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Sud e Nord n.11 Dicembre 2025

Il numero di Dicembre 2025 di SUD&NORD è un racconto corale del Mezzogiorno che cambia, cresce e riflette su sé stesso. In copertina Patrizio Oliva, simbolo di merito, disciplina e riscatto sociale: una storia che attraversa sport, educazione e responsabilità civile, parlando alle nuove generazioni. Dall’economia all’innovazione, il magazine analizza i territori che performano oltre la media nazionale, con un focus su Irpinia e Sannio, sulle nuove imprese ad alto contenuto tecnologico, sull’hospitality evoluta e sulle grandi infrastrutture che ridisegnano la mobilità, come la stazione Metro di Capodichino. Ampio spazio alla Campania Inside, tra rigenerazione urbana, waterfront, grandi eventi internazionali e visioni strategiche per Napoli e i suoi quartieri. La Blue Economy racconta il mare come identità e futuro, mentre Cultura e Spettacoli celebrano la rinascita del Real Albergo dei Poveri, l’arte contemporanea, la fotografia, il teatro e la letteratura. Chiude il numero lo Speciale Gusti di Natale, un viaggio tra alta pasticceria, vini d’eccellenza, tradizione e innovazione gastronomica, dove il Sud si conferma laboratorio creativo del gusto italiano. SUD&NORD è informazione, visione e identità. Un magazine che osserva il presente per costruire il futuro.

Il numero di Dicembre 2025 di SUD&NORD è un racconto corale del Mezzogiorno che cambia, cresce e riflette su sé stesso.
In copertina Patrizio Oliva, simbolo di merito, disciplina e riscatto sociale: una storia che attraversa sport, educazione e responsabilità civile, parlando alle nuove generazioni.
Dall’economia all’innovazione, il magazine analizza i territori che performano oltre la media nazionale, con un focus su Irpinia e Sannio, sulle nuove imprese ad alto contenuto tecnologico, sull’hospitality evoluta e sulle grandi infrastrutture che ridisegnano la mobilità, come la stazione Metro di Capodichino.
Ampio spazio alla Campania Inside, tra rigenerazione urbana, waterfront, grandi eventi internazionali e visioni strategiche per Napoli e i suoi quartieri.
La Blue Economy racconta il mare come identità e futuro, mentre Cultura e Spettacoli celebrano la rinascita del Real Albergo dei Poveri, l’arte contemporanea, la fotografia, il teatro e la letteratura.
Chiude il numero lo Speciale Gusti di Natale, un viaggio tra alta pasticceria, vini d’eccellenza, tradizione e innovazione gastronomica, dove il Sud si conferma laboratorio creativo del gusto italiano.
SUD&NORD è informazione, visione e identità. Un magazine che osserva il presente per costruire il futuro.

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Sudenord.it - Anno 2 n.11 Dicembre 2025

Patrizio Oliva

La forza del merito

Il mezzogiorno ed i suoi protagonisti

1

Economia

Focus Irpinia-Sannio

Count-down per il Metrò a Capodichino

Cultura e Spettacoli

Real Albergo dei Poveri

La rinascita nel segno dell'arte

Campania Inside

La Città Caudina

Porta Marittima: il nuovo waterfront

Gusti di Natale

Cassata o panettone?

Il meglio dei dolci delle feste


EDITORIALE

SOMMARIO

Sudenord.it - Anno 2 n. 11 Dicembre 2025

2 3

Disneyfication a chi?

Non appena il Telegraph ha accusato Napoli di essersi

trasformata in un parco a tema mediterraneo — con il

centro storico ridotto a quinta di cartapesta per turisti

muniti di cellulare e brioche al pistacchio — dalle mie parti

si è alzato un sopracciglio quasi istituzionale. Non perché

l’idea di una ‘Disneyfication’ ci colga di sorpresa: noi

napoletani sappiamo benissimo di vivere dentro

un’attrazione turistica involontaria. Ma sentirsi dare lezioni

di autenticità dagli inglesi suona un po’ come se Mary

Poppins spiegasse a Totò come funziona un ombrello.

Eppure, tolta la spocchia coloniale, una parte di verità c’è. La città si è

trasformata in un set permanente dove il volume delle playlist per turisti — remix

improbabili di Bella Ciao e soundtrack di Gomorra — copre le voci dei residenti,

ormai comparse non retribuite nella loro stessa vita. Intanto il centro si riempie di

codici numerici al posto dei citofoni, e per comprare un litro di latte bisogna

attraversare frotte di visitatori in cammino verso ‘la vera Napoli’, che però nel

frattempo rischia di essersi dissolta.

Non è colpa dei turisti. È colpa dell’assenza di una visione. Da anni la città

cresce come un limone selvatico: profumato, rigoglioso, ma con spine

dappertutto. Mentre le botteghe chiudono, i residenti vengono spinti fuori e ogni

vicolo diventa location per il contenuto social del momento. Napoli è più famosa

che mai, sì — ma anche più fragile. E il turismo mordi e fuggi, alla lunga, divora

proprio ciò che pretende di celebrare.

Il paradosso è servito: più la città si piega al turismo veloce, più i turisti stessi

iniziano a lamentarsi che “è troppo turistica”. Quando una comunità diventa un

brand, l’effetto cartolina si brucia in fretta.

Napoli non ha bisogno di miracoli: ne ha già avuti fin troppi. Ha bisogno di

decidere cosa vuole essere tra dieci anni, prima di ritrovarsi trasformata in un

gigantesco Airbnb a cielo aperto. E allora sì, possiamo anche ridere del

Telegraph. Ma magari, mentre ridiamo, proviamo anche a svegliarci: perché

l’identità di Napoli non è un gadget da aeroporto. È una responsabilità.

Francesco Bellofatto

Direttore Responsabile: Francesco Bellofatto

Grafica e web: Giovanni Barchetta

Articoli e rubriche: Simona Buonaura, Germana Carillo, Giovanna d’Elia, Walter Ferrigno, Emanuele

Lattanzio, Fabrizio Matarazzo, Paola Pagliuca, Monica Piscitelli, Antonio Quaranta, Manuela Ragucci,

Alberto Vito.

Reg. Tribunale Na 4997/24 del 25/3/2024

www.sudenord.it - info@sudenord.it

INES CASA EDITRICE

www.ineseditrice.com - inessrlcsaeditrice@gmail.com

I crediti fotografici - laddove segnalati - sono indicati in parentesi alla fine dei rispettivi pezzi. Sono concessi

esclusivamente per uso giornalistico dell'articolo di riferimento e non sono altrimenti riproducibili. Laddove

non è indicato l'autore, le immagini sono da considerarsi dell'archivio fotografico del giornale e non sono

riproducibili. Le immagini di pubblico dominio o con licenza Creative Commons sono indicate in chiusura dei

rispettivi articoli.

Editoriale 2

Sommario 3

RIFLETTORI SU

Patrizio Oliva, la forza del merito:

la vita di un campione che parla al futuro 4

ECONOMIA

SMS Engineering, quando l’impresa genera valore 8

Focus Economia Irpinia Sannio 2025:

i territori che crescono più dell’Italia 10

Exempla e Praesentia:

l’artigianato come racconto identitario 12

BMT Innovation:

Napoli proietta il turismo italiano nel futuro 14

I Giovani Imprenditori di Caserta puntano sull’innovazione 16

Vega Palace, nasce a Carinaro un nuovo modello di

hospitality per l’industria campana 18

La stazione Capodichino verso il traguardo:

l’hub che ridisegna la mobilità di Napoli 22

BLUE ECONOMY

Il mare come identità: con il varo del Salvatore

P Cetara unisce radici e futuro 26

CAMPANIA INSIDE

Città Caudina 2028, il sogno continua 30

Bagnoli corre verso la rinascita 34

Rinasce il Giardino Romantico di Palazzo Reale 38

Giro d’Italia 2026, Napoli firma il pokerissimo 40

Porta Marittima, nuovo snodo urbano per Napoli 44

CULTURA E SPETTACOLI

Napoli rinasce nel segno dell’arte 46

Rinasce il Real Albergo dei Poveri:

Napoli riapre il suo gigante silenzioso 50

Classical Collapse:

Nicola Samorì e la Rivolta del Classico 54

Mimmo Jodice: il respiro di Napoli, la visione del mondo 58

Tesoro ritrovato: la Collezione d’Arte della Città

Metropolitana di Napoli a Santa Maria la Nova 62

Donne nella Napoli spagnola. Un altro Seicento 68

OCULUS-SPEI. La luce che torna a Napoli 72

La ricomparsa della pittura figurativa 76

Prime persone di Erri De Luca:

il racconto biblico dall’interno 78

L’arte come frontiera viva: il ritratto di Roberto De Simone nei

nuovi Quaderni della Scarlatti 80

Maria Pia Rossignaud tra le ‘Marianne d’Italia’ 82

‘Bumerang’, la nuova indagine

del commissario Del Gaudio 84

Leggere in Campania: un atto d’amore e un vero

investimento sul futuro 86

Luigi Grispello all’Ufficio di Presidenza AGIS 88

Anteprima Premio Elsa Morante 2025: Dacia Maraini incanta

il Teatro Diana 89

L’anima del palcoscenico: Nando Paone, l’attore che non ha

mai tradito la missione 90

Ravello 2026. L’eccellenza che risplende tra cielo e mare 92

Trianon Viviani, una stagione “appassiunata” 94

Made in Carcere veste ANNA: l’arte come rigenerazione

lungo il Sentiero dell’Arte e dell’Anima 100

GUSTI

Benvenuti a Casa Carannante: l’inverno flegreo secondo lo

chef Angelo Carannante 104

Armonì, il nuovo autunno della cucina puteolana 106

La magia dell’inverno in Irpinia: le Giornate del Tartufo alla

Tenuta Cavalier Pepe 108

Il Matese alla Corte di Don Alfonso 1890 110

La Corte degli Dei entra nell’élite dei Ristoranti del

Buon Ricordo 114

Ostaria Pignatelli riconferma il Bib Gourmand:

quando la tradizione diventa sostenibile 116

Vulcan Gusto: quando la cucina incontra design,

tradizione e creatività 118

L’energia del Sud che innova: Agrocepi porta a

Gustus la forza delle filiere autentiche 120

SPECIALE GUSTI DI NATALE

Cassata Revolution:

il Mulino Caputo anticipa (ancora una volta)

le tendenze della pasticceria natalizia 124

La dolce arte della famiglia Infante:

un Natale che profuma di magia 128

L’eleganza dell’Irpinia per le feste:

i vini della Tenuta del Cavalier Pepe 130

L’eleganza di Natale secondo

Feudi di San Gregorio 132

Natale con gusto: le proposte di

Gennaro Bottone per le feste 134

021: il Metodo Classico che celebra

la vita secondo Podere 1925 136

De Vivo: la lunga lievitazione della tradizione 138

Panettone della nonna: tradizione, impresa e

innovazione nell’arte dolce italiana 140

Vizio, il tempo come ingrediente 142

Il Natale rivelato: la magia delle bollicine di

Mastroberardino 144

SALUTE E BENESSERE

Oncologia pediatrica: molto è stato fatto,

tanto resta da fare 146

ROTARY

Leadership, merito e visione: la visita del

Governatore De Rienzo al Rotary Club Ulisse 2101

Golfo di Napoli 148

ILLUSIONISMO

Il mago che sono diventato 152

IL FATTORE UMANO

Il segno delle Persone 156

PSICOLOGIA E SOCIETA'

La sofferenza necessaria 158

SOTTO LA LINEA DI BILANCIO

Il bilancio della Regione Campania:

risorse, gestione e prospettive 159

Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025



RIFLETTORI SU

Patrizio Oliva, la forza del merito: la

vita di un campione che parla al futuro

necessità di trovare subito un

nel Rione Traiano, ha creato una

4

binario su cui costruire qualcosa.

palestra che accoglie giovani

Dove c’è fame, c’è talento che

senza possibilità economiche. 5

prende forma».

«Ho tanti ragazzi che si

Oggi, più che mai, Oliva sente la

arrangiano ma non sono

responsabilità di trasformare il

delinquenti. Lo sport li salva.

Dalla periferia di Poggioreale al grande schermo: un modello di

proprio capitale simbolico in uno

Noi li salviamo. Li metto in

strumento per il Paese. «I ragazzi

guardia: oggi bulli, domani

disciplina, lavoro e responsabilità sociale per le nuove generazioni

sono disorientati», osserva.

criminali. Vale lo stesso

«L’attenzione

metodo in senso

smodata verso i

inverso: oggi

social li sta

disciplinati,

di Francesco Bellofatto

La storia di Patrizio Oliva è molto più di un

racconto sportivo: è un caso emblematico di

leadership personale, mobilità sociale e

responsabilità civica. Una parabola che oggi

acquista nuova risonanza grazie al film La

promessa di Patrizio, prodotto da Rai

Fiction e diretto da Simona Ruggeri, in onda

nel 2026, e che restituisce la traiettoria di un

uomo che ha trasformato la propria

esistenza in un asset educativo per il

Paese. «Non è una storia di riscatto, parola

che non amo», afferma. «È una storia di

libertà. Cercata, voluta, costruita

cuore di Napoli. «La boxe non era solo

passione», ricorda. «Era una promessa

fatta a mio fratello: farlo rinascere nei miei

guantoni».

Quella promessa diventa metodo. E il

metodo, risultato. Oliva conquista l’oro

olimpico a Mosca nel 1980, il titolo mondiale

WBA dei superleggeri, i titoli europei EBU

nei superleggeri e nei welter. «Ho lasciato

un solco importante», sottolinea. «Un solco

che voglio tramandare ai giovani di oggi che

magari non sanno chi sono. I ragazzi hanno

bisogno di modelli veri, emersi senza

scorciatoie».

Per il campione, infatti, lo sport non

abbagliando:

puntano al

successo

facile, alla

comodità. Ma

nulla piove

dal cielo.

Stiamo

costruendo

ragazzi

senza

spina

dorsale. Io

dico loro:

non serve

domani

liberi».

Nella sua

metafora più

efficace,

Oliva

sintetizza

così la

filosofia

che

intende

mattone dopo mattone».

rappresenta solo un’arena

essere forti nel senso della

Nato a Poggioreale “tra le

competitiva, ma un ecosistema

virilità, bisogna essere forti

trasmettere:

macerie della vita”, come lui

valoriale. «Lo sport comunica

nell’accettare le proprie

«Gamba sinistra avanti è

stesso racconta, Oliva

valori fondamentali: il rispetto

debolezze».

la decisione. Ginocchia

proviene da un contesto in

delle regole, dell’avversario,

Per questo porta in tour

piegate sono le

cui povertà materiale,

dell’ambiente, delle persone.

uno spettacolo teatrale

angosce. I pugni in

fragilità familiari e pressione

È una scuola di vita». A chi

sulla sua vita e incontra

alto sono la riscossa.

del crimine organizzato

gli chiede perché tanti

migliaia di studenti nelle

È la guardia del

rappresentavano variabili

campioni nascano dalle

scuole. «Racconto la

pugile, ma è anche

concrete. «Io vengo dalla

periferie, Oliva

mia storia per far

la guardia della

polvere. Mio padre era

risponde con

capire che se ce l’ho

vita».

violento, mio fratello è morto a

lucidità:

fatta io, può farcela

Non manca uno

quindici anni, e la criminalità

«Perché lì c’è

chiunque. Dopo lo

sguardo sulla città

voleva arruolarmi. Ma io ho

fame di

spettacolo apriamo

che gli ha dato

sempre detto no, non mi

arrivare.

dibattiti sul bullismo e

tutto, ma a cui

sono mai pianto

C’è la

sulla violenza. Non si

chiede un salto

addosso». Ogni

deve aver paura

di qualità:

giorno percorreva a

della violenza: il

«Napoli è

piedi quindici

bullo è un vile. E

bellissima,

chilometri per

dico ai ragazzi:

unica. Sta

raggiungere

quello che oggi fate

arrivando la

la palestra

sui social o a scuola

Coppa

Fulgor,

può marchiare una

America, il

nel

persona per

Napoli è

sempre. Una presa in

stimato in

giro può diventare una

Europa.

ferita enorme».

Ma abbiamo

Il suo impegno educativo

bisogno di più

non è teorico. A Soccavo,

Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025



RIFLETTORI SU

6 7

strutture, di più senso civico. Il progresso

arriva solo se ogni quartiere partecipa,

senza discriminazioni. La mia storia, come

quella di tanti altri, può aiutare a capire che i

percorsi virtuosi esistono, e che vanno

costruiti».

Il film La promessa di Patrizio racconterà

tutto questo a un pubblico nazionale. Ma la

forza del progetto non sta nella

celebrazione del passato: è il valore

generativo nel presente. È la

trasformazione del successo sportivo in

capitale sociale. È la volontà di restituire.

«Se la mia storia serve a dare una direzione

a un ragazzo, allora vale più di un titolo

mondiale», conclude. «Nella vita bisogna

credere nelle proprie possibilità, lottare, non

avvilirsi. Il resto è fatica. E la fatica, se la

affronti a testa alta, ti libera».

(foto dall'Ufficio stampa

grazie a Carlo) Zazzera)

Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025



ECONOMIA

SMS Engineering, quando l’impresa genera valore

identificata come interlocutore credibile

nella costruzione di un sistema economico

8

L’azienda si distingue per visione ESG, responsabilità sociale e

più giusto e umano.

9

innovazione applicata: il riconoscimento della Fondazione ANT e i premi

Wildix confermano un modello di impresa che unisce etica, tecnologia e

crescita sostenibile

È dal valore umano che si misura la statura

di un’impresa. Per questo il Premio

Eubiosia conferito dalla Fondazione ANT

Franco Pannuti ETS a SMS Engineering è

molto più di un riconoscimento simbolico: è

la conferma di una cultura aziendale che

considera la responsabilità sociale non un

accessorio reputazionale, ma una

componente strutturale del proprio modo di

fare impresa.

La cerimonia di consegna, svoltasi il 20

novembre 2025 a Bologna, ha riunito il

presidente di SMS Engineering ing. Antonio

Ascione, il vicepresidente ing. Massimiliano

Canestro e la presidente di Fondazione

ANT Raffaella Pannuti, in una giornata

dedicata alla riflessione sul ruolo dell’etica e

della solidarietà nei contesti economici

contemporanei. La premiazione è stata

preceduta da una tavola rotonda con la

partecipazione di Romano Prodi,

economista ed ex Presidente del Consiglio,

e Alec Ross, imprenditore ed esperto di

politiche tecnologiche.

Ross ha sottolineato la necessità di un

nuovo alfabetismo etico: “Non esistono solo

l’Intelligenza Artificiale e l’Intelligenza

Naturale: abbiamo bisogno anche di

un’Intelligenza Solidale. Nei momenti di

grandi cambiamenti geopolitici bisogna fare

squadra, ricordando che solo gli ottimisti

cambiano il mondo”. Una riflessione che

intercetta con precisione la traiettoria

valoriale di SMS Engineering, azienda che

negli anni ha consolidato una cultura della

responsabilità costruita attorno a qualità,

trasparenza, welfare

interno e sostegno al

territorio.

Il Premio Eubiosia,

fondato sull’idea di

‘buona vita – vita in

dignità’, rappresenta

l’essenza stessa della

missione di ANT, la più

ampia realtà italiana

non profit dedicata

all’assistenza sociosanitaria

domiciliare

gratuita ai malati

oncologici, attiva dal

1978. Con 471

professionisti, 2.000

volontari, una presenza

in 30 province di 12

regioni e oltre 170.000

pazienti assistiti dal

1985, ANT incarna un

modello di cura che

restituisce centralità

alla persona. Ricevere

tale riconoscimento

significa, per SMS

Engineering, essere

“Siamo onorati di questo premio perché

rappresenta ciò in cui crediamo da sempre:

un’impresa deve essere un agente positivo

nella società”, ha dichiarato Ascione. “La

tecnologia crea valore solo se il suo impatto

migliora la vita delle persone, e questo

riguarda tanto i nostri progetti quanto il

modo in cui ci impegniamo nel sociale».

Un’idea di impresa responsabile che si

intreccia con la visione ESG di SMS

Engineering, fondata su un equilibrio tra

crescita economica, tutela delle persone e

sostenibilità nel lungo periodo. Canestro ha

aggiunto: «Per noi innovazione significa

anche investire in cultura etica,

collaborazione, ascolto e capacità di

anticipare bisogni sociali e tecnologici”.

Se il Premio Eubiosia rappresenta il

riconoscimento del valore etico dell’azienda,

i recenti risultati ottenuti al Wildix Partner

Day 2025 confermano la solidità del suo

know-how tecnologico. In quell’occasione,

SMS Engineering ha ricevuto un doppio

alloro: Best Co-Selling Partner per il

progetto con Scaramuzza SpA e Best User

Case per la soluzione realizzata con

Windoria SpA. Premiazioni che certificano

competenza, affidabilità e capacità di

costruire partnership basate su fiducia,

visione condivisa e sperimentazione.

Commentando il risultato, Ascione ha

evidenziato come “questi premi

testimoniano un fatto semplice: il valore

delle relazioni che costruiamo è pari al

valore della tecnologia che progettiamo. La

nostra forza è lavorare fianco a fianco con

clienti e partner per trasformare

innovazione e fiducia in risultati

concreti”. Un approccio coerente con

la vocazione dell’azienda, che

integra nel proprio modello operativo

qualità tecnica, attenzione alle

persone e costruzione di ecosistemi

collaborativi.

In un contesto globale in cui la

competitività non può più essere

disgiunta dalla sostenibilità, SMS

Engineering si colloca oggi come

esempio di impresa responsabile,

capace di unire etica, innovazione e

visione strategica. Il Premio Eubiosia

e i riconoscimenti Wildix

rappresentano così le due facce di

una medesima leadership: quella di

un’azienda che cresce perché

investe nelle persone e nella qualità

delle sue relazioni, dentro e fuori il

perimetro produttivo.

Non è solo tecnologia: è la dimostrazione

concreta che, quando un’impresa assume

come bussola la dignità della vita e la

centralità della persona, la sua crescita

diventa autentico valore condiviso.

DIR.

Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025



ECONOMIA

Focus Economia Irpinia Sannio 2025:

i territori che crescono più dell’Italia

raggiunto il valore record di 591

milioni di euro, con un

10 incremento del 38,4% sul 11

trimestre precedente, sostenuto

da performance eccezionali nei

metalli non ferrosi (+972%) e

Il Presidente di Unioncamere Andrea Prete alla Camera di Commercio.

ottime dinamiche in alimentare,

aerospazio, farmaceutica, pelle e

Pettrone: Conoscere i dati significa costruire il futuro

automotive. Benevento cresce

fino a 81 milioni (+4,9%). «Il

L’edizione 2025 del Focus Economia Irpinia Pettrone ha sottolineato come questo

nostro export – ha osservato

Sannio ha restituito l’immagine di due risultato affondi le radici «in un sistema

Pettrone – dimostra che anche in

territori in movimento, complessi, a tratti produttivo che, pur nelle difficoltà, dimostra

territori non metropolitani

contraddittori, ma indiscutibilmente vivi. capacità di adattamento, visione pragmatica

esistono competenze capaci di

Nella sede della Camera di Commercio a e una sorprendente attitudine a tenere il

dialogare alla pari con i mercati

Benevento, davanti a rappresentanti delle passo anche nei momenti più complessi».

globali. È la prova che la qualità

cambierà profondamente la nostra capacità

istituzioni, del mondo accademico, delle Nel suo intervento, il Commissario ha

paga, che la specializzazione paga, che la

di leggere l’economia locale».

categorie produttive e degli ordini

ricordato con decisione il ruolo che l’Ente

coerenza industriale paga». Resta negativa

Il documento annuale mette in evidenza

professionali, il Presidente di Unioncamere camerale è chiamato a svolgere oggi: «Le

solo la performance del vino, penalizzato

anche segnali di stabilizzazione nella

Andrea Prete e il Commissario Straordinario Camere di Commercio non sono più enti

dai dazi statunitensi.

demografia imprenditoriale, con meno

Girolamo Pettrone hanno guidato una amministrativi in senso tradizionale: sono

La vera criticità, ribadita con forza da tutti gli

cancellazioni, un numero inferiore di

lettura approfondita dello stato economico piattaforme pubbliche di conoscenza.

intervenuti, riguarda le infrastrutture.

imprese in scioglimento e un saldo

dei territori di Avellino e Benevento. Un Organizzano dati, li rendono leggibili e utili,

Benevento dispone di 135,7 km di rete

complessivamente positivo. Interessante la

appuntamento ritenuto ormai centrale nel li trasformano in strumenti per orientare

ferroviaria, ma solo 19 km a doppio binario;

crescita delle imprese giovanili, femminili e

calendario economico locale, arricchito scelte e politiche. Il Focus Economia

Avellino di 175,9 km interamente a binario

straniere, una dinamica che secondo unico. Condizioni che rallentano la

Pettrone «dimostra che oggi chi sceglie di connessione con i poli produttivi e logistici

avviare un’impresa lo fa in modo più del Mezzogiorno. «Non possiamo crescere

consapevole: le nuove attività sono più senza accessibilità – ha dichiarato Pettrone

strutturate, più orientate alla qualità, più –. Lo ripetiamo con chiarezza: serve una

attente alla sostenibilità economica e programmazione regionale e nazionale che

organizzativa». Sul Terzo Settore, altro metta finalmente al centro i territori

punto di forza di Irpinia e Sannio, il

dell’interno. Non per una rivendicazione

Commissario ha osservato: «Parliamo di un campanilistica, ma perché la loro posizione

patrimonio immenso di associazioni, è strategica per l’intero Mezzogiorno». È un

fondazioni e imprese sociali. Questa rete richiamo istituzionale ma anche pragmatico,

tiene insieme i territori, colma gap sociali, un invito a cogliere l’occasione di un

crea capitale relazionale. Senza questa riequilibrio infrastrutturale atteso da

componente, molte politiche pubbliche non decenni.

avrebbero la stessa efficacia».

La giornata si è conclusa con la

L’analisi si intreccia con il tema del lavoro, premiazione delle 57 Imprese Storiche

un ambito segnato da luci e ombre:

Irpinia Sannio. Aziende che hanno

occupazione stabile, tassi di

attraversato cambiamenti epocali, innovato

disoccupazione in lieve miglioramento, ma processi, formato generazioni di lavoratori e

una quota ancora elevata di inattivi,

mantenuto un legame profondo con le

quest’anno dalla premiazione delle 57 risponde esattamente a questa missione:

soprattutto giovani e donne. «È un nodo proprie comunità. «Celebriamo la resilienza

Imprese Storiche Irpinia Sannio.

offrire al territorio un quadro puntuale,

cruciale – ha rimarcato Pettrone – perché – ha detto Pettrone –. Queste imprese non

Il focus, elaborato dall’Ufficio Studi della documentato e tempestivo». In questo

un territorio con molti inattivi è un territorio sono semplicemente longeve: sono presidi

Camera, conferma un dato di grande rilievo: scenario, ha aggiunto, le nuove tecnologie

che non esprime tutto il suo potenziale. economici e sociali, testimonianze viventi di

nel 2024 sia Avellino (+2,9%) sia Benevento assumono un peso determinante:

Dobbiamo riavvicinare i giovani alle

ciò che significa costruire valore lungo i

(+2,7%) hanno registrato tassi di crescita «Abbiamo uno dei più grandi archivi

imprese, far conoscere loro i percorsi decenni. Ci insegnano che competitività e

del valore aggiunto superiori alla media economici digitalizzati d’Europa, il Registro

professionali, costruire competenze. Ridurre radicamento locale possono convivere, che

italiana (+2,1%). Una dinamica che

delle Imprese. L’Intelligenza Artificiale ci

l’inattività significa restituire energia

la tradizione può dialogare con

sorprende se letta nel quadro di un contesto consentirà di interrogare questi dati con

all’economia reale».

l’innovazione, che la qualità è un bene che

nazionale più fragile, con un manifatturiero modelli predittivi, individuando tendenze e

Tra i segnali più forti vi è quello dell’export. non perde mai valore».

rallentato e mercati internazionali oscillanti. criticità in tempo reale. È una svolta che

Nel secondo trimestre 2025 Avellino ha L’evento di Benevento non è quindi solo

Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025



ECONOMIA

una presentazione di numeri, ma un

Cultura, borghi, artigianato e accoglienza Padula o la Reggia di Portici, ed Exempla

esercizio collettivo di visione, un invito a

diffusa sono tutti chiamati in causa

alla Stazione Marittima: anche in questo

12 interpretare le evidenze statistiche come

nell’esperienza di una Campania che idea e caso, si è spiegato, non una scelta casuale: 13

strumenti di lavoro per politiche più efficaci.

realizza prodotti di valore artistico come da tempo la Stazione Marittima di Napoli

Come ha ricordato il Commissario: «Il

quelli protagonisti di Exempla. «Il

ospita uno spazio espositivo permanente

patrimonio di dati che presentiamo non è un

riconoscimento di dove la Regione sia oggi, dedicato alle eccellenze dell’artigianato

esercizio accademico: è la base per

dopo lo sforzo e gli investimenti fatti, lo campano, situato nell’area di imbarco e

dicono i dati recenti che riferiscono, in sbarco crocieristico. Il gate ogni giorno

programmare il futuro. Cresceremo se

Campania, di un ‘consumo di cultura’ a intercetta oltre 6.000 visitatori, diventando a

continueremo a investire in competenze,

livelli massimi in ambito nazionale” ha detto tutti gli effetti la principale porta della

innovazione, infrastrutture,

Rosanna Romano, che ha ricordato che si Campania sul Mediterraneo.

internazionalizzazione e coesione sociale».

va avanti con lo sviluppo della

Dopo Expo Dubai 2020/2021, Procida

Un messaggio che sintetizza la vocazione

programmazione con i fondi già predisposti Capitale Italiana della Cultura 2022, Milano

della Camera di Commercio Irpinia Sannio

su artigianato, formazione e aree interne. 2022/2023, Exempla, con Napoli

a rimanere «al fianco delle imprese, delle

Intanto proseguono le azioni relative al 2024/2025, punta a portare la creatività, la

istituzioni e delle comunità», con una

comparto dell’artigianato alimentare ed qualità e l’identità dei territori a contatto con

convinzione che Pettrone ha voluto ribadire

enogastronomico. “L’enogastronomia è una una mobilità turistica internazionale che non

in chiusura: «Sviluppo significa futuro, e il

risorsa che in Campania ha un enorme sempre ha l’occasione di approfondire la

futuro si costruisce con dati chiari, con

potenziale. Torneremo a parlarne il 7 conoscenza del territorio campano.

politiche lungimiranti e con la

dicembre al Madre con una giornata tra E non è neanche casuale che il centro

protagonisti, prodotti ed esperti, in

dell’analisi culturale del talk annunciato per

determinazione di chi crede nelle

occasione dell’anniversario del

il 7, al Madre, abbia per titolo Maestri e

potenzialità dei propri territori».

riconoscimento dell’Arte del pizzaiuolo margherite dall’antichità al presepe. A

Un’affermazione che, più che una

napoletano a Patrimonio immateriale proporlo l’antropologo Marino Niola, che

conclusione, appare come una promessa. E

dell’Unesco, con due grandi pizza chef, tra esplorerà il ruolo della pizza come

come la direzione di marcia per i prossimi

creazioni antiche come la Mastunicola e fenomeno culturale globale e come solido

anni.

quelle più innovative”, ha detto Elisabetta simbolo di comunità, oltre alla capacità della

Moro, curatrice scientifica di Praesentia, pizza di custodire identità territoriali e

progetto guidato dall’Agenzia Campania memorie collettive, trasformandosi in un

Turismo.

potente motore culturale capace di

Praesentia al Madre e, in questi mesi, in generare innovazione e continuità tra

altre location prestigiose come la Certosa di tradizione e futuro.

Exempla e Praesentia: l’artigianato come

racconto identitario

Dalla pandemia ai grandi eventi internazionali, un progetto che intreccia

creatività, territori e flussi turistici

di Monica Piscitelli

Raccontare e rendicontare un quinquennio

di attività a favore delle produzioni

artigianali e artistiche attraverso la chiave di

lettura del turismo. Ceramiche, presepi,

creazioni sartoriali, filati, gioielli, calzature

artigianali di tutte le province campane. I

simboli della Campania divina più noti e le

lavorazioni ‘minori’, o quelle di aree

geograficamente marginali, al centro di un

progetto che prova a intrecciare le loro linee

di identità, unicità e riconoscibilità con

quelle seguite dai flussi turistici in crescita

nella regione. Non un’iniziativa appena

varata, ma una sulla quale si è lavorato per

un quinquennio a partire dalla prima tappa a

Dubai.

Alla Stazione Marittima– con la presenza di

Felice Casucci, già Assessore al Turismo, a

tirarne le fila, e di Rosanna Romano, a capo

della Direzione Cultura e Turismo regionale

– il racconto di risultati, visioni e traguardi

raggiunti nel quinquennio 2020-2025 e la

condivisione dei video istituzionali che

hanno accompagnato le eccellenze

artigianali in questo tempo.

L’idea di fare delle eccellenze artigianali

campane il vettore di un messaggio di

speranza e impegno su un filone di

eccellenze campane poco valorizzato, ma

carico di significato, è nata infatti ai tempi

del Covid, con presepi inviati nei luoghi

simbolici del potere e della cultura

internazionale. Lo ha raccontato Casucci,

che ha consegnato simbolicamente, alla

fine della giornata, un Decalogo ricco di

riflessioni e spunti per il prosieguo del

lavoro sul tema dell’intreccio tra identità

territoriale, cultura, sociale e turismo.

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ECONOMIA

BMT Innovation: Napoli proietta il

14 15

turismo italiano nel futuro

Tecnologia, America’s Cup, lusso e nuovi mercati: la Borsa Mediterranea

del Turismo 2026 ridisegna le strategie dell’intero comparto

La Borsa Mediterranea del Turismo 2026

sceglie un titolo che è già una dichiarazione

di intenti: BMT Innovation. La fiera, in

programma dal 12 al 14 marzo 2026 alla

Mostra d’Oltremare di Napoli e organizzata

dalla Progecta di Angioletto de Negri, mette

al centro un concetto che non è più slogan,

ma necessità strategica per un settore che

sta cambiando rapidamente.

Il dato che arriva dalla Campania è

significativo: secondo l’Osservatorio

MECSPE, un imprenditore su quattro

utilizza già sistemi di intelligenza artificiale,

mentre sei su dieci stanno valutando come

integrarli nei processi decisionali e operativi.

Una propensione all’innovazione

decisamente superiore alla media nazionale

e che conferma il Sud come territorio

dinamico, capace di generare sviluppo e di

proporre modelli competitivi. Ed è proprio

da questa spinta che nasce la nuova area

BMT Innovation, pensata per dare spazio

alle aziende specializzate nello sviluppo di

soluzioni digitali per programmazione,

distribuzione, gestione, analisi e valutazione

di prodotto e servizi turistici. Gli opinion

leader invitati saranno chiamati a tracciare

un quadro delle ‘nuove rotte dei turismi’,

un’espressione volutamente plurale che

riflette la diversificazione del settore: dal

turismo esperienziale al wellness d’impresa,

dal lusso sostenibile alle esperienze ipertecnologiche.

Se l’innovazione è la parola chiave

dell’edizione 2026, l’altro grande tema sarà

il conto alla rovescia verso l’America’s Cup,

l’evento sportivo internazionale che nei

prossimi anni richiamerà su Napoli e sulla

Campania un’attenzione globale senza

precedenti. In programmazione ci saranno

workshop e momenti di confronto con

istituzioni, circoli nautici e rappresentanti

dell’organizzazione. L’America’s Cup non è

soltanto una competizione: è un

moltiplicatore di valore economico,

d’immagine e di posizionamento strategico.

Il turismo campano deve arrivare preparato

a questa sfida. La scelta di

includere un focus specifico

sull’evento conferma la

visione della BMT come

piattaforma in grado di

anticipare i movimenti del

mercato e di connettere

imprese, territorio e

progettualità pubblicoprivate.

A rafforzare questa visione

contribuisce la crescente

domanda turistica di fascia

alta, che a Napoli sta

vivendo una fase di

espansione strutturale.

Dopo il successo del

debutto nel 2025, tornerà

infatti la sezione Napoli

Luxury Destination, realizzata in

collaborazione con il Napoli Convention

Bureau, che mostrerà un’offerta high-end

profondamente rinnovata. Nei prossimi mesi

saranno inaugurati nuovi hotel di lusso in

edifici storici, sotto le insegne di Marriott W,

Radisson e Rocco Forte Hotels. Il segmento

luxury non è un’appendice, ma un driver

strategico: attira investimenti, crea

occupazione qualificata e rafforza la

reputazione internazionale della città. Anche

in questo caso il collegamento con

l’America’s Cup è immediato: il turismo

nautico e quello di fascia alta tendono a

sovrapporsi, generando cluster economici a

elevato valore aggiunto.

La BMT 2026 conferma inoltre la propria

natura di borsa d’affari, con un’offerta

raffinata e ampliata nelle aree tematiche:

terme, turismo di prossimità, real estate

turistico, crocieristica. La Mostra

d’Oltremare continuerà a ospitare i

workshop di prodotto che rappresentano lo

‘zoccolo duro’ della manifestazione, dove la

domanda internazionale incontra l’offerta

italiana in appuntamenti B2B altamente

qualificati. «La forza della BMT è sempre

stata la capacità di connettere, creare

relazioni e generare opportunità

commerciali concrete», ricorda De Negri. In

un mercato in cui la competizione è globale,

la possibilità di lavorare con buyers

provenienti da ogni parte del mondo rimane

un vantaggio competitivo cruciale.

Pur orientandosi verso il futuro, l’edizione

2026 non rinuncia a celebrare la propria

storia. Torna infatti la Grande Festa BMT, in

programma per la serata di venerdì 13

marzo 2026, un appuntamento che negli

anni ha consolidato un forte senso di

comunità fra operatori, istituzioni e ospiti

internazionali. Ritorna anche il Premio

Mediterraneo, che verrà assegnato alle

aziende che hanno attraversato il passaggio

tra XX e XXI secolo contribuendo allo

sviluppo della manifestazione. Un

riconoscimento dal valore simbolico, che

lega memoria e visione, tradizione e slancio

evolutivo.

BMT Innovation non è soltanto un claim, ma

un progetto industriale e culturale: un

percorso che punta a ripensare il ruolo del

turismo come leva economica complessa,

capace di connettere tecnologia, capitale

umano, territorio, investimenti e

sostenibilità. L’edizione 2026 della Borsa si

presenta dunque come un ponte tra ciò che

il settore è stato e ciò che sarà, nella

consapevolezza che il futuro del turismo

non appartiene più a chi si limita a

interpretarlo, ma a chi ha il coraggio di

costruirlo. In questo scenario Napoli, con il

suo dinamismo imprenditoriale e la sua

crescente attrattività internazionale, non si

limita a essere teatro della trasformazione:

ne è protagonista.

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ECONOMIA

I Giovani Imprenditori di Caserta

16 17

puntano sull’innovazione

Il Gruppo, guidato dal presidente Gianpaolo Bo, approda al TME Group,

uno dei poli tecnologici più avanzati della regione

L’incontro rappresenta una tappa

significativa del direttivo itinerante avviato

dal Gruppo Giovani Imprenditori di

Confindustria Caserta, un percorso che

sotto la guida del presidente Gianpaolo Bo

sta consolidando l’impegno del GGI nel

promuovere una cultura d’impresa fondata

su innovazione, competenze e crescita

sostenibile. La scelta di far tappa al TME

Group di Marcianise non è stata casuale:

l’azienda fondata da Aniello Stellato incarna

oggi un modello industriale avanzato, dove

visione strategica, ricerca applicata e

capacità produttiva altamente tecnologica

convergono in un’unica piattaforma di

sviluppo.

