
non solo per le esigenze operative
imbarcazioni AC75 e il dragaggio parziale
La trasformazione di Bagnoli entra in una duecento operai lavorano quotidianamente
dell’America’s Cup ma anche per la loro per l’approfondimento del pescaggio
fase decisiva, con un’accelerazione che per garantire il rispetto delle tempistiche e la
funzione anticipatoria rispetto al
costituiscono interventi che anticipano il
segna uno dei passaggi più rilevanti nel qualità degli interventi, in una fase che
risanamento ambientale complessivo. La cuore della bonifica marina. Si tratta di
lungo e complesso percorso di
richiede un coordinamento serrato tra
sottoscrizione della convenzione tra attività ad alto contenuto tecnico, concepite
riqualificazione dell’area ex industriale. Le soggetti pubblici, imprese e organi di
Struttura commissariale, Invitalia,
per assicurare stabilità e sicurezza alle
attività sulla colmata procedono secondo il controllo.
Provveditorato alle opere pubbliche e RTI imbarcazioni della competizione e, al
cronoprogramma fissato dalla Cabina di Il commissario straordinario dell’area
Deme segna un passaggio determinante, contempo, per velocizzare il percorso di
Regia del 4 agosto 2025, mentre gli Bagnoli-Coroglio e sindaco di Napoli,
poiché recepisce le prescrizioni della recupero ambientale dell’area. Le decisioni
interventi a mare e a terra registrano un Gaetano Manfredi, ha illustrato lo stato
sentenza del Consiglio di Stato del 2025 e del Consiglio di Stato, ricordano dalla
avanzamento che conferma la road map dell'arte nel corso del board ufficiale
consolida un assetto contrattuale
struttura commissariale, hanno indicato il
definita per accogliere l’America’s Cup e per dell’America’s Cup e nella successiva
pienamente conforme ai principi di legalità e ricorso alle varianti come strumento ottimale
proiettare il sito verso un futuro di piena riunione della Cabina di Regia a Palazzo
trasparenza. “Su mia richiesta – ha spiegato per adattare il progetto a un contesto
fruibilità pubblica. Concluse le demolizioni Chigi, alla presenza del ministro Tommaso
Manfredi – c’è stata un’ulteriore
giuridico ed economico profondamente
dell’ex mensa e degli uffici Italsider – Foti e dell’amministratore delegato di Sport
interlocuzione con l’Autorità Nazionale mutato.
simboli di un passato industriale ormai e Salute, Diego Nepi. “Tutto procede come
Anticorruzione che ha formulato
Parallelamente, il cantiere a terra continua a
scomparso e abbandonati per decenni – il da programma. L’intervento complessivo è
osservazioni puntuali. Abbiamo recepito evolversi, concentrato sulla colmata e sulle
cantiere è ora proiettato verso
l’abbattimento del vecchio pontile centrale,
distinto dal pontile Nord già trasformato in
una passeggiata panoramica. Oltre
strutturato in tre fasi integrate: opere a
mare, opere a terra e, nel 2026, le opere
ancillari. L’obiettivo è duplice: garantire
standard internazionali per la competizione
tutto, come confermato dalla stessa
Autorità. È un passaggio essenziale perché
consente di avviare in modo solido la fase
di contrattualizzazione, dopo aver
opere infrastrutturali necessarie a garantire
la piena operatività della Technical Base
Area (TBA), dove saranno ospitate le basi
dei team di Coppa America. Le attività
Foto di Giovanni Barchea
Sudenord.it - Anno 2 n. 10 - Novembre 2025
CAMPANIA INSIDE
36 37
comprendono la risagomatura della
scogliera, la riperimetrazione, la rimozione
dei manufatti obsoleti e la messa in
sicurezza superficiale della colmata, un
intervento indispensabile per consentirne
l’uso temporaneo in vista dell’evento e la
successiva integrazione con il grande
progetto del Parco urbano e del waterfront.
“Il coordinamento tra Struttura
commissariale, Invitalia e Sport e Salute –
ha precisato Manfredi – garantisce
continuità tra realizzazione delle opere e
gestione dell’evento. È un lavoro complesso
ma necessario per ottimizzare tempi e
modalità, sempre nel rispetto della
reversibilità degli interventi e della coerenza
con i piani di bonifica”.
Una volta concluse le opere strategiche,
Sport e Salute subentrerà nella fase degli
allestimenti temporanei, che
comprenderanno strutture tecniche, aree di
accoglienza, il Village e le dotazioni
logistiche necessarie alla gestione operativa
dell’America’s Cup. Le opere a terra
coprono un perimetro di circa 19,5 ettari e
prevedono riporti, pavimentazioni e reti
tecnologiche, tutte attività rese coerenti
dall’accordo quadro tra Invitalia e il
raggruppamento temporaneo di imprese
Greenthesis.
Nel quadro generale del progetto assumono
rilevanza crescente le opere ancillari,
destinate a completare il sistema
dell’accessibilità. Il rifacimento di via
Coroglio, il collegamento con l’asse interno
fino a via Diocleziano, la realizzazione dei
parcheggi, la riqualificazione dei pontili Nord
e Sud e l’introduzione di navette elettriche
compongono un pacchetto di interventi
finalizzato a garantire fluidità di mobilità e
sicurezza dell’area. Tra gli elementi più
significativi figura anche la nuova fermata
della Linea 2 della metropolitana in
corrispondenza della Porta del Parco,
finanziata da RFI, destinata a migliorare
l’integrazione del quartiere con il resto della
città.
In tema di valutazione ambientale, il
procedimento di verifica di assoggettabilità
alla VIA, avviato il 7 agosto 2025, ha
ottenuto il parere favorevole della
commissione tecnica PNRR-PNIEC e il
decreto direttoriale del MASE del 20
ottobre, che ha escluso l’intero progetto
dalla VIA. È già operativo un sistema di
monitoraggio ambientale potenziato sulla
base dei pareri espressi in Conferenza dei
servizi, che accompagnerà tutte le fasi del
cantiere, dai lavori a mare alle attività sulla
colmata.
Il cronoprogramma, confermato in Cabina di
regia, prevede il completamento delle opere
a mare e degli interventi sulla colmata entro
l’estate del 2026, mentre le opere ancillari
saranno ultimate nella primavera del 2027.
“La sfida – sottolinea Manfredi – è rispettare
i tempi, garantire la qualità degli interventi e
costruire una nuova identità per Bagnoli.
L’America’s Cup è un catalizzatore
straordinario, ma lo sguardo è già rivolto
oltre: alla restituzione del mare, alla
balneabilità, alla rinascita di un luogo che
Napoli aspetta da troppo tempo”.
Un progetto che, per la prima volta dopo
decenni, mostra una traiettoria chiara,
scandita da opere, scadenze e
responsabilità definite. Un cambio di passo
che segna non solo l’avvicinarsi di un
grande evento sportivo internazionale, ma
l’avvio concreto di una trasformazione
urbana attesa da generazioni.
DIR.
(foto fornite dall'Ufficio stampa in allegato al comunicato)
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
CAMPANIA INSIDE
Rinasce il Giardino Romantico di Palazzo Reale
questo restauro, che riguarda circa
un ettaro e mezzo di giardino,
38
Il grande restauro che restituisce a Napoli il suo paesaggio storico più
significa anche sensibilizzare il 39
segreto, tra memoria botanica, ingegneria paesaggistica e cura del
patrimonio
di Fabrizio Matarazzo
Nel cuore pulsante di Napoli, dove
l’architettura borbonica incontra la vitalità
contemporanea della città, il Giardino
Romantico del Palazzo Reale sta tornando
alla luce come uno dei luoghi più
affascinanti e sorprendentemente complessi
del patrimonio paesaggistico italiano. A
quasi due secoli dalla sua sistemazione
ottocentesca, il giardino sta rinascendo
grazie a un intervento di restauro che non è
soltanto un’operazione tecnica, ma un vero
gesto culturale: un ritorno alla memoria
storica, al gusto del paesaggio, all’antica
capacità dei giardini reali di essere
laboratori di sperimentazione botanica e
rifugi di bellezza.
Il progetto, avviato nel settembre 2024 e
ormai prossimo alla conclusione, ha
comportato una chiusura temporanea del
giardino al pubblico. Ma l’iniziativa
‘Aspettando Primavera’ ha offerto, nelle
ultime settimane, un’occasione rara e
preziosa: poter attraversare il cantiere
guidati direttamente da chi sta restituendo
vita e identità a questo angolo verde.
L’architetto paesaggista Marco Ferrari,
direttore dei lavori, ha accompagnato i
visitatori lungo i viali risistemati, tra alberi
monumentali e nuove piantumazioni,
raccontando una ricostruzione che affonda
le sue radici nella storia. «L’intervento è
stato analizzato e progettato dopo due anni
di studi, ricerche e indagini, con la finalità di
arricchire il patrimonio vegetale e
recuperare la valenza del collezionismo
botanico» spiega. «Siamo intervenuti sugli
esemplari arborei esistenti con potature
mirate, e dove necessario con abbattimenti
imposti dalle condizioni fitostatiche. Ma
soprattutto abbiamo lavorato per restituire
leggibilità al disegno ottocentesco,
rileggendo la visione di Friedrich Dehnhardt,
il giardiniere botanico di Ferdinando II che
dette forma al giardino negli anni Quaranta
dell’Ottocento».
L’idea di ‘leggere’” il giardino come un testo
stratificato è stata al centro del progetto: un
paesaggio che non appartiene a un’unica
epoca, ma che è il risultato di evoluzioni,
adattamenti, scelte botaniche e
architettoniche sedimentate nel tempo. Non
a caso, Ferrari ha più volte definito il
giardino un ‘organismo vivo’, capace di
dialogare con il passato ma anche di
adattarsi ai mutamenti ambientali e
climatici. Per questo motivo, la
ricomposizione della collezione botanica
storica non è stata una mera replica: le
nuove specie, selezionate dagli elenchi di
Dehnhardt, sono state scelte e adattate
tenendo conto delle condizioni attuali del
sito, della sostenibilità e della resilienza,
interpretando in chiave contemporanea un
progetto nato quasi due secoli fa.
Durante la visita, uno dei
momenti più suggestivi è stato il
racconto del ‘salvataggio’ di due
veri e propri monumenti: un
secolare Pinus canariensis e uno
degli storici Ficus magnolioides
che dominano una porzione del
giardino. Le radici del ficus
stavano progressivamente
esercitando pressione su un
tratto del paramento lapideo
neobarocco del viale rettilineo
novecentesco, rischiando di
comprometterne la stabilità.
L’intervento è stato un
capolavoro di ingegneria
paesaggistica: «Abbiamo creato
un nuovo spazio per le radici
aeree del ficus» racconta Ferrari,
«garantendo così sia la stabilità dell’albero
sia la salvaguardia del muro progettato da
Camillo Guerra nella prima metà del
Novecento. È un equilibrio complesso, ma
necessario: qui convivono due opere
storiche, una naturale e una architettonica,
entrambe da proteggere».
Questa rinascita, tuttavia, non riguarda
soltanto gli aspetti vegetali. Il restauro ha
coinvolto in modo capillare anche la parte
infrastrutturale del giardino, dalle
pavimentazioni ai sistemi impiantistici, in
un’ottica di sostenibilità e sicurezza.
L’architetto Almerinda Padricelli,
responsabile del progetto, sottolinea infatti
«l’importanza del recupero non solo del
verde, ma anche della componente
infrastrutturale, perché il giardino del
Palazzo Reale non è un luogo isolato:
connette gli spazi museali con quelli della
Biblioteca Nazionale e del Teatro San Carlo.
La sua fruizione deve essere continua,
sicura, integrata». A partire da questa
visione, i viali sono stati rinnovati attraverso
la sostituzione dell’asfalto con superfici in
cocciopesto di tufo, più coerenti con la
storia del luogo e più performanti in termini
di drenaggio, una scelta che risponde
anche alle sfide poste dai cambiamenti
climatici.
«L’intervento -ricorda la direttrice delegata
del Palazzo Reale, Tiziana D’Angelo -
rientra nel Piano Strategico Grandi Progetti
Beni Culturali del Ministero della Cultura,
per un valore complessivo di oltre 900mila
euro. Abbiamo voluto aprire il cantiere
perché crediamo che la trasparenza e la
partecipazione siano parte integrante della
tutela. Far comprendere la complessità di
pubblico alla cura di questo luogo,
che è un polmone verde ma anche
uno spazio culturale di enorme
valore».
Intanto, mentre il giardino procede
verso la riapertura prevista per i
primi mesi del 2026, un nuovo
cantiere è stato avviato lungo il
perimetro su via San Carlo, dove la
storica cancellata monumentale è
oggetto di un intervento di recupero.
Sui pannelli che la proteggono
durante i lavori campeggia una sola
parola: ‘AverCura’. Un’esortazione
semplice, ma di straordinaria
potenza simbolica, che sintetizza lo
spirito del progetto: la cura come
atto collettivo, come responsabilità
verso un patrimonio che appartiene alla
comunità.
I numeri del cantiere - oltre 4.000 piante
messe a dimora, 350 giorni di lavoro, 2.750
metri quadrati di pavimentazioni in
cocciopesto, 3.150 metri quadrati di prati -
restituiscono solo in parte la dimensione
concreta di un restauro che è anche
un’operazione di visione. La rinascita del
Giardino Romantico, infatti, non riguarda
solo l’estetica o la funzionalità: è la
ricostruzione di un paesaggio culturale, un
luogo in cui la città ritroverà la propria
memoria vegetale e la propria identità
spaziale.
Le imprese coinvolte: per restauro dei viali,
adeguamento della componente
impiantistica e opere a verde DiElle Impianti
di Sant'Egidio del Monte Albino (SA) e
Royal Garden di Pozzuoli. Per la fornitura e
messa a dimora della componente vegetale
Batù S.r.l. di Napoli Per il restauro della
cancellata monumentale Impresa Nicolì
S.p.a. di Lequile (LE).
Quando riaprirà al pubblico, il giardino
offrirà un’esperienza rinnovata, più
accessibile, più sicura e più consapevole.
Ma soprattutto offrirà ciò che da sempre
rappresenta la sua essenza: un luogo di
quiete e di eleganza, in cui la botanica
incontra la storia, e in cui la natura -
educata dalla mano dell’uomo - diventa
narrazione, riflessione, viaggio. Uno spazio
capace di restituire al visitatore, come
accade nei grandi giardini europei, quel
senso di sospensione e armonia che esiste
solo nei luoghi in cui il tempo sembra
rallentare per mostrare, con rara
delicatezza, la bellezza del mondo.
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
CAMPANIA INSIDE
Giro d’Italia 2026, Napoli firma il pokerissimo
40
Da Paestum al Lungomare Caracciolo, la Corsa Rosa torna nel
41
capoluogo per il quinto anno consecutivo. Un omaggio a Bagnoli e
all’America’s Cup nell’anno di Napoli Capitale Europea dello Sport
di Fabrizio Matarazzo
L’arrivo del Giro d’Italia 2026 a Napoli,
previsto per il 14 maggio, non è soltanto un
appuntamento sportivo, ma un capitolo di
una narrazione più ampia che negli ultimi
anni ha ridisegnato l’immagine della città e
del suo territorio. La quinta presenza
consecutiva della Corsa Rosa nel
capoluogo campano – un pokerissimo
senza precedenti nella storia recente del
ciclismo – testimonia un progetto costruito
con costanza, credibilità istituzionale e
capacità di visione. Un progetto che
coincide con un anno cardine: quello di
Napoli Capitale Europea dello Sport 2026,
in cui la città vede convergere grandi eventi
capaci di dialogare tra loro e di restituire al
Mediterraneo una capitale culturale,
energetica e simbolica.
Il sindaco metropolitano Gaetano Manfredi,
durante la presentazione ufficiale della
tappa, ha parlato con chiarezza di una
trasformazione già in corso: «Napoli sta
diventando sempre più centrale nel
Mediterraneo. E si vede in tutti i campi,
anche nello sport. Con l’America’s Cup, con
il titolo di Capitale europea dello Sport, con
il Giro d'Italia. Quella tra Napoli e il Giro è
una storia d’amore che si perpetua».
Manfredi ricorda come, fino a pochi anni fa,
sarebbe stato impensabile immaginare un
arrivo di tappa metropolitano replicato per
cinque edizioni consecutive. Oggi accade
perché, come aggiunge il sindaco,
«l’organizzazione ha trovato nelle istituzioni
napoletane interlocutori seri e
appassionati».
Il rapporto tra Napoli e il Giro, tuttavia, non
è fatto solo di istituzioni e strategie, ma di
geografia sentimentale. La tappa del 2026 è
pensata come un viaggio narrativo che
attraversa territori, identità e paesaggi,
trasformando 161 chilometri in un mosaico
di bellezza e storia. La partenza da
Paestum, con i suoi templi che parlano da
secoli al Mediterraneo, segue una rotta che
risale verso Salerno, Vietri sul Mare e Cava
de’ Tirreni, prima di toccare Nocera e Sarno,
dove il racconto della corsa incrocia quello
del risanamento ambientale del fiume.
L’ingresso nell’area metropolitana avviene
da Palma Campania, la città delle
Quadriglie, per poi attraversare Nola,
capitale dei Gigli e patria di Giordano
Bruno, quindi dirigersi verso Cardito, con il
suo grande Parco Taglia, e Caivano, luogo
simbolo di rinascita civile e sportiva grazie
al recupero della storica Coppa Caivano.
Ogni territorio diventa pagina, ogni tratto di
strada un’occasione per mostrare al mondo
una Campania complessa, stratificata,
profondamente viva. Non a caso il
vicesindaco metropolitano Giuseppe Cirillo
ha voluto sottolineare questo approccio:
«Anche quest’anno abbiamo voluto dare
risalto a tutta l’area metropolitana,
valorizzando l’area interna del Vesuvio, il
Nolano e l’area Nord. Il Giro deve essere
occasione di continuità, di narrazione
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
CAMPANIA INSIDE
condivisa e di rinascita territoriale».
teatro naturale del Golfo di Napoli.
Cairo, la tappa partenopea ha un valore Made in Italy e in un generatore di valore
42
Il momento simbolicamente più potente L’itinerario nel capoluogo proseguirà lungo
affettivo e strategico: «Siamo appassionati a sociale: per ogni euro investito, quasi tre
la collina di Posillipo, terrazza naturale e
Napoli. È una città accoglientissima e ci vengono restituiti in termini di beneficio 43
romantica del Mediterraneo, con vedute che
abbracciano il Vesuvio, Capri, Ischia e la
penisola sorrentina. La discesa verso
Marechiaro e Coroglio svelerà la
dimensione archeologica e naturalistica
della città, dalla Baia di Trentaremi al Parco
Archeologico di Pausilypon, fino al Parco
Sommerso della Gaiola, un luogo unico in
cui la natura e la storia dialogano con
trasparenze e silenzi millenari. La corsa
sarà tanta gente lungo le strade. Il
passaggio a Bagnoli, vicino al cantiere
dell’America’s Cup, rende questa tappa
iconica». Una dichiarazione che conferma
quanto il connubio sport–paesaggio sia oggi
la leva più efficace per la promozione
internazionale del territorio.
Il Giro non porta solo visibilità: porta
economia, investimenti, flussi turistici e
immaginario. L’edizione numero 108 ha
generato un impatto economico
complessivo di oltre 2,1 miliardi di euro, tra
ricadute dirette e indirette, con un
incremento del 4,5% rispetto all’anno
precedente. I dati raccontano un fenomeno
in crescita costante: 2,3 milioni di spettatori
lungo le strade, +8% di interesse web,
l’89% degli appassionati stranieri che
acquistano prodotti italiani e quasi la metà
che dichiara di aver migliorato la propria
opinione sul Paese dopo aver seguito la
corsa. Numeri che trasformano la
manifestazione in un ambasciatore del
collettivo, tra promozione dell’attività
sportiva e pratiche sostenibili.
Il 14 maggio 2026 non rappresenta dunque
soltanto un appuntamento sportivo ma un
tassello di una narrazione complessiva in
cui Napoli e la Campania riaffermano il loro
ruolo nel Mediterraneo e in Europa. È il
racconto di una città che sta riscoprendo la
sua centralità attraverso la cultura, la
bellezza e lo sport; di un territorio che si
mostra al mondo con orgoglio e
consapevolezza; di un evento che diventa
rito collettivo e al tempo stesso occasione di
visione. Il Giro d’Italia, con la sua estetica
epica e popolare, si intreccia con il vento
dell’America’s Cup e con il titolo di Capitale
Europea dello Sport per restituire
un’immagine potente, moderna e luminosa
della Campania. Un’immagine che non
resta sospesa nel cielo della televisione, ma
che si radica nei progetti, nelle comunità e
nelle storie che ogni giorno ridisegnano la
vita della regione.
della tappa sarà l’ingresso a Bagnoli, dove
la carovana del Giro “saluterà” il cantiere
dell’America’s Cup. Una scelta che va oltre
la coincidenza logistica: è l’incontro tra due
energie, tra due forme di competizione, tra
due estetiche, fondate entrambe sulla
potenza delle gambe che spingono sui
pedali e sul vento che gonfia le vele. È il
gesto sportivo che diventa metafora di
rinascita urbana, perché Bagnoli – con la
sua stratificazione di memorie industriali e
di visioni future – rappresenta oggi un
laboratorio decisivo della Napoli che verrà.
È proprio qui che la Corsa Rosa incrocerà
un altro gesto spettacolare: la boat parade
organizzata dalla Lega Navale Italiana, una
sfilata di centinaia di barche a vela nelle
acque antistanti Coroglio, pensata come un
“tappeto bianco” in movimento. Le vele
accompagneranno i corridori, intrecciando
mare e asfalto, leggerezza ed energia
muscolare, in un’immagine destinata a
diventare icona visiva del 2026. È la
rappresentazione plastica dell’incontro tra
due mondi che il pubblico globale vedrà
simultaneamente: l’eleganza della vela e la
fatica del ciclismo, entrambi immersi nel
sfiorerà poi Mergellina e il suo porto
turistico, entrando infine nel regno del
Lungomare Caracciolo, che accompagnerà
gli ultimi chilometri verso un probabile arrivo
in volata sotto lo sguardo di Castel dell’Ovo,
simbolo intramontabile della città e della
sua identità marittima.
Per il Presidente di RCS Group, Urbano
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
CAMPANIA INSIDE
Porta Marittima, nuovo snodo urbano per Napoli
Soprintendenza, per l'approvazione del Molosiglio e la Base navale della Marina
44
progetto”.
militare - ha affermato -. È un risultato reso
Approvato il progetto di Álvaro Siza che ricuce Piazza Municipio al
L’intervento si inserisce all’interno di una più possibile grazie ad articolati accordi
45
waterfront e rafforza la visione metropolitana della città
La trasformazione del waterfront di Napoli
compie un passo decisivo con
l’approvazione, da parte della Giunta
comunale, del progetto esecutivo della
Porta Marittima, opera firmata dall’architetto
portoghese Álvaro Siza e inserita nel
Contratto di Sviluppo Centro Storico. Si
tratta di un tassello simbolico e al tempo
stesso funzionale, destinato a ridefinire i
flussi pedonali tra Piazza Municipio, la
Stazione Marittima e il Molo San Vincenzo,
metropolitana.
Per Siza, già autore della stazione
Municipio e di interventi che negli anni
hanno ridefinito lo skyline della piazza, la
Porta Marittima rappresenta un compimento
ideale di una visione
maturata anche
attraverso lo studio delle
stratificazioni storiche
della città. “La Porta
Marittima è un progetto
cui io e tutta l’équipe
abbiamo prestato
grande impegno - ha
dichiarato l’architetto -.
Riteniamo fondamentale
consolidare l’asse
centrale della Piazza del
Municipio, asse
ordinatore fra il centro
della facciata della
Stazione Marittima e il
Palazzo San Giacomo,
che prosegue nella
quota più alta con la
presenza
dell’emblematico Castel Sant’Elmo. La
percezione di questa relazione assiale era
già presente nei progetti di decenni fa, dei
quali eravamo a conoscenza e che hanno
ulteriormente rinforzato la nostra
convinzione della sua importanza. Siamo
molto grati al Comune, nella sua attuale
ampia strategia di valorizzazione del fronte
mare, in cui convergono scelte urbanistiche,
investimenti infrastrutturali e una rinnovata
sensibilità nei confronti della fruizione
pubblica degli spazi. La Porta Marittima,
infatti, non è solo un’opera architettonica: è
una soglia, un dispositivo urbano che
traduce in termini formali la volontà di
restituire continuità visiva e percettiva a
un’area storicamente frammentata tra porto,
centro direzionale e centro monumentale.
L’assessore alle Infrastrutture Edoardo
Cosenza sottolinea il valore strategico del
progetto come elemento di connessione e
come segnale della collaborazione
istituzionale che ha permesso la
realizzazione della passeggiata pubblica
fino al Molo San Vincenzo. “Il progetto della
Porta Marittima, oltre a completare il
disegno assiale della piazza Municipio, è un
altro tassello che si aggiunge alla
realizzazione della passeggiata pubblica
che dal sottopasso della Linea 1 e della
Linea 6 della Stazione Municipio conduce al
Molo San Vincenzo, passando lungo la
terrazza del nuovo Beverello, i Giardini del
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raggiungere un pubblico più ampio?
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pubblicitarie. Offriamo pacchetti
personalizzati che si adattano alle tue
esigenze e al tuo budget.
interistituzionali che, negli anni precedenti,
hanno consentito sia la condivisione del
progetto che il finanziamento dell’opera”.
Il cantiere partirà nei primi mesi del nuovo
anno, con una durata stimata di quattro
mesi. Una tempistica sintetica ma coerente
con la natura dell’intervento, che agisce
come innesto in un sistema già ampiamente
rinnovato e destinato a diventare uno dei
principali corridoi di mobilità dolce della
città. L’obiettivo è rendere il percorso verso
il Molo San Vincenzo non solo più
accessibile, ma anche più riconoscibile e
identitario, nella scia delle grandi operazioni
di riqualificazione urbana che stanno
definendo una nuova relazione tra Napoli e
il suo mare.
La Porta Marittima, nel suo equilibrio tra
funzione e simbolo, appare così come
l’ennesima conferma del ruolo che la qualità
architettonica può giocare nelle politiche di
sviluppo urbano. Un’opera che parla di
visione, di continuità e di apertura: tre
concetti essenziali per la competitività futura
di una città che punta a ridefinirsi come
nodo strategico del Mediterraneo.
scrivi a : commerciale@sudenord.it
in un contesto urbano attraversato ogni
giorno da 150.000 passeggeri grazie alla
presenza delle linee 1 e 6 della
Amministrazione, e alle autorità preposte al
Patrimonio, sia del Comune che della
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CULTURA E SPETTACOLI
Napoli rinasce nel segno dell’arte
46 47
La Fondazione Urs Rechsteiner dona due sculture monumentali al Real
Albergo dei Poveri per celebrare Napoli2500
di Francesco Bellofatto
La celebrazione dei 2500 anni di Napoli si
arricchisce di un gesto di rara forza
simbolica e civile: la FUR – Fondazione Urs
Rechsteiner dona alla città due grandi
sculture in travertino, realizzate dall’artista
toscano Riccardo Grazzi, che sono state
maturato negli anni una visione dell’arte
come progetto civile, luogo di incontro,
responsabilità collettiva e evoluzione
spirituale. “Credo profondamente che l’arte
sia una forma di cura. Se esponiamo le
persone alla bellezza, soprattutto i giovani,
compiamo un atto di educazione e crescita.
Il mecenatismo, oggi, è un atto di coraggio:
progetti educativi e caritativi in Svizzera.
La donazione a Napoli non è un episodio
isolato, ma un gesto che intreccia memoria
familiare, sentimento personale e
“Per me Napoli non è una scoperta recente.
È parte della mia storia. Mio antenato servì
qui per più di vent’anni. Donare alla città è
anche un modo per restituire qualcosa a
questo legame antico”, sottolinea
Rechsteiner.
Le due sculture di Riccardo Grazzi –
maestro del travertino, nato a
Firenze e formatosi a Carrara,
con una carriera costellata da
opere monumentali pubbliche e
collaborazioni con grandi
artisti – raccontano
proprio questo rapporto
tra memoria e visione.
L’opera con il toro si
ispira alla
collocate nel Real Albergo dei Poveri, cuore
storico della visione illuminata di
Ferdinando IV di Borbone. È un dono che
non riguarda solo l’arte, ma un’idea di
futuro: la Fondazione, nata per promuovere
cultura, paesaggio e territori, porta così a
Napoli la propria missione internazionale di
valorizzazione attraverso la bellezza.
Urs Willi Rechsteiner, fondatore e
presidente della FUR, è un mecenate dal
profilo singolare nel panorama europeo:
economista di formazione, esperto fiscale
svizzero riconosciuto a livello federale e
tenente colonnello dell’esercito elvetico, ha
significa mettere in circolo ricchezza per
l’anima”, afferma Rechsteiner.
È questa visione che ha portato alla nascita
della Fondazione nel 2022 e alla creazione
del Sentiero dell’Arte e dell’Anima a Pienza,
un percorso unico che unisce paesaggio
assoluto e sculture contemporanee. “A
vent’anni altri compravano automobili, io
compravo opere d’arte. Ho sempre pensato
che la bellezza dovesse essere condivisa,
non rinchiusa in un luogo privato”, racconta
Urs. Le sue iniziative filantropiche hanno già
trasformato territori e comunità, dalla
Valdorcia alla Toscana centrale, fino ai
responsabilità
culturale. Un
antico legame
unisce infatti la
famiglia
Rechsteiner alla città:
Johann
Baptist Rechsteiner, antenato di Urs, fu
ufficiale dei reggimenti svizzeri al servizio
della monarchia borbonica dal 1832 al
1853, distinguendosi per disciplina e
capacità amministrative nel cuore di una
Napoli in trasformazione politica e sociale.
simbologia
mitraica
della
Tauroctonia,
dove il
sacrificio del
toro feconda la
terra e genera
nuova vita. La lettura di
Rechsteiner lega questo
mito alla natura profonda della
città: “Napoli è generativa per
vocazione. Ha la forza di rinascere
sempre, di trasformare anche il dolore in
energia creativa. Questa scultura celebra la
potenza vitale della città, la sua capacità di
andare oltre il presente e lasciare un
segno”.
Collocata nel Real Albergo dei Poveri, la
panca-toro diventa metafora della funzione
storica dell’edificio: un luogo in cui la
monarchia illuminata voleva creare lavoro,
dignità e futuro attraverso le botteghe
artigiane.
La seconda panca culmina invece in un
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CULTURA E SPETTACOLI
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maestoso becco d’aquila. Simbolo di libertà,
altezza spirituale e visione, l’aquila evoca
sia la dignità restituita agli ultimi – poveri,
reietti, prostitute – sia il titolo stesso
dell’edificio: ‘Real’, nel senso più alto del
termine. “Questa scultura parla di riscatto.
L’aquila guarda dall’alto, ma non domina:
solleva. Nel Real Albergo dei Poveri diventa
una promessa di libertà e umanità”,
aggiunge Rechsteiner.
Nell’insieme, le due opere creano un ponte
ideale tra Toscana e Campania, tra storia e
futuro, tra mito e rigenerazione civica. Il
gesto della Fondazione FUR – nel contesto
delle celebrazioni di Napoli2500 – assume
così un valore doppio: è un dono d’arte e,
allo stesso tempo, un atto di responsabilità
culturale che riafferma la vocazione di
Napoli come capitale mediterranea della
creatività, dell’inclusione e della memoria
viva.
“Credo nelle connessioni tra territori.
