Dossier 2 2025 Transizione Urbana
Tecnologie per le smart city e la digitalizzazione
Tecnologie per le smart city e la digitalizzazione
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A cura di Michela Pirro e Rosa Labellarte
DOSSIER 2 - 2025
TRANSIZIONE
URBANA
TECNOLOGIE PER LE SMART CITY
E LA DIGITALIZZAZIONE
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A cura di Michela Pirro e Rosa Labellarte
DOSSIER 2 - 2025
TRANSIZIONE
URBANA
TECNOLOGIE PER LE SMART CITY
E LA DIGITALIZZAZIONE
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TRANSIZIONE URBANA
Comitato scientifico del dossier:
Paola Clerici Maestosi, ENEA - Divisione Strumenti
e Servizi per le Infrastrutture Critiche e le Comunità
Energetiche Rinnovabili, TERIN-ICER
Giuseppina Giuliani, ENEA - Divisione Strumenti e Servizi
per le Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche
Rinnovabili, TERIN-ICER
Nicoletta Gozo, ENEA - Divisione Strumenti e Servizi
per le Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche
Rinnovabili, TERIN-ICER
Claudia Meloni, ENEA - Divisione Strumenti e Servizi
per le Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche
Rinnovabili, TERIN-ICER
Responsabile progetto editoriale:
Paola Clerici Maestosi
Responsabile coordinamento redazionale:
Rosa Labellarte
Progetto grafico originale e impaginazione:
Maria Elena Masala
Teknomedia Edizioni srl
Sede legale: via Salomone n.43 20138 – Milano
P. IVA e C.F. 07300810962
Pec: teknomedia@arubapec.it
Filomena Pietrapertosa, CNR - Istituto di Metodologie per
l'Analisi Ambientale, CNR-IMAA
Angela Pilogallo, CNR - Istituto di Metodologie per
l'Analisi Ambientale, CNR-IMAA
Michela Pirro, ENEA - Divisione Strumenti e Servizi per
le Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche
Rinnovabili, TERIN-ICER
Monica Salvia, CNR - Istituto di Metodologie per l'Analisi
Ambientale, CNR-IMAA
Luigi Santopietro, CNR - Istituto di Metodologie per
l'Analisi Ambientale, CNR-IMAA
ISBN: 9791282500005
Progetto 1.7 “Tecnologie per la penetrazione efficiente del vettore elettrico negli usi finali”, finanziato nell’ambito dell’Accordo
di Programma tra ENEA e Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica sulla Ricerca Sistema Elettrico (PTR 25-27)
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DOSSIER 2 - 2025
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA
Alleanze di ricerca per le comunità urbane climaticamente neutre,
sostenibili ed eque
Research alliances for climate-neutral, sustainable and equitable urban
communities
1. Introduzione al convegno Alleanze di ricerca per le comunità urbane climaticamente
neutre, sostenibili ed eque (Paola Clerici Maestosi - Coordinatrice ENEA della Task
Force per l'internazionalizzazione della Divisione TERIN-ICER) .............................................
2. ENEA e la ricerca per le città neutre e sostenibili (Stefano Pizzuti - ENEA, Responsabile
della Divisione Strumenti e Servizi per le Infrastrutture Critiche e le Comunità
Energetiche Rinnovabili, TERIN-ICER) ..........................................................................................
3. Panoramica sulla neutralità climatica: nuove direzioni emergenti in Europa (Rosa
Labellarte – ENEA, Divisione Strumenti e Servizi per le Infrastrutture Critiche e le
Comunità Energetiche Rinnovabili, TERIN-ICER) ........................................................................
4. Sessione A: Il progetto CapaCITIES e i suoi Ambasciatori, le Piattaforme
Nazionali e le azioni nell’ambito del Patto Climatico dell’UE quale supporto alla
transizione urbana delle città (Luigi Santopietro - CNR-IMAA) ..........................................
5. Sessione B: Verso il Futuro delle Città: perfezionare la tabella di marcia verso città
innovative e climaticamente neutre (Michela Pirro - Divisione TERIN-ICER) .................
6. Rassegna degli abstract presentati (Paola Clerici Maestosi - Coordinatrice ENEA della
Task Force per l'internazionalizzazione della Divisione TERIN-ICER) ...................................
7. I Distretti ad Energia Positiva: un motore per la transizione urbana verso la neutralità
climatica? (Michela Pirro - ENEA, Divisione TERIN-ICER) ........................................................
8. Prospettive sulla Transizione Ecologica Urbana: dialogo a più voci su sfide, soluzioni
e partecipazione (Michela Pirro - ENEA, Divisione TERIN-ICER con la partecipazione di
Emanuele Martinelli - CEO - Energia Media srl) ...........................................................................
9. Conclusioni (Paola Clerici Maestosi - Coordinatrice ENEA della Task Force per
l'internazionalizzazione della Divisione TERIN-ICER) ...........................................................
10. Curriculum vitae degli oratori .............................................................................................................
11. .English summary ..................................................................................................................................
pag. 8
pag. 12
pag. 14
pag. 34
pag. 48
pag. 58
pag. 92
pag. 104
pag. 116
pag. 118
pag. 140
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TRANSIZIONE URBANA
RESEARCH ALLIANCES FOR CLIMATE-NEUTRAL,
STAINABLE AND EQUITABLE URBAN COMMUNITIE
ROME, 26 th- 28 th February 2025
Hanno partecipato ai lavori:
RESEARCH ALLIANCES F
SUSTAINABLE AND EQUITA
ROME, 26 th- 28 th
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OR CLIMATE-NEUTRAL,
BLE URBAN COMMUNITIES
February 2025
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DOSSIER 2 - 2025
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA
INTRODUZIONE AL CONVEGNO:
ALLEANZE DI RICERCA PER
LE COMUNITÀ URBANE
CLIMATICAMENTE NEUTRE,
SOSTENIBILI ED EQUE
Paola Clerici Maestosi - Coordinatrice ENEA
della Task Force per l’internazionalizzazione
della Divisione TERIN-ICER
Ècon grande piacere e sincero entusiasmo che vi do il benvenuto a questa
conferenza, un’occasione unica di condivisione, collaborazione e progettazione
del futuro delle nostre città e comunità.
Come coordinatrice della Task Force per l’internazionalizzazione della Divisione
Strumenti e Servizi per le Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche
Rinnovabili, insieme ai miei stimati colleghi Carmelina Cosmi ed Enza Lisandrello, abbiamo
progettato questa conferenza con l’obiettivo di offrire a tutti i partecipanti l’opportunità di
stabilire Research Alliances sul tema cruciale della transizione ecologica e della sostenibilità.
Le alleanze di ricerca sono più che mai fondamentali in un momento storico in cui le sfide
legate al cambiamento climatico richiedono risposte collettive e collaborative.
Un ringraziamento speciale va ai nostri sponsor, tra cui l’Ordine degli Architetti di Roma, la
Facoltà di Architettura dell’Università La Sapienza, e il Dipartimento di Architettura di Roma
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Tre, che hanno reso possibile la realizzazione di questo evento. Il loro supporto è la testimonianza
dell’importanza che attribuiamo all’integrazione tra mondo accademico, istituzioni,
professionisti e cittadini.
Oggi siamo testimoni di un tempo di straordinarie trasformazioni, ma anche di sfide che non
abbiamo mai visto prima. Il cambiamento climatico, la qualità della vita nelle nostre città, e
la necessità di affrontare transizioni complesse sono ora al centro delle discussioni globali.
Queste sfide sono, senza dubbio, tra le più urgenti e pervasive che l’umanità abbia mai dovuto
affrontare e nessuno di noi può fronteggiarle da solo. La complessità delle problematiche
che si estendono ben oltre i confini dei singoli Paesi, richiedono un impegno collettivo e
globale che superi le barriere istituzionali, politiche e disciplinari di ciascuno.
Ecco perché il lavoro di rete e la creazione di alleanze tra ricercatori, tra esperti di diversa
provenienza, sono strumenti imprescindibili per riuscire a dare risposta alle sfide che abbiamo
di fronte. Le soluzioni di oggi non possono essere trovate in isolamento. Piuttosto,
è attraverso il dialogo continuo tra discipline diverse - tra
scienza, politica, economia, e società civile - che possiamo
individuare risposte veramente efficaci e trasformative.
“Oggi siamo testimoni di
un tempo di straordinarie
trasformazioni, ma anche
di sfide che non abbiamo
mai visto prima “
La crisi climatica non è semplicemente un problema tecnico
da risolvere da pochi esperti, è un fenomeno sistemico
che permea ogni aspetto della nostra vita quotidiana:
le nostre comunità, le nostre città, i nostri ecosistemi.
Non è possibile affrontarla con soluzioni parziali o settoriali.
Serve un approccio integrato che tenga conto della
dimensione ambientale, sociale ed economica in modo sinergico.
Per questo motivo, siamo chiamati a costruire alleanze di ricerca che abbraccino
una varietà di competenze, esperienze e prospettive. Il futuro delle nostre città non può
essere progettato da un gruppo isolato, ma deve essere co-creato, con il coinvolgimento
di tutti gli attori e la messa in connessione delle competenze di ricercatori, decisori politici,
esperti locali, e cittadini.
Oggi, più che mai, la collaborazione tra ricercatori è una necessità assoluta. Ogni città,
ogni paese, ogni contesto ha le proprie peculiarità, e per questo motivo le soluzioni devono
essere adattive e localmente pertinenti. In Europa, stiamo assistendo a numerosi
esempi di progetti e piattaforme di supporto, sviluppati in Paesi come la Spagna, l’Austria
e la Romania, che mostrano come una governance multilivello, che collega azioni locali e
obiettivi globali, possa essere il motore di un cambiamento reale e duraturo.
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TRANSIZIONE URBANA
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Iniziative come CapaCITIES e Driving Urban Transition Pathways sono il segno di una sostenibilità
condivisa, che riconosce il valore delle conoscenze locali e l’importanza di connetterle
alle priorità globali. L’obiettivo non è solo quello di progettare politiche, ma di costruire alleanze
forti e durature che possano tradurre le idee in azioni concrete.
Per fare tutto ciò, è fondamentale coinvolgere i cittadini come protagonisti della trasformazione
urbana. La partecipazione non è un elemento secondario, ma la chiave per il successo
delle politiche di adattamento e transizione ecologica. Esperienze come la formazione di
ambasciatori locali in Italia ci insegnano che solo quando le persone sono empowered, dotate
di strumenti, conoscenze e riconoscimento, possiamo stimolare una cittadinanza attiva
e impegnata. Solo allora possiamo sperare di generare un
cambiamento significativo che vada oltre il semplice miglioramento
tecnico delle infrastrutture.
“La rete di alleanze
di ricerca che stiamo
iniziando a tessere oggi
non è solo un’opportunità
per sviluppare soluzioni
pratiche, ma è anche una
responsabilità collettiva “
Le sfide globali necessitano di risposte locali, personalizzate,
che rispondano ai bisogni di ciascuna comunità.
Questo significa che le politiche e i progetti di sostenibilità
devono essere flessibili, in grado di adattarsi e rispondere
alle specificità del territorio. La transizione ecologica non
può essere una soluzione “taglia unica”, ma deve essere
adattata e costruita in base alle necessità locali.
In conclusione, la nostra missione oggi è quella di esplorare
come possiamo utilizzare le alleanze di ricerca interdisciplinari per catalizzare il cambiamento
nelle nostre città e territori. Vogliamo costruire modelli di sostenibilità che integrino
crescita economica, giustizia sociale, e salvaguardia ambientale, in modo che nessuna comunità
e nessun individuo resti indietro. La sostenibilità non è un’opzione, ma una necessità
condivisa che dobbiamo costruire insieme.
La rete di alleanze di ricerca che stiamo iniziando a tessere oggi non è solo un’opportunità
per sviluppare soluzioni pratiche, ma è anche una responsabilità collettiva. Insieme, possiamo
progettare città più giuste, inclusive e resilienti e affrontare le sfide della crisi climatica
in modo globale, ma con un forte impatto locale.
Il futuro che stiamo cercando di costruire non è un sogno astratto, ma una responsabilità
condivisa. È nostra la possibilità e la responsabilità di gettare le basi per una società più
equilibrata, equa e sostenibile per le generazioni future. Con questa consapevolezza, vi
auguro un lavoro proficuo e vi ringrazio sinceramente per aver scelto di essere parte di
questo viaggio.
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DOSSIER 2 - 2025
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA
ENEA E LA RICERCA PER LE
CITTÀ NEUTRE E SOSTENIBILI
Stefano Pizzuti - ENEA, Responsabile della
Divisione Strumenti e Servizi per le Infrastrutture
Critiche e le Comunità ENERGETICHE
RINNOVABILI (TERIN-ICER)
Nel quadro della transizione ecologica e digitale, ENEA è fortemente impegnata
nel contribuire al raggiungimento degli obiettivi europei di neutralità
climatica al 2030 e al 2050, con un’attenzione prioritaria alle aree urbane,
principali responsabili delle emissioni globali di carbonio. L’approccio adottato
si basa su una visione sistemica e integrata, articolata su tre direttrici fondamentali:
l’innovazione tecnologica, il rafforzamento della governance e la comunicazione
con una forte apertura internazionale.
In ambito tecnologico, ENEA sviluppa soluzioni digitali avanzate per supportare la trasformazione
delle città in ambienti intelligenti e resilienti. Tra le principali attività si segnalano
lo sviluppo di piattaforme smart, aperte e interoperabili, e la definizione di standard tecnologici
per settori strategici come l’illuminazione pubblica, il trasporto urbano e l’edilizia
scolastica. In tutti questi ambiti, l’obiettivo è costruire le fondamenta operative di una smart
city realmente sostenibile e inclusiva (https://sue.enea.it/).
Un campo di applicazione particolarmente significativo è quello delle comunità energetiche,
intese non come punto di arrivo, ma come strumento intermedio e strategico nel percorso
verso la neutralità climatica. Le comunità energetiche, pur non essendo risolutive da sole,
rappresentano un tassello chiave per rendere la transizione più equa, partecipata e distri-
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buita. In questo ambito, ENEA ha realizzato soluzioni digitali in cui l’uso delle tecnologie ICT
risulta determinante (https://smartenergycommunity.it/).
Parallelamente, l’Agenzia opera per rafforzare la resilienza urbana rispetto ai crescenti
eventi climatici estremi. Attraverso strumenti di analisi di scenario e valutazione del rischio,
ENEA supporta le città nel predisporre piani di mitigazione e adattamento efficaci, con l’obiettivo
di contenere gli impatti di fenomeni come ondate di calore, alluvioni o siccità.
Il secondo asse d’intervento riguarda il supporto alla governance
urbana. In questo ambito, ENEA affianca le amministrazioni
locali nella redazione dei Climate City Contracts e
dei Piani per le Città Intelligenti, contribuendo alla definizione
di strategie operative e integrate per la transizione
energetica e la sostenibilità.
“L’obiettivo è costruire le
fondamenta operative di
una smart city realmente
sostenibile e inclusiva “
Infine, un elemento trasversale ma essenziale è rappresentato
dalla comunicazione e dall’internazionalizzazione.
ENEA partecipa attivamente a numerose reti europee e internazionali, promuovendo lo
scambio di esperienze, il trasferimento di conoscenze e la costruzione di alleanze strategiche
per accelerare la transizione urbana.
Nell’ambito di queste attività, eventi di confronto come il convegno Research Alliances for
Climate-Neutral, Sustainable and Equitable Urban Communities, organizzato congiuntamente
da Urban Europe Research Alliance (UERA), CNR ed ENEA, rappresentano momenti cruciali
per rafforzare il dialogo tra ricerca, istituzioni e territori, e per delineare nuove traiettorie
comuni verso città più giuste, sostenibili e resilienti.
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DOSSIER 2 - 2025
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA
PANORAMICA SULLA
NEUTRALITÀ CLIMATICA:
NUOVE DIREZIONI
EMERGENTI IN EUROPA
Rosa Labellarte - ENEA, Divisione TERIN-ICER
Il capitolo che segue offre uno sguardo critico degli interventi presentati nel contesto
del convegno internazionale Research alliances for climate-neutral, sustainable and
equitable urban communities, (Roma 26-28 febbraio 2025), promosso e coordinato da
ENEA, CNR e UERA.
L’evento ha riunito esperti provenienti dal mondo accademico, dal governo, dall’industria
e dalla società civile per favorire scambi interdisciplinari e individuare strategie praticabili a
supporto dello sviluppo urbano secondo lo streaming della transizione energetica. Attraverso
workshop, panel e casi studio, si è data l’opportunità preziosa di esaminare e approfondire modelli
di successo, esplorando le tecnologie emergenti e identificando opportunità per scalare
soluzioni localizzate.
Sono state indagate e analizzate tematiche attuali come economia circolare, agricoltura rigenerativa,
città intelligenti e integrazione delle energie rinnovabili, offrendo spunti pratici per ispirare
nuove ricerche e partnership, nell’ottica di stimolare il dibattito tra professionisti del settore.
Un’occasione preziosa di confronto su come rendere le comunità urbane sostenibili, tramite modelli
che bilancino crescita economica, gestione ambientale e benessere umano.
Disegnare una roadmap strategica per la sostenibilità urbana significa creare connessioni tra
ricerca, governance e innovazione, per consentire alle città di affrontare le sfide future attrezzate
di strumenti concreti. Il convegno ha rappresentato un passo fondamentale in questa direzione,
riunendo numerosi network di ricerca per favorire il dialogo e la condivisione di conoscenze. L’o-
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biettivo non è stato esclusivamente quello di mappare le iniziative esistenti, ma di trasformarle
in una comunità, un patrimonio di “saper fare”, capace di generare sinergie e progetti per città
più resilienti. In un contesto in cui il cambiamento climatico e la crescita urbana pongono sfide
senza precedenti, diventa essenziale rafforzare la collaborazione tra istituzioni, imprese, società
civile, mondo accademico e cittadini. Un modello a cinque eliche come propulsore democratico
del cambiamento. Solo attraverso un approccio di governance multilivello e processi di co-creazione
sarà possibile costruire percorsi concreti per la transizione urbana, valorizzando le esperienze
locali e integrandole in strategie globali. Il convegno, ha segnato il punto di partenza per
un impegno condiviso a lungo termine, affinché le città europee possano diventare propulsori
di innovazione e sostenibilità, garantendo al contempo equità e benessere per tutti gli abitanti.
CITTÀ E TRANSIZIONE, IL RACCONTO
DI UNA SFIDA EUROPEA
Relatore - Carlo Alberto NUCCI
Nucci pone un obiettivo ambizioso e concreto: aiutare le città a diventare intelligenti e a
impatto zero sul clima. È tra gli esperti coinvolti nella missione 100 Climate Neutral and
Smart Cities 1 (CNSC), una delle cinque grandi missioni promosse dall’Unione Europea nell’ambito
del programma Horizon Europe 2 , attivo dal 2021 al 2027 che finanzia progetti di ricerca e
innovazione. L’idea è semplice, ma potente: coinvolgere scienziati, cittadini, amministrazioni
e imprese per affrontare sfide reali come il cambiamento climatico, ponendo le città al centro
della transizione. Le missioni europee rappresentano quindi un nuovo modo di intendere la
ricerca, non più chiusa nei laboratori, ma orientata a risolvere problemi concreti, con il coinvolgimento
diretto dei cittadini.
Tutto parte dalla convinzione che le città debbano diventare protagoniste, poiché, pur occupando
solo il 3-4% della superficie terrestre, consumano il 65% dell’energia mondiale e producono
oltre il 70% delle emissioni di CO₂. Hanno quindi un ruolo cruciale nella transizione
ecologica e la missione CNSC punta su di loro. L’obiettivo sfidante è rendere almeno cento città
climaticamente neutre entro il 2030 (in Italia sono attualmente nove quelle coinvolte: Bergamo,
Bologna, Firenze, Milano, Padova, Parma, Prato, Roma e Torino).
Le cosiddette “città intelligenti” usano la tecnologia per migliorare la vita quotidiana (meno
traffico, meno sprechi, più energia pulita), ma c’è anche un altro obiettivo, ha evidenziato Nuc-
1 https://research-and-innovation.ec.europa.eu/funding/funding-opportunities/funding-programmes-and-open-calls/horizon-europe/eu-missions-horizon-europe/climate-neutral-and-smart-cities_en
- [ultima
consultazione 25/08/2025]
2 https://commission.europa.eu/funding-tenders/find-funding/eu-funding-programmes/horizon-europe_
en - [ultima consultazione 25/08/2025]
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TRANSIZIONE URBANA
ci, quello della neutralità climatica. Quindi, azzerare le emissioni di gas serra, oppure compensare
con pratiche sostenibili, come l’utilizzo di fonti rinnovabili e la riforestazione urbana.
Un esempio concreto è l’esperienza di Bologna, che già ha vissuto gli effetti del clima che
cambia. Nel corso degli ultimi anni le forti piogge hanno prodotto danni e disagi enormi. Questi
eventi, un tempo rari, ora si ripetono. I dati mostrano che i fenomeni estremi sono sempre
più frequenti e intensi ed è un segnale che non si può ignorare. Come si evince dal grafico, nel
periodo compreso tra il 1990 al 2022 le catastrofi naturali sono aumentate in modo netto.
Le prove sono tante, a cominciare dai livelli di anidride carbonica nell’atmosfera che crescono
costantemente. Lo confermano anche scienziati italiani, come Carlo Cacciamani, direttore
dell’Agenzia nazionale per la meteorologia e la climatologia, che all’Accademia delle Scienze di
Bologna ha mostrato numeri aggiornati. La tendenza è chiara e preoccupante: i cambiamenti
attuali non fanno parte di un ciclo naturale, ma indicano un’accelerazione inedita e sono il risultato
delle attività antropiche. Questo ha un costo, ne può essere discussa la responsabilità,
ma ciò che è innegabile è il prezzo oneroso che certi scenari catastrofici comportano.
Per trovare soluzioni percorribili, servono azioni concrete. Le città coinvolte nella missione 100
CNSC devono preparare un piano - il Climate City Contract - che indica cosa fare e dove investire
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per ridurre le emissioni. In cambio, ricevono una certificazione europea che consente loro di
accedere più facilmente a fondi e risorse, oltre a un supporto attraverso la Mission Platform, un
sistema di strumenti e assistenza tecnica.
I fondi europei non bastano da soli, ha precisato Nucci, servono altre risorse e la collaborazione
di tutti, in primis amministratori, aziende e cittadini. Le soluzioni già esistono: produzione
locale di energia da fonti rinnovabili, reti intelligenti, sistemi di accumulo con batterie e idrogeno.
Alcune città sperimentano i digital twin, modelli digitali che simulano la città e permettono
di prevedere l’effetto di nuove politiche. Bologna, ad esempio, lavora su un simulatore per
ottimizzare il funzionamento delle comunità energetiche rinnovabili (CER).
Queste ultime sono composte da gruppi di cittadini, imprese o enti locali che producono e
condividono energia pulita. Non sono la soluzione definitiva, ma possono dare un contributo
importante. Intanto, il dibattito va avanti e si scommette sulla fusione nucleare, sebbene
secondo Nucci non possiamo permetterci di aspettare una tecnologia che forse arriverà tra
decenni ed è fondamentale agire subito, con strumenti concreti.
I dati globali mostrano che i settori più inquinanti sono l’energia, i trasporti, l’industria e l’edilizia.
In conclusione, sostiene, servono cambiamenti profondi nelle infrastrutture, nella politica e nella
cultura. Soprattutto, è indispensabile una visione. Le risposte non sono facili e non esiste una
ricetta unica per tutte le realtà, ma è necessario agire con tempismo. La sfida per città più sostenibili,
intelligenti e vivibili riguarda tutti e deve coinvolgere ciascuno di noi, nessuno escluso.
UNA VISIONE PER LE POLITICHE SOSTENIBILI
E LE SFIDE AMBIENTALI
Relatrice - Elizabeth B. TZATZANIS-STEPANOVIC
Manager esperta che da anni si occupa delle complesse dinamiche che caratterizzano
le transizioni urbane, tra cui lo sviluppo di nuove infrastrutture, la riqualificazione di
aree degradate, l’implementazione di politiche sostenibili e l’adattamento alle sfide ambientali.
Considera la transizione come un puzzle articolato, in cui ciascun attore contribuisce come
parte integrante di un disegno più ampio. Nel suo intervento promuove un approccio che unisce
visione globale e azione locale, con un’attenzione particolare all’evoluzione delle comunità
e alle interazioni tra persone e ambiente, al fine di migliorare la qualità della vita, l’inclusione
sociale e la gestione delle risorse.
L’Urban Transitions Mission è una delle sette missioni di Mission Innovation e viene supportata
dall’Urban Transition Mission Center (UTMC), un progetto finanziato da Horizon Europe. Attualmente,
l’Urban Transitions Mission coinvolge 233 Paesi e collabora con città in tutto il mondo.
La Mission Platform, che sostiene le iniziative per città climaticamente neutre e intelligenti,
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TRANSIZIONE URBANA
agisce a livello globale e integra quella europea, offrendo uno spazio di scambio e apprendimento.
Gli utenti della piattaforma hanno accesso a un archivio di conoscenze, cluster tematici
su argomenti quali Nature-Based Solutions, energia sostenibile, gestione delle risorse idriche,
trasporti e mobilità, nonché a strumenti per l’apprendimento tra pari.
L’obiettivo principale è facilitare la condivisione di know-how e la collaborazione, anche attraverso
eventi in presenza e webinar. Nel 2025, sono previste iniziative con città della Corea del
Sud e dell’India, oltre a una conferenza annuale in Germania. L’incontro di chiusura si terrà alla
fine del 2025, in concomitanza con la conclusione delle attività dell’UTMC.
Per questo motivo, Elizabeth Tzatzanis-Stepanovic, ha sottolineato l’importanza di coinvolgere
attivamente esperti e professionisti del settore, affinché possano trarre vantaggio dalle
risorse disponibili e contribuire al processo di trasformazione urbana. Le attività dell’UTMC
includono ricerca accademica, consulenza per le politiche urbane, collaborazione con governi
locali e comunità, oltre alla promozione di innovazioni tecnologiche e pratiche di pianificazione
urbana, con l’obiettivo di supportare le città nel migliorare la qualità della vita e ridurre l’impatto
ambientale.
L’UTMC collabora anche con l’iniziativa NetZeroCities, che organizza eventi nell’ambito della
missione europea per città climaticamente neutre.
Concludendo, Elizabeth Tzatzanis-Stepanovic riconosce l’importanza di un’azione climatica
efficace e fondata sul coinvolgimento dei cittadini, secondo cui le misure devono essere progettate
e attuate tenendo conto delle esigenze locali, promuovendo accettazione e partecipazione.
In questo contesto, le cross-action europee a tutti i livelli diventano essenziali per una
transizione urbana di successo.
L’ADATTAMENTO CLIMATICO
NELLA MISSIONE UE
Relatrice - Silvia BURZAGLI
Affrontare la gestione del rischio e l’adattamento climatico come sfide quotidiane già presenti
e non più rimandabili al futuro. Nel corso del convegno, Silvia Burzagli ha fornito la
sua visione di quanto sta accadendo sul fronte dei cambiamenti climatici, sottolineando come i
recenti disastri ambientali in Emilia-Romagna, Bologna e in Toscana confermino l’urgenza di un
intervento immediato. Il suo contributo ha ribadito la necessità di passare dalla semplice prevenzione
a un’azione decisa, volta a contenere e risolvere criticità già in atto, che si intensificano
settimana dopo settimana, su scala locale, regionale, nazionale ed europea.
La EU Mission on adaptation to Climate Change si inserisce nel più ampio quadro del Green Deal
europeo, lanciato nel dicembre 2019 per rendere l’Europa climaticamente neutra entro il 2050.
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Per Burzagli, è imprescindibile contribuire all’attuazione di politiche integrate che riducano le
emissioni di gas serra - nei settori dell’agricoltura, dell’industria, delle abitazioni, dei trasporti e
della gestione dei rifiuti - promuovendo l’uso sostenibile delle risorse e tutelando la biodiversità,
in sinergia con iniziative come “Fit for 55” 3 , l’economia circolare e il piano “RePowerEU” 4 .
Convinta dell’importanza della cooperazione multilivello, sostiene che il coinvolgimento di centri
di ricerca, università, industrie, governi e comunità locali, favorisca lo scambio di dati e best
practice, evidenziando la grandezza della sfida, che richiede un approccio integrato e orizzontale.
La EU Mission on adaptation to Climate Change è una delle cinque missioni avviate nell’ambito di
Horizon Europe che fornisce finanziamenti alla ricerca e all’innovazione per affrontare le sfide
più urgenti che le nostre comunità e il nostro continente dovranno gestire nei prossimi anni. Le
missioni per l’adattamento ai cambiamenti climatici e per la neutralità climatica e le città intelligenti
sono centrali, ma ve ne sono altre strettamente correlate, come la missione Restore Our
Ocean and Waters e il Soil Deal for Europe, altrettanto importanti. Naturalmente, anche la Cancer
Mission è fondamentale, poiché la salute pubblica è profondamente connessa alla resilienza
delle nostre comunità, dei nostri cittadini e dei nostri territori.
Attraverso la community of practice, viene facilitata la compartecipazione attiva tra 108 territori
associati, garantendo sostegno finanziario per l’adeguamento delle infrastrutture obsolescenti
e promuovendo l’engagement dei cittadini. Le città europee, dove si concentra la mag-
3 https://www.consilium.europa.eu/it/policies/fit-for-55/#:~:text=Il%20pacchetto%20%22Pronti%20
per%20il%2055%25%22%20%C3%A8%20un%20insieme,nell’UE%20entro%20il%202050 - [ultima consultazione
25/08/2025]
4 https://www.consilium.europa.eu/it/policies/repowereu/#what - [ultima consultazione 25/08/2025]
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3
TRANSIZIONE URBANA
gior parte della popolazione e delle emissioni di gas serra, rappresentano anche il maggiore
potenziale di innovazione: esempi virtuosi emergono da Berlino (città spugna), Parigi (aree
verdi contro le ondate di calore) e Barcellona (riciclo energetico dalla metropolitana).
Secondo Burzagli non esiste una soluzione unica, ma molteplici strade da esplorare. Vanno
incentivati sistemi resilienti e tailor-made per ogni contesto territoriale, puntando a un’Europa
più vivibile, senza rinunciare alla propria storia e ai propri paesaggi. La gestione del rischio è
prioritaria e le comunità locali devono essere consapevoli dei pericoli da affrontare e avere una
profonda comprensione delle azioni da intraprendere, così come dell’importanza della condivisione
dei dati, di imparare dalle migliori pratiche e di saper cooperare.
LA PIATTAFORMA NETZEROCITIES:
RICERCA AL SERVIZIO DELLE STRATEGIE
DI ADATTAMENTO E MITIGAZIONE
Relatrice - Francesca RIZZO
Il lavoro di Rizzo esplora i benefici che la ricerca può offrire nell’ambito della Mission
Cities Initiative, che punta a creare 112 città climaticamente neutre in Europa. In Italia,
oltre 300 comuni hanno risposto al bando e 9 di essi - collocati prevalentemente nel
Nord-Est, con Roma unica rappresentante del Centro-Sud - sono stati selezionati, suscitando
un dibattito sulla distribuzione geografica dei territori coinvolti.
Con riferimento alla piattaforma NetZeroCities, bisogna precisare che essa non coordina
progetti, ma fornisce servizi concreti: permette di condividere best practice, monitorare i
progressi attraverso i Climate City Contracts (CCCs) e ricevere coaching tecnico. Finora, 54
città europee hanno visto approvati i loro CCCs dalla Commissione, ricevendo così l’“etichetta
verde”. In Italia, 7 comuni hanno già completato la procedura, mentre Roma e
Padova attendono l’approvazione.
Rizzo ha sottolineato l’importanza di un approccio sistemico, che integri mobilità, gestione
dei rifiuti, edilizia e produzione energetica, mettendo in guardia dai rischi di spillover
tra settori. Altresì, ha evidenziato, come numerose amministrazioni soffrano di risorse
umane e competenze limitate, nonché di difficoltà nell’analisi dei dati fondamentali per
pianificare azioni efficaci.
Per Rizzo, il Green Deal spesso arriva alle città con logiche top-down, generando disconnessioni
tra politiche europee e realtà locali, con l’effetto di ridurre drasticamente l’empowerment
dei cittadini. Una leva importante è rappresentata dalla promozione del “team
di transizione” in ogni comune, responsabile del coinvolgimento di stakeholder pubblici e
privati lungo tutto il processo.
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È fondamentale ripensare il ruolo della ricerca: non basta offrire tecnologie, ma è necessario
studiare i reali bisogni delle città, affiancarle nella customizzazione delle soluzioni e adottare
metodologie interdisciplinari che includano urbanistica, governance, normativa e studi politici.
In particolare, propone le Nature-Based Solutions 5 come percorsi per interventi rapidi e strategici
a favore della mitigazione e dell’adattamento climatico nei contesti urbani.
Rizzo ha riaffermato l’urgenza di colmare i divari della capacità amministrativa, trasformando
la conoscenza scientifica in impatti tangibili per le città impegnate nel percorso verso le
emissioni zero.
VERSO CITTÀ CLIMATICAMENTE NEUTRE
Relatrice - Valentina PALERMO
Nell’intervento ha ripercorso la storia del Patto dei Sindaci, un programma lanciato nel
2008 dalla Commissione Europea, descrivendolo come un’iniziativa pionieristica e ambiziosa
che riunisce migliaia di enti locali e regionali in tutta Europa, insieme impegnati volontariamente
ad attuare le politiche dell’UE in materia di clima ed energia nei loro territori.
L’obiettivo iniziale era una riduzione del 20% delle emissioni di gas serra entro il 2020, ha precisato.
Qualche anno dopo, è stata introdotta un’iniziativa gemella, incentrata sull’adattamento
ai cambiamenti climatici. Nel 2015 le due azioni si sono fuse in un approccio più integrato per
affrontare le sfide climatiche, dando vita al Patto dei Sindaci per l’Energia e il Clima.
A quel punto è stato consolidato anche l’impegno di mitigazione, con l’obiettivo di raggiungere
una riduzione del 40% delle emissioni di gas serra entro il 2030, in linea con i Nationally Determined
Contributions (NDC) 6 dell’UE. Inoltre, l’iniziativa ha dedicato un’attenzione particolare
alla povertà energetica, garantendo che le transizioni climatica ed energetica fossero eque e
inclusive per tutti i cittadini.
Nel 2021 l’impegno di mitigazione è stato ulteriormente rafforzato, con l’ambizione di conseguire
la neutralità climatica entro il 2050, in linea con l’obiettivo generale dell’UE di diventare
il primo continente climaticamente neutro entro tale data.
Nel frattempo, il Patto dei Sindaci si è espanso oltre l’Europa, ha spiegato Palermo, fondendosi
con l’iniziativa statunitense Compact of Mayors e dando origine al Global Covenant of Mayors.
Oggi, questa alleanza comprende oltre 13.000 governi locali, che coprono 1,2 miliardi di cittadini,
il che significa che 1 persona su 7 in tutto il mondo vive in una città che ha aderito all’iniziativa
Global Covenant of Mayors.
5 https://research-and-innovation.ec.europa.eu/research-area/environment/nature-based-solutions_en -
[ultima consultazione 25/08/2025]
6 https://unfccc.int/process-and-meetings/the-paris-agreement/nationally-determined-contributions-ndcs
- [ultima consultazione 25/08/2025]
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3
TRANSIZIONE URBANA
Il Patto dei Sindaci non è però solo un impegno politico, ha sottolineato Palermo, bensì un’iniziativa
concreta che si traduce in azioni pratiche a livello locale.
Essa si articola attorno a tre pilastri fondamentali:
■ mitigazione del clima;
■ adattamento ai cambiamenti climatici;
■ povertà energetica.
Le città che aderiscono al Patto si offrono di tradurre il loro impegno politico in azioni fattive,
attraverso lo sviluppo di Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC). Questi
piani sono sviluppati sulla base di valutazioni dettagliate della situazione di ogni singola
città per ciascuno dei tre pilastri, seguite dall’attuazione di strategie e azioni.
Le città firmatarie hanno due anni di tempo dal momento in cui aderiscono per sviluppare i
loro piani d’azione per il clima e presentarli attraverso una piattaforma di rendicontazione
ufficiale. Durante l’esecuzione, devono riferire sull’attuazione delle azioni e sui loro progressi
rispetto ad obiettivi e target di riferimento.
Presso il JRC (Joint Research Centre), ossia il servizio di ricerca della Commissione Europea, si
fornisce supporto scientifico e tecnico, oltreché un sostegno politico basato su dati concreti.
Nell’ambito dell’iniziativa Patto dei Sindaci, il JRC è responsabile di diverse attività chiave
per garantire che l’iniziativa sia scientificamente valida.
22
In particolare:
■ sviluppare metodologie per ciascuno dei tre pilastri e adattarle ai diversi contesti regionali;
■ valutare i piani d’azione per il clima presentati dalle città;
■ creare set di dati e analizzare le tendenze;
■ preparare rapporti di valutazione annuali per stimare l’impatto dell’iniziativa;
■ fornire supporto helpdesk, assistenza tecnica e capacity building.
Il Patto globale dei sindaci è strutturato in questi cinque gruppi di lavoro tecnici, ai quali
il JRC partecipa attivamente. Dirige il gruppo di lavoro sui dati e il gruppo di lavoro per la
ricerca e l’innovazione, sviluppando raccomandazioni per la raccolta dei dati e le direzioni
future della ricerca.
Ha inoltre messo a punto metodologie per il pilastro dell’accesso all’energia e della povertà
energetica. In termini di evoluzione delle capacità, organizza workshop in diverse regioni
del mondo. Dopo la pandemia, sono state realizzate varie sessioni di formazione online,
creando materiali ufficiali per il sistema di rendicontazione del Patto Globale dei Sindaci,
che sono ora disponibili sulla piattaforma EU Academy 7 . Pubblica dataset aperti sul catalogo
dati del Joint Research Center, rendendo disponibili quelli sul clima e sull’energia a livello
cittadino, tanto a istituzioni scientifiche e ricercatori accademici, quanto ai governi locali.
Osservando alcuni dati chiave dell’iniziativa a livello globale, l’ultima valutazione d’impatto
ha mostrato che i firmatari del Global Covenant of Mayors potrebbero ridurre collettivamente
le emissioni globali di 4,2 gigatonnellate di CO₂ equivalente entro il 2050, rispetto
a uno scenario di business as usual.
Guardando al contesto europeo, ha evidenziato Palermo, l’ultima relazione di valutazione
mostra che l’iniziativa comprende ora oltre 10.000 città, che coprono circa il 50% della
popolazione dell’UE. Un dato particolarmente importante è che il 90% di queste città sono
comuni di piccole dimensioni, a conferma che l’impegno dell’azione per il clima proviene
da autorità locali di tutte le dimensioni.
Esaminando i PAESC presentati, si evince che l’attenzione principale è stata tradizionalmente
rivolta alla mitigazione, sebbene dal 2013 si nota una crescente enfasi sulle misure
di adattamento. Per quanto riguarda i rischi climatici, i pericoli più comunemente
segnalati sono la siccità, la scarsità d’acqua, il caldo estremo e le forti precipitazioni.
Valentina Palermo conclude sottolineando come, in termini di adattamento, le azioni ad
oggi intraprese riguardano principalmente il caldo estremo, la siccità e le forti piogge. Le
aree urbane rivestono dunque un ruolo di acceleratore della transizione e laboratorio del
cambiamento, rappresentando il banco di prova delle evoluzioni urbane verso un’Europa
più sostenibile e resiliente.
7 https://academy.europa.eu/ - [ultima consultazione 25/08/2025]
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TRANSIZIONE URBANA
COSTRUIRE UN SISTEMA ENERGETICO GREEN
Relatrice - Rachele NOCERA
In apertura del suo speech descrive il funzionamento della Clean Energy Transition Partnership,
un’iniziativa che riunisce agenzie di finanziamento nazionali e la Commissione
Europea per sostenere lo sviluppo tecnologico alla base della transizione verso un sistema
energetico pulito.
Ogni anno viene lanciato un bando congiunto - dal 2022 e fino almeno al 2027 - del valore
complessivo di circa 100 milioni di euro, destinato a progetti di ricerca su tecnologie energetiche
di base. Attualmente la CET-P finanzia 108 progetti con un budget pubblico complessivo
di quasi 200 milioni di euro, coinvolgendo oltre 30 Paesi (tra cui Stati Uniti, India e Canada) in
iniziative tematiche chiamate “iniziative di transizione”.
Le sette iniziative di transizione affrontano sfide concrete:
■ integrazione di reti elettriche in grado di gestire fonti variabili;
■ tecnologie avanzate per energia a basse emissioni;
■ cattura, utilizzo e stoccaggio del carbonio;
■ soluzioni per riscaldamento e raffrescamento anche in ambito urbano;
■ sviluppo di sistemi integrati di energia regionali;
■ sviluppo di comunità energetiche industriali;
■ applicazioni di energie rinnovabili nell’ambiente costruito, con esempi di Positive Energy
District.
Rachele Nocera ha sottolineato l’importanza di creare sinergie fra i progetti, organizzando seminari
e workshop per favorire lo scambio di conoscenze e il monitoraggio dei risultati. Si rivela
fondamentale coordinare la definizione di metodologie comuni, supportare la disseminazione
dei risultati e contribuire alla raccolta di dati essenziali per valutare l’impatto sull’industria,
sulle amministrazioni locali e sull’intera filiera energetica europea.
Tra gli obiettivi della CET-P vi è quello di mettere in contatto ricercatori di discipline diverse
per identificare soluzioni calibrate sui contesti locali e per proporre infrastrutture abilitanti alle
energie rinnovabili e alla decarbonizzazione. Nocera ha spiegato come la CET-P non si occupi
direttamente dell’implementazione urbana, ma fornisca tecnologie e metodologie - dall’idrogeno
verde alla cattura e stoccaggio del carbonio - che coprono oltre il 73 % delle emissioni di
CO₂ legate all’energia.
Convinta che la sicurezza energetica e la creazione di valore aggiunto sui territori dipendano
dallo sviluppo di tecnologie efficienti, promuove un approccio collaborativo che unisce ricerca,
policy e stakeholder industriali, puntando a rendere l’Europa autonoma e sostenibile nella
propria transizione energetica.
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INNOVAZIONE, COLLABORAZIONE E CITTÀ:
L’APPROCCIO DELLA DUT-P PER IL FUTURO URBANO
Relatrice - Orsolya KÜTTEL
La Driving Urban Transitions Parternship è una delle principali iniziative europee cofinanziate
dal programma Horizon Europe e coordinata da JPI Urban Europe. Nata con l’obiettivo
di sostenere le città europee nel loro percorso verso una transizione sostenibile, la partnership
coinvolge oltre 65 organizzazioni - tra ministeri, agenzie nazionali e regionali di finanziamento
della ricerca, autorità locali, università e centri di ricerca - in rappresentanza di 28 Paesi. Di
particolare rilievo è l’ampliamento costante della rete, con l’adesione recente della Croazia e
la partecipazione di partner internazionali extraeuropei come Canada, Corea del Sud, Brasile,
Giappone e Taiwan. La DUT si configura come una piattaforma di supporto alla ricerca e all’innovazione,
con un budget complessivo di circa 450 milioni di euro per il periodo 2020-2028.
Tuttavia, l’impatto delle sue attività è destinato a estendersi anche oltre questa scadenza,
grazie al lancio di bandi cofinanziati e alla prosecuzione dei progetti già finanziati. Il cuore operativo
della partnership risiede nella pubblicazione annuale di bandi di ricerca e innovazione,
che si articolano lungo tre traiettorie strategiche: i “Distretti ad Energia Positiva” (PED), le
“Economie Urbane Circolari e rigenerative” (CUE) (che comprendono anche infrastrutture blu
e verdi e approcci di urbanistica rigenerativa), e il modello delle “Città in 15 minuti”, volto a
promuovere una mobilità sostenibile, una pianificazione integrata e un miglioramento della
qualità dello spazio urbano. Ogni bando annuale viene lanciato nel mese di settembre e si sviluppa
attraverso una procedura in due fasi: una prima proposta entro novembre, seguita - per
i progetti selezionati - da una fase finale di candidatura in primavera. I risultati della valutazione
vengono pubblicati entro un anno, permettendo così una pianificazione efficace dei lavori.
