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Dossier 2 2025 Transizione Urbana

Tecnologie per le smart city e la digitalizzazione

Tecnologie per le smart city e la digitalizzazione

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A cura di Michela Pirro e Rosa Labellarte

DOSSIER 2 - 2025

TRANSIZIONE

URBANA

TECNOLOGIE PER LE SMART CITY

E LA DIGITALIZZAZIONE


2


A cura di Michela Pirro e Rosa Labellarte

DOSSIER 2 - 2025

TRANSIZIONE

URBANA

TECNOLOGIE PER LE SMART CITY

E LA DIGITALIZZAZIONE

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TRANSIZIONE URBANA

Comitato scientifico del dossier:

Paola Clerici Maestosi, ENEA - Divisione Strumenti

e Servizi per le Infrastrutture Critiche e le Comunità

Energetiche Rinnovabili, TERIN-ICER

Giuseppina Giuliani, ENEA - Divisione Strumenti e Servizi

per le Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche

Rinnovabili, TERIN-ICER

Nicoletta Gozo, ENEA - Divisione Strumenti e Servizi

per le Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche

Rinnovabili, TERIN-ICER

Claudia Meloni, ENEA - Divisione Strumenti e Servizi

per le Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche

Rinnovabili, TERIN-ICER

Responsabile progetto editoriale:

Paola Clerici Maestosi

Responsabile coordinamento redazionale:

Rosa Labellarte

Progetto grafico originale e impaginazione:

Maria Elena Masala

Teknomedia Edizioni srl

Sede legale: via Salomone n.43 20138 – Milano

P. IVA e C.F. 07300810962

Pec: teknomedia@arubapec.it

Filomena Pietrapertosa, CNR - Istituto di Metodologie per

l'Analisi Ambientale, CNR-IMAA

Angela Pilogallo, CNR - Istituto di Metodologie per

l'Analisi Ambientale, CNR-IMAA

Michela Pirro, ENEA - Divisione Strumenti e Servizi per

le Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche

Rinnovabili, TERIN-ICER

Monica Salvia, CNR - Istituto di Metodologie per l'Analisi

Ambientale, CNR-IMAA

Luigi Santopietro, CNR - Istituto di Metodologie per

l'Analisi Ambientale, CNR-IMAA

ISBN: 9791282500005

Progetto 1.7 “Tecnologie per la penetrazione efficiente del vettore elettrico negli usi finali”, finanziato nell’ambito dell’Accordo

di Programma tra ENEA e Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sulla Ricerca Sistema Elettrico (PTR 25-27)

4


DOSSIER 2 - 2025

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA

Alleanze di ricerca per le comunità urbane climaticamente neutre,

sostenibili ed eque

Research alliances for climate-neutral, sustainable and equitable urban

communities

1. Introduzione al convegno Alleanze di ricerca per le comunità urbane climaticamente

neutre, sostenibili ed eque (Paola Clerici Maestosi - Coordinatrice ENEA della Task

Force per l'internazionalizzazione della Divisione TERIN-ICER) .............................................

2. ENEA e la ricerca per le città neutre e sostenibili (Stefano Pizzuti - ENEA, Responsabile

della Divisione Strumenti e Servizi per le Infrastrutture Critiche e le Comunità

Energetiche Rinnovabili, TERIN-ICER) ..........................................................................................

3. Panoramica sulla neutralità climatica: nuove direzioni emergenti in Europa (Rosa

Labellarte – ENEA, Divisione Strumenti e Servizi per le Infrastrutture Critiche e le

Comunità Energetiche Rinnovabili, TERIN-ICER) ........................................................................

4. Sessione A: Il progetto CapaCITIES e i suoi Ambasciatori, le Piattaforme

Nazionali e le azioni nell’ambito del Patto Climatico dell’UE quale supporto alla

transizione urbana delle città (Luigi Santopietro - CNR-IMAA) ..........................................

5. Sessione B: Verso il Futuro delle Città: perfezionare la tabella di marcia verso città

innovative e climaticamente neutre (Michela Pirro - Divisione TERIN-ICER) .................

6. Rassegna degli abstract presentati (Paola Clerici Maestosi - Coordinatrice ENEA della

Task Force per l'internazionalizzazione della Divisione TERIN-ICER) ...................................

7. I Distretti ad Energia Positiva: un motore per la transizione urbana verso la neutralità

climatica? (Michela Pirro - ENEA, Divisione TERIN-ICER) ........................................................

8. Prospettive sulla Transizione Ecologica Urbana: dialogo a più voci su sfide, soluzioni

e partecipazione (Michela Pirro - ENEA, Divisione TERIN-ICER con la partecipazione di

Emanuele Martinelli - CEO - Energia Media srl) ...........................................................................

9. Conclusioni (Paola Clerici Maestosi - Coordinatrice ENEA della Task Force per

l'internazionalizzazione della Divisione TERIN-ICER) ...........................................................

10. Curriculum vitae degli oratori .............................................................................................................

11. .English summary ..................................................................................................................................

pag. 8

pag. 12

pag. 14

pag. 34

pag. 48

pag. 58

pag. 92

pag. 104

pag. 116

pag. 118

pag. 140

5


TRANSIZIONE URBANA

RESEARCH ALLIANCES FOR CLIMATE-NEUTRAL,

STAINABLE AND EQUITABLE URBAN COMMUNITIE

ROME, 26 th- 28 th February 2025

Hanno partecipato ai lavori:

RESEARCH ALLIANCES F

SUSTAINABLE AND EQUITA

ROME, 26 th- 28 th

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OR CLIMATE-NEUTRAL,

BLE URBAN COMMUNITIES

February 2025

7


1

DOSSIER 2 - 2025

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA

INTRODUZIONE AL CONVEGNO:

ALLEANZE DI RICERCA PER

LE COMUNITÀ URBANE

CLIMATICAMENTE NEUTRE,

SOSTENIBILI ED EQUE

Paola Clerici Maestosi - Coordinatrice ENEA

della Task Force per l’internazionalizzazione

della Divisione TERIN-ICER

Ècon grande piacere e sincero entusiasmo che vi do il benvenuto a questa

conferenza, un’occasione unica di condivisione, collaborazione e progettazione

del futuro delle nostre città e comunità.

Come coordinatrice della Task Force per l’internazionalizzazione della Divisione

Strumenti e Servizi per le Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche

Rinnovabili, insieme ai miei stimati colleghi Carmelina Cosmi ed Enza Lisandrello, abbiamo

progettato questa conferenza con l’obiettivo di offrire a tutti i partecipanti l’opportunità di

stabilire Research Alliances sul tema cruciale della transizione ecologica e della sostenibilità.

Le alleanze di ricerca sono più che mai fondamentali in un momento storico in cui le sfide

legate al cambiamento climatico richiedono risposte collettive e collaborative.

Un ringraziamento speciale va ai nostri sponsor, tra cui l’Ordine degli Architetti di Roma, la

Facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza, e il Dipartimento di Architettura di Roma

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Tre, che hanno reso possibile la realizzazione di questo evento. Il loro supporto è la testimonianza

dell’importanza che attribuiamo all’integrazione tra mondo accademico, istituzioni,

professionisti e cittadini.

Oggi siamo testimoni di un tempo di straordinarie trasformazioni, ma anche di sfide che non

abbiamo mai visto prima. Il cambiamento climatico, la qualità della vita nelle nostre città, e

la necessità di affrontare transizioni complesse sono ora al centro delle discussioni globali.

Queste sfide sono, senza dubbio, tra le più urgenti e pervasive che l’umanità abbia mai dovuto

affrontare e nessuno di noi può fronteggiarle da solo. La complessità delle problematiche

che si estendono ben oltre i confini dei singoli Paesi, richiedono un impegno collettivo e

globale che superi le barriere istituzionali, politiche e disciplinari di ciascuno.

Ecco perché il lavoro di rete e la creazione di alleanze tra ricercatori, tra esperti di diversa

provenienza, sono strumenti imprescindibili per riuscire a dare risposta alle sfide che abbiamo

di fronte. Le soluzioni di oggi non possono essere trovate in isolamento. Piuttosto,

è attraverso il dialogo continuo tra discipline diverse - tra

scienza, politica, economia, e società civile - che possiamo

individuare risposte veramente efficaci e trasformative.

“Oggi siamo testimoni di

un tempo di straordinarie

trasformazioni, ma anche

di sfide che non abbiamo

mai visto prima “

La crisi climatica non è semplicemente un problema tecnico

da risolvere da pochi esperti, è un fenomeno sistemico

che permea ogni aspetto della nostra vita quotidiana:

le nostre comunità, le nostre città, i nostri ecosistemi.

Non è possibile affrontarla con soluzioni parziali o settoriali.

Serve un approccio integrato che tenga conto della

dimensione ambientale, sociale ed economica in modo sinergico.

Per questo motivo, siamo chiamati a costruire alleanze di ricerca che abbraccino

una varietà di competenze, esperienze e prospettive. Il futuro delle nostre città non può

essere progettato da un gruppo isolato, ma deve essere co-creato, con il coinvolgimento

di tutti gli attori e la messa in connessione delle competenze di ricercatori, decisori politici,

esperti locali, e cittadini.

Oggi, più che mai, la collaborazione tra ricercatori è una necessità assoluta. Ogni città,

ogni paese, ogni contesto ha le proprie peculiarità, e per questo motivo le soluzioni devono

essere adattive e localmente pertinenti. In Europa, stiamo assistendo a numerosi

esempi di progetti e piattaforme di supporto, sviluppati in Paesi come la Spagna, l’Austria

e la Romania, che mostrano come una governance multilivello, che collega azioni locali e

obiettivi globali, possa essere il motore di un cambiamento reale e duraturo.

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1

TRANSIZIONE URBANA

10

Iniziative come CapaCITIES e Driving Urban Transition Pathways sono il segno di una sostenibilità

condivisa, che riconosce il valore delle conoscenze locali e l’importanza di connetterle

alle priorità globali. L’obiettivo non è solo quello di progettare politiche, ma di costruire alleanze

forti e durature che possano tradurre le idee in azioni concrete.

Per fare tutto ciò, è fondamentale coinvolgere i cittadini come protagonisti della trasformazione

urbana. La partecipazione non è un elemento secondario, ma la chiave per il successo

delle politiche di adattamento e transizione ecologica. Esperienze come la formazione di

ambasciatori locali in Italia ci insegnano che solo quando le persone sono empowered, dotate

di strumenti, conoscenze e riconoscimento, possiamo stimolare una cittadinanza attiva

e impegnata. Solo allora possiamo sperare di generare un

cambiamento significativo che vada oltre il semplice miglioramento

tecnico delle infrastrutture.

“La rete di alleanze

di ricerca che stiamo

iniziando a tessere oggi

non è solo un’opportunità

per sviluppare soluzioni

pratiche, ma è anche una

responsabilità collettiva “

Le sfide globali necessitano di risposte locali, personalizzate,

che rispondano ai bisogni di ciascuna comunità.

Questo significa che le politiche e i progetti di sostenibilità

devono essere flessibili, in grado di adattarsi e rispondere

alle specificità del territorio. La transizione ecologica non

può essere una soluzione “taglia unica”, ma deve essere

adattata e costruita in base alle necessità locali.

In conclusione, la nostra missione oggi è quella di esplorare

come possiamo utilizzare le alleanze di ricerca interdisciplinari per catalizzare il cambiamento

nelle nostre città e territori. Vogliamo costruire modelli di sostenibilità che integrino

crescita economica, giustizia sociale, e salvaguardia ambientale, in modo che nessuna comunità

e nessun individuo resti indietro. La sostenibilità non è un’opzione, ma una necessità

condivisa che dobbiamo costruire insieme.

La rete di alleanze di ricerca che stiamo iniziando a tessere oggi non è solo un’opportunità

per sviluppare soluzioni pratiche, ma è anche una responsabilità collettiva. Insieme, possiamo

progettare città più giuste, inclusive e resilienti e affrontare le sfide della crisi climatica

in modo globale, ma con un forte impatto locale.

Il futuro che stiamo cercando di costruire non è un sogno astratto, ma una responsabilità

condivisa. È nostra la possibilità e la responsabilità di gettare le basi per una società più

equilibrata, equa e sostenibile per le generazioni future. Con questa consapevolezza, vi

auguro un lavoro proficuo e vi ringrazio sinceramente per aver scelto di essere parte di

questo viaggio.


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DOSSIER 2 - 2025

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA

ENEA E LA RICERCA PER LE

CITTÀ NEUTRE E SOSTENIBILI

Stefano Pizzuti - ENEA, Responsabile della

Divisione Strumenti e Servizi per le Infrastrutture

Critiche e le Comunità ENERGETICHE

RINNOVABILI (TERIN-ICER)

Nel quadro della transizione ecologica e digitale, ENEA è fortemente impegnata

nel contribuire al raggiungimento degli obiettivi europei di neutralità

climatica al 2030 e al 2050, con un’attenzione prioritaria alle aree urbane,

principali responsabili delle emissioni globali di carbonio. L’approccio adottato

si basa su una visione sistemica e integrata, articolata su tre direttrici fondamentali:

l’innovazione tecnologica, il rafforzamento della governance e la comunicazione

con una forte apertura internazionale.

In ambito tecnologico, ENEA sviluppa soluzioni digitali avanzate per supportare la trasformazione

delle città in ambienti intelligenti e resilienti. Tra le principali attività si segnalano

lo sviluppo di piattaforme smart, aperte e interoperabili, e la definizione di standard tecnologici

per settori strategici come l’illuminazione pubblica, il trasporto urbano e l’edilizia

scolastica. In tutti questi ambiti, l’obiettivo è costruire le fondamenta operative di una smart

city realmente sostenibile e inclusiva (https://sue.enea.it/).

Un campo di applicazione particolarmente significativo è quello delle comunità energetiche,

intese non come punto di arrivo, ma come strumento intermedio e strategico nel percorso

verso la neutralità climatica. Le comunità energetiche, pur non essendo risolutive da sole,

rappresentano un tassello chiave per rendere la transizione più equa, partecipata e distri-

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buita. In questo ambito, ENEA ha realizzato soluzioni digitali in cui l’uso delle tecnologie ICT

risulta determinante (https://smartenergycommunity.it/).

Parallelamente, l’Agenzia opera per rafforzare la resilienza urbana rispetto ai crescenti

eventi climatici estremi. Attraverso strumenti di analisi di scenario e valutazione del rischio,

ENEA supporta le città nel predisporre piani di mitigazione e adattamento efficaci, con l’obiettivo

di contenere gli impatti di fenomeni come ondate di calore, alluvioni o siccità.

Il secondo asse d’intervento riguarda il supporto alla governance

urbana. In questo ambito, ENEA affianca le amministrazioni

locali nella redazione dei Climate City Contracts e

dei Piani per le Città Intelligenti, contribuendo alla definizione

di strategie operative e integrate per la transizione

energetica e la sostenibilità.

“L’obiettivo è costruire le

fondamenta operative di

una smart city realmente

sostenibile e inclusiva “

Infine, un elemento trasversale ma essenziale è rappresentato

dalla comunicazione e dall’internazionalizzazione.

ENEA partecipa attivamente a numerose reti europee e internazionali, promuovendo lo

scambio di esperienze, il trasferimento di conoscenze e la costruzione di alleanze strategiche

per accelerare la transizione urbana.

Nell’ambito di queste attività, eventi di confronto come il convegno Research Alliances for

Climate-Neutral, Sustainable and Equitable Urban Communities, organizzato congiuntamente

da Urban Europe Research Alliance (UERA), CNR ed ENEA, rappresentano momenti cruciali

per rafforzare il dialogo tra ricerca, istituzioni e territori, e per delineare nuove traiettorie

comuni verso città più giuste, sostenibili e resilienti.

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DOSSIER 2 - 2025

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA

PANORAMICA SULLA

NEUTRALITÀ CLIMATICA:

NUOVE DIREZIONI

EMERGENTI IN EUROPA

Rosa Labellarte - ENEA, Divisione TERIN-ICER

Il capitolo che segue offre uno sguardo critico degli interventi presentati nel contesto

del convegno internazionale Research alliances for climate-neutral, sustainable and

equitable urban communities, (Roma 26-28 febbraio 2025), promosso e coordinato da

ENEA, CNR e UERA.

L’evento ha riunito esperti provenienti dal mondo accademico, dal governo, dall’industria

e dalla società civile per favorire scambi interdisciplinari e individuare strategie praticabili a

supporto dello sviluppo urbano secondo lo streaming della transizione energetica. Attraverso

workshop, panel e casi studio, si è data l’opportunità preziosa di esaminare e approfondire modelli

di successo, esplorando le tecnologie emergenti e identificando opportunità per scalare

soluzioni localizzate.

Sono state indagate e analizzate tematiche attuali come economia circolare, agricoltura rigenerativa,

città intelligenti e integrazione delle energie rinnovabili, offrendo spunti pratici per ispirare

nuove ricerche e partnership, nell’ottica di stimolare il dibattito tra professionisti del settore.

Un’occasione preziosa di confronto su come rendere le comunità urbane sostenibili, tramite modelli

che bilancino crescita economica, gestione ambientale e benessere umano.

Disegnare una roadmap strategica per la sostenibilità urbana significa creare connessioni tra

ricerca, governance e innovazione, per consentire alle città di affrontare le sfide future attrezzate

di strumenti concreti. Il convegno ha rappresentato un passo fondamentale in questa direzione,

riunendo numerosi network di ricerca per favorire il dialogo e la condivisione di conoscenze. L’o-

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biettivo non è stato esclusivamente quello di mappare le iniziative esistenti, ma di trasformarle

in una comunità, un patrimonio di “saper fare”, capace di generare sinergie e progetti per città

più resilienti. In un contesto in cui il cambiamento climatico e la crescita urbana pongono sfide

senza precedenti, diventa essenziale rafforzare la collaborazione tra istituzioni, imprese, società

civile, mondo accademico e cittadini. Un modello a cinque eliche come propulsore democratico

del cambiamento. Solo attraverso un approccio di governance multilivello e processi di co-creazione

sarà possibile costruire percorsi concreti per la transizione urbana, valorizzando le esperienze

locali e integrandole in strategie globali. Il convegno, ha segnato il punto di partenza per

un impegno condiviso a lungo termine, affinché le città europee possano diventare propulsori

di innovazione e sostenibilità, garantendo al contempo equità e benessere per tutti gli abitanti.

CITTÀ E TRANSIZIONE, IL RACCONTO

DI UNA SFIDA EUROPEA

Relatore - Carlo Alberto NUCCI

Nucci pone un obiettivo ambizioso e concreto: aiutare le città a diventare intelligenti e a

impatto zero sul clima. È tra gli esperti coinvolti nella missione 100 Climate Neutral and

Smart Cities 1 (CNSC), una delle cinque grandi missioni promosse dall’Unione Europea nell’ambito

del programma Horizon Europe 2 , attivo dal 2021 al 2027 che finanzia progetti di ricerca e

innovazione. L’idea è semplice, ma potente: coinvolgere scienziati, cittadini, amministrazioni

e imprese per affrontare sfide reali come il cambiamento climatico, ponendo le città al centro

della transizione. Le missioni europee rappresentano quindi un nuovo modo di intendere la

ricerca, non più chiusa nei laboratori, ma orientata a risolvere problemi concreti, con il coinvolgimento

diretto dei cittadini.

Tutto parte dalla convinzione che le città debbano diventare protagoniste, poiché, pur occupando

solo il 3-4% della superficie terrestre, consumano il 65% dell’energia mondiale e producono

oltre il 70% delle emissioni di CO₂. Hanno quindi un ruolo cruciale nella transizione

ecologica e la missione CNSC punta su di loro. L’obiettivo sfidante è rendere almeno cento città

climaticamente neutre entro il 2030 (in Italia sono attualmente nove quelle coinvolte: Bergamo,

Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino).

Le cosiddette “città intelligenti” usano la tecnologia per migliorare la vita quotidiana (meno

traffico, meno sprechi, più energia pulita), ma c’è anche un altro obiettivo, ha evidenziato Nuc-

1 https://research-and-innovation.ec.europa.eu/funding/funding-opportunities/funding-programmes-and-open-calls/horizon-europe/eu-missions-horizon-europe/climate-neutral-and-smart-cities_en

- [ultima

consultazione 25/08/2025]

2 https://commission.europa.eu/funding-tenders/find-funding/eu-funding-programmes/horizon-europe_

en - [ultima consultazione 25/08/2025]

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3

TRANSIZIONE URBANA

ci, quello della neutralità climatica. Quindi, azzerare le emissioni di gas serra, oppure compensare

con pratiche sostenibili, come l’utilizzo di fonti rinnovabili e la riforestazione urbana.

Un esempio concreto è l’esperienza di Bologna, che già ha vissuto gli effetti del clima che

cambia. Nel corso degli ultimi anni le forti piogge hanno prodotto danni e disagi enormi. Questi

eventi, un tempo rari, ora si ripetono. I dati mostrano che i fenomeni estremi sono sempre

più frequenti e intensi ed è un segnale che non si può ignorare. Come si evince dal grafico, nel

periodo compreso tra il 1990 al 2022 le catastrofi naturali sono aumentate in modo netto.

Le prove sono tante, a cominciare dai livelli di anidride carbonica nell’atmosfera che crescono

costantemente. Lo confermano anche scienziati italiani, come Carlo Cacciamani, direttore

dell’Agenzia nazionale per la meteorologia e la climatologia, che all’Accademia delle Scienze di

Bologna ha mostrato numeri aggiornati. La tendenza è chiara e preoccupante: i cambiamenti

attuali non fanno parte di un ciclo naturale, ma indicano un’accelerazione inedita e sono il risultato

delle attività antropiche. Questo ha un costo, ne può essere discussa la responsabilità,

ma ciò che è innegabile è il prezzo oneroso che certi scenari catastrofici comportano.

Per trovare soluzioni percorribili, servono azioni concrete. Le città coinvolte nella missione 100

CNSC devono preparare un piano - il Climate City Contract - che indica cosa fare e dove investire

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per ridurre le emissioni. In cambio, ricevono una certificazione europea che consente loro di

accedere più facilmente a fondi e risorse, oltre a un supporto attraverso la Mission Platform, un

sistema di strumenti e assistenza tecnica.

I fondi europei non bastano da soli, ha precisato Nucci, servono altre risorse e la collaborazione

di tutti, in primis amministratori, aziende e cittadini. Le soluzioni già esistono: produzione

locale di energia da fonti rinnovabili, reti intelligenti, sistemi di accumulo con batterie e idrogeno.

Alcune città sperimentano i digital twin, modelli digitali che simulano la città e permettono

di prevedere l’effetto di nuove politiche. Bologna, ad esempio, lavora su un simulatore per

ottimizzare il funzionamento delle comunità energetiche rinnovabili (CER).

Queste ultime sono composte da gruppi di cittadini, imprese o enti locali che producono e

condividono energia pulita. Non sono la soluzione definitiva, ma possono dare un contributo

importante. Intanto, il dibattito va avanti e si scommette sulla fusione nucleare, sebbene

secondo Nucci non possiamo permetterci di aspettare una tecnologia che forse arriverà tra

decenni ed è fondamentale agire subito, con strumenti concreti.

I dati globali mostrano che i settori più inquinanti sono l’energia, i trasporti, l’industria e l’edilizia.

In conclusione, sostiene, servono cambiamenti profondi nelle infrastrutture, nella politica e nella

cultura. Soprattutto, è indispensabile una visione. Le risposte non sono facili e non esiste una

ricetta unica per tutte le realtà, ma è necessario agire con tempismo. La sfida per città più sostenibili,

intelligenti e vivibili riguarda tutti e deve coinvolgere ciascuno di noi, nessuno escluso.

UNA VISIONE PER LE POLITICHE SOSTENIBILI

E LE SFIDE AMBIENTALI

Relatrice - Elizabeth B. TZATZANIS-STEPANOVIC

Manager esperta che da anni si occupa delle complesse dinamiche che caratterizzano

le transizioni urbane, tra cui lo sviluppo di nuove infrastrutture, la riqualificazione di

aree degradate, l’implementazione di politiche sostenibili e l’adattamento alle sfide ambientali.

Considera la transizione come un puzzle articolato, in cui ciascun attore contribuisce come

parte integrante di un disegno più ampio. Nel suo intervento promuove un approccio che unisce

visione globale e azione locale, con un’attenzione particolare all’evoluzione delle comunità

e alle interazioni tra persone e ambiente, al fine di migliorare la qualità della vita, l’inclusione

sociale e la gestione delle risorse.

L’Urban Transitions Mission è una delle sette missioni di Mission Innovation e viene supportata

dall’Urban Transition Mission Center (UTMC), un progetto finanziato da Horizon Europe. Attualmente,

l’Urban Transitions Mission coinvolge 233 Paesi e collabora con città in tutto il mondo.

La Mission Platform, che sostiene le iniziative per città climaticamente neutre e intelligenti,

17


3

TRANSIZIONE URBANA

agisce a livello globale e integra quella europea, offrendo uno spazio di scambio e apprendimento.

Gli utenti della piattaforma hanno accesso a un archivio di conoscenze, cluster tematici

su argomenti quali Nature-Based Solutions, energia sostenibile, gestione delle risorse idriche,

trasporti e mobilità, nonché a strumenti per l’apprendimento tra pari.

L’obiettivo principale è facilitare la condivisione di know-how e la collaborazione, anche attraverso

eventi in presenza e webinar. Nel 2025, sono previste iniziative con città della Corea del

Sud e dell’India, oltre a una conferenza annuale in Germania. L’incontro di chiusura si terrà alla

fine del 2025, in concomitanza con la conclusione delle attività dell’UTMC.

Per questo motivo, Elizabeth Tzatzanis-Stepanovic, ha sottolineato l’importanza di coinvolgere

attivamente esperti e professionisti del settore, affinché possano trarre vantaggio dalle

risorse disponibili e contribuire al processo di trasformazione urbana. Le attività dell’UTMC

includono ricerca accademica, consulenza per le politiche urbane, collaborazione con governi

locali e comunità, oltre alla promozione di innovazioni tecnologiche e pratiche di pianificazione

urbana, con l’obiettivo di supportare le città nel migliorare la qualità della vita e ridurre l’impatto

ambientale.

L’UTMC collabora anche con l’iniziativa NetZeroCities, che organizza eventi nell’ambito della

missione europea per città climaticamente neutre.

Concludendo, Elizabeth Tzatzanis-Stepanovic riconosce l’importanza di un’azione climatica

efficace e fondata sul coinvolgimento dei cittadini, secondo cui le misure devono essere progettate

e attuate tenendo conto delle esigenze locali, promuovendo accettazione e partecipazione.

In questo contesto, le cross-action europee a tutti i livelli diventano essenziali per una

transizione urbana di successo.

L’ADATTAMENTO CLIMATICO

NELLA MISSIONE UE

Relatrice - Silvia BURZAGLI

Affrontare la gestione del rischio e l’adattamento climatico come sfide quotidiane già presenti

e non più rimandabili al futuro. Nel corso del convegno, Silvia Burzagli ha fornito la

sua visione di quanto sta accadendo sul fronte dei cambiamenti climatici, sottolineando come i

recenti disastri ambientali in Emilia-Romagna, Bologna e in Toscana confermino l’urgenza di un

intervento immediato. Il suo contributo ha ribadito la necessità di passare dalla semplice prevenzione

a un’azione decisa, volta a contenere e risolvere criticità già in atto, che si intensificano

settimana dopo settimana, su scala locale, regionale, nazionale ed europea.

La EU Mission on adaptation to Climate Change si inserisce nel più ampio quadro del Green Deal

europeo, lanciato nel dicembre 2019 per rendere l’Europa climaticamente neutra entro il 2050.

18


Per Burzagli, è imprescindibile contribuire all’attuazione di politiche integrate che riducano le

emissioni di gas serra - nei settori dell’agricoltura, dell’industria, delle abitazioni, dei trasporti e

della gestione dei rifiuti - promuovendo l’uso sostenibile delle risorse e tutelando la biodiversità,

in sinergia con iniziative come “Fit for 55” 3 , l’economia circolare e il piano “RePowerEU” 4 .

Convinta dell’importanza della cooperazione multilivello, sostiene che il coinvolgimento di centri

di ricerca, università, industrie, governi e comunità locali, favorisca lo scambio di dati e best

practice, evidenziando la grandezza della sfida, che richiede un approccio integrato e orizzontale.

La EU Mission on adaptation to Climate Change è una delle cinque missioni avviate nell’ambito di

Horizon Europe che fornisce finanziamenti alla ricerca e all’innovazione per affrontare le sfide

più urgenti che le nostre comunità e il nostro continente dovranno gestire nei prossimi anni. Le

missioni per l’adattamento ai cambiamenti climatici e per la neutralità climatica e le città intelligenti

sono centrali, ma ve ne sono altre strettamente correlate, come la missione Restore Our

Ocean and Waters e il Soil Deal for Europe, altrettanto importanti. Naturalmente, anche la Cancer

Mission è fondamentale, poiché la salute pubblica è profondamente connessa alla resilienza

delle nostre comunità, dei nostri cittadini e dei nostri territori.

Attraverso la community of practice, viene facilitata la compartecipazione attiva tra 108 territori

associati, garantendo sostegno finanziario per l’adeguamento delle infrastrutture obsolescenti

e promuovendo l’engagement dei cittadini. Le città europee, dove si concentra la mag-

3 https://www.consilium.europa.eu/it/policies/fit-for-55/#:~:text=Il%20pacchetto%20%22Pronti%20

per%20il%2055%25%22%20%C3%A8%20un%20insieme,nell’UE%20entro%20il%202050 - [ultima consultazione

25/08/2025]

4 https://www.consilium.europa.eu/it/policies/repowereu/#what - [ultima consultazione 25/08/2025]

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3

TRANSIZIONE URBANA

gior parte della popolazione e delle emissioni di gas serra, rappresentano anche il maggiore

potenziale di innovazione: esempi virtuosi emergono da Berlino (città spugna), Parigi (aree

verdi contro le ondate di calore) e Barcellona (riciclo energetico dalla metropolitana).

Secondo Burzagli non esiste una soluzione unica, ma molteplici strade da esplorare. Vanno

incentivati sistemi resilienti e tailor-made per ogni contesto territoriale, puntando a un’Europa

più vivibile, senza rinunciare alla propria storia e ai propri paesaggi. La gestione del rischio è

prioritaria e le comunità locali devono essere consapevoli dei pericoli da affrontare e avere una

profonda comprensione delle azioni da intraprendere, così come dell’importanza della condivisione

dei dati, di imparare dalle migliori pratiche e di saper cooperare.

LA PIATTAFORMA NETZEROCITIES:

RICERCA AL SERVIZIO DELLE STRATEGIE

DI ADATTAMENTO E MITIGAZIONE

Relatrice - Francesca RIZZO

Il lavoro di Rizzo esplora i benefici che la ricerca può offrire nell’ambito della Mission

Cities Initiative, che punta a creare 112 città climaticamente neutre in Europa. In Italia,

oltre 300 comuni hanno risposto al bando e 9 di essi - collocati prevalentemente nel

Nord-Est, con Roma unica rappresentante del Centro-Sud - sono stati selezionati, suscitando

un dibattito sulla distribuzione geografica dei territori coinvolti.

Con riferimento alla piattaforma NetZeroCities, bisogna precisare che essa non coordina

progetti, ma fornisce servizi concreti: permette di condividere best practice, monitorare i

progressi attraverso i Climate City Contracts (CCCs) e ricevere coaching tecnico. Finora, 54

città europee hanno visto approvati i loro CCCs dalla Commissione, ricevendo così l’“etichetta

verde”. In Italia, 7 comuni hanno già completato la procedura, mentre Roma e

Padova attendono l’approvazione.

Rizzo ha sottolineato l’importanza di un approccio sistemico, che integri mobilità, gestione

dei rifiuti, edilizia e produzione energetica, mettendo in guardia dai rischi di spillover

tra settori. Altresì, ha evidenziato, come numerose amministrazioni soffrano di risorse

umane e competenze limitate, nonché di difficoltà nell’analisi dei dati fondamentali per

pianificare azioni efficaci.

Per Rizzo, il Green Deal spesso arriva alle città con logiche top-down, generando disconnessioni

tra politiche europee e realtà locali, con l’effetto di ridurre drasticamente l’empowerment

dei cittadini. Una leva importante è rappresentata dalla promozione del “team

di transizione” in ogni comune, responsabile del coinvolgimento di stakeholder pubblici e

privati lungo tutto il processo.

20


È fondamentale ripensare il ruolo della ricerca: non basta offrire tecnologie, ma è necessario

studiare i reali bisogni delle città, affiancarle nella customizzazione delle soluzioni e adottare

metodologie interdisciplinari che includano urbanistica, governance, normativa e studi politici.

In particolare, propone le Nature-Based Solutions 5 come percorsi per interventi rapidi e strategici

a favore della mitigazione e dell’adattamento climatico nei contesti urbani.

Rizzo ha riaffermato l’urgenza di colmare i divari della capacità amministrativa, trasformando

la conoscenza scientifica in impatti tangibili per le città impegnate nel percorso verso le

emissioni zero.

VERSO CITTÀ CLIMATICAMENTE NEUTRE

Relatrice - Valentina PALERMO

Nell’intervento ha ripercorso la storia del Patto dei Sindaci, un programma lanciato nel

2008 dalla Commissione Europea, descrivendolo come un’iniziativa pionieristica e ambiziosa

che riunisce migliaia di enti locali e regionali in tutta Europa, insieme impegnati volontariamente

ad attuare le politiche dell’UE in materia di clima ed energia nei loro territori.

L’obiettivo iniziale era una riduzione del 20% delle emissioni di gas serra entro il 2020, ha precisato.

Qualche anno dopo, è stata introdotta un’iniziativa gemella, incentrata sull’adattamento

ai cambiamenti climatici. Nel 2015 le due azioni si sono fuse in un approccio più integrato per

affrontare le sfide climatiche, dando vita al Patto dei Sindaci per l’Energia e il Clima.

A quel punto è stato consolidato anche l’impegno di mitigazione, con l’obiettivo di raggiungere

una riduzione del 40% delle emissioni di gas serra entro il 2030, in linea con i Nationally Determined

Contributions (NDC) 6 dell’UE. Inoltre, l’iniziativa ha dedicato un’attenzione particolare

alla povertà energetica, garantendo che le transizioni climatica ed energetica fossero eque e

inclusive per tutti i cittadini.

Nel 2021 l’impegno di mitigazione è stato ulteriormente rafforzato, con l’ambizione di conseguire

la neutralità climatica entro il 2050, in linea con l’obiettivo generale dell’UE di diventare

il primo continente climaticamente neutro entro tale data.

Nel frattempo, il Patto dei Sindaci si è espanso oltre l’Europa, ha spiegato Palermo, fondendosi

con l’iniziativa statunitense Compact of Mayors e dando origine al Global Covenant of Mayors.

Oggi, questa alleanza comprende oltre 13.000 governi locali, che coprono 1,2 miliardi di cittadini,

il che significa che 1 persona su 7 in tutto il mondo vive in una città che ha aderito all’iniziativa

Global Covenant of Mayors.

5 https://research-and-innovation.ec.europa.eu/research-area/environment/nature-based-solutions_en -

[ultima consultazione 25/08/2025]

6 https://unfccc.int/process-and-meetings/the-paris-agreement/nationally-determined-contributions-ndcs

- [ultima consultazione 25/08/2025]

21


3

TRANSIZIONE URBANA

Il Patto dei Sindaci non è però solo un impegno politico, ha sottolineato Palermo, bensì un’iniziativa

concreta che si traduce in azioni pratiche a livello locale.

Essa si articola attorno a tre pilastri fondamentali:

■ mitigazione del clima;

■ adattamento ai cambiamenti climatici;

■ povertà energetica.

Le città che aderiscono al Patto si offrono di tradurre il loro impegno politico in azioni fattive,

attraverso lo sviluppo di Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC). Questi

piani sono sviluppati sulla base di valutazioni dettagliate della situazione di ogni singola

città per ciascuno dei tre pilastri, seguite dall’attuazione di strategie e azioni.

Le città firmatarie hanno due anni di tempo dal momento in cui aderiscono per sviluppare i

loro piani d’azione per il clima e presentarli attraverso una piattaforma di rendicontazione

ufficiale. Durante l’esecuzione, devono riferire sull’attuazione delle azioni e sui loro progressi

rispetto ad obiettivi e target di riferimento.

Presso il JRC (Joint Research Centre), ossia il servizio di ricerca della Commissione Europea, si

fornisce supporto scientifico e tecnico, oltreché un sostegno politico basato su dati concreti.

Nell’ambito dell’iniziativa Patto dei Sindaci, il JRC è responsabile di diverse attività chiave

per garantire che l’iniziativa sia scientificamente valida.

22


In particolare:

■ sviluppare metodologie per ciascuno dei tre pilastri e adattarle ai diversi contesti regionali;

■ valutare i piani d’azione per il clima presentati dalle città;

■ creare set di dati e analizzare le tendenze;

■ preparare rapporti di valutazione annuali per stimare l’impatto dell’iniziativa;

■ fornire supporto helpdesk, assistenza tecnica e capacity building.

Il Patto globale dei sindaci è strutturato in questi cinque gruppi di lavoro tecnici, ai quali

il JRC partecipa attivamente. Dirige il gruppo di lavoro sui dati e il gruppo di lavoro per la

ricerca e l’innovazione, sviluppando raccomandazioni per la raccolta dei dati e le direzioni

future della ricerca.

Ha inoltre messo a punto metodologie per il pilastro dell’accesso all’energia e della povertà

energetica. In termini di evoluzione delle capacità, organizza workshop in diverse regioni

del mondo. Dopo la pandemia, sono state realizzate varie sessioni di formazione online,

creando materiali ufficiali per il sistema di rendicontazione del Patto Globale dei Sindaci,

che sono ora disponibili sulla piattaforma EU Academy 7 . Pubblica dataset aperti sul catalogo

dati del Joint Research Center, rendendo disponibili quelli sul clima e sull’energia a livello

cittadino, tanto a istituzioni scientifiche e ricercatori accademici, quanto ai governi locali.

Osservando alcuni dati chiave dell’iniziativa a livello globale, l’ultima valutazione d’impatto

ha mostrato che i firmatari del Global Covenant of Mayors potrebbero ridurre collettivamente

le emissioni globali di 4,2 gigatonnellate di CO₂ equivalente entro il 2050, rispetto

a uno scenario di business as usual.

Guardando al contesto europeo, ha evidenziato Palermo, l’ultima relazione di valutazione

mostra che l’iniziativa comprende ora oltre 10.000 città, che coprono circa il 50% della

popolazione dell’UE. Un dato particolarmente importante è che il 90% di queste città sono

comuni di piccole dimensioni, a conferma che l’impegno dell’azione per il clima proviene

da autorità locali di tutte le dimensioni.

Esaminando i PAESC presentati, si evince che l’attenzione principale è stata tradizionalmente

rivolta alla mitigazione, sebbene dal 2013 si nota una crescente enfasi sulle misure

di adattamento. Per quanto riguarda i rischi climatici, i pericoli più comunemente

segnalati sono la siccità, la scarsità d’acqua, il caldo estremo e le forti precipitazioni.

Valentina Palermo conclude sottolineando come, in termini di adattamento, le azioni ad

oggi intraprese riguardano principalmente il caldo estremo, la siccità e le forti piogge. Le

aree urbane rivestono dunque un ruolo di acceleratore della transizione e laboratorio del

cambiamento, rappresentando il banco di prova delle evoluzioni urbane verso un’Europa

più sostenibile e resiliente.

7 https://academy.europa.eu/ - [ultima consultazione 25/08/2025]

23


3

TRANSIZIONE URBANA

COSTRUIRE UN SISTEMA ENERGETICO GREEN

Relatrice - Rachele NOCERA

In apertura del suo speech descrive il funzionamento della Clean Energy Transition Partnership,

un’iniziativa che riunisce agenzie di finanziamento nazionali e la Commissione

Europea per sostenere lo sviluppo tecnologico alla base della transizione verso un sistema

energetico pulito.

Ogni anno viene lanciato un bando congiunto - dal 2022 e fino almeno al 2027 - del valore

complessivo di circa 100 milioni di euro, destinato a progetti di ricerca su tecnologie energetiche

di base. Attualmente la CET-P finanzia 108 progetti con un budget pubblico complessivo

di quasi 200 milioni di euro, coinvolgendo oltre 30 Paesi (tra cui Stati Uniti, India e Canada) in

iniziative tematiche chiamate “iniziative di transizione”.

Le sette iniziative di transizione affrontano sfide concrete:

■ integrazione di reti elettriche in grado di gestire fonti variabili;

■ tecnologie avanzate per energia a basse emissioni;

■ cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio;

■ soluzioni per riscaldamento e raffrescamento anche in ambito urbano;

■ sviluppo di sistemi integrati di energia regionali;

■ sviluppo di comunità energetiche industriali;

■ applicazioni di energie rinnovabili nell’ambiente costruito, con esempi di Positive Energy

District.

Rachele Nocera ha sottolineato l’importanza di creare sinergie fra i progetti, organizzando seminari

e workshop per favorire lo scambio di conoscenze e il monitoraggio dei risultati. Si rivela

fondamentale coordinare la definizione di metodologie comuni, supportare la disseminazione

dei risultati e contribuire alla raccolta di dati essenziali per valutare l’impatto sull’industria,

sulle amministrazioni locali e sull’intera filiera energetica europea.

Tra gli obiettivi della CET-P vi è quello di mettere in contatto ricercatori di discipline diverse

per identificare soluzioni calibrate sui contesti locali e per proporre infrastrutture abilitanti alle

energie rinnovabili e alla decarbonizzazione. Nocera ha spiegato come la CET-P non si occupi

direttamente dell’implementazione urbana, ma fornisca tecnologie e metodologie - dall’idrogeno

verde alla cattura e stoccaggio del carbonio - che coprono oltre il 73 % delle emissioni di

CO₂ legate all’energia.

Convinta che la sicurezza energetica e la creazione di valore aggiunto sui territori dipendano

dallo sviluppo di tecnologie efficienti, promuove un approccio collaborativo che unisce ricerca,

policy e stakeholder industriali, puntando a rendere l’Europa autonoma e sostenibile nella

propria transizione energetica.

24


INNOVAZIONE, COLLABORAZIONE E CITTÀ:

L’APPROCCIO DELLA DUT-P PER IL FUTURO URBANO

Relatrice - Orsolya KÜTTEL

La Driving Urban Transitions Parternship è una delle principali iniziative europee cofinanziate

dal programma Horizon Europe e coordinata da JPI Urban Europe. Nata con l’obiettivo

di sostenere le città europee nel loro percorso verso una transizione sostenibile, la partnership

coinvolge oltre 65 organizzazioni - tra ministeri, agenzie nazionali e regionali di finanziamento

della ricerca, autorità locali, università e centri di ricerca - in rappresentanza di 28 Paesi. Di

particolare rilievo è l’ampliamento costante della rete, con l’adesione recente della Croazia e

la partecipazione di partner internazionali extraeuropei come Canada, Corea del Sud, Brasile,

Giappone e Taiwan. La DUT si configura come una piattaforma di supporto alla ricerca e all’innovazione,

con un budget complessivo di circa 450 milioni di euro per il periodo 2020-2028.

Tuttavia, l’impatto delle sue attività è destinato a estendersi anche oltre questa scadenza,

grazie al lancio di bandi cofinanziati e alla prosecuzione dei progetti già finanziati. Il cuore operativo

della partnership risiede nella pubblicazione annuale di bandi di ricerca e innovazione,

che si articolano lungo tre traiettorie strategiche: i “Distretti ad Energia Positiva” (PED), le

“Economie Urbane Circolari e rigenerative” (CUE) (che comprendono anche infrastrutture blu

e verdi e approcci di urbanistica rigenerativa), e il modello delle “Città in 15 minuti”, volto a

promuovere una mobilità sostenibile, una pianificazione integrata e un miglioramento della

qualità dello spazio urbano. Ogni bando annuale viene lanciato nel mese di settembre e si sviluppa

attraverso una procedura in due fasi: una prima proposta entro novembre, seguita - per

i progetti selezionati - da una fase finale di candidatura in primavera. I risultati della valutazione

vengono pubblicati entro un anno, permettendo così una pianificazione efficace dei lavori.