Quando l’arte crea un abbraccio tra luoghi
diversi, accade qualcosa di speciale. È
questo che desidero per Napoli: che queste
sculture diventino segni di dialogo, di
bellezza condivisa, di futuro”, conclude Urs
Rechsteiner.
La città, che da 2500 anni costruisce
identità attraverso stratificazioni culturali,
religiose e civili, accoglie ora due nuove
presenze in pietra: silenziose, ma vibranti di
significato. Un regalo che non si esaurisce
nell’oggetto ma che, come auspicato dal
suo donatore, diventerà parte di una storia
più ampia di rigenerazione, educazione alla
bellezza e costruzione di comunità.
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CULTURA E SPETTACOLI
Rinasce il Real Albergo dei Poveri:
Napoli riapre il suo gigante silenzioso
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Il Museo del grande complesso borbonico inaugurato nell’ambito di
Napoli2500. La Fondazione FUR dona alla città due sculture di Riccardo
Grazzi, simboli di dignità, generatività e nuova visione culturale
di Francesco Bellofatto
foto di Giovanni Barchetta
Ci sono edifici che non sono semplicemente
architetture, ma organismi simbolici capaci
di assorbire e restituire la storia di una
comunità. Il Real Albergo dei Poveri
appartiene a questa categoria: un gigante
costruito nel 1751 per volontà di Carlo di
Borbone e Maria Amalia di Sassonia,
progettato da Ferdinando Fuga come
un’opera di avanguardia sociale, dove
accoglienza, educazione e lavoro erano
pensati come strumenti di riscatto. Dopo
decenni di attese, restauri e progettualità, il
suo destino si riallinea con la sua vocazione
originaria: con l’inaugurazione del nuovo
Museo, nell’ambito di Napoli2500, l’antico
“Serraglio” torna a essere uno spazio
pubblico aperto, un luogo che riattiva
memoria, futuro e identità.
Al centro di questa giornata di rinascita, la
città ha accolto un gesto che unisce
generosità privata e responsabilità culturale.
Il mecenate svizzero Urs Rechsteiner,
fondatore della FUR – Fondazione Urs
Rechsteiner, ha donato al Real Albergo dei
Poveri due sculture dell’artista toscano
Riccardo Grazzi, la Panca con il Toro e la
Panca dell’Aquila, opere che entrano
stabilmente nel patrimonio artistico della
città e che sono state concepite come
sedute scultoree: arte fruibile, capace di
dialogare con lo spazio urbano, museale e
sociale. Il loro inserimento nelle sale del
Real Albergo conferma l’idea che questo
luogo non sia un museo da contemplare,
ma un laboratorio di pensiero
contemporaneo.
Nel corso della cerimonia, il sindaco di
Napoli Gaetano Manfredi ha evidenziato il
senso profondo di questa restituzione alla
città: «Questo è uno dei più grandi edifici
europei, una grande utopia del Settecento
che voleva dare un futuro alle bambine e ai
bambini del Regno di Napoli. Lo faceva
offrendo cibo, vestiti e soprattutto un
mestiere. Oggi rianimiamo questo palazzo
con un progetto di futuro che rende attuale
quel messaggio: costruire il futuro dei nostri
giovani partendo dalla cultura, dalla lettura,
dall’università che si sta insediando qui e
anche dall’innovazione tecnologica.
Vogliamo utilizzare la memoria come un
grande progetto di futuro».
La dimensione umana e materiale di quella
storia riaffiora nel Refettorio monumentale
con il prologo espositivo Ancora qui.
L’Albergo dei Poveri: la memoria delle cose,
un racconto intessuto di oggetti ritrovati
durante i lavori di restauro: scarpe
consunte, posate, piatti, bicchieri,
caffettiere, letti, valigie, documenti
d’esercito, macchine da scrivere. Oggetti
che hanno attraversato vite fragili, che ne
hanno custodito speranze e fatiche, e che
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CULTURA E SPETTACOLI
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oggi tornano alla luce in un allestimento che
intreccia installazioni artistiche, fotografia e
performance.
«Non è una mostra, non è un museo: è un
prologo», spiega Laura Valente, direttrice
artistica di Napoli2500. «Vuole essere
l’inizio di un racconto: questa era un’utopia
sociale, fondata sull’idea che anche chi non
aveva nulla potesse trovare qui un futuro.
Gli oggetti ritrovati ci parlano dei bambini e
delle bambine che hanno vissuto in questi
spazi. Sono ancora qui, e ci interrogano. Ci
chiedono ancora di essere salvati. E noi
faremo la nostra parte».
Le due sculture donate dalla Fondazione
FUR diventano parte di questo racconto
visivo ed etico. La Panca con il Toro,
ispirata alla Tauroctonia mitraica, evoca un
gesto antico: il sangue del toro che feconda
la terra, simbolo di rinascita, vitalità e
creazione. È un’immagine che trova nel
Real Albergo dei Poveri un’eco naturale: era
qui che la formazione artigiana restituiva
dignità, opportunità e competenze ai più
vulnerabili. La Panca dell’Aquila, con il suo
becco scolpito e il richiamo diretto
all’emblema dell’Albergo, rappresenta la
dimensione della libertà e della dignità
personale: un invito a sollevarsi dalla
marginalità, a rivendicare un posto nel
mondo.
Il gesto di Urs Rechsteiner assume una
valenza ancora più significativa se si
considera il suo legame personale con la
città. La sua Fondazione, già protagonista
in Toscana con il Sentiero dell’Arte e
dell’Anima di Pienza, porta a Napoli la
stessa visione: connettere territori
attraverso l’arte, trasformare i
paesaggi in narrazioni condivise,
sostenere luoghi che
rappresentano identità collettive.
La rinascita del Real Albergo dei
Poveri si configura così come
un’operazione culturale,
istituzionale e imprenditoriale:
non il restauro nostalgico di un
monumento, ma il rilancio di
un’infrastruttura sociale. Le due
sculture di Grazzi, ora parte
dell’edificio, inaugurano un
linguaggio nuovo, rivelano un
percorso che si apre alla
creatività e al dialogo. L’antico
gigante borbonico, dopo anni di
quiete forzata, torna finalmente a
vivere, a interrogare la città, a
generare futuro.
Napoli, che da sempre costruisce
la sua identità sul rapporto tra
memoria e trasformazione, trova
in questo gesto un segno di
fiducia. Il Real Albergo dei Poveri
torna al suo ruolo di grande
spazio pubblico: aperto, inclusivo,
capace di accogliere opere, idee,
cittadini e visioni. Ed è proprio in
questa capacità di rinascita che
la città continua a riconoscersi.
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CULTURA E SPETTACOLI
Classical Collapse: Nicola Samorì
e la Rivolta del Classico
Nella Sala Causa,
54
completamente
restaurata per
55
l’occasione, la mostra
raggiunge un’intensità
scenografica rara: la
Un unico progetto espositivo tra la Pinacoteca Ambrosiana di Milano e il
luce, le tonalità,
Museo e Real Bosco di Capodimonte che mette in crisi la tradizione per
l’architettura stessa della
riattivarne la forza nascosta
sala concorrono a creare
un’immersione in cui
La mostra Classical Collapse di Nicola
creazione e rovina
Samorì, articolata tra la Pinacoteca
diventano un unico
Ambrosiana di Milano e il Museo e Real
gesto. Le opere di
Bosco di Capodimonte di Napoli, è uno
Samorì – tele lacerate,
degli eventi più significativi del panorama
volti abras[i], figure
artistico italiano tra il 2025 e il 2026. Non un
riscritte – sembrano non
semplice progetto ‘in due sedi’, ma un’unica
tanto esposte quanto
macchina concettuale che attraversa due
esposte al rischio, come
città, due tradizioni, due modi quasi opposti
se ogni immagine fosse
di intendere la memoria dell’arte. È un
ancora in divenire. Il
viaggio nell’immagine come organismo vivo,
Barocco napoletano, con
in cui il passato non viene celebrato, ma
la sua sensualità e la
messo alla prova, inciso, riaperto, come se
sua teatralità, si rivela lo
la storia dell’arte fosse un corpo da cui
spazio ideale per questa
estrarre una verità nascosta e ancora
dialettica tra apparizione
instabile.
e sparizione, tra
Al centro di Classical Collapse si situa la
splendore e ferita.
tensione che Samorì esercita sul patrimonio
Ciò che Classical
figurativo occidentale: una tensione fisica,
Collapse mette in scena
concettuale, quasi geologica. “Lavoro sulla
ferita perché è l’unico modo per capire da citarlo o a reinterpretarlo: lo sospinge verso
cosa è fatta l’immagine”, afferma l’artista, e un punto di rottura, lo espone alla sua
in queste parole si condensa una poetica
che sfida continuamente la reverenza verso
il classico. Samorì, infatti, non si limita a
stessa vulnerabilità, ne rivela la struttura
fragile e pulsante. Una pratica che Demetrio
Paparoni, co-curatore del progetto insieme
ad Alberto Rocca ed Eike Schmidt, direttore
del Museo e Real Bosco di Capodimonte,
definisce come “un dispositivo critico
capace di far emergere la profondità
concettuale delle nostre eredità iconiche”.
A Napoli, l’opera di Samorì incontra il
terreno privilegiato della sua poetica: il
Barocco. Qui il tema della pelle – intesa
come superficie pittorica, corpo, membrana,
soglia – guida lo sguardo lungo un itinerario
scandito dal confronto diretto con
Sebastiano del Piombo, Pontormo,
Parmigianino, Ribera, El Greco. L’apertura
della mostra, posta davanti alla Madonna
del velo, è una dichiarazione d’intenti: la
pittura come sfida, come rivelazione e
insieme occultamento. Samorì non omaggia
i maestri del passato, li interroga. Li
scortica, li attraversa, talvolta li contraddice.
“Per me l’immagine è un deposito di
tensioni. Se non la metto in crisi, resta
muta”, confida l’artista.
non è semplicemente il rapporto tra antico e
contemporaneo, ma la possibilità di
ripensare la tradizione come un organismo
instabile, attraversato da forze
contraddittorie, sempre sul punto di
trasformarsi. Eike Schmidt sottolinea come
“la mostra unisca simbolicamente Nord e
Sud, razionalità ambrosiana e sensualità
barocca, dimostrando che il contemporaneo
è fatta di stratificazioni e non di rotture”. È
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CULTURA E SPETTACOLI
56
proprio in queste sovrapposizioni, in queste
frizioni, che l’opera di Samorì acquista il suo
carattere più radicale: un esercizio di
interrogazione critica che restituisce al
passato la sua dimensione problematica,
non pacificata.
Arricchita da un catalogo edito da Moebius,
la mostra rappresenta uno dei progetti più
vasti e importanti mai dedicati all’artista e
sancisce una collaborazione museale che,
per ampiezza e profondità concettuale,
assume una valenza quasi programmatica:
non si tratta solo di esporre opere, ma di
ripensare il modo stesso in cui il patrimonio
artistico può dialogare con il presente.
Classical Collapse è un’esperienza
immersiva, critica, emotiva. Un invito a
guardare il classico non come un
monumento da conservare, ma come un
corpo vivo, vulnerabile, inquieto,
costantemente in metamorfosi. Un corpo
che Samorì, con gesto chirurgico e
visionario,
espone alla luce
del nostro
tempo.
(immagini
fornite
dall’Ufficio
stampa del
Museo e Real
Bosco di
Capodimonte)
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CULTURA E SPETTACOLI
Mimmo Jodice: il respiro di Napoli, la visione del mondo
58 L’omaggio di Capodimonte al maestro che ha trasformato la fotografia in
59
coscienza civile e memoria contemporanea
di Francesco Bellofatto
Nel paesaggio culturale del Novecento e del
nuovo millennio, pochi artisti hanno saputo
incarnare l’identità profonda di una città
quanto Mimmo Jodice ha fatto con Napoli.
La sua opera non ha semplicemente
raccontato un luogo: lo ha ripensato,
attraversato, sospeso, rivelando il suo volto
più segreto. Per questo, l’omaggio che il
Museo e Real Bosco di Capodimonte gli
dedica con l’apertura della sala
commemorativa – inaugurata il 21
novembre, poche settimane dopo la sua
scomparsa – assume un valore che
legame profondo tra Jodice e Capodimonte,
e annunciando il futuro centro polifunzionale
dedicato alla fotografia che sorgerà nella
palazzina Cataneo
A colpire, nelle parole del direttore, è la
consapevolezza che l’eredità del fotografo
non appartiene solo alla memoria museale,
ma continua ad agire come impulso
operativo, come progetto, come visione da
costruire.
Per comprendere appieno la portata di
questo omaggio, occorre tornare al nucleo
dell’opera scelta per la sala commemorativa
(n. 16, primo piano): Transiti (2008) entrata
nelle collezioni di Capodimonte con altri
travalica la dimensione
espositiva. È un gesto
di restituzione della
città a uno dei suoi
sguardi più lucidi e
struggenti, e al tempo
stesso il riconoscimento
internazionale del ruolo
di Jodice come uno dei
maggiori maestri della
fotografia
contemporanea.
“Con la scomparsa del
Maestro abbiamo
sentito la doverosa
esigenza di allestire
una sala celebrativa”,
dichiara il direttore Eike
Schmidt, ricordando il
lavori di Jodice (Omaggio a Rodin,
Avanguardia a Napoli, Eden, La città
invisibile). Ventuno polittici, cinquantacinque
stampe in tutto. Un dialogo serrato, a volte
inquieto, tra volti contemporanei e
frammenti della grande pittura custodita a
Capodimonte: Tiziano, Artemisia
Gentileschi, Ribera, Luca Giordano. Non un
esercizio di stile, ma una dichiarazione
poetica. La fotografia diventa ponte, varco,
interrogazione del tempo. Jodice accosta gli
scugnizzi, le donne e gli uomini della Napoli
di oggi alle figure sacre o eroiche del
passato, suggerendo una continuità che
non cancella la frattura, e una frattura che
non esclude la continuità. Transiti è la prova
più evidente della sua capacità di
trasformare la memoria in forma e la storia
in volto. Lo stesso titolo Transiti
evoca movimento, passaggio,
trasformazione: un
attraversamento che, tra le
pieghe del volto
contemporaneo, restituisce la
traccia del passato e proietta lo
sguardo oltre il presente.
Jodice ha sempre fatto questo:
attraversare. Attraversare la
città come un corpo vivente, le
sue delusioni e i suoi splendori,
ma anche attraversare la
cultura, l’arte, la storia
dell’immagine. Da Napoli si è
mosso verso il Mediterraneo,
verso il mondo, ma senza mai
perdere la vibrazione originaria
del suo sguardo: un’attenzione
radicale per il tempo, per le
sue ferite, per i suoi silenzi.
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CULTURA E SPETTACOLI
Napoli, nel suo
lavoro, non è mai
60 folklore né ferita
61
spettacolarizzata: è
una soglia. È il luogo
in cui la luce si fa
pensiero. È l’inizio da
cui l’immagine può
interrogare ciò che
siamo e ciò che
siamo stati.
A partire dagli anni
Settanta, quando
inaugurò in Italia una
stagione nuova della
fotografia come
linguaggio critico e
politico, Jodice
impose nel
panorama
internazionale una visione rigorosa e con archivio, biblioteca, aule didattiche e
insieme poetica, capace di abitare la realtà camere oscure, ha il sapore di un’eredità
senza mai piegarsi al suo dato immediato. attiva, non monumentale. Sarà un luogo,
Le sue vedute urbane e i suoi paesaggi per precisa volontà del Maestro, destinato
metafisici hanno dato forma a una Napoli
L’iniziativa del Museo, dunque, non è diventa così un luogo di meditazione sul
alla valorizzazione della fotografia
senza tempo, sospesa tra rovine e futuro,
soltanto un tributo, ma un atto culturale che tempo, sulla storia condivisa, sulla
contemporanea, con uno spazio per le
tra mito e quotidiano. Le sue collaborazioni
colloca Jodice al centro della coscienza possibilità che la fotografia ha di rivelare
attività di giovani autori.
con musei, artisti, istituzioni culturali hanno
visiva contemporanea, riconoscendone la non ciò che vediamo, ma ciò che siamo. Un
È un passaggio decisivo: Jodice, che non
rafforzato un dialogo che ha reso la città
statura internazionale e l’appartenenza luogo dove l’opera di Jodice continua a
ha mai vissuto la fotografia come mero
parte integrante del suo percorso, ma
profonda alla città. Nel suo dialogo infinito respirare, a muoversi, a chiedere di essere
documento ma come responsabilità, come
anche la fotografia – come disciplina e
con Napoli e con la storia dell’arte, Jodice guardata. Un luogo che ricorda, come lui
incontro tra etica ed estetica, continuerà
come arte – parte della trasformazione
ha costruito una fotografia che non si limita avrebbe voluto, che la fotografia è sempre
simbolicamente a formare sguardi, a
culturale di Napoli.
a osservare: pensa. Non si limita a
un atto di responsabilità verso il mondo.
suggerire metodi, a indicare direzioni.
Per questo il nuovo centro dedicato a lui,
ricordare: interroga. Non si limita a
A rendere particolarmente simbolico
mostrare: trasforma.
(foto fornite dall’Ufficio stampa del Museo e
l’omaggio di
La sala di Capodimonte, con la sua
Real Bosco di Capodimonte)
Capodimonte è anche
presenza silenziosa e intensa di Transiti,
la presenza, nel futuro
centro, della camera
oscura del Maestro:
‘luogo originario’,
matrice di tutta la sua
produzione, spazio
rituale in cui il buio
diventava immagine, in
cui il tempo prendeva
corpo sulla carta
fotografica. Portare
quella camera oscura
nel cuore del Real
Bosco significa
trasformare un luogo
della memoria
individuale in una
risorsa collettiva, in un
laboratorio culturale.
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CULTURA E SPETTACOLI
Tesori ritrovati: la Collezione d’Arte della Città
Metropolitana di Napoli a Santa Maria la Nova
tematici intrecciati da un
filo coerente: la riscoperta,
62 l’identità e lo sguardo. 63
Ogni sala è concepita
come uno spazio narrativo
Tre sale, tre racconti visivi: un affaccio privilegiato sull’Ottocento e
che invita alla lettura
ravvicinata della pittura e
Novecento napoletano nella cornice rinascimentale del complesso
della scultura napoletana
monumentale
di un’epoca segnata da
profondi cambiamenti
di Antonio Quaranta
processo di graduale riemersione del
sociali, politici e culturali.
patrimonio culturale metropolitano, ricorda
Il primo ambiente è
anche l’importante ruolo svolto dal
dedicato ai “ritorni”: opere
Comando dei Carabinieri per la Tutela del
ritrovate, recuperate,
Patrimonio Culturale: «Da ultimo la
restituite alla collettività
Collezione si è arricchita grazie al prezioso
dopo lunghi peregrinaggi.
lavoro dei Carabinieri del TPC, che hanno
Fra tutte domina, per
riportato a casa opere di straordinario
potenza visiva e impatto
valore come L’Oracolo di Delfo di Camillo
emotivo, Il Pazzo e i savi
Miola e il Ritratto di Vittorio Emanuele III di
di Lionello Balestrieri
Achille Talarico».
Napoli. «Parliamo di una raccolta davvero (1911), una tela monumentale che traduce
un episodio realmente osservato dall’artista
L’antico chiostro di Santa Maria la Nova, nel
cuore pulsante di Napoli, torna a essere un
luogo di scoperta e meraviglia. Da dicembre
2025, una selezione di dipinti e sculture
appartenenti alla vasta Collezione d’Arte
della Città Metropolitana trova qui una
prima, preziosa collocazione espositiva.
Non una semplice apertura, ma il punto di
avvio di un itinerario virtuoso di
valorizzazione di un patrimonio di oltre
cinquecento opere, rimaste a lungo
invisibili al grande pubblico. È un debutto
circoscritto ma emblematico, che offre ai
visitatori un assaggio raffinato della
ricchezza pittorica partenopea tra
Ottocento e Novecento.
«Sono particolarmente orgoglioso di
inaugurare queste tre sale espositive qui a
Santa Maria la Nova», afferma il sindaco
metropolitano Gaetano Manfredi, «che
ospitano una selezione di opere della
prestigiosa Collezione d’Arte dell’ex
Provincia di Napoli, acquisite soprattutto
grazie alla volontà dell’Ente di sostenere la
Promotrice di Belle Arti nel XIX secolo». Il
sindaco, che negli ultimi anni ha guidato un
La visione è chiara e ambiziosa: «L’apertura
di queste sale è un primo passo di una
valorizzazione più ampia che si articolerà in
due direzioni: nel 2026 allestiremo una
mostra alla Reggia di Portici, mentre nei
prossimi anni realizzeremo un’esposizione
permanente qui a Santa Maria la Nova, con
un numero più ampio di opere».
Anche la Soprintendenza accoglie con
favore questo passaggio di rilievo nella vita
culturale cittadina. «Plauso a questa bella
operazione di fruizione e valorizzazione
della Collezione d’Arte della Città
Metropolitana», commenta l’architetto
Rosalia D’Apice, delegato della
Soprintendenza ABAP per il Comune di
rilevante per la storia dell’Ottocento e
Novecento napoletano, e siamo al fianco
dell’Ente per sostenerne la valorizzazione».
Il percorso espositivo, disposto nelle sale
adiacenti alla Sala del Coro, offre tre nuclei
nelle strade di Parigi. L’uomo deriso dalla
folla – “Fouiou”, come lo chiamavano i
parigini – diventa metafora della crudeltà
quotidiana e della solitudine degli
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CULTURA E SPETTACOLI
emarginati. Il dipinto, iniziato nel 1901 ma veduta che trascende il tema celebrativo
raffinato paesaggio di
64
concluso dieci anni dopo, racchiude una per trasformarsi in una luminosa pagina di
Joseph Rebell, Veduta di
tensione morale che continua a parlare al paesaggio urbano. Completano la sala
Ischia da San Michele 65
presente, amplificata dalla teatralità della dipinti carichi di ironia sociale come I
(1813), e la tela di Pasquale
composizione e dagli inserti quasi
perditempo di Achille Martelli (1873) e I
Mattej, Pio IX benedice il
modernisti, come il grappolo di palloncini maldicenti di Giuseppe Boschetto (1886),
popolo dai balconi della
colorati.
insieme alle atmosfere orientaliste di Un
Reggia di Napoli (1849).
Accanto, un’altra grande scena restituisce discendente del Profeta di Attilio Pagliara
È un omaggio non soltanto
al pubblico un frammento di storia
(1881).
estetico ma quasi
nazionale: Entrata di Vittorio Emanuele II in Il momento forse più significativo, anche
sentimentale: una
Roma (1872) di Francesco Sagliano, una simbolicamente, è l’esposizione congiunta
dichiarazione d’amore alla
città e alla sua storia visiva.
La terza sala accoglie un
percorso dedicato alla
rappresentazione femminile
nella pittura napoletana tra
del Ritratto di Vittorio Emanuele III di Achille
Talarico (1902) e del già citato L’Oracolo di
Delfo (1881) di Camillo Miola: opere
recuperate dopo essere state sottratte al
patrimonio pubblico, e oggi finalmente
restituite alla città. La tela di Miola, finita un
tempo al Getty Museum di Los Angeles, è
un perfetto esempio di pittura
neopompeiana, capace di fondere rigore
archeologico e gusto scenografico. A
chiudere la sala, la scultura in bronzo La
spina (1929) di Saverio Gatto, piccolo
capolavoro di naturalismo e introspezione.
La seconda sala è un omaggio visivo a
Napoli e al suo golfo, alla luce che da secoli
incanta pittori di ogni provenienza. Le
vedute selezionate costituiscono un viaggio
nello sguardo degli artisti tra Sette e
Ottocento. Si apre con una grande Marina
di Adrien Manglard, pittore lionese attivo a
Roma, che reinterpreta poeticamente il
litorale con Castel dell’Ovo e il Vesuvio sullo
sfondo. Sulla parete opposta, la Veduta
di Napoli da Santa Lucia di Pietro
Fabris racconta un mondo scomparso:
il borgo affacciato sul mare prima degli
interventi urbanistici ottocenteschi,
animato da carrozze, frati, venditori e
nobili.
A sorprendere per modernità è Da
Mergellina di Federico Cortese (1881),
dove l’eco della pittura impressionista
incontrata a Parigi dialoga con il lirismo
del paesaggio napoletano. La luce
abbagliante sul mare e il piccolo tocco
rosso del copricapo di un pescatore in
ombra incarnano quella dialettica
luministica che rende la pittura di
Cortese riconoscibile e vibrante. A questa si
affianca la Marina da Palazzo Donn’Anna di
Giuseppe Laezza, il cui realismo narrativo
completa la visione. Non mancano il
Ottocento e primo Novecento, un
terreno fertile di sperimentazione
fra simbolismo, intimismo e
realismo. Qui la donna non è solo
soggetto, ma spesso metafora,
presenza evocativa, figura
psicologica. La Civiltà del 1870 di
Eurisio Capocci (1871) apre il
percorso con un’immagine
potente: una donna investita dal
vento osserva un paesaggio
devastato dalla guerra, in un
intreccio di simboli politici e
morali. È ancora il vento a essere
protagonista ne La tempesta
(1890) di Michele Tedesco, dove
una figura femminile avvolta da
un velo scuro fronteggia la furia
del mare, sospesa tra romanticismo e
dramma.
Più intimi e raccolti sono i toni di
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
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Impressioni di una fanciulla di Francesco invito alla memoria di un territorio che ha
66
Sagliano (1876) e della Figurina di Edoardo sempre fatto dell’arte uno dei suoi linguaggi
Gallì, mentre la dimensione onirica si più naturali.
67
impone in Sogni di Carmine Toro (1890). A Le visite sono gratuite il martedì e il giovedì,
emergere per sensualità trattenuta è Pallida dalle 9:00 alle 12:30. Per gruppi e
Mors (1891) di Mario Borgoni, nudo
scolaresche è obbligatoria la prenotazione
femminile ispirato a un verso oraziano che all’indirizzo cultura@cittametropolitana.na.it.
proietta la figura in una dimensione
Per chi ama Napoli e i suoi tesori segreti, è
sospesa, tra caducità e desiderio. Due un’occasione imperdibile.
pastelli – Mezza Figura in bianco di
*Giuseppe De Sanctis (1890) e Settembrina (foto fornite dall'Ufficio stampa della Città
di *Mario Borgoni (1890) – completano
Metropolitana di Napoli)
l’atmosfera, insieme alla scultura Clara
(1890) di Giuseppe Renda, volto femminile
dai lineamenti classici e dallo sguardo
malinconico.
Questa prima apertura della Collezione
d’Arte della Città Metropolitana non è solo
un’esposizione: è un invito. Un invito a
riscoprire una Napoli meno nota, fatta di
atelier, di Promotrici, di committenze
pubbliche e private, di storie ritrovate. Un
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CULTURA E SPETTACOLI
Donne nella Napoli spagnola. Un altro Seicento
opere in apertura stabiliscono un dialogo accompagna a una sensibilità quasi
68
serrato con la rivoluzione caravaggesca, scientifica. Le sue carte e tempere esposte
mostrando come la sensibilità femminile delineano un mondo di precisione, silenzio
Alle Gallerie d’Italia di Napoli la mostra che riscrive una storia a lungo
seppe interpretarla e trasformarla.
e armonia, rivelando una modernità
69
taciuta
di Manuela Ragucci
Dal 20 novembre 2025 al 22 marzo 2026 le
Gallerie d’Italia di Napoli ospitano Donne
nella Napoli spagnola. Un altro Seicento,
un’esposizione che non si limita a
presentare capolavori dimenticati, ma
propone un vero cambio di sguardo sulla
città e sul suo secolo più contraddittorio.
L’iniziativa si inserisce in un filone di ricerca
che da anni tenta di riportare alla luce la
presenza femminile nella storia dell’arte,
presenza spesso relegata ai margini,
distorta o addirittura cancellata.
Raccontare le artiste e le protagoniste della
Napoli del Seicento significa opporsi a una
forma di violenza antica: quella
costruisce un paesaggio nuovo, in cui le
donne emergono come creatrici, pensatrici,
professioniste, protagoniste pubbliche.
L’itinerario espositivo si apre con due figure
che, pur non essendo napoletane,
plasmarono profondamente la scena
artistica locale: Lavinia Fontana e Fede
Galizia. Entrambe attive per la committenza
napoletana nella prima metà del secolo,
rappresentano l’anello di congiunzione tra la
tradizione italiana e l’impatto dirompente del
caravaggismo.
Fontana porta con sé l’eleganza
monumentale dei suoi ritratti, la capacità di
restituire la complessità psicologica delle
donne rappresentate, lontane dagli
stereotipi dell’epoca. Galizia, invece,
dell’invisibilità. Non è soltanto la violenza
fisica, ma quella più sottile – culturale,
simbolica – che per secoli ha confinato il
talento delle donne in spazi limitati. La
mostra, articolata in nuclei tematici e
cronologici, affronta questa invisibilità e
introduce un nuovo registro nella città:
quello delle nature morte iperrealiste,
genere in cui trovò un terreno fertile per
esprimere il proprio virtuosismo in un
contesto che spesso negava alle donne
l’accesso a soggetti considerati “alti”. Le
Il cuore pulsante della mostra è l’arrivo in
Italia di una serie di dipinti di Artemisia
Gentileschi, alcuni dei quali mai esposti
prima nel Paese. Tra questi spicca la
splendida Santa Cecilia (1645–1650 circa),
proveniente dal John and Mable Ringling
Museum of Art.
Qui la santa appare come una figura piena,
solida, immersa in una concentrazione che
è al tempo stesso artistica e spirituale.
Artemisia non la idealizza: la rende
autonoma, responsabile, consapevole della
propria forza. La luce scava il volto e la
veste in profondità caravaggesca, ma la
regia emotiva è tipicamente gentileschiana:
Cecilia non è un tramite del divino, ma un
soggetto che sceglie, che agisce.
Un’immagine che parla in modo
sorprendentemente contemporaneo.
La mostra prosegue con una sezione
dedicata al passaggio napoletano di
Giovanna Garzoni, artista di fama europea,
celebre per le sue composizioni minute in
cui l’osservazione naturalistica si
inattesa.
Accanto a lei si impone la figura di Diana
De Rosa, detta Annella di Massimo, una
delle pochissime pittrici nate e formate alla
scuola napoletana. La sua vicenda
personale, spesso offuscata da leggende e
attribuzioni errate, viene qui ricostruita
attraverso opere di forte potenza
drammatica: il chiaroscuro intenso, la
tensione emotiva dei volti, la partecipazione
psicologica delle figure. La sua presenza
non è solo un risarcimento storico, ma un
monito: quante altre artiste napoletane sono
rimaste senza nome?
Una delle sezioni più sorprendenti
dell’esposizione è dedicata alle protagoniste
della vita culturale e spettacolare della
Napoli spagnola. Qui emergono figure come
Adriana Basile, celebre cantante che
incantò corti italiane ed europee, e la
straordinaria Giulia De Caro, attrice e
impresaria teatrale. Basile, attraverso
ritratti, documenti e testimonianze, appare
come una vera star ante litteram: una
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CULTURA E SPETTACOLI
donna capace di usare il proprio
talento per affermare un ruolo
70 pubblico, conquistando
71
indipendenza economica e
prestigio internazionale.
De Caro, invece, incarna una
storia di riscatto radicale: da
prostituta a direttrice di un teatro,
in un’epoca in cui per una donna
era quasi impossibile persino
salire sul palco. La mostra
ricostruisce il suo percorso,
ricordando quanto coraggio
servisse per imporre la propria
voce in un sistema
profondamente maschile.