Accanto all’attività di finanziamento, la DUT sviluppa un ricco ecosistema di strumenti a supporto
della co-creazione e della diffusione delle conoscenze. Tra questi, il meccanismo degli
Urban Living Labs riveste un ruolo centrale per l’implementazione sperimentale delle soluzioni
nei contesti urbani, affiancato da iniziative formative e di networking come la comunità
Agora e la POP-Community, pensate per facilitare l’interazione tra progetti e stakeholder. Gli
Urban Lunch Talks, eventi tematici online a cadenza mensile, offrono ulteriori spazi di confronto
aperto e accessibile a tutta la comunità urbana europea. L’approccio della DUT è fortemente
orientato all’integrazione dei risultati nei processi decisionali, attraverso attività di
disseminazione che includono la redazione di documenti strategici e position paper, pensati
per avere impatto a livello nazionale ed europeo. Un elemento distintivo è rappresentato
dallo strumento di mainstreaming and replication, volto a garantire la valorizzazione, l’integrazione
e la replicabilità dei risultati su scala più ampia.
25
3
TRANSIZIONE URBANA
La roadmap strategica della partnership non è solo un’agenda per la ricerca, ma una vera e propria
guida operativa che descrive missione, strumenti, modalità di coinvolgimento e risultati
attesi, costruita in modo partecipativo con il contributo della comunità allargata degli stakeholder.
Ad oggi, sono oltre 115 le città coinvolte nei processi della DUT, molte delle quali già
attive nella missione 100 città climaticamente neutre e intelligenti, a conferma della sinergia
esistente tra le diverse missioni europee.
A sostegno della comunità, vengono inoltre organizzati eventi periodici - in presenza e online -
come gli scambi tra città, già avvenuti a Vienna e Umeå, e il prossimo previsto a Bordeaux, che
offrono occasioni concrete di scambio di buone pratiche e condivisione di sfide. La piattaforma
Agora rappresenta in questo contesto uno spazio virtuale privilegiato per il dialogo continuo,
dove i diversi attori possono co-creare attività e contribuire all’orientamento strategico della
partnership. La DUT promuove attivamente il coordinamento con altre iniziative europee:
partecipa come osservatore all’Agenda Urbana dell’UE, è coinvolta in tre delle sue partnership
tematiche (Città Verdi, Città dell’Uguaglianza e Costruzione e Decarbonizzazione), e collabora
con piattaforme strategiche come CapaCITIES e NetZeroCities, con cui è in preparazione
un memorandum d’intesa. In prospettiva, è in programma l’avvio di una cooperazione con la
missione Adaptation to Climate Change, mentre sono già in corso sinergie con altri partenariati
europei legati ai temi della transizione urbana.
L’intervento della Küttel ha messo in luce il valore strategico della DUT nel supportare le città
nel loro processo di trasformazione sostenibile, promuovendo una governance integrata e inclusiva,
fondata sulla ricerca, sull’innovazione e sulla costruzione di competenze locali. Il suo
26
approccio sistemico e multilivello, insieme alla capacità di attivare reti di cooperazione, rappresenta
un riferimento fondamentale per orientare l’azione pubblica verso una transizione
urbana equa, efficace e condivisa.
SBEP VERSO MARI E COMUNITÀ RESILIENTI
Relatrice - Margherita CAPPELLETTO
Sustainable Blue Economy Partnership (SBEP), riunisce 30 Paesi europei e partner internazionali—tra
cui Stati Uniti, India e Canada—per co-finanziare bandi transnazionali volti
a sostenere progetti di ricerca e innovazione nel settore blu. Ogni anno la SBEP pubblica un
bando congiunto e dal 2022 al 2027 destina circa 100 milioni di euro a iniziative di transizione
tecnologica, che spaziano dall’integrazione delle energie rinnovabili in ambiente offshore all’ideazione
di soluzioni per comunità costiere resilienti.
Margherita Cappelletto ne coordina le “iniziative di transizione”, gruppi tematici che affrontano
sfide specifiche:
■ reti elettriche in grado di gestire fonti variabili;
■ tecnologie avanzate a basse emissioni;
■ cattura e stoccaggio del carbonio;
■ soluzioni per riscaldamento e raffrescamento anche in ambito urbano;
■ sviluppo di Positive Energy District.
Supervisiona, inoltre, seminari e workshop per favorire la fertilizzazione incrociata tra progetti e
definisce metodologie comuni per il monitoraggio e la disseminazione dei risultati. Cappelletto
ha sottolineato l’importanza di creare valore aggiunto nei territori europei, garantendo che
le tecnologie siano efficienti, accessibili e in grado di attrarre investitori. Ritiene fondamentale
puntare ad un approccio collaborativo che unisca ricerca, policy e stakeholder industriali, favorendo
la cooperazione con altre missioni e partnership - dalla Clean Energy Transition Partnership
alla Zero Mission Waterborne Transport - per massimizzare l’impatto di gruppo. Grazie al suo lavoro,
assicura che la SBEP non sia solo una dashboard virtuale, ma una leva operativa: supporta
l’accesso alle infrastrutture di ricerca, promuove eventi tecnici congiunti e prepara l’agenda strategica
per l’innovazione, orientata a cinque aree ad alto impatto, tra cui la piattaforma multifunzionale
offshore e la cooperazione internazionale su bacini marini come il Mediterraneo e il Mar
Nero. In questo modo, guida l’Europa verso un’economia blu realmente sostenibile e integrata.
In conclusione, ha evidenziato come l’unione di partenariati e il confronto con l’architettura più
ampia del programma quadro dell’UE per la ricerca, sia un’opportunità importante che deve
essere colta e valorizzata al massimo.
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3
TRANSIZIONE URBANA
DALLA RICERCA SCIENTIFICA AL QUARTIERE,
LO SVILUPPO DELLE CITTÀ
Relatrice - Daniela PATTI
Impegnata nella promozione dello sviluppo delle capacità municipali di sindaci, funzionari e
professionisti, finalizzate a ideare soluzioni scalabili per le sfide urbane europee, favorendo
l’innovazione tecnologica e la cooperazione tra più “eliche” -settore pubblico, ricerca, imprese e
società civile- Daniela Patti, ha presentato la European Urban Initiative (EUI), un programma della
Commissione Europea che sostiene le città di tutte le dimensioni nel loro percorso di transizione
verde. L’EUI dispone di un fondo da 450 milioni di euro per il periodo 2021-2027 e finanzia fino
all’80 % dei costi, erogando un massimale di 5 milioni di euro a progetto. Le città sono partner
principali: consolidano reti locali con università, ONG e aziende per testare sul campo interventi
che, se validati, possono essere trasferiti in altre realtà europee. Patti ha evidenziato quanto sia
importante la rapidità nei tempi di liquidazione dei finanziamenti. Grazie a una gestione centralizzata,
l’EUI garantisce che i fondi vengano erogati secondo scadenzario, permettendo alle amministrazioni
-italiane in prima fila- di pianificare e realizzare le attività senza interruzioni operative.
Tra i temi di punta identificati in un processo partecipativo figurano la transizione energetica, la
sicurezza urbana, l’inclusione dei migranti e gli alloggi a prezzi accessibili. Daniela Patti collabora
quindi all’organizzazione di scambi tra città, focus group e workshop, per condividere best practice
e affinare le strategie secondo le esigenze emergenti.
Particolare attenzione riceve la forestazione urbana: l’EUI esplora come le aree verdi possano riqualificare
l’edilizia sociale, coinvolgere imprese e scuole e migliorare la qualità della vita. Esempi
di cooperazione cross-border nascono tra Helsinki e Greater Dublin, che confrontano politiche
abitative innovative per affrontare i cambiamenti di mercato. In vista del prossimo periodo di
programmazione, questa iniziativa contribuisce alla definizione di una nuova agenda urbana europea.
Patti si è detta convinta che un supporto economico e strategico mirato possa ampliare
la comunità EUI e rendere le città motori di una ripresa davvero sostenibile.
COLLEGARE LE CITTÀ, ISPIRARE LE NAZIONI
PER UNA TRANSIZIONE CLIMATICA CONDIVISA
Relatrice - Elena SIMION
CapaCITIES nasce dal Joint Programming Initiative Urban Europe, in collaborazione con la
Urban Europe Research Alliance (UERA) e la partnership Driving Urban Transitions (DUT).
L’obiettivo principale è quello di sfruttare le sinergie tra le iniziative urbane e allineare gli sforzi
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verso gli obiettivi della missione 100 città climaticamente neutre e intelligenti entro il 2030.
CapaCITIES supporta, collega e ispira autorità nazionali e regionali, enti finanziatori e stakeholder
coinvolti nelle transizioni urbane, affinché possano accompagnare efficacemente le città nel loro
percorso verso la decarbonizzazione.
Simion ha chiarito come l’architettura europea della City Mission include il segretariato della Commissione
Europea, il consiglio della missione, la piattaforma NetZeroCities e una rete europea di
piattaforme nazionali. Questa rete rappresenta l’ambizione condivisa dei Paesi europei di sostenere
le città attraverso strategie territoriali differenziate. In appena due anni e mezzo, nei 15
Paesi coinvolti, si osservano modelli diversi (esperienze di successo, insuccessi e percorsi di apprendimento,
tutti preziosi per la condivisione e il miglioramento continuo), ha dichiarato Simion.
Alcuni esempi, come la Svezia o la CTS 2013 in Spagna, dimostrano come la collaborazione
tra città, governo e comunità scientifica possa generare impatti significativi. La ricerca gioca
quindi un ruolo chiave nel guidare le città verso i loro obiettivi climatici, in un dialogo costante
tra approcci top-down e bottom-up.
CapaCITIES si configura come una rete aperta a chiunque voglia contribuire alla transizione
urbana: autorità pubbliche, cittadini, istituti di ricerca e società civile. Il primo ciclo del progetto
si è concluso a marzo con scambi di esperienze, laboratori di transizione e visite condivise. Si
guarda ora a CapaCITIES 2.0, con l’ambizione di estendere la rete a tutta l’Europa, per consolidare
i risultati e raggiungere insieme l’obiettivo comune della neutralità climatica.
Tra le prossime tappe, la Conferenza della Missione delle Città dell’UE, organizzata dalla Commissione
Europea, rappresenta un’occasione per rafforzare le connessioni tra sindaci, stakeholder
urbani e piattaforme nazionali. Per Elena Simion il messaggio è chiaro: nessuna città deve
essere lasciata indietro nel percorso verso un futuro climaticamente neutro, equo e sostenibile.
POLITICHE CLIMATICHE PARTECIPATE:
IL CONTRIBUTO ITALIANO ALLA SFIDA EUROPEA
Relatrice - Daniela LUISE
L’
Agenda 21 Locale Italiana rappresenta un’associazione di autorità locali - tra cui città,
Province e Regioni - che collaborano per promuovere la sostenibilità in Europa.
L’associazione si fonda su un modello di governance multilivello, riconoscendo l’importanza
del coinvolgimento congiunto di attori locali, regionali e nazionali nella pianificazione delle
politiche climatiche ed energetiche. In questo contesto si inserisce il progetto NECPlatform 8 ,
che si propone di creare piattaforme di dialogo nei Paesi europei partecipanti, con l’obietti-
8 https://energy-cities.eu/project/life-necplatform/ - [ultima consultazione 25/08/2025]
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3
TRANSIZIONE URBANA
vo di coinvolgere città, ministeri, università, centri di ricerca, enti locali e players importanti
nella definizione e nell’attuazione delle politiche su clima ed energia. Il progetto punta a facilitare
il coordinamento verticale delle politiche, collegare iniziative simili e replicare modelli
di governance efficaci anche in altri Paesi dell’Unione Europea.
Un obiettivo trasversale centrale è la promozione della governance multilivello nel settore
dell’energia e del clima, come indicato anche nell’articolo 11 della normativa europea. Questo
approccio consente un’integrazione verticale e orizzontale delle politiche, a partire dalla
revisione del piano europeo per il Consumo e le Produzioni Sostenibili (SCP), con l’intento
di proporne la replica su scala europea. Grazie a un forte coordinamento tra stakeholder, il
progetto organizza incontri periodici - sia in presenza che da remoto - coinvolgendo rappresentanti
di ministeri, Regioni, comuni, associazioni e cluster tematici. Sei incontri sono già
stati svolti, precisa Luise, per discutere l’attuazione dei piani nazionali, con un’attenzione
particolare al ruolo chiave delle Regioni e dei comuni. In una prima fase, l’accento è stato
posto sul dialogo e sul coinvolgimento degli attori a tutti i livelli istituzionali, raccogliendo
proposte e criticità.
La partecipazione a meeting di altri progetti permette, inoltre, di ampliare il dibattito e integrare
contributi da parte di enti pubblici e privati, università, organizzazioni no profit, agenzie
nazionali e iniziative europee. Secondo Luise, emergono alcune criticità del Piano Nazionale
per l’Energia e il Clima, come la necessità di una banca dati aggiornata per guidare la
pianificazione, o l’urgenza di istituire un comitato direttivo nazionale che coordini le politiche
climatiche. Il progetto evidenzia anche i limiti di una struttura amministrativa nazionale
frammentata, con responsabilità spesso sovrapposte tra ministeri, agenzie, comitati e livelli
territoriali. Ne deriva, dunque, la necessità di attivare meccanismi di coordinamento efficaci,
capaci di connettere i piani nazionali alle competenze e alle azioni locali.
Un altro punto centrale, è rendere vincolante l’azione per il clima all’interno di tutti i documenti
strategici, sia a livello nazionale che locale. Il Piano Nazionale per l’Energia e il Clima
deve affrontare in modo integrato i temi della transizione giusta, come l’occupazione, la
povertà energetica e le dinamiche intergenerazionali. Da qui, nasce l’esigenza di una legge
quadro sul clima, che stabilisca uno scenario normativo coerente e obbligatorio.
L’integrazione tra mitigazione e adattamento va considerata essenziale e passa attraverso
l’unificazione di strategie e azioni a tutti i livelli di governance. La pianificazione continua,
estesa a tutti i territori, rappresenta dunque una priorità. Luise ha ribadito la necessità di
coordinare i Piani d’Azione per l’Energia Sostenibile e il Clima (PAESC) locali con le politiche
nazionali, anche alla luce del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
In quest’ottica, diventa fondamentale capitalizzare le esperienze delle nove città italiane
coinvolte nella missione per la neutralità climatica, creando un portale che raccolga dati,
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tracci l’attuazione dei progetti, supporti la formazione degli enti locali e favorisca interventi
ad alto impatto, come l’efficienza energetica negli edifici, la mobilità sostenibile e la
rigenerazione urbana.
Il progetto produce anche un position paper che raccoglie le proposte emerse dal dialogo multilivello,
sottolineando il ruolo cruciale delle Regioni e delle utilities locali. In conclusione, si
conferma che la cooperazione tra livelli di governance è il vero motore per l’efficace realizzazione
delle politiche climatiche.
ROMA AL 2050: RESILIENZA E CAMBIAMENTO
PER UNA CITTÀ SOSTENIBILE
Relatore - Edoardo ZANCHINI
Il clima rappresenta una delle grandi sfide che una città come Roma si trova ad affrontare
guardando al futuro, secondo Edoardo Zanchini. L’orizzonte preso in considerazione è
il 2050, sia nel lavoro di mitigazione, cioè la riduzione delle emissioni, sia nell’adattamento
climatico. Purtroppo, sottolinea Zanchini, il clima di Roma cambierà notevolmente entro
quella data: le temperature aumenteranno, si verificheranno ondate di calore più intense e
le piogge saranno più violente. Tale scenario, sebbene possa spaventare, porta con sé l’opportunità
di una forte innovazione. Per questo motivo, si sta elaborando una strategia che
permetta di ridurre gli impatti nei quartieri e sulle infrastrutture, con l’obiettivo di mantenere
la città vivibile e capace di adattarsi a un clima ormai in trasformazione.
31
3
TRANSIZIONE URBANA
Parallelamente, precisa, si lavora per una Roma a emissioni zero entro il 2050, promuovendo
l’uso delle energie rinnovabili su tetti di case e capannoni, riducendo i consumi e favorendo
una mobilità sempre più integrata. La mitigazione e l’adattamento viaggiano insieme con risposte
specifiche, per creare quartieri vivibili dove gli spostamenti siano più semplici e dove ci
siano spazi verdi accessibili, rendendo l’ambiente urbano ancora più piacevole. L’integrazione
delle politiche risulta fondamentale per affrontare la sfida climatica, soprattutto all’interno dei
quartieri. Zanchini sostiene la necessità di ripensare e riqualificare quelle zone dove, soprattutto
in piena estate, si registrano i maggiori rischi per la salute degli anziani e delle persone
con patologie, a causa delle alte temperature e di problemi sociali. Intervenire significa ridisegnare
lo spazio pubblico, piantando alberi, togliendo l’asfalto e utilizzando acqua e materiali
capaci di ridurre la temperatura. Allo stesso tempo, è importante ripensare gli edifici, che in
futuro potrebbero trasformarsi a emissioni zero grazie al fotovoltaico e a interventi per ridurre
i consumi, diventando anche più confortevoli.
Questo rappresenta il primo tassello di una politica integrata che unisce adattamento e
mitigazione. L’altro aspetto cruciale riguarda la mobilità: si deve permettere alle persone
di rinunciare all’auto e ai mezzi inquinanti a diesel e benzina, offrendo invece un trasporto
pubblico sempre più integrato, con corsie sicure per biciclette e pedoni. La città viene così
ridisegnata attorno a una mobilità che, da un lato, risulta attrattiva e funzionale e, dall’altro,
consente a tutti di vivere i quartieri e spostarsi in modo efficace per raggiungere il lavoro o
altre destinazioni.
In conclusione, la strada è in salita, ma non impossibile. Con un impegno concreto sulla riduzione
delle emissioni, l’adattamento dei quartieri e una mobilità sostenibile, la città può
evolversi, diventando un esempio di resilienza e innovazione. Solo così Roma potrà continuare
a essere un luogo dove vivere, lavorare e sognare, anche in un futuro segnato da un
clima che non sarà più lo stesso.
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DOSSIER 2 - 2025
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA
SESSIONE A
Il progetto CapaCITIES ed i suoi
Ambasciatori, le Piattaforme
Nazionali e le azioni
nell’ambito del Patto Climatico
dell’UE quale supporto alla
transizione urbana delle città
Luigi Santopietro, CNR-IMAA
La sessione ha permesso di acquisire informazioni sulle piattaforme nazionali già
consolidate in Stati membri quali Austria, Svezia, Spagna e Romania, nonché
sulla figura degli Ambasciatori prevista all’interno del progetto CapaCITIES come
facilitatori della nascita e strutturazione di tali piattaforme, ove manchi una manifesta
volontà strategica a livello nazionale.
La discussione, moderata da Gudrun Heidelmeier, ha posto l’attenzione sull’importanza
delle piattaforme nazionali nell’allineamento con la missione europea per le città climaticamente
neutre, rispondendo al contempo alle esigenze locali. La sessione ha evidenziato
il ruolo fondamentale del livello nazionale nel fornire supporto finanziario, normativo e
strutturale alle iniziative per il clima. In questo contesto, rappresentanti di Svezia, Spagna,
Romania e Austria hanno condiviso le loro esperienze nella creazione e gestione di
piattaforme.
L’Austria ne ha sviluppata una che collega il livello europeo alle azioni locali, garantendo
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finanziamenti dedicati e un sostegno strutturato per le città. In Svezia, invece, la piattaforma,
ospitata dal KTH e supportata da diverse istituzioni, si distingue per un forte focus
sulla collaborazione intersettoriale e sull’adozione di un processo condiviso per la realizzazione
dei Climate City Contracts.
Un aspetto chiave della sessione è stato il tema dei finanziamenti e della governance: sia
l’Austria che la Svezia hanno presentato modelli strutturati caratterizzati dal coinvolgimento
dei ministeri e dalla cooperazione multilivello. Inoltre, è stata sottolineata l’importanza
della collaborazione e della condivisione delle conoscenze, con un’enfasi particolare
sull’apprendimento tra pari, il networking e gli accordi strutturati per garantire il progresso
delle iniziative climatiche. L’obiettivo della sessione è stato quello di presentare le migliori
pratiche e favorire la cooperazione transfrontaliera, accelerando così l’azione per il clima
a livello territoriale.
IL RUOLO DELLE PIATTAFORME NAZIONALI
IN AUSTRIA, SVEZIA, SPAGNA E ROMANIA
Gudrun Heidelmeyer - Austria Ha presentato la missione nazionale austriaca per le città
climaticamente neutre, integrando le politiche dell’UE con l’attuazione locale. Attraverso una
partnership formalizzata 1 con 10 città pioniere e 37 città più piccole, il Paese supporta lo sviluppo
delle capacità e la contabilizzazione dei gas serra. I finanziamenti previsti ammonteranno
a circa 60 milioni di euro, dal Ministero del Clima (2024-2026), e 8 milioni di euro all’anno,
dal Fondo per il Clima e l’Energia. La piattaforma è caratterizzata da una governance basata su
una forte cooperazione tra ministeri, enti finanziatori e città.
Maria Tengvard - Svezia Ha esposto il funzionamento della struttura di supporto alla Missione
Città in Svezia. La piattaforma è guidata da Viable Cities 2 e coinvolge 100 organizzazioni, tra cui
agenzie governative, settore privato, mondo accademico e società civile. Il Climate City Contracts
2030, firmato da 48 città e diverse agenzie, rappresenta la struttura portante dell’iniziativa. La
piattaforma è sostenuta da un bilancio di 100 milioni di euro fino al 2030, con un focus su una
transizione equa e giusta.
Julio Lumbreras - Spagna Ha evidenziato la peculiarità relative al coinvolgimento e alla par-
1 https://nachhaltigwirtschaften.at/en/topics/smart-cities/smart-cities-network-austria.php [ultima consultazione
29/10/2025]
2 https://viablecities.se/en/ [ultima consultazione 29/10/2025]
35
4
TRANSIZIONE URBANA
tecipazione nell’ambito della piattaforma multi-stakeholder spagnola. Tale piattaforma 3 è costituita
da una rete multi-stakeholder che riunisce 17 città, università, aziende private e ONG.
Gestita dall’Università Tecnica di Madrid e da Climate KIC, garantisce un approccio finalizzato
alla neutralità climatica e un’innovazione orientata alla leadership. I servizi chiave offerti dalla
piattaforma riguardano la facilitazione delle riunioni settimanali tra città (oltre 150 incontri
realizzati) e la formazione e adattamento delle risorse UE al contesto spagnolo. Inoltre, sono
previsti progetti su larga scala e su più città che riguarderanno la riqualificazione edilizia di 1
milione di case entro il 2030, la realizzazione di un’infrastruttura per veicoli elettrici (attraverso
l’implementazione di stazioni di ricarica su larga scala) e la creazione di comunità energetiche
(tramite lo sviluppo di modelli condivisi di approvvigionamento e finanziamento).
Elena Simion - Romania
Ha presentato l’iniziativa M100 sviluppata in Romania, che rappresenta un Paese chiave nel
progetto CapaCITIES. L’iniziativa M100 4 della Romania consiste in una piattaforma nazionale
di recente istituzione, ma altamente strutturata, creata per supportare le città nel percorso
verso la neutralità climatica. Il suo approccio si distingue per essere guidato da un’agenzia di
finanziamento che svolge un ruolo chiave nel coordinamento e nell’indirizzo a livello nazionale.
L’iniziativa è sostenuta da sei ministeri che forniscono finanziamenti e supporto politico
dedicati. La collaborazione è stata formalizzata attraverso un memorandum d’intesa tra i ministeri
e il progetto è stato avviato formalmente grazie sulla base di un provvedimento ministeriale
del Ministero della Ricerca, garantendo così un forte impegno da parte del Governo.
Attualmente, la piattaforma supporta 13 città, tra cui 3 città selezionate nell’ambito della European
Climate Neutral Cities Mission 5 e 10 città scelte attraverso un bando nazionale, valutato
da una giuria di esperti esterni. Queste città stanno sviluppando piani per la neutralità climatica
basati sui Climate City Contracts. Inoltre, ricevono assistenza tecnica per la progettazione e
l’attuazione delle loro strategie.
Il sostegno finanziario è garantito da un impegno di 1 miliardo di euro entro il 2035 per supportare
le città coinvolte. Un primo finanziamento di 300 milioni di euro è già in fase di implementazione
ed i primi fondi sono stati ottenuti attraverso sovvenzioni del SEE e della Norvegia,
dimostrando una forte mobilitazione finanziaria fin dalla partenza.
L’iniziativa M100 ha riscosso attenzione sia a livello nazionale che europeo grazie a eventi
pubblici, attività itineranti e collaborazioni con diversi stakeholder. Per garantire trasparenza e
condivisione delle conoscenze, è stato realizzato un sito web bilingue (inglese e rumeno) che
documenta tutti i processi in atto e conclusi. Le attività non si limitano alle città e alle autorità
locali, ma mirano a coinvolgere attivamente l’intera comunità rumena.
3 https://diadespues.org/ [ultima consultazione 29/10/2025]
4 https://m100.ro/home [ultima consultazione 29/10/2025]
5 https://netzerocities.eu/ [ultima consultazione 29/10/2025]
36
Elena Simion nelle conclusioni ha voluto evidenziare come l’iniziativa M100 sia una delle piattaforme
nazionali più strutturate per le città climaticamente neutre. Grazie a un forte sostegno
governativo, ingenti investimenti e un supporto tecnico continuo, essa rappresenta un
modello di riferimento per la transizione climatica urbana su scala nazionale.
TAVOLA ROTONDA
PIATTAFORME
NAZIONALI A CONFRONTO
Al termine delle presentazioni delle piattaforme nazionali, la sessione ha voluto evidenziare
il ruolo di supporto di queste ultime alle città nella transizione verso la neutralità
climatica, mettendo in luce fattori di successo, modelli di finanziamento, alleanze strategiche
e strumenti per sostenere l’impegno locale.
Ogni Paese ha sviluppato un sistema di sostegno con approcci diversi in termini di iniziatori,
facilitatori e numero di città coinvolte. Le risorse finanziarie variano significativamente: ad
esempio, la Spagna dispone di fondi più limitati rispetto all’Austria e alla Svezia.
Dal confronto sono emersi i fattori di successo per ciascuna piattaforma nazionale:
Austria: solide collaborazioni tra governo federale e autorità comunali, processi di supporto
strutturati e un forte ruolo delle città nella ricerca e innovazione;
Romania: importante influenza delle reti europee, facilitatori supportati dalla fiducia del governo
e leadership politica che assicura impegno nazionale;
Svezia: impegno di lungo periodo (dal 2017), collaborazione multi-stakeholder e co-creazione
con le città;
Spagna: approccio misto bottom-up (guidato dalle città) e top-down (sostenuto dal governo),
con spazi di collaborazione sicuri e attenzione alle necessità specifiche delle città.
Inoltre, è risultato fondamentale instaurare collaborazioni solide tra città, governi nazionali,
settore privato e organizzazioni filantropiche. Per ottenere risultati importanti a lungo termine
è, inoltre, necessario individuare incentivi economici e ritorni sugli investimenti per coinvolgere
attori privati, ma anche costruire e ottenere un sostegno politico. A tal fine, le piattaforme
nazionali devono essere adattabili ai singoli contesti e devono rimanere pertinenti ascoltando
le esigenze delle città e offrendo loro un supporto costante.
Il confronto ha anche evidenziato come i servizi di supporto forniti alle città dalle piattaforme
debbano essere caratterizzati da un’elevata qualità e da una forte motivazione
sia degli amministratori che dei cittadini. A tal fine, occorre garantire un coinvolgimento
continuo tramite eventi, attività di engagement dei portatori di interessi (stakeholder) e un
approccio flessibile. In tal senso, il Climate City Contracts offre un quadro metodologico
chiaro e strutturato, dove gli aspetti umani, come la costruzione di relazioni e il manteni-
37
4
TRANSIZIONE URBANA
mento dell’entusiasmo, sono determinanti per il successo nel lungo termine.
Pertanto, è cruciale il ruolo della cultura e del coinvolgimento dei cittadini. In particolar modo,
università e istituti di ricerca fungono da facilitatori essenziali. Anche attività culturali ed artistiche
ed iniziative promosse da istituzioni come l’UNESCO e il New European Bauhaus 6 possono
svolgere un ruolo importante per aumentare la consapevolezza e stimolare l’impegno delle
comunità. L’apprendimento continuo e la condivisione delle conoscenze verranno promosse
da un Learning Portfolio, creato per raccogliere e diffondere le migliori pratiche tra le piattaforme
nazionali, garantendo un aggiornamento costante nel tempo.
In conclusione, la tavola rotonda ha offerto una panoramica sulle diverse strategie adottate
nei vari Paesi, evidenziando il ruolo decisivo delle piattaforme nazionali nella transizione
climatica delle città. In particolare, è emerso che le città traggono maggiori vantaggi dalla
cooperazione che dalla concorrenza, rendendo i progetti multi-città uno strumento potente
per scalare le soluzioni in modo efficiente. Sebbene ogni Paese stia adottando strategie
personalizzate in base al proprio contesto, la cooperazione transfrontaliera e la condivisione
delle conoscenze rimangono elementi fondamentali per accelerare la transizione verso
la neutralità climatica delle città.
IL CONCETTO DI AMBASCIATORI
NEL PROGETTO CapaCITIES
Relatrice - Monica Salvia
La sua presentazione è stata incentrata sul ruolo della società civile nel guidare le città
verso la neutralità climatica e la resilienza ai cambiamenti climatici. É stato riconosciuto il
successo del coordinamento del progetto CapaCITIES, guidato da Elena Simion, evidenziando
un obiettivo chiave del progetto: rafforzare il ruolo della società civile nel supportare le città
nella transizione ecologica.
Sono state evidenziate le principali sfide delle città, in particolare quelle più piccole, che
spesso affrontano carenza di fondi, competenze e coordinamento nazionale. In questo
contesto, il coinvolgimento della società civile e degli ambasciatori per il clima diventa
cruciale. La metodologia sviluppata dal progetto CapaCITIES è stata basata sull’utilizzo
di matrici di matchmaking per individuare e coinvolgere i diversi gruppi di interesse per la
transizione delle città. La metodologia proposta si è ispirata a iniziative consolidate sugli
6 https://new-european-bauhaus.europa.eu/index_en [ultima consultazione 29/10/2025]
38
ambasciatori, tra cui l’UNEP 7 e il Patto Europeo per il Clima 8 .
La presentazione si è conclusa richiamando l’attenzione sul nuovo progetto CapaCITIES2.0 e
incoraggiando i partecipanti a prendere parte alla sessione successiva dedicata al ruolo degli
ambasciatori nel coinvolgimento della società civile con particolare riferimento ai casi di successo
in Italia.
Il ruolo della società civile risulta dunque essenziale nel colmare il divario tra politiche climatiche
e implementazione su scala locale, evidenziando la necessità di collaborare ed impegnarsi
attivamente per una transizione urbana efficace.
AZIONI ISPIRATRICI NELL’AMBITO DEL PATTO
CLIMATICO
DELL’UE E BUONE PRATICHE IN ITALIA
IL PATTO EUROPEO PER IL CLIMA
PIATTAFORME NAZIONALI A CONFRONTO
Relatore - Leonardo Di Filippo
Con il suo contributo ha descritto il Patto Europeo per il Clima, un’iniziativa chiave
nell’ambito del Green Deal Europeo.
Tra gli obiettivi del Patto:
■ sensibilizzare i cittadini sulle questioni climatiche e sulle politiche dell’UE;
■ colmare il divario tra le politiche europee e i cittadini, facilitando la comprensione e il coinvolgimento;
■ incoraggiare e amplificare le azioni locali per il clima, rafforzando le iniziative dal basso.
La comunità del Patto Europeo per il Clima è cresciuta rapidamente, con oltre 1.000 ambasciatori
attivi nei 27 Stati membri dell’UE e che provengono da contesti diversi, tra cui
ricercatori, studenti e gruppi di cittadini, come la Granny’s Association 9;10 . L’iniziativa mira a
coinvolgere nuove comunità e opinion leader, andando oltre i tradizionali attivisti per il clima.
Gli ambasciatori hanno piena autonomia nelle loro iniziative, mentre il Patto fornisce linee
guida, risorse e opportunità di networking.
7 https://www.unep.org/ambassadors [ultima consultazione 29/10/2025]
8 https://climate-pact.europa.eu/get-involved/become-pact-ambassador_en [ultima consultazione 29/10/2025]
9 https://en.klimaseniorinnen.ch/ [ultima consultazione 29/10/2025]
10 https://grandparentsforclimate.eu/ [ultima consultazione 29/10/2025]
39
4
TRANSIZIONE URBANA
L’iniziativa propone diverse strutture e modalità di supporto:
■ organizzazioni partner. Gruppi come EUCLIPA supportano gli ambasciatori, amplificando
le azioni per il clima e aumentando la consapevolezza sulle politiche ecologiche;
■ coordinatori nazionali. Ogni paese dell’UE ha un coordinatore nazionale del Patto per il
clima, che funge da punto di contatto locale per ambasciatori e stakeholder;
■ collaborazione con le autorità locali. Il Patto lavora con iniziative come il Patto dei Sindaci
per facilitare il dialogo tra gli ambasciatori e le amministrazioni cittadine, migliorando l’impatto
climatico a livello locale.
Leonardo Di Filippo ha incoraggiato i partecipanti a prendere parte alle attività del Patto e a
rimanere aggiornati tramite la newsletter.
IL PATTO EUROPEO PER IL CLIMA IN ITALIA
Relatrici - Cecilia Trenti e Maria Guerrieri
La sessione è proseguita con l’intervento di Maria Guerrieri e Cecilia Trenti, che hanno approfondito
il ruolo del coordinatore nazionale nel sostenere l’azione per il clima negli stati
membri. L’Italia ha una delle più grandi comunità del Patto per il Clima in Europa, con 124 ambasciatori
e quattro partner del Patto.
Il coordinatore nazionale funge, dunque, da collegamento tra l’iniziativa del patto per il
clima e i cittadini, sostiene gli ambasciatori e i partner a livello locale e promuove le attività
legate al clima. Le strategie utilizzate prevedono una stretta collaborazione con ambasciatori
e partner, il sostegno alle attività guidate dagli ambasciatori, il coinvolgimento
dei cittadini attraverso eventi e opportunità di networking coordinando le politiche dell’UE
con le iniziative locali.
Per quanto riguarda il coinvolgimento dei cittadini, essi possono:
■ diventare un ambasciatore o un partner;
■ adottare azioni individuali per il clima;
■ utilizzare strumenti come l’app Airwork, Climate Walk, Climate Games e Photo Story per coinvolgere
le comunità.
Maria Guerrieri ha concluso presentando Climate Alliance, una rete europea di città impegnate
nell’azione per il clima, con circa 2.000 membri in 25 paesi. La sessione si è conclusa con una
discussione su come gli ambasciatori italiani del Patto per il Clima hanno scelto di organizzarsi
come comunità per massimizzare il loro impatto.
40
DA UNA COMUNITÀ INFORMALE A UN’ASSOCIAZIONE.
IMPARARE DALL’ESPERIENZA
DEGLI AMBASCIATORI ITALIANI
Relatore - Gianni Tartari
Nel suo intervento, ha illustrato l’evoluzione e le principali attività di EUCLIPA.
L’associazione si propone di:
■ sensibilizzare l’opinione pubblica sulla politica climatica e sulle iniziative europee;
■ coinvolgere attivamente i cittadini nell’azione per il clima;
■ influenzare i decisori politici per promuovere politiche climatiche efficaci.
EUCLIPA nasce come parte della comunità del Patto Europeo per il Clima nel 2021 e si costituisce
ufficialmente come associazione nell’aprile 2022. Diventa quindi partner del Patto
Europeo per il Clima, rafforzando la sua rete e il suo impatto. L’associazione è composta
da membri attivi, tra cui ambasciatori e cittadini impegnati. È guidata da un presidente, un
consiglio di amministrazione, un comitato scientifico e un team di comunicazione e le sue
attività sono organizzate attraverso progetti e iniziative mirate.
Le principali attività di EUCLIPA riguardano la promozione di webinar e la realizzazione di
progetti, come “Niger per il clima” e “Photo Voice Laboratory” 11 ovvero di studi e ricerche (ad
esempio, per approfondire il legame tra fenomeni climatici e fenomeni di migrazione delle
popolazioni).
La disseminazione dei risultati e delle attività è basata su un’ampia strategia di comunicazione,
con strumenti come podcast e interviste, pubblicazioni di libri e rapporti, newsletter
e aggiornamenti sul sito web. Tra i vari progetti promossi, quello relativo al “Photo Voice” ha
coinvolto cittadini di 8 città italiane che sono stati invitati a scattare foto, commentare e proporre
azioni concrete per il clima nelle loro comunità.
Gli elementi chiave dell’approccio di EUCLIPA sono una forte attenzione al coinvolgimento
attivo dei cittadini, una crescita significativa della rete di soci e dell’impatto delle attività e una
grande enfasi su educazione, sensibilizzazione e comunicazione efficace.
In conclusione, Gianni Tartari ha voluto evidenziare le prospettive future attese, quali un maggiore
coinvolgimento locale, con un focus particolare sulle città e lo sviluppo di nuovi progetti e
iniziative, per rafforzare l’impegno dei cittadini nella lotta ai cambiamenti climatici.
11 https://www.euclipa.it/laboratori-photovoice/ [ultima consultazione 29/10/2025]
41
4
TRANSIZIONE URBANA
COINVOLGERE I CITTADINI IN UN LABORATORIO
PAESC/CCC. IL CASO DI PADOVA
Relatrice - Luciana Favaro
L’
intervento di Luciana Favaro ha evidenziato gli sforzi introdotti da EUCLIPA per rafforzare
la partecipazione dei cittadini nelle politiche climatiche comunali, al fine di affrontare
le attuali sfide e delineare insieme le strategie da adottare.
Riguardo alle sfide per la partecipazione civica, Luciana Favaro ha voluto sottolineare due
aspetti fondamentali:
■ la resistenza istituzionale (alcuni comuni non favoriscono il coinvolgimento attivo dei
cittadini);
■ la disillusione e lo scetticismo (molti cittadini sono riluttanti a partecipare, sentendosi
privi di potere decisionale).
Per superare questi ostacoli, EUCLIPA adotta un approccio mirato a creare un senso di
comunità, rendendo il coinvolgimento un’esperienza collettiva e educando i cittadini sulle
responsabilità climatiche dei loro sindaci, affinché possano chiedere azioni concrete. Ciò
può essere conseguito fornendo strumenti e competenze per l’advocacy, aiutando i cittadini
a interagire con le istituzioni locali.
EUCLIPA ha sperimentato tali modelli innovativi, e Luciana Favaro ha presentato i casi
studio sperimentati in due città italiane: Venezia e Padova.
A Venezia, dove vi è un ritardo nella realizzazione del Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile
e il Clima, i cittadini sono stati istruiti sul PAESC e sul Patto dei Sindaci, acquisendo
maggiore consapevolezza sulle politiche locali. Questa occasione ha rappresentato l’opportunità
per creare una guida pratica volta ad aiutare i cittadini a comprendere e interagire
con i PAESC.
A Padova, invece, è stato lanciato un hackathon per lo sviluppo di soluzioni basate sulla
natura, creando un laboratorio climatico con giovani partecipanti. EUCLIPA punta a essere
coinvolta nel Padova Climate City Contracts, per strutturare azioni climatiche efficaci, nel
tentativo di espandere il modello in altri quattro comuni di medie dimensioni nell’area
metropolitana.
Le esperienze condotte hanno mostrato che il coinvolgimento civico è essenziale, ma spesso
difficile da ottenere. L’educazione e l’empowerment sono strumenti fondamentali per il
successo e i progetti pilota dimostrano l’efficacia di nuovi modelli di partecipazione e possono
essere replicati altrove. Pertanto, è cruciale supportare tutte le città nell’adozione di
un Contratto di Città Climatica, garantendo un impegno diffuso per la transizione ecologica.
42
FIRENZE PER IL CLIMA. UN’ESPERIENZA
ISTITUZIONALIZZATA DI COINVOLGIMENTO
DEI CITTADINI SULLE POLITICHE
CLIMATICHE E AMBIENTALI
Relatore - Dario Marmo
Dario Marmo ha presentato “Firenze per il Clima” 12 , un’iniziativa innovativa guidata dai cittadini
con l’obiettivo di sostenere la transizione climatica di Firenze. Il progetto introduce
un approccio sperimentale per rendere più inclusiva e partecipativa l’azione climatica locale.
Il progetto vede, alla creazione di un Parlamento Cittadino, un’assemblea di cittadini selezionati
per contribuire alle politiche climatiche comunali. Questo è particolarmente importante
considerando che Firenze è tra le 100 città dell’UE che si stanno impegnando per raggiungere
la neutralità climatica entro il 2030. Ciò comporterebbe la promozione di un modello partecipativo
per coinvolgere attivamente la cittadinanza. Il Parlamento dei Cittadini è composto da
100 cittadini, selezionati ponendo particolare attenzione all’inclusione di giovani e gruppi vulnerabili
per garantire una rappresentanza equa della popolazione fiorentina. Il coinvolgimento
delle associazioni è garantito dalla collaborazione con 128 associazioni locali, tra cui quelle
ambientaliste. Per ampliare la partecipazione, 250 studenti delle scuole secondarie sono stati
coinvolti come ambasciatori del clima. La creazione del portale firenzeperilclima.it permette
diffondere informazioni e raccogliere opinioni. Dario Marmo ha sottolineato il risultato molto
positivo delle attività di coinvolgimento, che hanno visto la partecipazione di 3.000 cittadini ai
sondaggi per valutare percezioni e comportamenti sul cambiamento climatico.
Inoltre, è stata presentata la struttura del progetto. Esso è suddiviso in due fasi: una prima fase
di definizione delle priorità d’intervento in quattro ambiti principali (energia, mobilità, economia
circolare, ambiente urbano).
La seconda fase è invece focalizzata su progetti faro, tra cui:
■ comunità energetiche rinnovabili;
■ incentivi alla mobilità sostenibile;
■ centri del riuso per ridurre i rifiuti;
■ orti urbani per migliorare la resilienza cittadina.
Nella presentazione è stato evidenziato come l’Assemblea dei Cittadini rappresenti un nuovo
modello decisionale in cui vi è una selezione rappresentativa della popolazione, con un’attenzione
particolare alle fasce più vulnerabili. Inoltre, l’assemblea fornisce input e racco-
12 https://firenzeperilclima.it/ [ultima consultazione 29/10/2025]
43
4
TRANSIZIONE URBANA
mandazioni alle istituzioni locali, dando supporto tramite esperti e associazioni per garantire
informazioni accurate e soluzioni praticabili. I risultati conseguiti mostrano che le proposte
elaborate dall’assemblea hanno influenzato alcune politiche comunali e il progetto dimostra
che il coinvolgimento dei cittadini può accelerare la transizione climatica.
ASSEMBLEA DEI CITTADINI PER IL CLIMA DI MILANO
PARTECIPARE ALLA TRANSIZIONE ECOLOGICA
Relatrice - Cristina Paci
Cristina Paci ha presentato l’iniziativa “Milano Cambia Aria” 13 , promossa dal Comune di
Milano per coinvolgere attivamente cittadini, imprese e associazioni nella transizione
ecologica della città. Il progetto si focalizza sul Piano Aria e Clima di Milano 14 , un piano che mira
a ridurre sia le emissioni di carbonio che l’inquinamento atmosferico. L’Assemblea Permanente
dei Cittadini all’interno dell’iniziativa rappresenta una nuova forma di democrazia partecipativa
che durerà fino al 2030, in linea con il Piano Aria e Clima della città, in cui i cittadini
hanno un ruolo attivo nel plasmare il futuro della città. Il suo scopo è coinvolgere gli abitanti
nelle discussioni strategiche e fornire raccomandazioni concrete sul piano stesso. I cittadini
vengono selezionati casualmente attraverso una lotteria civica, garantendo una rappresentanza
diversificata della popolazione milanese. L’assemblea è composta da 90 cittadini, con
una lista di riserva di 30 persone per eventuali sostituzioni. L’obiettivo è di quello di creare un
“mini pubblico” che rispecchi la demografia della città di Milano. I partecipanti si incontrano
mensilmente, lavorando in gruppi per discutere e sviluppare raccomandazioni. Il Comune si
impegna a rispondere pubblicamente alle raccomandazioni dell’assemblea.