“Il nostro obiettivo - ha dichiarato Bo - è

portare i giovani imprenditori dentro i luoghi

in cui si genera valore, dove innovazione e

industria si incontrano realmente. TME

rappresenta un esempio concreto di come

competenze e investimenti possano

trasformare un territorio”. Una linea d’azione

che il presidente sta portando avanti con

determinazione, orientando il GGI verso

attività che intrecciano formazione,

networking e dialogo con le eccellenze del

comparto manifatturiero regionale.

Accolto da Aniello Stellato, Founder e

Amministratore Unico del Gruppo, e dal

figlio Antonio, il GGI ha potuto approfondire

il percorso di un’azienda nata nel 2007

come startup e oggi tra i tre principali player

dell’elettronica italiana, l’unico a presidiare

integralmente l’intero ciclo

produttivo: progettazione,

produzione e testing

engineering.

Il confronto con la

delegazione dei Giovani

Imprenditori ha permesso di

analizzare le trasformazioni di

un settore in cui la rapidità

dell’innovazione impone

investimenti continui e una

forte connessione con la

ricerca. Il CEO ha illustrato le

prospettive di sviluppo: si

punta a triplicare il core

business delle macchine di

collaudo entro cinque anni e

di ampliare la presenza nei

settori energy, artificial

intelligence e cybersecurity, ambiti nei quali

si giocherà una parte decisiva del futuro

industriale globale.

Particolarmente significativo l’intervento

dell’ingegnere Antonio Stellato, che ha

presentato i progetti in collaborazione con

l’Università Federico II di Napoli riguardanti

l’architettura di computer quantistici e

l’applicazione di algoritmi IA in nuovi

contesti produttivi.

La visita allo stabilimento di Marcianise ha

offerto al GGI la possibilità di osservare da

vicino linee produttive ad alta automazione,

macchinari di ultima generazione e processi

che incarnano i principi della manifattura

avanzata. Un’esperienza che rafforza la

strategia del presidente Bo, orientata a far

incontrare i giovani imprenditori con esempi

di eccellenza e con modelli industriali

capaci di trainare l’economia territoriale.

“Questi incontri - ha commentato Bo - non

sono solo momenti di approfondimento, ma

veri strumenti di crescita. Conoscere realtà

come TME significa comprendere dove sta

andando l’industria e quali competenze i

nostri imprenditori dovranno sviluppare per

guidare il cambiamento”.

La collaborazione tra associazione

imprenditoriale e aziende d’avanguardia

emerge dunque come asse strategico per la

competitività del territorio casertano.

L’impegno del Gruppo Giovani Imprenditori

conferma una visione che punta a costruire

un ecosistema aperto, dinamico e capace di

sostenere l’ingresso delle nuove

generazioni nei processi decisionali

dell’economia regionale.

A.Q.

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ECONOMIA

Vega Palace, nasce a Carinaro un nuovo

modello di hospitality per l’industria campana

18 19

Un investimento strategico che coniuga innovazione, qualità e sviluppo

territoriale. Alla serata inaugurale Mara Venier, Red Canzian, Edoardo de

Crescenzo e Sal Da Vinci

di Antonio Quaranta

L’apertura del Vega Palace nell’Area

Industriale di Carinaro non è soltanto un

nuovo tassello nell’offerta ricettiva della

provincia di Caserta: rappresenta un

cambiamento di paradigma per l’intero

ecosistema produttivo campano. Un

progetto che unisce visione, investimenti e

qualità, concepito per dare risposta alle

esigenze di aziende, professionisti e

manager che vivono quotidianamente uno

dei distretti industriali più dinamici del Sud.

Il taglio del nastro, avvenuto venerdì 21

novembre alla presenza di Mara Venier –

madrina della serata – insieme ai fratelli

Carlo, Ferdinando e Michele Canciello,

fondatori di Marican Holding, e a ospiti

d’eccezione come Red Canzian, Edoardo

de Crescenzo e Sal Da Vinci, ha segnato

l’inizio ufficiale di una nuova stagione per la

business hospitality del territorio.

L’iniziativa si inserisce all’interno del piano

industriale di Marican Holding, realtà

imprenditoriale che negli ultimi anni ha

ridefinito gli standard di logistica e servizi

avanzati in Campania. «Il Vega Palace non

nasce per aggiungere un semplice servizio

alla nostra area industriale, ma per creare

valore duraturo», ha affermato Carlo

Canciello durante la cerimonia inaugurale.

«Abbiamo immaginato un luogo in cui

efficienza e benessere possano convivere:

uno spazio che accoglie le persone prima

ancora delle aziende». Una visione che

sintetizza la scelta strategica di dotare il

distretto di Carinaro/Teverola di

un’infrastruttura ricettiva evoluta, pensata

per sostenere la competitività delle imprese

e attrarre nuovi investimenti.

L’impatto occupazionale è immediato: la

struttura ha generato 30 nuovi posti di

lavoro qualificati, frutto di un percorso di

selezione e formazione realizzato in

sinergia con la comunità locale. Un risultato

non marginale in un’area che continua a

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ECONOMIA

consolidare il proprio ruolo di polo europeo si sostengono reciprocamente.

20

della logistica e della produzione avanzata. La ristorazione rappresenta uno dei cardini

«Il territorio cresce quando cresce la qualità del progetto. Nel Ristorante, guidato

21

delle opportunità», ha sottolineato

dall’Executive Chef Lino Acunzo,

Ferdinando Canciello. «Abbiamo investito in l’esperienza gastronomica assume un

persone prima che in infrastrutture:

carattere identitario: piatti d’autore, cura del

competenze, professionalità e attenzione al dettaglio e un equilibrio pensato per

dettaglio sono gli elementi che faranno del incontrare le esigenze di manager, clienti

Vega Palace un riferimento per tutta la internazionali e professionisti che scelgono

regione».

un contesto riservato per incontri di lavoro

L’identità del Vega Palace si articola in un strategici. Un livello di cucina che mira a

concept integrato che lega business, design posizionarsi come punto di riferimento

e benessere. L’architettura contemporanea, anche oltre i confini dell’area industriale.

costruita all’insegna della sostenibilità, «Oggi la ristorazione è un linguaggio che

delinea uno spazio armonico: un

racconta la visione di un’azienda», ha

ecosistema nel quale funzioni diverse – dichiarato Michele Canciello. «Abbiamo

accoglienza, ristorazione, servizi

voluto un luogo capace di trasformare un

professionali – dialogano tra loro con pasto in un momento di relazione, qualità e

continuità. Un’idea di hospitality che rompe valore aggiunto».

gli schemi tradizionali del ‘servizio

Accanto al ristorante, il Bistrot interpreta le

accessorio’ all’industria e introduce un esigenze di chi vive ritmi rapidi: piatti

modello nel quale accoglienza e produttività leggeri, freschi e immediati, pensati per

ottimizzare la pausa senza rinunciare alla

qualità. Il Lounge Bar completa l’offerta

come spazio sociale e relazionale, dal caffè

del mattino all’aperitivo di fine giornata, con

un’atmosfera studiata per favorire incontri e

connessioni professionali.

Dalla prossima primavera, il progetto si

arricchirà ulteriormente con l’apertura del

Boutique Hotel: ventidue suite progettate

per accogliere manager, partner

internazionali e professionisti in viaggio.

Comfort, eleganza e funzionalità saranno i

pilastri di un’offerta pensata per elevare

l’intera Area Industriale a standard

competitivi con i principali hub europei del

business travel. Il Vega Palace appare così

come una sintesi di visione imprenditoriale

e investimento sul futuro del territorio. Un

modello che dimostra come la Campania,

attraverso progetti integrati e strategie

orientate alla qualità, possa costruire un

ecosistema economico capace di

valorizzare tanto l’impresa quanto la

dimensione umana del lavoro. Un luogo

dove logistica, accoglienza e cultura del

servizio non solo convivono, ma generano

un valore condiviso che ridisegna il rapporto

tra industria e qualità della vita. Un segnale

potente di un Sud che innova, attrae,

cresce.

(foto a cura dell'ufficio stampa)

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ECONOMIA

La stazione Capodichino verso il traguardo:

l’hub che ridisegna la mobilità di Napoli

misura per resistere anche a eventi sismici realizzazione di alcune delle più celebrate

22

di elevata intensità.

Stazioni dell’Arte – tra cui Toledo, più volte

La firma architettonica è quella di Ivan premiata come una delle stazioni

23

Harbour dello studio londinese RSHP, che metropolitane più belle del mondo, e la

ha scelto di ispirarsi al celebre Pozzo di San recente Monte Sant’Angelo – il Gruppo ha

Un’infrastruttura iconica da 450 tonnellate, un pozzo architettonico

Patrizio di Orvieto, un’opera rinascimentale consolidato un ruolo centrale nel rinnovo

nata per garantire l’approvvigionamento infrastrutturale della regione. A ciò si

profondo 50 metri e un collegamento aeroporto–centro città in soli 9

idrico in condizioni estreme. La stazione aggiunge la realizzazione della Linea 7

minuti: la visione industriale che cambia il profilo della Campania

riprende la potenza formale di quel

della Metropolitana di Napoli, dove la

di Fabrizio Matarazzo

La stazione Capodichino della Linea 1 della

Metropolitana di Napoli, uno dei cantieri più

complessi e strategici attualmente in corso

in Italia, si avvia alla fase conclusiva con

oltre il 95% dei lavori completati. Webuild,

che realizza l’opera per Metropolitana di

Napoli Spa e per il Comune di Napoli,

conferma un avanzamento che proietta il

capoluogo campano tra le pochissime città

al mondo in cui porto, aeroporto e rete

ferroviaria ad alta velocità saranno

finalmente integrati da un unico sistema

metropolitano.

Quando entrerà in esercizio, la stazione

consentirà di raggiungere l’aeroporto

internazionale di Napoli in appena nove

minuti dal centro, riducendo drasticamente i

tempi di percorrenza e innalzando gli

standard di mobilità urbana verso parametri

europei. ANM, che gestirà la fermata, potrà

così integrare un nuovo nodo in una Linea 1

che supera ormai i 20 chilometri e le 20

stazioni, con un contributo decisivo per

l’intermodalità metropolitana.

Dal punto di vista costruttivo, Capodichino è

già diventata un caso di studio. La

copertura metallica da 450 tonnellate – alta

otto metri e sospesa come una ragnatela

d’acciaio che richiama la forma di un hangar

– è stata completata nel 2024 e rappresenta

uno degli elementi più iconici dell’intervento.

Il cantiere sta ora procedendo al

completamento dell’atrio, caratterizzato da

ampie superfici vetrate e rivestimenti

metallici, e al montaggio degli otto

ascensori panoramici centrali progettati su

capolavoro: un unico ambiente circolare con

un diametro interno di 33 metri e una

profondità di 50, dove scale elicoidali e

ascensori disegnano un’esperienza

verticale più che una semplice discesa

verso i binari.

Accanto alla stazione sono stati realizzati

tre pozzi di servizio profondi circa 50 metri,

due dei quali destinati allo scavo della tratta

Capodichino–Poggioreale e un terzo per il

collegamento con la stazione Di Vittorio

della linea EAV. Si tratta di lavori essenziali

per la chiusura dell’anello che unirà Linea 1

e Linea 11, un passaggio che darà a Napoli

una configurazione metropolitana completa

e competitiva a livello internazionale.

La presenza di Webuild in Campania è

storica e altamente qualificata. Dal progetto

della stazione AV Napoli Afragola, firmata

da Zaha Hadid e divenuta un’icona globale

di architettura ferroviaria, fino alla

fermata di Parco San Paolo ha superato il

50% di avanzamento, e la partecipazione

alle grandi opere ferroviarie del Sud, come

due lotti dell’AV Salerno–Reggio Calabria e

quattro tratte dell’AV/AC Napoli–Bari.

Sul piano economico-industriale, Webuild

conferma un impatto significativo: nel

Mezzogiorno il valore dei progetti supera i

15 miliardi di euro, con 8.700 lavoratori

coinvolti al 30 giugno 2025 tra personale

diretto e indotto e oltre 7.600 fornitori attivati

dall’inizio dei lavori. Numeri che delineano

un ecosistema produttivo capace di

generare occupazione, competenze e

innovazione, dimostrando come

infrastrutture complesse, sostenibili e ad

alto valore architettonico possono diventare

motori di sviluppo.

Con la stazione Capodichino, Napoli non si

limita ad aggiungere una nuova fermata al

proprio sistema di trasporto: costruisce un

Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025



ECONOMIA

simbolo di modernità e un varco verso una fasi di collaudo, segnerà un punto di svolta

il volto dei territori con opere che

mobilità più integrata e competitiva.

per la città e per l’intero Mezzogiorno,

combinano visione, tecnica e cultura.

24 L’apertura al pubblico, prevista dopo il affermando ancora una volta come

(foto a cura dell'ufficio stampa)

25

completamento degli ultimi interventi e le l’ingegneria italiana sia in grado di cambiare

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BLUE ECONOMY

Il mare come identità: con il varo del

Salvatore P, Cetara unisce radici e futuro

luoghi più autentici della Campania, un esperti, capacità di lavorare in condizioni

26

borgo che ha saputo conservare intatta la variabili e talvolta estreme. Il Salvatore P,

propria anima marinara mentre la Costiera nelle sue dimensioni e nella sua tecnologia 27

Amalfitana diventava meta turistica

avanzata, è pensato per affrontare

internazionale. Qui il mare non è sfondo, esattamente questo tipo di missioni:

Il nuovo gigante della flotta Pappalardo e la continuità marinara della

ma destino collettivo; non è decorazione, operare lontano dalla costa, garantire

ma vocazione. Le case addossate alla sicurezza, efficienza e sostenibilità, ridurre

Costiera Amalfitana, tra tonnare, colatura di alici e antiche vocazioni

montagna, le barche tirate in secca, le voci l’impatto ambientale, valorizzare il lavoro di

dei pescatori all’alba, l’odore delle reti bordo.

rappresenta il futuro, ma porta dentro di sé

salate: tutto parla di una comunità che ha Il tonno rosso per Cetara non è solo

tutte le storia e le radici della storia

costruito sé stessa attraverso un rapporto economia: è memoria, tradizione, è un

cetarese. Il nome stesso è un omaggio:

simbiotico con le acque del Tirreno.

sapere che si tramanda e che va protetto.

Il mare di Viareggio ha una luce particolare

quando accoglie un varo: una luminosità

sospesa, quasi rituale, che sembra

amplificare l’emozione di vedere una nuova

imbarcazione scivolare nell’acqua. Così è

stato per il Salvatore P, il nuovo

peschereccio della famiglia Pappalardo,

un’imponente unità lunga 48,50 metri,

destinata a diventare una presenza centrale

nel porto di Cetara. Un gigante del mare,

progettato per affrontare campagne di

pesca impegnative e lunghe navigazioni,

ma capace al tempo stesso di raccontare

una storia profondamente umana: quella di

una famiglia cetarese che, da generazioni,

lega la propria vita alle onde del

Mediterraneo.

Mentre lo scafo toccava l’acqua per la prima

volta, la sensazione condivisa era quella di

un ritorno, non di una partenza. Perché, pur

nascendo a Viareggio, il Salvatore P

appartiene già a Cetara, al suo mare e al

suo respiro antico. Ogni barca è un tassello

dell’identità marinara: il nuovo peschereccio

quello di Salvatore Pappalardo, figura

cardine della marineria locale, uomo di

mare e di valori, con una dedizione assoluta

al lavoro ed al rispetto verso ciò che il mare

dona e pretende. Il comandante è Gilles

Pappalardo, già alla guida della prima

“Genevieve P” ad appena 22 anni. Oggi, a

47, porta su questa nave un bagaglio di

esperienza che affonda le radici in oltre

cinque generazioni di pescatori.

Cetara non è un porto qualsiasi. È uno dei

Una delle tracce più forti di questa identità è

la pesca al tonno rosso, che i Pappalardo

praticano da decenni con rigore, esperienza

e profonda conoscenza del mare. Il tonno

rosso non è soltanto una specie pregiata: è

un simbolo culturale, un archetipo della

forza e del movimento, una presenza che

scandisce il calendario della marineria. Le

campagne di pesca — complesse,

regolamentate, selettive — richiedono

imbarcazioni robuste e sicure, equipaggi

Ed è proprio nella protezione che si

riconosce il senso più autentico

dell’innovazione: non una rottura con il

passato, ma un modo per custodirlo nel

tempo.

Tra le attività che definiscono Cetara, un

posto speciale appartiene alla colatura di

alici, l’oro ambrato del borgo, prodotto

identitario e Specialità Tradizionale

Garantita. Nelle cantine scavate nella

roccia, nei tini di castagno, nelle mani di

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BLUE ECONOMY

produttori che ripetono gesti antichi, la dell’ecosistema marino. Alici piccole,

28

colatura racchiude secoli di storia. È un pescate nei periodi appropriati, trattate con

racconto liquido del Mediterraneo: l’attesa cura perché possano diventare non solo

29

lenta, il ritmo delle stagioni, la precisione alimento, ma racconto. La colatura non è un

artigiana e la grazia della semplicità. prodotto industriale ma opera vivente, frutto

La flotta Pappalardo ha contribuito per anni di un rapporto intimo con il mare.»

a mantenere vivo questo tesoro,

Nel varo del Salvatore P convivono dunque

assicurando al borgo materia prima

molte narrazioni: quella imprenditoriale di

selezionata e lavorata nel rispetto

una famiglia che investe sul futuro; quella

culturale di un territorio che difende la

propria autenticità; quella simbolica di un

mare che continua a essere maestro e

compagno. Il nuovo peschereccio non è

soltanto uno strumento di lavoro: è una

promessa, un ponte tra generazioni, una

conferma che l’identità di Cetara si

costruisce navigando, affrontando le

correnti, tornando sempre a casa.

E quando questa grande imbarcazione farà

il suo ingresso nel porto, tra le reti stese al

sole e il profilo del campanile di San Pietro

che veglia sul borgo, sarà accolta come un

figlio che ritorna. Perché ogni barca che

approda a Cetara non è soltanto un mezzo:

è un frammento di comunità, un’estensione

della vita dei pescatori, un pezzo di

memoria che continua a muoversi sulle

onde.

DIR.

(foto Matteo Giordano e altri, per gentile concessione)

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CAMPANIA INSIDE

Città Caudina 2028, il sogno continua

novembre e l’inizio di dicembre,

hanno confermato quanto il

30

Nel cuore dell’Italia che cambia, una valle policentrica rafforza la sua

paesaggio, in questa valle, sia più 31

candidatura culturale dopo il primo ciclo di iniziative che ha unito

comunità, istituzioni e visioni europee

di Fabrizio Matarazzo

La Città Caudina entra nel mese di

dicembre con una consapevolezza nuova:

la candidatura a Capitale Italiana della

Cultura 2028 non è più soltanto un progetto

amministrativo o un esercizio di

pianificazione, ma un processo vivo e

partecipato che sta trasformando una valle

in una comunità. Le iniziative di fine

novembre, già svolte con una forte

adesione di pubblico tra Cervinara, Rotondi,

Airola e la Valle di Maddaloni, hanno

confermato la capacità del territorio di

attivare energie, mobilitare saperi e

generare un dialogo intergenerazionale sul

futuro.

Al centro della costruzione identitaria della

Città Caudina resta l’idea di una ‘valle

policentrica’, una geografia di quattordici

municipi che hanno scelto di superare i

confini amministrativi per presentarsi come

un’unica realtà culturale, connessa per

storia, paesaggio, vocazione rurale e

potenzialità europee. Il dossier Città

Caudina. Terra Futura. Europa abita qui,

curato da Leandro Pisano, Giacomo Porrino

e Alessandra Panzini, ha tracciato la

cornice concettuale entro cui la valle

intende muoversi: un territorio dove

l’Europa non è un riferimento retorico, ma

un’eredità concreta che passa per itinerari

come la Via Appia, per opere monumentali

come l’Acquedotto Carolino, per simboli

antichi come il Vaso di Assteas e per una

posizione geografica da sempre luogo di

incontro tra mondo tirrenico e adriatico.

Le attività di novembre hanno avuto il

merito di avviare, in modo tangibile, la

costruzione della comunità di pratica, un

organismo che non vuole essere un

semplice tavolo di confronto, ma un vero

meccanismo collettivo di decisione,

partecipazione e progettazione condivisa. A

Cervinara si è chiuso, il 29 novembre,

l’appuntamento Verso la Comunità di

Pratica: agricoltura, cultura e innovazione,

due giorni di dialoghi e laboratori che

hanno evidenziato le fragilità e le

potenzialità della valle. “La Città Caudina –

ha affermato Fabio Renzi, segretario

generale della Fondazione Symbola –

rappresenta oggi un laboratorio nazionale

sul rapporto tra cultura e territorio rurale.

Qui la marginalità può diventare un

vantaggio competitivo, se trasformata in

valore identitario ed economico”. A questo

messaggio si è aggiunta la riflessione di

Serena Tarangioli del CREA, per cui “la

sfida delle aree interne non è inseguire

modelli esterni, ma riconoscere e

potenziare ciò che le rende uniche”.

Le iniziative del CAI, già svolte tra la fine di

di un fondale: è un dispositivo

culturale. L’incontro Del

paesaggio in cammino a Rotondi

ha affrontato il tema del

naturalismo e del rapporto tra

comunità e territorio, mentre la

passeggiata patrimoniale dai

Ponti della Valle alla Reggia di

Caserta, in programma per il 14

dicembre ma già sold out, ha

mostrato il desiderio crescente di

letture lente e condivise del

paesaggio.

Dicembre porta con sé altri

momenti cruciali. Il 6 dicembre ad

Airola, nella Chiesa

dell’Annunziata, l’incontro Col

naso all’insù vedi l’Europa.

Giacomo del Po’ e la Città

Caudina offrirà una riflessione

sull’artista e sulla sua capacità di

evocare, attraverso gli affreschi,

un immaginario europeo ante

litteram che la valle può

reinterpretare oggi in chiave

contemporanea. Ma

l’appuntamento più atteso sarà

quello alla Reggia di Caserta, il

10 dicembre, dove la direttrice

Tiziana Maffei presenterà La

Reggia di Caserta incontra la

Città Caudina: un dialogo istituzionale che

intende costruire un ponte concettuale e

operativo tra il grande monumento

vanvitelliano e il territorio caudino. “La

Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025



CAMPANIA INSIDE

In questo senso, la Città Caudina si

propone come un vero laboratorio europeo

32 delle aree interne: un luogo dove

33

sperimentare il rapporto tra transizione

ecologica e digitale, innovazione

agroalimentare e paesaggi rurali, cultura e

coesione sociale. Una valle che vuole

dimostrare che la periferia può diventare

centro, che la storia può essere motore del

futuro e che, come recita il claim della

candidatura, «Europa abita qui». Una frase

che non è solo uno slogan, ma una

dichiarazione d’identità: la prova che la Città

Caudina è pronta a inserirsi nel grande

Reggia non è un corpo isolato, ma un

centro europeo. Mettere in relazione la sua

storia con quella della Valle Caudina

significa recuperare una geografia culturale

ampia, che supera i confini delle singole

città”. La forza della candidatura risiede

anche nella rete senza precedenti di

istituzioni coinvolte: oltre 90 associazioni

riunite nel Comitato Civico, più di 50

soggetti pubblici e privati, università italiane

ed europee, il Museo Campano di Capua,

l’Archivio di Stato di Benevento e Caserta,

la Reggia di Caserta, il Conservatorio di

San Pietro a Majella, i Parchi Regionali, il

Museo Nazionale del Sannio Caudino e

Taburno nella Cabina di Regia rafforza una

governance che punta a diventare un

modello replicabile per le aree interne

italiane.

Il nuovo logo della Città Caudina, progettato

da Hammer Design, sintetizza visivamente

questa identità plurale: una trama di punti e

connessioni che restituisce l’immagine di un

territorio che genera cultura, innovazione e

futuro attraverso le relazioni. È un’immagine

che racconta la volontà della valle di

immaginarsi non più come un insieme

disperso di municipalità, ma come una lista

di luoghi che, uniti, formano una

progettualità culturale ampia, condivisa e

perché questo ciclo di attività dimostra che

la candidatura non si misura soltanto sui

titoli o sulle opere previste, bensì sulla

capacità di costruire un immaginario

condiviso. Come ha affermato Giacomo

Porrino, tra gli autori del dossier: “La Città

Caudina non è un progetto di candidatura,

ma un progetto di comunità. Se la cultura

non genera coesione e non modifica lo

sguardo che abbiamo sul territorio, allora

non è cultura”.

discorso culturale europeo come un

territorio consapevole, autentico e capace di

rigenerare la propria eredità nella

modernità.

(foto di Giacomo Porrino, Ministero della

Cultura, Taburno Trekking,

Museo Archeologico Nazionale

del Sannio Caudino fornite dall’Ufficio

stampa in allegato al comunicato)

www.cittàcaudina2028.it

molte altre realtà che hanno scelto di

partecipare attivamente alla costruzione di

una valle metrorurale, rurale e policentrica.

L’ingresso del GAL Partenio e del GAL

aperta.

Dicembre rappresenta dunque un momento

decisivo, non solo perché a metà mese sarà

annunciata la rosa delle dieci finaliste, ma

Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025



CAMPANIA INSIDE

Bagnoli corre verso la rinascita

velica e, subito dopo, restituire il mare ai completato anche la rivalutazione

cittadini nel segno della balneabilità

economico-finanziaria e gli adeguamenti

34 ritrovata”, ha dichiarato Manfredi.

progettuali”.

35

L’avanzamento delle opere a mare

Il bacino di calma da 20 ettari, le opere

Manfredi: America’s Cup è il catalizzatore, poi restituiremo il mare alla città

rappresenta uno dei cardini del progetto, idrodinamiche a protezione delle

non solo per le esigenze operative

imbarcazioni AC75 e il dragaggio parziale

La trasformazione di Bagnoli entra in una duecento operai lavorano quotidianamente

dell’America’s Cup ma anche per la loro per l’approfondimento del pescaggio

fase decisiva, con un’accelerazione che per garantire il rispetto delle tempistiche e la

funzione anticipatoria rispetto al

costituiscono interventi che anticipano il

segna uno dei passaggi più rilevanti nel qualità degli interventi, in una fase che

risanamento ambientale complessivo. La cuore della bonifica marina. Si tratta di

lungo e complesso percorso di

richiede un coordinamento serrato tra

sottoscrizione della convenzione tra attività ad alto contenuto tecnico, concepite

riqualificazione dell’area ex industriale. Le soggetti pubblici, imprese e organi di

Struttura commissariale, Invitalia,

per assicurare stabilità e sicurezza alle

attività sulla colmata procedono secondo il controllo.

Provveditorato alle opere pubbliche e RTI imbarcazioni della competizione e, al

cronoprogramma fissato dalla Cabina di Il commissario straordinario dell’area

Deme segna un passaggio determinante, contempo, per velocizzare il percorso di

Regia del 4 agosto 2025, mentre gli Bagnoli-Coroglio e sindaco di Napoli,

poiché recepisce le prescrizioni della recupero ambientale dell’area. Le decisioni

interventi a mare e a terra registrano un Gaetano Manfredi, ha illustrato lo stato

sentenza del Consiglio di Stato del 2025 e del Consiglio di Stato, ricordano dalla

avanzamento che conferma la road map dell'arte nel corso del board ufficiale

consolida un assetto contrattuale

struttura commissariale, hanno indicato il

definita per accogliere l’America’s Cup e per dell’America’s Cup e nella successiva

pienamente conforme ai principi di legalità e ricorso alle varianti come strumento ottimale

proiettare il sito verso un futuro di piena riunione della Cabina di Regia a Palazzo

trasparenza. “Su mia richiesta – ha spiegato per adattare il progetto a un contesto

fruibilità pubblica. Concluse le demolizioni Chigi, alla presenza del ministro Tommaso

Manfredi – c’è stata un’ulteriore

giuridico ed economico profondamente

dell’ex mensa e degli uffici Italsider – Foti e dell’amministratore delegato di Sport

interlocuzione con l’Autorità Nazionale mutato.

simboli di un passato industriale ormai e Salute, Diego Nepi. “Tutto procede come

Anticorruzione che ha formulato

Parallelamente, il cantiere a terra continua a

scomparso e abbandonati per decenni – il da programma. L’intervento complessivo è

osservazioni puntuali. Abbiamo recepito evolversi, concentrato sulla colmata e sulle

cantiere è ora proiettato verso

l’abbattimento del vecchio pontile centrale,

distinto dal pontile Nord già trasformato in

una passeggiata panoramica. Oltre

strutturato in tre fasi integrate: opere a

mare, opere a terra e, nel 2026, le opere

ancillari. L’obiettivo è duplice: garantire

standard internazionali per la competizione

tutto, come confermato dalla stessa

Autorità. È un passaggio essenziale perché

consente di avviare in modo solido la fase

di contrattualizzazione, dopo aver

opere infrastrutturali necessarie a garantire

la piena operatività della Technical Base

Area (TBA), dove saranno ospitate le basi

dei team di Coppa America. Le attività

Foto di Giovanni Barchea

Sudenord.it - Anno 2 n. 10 - Novembre 2025



CAMPANIA INSIDE

36 37

comprendono la risagomatura della

scogliera, la riperimetrazione, la rimozione

dei manufatti obsoleti e la messa in

sicurezza superficiale della colmata, un

intervento indispensabile per consentirne

l’uso temporaneo in vista dell’evento e la

successiva integrazione con il grande

progetto del Parco urbano e del waterfront.

“Il coordinamento tra Struttura

commissariale, Invitalia e Sport e Salute –

ha precisato Manfredi – garantisce

continuità tra realizzazione delle opere e

gestione dell’evento. È un lavoro complesso

ma necessario per ottimizzare tempi e

modalità, sempre nel rispetto della

reversibilità degli interventi e della coerenza

con i piani di bonifica”.

Una volta concluse le opere strategiche,

Sport e Salute subentrerà nella fase degli

allestimenti temporanei, che

comprenderanno strutture tecniche, aree di

accoglienza, il Village e le dotazioni

logistiche necessarie alla gestione operativa

dell’America’s Cup. Le opere a terra

coprono un perimetro di circa 19,5 ettari e

prevedono riporti, pavimentazioni e reti

tecnologiche, tutte attività rese coerenti

dall’accordo quadro tra Invitalia e il

raggruppamento temporaneo di imprese

Greenthesis.

Nel quadro generale del progetto assumono

rilevanza crescente le opere ancillari,

destinate a completare il sistema

dell’accessibilità. Il rifacimento di via

Coroglio, il collegamento con l’asse interno

fino a via Diocleziano, la realizzazione dei

parcheggi, la riqualificazione dei pontili Nord

e Sud e l’introduzione di navette elettriche

compongono un pacchetto di interventi

finalizzato a garantire fluidità di mobilità e

sicurezza dell’area. Tra gli elementi più

significativi figura anche la nuova fermata

della Linea 2 della metropolitana in

corrispondenza della Porta del Parco,

finanziata da RFI, destinata a migliorare

l’integrazione del quartiere con il resto della

città.

In tema di valutazione ambientale, il

procedimento di verifica di assoggettabilità

alla VIA, avviato il 7 agosto 2025, ha

ottenuto il parere favorevole della

commissione tecnica PNRR-PNIEC e il

decreto direttoriale del MASE del 20

ottobre, che ha escluso l’intero progetto

dalla VIA. È già operativo un sistema di

monitoraggio ambientale potenziato sulla

base dei pareri espressi in Conferenza dei

servizi, che accompagnerà tutte le fasi del

cantiere, dai lavori a mare alle attività sulla

colmata.

Il cronoprogramma, confermato in Cabina di

regia, prevede il completamento delle opere

a mare e degli interventi sulla colmata entro

l’estate del 2026, mentre le opere ancillari

saranno ultimate nella primavera del 2027.

“La sfida – sottolinea Manfredi – è rispettare

i tempi, garantire la qualità degli interventi e

costruire una nuova identità per Bagnoli.

L’America’s Cup è un catalizzatore

straordinario, ma lo sguardo è già rivolto

oltre: alla restituzione del mare, alla

balneabilità, alla rinascita di un luogo che

Napoli aspetta da troppo tempo”.

Un progetto che, per la prima volta dopo

decenni, mostra una traiettoria chiara,

scandita da opere, scadenze e

responsabilità definite. Un cambio di passo

che segna non solo l’avvicinarsi di un

grande evento sportivo internazionale, ma

l’avvio concreto di una trasformazione

urbana attesa da generazioni.

DIR.

(foto fornite dall'Ufficio stampa in allegato al comunicato)

Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025



CAMPANIA INSIDE

Rinasce il Giardino Romantico di Palazzo Reale

questo restauro, che riguarda circa

un ettaro e mezzo di giardino,

38

Il grande restauro che restituisce a Napoli il suo paesaggio storico più

significa anche sensibilizzare il 39

segreto, tra memoria botanica, ingegneria paesaggistica e cura del

patrimonio

di Fabrizio Matarazzo

Nel cuore pulsante di Napoli, dove

l’architettura borbonica incontra la vitalità

contemporanea della città, il Giardino

Romantico del Palazzo Reale sta tornando

alla luce come uno dei luoghi più

affascinanti e sorprendentemente complessi

del patrimonio paesaggistico italiano. A

quasi due secoli dalla sua sistemazione

ottocentesca, il giardino sta rinascendo

grazie a un intervento di restauro che non è

soltanto un’operazione tecnica, ma un vero

gesto culturale: un ritorno alla memoria

storica, al gusto del paesaggio, all’antica

capacità dei giardini reali di essere

laboratori di sperimentazione botanica e

rifugi di bellezza.

Il progetto, avviato nel settembre 2024 e

ormai prossimo alla conclusione, ha

comportato una chiusura temporanea del

giardino al pubblico. Ma l’iniziativa

‘Aspettando Primavera’ ha offerto, nelle

ultime settimane, un’occasione rara e

preziosa: poter attraversare il cantiere

guidati direttamente da chi sta restituendo

vita e identità a questo angolo verde.

L’architetto paesaggista Marco Ferrari,

direttore dei lavori, ha accompagnato i

visitatori lungo i viali risistemati, tra alberi

monumentali e nuove piantumazioni,

raccontando una ricostruzione che affonda

le sue radici nella storia. «L’intervento è

stato analizzato e progettato dopo due anni

di studi, ricerche e indagini, con la finalità di

arricchire il patrimonio vegetale e

recuperare la valenza del collezionismo

botanico» spiega. «Siamo intervenuti sugli

esemplari arborei esistenti con potature

mirate, e dove necessario con abbattimenti

imposti dalle condizioni fitostatiche. Ma

soprattutto abbiamo lavorato per restituire

leggibilità al disegno ottocentesco,

rileggendo la visione di Friedrich Dehnhardt,

il giardiniere botanico di Ferdinando II che

dette forma al giardino negli anni Quaranta

dell’Ottocento».

L’idea di ‘leggere’” il giardino come un testo

stratificato è stata al centro del progetto: un

paesaggio che non appartiene a un’unica

epoca, ma che è il risultato di evoluzioni,

adattamenti, scelte botaniche e

architettoniche sedimentate nel tempo. Non

a caso, Ferrari ha più volte definito il

giardino un ‘organismo vivo’, capace di

dialogare con il passato ma anche di

adattarsi ai mutamenti ambientali e

climatici. Per questo motivo, la

ricomposizione della collezione botanica

storica non è stata una mera replica: le

nuove specie, selezionate dagli elenchi di

Dehnhardt, sono state scelte e adattate

tenendo conto delle condizioni attuali del

sito, della sostenibilità e della resilienza,

interpretando in chiave contemporanea un

progetto nato quasi due secoli fa.

Durante la visita, uno dei

momenti più suggestivi è stato il

racconto del ‘salvataggio’ di due

veri e propri monumenti: un

secolare Pinus canariensis e uno

degli storici Ficus magnolioides

che dominano una porzione del

giardino. Le radici del ficus

stavano progressivamente

esercitando pressione su un

tratto del paramento lapideo

neobarocco del viale rettilineo

novecentesco, rischiando di

comprometterne la stabilità.

L’intervento è stato un

capolavoro di ingegneria

paesaggistica: «Abbiamo creato

un nuovo spazio per le radici

aeree del ficus» racconta Ferrari,

«garantendo così sia la stabilità dell’albero

sia la salvaguardia del muro progettato da

Camillo Guerra nella prima metà del

Novecento. È un equilibrio complesso, ma

necessario: qui convivono due opere

storiche, una naturale e una architettonica,

entrambe da proteggere».

Questa rinascita, tuttavia, non riguarda

soltanto gli aspetti vegetali. Il restauro ha

coinvolto in modo capillare anche la parte

infrastrutturale del giardino, dalle

pavimentazioni ai sistemi impiantistici, in

un’ottica di sostenibilità e sicurezza.

L’architetto Almerinda Padricelli,

responsabile del progetto, sottolinea infatti

«l’importanza del recupero non solo del

verde, ma anche della componente

infrastrutturale, perché il giardino del

Palazzo Reale non è un luogo isolato:

connette gli spazi museali con quelli della

Biblioteca Nazionale e del Teatro San Carlo.

La sua fruizione deve essere continua,

sicura, integrata». A partire da questa

visione, i viali sono stati rinnovati attraverso

la sostituzione dell’asfalto con superfici in

cocciopesto di tufo, più coerenti con la

storia del luogo e più performanti in termini

di drenaggio, una scelta che risponde

anche alle sfide poste dai cambiamenti

climatici.

«L’intervento -ricorda la direttrice delegata

del Palazzo Reale, Tiziana D’Angelo -

rientra nel Piano Strategico Grandi Progetti

Beni Culturali del Ministero della Cultura,

per un valore complessivo di oltre 900mila

euro. Abbiamo voluto aprire il cantiere

perché crediamo che la trasparenza e la

partecipazione siano parte integrante della

tutela. Far comprendere la complessità di

pubblico alla cura di questo luogo,

che è un polmone verde ma anche

uno spazio culturale di enorme

valore».

Intanto, mentre il giardino procede

verso la riapertura prevista per i

primi mesi del 2026, un nuovo

cantiere è stato avviato lungo il

perimetro su via San Carlo, dove la

storica cancellata monumentale è

oggetto di un intervento di recupero.

Sui pannelli che la proteggono

durante i lavori campeggia una sola

parola: ‘AverCura’. Un’esortazione

semplice, ma di straordinaria

potenza simbolica, che sintetizza lo

spirito del progetto: la cura come

atto collettivo, come responsabilità

verso un patrimonio che appartiene alla

comunità.

I numeri del cantiere - oltre 4.000 piante

messe a dimora, 350 giorni di lavoro, 2.750

metri quadrati di pavimentazioni in

cocciopesto, 3.150 metri quadrati di prati -

restituiscono solo in parte la dimensione

concreta di un restauro che è anche

un’operazione di visione. La rinascita del

Giardino Romantico, infatti, non riguarda

solo l’estetica o la funzionalità: è la

ricostruzione di un paesaggio culturale, un

luogo in cui la città ritroverà la propria

memoria vegetale e la propria identità

spaziale.

Le imprese coinvolte: per restauro dei viali,

adeguamento della componente

impiantistica e opere a verde DiElle Impianti

di Sant'Egidio del Monte Albino (SA) e

Royal Garden di Pozzuoli. Per la fornitura e

messa a dimora della componente vegetale

Batù S.r.l. di Napoli Per il restauro della

cancellata monumentale Impresa Nicolì

S.p.a. di Lequile (LE).

Quando riaprirà al pubblico, il giardino

offrirà un’esperienza rinnovata, più

accessibile, più sicura e più consapevole.

Ma soprattutto offrirà ciò che da sempre

rappresenta la sua essenza: un luogo di

quiete e di eleganza, in cui la botanica

incontra la storia, e in cui la natura -

educata dalla mano dell’uomo - diventa

narrazione, riflessione, viaggio. Uno spazio

capace di restituire al visitatore, come

accade nei grandi giardini europei, quel

senso di sospensione e armonia che esiste

solo nei luoghi in cui il tempo sembra

rallentare per mostrare, con rara

delicatezza, la bellezza del mondo.

Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025



CAMPANIA INSIDE

Giro d’Italia 2026, Napoli firma il pokerissimo

40

Da Paestum al Lungomare Caracciolo, la Corsa Rosa torna nel

41

capoluogo per il quinto anno consecutivo. Un omaggio a Bagnoli e

all’America’s Cup nell’anno di Napoli Capitale Europea dello Sport

di Fabrizio Matarazzo

L’arrivo del Giro d’Italia 2026 a Napoli,

previsto per il 14 maggio, non è soltanto un

appuntamento sportivo, ma un capitolo di

una narrazione più ampia che negli ultimi

anni ha ridisegnato l’immagine della città e

del suo territorio. La quinta presenza

consecutiva della Corsa Rosa nel

capoluogo campano – un pokerissimo

senza precedenti nella storia recente del

ciclismo – testimonia un progetto costruito

con costanza, credibilità istituzionale e

capacità di visione. Un progetto che

coincide con un anno cardine: quello di

Napoli Capitale Europea dello Sport 2026,

in cui la città vede convergere grandi eventi

capaci di dialogare tra loro e di restituire al

Mediterraneo una capitale culturale,

energetica e simbolica.

Il sindaco metropolitano Gaetano Manfredi,

durante la presentazione ufficiale della

tappa, ha parlato con chiarezza di una

trasformazione già in corso: «Napoli sta

diventando sempre più centrale nel

Mediterraneo. E si vede in tutti i campi,

anche nello sport. Con l’America’s Cup, con

il titolo di Capitale europea dello Sport, con

il Giro d'Italia. Quella tra Napoli e il Giro è

una storia d’amore che si perpetua».

Manfredi ricorda come, fino a pochi anni fa,

sarebbe stato impensabile immaginare un

arrivo di tappa metropolitano replicato per

cinque edizioni consecutive. Oggi accade

perché, come aggiunge il sindaco,

«l’organizzazione ha trovato nelle istituzioni

napoletane interlocutori seri e

appassionati».

Il rapporto tra Napoli e il Giro, tuttavia, non

è fatto solo di istituzioni e strategie, ma di

geografia sentimentale. La tappa del 2026 è

pensata come un viaggio narrativo che

attraversa territori, identità e paesaggi,

trasformando 161 chilometri in un mosaico

di bellezza e storia. La partenza da

Paestum, con i suoi templi che parlano da

secoli al Mediterraneo, segue una rotta che

risale verso Salerno, Vietri sul Mare e Cava

de’ Tirreni, prima di toccare Nocera e Sarno,

dove il racconto della corsa incrocia quello

del risanamento ambientale del fiume.

L’ingresso nell’area metropolitana avviene

da Palma Campania, la città delle

Quadriglie, per poi attraversare Nola,

capitale dei Gigli e patria di Giordano

Bruno, quindi dirigersi verso Cardito, con il

suo grande Parco Taglia, e Caivano, luogo

simbolo di rinascita civile e sportiva grazie

al recupero della storica Coppa Caivano.

Ogni territorio diventa pagina, ogni tratto di

strada un’occasione per mostrare al mondo

una Campania complessa, stratificata,

profondamente viva. Non a caso il

vicesindaco metropolitano Giuseppe Cirillo

ha voluto sottolineare questo approccio:

«Anche quest’anno abbiamo voluto dare

risalto a tutta l’area metropolitana,

valorizzando l’area interna del Vesuvio, il

Nolano e l’area Nord. Il Giro deve essere

occasione di continuità, di narrazione

Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025



CAMPANIA INSIDE

condivisa e di rinascita territoriale».

teatro naturale del Golfo di Napoli.

Cairo, la tappa partenopea ha un valore Made in Italy e in un generatore di valore

42

Il momento simbolicamente più potente L’itinerario nel capoluogo proseguirà lungo

affettivo e strategico: «Siamo appassionati a sociale: per ogni euro investito, quasi tre

la collina di Posillipo, terrazza naturale e

Napoli. È una città accoglientissima e ci vengono restituiti in termini di beneficio 43

romantica del Mediterraneo, con vedute che

abbracciano il Vesuvio, Capri, Ischia e la

penisola sorrentina. La discesa verso

Marechiaro e Coroglio svelerà la

dimensione archeologica e naturalistica

della città, dalla Baia di Trentaremi al Parco

Archeologico di Pausilypon, fino al Parco

Sommerso della Gaiola, un luogo unico in

cui la natura e la storia dialogano con

trasparenze e silenzi millenari. La corsa

sarà tanta gente lungo le strade. Il

passaggio a Bagnoli, vicino al cantiere

dell’America’s Cup, rende questa tappa

iconica». Una dichiarazione che conferma

quanto il connubio sport–paesaggio sia oggi

la leva più efficace per la promozione

internazionale del territorio.

Il Giro non porta solo visibilità: porta

economia, investimenti, flussi turistici e

immaginario. L’edizione numero 108 ha

generato un impatto economico

complessivo di oltre 2,1 miliardi di euro, tra

ricadute dirette e indirette, con un

incremento del 4,5% rispetto all’anno

precedente. I dati raccontano un fenomeno

in crescita costante: 2,3 milioni di spettatori

lungo le strade, +8% di interesse web,

l’89% degli appassionati stranieri che

acquistano prodotti italiani e quasi la metà

che dichiara di aver migliorato la propria

opinione sul Paese dopo aver seguito la

corsa. Numeri che trasformano la

manifestazione in un ambasciatore del

collettivo, tra promozione dell’attività

sportiva e pratiche sostenibili.

Il 14 maggio 2026 non rappresenta dunque

soltanto un appuntamento sportivo ma un

tassello di una narrazione complessiva in

cui Napoli e la Campania riaffermano il loro

ruolo nel Mediterraneo e in Europa. È il

racconto di una città che sta riscoprendo la

sua centralità attraverso la cultura, la

bellezza e lo sport; di un territorio che si

mostra al mondo con orgoglio e

consapevolezza; di un evento che diventa

rito collettivo e al tempo stesso occasione di

visione. Il Giro d’Italia, con la sua estetica

epica e popolare, si intreccia con il vento

dell’America’s Cup e con il titolo di Capitale

Europea dello Sport per restituire

un’immagine potente, moderna e luminosa

della Campania. Un’immagine che non

resta sospesa nel cielo della televisione, ma

che si radica nei progetti, nelle comunità e

nelle storie che ogni giorno ridisegnano la

vita della regione.

della tappa sarà l’ingresso a Bagnoli, dove

la carovana del Giro “saluterà” il cantiere

dell’America’s Cup. Una scelta che va oltre

la coincidenza logistica: è l’incontro tra due

energie, tra due forme di competizione, tra

due estetiche, fondate entrambe sulla

potenza delle gambe che spingono sui

pedali e sul vento che gonfia le vele. È il

gesto sportivo che diventa metafora di

rinascita urbana, perché Bagnoli – con la

sua stratificazione di memorie industriali e

di visioni future – rappresenta oggi un

laboratorio decisivo della Napoli che verrà.

È proprio qui che la Corsa Rosa incrocerà

un altro gesto spettacolare: la boat parade

organizzata dalla Lega Navale Italiana, una

sfilata di centinaia di barche a vela nelle

acque antistanti Coroglio, pensata come un

“tappeto bianco” in movimento. Le vele

accompagneranno i corridori, intrecciando

mare e asfalto, leggerezza ed energia

muscolare, in un’immagine destinata a

diventare icona visiva del 2026. È la

rappresentazione plastica dell’incontro tra

due mondi che il pubblico globale vedrà

simultaneamente: l’eleganza della vela e la

fatica del ciclismo, entrambi immersi nel

sfiorerà poi Mergellina e il suo porto

turistico, entrando infine nel regno del

Lungomare Caracciolo, che accompagnerà

gli ultimi chilometri verso un probabile arrivo

in volata sotto lo sguardo di Castel dell’Ovo,

simbolo intramontabile della città e della

sua identità marittima.

Per il Presidente di RCS Group, Urbano

Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025



CAMPANIA INSIDE

Porta Marittima, nuovo snodo urbano per Napoli

Soprintendenza, per l'approvazione del Molosiglio e la Base navale della Marina

44

progetto”.

militare - ha affermato -. È un risultato reso

Approvato il progetto di Álvaro Siza che ricuce Piazza Municipio al

L’intervento si inserisce all’interno di una più possibile grazie ad articolati accordi

45

waterfront e rafforza la visione metropolitana della città

La trasformazione del waterfront di Napoli

compie un passo decisivo con

l’approvazione, da parte della Giunta

comunale, del progetto esecutivo della

Porta Marittima, opera firmata dall’architetto

portoghese Álvaro Siza e inserita nel

Contratto di Sviluppo Centro Storico. Si

tratta di un tassello simbolico e al tempo

stesso funzionale, destinato a ridefinire i

flussi pedonali tra Piazza Municipio, la

Stazione Marittima e il Molo San Vincenzo,

metropolitana.

Per Siza, già autore della stazione

Municipio e di interventi che negli anni

hanno ridefinito lo skyline della piazza, la

Porta Marittima rappresenta un compimento

ideale di una visione

maturata anche

attraverso lo studio delle

stratificazioni storiche

della città. “La Porta

Marittima è un progetto

cui io e tutta l’équipe

abbiamo prestato

grande impegno - ha

dichiarato l’architetto -.

Riteniamo fondamentale

consolidare l’asse

centrale della Piazza del

Municipio, asse

ordinatore fra il centro

della facciata della

Stazione Marittima e il

Palazzo San Giacomo,

che prosegue nella

quota più alta con la

presenza

dell’emblematico Castel Sant’Elmo. La

percezione di questa relazione assiale era

già presente nei progetti di decenni fa, dei

quali eravamo a conoscenza e che hanno

ulteriormente rinforzato la nostra

convinzione della sua importanza. Siamo

molto grati al Comune, nella sua attuale

ampia strategia di valorizzazione del fronte

mare, in cui convergono scelte urbanistiche,

investimenti infrastrutturali e una rinnovata

sensibilità nei confronti della fruizione

pubblica degli spazi. La Porta Marittima,

infatti, non è solo un’opera architettonica: è

una soglia, un dispositivo urbano che

traduce in termini formali la volontà di

restituire continuità visiva e percettiva a

un’area storicamente frammentata tra porto,

centro direzionale e centro monumentale.

L’assessore alle Infrastrutture Edoardo

Cosenza sottolinea il valore strategico del

progetto come elemento di connessione e

come segnale della collaborazione

istituzionale che ha permesso la

realizzazione della passeggiata pubblica

fino al Molo San Vincenzo. “Il progetto della

Porta Marittima, oltre a completare il

disegno assiale della piazza Municipio, è un

altro tassello che si aggiunge alla

realizzazione della passeggiata pubblica

che dal sottopasso della Linea 1 e della

Linea 6 della Stazione Municipio conduce al

Molo San Vincenzo, passando lungo la

terrazza del nuovo Beverello, i Giardini del

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raggiungere un pubblico più ampio?

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pubblicitarie. Offriamo pacchetti

personalizzati che si adattano alle tue

esigenze e al tuo budget.

interistituzionali che, negli anni precedenti,

hanno consentito sia la condivisione del

progetto che il finanziamento dell’opera”.

Il cantiere partirà nei primi mesi del nuovo

anno, con una durata stimata di quattro

mesi. Una tempistica sintetica ma coerente

con la natura dell’intervento, che agisce

come innesto in un sistema già ampiamente

rinnovato e destinato a diventare uno dei

principali corridoi di mobilità dolce della

città. L’obiettivo è rendere il percorso verso

il Molo San Vincenzo non solo più

accessibile, ma anche più riconoscibile e

identitario, nella scia delle grandi operazioni

di riqualificazione urbana che stanno

definendo una nuova relazione tra Napoli e

il suo mare.

La Porta Marittima, nel suo equilibrio tra

funzione e simbolo, appare così come

l’ennesima conferma del ruolo che la qualità

architettonica può giocare nelle politiche di

sviluppo urbano. Un’opera che parla di

visione, di continuità e di apertura: tre

concetti essenziali per la competitività futura

di una città che punta a ridefinirsi come

nodo strategico del Mediterraneo.

scrivi a : commerciale@sudenord.it

in un contesto urbano attraversato ogni

giorno da 150.000 passeggeri grazie alla

presenza delle linee 1 e 6 della

Amministrazione, e alle autorità preposte al

Patrimonio, sia del Comune che della

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CULTURA E SPETTACOLI

Napoli rinasce nel segno dell’arte

46 47

La Fondazione Urs Rechsteiner dona due sculture monumentali al Real

Albergo dei Poveri per celebrare Napoli2500

di Francesco Bellofatto

La celebrazione dei 2500 anni di Napoli si

arricchisce di un gesto di rara forza

simbolica e civile: la FUR – Fondazione Urs

Rechsteiner dona alla città due grandi

sculture in travertino, realizzate dall’artista

toscano Riccardo Grazzi, che sono state

maturato negli anni una visione dell’arte

come progetto civile, luogo di incontro,

responsabilità collettiva e evoluzione

spirituale. “Credo profondamente che l’arte

sia una forma di cura. Se esponiamo le

persone alla bellezza, soprattutto i giovani,

compiamo un atto di educazione e crescita.

Il mecenatismo, oggi, è un atto di coraggio:

progetti educativi e caritativi in Svizzera.

La donazione a Napoli non è un episodio

isolato, ma un gesto che intreccia memoria

familiare, sentimento personale e

“Per me Napoli non è una scoperta recente.

È parte della mia storia. Mio antenato servì

qui per più di vent’anni. Donare alla città è

anche un modo per restituire qualcosa a

questo legame antico”, sottolinea

Rechsteiner.

Le due sculture di Riccardo Grazzi –

maestro del travertino, nato a

Firenze e formatosi a Carrara,

con una carriera costellata da

opere monumentali pubbliche e

collaborazioni con grandi

artisti – raccontano

proprio questo rapporto

tra memoria e visione.

L’opera con il toro si

ispira alla

collocate nel Real Albergo dei Poveri, cuore

storico della visione illuminata di

Ferdinando IV di Borbone. È un dono che

non riguarda solo l’arte, ma un’idea di

futuro: la Fondazione, nata per promuovere

cultura, paesaggio e territori, porta così a

Napoli la propria missione internazionale di

valorizzazione attraverso la bellezza.

Urs Willi Rechsteiner, fondatore e

presidente della FUR, è un mecenate dal

profilo singolare nel panorama europeo:

economista di formazione, esperto fiscale

svizzero riconosciuto a livello federale e

tenente colonnello dell’esercito elvetico, ha

significa mettere in circolo ricchezza per

l’anima”, afferma Rechsteiner.

È questa visione che ha portato alla nascita

della Fondazione nel 2022 e alla creazione

del Sentiero dell’Arte e dell’Anima a Pienza,

un percorso unico che unisce paesaggio

assoluto e sculture contemporanee. “A

vent’anni altri compravano automobili, io

compravo opere d’arte. Ho sempre pensato

che la bellezza dovesse essere condivisa,

non rinchiusa in un luogo privato”, racconta

Urs. Le sue iniziative filantropiche hanno già

trasformato territori e comunità, dalla

Valdorcia alla Toscana centrale, fino ai

responsabilità

culturale. Un

antico legame

unisce infatti la

famiglia

Rechsteiner alla città:

Johann

Baptist Rechsteiner, antenato di Urs, fu

ufficiale dei reggimenti svizzeri al servizio

della monarchia borbonica dal 1832 al

1853, distinguendosi per disciplina e

capacità amministrative nel cuore di una

Napoli in trasformazione politica e sociale.

simbologia

mitraica

della

Tauroctonia,

dove il

sacrificio del

toro feconda la

terra e genera

nuova vita. La lettura di

Rechsteiner lega questo

mito alla natura profonda della

città: “Napoli è generativa per

vocazione. Ha la forza di rinascere

sempre, di trasformare anche il dolore in

energia creativa. Questa scultura celebra la

potenza vitale della città, la sua capacità di

andare oltre il presente e lasciare un

segno”.

Collocata nel Real Albergo dei Poveri, la

panca-toro diventa metafora della funzione

storica dell’edificio: un luogo in cui la

monarchia illuminata voleva creare lavoro,

dignità e futuro attraverso le botteghe

artigiane.

La seconda panca culmina invece in un

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CULTURA E SPETTACOLI

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maestoso becco d’aquila. Simbolo di libertà,

altezza spirituale e visione, l’aquila evoca

sia la dignità restituita agli ultimi – poveri,

reietti, prostitute – sia il titolo stesso

dell’edificio: ‘Real’, nel senso più alto del

termine. “Questa scultura parla di riscatto.

L’aquila guarda dall’alto, ma non domina:

solleva. Nel Real Albergo dei Poveri diventa

una promessa di libertà e umanità”,

aggiunge Rechsteiner.

Nell’insieme, le due opere creano un ponte

ideale tra Toscana e Campania, tra storia e

futuro, tra mito e rigenerazione civica. Il

gesto della Fondazione FUR – nel contesto

delle celebrazioni di Napoli2500 – assume

così un valore doppio: è un dono d’arte e,

allo stesso tempo, un atto di responsabilità

culturale che riafferma la vocazione di

Napoli come capitale mediterranea della

creatività, dell’inclusione e della memoria

viva.

“Credo nelle connessioni tra territori.

Quando l’arte crea un abbraccio tra luoghi

diversi, accade qualcosa di speciale. È

questo che desidero per Napoli: che queste

sculture diventino segni di dialogo, di

bellezza condivisa, di futuro”, conclude Urs

Rechsteiner.

La città, che da 2500 anni costruisce

identità attraverso stratificazioni culturali,

religiose e civili, accoglie ora due nuove

presenze in pietra: silenziose, ma vibranti di

significato. Un regalo che non si esaurisce

nell’oggetto ma che, come auspicato dal

suo donatore, diventerà parte di una storia

più ampia di rigenerazione, educazione alla

bellezza e costruzione di comunità.

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CULTURA E SPETTACOLI

Rinasce il Real Albergo dei Poveri:

Napoli riapre il suo gigante silenzioso

50 51

Il Museo del grande complesso borbonico inaugurato nell’ambito di

Napoli2500. La Fondazione FUR dona alla città due sculture di Riccardo

Grazzi, simboli di dignità, generatività e nuova visione culturale

di Francesco Bellofatto

foto di Giovanni Barchetta

Ci sono edifici che non sono semplicemente

architetture, ma organismi simbolici capaci

di assorbire e restituire la storia di una

comunità. Il Real Albergo dei Poveri

appartiene a questa categoria: un gigante

costruito nel 1751 per volontà di Carlo di

Borbone e Maria Amalia di Sassonia,

progettato da Ferdinando Fuga come

un’opera di avanguardia sociale, dove

accoglienza, educazione e lavoro erano

pensati come strumenti di riscatto. Dopo

decenni di attese, restauri e progettualità, il

suo destino si riallinea con la sua vocazione

originaria: con l’inaugurazione del nuovo

Museo, nell’ambito di Napoli2500, l’antico

“Serraglio” torna a essere uno spazio

pubblico aperto, un luogo che riattiva

memoria, futuro e identità.

Al centro di questa giornata di rinascita, la

città ha accolto un gesto che unisce

generosità privata e responsabilità culturale.

Il mecenate svizzero Urs Rechsteiner,

fondatore della FUR – Fondazione Urs

Rechsteiner, ha donato al Real Albergo dei

Poveri due sculture dell’artista toscano

Riccardo Grazzi, la Panca con il Toro e la

Panca dell’Aquila, opere che entrano

stabilmente nel patrimonio artistico della

città e che sono state concepite come

sedute scultoree: arte fruibile, capace di

dialogare con lo spazio urbano, museale e

sociale. Il loro inserimento nelle sale del

Real Albergo conferma l’idea che questo

luogo non sia un museo da contemplare,

ma un laboratorio di pensiero

contemporaneo.

Nel corso della cerimonia, il sindaco di

Napoli Gaetano Manfredi ha evidenziato il

senso profondo di questa restituzione alla

città: «Questo è uno dei più grandi edifici

europei, una grande utopia del Settecento

che voleva dare un futuro alle bambine e ai

bambini del Regno di Napoli. Lo faceva

offrendo cibo, vestiti e soprattutto un

mestiere. Oggi rianimiamo questo palazzo

con un progetto di futuro che rende attuale

quel messaggio: costruire il futuro dei nostri

giovani partendo dalla cultura, dalla lettura,

dall’università che si sta insediando qui e

anche dall’innovazione tecnologica.

Vogliamo utilizzare la memoria come un

grande progetto di futuro».

La dimensione umana e materiale di quella

storia riaffiora nel Refettorio monumentale

con il prologo espositivo Ancora qui.

L’Albergo dei Poveri: la memoria delle cose,

un racconto intessuto di oggetti ritrovati

durante i lavori di restauro: scarpe

consunte, posate, piatti, bicchieri,

caffettiere, letti, valigie, documenti

d’esercito, macchine da scrivere. Oggetti

che hanno attraversato vite fragili, che ne

hanno custodito speranze e fatiche, e che

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CULTURA E SPETTACOLI

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oggi tornano alla luce in un allestimento che

intreccia installazioni artistiche, fotografia e

performance.

«Non è una mostra, non è un museo: è un

prologo», spiega Laura Valente, direttrice

artistica di Napoli2500. «Vuole essere

l’inizio di un racconto: questa era un’utopia

sociale, fondata sull’idea che anche chi non

aveva nulla potesse trovare qui un futuro.

Gli oggetti ritrovati ci parlano dei bambini e

delle bambine che hanno vissuto in questi

spazi. Sono ancora qui, e ci interrogano. Ci

chiedono ancora di essere salvati. E noi

faremo la nostra parte».

Le due sculture donate dalla Fondazione

FUR diventano parte di questo racconto

visivo ed etico. La Panca con il Toro,

ispirata alla Tauroctonia mitraica, evoca un

gesto antico: il sangue del toro che feconda

la terra, simbolo di rinascita, vitalità e

creazione. È un’immagine che trova nel

Real Albergo dei Poveri un’eco naturale: era

qui che la formazione artigiana restituiva

dignità, opportunità e competenze ai più

vulnerabili. La Panca dell’Aquila, con il suo

becco scolpito e il richiamo diretto

all’emblema dell’Albergo, rappresenta la

dimensione della libertà e della dignità

personale: un invito a sollevarsi dalla

marginalità, a rivendicare un posto nel

mondo.

Il gesto di Urs Rechsteiner assume una

valenza ancora più significativa se si

considera il suo legame personale con la

città. La sua Fondazione, già protagonista

in Toscana con il Sentiero dell’Arte e

dell’Anima di Pienza, porta a Napoli la

stessa visione: connettere territori

attraverso l’arte, trasformare i

paesaggi in narrazioni condivise,

sostenere luoghi che

rappresentano identità collettive.

La rinascita del Real Albergo dei

Poveri si configura così come

un’operazione culturale,

istituzionale e imprenditoriale:

non il restauro nostalgico di un

monumento, ma il rilancio di

un’infrastruttura sociale. Le due

sculture di Grazzi, ora parte

dell’edificio, inaugurano un

linguaggio nuovo, rivelano un

percorso che si apre alla

creatività e al dialogo. L’antico

gigante borbonico, dopo anni di

quiete forzata, torna finalmente a

vivere, a interrogare la città, a

generare futuro.

Napoli, che da sempre costruisce

la sua identità sul rapporto tra

memoria e trasformazione, trova

in questo gesto un segno di

fiducia. Il Real Albergo dei Poveri

torna al suo ruolo di grande

spazio pubblico: aperto, inclusivo,

capace di accogliere opere, idee,

cittadini e visioni. Ed è proprio in

questa capacità di rinascita che

la città continua a riconoscersi.

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CULTURA E SPETTACOLI

Classical Collapse: Nicola Samorì

e la Rivolta del Classico

Nella Sala Causa,

54

completamente

restaurata per

55

l’occasione, la mostra

raggiunge un’intensità

scenografica rara: la

Un unico progetto espositivo tra la Pinacoteca Ambrosiana di Milano e il

luce, le tonalità,

Museo e Real Bosco di Capodimonte che mette in crisi la tradizione per

l’architettura stessa della

riattivarne la forza nascosta

sala concorrono a creare

un’immersione in cui

La mostra Classical Collapse di Nicola

creazione e rovina

Samorì, articolata tra la Pinacoteca

diventano un unico

Ambrosiana di Milano e il Museo e Real

gesto. Le opere di

Bosco di Capodimonte di Napoli, è uno

Samorì – tele lacerate,

degli eventi più significativi del panorama

volti abras[i], figure

artistico italiano tra il 2025 e il 2026. Non un

riscritte – sembrano non

semplice progetto ‘in due sedi’, ma un’unica

tanto esposte quanto

macchina concettuale che attraversa due

esposte al rischio, come

città, due tradizioni, due modi quasi opposti

se ogni immagine fosse

di intendere la memoria dell’arte. È un

ancora in divenire. Il

viaggio nell’immagine come organismo vivo,

Barocco napoletano, con

in cui il passato non viene celebrato, ma

la sua sensualità e la

messo alla prova, inciso, riaperto, come se

sua teatralità, si rivela lo

la storia dell’arte fosse un corpo da cui

spazio ideale per questa

estrarre una verità nascosta e ancora

dialettica tra apparizione

instabile.

e sparizione, tra

Al centro di Classical Collapse si situa la

splendore e ferita.

tensione che Samorì esercita sul patrimonio

Ciò che Classical

figurativo occidentale: una tensione fisica,

Collapse mette in scena

concettuale, quasi geologica. “Lavoro sulla

ferita perché è l’unico modo per capire da citarlo o a reinterpretarlo: lo sospinge verso

cosa è fatta l’immagine”, afferma l’artista, e un punto di rottura, lo espone alla sua

in queste parole si condensa una poetica

che sfida continuamente la reverenza verso

il classico. Samorì, infatti, non si limita a

stessa vulnerabilità, ne rivela la struttura

fragile e pulsante. Una pratica che Demetrio

Paparoni, co-curatore del progetto insieme

ad Alberto Rocca ed Eike Schmidt, direttore

del Museo e Real Bosco di Capodimonte,

definisce come “un dispositivo critico

capace di far emergere la profondità

concettuale delle nostre eredità iconiche”.

A Napoli, l’opera di Samorì incontra il

terreno privilegiato della sua poetica: il

Barocco. Qui il tema della pelle – intesa

come superficie pittorica, corpo, membrana,

soglia – guida lo sguardo lungo un itinerario

scandito dal confronto diretto con

Sebastiano del Piombo, Pontormo,

Parmigianino, Ribera, El Greco. L’apertura

della mostra, posta davanti alla Madonna

del velo, è una dichiarazione d’intenti: la

pittura come sfida, come rivelazione e

insieme occultamento. Samorì non omaggia

i maestri del passato, li interroga. Li

scortica, li attraversa, talvolta li contraddice.

“Per me l’immagine è un deposito di

tensioni. Se non la metto in crisi, resta

muta”, confida l’artista.

non è semplicemente il rapporto tra antico e

contemporaneo, ma la possibilità di

ripensare la tradizione come un organismo

instabile, attraversato da forze

contraddittorie, sempre sul punto di

trasformarsi. Eike Schmidt sottolinea come

“la mostra unisca simbolicamente Nord e

Sud, razionalità ambrosiana e sensualità

barocca, dimostrando che il contemporaneo

è fatta di stratificazioni e non di rotture”. È

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CULTURA E SPETTACOLI

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proprio in queste sovrapposizioni, in queste

frizioni, che l’opera di Samorì acquista il suo

carattere più radicale: un esercizio di

interrogazione critica che restituisce al

passato la sua dimensione problematica,

non pacificata.

Arricchita da un catalogo edito da Moebius,

la mostra rappresenta uno dei progetti più

vasti e importanti mai dedicati all’artista e

sancisce una collaborazione museale che,

per ampiezza e profondità concettuale,

assume una valenza quasi programmatica:

non si tratta solo di esporre opere, ma di

ripensare il modo stesso in cui il patrimonio

artistico può dialogare con il presente.

Classical Collapse è un’esperienza

immersiva, critica, emotiva. Un invito a

guardare il classico non come un

monumento da conservare, ma come un

corpo vivo, vulnerabile, inquieto,

costantemente in metamorfosi. Un corpo

che Samorì, con gesto chirurgico e

visionario,

espone alla luce

del nostro

tempo.

(immagini

fornite

dall’Ufficio

stampa del

Museo e Real

Bosco di

Capodimonte)

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Mimmo Jodice: il respiro di Napoli, la visione del mondo

58 L’omaggio di Capodimonte al maestro che ha trasformato la fotografia in

59

coscienza civile e memoria contemporanea

di Francesco Bellofatto

Nel paesaggio culturale del Novecento e del

nuovo millennio, pochi artisti hanno saputo

incarnare l’identità profonda di una città

quanto Mimmo Jodice ha fatto con Napoli.

La sua opera non ha semplicemente

raccontato un luogo: lo ha ripensato,

attraversato, sospeso, rivelando il suo volto

più segreto. Per questo, l’omaggio che il

Museo e Real Bosco di Capodimonte gli

dedica con l’apertura della sala

commemorativa – inaugurata il 21

novembre, poche settimane dopo la sua

scomparsa – assume un valore che

legame profondo tra Jodice e Capodimonte,

e annunciando il futuro centro polifunzionale

dedicato alla fotografia che sorgerà nella

palazzina Cataneo

A colpire, nelle parole del direttore, è la

consapevolezza che l’eredità del fotografo

non appartiene solo alla memoria museale,

ma continua ad agire come impulso

operativo, come progetto, come visione da

costruire.

Per comprendere appieno la portata di

questo omaggio, occorre tornare al nucleo

dell’opera scelta per la sala commemorativa

(n. 16, primo piano): Transiti (2008) entrata

nelle collezioni di Capodimonte con altri

travalica la dimensione

espositiva. È un gesto

di restituzione della

città a uno dei suoi

sguardi più lucidi e

struggenti, e al tempo

stesso il riconoscimento

internazionale del ruolo

di Jodice come uno dei

maggiori maestri della

fotografia

contemporanea.

“Con la scomparsa del

Maestro abbiamo

sentito la doverosa

esigenza di allestire

una sala celebrativa”,

dichiara il direttore Eike

Schmidt, ricordando il

lavori di Jodice (Omaggio a Rodin,

Avanguardia a Napoli, Eden, La città

invisibile). Ventuno polittici, cinquantacinque

stampe in tutto. Un dialogo serrato, a volte

inquieto, tra volti contemporanei e

frammenti della grande pittura custodita a

Capodimonte: Tiziano, Artemisia

Gentileschi, Ribera, Luca Giordano. Non un

esercizio di stile, ma una dichiarazione

poetica. La fotografia diventa ponte, varco,

interrogazione del tempo. Jodice accosta gli

scugnizzi, le donne e gli uomini della Napoli

di oggi alle figure sacre o eroiche del

passato, suggerendo una continuità che

non cancella la frattura, e una frattura che

non esclude la continuità. Transiti è la prova

più evidente della sua capacità di

trasformare la memoria in forma e la storia

in volto. Lo stesso titolo Transiti

evoca movimento, passaggio,

trasformazione: un

attraversamento che, tra le

pieghe del volto

contemporaneo, restituisce la

traccia del passato e proietta lo

sguardo oltre il presente.

Jodice ha sempre fatto questo:

attraversare. Attraversare la

città come un corpo vivente, le

sue delusioni e i suoi splendori,

ma anche attraversare la

cultura, l’arte, la storia

dell’immagine. Da Napoli si è

mosso verso il Mediterraneo,

verso il mondo, ma senza mai

perdere la vibrazione originaria

del suo sguardo: un’attenzione

radicale per il tempo, per le

sue ferite, per i suoi silenzi.

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CULTURA E SPETTACOLI

Napoli, nel suo

lavoro, non è mai

60 folklore né ferita

61

spettacolarizzata: è

una soglia. È il luogo

in cui la luce si fa

pensiero. È l’inizio da

cui l’immagine può

interrogare ciò che

siamo e ciò che

siamo stati.

A partire dagli anni

Settanta, quando

inaugurò in Italia una

stagione nuova della

fotografia come

linguaggio critico e

politico, Jodice

impose nel

panorama

internazionale una visione rigorosa e con archivio, biblioteca, aule didattiche e

insieme poetica, capace di abitare la realtà camere oscure, ha il sapore di un’eredità

senza mai piegarsi al suo dato immediato. attiva, non monumentale. Sarà un luogo,

Le sue vedute urbane e i suoi paesaggi per precisa volontà del Maestro, destinato

metafisici hanno dato forma a una Napoli

L’iniziativa del Museo, dunque, non è diventa così un luogo di meditazione sul

alla valorizzazione della fotografia

senza tempo, sospesa tra rovine e futuro,

soltanto un tributo, ma un atto culturale che tempo, sulla storia condivisa, sulla

contemporanea, con uno spazio per le

tra mito e quotidiano. Le sue collaborazioni

colloca Jodice al centro della coscienza possibilità che la fotografia ha di rivelare

attività di giovani autori.

con musei, artisti, istituzioni culturali hanno

visiva contemporanea, riconoscendone la non ciò che vediamo, ma ciò che siamo. Un

È un passaggio decisivo: Jodice, che non

rafforzato un dialogo che ha reso la città

statura internazionale e l’appartenenza luogo dove l’opera di Jodice continua a

ha mai vissuto la fotografia come mero

parte integrante del suo percorso, ma

profonda alla città. Nel suo dialogo infinito respirare, a muoversi, a chiedere di essere

documento ma come responsabilità, come

anche la fotografia – come disciplina e

con Napoli e con la storia dell’arte, Jodice guardata. Un luogo che ricorda, come lui

incontro tra etica ed estetica, continuerà

come arte – parte della trasformazione

ha costruito una fotografia che non si limita avrebbe voluto, che la fotografia è sempre

simbolicamente a formare sguardi, a

culturale di Napoli.

a osservare: pensa. Non si limita a

un atto di responsabilità verso il mondo.

suggerire metodi, a indicare direzioni.

Per questo il nuovo centro dedicato a lui,

ricordare: interroga. Non si limita a

A rendere particolarmente simbolico

mostrare: trasforma.

(foto fornite dall’Ufficio stampa del Museo e

l’omaggio di

La sala di Capodimonte, con la sua

Real Bosco di Capodimonte)

Capodimonte è anche

presenza silenziosa e intensa di Transiti,

la presenza, nel futuro

centro, della camera

oscura del Maestro:

‘luogo originario’,

matrice di tutta la sua

produzione, spazio

rituale in cui il buio

diventava immagine, in

cui il tempo prendeva

corpo sulla carta

fotografica. Portare

quella camera oscura

nel cuore del Real

Bosco significa

trasformare un luogo

della memoria

individuale in una

risorsa collettiva, in un

laboratorio culturale.

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CULTURA E SPETTACOLI

Tesori ritrovati: la Collezione d’Arte della Città

Metropolitana di Napoli a Santa Maria la Nova

tematici intrecciati da un

filo coerente: la riscoperta,

62 l’identità e lo sguardo. 63

Ogni sala è concepita

come uno spazio narrativo

Tre sale, tre racconti visivi: un affaccio privilegiato sull’Ottocento e

che invita alla lettura

ravvicinata della pittura e

Novecento napoletano nella cornice rinascimentale del complesso

della scultura napoletana

monumentale

di un’epoca segnata da

profondi cambiamenti

di Antonio Quaranta

processo di graduale riemersione del

sociali, politici e culturali.

patrimonio culturale metropolitano, ricorda

Il primo ambiente è

anche l’importante ruolo svolto dal

dedicato ai “ritorni”: opere

Comando dei Carabinieri per la Tutela del

ritrovate, recuperate,

Patrimonio Culturale: «Da ultimo la

restituite alla collettività

Collezione si è arricchita grazie al prezioso

dopo lunghi peregrinaggi.

lavoro dei Carabinieri del TPC, che hanno

Fra tutte domina, per

riportato a casa opere di straordinario

potenza visiva e impatto

valore come L’Oracolo di Delfo di Camillo

emotivo, Il Pazzo e i savi

Miola e il Ritratto di Vittorio Emanuele III di

di Lionello Balestrieri

Achille Talarico».

Napoli. «Parliamo di una raccolta davvero (1911), una tela monumentale che traduce

un episodio realmente osservato dall’artista

L’antico chiostro di Santa Maria la Nova, nel

cuore pulsante di Napoli, torna a essere un

luogo di scoperta e meraviglia. Da dicembre

2025, una selezione di dipinti e sculture

appartenenti alla vasta Collezione d’Arte

della Città Metropolitana trova qui una

prima, preziosa collocazione espositiva.

Non una semplice apertura, ma il punto di

avvio di un itinerario virtuoso di

valorizzazione di un patrimonio di oltre

cinquecento opere, rimaste a lungo

invisibili al grande pubblico. È un debutto

circoscritto ma emblematico, che offre ai

visitatori un assaggio raffinato della

ricchezza pittorica partenopea tra

Ottocento e Novecento.

«Sono particolarmente orgoglioso di

inaugurare queste tre sale espositive qui a

Santa Maria la Nova», afferma il sindaco

metropolitano Gaetano Manfredi, «che

ospitano una selezione di opere della

prestigiosa Collezione d’Arte dell’ex

Provincia di Napoli, acquisite soprattutto

grazie alla volontà dell’Ente di sostenere la

Promotrice di Belle Arti nel XIX secolo». Il

sindaco, che negli ultimi anni ha guidato un

La visione è chiara e ambiziosa: «L’apertura

di queste sale è un primo passo di una

valorizzazione più ampia che si articolerà in

due direzioni: nel 2026 allestiremo una

mostra alla Reggia di Portici, mentre nei

prossimi anni realizzeremo un’esposizione

permanente qui a Santa Maria la Nova, con

un numero più ampio di opere».

Anche la Soprintendenza accoglie con

favore questo passaggio di rilievo nella vita

culturale cittadina. «Plauso a questa bella

operazione di fruizione e valorizzazione

della Collezione d’Arte della Città

Metropolitana», commenta l’architetto

Rosalia D’Apice, delegato della

Soprintendenza ABAP per il Comune di

rilevante per la storia dell’Ottocento e

Novecento napoletano, e siamo al fianco

dell’Ente per sostenerne la valorizzazione».

Il percorso espositivo, disposto nelle sale

adiacenti alla Sala del Coro, offre tre nuclei

nelle strade di Parigi. L’uomo deriso dalla

folla – “Fouiou”, come lo chiamavano i

parigini – diventa metafora della crudeltà

quotidiana e della solitudine degli

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CULTURA E SPETTACOLI

emarginati. Il dipinto, iniziato nel 1901 ma veduta che trascende il tema celebrativo

raffinato paesaggio di

64

concluso dieci anni dopo, racchiude una per trasformarsi in una luminosa pagina di

Joseph Rebell, Veduta di

tensione morale che continua a parlare al paesaggio urbano. Completano la sala

Ischia da San Michele 65

presente, amplificata dalla teatralità della dipinti carichi di ironia sociale come I

(1813), e la tela di Pasquale

composizione e dagli inserti quasi

perditempo di Achille Martelli (1873) e I

Mattej, Pio IX benedice il

modernisti, come il grappolo di palloncini maldicenti di Giuseppe Boschetto (1886),

popolo dai balconi della

colorati.

insieme alle atmosfere orientaliste di Un

Reggia di Napoli (1849).

Accanto, un’altra grande scena restituisce discendente del Profeta di Attilio Pagliara

È un omaggio non soltanto

al pubblico un frammento di storia

(1881).

estetico ma quasi

nazionale: Entrata di Vittorio Emanuele II in Il momento forse più significativo, anche

sentimentale: una

Roma (1872) di Francesco Sagliano, una simbolicamente, è l’esposizione congiunta

dichiarazione d’amore alla

città e alla sua storia visiva.