Per comporre un quadro il più
possibile completo, la mostra
apre lo sguardo anche su figure meno note
ma essenziali per ricostruire il mosaico della
creatività femminile seicentesca. Tra
queste, Teresa Del Po, pittrice e miniatrice
dalla mano finissima, qui rappresentata con
opere che trasmettono precisione, controllo
tecnico e una sorprendente capacità
narrativa. Accanto a lei, Caterina De
Iulianis, maestra nell’arte della cera: le sue
Filangieri; Collezione privata, courtesy Benappi
figure dialogano con quelle della scultrice
Fine Art / foto Claudio Giusti - immagini fornite
spagnola Luisa Roldán, ponendo in
in allegato al comunicato da Gallerie d’Italia -
relazione due donne che operarono in un
Intesa Sanpaolo)
medium spesso relegato alla dimensione
artigianale, ma di straordinaria complessità
tecnica ed emotiva.
Il percorso si chiude con due prestiti
eccezionali che evocano il rapporto fra
potere, identità e rappresentazione
femminile. Il Ritratto di Maria d’Ungheria di
Diego Velázquez presenta la regina vedova
con una dignità austera, rivelando il ruolo
politico e diplomatico delle figure femminili
all’interno delle reti asburgiche.
A questo dialoga uno dei dipinti più celebri e
più provocatori del Seicento: la Maddalena
Ventura, la ‘donna barbuta’, ritratta da
Jusepe de Ribera. L’artista non la riduce a
curiosità anatomica: la restituisce come
madre e come persona, mettendo al centro
la complessità dell’identità umana. Un invito
potente a riflettere sul concetto stesso di
diversità.
Donne nella Napoli spagnola non è solo
una rassegna artistica: è una dichiarazione
culturale. Riportare alla luce le protagoniste
della Napoli seicentesca significa
scardinare un ordine che per secoli ha tolto
spazio, voce, memoria alle donne. Significa
anche ricordare che la violenza contro le
donne assume molte forme, e che il silenzio
storico è una di queste.
Info
Dove: Gallerie d’Italia – Napoli
Quando: 20 novembre 2025 – 22 marzo
2026
Biglietti: Intero € 7; ridotto € 4; gratuito per
convenzionati, scuole, minori di 18 anni e
clienti Intesa Sanpaolo
Catalogo: Edizioni Allemandi — disponibile
online, in museo e in libreria
(immagini da Catalogo Allemandi per gentile
concessione Gallerie d’Italia - Intesa Sanpaolo.
Fonti foto: Album / Artelan / Mondadori Portfolio;
The State Art Museum of Florida, Collection of
The John and Mable Ringling Museum of Art,
Bequest of John Ringling; Museum of Fine Arts,
Boston / Henry H. and Zoe Oliver Sherman
Fund / Bridgeman Images; Collezione Intesa
Sanpaolo, Archivio Patrimonio Artistico Intesa
Sanpaolo / foto Luciano Pedicini, Napoli;
collezione privata / foto Claudio Giusti; Courtesy
of Rob Smeets Gallery; foto Claudio Giusti, per
conto dell'Università di Napoli L'Orientale | su
concessione dell'Arcidiocesi di Sorrento -
Castellammare di Stabia; Galleria Porcini / foto
Claudio Giusti; Archivio dell’Arte, Pedicini
fotografi/Napoli, Museo Civico Gaetano
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CULTURA E SPETTACOLI
OCULUS-SPEI: la luce che torna a Napoli
insieme a un ricco parterre di ospiti: Rosa Il progetto si inserisce nel quadro delle
72
Crescenzo, Valeria Della Rocca, Generoso celebrazioni promosse dal Comitato
Di Meo, i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Neapolis 2500, che ha
Con Annalaura di Luggo un viaggio immersivo tra arte, spiritualità e
La Scintilla, il curatore Marcello Palminteri, riconosciuto nell’installazione un valore
innovazione nel Tesoro di San Gennaro
Massimo Petirro (Area Manager di Intesa simbolico perfettamente in linea con la
San Paolo Private Banking), Antonio missione del programma: creare ponti
Laezza, oltre ad alcuni dei protagonisti del internazionali attraverso l’arte, restituendo a
di Francesco Bellofatto
un’occasione che restituisce a Napoli un
documentario
ruolo centrale nella geografia simbolica del
Oculus-Spei, come
L’inaugurazione di Oculus-Spei al Museo Giubileo 2025.
Salomon Dramé e
del Tesoro di San Gennaro non è stata A introdurre l’evento, alla presenza
padre Gayan
semplicemente l’apertura di una mostra, ma dell’artista, sono stati Francesca Ummarino,
Fernando, giunti
l’attivazione simbolica di un luogo. Un rito direttrice del Museo del Tesoro di San
dallo Sri Lanka. Tra i
condiviso che ha trasformato il percorso Gennaro; Carlo Sersale, Deputato della
presenti anche
museale in uno spazio di visione, ascolto e Real Cappella del Tesoro di San Gennaro;
Serigne Mobup, volto
rivelazione. L’opera multimediale interattiva Davide Vincent Mambriani, incaricato degli
dell’opera e
di Annalaura di Luggo, a cura di Ivan affari culturali del Giubileo; Ilaria d’Uva,
simbolicamente
D’Alberto, ha richiamato oltre cinquecento CEO della D’Uva srl, società responsabile
legato alla Porta
persone, attratte da un’esperienza che della gestione e valorizzazione del Museo; il
Santa di San Paolo
unisce arte, tecnologia e una profonda curatore Ivan D’Alberto e Marilù Faraone
fuori le Mura.
riflessione sul senso della speranza nel Mennella, membro del Comitato Nazionale
Oculus-Spei torna a
tempo presente. Un successo confermato Neapolis 2500, promotore delle celebrazioni
Napoli dopo le tappe
al Pantheon di
Roma, al Museo de’
Medici di Firenze e
alla Cappella della
Sindone nei Musei
Reali di Torino: luoghi
che nella memoria
collettiva rappresentano fede, rinascita e Napoli il ruolo di crocevia spirituale e
rigore museale.
culturale del Mediterraneo. E proprio la
vocazione universale della città
ha spinto l’artista a scegliere
quattro persone con disabilità,
provenienti da diversi continenti
ma residenti a Napoli, come
protagonisti delle quattro Porte
Sante papali reinterpretate
digitalmente. «Ho incontrato
persone straordinarie», racconta
di Luggo. «In loro ho visto la luce
che si incarna nella fragilità. È lì
che la speranza si manifesta in
modo più puro, come un occhio
che guarda oltre le apparenze».
L’esperienza di Oculus-Spei ruota
attorno a cinque porte: quattro
per il venticinquesimo centenario della
«Riportare Oculus-Spei a Napoli è per me
ispirate ai luoghi giubilari e una dedicata al
fondazione di Napoli.
una gioia immensa», dichiara Annalaura di
carcere di Rebibbia, aperta da Papa
L’iniziativa gode del patrocinio morale del
Luggo. «Qui è nato il suo seme creativo, qui
Francesco. Le prime conducono il visitatore
Giubileo 2025, del MAECI e del Ministero
affondano le mie radici più profonde. Napoli
in un incontro visivo, quasi mistico, con i
della Giustizia ed è realizzata con il
è un cuore luminoso: la diversità diventa
protagonisti che mostrano, al posto del
supporto del Ministero degli Esteri e il
linguaggio universale e la speranza trova
cuore, un grande occhio luminoso: un
contributo di Luca De Magistris, Private
dai protagonisti istituzionali e culturali che
una voce capace di attraversare culture e
segno di interiorità, coscienza e visione
Banker Fideuram, presente all’evento
hanno voluto essere presenti in
fragilità».
oltre il limite. La quinta porta è invece un
73
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CULTURA E SPETTACOLI
viaggio nelle prigionie
contemporanea che riesce a essere umani e sostenibilità ambientale. Le sue
74
interiori, rappresentate da
rispettosa e rivelatrice. L’arte, in questo opere, spesso interattive, coinvolgono il
un ambiente costellato di
contesto, diventa dispositivo di relazione: pubblico in esperienze sensoriali e
75
gabbie reali o digitali. «A
tra fede e tecnologia, tra comunità e introspettive, fondendo tecnologia avanzata
Rebibbia ho voluto creare
individuo, tra storia e futuro.
e manualità artigianale. Ha esplorato temi
un incontro con la propria
Nelle parole dell’artista, si coglie la natura come la detenzione, la cecità, la disabilità,
anima», afferma l’artista.
più profonda dell’operazione: «La speranza le problematiche giovanili, la biodiversità e
«Le sbarre sono le catene
non è un’idea astratta, ma una presenza. È le relazioni tra uomo e ambiente.
che portiamo dentro. Ma
un atto. È una luce che si accende ogni Tra i suoi progetti più noti: Never Give Up
la luce — che è simbolo
volta che scegliamo di guardare l’altro non (Nisida, 2015), Blind Vision (ONU, New
umano e divino insieme
come un limite, ma come una possibilità». York, 2017), Genesis e Narratur (Biennale
— le dissolve. La
Oculus-Spei rimarrà aperta al pubblico fino di Venezia 2019), Napoli Eden (2019),
speranza è la
all’11 febbraio 2026, proseguendo un Collòculi > We Are Art (2022) e il
trasformazione della
cammino che unisce Napoli al resto del documentario We Are Art Through the Eyes
costrizione in libertà».
mondo nel segno di una spiritualità
of Annalaura, qualificato in consideration
In questa nuova versione
inclusiva, accessibile e capace di parlare agli Oscar 2023. Tra il 2024 e il 2025
napoletana la porta di
alla contemporaneità.
realizza Oculus-Spei, presentato al
Rebibbia si avvale anche
Pantheon di Roma e ora a Napoli, insieme
di un sistema avanzato di
L’Artista
all’omonimo film candidato agli Oscar 2026.
gesture recognition in tempo
Annalaura di Luggo è un’artista
Molte sue installazioni sono permanenti in
reale, invitando lo spettatore a
multidisciplinare che opera tra fotografia, istituzioni culturali italiane e internazionali, e
confrontarsi con il proprio
video, installazione e regia, con una ricerca il suo lavoro è documentato da una vasta
riflesso: un invito alla
focalizzata su inclusione sociale, diritti bibliografia critica.
consapevolezza che trasforma
l’atto dell’osservare in un rito
personale di liberazione.
L’inaugurazione non chiude il
Giubileo, ma apre idealmente
un nuovo anno di speranza.
«Oculus-Spei non si ferma, si
espande», sottolinea di Luggo. «Il 3
dicembre, grazie al sostegno del Ministero
degli Esteri e in occasione della Giornata
internazionale della disabilità, il
documentario Oculus-Spei sarà presentato
all’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona:
un nuovo viaggio della luce, che attraversa
confini e culture per ricordare che
la speranza appartiene a tutti».
Il documentario, diretto
dall’artista, è attualmente in
consideration per gli Oscar 2026
come Best Documentary Short e
ha già ottenuto il Silver Award
agli Hollywood Gold Awards, con
la fotografia di Cesare Accetta e
la colonna sonora composta da
Ricky Borselli e interpretata dal
soprano Ekaterina Shelehova.
La carica simbolica dell’opera è
amplificata dal luogo che la
ospita: il Museo del Tesoro di
San Gennaro, custode di una delle più
grandi collezioni di arte sacra al mondo e
spazio dedicato, da secoli, alla relazione tra
la città e il miracolo del suo Patrono.
L’opera di Annalaura di Luggo non si
sovrappone a questo patrimonio, ma lo
intercetta attraverso una grammatica
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CULTURA E SPETTACOLI
La ricomparsa della pittura figurativa
che chiede allo spettatore di fermarsi, di trova in questa iniziativa una piattaforma
76
ascoltare ciò che nell’immagine insiste, concreta per valorizzare talenti e storie
ritorna, resiste.
locali, per creare connessioni con Napoli e 77
TeleClub Italia trasforma la redazione in un osservatorio sull’arte
redazione televisiva trasformata in spazio caso che il progetto sia sostenuto da realtà
contemporanea, aprendo un nuovo capitolo della sua relazione con il
d’arte – amplifica il valore simbolico
come Aura Edizioni, DocuClub, Dreamer
L’inedito contesto espositivo – una
con altri poli artistici della regione. Non è un
territorio, in un dialogo tra informazione, creatività e memoria visiva
dell’iniziativa. Per TeleClub Italia, infatti, non Partners, Empire e Cantine Cecere,
si tratta soltanto di ospitare una mostra, ma testimonianza di un tessuto sociale che
di affermare un’idea di comunicazione che riconosce, sostiene e partecipa alla crescita
di Walter Ferrigno
propone un nostalgico ritorno al passato,
sappia includere e nutrire la dimensione culturale del territorio.
ma una riflessione lucida e critica sulla
culturale del territorio. Il direttore Giovanni In mostra, dunque, non vi è soltanto la
La mostra La ricomparsa della pittura figurazione come scelta culturale e come
Francesco Russo lo esprime con parole che ricomparsa della pittura figurativa, ma la
figurativa, ospitata al sesto piano di Palazzo atto di resistenza.
oltrepassano la semplice cornice
ricomparsa di un’idea di comunità che
Russo nella sede di TeleClub Italia,
“La figura non è soltanto un soggetto –
istituzionale: “La mostra allestita in
attraverso l’arte si ripensa, si osserva, si
rappresenta un gesto tanto inatteso quanto spiega Franco Riccardo – ma una soglia di
redazione rappresenta per noi molto più di riscatta. Le opere di Esposito Cumani e
decisivo. A firmare il progetto è Franco senso, un corpo che conserva memoria e
un evento espositivo: è un gesto di identità Stasino diventano specchi e insieme portali:
Riccardo, curatore da sempre attento alle restituisce un tempo diverso, più umano”. Il
e di visione. Quando informazione e rimandano a ciò che siamo stati, ma
metamorfosi del contemporaneo, che qui suo sguardo interpreta il lavoro di Esposito
creatività dialogano, nasce un linguaggio soprattutto aprono lo sguardo a ciò che
mette in relazione le opere di Enzo Esposito Cumani e Stasino come due tensioni
capace di illuminare le coscienze e coltivare potremmo tornare a essere.
Cumani e Davide Stasino in un percorso parallele e complementari: da un lato la
senso critico. Un popolo più informato e più
che interroga la persistenza, la fragilità e la ricerca di forme archetipiche, radicate nella
colto è un popolo che può rinascere”. TeleClub Italia
radicalità della figura umana nella pittura di
Il dialogo tra pittura e giornalismo non è Fondata nel 1989 da Natale Russo e Anna
oggi.
soltanto un esercizio estetico, ma un Oranges, TeleClub Italia è una delle realtà
Dopo decenni segnati da avanguardie
esperimento di cittadinanza culturale. La mediatiche più radicate nell’area a nord di
spesso anti-figurative, da sperimentazioni
presenza delle opere tra scrivanie, monitor Napoli. Divenuta emittente regionale nel
concettuali e da una crescente centralità
e telecamere suggerisce che la produzione 2021 (canale 77 del digitale terrestre), conta
dell’immagine digitale, la figura dipinta
di senso non appartenga esclusivamente al oggi 27 dipendenti ed è affiancata da un
sembrava aver perso il suo statuto di
mondo dell’arte, ma sia un compito
portale web seguito da quasi un milione di
centralità nella ricerca artistica. Eppure,
condiviso, un processo collettivo che utenti su Facebook, Instagram e TikTok. Da
proprio dentro l’ecosistema iperconnesso e
riguarda la comunità nella sua interezza. sempre impegnata nella valorizzazione del
smaterializzato del presente, la
L’arte entra nella vita quotidiana della territorio, l’emittente promuove annualmente
rappresentazione del corpo e del volto
redazione, e la redazione entra nella vita i TeleClub Awards, premio dedicato alle
torna con forza, come se la pittura avesse
della città, offrendo un modello di apertura e eccellenze nei settori del lavoro, dello sport,
bisogno di riaffermare la concretezza
di responsabilità culturale raro nel contesto del sociale e dello spettacolo. Da oltre
dell’umano, riportando al centro quella
mediatico italiano.
venticinque anni trasmette inoltre un format
soglia di senso che la tecnologia tende a
A sottolineare la natura laboratoriale e dedicato a Giovambattista Basile,
dissolvere. È in questo spazio teorico e
partecipativa del progetto interviene Marco coinvolgendo attivamente gli istituti
sensibile che si colloca la mostra, che non
Aragno, redattore e co-responsabile scolastici campani.
dell’iniziativa: “Abbiamo trasformato una
redazione in uno spazio in cui si
intersecano linguaggi diversi:
dimensione profonda del corpo; dall’altro
comunicazione, giornalismo e
un’indagine più inquieta sul volto, che
arte. In occasione dei finissage
diventa superficie di verità e, insieme, luogo
abbiamo anche promosso un
di frattura, specchio di una percezione
reading poetico con autori locali.
contemporanea instabile, quasi ferita.
È un esperimento che
Le tele di Esposito Cumani, con figure che
ripeteremo, perché dimostra
sembrano emergere da un tempo originario,
quanto sia facile abbattere i
dialogano con i volti di Stasino, dove la
confini tra discipline e stimolare
figurazione non è concessione mimetica,
creatività e senso critico nella
ma interrogazione del vedere. Le opere
nostra comunità”.
restituiscono un’umanità a più strati, mai
L’impatto è tutt’altro che
definitiva, attraversata dalla storia e dai suoi
circoscritto. L’area a nord di
residui emotivi. In entrambi i casi il corpo,
Napoli, spesso vittima di
lungi dall’essere una rassicurante presenza
stereotipi e di una cronica
naturalistica, diventa evento, “riapparizione”
carenza di infrastrutture culturali,
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
CULTURA E SPETTACOLI
Prime persone di Erri De Luca:
dell’ebraico biblico. La lingua è essenziale a guardare i personaggi biblici come
ma mai povera; densa ma mai
compagni di cammino, non come figure
78 sovraccarica. Ogni voce conserva un timbro lontane, e che propone una lettura
79
distinto, pur mantenendo l’unità di tono che dell’Antico Testamento capace di dialogare
il racconto biblico dall’interno
caratterizza l’autore. Il risultato è un libro con la sensibilità contemporanea senza
che avvicina l’Antico Testamento non tradire la forza originaria dei testi.
attraverso la distanza del mito, ma
Alla Santissima - Community Hub la presentazione napoletana
attraverso la prossimità del racconto
(foto di Fabiana Privitera, per gentile concessione)
umano.
dell’opera che dà voce ai protagonisti dell’Antico Testamento
All’interno di questo orizzonte trova posto
anche un suo pensiero sulla scrittura e sulla
felicità: «Ci sono tantissime cose che mi
di Manuela Ragucci
rendono felice - dice -. In America si parlava
del diritto alla felicità, io invece dico che noi
abbiamo il dovere. Il dovere di essere
felici».
Una frase che, pur non riguardando
direttamente il contenuto del libro, illumina il
modo in cui De Luca concepisce il rapporto
tra parola, vita e responsabilità.
Prime persone è dunque un’opera di
ascolto e di restituzione: un libro che invita
Martedì 11 novembre, presso La Santissima
- Community Hub, negli spazi dell’ex
Ospedale Militare di Vico delle Monache 1 a
Napoli, Erri De Luca ha presentato al
pubblico il suo nuovo libro Prime persone,
edito da Feltrinelli. L’appuntamento,
organizzato dalla casa editrice, ha offerto ai
lettori l’occasione di ascoltare l’autore
parlare della sua ultima opera e
approfondire i temi che attraversano questa
nuova esplorazione narrativa dell’Antico
Testamento.
Con Prime persone, Erri De Luca torna alla
sua lunga e intensa frequentazione delle
Scritture, proponendo un’opera che si
distingue per originalità e profondità. Il libro
non è una riscrittura del testo biblico né una
sua interpretazione teologica: è piuttosto
un’esperienza narrativa che si sviluppa
dall’interno, attraverso la voce diretta dei
personaggi dell’Antico Testamento.
De Luca parte dal principio, da Adamo ed
Eva, che chiama con i nomi ebraici Adàm e
Hauà, e procede seguendo l’ordine delle
apparizioni, dando parola a una moltitudine
di figure che compongono la grande
genealogia umana delle origini. È un coro di
testimonianze in prima persona, costruite
come brevi autobiografie in cui ciascuno
riconsidera la propria storia: alcuni cercano
riparo nelle parole, altri rivendicano i fatti,
altri ancora aggiungono dettagli che nei testi
ufficiali non hanno trovato spazio.
La scelta della prima persona, ripetuta e
variata per ogni capitolo, trasforma il
racconto biblico in un mosaico di
prospettive. Ne emergono voci potenti,
fragili, determinate, spesso abitate da un
senso profondo del limite e della
responsabilità. La presenza del divino è
indubbia, ma ciò che colpisce
maggiormente è l’autonomia morale e
affettiva di questi personaggi, la loro
capacità di decidere, sbagliare, dubitare,
sperare. L’umanità, più ancora della
trascendenza, diventa il centro della
narrazione.
Lo stile di De Luca resta fedele alla sua
scrittura asciutta e limpida, nutrita
dall’esperienza di traduttore autodidatta
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CULTURA E SPETTACOLI
L’arte come frontiera viva: il ritratto di Roberto
De Simone nei nuovi Quaderni della Scarlatti
vitalità
profonda della
80 cultura 81
napoletana”.
Accanto al
Un volume che ricompone le molte anime del Maestro, tra musica,
lavoro
scenico, il libro
teatro, antropologia e memoria delle tradizioni napoletane
mette in luce
l’impegno
saputo trasformare la tradizione in materia
istituzionale e
di Walter Ferrigno
viva, in una ricerca continua fondata sul
culturale di De
dialogo tra antico e contemporaneo. Come
Simone. La
Nella storia culturale italiana del secondo ricorda Tommaso Rossi, direttore artistico
sua direzione
Novecento poche figure hanno saputo dell’Associazione Alessandro Scarlatti,
artistica del
intrecciare saperi, linguaggi e tradizioni con “ricomporre i tanti frammenti della sua
Teatro di San
la forza creativa e la lucidità intellettuale di multiforme irregolarità significa
Carlo e la guida del Conservatorio San
Roberto De Simone. Musicologo,
comprendere la battaglia che De Simone ha
Pietro a Majella lo hanno visto non solo
compositore, regista, attore, ricercatore, combattuto per l’arte, senza mediazioni,
custode della tradizione musicale, ma
antropologo del quotidiano e dell’invisibile, presidiando uno spazio cruciale della
promotore di un’idea di cultura come
De Simone è stato – ed è tutt’oggi – un cultura napoletana del XX secolo”. Una
responsabilità civile. Ruoli attraverso i quali
artista totale, capace di rinnovare
battaglia che ha avuto come terreno
ha contribuito a ridefinire la politica culturale
dall’interno la scena napoletana e, con privilegiato non solo il palcoscenico, ma
della città, orientandola verso una visione
capace di coniugare memoria, innovazione
e ricerca.
L’impianto complessivo del volume
rispecchia l’essenza di De Simone come
‘intellettuale integrale’: artista che ha
una stagione che avrebbe ridefinito l’idea attraversato linguaggi e discipline,
stessa di teatro musicale a Napoli.
facendone dialogare i codici; ricercatore che
Attraverso un lavoro rigoroso su fonti, ha trasformato la conoscenza in gesto
strumenti, voci e materiali d’archivio, De teatrale; uomo di scena che ha restituito al
Simone restituisce dignità e complessità a pubblico la complessità del passato, senza
canti e rituali spesso relegati ai margini rinunciare allo sguardo critico sul presente.
della cultura ufficiale. Ma è con La gatta “Ricordare Roberto De Simone – conclude
Cenerentola, rappresentata al Festival di Rossi – non significa soltanto omaggiare
Spoleto nel 1976, che questa visione si una figura centrale dello spettacolo
anche l’indagine sul patrimonio immateriale
compie in un’opera-mondo: una
contemporaneo. Significa mantenere viva,
delle comunità, la memoria rituale, il canto
drammaturgia che intreccia fiaba, mito, in un’epoca di profondo disimpegno estetico
popolare, le forme arcaiche della teatralità.
memoria popolare e barocco musicale, in ed etico, la memoria di un impegno totale
La formazione di De Simone – a partire
un equilibrio che ha fatto scuola e resta per la cultura e per le arti”.
dagli anni Quaranta al Conservatorio di
tuttora un punto di riferimento nella storia In un momento in cui la parola ‘tradizione’
Napoli – costituisce già un segno di questa
del teatro italiano.
rischia di diventare etichetta vuota o
dialettica irriducibile: l’approfondimento dei
Il volume sottolinea come l’opera di De strumento retorico, questo volume
repertori colti, dal Rinascimento al Barocco,
Simone non sia mai riducibile a un esercizio restituisce la forza inquieta e generativa
convive con la fascinazione per la musica
filologico né a un ‘folklore’ riletto in chiave dell’opera di De Simone. Una ricerca che
essa, l’immaginario collettivo del Meridione. popolare e per l’universo narrativo delle
edulcorata. Al contrario, la sua indagine ha attraversa musica, teatro, antropologia e
Il nuovo volume Roberto De Simone – La tradizioni orali. Non è un caso che molti dei
sempre cercato il nucleo antropologico dei storia culturale, ricordandoci che il
scuola, il teatro, la tradizione, curato da saggi raccolti nel volume insistano su
materiali, interrogando i simboli, gli
patrimonio non è un museo da catalogare,
Daniela Tortora per la collana I Quaderni questa continuità sotterranea: dalle
archetipi, le stratificazioni storiche. L’antico ma un organismo vivente. E che l’arte,
della Scarlatti (LIM, 393 pp.), rappresenta la villanelle cinquecentesche al Settecento
non è mai oggetto di semplice recupero, ma quando nasce dall’ascolto profondo delle
più recente e articolata ricognizione sul suo napoletano, la ricerca del Maestro si nutre
diventa tensione, domanda, talvolta ferita. comunità e delle loro storie, diventa ancora
percorso artistico e intellettuale, attraverso delle ‘radici lunghe’ della città,
La tradizione, nella sua visione, è una oggi uno dei luoghi privilegiati in cui una
quattordici saggi firmati da studiosi di trasformandole in architetture sceniche e
soglia: “un luogo in cui convivono – come città può riconoscersi, interpretarsi e
diversa formazione.
musicali di sorprendente modernità.
scrive più di un autore del volume – il sacro reinventarsi.
Il libro nasce dall’esigenza di restituire la La fondazione della Nuova Compagnia di
e il profano, il comico e il tragico, la vita e la
complessità di una personalità che ha Canto Popolare, nel 1967, segna l’inizio di
morte, in una dialettica che rispecchia la
(foto di Renato Rizzardi, per gentile concessione)
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CULTURA E SPETTACOLI
Maria Pia Rossignaud tra le ‘Marianne d’Italia’
strategico. Il suo impegno non si limita a
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interpretare i fenomeni: li anticipa, li
connette e li restituisce attraverso un
Quando il coraggio femminile guida l’innovazione del Paese: una
83
leadership che interpreta e anticipa la trasformazione digitale italiana
Maria Pia Rossignaud è una delle figure più
influenti del dibattito nazionale su media,
innovazione e cultura digitale. Giornalista
professionista, Direttrice della storica rivista
Media Duemila e Vicepresidente
dell’Osservatorio TuttiMedia (OTM),
Rossignaud rappresenta un punto di
riferimento per chi, nel mondo dell’impresa,
dell’informazione e delle istituzioni, guarda
alla trasformazione tecnologica non come
una sfida da subire, ma come
un’opportunità da governare con
competenza, visione e responsabilità. La
sua inclusione nella mostra fotografica Le
Marianne d’Italia – Il coraggio delle donne,
firmata da Riccardo Bagnoli e curata da
Paola Severini Melograni, allestita a
Palazzo Montecitorio, non è solo un
riconoscimento personale: è il segno
tangibile di come la leadership femminile
stia contribuendo in modo determinante
all’evoluzione culturale ed economica del
Paese.
L’inaugurazione della mostra ha restituito
un’immagine simbolica e potente dell’Italia
contemporanea, raccontata attraverso 80
ritratti di donne che incarnano impegno
civile, innovazione, visione strategica e
capacità di costruire valore. Tra loro, Maria
Pia Rossignaud appare come una figura
capace di unire profondità culturale e
pragmatismo, qualità sempre più
necessarie in un’epoca in cui la transizione
digitale ridisegna le relazioni sociali, i
modelli produttivi e le logiche del mercato. Il
suo percorso professionale si è sviluppato
in aree complesse e in continua evoluzione,
diventando negli anni una piattaforma di
confronto permanente fra industria, ricerca,
media e istituzioni.
“Essere tra le protagoniste della mostra Le
Marianne d’Italia – Il coraggio delle donne è
per me un grande onore e una profonda
emozione - ha dichiarato Maria Pia
Rossignaud durante l’inaugurazione -.
Questa esposizione celebra la forza, il
coraggio e la determinazione delle donne
che ogni giorno contribuiscono al progresso
culturale, civile e sociale del nostro Paese.
Far parte di questo racconto visivo significa
rappresentare un impegno che porto avanti
da anni: promuovere la cultura digitale,
l’innovazione, la conoscenza e
l’accessibilità attraverso l’Osservatorio
TuttiMedia e Media Duemila. Insieme alle
altre 80 donne ritratte, desidero
testimoniare un percorso collettivo fatto di
responsabilità, visione e desiderio di
costruire un futuro più libero e inclusivo”.
In un contesto economico dominato da
modelli organizzativi data-driven, nuovi
paradigmi di comunicazione, intelligenza
artificiale e piattaforme globali, il lavoro di
Rossignaud assume un significato
ecosistema editoriale e scientifico in grado
di influenzare decisioni politiche, linee
d’indirizzo imprenditoriali e percezione
pubblica. Media Duemila, fondata nel 1983,
è oggi uno dei luoghi più autorevoli di
osservazione critica del rapporto fra
tecnologia, economia e cultura, mentre
l’OTM rappresenta un laboratorio di
riflessione sulle trasformazioni dei media,
sull’etica dell’informazione e sulle
responsabilità generate dall’innovazione.
La sua leadership si caratterizza per un
approccio sistemico che integra tre direttrici
fondamentali: la visione culturale,
indispensabile per interpretare i processi in
corso; la competenza tecnica, necessaria
per comprendere gli effetti della
trasformazione digitale su imprese e
istituzioni; e la capacità di creare reti,
elemento decisivo in una fase in cui
collaborazioni, alleanze e convergenze
modellano la competitività internazionale.
Rossignaud ha sempre sostenuto che la
sfida non è la tecnologia in sé, ma la qualità
delle strategie che la accompagnano. Una
posizione che trova eco nelle sue attività
editoriali, nei progetti formativi dedicati ai
giovani e nella sua costante attenzione
all’impatto sociale del digitale.
“Questa iniziativa è un invito a guardare
avanti, valorizzando ciò che è stato e ciò
che ancora resta da conquistare”, ha
affermato Rossignaud. Il suo messaggio,
rivolto alle nuove generazioni e a chi opera
nelle imprese e nelle istituzioni, mette al
centro un tema cruciale per la competitività
nazionale: la necessità di una cultura
digitale solida, inclusiva, sostenibile.
In un’epoca di straordinaria complessità, il
riconoscimento attribuito a Maria Pia
Rossignaud non celebra soltanto una
carriera, ma un modo di esercitare la
leadership: concreto, etico, inclusivo e
orientato al bene comune. Ed è proprio
questa idea di coraggio – il coraggio di
capire, di prevedere, di spiegare, di guidare
– che oggi più che mai appare decisiva per
accompagnare il Paese nella sua
transizione digitale. Un coraggio che, come
quello di tutte le ‘Marianne d’Italia’, parla al
futuro.
DIR.