Le sfide che l’assemblea si pone vogliono:
■ definire chiaramente i ruoli e i confini dei partecipanti;
■ superare le resistenze interne all’innovazione;
■ integrare efficacemente i suggerimenti dei cittadini nel processo politico;
■ misurare l’impatto reale del coinvolgimento dei cittadini;
■ affrontare la disillusione dei cittadini nei confronti delle autorità pubbliche;
■ superare le barriere comunicative e linguistiche;
■ evitare l’abbandono da parte di alcuni partecipanti.
13 https://www.comune.milano.it/web/milano-cambia-aria [ultima consultazione 29/10/2025]
14 https://www.comune.milano.it/aree-tematiche/ambiente/aria-e-clima/piano-aria-clima [ultima consultazione
29/10/2025]
44
In termini di impatto, Cristina Paci ha mostrato come l’assemblea abbia già prodotto raccomandazioni
significative, alcune delle quali sono state implementate o sono in fase di implementazione.
Il progetto dimostra, dunque, un importante potenziale di coinvolgimento della
popolazione nell’influenzare le politiche cittadine.
“Milano Cambia Aria” e l’Assemblea Permanente dei Cittadini rappresentano un tentativo innovativo
di coinvolgere la cittadinanza nelle decisioni cruciali per il futuro della città, con un focus
particolare sulla sostenibilità ambientale. Esse rappresentano iniziative strategiche a lungo termine
che hanno dimostrato di avere un impatto significativo. In tal senso, il progetto può servire
da modello per altre città che desiderano coinvolgere gli abitanti nell’azione per il clima.
OPPORTUNITÀ DI FINANZIAMENTO E DEFINIZIONE DI
UN PIANO D’AZIONE CONGIUNTO 2025-2027
Relatrici - Monica Salvia e Filomena Pietrapertosa
Il workshop che ha concluso la sessione pomeridiana, ha esplorato le opportunità di finanziamento
e il coinvolgimento dei cittadini nell’azione per il clima. Vi è stata una partecipazione
attiva attraverso sondaggi interattivi per conoscere meglio sia i partecipanti che il loro
livello di competenza sui temi climatici. Le relatrici Monica Salvia e Filomena Pietrapertosa
hanno discusso i prossimi passi da svolgere nel nuovo progetto CapaCITIES2.0, con l’obiettivo
di allineare i risultati con le iniziative e le reti esistenti, al fine di creare sinergie e sostenere
la missione dell’UE sulla neutralità climatica. In particolare, è stata posta l’enfasi sulla promozione
di attività di networking e collaborazione con gli ambasciatori per il clima anche nel
contesto delle iniziative che verranno proposte in ambito nazionale ed europeo.
Sono state presentate diverse opportunità di finanziamento, tra cui:
■ rete di città (con particolare attenzione al coinvolgimento dei cittadini);
■ programma LIFE (con inviti specifici su governance e adattamento ai cambiamenti climatici);
■ progetti Horizon Europe, tra cui Impetus 15 a sostegno della citizen science;
■ vari programmi dell’UE a supporto dello sviluppo urbano e delle iniziative per il clima.
Durante la presentazione delle opportunità di finanziamento, le relatrici hanno sottolineato
l’importanza di prepararsi per i bandi futuri e di creare partnership tra il mondo della ricerca e
associazioni di cittadini.
Inoltre, il workshop ha messo in evidenza il tema dei “gruppi vulnerabili” nell’azione per il clima
15 https://impetus4cs.eu/ [ultima consultazione 29/10/2025]
45
4
TRANSIZIONE URBANA
e la questione su come adattare le strategie di coinvolgimento per renderle idonee. Iniziative
come le “climate walk” possono essere proposte come strumento efficace e accessibile per il
coinvolgimento dei cittadini.
Tale sessione del workshop ha dunque confermato i punti chiave già emersi negli interventi
precedenti, ovvero l’importanza di coinvolgere i cittadini, investire nella creazione di reti
(networking) e di costruire insieme proposte per accedere alle opportunità di finanziamento.
Ciò al fine di rafforzare e replicare in territori sempre più ampi le iniziative e le attività di collaborazione
esemplari nell’azione per il clima.
CONCLUSIONI
Monica Salvia, Paola Clerici Maestosi ed Enza Lissandrello
Le tre relatrici hanno riassunto i punti salienti degli interventi e delle attività svolte. Le
presentazioni hanno permesso di acquisire informazioni sulle piattaforme nazionali
per il coinvolgimento dei cittadini e lo sviluppo di reti di ambasciatori. In particolar modo è
stata sottolineata l’importanza della collaborazione con il Patto Europeo per il Clima e con
organizzazioni di cittadini, come EUCLIPA, e sono stati forniti esempi di iniziative di coinvolgimento
dei cittadini in varie città italiane (Venezia, Padova, Milano, Firenze). Inoltre, sono
state discusse le opportunità di finanziamento per supportare la creazione di partneriati e
le attività da intraprendere in tale direzione. Un obiettivo fondamentale è, dunque, quello
di allineare i vari sforzi di inclusione dei cittadini e di promuovere le sinergie tra i vari attori
coinvolti all’interno dei processi.
Complessivamente in tutti gli interventi è stato riscontrato un notevole interesse per i temi
trattati nei gruppi di lavoro di UERA (sostenibilità, soluzioni basate sulla natura, economia
circolare, mobilità, energia, approcci human-centered).
Concludendo, le presentazioni hanno permesso di evidenziare i seguenti punti salienti:
■ l’urgenza di promuovere sinergie tra diverse alleanze;
■ l’importanza della collaborazione interdisciplinare;
■ la necessità di idee nuove e metodologie innovative;
■ il valore di un approccio più visionario e critico alla transizione delle città;
■ l’importanza degli aspetti sociali e culturali nell’azione per il clima;
■ l’esigenza di mobilitare i cittadini e la volontà politica.
46
47
5
DOSSIER 2 - 2025
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA
SESSIONE B
Verso il Futuro delle Città:
perfezionare la tabella
di marcia verso città innovative
e climaticamente neutre
Michela Pirro - ENEA, Divisione TERIN-ICER
Il
1
Driving Urban Transitions (DUT)
Scientific Consultation Workshop Refining
the Roadmap Towards Innovative
Climate-Neutral Cities 2 è stato un
evento chiave sia nel quadro del convegno
Research Alliances For Climate-Neutral,
Sustainable And Equitable Urban Communities,
sia nel processo di aggiornamento della Roadmap
DUT. Il workshop ha rappresentato
un’importante occasione di confronto tra
esperti di ricerca e innovazione, rappresentanti
di amministrazioni locali, organizzazioni
non governative, professionisti del settore
progettuale e consulenti (Fig. 1), provenienti
Fig.1 - Partecipanti per categorie di affiliazione:
Public Research (69%), Local Authority (4%),
Consultant (14%), Governative Agency (3%),
Professional/Project Manager (10%).
1 https://dutpartnership.eu/ [ultima consultazione
16/04/2025]
2 https://dutpartnership.eu/dut-scientific-consultation-workshop/
[ultima consultazione 16/04/2025]
48
Fig.2 - Partecipanti per nazioni
di appartenenza.
da diverse nazioni europee (Fig. 2), con l’obiettivo
di analizzare le principali sfide e opportunità
legate alla transizione urbana sostenibile.
L’evento si è inserito all’interno di un più
ampio percorso di consultazione strategica
avviato dalla DUT, volto a integrare nuove
prospettive nel quadro tematico della Roadmap.
Questa ha il compito di guidare le città
europee nel percorso verso la sostenibilità,
rafforzando la sinergia tra ricerca, politiche
urbane e innovazione tecnologica. L’incontro
di Roma, configuratosi come la seconda
parte dell’AGORA Strategic Dialogue Thriving
Urban Areas in 2040: Navigating Crises
and Uncertainty (svoltasi il 12-02/2025) 3 , è
stato un tassello fondamentale di questo
processo, offrendo un momento di discussione
di alto livello su temi cruciali come
il cambiamento climatico, la giustizia sociale,
la governance urbana e l’innovazione
tecnologica.
La DUT Roadmap e le sfide
dell’urbanizzazione sostenibile
Le città contemporanee, influenzate dalle
traiettorie delineate dall’IPCC e dagli esperti
3 https://dutpartnership.eu/agora-strategic-dialogue/;
https://dutpartnership.eu/news/imagining-2040/
[ultima consultazione 16/04/2025]
49
5
TRANSIZIONE URBANA
Fig.3 - L’introduzione al workshop di Orsolya Küttel.
di biodiversità, stanno affrontando trasformazioni
radicali per garantire la vivibilità dei
loro abitanti. Il cambiamento climatico, la
perdita di biodiversità e le sfide economico-sociali
ridefiniranno profondamente il
nostro modo di vivere gli spazi urbani. Tuttavia,
la pianificazione per affrontare queste
incertezze e complessità spesso rimane in
secondo piano.
L’intervento introduttivo di Orsolya Küttel
(Fig. 3), ha chiarito come la DUT Roadmap
rappresenti il quadro tematico e concettuale
che guida l’attuazione della DUT, definendo
i Transition Pathways (TPs) e le relative
missioni per favorire la sostenibilità urbana
in modo integrato. Questa roadmap assume
un ruolo strategico nel contesto europeo,
allineandosi con iniziative di grande rilievo
come il Green Deal Europeo, la Cities Mission
e l’Urban Agenda for the EU.
L’importanza di questo strumento risiede
in tre aspetti fondamentali. In primo luogo,
esso fornisce una visione strategica, contribuendo
a integrare le transizioni urbane nelle
politiche nazionali ed europee, garantendo
coerenza nelle politiche di sostenibilità. In
secondo luogo, favorisce un approccio trasformativo
alla ricerca e all’innovazione attraverso
un’agenda coordinata di bandi, che
permette di tradurre le sfide urbane in azioni
concrete. Infine, la Roadmap punta a rafforzare
la collaborazione tra città, ricercatori,
imprese e responsabili politici, accelerando
la diffusione, l’implementazione e la replicabilità
di soluzioni urbane sostenibili anche su
larga scala.
L’aggiornamento della DUT Roadmap, ora visibile
al sito della DUT (ultima consultazione
15/10/2025) segue una pianificazione
dettagliata che copre il periodo dal 2022 al
2028, tenendo conto delle più recenti evoluzioni
del contesto politico europeo, tra cui
il Rapporto Draghi 4 , il Net Zero Industry Act 5
e il New European Bauhaus 6 . L’obiettivo è affrontare
temi cruciali come l’adattamento
climatico, la resilienza urbana, la sicurezza,
l’accesso all’abitazione e il ruolo della natura
nelle città del futuro. Un ulteriore aspetto
da valutare è il ruolo in trasformazione delle
partnership europee, in relazione alle Missio-
4 https://commission.europa.eu/topics/eu-competitiveness/draghi-report_en
[ultima consultazione
16/04/2025]
5 https://single-market-economy.ec.europa.eu/
industry/sustainability/net-zero-industry-act_en [ultima
consultazione 16/04/2025]
6 https://new-european-bauhaus.europa.eu/index_en
[ultima consultazione 16/04/2025]
50
ni UE, alla necessità di flessibilità tematica e
agli impegni di finanziamento da parte degli
Stati membri. Per questo motivo, l’aggiornamento
della roadmap si concentrerà su quattro
aspetti chiave per la DUT-P: la sua futura
visione e missione, il suo posizionamento nel
contesto più ampio, il suo approccio con particolare
attenzione ai Transition Pathways e
ai bandi di ricerca e innovazione, e infine una
riflessione sulle fasi future, tenendo conto di
sfide e opportunità emergenti.
L’intero processo, dunque, mira a garantire
che la Roadmap continui a essere uno strumento
dinamico e adattabile, capace di supportare
efficacemente le città europee nella
transizione verso un futuro più sostenibile,
attraverso il dialogo e il coinvolgimento degli
stakeholder, come è avvenuto durante questo
workshop.
Tuttavia, resta aperta la questione della
concreta implementazione delle azioni individuate:
in che modo le città possono tradurre
questi obiettivi in interventi efficaci e
misurabili.
ESPLORARE LA CITTÀ DEL 2040
SCENARI E STRATEGIE DI ADATTAMENTO
Come saranno le città nel 2040? Questa
è stata la domanda che ha guidato
il DUT Scientific Consultation Workshop, che
ha esplorato il futuro urbano attraverso scenari
e metodologie di previsione. L’obiettivo
è stato riflettere su come le crisi climatiche
e la perdita di biodiversità influenzeranno la
vita quotidiana, la produzione alimentare, il
sistema energetico, la mobilità e le industrie
locali e creative.
Le discussioni interattive si sono focalizzate
sugli impatti della crisi climatica e della biodiversità
sulle città, sulla sicurezza dell’approvvigionamento
energetico, sui modelli di
mobilità, sul ruolo della natura e sulle trasformazioni
del mondo del lavoro. I partecipanti
hanno esplorato strategie di adattamento e
mitigazione, cercando di individuare le principali
incognite e le sfide da affrontare per
garantire città sostenibili e vivibili per tutti.
Obiettivi e metodologia
Il workshop si è posto una serie di obiettivi
strategici, orientati ad affrontare in modo
proattivo le sfide che i cambiamenti climatici
e la perdita di biodiversità imporranno alla
vita urbana nei prossimi decenni. In particolare,
ha cercato di anticipare le trasformazioni
che potrebbero caratterizzare le città
europee nel 2040, analizzando le strategie
di adattamento e mitigazione necessarie
per costruire contesti urbani più resilienti
e sostenibili. Un’attenzione particolare
è stata dedicata al ruolo della governance,
riconosciuta come leva fondamentale per
guidare la transizione ecologica e garantire
maggiore equità sociale. Al tempo stesso, si
è voluto riflettere sull’impatto delle nuove
tecnologie, della digitalizzazione e dell’intelligenza
artificiale nel delineare i futuri assetti
urbani.
51
5
TRANSIZIONE URBANA
Fig.4 - Lo scenario Pandaville, illustrato in un video da Johannes Riegler (DUTs Management Team).
Uno degli aspetti centrali del workshop è
stato la promozione di un dialogo aperto e
costruttivo tra istituzioni, ricercatori, imprese
e cittadini, nella convinzione che solo
attraverso un approccio integrato e multidisciplinare
sia possibile affrontare efficacemente
le complesse sfide urbane.
L’intero percorso si è basato su un’impostazione
altamente interattiva, adottando metodologie
di futuring, che permettono di simulare
scenari futuri e di individuare azioni
concrete per affrontare criticità emergenti.
Tra gli strumenti utilizzati, un ruolo centrale
ha avuto la creazione di scenari urbani
futuri: in particolare, il caso di “Pandaville
2040” (Fig. 4) ha rappresentato un punto di
partenza per il dibattito. Si tratta di una città
immaginaria collocata in un mondo segnato
da un aumento della temperatura globale di
2,5 °C, caratterizzata da profonde disuguaglianze
sociali e da crisi energetiche e ambientali.
A Pandaville, l’ambizione tecnologica
convive con l’aumento del caldo estremo
e con un forte divario tra quartieri ricchi, dotati
di avanzati sistemi di raffrescamento, e
aree più vulnerabili, dove queste tecnologie
non sono accessibili. Il ciclo dell’acqua è fortemente
instabile: lunghi periodi di siccità si
alternano a piogge torrenziali e inondazioni.
Nonostante la presenza diffusa di pannelli
solari, la rete energetica risulta fragile, con
interruzioni frequenti. Eppure, Pandavil-
52
le continua ad attrarre nuovi abitanti provenienti
dalle campagne, richiamati dalla
possibilità di trovare lavoro. Le promesse
politiche si moltiplicano, ma il progresso appare
in ritardo rispetto alla velocità con cui
si moltiplicano le crisi.
A partire da questo scenario provocatorio,
si sono sviluppati dibattiti strutturati che
hanno coinvolto gruppi di esperti, coordinati
dai partner della DUT Partnership e da
rapporteur dedicati. Questi confronti hanno
permesso di discutere soluzioni concrete ai
principali problemi urbani, mettendo in evidenza
strategie operative per aumentare la
resilienza delle città e affrontare in modo
equo ed efficace le sfide poste dal cambiamento
climatico.
Risultati: verso una Roadmap più
Resiliente e Inclusiva
Le discussioni condotte durante l’incontro
hanno evidenziato significative convergenze
nelle sfide affrontate dai partecipanti. Tra
i cambiamenti più rilevanti immaginati come
scenario dei prossimi 15 anni le tematiche
emerse riguardano (Fig. 5): il cambiamento
climatico e gli eventi estremi; le infrastrutture
e la sicurezza urbana; gli impatti socio-economici;
gli effetti sulla salute; e gli
effetti sull’ambiente e sulla natura.
Tra i suggerimenti per l’adattamento alle
condizioni climatiche estreme, vi è una ridefinizione
delle abitudini quotidiane, con
una gestione della pianificazione urbana più
collaborativa e partecipativa, l’educazione
Fig.5 - Risultati emersi da
riflessioni individuali.
53
5
TRANSIZIONE URBANA
Fig.6 - Risultati emersi da riflessioni individuali.
giovanile, l’engagement, il rafforzamento del
senso di comunità e l’aumento degli spazi
verdi. Tra i temi ricorrenti, si segnalano le
preoccupazioni legate all’aumento del consumo
energetico per il raffrescamento, l’accentuazione
delle disuguaglianze sociali e la
crescente vulnerabilità economica (Fig. 6).
I partecipanti sono stati poi suddivisi in
tre gruppi di lavoro e hanno riflettuto su
due tematiche principali: la prima inerente
alle sfide di adattamento e alle strategie
di sopravvivenza nella città che cambia
(quali adattamenti devi apportare al tuo
stile di vita/impegno professionale per vivere
bene? Cosa devi iniziare o smettere di
fare? Quali sono stati i maggiori problemi e
vantaggi di questi cambiamenti avvenuti a
Pandaville nel corso del periodo di 15 anni?
Quali adattamenti hai osservato in città per
supportare la comunità?) (Fig. 7); la seconda
su come adattarsi alle nostre città per
esplorare cosa possiamo trarre per contribuire
a dare forma a ulteriori iniziative di
ricerca, politiche e finanziamenti a sostegno
delle transizioni urbane durante questo
periodo di crisi climatica e di biodiversità (in
che modo la vita urbana nel 2040 sarà plasmata
dalle crisi climatiche e di biodiversità
e come possiamo prepararci a questi cambiamenti?
Cosa possiamo fare, come comunità
urbana in transizione, nelle nostre città
per prepararci meglio ai cambiamenti che
Fig.7 - Risultati emersi dai gruppi di laoro in
merito alle sfide di adattamento e alle strategie
di sopravvivenza nella città che cambia.
54
Fig.8 - Risultati emersi dai gruppi di
lavoro in merito a come adattarsi alle
nostre città in quanto comunità.
probabilmente plasmeranno le nostre vite
urbane a causa delle crisi climatiche e della
biodiversità? Quali sono i tuoi suggerimenti
e idee per le città?) (Fig. 8).
Le discussioni nei diversi gruppi hanno riguardato
temi trasversali, tra cui l’agricoltura
urbana, le infrastrutture verdi, il trasporto
pubblico, la sicurezza dell’approvvigionamento
energetico, i modelli di mobilità, sul
ruolo della natura, sulle trasformazioni del
mondo del lavoro, l’intelligenza artificiale
e la governance urbana. Una delle questioni
centrali ha riguardato l’individuazione di
modelli di governance capaci di definire un
quadro legislativo efficace per le città del
futuro. Altrettanto cruciale è stata la riflessione
sulla capacità di adattamento delle
città e sulle risorse disponibili per affrontare
le sfide emergenti.
Gruppo 1: Impatti e strategie di
adattamento (coordinato Paola Clerici
Maestosi-ENEA, rapporteur: Emanuele
Cosenza-SOGESCA)
Il gruppo ha avviato la discussione con una
domanda di fondo: quali azioni possono essere
intraprese, a livello individuale e professionale,
per contrastare il cambiamento
climatico? Partendo dall’esperienza della
pandemia da COVID-19, sono stati esaminati
gli effetti dello smart working in termini di
benefici e criticità. Se da un lato la riduzione
degli spostamenti ha avuto un impatto positivo
sulla mobilità urbana e sulla qualità
dell’aria, dall’altro si è registrato un incremento
del consumo energetico domestico,
con conseguenti ripercussioni economiche
per i cittadini.
La discussione ha inoltre affrontato le strategie
di adattamento climatico, ponendo
l’accento sulla necessità di strumenti di pianificazione
adeguati alla gestione del rischio
idrogeologico e dell’energia. In particolare,
sono stati individuati tre strumenti chiave:
1. Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni,
mirato alla prevenzione e mitigazione degli
impatti delle inondazioni;
2. Piano di Gestione delle Risorse Idriche,
volto a garantire una gestione sostenibile
dell’acqua nelle aree urbane;
3. Piano d’Azione per l’Energia Sostenibile
e il Clima (PAESC), che integra strategie di
mitigazione e adattamento con particolare
attenzione alla povertà energetica.
Un ulteriore aspetto emerso riguarda la dimensione
culturale dell’azione climatica. L’educazione
e la sensibilizzazione rivestono un
ruolo determinante nella capacità della società
di adattarsi a contesti in rapida evoluzione,
evidenziando l’urgenza di un percorso
educativo comune per le nuove generazioni.
Sebbene però siano stati individuati strumenti
strategici, resta il dubbio sulla loro effettiva
implementazione: le città dispongono
delle risorse necessarie per tradurre questi
55
5
TRANSIZIONE URBANA
piani in azioni concrete?
Gruppo 2: Transizione equa e
bilanciamento delle priorità (coordinato
Silvia Bossi-ENEA, rapporteur: Riccardo
Coletta-APRE)
Il secondo gruppo ha approfondito le sfide
relative all’efficienza energetica negli alloggi
sociali e agli strumenti di finanziamento per
la riqualificazione degli edifici pubblici.
I temi principali discussi includono:
■ divergenza tra sfide locali e globali;
■ equità nella transizione climatica;
■ scambio di conoscenze e networking internazionale.
Particolare attenzione è stata dedicata alla
mobilità sostenibile, esaminata nel contesto
delle città in 15 minuti, e all’uso efficiente delle
risorse naturali. La questione energetica è
emersa come un tema cruciale, con un focus
su produzione, stoccaggio e utilizzo ottimale
dell’energia. Inoltre, il gruppo ha evidenziato
l’interconnessione tra scarsità idrica, sicurezza
alimentare e sostenibilità economica,
sottolineando la necessità di strategie integrate
che non trascurino l’impatto sociale
delle politiche ambientali.
Le esperienze delle nazioni insulari del Pacifico,
che da decenni affrontano criticità legate
alla scarsità d’acqua e alla gestione delle
risorse, sono state indicate come esempio di
buone pratiche da cui trarre insegnamento
per affrontare sfide analoghe in altri contesti.
Un altro punto di discussione ha riguardato
il ruolo della percezione sociale del cambiamento
climatico, in particolare in relazione alle
migrazioni. Si è sottolineata la necessità di politiche
pubbliche che, pur orientate a obiettivi
climatici a lungo termine, siano anche in grado
di rispondere alle esigenze sociali immediate,
riducendo la distanza tra le decisioni politiche
e la percezione dei cittadini.
Tuttavia, è emerso un potenziale conflitto tra
le esigenze locali e gli obiettivi globali: come
bilanciare la necessità di azioni immediate
con una visione di lungo termine? Inoltre, il
gruppo ha sollevato interrogativi sulla percezione
sociale delle politiche climatiche: come
evitare che le misure adottate siano percepite
come imposizioni dall’alto?
Gruppo 3: Innovazione, educazione e
governance dei dati (coordinato Michela
Pirro-ENEA, rapporteur: Andrea Ballarinlibero
professionista)
Il terzo gruppo ha individuato le principali
aree di ricerca che saranno direttamente influenzate
dal cambiamento climatico, tra cui:
■ gestione delle risorse idriche;
■ gestione dei rifiuti;
■ produzione energetica;
■ implicazioni sociali ed economiche.
Tra le possibili soluzioni per affrontare tali sfide,
sono stati evidenziati tre elementi chiave:
1. innovazione tecnologica, con applicazioni
in molteplici settori;
2. educazione e cambiamento comportamentale,
fondamentali per la formazione
delle nuove generazioni;
3. analisi delle conseguenze sociali dello
smart working e dell’isolamento professionale.
La diffusione del lavoro da remoto ha modificato
profondamente le interazioni umane e la
struttura sociale del lavoro, con ripercussioni
sul benessere psicologico e sulla coesione
delle comunità. Una possibile soluzione è il
56
potenziamento delle reti di collaborazione,
includendo il coinvolgimento del terzo settore
e delle organizzazioni no-profit.
Un aspetto fondamentale emerso nel dibattito
è l’importanza dell’accesso ai dati per una
governance efficace. La raccolta e l’analisi di
dati affidabili sono cruciali per supportare il
processo decisionale in ambito urbanistico,
energetico e sociale. Senza strumenti adeguati
di monitoraggio e valutazione, la resilienza
urbana e l’efficacia delle strategie di adattamento
rischiano di risultare compromesse.
Tuttavia, è necessario interrogarsi sul rischio
di una crescente dipendenza dalla tecnologia:
in che modo garantire che le soluzioni digitali
non accentuino le disuguaglianze esistenti?
Conclusioni
L’evento di Roma ha evidenziato che, nonostante
le numerose crisi che le città del
futuro dovranno affrontare, persistono opportunità
per la creazione di spazi urbani più
sostenibili, equi e resilienti. Il futuro delle
città sarà determinato dalle decisioni prese
oggi. Le conclusioni del workshop hanno
messo in luce l’importanza di un approccio
strategico e integrato nel finanziamento dei
progetti di transizione urbana. Attraverso
il confronto tra esperti del settore, rappresentanti
istituzionali e stakeholder locali, è
emerso che la collaborazione tra pubblico e
privato è una delle chiavi fondamentali per
il successo delle iniziative di rigenerazione
urbana e sostenibilità ambientale.
Un elemento cruciale emerso nel dibattito è
stato il ruolo delle politiche di coesione e dei
programmi di finanziamento europei, che
offrono opportunità rilevanti per sostenere
progetti di innovazione urbana. Ciononostante,
è stato sottolineato che l’accesso a
tali fondi richiede un’adeguata preparazione
progettuale e una conoscenza approfondita
dei meccanismi di finanziamento disponibili.
La necessità di rafforzare le competenze
tecniche e amministrative degli attori coinvolti
è stata identificata come un’altra tematica
centrale. In particolare, la capacità di
elaborare proposte progettuali solide, basate
su dati concreti e su un’analisi approfondita
dei bisogni territoriali, si rivela essenziale
per garantire l’efficacia delle iniziative
di transizione urbana.
Inoltre, il workshop ha messo in evidenza il
valore dell’innovazione tecnologica e della
digitalizzazione come strumenti strategici
per ottimizzare le risorse e migliorare l’efficienza
dei processi di finanziamento. L’uso
di piattaforme digitali per la gestione e
il monitoraggio dei progetti potrebbe favorire
una maggiore trasparenza e un migliore
coordinamento tra gli attori coinvolti. È
stato ribadito che il successo delle strategie
di finanziamento per la transizione urbana
dipende dalla capacità di creare sinergie tra
diversi settori e livelli di governance. La costruzione
di reti collaborative e la condivisione
delle migliori pratiche sono strumenti
essenziali per superare le sfide e garantire
un impatto duraturo sul territorio.
Infine, rimane la questione fondamentale
dell’impatto concreto delle iniziative discusse:
le città saranno davvero in grado di
tradurre questi piani in interventi tangibili e
misurabili, o il rischio è quello di rimanere ancorati
a una visione astratta della sostenibilità
urbana?
57
6
6
DOSSIER 2 - 2025
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA
RASSEGNA DEGLI
ABSTRACT PRESENTATI
Paola Clerici Maestosi - Coordinatrice ENEA
della Task Force per l’internazionalizzazione
della Divisione TERIN-ICER
Il capitolo che segue offre una panoramica critica degli abstract presentati nel contesto
del Convegno internazionale Research Alliances for Climate-Neutral, Sustainable and
Equitable Urban Communities. Le sessioni tematiche esplorano le complesse interconnessioni
tra urbanistica sostenibile, giustizia sociale e cambiamento climatico, e come
queste influenzano le politiche di pianificazione urbana e le soluzioni tecnologiche.
L’obiettivo del capitolo è analizzare e sintetizzare i contributi più significativi, evidenziando
come le proposte avanzate rispondano alle sfide attuali delle città contemporanee, e come
possano favorire un futuro urbano equo, resiliente e sostenibile.
In particolare, la sessione Giustizia Sociale, Equità e Partecipazione si distingue per l’esplorazione
delle intersezioni tra pianificazione urbana e tecnologie innovative, mettendo in evidenza
come le politiche partecipative possano contribuire a costruire città più inclusive e
giuste. Allo stesso modo, gli abstract nella sessione Urban Planning e Design per la Sostenibilità
e la Neutralità Climatica delle Città affrontano il tema della pianificazione urbana sostenibile,
con un focus sulla riduzione delle disuguaglianze e l’integrazione della giustizia sociale in
ogni aspetto della progettazione urbana. Gli studi raccolti nella sessione Tecnologie e Innovazione
per la Transizione Urbana presentano soluzioni tecnologiche avanzate, incentrate sulla
mobilità intelligente, la rigenerazione urbana e la sostenibilità energetica, tutte orientate
alla resilienza e alla vivibilità delle città future.
Le sessioni Infrastrutture Resilienti e Soluzioni Nature-Based e Comunità Energetiche e Transizione
Giusta contribuiscono con approcci multidisciplinari, focalizzandosi sulle soluzioni basate
58
sulla natura e sulla partecipazione delle comunità locali, in un’ottica di transizione energetica
equa e inclusiva. In generale, gli abstract riflettono la necessità di un cambiamento strutturale,
che non solo affronti la crisi climatica ma garantisca anche un futuro urbano che rispetti
le diversità sociali ed economiche. Il capitolo, quindi, intende offrire una visione completa e
articolata di come le città possano evolversi verso modelli più giusti, sostenibili e resilienti,
facendo leva sull’innovazione tecnologica e sulla partecipazione attiva dei cittadini.
1
GIUSTIZIA SOCIALE, EQUITÀ
E PARTECIPAZIONE
Nel contesto attuale, segnato da politiche di austerità e dall’aggravarsi dei rischi climatici,
il concetto di culture of care emerge come una risposta fondamentale per
una gestione urbana che tenga conto della giustizia sociale e dell’inclusività. Questa sessione
si concentra proprio sull’esplorazione delle modalità attraverso cui le città possono
affrontare le sfide urbane più urgenti, come le disuguaglianze
sociali e le problematiche ambientali, promuovendo
al contempo una partecipazione attiva della comunità.
Il progetto Cool Spaces a Basilea, ad esempio, mette in
luce come la creazione di spazi pubblici accessibili possa
mitigare gli effetti delle ondate di calore, proteggendo
le fasce più vulnerabili della popolazione e dimostrando
il ruolo cruciale delle istituzioni nella promozione della
giustizia sociale tramite la pianificazione urbana. La partecipazione
dei cittadini diventa ancora più evidente nel
progetto Urban ReLeaf, dove la citizen science supporta
la transizione verde nelle città, come Atene, Dundee e
Utrecht. Qui, l’inclusione attiva dei residenti nel monitoraggio ambientale consente di affrontare
le disuguaglianze spaziali e facilita la co-progettazione di soluzioni sostenibili per
adattarsi ai cambiamenti climatici.
Il concetto di “culture of
care ” emerge come una
risposta fondamentale per
una gestione urbana che
tenga conto della giustizia
sociale e dell’inclusività
Un’altra dimensione importante della sessione riguarda la mobilità sostenibile e inclusiva.
Attraverso il progetto Fair Mobility, si esplorano soluzioni per superare le disparità nel
trasporto pubblico in aree periferiche e rurali, evidenziando come modelli più equi possano
migliorare l’accesso ai servizi essenziali, come dimostrato nelle analisi di Ebensee
e Creil. Il tema della giustizia ambientale emerge anche nelle disuguaglianze nell’accesso
agli spazi urbani climatizzati e nella gestione delle isole di calore, con un forte appello a un
59
6
TRANSIZIONE URBANA
approccio partecipativo che promuova l’inclusione nelle decisioni urbanistiche.
L’analisi critica del concetto di smart city solleva interrogativi sul rischio che la transizione
digitale possa accentuare le disuguaglianze sociali, trasformando l’innovazione tecnologica
in un privilegio anziché in uno strumento di equità. In questo contesto, Doughnut Economics
offre una visione alternativa per ripensare la sostenibilità urbana in chiave partecipativa,
come dimostrato dal caso di Budapest, che ha adottato questo approccio per delineare un
modello urbano in cui benessere sociale e limiti ecologici siano armonizzati.
Infine, la sessione si conclude con una riflessione sull’equità nei trasporti attivi, esplorando
come le disuguaglianze di genere e marginalizzazione possano ostacolare l’accesso
alla mobilità sostenibile, come evidenziato nelle analisi delle reti ciclabili e pedonali nel
Regno Unito. Un ulteriore interrogativo che emerge riguarda l’impatto ambientale delle
attività di ricerca, con il progetto KARLA che suggerisce strategie per ridurre le emissioni
senza compromettere la cooperazione scientifica, equilibrando giustizia intergenerazionale
e sostenibilità.
Questa sessione, quindi, si propone di evidenziare come la giustizia sociale, l’equità e la
partecipazione possano essere forze motrici nel plasmare città più inclusive, sostenibili e
resilienti.
Sintesi degli ABSTRACT
La questione dell’istituzionalizzazione nelle culture
della cura urbana e i suoi effetti sulla giustizia sociale:
il caso delle misure di protezione contro i rischi sanitari
legati al clima a Basilea, Svizzera
Autore: Tanja Herdt
Affiliazione: OST, Rapperswil,CH; TU Delft, Delft, NL
Dalla crisi finanziaria del 2008, la politica dell’austerità ha portato a una delega delle responsabilità
per la cura e il benessere sociale, mentre il cambiamento climatico ha aumentato i
rischi per la salute, come l’esposizione al caldo estremo nelle aree urbane. L’articolo esplora
le “culture della cura” nelle città, in particolare con il progetto Cool Space a Basilea, che cerca
di offrire rifugio alle persone vulnerabili durante le ondate di calore. Il progetto, sviluppato
come un Living Lab, analizza la disponibilità di spazi pubblici e le barriere amministrative. La
ricerca utilizza un approccio multimodale, combinando GIS e ricerca qualitativa, per valutare
le necessità e l’efficacia delle misure di protezione. Lo studio confronta anche l’approccio di
Basilea con quello di Vienna, evidenziando come le politiche governative influenzano l’accessibilità
e la sostenibilità dei servizi di cura. Il confronto offre spunti per migliorare la pianificazione
urbana integrando meglio le infrastrutture di cura.
60
Scienza cittadina per le transizioni urbane verdi:
esperienze dalle città di Urban ReLeaf
Autore: Inian Moorthy
Affiliazione: International Institute for Applied Systems Analysis (IIASA)
Le soluzioni basate sulla natura (NBS) offrono numerosi benefici, come il raffreddamento, la
riduzione dell’inquinamento e il miglioramento della salute mentale, supportando i servizi ecosistemici.
L’UE promuove iniziative come il piano per piantare 3 miliardi di alberi e il Green Deal
europeo per favorire l’adozione delle NBS nelle città. Il progetto Urban ReLeaf collabora con autorità
pubbliche e comunità per sviluppare politiche di infrastrutture verdi, coinvolgendo i cittadini
nella pianificazione degli spazi verdi. Sei città pilota, tra cui Atene, Cascais, Dundee, Mannheim,
Riga e Utrecht, stanno implementando attività di monitoraggio e raccolta dati per migliorare la
resilienza urbana al cambiamento climatico. Queste città dimostrano come l’azione collettiva e
le politiche basate su dati possano rendere gli spazi verdi urbani più sostenibili e inclusivi.
Promuovere una mobilità inclusiva e sostenibile:
approfondimenti dal progetto Fair Mobility
Autori: Kintero Thokora, Juan David Roncolato-Donkor, Tatjana
Affiliazione: Technologie Zentrum Energie (TZE), University of Applied Sciences Landshut
(Germany). Urbasofia SRL, (Romania).
Il progetto Fair Mobility mira a ripensare la pianificazione della mobilità nelle aree periurbane
e rurali, promuovendo città eque, inclusive e climaticamente neutre. Concentrato su Ebensee
(Austria) e Creil (Francia), adotta un approccio femminista e intersezionale per affrontare sfide
come la scarsa connettività e le disuguaglianze di genere. Analizzando politiche come il Green
Deal europeo, il progetto propone concetti innovativi come la “regione dei 30 minuti” per garantire
accesso ai servizi essenziali. Coinvolgendo attori locali, sviluppa soluzioni per le fasce vulnerabili.
Identifica barriere sistemiche come la chiusura di stazioni e la dipendenza da trasporti
inefficienti. Le soluzioni includono il bilancio di genere, la rivitalizzazione dei servizi e la promozione
della mobilità attiva, offrendo modelli scalabili per una mobilità inclusiva e sostenibile.
Giustizia termica in città: affrontare le disuguaglianze legate
al calore attraverso la pianificazione urbana partecipativa
Autore: Zouad Hala
Affiliazione: Gustave Eiffel University in France
Questa ricerca esplora metodologie trasformative per decarbonizzare e migliorare la vivibilità
delle aree informali e post-suburbane in Europa, affrontando le sfide socio-spaziali
61
6
TRANSIZIONE URBANA
e ambientali. Basandosi sull’”urbanismo entropico”, il progetto propone nuovi modelli di
pianificazione urbana resilienti e adattabili. La metodologia include analisi del contesto,
co-progettazione con le comunità, sperimentazioni pilota e valutazione dell’impatto. Integra
innovazione digitale, governance partecipativa e sistemi energetici rinnovabili, con
un focus sulla mobilità sostenibile. Utilizzando strumenti partecipativi come simulazioni e
Photovoice, il progetto coinvolge il pubblico nei processi decisionali. Gli obiettivi includono
la progettazione di spazi intelligenti, l’integrazione della mobilità elettrica e la gestione
dinamica degli spazi. I risultati attesi sono quadri normativi, toolkit per il coinvolgimento
degli stakeholder e moduli di formazione. L’impatto previsto include miglioramento della
salute pubblica, riduzione dell’inquinamento e modelli scalabili per la trasformazione urbana
periurbana.
Smart city ed equità sociale: un dilemma
Autore: Melissa Sessa
Affiliazione: CNR - IRPI
Le smart cities, grazie alle tecnologie digitali e all’automazione dei servizi pubblici, promettono
efficienza e sostenibilità ambientale e sociale. Tuttavia, sorgono dubbi sulla loro capacità
di garantire equità sociale. Questa ricerca esplora se le smart cities siano davvero inclusive
o se necessitino di politiche specifiche per garantire l’uguaglianza di accesso ai diritti e
alle opportunità. L’accesso disomogeneo alle competenze digitali esclude fasce vulnerabili,
come anziani e persone a basso reddito, dai benefici delle innovazioni urbane. Inoltre, la
gentrificazione digitale e gli investimenti in smart grids potrebbero avvantaggiare alcuni
quartieri a scapito di altri. La corsa all’efficienza rischia di trascurare le cause strutturali
delle disuguaglianze e dell’inquinamento. La vera sfida delle smart cities è garantire che le
innovazioni siano accessibili a tutti, migliorando la qualità della vita senza esclusioni.
L’economia della ciambella come strumento di governance
partecipativa per città sostenibili e climaticamente neutrali:
il caso del Budapest Degrowth Doughnut
Autore: Gabriella Kiss
Affiliazione: Corvinus University of Budapest
Per promuovere modelli di governance partecipativa nelle città europee, è essenziale sviluppare
una visione condivisa di uno spazio urbano “sicuro e giusto” che rispetti i limiti planetari.
Gli economisti ecologici criticano la logica della crescita illimitata, sottolineando come
il sistema economico attuale contribuisca alla crisi ambientale e comprometta il benessere
umano. Il modello della Doughnut Economics di Kate Raworth offre un’alternativa, definen-
62
do un equilibrio tra il benessere sociale e i limiti ecologici. La variante Degrowth Doughnut
consente alle comunità locali di definire priorità basate su esigenze specifiche. La ricerca si
concentra sul Budapest Degrowth Doughnut, sviluppato attraverso un processo partecipativo
con attori locali, che ha fornito al Consiglio Comunale una prospettiva innovativa per
definire la strategia climatica e i piani per una Budapest climaticamente neutra.
Il ricercatore itinerante sulla sostenibilità urbana:
affrontare un tema controverso
Autori: Pia Laborgne, Marius Albiez, Markus Szaguhn
Affiliazione: Karlsruhe Institute of Technology
Il business travel accademico è cruciale per la produzione di conoscenza scientifica, ma
contribuisce significativamente alle emissioni di gas serra. Nel 2019, l’ETH Zurich ha stimato
che il 50% delle sue emissioni totali fosse dovuto ai viaggi accademici. La mobilità è
parte integrante della cultura accademica e della cooperazione internazionale, ma questa
doppia natura genera tensioni nel dibattito sulla sostenibilità. La ricerca, condotta nel Karlsruhe
Real-world Lab for Sustainable Climate Protection (KARLA), ha esplorato strategie di
viaggio a basso impatto attraverso workshop e calcoli sulle emissioni. Un problema chiave
riguarda le preoccupazioni dei giovani ricercatori, che temono svantaggi nella carriera a
causa della riduzione dei viaggi. Gli autori propongono un approccio che integra la giustizia
intra- e intergenerazionale, identifica conflitti tra esigenze accademiche e sostenibilità
e sviluppa soluzioni personalizzate per bilanciare mobilità scientifica e riduzione delle
emissioni.
Equità e mobilità attiva: il genere e oltre
Autore: Rachel Aldred
Affiliazione: University of Westminster
Questa ricerca analizza le disuguaglianze nell’accesso e nell’esperienza della mobilità attiva,
come camminare e andare in bicicletta, con un focus sul Regno Unito, ma anche con
riferimenti a altri contesti. L’analisi esplora disparità di genere e altre forme di marginalizzazione
intersezionale, spesso meno studiate. Un tema centrale riguarda il divario
nell’accesso alle infrastrutture per la mobilità attiva, come le reti ciclabili nelle aree urbane
svantaggiate. Inoltre, si indaga l’equità esperienziale, considerando come la marginalizzazione
della mobilità attiva sia legata a altre forme di esclusione sociale. L’obiettivo è
fornire strumenti per promuovere politiche urbane inclusive, garantendo che la mobilità
attiva sia accessibile e sicura per tutti i gruppi sociali, indipendentemente da genere, reddito
o altre vulnerabilità.
63
6
TRANSIZIONE URBANA
Ripensare le città: tra sostenibilità,
equità e innovazione
Le città di oggi sono al centro di grandi
trasformazioni: dal cambiamento climatico
alle disuguaglianze sociali, dalla mobilità
sostenibile all’uso delle tecnologie per
migliorare la qualità della vita. Come
possiamo garantire che queste transizioni
siano davvero inclusive? Quali strumenti
abbiamo per affrontare le sfide urbane
senza lasciare indietro nessuno? Questo
volume raccoglie una serie di studi innovativi
che esplorano il futuro delle città attraverso
molteplici prospettive: dalla giustizia
termica e le infrastrutture verdi, alla mobilità
sostenibile e alla governance partecipativa.
Ogni ricerca affronta un aspetto cruciale
della sostenibilità urbana, evidenziando
come politiche locali, tecnologie e
partecipazione cittadina possano modellare
spazi più vivibili, equi e resilienti.