Accanto all’attività di finanziamento, la DUT sviluppa un ricco ecosistema di strumenti a supporto

della co-creazione e della diffusione delle conoscenze. Tra questi, il meccanismo degli

Urban Living Labs riveste un ruolo centrale per l’implementazione sperimentale delle soluzioni

nei contesti urbani, affiancato da iniziative formative e di networking come la comunità

Agora e la POP-Community, pensate per facilitare l’interazione tra progetti e stakeholder. Gli

Urban Lunch Talks, eventi tematici online a cadenza mensile, offrono ulteriori spazi di confronto

aperto e accessibile a tutta la comunità urbana europea. L’approccio della DUT è fortemente

orientato all’integrazione dei risultati nei processi decisionali, attraverso attività di

disseminazione che includono la redazione di documenti strategici e position paper, pensati

per avere impatto a livello nazionale ed europeo. Un elemento distintivo è rappresentato

dallo strumento di mainstreaming and replication, volto a garantire la valorizzazione, l’integrazione

e la replicabilità dei risultati su scala più ampia.

25


3

TRANSIZIONE URBANA

La roadmap strategica della partnership non è solo un’agenda per la ricerca, ma una vera e propria

guida operativa che descrive missione, strumenti, modalità di coinvolgimento e risultati

attesi, costruita in modo partecipativo con il contributo della comunità allargata degli stakeholder.

Ad oggi, sono oltre 115 le città coinvolte nei processi della DUT, molte delle quali già

attive nella missione 100 città climaticamente neutre e intelligenti, a conferma della sinergia

esistente tra le diverse missioni europee.

A sostegno della comunità, vengono inoltre organizzati eventi periodici - in presenza e online -

come gli scambi tra città, già avvenuti a Vienna e Umeå, e il prossimo previsto a Bordeaux, che

offrono occasioni concrete di scambio di buone pratiche e condivisione di sfide. La piattaforma

Agora rappresenta in questo contesto uno spazio virtuale privilegiato per il dialogo continuo,

dove i diversi attori possono co-creare attività e contribuire all’orientamento strategico della

partnership. La DUT promuove attivamente il coordinamento con altre iniziative europee:

partecipa come osservatore all’Agenda Urbana dell’UE, è coinvolta in tre delle sue partnership

tematiche (Città Verdi, Città dell’Uguaglianza e Costruzione e Decarbonizzazione), e collabora

con piattaforme strategiche come CapaCITIES e NetZeroCities, con cui è in preparazione

un memorandum d’intesa. In prospettiva, è in programma l’avvio di una cooperazione con la

missione Adaptation to Climate Change, mentre sono già in corso sinergie con altri partenariati

europei legati ai temi della transizione urbana.

L’intervento della Küttel ha messo in luce il valore strategico della DUT nel supportare le città

nel loro processo di trasformazione sostenibile, promuovendo una governance integrata e inclusiva,

fondata sulla ricerca, sull’innovazione e sulla costruzione di competenze locali. Il suo

26


approccio sistemico e multilivello, insieme alla capacità di attivare reti di cooperazione, rappresenta

un riferimento fondamentale per orientare l’azione pubblica verso una transizione

urbana equa, efficace e condivisa.

SBEP VERSO MARI E COMUNITÀ RESILIENTI

Relatrice - Margherita CAPPELLETTO

Sustainable Blue Economy Partnership (SBEP), riunisce 30 Paesi europei e partner internazionali—tra

cui Stati Uniti, India e Canada—per co-finanziare bandi transnazionali volti

a sostenere progetti di ricerca e innovazione nel settore blu. Ogni anno la SBEP pubblica un

bando congiunto e dal 2022 al 2027 destina circa 100 milioni di euro a iniziative di transizione

tecnologica, che spaziano dall’integrazione delle energie rinnovabili in ambiente offshore all’ideazione

di soluzioni per comunità costiere resilienti.

Margherita Cappelletto ne coordina le “iniziative di transizione”, gruppi tematici che affrontano

sfide specifiche:

■ reti elettriche in grado di gestire fonti variabili;

■ tecnologie avanzate a basse emissioni;

■ cattura e stoccaggio del carbonio;

■ soluzioni per riscaldamento e raffrescamento anche in ambito urbano;

■ sviluppo di Positive Energy District.

Supervisiona, inoltre, seminari e workshop per favorire la fertilizzazione incrociata tra progetti e

definisce metodologie comuni per il monitoraggio e la disseminazione dei risultati. Cappelletto

ha sottolineato l’importanza di creare valore aggiunto nei territori europei, garantendo che

le tecnologie siano efficienti, accessibili e in grado di attrarre investitori. Ritiene fondamentale

puntare ad un approccio collaborativo che unisca ricerca, policy e stakeholder industriali, favorendo

la cooperazione con altre missioni e partnership - dalla Clean Energy Transition Partnership

alla Zero Mission Waterborne Transport - per massimizzare l’impatto di gruppo. Grazie al suo lavoro,

assicura che la SBEP non sia solo una dashboard virtuale, ma una leva operativa: supporta

l’accesso alle infrastrutture di ricerca, promuove eventi tecnici congiunti e prepara l’agenda strategica

per l’innovazione, orientata a cinque aree ad alto impatto, tra cui la piattaforma multifunzionale

offshore e la cooperazione internazionale su bacini marini come il Mediterraneo e il Mar

Nero. In questo modo, guida l’Europa verso un’economia blu realmente sostenibile e integrata.

In conclusione, ha evidenziato come l’unione di partenariati e il confronto con l’architettura più

ampia del programma quadro dell’UE per la ricerca, sia un’opportunità importante che deve

essere colta e valorizzata al massimo.

27


3

TRANSIZIONE URBANA

DALLA RICERCA SCIENTIFICA AL QUARTIERE,

LO SVILUPPO DELLE CITTÀ

Relatrice - Daniela PATTI

Impegnata nella promozione dello sviluppo delle capacità municipali di sindaci, funzionari e

professionisti, finalizzate a ideare soluzioni scalabili per le sfide urbane europee, favorendo

l’innovazione tecnologica e la cooperazione tra più “eliche” -settore pubblico, ricerca, imprese e

società civile- Daniela Patti, ha presentato la European Urban Initiative (EUI), un programma della

Commissione Europea che sostiene le città di tutte le dimensioni nel loro percorso di transizione

verde. L’EUI dispone di un fondo da 450 milioni di euro per il periodo 2021-2027 e finanzia fino

all’80 % dei costi, erogando un massimale di 5 milioni di euro a progetto. Le città sono partner

principali: consolidano reti locali con università, ONG e aziende per testare sul campo interventi

che, se validati, possono essere trasferiti in altre realtà europee. Patti ha evidenziato quanto sia

importante la rapidità nei tempi di liquidazione dei finanziamenti. Grazie a una gestione centralizzata,

l’EUI garantisce che i fondi vengano erogati secondo scadenzario, permettendo alle amministrazioni

-italiane in prima fila- di pianificare e realizzare le attività senza interruzioni operative.

Tra i temi di punta identificati in un processo partecipativo figurano la transizione energetica, la

sicurezza urbana, l’inclusione dei migranti e gli alloggi a prezzi accessibili. Daniela Patti collabora

quindi all’organizzazione di scambi tra città, focus group e workshop, per condividere best practice

e affinare le strategie secondo le esigenze emergenti.

Particolare attenzione riceve la forestazione urbana: l’EUI esplora come le aree verdi possano riqualificare

l’edilizia sociale, coinvolgere imprese e scuole e migliorare la qualità della vita. Esempi

di cooperazione cross-border nascono tra Helsinki e Greater Dublin, che confrontano politiche

abitative innovative per affrontare i cambiamenti di mercato. In vista del prossimo periodo di

programmazione, questa iniziativa contribuisce alla definizione di una nuova agenda urbana europea.

Patti si è detta convinta che un supporto economico e strategico mirato possa ampliare

la comunità EUI e rendere le città motori di una ripresa davvero sostenibile.

COLLEGARE LE CITTÀ, ISPIRARE LE NAZIONI

PER UNA TRANSIZIONE CLIMATICA CONDIVISA

Relatrice - Elena SIMION

CapaCITIES nasce dal Joint Programming Initiative Urban Europe, in collaborazione con la

Urban Europe Research Alliance (UERA) e la partnership Driving Urban Transitions (DUT).

L’obiettivo principale è quello di sfruttare le sinergie tra le iniziative urbane e allineare gli sforzi

28


verso gli obiettivi della missione 100 città climaticamente neutre e intelligenti entro il 2030.

CapaCITIES supporta, collega e ispira autorità nazionali e regionali, enti finanziatori e stakeholder

coinvolti nelle transizioni urbane, affinché possano accompagnare efficacemente le città nel loro

percorso verso la decarbonizzazione.

Simion ha chiarito come l’architettura europea della City Mission include il segretariato della Commissione

Europea, il consiglio della missione, la piattaforma NetZeroCities e una rete europea di

piattaforme nazionali. Questa rete rappresenta l’ambizione condivisa dei Paesi europei di sostenere

le città attraverso strategie territoriali differenziate. In appena due anni e mezzo, nei 15

Paesi coinvolti, si osservano modelli diversi (esperienze di successo, insuccessi e percorsi di apprendimento,

tutti preziosi per la condivisione e il miglioramento continuo), ha dichiarato Simion.

Alcuni esempi, come la Svezia o la CTS 2013 in Spagna, dimostrano come la collaborazione

tra città, governo e comunità scientifica possa generare impatti significativi. La ricerca gioca

quindi un ruolo chiave nel guidare le città verso i loro obiettivi climatici, in un dialogo costante

tra approcci top-down e bottom-up.

CapaCITIES si configura come una rete aperta a chiunque voglia contribuire alla transizione

urbana: autorità pubbliche, cittadini, istituti di ricerca e società civile. Il primo ciclo del progetto

si è concluso a marzo con scambi di esperienze, laboratori di transizione e visite condivise. Si

guarda ora a CapaCITIES 2.0, con l’ambizione di estendere la rete a tutta l’Europa, per consolidare

i risultati e raggiungere insieme l’obiettivo comune della neutralità climatica.

Tra le prossime tappe, la Conferenza della Missione delle Città dell’UE, organizzata dalla Commissione

Europea, rappresenta un’occasione per rafforzare le connessioni tra sindaci, stakeholder

urbani e piattaforme nazionali. Per Elena Simion il messaggio è chiaro: nessuna città deve

essere lasciata indietro nel percorso verso un futuro climaticamente neutro, equo e sostenibile.

POLITICHE CLIMATICHE PARTECIPATE:

IL CONTRIBUTO ITALIANO ALLA SFIDA EUROPEA

Relatrice - Daniela LUISE

L’

Agenda 21 Locale Italiana rappresenta un’associazione di autorità locali - tra cui città,

Province e Regioni - che collaborano per promuovere la sostenibilità in Europa.

L’associazione si fonda su un modello di governance multilivello, riconoscendo l’importanza

del coinvolgimento congiunto di attori locali, regionali e nazionali nella pianificazione delle

politiche climatiche ed energetiche. In questo contesto si inserisce il progetto NECPlatform 8 ,

che si propone di creare piattaforme di dialogo nei Paesi europei partecipanti, con l’obietti-

8 https://energy-cities.eu/project/life-necplatform/ - [ultima consultazione 25/08/2025]

29


3

TRANSIZIONE URBANA

vo di coinvolgere città, ministeri, università, centri di ricerca, enti locali e players importanti

nella definizione e nell’attuazione delle politiche su clima ed energia. Il progetto punta a facilitare

il coordinamento verticale delle politiche, collegare iniziative simili e replicare modelli

di governance efficaci anche in altri Paesi dell’Unione Europea.

Un obiettivo trasversale centrale è la promozione della governance multilivello nel settore

dell’energia e del clima, come indicato anche nell’articolo 11 della normativa europea. Questo

approccio consente un’integrazione verticale e orizzontale delle politiche, a partire dalla

revisione del piano europeo per il Consumo e le Produzioni Sostenibili (SCP), con l’intento

di proporne la replica su scala europea. Grazie a un forte coordinamento tra stakeholder, il

progetto organizza incontri periodici - sia in presenza che da remoto - coinvolgendo rappresentanti

di ministeri, Regioni, comuni, associazioni e cluster tematici. Sei incontri sono già

stati svolti, precisa Luise, per discutere l’attuazione dei piani nazionali, con un’attenzione

particolare al ruolo chiave delle Regioni e dei comuni. In una prima fase, l’accento è stato

posto sul dialogo e sul coinvolgimento degli attori a tutti i livelli istituzionali, raccogliendo

proposte e criticità.

La partecipazione a meeting di altri progetti permette, inoltre, di ampliare il dibattito e integrare

contributi da parte di enti pubblici e privati, università, organizzazioni no profit, agenzie

nazionali e iniziative europee. Secondo Luise, emergono alcune criticità del Piano Nazionale

per l’Energia e il Clima, come la necessità di una banca dati aggiornata per guidare la

pianificazione, o l’urgenza di istituire un comitato direttivo nazionale che coordini le politiche

climatiche. Il progetto evidenzia anche i limiti di una struttura amministrativa nazionale

frammentata, con responsabilità spesso sovrapposte tra ministeri, agenzie, comitati e livelli

territoriali. Ne deriva, dunque, la necessità di attivare meccanismi di coordinamento efficaci,

capaci di connettere i piani nazionali alle competenze e alle azioni locali.

Un altro punto centrale, è rendere vincolante l’azione per il clima all’interno di tutti i documenti

strategici, sia a livello nazionale che locale. Il Piano Nazionale per l’Energia e il Clima

deve affrontare in modo integrato i temi della transizione giusta, come l’occupazione, la

povertà energetica e le dinamiche intergenerazionali. Da qui, nasce l’esigenza di una legge

quadro sul clima, che stabilisca uno scenario normativo coerente e obbligatorio.

L’integrazione tra mitigazione e adattamento va considerata essenziale e passa attraverso

l’unificazione di strategie e azioni a tutti i livelli di governance. La pianificazione continua,

estesa a tutti i territori, rappresenta dunque una priorità. Luise ha ribadito la necessità di

coordinare i Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC) locali con le politiche

nazionali, anche alla luce del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

In quest’ottica, diventa fondamentale capitalizzare le esperienze delle nove città italiane

coinvolte nella missione per la neutralità climatica, creando un portale che raccolga dati,

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tracci l’attuazione dei progetti, supporti la formazione degli enti locali e favorisca interventi

ad alto impatto, come l’efficienza energetica negli edifici, la mobilità sostenibile e la

rigenerazione urbana.

Il progetto produce anche un position paper che raccoglie le proposte emerse dal dialogo multilivello,

sottolineando il ruolo cruciale delle Regioni e delle utilities locali. In conclusione, si

conferma che la cooperazione tra livelli di governance è il vero motore per l’efficace realizzazione

delle politiche climatiche.

ROMA AL 2050: RESILIENZA E CAMBIAMENTO

PER UNA CITTÀ SOSTENIBILE

Relatore - Edoardo ZANCHINI

Il clima rappresenta una delle grandi sfide che una città come Roma si trova ad affrontare

guardando al futuro, secondo Edoardo Zanchini. L’orizzonte preso in considerazione è

il 2050, sia nel lavoro di mitigazione, cioè la riduzione delle emissioni, sia nell’adattamento

climatico. Purtroppo, sottolinea Zanchini, il clima di Roma cambierà notevolmente entro

quella data: le temperature aumenteranno, si verificheranno ondate di calore più intense e

le piogge saranno più violente. Tale scenario, sebbene possa spaventare, porta con sé l’opportunità

di una forte innovazione. Per questo motivo, si sta elaborando una strategia che

permetta di ridurre gli impatti nei quartieri e sulle infrastrutture, con l’obiettivo di mantenere

la città vivibile e capace di adattarsi a un clima ormai in trasformazione.

31


3

TRANSIZIONE URBANA

Parallelamente, precisa, si lavora per una Roma a emissioni zero entro il 2050, promuovendo

l’uso delle energie rinnovabili su tetti di case e capannoni, riducendo i consumi e favorendo

una mobilità sempre più integrata. La mitigazione e l’adattamento viaggiano insieme con risposte

specifiche, per creare quartieri vivibili dove gli spostamenti siano più semplici e dove ci

siano spazi verdi accessibili, rendendo l’ambiente urbano ancora più piacevole. L’integrazione

delle politiche risulta fondamentale per affrontare la sfida climatica, soprattutto all’interno dei

quartieri. Zanchini sostiene la necessità di ripensare e riqualificare quelle zone dove, soprattutto

in piena estate, si registrano i maggiori rischi per la salute degli anziani e delle persone

con patologie, a causa delle alte temperature e di problemi sociali. Intervenire significa ridisegnare

lo spazio pubblico, piantando alberi, togliendo l’asfalto e utilizzando acqua e materiali

capaci di ridurre la temperatura. Allo stesso tempo, è importante ripensare gli edifici, che in

futuro potrebbero trasformarsi a emissioni zero grazie al fotovoltaico e a interventi per ridurre

i consumi, diventando anche più confortevoli.

Questo rappresenta il primo tassello di una politica integrata che unisce adattamento e

mitigazione. L’altro aspetto cruciale riguarda la mobilità: si deve permettere alle persone

di rinunciare all’auto e ai mezzi inquinanti a diesel e benzina, offrendo invece un trasporto

pubblico sempre più integrato, con corsie sicure per biciclette e pedoni. La città viene così

ridisegnata attorno a una mobilità che, da un lato, risulta attrattiva e funzionale e, dall’altro,

consente a tutti di vivere i quartieri e spostarsi in modo efficace per raggiungere il lavoro o

altre destinazioni.

In conclusione, la strada è in salita, ma non impossibile. Con un impegno concreto sulla riduzione

delle emissioni, l’adattamento dei quartieri e una mobilità sostenibile, la città può

evolversi, diventando un esempio di resilienza e innovazione. Solo così Roma potrà continuare

a essere un luogo dove vivere, lavorare e sognare, anche in un futuro segnato da un

clima che non sarà più lo stesso.

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4

DOSSIER 2 - 2025

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA

SESSIONE A

Il progetto CapaCITIES ed i suoi

Ambasciatori, le Piattaforme

Nazionali e le azioni

nell’ambito del Patto Climatico

dell’UE quale supporto alla

transizione urbana delle città

Luigi Santopietro, CNR-IMAA

La sessione ha permesso di acquisire informazioni sulle piattaforme nazionali già

consolidate in Stati membri quali Austria, Svezia, Spagna e Romania, nonché

sulla figura degli Ambasciatori prevista all’interno del progetto CapaCITIES come

facilitatori della nascita e strutturazione di tali piattaforme, ove manchi una manifesta

volontà strategica a livello nazionale.

La discussione, moderata da Gudrun Heidelmeier, ha posto l’attenzione sull’importanza

delle piattaforme nazionali nell’allineamento con la missione europea per le città climaticamente

neutre, rispondendo al contempo alle esigenze locali. La sessione ha evidenziato

il ruolo fondamentale del livello nazionale nel fornire supporto finanziario, normativo e

strutturale alle iniziative per il clima. In questo contesto, rappresentanti di Svezia, Spagna,

Romania e Austria hanno condiviso le loro esperienze nella creazione e gestione di

piattaforme.

L’Austria ne ha sviluppata una che collega il livello europeo alle azioni locali, garantendo

34


finanziamenti dedicati e un sostegno strutturato per le città. In Svezia, invece, la piattaforma,

ospitata dal KTH e supportata da diverse istituzioni, si distingue per un forte focus

sulla collaborazione intersettoriale e sull’adozione di un processo condiviso per la realizzazione

dei Climate City Contracts.

Un aspetto chiave della sessione è stato il tema dei finanziamenti e della governance: sia

l’Austria che la Svezia hanno presentato modelli strutturati caratterizzati dal coinvolgimento

dei ministeri e dalla cooperazione multilivello. Inoltre, è stata sottolineata l’importanza

della collaborazione e della condivisione delle conoscenze, con un’enfasi particolare

sull’apprendimento tra pari, il networking e gli accordi strutturati per garantire il progresso

delle iniziative climatiche. L’obiettivo della sessione è stato quello di presentare le migliori

pratiche e favorire la cooperazione transfrontaliera, accelerando così l’azione per il clima

a livello territoriale.

IL RUOLO DELLE PIATTAFORME NAZIONALI

IN AUSTRIA, SVEZIA, SPAGNA E ROMANIA

Gudrun Heidelmeyer - Austria Ha presentato la missione nazionale austriaca per le città

climaticamente neutre, integrando le politiche dell’UE con l’attuazione locale. Attraverso una

partnership formalizzata 1 con 10 città pioniere e 37 città più piccole, il Paese supporta lo sviluppo

delle capacità e la contabilizzazione dei gas serra. I finanziamenti previsti ammonteranno

a circa 60 milioni di euro, dal Ministero del Clima (2024-2026), e 8 milioni di euro all’anno,

dal Fondo per il Clima e l’Energia. La piattaforma è caratterizzata da una governance basata su

una forte cooperazione tra ministeri, enti finanziatori e città.

Maria Tengvard - Svezia Ha esposto il funzionamento della struttura di supporto alla Missione

Città in Svezia. La piattaforma è guidata da Viable Cities 2 e coinvolge 100 organizzazioni, tra cui

agenzie governative, settore privato, mondo accademico e società civile. Il Climate City Contracts

2030, firmato da 48 città e diverse agenzie, rappresenta la struttura portante dell’iniziativa. La

piattaforma è sostenuta da un bilancio di 100 milioni di euro fino al 2030, con un focus su una

transizione equa e giusta.

Julio Lumbreras - Spagna Ha evidenziato la peculiarità relative al coinvolgimento e alla par-

1 https://nachhaltigwirtschaften.at/en/topics/smart-cities/smart-cities-network-austria.php [ultima consultazione

29/10/2025]

2 https://viablecities.se/en/ [ultima consultazione 29/10/2025]

35


4

TRANSIZIONE URBANA

tecipazione nell’ambito della piattaforma multi-stakeholder spagnola. Tale piattaforma 3 è costituita

da una rete multi-stakeholder che riunisce 17 città, università, aziende private e ONG.

Gestita dall’Università Tecnica di Madrid e da Climate KIC, garantisce un approccio finalizzato

alla neutralità climatica e un’innovazione orientata alla leadership. I servizi chiave offerti dalla

piattaforma riguardano la facilitazione delle riunioni settimanali tra città (oltre 150 incontri

realizzati) e la formazione e adattamento delle risorse UE al contesto spagnolo. Inoltre, sono

previsti progetti su larga scala e su più città che riguarderanno la riqualificazione edilizia di 1

milione di case entro il 2030, la realizzazione di un’infrastruttura per veicoli elettrici (attraverso

l’implementazione di stazioni di ricarica su larga scala) e la creazione di comunità energetiche

(tramite lo sviluppo di modelli condivisi di approvvigionamento e finanziamento).

Elena Simion - Romania

Ha presentato l’iniziativa M100 sviluppata in Romania, che rappresenta un Paese chiave nel

progetto CapaCITIES. L’iniziativa M100 4 della Romania consiste in una piattaforma nazionale

di recente istituzione, ma altamente strutturata, creata per supportare le città nel percorso

verso la neutralità climatica. Il suo approccio si distingue per essere guidato da un’agenzia di

finanziamento che svolge un ruolo chiave nel coordinamento e nell’indirizzo a livello nazionale.

L’iniziativa è sostenuta da sei ministeri che forniscono finanziamenti e supporto politico

dedicati. La collaborazione è stata formalizzata attraverso un memorandum d’intesa tra i ministeri

e il progetto è stato avviato formalmente grazie sulla base di un provvedimento ministeriale

del Ministero della Ricerca, garantendo così un forte impegno da parte del Governo.

Attualmente, la piattaforma supporta 13 città, tra cui 3 città selezionate nell’ambito della European

Climate Neutral Cities Mission 5 e 10 città scelte attraverso un bando nazionale, valutato

da una giuria di esperti esterni. Queste città stanno sviluppando piani per la neutralità climatica

basati sui Climate City Contracts. Inoltre, ricevono assistenza tecnica per la progettazione e

l’attuazione delle loro strategie.

Il sostegno finanziario è garantito da un impegno di 1 miliardo di euro entro il 2035 per supportare

le città coinvolte. Un primo finanziamento di 300 milioni di euro è già in fase di implementazione

ed i primi fondi sono stati ottenuti attraverso sovvenzioni del SEE e della Norvegia,

dimostrando una forte mobilitazione finanziaria fin dalla partenza.

L’iniziativa M100 ha riscosso attenzione sia a livello nazionale che europeo grazie a eventi

pubblici, attività itineranti e collaborazioni con diversi stakeholder. Per garantire trasparenza e

condivisione delle conoscenze, è stato realizzato un sito web bilingue (inglese e rumeno) che

documenta tutti i processi in atto e conclusi. Le attività non si limitano alle città e alle autorità

locali, ma mirano a coinvolgere attivamente l’intera comunità rumena.

3 https://diadespues.org/ [ultima consultazione 29/10/2025]

4 https://m100.ro/home [ultima consultazione 29/10/2025]

5 https://netzerocities.eu/ [ultima consultazione 29/10/2025]

36


Elena Simion nelle conclusioni ha voluto evidenziare come l’iniziativa M100 sia una delle piattaforme

nazionali più strutturate per le città climaticamente neutre. Grazie a un forte sostegno

governativo, ingenti investimenti e un supporto tecnico continuo, essa rappresenta un

modello di riferimento per la transizione climatica urbana su scala nazionale.

TAVOLA ROTONDA

PIATTAFORME

NAZIONALI A CONFRONTO

Al termine delle presentazioni delle piattaforme nazionali, la sessione ha voluto evidenziare

il ruolo di supporto di queste ultime alle città nella transizione verso la neutralità

climatica, mettendo in luce fattori di successo, modelli di finanziamento, alleanze strategiche

e strumenti per sostenere l’impegno locale.

Ogni Paese ha sviluppato un sistema di sostegno con approcci diversi in termini di iniziatori,

facilitatori e numero di città coinvolte. Le risorse finanziarie variano significativamente: ad

esempio, la Spagna dispone di fondi più limitati rispetto all’Austria e alla Svezia.

Dal confronto sono emersi i fattori di successo per ciascuna piattaforma nazionale:

Austria: solide collaborazioni tra governo federale e autorità comunali, processi di supporto

strutturati e un forte ruolo delle città nella ricerca e innovazione;

Romania: importante influenza delle reti europee, facilitatori supportati dalla fiducia del governo

e leadership politica che assicura impegno nazionale;

Svezia: impegno di lungo periodo (dal 2017), collaborazione multi-stakeholder e co-creazione

con le città;

Spagna: approccio misto bottom-up (guidato dalle città) e top-down (sostenuto dal governo),

con spazi di collaborazione sicuri e attenzione alle necessità specifiche delle città.

Inoltre, è risultato fondamentale instaurare collaborazioni solide tra città, governi nazionali,

settore privato e organizzazioni filantropiche. Per ottenere risultati importanti a lungo termine

è, inoltre, necessario individuare incentivi economici e ritorni sugli investimenti per coinvolgere

attori privati, ma anche costruire e ottenere un sostegno politico. A tal fine, le piattaforme

nazionali devono essere adattabili ai singoli contesti e devono rimanere pertinenti ascoltando

le esigenze delle città e offrendo loro un supporto costante.

Il confronto ha anche evidenziato come i servizi di supporto forniti alle città dalle piattaforme

debbano essere caratterizzati da un’elevata qualità e da una forte motivazione

sia degli amministratori che dei cittadini. A tal fine, occorre garantire un coinvolgimento

continuo tramite eventi, attività di engagement dei portatori di interessi (stakeholder) e un

approccio flessibile. In tal senso, il Climate City Contracts offre un quadro metodologico

chiaro e strutturato, dove gli aspetti umani, come la costruzione di relazioni e il manteni-

37


4

TRANSIZIONE URBANA

mento dell’entusiasmo, sono determinanti per il successo nel lungo termine.

Pertanto, è cruciale il ruolo della cultura e del coinvolgimento dei cittadini. In particolar modo,

università e istituti di ricerca fungono da facilitatori essenziali. Anche attività culturali ed artistiche

ed iniziative promosse da istituzioni come l’UNESCO e il New European Bauhaus 6 possono

svolgere un ruolo importante per aumentare la consapevolezza e stimolare l’impegno delle

comunità. L’apprendimento continuo e la condivisione delle conoscenze verranno promosse

da un Learning Portfolio, creato per raccogliere e diffondere le migliori pratiche tra le piattaforme

nazionali, garantendo un aggiornamento costante nel tempo.

In conclusione, la tavola rotonda ha offerto una panoramica sulle diverse strategie adottate

nei vari Paesi, evidenziando il ruolo decisivo delle piattaforme nazionali nella transizione

climatica delle città. In particolare, è emerso che le città traggono maggiori vantaggi dalla

cooperazione che dalla concorrenza, rendendo i progetti multi-città uno strumento potente

per scalare le soluzioni in modo efficiente. Sebbene ogni Paese stia adottando strategie

personalizzate in base al proprio contesto, la cooperazione transfrontaliera e la condivisione

delle conoscenze rimangono elementi fondamentali per accelerare la transizione verso

la neutralità climatica delle città.

IL CONCETTO DI AMBASCIATORI

NEL PROGETTO CapaCITIES

Relatrice - Monica Salvia

La sua presentazione è stata incentrata sul ruolo della società civile nel guidare le città

verso la neutralità climatica e la resilienza ai cambiamenti climatici. É stato riconosciuto il

successo del coordinamento del progetto CapaCITIES, guidato da Elena Simion, evidenziando

un obiettivo chiave del progetto: rafforzare il ruolo della società civile nel supportare le città

nella transizione ecologica.

Sono state evidenziate le principali sfide delle città, in particolare quelle più piccole, che

spesso affrontano carenza di fondi, competenze e coordinamento nazionale. In questo

contesto, il coinvolgimento della società civile e degli ambasciatori per il clima diventa

cruciale. La metodologia sviluppata dal progetto CapaCITIES è stata basata sull’utilizzo

di matrici di matchmaking per individuare e coinvolgere i diversi gruppi di interesse per la

transizione delle città. La metodologia proposta si è ispirata a iniziative consolidate sugli

6 https://new-european-bauhaus.europa.eu/index_en [ultima consultazione 29/10/2025]

38


ambasciatori, tra cui l’UNEP 7 e il Patto Europeo per il Clima 8 .

La presentazione si è conclusa richiamando l’attenzione sul nuovo progetto CapaCITIES2.0 e

incoraggiando i partecipanti a prendere parte alla sessione successiva dedicata al ruolo degli

ambasciatori nel coinvolgimento della società civile con particolare riferimento ai casi di successo

in Italia.

Il ruolo della società civile risulta dunque essenziale nel colmare il divario tra politiche climatiche

e implementazione su scala locale, evidenziando la necessità di collaborare ed impegnarsi

attivamente per una transizione urbana efficace.

AZIONI ISPIRATRICI NELL’AMBITO DEL PATTO

CLIMATICO

DELL’UE E BUONE PRATICHE IN ITALIA

IL PATTO EUROPEO PER IL CLIMA

PIATTAFORME NAZIONALI A CONFRONTO

Relatore - Leonardo Di Filippo

Con il suo contributo ha descritto il Patto Europeo per il Clima, un’iniziativa chiave

nell’ambito del Green Deal Europeo.

Tra gli obiettivi del Patto:

■ sensibilizzare i cittadini sulle questioni climatiche e sulle politiche dell’UE;

■ colmare il divario tra le politiche europee e i cittadini, facilitando la comprensione e il coinvolgimento;

■ incoraggiare e amplificare le azioni locali per il clima, rafforzando le iniziative dal basso.

La comunità del Patto Europeo per il Clima è cresciuta rapidamente, con oltre 1.000 ambasciatori

attivi nei 27 Stati membri dell’UE e che provengono da contesti diversi, tra cui

ricercatori, studenti e gruppi di cittadini, come la Granny’s Association 9;10 . L’iniziativa mira a

coinvolgere nuove comunità e opinion leader, andando oltre i tradizionali attivisti per il clima.

Gli ambasciatori hanno piena autonomia nelle loro iniziative, mentre il Patto fornisce linee

guida, risorse e opportunità di networking.

7 https://www.unep.org/ambassadors [ultima consultazione 29/10/2025]

8 https://climate-pact.europa.eu/get-involved/become-pact-ambassador_en [ultima consultazione 29/10/2025]

9 https://en.klimaseniorinnen.ch/ [ultima consultazione 29/10/2025]

10 https://grandparentsforclimate.eu/ [ultima consultazione 29/10/2025]

39


4

TRANSIZIONE URBANA

L’iniziativa propone diverse strutture e modalità di supporto:

■ organizzazioni partner. Gruppi come EUCLIPA supportano gli ambasciatori, amplificando

le azioni per il clima e aumentando la consapevolezza sulle politiche ecologiche;

■ coordinatori nazionali. Ogni paese dell’UE ha un coordinatore nazionale del Patto per il

clima, che funge da punto di contatto locale per ambasciatori e stakeholder;

■ collaborazione con le autorità locali. Il Patto lavora con iniziative come il Patto dei Sindaci

per facilitare il dialogo tra gli ambasciatori e le amministrazioni cittadine, migliorando l’impatto

climatico a livello locale.

Leonardo Di Filippo ha incoraggiato i partecipanti a prendere parte alle attività del Patto e a

rimanere aggiornati tramite la newsletter.

IL PATTO EUROPEO PER IL CLIMA IN ITALIA

Relatrici - Cecilia Trenti e Maria Guerrieri

La sessione è proseguita con l’intervento di Maria Guerrieri e Cecilia Trenti, che hanno approfondito

il ruolo del coordinatore nazionale nel sostenere l’azione per il clima negli stati

membri. L’Italia ha una delle più grandi comunità del Patto per il Clima in Europa, con 124 ambasciatori

e quattro partner del Patto.

Il coordinatore nazionale funge, dunque, da collegamento tra l’iniziativa del patto per il

clima e i cittadini, sostiene gli ambasciatori e i partner a livello locale e promuove le attività

legate al clima. Le strategie utilizzate prevedono una stretta collaborazione con ambasciatori

e partner, il sostegno alle attività guidate dagli ambasciatori, il coinvolgimento

dei cittadini attraverso eventi e opportunità di networking coordinando le politiche dell’UE

con le iniziative locali.

Per quanto riguarda il coinvolgimento dei cittadini, essi possono:

■ diventare un ambasciatore o un partner;

■ adottare azioni individuali per il clima;

■ utilizzare strumenti come l’app Airwork, Climate Walk, Climate Games e Photo Story per coinvolgere

le comunità.

Maria Guerrieri ha concluso presentando Climate Alliance, una rete europea di città impegnate

nell’azione per il clima, con circa 2.000 membri in 25 paesi. La sessione si è conclusa con una

discussione su come gli ambasciatori italiani del Patto per il Clima hanno scelto di organizzarsi

come comunità per massimizzare il loro impatto.

40


DA UNA COMUNITÀ INFORMALE A UN’ASSOCIAZIONE.

IMPARARE DALL’ESPERIENZA

DEGLI AMBASCIATORI ITALIANI

Relatore - Gianni Tartari

Nel suo intervento, ha illustrato l’evoluzione e le principali attività di EUCLIPA.

L’associazione si propone di:

■ sensibilizzare l’opinione pubblica sulla politica climatica e sulle iniziative europee;

■ coinvolgere attivamente i cittadini nell’azione per il clima;

■ influenzare i decisori politici per promuovere politiche climatiche efficaci.

EUCLIPA nasce come parte della comunità del Patto Europeo per il Clima nel 2021 e si costituisce

ufficialmente come associazione nell’aprile 2022. Diventa quindi partner del Patto

Europeo per il Clima, rafforzando la sua rete e il suo impatto. L’associazione è composta

da membri attivi, tra cui ambasciatori e cittadini impegnati. È guidata da un presidente, un

consiglio di amministrazione, un comitato scientifico e un team di comunicazione e le sue

attività sono organizzate attraverso progetti e iniziative mirate.

Le principali attività di EUCLIPA riguardano la promozione di webinar e la realizzazione di

progetti, come “Niger per il clima” e “Photo Voice Laboratory” 11 ovvero di studi e ricerche (ad

esempio, per approfondire il legame tra fenomeni climatici e fenomeni di migrazione delle

popolazioni).

La disseminazione dei risultati e delle attività è basata su un’ampia strategia di comunicazione,

con strumenti come podcast e interviste, pubblicazioni di libri e rapporti, newsletter

e aggiornamenti sul sito web. Tra i vari progetti promossi, quello relativo al “Photo Voice” ha

coinvolto cittadini di 8 città italiane che sono stati invitati a scattare foto, commentare e proporre

azioni concrete per il clima nelle loro comunità.

Gli elementi chiave dell’approccio di EUCLIPA sono una forte attenzione al coinvolgimento

attivo dei cittadini, una crescita significativa della rete di soci e dell’impatto delle attività e una

grande enfasi su educazione, sensibilizzazione e comunicazione efficace.

In conclusione, Gianni Tartari ha voluto evidenziare le prospettive future attese, quali un maggiore

coinvolgimento locale, con un focus particolare sulle città e lo sviluppo di nuovi progetti e

iniziative, per rafforzare l’impegno dei cittadini nella lotta ai cambiamenti climatici.

11 https://www.euclipa.it/laboratori-photovoice/ [ultima consultazione 29/10/2025]

41


4

TRANSIZIONE URBANA

COINVOLGERE I CITTADINI IN UN LABORATORIO

PAESC/CCC. IL CASO DI PADOVA

Relatrice - Luciana Favaro

L’

intervento di Luciana Favaro ha evidenziato gli sforzi introdotti da EUCLIPA per rafforzare

la partecipazione dei cittadini nelle politiche climatiche comunali, al fine di affrontare

le attuali sfide e delineare insieme le strategie da adottare.

Riguardo alle sfide per la partecipazione civica, Luciana Favaro ha voluto sottolineare due

aspetti fondamentali:

■ la resistenza istituzionale (alcuni comuni non favoriscono il coinvolgimento attivo dei

cittadini);

■ la disillusione e lo scetticismo (molti cittadini sono riluttanti a partecipare, sentendosi

privi di potere decisionale).

Per superare questi ostacoli, EUCLIPA adotta un approccio mirato a creare un senso di

comunità, rendendo il coinvolgimento un’esperienza collettiva e educando i cittadini sulle

responsabilità climatiche dei loro sindaci, affinché possano chiedere azioni concrete. Ciò

può essere conseguito fornendo strumenti e competenze per l’advocacy, aiutando i cittadini

a interagire con le istituzioni locali.

EUCLIPA ha sperimentato tali modelli innovativi, e Luciana Favaro ha presentato i casi

studio sperimentati in due città italiane: Venezia e Padova.

A Venezia, dove vi è un ritardo nella realizzazione del Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile

e il Clima, i cittadini sono stati istruiti sul PAESC e sul Patto dei Sindaci, acquisendo

maggiore consapevolezza sulle politiche locali. Questa occasione ha rappresentato l’opportunità

per creare una guida pratica volta ad aiutare i cittadini a comprendere e interagire

con i PAESC.

A Padova, invece, è stato lanciato un hackathon per lo sviluppo di soluzioni basate sulla

natura, creando un laboratorio climatico con giovani partecipanti. EUCLIPA punta a essere

coinvolta nel Padova Climate City Contracts, per strutturare azioni climatiche efficaci, nel

tentativo di espandere il modello in altri quattro comuni di medie dimensioni nell’area

metropolitana.

Le esperienze condotte hanno mostrato che il coinvolgimento civico è essenziale, ma spesso

difficile da ottenere. L’educazione e l’empowerment sono strumenti fondamentali per il

successo e i progetti pilota dimostrano l’efficacia di nuovi modelli di partecipazione e possono

essere replicati altrove. Pertanto, è cruciale supportare tutte le città nell’adozione di

un Contratto di Città Climatica, garantendo un impegno diffuso per la transizione ecologica.

42


FIRENZE PER IL CLIMA. UN’ESPERIENZA

ISTITUZIONALIZZATA DI COINVOLGIMENTO

DEI CITTADINI SULLE POLITICHE

CLIMATICHE E AMBIENTALI

Relatore - Dario Marmo

Dario Marmo ha presentato “Firenze per il Clima” 12 , un’iniziativa innovativa guidata dai cittadini

con l’obiettivo di sostenere la transizione climatica di Firenze. Il progetto introduce

un approccio sperimentale per rendere più inclusiva e partecipativa l’azione climatica locale.

Il progetto vede, alla creazione di un Parlamento Cittadino, un’assemblea di cittadini selezionati

per contribuire alle politiche climatiche comunali. Questo è particolarmente importante

considerando che Firenze è tra le 100 città dell’UE che si stanno impegnando per raggiungere

la neutralità climatica entro il 2030. Ciò comporterebbe la promozione di un modello partecipativo

per coinvolgere attivamente la cittadinanza. Il Parlamento dei Cittadini è composto da

100 cittadini, selezionati ponendo particolare attenzione all’inclusione di giovani e gruppi vulnerabili

per garantire una rappresentanza equa della popolazione fiorentina. Il coinvolgimento

delle associazioni è garantito dalla collaborazione con 128 associazioni locali, tra cui quelle

ambientaliste. Per ampliare la partecipazione, 250 studenti delle scuole secondarie sono stati

coinvolti come ambasciatori del clima. La creazione del portale firenzeperilclima.it permette

diffondere informazioni e raccogliere opinioni. Dario Marmo ha sottolineato il risultato molto

positivo delle attività di coinvolgimento, che hanno visto la partecipazione di 3.000 cittadini ai

sondaggi per valutare percezioni e comportamenti sul cambiamento climatico.

Inoltre, è stata presentata la struttura del progetto. Esso è suddiviso in due fasi: una prima fase

di definizione delle priorità d’intervento in quattro ambiti principali (energia, mobilità, economia

circolare, ambiente urbano).

La seconda fase è invece focalizzata su progetti faro, tra cui:

■ comunità energetiche rinnovabili;

■ incentivi alla mobilità sostenibile;

■ centri del riuso per ridurre i rifiuti;

■ orti urbani per migliorare la resilienza cittadina.

Nella presentazione è stato evidenziato come l’Assemblea dei Cittadini rappresenti un nuovo

modello decisionale in cui vi è una selezione rappresentativa della popolazione, con un’attenzione

particolare alle fasce più vulnerabili. Inoltre, l’assemblea fornisce input e racco-

12 https://firenzeperilclima.it/ [ultima consultazione 29/10/2025]

43


4

TRANSIZIONE URBANA

mandazioni alle istituzioni locali, dando supporto tramite esperti e associazioni per garantire

informazioni accurate e soluzioni praticabili. I risultati conseguiti mostrano che le proposte

elaborate dall’assemblea hanno influenzato alcune politiche comunali e il progetto dimostra

che il coinvolgimento dei cittadini può accelerare la transizione climatica.

ASSEMBLEA DEI CITTADINI PER IL CLIMA DI MILANO

PARTECIPARE ALLA TRANSIZIONE ECOLOGICA

Relatrice - Cristina Paci

Cristina Paci ha presentato l’iniziativa “Milano Cambia Aria” 13 , promossa dal Comune di

Milano per coinvolgere attivamente cittadini, imprese e associazioni nella transizione

ecologica della città. Il progetto si focalizza sul Piano Aria e Clima di Milano 14 , un piano che mira

a ridurre sia le emissioni di carbonio che l’inquinamento atmosferico. L’Assemblea Permanente

dei Cittadini all’interno dell’iniziativa rappresenta una nuova forma di democrazia partecipativa

che durerà fino al 2030, in linea con il Piano Aria e Clima della città, in cui i cittadini

hanno un ruolo attivo nel plasmare il futuro della città. Il suo scopo è coinvolgere gli abitanti

nelle discussioni strategiche e fornire raccomandazioni concrete sul piano stesso. I cittadini

vengono selezionati casualmente attraverso una lotteria civica, garantendo una rappresentanza

diversificata della popolazione milanese. L’assemblea è composta da 90 cittadini, con

una lista di riserva di 30 persone per eventuali sostituzioni. L’obiettivo è di quello di creare un

“mini pubblico” che rispecchi la demografia della città di Milano. I partecipanti si incontrano

mensilmente, lavorando in gruppi per discutere e sviluppare raccomandazioni. Il Comune si

impegna a rispondere pubblicamente alle raccomandazioni dell’assemblea.

