TuttoBallo20 - GENNAIO_FEBBRAIO 2026 _ EnjoyArt _50
Cari amici lettori, raggiungere i 50 numeri di TuttoBallo20 è per noi un traguardo emozionante: oltre 40 milioni di visualizzazioni testimoniano la vostra passione per il mondo della danza e dell’arte. Grazie di cuore per averci seguito con tanto entusiasmo! Per celebrare insieme questo traguardo, l'omaggio di copertina di questo numero dedicato a gennaio e Febbraio è dedicato all'iconica Brigitte Bardot, mentre la controcopertina illumina l'evento dell'anno: le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026. All'interno, tra cinema, teatro, arte e musica, troverete lo speciale Sanremo 2026 con tutti i 30 Big in gara. Inoltre all’interno troverete anche l’Oroscopo 2026 realizzato dal maestro Massimo Bomba e dei suggerimenti per satupire chi amate. Continuiamo questo viaggio insieme! E Buon Anno!
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raggiungere i 50 numeri di TuttoBallo20 è per noi un traguardo emozionante: oltre 40 milioni di visualizzazioni testimoniano la vostra passione per il mondo della danza e dell’arte. Grazie di cuore per averci seguito con tanto entusiasmo! Per celebrare insieme questo traguardo, l'omaggio di copertina di questo numero dedicato a gennaio e Febbraio è dedicato all'iconica Brigitte Bardot, mentre la controcopertina illumina l'evento dell'anno: le Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026. All'interno, tra cinema, teatro, arte e musica, troverete lo speciale Sanremo 2026 con tutti i 30 Big in gara. Inoltre all’interno troverete anche l’Oroscopo 2026 realizzato dal maestro Massimo Bomba e dei suggerimenti per satupire chi amate. Continuiamo questo viaggio insieme!
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TuttoBallo
Attualità, Arte, Cinema, Danza, Musica e Teatro
G E N N A I O - F E B B R A I O 2 0 2 6
50
ADDIO AD UN’ ICONA MONDIALE
A BRIGLIA SCIOLTA - BARDOT - 1961 N_© REPORTERS ASSOCIATI & ARCHIVI
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TuttoBallo - GENNAIO/FEBBRAIO n. 50
Copertina: BRIGITTE BARDOT - A BRIGLIA SCIOLTA - BARDOT - 1961 N_© REPORTERS ASSOCIATI & ARCHIVI
Contro copertina. LOCADINE MILANO-CORTINA 2026 - @INSTGRAM
Editore "Stefano Francia" EnjoyArt
Direttore - Fabrizio Silvestri
Vice direttore - Eugenia Galimi
Segretaria di redazione - Pina delle Site
Redazione - Marina Fabriani Querzè, Luca Fochetti.
COLLABORATORI: Lisa Bernardini, Maria Luisa Bossone, Antonio Desiderio,
Francesco Fileccia, David Bilancia, Giovanni Fenu, Mauri Menga, Sandro
Mallamaci, Luca Fochetti, Walter Garibaldi, Francesco Leone, Assia
Karaguiozova, Elza De Paola, Giovanna Delle Site, Francesca Meucci.
Fotografi: Luca Di Bartolo, Monica Irma Ricci, Elena Ghini, Cosimo Mirco
Magliocca Photographe Paris, Luca Valletta, Raul Duran, Raul, Alessio
Buccafusca, Alessandro Canestrelli, Alessandro Risuleo. Altre foto pubblicate
sono state concesse da uffici stampa e/o scaricate dalle pagine social dei
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Testata giornalistica non registrata di proprietà: ©ASS: Stefano Francia EnjoyArt
per contattare la redazione Tuttoballo20@gmail.com
Editoriale
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STEFANO FRANCIA ENJOYART
presenta
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World Press Photo 2025: vince Samar Abu Elouf
La fotografa palestinese Samar Abu Elouf conquista il World
Press Photo of the Year 2025 con un ritratto straziante di
Mahmoud Ajjour, 9 anni, mutilato da un attacco israeliano a
Gaza nel marzo 2024. Mahmoud perse un braccio e l'altro fu
amputato mentre incitava la famiglia a fuggire dall'esplosione;
sopravvissuto, raggiunse Doha in Qatar per cure, dove Abu
Elouf – ex collaboratrice del New York Times da Gaza – lo
documentò nel loro stesso complesso abitativo.