■ Cure urbane e giustizia sociale
Il progetto Cool Spaces a Basilea dimostra
come la pianificazione possa proteggere
le persone vulnerabili dai rischi climatici,
confrontando le politiche svizzere e
austriache.
■ Scienza cittadina e verde urbano
Il progetto Urban ReLeaf mostra come
sei città europee stiano utilizzando dati e
partecipazione pubblica per rendere gli spazi
verdi più inclusivi e resilienti.
■ Mobilità per tutti
Il progetto Fair Mobility analizza le
disuguaglianze nei trasporti in aree rurali
e periurbane, proponendo strategie per
garantire accesso equo ai servizi essenziali.
■ Giustizia termica
Strategie partecipative e digitali vengono
integrate nella pianificazione urbana per
affrontare le disuguaglianze legate al
calore estremo, soprattutto nelle periferie
vulnerabili.
■ Smart cities: promessa o rischio?
L’innovazione digitale è davvero accessibile
a tutti? La ricerca esplora le sfide dell’equità
sociale nelle città intelligenti.
■ L’economia della ciambella
Il caso di Budapest mostra come modelli
economici alternativi possano guidare città
sostenibili e climaticamente neutre.
■ Mobilità accademica e sostenibilità
Come possono i viaggi scientifici ridurre
l’impatto ambientale senza compromettere
la collaborazione internazionale?
■ Equità e mobilità attiva
Uno sguardo alle disuguaglianze di genere
e intersezionali nell’accesso a trasporti
sostenibili come il ciclismo e il camminare.
Ogni contributo offre un punto di vista
unico, ma tutti convergono su un messaggio
chiave: la sostenibilità urbana non è solo
una questione tecnologica, ma anche un
impegno politico e sociale. Ripensare le città
significa creare spazi più giusti, inclusivi e
capaci di rispondere alle sfide del futuro con
soluzioni trasformative.
Quale sarà il prossimo passo
per le città sostenibili?
64
2
URBAN PLANNING E DESIGN
PER LA SOSTENIBILITÀ E LA NEUTRALITÀ
CLIMATICA DELLE CITTÀ
La pianificazione urbana e il design sostenibile sono temi cruciali nella lotta contro il
cambiamento climatico e per la costruzione di città più resilienti e inclusive. La sessione
Urban Planning e Design per la Sostenibilità e la Neutralità Climatica delle Città offre una
panoramica delle pratiche emergenti nella pianificazione urbana, con un’attenzione specifica
sull’importanza di strategie inclusive che rispondano
concretamente alle sfide globali del cambiamento climatico.
Un approccio sistemico che coinvolga direttamente le
comunità locali e promuova la giustizia ambientale è essenziale
per garantire che la sostenibilità diventi una realtà
per tutti, senza escludere i gruppi più vulnerabili.
Tra le tematiche esplorate, una delle più urgenti riguarda
il fenomeno delle ondate di calore, che non solo ha un impatto
fisico, ma accentua le disuguaglianze sociali esistenti
nelle città. In questo contesto, l’adozione di soluzioni innovative,
come la mappatura partecipativa delle zone più
vulnerabili, diventa fondamentale per rendere la città più
Un altro tema di rilievo
è l’integrazione della
resilienza climatica nella
pianificazione urbana, con
l’obiettivo di raggiungere la
neutralità carbonica
resiliente e giusta. L’approccio alla pianificazione urbana deve, infatti, considerare il raffreddamento
urbano non solo come una risposta ai cambiamenti climatici, ma come un bene
pubblico e un diritto fondamentale per tutti i cittadini.
Un altro tema di rilievo è l’integrazione della resilienza climatica nella pianificazione urbana,
con l’obiettivo di raggiungere la neutralità carbonica e migliorare il benessere delle persone
e dell’ambiente. La progettazione urbana deve essere multidisciplinare, cercando di creare
soluzioni concrete e innovative che rispondano alle esigenze delle città e dei territori, coinvolgendo
attivamente le comunità locali e tutti gli attori sociali. Questo approccio permette
di attuare cambiamenti trasformativi e sistemici che vadano oltre le politiche tradizionali,
abbracciando la co-creazione di soluzioni che contribuiscano alla decarbonizzazione e all’adattamento
climatico.
Inoltre, la mobilità sostenibile e inclusiva gioca un ruolo fondamentale nella transizione verso
città più sostenibili. La pianificazione urbana deve affrontare le barriere storiche e istituzionali
che ostacolano la diffusione di politiche di mobilità sostenibile, promuovendo soluzioni
che migliorino l’accessibilità per tutti, comprese le aree più periferiche. L’integrazione
di tecnologie innovative e approcci partecipativi è cruciale per superare le disuguaglianze
esistenti e creare sistemi di trasporto meno impattanti sul clima e più equi socialmente.
65
6
TRANSIZIONE URBANA
Al contempo, la sostenibilità urbana si estende anche al turismo, che deve essere ripensato
per contrastare fenomeni come il sovraffollamento e la gentrificazione. Le città possono
diventare spazi più inclusivi e coesi, dove le iniziative culturali e artistiche contribuiscono
non solo a migliorare l’esperienza turistica, ma anche a rafforzare il legame tra i residenti e
il loro territorio. La sostenibilità, quindi, non riguarda solo gli aspetti ambientali, ma anche la
qualità della vita e il benessere sociale.
La partecipazione delle comunità locali nella pianificazione è un tema ricorrente nelle pratiche
di transizione verso città climaticamente neutrali. I progetti che promuovono la collaborazione
tra diversi attori locali e regionali sono fondamentali per affrontare le sfide legate
al cambiamento climatico, integrando soluzioni verdi e sistemi di mobilità che possano
ridurre le emissioni di gas serra e migliorare la qualità della vita nelle città.La sostenibilità
delle piccole città e dei centri rurali è un altro aspetto che sta guadagnando attenzione, in
quanto queste aree, spesso escluse dalle grandi politiche di decarbonizzazione, giocano un
ruolo cruciale nella transizione energetica. L’adozione di pratiche di sostenibilità energetica
in queste zone è essenziale per creare un modello integrato di sviluppo urbano che possa
essere replicato a livello globale.
Infine, la pianificazione urbana sostenibile deve tenere conto della diversità culturale e spaziale,
riconoscendo che ogni territorio ha specificità uniche che vanno rispettate e valorizzate. Le
iniziative artistiche e culturali possono essere una risorsa potente per promuovere una transizione
climatica che rispetti e rafforzi l’identità locale, creando un equilibrio tra innovazione
e tradizione.
Questa sessione si propone quindi di offrire una riflessione complessa e multidisciplinare sulla
pianificazione urbana come strumento fondamentale per affrontare le sfide del cambiamento
climatico, attraverso soluzioni che siano ecologiche, sociali ed economicamente inclusive, in
grado di costruire città più giuste, sostenibili e resilienti.
Sintesi degli ABSTRACT
Urbanismo Entropico:
strategie Trasformative per lo Sviluppo Climaticamente Neutro
e Sostenibile nelle Aree Informali e Post-Suburbane
Autori: Claudia Ribeiro Pereira Nunes, Carlos Alberto Almeida Marques, Pedro Diaz Peralta, and
Mayra Carolina Cambero Álvarez
Affiliazione: Universidad Complutense de Madrid, Universidade de Lisboa, Universidad
Complutense de Madrid, e Universidad Complutense de Madrid.
Il calore urbano non è solo un fenomeno fisico, ma anche una questione sociale che riflette e
aggrava le disuguaglianze all’interno delle comunità. La distribuzione disomogenea delle risorse
66
per il raffreddamento, come gli spazi verdi e le aree ombreggiate, evidenzia le disparità nella pianificazione
urbana. Le popolazioni vulnerabili, come anziani e gruppi a basso reddito, affrontano
rischi sanitari sproporzionati durante gli eventi di calore. Storiche pratiche di zonizzazione hanno
ulteriormente radicato queste disuguaglianze. Le thermal walks, approcci partecipativi che coinvolgono
i residenti nella mappatura delle zone di disagio termico, promuovono il dialogo e l’inclusività.
Questi metodi aiutano a identificare hotspot trascurati e amplificano le voci emarginate.
Trattare il calore come un bene pubblico implica considerarlo un diritto urbano fondamentale,
promuovendo la distribuzione equa delle infrastrutture verdi e dei centri di raffreddamento. Così
facendo, la pianificazione urbana può diventare più equa e resiliente.
Pianificazione, progettazione urbana e architettura
per l’azione climatica: risultati dal terzo rapporto
di valutazione UCCRN sul cambiamento climatico e le città
Autori: Mattia Federico Leone, Cristina Visconti
Affiliazione: Università di Napoli Federico II, Urban Climate Change Research Network
European Hub
Integrare i principi di sviluppo resiliente ai cambiamenti climatici nella pianificazione urbana
significa progettare città che contribuiscano simultaneamente alla neutralità carbonica, all’adattamento
climatico e al benessere delle persone e dell’ambiente. Pianificatori, progettisti e
architetti devono colmare il divario tra ricerca e pratica, sviluppando nuovi metodi su diverse
scale spaziali per allinearsi agli obiettivi globali. Per ottenere cambiamenti sistemici, è necessario
un approccio innovativo che coinvolga attivamente le comunità urbane e i portatori
di interesse nella co-creazione e co-valutazione di soluzioni. I risultati del gruppo di lavoro
“Pianificazione, Progettazione Urbana e Architettura per l’Azione Climatica” anticipano un dialogo
multidisciplinare per la decarbonizzazione e l’adattamento, applicato a città come Rio de
Janeiro, Napoli e Salonicco. Questo approccio propone un rafforzamento delle capacità istituzionali
e private, mirando a cambiamenti trasformativi per un futuro più sostenibile.
Verso città climaticamente neutre: osservazioni da un decennio
di pianificazione della mobilità urbana sostenibile nelle città ceche
Autori: Radomíra Jordová e Hana Brůhová-Foltýnová
Affiliazione: Università Jan Evangelista Purkyně in Ústí nad Labem, Repubblica Ceca
La mobilità urbana rappresenta una sfida cruciale per la neutralità climatica e la qualità della
vita nelle città. Il Green Deal Europeo stabilisce l’obiettivo di ridurre del 90% le emissioni di
gas serra dai trasporti entro il 2050, richiedendo approcci integrati e adattativi nella pianificazione
della mobilità. I Piani di Mobilità Urbana Sostenibile (PUMS) sono diventati uno
67
6
TRANSIZIONE URBANA
strumento chiave per affrontare le dimensioni ambientali, spaziali e sociali dei trasporti,
guadagnando attenzione in tutta l’UE. Tuttavia, le città dell’Europa Centrale e Orientale (CEE)
si trovano ad affrontare barriere legate a esperienze limitate nella pianificazione partecipativa
e nella gestione del coinvolgimento dei portatori di interesse, complicate dalle eredità
istituzionali post-comuniste. Questo studio esplora l’evoluzione dei PUMS nelle città ceche,
che, seppur con sfide, hanno iniziato a integrare la sostenibilità nei trasporti urbani. Utilizzando
il metodo Delphi, il lavoro analizza esperienze e successi in 35 città, mettendo in
evidenza progressi nella promozione della mobilità condivisa e nell’adozione di tecnologie
innovative. Tuttavia, emergono anche lacune nei processi PUMS, come la capacità di valutazione
a lungo termine e la coordinazione tra i portatori di interesse. Le raccomandazioni
finali mirano a rafforzare i quadri istituzionali e a migliorare i supporti nazionali per ottimizzare
i futuri sviluppi dei PUMS.
Ospitalità trasformativa per il turismo urbano
sostenibile e inclusivo
Autori: Marcella De Martino, Eirini Alexioy, Francesca Nicolais, Valentina Apicerni
Affiliazione: CNR-IMAA; Urban Dig project; UNISOB; CNR-ISPC
Lo studio esplora il concetto di ospitalità trasformativa come risposta alle sfide del sovraffollamento
turistico e della gentrificazione nelle città storiche. Analizzando interventi comunitari
e artistici, la ricerca propone approcci alternativi allo sviluppo urbano che mettono
al centro l’impegno della comunità, la diversità culturale e la resilienza sociale. Con due casi
studio - AltoFest a Napoli e il Dourgouti Island Hotel ad Atene - lo studio indaga come i residenti
locali possano fungere da agenti di cambiamento attraverso pratiche partecipative. La
metodologia qualitativa, che include interviste semi-strutturate, esplora le interazioni tra
gli interventi culturali e la resilienza urbana. I risultati mostrano che l’ospitalità trasformativa
rafforza la coesione sociale, favorendo connessioni tra residenti e visitatori, mitigando gli
effetti della gentrificazione. Queste iniziative contribuiscono alla creazione di spazi urbani
inclusivi che rispecchiano i principi del turismo sostenibile. La ricerca propone un modello
di turismo che privilegia il benessere della comunità, offrendo spunti utili per urbanisti e
professionisti culturali impegnati a rendere le città più sostenibili.
Pianificazione spaziale integrata per città climaticamente neutre,
sostenibili ed eque: la metodologia del progetto LIFE IN-PLAN
Autori: Fabrizia Salvi, Marco Slavich
Affiliazione: AREA Science Park
Le città faticano a diventare più vivibili e sostenibili, mentre l’UE stabilisce obiettivi am-
68
biziosi di neutralità carbonica. Tuttavia, la mentalità dei silos nel governo urbano e nella
pianificazione frena una gestione efficace. Il progetto LIFE IN-PLAN promuove un approccio
integrato, combinando politiche e pratiche per facilitare la transizione verso città climaticamente
neutre. Sviluppa una metodologia innovativa di pianificazione spaziale per ridurre le
emissioni di gas serra e migliorare la qualità della vita urbana, promuovendo una gestione
strategica e partecipativa. Le città pilota di Trieste, Maribor e Novi Sad testano strategie di
pianificazione integrata per affrontare il cambiamento climatico, includendo tutte le componenti
urbane, come infrastrutture verdi e sistemi di mobilità.
Stato della pianificazione locale del clima e dell’energia
in 6 piccole e rurali città europee:
risultati preliminari del progetto LIFE LOCAL GoGREEN
Autore: Luigi Santopietro
Affiliazione: Consiglio Nazionale delle Ricerche - Istituto di Metodologie per l’Analisi
Ambientale (CNR-IMAA)
Le piccole città e i paesi rurali svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo territoriale equilibrato
e nel raggiungimento degli obiettivi comuni europei. Tuttavia, queste realtà affrontano
numerosi problemi legati a tendenze demografiche, sociali, economiche e ambientali, necessitando
di un forte supporto per la decarbonizzazione. Il progetto LIFE22-CET LOCAL GoGREEN
mira ad accelerare la transizione verso l’energia pulita in 6 piccole comunità in Europa. Questo
studio condivide i risultati preliminari di queste città in Bulgaria, Croazia, Slovenia, Italia,
Germania e Spagna, inclusi rapporti di autovalutazione, mappatura dei piani e programmi
energetici, e identificazione degli ostacoli per una corretta implementazione. I prossimi passi
riguarderanno l’analisi delle lacune e la formulazione di raccomandazioni politiche.
Come la Pianificazione Urbana può ridurre il consumo di energia:
una revisione della letteratura
Autore: Rasmus Nedergård Steffansen
Affiliazione: Università di Aalborg
Questo studio esplora come la pianificazione urbana può contribuire alla riduzione del
consumo energetico e della domanda futura di energia, soprattutto nel contesto dei Positive
Energy Districts (PEDs). Viene messo in evidenza l’obiettivo del Green Deal dell’UE
per 100 città climaticamente neutrali entro il 2050 e viene esaminata la letteratura sui
sistemi energetici urbani. L’articolo delinea dieci “comandamenti” per una pianificazione
urbana sostenibile, concentrandosi sul ruolo della pianificazione nella riduzione della
domanda energetica, nell’ottimizzazione dei sistemi energetici locali e nell’integrazione
69
6
TRANSIZIONE URBANA
delle fonti rinnovabili. L’obiettivo è promuovere una comprensione più profonda di come
la pianificazione urbana possa contribuire a raggiungere la neutralità climatica tramite la
riduzione dell’energia.
Integrazione delle qualità culturali e spaziali nel processo
decisionali: verso la trasformazione sostenibile dell’area
del lungomare Sørsida ad Ålesund
Autore: Francesco Camilli
Affiliazione: Indipendente (NTNU)
Questo contributo discute come il comune di Ålesund, in Norvegia, abbia integrato le qualità
culturali e spaziali nel processo decisionale per promuovere una trasformazione urbana
sostenibile. Concentrandosi sull’area del lungomare Sørsida, la città ha utilizzato iniziative
artistiche e culturali per coinvolgere il pubblico nello sviluppo a lungo termine dell’area. Il
progetto, supportato dal progetto Re-Value, ha coinvolto workshop multidisciplinari per riflettere
sui valori culturali e spaziali del sito. Lo studio analizza questi processi e il loro ruolo
nel favorire la trasformazione climatica neutrale di Ålesund.
Pianificazione per città inclusive ed equitative:
ripensare la mobilità e la partecipazione
Autore: Francesco Scorza
Affiliazione: Università della Basilicata
Questo lavoro discute come la pianificazione urbana possa affrontare il cambiamento climatico,
lo sviluppo urbano e le disparità sociali. Si concentra sulla mobilità sostenibile
come strumento per promuovere l’equità nella pianificazione urbana, esaminando come
le infrastrutture ciclabili e pedonali possano ridurre le disuguaglianze. Lo studio utilizza
le infrastrutture ciclabili di Potenza come caso di studio e le confronta con altri esempi
europei. Inoltre, esplora i quadri di governance partecipativa, sottolineando la necessità
di processi di pianificazione inclusivi che responsabilizzino le comunità. L’articolo fornisce
un insieme completo di raccomandazioni per creare città più eque, accessibili e centrato
sulle persone.
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Città in Transizione: Strategie Innovative per la
Neutralità Climatica e l’Inclusione Urbana
Le città di oggi si trovano ad affrontare
sfide senza precedenti: dal cambiamento
climatico alle disuguaglianze sociali, dalla
gestione delle risorse all’innovazione
sostenibile. Questa raccolta di ricerche
approfondisce come l’urbanistica, la
pianificazione e la governance possano
guidare trasformazioni radicali per rendere
le città più vivibili, resilienti ed eque.
■ Urbanismo entropico e giustizia climatica
L’accesso diseguale a spazi verdi e
infrastrutture di raffreddamento accentua
le disuguaglianze urbane. Attraverso le
thermal walks, si propone un modello di
pianificazione partecipativa per affrontare il
calore urbano come una questione di diritto
pubblico.
■ Progettazione urbana per l’azione climatica
Un’analisi esplora come architetti e urbanisti
possano integrare neutralità carbonica e
benessere sociale, con esempi da diverse
città del mondo.
■ Mobilità sostenibile nell’Europa Centrale
Una ricerca esamina il decennio di
implementazione dei Piani di Mobilità
Urbana Sostenibile nelle città ceche,
evidenziando progressi e sfide nel contesto
post-comunista.
■ Turismo urbano e ospitalità trasformativa
Uno studio analizza come iniziative culturali
possano contrastare gli effetti della
gentrificazione e rafforzare la coesione
sociale.
■ Pianificazione spaziale integrata
Un progetto propone un nuovo modello per
superare la frammentazione istituzionale
nella transizione verso città climaticamente
neutrali.
■ Decarbonizzazione delle piccole città
Un’analisi presenta le prime evidenze di un
progetto europeo che supporta sei comunità
rurali nella transizione energetica.
■ Pianificazione urbana ed efficienza
energetica
Vengono esplorate dieci strategie chiave
per ridurre il consumo energetico urbano e
raggiungere la neutralità climatica.
■ Cultura e spazio pubblico per la
rigenerazione urbana
Un caso studio analizza il lungomare di una
città norvegese, dove iniziative artistiche
hanno favorito un processo decisionale
inclusivo e sostenibile.
■ Mobilità equa e governance partecipativa
Viene proposto un modello di pianificazione
che mette al centro la giustizia sociale,
studiando infrastrutture ciclabili e processi
di partecipazione dal basso.
Ogni contributo evidenzia come la
sostenibilità urbana non sia solo una
questione tecnica, ma anche un percorso
sociale e politico. Ripensare le città significa
costruire un futuro più equo, resiliente e
sostenibile.
Quali saranno le prossime
trasformazioni urbane?
71
3
6
TRANSIZIONE URBANA
TECNOLOGIE ED INNOVAZIONE
PER LA TRANSIZIONE URBANA
72
Le tecnologie emergenti e l’innovazione svolgono un ruolo fondamentale nella trasformazione
delle città, portando soluzioni concrete per affrontare le sfide legate alla sostenibilità
e alla neutralità climatica. La sessione Tecnologie ed Innovazione per la Transizione Urbana
esplora una vasta gamma di approcci tecnologici che stanno rivoluzionando la pianificazione
e la gestione delle città, con l’obiettivo di migliorare la qualità della vita, ridurre l’impatto ambientale
e costruire comunità più resilienti.
Uno degli aspetti centrali di questa sessione è la mobilità urbana intelligente, in particolare il
potenziale dei veicoli autonomi e delle infrastrutture stradali intelligenti. Queste tecnologie
promettono di trasformare il panorama dei trasporti, ma la loro integrazione nelle città esistenti
comporta sfide complesse, come la coesistenza sicura tra veicoli autonomi e tradizionali.
La progettazione di soluzioni innovative per la gestione di queste nuove tecnologie nei
contesti urbani è cruciale per garantire un’adozione sicura ed efficace.
Parallelamente, l’uso delle tecnologie digitali avanzate, come i modelli 3D e i Digital Twin, sta
rivoluzionando la pianificazione urbana, permettendo una gestione più efficiente delle risorse
e delle infrastrutture. I modelli digitali forniscono una visione dettagliata delle città e dei loro
distretti, facilitando l’analisi delle opportunità di sviluppo
sostenibile e l’ottimizzazione dei consumi energetici. Questi
strumenti offrono anche il potenziale per creare città più
efficienti e meglio preparate ad affrontare le sfide del cambiamento
climatico.
La tecnologia può anche svolgere un ruolo determinante
nella resilienza delle comunità più vulnerabili. Progetti che
integrano sensori IoT, reti in fibra ottica e intelligenza artificiale
stanno rendendo possibile la creazione di soluzioni su
misura per contesti specifici, come i villaggi colpiti da disastri
naturali. In questo scenario, le città diventano veri e propri
“laboratori viventi”, dove le tecnologie vengono testate
e adattate per migliorare la qualità della vita e facilitare la
transizione verso un modello energetico sostenibile.
Oltre agli approcci tecnologici pratici, questa sessione esplora anche movimenti culturali e filosofici
che stanno guidando la transizione urbana verso un futuro più giusto e sostenibile. Il
movimento Solarpunk, ad esempio, propone una visione alternativa di progresso, che enfatizza
l’armonia tra tecnologia e natura e promuove un futuro inclusivo e ecologista. Tale prospettiva
Uno degli aspetti centrali
è la mobilità urbana
intelligente, in particolare
il potenziale dei veicoli
autonomi e delle
infrastrutture stradali
intelligenti
invita a ripensare il nostro modello di sviluppo e a immaginare un mondo in cui la tecnologia non
è al servizio del capitalismo, ma contribuisce a risolvere le disuguaglianze globali.
Inoltre, l’innovazione tecnologica non riguarda solo le infrastrutture fisiche, ma anche la governance
urbana. L’uso dell’intelligenza artificiale per migliorare la resilienza delle città, analizzando
le reti sociali, economiche e istituzionali, è un approccio promettente per costruire
città capaci di affrontare le sfide globali, come il cambiamento climatico e le crisi economiche.
La collaborazione tra istituzioni, cittadini e industrie è essenziale per garantire che le soluzioni
tecnologiche siano efficaci, inclusivi e adattabili alle necessità locali.
Infine, la ricerca collaborativa e le sinergie internazionali sono fondamentali per accelerare la
diffusione delle soluzioni sostenibili. Programmi di ricerca come l’EERA JP-SC supportano la
transizione verso città intelligenti e climaticamente neutrali, promuovendo l’innovazione in
settori chiave come l’efficienza energetica, la resilienza climatica e le energie rinnovabili. Un
approccio congiunto tra ricerca, politica e industria è essenziale per creare città che siano non
solo sostenibili ma anche giuste e inclusive, pronte ad affrontare le sfide del futuro.
Questa sessione, quindi, offre una panoramica affascinante delle tecnologie e delle innovazioni
che stanno definendo la transizione urbana, dimostrando come le soluzioni tecnologiche
possano essere integrate nelle città per creare un futuro più sostenibile e resiliente per tutti.
Sintesi degli ABSTRACT
Esplorare il ruolo delle tecnologie nel processo
di transizione urbana sostenibile
Autore: Fotini Kehagia , Apostolos Anagnostopoulos
Affiliazione: Dipartimento di Ingegneria Civile dell’Università Aristotele di Salonicco
La mobilità intelligente è una componente cruciale nello sviluppo delle smart city, creando reti
di trasporto avanzate che integrano soluzioni tecnologiche e di mobilità. Si tratta di un concetto
che implica la riprogettazione delle infrastrutture per rispondere alle necessità della vita
urbana moderna e alle esigenze aziendali. Recentemente, l’adozione dei Sistemi di Trasporto
Intelligente (ITS) è aumentata, mostrando il potenziale delle tecnologie di guida automatica.
La mobilità automatizzata, destinata a dominare nei prossimi decenni, porterà a una trasformazione
radicale del panorama della mobilità. Tuttavia, la fase transitoria, caratterizzata dalla
coesistenza tra veicoli autonomi e convenzionali, presenta sfide significative, incluse interazioni
complesse e potenzialmente pericolose. Il progetto STREET21 si concentra su queste
problematiche, esplorando soluzioni innovative per riprogettare gli incroci urbani, affrontando
le lacune nella comprensione del comportamento dei veicoli autonomi e le implicazioni per le
infrastrutture stradali.
73
6
TRANSIZIONE URBANA
Gemello Digitale Urbano a supporto dell’implementazione di
distretti a energia positiva (PED)
Autori: Valerio Palma, Paolo Civiero, Paola Marrone, Francesco Guarino
Affiliazione: Università RomaTre
Questo lavoro presenta gli ultimi risultati ottenuti nel progetto di ricerca Rome Technopole,
volto a supportare il processo decisionale nella rigenerazione urbana, sia a livello edilizio
che urbano. Il contributo riguarda l’efficienza energetica e la costruzione di una base di
dati geospaziali per implementare distretti a energia positiva (PED) e la ristrutturazione
su larga scala, utilizzando lo standard CityGML. L’obiettivo è garantire la visualizzazione e
l’interoperabilità con i sistemi GIS e creare modelli 3D urbani per l’analisi e la generazione
di scenari di sviluppo. Una metodologia cognitiva è stata adottata per digitalizzare il distretto
di Valco S. Paolo e creare un Digital Twin, replicabile in altre aree.
Sniper-Tech per l’innovazione urbana su misura:
Pitigliano come un laboratorio Open Blue-Sky
Autori: Francesca Parasecolo, Nicoletta Gozo, Sonia Giovinazzi
Affiliazione: Open Fiber
Raggiungere comunità climaticamente neutre, sostenibili ed equitative richiede soluzioni
innovative per le sfide uniche di aree urbane e rurali. Il progetto Borgo del Futuro, sviluppato
da ENEA, Open Fiber, INGV e il Comune di Pitigliano, introduce Sniper-Tech, un
framework mirato che trasforma i villaggi storici in comunità sostenibili, resilienti ai cambiamenti
climatici e inclusive. Questo approccio sviluppa metodologie standardizzate per
innovazioni su misura, integrando reti in fibra ottica, sensori IoT e analisi basate su intelligenza
artificiale. Sniper-Tech si concentra su gruppi vulnerabili e aree soggette a rischi
naturali, inclusi i cambiamenti climatici. Il laboratorio Open Blue-Sky di Pitigliano funge da
prova di concetto per dimostrare l’efficacia di queste soluzioni.
SOLARPUNK è la poetica del futuro
Autore: Franco Ricciardiello
Affiliazione: Solarpunk Italia
Solarpunk Italia è un collettivo di attivisti appassionati di arte e letteratura, parte del movimento
internazionale Solarpunk, nato come alternativa sostenibile al modello capitalista
che causa la catastrofe climatica. Il nostro impegno si concentra sulla letteratura
Solarpunk, una forma di fantascienza che si oppone alla distopia, sfidando la visione di
un futuro senza alternative al capitalismo. Solarpunk immagina un futuro anti-capitalista,
74
ecologista, inclusivo e giusto. Si ribella alla narrativa pessimistica, agendo per creare un
mondo migliore, come una vera e propria poetica del futuro.
Avanzare la resilienza urbana attraverso la Network Science e l’AI:
un framework scalabile per città climaticamente neutrali ed eque
Autore: Amir Albadvi
Affiliazione: Urban Resilience and Sustainability Alliance (URSA), University Canada West,
Vancouver, Canada
Mentre le infrastrutture sono fondamentali per la neutralità climatica e la sostenibilità
urbana, la collaborazione istituzionale e la governance sono altrettanto cruciali per affrontare
shock climatici, economici e sociali. L’Urban Resilience and Sustainability Alliance
(URSA) propone un framework di valutazione basato su reti, utilizzando Parenclitic Network
Analysis (PNA), AI e modellazione scenaristica, con l’Enhanced Urban System Abstraction
Hierarchy (USAH) per analizzare la resilienza urbana. Presentiamo un approccio scalabile
per confrontare la resilienza delle città, che aiuta i responsabili politici a identificare vulnerabilità
e interdipendenze, e a progettare strategie di governance adattiva.
Alleanze di ricerca per città sostenibili e intelligenti:
sbloccare sinergie per l’innovazione e l’impatto
Autori: Paola Clerici Maestosi, Sonia Giovinazzi
Affiliazione: ENEA
La transizione verso comunità urbane climaticamente neutre, sostenibili ed eque richiede
sforzi coordinati di ricerca e innovazione tra discipline, settori e livelli di governance. Il
programma congiunto EERA JP-SC (European Energy Research Alliance Joint Programme on
Smart Cities) ha il potenziale per svolgere un ruolo cruciale in questa transizione. Mentre
l’EERA JP-SC è in fase di sviluppo di un’agenda strategica di ricerca e innovazione (SRIA),
questa presentazione fornirà una panoramica della sua visione emergente, delle priorità
tematiche e delle direzioni di ricerca proposte. Queste priorità includono un forte focus
sull’efficienza energetica, la digitalizzazione e la resilienza, insieme a temi innovativi come:
la sostenibilità climatica e ambientale e la resilienza delle città; la resilienza energetica
tramite fonti diversificate, tra cui l’idroelettrico; la bioenergia e la circolarità nell’energia; i
sistemi energetici decentralizzati, con le città che fungono da nodi principali in reti.
75
6
TRANSIZIONE URBANA
Esplorare il ruolo delle tecnologie nel processo
di transizione urbana sostenibile
La mobilità intelligente è la spina dorsale
delle smart cities, ridefinendo il modo in cui
le persone si muovono grazie a soluzioni
tecnologiche all’avanguardia. L’adozione
crescente dei Sistemi di Trasporto
Intelligente (ITS) e della guida autonoma
sta già plasmando il futuro, promettendo
un cambiamento radicale nei prossimi
decenni. Tuttavia, la transizione non è priva
di sfide: la coesistenza tra veicoli autonomi
e convenzionali crea scenari complessi e
potenzialmente rischiosi.
La rigenerazione urbana non è solo una
questione di architettura e infrastrutture,
ma di dati e tecnologia.
Un approccio innovativo prevede la
creazione di un Digital Twin per i distretti
urbani, capace di simulare scenari
di sviluppo e ottimizzare l’efficienza
energetica.
Come trasformare piccoli borghi in
laboratori urbani del futuro? Il progetto
“Borgo del Futuro” introduce Sniper-Tech,
un framework tecnologico che combina
fibra ottica, sensori IoT e intelligenza
artificiale per migliorare la resilienza
climatica e l’inclusività. Il borgo di Pitigliano
diventa così un banco di prova per
innovazioni scalabili, studiando soluzioni
ad hoc per comunità vulnerabili e territori
esposti ai rischi climatici.
Il movimento Solarpunk non è solo un
genere letterario, ma una visione radicale
del domani. Attraverso la narrativa
e l’attivismo, questa corrente sfida il
pessimismo della distopia e propone un
mondo ecologista, equo e post-capitalista.
L’obiettivo? Superare la rassegnazione
e trasformare la speranza in azione,
costruendo oggi il futuro in cui vogliamo
vivere.
Le città devono diventare più resilienti, non
solo alle crisi climatiche, ma anche a quelle
economiche e sociali.
Un nuovo framework basato su Parenclitic
Network Analysis (PNA) e intelligenza
artificiale permette di analizzare in modo
dettagliato la vulnerabilità urbana e le
interdipendenze tra infrastrutture.
Il cambiamento richiede collaborazione.
L’EERA JP-SC (European Energy Research
Alliance Joint Programme on Smart Cities)
sta costruendo un’agenda strategica per
guidare l’innovazione urbana. Efficienza
energetica, digitalizzazione, resilienza
climatica ed energetica: queste sono
le priorità per creare città in grado di
affrontare le sfide future. Con un focus su
soluzioni decentralizzate e modelli circolari,
il programma si propone di trasformare
le città in hub energetici autonomi e
sostenibili.
Quali cambiamenti trasformeranno le
città di domani?
76
4
INFRASTRUTTURE RESILIENTI
E SOLUZIONI NATURE BASED
La sessione Infrastrutture Resilienti e Soluzioni Nature-Based si concentra sull’integrazione
di soluzioni naturali, innovative e tecnologiche per costruire città più resilienti,
sostenibili e giuste. Le sfide ambientali e sociali delle aree urbane richiedono approcci
complessi e coordinati che non solo rispondano ai cambiamenti
climatici, ma che promuovano anche la giustizia
sociale, l’inclusività e la qualità della vita per tutti. In questa
sessione, emergono soluzioni pratiche che combinano
l’ingegneria, le politiche pubbliche e le risorse naturali
per affrontare le problematiche urbane in modo olistico.
Un tema cruciale che si ripresenta in molti dei contributi riguarda
la resilienza climatica e la sostenibilità delle infrastrutture
urbane, in particolare nel settore dei trasporti.
La necessità di ottimizzare le reti di trasporto attraverso
l’adozione di energie rinnovabili e soluzioni tecnologiche
L’edilizia e la gestione
del patrimonio edilizio
sono altri aspetti centrali
della sessione, con un
focus sulle pratiche di
riqualificazione
avanzate si fa sempre più urgente. L’integrazione di tecnologie come il cold ironing per
ridurre le emissioni dei veicoli rappresenta un esempio di come le infrastrutture possano
essere adattate alle sfide climatiche, rendendo il settore del trasporto più ecologico e
meno impattante per l’ambiente. Parallelamente, altre soluzioni proposte evidenziano il
potenziale delle comunità energetiche rinnovabili, in particolare nei porti, come poli strategici
per la transizione energetica e la riduzione delle emissioni.
L’edilizia e la gestione del patrimonio edilizio sono altri aspetti centrali della sessione, con
un focus sulle pratiche di riqualificazione che combinano l’efficienza energetica e la sicurezza
sismica. L’approccio integrato che unisce tecnologie avanzate e politiche sociali e economiche
mirate offre un quadro di riferimento per migliorare la resilienza delle comunità
urbane, riducendo al contempo i rischi derivanti da disastri naturali. L’adozione di soluzioni
sostenibili per l’edilizia non solo aumenta la sicurezza delle infrastrutture ma anche la qualità
della vita, favorendo la transizione verso un modello urbano più verde e sicuro.
Un altro aspetto di fondamentale importanza è la gestione delle infrastrutture verdi, che
offre soluzioni basate sulla natura per migliorare la qualità dell’aria, ottimizzare i cicli idrici
e ridurre l’impatto delle ondate di calore. L’integrazione delle specie arboree appropriate,
come dimostrato in progetti come quello di Roma, contribuisce significativamente al
77
6
TRANSIZIONE URBANA
rafforzamento degli ecosistemi urbani, creando città che non solo sono più verdi, ma che
favoriscono anche il benessere fisico e mentale dei cittadini. Le soluzioni nature-based,
come queste, sono fondamentali per rendere le città più vivibili, ecologicamente equilibrate
e in grado di rispondere alle sfide climatiche globali.
Infine, l’importanza di una pianificazione integrata per la qualità dell’aria e la politica climatica
emerge come un tema trasversale, che sottolinea la necessità di una governance
multilivello. La collaborazione tra enti locali, regionali e nazionali è cruciale per garantire
l’efficacia delle politiche ambientali e per massimizzare i benefici sia ambientali che sociali.
Un approccio coordinato e partecipativo può portare a soluzioni più efficaci e inclusive, in
grado di coinvolgere attivamente la popolazione nel processo decisionale.
In sintesi, questa sessione offre una visione articolata e concreta delle soluzioni infrastrutturali
resilienti e delle strategie nature-based per la sostenibilità urbana, mettendo in evidenza
l’importanza di combinare innovazione, natura e governance per affrontare le sfide del
cambiamento climatico e promuovere un futuro più giusto e sostenibile per le città.
Sintesi degli ABSTRACT
Progredire nelle infrastrutture di trasporto resilienti ai
cambiamenti climatici per favorire comunità urbane sostenibili
e climaticamente neutre: il progetto CRISTAL
Autori: Andrea Ballarin, Paola Clerici Maestosi, Sonia Giovinazzi
Affiliazione: ENEA
Il progetto CRISTAL, finanziato da Horizon Europe, si propone di migliorare la resilienza e
la sostenibilità delle infrastrutture di trasporto, con un focus particolare sulle vie navigabili
interne, riconoscendo la loro importanza nel favorire comunità urbane a basse emissioni
di carbonio.
Questo progetto affronta i rischi legati ai cambiamenti climatici, promuovendo la decarbonizzazione
e rendendo le infrastrutture più sicure ed efficienti, a supporto della transizione
energetica. Le innovazioni sviluppate nel progetto includono l’adozione di Comunità
Energetiche Rinnovabili (REC) nei porti per favorire la produzione e il consumo di energia
rinnovabile locale, l’introduzione di soluzioni di cold ironing per ridurre le emissioni delle
navi in sosta, e la creazione di un Sistema di Gestione del Corridoio Sincronomodale
(SCMS) per ottimizzare il trasporto multimodale. Inoltre, il progetto sfrutta la tecnologia
IoT e i modelli Digital Twin per una navigabilità intelligente e una manutenzione predittiva
delle infrastrutture, riducendo i guasti e migliorando l’efficienza operativa.
78
Un piano nazionale di cambiamento radicale per la riabilitazione
integrata sismico-energetica del patrimonio edilizio per migliorare
la resilienza e la sostenibilità della comunità
Autore: Stefano Pampanin
Affiliazione: Università La Sapienza di Roma
L’urgenza di un piano nazionale completo e coordinato per una riabilitazione “integrata”
e multi-performante del patrimonio edilizio esistente, capace di combinare aspetti architettonici,
funzionali, energetici e sociali, mentre mira a un sostanziale miglioramento
della sicurezza strutturale e sismica, riducendo gli impatti socio-economico-ambientali
catastrofici associati ai terremoti, è sempre più evidente. La presentazione fornirà una
panoramica delle significative opportunità recenti per migliorare la resilienza e la sostenibilità
della comunità, basata sui progressi e sull’implementazione di:
a) tecnologie di nuova generazione per sistemi edilizi resilienti a basso danno (struttura +
involucro), orientati al concetto di “edificio anti-sismico”
b) politiche socio-economiche/finanziarie proattive per sostenere programmi a lungo
termine per la riabilitazione integrata sismico-energetica dell’intero patrimonio edilizio.
Trovare l’albero giusto nel Comune di Roma:
un approccio basato sui servizi ecosistemici
Autori: Alessandro Sebastiani, Adriano Conte, Ilaria Zappitelli, Silvano Fares
Affiliazione: ENEA
L’implementazione di Soluzioni Basate sulla Natura (NBS), inclusi i miglioramenti delle
infrastrutture verdi urbane (UGI), è ampiamente riconosciuta come una delle strategie più
efficaci per migliorare la qualità dell’aria, ridurre la frequenza e l’intensità delle ondate di
calore, stabilizzare i cicli dell’acqua e del carbonio e migliorare la coesione sociale. I benefici
offerti, noti come servizi ecosistemici, contribuiscono significativamente alla neutralità
climatica e alla salute fisica e mentale dei residenti urbani. Questo studio preliminare
applica il modello AIRTREE per prevedere gli scambi di CO2, vapore acqueo, O3, PM10,
PM2.5 e NO2 tra diverse specie di alberi mediterranei e alloctoni.
VEG-GAP: migliorare la conoscenza dell’atmosfera urbana
in relazione alla vegetazione urbana
Autori: Mihaela Mircea, Felicita Russo
Affiliazione: ENEA
La conoscenza dei cambiamenti nei modelli meteorologici (cambiamento climatico) e nel-
79
6
TRANSIZIONE URBANA
la qualità dell’aria nelle aree urbane, a causa delle modifiche delle emissioni inquinanti e
del paesaggio derivante dalle attività umane, dovrebbe essere alla base dei piani di sviluppo
sostenibile e benessere umano. Il progetto VEG-GAP sviluppa una metodologia e
una piattaforma per aiutare le città a comprendere meglio come la vegetazione urbana
influisce sull’atmosfera. Sono stati valutati gli effetti potenziali della vegetazione sulla
meteorologia e sulla qualità dell’aria in tre città: Bologna, Milano e Madrid, utilizzando
modelli atmosferici avanzati.
Pianificazione integrata per la qualità dell’aria e il clima:
evidenze da uno studio di caso italiano a più livelli
Autore: Angela Pilogallo
Affiliazione: Istituto di Metodologie per l’Analisi Ambientale - Consiglio Nazionale delle
Ricerche (CNR), Centro Nazionale per la Biodiversità del Futuro, Palermo, Italia
La letteratura scientifica sottolinea la stretta connessione tra qualità dell’aria e cambiamento
climatico, e la loro integrazione a livello politico è diventata una priorità sempre più
importante nell’agenda politica europea. La presentazione esplora un caso studio a più
livelli, evidenziando come i comuni con una forte visione strategica siano più propensi ad
adottare approcci integrati per la pianificazione.
Pedalare verso la sostenibilità:
sbloccare il potenziale della bicicletta per città vivibili
Autore: Giorgia Galvini
Affiliazione: ISINNOVA - Istituto di Studi per l’Integrazione dei Sistemi
L’innovazione nella ciclabilità è emersa come uno strumento trasformativo per affrontare
sfide urbane come la mobilità sostenibile, l’equità sociale e le città vivibili. Questa
presentazione esplorail potenziale delle politiche e delle infrastrutture innovative per la
ciclabilità, evidenziando come investimenti strategici nel ciclismo possano rimodellare i
paesaggi urbani.
Soluzioni basate sulla natura dal punto di vista della sostenibilità
Autore: Stephen Venn
Affiliazione: Università di Lodz
Fino agli anni ‘80, si credeva che l’ecologia dovesse concentrarsi sugli habitat naturali,
evitando le aree fortemente disturbate. Tuttavia, con la crescente attenzione alla vegetazione
urbana, sono emerse soluzioni che integrano benefici ecologici e sociali. In questa
80
presentazione, verranno esaminate alcune applicazioni delle NBS (Nature-Based Solutions)
nell’ambito della sostenibilità.
Parole d’ordine sempre nuove o sfruttare la trasformazione?
Attivare soluzioni basate sulla natura
per la giustizia ecologica nelle città
Autore: Sonja Gantioler
Affiliazione: EURAC Research
Viene esplorato il potenziale trasformativo delle soluzioni basate sulla natura (NBS) nella
pianificazione urbana per affrontare grandi sfide sociali, concentrandosi su concetti di
giustizia come “transizione giusta”, “giustizia sociale” e “giustizia ambientale”.
Infrastrutture per città
climaticamente neutrali
Le vie navigabili interne rappresentano una
risorsa strategica per ridurre le emissioni di
carbonio e favorire città più sostenibili.