La terza sala accoglie un

percorso dedicato alla

rappresentazione femminile

nella pittura napoletana tra

del Ritratto di Vittorio Emanuele III di Achille

Talarico (1902) e del già citato L’Oracolo di

Delfo (1881) di Camillo Miola: opere

recuperate dopo essere state sottratte al

patrimonio pubblico, e oggi finalmente

restituite alla città. La tela di Miola, finita un

tempo al Getty Museum di Los Angeles, è

un perfetto esempio di pittura

neopompeiana, capace di fondere rigore

archeologico e gusto scenografico. A

chiudere la sala, la scultura in bronzo La

spina (1929) di Saverio Gatto, piccolo

capolavoro di naturalismo e introspezione.

La seconda sala è un omaggio visivo a

Napoli e al suo golfo, alla luce che da secoli

incanta pittori di ogni provenienza. Le

vedute selezionate costituiscono un viaggio

nello sguardo degli artisti tra Sette e

Ottocento. Si apre con una grande Marina

di Adrien Manglard, pittore lionese attivo a

Roma, che reinterpreta poeticamente il

litorale con Castel dell’Ovo e il Vesuvio sullo

sfondo. Sulla parete opposta, la Veduta

di Napoli da Santa Lucia di Pietro

Fabris racconta un mondo scomparso:

il borgo affacciato sul mare prima degli

interventi urbanistici ottocenteschi,

animato da carrozze, frati, venditori e

nobili.

A sorprendere per modernità è Da

Mergellina di Federico Cortese (1881),

dove l’eco della pittura impressionista

incontrata a Parigi dialoga con il lirismo

del paesaggio napoletano. La luce

abbagliante sul mare e il piccolo tocco

rosso del copricapo di un pescatore in

ombra incarnano quella dialettica

luministica che rende la pittura di

Cortese riconoscibile e vibrante. A questa si

affianca la Marina da Palazzo Donn’Anna di

Giuseppe Laezza, il cui realismo narrativo

completa la visione. Non mancano il

Ottocento e primo Novecento, un

terreno fertile di sperimentazione

fra simbolismo, intimismo e

realismo. Qui la donna non è solo

soggetto, ma spesso metafora,

presenza evocativa, figura

psicologica. La Civiltà del 1870 di

Eurisio Capocci (1871) apre il

percorso con un’immagine

potente: una donna investita dal

vento osserva un paesaggio

devastato dalla guerra, in un

intreccio di simboli politici e

morali. È ancora il vento a essere

protagonista ne La tempesta

(1890) di Michele Tedesco, dove

una figura femminile avvolta da

un velo scuro fronteggia la furia

del mare, sospesa tra romanticismo e

dramma.

Più intimi e raccolti sono i toni di

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CULTURA E SPETTACOLI

Impressioni di una fanciulla di Francesco invito alla memoria di un territorio che ha

66

Sagliano (1876) e della Figurina di Edoardo sempre fatto dell’arte uno dei suoi linguaggi

Gallì, mentre la dimensione onirica si più naturali.

67

impone in Sogni di Carmine Toro (1890). A Le visite sono gratuite il martedì e il giovedì,

emergere per sensualità trattenuta è Pallida dalle 9:00 alle 12:30. Per gruppi e

Mors (1891) di Mario Borgoni, nudo

scolaresche è obbligatoria la prenotazione

femminile ispirato a un verso oraziano che all’indirizzo cultura@cittametropolitana.na.it.

proietta la figura in una dimensione

Per chi ama Napoli e i suoi tesori segreti, è

sospesa, tra caducità e desiderio. Due un’occasione imperdibile.

pastelli – Mezza Figura in bianco di

*Giuseppe De Sanctis (1890) e Settembrina (foto fornite dall'Ufficio stampa della Città

di *Mario Borgoni (1890) – completano

Metropolitana di Napoli)

l’atmosfera, insieme alla scultura Clara

(1890) di Giuseppe Renda, volto femminile

dai lineamenti classici e dallo sguardo

malinconico.

Questa prima apertura della Collezione

d’Arte della Città Metropolitana non è solo

un’esposizione: è un invito. Un invito a

riscoprire una Napoli meno nota, fatta di

atelier, di Promotrici, di committenze

pubbliche e private, di storie ritrovate. Un

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CULTURA E SPETTACOLI

Donne nella Napoli spagnola. Un altro Seicento

opere in apertura stabiliscono un dialogo accompagna a una sensibilità quasi

68

serrato con la rivoluzione caravaggesca, scientifica. Le sue carte e tempere esposte

mostrando come la sensibilità femminile delineano un mondo di precisione, silenzio

Alle Gallerie d’Italia di Napoli la mostra che riscrive una storia a lungo

seppe interpretarla e trasformarla.

e armonia, rivelando una modernità

69

taciuta

di Manuela Ragucci

Dal 20 novembre 2025 al 22 marzo 2026 le

Gallerie d’Italia di Napoli ospitano Donne

nella Napoli spagnola. Un altro Seicento,

un’esposizione che non si limita a

presentare capolavori dimenticati, ma

propone un vero cambio di sguardo sulla

città e sul suo secolo più contraddittorio.

L’iniziativa si inserisce in un filone di ricerca

che da anni tenta di riportare alla luce la

presenza femminile nella storia dell’arte,

presenza spesso relegata ai margini,

distorta o addirittura cancellata.

Raccontare le artiste e le protagoniste della

Napoli del Seicento significa opporsi a una

forma di violenza antica: quella

costruisce un paesaggio nuovo, in cui le

donne emergono come creatrici, pensatrici,

professioniste, protagoniste pubbliche.

L’itinerario espositivo si apre con due figure

che, pur non essendo napoletane,

plasmarono profondamente la scena

artistica locale: Lavinia Fontana e Fede

Galizia. Entrambe attive per la committenza

napoletana nella prima metà del secolo,

rappresentano l’anello di congiunzione tra la

tradizione italiana e l’impatto dirompente del

caravaggismo.

Fontana porta con sé l’eleganza

monumentale dei suoi ritratti, la capacità di

restituire la complessità psicologica delle

donne rappresentate, lontane dagli

stereotipi dell’epoca. Galizia, invece,

dell’invisibilità. Non è soltanto la violenza

fisica, ma quella più sottile – culturale,

simbolica – che per secoli ha confinato il

talento delle donne in spazi limitati. La

mostra, articolata in nuclei tematici e

cronologici, affronta questa invisibilità e

introduce un nuovo registro nella città:

quello delle nature morte iperrealiste,

genere in cui trovò un terreno fertile per

esprimere il proprio virtuosismo in un

contesto che spesso negava alle donne

l’accesso a soggetti considerati “alti”. Le

Il cuore pulsante della mostra è l’arrivo in

Italia di una serie di dipinti di Artemisia

Gentileschi, alcuni dei quali mai esposti

prima nel Paese. Tra questi spicca la

splendida Santa Cecilia (1645–1650 circa),

proveniente dal John and Mable Ringling

Museum of Art.

Qui la santa appare come una figura piena,

solida, immersa in una concentrazione che

è al tempo stesso artistica e spirituale.

Artemisia non la idealizza: la rende

autonoma, responsabile, consapevole della

propria forza. La luce scava il volto e la

veste in profondità caravaggesca, ma la

regia emotiva è tipicamente gentileschiana:

Cecilia non è un tramite del divino, ma un

soggetto che sceglie, che agisce.

Un’immagine che parla in modo

sorprendentemente contemporaneo.

La mostra prosegue con una sezione

dedicata al passaggio napoletano di

Giovanna Garzoni, artista di fama europea,

celebre per le sue composizioni minute in

cui l’osservazione naturalistica si

inattesa.

Accanto a lei si impone la figura di Diana

De Rosa, detta Annella di Massimo, una

delle pochissime pittrici nate e formate alla

scuola napoletana. La sua vicenda

personale, spesso offuscata da leggende e

attribuzioni errate, viene qui ricostruita

attraverso opere di forte potenza

drammatica: il chiaroscuro intenso, la

tensione emotiva dei volti, la partecipazione

psicologica delle figure. La sua presenza

non è solo un risarcimento storico, ma un

monito: quante altre artiste napoletane sono

rimaste senza nome?

Una delle sezioni più sorprendenti

dell’esposizione è dedicata alle protagoniste

della vita culturale e spettacolare della

Napoli spagnola. Qui emergono figure come

Adriana Basile, celebre cantante che

incantò corti italiane ed europee, e la

straordinaria Giulia De Caro, attrice e

impresaria teatrale. Basile, attraverso

ritratti, documenti e testimonianze, appare

come una vera star ante litteram: una

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CULTURA E SPETTACOLI

donna capace di usare il proprio

talento per affermare un ruolo

70 pubblico, conquistando

71

indipendenza economica e

prestigio internazionale.

De Caro, invece, incarna una

storia di riscatto radicale: da

prostituta a direttrice di un teatro,

in un’epoca in cui per una donna

era quasi impossibile persino

salire sul palco. La mostra

ricostruisce il suo percorso,

ricordando quanto coraggio

servisse per imporre la propria

voce in un sistema

profondamente maschile.

Per comporre un quadro il più

possibile completo, la mostra

apre lo sguardo anche su figure meno note

ma essenziali per ricostruire il mosaico della

creatività femminile seicentesca. Tra

queste, Teresa Del Po, pittrice e miniatrice

dalla mano finissima, qui rappresentata con

opere che trasmettono precisione, controllo

tecnico e una sorprendente capacità

narrativa. Accanto a lei, Caterina De

Iulianis, maestra nell’arte della cera: le sue

Filangieri; Collezione privata, courtesy Benappi

figure dialogano con quelle della scultrice

Fine Art / foto Claudio Giusti - immagini fornite

spagnola Luisa Roldán, ponendo in

in allegato al comunicato da Gallerie d’Italia -

relazione due donne che operarono in un

Intesa Sanpaolo)

medium spesso relegato alla dimensione

artigianale, ma di straordinaria complessità

tecnica ed emotiva.

Il percorso si chiude con due prestiti

eccezionali che evocano il rapporto fra

potere, identità e rappresentazione

femminile. Il Ritratto di Maria d’Ungheria di

Diego Velázquez presenta la regina vedova

con una dignità austera, rivelando il ruolo

politico e diplomatico delle figure femminili

all’interno delle reti asburgiche.

A questo dialoga uno dei dipinti più celebri e

più provocatori del Seicento: la Maddalena

Ventura, la ‘donna barbuta’, ritratta da

Jusepe de Ribera. L’artista non la riduce a

curiosità anatomica: la restituisce come

madre e come persona, mettendo al centro

la complessità dell’identità umana. Un invito

potente a riflettere sul concetto stesso di

diversità.

Donne nella Napoli spagnola non è solo

una rassegna artistica: è una dichiarazione

culturale. Riportare alla luce le protagoniste

della Napoli seicentesca significa

scardinare un ordine che per secoli ha tolto

spazio, voce, memoria alle donne. Significa

anche ricordare che la violenza contro le

donne assume molte forme, e che il silenzio

storico è una di queste.

Info

Dove: Gallerie d’Italia – Napoli

Quando: 20 novembre 2025 – 22 marzo

2026

Biglietti: Intero € 7; ridotto € 4; gratuito per

convenzionati, scuole, minori di 18 anni e

clienti Intesa Sanpaolo

Catalogo: Edizioni Allemandi — disponibile

online, in museo e in libreria

(immagini da Catalogo Allemandi per gentile

concessione Gallerie d’Italia - Intesa Sanpaolo.

Fonti foto: Album / Artelan / Mondadori Portfolio;

The State Art Museum of Florida, Collection of

The John and Mable Ringling Museum of Art,

Bequest of John Ringling; Museum of Fine Arts,

Boston / Henry H. and Zoe Oliver Sherman

Fund / Bridgeman Images; Collezione Intesa

Sanpaolo, Archivio Patrimonio Artistico Intesa

Sanpaolo / foto Luciano Pedicini, Napoli;

collezione privata / foto Claudio Giusti; Courtesy

of Rob Smeets Gallery; foto Claudio Giusti, per

conto dell'Università di Napoli L'Orientale | su

concessione dell'Arcidiocesi di Sorrento -

Castellammare di Stabia; Galleria Porcini / foto

Claudio Giusti; Archivio dell’Arte, Pedicini

fotografi/Napoli, Museo Civico Gaetano

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CULTURA E SPETTACOLI

OCULUS-SPEI: la luce che torna a Napoli

insieme a un ricco parterre di ospiti: Rosa Il progetto si inserisce nel quadro delle

72

Crescenzo, Valeria Della Rocca, Generoso celebrazioni promosse dal Comitato

Di Meo, i rappresentanti dell’Associazione Nazionale Neapolis 2500, che ha

Con Annalaura di Luggo un viaggio immersivo tra arte, spiritualità e

La Scintilla, il curatore Marcello Palminteri, riconosciuto nell’installazione un valore

innovazione nel Tesoro di San Gennaro

Massimo Petirro (Area Manager di Intesa simbolico perfettamente in linea con la

San Paolo Private Banking), Antonio missione del programma: creare ponti

Laezza, oltre ad alcuni dei protagonisti del internazionali attraverso l’arte, restituendo a

di Francesco Bellofatto

un’occasione che restituisce a Napoli un

documentario

ruolo centrale nella geografia simbolica del

Oculus-Spei, come

L’inaugurazione di Oculus-Spei al Museo Giubileo 2025.

Salomon Dramé e

del Tesoro di San Gennaro non è stata A introdurre l’evento, alla presenza

padre Gayan

semplicemente l’apertura di una mostra, ma dell’artista, sono stati Francesca Ummarino,

Fernando, giunti

l’attivazione simbolica di un luogo. Un rito direttrice del Museo del Tesoro di San

dallo Sri Lanka. Tra i

condiviso che ha trasformato il percorso Gennaro; Carlo Sersale, Deputato della

presenti anche

museale in uno spazio di visione, ascolto e Real Cappella del Tesoro di San Gennaro;

Serigne Mobup, volto

rivelazione. L’opera multimediale interattiva Davide Vincent Mambriani, incaricato degli

dell’opera e

di Annalaura di Luggo, a cura di Ivan affari culturali del Giubileo; Ilaria d’Uva,

simbolicamente

D’Alberto, ha richiamato oltre cinquecento CEO della D’Uva srl, società responsabile

legato alla Porta

persone, attratte da un’esperienza che della gestione e valorizzazione del Museo; il

Santa di San Paolo

unisce arte, tecnologia e una profonda curatore Ivan D’Alberto e Marilù Faraone

fuori le Mura.

riflessione sul senso della speranza nel Mennella, membro del Comitato Nazionale

Oculus-Spei torna a

tempo presente. Un successo confermato Neapolis 2500, promotore delle celebrazioni

Napoli dopo le tappe

al Pantheon di

Roma, al Museo de’

Medici di Firenze e

alla Cappella della

Sindone nei Musei

Reali di Torino: luoghi

che nella memoria

collettiva rappresentano fede, rinascita e Napoli il ruolo di crocevia spirituale e

rigore museale.

culturale del Mediterraneo. E proprio la

vocazione universale della città

ha spinto l’artista a scegliere

quattro persone con disabilità,

provenienti da diversi continenti

ma residenti a Napoli, come

protagonisti delle quattro Porte

Sante papali reinterpretate

digitalmente. «Ho incontrato

persone straordinarie», racconta

di Luggo. «In loro ho visto la luce

che si incarna nella fragilità. È lì

che la speranza si manifesta in

modo più puro, come un occhio

che guarda oltre le apparenze».

L’esperienza di Oculus-Spei ruota

attorno a cinque porte: quattro

per il venticinquesimo centenario della

«Riportare Oculus-Spei a Napoli è per me

ispirate ai luoghi giubilari e una dedicata al

fondazione di Napoli.

una gioia immensa», dichiara Annalaura di

carcere di Rebibbia, aperta da Papa

L’iniziativa gode del patrocinio morale del

Luggo. «Qui è nato il suo seme creativo, qui

Francesco. Le prime conducono il visitatore

Giubileo 2025, del MAECI e del Ministero

affondano le mie radici più profonde. Napoli

in un incontro visivo, quasi mistico, con i

della Giustizia ed è realizzata con il

è un cuore luminoso: la diversità diventa

protagonisti che mostrano, al posto del

supporto del Ministero degli Esteri e il

linguaggio universale e la speranza trova

cuore, un grande occhio luminoso: un

contributo di Luca De Magistris, Private

dai protagonisti istituzionali e culturali che

una voce capace di attraversare culture e

segno di interiorità, coscienza e visione

Banker Fideuram, presente all’evento

hanno voluto essere presenti in

fragilità».

oltre il limite. La quinta porta è invece un

73

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CULTURA E SPETTACOLI

viaggio nelle prigionie

contemporanea che riesce a essere umani e sostenibilità ambientale. Le sue

74

interiori, rappresentate da

rispettosa e rivelatrice. L’arte, in questo opere, spesso interattive, coinvolgono il

un ambiente costellato di

contesto, diventa dispositivo di relazione: pubblico in esperienze sensoriali e

75

gabbie reali o digitali. «A

tra fede e tecnologia, tra comunità e introspettive, fondendo tecnologia avanzata

Rebibbia ho voluto creare

individuo, tra storia e futuro.

e manualità artigianale. Ha esplorato temi

un incontro con la propria

Nelle parole dell’artista, si coglie la natura come la detenzione, la cecità, la disabilità,

anima», afferma l’artista.

più profonda dell’operazione: «La speranza le problematiche giovanili, la biodiversità e

«Le sbarre sono le catene

non è un’idea astratta, ma una presenza. È le relazioni tra uomo e ambiente.

che portiamo dentro. Ma

un atto. È una luce che si accende ogni Tra i suoi progetti più noti: Never Give Up

la luce — che è simbolo

volta che scegliamo di guardare l’altro non (Nisida, 2015), Blind Vision (ONU, New

umano e divino insieme

come un limite, ma come una possibilità». York, 2017), Genesis e Narratur (Biennale

— le dissolve. La

Oculus-Spei rimarrà aperta al pubblico fino di Venezia 2019), Napoli Eden (2019),

speranza è la

all’11 febbraio 2026, proseguendo un Collòculi > We Are Art (2022) e il

trasformazione della

cammino che unisce Napoli al resto del documentario We Are Art Through the Eyes

costrizione in libertà».

mondo nel segno di una spiritualità

of Annalaura, qualificato in consideration

In questa nuova versione

inclusiva, accessibile e capace di parlare agli Oscar 2023. Tra il 2024 e il 2025

napoletana la porta di

alla contemporaneità.

realizza Oculus-Spei, presentato al

Rebibbia si avvale anche

Pantheon di Roma e ora a Napoli, insieme

di un sistema avanzato di

L’Artista

all’omonimo film candidato agli Oscar 2026.

gesture recognition in tempo

Annalaura di Luggo è un’artista

Molte sue installazioni sono permanenti in

reale, invitando lo spettatore a

multidisciplinare che opera tra fotografia, istituzioni culturali italiane e internazionali, e

confrontarsi con il proprio

video, installazione e regia, con una ricerca il suo lavoro è documentato da una vasta

riflesso: un invito alla

focalizzata su inclusione sociale, diritti bibliografia critica.

consapevolezza che trasforma

l’atto dell’osservare in un rito

personale di liberazione.

L’inaugurazione non chiude il

Giubileo, ma apre idealmente

un nuovo anno di speranza.

«Oculus-Spei non si ferma, si

espande», sottolinea di Luggo. «Il 3

dicembre, grazie al sostegno del Ministero

degli Esteri e in occasione della Giornata

internazionale della disabilità, il

documentario Oculus-Spei sarà presentato

all’Istituto Italiano di Cultura di Barcellona:

un nuovo viaggio della luce, che attraversa

confini e culture per ricordare che

la speranza appartiene a tutti».

Il documentario, diretto

dall’artista, è attualmente in

consideration per gli Oscar 2026

come Best Documentary Short e

ha già ottenuto il Silver Award

agli Hollywood Gold Awards, con

la fotografia di Cesare Accetta e

la colonna sonora composta da

Ricky Borselli e interpretata dal

soprano Ekaterina Shelehova.

La carica simbolica dell’opera è

amplificata dal luogo che la

ospita: il Museo del Tesoro di

San Gennaro, custode di una delle più

grandi collezioni di arte sacra al mondo e

spazio dedicato, da secoli, alla relazione tra

la città e il miracolo del suo Patrono.

L’opera di Annalaura di Luggo non si

sovrappone a questo patrimonio, ma lo

intercetta attraverso una grammatica

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CULTURA E SPETTACOLI

La ricomparsa della pittura figurativa

che chiede allo spettatore di fermarsi, di trova in questa iniziativa una piattaforma

76

ascoltare ciò che nell’immagine insiste, concreta per valorizzare talenti e storie

ritorna, resiste.

locali, per creare connessioni con Napoli e 77

TeleClub Italia trasforma la redazione in un osservatorio sull’arte

redazione televisiva trasformata in spazio caso che il progetto sia sostenuto da realtà

contemporanea, aprendo un nuovo capitolo della sua relazione con il

d’arte – amplifica il valore simbolico

come Aura Edizioni, DocuClub, Dreamer

L’inedito contesto espositivo – una

con altri poli artistici della regione. Non è un

territorio, in un dialogo tra informazione, creatività e memoria visiva

dell’iniziativa. Per TeleClub Italia, infatti, non Partners, Empire e Cantine Cecere,

si tratta soltanto di ospitare una mostra, ma testimonianza di un tessuto sociale che

di affermare un’idea di comunicazione che riconosce, sostiene e partecipa alla crescita

di Walter Ferrigno

propone un nostalgico ritorno al passato,

sappia includere e nutrire la dimensione culturale del territorio.

ma una riflessione lucida e critica sulla

culturale del territorio. Il direttore Giovanni In mostra, dunque, non vi è soltanto la

La mostra La ricomparsa della pittura figurazione come scelta culturale e come

Francesco Russo lo esprime con parole che ricomparsa della pittura figurativa, ma la

figurativa, ospitata al sesto piano di Palazzo atto di resistenza.

oltrepassano la semplice cornice

ricomparsa di un’idea di comunità che

Russo nella sede di TeleClub Italia,

“La figura non è soltanto un soggetto –

istituzionale: “La mostra allestita in

attraverso l’arte si ripensa, si osserva, si

rappresenta un gesto tanto inatteso quanto spiega Franco Riccardo – ma una soglia di

redazione rappresenta per noi molto più di riscatta. Le opere di Esposito Cumani e

decisivo. A firmare il progetto è Franco senso, un corpo che conserva memoria e

un evento espositivo: è un gesto di identità Stasino diventano specchi e insieme portali:

Riccardo, curatore da sempre attento alle restituisce un tempo diverso, più umano”. Il

e di visione. Quando informazione e rimandano a ciò che siamo stati, ma

metamorfosi del contemporaneo, che qui suo sguardo interpreta il lavoro di Esposito

creatività dialogano, nasce un linguaggio soprattutto aprono lo sguardo a ciò che

mette in relazione le opere di Enzo Esposito Cumani e Stasino come due tensioni

capace di illuminare le coscienze e coltivare potremmo tornare a essere.

Cumani e Davide Stasino in un percorso parallele e complementari: da un lato la

senso critico. Un popolo più informato e più

che interroga la persistenza, la fragilità e la ricerca di forme archetipiche, radicate nella

colto è un popolo che può rinascere”. TeleClub Italia

radicalità della figura umana nella pittura di

Il dialogo tra pittura e giornalismo non è Fondata nel 1989 da Natale Russo e Anna

oggi.

soltanto un esercizio estetico, ma un Oranges, TeleClub Italia è una delle realtà

Dopo decenni segnati da avanguardie

esperimento di cittadinanza culturale. La mediatiche più radicate nell’area a nord di

spesso anti-figurative, da sperimentazioni

presenza delle opere tra scrivanie, monitor Napoli. Divenuta emittente regionale nel

concettuali e da una crescente centralità

e telecamere suggerisce che la produzione 2021 (canale 77 del digitale terrestre), conta

dell’immagine digitale, la figura dipinta

di senso non appartenga esclusivamente al oggi 27 dipendenti ed è affiancata da un

sembrava aver perso il suo statuto di

mondo dell’arte, ma sia un compito

portale web seguito da quasi un milione di

centralità nella ricerca artistica. Eppure,

condiviso, un processo collettivo che utenti su Facebook, Instagram e TikTok. Da

proprio dentro l’ecosistema iperconnesso e

riguarda la comunità nella sua interezza. sempre impegnata nella valorizzazione del

smaterializzato del presente, la

L’arte entra nella vita quotidiana della territorio, l’emittente promuove annualmente

rappresentazione del corpo e del volto

redazione, e la redazione entra nella vita i TeleClub Awards, premio dedicato alle

torna con forza, come se la pittura avesse

della città, offrendo un modello di apertura e eccellenze nei settori del lavoro, dello sport,

bisogno di riaffermare la concretezza

di responsabilità culturale raro nel contesto del sociale e dello spettacolo. Da oltre

dell’umano, riportando al centro quella

mediatico italiano.

venticinque anni trasmette inoltre un format

soglia di senso che la tecnologia tende a

A sottolineare la natura laboratoriale e dedicato a Giovambattista Basile,

dissolvere. È in questo spazio teorico e

partecipativa del progetto interviene Marco coinvolgendo attivamente gli istituti

sensibile che si colloca la mostra, che non

Aragno, redattore e co-responsabile scolastici campani.

dell’iniziativa: “Abbiamo trasformato una

redazione in uno spazio in cui si

intersecano linguaggi diversi:

dimensione profonda del corpo; dall’altro

comunicazione, giornalismo e

un’indagine più inquieta sul volto, che

arte. In occasione dei finissage

diventa superficie di verità e, insieme, luogo

abbiamo anche promosso un

di frattura, specchio di una percezione

reading poetico con autori locali.

contemporanea instabile, quasi ferita.

È un esperimento che

Le tele di Esposito Cumani, con figure che

ripeteremo, perché dimostra

sembrano emergere da un tempo originario,

quanto sia facile abbattere i

dialogano con i volti di Stasino, dove la

confini tra discipline e stimolare

figurazione non è concessione mimetica,

creatività e senso critico nella

ma interrogazione del vedere. Le opere

nostra comunità”.

restituiscono un’umanità a più strati, mai

L’impatto è tutt’altro che

definitiva, attraversata dalla storia e dai suoi

circoscritto. L’area a nord di

residui emotivi. In entrambi i casi il corpo,

Napoli, spesso vittima di

lungi dall’essere una rassicurante presenza

stereotipi e di una cronica

naturalistica, diventa evento, “riapparizione”

carenza di infrastrutture culturali,

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CULTURA E SPETTACOLI

Prime persone di Erri De Luca:

dell’ebraico biblico. La lingua è essenziale a guardare i personaggi biblici come

ma mai povera; densa ma mai

compagni di cammino, non come figure

78 sovraccarica. Ogni voce conserva un timbro lontane, e che propone una lettura

79

distinto, pur mantenendo l’unità di tono che dell’Antico Testamento capace di dialogare

il racconto biblico dall’interno

caratterizza l’autore. Il risultato è un libro con la sensibilità contemporanea senza

che avvicina l’Antico Testamento non tradire la forza originaria dei testi.

attraverso la distanza del mito, ma

Alla Santissima - Community Hub la presentazione napoletana

attraverso la prossimità del racconto

(foto di Fabiana Privitera, per gentile concessione)

umano.

dell’opera che dà voce ai protagonisti dell’Antico Testamento

All’interno di questo orizzonte trova posto

anche un suo pensiero sulla scrittura e sulla

felicità: «Ci sono tantissime cose che mi

di Manuela Ragucci

rendono felice - dice -. In America si parlava

del diritto alla felicità, io invece dico che noi

abbiamo il dovere. Il dovere di essere

felici».

Una frase che, pur non riguardando

direttamente il contenuto del libro, illumina il

modo in cui De Luca concepisce il rapporto

tra parola, vita e responsabilità.

Prime persone è dunque un’opera di

ascolto e di restituzione: un libro che invita

Martedì 11 novembre, presso La Santissima

- Community Hub, negli spazi dell’ex

Ospedale Militare di Vico delle Monache 1 a

Napoli, Erri De Luca ha presentato al

pubblico il suo nuovo libro Prime persone,

edito da Feltrinelli. L’appuntamento,

organizzato dalla casa editrice, ha offerto ai

lettori l’occasione di ascoltare l’autore

parlare della sua ultima opera e

approfondire i temi che attraversano questa

nuova esplorazione narrativa dell’Antico

Testamento.

Con Prime persone, Erri De Luca torna alla

sua lunga e intensa frequentazione delle

Scritture, proponendo un’opera che si

distingue per originalità e profondità. Il libro

non è una riscrittura del testo biblico né una

sua interpretazione teologica: è piuttosto

un’esperienza narrativa che si sviluppa

dall’interno, attraverso la voce diretta dei

personaggi dell’Antico Testamento.

De Luca parte dal principio, da Adamo ed

Eva, che chiama con i nomi ebraici Adàm e

Hauà, e procede seguendo l’ordine delle

apparizioni, dando parola a una moltitudine

di figure che compongono la grande

genealogia umana delle origini. È un coro di

testimonianze in prima persona, costruite

come brevi autobiografie in cui ciascuno

riconsidera la propria storia: alcuni cercano

riparo nelle parole, altri rivendicano i fatti,

altri ancora aggiungono dettagli che nei testi

ufficiali non hanno trovato spazio.

La scelta della prima persona, ripetuta e

variata per ogni capitolo, trasforma il

racconto biblico in un mosaico di

prospettive. Ne emergono voci potenti,

fragili, determinate, spesso abitate da un

senso profondo del limite e della

responsabilità. La presenza del divino è

indubbia, ma ciò che colpisce

maggiormente è l’autonomia morale e

affettiva di questi personaggi, la loro

capacità di decidere, sbagliare, dubitare,

sperare. L’umanità, più ancora della

trascendenza, diventa il centro della

narrazione.

Lo stile di De Luca resta fedele alla sua

scrittura asciutta e limpida, nutrita

dall’esperienza di traduttore autodidatta

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CULTURA E SPETTACOLI

L’arte come frontiera viva: il ritratto di Roberto

De Simone nei nuovi Quaderni della Scarlatti

vitalità

profonda della

80 cultura 81

napoletana”.

Accanto al

Un volume che ricompone le molte anime del Maestro, tra musica,

lavoro

scenico, il libro

teatro, antropologia e memoria delle tradizioni napoletane

mette in luce

l’impegno

saputo trasformare la tradizione in materia

istituzionale e

di Walter Ferrigno

viva, in una ricerca continua fondata sul

culturale di De

dialogo tra antico e contemporaneo. Come

Simone. La

Nella storia culturale italiana del secondo ricorda Tommaso Rossi, direttore artistico

sua direzione

Novecento poche figure hanno saputo dell’Associazione Alessandro Scarlatti,

artistica del

intrecciare saperi, linguaggi e tradizioni con “ricomporre i tanti frammenti della sua

Teatro di San

la forza creativa e la lucidità intellettuale di multiforme irregolarità significa

Carlo e la guida del Conservatorio San

Roberto De Simone. Musicologo,

comprendere la battaglia che De Simone ha

Pietro a Majella lo hanno visto non solo

compositore, regista, attore, ricercatore, combattuto per l’arte, senza mediazioni,

custode della tradizione musicale, ma

antropologo del quotidiano e dell’invisibile, presidiando uno spazio cruciale della

promotore di un’idea di cultura come

De Simone è stato – ed è tutt’oggi – un cultura napoletana del XX secolo”. Una

responsabilità civile. Ruoli attraverso i quali

artista totale, capace di rinnovare

battaglia che ha avuto come terreno

ha contribuito a ridefinire la politica culturale

dall’interno la scena napoletana e, con privilegiato non solo il palcoscenico, ma

della città, orientandola verso una visione

capace di coniugare memoria, innovazione

e ricerca.

L’impianto complessivo del volume

rispecchia l’essenza di De Simone come

‘intellettuale integrale’: artista che ha

una stagione che avrebbe ridefinito l’idea attraversato linguaggi e discipline,

stessa di teatro musicale a Napoli.

facendone dialogare i codici; ricercatore che

Attraverso un lavoro rigoroso su fonti, ha trasformato la conoscenza in gesto

strumenti, voci e materiali d’archivio, De teatrale; uomo di scena che ha restituito al

Simone restituisce dignità e complessità a pubblico la complessità del passato, senza

canti e rituali spesso relegati ai margini rinunciare allo sguardo critico sul presente.

della cultura ufficiale. Ma è con La gatta “Ricordare Roberto De Simone – conclude

Cenerentola, rappresentata al Festival di Rossi – non significa soltanto omaggiare

Spoleto nel 1976, che questa visione si una figura centrale dello spettacolo

anche l’indagine sul patrimonio immateriale

compie in un’opera-mondo: una

contemporaneo. Significa mantenere viva,

delle comunità, la memoria rituale, il canto

drammaturgia che intreccia fiaba, mito, in un’epoca di profondo disimpegno estetico

popolare, le forme arcaiche della teatralità.

memoria popolare e barocco musicale, in ed etico, la memoria di un impegno totale

La formazione di De Simone – a partire

un equilibrio che ha fatto scuola e resta per la cultura e per le arti”.

dagli anni Quaranta al Conservatorio di

tuttora un punto di riferimento nella storia In un momento in cui la parola ‘tradizione’

Napoli – costituisce già un segno di questa

del teatro italiano.

rischia di diventare etichetta vuota o

dialettica irriducibile: l’approfondimento dei

Il volume sottolinea come l’opera di De strumento retorico, questo volume

repertori colti, dal Rinascimento al Barocco,

Simone non sia mai riducibile a un esercizio restituisce la forza inquieta e generativa

convive con la fascinazione per la musica

filologico né a un ‘folklore’ riletto in chiave dell’opera di De Simone. Una ricerca che

essa, l’immaginario collettivo del Meridione. popolare e per l’universo narrativo delle

edulcorata. Al contrario, la sua indagine ha attraversa musica, teatro, antropologia e

Il nuovo volume Roberto De Simone – La tradizioni orali. Non è un caso che molti dei

sempre cercato il nucleo antropologico dei storia culturale, ricordandoci che il

scuola, il teatro, la tradizione, curato da saggi raccolti nel volume insistano su

materiali, interrogando i simboli, gli

patrimonio non è un museo da catalogare,

Daniela Tortora per la collana I Quaderni questa continuità sotterranea: dalle

archetipi, le stratificazioni storiche. L’antico ma un organismo vivente. E che l’arte,

della Scarlatti (LIM, 393 pp.), rappresenta la villanelle cinquecentesche al Settecento

non è mai oggetto di semplice recupero, ma quando nasce dall’ascolto profondo delle

più recente e articolata ricognizione sul suo napoletano, la ricerca del Maestro si nutre

diventa tensione, domanda, talvolta ferita. comunità e delle loro storie, diventa ancora

percorso artistico e intellettuale, attraverso delle ‘radici lunghe’ della città,

La tradizione, nella sua visione, è una oggi uno dei luoghi privilegiati in cui una

quattordici saggi firmati da studiosi di trasformandole in architetture sceniche e

soglia: “un luogo in cui convivono – come città può riconoscersi, interpretarsi e

diversa formazione.

musicali di sorprendente modernità.

scrive più di un autore del volume – il sacro reinventarsi.

Il libro nasce dall’esigenza di restituire la La fondazione della Nuova Compagnia di

e il profano, il comico e il tragico, la vita e la

complessità di una personalità che ha Canto Popolare, nel 1967, segna l’inizio di

morte, in una dialettica che rispecchia la

(foto di Renato Rizzardi, per gentile concessione)

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CULTURA E SPETTACOLI

Maria Pia Rossignaud tra le ‘Marianne d’Italia’

strategico. Il suo impegno non si limita a

82

interpretare i fenomeni: li anticipa, li

connette e li restituisce attraverso un

Quando il coraggio femminile guida l’innovazione del Paese: una

83

leadership che interpreta e anticipa la trasformazione digitale italiana

Maria Pia Rossignaud è una delle figure più

influenti del dibattito nazionale su media,

innovazione e cultura digitale. Giornalista

professionista, Direttrice della storica rivista

Media Duemila e Vicepresidente

dell’Osservatorio TuttiMedia (OTM),

Rossignaud rappresenta un punto di

riferimento per chi, nel mondo dell’impresa,

dell’informazione e delle istituzioni, guarda

alla trasformazione tecnologica non come

una sfida da subire, ma come

un’opportunità da governare con

competenza, visione e responsabilità. La

sua inclusione nella mostra fotografica Le

Marianne d’Italia – Il coraggio delle donne,

firmata da Riccardo Bagnoli e curata da

Paola Severini Melograni, allestita a

Palazzo Montecitorio, non è solo un

riconoscimento personale: è il segno

tangibile di come la leadership femminile

stia contribuendo in modo determinante

all’evoluzione culturale ed economica del

Paese.

L’inaugurazione della mostra ha restituito

un’immagine simbolica e potente dell’Italia

contemporanea, raccontata attraverso 80

ritratti di donne che incarnano impegno

civile, innovazione, visione strategica e

capacità di costruire valore. Tra loro, Maria

Pia Rossignaud appare come una figura

capace di unire profondità culturale e

pragmatismo, qualità sempre più

necessarie in un’epoca in cui la transizione

digitale ridisegna le relazioni sociali, i

modelli produttivi e le logiche del mercato. Il

suo percorso professionale si è sviluppato

in aree complesse e in continua evoluzione,

diventando negli anni una piattaforma di

confronto permanente fra industria, ricerca,

media e istituzioni.

“Essere tra le protagoniste della mostra Le

Marianne d’Italia – Il coraggio delle donne è

per me un grande onore e una profonda

emozione - ha dichiarato Maria Pia

Rossignaud durante l’inaugurazione -.

Questa esposizione celebra la forza, il

coraggio e la determinazione delle donne

che ogni giorno contribuiscono al progresso

culturale, civile e sociale del nostro Paese.

Far parte di questo racconto visivo significa

rappresentare un impegno che porto avanti

da anni: promuovere la cultura digitale,

l’innovazione, la conoscenza e

l’accessibilità attraverso l’Osservatorio

TuttiMedia e Media Duemila. Insieme alle

altre 80 donne ritratte, desidero

testimoniare un percorso collettivo fatto di

responsabilità, visione e desiderio di

costruire un futuro più libero e inclusivo”.

In un contesto economico dominato da

modelli organizzativi data-driven, nuovi

paradigmi di comunicazione, intelligenza

artificiale e piattaforme globali, il lavoro di

Rossignaud assume un significato

ecosistema editoriale e scientifico in grado

di influenzare decisioni politiche, linee

d’indirizzo imprenditoriali e percezione

pubblica. Media Duemila, fondata nel 1983,

è oggi uno dei luoghi più autorevoli di

osservazione critica del rapporto fra

tecnologia, economia e cultura, mentre

l’OTM rappresenta un laboratorio di

riflessione sulle trasformazioni dei media,

sull’etica dell’informazione e sulle

responsabilità generate dall’innovazione.

La sua leadership si caratterizza per un

approccio sistemico che integra tre direttrici

fondamentali: la visione culturale,

indispensabile per interpretare i processi in

corso; la competenza tecnica, necessaria

per comprendere gli effetti della

trasformazione digitale su imprese e

istituzioni; e la capacità di creare reti,

elemento decisivo in una fase in cui

collaborazioni, alleanze e convergenze

modellano la competitività internazionale.

Rossignaud ha sempre sostenuto che la

sfida non è la tecnologia in sé, ma la qualità

delle strategie che la accompagnano. Una

posizione che trova eco nelle sue attività

editoriali, nei progetti formativi dedicati ai

giovani e nella sua costante attenzione

all’impatto sociale del digitale.