Le sfide che l’assemblea si pone vogliono:

■ definire chiaramente i ruoli e i confini dei partecipanti;

■ superare le resistenze interne all’innovazione;

■ integrare efficacemente i suggerimenti dei cittadini nel processo politico;

■ misurare l’impatto reale del coinvolgimento dei cittadini;

■ affrontare la disillusione dei cittadini nei confronti delle autorità pubbliche;

■ superare le barriere comunicative e linguistiche;

■ evitare l’abbandono da parte di alcuni partecipanti.

13 https://www.comune.milano.it/web/milano-cambia-aria [ultima consultazione 29/10/2025]

14 https://www.comune.milano.it/aree-tematiche/ambiente/aria-e-clima/piano-aria-clima [ultima consultazione

29/10/2025]

44


In termini di impatto, Cristina Paci ha mostrato come l’assemblea abbia già prodotto raccomandazioni

significative, alcune delle quali sono state implementate o sono in fase di implementazione.

Il progetto dimostra, dunque, un importante potenziale di coinvolgimento della

popolazione nell’influenzare le politiche cittadine.

“Milano Cambia Aria” e l’Assemblea Permanente dei Cittadini rappresentano un tentativo innovativo

di coinvolgere la cittadinanza nelle decisioni cruciali per il futuro della città, con un focus

particolare sulla sostenibilità ambientale. Esse rappresentano iniziative strategiche a lungo termine

che hanno dimostrato di avere un impatto significativo. In tal senso, il progetto può servire

da modello per altre città che desiderano coinvolgere gli abitanti nell’azione per il clima.

OPPORTUNITÀ DI FINANZIAMENTO E DEFINIZIONE DI

UN PIANO D’AZIONE CONGIUNTO 2025-2027

Relatrici - Monica Salvia e Filomena Pietrapertosa

Il workshop che ha concluso la sessione pomeridiana, ha esplorato le opportunità di finanziamento

e il coinvolgimento dei cittadini nell’azione per il clima. Vi è stata una partecipazione

attiva attraverso sondaggi interattivi per conoscere meglio sia i partecipanti che il loro

livello di competenza sui temi climatici. Le relatrici Monica Salvia e Filomena Pietrapertosa

hanno discusso i prossimi passi da svolgere nel nuovo progetto CapaCITIES2.0, con l’obiettivo

di allineare i risultati con le iniziative e le reti esistenti, al fine di creare sinergie e sostenere

la missione dell’UE sulla neutralità climatica. In particolare, è stata posta l’enfasi sulla promozione

di attività di networking e collaborazione con gli ambasciatori per il clima anche nel

contesto delle iniziative che verranno proposte in ambito nazionale ed europeo.

Sono state presentate diverse opportunità di finanziamento, tra cui:

■ rete di città (con particolare attenzione al coinvolgimento dei cittadini);

■ programma LIFE (con inviti specifici su governance e adattamento ai cambiamenti climatici);

■ progetti Horizon Europe, tra cui Impetus 15 a sostegno della citizen science;

■ vari programmi dell’UE a supporto dello sviluppo urbano e delle iniziative per il clima.

Durante la presentazione delle opportunità di finanziamento, le relatrici hanno sottolineato

l’importanza di prepararsi per i bandi futuri e di creare partnership tra il mondo della ricerca e

associazioni di cittadini.

Inoltre, il workshop ha messo in evidenza il tema dei “gruppi vulnerabili” nell’azione per il clima

15 https://impetus4cs.eu/ [ultima consultazione 29/10/2025]

45


4

TRANSIZIONE URBANA

e la questione su come adattare le strategie di coinvolgimento per renderle idonee. Iniziative

come le “climate walk” possono essere proposte come strumento efficace e accessibile per il

coinvolgimento dei cittadini.

Tale sessione del workshop ha dunque confermato i punti chiave già emersi negli interventi

precedenti, ovvero l’importanza di coinvolgere i cittadini, investire nella creazione di reti

(networking) e di costruire insieme proposte per accedere alle opportunità di finanziamento.

Ciò al fine di rafforzare e replicare in territori sempre più ampi le iniziative e le attività di collaborazione

esemplari nell’azione per il clima.

CONCLUSIONI

Monica Salvia, Paola Clerici Maestosi ed Enza Lissandrello

Le tre relatrici hanno riassunto i punti salienti degli interventi e delle attività svolte. Le

presentazioni hanno permesso di acquisire informazioni sulle piattaforme nazionali

per il coinvolgimento dei cittadini e lo sviluppo di reti di ambasciatori. In particolar modo è

stata sottolineata l’importanza della collaborazione con il Patto Europeo per il Clima e con

organizzazioni di cittadini, come EUCLIPA, e sono stati forniti esempi di iniziative di coinvolgimento

dei cittadini in varie città italiane (Venezia, Padova, Milano, Firenze). Inoltre, sono

state discusse le opportunità di finanziamento per supportare la creazione di partneriati e

le attività da intraprendere in tale direzione. Un obiettivo fondamentale è, dunque, quello

di allineare i vari sforzi di inclusione dei cittadini e di promuovere le sinergie tra i vari attori

coinvolti all’interno dei processi.

Complessivamente in tutti gli interventi è stato riscontrato un notevole interesse per i temi

trattati nei gruppi di lavoro di UERA (sostenibilità, soluzioni basate sulla natura, economia

circolare, mobilità, energia, approcci human-centered).

Concludendo, le presentazioni hanno permesso di evidenziare i seguenti punti salienti:

■ l’urgenza di promuovere sinergie tra diverse alleanze;

■ l’importanza della collaborazione interdisciplinare;

■ la necessità di idee nuove e metodologie innovative;

■ il valore di un approccio più visionario e critico alla transizione delle città;

■ l’importanza degli aspetti sociali e culturali nell’azione per il clima;

■ l’esigenza di mobilitare i cittadini e la volontà politica.

46


47


5

DOSSIER 2 - 2025

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA

SESSIONE B

Verso il Futuro delle Città:

perfezionare la tabella

di marcia verso città innovative

e climaticamente neutre

Michela Pirro - ENEA, Divisione TERIN-ICER

Il

1

Driving Urban Transitions (DUT)

Scientific Consultation Workshop Refining

the Roadmap Towards Innovative

Climate-Neutral Cities 2 è stato un

evento chiave sia nel quadro del convegno

Research Alliances For Climate-Neutral,

Sustainable And Equitable Urban Communities,

sia nel processo di aggiornamento della Roadmap

DUT. Il workshop ha rappresentato

un’importante occasione di confronto tra

esperti di ricerca e innovazione, rappresentanti

di amministrazioni locali, organizzazioni

non governative, professionisti del settore

progettuale e consulenti (Fig. 1), provenienti

Fig.1 - Partecipanti per categorie di affiliazione:

Public Research (69%), Local Authority (4%),

Consultant (14%), Governative Agency (3%),

Professional/Project Manager (10%).

1 https://dutpartnership.eu/ [ultima consultazione

16/04/2025]

2 https://dutpartnership.eu/dut-scientific-consultation-workshop/

[ultima consultazione 16/04/2025]

48


Fig.2 - Partecipanti per nazioni

di appartenenza.

da diverse nazioni europee (Fig. 2), con l’obiettivo

di analizzare le principali sfide e opportunità

legate alla transizione urbana sostenibile.

L’evento si è inserito all’interno di un più

ampio percorso di consultazione strategica

avviato dalla DUT, volto a integrare nuove

prospettive nel quadro tematico della Roadmap.

Questa ha il compito di guidare le città

europee nel percorso verso la sostenibilità,

rafforzando la sinergia tra ricerca, politiche

urbane e innovazione tecnologica. L’incontro

di Roma, configuratosi come la seconda

parte dell’AGORA Strategic Dialogue Thriving

Urban Areas in 2040: Navigating Crises

and Uncertainty (svoltasi il 12-02/2025) 3 , è

stato un tassello fondamentale di questo

processo, offrendo un momento di discussione

di alto livello su temi cruciali come

il cambiamento climatico, la giustizia sociale,

la governance urbana e l’innovazione

tecnologica.

La DUT Roadmap e le sfide

dell’urbanizzazione sostenibile

Le città contemporanee, influenzate dalle

traiettorie delineate dall’IPCC e dagli esperti

3 https://dutpartnership.eu/agora-strategic-dialogue/;

https://dutpartnership.eu/news/imagining-2040/

[ultima consultazione 16/04/2025]

49


5

TRANSIZIONE URBANA

Fig.3 - L’introduzione al workshop di Orsolya Küttel.

di biodiversità, stanno affrontando trasformazioni

radicali per garantire la vivibilità dei

loro abitanti. Il cambiamento climatico, la

perdita di biodiversità e le sfide economico-sociali

ridefiniranno profondamente il

nostro modo di vivere gli spazi urbani. Tuttavia,

la pianificazione per affrontare queste

incertezze e complessità spesso rimane in

secondo piano.

L’intervento introduttivo di Orsolya Küttel

(Fig. 3), ha chiarito come la DUT Roadmap

rappresenti il quadro tematico e concettuale

che guida l’attuazione della DUT, definendo

i Transition Pathways (TPs) e le relative

missioni per favorire la sostenibilità urbana

in modo integrato. Questa roadmap assume

un ruolo strategico nel contesto europeo,

allineandosi con iniziative di grande rilievo

come il Green Deal Europeo, la Cities Mission

e l’Urban Agenda for the EU.

L’importanza di questo strumento risiede

in tre aspetti fondamentali. In primo luogo,

esso fornisce una visione strategica, contribuendo

a integrare le transizioni urbane nelle

politiche nazionali ed europee, garantendo

coerenza nelle politiche di sostenibilità. In

secondo luogo, favorisce un approccio trasformativo

alla ricerca e all’innovazione attraverso

un’agenda coordinata di bandi, che

permette di tradurre le sfide urbane in azioni

concrete. Infine, la Roadmap punta a rafforzare

la collaborazione tra città, ricercatori,

imprese e responsabili politici, accelerando

la diffusione, l’implementazione e la replicabilità

di soluzioni urbane sostenibili anche su

larga scala.

L’aggiornamento della DUT Roadmap, ora visibile

al sito della DUT (ultima consultazione

15/10/2025) segue una pianificazione

dettagliata che copre il periodo dal 2022 al

2028, tenendo conto delle più recenti evoluzioni

del contesto politico europeo, tra cui

il Rapporto Draghi 4 , il Net Zero Industry Act 5

e il New European Bauhaus 6 . L’obiettivo è affrontare

temi cruciali come l’adattamento

climatico, la resilienza urbana, la sicurezza,

l’accesso all’abitazione e il ruolo della natura

nelle città del futuro. Un ulteriore aspetto

da valutare è il ruolo in trasformazione delle

partnership europee, in relazione alle Missio-

4 https://commission.europa.eu/topics/eu-competitiveness/draghi-report_en

[ultima consultazione

16/04/2025]

5 https://single-market-economy.ec.europa.eu/

industry/sustainability/net-zero-industry-act_en [ultima

consultazione 16/04/2025]

6 https://new-european-bauhaus.europa.eu/index_en

[ultima consultazione 16/04/2025]

50


ni UE, alla necessità di flessibilità tematica e

agli impegni di finanziamento da parte degli

Stati membri. Per questo motivo, l’aggiornamento

della roadmap si concentrerà su quattro

aspetti chiave per la DUT-P: la sua futura

visione e missione, il suo posizionamento nel

contesto più ampio, il suo approccio con particolare

attenzione ai Transition Pathways e

ai bandi di ricerca e innovazione, e infine una

riflessione sulle fasi future, tenendo conto di

sfide e opportunità emergenti.

L’intero processo, dunque, mira a garantire

che la Roadmap continui a essere uno strumento

dinamico e adattabile, capace di supportare

efficacemente le città europee nella

transizione verso un futuro più sostenibile,

attraverso il dialogo e il coinvolgimento degli

stakeholder, come è avvenuto durante questo

workshop.

Tuttavia, resta aperta la questione della

concreta implementazione delle azioni individuate:

in che modo le città possono tradurre

questi obiettivi in interventi efficaci e

misurabili.

ESPLORARE LA CITTÀ DEL 2040

SCENARI E STRATEGIE DI ADATTAMENTO

Come saranno le città nel 2040? Questa

è stata la domanda che ha guidato

il DUT Scientific Consultation Workshop, che

ha esplorato il futuro urbano attraverso scenari

e metodologie di previsione. L’obiettivo

è stato riflettere su come le crisi climatiche

e la perdita di biodiversità influenzeranno la

vita quotidiana, la produzione alimentare, il

sistema energetico, la mobilità e le industrie

locali e creative.

Le discussioni interattive si sono focalizzate

sugli impatti della crisi climatica e della biodiversità

sulle città, sulla sicurezza dell’approvvigionamento

energetico, sui modelli di

mobilità, sul ruolo della natura e sulle trasformazioni

del mondo del lavoro. I partecipanti

hanno esplorato strategie di adattamento e

mitigazione, cercando di individuare le principali

incognite e le sfide da affrontare per

garantire città sostenibili e vivibili per tutti.

Obiettivi e metodologia

Il workshop si è posto una serie di obiettivi

strategici, orientati ad affrontare in modo

proattivo le sfide che i cambiamenti climatici

e la perdita di biodiversità imporranno alla

vita urbana nei prossimi decenni. In particolare,

ha cercato di anticipare le trasformazioni

che potrebbero caratterizzare le città

europee nel 2040, analizzando le strategie

di adattamento e mitigazione necessarie

per costruire contesti urbani più resilienti

e sostenibili. Un’attenzione particolare

è stata dedicata al ruolo della governance,

riconosciuta come leva fondamentale per

guidare la transizione ecologica e garantire

maggiore equità sociale. Al tempo stesso, si

è voluto riflettere sull’impatto delle nuove

tecnologie, della digitalizzazione e dell’intelligenza

artificiale nel delineare i futuri assetti

urbani.

51


5

TRANSIZIONE URBANA

Fig.4 - Lo scenario Pandaville, illustrato in un video da Johannes Riegler (DUTs Management Team).

Uno degli aspetti centrali del workshop è

stato la promozione di un dialogo aperto e

costruttivo tra istituzioni, ricercatori, imprese

e cittadini, nella convinzione che solo

attraverso un approccio integrato e multidisciplinare

sia possibile affrontare efficacemente

le complesse sfide urbane.

L’intero percorso si è basato su un’impostazione

altamente interattiva, adottando metodologie

di futuring, che permettono di simulare

scenari futuri e di individuare azioni

concrete per affrontare criticità emergenti.

Tra gli strumenti utilizzati, un ruolo centrale

ha avuto la creazione di scenari urbani

futuri: in particolare, il caso di “Pandaville

2040” (Fig. 4) ha rappresentato un punto di

partenza per il dibattito. Si tratta di una città

immaginaria collocata in un mondo segnato

da un aumento della temperatura globale di

2,5 °C, caratterizzata da profonde disuguaglianze

sociali e da crisi energetiche e ambientali.

A Pandaville, l’ambizione tecnologica

convive con l’aumento del caldo estremo

e con un forte divario tra quartieri ricchi, dotati

di avanzati sistemi di raffrescamento, e

aree più vulnerabili, dove queste tecnologie

non sono accessibili. Il ciclo dell’acqua è fortemente

instabile: lunghi periodi di siccità si

alternano a piogge torrenziali e inondazioni.

Nonostante la presenza diffusa di pannelli

solari, la rete energetica risulta fragile, con

interruzioni frequenti. Eppure, Pandavil-

52


le continua ad attrarre nuovi abitanti provenienti

dalle campagne, richiamati dalla

possibilità di trovare lavoro. Le promesse

politiche si moltiplicano, ma il progresso appare

in ritardo rispetto alla velocità con cui

si moltiplicano le crisi.

A partire da questo scenario provocatorio,

si sono sviluppati dibattiti strutturati che

hanno coinvolto gruppi di esperti, coordinati

dai partner della DUT Partnership e da

rapporteur dedicati. Questi confronti hanno

permesso di discutere soluzioni concrete ai

principali problemi urbani, mettendo in evidenza

strategie operative per aumentare la

resilienza delle città e affrontare in modo

equo ed efficace le sfide poste dal cambiamento

climatico.

Risultati: verso una Roadmap più

Resiliente e Inclusiva

Le discussioni condotte durante l’incontro

hanno evidenziato significative convergenze

nelle sfide affrontate dai partecipanti. Tra

i cambiamenti più rilevanti immaginati come

scenario dei prossimi 15 anni le tematiche

emerse riguardano (Fig. 5): il cambiamento

climatico e gli eventi estremi; le infrastrutture

e la sicurezza urbana; gli impatti socio-economici;

gli effetti sulla salute; e gli

effetti sull’ambiente e sulla natura.

Tra i suggerimenti per l’adattamento alle

condizioni climatiche estreme, vi è una ridefinizione

delle abitudini quotidiane, con

una gestione della pianificazione urbana più

collaborativa e partecipativa, l’educazione

Fig.5 - Risultati emersi da

riflessioni individuali.

53


5

TRANSIZIONE URBANA

Fig.6 - Risultati emersi da riflessioni individuali.

giovanile, l’engagement, il rafforzamento del

senso di comunità e l’aumento degli spazi

verdi. Tra i temi ricorrenti, si segnalano le

preoccupazioni legate all’aumento del consumo

energetico per il raffrescamento, l’accentuazione

delle disuguaglianze sociali e la

crescente vulnerabilità economica (Fig. 6).

I partecipanti sono stati poi suddivisi in

tre gruppi di lavoro e hanno riflettuto su

due tematiche principali: la prima inerente

alle sfide di adattamento e alle strategie

di sopravvivenza nella città che cambia

(quali adattamenti devi apportare al tuo

stile di vita/impegno professionale per vivere

bene? Cosa devi iniziare o smettere di

fare? Quali sono stati i maggiori problemi e

vantaggi di questi cambiamenti avvenuti a

Pandaville nel corso del periodo di 15 anni?

Quali adattamenti hai osservato in città per

supportare la comunità?) (Fig. 7); la seconda

su come adattarsi alle nostre città per

esplorare cosa possiamo trarre per contribuire

a dare forma a ulteriori iniziative di

ricerca, politiche e finanziamenti a sostegno

delle transizioni urbane durante questo

periodo di crisi climatica e di biodiversità (in

che modo la vita urbana nel 2040 sarà plasmata

dalle crisi climatiche e di biodiversità

e come possiamo prepararci a questi cambiamenti?

Cosa possiamo fare, come comunità

urbana in transizione, nelle nostre città

per prepararci meglio ai cambiamenti che

Fig.7 - Risultati emersi dai gruppi di laoro in

merito alle sfide di adattamento e alle strategie

di sopravvivenza nella città che cambia.

54


Fig.8 - Risultati emersi dai gruppi di

lavoro in merito a come adattarsi alle

nostre città in quanto comunità.

probabilmente plasmeranno le nostre vite

urbane a causa delle crisi climatiche e della

biodiversità? Quali sono i tuoi suggerimenti

e idee per le città?) (Fig. 8).

Le discussioni nei diversi gruppi hanno riguardato

temi trasversali, tra cui l’agricoltura

urbana, le infrastrutture verdi, il trasporto

pubblico, la sicurezza dell’approvvigionamento

energetico, i modelli di mobilità, sul

ruolo della natura, sulle trasformazioni del

mondo del lavoro, l’intelligenza artificiale

e la governance urbana. Una delle questioni

centrali ha riguardato l’individuazione di

modelli di governance capaci di definire un

quadro legislativo efficace per le città del

futuro. Altrettanto cruciale è stata la riflessione

sulla capacità di adattamento delle

città e sulle risorse disponibili per affrontare

le sfide emergenti.

Gruppo 1: Impatti e strategie di

adattamento (coordinato Paola Clerici

Maestosi-ENEA, rapporteur: Emanuele

Cosenza-SOGESCA)

Il gruppo ha avviato la discussione con una

domanda di fondo: quali azioni possono essere

intraprese, a livello individuale e professionale,

per contrastare il cambiamento

climatico? Partendo dall’esperienza della

pandemia da COVID-19, sono stati esaminati

gli effetti dello smart working in termini di

benefici e criticità. Se da un lato la riduzione

degli spostamenti ha avuto un impatto positivo

sulla mobilità urbana e sulla qualità

dell’aria, dall’altro si è registrato un incremento

del consumo energetico domestico,

con conseguenti ripercussioni economiche

per i cittadini.

La discussione ha inoltre affrontato le strategie

di adattamento climatico, ponendo

l’accento sulla necessità di strumenti di pianificazione

adeguati alla gestione del rischio

idrogeologico e dell’energia. In particolare,

sono stati individuati tre strumenti chiave:

1. Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni,

mirato alla prevenzione e mitigazione degli

impatti delle inondazioni;

2. Piano di Gestione delle Risorse Idriche,

volto a garantire una gestione sostenibile

dell’acqua nelle aree urbane;

3. Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile

e il Clima (PAESC), che integra strategie di

mitigazione e adattamento con particolare

attenzione alla povertà energetica.

Un ulteriore aspetto emerso riguarda la dimensione

culturale dell’azione climatica. L’educazione

e la sensibilizzazione rivestono un

ruolo determinante nella capacità della società

di adattarsi a contesti in rapida evoluzione,

evidenziando l’urgenza di un percorso

educativo comune per le nuove generazioni.

Sebbene però siano stati individuati strumenti

strategici, resta il dubbio sulla loro effettiva

implementazione: le città dispongono

delle risorse necessarie per tradurre questi

55


5

TRANSIZIONE URBANA

piani in azioni concrete?

Gruppo 2: Transizione equa e

bilanciamento delle priorità (coordinato

Silvia Bossi-ENEA, rapporteur: Riccardo

Coletta-APRE)

Il secondo gruppo ha approfondito le sfide

relative all’efficienza energetica negli alloggi

sociali e agli strumenti di finanziamento per

la riqualificazione degli edifici pubblici.

I temi principali discussi includono:

■ divergenza tra sfide locali e globali;

■ equità nella transizione climatica;

■ scambio di conoscenze e networking internazionale.

Particolare attenzione è stata dedicata alla

mobilità sostenibile, esaminata nel contesto

delle città in 15 minuti, e all’uso efficiente delle

risorse naturali. La questione energetica è

emersa come un tema cruciale, con un focus

su produzione, stoccaggio e utilizzo ottimale

dell’energia. Inoltre, il gruppo ha evidenziato

l’interconnessione tra scarsità idrica, sicurezza

alimentare e sostenibilità economica,

sottolineando la necessità di strategie integrate

che non trascurino l’impatto sociale

delle politiche ambientali.

Le esperienze delle nazioni insulari del Pacifico,

che da decenni affrontano criticità legate

alla scarsità d’acqua e alla gestione delle

risorse, sono state indicate come esempio di

buone pratiche da cui trarre insegnamento

per affrontare sfide analoghe in altri contesti.

Un altro punto di discussione ha riguardato

il ruolo della percezione sociale del cambiamento

climatico, in particolare in relazione alle

migrazioni. Si è sottolineata la necessità di politiche

pubbliche che, pur orientate a obiettivi

climatici a lungo termine, siano anche in grado

di rispondere alle esigenze sociali immediate,

riducendo la distanza tra le decisioni politiche

e la percezione dei cittadini.

Tuttavia, è emerso un potenziale conflitto tra

le esigenze locali e gli obiettivi globali: come

bilanciare la necessità di azioni immediate

con una visione di lungo termine? Inoltre, il

gruppo ha sollevato interrogativi sulla percezione

sociale delle politiche climatiche: come

evitare che le misure adottate siano percepite

come imposizioni dall’alto?

Gruppo 3: Innovazione, educazione e

governance dei dati (coordinato Michela

Pirro-ENEA, rapporteur: Andrea Ballarinlibero

professionista)

Il terzo gruppo ha individuato le principali

aree di ricerca che saranno direttamente influenzate

dal cambiamento climatico, tra cui:

■ gestione delle risorse idriche;

■ gestione dei rifiuti;

■ produzione energetica;

■ implicazioni sociali ed economiche.

Tra le possibili soluzioni per affrontare tali sfide,

sono stati evidenziati tre elementi chiave:

1. innovazione tecnologica, con applicazioni

in molteplici settori;

2. educazione e cambiamento comportamentale,

fondamentali per la formazione

delle nuove generazioni;

3. analisi delle conseguenze sociali dello

smart working e dell’isolamento professionale.

La diffusione del lavoro da remoto ha modificato

profondamente le interazioni umane e la

struttura sociale del lavoro, con ripercussioni

sul benessere psicologico e sulla coesione

delle comunità. Una possibile soluzione è il

56


potenziamento delle reti di collaborazione,

includendo il coinvolgimento del terzo settore

e delle organizzazioni no-profit.

Un aspetto fondamentale emerso nel dibattito

è l’importanza dell’accesso ai dati per una

governance efficace. La raccolta e l’analisi di

dati affidabili sono cruciali per supportare il

processo decisionale in ambito urbanistico,

energetico e sociale. Senza strumenti adeguati

di monitoraggio e valutazione, la resilienza

urbana e l’efficacia delle strategie di adattamento

rischiano di risultare compromesse.

Tuttavia, è necessario interrogarsi sul rischio

di una crescente dipendenza dalla tecnologia:

in che modo garantire che le soluzioni digitali

non accentuino le disuguaglianze esistenti?

Conclusioni

L’evento di Roma ha evidenziato che, nonostante

le numerose crisi che le città del

futuro dovranno affrontare, persistono opportunità

per la creazione di spazi urbani più

sostenibili, equi e resilienti. Il futuro delle

città sarà determinato dalle decisioni prese

oggi. Le conclusioni del workshop hanno

messo in luce l’importanza di un approccio

strategico e integrato nel finanziamento dei

progetti di transizione urbana. Attraverso

il confronto tra esperti del settore, rappresentanti

istituzionali e stakeholder locali, è

emerso che la collaborazione tra pubblico e

privato è una delle chiavi fondamentali per

il successo delle iniziative di rigenerazione

urbana e sostenibilità ambientale.

Un elemento cruciale emerso nel dibattito è

stato il ruolo delle politiche di coesione e dei

programmi di finanziamento europei, che

offrono opportunità rilevanti per sostenere

progetti di innovazione urbana. Ciononostante,

è stato sottolineato che l’accesso a

tali fondi richiede un’adeguata preparazione

progettuale e una conoscenza approfondita

dei meccanismi di finanziamento disponibili.

La necessità di rafforzare le competenze

tecniche e amministrative degli attori coinvolti

è stata identificata come un’altra tematica

centrale. In particolare, la capacità di

elaborare proposte progettuali solide, basate

su dati concreti e su un’analisi approfondita

dei bisogni territoriali, si rivela essenziale

per garantire l’efficacia delle iniziative

di transizione urbana.

Inoltre, il workshop ha messo in evidenza il

valore dell’innovazione tecnologica e della

digitalizzazione come strumenti strategici

per ottimizzare le risorse e migliorare l’efficienza

dei processi di finanziamento. L’uso

di piattaforme digitali per la gestione e

il monitoraggio dei progetti potrebbe favorire

una maggiore trasparenza e un migliore

coordinamento tra gli attori coinvolti. È

stato ribadito che il successo delle strategie

di finanziamento per la transizione urbana

dipende dalla capacità di creare sinergie tra

diversi settori e livelli di governance. La costruzione

di reti collaborative e la condivisione

delle migliori pratiche sono strumenti

essenziali per superare le sfide e garantire

un impatto duraturo sul territorio.

Infine, rimane la questione fondamentale

dell’impatto concreto delle iniziative discusse:

le città saranno davvero in grado di

tradurre questi piani in interventi tangibili e

misurabili, o il rischio è quello di rimanere ancorati

a una visione astratta della sostenibilità

urbana?

57


6

6

DOSSIER 2 - 2025

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA

RASSEGNA DEGLI

ABSTRACT PRESENTATI

Paola Clerici Maestosi - Coordinatrice ENEA

della Task Force per l’internazionalizzazione

della Divisione TERIN-ICER

Il capitolo che segue offre una panoramica critica degli abstract presentati nel contesto

del Convegno internazionale Research Alliances for Climate-Neutral, Sustainable and

Equitable Urban Communities. Le sessioni tematiche esplorano le complesse interconnessioni

tra urbanistica sostenibile, giustizia sociale e cambiamento climatico, e come

queste influenzano le politiche di pianificazione urbana e le soluzioni tecnologiche.

L’obiettivo del capitolo è analizzare e sintetizzare i contributi più significativi, evidenziando

come le proposte avanzate rispondano alle sfide attuali delle città contemporanee, e come

possano favorire un futuro urbano equo, resiliente e sostenibile.

In particolare, la sessione Giustizia Sociale, Equità e Partecipazione si distingue per l’esplorazione

delle intersezioni tra pianificazione urbana e tecnologie innovative, mettendo in evidenza

come le politiche partecipative possano contribuire a costruire città più inclusive e

giuste. Allo stesso modo, gli abstract nella sessione Urban Planning e Design per la Sostenibilità

e la Neutralità Climatica delle Città affrontano il tema della pianificazione urbana sostenibile,

con un focus sulla riduzione delle disuguaglianze e l’integrazione della giustizia sociale in

ogni aspetto della progettazione urbana. Gli studi raccolti nella sessione Tecnologie e Innovazione

per la Transizione Urbana presentano soluzioni tecnologiche avanzate, incentrate sulla

mobilità intelligente, la rigenerazione urbana e la sostenibilità energetica, tutte orientate

alla resilienza e alla vivibilità delle città future.

Le sessioni Infrastrutture Resilienti e Soluzioni Nature-Based e Comunità Energetiche e Transizione

Giusta contribuiscono con approcci multidisciplinari, focalizzandosi sulle soluzioni basate

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sulla natura e sulla partecipazione delle comunità locali, in un’ottica di transizione energetica

equa e inclusiva. In generale, gli abstract riflettono la necessità di un cambiamento strutturale,

che non solo affronti la crisi climatica ma garantisca anche un futuro urbano che rispetti

le diversità sociali ed economiche. Il capitolo, quindi, intende offrire una visione completa e

articolata di come le città possano evolversi verso modelli più giusti, sostenibili e resilienti,

facendo leva sull’innovazione tecnologica e sulla partecipazione attiva dei cittadini.

1

GIUSTIZIA SOCIALE, EQUITÀ

E PARTECIPAZIONE

Nel contesto attuale, segnato da politiche di austerità e dall’aggravarsi dei rischi climatici,

il concetto di culture of care emerge come una risposta fondamentale per

una gestione urbana che tenga conto della giustizia sociale e dell’inclusività. Questa sessione

si concentra proprio sull’esplorazione delle modalità attraverso cui le città possono

affrontare le sfide urbane più urgenti, come le disuguaglianze

sociali e le problematiche ambientali, promuovendo

al contempo una partecipazione attiva della comunità.

Il progetto Cool Spaces a Basilea, ad esempio, mette in

luce come la creazione di spazi pubblici accessibili possa

mitigare gli effetti delle ondate di calore, proteggendo

le fasce più vulnerabili della popolazione e dimostrando

il ruolo cruciale delle istituzioni nella promozione della

giustizia sociale tramite la pianificazione urbana. La partecipazione

dei cittadini diventa ancora più evidente nel

progetto Urban ReLeaf, dove la citizen science supporta

la transizione verde nelle città, come Atene, Dundee e

Utrecht. Qui, l’inclusione attiva dei residenti nel monitoraggio ambientale consente di affrontare

le disuguaglianze spaziali e facilita la co-progettazione di soluzioni sostenibili per

adattarsi ai cambiamenti climatici.

Il concetto di “culture of

care ” emerge come una

risposta fondamentale per

una gestione urbana che

tenga conto della giustizia

sociale e dell’inclusività

Un’altra dimensione importante della sessione riguarda la mobilità sostenibile e inclusiva.

Attraverso il progetto Fair Mobility, si esplorano soluzioni per superare le disparità nel

trasporto pubblico in aree periferiche e rurali, evidenziando come modelli più equi possano

migliorare l’accesso ai servizi essenziali, come dimostrato nelle analisi di Ebensee

e Creil. Il tema della giustizia ambientale emerge anche nelle disuguaglianze nell’accesso

agli spazi urbani climatizzati e nella gestione delle isole di calore, con un forte appello a un

59


6

TRANSIZIONE URBANA

approccio partecipativo che promuova l’inclusione nelle decisioni urbanistiche.

L’analisi critica del concetto di smart city solleva interrogativi sul rischio che la transizione

digitale possa accentuare le disuguaglianze sociali, trasformando l’innovazione tecnologica

in un privilegio anziché in uno strumento di equità. In questo contesto, Doughnut Economics

offre una visione alternativa per ripensare la sostenibilità urbana in chiave partecipativa,

come dimostrato dal caso di Budapest, che ha adottato questo approccio per delineare un

modello urbano in cui benessere sociale e limiti ecologici siano armonizzati.

Infine, la sessione si conclude con una riflessione sull’equità nei trasporti attivi, esplorando

come le disuguaglianze di genere e marginalizzazione possano ostacolare l’accesso

alla mobilità sostenibile, come evidenziato nelle analisi delle reti ciclabili e pedonali nel

Regno Unito. Un ulteriore interrogativo che emerge riguarda l’impatto ambientale delle

attività di ricerca, con il progetto KARLA che suggerisce strategie per ridurre le emissioni

senza compromettere la cooperazione scientifica, equilibrando giustizia intergenerazionale

e sostenibilità.

Questa sessione, quindi, si propone di evidenziare come la giustizia sociale, l’equità e la

partecipazione possano essere forze motrici nel plasmare città più inclusive, sostenibili e

resilienti.

Sintesi degli ABSTRACT

La questione dell’istituzionalizzazione nelle culture

della cura urbana e i suoi effetti sulla giustizia sociale:

il caso delle misure di protezione contro i rischi sanitari

legati al clima a Basilea, Svizzera

Autore: Tanja Herdt

Affiliazione: OST, Rapperswil,CH; TU Delft, Delft, NL

Dalla crisi finanziaria del 2008, la politica dell’austerità ha portato a una delega delle responsabilità

per la cura e il benessere sociale, mentre il cambiamento climatico ha aumentato i

rischi per la salute, come l’esposizione al caldo estremo nelle aree urbane. L’articolo esplora

le “culture della cura” nelle città, in particolare con il progetto Cool Space a Basilea, che cerca

di offrire rifugio alle persone vulnerabili durante le ondate di calore. Il progetto, sviluppato

come un Living Lab, analizza la disponibilità di spazi pubblici e le barriere amministrative. La

ricerca utilizza un approccio multimodale, combinando GIS e ricerca qualitativa, per valutare

le necessità e l’efficacia delle misure di protezione. Lo studio confronta anche l’approccio di

Basilea con quello di Vienna, evidenziando come le politiche governative influenzano l’accessibilità

e la sostenibilità dei servizi di cura. Il confronto offre spunti per migliorare la pianificazione

urbana integrando meglio le infrastrutture di cura.

60


Scienza cittadina per le transizioni urbane verdi:

esperienze dalle città di Urban ReLeaf

Autore: Inian Moorthy

Affiliazione: International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA)

Le soluzioni basate sulla natura (NBS) offrono numerosi benefici, come il raffreddamento, la

riduzione dell’inquinamento e il miglioramento della salute mentale, supportando i servizi ecosistemici.

L’UE promuove iniziative come il piano per piantare 3 miliardi di alberi e il Green Deal

europeo per favorire l’adozione delle NBS nelle città. Il progetto Urban ReLeaf collabora con autorità

pubbliche e comunità per sviluppare politiche di infrastrutture verdi, coinvolgendo i cittadini

nella pianificazione degli spazi verdi. Sei città pilota, tra cui Atene, Cascais, Dundee, Mannheim,

Riga e Utrecht, stanno implementando attività di monitoraggio e raccolta dati per migliorare la

resilienza urbana al cambiamento climatico. Queste città dimostrano come l’azione collettiva e

le politiche basate su dati possano rendere gli spazi verdi urbani più sostenibili e inclusivi.

Promuovere una mobilità inclusiva e sostenibile:

approfondimenti dal progetto Fair Mobility

Autori: Kintero Thokora, Juan David Roncolato-Donkor, Tatjana

Affiliazione: Technologie Zentrum Energie (TZE), University of Applied Sciences Landshut

(Germany). Urbasofia SRL, (Romania).

Il progetto Fair Mobility mira a ripensare la pianificazione della mobilità nelle aree periurbane

e rurali, promuovendo città eque, inclusive e climaticamente neutre. Concentrato su Ebensee

(Austria) e Creil (Francia), adotta un approccio femminista e intersezionale per affrontare sfide

come la scarsa connettività e le disuguaglianze di genere. Analizzando politiche come il Green

Deal europeo, il progetto propone concetti innovativi come la “regione dei 30 minuti” per garantire

accesso ai servizi essenziali. Coinvolgendo attori locali, sviluppa soluzioni per le fasce vulnerabili.

Identifica barriere sistemiche come la chiusura di stazioni e la dipendenza da trasporti

inefficienti. Le soluzioni includono il bilancio di genere, la rivitalizzazione dei servizi e la promozione

della mobilità attiva, offrendo modelli scalabili per una mobilità inclusiva e sostenibile.

Giustizia termica in città: affrontare le disuguaglianze legate

al calore attraverso la pianificazione urbana partecipativa

Autore: Zouad Hala

Affiliazione: Gustave Eiffel University in France

Questa ricerca esplora metodologie trasformative per decarbonizzare e migliorare la vivibilità

delle aree informali e post-suburbane in Europa, affrontando le sfide socio-spaziali

61


6

TRANSIZIONE URBANA

e ambientali. Basandosi sull’”urbanismo entropico”, il progetto propone nuovi modelli di

pianificazione urbana resilienti e adattabili. La metodologia include analisi del contesto,

co-progettazione con le comunità, sperimentazioni pilota e valutazione dell’impatto. Integra

innovazione digitale, governance partecipativa e sistemi energetici rinnovabili, con

un focus sulla mobilità sostenibile. Utilizzando strumenti partecipativi come simulazioni e

Photovoice, il progetto coinvolge il pubblico nei processi decisionali. Gli obiettivi includono

la progettazione di spazi intelligenti, l’integrazione della mobilità elettrica e la gestione

dinamica degli spazi. I risultati attesi sono quadri normativi, toolkit per il coinvolgimento

degli stakeholder e moduli di formazione. L’impatto previsto include miglioramento della

salute pubblica, riduzione dell’inquinamento e modelli scalabili per la trasformazione urbana

periurbana.

Smart city ed equità sociale: un dilemma

Autore: Melissa Sessa

Affiliazione: CNR - IRPI

Le smart cities, grazie alle tecnologie digitali e all’automazione dei servizi pubblici, promettono

efficienza e sostenibilità ambientale e sociale. Tuttavia, sorgono dubbi sulla loro capacità

di garantire equità sociale. Questa ricerca esplora se le smart cities siano davvero inclusive

o se necessitino di politiche specifiche per garantire l’uguaglianza di accesso ai diritti e

alle opportunità. L’accesso disomogeneo alle competenze digitali esclude fasce vulnerabili,

come anziani e persone a basso reddito, dai benefici delle innovazioni urbane. Inoltre, la

gentrificazione digitale e gli investimenti in smart grids potrebbero avvantaggiare alcuni

quartieri a scapito di altri. La corsa all’efficienza rischia di trascurare le cause strutturali

delle disuguaglianze e dell’inquinamento. La vera sfida delle smart cities è garantire che le

innovazioni siano accessibili a tutti, migliorando la qualità della vita senza esclusioni.

L’economia della ciambella come strumento di governance

partecipativa per città sostenibili e climaticamente neutrali:

il caso del Budapest Degrowth Doughnut

Autore: Gabriella Kiss

Affiliazione: Corvinus University of Budapest

Per promuovere modelli di governance partecipativa nelle città europee, è essenziale sviluppare

una visione condivisa di uno spazio urbano “sicuro e giusto” che rispetti i limiti planetari.

Gli economisti ecologici criticano la logica della crescita illimitata, sottolineando come

il sistema economico attuale contribuisca alla crisi ambientale e comprometta il benessere

umano. Il modello della Doughnut Economics di Kate Raworth offre un’alternativa, definen-

62


do un equilibrio tra il benessere sociale e i limiti ecologici. La variante Degrowth Doughnut

consente alle comunità locali di definire priorità basate su esigenze specifiche. La ricerca si

concentra sul Budapest Degrowth Doughnut, sviluppato attraverso un processo partecipativo

con attori locali, che ha fornito al Consiglio Comunale una prospettiva innovativa per

definire la strategia climatica e i piani per una Budapest climaticamente neutra.

Il ricercatore itinerante sulla sostenibilità urbana:

affrontare un tema controverso

Autori: Pia Laborgne, Marius Albiez, Markus Szaguhn

Affiliazione: Karlsruhe Institute of Technology

Il business travel accademico è cruciale per la produzione di conoscenza scientifica, ma

contribuisce significativamente alle emissioni di gas serra. Nel 2019, l’ETH Zurich ha stimato

che il 50% delle sue emissioni totali fosse dovuto ai viaggi accademici. La mobilità è

parte integrante della cultura accademica e della cooperazione internazionale, ma questa

doppia natura genera tensioni nel dibattito sulla sostenibilità. La ricerca, condotta nel Karlsruhe

Real-world Lab for Sustainable Climate Protection (KARLA), ha esplorato strategie di

viaggio a basso impatto attraverso workshop e calcoli sulle emissioni. Un problema chiave

riguarda le preoccupazioni dei giovani ricercatori, che temono svantaggi nella carriera a

causa della riduzione dei viaggi. Gli autori propongono un approccio che integra la giustizia

intra- e intergenerazionale, identifica conflitti tra esigenze accademiche e sostenibilità

e sviluppa soluzioni personalizzate per bilanciare mobilità scientifica e riduzione delle

emissioni.

Equità e mobilità attiva: il genere e oltre

Autore: Rachel Aldred

Affiliazione: University of Westminster

Questa ricerca analizza le disuguaglianze nell’accesso e nell’esperienza della mobilità attiva,

come camminare e andare in bicicletta, con un focus sul Regno Unito, ma anche con

riferimenti a altri contesti. L’analisi esplora disparità di genere e altre forme di marginalizzazione

intersezionale, spesso meno studiate. Un tema centrale riguarda il divario

nell’accesso alle infrastrutture per la mobilità attiva, come le reti ciclabili nelle aree urbane

svantaggiate. Inoltre, si indaga l’equità esperienziale, considerando come la marginalizzazione

della mobilità attiva sia legata a altre forme di esclusione sociale. L’obiettivo è

fornire strumenti per promuovere politiche urbane inclusive, garantendo che la mobilità

attiva sia accessibile e sicura per tutti i gruppi sociali, indipendentemente da genere, reddito

o altre vulnerabilità.

63


6

TRANSIZIONE URBANA

Ripensare le città: tra sostenibilità,

equità e innovazione

Le città di oggi sono al centro di grandi

trasformazioni: dal cambiamento climatico

alle disuguaglianze sociali, dalla mobilità

sostenibile all’uso delle tecnologie per

migliorare la qualità della vita. Come

possiamo garantire che queste transizioni

siano davvero inclusive? Quali strumenti

abbiamo per affrontare le sfide urbane

senza lasciare indietro nessuno? Questo

volume raccoglie una serie di studi innovativi

che esplorano il futuro delle città attraverso

molteplici prospettive: dalla giustizia

termica e le infrastrutture verdi, alla mobilità

sostenibile e alla governance partecipativa.