Comunità Energetiche Rinnovabili nei
porti per l’energia locale, tecnologie di cold
ironing per ridurre le emissioni navali e
un sistema di gestione sincronomodale
per ottimizzare il trasporto multimodale.
L’integrazione di IoT e Digital Twin
consente una navigabilità più efficiente
e una manutenzione predittiva delle
infrastrutture.
La vulnerabilità del patrimonio edilizio
italiano richiede un intervento strutturale
su larga scala. Un piano nazionale
di riqualificazione integrata punta a
combinare sicurezza sismica, efficienza
energetica e sostenibilità economica.
Tecnologie di nuova generazione per
edifici a basso danno e politiche finanziarie
proattive sono al centro di questa strategia,
con l’obiettivo di rendere le città più sicure
e resilienti ai disastri naturali.
L’albero giusto per Roma: un approccio basato
sui servizi ecosistemici
La vegetazione urbana è più di una scelta
estetica: influisce sulla qualità dell’aria, sulla
regolazione climatica e sulla salute pubblica.
Questo studio applica il modello AIRTREE
per valutare le capacità di assorbimento di
CO2, vapore acqueo e inquinanti atmosferici
di diverse specie arboree. L’obiettivo è
identificare le migliori soluzioni verdi per
potenziare il ruolo degli alberi come alleati
nella lotta al cambiamento climatico.
Comprendere il legame tra vegetazione e
qualità dell’aria
Città più verdi significano anche un’aria
più pulita? Il progetto VEG-GAP analizza
81
6
TRANSIZIONE URBANA
il ruolo della vegetazione urbana nel
modellare la meteorologia e la qualità
dell’aria. Sfruttando modelli atmosferici
avanzati, la ricerca ha valutato l’impatto
delle infrastrutture verdi su Bologna,
Milano e Madrid, offrendo strumenti utili
per le strategie di pianificazione urbana
sostenibile.
Pianificazione integrata per qualità dell’aria
e clima
La qualità dell’aria e il cambiamento
climatico sono due facce della stessa
medaglia. Un caso studio italiano dimostra
che una visione strategica a più livelli
facilita l’adozione di politiche integrate,
migliorando sia la sostenibilità ambientale
che il benessere urbano. Questo approccio
aiuta le città a sviluppare strategie più
efficaci nella lotta contro l’inquinamento e
il riscaldamento globale.
Pedalare verso la sostenibilità: la bicicletta
per città più vivibili
La bicicletta è una delle soluzioni più
efficaci per rendere le città più sostenibili
e accessibili. Investire in infrastrutture
ciclabili sicure e integrate non solo
migliora la mobilità urbana, ma promuove
anche l’inclusione sociale e il benessere
dei cittadini. La trasformazione urbana
passa anche attraverso due ruote.
Soluzioni basate sulla natura per città
sostenibili
Per decenni l’ecologia si è concentrata
su habitat naturali incontaminati, ma
oggi l’attenzione si sposta sempre più
sulla vegetazione urbana. L’integrazione
delle Nature-Based Solutions (NBS) nelle
città offre benefici ambientali e sociali,
contribuendo alla resilienza climatica e
alla qualità della vita.
Giustizia ecologica e trasformazione urbana
Le Nature-Based Solutions possono essere
più di una moda? La pianificazione urbana
deve sfruttarle per affrontare le grandi
sfide sociali e ambientali. Concetti come
“transizione giusta” e “giustizia ambientale”
emergono come chiavi per garantire che i
benefici della sostenibilità siano equamente
distribuiti nelle città del futuro.
Quale di queste soluzioni ha il
potenziale per trasformare il tuo
modo di vivere la città?
82
5
COMUNITÀ ENERGETICHE
E TRANSIZIONE GIUSTA
La sessione Comunità Energetiche e Transizione Giusta esplora un ampio spettro di strategie
per rendere le città più sostenibili e inclusive, evidenziando il ruolo cruciale della partecipazione
sociale, dell’innovazione energetica e delle politiche locali nella trasformazione urbana.
Il concetto di transizione giusta non riguarda solo la riduzione delle emissioni e l’adozione
di tecnologie pulite, ma implica anche un cambiamento profondo nelle dinamiche economiche
e sociali, affinché nessuno sia lasciato indietro nel percorso verso la sostenibilità.
Un aspetto chiave che emerge in questa sessione è il ruolo dei Living Labs come strumenti per
sperimentare e sviluppare soluzioni innovative in un contesto reale. Questi laboratori urbani,
basati sulla collaborazione tra cittadini, imprese e istituzioni, rappresentano un modello efficace
per testare nuovi approcci alla sostenibilità, favorendo il coinvolgimento attivo delle comunità
locali. Esperienze come quella di Alytus, in Lituania,
dimostrano come i Living Labs possano rafforzare le capacità
trasformative delle città, creando spazi di apprendimento
collettivo e innovazione sociale.
Parallelamente, le Comunità Energetiche Rinnovabili stanno
emergendo come un’alternativa promettente ai modelli
energetici tradizionali, permettendo ai cittadini di partecipare
attivamente alla produzione e gestione dell’energia.
Tuttavia, sebbene possano contribuire alla riduzione della
povertà energetica, la loro efficacia dipende dalla capacità di
affrontare questa problematica in modo sistematico. Studi
Le Comunità Energetiche
Rinnovabili stanno
emergendo come
un’alternativa promettente
ai modelli energetici
tradizionali
condotti nei Paesi Bassi mettono in evidenza la necessità di strategie che vadano oltre l’aspetto
economico, includendo elementi di coesione sociale e fiducia istituzionale per garantire
il successo di queste iniziative.
Un altro strumento innovativo per la transizione energetica giusta è rappresentato dai Climate
City Contracts, che promuovono soluzioni urbane per la neutralità climatica attraverso processi
di co-creazione tra amministrazioni locali, cittadini e altri attori. Le esperienze italiane
dimostrano come questi contratti possano integrare governance innovativa e giustizia sociale,
consentendo alle città di sviluppare strategie climatiche efficaci che bilanciano le esigenze
ambientali e sociali.
La sessione affronta anche il tema della partecipazione sociale nelle politiche di efficienza
energetica, evidenziando come il coinvolgimento diretto dei cittadini possa migliorare l’accet-
83
6
TRANSIZIONE URBANA
tazione e l’efficacia delle ristrutturazioni edilizie. Approcci partecipativi, come il co-design e
l’utilizzo di giochi interattivi, si stanno rivelando strumenti preziosi per sensibilizzare le comunità
e promuovere una gestione più consapevole delle risorse energetiche, come dimostrato
in alcuni progetti pilota nel sud Italia.
L’inclusione delle fasce più vulnerabili della popolazione nella transizione energetica è un altro
aspetto centrale della discussione. Tecniche innovative come il photovoice e i focus group basati
su vignette stanno emergendo come strumenti utili per raccogliere prospettive e bisogni
specifici di queste comunità, contribuendo a sviluppare soluzioni realmente inclusive. La partecipazione
attiva dei gruppi socialmente marginalizzati è infatti essenziale per garantire che
la transizione verso un modello energetico sostenibile sia equa e accessibile a tutti.
Infine, gli approcci sperimentali come i Transition Super Labs, testati in Macedonia Occidentale,
dimostrano l’importanza di strategie integrate che uniscono innovazione tecnologica,
governance collaborativa e politiche mirate per accelerare il percorso verso la neutralità
climatica. Questo modello interdisciplinare evidenzia come la transizione giusta
debba essere affrontata in modo sistemico, considerando le interconnessioni tra energia,
economia, società e ambiente.
Nel complesso, questa sessione offre una panoramica sulle molteplici sfaccettature della
transizione energetica, mettendo in luce l’importanza di un approccio inclusivo, partecipativo
e multidimensionale per costruire un futuro sostenibile ed equo per tutti.
Sintesi degli ABSTRACT
Sviluppo di capacità di trasformazione urbana attraverso l’uso di
living labs: un caso di studio di Alytus, Lituania
Autore: Jolanta Dvarioniene
Affiliazione: Kaunas University of Technology
A partire dagli inizi del 2000, i laboratori urbani (ULLs) sono stati oggetto di ricerca come ambienti
sperimentali che riuniscono vari attori, come cittadini, ricercatori, imprese e policy maker,
per co-creare e testare soluzioni innovative per lo sviluppo urbano. Offrono un approccio
collaborativo e partecipativo che coinvolge e responsabilizza le comunità locali, promuovendo
un processo di visione condivisa e di apprendimento reciproco. Nel contesto dello sviluppo
locale, gli ULLs possono rappresentare uno strumento potente per costruire le capacità trasformative
urbane (UTC) creando opportunità per l’apprendimento esperienziale e l’interazione
tra diversi settori. Il governo della città di Alytus ha adottato l’approccio ULL, creando una
piattaforma collaborativa per l’innovazione nello sviluppo urbano.
84
Comunità energetiche: implicazioni spaziali
e lotta alla povertà energetica
Autore: Sol Maria Halleck Vega
Affiliazione: Wageningen University
I sistemi energetici stanno diventando sempre più decentralizzati, con una crescente produzione
di energia a livello locale, cambiando così le geografie energetiche. Le comunità
energetiche sono emerse come strumenti chiave per facilitare una transizione energetica
giusta. Questo studio esplora le opportunità e le sfide relative alle comunità energetiche,
in particolare per quanto riguarda la povertà energetica, un problema crescente in Europa.
Utilizzando un modello logistico ordinato, lo studio esamina l’efficacia delle comunità energetiche
nell’affrontare la povertà energetica, sottolineando l’importanza di supportare le
azioni a livello di quartiere per combattere la povertà energetica.
Contratti Climatici Cittadini nella Missione UE:
indagare percorsi urbani innovativi per la neutralità carbonica
Autore: Michela Pirro e Paola Clerici Maestosi¹, Angela Pilogallo, Luigi Santopietro, Monica
Salvia e Filomena Pietrapertosa²
Affiliazione: ¹ENEA, ²CNR
La mitigazione del cambiamento climatico dipende fortemente dall’azione urbana, con le città
che svolgono un ruolo cruciale nel raggiungimento della neutralità climatica. Le città coinvolte
nella Missione delle 100 città climaticamente neutre e intelligenti dell’UE stanno sviluppando
i Contratti Climatici Cittadini (CCCs), strumenti innovativi di governance per co-creare soluzioni
urbane con gli attori locali. Questo studio fornisce un approccio metodologico per analizzare le
strategie contenute nei CCCs, evidenziando il ruolo della governance e dell’innovazione organizzativa
nel promuovere giustizia sociale e la lotta alla povertà energetica.
Soluzioni energetiche comunitarie per accelerare
l’azione locale per il clima
Autore: Ursula Eicker
Affiliazione: Concordia University, Next Generation Cities Institute
Le soluzioni energetiche comunitarie possono accelerare l’azione climatica locale, specialmente
in contesti dove gli obiettivi nazionali di riduzione delle emissioni non si traducono velocemente in
progetti locali. Questo lavoro esamina le sfide e le opportunità delle soluzioni energetiche comunitarie,
enfatizzando il ruolo delle città nella transizione verso l’energia pulita e come strumenti
digitali, come i modelli digital twin, possano essere utilizzati per progettare e confrontare scenari.
85
6
TRANSIZIONE URBANA
Partecipazione sociale nella riqualificazione energetica
innovativa per favorire la rigenerazione urbana:
un caso studio nel Sud Italia
Autori: A. Amato, M. Cuonzo, L. Daroda, M. Diana, M. Misceo
Affiliazione: ENEA , Regione Puglia
Il retrofitting dell’efficienza energetica negli alloggi sociali pubblici è una sfida cruciale per
migliorare la qualità della vita nelle aree urbane e alleviare la povertà energetica. Il caso
pilota di Margherita di Savoia in Italia, coordinato da ENEA, coinvolge interventi tecnologici
e innovativi per ridurre il consumo energetico e migliorare la qualità dell’aria. L’approccio
incentrato sulle persone e la partecipazione sociale sono fondamentali per il successo
di questi interventi.
Rafforzare i margini: partecipazione inclusiva dei gruppi
vulnerabili nelle transizioni energetiche
Autore: Gudrun Haindlmaier
Affiliazione: AIT Austrian Institute of Technology/University of Vienna
La transizione verso città climaticamente neutre dipende fortemente da strategie urbane
inclusive che prioritizzano la sostenibilità e l’equità sociale. I Positive Energy Districts (PEDs)
sono strumenti chiave per questo obiettivo, enfatizzando la cittadinanza energetica e l’impegno
attivo delle comunità. Questo lavoro esplora la partecipazione inclusiva dei gruppi
vulnerabili nelle transizioni energetiche all’interno dei PEDs, utilizzando metodologie di
scienze sociali per promuovere l’inclusione e l’autoefficacia tra questi gruppi.
Esperimenti reali di co-creazione di società sostenibili e inclusive
verso una transizione intersettoriale a favore
della neutralità climatica: l’approccio del Transition Super Lab
nella regione della Macedonia occidentale
Autore: Konstantinidou Maria
Affiliazione: Hellenic Institute of Transport (HIT)-Centre for Research and Technology Hellas
(CERTH)
Il Transition Super Lab (TSL) è un approccio innovativo che considera intere città o regioni
come laboratori viventi per accelerare la trasformazione verso la neutralità climatica. Questo
studio esplora come la regione della Macedonia Occidentale ha implementato l’approccio
TSL, favorendo la cooperazione tra attori regionali e sviluppando un piano d’azione per
raggiungere la neutralità climatica attraverso azioni pilota.
86
Un quadro di ottimizzazione locale-globale basato sulla
contrattazione di Nash per integrare equamente le comunità
che utilizzano energie rinnovabili in una città intelligente
Autore: Gabriele Volpato
Affiliazione: University of Padova
Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) possono migliorare l’autosufficienza energetica
locale nelle città intelligenti. Questo studio propone un framework di ottimizzazione locale-globale
basato su un modello di negoziazione Nash per integrare equamente le CER
all’interno di una città intelligente, bilanciando gli obiettivi economici dei singoli utenti e
l’obiettivo globale di riduzione delle emissioni di carbonio della città.
Pianificare il futuro della transizione energetica urbana
come “percorso contingente”
Autore: Enza Lissandrello
Affiliazione: Aalborg University
La transizione energetica urbana presenta sfide complesse legate all’interazione tra gli
ambienti urbani e la transizione stessa. Questo lavoro esplora come le esperienze specifiche
e i contesti locali possano contribuire a una transizione energetica urbana più equa
e sostenibile, enfatizzando l’importanza della giustizia sociale e della sostenibilità nelle
trasformazioni urbane.
Sperimentazione di metodologie partecipative
per l’integrazione degli investimenti verdi nello sviluppo urbano
sostenibile: il ruolo dei quadri internazionali a Šabac, Serbia
Autore: Nataša Čolić Marković
Affiliazione: Institute of Architecture and Urban & Spatial Planning of Serbia, Serbia
Questo studio esplora come i framework internazionali di sviluppo urbano sostenibile possano
integrare investimenti verdi nella rigenerazione urbana, utilizzando la città di Šabac
in Serbia come caso studio. La partecipazione attiva dei cittadini e degli investitori è fondamentale
per promuovere investimenti verdi e soluzioni urbane sostenibili, e l’approccio
partecipativo favorisce lo scambio di conoscenze e la cooperazione tra attori locali.
87
6
TRANSIZIONE URBANA
Transizione giusta: un approccio innovativo per
coinvolgere cittadini, ricercatori e policy maker nella
co-creazione di soluzioni per lo sviluppo urbano.
Costruire capacità trasformative urbane con i
Living Labs
I laboratori urbani (ULLs) offrono un
esempio concreto. Alytus, in Lituania, dove
questo modello ha favorito un’innovazione
collaborativa per la pianificazione della città.
Comunità energetiche contro la povertà
energetica
La decentralizzazione dei sistemi energetici
sta cambiando le geografie urbane. Le
comunità energetiche emergono come
strumenti fondamentali per una transizione
giusta, aiutando a ridurre la povertà
energetica nei quartieri più vulnerabili.
Contratti climatici urbani: nuovi percorsi per la
neutralità del carbonio
Le città giocano un ruolo chiave nella
mitigazione del cambiamento climatico.
I Contratti Climatici Cittadini della
Missione UE sono strumenti innovativi per
promuovere la governance partecipativa,
affrontando la povertà energetica e
stimolando l’innovazione.
Soluzioni energetiche comunitarie per azioni
climatiche locali
Quando gli obiettivi nazionali tardano a
tradursi in azioni concrete, le comunità
locali possono accelerare la transizione
energetica. Strumenti digitali avanzati, come
i modelli digital twin, aiutano a progettare
scenari energetici più sostenibili.
Riqualificazione energetica e sociale per la
rigenerazione urbana
Il miglioramento dell’efficienza energetica
negli alloggi sociali è essenziale per
combattere la povertà energetica. Un
progetto pilota nel sud Italia dimostra come
la partecipazione sociale sia determinante
per il successo di questi interventi.
Inclusione sociale nella transizione energetica
Le città climaticamente neutrali devono
garantire equità sociale. I Positive Energy
Districts (PEDs) favoriscono la cittadinanza
energetica, coinvolgendo anche le fasce
più vulnerabili per rendere la transizione
davvero inclusiva.
Super Labs per accelerare la neutralità
climatica
Un’intera regione della Grecia è diventata
un laboratorio vivente per testare strategie
di decarbonizzazione su scala urbana.
L’approccio innovativo ha favorito la
cooperazione tra diversi attori locali,
sviluppando piani d’azione concreti.
Ottimizzazione dell’integrazione delle
comunità energetiche nelle smart cities
Bilanciare gli interessi economici individuali
con gli obiettivi di decarbonizzazione urbani
è una sfida complessa. Un nuovo framework
di ottimizzazione basato sulla negoziazione
Nash propone soluzioni per una transizione
energetica equa nelle città intelligenti.
88
Le città non possono seguire un’unica
strategia per la transizione energetica.
Investimenti verdi e sviluppo urbano
sostenibile
La città serba di Šabac diventa un
modello per integrare investimenti verdi
nella rigenerazione urbana. Attraverso
un approccio partecipativo, cittadini e
stakeholder collaborano per promuovere
soluzioni urbane più sostenibili e resilienti.
Quali soluzioni per perseguire una
transizione giusta?
6
CONCLUSIONI
L’
insieme dei contributi presentati in questo volume riflette la complessità e l’urgenza
della transizione verso modelli urbani e territoriali più sostenibili, giusti e resilienti. Attraverso
l’analisi di soluzioni innovative, strumenti tecnologici e modelli di governance partecipativa,
emergono strategie integrate che affrontano le sfide
della sostenibilità ambientale e sociale con un approccio sistemico
e multidisciplinare.
Le sfide tecnologiche non
possono essere affrontate
senza un’adeguata
considerazione
delle dinamiche sociali
e politiche
Le diverse sessioni tematiche hanno messo in luce come
le tecnologie e l’innovazione possano accelerare la trasformazione
delle città, rendendo le infrastrutture urbane più
efficienti e resilienti. Dalla mobilità automatizzata alle reti
intelligenti, dalla digitalizzazione dei processi urbanistici
ai modelli predittivi per la gestione delle risorse, emerge il
ruolo fondamentale della ricerca applicata nello sviluppo di
soluzioni capaci di coniugare progresso e sostenibilità. Tuttavia,
le sfide tecnologiche non possono essere affrontate senza un’adeguata considerazione
delle dinamiche sociali e politiche che accompagnano questi cambiamenti.
L’attenzione alla resilienza urbana e alle soluzioni nature-based ha evidenziato il bisogno di integrare
infrastrutture verdi e blu nei processi di pianificazione, valorizzando il contributo della
natura nella mitigazione degli effetti del cambiamento climatico. Le esperienze analizzate dimostrano
come un approccio olistico alla gestione del rischio e alla qualità ambientale possa
migliorare la vivibilità delle città e rafforzare la loro capacità di adattamento.
89
6
TRANSIZIONE URBANA
Il concetto di transizione giusta è stato un filo conduttore trasversale, sottolineando l’importanza
di garantire equità e inclusione nei processi di trasformazione urbana. La creazione di
comunità energetiche, il coinvolgimento attivo dei cittadini e la sperimentazione di nuovi modelli
di governance partecipativa sono elementi chiave per costruire città in cui la sostenibilità
non sia solo un obiettivo tecnico, ma un processo collettivo capace di ridurre le disuguaglianze
e migliorare la qualità della vita per tutti.
Le esperienze presentate suggeriscono che la transizione verso un futuro più sostenibile non
possa basarsi esclusivamente su soluzioni top-down, ma debba essere il risultato di un’interazione
dinamica tra istituzioni, cittadini, imprese e ricerca. L’adozione di approcci sperimentali,
la condivisione delle conoscenze e la cooperazione tra diverse scale di governance rappresentano
elementi cruciali per superare le barriere all’innovazione e garantire un impatto concreto
sul territorio.
In definitiva, il percorso verso città sostenibili, resilienti e inclusive richiede un impegno congiunto
e una visione di lungo termine. La sfida non è solo tecnica, ma profondamente politica
e culturale: ripensare il nostro modo di abitare, produrre e consumare significa ridefinire le priorità
e immaginare nuovi modelli di sviluppo, capaci di rispondere alle crisi ambientali e sociali
con soluzioni ambiziose e trasformative.
90
91
7
7
DOSSIER 2 - 2025
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA
I DISTRETTI AD ENERGIA
POSITIVA: UN MOTORE
PER LA TRANSIZIONE
URBANA VERSO LA
NEUTRALITÀ CLIMATICA?
Michela Pirro - ENEA Divisione TERIN-ICER
Negli ultimi anni, la crescente urgenza di affrontare la crisi climatica ha reso
sempre più centrale il ruolo delle città nella promozione di modelli energetici e
spaziali sostenibili. In questo contesto, i Distretti ad Energia Positiva (Positive
Energy Districts - PED) si stanno affermando come uno degli strumenti più innovativi
e ambiziosi della transizione urbana, acquisendo un ruolo di crescente
rilievo all’interno delle politiche urbane europee.
Definiti come aree urbane che mirano a produrre annualmente, da fonti rinnovabili, una quantità
di energia superiore a quella consumata, i PED rappresentano una trasformazione radicale del
modo in cui viene concepito e progettato lo spazio urbano. Questo approccio non si limita alla dimensione
tecnologica, ma implica una profonda revisione dei processi di pianificazione urbana,
dei modelli di governance e delle dinamiche partecipative delle comunità locali.
Il PED è un concetto relativamente recente che incarna gli obiettivi strategici della politica energetica
europea. Integra efficienza energetica, produzione da fonti rinnovabili e flessibilità nella
gestione dell’energia, secondo una logica di approccio integrato e multisettoriale che si concretizza
a livello urbano, ma che si inserisce in un più ampio sistema di interdipendenza energetica
con i livelli regionali e nazionali. Resta, tuttavia, in parte inesplorato il modo in cui tali distretti
92
influenzano concretamente le pratiche urbanistiche consolidate, e se il passaggio dal livello teorico
a quello applicativo sia avvenuto in maniera coerente e univoca. Per questo, all’interno del
convegno Research Alliances for Climate-Neutral, Sustainable and Equitable Urban Communities, è
stata dedicata un’intera sessione mattutina ai PED, con diversi interventi finalizzati a restituire
lo stato dell’arte sul tema e a delineare i possibili sviluppi futuri. Sono stati inoltre approfonditi
i modi in cui i PED si stiano evolvendo nel contesto europeo, con particolare attenzione alle
esperienze in corso, alle principali barriere ancora da superare e alle prospettive per rafforzare
il ruolo all’interno della transizione urbana. Nel corso di questo dossier verranno approfondite
le principali dimensioni teoriche e pratiche che definiscono i PED, a partire dall’inquadramento
concettuale fino alla mappatura di casi studio europei. Saranno analizzati i fattori abilitanti, le
barriere riscontrate e le prospettive di sviluppo per questi distretti, evidenziando in particolare il
loro valore sistemico all’interno della transizione urbana guidata dalla DUT Partnership.
IL POSITIVE ENERGY DISTRICT PATHWAY
NELLA DRIVING URBAN TRANSITION
PARTNERSHIP (DUT-P)
Relatore - Christopher Gollner
L’
Europa si trova oggi di fronte a una sfida senza precedenti: trasformare le proprie città in
motori della neutralità climatica entro il 2050. In questo contesto, il programma Driving
Urban Transitions (DUT) Partnership si configura come una delle iniziative strategiche dell’Unione
Europea per accelerare la transizione sostenibile delle aree urbane, promuovendo approcci
sistemici e collaborativi alle sfide ambientali, sociali e tecnologiche.
Christopher Gollner, Coordinatore del Positive Energy District Transition Pathway presso JPI Urban
Europe, ha sottolineato come le città non possano affrontare da sole la complessità della transizione
ecologica. Per rispondere a questa sfida, sono necessari strumenti concreti, modelli replicabili
e una visione integrata che sappia connettere tecnologia, governance e partecipazione.
È proprio in questo scenario che si inseriscono i PED, non come semplici modelli energetici o
urbanistici, ma come veri e propri ecosistemi urbani sperimentali, capaci di integrare produzione
e consumo energetico, pianificazione territoriale e innovazione sociale. I PED non mirano
esclusivamente alla riduzione delle emissioni o all’aumento della produzione da fonti
rinnovabili: rappresentano laboratori urbani in cui si testano soluzioni scalabili, affidabili e replicabili
in diversi contesti europei.
Dalla presentazione emerge che ciò che rende strategici i PED è la loro capacità di attivare processi
collaborativi e multi-attoriali, coinvolgendo amministrazioni pubbliche, imprese, centri di
93
7
TRANSIZIONE URBANA
ricerca, istituzioni finanziarie e cittadini. Solo attraverso un’azione congiunta è possibile affrontare
in modo sistemico le trasformazioni richieste dalla transizione urbana.
Nel programma della DUT Partnership, un’attenzione specifica è rivolta al percorso dedicato ai
Positive Energy Districts (PED), per i quali vengono attivati bandi e programmi internazionali finalizzati
a sostenere concretamente le città in questo cammino. L’obiettivo è offrire loro la possibilità
di co-progettare interventi, apprendere da esperienze internazionali e costruire percorsi
condivisi verso la neutralità climatica.
Si tratta, in sostanza, di rafforzare la capacità delle città europee di elaborare strategie integrate,
fondate sulla governance multilivello, sulla partecipazione attiva dei cittadini e sulla connessione
tra infrastrutture, sistemi e attori territoriali.
Nell’ambito delle Missioni europee per le città climaticamente neutre, i PED rappresentano dei
veri e propri elementi fondativi per il raggiungimento degli obiettivi del Green Deal Europeo e
della Missione 100 Climate-Neutral and Smart Cities by 2030. La loro implementazione richiede
una prospettiva di lungo termine, poiché si tratta di processi complessi e progressivi, che implicano
l’allineamento di politiche, risorse e azioni a più livelli istituzionali e territoriali.
I PED si configurano come strumenti capaci di rispondere a una pluralità di sfide: dal raggiungimento
della neutralità climatica alla riqualificazione energetica dei quartieri esistenti; dal miglioramento
della qualità della vita urbana alla promozione della giustizia energetica; fino alla
creazione di nuove opportunità di mercato che rendano la transizione accessibile a tutti.
Realizzare concretamente un PED significa innanzitutto mantenere una visione strategica di
lungo periodo, poiché la trasformazione urbana richiede tempo, coerenza e continuità. È inoltre
essenziale promuovere l’allineamento degli sforzi tra istituzioni, comunità locali e stakeholder
economici, rafforzando la cooperazione e adottando un approccio partecipativo e integrato.
Il ruolo delle iniziative locali è centrale: valorizzare le comunità energetiche e sostenere i processi
di empowerment territoriale rappresenta una leva fondamentale per il successo di questi
percorsi. Un altro elemento cruciale è l’integrazione tra sistemi e infrastrutture: attraverso il
cosiddetto sector coupling, è possibile connettere edifici, mobilità, reti ICT e sistemi energetici,
creando distretti veramente intelligenti e sostenibili.
Infine, affinché i PED possano attrarre investimenti e generare valore condiviso, è necessario
garantirne l’accessibilità economica e la sostenibilità finanziaria, sia per i cittadini che per le comunità.
Il PED Framework sviluppato dalla DUT Partnership risponde proprio a questa esigenza:
si tratta di un approccio orientato all’impatto, in cui i processi, oltre ai risultati, sono considerati
fondamentali. Non esiste un modello unico replicabile ovunque: ogni PED deve essere costruito
su misura, adattandosi alle specificità locali e integrando dimensioni tecniche, normative, economiche
e sociali, in un’ottica di apprendimento continuo e innovazione sistemica.
94
L’EVOLUZIONE DEL CONCETTO DI POSITIVE
ENERGY DISTRICT - PED
Relatrice - Paola Clerici Maestosi
Il contributo nella sessione speciale dedicata ai Distretti ad Energia Positiva, ha illustrato
l’evoluzione e il consolidamento del programma PED sin dalla sua istituzione nel 2018
come Implementation Working Group 3.2 (IWG 3.2) del SET Plan europeo 1 . Dopo una prima bozza
del PED Framework (versione 1.0) e le consultazioni nazionali, il PED Reference Framework
2.0 è stato pubblicato nel 2019 sotto forma di White Paper 2 .
Il programma PED ha progressivamente acquisito centralità nel panorama europeo, fino a
essere integrato, a partire dal 2022, nella DUT Partnership come Transition Pathway 3 specificamente
dedicato.
L’intervento ha posto l’attenzione sulla necessità, oggi imprescindibile, di aggiornare il quadro
di riferimento, giunto nel 2025 alla sua versione 3.0. Tale aggiornamento è stato motivato da
diverse criticità emerse durante le prime applicazioni del framework, in particolare l’eccessiva
tecnicità e scarsa accessibilità della narrazione, come segnalato da numerosi rappresentanti
delle città. Il nuovo PED Framework 3.0 4 intende offrire un impianto congiunto e politicamente
rilevante, capace di essere al tempo stesso flessibile, coerente, inclusivo e facilmente adottabile.
Uno degli obiettivi principali è la definizione di un modello orientato all’impatto, comprensibile
e praticabile da decisori politici, amministrazioni locali e attori territoriali. Particolarmente
significativa è stata la riflessione sulla natura concettuale e operativa dei PED, oggi intesi non
più come semplici distretti ad alta efficienza energetica, ma come quartieri urbani energeticamente
flessibili, in grado di produrre energia rinnovabile localmente, raggiungere emissioni
nette pari a zero e contribuire attivamente alla neutralità climatica complessiva. Questo salto
di qualità richiede una integrazione sistemica delle infrastrutture urbane — energetiche, della
mobilità e delle ICT — e una stretta interazione tra edifici, utenti e reti regionali.
Oltre ai tre noti elementi su cui si basano i PED ossia efficienza energetica, produzione di rinnovabili
e flessibilità energetica, è stato ora posto l’accento su altre due aspetti che devono coesistere
e sostenere i PED, ossia la sostenibilità economica e finanziaria e l’accessibilità sociale.
In questa prospettiva, i PED non solo contribuiscono agli obiettivi del Green Deal Europeo, ma
1 https://jpi-urbaneurope.eu/wp-content/uploads/2021/10/setplan_smartcities_implementationplan-2.pdf
[ultima consultazione 16/04/2025]
2 https://jpi-urbaneurope.eu/wp-content/uploads/2020/04/White-Paper-PED-Framework-Definition-2020323-final.pdf
[ultima consultazione 16/04/2025]
3 https://dutpartnership.eu/the-dut-partnership/transition-pathways/ [ultima consultazione 16/04/2025]
4 Ora consultabile sul sito DUT news: https://dutpartnership.eu/news/ped-framework-30-policy-guide-advance-positive-energy-districts-europe
[ultima consultazione 27/10/2025]
95
7
TRANSIZIONE URBANA
rappresentano elementi strutturali per il raggiungimento non solo degli obiettivi posti dalla
Missione 100 Climate-Neutral and Smart Cities, bensì anche per una articolazione più ampia
dello sviluppo urbano sostenibile.
La possibile nuova definizione è la seguente:
“I Distretti ad Energia Positiva sono quartieri urbani o aree di edifici e strutture interconnesse ad alta
efficienza energetica e flessibilità, che producono energia rinnovabile locale, raggiungono la neutralità
nelle emissioni di gas serra e contribuiscono attivamente alla neutralità climatica complessiva. Gli
aspetti centrali riguardano la produzione di energia da fonti rinnovabili, l’accessibilità economica e la
sostenibilità finanziaria, che permettono ai PED di esprimere appieno il loro potenziale come motori
della trasformazione sistemica. Integrando diversi sistemi e infrastrutture - come energia, mobilità
e ICT - e promuovendo l’interazione tra edifici, utenti e reti territoriali, i PED si orientano verso una
chiara missione di sostenibilità. Attraverso il coinvolgimento a tutti i livelli di governance, l’empowerment
delle comunità energetiche locali e il coordinamento delle iniziative, i PED garantiscono sicurezza
energetica e qualità della vita per tutti, in coerenza con la sostenibilità sociale, economica e
ambientale.”
Questa nuova definizione restituirebbe meglio non solo la portata strategica e trasformativa
dei PED nel quadro della Missione Europea per le città climaticamente neutre, ma anche la
capacità dei PED di attivare processi di cambiamento sistemico supportati dalla governance
multilivello, dall’empowerment delle comunità energetiche locali, e dall’integrazione tra sistemi
e infrastrutture urbane. I PED si rivelerebbero così mattoni essenziali per la costruzione
di città sostenibili, eque e resilienti, capaci di coniugare innovazione, partecipazione e qualità
della vita per tutti.
STATO DELL’ARTE, SFIDE E TRAIETTORIE FUTURE
DEI POSITIVE ENERGY DISTRICT - PED IN EUROPA
Relatrice - Silvia Bossi
Nel quadro della sessione speciale dedicata ai Distretti ad Energia Positiva, l’intervento
di Silvia Bossi ha costituito un momento cruciale per comprendere lo stato
attuale, le sfide e le prospettive future dei PED in Europa. Basandosi su un ampio lavoro di
mappatura e classificazione dei casi studio, la presentazione ha restituito una visione articolata
ma nitida della diffusione e dell’attuazione dei PED, mettendo in luce tanto i tratti
innovativi quanto le criticità ancora da affrontare.
96
Un elemento centrale di questa analisi è rappresentato dagli strumenti di raccolta dati e
sistematizzazione delle esperienze, sviluppati nell’ambito delle collaborazioni europee promosse
da JPI Urban Europe, dalla DUT Partnership e dalla rete PED-EU-NET 5 . Tra questi,
spicca il PED Booklet 6 , pubblicato per la prima volta nel 2019 con 27 casi studio selezionati
e aggiornato nel 2020 a 61 esperienze, offrendo una base comparativa utile per monitorare
l’evoluzione del concetto di PED e la sua applicazione in contesti eterogenei.
A complemento del booklet è stato realizzato il PED Database, accessibile in formato aperto
sul sito pedeu.net 7 , che raccoglie attualmente 110 casi studio relativi a PED o iniziative
affini in 93 città di 24 Paesi europei. Dotato di filtri tematici, opzioni di esportazione e funzionalità
comparative, il database si configura come una piattaforma analitica avanzata, a
supporto sia della ricerca che della pianificazione locale.
Oltre alla classificazione per fase di sviluppo e contesto climatico, i casi vengono distinti in
tre categorie operative:
1. PED: progetti con ambizioni elevate in termini di efficienza, flessibilità e produzione
energetica;
2. PED-Relevant: esperienze che pur non raggiungendo un bilancio energetico positivo,
mostrano elementi convergenti con il paradigma PED;
3. PED-Lab: iniziative pilota, sperimentali o ancora in fase di pianificazione.
Dai dati raccolti emerge che la maggior parte dei casi studio si trova ancora nella fase di
pianificazione, a conferma del fatto che il PED è una strategia ancora giovane e in via di
consolidamento. C’è da dire che solo il 20% dei dati relativi ai progetti inclusi nel data base è
stato caricato/inserito da dipendenti delle Amministrazioni Pubbliche o Enti Locali, mentre
la maggioranza dei dati inseriti è riconducibile al mondo accademico e della ricerca. Ciò segnala
un divario tra sperimentazione tecnico-scientifica e capacità istituzionale, così come
la mancanza di radicamento del concetto nel mondo reale che è uno dei motivi per cui il DUT
TP PED working group sta lavorando sulla revisione della definizione del concetto.
Nella sua presentazione, Silvia Bossi ha evidenziato alcune dimensioni chiave che delineano
le sfide e le potenzialità dei Positive Energy Districts. Al centro della sua analisi si trovano
tre assi fondamentali. Il primo è quello dell’integrazione tecnologica ed energetica, che
rappresenta il nucleo stesso del concetto di PED, ma che assume forme diverse a seconda
del contesto locale, delle infrastrutture esistenti e della disponibilità di risorse rinnovabili.
Il secondo riguarda la partecipazione, ancora spesso marginale, ma che in alcuni casi viene
5 https://pedeu.net/ [ultima consultazione 16/04/2025]
6 https://jpi-urbaneurope.eu/wp-content/uploads/2020/06/PED-Booklet-Update-Feb-2020_2.pdf [ultima
consultazione 16/04/2025]
7 https://pedeu.net/map/ [ultima consultazione 16/04/2025]
97
7
TRANSIZIONE URBANA
posta al centro grazie a processi strutturati di co-creazione e coinvolgimento attivo dei cittadini.
Il terzo asse è la governance multilivello, considerata decisiva per il successo dei PED,
ma ancora ostacolata da strumenti operativi insufficienti, dalla frammentazione istituzionale
e da una limitata capacità amministrativa.
Accanto a queste tre dimensioni, l’analisi ha portato alla luce anche alcuni fattori abilitanti
che possono rafforzare lo sviluppo e la replicabilità dei PED: la capacità di integrare le politiche
urbane ed energetiche, la presenza di reti collaborative a livello locale e l’accesso a
finanziamenti dedicati. Tuttavia, permangono ostacoli significativi, tra cui un’eccessiva burocratizzazione,
una scarsa sinergia tra i diversi livelli di governo e l’assenza di un quadro
normativo stabile e coerente.
Un elemento favorevole che emerge dalla mappatura è la capacità di molti PED di coniugare
obiettivi ambientali con strategie di trasformazione urbana e sociale. In diversi casi, i
progetti sono stati integrati con iniziative di rigenerazione urbana, housing sociale, mobilità
sostenibile e innovazione culturale. Tuttavia, un nodo critico ancora irrisolto è rappresentato
dall’assenza di una definizione condivisa di cosa sia effettivamente un PED: coesistono
approcci tecnici, orientati alla governance o alla riqualificazione dello spazio pubblico, spesso
non sufficientemente integrati tra loro.
Partendo da questa lettura, Bossi ha avanzato una serie di raccomandazioni strategiche per
rafforzare l’efficacia e la diffusione dei PED. Innanzitutto, è necessario riconoscere e rafforzare
il ruolo attivo delle città e dei territori, che devono essere protagonisti della co-progettazione
e non meri destinatari di soluzioni calate dall’alto. È inoltre essenziale investire nella
capacità amministrativa locale, attraverso strumenti di formazione, accompagnamento e
facilitazione dei processi decisionali. Sul piano normativo, occorre sviluppare quadri coerenti
che sappiano ridurre le barriere burocratiche e incentivare sinergie intersettoriali. Infine,
viene sottolineata l’importanza di promuovere approcci adattivi e iterativi, che sappiano valorizzare
il potenziale trasformativo dei PED attraverso la sperimentazione e l’apprendimento
continuo.
L’intervento si è concluso con una riflessione più ampia: i PED non devono essere intesi
unicamente come strumenti per la produzione sostenibile di energia, ma come veri e propri
dispositivi di innovazione urbana e sociale. In questa prospettiva, essi diventano occasioni
per ripensare la città come bene comune, per attivare nuove relazioni sociali, per diffondere
una cultura della partecipazione e per contribuire alla costruzione di forme inedite di cittadinanza
energetica. Con questa visione, l’intervento di Silvia Bossi si è inserito con coerenza
nel quadro delineato da Christopher Gollner e Paola Clerici Maestosi, proponendo una
lettura dei PED non come progetti isolati, ma come microcosmi urbani complessi, capaci di
prefigurare la città del futuro: una città più giusta, inclusiva, efficiente e consapevole.
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UNA VISIONE SISTEMICA E CRITICA: LA REVISIONE
SCIENTIFICA SULLO STATO DELL’ARTE DEI PED
Relatrice - Michela Pirro
Il contributo utilizza un approccio metodico e riflessivo, volto a indagare con occhio critico
il livello di maturità del concetto di PED all’interno della letteratura scientifica. La sua presentazione
si è concentrata sull’esito di una revisione sistematica della letteratura pubblicata
nel 2023 sulla rivista Energies, all’interno dello speciale Smart Cities and Positive Energy Districts,
condotta insieme a colleghe del CNR e del Dipartimento PDTA della Sapienza 8 .
L’intento dell’indagine è fare il punto sul concetto di Positive Energy District, comprendendo
quanto sia stato finora integrato nei sistemi energetici delle città europee e in che misura
abbia ricevuto supporto reale da parte dei programmi di ricerca e innovazione. L’analisi parte
dalla constatazione che, nonostante la crescente attenzione, il concetto di PED è ancora recente
e, per certi aspetti, teoricamente instabile.
La ricerca è stata guidata da tre domande principali:
■ In che misura lo sviluppo e l’implementazione dei PED sono stati sostenuti da programmi di
ricerca e innovazione?
■ Il concetto di PED è stato definito in modo esaustivo nella letteratura?
■ Nei casi studio analizzati, i PED sono chiaramente documentati e supportati da programmi
di finanziamento?
Attraverso un’accurata revisione scoping condotta secondo il protocollo PRISMA-SCR, sono
stati selezionati 140 documenti - tra articoli scientifici e atti di conferenze - pubblicati tra il
2017 e il 2023, estratti dai database Scopus e Web of Science. A questo si è affiancata un’analisi
bibliometrica, realizzata con il software VOSviewer, utile a individuare i cluster tematici
e le reti semantiche ricorrenti nelle pubblicazioni.
I risultati dell’analisi sono stati illuminanti: sebbene il numero delle pubblicazioni sia in forte
crescita (soprattutto dopo il 2020, con un picco nel 2022), la definizione di PED resta ancora
poco consolidata e frammentata. Solo due degli articoli analizzati trattano in modo congiunto
i tre elementi distintivi dei PED - efficienza, produzione di energia e flessibilità - e nessuno di
essi si riferisce a casi studio reali: entrambi sono invece incentrati sui Sustainable Plus Energy
Neighbourhoods (SPEN), che presentano obiettivi affini ma non del tutto sovrapponibili.
Questa lacuna riflette una contraddizione evidente: mentre i programmi europei di finanziamento
(Horizon 2020, COST, Interreg, ecc.) hanno investito significativamente nello sviluppo
8 Clerici Maestosi, P.; Salvia, M.; Pietrapertosa, F.; Romagnoli, F.; Pirro, M. Implementation of Positive
Energy Districts in European Cities: A Systematic Literature Review to Identify the Effective Integration of the
Concept into the Existing Energy Systems. Energies 2024, 17, 707. https://doi.org/10.3390/en17030707
99
7
TRANSIZIONE URBANA
di PED (coprendo circa il 70% dei casi studio), la letteratura accademica non ha ancora maturato
un impianto teorico e metodologico solido, né un sistema condiviso di indicatori di performance
(KPI). Anche l’analisi della distribuzione geografica ha mostrato uno squilibrio, con una
predominanza di progetti finanziati in Italia e Spagna, seguiti da Danimarca e Canada.
Altro aspetto chiave emerso dalla ricerca è il forte legame semantico tra le parole chiave “Positive
Energy District(s)”, “PED” e “Smart Cities”, seguiti da “energy efficiency”. Tuttavia, la co-occorrenza
delle parole evidenzia anche una debole connessione strutturale con altre dimensioni
essenziali come la governance, la giustizia sociale o la sostenibilità economica. La visualizzazione
delle reti bibliometriche ha messo in luce i cluster concettuali dominanti, ma anche la
loro parziale disconnessione.
