la Rivista istituzionale del Soccorso Alpino e Speleologico - n. 86, Novembre 2025
Interessante numero della rivista dedicato alle Unità cinofile del Soccorso Alpino e Speleologico, alle loro specializzazioni, alle storie vissute sul campo, ai percorsi di formazione che trasformano passione, dedizione e sacrificio in professionalità. Parla dei legami che uniscono conduttori e cani, dell’intesa che si rafforza tra neve, vento e rocce, lungo sentieri montani, cumuli di macerie o piste olfattive in ambienti urbani e rurali. Insieme affrontano terreni impervi, emergenze improvvise, scenari dove la tecnologia da sola non basta.
Interessante numero della rivista dedicato alle Unità cinofile del Soccorso Alpino e Speleologico, alle loro specializzazioni, alle storie vissute sul campo, ai percorsi di formazione che trasformano passione, dedizione e sacrificio in professionalità. Parla dei legami che uniscono conduttori e cani, dell’intesa che si rafforza tra neve, vento e rocce, lungo sentieri montani, cumuli di macerie o piste olfattive in ambienti urbani e rurali. Insieme affrontano terreni impervi, emergenze improvvise, scenari dove la tecnologia da sola non basta.
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lpino
Novembre 2025 / n. 86
Ci vuole fiuto.
Le Unità cinofile del CNSAS
APPROFONDIMENTO
Diventare Unità cinofila
CRONACA E INTERVENTI
Ricerca e medicina in montagna
SPAZIO AL TERRITORIO
Servizio Regionale Sardegna
II
Una nuova casa
per tutti noi
Maurizio Dellantonio
Presidente nazionale CNSAS
L’apertura della nuova sede nazionale
del nostro Corpo a Milano,
in viale Monza 223, ha segnato un
passaggio che va oltre la dimensione
logistica. Non è soltanto un
trasloco: è un segnale forte di consolidamento
istituzionale, che rafforza
la nostra capacità di essere
al servizio del Paese in modo ancora
più organizzato ed efficace.
È stato un percorso non semplice,
fatto di sforzi e possibile grazie
al contributo di tanti. Due anni di
pandemia lo avevano interrotto, ma
la nostra determinazione ci ha permesso
di arrivare fino in fondo e
giungere a questo momento atteso
da molto tempo. Oggi possiamo consegnare
al Soccorso Alpino e Speleologico
una casa nuova: un luogo
moderno, funzionale, concepito
con spazi essenziali ma accoglienti,
che richiama negli ambienti e nei
materiali il legame con la natura,
parte integrante della nostra identità.
È una sede pensata per i nostri
uffici, per la formazione, per l’operatività
quotidiana e per guardare
al futuro con strumenti sempre più
adeguati alle sfide che ci attendono.
Un pensiero di sincera gratitudine
va al Club Alpino Italiano, che fino
ad oggi ci ha ospitato a pochi passi
dalla Stazione Centrale. Ringraziamo
inoltre Areu, l’ASST Gaetano
Pini-CTO e tutti gli enti e le persone
che, a diverso titolo, hanno contribuito
a rendere possibile questa
realizzazione accompagnandoci in
ogni passaggio. L’8 novembre, il
giorno successivo all’inaugurazione,
la nostra Assemblea nazionale
si è svolta proprio in questa nuova
casa. Non poteva esserci modo migliore
per aprire questi spazi: condividere,
insieme, la responsabilità
e l’orgoglio di rappresentare un
Corpo che guarda avanti con fiducia
e unità. Questa sede è, dunque,
il segno tangibile della nostra forza
collettiva e della volontà di continuare
insieme a crescere e migliorare.
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
1
Foto di Luca Tondat
Ci sono legami speciali che si rafforzano tra neve, vento e rocce, lungo sentieri montani,
cumuli di macerie o piste olfattive in ambienti urbani e rurali. Sono i legami che
uniscono i conduttori delle Unità cinofile del Soccorso Alpino e Speleologico ai loro
cani, compagni inseparabili nelle sfide della ricerca e del soccorso di dispersi. Insieme
affrontano terreni impervi, emergenze improvvise, scenari dove la tecnologia da sola non basta.
Questo numero della rivista è dedicato a loro: alle specializzazioni, alle storie vissute sul campo, ai
percorsi di formazione che trasformano passione, dedizione e sacrificio in professionalità.
Con lo stesso spirito di collaborazione e solidarietà che anima ogni intervento, auguriamo a tutti un
sereno Natale e un nuovo anno ricco di energia e armonia.
Buona lettura!
Mauro Guiducci e Marianna Calovi,
direzione e coordinamento Rivista
2
Sommario
APPROFONDIMENTO
CRONACA E INTERVENTI
INTERVISTA
4 Le Unità cinofile del Soccorso
Alpino e le loro specializzazioni
11 Storie dal nucleo elicotteri
16 La formazione continua delle
Unità cinofile del CNSAS
19 Diventare Unità cinofila
23 Le Unità cinofile del CNSAS
nelle maxi emergenze
FOCUS ISTITUZIONALE
28 «Se restiamo un’altra notte qui,
moriamo». Il salvataggio sulla
Cresta Signal del Monte Rosa
32 Tecnologia e innovazione per il
soccorso in grotta
NOTIZIE DAL CNSAS
36 Intervista all’Ing. Andrea Nesi,
Dirigente del Servizio
Volontariato del Dipartimento
della Protezione Civile
SPAZIO AL TERRITORIO
40 Artemis 4554
44 Protezione Civile e CNSAS
insieme per lo sviluppo di
GeoResQ
46 Saper leggere la neve
52 Un’emozionante escursione sul
Monte Rai
55 Giubileo dei giovani 2025
58 Il Soccorso Alpino e Speleologico
in Sardegna
Novembre 2025 / n. 86
Ci vuole fiuto.
Le Unità cinofile del CNSAS
APPROFONDIMENTO
Diventare Unità cinofila
lpino
CRONACA E INTERVENTI
Ricerca e medicina in montagna
SPAZIO AL TERRITORIO
Servizio Regionale Sardegna
Anno XXXI
n. 2 (86) Novembre 2025
DIRETTORE RESPONSABILE
Mauro Guiducci
coordinamentostampa@cnsas.it
COORDINAMENTO REDAZIONE
Marianna Calovi
comunicazione@soccorsoalpinotrentino.it
COMITATO EDITORIALE
Alfonso Ardizzi, Simone Alessandrini,
Simone Bobbio, Fabio Bristot, Roberto
Bolza, Federico Catania, Fabio Cattaneo,
Luca Longo, Michele Messina, Valentina
Minetti, Claudia Ortu
HANNO CONTRIBUITO
A QUESTO NUMERO
Michela Canova, Fabrizio Emmanuelli, Saverio
Isola, Melania Lunazzi, Daniele Mozzi.
CONSULENZA EDITORIALE
Paolo Romani
paoloromaniadv@gmail.com
Registrazione presso Tribunale di Milano
n. 2034/2020
PROGETTO GRAFICO E IMPAGINAZIONE
Alberto Grazi - albertograzi@gmail.com
FOTO DI COPERTINA
Marco Busacca
STAMPA
Alcione by Pixartprinting - Lavis (TN)
APPROFONDIMENTO
Le Unità cinofile del
Soccorso Alpino e le
loro specializzazioni
Superficie, valanga, molecolari e macerie
di Michele Messina, team Comunicazione CNSAS
4
APPROFONDIMENTO
Entrare nel mondo delle Unità cinofile del Corpo Nazionale Soccorso Alpino
e Speleologico (CNSAS) significa scoprire una realtà unica, dove il legame
tra un operatore e il suo cane diventa uno strumento vitale per soccorrere
le persone. Non si tratta solo di addestramento o tecnica: è un’unione profonda,
basata sulla fiducia reciproca, sul gioco e sulla dedizione quotidiana.
Ogni binomio uomo-cane nasce da anni di formazione presso la Scuola Nazionale
Unità cinofile (SNAUC), arricchiti da prove sul campo ed esercitazioni continue, sia a
livello nazionale sia regionale, che forgiano un legame indissolubile.
Questi cani non sono semplici animali da lavoro, ma veri e propri compagni nelle attività
di soccorso, fondamentali per operazioni che si svolgono anche in ambienti estremi. Ogni
giorno, i cani e i loro conduttori si allenano insieme, creando un’intesa che va oltre il semplice
affetto: una simbiosi che si sviluppa tra fatica, imprevisti e pericoli reali. È un patto
di fiducia che si costruisce in scenari dove la sicurezza e la vita delle persone dipendono
dall’affiatamento tra uomo e animale.
«Non si diventa semplicemente soccorritori. Si diventa una squadra, fatta di uomini e cani, uniti
dalla stessa motivazione: andare in soccorso», dice Daniele Mozzi, direttore della SNAUC. «La
passione da sola non basta. Si diventa prima soccorritori alpini, poi Unità cinofile. Solo l’unione
tra competenze tecniche e sensibilità cinofila trasforma un volontario e il suo cane in un binomio
realmente operativo, capace di fare la differenza quando il tempo stringe e le speranze
rischiano di spegnersi».
Foto di Luca Tondat
Ogni cane che
lavora con noi deve
essere in grado
di distinguere
l’odore umano da
tutte le altre tracce
odorose presenti
nell’ambiente.
UCRS - LA RICERCA IN SUPERFICIE:
FIUTO E INDIPENDENZA
Le Unità cinofile da Ricerca in Superficie
(UCRS), una delle specializzazioni più conosciute
del CNSAS, sono chiamate a operare
in scenari naturali complessi, come boschi,
colline e montagne. In questi ambienti, le
condizioni del terreno, spesso impervio e
difficile da percorrere, possono ostacolare
gravemente la ricerca di persone disperse.
Tuttavia, le UCRS sono addestrate per superare
queste difficoltà, grazie al loro incredibile
fiuto e alla capacità di individuare e
seguire odori che per l’occhio umano sono
invisibili.
«Ogni cane che lavora con noi deve essere in
grado di distinguere l’odore umano da tutte le
altre tracce odorose presenti nell’ambiente»,
spiega Chiara De Col, del coordinamento
nazionale UCRS della Scuola Nazionale Unità
cinofile (SNAUC). «Quando il cane trova un
odore umano, inizia a seguirlo sino a raggiungere
la persona dispersa. Il cane riesce a riconoscere
l’odore umano tra la miriade di odori
presenti nel bosco e riesce anche a distinguere
l’odore della persona dispersa dagli odori delle
persone che stanno effettuando la ricerca».
Una parte fondamentale del lavoro delle
UCRS è l’individuazione del “cono odoroso”,
ovvero la scia lasciata dalla persona mentre
si sposta. I cani sono addestrati a seguire
questa traccia odorosa fino a localizzare la
persona dispersa. «Ogni cane ha una capacità
incredibile di rilevare questo cono, anche
se flebile», afferma Chiara De Col. Il cane
ha un’autonomia di lavoro compresa tra
mezz’ora e un’ora, in base alle condizioni
morfologiche della zona e a quelle meteorologiche;
dopo questo intervallo di tempo
ha bisogno di una pausa prima di poter riprendere
il proprio lavoro. Rispettare i suoi
tempi di lavoro permette di mantenere la
sua capacità di concentrarsi nell’individuazione
degli odori.
6 APPROFONDIMENTO
Durante la ricerca, il conduttore è addestrato
a interpretare i segnali che il cane fornisce
e che risultano determinanti per orientare la
ricerca. Quando raggiunge il disperso, lo segnala
abbaiando in modo ritmico. L’abbaio
permette così di identificare il disperso anche
a notevole distanza. Il cane è addestrato
a rimanere nei pressi della persona ritrovata
anche per lunghi periodi di tempo, continuando
ad abbaiare e permettendo alle
squadre di soccorso di raggiungere il target.
UCV - LA RICERCA IN VALANGA:
QUANDO IL TEMPO È VITA
Le Unità cinofile da Valanga (UCV) sono tra
le più specializzate e il loro addestramento
è tra i più intensivi. La storia di queste unità
ha radici profonde: negli anni ’60, a Solda,
il cane Mohrele segnalò per la prima volta
una persona sotto la coltre nevosa, segnando
una svolta nelle operazioni di ricerca in
valanga. Partendo da questo primo evento,
l’addestramento strutturato ha dimostrato
che i cani sono in grado di localizzare le vittime
sepolte anche sotto spessori di neve
molto importanti. Oggi, le Unità cinofile da
Valanga sono pronte a intervenire in scenari
estremamente difficili e pericolosi, dove il
fattore tempo è fondamentale.
«Quando il cane entra in azione su un fronte
valanghivo, deve lavorare velocemente e
con precisione», spiega Omar Giacomella,
del coordinamento nazionale UCV della
SNAUC. «Ogni secondo che passa senza trovare
la vittima sotto la neve è un secondo che
può compromettere l’esito positivo dell’intervento.
Il cane deve essere in grado di rilevare
l’effluvio di odore che si disperde nel manto
nevoso».
La ricerca in valanga inizia con una perlustrazione
aerea con l’elicottero, alla quale
segue lo sbarco del conduttore con il proprio
cane. Una volta a terra, il cane inizia a
“bonificare” l’area, scandagliando la neve
per individuare anche i segnali odorosi
più deboli. Quando percepisce un odore,
rallenta l’andatura e inizia un lavoro di
maggiore precisione. Quando identifica il
sepolto, lo segnala scavando e abbaiando.
L’estrema variabilità del manto nevoso rende
ancora più complicata la ricerca da parte
delle UCV: basti pensare, ad esempio, alle
situazioni nelle quali la neve si compatta
per scivolamento oppure alle condizioni di
neve bagnata.
«Il legame tra il cane e il conduttore è fondamentale»,
dice Giacomella. «Quando il cane
percepisce che il conduttore è sicuro di sé, lavora
meglio. L’affiatamento tra i due è cruciale
in un ambiente così difficile».
La sicurezza del conduttore nasce dalla
confidenza con l’ambiente invernale, da
La ricerca in valanga
inizia con una
perlustrazione aerea
con l’elicottero, alla
quale segue lo sbarco
del conduttore con il
proprio cane.
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
7
un’ottima padronanza delle tecniche di
progressione e movimentazione e di tutte
le tecniche di gestione delle operazioni di
soccorso. Un aspetto da non sottovalutare è
la competenza del conduttore nella gestione
delle risorse umane che in poco tempo
arrivano sugli scenari valanghivi.
UCRM - LE UNITÀ MOLECOLARI:
TRACCE INVISIBILI
Le Unità cinofile Molecolari (UCRM) sono
una delle più recenti specializzazioni cinofile
del CNSAS. Invece di cercare generici
odori umani (il cono di odore delle UCRS),
i cani molecolari sono addestrati a seguire
una specifica traccia lasciata dalla persona
dispersa. Ogni spostamento di una persona
deposita una scia odorosa, che il cane deve
seguire con estrema precisione, affrontando
molteplici difficoltà.
«Il cane molecolare segue un filo invisibile»,
spiega Nino Malavenda, del coordinamento
nazionale UCRM della SNAUC. «Ogni traccia
che seguiamo è un puzzle da risolvere, e solo
la certosina capacità di unire pezzo per pezzo
permette di risolvere la ricerca. La traccia non
è mai lineare, a volte può interrompersi per
una molteplicità di motivi. Il cane deve esse-
8 APPROFONDIMENTO
re in grado di ricostruire il percorso nella sua
interezza ed è proprio questa capacità che
permette di risolvere l’intervento».
I cani molecolari lavorano partendo da un
“testimone di odore”: si tratta di un oggetto
appartenente alla persona dispersa, impregnato
del suo odore. Partendo da un punto
certo di avvistamento, al cane viene fornito
l’odore del disperso, che gli permette di
identificare la traccia da seguire. Seguendo
la scia odorosa che si deposita al suolo, il
cane percorre la traccia: un lavoro che richiede
grande concentrazione e precisione.
Questo tipo di ricerca presenta molte
difficoltà.
«La velocità di un cane molecolare è importante,
ma la precisione lo è ancora di più»,
aggiunge Malavenda. «Ogni errore può
compromettere l’esito dell’intervento. I conduttori
si addestrano quotidianamente per
gestire la molteplicità di variabili che rischierebbero
di compromettere questa precisione.
I cani molecolari lavorano in squadra e a volte
si utilizzano più cani per correggere eventuali
incertezze e affinare l’individuazione
della traccia».
UCRC - LA RICERCA TRA MACERIE,
POLVERE E SILENZI
Le Unità cinofile da Ricerca in Catastrofe
(UCRC) sono chiamate a operare in scenari
estremi come terremoti, frane e alluvioni,
dove i cani affrontano ambienti devastati,
in cui ogni passo può nascondere pericoli
inaspettati. Questi interventi sono fra i più
difficili, poiché il terreno è instabile, la visibilità
quasi nulla e gli odori si mescolano in
un miscuglio confuso di polvere, materiali
di crollo e resti di edifici.
Il cane da catastrofe è addestrato non solo a
risalire tracce odorose provenienti dal suolo,
ma anche a identificare fonti odorose
disperse nell’aria. «Il cane da catastrofe è un
esperto nel navigare attraverso un ambiente
che può sembrare completamente caotico»,
spiega Carlo Apollo, del coordinamento
nazionale UCRC della SNAUC. «Quando
entriamo in un’area devastata, spesso non
abbiamo riferimenti visivi. Il terreno è instabile,
le macerie sono frantumate, la polvere è
ovunque e, a volte, i rumori dei soccorritori e
dei mezzi d’emergenza possono rendere tutto
ancora più complesso. In questi momenti, il
Invece di cercare
generici odori umani
(il cono di odore delle
UCRS), i cani molecolari
sono addestrati a seguire
una specifica traccia
lasciata dalla persona
dispersa.