“Questa iniziativa è un invito a guardare

avanti, valorizzando ciò che è stato e ciò

che ancora resta da conquistare”, ha

affermato Rossignaud. Il suo messaggio,

rivolto alle nuove generazioni e a chi opera

nelle imprese e nelle istituzioni, mette al

centro un tema cruciale per la competitività

nazionale: la necessità di una cultura

digitale solida, inclusiva, sostenibile.

In un’epoca di straordinaria complessità, il

riconoscimento attribuito a Maria Pia

Rossignaud non celebra soltanto una

carriera, ma un modo di esercitare la

leadership: concreto, etico, inclusivo e

orientato al bene comune. Ed è proprio

questa idea di coraggio – il coraggio di

capire, di prevedere, di spiegare, di guidare

– che oggi più che mai appare decisiva per

accompagnare il Paese nella sua

transizione digitale. Un coraggio che, come

quello di tutte le ‘Marianne d’Italia’, parla al

futuro.

DIR.

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CULTURA E SPETTACOLI

‘Bumerang’, la nuova indagine

Ho sempre cercato di mantenere un certo morte coinvolge la comunità più di tante

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distacco dalla criminalità, anche se per tragedie umane. Perché hai scelto di far

conoscerla davvero

partire tutto da lì? 85

del commissario Del Gaudio

bisogna entrarci

È un modo per

dentro, sentirne la

parlare

puzza, e quando è

dell’empatia

Intervista a Daniele Sanzone, dalla ‘A67 alla scrittura. Il romanzo

così non è facile

selettiva della

rimanerne immuni. Ma

società?

pubblicato da La nave di Teseo

Mi interessava

all’inizio: poi, quando

sottolineare i

la fascinazione arriva

conosci davvero

meccanismi

di Manuela Ragucci

Vieni dal mondo della musica con ’A67.

quella realtà, capisci

mediatici e forse, ora

Quando scrivi un romanzo, senti ancora

che c’è poco di

che mi ci fai

una ‘ritmica’ interna alla frase? La

irresistibile in quella

riflettere, anche

musica influenza la tua prosa?

vita. Mettermi nei

l’empatia selettiva.

Sì. La musica permea la mia intera

panni di un poliziotto

L’ammazzamento di

esistenza. E i romanzi gialli, per me, devono

non è stato facile,

Colt è qualcosa di

funzionare come una buona canzone:

perché sono cresciuto su una piazza di inaspettato, che però riesce ad arrivare

spaccio e con persone che hanno sempre dritto al cuore del Paese più dei morti

visto le forze dell’ordine come realtà ammazzati di una faida di camorra. Ed è

corrotte. Da qui nasce l’idea di raccontare il questo il vero dramma. Del Gaudio, nel

quartiere con un altro sguardo, quello che libro, riflette sul fatto che, se sentissimo

forse mancava nell’infinita narrazione che come nostri i morti di camorra, forse

ha attraversato Scampia in questi anni. Con vivremmo in un Paese migliore. Invece

i miei libri cerco di restituire complessità a troppo spesso si pensa a queste persone

una realtà fin troppo semplificata dai media, come a individui che si sono meritati quella

che spesso hanno contribuito ad alimentare fine, dimenticando che nessuno nasce

modelli culturali poco edificanti.

camorrista.

Con Bumerang, pubblicato da La nave di

Teseo, Daniele Sanzone riporta sulla pagina

il commissario Mirco Del Gaudio,

protagonista già incontrato nel suo romanzo

d’esordio Madre dolore (2023). Ex pugile

costretto ad abbandonare la boxe dopo

un grave incidente, Del Gaudio continua

a muoversi nella complessità di

Scampia, tra ferite personali, un

matrimonio da ricucire e un territorio di

cui conosce ogni piega.

In questo nuovo capitolo, Sanzone apre

la narrazione l’8 dicembre, giorno

dell’uccisione del cane Colt: un fatto solo

apparentemente minore, ma capace di

scatenare un’ondata mediatica

travolgente grazie alla determinazione

della giovane padrona. Mentre i social e

la politica si mobilitano, la morte del

cane diventa l’anomalia che spinge Del

Gaudio sulla pista giusta per far luce su

un caso ben più grave: l’omicidio di un

boss della camorra agli arresti

domiciliari.

Il romanzo, costruito con un ritmo serrato

e atmosfere natalizie dense di ombre,

accompagna il lettore tra le strade e le

ferite di Scampia, mostrando ciò che

resta delle Vele e restituendo

complessità a un territorio spesso ridotto

a stereotipo mediatico.

Accanto al libro, Sanzone conferma la

sua identità di autore che porta nella

narrativa il peso della sua esperienza

musicale, giornalistica e di osservatore

critico della realtà.

Il dolore per te è un punto di partenza

della scrittura o una conseguenza

inevitabile del raccontare la realtà?

Per me credo siano entrambe le cose. Del

resto, la vita stessa è fatta di dolore e di

attimi di dimenticanza di quest’ultimo,

citando il nostro amato Totò.

devono avere ritmo, un groove serrato, un

ritornello forte e un tema che accompagni

l’intera storia.

Racconti luoghi e storie molto vicine a

fatti reali e territori sensibili. Qual è il tuo

confine etico tra ispirazione e

spettacolarizzazione della criminalità?

Colt è una vittima inaspettata e la sua

(foto di Andrea Aversano, per gentile concessione)

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CULTURA E SPETTACOLI

Leggere in Campania: un atto d’amore

e un vero investimento sul futuro

86 87

Perché la lettura condivisa 0–6 anni è una scelta strategica per la

crescita della comunità

di Germana Carillo

Immaginate un libro aperto, una voce che

racconta, un bimbo o una bimba che

ascolta. Sembra poco, eppure è qualcosa di

straordinario. La lettura condivisa in età

precoce è un gesto d’amore e, con il tempo,

si scopre che è anche di più: è un atto

collettivo, politico, capace di incidere nel

profondo di una comunità.

Quando un adulto legge a un bambino si

apre un mondo: il vocabolario si amplia, la

mente si allena, la fantasia prende il volo.

Nei primi anni di vita il cervello è terreno

fertile: ogni parola è un seme, e non è solo

una metafora. La scienza lo conferma:

ascoltare storie coltiva l’attenzione, la

memoria, la capacità di osservare e capire.

Cresce così l’autostima, diminuiscono le

difficoltà scolastiche, si stimola una

partecipazione attiva alla vita sociale. Da

qui a un futuro sereno il passo è breve.

Ecco perché la decisione della Regione

Campania di elevare la lettura di relazione a

Legge nella fascia d’età 0–6 anni non è una

banalità: è una scelta strategica.

La Legge che fa la differenza

La Legge regionale n. 15 del 24 giugno

2020 (Legge a sostegno delle buone

pratiche per le politiche integrate di

sicurezza. Istituzione di Punti Lettura rivolti

alle bambine e ai bambini dalla nascita fino

a sei anni di età e ai loro genitori) ha fissato

un obiettivo stimolante: istituire una rete

capillare di Punti Lettura destinati ai piccoli

e alle loro famiglie, inserendola nell’ambito

delle politiche integrate di sicurezza, della

prevenzione della devianza e della lotta alla

povertà educativa.

È con questa Legge che nasce Semi di

Storie, il programma che ha attivato i Punti

Lettura sul territorio campano: presìdi

gestiti da enti pubblici e del terzo settore,

ognuno dei quali è intitolato alla memoria di

vittime innocenti della criminalità.

In questi spazi accade che la voce diventi

‘carezza’, lo sguardo ‘casa’. Leggere

insieme fa scoprire che le emozioni hanno

un nome e che possono essere condivise.

E, soprattutto nei contesti più vulnerabili —

dove la famiglia può non avere risorse,

dove l’orizzonte sembra più stretto — offrire

uno spazio a misura di piccolo lettore vuol

dire rompere una catena: quella della

povertà educativa e della fragilità sociale.

In una terra come la Campania, il

programma Semi di Storie è dunque una

scelta lungimirante: la lettura, sin

dall’infanzia, diventa strumento di riscatto.

Ogni libro letto a un bambino, ogni Punto

Lettura aperto in un quartiere meno servito,

ogni operatrice o operatore che accoglie

una famiglia non è solo un gesto: è un

investimento sul futuro. È la diffusione del

pensiero libero, del cuore aperto, della

comunità che cresce.

Dopo la settimana di novembre dedicata ai

diritti dell’infanzia e dell’adolescenza,

dicembre sarà il mese della gioia e della

leggerezza, con letture nelle piazze che

racconteranno la magia della condivisione,

mettendo al centro le emozioni delle

bambine e dei bambini e degli adulti che

leggono insieme.

Gli otto Punti Lettura Semi di Storie attivi

in Campania

• Punto Lettura Napoli Tribunali, presso il

Pio Monte della Misericordia

• Punto Lettura Napoli Ottocalli, nei locali

della Chiesa Santi Giovanni e Paolo in

Piazza Ottocalli

• Punto Lettura Napoli Chiaiano, al Plesso

Spinelli dell’I.C. Giovanni XXIII Aliotta

• Punto Lettura Pozzuoli (NA), presso il

Circolo Sociale Terza Età

• Punto Lettura Torre del Greco (NA),

presso il Palazzo Baronale

• Punto Lettura Casal di Principe (CE),

presso Casa don Diana

• Punto Lettura Montesarchio (BN), all’I.

C. Ilaria Alpi, plesso Varoni

• Punto Lettura Morra De Sanctis (AV),

all’Oratorio Don Sirio Colombo

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CULTURA E SPETTACOLI

Luigi Grispello all’Ufficio di Presidenza AGIS

88

La rielezione di Luigi Grispello rafforza la rappresentanza delle Unioni

89

Regionali e rilancia la sfida delle politiche culturali nel Mezzogiorno

di Paola Pagliuca

L’Assemblea nazionale dell’AGIS ha

riconfermato Luigi Grispello nell’Ufficio di

Presidenza dell’Associazione Generale

Italiana dello Spettacolo, attribuendogli

nuovamente il ruolo di rappresentante delle

Unioni Regionali. Una decisione che va letta

non soltanto come un atto di continuità, ma

come un investimento strategico nei

confronti di una figura che, da oltre

vent’anni, interpreta con rigore e

competenza le esigenze dell’ecosistema

culturale territoriale. L’avvocato Grispello,

alla guida dell’Unione AGIS della Campania

dal 2000, è oggi uno dei profili più autorevoli

nel panorama organizzativo dello spettacolo

italiano. La sua riconferma si inserisce in un

rinnovo complessivo dell’assetto nazionale

dell’AGIS, con la presidenza di Francesco

Giambrone per il nuovo triennio, a

testimonianza di un equilibrio istituzionale

che valorizza esperienza, visione e capacità

di mediazione.

Il valore imprenditoriale della rielezione di

Grispello risiede nella sua profonda

conoscenza delle dinamiche culturali del

Mezzogiorno, dove il mondo dello

spettacolo continua a scontare una fragilità

strutturale aggravata dalla storica disparità

nella distribuzione delle risorse. In una sua

dichiarazione, lo stesso Grispello ha

sottolineato con realismo la criticità del

momento: «Il nostro settore sta

attraversando un momento di grave

difficoltà che coinvolge operatori e imprese

a livello nazionale. Tale complessa

situazione si acuisce nel Mezzogiorno, dove

il notevole divario nella distribuzione delle

risorse pubbliche esaspera la crisi». Le sue

parole restituiscono un quadro concreto: per

quanto la filiera dello spettacolo resti uno

dei comparti più vitali dell’economia

culturale italiana, la persistenza di un gap

territoriale rischia di indebolire l’intero

sistema di produzione artistica e creativa.

La centralità del riequilibrio territoriale,

indicata come obiettivo cardine dalla Legge

106/2022 – Codice dello

Spettacolo, diventa quindi un

asse portante della missione

affidata a Grispello. «Il nostro

impegno – ha aggiunto – è

volto a suggerire e sostenere

tutte le azioni necessarie che

favoriscano il riequilibrio

territoriale, un obiettivo cardine

del Codice dello Spettacolo, il

cui Decreto Legislativo

attuativo è ancora in corso di

definizione». L’imprenditoria

culturale, in questo quadro,

non riguarda soltanto

programmazione artistica e

gestione di spazi, ma assume i

contorni di un’azione politica ed

economica a tutti gli effetti:

incidere sulle linee di finanziamento,

sostenere la competitività delle imprese

culturali, rafforzare le reti tra istituzioni,

fondazioni, enti locali e operatori.

La composizione del nuovo Ufficio di

Presidenza AGIS conferma la volontà di

costruire un coordinamento nazionale solido

e autorevole. Accanto a Grispello figurano

Fulvio Macciardi, Luciano Messi, Lanfranco

Li Cauli, Massimo Biscardi, Gilberto Santini,

Patrizia Coletta, Bruno Sconocchia,

Francescantonio Pollice, Antonio Buccioni,

Domenico Dinoia e Pierluigi Cecchin,

mentre la vicepresidenza è affidata a Marco

Parri, riconfermato anche alla guida di

Federvivo. Un gruppo che riflette

competenze manageriali, esperienze

territoriali differenti e una visione condivisa

di governance collaborativa.

Anteprima Premio Elsa Morante 2025: Dacia Maraini

incanta il Teatro Diana

Un dialogo intenso tra scrittura, impegno civile e nuove generazioni

apre la 40esima edizione

L’anteprima della 40esima edizione del

Premio Elsa Morante si è trasformata in una

vera festa della cultura al Teatro Diana, che

ha accolto una platea gremita e attentissima

in occasione dell’incontro con Dacia

Maraini, scrittrice candidata al Nobel e

presidentessa del Premio. L’evento,

organizzato dall’Associazione Culturale

Premio Elsa Morante, ha richiamato oltre

500 studenti e numerosi

rappresentanti del mondo

istituzionale, editoriale,

accademico e artistico,

confermando il valore civile

e formativo che caratterizza

il Premio sin dalla sua

nascita.

Sul palco, la direttrice del

Premio, Tiuna Notarbartolo,

ha condotto un’intervista

profonda, scandita da domande capaci di

illuminare il cuore della poetica marainiana

e l’eredità intellettuale di Elsa Morante, nel

quarantennale della sua scomparsa.

Maraini, accolta da una standing ovation, ha

ricordato come la scrittura di Morante

continui a rappresentare «una coscienza

vigile e irrinunciabile», paragonando La

Storia e L’isola di Arturo a «specchi che ci

costringono a guardare con onestà la

condizione umana, oltre ogni retorica».

L’incontro si è aperto con i saluti della

direttrice del Teatro, Claudia Mirra, e di

Margherita Siniscalchi, presidentessa della

Commissione Scuola della V Municipalità di

Napoli, entrambe sottolineando il ruolo

fondamentale della collaborazione tra

istituzioni culturali e mondo dell’istruzione.

Successivamente sono intervenuti il

giornalista Enzo Colimoro, giurato del

Premio e segretario dell’Ordire dei

Giornalisti della Campania, la scrittrice

Ornella Della Libera (vincitrice del Premio

Elsa Morante Ragazzi 2009), Giulia

Giannini della Giannini Editore, l’attore

Alessandro Incerto e Francesco Bellofatto,

in rappresentanza del Distretto

Aerospaziale della Campania (DAC).

Tra il pubblico hanno seguito con

partecipazione il magistrato Aldo De Chiara,

presidente della Fondazione Castel

Capuano e già vincitore del Premio Elsa

Morante per l’impegno civile nel 2009, Clara

Pellegrino, presidente della Fnism -

Federazione Nazionale Insegnanti,

Domenico Marrazzo, consigliere della Città

Metropolitana di Napoli, Guido Giannini,

presidente della Giannini Editore, Piero

Avallone, presidente del Tribunale dei

Minori di Salerno, e Alessandra Contini,

funzionaria del Ministero degli Esteri.

Particolarmente intenso è

stato il momento dedicato alle

domande degli studenti,

coinvolti direttamente nella

conversazione con Dacia

Maraini. La scrittrice ha

insistito sulla necessità di

inserire più donne nelle

antologie scolastiche e nei

percorsi didattici: «Accanto ai

grandi padri della letteratura

dovrebbero esserci anche le grandi madri»,

ha dichiarato. E ha aggiunto: «Penso a

figure come Eleonora Fonseca Pimentel,

giornalista colta e coraggiosa, simbolo della

Rivoluzione Partenopea, che molti ragazzi

ancora non conoscono. La memoria non è

un ornamento, è uno strumento di libertà».

L’anteprima ha dato spazio anche al talento

dei più giovani, con la premiazione dei

vincitori del contest “Pubblica col Morante”:

Giulia Verde del Liceo Classico Durante,

autrice di Le strade che siamo; Giulia

Tagliamonte del Liceo Artistico Palizzi,

autrice de Il Flamingo e la Tortuga; e

Francesco Russo della Scuola Media

Belvedere, autore di Jack e Robin. I tre

giovani autori, proclamati “Giovani

Morantiani”, sono stati premiati dalla stessa

Maraini. Le loro opere sono pubblicate da

Giannini Editore nelle collane Kids e

Generazione Tempesta, confermando

l’impegno del Premio nella promozione dei

nuovi linguaggi narrativi e nel sostegno alla

creatività emergente.

Un elemento di particolare rilievo è stato

l’annuncio del percorso speciale che

caratterizzerà questa 40esima edizione: il

Premio Elsa Morante approderà infatti

all’Istituto Italiano di Cultura di New York,

diretto da Claudio Pagliara, ampliando

ulteriormente il proprio profilo

internazionale.

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CULTURA E SPETTACOLI

L’anima del palcoscenico: Nando Paone,

attraversato generazioni di

fiammella, esercitando

pubblico: dagli esordi con

modernità ma senza

90 Mico Galdieri alla

trascurare la tradizione. 91

l’attore che non ha mai tradito la missione

collaborazione con Eduardo

In un tempo in cui si

De Filippo e Vincenzo

parla molto di

Intervista a uno dei volti più intensi del teatro e del cinema italiano

Salemme, dai ruoli iconici di

intelligenza artificiale

Benvenuti al Sud e Reality

e poco di intelligenza

ai successi televisivi come

emotiva, come può

di Manuela Ragucci

giornalista Gabriella Diliberto, un

Mina Settembre.

l’arte restituire agli

appuntamento bisettimanale con ospiti

Lo abbiamo incontrato per

esseri umani la

Tra i protagonisti più intensi e longevi della d’eccezione.

una conversazione sul

capacità di sentire?

scena italiana, Nando Paone continua a Nel suo libro Io, Nando Paone, edito da

teatro, sulla missione

Bella domanda! Chi può

essere una presenza imprescindibile del Martin Eden, un volume-intervista realizzato

dell’attore e sul futuro

dirlo, se noi stessi,

panorama culturale napoletano. Oggi dirige dal critico cinematografico Ignazio

dell’arte nell’epoca

quelli di una

il Teatro Sala Molière di Pozzuoli, una realtà Senatore, in cui l’attore ripercorre oltre

dell’intelligenza artificiale.

generazione “meno

che negli ultimi anni ha riconquistato cinquant’anni di carriera tra teatro, cinema e

Lei parla spesso del

recente”, troppo spesso

centralità grazie a un cartellone ricco e alla televisione, racconta l’episodio che ha

teatro come ‘missione’. In

ci affidiamo alle

scelta, coraggiosa e controcorrente, di cambiato la sua vita:

un tempo in cui tutto

scorciatoie? Per quanto

investire sulla formazione.

«Quando avevo sedici anni, a Bagnoli

corre veloce, cosa

mi riguarda, sono ben

Parallelamente alla stagione teatrale, infatti, c’erano sei, sette sale e si andava al

significa oggi, per un

lieto di non averci capito

proseguono due percorsi laboratoriali: il cinema senza sapere nulla del film che

attore, restare fedele a

ancora molto, di queste

laboratorio teatrale guidato da Paone e avremmo visto. Una sera c’era in

quella missione interiore?

diavolerie, per cui mi

Significa sacrificio e

affido ancora ai miei

dedizione. Spesso capita di ricevere cinque sensi. Bisognerebbe tornare a

proposte di lavoro non in linea con il frequentare più spesso gli eventi live, di

percorso che si è scelto di fare, e allora qualunque genere – teatro, musica, musei,

rifiuto la proposta. Altre volte sono io stesso eccetera – invece di affidarsi al remoto.

a proporre lavori da mettere in scena e non Se potesse tornare a parlare al giovane

sempre raggiungo l'obiettivo: in entrambi i Nando che imitava Noschese davanti

casi, dunque, il sacrificio si compie, ma allo specchio, cosa gli direbbe oggi,

vince sempre l'amore per questo mestiere. dopo tutta questa vita di palcoscenico e

Ha lavorato con maestri che hanno fatto anima?

della parola un rito e del gesto un Dal momento che sono molto soddisfatto

simbolo. C’è un insegnamento invisibile, della posizione che occupo e di dove sono

non tecnico ma ‘animico’, che le hanno riuscito ad arrivare sinora, lo incoraggerei a

lasciato?

continuare così: con amore, dedizione e

Il teatro, e in generale l'arte della

anche un pizzico di incoscienza.

recitazione, è soprattutto comunicazione: di Nando Paone continua a essere un

emozioni, di sentimenti, oltre che,

interprete capace di attraversare i linguaggi

naturalmente, di messaggi ‘politici’ nel del teatro, del cinema, della televisione e

senso più ampio, direi quasi ‘educativi’. I del podcast, con una fedeltà rara alla

grandi maestri che ho avuto il privilegio di propria vocazione originaria. La direzione

incontrare, Eduardo in primis – ma ci del Sala Molière, i laboratori e il progetto di

metterei anche l'amico Salemme – mi Camerino Podcast confermano il suo

hanno trasferito il senso della dedizione e impegno non solo come artista, ma come

della disciplina, fondamentali per la buona custode di una comunità teatrale che deve

riuscita di uno spettacolo.

rinnovarsi senza smarrire le radici.

Il teatro napoletano ha un’anima antica, Il suo percorso, raccontato nel libro Io,

quasi sciamanica, capace di parlare sia Nando Paone, è quello di un attore che non

al dolore che alla luce interiore. Cosa ha mai smesso di interrogarsi sul senso

quello di cinema diretto da Carlo Luglio, che programmazione L’inquilino del terzo piano

resta oggi di quella sacralità del

profondo del mestiere, convinto che, anche

già lo scorso anno ha portato alla

di Roman Polanski. Quel film mi folgorò,

palcoscenico?

oggi, la missione sia una sola: tenere

realizzazione di un docufilm. A questo si anche per la straordinaria interpretazione di

Ahimè, temo ben poco, dato il dilagare di accesa la fiammella.

aggiunge la seconda stagione di Camerino Polanski. Decido: “Voglio fare l’attore”.»

una presunta comicità o drammaticità

Podcast, condotto da Paone insieme alla Da quella folgorazione, Paone ha

sempre meno sentite da parte di chi le

(foto di Gianni Biccari e Riccardo Siano,

esercita. Importante è tenere accesa la

per gentile concesisone)

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CULTURA E SPETTACOLI

Ravello 2026: l’eccellenza che

92 93

risplende tra cielo e mare

Anticipazioni, protagonisti e visioni del 74° Ravello Festival, il cuore

internazionale dell’estate musicale in Campania

di Walter Ferrigno

Ravello non è semplicemente un luogo: è

un’idea di bellezza. Un’idea che ogni estate

si incarna nel suo festival, appuntamento tra

i più prestigiosi del panorama musicale

internazionale, capace di attrarre visitatori

da tutto il mondo e di riaffermare, anno

dopo anno, la vocazione culturale della

Costiera Amalfitana. La 74ª edizione, in

programma dal 4 luglio al 5 settembre 2026,

si annuncia come una delle più raffinate e

attente alla qualità degli ultimi anni, e già le

anticipazioni diffuse dalla Fondazione

Ravello delineano un cartellone che punta a

consolidare il ruolo del Festival come “punto

di riferimento irrinunciabile dell’estate

musicale italiana”, come sottolinea il

presidente Alessio Vlad.

Il prestigio di un festival si misura tanto dalla

sua storia quanto dalla statura dei

protagonisti che ne calcano il palcoscenico.

Per questo le anticipazioni del 2026

assumono un peso particolare: Daniele

Gatti, Kent Nagano e Sir Simon Rattle – tre

dei direttori più celebrati sulla scena

mondiale – saranno al centro di un percorso

musicale che unisce tradizione, innovazione

e profondi legami con il

luogo che lo ospita. A

inaugurare il Festival, il

4 luglio, sarà Gatti alla

guida dell’Orchestra del

Maggio Musicale

Fiorentino, mentre a

chiuderlo, il 5

settembre, sarà la

Freiburger

Barockorchester diretta

da Rattle, maestro

capace come pochi di

coniugare rigore e

carisma interpretativo. A

completare il trittico, il 31 luglio, Kent

Nagano proseguirà il suo affascinante

progetto wagneriano, eseguendo Die

Walküre in forma di concerto con la

Dresdner Festspielorchester e il Concerto

Köln, su strumenti originali: una proposta

che porta a Ravello una delle riletture più

colte e ricercate del repertorio romantico

europeo.

Ma Ravello non vive soltanto di sinfonismo.

Sabato 11 luglio il Festival sarà attraversato

dall’energia viva del teatro musicale con

L’Orfeo di Claudio Monteverdi nella

riscrittura di Luciano Berio, un unicum che

unisce tradizione, sperimentazione e

coinvolgimento della comunità locale. Lo

spettacolo, affidato alla regia di Manuel

Renga, animerà uno dei percorsi più

suggestivi di Ravello, dalla Piazza del

Duomo al Belvedere di Villa Rufolo,

includendo nelle formazioni musicali anche

le bande della Costiera Amalfitana: un gesto

simbolico che racconta un festival radicato

nel territorio ma con occhi e respiro

internazionali.

Le anticipazioni del 2026 non dimenticano

uno degli appuntamenti più amati dal

pubblico: il celebre Concerto all’Alba dell’11

agosto, rituale laico che ogni estate

richiama spettatori pronti ad attendere il

sorgere del sole sulla musica,

nell’atmosfera mozzafiato sospesa tra mare

e cielo.

L’azione della Fondazione Ravello – guidata

dal direttore generale Maurizio Pietrantonio

– non si limita però ai mesi estivi. La volontà

di consolidare Ravello come destinazione

culturale permanente si riflette anche nella

programmazione invernale e primaverile: il

29 dicembre Massimo Ranieri porterà in

scena Tutti i sogni ancora in volo,

spettacolo che intreccia musica, teatro e

memoria in una sorta di augurio collettivo di

fine anno. Seguirà, il 1º gennaio, il

tradizionale Concerto di Capodanno con

Jordi Bernàcer sul podio dell’Orchestra

Filarmonica di Benevento, insieme al

soprano Maria Kokareva e al baritono

Amartuvshin Enkhbat, interpreti di primo

piano del panorama operistico

internazionale.

Ad ampliare ulteriormente l’offerta culturale,

la nascita di Cinema Ravello, una rassegna

realizzata in collaborazione con il Comune

di Ravello e dedicata ai successi della

stagione cinematografica 2024/2025. A

riprendere invece una tradizione molto

amata, la Sacra Rappresentazione della Via

Crucis tornerà il 29 marzo 2026,

trasformando il centro storico in un teatro

diffuso che coinvolge centinaia di figuranti.

La forza del Ravello Festival risiede anche

nella sua capacità di anticipare, comunicare

e costruire un rapporto privilegiato con il

pubblico internazionale. “Ripeteremo anche

la possibilità di registrarsi sul sito per

ottenere una prelazione sull’acquisto”,

afferma ancora Alessio Vlad, sottolineando

come l’attenzione verso i visitatori sia parte

integrante della visione del Festival, che

punta a facilitare l’accesso agli spettacoli e

a valorizzare il turismo culturale di qualità.

In queste anticipazioni, che già delineano

un orizzonte ricco di visioni e di interpreti

straordinari, si ritrova la natura profonda del

Ravello Festival: un luogo dove la musica

non è solo esecuzione, ma esperienza,

immersione, incontro. Un appuntamento

che si rinnova da oltre settant’anni e che

continua a essere, per la Campania e per

l’Italia, un presidio di cultura capace di

illuminare ogni estate con una bellezza che

sembra nascere direttamente dal paesaggio

che lo ospita. Ravello, ancora una volta, si

prepara a essere il centro musicale del

Mediterraneo: un invito aperto al mondo,

rivolto a chi cerca nella musica non solo

ascolto, ma emozione pura.

(foto Ackermann, Antoine Saito, Marco

Borggreve e Anouk Andrea Boni fornite

dall’Ufficio stampa della Fondazione Ravello)

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CULTURA E SPETTACOLI

Trianon Viviani, una stagione “appassiunata”

Benedeo Casillo foto GIANNI BICCARI

94

Dal 2 gennaio al 17 maggio il teatro di Forcella celebra la cultura

95

napoletana tra tradizione, musica e nuove contaminazioni

di Manuela Ragucci

La seconda parte della stagione 25|26 del

Trianon Viviani si apre sotto il segno

dell’“appassiunata”: un cartellone ricco, che

dal 2 gennaio al 17 maggio porta sul palco

del teatro di Forcella quarantasei

appuntamenti tra spettacoli teatrali,

concerti, stand up comedy e incontri

speciali. Una proposta ampia e diversificata,

costruita dalla direttrice artistica Marisa

Laurito, giunta al suo sesto anno di guida

del teatro.

«In questa seconda parte di stagione ho

cercato di diversificare le scelte per andare

Il Trianon conferma così la propria

vocazione di Casa della cultura musicale e

teatrale partenopea, capace di muoversi tra

memoria e contemporaneità: dal teatro

classico napoletano alla drammaturgia di

oggi, dalla prosa civile al rock, dalla

canzone d’autore al burlesque. La

programmazione si apre con due tributi a

figure indimenticate della cultura

napoletana.

Il 6 gennaio un’intera giornata ricorda

Roberto De Simone, legato a doppio filo alla

storia recente del Trianon, tra la leggendaria

inaugurazione del 2002 e il suo ultimo

spettacolo, Trianon Opera (2021). In

incontro alle richieste di un pubblico più

vasto – spiega Laurito – con tanti spettacoli

teatrali e musicali, ma anche stand up

comedy e formati inediti per il nostro palco».

programma una mostra di Gennaro

Vallifuoco e la proiezione del docufilm A

proposito di Roberto De Simone.

Il 7 febbraio il concerto Per James Senese

rende omaggio al grande musicista, che

proprio quella sera avrebbe dovuto esibirsi

al teatro.

Originale e attesissima la prima esecuzione

moderna del Barbiere di Siviglia in versione

ottocentesca con don Bartolo in napoletano

(27 febbraio), diretta da Benedikt Sauer.

In occasione della Giornata internazionale

della Donna, il Trianon propone il dittico

Oltre l’8 marzo: Doppio specchio di Anita

Mosca (6 marzo) e il musical Camicette

bianche, ispirato all’incendio della fabbrica

newyorkese del 1911 (7 marzo).

Dopo l’ultima recita della Cantata dei

Pastori con Peppe Barra (4 gennaio), il

cartellone teatrale del 2025–26 presenta

ventuno spettacoli.

Tra i titoli di gennaio: Benedetto Casillo con

Caviale e lenticchie (9), Massimo

Venturiello in Chicchignola (17), Luca De

Lorenzo con Stand up Opera (18) e Gino

Rivieccio in Inciuci del golfo in salsa

piccante (30).

A febbraio spiccano: Marco Zurzolo

Quintetto con Dint' 'o scuro sulle Quattro

giornate di Napoli (1°), Oscar Di Maio in È

asciuto pazzo ‘o parrucchiano (13),

Gianluca Guidi con Sinatra the Man and His

Music (21), Maria Letizia Gorga con

Mademoiselle Guaglione (22).

A marzo arrivano Antonella Stefanucci con

L'Artista incompresa (1°), Ottavia Piccolo

con Matteotti di Massini (20), Stefano

Sarcinelli con Felice, io? (21) e Tommaso

Bianco in Filumena Marturano (22).

Aprile e maggio portano in scena, tra gli

altri, Gianfranco Gallo (Misantropolis),

Massimo Lopez, lo spettacolo Storie di

Donne e Madonne coordinato da Laurito (9

maggio), e Peppe Lanzetta con Figlio di un

Bronx minore (15 maggio).

La musica resta un pilastro della

programmazione del Trianon: diciassette le

serate dedicate, tra cui Vio-Lenti di Luca ‘o

Zulù Persico e Caterina Bianco (16

gennaio), l’omaggio a Carosone con Enzo

Decaro e Ànema (24 gennaio), il concerto

della giovane Frida Bollani Magoni (28

febbraio), gli Osanna con Suddance (28

marzo), Francesca Marini in un tributo a

Giulietta Sacco (29 marzo), e i 99 Posse in

chiusura (16 maggio).

La comicità contemporanea trova spazio

con Gianpaolo Gambi in Io odio Napoli (23

gennaio) e Ciro Giustiniani con Reel (19

febbraio).

La direttrice artistica commenta così il lavoro

fin qui svolto: «In questi sei anni di direzione

artistica ho pensato con amore al teatro

Trianon Viviani, tutti i giorni mettendoci testa

e cuore. La direzione artistica non è soltanto

una questione di scelte individuali, ma un

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CULTURA E SPETTACOLI

impegno a sostenere e valorizzare il potere tradizione, sperimentazione e identità si

Antonella Stefanucci

del teatro e della musica come linguaggi intrecciano, stagione dopo stagione.

96 universali. Credo di aver fatto il possibile e

97

più del possibile, senza risparmio di energie.

Napoli non aveva un teatro che raccontasse (foto di Gianni Biccari, Pino Miraglia e

la sua ineguagliabile storia musicale… ora

altri, fornite dall’Ufficio stampa

ce l’ha!»

del Trianon Viviani)

Con questo cartellone vivace e articolato, il

Trianon Viviani conferma la sua missione:

custodire e rinnovare l’anima culturale di

Napoli, offrendo un palcoscenico dove

Maeo Oavia Piccolo

Peppe Barra

Tommaso Bianco

Dint o scuro

Gianfranco Gallo

Fiorenza Calogero

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Massimo Lopez

98 99

Aurora Giglio

99-posse

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CULTURA E SPETTACOLI

Made in Carcere veste ANNA: l’arte come

davvero orgoglioso che il Sentiero

100

rigenerazione lungo il Sentiero dell’Arte e dell’Anima

abbia potuto ispirare un progetto

come questo. È un luogo carico di

energia positiva, capace di

101

Un progetto che unisce etica, bellezza e riscatto nel cuore della Val d’Orcia

diffondere messaggi di cura e

valorizzazione delle persone e dei

territori». L’arte, qui, diventa un

di Fabrizio Matarazzo

ponte, un modo per restituire

identità a chi spesso è invisibile, per

C’è un luogo, tra le colline morbide della Val

aprire un dialogo tra mondi che

d’Orcia, dove la bellezza non è un’illusione

raramente si incontrano.

estetica ma un atto di verità. È il Sentiero

Le fotografie di Elisabetta Gazziero

dell’Arte e dell’Anima di Pienza, creato dalla

incarnano un’estetica che rifugge la

Fondazione FUR e riconosciuto dalla

posa, la costruzione, la rigidità. Il

stampa internazionale come uno degli

progetto #ANNA nasce con

itinerari più evocativi del paesaggio

l’obiettivo di liberare lo sguardo

toscano. Qui è nato “Lungo il Sentiero

delle giovani donne, spesso

dell’Arte e dell’Anima – Made in Carcere

intrappolate nell’omologazione dei

veste #ANNA”, un progetto che fonde arte

social network. Obiettivo dichiarato:

contemporanea, moda etica e impegno

restituire un’immagine non filtrata,

sociale, mettendo al centro la

vulnerabile e coraggiosa. Le sue

trasformazione umana. È un percorso

simbolico e reale in cui il paesaggio diventa

metafora, il corpo linguaggio, l’immagine

testimonianza.

A incarnare questa visione è Anna Fielbal,

giovane modella francese e studentessa

dell’EIDM di Lille, protagonista degli scatti

realizzati da Elisabetta Gazziero, fotografa

italiana e docente di fotografia presso la

Business School francese. Anna indossa i

capi creati da Made in Carcere, il marchio

etico fondato da Luciana Delle Donne,

figura simbolo dell’economia rigenerativa

del Mezzogiorno. Gli abiti che scorrono sul

suo corpo,

sospesi tra

delicatezza e

potenza,

provengono da

tessuti rigenerati:

scarti industriali

che, grazie al

lavoro delle

persone detenute

nei laboratori

Made in Carcere,

acquisiscono non

solo forma e

colore, ma

soprattutto un

senso nuovo, una

seconda vita

possibile.

Il Metodo/Modello

Made in Carcere

è infatti pensato

per restituire

dignità e

competenze a

donne, uomini e

minorenni in stato

di detenzione.

Recupera

materiali destinati

allo smaltimento e

li trasforma in

oggetti di design

etico, costruendo

percorsi

professionali e umani di

reinserimento. Ogni punto di cucitura

è testimonianza di una resistenza

silenziosa, ogni capo racchiude la

forza di chi lo ha realizzato. Come

sottolinea Luciana Delle Donne,

«dare e darsi è la nuova frontiera

della ricchezza. La nostra ricompensa

è lo sguardo vivo delle persone

detenute, quel sorriso di gratitudine

che racconta dignità, consapevolezza

e speranza».

La scelta della Val d’Orcia non è

casuale. Il Sentiero voluto dalla

Fondazione FUR è un ambiente che

amplifica l’introspezione e la libertà,

uno spazio dove l’arte si intreccia con

la natura. Il presidente della

Fondazione, Urs Rechsteiner,

condivide questa visione: «Sono

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CULTURA E SPETTACOLI

parole chiariscono questa intenzione: Palmes Académiques testimonia la

102

l’obiettivo è «conjugare bellezza e

risonanza del suo lavoro e il suo contributo

autenticità, donare un contenuto

all’empowerment femminile.

103

emozionale a ogni immagine, raccontando Il progetto è stato coordinato dalla project

l’essere umano prima della figura».

manager e giornalista Maria Cava, con il

Accanto ad Anna e alla fotografa, lungo il supporto della runner e assistente Maria

Sentiero, cammina anche Maude Jimenez Grazia Cacace. È un lavoro corale, nato da

Mermillon, scienziata francese,

competenze e sensibilità diverse, legate da

professoressa dell’Università di Lille e una visione comune: far emergere il potere

ambasciatrice del programma For Girls in trasformativo dell’arte, la capacità delle

Science della Fondazione L’Oréal. La sua immagini di raccontare ciò che le parole da

presenza rafforza la

dimensione culturale del

progetto: l’impegno per la

formazione, l’uguaglianza

di genere, la promozione

delle discipline STEM per

le nuove generazioni. Il

suo recente

riconoscimento come

Chevalier de l’Ordre des

sole non sanno contenere.

“Lungo il Sentiero dell’Arte e dell’Anima –

Made in Carcere veste #ANNA” è un

racconto visivo di delicatezza e potenza, un

manifesto di bellezza non come mera

estetica, ma come risorsa civile. È un

progetto che illumina la missione di Made in

Carcere e la connessione profonda con il

Sud d’Italia, dove la creatività si intreccia da

sempre con la resilienza. In ogni scatto si

percepisce una verità semplice e

necessaria: la bellezza è un atto politico

quando restituisce dignità, quando apre

possibilità, quando diventa libera.

Il Sentiero dell’Arte e dell’Anima diventa

così la scena naturale di una rinascita

collettiva, un luogo dove lo sguardo si fa

cura e il corpo si fa racconto. È un invito a

camminare tra le storie, a riconoscere la

fragilità come forma di forza, a credere che

ogni vita – anche la più ferita – possa fiorire.