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CULTURA E SPETTACOLI
‘Bumerang’, la nuova indagine
Ho sempre cercato di mantenere un certo morte coinvolge la comunità più di tante
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distacco dalla criminalità, anche se per tragedie umane. Perché hai scelto di far
conoscerla davvero
partire tutto da lì? 85
del commissario Del Gaudio
bisogna entrarci
È un modo per
dentro, sentirne la
parlare
puzza, e quando è
dell’empatia
Intervista a Daniele Sanzone, dalla ‘A67 alla scrittura. Il romanzo
così non è facile
selettiva della
rimanerne immuni. Ma
società?
pubblicato da La nave di Teseo
Mi interessava
all’inizio: poi, quando
sottolineare i
la fascinazione arriva
conosci davvero
meccanismi
di Manuela Ragucci
Vieni dal mondo della musica con ’A67.
quella realtà, capisci
mediatici e forse, ora
Quando scrivi un romanzo, senti ancora
che c’è poco di
che mi ci fai
una ‘ritmica’ interna alla frase? La
irresistibile in quella
riflettere, anche
musica influenza la tua prosa?
vita. Mettermi nei
l’empatia selettiva.
Sì. La musica permea la mia intera
panni di un poliziotto
L’ammazzamento di
esistenza. E i romanzi gialli, per me, devono
non è stato facile,
Colt è qualcosa di
funzionare come una buona canzone:
perché sono cresciuto su una piazza di inaspettato, che però riesce ad arrivare
spaccio e con persone che hanno sempre dritto al cuore del Paese più dei morti
visto le forze dell’ordine come realtà ammazzati di una faida di camorra. Ed è
corrotte. Da qui nasce l’idea di raccontare il questo il vero dramma. Del Gaudio, nel
quartiere con un altro sguardo, quello che libro, riflette sul fatto che, se sentissimo
forse mancava nell’infinita narrazione che come nostri i morti di camorra, forse
ha attraversato Scampia in questi anni. Con vivremmo in un Paese migliore. Invece
i miei libri cerco di restituire complessità a troppo spesso si pensa a queste persone
una realtà fin troppo semplificata dai media, come a individui che si sono meritati quella
che spesso hanno contribuito ad alimentare fine, dimenticando che nessuno nasce
modelli culturali poco edificanti.
camorrista.
Con Bumerang, pubblicato da La nave di
Teseo, Daniele Sanzone riporta sulla pagina
il commissario Mirco Del Gaudio,
protagonista già incontrato nel suo romanzo
d’esordio Madre dolore (2023). Ex pugile
costretto ad abbandonare la boxe dopo
un grave incidente, Del Gaudio continua
a muoversi nella complessità di
Scampia, tra ferite personali, un
matrimonio da ricucire e un territorio di
cui conosce ogni piega.
In questo nuovo capitolo, Sanzone apre
la narrazione l’8 dicembre, giorno
dell’uccisione del cane Colt: un fatto solo
apparentemente minore, ma capace di
scatenare un’ondata mediatica
travolgente grazie alla determinazione
della giovane padrona. Mentre i social e
la politica si mobilitano, la morte del
cane diventa l’anomalia che spinge Del
Gaudio sulla pista giusta per far luce su
un caso ben più grave: l’omicidio di un
boss della camorra agli arresti
domiciliari.
Il romanzo, costruito con un ritmo serrato
e atmosfere natalizie dense di ombre,
accompagna il lettore tra le strade e le
ferite di Scampia, mostrando ciò che
resta delle Vele e restituendo
complessità a un territorio spesso ridotto
a stereotipo mediatico.
Accanto al libro, Sanzone conferma la
sua identità di autore che porta nella
narrativa il peso della sua esperienza
musicale, giornalistica e di osservatore
critico della realtà.
Il dolore per te è un punto di partenza
della scrittura o una conseguenza
inevitabile del raccontare la realtà?
Per me credo siano entrambe le cose. Del
resto, la vita stessa è fatta di dolore e di
attimi di dimenticanza di quest’ultimo,
citando il nostro amato Totò.
devono avere ritmo, un groove serrato, un
ritornello forte e un tema che accompagni
l’intera storia.
Racconti luoghi e storie molto vicine a
fatti reali e territori sensibili. Qual è il tuo
confine etico tra ispirazione e
spettacolarizzazione della criminalità?
Colt è una vittima inaspettata e la sua
(foto di Andrea Aversano, per gentile concessione)
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CULTURA E SPETTACOLI
Leggere in Campania: un atto d’amore
e un vero investimento sul futuro
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Perché la lettura condivisa 0–6 anni è una scelta strategica per la
crescita della comunità
di Germana Carillo
Immaginate un libro aperto, una voce che
racconta, un bimbo o una bimba che
ascolta. Sembra poco, eppure è qualcosa di
straordinario. La lettura condivisa in età
precoce è un gesto d’amore e, con il tempo,
si scopre che è anche di più: è un atto
collettivo, politico, capace di incidere nel
profondo di una comunità.
Quando un adulto legge a un bambino si
apre un mondo: il vocabolario si amplia, la
mente si allena, la fantasia prende il volo.
Nei primi anni di vita il cervello è terreno
fertile: ogni parola è un seme, e non è solo
una metafora. La scienza lo conferma:
ascoltare storie coltiva l’attenzione, la
memoria, la capacità di osservare e capire.
Cresce così l’autostima, diminuiscono le
difficoltà scolastiche, si stimola una
partecipazione attiva alla vita sociale. Da
qui a un futuro sereno il passo è breve.
Ecco perché la decisione della Regione
Campania di elevare la lettura di relazione a
Legge nella fascia d’età 0–6 anni non è una
banalità: è una scelta strategica.
La Legge che fa la differenza
La Legge regionale n. 15 del 24 giugno
2020 (Legge a sostegno delle buone
pratiche per le politiche integrate di
sicurezza. Istituzione di Punti Lettura rivolti
alle bambine e ai bambini dalla nascita fino
a sei anni di età e ai loro genitori) ha fissato
un obiettivo stimolante: istituire una rete
capillare di Punti Lettura destinati ai piccoli
e alle loro famiglie, inserendola nell’ambito
delle politiche integrate di sicurezza, della
prevenzione della devianza e della lotta alla
povertà educativa.
È con questa Legge che nasce Semi di
Storie, il programma che ha attivato i Punti
Lettura sul territorio campano: presìdi
gestiti da enti pubblici e del terzo settore,
ognuno dei quali è intitolato alla memoria di
vittime innocenti della criminalità.
In questi spazi accade che la voce diventi
‘carezza’, lo sguardo ‘casa’. Leggere
insieme fa scoprire che le emozioni hanno
un nome e che possono essere condivise.
E, soprattutto nei contesti più vulnerabili —
dove la famiglia può non avere risorse,
dove l’orizzonte sembra più stretto — offrire
uno spazio a misura di piccolo lettore vuol
dire rompere una catena: quella della
povertà educativa e della fragilità sociale.
In una terra come la Campania, il
programma Semi di Storie è dunque una
scelta lungimirante: la lettura, sin
dall’infanzia, diventa strumento di riscatto.
Ogni libro letto a un bambino, ogni Punto
Lettura aperto in un quartiere meno servito,
ogni operatrice o operatore che accoglie
una famiglia non è solo un gesto: è un
investimento sul futuro. È la diffusione del
pensiero libero, del cuore aperto, della
comunità che cresce.
Dopo la settimana di novembre dedicata ai
diritti dell’infanzia e dell’adolescenza,
dicembre sarà il mese della gioia e della
leggerezza, con letture nelle piazze che
racconteranno la magia della condivisione,
mettendo al centro le emozioni delle
bambine e dei bambini e degli adulti che
leggono insieme.
Gli otto Punti Lettura Semi di Storie attivi
in Campania
• Punto Lettura Napoli Tribunali, presso il
Pio Monte della Misericordia
• Punto Lettura Napoli Ottocalli, nei locali
della Chiesa Santi Giovanni e Paolo in
Piazza Ottocalli
• Punto Lettura Napoli Chiaiano, al Plesso
Spinelli dell’I.C. Giovanni XXIII Aliotta
• Punto Lettura Pozzuoli (NA), presso il
Circolo Sociale Terza Età
• Punto Lettura Torre del Greco (NA),
presso il Palazzo Baronale
• Punto Lettura Casal di Principe (CE),
presso Casa don Diana
• Punto Lettura Montesarchio (BN), all’I.
C. Ilaria Alpi, plesso Varoni
• Punto Lettura Morra De Sanctis (AV),
all’Oratorio Don Sirio Colombo
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CULTURA E SPETTACOLI
Luigi Grispello all’Ufficio di Presidenza AGIS
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La rielezione di Luigi Grispello rafforza la rappresentanza delle Unioni
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Regionali e rilancia la sfida delle politiche culturali nel Mezzogiorno
di Paola Pagliuca
L’Assemblea nazionale dell’AGIS ha
riconfermato Luigi Grispello nell’Ufficio di
Presidenza dell’Associazione Generale
Italiana dello Spettacolo, attribuendogli
nuovamente il ruolo di rappresentante delle
Unioni Regionali. Una decisione che va letta
non soltanto come un atto di continuità, ma
come un investimento strategico nei
confronti di una figura che, da oltre
vent’anni, interpreta con rigore e
competenza le esigenze dell’ecosistema
culturale territoriale. L’avvocato Grispello,
alla guida dell’Unione AGIS della Campania
dal 2000, è oggi uno dei profili più autorevoli
nel panorama organizzativo dello spettacolo
italiano. La sua riconferma si inserisce in un
rinnovo complessivo dell’assetto nazionale
dell’AGIS, con la presidenza di Francesco
Giambrone per il nuovo triennio, a
testimonianza di un equilibrio istituzionale
che valorizza esperienza, visione e capacità
di mediazione.
Il valore imprenditoriale della rielezione di
Grispello risiede nella sua profonda
conoscenza delle dinamiche culturali del
Mezzogiorno, dove il mondo dello
spettacolo continua a scontare una fragilità
strutturale aggravata dalla storica disparità
nella distribuzione delle risorse. In una sua
dichiarazione, lo stesso Grispello ha
sottolineato con realismo la criticità del
momento: «Il nostro settore sta
attraversando un momento di grave
difficoltà che coinvolge operatori e imprese
a livello nazionale. Tale complessa
situazione si acuisce nel Mezzogiorno, dove
il notevole divario nella distribuzione delle
risorse pubbliche esaspera la crisi». Le sue
parole restituiscono un quadro concreto: per
quanto la filiera dello spettacolo resti uno
dei comparti più vitali dell’economia
culturale italiana, la persistenza di un gap
territoriale rischia di indebolire l’intero
sistema di produzione artistica e creativa.
La centralità del riequilibrio territoriale,
indicata come obiettivo cardine dalla Legge
106/2022 – Codice dello
Spettacolo, diventa quindi un
asse portante della missione
affidata a Grispello. «Il nostro
impegno – ha aggiunto – è
volto a suggerire e sostenere
tutte le azioni necessarie che
favoriscano il riequilibrio
territoriale, un obiettivo cardine
del Codice dello Spettacolo, il
cui Decreto Legislativo
attuativo è ancora in corso di
definizione». L’imprenditoria
culturale, in questo quadro,
non riguarda soltanto
programmazione artistica e
gestione di spazi, ma assume i
contorni di un’azione politica ed
economica a tutti gli effetti:
incidere sulle linee di finanziamento,
sostenere la competitività delle imprese
culturali, rafforzare le reti tra istituzioni,
fondazioni, enti locali e operatori.
La composizione del nuovo Ufficio di
Presidenza AGIS conferma la volontà di
costruire un coordinamento nazionale solido
e autorevole. Accanto a Grispello figurano
Fulvio Macciardi, Luciano Messi, Lanfranco
Li Cauli, Massimo Biscardi, Gilberto Santini,
Patrizia Coletta, Bruno Sconocchia,
Francescantonio Pollice, Antonio Buccioni,
Domenico Dinoia e Pierluigi Cecchin,
mentre la vicepresidenza è affidata a Marco
Parri, riconfermato anche alla guida di
Federvivo. Un gruppo che riflette
competenze manageriali, esperienze
territoriali differenti e una visione condivisa
di governance collaborativa.
Anteprima Premio Elsa Morante 2025: Dacia Maraini
incanta il Teatro Diana
Un dialogo intenso tra scrittura, impegno civile e nuove generazioni
apre la 40esima edizione
L’anteprima della 40esima edizione del
Premio Elsa Morante si è trasformata in una
vera festa della cultura al Teatro Diana, che
ha accolto una platea gremita e attentissima
in occasione dell’incontro con Dacia
Maraini, scrittrice candidata al Nobel e
presidentessa del Premio. L’evento,
organizzato dall’Associazione Culturale
Premio Elsa Morante, ha richiamato oltre
500 studenti e numerosi
rappresentanti del mondo
istituzionale, editoriale,
accademico e artistico,
confermando il valore civile
e formativo che caratterizza
il Premio sin dalla sua
nascita.
Sul palco, la direttrice del
Premio, Tiuna Notarbartolo,
ha condotto un’intervista
profonda, scandita da domande capaci di
illuminare il cuore della poetica marainiana
e l’eredità intellettuale di Elsa Morante, nel
quarantennale della sua scomparsa.
Maraini, accolta da una standing ovation, ha
ricordato come la scrittura di Morante
continui a rappresentare «una coscienza
vigile e irrinunciabile», paragonando La
Storia e L’isola di Arturo a «specchi che ci
costringono a guardare con onestà la
condizione umana, oltre ogni retorica».
L’incontro si è aperto con i saluti della
direttrice del Teatro, Claudia Mirra, e di
Margherita Siniscalchi, presidentessa della
Commissione Scuola della V Municipalità di
Napoli, entrambe sottolineando il ruolo
fondamentale della collaborazione tra
istituzioni culturali e mondo dell’istruzione.
Successivamente sono intervenuti il
giornalista Enzo Colimoro, giurato del
Premio e segretario dell’Ordire dei
Giornalisti della Campania, la scrittrice
Ornella Della Libera (vincitrice del Premio
Elsa Morante Ragazzi 2009), Giulia
Giannini della Giannini Editore, l’attore
Alessandro Incerto e Francesco Bellofatto,
in rappresentanza del Distretto
Aerospaziale della Campania (DAC).
Tra il pubblico hanno seguito con
partecipazione il magistrato Aldo De Chiara,
presidente della Fondazione Castel
Capuano e già vincitore del Premio Elsa
Morante per l’impegno civile nel 2009, Clara
Pellegrino, presidente della Fnism -
Federazione Nazionale Insegnanti,
Domenico Marrazzo, consigliere della Città
Metropolitana di Napoli, Guido Giannini,
presidente della Giannini Editore, Piero
Avallone, presidente del Tribunale dei
Minori di Salerno, e Alessandra Contini,
funzionaria del Ministero degli Esteri.
Particolarmente intenso è
stato il momento dedicato alle
domande degli studenti,
coinvolti direttamente nella
conversazione con Dacia
Maraini. La scrittrice ha
insistito sulla necessità di
inserire più donne nelle
antologie scolastiche e nei
percorsi didattici: «Accanto ai
grandi padri della letteratura
dovrebbero esserci anche le grandi madri»,
ha dichiarato. E ha aggiunto: «Penso a
figure come Eleonora Fonseca Pimentel,
giornalista colta e coraggiosa, simbolo della
Rivoluzione Partenopea, che molti ragazzi
ancora non conoscono. La memoria non è
un ornamento, è uno strumento di libertà».
L’anteprima ha dato spazio anche al talento
dei più giovani, con la premiazione dei
vincitori del contest “Pubblica col Morante”:
Giulia Verde del Liceo Classico Durante,
autrice di Le strade che siamo; Giulia
Tagliamonte del Liceo Artistico Palizzi,
autrice de Il Flamingo e la Tortuga; e
Francesco Russo della Scuola Media
Belvedere, autore di Jack e Robin. I tre
giovani autori, proclamati “Giovani
Morantiani”, sono stati premiati dalla stessa
Maraini. Le loro opere sono pubblicate da
Giannini Editore nelle collane Kids e
Generazione Tempesta, confermando
l’impegno del Premio nella promozione dei
nuovi linguaggi narrativi e nel sostegno alla
creatività emergente.
Un elemento di particolare rilievo è stato
l’annuncio del percorso speciale che
caratterizzerà questa 40esima edizione: il
Premio Elsa Morante approderà infatti
all’Istituto Italiano di Cultura di New York,
diretto da Claudio Pagliara, ampliando
ulteriormente il proprio profilo
internazionale.
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CULTURA E SPETTACOLI
L’anima del palcoscenico: Nando Paone,
attraversato generazioni di
fiammella, esercitando
pubblico: dagli esordi con
modernità ma senza
90 Mico Galdieri alla
trascurare la tradizione. 91
l’attore che non ha mai tradito la missione
collaborazione con Eduardo
In un tempo in cui si
De Filippo e Vincenzo
parla molto di
Intervista a uno dei volti più intensi del teatro e del cinema italiano
Salemme, dai ruoli iconici di
intelligenza artificiale
Benvenuti al Sud e Reality
e poco di intelligenza
ai successi televisivi come
emotiva, come può
di Manuela Ragucci
giornalista Gabriella Diliberto, un
Mina Settembre.
l’arte restituire agli
appuntamento bisettimanale con ospiti
Lo abbiamo incontrato per
esseri umani la
Tra i protagonisti più intensi e longevi della d’eccezione.
una conversazione sul
capacità di sentire?
scena italiana, Nando Paone continua a Nel suo libro Io, Nando Paone, edito da
teatro, sulla missione
Bella domanda! Chi può
essere una presenza imprescindibile del Martin Eden, un volume-intervista realizzato
dell’attore e sul futuro
dirlo, se noi stessi,
panorama culturale napoletano. Oggi dirige dal critico cinematografico Ignazio
dell’arte nell’epoca
quelli di una
il Teatro Sala Molière di Pozzuoli, una realtà Senatore, in cui l’attore ripercorre oltre
dell’intelligenza artificiale.
generazione “meno
che negli ultimi anni ha riconquistato cinquant’anni di carriera tra teatro, cinema e
Lei parla spesso del
recente”, troppo spesso
centralità grazie a un cartellone ricco e alla televisione, racconta l’episodio che ha
teatro come ‘missione’. In
ci affidiamo alle
scelta, coraggiosa e controcorrente, di cambiato la sua vita:
un tempo in cui tutto
scorciatoie? Per quanto
investire sulla formazione.
«Quando avevo sedici anni, a Bagnoli
corre veloce, cosa
mi riguarda, sono ben
Parallelamente alla stagione teatrale, infatti, c’erano sei, sette sale e si andava al
significa oggi, per un
lieto di non averci capito
proseguono due percorsi laboratoriali: il cinema senza sapere nulla del film che
attore, restare fedele a
ancora molto, di queste
laboratorio teatrale guidato da Paone e avremmo visto. Una sera c’era in
quella missione interiore?
diavolerie, per cui mi
Significa sacrificio e
affido ancora ai miei
dedizione. Spesso capita di ricevere cinque sensi. Bisognerebbe tornare a
proposte di lavoro non in linea con il frequentare più spesso gli eventi live, di
percorso che si è scelto di fare, e allora qualunque genere – teatro, musica, musei,
rifiuto la proposta. Altre volte sono io stesso eccetera – invece di affidarsi al remoto.
a proporre lavori da mettere in scena e non Se potesse tornare a parlare al giovane
sempre raggiungo l'obiettivo: in entrambi i Nando che imitava Noschese davanti
casi, dunque, il sacrificio si compie, ma allo specchio, cosa gli direbbe oggi,
vince sempre l'amore per questo mestiere. dopo tutta questa vita di palcoscenico e
Ha lavorato con maestri che hanno fatto anima?
della parola un rito e del gesto un Dal momento che sono molto soddisfatto
simbolo. C’è un insegnamento invisibile, della posizione che occupo e di dove sono
non tecnico ma ‘animico’, che le hanno riuscito ad arrivare sinora, lo incoraggerei a
lasciato?
continuare così: con amore, dedizione e
Il teatro, e in generale l'arte della
anche un pizzico di incoscienza.
recitazione, è soprattutto comunicazione: di Nando Paone continua a essere un
emozioni, di sentimenti, oltre che,
interprete capace di attraversare i linguaggi
naturalmente, di messaggi ‘politici’ nel del teatro, del cinema, della televisione e
senso più ampio, direi quasi ‘educativi’. I del podcast, con una fedeltà rara alla
grandi maestri che ho avuto il privilegio di propria vocazione originaria. La direzione
incontrare, Eduardo in primis – ma ci del Sala Molière, i laboratori e il progetto di
metterei anche l'amico Salemme – mi Camerino Podcast confermano il suo
hanno trasferito il senso della dedizione e impegno non solo come artista, ma come
della disciplina, fondamentali per la buona custode di una comunità teatrale che deve
riuscita di uno spettacolo.
rinnovarsi senza smarrire le radici.
Il teatro napoletano ha un’anima antica, Il suo percorso, raccontato nel libro Io,
quasi sciamanica, capace di parlare sia Nando Paone, è quello di un attore che non
al dolore che alla luce interiore. Cosa ha mai smesso di interrogarsi sul senso
quello di cinema diretto da Carlo Luglio, che programmazione L’inquilino del terzo piano
resta oggi di quella sacralità del
profondo del mestiere, convinto che, anche
già lo scorso anno ha portato alla
di Roman Polanski. Quel film mi folgorò,
palcoscenico?
oggi, la missione sia una sola: tenere
realizzazione di un docufilm. A questo si anche per la straordinaria interpretazione di
Ahimè, temo ben poco, dato il dilagare di accesa la fiammella.
aggiunge la seconda stagione di Camerino Polanski. Decido: “Voglio fare l’attore”.»
una presunta comicità o drammaticità
Podcast, condotto da Paone insieme alla Da quella folgorazione, Paone ha
sempre meno sentite da parte di chi le
(foto di Gianni Biccari e Riccardo Siano,
esercita. Importante è tenere accesa la
per gentile concesisone)
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CULTURA E SPETTACOLI
Ravello 2026: l’eccellenza che
92 93
risplende tra cielo e mare
Anticipazioni, protagonisti e visioni del 74° Ravello Festival, il cuore
internazionale dell’estate musicale in Campania
di Walter Ferrigno
Ravello non è semplicemente un luogo: è
un’idea di bellezza. Un’idea che ogni estate
si incarna nel suo festival, appuntamento tra
i più prestigiosi del panorama musicale
internazionale, capace di attrarre visitatori
da tutto il mondo e di riaffermare, anno
dopo anno, la vocazione culturale della
Costiera Amalfitana. La 74ª edizione, in
programma dal 4 luglio al 5 settembre 2026,
si annuncia come una delle più raffinate e
attente alla qualità degli ultimi anni, e già le
anticipazioni diffuse dalla Fondazione
Ravello delineano un cartellone che punta a
consolidare il ruolo del Festival come “punto
di riferimento irrinunciabile dell’estate
musicale italiana”, come sottolinea il
presidente Alessio Vlad.
Il prestigio di un festival si misura tanto dalla
sua storia quanto dalla statura dei
protagonisti che ne calcano il palcoscenico.
Per questo le anticipazioni del 2026
assumono un peso particolare: Daniele
Gatti, Kent Nagano e Sir Simon Rattle – tre
dei direttori più celebrati sulla scena
mondiale – saranno al centro di un percorso
musicale che unisce tradizione, innovazione
e profondi legami con il
luogo che lo ospita. A
inaugurare il Festival, il
4 luglio, sarà Gatti alla
guida dell’Orchestra del
Maggio Musicale
Fiorentino, mentre a
chiuderlo, il 5
settembre, sarà la
Freiburger
Barockorchester diretta
da Rattle, maestro
capace come pochi di
coniugare rigore e
carisma interpretativo. A
completare il trittico, il 31 luglio, Kent
Nagano proseguirà il suo affascinante
progetto wagneriano, eseguendo Die
Walküre in forma di concerto con la
Dresdner Festspielorchester e il Concerto
Köln, su strumenti originali: una proposta
che porta a Ravello una delle riletture più
colte e ricercate del repertorio romantico
europeo.
Ma Ravello non vive soltanto di sinfonismo.
Sabato 11 luglio il Festival sarà attraversato
dall’energia viva del teatro musicale con
L’Orfeo di Claudio Monteverdi nella
riscrittura di Luciano Berio, un unicum che
unisce tradizione, sperimentazione e
coinvolgimento della comunità locale. Lo
spettacolo, affidato alla regia di Manuel
Renga, animerà uno dei percorsi più
suggestivi di Ravello, dalla Piazza del
Duomo al Belvedere di Villa Rufolo,
includendo nelle formazioni musicali anche
le bande della Costiera Amalfitana: un gesto
simbolico che racconta un festival radicato
nel territorio ma con occhi e respiro
internazionali.
Le anticipazioni del 2026 non dimenticano
uno degli appuntamenti più amati dal
pubblico: il celebre Concerto all’Alba dell’11
agosto, rituale laico che ogni estate
richiama spettatori pronti ad attendere il
sorgere del sole sulla musica,
nell’atmosfera mozzafiato sospesa tra mare
e cielo.
L’azione della Fondazione Ravello – guidata
dal direttore generale Maurizio Pietrantonio
– non si limita però ai mesi estivi. La volontà
di consolidare Ravello come destinazione
culturale permanente si riflette anche nella
programmazione invernale e primaverile: il
29 dicembre Massimo Ranieri porterà in
scena Tutti i sogni ancora in volo,
spettacolo che intreccia musica, teatro e
memoria in una sorta di augurio collettivo di
fine anno. Seguirà, il 1º gennaio, il
tradizionale Concerto di Capodanno con
Jordi Bernàcer sul podio dell’Orchestra
Filarmonica di Benevento, insieme al
soprano Maria Kokareva e al baritono
Amartuvshin Enkhbat, interpreti di primo
piano del panorama operistico
internazionale.
Ad ampliare ulteriormente l’offerta culturale,
la nascita di Cinema Ravello, una rassegna
realizzata in collaborazione con il Comune
di Ravello e dedicata ai successi della
stagione cinematografica 2024/2025. A
riprendere invece una tradizione molto
amata, la Sacra Rappresentazione della Via
Crucis tornerà il 29 marzo 2026,
trasformando il centro storico in un teatro
diffuso che coinvolge centinaia di figuranti.
La forza del Ravello Festival risiede anche
nella sua capacità di anticipare, comunicare
e costruire un rapporto privilegiato con il
pubblico internazionale. “Ripeteremo anche
la possibilità di registrarsi sul sito per
ottenere una prelazione sull’acquisto”,
afferma ancora Alessio Vlad, sottolineando
come l’attenzione verso i visitatori sia parte
integrante della visione del Festival, che
punta a facilitare l’accesso agli spettacoli e
a valorizzare il turismo culturale di qualità.
In queste anticipazioni, che già delineano
un orizzonte ricco di visioni e di interpreti
straordinari, si ritrova la natura profonda del
Ravello Festival: un luogo dove la musica
non è solo esecuzione, ma esperienza,
immersione, incontro. Un appuntamento
che si rinnova da oltre settant’anni e che
continua a essere, per la Campania e per
l’Italia, un presidio di cultura capace di
illuminare ogni estate con una bellezza che
sembra nascere direttamente dal paesaggio
che lo ospita. Ravello, ancora una volta, si
prepara a essere il centro musicale del
Mediterraneo: un invito aperto al mondo,
rivolto a chi cerca nella musica non solo
ascolto, ma emozione pura.
(foto Ackermann, Antoine Saito, Marco
Borggreve e Anouk Andrea Boni fornite
dall’Ufficio stampa della Fondazione Ravello)
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CULTURA E SPETTACOLI
Trianon Viviani, una stagione “appassiunata”
Benedeo Casillo foto GIANNI BICCARI
94
Dal 2 gennaio al 17 maggio il teatro di Forcella celebra la cultura
95
napoletana tra tradizione, musica e nuove contaminazioni
di Manuela Ragucci
La seconda parte della stagione 25|26 del
Trianon Viviani si apre sotto il segno
dell’“appassiunata”: un cartellone ricco, che
dal 2 gennaio al 17 maggio porta sul palco
del teatro di Forcella quarantasei
appuntamenti tra spettacoli teatrali,
concerti, stand up comedy e incontri
speciali. Una proposta ampia e diversificata,
costruita dalla direttrice artistica Marisa
Laurito, giunta al suo sesto anno di guida
del teatro.
«In questa seconda parte di stagione ho
cercato di diversificare le scelte per andare
Il Trianon conferma così la propria
vocazione di Casa della cultura musicale e
teatrale partenopea, capace di muoversi tra
memoria e contemporaneità: dal teatro
classico napoletano alla drammaturgia di
oggi, dalla prosa civile al rock, dalla
canzone d’autore al burlesque. La
programmazione si apre con due tributi a
figure indimenticate della cultura
napoletana.
Il 6 gennaio un’intera giornata ricorda
Roberto De Simone, legato a doppio filo alla
storia recente del Trianon, tra la leggendaria
inaugurazione del 2002 e il suo ultimo
spettacolo, Trianon Opera (2021). In
incontro alle richieste di un pubblico più
vasto – spiega Laurito – con tanti spettacoli
teatrali e musicali, ma anche stand up
comedy e formati inediti per il nostro palco».
programma una mostra di Gennaro
Vallifuoco e la proiezione del docufilm A
proposito di Roberto De Simone.
Il 7 febbraio il concerto Per James Senese
rende omaggio al grande musicista, che
proprio quella sera avrebbe dovuto esibirsi
al teatro.
Originale e attesissima la prima esecuzione
moderna del Barbiere di Siviglia in versione
ottocentesca con don Bartolo in napoletano
(27 febbraio), diretta da Benedikt Sauer.
In occasione della Giornata internazionale
della Donna, il Trianon propone il dittico
Oltre l’8 marzo: Doppio specchio di Anita
Mosca (6 marzo) e il musical Camicette
bianche, ispirato all’incendio della fabbrica
newyorkese del 1911 (7 marzo).
Dopo l’ultima recita della Cantata dei
Pastori con Peppe Barra (4 gennaio), il
cartellone teatrale del 2025–26 presenta
ventuno spettacoli.
Tra i titoli di gennaio: Benedetto Casillo con
Caviale e lenticchie (9), Massimo
Venturiello in Chicchignola (17), Luca De
Lorenzo con Stand up Opera (18) e Gino
Rivieccio in Inciuci del golfo in salsa
piccante (30).
A febbraio spiccano: Marco Zurzolo
Quintetto con Dint' 'o scuro sulle Quattro
giornate di Napoli (1°), Oscar Di Maio in È
asciuto pazzo ‘o parrucchiano (13),
Gianluca Guidi con Sinatra the Man and His
Music (21), Maria Letizia Gorga con
Mademoiselle Guaglione (22).
A marzo arrivano Antonella Stefanucci con
L'Artista incompresa (1°), Ottavia Piccolo
con Matteotti di Massini (20), Stefano
Sarcinelli con Felice, io? (21) e Tommaso
Bianco in Filumena Marturano (22).
Aprile e maggio portano in scena, tra gli
altri, Gianfranco Gallo (Misantropolis),
Massimo Lopez, lo spettacolo Storie di
Donne e Madonne coordinato da Laurito (9
maggio), e Peppe Lanzetta con Figlio di un
Bronx minore (15 maggio).
La musica resta un pilastro della
programmazione del Trianon: diciassette le
serate dedicate, tra cui Vio-Lenti di Luca ‘o
Zulù Persico e Caterina Bianco (16
gennaio), l’omaggio a Carosone con Enzo
Decaro e Ànema (24 gennaio), il concerto
della giovane Frida Bollani Magoni (28
febbraio), gli Osanna con Suddance (28
marzo), Francesca Marini in un tributo a
Giulietta Sacco (29 marzo), e i 99 Posse in
chiusura (16 maggio).