Al Quirinale nel 2017
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
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Terremoto ad Amatrice, 2016
LE UNITÀ
CINOFILE DEL
SOCCORSO ALPINO
E SPELEOLOGICO
IN ITALIA
• 89 Unità cinofile da Ricerca
in Superficie
• 71 Unità cinofile da Valanga
• 13 Unità cinofile Molecolari
• 13 Unità cinofile da Ricerca
in Catastrofe
• 14 istruttori nazionali
• 8 basi di elisoccorso con
Unità cinofile da Valanga
presenti ogni giorno
durante la stagione
invernale. 4 basi di
elisoccorso che si attivano
al bisogno
cane deve fidarsi completamente del suo fiuto,
ma anche della sua capacità di lavorare
in condizioni difficili».
Questo tipo di ricerca richiede un alto livello
di concentrazione e di capacità di interpretare
segnali sottili. Il cane non si ferma
di fronte alla confusione del terreno e, se
necessario, segnala la presenza della vittima
con scavi vigorosi e abbai insistenti,
per far arrivare il messaggio ai soccorritori.
La difficoltà sta anche nel fatto che l’odore
di una persona sepolta sotto le macerie
non è sempre ben localizzabile. A causa
delle vibrazioni, delle correnti d’aria o
della presenza di altri oggetti odorosi, le
tracce possono risultare confuse o spostarsi
in modo imprevisto. Il cane deve
quindi saper navigare attraverso questi
ostacoli, mantenendo sempre alta la concentrazione.
Ogni intervento in macerie è unico e ogni
operazione comporta difficoltà particolari,
a seconda della tipologia di crollo, della
conformazione del terreno e delle condizioni
ambientali. In scenari di macerie, il
cane deve essere pronto ad affrontare ambienti
dove il suolo non è solido, con detriti
che si muovono e materiali instabili che
potrebbero collassare. La sua preparazione
fisica e mentale è cruciale: deve essere
in grado di lavorare per lunghi periodi e
più giorni consecutivi, adattandosi rapidamente
a scenari che potrebbero cambiare
da un momento all’altro, e deve anche riuscire
a recuperare energie in situazioni non
sempre confortevoli.
UN PATRIMONIO DA CUSTODIRE
In tutti questi scenari estremi, dove il rischio
è alto e il tempo è un fattore cruciale,
è l’intesa tra il cane e il suo conduttore
che fa la differenza. Ogni cane formato
nell’ambito della Scuola Nazionale Unità
cinofile non è solo uno strumento utile al
ritrovamento del disperso: il suo fiuto, abbinato
alla sua tempra e alla sua dedizione,
fanno di lui una componente insostituibile
di una squadra di soccorso.
10 APPROFONDIMENTO
Storie dal nucleo
elicotteri
Il mondo di un’Unità cinofila
di Michela Canova, responsabile Comunicazione CNSAS Veneto
Foto di Luca Tondat
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
11
Monte è sdraiato
ai suoi piedi,
pare sonnecchiare
distaccato
da tutto,
raggomitolato
con il muso infilato sotto la folta coda, la
pancia che si solleva piano assecondando
il respiro regolare. L’hangar è vuoto e
abbastanza freddo. Lo ha portato dentro
poco prima a sgranchirsi le zampe e “a
guardare l’elicottero” posato all’esterno
sulla grande H, al di là delle vetrate del
portellone scorrevole. Non che abbia
bisogno di maggiore confidenza, ormai
non si contano più le volte che ci sono
saliti assieme tra esercitazioni, corsi e interventi:
in hovering, pattini a terra, con il
verricello, a rotore acceso o spento.
Fin da cucciolo non ha mai avuto paura,
si è sempre affidato a lui anche nell’avvicinamento
graduale al grande mezzo
roboante, indifferente al vuoto, ai vortici
di aria e al pulviscolo sollevato. Era uno
dei suoi più grandi dubbi all’inizio, “chissà
se sarà timoroso”. Invece Monte è stato
fin da subito collaborativo, curioso, ubbidiente
e apparentemente senza paura, si
è fidato di Massimiliano, come suo conduttore,
anche nell’approccio con i primi
voli, dopo i lunghi mesi di esercizi quotidiani
mirati alla formazione come cane
da lavoro.
La giornata è passata, alla conclusione
del turno mancano poche ore ormai, tra
poco lo farà balzare all’interno del box
del furgone e via verso casa. Un tranquillo
mercoledì di marzo, lontano dal
caos natalizio e dalle settimane bianche,
anche se permane sempre un sentore
di allarme costante, dopo l’abbondante
nevicata della notte precedente e il grado
di pericolo valanghe innalzatosi a 3.
Quella sensazione di attesa vigile non
12 APPROFONDIMENTO
lo abbandona mai nei giorni passati in
base assieme all’equipaggio, nemmeno
quando dal cielo nero si rovesciano scrosci
di pioggia e il vento trasporta il boato
dei tuoni vicini. Ormai ha imparato che
l’emergenza non riconosce più i rischi legati
al meteo.
Monte sospira e allunga le zampe sul pavimento,
nel momento in cui si sposta a
cercare una posizione più comoda sulla
panca. Da dietro la porta della stanza dei
sanitari arriva qualche risata, sicuramente
un aneddoto divertente. «Max, vuoi il
caffè?» gli chiede Corrado, il tecnico di
elisoccorso, il cui arrivo dalle scale del
primo piano è anticipato dal rumore dei
passi appesantiti dagli scarponi da neve
e dallo sferragliare dell’imbrago. Monte
solleva la testa e inizia a scodinzolare
come se la richiesta fosse rivolta a lui.
Confidente, buono, gioioso nel gioco,
pronto a rispondere agli stimoli, eppure
rigoroso, indifferente alle distrazioni, potente,
quando si tratta di fare le cose seriamente.
Un temperamento esemplare.
Max ricorda il momento esatto in cui gli
avevano chiesto se avesse mai pensato
alla possibilità di diventare conduttore.
Era estate, al termine di una ricerca finita
nel migliore dei modi, con il ritrovamento
di un anziano che si era allontanato dalla
casa di riposo, uscito in giardino senza essere
visto, scavalcando la finestra della camera.
In teoria l’età e una malattia invalidante
avrebbero dovuto impedirgli lunghi
spostamenti. Invece aveva vagato per chilometri,
lasciandosi scivolare sulla staccionata
di un campo abbandonato. Lì lo avevano
ritrovato il fiuto di un Bloodhound e
la capacità, da parte del suo conduttore,
di tradurre i suoi silenziosi messaggi nel
tragitto verso il felice epilogo.
Aveva già a cuore il
pastore tedesco, ne
aveva avuti due come
compagni dell’infanzia
e dell’adolescenza a
seguire, anche se era
consapevole che un
cane da lavoro non è
il cane di famiglia, pur
nel grande rispetto
delle sue esigenze
mentali e fisiche.
Foto di Daniele Simoncelli
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
13
Alla prima visita
dell’allevamento,
seguendo anche le
indicazioni suggerite
dagli istruttori e dettate
dalla predisposizione
genetica ereditata da
padre e madre, non
aveva avuto dubbi: quel
cucciolo di pochi mesi,
che lo aveva avvicinato
annusandolo col
piccolo tartufo.
La passione di Max per i cani era evidente,
come la sua disponibilità a fare da figurante
e nascondersi nelle trune scavate
nei campi neve o all’interno di un tubo
di cemento di un campo macerie o dentro
un anfratto roccioso al centro di una
faggeta, durante gli addestramenti delle
Unità cinofile ai quali si offriva spesso di
partecipare. Gli era stato riconosciuto il
sapersi porre nel modo giusto, rispetto
alle diverse caratteristiche proprie di ogni
razza, e di capire come aiutare i diversi
conduttori al momento della chiusura di
ogni ricerca. Ma un conto è fare il figurante,
un altro avere il proprio cane con cui
doversi confrontare ogni singolo giorno.
E soprattutto saperlo educare. Era stata
la prima di molte riflessioni preoccupate.
Però aveva risposto: va bene, ci provo.
Aveva già a cuore il pastore tedesco, ne
aveva avuti due come compagni dell’infanzia
e dell’adolescenza a seguire, anche
se era consapevole che un cane da lavoro
non è il cane di famiglia, pur nel grande
rispetto delle sue esigenze mentali e fisiche.
Il Grigione era stata la scelta immediata,
per affinità caratteriali. Alla prima
visita dell’allevamento, seguendo anche
le indicazioni suggerite dagli istruttori e
dettate dalla predisposizione genetica
ereditata da padre e madre, non aveva
avuto dubbi: quel cucciolo di pochi mesi,
che lo aveva avvicinato annusandolo
col piccolo tartufo. Appena concluso lo
svezzamento, Monte era arrivato. Max
ripercorre l’impegno quotidiano mirato
all’esercizio, la presenza inderogabile dei
primi mesi, “io sarò il tuo faro”, l’entusiasmo
di fronte ai successi nelle risposte al
richiamo, la difficoltà nell’insegnamento
della condivisione nel cedere la propria
“preda/manicotto”, la fatica dei corsi, il ti-
14 APPROFONDIMENTO
more di non farcela, la stanchezza, le delusioni
seguite da incontenibile felicità.
I pensieri di Max vengono interrotti dal trillo
del cellulare dell’infermiere. Monte drizza
immediatamente le orecchie, in un attimo
è in piedi. «È per noi. Una valanga, pare
ci sia uno scialpinista travolto, lo hanno
visto due testimoni dal versante di fronte».
Pilota e tecnico aeronautico sono già fuori
assieme al personale antincendio, medico
e infermiera stanno sistemandosi il casco, il
tecnico di elisoccorso è davanti al portellone
aperto. Max e Monte salgono a bordo e
prendono posto. L’elicottero decolla.
Una volta sul posto, dal sorvolo della zona
non si evincono situazioni di rischio di ulteriori
distacchi. La valanga è di piccole
dimensioni, blocchi squadrati misti a neve
fresca. Si vedono le tracce di ingresso a
monte e a metà lunghezza spunta qualcosa
di colorato, sembra uno zaino. Corrado
è già sceso in hovering lì vicino, si è guardato
attorno, non ha percepito alcun rumore,
con l’Artva in mano inizia il suo spostamento
in bilico sulla crosta spezzettata.
Max e Monte sono sbarcati poco più sotto,
in prossimità di un punto di accumulo
su cui è difficile stare in piedi. Max ha
dato il via a Monte, che si è lanciato sulla
superficie. Mentre ascolta il suo Artva in
ricezione che non dà alcun segnale di ritorno,
osserva al contempo i movimenti
del suo cane. Lo vede fermarsi, annusare,
avanzare di due metri, tornare indietro
sullo stesso punto, annusare di nuovo.
Monte lo cerca con gli occhi e una volta
che ha incrociato quelli di Max li abbassa
e inizia a scavare. Poi rialza il muso, lo
guarda e abbaia.
Foto di Luca Tondat
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
15
La formazione continua
delle Unità cinofile
del CNSAS
di Daniele Mozzi, direttore della Scuola nazionale Unità cinofile
Per le Unità cinofile del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico,
in qualsiasi specializzazione, giunge il momento fatidico in cui si raggiunge
l’operatività. Una meta agoniata frutto non del caso o della fortuna nel
corso di una prova, ma di un vero percorso che si sviluppa nel tempo per
il binomio, con costanza e determinazione per raggiungere gli standard
qualitativi che la Scuola nazionale Unità cinofile si è posta. Standard, che
oltre ad essere ben definiti da un piano formativo cinotecnico, sono uguali su tutto il territorio
nazionale; l’unica differenziazione riguarda le tipologie di attività nelle quali le Unità
cinofile si cimentano.
16 APPROFONDIMENTO
Dalla scelta del cucciolo sino al brevetto,
il percorso dura due anni. Sicuramente è
il periodo più impegnativo per il binomio.
L’auspicio è che sin dall’inizio il cammino
sia lineare, con una crescita costante delle
competenze dell’Unità cinofila. Tuttavia,
nella vita di ogni cinofilo i sacrifici sono inevitabili:
lavorando con impegno, i risultati
arrivano, ma i momenti difficili da affrontare
restano una costante in questo percorso.
Quindi viene da pensare che con il brevetto
si tirerà un respiro di sollievo. Ai noi no!
Non è proprio così! Nel nostro approccio, la
formazione del cane inizia con la scelta del
cucciolo, ma non si conclude con il conseguimento
del brevetto, bensì prosegue fino
al raggiungimento di un livello di lavoro che
possa dirsi realmente ideale, frutto di un’attenzione
costante a ogni dettaglio tecnico e
a ogni situazione operativa. Il termine della
formazione, quindi, non è dato dal regolamento
e dal piano formativo con brevetti,
medaglie, attestati e strette di mano. Si raggiunge,
piuttosto, quando noi conduttori –
insieme agli istruttori – riusciamo a costruire
un cane da soccorso capace di affrontare e
risolvere le più diverse e imprevedibili situazioni
operative. Capite, quindi, che stiamo
riempiendo un contenitore di migliaia di
granelli di sabbia fine, e più siamo capaci di
riempire ogni singolo spazio, più ci avvicineremo
al risultato andando avanti nel tempo.
Nel caso del cane, il limite è solo l’età fisiologica
e la sua capacità “elastica” di apprendere
comportamenti nuovi o migliorare le
performance già acquisite. Vediamo il cane
L’auspicio è che sin
dall’inizio il cammino
sia lineare, con una
crescita costante delle
competenze dell’Unità
cinofila.
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
17
Formare e mantenere
un cane da soccorso è
una attività di gruppo.
da lavoro, e soccorso in particolare, come un
atleta professionista che nel continuo allenamento
trova nuovo impulso a migliorare
le sue performance cercando di spingersi
sempre oltre il suo personale limite. Nei cani
possiamo dire indicativamente che verso i 5
anni il contenitore è pressoché pieno e di li
in poi si tratta solo di mantenere lo standard
raggiunto. Ma il lavoro che seguirà sarà comunque
duro e assiduo, vista la molteplicità
di cose che sono state proposte al cane negli
anni precedenti. Abbiamo sviluppato nel
cane giovane una fittissima rete di connessioni
neuronali a livello cerebrale con la induzione
dei relativi comportamenti. Abbiamo
allenato il fisico con una preparazione
di alto livello. Dobbiamo mantenere attive
entrambe le cose.
Non sempre, anzi quasi mai, il cinofilo riesce
a svolgere in autonomia le attività per il
mantenimento operativo del cane. Quindi
si rende necessario organizzare un calendario
così da favorire la collaborazione tra
più conduttori con appuntamenti infrasettimanali,
che si aggiungono ad incontri
mensili dei cinofili afferenti alla Delegazione
o Servizio regionale/provinciale. Già, non lo
abbiamo ancora scritto: formare e mantenere
un cane da soccorso è una attività di
gruppo, a differenza di quello che pensano
in molti. Ciascun conduttore si rende disponibile
per il cane del collega, cercando di
dare il meglio delle proprie capacità. Reciprocamente
si beneficerà delle competenze
dei colleghi che faranno il possibile per
raggiungere l’obbiettivo addestrativo con
tutti i cani. Quindi, nel momento in cui un
cane risolve una ricerca o svolge al meglio
il suo compito nel corso di una missione, il
risultato è dovuto alla squadra che ci gira intorno,
allo sforzo compiuto da tutti, Servizi
regionali/provinciali compresi, per rendere
maggiormente performante l’Unità cinofila.
Foto di Luca Tondat
18 APPROFONDIMENTO
Diventare
Unità cinofila
Requisiti, tempi e impegno
di Marianna Calovi, comitato di redazione Rivista
Le innovazioni tecnologiche hanno senza dubbio migliorato le operazioni di
ricerca in montagna: droni, sistemi di geolocalizzazione e strumenti digitali
permettono oggi interventi più rapidi e precisi. Eppure, nessuna tecnologia
è in grado di sostituire la straordinaria sensibilità e l’affidabilità del fiuto
canino, risorsa insostituibile quando occorre esplorare vaste aree impervie.
A queste figure altamente specializzate, capaci di fare la differenza, sono
richiesti dedizione, competenza e ampia disponibilità di tempo, a fronte di un’esperienza
unica di un lavoro di squadra fondato su fiducia e sintonia. Un patrimonio di professionalità
e passione che va costantemente alimentato con l’ingresso di nuove leve, indispensabili
per garantire continuità, rinnovamento e futuro.
I REQUISITI PER DIVENTARE UNITÀ CINOFILA
Il primo passo per intraprendere il percorso è entrare a far parte del Soccorso Alpino e
Speleologico, superando le selezioni tecniche necessarie a ottenere la qualifica di Operatore
di Soccorso Alpino (OSA). Solo con questa abilitazione si può accedere alla formazione
specifica per diventare conduttore di Unità cinofila.
Sono previsti anche requisiti anagrafici: il conduttore deve avere un’età compresa tra i 18 e
i 45 anni al momento dell’ingresso nell’organizzazione e dell’avvio della specializzazione cinofila.
Per quanto riguarda i cani, l’ideale è iniziare l’addestramento già da cuccioli, mentre
il termine dell’attività operativa si colloca intorno ai 10-11 anni, quando le capacità fisiche
non permettono più di affrontare in sicurezza scenari complessi e impegnativi.