Lucy Conticello, presidente della giuria e direttrice fotografia de
Le Monde, spiega: "La foto dell'anno è un ritratto di un bambino
[...] che non ha le braccia. [...] spinge chi la osserva a
soffermarsi su quella storia più a lungo".
Tra le finaliste: "Night Crossing" di John Moore e "Droughts in
the Amazon" di Musuk Nolte.
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A BRIGLIA SCIOLTA - BARDOT - 1961 N_© REPORTERS ASSOCIATI & ARCHIVI
Brigitte Bardot
icona intramondabile
Brigitte Bardot, nata a Parigi il 28 settembre 1934, è stata una figura emblematica
del XX secolo, attraversando i confini dell'arte, della moda e dell'attivismo. Icona
indiscussa di una femminilità libera e indipendente, Bardot ha lasciato un segno
indelebile nella cultura popolare.
Fin dalla tenera età, Bardot ha dimostrato una naturale propensione per le arti,
iniziando a studiare balletto a soli sette anni sotto la guida di Monsieur Recco, un
esperto ballerino dell'Opéra. A tredici anni, la sua passione e dedizione la
portarono al "Conservatoire National Supérieur de Musique et de Danse de Paris",
dove fu seguita da maestre illustri come Marcelle Bourgat e Solange Schwarz.
Queste esperienze formative avrebbero forgiato una disciplina e un talento che si
sarebbero rivelati preziosi anche nella sua successiva carriera cinematografica.
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@Canva
Nonostante il suo promettente futuro nella
danza, una serie di circostanze e
opportunità la spinsero verso il mondo del
cinema. Dopo aver vinto un concorso di
balletto nel 1947, Bardot decise di
abbandonare la danza per perseguire una
carriera sul grande schermo. Il suo
debutto avvenne nel 1952 con il film "Le
Trou normand", inaugurando un'ascesa
straordinaria nel panorama
cinematografico internazionale.
Lo "stile Bardot" ha avuto un impatto
rivoluzionario sulla moda, in particolare
con l'introduzione delle calzature
"ballerine", che diventarono un elemento
di stile quotidiano grazie alla
collaborazione con Rose Repetto. Queste
scarpe, comode e alla moda, furono
indossate da Bardot nel film "E Dio creò la
donna", segnando l'inizio di una tendenza
che continua ad avere successo ancora
oggi. Oltre alla sua carriera artistica,
Brigitte Bardot ha avuto un ruolo
significativo come attivista per i diritti degli
animali, fondando nel 1986 la
"Fondazione Brigitte Bardot per il
Benessere e la Protezione degli Animali".
Ha sostenuto anche l'organizzazione per
la protezione della vita marina "Sea
Shepherd", dimostrando un impegno
costante verso cause umanitarie.
L'eredità di Bardot va oltre il cinema e la
moda. Ha ispirato generazioni di donne e
artisti, tra cui il pittore Andy Warhol e lo
scultore Alain Gourdon, che l'hanno
immortalata nelle loro opere. Nel 2017, in
suo onore, è stato eretto un monumento a
Saint-Tropez, ispirato da un acquerello di
Milo Manara. Brigitte Bardot resta una
figura leggendaria, una stella che ha
saputo conquistare il mondo con la sua
grazia, talento e determinazione. La sua
vita racconta una storia di successo e
influenza, che continua a risuonare nel
tempo.