Ogni ricerca affronta un aspetto cruciale

della sostenibilità urbana, evidenziando

come politiche locali, tecnologie e

partecipazione cittadina possano modellare

spazi più vivibili, equi e resilienti.

■ Cure urbane e giustizia sociale

Il progetto Cool Spaces a Basilea dimostra

come la pianificazione possa proteggere

le persone vulnerabili dai rischi climatici,

confrontando le politiche svizzere e

austriache.

■ Scienza cittadina e verde urbano

Il progetto Urban ReLeaf mostra come

sei città europee stiano utilizzando dati e

partecipazione pubblica per rendere gli spazi

verdi più inclusivi e resilienti.

■ Mobilità per tutti

Il progetto Fair Mobility analizza le

disuguaglianze nei trasporti in aree rurali

e periurbane, proponendo strategie per

garantire accesso equo ai servizi essenziali.

■ Giustizia termica

Strategie partecipative e digitali vengono

integrate nella pianificazione urbana per

affrontare le disuguaglianze legate al

calore estremo, soprattutto nelle periferie

vulnerabili.

■ Smart cities: promessa o rischio?

L’innovazione digitale è davvero accessibile

a tutti? La ricerca esplora le sfide dell’equità

sociale nelle città intelligenti.

■ L’economia della ciambella

Il caso di Budapest mostra come modelli

economici alternativi possano guidare città

sostenibili e climaticamente neutre.

■ Mobilità accademica e sostenibilità

Come possono i viaggi scientifici ridurre

l’impatto ambientale senza compromettere

la collaborazione internazionale?

■ Equità e mobilità attiva

Uno sguardo alle disuguaglianze di genere

e intersezionali nell’accesso a trasporti

sostenibili come il ciclismo e il camminare.

Ogni contributo offre un punto di vista

unico, ma tutti convergono su un messaggio

chiave: la sostenibilità urbana non è solo

una questione tecnologica, ma anche un

impegno politico e sociale. Ripensare le città

significa creare spazi più giusti, inclusivi e

capaci di rispondere alle sfide del futuro con

soluzioni trasformative.

Quale sarà il prossimo passo

per le città sostenibili?

64


2

URBAN PLANNING E DESIGN

PER LA SOSTENIBILITÀ E LA NEUTRALITÀ

CLIMATICA DELLE CITTÀ

La pianificazione urbana e il design sostenibile sono temi cruciali nella lotta contro il

cambiamento climatico e per la costruzione di città più resilienti e inclusive. La sessione

Urban Planning e Design per la Sostenibilità e la Neutralità Climatica delle Città offre una

panoramica delle pratiche emergenti nella pianificazione urbana, con un’attenzione specifica

sull’importanza di strategie inclusive che rispondano

concretamente alle sfide globali del cambiamento climatico.

Un approccio sistemico che coinvolga direttamente le

comunità locali e promuova la giustizia ambientale è essenziale

per garantire che la sostenibilità diventi una realtà

per tutti, senza escludere i gruppi più vulnerabili.

Tra le tematiche esplorate, una delle più urgenti riguarda

il fenomeno delle ondate di calore, che non solo ha un impatto

fisico, ma accentua le disuguaglianze sociali esistenti

nelle città. In questo contesto, l’adozione di soluzioni innovative,

come la mappatura partecipativa delle zone più

vulnerabili, diventa fondamentale per rendere la città più

Un altro tema di rilievo

è l’integrazione della

resilienza climatica nella

pianificazione urbana, con

l’obiettivo di raggiungere la

neutralità carbonica

resiliente e giusta. L’approccio alla pianificazione urbana deve, infatti, considerare il raffreddamento

urbano non solo come una risposta ai cambiamenti climatici, ma come un bene

pubblico e un diritto fondamentale per tutti i cittadini.

Un altro tema di rilievo è l’integrazione della resilienza climatica nella pianificazione urbana,

con l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica e migliorare il benessere delle persone

e dell’ambiente. La progettazione urbana deve essere multidisciplinare, cercando di creare

soluzioni concrete e innovative che rispondano alle esigenze delle città e dei territori, coinvolgendo

attivamente le comunità locali e tutti gli attori sociali. Questo approccio permette

di attuare cambiamenti trasformativi e sistemici che vadano oltre le politiche tradizionali,

abbracciando la co-creazione di soluzioni che contribuiscano alla decarbonizzazione e all’adattamento

climatico.

Inoltre, la mobilità sostenibile e inclusiva gioca un ruolo fondamentale nella transizione verso

città più sostenibili. La pianificazione urbana deve affrontare le barriere storiche e istituzionali

che ostacolano la diffusione di politiche di mobilità sostenibile, promuovendo soluzioni

che migliorino l’accessibilità per tutti, comprese le aree più periferiche. L’integrazione

di tecnologie innovative e approcci partecipativi è cruciale per superare le disuguaglianze

esistenti e creare sistemi di trasporto meno impattanti sul clima e più equi socialmente.

65


6

TRANSIZIONE URBANA

Al contempo, la sostenibilità urbana si estende anche al turismo, che deve essere ripensato

per contrastare fenomeni come il sovraffollamento e la gentrificazione. Le città possono

diventare spazi più inclusivi e coesi, dove le iniziative culturali e artistiche contribuiscono

non solo a migliorare l’esperienza turistica, ma anche a rafforzare il legame tra i residenti e

il loro territorio. La sostenibilità, quindi, non riguarda solo gli aspetti ambientali, ma anche la

qualità della vita e il benessere sociale.

La partecipazione delle comunità locali nella pianificazione è un tema ricorrente nelle pratiche

di transizione verso città climaticamente neutrali. I progetti che promuovono la collaborazione

tra diversi attori locali e regionali sono fondamentali per affrontare le sfide legate

al cambiamento climatico, integrando soluzioni verdi e sistemi di mobilità che possano

ridurre le emissioni di gas serra e migliorare la qualità della vita nelle città.La sostenibilità

delle piccole città e dei centri rurali è un altro aspetto che sta guadagnando attenzione, in

quanto queste aree, spesso escluse dalle grandi politiche di decarbonizzazione, giocano un

ruolo cruciale nella transizione energetica. L’adozione di pratiche di sostenibilità energetica

in queste zone è essenziale per creare un modello integrato di sviluppo urbano che possa

essere replicato a livello globale.

Infine, la pianificazione urbana sostenibile deve tenere conto della diversità culturale e spaziale,

riconoscendo che ogni territorio ha specificità uniche che vanno rispettate e valorizzate. Le

iniziative artistiche e culturali possono essere una risorsa potente per promuovere una transizione

climatica che rispetti e rafforzi l’identità locale, creando un equilibrio tra innovazione

e tradizione.

Questa sessione si propone quindi di offrire una riflessione complessa e multidisciplinare sulla

pianificazione urbana come strumento fondamentale per affrontare le sfide del cambiamento

climatico, attraverso soluzioni che siano ecologiche, sociali ed economicamente inclusive, in

grado di costruire città più giuste, sostenibili e resilienti.

Sintesi degli ABSTRACT

Urbanismo Entropico:

strategie Trasformative per lo Sviluppo Climaticamente Neutro

e Sostenibile nelle Aree Informali e Post-Suburbane

Autori: Claudia Ribeiro Pereira Nunes, Carlos Alberto Almeida Marques, Pedro Diaz Peralta, and

Mayra Carolina Cambero Álvarez

Affiliazione: Universidad Complutense de Madrid, Universidade de Lisboa, Universidad

Complutense de Madrid, e Universidad Complutense de Madrid.

Il calore urbano non è solo un fenomeno fisico, ma anche una questione sociale che riflette e

aggrava le disuguaglianze all’interno delle comunità. La distribuzione disomogenea delle risorse

66


per il raffreddamento, come gli spazi verdi e le aree ombreggiate, evidenzia le disparità nella pianificazione

urbana. Le popolazioni vulnerabili, come anziani e gruppi a basso reddito, affrontano

rischi sanitari sproporzionati durante gli eventi di calore. Storiche pratiche di zonizzazione hanno

ulteriormente radicato queste disuguaglianze. Le thermal walks, approcci partecipativi che coinvolgono

i residenti nella mappatura delle zone di disagio termico, promuovono il dialogo e l’inclusività.

Questi metodi aiutano a identificare hotspot trascurati e amplificano le voci emarginate.

Trattare il calore come un bene pubblico implica considerarlo un diritto urbano fondamentale,

promuovendo la distribuzione equa delle infrastrutture verdi e dei centri di raffreddamento. Così

facendo, la pianificazione urbana può diventare più equa e resiliente.

Pianificazione, progettazione urbana e architettura

per l’azione climatica: risultati dal terzo rapporto

di valutazione UCCRN sul cambiamento climatico e le città

Autori: Mattia Federico Leone, Cristina Visconti

Affiliazione: Università di Napoli Federico II, Urban Climate Change Research Network

European Hub

Integrare i principi di sviluppo resiliente ai cambiamenti climatici nella pianificazione urbana

significa progettare città che contribuiscano simultaneamente alla neutralità carbonica, all’adattamento

climatico e al benessere delle persone e dell’ambiente. Pianificatori, progettisti e

architetti devono colmare il divario tra ricerca e pratica, sviluppando nuovi metodi su diverse

scale spaziali per allinearsi agli obiettivi globali. Per ottenere cambiamenti sistemici, è necessario

un approccio innovativo che coinvolga attivamente le comunità urbane e i portatori

di interesse nella co-creazione e co-valutazione di soluzioni. I risultati del gruppo di lavoro

“Pianificazione, Progettazione Urbana e Architettura per l’Azione Climatica” anticipano un dialogo

multidisciplinare per la decarbonizzazione e l’adattamento, applicato a città come Rio de

Janeiro, Napoli e Salonicco. Questo approccio propone un rafforzamento delle capacità istituzionali

e private, mirando a cambiamenti trasformativi per un futuro più sostenibile.

Verso città climaticamente neutre: osservazioni da un decennio

di pianificazione della mobilità urbana sostenibile nelle città ceche

Autori: Radomíra Jordová e Hana Brůhová-Foltýnová

Affiliazione: Università Jan Evangelista Purkyně in Ústí nad Labem, Repubblica Ceca

La mobilità urbana rappresenta una sfida cruciale per la neutralità climatica e la qualità della

vita nelle città. Il Green Deal Europeo stabilisce l’obiettivo di ridurre del 90% le emissioni di

gas serra dai trasporti entro il 2050, richiedendo approcci integrati e adattativi nella pianificazione

della mobilità. I Piani di Mobilità Urbana Sostenibile (PUMS) sono diventati uno

67


6

TRANSIZIONE URBANA

strumento chiave per affrontare le dimensioni ambientali, spaziali e sociali dei trasporti,

guadagnando attenzione in tutta l’UE. Tuttavia, le città dell’Europa Centrale e Orientale (CEE)

si trovano ad affrontare barriere legate a esperienze limitate nella pianificazione partecipativa

e nella gestione del coinvolgimento dei portatori di interesse, complicate dalle eredità

istituzionali post-comuniste. Questo studio esplora l’evoluzione dei PUMS nelle città ceche,

che, seppur con sfide, hanno iniziato a integrare la sostenibilità nei trasporti urbani. Utilizzando

il metodo Delphi, il lavoro analizza esperienze e successi in 35 città, mettendo in

evidenza progressi nella promozione della mobilità condivisa e nell’adozione di tecnologie

innovative. Tuttavia, emergono anche lacune nei processi PUMS, come la capacità di valutazione

a lungo termine e la coordinazione tra i portatori di interesse. Le raccomandazioni

finali mirano a rafforzare i quadri istituzionali e a migliorare i supporti nazionali per ottimizzare

i futuri sviluppi dei PUMS.

Ospitalità trasformativa per il turismo urbano

sostenibile e inclusivo

Autori: Marcella De Martino, Eirini Alexioy, Francesca Nicolais, Valentina Apicerni

Affiliazione: CNR-IMAA; Urban Dig project; UNISOB; CNR-ISPC

Lo studio esplora il concetto di ospitalità trasformativa come risposta alle sfide del sovraffollamento

turistico e della gentrificazione nelle città storiche. Analizzando interventi comunitari

e artistici, la ricerca propone approcci alternativi allo sviluppo urbano che mettono

al centro l’impegno della comunità, la diversità culturale e la resilienza sociale. Con due casi

studio - AltoFest a Napoli e il Dourgouti Island Hotel ad Atene - lo studio indaga come i residenti

locali possano fungere da agenti di cambiamento attraverso pratiche partecipative. La

metodologia qualitativa, che include interviste semi-strutturate, esplora le interazioni tra

gli interventi culturali e la resilienza urbana. I risultati mostrano che l’ospitalità trasformativa

rafforza la coesione sociale, favorendo connessioni tra residenti e visitatori, mitigando gli

effetti della gentrificazione. Queste iniziative contribuiscono alla creazione di spazi urbani

inclusivi che rispecchiano i principi del turismo sostenibile. La ricerca propone un modello

di turismo che privilegia il benessere della comunità, offrendo spunti utili per urbanisti e

professionisti culturali impegnati a rendere le città più sostenibili.

Pianificazione spaziale integrata per città climaticamente neutre,

sostenibili ed eque: la metodologia del progetto LIFE IN-PLAN

Autori: Fabrizia Salvi, Marco Slavich

Affiliazione: AREA Science Park

Le città faticano a diventare più vivibili e sostenibili, mentre l’UE stabilisce obiettivi am-

68


biziosi di neutralità carbonica. Tuttavia, la mentalità dei silos nel governo urbano e nella

pianificazione frena una gestione efficace. Il progetto LIFE IN-PLAN promuove un approccio

integrato, combinando politiche e pratiche per facilitare la transizione verso città climaticamente

neutre. Sviluppa una metodologia innovativa di pianificazione spaziale per ridurre le

emissioni di gas serra e migliorare la qualità della vita urbana, promuovendo una gestione

strategica e partecipativa. Le città pilota di Trieste, Maribor e Novi Sad testano strategie di

pianificazione integrata per affrontare il cambiamento climatico, includendo tutte le componenti

urbane, come infrastrutture verdi e sistemi di mobilità.

Stato della pianificazione locale del clima e dell’energia

in 6 piccole e rurali città europee:

risultati preliminari del progetto LIFE LOCAL GoGREEN

Autore: Luigi Santopietro

Affiliazione: Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Metodologie per l’Analisi

Ambientale (CNR-IMAA)

Le piccole città e i paesi rurali svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo territoriale equilibrato

e nel raggiungimento degli obiettivi comuni europei. Tuttavia, queste realtà affrontano

numerosi problemi legati a tendenze demografiche, sociali, economiche e ambientali, necessitando

di un forte supporto per la decarbonizzazione. Il progetto LIFE22-CET LOCAL GoGREEN

mira ad accelerare la transizione verso l’energia pulita in 6 piccole comunità in Europa. Questo

studio condivide i risultati preliminari di queste città in Bulgaria, Croazia, Slovenia, Italia,

Germania e Spagna, inclusi rapporti di autovalutazione, mappatura dei piani e programmi

energetici, e identificazione degli ostacoli per una corretta implementazione. I prossimi passi

riguarderanno l’analisi delle lacune e la formulazione di raccomandazioni politiche.

Come la Pianificazione Urbana può ridurre il consumo di energia:

una revisione della letteratura

Autore: Rasmus Nedergård Steffansen

Affiliazione: Università di Aalborg

Questo studio esplora come la pianificazione urbana può contribuire alla riduzione del

consumo energetico e della domanda futura di energia, soprattutto nel contesto dei Positive

Energy Districts (PEDs). Viene messo in evidenza l’obiettivo del Green Deal dell’UE

per 100 città climaticamente neutrali entro il 2050 e viene esaminata la letteratura sui

sistemi energetici urbani. L’articolo delinea dieci “comandamenti” per una pianificazione

urbana sostenibile, concentrandosi sul ruolo della pianificazione nella riduzione della

domanda energetica, nell’ottimizzazione dei sistemi energetici locali e nell’integrazione

69


6

TRANSIZIONE URBANA

delle fonti rinnovabili. L’obiettivo è promuovere una comprensione più profonda di come

la pianificazione urbana possa contribuire a raggiungere la neutralità climatica tramite la

riduzione dell’energia.

Integrazione delle qualità culturali e spaziali nel processo

decisionali: verso la trasformazione sostenibile dell’area

del lungomare Sørsida ad Ålesund

Autore: Francesco Camilli

Affiliazione: Indipendente (NTNU)

Questo contributo discute come il comune di Ålesund, in Norvegia, abbia integrato le qualità

culturali e spaziali nel processo decisionale per promuovere una trasformazione urbana

sostenibile. Concentrandosi sull’area del lungomare Sørsida, la città ha utilizzato iniziative

artistiche e culturali per coinvolgere il pubblico nello sviluppo a lungo termine dell’area. Il

progetto, supportato dal progetto Re-Value, ha coinvolto workshop multidisciplinari per riflettere

sui valori culturali e spaziali del sito. Lo studio analizza questi processi e il loro ruolo

nel favorire la trasformazione climatica neutrale di Ålesund.

Pianificazione per città inclusive ed equitative:

ripensare la mobilità e la partecipazione

Autore: Francesco Scorza

Affiliazione: Università della Basilicata

Questo lavoro discute come la pianificazione urbana possa affrontare il cambiamento climatico,

lo sviluppo urbano e le disparità sociali. Si concentra sulla mobilità sostenibile

come strumento per promuovere l’equità nella pianificazione urbana, esaminando come

le infrastrutture ciclabili e pedonali possano ridurre le disuguaglianze. Lo studio utilizza

le infrastrutture ciclabili di Potenza come caso di studio e le confronta con altri esempi

europei. Inoltre, esplora i quadri di governance partecipativa, sottolineando la necessità

di processi di pianificazione inclusivi che responsabilizzino le comunità. L’articolo fornisce

un insieme completo di raccomandazioni per creare città più eque, accessibili e centrato

sulle persone.

70


Città in Transizione: Strategie Innovative per la

Neutralità Climatica e l’Inclusione Urbana

Le città di oggi si trovano ad affrontare

sfide senza precedenti: dal cambiamento

climatico alle disuguaglianze sociali, dalla

gestione delle risorse all’innovazione

sostenibile. Questa raccolta di ricerche

approfondisce come l’urbanistica, la

pianificazione e la governance possano

guidare trasformazioni radicali per rendere

le città più vivibili, resilienti ed eque.

■ Urbanismo entropico e giustizia climatica

L’accesso diseguale a spazi verdi e

infrastrutture di raffreddamento accentua

le disuguaglianze urbane. Attraverso le

thermal walks, si propone un modello di

pianificazione partecipativa per affrontare il

calore urbano come una questione di diritto

pubblico.

■ Progettazione urbana per l’azione climatica

Un’analisi esplora come architetti e urbanisti

possano integrare neutralità carbonica e

benessere sociale, con esempi da diverse

città del mondo.

■ Mobilità sostenibile nell’Europa Centrale

Una ricerca esamina il decennio di

implementazione dei Piani di Mobilità

Urbana Sostenibile nelle città ceche,

evidenziando progressi e sfide nel contesto

post-comunista.

■ Turismo urbano e ospitalità trasformativa

Uno studio analizza come iniziative culturali

possano contrastare gli effetti della

gentrificazione e rafforzare la coesione

sociale.

■ Pianificazione spaziale integrata

Un progetto propone un nuovo modello per

superare la frammentazione istituzionale

nella transizione verso città climaticamente

neutrali.

■ Decarbonizzazione delle piccole città

Un’analisi presenta le prime evidenze di un

progetto europeo che supporta sei comunità

rurali nella transizione energetica.

■ Pianificazione urbana ed efficienza

energetica

Vengono esplorate dieci strategie chiave

per ridurre il consumo energetico urbano e

raggiungere la neutralità climatica.

■ Cultura e spazio pubblico per la

rigenerazione urbana

Un caso studio analizza il lungomare di una

città norvegese, dove iniziative artistiche

hanno favorito un processo decisionale

inclusivo e sostenibile.

■ Mobilità equa e governance partecipativa

Viene proposto un modello di pianificazione

che mette al centro la giustizia sociale,

studiando infrastrutture ciclabili e processi

di partecipazione dal basso.

Ogni contributo evidenzia come la

sostenibilità urbana non sia solo una

questione tecnica, ma anche un percorso

sociale e politico. Ripensare le città significa

costruire un futuro più equo, resiliente e

sostenibile.

Quali saranno le prossime

trasformazioni urbane?

71


3

6

TRANSIZIONE URBANA

TECNOLOGIE ED INNOVAZIONE

PER LA TRANSIZIONE URBANA

72

Le tecnologie emergenti e l’innovazione svolgono un ruolo fondamentale nella trasformazione

delle città, portando soluzioni concrete per affrontare le sfide legate alla sostenibilità

e alla neutralità climatica. La sessione Tecnologie ed Innovazione per la Transizione Urbana

esplora una vasta gamma di approcci tecnologici che stanno rivoluzionando la pianificazione

e la gestione delle città, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita, ridurre l’impatto ambientale

e costruire comunità più resilienti.

Uno degli aspetti centrali di questa sessione è la mobilità urbana intelligente, in particolare il

potenziale dei veicoli autonomi e delle infrastrutture stradali intelligenti. Queste tecnologie

promettono di trasformare il panorama dei trasporti, ma la loro integrazione nelle città esistenti

comporta sfide complesse, come la coesistenza sicura tra veicoli autonomi e tradizionali.

La progettazione di soluzioni innovative per la gestione di queste nuove tecnologie nei

contesti urbani è cruciale per garantire un’adozione sicura ed efficace.

Parallelamente, l’uso delle tecnologie digitali avanzate, come i modelli 3D e i Digital Twin, sta

rivoluzionando la pianificazione urbana, permettendo una gestione più efficiente delle risorse

e delle infrastrutture. I modelli digitali forniscono una visione dettagliata delle città e dei loro

distretti, facilitando l’analisi delle opportunità di sviluppo

sostenibile e l’ottimizzazione dei consumi energetici. Questi

strumenti offrono anche il potenziale per creare città più

efficienti e meglio preparate ad affrontare le sfide del cambiamento

climatico.

La tecnologia può anche svolgere un ruolo determinante

nella resilienza delle comunità più vulnerabili. Progetti che

integrano sensori IoT, reti in fibra ottica e intelligenza artificiale

stanno rendendo possibile la creazione di soluzioni su

misura per contesti specifici, come i villaggi colpiti da disastri

naturali. In questo scenario, le città diventano veri e propri

“laboratori viventi”, dove le tecnologie vengono testate

e adattate per migliorare la qualità della vita e facilitare la

transizione verso un modello energetico sostenibile.

Oltre agli approcci tecnologici pratici, questa sessione esplora anche movimenti culturali e filosofici

che stanno guidando la transizione urbana verso un futuro più giusto e sostenibile. Il

movimento Solarpunk, ad esempio, propone una visione alternativa di progresso, che enfatizza

l’armonia tra tecnologia e natura e promuove un futuro inclusivo e ecologista. Tale prospettiva

Uno degli aspetti centrali

è la mobilità urbana

intelligente, in particolare

il potenziale dei veicoli

autonomi e delle

infrastrutture stradali

intelligenti


invita a ripensare il nostro modello di sviluppo e a immaginare un mondo in cui la tecnologia non

è al servizio del capitalismo, ma contribuisce a risolvere le disuguaglianze globali.

Inoltre, l’innovazione tecnologica non riguarda solo le infrastrutture fisiche, ma anche la governance

urbana. L’uso dell’intelligenza artificiale per migliorare la resilienza delle città, analizzando

le reti sociali, economiche e istituzionali, è un approccio promettente per costruire

città capaci di affrontare le sfide globali, come il cambiamento climatico e le crisi economiche.

La collaborazione tra istituzioni, cittadini e industrie è essenziale per garantire che le soluzioni

tecnologiche siano efficaci, inclusivi e adattabili alle necessità locali.

Infine, la ricerca collaborativa e le sinergie internazionali sono fondamentali per accelerare la

diffusione delle soluzioni sostenibili. Programmi di ricerca come l’EERA JP-SC supportano la

transizione verso città intelligenti e climaticamente neutrali, promuovendo l’innovazione in

settori chiave come l’efficienza energetica, la resilienza climatica e le energie rinnovabili. Un

approccio congiunto tra ricerca, politica e industria è essenziale per creare città che siano non

solo sostenibili ma anche giuste e inclusive, pronte ad affrontare le sfide del futuro.

Questa sessione, quindi, offre una panoramica affascinante delle tecnologie e delle innovazioni

che stanno definendo la transizione urbana, dimostrando come le soluzioni tecnologiche

possano essere integrate nelle città per creare un futuro più sostenibile e resiliente per tutti.

Sintesi degli ABSTRACT

Esplorare il ruolo delle tecnologie nel processo

di transizione urbana sostenibile

Autore: Fotini Kehagia , Apostolos Anagnostopoulos

Affiliazione: Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università Aristotele di Salonicco

La mobilità intelligente è una componente cruciale nello sviluppo delle smart city, creando reti

di trasporto avanzate che integrano soluzioni tecnologiche e di mobilità. Si tratta di un concetto

che implica la riprogettazione delle infrastrutture per rispondere alle necessità della vita

urbana moderna e alle esigenze aziendali. Recentemente, l’adozione dei Sistemi di Trasporto

Intelligente (ITS) è aumentata, mostrando il potenziale delle tecnologie di guida automatica.

La mobilità automatizzata, destinata a dominare nei prossimi decenni, porterà a una trasformazione

radicale del panorama della mobilità. Tuttavia, la fase transitoria, caratterizzata dalla

coesistenza tra veicoli autonomi e convenzionali, presenta sfide significative, incluse interazioni

complesse e potenzialmente pericolose. Il progetto STREET21 si concentra su queste

problematiche, esplorando soluzioni innovative per riprogettare gli incroci urbani, affrontando

le lacune nella comprensione del comportamento dei veicoli autonomi e le implicazioni per le

infrastrutture stradali.

73


6

TRANSIZIONE URBANA

Gemello Digitale Urbano a supporto dell’implementazione di

distretti a energia positiva (PED)

Autori: Valerio Palma, Paolo Civiero, Paola Marrone, Francesco Guarino

Affiliazione: Università RomaTre

Questo lavoro presenta gli ultimi risultati ottenuti nel progetto di ricerca Rome Technopole,

volto a supportare il processo decisionale nella rigenerazione urbana, sia a livello edilizio

che urbano. Il contributo riguarda l’efficienza energetica e la costruzione di una base di

dati geospaziali per implementare distretti a energia positiva (PED) e la ristrutturazione

su larga scala, utilizzando lo standard CityGML. L’obiettivo è garantire la visualizzazione e

l’interoperabilità con i sistemi GIS e creare modelli 3D urbani per l’analisi e la generazione

di scenari di sviluppo. Una metodologia cognitiva è stata adottata per digitalizzare il distretto

di Valco S. Paolo e creare un Digital Twin, replicabile in altre aree.

Sniper-Tech per l’innovazione urbana su misura:

Pitigliano come un laboratorio Open Blue-Sky

Autori: Francesca Parasecolo, Nicoletta Gozo, Sonia Giovinazzi

Affiliazione: Open Fiber

Raggiungere comunità climaticamente neutre, sostenibili ed equitative richiede soluzioni

innovative per le sfide uniche di aree urbane e rurali. Il progetto Borgo del Futuro, sviluppato

da ENEA, Open Fiber, INGV e il Comune di Pitigliano, introduce Sniper-Tech, un

framework mirato che trasforma i villaggi storici in comunità sostenibili, resilienti ai cambiamenti

climatici e inclusive. Questo approccio sviluppa metodologie standardizzate per

innovazioni su misura, integrando reti in fibra ottica, sensori IoT e analisi basate su intelligenza

artificiale. Sniper-Tech si concentra su gruppi vulnerabili e aree soggette a rischi

naturali, inclusi i cambiamenti climatici. Il laboratorio Open Blue-Sky di Pitigliano funge da

prova di concetto per dimostrare l’efficacia di queste soluzioni.

SOLARPUNK è la poetica del futuro

Autore: Franco Ricciardiello

Affiliazione: Solarpunk Italia

Solarpunk Italia è un collettivo di attivisti appassionati di arte e letteratura, parte del movimento

internazionale Solarpunk, nato come alternativa sostenibile al modello capitalista

che causa la catastrofe climatica. Il nostro impegno si concentra sulla letteratura

Solarpunk, una forma di fantascienza che si oppone alla distopia, sfidando la visione di

un futuro senza alternative al capitalismo. Solarpunk immagina un futuro anti-capitalista,

74


ecologista, inclusivo e giusto. Si ribella alla narrativa pessimistica, agendo per creare un

mondo migliore, come una vera e propria poetica del futuro.

Avanzare la resilienza urbana attraverso la Network Science e l’AI:

un framework scalabile per città climaticamente neutrali ed eque

Autore: Amir Albadvi

Affiliazione: Urban Resilience and Sustainability Alliance (URSA), University Canada West,

Vancouver, Canada

Mentre le infrastrutture sono fondamentali per la neutralità climatica e la sostenibilità

urbana, la collaborazione istituzionale e la governance sono altrettanto cruciali per affrontare

shock climatici, economici e sociali. L’Urban Resilience and Sustainability Alliance

(URSA) propone un framework di valutazione basato su reti, utilizzando Parenclitic Network

Analysis (PNA), AI e modellazione scenaristica, con l’Enhanced Urban System Abstraction

Hierarchy (USAH) per analizzare la resilienza urbana. Presentiamo un approccio scalabile

per confrontare la resilienza delle città, che aiuta i responsabili politici a identificare vulnerabilità

e interdipendenze, e a progettare strategie di governance adattiva.

Alleanze di ricerca per città sostenibili e intelligenti:

sbloccare sinergie per l’innovazione e l’impatto

Autori: Paola Clerici Maestosi, Sonia Giovinazzi

Affiliazione: ENEA

La transizione verso comunità urbane climaticamente neutre, sostenibili ed eque richiede

sforzi coordinati di ricerca e innovazione tra discipline, settori e livelli di governance. Il

programma congiunto EERA JP-SC (European Energy Research Alliance Joint Programme on

Smart Cities) ha il potenziale per svolgere un ruolo cruciale in questa transizione. Mentre

l’EERA JP-SC è in fase di sviluppo di un’agenda strategica di ricerca e innovazione (SRIA),

questa presentazione fornirà una panoramica della sua visione emergente, delle priorità

tematiche e delle direzioni di ricerca proposte. Queste priorità includono un forte focus

sull’efficienza energetica, la digitalizzazione e la resilienza, insieme a temi innovativi come:

la sostenibilità climatica e ambientale e la resilienza delle città; la resilienza energetica

tramite fonti diversificate, tra cui l’idroelettrico; la bioenergia e la circolarità nell’energia; i

sistemi energetici decentralizzati, con le città che fungono da nodi principali in reti.

75


6

TRANSIZIONE URBANA

Esplorare il ruolo delle tecnologie nel processo

di transizione urbana sostenibile

La mobilità intelligente è la spina dorsale

delle smart cities, ridefinendo il modo in cui

le persone si muovono grazie a soluzioni

tecnologiche all’avanguardia. L’adozione

crescente dei Sistemi di Trasporto

Intelligente (ITS) e della guida autonoma

sta già plasmando il futuro, promettendo

un cambiamento radicale nei prossimi

decenni. Tuttavia, la transizione non è priva

di sfide: la coesistenza tra veicoli autonomi

e convenzionali crea scenari complessi e

potenzialmente rischiosi.

La rigenerazione urbana non è solo una

questione di architettura e infrastrutture,

ma di dati e tecnologia.

Un approccio innovativo prevede la

creazione di un Digital Twin per i distretti

urbani, capace di simulare scenari

di sviluppo e ottimizzare l’efficienza

energetica.

Come trasformare piccoli borghi in

laboratori urbani del futuro? Il progetto

“Borgo del Futuro” introduce Sniper-Tech,

un framework tecnologico che combina

fibra ottica, sensori IoT e intelligenza

artificiale per migliorare la resilienza

climatica e l’inclusività. Il borgo di Pitigliano

diventa così un banco di prova per

innovazioni scalabili, studiando soluzioni

ad hoc per comunità vulnerabili e territori

esposti ai rischi climatici.

Il movimento Solarpunk non è solo un

genere letterario, ma una visione radicale

del domani. Attraverso la narrativa

e l’attivismo, questa corrente sfida il

pessimismo della distopia e propone un

mondo ecologista, equo e post-capitalista.

L’obiettivo? Superare la rassegnazione

e trasformare la speranza in azione,

costruendo oggi il futuro in cui vogliamo

vivere.

Le città devono diventare più resilienti, non

solo alle crisi climatiche, ma anche a quelle

economiche e sociali.

Un nuovo framework basato su Parenclitic

Network Analysis (PNA) e intelligenza

artificiale permette di analizzare in modo

dettagliato la vulnerabilità urbana e le

interdipendenze tra infrastrutture.

Il cambiamento richiede collaborazione.

L’EERA JP-SC (European Energy Research

Alliance Joint Programme on Smart Cities)

sta costruendo un’agenda strategica per

guidare l’innovazione urbana. Efficienza

energetica, digitalizzazione, resilienza

climatica ed energetica: queste sono

le priorità per creare città in grado di

affrontare le sfide future. Con un focus su

soluzioni decentralizzate e modelli circolari,

il programma si propone di trasformare

le città in hub energetici autonomi e

sostenibili.

Quali cambiamenti trasformeranno le

città di domani?

76


4

INFRASTRUTTURE RESILIENTI

E SOLUZIONI NATURE BASED

La sessione Infrastrutture Resilienti e Soluzioni Nature-Based si concentra sull’integrazione

di soluzioni naturali, innovative e tecnologiche per costruire città più resilienti,

sostenibili e giuste. Le sfide ambientali e sociali delle aree urbane richiedono approcci

complessi e coordinati che non solo rispondano ai cambiamenti

climatici, ma che promuovano anche la giustizia

sociale, l’inclusività e la qualità della vita per tutti. In questa

sessione, emergono soluzioni pratiche che combinano

l’ingegneria, le politiche pubbliche e le risorse naturali

per affrontare le problematiche urbane in modo olistico.

Un tema cruciale che si ripresenta in molti dei contributi riguarda

la resilienza climatica e la sostenibilità delle infrastrutture

urbane, in particolare nel settore dei trasporti.

La necessità di ottimizzare le reti di trasporto attraverso

l’adozione di energie rinnovabili e soluzioni tecnologiche

L’edilizia e la gestione

del patrimonio edilizio

sono altri aspetti centrali

della sessione, con un

focus sulle pratiche di

riqualificazione

avanzate si fa sempre più urgente. L’integrazione di tecnologie come il cold ironing per

ridurre le emissioni dei veicoli rappresenta un esempio di come le infrastrutture possano

essere adattate alle sfide climatiche, rendendo il settore del trasporto più ecologico e

meno impattante per l’ambiente. Parallelamente, altre soluzioni proposte evidenziano il

potenziale delle comunità energetiche rinnovabili, in particolare nei porti, come poli strategici

per la transizione energetica e la riduzione delle emissioni.

L’edilizia e la gestione del patrimonio edilizio sono altri aspetti centrali della sessione, con

un focus sulle pratiche di riqualificazione che combinano l’efficienza energetica e la sicurezza

sismica. L’approccio integrato che unisce tecnologie avanzate e politiche sociali e economiche

mirate offre un quadro di riferimento per migliorare la resilienza delle comunità

urbane, riducendo al contempo i rischi derivanti da disastri naturali. L’adozione di soluzioni

sostenibili per l’edilizia non solo aumenta la sicurezza delle infrastrutture ma anche la qualità

della vita, favorendo la transizione verso un modello urbano più verde e sicuro.

Un altro aspetto di fondamentale importanza è la gestione delle infrastrutture verdi, che

offre soluzioni basate sulla natura per migliorare la qualità dell’aria, ottimizzare i cicli idrici

e ridurre l’impatto delle ondate di calore. L’integrazione delle specie arboree appropriate,

come dimostrato in progetti come quello di Roma, contribuisce significativamente al

77


6

TRANSIZIONE URBANA

rafforzamento degli ecosistemi urbani, creando città che non solo sono più verdi, ma che

favoriscono anche il benessere fisico e mentale dei cittadini. Le soluzioni nature-based,

come queste, sono fondamentali per rendere le città più vivibili, ecologicamente equilibrate

e in grado di rispondere alle sfide climatiche globali.

Infine, l’importanza di una pianificazione integrata per la qualità dell’aria e la politica climatica

emerge come un tema trasversale, che sottolinea la necessità di una governance

multilivello. La collaborazione tra enti locali, regionali e nazionali è cruciale per garantire

l’efficacia delle politiche ambientali e per massimizzare i benefici sia ambientali che sociali.

Un approccio coordinato e partecipativo può portare a soluzioni più efficaci e inclusive, in

grado di coinvolgere attivamente la popolazione nel processo decisionale.

In sintesi, questa sessione offre una visione articolata e concreta delle soluzioni infrastrutturali

resilienti e delle strategie nature-based per la sostenibilità urbana, mettendo in evidenza

l’importanza di combinare innovazione, natura e governance per affrontare le sfide del

cambiamento climatico e promuovere un futuro più giusto e sostenibile per le città.

Sintesi degli ABSTRACT

Progredire nelle infrastrutture di trasporto resilienti ai

cambiamenti climatici per favorire comunità urbane sostenibili

e climaticamente neutre: il progetto CRISTAL

Autori: Andrea Ballarin, Paola Clerici Maestosi, Sonia Giovinazzi

Affiliazione: ENEA

Il progetto CRISTAL, finanziato da Horizon Europe, si propone di migliorare la resilienza e

la sostenibilità delle infrastrutture di trasporto, con un focus particolare sulle vie navigabili

interne, riconoscendo la loro importanza nel favorire comunità urbane a basse emissioni

di carbonio.

Questo progetto affronta i rischi legati ai cambiamenti climatici, promuovendo la decarbonizzazione

e rendendo le infrastrutture più sicure ed efficienti, a supporto della transizione

energetica. Le innovazioni sviluppate nel progetto includono l’adozione di Comunità

Energetiche Rinnovabili (REC) nei porti per favorire la produzione e il consumo di energia

rinnovabile locale, l’introduzione di soluzioni di cold ironing per ridurre le emissioni delle

navi in sosta, e la creazione di un Sistema di Gestione del Corridoio Sincronomodale

(SCMS) per ottimizzare il trasporto multimodale. Inoltre, il progetto sfrutta la tecnologia

IoT e i modelli Digital Twin per una navigabilità intelligente e una manutenzione predittiva

delle infrastrutture, riducendo i guasti e migliorando l’efficienza operativa.

78


Un piano nazionale di cambiamento radicale per la riabilitazione

integrata sismico-energetica del patrimonio edilizio per migliorare

la resilienza e la sostenibilità della comunità

Autore: Stefano Pampanin

Affiliazione: Università La Sapienza di Roma

L’urgenza di un piano nazionale completo e coordinato per una riabilitazione “integrata”

e multi-performante del patrimonio edilizio esistente, capace di combinare aspetti architettonici,

funzionali, energetici e sociali, mentre mira a un sostanziale miglioramento

della sicurezza strutturale e sismica, riducendo gli impatti socio-economico-ambientali

catastrofici associati ai terremoti, è sempre più evidente. La presentazione fornirà una

panoramica delle significative opportunità recenti per migliorare la resilienza e la sostenibilità

della comunità, basata sui progressi e sull’implementazione di:

a) tecnologie di nuova generazione per sistemi edilizi resilienti a basso danno (struttura +

involucro), orientati al concetto di “edificio anti-sismico”

b) politiche socio-economiche/finanziarie proattive per sostenere programmi a lungo

termine per la riabilitazione integrata sismico-energetica dell’intero patrimonio edilizio.

Trovare l’albero giusto nel Comune di Roma:

un approccio basato sui servizi ecosistemici

Autori: Alessandro Sebastiani, Adriano Conte, Ilaria Zappitelli, Silvano Fares

Affiliazione: ENEA

L’implementazione di Soluzioni Basate sulla Natura (NBS), inclusi i miglioramenti delle

infrastrutture verdi urbane (UGI), è ampiamente riconosciuta come una delle strategie più

efficaci per migliorare la qualità dell’aria, ridurre la frequenza e l’intensità delle ondate di

calore, stabilizzare i cicli dell’acqua e del carbonio e migliorare la coesione sociale. I benefici

offerti, noti come servizi ecosistemici, contribuiscono significativamente alla neutralità

climatica e alla salute fisica e mentale dei residenti urbani. Questo studio preliminare

applica il modello AIRTREE per prevedere gli scambi di CO2, vapore acqueo, O3, PM10,

PM2.5 e NO2 tra diverse specie di alberi mediterranei e alloctoni.

VEG-GAP: migliorare la conoscenza dell’atmosfera urbana

in relazione alla vegetazione urbana

Autori: Mihaela Mircea, Felicita Russo

Affiliazione: ENEA

La conoscenza dei cambiamenti nei modelli meteorologici (cambiamento climatico) e nel-

79


6

TRANSIZIONE URBANA

la qualità dell’aria nelle aree urbane, a causa delle modifiche delle emissioni inquinanti e

del paesaggio derivante dalle attività umane, dovrebbe essere alla base dei piani di sviluppo

sostenibile e benessere umano. Il progetto VEG-GAP sviluppa una metodologia e

una piattaforma per aiutare le città a comprendere meglio come la vegetazione urbana

influisce sull’atmosfera. Sono stati valutati gli effetti potenziali della vegetazione sulla

meteorologia e sulla qualità dell’aria in tre città: Bologna, Milano e Madrid, utilizzando

modelli atmosferici avanzati.

Pianificazione integrata per la qualità dell’aria e il clima:

evidenze da uno studio di caso italiano a più livelli

Autore: Angela Pilogallo

Affiliazione: Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale - Consiglio Nazionale delle

Ricerche (CNR), Centro Nazionale per la Biodiversità del Futuro, Palermo, Italia

La letteratura scientifica sottolinea la stretta connessione tra qualità dell’aria e cambiamento

climatico, e la loro integrazione a livello politico è diventata una priorità sempre più

importante nell’agenda politica europea. La presentazione esplora un caso studio a più

livelli, evidenziando come i comuni con una forte visione strategica siano più propensi ad

adottare approcci integrati per la pianificazione.

Pedalare verso la sostenibilità:

sbloccare il potenziale della bicicletta per città vivibili

Autore: Giorgia Galvini

Affiliazione: ISINNOVA - Istituto di Studi per l’Integrazione dei Sistemi

L’innovazione nella ciclabilità è emersa come uno strumento trasformativo per affrontare

sfide urbane come la mobilità sostenibile, l’equità sociale e le città vivibili. Questa

presentazione esplorail potenziale delle politiche e delle infrastrutture innovative per la

ciclabilità, evidenziando come investimenti strategici nel ciclismo possano rimodellare i

paesaggi urbani.

Soluzioni basate sulla natura dal punto di vista della sostenibilità

Autore: Stephen Venn

Affiliazione: Università di Lodz

Fino agli anni ‘80, si credeva che l’ecologia dovesse concentrarsi sugli habitat naturali,

evitando le aree fortemente disturbate. Tuttavia, con la crescente attenzione alla vegetazione

urbana, sono emerse soluzioni che integrano benefici ecologici e sociali. In questa

80


presentazione, verranno esaminate alcune applicazioni delle NBS (Nature-Based Solutions)

nell’ambito della sostenibilità.

Parole d’ordine sempre nuove o sfruttare la trasformazione?

Attivare soluzioni basate sulla natura

per la giustizia ecologica nelle città

Autore: Sonja Gantioler

Affiliazione: EURAC Research

Viene esplorato il potenziale trasformativo delle soluzioni basate sulla natura (NBS) nella

pianificazione urbana per affrontare grandi sfide sociali, concentrandosi su concetti di

giustizia come “transizione giusta”, “giustizia sociale” e “giustizia ambientale”.

Infrastrutture per città

climaticamente neutrali

Le vie navigabili interne rappresentano una

risorsa strategica per ridurre le emissioni di

carbonio e favorire città più sostenibili.