La comicità contemporanea trova spazio
con Gianpaolo Gambi in Io odio Napoli (23
gennaio) e Ciro Giustiniani con Reel (19
febbraio).
La direttrice artistica commenta così il lavoro
fin qui svolto: «In questi sei anni di direzione
artistica ho pensato con amore al teatro
Trianon Viviani, tutti i giorni mettendoci testa
e cuore. La direzione artistica non è soltanto
una questione di scelte individuali, ma un
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CULTURA E SPETTACOLI
impegno a sostenere e valorizzare il potere tradizione, sperimentazione e identità si
Antonella Stefanucci
del teatro e della musica come linguaggi intrecciano, stagione dopo stagione.
96 universali. Credo di aver fatto il possibile e
97
più del possibile, senza risparmio di energie.
Napoli non aveva un teatro che raccontasse (foto di Gianni Biccari, Pino Miraglia e
la sua ineguagliabile storia musicale… ora
altri, fornite dall’Ufficio stampa
ce l’ha!»
del Trianon Viviani)
Con questo cartellone vivace e articolato, il
Trianon Viviani conferma la sua missione:
custodire e rinnovare l’anima culturale di
Napoli, offrendo un palcoscenico dove
Maeo Oavia Piccolo
Peppe Barra
Tommaso Bianco
Dint o scuro
Gianfranco Gallo
Fiorenza Calogero
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CULTURA E SPETTACOLI
Massimo Lopez
98 99
Aurora Giglio
99-posse
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CULTURA E SPETTACOLI
Made in Carcere veste ANNA: l’arte come
davvero orgoglioso che il Sentiero
100
rigenerazione lungo il Sentiero dell’Arte e dell’Anima
abbia potuto ispirare un progetto
come questo. È un luogo carico di
energia positiva, capace di
101
Un progetto che unisce etica, bellezza e riscatto nel cuore della Val d’Orcia
diffondere messaggi di cura e
valorizzazione delle persone e dei
territori». L’arte, qui, diventa un
di Fabrizio Matarazzo
ponte, un modo per restituire
identità a chi spesso è invisibile, per
C’è un luogo, tra le colline morbide della Val
aprire un dialogo tra mondi che
d’Orcia, dove la bellezza non è un’illusione
raramente si incontrano.
estetica ma un atto di verità. È il Sentiero
Le fotografie di Elisabetta Gazziero
dell’Arte e dell’Anima di Pienza, creato dalla
incarnano un’estetica che rifugge la
Fondazione FUR e riconosciuto dalla
posa, la costruzione, la rigidità. Il
stampa internazionale come uno degli
progetto #ANNA nasce con
itinerari più evocativi del paesaggio
l’obiettivo di liberare lo sguardo
toscano. Qui è nato “Lungo il Sentiero
delle giovani donne, spesso
dell’Arte e dell’Anima – Made in Carcere
intrappolate nell’omologazione dei
veste #ANNA”, un progetto che fonde arte
social network. Obiettivo dichiarato:
contemporanea, moda etica e impegno
restituire un’immagine non filtrata,
sociale, mettendo al centro la
vulnerabile e coraggiosa. Le sue
trasformazione umana. È un percorso
simbolico e reale in cui il paesaggio diventa
metafora, il corpo linguaggio, l’immagine
testimonianza.
A incarnare questa visione è Anna Fielbal,
giovane modella francese e studentessa
dell’EIDM di Lille, protagonista degli scatti
realizzati da Elisabetta Gazziero, fotografa
italiana e docente di fotografia presso la
Business School francese. Anna indossa i
capi creati da Made in Carcere, il marchio
etico fondato da Luciana Delle Donne,
figura simbolo dell’economia rigenerativa
del Mezzogiorno. Gli abiti che scorrono sul
suo corpo,
sospesi tra
delicatezza e
potenza,
provengono da
tessuti rigenerati:
scarti industriali
che, grazie al
lavoro delle
persone detenute
nei laboratori
Made in Carcere,
acquisiscono non
solo forma e
colore, ma
soprattutto un
senso nuovo, una
seconda vita
possibile.
Il Metodo/Modello
Made in Carcere
è infatti pensato
per restituire
dignità e
competenze a
donne, uomini e
minorenni in stato
di detenzione.
Recupera
materiali destinati
allo smaltimento e
li trasforma in
oggetti di design
etico, costruendo
percorsi
professionali e umani di
reinserimento. Ogni punto di cucitura
è testimonianza di una resistenza
silenziosa, ogni capo racchiude la
forza di chi lo ha realizzato. Come
sottolinea Luciana Delle Donne,
«dare e darsi è la nuova frontiera
della ricchezza. La nostra ricompensa
è lo sguardo vivo delle persone
detenute, quel sorriso di gratitudine
che racconta dignità, consapevolezza
e speranza».
La scelta della Val d’Orcia non è
casuale. Il Sentiero voluto dalla
Fondazione FUR è un ambiente che
amplifica l’introspezione e la libertà,
uno spazio dove l’arte si intreccia con
la natura. Il presidente della
Fondazione, Urs Rechsteiner,
condivide questa visione: «Sono
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
CULTURA E SPETTACOLI
parole chiariscono questa intenzione: Palmes Académiques testimonia la
102
l’obiettivo è «conjugare bellezza e
risonanza del suo lavoro e il suo contributo
autenticità, donare un contenuto
all’empowerment femminile.
103
emozionale a ogni immagine, raccontando Il progetto è stato coordinato dalla project
l’essere umano prima della figura».
manager e giornalista Maria Cava, con il
Accanto ad Anna e alla fotografa, lungo il supporto della runner e assistente Maria
Sentiero, cammina anche Maude Jimenez Grazia Cacace. È un lavoro corale, nato da
Mermillon, scienziata francese,
competenze e sensibilità diverse, legate da
professoressa dell’Università di Lille e una visione comune: far emergere il potere
ambasciatrice del programma For Girls in trasformativo dell’arte, la capacità delle
Science della Fondazione L’Oréal. La sua immagini di raccontare ciò che le parole da
presenza rafforza la
dimensione culturale del
progetto: l’impegno per la
formazione, l’uguaglianza
di genere, la promozione
delle discipline STEM per
le nuove generazioni. Il
suo recente
riconoscimento come
Chevalier de l’Ordre des
sole non sanno contenere.
“Lungo il Sentiero dell’Arte e dell’Anima –
Made in Carcere veste #ANNA” è un
racconto visivo di delicatezza e potenza, un
manifesto di bellezza non come mera
estetica, ma come risorsa civile. È un
progetto che illumina la missione di Made in
Carcere e la connessione profonda con il
Sud d’Italia, dove la creatività si intreccia da
sempre con la resilienza. In ogni scatto si
percepisce una verità semplice e
necessaria: la bellezza è un atto politico
quando restituisce dignità, quando apre
possibilità, quando diventa libera.
Il Sentiero dell’Arte e dell’Anima diventa
così la scena naturale di una rinascita
collettiva, un luogo dove lo sguardo si fa
cura e il corpo si fa racconto. È un invito a
camminare tra le storie, a riconoscere la
fragilità come forma di forza, a credere che
ogni vita – anche la più ferita – possa fiorire.
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GUSTI
Benvenuti a Casa Carannante: l’inverno flegreo
agricola, ittica e
artigianale locale, che
104 trova nel ristorante un 105
secondo lo chef Angelo Carannante
alleato e una vetrina di
indiscutibile prestigio.
La nuova creatura del Caracol porta la cucina identitaria e inclusiva
L’esperienza
gastronomica, infine, si
nella stagione fredda, con un viaggio gastronomico autentico,
completa con la cura
della sala e del servizio,
La porta di ingresso si apre sulla baia
guidati da Ciro Sannino,
d’inverno, con il mare di Bacoli che si fa
che interpreta il ruolo
specchio argenteo e il promontorio di
non come sovrastruttura
Miseno che disegna una linea morbida
ma come
all’orizzonte. È qui, all’interno del Caracol,
accompagnamento
che nasce Casa Carannante, il nuovo
sensibile e puntuale. In
progetto gastronomico firmato dallo chef
un contesto in cui
stellato Angelo Carannante, insieme al
l’inclusività non è slogan,
restaurant manager e sommelier Ciro
ma architettura
Sannino, su intuizione degli imprenditori
dell’accoglienza,
Roberto Laringe e Alfredo Gisonno. Una
Sannino diviene
scelta strategica e culturale che permette,
mediatore tra piatto e
ospite, tra racconto e memoria, tra mare
d’inverno e calore della casa.
Casa Carannante è aperta il venerdì a
cena, il sabato a pranzo e a cena, e la
domenica a pranzo. In Via Faro 44, Bacoli, il
mare diventa il primo ingrediente di un
per la prima volta, di vivere l’esperienza
Caracol anche nella stagione fredda,
interpretando la cucina dei Campi Flegrei
con spirito identitario, accessibile e
profondamente contemporaneo.
Roberto Laringe lo spiega con chiarezza:
«Per la prima volta apriamo le porte del
Caracol anche nella stagione fredda; di qui
l’idea di strutturare Casa Carannante,
caratterizzata da una cucina autentica e
accessibile, che dà un tocco di innovazione
a quelli che sono i piatti tipici della nostra
terra, al passo con la stagionalità dei
prodotti e con la ricerca della materia prima
a km zero. Un modo per arricchire l’offerta
di turismo enogastronomico invernale, che
contraddistingue la zona flegrea».
La sala, oggi aperta sul paesaggio
invernale, diventa parte integrante
dell’esperienza. Le ampie vetrate
incorniciano un panorama unico: il mare
quieto, il profilo fermo di Miseno, le isole di
Procida, Ischia e
Capri che
sembrano
emergere come
quinte teatrali,
mentre la luce più
bassa dei mesi
freddi modella
forme e colori. È
un invito a un’altra
percezione del
territorio, più
intima, quasi
meditativa, che
Casa Carannante
trasforma in
linguaggio
gastronomico.
Il menu, concepito
da Carannante
con il suo team,
rispecchia
fedelmente
l’identità locale,
pur concedendosi incursioni calibrate in
altre culture. Sapori mediterranei dialogano
con suggestioni lontane, sempre in
equilibrio con la stagionalità e la filiera
corta. È una cucina che non cerca l’effetto,
ma la riconoscibilità; non la sovrastruttura,
ma la verità della materia prima. Una
filosofia coerente con il percorso dello chef,
già ampiamente riconosciuto per la sua
capacità di tramutare ingredienti umili in
narrazioni contemporanee, capaci di
evocare memoria, luogo e futuro.
Alfredo Gisonno, che insieme a Laringe
guida l’identità progettuale di Casa
Carannante, sintetizza così lo spirito della
nuova apertura: «Gli ospiti sono invitati ad
aprire le porte di Casa Carannante e a
varcarla per assaporare
piatti che rimarranno
nel loro cuore, ricette
della memoria e nuovi
stimoli, ispirati dall’estro
dello chef». L’idea non
è solo quella di
proporre un ristorante
aggiuntivo, ma di
definire una
dimensione
gastronomica che
renda l’inverno flegreo
una stagione di
piacere, esplorazione e
calore conviviale.
Casa Carannante
diventa così un tassello
importante per la
valorizzazione del
territorio. In un’area già
ricca di storia,
archeologia, vulcanesimo e biodiversità, il
progetto contribuisce a costruire un’offerta
destagionalizzata, sostenibile e orientata
alla qualità. La scelta di lavorare a km zero
non è un vezzo retorico: è una pratica
quotidiana, un impegno verso la comunità
racconto che unisce tradizione e
innovazione, identità e viaggio, fermento
contemporaneo e radici millenarie. È qui
che l’inverno flegreo trova finalmente la sua
voce gastronomica.
DIR
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GUSTI
Armonì, il nuovo autunno della cucina puteolana
radicato, invece, l’approccio alla Lardiata una leggerezza contemporanea. La Mia
106
gialla, reinterpretazione in chiave luminosa Pastiera e la Caprese, firmate Armonì,
di un classico dello chef Peppe Guida: raccontano l’identità dolciaria partenopea
La tradizione incontra lo stile di Peppe Guida e Mariano Armonia
pomodorini gialli, ’nduja e cicoli croccanti con un gesto affettuoso e misurato, dove la
107
costruiscono un equilibrio quasi musicale, memoria non è solo nostalgia ma promessa
dove la grassezza non opprime ma sostiene di continuità.
di Antonio Quaranta
che siamo stati e ciò che possiamo
il ritmo. La Genovese di Montoro, preparata L’incontro tra Peppe Guida e Mariano
diventare, tra la cucina di mammà e la
con la dolcissima cipolla dell’Irpinia, e i Armonia non nasce da un progetto formale,
Armonì, nel cuore di Pozzuoli, festeggia ricerca contemporanea”.
Manfredi al ragù di mammà richiamano la ma da una vicinanza umana che si è
l’autunno con un menù che è insieme Questo dialogo tra passato e presente
grande tradizione della pasta napoletana, consolidata negli anni tra eventi, viaggi,
ritorno alle radici e passo deciso verso prende forma già negli antipasti, dove la
ma con una compostezza formale e una chilometri condivisi in auto. Una
un’estetica culinaria moderna. A firmarlo duplice anima del ristorante — terra e mare
pulizia estetica che guardano alla
collaborazione spontanea, quasi inevitabile.
sono lo chef stellato Peppe Guida, maestro — si manifesta in tutta la sua eleganza. Il
contemporaneità.
“È un grande onore per me poter affiancare
della cucina partenopea più autentica e Carpaccio di manzo tiepido ai profumi della
La stessa tensione verso la sintesi perfetta in importanti eventi un mito della cucina
raffinata, e Mariano Armonia, chef patron cucina di mammà è un omaggio alle
tra radice e innovazione si ritrova nei come Peppe Guida”, confessa Armonia. “Mi
del ristorante, custode di un’idea di cucina preparazioni domestiche, ma alleggerito
secondi. Il Maialino in porchetta con ha fatto un regalo vero, consigliandomi i
che onora la memoria senza mai rinunciare nella struttura e impreziosito dalla
papaccelle racconta la Campania
piatti del nuovo menù. È un dono di fiducia,
alla leggerezza. La loro collaborazione delicatezza delle cotture. Il Gateau ai
contadina, i profumi delle conserve e la e anche una responsabilità: quella di far
restituisce un percorso gastronomico che porcini con provola di Agerola gioca con la
ritualità delle carni arrostite, ma con una vivere, nel mio ristorante, una cucina che
mette al centro Napoli, la sua anima e la memoria collettiva del forno di casa, mentre
precisione tecnica che rende ogni morso non tradisce mai la sua anima”.
sua evoluzione, con la consapevolezza che lo Spiedino di polpo con friarielli e ketchup
nitido, calibrato. Il Filetto di ombrina con Armonì, con questo nuovo menù autunnale,
ogni piatto è un racconto, una citazione, un di papaccella attraversa territori noti per
salsa all’acqua pazza richiama invece la conferma la sua identità: un luogo dove la
gesto affettivo.
trasformarli in un piccolo quadro
cucina marinara più pura, quella delle tradizione partenopea non è riprodotta, ma
Il legame con il territorio non è qui un contemporaneo, dove la nota acida della
barche e delle cucine di bordo, elevandola a interpretata; non è imitata, ma rivelata. Una
concetto astratto, ma una linea guida papaccella introduce un ritmo diverso al
una forma essenziale dove la sapidità cucina che parla la lingua della memoria,
concreta: ingredienti locali, prodotti di palato.
dell’acqua pazza diventa una carezza ma con un accento nuovo, leggero,
stagione, profumi che appartengono alla I primi piatti rappresentano il cuore pulsante
controllata, mai invadente.
consapevole. Una cucina, soprattutto, che
quotidianità delle case napoletane. “Il nostro del progetto gastronomico. La Pasta mista
Il percorso si chiude con una dolcezza che non dimentica mai che l’emozione è
obiettivo è emozionare attraverso la aMMare è un inno al mare di Pozzuoli, al
profuma ancora di Napoli ma non rinuncia a l’ingrediente più importante.
memoria”, racconta lo chef Mariano
suo pescato quotidiano, ai profumi che
Armonia, “perché ogni preparazione nasce risalgono dai moli: un trionfo di pesce
da un ricordo, da un’immagine familiare. Ma azzurro, polpo, totani e crostacei che
la memoria non è mai un esercizio
racconta la dignità del mare flegreo e la sua
nostalgico: cerchiamo un equilibrio tra ciò inesauribile generosità. Più intimo e
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GUSTI
La magia dell’inverno in Irpinia: le Giornate
del Tartufo alla Tenuta Cavalier Pepe
suadente.
L’attenzione della Tenuta non si
108 concentra solo sugli adulti: durante il 109
pranzo, i più piccoli partecipano a un
Un’esperienza multisensoriale tra vigne, boschi e aromi pregiati, dove la
laboratorio educativo e a una
divertente degustazione alla cieca di
tradizione diventa racconto enogastronomico
marmellate, pensata per avvicinarli al
mondo dei sapori. A disposizione delle
L’esperienza comincia alle 11.00, con
famiglie ci sono inoltre un’area giochi
l’accoglienza in cantina e un calice di
all’aperto e un ambiente
Or’osé, lo spumante rosato della Casa,
completamente accessibile, petfriendly
e dotato di ampio parcheggio.
aromatico e vellutato, abbinato a bruschette
con caciocavallo e tartufo. È il primo
Le Giornate del Tartufo rappresentano
incontro tra gli ospiti e la materia
più di un evento enogastronomico:
protagonista della giornata, introdotto da un
sono un invito a vivere l’Irpinia
dall’interno, attraverso una delle sue
eccellenze più preziose. È un modo
per celebrare la natura, la cucina, il
ritmo lento delle stagioni, la cultura
dell’accoglienza. Un viaggio che
Nel cuore dell’Irpinia, quando l’autunno
cede il testimone all’interno dopo aver steso
il suo velo dorato sui filari e i boschi si
riempiono di profumi umidi e penetranti, la
Tenuta Cavalier Pepe apre le sue porte a
una delle esperienze più suggestive
dell’anno: le Giornate del Tartufo, in
programma ogni weekend
fino al 4 gennaio 2026,
con eventi dedicati al
rarissimo tartufo bianco
irpino.
«Il tartufo non è soltanto
un ingrediente: è un segno
del territorio, una firma
della natura», spiegano
dalla Tenuta. Un’idea che qui diventa
racconto, percorso sensoriale, immersione
totale in un paesaggio che sa sorprendere
in ogni stagione.
clima conviviale, quasi
familiare, che è cifra
distintiva dell’ospitalità
irpina.
Alle 11.30 prende il via un
breve racconto dedicato alle
origini storiche e mitologiche
del tartufo — un alimento da
sempre carico di simboli,
mistero e seduzione — cui
segue, alle 11.45, la parte
più emozionante del
programma: la passeggiata
nei boschi con il tartufaio e il
suo cane, Bella. Seguirli
mentre individuano i tartufi
sottoterra è come entrare
dietro le quinte di un rituale
antico. «Ogni tartufo
scoperto è un tesoro, e ogni
cerca è una storia che si
rinnova», confida il tartufaio,
mentre il pubblico osserva, apprende, si
appassiona.
Alle 13.30 ci si siede a tavola per il pranzo
degustazione, curato dallo Chef del
ristorante La Veduta. Qui il tartufo
diventa architettura gastronomica,
equilibrio, ricerca. La cucina
procede per sottrazione, per
esaltazione delle materie prime
locali, per armonia con i vini
selezionati nelle annate storiche
della Tenuta: Bianco di Bellona
Irpinia Coda di Volpe DOC 2017,
Brancato Fiano di Avellino Riserva
DOCG 2019, La Loggia del
Cavaliere Taurasi DOCG Riserva
2016 e Chicco d’Oro Passito
Campania IGT 2020.
L’antipasto apre il percorso con un
Cremoso di patate con polvere di
porcini e tartufo a lamelle e una
Zuppetta d’autunno con fagioli,
castagne, porcini e tartufo,
arricchiti dall’olio extravergine I Tre
Colli, fiore all’occhiello della Tenuta. Il primo
piatto è un omaggio alla tradizione irpina:
Spaghetto fresco alla chitarra con crema di
pecorino di Bagnoli Irpino, pepe nero e
tartufo. Il secondo, un Morbido di agnello
con bieta saltata e demi-glace al tartufo,
gioca su contrasti e consistenze, mentre il
dessert, Tartufo e Cioccolato, chiude il
percorso con un abbraccio aromatico e
unisce gourmandise e scoperta, territorio e
tavola, natura e memoria.
Per informazioni: Tel. 0827 73766 – WhatsApp
349 3172480 – visite@tenutacavalierpepe.it
Tenuta Cavalier Pepe - via Santa Vara,
Sant’Angelo all’Esca, Avellino
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
GUSTI
Il Matese alla Corte di Don Alfonso 1890
dei borghi storici del Matese hanno
Filetto di manzo in crosta di pane di segale
110
mostrato come la cucina possa farsi ha intrecciato consistenze, contrasti e
Quando un territorio incontra la grande cucina: segale, patata e tartufo
infrastruttura culturale. Grembiuli indossati, tecnica in un racconto di carne, orto e 111
diventano progetto, visione e rigenerazione
C’è un momento, nel racconto di un
territorio, in cui la gastronomia smette di
essere un semplice linguaggio e diventa
una forma di diplomazia culturale. È ciò che
è avvenuto nelle cucine dI Don Alfonso
1890, dove il Matese – con i suoi prodotti
identitari e la sua storia agricola sospesa tra
Campania e Molise – è stato trasformato in
un laboratorio di idee, tecniche e relazioni.
Un incontro tra l’eccellenza della famiglia
Iaccarino e la vitalità dei borghi di Castello
del Matese e Letino, che inaugura un
percorso di rigenerazione gastronomica e
sociale sostenuto dal PNRR e da quattro
università campane.
Al centro del progetto, ospitato nella scuola
comunità dell’alta quota. Non sono stati
semplicemente studiati, cucinati o
raccontati: sono stati condivisi, interpretati,
rielaborati in un contesto che ha messo
fianco a fianco cuochi matesini, produttori,
accademici e la brigata del ristorante
stellato.
«La sopravvivenza delle produzioni tipiche
e il loro futuro dipendono dalla capacità di
metterle al centro, proteggerle e
raccontarle», afferma Mario Iaccarino,
responsabile dell’accoglienza del brand Don
Alfonso 1890, con una chiarezza che
riassume la filosofia di una famiglia
impegnata da decenni nella difesa della
biodiversità e nella valorizzazione di filiere
mani immerse negli impasti,
consapevolezze scambiate davanti ai
fuochi: gli operatori turistici del Matese
hanno appreso tecniche d’alta cucina
panificazione. La Patata del Matese farcita
con ostriche su lenticchie e gamberetti ha
portato al tavolo un dialogo elegante tra
terra e mare, mentre le Sfere di gnocchi di
di cucina della casa madre di Sant’Agata
sui Due Golfi, tre ingredienti che portano
con sé paesaggi, climi e saperi antichi: il
tartufo nero del Matese, la patata del
Matese e la sècena, la segale che per
secoli ha dato sostanza e identità alle
virtuose. «Per realtà come la nostra,
lavorare ogni giorno con i migliori produttori
locali è un privilegio ma anche una
missione».
Le giornate formative che hanno animato il
progetto Rigenerazione culturale e sociale
replicabili nei propri contesti di ospitalità.
Hanno studiato le potenzialità della segale
come cereale “povero” ma materico, la
gestione delle cotture della patata d’altura,
la delicatezza del tartufo nero trattato non
come ingrediente di lusso, ma come
simbolo del sottobosco matesino.
«Imparare a trattare una patata di Letino, la
segale o il tartufo non è solo cucina: è
prendersi cura di un futuro più buono e
consapevole», sottolinea lo chef Ernesto
Iaccarino, che ha guidato il workshop con il
suo secondo, Nicola Pignatelli.
«Condividere tecniche significa permettere
agli operatori del Matese di diventare
ambasciatori della loro terra».
Dalla teoria alla tavola, i piatti preparati
nelle cucine di Don Alfonso sono diventati la
narrazione più convincente delle
potenzialità gastronomiche del Matese. Gli
Scialatielli di segale con broccoli, vongole e
colatura di alici hanno mostrato come un
cereale rustico possa farsi protagonista di
un equilibrio marino-vegetale impeccabile. Il
patate ripiene di melanzane e provola
hanno dimostrato la capacità del comfort
food di trasformarsi in gesto ad alta cucina.
La pasta ripiena di pollo alla genovese con
fonduta di parmigiano e tartufo nero ha fatto
emergere una delle tradizioni più identitarie
del Sud in chiave raffinata; infine, L’uovo in
tegamino al tartufo nero, reinventato con
tecniche leggere e concentrazioni di gusto,
ha onorato la nobiltà della semplicità.
Attorno a questi piatti, due cene
degustazione hanno trasformato la cucina
in convivio e il convivio in pensiero
collettivo. Intorno alla tavola, accanto ai
calici, si sono incontrate storie di agricoltura
biologica, pascoli e altopiani, ma anche di
giovani cuochi che tornano nei loro borghi
con un rinnovato sentimento di
appartenenza. A guidarli, l’approccio
didattico della famiglia Iaccarino: apertura,
ascolto, cura del dettaglio e la volontà di
tradurre la filosofia agricola della tenuta Le
Peracciole in un metodo condiviso.
Livia Iaccarino lo sintetizza con la semplicità
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
GUSTI
che solo le radici autentiche possiedono: sapere rinnovato, ma soprattutto
112
«L’agricoltura biologica è sempre stata un’esperienza: quella di aver visto come
l’unica strada percorribile per noi. Difendere racconto del prodotto, cucina e ospitalità 113
le specificità dei territori e dei prodotti è la possano fondersi in un unico gesto
nostra missione: da essa deriva la salubrità culturale. Un gesto che, se tornerà nelle
dei cibi, ma anche la prosperità di un loro tavole, potrà diventare un motore
territorio».
silenzioso ma potente di sviluppo
Il progetto, sostenuto dal PNRR M1C3 territoriale.
Intervento 2.1 A tavola nel borgo, non si Don Alfonso 1890, con la sua storia di
esaurisce tra pentole e stoviglie: comprende sostenibilità radicale, le coltivazioni
16 azioni che connettono i borghi matesini biologiche de Le Peracciole e il mantra
alle aree naturali, alle filiere agricole e a un ‘zero emissioni, zero rifiuti, conservazione
percorso accademico che vede coinvolte le delle acque’, conferma così il suo ruolo: non
Università Federico II, Vanvitelli, Salerno e solo ristorante iconico, ma piattaforma
Sannio. Un cammino iniziato con un culturale capace di trasformare ingredienti,
seminario itinerante nell’ottobre 2025 e territori e persone.
destinato a concludersi nel giugno 2026 con Il Matese, in queste giornate, non è stato
una restituzione pubblica.
semplicemente cucinato. È stato
E mentre i partecipanti del Matese
riconosciuto. È stato ascoltato. Ed è stato
tornavano alle loro cucine – da Castello del raccontato con le parole più convincenti:
Matese a Piedimonte, da San Gregorio a quelle dei suoi stessi sapori.
San Potito Sannitico – portavano con sé un
DIR
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
GUSTI
La Corte degli Dei entra nell’élite
manager del ristorante, ha voluto
subito condividere il merito con la
114 sua squadra: “Dedico questo
115
dei Ristoranti del Buon Ricordo
successo a tutta la mia brigata.
Essere stati accolti in questa
prestigiosa associazione ci gratifica
Un riconoscimento che rafforza il posizionamento di Palazzo Acampora
e ci ricompensa del lavoro svolto”.
Le sue parole riflettono una visione
come polo d’eccellenza nell’hospitality di alta gamma
manageriale che pone al centro il
capitale umano, riconosciuto oggi
L’ingresso de La Corte degli Dei, ristorante ristoranti sono stati selezionati per far parte
come uno dei principali driver di
di Palazzo Acampora ad Agerola,
del circuito, che porta così a 111 il numero
competitività nel settore ospitaliero.
nell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo complessivo delle realtà affiliate, di cui otto
Il riconoscimento ha anche un forte
rappresenta molto più di un prestigioso all’estero, tra Europa, Stati Uniti e
valore strategico per Palazzo
sigillo gastronomico: è la conferma di un Giappone. Aderire alla rete del Buon
Acampora e per il gruppo
percorso imprenditoriale che ha saputo Ricordo significa entrare in una comunità
imprenditoriale che lo guida.
coniugare visione strategica, valorizzazione che tutela la biodiversità culinaria del
Giovanni Paone, patron del
del territorio e un modello di ospitalità Paese, promuove itinerari enogastronomici
complesso settecentesco, ha
orientato alla qualità totale. In un settore d’autore e valorizza la dimensione
sottolineato come “L’ingresso de La
come quello della ristorazione d’élite, dove esperienziale della cucina regionale: un
Corte degli Dei nel circuito
reputazione, storia e continuità dei risultati sistema che, negli ultimi anni, ha mostrato
dell’Associazione dei Piatti del Buon
pesano quanto l’innovazione, l’affiliazione una crescente capacità di intercettare il
Ricordo costituisca un’ulteriore
all’associazione fondata nel 1964 assume turismo di qualità.
tappa del percorso virtuoso che il
una valenza economica, culturale e
Per La Corte degli Dei, l’ingresso
nostro gruppo imprenditoriale sta
identitaria.
rappresenta un traguardo significativo.
affrontando nel settore
Quest’anno, in Italia, soltanto cinque nuovi Vincenzo Guarino, food & beverage
dell’hospitality di alta gamma. Un
riconoscimento del quale
siamo particolarmente
orgogliosi, considerata la
storia e l’autorevolezza di
questa blasonata
Associazione”.
Ricordo, chi ordina il Menù del Buon
Paone ha inoltre ringraziato
Ricordo riceve un piatto in ceramica dipinto
personalmente Guarino, definendolo
a mano a Vietri sul Mare, raffigurante la
“eccezionale interprete, per Palazzo
specialità del locale. Non un semplice
Acampora, di questo affascinante
gadget, ma un oggetto d’autore che
viaggio nel mondo della ristorazione
consolida il valore esperienziale della
e dell’accoglienza”, e ha espresso
cucina, trasforma la memoria gustativa in
apprezzamento verso i membri
memoria materiale e alimenta una delle più
dell’Associazione “che hanno
longeve comunità collezionistiche italiane.
individuato nella nostra realtà un
Sul piano territoriale, l’affiliazione
ristorante degno di poterne diventare
contribuisce a rafforzare il posizionamento
parte”.
di Agerola come destinazione culturale e
Il ristorante ha scelto come proprio
gastronomica, inserendola nei circuiti
Piatto del Buon Ricordo Il Cappuccio
nazionali della cucina d’eccellenza e del
del Monaco, una creazione che
turismo esperienziale. In un contesto in cui
omaggia il Provolone del Monaco
il comparto hospitality sta ridefinendo le
Dop, eccellenza dei Monti Lattari,
proprie leve competitive - dalla sostenibilità
accompagnandolo con patate viola.
alla personalizzazione del servizio, dalla
Dietro questa scelta c’è
reputation digitale al legame con il territorio
un’operazione culturale e
- il riconoscimento alla Corte degli Dei
imprenditoriale precisa: trasformare
testimonia la capacità di Palazzo Acampora
un prodotto identitario in un simbolo
di costruire un’offerta coerente, distintiva e
narrativo, capace di comunicare
orientata al lungo periodo.
radici, ricerca e stile gastronomico.