A partire da questi dati, è stato sottolineato come l’interesse crescente verso i PED non sia ancora
accompagnato da una chiara strutturazione teorica. Questo si traduce in un rischio concreto:
quello di finanziare sperimentazioni senza che esista ancora un quadro condiviso per misurarne
l’efficacia e la replicabilità. Al contrario di quanto avvenuto per il concetto di Smart City, infatti, i
PED non sono stati ancora associati a un set minimo di indicatori comuni.
In conclusione, l’intervento ha voluto porre con chiarezza il tema della fragilità epistemologica
del concetto di PED. La revisione sistematica proposta, non solo fornisce una fotografia aggiornata
dello stato dell’arte, ma getta le basi per future ricerche più strutturate, capaci di colmare i
vuoti attuali e costruire modelli di analisi coerenti con gli obiettivi europei di neutralità climatica.
SOLUZIONI EDILIZIE, CERTIFICAZIONI
AMBIENTALI E PED
Relatrice - Tiziana Ferrante
Il contributo ha rappresentato uno dei punti più concreti e operativi della sessione dedicata
ai Distretti ad Energia Positiva 9 . Partendo da esperienze italiane - in particolare
i casi studio di Bolzano e Firenze - Ferrante ha illustrato con chiarezza come la transizione
verso i PED debba passare anche da una profonda trasformazione del patrimonio
edilizio esistente, e in particolare da strategie mirate per l’efficienza energetica, la scelta
consapevole dei materiali da costruzione e l’integrazione di criteri ambientali nei processi
progettuali. Attraverso uno studio strutturato su progetti europei come Sinfonia (Bolzano) e
Replicate (Firenze), Ferrante ha evidenziato che i PED non si realizzano solo attraverso l’ado-
9 Ferrante, T.; Clerici Maestosi, P.; Villani, T.; Romagnoli, F. A Portfolio of Building Solutions Supporting
Positive Energy District Transition: Assessing the Impact of Green Building Certifications. Sustainability 2025, 17,
400. https://doi.org/10.3390/su17020400
100
zione di tecnologie avanzate, ma necessitano di un attento bilanciamento tra soluzioni tecniche,
prestazioni ambientali e requisiti sociali. La sua analisi ha quindi introdotto un elemento
spesso trascurato nel dibattito: il ruolo delle certificazioni ambientali degli edifici, come strumenti
per garantire qualità, sostenibilità e trasparenza nei processi di riqualificazione urbana.
Al centro della sua ricerca vi è l’interrogativo su come le Green Building Rating Systems (GBRS)
- tra cui LEED, BREEAM e KlimaHaus - possano realmente incidere nella definizione e nella
misurazione dei PED. Attraverso un’analisi comparativa delle soluzioni edilizie adottate nei
progetti analizzati, Ferrante ha dimostrato che il livello di attenzione alla sostenibilità dei
materiali e dei componenti edilizi varia notevolmente da caso a caso. Mentre nel progetto di
Bolzano è stata adottata la certificazione KlimaHaus R, e successivamente affiancata da una
valutazione più dettagliata secondo il protocollo KlimaHaus Nature, il progetto fiorentino ha
evidenziato una mancanza di indicazioni esplicite sui materiali, nonostante le buone performance
energetiche ottenute.
Uno degli elementi più innovativi emersi dallo studio, è stato la costruzione di un portafoglio
tecnico di soluzioni edilizie ricorrenti nei PED italiani, che includeva sistemi di isolamento
delle pareti esterne, coperture, sostituzione degli infissi e impianti di ventilazione meccanica
controllata. Ogni soluzione è stata analizzata secondo i criteri di durabilità, impatto ambientale
e facilità di disassemblaggio, permettendo così una lettura non solo tecnica ma anche
ambientale e circolare delle scelte progettuali. Particolare attenzione è stata dedicata anche
alla provenienza dei materiali, al contenuto di sostanze pericolose e all’esistenza di etichette
ambientali di tipo I e III (come EPD e certificazioni FSC/PEFC), secondo le linee guida del protocollo
KlimaHaus Nature. Questo approccio ha permesso di evidenziare le potenzialità della certificazione
come strumento di controllo ambientale, ma anche i suoi limiti, soprattutto quando
essa non è integrata fin dalle fasi iniziali del progetto.
L’intervento si è concluso con un’importante riflessione strategica: se i PED vogliono realmente
rappresentare una svolta nella progettazione urbana sostenibile, devono incorporare
sin dall’inizio indicatori ambientali riferiti non solo alle prestazioni energetiche degli edifici,
ma anche alla qualità ecologica dei materiali impiegati. Questo richiede un allineamento tra
legislazione (come i CAM - Criteri Ambientali Minimi italiani), pratiche progettuali e protocolli
volontari di certificazione.
In sintesi, la proposta avanzata da Ferrante è chiara: per rendere i PED uno strumento efficace
della transizione ecologica urbana, è necessario costruire un sistema di valutazione integrato
che permetta di misurare la coerenza tra obiettivi energetici e sostenibilità dei materiali edilizi.
La selezione dei materiali, le tecniche costruttive, la logica del ciclo di vita e l’utilizzo di protocolli
GBRS devono entrare stabilmente nell’agenda della progettazione dei PED. Solo così
sarà possibile trasformare i distretti energetici positivi da sperimentazioni tecniche in modelli
urbani replicabili e capaci di generare valore ambientale, economico e sociale.
101
7
TRANSIZIONE URBANA
PROGETTARE I PEDS ATTRAVERSO IL GIOCO:
IL PED PLAY
Ideatrice-Beril Alpagut. Esperti facilitatori-Paolo Civiero e Giulia Turci
Il workshop Progettare i PEDs attraverso il gioco: il PED play ha rappresentato uno dei momenti
più innovativi e interattivi della sessione, offrendo ai partecipanti un’esperienza
pratica e collaborativa finalizzata alla co-progettazione di un Distretto ad Energia Positiva
(PED) attraverso un gioco di simulazione. L’attività è stata guidata da Beril Alpagut (Demir
Enerji), Paolo Civiero e Giulia Turci, e si inserisce nell’ambito del progetto europeo C.Lever
- Cesena Leveraging Cross Synergies Towards PEDs, promosso dal programma JPI Urban
Europe 10 . Il gioco, denominato The PED Play, è un serious game sviluppato per facilitare la
comprensione delle dinamiche complesse legate alla progettazione e alla governance dei
PED, utilizzando una metodologia interattiva e transdisciplinare. Ogni partecipante assume
un ruolo specifico all’interno del processo decisionale (es. amministratore locale, cittadino,
sviluppatore, esperto tecnico), simulando le interazioni reali che caratterizzano lo sviluppo
di un distretto urbano a energia positiva.
Il workshop si è articolato in tre fasi principali:
1. Istruzioni e formazione dei gruppi: nella fase iniziale, i facilitatori hanno illustrato le
regole del gioco e suddiviso i partecipanti in gruppi, ciascuno assegnato a un Game Board che
rappresentava un’area urbana da trasformare in PED. Ogni gruppo disponeva di carte strategiche
e carte sfida, utili a simulare decisioni relative a energia, mobilità, governance, finanza e
partecipazione.
2. Sessione di gioco: per circa un’ora i partecipanti hanno collaborato all’elaborazione di
una strategia condivisa per il proprio distretto, confrontandosi con problemi reali legati all’integrazione
tecnologica, alla sostenibilità economica, all’accettabilità sociale e all’inclusione. Il
gioco stimolava la riflessione sui compromessi necessari tra esigenze diverse e sulla coerenza
complessiva delle scelte progettuali.
3. Presentazione dei risultati e confronto finale: nella fase conclusiva, ogni gruppo ha
presentato le proprie soluzioni, discutendo le priorità individuate e le difficoltà affrontate. La
restituzione collettiva ha permesso di evidenziare approcci diversi, valorizzando il confronto
tra competenze e prospettive.
L’approccio ludico si è rivelato particolarmente efficace nel valorizzare l’interazione tra attori
eterogenei e nel simulare le condizioni reali di co-progettazione di un PED, sottolineando l’importanza
della visione sistemica, dell’apprendimento condiviso e della governance multilivello.
10 https://architettura.uniroma3.it/ricerca/progetti-di-ricerca/clever/
102
I facilitatori del workshop vantano una consolidata esperienza nel campo dei PED, avendo
contribuito alla sperimentazione e diffusione del gioco in diversi contesti internazionali, accademici
e istituzionali. In sintesi, The PED Play ha permesso ai partecipanti di sperimentare in
prima persona la complessità trasformativa dei PED, offrendo una piattaforma per esplorare
soluzioni, riflettere sui vincoli, e comprendere le potenzialità di questi distretti come motori
della transizione urbana equa e sostenibile.
Il quadro emerso dalla sessione speciale dedicata ai Distretti ad Energia Positiva offre una
visione articolata e stratificata di uno dei concetti chiave della transizione urbana europea. I
PED si delineano oggi non solo come soluzioni energetiche di sistema, ma come strumenti
abilitanti di trasformazioni urbane complesse, in grado di coniugare innovazione tecnologica,
sostenibilità ambientale, partecipazione sociale e governance multilivello. Dalla cornice strategica
offerta dalla DUT Partnership alla riflessione scientifica sullo stato dell’arte, passando per
l’analisi dei casi studio europei, emerge chiaramente come i PED rappresentino un paradigma
in evoluzione, la cui efficacia dipende dalla capacità di integrare dimensioni oggi ancora troppo
spesso trattate separatamente: energetica, sociale, normativa e progettuale.
CONCLUSIONI
Le esperienze presentate mettono in luce la necessità di una maggiore chiarezza concettuale,
di un consolidamento del linguaggio tecnico e dell’identificazione di indicatori condivisi che
permettano di misurare, replicare e comparare i risultati ottenuti. Al contempo, si evidenzia
il valore generativo dei PED come piattaforme di sperimentazione urbana, capaci di attivare
processi di apprendimento collettivo, innovazione istituzionale e rigenerazione territoriale.
Affinché i PED possano affermarsi come strumenti sistemici e scalabili della transizione, è indispensabile
investire nel rafforzamento delle capacità locali, nella semplificazione dei quadri
normativi, nel superamento delle barriere amministrative e nell’adozione di approcci adattivi e
contestualizzati. In questo senso, la co-progettazione, la flessibilità metodologica e l’integrazione
tra le politiche settoriali diventano condizioni imprescindibili.
Infine, l’adozione di una prospettiva di giustizia sociale e ambientale — come emerso in diversi
contributi — rappresenta una direzione cruciale per evitare che la transizione si traduca in
nuove disuguaglianze urbane. I PED, se pienamente compresi e governati, possono contribuire
alla costruzione di città più eque, inclusive e resilienti, offrendo una risposta integrata alle
sfide della crisi climatica e del cambiamento sociale.
103
8
8
DOSSIER 2 - 2025
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA
PROSPETTIVE SULLA
TRANSIZIONE ECOLOGICA
URBANA: DIALOGO A PIÙ
VOCI SU SFIDE, SOLUZIONI
E PARTECIPAZIONE
Michela Pirro - ENEA Divisione TERIN-ICER
con la partecipazione di
Emanuele Martinelli - CEO - Energia Media srl
La crisi climatica è una sfida complessa che coinvolge diversi aspetti,
dall’adattamento alle politiche energetiche. Come possiamo garantire che i
progetti e le politiche per la transizione ecologica siano effettivamente operativi
e possano essere applicati a livello locale, tenendo conto delle specificità dei
contesti urbani e delle necessità delle comunità?
Pasquale Capezzuto
La crisi climatica è un tema chiave per
le nostre città, perché l’Italia è un territorio
vulnerabile, fragile e privo di un quadro
di riferimento generale di politiche di
mitigazione e adattamento. Abbiamo una
strategia nazionale, recentemente appro-
vata, su questi temi, ma manca ancora una
operatività reale che possa consentire ai livelli
territoriali, regionali o comunali di implementare
le proprie strategie sulla base
di questo quadro di riferimento Nazionale.
Fortunatamente, una serie di territori ha
adottato da tempo anche in via sperimen-
104
tale strategie di mitigazione e adattamento,
che quindi danno una sistematicità alle loro
azioni e una pianificazione a breve e medio
termine. Questi piani riguardano tutti
gli ambiti della vita urbana, dal contrasto al
dissesto idrogeologico all’implementazione
di Nature-Based Solutions, che permettono
di realizzare interventi più sostenibili e flessibili
rispetto alle tradizionali infrastrutture
rigide. Tuttavia, è necessario che le città integrino
queste soluzioni nelle loro politiche
urbane quotidiane per renderle effettivamente
operative.
Marcello Capra
I
contesti urbani sono centrali nella strategia
per contrastare il cambiamento
climatico. A livello istituzionale, il PNRR ha
cercato di dare un contributo soprattutto
nei settori della mobilità sostenibile e
dell’efficientamento del patrimonio edilizio.
La Missione 2, Componente 2 ha infatti
destinato risorse significative a queste tematiche,
promuovendo interventi per il rinnovo
della mobilità pubblica con l’adozione
di biocarburanti, idrogeno e tecnologie a
basse emissioni, ma come è stato sottolineato,
i risultati si vedranno nel lungo
periodo. Il PNRR, da solo, non può determinare
un cambiamento radicale, ma rappresenta
un segnale per gli anni a venire.
Anche la ricerca può offrire un contributo
importante: oggi abbiamo parlato dei Positive
Energy Districts (PED), un tema da tempo
all’attenzione del Ministero dell’Ambiente
e della Sicurezza Energetica e del
Ministero dell’Università e della Ricerca.
Iniziative come il SET Plan (Strategic Energy
Technology Plan), con il suo working group
dedicato, rappresentano strumenti chiave
per sviluppare soluzioni innovative. Il
coordinamento affidato a ENEA in questo
ambito è un passo importante, e ci aspettiamo
che, nel tempo, la ricerca contribuisca
concretamente alla costruzione di città
più vivibili e resilienti, capaci di affrontare
la sfida climatica.
Paola Clerici Maestosi
Per garantire che i progetti e le politiche
per la transizione ecologica siano effettivamente
operativi e applicabili a livello
locale, è fondamentale adottare un approccio
basato sul coinvolgimento attivo di tutte
le parti interessate: istituzioni, imprese e
comunità locali. È necessario inquadrare le
azioni locali all’interno delle dinamiche europee,
valorizzando non solo il contributo di
chi partecipa alle principali Mission europee
in ambito urbano, ma anche delle partnership
e delle strutture di supporto ai programmi,
come dimostrano iniziative quali il
progetto CapaCITIES e i workshop promossi
da Driving Urban Transition Pathways.
Questi esempi evidenziano l’importanza di
una governance multilivello, capace di integrare
strategie e strumenti diversi, e di
offrire alle amministrazioni locali supporto
concreto in termini di risorse economiche,
formazione e competenze operative.
I finanziamenti europei devono essere accompagnati
da percorsi di capacity building
e da piani d’azione chiari, che traducono le
politiche in cambiamenti visibili, adattati
alle specificità dei territori e ai bisogni delle
comunità.
105
8
TRANSIZIONE URBANA
Come possiamo garantire che le politiche urbane per la sostenibilità e la
resilienza siano effettivamente efficaci nel coinvolgere i cittadini come
protagonisti della trasformazione urbana, affrontando al contempo le
disuguaglianze sociali e accelerando l’adozione di soluzioni innovative per
adattare le città ai cambiamenti climatici?
Pasquale Capezzuto
La crisi climatica non è solo una questione
ambientale: ha forti ripercussioni sociali,
incidendo direttamente sulla salute e sul benessere
dei cittadini. Eventi estremi come le
alluvioni recenti hanno causato distruzione di
beni, perdite economiche ingenti e, purtroppo,
anche numerose vittime. Non possiamo
dimenticare, inoltre, i danni legati all’aumento
delle temperature, come il fenomeno delle
isole di calore urbane, che negli ultimi anni ha
portato a un incremento significativo di problemi
di salute, soprattutto tra le fasce più
vulnerabili della popolazione.
Il coinvolgimento della cittadinanza è fondamentale
per costruire città resilienti. Le
amministrazioni locali hanno il dovere di
pianificare azioni concrete per proteggere i
cittadini, rendendo le città più sicure e resilienti.
La pianificazione urbana deve integrare
le strategie di adattamento ai cambiamenti
climatici in tutti i settori, per garantire un futuro
sostenibile e migliorare la qualità della
vita nelle nostre città.
Paola Clerici Maestosi
Per garantire che le politiche urbane
per la sostenibilità e la resilienza siano
efficaci nel coinvolgere i cittadini come veri
protagonisti della trasformazione urbana,
è fondamentale creare un dialogo continuo
tra amministrazioni, cittadini e realtà locali.
Esperienze maturate attraverso progetti europei
e piattaforme nazionali di supporto —
come quelle sviluppate in Spagna, Austria e
Romania — dimostrano che una governance
multilivello è decisiva per promuovere l’inclusione
e affrontare le disuguaglianze sociali.
In Italia, strategie dal basso, come la formazione
di ambasciatori locali, si stanno rivelando
strumenti efficaci per sensibilizzare le
comunità e responsabilizzarle nei processi
decisionali. Solo dando ai cittadini un ruolo
attivo e riconosciuto possiamo accelerare
l’adozione di soluzioni innovative e costruire
città più resilienti e pronte ad affrontare i
cambiamenti climatici.
Luciana Favaro
Crediamo fortemente nel coinvolgimento
attivo dei cittadini, affinché siano
consapevoli non solo dei rischi, ma anche
delle potenzialità di un sistema urbano dinamico
e in sintonia con la natura, nel rispetto
del territorio. Questa consapevolezza
può trasformarsi in una leva per costruire
un nuovo senso di comunità, affrontando
collettivamente le sfide che il cambiamento
climatico impone.
In questo contesto, il ruolo degli Ambasciatori
del Patto per il Clima, un’iniziativa promossa
dalla Commissione Europea, diventa
cruciale. L’obiettivo è coinvolgere direttamente
i cittadini nelle politiche climatiche,
106
rendendoli non solo informati, ma anche
partecipi a livello locale, nelle decisioni che
riguardano i loro comuni e le strategie di
adattamento.
Affinché questo processo abbia successo, è
fondamentale che anche le amministrazioni
locali siano aperte al contributo dei cittadini,
non solo informandoli, ma anche ascoltandoli
e supportandoli nei cambiamenti che la
crisi climatica renderà inevitabili.
Alessandro Federici
Da anni collaboriamo con il Ministero
dell’Ambiente e della Sicurezza
Energetica per portare avanti programmi
di formazione e informazione rivolti agli
utenti finali. Tra questi, la campagna nazionale
“Italia in Classe A”, giunta al secondo
triennio, propone una serie di accorgimenti
e comportamenti a costo zero, con effetti
immediati sulla riduzione della bolletta
energetica. Questi strumenti sono particolarmente
importanti per i soggetti più fragili
e vulnerabili, sia in relazione alla povertà
energetica che a quella da raffrescamento.
Nel lungo periodo, l’obiettivo è promuovere
un cambiamento comportamentale che abbia
impatti positivi non solo sulle abitudini
quotidiane, ma anche sulla salute e sul benessere
generale della popolazione.
Tiziana Ferrante
È
fondamentale sensibilizzare le
comunità locali affinché adottino
nuovi comportamenti virtuosi e partecipino
attivamente ai processi decisionali che
riguardano le loro città e quartieri. Il
coinvolgimento della cittadinanza nelle
progettualità urbane è essenziale per
garantire uno sviluppo sostenibile, anche
attraverso un’azione coordinata di competenze
multidisciplinari per lo sviluppo di
modelli già consolidati in Europa, come i Positive
Energy Districts, che rappresentano un
volano importante per realizzare delle comunità
sostenibili, con riferimento non solo
all’uso delle energie rinnovabili, ma anche
al cambiamento dei comportamenti sociali
e la collaborazione tra competenze multidisciplinari.
Dalla fase di programmazione fino alla attuazione
degli interventi, è necessario mantenere
un focus non solo sull’efficienza
energetica, ma anche sulla gestione sostenibile
delle risorse, promuovendo modelli
partecipativi che rendano i cittadini protagonisti
del cambiamento.
Enza Lissandrello
L
e città devono prepararsi alle nuove
sfide poste dalla crisi della biodiversità
e dalla crescente necessità di resilienza
urbana, coinvolgendo attivamente i cittadini.
Per farlo, è fondamentale superare i modelli
tradizionali di partecipazione formale e
aprire spazi di collaborazione con organizzazioni
cittadine, movimenti di base e reti
locali. L’obiettivo è rendere i cittadini protagonisti
dei processi di trasformazione, ad
esempio attraverso comunità energetiche e
laboratori urbani in cui possano sperimentare
direttamente il cambiamento. È fondamentale
che le politiche locali non siano
imposte, ma costruite insieme ai cittadini,
facendo leva sulla sperimentazione diretta
e sull’educazione al cambiamento.
107
8
TRANSIZIONE URBANA
Daniela Luise
La vita urbana nel 2050 sarà molto diversa
da quella che siamo abituati oggi
e che stiamo già vedendo cambiare velocemente.
È necessario che ci prepariamo e,
anzi, che cominciamo a reagire alle situazioni,
soprattutto nelle città, ma sostenuti anche
dai governi e da possibili finanziamenti,
perché di questo hanno bisogno le città per
riuscire ad adattarsi ai cambiamenti climatici.In
particolare, sarà fondamentale riuscire
a realizzare importanti progetti sul territorio,
come quelli relativi alla mobilità sostenibile,
alla riqualificazione energetica degli
edifici e all’implementazione di zone più verdi
e più resilienti. Questi progetti andranno a
mitigare l’impatto delle isole di calore, che
è sicuramente uno dei temi principali nelle
nostre città. Già oggi si stanno realizzando
molti progetti, e credo che quelli molto importanti
siano proprio i progetti di rinverdimento
delle città.
Tali interventi devono essere anche collegati
alla depavimentazione e alla creazione
di aree di drenaggio, in modo da riuscire a
dare dei risultati importanti fin da subito, per
permettere alle persone di vivere meglio e
di ridurre gli impatti, ad esempio, dei grandi
eventi atmosferici.
Sicuramente, sono anche fondamentali gli
interventi sulla mobilità sostenibile, che devono
cambiare molto velocemente e che richiedono
notevoli investimenti. Inoltre, l’implementazione
continua degli interventi di
riqualificazione energetica è essenziale, sia
per permettere ai cittadini di vivere meglio le
proprie abitazioni, sia per consentire loro di
risparmiare sui costi della vita.
Filomena Pietrapertosa
I
modelli di sviluppo urbano attuali continuano
a riprodurre disuguaglianze, e le
categorie più vulnerabili sono le più esposte
ai rischi legati alla transizione ecologica. La
povertà energetica è in crescita, con fasce
della popolazione che rischiano di perdere
l’accesso alle risorse fondamentali, subendo
al contempo gli impatti più severi del cambiamento
climatico, come l’intensificarsi degli
eventi meteorologici estremi.
Dai nostri studi emerge che, nei piani di adattamento
urbano a livello europeo, le categorie
vulnerabili sono spesso trascurate, con il
rischio di accentuare ulteriormente le disuguaglianze.
Per invertire questa tendenza, è
essenziale coinvolgere direttamente i cittadini
nella definizione delle strategie di sviluppo.
Solo attraverso un approccio inclusivo e partecipativo,
che raccolga le esigenze delle fasce
più a rischio, si potranno costruire città
più eque e resilienti, garantendo il benessere
collettivo e un futuro realmente sostenibile.
Stefano Pizzuti
I
cambiamenti climatici stanno ponendo le
città sotto una pressione sempre maggiore,
esponendole a eventi atmosferici estremi
sempre più frequenti e intensi. Di conseguenza,
l’adattamento diventa una priorità:
le città dovranno diventare più resilienti non
solo nelle loro infrastrutture, ma anche nella
capacità dei cittadini di affrontare e gestire
queste nuove sfide.
Affinché questo avvenga, è essenziale aumentare
la consapevolezza della popolazione
su ciò che sta accadendo nelle nostre città.
La comunicazione gioca un ruolo fondamen-
108
tale: senza adeguate campagne informative,
i cittadini rischiano di non comprendere l’urgenza
del cambiamento e l’importanza del
loro coinvolgimento. Fortunatamente, molte
iniziative in questo senso sono già in atto, sia
nel breve che nel lungo periodo, con l’obiettivo
di raggiungere i traguardi fissati per il
2030 e il 2050. È fondamentale sottolineare
il ruolo attivo dei cittadini: essi devono diventare
sempre più consapevoli e partecipi nei
processi di trasformazione, assumendo un
ruolo centrale nel cambiamento delle città e
delle comunità in cui vivono.
Monica Salvia
Le città del futuro saranno profondamente
trasformate. Ci aspettiamo un
ulteriore accentramento della popolazione
nei centri urbani, a fronte di un progressivo
spopolamento delle aree interne e rurali. Il
cambiamento climatico influenzerà in modo
significativo questi processi, modificando la
struttura territoriale e la qualità della vita dei
cittadini.
Per questo motivo, è necessario agire con una
visione strategica e intervenire subito. Pianificare
per il clima significa integrare misure di
mitigazione e adattamento ai cambiamenti
climatici, tenendo conto di fenomeni sempre
più rilevanti come la povertà energetica. Le
città, infatti, sono sistemi urbani complessi,
composti da cittadini che devono essere
tutelati, con particolare attenzione alle fasce
più vulnerabili della popolazione.
L’intensità delle azioni conta: ogni piccolo gesto
può fare la differenza. Questo è il principio
che guida gli Ambasciatori del Patto per
il Clima, persone che, in modo volontario e
con il loro entusiasmo, promuovono iniziative
di sensibilizzazione e coinvolgimento della
cittadinanza per renderla protagonista del
cambiamento e della transizione ecologica.
Il progetto CapaCITIES ci ha permesso di entrare
in contatto con questa rete straordinaria,
sostenuta dal Patto Europeo per il Clima.
Nel caso italiano, l’associazione Euclipa sta
portando avanti progetti innovativi che coinvolgono
gruppi di cittadini in diverse parti
d’Italia. Queste esperienze rappresentano
buone pratiche spesso valorizzate a livello
europeo, dimostrando come il coinvolgimento
attivo della popolazione possa diventare
un elemento chiave per affrontare le sfide
climatiche del futuro.
In che modo la collaborazione tra città, governi, e cittadini può accelerare il
raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica, e quali iniziative locali
hanno già dato risultati positivi nel vostro paese?
Gudrun Haindlmaier
È
fondamentale progettare spazi urbani
flessibili e multifunzionali che rispondano
realmente alle esigenze delle persone. Per
farlo, è essenziale coinvolgere i cittadini fin
dalle prime fasi del processo decisionale, garantendo
la co-progettazione delle soluzioni
per gli spazi pubblici, non solo a beneficio della
popolazione, ma anche della biodiversità.
Molte città stanno cercando di avvicinare le
109
8
TRANSIZIONE URBANA
loro azioni alle persone, coinvolgendole fin
dall’inizio attraverso metodi sperimentali e
partecipativi. Questi possono includere festival
urbani, iniziative di innovazione sociale e
tecnologica, oltre all’uso di strumenti digitali
per facilitare il co-design degli spazi pubblici.
Creare città più vivibili significa promuovere la
collaborazione tra cittadini, amministrazioni
e innovatori, affinché ogni intervento sia costruito
dalla comunità e per la comunità.
Julio Lumbreras
Per affrontare la crisi climatica, è fondamentale
lavorare su più livelli: all’interno
dei comuni, tra i diversi dipartimenti amministrativi,
tra le città stesse e con i governi regionali,
nazionali ed europei. Solo attraverso
un approccio coordinato e integrato possiamo
affrontare con successo le sfide future. Posso
portare l’esempio della Spagna, dove stiamo
collaborando con 17 città, tra cui sette di medie
dimensioni. Invece di agire singolarmente,
queste città stanno sviluppando un programma
congiunto per riqualificare un milione di
abitazioni, aggregando risorse e competenze
per ottenere un impatto più significativo. Questo
approccio consente anche di sviluppare
nuovi strumenti finanziari e di collaborare in
modo più efficace con le imprese edili.
Un altro esempio è la creazione di comunità
energetiche che favoriscono l’accesso alle
energie rinnovabili con un approccio di quartiere,
coinvolgendo più edifici e fornendo elettricità
anche alle comunità più vulnerabili.
Elena Simion
Con le capacità sviluppate in 15 paesi europei,
è ormai evidente che le piattaforme
nazionali svolgono un ruolo centrale nel
supporto alle città, non solo a quelle selezionate
per la Mission Cities, ma a livello nazionale.
Gli ambasciatori delle piattaforme
nazionali possono amplificare questo messaggio
e garantire che nessuna città venga
lasciata indietro.
L’obiettivo delle piattaforme nazionali è proprio
quello di favorire un coinvolgimento più
ampio, affinché anche gli investitori e le comunità
locali possano sostenere le città nel
loro percorso verso la neutralità climatica.
Maria Tengvard
L
a piattaforma nazionale Viable Cities in
Svezia si occupa di cambiamenti climatici
con un approccio integrato, ponendosi
una domanda cruciale: come possiamo rendere
le nostre città più resilienti e pronte ad
affrontare le trasformazioni che influenzeranno
la nostra vita urbana?
Lavoriamo simultaneamente su adattamento
e mitigazione dei cambiamenti climatici,
allineandosi agli Obiettivi di Sviluppo
Sostenibile (SDGs) e promuovendo un’azione
trasversale tra settori.
Collaboriamo con molteplici attori, tra cui il
settore pubblico, le municipalità, il mondo
accademico e le agenzie nazionali, coinvolgendo
anche stakeholder locali.
Tutte le nostre iniziative mirano a guidare
un cambiamento sistemico che migliori la
qualità della vita urbana rispettando i limiti
planetari.
La nostra missione è realizzare città climaticamente
neutrali entro il 2030, offrendo
una vita migliore per tutti, nel rispetto delle
risorse della Terra.
110
Quali sono le azioni concrete e urgenti che dovrebbero essere adottate dalle
città nei prossimi anni per affrontare la crisi climatica e prepararci al 2050, e
come possiamo accelerare l’adozione di soluzioni innovative come la mobilità
sostenibile e le energie rinnovabili?
Enza Lissandrello
Negli ultimi dieci anni, abbiamo assistito
a numerose iniziative di rigenerazione
urbana, come la riqualificazione degli spazi
pubblici e la riconversione delle aree destinate
alle auto in spazi di socializzazione. Questi
interventi hanno mostrato il valore della
qualità urbana e hanno incentivato nuove
forme di mobilità sostenibile, come trasporti
pubblici più efficienti, ciclabilità e percorsi
pedonali. Tali cambiamenti non solo migliorano
la qualità della vita urbana, ma hanno
anche un impatto diretto sulla salute dei cittadini,
promuovendo uno stile di vita più attivo
e sostenibile. Un altro aspetto chiave è
il coinvolgimento della popolazione nella gestione
dell’energia, aumentando l’autonomia
e la consapevolezza sui consumi. Questo approccio,
che valorizza il ruolo di cittadini prosumer
(produttori e consumatori di energia),
contribuisce a ridurre la domanda energetica
complessiva.
Infine, è fondamentale sensibilizzare i cittadini
sugli effetti ambientali delle loro scelte
quotidiane, ad esempio nell’uso dell’energia
e dei trasporti. Creare strumenti per monitorare
e comprendere il proprio impatto sul
contesto urbano è essenziale per costruire
città più sostenibili e resilienti. La trasformazione
urbana e la transizione ecologica
devono basarsi su una partecipazione attiva
e consapevole, rendendo le città veri laboratori
di innovazione e sostenibilità.
Carlo Alberto Nucci
Prevedere l’evoluzione delle città nel
2050 è complesso, poiché dipende da
molteplici fattori dinamici. Generalmente, la
preparazione avviene tramite due processi
principali: la pianificazione a lungo termine,
che si costruisce nel tempo, e la risposta alle
crisi, che si adatta e evolve in base agli incidenti
e alle catastrofi che si verificano.
Oggi esistono anche modelli matematici
che possono aiutare a comprendere i cambiamenti
a lungo termine. Un esempio interessante
è quello del cumulo di sabbia, che
per crescere deve ogni tanto crollare, per poi
allargare la propria base. Questo concetto
può essere visto come metafora dei processi
di trasformazione delle città, che spesso
devono passare attraverso momenti difficili
per poter progredire.
Ci sono anche tre fenomeni che trovo particolarmente
significativi:
■ coinvolgimento crescente dei cittadini,
con una maggiore consapevolezza ambientale
e sociale;
■ il cambiamento nei comportamenti dei
giovani, che stanno abbandonando l’idea
della proprietà individuale di mezzi come
l’auto, a favore di soluzioni di mobilità condivisa
che sono molto più radicate nella loro
generazione rispetto a quella precedente;
■ il ruolo crescente del sistema elettrico,
con l’espansione delle smart grids (reti intelligenti),
che sono fondamentali per la
111
8
TRANSIZIONE URBANA
transizione energetica. L’elettrificazione dei
consumi diventerà un elemento chiave di
questo cambiamento, e le comunità energetiche,
pur incontrando alcune difficoltà,
sono destinate a svolgere un ruolo fondamentale.
La strada è complessa e le sfide sono molte,
ma questi sviluppi sono cruciali per costruire
città più resilienti e sostenibili nel futuro.
Francesca Rizzo
Immaginare come il paesaggio urbano
cambierà a causa dei cambiamenti climatici
non è semplice, ma voglio mantenere
una visione ottimista. Credo fortemente nelle
strategie di adattamento e spero che nel
2050 le città possano essere immerse nel
verde, con trasporti completamente elettrici,
edifici a zero emissioni e un ambiente più favorevole
alla socialità.
Tuttavia, mi chiedo se ci stiamo preparando
adeguatamente a questo scenario. Al momento,
vedo ancora pochi interventi significativi
in termini di mitigazione e adattamento
ai cambiamenti climatici, specialmente in
Italia. Sebbene alcuni segnali preoccupanti
siano già evidenti, manca ancora una reale
percezione della gravità della situazione.
Una delle strategie più promettenti potrebbe
essere l’implementazione accelerata di soluzioni
innovative come la mobility-as-a-service,
che potrebbe contribuire rapidamente a raggiungere
alcuni degli obiettivi climatici urbani.
Edoardo Zanchini
Il lavoro che stiamo portando avanti per la
città di Roma riguarda sia la mitigazione
che l’adattamento ai cambiamenti climatici,
due aspetti che nei prossimi anni saranno
sempre più cruciali. Sappiamo che il clima
sta già cambiando: le temperature stanno
aumentando, le ondate di calore si fanno più
frequenti e intense, così come gli eventi meteorologici
estremi. Per questo, stiamo sviluppando
strategie per ridurre gli impatti nei
quartieri e sulle infrastrutture, con l’obiettivo
di mantenere le città vivibili e resilienti.
Parallelamente, dobbiamo lavorare per
raggiungere la neutralità climatica entro
il 2050. Questo significa spingere sull’uso
delle fonti rinnovabili, ridurre i consumi
energetici negli edifici e promuovere una
mobilità sempre più sostenibile e integrata.
L’adattamento e la mitigazione viaggiano
assieme con specifiche risposte per
avere quartieri più vivibili, in cui ci si muove
in modo più semplice e con la possibilità di
fruire del verde.
Ad esempio, possiamo rendere gli spazi urbani
più vivibili attraverso interventi semplici
ma efficaci, come la creazione di aree
verdi, la copertura di superfici con materiali
riflettenti e la rigenerazione degli spazi
pubblici. Tutto questo può sembrare un
obiettivo ambizioso, ma rappresenta anche
un’opportunità per innovare e integrare le
politiche urbane in modo più efficace.
In particolare, dobbiamo concentrarci sulla
riqualificazione dei quartieri più vulnerabili,
dove si registrano i maggiori rischi per la
salute, soprattutto d’estate, specialmente
per le persone anziane. Qui è essenziale intervenire
sullo spazio pubblico, piantando
alberi, riducendo le superfici impermeabili e
utilizzando materiali che mitigano l’aumento
delle temperature. Allo stesso tempo, bi-
112
sogna ripensare gli edifici pubblici affinché
diventino a emissioni zero, grazie all’uso del
fotovoltaico e alla riduzione dei consumi
energetici.
Un altro aspetto chiave è la mobilità. Dobbiamo
rendere possibile una vita urbana
che non dipenda dall’uso dell’auto privata
alimentata da combustibili fossili. Questo
significa investire nel trasporto pubblico integrato,
nella mobilità condivisa e in infrastrutture
per biciclette e pedoni sicure ed
efficienti. L’obiettivo è ridisegnare le città
attorno a una mobilità che sia non solo sostenibile,
ma anche attraente e funzionale,
per migliorare la qualità della vita nei quartieri
e rendere gli spostamenti più efficaci.
Nel contesto delle sfide climatiche, quali strategie concrete vedete come
più urgenti per adattare le città e renderle più resilienti agli eventi estremi
come ondate di calore e inondazioni? Inoltre, come possiamo affrontare
le disuguaglianze sociali, come la povertà energetica e la povertà da
raffrescamento, in modo che la transizione ecologica non aggravi ulteriormente
le disuguaglianze, ma favorisca una maggiore equità nelle città?
Edoardo Croci
Le nostre città sono sempre più vulnerabili
ai cambiamenti climatici: lo vediamo
nell’aumento di piogge intense, nella
diffusione delle isole di calore e nei fenomeni
meteorologici estremi che danneggiano infrastrutture,
servizi e persone.
Per affrontare questa sfida, sono necessarie
politiche integrate, che non solo migliorino
le infrastrutture, ma incidano anche sui
comportamenti individuali. Si tratta di un
cambiamento radicale, con impatti economici
e sociali, che deve combinare decarbonizzazione
e resilienza urbana.
Intervenire su tutti i settori - dagli edifici,
principali responsabili delle emissioni urbane,
ai trasporti, ai servizi pubblici - non è
semplice. Le soluzioni esistono, ma richiedono
risorse finanziarie, competenze e capacità
di implementazione in tempi brevi.
In questo contesto, il sistema della ricerca e
dell’università può offrire un supporto fondamentale
nella governance urbana, anche
grazie al confronto con esperienze internazionali.
Inoltre, il quadro di riferimento della
Commissione Europea, attraverso iniziative
come il Covenant of Mayors e la EU Mission
Cities, rappresenta un’importante guida per
accelerare la trasformazione delle città in
chiave sostenibile.
Alessandro Federici
D
al punto di vista tecnico, ci occupiamo
da anni dell’impatto delle isole di calore
sugli edifici e sulle persone che vi abitano.
Negli ultimi anni, oltre al concetto di povertà
energetica, si è iniziato a definire e investigare
la povertà da raffrescamento, un problema
destinato a diventare sempre più rilevante,
specialmente nel Sud Europa e, in particolare,
nel Sud Italia. Se la povertà energetica
è tradizionalmente associata alla difficoltà
113
8
TRANSIZIONE URBANA
di riscaldare adeguatamente le abitazioni, la
povertà da raffrescamento riguarda l’incapacità
di mantenere un ambiente interno vivibile
nei mesi più caldi, a causa delle ondate di
calore sempre più frequenti e intense.
Julio Lumbreras
Le prospettive per il futuro non sono incoraggianti:
ci troveremo ad affrontare
ondate di calore sempre più intense, eventi
meteorologici estremi e un aumento delle
inondazioni. Per questo è essenziale che le
nostre città si adattino a questi cambiamenti
attraverso strategie efficaci.
Ad esempio, per contrastare le ondate di calore,
non possiamo limitarci ad aumentare
l’uso dell’aria condizionata, perché ciò comporterebbe
un incremento delle emissioni.
Dobbiamo invece adottare soluzioni basate
sulla natura, come l’incremento delle aree
verdi e l’uso di materiali in grado di ridurre la
temperatura nelle aree urbane. Per far fronte
alle inondazioni, alcune città stanno già
lavorando sulla modifica del corso dei fiumi,
in modo da essere meglio preparate quando
si verificano eventi estremi. In questo scenario,
è fondamentale combinare misure
di adattamento e mitigazione, riducendo le
emissioni di gas serra mentre lavoriamo per
rendere le città più resilienti.
114
115
X
9
DOSSIER 2 - 2025
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA
CONCLUSIONI DEL CONVEGNO
“ALLEANZE DI RICERCA PER
LE COMUNITÀ URBANE
CLIMATICAMENTE NEUTRE,
SOSTENIBILI ED EQUE”
Paola Clerici Maestosi - Coordinatrice ENEA
della Task Force per l’internazionalizzazione
della Divisione TERIN-ICER
Concludendo questi due intensi giorni di confronto, emerge con chiarezza
quanto il cammino verso comunità urbane climaticamente neutre, sostenibili
ed eque non possa essere percorso da soli. La complessità delle sfide che
abbiamo discusso - dal cambiamento climatico alla transizione energetica,
dalla povertà energetica alle disuguaglianze sociali - richiede una convergenza
di saperi, risorse e visioni.
Le alleanze di ricerca che abbiamo iniziato a costruire rappresentano il vero motore di questa
trasformazione. Esse non sono soltanto partenariati scientifici, ma spazi di co-creazione
in cui ricerca, governance e cittadinanza collaborano per tradurre conoscenze in azioni concrete.
Abbiamo compreso che la neutralità climatica non è una meta astratta, ma un percorso
fatto di scelte condivise, di politiche integrate e di strumenti operativi capaci di adattarsi
alle specificità di ogni territorio.
116
Dalle esperienze presentate - dai Positive Energy Districts alle piattaforme nazionali come
CapaCITIES, fino agli approcci sistemici promossi da Driving Urban Transitions - emerge una
lezione comune: la governance multilivello e la partecipazione attiva dei cittadini sono le
condizioni necessarie per trasformare i piani in risultati tangibili. Le città, grandi e piccole,
sono laboratori di innovazione e resilienza, ma solo attraverso il coinvolgimento delle comunità
locali potranno affrontare in modo equo le sfide della transizione.
Abbiamo ascoltato esperienze che dimostrano come l’integrazione tra ricerca, istituzioni e
cittadini possa generare soluzioni nuove e più giuste: comunità
energetiche che riducono le disuguaglianze, strategie
urbane che uniscono adattamento e mitigazione, iniziative
locali che promuovono comportamenti sostenibili e
nuove forme di cittadinanza attiva.
Le riflessioni condivise da ricercatori, amministratori, professionisti
e rappresentanti delle istituzioni europee ci ricordano
che il futuro delle nostre città si costruisce oggi,
attraverso un impegno collettivo e continuo. La formazione,
il capacity building, la condivisione dei dati e l’innovazione
tecnologica aperta dovranno essere i pilastri di un
ecosistema della conoscenza al servizio della sostenibilità.
ENEA, insieme a CNR, UERA e a tutti i partner di questa
“Abbiamo ascoltato
esperienze che dimostrano
come l’integrazione
tra ricerca, istituzioni
e cittadini possa generare
soluzioni nuove
e più giuste “
iniziativa, continuerà a promuovere reti di ricerca e cooperazione internazionale per accompagnare
le città nel loro percorso verso la neutralità climatica. Ma ciò che questo
convegno ci lascia è soprattutto una consapevolezza: che la transizione ecologica sarà
possibile solo se sarà inclusiva, partecipata e giusta.
Abbiamo la responsabilità - e l’opportunità - di progettare città che non lascino indietro
nessuno, dove la sostenibilità diventi parte della quotidianità e non un obiettivo distante.
È da queste alleanze di ricerca e da questo dialogo aperto che può nascere un nuovo
modello di città europea: più verde, più giusta, più consapevole, e soprattutto capace di
restituire speranza e futuro alle prossime generazioni.
Con questo spirito, ringrazio tutti i partecipanti per i contributi, la passione e la visione
condivisa. Il lavoro che ci attende è ancora grande, ma le connessioni create in questi
giorni rappresentano il primo, fondamentale passo per trasformare le nostre idee in
azioni concrete.