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
19
Le razze maggiormente impiegate sono Malinois, Border Collie e Pastori Tedeschi grigioni,
scelti per le loro caratteristiche fisiche, resistenza e attitudine al lavoro in squadra.
LE TAPPE DELLA FORMAZIONE
Per diventare operativo, un cane da soccorso impiega circa due anni, con un limite
minimo di 18 mesi prima di poter intervenire in scenari reali, sempre su valutazione
dell’istruttore. Un aspetto determinante, infatti, è la maturità del cane,
fondamentale per affrontare anche le ricerche senza esito senza subire ripercussioni
sul lavoro futuro.
Le specializzazioni previste sono l’Unità cinofile da Ricerca in Superficie
e l’Unità cinofile da Valanga. A queste si aggiungono altri due
percorsi specifici: il settore molecolare, con tempi analoghi
di formazione ma un iter distinto, e la specializzazione
in catastrofi e macerie, che rappresenta un’estensione
della ricerca in superficie.
20 APPROFONDIMENTO
Foto di Daniele Simoncelli
Prima ancora dell’avvio ufficiale del percorso,
è importante un periodo di affiancamento
alle attività cinofile della propria
regione, aperto anche a chi non appartiene
ancora al Corpo. Questa fase iniziale consente
di osservare da vicino l’organizzazione,
comprendere le dinamiche del settore
cinofilo, acquisire esperienza come figurante
e maturare consapevolezza nella scelta
del cucciolo.
La formazione si completa con la partecipazione
ai corsi invernali ed estivi della
Scuola Nazionale Unità cinofile e con il superamento
degli esami finali, che rilasciano
i brevetti per la ricerca in superficie e
in valanga. Le classi A costituiscono tappe
formative preziose, pur non conferendo
ancora l’abilitazione operativa, mentre l’accesso
alla classe B segna il raggiungimento
della certificazione operativa, che consente
al binomio di intervenire ufficialmente nelle
missioni di ricerca. Per prestare servizio
nei turni invernali nelle basi di elisoccorso, è
necessario conseguire l’ulteriore classe B/E.
LE CARATTERISTICHE IDEALI DEL
CANE DA SOCCORSO
Le qualità fondamentali di un cane da soccorso
includono curiosità, energia e vivacità,
tratti in parte determinati geneticamente.
Un elemento chiave è lo sviluppo della predatorietà,
ovvero il desiderio di inseguire e
raggiungere il “gioco” come simulacro della
preda, che riflette sicurezza e serenità nell’interazione
con l’ambiente e con il conduttore.
È altrettanto importante mantenere un
equilibrio tra tempra e temperamento: il
cane deve essere determinato ma al tempo
stesso capace di modulare le proprie reazioni
agli stimoli esterni. Non sono ideali né
i soggetti eccessivamente cocciuti né quelli
troppo suscettibili.
La formazione si
completa con la
partecipazione ai corsi
invernali ed estivi
della Scuola Nazionale
Unità cinofile e
con il superamento
degli esami finali,
che rilasciano i
brevetti per la ricerca
in superficie e in
valanga.
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
21
Il ruolo dell’istruttore è cruciale: guidare
lo sviluppo delle qualità meno presenti e
modulare quelle naturali, formando così
un cucciolo che si avvicini il più possibile al
profilo ideale del cane da soccorso.
L’IMPEGNO DI CHI FA SQUADRA
CON UN CANE
L’attività di un’Unità cinofila richiede un
impegno quotidiano e costante, che va
ben oltre la semplice cura del cane. Include
infatti attività specifiche finalizzate alla
sua formazione e al consolidamento del
binomio, anche se non esiste una “giornata
tipo” fissa. Le attività quotidiane devono
essere pianificate in base alle esigenze del
cane e agli obiettivi formativi sia regionali
che nazionali, garantendo che il gioco e il
rapporto con l’animale contribuiscano in
maniera funzionale al lavoro di squadra.
Particolare importanza riveste l’addestramento
domestico, che deve integrare e
preparare le sessioni di addestramento
formali: ad esempio, insegnare al cane a
condividere il proprio gioco serenamente
o a gestire stimoli quotidiani. Dopodiché
ci sono gli appuntamenti ufficiali nazionali
e regionali che prevedono complessivamente
oltre 50 giornate all’anno, con variazioni
legate alle diverse specializzazioni.
L’inserimento del candidato nella Stazione
locale è un passaggio cruciale: è necessario
che il volontario sia ben integrato nel
gruppo, ma anche che la Stazione sia consapevole
del carico di tempo e disponibilità
aggiuntivi richiesti dall’attività cinofila.
CONSIGLI PER FUTURI CONDUTTORI
Il conduttore rappresenta un elemento
determinante per il successo dell’Unità cinofila,
grazie alla combinazione di abilità
tecniche, qualità umane, determinazione
e costanza. È fondamentale affrontare il
percorso con perseveranza e umiltà, accettando
i fallimenti senza attribuirne la
responsabilità al cane o a sé stessi.
Parallelamente, la cinofilia non deve essere
considerata una fonte di soddisfazione
personale fine a sé stessa, ma uno strumento
al servizio del vero obiettivo, quello
di essere soccorritori efficaci, concentrandosi
quindi sul cane e sulla missione piuttosto
che sulla propria gratificazione.
Per chi desidera intraprendere questa
strada il consiglio è di farsi guidare dalla
Scuola nazionale e dai suoi istruttori.
22 APPROFONDIMENTO
Terremoto ad Amatrice, 2016
Le Unità cinofile
del CNSAS
nelle maxi emergenze
Luglio 1987. La Valtellina è devastata da una drammatica alluvione, ma per
il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico quella tragedia segna
anche una tappa storica. Con il Decreto n. 3/053/13 EMER del 30 aprile
1987, firmato dal Ministro Giuseppe Zamberletti, viene riconosciuto ufficialmente
il ruolo del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (allora
ancora CNSA) quale struttura titolata alla selezione delle Unità cinofile
da valanga da impiegare negli interventi di Protezione Civile. Il provvedimento - emanato
dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ufficio del Ministro per il coordinamento della
Protezione Civile - stabilisce che il Ministro “si avvale delle strutture C.A.I. - C.N.S.A.S. e delle
procedure di selezione impiegate dallo stesso” per l’individuazione delle Unità cinofile
operative. Lo stesso decreto prevede che la Commissione d’esame della Scuola Nazionale
addestramento cani da valanga del C.A.I. - C.N.S.A.S. sia integrata da un funzionario del Dipartimento
della Protezione Civile e istituisce un Elenco ufficiale delle Unità cinofile da Socdi
Federico Catania, responsabile Comunicazione CNSAS
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
23
La storia delle Unità
cinofile del Soccorso
Alpino e Speleologico è
una storia di evoluzione
continua.
corso, in cui sono registrati i brevetti operativi
riconosciuti validi ai fini della Protezione
Civile. È la prima volta che il ruolo delle Unità
cinofile del Soccorso Alpino e Speleologico
viene formalmente inquadrato nel sistema
nazionale di Protezione Civile, ponendo le
basi per un percorso che porterà, nel 2001,
al pieno riconoscimento istituzionale delle
Scuole Nazionali Unità cinofile da Valanga e
da Ricerca in Superficie, sancito dalla Legge
n. 74/2001. Da allora, la collaborazione tra il
CNSAS e il Dipartimento della Protezione Civile
si è consolidata e ampliata, sviluppando
nel tempo progetti sempre più ambiziosi per
affinare le capacità operative dei binomi impegnati
nella ricerca di dispersi. L’obiettivo
è rimasto invariato: garantire un intervento
tecnico qualificato e tempestivo anche nelle
condizioni più difficili, in scenari di grande
complessità e forte impatto emotivo.
24 APPROFONDIMENTO
Terremoto ad Amatrice, 2016
La storia delle Unità cinofile del Soccorso Alpino
e Speleologico è una storia di evoluzione
continua. Dalle prime squadre di ricerca
in superficie e sotto valanga - che nel 2025
hanno raggiunto rispettivamente il 36° e il
58° corso nazionale - il Corpo ha progressivamente
ampliato il proprio raggio d’azione
e le proprie specializzazioni. Il CNSAS ha partecipato
con le proprie Unità cinofile a numerose
operazioni di soccorso in occasione
di grandi emergenze nazionali, come il terremoto
dell’Aquila del 2009, durante il quale,
proprio a seguito dell’esperienza maturata
sul campo, è iniziata con il Dipartimento della
Protezione Civile una collaborazione mirata
alla formazione di Unità cinofile specializzate
per operare in scenari di catastrofe. Nel
2012, grazie a un progetto di cooperazione
internazionale, le prime cinque Unità cinofile
da Ricerca in Catastrofe (UCRC) del CNSAS
ottennero il brevetto in Francia, presso i Sapeur
Pompier, dando avvio a un percorso di
crescita che portò, negli anni successivi, alla
piena autonomia formativa e operativa delle
Scuole UC del CNSAS. A partire dal 2009, la
costante ricerca scientifica e la formazione
specialistica hanno permesso la creazione di
nuclei cinofili da macerie, altamente qualificati
per intervenire in contesti di catastrofe.
Queste unità rappresentano oggi una frontiera
indispensabile, nata dalla necessità
di operare non solo in ambiente montano
e impervio – come in occasione di frane e
valanghe – ma anche in scenari urbani o semi-urbani
colpiti da crolli o terremoti.
Il valore di questa evoluzione si è visto chiaramente
nel corso delle grandi emergenze
nazionali. Durante il terremoto del Centro
Italia del 2016, oltre cento tecnici del CN-
SAS provenienti da tutte le regioni furono
impegnati tra Amatrice, Accumoli e i paesi
limitrofi. Tra loro, quindici medici e venti Unità
cinofile che operarono ininterrottamente
per giorni, muovendosi tra le macerie per individuare
superstiti e recuperare le vittime.
Fu una delle più vaste mobilitazioni nella
storia recente del Corpo, ma anche la conferma
di quanto le Unità cinofile rappresentino
un elemento chiave nelle maxi emergenze,
dove la combinazione tra competenza tecnica
e istinto animale può fare la differenza
tra la vita e la morte. Negli anni successivi, il
contributo delle Unità cinofile del CNSAS si
è rivelato decisivo in numerosi altri scenari
critici: nel 2017, durante la tragedia di Rigopiano,
i binomi del Corpo furono tra i primi
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
25
La crescente
frequenza di queste
emergenze ha reso
necessario ampliare
la formazione
e aggiornare
costantemente le
procedure operative.
a entrare nell’area del resort travolto dalla
valanga per la localizzazione dei dispersi; nel
2023, in Val Formazza, operarono in condizioni
difficili per la ricerca di due escursionisti
travolti da una frana. Nonostante l’immediatezza
dell’attivazione e l’impegno incessante
dei soccorritori, le ricerche si conclusero con
il ritrovamento senza vita dei due ragazzi,
ma anche in quell’occasione emerse la
competenza e il livello di preparazione dei
cinofili del CNSAS. Oggi le Unità cinofile del
Corpo vengono impiegate regolarmente
anche in contesti legati ai cambiamenti climatici,
come le alluvioni in Emilia-Romagna
e nelle Marche, la frana di Ischia, i crolli e gli
smottamenti in zone montane e pedemontane
o gli eventi franosi di minore entità che
richiedono comunque un intervento tecnico
qualificato.
La crescente frequenza di queste emergenze
ha reso necessario ampliare la formazione
e aggiornare costantemente le procedure
operative, per garantire la piena interoperabilità
con le altre componenti della Protezione
Civile. Ogni binomio – cane e conduttore
– è il risultato di un percorso formativo plu-
Terremoto L'Aquila, 2009
26 APPROFONDIMENTO
riennale che combina competenze tecniche,
conoscenze scientifiche e un’intesa profonda
costruita nel tempo. L’attività di addestramento
si svolge durante tutto l’anno, su tutto
il territorio nazionale, e viene supervisionata
dalle Scuole Nazionali del CNSAS. I cinofili si
esercitano in ambienti naturali, simulazioni
di crolli, campi macerie, terreni instabili
e scenari urbani ricostruiti fedelmente per
preparare il cane a ogni possibile condizione
operativa. È una formazione rigorosa, che
richiede pazienza, costanza, sensibilità e anche
una solida preparazione fisica del cane.
Le Unità cinofile del CNSAS
operano oggi secondo
protocolli standardizzati
di attivazione,
pianificazione e
coordinamento. Ogni
intervento in maxi
emergenza prevede
l’inserimento dei binomi
all’interno della catena di
comando della Protezione
Civile, sotto la direzione
del Direttore delle
Operazioni di Soccorso
o del Coordinatore della
Ricerca Dispersi.
I settori di ricerca vengono definiti in base
alle priorità operative e alla sicurezza degli
operatori; i risultati sono condivisi in
tempo reale con le altre strutture presenti
sul campo per garantire un’azione sinergica
e integrata. L’attività operativa delle
UCRC sui “cantieri” assegnati si svolge in
team di due o tre cinofili assistiti da personale
tecnico del CNSAS. Nel 2023 le
Unità cinofile del Corpo Nazionale Soccorso
Alpino e Speleologico sono state
impegnate in oltre 160 missioni operative
tra ricerche in valanga e interventi di
superficie, confermando una tendenza in
crescita rispetto agli anni precedenti. Un
dato che testimonia non solo l’aumento
della domanda di intervento, ma anche la
fiducia che le istituzioni ripongono nella
componente cinofila del Corpo, oggi considerata
una risorsa tecnica insostituibile
del sistema nazionale di soccorso.
Il futuro della cinofilia da ricerca nel Soccorso
Alpino e Speleologico passa attraverso
un processo di ulteriore specializzazione.
Oltre alle unità da valanga, da
superficie, da macerie e molecolari, è in
corso un progetto pilota per la ricerca di
persone decedute – in particolare resti
umani – i cui primi risultati stanno mostrando
grande efficacia. Si tratta di un
percorso impegnativo, che richiede formazione
costante, investimenti adeguati
e una visione di lungo periodo, ma che
rappresenta un’evoluzione naturale per
un settore strategico del soccorso tecnico.
L’obiettivo è mantenere un livello operativo
sempre più elevato e assicurare la
continuità di una tradizione che unisce
competenza, passione e innovazione.
Una sfida che riflette l’essenza stessa del
soccorso moderno: la capacità di coniugare
esperienza, tecnologia e quella straordinaria
intesa che, da quasi quarant’anni,
lega ogni soccorritore al proprio cane.
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
27
CRONACA E INTERVENTI
«Se restiamo
un’altra notte
qui, moriamo»
Il salvataggio sulla Cresta Signal del Monte Rosa
di Simone Bobbio,
responsabile Comunicazione
CNSAS Piemonte
Una notte intera sulla Cresta Signal, a oltre 4.400 metri
di quota, avvolti dal vento e da un gelo che ha
fatto precipitare la temperatura abbondantemente
sotto lo zero. È quanto hanno vissuto Mauro Pratesi,
ex primario di medicina d’urgenza a Firenze, e
il compagno di cordata Filippo Belloni, ingegnere,
entrambi alpinisti esperti con anni di attività alle spalle. La loro scalata
verso la Capanna Margherita, iniziata all’alba dal bivacco Resegotti, si è
trasformata in un incubo nella serata del 27 luglio, quando, stremati, hanno
dovuto fermarsi e lanciare l’allarme al 112.
28 CRONACA E INTERVENTI
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
29
Faceva molto freddo,
ero pieno di tremori
ma questo mi
confortava, così come
il fatto di non avere
sonnolenza. Ho capito
che ero soltanto
al primo stadio di
ipotermia.
In quel momento la montagna era avvolta
da nevischio, vento e visibilità quasi nulla
che impedivano l’intervento dell’elisoccorso
e hanno reso vano un tentativo via
terra effettuato dai gestori del rifugio con
il supporto di una Guida alpina presente
alla Margherita. La notte si è consumata
in attesa. «Faceva molto freddo, ero pieno di
tremori ma questo mi confortava, così come il
fatto di non avere sonnolenza. Ho capito che
ero soltanto al primo stadio di ipotermia», ha
raccontato Pratesi al Corriere della Sera.
Alle prime luci del 28 luglio il Soccorso Alpino
e Speleologico Piemontese, con il supporto
della Guardia di Finanza e del Servizio
Regionale di Elisoccorso di Azienda Zero
Piemonte ha messo in campo una doppia
strategia: tre tecnici sono stati verricellati
dall’elisoccorso nei pressi del Colle Signal a
3.769 metri, nel punto più alto dove le condizioni
meteo consentivano uno sbarco,
e da lì hanno iniziato la salita della via; più
tardi una squadra mista SASP-SAGF è stata
elitrasportata alla Capanna Margherita da
cui ha proseguito in discesa. Nel frattempo
i due alpinisti sentivano l’elicottero e
lo intravedevano tra le nubi durante i vari
sorvoli di ricognizione, provando ogni volta
un’infinità di emozioni dall’euforia di sentire
la salvezza lì, a portata di mano, alla disperazione
di dover proseguire per un tempo
indefinito i patimenti già sofferti durante la
notte. «Se passiamo qui un’altra notte, moriamo»,
si sono detti i due alpinisti vedendo
l’elicottero allontanarsi l’ennesima volta. «È
stata una sofferenza atroce, ci davamo forza
a vicenda, non abbiamo mangiato né bevuto,
l’acqua nelle bottiglie si è congelata» ha
aggiunto Pratesi nell’intervista rilasciata al
Corriere della Sera.