Comunità Energetiche Rinnovabili nei

porti per l’energia locale, tecnologie di cold

ironing per ridurre le emissioni navali e

un sistema di gestione sincronomodale

per ottimizzare il trasporto multimodale.

L’integrazione di IoT e Digital Twin

consente una navigabilità più efficiente

e una manutenzione predittiva delle

infrastrutture.

La vulnerabilità del patrimonio edilizio

italiano richiede un intervento strutturale

su larga scala. Un piano nazionale

di riqualificazione integrata punta a

combinare sicurezza sismica, efficienza

energetica e sostenibilità economica.

Tecnologie di nuova generazione per

edifici a basso danno e politiche finanziarie

proattive sono al centro di questa strategia,

con l’obiettivo di rendere le città più sicure

e resilienti ai disastri naturali.

L’albero giusto per Roma: un approccio basato

sui servizi ecosistemici

La vegetazione urbana è più di una scelta

estetica: influisce sulla qualità dell’aria, sulla

regolazione climatica e sulla salute pubblica.

Questo studio applica il modello AIRTREE

per valutare le capacità di assorbimento di

CO2, vapore acqueo e inquinanti atmosferici

di diverse specie arboree. L’obiettivo è

identificare le migliori soluzioni verdi per

potenziare il ruolo degli alberi come alleati

nella lotta al cambiamento climatico.

Comprendere il legame tra vegetazione e

qualità dell’aria

Città più verdi significano anche un’aria

più pulita? Il progetto VEG-GAP analizza

81


6

TRANSIZIONE URBANA

il ruolo della vegetazione urbana nel

modellare la meteorologia e la qualità

dell’aria. Sfruttando modelli atmosferici

avanzati, la ricerca ha valutato l’impatto

delle infrastrutture verdi su Bologna,

Milano e Madrid, offrendo strumenti utili

per le strategie di pianificazione urbana

sostenibile.

Pianificazione integrata per qualità dell’aria

e clima

La qualità dell’aria e il cambiamento

climatico sono due facce della stessa

medaglia. Un caso studio italiano dimostra

che una visione strategica a più livelli

facilita l’adozione di politiche integrate,

migliorando sia la sostenibilità ambientale

che il benessere urbano. Questo approccio

aiuta le città a sviluppare strategie più

efficaci nella lotta contro l’inquinamento e

il riscaldamento globale.

Pedalare verso la sostenibilità: la bicicletta

per città più vivibili

La bicicletta è una delle soluzioni più

efficaci per rendere le città più sostenibili

e accessibili. Investire in infrastrutture

ciclabili sicure e integrate non solo

migliora la mobilità urbana, ma promuove

anche l’inclusione sociale e il benessere

dei cittadini. La trasformazione urbana

passa anche attraverso due ruote.

Soluzioni basate sulla natura per città

sostenibili

Per decenni l’ecologia si è concentrata

su habitat naturali incontaminati, ma

oggi l’attenzione si sposta sempre più

sulla vegetazione urbana. L’integrazione

delle Nature-Based Solutions (NBS) nelle

città offre benefici ambientali e sociali,

contribuendo alla resilienza climatica e

alla qualità della vita.

Giustizia ecologica e trasformazione urbana

Le Nature-Based Solutions possono essere

più di una moda? La pianificazione urbana

deve sfruttarle per affrontare le grandi

sfide sociali e ambientali. Concetti come

“transizione giusta” e “giustizia ambientale”

emergono come chiavi per garantire che i

benefici della sostenibilità siano equamente

distribuiti nelle città del futuro.

Quale di queste soluzioni ha il

potenziale per trasformare il tuo

modo di vivere la città?

82


5

COMUNITÀ ENERGETICHE

E TRANSIZIONE GIUSTA

La sessione Comunità Energetiche e Transizione Giusta esplora un ampio spettro di strategie

per rendere le città più sostenibili e inclusive, evidenziando il ruolo cruciale della partecipazione

sociale, dell’innovazione energetica e delle politiche locali nella trasformazione urbana.

Il concetto di transizione giusta non riguarda solo la riduzione delle emissioni e l’adozione

di tecnologie pulite, ma implica anche un cambiamento profondo nelle dinamiche economiche

e sociali, affinché nessuno sia lasciato indietro nel percorso verso la sostenibilità.

Un aspetto chiave che emerge in questa sessione è il ruolo dei Living Labs come strumenti per

sperimentare e sviluppare soluzioni innovative in un contesto reale. Questi laboratori urbani,

basati sulla collaborazione tra cittadini, imprese e istituzioni, rappresentano un modello efficace

per testare nuovi approcci alla sostenibilità, favorendo il coinvolgimento attivo delle comunità

locali. Esperienze come quella di Alytus, in Lituania,

dimostrano come i Living Labs possano rafforzare le capacità

trasformative delle città, creando spazi di apprendimento

collettivo e innovazione sociale.

Parallelamente, le Comunità Energetiche Rinnovabili stanno

emergendo come un’alternativa promettente ai modelli

energetici tradizionali, permettendo ai cittadini di partecipare

attivamente alla produzione e gestione dell’energia.

Tuttavia, sebbene possano contribuire alla riduzione della

povertà energetica, la loro efficacia dipende dalla capacità di

affrontare questa problematica in modo sistematico. Studi

Le Comunità Energetiche

Rinnovabili stanno

emergendo come

un’alternativa promettente

ai modelli energetici

tradizionali

condotti nei Paesi Bassi mettono in evidenza la necessità di strategie che vadano oltre l’aspetto

economico, includendo elementi di coesione sociale e fiducia istituzionale per garantire

il successo di queste iniziative.

Un altro strumento innovativo per la transizione energetica giusta è rappresentato dai Climate

City Contracts, che promuovono soluzioni urbane per la neutralità climatica attraverso processi

di co-creazione tra amministrazioni locali, cittadini e altri attori. Le esperienze italiane

dimostrano come questi contratti possano integrare governance innovativa e giustizia sociale,

consentendo alle città di sviluppare strategie climatiche efficaci che bilanciano le esigenze

ambientali e sociali.

La sessione affronta anche il tema della partecipazione sociale nelle politiche di efficienza

energetica, evidenziando come il coinvolgimento diretto dei cittadini possa migliorare l’accet-

83


6

TRANSIZIONE URBANA

tazione e l’efficacia delle ristrutturazioni edilizie. Approcci partecipativi, come il co-design e

l’utilizzo di giochi interattivi, si stanno rivelando strumenti preziosi per sensibilizzare le comunità

e promuovere una gestione più consapevole delle risorse energetiche, come dimostrato

in alcuni progetti pilota nel sud Italia.

L’inclusione delle fasce più vulnerabili della popolazione nella transizione energetica è un altro

aspetto centrale della discussione. Tecniche innovative come il photovoice e i focus group basati

su vignette stanno emergendo come strumenti utili per raccogliere prospettive e bisogni

specifici di queste comunità, contribuendo a sviluppare soluzioni realmente inclusive. La partecipazione

attiva dei gruppi socialmente marginalizzati è infatti essenziale per garantire che

la transizione verso un modello energetico sostenibile sia equa e accessibile a tutti.

Infine, gli approcci sperimentali come i Transition Super Labs, testati in Macedonia Occidentale,

dimostrano l’importanza di strategie integrate che uniscono innovazione tecnologica,

governance collaborativa e politiche mirate per accelerare il percorso verso la neutralità

climatica. Questo modello interdisciplinare evidenzia come la transizione giusta

debba essere affrontata in modo sistemico, considerando le interconnessioni tra energia,

economia, società e ambiente.

Nel complesso, questa sessione offre una panoramica sulle molteplici sfaccettature della

transizione energetica, mettendo in luce l’importanza di un approccio inclusivo, partecipativo

e multidimensionale per costruire un futuro sostenibile ed equo per tutti.

Sintesi degli ABSTRACT

Sviluppo di capacità di trasformazione urbana attraverso l’uso di

living labs: un caso di studio di Alytus, Lituania

Autore: Jolanta Dvarioniene

Affiliazione: Kaunas University of Technology

A partire dagli inizi del 2000, i laboratori urbani (ULLs) sono stati oggetto di ricerca come ambienti

sperimentali che riuniscono vari attori, come cittadini, ricercatori, imprese e policy maker,

per co-creare e testare soluzioni innovative per lo sviluppo urbano. Offrono un approccio

collaborativo e partecipativo che coinvolge e responsabilizza le comunità locali, promuovendo

un processo di visione condivisa e di apprendimento reciproco. Nel contesto dello sviluppo

locale, gli ULLs possono rappresentare uno strumento potente per costruire le capacità trasformative

urbane (UTC) creando opportunità per l’apprendimento esperienziale e l’interazione

tra diversi settori. Il governo della città di Alytus ha adottato l’approccio ULL, creando una

piattaforma collaborativa per l’innovazione nello sviluppo urbano.

84


Comunità energetiche: implicazioni spaziali

e lotta alla povertà energetica

Autore: Sol Maria Halleck Vega

Affiliazione: Wageningen University

I sistemi energetici stanno diventando sempre più decentralizzati, con una crescente produzione

di energia a livello locale, cambiando così le geografie energetiche. Le comunità

energetiche sono emerse come strumenti chiave per facilitare una transizione energetica

giusta. Questo studio esplora le opportunità e le sfide relative alle comunità energetiche,

in particolare per quanto riguarda la povertà energetica, un problema crescente in Europa.

Utilizzando un modello logistico ordinato, lo studio esamina l’efficacia delle comunità energetiche

nell’affrontare la povertà energetica, sottolineando l’importanza di supportare le

azioni a livello di quartiere per combattere la povertà energetica.

Contratti Climatici Cittadini nella Missione UE:

indagare percorsi urbani innovativi per la neutralità carbonica

Autore: Michela Pirro e Paola Clerici Maestosi¹, Angela Pilogallo, Luigi Santopietro, Monica

Salvia e Filomena Pietrapertosa²

Affiliazione: ¹ENEA, ²CNR

La mitigazione del cambiamento climatico dipende fortemente dall’azione urbana, con le città

che svolgono un ruolo cruciale nel raggiungimento della neutralità climatica. Le città coinvolte

nella Missione delle 100 città climaticamente neutre e intelligenti dell’UE stanno sviluppando

i Contratti Climatici Cittadini (CCCs), strumenti innovativi di governance per co-creare soluzioni

urbane con gli attori locali. Questo studio fornisce un approccio metodologico per analizzare le

strategie contenute nei CCCs, evidenziando il ruolo della governance e dell’innovazione organizzativa

nel promuovere giustizia sociale e la lotta alla povertà energetica.

Soluzioni energetiche comunitarie per accelerare

l’azione locale per il clima

Autore: Ursula Eicker

Affiliazione: Concordia University, Next Generation Cities Institute

Le soluzioni energetiche comunitarie possono accelerare l’azione climatica locale, specialmente

in contesti dove gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni non si traducono velocemente in

progetti locali. Questo lavoro esamina le sfide e le opportunità delle soluzioni energetiche comunitarie,

enfatizzando il ruolo delle città nella transizione verso l’energia pulita e come strumenti

digitali, come i modelli digital twin, possano essere utilizzati per progettare e confrontare scenari.

85


6

TRANSIZIONE URBANA

Partecipazione sociale nella riqualificazione energetica

innovativa per favorire la rigenerazione urbana:

un caso studio nel Sud Italia

Autori: A. Amato, M. Cuonzo, L. Daroda, M. Diana, M. Misceo

Affiliazione: ENEA , Regione Puglia

Il retrofitting dell’efficienza energetica negli alloggi sociali pubblici è una sfida cruciale per

migliorare la qualità della vita nelle aree urbane e alleviare la povertà energetica. Il caso

pilota di Margherita di Savoia in Italia, coordinato da ENEA, coinvolge interventi tecnologici

e innovativi per ridurre il consumo energetico e migliorare la qualità dell’aria. L’approccio

incentrato sulle persone e la partecipazione sociale sono fondamentali per il successo

di questi interventi.

Rafforzare i margini: partecipazione inclusiva dei gruppi

vulnerabili nelle transizioni energetiche

Autore: Gudrun Haindlmaier

Affiliazione: AIT Austrian Institute of Technology/University of Vienna

La transizione verso città climaticamente neutre dipende fortemente da strategie urbane

inclusive che prioritizzano la sostenibilità e l’equità sociale. I Positive Energy Districts (PEDs)

sono strumenti chiave per questo obiettivo, enfatizzando la cittadinanza energetica e l’impegno

attivo delle comunità. Questo lavoro esplora la partecipazione inclusiva dei gruppi

vulnerabili nelle transizioni energetiche all’interno dei PEDs, utilizzando metodologie di

scienze sociali per promuovere l’inclusione e l’autoefficacia tra questi gruppi.

Esperimenti reali di co-creazione di società sostenibili e inclusive

verso una transizione intersettoriale a favore

della neutralità climatica: l’approccio del Transition Super Lab

nella regione della Macedonia occidentale

Autore: Konstantinidou Maria

Affiliazione: Hellenic Institute of Transport (HIT)-Centre for Research and Technology Hellas

(CERTH)

Il Transition Super Lab (TSL) è un approccio innovativo che considera intere città o regioni

come laboratori viventi per accelerare la trasformazione verso la neutralità climatica. Questo

studio esplora come la regione della Macedonia Occidentale ha implementato l’approccio

TSL, favorendo la cooperazione tra attori regionali e sviluppando un piano d’azione per

raggiungere la neutralità climatica attraverso azioni pilota.

86


Un quadro di ottimizzazione locale-globale basato sulla

contrattazione di Nash per integrare equamente le comunità

che utilizzano energie rinnovabili in una città intelligente

Autore: Gabriele Volpato

Affiliazione: University of Padova

Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) possono migliorare l’autosufficienza energetica

locale nelle città intelligenti. Questo studio propone un framework di ottimizzazione locale-globale

basato su un modello di negoziazione Nash per integrare equamente le CER

all’interno di una città intelligente, bilanciando gli obiettivi economici dei singoli utenti e

l’obiettivo globale di riduzione delle emissioni di carbonio della città.

Pianificare il futuro della transizione energetica urbana

come “percorso contingente”

Autore: Enza Lissandrello

Affiliazione: Aalborg University

La transizione energetica urbana presenta sfide complesse legate all’interazione tra gli

ambienti urbani e la transizione stessa. Questo lavoro esplora come le esperienze specifiche

e i contesti locali possano contribuire a una transizione energetica urbana più equa

e sostenibile, enfatizzando l’importanza della giustizia sociale e della sostenibilità nelle

trasformazioni urbane.

Sperimentazione di metodologie partecipative

per l’integrazione degli investimenti verdi nello sviluppo urbano

sostenibile: il ruolo dei quadri internazionali a Šabac, Serbia

Autore: Nataša Čolić Marković

Affiliazione: Institute of Architecture and Urban & Spatial Planning of Serbia, Serbia

Questo studio esplora come i framework internazionali di sviluppo urbano sostenibile possano

integrare investimenti verdi nella rigenerazione urbana, utilizzando la città di Šabac

in Serbia come caso studio. La partecipazione attiva dei cittadini e degli investitori è fondamentale

per promuovere investimenti verdi e soluzioni urbane sostenibili, e l’approccio

partecipativo favorisce lo scambio di conoscenze e la cooperazione tra attori locali.

87


6

TRANSIZIONE URBANA

Transizione giusta: un approccio innovativo per

coinvolgere cittadini, ricercatori e policy maker nella

co-creazione di soluzioni per lo sviluppo urbano.

Costruire capacità trasformative urbane con i

Living Labs

I laboratori urbani (ULLs) offrono un

esempio concreto. Alytus, in Lituania, dove

questo modello ha favorito un’innovazione

collaborativa per la pianificazione della città.

Comunità energetiche contro la povertà

energetica

La decentralizzazione dei sistemi energetici

sta cambiando le geografie urbane. Le

comunità energetiche emergono come

strumenti fondamentali per una transizione

giusta, aiutando a ridurre la povertà

energetica nei quartieri più vulnerabili.

Contratti climatici urbani: nuovi percorsi per la

neutralità del carbonio

Le città giocano un ruolo chiave nella

mitigazione del cambiamento climatico.

I Contratti Climatici Cittadini della

Missione UE sono strumenti innovativi per

promuovere la governance partecipativa,

affrontando la povertà energetica e

stimolando l’innovazione.

Soluzioni energetiche comunitarie per azioni

climatiche locali

Quando gli obiettivi nazionali tardano a

tradursi in azioni concrete, le comunità

locali possono accelerare la transizione

energetica. Strumenti digitali avanzati, come

i modelli digital twin, aiutano a progettare

scenari energetici più sostenibili.

Riqualificazione energetica e sociale per la

rigenerazione urbana

Il miglioramento dell’efficienza energetica

negli alloggi sociali è essenziale per

combattere la povertà energetica. Un

progetto pilota nel sud Italia dimostra come

la partecipazione sociale sia determinante

per il successo di questi interventi.

Inclusione sociale nella transizione energetica

Le città climaticamente neutrali devono

garantire equità sociale. I Positive Energy

Districts (PEDs) favoriscono la cittadinanza

energetica, coinvolgendo anche le fasce

più vulnerabili per rendere la transizione

davvero inclusiva.

Super Labs per accelerare la neutralità

climatica

Un’intera regione della Grecia è diventata

un laboratorio vivente per testare strategie

di decarbonizzazione su scala urbana.

L’approccio innovativo ha favorito la

cooperazione tra diversi attori locali,

sviluppando piani d’azione concreti.

Ottimizzazione dell’integrazione delle

comunità energetiche nelle smart cities

Bilanciare gli interessi economici individuali

con gli obiettivi di decarbonizzazione urbani

è una sfida complessa. Un nuovo framework

di ottimizzazione basato sulla negoziazione

Nash propone soluzioni per una transizione

energetica equa nelle città intelligenti.

88


Le città non possono seguire un’unica

strategia per la transizione energetica.

Investimenti verdi e sviluppo urbano

sostenibile

La città serba di Šabac diventa un

modello per integrare investimenti verdi

nella rigenerazione urbana. Attraverso

un approccio partecipativo, cittadini e

stakeholder collaborano per promuovere

soluzioni urbane più sostenibili e resilienti.

Quali soluzioni per perseguire una

transizione giusta?

6

CONCLUSIONI

L’

insieme dei contributi presentati in questo volume riflette la complessità e l’urgenza

della transizione verso modelli urbani e territoriali più sostenibili, giusti e resilienti. Attraverso

l’analisi di soluzioni innovative, strumenti tecnologici e modelli di governance partecipativa,

emergono strategie integrate che affrontano le sfide

della sostenibilità ambientale e sociale con un approccio sistemico

e multidisciplinare.

Le sfide tecnologiche non

possono essere affrontate

senza un’adeguata

considerazione

delle dinamiche sociali

e politiche

Le diverse sessioni tematiche hanno messo in luce come

le tecnologie e l’innovazione possano accelerare la trasformazione

delle città, rendendo le infrastrutture urbane più

efficienti e resilienti. Dalla mobilità automatizzata alle reti

intelligenti, dalla digitalizzazione dei processi urbanistici

ai modelli predittivi per la gestione delle risorse, emerge il

ruolo fondamentale della ricerca applicata nello sviluppo di

soluzioni capaci di coniugare progresso e sostenibilità. Tuttavia,

le sfide tecnologiche non possono essere affrontate senza un’adeguata considerazione

delle dinamiche sociali e politiche che accompagnano questi cambiamenti.

L’attenzione alla resilienza urbana e alle soluzioni nature-based ha evidenziato il bisogno di integrare

infrastrutture verdi e blu nei processi di pianificazione, valorizzando il contributo della

natura nella mitigazione degli effetti del cambiamento climatico. Le esperienze analizzate dimostrano

come un approccio olistico alla gestione del rischio e alla qualità ambientale possa

migliorare la vivibilità delle città e rafforzare la loro capacità di adattamento.

89


6

TRANSIZIONE URBANA

Il concetto di transizione giusta è stato un filo conduttore trasversale, sottolineando l’importanza

di garantire equità e inclusione nei processi di trasformazione urbana. La creazione di

comunità energetiche, il coinvolgimento attivo dei cittadini e la sperimentazione di nuovi modelli

di governance partecipativa sono elementi chiave per costruire città in cui la sostenibilità

non sia solo un obiettivo tecnico, ma un processo collettivo capace di ridurre le disuguaglianze

e migliorare la qualità della vita per tutti.

Le esperienze presentate suggeriscono che la transizione verso un futuro più sostenibile non

possa basarsi esclusivamente su soluzioni top-down, ma debba essere il risultato di un’interazione

dinamica tra istituzioni, cittadini, imprese e ricerca. L’adozione di approcci sperimentali,

la condivisione delle conoscenze e la cooperazione tra diverse scale di governance rappresentano

elementi cruciali per superare le barriere all’innovazione e garantire un impatto concreto

sul territorio.

In definitiva, il percorso verso città sostenibili, resilienti e inclusive richiede un impegno congiunto

e una visione di lungo termine. La sfida non è solo tecnica, ma profondamente politica

e culturale: ripensare il nostro modo di abitare, produrre e consumare significa ridefinire le priorità

e immaginare nuovi modelli di sviluppo, capaci di rispondere alle crisi ambientali e sociali

con soluzioni ambiziose e trasformative.

90


91


7

7

DOSSIER 2 - 2025

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA

I DISTRETTI AD ENERGIA

POSITIVA: UN MOTORE

PER LA TRANSIZIONE

URBANA VERSO LA

NEUTRALITÀ CLIMATICA?

Michela Pirro - ENEA Divisione TERIN-ICER

Negli ultimi anni, la crescente urgenza di affrontare la crisi climatica ha reso

sempre più centrale il ruolo delle città nella promozione di modelli energetici e

spaziali sostenibili. In questo contesto, i Distretti ad Energia Positiva (Positive

Energy Districts - PED) si stanno affermando come uno degli strumenti più innovativi

e ambiziosi della transizione urbana, acquisendo un ruolo di crescente

rilievo all’interno delle politiche urbane europee.

Definiti come aree urbane che mirano a produrre annualmente, da fonti rinnovabili, una quantità

di energia superiore a quella consumata, i PED rappresentano una trasformazione radicale del

modo in cui viene concepito e progettato lo spazio urbano. Questo approccio non si limita alla dimensione

tecnologica, ma implica una profonda revisione dei processi di pianificazione urbana,

dei modelli di governance e delle dinamiche partecipative delle comunità locali.

Il PED è un concetto relativamente recente che incarna gli obiettivi strategici della politica energetica

europea. Integra efficienza energetica, produzione da fonti rinnovabili e flessibilità nella

gestione dell’energia, secondo una logica di approccio integrato e multisettoriale che si concretizza

a livello urbano, ma che si inserisce in un più ampio sistema di interdipendenza energetica

con i livelli regionali e nazionali. Resta, tuttavia, in parte inesplorato il modo in cui tali distretti

92


influenzano concretamente le pratiche urbanistiche consolidate, e se il passaggio dal livello teorico

a quello applicativo sia avvenuto in maniera coerente e univoca. Per questo, all’interno del

convegno Research Alliances for Climate-Neutral, Sustainable and Equitable Urban Communities, è

stata dedicata un’intera sessione mattutina ai PED, con diversi interventi finalizzati a restituire

lo stato dell’arte sul tema e a delineare i possibili sviluppi futuri. Sono stati inoltre approfonditi

i modi in cui i PED si stiano evolvendo nel contesto europeo, con particolare attenzione alle

esperienze in corso, alle principali barriere ancora da superare e alle prospettive per rafforzare

il ruolo all’interno della transizione urbana. Nel corso di questo dossier verranno approfondite

le principali dimensioni teoriche e pratiche che definiscono i PED, a partire dall’inquadramento

concettuale fino alla mappatura di casi studio europei. Saranno analizzati i fattori abilitanti, le

barriere riscontrate e le prospettive di sviluppo per questi distretti, evidenziando in particolare il

loro valore sistemico all’interno della transizione urbana guidata dalla DUT Partnership.

IL POSITIVE ENERGY DISTRICT PATHWAY

NELLA DRIVING URBAN TRANSITION

PARTNERSHIP (DUT-P)

Relatore - Christopher Gollner

L’

Europa si trova oggi di fronte a una sfida senza precedenti: trasformare le proprie città in

motori della neutralità climatica entro il 2050. In questo contesto, il programma Driving

Urban Transitions (DUT) Partnership si configura come una delle iniziative strategiche dell’Unione

Europea per accelerare la transizione sostenibile delle aree urbane, promuovendo approcci

sistemici e collaborativi alle sfide ambientali, sociali e tecnologiche.

Christopher Gollner, Coordinatore del Positive Energy District Transition Pathway presso JPI Urban

Europe, ha sottolineato come le città non possano affrontare da sole la complessità della transizione

ecologica. Per rispondere a questa sfida, sono necessari strumenti concreti, modelli replicabili

e una visione integrata che sappia connettere tecnologia, governance e partecipazione.

È proprio in questo scenario che si inseriscono i PED, non come semplici modelli energetici o

urbanistici, ma come veri e propri ecosistemi urbani sperimentali, capaci di integrare produzione

e consumo energetico, pianificazione territoriale e innovazione sociale. I PED non mirano

esclusivamente alla riduzione delle emissioni o all’aumento della produzione da fonti

rinnovabili: rappresentano laboratori urbani in cui si testano soluzioni scalabili, affidabili e replicabili

in diversi contesti europei.

Dalla presentazione emerge che ciò che rende strategici i PED è la loro capacità di attivare processi

collaborativi e multi-attoriali, coinvolgendo amministrazioni pubbliche, imprese, centri di

93


7

TRANSIZIONE URBANA

ricerca, istituzioni finanziarie e cittadini. Solo attraverso un’azione congiunta è possibile affrontare

in modo sistemico le trasformazioni richieste dalla transizione urbana.

Nel programma della DUT Partnership, un’attenzione specifica è rivolta al percorso dedicato ai

Positive Energy Districts (PED), per i quali vengono attivati bandi e programmi internazionali finalizzati

a sostenere concretamente le città in questo cammino. L’obiettivo è offrire loro la possibilità

di co-progettare interventi, apprendere da esperienze internazionali e costruire percorsi

condivisi verso la neutralità climatica.

Si tratta, in sostanza, di rafforzare la capacità delle città europee di elaborare strategie integrate,

fondate sulla governance multilivello, sulla partecipazione attiva dei cittadini e sulla connessione

tra infrastrutture, sistemi e attori territoriali.

Nell’ambito delle Missioni europee per le città climaticamente neutre, i PED rappresentano dei

veri e propri elementi fondativi per il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal Europeo e

della Missione 100 Climate-Neutral and Smart Cities by 2030. La loro implementazione richiede

una prospettiva di lungo termine, poiché si tratta di processi complessi e progressivi, che implicano

l’allineamento di politiche, risorse e azioni a più livelli istituzionali e territoriali.

I PED si configurano come strumenti capaci di rispondere a una pluralità di sfide: dal raggiungimento

della neutralità climatica alla riqualificazione energetica dei quartieri esistenti; dal miglioramento

della qualità della vita urbana alla promozione della giustizia energetica; fino alla

creazione di nuove opportunità di mercato che rendano la transizione accessibile a tutti.

Realizzare concretamente un PED significa innanzitutto mantenere una visione strategica di

lungo periodo, poiché la trasformazione urbana richiede tempo, coerenza e continuità. È inoltre

essenziale promuovere l’allineamento degli sforzi tra istituzioni, comunità locali e stakeholder

economici, rafforzando la cooperazione e adottando un approccio partecipativo e integrato.

Il ruolo delle iniziative locali è centrale: valorizzare le comunità energetiche e sostenere i processi

di empowerment territoriale rappresenta una leva fondamentale per il successo di questi

percorsi. Un altro elemento cruciale è l’integrazione tra sistemi e infrastrutture: attraverso il

cosiddetto sector coupling, è possibile connettere edifici, mobilità, reti ICT e sistemi energetici,

creando distretti veramente intelligenti e sostenibili.

Infine, affinché i PED possano attrarre investimenti e generare valore condiviso, è necessario

garantirne l’accessibilità economica e la sostenibilità finanziaria, sia per i cittadini che per le comunità.

Il PED Framework sviluppato dalla DUT Partnership risponde proprio a questa esigenza:

si tratta di un approccio orientato all’impatto, in cui i processi, oltre ai risultati, sono considerati

fondamentali. Non esiste un modello unico replicabile ovunque: ogni PED deve essere costruito

su misura, adattandosi alle specificità locali e integrando dimensioni tecniche, normative, economiche

e sociali, in un’ottica di apprendimento continuo e innovazione sistemica.

94


L’EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI POSITIVE

ENERGY DISTRICT - PED

Relatrice - Paola Clerici Maestosi

Il contributo nella sessione speciale dedicata ai Distretti ad Energia Positiva, ha illustrato

l’evoluzione e il consolidamento del programma PED sin dalla sua istituzione nel 2018

come Implementation Working Group 3.2 (IWG 3.2) del SET Plan europeo 1 . Dopo una prima bozza

del PED Framework (versione 1.0) e le consultazioni nazionali, il PED Reference Framework

2.0 è stato pubblicato nel 2019 sotto forma di White Paper 2 .

Il programma PED ha progressivamente acquisito centralità nel panorama europeo, fino a

essere integrato, a partire dal 2022, nella DUT Partnership come Transition Pathway 3 specificamente

dedicato.

L’intervento ha posto l’attenzione sulla necessità, oggi imprescindibile, di aggiornare il quadro

di riferimento, giunto nel 2025 alla sua versione 3.0. Tale aggiornamento è stato motivato da

diverse criticità emerse durante le prime applicazioni del framework, in particolare l’eccessiva

tecnicità e scarsa accessibilità della narrazione, come segnalato da numerosi rappresentanti

delle città. Il nuovo PED Framework 3.0 4 intende offrire un impianto congiunto e politicamente

rilevante, capace di essere al tempo stesso flessibile, coerente, inclusivo e facilmente adottabile.

Uno degli obiettivi principali è la definizione di un modello orientato all’impatto, comprensibile

e praticabile da decisori politici, amministrazioni locali e attori territoriali. Particolarmente

significativa è stata la riflessione sulla natura concettuale e operativa dei PED, oggi intesi non

più come semplici distretti ad alta efficienza energetica, ma come quartieri urbani energeticamente

flessibili, in grado di produrre energia rinnovabile localmente, raggiungere emissioni

nette pari a zero e contribuire attivamente alla neutralità climatica complessiva. Questo salto

di qualità richiede una integrazione sistemica delle infrastrutture urbane — energetiche, della

mobilità e delle ICT — e una stretta interazione tra edifici, utenti e reti regionali.

Oltre ai tre noti elementi su cui si basano i PED ossia efficienza energetica, produzione di rinnovabili

e flessibilità energetica, è stato ora posto l’accento su altre due aspetti che devono coesistere

e sostenere i PED, ossia la sostenibilità economica e finanziaria e l’accessibilità sociale.

In questa prospettiva, i PED non solo contribuiscono agli obiettivi del Green Deal Europeo, ma

1 https://jpi-urbaneurope.eu/wp-content/uploads/2021/10/setplan_smartcities_implementationplan-2.pdf

[ultima consultazione 16/04/2025]

2 https://jpi-urbaneurope.eu/wp-content/uploads/2020/04/White-Paper-PED-Framework-Definition-2020323-final.pdf

[ultima consultazione 16/04/2025]

3 https://dutpartnership.eu/the-dut-partnership/transition-pathways/ [ultima consultazione 16/04/2025]

4 Ora consultabile sul sito DUT news: https://dutpartnership.eu/news/ped-framework-30-policy-guide-advance-positive-energy-districts-europe

[ultima consultazione 27/10/2025]

95


7

TRANSIZIONE URBANA

rappresentano elementi strutturali per il raggiungimento non solo degli obiettivi posti dalla

Missione 100 Climate-Neutral and Smart Cities, bensì anche per una articolazione più ampia

dello sviluppo urbano sostenibile.

La possibile nuova definizione è la seguente:

“I Distretti ad Energia Positiva sono quartieri urbani o aree di edifici e strutture interconnesse ad alta

efficienza energetica e flessibilità, che producono energia rinnovabile locale, raggiungono la neutralità

nelle emissioni di gas serra e contribuiscono attivamente alla neutralità climatica complessiva. Gli

aspetti centrali riguardano la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’accessibilità economica e la

sostenibilità finanziaria, che permettono ai PED di esprimere appieno il loro potenziale come motori

della trasformazione sistemica. Integrando diversi sistemi e infrastrutture - come energia, mobilità

e ICT - e promuovendo l’interazione tra edifici, utenti e reti territoriali, i PED si orientano verso una

chiara missione di sostenibilità. Attraverso il coinvolgimento a tutti i livelli di governance, l’empowerment

delle comunità energetiche locali e il coordinamento delle iniziative, i PED garantiscono sicurezza

energetica e qualità della vita per tutti, in coerenza con la sostenibilità sociale, economica e

ambientale.”

Questa nuova definizione restituirebbe meglio non solo la portata strategica e trasformativa

dei PED nel quadro della Missione Europea per le città climaticamente neutre, ma anche la

capacità dei PED di attivare processi di cambiamento sistemico supportati dalla governance

multilivello, dall’empowerment delle comunità energetiche locali, e dall’integrazione tra sistemi

e infrastrutture urbane. I PED si rivelerebbero così mattoni essenziali per la costruzione

di città sostenibili, eque e resilienti, capaci di coniugare innovazione, partecipazione e qualità

della vita per tutti.

STATO DELL’ARTE, SFIDE E TRAIETTORIE FUTURE

DEI POSITIVE ENERGY DISTRICT - PED IN EUROPA

Relatrice - Silvia Bossi

Nel quadro della sessione speciale dedicata ai Distretti ad Energia Positiva, l’intervento

di Silvia Bossi ha costituito un momento cruciale per comprendere lo stato

attuale, le sfide e le prospettive future dei PED in Europa. Basandosi su un ampio lavoro di

mappatura e classificazione dei casi studio, la presentazione ha restituito una visione articolata

ma nitida della diffusione e dell’attuazione dei PED, mettendo in luce tanto i tratti

innovativi quanto le criticità ancora da affrontare.

96


Un elemento centrale di questa analisi è rappresentato dagli strumenti di raccolta dati e

sistematizzazione delle esperienze, sviluppati nell’ambito delle collaborazioni europee promosse

da JPI Urban Europe, dalla DUT Partnership e dalla rete PED-EU-NET 5 . Tra questi,

spicca il PED Booklet 6 , pubblicato per la prima volta nel 2019 con 27 casi studio selezionati

e aggiornato nel 2020 a 61 esperienze, offrendo una base comparativa utile per monitorare

l’evoluzione del concetto di PED e la sua applicazione in contesti eterogenei.

A complemento del booklet è stato realizzato il PED Database, accessibile in formato aperto

sul sito pedeu.net 7 , che raccoglie attualmente 110 casi studio relativi a PED o iniziative

affini in 93 città di 24 Paesi europei. Dotato di filtri tematici, opzioni di esportazione e funzionalità

comparative, il database si configura come una piattaforma analitica avanzata, a

supporto sia della ricerca che della pianificazione locale.

Oltre alla classificazione per fase di sviluppo e contesto climatico, i casi vengono distinti in

tre categorie operative:

1. PED: progetti con ambizioni elevate in termini di efficienza, flessibilità e produzione

energetica;

2. PED-Relevant: esperienze che pur non raggiungendo un bilancio energetico positivo,

mostrano elementi convergenti con il paradigma PED;

3. PED-Lab: iniziative pilota, sperimentali o ancora in fase di pianificazione.

Dai dati raccolti emerge che la maggior parte dei casi studio si trova ancora nella fase di

pianificazione, a conferma del fatto che il PED è una strategia ancora giovane e in via di

consolidamento. C’è da dire che solo il 20% dei dati relativi ai progetti inclusi nel data base è

stato caricato/inserito da dipendenti delle Amministrazioni Pubbliche o Enti Locali, mentre

la maggioranza dei dati inseriti è riconducibile al mondo accademico e della ricerca. Ciò segnala

un divario tra sperimentazione tecnico-scientifica e capacità istituzionale, così come

la mancanza di radicamento del concetto nel mondo reale che è uno dei motivi per cui il DUT

TP PED working group sta lavorando sulla revisione della definizione del concetto.

Nella sua presentazione, Silvia Bossi ha evidenziato alcune dimensioni chiave che delineano

le sfide e le potenzialità dei Positive Energy Districts. Al centro della sua analisi si trovano

tre assi fondamentali. Il primo è quello dell’integrazione tecnologica ed energetica, che

rappresenta il nucleo stesso del concetto di PED, ma che assume forme diverse a seconda

del contesto locale, delle infrastrutture esistenti e della disponibilità di risorse rinnovabili.

Il secondo riguarda la partecipazione, ancora spesso marginale, ma che in alcuni casi viene

5 https://pedeu.net/ [ultima consultazione 16/04/2025]

6 https://jpi-urbaneurope.eu/wp-content/uploads/2020/06/PED-Booklet-Update-Feb-2020_2.pdf [ultima

consultazione 16/04/2025]

7 https://pedeu.net/map/ [ultima consultazione 16/04/2025]

97


7

TRANSIZIONE URBANA

posta al centro grazie a processi strutturati di co-creazione e coinvolgimento attivo dei cittadini.

Il terzo asse è la governance multilivello, considerata decisiva per il successo dei PED,

ma ancora ostacolata da strumenti operativi insufficienti, dalla frammentazione istituzionale

e da una limitata capacità amministrativa.

Accanto a queste tre dimensioni, l’analisi ha portato alla luce anche alcuni fattori abilitanti

che possono rafforzare lo sviluppo e la replicabilità dei PED: la capacità di integrare le politiche

urbane ed energetiche, la presenza di reti collaborative a livello locale e l’accesso a

finanziamenti dedicati. Tuttavia, permangono ostacoli significativi, tra cui un’eccessiva burocratizzazione,

una scarsa sinergia tra i diversi livelli di governo e l’assenza di un quadro

normativo stabile e coerente.

Un elemento favorevole che emerge dalla mappatura è la capacità di molti PED di coniugare

obiettivi ambientali con strategie di trasformazione urbana e sociale. In diversi casi, i

progetti sono stati integrati con iniziative di rigenerazione urbana, housing sociale, mobilità

sostenibile e innovazione culturale. Tuttavia, un nodo critico ancora irrisolto è rappresentato

dall’assenza di una definizione condivisa di cosa sia effettivamente un PED: coesistono

approcci tecnici, orientati alla governance o alla riqualificazione dello spazio pubblico, spesso

non sufficientemente integrati tra loro.

Partendo da questa lettura, Bossi ha avanzato una serie di raccomandazioni strategiche per

rafforzare l’efficacia e la diffusione dei PED. Innanzitutto, è necessario riconoscere e rafforzare

il ruolo attivo delle città e dei territori, che devono essere protagonisti della co-progettazione

e non meri destinatari di soluzioni calate dall’alto. È inoltre essenziale investire nella

capacità amministrativa locale, attraverso strumenti di formazione, accompagnamento e

facilitazione dei processi decisionali. Sul piano normativo, occorre sviluppare quadri coerenti

che sappiano ridurre le barriere burocratiche e incentivare sinergie intersettoriali. Infine,

viene sottolineata l’importanza di promuovere approcci adattivi e iterativi, che sappiano valorizzare

il potenziale trasformativo dei PED attraverso la sperimentazione e l’apprendimento

continuo.

L’intervento si è concluso con una riflessione più ampia: i PED non devono essere intesi

unicamente come strumenti per la produzione sostenibile di energia, ma come veri e propri

dispositivi di innovazione urbana e sociale. In questa prospettiva, essi diventano occasioni

per ripensare la città come bene comune, per attivare nuove relazioni sociali, per diffondere

una cultura della partecipazione e per contribuire alla costruzione di forme inedite di cittadinanza

energetica. Con questa visione, l’intervento di Silvia Bossi si è inserito con coerenza

nel quadro delineato da Christopher Gollner e Paola Clerici Maestosi, proponendo una

lettura dei PED non come progetti isolati, ma come microcosmi urbani complessi, capaci di

prefigurare la città del futuro: una città più giusta, inclusiva, efficiente e consapevole.

98


UNA VISIONE SISTEMICA E CRITICA: LA REVISIONE

SCIENTIFICA SULLO STATO DELL’ARTE DEI PED

Relatrice - Michela Pirro

Il contributo utilizza un approccio metodico e riflessivo, volto a indagare con occhio critico

il livello di maturità del concetto di PED all’interno della letteratura scientifica. La sua presentazione

si è concentrata sull’esito di una revisione sistematica della letteratura pubblicata

nel 2023 sulla rivista Energies, all’interno dello speciale Smart Cities and Positive Energy Districts,

condotta insieme a colleghe del CNR e del Dipartimento PDTA della Sapienza 8 .

L’intento dell’indagine è fare il punto sul concetto di Positive Energy District, comprendendo

quanto sia stato finora integrato nei sistemi energetici delle città europee e in che misura

abbia ricevuto supporto reale da parte dei programmi di ricerca e innovazione. L’analisi parte

dalla constatazione che, nonostante la crescente attenzione, il concetto di PED è ancora recente

e, per certi aspetti, teoricamente instabile.

La ricerca è stata guidata da tre domande principali:

■ In che misura lo sviluppo e l’implementazione dei PED sono stati sostenuti da programmi di

ricerca e innovazione?

■ Il concetto di PED è stato definito in modo esaustivo nella letteratura?

■ Nei casi studio analizzati, i PED sono chiaramente documentati e supportati da programmi

di finanziamento?

Attraverso un’accurata revisione scoping condotta secondo il protocollo PRISMA-SCR, sono

stati selezionati 140 documenti - tra articoli scientifici e atti di conferenze - pubblicati tra il

2017 e il 2023, estratti dai database Scopus e Web of Science. A questo si è affiancata un’analisi

bibliometrica, realizzata con il software VOSviewer, utile a individuare i cluster tematici

e le reti semantiche ricorrenti nelle pubblicazioni.

I risultati dell’analisi sono stati illuminanti: sebbene il numero delle pubblicazioni sia in forte

crescita (soprattutto dopo il 2020, con un picco nel 2022), la definizione di PED resta ancora

poco consolidata e frammentata. Solo due degli articoli analizzati trattano in modo congiunto

i tre elementi distintivi dei PED - efficienza, produzione di energia e flessibilità - e nessuno di

essi si riferisce a casi studio reali: entrambi sono invece incentrati sui Sustainable Plus Energy

Neighbourhoods (SPEN), che presentano obiettivi affini ma non del tutto sovrapponibili.

Questa lacuna riflette una contraddizione evidente: mentre i programmi europei di finanziamento

(Horizon 2020, COST, Interreg, ecc.) hanno investito significativamente nello sviluppo

8 Clerici Maestosi, P.; Salvia, M.; Pietrapertosa, F.; Romagnoli, F.; Pirro, M. Implementation of Positive

Energy Districts in European Cities: A Systematic Literature Review to Identify the Effective Integration of the

Concept into the Existing Energy Systems. Energies 2024, 17, 707. https://doi.org/10.3390/en17030707

99


7

TRANSIZIONE URBANA

di PED (coprendo circa il 70% dei casi studio), la letteratura accademica non ha ancora maturato

un impianto teorico e metodologico solido, né un sistema condiviso di indicatori di performance

(KPI). Anche l’analisi della distribuzione geografica ha mostrato uno squilibrio, con una

predominanza di progetti finanziati in Italia e Spagna, seguiti da Danimarca e Canada.

Altro aspetto chiave emerso dalla ricerca è il forte legame semantico tra le parole chiave “Positive

Energy District(s)”, “PED” e “Smart Cities”, seguiti da “energy efficiency”. Tuttavia, la co-occorrenza

delle parole evidenzia anche una debole connessione strutturale con altre dimensioni

essenziali come la governance, la giustizia sociale o la sostenibilità economica. La visualizzazione

delle reti bibliometriche ha messo in luce i cluster concettuali dominanti, ma anche la

loro parziale disconnessione.