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GUSTI

Benvenuti a Casa Carannante: l’inverno flegreo

agricola, ittica e

artigianale locale, che

104 trova nel ristorante un 105

secondo lo chef Angelo Carannante

alleato e una vetrina di

indiscutibile prestigio.

La nuova creatura del Caracol porta la cucina identitaria e inclusiva

L’esperienza

gastronomica, infine, si

nella stagione fredda, con un viaggio gastronomico autentico,

completa con la cura

della sala e del servizio,

La porta di ingresso si apre sulla baia

guidati da Ciro Sannino,

d’inverno, con il mare di Bacoli che si fa

che interpreta il ruolo

specchio argenteo e il promontorio di

non come sovrastruttura

Miseno che disegna una linea morbida

ma come

all’orizzonte. È qui, all’interno del Caracol,

accompagnamento

che nasce Casa Carannante, il nuovo

sensibile e puntuale. In

progetto gastronomico firmato dallo chef

un contesto in cui

stellato Angelo Carannante, insieme al

l’inclusività non è slogan,

restaurant manager e sommelier Ciro

ma architettura

Sannino, su intuizione degli imprenditori

dell’accoglienza,

Roberto Laringe e Alfredo Gisonno. Una

Sannino diviene

scelta strategica e culturale che permette,

mediatore tra piatto e

ospite, tra racconto e memoria, tra mare

d’inverno e calore della casa.

Casa Carannante è aperta il venerdì a

cena, il sabato a pranzo e a cena, e la

domenica a pranzo. In Via Faro 44, Bacoli, il

mare diventa il primo ingrediente di un

per la prima volta, di vivere l’esperienza

Caracol anche nella stagione fredda,

interpretando la cucina dei Campi Flegrei

con spirito identitario, accessibile e

profondamente contemporaneo.

Roberto Laringe lo spiega con chiarezza:

«Per la prima volta apriamo le porte del

Caracol anche nella stagione fredda; di qui

l’idea di strutturare Casa Carannante,

caratterizzata da una cucina autentica e

accessibile, che dà un tocco di innovazione

a quelli che sono i piatti tipici della nostra

terra, al passo con la stagionalità dei

prodotti e con la ricerca della materia prima

a km zero. Un modo per arricchire l’offerta

di turismo enogastronomico invernale, che

contraddistingue la zona flegrea».

La sala, oggi aperta sul paesaggio

invernale, diventa parte integrante

dell’esperienza. Le ampie vetrate

incorniciano un panorama unico: il mare

quieto, il profilo fermo di Miseno, le isole di

Procida, Ischia e

Capri che

sembrano

emergere come

quinte teatrali,

mentre la luce più

bassa dei mesi

freddi modella

forme e colori. È

un invito a un’altra

percezione del

territorio, più

intima, quasi

meditativa, che

Casa Carannante

trasforma in

linguaggio

gastronomico.

Il menu, concepito

da Carannante

con il suo team,

rispecchia

fedelmente

l’identità locale,

pur concedendosi incursioni calibrate in

altre culture. Sapori mediterranei dialogano

con suggestioni lontane, sempre in

equilibrio con la stagionalità e la filiera

corta. È una cucina che non cerca l’effetto,

ma la riconoscibilità; non la sovrastruttura,

ma la verità della materia prima. Una

filosofia coerente con il percorso dello chef,

già ampiamente riconosciuto per la sua

capacità di tramutare ingredienti umili in

narrazioni contemporanee, capaci di

evocare memoria, luogo e futuro.

Alfredo Gisonno, che insieme a Laringe

guida l’identità progettuale di Casa

Carannante, sintetizza così lo spirito della

nuova apertura: «Gli ospiti sono invitati ad

aprire le porte di Casa Carannante e a

varcarla per assaporare

piatti che rimarranno

nel loro cuore, ricette

della memoria e nuovi

stimoli, ispirati dall’estro

dello chef». L’idea non

è solo quella di

proporre un ristorante

aggiuntivo, ma di

definire una

dimensione

gastronomica che

renda l’inverno flegreo

una stagione di

piacere, esplorazione e

calore conviviale.

Casa Carannante

diventa così un tassello

importante per la

valorizzazione del

territorio. In un’area già

ricca di storia,

archeologia, vulcanesimo e biodiversità, il

progetto contribuisce a costruire un’offerta

destagionalizzata, sostenibile e orientata

alla qualità. La scelta di lavorare a km zero

non è un vezzo retorico: è una pratica

quotidiana, un impegno verso la comunità

racconto che unisce tradizione e

innovazione, identità e viaggio, fermento

contemporaneo e radici millenarie. È qui

che l’inverno flegreo trova finalmente la sua

voce gastronomica.

DIR

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GUSTI

Armonì, il nuovo autunno della cucina puteolana

radicato, invece, l’approccio alla Lardiata una leggerezza contemporanea. La Mia

106

gialla, reinterpretazione in chiave luminosa Pastiera e la Caprese, firmate Armonì,

di un classico dello chef Peppe Guida: raccontano l’identità dolciaria partenopea

La tradizione incontra lo stile di Peppe Guida e Mariano Armonia

pomodorini gialli, ’nduja e cicoli croccanti con un gesto affettuoso e misurato, dove la

107

costruiscono un equilibrio quasi musicale, memoria non è solo nostalgia ma promessa

dove la grassezza non opprime ma sostiene di continuità.

di Antonio Quaranta

che siamo stati e ciò che possiamo

il ritmo. La Genovese di Montoro, preparata L’incontro tra Peppe Guida e Mariano

diventare, tra la cucina di mammà e la

con la dolcissima cipolla dell’Irpinia, e i Armonia non nasce da un progetto formale,

Armonì, nel cuore di Pozzuoli, festeggia ricerca contemporanea”.

Manfredi al ragù di mammà richiamano la ma da una vicinanza umana che si è

l’autunno con un menù che è insieme Questo dialogo tra passato e presente

grande tradizione della pasta napoletana, consolidata negli anni tra eventi, viaggi,

ritorno alle radici e passo deciso verso prende forma già negli antipasti, dove la

ma con una compostezza formale e una chilometri condivisi in auto. Una

un’estetica culinaria moderna. A firmarlo duplice anima del ristorante — terra e mare

pulizia estetica che guardano alla

collaborazione spontanea, quasi inevitabile.

sono lo chef stellato Peppe Guida, maestro — si manifesta in tutta la sua eleganza. Il

contemporaneità.

“È un grande onore per me poter affiancare

della cucina partenopea più autentica e Carpaccio di manzo tiepido ai profumi della

La stessa tensione verso la sintesi perfetta in importanti eventi un mito della cucina

raffinata, e Mariano Armonia, chef patron cucina di mammà è un omaggio alle

tra radice e innovazione si ritrova nei come Peppe Guida”, confessa Armonia. “Mi

del ristorante, custode di un’idea di cucina preparazioni domestiche, ma alleggerito

secondi. Il Maialino in porchetta con ha fatto un regalo vero, consigliandomi i

che onora la memoria senza mai rinunciare nella struttura e impreziosito dalla

papaccelle racconta la Campania

piatti del nuovo menù. È un dono di fiducia,

alla leggerezza. La loro collaborazione delicatezza delle cotture. Il Gateau ai

contadina, i profumi delle conserve e la e anche una responsabilità: quella di far

restituisce un percorso gastronomico che porcini con provola di Agerola gioca con la

ritualità delle carni arrostite, ma con una vivere, nel mio ristorante, una cucina che

mette al centro Napoli, la sua anima e la memoria collettiva del forno di casa, mentre

precisione tecnica che rende ogni morso non tradisce mai la sua anima”.

sua evoluzione, con la consapevolezza che lo Spiedino di polpo con friarielli e ketchup

nitido, calibrato. Il Filetto di ombrina con Armonì, con questo nuovo menù autunnale,

ogni piatto è un racconto, una citazione, un di papaccella attraversa territori noti per

salsa all’acqua pazza richiama invece la conferma la sua identità: un luogo dove la

gesto affettivo.

trasformarli in un piccolo quadro

cucina marinara più pura, quella delle tradizione partenopea non è riprodotta, ma

Il legame con il territorio non è qui un contemporaneo, dove la nota acida della

barche e delle cucine di bordo, elevandola a interpretata; non è imitata, ma rivelata. Una

concetto astratto, ma una linea guida papaccella introduce un ritmo diverso al

una forma essenziale dove la sapidità cucina che parla la lingua della memoria,

concreta: ingredienti locali, prodotti di palato.

dell’acqua pazza diventa una carezza ma con un accento nuovo, leggero,

stagione, profumi che appartengono alla I primi piatti rappresentano il cuore pulsante

controllata, mai invadente.

consapevole. Una cucina, soprattutto, che

quotidianità delle case napoletane. “Il nostro del progetto gastronomico. La Pasta mista

Il percorso si chiude con una dolcezza che non dimentica mai che l’emozione è

obiettivo è emozionare attraverso la aMMare è un inno al mare di Pozzuoli, al

profuma ancora di Napoli ma non rinuncia a l’ingrediente più importante.

memoria”, racconta lo chef Mariano

suo pescato quotidiano, ai profumi che

Armonia, “perché ogni preparazione nasce risalgono dai moli: un trionfo di pesce

da un ricordo, da un’immagine familiare. Ma azzurro, polpo, totani e crostacei che

la memoria non è mai un esercizio

racconta la dignità del mare flegreo e la sua

nostalgico: cerchiamo un equilibrio tra ciò inesauribile generosità. Più intimo e

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GUSTI

La magia dell’inverno in Irpinia: le Giornate

del Tartufo alla Tenuta Cavalier Pepe

suadente.

L’attenzione della Tenuta non si

108 concentra solo sugli adulti: durante il 109

pranzo, i più piccoli partecipano a un

Un’esperienza multisensoriale tra vigne, boschi e aromi pregiati, dove la

laboratorio educativo e a una

divertente degustazione alla cieca di

tradizione diventa racconto enogastronomico

marmellate, pensata per avvicinarli al

mondo dei sapori. A disposizione delle

L’esperienza comincia alle 11.00, con

famiglie ci sono inoltre un’area giochi

l’accoglienza in cantina e un calice di

all’aperto e un ambiente

Or’osé, lo spumante rosato della Casa,

completamente accessibile, petfriendly

e dotato di ampio parcheggio.

aromatico e vellutato, abbinato a bruschette

con caciocavallo e tartufo. È il primo

Le Giornate del Tartufo rappresentano

incontro tra gli ospiti e la materia

più di un evento enogastronomico:

protagonista della giornata, introdotto da un

sono un invito a vivere l’Irpinia

dall’interno, attraverso una delle sue

eccellenze più preziose. È un modo

per celebrare la natura, la cucina, il

ritmo lento delle stagioni, la cultura

dell’accoglienza. Un viaggio che

Nel cuore dell’Irpinia, quando l’autunno

cede il testimone all’interno dopo aver steso

il suo velo dorato sui filari e i boschi si

riempiono di profumi umidi e penetranti, la

Tenuta Cavalier Pepe apre le sue porte a

una delle esperienze più suggestive

dell’anno: le Giornate del Tartufo, in

programma ogni weekend

fino al 4 gennaio 2026,

con eventi dedicati al

rarissimo tartufo bianco

irpino.

«Il tartufo non è soltanto

un ingrediente: è un segno

del territorio, una firma

della natura», spiegano

dalla Tenuta. Un’idea che qui diventa

racconto, percorso sensoriale, immersione

totale in un paesaggio che sa sorprendere

in ogni stagione.

clima conviviale, quasi

familiare, che è cifra

distintiva dell’ospitalità

irpina.

Alle 11.30 prende il via un

breve racconto dedicato alle

origini storiche e mitologiche

del tartufo — un alimento da

sempre carico di simboli,

mistero e seduzione — cui

segue, alle 11.45, la parte

più emozionante del

programma: la passeggiata

nei boschi con il tartufaio e il

suo cane, Bella. Seguirli

mentre individuano i tartufi

sottoterra è come entrare

dietro le quinte di un rituale

antico. «Ogni tartufo

scoperto è un tesoro, e ogni

cerca è una storia che si

rinnova», confida il tartufaio,

mentre il pubblico osserva, apprende, si

appassiona.

Alle 13.30 ci si siede a tavola per il pranzo

degustazione, curato dallo Chef del

ristorante La Veduta. Qui il tartufo

diventa architettura gastronomica,

equilibrio, ricerca. La cucina

procede per sottrazione, per

esaltazione delle materie prime

locali, per armonia con i vini

selezionati nelle annate storiche

della Tenuta: Bianco di Bellona

Irpinia Coda di Volpe DOC 2017,

Brancato Fiano di Avellino Riserva

DOCG 2019, La Loggia del

Cavaliere Taurasi DOCG Riserva

2016 e Chicco d’Oro Passito

Campania IGT 2020.

L’antipasto apre il percorso con un

Cremoso di patate con polvere di

porcini e tartufo a lamelle e una

Zuppetta d’autunno con fagioli,

castagne, porcini e tartufo,

arricchiti dall’olio extravergine I Tre

Colli, fiore all’occhiello della Tenuta. Il primo

piatto è un omaggio alla tradizione irpina:

Spaghetto fresco alla chitarra con crema di

pecorino di Bagnoli Irpino, pepe nero e

tartufo. Il secondo, un Morbido di agnello

con bieta saltata e demi-glace al tartufo,

gioca su contrasti e consistenze, mentre il

dessert, Tartufo e Cioccolato, chiude il

percorso con un abbraccio aromatico e

unisce gourmandise e scoperta, territorio e

tavola, natura e memoria.

Per informazioni: Tel. 0827 73766 – WhatsApp

349 3172480 – visite@tenutacavalierpepe.it

Tenuta Cavalier Pepe - via Santa Vara,

Sant’Angelo all’Esca, Avellino

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GUSTI

Il Matese alla Corte di Don Alfonso 1890

dei borghi storici del Matese hanno

Filetto di manzo in crosta di pane di segale

110

mostrato come la cucina possa farsi ha intrecciato consistenze, contrasti e

Quando un territorio incontra la grande cucina: segale, patata e tartufo

infrastruttura culturale. Grembiuli indossati, tecnica in un racconto di carne, orto e 111

diventano progetto, visione e rigenerazione

C’è un momento, nel racconto di un

territorio, in cui la gastronomia smette di

essere un semplice linguaggio e diventa

una forma di diplomazia culturale. È ciò che

è avvenuto nelle cucine dI Don Alfonso

1890, dove il Matese – con i suoi prodotti

identitari e la sua storia agricola sospesa tra

Campania e Molise – è stato trasformato in

un laboratorio di idee, tecniche e relazioni.

Un incontro tra l’eccellenza della famiglia

Iaccarino e la vitalità dei borghi di Castello

del Matese e Letino, che inaugura un

percorso di rigenerazione gastronomica e

sociale sostenuto dal PNRR e da quattro

università campane.

Al centro del progetto, ospitato nella scuola

comunità dell’alta quota. Non sono stati

semplicemente studiati, cucinati o

raccontati: sono stati condivisi, interpretati,

rielaborati in un contesto che ha messo

fianco a fianco cuochi matesini, produttori,

accademici e la brigata del ristorante

stellato.

«La sopravvivenza delle produzioni tipiche

e il loro futuro dipendono dalla capacità di

metterle al centro, proteggerle e

raccontarle», afferma Mario Iaccarino,

responsabile dell’accoglienza del brand Don

Alfonso 1890, con una chiarezza che

riassume la filosofia di una famiglia

impegnata da decenni nella difesa della

biodiversità e nella valorizzazione di filiere

mani immerse negli impasti,

consapevolezze scambiate davanti ai

fuochi: gli operatori turistici del Matese

hanno appreso tecniche d’alta cucina

panificazione. La Patata del Matese farcita

con ostriche su lenticchie e gamberetti ha

portato al tavolo un dialogo elegante tra

terra e mare, mentre le Sfere di gnocchi di

di cucina della casa madre di Sant’Agata

sui Due Golfi, tre ingredienti che portano

con sé paesaggi, climi e saperi antichi: il

tartufo nero del Matese, la patata del

Matese e la sècena, la segale che per

secoli ha dato sostanza e identità alle

virtuose. «Per realtà come la nostra,

lavorare ogni giorno con i migliori produttori

locali è un privilegio ma anche una

missione».

Le giornate formative che hanno animato il

progetto Rigenerazione culturale e sociale

replicabili nei propri contesti di ospitalità.

Hanno studiato le potenzialità della segale

come cereale “povero” ma materico, la

gestione delle cotture della patata d’altura,

la delicatezza del tartufo nero trattato non

come ingrediente di lusso, ma come

simbolo del sottobosco matesino.

«Imparare a trattare una patata di Letino, la

segale o il tartufo non è solo cucina: è

prendersi cura di un futuro più buono e

consapevole», sottolinea lo chef Ernesto

Iaccarino, che ha guidato il workshop con il

suo secondo, Nicola Pignatelli.

«Condividere tecniche significa permettere

agli operatori del Matese di diventare

ambasciatori della loro terra».

Dalla teoria alla tavola, i piatti preparati

nelle cucine di Don Alfonso sono diventati la

narrazione più convincente delle

potenzialità gastronomiche del Matese. Gli

Scialatielli di segale con broccoli, vongole e

colatura di alici hanno mostrato come un

cereale rustico possa farsi protagonista di

un equilibrio marino-vegetale impeccabile. Il

patate ripiene di melanzane e provola

hanno dimostrato la capacità del comfort

food di trasformarsi in gesto ad alta cucina.

La pasta ripiena di pollo alla genovese con

fonduta di parmigiano e tartufo nero ha fatto

emergere una delle tradizioni più identitarie

del Sud in chiave raffinata; infine, L’uovo in

tegamino al tartufo nero, reinventato con

tecniche leggere e concentrazioni di gusto,

ha onorato la nobiltà della semplicità.

Attorno a questi piatti, due cene

degustazione hanno trasformato la cucina

in convivio e il convivio in pensiero

collettivo. Intorno alla tavola, accanto ai

calici, si sono incontrate storie di agricoltura

biologica, pascoli e altopiani, ma anche di

giovani cuochi che tornano nei loro borghi

con un rinnovato sentimento di

appartenenza. A guidarli, l’approccio

didattico della famiglia Iaccarino: apertura,

ascolto, cura del dettaglio e la volontà di

tradurre la filosofia agricola della tenuta Le

Peracciole in un metodo condiviso.

Livia Iaccarino lo sintetizza con la semplicità

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GUSTI

che solo le radici autentiche possiedono: sapere rinnovato, ma soprattutto

112

«L’agricoltura biologica è sempre stata un’esperienza: quella di aver visto come

l’unica strada percorribile per noi. Difendere racconto del prodotto, cucina e ospitalità 113

le specificità dei territori e dei prodotti è la possano fondersi in un unico gesto

nostra missione: da essa deriva la salubrità culturale. Un gesto che, se tornerà nelle

dei cibi, ma anche la prosperità di un loro tavole, potrà diventare un motore

territorio».

silenzioso ma potente di sviluppo

Il progetto, sostenuto dal PNRR M1C3 territoriale.

Intervento 2.1 A tavola nel borgo, non si Don Alfonso 1890, con la sua storia di

esaurisce tra pentole e stoviglie: comprende sostenibilità radicale, le coltivazioni

16 azioni che connettono i borghi matesini biologiche de Le Peracciole e il mantra

alle aree naturali, alle filiere agricole e a un ‘zero emissioni, zero rifiuti, conservazione

percorso accademico che vede coinvolte le delle acque’, conferma così il suo ruolo: non

Università Federico II, Vanvitelli, Salerno e solo ristorante iconico, ma piattaforma

Sannio. Un cammino iniziato con un culturale capace di trasformare ingredienti,

seminario itinerante nell’ottobre 2025 e territori e persone.

destinato a concludersi nel giugno 2026 con Il Matese, in queste giornate, non è stato

una restituzione pubblica.

semplicemente cucinato. È stato

E mentre i partecipanti del Matese

riconosciuto. È stato ascoltato. Ed è stato

tornavano alle loro cucine – da Castello del raccontato con le parole più convincenti:

Matese a Piedimonte, da San Gregorio a quelle dei suoi stessi sapori.

San Potito Sannitico – portavano con sé un

DIR

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GUSTI

La Corte degli Dei entra nell’élite

manager del ristorante, ha voluto

subito condividere il merito con la

114 sua squadra: “Dedico questo

115

dei Ristoranti del Buon Ricordo

successo a tutta la mia brigata.

Essere stati accolti in questa

prestigiosa associazione ci gratifica

Un riconoscimento che rafforza il posizionamento di Palazzo Acampora

e ci ricompensa del lavoro svolto”.

Le sue parole riflettono una visione

come polo d’eccellenza nell’hospitality di alta gamma

manageriale che pone al centro il

capitale umano, riconosciuto oggi

L’ingresso de La Corte degli Dei, ristorante ristoranti sono stati selezionati per far parte

come uno dei principali driver di

di Palazzo Acampora ad Agerola,

del circuito, che porta così a 111 il numero

competitività nel settore ospitaliero.

nell’Unione Ristoranti del Buon Ricordo complessivo delle realtà affiliate, di cui otto

Il riconoscimento ha anche un forte

rappresenta molto più di un prestigioso all’estero, tra Europa, Stati Uniti e

valore strategico per Palazzo

sigillo gastronomico: è la conferma di un Giappone. Aderire alla rete del Buon

Acampora e per il gruppo

percorso imprenditoriale che ha saputo Ricordo significa entrare in una comunità

imprenditoriale che lo guida.

coniugare visione strategica, valorizzazione che tutela la biodiversità culinaria del

Giovanni Paone, patron del

del territorio e un modello di ospitalità Paese, promuove itinerari enogastronomici

complesso settecentesco, ha

orientato alla qualità totale. In un settore d’autore e valorizza la dimensione

sottolineato come “L’ingresso de La

come quello della ristorazione d’élite, dove esperienziale della cucina regionale: un

Corte degli Dei nel circuito

reputazione, storia e continuità dei risultati sistema che, negli ultimi anni, ha mostrato

dell’Associazione dei Piatti del Buon

pesano quanto l’innovazione, l’affiliazione una crescente capacità di intercettare il

Ricordo costituisca un’ulteriore

all’associazione fondata nel 1964 assume turismo di qualità.

tappa del percorso virtuoso che il

una valenza economica, culturale e

Per La Corte degli Dei, l’ingresso

nostro gruppo imprenditoriale sta

identitaria.

rappresenta un traguardo significativo.

affrontando nel settore

Quest’anno, in Italia, soltanto cinque nuovi Vincenzo Guarino, food & beverage

dell’hospitality di alta gamma. Un

riconoscimento del quale

siamo particolarmente

orgogliosi, considerata la

storia e l’autorevolezza di

questa blasonata

Associazione”.

Ricordo, chi ordina il Menù del Buon

Paone ha inoltre ringraziato

Ricordo riceve un piatto in ceramica dipinto

personalmente Guarino, definendolo

a mano a Vietri sul Mare, raffigurante la

“eccezionale interprete, per Palazzo

specialità del locale. Non un semplice

Acampora, di questo affascinante

gadget, ma un oggetto d’autore che

viaggio nel mondo della ristorazione

consolida il valore esperienziale della

e dell’accoglienza”, e ha espresso

cucina, trasforma la memoria gustativa in

apprezzamento verso i membri

memoria materiale e alimenta una delle più

dell’Associazione “che hanno

longeve comunità collezionistiche italiane.

individuato nella nostra realtà un

Sul piano territoriale, l’affiliazione

ristorante degno di poterne diventare

contribuisce a rafforzare il posizionamento

parte”.

di Agerola come destinazione culturale e

Il ristorante ha scelto come proprio

gastronomica, inserendola nei circuiti

Piatto del Buon Ricordo Il Cappuccio

nazionali della cucina d’eccellenza e del

del Monaco, una creazione che

turismo esperienziale. In un contesto in cui

omaggia il Provolone del Monaco

il comparto hospitality sta ridefinendo le

Dop, eccellenza dei Monti Lattari,

proprie leve competitive - dalla sostenibilità

accompagnandolo con patate viola.

alla personalizzazione del servizio, dalla

Dietro questa scelta c’è

reputation digitale al legame con il territorio

un’operazione culturale e

- il riconoscimento alla Corte degli Dei

imprenditoriale precisa: trasformare

testimonia la capacità di Palazzo Acampora

un prodotto identitario in un simbolo

di costruire un’offerta coerente, distintiva e

narrativo, capace di comunicare

orientata al lungo periodo.

radici, ricerca e stile gastronomico.

DIR

Come da tradizione del Buon

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GUSTI

Ostaria Pignatelli riconferma il Bib Gourmand:

cucina autentica e di grande personalità». competitiva risiede nella capacità di

Un’affermazione che riflette la volontà della proporre una narrazione gastronomica che

116 guida di dare spazio a modelli

non indulge né nella nostalgia né nella pura 117

quando la tradizione diventa sostenibile

imprenditoriali capaci di unire creatività, innovazione, ma punta a un equilibrio

solidità e coerenza.

misurato, riconoscibile sia al pubblico locale

La Guida Michelin 2026 conferma il locale tra le eccellenze accessibili

Nel caso dell’Ostaria Pignatelli, la forza che al sempre più presente turismo

d’Italia. Un caso di successo che unisce qualità, managerialità e visione

nella ristorazione contemporanea

Nell’edizione 2026 della Guida Michelin

Italia, l’Ostaria Pignatelli di Napoli conquista

per il secondo anno consecutivo il Bib

Gourmand, il riconoscimento introdotto nel

1997 per segnalare quelle insegne capaci di

garantire qualità gastronomica e

accessibilità economica. Una categoria che

nel tempo ha assunto una valenza

strategica nel panorama della ristorazione

italiana, fotografando un segmento in

costante crescita: quello dei locali che

sanno proporre una cucina autentica,

identitaria e al contempo sostenibile dal

punto di vista gestionale. Quest’anno i Bib

Gourmand sono 255, distribuiti dal Trentino-

Alto Adige alla Sicilia, a testimonianza di un

tessuto imprenditoriale diffuso e dinamico.

La riconferma dell’Ostaria Pignatelli non

trascurare contributi innovativi, proponendo

un menù che conservi sempre un ottimo

rapporto qualità-prezzo». Una dichiarazione

che evidenzia una strategia precisa:

valorizzare la cucina napoletana attraverso

l’uso di materie prime selezionate, metodi di

lavorazione coerenti con la storia

gastronomica della città e un costante

lavoro sul posizionamento del prezzo,

componente oggi cruciale per la

competitività del settore.

L'Ostaria Pignatelli si inserisce in un

contesto nazionale in cui il target dell’alta

qualità accessibile sta emergendo come

una leva di differenziazione importante. Se

negli ultimi anni il segmento gourmet ha

visto crescere i costi di gestione e,

rappresenta soltanto un successo culinario,

ma anche la validazione di un modello di

impresa che ha saputo coniugare radici

territoriali, competenze tecniche e

attenzione al mercato. «Siamo molto

orgogliosi di questa riconferma – sottolinea

Giulio Verbini, maître dell’osteria –. La

menzione Bib Gourmand è particolarmente

affine al nostro approccio: esaltare la

tradizione gastronomica locale, senza

conseguentemente, i prezzi medi, i Bib

Gourmand intercettano una domanda più

ampia, composta da consumatori attenti,

curiosi e sempre più sensibili al valore

percepito. La testimonianza di Sergio

Lovrinovich, direttore della Guida Michelin

Italia, rafforza questa interpretazione:

«Questa nuova selezione racconta storie di

gastronomico. In un mercato in cui

l’esperienza culinaria è diventata un driver

economico centrale per il territorio, la

riconferma del Bib Gourmand assume un

valore che va oltre il dato simbolico,

posizionando il locale come esempio di

impresa capace di fare della qualità un

asset strategico e dell’accessibilità un

vantaggio competitivo.

Il risultato mostra come il settore della

ristorazione, quando sostenuto da una

visione manageriale centrata su autenticità,

controllo dei costi, formazione del personale

e cura dell’identità gastronomica, possa

interpretare il cambiamento senza smarrire

la propria natura. Ostaria Pignatelli

rappresenta così un caso emblematico di

come tradizione, imprenditorialità e

sostenibilità possano convivere,

contribuendo al rafforzamento del

posizionamento enogastronomico di Napoli

nel panorama nazionale. Una conferma che

non solo premia il lavoro quotidiano del

team, ma indica una direzione possibile per

il futuro della ristorazione italiana di qualità.

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GUSTI

Vulcan Gusto: quando la cucina incontra

professionisti del settore?

Il prezzo di vendita è stabilito per un

Sì, e sono stati fondamentali. Lo hanno posizionamento competitivo sul

118 provato chef, ristoratori, food creator e una mercato?

119

micro-influencer da 135.000 follower. Tutti Sì. Il Vulcano è un prodotto premium, un

design, tradizione e creatività

hanno ottenuto ottimi risultati, sia nella pezzo artigianale complesso, realizzato a

cottura sia nella presentazione. Le reazioni mano e rifinito con tecniche che richiedono

Intervista con Bernardo Pio Buonaura, ideatore del primo ‘vulcano da

sono state molto positive: curiosità,

tempo e competenza. Il prezzo riflette la

forno’ in argilla refrattaria

entusiasmo e soprattutto sorpresa di fronte qualità del materiale, la lavorazione

alla resa scenografica che il Vulcano dà ai artigiana, l’applicazione della patina

di Simona Buonaura

Da lì è partito tutto. “Ho unito la tradizione

piatti. Non nego che, per alcuni, ci siano ‘segreta’ che rende antiaderenti le pareti, il

antica della cottura nell’argilla con l’idea di

voluti più tentativi prima di raggiungere una design registrato, il valore simbolico del

È esplosa un’interessante novità in cucina: creare un oggetto moderno, scenografico e

discreta perfezione.

prodotto. La competitività non la cerchiamo

Vulcan Gusto.

funzionale”.

La scelta di un prodotto artigianale e non sul prezzo, ma sulla unicità.-

Non solo un nuovo brand nel panorama Tecnicamente, come lo descriverebbe?

industriale è ambiziosa. Sarete in grado Qual è il vostro obiettivo strategico a

culinario, ma artigianalità, territorialità, È un manufatto artigianale in argilla

di cogliere la sfida in caso di grande lungo termine? Puntate a esportare il

tradizione ed estetica. Questo è Vulcan refrattaria, resistente alle alte temperature,

successo?

brand a livello internazionale?

Gusto: un vulcano in argilla refrattaria, capace di distribuire il calore in modo

Sì. Abbiamo scelto consapevolmente L’obiettivo è chiaro: portare Vulcan Gusto in

modellato interamente a mano, che

uniforme su tutta la superficie. Ogni pezzo è

l’artigianalità perché garantisce qualità, tutto il mondo. Vogliamo che diventi un

permette alle pietanze di assumere una unico, plasmato da artigiani specializzati, e

identità e unicità del prodotto. Oggi

oggetto iconico, riconoscibile, e che

forma iconica e sorprendente. A plasmarlo è presenta una patina interna trattata,

possiamo produrre 5–6 mila pezzi all’anno, rappresenti un modo nuovo di vivere la

Bernardo Pio Buonaura, manager

studiata per rendere le pareti antiaderenti e

un numero significativo considerando che cucina, un po’ show cooking e un po’ rituale

informatico che durante il lockdown ha garantire uno stacco perfetto dell’impasto

ogni Vulcano è modellato e rifinito da domestico.

avuto un’intuizione: non solo nuove ricette, (ma non solo) dopo la cottura. È un

maestri artigiani. Se il progetto dovesse

ma nuove tecniche di cottura, dando vita a equilibrio tra estetica e funzionalità: un

crescere ancora, valuteremo anche una

questo scenografico cono che promette piccolo vulcano da forno che unisce

filiera industriale parallela, per rendere il

“scintille”. È lui a raccontarci come sia nata tradizione italiana, ingegnosità e design. Ed

prodotto più accessibile. Ma prima di tutto

l’idea: “Vulcan Gusto nasce da un’intuizione è anche un design registrato, a tutela della

vogliamo far parlare i risultati, non le

durante il lockdown. In quei mesi ho iniziato sua unicità.

promesse.

a sperimentare cose nuove da cucinare, Dall’antipasto al dessert, all’interno del

Chi è il vostro target? A chi vi

anche con tecniche di cottura diverse e, cono iconico, grazie anche a un

rivolgete?

osservando il Vesuvio dalla finestra di casa, particolare ‘ingrediente’, ci si può

Il nostro pubblico ideale è chi ama

mi sono posto una domanda semplice ma sbizzarrire a preparare piatti variegati e

cucinare, chi conosce la materia prima,

esplosiva: ‘E se ci cucinassi dentro?’” succulenti. Avete già avuto feedback da

chi cerca un oggetto unico con cui

esprimersi in cucina. È perfetto per

appassionati di cucina creativa, ristoratori

e pasticceri, amanti del design, turisti che

cercano un pezzo autentico da portare a

casa. Il Vulcano è sia strumento

professionale sia oggetto iconico da

esporre.

L’aspetto della territorialità

rappresenta un valore aggiunto?

Assolutamente sì. Vivo a Napoli, ma

vengo dalla provincia: questo progetto è

un omaggio alla mia terra. Il Vulcano non

è solo una forma: è una storia,

un’identità, un richiamo a un Sud

operoso, creativo e spesso sottovalutato.

Dal punto di vista tecnico, l’argilla e la

lavorazione artigiana italiana

garantiscono qualità e sicurezza; dal

punto di vista emotivo, il Vulcano è un

simbolo. È un modo per raccontare

Napoli, la Campania e il Mezzogiorno con

orgoglio, trasformando un’icona naturale

in un oggetto culinario.

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GUSTI

L’energia del Sud che innova: Agrocepi porta

a Gustus la forza delle filiere autentiche

terroir meridionali; Ciardulli

offre miele e prodotti

120 dell’alveare frutto di una 121

pratica apistica di

precisione; Madeo

Una rete multiregionale in crescita, dieci imprese d’eccellenza e un

prosegue la sua linea di

salumi artigianali;

progetto di ricerca che racconta come il Mezzogiorno stia costruendo un

Caseificio Corvino tutela la

nuovo modello agroalimentare fondato su qualità, identità e sostenibilità

grande tradizione della

Mozzarella di bufala

di Monica Piscitelli

se trasparenza e sicurezza diventano

campana DOP; mentre

principi condivisi lungo tutta la catena

Progetto Meristema e

Agrocepi è nata solo nel 2018, ma l’aria che produttiva».

Bottega Meristema

si respira attorno all’associazione guidata A colpire, negli spazi espositivi, è stata la

aggiungono alla rassegna

da Corrado Martinangelo è quella delle ricchezza delle proposte: salse e pinse dai

una dimensione diversa,

realtà che hanno capito come si costruisce profumi calabresi, formaggi di montagna, oli

strategica: quella della

il futuro: con visione, radicamento

eleganti, vini territoriali, miele, conserve

ricerca, della biotecnologia

territoriale e una fitta trama di relazioni artigianali, salumi di tradizione. Una varietà

e della trasformazione

produttive. Multiregionale, capace di che non è dispersione, ma dichiarazione di

evoluta.

aggregare migliaia di associati in dodici metodo: investire sulla qualità, sull’origine,

Ed è proprio il Progetto

regioni, Agrocepi si è presentata a Gustus sulla trasformazione consapevole. «La

Meristema, presieduto da

con il profilo di chi ha deciso di andare oltre Cipolla di Tropea è un patrimonio identitario,

del Sud. Passioni di Terra lavora conserve Giovanni Falco, a rappresentare uno dei

la semplice rappresentanza, puntando a non solo un prodotto», ha raccontato

vegetali con attenzione quasi sartoriale alla casi più promettenti di innovazione

una strategia industriale diffusa basata sulla Cristian Raoul Vocaturi, vicepresidente

materia prima; Pangusto – La Stizza applicata al comparto agricolo meridionale.

valorizzazione delle filiere. «Il diritto al cibo nazionale Agrocepi e presidente Agrocepi

propone basi per pinsa che uniscono L’azienda ha trasformato la ricerca

di qualità deve diventare un diritto sociale», Calabria, che ha portato in fiera anche

innovazione e tradizione; Caseificio Presila agronomica in un asse di sviluppo concreto,

ha ribadito Martinangelo in occasione delle l’eccellenza dell’Aglio di Castrovillari. «Noi

porta formaggi vaccini che attraversano la concentrandosi sulla radicazione e sul

iniziative con Città della Scienza e

siamo qui per raccontare comunità e filiere,

memoria casearia dell’altopiano calabrese; primo accrescimento delle piantine di

Certoconsumo, descritte nel recente non soltanto etichette».

Olio Guglielmi rappresenta una delle Carciofo di Paestum, varietà regina

dell’omonima DOP. Un lavoro altamente

comunicato dell’associazione. «Il cibo vero,

autentico e sostenibile deve essere

accessibile a tutti, e questo è possibile solo

Le dieci imprese presenti, provenienti da

Campania, Calabria e Puglia, sono una

fotografia fedele della vitalità imprenditoriale

aziende più dinamiche nel panorama

dell’extravergine pugliese; Tenuta Anghirri

costruisce vini che parlano la lingua dei

tecnico che garantisce uniformità,

resistenza e qualità, elementi essenziali per

la competitività della filiera. Ma il progetto

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GUSTI

non si esaurisce nella fase vivaistica: Città della Scienza, mentre l’avvocato

122

Bottega Meristema sta perfezionando un Vincenzo Vitiello, presidente Certoconsumo,

sistema di trasformazione capace di portare ha ricordato quanto sia necessaria

123

sul mercato paté e spicchi di carciofo di un’azione costante di educazione

eccellenza, mantenendo intatte le proprietà alimentare.

organolettiche del prodotto fresco. «Il nostro È in questo intreccio tra imprese, istituzioni,

obiettivo è chiudere il cerchio – spiega ricerca, ambiente e comunità che si

Falco – unendo ricerca, coltivazione, comprende la direzione che Agrocepi ha

trasformazione e narrazione territoriale. scelto di percorrere. Non una somma di

Solo così un prodotto tipico diventa un produzioni, ma un ecosistema

prodotto identitario».

agroalimentare che tiene insieme qualità,

Accanto a queste realtà si muove la Rete filiera, responsabilità sociale e un nuovo

Picentini, che riunisce piccole aziende modo di raccontare il Sud. Un Sud che non

impegnate in un progetto innovativo di chiede spazio: se lo sta conquistando, ogni

valorizzazione territoriale. Un esempio di giorno, con il lavoro e la visione dei suoi

come i distretti diffusi possano diventare imprenditori.

strumenti di rinascita economica attraverso

la collaborazione e la condivisione di

competenze.

Il clima che si respira intorno ad Agrocepi è

quello di un Mezzogiorno che sceglie di

essere protagonista, non semplice fornitore

di materie prime. La recente collaborazione

dell’associazione con Città della Scienza e

Certoconsumo, culminata nella

presentazione di un manifesto per

un’alimentazione sana e accessibile,

testimonia questa volontà di unire

produzione, cultura del cibo e tutela dei

consumatori. «Orientare ed educare il

consumatore significa trasformarlo da

semplice acquirente a co-produttore di

valore», ha dichiarato Pina Tommasielli di

Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025



SPECIALE GUSTI DI NATALE

Cassata Revolution: il Mulino Caputo anticipa (ancora

una volta) le tendenze della pasticceria natalizia

124 125

Creatività, leggerezza e identità mediterranea per ‘I Dolci delle Feste dei

Grandi Interpreti’: la Cassata diventa laboratorio di stile per il Natale

di Walter Ferrigno

Da quattordici anni I Dolci delle Feste dei

Grandi Interpreti by Mulino Caputo

rappresenta uno dei pochi appuntamenti

capaci non solo di raccontare l’eccellenza,

ma di orientare la direzione della pasticceria

natalizia italiana. Più che un evento, è un

termometro creativo: un luogo dove

osservare come la tradizione possa

rigenerarsi attraverso nuove tecniche, nuovi

linguaggi e sensibilità contemporanee.