Dopo ore di scalata in condizioni pessime a
causa della neve che si è accumulata durante
la notte, verso mezzogiorno, le due squadre
di soccorritori raggiungono i dispersi.
Uno di loro viene recuperato con verricello
in una brevissima finestra di calma di vento,
grazie a un’operazione “al limite” per quota
e condizioni. Alla rotazione successiva,
la comitiva vede avvicinarsi l’elisoccorso
quando un banco di nuvole torna improvvisamente
ad avvolgerli costringendo il
pilota a una brusca virata per allontanarsi
30 CRONACA E INTERVENTI
definitivamente dalla parete. Da quel momento
in poi, ci sarà soltanto nebbia ad
accompagnare il secondo disperso lungo la
penosa risalita verso la Capanna Margherita
raggiunta intorno alle 17.30 grazie al supporto
dei soccorritori che se lo sono legato
in cordata.
A rendere ancora più significativa la vicenda
è il profilo dei protagonisti. Pratesi, 73
anni, al momento del ricovero in ospedale
riscontra soltanto una leggera ipotermia.
Belloni, di anni ne ha 53, ma risulterà sostanzialmente
illeso quando in serata raggiungerà
il pronto soccorso in elisoccorso
dopo che un elicottero B3 privato è riuscito
a prelevarlo praticamente al volo dalla Capanna
Gnifetti per condurlo più a valle dove
il 139 del 118 riesce a imbarcarlo. Sono entrambi
alpinisti esperti, conoscitori della
montagna, a cui questa esperienza lascia
qualche riflessione. «A una certa età la riserva
funzionale si riduce – ammetterà Pratesi,
sempre a corriere.it –. Dovrò abbassare le
mie pretese». Belloni, invece, ha già ripreso a
camminare tra le montagne del Trentino “in
modo più soft”, per evitare il blocco psicologico
– come racconterà a La Nazione.
Resta il bilancio dell’operazione, che Pratesi
al Corriere definisce «un esempio di eccellenza».
«L’organizzazione è stata perfetta, dalla
prima chiamata al 112, poi il 118, il Soccorso
Alpino fino all’ospedale di Borgosesia. Ogni
anello della catena della sopravvivenza ha
funzionato».
Dal punto di vista del Soccorso Alpino, rimane
un intervento che ha impegnato due
squadre di tecnici in condizioni proibitive,
voli in elicottero al limite e una molteplicità
di risorse disponibili le quali in maniera
coordinata hanno concorso al successo.
Un salvataggio che rimarrà negli annali del
Monte Rosa: la testimonianza di due alpinisti
esperti che hanno guardato in faccia la
morte e di un sistema di soccorso che ha
dimostrato, ancora una volta, la propria efficacia.
Grazie alle riprese realizzate dai tecnici in
operazione, il CNSAS ha realizzato un mini
documentario per raccontare come sono
andate le cose sulla montagna.
ALCUNI NUMERI
SCAN ME
Scansiona
il Qr Code
per vedere il
documentario
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
31
Tecnologia e
innovazione
per il soccorso
in grotta
di Luca Longo, team Comunicazione CNSAS
32 CRONACA E INTERVENTI
Tre giornate di confronto, sperimentazione e formazione hanno visto protagonisti,
dal 10 al 12 ottobre, 56 tecnici di soccorso speleologico provenienti
da tutta Italia. L’occasione è stata l’Open Day CTS 2025, organizzato
dalla Commissione Tecnica Speleologica (CTS) in collaborazione con la
Scuola Nazionale Tecnici di Soccorso Speleologico del CNSAS.
L’evento si è svolto all’interno e all’esterno dell’Antro del Corchia, nel comune
di Stazzema (LU): con i suoi 80 km di sviluppo, oltre 20 ingressi e una profondità di
1.210 metri, la grotta ha offerto un ambiente ideale per testare sul campo le più recenti
innovazioni tecnologiche del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico.
TECNOLOGIE IN AZIONE
Obiettivo dell’iniziativa: presentare ai tecnici speleologici le soluzioni sviluppate dalla CTS
e permetterne la sperimentazione diretta in ambiente ipogeo.
Durante le esercitazioni sono stati provati diversi sistemi già pienamente operativi:
• Campo interno “Estìa”, modulo logistico avanzato per interventi complessi in profondità.
Composto da kit modulari leggeri e impermeabili, consente di allestire rapidamente
un campo interno per nove tecnici, con tende “Notte” e una tenda “Giorno” dotata di
kit igienici, depurazione acqua e alimenti liofilizzati. Garantisce comfort, autonomia e
rotazione continua delle squadre operative.
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
33
L’iniziativa si è
conclusa con un
bilancio estremamente
positivo: i partecipanti
hanno potuto testare
direttamente le
apparecchiature,
fornendo suggerimenti
e contributi che la CTS
valuterà per i futuri
aggiornamenti.
• Sistema “Ermes”, rete dati e voce per la
connessione Internet in grotta. Basato su
due valigette stagne collegate da doppino
telefonico, questo sistema brevettato
permette videochiamate, trasmissione di
dati sanitari, tracciati ECG ed ecografie
in tempo reale, anche in assenza di rete
esterna grazie a un server locale. Prodotto
da BPG Radiocomunicazioni e testato fino
a 2.400 metri dall’ingresso, può coprire
fino a 5 km e consente il supporto medico
specialistico da remoto in tempo reale.
• Link radio-telefono “Ether”, sistema
brevettato e prodotto in collaborazione
con BPG che permette una comunicazione
diretta e criptata tra campo base e
interno grotta. Elimina la necessità di un
tecnico “ponte radio” e permette conversazioni
full-duplex in tempo reale. La centralina,
contenuta in una valigetta stagna,
funge anche da ponte radio e registra le
comunicazioni. L’autonomia è assicurata
da batterie interne e moduli ausiliari.
• Ecometro “TDR”, strumento per la diagnostica
delle linee telefoniche in grotta.
Permette di mappare il cavo e localizzare
interruzioni o cortocircuiti con
precisione, visualizzando l’anomalia su
display. Selezionato dalla CTS come il
miglior compromesso tra prestazioni,
costo e robustezza, è oggi uno strumento
indispensabile per il controllo delle
comunicazioni sotterranee.
• Accanto ai sistemi già operativi, la CTS
ha presentato anche progetti sperimentali
come la rete radio mesh, che utilizza
ripetitori per creare comunicazioni wireless
lungo la cavità.
FORMAZIONE E COLLABORAZIONE
L’Open Day, rivolto ai tecnici con competenze
informatiche e di telecomunicazione,
ha avuto lo scopo di formare referenti locali
capaci di utilizzare e diffondere queste tecnologie
nelle proprie delegazioni.
L’iniziativa si è conclusa con un bilancio
estremamente positivo: i partecipanti hanno
potuto testare direttamente le apparecchiature,
fornendo suggerimenti e contributi che
la CTS valuterà per i futuri aggiornamenti.
34 CRONACA E INTERVENTI
Due infermieri della Commissione Medica
Speleologica Nazionale del CNSAS hanno
potuto simulare un esame diagnostico
con ecografo in grotta collegati in remoto
tramite Ermes dialogando con un medico
specialista che, dalla sua sede, ha potuto
vedere in tempo reale le immagini e fornire
supporto ed indicazioni.
All’evento hanno partecipato anche il vicepresidente
nazionale del CNSAS, tre
consiglieri nazionali e il responsabile del
Soccorso Speleologico, a conferma dell’importanza
strategica attribuita alla ricerca e
all’innovazione tecnologica nel miglioramento
continuo delle capacità operative
del Corpo.
LA MISSIONE DELLA CTS
La Commissione Tecnica Speleologica è
l’organo del CNSAS dedicato alla progettazione
e sperimentazione di strumenti e
tecniche per il soccorso in ambiente ipogeo.
Parte integrante delle commissioni
tecniche nazionali del CAI e del Servizio
Nazionale di Protezione Civile, la CTS lavora
per incrementare sicurezza, efficienza e capacità
d’intervento nei contesti più difficili
e remoti.
UN INVESTIMENTO PER IL FUTURO
L’Open Day CTS 2025 ha dimostrato come
la collaborazione tra le componenti del CN-
SAS e la diffusione delle competenze tecnologiche
rappresentino un investimento
strategico per il futuro dei soccorsi.
Un’iniziativa che unisce formazione, innovazione
e condivisione, garantendo che –
anche nei luoghi più remoti – la tecnologia
e la professionalità del CNSAS continuino a
fare la differenza.
L’Open Day CTS 2025
ha dimostrato come
la collaborazione tra
le componenti del
CNSAS e la diffusione
delle competenze
tecnologiche
rappresentino
un investimento
strategico per il futuro
dei soccorsi.
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
35
INTERVISTA
INTERVISTA
Unità cinofile e
scenari complessi
Così nasce la risposta integrata del
sistema di Protezione Civile
Intervista all’Ing. Andrea Nesi, Dirigente del Servizio
Volontariato del Dipartimento della Protezione Civile
a cura di Simone Alessandrini,
vice responsabile Comunicazione CNSAS
LL’integrazione tra strutture operative e istituzioni è uno dei cardini
del sistema di Protezione Civile. In particolare, la collaborazione tra
Dipartimento della Protezione Civile e Corpo Nazionale Soccorso
Alpino e Speleologico rappresenta un modello consolidato di coordinamento
e risposta operativa in scenari complessi, dove tempestività,
competenza e sinergia diventano determinanti. Le Unità
cinofile del CNSAS, grazie alla loro specializzazione in contesti impervi e ostili,
sono un asset strategico nelle operazioni di ricerca e soccorso e testimoniano
quanto la cooperazione tra enti possa fare la differenza. Abbiamo intervistato
l’Ing. Andrea Nesi, Dirigente del Servizio Volontariato del Dipartimento della Protezione
Civile.
La sinergia tra enti è fondamentale, soprattutto in scenari complessi: come
avviene il coordinamento operativo tra Protezione Civile e CNSAS durante
le operazioni che vedono coinvolte le nostre Unità cinofile?
La sinergia è un tratto caratteristico del Sistema di Protezione Civile ed è un elemento
che lega ormai da tanti anni il Dipartimento e il CNSAS che è un asset strategico del
36 INTERVISTA
Servizio nazionale della Protezione Civile
per il comune obiettivo di garantire
un servizio pubblico e di pubblica utilità
su scala nazionale. La struttura organizzativa
del CNSAS permette agevolmente
una relazione operativa con il Dipartimento
nelle attività di gestione delle attività
di emergenza: tramite un raccordo
stretto tra la Sala Situazione Italia del
Dipartimento e le sue sale operative, attraverso
relazioni ormai consolidate con
il Consiglio nazionale senza dimenticare
la modalità di relazione nell’ambito
del Comitato operativo della Protezione
Civile in caso di emergenze di livello nazionale.
In questo contesto, anche per le
operazioni che vedono coinvolte le Unità
cinofile il flusso informativo e il raccordo
operativo vengono garantite con tempestività.
In quali ambiti e scenari le Unità cinofile
del CNSAS rappresentano un
valore aggiunto insostituibile per
l’intero sistema di Protezione Civile?
La cinofilia è uno degli argomenti più
dibattuti all’interno delle Organizzazioni
di volontariato di Protezione Civile per
l’importanza che riveste nel meccanismo
di soccorso e il CNSAS anche in questo
campo è interlocutore autorevole del Dipartimento
e di tutti gli stakeholder del
Servizio nazionale.
Le Unità cinofile del CNSAS sono decisive
negli scenari impervi e ostili — alta quota,
nevai e valanghe, linee di frana, forre, aree
boscate complesse — dove lettura del terreno,
sicurezza in ambiente e gestione del
rischio sono imprescindibili. Rappresentano
un moltiplicatore di efficacia nelle
ricerche di superficie in montagna e nelle
aree collinari post-evento idrogeologico,
nonché nell’interfaccia con gli assetti
USAR dei Vigili del Fuoco su macerie in
morfologia difficile. Il valore aggiunto è
l’integrazione operativa: squadre miste,
pianificazione a settori, comunicazioni
disciplinate e reporting di fine missione. A
questo si affianca il tracciamento GPS in
tempo reale di squadre e UC, monitorato
dalle centrali operative del soccorso, che
integra un tasking dinamico al controllo
puntuale della sicurezza. Abbiamo inoltre
sperimentato con successo l’integrazione
di Unità cinofile di altre organizzazioni
nazionali iscritte all’Elenco centrale, dopo
specifici moduli formativi erogati dal CN-
SAS per allineare procedure, standard di
sicurezza e interoperabilità degli apparati
elettronici: un modello replicabile che
amplia capacità e copertura del Sistema.
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
37
Quali sono, secondo lei, i punti di
forza specifici che il CNSAS porta
all’interno del sistema, in termini di
formazione, competenze tecniche e
capacità?
Il CNSAS rappresenta da sempre un interlocutore
attento, affidabile e dalla
grande capacità di relazione anche con
le Istituzioni e, in particolare, con il Dipartimento.
Questi tratti caratteristici
connotano il CNSAS quale struttura operativa
e Organizzazione di volontariato
di Protezione Civile tra le più complete e
integrate nel Sistema. È evidente la capacità
di risposta dei volontari e dei tecnici
del CNSAS sia nelle attività operative che
in quelle formative ed addestrative: un
esempio su tutti è la strutturazione della
Scuola nazionale che dimostra di essere
fucina per i tecnici ed i volontari del Soccorso
Alpino e Speleologico ma anche
punto di riferimento per l’intero Servizio
nazionale sugli otto settori operativi
che richiedono una elevata qualifica da
parte del personale che viene impiegato
in contesti di estrema complessità.
Il bagaglio di esperienze maturato dal
CNSAS anche nel settore della formazione
può essere valorizzato mettendolo a
disposizione delle altre Organizzazioni
di volontariato di Protezione Civile per
aumentare la consapevolezza dei rischi
connessi ad interventi in ambienti impervi
ed ostili ma anche per poter prendere
coscienza delle soluzioni tecniche sia
nelle strumentazioni che nelle modalità
di coordinamento che sono state implementate
negli anni dal Corpo. È inoltre
molto apprezzata la capacità, da parte
dei tecnici e dei volontari del CNSAS, di
operare nei contesti più diversificati: anche
durante il Giubileo dei Giovani svoltosi
a Roma-Tor Vergata lo scorso agosto
è stata data dimostrazione di grande
flessibilità d’intervento nelle attività di
supporto, assistenza e soccorso sanitario
in un terreno diverso da quello solitamente
battuto nelle attività del CNSAS.
Può raccontarci un episodio concreto
in cui la presenza delle nostre
Unità cinofile è stata determinante
in un’operazione complessa?
A luglio 2025, a Ventimiglia, la scomparsa
del piccolo Allen Bernard Ganao ha attivato
una ricerca complessa, proseguita
giorno e notte e coordinata dalla Prefettura
con una forte integrazione tra forze
dell’ordine, Vigili del Fuoco, volontari di
Protezione Civile e Soccorso Alpino, con
impiego di Unità cinofile, droni e assetti
specialistici. In un contesto collinare-boschivo
fitto e rumoroso, le Unità cinofile
38 INTERVISTA
del CNSAS hanno portato esperienza,
competenza e professionalità nella
compartimentazione delle aree, nella
lettura del vento e nella progressione
in sicurezza, contribuendo — insieme a
tutti gli altri attori e alla Protezione Civile
regionale — a mantenere alta l’efficacia
operativa. La macchina dei soccorsi ha
retto la pressione mediatica e operativa
fino al lieto fine: il bambino è stato individuato
vivo nella zona collinare sopra
la città e preso in carico dai sanitari. Un
episodio che conferma quanto le Unità
cinofile del CNSAS, integrate nel Sistema,
siano determinanti nelle ricerche in ambiente
impervio.
Guardando al futuro, quanto è
strategico investire su formazione
congiunta, esercitazioni integrate
e percorsi condivisi per costruire un
sistema sempre più efficace e coeso
a tutela dei cittadini?
Oggi, ancora di più rispetto al passato,
bisogna stare insieme, fare squadra.
Istituzioni ed organizzazioni di volontariato
di Protezione Civile avranno
di fronte grandi sfide da affrontare
insieme nel prossimo futuro: dal cambiamento
climatico, che impone uno
sforzo notevole dal punto di vista della
prevenzione ma anche della gestione
delle emergenze per contrastare eventi
che si connotano sempre di più come
estremi, al contesto geopolitico internazionale,
con una crescente instabilità,
che aumenta il rischio di gestione
di crisi sempre più complesse. Il Servizio
nazionale della Protezione Civile ha per
questo la necessità di proseguire nel
percorso comune che porti ad essere
attuale, al passo con i tempi, per essere
quanto più vicino ai bisogni delle Comunità
e dei nostri concittadini. Per far
questo è necessario investire in percorsi
formativi congiunti e nella realizzazione
di momenti esercitativi che aumentino
la capacità di fare rete e di relazione
tra i vari attori del sistema e per tutte le
attività che insieme dobbiamo portare
avanti. In questo, riteniamo la partnership
con il CNSAS strategica anche per
implementare insieme soluzioni che
possano consentire di essere quanto
più vicini ai cittadini che si trovino in
difficoltà: è in questa direzione che va
la collaborazione che sta nascendo tra
CNSAS e Dipartimento sulla gestione
dell’app GeoResQ che potrà permettere
di implementare soluzioni sempre più
funzionali per il soccorso alle persone e
per favorire l’intervento dei volontari di
Protezione Civile nei contesti operativi.