A partire da questi dati, è stato sottolineato come l’interesse crescente verso i PED non sia ancora

accompagnato da una chiara strutturazione teorica. Questo si traduce in un rischio concreto:

quello di finanziare sperimentazioni senza che esista ancora un quadro condiviso per misurarne

l’efficacia e la replicabilità. Al contrario di quanto avvenuto per il concetto di Smart City, infatti, i

PED non sono stati ancora associati a un set minimo di indicatori comuni.

In conclusione, l’intervento ha voluto porre con chiarezza il tema della fragilità epistemologica

del concetto di PED. La revisione sistematica proposta, non solo fornisce una fotografia aggiornata

dello stato dell’arte, ma getta le basi per future ricerche più strutturate, capaci di colmare i

vuoti attuali e costruire modelli di analisi coerenti con gli obiettivi europei di neutralità climatica.

SOLUZIONI EDILIZIE, CERTIFICAZIONI

AMBIENTALI E PED

Relatrice - Tiziana Ferrante

Il contributo ha rappresentato uno dei punti più concreti e operativi della sessione dedicata

ai Distretti ad Energia Positiva 9 . Partendo da esperienze italiane - in particolare

i casi studio di Bolzano e Firenze - Ferrante ha illustrato con chiarezza come la transizione

verso i PED debba passare anche da una profonda trasformazione del patrimonio

edilizio esistente, e in particolare da strategie mirate per l’efficienza energetica, la scelta

consapevole dei materiali da costruzione e l’integrazione di criteri ambientali nei processi

progettuali. Attraverso uno studio strutturato su progetti europei come Sinfonia (Bolzano) e

Replicate (Firenze), Ferrante ha evidenziato che i PED non si realizzano solo attraverso l’ado-

9 Ferrante, T.; Clerici Maestosi, P.; Villani, T.; Romagnoli, F. A Portfolio of Building Solutions Supporting

Positive Energy District Transition: Assessing the Impact of Green Building Certifications. Sustainability 2025, 17,

400. https://doi.org/10.3390/su17020400

100


zione di tecnologie avanzate, ma necessitano di un attento bilanciamento tra soluzioni tecniche,

prestazioni ambientali e requisiti sociali. La sua analisi ha quindi introdotto un elemento

spesso trascurato nel dibattito: il ruolo delle certificazioni ambientali degli edifici, come strumenti

per garantire qualità, sostenibilità e trasparenza nei processi di riqualificazione urbana.

Al centro della sua ricerca vi è l’interrogativo su come le Green Building Rating Systems (GBRS)

- tra cui LEED, BREEAM e KlimaHaus - possano realmente incidere nella definizione e nella

misurazione dei PED. Attraverso un’analisi comparativa delle soluzioni edilizie adottate nei

progetti analizzati, Ferrante ha dimostrato che il livello di attenzione alla sostenibilità dei

materiali e dei componenti edilizi varia notevolmente da caso a caso. Mentre nel progetto di

Bolzano è stata adottata la certificazione KlimaHaus R, e successivamente affiancata da una

valutazione più dettagliata secondo il protocollo KlimaHaus Nature, il progetto fiorentino ha

evidenziato una mancanza di indicazioni esplicite sui materiali, nonostante le buone performance

energetiche ottenute.

Uno degli elementi più innovativi emersi dallo studio, è stato la costruzione di un portafoglio

tecnico di soluzioni edilizie ricorrenti nei PED italiani, che includeva sistemi di isolamento

delle pareti esterne, coperture, sostituzione degli infissi e impianti di ventilazione meccanica

controllata. Ogni soluzione è stata analizzata secondo i criteri di durabilità, impatto ambientale

e facilità di disassemblaggio, permettendo così una lettura non solo tecnica ma anche

ambientale e circolare delle scelte progettuali. Particolare attenzione è stata dedicata anche

alla provenienza dei materiali, al contenuto di sostanze pericolose e all’esistenza di etichette

ambientali di tipo I e III (come EPD e certificazioni FSC/PEFC), secondo le linee guida del protocollo

KlimaHaus Nature. Questo approccio ha permesso di evidenziare le potenzialità della certificazione

come strumento di controllo ambientale, ma anche i suoi limiti, soprattutto quando

essa non è integrata fin dalle fasi iniziali del progetto.

L’intervento si è concluso con un’importante riflessione strategica: se i PED vogliono realmente

rappresentare una svolta nella progettazione urbana sostenibile, devono incorporare

sin dall’inizio indicatori ambientali riferiti non solo alle prestazioni energetiche degli edifici,

ma anche alla qualità ecologica dei materiali impiegati. Questo richiede un allineamento tra

legislazione (come i CAM - Criteri Ambientali Minimi italiani), pratiche progettuali e protocolli

volontari di certificazione.

In sintesi, la proposta avanzata da Ferrante è chiara: per rendere i PED uno strumento efficace

della transizione ecologica urbana, è necessario costruire un sistema di valutazione integrato

che permetta di misurare la coerenza tra obiettivi energetici e sostenibilità dei materiali edilizi.

La selezione dei materiali, le tecniche costruttive, la logica del ciclo di vita e l’utilizzo di protocolli

GBRS devono entrare stabilmente nell’agenda della progettazione dei PED. Solo così

sarà possibile trasformare i distretti energetici positivi da sperimentazioni tecniche in modelli

urbani replicabili e capaci di generare valore ambientale, economico e sociale.

101


7

TRANSIZIONE URBANA

PROGETTARE I PEDS ATTRAVERSO IL GIOCO:

IL PED PLAY

Ideatrice-Beril Alpagut. Esperti facilitatori-Paolo Civiero e Giulia Turci

Il workshop Progettare i PEDs attraverso il gioco: il PED play ha rappresentato uno dei momenti

più innovativi e interattivi della sessione, offrendo ai partecipanti un’esperienza

pratica e collaborativa finalizzata alla co-progettazione di un Distretto ad Energia Positiva

(PED) attraverso un gioco di simulazione. L’attività è stata guidata da Beril Alpagut (Demir

Enerji), Paolo Civiero e Giulia Turci, e si inserisce nell’ambito del progetto europeo C.Lever

- Cesena Leveraging Cross Synergies Towards PEDs, promosso dal programma JPI Urban

Europe 10 . Il gioco, denominato The PED Play, è un serious game sviluppato per facilitare la

comprensione delle dinamiche complesse legate alla progettazione e alla governance dei

PED, utilizzando una metodologia interattiva e transdisciplinare. Ogni partecipante assume

un ruolo specifico all’interno del processo decisionale (es. amministratore locale, cittadino,

sviluppatore, esperto tecnico), simulando le interazioni reali che caratterizzano lo sviluppo

di un distretto urbano a energia positiva.

Il workshop si è articolato in tre fasi principali:

1. Istruzioni e formazione dei gruppi: nella fase iniziale, i facilitatori hanno illustrato le

regole del gioco e suddiviso i partecipanti in gruppi, ciascuno assegnato a un Game Board che

rappresentava un’area urbana da trasformare in PED. Ogni gruppo disponeva di carte strategiche

e carte sfida, utili a simulare decisioni relative a energia, mobilità, governance, finanza e

partecipazione.

2. Sessione di gioco: per circa un’ora i partecipanti hanno collaborato all’elaborazione di

una strategia condivisa per il proprio distretto, confrontandosi con problemi reali legati all’integrazione

tecnologica, alla sostenibilità economica, all’accettabilità sociale e all’inclusione. Il

gioco stimolava la riflessione sui compromessi necessari tra esigenze diverse e sulla coerenza

complessiva delle scelte progettuali.

3. Presentazione dei risultati e confronto finale: nella fase conclusiva, ogni gruppo ha

presentato le proprie soluzioni, discutendo le priorità individuate e le difficoltà affrontate. La

restituzione collettiva ha permesso di evidenziare approcci diversi, valorizzando il confronto

tra competenze e prospettive.

L’approccio ludico si è rivelato particolarmente efficace nel valorizzare l’interazione tra attori

eterogenei e nel simulare le condizioni reali di co-progettazione di un PED, sottolineando l’importanza

della visione sistemica, dell’apprendimento condiviso e della governance multilivello.

10 https://architettura.uniroma3.it/ricerca/progetti-di-ricerca/clever/

102


I facilitatori del workshop vantano una consolidata esperienza nel campo dei PED, avendo

contribuito alla sperimentazione e diffusione del gioco in diversi contesti internazionali, accademici

e istituzionali. In sintesi, The PED Play ha permesso ai partecipanti di sperimentare in

prima persona la complessità trasformativa dei PED, offrendo una piattaforma per esplorare

soluzioni, riflettere sui vincoli, e comprendere le potenzialità di questi distretti come motori

della transizione urbana equa e sostenibile.

Il quadro emerso dalla sessione speciale dedicata ai Distretti ad Energia Positiva offre una

visione articolata e stratificata di uno dei concetti chiave della transizione urbana europea. I

PED si delineano oggi non solo come soluzioni energetiche di sistema, ma come strumenti

abilitanti di trasformazioni urbane complesse, in grado di coniugare innovazione tecnologica,

sostenibilità ambientale, partecipazione sociale e governance multilivello. Dalla cornice strategica

offerta dalla DUT Partnership alla riflessione scientifica sullo stato dell’arte, passando per

l’analisi dei casi studio europei, emerge chiaramente come i PED rappresentino un paradigma

in evoluzione, la cui efficacia dipende dalla capacità di integrare dimensioni oggi ancora troppo

spesso trattate separatamente: energetica, sociale, normativa e progettuale.

CONCLUSIONI

Le esperienze presentate mettono in luce la necessità di una maggiore chiarezza concettuale,

di un consolidamento del linguaggio tecnico e dell’identificazione di indicatori condivisi che

permettano di misurare, replicare e comparare i risultati ottenuti. Al contempo, si evidenzia

il valore generativo dei PED come piattaforme di sperimentazione urbana, capaci di attivare

processi di apprendimento collettivo, innovazione istituzionale e rigenerazione territoriale.

Affinché i PED possano affermarsi come strumenti sistemici e scalabili della transizione, è indispensabile

investire nel rafforzamento delle capacità locali, nella semplificazione dei quadri

normativi, nel superamento delle barriere amministrative e nell’adozione di approcci adattivi e

contestualizzati. In questo senso, la co-progettazione, la flessibilità metodologica e l’integrazione

tra le politiche settoriali diventano condizioni imprescindibili.

Infine, l’adozione di una prospettiva di giustizia sociale e ambientale — come emerso in diversi

contributi — rappresenta una direzione cruciale per evitare che la transizione si traduca in

nuove disuguaglianze urbane. I PED, se pienamente compresi e governati, possono contribuire

alla costruzione di città più eque, inclusive e resilienti, offrendo una risposta integrata alle

sfide della crisi climatica e del cambiamento sociale.

103


8

8

DOSSIER 2 - 2025

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA

PROSPETTIVE SULLA

TRANSIZIONE ECOLOGICA

URBANA: DIALOGO A PIÙ

VOCI SU SFIDE, SOLUZIONI

E PARTECIPAZIONE

Michela Pirro - ENEA Divisione TERIN-ICER

con la partecipazione di

Emanuele Martinelli - CEO - Energia Media srl

La crisi climatica è una sfida complessa che coinvolge diversi aspetti,

dall’adattamento alle politiche energetiche. Come possiamo garantire che i

progetti e le politiche per la transizione ecologica siano effettivamente operativi

e possano essere applicati a livello locale, tenendo conto delle specificità dei

contesti urbani e delle necessità delle comunità?

Pasquale Capezzuto

La crisi climatica è un tema chiave per

le nostre città, perché l’Italia è un territorio

vulnerabile, fragile e privo di un quadro

di riferimento generale di politiche di

mitigazione e adattamento. Abbiamo una

strategia nazionale, recentemente appro-

vata, su questi temi, ma manca ancora una

operatività reale che possa consentire ai livelli

territoriali, regionali o comunali di implementare

le proprie strategie sulla base

di questo quadro di riferimento Nazionale.

Fortunatamente, una serie di territori ha

adottato da tempo anche in via sperimen-

104


tale strategie di mitigazione e adattamento,

che quindi danno una sistematicità alle loro

azioni e una pianificazione a breve e medio

termine. Questi piani riguardano tutti

gli ambiti della vita urbana, dal contrasto al

dissesto idrogeologico all’implementazione

di Nature-Based Solutions, che permettono

di realizzare interventi più sostenibili e flessibili

rispetto alle tradizionali infrastrutture

rigide. Tuttavia, è necessario che le città integrino

queste soluzioni nelle loro politiche

urbane quotidiane per renderle effettivamente

operative.

Marcello Capra

I

contesti urbani sono centrali nella strategia

per contrastare il cambiamento

climatico. A livello istituzionale, il PNRR ha

cercato di dare un contributo soprattutto

nei settori della mobilità sostenibile e

dell’efficientamento del patrimonio edilizio.

La Missione 2, Componente 2 ha infatti

destinato risorse significative a queste tematiche,

promuovendo interventi per il rinnovo

della mobilità pubblica con l’adozione

di biocarburanti, idrogeno e tecnologie a

basse emissioni, ma come è stato sottolineato,

i risultati si vedranno nel lungo

periodo. Il PNRR, da solo, non può determinare

un cambiamento radicale, ma rappresenta

un segnale per gli anni a venire.

Anche la ricerca può offrire un contributo

importante: oggi abbiamo parlato dei Positive

Energy Districts (PED), un tema da tempo

all’attenzione del Ministero dell’Ambiente

e della Sicurezza Energetica e del

Ministero dell’Università e della Ricerca.

Iniziative come il SET Plan (Strategic Energy

Technology Plan), con il suo working group

dedicato, rappresentano strumenti chiave

per sviluppare soluzioni innovative. Il

coordinamento affidato a ENEA in questo

ambito è un passo importante, e ci aspettiamo

che, nel tempo, la ricerca contribuisca

concretamente alla costruzione di città

più vivibili e resilienti, capaci di affrontare

la sfida climatica.

Paola Clerici Maestosi

Per garantire che i progetti e le politiche

per la transizione ecologica siano effettivamente

operativi e applicabili a livello

locale, è fondamentale adottare un approccio

basato sul coinvolgimento attivo di tutte

le parti interessate: istituzioni, imprese e

comunità locali. È necessario inquadrare le

azioni locali all’interno delle dinamiche europee,

valorizzando non solo il contributo di

chi partecipa alle principali Mission europee

in ambito urbano, ma anche delle partnership

e delle strutture di supporto ai programmi,

come dimostrano iniziative quali il

progetto CapaCITIES e i workshop promossi

da Driving Urban Transition Pathways.

Questi esempi evidenziano l’importanza di

una governance multilivello, capace di integrare

strategie e strumenti diversi, e di

offrire alle amministrazioni locali supporto

concreto in termini di risorse economiche,

formazione e competenze operative.

I finanziamenti europei devono essere accompagnati

da percorsi di capacity building

e da piani d’azione chiari, che traducono le

politiche in cambiamenti visibili, adattati

alle specificità dei territori e ai bisogni delle

comunità.

105


8

TRANSIZIONE URBANA

Come possiamo garantire che le politiche urbane per la sostenibilità e la

resilienza siano effettivamente efficaci nel coinvolgere i cittadini come

protagonisti della trasformazione urbana, affrontando al contempo le

disuguaglianze sociali e accelerando l’adozione di soluzioni innovative per

adattare le città ai cambiamenti climatici?

Pasquale Capezzuto

La crisi climatica non è solo una questione

ambientale: ha forti ripercussioni sociali,

incidendo direttamente sulla salute e sul benessere

dei cittadini. Eventi estremi come le

alluvioni recenti hanno causato distruzione di

beni, perdite economiche ingenti e, purtroppo,

anche numerose vittime. Non possiamo

dimenticare, inoltre, i danni legati all’aumento

delle temperature, come il fenomeno delle

isole di calore urbane, che negli ultimi anni ha

portato a un incremento significativo di problemi

di salute, soprattutto tra le fasce più

vulnerabili della popolazione.

Il coinvolgimento della cittadinanza è fondamentale

per costruire città resilienti. Le

amministrazioni locali hanno il dovere di

pianificare azioni concrete per proteggere i

cittadini, rendendo le città più sicure e resilienti.

La pianificazione urbana deve integrare

le strategie di adattamento ai cambiamenti

climatici in tutti i settori, per garantire un futuro

sostenibile e migliorare la qualità della

vita nelle nostre città.

Paola Clerici Maestosi

Per garantire che le politiche urbane

per la sostenibilità e la resilienza siano

efficaci nel coinvolgere i cittadini come veri

protagonisti della trasformazione urbana,

è fondamentale creare un dialogo continuo

tra amministrazioni, cittadini e realtà locali.

Esperienze maturate attraverso progetti europei

e piattaforme nazionali di supporto —

come quelle sviluppate in Spagna, Austria e

Romania — dimostrano che una governance

multilivello è decisiva per promuovere l’inclusione

e affrontare le disuguaglianze sociali.

In Italia, strategie dal basso, come la formazione

di ambasciatori locali, si stanno rivelando

strumenti efficaci per sensibilizzare le

comunità e responsabilizzarle nei processi

decisionali. Solo dando ai cittadini un ruolo

attivo e riconosciuto possiamo accelerare

l’adozione di soluzioni innovative e costruire

città più resilienti e pronte ad affrontare i

cambiamenti climatici.

Luciana Favaro

Crediamo fortemente nel coinvolgimento

attivo dei cittadini, affinché siano

consapevoli non solo dei rischi, ma anche

delle potenzialità di un sistema urbano dinamico

e in sintonia con la natura, nel rispetto

del territorio. Questa consapevolezza

può trasformarsi in una leva per costruire

un nuovo senso di comunità, affrontando

collettivamente le sfide che il cambiamento

climatico impone.

In questo contesto, il ruolo degli Ambasciatori

del Patto per il Clima, un’iniziativa promossa

dalla Commissione Europea, diventa

cruciale. L’obiettivo è coinvolgere direttamente

i cittadini nelle politiche climatiche,

106


rendendoli non solo informati, ma anche

partecipi a livello locale, nelle decisioni che

riguardano i loro comuni e le strategie di

adattamento.

Affinché questo processo abbia successo, è

fondamentale che anche le amministrazioni

locali siano aperte al contributo dei cittadini,

non solo informandoli, ma anche ascoltandoli

e supportandoli nei cambiamenti che la

crisi climatica renderà inevitabili.

Alessandro Federici

Da anni collaboriamo con il Ministero

dell’Ambiente e della Sicurezza

Energetica per portare avanti programmi

di formazione e informazione rivolti agli

utenti finali. Tra questi, la campagna nazionale

“Italia in Classe A”, giunta al secondo

triennio, propone una serie di accorgimenti

e comportamenti a costo zero, con effetti

immediati sulla riduzione della bolletta

energetica. Questi strumenti sono particolarmente

importanti per i soggetti più fragili

e vulnerabili, sia in relazione alla povertà

energetica che a quella da raffrescamento.

Nel lungo periodo, l’obiettivo è promuovere

un cambiamento comportamentale che abbia

impatti positivi non solo sulle abitudini

quotidiane, ma anche sulla salute e sul benessere

generale della popolazione.

Tiziana Ferrante

È

fondamentale sensibilizzare le

comunità locali affinché adottino

nuovi comportamenti virtuosi e partecipino

attivamente ai processi decisionali che

riguardano le loro città e quartieri. Il

coinvolgimento della cittadinanza nelle

progettualità urbane è essenziale per

garantire uno sviluppo sostenibile, anche

attraverso un’azione coordinata di competenze

multidisciplinari per lo sviluppo di

modelli già consolidati in Europa, come i Positive

Energy Districts, che rappresentano un

volano importante per realizzare delle comunità

sostenibili, con riferimento non solo

all’uso delle energie rinnovabili, ma anche

al cambiamento dei comportamenti sociali

e la collaborazione tra competenze multidisciplinari.

Dalla fase di programmazione fino alla attuazione

degli interventi, è necessario mantenere

un focus non solo sull’efficienza

energetica, ma anche sulla gestione sostenibile

delle risorse, promuovendo modelli

partecipativi che rendano i cittadini protagonisti

del cambiamento.

Enza Lissandrello

L

e città devono prepararsi alle nuove

sfide poste dalla crisi della biodiversità

e dalla crescente necessità di resilienza

urbana, coinvolgendo attivamente i cittadini.

Per farlo, è fondamentale superare i modelli

tradizionali di partecipazione formale e

aprire spazi di collaborazione con organizzazioni

cittadine, movimenti di base e reti

locali. L’obiettivo è rendere i cittadini protagonisti

dei processi di trasformazione, ad

esempio attraverso comunità energetiche e

laboratori urbani in cui possano sperimentare

direttamente il cambiamento. È fondamentale

che le politiche locali non siano

imposte, ma costruite insieme ai cittadini,

facendo leva sulla sperimentazione diretta

e sull’educazione al cambiamento.

107


8

TRANSIZIONE URBANA

Daniela Luise

La vita urbana nel 2050 sarà molto diversa

da quella che siamo abituati oggi

e che stiamo già vedendo cambiare velocemente.

È necessario che ci prepariamo e,

anzi, che cominciamo a reagire alle situazioni,

soprattutto nelle città, ma sostenuti anche

dai governi e da possibili finanziamenti,

perché di questo hanno bisogno le città per

riuscire ad adattarsi ai cambiamenti climatici.In

particolare, sarà fondamentale riuscire

a realizzare importanti progetti sul territorio,

come quelli relativi alla mobilità sostenibile,

alla riqualificazione energetica degli

edifici e all’implementazione di zone più verdi

e più resilienti. Questi progetti andranno a

mitigare l’impatto delle isole di calore, che

è sicuramente uno dei temi principali nelle

nostre città. Già oggi si stanno realizzando

molti progetti, e credo che quelli molto importanti

siano proprio i progetti di rinverdimento

delle città.

Tali interventi devono essere anche collegati

alla depavimentazione e alla creazione

di aree di drenaggio, in modo da riuscire a

dare dei risultati importanti fin da subito, per

permettere alle persone di vivere meglio e

di ridurre gli impatti, ad esempio, dei grandi

eventi atmosferici.

Sicuramente, sono anche fondamentali gli

interventi sulla mobilità sostenibile, che devono

cambiare molto velocemente e che richiedono

notevoli investimenti. Inoltre, l’implementazione

continua degli interventi di

riqualificazione energetica è essenziale, sia

per permettere ai cittadini di vivere meglio le

proprie abitazioni, sia per consentire loro di

risparmiare sui costi della vita.

Filomena Pietrapertosa

I

modelli di sviluppo urbano attuali continuano

a riprodurre disuguaglianze, e le

categorie più vulnerabili sono le più esposte

ai rischi legati alla transizione ecologica. La

povertà energetica è in crescita, con fasce

della popolazione che rischiano di perdere

l’accesso alle risorse fondamentali, subendo

al contempo gli impatti più severi del cambiamento

climatico, come l’intensificarsi degli

eventi meteorologici estremi.

Dai nostri studi emerge che, nei piani di adattamento

urbano a livello europeo, le categorie

vulnerabili sono spesso trascurate, con il

rischio di accentuare ulteriormente le disuguaglianze.

Per invertire questa tendenza, è

essenziale coinvolgere direttamente i cittadini

nella definizione delle strategie di sviluppo.

Solo attraverso un approccio inclusivo e partecipativo,

che raccolga le esigenze delle fasce

più a rischio, si potranno costruire città

più eque e resilienti, garantendo il benessere

collettivo e un futuro realmente sostenibile.

Stefano Pizzuti

I

cambiamenti climatici stanno ponendo le

città sotto una pressione sempre maggiore,

esponendole a eventi atmosferici estremi

sempre più frequenti e intensi. Di conseguenza,

l’adattamento diventa una priorità:

le città dovranno diventare più resilienti non

solo nelle loro infrastrutture, ma anche nella

capacità dei cittadini di affrontare e gestire

queste nuove sfide.

Affinché questo avvenga, è essenziale aumentare

la consapevolezza della popolazione

su ciò che sta accadendo nelle nostre città.

La comunicazione gioca un ruolo fondamen-

108


tale: senza adeguate campagne informative,

i cittadini rischiano di non comprendere l’urgenza

del cambiamento e l’importanza del

loro coinvolgimento. Fortunatamente, molte

iniziative in questo senso sono già in atto, sia

nel breve che nel lungo periodo, con l’obiettivo

di raggiungere i traguardi fissati per il

2030 e il 2050. È fondamentale sottolineare

il ruolo attivo dei cittadini: essi devono diventare

sempre più consapevoli e partecipi nei

processi di trasformazione, assumendo un

ruolo centrale nel cambiamento delle città e

delle comunità in cui vivono.

Monica Salvia

Le città del futuro saranno profondamente

trasformate. Ci aspettiamo un

ulteriore accentramento della popolazione

nei centri urbani, a fronte di un progressivo

spopolamento delle aree interne e rurali. Il

cambiamento climatico influenzerà in modo

significativo questi processi, modificando la

struttura territoriale e la qualità della vita dei

cittadini.

Per questo motivo, è necessario agire con una

visione strategica e intervenire subito. Pianificare

per il clima significa integrare misure di

mitigazione e adattamento ai cambiamenti

climatici, tenendo conto di fenomeni sempre

più rilevanti come la povertà energetica. Le

città, infatti, sono sistemi urbani complessi,

composti da cittadini che devono essere

tutelati, con particolare attenzione alle fasce

più vulnerabili della popolazione.

L’intensità delle azioni conta: ogni piccolo gesto

può fare la differenza. Questo è il principio

che guida gli Ambasciatori del Patto per

il Clima, persone che, in modo volontario e

con il loro entusiasmo, promuovono iniziative

di sensibilizzazione e coinvolgimento della

cittadinanza per renderla protagonista del

cambiamento e della transizione ecologica.

Il progetto CapaCITIES ci ha permesso di entrare

in contatto con questa rete straordinaria,

sostenuta dal Patto Europeo per il Clima.

Nel caso italiano, l’associazione Euclipa sta

portando avanti progetti innovativi che coinvolgono

gruppi di cittadini in diverse parti

d’Italia. Queste esperienze rappresentano

buone pratiche spesso valorizzate a livello

europeo, dimostrando come il coinvolgimento

attivo della popolazione possa diventare

un elemento chiave per affrontare le sfide

climatiche del futuro.

In che modo la collaborazione tra città, governi, e cittadini può accelerare il

raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica, e quali iniziative locali

hanno già dato risultati positivi nel vostro paese?

Gudrun Haindlmaier

È

fondamentale progettare spazi urbani

flessibili e multifunzionali che rispondano

realmente alle esigenze delle persone. Per

farlo, è essenziale coinvolgere i cittadini fin

dalle prime fasi del processo decisionale, garantendo

la co-progettazione delle soluzioni

per gli spazi pubblici, non solo a beneficio della

popolazione, ma anche della biodiversità.

Molte città stanno cercando di avvicinare le

109


8

TRANSIZIONE URBANA

loro azioni alle persone, coinvolgendole fin

dall’inizio attraverso metodi sperimentali e

partecipativi. Questi possono includere festival

urbani, iniziative di innovazione sociale e

tecnologica, oltre all’uso di strumenti digitali

per facilitare il co-design degli spazi pubblici.

Creare città più vivibili significa promuovere la

collaborazione tra cittadini, amministrazioni

e innovatori, affinché ogni intervento sia costruito

dalla comunità e per la comunità.

Julio Lumbreras

Per affrontare la crisi climatica, è fondamentale

lavorare su più livelli: all’interno

dei comuni, tra i diversi dipartimenti amministrativi,

tra le città stesse e con i governi regionali,

nazionali ed europei. Solo attraverso

un approccio coordinato e integrato possiamo

affrontare con successo le sfide future. Posso

portare l’esempio della Spagna, dove stiamo

collaborando con 17 città, tra cui sette di medie

dimensioni. Invece di agire singolarmente,

queste città stanno sviluppando un programma

congiunto per riqualificare un milione di

abitazioni, aggregando risorse e competenze

per ottenere un impatto più significativo. Questo

approccio consente anche di sviluppare

nuovi strumenti finanziari e di collaborare in

modo più efficace con le imprese edili.

Un altro esempio è la creazione di comunità

energetiche che favoriscono l’accesso alle

energie rinnovabili con un approccio di quartiere,

coinvolgendo più edifici e fornendo elettricità

anche alle comunità più vulnerabili.

Elena Simion

Con le capacità sviluppate in 15 paesi europei,

è ormai evidente che le piattaforme

nazionali svolgono un ruolo centrale nel

supporto alle città, non solo a quelle selezionate

per la Mission Cities, ma a livello nazionale.

Gli ambasciatori delle piattaforme

nazionali possono amplificare questo messaggio

e garantire che nessuna città venga

lasciata indietro.

L’obiettivo delle piattaforme nazionali è proprio

quello di favorire un coinvolgimento più

ampio, affinché anche gli investitori e le comunità

locali possano sostenere le città nel

loro percorso verso la neutralità climatica.

Maria Tengvard

L

a piattaforma nazionale Viable Cities in

Svezia si occupa di cambiamenti climatici

con un approccio integrato, ponendosi

una domanda cruciale: come possiamo rendere

le nostre città più resilienti e pronte ad

affrontare le trasformazioni che influenzeranno

la nostra vita urbana?

Lavoriamo simultaneamente su adattamento

e mitigazione dei cambiamenti climatici,

allineandosi agli Obiettivi di Sviluppo

Sostenibile (SDGs) e promuovendo un’azione

trasversale tra settori.

Collaboriamo con molteplici attori, tra cui il

settore pubblico, le municipalità, il mondo

accademico e le agenzie nazionali, coinvolgendo

anche stakeholder locali.

Tutte le nostre iniziative mirano a guidare

un cambiamento sistemico che migliori la

qualità della vita urbana rispettando i limiti

planetari.

La nostra missione è realizzare città climaticamente

neutrali entro il 2030, offrendo

una vita migliore per tutti, nel rispetto delle

risorse della Terra.

110


Quali sono le azioni concrete e urgenti che dovrebbero essere adottate dalle

città nei prossimi anni per affrontare la crisi climatica e prepararci al 2050, e

come possiamo accelerare l’adozione di soluzioni innovative come la mobilità

sostenibile e le energie rinnovabili?

Enza Lissandrello

Negli ultimi dieci anni, abbiamo assistito

a numerose iniziative di rigenerazione

urbana, come la riqualificazione degli spazi

pubblici e la riconversione delle aree destinate

alle auto in spazi di socializzazione. Questi

interventi hanno mostrato il valore della

qualità urbana e hanno incentivato nuove

forme di mobilità sostenibile, come trasporti

pubblici più efficienti, ciclabilità e percorsi

pedonali. Tali cambiamenti non solo migliorano

la qualità della vita urbana, ma hanno

anche un impatto diretto sulla salute dei cittadini,

promuovendo uno stile di vita più attivo

e sostenibile. Un altro aspetto chiave è

il coinvolgimento della popolazione nella gestione

dell’energia, aumentando l’autonomia

e la consapevolezza sui consumi. Questo approccio,

che valorizza il ruolo di cittadini prosumer

(produttori e consumatori di energia),

contribuisce a ridurre la domanda energetica

complessiva.

Infine, è fondamentale sensibilizzare i cittadini

sugli effetti ambientali delle loro scelte

quotidiane, ad esempio nell’uso dell’energia

e dei trasporti. Creare strumenti per monitorare

e comprendere il proprio impatto sul

contesto urbano è essenziale per costruire

città più sostenibili e resilienti. La trasformazione

urbana e la transizione ecologica

devono basarsi su una partecipazione attiva

e consapevole, rendendo le città veri laboratori

di innovazione e sostenibilità.

Carlo Alberto Nucci

Prevedere l’evoluzione delle città nel

2050 è complesso, poiché dipende da

molteplici fattori dinamici. Generalmente, la

preparazione avviene tramite due processi

principali: la pianificazione a lungo termine,

che si costruisce nel tempo, e la risposta alle

crisi, che si adatta e evolve in base agli incidenti

e alle catastrofi che si verificano.

Oggi esistono anche modelli matematici

che possono aiutare a comprendere i cambiamenti

a lungo termine. Un esempio interessante

è quello del cumulo di sabbia, che

per crescere deve ogni tanto crollare, per poi

allargare la propria base. Questo concetto

può essere visto come metafora dei processi

di trasformazione delle città, che spesso

devono passare attraverso momenti difficili

per poter progredire.

Ci sono anche tre fenomeni che trovo particolarmente

significativi:

■ coinvolgimento crescente dei cittadini,

con una maggiore consapevolezza ambientale

e sociale;

■ il cambiamento nei comportamenti dei

giovani, che stanno abbandonando l’idea

della proprietà individuale di mezzi come

l’auto, a favore di soluzioni di mobilità condivisa

che sono molto più radicate nella loro

generazione rispetto a quella precedente;

■ il ruolo crescente del sistema elettrico,

con l’espansione delle smart grids (reti intelligenti),

che sono fondamentali per la

111


8

TRANSIZIONE URBANA

transizione energetica. L’elettrificazione dei

consumi diventerà un elemento chiave di

questo cambiamento, e le comunità energetiche,

pur incontrando alcune difficoltà,

sono destinate a svolgere un ruolo fondamentale.

La strada è complessa e le sfide sono molte,

ma questi sviluppi sono cruciali per costruire

città più resilienti e sostenibili nel futuro.

Francesca Rizzo

Immaginare come il paesaggio urbano

cambierà a causa dei cambiamenti climatici

non è semplice, ma voglio mantenere

una visione ottimista. Credo fortemente nelle

strategie di adattamento e spero che nel

2050 le città possano essere immerse nel

verde, con trasporti completamente elettrici,

edifici a zero emissioni e un ambiente più favorevole

alla socialità.

Tuttavia, mi chiedo se ci stiamo preparando

adeguatamente a questo scenario. Al momento,

vedo ancora pochi interventi significativi

in termini di mitigazione e adattamento

ai cambiamenti climatici, specialmente in

Italia. Sebbene alcuni segnali preoccupanti

siano già evidenti, manca ancora una reale

percezione della gravità della situazione.

Una delle strategie più promettenti potrebbe

essere l’implementazione accelerata di soluzioni

innovative come la mobility-as-a-service,

che potrebbe contribuire rapidamente a raggiungere

alcuni degli obiettivi climatici urbani.

Edoardo Zanchini

Il lavoro che stiamo portando avanti per la

città di Roma riguarda sia la mitigazione

che l’adattamento ai cambiamenti climatici,

due aspetti che nei prossimi anni saranno

sempre più cruciali. Sappiamo che il clima

sta già cambiando: le temperature stanno

aumentando, le ondate di calore si fanno più

frequenti e intense, così come gli eventi meteorologici

estremi. Per questo, stiamo sviluppando

strategie per ridurre gli impatti nei

quartieri e sulle infrastrutture, con l’obiettivo

di mantenere le città vivibili e resilienti.

Parallelamente, dobbiamo lavorare per

raggiungere la neutralità climatica entro

il 2050. Questo significa spingere sull’uso

delle fonti rinnovabili, ridurre i consumi

energetici negli edifici e promuovere una

mobilità sempre più sostenibile e integrata.

L’adattamento e la mitigazione viaggiano

assieme con specifiche risposte per

avere quartieri più vivibili, in cui ci si muove

in modo più semplice e con la possibilità di

fruire del verde.

Ad esempio, possiamo rendere gli spazi urbani

più vivibili attraverso interventi semplici

ma efficaci, come la creazione di aree

verdi, la copertura di superfici con materiali

riflettenti e la rigenerazione degli spazi

pubblici. Tutto questo può sembrare un

obiettivo ambizioso, ma rappresenta anche

un’opportunità per innovare e integrare le

politiche urbane in modo più efficace.

In particolare, dobbiamo concentrarci sulla

riqualificazione dei quartieri più vulnerabili,

dove si registrano i maggiori rischi per la

salute, soprattutto d’estate, specialmente

per le persone anziane. Qui è essenziale intervenire

sullo spazio pubblico, piantando

alberi, riducendo le superfici impermeabili e

utilizzando materiali che mitigano l’aumento

delle temperature. Allo stesso tempo, bi-

112


sogna ripensare gli edifici pubblici affinché

diventino a emissioni zero, grazie all’uso del

fotovoltaico e alla riduzione dei consumi

energetici.

Un altro aspetto chiave è la mobilità. Dobbiamo

rendere possibile una vita urbana

che non dipenda dall’uso dell’auto privata

alimentata da combustibili fossili. Questo

significa investire nel trasporto pubblico integrato,

nella mobilità condivisa e in infrastrutture

per biciclette e pedoni sicure ed

efficienti. L’obiettivo è ridisegnare le città

attorno a una mobilità che sia non solo sostenibile,

ma anche attraente e funzionale,

per migliorare la qualità della vita nei quartieri

e rendere gli spostamenti più efficaci.

Nel contesto delle sfide climatiche, quali strategie concrete vedete come

più urgenti per adattare le città e renderle più resilienti agli eventi estremi

come ondate di calore e inondazioni? Inoltre, come possiamo affrontare

le disuguaglianze sociali, come la povertà energetica e la povertà da

raffrescamento, in modo che la transizione ecologica non aggravi ulteriormente

le disuguaglianze, ma favorisca una maggiore equità nelle città?

Edoardo Croci

Le nostre città sono sempre più vulnerabili

ai cambiamenti climatici: lo vediamo

nell’aumento di piogge intense, nella

diffusione delle isole di calore e nei fenomeni

meteorologici estremi che danneggiano infrastrutture,

servizi e persone.

Per affrontare questa sfida, sono necessarie

politiche integrate, che non solo migliorino

le infrastrutture, ma incidano anche sui

comportamenti individuali. Si tratta di un

cambiamento radicale, con impatti economici

e sociali, che deve combinare decarbonizzazione

e resilienza urbana.

Intervenire su tutti i settori - dagli edifici,

principali responsabili delle emissioni urbane,

ai trasporti, ai servizi pubblici - non è

semplice. Le soluzioni esistono, ma richiedono

risorse finanziarie, competenze e capacità

di implementazione in tempi brevi.

In questo contesto, il sistema della ricerca e

dell’università può offrire un supporto fondamentale

nella governance urbana, anche

grazie al confronto con esperienze internazionali.

Inoltre, il quadro di riferimento della

Commissione Europea, attraverso iniziative

come il Covenant of Mayors e la EU Mission

Cities, rappresenta un’importante guida per

accelerare la trasformazione delle città in

chiave sostenibile.

Alessandro Federici

D

al punto di vista tecnico, ci occupiamo

da anni dell’impatto delle isole di calore

sugli edifici e sulle persone che vi abitano.

Negli ultimi anni, oltre al concetto di povertà

energetica, si è iniziato a definire e investigare

la povertà da raffrescamento, un problema

destinato a diventare sempre più rilevante,

specialmente nel Sud Europa e, in particolare,

nel Sud Italia. Se la povertà energetica

è tradizionalmente associata alla difficoltà

113


8

TRANSIZIONE URBANA

di riscaldare adeguatamente le abitazioni, la

povertà da raffrescamento riguarda l’incapacità

di mantenere un ambiente interno vivibile

nei mesi più caldi, a causa delle ondate di

calore sempre più frequenti e intense.

Julio Lumbreras

Le prospettive per il futuro non sono incoraggianti:

ci troveremo ad affrontare

ondate di calore sempre più intense, eventi

meteorologici estremi e un aumento delle

inondazioni. Per questo è essenziale che le

nostre città si adattino a questi cambiamenti

attraverso strategie efficaci.

Ad esempio, per contrastare le ondate di calore,

non possiamo limitarci ad aumentare

l’uso dell’aria condizionata, perché ciò comporterebbe

un incremento delle emissioni.

Dobbiamo invece adottare soluzioni basate

sulla natura, come l’incremento delle aree

verdi e l’uso di materiali in grado di ridurre la

temperatura nelle aree urbane. Per far fronte

alle inondazioni, alcune città stanno già

lavorando sulla modifica del corso dei fiumi,

in modo da essere meglio preparate quando

si verificano eventi estremi. In questo scenario,

è fondamentale combinare misure

di adattamento e mitigazione, riducendo le

emissioni di gas serra mentre lavoriamo per

rendere le città più resilienti.

114


115


X

9

DOSSIER 2 - 2025

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA

CONCLUSIONI DEL CONVEGNO

“ALLEANZE DI RICERCA PER

LE COMUNITÀ URBANE

CLIMATICAMENTE NEUTRE,

SOSTENIBILI ED EQUE”

Paola Clerici Maestosi - Coordinatrice ENEA

della Task Force per l’internazionalizzazione

della Divisione TERIN-ICER

Concludendo questi due intensi giorni di confronto, emerge con chiarezza

quanto il cammino verso comunità urbane climaticamente neutre, sostenibili

ed eque non possa essere percorso da soli. La complessità delle sfide che

abbiamo discusso - dal cambiamento climatico alla transizione energetica,

dalla povertà energetica alle disuguaglianze sociali - richiede una convergenza

di saperi, risorse e visioni.

Le alleanze di ricerca che abbiamo iniziato a costruire rappresentano il vero motore di questa

trasformazione. Esse non sono soltanto partenariati scientifici, ma spazi di co-creazione

in cui ricerca, governance e cittadinanza collaborano per tradurre conoscenze in azioni concrete.

Abbiamo compreso che la neutralità climatica non è una meta astratta, ma un percorso

fatto di scelte condivise, di politiche integrate e di strumenti operativi capaci di adattarsi

alle specificità di ogni territorio.

116


Dalle esperienze presentate - dai Positive Energy Districts alle piattaforme nazionali come

CapaCITIES, fino agli approcci sistemici promossi da Driving Urban Transitions - emerge una

lezione comune: la governance multilivello e la partecipazione attiva dei cittadini sono le

condizioni necessarie per trasformare i piani in risultati tangibili. Le città, grandi e piccole,

sono laboratori di innovazione e resilienza, ma solo attraverso il coinvolgimento delle comunità

locali potranno affrontare in modo equo le sfide della transizione.

Abbiamo ascoltato esperienze che dimostrano come l’integrazione tra ricerca, istituzioni e

cittadini possa generare soluzioni nuove e più giuste: comunità

energetiche che riducono le disuguaglianze, strategie

urbane che uniscono adattamento e mitigazione, iniziative

locali che promuovono comportamenti sostenibili e

nuove forme di cittadinanza attiva.

Le riflessioni condivise da ricercatori, amministratori, professionisti

e rappresentanti delle istituzioni europee ci ricordano

che il futuro delle nostre città si costruisce oggi,

attraverso un impegno collettivo e continuo. La formazione,

il capacity building, la condivisione dei dati e l’innovazione

tecnologica aperta dovranno essere i pilastri di un

ecosistema della conoscenza al servizio della sostenibilità.

ENEA, insieme a CNR, UERA e a tutti i partner di questa

“Abbiamo ascoltato

esperienze che dimostrano

come l’integrazione

tra ricerca, istituzioni

e cittadini possa generare

soluzioni nuove

e più giuste “

iniziativa, continuerà a promuovere reti di ricerca e cooperazione internazionale per accompagnare

le città nel loro percorso verso la neutralità climatica. Ma ciò che questo

convegno ci lascia è soprattutto una consapevolezza: che la transizione ecologica sarà

possibile solo se sarà inclusiva, partecipata e giusta.

Abbiamo la responsabilità - e l’opportunità - di progettare città che non lascino indietro

nessuno, dove la sostenibilità diventi parte della quotidianità e non un obiettivo distante.

È da queste alleanze di ricerca e da questo dialogo aperto che può nascere un nuovo

modello di città europea: più verde, più giusta, più consapevole, e soprattutto capace di

restituire speranza e futuro alle prossime generazioni.

Con questo spirito, ringrazio tutti i partecipanti per i contributi, la passione e la visione

condivisa. Il lavoro che ci attende è ancora grande, ma le connessioni create in questi

giorni rappresentano il primo, fondamentale passo per trasformare le nostre idee in

azioni concrete.