Anche quest’anno, nelle sale del Grand

Hotel Vesuvio di Napoli, questa vocazione

si è rinnovata con intensità, offrendo una

lettura d’autore della Cassata — e delle

cassatine — che ha unito ricerca, memoria

e innovazione.

Antimo Caputo, Ceo dello storico mulino

partenopeo, ha ricordato come proprio la

capacità di guardare al futuro partendo dalle

zuccherina, spesso priva di lattosio, con

ricotte più aeree e inserti studiati per ridurre

il carico glicemico. Allo stesso tempo, si

apre a forme nuove e sorprendenti:

ciambelle, bûche, lievitati, giochi simbolici

come la cartella della tombola, scorci

agrumati che evocano la Sicilia e la

Campania.

Il filo narrativo delle creazioni presentate dai

maestri pasticceri racconta proprio questo

equilibrio tra identità e rinnovamento.

Giustina Brasiello, pastry chef del Grand

Hotel Vesuvio, ha portato Armonia

mediterranea, un’interpretazione sofisticata

che unisce crema frangipane alle mandorle,

croccante al fondente e pistacchio,

amarene e una gelée d’arancia incastonata

in una mousse di ricotta vellutata: una

visione luminosa e calibrata.

La Pasticceria Salvatore Capparelli, con

Salvatore Capparelli e Raffaele Barresi, ha

radici sia il cuore dell’iniziativa: «Siamo

orgogliosi dei risultati di questo evento.

Grazie ai maestri pasticceri abbiamo dato

nuova vita a un dolce che viene da lontano

e che ha attraversato epoche diverse», ha

dichiarato. E ancora: «La Cassata racconta

la grande arte dei pasticceri del Sud: dalla

Cassata siciliana, arrivata poi a Napoli, è

nata la cassatina, piccola, monoporzione,

più leggera. Per le prossime feste portare

una Cassata a tavola, siamo certi, darà

gioia e farà subito festa».

Le sue parole hanno fatto da cornice a un

percorso attraverso l’estetica e il sapore,

capace di coniugare la tradizione — dalla

prima e antichissima ricetta a base di ricotta

di pecora e miele — con il sentire del

pubblico contemporaneo. La Cassata di

oggi diventa infatti più leggera, meno

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SPECIALE GUSTI DI NATALE

scelto una cassata con massa di cacao al Rocco, ha introdotto la Cassatina lievitata:

126 70%, priva di lattosio, trasformata in

un’originale cartella della tombola: un gesto

una mezza sfera di brioche alla panna

farcita con ricotta di bufala, ganache

127

ironico, popolare, profondamente

fondente e marmellata di arancia flegrea

napoletano. Dalla Costiera Amalfitana, Sal all’80%, un incontro audace tra cassata e

De Riso ha proposto la Cassata oplontina, lievitati d’autore.

con Pan di Spagna allo Strega, ricotta di Salvatore Gabbiano, della Pasticceria

bufala e albicocche semicandite: un dolce Gabbiano – Dulcis in Pompei, ha riportato il

che profuma di terra, storia e Mediterraneo. dolce alle sue origini mediterranee

Marco Infante, di Casa Infante, ha dato privilegiando miele e frutta secca — datteri,

voce a una Trilogia di cassatine che esplora fichi, noci, pinoli, mandorle — in una visione

la materia prima attraverso gianduia,

mandorla di Toritto e croccante all’amarena,

mentre Pasquale Pesce, della storica

Pasticceria Pesce, ha riportato al centro le

straordinarie nocciole di Avella con la sua

Cassata avellana, un omaggio alla

Campania interna e ai suoi sapori nobili.

Sabatino Sirica e la giovane Ilaria Varriale

hanno affiancato alla cassata vesuviana

una versione ridotta, infornata, con ricotta

all’arancio: un gesto di eleganza che

restituisce al dolce tradizionale una

dimensione contemporanea e quotidiana.

Carmine Di Donna ha invece scelto la via

della morbidezza con il suo Ciambellone di

cassata realizzato con ricotta e panna di

bufala, minimizzando il lattosio senza

rinunciare alla setosità dell’impasto.

Da Ischia, Salvatore Catapano de I Giardini

di Poseidon ha firmato Essenza di cassata,

una Bûche de Noël al cremoso di cioccolato

bianco e arancia, ponte ideale tra la

tradizione italiana e la fine pâtisserie

francese. Rocco Cannavino, noto come Zio

quasi rituale della dolcezza. Santi

Palazzolo, della Pasticceria Palazzolo di

Cinisi, ha infine portato due anime della

Sicilia: una cassata classica sontuosa e

barocca, con pasta di mandorle d’Avola,

ricotta di pecora, pasta reale al pistacchio e

frutta candita; e un tronchetto

contemporaneo, con Pan di Spagna al

cioccolato e ricotta impreziosita da

scorzette d’arancia infuse nel liquore di

zagara.

Ancora una volta, l’appuntamento firmato

Mulino Caputo dimostra come la pasticceria

delle feste sia un terreno di ricerca culturale

oltre che gastronomica. La Cassata, nel

2025, non è soltanto un dolce: è un

linguaggio, un gesto identitario che sa

parlare al presente senza rinnegare il

passato. Ed è proprio questa capacità di

custodire e innovare, di ascoltare il tempo

senza tradire la memoria, che rende

l’evento un punto di riferimento per chi

vuole capire — e spesso anticipare — ciò

che troveremo sulle nostre tavole a Natale.

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SPECIALE GUSTI DI NATALE

La dolce arte della famiglia Infante:

linguaggi diversi senza perdere le radici caffè e suggestioni orientali; ma soprattutto

napoletane.

di una storia che continua a crescere senza

128 Tra creatività, tradizione e spirito

perdere autenticità e visione.

129

imprenditoriale, Casa Infante ha costruito Dal laboratorio si ribadisce spesso un

un Natale che profuma di magia

negli anni un equilibrio raro: un’azienda di concetto centrale: il panettone non è mai

famiglia che si comporta come un

soltanto un prodotto, ma un racconto che si

La nuova collezione di panettoni artigianali racconta 75 anni di savoirfaire,

qualità e innovazione napoletana

territorio che dialoga con i linguaggi della sorprendere. La nuova collezione conferma

laboratorio d’idee, un marchio radicato nel rinnova ogni anno e che ogni anno deve

gastronomia contemporanea. La collezione questa filosofia, trasformando la tradizione

natalizia 2025 riflette questa duplice anima, in un’esperienza di gusto capace di

fatta di innovazione tecnica e di fedeltà a emozionare e di lasciare il segno.

valori originari. È un Natale che profuma di

DIR

burro buono, di lievito vivo, di pistacchio,

La storia di Casa Infante è innanzitutto una

storia di mani: mani che impastano, che

sperimentano, che custodiscono e

trasformano una tradizione lunga

settantacinque anni. Un racconto iniziato

con il tarallificio di nonno Leopoldo,

proseguito con la pasticceria della seconda

generazione negli anni Novanta e oggi

guidato da Patrizio insieme ai figli Fabio e

Marco. Dalla famiglia si sottolinea come la

tradizione non sia percepita come un

vincolo, ma come un motore propulsivo,

una spinta quotidiana verso una qualità

sempre più alta. È da questa visione

imprenditoriale e familiare che nasce la

collezione dei panettoni natalizi 2025, un

concentrato di ricerca, tecnica e sensibilità

contemporanea.

La filosofia della casa è definita con

chiarezza: utilizzo di materie prime

d’eccellenza, processi lenti e naturali, idee

capaci di parlare a un pubblico moderno e

consapevole. Il Panettone della Tradizione

Infante incarna pienamente questa

impostazione: farina selezionata, burro di

latteria, uova da allevamento a terra e

zucchero naturale danno vita a un impasto

reso straordinariamente soffice da una

lievitazione naturale di 36 ore. In azienda si

sottolinea spesso come proprio la lentezza

sia oggi uno dei loro elementi più moderni e

identitari: in un mercato frenetico, la scelta è

quella di non accelerare ciò che non può

essere accelerato, lasciando correre solo il

lievito e il suo tempo.

La collezione 2025 presenta un ventaglio di

interpretazioni che parte dal classico per

arrivare a soluzioni dal carattere più deciso

e contemporaneo. Il Pistacchio, bestseller

indiscusso, si conferma una vera icona

gastronomica. Lievitato almeno 48 ore,

propone un impasto morbido e aromatico

avvolto da una glassa al cioccolato

aromatizzato al pistacchio, impreziosita da

una granella croccante. All’interno

dell’azienda si racconta come la scelta dei

pistacchi venga considerata quasi alla

stregua di quella di un grande vino, un frutto

che va rispettato e valorizzato con

attenzione maniacale.

Accanto a questo classico moderno torna

uno dei prodotti più attesi della stagione: il

Panettone al Caffè. Dopo il successo degli

anni precedenti, la sua presenza in

collezione è stata percepita come una

conferma naturale. L’impasto è un viaggio

aromatico nel mondo dell’espresso italiano,

arricchito da cubetti di cioccolato al latte e

caffè che modulano con equilibrio dolcezza

e intensità. Il cuore di crema allo zabaione

aggiunge una nota vellutata e profumata

che si fonde con le tonalità tostate

dell’impasto, mentre la copertura al

cioccolato al caffè con chicchi croccanti

completa un profilo sensoriale elegante e

avvolgente. In azienda si osserva come

questo panettone sia diventato il preferito di

chi considera il caffè non solo una bevanda,

ma un vero rituale quotidiano.

La grande novità dell’anno è però il Dubai

Chocolate, una creazione che prosegue

l’eredità del successo pasquale,

reinterpretandola in chiave natalizia. Qui la

pasticceria artigianale incontra un

immaginario cosmopolita e lussuoso,

richiamando atmosfere mediorientali rilette

con gusto contemporaneo. L’impasto è

arricchito da cubettoni di cioccolato al

pistacchio, morbidi e intensi, mentre la

farcitura con crema Dubai - unione di

pistacchio vellutato e crema kataifi -

aggiunge un elemento esotico e raffinato.

La copertura di cioccolato al latte,

impreziosita dal pistacchio Infante,

completa un prodotto pensato per

sorprendere un pubblico internazionale, pur

mantenendo la riconoscibile identità

artigianale della maison. All’interno

dell’azienda si evidenzia come il Dubai

Chocolate rappresenti non solo una novità

di gusto, ma anche una dichiarazione di

stile: un panettone capace di parlare

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SPECIALE GUSTI DI NATALE

L’eleganza dell’Irpinia per le feste:

lime, acacia, con una sfumatura minerale

che ricorda la pietra bagnata e una nota

130 appena accennata di confetto. Delicato e

131

i vini della Tenuta del Cavalier Pepe

raffinato, lo spumante incarna ciò che un

aperitivo natalizio dovrebbe essere:

leggerezza, eleganza, invito alla

conversazione. «Le nostre bollicine

Quando la tradizione incontra l’eleganza nel cuore del Taurasi

nascono per accompagnare lo spirito delle

feste: fresche, luminose, mai invadenti. Un

brindisi deve aprire il cuore, non

appesantire», aggiunge Milena Pepe. Oro

diventa così la porta d’ingresso ideale ai

menu delle feste, perfetto con crudi di mare,

fritture leggere o formaggi freschi, grazie

alla sua vena sapida e alla beva agile.

Se Oro rappresenta l’attesa e la gioia

luminosa del Natale, La Loggia del

Cavaliere è il vino che della festa

custodisce la profondità, la memoria e il

calore. Aglianico in purezza proveniente dai

vigneti di Carazita, Pesano e Brussineta, è

un rosso di grande struttura e complessità,

pensato per accompagnare i piatti più

importanti del pranzo natalizio. Nel

bicchiere, il colore rubino profondo con

riflessi granati è un preludio alla sua

evoluzione; il naso si apre su una tavolozza

ricca: amarena, mora, prugna secca, viola,

Nel panorama enologico italiano, l’Irpinia

custodisce un carattere che in pochi territori

riescono a esprimere con uguale nitidezza:

un equilibrio raro tra sobrietà, profondità e

identità. È in questo paesaggio di colline

alte, suoli argilloso-calcarei e venti che

sanno essere

rigorosi, che la

Tenuta del Cavalier

Pepe celebra il

Natale attraverso

vini capaci di

interpretare le feste

non come mero rito

conviviale, ma come

momento di

riconnessione con

la terra e con ciò

che essa

custodisce. La

cantina, guidata da

una visione che

fonde tradizione,

innovazione e

sostenibilità,

rappresenta oggi

una delle realtà più

solide e riconoscibili

dell’enologia irpina,

forte di settanta

ettari di vigneti

incastonati nella

denominazione

Taurasi DOCG e da

anni certificata

Equalitas per

l’impegno

ambientale e

sociale. Il Natale,

per la Tenuta, è

occasione per raccontare il proprio stile

attraverso etichette simboliche: vini che

parlano di famiglia, di cultura locale, di cura

del dettaglio, e che diventano protagonisti

ideali delle tavole delle feste.

«Il nostro obiettivo è portare sulla tavola

natalizia l’autenticità dell’Irpinia, con vini che

abbiano un’anima, una storia e un senso di

appartenenza», spiega Milena Pepe,

sottolineando come ogni scelta, dalla vigna

alla bottiglia, sia guidata dall’idea che il vino

debba comunicare il territorio prima ancora

di sedurre il

palato. L’Irpinia ha

infatti una

vocazione

naturale al

racconto: i suoi

vitigni autoctoni –

Falanghina, Coda

di Volpe, Fiano,

Greco e

soprattutto

Aglianico – non

sono semplici

testimoni del clima

e dei suoli, ma veri

e propri interpreti

di un paesaggio

rurale che nel

periodo natalizio

assume un fascino

ancora più austero

e suggestivo.

Tra i vini che

meglio incarnano

la filosofia della

Tenuta durante le

festività spicca

Oro, lo spumante

Brut ottenuto da

uve bianche

autoctone con

prevalenza di

Falanghina. Il

nome, evocativo e

immediato, richiama la scintilla del brindisi,

la luce calda delle candele, la promessa di

un nuovo inizio. Nel calice, Oro si offre con

un paglierino tenue e brillante, attraversato

da un perlage fine e persistente. Il bouquet

è un intreccio di frutta e fiori: mela verde,

rosa antica, muschio, cuoio, noce moscata,

legni tostati, liquirizia, erbe aromatiche. È

un vino che non si limita a mostrarsi:

dialoga, seduce, stratifica. Al palato, la

densità dell’Aglianico si fa velluto; tannini

setosi, equilibrio calibrato, un finale lungo e

avvolgente che richiama spezie e frutti di

bosco maturi. «La Loggia del Cavaliere è il

nostro racconto più intimo. È il vino delle

grandi tavole, dei pranzi lenti, dei momenti

in cui il tempo sembra fermarsi», confida

Milena. Ed è vero: pochi vini come questo

riescono a incarnare la solennità del Natale,

la ritualità dei piatti della tradizione –

brasati, selvaggina, carni rosse importanti –

e quel piacere millenario della condivisione.

La Tenuta del Cavalier Pepe affianca a

queste due bottiglie una produzione ampia

e coerente, che comprende bianchi e rossi

DOC e DOCG, spumanti Metodo Classico,

un affascinante Fiano passito e il vino

aromatizzato Cerri Merry, pensati anche per

chi desidera comporre eleganti gift box

natalizie. Il Natale, del resto, è un momento

privilegiato per riscoprire il valore del dono

enologico come gesto culturale prima

ancora che gastronomico. In questo,

l’azienda irpina si distingue per una

proposta ospitale che mette insieme vino,

cucina, accoglienza e territorio: «La nostra

missione è far vivere ai visitatori l’autenticità

dell’Irpinia in loco. Il vino è solo il punto di

partenza: quello che offriamo è

un’esperienza completa», ribadisce Milena.

In un’Italia enologica sempre più

consapevole e attenta, i vini della Tenuta del

Cavalier Pepe si inseriscono nel filone

virtuoso di quei produttori che hanno scelto

di essere ambasciatori del proprio terroir. A

Natale, questa ambizione assume una

forma particolarmente luminosa: il calice

diventa narrazione, memoria, identità. Oro e

La Loggia del Cavaliere non sono soltanto

due etichette, ma due modi complementari

di raccontare l’Irpinia: la sua freschezza

scintillante e la sua profondità antica. In un

periodo dell’anno in cui ogni gesto si

ammanta di significato, questi vini offrono

un viaggio sensoriale capace di elevare le

tavole festive e di restituire, ad ogni sorso,

l’essenza più vera della terra da cui

provengono.

DIR

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SPECIALE GUSTI DI NATALE

L’eleganza di Natale: Feudi di San Gregorio

132 133

Il debutto del nuovo DUBL X Teatro di San Carlo Metodo Classico in

edizione speciale illumina le feste con un racconto di arte e territorio

Nella geografia del gusto natalizio, dove

ogni anno si rincorrono limited edition,

interpretazioni autoriali e omaggi alla

tradizione, la proposta di Natale firmata

Feudi di San Gregorio si distingue per

ambizione culturale e profondità narrativa.

Non un semplice prodotto, non una

confezione speciale, ma un vero e proprio

atto di dedicazione: il nuovo DUBL X Teatro

di San Carlo, un millesimato 2017 da uve

Greco con 84 mesi di affinamento sui lieviti,

pensato come tributo al più antico teatro

d’opera d’Europa ancora in attività.

Dal gruppo vitivinicolo che da decenni

valorizza l’Irpinia e i suoi vitigni autoctoni,

arriva un progetto che parla di vocazione

territoriale e visione condivisa. L’intento era

creare qualcosa che raccontasse il territorio

mettendo in dialogo tradizione e

innovazione, riconoscendo nel Teatro di

San Carlo un compagno ideale che

rappresenti la storia, la luce e l’armonia

della Campania.

L’estetica della bottiglia è parte integrante

del racconto. L’etichetta scura, quasi

impercettibile, si fonde con la bottiglia

lasciando emergere soltanto il logo

argentato del Teatro. Una scelta elegante e

misurata, in sintonia con il tema della

stagione teatrale Be Luminous: un design

capace di rimandare alla magia di un

palcoscenico prima che si accendano le

luci, qualcosa che suggerisse un’attesa

carica di emozione.

Il vino, però, è il vero protagonista. Il DUBL

X Teatro di San Carlo si presenta come un

millesimato di straordinaria complessità:

Greco in purezza, trama gustativa profonda,

tensione minerale e cremosità

perfettamente integrate grazie ai lunghi 84

mesi sui lieviti. Una bollicina che parla con

autenticità la lingua dell’Irpinia, territorio

frammentato, ricco di sfumature e altitudini,

che Feudi conosce e interpreta da quasi

quarant’anni. Il Metodo Classico è il modo

più naturale per valorizzare la profondità dei

vitigni: richiede tempo, cura e ascolto.

DUBL, nato nel 2003 come progetto

pionieristico per spumantizzare uve

autoctone del Sud, si conferma così uno dei

capitoli più originali del Metodo Classico

italiano. Questa edizione speciale - limitata

a 3.000 bottiglie - ne rappresenta

l’evoluzione più simbolica: un vino pensato

non solo per celebrare il Natale, ma per

diventare oggetto da collezione e memoria

del territorio.

Il Teatro di San Carlo accoglie la

collaborazione con la stessa sensibilità che

da secoli lo guida nel suo rapporto con la

città. Inaugurato nel 1737, culla della lirica

europea, il San Carlo è oggi un luogo di

rinnovamento che unisce tradizione e

innovazione, in un dialogo costante con il

pubblico. Il vino, come la musica, vive di

tempo, pazienza e profondità emotiva: due

mondi che raccontano la stessa idea di

bellezza.

La proposta natalizia di Feudi di San

Gregorio diventa così un gesto elegante: un

dono che unisce arte e territorio, cultura e

materia, come una scena madre che resta

impressa nella memoria. In questo Natale, il

DUBL X Teatro di San Carlo non si limita a

celebrare le feste: le interpreta con la grazia

di un brindisi che parla di luce, storia e

identità.

Un invito a rallentare, osservare e

riconoscere la bellezza. Proprio come

quando si alza il sipario.

DIR.

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SPECIALE GUSTI DI NATALE

Natale con gusto: le proposte di

design: eleganza delle

scatole, cura dei dettagli

134 visivi, equilibrio tra 135

Gennaro Bottone per le feste

tradizione e modernità.

Questo approccio

‘sartoriale’ al dolce

L’alta artigianalità partenopea incontra la tradizione natalizia, tra materie

natalizio riflette una

precisa idea di

prime d’eccellenza, cura sartoriale e innovazione nel gusto

artigianalità: non basta

un buon prodotto, serve

di Antonio Quaranta

selezionate, la conoscenza delle curve di

un’identità forte e

temperaggio e la capacità di modulare

riconoscibile, capace di

Quando si parla di dolci natalizi artigianali, consistenze e profumi trasformano ogni

raccontare un territorio e

la parola “tradizione” da sola non basta. dolce natalizio in un piccolo esercizio di

allo stesso tempo di

Serve rigore nella selezione delle materie equilibrio tra intensità e delicatezza. È qui

parlare a un pubblico

prime, un’identità stilistica riconoscibile e che l’anima cioccolatiera dell’azienda

cosmopolita. L’impegno

un’attenzione quasi estetica per i dettagli. È diventa segno distintivo: un valore aggiunto

di Bottone è, come ripete

questa la filosofia di Gennaro Bottone, che nobilita l’offerta festiva e la rende

spesso l’azienda, un atto

storica azienda partenopea specializzata immediatamente identificabile per coerenza,

di «onestà artigianale».

nella lavorazione del cioccolato, che dal carattere e raffinatezza.

Un concetto prezioso in

1979 ha trasformato l’arte cioccolatiera e La collezione natalizia di Bottone

un’epoca in cui la

dolciaria in un linguaggio di eleganza e rappresenta un manifesto di questa visione:

trasparenza e la qualità

ricerca. Nel corso dei decenni il marchio ha prodotti che non seguono semplicemente il

sono diventate criteri

saputo unire classicità e innovazione, calendario delle festività, ma aspirano a

fondamentali nelle scelte

territorio e vocazione internazionale, diventare oggetti del desiderio

del consumatore.

creando una firma d’autore riconoscibile nel gastronomico, in cui ogni ingrediente è

Portare in tavola un

mondo dell’alta pasticceria artigianale. scelto come parte di una narrazione. «Da

dop, canditi Agrimontana»: una filiera di panettone Bottone, o regalare una delle sue

Ciò che contraddistingue in modo decisivo il sempre ci contraddistingue sia l’alta qualità

eccellenze che definisce la qualità

creazioni natalizie, significa compiere una

mondo Bottone è proprio la competenza sul delle materie prime impiegate sia

aromatica e la struttura dell’impasto, scelta culturale oltre che gastronomica:

cioccolato, una vera e propria maîtrise l’attenzione alla lavorazione», sottolinea

conferendo al prodotto profondità e

scegliere la profondità dei sapori autentici,

maturata in oltre quarant’anni di

Orlando Bottone. Una dichiarazione che

riconoscibilità.

la bellezza del lavoro manuale, la

sperimentazioni, selezioni e

non suona come slogan, ma come la sintesi

A questa base di tradizione si affianca una ricercatezza discreta di un marchio che ha

perfezionamenti. Questa expertise non è un di un metodo.

collezione di varianti contemporanee, frutto fatto dell’eleganza partenopea un valore da

dettaglio marginale, ma un tratto genetico Il Panettone Tradizionale è il cuore della

della sensibilità del maestro cioccolatiere e custodire.

dell’azienda, che influenza profondamente proposta natalizia: un lievitato che rispetta

della sua storica vocazione a trasformare il Per chi desidera un Natale che abbia il

anche la proposta natalizia. Nei panettoni tempi naturali, lavorato con lievito madre e

cioccolato in materia plastica del gusto. profumo della tradizione ma anche la

glassati, nei lievitati arricchiti, nei torroni e selezione accuratissima degli ingredienti.

Accanto ai lievitati troviamo infatti pralineria raffinatezza dell’alta pasticceria, le proposte

nelle praline, il cioccolato non è mai un L’azienda afferma con orgoglio che «per la

d’autore, creme spalmabili, torroni, tavolette di Gennaro Bottone rappresentano una

semplice ingrediente: è la firma aromatica produzione dei nostri panettoni – aggiunge -

aromatiche, fino alle confezioni natalizie che destinazione sicura. Non semplici dolci, ma

che definisce stile, eleganza e

usiamo burro di centrifuga con un contenuto

rappresentano un vero e proprio biglietto da esperienze: gesti di gusto e stile, pensati

riconoscibilità.

di materia grassa non inferiore all’84%,

visita estetico dell’azienda. Qui il linguaggio per rendere le feste un momento ancora più

La lavorazione precisa, l’uso di coperture nocciole Piemonte Igp, pistacchi di Bronte

del cioccolato si coniuga con quello del memorabile.

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SPECIALE GUSTI DI NATALE

021: il Metodo Classico che celebra

limitata di sole millecinquecento bottiglie. spumante senza residuo zuccherino

In occasione di questa seconda annata, aggiunto, si rivela straordinariamente

136 "021" si presenta con una nuova veste morbido e cremoso, completato da una 137

grafica, chiara, stilizzata e immediatamente vivace mineralità e da una buona acidità

la vita secondo Podere 1925

leggibile, impreziosita da una lamina in oro che ne assicurano persistenza ed equilibrio.

che ne sottolinea il valore celebrativo e la Oggi l'azienda, fondata nel 1956, è guidata

Un millesimato in tiratura limitata dedicato alla piccola Serena e alla

preziosità.

con passione e visione dalla terza

All'assaggio, lo spumante incanta con il suo generazione della famiglia Di Maro —

storia della famiglia Di Maro

giallo paglierino e le venature dorate, Amalia, Stefania e Raffaele — i quali,

attraversato da un perlage fine e

sostenuti dall'esperienza di papà Nicola e

persistente. Al naso si distinguono

mamma Angelina, continuano a onorare la

nettamente le note di nocciola tostata e filosofia delle "cose ben fatte", evolvendo

scorza di pane, risultato dell’accurata dalle vinificazioni artigianali iniziali a una

lavorazione e della sosta sui lieviti. In produzione che, con "021" Metodo Classico,

bocca, "021" sorprende: pur essendo uno tocca vette di eccellenza.

Per Podere 1925, l'arte della vinificazione è

intimamente legata alla storia della famiglia

Di Maro, e non c'è celebrazione più dolce di

quella impressa su un'etichetta. Il nuovo

gioiello della cantina, lo spumante "021"

Metodo Classico millesimato, è proprio

questo: un omaggio effervescente e

raffinato alla vita.

Il suo nome, apparentemente criptico, svela

un significato profondo e personale: "021"

richiama il 2021, l’anno di nascita della

piccola Serena, la figlia di Raffaele e Flavia,

l’atteso e felice nuovo arrivo in famiglia.

Questa tradizione narrativa è la cifra

distintiva di Podere 1925: tutte le dodici

referenze aziendali sono legate a un anno

di nascita di un membro della famiglia, a

partire dal nome stesso della cantina, che

onora la nascita del suo fondatore,

Vincenzo Di Maro, nel 1925.

Con "021", l'azienda ha voluto portare

l’asticella ancora più in alto, affrontando la

sfida di un Metodo Classico millesimato, un

vino che incarna l'eccellenza e la pazienza.

Pur essendo un’azienda con radici e sede

produttiva salde nei Campi Flegrei — un

legame suggellato dalle due DOP Campi

Flegrei, Piedirosso e Falanghina — per

questo spumante Podere 1925 ha scelto di

unire le forze di due territori, selezionando

le uve Falanghina del Beneventano.

Le uve, raccolte nell’ultima settimana di

agosto per garantirne la massima

freschezza, vengono vinificate con cura

artigianale. La successiva presa di spuma e

l'imbottigliamento, dopo quattro mesi, danno

vita a una vera e propria chicca in tiratura

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SPECIALE GUSTI DI NATALE

La lunga lievitazione della tradizione

ripete: lievito rinfrescato più volte al giorno; l’impasto con una delicatezza elegante,

138

impasti che crescono lentamente; maestri mentre la glassa croccante amplifica il

che controllano temperature e umidità come contrasto tra sofficità e fragranza. È un

Nel laboratorio di Pompei Marco De Vivo e il suo staff trasformano

direttori d’orchestra; panettoni che

dolce che parla di estate incastonata

139

farina, lievito madre e tempo in un racconto di famiglia e territorio

raffreddano capovolti, sospesi, per

nell’inverno, di tradizione campana elevata

preservarne volume e sofficità. Gesti ripetuti a lusso contemporaneo.

centinaia di volte, ma sempre carichi di

significato.

Panettone Delizia al Limone – Luxury

Ester e Simona curano l’immagine del Edition

Natale De Vivo: packaging, comunicazione, Questo panettone è una sinfonia di

vetrine. Le scatole diventano piccole freschezza e morbidezza. La fragranza del

A Pompei, nella Pasticceria De Vivo, la

stagione delle feste non inizia con le

luminarie, ma settimane — a volte mesi —

prima. Lì, tra vasche d’impasto e lieviti che

si risvegliano all’alba, prende forma un rito

che unisce tecnica, memoria e dedizione.

Nessun effetto speciale: la magia dei

lievitati De Vivo nasce da una disciplina

quasi monastica, nutrita da una storia che

affonda le radici negli anni Trenta, quando il

laboratorio era un panificio al servizio dei

viaggiatori diretti agli scavi e al santuario.

Oggi quell’origine è ancora il cuore pulsante

di un’impresa dolciaria che guarda al

mondo senza tradire la propria identità.

Alla guida c’è Marco De Vivo, che ha

trasformato l’eredità di famiglia in un

progetto imprenditoriale contemporaneo.

Accanto a lui, la moglie Ester e la figlia

Simona presidiano ogni fase, dalla cura del

lievito madre alla creazione delle nuove

ricette, fino al confezionamento dei

panettoni destinati alle migliori boutique del

gusto in Italia e all’estero. Una squadra

numerosa, competente e coesa completa il

quadro: professionisti che condividono

formazione, aggiornamento continuo e

attenzione meticolosa ai processi.

Il lievito madre è la firma della casa. Lo

stesso principio di sempre: esclusivamente

lievito naturale, rinfrescato ogni giorno. Da

qui nascono impasti che maturano

lentamente, spesso oltre 36 ore,

sviluppando quella trama soffice, elastica e

profumata che caratterizza i lievitati De

Vivo.

Negli ultimi anni la linea natalizia si è

ampliata, mantenendo un dialogo costante

con la tradizione italiana e con la

Campania. Ogni nuova ricetta nasce dal

bilanciamento rigoroso tra dolcezza,

struttura e identità del prodotto,

perché innovare — per De Vivo —

non significa mai tradire l’essenza.

La crescita dell’azienda è anche la

crescita del suo team: un laboratorio

in cui la condivisione del sapere ha

valore quotidiano. «Un panettone

porta in tavola una responsabilità

emotiva», ricorda Marco De Vivo.

«Entra nelle case nei giorni in cui le

famiglie si ritrovano. Non può essere

un prodotto qualunque. Quando i

nostri ragazzi infornano le pezzature

finali, sanno che stanno mettendo al

forno un pezzo della nostra storia,

ma anche un frammento della

memoria di chi lo mangerà».

La sfida di questi anni è stata

trasformare la vocazione artigianale

in una struttura organizzata, capace

di sostenere volumi importanti senza

snaturarsi. Così i lievitati De Vivo,

nati a pochi passi dagli scavi di Pompei,

oggi viaggiano in Italia e nel mondo:

boutique selezionate, negozi di nicchia,

department store internazionali. La

distribuzione è curata, le partnership mirate,

l’e-commerce in costante crescita: un

presidio solido del segmento premium che

non perde mai di vista il rapporto diretto con

il cliente.

Nel laboratorio, intanto, la coreografia si

architetture festive, con texture e colori che

raccontano Pompei, la Campania e la storia

della famiglia. Perché il panettone non è

solo un dolce: è un ambasciatore di un

territorio dove ospitalità e convivialità sono

una cifra culturale.

La magia del Natale, qui, sta nel tenere

insieme memoria e futuro. In ogni fetta c’è

la crosta brunita che profuma di forno,

l’alveolatura irregolare che rivela il lavoro

silenzioso del lievito madre, i canditi che

brillano come tessere di mosaico. Un dolce,

certo. Ma anche un caso di scuola: come

un’impresa familiare può trasformare un rito

in un progetto di eccellenza gastronomica

capace di portare Pompei sulle tavole di

mezzo mondo.

Perché — come insegna il lievito madre —

nulla cresce da solo. Cresce ciò che viene

curato, nutrito, atteso. Vale per un

panettone. Vale per un’azienda. Vale per le

persone che la rendono viva.

I Lievitati di Natale 2025

Panettone Albicocca e Mandorle –

Luxury Edition

È un panettone che nasce dalla luce del

Mediterraneo. La sua pasta morbida

profuma di burro fresco e vaniglia Bourbon,

ma è l’abbraccio delle pellecchielle del

Vesuvio a renderlo unico: albicocche

antiche, dalla dolcezza intensa e vellutata,

che sprigionano note dorate e solari a ogni

taglio. Le mandorle impreziosiscono

limone,

luminosa e vibrante, attraversa tutto

l’impasto conferendogli un carattere

raffinato, quasi etereo. Al centro, una

ganache al limoncello avvolge il morso in

una crema vellutata e profumata, un

richiamo diretto alla grande pasticceria

campana e alla sua innata capacità di

trasformare un agrume in poesia. Il

cioccolato bianco ne esalta la dolcezza

senza sovrastarla, creando un equilibrio

perfetto tra intensità aromatica e

delicatezza. È un panettone che non si

assaggia: si assapora come un raggio di

sole.

Panettone Pompeiano – Luxury Edition

Un lievitato che sembra uscito da un

affresco antico. Il suo profumo richiama i

mercati della Pompei romana, dove miele,

fichi, noci e spezie raccontavano il

Mediterraneo più autentico. Ogni fetta è un

viaggio nella storia: la dolcezza dei frutti del

Sud, la profondità calda della frutta secca,

le note ambrate del miele e il tocco speziato

che evoca cucine arcaiche, rituali convivali,

banchetti e narrazioni millenarie. Il

panettone Pompeiano non è soltanto un

dolce: è un reperto gastronomico, una

memoria commestibile che unisce

tradizione, archeologia e gusto

contemporaneo.

DIR.

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SPECIALE GUSTI DI NATALE

Panettone della nonna: tradizione, impresa e

italiana del Novecento. Pasquale ha seguito casse audio Opera, fornitrici di personaggi

la stessa via, diplomandosi tecnico dell’arte di rilievo globale. La partecipazione a eventi

140 bianca, collaborando con Paco Torreblanca culturali ed enogastronomici – dalla “Buona 141

– campione mondiale ed europeo – e Notte” di Battipaglia alla Festa a Vico di

innovazione nell’arte dolce italiana

lavorando accanto a chef stellati come Nino Gennaro Esposito – posiziona l’azienda

Come una pasticceria familiare campana trasforma un’eredità di quasi

Di Costanzo e Raffaele Vitale. Ha inoltre come punto di riferimento della pasticceria

un secolo in un modello di eccellenza contemporanea

frequentato corsi di perfezionamento con artigianale campana.

maestri come Zoia, Sal De Riso, Leonardo Il Panettone della Nonna arriva dunque

Di Carlo e presso la prestigiosa CAST come simbolo di questa traiettoria: non un

Nel panorama dell’imprenditoria

Alimenti. Questo investimento formativo semplice prodotto stagionale, ma il risultato

agroalimentare italiana, dove il valore

intergenerazionale ha costruito una

di un modello di industria familiare che ha

aggiunto nasce sempre più dalla capacità di

professionalità solida, capace di tradurre saputo trasformarsi mantenendo intatta la

coniugare radici territoriali e sguardo

l’identità familiare in prodotti di alto profilo. propria identità. «Il nostro obiettivo»,

innovativo, la storia della Pasticceria

La strategia della qualità totale ha portato afferma Pasquale Bevilacqua, «è

Mamma Grazia rappresenta un caso

nel tempo a un sistematico riconoscimento rappresentare la nostra terra attraverso i

emblematico. Una realtà nata nel 1991 ma

da parte della critica. I panettoni di Mamma grandi lievitati. Far capire che l’artigianalità

forte di un’eredità iniziata nel 1930, oggi

Grazia sono stati selezionati dal Gambero non è un concetto nostalgico, ma una leva

guidata da Giuseppe e Pasquale

Rosso tra le eccellenze del Sud Italia competitiva contemporanea, capace di

Bevilacqua, terza e quarta generazione di

(2014), sono rientrati tra i panettoni preferiti parlare ai mercati e alle persone. Innovare

una famiglia che ha fatto della qualità, della

della guida nel 2014 e 2015 e sono stati più significa rispettare ciò che siamo, e da lì

volte celebrati da eventi dedicati al grande andare oltre».

lievitato italiano. La presenza continuativa a In un settore in cui la concorrenza cresce e

Re Panettone a Milano dal 2013 ha

il consumatore richiede autenticità,

consolidato la reputazione dell’azienda nel trasparenza e qualità percepibile, la

settore. Qui, il panettone Cioccolato e Pera strategia di Mamma Grazia mostra come

è stato indicato da riviste internazionali tra i una piccola impresa radicata in un territorio

cinque panettoni “da mangiare almeno una possa diventare un caso di studio per

volta nella vita”. Nel 2016, alla Fiera resilienza, posizionamento e capacità di

Nazionale del Panettone e del Pandoro, valorizzare il capitale immateriale. Il lievito

l’azienda ha ottenuto il riconoscimento di madre che vive da tre decenni, il panettone

miglior panettone al cioccolato e il terzo che nasce da una ricetta di famiglia, il

posto al concorso “Selezione Cesarin” con il continuo dialogo tra formazione, identità e

Panettone Mediterraneo. Riviste come mercato: tutto concorre a costruire un

Dissapore ne hanno certificato l’eccellenza marchio che comprende il futuro proprio

includendoli tra i 15 migliori panettoni del perché non dimentica il passato.

2015 e i 30 migliori del 2016, mentre la Il Panettone della Nonna non è solo un

Guida Osterie d’Italia di Slow Food li dolce: è una dichiarazione d’intenti. È la

segnala dal 2013 come pasticceria

prova che la tradizione, quando sostenuta

consigliata.

da metodo e visione, non è un limite, ma

L’impatto economico del marchio è

una forza generativa. «Ogni nuovo

altrettanto significativo. La produzione dei panettone», conclude Pasquale, «è un

lievitati raggiunge oggi tutta Italia, con clienti racconto. E noi vogliamo raccontare la

di prestigio come Renzo Ricci, fondatore di nostra storia con il linguaggio più sincero

Poltrone & Sofà, e realtà internazionali che conosciamo: il gusto».

come UK Distribution, produttrice delle

DIR.

tecnica e della cultura del lievito naturale il

proprio DNA distintivo. L’ultima creazione, il

Panettone della Nonna, è molto più di un

nuovo prodotto: è la sintesi di un metodo, di

una filosofia imprenditoriale e di una visione

moderna dell’artigianalità.

La genesi di questo panettone è radicata

nella torta simbolo dell’azienda, la celebre

Torta della Nonna, marchio di fabbrica della

pasticceria. Il nuovo lievitato ne rielabora

l’immaginario fondante attraverso una

declinazione che intreccia la memoria dei

sapori familiari con un approccio di ricerca

tecnica. Una pasta soffice e delicata,

profumata al limone, accoglie gocce di

cioccolato al limone e pinoli sabbiati; in

superficie un cremino al limone incontra

ulteriori pinoli tostati, mentre le scorzette

semi-candite di limone della Costa

Sorrentina aggiungono identità territoriale e

riconoscibilità del gusto. «Volevamo un

panettone che parlasse della nostra

infanzia e della nostra terra»,

racconta Pasquale Bevilacqua. «Non

solo un dolce, ma una storia. Un

prodotto che nascesse dall’equilibrio

tra memoria e innovazione, come

tutto ciò che facciamo».