Foto di Daniele Simoncelli
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
39
Artemis
FOCUS ISTITUZIONALE
40 FOCUS ISTITUZIONALE
4554
Ricerca e medicina dalla montagna allo spazio
di Simone Alessandrini, vice responsabile Comunicazione CNSAS
Un ambiente estremo come quello dell’alta quota è da sempre un laboratorio
naturale ideale per capire fino a dove può spingersi il corpo
umano. Ma quando questo laboratorio diventa parte di un progetto
scientifico d’eccellenza, frutto della collaborazione tra mondo militare,
ricerca accademica e soccorso, allora il risultato va oltre la scienza: diventa
una visione del futuro. Artemis 4554, la missione medico-scientifica
organizzata dal Corpo Sanitario dell’Aeronautica Militare dal 20 al 26 luglio sul Monte
Rosa, è stata soprattutto questo: un esempio concreto di come la collaborazione tra mondi
diversi possa generare conoscenza e aprire nuove prospettive per il futuro. Oltre quaranta
tra medici e ricercatori dell’Aeronautica Militare e tecnici del Corpo Nazionale Soccorso
Alpino e Speleologico hanno lavorato fianco a fianco per studiare la fisiologia umana in
condizioni estreme. Un impegno comune che ha portato la ricerca fino ai 4.554 metri di
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
41
La collaborazione tra
Aeronautica e CNSAS
è molto più di un
supporto tecnico: è
una relazione di fiducia
reciproca, nata sul
campo e consolidata da
un obiettivo comune,
salvare vite umane e
spingere sempre più
avanti i confini della
conoscenza.
Capanna Margherita, il rifugio più alto d’Europa,
e che ha riaffermato l’importanza di
un’alleanza storica: quella tra Aeronautica
Militare e Soccorso Alpino e Speleologico,
costruita su anni di operazioni condivise,
esercitazioni, soccorsi e progetti scientifici.
«Questa missione, che parte dal Comune di
Alagna Valsesia, rappresenta una grande
sfida per la Forza Armata e per il Corpo Sanitario
Aeronautico, in un ambiente naturale
come la montagna in cui l’uomo ha da sempre
tentato di andare oltre i propri limiti e i
propri confini, - ha affermato il Capo di Stato
Maggiore dell’Aeronautica Militare, Generale
Antonio Conserva - ma è soprattutto
un importante progetto scientifico, che anche
in chiave inter-agenzia, intende ricordare i
primi cento anni della sanità aeronautica,
ripartendo dagli albori e da chi per primo ha
voluto studiare gli effetti dell’alta quota sulla
fisiologia umana. Accanto alla missione primaria
che è quella di difendere il Paese, è importantissimo
fare squadra, fare sistema con
le altre eccellenze del Paese - ha proseguito
Conserva - e non siamo soli oggi in questa
iniziativa, come non lo erano cento anni fa i
nostri padri fondatori – piloti, medici, ingegneri
che fossero – che hanno sempre avuto
un connubio indissolubile col mondo accademico
e col mondo civile. Fondamentale sarà
in questa occasione, ad esempio, il supporto
dei tecnici del Corpo Nazionale Soccorso Alpino
e Speleologico».
La collaborazione tra Aeronautica e CN-
SAS è molto più di un supporto tecnico:
è una relazione di fiducia reciproca, nata
sul campo e consolidata da un obiettivo
comune – salvare vite umane e spingere
sempre più avanti i confini della conoscenza.
Anche in Artemis 4554 questa sinergia
è stata decisiva. La profonda conoscenza
dell’ambiente dei tecnici del Soccorso Alpino
ha reso possibile la complessa logistica
della missione, permettendo al team
medico-scientifico di concentrarsi sugli
studi e sulle sperimentazioni.
42 FOCUS ISTITUZIONALE
I risultati non si sono fatti attendere: test e
analisi condotti in due laboratori campali
– uno ad Alagna Valsesia e uno a Capanna
Gnifetti (3.647 m.s.l.m.) – e poi a oltre 4.500
metri hanno permesso di studiare l’adattamento
del corpo umano all’ipossia, al freddo
e allo stress. Dal comportamento dei
biomarcatori cerebrali alla risposta immunitaria,
dalla gestione psicologica tramite
realtà virtuale alla valutazione cardiaca sotto
sforzo, ogni dato raccolto rappresenta un
tassello utile non solo per l’ambito aerospaziale,
ma anche per la medicina civile.
«A 4.554 metri è arrivato idealmente tutto il
Corpo Sanitario dell’Aeronautica Militare. I
risultati di questi esperimenti guardano allo
spazio, ma avranno ricadute importanti per
la salute di tutti», ha dichiarato il Generale
Pietro Perelli, Capo del Corpo Sanitario.
Per il Presidente del Soccorso Alpino e
Speleologico Maurizio Dellantonio, «questa
missione è l’ennesima conferma di come
la collaborazione tra Aeronautica e Soccorso
Alpino sia vincente. Siamo stati al vostro fianco
in questa missione così come lo siamo ogni
giorno nelle operazioni di soccorso, è importante
sapere di poter sempre contare gli uni
sugli altri».
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
43
Protezione Civile e
CNSAS insieme per lo
sviluppo di GeoResQ
di Federico Catania, responsabile Comunicazione CNSAS
È
stata firmata a Roma, nel tardo pomeriggio del 15 ottobre, la convenzione
tra il Dipartimento della Protezione Civile e il Corpo Nazionale Soccorso
Alpino e Speleologico per lo sviluppo e la diffusione dell’applicazione Geo-
ResQ, lo strumento digitale dedicato alla sicurezza di chi frequenta la montagna
e gli ambienti impervi. L’accordo, sottoscritto dal Capo Dipartimento
Fabio Ciciliano e dal Presidente del CNSAS Maurizio Dellantonio, segna un
passo importante nel percorso di collaborazione tra il sistema nazionale di Protezione Civile
e il Soccorso Alpino e Speleologico. La convenzione punta a potenziare l’utilizzo di
GeoResQ non solo come applicazione di supporto al soccorso, ma anche come risorsa utile
per il monitoraggio, lo scambio di informazioni e la geolocalizzazione delle attività in caso
di emergenza o durante sopralluoghi sul territorio. GeoResQ, sviluppata dal CNSAS e resa
gratuita nel 2023 grazie al sostegno del Club Alpino Italiano e del Ministero del Turismo,
44 FOCUS ISTITUZIONALE
consente a chi si trova in difficoltà di inviare
un allarme comunicando la propria posizione
e il percorso seguito.
L’applicazione, nel tempo, ha dimostrato
la sua efficacia in numerosi interventi di
ricerca e soccorso, rappresentando uno
strumento prezioso per la tempestività e
l’efficienza delle operazioni. «GeoResQ rappresenta
un ulteriore strumento operativo
per il Sistema Nazionale di Protezione Civile
- ha dichiarato il Capo Dipartimento Fabio
Ciciliano - un progetto in evoluzione che potrà
adattarsi a differenti ambiti operativi, in
Italia e all’estero». Sulla stessa linea, il presidente
del CNSAS Maurizio Dellantonio ha
sottolineato come «la convenzione con il Dipartimento
della Protezione Civile rafforzi la
sicurezza di chi frequenta la montagna. Attraverso
l’app e la piattaforma GeoResQ mettiamo
la tecnologia al servizio della prevenzione
e del soccorso, in un’ottica di collaborazione
sempre più stretta con il sistema nazionale di
Protezione Civile». La firma della convenzione
consolida quindi un percorso comune
basato sulla condivisione di competenze
e strumenti, con l’obiettivo di migliorare la
sicurezza e la capacità di intervento in situazioni
di emergenza. Un passo in avanti
verso un sistema di protezione sempre più
integrato, in cui tecnologia, professionalità
e collaborazione istituzionale si uniscono
per tutelare la vita umana in montagna.
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
45
Saper leggere la neve
Dove la conoscenza è prevenzione e sicurezza
di Valentina Minetti, team Comunicazione CNSAS
e Alex Barattin, Direzione nazionale CNSAS
Informazioni pratiche su come si legge un bollettino valanghe e
meteo; quali le informazioni da considerare e come vanno interpretate.
Per organizzare e portare a buon fine un'escursione su terreno innevato, è essenziale saper
leggere e studiare i bollettini nivometeorologici, cosa non banale né immediata, poiché la
nivologia è una scienza complessa e la lettura approfondita di un bollettino - pur essendo
una pratica fondamentale - è ancora poco diffusa da una parte dei frequentatori della montagna.
Vedremo in queste poche righe perché la conoscenza teorica, l'esperienza pratica (e
l'uso appropriato dell'attrezzatura di sicurezza) si confermano i pilastri fondamentali per la
prevenzione degli incidenti in questi contesti.
I BOLLETTINI VALANGHE
I bollettini valanghe sono documenti talvolta complessi contenenti una grande quantità
di dati e osservazioni, elaborati da esperti del settore per fornire un quadro il più possibile
preciso delle condizioni della neve e del pericolo valanghe in una determinata area (di
norma oltre i 10x10 km).
46 FOCUS ISTITUZIONALE
In Italia, le principali fonti di questi documenti
sono l'AINEVA (Associazione Interregionale
Neve e Valanghe) per il tramite
delle Regioni Val d’Aosta, Piemonte, Lombardia,
Veneto, Friuli Venezia Giulia, Marche
e per le Provincie autonome di Trento
e Bolzano, e il servizio MeteoMont del Ex
Corpo Forestale dello Stato, ora Carabinieri,
e del Comando Truppe Alpine dell’Esercito,
questi ultimi due afferenti al Ministero della
Difesa.
L'AINEVA, partner del CNSAS, coordina i
servizi valanghe delle regioni e province
autonome dell'arco alpino italiano e il suo
bollettino è lo standard di riferimento per
chi frequenta la montagna in Italia, grazie a
una metodologia consolidata e a un'interfaccia
grafica intuitiva.
Il Comando Truppe Alpine-Servizio Meteomont
dell’Esercito Italiano, redige un bollettino
che copre solo in parte l’arco alpino
italiano ed ha una valenza principalmente
attinente al movimento delle proprie truppe,
ma può essere utilizzato anche a carattere
civile.
Il Servizio MeteoMont Carabinieri, copre
parte dell'arco alpino, l'Appennino e la Sicilia,
offrendo un servizio complementare
prezioso per chi frequenta in particolare le
montagne del centro e sud Italia. La sinergia
tra questi servizi valanghe garantisce
una copertura capillare del territorio montano
italiano.
Quando si legge un bollettino valanghe,
è innanzitutto importante comprendere
le definizioni di pericolo, rischio e danno,
poiché rappresentano diverse facce di uno
stesso tema. Il pericolo infatti è un elemento
oggettivo del contesto montano innevato,
ma non si manifesta finché non ci si
trova effettivamente in ambiente. Il rischio
è l'elemento a cui ci si espone quando si intraprende
un percorso su neve, aumentando
il tempo di esposizione a un eventuale
pericolo. Il danno è ciò che può accadere se
rischio e pericolo si trasformano in un evento
che colpisce la persona che sta facendo
l’escursione.
Non sempre le escursioni vengono programmate
con la giusta cautela o attenzione,
e talvolta è sostanziale arrivare a
mettere in discussione l'escursione stessa,
se non sussistono le condizioni di sicurezza
adeguate a partire. L’andare a fare escursioni
in aree note e già frequentate può essere
più rischioso che pianificare un'escursione
in ambienti non conosciuti, poiché l'abitu-
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
47
dine o la presunta conoscenza di un terreno
spesso frequentato può compromettere
l'approccio critico verso il contesto. L'informazione
preventiva è il primo e imprescindibile
strumento di sicurezza a disposizione
di ogni frequentatore della montagna invernale.
Tuttavia, sarebbe un errore ridurre la lettura
del bollettino alla sola “gradazione” in
numero del pericolo. Ogni livello della scala
corrisponde infatti a condizioni specifiche
del manto nevoso, che vanno lette con attenzione
e che richiedono comportamenti
adeguati.
ANATOMIA DI UN BOLLETTINO:
GUIDA ALLA LETTURA
Il bollettino valanghe viene redatto da
un previsore valanghe, uno specialista
certificato che interpreta i dati delle stazioni
automatiche, dei rilievi e test di stabilità
effettuati in campo, la modellistica
e, alla luce della propria esperienza e
dell'evoluzione meteo dell'ultimo periodo
considerato, provvede alla stesura del
documento.
Il cuore di ogni bollettino è la scala europea
del pericolo valanghe a 5 gradi, uno
standard europeo, in vigore dal 1993 ma
aggiornata nel 2018 (soggetta a una presumibilmente
prossima significativa revisione
a partire dalla stagione invernale 2026/27)
qui riportata.
Il grado di pericolo viene definito sulla base
di 4 fattori:
• consolidamento del manto nevoso
• probabilità di distacco
• cause del distacco
• dimensione delle valanghe
Quanto poi alle valanghe, nei bollettini sono
rappresentate le situazioni tipiche valanghive
(neve fresca, ventata, strati deboli persistenti,
neve bagnata, slittamento). I dati nivometeorologici
forniti comprendono:
• copertura nevosa, quantità e distribuzione
della neve fresca
• indicazioni nivologiche
• indicazione del pericolo attuale
• indicazioni meteorologiche, direzione
e intensità del vento, temperature
dell'aria e loro evoluzione
48 FOCUS ISTITUZIONALE
ICONE PARTICOLARI
Oltre alle icone della scala europea del pericolo valanghe nel bollettino possono essere presenti le seguenti
icone particolari, scelte al fine di fornire maggiori informazioni all'utente
NO RATING: pericolo presente, ma non valutabile per la mancanza di adeguate
e/o sufficienti informazioni (EAWS 2018)
SNOW
NO SNOW: assenza di una copertura nervosa (METEOMONT 2015)
• previsione del pericolo valanghe,
quota de esposizione dei versanti
più critici
La struttura del manto nevoso viene descritta
in dettaglio, analizzando la stratificazione,
la presenza di interfacce critiche
tra gli strati e l'evoluzione prevista nelle ore
successive. Particolare attenzione viene posta
ai cosiddetti "strati deboli persistenti",
vere e proprie trappole, che possono mantenersi
attivi per settimane o addirittura
mesi.
LA MATRICE EAWS
La matrice EAWS è uno strumento introdotto
dai servizi valanghe europei con l'obiettivo
di aiutare gli esperti a determinare il
grado di pericolo valanghe in maniera più
oggettiva. Questo ulteriore strumento serve
a standardizzare il grado di pericolo valanghe
valutato ed emesso dai vari servizi
e intende escludere il più possibile fattori
soggettivi nella previsione del pericolo di
valanghe.
STRUMENTI DIGITALI PER LA
SICUREZZA
L'evoluzione tecnologica ha reso disponibili
strumenti sempre più sofisticati per la
consultazione dei bollettini. L'app ufficiale
di AINEVA, per esempio, rappresenta uno
strumento indispensabile per l'accesso rapido
e geolocalizzato alle informazioni sulla
neve e le valanghe. L'interfaccia grafica
permette di visualizzare mappe interattive,
Per maggiori informazioni
consultare www.aineva.it e
https://meteomont.carabinieri.it
Foto di Daniele Simoncelli
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
49
sezioni del manto nevoso e previsioni meteorologiche
specifiche per la montagna.
Ma la vera potenza degli strumenti digitali
emerge quando vengono utilizzati in modo
integrato: confrontare i dati provenienti da
diverse fonti, verificare l'evoluzione delle
condizioni nel tempo, sovrapporre sempre
le informazioni nivologiche con quelle
meteorologiche per costruire un quadro
completo della situazione. Le condizioni del
manto nevoso sono strettamente correlate
alle condizioni meteorologiche dell'area
che si sta valutando e non possono essere
considerate separatamente.
Da ultimo, non va dimenticato che tutte
le informazioni contenute in un bollettino
valanghe, pur essendo di basilare importanza,
forniscono un quadro generale
delle condizioni del manto nevoso e
non descrivono la stabilità del singolo
pendio che si sta attraversando. Questo
significa che spetterà sempre all’escursionista
prendere la decisione finale. La
montagna invernale è un ambiente di straordinaria
bellezza ma anche di potenziale
pericolo, dove la conoscenza e la preparazione
fanno la differenza tra un'esperienza
memorabile e una situazione rischiosa. Per
chi pratica scialpinismo, escursioni con le
ciaspole, alpinismo invernale o cascate di
ghiaccio, la capacità di leggere e interpretare
correttamente i bollettini valanghe rappresenta
una competenza fondamentale.
50 FOCUS ISTITUZIONALE
Foto di Luca Tondat
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
51
NOTIZIE DAL CNSAS
Un'emozionante
escursione sul
Monte Rai
Per l’inclusività e l’amicizia
di Luca Longo, team Comunicazione CNSAS
Il 4 giugno, una ragazza disabile e tutta la sua classe della Scuola Media “Palatucci”
di San Rocco Castagnaretta (CN) hanno vissuto un’esperienza unica di inclusività e
amicizia grazie a un’escursione in montagna. L’iniziativa, promossa dal Corpo Nazionale
Soccorso Alpino e Speleologico in collaborazione con diversi partner, ha offerto
ai giovani un’occasione speciale di apprendimento e condivisione in un contesto
naturale, confermando l'importanza di superare le barriere fisiche e sociali.