DIR
Come da tradizione del Buon
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
GUSTI
Ostaria Pignatelli riconferma il Bib Gourmand:
cucina autentica e di grande personalità». competitiva risiede nella capacità di
Un’affermazione che riflette la volontà della proporre una narrazione gastronomica che
116 guida di dare spazio a modelli
non indulge né nella nostalgia né nella pura 117
quando la tradizione diventa sostenibile
imprenditoriali capaci di unire creatività, innovazione, ma punta a un equilibrio
solidità e coerenza.
misurato, riconoscibile sia al pubblico locale
La Guida Michelin 2026 conferma il locale tra le eccellenze accessibili
Nel caso dell’Ostaria Pignatelli, la forza che al sempre più presente turismo
d’Italia. Un caso di successo che unisce qualità, managerialità e visione
nella ristorazione contemporanea
Nell’edizione 2026 della Guida Michelin
Italia, l’Ostaria Pignatelli di Napoli conquista
per il secondo anno consecutivo il Bib
Gourmand, il riconoscimento introdotto nel
1997 per segnalare quelle insegne capaci di
garantire qualità gastronomica e
accessibilità economica. Una categoria che
nel tempo ha assunto una valenza
strategica nel panorama della ristorazione
italiana, fotografando un segmento in
costante crescita: quello dei locali che
sanno proporre una cucina autentica,
identitaria e al contempo sostenibile dal
punto di vista gestionale. Quest’anno i Bib
Gourmand sono 255, distribuiti dal Trentino-
Alto Adige alla Sicilia, a testimonianza di un
tessuto imprenditoriale diffuso e dinamico.
La riconferma dell’Ostaria Pignatelli non
trascurare contributi innovativi, proponendo
un menù che conservi sempre un ottimo
rapporto qualità-prezzo». Una dichiarazione
che evidenzia una strategia precisa:
valorizzare la cucina napoletana attraverso
l’uso di materie prime selezionate, metodi di
lavorazione coerenti con la storia
gastronomica della città e un costante
lavoro sul posizionamento del prezzo,
componente oggi cruciale per la
competitività del settore.
L'Ostaria Pignatelli si inserisce in un
contesto nazionale in cui il target dell’alta
qualità accessibile sta emergendo come
una leva di differenziazione importante. Se
negli ultimi anni il segmento gourmet ha
visto crescere i costi di gestione e,
rappresenta soltanto un successo culinario,
ma anche la validazione di un modello di
impresa che ha saputo coniugare radici
territoriali, competenze tecniche e
attenzione al mercato. «Siamo molto
orgogliosi di questa riconferma – sottolinea
Giulio Verbini, maître dell’osteria –. La
menzione Bib Gourmand è particolarmente
affine al nostro approccio: esaltare la
tradizione gastronomica locale, senza
conseguentemente, i prezzi medi, i Bib
Gourmand intercettano una domanda più
ampia, composta da consumatori attenti,
curiosi e sempre più sensibili al valore
percepito. La testimonianza di Sergio
Lovrinovich, direttore della Guida Michelin
Italia, rafforza questa interpretazione:
«Questa nuova selezione racconta storie di
gastronomico. In un mercato in cui
l’esperienza culinaria è diventata un driver
economico centrale per il territorio, la
riconferma del Bib Gourmand assume un
valore che va oltre il dato simbolico,
posizionando il locale come esempio di
impresa capace di fare della qualità un
asset strategico e dell’accessibilità un
vantaggio competitivo.
Il risultato mostra come il settore della
ristorazione, quando sostenuto da una
visione manageriale centrata su autenticità,
controllo dei costi, formazione del personale
e cura dell’identità gastronomica, possa
interpretare il cambiamento senza smarrire
la propria natura. Ostaria Pignatelli
rappresenta così un caso emblematico di
come tradizione, imprenditorialità e
sostenibilità possano convivere,
contribuendo al rafforzamento del
posizionamento enogastronomico di Napoli
nel panorama nazionale. Una conferma che
non solo premia il lavoro quotidiano del
team, ma indica una direzione possibile per
il futuro della ristorazione italiana di qualità.
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
GUSTI
Vulcan Gusto: quando la cucina incontra
professionisti del settore?
Il prezzo di vendita è stabilito per un
Sì, e sono stati fondamentali. Lo hanno posizionamento competitivo sul
118 provato chef, ristoratori, food creator e una mercato?
119
micro-influencer da 135.000 follower. Tutti Sì. Il Vulcano è un prodotto premium, un
design, tradizione e creatività
hanno ottenuto ottimi risultati, sia nella pezzo artigianale complesso, realizzato a
cottura sia nella presentazione. Le reazioni mano e rifinito con tecniche che richiedono
Intervista con Bernardo Pio Buonaura, ideatore del primo ‘vulcano da
sono state molto positive: curiosità,
tempo e competenza. Il prezzo riflette la
forno’ in argilla refrattaria
entusiasmo e soprattutto sorpresa di fronte qualità del materiale, la lavorazione
alla resa scenografica che il Vulcano dà ai artigiana, l’applicazione della patina
di Simona Buonaura
Da lì è partito tutto. “Ho unito la tradizione
piatti. Non nego che, per alcuni, ci siano ‘segreta’ che rende antiaderenti le pareti, il
antica della cottura nell’argilla con l’idea di
voluti più tentativi prima di raggiungere una design registrato, il valore simbolico del
È esplosa un’interessante novità in cucina: creare un oggetto moderno, scenografico e
discreta perfezione.
prodotto. La competitività non la cerchiamo
Vulcan Gusto.
funzionale”.
La scelta di un prodotto artigianale e non sul prezzo, ma sulla unicità.-
Non solo un nuovo brand nel panorama Tecnicamente, come lo descriverebbe?
industriale è ambiziosa. Sarete in grado Qual è il vostro obiettivo strategico a
culinario, ma artigianalità, territorialità, È un manufatto artigianale in argilla
di cogliere la sfida in caso di grande lungo termine? Puntate a esportare il
tradizione ed estetica. Questo è Vulcan refrattaria, resistente alle alte temperature,
successo?
brand a livello internazionale?
Gusto: un vulcano in argilla refrattaria, capace di distribuire il calore in modo
Sì. Abbiamo scelto consapevolmente L’obiettivo è chiaro: portare Vulcan Gusto in
modellato interamente a mano, che
uniforme su tutta la superficie. Ogni pezzo è
l’artigianalità perché garantisce qualità, tutto il mondo. Vogliamo che diventi un
permette alle pietanze di assumere una unico, plasmato da artigiani specializzati, e
identità e unicità del prodotto. Oggi
oggetto iconico, riconoscibile, e che
forma iconica e sorprendente. A plasmarlo è presenta una patina interna trattata,
possiamo produrre 5–6 mila pezzi all’anno, rappresenti un modo nuovo di vivere la
Bernardo Pio Buonaura, manager
studiata per rendere le pareti antiaderenti e
un numero significativo considerando che cucina, un po’ show cooking e un po’ rituale
informatico che durante il lockdown ha garantire uno stacco perfetto dell’impasto
ogni Vulcano è modellato e rifinito da domestico.
avuto un’intuizione: non solo nuove ricette, (ma non solo) dopo la cottura. È un
maestri artigiani. Se il progetto dovesse
ma nuove tecniche di cottura, dando vita a equilibrio tra estetica e funzionalità: un
crescere ancora, valuteremo anche una
questo scenografico cono che promette piccolo vulcano da forno che unisce
filiera industriale parallela, per rendere il
“scintille”. È lui a raccontarci come sia nata tradizione italiana, ingegnosità e design. Ed
prodotto più accessibile. Ma prima di tutto
l’idea: “Vulcan Gusto nasce da un’intuizione è anche un design registrato, a tutela della
vogliamo far parlare i risultati, non le
durante il lockdown. In quei mesi ho iniziato sua unicità.
promesse.
a sperimentare cose nuove da cucinare, Dall’antipasto al dessert, all’interno del
Chi è il vostro target? A chi vi
anche con tecniche di cottura diverse e, cono iconico, grazie anche a un
rivolgete?
osservando il Vesuvio dalla finestra di casa, particolare ‘ingrediente’, ci si può
Il nostro pubblico ideale è chi ama
mi sono posto una domanda semplice ma sbizzarrire a preparare piatti variegati e
cucinare, chi conosce la materia prima,
esplosiva: ‘E se ci cucinassi dentro?’” succulenti. Avete già avuto feedback da
chi cerca un oggetto unico con cui
esprimersi in cucina. È perfetto per
appassionati di cucina creativa, ristoratori
e pasticceri, amanti del design, turisti che
cercano un pezzo autentico da portare a
casa. Il Vulcano è sia strumento
professionale sia oggetto iconico da
esporre.
L’aspetto della territorialità
rappresenta un valore aggiunto?
Assolutamente sì. Vivo a Napoli, ma
vengo dalla provincia: questo progetto è
un omaggio alla mia terra. Il Vulcano non
è solo una forma: è una storia,
un’identità, un richiamo a un Sud
operoso, creativo e spesso sottovalutato.
Dal punto di vista tecnico, l’argilla e la
lavorazione artigiana italiana
garantiscono qualità e sicurezza; dal
punto di vista emotivo, il Vulcano è un
simbolo. È un modo per raccontare
Napoli, la Campania e il Mezzogiorno con
orgoglio, trasformando un’icona naturale
in un oggetto culinario.
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
GUSTI
L’energia del Sud che innova: Agrocepi porta
a Gustus la forza delle filiere autentiche
terroir meridionali; Ciardulli
offre miele e prodotti
120 dell’alveare frutto di una 121
pratica apistica di
precisione; Madeo
Una rete multiregionale in crescita, dieci imprese d’eccellenza e un
prosegue la sua linea di
salumi artigianali;
progetto di ricerca che racconta come il Mezzogiorno stia costruendo un
Caseificio Corvino tutela la
nuovo modello agroalimentare fondato su qualità, identità e sostenibilità
grande tradizione della
Mozzarella di bufala
di Monica Piscitelli
se trasparenza e sicurezza diventano
campana DOP; mentre
principi condivisi lungo tutta la catena
Progetto Meristema e
Agrocepi è nata solo nel 2018, ma l’aria che produttiva».
Bottega Meristema
si respira attorno all’associazione guidata A colpire, negli spazi espositivi, è stata la
aggiungono alla rassegna
da Corrado Martinangelo è quella delle ricchezza delle proposte: salse e pinse dai
una dimensione diversa,
realtà che hanno capito come si costruisce profumi calabresi, formaggi di montagna, oli
strategica: quella della
il futuro: con visione, radicamento
eleganti, vini territoriali, miele, conserve
ricerca, della biotecnologia
territoriale e una fitta trama di relazioni artigianali, salumi di tradizione. Una varietà
e della trasformazione
produttive. Multiregionale, capace di che non è dispersione, ma dichiarazione di
evoluta.
aggregare migliaia di associati in dodici metodo: investire sulla qualità, sull’origine,
Ed è proprio il Progetto
regioni, Agrocepi si è presentata a Gustus sulla trasformazione consapevole. «La
Meristema, presieduto da
con il profilo di chi ha deciso di andare oltre Cipolla di Tropea è un patrimonio identitario,
del Sud. Passioni di Terra lavora conserve Giovanni Falco, a rappresentare uno dei
la semplice rappresentanza, puntando a non solo un prodotto», ha raccontato
vegetali con attenzione quasi sartoriale alla casi più promettenti di innovazione
una strategia industriale diffusa basata sulla Cristian Raoul Vocaturi, vicepresidente
materia prima; Pangusto – La Stizza applicata al comparto agricolo meridionale.
valorizzazione delle filiere. «Il diritto al cibo nazionale Agrocepi e presidente Agrocepi
propone basi per pinsa che uniscono L’azienda ha trasformato la ricerca
di qualità deve diventare un diritto sociale», Calabria, che ha portato in fiera anche
innovazione e tradizione; Caseificio Presila agronomica in un asse di sviluppo concreto,
ha ribadito Martinangelo in occasione delle l’eccellenza dell’Aglio di Castrovillari. «Noi
porta formaggi vaccini che attraversano la concentrandosi sulla radicazione e sul
iniziative con Città della Scienza e
siamo qui per raccontare comunità e filiere,
memoria casearia dell’altopiano calabrese; primo accrescimento delle piantine di
Certoconsumo, descritte nel recente non soltanto etichette».
Olio Guglielmi rappresenta una delle Carciofo di Paestum, varietà regina
dell’omonima DOP. Un lavoro altamente
comunicato dell’associazione. «Il cibo vero,
autentico e sostenibile deve essere
accessibile a tutti, e questo è possibile solo
Le dieci imprese presenti, provenienti da
Campania, Calabria e Puglia, sono una
fotografia fedele della vitalità imprenditoriale
aziende più dinamiche nel panorama
dell’extravergine pugliese; Tenuta Anghirri
costruisce vini che parlano la lingua dei
tecnico che garantisce uniformità,
resistenza e qualità, elementi essenziali per
la competitività della filiera. Ma il progetto
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
GUSTI
non si esaurisce nella fase vivaistica: Città della Scienza, mentre l’avvocato
122
Bottega Meristema sta perfezionando un Vincenzo Vitiello, presidente Certoconsumo,
sistema di trasformazione capace di portare ha ricordato quanto sia necessaria
123
sul mercato paté e spicchi di carciofo di un’azione costante di educazione
eccellenza, mantenendo intatte le proprietà alimentare.
organolettiche del prodotto fresco. «Il nostro È in questo intreccio tra imprese, istituzioni,
obiettivo è chiudere il cerchio – spiega ricerca, ambiente e comunità che si
Falco – unendo ricerca, coltivazione, comprende la direzione che Agrocepi ha
trasformazione e narrazione territoriale. scelto di percorrere. Non una somma di
Solo così un prodotto tipico diventa un produzioni, ma un ecosistema
prodotto identitario».
agroalimentare che tiene insieme qualità,
Accanto a queste realtà si muove la Rete filiera, responsabilità sociale e un nuovo
Picentini, che riunisce piccole aziende modo di raccontare il Sud. Un Sud che non
impegnate in un progetto innovativo di chiede spazio: se lo sta conquistando, ogni
valorizzazione territoriale. Un esempio di giorno, con il lavoro e la visione dei suoi
come i distretti diffusi possano diventare imprenditori.
strumenti di rinascita economica attraverso
la collaborazione e la condivisione di
competenze.
Il clima che si respira intorno ad Agrocepi è
quello di un Mezzogiorno che sceglie di
essere protagonista, non semplice fornitore
di materie prime. La recente collaborazione
dell’associazione con Città della Scienza e
Certoconsumo, culminata nella
presentazione di un manifesto per
un’alimentazione sana e accessibile,
testimonia questa volontà di unire
produzione, cultura del cibo e tutela dei
consumatori. «Orientare ed educare il
consumatore significa trasformarlo da
semplice acquirente a co-produttore di
valore», ha dichiarato Pina Tommasielli di
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
SPECIALE GUSTI DI NATALE
Cassata Revolution: il Mulino Caputo anticipa (ancora
una volta) le tendenze della pasticceria natalizia
124 125
Creatività, leggerezza e identità mediterranea per ‘I Dolci delle Feste dei
Grandi Interpreti’: la Cassata diventa laboratorio di stile per il Natale
di Walter Ferrigno
Da quattordici anni I Dolci delle Feste dei
Grandi Interpreti by Mulino Caputo
rappresenta uno dei pochi appuntamenti
capaci non solo di raccontare l’eccellenza,
ma di orientare la direzione della pasticceria
natalizia italiana. Più che un evento, è un
termometro creativo: un luogo dove
osservare come la tradizione possa
rigenerarsi attraverso nuove tecniche, nuovi
linguaggi e sensibilità contemporanee.
Anche quest’anno, nelle sale del Grand
Hotel Vesuvio di Napoli, questa vocazione
si è rinnovata con intensità, offrendo una
lettura d’autore della Cassata — e delle
cassatine — che ha unito ricerca, memoria
e innovazione.
Antimo Caputo, Ceo dello storico mulino
partenopeo, ha ricordato come proprio la
capacità di guardare al futuro partendo dalle
zuccherina, spesso priva di lattosio, con
ricotte più aeree e inserti studiati per ridurre
il carico glicemico. Allo stesso tempo, si
apre a forme nuove e sorprendenti:
ciambelle, bûche, lievitati, giochi simbolici
come la cartella della tombola, scorci
agrumati che evocano la Sicilia e la
Campania.
Il filo narrativo delle creazioni presentate dai
maestri pasticceri racconta proprio questo
equilibrio tra identità e rinnovamento.
Giustina Brasiello, pastry chef del Grand
Hotel Vesuvio, ha portato Armonia
mediterranea, un’interpretazione sofisticata
che unisce crema frangipane alle mandorle,
croccante al fondente e pistacchio,
amarene e una gelée d’arancia incastonata
in una mousse di ricotta vellutata: una
visione luminosa e calibrata.
La Pasticceria Salvatore Capparelli, con
Salvatore Capparelli e Raffaele Barresi, ha
radici sia il cuore dell’iniziativa: «Siamo
orgogliosi dei risultati di questo evento.
Grazie ai maestri pasticceri abbiamo dato
nuova vita a un dolce che viene da lontano
e che ha attraversato epoche diverse», ha
dichiarato. E ancora: «La Cassata racconta
la grande arte dei pasticceri del Sud: dalla
Cassata siciliana, arrivata poi a Napoli, è
nata la cassatina, piccola, monoporzione,
più leggera. Per le prossime feste portare
una Cassata a tavola, siamo certi, darà
gioia e farà subito festa».
Le sue parole hanno fatto da cornice a un
percorso attraverso l’estetica e il sapore,
capace di coniugare la tradizione — dalla
prima e antichissima ricetta a base di ricotta
di pecora e miele — con il sentire del
pubblico contemporaneo. La Cassata di
oggi diventa infatti più leggera, meno
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
SPECIALE GUSTI DI NATALE
scelto una cassata con massa di cacao al Rocco, ha introdotto la Cassatina lievitata:
126 70%, priva di lattosio, trasformata in
un’originale cartella della tombola: un gesto
una mezza sfera di brioche alla panna
farcita con ricotta di bufala, ganache
127
ironico, popolare, profondamente
fondente e marmellata di arancia flegrea
napoletano. Dalla Costiera Amalfitana, Sal all’80%, un incontro audace tra cassata e
De Riso ha proposto la Cassata oplontina, lievitati d’autore.
con Pan di Spagna allo Strega, ricotta di Salvatore Gabbiano, della Pasticceria
bufala e albicocche semicandite: un dolce Gabbiano – Dulcis in Pompei, ha riportato il
che profuma di terra, storia e Mediterraneo. dolce alle sue origini mediterranee
Marco Infante, di Casa Infante, ha dato privilegiando miele e frutta secca — datteri,
voce a una Trilogia di cassatine che esplora fichi, noci, pinoli, mandorle — in una visione
la materia prima attraverso gianduia,
mandorla di Toritto e croccante all’amarena,
mentre Pasquale Pesce, della storica
Pasticceria Pesce, ha riportato al centro le
straordinarie nocciole di Avella con la sua
Cassata avellana, un omaggio alla
Campania interna e ai suoi sapori nobili.
Sabatino Sirica e la giovane Ilaria Varriale
hanno affiancato alla cassata vesuviana
una versione ridotta, infornata, con ricotta
all’arancio: un gesto di eleganza che
restituisce al dolce tradizionale una
dimensione contemporanea e quotidiana.
Carmine Di Donna ha invece scelto la via
della morbidezza con il suo Ciambellone di
cassata realizzato con ricotta e panna di
bufala, minimizzando il lattosio senza
rinunciare alla setosità dell’impasto.
Da Ischia, Salvatore Catapano de I Giardini
di Poseidon ha firmato Essenza di cassata,
una Bûche de Noël al cremoso di cioccolato
bianco e arancia, ponte ideale tra la
tradizione italiana e la fine pâtisserie
francese. Rocco Cannavino, noto come Zio
quasi rituale della dolcezza. Santi
Palazzolo, della Pasticceria Palazzolo di
Cinisi, ha infine portato due anime della
Sicilia: una cassata classica sontuosa e
barocca, con pasta di mandorle d’Avola,
ricotta di pecora, pasta reale al pistacchio e
frutta candita; e un tronchetto
contemporaneo, con Pan di Spagna al
cioccolato e ricotta impreziosita da
scorzette d’arancia infuse nel liquore di
zagara.
Ancora una volta, l’appuntamento firmato
Mulino Caputo dimostra come la pasticceria
delle feste sia un terreno di ricerca culturale
oltre che gastronomica. La Cassata, nel
2025, non è soltanto un dolce: è un
linguaggio, un gesto identitario che sa
parlare al presente senza rinnegare il
passato. Ed è proprio questa capacità di
custodire e innovare, di ascoltare il tempo
senza tradire la memoria, che rende
l’evento un punto di riferimento per chi
vuole capire — e spesso anticipare — ciò
che troveremo sulle nostre tavole a Natale.
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SPECIALE GUSTI DI NATALE
La dolce arte della famiglia Infante:
linguaggi diversi senza perdere le radici caffè e suggestioni orientali; ma soprattutto
napoletane.
di una storia che continua a crescere senza
128 Tra creatività, tradizione e spirito
perdere autenticità e visione.
129
imprenditoriale, Casa Infante ha costruito Dal laboratorio si ribadisce spesso un
un Natale che profuma di magia
negli anni un equilibrio raro: un’azienda di concetto centrale: il panettone non è mai
famiglia che si comporta come un
soltanto un prodotto, ma un racconto che si
La nuova collezione di panettoni artigianali racconta 75 anni di savoirfaire,
qualità e innovazione napoletana
territorio che dialoga con i linguaggi della sorprendere. La nuova collezione conferma
laboratorio d’idee, un marchio radicato nel rinnova ogni anno e che ogni anno deve
gastronomia contemporanea. La collezione questa filosofia, trasformando la tradizione
natalizia 2025 riflette questa duplice anima, in un’esperienza di gusto capace di
fatta di innovazione tecnica e di fedeltà a emozionare e di lasciare il segno.
valori originari. È un Natale che profuma di
DIR
burro buono, di lievito vivo, di pistacchio,
La storia di Casa Infante è innanzitutto una
storia di mani: mani che impastano, che
sperimentano, che custodiscono e
trasformano una tradizione lunga
settantacinque anni. Un racconto iniziato
con il tarallificio di nonno Leopoldo,
proseguito con la pasticceria della seconda
generazione negli anni Novanta e oggi
guidato da Patrizio insieme ai figli Fabio e
Marco. Dalla famiglia si sottolinea come la
tradizione non sia percepita come un
vincolo, ma come un motore propulsivo,
una spinta quotidiana verso una qualità
sempre più alta. È da questa visione
imprenditoriale e familiare che nasce la
collezione dei panettoni natalizi 2025, un
concentrato di ricerca, tecnica e sensibilità
contemporanea.
La filosofia della casa è definita con
chiarezza: utilizzo di materie prime
d’eccellenza, processi lenti e naturali, idee
capaci di parlare a un pubblico moderno e
consapevole. Il Panettone della Tradizione
Infante incarna pienamente questa
impostazione: farina selezionata, burro di
latteria, uova da allevamento a terra e
zucchero naturale danno vita a un impasto
reso straordinariamente soffice da una
lievitazione naturale di 36 ore. In azienda si
sottolinea spesso come proprio la lentezza
sia oggi uno dei loro elementi più moderni e
identitari: in un mercato frenetico, la scelta è
quella di non accelerare ciò che non può
essere accelerato, lasciando correre solo il
lievito e il suo tempo.
La collezione 2025 presenta un ventaglio di
interpretazioni che parte dal classico per
arrivare a soluzioni dal carattere più deciso
e contemporaneo. Il Pistacchio, bestseller
indiscusso, si conferma una vera icona
gastronomica. Lievitato almeno 48 ore,
propone un impasto morbido e aromatico
avvolto da una glassa al cioccolato
aromatizzato al pistacchio, impreziosita da
una granella croccante. All’interno
dell’azienda si racconta come la scelta dei
pistacchi venga considerata quasi alla
stregua di quella di un grande vino, un frutto
che va rispettato e valorizzato con
attenzione maniacale.
Accanto a questo classico moderno torna
uno dei prodotti più attesi della stagione: il
Panettone al Caffè. Dopo il successo degli
anni precedenti, la sua presenza in
collezione è stata percepita come una
conferma naturale. L’impasto è un viaggio
aromatico nel mondo dell’espresso italiano,
arricchito da cubetti di cioccolato al latte e
caffè che modulano con equilibrio dolcezza
e intensità. Il cuore di crema allo zabaione
aggiunge una nota vellutata e profumata
che si fonde con le tonalità tostate
dell’impasto, mentre la copertura al
cioccolato al caffè con chicchi croccanti
completa un profilo sensoriale elegante e
avvolgente. In azienda si osserva come
questo panettone sia diventato il preferito di
chi considera il caffè non solo una bevanda,
ma un vero rituale quotidiano.
La grande novità dell’anno è però il Dubai
Chocolate, una creazione che prosegue
l’eredità del successo pasquale,
reinterpretandola in chiave natalizia. Qui la
pasticceria artigianale incontra un
immaginario cosmopolita e lussuoso,
richiamando atmosfere mediorientali rilette
con gusto contemporaneo. L’impasto è
arricchito da cubettoni di cioccolato al
pistacchio, morbidi e intensi, mentre la
farcitura con crema Dubai - unione di
pistacchio vellutato e crema kataifi -
aggiunge un elemento esotico e raffinato.
La copertura di cioccolato al latte,
impreziosita dal pistacchio Infante,
completa un prodotto pensato per
sorprendere un pubblico internazionale, pur
mantenendo la riconoscibile identità
artigianale della maison. All’interno
dell’azienda si evidenzia come il Dubai
Chocolate rappresenti non solo una novità
di gusto, ma anche una dichiarazione di
stile: un panettone capace di parlare
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SPECIALE GUSTI DI NATALE
L’eleganza dell’Irpinia per le feste:
lime, acacia, con una sfumatura minerale
che ricorda la pietra bagnata e una nota
130 appena accennata di confetto. Delicato e
131
i vini della Tenuta del Cavalier Pepe
raffinato, lo spumante incarna ciò che un
aperitivo natalizio dovrebbe essere:
leggerezza, eleganza, invito alla
conversazione. «Le nostre bollicine
Quando la tradizione incontra l’eleganza nel cuore del Taurasi
nascono per accompagnare lo spirito delle
feste: fresche, luminose, mai invadenti. Un
brindisi deve aprire il cuore, non
appesantire», aggiunge Milena Pepe. Oro
diventa così la porta d’ingresso ideale ai
menu delle feste, perfetto con crudi di mare,
fritture leggere o formaggi freschi, grazie
alla sua vena sapida e alla beva agile.
Se Oro rappresenta l’attesa e la gioia
luminosa del Natale, La Loggia del
Cavaliere è il vino che della festa
custodisce la profondità, la memoria e il
calore. Aglianico in purezza proveniente dai
vigneti di Carazita, Pesano e Brussineta, è
un rosso di grande struttura e complessità,
pensato per accompagnare i piatti più
importanti del pranzo natalizio. Nel
bicchiere, il colore rubino profondo con
riflessi granati è un preludio alla sua
evoluzione; il naso si apre su una tavolozza
ricca: amarena, mora, prugna secca, viola,
Nel panorama enologico italiano, l’Irpinia
custodisce un carattere che in pochi territori
riescono a esprimere con uguale nitidezza:
un equilibrio raro tra sobrietà, profondità e
identità. È in questo paesaggio di colline
alte, suoli argilloso-calcarei e venti che
sanno essere
rigorosi, che la
Tenuta del Cavalier
Pepe celebra il
Natale attraverso
vini capaci di
interpretare le feste
non come mero rito
conviviale, ma come
momento di
riconnessione con
la terra e con ciò
che essa
custodisce. La
cantina, guidata da
una visione che
fonde tradizione,
innovazione e
sostenibilità,
rappresenta oggi
una delle realtà più
solide e riconoscibili
dell’enologia irpina,
forte di settanta
ettari di vigneti
incastonati nella
denominazione
Taurasi DOCG e da
anni certificata
Equalitas per
l’impegno
ambientale e
sociale. Il Natale,
per la Tenuta, è
occasione per raccontare il proprio stile
attraverso etichette simboliche: vini che
parlano di famiglia, di cultura locale, di cura
del dettaglio, e che diventano protagonisti
ideali delle tavole delle feste.
«Il nostro obiettivo è portare sulla tavola
natalizia l’autenticità dell’Irpinia, con vini che
abbiano un’anima, una storia e un senso di
appartenenza», spiega Milena Pepe,
sottolineando come ogni scelta, dalla vigna
alla bottiglia, sia guidata dall’idea che il vino
debba comunicare il territorio prima ancora
di sedurre il
palato. L’Irpinia ha
infatti una
vocazione
naturale al
racconto: i suoi
vitigni autoctoni –
Falanghina, Coda
di Volpe, Fiano,
Greco e
soprattutto
Aglianico – non
sono semplici
testimoni del clima
e dei suoli, ma veri
e propri interpreti
di un paesaggio
rurale che nel
periodo natalizio
assume un fascino
ancora più austero
e suggestivo.
Tra i vini che
meglio incarnano
la filosofia della
Tenuta durante le
festività spicca
Oro, lo spumante
Brut ottenuto da
uve bianche
autoctone con
prevalenza di
Falanghina. Il
nome, evocativo e
immediato, richiama la scintilla del brindisi,
la luce calda delle candele, la promessa di
un nuovo inizio. Nel calice, Oro si offre con
un paglierino tenue e brillante, attraversato
da un perlage fine e persistente. Il bouquet
è un intreccio di frutta e fiori: mela verde,
rosa antica, muschio, cuoio, noce moscata,
legni tostati, liquirizia, erbe aromatiche. È
un vino che non si limita a mostrarsi:
dialoga, seduce, stratifica. Al palato, la
densità dell’Aglianico si fa velluto; tannini
setosi, equilibrio calibrato, un finale lungo e
avvolgente che richiama spezie e frutti di
bosco maturi. «La Loggia del Cavaliere è il
nostro racconto più intimo. È il vino delle
grandi tavole, dei pranzi lenti, dei momenti
in cui il tempo sembra fermarsi», confida
Milena. Ed è vero: pochi vini come questo
riescono a incarnare la solennità del Natale,
la ritualità dei piatti della tradizione –
brasati, selvaggina, carni rosse importanti –
e quel piacere millenario della condivisione.
La Tenuta del Cavalier Pepe affianca a
queste due bottiglie una produzione ampia
e coerente, che comprende bianchi e rossi
DOC e DOCG, spumanti Metodo Classico,
un affascinante Fiano passito e il vino
aromatizzato Cerri Merry, pensati anche per
chi desidera comporre eleganti gift box
natalizie. Il Natale, del resto, è un momento
privilegiato per riscoprire il valore del dono
enologico come gesto culturale prima
ancora che gastronomico. In questo,
l’azienda irpina si distingue per una
proposta ospitale che mette insieme vino,
cucina, accoglienza e territorio: «La nostra
missione è far vivere ai visitatori l’autenticità
dell’Irpinia in loco. Il vino è solo il punto di
partenza: quello che offriamo è
un’esperienza completa», ribadisce Milena.
In un’Italia enologica sempre più
consapevole e attenta, i vini della Tenuta del
Cavalier Pepe si inseriscono nel filone
virtuoso di quei produttori che hanno scelto
di essere ambasciatori del proprio terroir. A
Natale, questa ambizione assume una
forma particolarmente luminosa: il calice
diventa narrazione, memoria, identità. Oro e
La Loggia del Cavaliere non sono soltanto
due etichette, ma due modi complementari
di raccontare l’Irpinia: la sua freschezza
scintillante e la sua profondità antica. In un
periodo dell’anno in cui ogni gesto si
ammanta di significato, questi vini offrono
un viaggio sensoriale capace di elevare le
tavole festive e di restituire, ad ogni sorso,
l’essenza più vera della terra da cui
provengono.