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10
10
DOSSIER 2 - 2025
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA
CURRICULUM VITAE
DEGLI ORATORI
Ballarin Andrea
Nato nel 1981, dopo il
master in scienze forestali
e ambientali conseguito
presso l’Università di
Padova, ha approfondito i temi della salvaguardia
ambientale, della gestione del paesaggio e delle
energie rinnovabili durante il dottorato “Risorse e
salute dell’ambiente del territorio” (L.E.R.H.) presso
il Dipartimento di Sistemi Territoriali e Agroforestali
(TeSAF) del Collegio di Scienze Agrarie
dell’Università di Padova, nel campus Agripolis.
Durante il suo dottorato ha sviluppato e focalizzato
temi come la valutazione economica di servizi
e benefici ambientali, imparando diverse metodologie
per valutarli concretamente. Ha inoltre
approfondito la gestione di progetti di ricerca su
diversi argomenti, acquisendo abilità speciali
nella gestione di gruppi di lavoro e tutoraggio. I
vasti temi affrontati grazie ai diversi professori
del Dipartimento lo hanno portato a un primo impatto
con progetti co-fondati da programmi UE.
Ha partecipato a diverse iniziative formative - in
Italia e all’estero - su temi quali lo sviluppo rurale
e la sostenibilità ambientale anche come rappresentante
ufficiale dell’Università di Padova. Il dottorato
è stato anche il periodo in cui ha sviluppato
competenze relative alle attività di insegnamento
e formazione: sia all’università, organizzando e
presentando seminari o lezioni per alcuni professori,
che nelle scuole superiori, dove ha insegnato
materie economiche e scientifiche per 5 anni.
All’inizio del 2009, dopo il dottorato di ricerca,
entra a far parte dell’Associazione professionale
dei Medici Agronomi e Forestali della Provincia
di Treviso ed inizia l’attività di libero professionista
come consulente per privati ed enti pubblici,
fornire principalmente servizi sul settore primario
e sullo sviluppo rurale. Tra le diverse attività,
la consulenza per lo sviluppo di progetti e per la
gestione di fondi ha rappresentato una delle più
importanti, portando così a raccogliere per aziende
pubbliche e private quasi 120 milioni di euro
di fondi, corrispondente a un valore di progetto
superiore ai 300 milioni di euro.
118
Bossi Silvia
Laurea in ingegneria
meccanica presso l’Università
della Sapienza di
Roma. Dopo aver conseguito
il dottorato presso la IMT Scuola di Studi Avanzati
di Lucca e la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa,
ha lavorato come ricercatrice presso l’ENEA, dove
ha aderito alla DUT Partnership e al JPI-UE per
monitorare e studiare i distretti energetici positivi
in Europa e fornire attività di sviluppo delle capacità
per promuovere le transizioni urbane tra le città
europee. È autrice di articoli su analisi PED e sul
monitoraggio di impianti fotovoltaici galleggianti
attraverso soluzioni robotiche.
Burzagli Silvia
Esperto senior in pianificazione
strategica e
sviluppo regionale. Ha lavorato
per anni come direttore
esecutivo dello sviluppo economico, della promozione
economica e del turismo della Regione Toscana.
Da maggio 2019 ad aprile 2022 ha lavorato
stabilmente nel Regno dell’Arabia Saudita come
membro dell’Advisory Board dell’ASDA - Authority
for the Development of Asir - e come consulente
per altre regioni del Medio Oriente per creare e implementare
la strategia regionale di sviluppo economico
legata al piano nazionale Vision 2030. Dal
maggio 2022 è stata nominata Direttore esecutivo
dell’Ufficio di collegamento con l’UE a Bruxelles
per il Consiglio regionale della Toscana. Ha maturato
una notevole esperienza nella definizione
delle relazioni economiche e istituzionali con i vari
attori e i principali stakeholder a livello regionale,
nazionale ed europeo. Ha una forte esperienza
nell’attivazione e nel rafforzamento di relazioni e
reti internazionali con partner istituzionali ed economici
in diversi Paesi. Ha maturato una notevole
esperienza nello sviluppo di marchi regionali.
Capezzuto Pasquale
Esperto senior indipendente
in materia di
Smart City, già Presidente del
TC 058 U.N.I. Città, comunità
e infrastrutture sostenibili, relatore e influencer,
Energy Manager, Ambasciatore del Patto Europeo
per il Clima, Presidente dell’Associazione Energy
Manager ASVIS alleato, già Responsabile dell’Ufficio
Energia e Impianti, Dipartimento Pianificazione
Urbana ed Edilizia del Comune di Bari, Puglia (Italia),
già Coordinatore dell’Ufficio Smart City del Comune
di Bari, già membro del Gruppo di Lavoro Energia e
119
10
TRANSIZIONE URBANA
Sostenibilità del Consiglio Nazionale degli Ingegneri,
già Consigliere dell’Ordine degli Ingegneri della
Provincia di Bari e Coordinatore della Commissione
Formazione e della Commissione Energia, Impianti
e Sostenibilità, già membro del City Advisory Board
del Programma Congiunto Smart Cities della European
Energy Research Alliance, membro del comitato
scientifico del Distretto Regionale Edilizia Sostenibile,
membro del Comitato Direttivo di Smart
Building Italia, Consigliere dell’Associazione Smart
Building Alliance Italia. Ingegnere elettrotecnico
con esperienza nel settore dell’efficienza energetica
e degli impianti elettrici e termici come progettista,
responsabile di progetto e direttore lavori di
numerosi appalti pubblici, tra cui manutenzione e
nuova costruzione di impianti elettrici e termici in
edifici comunali e in impianti di illuminazione pubblica.
Ha inoltre maturato esperienza personale e
curriculare come progettista di impianti elettrici e
di illuminazione pubblica, come docente in numerosi
corsi di formazione e come relatore in numerosi
convegni sui temi dell’efficienza energetica
a Bari e in Italia. Esperto nel comitato tecnico CEI
317 “Smart Cities”, UNI CT 23, esperto italiano
ISO/TC268/WG1, Presidente dell’ente nazionale
di normazione UNI/TC58 “Città, comunità e infrastrutture
sostenibili”, esperto nel comitato CEN /
TC465 e in ISO/TC268.
Cappelletto Margherita
Esperto project manager
del Consiglio Nazionale
delle Ricerche e poi
del Ministero dell’Università
e della Ricerca, lavora nel settore della ricerca e
dell’innovazione della blue economy all’interfaccia
tra scienza e politica. Esperto di comunicazione
scientifica, collaboratore di riviste, redattore e
progettista di spettacoli scientifici. Forte professionista
con un background formativo in Astronomia
e Astrofisica e un Master in Comunicazione
della Scienza.
Capra Marcello
Laureato con lode in Ingegneria
Nucleare nel
1980 presso l’Università La
Sapienza di Roma. Ha iniziato
la sua carriera nel settore dell’impiantistica
energetica presso F.B.M.-HUDSON ITALIANA
S.p.A., Milano, dove ha prestato servizio fino al
1983 nel settore della R&S di componenti di
scambio termico per centrali nucleari e termoelettriche.
Dal 1983 è presso l’ENEA dove, tra i
vari incarichi, è Direttore della Divisione Usi Finali
dell’Energia. Dal 2002 è membro della Segreteria
tecnica del Dipartimento Energia del
Ministro dello Sviluppo economico (ora Ambiente
e Sicurezza energetica), con i seguenti principali
incarichi. Dal 2007 al 2011 è consigliere di
120
amministrazione della società RSE S.p.a. -Gruppo
GSE. Dal 2008 è delegato italiano per lo Strategic
Energy Technology Plan (SET-Plan) della
Commissione europea sulla ricerca energetica.
Nel 2021 è nominato dal MUR Expert nell’ambito
del Cluster 5 (Energia, Mobilità e Clima) del
Programma Horizon Europe sulla ricerca. È inoltre
membro di vari comitati scientifici.
Civiero Paolo
Architetto e dottore di
ricerca in Riqualificazione
e recupero Insediativo,
dal 2025 è Professore Associato
presso l’Università Roma Tre, Dipartimento
di Architettura, dove ricopre il ruolo di Vice-Coordinatore
del Laboratorio di Fisica e Tecnologia
(LFT&T). Docente esperto nel campo della Tecnologia
dell’Architettura e Principal Investigator
promuove a livello nazionale e internazionale l’implementazione
di modelli Positive & Clean Energy
Districts (PCEDs) affrontando la transizione energetica
e digitale nella rigenerazione alla scala edilizia
ed urbana, attraverso lo sviluppo di strumenti
a supporto della pianificazione, progettazione e
co-creazione di distretti urbani climaticamente
neutrali. Membro della COST Action “PED EU
NET”, EERA JP Smart Cities, IEA EBC Annex 83, è
responsabile scientifico di vari progetti di ricerca
nazionali e internazionali, tra cui PEDRERA–Positive
Energy District Renovation Model, MakingPEDs
e POSEIDON (DUT-2022), WeGenerate
(HE Built4People) e C.Lever (Scalable Cities), ed è
inoltre coordinatore del Sub Task 1.1 sulla produzione,
distribuzione e accumulo di energia elettrica
all’interno del progetto RomeTechnopole.
Clerici Maestosi Paola
Ha conseguito la laurea
in Architettura presso
l’Università La Sapienza
di Roma nel 1990 e il dottorato
di ricerca in Documentazione e Rilievo del
Patrimonio Architettonico nel 1996. Dal 1994 al
2010 ha lavorato come architetto presso l’Ufficio
Tecnico dell’Università di Tor Vergata. Dal
2000 al 2007 è stata professoressa a contratto
presso la Facoltà di Architettura di Roma La
Sapienza. Dal 2010 lavora presso l’ENEA, prima
come ricercatrice e poi come ricercatrice senior.
Attualmente è Coordinatrice della Task Force
per l’Internazionalizzazione della Ricerca per la
Divisione Strumenti e Servizi per le Infrastrutture
Critiche e le Comunità a Energia Rinnovabile.
Si occupa di ricerca, innovazione e sviluppo relativi
alle città. Partecipa a importanti network
europei che promuovono la ricerca e finanziano
specifiche traiettorie di sviluppo sostenibile per
le città. È rappresentante scientifico del Ministero
dell’Università e della Ricerca (MUR) per
121
10
TRANSIZIONE URBANA
il Piano SET e il Partenariato per la Guida della
Transizione Urbana. È responsabile di importanti
progetti di ricerca internazionali nell’ambito del
programma Horizon 2020, come BOOST (2013),
EXPAND (2016), DARE (2019), e nell’ambito di
Horizon Europe, tra cui DUT (2020) e CapaCI-
TIES (2021). È autrice di pubblicazioni nazionali
e internazionali.
Coletta Riccardo
Senior Project Manager,
Responsabile dell’Unità
di valorizzazione presso
l’APRE (Agenzia per la Promozione
della Ricerca Europea), coordina il team
APRE per i progetti relativi al l’energia e alla nuova
Bauhaus europea. Ha coordinato il progetto HO-
RIZON 2020 XPRESS sugli appalti pubblici verdi e
attualmente coordina i progetti HORIZON EURO-
PE MARINEWIND sull’energia eolica offshore galleggiante
e il progetto SUPERSHINE sullo sviluppo
di soluzioni tecniche e finanziarie per affrontare la
povertà energetica in alloggi sociali. Questo progetto
e i suoi fari fanno parte della comunità NEB.
Ha un’esperienza ventennale nella pianificazione
e gestione di progetti, innovazione sociale, coinvolgimento
delle parti interessate e co-creazione
in diversi programmi finanziati dall’UE.
Cosenza Emanuele
Laureato in Politiche
dell’Unione europea
presso la facoltà di scienze
politiche dell’Università
di Padova con una tesi sperimentale sulle
politiche energetiche dell’UE, consulente di
Confindustria Veneto e membro del comitato
tecnico per la stesura del Piano Energetico della
Regione Veneto. Dal 2012 lavora per SOGE-
SCA - una società di consulenza e ingegneria
est. nel 1986. Ha sviluppato e implementato 8
progetti europei finanziati dai programmi Intelligent
Energy Europe, Horizon 2020 e LIFE,
sostenendo oltre 90 Comuni nell’attuazione di
SEAPs e SECAPs. Esperto in sistemi di gestione
energetica, con formazione presso l’istituto
standard britannico, giudice dell’iniziativa
Energy Management Leadership Awards promossa
dal Dipartimento americano dell’energia.
Ha sostenuto 11 comuni italiani nella certificazione
ISO 50001. Dal 2016 collaboracon
l’Università di Padova come docente esterno
del Master “Integrazione europea: politiche e
pianificazione comunitaria”.
122
Croci Edoardo
Professor of Practice e
membro del Comitato
di Gestione del GREEN
(Centro per Geografia, Risorse,
Ambiente, Energia e Reti) presso l’Università
Bocconi, dove coordina l’Osservatorio
Green Economy e l’Osservatorio Smart City e
insegna tre corsi presso la Bocconi: “Mercati
del Carbonio e Gestione del Carbonio”, “Trasporti
e Cambiamenti Climatici”, “Economia
della Rigenerazione Urbana Sostenibile”.
Coordinatore scientifico di tre progetti Horizon
2020: “Urban Green Up”, “Match Up” e “Padova
Fit”.
Membro del Comitato di Gestione dell’Azione
COST “Inogov - Innovazioni nella Governance
del Clima: Fonti, Modelli ed Effetti” e Membro
Supplent del Comitato di Gestione dell’Azione
COST “Implementing Nature-Based Solutions
for Creating a Resourceful Circular City”. È
membro del Gruppo Tematico sull’Obiettivo 11
(Città) delle Nazioni Unite - SDSN. È presidente
di UERA - Urban Europe Research Alliance. La
sua principale area di ricerca è legata alle politiche
di sostenibilità a livello urbano (ambiente,
energia, mobilità, clima).
È stato Assessore alla Mobilità, Trasporti e
Ambiente del Comune di Milano, Amministratore
dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente
della Regione Lombardia, Vicepresidente
di FEDARENE (Federazione Europea delle
Agenzie Regionali per l’Energia e l’Ambiente) e
Vicepresidente dell’associazione di coordinamento
Agenda 21 Italiana.
Di Filippo Leonardo
Team leader e project
manager su larga
scala presso la Commissione
Europea, con esperienza
nel settore privato e pubblico a livello nazionale
e nelle istituzioni dell’UE. Nel corso degli anni ha
sviluppato competenze in diversi settori come
clima, energia, giustizia, ecc., spaziando dalla
comunicazione strategica, alle campagne aziendali
dell’UE, all’organizzazione di eventi, fino alla
gestione operativa di grandi progetti, dalla gara
d’appalto all’implementazione. È costantemente
alla ricerca di soluzioni pragmatiche e innovative
con una mentalità critica e curiosa.
123
10
TRANSIZIONE URBANA
Favaro Luciana
Ricercatrice, consulente scientifica, formatrice di docenti in Linguistica Educativa.;
membro del team di ricerca ELICom presso l’Università di Parma. Pubblicazioni
per Oxford University Press ed Erickson. Ambasciatrice del Patto Europeo per il Clima.
Federici Alessandro
Responsabile della Divisione
Strumenti, Studi e
Iniziative per le Misure di Politica
per l’Efficienza Energetica
presso il Dipartimento per l’Efficienza Energetica
dell’ENEA. La Divisione conta quasi 60 dipendenti
all’interno di 5 unità: supporta regioni, comuni e
istituzioni locali nella pianificazione, realizzazione e
monitoraggio di interventi di efficienza energetica,
nonché nello sviluppo di progetti e strumenti correlati,
come piattaforme interattive e portali per la
prestazione energetica degli edifici, gli attestati di
prestazione energetica, i sistemi di riscaldamento,
i programmi di formazione e informazione.
Ferrante Tiziana
Architetto, PhD e Professore
Ordinario (dal
2010) di Tecnologia dell’Architettura
di “Sapienza” Università
di Roma, dalla tesi di laurea sull’edilizia ospedaliera
(premio CNETO-Centro Nazionale Edilizia e Tecnica
Ospedaliera 1990-91) si è prevalentemente interessata
alle tematiche dei servizi per la collettività,
in particolare sociali e sanitari, applicate a tutto l’arco
del processo edilizio in termini di pianificazione/programmazione,
innovazione progettuale, di valutazione
in fase di esercizio attraverso la Post Occupancy
Evaluation. Tali interessi sono stati approfonditi, oltre
che attraverso specifiche ricerche commissionate da
Enti pubblici e privati che hanno dato luogo a numerose
monografie e articoli, anche attraverso la stretta
collaborazione con le Istituzioni, anche ministeriali,
alle varie scale, lavorando in pubbliche commissioni,
assumendo specifici incarichi didattici, partecipando
a Convegni con memorie scritte, svolgendo attività
di sperimentazione progettuale. Ha pertanto perseguito
l’obiettivo di coniugare strettamente le esperienze
via via maturate all’interno dello specifico SSD
ICAR12 con la collaborazione alle varie scale con la
Pubblica Amministrazione per individuare possibili
risposte (attraverso la formazione e l’attività di ricerca)
alle esigenze espresse dalla società civile nel
segmento dei servizi per la collettività.
124
Giuliani Giuseppina
Laureata in Lingue e
Letterature Straniere
presso l’Università degli
Studi Roma Tre. All’ENEA dal
1988 è oggi parte integrante del Team dedicato
alle attività per l’innovazione e digitalizzazione
dei processi gestionali dei contesti urbani e territoriali
in chiave smart city e smart land, costituito
presso la Divisione Strumenti e Servizi per le
Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche
Rinnovabili del Dipartimento Tecnologie Energetiche
e Fonti Rinnovabili. In particolare, si occupa
dei rapporti con le istituzioni e il territorio per
i Progetti PELL e UCUM e collabora alle attività
dell’Osservatorio ENEA per le Comunità Energetiche,
dove è referente del Tavolo Comunicazione.
ENEA per le Comunità Energetiche, dove è
referente del Tavolo Comunicazione.
Gozo Nicoletta
Dirigente di Ricerca
ENEA. Coordinatrice
roll-out tecnologico e rapporti
con istituzioni e stakeholder
per la disseminazione dei risultati conseguiti
dalla Divisione TERIN-ICER. Sviluppo e
coordinamento di Network nazionali e Tavoli di
stakeholder per lo sviluppo di progetti e soluzioni
volte a supportare la PA nel conseguimento degli
obiettivi di transizione con particolare riferimento
all’introduzione di modelli gestionali di nuova generazione
per infrastrutture, servizi e territori.
Guerrieri Maria
Direttore
Esecutivo,
Climate Alliance Italia.
Architetto, lavora in CAI
dal 2000 e dal 2012 ricopre
il ruolo di Direttore Esecutivo. Nel corso degli
anni, ha sviluppato una solida capacità di gestione
tecnica, finanziaria e comunicativa a livello organizzativo
e progettuale. Eccellenti capacità organizzative
e di ricerca, nella progettazione e organizzazione
di eventi, campagne e mostre, e nella
ricerca nel campo del clima e dell’energia.
Sportello nazionale per le città firmatarie del Patto
dei Sindaci. Ampia esperienza nella gestione
progettuale e finanziaria di progetti europei, più
recentemente nei programmi Horizon 2020, Erasmus+,
Interreg Europe.
125
10
TRANSIZIONE URBANA
Haindlmaier Gudrun
PhD, lavora presso l’AIT
Austrian Institute of
Technology dal 2016 come
scienziato senior presso il
Center for Innovation Systems and Policy. Inoltre,
è docente senior presso il Dipartimento di
Geografia e Scienze Regionali dell’Università di
Vienna, concentrandosi sui metodi empirici della
geografia sociale ed economica e sui formati
innovativi di trasferimento delle conoscenze. Ha
conseguito un dottorato di ricerca in pianificazione
territoriale, un master in sociologia e un
master in geografia. La sua ricerca si concentra
su temi quali l’innovazione urbana, le città intelligenti,
lo sviluppo urbano e regionale sostenibile,
i sistemi di innovazione orientati alla missione, la
partecipazione e la governance multilivello e le
politiche basate sui luoghi.
Küttel Orsolya
Laureata in Relazioni Internazionali ed Economia Aziendale presso Università Corvinus
di Budapest, ha conseguito un Master in Studi Europei presso la KU Leuven.
CEO del partenariato Driving Urban Transitions (DUT), promuove la trasformazione urbana
sostenibile attraverso la collaborazione e l’innovazione transnazionale. Appassionata
della co-creazione di città resilienti e climaticamente neutre, riunendo diverse prospettive in Europa e oltre.
Labellarte Rosa
L
aureata in Scienze
della
comunicaziogetiche
e Fonti Rinnovabili, dove è membro delle
ne presso l’Università degli
Studi di Bari, specializzata
in Comunicazione digitale e marketing. Esperta
nella gestione dei social media, divulgazione
scientifica, business networking e organizzazione
eventi. Ha lavorato come giornalista pubblicista
per quotidiani e periodici, focalizzando
l’attenzione sui temi dell’energia e dell’ambiente.
Dal 2013 impiegata in ENEA e attualmente in
servizio presso il Dipartimento Tecnologie Ener-
Task Force “Internazionalizzazione della Ricerca”,
“Divulgazione e network” e “Blockchain”, all’interno
della Divisione Strumenti e Servizi per le
Infrastrutture Critiche e le Comunità Energetiche
Rinnovabili. Partecipa alla DUT Partnership con il
Team ENEA, nonché a progetti europei e nazionali
orientati allo sviluppo di CER e Smart City.
Collabora alle attività dell’Osservatorio ENEA per
le Comunità Energetiche
126
Lissandrello Enza
Professore
associato
presso il Dipartimento
di Pianificazione dell’Università
di Aalborg. Ha una
lunga esperienza come docente e ricercatrice nel
campo della pianificazione da una prospettiva
internazionale e attraverso metodi partecipativi.
Ha una formazione in pianificazione urbana e politiche
pubbliche (Università IUAV di Venezia), geografia
umana (Università Radboud di Nijmegen)
e studi sulla transizione socio-tecnica (Università
di Amsterdam). Il suo lavoro esamina la pianificazione
urbana e regionale nell’ambito delle
tendenze contemporanee di modernizzazione
riflessiva, partecipazione, deliberazione, conflitti
e questioni di rappresentanza.
Luise Daniela
Nata a Padova il 22
settembre 1955, ha
lavorato per oltre 40 anni
presso il Comune di Padova
e in particolare per oltre 30 presso il Settore
Ambiente.
Ha conseguito il Master Europeo in gestione
ambientale e sviluppo sostenibile “M.E.G.A.S.”.
Università di Ferrara novembre 1999 - giugno
2001 con una tesi su “Contabilità ambientale
di un ente locale”.
Nel 2009 ha conseguito il Certificato Internazionale
in Ecologia Umana rilasciato dall’Università
di Padova con una tesi sugli Acquisti
Verdi nella Pubblica Amministrazione. Dal luglio
2011 è direttore del Coordinamento Agende
21 Locali Italiane, associazione nazionale
di enti locali che si occupano di sostenibilità
ambientale. È stata responsabile dal 2001 al
2022 dell’Ufficio Informambiente e Agenda 21
- Settore Ambiente - Comune di Padova, che
si occupa di promuovere e gestire percorsi di
educazione ambientale, processi partecipativi
su tematiche ambientali nell’ambito del Forum
“PadovA21” e progetti europei su tematiche
ambientali.
Ha partecipato a vari tavoli di lavoro nazionali
su: acquisti verdi presso il Ministero dell’Ambiente,
contabilità ambientale gestita da ANPA
e consumo sostenibile gestita da ARPA Toscana,
Tavolo Nazionale dei Contratti di Fiume.
Dal 2018 è membro del Comitato di Indirizzo
dell’Osservatorio Nazionale dei Contratti di
Fiume e del Forum Nazionale per lo Sviluppo
Sostenibile presso il Ministero dell’Ambiente e
della Sostenibilità Energetica.
Ha esperienza nella redazione e gestione di
progetti europei come per il Comune di Padova
e il Coordinamento Agende 21 Locali Italiane
che segue, oltre a promuovere come coordinatrice,
progetti europei LIFE, Cooperazione
Internazionale, Central Europe, Horizon Europe.
127
10
TRANSIZIONE URBANA
Lumbreras Julio
Ingegnere chimico e ambientale.
Ha conseguito
un dottorato di ricerca in
Qualità dell’aria presso l’Università
Tecnica di Madrid (UPM) nel 2003 e
un Master in Pubblica Amministrazione presso
la Harvard Kennedy School (HKS) nel 2017.
Attualmente è Professore Associato presso la
Facoltà di Ingegneria Industriale (UPM) e Visiting
Scientist presso la Harvard T.H. Chan School
of Public Health. Ex membro del Consiglio
di Missione dell’UE su “Città intelligenti e climaticamente
neutre”, attualmente impegnato
nell’implementazione della missione in Europa
e Spagna. Coautore di oltre 80 articoli e capitoli
di libri. Ha partecipato a numerosi workshop e
conferenze internazionali sulla qualità dell’aria
urbana, i cambiamenti climatici e lo sviluppo
sostenibile e ha lavorato a oltre 60 progetti di
ricerca. La sua passione è creare un mondo migliore
attraverso la collaborazione tra governi,
aziende e società civile e il coinvolgimento di
diverse persone nei processi di trasformazione
verso lo sviluppo sostenibile. In particolare, si
occupa di aumentare la sostenibilità nell’istruzione
superiore e di trasformare le università in
agenti chiave per trasformare sistematicamente
le città verso la sostenibilità.
Marmo Dario
Project Manager e Associate
presso LAMA
Impresa Sociale, con 17
anni di esperienza nella
progettazione e implementazione di processi
partecipativi, coinvolgimento degli stakeholder
e valutazione d’impatto a livello nazionale e internazionale.
Il suo lavoro spazia dall’innovazione
urbana e sociale, alla costruzione di comunità
a vocazione culturale e agli usi temporanei,
con una forte attenzione alla promozione della
collaborazione tra istituzioni pubbliche, organizzazioni
del terzo settore e comunità locali.
Ha gestito e contribuito a numerosi progetti di
cooperazione internazionale e progetti finanziati
dall’UE (Horizon Europe, Europa Creativa,
Interreg, Erasmus+, EuropeAid), applicando
metodologie basate sulla ricerca per la mappatura
degli stakeholder, la valutazione dei bisogni
e il capacity building. Dario ha lavorato a iniziative
pionieristiche come OpenMaker (H2020),
OD&M (Erasmus+ Knowledge Alliance) e T-Factor
(H2020), esplorando il potenziale del patrimonio,
della cultura e della creatività nella
rigenerazione urbana. Dal 2018 è coinvolto nel
processo di rigenerazione della Manifattura Tabacchi
di Firenze. Nel 2024 è diventato Project
Manager di Florence for Climate, un’iniziativa
partecipativa guidata dal Comune di Firenze per
la neutralità climatica. Appassionato di proget-
128
tazione di spazi significativi per il dialogo, la creatività
e la trasformazione, il suo lavoro unisce
politica, ricerca e pratica per plasmare futuri urbani
inclusivi e dinamici.
Martinelli Emanuele
Giornalista
specializzato
nei settori energy,
utility e Smart City, fin
dal 2001 ha diretto riviste e portali del comparto
(CH4, Eidos, Italia Energia, Canale Energia),
progettato eventi dal forte carattere innovativo
- in particolare su Smart Grid e Smart
City - organizzato momenti di confronto diretto
tra imprese e Istituzioni. Dal febbraio 2013
è CEO di Energia Media, agenzia di comunicazione
e relazioni che opera principalmente nei
settori Utility, Smart City, Smart Land, Energy
Efficiency, Water & Waste. Affianca imprese,
associazioni e istituzioni in programmi di comunicazione
pensati per aumentare la reputazione
nei confronti dei propri target di riferimento.
Dal 2014 porta sul territorio nazionale il progetto
Smart Land Italia, a supporto di Pubbliche
Amministrazioni che intendano operare in
rete attraverso piani strategici condivisi; con la
stretta collaborazione di utility e imprese locali
e nazionali, creando valore e possibilità di sviluppo
economico, sociale e ambientale.
Meloni Claudia
Laureata in Architettura
presso l’Università
la Sapienza di Roma, ha
esercitato la libera professione
occupandosi di progettazione d’interni,
sicurezza e riqualificazione energetica di edifici
residenziali. Attualmente lavora come ricercatrice
in ENEA e dal 2010 si occupa di tematiche in
ambito Smart Cities and Communities attraverso
lo studio e la progettazione di modelli urbani sostenibili
innovativi ed efficienti dal punto di vista
energetico, sociale ed economico.
È responsabile di progetti di ricerca, tra cui il
Progetto 1.7 della Ricerca di Sistema Elettrico
(MASE), il progetto Brescia Smart Living (MIUR) e
Smart Basilicata (PONR&C 2007-2013).
Autrice di pubblicazioni nazionali e internazionali
e docente di corsi formativi sulle tecnologie da
fonte rinnovabile e sulle comunità energetiche
rinnovabili.
129
10
TRANSIZIONE URBANA
Nocera Rachele
Esperta di politiche europee
della ricerca e
dell’innovazione, con una
carriera che si sviluppa tra
istituzioni pubbliche, organismi di ricerca e reti internazionali.
Dal 2022 lavora al Ministero dell’Università
e della Ricerca come Policy Officer per
l’internazionalizzazione della ricerca, seguendo
dossier strategici che vanno dalle partnership europee
sulla transizione energetica e urbana, alla
cooperazione UE–Africa sull’energia sostenibile,
fino alla rappresentanza italiana in contesti multilaterali
come COST e Mercator Ocean. Con oltre
dieci anni di esperienza in ENEA, ha maturato una
profonda competenza nelle politiche energetiche,
nell’analisi strategica e nel supporto ai programmi
europei di R&I. Precedentemente ha lavorato a
lungo nel campo della comunicazione pubblica, del
project management e del capacity building per
le pubbliche amministrazioni. Laureata con lode
in Scienze Politiche alla LUISS, ha completato un
Master in Comunicazione alla Sapienza.
Nucci Carlo Alberto
Professore ordinario e
responsabile del Laboratorio
di Sistemi Elettrici
di Potenza presso il Dipartimento
di Ingegneria Elettrica, Elettronica e
dell’Informazione “Guglielmo Marconi” dell’Università
di Bologna. È autore o coautore di oltre
370 articoli scientifici pubblicati su riviste peer-reviewed
o atti di conferenze internazionali.
È Life Fellow dell’IEEE, Fellow del CIGRE e del
CSEE. Ha ricevuto alcuni premi internazionali,
tra cui il CIGRE Technical Committee Award e l’I-
CLP Golde Award. Da gennaio 2006 a settembre
2012 è stato presidente del Comitato di studio
CIGRE C4 “System Technical Performance”. È
stato rappresentante della Regione 8 dell’IEEE
PES nel 2009 e nel 2010. Dal gennaio 2010 al dicembre
2021 è stato caporedattore dell’Electric
Power Systems Research Journal, Elsevier. Dal
2012 al 2015 è stato Presidente del Gruppo Italiano
dei Professori Universitari di Sistemi Elettrici
Energetici (GUSEE). È stato consulente per il
Global Resource Management Program dell’Università
di Doshisha, Kyoto, sostenuto dal Ministero
dell’Istruzione e della Scienza giapponese.
Nel 2014 e nel 2015 ha rappresentato il
PES nel programma IEEE Smart City Initiatives.
Attualmente è rappresentante nazionale per la
missione HE Climate Neutral and Smart Cities.
È inoltre professore invitato presso la Tsinghua
University di Pechino (2023-2026). Ha conseguito
la laurea honoris causa presso l’Università
Politehnica di Bucarest ed è membro dell’Accademia
delle Scienze di Bologna e socio corrispondente
dell’Istituto Lombardo - Accademia
delle Scienze di Milano.
130
Paci Christina
Esperta e Senior Project Manager Fondi Europei, Pubblici e Internazionali. Laureata
in Scienze Storiche e Orientalistiche, ha conseguito un master in Scienze
Politiche - Sociologia dal titolo “Tecnici di Politiche Territoriali ed Urbane”. Project
Manager Attività Preliminari ambito 5 del Piano Aria e Clima del Comune di Milano.
Palermo Valentina
Scientific Officer presso
il Centro comune di
ricerca della Commissione
europea, dove dal 2018 fornisce supporto tecnico-scientifico
al Patto globale dei sindaci. Ha
una formazione in Ingegneria Edile e Architettura
con specializzazione in pianificazione urbana e ha
conseguito un dottorato di ricerca in Valutazione
e mitigazione dei rischi urbani e territoriali presso
l’Università di Catania. Tra il 2023 e il 2024 ha gestito
progetti Horizon 2020 e Horizon Europe su
vari aspetti dell’ambiente costruito sostenibile. Con
oltre dieci anni di esperienza nella pianificazione urbana,
nello sviluppo urbano sostenibile e nell’azione
locale per il clima, opera all’interfaccia scienza-politica,
conducendo ricerche multidisciplinari e collegando
le dimensioni tecniche e socio-economiche
per sostenere un’efficace azione locale per il clima.
Patti Daniela
Architetto e urbanista
italo-britannico, ha
studiato a Roma, Londra e
Porto e ha conseguito un dottorato di ricerca in
urbanistica presso l’Università Tecnica di Vienna.
La sua ricerca recente e i suoi progetti si sono
concentrati sulla governance del paesaggio periurbano,
sulla rivitalizzazione dei mercati alimentari
locali, sui modelli economici per lo sviluppo
urbano basato sulla comunità e sulle strategie
per affrontare la povertà urbana. È cofondatrice di
Eutropian, un’organizzazione che opera tra Vienna,
Roma e Budapest e che si occupa di pratiche
urbane collaborative. Collabora regolarmente con
URBACT, Urban innovative Actions, la Cooperazione
Urbana Internazionale e l’Agenda Urbana sulla
povertà urbana, il patrimonio culturale. Ha lavorato
per il Comune di Roma nel 2014-15, dal 2012.
È membro del consiglio di amministrazione della
Wonderland Platform for European Architecture
ed è stata ricercatrice presso il Central European
Institute of Technology nel 2010-2014.
131
10
TRANSIZIONE URBANA
Petracchini Francesco
Ha conseguito la laurea
in Ingegneria Ambientale
presso l’Università Sapienza
di Roma nel 2002 e il
dottorato di ricerca in Scienze Ambientali presso
l’Università Ca Foscary nel 2013 con una tesi
sull’inquinamento della qualità dell’aria in Cina
nella città di Shanghai. Ha una lunga esperienza
nella ricerca sull’ambiente, infatti ha iniziato
nel 2003 la sua attività nel CNR-IIA (Istituto di
Ricerca sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio
Nazionale delle Ricerche) lavorando per un
anno come supporto al Ministero dell’Ambiente e
della Tutela del Territorio e del Mare per l’adozione
della legislazione europea sull’inquinamento
atmosferico. Dopo un’esperienza di due anni
nel settore privato (SPEA Autostrade spa) dove
è stato responsabile dell’ufficio ambiente per il
monitoraggio dell’impatto delle infrastrutture
stradali, ha vinto una borsa di ricerca presso il
CNR-IIA per svolgere attività di ricerca e gestione
di progetti in Cina. Ha vissuto dal 2006 al 2009 in
Cina dove è stato responsabile di diversi progetti
di monitoraggio della qualità dell’aria in città cinesi
nell’ambito della cooperazione sino-italiana,
in particolare a Shanghai ha studiato l’impatto
sulla qualità dell’aria delle attività di cantiere, ha
partecipato anche alle attività di valutazione a
Pechino durante i giochi olimpici e nella città di
Urumqi nella provincia dello Xinjiang. Dal 2009
è responsabile del Dipartimento di Pianificazione
del CNR-IIA e attualmente è il PM di diversi
progetti relativi alle energie rinnovabili e al controllo
dell’inquinamento atmosferico nel contesto
urbano in Italia. Dal 2015 è anche leader del
gruppo di lavoro sulle bioenergie del CNR-IIA. Il
team è coinvolto in un progetto internazionale
sulle bioenergie e sull’economia circolare. Ha
stabilito numerose collaborazioni nazionali e internazionali
con aziende e istituti di ricerca sul
monitoraggio e la protezione dell’ambiente. Ha
una grande conoscenza delle problematiche legate
all’inquinamento atmosferico e ambientale
in generale e una grande esperienza di gestione
in ambito nazionale e internazionale. Ha fondato
nel 2010 l’Associazione Corrente in Movimento,
una ONG che si occupa di studi sulla mobilità sostenibile
ed è anche membro del gruppo Mobilità
sostenibile del Kyoto Club, Energie rinnovabili,
Inquinamento atmosferico, Mobilità sostenibile.
Pietrapertosa Filomena
Ingegnere
ambientale,
Ph.D., Primo Ricercatore
presso il CNR-IMAA. Filomena
conduce ricerche
sulla pianificazione climatica locale con un focus
particolare sulla valutazione dell’adattamento ai
cambiamenti climatici, sul raggiungimento della
neutralità climatica e sulla transizione energe-
132
tica. Filomena ha una comprovata esperienza
nella cooperazione internazionale e partecipa
attivamente alle attività di EERA/JP Smart Cities
ed è co-coordinatrice della EURO-LCP Initiative
che dal 2013 valuta lo stato della pianificazione
climatica locale in Europa. Coinvolta nei dialoghi
tra scienza e policy, la Dr. Pietrapertosa collabora
con istituzioni europee e internazionali (MedECC,
IPAM, GGGI, JRC, ecc.) sulla governance climatica
e sulle strategie climatiche urbane. Nel corso della
sua carriera, Filomena ha coordinato e valutato
numerosi progetti scientifici e tecnologici nazionali
ed europei ed ha pubblicato più di 50 articoli
scientifici su prestigiose riviste internazionali.
Pilogallo Angela
Laureata in Ingegneria
Ambientale e Dottorato
di Ricerca in Ingegneria
per l’Innovazione e lo Sviluppo
Sostenibile, è ricercatrice presso l’Istituto
di Metodologie per l’Analisi Ambientale (IMAA)
del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR).
Ha una solida esperienza in pianificazione urbana
e territoriale, Servizi Ecosistemici e analisi
geospaziale.
Le sue attività di ricerca si concentrano principalmente
sulla pianificazione sostenibile, sulla
multifunzionalità delle soluzioni basate sulla
natura e sul potenziale contributo del pensiero
ecosistemico ai piani climatici locali, sia in termini
di mitigazione che di adattamento.
Pirro Michela
Architetto, Ph.D in Sistemi
Terrestri e Ambienti
Costruiti, specializzata
in conservazione architettonica.
Attualmente è assegnista di ricerca in ENEA,
dove si concentra sullo sviluppo di standard metodologici
per le città intelligenti e sui fattori abilitanti
per la transizione verso i distretti energetici
positivi. Impegnata attivamente nei partenariati
di ricerca europei, promuove un approccio di governance
a più livelli per sostenere la transizione
climatica nelle città e nelle comunità. La sua
esperienza include strategie per lo sviluppo sostenibile
dei distretti, con particolare attenzione
ai modelli di governance e alle iniziative come i
contratti clima-città. Per passione si impegna in
attività di ricerca presso la Fondazione Centro
Studi per l’Architettura Sacra, dove conduce ricerche
sugli edifici sacri costruiti tra il 1950 e il
1970, con l’obiettivo di migliorarne conoscenza,
protezione e promozione. Pubblica regolarmente
contributi su argomenti relativi alla rigenerazione
urbana, ai distretti energetici positivi e alla conservazione
del patrimonio architettonico.
133
10
TRANSIZIONE URBANA
Pizzuti Stefano
Ricercatore
esperto
e scienziato ICT con
esperienza nell’intelligenza
computazionale e nelle sue
applicazioni ai sistemi energetici. Forte background
in algoritmi evolutivi, reti neurali e logica
fuzzy, con particolare attenzione alla loro implementazione
nelle città intelligenti, tra cui illuminazione
adattiva, gestione energetica degli edifici
in rete e soluzioni di mobilità. Autore di pubblicazioni
e partecipante attivo alla comunità scientifica
attraverso revisioni di riviste e comitati di
conferenze internazionali. Principali competenze:
intelligenza computazionale e sua applicazione
ai sistemi energetici. Dal 2023 è responsabile
degli strumenti e dei servizi per le infrastrutture
critiche e le comunità di energia rinnovabile della
divisione TERIN-ICER dell’ENEA.
Rizzo Francesca
Ph. D, è professore ordinario
presso il Dipartimento
di Design del
Politecnico di Milano da
aprile 2018. In precedenza, è stata professore
associato presso l’Università di Bologna,
Scuola di Ingegneria e Architettura e ricercatrice
presso il Dipartimento di Design del Politecnico
di Milano dal 2010 al 2013. Si occupa
di processi e metodi di progettazione partecipata
applicati al service design, all’interazione,
all’innovazione sociale e all’innovazione
del settore pubblico. Gli interessi di ricerca più
recenti della professoressa Rizzo riguardano
la relazione tra cultura del design e cambiamento
organizzativo. È stata responsabile
scientifico di diversi progetti europei e membro
di gruppi di ricerca di progetti europei tra
cui: SIMPACT (7° PQ), My Neighbourhood (7°
PQ), LIFE 2.0 (7° PQ) Peripheria (7° PQ), SIC
(H2020, Social Innovation Community). Dal
1° maggio 2018 è membro del team di ricerca
del progetto europeo SISICODE (H2020),
che ha l’obiettivo di introdurre il design partecipativo
nei processi di Responsive Research
and Innovation (RRI). È autrice di numerose
pubblicazioni su riviste, atti e libri di impatto
internazionale.
134
Salvia Monica
Ingegnere
Ambientale,
Ph.D., Primo Ricercatore
presso il CNR-IMAA.
Monica è specializzata
nell’analisi dei sistemi energetici e nello sviluppo
di modelli energetico-ambientali, contribuendo
per oltre 20 anni alle attività del programma
ETSAP dell’Agenzia Internazionale per
l’Energia.
La sua ricerca si concentra sulla sostenibilità
urbana e la governance dei cambiamenti climatici,
sulle strategie di mitigazione e adattamento,
sull’uso razionale dell’energia e sull’impiego
di fonti energetiche rinnovabili, e sulle smart
city. Monica vanta una comprovata esperienza
nella cooperazione internazionale ed è co-coordinatrice
dell’iniziativa “EURO-LCP”, che dal
2013 valuta lo stato della pianificazione climatica
locale in Europa. Nel corso della sua carriera,
Monica ha coordinato e valutato numerosi
progetti scientifici e tecnologici nazionali ed
europei. Le sue attività scientifiche hanno portato
alla pubblicazione di numerosi articoli su
riviste internazionali di grande prestigio.
Santopietro Luigi
Ricercatore
presso
l’Istituto di Metodologie
per l’Analisi Ambientale
(IMAA) del Consiglio
Nazionale della Ricerca (CNR). Ha conseguito
la laurea in Ingegneria Ambientale presso l’Università
di Basilicata con una tesi sulla pianificazione
climatica e l’iniziativa del Patto
Europeo dei Sindaci. Dottorato in Ingegneria
per l’Innovazione e lo Sviluppo Sostenibile nel
campo della pianificazione territoriale, è stato
scienziato ospite presso il Centro Congiunto
di Ricerca (JRC) della Commissione Europea,
dove ha collaborato con il team di supporto
scientifico per l’iniziativa Covenant of Mayors.
Autore di pubblicazioni scientifiche internazionali,
attualmente conduce ricerche su
strategie e piani per la mitigazione e l’adattamento
al cambiamento climatico (a livello
municipale, regionale e nazionale), su iniziative
e reti cittadine, e su strumenti di pianificazione
per la transizione verso l’energia pulita.
135
10
TRANSIZIONE URBANA
Simion Elena
Esperta di progetti internazionali
presso impegnati a collaborare per far progredire l’at-
consorzio di oltre 60 partner e partner associati
l’UEFISCDI, negli ultimi dieci
anni ha lavorato come La sua esperienza comprende anche il lavoro su
tuazione della Mission Cities in 15 Paesi europei.
esperto di sviluppo e attuazione di progetti internazionali.