Questo evento ha assunto un valore ancora più significativo dopo l'imprevisto verificatosi
poche settimane prima. Infatti, il 9 maggio, la stessa ragazza ha dovuto rinunciare a una
gita scolastica coi suoi compagni dell’Istituto Comprensivo Cuneo Corso Soleri a causa di
un guasto tecnico alla piattaforma di carico del pullman. La comitiva si stava preparando
a partire per Genova - dove era prevista una visita al Museo dell’Emigrazione - quando la
piattaforma di sollevamento del pullman si è guastata impedendo il carico della sua speciale
sedia a rotelle. Dopo un’ora di inutili tentativi per rimediare al guasto - sotto una pioggia
abbondante - la dirigente scolastica è stata costretta a prendere la difficile decisione
di annullare l’intera gita per tutti gli studenti. Ma, a quel punto, la famiglia della giovane
si è fermamente opposta insistendo per far partire lo stesso la classe anche se la ragazza
sarebbe stata costretta a rimanere a terra. Quel giorno, la volontà della famiglia è stata
52 NOTIZIE DAL CNSAS
rispettata, ma la gita stessa ha assunto un
tono molto meno spensierato di quello che
tutti i ragazzi avevano immaginato.
La notizia della brutta esperienza ha trovato
spazio sui media locali e non è sfuggita
ai tecnici del CNSAS del territorio. Così, è
stato coinvolto il presidente del servizio
piemontese del CNSAS ed altre associazioni.
Tutti insieme hanno deciso che, quando
la volontà di inclusione e la solidarietà sono
alla base di un progetto, nulla è impossibile
e nessun ostacolo è insormontabile. È così
che è stata organizzata un'escursione completamente
nuova, con l’obiettivo di portare
tutta la classe al Monte Rai: un rilievo
di oltre 2.000 metri sulle Alpi Marittime. Si
tratta di una meta popolare per le escursioni
nel cuneese perché offre un’esperienza
immersiva nella natura incontaminata, ma
anche per il panorama mozzafiato che si
gode dalla cima, da dove si possono ammirare
le valli circostanti e le montagne vicine.
Questa volta, la ragazza e tutti i suoi compagni
della "Palatucci", accompagnati dai loro
insegnanti, sono stati trasportati in sicurezza
a bordo dei mezzi fuoristrada del CNSAS
fino al punto informativo della centrale Enel
Luigi Einaudi di Entracque. Qui sono stati
accolti dai volontari del Soccorso Alpino e
Speleologico e dai guardiaparco dell’Ente
di gestione delle Alpi Marittime che hanno
guidato i partecipanti in una passeggiata
lungo la strada che porta al Monte Rai. Durante
il percorso, gli studenti hanno avuto
modo di osservare il paesaggio montano
e di apprendere informazioni utili sull’ambiente
circostante e sul territorio.
L’esperienza si è poi arricchita di contenuti
pratici, quando gli studenti hanno partecipato
a simulazioni di soccorso, organizzate
dai sanitari del CNSAS. I ragazzi hanno imparato
nozioni di primo intervento sanitario,
fondamentali in caso di emergenza. Ma
il momento più emozionante per tutti è
Quando la volontà
di inclusione e la
solidarietà sono alla
base di un progetto,
nulla è impossibile
e nessun ostacolo è
insormontabile.
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
53
La giornata si è
conclusa con grande
soddisfazione per
tutti i partecipanti,
che hanno potuto
vivere un’esperienza
formativa e arricchente.
stato l’incontro con Oliver, un labrador delle
Unità cinofile da ricerca del CNSAS, che
ha intrattenuto i ragazzi con simulazioni di
ricerca di persone disperse. Oliver, come gli
altri cani in dotazione al CNSAS, è stato addestrato
per localizzare persone disperse o
in difficoltà in ambienti impervi, sia in scenari
di valanghe che in altre situazioni di emergenza.
E quel giorno ha dato spettacolo seguendo
tutte le piste e individuando dove
si nascondevano i figuranti che simulavano
persone disperse nei boschi circostanti.
La giornata si è conclusa con grande soddisfazione
per tutti i partecipanti, che hanno
potuto vivere un’esperienza formativa
e arricchente. Grazie al CNSAS ed alle altre
associazioni, i protagonisti dell’escursione
hanno dimostrato che la vera inclusività si
costruisce non solo attraverso l'accessibilità,
ma anche con la condivisione e la comprensione
reciproca. La gita sul Monte Rai
ha rappresentato un momento di crescita
per tutti, un'occasione unica per superare le
difficoltà quotidiane e consolidare legami
di amicizia e solidarietà, dimostrando che
insieme è possibile affrontare e superare
qualsiasi barriera, fisica e sociale.
Partner del progetto sono stati il CNSAS Servizio
Regionale Piemonte, la I delegazione speleo
CNSAS, la IV delegazione CNSAS Alpi Marittime
Cuneo, la XIV delegazione CNSAS Monviso, la
XVI delegazione CNSAS Mondovì. Un contributo
determinante è stato offerto dal Comitato di
Cuneo della Croce Rossa Italiana, dall’Ente di
gestione delle aree protette delle Alpi Marittime
e dalla Cooperativa Alpi del Mare.
54 NOTIZIE DAL CNSAS
In trent’anni di attività nel Soccorso Alpino e Speleologico, mi sono trovato molte
volte ad operare in situazioni che potremmo definire particolari, per tanti motivi
diversi, che fanno di ogni intervento una storia a sé, per la dinamica dell’evento,
la configurazione del territorio, le persone coinvolte e mille altri motivi, ma quello
che ho visto, provato e fatto nel corso di queste giornate è stato veramente unico.
Tante le perplessità alla vigilia dell’evento, una tra tutte: “ma cosa c’entra il CNSAS
con il Giubileo” una domanda che tra l’altro mi hanno fatto in molti, stupiti della nostra
partecipazione in un evento che si sarebbe svolto in area urbana, dubbi fugati subito
dopo il mio arrivo a Tor Vergata nella mattinata di venerdì.
Le previsioni sono di un afflusso anche oltre le aspettative già dalle prime ore dell’alba
di sabato, con il rischio di lunghe file per oltrepassare i varchi di controllo, con una temperatura
particolarmente elevata. Tutta l’area è suddivisa in settori, separati tra di loro da
ampi percorsi carreggiabili, che raggiungono tutti i punti strategici, ma lo spostamento
delle ambulanze all’interno dei singoli settori sarà impossibile, quindi il nostro compito
Giubileo dei
giovani 2025
Il CNSAS a fianco della Protezione Civile
di Mauro Guiducci, direttore responsabile Rivista
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
55
sarà quello di garantire assistenza sanitaria
in tre di questi ben definiti, ogni squadra
ha in dotazione oltre ad uno zaino medico,
un defibrillatore ed un telo per il trasporto
delle persone da soccorrere, che dal luogo
del malore andranno condotte al Posto
Medico Avanzato più vicino. A titolo precauzionale,
in caso di grande afflusso nella
nottata, con la necessità quindi di aprire i
varchi in anticipo, tutti i settori vengono
presidiati già dalla serata di venerdì, ma la
notte fortunatamente trascorre tranquilla.
Alle prime luci dell’alba siamo già pronti a
dare il cambio a chi ha affrontato la notte,
consapevoli che quella distesa erbosa, sovrastata
dalle alte torri dei maxischermi, a
breve brulicherà di giovani provenienti da
ogni angolo del globo.
“LA QUIETE PRIMA DELLA
TEMPESTA”
Nella sala operativa, in cui sono state allestite
decine di postazioni riservate a tutte
le componenti istituzionali coinvolte nella
gestione dell’evento, i monitor posizionati
nelle pareti mostrano gradualmente l’incremento
del flusso dei pellegrini di piazza
in piazza, lungo le vie che li conducono
verso la grande location destinata a farli
incontrare con la preghiera e con il Santo
Padre.
I varchi sono stati aperti e gradualmente
i tornelli cominciano ad essere percorsi
da centinaia, che poi diventano decine di
migliaia di giovani. Il viaggio verso Roma è
stato lungo ed anche l’avvicinamento a Tor
Vergata non è stata una passeggiata, lungo
i percorsi stabiliti decine di volontari hanno
distribuito dalle prime ore del mattino
dell’acqua, che viene “voracemente” consumata
e grandi accumuli di bottiglie ne
sono la testimonianza.
Il flusso di questi interminabili serpentoni
si fa sempre più intenso, la calca sotto i
raggi del sole, comincia a farsi sentire e nel
giro di pochi minuti si manifestano i malori,
prima una ragazza, poi un’altra ed un’altra
ed altre ancora, siamo al varco 1, in pochi
minuti le richieste di soccorso diventano
incessanti, mentre ne trasportiamo una ce
ne cascano a fianco altre due, colpi di calore,
crisi di panico e sfinimento i sintomi.
56 NOTIZIE DAL CNSAS
Avremmo dovuto effettuare il cambio delle
squadre da un paio di ore, ma non ce ne
è stato il tempo ed anche le altre squadre
sopraggiunte non hanno tregua, in tutte
le postazioni si sta lavorando senza sosta,
le tende dei Posti Medici Avanzati sono
ingolfati di pazienti che, una volta trattati,
vengono tenuti in osservazione per una
mezzora, mentre le ambulanze, con molta
fatica, cercano di trasportare i casi più preoccupanti
negli ospedali.
Finalmente il pomeriggio le temperature si
fanno più clementi e gran parte dei fedeli
ha già raggiunto i settori, quindi la situazione
gradualmente migliora ed anche il nostro
supporto va a normalizzarsi. Nella notte
comunque malesseri gastrointestinali
manifestati da alcuni pellegrini non ci fanno
stare con le mani in mano, si continua
quindi nell’assistenza e soccorso dei malcapitati,
ma il lavoro intenso riprendere nella
tarda mattinata di domenica con i malori
per la calura che ritornano incessanti.
Al termine della Santa Messa il Papa lascia
il palco e gradualmente comincia il controesodo,
che in tempi relativamente brevi
svuota tutti i settori. Il nostro compito è
terminato, un pranzo veloce nelle mense
predisposte dal Dipartimento di Protezione
Civile e poi si riparte verso le nostre regioni
di provenienza.
Impressionante il clima festoso, gioioso, sereno
delle centinaia di migliaia di persone
che ci sono sfilate a fianco, è incredibile la
serenità che manifestavano, nonostante
i lunghi spostamenti, le code per salire in
un mezzo pubblico o per accedere ai varchi,
la stanchezza a volte era evidente nei
loro volti, ma la spiritualità del Giubileo ha
sovrastato tutte le difficoltà, una spiritualità
che forse si è impadronita anche di noi,
lasciandoci dentro una sensazione di serenità,
di gioia per aver dato il nostro piccolo
contributo, un intervento che sembrava
distante dai nostri standard operativi, ma
che invece si è dimostrato utilissimo e che
ha confermato, ancora una volta, la nostra
grande vicinanza al Dipartimento Nazionale
di Protezione Civile e la conferma della
visione di Giuseppe Zamberletti sull’importanza
di fare sistema.
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
57
SPAZIO AL TERRITORIO
Sarde
Il Soccorso Alpino e
Speleologico regionale
di Alessandro Molinu, Vice Presidente del CNSAS
e Claudia Ortu, responsabile Comunicazione CNSAS Sardegna
58 SPAZIO AL TERRITORIO
gna
Era il lontano 1974 quando Onorio Petrini, socio fondatore e primo
responsabile per la Sardegna, in un articolo su Speleologia Sarda annunciò
la costituzione dell’VIII Gruppo del Soccorso Speleologico, con
quattro stazioni territoriali: Alghero-Sassari, Cagliari, Nuoro e Sulcis
Iglesiente, per un totale di 47 volontari. Furono alcuni gravi e mortali
incidenti verificatisi in diverse grotte dell’isola e l’impegno dei maggiori
gruppi speleologici dell’epoca a crearne le condizioni per la nascita, ed il 3 novembre
1974 la direzione nazionale dell’allora C.N.S.A. ne ufficializzò la costituzione. Iniziò così
anche in Sardegna la storia del soccorso speleologico, seguito di lì a poco, dal soccorso
alpino! A dicembre del 1974 si tenne ad Alghero il primo corso per tecnici ed il 26 marzo
1975 venne effettuato il primo intervento di soccorso.
Soccorso Val Cimoliana 1926 (Archivio CNSAS FVG)
Sino agli anni ’80 le
richieste di soccorso
legate all’ambiente
montano furono tutto
sommato limitate,
ma a partire dagli
anni ’90 si assistette
ad un costante
ed esponenziale
incremento di
frequentatori della
montagna.
In un’isola caratterizzata da una forte tradizione
speleologica, l’intento iniziale fu
quello di garantire i soccorsi in grotta, ma
fin da subito emerse la consapevolezza
che l’VIII Gruppo avrebbe dovuto farsi carico
dell’operatività tipica dell’alpina.
Sino agli anni ’80 le richieste di soccorso
legate all’ambiente montano furono tutto
sommato limitate, ma a partire dagli anni
’90 si assistette ad un costante ed esponenziale
incremento di frequentatori della
montagna, con un conseguente aumento
delle problematiche legate a sicurezza ed
incidenti.
Fu in quegli anni – dal novembre 1993
all’aprile 1999 – che in virtù di un’apposita
convenzione con la Provincia di Cagliari,
l’VIII Gruppo prima e SASS poi, durante i
giorni festivi, garantì un’equipe medicalizzata
in guardia attiva pronta ad essere
prelevata da un elicottero delle Forze armate
per intervenire sul territorio regionale.
All’epoca, la presenza di una struttura
operativa capace di applicare tecniche
speleo-alpinistiche e di intervenire con
l’ausilio dell’elicottero rappresentò una
novità assoluta per la Regione Sardegna.
Ma per far fronte a queste nuove esigenze
operative, l’VIII Gruppo Sardegna dovette
procedere ad una graduale riorganizzazione
interna: nel 1996 istituì la prima
Stazione alpina e il 20 marzo dello stesso
anno, con la firma dell’atto costitutivo,
nacque il Servizio regionale del Soccorso
Alpino e Speleologico della Sardegna.
Fin da subito, sotto la presidenza di Giuseppe
Domenichelli, seguito da Dolores
Porcu Fois – prima donna alla presidenza
di un servizio regionale nella storia del
CNSAS – si operò un vero e proprio completamento
delle competenze operative
60 SPAZIO AL TERRITORIO
che portarono, nell’aprile del 2003, alla
costituzione della XXIX Zona di Soccorso
Alpino con tre stazioni territoriali: Cagliari,
Nuoro e Sassari. In quegli anni, con una
delegazione speleologica ben rodata ed
una delegazione alpina in rapida crescita,
il Servizio regionale dimostrò di essere
in grado di farsi carico dei ritmi operativi
grazie all’addestramento in scenari sempre
più impegnativi e alla formazione degli
operatori con il supporto delle Scuole
nazionali e di quelle regionali, alpina e
speleo, istituite pochi anni dopo.
Il costante aumento del numero delle
missioni di soccorso registrato nel primo
decennio degli anni 2000 evidenziò l’importanza
di poter contare sulla presenza
di una struttura di soccorso altamente
specializzata negli interventi in ambiente
impervio ed ipogeo come il SASS, tant’è
che nel 2007 la Regione Sardegna, con
le L.R. n. 2/2007 e n. 4/2007 riconobbe il
SASS come soggetto titolato e qualificato,
ai sensi ed in attuazione delle L. 74/2001
e L. 289/2002 disponendo la concessione
di un contributo annuo a suo favore per
rispondere alle esigenze di soccorso in
ambiente montano o comunque impervio
in collaborazione con le Centrali operative
del 118 ed i principali enti deputati all’emergenza.
Col passare degli anni, il suo
ruolo è andato a consolidarsi fra le istituzioni,
gli enti e le organizzazioni con cui il
Servizio regionale collabora costantemente.
Il costante aumento
del numero delle
missioni di soccorso
registrato nel primo
decennio degli anni
2000 evidenziò
l’importanza di poter
contare sulla presenza
di una struttura di
soccorso altamente
specializzata.
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
61
62 SPAZIO AL TERRITORIO
Soccorso
Alpino e
Speleologico
e Regione
Sardegna
Una collaborazione che nasce da lontano
a cura di Claudia Ortu, responsabile Comunicazione CNSAS Sardegna
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
63
Negli ultimi anni, il ruolo del CNSAS in Sardegna ha assunto una posizione di particolare
rilievo in diversi fronti operativi che lo vedono impegnato al fianco della Regione Sardegna
e di vari enti regionali. Oggi, infatti, oltre ad essere componente attiva nell’emergenza-urgenza
a bordo dell’elisoccorso HEMS di AREUS, collabora con l’Agenzia regionale FoRe-
STAS. allo sviluppo della Rete Escursionistica della Sardegna e partecipa al progetto della
Rete Radio Regionale interoperabile della Direzione Generale della Protezione Civile regionale.
Ne parliamo con i rispettivi responsabili di progetto.
consolidata: nell'ambito del servizio di
elisoccorso quali ulteriori obiettivi futuri
si potrebbero raggiungere per migliorare
il servizio, anche nell'ottica di una
maggiore collaborazione con le squadre
territoriali del SASS?
Rispetto agli anni passati si sono già fatti grandi
passi avanti. Il Soccorso Alpino collabora con
il sistema di emergenza 118 AREUS, sia nell’elisoccorso
che con le squadre a terra nei casi di
intervento nei luoghi impervi, unitamente alle
INTERVISTA A DR. ANTONELLO
squadre di soccorso dei Vigili del Fuoco. Per il
PIRAS, RESPONSABILE EMERGENZA
futuro proseguiamo con questa preziosa collaborazione.