DIR
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SPECIALE GUSTI DI NATALE
L’eleganza di Natale: Feudi di San Gregorio
132 133
Il debutto del nuovo DUBL X Teatro di San Carlo Metodo Classico in
edizione speciale illumina le feste con un racconto di arte e territorio
Nella geografia del gusto natalizio, dove
ogni anno si rincorrono limited edition,
interpretazioni autoriali e omaggi alla
tradizione, la proposta di Natale firmata
Feudi di San Gregorio si distingue per
ambizione culturale e profondità narrativa.
Non un semplice prodotto, non una
confezione speciale, ma un vero e proprio
atto di dedicazione: il nuovo DUBL X Teatro
di San Carlo, un millesimato 2017 da uve
Greco con 84 mesi di affinamento sui lieviti,
pensato come tributo al più antico teatro
d’opera d’Europa ancora in attività.
Dal gruppo vitivinicolo che da decenni
valorizza l’Irpinia e i suoi vitigni autoctoni,
arriva un progetto che parla di vocazione
territoriale e visione condivisa. L’intento era
creare qualcosa che raccontasse il territorio
mettendo in dialogo tradizione e
innovazione, riconoscendo nel Teatro di
San Carlo un compagno ideale che
rappresenti la storia, la luce e l’armonia
della Campania.
L’estetica della bottiglia è parte integrante
del racconto. L’etichetta scura, quasi
impercettibile, si fonde con la bottiglia
lasciando emergere soltanto il logo
argentato del Teatro. Una scelta elegante e
misurata, in sintonia con il tema della
stagione teatrale Be Luminous: un design
capace di rimandare alla magia di un
palcoscenico prima che si accendano le
luci, qualcosa che suggerisse un’attesa
carica di emozione.
Il vino, però, è il vero protagonista. Il DUBL
X Teatro di San Carlo si presenta come un
millesimato di straordinaria complessità:
Greco in purezza, trama gustativa profonda,
tensione minerale e cremosità
perfettamente integrate grazie ai lunghi 84
mesi sui lieviti. Una bollicina che parla con
autenticità la lingua dell’Irpinia, territorio
frammentato, ricco di sfumature e altitudini,
che Feudi conosce e interpreta da quasi
quarant’anni. Il Metodo Classico è il modo
più naturale per valorizzare la profondità dei
vitigni: richiede tempo, cura e ascolto.
DUBL, nato nel 2003 come progetto
pionieristico per spumantizzare uve
autoctone del Sud, si conferma così uno dei
capitoli più originali del Metodo Classico
italiano. Questa edizione speciale - limitata
a 3.000 bottiglie - ne rappresenta
l’evoluzione più simbolica: un vino pensato
non solo per celebrare il Natale, ma per
diventare oggetto da collezione e memoria
del territorio.
Il Teatro di San Carlo accoglie la
collaborazione con la stessa sensibilità che
da secoli lo guida nel suo rapporto con la
città. Inaugurato nel 1737, culla della lirica
europea, il San Carlo è oggi un luogo di
rinnovamento che unisce tradizione e
innovazione, in un dialogo costante con il
pubblico. Il vino, come la musica, vive di
tempo, pazienza e profondità emotiva: due
mondi che raccontano la stessa idea di
bellezza.
La proposta natalizia di Feudi di San
Gregorio diventa così un gesto elegante: un
dono che unisce arte e territorio, cultura e
materia, come una scena madre che resta
impressa nella memoria. In questo Natale, il
DUBL X Teatro di San Carlo non si limita a
celebrare le feste: le interpreta con la grazia
di un brindisi che parla di luce, storia e
identità.
Un invito a rallentare, osservare e
riconoscere la bellezza. Proprio come
quando si alza il sipario.
DIR.
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SPECIALE GUSTI DI NATALE
Natale con gusto: le proposte di
design: eleganza delle
scatole, cura dei dettagli
134 visivi, equilibrio tra 135
Gennaro Bottone per le feste
tradizione e modernità.
Questo approccio
‘sartoriale’ al dolce
L’alta artigianalità partenopea incontra la tradizione natalizia, tra materie
natalizio riflette una
precisa idea di
prime d’eccellenza, cura sartoriale e innovazione nel gusto
artigianalità: non basta
un buon prodotto, serve
di Antonio Quaranta
selezionate, la conoscenza delle curve di
un’identità forte e
temperaggio e la capacità di modulare
riconoscibile, capace di
Quando si parla di dolci natalizi artigianali, consistenze e profumi trasformano ogni
raccontare un territorio e
la parola “tradizione” da sola non basta. dolce natalizio in un piccolo esercizio di
allo stesso tempo di
Serve rigore nella selezione delle materie equilibrio tra intensità e delicatezza. È qui
parlare a un pubblico
prime, un’identità stilistica riconoscibile e che l’anima cioccolatiera dell’azienda
cosmopolita. L’impegno
un’attenzione quasi estetica per i dettagli. È diventa segno distintivo: un valore aggiunto
di Bottone è, come ripete
questa la filosofia di Gennaro Bottone, che nobilita l’offerta festiva e la rende
spesso l’azienda, un atto
storica azienda partenopea specializzata immediatamente identificabile per coerenza,
di «onestà artigianale».
nella lavorazione del cioccolato, che dal carattere e raffinatezza.
Un concetto prezioso in
1979 ha trasformato l’arte cioccolatiera e La collezione natalizia di Bottone
un’epoca in cui la
dolciaria in un linguaggio di eleganza e rappresenta un manifesto di questa visione:
trasparenza e la qualità
ricerca. Nel corso dei decenni il marchio ha prodotti che non seguono semplicemente il
sono diventate criteri
saputo unire classicità e innovazione, calendario delle festività, ma aspirano a
fondamentali nelle scelte
territorio e vocazione internazionale, diventare oggetti del desiderio
del consumatore.
creando una firma d’autore riconoscibile nel gastronomico, in cui ogni ingrediente è
Portare in tavola un
mondo dell’alta pasticceria artigianale. scelto come parte di una narrazione. «Da
dop, canditi Agrimontana»: una filiera di panettone Bottone, o regalare una delle sue
Ciò che contraddistingue in modo decisivo il sempre ci contraddistingue sia l’alta qualità
eccellenze che definisce la qualità
creazioni natalizie, significa compiere una
mondo Bottone è proprio la competenza sul delle materie prime impiegate sia
aromatica e la struttura dell’impasto, scelta culturale oltre che gastronomica:
cioccolato, una vera e propria maîtrise l’attenzione alla lavorazione», sottolinea
conferendo al prodotto profondità e
scegliere la profondità dei sapori autentici,
maturata in oltre quarant’anni di
Orlando Bottone. Una dichiarazione che
riconoscibilità.
la bellezza del lavoro manuale, la
sperimentazioni, selezioni e
non suona come slogan, ma come la sintesi
A questa base di tradizione si affianca una ricercatezza discreta di un marchio che ha
perfezionamenti. Questa expertise non è un di un metodo.
collezione di varianti contemporanee, frutto fatto dell’eleganza partenopea un valore da
dettaglio marginale, ma un tratto genetico Il Panettone Tradizionale è il cuore della
della sensibilità del maestro cioccolatiere e custodire.
dell’azienda, che influenza profondamente proposta natalizia: un lievitato che rispetta
della sua storica vocazione a trasformare il Per chi desidera un Natale che abbia il
anche la proposta natalizia. Nei panettoni tempi naturali, lavorato con lievito madre e
cioccolato in materia plastica del gusto. profumo della tradizione ma anche la
glassati, nei lievitati arricchiti, nei torroni e selezione accuratissima degli ingredienti.
Accanto ai lievitati troviamo infatti pralineria raffinatezza dell’alta pasticceria, le proposte
nelle praline, il cioccolato non è mai un L’azienda afferma con orgoglio che «per la
d’autore, creme spalmabili, torroni, tavolette di Gennaro Bottone rappresentano una
semplice ingrediente: è la firma aromatica produzione dei nostri panettoni – aggiunge -
aromatiche, fino alle confezioni natalizie che destinazione sicura. Non semplici dolci, ma
che definisce stile, eleganza e
usiamo burro di centrifuga con un contenuto
rappresentano un vero e proprio biglietto da esperienze: gesti di gusto e stile, pensati
riconoscibilità.
di materia grassa non inferiore all’84%,
visita estetico dell’azienda. Qui il linguaggio per rendere le feste un momento ancora più
La lavorazione precisa, l’uso di coperture nocciole Piemonte Igp, pistacchi di Bronte
del cioccolato si coniuga con quello del memorabile.
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SPECIALE GUSTI DI NATALE
021: il Metodo Classico che celebra
limitata di sole millecinquecento bottiglie. spumante senza residuo zuccherino
In occasione di questa seconda annata, aggiunto, si rivela straordinariamente
136 "021" si presenta con una nuova veste morbido e cremoso, completato da una 137
grafica, chiara, stilizzata e immediatamente vivace mineralità e da una buona acidità
la vita secondo Podere 1925
leggibile, impreziosita da una lamina in oro che ne assicurano persistenza ed equilibrio.
che ne sottolinea il valore celebrativo e la Oggi l'azienda, fondata nel 1956, è guidata
Un millesimato in tiratura limitata dedicato alla piccola Serena e alla
preziosità.
con passione e visione dalla terza
All'assaggio, lo spumante incanta con il suo generazione della famiglia Di Maro —
storia della famiglia Di Maro
giallo paglierino e le venature dorate, Amalia, Stefania e Raffaele — i quali,
attraversato da un perlage fine e
sostenuti dall'esperienza di papà Nicola e
persistente. Al naso si distinguono
mamma Angelina, continuano a onorare la
nettamente le note di nocciola tostata e filosofia delle "cose ben fatte", evolvendo
scorza di pane, risultato dell’accurata dalle vinificazioni artigianali iniziali a una
lavorazione e della sosta sui lieviti. In produzione che, con "021" Metodo Classico,
bocca, "021" sorprende: pur essendo uno tocca vette di eccellenza.
Per Podere 1925, l'arte della vinificazione è
intimamente legata alla storia della famiglia
Di Maro, e non c'è celebrazione più dolce di
quella impressa su un'etichetta. Il nuovo
gioiello della cantina, lo spumante "021"
Metodo Classico millesimato, è proprio
questo: un omaggio effervescente e
raffinato alla vita.
Il suo nome, apparentemente criptico, svela
un significato profondo e personale: "021"
richiama il 2021, l’anno di nascita della
piccola Serena, la figlia di Raffaele e Flavia,
l’atteso e felice nuovo arrivo in famiglia.
Questa tradizione narrativa è la cifra
distintiva di Podere 1925: tutte le dodici
referenze aziendali sono legate a un anno
di nascita di un membro della famiglia, a
partire dal nome stesso della cantina, che
onora la nascita del suo fondatore,
Vincenzo Di Maro, nel 1925.
Con "021", l'azienda ha voluto portare
l’asticella ancora più in alto, affrontando la
sfida di un Metodo Classico millesimato, un
vino che incarna l'eccellenza e la pazienza.
Pur essendo un’azienda con radici e sede
produttiva salde nei Campi Flegrei — un
legame suggellato dalle due DOP Campi
Flegrei, Piedirosso e Falanghina — per
questo spumante Podere 1925 ha scelto di
unire le forze di due territori, selezionando
le uve Falanghina del Beneventano.
Le uve, raccolte nell’ultima settimana di
agosto per garantirne la massima
freschezza, vengono vinificate con cura
artigianale. La successiva presa di spuma e
l'imbottigliamento, dopo quattro mesi, danno
vita a una vera e propria chicca in tiratura
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SPECIALE GUSTI DI NATALE
La lunga lievitazione della tradizione
ripete: lievito rinfrescato più volte al giorno; l’impasto con una delicatezza elegante,
138
impasti che crescono lentamente; maestri mentre la glassa croccante amplifica il
che controllano temperature e umidità come contrasto tra sofficità e fragranza. È un
Nel laboratorio di Pompei Marco De Vivo e il suo staff trasformano
direttori d’orchestra; panettoni che
dolce che parla di estate incastonata
139
farina, lievito madre e tempo in un racconto di famiglia e territorio
raffreddano capovolti, sospesi, per
nell’inverno, di tradizione campana elevata
preservarne volume e sofficità. Gesti ripetuti a lusso contemporaneo.
centinaia di volte, ma sempre carichi di
significato.
Panettone Delizia al Limone – Luxury
Ester e Simona curano l’immagine del Edition
Natale De Vivo: packaging, comunicazione, Questo panettone è una sinfonia di
vetrine. Le scatole diventano piccole freschezza e morbidezza. La fragranza del
A Pompei, nella Pasticceria De Vivo, la
stagione delle feste non inizia con le
luminarie, ma settimane — a volte mesi —
prima. Lì, tra vasche d’impasto e lieviti che
si risvegliano all’alba, prende forma un rito
che unisce tecnica, memoria e dedizione.
Nessun effetto speciale: la magia dei
lievitati De Vivo nasce da una disciplina
quasi monastica, nutrita da una storia che
affonda le radici negli anni Trenta, quando il
laboratorio era un panificio al servizio dei
viaggiatori diretti agli scavi e al santuario.
Oggi quell’origine è ancora il cuore pulsante
di un’impresa dolciaria che guarda al
mondo senza tradire la propria identità.
Alla guida c’è Marco De Vivo, che ha
trasformato l’eredità di famiglia in un
progetto imprenditoriale contemporaneo.
Accanto a lui, la moglie Ester e la figlia
Simona presidiano ogni fase, dalla cura del
lievito madre alla creazione delle nuove
ricette, fino al confezionamento dei
panettoni destinati alle migliori boutique del
gusto in Italia e all’estero. Una squadra
numerosa, competente e coesa completa il
quadro: professionisti che condividono
formazione, aggiornamento continuo e
attenzione meticolosa ai processi.
Il lievito madre è la firma della casa. Lo
stesso principio di sempre: esclusivamente
lievito naturale, rinfrescato ogni giorno. Da
qui nascono impasti che maturano
lentamente, spesso oltre 36 ore,
sviluppando quella trama soffice, elastica e
profumata che caratterizza i lievitati De
Vivo.
Negli ultimi anni la linea natalizia si è
ampliata, mantenendo un dialogo costante
con la tradizione italiana e con la
Campania. Ogni nuova ricetta nasce dal
bilanciamento rigoroso tra dolcezza,
struttura e identità del prodotto,
perché innovare — per De Vivo —
non significa mai tradire l’essenza.
La crescita dell’azienda è anche la
crescita del suo team: un laboratorio
in cui la condivisione del sapere ha
valore quotidiano. «Un panettone
porta in tavola una responsabilità
emotiva», ricorda Marco De Vivo.
«Entra nelle case nei giorni in cui le
famiglie si ritrovano. Non può essere
un prodotto qualunque. Quando i
nostri ragazzi infornano le pezzature
finali, sanno che stanno mettendo al
forno un pezzo della nostra storia,
ma anche un frammento della
memoria di chi lo mangerà».
La sfida di questi anni è stata
trasformare la vocazione artigianale
in una struttura organizzata, capace
di sostenere volumi importanti senza
snaturarsi. Così i lievitati De Vivo,
nati a pochi passi dagli scavi di Pompei,
oggi viaggiano in Italia e nel mondo:
boutique selezionate, negozi di nicchia,
department store internazionali. La
distribuzione è curata, le partnership mirate,
l’e-commerce in costante crescita: un
presidio solido del segmento premium che
non perde mai di vista il rapporto diretto con
il cliente.
Nel laboratorio, intanto, la coreografia si
architetture festive, con texture e colori che
raccontano Pompei, la Campania e la storia
della famiglia. Perché il panettone non è
solo un dolce: è un ambasciatore di un
territorio dove ospitalità e convivialità sono
una cifra culturale.
La magia del Natale, qui, sta nel tenere
insieme memoria e futuro. In ogni fetta c’è
la crosta brunita che profuma di forno,
l’alveolatura irregolare che rivela il lavoro
silenzioso del lievito madre, i canditi che
brillano come tessere di mosaico. Un dolce,
certo. Ma anche un caso di scuola: come
un’impresa familiare può trasformare un rito
in un progetto di eccellenza gastronomica
capace di portare Pompei sulle tavole di
mezzo mondo.
Perché — come insegna il lievito madre —
nulla cresce da solo. Cresce ciò che viene
curato, nutrito, atteso. Vale per un
panettone. Vale per un’azienda. Vale per le
persone che la rendono viva.
I Lievitati di Natale 2025
Panettone Albicocca e Mandorle –
Luxury Edition
È un panettone che nasce dalla luce del
Mediterraneo. La sua pasta morbida
profuma di burro fresco e vaniglia Bourbon,
ma è l’abbraccio delle pellecchielle del
Vesuvio a renderlo unico: albicocche
antiche, dalla dolcezza intensa e vellutata,
che sprigionano note dorate e solari a ogni
taglio. Le mandorle impreziosiscono
limone,
luminosa e vibrante, attraversa tutto
l’impasto conferendogli un carattere
raffinato, quasi etereo. Al centro, una
ganache al limoncello avvolge il morso in
una crema vellutata e profumata, un
richiamo diretto alla grande pasticceria
campana e alla sua innata capacità di
trasformare un agrume in poesia. Il
cioccolato bianco ne esalta la dolcezza
senza sovrastarla, creando un equilibrio
perfetto tra intensità aromatica e
delicatezza. È un panettone che non si
assaggia: si assapora come un raggio di
sole.
Panettone Pompeiano – Luxury Edition
Un lievitato che sembra uscito da un
affresco antico. Il suo profumo richiama i
mercati della Pompei romana, dove miele,
fichi, noci e spezie raccontavano il
Mediterraneo più autentico. Ogni fetta è un
viaggio nella storia: la dolcezza dei frutti del
Sud, la profondità calda della frutta secca,
le note ambrate del miele e il tocco speziato
che evoca cucine arcaiche, rituali convivali,
banchetti e narrazioni millenarie. Il
panettone Pompeiano non è soltanto un
dolce: è un reperto gastronomico, una
memoria commestibile che unisce
tradizione, archeologia e gusto
contemporaneo.
DIR.
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
SPECIALE GUSTI DI NATALE
Panettone della nonna: tradizione, impresa e
italiana del Novecento. Pasquale ha seguito casse audio Opera, fornitrici di personaggi
la stessa via, diplomandosi tecnico dell’arte di rilievo globale. La partecipazione a eventi
140 bianca, collaborando con Paco Torreblanca culturali ed enogastronomici – dalla “Buona 141
– campione mondiale ed europeo – e Notte” di Battipaglia alla Festa a Vico di
innovazione nell’arte dolce italiana
lavorando accanto a chef stellati come Nino Gennaro Esposito – posiziona l’azienda
Come una pasticceria familiare campana trasforma un’eredità di quasi
Di Costanzo e Raffaele Vitale. Ha inoltre come punto di riferimento della pasticceria
un secolo in un modello di eccellenza contemporanea
frequentato corsi di perfezionamento con artigianale campana.
maestri come Zoia, Sal De Riso, Leonardo Il Panettone della Nonna arriva dunque
Di Carlo e presso la prestigiosa CAST come simbolo di questa traiettoria: non un
Nel panorama dell’imprenditoria
Alimenti. Questo investimento formativo semplice prodotto stagionale, ma il risultato
agroalimentare italiana, dove il valore
intergenerazionale ha costruito una
di un modello di industria familiare che ha
aggiunto nasce sempre più dalla capacità di
professionalità solida, capace di tradurre saputo trasformarsi mantenendo intatta la
coniugare radici territoriali e sguardo
l’identità familiare in prodotti di alto profilo. propria identità. «Il nostro obiettivo»,
innovativo, la storia della Pasticceria
La strategia della qualità totale ha portato afferma Pasquale Bevilacqua, «è
Mamma Grazia rappresenta un caso
nel tempo a un sistematico riconoscimento rappresentare la nostra terra attraverso i
emblematico. Una realtà nata nel 1991 ma
da parte della critica. I panettoni di Mamma grandi lievitati. Far capire che l’artigianalità
forte di un’eredità iniziata nel 1930, oggi
Grazia sono stati selezionati dal Gambero non è un concetto nostalgico, ma una leva
guidata da Giuseppe e Pasquale
Rosso tra le eccellenze del Sud Italia competitiva contemporanea, capace di
Bevilacqua, terza e quarta generazione di
(2014), sono rientrati tra i panettoni preferiti parlare ai mercati e alle persone. Innovare
una famiglia che ha fatto della qualità, della
della guida nel 2014 e 2015 e sono stati più significa rispettare ciò che siamo, e da lì
volte celebrati da eventi dedicati al grande andare oltre».
lievitato italiano. La presenza continuativa a In un settore in cui la concorrenza cresce e
Re Panettone a Milano dal 2013 ha
il consumatore richiede autenticità,
consolidato la reputazione dell’azienda nel trasparenza e qualità percepibile, la
settore. Qui, il panettone Cioccolato e Pera strategia di Mamma Grazia mostra come
è stato indicato da riviste internazionali tra i una piccola impresa radicata in un territorio
cinque panettoni “da mangiare almeno una possa diventare un caso di studio per
volta nella vita”. Nel 2016, alla Fiera resilienza, posizionamento e capacità di
Nazionale del Panettone e del Pandoro, valorizzare il capitale immateriale. Il lievito
l’azienda ha ottenuto il riconoscimento di madre che vive da tre decenni, il panettone
miglior panettone al cioccolato e il terzo che nasce da una ricetta di famiglia, il
posto al concorso “Selezione Cesarin” con il continuo dialogo tra formazione, identità e
Panettone Mediterraneo. Riviste come mercato: tutto concorre a costruire un
Dissapore ne hanno certificato l’eccellenza marchio che comprende il futuro proprio
includendoli tra i 15 migliori panettoni del perché non dimentica il passato.
2015 e i 30 migliori del 2016, mentre la Il Panettone della Nonna non è solo un
Guida Osterie d’Italia di Slow Food li dolce: è una dichiarazione d’intenti. È la
segnala dal 2013 come pasticceria
prova che la tradizione, quando sostenuta
consigliata.
da metodo e visione, non è un limite, ma
L’impatto economico del marchio è
una forza generativa. «Ogni nuovo
altrettanto significativo. La produzione dei panettone», conclude Pasquale, «è un
lievitati raggiunge oggi tutta Italia, con clienti racconto. E noi vogliamo raccontare la
di prestigio come Renzo Ricci, fondatore di nostra storia con il linguaggio più sincero
Poltrone & Sofà, e realtà internazionali che conosciamo: il gusto».
come UK Distribution, produttrice delle
DIR.
tecnica e della cultura del lievito naturale il
proprio DNA distintivo. L’ultima creazione, il
Panettone della Nonna, è molto più di un
nuovo prodotto: è la sintesi di un metodo, di
una filosofia imprenditoriale e di una visione
moderna dell’artigianalità.
La genesi di questo panettone è radicata
nella torta simbolo dell’azienda, la celebre
Torta della Nonna, marchio di fabbrica della
pasticceria. Il nuovo lievitato ne rielabora
l’immaginario fondante attraverso una
declinazione che intreccia la memoria dei
sapori familiari con un approccio di ricerca
tecnica. Una pasta soffice e delicata,
profumata al limone, accoglie gocce di
cioccolato al limone e pinoli sabbiati; in
superficie un cremino al limone incontra
ulteriori pinoli tostati, mentre le scorzette
semi-candite di limone della Costa
Sorrentina aggiungono identità territoriale e
riconoscibilità del gusto. «Volevamo un
panettone che parlasse della nostra
infanzia e della nostra terra»,
racconta Pasquale Bevilacqua. «Non
solo un dolce, ma una storia. Un
prodotto che nascesse dall’equilibrio
tra memoria e innovazione, come
tutto ciò che facciamo».
Questa tensione creativa tra
tradizione e modernità non è solo
estetica o gastronomica: è anche
economica. Mamma Grazia ha
costruito negli anni un modello
produttivo fondato sulla selezione
delle migliori materie prime, sulla
specializzazione professionale
continua e sull’investimento costante
nella qualità del lievitato. Il lievito
madre utilizzato da Giuseppe
Bevilacqua è vivo da oltre trent’anni,
un patrimonio aziendale intangibile
che incarna tanto la storia quanto la
strategia della pasticceria. «Il lievito
madre è un collaboratore
silenzioso», spiega Pasquale. «È un
organismo che va curato, educato,
rispettato. È la dimostrazione che
senza basi solide non è possibile creare
emozioni: né per il palato, né per il
mercato».
L’approccio di Mamma Grazia alla
formazione professionale è un altro pilastro
della sua crescita imprenditoriale.
Giuseppe, maestro lievitista, si è formato
accanto a figure come Iginio Massari,
Achille Zoia, Danilo Freguja e Fulvio
Scolari, protagonisti della pasticceria
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
SPECIALE GUSTI DI NATALE
Vizio, il tempo come ingrediente
realizzate con ingredienti italiani di
Dalle versioni classiche Milano e
142
eccellenza e burro francese di alta qualità. Tradizionale ai best seller come Tre
Cioccolati e Pistacchio, fino 143
Dalila Esposito e Simone Cavallo guidano un laboratorio che coniuga
alle proposte più creative —
Marron Glacè, Albicocca,
tradizione, tecnica e visione contemporanea. Un modello di artigianalità
Semi Integrale — e alla
sempre più orientata ai mercati gourmet
novità Rhum e pere, un
lievitato morbido e
Nel panorama dei grandi lievitati italiani, visione imprenditoriale capace di leggere il
aromatico che racconta la
Vizio — il laboratorio fondato nel 2020 a mercato contemporaneo. “Il panettone è
continua spinta innovativa
San Cesareo da Dalila Esposito e Simone diventato un prodotto gourmet che vive tutto
del brand.
Cavallo — si è imposto in pochi anni come l’anno”, sottolinea. “La sua rinascita passa
Con i suoi punti vendita a
una delle realtà più interessanti del settore. dalla riscoperta dell’artigianalità: un valore
Roma e Frascati e uno
che va
shop online in costante
comunicato,
crescita, Vizio si conferma
tutelato e portato
una realtà che unisce
sui mercati
eredità e contemporaneità,
internazionali”.
portando la cultura del
La linea 2025
grande lievitato italiano
comprende sette
verso nuove destinazioni di
referenze, tutte
gusto e nuovi orizzonti
imprenditoriali.
Una crescita rapida, sostenuta da una
ricerca costante sulla qualità delle materie
prime e da un approccio metodico alla
lavorazione del lievito madre, che ha
portato il brand a ottenere riconoscimenti di
primo piano come il Panettone Maximo
(doppio trionfo nel 2023 e miglior panettone
al cioccolato nel 2024).
La storia di Vizio affonda però le radici nella
Roma degli anni ’60, quando Mario
Antonelli, nonno di Dalila, fondò il
laboratorio che avrebbe dato origine a tre
generazioni di lievitisti. “Mio nonno mi
portava nel laboratorio a osservare gli
impasti che crescevano; diceva sempre:
‘impara l’arte e mettila da parte’”, racconta
Dalila. Una formazione precoce che oggi si
traduce in una dedizione assoluta verso
processi che richiedono tempo, attenzione e
tecnica. Sono infatti 58 le ore necessarie
per completare un panettone Vizio: un
percorso artigianale che Dalila segue passo
dopo passo, dal primo impasto alla cottura.
Accanto a lei, Simone Cavallo porta una
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
SPECIALE GUSTI DI NATALE
Il Natale rivelato: la magia delle
scientifica ed enoturismo, sviluppando un Mastroberardino Art Gallery. Ogni bottiglia
144
ecosistema in cui tradizione e innovazione racconta un gesto intimo: un invito alla
procedono insieme: ogni vino
scoperta, al superamento della superficie: 145
bollicine di Mastroberardino
memoria e visione.
rivelare ciò che non sempre si vede al primo
È in questa cornice che si inseriscono le sguardo.
Mastroberardino nasce da un’unione di perché il vino è arte, e l’arte è un modo di
Quando il Metodo Classico incontra l’arte, la storia e l’anima di un
proposte natalizie della famiglia.
La raffigurazione del dio del vino non è
ELL’E’NOIR e RIPE D’ALTURA non sono casuale: Dioniso incarna il dialogo che
territorio senza tempo
soltanto due nuovi Metodo Classico, ma Mastroberardino porta avanti da tre secoli,
l’inizio di un percorso creativo che illumina tra rigore scientifico e sensibilità estetica,
Nel cuore dell’Irpinia, dove la montagna ulteriore slancio con il figlio Michele e con le
la vocazione del territorio verso produzioni tra radici antiche e slancio innovativo. Come
incontra il respiro caldo del Mediterraneo e storiche interpretazioni dei grandi vini irpini
d’alta quota, fresche, complesse, di forte nelle tele di Botez, anche nelle bollicine
la viticoltura affonda in radici millenarie, il tra Ottocento e Novecento.
identità.
irpine convivono armonia e turbamento
Natale firmato Mastroberardino si veste di Momento cruciale è il secondo dopoguerra,
Il primo, ELL’E’NOIR, è un sorprendente creativo, disciplina ed emozione.
luce nuova. La storica famiglia del vino - tra quando Antonio Mastroberardino - ricordato
blanc de noirs ottenuto da Aglianico Queste proposte natalizie non si limitano
le più longeve d’Italia e custode delle uve come «l’archeologo della vite e del vino» -
vinificato in bianco. Le uve, coltivate a circa alle bottiglie: includono una selezione di
autoctone campane da circa tre secoli - sceglie coraggiosamente di scommettere
500 metri di altitudine, rivelano la loro coffret, percorsi degustativi nella cantina
presenta per le festività un percorso di gusto sulle varietà autoctone in un’epoca in cui
struttura attraverso una trama vibrante, storica, esperienze enoturistiche al Radici
e cultura che unisce tradizione e
molti le ritenevano superate. A lui si deve il
cremosa e minerale.
Resort e una cucina dedicata presso il
innovazione. Tra queste proposte, spiccano rilancio dell’Aglianico e la rinascita del Fiano,
Il secondo, RIPE D’ALTURA, è un blanc de ristorante Morabianca. Tutto all’insegna di
due novità assolute: ELL’E’NOIR e RIPE così come le leggendarie annate di Taurasi
blancs che unisce Greco e Falanghina. uno stile che unisce sobrietà, profondità
che porteranno il vino a
Fresco, verticale, luminoso, è il risultato di culturale e visione imprenditoriale.
ottenere, nel 1993, la prima
un mosto fiore lavorato con estrema finezza Scegliere un vino Mastroberardino a Natale
DOCG del Sud Italia. Una
e affinato 30 mesi sui lieviti. Agrumi, fiori significa celebrare un territorio, una famiglia
visione che ha contribuito a
bianchi e una sapidità lunga e cesellata e un patrimonio enologico che ha
plasmare un modello
delineano un profilo elegante, ideale per attraversato tre secoli senza mai smarrire la
vitivinicolo riconosciuto oggi
accompagnare la cucina delle feste. Il fatto propria identità. Significa brindare con ciò
come uno dei più identitari
che anch’esso sia Pas Dosé sottolinea una che Mastroberardino definisce “la luce
d’Europa.
chiara visione stilistica: raccontare il dell’Irpinia”, un bagliore antico che oggi
A raccogliere questa eredità
territorio senza filtri, in tutta la sua energia trova nuova forma nelle bollicine di
è il Cavaliere del Lavoro
minerale.
ELL’E’NOIR e RIPE D’ALTURA.