Questa tensione creativa tra

tradizione e modernità non è solo

estetica o gastronomica: è anche

economica. Mamma Grazia ha

costruito negli anni un modello

produttivo fondato sulla selezione

delle migliori materie prime, sulla

specializzazione professionale

continua e sull’investimento costante

nella qualità del lievitato. Il lievito

madre utilizzato da Giuseppe

Bevilacqua è vivo da oltre trent’anni,

un patrimonio aziendale intangibile

che incarna tanto la storia quanto la

strategia della pasticceria. «Il lievito

madre è un collaboratore

silenzioso», spiega Pasquale. «È un

organismo che va curato, educato,

rispettato. È la dimostrazione che

senza basi solide non è possibile creare

emozioni: né per il palato, né per il

mercato».

L’approccio di Mamma Grazia alla

formazione professionale è un altro pilastro

della sua crescita imprenditoriale.

Giuseppe, maestro lievitista, si è formato

accanto a figure come Iginio Massari,

Achille Zoia, Danilo Freguja e Fulvio

Scolari, protagonisti della pasticceria

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SPECIALE GUSTI DI NATALE

Vizio, il tempo come ingrediente

realizzate con ingredienti italiani di

Dalle versioni classiche Milano e

142

eccellenza e burro francese di alta qualità. Tradizionale ai best seller come Tre

Cioccolati e Pistacchio, fino 143

Dalila Esposito e Simone Cavallo guidano un laboratorio che coniuga

alle proposte più creative —

Marron Glacè, Albicocca,

tradizione, tecnica e visione contemporanea. Un modello di artigianalità

Semi Integrale — e alla

sempre più orientata ai mercati gourmet

novità Rhum e pere, un

lievitato morbido e

Nel panorama dei grandi lievitati italiani, visione imprenditoriale capace di leggere il

aromatico che racconta la

Vizio — il laboratorio fondato nel 2020 a mercato contemporaneo. “Il panettone è

continua spinta innovativa

San Cesareo da Dalila Esposito e Simone diventato un prodotto gourmet che vive tutto

del brand.

Cavallo — si è imposto in pochi anni come l’anno”, sottolinea. “La sua rinascita passa

Con i suoi punti vendita a

una delle realtà più interessanti del settore. dalla riscoperta dell’artigianalità: un valore

Roma e Frascati e uno

che va

shop online in costante

comunicato,

crescita, Vizio si conferma

tutelato e portato

una realtà che unisce

sui mercati

eredità e contemporaneità,

internazionali”.

portando la cultura del

La linea 2025

grande lievitato italiano

comprende sette

verso nuove destinazioni di

referenze, tutte

gusto e nuovi orizzonti

imprenditoriali.

Una crescita rapida, sostenuta da una

ricerca costante sulla qualità delle materie

prime e da un approccio metodico alla

lavorazione del lievito madre, che ha

portato il brand a ottenere riconoscimenti di

primo piano come il Panettone Maximo

(doppio trionfo nel 2023 e miglior panettone

al cioccolato nel 2024).

La storia di Vizio affonda però le radici nella

Roma degli anni ’60, quando Mario

Antonelli, nonno di Dalila, fondò il

laboratorio che avrebbe dato origine a tre

generazioni di lievitisti. “Mio nonno mi

portava nel laboratorio a osservare gli

impasti che crescevano; diceva sempre:

‘impara l’arte e mettila da parte’”, racconta

Dalila. Una formazione precoce che oggi si

traduce in una dedizione assoluta verso

processi che richiedono tempo, attenzione e

tecnica. Sono infatti 58 le ore necessarie

per completare un panettone Vizio: un

percorso artigianale che Dalila segue passo

dopo passo, dal primo impasto alla cottura.

Accanto a lei, Simone Cavallo porta una

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SPECIALE GUSTI DI NATALE

Il Natale rivelato: la magia delle

scientifica ed enoturismo, sviluppando un Mastroberardino Art Gallery. Ogni bottiglia

144

ecosistema in cui tradizione e innovazione racconta un gesto intimo: un invito alla

procedono insieme: ogni vino

scoperta, al superamento della superficie: 145

bollicine di Mastroberardino

memoria e visione.

rivelare ciò che non sempre si vede al primo

È in questa cornice che si inseriscono le sguardo.

Mastroberardino nasce da un’unione di perché il vino è arte, e l’arte è un modo di

Quando il Metodo Classico incontra l’arte, la storia e l’anima di un

proposte natalizie della famiglia.

La raffigurazione del dio del vino non è

ELL’E’NOIR e RIPE D’ALTURA non sono casuale: Dioniso incarna il dialogo che

territorio senza tempo

soltanto due nuovi Metodo Classico, ma Mastroberardino porta avanti da tre secoli,

l’inizio di un percorso creativo che illumina tra rigore scientifico e sensibilità estetica,

Nel cuore dell’Irpinia, dove la montagna ulteriore slancio con il figlio Michele e con le

la vocazione del territorio verso produzioni tra radici antiche e slancio innovativo. Come

incontra il respiro caldo del Mediterraneo e storiche interpretazioni dei grandi vini irpini

d’alta quota, fresche, complesse, di forte nelle tele di Botez, anche nelle bollicine

la viticoltura affonda in radici millenarie, il tra Ottocento e Novecento.

identità.

irpine convivono armonia e turbamento

Natale firmato Mastroberardino si veste di Momento cruciale è il secondo dopoguerra,

Il primo, ELL’E’NOIR, è un sorprendente creativo, disciplina ed emozione.

luce nuova. La storica famiglia del vino - tra quando Antonio Mastroberardino - ricordato

blanc de noirs ottenuto da Aglianico Queste proposte natalizie non si limitano

le più longeve d’Italia e custode delle uve come «l’archeologo della vite e del vino» -

vinificato in bianco. Le uve, coltivate a circa alle bottiglie: includono una selezione di

autoctone campane da circa tre secoli - sceglie coraggiosamente di scommettere

500 metri di altitudine, rivelano la loro coffret, percorsi degustativi nella cantina

presenta per le festività un percorso di gusto sulle varietà autoctone in un’epoca in cui

struttura attraverso una trama vibrante, storica, esperienze enoturistiche al Radici

e cultura che unisce tradizione e

molti le ritenevano superate. A lui si deve il

cremosa e minerale.

Resort e una cucina dedicata presso il

innovazione. Tra queste proposte, spiccano rilancio dell’Aglianico e la rinascita del Fiano,

Il secondo, RIPE D’ALTURA, è un blanc de ristorante Morabianca. Tutto all’insegna di

due novità assolute: ELL’E’NOIR e RIPE così come le leggendarie annate di Taurasi

blancs che unisce Greco e Falanghina. uno stile che unisce sobrietà, profondità

che porteranno il vino a

Fresco, verticale, luminoso, è il risultato di culturale e visione imprenditoriale.

ottenere, nel 1993, la prima

un mosto fiore lavorato con estrema finezza Scegliere un vino Mastroberardino a Natale

DOCG del Sud Italia. Una

e affinato 30 mesi sui lieviti. Agrumi, fiori significa celebrare un territorio, una famiglia

visione che ha contribuito a

bianchi e una sapidità lunga e cesellata e un patrimonio enologico che ha

plasmare un modello

delineano un profilo elegante, ideale per attraversato tre secoli senza mai smarrire la

vitivinicolo riconosciuto oggi

accompagnare la cucina delle feste. Il fatto propria identità. Significa brindare con ciò

come uno dei più identitari

che anch’esso sia Pas Dosé sottolinea una che Mastroberardino definisce “la luce

d’Europa.

chiara visione stilistica: raccontare il dell’Irpinia”, un bagliore antico che oggi

A raccogliere questa eredità

territorio senza filtri, in tutta la sua energia trova nuova forma nelle bollicine di

è il Cavaliere del Lavoro

minerale.

ELL’E’NOIR e RIPE D’ALTURA.

Prof. Piero Mastroberardino,

Ma ciò che rende queste bottiglie davvero Nel gesto di stappare queste bottiglie, c’è

che ha proiettato l’azienda

uniche è l’esperienza artistica che le l’eleganza discreta della tradizione e la

verso una gestione integrata

accompagna. L’etichetta, concepita come sorpresa dell’arte che si rivela, come un

di vigneti, cantina, ricerca

un rito di rivelazione, presenta un doppio dono inatteso. Perché a Natale, più che

strato: sollevando quello superiore,

mai, il vino non è soltanto un calice: è un

D’ALTURA, spumanti Metodo Classico che

l’appassionato scopre un’opera nascosta, racconto. E quello dei Mastroberardino è,

inaugurano una nuova dimensione della

come un sipario che si apre su una scena da trecento anni, tra i più affascinanti del

bollicina irpina, interpretando lo spirito delle

teatrale. Sotto di esso, due raffigurazioni di panorama italiano.

feste con energia contemporanea, profondità

Dioniso tratte dai dipinti Baccanale II e

territoriale e un linguaggio visivo

Baccanale III di Doina Botez, opere parte

DIR

sorprendente.

del trittico Il colore di Dioniso custodito nella

Per comprendere il valore di queste

proposte è necessario tornare alle origini

della famiglia. La storia dei Mastroberardino

comincia agli inizi del XVIII secolo, ad

Atripalda, dove ancora oggi sorge la sede

storica dell'azienda. Attraverso dieci

generazioni, la famiglia ha guidato

l’evoluzione della viticoltura campana,

trasformando uve antiche come Aglianico,

Fiano e Greco in varietà conosciute e

celebrate nel mondo. La svolta arriva nel

1878, quando Angelo Mastroberardino avvia

le prime esportazioni internazionali, aprendo

la strada a un successo globale che troverà

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SALUTE E BENESSERE

Oncologia pediatrica: molto è stato

fatto, tanto resta da fare

Presentato a Roma il Rapporto F.A.V.O. sulla condizione assistenziale

dei malati oncologici in età pediatrica e adolescenziale

sensibili nei risultati terapeutici. È

Nella seconda parte della pubblicazione

indiscutibile come difformità nell’accesso e sono descritte, invece, alcune esperienze di

146 nella qualità delle cure tra regioni e perfino associazioni attive in diverse realtà

147

all’interno dello stesso territorio regionale regionali. Esse riguardano l’assistenza

psicologica, le attività ludiche, la

riabilitazione, il sostegno ai diritti sociali; è

incluso anche uno studio rivolto

all’individuazione dei costi economici per i

familiari. Le attività presentate sono tra

di Alberto Vito

trattamenti diagnostici e terapeutici nelle

quelle che uno Stato davvero civile ha

varie regioni italiane, evidenziando le

l’obbligo di sostenere. Tra i diversi capitoli,

Si è tenuta a Roma, presso la Sala del principali criticità relative a diagnosi,

tutti meritevoli di attenzione, ricordo quello

Refettorio della Camera dei deputati, la trattamento e assistenza dei pazienti in età

curato dall’associazione napoletana

presentazione del primo Rapporto sulla pediatrica e adolescenziale. Infine, nella

Compagni di Viaggio Odv. Esso è dedicato

condizione assistenziale dei malati

parte conclusiva, propone concrete

a un tema specifico, ovvero quello relativo

oncologici in età pediatrica e adolescenziale iniziative specifiche, sia a livello legislativo

all’accesso alle cure oncologiche per i

a livello nazionale, curato da F.A.V.O., che gestionale.

bambini immigrati, con le conseguenti

all’interno di un convegno cui sono

Il cancro costituisce la maggiore causa di

specificità psicologiche, normative e sociali

intervenuti diversi parlamentari e specialisti morte per malattia nei bambini e negli

di tale contesto operativo.

in ambito oncologico provenienti da diverse adolescenti dopo il primo anno di vita in

Sebbene le leggi del nostro Paese

realtà territoriali nazionali.

Europa, con circa 35.000 nuove diagnosi e

consentano in modo netto l’accesso alle

La F.A.V.O. è una rete associativa, una oltre 6.000 decessi annualmente. In Italia, i

cure primarie per tutti, di fatto esistono

federazione

dati A.I.E.O.P.

costituiscano un drammatico problema

difficoltà culturali, sociali ed economiche

costituita da oltre

individuano circa

sociale, totalmente inaccettabile se si parla

che impediscono a una parte della

300 associazioni

2.500 nuovi casi

della salute e della sopravvivenza dei

popolazione immigrata di curarsi

di volontariato in

pediatrici e

bambini. Tutti i decisori politici e gli opinion

correttamente, come pure sarebbe loro

oncologia,

adolescenziali

leader devono sentirsi coinvolti e impegnati

diritto. Nel capitolo viene raccontato il caso

fondata nel 2003

diagnosticati

in modo fattivo per migliorare ulteriormente

clinico di una bambina che, frequentando la

e che

ogni anno. Va

questi numeri.

scuola, è quella che parla meglio la nostra

attualmente può

subito detto

Un altro elemento

lingua tra i

contare

come la

segnalato

suoi

sull’impegno di

principale buona

chiaramente dal

familiari ed

circa 25.000

notizia contenuta

Rapporto delle

è quindi

volontari iscritti

nel Rapporto sia

associazioni di

costretta a

ai gruppi

che, negli ultimi

volontariato

spiegare ai

aderenti. Tra le

tempi, la

riguarda

genitori la

sue attività

sopravvivenza a

l’importanza della

propria

editoriali figura la

5 anni ha

qualità della vita

diagnosi e il

pubblicazione

raggiunto l’80%

dopo la diagnosi,

senso delle

annuale, a

complessivo dei

durante e

terapie

partire dal 2009, di un report sulla

casi, costituendo un indubbio successo

successivamente

proposte

condizione dell’assistenza ai malati

della moderna oncologia. Tale lusinghiero

alla terapia. La

dai medici.

oncologici, un documento molto importante risultato è frutto congiunto della ricerca,

malattia

L’invito

in quanto fotografa in modo obiettivo la della migliorata partecipazione a protocolli

oncologica di un

finale è a

situazione italiana in tale delicato settore condivisi e del miglioramento organizzativo

bambino

riflettere

della sanità. Quello presentato in questi delle reti. Inoltre, ben 50.000 guariti oggi

costituisce una

sullo stigma

giorni è particolarmente significativo in possono beneficiare della legge sull’oblio

malattia familiare,

verso i

quanto, dopo 17 edizioni, per la prima volta oncologico, altro successo legislativo

per impegno e per

pazienti

si tratta di una pubblicazione specifica fortemente voluto dai pazienti e dai loro

stress, che coinvolge fortemente genitori,

oncologici,

dedicata esclusivamente ai pazienti

rappresentanti.

fratelli e sorelle. Si tratta di un vero

non giustificato dai dati robusti di guarigione

pediatrici e adolescenti, oltre che alle loro Tuttavia, dal volume emergono anche forti

terremoto che, qualunque sia l’esito finale

dopo diagnosi e dall’aumento significativo

famiglie.

criticità, legate sia alle complicanze

delle terapie, modifica l’assetto e il vissuto

della sopravvivenza globale, e sulla grande

Il testo è scritto con l’obiettivo di rilevare e croniche dovute ai trattamenti, sia al

difficoltà a parlare più diffusamente, sui

familiare. Esso costituisce ciò che i tecnici

documentare in maniera scientifica e permanere di gravi disuguaglianze

definiscono un grave fattore di

grandi canali di comunicazione, dell’ambito

sistematica le modalità di accesso ai territoriali, che comportano differenze

“moltiplicatore di fragilità”.

terapeutico pediatrico.

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ROTARY

Leadership, merito e visione: la visita del Governatore

incarnano valori di disciplina,

merito, cultura civica e ricerca.

148 Presentando i nuovi Soci Onorari, il

De Rienzo al Rotary Club Ulisse 2101 Golfo di Napoli

Presidente Carrino ha ricordato

149

Al Circolo Savoia, il Rotary celebra il valore delle reti professionali,

che “un’alleanza strategica tra

università, mondo produttivo e

accademiche e imprenditoriali, conferendo due Soci Onorari e

realtà formative è oggi un asset

rilanciando progetti strategici all’insegna della solidarietà

determinante per lo sviluppo. Solo

una filiera della conoscenza forte

può garantire competitività,

La visita del Governatore del Distretto 2101, tra università, imprese ed enti associativi, in

innovazione e crescita sostenibile”.

Arch. Angelo De Rienzo, al Rotary Club grado di generare valore condiviso e di

Il Governatore De Rienzo ha poi

Ulisse 2101 Golfo di Napoli nella prestigiosa rispondere alle sfide della transizione

richiamato l’attenzione sui progetti

sede del Circolo Savoia ha saputo

digitale, ambientale e sociale”.

che caratterizzano l’anno rotariano,

coniugare tradizione e visione, amicizia La visita ufficiale del Governatore De

come quello dedicato

rotariana e progettualità concreta,

Rienzo si è concentrata sui temi della

all’educazione civica e digitale

dimostrando come il Rotary continui a governance, della sostenibilità e del capitale

sull’uso responsabile delle

essere un punto fermo per la promozione umano. Nel suo intervento, il Governatore

tecnologie e la consapevolezza dei

del merito, dell’etica e dello sviluppo ha rimarcato come “il Rotary debba essere

rischi e delle opportunità della

socioeconomico del territorio.

oggi un presidio etico e un motore di

società interconnessa; e quello

L’incontro, svoltosi nell’ambito del primo sviluppo. Siamo chiamati – ha detto - a

rivolto ai giovani professionisti e ai

appuntamento del ciclo Ulisse al caminetto, interpretare il cambiamento con

nuovi talenti, per creare un

ha riunito imprenditori, accademici,

responsabilità, competenza e spirito di

ecosistema di mentorship,

manager e professionisti, dando vita a un servizio. Il valore di una comunità si misura

competenze e opportunità

dialogo articolato sul ruolo della leadership nella sua capacità di formare talenti,

Garofalo, Rettore dell’Università

attraverso il dialogo con imprese, incubatori

e della responsabilità in un contesto sostenerli e metterli nelle condizioni di

Parthenope di Napoli, e l’Ing. Fulvio e stakeholder territoriali.

competitivo e in rapida trasformazione. Il crescere”.

Campagnuolo, Presidente dell’Associazione Nel corso della serata, il presidente Carrino

Presidente del Club, Prof. Luigi Carrino, ha La serata è stata impreziosita dal

Ex Allievi della Nunziatella. Una scelta che ha presentato al Governatore De Rienzo

aperto i lavori sottolineando “la necessità di conferimento del titolo di Soci Onorari a due

testimonia la volontà del Rotary di

due iniziative che sintetizzano la visione del

costruire modelli innovativi di collaborazione figure di eccellenza: il Prof. Antonio

consolidare relazioni con istituzioni che club: unire competenza, responsabilità e

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ROTARY

150 151

servizio concreto alla comunità.

“Il Rotary è un laboratorio di umanità – ha

affermato Carrino – dove le idee diventano

azioni e le azioni diventano speranza.

Servire significa donare un sorriso, e ogni

sorriso può davvero cambiare il mondo”.

Il primo progetto, ‘Un sorriso di pace’,

realizzato con una rete di partner

istituzionali e privati, offre momenti di

accoglienza e serenità ai bambini ucraini

colpiti dalla guerra. L’iniziativa ha già

registrato il pieno sostegno del presidente di

UNICEF Italia, Nicola Graziano, e del

Console Generale dell’Ucraina a Napoli,

Maksym Kovalenko, confermandone il

valore umano e la dimensione

internazionale.

La seconda iniziativa, ‘Il Rotary diventa

magia’, guidato dall’esperto Renato Cotini,

punta invece a portare gioia e leggerezza

nei reparti pediatrici degli ospedali di Napoli

e provincia attraverso volontari formati

all’arte della magia come strumento

relazionale.

Due iniziative diverse, ma unite da un’unica

impostazione: un Rotary capace di

collegare mondi differenti - istituzionale,

sociale, sanitario e culturale - trasformando

il servizio in un valore condiviso e

riconoscibile per l’intera comunità.

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ILLUSIONISMO

Il mago che sono diventato

152 153

Come una scatola di trucchi e un nonno speciale hanno cambiato per

sempre la mia vita

di Renato Cotini *

Tutto è iniziato nel più classico dei modi:

una scatola con semplici trucchi magici,

regalata per Natale a un bimbo di sette

anni. Tutti l’abbiamo ricevuta almeno una

volta nella vita. Il resto lo ha fatto un nonno

davvero particolare, con mille passioni e

mille abilità, che ha notato la curiosità del

suo nipotino e ha deciso di

investire tempo e soldi

per fargli vivere al

meglio quella

passione così

fuori dagli

schemi. Questo

è ciò che è

successo, e che

ha letteralmente

segnato la mia vita

tanto, tanto tempo fa.

Mi chiamo Renato, e

ho la grande fortuna di

conoscere la magia,

quella che fa sorridere,

che stupisce, che

intrattiene.

Quella che di

solito viene

più

genericamente

chiamata illusione.

Non leggo tarocchi,

non prevedo il

futuro, ma uso le

mie capacità per regalare emozioni al

pubblico. E studio, studio tanto e con

costanza i metodi, le tecniche, i sotterfugi

psicologici per rendere quelle illusioni

uniche e incredibilmente forti.

Nel corso degli ultimi dieci anni ho avuto

l’onore di formare e preparare molti

professionisti internazionali della magia,

costruendo per loro routine inedite e

performance televisive, teatrali e di street

magic. Sono stato ospite su palcoscenici di

altissimo livello, le mie conferenze sono

state seguite da centinaia di artisti e

appassionati di prestigiazione sia online

che in presenza, e tutto questo a causa di

quella piccola scatola che a stento ricordo

come fosse fatta. Ho vinto premi molto

importanti: dall’Oscar della magia come

cartomago dell’anno alla Stella

d’argento del Magic Circle di Londra, il

club magico più antico del mondo.

Ma il mio legame con la magia è ben più

profondo di tutto questo. Posso dire con

assoluta sincerità che tutto l’impegno

e l’allenamento profusi mi siano

serviti prima di tutto a

migliorare il mio

carattere e a

sviluppare la

consapevolezza di me stesso, cosa che per

anni è stata fonte di problemi e di

preoccupazioni. Ero un ragazzo molto

timido, con mille passioni ma incapace di

coltivarle nel modo giusto, impacciato con le

donne; uno di quelli, insomma, che nel

gruppo viene “trascinato”, facendosi andar

bene qualsiasi decisione. Avrei voluto avere

successo con gli altri, essere in qualche

modo “leader” nella cricca, suscitare

interesse, intrigare. Avrei voluto che la

gente ricordasse il mio nome dopo avermi

stretto la mano, e non che lo dimenticasse

dopo poco, come spesso accade.

E così ho deciso di iniziare un percorso. Un

percorso molto particolare in cui io ero il

coach di me stesso, e i dati di studio erano

relativi a tutto ciò che facevo durante il

giorno, soprattutto alle piccole cose.

Analizzavo il modo in cui mi relazionavo agli

altri, le reazioni delle persone, ciò che

dicevo, le risposte che mi davano, tutto. Se

sbagliavo, o credevo di aver sbagliato, me

ne ricordavo. Se ricordavo, cercavo di non

ripetere, ma di migliorare. Ho iniziato ad

appassionarmi alla psicologia, alla

programmazione neurolinguistica, al

linguaggio del corpo, al mentalismo,

addirittura alle tecniche di seduzione.

Più provavo a prevedere i comportamenti

degli altri, più iniziavo a modificare il mio

modo di fare in funzione del traguardo che

volevo ottenere. E pian piano il sistema

cominciava a funzionare: i risultati non

tardavano ad arrivare. La mia autostima

stava migliorando di giorno in giorno, ma

mancava ancora qualcosa per distinguermi

dalla massa. Dovevo esibirmi, dovevo

essere il mago agli occhi degli amici,

dovevo andare oltre i trucchi per creare

emozioni: solo così le mie performance

sarebbero state ricordate anche nei giorni

successivi.

E fu così che il mio modo di vedere

l’illusionismo divenne molto più vivo e

interessante: l’artista che ama la sua arte si

esibisce per la gente prima che per sé

stesso, come un cantante che ti porta in un

Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025



ILLUSIONISMO

altro mondo con la sua voce o come un per me, lo sarà anche per qualcun altro, e

regista che ti fa restare incollato allo con il profondo rispetto per chi ha deciso di

154 schermo per ore come se fossero pochi rendermi partecipe di tali sensibilità.

155

minuti. La mente dello spettatore diventa Una delle soddisfazioni più recenti di cui

vado maggiormente fiero è relativa al mio

libro Il Pulsante Rosso, che nasce proprio

da questa idea: mettere insieme tutte le

riflessioni, gli errori e le intuizioni del mio

percorso interiore, nella speranza che -

anche per un solo lettore tra tanti - questo

possa servire a uscire dal guscio, a

combattere le difficoltà della vita con un

occhio diverso, a stare meglio con sé stessi.

Vincere con quel libro il Premio Rosa 2024

come scrittore emergente - sebbene mi

reputi quanto di più distante al mondo

possa esistere da uno scrittore - è davvero

qualcosa che mi spinge ad andare avanti, e

che mi fa credere di aver intrapreso una

strada che mi piace e che voglio continuare

a percorrere.

Qualcuno mi ha chiesto: “Consiglieresti di

studiare la magia?”. Certo: studiatela, ma

fatelo nel modo giusto, come solo chi la

performa ad alti livelli sa fare. Analizzate il

così il mio parco giochi, e le reazioni

sono esattamente quelle che mi

aspetto quando faccio le prove allo

specchio o di fronte alla videocamera.

Oggi so come condizionare le scelte

degli altri, so come capire se mi viene

detta una bugia, so carpire l’interesse

di qualcuno verso di me in un luogo

affollato e tante altre cose. Ma,

soprattutto, so che tutti quei limiti

imposti dalla mia stessa mente per

anni sono svaniti, e mi sento perfettamente

in grado di affrontare qualsiasi sfida.

Ho la fortuna di seguire come consulente

molti giovani appassionati di prestigiazione

e spesso mi vengono chiesti consigli su

come approcciare, come vincere l’ansia di

fallire, come reagire se qualcuno scopre il

tuo trucco e cose del genere. Forse queste

domande sono persino più frequenti di

quelle riguardanti le tecniche e i movimenti.

Ovviamente non mi sento in diritto di

consigliare un modo di essere piuttosto che

un altro: posso semplicemente descrivere

come la mia esperienza mi abbia cambiato,

senza la presunzione che, se è stato così

lato psicologico della persona che vi sta di

fronte, create un momento di divertimento

che tocchi le corde del suo cuore, siate

attori nel teatro della sua mente, mostrate

passione in ciò che fate e portatela dalla

vostra parte per creare qualcosa insieme a

lei, non contro di lei. È solo così che è

possibile sentirsi al pari di una rockstar, di

un attore famoso, di un leader. Ed è così

che ricorderanno il vostro nome anche ore

dopo avervi stretto la mano.

(foto di Brendan Rodriguez, per gentile

concessione)

(*) Illusionista

Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025



IL FATTORE UMANO

156 Il segno delle Persone

non è solo economico o tecnologico, ma Fiducia, ascolto e trasparenza sono segni

umano.

che restano impressi nella memoria dei

È da qui che nasce la possibilità di costruire collaboratori.

un futuro più equo, innovativo e sostenibile. Una leadership partecipativa lascia il segno

157

Tracce, direzioni e simboli nella cultura organizzativa

Il segno della cultura organizzativa

non con il potere, ma con l’empatia.

Le HR facilitano spazi di dialogo, dove i

segni delle persone diventano ponti e non

di Giovanna d’Elia *

barriere.

Ogni relazione autentica rafforza il senso di

appartenenza e costruisce comunità.

Le persone sono il segno.

Non un segno qualunque, ma la traccia che

rimane, la direzione che orienta, il simbolo

che unisce.

Ogni organizzazione lascia segni: nei

processi, nelle strategie, nei risultati.

Ma i segni più profondi e duraturi sono

quelli che riguardano le persone.

Sono loro a portare memoria, a dare senso

alle scelte, a trasformare le politiche Human

Resource in esperienze vissute.

Quando attiviamo un programma di

mentoring, lasciamo il segno della

conoscenza che si trasmette.

Quando adottiamo un linguaggio inclusivo,

lasciamo il segno del rispetto e dell’equità.

Quando investiamo nel welfare e nel

benessere, lasciamo il segno della cura.

Quando rendiamo trasparenti i percorsi di

carriera, lasciamo il segno della fiducia.

Il segno non è solo traccia: è anche

direzione.

Ogni pratica HR è un segnale che orienta il

futuro dell’organizzazione.

Indica ai collaboratori, donne e uomini,

che la loro voce conta, che la loro

crescita è possibile, che la loro diversità

è un valore.

E infine, il segno è simbolo.

È ciò che le persone riconoscono e

condividono, trasformandolo in

appartenenza.

È il simbolo di una cultura che mette al

centro l’umano, non come risorsa da

gestire, ma come capitale da

valorizzare.

Le persone sono il segno che illumina il

presente e costruisce il futuro.

E il compito delle risorse umane è

custodire, amplificare e rendere visibili

questi segni, affinché diventino

patrimonio comune e identità condivisa.

Mettere le persone al centro non è uno

slogan, ma una scelta strategica e

culturale: ridefinisce il modo in cui

aziende, istituzioni e comunità operano.

In un mondo caratterizzato da

trasformazioni rapide, tecnologie pervasive

e sfide globali, la vera risorsa che

garantisce resilienza e innovazione resta

l’essere umano.

Chiediamo un approccio umano alle

organizzazioni.

Le imprese che pongono le persone al

centro costruiscono ambienti inclusivi, dove

la diversità diventa un valore e non un

ostacolo.

La centralità delle persone significa ascolto

attivo, riconoscimento dei talenti e

valorizzazione delle competenze.

Non si tratta solo di benessere individuale:

un team motivato e rispettato genera

risultati migliori e più sostenibili.

Investire nella formazione continua è un

modo per mantenere viva questa spinta

innovativa.

Mettere le persone al centro è una scelta

che richiede coraggio e coerenza.

Significa riconoscere che il vero capitale

Ogni persona porta con sé un bagaglio di

esperienze e prospettive che diventa parte

integrante della cultura aziendale.

Le HR hanno il compito di tradurre questi

segni in pratiche concrete.

Il segno più forte che un’azienda può

lasciare è quello di un ambiente dove

ciascuno si sente riconosciuto.

Il segno dell’innovazione

Le persone sono il segno dell’innovazione.

Non basta introdurre nuove tecnologie o

processi: senza la creatività e la

motivazione dei team, l’innovazione resta

sterile.

Le HR diventano catalizzatori di

cambiamento, favorendo la formazione

continua e la curiosità.

Ogni idea nasce da un segno: un’intuizione,

un confronto, un dialogo.

Valorizzare questi segni significa

trasformare l’innovazione in progresso

condiviso.

Il segno delle relazioni

Le risorse umane sono anche custodi delle

relazioni.

Il segno della responsabilità sociale

Mettere le persone al centro significa

riconoscere che il segno più importante è

quello umano.

Le persone sono il segno che orienta il

presente e illumina il futuro delle

organizzazioni.

Le risorse umane, nel loro ruolo strategico,

hanno la responsabilità di custodire e

amplificare questi segni, trasformandoli in

cultura, innovazione e comunità.

Non si tratta solo di gestire: si tratta di

interpretare e valorizzare il segno che

ciascuno porta con sé.

Che sia un Natale di Segni, Simboli,

Direzione, ma soprattutto di Persone.

(*) HR Director Focus Consulting

Esperta Risorse Umane e Parità di Genere e

Opportunità

DiversityEquityInclusion

il direttore e la redazione di

Sud e Nord Magazine

vi augurano

Buon Natale

e

Felice Anno Nuovo

Sudenord.it - Anno 2 n. 11 - Dicembre 2025



PSICOLOGIA E SOCIETA'

SOTTO LA LINEA DI BILANCIO

La sofferenza necessaria

L’altra versione li dipinge come depressi e dall’associazionismo civico, forme di

asociali, fragili e in preda ai social o alla aggregazione sociale capaci di attrarre

158 mania dei videogiochi.

quanti più ragazzi possibile. Così come 159

Perché adolescenti e genitori si rivolgono spesso alla psicoterapia

Il disagio dei ragazzi da me incontrati bisogna sempre ricordare che vi sono pure

sconta anche il prezzo di una mancanza di tanti adolescenti con il piglio ideale proprio

visibilità: le difficoltà di socializzazione degli della loro età, magari un po’ ingenui ma

di Alberto Vito *

adolescenti fuori dagli schemi

comportamentali e mentali dei loro coetanei

capaci di studiare e fare sacrifici,

determinati a rendere appassionata la

sembrano inesistenti e rappresentano il propria vita, dinamici nell’impegno nello

disagio sommerso provocato da certi sport, nella musica o nell’arte. Jannik Sinner

modelli di massa apparentemente

ne è il prototipo vincente.

predominanti. Occorre pensare anche a Ma non sarà che noi adulti non li vediamo

loro.

solo perché ne siamo un pochino invidiosi?

È perciò prezioso rilanciare, a partire dallo

sport, dallo scoutismo, dal teatro,

(*) Psicologo, Psicoterapeuta, Sociologo

L’evento critico per cui più spesso si ricorre

alla psicoterapia nel nostro Paese è

sicuramente la crisi di una coppia, con il

conseguente portato affettivo. Vi sono

diverse declinazioni: terapie di coppia,

mediazione familiare allo scopo di far

collaborare i genitori che si separano; si può

scegliere di entrare in terapia

per comprendere se e come

risolvere la crisi di coppia o

per lenire gli effetti di una

separazione già avvenuta.

Seguono — pure in aumento

— i casi riguardanti

adolescenti, e su di essi mi

soffermo brevemente. A volte

si tratta di una loro richiesta,

talvolta è una proposta dei

genitori. In certe occasioni vi

è un effettivo comportamento

problematico, ma sovente si

tratta di situazioni più

sfumate. Ad esempio, ho notato che

recentemente sempre più spesso mi sia

giunto l’invio da parte di genitori preoccupati

dei loro figli adolescenti, spaventati per la

loro sofferenza, magari per la fine di un

amore. In alcune circostanze si tratta di

genitori iperprotettivi o con sensi di colpa

più o meno inconsapevoli; in altre, invece,

di genitori assolutamente adeguati e

presenti.

In ogni caso, gli psicologi non hanno il

potere di far smettere di soffrire gli esseri

umani. Io provo a spiegare che la

sofferenza e il provare dolore non vanno

considerati malattie da curare, ma

esperienze assolutamente inevitabili, in

quanto prova dell’intensità dei nostri legami

significativi. Credo che si tratti di un dato

culturale della nostra epoca, di cui questi

genitori sono inconsapevoli portatori: nella

ricerca quasi ossessiva della felicità e del

benessere, si tenta di eliminare la

sofferenza, come se fosse sempre

‘sbagliata’, mentre al contrario è

un’esperienza umana ineludibile. E, per

quanto dolorosa, è una delle forme dei

nostri legami. Infatti, soltanto alle persone

cui vogliamo bene e a cui teniamo davvero

concediamo il potere di farci soffrire; e tanto

più forte e duratura è la relazione, più alta

sarà la probabilità che soffriremo, anche.

Ovviamente, la soluzione non è evitare di

avere relazioni pur di non soffrire. Le

emozioni non vanno considerate

interferenze fastidiose, ma al contrario

costituiscono il sale della vita. E il compito

degli psicologi è aiutare a trovare senso e a

sviluppare consapevolezza. Qui si avverte

forte la mancanza di un approccio educativo

ai sentimenti. Serve insegnare ai

giovani che un rifiuto è sempre

un’eventualità possibile e non un

fallimento; occorre imparare a

tollerare le frustrazioni, a

riconoscere il diritto dei nostri

partner ad avere opinioni diverse,

anche sull’esito da dare alle crisi di

coppia.

Un’altra situazione particolare

riguarda il disagio di quelli che

definisco in modo semplificato ‘bravi

ragazzi’. Con buon rendimento

scolastico, magari un po’ timidi,

senza grosse conflittualità familiari,

il motivo del loro disagio è legato al patire

un certo isolamento sociale. Rifiutandosi di

passare il tempo ubriacandosi o fumando

canne, non apprezzando le forme di

divertimento trasgressivo di molti dei loro

compagni, si ritrovano abbastanza soli ed

emarginati. Addirittura, si rivolgono a uno

psicologo pensando di avere una qualche

forma di problema. Troppo giovani per

comprendere che in realtà posseggono la

grande forza di non cedere alle lusinghe del

conformismo, vera trappola

dell’adolescenza. Affermano il loro punto di

vista, evidentemente minoritario tra il

gruppo di coetanei, pagandone le

conseguenze. Se non trovano amici e

amiche con vedute simili, subiscono un

isolamento non desiderato, ma non

accettano compromessi con i loro principi e

interessi.

Questi ragazzi scontano anche la retorica

visione dei mass media a proposito degli

adolescenti, raccontati quasi sempre in

modo polarizzato: o come problematici o

come ‘bamboccioni’ viziati. Si confrontano

due visioni prevalenti, entrambe estreme e

fuorvianti. Da un lato gli adolescenti sono

descritti come violenti pericolosi, attratti

dall’alcol e dalle droghe, coinvolti in babygang

o instupiditi dal mito dei soldi facili.

Il bilancio della Regione Campania: risorse,

gestione e prospettive

Come vengono impiegati i fondi regionali e quali sfide attendono il

nuovo governo

di Emanuele Lattanzio *

La Regione Campania è un attore centrale

nella vita quotidiana dei cittadini. Ospedali,

trasporti, ambiente, istruzione, sostegno alle

imprese: gran parte dei servizi che

utilizziamo ogni giorno dipende dalle scelte

regionali. Per capire come queste scelte si

trasformano in realtà, bisogna guardare al

bilancio. Il bilancio regionale stabilisce

entrate e spese.

In Campania la voce più rilevante è la

sanità, che assorbe oltre la metà delle

risorse: ospedali, cure, servizi territoriali.

Subito dopo troviamo i trasporti, con

investimenti su treni, autobus e mobilità

sostenibile. Una quota significativa è

destinata a istruzione e formazione, con

borse di studio e programmi per i giovani.

Non mancano fondi per ambiente e

territorio, dalla gestione dei rifiuti alla tutela

delle aree naturali, e per sviluppo

economico e turismo, settori cruciali per una

regione che vive di cultura e bellezze

paesaggistiche.

La gestione delle risorse avviene attraverso

una programmazione triennale, pensata per

garantire continuità e stabilità. Ogni anno il

Consiglio regionale approva il bilancio,

cercando di bilanciare esigenze immediate e

obiettivi di lungo periodo.

Ridurre le liste d’attesa e rafforzare i servizi

di prossimità,

migliorare la rete

ferroviaria e

potenziare la

mobilità

sostenibile,

investire in

istruzione e

innovazione per

contrastare la

fuga di talenti,

accelerare la

raccolta

differenziata e la transizione ecologica,

valorizzare il patrimonio artistico e naturale

per attrarre visitatori e investimenti restano

evidentemente le priorità. Queste

prospettive si inseriscono in un contesto

complesso: da un lato la necessità di

garantire servizi di qualità, dall’altro i vincoli

di bilancio, che impongono prudenza e

responsabilità.

Il bilancio della Regione Campania è molto

più di un documento contabile. È il piano

che decide come distribuire risorse per

migliorare la qualità della vita. Ora la parola

passa al nuovo governo regionale,

chiamato a trasformare queste linee in

realtà. In bocca al lupo, dunque: la sfida è

grande e riguarda tutti noi.

(*) Dottore Commercialista/Revisore Legale

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