Fabrizio Silvestri
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Milano Cortina 2026
“Un sogno a Cinque Cerchi”
Fabrizio Silvestri
Le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026 porteranno per la prima volta i Giochi a cinque cerchi su un territorio davvero
policentrico, distribuito tra Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige e Valtellina, dal 6 al 22 febbraio 2026. In diciassette
giorni di competizioni, l'Italia sarà al centro della scena mondiale con 16 sedi di gara e due città simbolo – Milano e Cortina
d'Ampezzo – chiamate a raccontare, attraverso lo sport, la propria storia e la propria identità. Il racconto dei Giochi inizierà
ufficialmente il 6 febbraio 2026, con la cerimonia di apertura allo Stadio Giuseppe Meazza di Milano, il “San Siro” icona del
calcio che per una notte si trasformerà in un palcoscenico globale. Lo spettacolo, intitolato “Armonia” , è concepito come un
viaggio nella creatività italiana, un intreccio di musica, narrazione, moda e pensato per celebrare l'equilibrio tra tradizione e
innovazione che caratterizza il Paese. Protagonista del racconto sarà anche l'attrice Sabrina Impacciatore, chiamata a dare
volto e voce allo spirito dei Giochi, con un omaggio particolare alla figura di Giorgio Armani e al ruolo del design italiano nel
mondo. La dimensione spettacolare sarà ulteriormente amplificata dalla presenza di una grande star internazionale: Mariah
Carey, annunciata come una delle principali artiste della serata di apertura del 6 febbraio. La cantante statunitense, già
protagonista in altri grandi eventi sportivi, porterà sul palco di San Siro una parte del segmento musicale più atteso, dando al
via ai Giochi con una performance destinata a richiamare l'attenzione del pubblico globale. In parallelo, l'idea di “Giochi
diffusi” prenderà forma anche attraverso una doppia accensione simbolica del braciere olimpico tra Milano e Cortina, con
l'Arco della Pace e la piazza Dibona che diventeranno scenari spettacolari collegati idealmente al cuore dello stadio. Se la
cerimonia di apertura rappresenterà l'inizio del racconto, la chiusura dei Giochi avrà il compito di trasformare quell'esperienza
in memoria condivisa. Il 22 febbraio 2026 l'Arena di Verona ospiterà la cerimonia di chiusura, in uno degli spazi monumentali
più suggestivi d'Italia. Lo spettacolo veronese porterà il titolo “Beauty in Action”, un omaggio alla “bellezza in movimento”
che unisce sport, arte, musica, cinema e design, con oltre 800 persone coinvolte tra artisti, performer, tecnici e volontari.
In questo quadro, la danza avrà un ruolo centrale grazie alla presenza dell'étoile Roberto Bolle, chiamato a interpretare il
cuore coreografico di “Beauty in Action”. La sua partecipazione diventerà il simbolo di un'Italia che racconta sé stessa
attraverso il corpo in movimento, mettendo in dialogo la grazia della danza con l'energia degli atleti e con il linguaggio
universale dello sport. La scenografia della chiusura, pensata in chiave sostenibile, includerà costumi realizzati anche con
materiali riciclati – come vecchi deltaplani trasformati in sculture viventi – una testimonianza dell'attenzione dei Giochi ai temi
ambientali e al riuso creativo delle risorse. Milano Cortina 2026 si prepara così a vivere non solo come un grande
appuntamento sportivo, ma come un progetto culturale diffuso, in cui cerimonie, luoghi e artisti concorrono a definire
un'immagine contemporanea dell'Italia. Le date – dal 6 al 22 febbraio per le gare, il 6 febbraio per l'apertura a San Siro e il 22
febbraio per la chiusura all'Arena di Verona – scandiscono il ritmo di un evento che vuole lasciare un'eredità di immagini,
emozioni e storie oltre il medagliere. La colonna Sonora Ufficiale dei Giochi Olimpici Invernal “Fantasia Italiana” è stata
firmata da Dardust. Un mix unico di tradizione e modernità che unisce sonorità classiche e contemporanee ispirandosi ai
luoghi iconici delle Olimpiadi e ai grandi maestri della musica italiana, con omaggi a Ennio Morricone e Giorgio Moroder,
fino ad approdare nel futuro.