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10

10

DOSSIER 2 - 2025

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA

CURRICULUM VITAE

DEGLI ORATORI

Ballarin Andrea

Nato nel 1981, dopo il

master in scienze forestali

e ambientali conseguito

presso l’Università di

Padova, ha approfondito i temi della salvaguardia

ambientale, della gestione del paesaggio e delle

energie rinnovabili durante il dottorato “Risorse e

salute dell’ambiente del territorio” (L.E.R.H.) presso

il Dipartimento di Sistemi Territoriali e Agroforestali

(TeSAF) del Collegio di Scienze Agrarie

dell’Università di Padova, nel campus Agripolis.

Durante il suo dottorato ha sviluppato e focalizzato

temi come la valutazione economica di servizi

e benefici ambientali, imparando diverse metodologie

per valutarli concretamente. Ha inoltre

approfondito la gestione di progetti di ricerca su

diversi argomenti, acquisendo abilità speciali

nella gestione di gruppi di lavoro e tutoraggio. I

vasti temi affrontati grazie ai diversi professori

del Dipartimento lo hanno portato a un primo impatto

con progetti co-fondati da programmi UE.

Ha partecipato a diverse iniziative formative - in

Italia e all’estero - su temi quali lo sviluppo rurale

e la sostenibilità ambientale anche come rappresentante

ufficiale dell’Università di Padova. Il dottorato

è stato anche il periodo in cui ha sviluppato

competenze relative alle attività di insegnamento

e formazione: sia all’università, organizzando e

presentando seminari o lezioni per alcuni professori,

che nelle scuole superiori, dove ha insegnato

materie economiche e scientifiche per 5 anni.

All’inizio del 2009, dopo il dottorato di ricerca,

entra a far parte dell’Associazione professionale

dei Medici Agronomi e Forestali della Provincia

di Treviso ed inizia l’attività di libero professionista

come consulente per privati ed enti pubblici,

fornire principalmente servizi sul settore primario

e sullo sviluppo rurale. Tra le diverse attività,

la consulenza per lo sviluppo di progetti e per la

gestione di fondi ha rappresentato una delle più

importanti, portando così a raccogliere per aziende

pubbliche e private quasi 120 milioni di euro

di fondi, corrispondente a un valore di progetto

superiore ai 300 milioni di euro.

118


Bossi Silvia

Laurea in ingegneria

meccanica presso l’Università

della Sapienza di

Roma. Dopo aver conseguito

il dottorato presso la IMT Scuola di Studi Avanzati

di Lucca e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa,

ha lavorato come ricercatrice presso l’ENEA, dove

ha aderito alla DUT Partnership e al JPI-UE per

monitorare e studiare i distretti energetici positivi

in Europa e fornire attività di sviluppo delle capacità

per promuovere le transizioni urbane tra le città

europee. È autrice di articoli su analisi PED e sul

monitoraggio di impianti fotovoltaici galleggianti

attraverso soluzioni robotiche.

Burzagli Silvia

Esperto senior in pianificazione

strategica e

sviluppo regionale. Ha lavorato

per anni come direttore

esecutivo dello sviluppo economico, della promozione

economica e del turismo della Regione Toscana.

Da maggio 2019 ad aprile 2022 ha lavorato

stabilmente nel Regno dell’Arabia Saudita come

membro dell’Advisory Board dell’ASDA - Authority

for the Development of Asir - e come consulente

per altre regioni del Medio Oriente per creare e implementare

la strategia regionale di sviluppo economico

legata al piano nazionale Vision 2030. Dal

maggio 2022 è stata nominata Direttore esecutivo

dell’Ufficio di collegamento con l’UE a Bruxelles

per il Consiglio regionale della Toscana. Ha maturato

una notevole esperienza nella definizione

delle relazioni economiche e istituzionali con i vari

attori e i principali stakeholder a livello regionale,

nazionale ed europeo. Ha una forte esperienza

nell’attivazione e nel rafforzamento di relazioni e

reti internazionali con partner istituzionali ed economici

in diversi Paesi. Ha maturato una notevole

esperienza nello sviluppo di marchi regionali.

Capezzuto Pasquale

Esperto senior indipendente

in materia di

Smart City, già Presidente del

TC 058 U.N.I. Città, comunità

e infrastrutture sostenibili, relatore e influencer,

Energy Manager, Ambasciatore del Patto Europeo

per il Clima, Presidente dell’Associazione Energy

Manager ASVIS alleato, già Responsabile dell’Ufficio

Energia e Impianti, Dipartimento Pianificazione

Urbana ed Edilizia del Comune di Bari, Puglia (Italia),

già Coordinatore dell’Ufficio Smart City del Comune

di Bari, già membro del Gruppo di Lavoro Energia e

119


10

TRANSIZIONE URBANA

Sostenibilità del Consiglio Nazionale degli Ingegneri,

già Consigliere dell’Ordine degli Ingegneri della

Provincia di Bari e Coordinatore della Commissione

Formazione e della Commissione Energia, Impianti

e Sostenibilità, già membro del City Advisory Board

del Programma Congiunto Smart Cities della European

Energy Research Alliance, membro del comitato

scientifico del Distretto Regionale Edilizia Sostenibile,

membro del Comitato Direttivo di Smart

Building Italia, Consigliere dell’Associazione Smart

Building Alliance Italia. Ingegnere elettrotecnico

con esperienza nel settore dell’efficienza energetica

e degli impianti elettrici e termici come progettista,

responsabile di progetto e direttore lavori di

numerosi appalti pubblici, tra cui manutenzione e

nuova costruzione di impianti elettrici e termici in

edifici comunali e in impianti di illuminazione pubblica.

Ha inoltre maturato esperienza personale e

curriculare come progettista di impianti elettrici e

di illuminazione pubblica, come docente in numerosi

corsi di formazione e come relatore in numerosi

convegni sui temi dell’efficienza energetica

a Bari e in Italia. Esperto nel comitato tecnico CEI

317 “Smart Cities”, UNI CT 23, esperto italiano

ISO/TC268/WG1, Presidente dell’ente nazionale

di normazione UNI/TC58 “Città, comunità e infrastrutture

sostenibili”, esperto nel comitato CEN /

TC465 e in ISO/TC268.

Cappelletto Margherita

Esperto project manager

del Consiglio Nazionale

delle Ricerche e poi

del Ministero dell’Università

e della Ricerca, lavora nel settore della ricerca e

dell’innovazione della blue economy all’interfaccia

tra scienza e politica. Esperto di comunicazione

scientifica, collaboratore di riviste, redattore e

progettista di spettacoli scientifici. Forte professionista

con un background formativo in Astronomia

e Astrofisica e un Master in Comunicazione

della Scienza.

Capra Marcello

Laureato con lode in Ingegneria

Nucleare nel

1980 presso l’Università La

Sapienza di Roma. Ha iniziato

la sua carriera nel settore dell’impiantistica

energetica presso F.B.M.-HUDSON ITALIANA

S.p.A., Milano, dove ha prestato servizio fino al

1983 nel settore della R&S di componenti di

scambio termico per centrali nucleari e termoelettriche.

Dal 1983 è presso l’ENEA dove, tra i

vari incarichi, è Direttore della Divisione Usi Finali

dell’Energia. Dal 2002 è membro della Segreteria

tecnica del Dipartimento Energia del

Ministro dello Sviluppo economico (ora Ambiente

e Sicurezza energetica), con i seguenti principali

incarichi. Dal 2007 al 2011 è consigliere di

120


amministrazione della società RSE S.p.a. -Gruppo

GSE. Dal 2008 è delegato italiano per lo Strategic

Energy Technology Plan (SET-Plan) della

Commissione europea sulla ricerca energetica.

Nel 2021 è nominato dal MUR Expert nell’ambito

del Cluster 5 (Energia, Mobilità e Clima) del

Programma Horizon Europe sulla ricerca. È inoltre

membro di vari comitati scientifici.

Civiero Paolo

Architetto e dottore di

ricerca in Riqualificazione

e recupero Insediativo,

dal 2025 è Professore Associato

presso l’Università Roma Tre, Dipartimento

di Architettura, dove ricopre il ruolo di Vice-Coordinatore

del Laboratorio di Fisica e Tecnologia

(LFT&T). Docente esperto nel campo della Tecnologia

dell’Architettura e Principal Investigator

promuove a livello nazionale e internazionale l’implementazione

di modelli Positive & Clean Energy

Districts (PCEDs) affrontando la transizione energetica

e digitale nella rigenerazione alla scala edilizia

ed urbana, attraverso lo sviluppo di strumenti

a supporto della pianificazione, progettazione e

co-creazione di distretti urbani climaticamente

neutrali. Membro della COST Action “PED EU

NET”, EERA JP Smart Cities, IEA EBC Annex 83, è

responsabile scientifico di vari progetti di ricerca

nazionali e internazionali, tra cui PEDRERA–Positive

Energy District Renovation Model, MakingPEDs

e POSEIDON (DUT-2022), WeGenerate

(HE Built4People) e C.Lever (Scalable Cities), ed è

inoltre coordinatore del Sub Task 1.1 sulla produzione,

distribuzione e accumulo di energia elettrica

all’interno del progetto RomeTechnopole.

Clerici Maestosi Paola

Ha conseguito la laurea

in Architettura presso

l’Università La Sapienza

di Roma nel 1990 e il dottorato

di ricerca in Documentazione e Rilievo del

Patrimonio Architettonico nel 1996. Dal 1994 al

2010 ha lavorato come architetto presso l’Ufficio

Tecnico dell’Università di Tor Vergata. Dal

2000 al 2007 è stata professoressa a contratto

presso la Facoltà di Architettura di Roma La

Sapienza. Dal 2010 lavora presso l’ENEA, prima

come ricercatrice e poi come ricercatrice senior.

Attualmente è Coordinatrice della Task Force

per l’Internazionalizzazione della Ricerca per la

Divisione Strumenti e Servizi per le Infrastrutture

Critiche e le Comunità a Energia Rinnovabile.

Si occupa di ricerca, innovazione e sviluppo relativi

alle città. Partecipa a importanti network

europei che promuovono la ricerca e finanziano

specifiche traiettorie di sviluppo sostenibile per

le città. È rappresentante scientifico del Ministero

dell’Università e della Ricerca (MUR) per

121


10

TRANSIZIONE URBANA

il Piano SET e il Partenariato per la Guida della

Transizione Urbana. È responsabile di importanti

progetti di ricerca internazionali nell’ambito del

programma Horizon 2020, come BOOST (2013),

EXPAND (2016), DARE (2019), e nell’ambito di

Horizon Europe, tra cui DUT (2020) e CapaCI-

TIES (2021). È autrice di pubblicazioni nazionali

e internazionali.

Coletta Riccardo

Senior Project Manager,

Responsabile dell’Unità

di valorizzazione presso

l’APRE (Agenzia per la Promozione

della Ricerca Europea), coordina il team

APRE per i progetti relativi al l’energia e alla nuova

Bauhaus europea. Ha coordinato il progetto HO-

RIZON 2020 XPRESS sugli appalti pubblici verdi e

attualmente coordina i progetti HORIZON EURO-

PE MARINEWIND sull’energia eolica offshore galleggiante

e il progetto SUPERSHINE sullo sviluppo

di soluzioni tecniche e finanziarie per affrontare la

povertà energetica in alloggi sociali. Questo progetto

e i suoi fari fanno parte della comunità NEB.

Ha un’esperienza ventennale nella pianificazione

e gestione di progetti, innovazione sociale, coinvolgimento

delle parti interessate e co-creazione

in diversi programmi finanziati dall’UE.

Cosenza Emanuele

Laureato in Politiche

dell’Unione europea

presso la facoltà di scienze

politiche dell’Università

di Padova con una tesi sperimentale sulle

politiche energetiche dell’UE, consulente di

Confindustria Veneto e membro del comitato

tecnico per la stesura del Piano Energetico della

Regione Veneto. Dal 2012 lavora per SOGE-

SCA - una società di consulenza e ingegneria

est. nel 1986. Ha sviluppato e implementato 8

progetti europei finanziati dai programmi Intelligent

Energy Europe, Horizon 2020 e LIFE,

sostenendo oltre 90 Comuni nell’attuazione di

SEAPs e SECAPs. Esperto in sistemi di gestione

energetica, con formazione presso l’istituto

standard britannico, giudice dell’iniziativa

Energy Management Leadership Awards promossa

dal Dipartimento americano dell’energia.

Ha sostenuto 11 comuni italiani nella certificazione

ISO 50001. Dal 2016 collaboracon

l’Università di Padova come docente esterno

del Master “Integrazione europea: politiche e

pianificazione comunitaria”.

122


Croci Edoardo

Professor of Practice e

membro del Comitato

di Gestione del GREEN

(Centro per Geografia, Risorse,

Ambiente, Energia e Reti) presso l’Università

Bocconi, dove coordina l’Osservatorio

Green Economy e l’Osservatorio Smart City e

insegna tre corsi presso la Bocconi: “Mercati

del Carbonio e Gestione del Carbonio”, “Trasporti

e Cambiamenti Climatici”, “Economia

della Rigenerazione Urbana Sostenibile”.

Coordinatore scientifico di tre progetti Horizon

2020: “Urban Green Up”, “Match Up” e “Padova

Fit”.

Membro del Comitato di Gestione dell’Azione

COST “Inogov - Innovazioni nella Governance

del Clima: Fonti, Modelli ed Effetti” e Membro

Supplent del Comitato di Gestione dell’Azione

COST “Implementing Nature-Based Solutions

for Creating a Resourceful Circular City”. È

membro del Gruppo Tematico sull’Obiettivo 11

(Città) delle Nazioni Unite - SDSN. È presidente

di UERA - Urban Europe Research Alliance. La

sua principale area di ricerca è legata alle politiche

di sostenibilità a livello urbano (ambiente,

energia, mobilità, clima).

È stato Assessore alla Mobilità, Trasporti e

Ambiente del Comune di Milano, Amministratore

dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente

della Regione Lombardia, Vicepresidente

di FEDARENE (Federazione Europea delle

Agenzie Regionali per l’Energia e l’Ambiente) e

Vicepresidente dell’associazione di coordinamento

Agenda 21 Italiana.

Di Filippo Leonardo

Team leader e project

manager su larga

scala presso la Commissione

Europea, con esperienza

nel settore privato e pubblico a livello nazionale

e nelle istituzioni dell’UE. Nel corso degli anni ha

sviluppato competenze in diversi settori come

clima, energia, giustizia, ecc., spaziando dalla

comunicazione strategica, alle campagne aziendali

dell’UE, all’organizzazione di eventi, fino alla

gestione operativa di grandi progetti, dalla gara

d’appalto all’implementazione. È costantemente

alla ricerca di soluzioni pragmatiche e innovative

con una mentalità critica e curiosa.

123


10

TRANSIZIONE URBANA

Favaro Luciana

Ricercatrice, consulente scientifica, formatrice di docenti in Linguistica Educativa.;

membro del team di ricerca ELICom presso l’Università di Parma. Pubblicazioni

per Oxford University Press ed Erickson. Ambasciatrice del Patto Europeo per il Clima.

Federici Alessandro

Responsabile della Divisione

Strumenti, Studi e

Iniziative per le Misure di Politica

per l’Efficienza Energetica

presso il Dipartimento per l’Efficienza Energetica

dell’ENEA. La Divisione conta quasi 60 dipendenti

all’interno di 5 unità: supporta regioni, comuni e

istituzioni locali nella pianificazione, realizzazione e

monitoraggio di interventi di efficienza energetica,

nonché nello sviluppo di progetti e strumenti correlati,

come piattaforme interattive e portali per la

prestazione energetica degli edifici, gli attestati di

prestazione energetica, i sistemi di riscaldamento,

i programmi di formazione e informazione.

Ferrante Tiziana

Architetto, PhD e Professore

Ordinario (dal

2010) di Tecnologia dell’Architettura

di “Sapienza” Università

di Roma, dalla tesi di laurea sull’edilizia ospedaliera

(premio CNETO-Centro Nazionale Edilizia e Tecnica

Ospedaliera 1990-91) si è prevalentemente interessata

alle tematiche dei servizi per la collettività,

in particolare sociali e sanitari, applicate a tutto l’arco

del processo edilizio in termini di pianificazione/programmazione,

innovazione progettuale, di valutazione

in fase di esercizio attraverso la Post Occupancy

Evaluation. Tali interessi sono stati approfonditi, oltre

che attraverso specifiche ricerche commissionate da

Enti pubblici e privati che hanno dato luogo a numerose

monografie e articoli, anche attraverso la stretta

collaborazione con le Istituzioni, anche ministeriali,

alle varie scale, lavorando in pubbliche commissioni,

assumendo specifici incarichi didattici, partecipando

a Convegni con memorie scritte, svolgendo attività

di sperimentazione progettuale. Ha pertanto perseguito

l’obiettivo di coniugare strettamente le esperienze

via via maturate all’interno dello specifico SSD

ICAR12 con la collaborazione alle varie scale con la

Pubblica Amministrazione per individuare possibili

risposte (attraverso la formazione e l’attività di ricerca)

alle esigenze espresse dalla società civile nel

segmento dei servizi per la collettività.

124


Giuliani Giuseppina

Laureata in Lingue e

Letterature Straniere

presso l’Università degli

Studi Roma Tre. All’ENEA dal

1988 è oggi parte integrante del Team dedicato

alle attività per l’innovazione e digitalizzazione

dei processi gestionali dei contesti urbani e territoriali

in chiave smart city e smart land, costituito

presso la Divisione Strumenti e Servizi per le

Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche

Rinnovabili del Dipartimento Tecnologie Energetiche

e Fonti Rinnovabili. In particolare, si occupa

dei rapporti con le istituzioni e il territorio per

i Progetti PELL e UCUM e collabora alle attività

dell’Osservatorio ENEA per le Comunità Energetiche,

dove è referente del Tavolo Comunicazione.

ENEA per le Comunità Energetiche, dove è

referente del Tavolo Comunicazione.

Gozo Nicoletta

Dirigente di Ricerca

ENEA. Coordinatrice

roll-out tecnologico e rapporti

con istituzioni e stakeholder

per la disseminazione dei risultati conseguiti

dalla Divisione TERIN-ICER. Sviluppo e

coordinamento di Network nazionali e Tavoli di

stakeholder per lo sviluppo di progetti e soluzioni

volte a supportare la PA nel conseguimento degli

obiettivi di transizione con particolare riferimento

all’introduzione di modelli gestionali di nuova generazione

per infrastrutture, servizi e territori.

Guerrieri Maria

Direttore

Esecutivo,

Climate Alliance Italia.

Architetto, lavora in CAI

dal 2000 e dal 2012 ricopre

il ruolo di Direttore Esecutivo. Nel corso degli

anni, ha sviluppato una solida capacità di gestione

tecnica, finanziaria e comunicativa a livello organizzativo

e progettuale. Eccellenti capacità organizzative

e di ricerca, nella progettazione e organizzazione

di eventi, campagne e mostre, e nella

ricerca nel campo del clima e dell’energia.

Sportello nazionale per le città firmatarie del Patto

dei Sindaci. Ampia esperienza nella gestione

progettuale e finanziaria di progetti europei, più

recentemente nei programmi Horizon 2020, Erasmus+,

Interreg Europe.

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10

TRANSIZIONE URBANA

Haindlmaier Gudrun

PhD, lavora presso l’AIT

Austrian Institute of

Technology dal 2016 come

scienziato senior presso il

Center for Innovation Systems and Policy. Inoltre,

è docente senior presso il Dipartimento di

Geografia e Scienze Regionali dell’Università di

Vienna, concentrandosi sui metodi empirici della

geografia sociale ed economica e sui formati

innovativi di trasferimento delle conoscenze. Ha

conseguito un dottorato di ricerca in pianificazione

territoriale, un master in sociologia e un

master in geografia. La sua ricerca si concentra

su temi quali l’innovazione urbana, le città intelligenti,

lo sviluppo urbano e regionale sostenibile,

i sistemi di innovazione orientati alla missione, la

partecipazione e la governance multilivello e le

politiche basate sui luoghi.

Küttel Orsolya

Laureata in Relazioni Internazionali ed Economia Aziendale presso Università Corvinus

di Budapest, ha conseguito un Master in Studi Europei presso la KU Leuven.

CEO del partenariato Driving Urban Transitions (DUT), promuove la trasformazione urbana

sostenibile attraverso la collaborazione e l’innovazione transnazionale. Appassionata

della co-creazione di città resilienti e climaticamente neutre, riunendo diverse prospettive in Europa e oltre.

Labellarte Rosa

L

aureata in Scienze

della

comunicaziogetiche

e Fonti Rinnovabili, dove è membro delle

ne presso l’Università degli

Studi di Bari, specializzata

in Comunicazione digitale e marketing. Esperta

nella gestione dei social media, divulgazione

scientifica, business networking e organizzazione

eventi. Ha lavorato come giornalista pubblicista

per quotidiani e periodici, focalizzando

l’attenzione sui temi dell’energia e dell’ambiente.

Dal 2013 impiegata in ENEA e attualmente in

servizio presso il Dipartimento Tecnologie Ener-

Task Force “Internazionalizzazione della Ricerca”,

“Divulgazione e network” e “Blockchain”, all’interno

della Divisione Strumenti e Servizi per le

Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche

Rinnovabili. Partecipa alla DUT Partnership con il

Team ENEA, nonché a progetti europei e nazionali

orientati allo sviluppo di CER e Smart City.

Collabora alle attività dell’Osservatorio ENEA per

le Comunità Energetiche

126


Lissandrello Enza

Professore

associato

presso il Dipartimento

di Pianificazione dell’Università

di Aalborg. Ha una

lunga esperienza come docente e ricercatrice nel

campo della pianificazione da una prospettiva

internazionale e attraverso metodi partecipativi.

Ha una formazione in pianificazione urbana e politiche

pubbliche (Università IUAV di Venezia), geografia

umana (Università Radboud di Nijmegen)

e studi sulla transizione socio-tecnica (Università

di Amsterdam). Il suo lavoro esamina la pianificazione

urbana e regionale nell’ambito delle

tendenze contemporanee di modernizzazione

riflessiva, partecipazione, deliberazione, conflitti

e questioni di rappresentanza.

Luise Daniela

Nata a Padova il 22

settembre 1955, ha

lavorato per oltre 40 anni

presso il Comune di Padova

e in particolare per oltre 30 presso il Settore

Ambiente.

Ha conseguito il Master Europeo in gestione

ambientale e sviluppo sostenibile “M.E.G.A.S.”.

Università di Ferrara novembre 1999 - giugno

2001 con una tesi su “Contabilità ambientale

di un ente locale”.

Nel 2009 ha conseguito il Certificato Internazionale

in Ecologia Umana rilasciato dall’Università

di Padova con una tesi sugli Acquisti

Verdi nella Pubblica Amministrazione. Dal luglio

2011 è direttore del Coordinamento Agende

21 Locali Italiane, associazione nazionale

di enti locali che si occupano di sostenibilità

ambientale. È stata responsabile dal 2001 al

2022 dell’Ufficio Informambiente e Agenda 21

- Settore Ambiente - Comune di Padova, che

si occupa di promuovere e gestire percorsi di

educazione ambientale, processi partecipativi

su tematiche ambientali nell’ambito del Forum

“PadovA21” e progetti europei su tematiche

ambientali.

Ha partecipato a vari tavoli di lavoro nazionali

su: acquisti verdi presso il Ministero dell’Ambiente,

contabilità ambientale gestita da ANPA

e consumo sostenibile gestita da ARPA Toscana,

Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume.

Dal 2018 è membro del Comitato di Indirizzo

dell’Osservatorio Nazionale dei Contratti di

Fiume e del Forum Nazionale per lo Sviluppo

Sostenibile presso il Ministero dell’Ambiente e

della Sostenibilità Energetica.

Ha esperienza nella redazione e gestione di

progetti europei come per il Comune di Padova

e il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane

che segue, oltre a promuovere come coordinatrice,

progetti europei LIFE, Cooperazione

Internazionale, Central Europe, Horizon Europe.

127


10

TRANSIZIONE URBANA

Lumbreras Julio

Ingegnere chimico e ambientale.

Ha conseguito

un dottorato di ricerca in

Qualità dell’aria presso l’Università

Tecnica di Madrid (UPM) nel 2003 e

un Master in Pubblica Amministrazione presso

la Harvard Kennedy School (HKS) nel 2017.

Attualmente è Professore Associato presso la

Facoltà di Ingegneria Industriale (UPM) e Visiting

Scientist presso la Harvard T.H. Chan School

of Public Health. Ex membro del Consiglio

di Missione dell’UE su “Città intelligenti e climaticamente

neutre”, attualmente impegnato

nell’implementazione della missione in Europa

e Spagna. Coautore di oltre 80 articoli e capitoli

di libri. Ha partecipato a numerosi workshop e

conferenze internazionali sulla qualità dell’aria

urbana, i cambiamenti climatici e lo sviluppo

sostenibile e ha lavorato a oltre 60 progetti di

ricerca. La sua passione è creare un mondo migliore

attraverso la collaborazione tra governi,

aziende e società civile e il coinvolgimento di

diverse persone nei processi di trasformazione

verso lo sviluppo sostenibile. In particolare, si

occupa di aumentare la sostenibilità nell’istruzione

superiore e di trasformare le università in

agenti chiave per trasformare sistematicamente

le città verso la sostenibilità.

Marmo Dario

Project Manager e Associate

presso LAMA

Impresa Sociale, con 17

anni di esperienza nella

progettazione e implementazione di processi

partecipativi, coinvolgimento degli stakeholder

e valutazione d’impatto a livello nazionale e internazionale.

Il suo lavoro spazia dall’innovazione

urbana e sociale, alla costruzione di comunità

a vocazione culturale e agli usi temporanei,

con una forte attenzione alla promozione della

collaborazione tra istituzioni pubbliche, organizzazioni

del terzo settore e comunità locali.

Ha gestito e contribuito a numerosi progetti di

cooperazione internazionale e progetti finanziati

dall’UE (Horizon Europe, Europa Creativa,

Interreg, Erasmus+, EuropeAid), applicando

metodologie basate sulla ricerca per la mappatura

degli stakeholder, la valutazione dei bisogni

e il capacity building. Dario ha lavorato a iniziative

pionieristiche come OpenMaker (H2020),

OD&M (Erasmus+ Knowledge Alliance) e T-Factor

(H2020), esplorando il potenziale del patrimonio,

della cultura e della creatività nella

rigenerazione urbana. Dal 2018 è coinvolto nel

processo di rigenerazione della Manifattura Tabacchi

di Firenze. Nel 2024 è diventato Project

Manager di Florence for Climate, un’iniziativa

partecipativa guidata dal Comune di Firenze per

la neutralità climatica. Appassionato di proget-

128


tazione di spazi significativi per il dialogo, la creatività

e la trasformazione, il suo lavoro unisce

politica, ricerca e pratica per plasmare futuri urbani

inclusivi e dinamici.

Martinelli Emanuele

Giornalista

specializzato

nei settori energy,

utility e Smart City, fin

dal 2001 ha diretto riviste e portali del comparto

(CH4, Eidos, Italia Energia, Canale Energia),

progettato eventi dal forte carattere innovativo

- in particolare su Smart Grid e Smart

City - organizzato momenti di confronto diretto

tra imprese e Istituzioni. Dal febbraio 2013

è CEO di Energia Media, agenzia di comunicazione

e relazioni che opera principalmente nei

settori Utility, Smart City, Smart Land, Energy

Efficiency, Water & Waste. Affianca imprese,

associazioni e istituzioni in programmi di comunicazione

pensati per aumentare la reputazione

nei confronti dei propri target di riferimento.

Dal 2014 porta sul territorio nazionale il progetto

Smart Land Italia, a supporto di Pubbliche

Amministrazioni che intendano operare in

rete attraverso piani strategici condivisi; con la

stretta collaborazione di utility e imprese locali

e nazionali, creando valore e possibilità di sviluppo

economico, sociale e ambientale.

Meloni Claudia

Laureata in Architettura

presso l’Università

la Sapienza di Roma, ha

esercitato la libera professione

occupandosi di progettazione d’interni,

sicurezza e riqualificazione energetica di edifici

residenziali. Attualmente lavora come ricercatrice

in ENEA e dal 2010 si occupa di tematiche in

ambito Smart Cities and Communities attraverso

lo studio e la progettazione di modelli urbani sostenibili

innovativi ed efficienti dal punto di vista

energetico, sociale ed economico.

È responsabile di progetti di ricerca, tra cui il

Progetto 1.7 della Ricerca di Sistema Elettrico

(MASE), il progetto Brescia Smart Living (MIUR) e

Smart Basilicata (PONR&C 2007-2013).

Autrice di pubblicazioni nazionali e internazionali

e docente di corsi formativi sulle tecnologie da

fonte rinnovabile e sulle comunità energetiche

rinnovabili.

129


10

TRANSIZIONE URBANA

Nocera Rachele

Esperta di politiche europee

della ricerca e

dell’innovazione, con una

carriera che si sviluppa tra

istituzioni pubbliche, organismi di ricerca e reti internazionali.

Dal 2022 lavora al Ministero dell’Università

e della Ricerca come Policy Officer per

l’internazionalizzazione della ricerca, seguendo

dossier strategici che vanno dalle partnership europee

sulla transizione energetica e urbana, alla

cooperazione UE–Africa sull’energia sostenibile,

fino alla rappresentanza italiana in contesti multilaterali

come COST e Mercator Ocean. Con oltre

dieci anni di esperienza in ENEA, ha maturato una

profonda competenza nelle politiche energetiche,

nell’analisi strategica e nel supporto ai programmi

europei di R&I. Precedentemente ha lavorato a

lungo nel campo della comunicazione pubblica, del

project management e del capacity building per

le pubbliche amministrazioni. Laureata con lode

in Scienze Politiche alla LUISS, ha completato un

Master in Comunicazione alla Sapienza.

Nucci Carlo Alberto

Professore ordinario e

responsabile del Laboratorio

di Sistemi Elettrici

di Potenza presso il Dipartimento

di Ingegneria Elettrica, Elettronica e

dell’Informazione “Guglielmo Marconi” dell’Università

di Bologna. È autore o coautore di oltre

370 articoli scientifici pubblicati su riviste peer-reviewed

o atti di conferenze internazionali.

È Life Fellow dell’IEEE, Fellow del CIGRE e del

CSEE. Ha ricevuto alcuni premi internazionali,

tra cui il CIGRE Technical Committee Award e l’I-

CLP Golde Award. Da gennaio 2006 a settembre

2012 è stato presidente del Comitato di studio

CIGRE C4 “System Technical Performance”. È

stato rappresentante della Regione 8 dell’IEEE

PES nel 2009 e nel 2010. Dal gennaio 2010 al dicembre

2021 è stato caporedattore dell’Electric

Power Systems Research Journal, Elsevier. Dal

2012 al 2015 è stato Presidente del Gruppo Italiano

dei Professori Universitari di Sistemi Elettrici

Energetici (GUSEE). È stato consulente per il

Global Resource Management Program dell’Università

di Doshisha, Kyoto, sostenuto dal Ministero

dell’Istruzione e della Scienza giapponese.

Nel 2014 e nel 2015 ha rappresentato il

PES nel programma IEEE Smart City Initiatives.

Attualmente è rappresentante nazionale per la

missione HE Climate Neutral and Smart Cities.

È inoltre professore invitato presso la Tsinghua

University di Pechino (2023-2026). Ha conseguito

la laurea honoris causa presso l’Università

Politehnica di Bucarest ed è membro dell’Accademia

delle Scienze di Bologna e socio corrispondente

dell’Istituto Lombardo - Accademia

delle Scienze di Milano.

130


Paci Christina

Esperta e Senior Project Manager Fondi Europei, Pubblici e Internazionali. Laureata

in Scienze Storiche e Orientalistiche, ha conseguito un master in Scienze

Politiche - Sociologia dal titolo “Tecnici di Politiche Territoriali ed Urbane”. Project

Manager Attività Preliminari ambito 5 del Piano Aria e Clima del Comune di Milano.

Palermo Valentina

Scientific Officer presso

il Centro comune di

ricerca della Commissione

europea, dove dal 2018 fornisce supporto tecnico-scientifico

al Patto globale dei sindaci. Ha

una formazione in Ingegneria Edile e Architettura

con specializzazione in pianificazione urbana e ha

conseguito un dottorato di ricerca in Valutazione

e mitigazione dei rischi urbani e territoriali presso

l’Università di Catania. Tra il 2023 e il 2024 ha gestito

progetti Horizon 2020 e Horizon Europe su

vari aspetti dell’ambiente costruito sostenibile. Con

oltre dieci anni di esperienza nella pianificazione urbana,

nello sviluppo urbano sostenibile e nell’azione

locale per il clima, opera all’interfaccia scienza-politica,

conducendo ricerche multidisciplinari e collegando

le dimensioni tecniche e socio-economiche

per sostenere un’efficace azione locale per il clima.

Patti Daniela

Architetto e urbanista

italo-britannico, ha

studiato a Roma, Londra e

Porto e ha conseguito un dottorato di ricerca in

urbanistica presso l’Università Tecnica di Vienna.

La sua ricerca recente e i suoi progetti si sono

concentrati sulla governance del paesaggio periurbano,

sulla rivitalizzazione dei mercati alimentari

locali, sui modelli economici per lo sviluppo

urbano basato sulla comunità e sulle strategie

per affrontare la povertà urbana. È cofondatrice di

Eutropian, un’organizzazione che opera tra Vienna,

Roma e Budapest e che si occupa di pratiche

urbane collaborative. Collabora regolarmente con

URBACT, Urban innovative Actions, la Cooperazione

Urbana Internazionale e l’Agenda Urbana sulla

povertà urbana, il patrimonio culturale. Ha lavorato

per il Comune di Roma nel 2014-15, dal 2012.

È membro del consiglio di amministrazione della

Wonderland Platform for European Architecture

ed è stata ricercatrice presso il Central European

Institute of Technology nel 2010-2014.

131


10

TRANSIZIONE URBANA

Petracchini Francesco

Ha conseguito la laurea

in Ingegneria Ambientale

presso l’Università Sapienza

di Roma nel 2002 e il

dottorato di ricerca in Scienze Ambientali presso

l’Università Ca Foscary nel 2013 con una tesi

sull’inquinamento della qualità dell’aria in Cina

nella città di Shanghai. Ha una lunga esperienza

nella ricerca sull’ambiente, infatti ha iniziato

nel 2003 la sua attività nel CNR-IIA (Istituto di

Ricerca sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio

Nazionale delle Ricerche) lavorando per un

anno come supporto al Ministero dell’Ambiente e

della Tutela del Territorio e del Mare per l’adozione

della legislazione europea sull’inquinamento

atmosferico. Dopo un’esperienza di due anni

nel settore privato (SPEA Autostrade spa) dove

è stato responsabile dell’ufficio ambiente per il

monitoraggio dell’impatto delle infrastrutture

stradali, ha vinto una borsa di ricerca presso il

CNR-IIA per svolgere attività di ricerca e gestione

di progetti in Cina. Ha vissuto dal 2006 al 2009 in

Cina dove è stato responsabile di diversi progetti

di monitoraggio della qualità dell’aria in città cinesi

nell’ambito della cooperazione sino-italiana,

in particolare a Shanghai ha studiato l’impatto

sulla qualità dell’aria delle attività di cantiere, ha

partecipato anche alle attività di valutazione a

Pechino durante i giochi olimpici e nella città di

Urumqi nella provincia dello Xinjiang. Dal 2009

è responsabile del Dipartimento di Pianificazione

del CNR-IIA e attualmente è il PM di diversi

progetti relativi alle energie rinnovabili e al controllo

dell’inquinamento atmosferico nel contesto

urbano in Italia. Dal 2015 è anche leader del

gruppo di lavoro sulle bioenergie del CNR-IIA. Il

team è coinvolto in un progetto internazionale

sulle bioenergie e sull’economia circolare. Ha

stabilito numerose collaborazioni nazionali e internazionali

con aziende e istituti di ricerca sul

monitoraggio e la protezione dell’ambiente. Ha

una grande conoscenza delle problematiche legate

all’inquinamento atmosferico e ambientale

in generale e una grande esperienza di gestione

in ambito nazionale e internazionale. Ha fondato

nel 2010 l’Associazione Corrente in Movimento,

una ONG che si occupa di studi sulla mobilità sostenibile

ed è anche membro del gruppo Mobilità

sostenibile del Kyoto Club, Energie rinnovabili,

Inquinamento atmosferico, Mobilità sostenibile.

Pietrapertosa Filomena

Ingegnere

ambientale,

Ph.D., Primo Ricercatore

presso il CNR-IMAA. Filomena

conduce ricerche

sulla pianificazione climatica locale con un focus

particolare sulla valutazione dell’adattamento ai

cambiamenti climatici, sul raggiungimento della

neutralità climatica e sulla transizione energe-

132


tica. Filomena ha una comprovata esperienza

nella cooperazione internazionale e partecipa

attivamente alle attività di EERA/JP Smart Cities

ed è co-coordinatrice della EURO-LCP Initiative

che dal 2013 valuta lo stato della pianificazione

climatica locale in Europa. Coinvolta nei dialoghi

tra scienza e policy, la Dr. Pietrapertosa collabora

con istituzioni europee e internazionali (MedECC,

IPAM, GGGI, JRC, ecc.) sulla governance climatica

e sulle strategie climatiche urbane. Nel corso della

sua carriera, Filomena ha coordinato e valutato

numerosi progetti scientifici e tecnologici nazionali

ed europei ed ha pubblicato più di 50 articoli

scientifici su prestigiose riviste internazionali.

Pilogallo Angela

Laureata in Ingegneria

Ambientale e Dottorato

di Ricerca in Ingegneria

per l’Innovazione e lo Sviluppo

Sostenibile, è ricercatrice presso l’Istituto

di Metodologie per l’Analisi Ambientale (IMAA)

del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).

Ha una solida esperienza in pianificazione urbana

e territoriale, Servizi Ecosistemici e analisi

geospaziale.

Le sue attività di ricerca si concentrano principalmente

sulla pianificazione sostenibile, sulla

multifunzionalità delle soluzioni basate sulla

natura e sul potenziale contributo del pensiero

ecosistemico ai piani climatici locali, sia in termini

di mitigazione che di adattamento.

Pirro Michela

Architetto, Ph.D in Sistemi

Terrestri e Ambienti

Costruiti, specializzata

in conservazione architettonica.

Attualmente è assegnista di ricerca in ENEA,

dove si concentra sullo sviluppo di standard metodologici

per le città intelligenti e sui fattori abilitanti

per la transizione verso i distretti energetici

positivi. Impegnata attivamente nei partenariati

di ricerca europei, promuove un approccio di governance

a più livelli per sostenere la transizione

climatica nelle città e nelle comunità. La sua

esperienza include strategie per lo sviluppo sostenibile

dei distretti, con particolare attenzione

ai modelli di governance e alle iniziative come i

contratti clima-città. Per passione si impegna in

attività di ricerca presso la Fondazione Centro

Studi per l’Architettura Sacra, dove conduce ricerche

sugli edifici sacri costruiti tra il 1950 e il

1970, con l’obiettivo di migliorarne conoscenza,

protezione e promozione. Pubblica regolarmente

contributi su argomenti relativi alla rigenerazione

urbana, ai distretti energetici positivi e alla conservazione

del patrimonio architettonico.

133


10

TRANSIZIONE URBANA

Pizzuti Stefano

Ricercatore

esperto

e scienziato ICT con

esperienza nell’intelligenza

computazionale e nelle sue

applicazioni ai sistemi energetici. Forte background

in algoritmi evolutivi, reti neurali e logica

fuzzy, con particolare attenzione alla loro implementazione

nelle città intelligenti, tra cui illuminazione

adattiva, gestione energetica degli edifici

in rete e soluzioni di mobilità. Autore di pubblicazioni

e partecipante attivo alla comunità scientifica

attraverso revisioni di riviste e comitati di

conferenze internazionali. Principali competenze:

intelligenza computazionale e sua applicazione

ai sistemi energetici. Dal 2023 è responsabile

degli strumenti e dei servizi per le infrastrutture

critiche e le comunità di energia rinnovabile della

divisione TERIN-ICER dell’ENEA.

Rizzo Francesca

Ph. D, è professore ordinario

presso il Dipartimento

di Design del

Politecnico di Milano da

aprile 2018. In precedenza, è stata professore

associato presso l’Università di Bologna,

Scuola di Ingegneria e Architettura e ricercatrice

presso il Dipartimento di Design del Politecnico

di Milano dal 2010 al 2013. Si occupa

di processi e metodi di progettazione partecipata

applicati al service design, all’interazione,

all’innovazione sociale e all’innovazione

del settore pubblico. Gli interessi di ricerca più

recenti della professoressa Rizzo riguardano

la relazione tra cultura del design e cambiamento

organizzativo. È stata responsabile

scientifico di diversi progetti europei e membro

di gruppi di ricerca di progetti europei tra

cui: SIMPACT (7° PQ), My Neighbourhood (7°

PQ), LIFE 2.0 (7° PQ) Peripheria (7° PQ), SIC

(H2020, Social Innovation Community). Dal

1° maggio 2018 è membro del team di ricerca

del progetto europeo SISICODE (H2020),

che ha l’obiettivo di introdurre il design partecipativo

nei processi di Responsive Research

and Innovation (RRI). È autrice di numerose

pubblicazioni su riviste, atti e libri di impatto

internazionale.

134


Salvia Monica

Ingegnere

Ambientale,

Ph.D., Primo Ricercatore

presso il CNR-IMAA.

Monica è specializzata

nell’analisi dei sistemi energetici e nello sviluppo

di modelli energetico-ambientali, contribuendo

per oltre 20 anni alle attività del programma

ETSAP dell’Agenzia Internazionale per

l’Energia.

La sua ricerca si concentra sulla sostenibilità

urbana e la governance dei cambiamenti climatici,

sulle strategie di mitigazione e adattamento,

sull’uso razionale dell’energia e sull’impiego

di fonti energetiche rinnovabili, e sulle smart

city. Monica vanta una comprovata esperienza

nella cooperazione internazionale ed è co-coordinatrice

dell’iniziativa “EURO-LCP”, che dal

2013 valuta lo stato della pianificazione climatica

locale in Europa. Nel corso della sua carriera,

Monica ha coordinato e valutato numerosi

progetti scientifici e tecnologici nazionali ed

europei. Le sue attività scientifiche hanno portato

alla pubblicazione di numerosi articoli su

riviste internazionali di grande prestigio.

Santopietro Luigi

Ricercatore

presso

l’Istituto di Metodologie

per l’Analisi Ambientale

(IMAA) del Consiglio

Nazionale della Ricerca (CNR). Ha conseguito

la laurea in Ingegneria Ambientale presso l’Università

di Basilicata con una tesi sulla pianificazione

climatica e l’iniziativa del Patto

Europeo dei Sindaci. Dottorato in Ingegneria

per l’Innovazione e lo Sviluppo Sostenibile nel

campo della pianificazione territoriale, è stato

scienziato ospite presso il Centro Congiunto

di Ricerca (JRC) della Commissione Europea,

dove ha collaborato con il team di supporto

scientifico per l’iniziativa Covenant of Mayors.

Autore di pubblicazioni scientifiche internazionali,

attualmente conduce ricerche su

strategie e piani per la mitigazione e l’adattamento

al cambiamento climatico (a livello

municipale, regionale e nazionale), su iniziative

e reti cittadine, e su strumenti di pianificazione

per la transizione verso l’energia pulita.

135


10

TRANSIZIONE URBANA

Simion Elena

Esperta di progetti internazionali

presso impegnati a collaborare per far progredire l’at-

consorzio di oltre 60 partner e partner associati

l’UEFISCDI, negli ultimi dieci

anni ha lavorato come La sua esperienza comprende anche il lavoro su

tuazione della Mission Cities in 15 Paesi europei.

esperto di sviluppo e attuazione di progetti internazionali.