Il ruolo del Soccorso Alpino è fon-
TERRITORIALE ED ELISOCCORSO DI
AREUS
damentale per coadiuvare il nostro personale
Dal 2018, con l’avvio del servizio di elisoccorso,
i tecnici del CNSAS sono parte
medico non solo per le missioni di soccorso, ma
anche nella formazione sia dei nuovi operatori,
integrante dell’equipe degli elicotteri
medici e infermieri, che devono inizialmente
HEMS: qual è il valore aggiunto dell’avere
a bordo le competenze tecniche e sa-
sostenere le prove alpine, sia nell’addestramento
annuale di tutti gli elisoccorritori.
nitarie del personale del Soccorso Alpino
e Speleologico Sardegna?
La collaborazione tra CNSAS e 118 è iniziata
da oltre dieci anni, ancor prima della nascita
dell'Elisoccorso AREUS. Tale rapporto si è consolidato
con l'inizio dell'attività HEMS. È chiaro
che il legame lavorativo venutosi a creare ha
determinato un salto di qualità nel Servizio
HEMS. L'alta professionalità dei Tecnici di Elisoccorso
del CNSAS contribuisce giornalmente
a garantire la sicurezza e la tranquillità del nostro
personale sanitario, mettendoci tutti i giorni
nelle condizioni di affrontare serenamente il INTERVISTA A ING. ALESSIO SABA,
soccorso sanitario sul territorio regionale. RESPONSABILE SETTORE SENTIERISTICA
E COMUNICAZIONE ISTITUZIONALE –
La collaborazione tra il Soccorso Alpino AGENZIA REGIONALE FORESTAS
e Speleologico Sardegna e il sistema di Quando nasce la collaborazione tra l’Agenzia
Regionale FoReSTAS e il emergenza urgenza è una realtà oramai
Soccorso
Alpino e Speleologico della Sardegna e
con quali obiettivi?
Forme di collaborazione tra il personale forestale
che presidia tutte le aree montane
della Sardegna e i soggetti come il SASS, che
opera in scenari di S&R in montagna sono
sempre esistite: ad esempio per offrire base
logistica ai soccorsi, oppure in casi disperati,
per incrementare gli uomini schierati su ampi
fronti dove fosse necessario battere a tappeto
il territorio per ritrovare dispersi in tempo
utile al salvataggio. D'altronde tra i compiti
dell'Agenzia FoReSTAS è prevista anche la
Protezione Civile. Per il resto, una forma "forte
ed esplicita" di collaborazione è stata stabilita
con il protocollo sottoscritto nel 2019: da
allora FoReSTAS e SASS collaborano fianco a
fianco in Sardegna per numerose linee di attività,
tra cui:
- supporto reciproco per attività di S&R
- supporto logistico per esercitazioni/addestramenti/test
sul campo dove il personale
del Soccorso Alpino e Speleologico può usare
e fruire delle basi logistiche dell'Agenzia
regionale FoReSTAS a vario titolo (circa 180
postazioni/complessi forestali e sedi territoriali
o unità gestionali)
- collaborazione per campagne di comunicazione
sulla sicurezza in montagna e sui
sentieri
- condivisione di best practices e informazioni
utili nel settore della sentieristica
- collaborazione per "verifiche di terza parte"
che vede il personale SASS schierato per verificare
- e nel verificare, mappare e conoscere
- i sentieri nelle aree più impervie dell'isola.
Come si inserisce il Soccorso Alpino e
Speleologico Sardegna nell’ambito della
RES - Rete Escursionistica della Sardegna
e nei lavori del TTR - Tavolo Tecnico Regionale
nello sviluppo della R.E.S.?
Il Soccorso Alpino e Speleologico partecipa
spesso alle riunioni del TTR, ma anche negli
"sportelli del sentiero" territoriali, ogniqualvolta
ci sia la necessità di confrontarsi su de-
64 SPAZIO AL TERRITORIO
cisioni o problematiche legate alla normativa
tecnica, alla sicurezza e allo sviluppo della
Rete Sentieristica. Come è giusto che sia, FoRe-
STAS chiede sempre il supporto di chi conosce
gli scenari di rischio, dovendo operare come
il Soccorso Alpino in quei casi in cui dispersi e
infortuni si registrano sulla Rete escursionistica
o fuori dai tracciati "ufficiali" della RES. Diciamo
che grazie a questa collaborazione si è
instaurato un positivo ed utilissimo meccanismo
di "feedback" reciproci. Perché prevenire
gli incidenti è sempre meglio che intervenire
per mitigarne gli effetti ex post.
Qual è il ruolo del Soccorso Alpino e Speleologico
della Sardegna nello sviluppo
della R.E.S e quali sono gli altri enti coinvolti,
sia dal punto di vista tecnico che
gestionale?
La collaborazione tra il Soccorso Alpino e Speleologico
Sardegna e l'Agenzia FoReSTAS (che
per Legge regionale gestisce l'intera Rete dei
Sentieri nell'Isola) si aggiunge alla collaborazione
in essere con il Club Alpino Italiano e ci
sta permettendo di lavorare, ora e negli anni
a venire, per elevare il numero, la qualità e
soprattutto la sicurezza dei sentieri ufficiali e
delle vie di lunga percorrenza come il Sentiero
Italia ed altre direttrici regionali. Tra le attività
previste dalla collaborazione instaurata con il
SASS, rientrano il supporto alle esercitazioni
dei volontari, la condivisione delle informazioni
e lo sviluppo di una rete di qualità con
la pianificazione e la progettazione di sentieri
sicuri in tutta la Sardegna. Il SASS avrà accesso
a tutte le informazioni del futuro Catasto
Regionale dei Sentieri e condividerà le proprie
con l'Agenzia. Il SASS aiuterà FoReSTAS a valutare
le criticità ed attenuare i rischi lungo
i sentieri, le piste di MTBike e le ippovie. C'è
ancora tanto da fare, su questo fronte, come
si è detto in occasione di tanti incontri di governance,
dove FoReSTAS prima di importanti
scelte gestionali, ritiene fondamentale un
parere del SASS e confrontarsi sugli approcci
da seguire nel territorio. E viceversa, crediamo
che per il SASS sia fondamentale avere
una base di conoscenza così diffusa sulle
problematiche "vissute" nel territorio in ambito
escursionistico. In Sardegna, si è iniziato
relativamente tardi - dal 2020 - a lavorare
concretamente per lo sviluppo della Rete dei
Sentieri, e questa collaborazione aggiunge
sicuramente un valore alle attività in corso.
Inoltre, oltre a tutto quanto già detto, è previsto
un piano di interventi per la messa in sicurezza
dei sentieri ed entro l’anno FoReSTAS
metterà a disposizione del SASS tutte le chiavi
delle sbarre delle piste forestali dell'intera Isola,
in modo da facilitare l'accesso degli operatori
del SASS negli scenari montani più impervi,
dove spesso la "Pista forestale" è la via più
breve per raggiungere un punto di intervento.
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
65
INTERVISTA A ING. GIUSEPPINA
MASALA, COORDINATORE SETTORE
COMUNICAZIONI IN EMERGENZA
– DIREZIONE GENERALE DELLA
PROTEZIONE CIVILE DELLA REGIONE
SARDEGNA
Qual è l’importanza per la Regione Sardegna
di dotarsi di una Rete Radio Regionale
e da cosa nasce l’esigenza per la
Protezione Civile?
L’importanza di disporre di una rete radio in
Sardegna è nata per garantire le comunicazioni
durante la gestione degli incendi, tipicamente
in un ambito rurale, in tempi in cui non
esistevano i cellulari ed era fondamentale
avere uno strumento che consentisse comunicazioni.
La prima rete radio, analogica, risale
agli anni ’90, fu sviluppata dall’Assessorato
della Difesa dell’Ambiente e gestita dal Corpo
Forestale e di Vigilanza Ambientale.
La Rete Radio della Protezione Civile, nata
nel 2015, teneva conto del fatto che anche in
presenza di eventi disastrosi di media gravità
la rete telefonica fissa e quella mobile presentano
un rischio di crollo o fuori uso molto
elevato, non garantendo il sufficiente grado di
affidabilità richiesto dai servizi di emergenza
in generale e da quello della Protezione Civile
in particolare. Un esempio per tutti il Ciclone
Cleopatra che ha colpito la Sardegna il 18 novembre
2013, quando la prima cosa che smise
di funzionare fu proprio la rete di telefonia.
La Rete Radio Regionale è, invece, resiliente
agli eventi disastrosi perché è tipicamente
composta da siti ubicati in zone montane. Oltre
a questo, la rete radio consente vaste aree
di copertura, permette le comunicazioni “uno
a molti”, particolarmente efficaci per affrontare
e coordinare situazioni emergenziali e le
comunicazioni sono facili da attivare: basta
premere un solo pulsante (push to talk) per iniziare
a trasmettere.
La nuova Rete Radio Regionale interoperabile,
che aveva tra gli obiettivi principali la digitalizzazione
della obsoleta rete analogica del
CFVA, è stata pensata con una visione molto
ampia prevedendo da subito di dare servizi
a tutte le entità istituzionali che in Sardegna
necessitano di comunicazioni via radio. Infatti,
oggi la Rete Radio Regionale fornisce servizi
al Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale,
all’Agenzia FoReSTAS e, in generale, a tutte
le organizzazioni ed enti che concorrono alle
attività di antincendio e Protezione Civile, tra
le quali il Soccorso Alpino e Speleologico Sardegna.
La nuova RRR fornisce servizi anche
ad AREUS per le comunicazioni in ambito di
emergenza-urgenza ed è attiva una sperimentazione
con il Comune di Sassari, per testare
la possibilità di forniture servizi anche ai
corpi di Polizia locale dei Comuni.
Quando è stato avviato il progetto della
Rete Radio Regionale e come è strutturato
a livello territoriale e regionale?
Il progetto della nuova RRR interoperabile è
stato finanziato con fondi europei POR FESR
2014-2020, ha preso avvio nel 2017 con la progettazione
ed è proseguito con la fase esecutiva
nel 2019. La realizzazione è partita nel 2020
e il collaudo è stato finalizzato nel 2023. Nello
stesso anno è stata realizzata un’estensione del
66 SPAZIO AL TERRITORIO
progetto per l’installazione di nuovi siti al fine di
ampliare la copertura.
La RRR si estende su 77 siti distribuiti sul territorio
e 4 siti mobili. È costituita da una dorsale radio
ad alta capacità per il trasporto di dati e una
di diffusione per i servizi voce e piccole quantità
di dati (GPS, messaggistica, etc.). La copertura
della nuova RRR sul territorio regionale è pari
all’85% del territorio regionale, a eccezione di
alcune zone caratterizzate da gole e canaloni.
Per alcune zone morfologicamente complesse
ma di rilevante importanza ambientale, sono
state sperimentate soluzione ad hoc, come nel
caso del sito sperimentale posizionato nella
cima del Monte Lattias, installato con l'ausilio di
un elicottero per il trasporto delle apparecchiature
e, anche, con il supporto del SASS.
Come si inserisce il Soccorso Alpino e
Speleologico Sardegna nella sperimentazione
del sistema della Rete Radio
Regionale e quali sono le altre organizzazioni
e gli enti coinvolti?
La presenza del Soccorso Alpino all’interno
del sistema della RRR rappresenta una novità
assoluta. Nel sistema, infatti, sono inserite da
sempre tutte le associazioni di volontariato che
partecipano alle attività di Protezione Civile
ma il SASS fa eccezione perché pur concorrendo
a quelle attività rappresenta una realtà autonoma
dotata di propria organizzazione con
presenza capillare sul territorio.
Per il tipo di attività che il SASS svolge, aveva
necessità di dotarsi di servizi radio e poiché fornire
servizi radio è la mission della RRR, la collaborazione
è venuta da sé in maniera naturale.
Il SASS è attualmente un utilizzatore della
RRR: ha ricevuto in dotazione 182 apparati
radio, di cui 160 portatili, 21 veicolari e 2 postazioni
fisse. Tutte le apparecchiature ricevute
in uso consentono agli operatori del SASS
di comunicare sulla rete di Protezione Civile.
La nuova Rete Radio Regionale interoperabile,
invece, fornisce al SASS una rete di comunicazione
privata e riservata. Senza volere
entrare in argomenti troppo tecnici, si può
affermare che le tecnologie digitali consentono
di creare i cosiddetti “gruppi di chiamata”.
Per il SASS sono stati creati appositi gruppi di
chiamata che sono stati configurati esclusivamente
nei terminali radio del SASS. La selezione
di un gruppo di chiamata nel terminale
consente a un operatore di comunicare con
tutti gli operatori sul territorio “sintonizzati”
sullo stesso gruppo di chiamata.
Praticamente oggi, qualora si verifichi una
maxi-emergenza, il SASS ha la possibilità sia
di sentire, ricevere e parlare con la Protezione
Civile, sia di parlare internamente per le questioni
private attraverso i gruppi di chiamata.
Progetti per il futuro?
Tanti! Anche grazie a nuovi fondi europei
che ci consentiranno di realizzarli. Contiamo
di avere la collaborazione del SASS che,
in virtù delle attività di competenza, può
concorrere attivamente al censimento delle
zone d’ombra. Sono allo studio soluzioni
innovative per fornire servizi di comunicazione
avanzati anche in quelle situazioni
particolarmente critiche che il SASS affronta
frequentemente come, ad esempio, la fornitura
di ripetitori spalleggiabili, ma anche la
realizzazione di un sito radio autonomo che
possa essere elitrasportato in uno specifico
territorio oggetto di una ricerca dispersi.
D’interesse anche lo studio di una soluzione
che consenta con lo stesso terminale le comunicazioni
anche con AREUS, di particolare
importanza per gli operatori SASS elitrasportati
nei mezzi aerei del 118.
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
67
Con il ritorno della bella stagione nel
2025 si decide di riprendere l’operazione
con strumenti e strategie nuove.
Il gruppo Droni del CNSAS mette
in campo i nuovi Matrice 4T, dotati di
telecamere ad alta definizione e di un
sistema di navigazione semiautomatico.
Dopo una riunione preparatoria
con i Tecnici di Ricerca (TER) delle
Stazioni locali e con i capi stazione
delle valli Varaita e Po – che hanno
fornito un contributo essenziale gra-
TECNO&LOGICA
di Saverio Isola, pilota SAPR (Sistemi Aeromobili a Pilotaggio Remoto) del CNSAS Piemonte
L’integrazione
umani e tecnol
Droni e AI per ritrovare un alpinista
disperso sul Monviso
Dieci mesi di attesa, quasi un anno
di silenzio e infine la restituzione. Il
ritrovamento del corpo di Nicola Ivaldo,
medico e alpinista esperto ligure
scomparso sul Monviso nel settembre
2024, è stato possibile grazie a un
lungo lavoro di squadra che ha visto
impegnati Soccorso Alpino, Vigili del
Fuoco, Soccorso Alpino della Guardia
di Finanza, Carabinieri e Unità cinofile.
Ma soprattutto ha rappresentato
un passaggio decisivo nell’uso operativo
dei droni nelle ricerche in alta
montagna.
L’operazione prende avvio lunedì 16
settembre 2024 come denuncia di
mancato rientro: Ivaldo si è recato nella
zona del Monviso nella giornata di
sabato 14 e non ha fatto ritorno. L’unica
indicazione è l’autovettura parcheggiata
in frazione Castello di Pontechianale,
Val Varaita (CN). Le squadre
tentano per giorni ogni via possibile:
perlustrazioni aeree con gli elicotteri,
battute via terra su itinerari e bivacchi,
localizzazione telefonica sulle celle e
con Imsi Catcher. L’unico elemento
concreto in mano ai soccorritori è l’ultimo
ripetitore agganciato dal cellulare
di Ivaldo, situato nel pinerolese, a indicare
come area prioritaria di ricerca
il versante settentrionale del Monviso.
Ma il maltempo, la neve precoce e la
vastità dell’area – migliaia di ettari di
pareti, canali e pietraie sulla faccia più
impervia e inaccessibile del Re di Pietra
– rendono vano ogni sforzo. Arriva
poi l’inverno a congelare tutto sotto
uno spesso manto nevoso.
prima dell’alba i piloti del CNSAS decollano
con un drone da Pian del Re
e lo inviano in remoto verso la parete
Nord. L’obiettivo è controllare alcune
anomalie significative emerse dalle
analisi effettuate due giorni prima.
Quella più evidente è un grumo di
pixel rossastri che i software hanno
individuato nell’immagine di un catra
esseri
ogia
zie alla conoscenza diretta delle vie
alpinistiche e della geomorfologia del
terreno – vengono ridefinite le aree
prioritarie di ricerca.
Il 29 luglio le squadre vengono trasportate
dall’elicottero Drago dei Vigili
del Fuoco in più punti attorno al
massiccio: si cerca via terra, ma soprattutto
con i droni i cui piloti realizzano
un vasto lavoro di fotogrammetria
di ricerca, con migliaia di immagini
raccolte e poi elaborate. Nel pomeriggio
si rientra a valle dopo il lavoro
sul campo con un’enorme quantità
di dati raccolti: parliamo di 183 ettari
di terreno d’alta montagna registrati
su oltre 2.600 fotogrammi ad alta risoluzione.
Per elaborare questa mole
di materiali è stato sviluppato un metodo
di analisi supportato da diversi
software di intelligenza artificiale,
capaci di selezionare le anomalie e
segnalarle come “casi di attenzione”.