Prof. Piero Mastroberardino,
Ma ciò che rende queste bottiglie davvero Nel gesto di stappare queste bottiglie, c’è
che ha proiettato l’azienda
uniche è l’esperienza artistica che le l’eleganza discreta della tradizione e la
verso una gestione integrata
accompagna. L’etichetta, concepita come sorpresa dell’arte che si rivela, come un
di vigneti, cantina, ricerca
un rito di rivelazione, presenta un doppio dono inatteso. Perché a Natale, più che
strato: sollevando quello superiore,
mai, il vino non è soltanto un calice: è un
D’ALTURA, spumanti Metodo Classico che
l’appassionato scopre un’opera nascosta, racconto. E quello dei Mastroberardino è,
inaugurano una nuova dimensione della
come un sipario che si apre su una scena da trecento anni, tra i più affascinanti del
bollicina irpina, interpretando lo spirito delle
teatrale. Sotto di esso, due raffigurazioni di panorama italiano.
feste con energia contemporanea, profondità
Dioniso tratte dai dipinti Baccanale II e
territoriale e un linguaggio visivo
Baccanale III di Doina Botez, opere parte
DIR
sorprendente.
del trittico Il colore di Dioniso custodito nella
Per comprendere il valore di queste
proposte è necessario tornare alle origini
della famiglia. La storia dei Mastroberardino
comincia agli inizi del XVIII secolo, ad
Atripalda, dove ancora oggi sorge la sede
storica dell'azienda. Attraverso dieci
generazioni, la famiglia ha guidato
l’evoluzione della viticoltura campana,
trasformando uve antiche come Aglianico,
Fiano e Greco in varietà conosciute e
celebrate nel mondo. La svolta arriva nel
1878, quando Angelo Mastroberardino avvia
le prime esportazioni internazionali, aprendo
la strada a un successo globale che troverà
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
SALUTE E BENESSERE
Oncologia pediatrica: molto è stato
fatto, tanto resta da fare
Presentato a Roma il Rapporto F.A.V.O. sulla condizione assistenziale
dei malati oncologici in età pediatrica e adolescenziale
sensibili nei risultati terapeutici. È
Nella seconda parte della pubblicazione
indiscutibile come difformità nell’accesso e sono descritte, invece, alcune esperienze di
146 nella qualità delle cure tra regioni e perfino associazioni attive in diverse realtà
147
all’interno dello stesso territorio regionale regionali. Esse riguardano l’assistenza
psicologica, le attività ludiche, la
riabilitazione, il sostegno ai diritti sociali; è
incluso anche uno studio rivolto
all’individuazione dei costi economici per i
familiari. Le attività presentate sono tra
di Alberto Vito
trattamenti diagnostici e terapeutici nelle
quelle che uno Stato davvero civile ha
varie regioni italiane, evidenziando le
l’obbligo di sostenere. Tra i diversi capitoli,
Si è tenuta a Roma, presso la Sala del principali criticità relative a diagnosi,
tutti meritevoli di attenzione, ricordo quello
Refettorio della Camera dei deputati, la trattamento e assistenza dei pazienti in età
curato dall’associazione napoletana
presentazione del primo Rapporto sulla pediatrica e adolescenziale. Infine, nella
Compagni di Viaggio Odv. Esso è dedicato
condizione assistenziale dei malati
parte conclusiva, propone concrete
a un tema specifico, ovvero quello relativo
oncologici in età pediatrica e adolescenziale iniziative specifiche, sia a livello legislativo
all’accesso alle cure oncologiche per i
a livello nazionale, curato da F.A.V.O., che gestionale.
bambini immigrati, con le conseguenti
all’interno di un convegno cui sono
Il cancro costituisce la maggiore causa di
specificità psicologiche, normative e sociali
intervenuti diversi parlamentari e specialisti morte per malattia nei bambini e negli
di tale contesto operativo.
in ambito oncologico provenienti da diverse adolescenti dopo il primo anno di vita in
Sebbene le leggi del nostro Paese
realtà territoriali nazionali.
Europa, con circa 35.000 nuove diagnosi e
consentano in modo netto l’accesso alle
La F.A.V.O. è una rete associativa, una oltre 6.000 decessi annualmente. In Italia, i
cure primarie per tutti, di fatto esistono
federazione
dati A.I.E.O.P.
costituiscano un drammatico problema
difficoltà culturali, sociali ed economiche
costituita da oltre
individuano circa
sociale, totalmente inaccettabile se si parla
che impediscono a una parte della
300 associazioni
2.500 nuovi casi
della salute e della sopravvivenza dei
popolazione immigrata di curarsi
di volontariato in
pediatrici e
bambini. Tutti i decisori politici e gli opinion
correttamente, come pure sarebbe loro
oncologia,
adolescenziali
leader devono sentirsi coinvolti e impegnati
diritto. Nel capitolo viene raccontato il caso
fondata nel 2003
diagnosticati
in modo fattivo per migliorare ulteriormente
clinico di una bambina che, frequentando la
e che
ogni anno. Va
questi numeri.
scuola, è quella che parla meglio la nostra
attualmente può
subito detto
Un altro elemento
lingua tra i
contare
come la
segnalato
suoi
sull’impegno di
principale buona
chiaramente dal
familiari ed
circa 25.000
notizia contenuta
Rapporto delle
è quindi
volontari iscritti
nel Rapporto sia
associazioni di
costretta a
ai gruppi
che, negli ultimi
volontariato
spiegare ai
aderenti. Tra le
tempi, la
riguarda
genitori la
sue attività
sopravvivenza a
l’importanza della
propria
editoriali figura la
5 anni ha
qualità della vita
diagnosi e il
pubblicazione
raggiunto l’80%
dopo la diagnosi,
senso delle
annuale, a
complessivo dei
durante e
terapie
partire dal 2009, di un report sulla
casi, costituendo un indubbio successo
successivamente
proposte
condizione dell’assistenza ai malati
della moderna oncologia. Tale lusinghiero
alla terapia. La
dai medici.
oncologici, un documento molto importante risultato è frutto congiunto della ricerca,
malattia
L’invito
in quanto fotografa in modo obiettivo la della migliorata partecipazione a protocolli
oncologica di un
finale è a
situazione italiana in tale delicato settore condivisi e del miglioramento organizzativo
bambino
riflettere
della sanità. Quello presentato in questi delle reti. Inoltre, ben 50.000 guariti oggi
costituisce una
sullo stigma
giorni è particolarmente significativo in possono beneficiare della legge sull’oblio
malattia familiare,
verso i
quanto, dopo 17 edizioni, per la prima volta oncologico, altro successo legislativo
per impegno e per
pazienti
si tratta di una pubblicazione specifica fortemente voluto dai pazienti e dai loro
stress, che coinvolge fortemente genitori,
oncologici,
dedicata esclusivamente ai pazienti
rappresentanti.
fratelli e sorelle. Si tratta di un vero
non giustificato dai dati robusti di guarigione
pediatrici e adolescenti, oltre che alle loro Tuttavia, dal volume emergono anche forti
terremoto che, qualunque sia l’esito finale
dopo diagnosi e dall’aumento significativo
famiglie.
criticità, legate sia alle complicanze
delle terapie, modifica l’assetto e il vissuto
della sopravvivenza globale, e sulla grande
Il testo è scritto con l’obiettivo di rilevare e croniche dovute ai trattamenti, sia al
difficoltà a parlare più diffusamente, sui
familiare. Esso costituisce ciò che i tecnici
documentare in maniera scientifica e permanere di gravi disuguaglianze
definiscono un grave fattore di
grandi canali di comunicazione, dell’ambito
sistematica le modalità di accesso ai territoriali, che comportano differenze
“moltiplicatore di fragilità”.
terapeutico pediatrico.
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
ROTARY
Leadership, merito e visione: la visita del Governatore
incarnano valori di disciplina,
merito, cultura civica e ricerca.
148 Presentando i nuovi Soci Onorari, il
De Rienzo al Rotary Club Ulisse 2101 Golfo di Napoli
Presidente Carrino ha ricordato
149
Al Circolo Savoia, il Rotary celebra il valore delle reti professionali,
che “un’alleanza strategica tra
università, mondo produttivo e
accademiche e imprenditoriali, conferendo due Soci Onorari e
realtà formative è oggi un asset
rilanciando progetti strategici all’insegna della solidarietà
determinante per lo sviluppo. Solo
una filiera della conoscenza forte
può garantire competitività,
La visita del Governatore del Distretto 2101, tra università, imprese ed enti associativi, in
innovazione e crescita sostenibile”.
Arch. Angelo De Rienzo, al Rotary Club grado di generare valore condiviso e di
Il Governatore De Rienzo ha poi
Ulisse 2101 Golfo di Napoli nella prestigiosa rispondere alle sfide della transizione
richiamato l’attenzione sui progetti
sede del Circolo Savoia ha saputo
digitale, ambientale e sociale”.
che caratterizzano l’anno rotariano,
coniugare tradizione e visione, amicizia La visita ufficiale del Governatore De
come quello dedicato
rotariana e progettualità concreta,
Rienzo si è concentrata sui temi della
all’educazione civica e digitale
dimostrando come il Rotary continui a governance, della sostenibilità e del capitale
sull’uso responsabile delle
essere un punto fermo per la promozione umano. Nel suo intervento, il Governatore
tecnologie e la consapevolezza dei
del merito, dell’etica e dello sviluppo ha rimarcato come “il Rotary debba essere
rischi e delle opportunità della
socioeconomico del territorio.
oggi un presidio etico e un motore di
società interconnessa; e quello
L’incontro, svoltosi nell’ambito del primo sviluppo. Siamo chiamati – ha detto - a
rivolto ai giovani professionisti e ai
appuntamento del ciclo Ulisse al caminetto, interpretare il cambiamento con
nuovi talenti, per creare un
ha riunito imprenditori, accademici,
responsabilità, competenza e spirito di
ecosistema di mentorship,
manager e professionisti, dando vita a un servizio. Il valore di una comunità si misura
competenze e opportunità
dialogo articolato sul ruolo della leadership nella sua capacità di formare talenti,
Garofalo, Rettore dell’Università
attraverso il dialogo con imprese, incubatori
e della responsabilità in un contesto sostenerli e metterli nelle condizioni di
Parthenope di Napoli, e l’Ing. Fulvio e stakeholder territoriali.
competitivo e in rapida trasformazione. Il crescere”.
Campagnuolo, Presidente dell’Associazione Nel corso della serata, il presidente Carrino
Presidente del Club, Prof. Luigi Carrino, ha La serata è stata impreziosita dal
Ex Allievi della Nunziatella. Una scelta che ha presentato al Governatore De Rienzo
aperto i lavori sottolineando “la necessità di conferimento del titolo di Soci Onorari a due
testimonia la volontà del Rotary di
due iniziative che sintetizzano la visione del
costruire modelli innovativi di collaborazione figure di eccellenza: il Prof. Antonio
consolidare relazioni con istituzioni che club: unire competenza, responsabilità e
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
ROTARY
150 151
servizio concreto alla comunità.
“Il Rotary è un laboratorio di umanità – ha
affermato Carrino – dove le idee diventano
azioni e le azioni diventano speranza.
Servire significa donare un sorriso, e ogni
sorriso può davvero cambiare il mondo”.
Il primo progetto, ‘Un sorriso di pace’,
realizzato con una rete di partner
istituzionali e privati, offre momenti di
accoglienza e serenità ai bambini ucraini
colpiti dalla guerra. L’iniziativa ha già
registrato il pieno sostegno del presidente di
UNICEF Italia, Nicola Graziano, e del
Console Generale dell’Ucraina a Napoli,
Maksym Kovalenko, confermandone il
valore umano e la dimensione
internazionale.
La seconda iniziativa, ‘Il Rotary diventa
magia’, guidato dall’esperto Renato Cotini,
punta invece a portare gioia e leggerezza
nei reparti pediatrici degli ospedali di Napoli
e provincia attraverso volontari formati
all’arte della magia come strumento
relazionale.
Due iniziative diverse, ma unite da un’unica
impostazione: un Rotary capace di
collegare mondi differenti - istituzionale,
sociale, sanitario e culturale - trasformando
il servizio in un valore condiviso e
riconoscibile per l’intera comunità.
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
ILLUSIONISMO
Il mago che sono diventato
152 153
Come una scatola di trucchi e un nonno speciale hanno cambiato per
sempre la mia vita
di Renato Cotini *
Tutto è iniziato nel più classico dei modi:
una scatola con semplici trucchi magici,
regalata per Natale a un bimbo di sette
anni. Tutti l’abbiamo ricevuta almeno una
volta nella vita. Il resto lo ha fatto un nonno
davvero particolare, con mille passioni e
mille abilità, che ha notato la curiosità del
suo nipotino e ha deciso di
investire tempo e soldi
per fargli vivere al
meglio quella
passione così
fuori dagli
schemi. Questo
è ciò che è
successo, e che
ha letteralmente
segnato la mia vita
tanto, tanto tempo fa.
Mi chiamo Renato, e
ho la grande fortuna di
conoscere la magia,
quella che fa sorridere,
che stupisce, che
intrattiene.
Quella che di
solito viene
più
genericamente
chiamata illusione.
Non leggo tarocchi,
non prevedo il
futuro, ma uso le
mie capacità per regalare emozioni al
pubblico. E studio, studio tanto e con
costanza i metodi, le tecniche, i sotterfugi
psicologici per rendere quelle illusioni
uniche e incredibilmente forti.
Nel corso degli ultimi dieci anni ho avuto
l’onore di formare e preparare molti
professionisti internazionali della magia,
costruendo per loro routine inedite e
performance televisive, teatrali e di street
magic. Sono stato ospite su palcoscenici di
altissimo livello, le mie conferenze sono
state seguite da centinaia di artisti e
appassionati di prestigiazione sia online
che in presenza, e tutto questo a causa di
quella piccola scatola che a stento ricordo
come fosse fatta. Ho vinto premi molto
importanti: dall’Oscar della magia come
cartomago dell’anno alla Stella
d’argento del Magic Circle di Londra, il
club magico più antico del mondo.
Ma il mio legame con la magia è ben più
profondo di tutto questo. Posso dire con
assoluta sincerità che tutto l’impegno
e l’allenamento profusi mi siano
serviti prima di tutto a
migliorare il mio
carattere e a
sviluppare la
consapevolezza di me stesso, cosa che per
anni è stata fonte di problemi e di
preoccupazioni. Ero un ragazzo molto
timido, con mille passioni ma incapace di
coltivarle nel modo giusto, impacciato con le
donne; uno di quelli, insomma, che nel
gruppo viene “trascinato”, facendosi andar
bene qualsiasi decisione. Avrei voluto avere
successo con gli altri, essere in qualche
modo “leader” nella cricca, suscitare
interesse, intrigare. Avrei voluto che la
gente ricordasse il mio nome dopo avermi
stretto la mano, e non che lo dimenticasse
dopo poco, come spesso accade.
E così ho deciso di iniziare un percorso. Un
percorso molto particolare in cui io ero il
coach di me stesso, e i dati di studio erano
relativi a tutto ciò che facevo durante il
giorno, soprattutto alle piccole cose.
Analizzavo il modo in cui mi relazionavo agli
altri, le reazioni delle persone, ciò che
dicevo, le risposte che mi davano, tutto. Se
sbagliavo, o credevo di aver sbagliato, me
ne ricordavo. Se ricordavo, cercavo di non
ripetere, ma di migliorare. Ho iniziato ad
appassionarmi alla psicologia, alla
programmazione neurolinguistica, al
linguaggio del corpo, al mentalismo,
addirittura alle tecniche di seduzione.
Più provavo a prevedere i comportamenti
degli altri, più iniziavo a modificare il mio
modo di fare in funzione del traguardo che
volevo ottenere. E pian piano il sistema
cominciava a funzionare: i risultati non
tardavano ad arrivare. La mia autostima
stava migliorando di giorno in giorno, ma
mancava ancora qualcosa per distinguermi
dalla massa. Dovevo esibirmi, dovevo
essere il mago agli occhi degli amici,
dovevo andare oltre i trucchi per creare
emozioni: solo così le mie performance
sarebbero state ricordate anche nei giorni
successivi.
E fu così che il mio modo di vedere
l’illusionismo divenne molto più vivo e
interessante: l’artista che ama la sua arte si
esibisce per la gente prima che per sé
stesso, come un cantante che ti porta in un
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
ILLUSIONISMO
altro mondo con la sua voce o come un per me, lo sarà anche per qualcun altro, e
regista che ti fa restare incollato allo con il profondo rispetto per chi ha deciso di
154 schermo per ore come se fossero pochi rendermi partecipe di tali sensibilità.
155
minuti. La mente dello spettatore diventa Una delle soddisfazioni più recenti di cui
vado maggiormente fiero è relativa al mio
libro Il Pulsante Rosso, che nasce proprio
da questa idea: mettere insieme tutte le
riflessioni, gli errori e le intuizioni del mio
percorso interiore, nella speranza che -
anche per un solo lettore tra tanti - questo
possa servire a uscire dal guscio, a
combattere le difficoltà della vita con un
occhio diverso, a stare meglio con sé stessi.
Vincere con quel libro il Premio Rosa 2024
come scrittore emergente - sebbene mi
reputi quanto di più distante al mondo
possa esistere da uno scrittore - è davvero
qualcosa che mi spinge ad andare avanti, e
che mi fa credere di aver intrapreso una
strada che mi piace e che voglio continuare
a percorrere.
Qualcuno mi ha chiesto: “Consiglieresti di
studiare la magia?”. Certo: studiatela, ma
fatelo nel modo giusto, come solo chi la
performa ad alti livelli sa fare. Analizzate il
così il mio parco giochi, e le reazioni
sono esattamente quelle che mi
aspetto quando faccio le prove allo
specchio o di fronte alla videocamera.
Oggi so come condizionare le scelte
degli altri, so come capire se mi viene
detta una bugia, so carpire l’interesse
di qualcuno verso di me in un luogo
affollato e tante altre cose. Ma,
soprattutto, so che tutti quei limiti
imposti dalla mia stessa mente per
anni sono svaniti, e mi sento perfettamente
in grado di affrontare qualsiasi sfida.
Ho la fortuna di seguire come consulente
molti giovani appassionati di prestigiazione
e spesso mi vengono chiesti consigli su
come approcciare, come vincere l’ansia di
fallire, come reagire se qualcuno scopre il
tuo trucco e cose del genere. Forse queste
domande sono persino più frequenti di
quelle riguardanti le tecniche e i movimenti.
Ovviamente non mi sento in diritto di
consigliare un modo di essere piuttosto che
un altro: posso semplicemente descrivere
come la mia esperienza mi abbia cambiato,
senza la presunzione che, se è stato così
lato psicologico della persona che vi sta di
fronte, create un momento di divertimento
che tocchi le corde del suo cuore, siate
attori nel teatro della sua mente, mostrate
passione in ciò che fate e portatela dalla
vostra parte per creare qualcosa insieme a
lei, non contro di lei. È solo così che è
possibile sentirsi al pari di una rockstar, di
un attore famoso, di un leader. Ed è così
che ricorderanno il vostro nome anche ore
dopo avervi stretto la mano.
(foto di Brendan Rodriguez, per gentile
concessione)
(*) Illusionista
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
IL FATTORE UMANO
156 Il segno delle Persone
non è solo economico o tecnologico, ma Fiducia, ascolto e trasparenza sono segni
umano.
che restano impressi nella memoria dei
È da qui che nasce la possibilità di costruire collaboratori.
un futuro più equo, innovativo e sostenibile. Una leadership partecipativa lascia il segno
157
Tracce, direzioni e simboli nella cultura organizzativa
Il segno della cultura organizzativa
non con il potere, ma con l’empatia.
Le HR facilitano spazi di dialogo, dove i
segni delle persone diventano ponti e non
di Giovanna d’Elia *
barriere.
Ogni relazione autentica rafforza il senso di
appartenenza e costruisce comunità.
Le persone sono il segno.
Non un segno qualunque, ma la traccia che
rimane, la direzione che orienta, il simbolo
che unisce.
Ogni organizzazione lascia segni: nei
processi, nelle strategie, nei risultati.
Ma i segni più profondi e duraturi sono
quelli che riguardano le persone.
Sono loro a portare memoria, a dare senso
alle scelte, a trasformare le politiche Human
Resource in esperienze vissute.
Quando attiviamo un programma di
mentoring, lasciamo il segno della
conoscenza che si trasmette.
Quando adottiamo un linguaggio inclusivo,
lasciamo il segno del rispetto e dell’equità.
Quando investiamo nel welfare e nel
benessere, lasciamo il segno della cura.
Quando rendiamo trasparenti i percorsi di
carriera, lasciamo il segno della fiducia.
Il segno non è solo traccia: è anche
direzione.
Ogni pratica HR è un segnale che orienta il
futuro dell’organizzazione.
Indica ai collaboratori, donne e uomini,
che la loro voce conta, che la loro
crescita è possibile, che la loro diversità
è un valore.
E infine, il segno è simbolo.
È ciò che le persone riconoscono e
condividono, trasformandolo in
appartenenza.
È il simbolo di una cultura che mette al
centro l’umano, non come risorsa da
gestire, ma come capitale da
valorizzare.
Le persone sono il segno che illumina il
presente e costruisce il futuro.
E il compito delle risorse umane è
custodire, amplificare e rendere visibili
questi segni, affinché diventino
patrimonio comune e identità condivisa.
Mettere le persone al centro non è uno
slogan, ma una scelta strategica e
culturale: ridefinisce il modo in cui
aziende, istituzioni e comunità operano.
In un mondo caratterizzato da
trasformazioni rapide, tecnologie pervasive
e sfide globali, la vera risorsa che
garantisce resilienza e innovazione resta
l’essere umano.
Chiediamo un approccio umano alle
organizzazioni.
Le imprese che pongono le persone al
centro costruiscono ambienti inclusivi, dove
la diversità diventa un valore e non un
ostacolo.
La centralità delle persone significa ascolto
attivo, riconoscimento dei talenti e
valorizzazione delle competenze.
Non si tratta solo di benessere individuale:
un team motivato e rispettato genera
risultati migliori e più sostenibili.
Investire nella formazione continua è un
modo per mantenere viva questa spinta
innovativa.
Mettere le persone al centro è una scelta
che richiede coraggio e coerenza.
Significa riconoscere che il vero capitale
Ogni persona porta con sé un bagaglio di
esperienze e prospettive che diventa parte
integrante della cultura aziendale.
Le HR hanno il compito di tradurre questi
segni in pratiche concrete.
Il segno più forte che un’azienda può
lasciare è quello di un ambiente dove
ciascuno si sente riconosciuto.
Il segno dell’innovazione
Le persone sono il segno dell’innovazione.
Non basta introdurre nuove tecnologie o
processi: senza la creatività e la
motivazione dei team, l’innovazione resta
sterile.
Le HR diventano catalizzatori di
cambiamento, favorendo la formazione
continua e la curiosità.
Ogni idea nasce da un segno: un’intuizione,
un confronto, un dialogo.
Valorizzare questi segni significa
trasformare l’innovazione in progresso
condiviso.
Il segno delle relazioni
Le risorse umane sono anche custodi delle
relazioni.
Il segno della responsabilità sociale
Mettere le persone al centro significa
riconoscere che il segno più importante è
quello umano.
Le persone sono il segno che orienta il
presente e illumina il futuro delle
organizzazioni.
Le risorse umane, nel loro ruolo strategico,
hanno la responsabilità di custodire e
amplificare questi segni, trasformandoli in
cultura, innovazione e comunità.
Non si tratta solo di gestire: si tratta di
interpretare e valorizzare il segno che
ciascuno porta con sé.
Che sia un Natale di Segni, Simboli,
Direzione, ma soprattutto di Persone.
(*) HR Director Focus Consulting
Esperta Risorse Umane e Parità di Genere e
Opportunità
DiversityEquityInclusion
il direttore e la redazione di
Sud e Nord Magazine
vi augurano
Buon Natale
e
Felice Anno Nuovo
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
PSICOLOGIA E SOCIETA'
SOTTO LA LINEA DI BILANCIO
La sofferenza necessaria
L’altra versione li dipinge come depressi e dall’associazionismo civico, forme di
asociali, fragili e in preda ai social o alla aggregazione sociale capaci di attrarre
158 mania dei videogiochi.
quanti più ragazzi possibile. Così come 159
Perché adolescenti e genitori si rivolgono spesso alla psicoterapia
Il disagio dei ragazzi da me incontrati bisogna sempre ricordare che vi sono pure
sconta anche il prezzo di una mancanza di tanti adolescenti con il piglio ideale proprio
visibilità: le difficoltà di socializzazione degli della loro età, magari un po’ ingenui ma
di Alberto Vito *
adolescenti fuori dagli schemi
comportamentali e mentali dei loro coetanei
capaci di studiare e fare sacrifici,
determinati a rendere appassionata la
sembrano inesistenti e rappresentano il propria vita, dinamici nell’impegno nello
disagio sommerso provocato da certi sport, nella musica o nell’arte. Jannik Sinner
modelli di massa apparentemente
ne è il prototipo vincente.
predominanti. Occorre pensare anche a Ma non sarà che noi adulti non li vediamo
loro.
solo perché ne siamo un pochino invidiosi?
È perciò prezioso rilanciare, a partire dallo
sport, dallo scoutismo, dal teatro,
(*) Psicologo, Psicoterapeuta, Sociologo
L’evento critico per cui più spesso si ricorre
alla psicoterapia nel nostro Paese è
sicuramente la crisi di una coppia, con il
conseguente portato affettivo. Vi sono
diverse declinazioni: terapie di coppia,
mediazione familiare allo scopo di far
collaborare i genitori che si separano; si può
scegliere di entrare in terapia
per comprendere se e come
risolvere la crisi di coppia o
per lenire gli effetti di una
separazione già avvenuta.
Seguono — pure in aumento
— i casi riguardanti
adolescenti, e su di essi mi
soffermo brevemente. A volte
si tratta di una loro richiesta,
talvolta è una proposta dei
genitori. In certe occasioni vi
è un effettivo comportamento
problematico, ma sovente si
tratta di situazioni più
sfumate. Ad esempio, ho notato che
recentemente sempre più spesso mi sia
giunto l’invio da parte di genitori preoccupati
dei loro figli adolescenti, spaventati per la
loro sofferenza, magari per la fine di un
amore. In alcune circostanze si tratta di
genitori iperprotettivi o con sensi di colpa
più o meno inconsapevoli; in altre, invece,
di genitori assolutamente adeguati e
presenti.
In ogni caso, gli psicologi non hanno il
potere di far smettere di soffrire gli esseri
umani. Io provo a spiegare che la
sofferenza e il provare dolore non vanno
considerati malattie da curare, ma
esperienze assolutamente inevitabili, in
quanto prova dell’intensità dei nostri legami
significativi. Credo che si tratti di un dato
culturale della nostra epoca, di cui questi
genitori sono inconsapevoli portatori: nella
ricerca quasi ossessiva della felicità e del
benessere, si tenta di eliminare la
sofferenza, come se fosse sempre
‘sbagliata’, mentre al contrario è
un’esperienza umana ineludibile. E, per
quanto dolorosa, è una delle forme dei
nostri legami. Infatti, soltanto alle persone
cui vogliamo bene e a cui teniamo davvero
concediamo il potere di farci soffrire; e tanto
più forte e duratura è la relazione, più alta
sarà la probabilità che soffriremo, anche.
Ovviamente, la soluzione non è evitare di
avere relazioni pur di non soffrire. Le
emozioni non vanno considerate
interferenze fastidiose, ma al contrario
costituiscono il sale della vita. E il compito
degli psicologi è aiutare a trovare senso e a
sviluppare consapevolezza. Qui si avverte
forte la mancanza di un approccio educativo
ai sentimenti. Serve insegnare ai
giovani che un rifiuto è sempre
un’eventualità possibile e non un
fallimento; occorre imparare a
tollerare le frustrazioni, a
riconoscere il diritto dei nostri
partner ad avere opinioni diverse,
anche sull’esito da dare alle crisi di
coppia.
Un’altra situazione particolare
riguarda il disagio di quelli che
definisco in modo semplificato ‘bravi
ragazzi’. Con buon rendimento
scolastico, magari un po’ timidi,
senza grosse conflittualità familiari,
il motivo del loro disagio è legato al patire
un certo isolamento sociale. Rifiutandosi di
passare il tempo ubriacandosi o fumando
canne, non apprezzando le forme di
divertimento trasgressivo di molti dei loro
compagni, si ritrovano abbastanza soli ed
emarginati. Addirittura, si rivolgono a uno
psicologo pensando di avere una qualche
forma di problema. Troppo giovani per
comprendere che in realtà posseggono la
grande forza di non cedere alle lusinghe del
conformismo, vera trappola
dell’adolescenza. Affermano il loro punto di
vista, evidentemente minoritario tra il
gruppo di coetanei, pagandone le
conseguenze. Se non trovano amici e
amiche con vedute simili, subiscono un
isolamento non desiderato, ma non
accettano compromessi con i loro principi e
interessi.
Questi ragazzi scontano anche la retorica
visione dei mass media a proposito degli
adolescenti, raccontati quasi sempre in
modo polarizzato: o come problematici o
come ‘bamboccioni’ viziati. Si confrontano
due visioni prevalenti, entrambe estreme e
fuorvianti. Da un lato gli adolescenti sono
descritti come violenti pericolosi, attratti
dall’alcol e dalle droghe, coinvolti in babygang
o instupiditi dal mito dei soldi facili.
Il bilancio della Regione Campania: risorse,
gestione e prospettive
Come vengono impiegati i fondi regionali e quali sfide attendono il
nuovo governo
di Emanuele Lattanzio *
La Regione Campania è un attore centrale
nella vita quotidiana dei cittadini. Ospedali,
trasporti, ambiente, istruzione, sostegno alle
imprese: gran parte dei servizi che
utilizziamo ogni giorno dipende dalle scelte
regionali. Per capire come queste scelte si
trasformano in realtà, bisogna guardare al
bilancio. Il bilancio regionale stabilisce
entrate e spese.
In Campania la voce più rilevante è la
sanità, che assorbe oltre la metà delle
risorse: ospedali, cure, servizi territoriali.
Subito dopo troviamo i trasporti, con
investimenti su treni, autobus e mobilità
sostenibile. Una quota significativa è
destinata a istruzione e formazione, con
borse di studio e programmi per i giovani.
Non mancano fondi per ambiente e
territorio, dalla gestione dei rifiuti alla tutela
delle aree naturali, e per sviluppo
economico e turismo, settori cruciali per una
regione che vive di cultura e bellezze
paesaggistiche.
La gestione delle risorse avviene attraverso
una programmazione triennale, pensata per
garantire continuità e stabilità. Ogni anno il
Consiglio regionale approva il bilancio,
cercando di bilanciare esigenze immediate e
obiettivi di lungo periodo.
Ridurre le liste d’attesa e rafforzare i servizi
di prossimità,
migliorare la rete
ferroviaria e
potenziare la
mobilità
sostenibile,
investire in
istruzione e
innovazione per
contrastare la
fuga di talenti,
accelerare la
raccolta
differenziata e la transizione ecologica,
valorizzare il patrimonio artistico e naturale
per attrarre visitatori e investimenti restano
evidentemente le priorità. Queste
prospettive si inseriscono in un contesto
complesso: da un lato la necessità di
garantire servizi di qualità, dall’altro i vincoli
di bilancio, che impongono prudenza e
responsabilità.
Il bilancio della Regione Campania è molto
più di un documento contabile. È il piano
che decide come distribuire risorse per
migliorare la qualità della vita. Ora la parola
passa al nuovo governo regionale,
chiamato a trasformare queste linee in
realtà. In bocca al lupo, dunque: la sfida è
grande e riguarda tutti noi.
(*) Dottore Commercialista/Revisore Legale
Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025
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