Ha partecipato all’elaborazione di 2020, FP7, Interreg Europe, Danube Transnatio-

iniziative finanziate da Horizon Europe, Horizon

raccomandazioni politiche, strumenti di finanziamento

dell’innovazione e progetti di sviluppo gy Systems e Smart Grids Plus. È stata inoltre

nal Programme e ERA-NETs, come Smart Ener-

di nuove politiche. Attualmente, Elena è coordinatrice

del progetto Horizon Europe CSA Capa- dell’iniziativa di programmazione congiunta Ur-

delegata per l’UEFISCDI al Consiglio di gestione

CITIES (Building Capacities for the Climate Neutral

and Smart Cities Mission), alla guida di un nariato Driving Urban

ban Europe e al Consiglio di gestione del parte-

Transitions.

Tartari Gianni

Nato nel 1949, dopo

il diploma di Perito

Chimico conseguito nel

1968, ha lavorato nel settore privato e per diversi

anni ha insegnato nelle scuole primarie

e secondarie pubbliche. Laureatosi in chimica

industriale nel 1980, durante il periodo di tesi

ha iniziato a dedicarsi alla ricerca scientifica

presso l’Istituto Italiano di Idrobiologia (ora

CNR-IRSA) di Verbania, specializzandosi in

idrochimica. Dalla metà degli anni ‘70 si è occupato

di chimica e fisica dei laghi e, tra i primi

in Italia, di chimica delle deposizioni atmosferiche.

Nel 1982 è approdato come ricercatore

presso l’Istituto di Ricerca Sulle Acque (IRSA),

del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), a

Brugherio (MB), dove ha svolto la sua carriera

quasi ininterrottamente, diventando nel 1998

Primo Ricercatore e poi nel 2001 Dirigente di

Ricerca, occupandosi di chimica ambientale,

limnologia applicata, analisi chimica e studi

sulla circolazione degli inquinanti in aree remote

d’alta quota. Dal 2009 al 2015 è stato

Responsabile della Sede Secondaria dell’IRSA

di Brugherio e nell’ottobre dello stesso anno è

andato in pensione. Dal 2015 al 2021 è stato

Senior Associate presso l’IRSA. È autore di oltre

200 pubblicazioni, di cui oltre 100 su riviste

internazionali, oltre a libri, capitoli di libro e atti

di convegni internazionali e nazionali. Dal 2020

è Ambasciatore del Patto Europeo per il Clima,

nominato dalla DG Clima.

136


Tengvard Maria

Con oltre 15 anni

di esperienza nella

gestione di progetti

complessi in ambito ambientale

e climatico, ha maturato una conoscenza

approfondita, ad esempio, di sviluppo

urbano sostenibile, governance multilivello,

coinvolgimento degli stakeholder, transizione

energetica, promozione delle esportazioni

e politiche climatiche. È un’analista

competente con una grande capacità di visione

d’insieme, di risoluzione delle sfide e di

supporto ai membri del team di progetto per

portare avanti progetti complessi.

Trenti Cecilia

Responsabile di progetto,

Climate Alliance

Italia. Master in Relazioni

Internazionali. È responsabile della gestione

dei membri di Climate Alliance Italia e delle attività

di comunicazione; è responsabile dell’organizzazione

di eventi, project manager senior

per i progetti europei e dell’implementazione

delle attività del Patto Europeo per il Clima in

Italia.

Turci Giulia

Con oltre 15 anni di

esperienza nella gestione

di progetti complessi

in ambito ambientale

e climatico, ha maturato una conoscenza

approfondita, ad esempio, di sviluppo urbano

sostenibile, governance multilivello, coinvolgimento

degli stakeholder, transizione energetica,

promozione delle esportazioni e politiche

climatiche. È un’analista competente con

una grande capacità di visione d’insieme, di

risoluzione delle sfide e di supporto ai membri

del team di progetto per portare avanti progetti

complessi.

137


10

TRANSIZIONE URBANA

Tzatzanis-Stepanovic Elli B.

Ha lavorato come manager

di progetti UE

dal 2004. Con esperienza

nella stesura di proposte di

progetto, nel coordinamento e nella gestione di

progetti nell’ambito del 7° PQ, di Horizon 2020

e di Horizon Europe rivolti ai Balcani occidentali,

agli Stati Uniti, alla Cina e attualmente all’Africa,

ha acquisito una profonda conoscenza ed

esperienza nella cooperazione internazionale in

materia di scienza, tecnologia e innovazione. Da

giugno 2013 è Senior Project Manager certificato

(IPMA). Da agosto 2021 è Specialista Certificato

in Pensiero Futuro (IFTF).

Zanchini Edoardo

Direttore

dell’Ufficio

Clima del Comune

di Roma. È stato vicepresidente

nazionale di Legambiente

(2011-2022) e responsabile delle

politiche climatiche, internazionali e urbane.

Architetto, ha conseguito la laurea e il dottorato

di ricerca presso l’Università di Roma La

Sapienza. Ha insegnato presso le Università di

Roma, Ferrara e Pescara (dove è stato ricercatore

dal 2008 al 2012) e ha ottenuto l’abilitazione

scientifica nazionale come professore

associato in Pianificazione e progettazione urbana

(2015). Membro del consiglio direttivo di

Transport & Environment (Bruxelles), Cresme

(Roma), diversi comitati scientifici.

È stato membro dei consigli di amministrazione

di RGI (Renewables Grid Intiative, Berlino),

Worldwide Carbon Price (Bruxelles), del Consiglio

di Amministrazione del Coordinamento

FREE (Associazioni delle Fonti Energetiche

Rinnovabili e dell’Efficienza Energetica, Roma).

138


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11

11

DOSSIER 2 - 2025

LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA

ENGLISH SUMMARY*

INTRODUCTION TO THE CONFERENCE

Paola Clerici Maestosi

Main theme: the importance of research

alliances in addressing the climate crisis

Climate challenges demand integrated, multi-level

and interdisciplinary responses. The

conference was designed to foster alliances

among academia, institutions, practitioners

and citizens, acknowledging that climate

neutrality—though a global objective—requires

context-sensitive local solutions. Civic

participation and stakeholder engagement

emerge as essential conditions for effective

and legitimate ecological transitions, which

cannot be imposed through top-down approaches.

Research alliances are therefore

framed as a collective responsibility, enabling

co-creation processes that support fair and

sustainable urban transformation.

ENEA AND RESEARCH FOR CLIMATE-

NEUTRAL AND SUSTAINABLE CITIES

Stefano Pizzuti

Main theme: ENEA’s contribution to urban

climate neutrality

ENEA’s work rests on three pillars: technological

innovation, urban governance, and

communication/international cooperation.

The agency develops smart platforms, technological

standards for urban infrastructures,

and tools to strengthen climate-risk

resilience. A strong emphasis is placed on

energy communities as an intermediate step

toward a fair and participatory transition.

ENEA also supports cities and public administrations

in drafting Climate City Contracts

and Smart City Plans, while actively engaging

in international networks and European

initiatives to promote knowledge transfer

and the dissemination of best practices.

OVERVIEW OF CLIMATE NEUTRALITY:

EMERGING DIRECTIONS

Rosa Labellarte

Main theme: key insights from the conference

and emerging European trajectories

The presentation highlights emerging directions

such as emerging technologies,

circular economies, regenerative agriculture,

and smart cities. The EU Mission 100

*This section is a summary of the contents of the volume in Italian. The summary and translation were

produced using artificial intelligence.

140


Climate Neutral & Smart Cities is positioned

at the core of current debates, stressing the

need to build a shared “knowledge community”

across science, public authorities,

businesses, and citizens. Multi-level governance

and co-creation models are presented

as essential, with cities acting increasingly

as engines of innovation rather than

passive policy recipients.

CITIES AND THE TRANSITION:

THE EUROPEAN CHALLENGE

Carlo Alberto Nucci

Main theme: the EU Mission and its scientific

foundations

Cities consume 65% of energy and generate

70% of emissions, making them central to

the transition. The Mission aims for 100 climate-neutral

cities by 2030, including Milan,

Rome, and Bologna. Achieving this requires

investments in energy communities, smart

grids, storage, and digital twins, alongside

governance, civic engagement, and major

transformations in energy, mobility, industry,

and buildings. The urgency is reinforced

by the rise in extreme climate events.

A VISION FOR SUSTAINABLE POLICIES

Elizabeth Tzatzanis-Stepanovic

Main theme: the Urban Transition Mission

and global capacity building

The Urban Transition Mission operates

globally across 233 countries, providing

peer-learning tools, thematic clusters, and

a knowledge repository through the UTMC

platform. The presentation stresses citizen

engagement and effective communication,

arguing that policies must be adapted to

local contexts to ensure acceptance and

participation.

CLIMATE ADAPTATION IN THE EU MISSION

Silvia Burzagli

Main theme: adaptation and risk

management in the European mission

Adaptation is framed as an immediate, not

future, challenge, as recent events in Emilia-Romagna

and Tuscany show. The Mission

connects to the Green Deal, Fit for 55,

and RePowerEU. It emphasizes multi-level

cooperation, shared data, and best practices,

noting that cities hold high innovation

potential through tailor-made solutions. Key

priorities include risk management, citizen

awareness, and data sharing.

THE NETZEROCITIES PLATFORM

Francesca Rizzo

Main theme: supporting Climate City

Contracts (CCCs)

NetZeroCities provides services, coaching, and

monitoring for CCCs rather than coordinating

projects. Fifty-four European cities—seven in

Italy—have already received the Mission Label.

Challenges include limited administrative

skills, data-analysis gaps, and top-down disconnects.

Transition teams within city administrations

and rapid nature-based solutions

are identified as crucial enablers.

TOWARDS CLIMATE-NEUTRAL CITIES

Valentina Palermo

Main theme: evolution of the Covenant

of Mayors

From its 2008 origins to the Global Covenant

of Mayors, the initiative now involves 13,000

141


11

TRANSIZIONE URBANA

local governments. Its three pillars are mitigation,

adaptation, and energy poverty. The

JRC plays a key role in methodologies, PAESC

evaluation, and technical support. Small municipalities—90%

of signatories—are central

actors, with growing focus on climate risks

such as heat, drought, and extreme rainfall.

BUILDING A GREEN ENERGY SYSTEM

Rachele Nocera

Main theme: the Clean Energy Transition

Partnership (CETP)

The CETP funds energy technology research

(2022–2027), with 108 projects, €200M

in funding, and 30 countries involved. Seven

transition areas include grids, CO₂ capture,

hydrogen, energy communities, and PEDs.

Priorities include interoperability, shared

methodologies, data-driven planning, and

strengthening Europe’s energy autonomy

and security.

INNOVATION, COLLABORATION

AND CITIES: THE DUT APPROACH

Orsolya Küttel

Main theme: the Driving Urban Transitions

Partnership

DUT mobilizes €450M across 65 organizations

and 28 countries, focusing on three pathways:

PED, Circular Urban Economy (CUE),

and the 15-minute City. It combines annual

calls with a broad ecosystem of tools—living

labs, the AGORA platform, the POP community,

and Urban Lunch Talks. The partnership

ensures strong coordination with European

initiatives such as NetZeroCities, CapaCITIES,

and the EU Urban Agenda, aiming to reinforce

multi-level governance and local capacity.

TOWARDS RESILIENT SEAS

AND COMMUNITIES

Margherita Cappelletto

Main theme: the Sustainable Blue Economy

Partnership

With €100M/year in funding, the partnership

supports research on offshore renewables,

coastal resilience, and marine

PEDs. Key themes include integration of

renewable energy, CCS, maritime infrastructures,

and international cooperation.

The objective is to generate territorial value

through cross-partnership collaboration.

FROM SCIENTIFIC RESEARCH

TO THE NEIGHBORHOOD

Daniela Patti

Main theme: the European Urban Initiative

(EUI)

The EUI provides €450M for innovative urban

projects focusing on green transition,

housing, and inclusion. Cities act as primary

partners and testing grounds. Rapid payments

and replicability are emphasized,

with strong attention to urban forestry and

innovative housing policies.

CONNECTING CITIES, INSPIRING NATIONS

Elena Simion

Main theme: the CapaCITIES project and

national platforms

CapaCITIES supports national platforms,

multi-level coordination, and peer learning

to ensure no city is left behind in the Mission.

It stresses national differences, governance

models, and synergies with Net-

ZeroCities and other EU initiatives.

142


PARTICIPATORY CLIMATE POLICIES

Daniela Luise

Main theme: the Italian NECPlatform and

multi-level governance

The NECPlatform promotes governance models

to align national and local climate and

energy plans. Key challenges include administrative

fragmentation, lack of a national

data hub, and the need for a national climate

framework law. Stronger alignment among

PNIEC, PAESCs, and PNRR is recommended,

along with valuing the experiences of Italy’s

nine Mission cities.

ROME 2050: THE CITY’S CLIMATE

STRATEGY

Keynote: Edoardo Zanchini

Theme: Rome’s long-term vision for climate

neutrality and climate resilience

Edoardo Zanchini presents climate change

as one of the most profound transformations

Rome will face by 2050. The city is

expected to become significantly hotter,

with more frequent heatwaves and increasingly

intense rainfall—risks that threaten

both public health and urban infrastructure

but also open space for innovation. Rome’s

strategy treats mitigation and adaptation

as inseparable dimensions: reducing emissions

through renewable energy deployment,

large-scale building retrofits and a

major shift toward cleaner, integrated mobility

systems, while simultaneously adapting

neighbourhoods—especially the most

vulnerable—to rising temperatures through

more green spaces, permeable surfaces

and redesigned public areas.

Zanchini emphasises that climate action

must be rooted in the local scale: it is within

neighbourhoods, streets and daily routes

that the transition becomes tangible. More

efficient buildings, greener and more accessible

public spaces, and mobility options that

reduce car dependence are essential not only

for environmental reasons but for improving

quality of life.

He concludes with a determined and optimistic

vision: although complex and demanding,

the transition is achievable. With coordinated

efforts in emission reduction, local adaptation

and renewal of urban services, Rome

can become a resilient and innovative city,

capable of facing a changing climate while remaining

a place where people can continue to

live, thrive and imagine the future.

SESSION A

THE CAPACITIES PROJECT, AMBASSADORS

AND NATIONAL PLATFORMS

Luigi Santopietro

Main theme: how national platforms and

climate ambassadors facilitate urban

transition toward climate neutrality

In his presentation on the CapaCITIES project,

Luigi Santopietro illustrates the strategic role

that national platforms and the figure of ambassadors

are assuming in the urban transition

toward climate neutrality. He offers a

comparative overview of the models already

active in several European countries—

Austria, Sweden, Spain and Romania—

showing how each adapts the EU Mission

of climate-neutral cities to its national context.

National platforms emerge as essential

structures for translating Mission objectives

into policies, tools and operational proces-

143


11

TRANSIZIONE URBANA

ses. Their primary function is to provide technical

support to cities, coordinate governance

across institutional levels and channel

adequate financial resources so that climate

ambitions can become concrete projects.

Through this multilevel coordination, platforms

act as engines of coherence and acceleration,

reducing administrative fragmentation

and creating shared pathways across

cities of different sizes.

Within CapaCITIES, the Ambassador operates

as a key figure, particularly in countries

where strategic vision or institutional coordination

remains weak. Ambassadors serve

as facilitators, connecting public administrations,

local communities, research centres

and European networks, and helping build

local capacities where governance structures

are less robust. Santopietro highlights in

particular the mature and effective models

of Austria and Sweden, both characterised

by strong governance frameworks, the involvement

of national ministries, shared

methodologies and well-structured processes

for drafting and implementing Climate

City Contracts. These represent advanced

examples of how a national platform can

act as a stable architecture supporting urban

innovation.

The presentation concludes by emphasising

the importance of peer learning, international

networking and cross-border cooperation.

According to Santopietro, these

collaborative dimensions allow cities and

countries to accelerate progress by sharing

solutions, challenges and results, helping

build a European community capable

of tackling urban climate transition with

strength and cohesion.

NATIONAL PLATFORMS: AUSTRIA

Gudrun Heidelmeyer

Main theme: the Austrian national model

supporting the Mission

Austria has developed a national mission

strongly aligned with the EU initiative. A partnership

is active with ten pioneer cities and

thirty-seven smaller municipalities, supported

by substantial funding: €60 million from

the Ministry for Climate (2024–2026) and

€8 million annually from the Climate and

Energy Fund. The governance structure is

multilayered and robust, with ministries and

national agencies playing a central role. Particular

emphasis is placed on administrative

capacity and greenhouse-gas accounting.

NATIONAL PLATFORMS: SWEDEN

Maria Tengvard

Main theme: the Swedish support structure

led by Viable Cities

The Swedish platform involves more than

one hundred public, private and academic

organisations. The Climate City Contract

2030 is the strategic core of the system and

has been signed by forty-eight cities. The

programme benefits from a budget of €100

million through 2030 and places strong emphasis

on just transition, cross-sector collaboration

and systemic approaches.

NATIONAL PLATFORMS: SPAIN

Julio Lumbreras

Main theme: Spain’s multi-stakeholder

144


platform and its collaborative processes

The Spanish platform, coordinated by the

University of Madrid together with Climate-KIC,

brings together seventeen cities

along with universities, companies and

NGOs. The approach is strongly oriented

toward climate neutrality and innovation,

supported by intensive facilitation, including

more than 150 weekly meetings among cities.

Major projects are under development,

such as the renovation of one million homes,

large-scale deployment of electric-charging

infrastructure and the expansion of urban

energy communities.

NATIONAL PLATFORMS: ROMANIA

Elena Simion

Main theme: the recently established but

highly structured M100 platform

Romania, a key case within the CapaCITIES

project, has created a solid national platform

coordinated by a central funding agency. The

system benefits from direct support by six

ministries and an official memorandum of

understanding. Thirteen cities are currently

involved—three from the EU Mission and

ten selected through a national call—and

are developing climate-neutrality plans inspired

by the Climate City Contract model.

THE CONCEPT OF AMBASSADORS IN THE

CAPACITIES PROJECT

Monica Salvia

In her contribution, Monica Salvia places the

focus on the crucial role that civil society can

play in guiding cities toward climate neutrality

and resilience. The CapaCITIES project,

coordinated by Elena Simion, is presented as

a successful initiative capable of strengthening

this role, particularly in smaller urban

contexts that often lack financial resources,

technical expertise and institutional

coordination. Within this framework, the

concept of “climate ambassadors” emerges

as a strategic element. Ambassadors

act as bridges between public policies and

local action, facilitating dialogue among

administrations, citizens, associations and

networks of actors, and helping translate

climate objectives into concrete and participatory

initiatives. Their presence helps

close the gap between strategic visions and

everyday practices, fostering a more inclusive

and widespread climate transition.

Salvia explains that the CapaCITIES methodology

is based on a structured matchmaking

approach that uses matrices to identify

and involve diverse stakeholder groups.

This system, inspired by established ambassadorial

experiences such as those promoted

by UNEP and the European Climate

Pact, values the capacity of local communities

to collaborate and co-create solutions.

The aim is to distribute responsibilities and

competences across the territory, activating

networks capable of supporting urban transformation

over time. The contribution concludes

with a forward-looking perspective

toward “CapaCITIES 2.0”, with an invitation

to strengthen and expand the ambassador

programme and reinforce civil-society involvement

in Italy. Only through broad, informed

and continuous participation, Salvia

argues, will it be possible to meet the ambitious

goals of urban climate transition.

145


11

TRANSIZIONE URBANA

INSPIRING ACTIONS WITHIN

THE EU CLIMATE PACT AND GOOD

PRACTICES IN ITALY

Leonardo Di Filippo

Leonardo Di Filippo presents the European

Climate Pact as a key initiative of the Green

Deal. Its goals include raising public awareness

of EU climate policies, bridging the gap

between EU decision-making and citizens,

and amplifying local climate action. The

Pact brings together more than one thousand

ambassadors across the twenty-seven

Member States, representing diverse backgrounds

such as researchers, students, civic

groups and community networks. Ambassadors

benefit from broad autonomy while

the Pact provides guidelines, resources and

networking. The support structure includes

partner organisations such as EUCLIPA, national

coordinators and collaborations with

initiatives like the Covenant of Mayors. Di

Filippo illustrates a variety of practical tools

for citizens, including apps, climate walks,

climate games and storytelling resources.

THE CLIMATE PACT IN ITALY

Cecilia Trenti and Maria Guerrieri

Climate Alliance serves as the national coordinator

of the Pact in Italy, which hosts one

of the most active ambassador communities

with 124 ambassadors and four partner organisations.

The national coordinator acts as

a bridge between the EU and local territories,

supporting ambassadors and partners in delivering

local climate initiatives. Strategies

include direct support for ambassador-led

actions, events, training and networking, and

strong alignment with local processes such

as SECAP, city networks and citizen-engagement

projects.

FROM AN INFORMAL COMMUNITY

TO AN ASSOCIATION: LESSONS FROM

ITALIAN AMBASSADORS

Gianni Tartari

Gianni Tartari recounts the evolution of an

informal community of ambassadors into

EUCLIPA, a structured association for civic

climate action. EUCLIPA promotes projects,

research and educational activities such as

Photo Voice initiatives in eight Italian cities,

using narrative and visual tools to stimulate

awareness and engagement. Tartari identifies

two major barriers to civic participation:

institutional resistance—where local governments

do not facilitate public involvement—and

growing citizen disillusionment.

The proposed approach focuses on building

a sense of community, educating citizens

about the climate responsibilities of local governments,

and providing tools for advocacy

and dialogue. Two case studies are presented:

a Venice pathway offering training on

SECAP and the Covenant of Mayors, and a

Padua programme including hackathons and

youth-led climate laboratories producing

nature-based solutions and contributions to

the future Climate City Contract.

ENGAGING CITIZENS IN A PAESC/CCC

LABORATORY: THE CASE OF PADUA

Luciana Favaro

Luciana Favaro describes a civic laboratory

linked to the SECAP and the Climate City

Contract in Padua. Citizens participate as

co-designers rather than as passive consul-

146


tees, taking part in workshops, hackathons

and structured exchanges with technicians

and administrators. The laboratory produces

concrete recommendations and pilot

projects—mostly focused on nature-based

solutions and public-space improvements—

that feed directly into strategic municipal

documents. Favaro highlights the potential

of co-creation and empowerment while noting

the organisational demands and need

for continuity and resources.

FLORENCE FOR THE CLIMATE:

AN INSTITUTIONALISED MODEL

OF CITIZEN INVOLVEMENT

Dario Marmo

Dario Marmo presents “Florence for the Climate”,

a structured and institutionalised participatory

process. The city has established

a permanent citizens’ assembly integrated

into the municipal policy cycle, enabling residents

to contribute to priorities and actions

on energy, mobility, public space and adaptation.

The experience shows that participation

can have real policy impact when framed within

clear mandates and responsibilities.

MILAN’S CITIZENS’ ASSEMBLY FOR

CLIMATE: PARTICIPATING IN THE

ECOLOGICAL TRANSITION

Cristina Paci

Cristina Paci illustrates the “Milano Cambia

Aria” initiative and the Permanent Citizens’

Assembly associated with the city’s Air and

Climate Plan. The assembly includes ninety

citizens selected through civic lottery, plus

thirty alternates, reflecting Milan’s demographic

diversity. Designed as a long-term

participatory-democracy process extending

to 2030, the assembly provides recommendations

that inform municipal climate and air

policies. Key topics include participant roles,

how recommendations are integrated into

policy and ways to address mistrust and

communication barriers. Several recommendations

have already been implemented or

are in progress, establishing the initiative as

a replicable model for other cities.

FUNDING OPPORTUNITIES AND JOINT

ACTION PLAN 2025–2027

Monica Salvia and Filomena Pietrapertosa

In the workshop dedicated to funding opportunities,

Salvia and Pietrapertosa outline

the European resources available to support

cities and networks engaged in climate

transition. Particular attention is given to

programmes that integrate citizen participation,

multilevel governance and administrative

capacity—elements now recognised

as essential to effective climate action. The

speakers explain how EU instruments such

as LIFE, Horizon Europe and citizen-science

initiatives offer concrete opportunities for financing

adaptation, mitigation and civic-engagement

pathways. The overview highlights

not only calls for proposals but also the

value of city networks and communities of

practice, which help build solid interdisciplinary

partnerships necessary for successful

applications.

A key message of the workshop is the importance

of early preparation, through relationship-building,

consolidation of local and international

partnerships and strengthening

147


11

TRANSIZIONE URBANA

administrative capacity. A significant part

of the discussion concerns the involvement

of vulnerable groups, stressing the need to

tailor communication, tools and processes to

different social conditions to avoid exclusion.

Among the proposed engagement tools,

climate walks are highlighted as simple yet

effective ways to help citizens perceive the

impacts of climate change directly in their

neighbourhoods.

The session concludes by inviting participants

to imagine a joint action plan for 2025–

2027 that can connect scientific expertise,

urban networks, civic initiatives and funding

opportunities, transforming participation

into a stable driver of the climate transition.

CONCLUSIONS OF SESSION A

Monica Salvia, Paola Clerici Maestosi,

Enza Lissandrello

In closing Session A, Salvia, Clerici Maestosi

and Lissandrello weave together the contributions

presented throughout the session. A

unifying theme across all interventions is the

need to build a solid alliance-based urban

transition capable of connecting research,

public administrations, social actors and citizens.

The speakers underline how the complexity

of climate challenges demands collaborative

and interdisciplinary approaches in

which scientific expertise and local knowledge

interact as equals.

From national-platform experiences to climate-ambassador

case studies, it becomes

clear that technologies and sophisticated

strategies alone are not enough to reach climate-neutrality

goals. New methodologies,

bold ideas and strong social innovation capacities

are required. Urban transition is not

only a technical process but also a cultural

and political one, involving rethinking governance

models and redefining the role of

citizens.

The conclusions also stress the need for critical

reflection: not an uncritical celebration

of ongoing processes, but an invitation to

recognise contradictions, vulnerabilities and

risks of exclusion. Only by addressing these

tensions can truly inclusive and resilient

cities be built. The speakers remind us that

urban transformation also demands a shift

in the collective imagination—the ability to

envision future scenarios and generate visions

capable of inspiring decisions, policies

and projects.

The session ends with a call for collective

mobilisation. The climate transition of cities

can advance only if people are genuinely involved,

if political commitment is renewed

and if human-centred approaches remain at

the core of territorial action. This message

sets the stage and momentum for Session B.

SESSION B

TOWARDS THE FUTURE OF CITIES:

REFINING THE ROADMAP TOWARDS

INNOVATIVE CLIMATE-NEUTRAL CITIES

Michela Pirro - ENEA, Divisione

TERIN-ICER

In her presentation, Michela Pirro introduces

the “Driving Urban Transitions (DUT) Scientific

Consultation Workshop - Refining the

Roadmap Towards Innovative Climate-Neu-

148


tral Cities” as a key moment both within

the conference and in the ongoing update

of the DUT Roadmap. The workshop brings

together researchers, local governments,

national agencies, professionals and consultants

from multiple European countries,

with the aim of comparing perspectives and

expertise on how to support cities in their

transition toward more sustainable and climate-neutral

urban models.

Pirro explains that the DUT Roadmap serves

as the strategic framework guiding the partnership’s

activities, defining Transition Pathways

and their associated missions. It is

not merely a guidance document but an operational

tool that informs research calls, pilot

projects and urban policy processes. Its importance

lies in offering an integrated vision

that connects the European Green Deal, the

Climate-Neutral Cities Mission, the EU Urban

Agenda and other frameworks such as the

New European Bauhaus, enabling cities to act

within a coherent set of priorities.

She stresses that the Roadmap update

(2022–2028) incorporates the latest evolutions

of the European context, including the

Draghi Report and the Net Zero Industry Act.

The updated themes now encompass climate

adaptation, urban resilience, safety, housing

rights and the role of nature in future cities.

The Roadmap must remain a dynamic and

adaptable tool capable of responding to rapid

contextual changes and helping cities translate

strategic objectives into actionable steps.

At the same time, Pirro openly acknowledges

existing challenges, noting that cities often

struggle to implement the actions identified.

Defining strategies is not enough; cities

must be able to turn them into measurable,

fundable and monitorable interventions. The

workshop is therefore presented as part of

a broader strategic-consultation process aimed

at strengthening the alignment between

scientific research, technological innovation

and urban governance, while ensuring

structured stakeholder involvement.

EXPLORING THE CITY OF 2040: SCENARIOS

AND ADAPTATION STRATEGIES

The section “Exploring the City of 2040”

begins with a simple yet radical question:

what will European cities look like in fifteen

to twenty years? The workshop addresses

this through future-scenario methodologies

that help imagine the transformations

driven by climate change, biodiversity loss,

and socio-economic shifts. The goal is not

prediction but the use of scenarios as tools

to identify vulnerabilities, opportunities and

strategic choices that must be made today.

Discussions focus on the impacts of climate

change on daily life, energy, food production,

mobility, creative industries and work. A provocative

scenario—“Pandaville 2040”—is

presented, envisioning a city increasingly

attractive to rural populations but caught

between multiple crises and the delayed implementation

of political commitments. This

scenario highlights tensions related to energy

security, service accessibility, public-space

quality, the role of nature and mental health.

The work is structured into three thematic

groups, each coordinated by DUT partners

with a designated rapporteur.

149


11

TRANSIZIONE URBANA

The first group, led by Paola Clerici Maestosi,

explores spatial and urban dimensions:

how the shape and functions of cities may

evolve under the pressure of climatic crises,

migration and economic change. It discusses

adaptation strategies such as the reorganisation

of space, redesign of vulnerable neighbourhoods,

redistribution of functions and

equitable access to nature, mobility and essential

infrastructure.

The second group, coordinated by Silvia

Bossi, examines energy and infrastructure

transitions, focusing on how to guarantee

energy security, decarbonisation and resilience.

Topics include the deployment of renewables,

energy communities, smart grids

and digital tools for resource management.

Key questions emerge around decision-making

power, distribution of benefits and the

risk of exclusion, highlighting the link between

infrastructure, social justice and territorial

balance.

The third group, coordinated by Michela Pirro,

addresses innovation, education and data

governance. It analyses how climate change

will affect water and waste management,

energy production and socio-economic dynamics.

Three pillars are identified: technological

innovation as an enabler of integrated

solutions; education and behavioural change,

particularly for younger generations; and the

social implications of digitalisation, including

remote work and professional isolation. Access

to data is described as central to effective

governance, but poorly designed digital

solutions risk reinforcing social inequalities.

CONCLUSIONS OF THE DUT WORKSHOP

The workshop conclusions highlight that

despite the interwoven climatic, social and

economic crises cities will face, there remain

concrete opportunities to build more sustainable,

equitable and resilient urban spaces.

The future of cities will depend on decisions

taken today—on long-term planning capacity,

on the use of scenarios as operational

tools and on the translation of roadmaps

into financial and project priorities.A central

issue is the financing of the urban transition.

The workshop stresses the need for strategic

use of cohesion policies, European programmes

and public–private partnerships,

but also reminds participants that accessing

such funds requires strong technical and administrative

capabilities, including the ability

to design robust projects based on reliable

data and clear assessments of local needs.

Another key element is the role of technological

innovation and digitalisation. While

digital platforms, monitoring systems and

predictive models can improve transparency,

coordination and project oversight, technology

is not neutral and must be governed to

avoid creating new forms of exclusion. This

leads back to the need for multilevel governance

that connects public administrations,

research, civil society and the private sector,

ensuring that the benefits of the transition

are shared equitably.

The workshop ends with an open question—

both political and cultural: will cities truly be

able to transform scenarios, roadmaps and

strategic plans into tangible, measurable in-

150


terventions, or will sustainability remain largely

aspirational? The implied answer points

to the necessity of collaborative networks,

shared good practices, strengthened local

capacities and sustained dialogue among all

actors involved in the urban transition.

REFINING THE ROADMAP TOWARDS

INNOVATIVE CLIMATE-NEUTRAL CITIES

The introductory section provides a critical

overview of the abstracts from the conference

Research Alliances for Climate-Neutral,

Sustainable and Equitable Urban Communities,

coordinated by ENEA. Its aim is to

understand how cities can address climate

crisis, social inequalities and urban transformation

simultaneously, adopting more equitable,

participatory and sustainable models.

The introduction describes five thematic

areas as an interconnected ecosystem: social

justice and participation as prerequisites

for effective adaptation; urban planning as

a synthesis of sustainability and inclusion;

emerging technologies as accelerators of

transition when governed responsibly; and

resilient infrastructure, nature-based solutions

and energy communities as fundamental

components of climate-neutral cities. The

chapter warns against overly abstract or

sectoral approaches and calls for integrated,

multidisciplinary and action-oriented perspectives.

TOPIC 1 - Social Justice, Equity and

Participation

This section centres on environmental and

social justice in cities, showing how heatwaves,

energy poverty, unequal mobility and

inequitable access to public space generate

growing vulnerabilities. The concept of a

“culture of care” emerges as a framework for

urban policies attentive to community needs.

Participation, citizen science, inclusion

of vulnerable groups and human-centred

approaches are portrayed as essential for

co-designing more resilient cities.

TOPIC 2 - Urban Planning and Design for

Sustainability and Climate Neutrality

This section frames planning as a fundamental

lever of the urban transition. Cities

must address climatic vulnerabilities, energy

transitions, housing poverty and spatial

inequalities through integrated tools such

as long-term visions, coordinated policies,

SECAP plans, risk management and urban

regeneration. Planning appears as a multidisciplinary

process linking ecology, economy

and social inclusion.

TOPIC 3 - Technologies and Innovation for the

Urban Transition

Here, emerging technologies are analysed

as potential accelerators of climate transition.

Digital twins, sensors, AI and ITS systems

enable monitoring and simulation of

complex urban systems. However, the text

warns against digital divides and the risk

that smart-city solutions may exacerbate

inequalities. Technology is effective only

when embedded in governance frameworks

attentive to equity and transparency.

TOPIC 4 - Resilient Infrastructure and Nature-

Based Solutions

This theme addresses the need for infra-

151


11

TRANSIZIONE URBANA

structures capable of adapting to extreme

climatic events. It highlights the integration

of traditional engineering with nature-based

solutions, essential for improving microclimates,

air quality, water management and

public health. Multilevel governance and coordinated

approaches are necessary for policy

effectiveness.

TOPIC 5 - Energy Communities and the Just

Transition

This section discusses the energy transition

as a collective process. Energy communities,

PEDs and local production–consumption

models help reduce energy poverty,

democratise energy systems and enhance

resilience. Participatory approaches and the

inclusion of vulnerable groups are presented

as central to achieving a just transition.

POSITIVE ENERGY DISTRICTS: A DRIVING

FORCE FOR THE URBAN TRANSITION

TOWARDS CLIMATE NEUTRALITY?

Positive Energy Districts (PEDs) are emerging

as a key and innovative tool of the European

urban transition towards climate

neutrality. Defined as urban areas that produce

more renewable energy annually than

they consume, PEDs represent a paradigm

shift in urban planning, integrating energy

efficiency, renewable energy production

and energy flexibility within a systemic,

multi-sectoral approach. Beyond technology,

PEDs require new models of governance,

planning and community participation.

Although central to EU energy and urban

policies, their concrete impact on established

urban practices and their effective

implementation are still evolving. Current

European initiatives, particularly within the

DUT Partnership, aim to clarify the concept,

address existing barriers and strengthen

the role of PEDs as drivers of systemic urban

transformation.

Christopher Gollner - Positive Energy

District Pathway - Driving Urban Transition

Partnership (DUT-P)

Europe faces the unprecedented challenge

of transforming its cities into drivers of climate

neutrality by 2050. In this context, the

Driving Urban Transitions (DUT) Partnership

plays a strategic role in accelerating sustainable

urban transformation through systemic

and collaborative approaches.

Positive Energy Districts (PEDs) are positioned

within this framework as experimental

urban ecosystems rather than mere energy

or planning models. They integrate energy

production and consumption, spatial planning,

and social innovation, serving as urban

laboratories for scalable and replicable solutions

across Europe. Their strategic value

lies in their ability to activate multi-actor

collaboration among public authorities, businesses,

researchers, financial institutions,

and citizens.

Within the DUT Partnership, dedicated PED

programmes support cities in co-designing

interventions, learning from international

experiences, and developing shared pathways

toward climate neutrality. PEDs are

also foundational to the European Green

Deal and the Mission “100 Climate-Neutral

and Smart Cities by 2030”, requiring long-

152


term, coordinated action across policy levels.

Ultimately, PEDs address multiple challenges

simultaneously: climate neutrality,

energy retrofitting, quality of urban life,

energy justice, and the creation of inclusive

market opportunities. Their successful implementation

depends on long-term vision,

participatory governance, integration of

urban systems (energy, mobility, ICT), and

ensuring economic accessibility and financial

sustainability through context-specific,

impact-oriented approaches.

Paola Clerici Maestosi - Evolution of the

Positive Energy District (PED) concept

It has been outlined the evolution of the

PED programme since its launch in 2018

within the EU SET Plan, highlighting its

growing strategic relevance and its integration

into the Driving Urban Transitions (DUT)

Partnership as a dedicated Transition Pathway.

Based on lessons learned from early

applications, the PED Framework has been

updated to version 3.0 (2025) to address

excessive technical complexity and improve

accessibility for cities and policymakers.

The updated framework redefines PEDs not

merely as highly energy-efficient districts,

but as flexible urban neighbourhoods capable

of producing local renewable energy,

achieving net-zero emissions and actively

contributing to overall climate neutrality.

Alongside energy efficiency, renewable production

and flexibility, the new framework

places strong emphasis on economic and financial

sustainability and social accessibility.

This revised definition positions PEDs as

key building blocks of the EU Green Deal

and the Mission “100 Climate-Neutral and

Smart Cities”, highlighting their role as drivers

of systemic urban transformation

through integrated infrastructures, multi-level

governance and the empowerment

of local energy communities.

Silvia Bossi - State of the Art, Challenges,

and Future Pathways of Positive Energy

Districts (PEDs) in Europe

A comprehensive overview of the state of

the art, challenges and future trajectories of

Positive Energy Districts (PEDs) in Europe,

based on extensive mapping and classification

of case studies. Drawing on tools developed

within JPI Urban Europe, the DUT Partnership

and the PED-EU-NET network, she

highlighted the role of the PED Booklet and

the open PED Database, which currently includes

over 110 cases across 24 European

countries.

The analysis shows that most PEDs are

still in the planning or early implementation

phase, confirming that the concept is relatively

young and not yet fully consolidated. A

key gap emerges between technical-scientific

experimentation and institutional capacity,

as most data are provided by research

actors rather than local authorities.

It were identified three core dimensions

shaping PED development: technological

and energy integration, citizen participation,

and multilevel governance. While integration

and governance remain challenging

due to fragmentation, limited administrative

capacity and bureaucratic barriers, participation

is often marginal, despite promi-

153


11

TRANSIZIONE URBANA

sing examples of co-creation.

Despite these obstacles, many PEDs successfully

combine environmental goals

with urban and social transformation, linking

energy strategies to regeneration, social

housing and sustainable mobility. Bossi

concluded that PEDs should be understood

not merely as energy solutions, but as urban

and social innovation devices, requiring

clearer definitions, stronger local capacities,

coherent regulatory frameworks and adaptive,

learning-oriented approaches to fully

unlock their transformative potential.

Michela Pirro - A systemic and critical

perspective: a scientific review of the state

of the art on PEDs

Michela Pirro presented a critical and systematic

review of the scientific literature

on Positive Energy Districts (PEDs), highlighting

the current level of conceptual maturity

of the concept. Based on a 2023 systematic

scoping review published in Energies,

the analysis examined 140 scientific publications

(2017–2023) using PRISMA-SCR

and bibliometric methods.

Despite a rapid growth in publications, the

study reveals that the PED concept remains

fragmented and theoretically unstable. Only

a very limited number of studies address all

core PED components—energy efficiency,

renewable energy production, and flexibility—and

none refer to fully implemented

real-world PEDs. While European research

and innovation programmes strongly support

PED development, the literature lacks

a shared theoretical framework, standardized

performance indicators, and robust

empirical evidence.

The review also shows a strong association

between PEDs and Smart City narratives,

but weak integration of governance, social

justice, and economic sustainability dimensions.

Pirro concluded by stressing the epistemological

fragility of the PED concept

and the risk of funding experimentation

without common evaluation criteria, calling

for more structured research frameworks

aligned with European climate-neutrality

goals.

Tiziana Ferrante - Building solutions,

environmental certifications and PEDs

(Summary)

Tiziana Ferrante’s contribution focused on

the operational and building-scale dimension

of Positive Energy Districts, highlighting

the central role of the existing building stock.

Drawing on Italian case studies from Bolzano

(Sinfonia) and Florence (Replicate), she

showed that PEDs require not only advanced

technologies but a careful balance between

energy performance, environmental quality

and social requirements.

Her analysis emphasized the importance

of Green Building Rating Systems (such as

LEED, BREEAM and KlimaHaus) as tools to

support transparency and sustainability in

urban regeneration. The comparison revealed

uneven attention to material sustainability

across projects, with Bolzano showing

a more advanced integration of environmental

criteria than Florence.

A key outcome was the development of a

technical portfolio of recurring building solutions

in Italian PEDs, assessed in terms

154


of durability, environmental impact and disassembly

potential, thus introducing a circular

perspective into PED design. Ferrante

concluded that PEDs can only become truly

transformative if environmental indicators

related to materials, life-cycle thinking and

certification schemes are embedded from

the earliest design stages, aligning regulations,

design practices and voluntary standards

to create replicable and socially valuable

urban models.

CONCLUSIONS

The framework emerging from the special

session dedicated to Positive Energy Districts

(PEDs) offers an articulated and multi-layered

view of one of the key concepts

of Europe’s urban transition. Today, PEDs

are defined not only as systemic energy solutions,

but as enabling tools for complex

urban transformations, capable of combining

technological innovation, environmental

sustainability, social participation, and

multi-level governance. From the strategic

framework provided by the DUT Partnership

to the scientific reflection on the state

of the art, and through the analysis of European

case studies, it clearly emerges that

PEDs represent an evolving paradigm. Their

effectiveness depends on the ability to integrate

dimensions that are still too often

addressed separately: energy, social, regulatory,

and design-related aspects.

The experiences presented highlight the

need for greater conceptual clarity, a consolidation

of technical language, and the

identification of shared indicators that allow

results to be measured, replicated, and

compared. At the same time, the generative

value of PEDs as platforms for urban

experimentation is evident, as they can

activate processes of collective learning, institutional

innovation, and territorial regeneration.

For PEDs to establish themselves

as systemic and scalable tools of the transition,

it is essential to invest in strengthening

local capacities, simplifying regulatory

frameworks, overcoming administrative

barriers, and adopting adaptive and context-sensitive

approaches. In this regard,

co-design, methodological flexibility, and

the integration of sectoral policies become

indispensable conditions.

Finally, adopting a perspective of social and

environmental justice—as highlighted in

several contributions—represents a crucial

direction to prevent the transition from

resulting in new urban inequalities. If fully

understood and effectively governed, PEDs

can contribute to the construction of more

equitable, inclusive, and resilient cities, offering

an integrated response to the challenges

of the climate crisis and social change.

GENERAL CONCLUSIONS

The conclusions emphasise the complexity

and urgency of the urban transition. Cities

must evolve into more sustainable, equitable

and resilient systems by integrating

technological innovation, advanced planning

and new participatory governance

models. Although technologies such as automated

mobility, smart grids and digital

155


11

TRANSIZIONE URBANA

twins can accelerate change, they must be

combined with strong social and political

frameworks.

A key role is attributed to nature-based

solutions and green–blue infrastructures,

vital for mitigating climate impacts and

improving urban liveability. Risk management,

environmental quality and adaptation

require holistic strategies that connect

planning, ecology and social inclusion. The

notion of a “just transition” permeates the

conclusions: technical efficiency alone is

insufficient; benefits must be distributed

fairly, and vulnerable communities must be

actively involved.

The text highlights the need for continuous

integration among institutions, citizens,

businesses and research. Solutions cannot

be imposed from above; they must emerge

through dialogue, shared experimentation

and cooperation. Finally, the urban transition

is described as not only technical but

deeply cultural and political, requiring reimagined

development models, evolving

lifestyles and shared long-term commitments.

Only through collective engagement

and sustained participation can urban plans

be transformed into tangible interventions

capable of addressing the environmental

and social crises of our time.

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