Sostanzialmente vengono scandagliate
le immagini alla scala dei singoli
pixel per individuare specifiche forme
riconducibili alla presenza di un corpo
umano oppure incongruenze cromatiche
rispetto al contesto capaci di
rilevare la presenza di abbigliamento
o reperti colorati. Ogni evidenza viene
poi discussa e verificata insieme al
gruppo tecnico locale.
Il giorno dopo, le condizioni meteo
sono negative, ma giovedì 31 luglio
TECNO&LOGICA
nalone, nella parte più scura poco
distante dalla linea di demarcazione
sole/ombra. La segnalazione è corredata
dalle coordinate GPS verso cui si
sta dirigendo il drone che in un paio
di minuti copre i 3 km lineari con
oltre 1.000 metri di dislivello. Già in
fase di avvicinamento la videocamera
dell’apparecchio restituisce l’immagine
chiara della presenza di un corpo
con un casco rosso, sulle rocce rotte
del Canale Perotti a circa 3.150 metri
di quota tra due lingue di neve che
resistono dall’inverno. Si può passare
alla fase operativa finale.
Con l’ausilio di un elicottero dei Vigili
del Fuoco, una squadra mista trasportata
in quota e sbarcata in parete al
verricello può così recuperare i resti
dell’alpinista. Dopo dieci mesi, il corpo
di Nicola Ivaldo viene finalmente
restituito alla famiglia.
L’intervento segna un momento fondamentale
per il Soccorso Alpino. «La
tecnologia è importante, ma il vero
merito è delle persone» ha sottolineato
il responsabile dell’operazione e
vicepresidente del Soccorso Alpino e
Speleologico Piemontese Daniele Fontana.
Ed è proprio vero perché senza
i droni non sarebbe stato possibile
scandagliare da vicino e in breve tempo
una porzione così ampia e ostile di
territorio e senza informatica non sarebbe
stato possibile individuare i resti
di Ivaldo. Ma non bisogna dimenticare
che senza l’impegno dei tecnici di ricerca,
la conoscenza del territorio dei
soccorritori locali e la tenacia dei piloti
la tecnologia non avrebbe potuto svolgere
i compiti per cui è stata progettata.
Insomma, soltanto la combinazione
tra esperienza umana e nuove tecnologie
ha consentito di raggiungere un
obiettivo che fino a poco tempo fa sarebbe
stato impensabile.
Questa operazione – che ha avuto rilevanza
internazionale ed è stata ripresa
anche da media americani e giapponesi
- apre una strada nuova: i droni
non sono più strumenti sperimentali,
ma componenti integrati delle strategie
di ricerca in montagna, accanto a
elicotteri, squadre a terra, Unità cinofile
e cartografia digitale. Una tecnologia
che, unita al valore delle persone,
può fare davvero la differenza.
LA RUBRICA LEGISLATIVA
a cura di Fabio Bristot (Rufus), comitato di redazione Rivista
“Il cane possiede la bellezza senza la vanità.
La forza senza l'insolenza. Il coraggio senza la ferocia.
E tutte le virtù dell'uomo senza i suoi vizi.”
Lord Byron
In questa breve disamina, tralasciamo per una volta la storia importante — quella della nascita e dell’evoluzione
delle Unità cinofile del CNSAS — per concentrarci invece su un tema più specifico. Spesso, infatti, i soggetti
esterni alla nostra organizzazione non conoscono in modo approfondito la nostra realtà legata alla cinofilia.
Possiamo, di fatto, affermare che le Unità cinofile del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico rappresentano
una delle componenti più specializzate e tecnicamente avanzate del sistema italiano di soccorso in
ambiente impervio. Il loro riconoscimento giuridico si è sviluppato attraverso un percorso articolato, originatosi
con disposizioni di natura emergenziale e culminato in una piena codificazione legislativa.
Il primo riferimento normativo rilevante è il DPCM 30 aprile 1987, n. 3/053/13 EMER, che istituiva l’elenco ufficiale
delle Unità cinofile da valanga da impiegare in attività di Protezione Civile. Questo decreto prevedeva la
selezione, certificazione e verifica annuale delle unità tramite una commissione composta da rappresentanti del
CNSAS, del Dipartimento di Protezione Civile e del Ministero dell’Interno. Si stabilivano così criteri oggettivi per
l’impiego delle Unità cinofile in scenari emergenziali, in particolare in ambito valanghivo, garantendo il possesso
di requisiti tecnici e operativi adeguati.
La successiva — e più importante — legittimazione è rappresentata dalla Legge 21 marzo 2001, n. 74, che ha
formalizzato il ruolo del CNSAS come struttura di pubblica utilità e di pubblico servizio, inquadrandone le attività
all’interno di un sistema nazionale riconosciuto, e accreditando lo stesso CNSAS come soggetto di riferimento
esclusivo per le Regioni e le Province Autonome negli interventi sanitari in ambiente montano e impervio.
L’articolo 4 di tale legge risulta di particolare interesse, poiché disciplina espressamente la formazione, la certificazione
e la verifica periodica dell’operatività delle Unità cinofile, affidandole alle Scuole Nazionali del CNSAS,
che vengono parimenti riconosciute ex lege.
Ogni Unità cinofila è dunque dotata di un libretto personale attestante le attività svolte e le verifiche superate,
con piena valenza giuridico-certificativa. Inoltre, la legge consente la stipula di convenzioni tra CNSAS e Servizio
Sanitario Nazionale, rafforzando la dimensione interistituzionale del loro impiego presso le basi di elisoccorso.
72
Le Unità cinofile del CNSAS operano oggi con piena legittimità giuridica, e sono soggette a responsabilità tecniche,
civili e assicurative. L’impiego in operazioni di soccorso reale e formale è subordinato, senza tema di smentita,
al possesso del brevetto operativo in corso di validità e all’adesione ai protocolli tecnico-operativi stabiliti
dalla Scuola Nazionale di specialità. In caso di impiego non autorizzato, o in difformità rispetto alle disposizioni
regolamentari, la responsabilità può ricadere sul singolo conduttore, anche sul piano personale.
Nel contesto nazionale, le Unità cinofile del CNSAS si distinguono per la loro specializzazione in ambiente montano
e impervio e per la loro integrazione strutturale all’interno del sistema SUEM 118 e del Servizio Nazionale
di Protezione Civile. Questo le differenzia da altre realtà operative, come le Unità cinofile di associazioni di
volontariato (es. Croce Rossa Italiana, ANPAS, gruppi civili ENCI) o da quelle istituzionali (es. Vigili del Fuoco,
Forze dell’Ordine). Sebbene tutte possano operare nel contesto della ricerca dispersi e del soccorso, le unità
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
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Foto di Luca Tondat
del CNSAS godono di una normativa di riferimento più chiara e diretta, che conferisce loro maggiore stabilità
giuridica e riconoscimento operativo.
Le sinergie operative con altre Unità cinofile sono possibili ed auspicate, ma dovrebbero prevedere l’adozione
di protocolli condivisi e il rispetto dei criteri tecnici riconosciuti a livello nazionale, come quelli stabiliti dalla
Consulta del Volontariato di Protezione Civile e dal Dipartimento nazionale. La presenza di regolamenti interni
e il controllo delle Scuole Nazionali garantiscono al CNSAS una capacità di autoformazione, verifica e mantenimento
di parametri qualitativi difficilmente eguagliabile da strutture esterne.
In sintesi, l’evoluzione normativa ha trasformato le Unità cinofile del CNSAS da strumenti operativi “di fatto” a
soggetti “di diritto”, dotati di identità tecnica, responsabilità formale e piena integrazione nel sistema di soccorso
alpino, sanitario ed emergenziale nazionale.
Questa peculiarità le colloca in una posizione di eccellenza e di riferimento all’interno del panorama cinofilo
operativo italiano — uno status che non deve però far venir meno la tensione a voler dimostrare, oltre le regole
e i riconoscimenti formali, nei fatti, che il training quotidiano e l’addestramento costante continuano ad essere
pietre miliari per raggiungere l’obiettivo primario: trarre in salvo le persone, siano esse sepolte da una coltre
nevosa, disperse nel bosco o ferite sotto le macerie.
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LA RUBRICA SANITARIA
La salute dei cani: protocolli e
prevenzione nelle Unità cinofile del
Soccorso Alpino e Speleologico
di Fabrizio Emmanuelli, veterinario e Unità cinofila del CNSAS
Dietro ogni cane addestrato a intervenire in operazioni
di ricerca in valanga, in superficie e in macerie, c’è un lavoro
complesso, che non riguarda solo l’addestramento
tecnico: la salute veterinaria gioca un ruolo decisivo per
garantire efficienza, sicurezza e longevità operativa di questi
animali straordinari.
Protocolli sanitari e prevenzione
Il percorso sanitario dei cani da soccorso inizia molto
presto. I cuccioli scelti dai conduttori insieme ad i loro
istruttori provengono da allevamenti seri e selezionati,
che garantiscono test genetici mirati a escludere le
principali patologie ereditarie delle razze impiegate e a
garantire le loro qualità attitudinali al lavoro. A ciò si aggiungono
radiografie preventive per individuare eventuali
displasie dell’anca e del gomito o malattie articolari che,
se trascurate, comprometterebbero la carriera del cane.
Le prime lastre si effettuano già a 3-5 mesi e sono utili
per diagnosi precoci che possono essere determinanti nel
risolvere un problema, mentre quelle definitive vengono
eseguite intorno all’anno di età.
Fondamentale è anche la profilassi vaccinale: oltre ai vaccini
di base contro parvovirus, cimurro e leptospirosi, viene
richiesto il richiamo antirabbico, necessario per eventi che
prevedono assembramenti di cani, come nel caso dei corsi
della Scuola, nonostante la malattia non sia più diffusa in
Italia. Completano il quadro i trattamenti antiparassitari
e la prevenzione di patologie trasmesse da vettori come
zanzare e pappataci, tra cui la filariosi e la leishmaniosi.
Alimentazione e idratazione
Un tempo, durante i corsi di addestramento, si tentava di
modificare l’alimentazione con integrazioni energetiche,
ma i risultati erano negativi: stress, diarrea e cali di rendimento.
Oggi la regola è chiara: nessun cambiamento, il
cane continua a ricevere la stessa dieta che ha a casa. La
base è un mangime, prevalentemente crocchette di alta
qualità, pratico da trasportare e conservare anche in condizioni
logistiche complesse. Eventuali variazioni riguardano
solo le quantità: in inverno possono essere aumentate
o integrate per sostenere lo sforzo e la dispersione energetica
ma sempre sotto controllo veterinario.
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
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LA RUBRICA SANITARIA
In generale, un cane alimentato con mangimi di buona
qualità, ben idratato e ben allenato durante tutto l'anno
non necessita di integrazioni specifiche durante le operazioni
di soccorso.
Rischi e patologie più frequenti
In ambiente operativo, le lesioni da taglio causate dalle lamine
degli sci rappresentano l’incidente più ricorrente e
temuto per i cani che hanno il brevetto per la ricerca in
valanga. Così come le ferite da contatto con materiale contundente,
nel caso dei cani da ricerca in macerie. Patologie
articolari e muscolari sono invece meno frequenti, grazie al
costante allenamento richiesto che mantiene gli animali in
buona forma.
Il freddo non rappresenta un rischio significativo: i cani,
anche ad alte quote, lavorano senza problemi. Molto più
insidioso è invece il caldo, con i colpi di calore che restano
tra i pericoli maggiori,
soprattutto quando gli
animali vengono lasciati nei
kennel in auto. Per questo
l’idratazione è fondamentale
nei mesi estivi, insieme
ad alcuni accorgimenti a carico
del conduttore, come
utilizzare teli riflettenti per
proteggere l’auto dal sole e
garantire una buona circolazione
dell’aria.
Tra le malattie acute che
ogni conduttore deve conoscere
spicca la torsione
gastrica: non è collegata direttamente
alle attività di soccorso, ma è una delle emergenze
veterinarie più gravi se non viene riconosciuta in
tempo perché rischia di mandare in necrosi lo stomaco
del cane, fino alla morte.
Lezioni di primo soccorso veterinario
I conduttori non sono soli: ricevono formazione specifica
di primo soccorso veterinario per riconoscere e gestire
rapidamente emergenze come avvelenamenti, morsi di vipera,
ferite superficiali e profonde o colpi di calore. Ogni
anno nei corsi rivolti alle Unità cinofile del CNSAS sono
previste lezioni dedicate, che insegnano a tamponare
un’emorragia o gestire una ferita. È evidente che qualora
succeda un incidente è necessario attivare per tempo un
veterinario di riferimento. L’indicazione è sempre quella
di avere due punti di riferimento: il proprio veterinario di
fiducia e una clinica di appoggio per i casi più gravi.
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Foto di Luca Tondat
Monitoraggio della salute
Il consiglio è di far visitare il cane almeno due volte l’anno,
sia per i richiami vaccinali che per un controllo clinico:
un veterinario esperto può individuare segnali precoci di
patologie silenziose. A questo si aggiunge l’osservazione
costante dei conduttori stessi, che vivono con i cani e sanno
cogliere immediatamente anomalie comportamentali o
fisiche.
Il ruolo del veterinario
All’interno del Soccorso Alpino e Speleologico il veterinario
è una figura che può dare un supporto concreto nella
supervisione sanitaria dei cani operativi. La sua funzione
è quella di stabilire linee guida comuni e garantire uno
standard elevato di prevenzione: dalle vaccinazioni di base
del cucciolo alle profilassi, ai trattamenti antiparassitari. Il
veterinario non si limita al controllo documentale, ma offre
indicazioni pratiche per la gestione in ambienti ostili,
dove i cani affrontano rischi particolari, come operazioni
in elicottero o su terreni complessi per la loro movimentazione.
Infine, il veterinario può essere considerato un
punto di riferimento per i conduttori che hanno bisogno
di consigli o di contatti di colleghi e cliniche veterinarie
per affrontare al meglio qualsiasi problematica.
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PILLOLE
Una nuova tappa nella
storia del Corpo
di Federico Catania, responsabile Comunicazione CNSAS
Foto di Isabella Rosati, progetto di Studio02Milano Srl
Mentre questo numero della rivista va in stampa, fervono i
preparativi per un momento atteso e simbolico: l’inaugurazione
della nuova sede nazionale del Corpo Nazionale
Soccorso Alpino e Speleologico, prevista per il 7 novembre.
Una data che segna non solo un passaggio logistico,
ma anche un’evoluzione nella storia settantennale del
Corpo.
Come ricorda nell’editoriale di questo numero il presidente Maurizio Dellantonio,
la nuova sede rappresenta “una casa comune” per un’organizzazione che
ha saputo crescere restando fedele ai propri valori fondanti: solidarietà, professionalità
e spirito di servizio. Al momento della redazione di queste pagine
l’inaugurazione non si è ancora svolta, ma sui canali social del CNSAS saranno
già disponibili fotografie, video e approfondimenti sull’evento, con le parole dei
protagonisti e uno sguardo agli spazi che accoglieranno il futuro del Corpo. Un
nuovo inizio, dunque, che consolida l’identità del Soccorso Alpino e Speleologico
e ne accompagna il cammino verso i prossimi decenni.
78 PILLOLE
NOVEMBRE 2025 | SOCCORSO ALPINO SPELEOLOGICO
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di Melania Lunazzi, responsabile
Comunicazione CNSAS Friuli Venezia Giulia
Scansiona il
Qr Code per
iscriverti e
partecipare al
concorso
SCAN ME
Dopo il successo delle prime due edizioni, si rinnova l’appuntamento
del concorso Ti racconto il mio soccorso. I termini per
partecipare alla terza edizione scadono l’11 gennaio 2026.
Anche quest’anno i partecipanti possono inserire il proprio
elaborato alla voce “Concorsi” sulla piattaforma www.kepown.com,
effettuando l’iscrizione al sito stesso e non dimenticando di seguire
tutte le istruzioni ivi riportate, comprese le parole chiave #tiracconto2025 e #tiracconto
negli spazi appositi.
L’iniziativa è aperta a tutte e tutti coloro che vogliano raccontare una storia di
soccorso, sia per averlo ricevuto, sia per averlo portato come soccorritore o come
soccorritrice, sia per averlo vissuto in altre maniere.
Il concorso è internazionale e l’elaborato si può redigere in qualsiasi lingua, aggiungendo
eventualmente anche delle immagini a corredo. La valutazione dei
racconti verrà fatta da una selezionata giuria di esperti di montagna, soccorritori
e scrittori - giornalisti. Grazie al sistema di votazione della piattaforma, aperta al
pubblico previa iscrizione sulla stessa, è previsto anche il voto del pubblico, che
scaturisce dalle visualizzazioni e dai “mi piace” ottenuti sul proprio racconto. Le
premiazioni, con una classifica di tre vincitori e eventuali menzioni speciali, si
terranno in una località di montagna, con la lettura dei brani premiati da parte
di uno o più attori.
80 PILLOLE
L’APP PER
IL SOCCORSO
IN MONTAGNA
GRATUITA PER SEMPRE
GeoResQ è l’app gratuita che in caso di necessità durante
le attività outdoor, ti permette di inviare un allarme
direttamente al Corpo Nazionale Soccorso Alpino e
Speleologico, comunicando il percorso e la tua posizione.
QUANDO SEI IN MONTAGNA PUÒ SALVARTI LA VITA.
WWW.GEORESQ.IT
Un progetto di
Con il supporto di