Ha partecipato all’elaborazione di 2020, FP7, Interreg Europe, Danube Transnatio-
iniziative finanziate da Horizon Europe, Horizon
raccomandazioni politiche, strumenti di finanziamento
dell’innovazione e progetti di sviluppo gy Systems e Smart Grids Plus. È stata inoltre
nal Programme e ERA-NETs, come Smart Ener-
di nuove politiche. Attualmente, Elena è coordinatrice
del progetto Horizon Europe CSA Capa- dell’iniziativa di programmazione congiunta Ur-
delegata per l’UEFISCDI al Consiglio di gestione
CITIES (Building Capacities for the Climate Neutral
and Smart Cities Mission), alla guida di un nariato Driving Urban
ban Europe e al Consiglio di gestione del parte-
Transitions.
Tartari Gianni
Nato nel 1949, dopo
il diploma di Perito
Chimico conseguito nel
1968, ha lavorato nel settore privato e per diversi
anni ha insegnato nelle scuole primarie
e secondarie pubbliche. Laureatosi in chimica
industriale nel 1980, durante il periodo di tesi
ha iniziato a dedicarsi alla ricerca scientifica
presso l’Istituto Italiano di Idrobiologia (ora
CNR-IRSA) di Verbania, specializzandosi in
idrochimica. Dalla metà degli anni ‘70 si è occupato
di chimica e fisica dei laghi e, tra i primi
in Italia, di chimica delle deposizioni atmosferiche.
Nel 1982 è approdato come ricercatore
presso l’Istituto di Ricerca Sulle Acque (IRSA),
del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), a
Brugherio (MB), dove ha svolto la sua carriera
quasi ininterrottamente, diventando nel 1998
Primo Ricercatore e poi nel 2001 Dirigente di
Ricerca, occupandosi di chimica ambientale,
limnologia applicata, analisi chimica e studi
sulla circolazione degli inquinanti in aree remote
d’alta quota. Dal 2009 al 2015 è stato
Responsabile della Sede Secondaria dell’IRSA
di Brugherio e nell’ottobre dello stesso anno è
andato in pensione. Dal 2015 al 2021 è stato
Senior Associate presso l’IRSA. È autore di oltre
200 pubblicazioni, di cui oltre 100 su riviste
internazionali, oltre a libri, capitoli di libro e atti
di convegni internazionali e nazionali. Dal 2020
è Ambasciatore del Patto Europeo per il Clima,
nominato dalla DG Clima.
136
Tengvard Maria
Con oltre 15 anni
di esperienza nella
gestione di progetti
complessi in ambito ambientale
e climatico, ha maturato una conoscenza
approfondita, ad esempio, di sviluppo
urbano sostenibile, governance multilivello,
coinvolgimento degli stakeholder, transizione
energetica, promozione delle esportazioni
e politiche climatiche. È un’analista
competente con una grande capacità di visione
d’insieme, di risoluzione delle sfide e di
supporto ai membri del team di progetto per
portare avanti progetti complessi.
Trenti Cecilia
Responsabile di progetto,
Climate Alliance
Italia. Master in Relazioni
Internazionali. È responsabile della gestione
dei membri di Climate Alliance Italia e delle attività
di comunicazione; è responsabile dell’organizzazione
di eventi, project manager senior
per i progetti europei e dell’implementazione
delle attività del Patto Europeo per il Clima in
Italia.
Turci Giulia
Con oltre 15 anni di
esperienza nella gestione
di progetti complessi
in ambito ambientale
e climatico, ha maturato una conoscenza
approfondita, ad esempio, di sviluppo urbano
sostenibile, governance multilivello, coinvolgimento
degli stakeholder, transizione energetica,
promozione delle esportazioni e politiche
climatiche. È un’analista competente con
una grande capacità di visione d’insieme, di
risoluzione delle sfide e di supporto ai membri
del team di progetto per portare avanti progetti
complessi.
137
10
TRANSIZIONE URBANA
Tzatzanis-Stepanovic Elli B.
Ha lavorato come manager
di progetti UE
dal 2004. Con esperienza
nella stesura di proposte di
progetto, nel coordinamento e nella gestione di
progetti nell’ambito del 7° PQ, di Horizon 2020
e di Horizon Europe rivolti ai Balcani occidentali,
agli Stati Uniti, alla Cina e attualmente all’Africa,
ha acquisito una profonda conoscenza ed
esperienza nella cooperazione internazionale in
materia di scienza, tecnologia e innovazione. Da
giugno 2013 è Senior Project Manager certificato
(IPMA). Da agosto 2021 è Specialista Certificato
in Pensiero Futuro (IFTF).
Zanchini Edoardo
Direttore
dell’Ufficio
Clima del Comune
di Roma. È stato vicepresidente
nazionale di Legambiente
(2011-2022) e responsabile delle
politiche climatiche, internazionali e urbane.
Architetto, ha conseguito la laurea e il dottorato
di ricerca presso l’Università di Roma La
Sapienza. Ha insegnato presso le Università di
Roma, Ferrara e Pescara (dove è stato ricercatore
dal 2008 al 2012) e ha ottenuto l’abilitazione
scientifica nazionale come professore
associato in Pianificazione e progettazione urbana
(2015). Membro del consiglio direttivo di
Transport & Environment (Bruxelles), Cresme
(Roma), diversi comitati scientifici.
È stato membro dei consigli di amministrazione
di RGI (Renewables Grid Intiative, Berlino),
Worldwide Carbon Price (Bruxelles), del Consiglio
di Amministrazione del Coordinamento
FREE (Associazioni delle Fonti Energetiche
Rinnovabili e dell’Efficienza Energetica, Roma).
138
139
11
11
DOSSIER 2 - 2025
LABORATORIO PER LA TRANSIZIONE URBANA
ENGLISH SUMMARY*
INTRODUCTION TO THE CONFERENCE
Paola Clerici Maestosi
Main theme: the importance of research
alliances in addressing the climate crisis
Climate challenges demand integrated, multi-level
and interdisciplinary responses. The
conference was designed to foster alliances
among academia, institutions, practitioners
and citizens, acknowledging that climate
neutrality—though a global objective—requires
context-sensitive local solutions. Civic
participation and stakeholder engagement
emerge as essential conditions for effective
and legitimate ecological transitions, which
cannot be imposed through top-down approaches.
Research alliances are therefore
framed as a collective responsibility, enabling
co-creation processes that support fair and
sustainable urban transformation.
ENEA AND RESEARCH FOR CLIMATE-
NEUTRAL AND SUSTAINABLE CITIES
Stefano Pizzuti
Main theme: ENEA’s contribution to urban
climate neutrality
ENEA’s work rests on three pillars: technological
innovation, urban governance, and
communication/international cooperation.
The agency develops smart platforms, technological
standards for urban infrastructures,
and tools to strengthen climate-risk
resilience. A strong emphasis is placed on
energy communities as an intermediate step
toward a fair and participatory transition.
ENEA also supports cities and public administrations
in drafting Climate City Contracts
and Smart City Plans, while actively engaging
in international networks and European
initiatives to promote knowledge transfer
and the dissemination of best practices.
OVERVIEW OF CLIMATE NEUTRALITY:
EMERGING DIRECTIONS
Rosa Labellarte
Main theme: key insights from the conference
and emerging European trajectories
The presentation highlights emerging directions
such as emerging technologies,
circular economies, regenerative agriculture,
and smart cities. The EU Mission 100
*This section is a summary of the contents of the volume in Italian. The summary and translation were
produced using artificial intelligence.
140
Climate Neutral & Smart Cities is positioned
at the core of current debates, stressing the
need to build a shared “knowledge community”
across science, public authorities,
businesses, and citizens. Multi-level governance
and co-creation models are presented
as essential, with cities acting increasingly
as engines of innovation rather than
passive policy recipients.
CITIES AND THE TRANSITION:
THE EUROPEAN CHALLENGE
Carlo Alberto Nucci
Main theme: the EU Mission and its scientific
foundations
Cities consume 65% of energy and generate
70% of emissions, making them central to
the transition. The Mission aims for 100 climate-neutral
cities by 2030, including Milan,
Rome, and Bologna. Achieving this requires
investments in energy communities, smart
grids, storage, and digital twins, alongside
governance, civic engagement, and major
transformations in energy, mobility, industry,
and buildings. The urgency is reinforced
by the rise in extreme climate events.
A VISION FOR SUSTAINABLE POLICIES
Elizabeth Tzatzanis-Stepanovic
Main theme: the Urban Transition Mission
and global capacity building
The Urban Transition Mission operates
globally across 233 countries, providing
peer-learning tools, thematic clusters, and
a knowledge repository through the UTMC
platform. The presentation stresses citizen
engagement and effective communication,
arguing that policies must be adapted to
local contexts to ensure acceptance and
participation.
CLIMATE ADAPTATION IN THE EU MISSION
Silvia Burzagli
Main theme: adaptation and risk
management in the European mission
Adaptation is framed as an immediate, not
future, challenge, as recent events in Emilia-Romagna
and Tuscany show. The Mission
connects to the Green Deal, Fit for 55,
and RePowerEU. It emphasizes multi-level
cooperation, shared data, and best practices,
noting that cities hold high innovation
potential through tailor-made solutions. Key
priorities include risk management, citizen
awareness, and data sharing.
THE NETZEROCITIES PLATFORM
Francesca Rizzo
Main theme: supporting Climate City
Contracts (CCCs)
NetZeroCities provides services, coaching, and
monitoring for CCCs rather than coordinating
projects. Fifty-four European cities—seven in
Italy—have already received the Mission Label.
Challenges include limited administrative
skills, data-analysis gaps, and top-down disconnects.
Transition teams within city administrations
and rapid nature-based solutions
are identified as crucial enablers.
TOWARDS CLIMATE-NEUTRAL CITIES
Valentina Palermo
Main theme: evolution of the Covenant
of Mayors
From its 2008 origins to the Global Covenant
of Mayors, the initiative now involves 13,000
141
11
TRANSIZIONE URBANA
local governments. Its three pillars are mitigation,
adaptation, and energy poverty. The
JRC plays a key role in methodologies, PAESC
evaluation, and technical support. Small municipalities—90%
of signatories—are central
actors, with growing focus on climate risks
such as heat, drought, and extreme rainfall.
BUILDING A GREEN ENERGY SYSTEM
Rachele Nocera
Main theme: the Clean Energy Transition
Partnership (CETP)
The CETP funds energy technology research
(2022–2027), with 108 projects, €200M
in funding, and 30 countries involved. Seven
transition areas include grids, CO₂ capture,
hydrogen, energy communities, and PEDs.
Priorities include interoperability, shared
methodologies, data-driven planning, and
strengthening Europe’s energy autonomy
and security.
INNOVATION, COLLABORATION
AND CITIES: THE DUT APPROACH
Orsolya Küttel
Main theme: the Driving Urban Transitions
Partnership
DUT mobilizes €450M across 65 organizations
and 28 countries, focusing on three pathways:
PED, Circular Urban Economy (CUE),
and the 15-minute City. It combines annual
calls with a broad ecosystem of tools—living
labs, the AGORA platform, the POP community,
and Urban Lunch Talks. The partnership
ensures strong coordination with European
initiatives such as NetZeroCities, CapaCITIES,
and the EU Urban Agenda, aiming to reinforce
multi-level governance and local capacity.
TOWARDS RESILIENT SEAS
AND COMMUNITIES
Margherita Cappelletto
Main theme: the Sustainable Blue Economy
Partnership
With €100M/year in funding, the partnership
supports research on offshore renewables,
coastal resilience, and marine
PEDs. Key themes include integration of
renewable energy, CCS, maritime infrastructures,
and international cooperation.
The objective is to generate territorial value
through cross-partnership collaboration.
FROM SCIENTIFIC RESEARCH
TO THE NEIGHBORHOOD
Daniela Patti
Main theme: the European Urban Initiative
(EUI)
The EUI provides €450M for innovative urban
projects focusing on green transition,
housing, and inclusion. Cities act as primary
partners and testing grounds. Rapid payments
and replicability are emphasized,
with strong attention to urban forestry and
innovative housing policies.
CONNECTING CITIES, INSPIRING NATIONS
Elena Simion
Main theme: the CapaCITIES project and
national platforms
CapaCITIES supports national platforms,
multi-level coordination, and peer learning
to ensure no city is left behind in the Mission.
It stresses national differences, governance
models, and synergies with Net-
ZeroCities and other EU initiatives.
142
PARTICIPATORY CLIMATE POLICIES
Daniela Luise
Main theme: the Italian NECPlatform and
multi-level governance
The NECPlatform promotes governance models
to align national and local climate and
energy plans. Key challenges include administrative
fragmentation, lack of a national
data hub, and the need for a national climate
framework law. Stronger alignment among
PNIEC, PAESCs, and PNRR is recommended,
along with valuing the experiences of Italy’s
nine Mission cities.
ROME 2050: THE CITY’S CLIMATE
STRATEGY
Keynote: Edoardo Zanchini
Theme: Rome’s long-term vision for climate
neutrality and climate resilience
Edoardo Zanchini presents climate change
as one of the most profound transformations
Rome will face by 2050. The city is
expected to become significantly hotter,
with more frequent heatwaves and increasingly
intense rainfall—risks that threaten
both public health and urban infrastructure
but also open space for innovation. Rome’s
strategy treats mitigation and adaptation
as inseparable dimensions: reducing emissions
through renewable energy deployment,
large-scale building retrofits and a
major shift toward cleaner, integrated mobility
systems, while simultaneously adapting
neighbourhoods—especially the most
vulnerable—to rising temperatures through
more green spaces, permeable surfaces
and redesigned public areas.
Zanchini emphasises that climate action
must be rooted in the local scale: it is within
neighbourhoods, streets and daily routes
that the transition becomes tangible. More
efficient buildings, greener and more accessible
public spaces, and mobility options that
reduce car dependence are essential not only
for environmental reasons but for improving
quality of life.
He concludes with a determined and optimistic
vision: although complex and demanding,
the transition is achievable. With coordinated
efforts in emission reduction, local adaptation
and renewal of urban services, Rome
can become a resilient and innovative city,
capable of facing a changing climate while remaining
a place where people can continue to
live, thrive and imagine the future.
SESSION A
THE CAPACITIES PROJECT, AMBASSADORS
AND NATIONAL PLATFORMS
Luigi Santopietro
Main theme: how national platforms and
climate ambassadors facilitate urban
transition toward climate neutrality
In his presentation on the CapaCITIES project,
Luigi Santopietro illustrates the strategic role
that national platforms and the figure of ambassadors
are assuming in the urban transition
toward climate neutrality. He offers a
comparative overview of the models already
active in several European countries—
Austria, Sweden, Spain and Romania—
showing how each adapts the EU Mission
of climate-neutral cities to its national context.
National platforms emerge as essential
structures for translating Mission objectives
into policies, tools and operational proces-
143
11
TRANSIZIONE URBANA
ses. Their primary function is to provide technical
support to cities, coordinate governance
across institutional levels and channel
adequate financial resources so that climate
ambitions can become concrete projects.
Through this multilevel coordination, platforms
act as engines of coherence and acceleration,
reducing administrative fragmentation
and creating shared pathways across
cities of different sizes.
Within CapaCITIES, the Ambassador operates
as a key figure, particularly in countries
where strategic vision or institutional coordination
remains weak. Ambassadors serve
as facilitators, connecting public administrations,
local communities, research centres
and European networks, and helping build
local capacities where governance structures
are less robust. Santopietro highlights in
particular the mature and effective models
of Austria and Sweden, both characterised
by strong governance frameworks, the involvement
of national ministries, shared
methodologies and well-structured processes
for drafting and implementing Climate
City Contracts. These represent advanced
examples of how a national platform can
act as a stable architecture supporting urban
innovation.
The presentation concludes by emphasising
the importance of peer learning, international
networking and cross-border cooperation.
According to Santopietro, these
collaborative dimensions allow cities and
countries to accelerate progress by sharing
solutions, challenges and results, helping
build a European community capable
of tackling urban climate transition with
strength and cohesion.
NATIONAL PLATFORMS: AUSTRIA
Gudrun Heidelmeyer
Main theme: the Austrian national model
supporting the Mission
Austria has developed a national mission
strongly aligned with the EU initiative. A partnership
is active with ten pioneer cities and
thirty-seven smaller municipalities, supported
by substantial funding: €60 million from
the Ministry for Climate (2024–2026) and
€8 million annually from the Climate and
Energy Fund. The governance structure is
multilayered and robust, with ministries and
national agencies playing a central role. Particular
emphasis is placed on administrative
capacity and greenhouse-gas accounting.
NATIONAL PLATFORMS: SWEDEN
Maria Tengvard
Main theme: the Swedish support structure
led by Viable Cities
The Swedish platform involves more than
one hundred public, private and academic
organisations. The Climate City Contract
2030 is the strategic core of the system and
has been signed by forty-eight cities. The
programme benefits from a budget of €100
million through 2030 and places strong emphasis
on just transition, cross-sector collaboration
and systemic approaches.
NATIONAL PLATFORMS: SPAIN
Julio Lumbreras
Main theme: Spain’s multi-stakeholder
144
platform and its collaborative processes
The Spanish platform, coordinated by the
University of Madrid together with Climate-KIC,
brings together seventeen cities
along with universities, companies and
NGOs. The approach is strongly oriented
toward climate neutrality and innovation,
supported by intensive facilitation, including
more than 150 weekly meetings among cities.
Major projects are under development,
such as the renovation of one million homes,
large-scale deployment of electric-charging
infrastructure and the expansion of urban
energy communities.
NATIONAL PLATFORMS: ROMANIA
Elena Simion
Main theme: the recently established but
highly structured M100 platform
Romania, a key case within the CapaCITIES
project, has created a solid national platform
coordinated by a central funding agency. The
system benefits from direct support by six
ministries and an official memorandum of
understanding. Thirteen cities are currently
involved—three from the EU Mission and
ten selected through a national call—and
are developing climate-neutrality plans inspired
by the Climate City Contract model.
THE CONCEPT OF AMBASSADORS IN THE
CAPACITIES PROJECT
Monica Salvia
In her contribution, Monica Salvia places the
focus on the crucial role that civil society can
play in guiding cities toward climate neutrality
and resilience. The CapaCITIES project,
coordinated by Elena Simion, is presented as
a successful initiative capable of strengthening
this role, particularly in smaller urban
contexts that often lack financial resources,
technical expertise and institutional
coordination. Within this framework, the
concept of “climate ambassadors” emerges
as a strategic element. Ambassadors
act as bridges between public policies and
local action, facilitating dialogue among
administrations, citizens, associations and
networks of actors, and helping translate
climate objectives into concrete and participatory
initiatives. Their presence helps
close the gap between strategic visions and
everyday practices, fostering a more inclusive
and widespread climate transition.
Salvia explains that the CapaCITIES methodology
is based on a structured matchmaking
approach that uses matrices to identify
and involve diverse stakeholder groups.
This system, inspired by established ambassadorial
experiences such as those promoted
by UNEP and the European Climate
Pact, values the capacity of local communities
to collaborate and co-create solutions.
The aim is to distribute responsibilities and
competences across the territory, activating
networks capable of supporting urban transformation
over time. The contribution concludes
with a forward-looking perspective
toward “CapaCITIES 2.0”, with an invitation
to strengthen and expand the ambassador
programme and reinforce civil-society involvement
in Italy. Only through broad, informed
and continuous participation, Salvia
argues, will it be possible to meet the ambitious
goals of urban climate transition.
145
11
TRANSIZIONE URBANA
INSPIRING ACTIONS WITHIN
THE EU CLIMATE PACT AND GOOD
PRACTICES IN ITALY
Leonardo Di Filippo
Leonardo Di Filippo presents the European
Climate Pact as a key initiative of the Green
Deal. Its goals include raising public awareness
of EU climate policies, bridging the gap
between EU decision-making and citizens,
and amplifying local climate action. The
Pact brings together more than one thousand
ambassadors across the twenty-seven
Member States, representing diverse backgrounds
such as researchers, students, civic
groups and community networks. Ambassadors
benefit from broad autonomy while
the Pact provides guidelines, resources and
networking. The support structure includes
partner organisations such as EUCLIPA, national
coordinators and collaborations with
initiatives like the Covenant of Mayors. Di
Filippo illustrates a variety of practical tools
for citizens, including apps, climate walks,
climate games and storytelling resources.
THE CLIMATE PACT IN ITALY
Cecilia Trenti and Maria Guerrieri
Climate Alliance serves as the national coordinator
of the Pact in Italy, which hosts one
of the most active ambassador communities
with 124 ambassadors and four partner organisations.
The national coordinator acts as
a bridge between the EU and local territories,
supporting ambassadors and partners in delivering
local climate initiatives. Strategies
include direct support for ambassador-led
actions, events, training and networking, and
strong alignment with local processes such
as SECAP, city networks and citizen-engagement
projects.
FROM AN INFORMAL COMMUNITY
TO AN ASSOCIATION: LESSONS FROM
ITALIAN AMBASSADORS
Gianni Tartari
Gianni Tartari recounts the evolution of an
informal community of ambassadors into
EUCLIPA, a structured association for civic
climate action. EUCLIPA promotes projects,
research and educational activities such as
Photo Voice initiatives in eight Italian cities,
using narrative and visual tools to stimulate
awareness and engagement. Tartari identifies
two major barriers to civic participation:
institutional resistance—where local governments
do not facilitate public involvement—and
growing citizen disillusionment.
The proposed approach focuses on building
a sense of community, educating citizens
about the climate responsibilities of local governments,
and providing tools for advocacy
and dialogue. Two case studies are presented:
a Venice pathway offering training on
SECAP and the Covenant of Mayors, and a
Padua programme including hackathons and
youth-led climate laboratories producing
nature-based solutions and contributions to
the future Climate City Contract.
ENGAGING CITIZENS IN A PAESC/CCC
LABORATORY: THE CASE OF PADUA
Luciana Favaro
Luciana Favaro describes a civic laboratory
linked to the SECAP and the Climate City
Contract in Padua. Citizens participate as
co-designers rather than as passive consul-
146
tees, taking part in workshops, hackathons
and structured exchanges with technicians
and administrators. The laboratory produces
concrete recommendations and pilot
projects—mostly focused on nature-based
solutions and public-space improvements—
that feed directly into strategic municipal
documents. Favaro highlights the potential
of co-creation and empowerment while noting
the organisational demands and need
for continuity and resources.
FLORENCE FOR THE CLIMATE:
AN INSTITUTIONALISED MODEL
OF CITIZEN INVOLVEMENT
Dario Marmo
Dario Marmo presents “Florence for the Climate”,
a structured and institutionalised participatory
process. The city has established
a permanent citizens’ assembly integrated
into the municipal policy cycle, enabling residents
to contribute to priorities and actions
on energy, mobility, public space and adaptation.
The experience shows that participation
can have real policy impact when framed within
clear mandates and responsibilities.
MILAN’S CITIZENS’ ASSEMBLY FOR
CLIMATE: PARTICIPATING IN THE
ECOLOGICAL TRANSITION
Cristina Paci
Cristina Paci illustrates the “Milano Cambia
Aria” initiative and the Permanent Citizens’
Assembly associated with the city’s Air and
Climate Plan. The assembly includes ninety
citizens selected through civic lottery, plus
thirty alternates, reflecting Milan’s demographic
diversity. Designed as a long-term
participatory-democracy process extending
to 2030, the assembly provides recommendations
that inform municipal climate and air
policies. Key topics include participant roles,
how recommendations are integrated into
policy and ways to address mistrust and
communication barriers. Several recommendations
have already been implemented or
are in progress, establishing the initiative as
a replicable model for other cities.
FUNDING OPPORTUNITIES AND JOINT
ACTION PLAN 2025–2027
Monica Salvia and Filomena Pietrapertosa
In the workshop dedicated to funding opportunities,
Salvia and Pietrapertosa outline
the European resources available to support
cities and networks engaged in climate
transition. Particular attention is given to
programmes that integrate citizen participation,
multilevel governance and administrative
capacity—elements now recognised
as essential to effective climate action. The
speakers explain how EU instruments such
as LIFE, Horizon Europe and citizen-science
initiatives offer concrete opportunities for financing
adaptation, mitigation and civic-engagement
pathways. The overview highlights
not only calls for proposals but also the
value of city networks and communities of
practice, which help build solid interdisciplinary
partnerships necessary for successful
applications.
A key message of the workshop is the importance
of early preparation, through relationship-building,
consolidation of local and international
partnerships and strengthening
147
11
TRANSIZIONE URBANA
administrative capacity. A significant part
of the discussion concerns the involvement
of vulnerable groups, stressing the need to
tailor communication, tools and processes to
different social conditions to avoid exclusion.
Among the proposed engagement tools,
climate walks are highlighted as simple yet
effective ways to help citizens perceive the
impacts of climate change directly in their
neighbourhoods.
The session concludes by inviting participants
to imagine a joint action plan for 2025–
2027 that can connect scientific expertise,
urban networks, civic initiatives and funding
opportunities, transforming participation
into a stable driver of the climate transition.
CONCLUSIONS OF SESSION A
Monica Salvia, Paola Clerici Maestosi,
Enza Lissandrello
In closing Session A, Salvia, Clerici Maestosi
and Lissandrello weave together the contributions
presented throughout the session. A
unifying theme across all interventions is the
need to build a solid alliance-based urban
transition capable of connecting research,
public administrations, social actors and citizens.
The speakers underline how the complexity
of climate challenges demands collaborative
and interdisciplinary approaches in
which scientific expertise and local knowledge
interact as equals.
From national-platform experiences to climate-ambassador
case studies, it becomes
clear that technologies and sophisticated
strategies alone are not enough to reach climate-neutrality
goals. New methodologies,
bold ideas and strong social innovation capacities
are required. Urban transition is not
only a technical process but also a cultural
and political one, involving rethinking governance
models and redefining the role of
citizens.
The conclusions also stress the need for critical
reflection: not an uncritical celebration
of ongoing processes, but an invitation to
recognise contradictions, vulnerabilities and
risks of exclusion. Only by addressing these
tensions can truly inclusive and resilient
cities be built. The speakers remind us that
urban transformation also demands a shift
in the collective imagination—the ability to
envision future scenarios and generate visions
capable of inspiring decisions, policies
and projects.
The session ends with a call for collective
mobilisation. The climate transition of cities
can advance only if people are genuinely involved,
if political commitment is renewed
and if human-centred approaches remain at
the core of territorial action. This message
sets the stage and momentum for Session B.
SESSION B
TOWARDS THE FUTURE OF CITIES:
REFINING THE ROADMAP TOWARDS
INNOVATIVE CLIMATE-NEUTRAL CITIES
Michela Pirro - ENEA, Divisione
TERIN-ICER
In her presentation, Michela Pirro introduces
the “Driving Urban Transitions (DUT) Scientific
Consultation Workshop - Refining the
Roadmap Towards Innovative Climate-Neu-
148
tral Cities” as a key moment both within
the conference and in the ongoing update
of the DUT Roadmap. The workshop brings
together researchers, local governments,
national agencies, professionals and consultants
from multiple European countries,
with the aim of comparing perspectives and
expertise on how to support cities in their
transition toward more sustainable and climate-neutral
urban models.
Pirro explains that the DUT Roadmap serves
as the strategic framework guiding the partnership’s
activities, defining Transition Pathways
and their associated missions. It is
not merely a guidance document but an operational
tool that informs research calls, pilot
projects and urban policy processes. Its importance
lies in offering an integrated vision
that connects the European Green Deal, the
Climate-Neutral Cities Mission, the EU Urban
Agenda and other frameworks such as the
New European Bauhaus, enabling cities to act
within a coherent set of priorities.
She stresses that the Roadmap update
(2022–2028) incorporates the latest evolutions
of the European context, including the
Draghi Report and the Net Zero Industry Act.
The updated themes now encompass climate
adaptation, urban resilience, safety, housing
rights and the role of nature in future cities.
The Roadmap must remain a dynamic and
adaptable tool capable of responding to rapid
contextual changes and helping cities translate
strategic objectives into actionable steps.
At the same time, Pirro openly acknowledges
existing challenges, noting that cities often
struggle to implement the actions identified.
Defining strategies is not enough; cities
must be able to turn them into measurable,
fundable and monitorable interventions. The
workshop is therefore presented as part of
a broader strategic-consultation process aimed
at strengthening the alignment between
scientific research, technological innovation
and urban governance, while ensuring
structured stakeholder involvement.
EXPLORING THE CITY OF 2040: SCENARIOS
AND ADAPTATION STRATEGIES
The section “Exploring the City of 2040”
begins with a simple yet radical question:
what will European cities look like in fifteen
to twenty years? The workshop addresses
this through future-scenario methodologies
that help imagine the transformations
driven by climate change, biodiversity loss,
and socio-economic shifts. The goal is not
prediction but the use of scenarios as tools
to identify vulnerabilities, opportunities and
strategic choices that must be made today.
Discussions focus on the impacts of climate
change on daily life, energy, food production,
mobility, creative industries and work. A provocative
scenario—“Pandaville 2040”—is
presented, envisioning a city increasingly
attractive to rural populations but caught
between multiple crises and the delayed implementation
of political commitments. This
scenario highlights tensions related to energy
security, service accessibility, public-space
quality, the role of nature and mental health.
The work is structured into three thematic
groups, each coordinated by DUT partners
with a designated rapporteur.
149
11
TRANSIZIONE URBANA
The first group, led by Paola Clerici Maestosi,
explores spatial and urban dimensions:
how the shape and functions of cities may
evolve under the pressure of climatic crises,
migration and economic change. It discusses
adaptation strategies such as the reorganisation
of space, redesign of vulnerable neighbourhoods,
redistribution of functions and
equitable access to nature, mobility and essential
infrastructure.
The second group, coordinated by Silvia
Bossi, examines energy and infrastructure
transitions, focusing on how to guarantee
energy security, decarbonisation and resilience.
Topics include the deployment of renewables,
energy communities, smart grids
and digital tools for resource management.
Key questions emerge around decision-making
power, distribution of benefits and the
risk of exclusion, highlighting the link between
infrastructure, social justice and territorial
balance.
The third group, coordinated by Michela Pirro,
addresses innovation, education and data
governance. It analyses how climate change
will affect water and waste management,
energy production and socio-economic dynamics.
Three pillars are identified: technological
innovation as an enabler of integrated
solutions; education and behavioural change,
particularly for younger generations; and the
social implications of digitalisation, including
remote work and professional isolation. Access
to data is described as central to effective
governance, but poorly designed digital
solutions risk reinforcing social inequalities.
CONCLUSIONS OF THE DUT WORKSHOP
The workshop conclusions highlight that
despite the interwoven climatic, social and
economic crises cities will face, there remain
concrete opportunities to build more sustainable,
equitable and resilient urban spaces.
The future of cities will depend on decisions
taken today—on long-term planning capacity,
on the use of scenarios as operational
tools and on the translation of roadmaps
into financial and project priorities.A central
issue is the financing of the urban transition.
The workshop stresses the need for strategic
use of cohesion policies, European programmes
and public–private partnerships,
but also reminds participants that accessing
such funds requires strong technical and administrative
capabilities, including the ability
to design robust projects based on reliable
data and clear assessments of local needs.
Another key element is the role of technological
innovation and digitalisation. While
digital platforms, monitoring systems and
predictive models can improve transparency,
coordination and project oversight, technology
is not neutral and must be governed to
avoid creating new forms of exclusion. This
leads back to the need for multilevel governance
that connects public administrations,
research, civil society and the private sector,
ensuring that the benefits of the transition
are shared equitably.
The workshop ends with an open question—
both political and cultural: will cities truly be
able to transform scenarios, roadmaps and
strategic plans into tangible, measurable in-
150
terventions, or will sustainability remain largely
aspirational? The implied answer points
to the necessity of collaborative networks,
shared good practices, strengthened local
capacities and sustained dialogue among all
actors involved in the urban transition.
REFINING THE ROADMAP TOWARDS
INNOVATIVE CLIMATE-NEUTRAL CITIES
The introductory section provides a critical
overview of the abstracts from the conference
Research Alliances for Climate-Neutral,
Sustainable and Equitable Urban Communities,
coordinated by ENEA. Its aim is to
understand how cities can address climate
crisis, social inequalities and urban transformation
simultaneously, adopting more equitable,
participatory and sustainable models.
The introduction describes five thematic
areas as an interconnected ecosystem: social
justice and participation as prerequisites
for effective adaptation; urban planning as
a synthesis of sustainability and inclusion;
emerging technologies as accelerators of
transition when governed responsibly; and
resilient infrastructure, nature-based solutions
and energy communities as fundamental
components of climate-neutral cities. The
chapter warns against overly abstract or
sectoral approaches and calls for integrated,
multidisciplinary and action-oriented perspectives.
TOPIC 1 - Social Justice, Equity and
Participation
This section centres on environmental and
social justice in cities, showing how heatwaves,
energy poverty, unequal mobility and
inequitable access to public space generate
growing vulnerabilities. The concept of a
“culture of care” emerges as a framework for
urban policies attentive to community needs.
Participation, citizen science, inclusion
of vulnerable groups and human-centred
approaches are portrayed as essential for
co-designing more resilient cities.
TOPIC 2 - Urban Planning and Design for
Sustainability and Climate Neutrality
This section frames planning as a fundamental
lever of the urban transition. Cities
must address climatic vulnerabilities, energy
transitions, housing poverty and spatial
inequalities through integrated tools such
as long-term visions, coordinated policies,
SECAP plans, risk management and urban
regeneration. Planning appears as a multidisciplinary
process linking ecology, economy
and social inclusion.
TOPIC 3 - Technologies and Innovation for the
Urban Transition
Here, emerging technologies are analysed
as potential accelerators of climate transition.
Digital twins, sensors, AI and ITS systems
enable monitoring and simulation of
complex urban systems. However, the text
warns against digital divides and the risk
that smart-city solutions may exacerbate
inequalities. Technology is effective only
when embedded in governance frameworks
attentive to equity and transparency.
TOPIC 4 - Resilient Infrastructure and Nature-
Based Solutions
This theme addresses the need for infra-
151
11
TRANSIZIONE URBANA
structures capable of adapting to extreme
climatic events. It highlights the integration
of traditional engineering with nature-based
solutions, essential for improving microclimates,
air quality, water management and
public health. Multilevel governance and coordinated
approaches are necessary for policy
effectiveness.
TOPIC 5 - Energy Communities and the Just
Transition
This section discusses the energy transition
as a collective process. Energy communities,
PEDs and local production–consumption
models help reduce energy poverty,
democratise energy systems and enhance
resilience. Participatory approaches and the
inclusion of vulnerable groups are presented
as central to achieving a just transition.
POSITIVE ENERGY DISTRICTS: A DRIVING
FORCE FOR THE URBAN TRANSITION
TOWARDS CLIMATE NEUTRALITY?
Positive Energy Districts (PEDs) are emerging
as a key and innovative tool of the European
urban transition towards climate
neutrality. Defined as urban areas that produce
more renewable energy annually than
they consume, PEDs represent a paradigm
shift in urban planning, integrating energy
efficiency, renewable energy production
and energy flexibility within a systemic,
multi-sectoral approach. Beyond technology,
PEDs require new models of governance,
planning and community participation.
Although central to EU energy and urban
policies, their concrete impact on established
urban practices and their effective
implementation are still evolving. Current
European initiatives, particularly within the
DUT Partnership, aim to clarify the concept,
address existing barriers and strengthen
the role of PEDs as drivers of systemic urban
transformation.
Christopher Gollner - Positive Energy
District Pathway - Driving Urban Transition
Partnership (DUT-P)
Europe faces the unprecedented challenge
of transforming its cities into drivers of climate
neutrality by 2050. In this context, the
Driving Urban Transitions (DUT) Partnership
plays a strategic role in accelerating sustainable
urban transformation through systemic
and collaborative approaches.
Positive Energy Districts (PEDs) are positioned
within this framework as experimental
urban ecosystems rather than mere energy
or planning models. They integrate energy
production and consumption, spatial planning,
and social innovation, serving as urban
laboratories for scalable and replicable solutions
across Europe. Their strategic value
lies in their ability to activate multi-actor
collaboration among public authorities, businesses,
researchers, financial institutions,
and citizens.
Within the DUT Partnership, dedicated PED
programmes support cities in co-designing
interventions, learning from international
experiences, and developing shared pathways
toward climate neutrality. PEDs are
also foundational to the European Green
Deal and the Mission “100 Climate-Neutral
and Smart Cities by 2030”, requiring long-
152
term, coordinated action across policy levels.
Ultimately, PEDs address multiple challenges
simultaneously: climate neutrality,
energy retrofitting, quality of urban life,
energy justice, and the creation of inclusive
market opportunities. Their successful implementation
depends on long-term vision,
participatory governance, integration of
urban systems (energy, mobility, ICT), and
ensuring economic accessibility and financial
sustainability through context-specific,
impact-oriented approaches.
Paola Clerici Maestosi - Evolution of the
Positive Energy District (PED) concept
It has been outlined the evolution of the
PED programme since its launch in 2018
within the EU SET Plan, highlighting its
growing strategic relevance and its integration
into the Driving Urban Transitions (DUT)
Partnership as a dedicated Transition Pathway.
Based on lessons learned from early
applications, the PED Framework has been
updated to version 3.0 (2025) to address
excessive technical complexity and improve
accessibility for cities and policymakers.
The updated framework redefines PEDs not
merely as highly energy-efficient districts,
but as flexible urban neighbourhoods capable
of producing local renewable energy,
achieving net-zero emissions and actively
contributing to overall climate neutrality.
Alongside energy efficiency, renewable production
and flexibility, the new framework
places strong emphasis on economic and financial
sustainability and social accessibility.
This revised definition positions PEDs as
key building blocks of the EU Green Deal
and the Mission “100 Climate-Neutral and
Smart Cities”, highlighting their role as drivers
of systemic urban transformation
through integrated infrastructures, multi-level
governance and the empowerment
of local energy communities.
Silvia Bossi - State of the Art, Challenges,
and Future Pathways of Positive Energy
Districts (PEDs) in Europe
A comprehensive overview of the state of
the art, challenges and future trajectories of
Positive Energy Districts (PEDs) in Europe,
based on extensive mapping and classification
of case studies. Drawing on tools developed
within JPI Urban Europe, the DUT Partnership
and the PED-EU-NET network, she
highlighted the role of the PED Booklet and
the open PED Database, which currently includes
over 110 cases across 24 European
countries.
The analysis shows that most PEDs are
still in the planning or early implementation
phase, confirming that the concept is relatively
young and not yet fully consolidated. A
key gap emerges between technical-scientific
experimentation and institutional capacity,
as most data are provided by research
actors rather than local authorities.
It were identified three core dimensions
shaping PED development: technological
and energy integration, citizen participation,
and multilevel governance. While integration
and governance remain challenging
due to fragmentation, limited administrative
capacity and bureaucratic barriers, participation
is often marginal, despite promi-
153
11
TRANSIZIONE URBANA
sing examples of co-creation.
Despite these obstacles, many PEDs successfully
combine environmental goals
with urban and social transformation, linking
energy strategies to regeneration, social
housing and sustainable mobility. Bossi
concluded that PEDs should be understood
not merely as energy solutions, but as urban
and social innovation devices, requiring
clearer definitions, stronger local capacities,
coherent regulatory frameworks and adaptive,
learning-oriented approaches to fully
unlock their transformative potential.
Michela Pirro - A systemic and critical
perspective: a scientific review of the state
of the art on PEDs
Michela Pirro presented a critical and systematic
review of the scientific literature
on Positive Energy Districts (PEDs), highlighting
the current level of conceptual maturity
of the concept. Based on a 2023 systematic
scoping review published in Energies,
the analysis examined 140 scientific publications
(2017–2023) using PRISMA-SCR
and bibliometric methods.
Despite a rapid growth in publications, the
study reveals that the PED concept remains
fragmented and theoretically unstable. Only
a very limited number of studies address all
core PED components—energy efficiency,
renewable energy production, and flexibility—and
none refer to fully implemented
real-world PEDs. While European research
and innovation programmes strongly support
PED development, the literature lacks
a shared theoretical framework, standardized
performance indicators, and robust
empirical evidence.
The review also shows a strong association
between PEDs and Smart City narratives,
but weak integration of governance, social
justice, and economic sustainability dimensions.
Pirro concluded by stressing the epistemological
fragility of the PED concept
and the risk of funding experimentation
without common evaluation criteria, calling
for more structured research frameworks
aligned with European climate-neutrality
goals.
Tiziana Ferrante - Building solutions,
environmental certifications and PEDs
(Summary)
Tiziana Ferrante’s contribution focused on
the operational and building-scale dimension
of Positive Energy Districts, highlighting
the central role of the existing building stock.
Drawing on Italian case studies from Bolzano
(Sinfonia) and Florence (Replicate), she
showed that PEDs require not only advanced
technologies but a careful balance between
energy performance, environmental quality
and social requirements.
Her analysis emphasized the importance
of Green Building Rating Systems (such as
LEED, BREEAM and KlimaHaus) as tools to
support transparency and sustainability in
urban regeneration. The comparison revealed
uneven attention to material sustainability
across projects, with Bolzano showing
a more advanced integration of environmental
criteria than Florence.
A key outcome was the development of a
technical portfolio of recurring building solutions
in Italian PEDs, assessed in terms
154
of durability, environmental impact and disassembly
potential, thus introducing a circular
perspective into PED design. Ferrante
concluded that PEDs can only become truly
transformative if environmental indicators
related to materials, life-cycle thinking and
certification schemes are embedded from
the earliest design stages, aligning regulations,
design practices and voluntary standards
to create replicable and socially valuable
urban models.
CONCLUSIONS
The framework emerging from the special
session dedicated to Positive Energy Districts
(PEDs) offers an articulated and multi-layered
view of one of the key concepts
of Europe’s urban transition. Today, PEDs
are defined not only as systemic energy solutions,
but as enabling tools for complex
urban transformations, capable of combining
technological innovation, environmental
sustainability, social participation, and
multi-level governance. From the strategic
framework provided by the DUT Partnership
to the scientific reflection on the state
of the art, and through the analysis of European
case studies, it clearly emerges that
PEDs represent an evolving paradigm. Their
effectiveness depends on the ability to integrate
dimensions that are still too often
addressed separately: energy, social, regulatory,
and design-related aspects.
The experiences presented highlight the
need for greater conceptual clarity, a consolidation
of technical language, and the
identification of shared indicators that allow
results to be measured, replicated, and
compared. At the same time, the generative
value of PEDs as platforms for urban
experimentation is evident, as they can
activate processes of collective learning, institutional
innovation, and territorial regeneration.
For PEDs to establish themselves
as systemic and scalable tools of the transition,
it is essential to invest in strengthening
local capacities, simplifying regulatory
frameworks, overcoming administrative
barriers, and adopting adaptive and context-sensitive
approaches. In this regard,
co-design, methodological flexibility, and
the integration of sectoral policies become
indispensable conditions.
Finally, adopting a perspective of social and
environmental justice—as highlighted in
several contributions—represents a crucial
direction to prevent the transition from
resulting in new urban inequalities. If fully
understood and effectively governed, PEDs
can contribute to the construction of more
equitable, inclusive, and resilient cities, offering
an integrated response to the challenges
of the climate crisis and social change.
GENERAL CONCLUSIONS
The conclusions emphasise the complexity
and urgency of the urban transition. Cities
must evolve into more sustainable, equitable
and resilient systems by integrating
technological innovation, advanced planning
and new participatory governance
models. Although technologies such as automated
mobility, smart grids and digital
155
11
TRANSIZIONE URBANA
twins can accelerate change, they must be
combined with strong social and political
frameworks.
A key role is attributed to nature-based
solutions and green–blue infrastructures,
vital for mitigating climate impacts and
improving urban liveability. Risk management,
environmental quality and adaptation
require holistic strategies that connect
planning, ecology and social inclusion. The
notion of a “just transition” permeates the
conclusions: technical efficiency alone is
insufficient; benefits must be distributed
fairly, and vulnerable communities must be
actively involved.
The text highlights the need for continuous
integration among institutions, citizens,
businesses and research. Solutions cannot
be imposed from above; they must emerge
through dialogue, shared experimentation
and cooperation. Finally, the urban transition
is described as not only technical but
deeply cultural and political, requiring reimagined
development models, evolving
lifestyles and shared long-term commitments.
Only through collective engagement
and sustained participation can urban plans
be transformed into tangible interventions
capable of addressing the environmental
and social crises of our time.
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