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Immagine creata da @Canva AI
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Le chatbot e, più in generale, gli strumenti di IA generativa giocano ormai un ruolo visibile nelle campagne elettorali. Il tema è
molto delicato perché combina comunicazione politica, tecnologia e rischio di manipolazione. In pratica una chatbot è un
software che simula una conversazione umana. Ne esistono di diversi tipi. Quelli con regole fisse che rispondono solo a
comandi precodificati con risposta standard. L’IA generativa (come ChatGPT) che crea risposte nuove combinando dati, testi e
modelli di linguaggio analizzando le domande dell’utente e, individuando il contesto, genera una risposta coerente, imitando stili
diversi (formale, colloquiale, persuasivo). In politica, questa categoria è quella più “pericolosa” se usata in modo scorretto,
perché può produrre testi convincenti e personalizzati. Le chatbot politiche possono apparire sui siti web dei candidati, su App di
messaggistica (WhatsApp, Telegram, Messenger), sui social media tramite bot automatizzati, rispondendo a domande sul
programma elettorale, pubblicizzando eventi o dando indicazioni sulle votazioni; oltre che a raccogliere dati sugli interessi o sulle
opinioni dei cittadini, diffondendo contenuti personalizzati basati sul profilo dell’utente. A prima vista sembra innocuo: “voglio solo
sapere quando si vota” → risposta automatica. Il problema nasce quando i dati raccolti vengono usati per influenzare la
percezione politica. Il danno non è inevitabile, ma deriva da come si combinano contenuti personalizzati e persuasivi, fake news
e disinformazione, illusione di consenso. In pratica, il danno nasce dall’unione di tecnologia, psicologia e diffusione massiva.
Non è la chatbot di per sé a manipolare, ma è l’uso intenzionale o non controllato del suo potere comunicativo.
Ci sono diversi livelli di rischio: messaggi creati per ingannare l’utente facendogli credere di parlare con persone reali, profili
costruiti usando dati personali, per influenzare paure o desideri specifici, creare l’illusione di consenso di massa con migliaia di
bot, mostrare all’utente solo ciò che conferma le sue idee.Difronte a questo scenario ho pensato di interpellare l’IA più
conosciuta sull’argomento, anche per testarne le sue reazioni, e ChatGPT ha risposto così: «Io, in ambito politico ed elettorale,
seguo regole molto rigide. Il mio compito non è influenzare l’opinione politica degli utenti, ma informare in modo neutrale e
contrastare possibili rischi di manipolazione. Ecco come mi muovo: non faccio propaganda, non posso sostenere candidati o
partiti, spingere un utente a votare in un certo modo, scrivere messaggi di persuasione politica mirata. Posso invece spiegare
programmi, posizioni o contesti politici in modo comparativo e neutrale. Distinguo tra informazione e opinione, rimanendo sui
fatti verificabili, evito giudizi di valore non richiesti e cerco sempre di chiarire le fonti o il grado di certezza di ciò che dico. Non
genero né amplifico fake news e, quando l’utente porta una notizia dubbia, segnalo le possibili manipolazioni, chiarisco se è un
contenuto non verificato e spiego come controllarlo in modo indipendente. Non partecipo al micro-targeting politico, non uso
informazioni personali per influenzare politicamente la persona, anzi, evito attivamente risposte che possano essere interpretate
come personalizzazione politica. Posso aiutare a capire come funzionano le campagne online, riconoscere bots o contenuti
manipolati, interpretare dati e promesse elettorali in modo critico.» Certamente non mi aspettavo una risposta diversa, questa è
senz’altro una delle frasi già precodificate che i programmatori hanno strutturato per rispondere sull’argomento. Io che sono uno
“scettico” per natura ho insistito: «Tutto perfetto, ma chi mi garantisce che quello che dici non sia un tentativo di manipolazione
della realtà?»
ChatGPT: «È una domanda molto acuta e legittima: il punto chiave è fidarsi di una fonte senza poterne verificare i dati è sempre
rischioso, anche quando la fonte è un’IA come me. Il principio è: io posso aiutarti a capire, a contestualizzare e a riconoscere
manipolazioni, ma la verifica finale deve sempre passare dal tuo giudizio e dalle fonti esterne.»
In conclusione, secondo me, è meglio partire dal presupposto che le chatbot e, più in generale, i sistemi di intelligenza artificiale
applicati alla comunicazione pubblica e politica, pur non essendo di per sé strumenti negativi, diventano certamente un
problema nel momento in cui vengono inseriti all’interno di una macchina della propaganda già esistente, fatta di strategie
elettorali, raccolta dati, profilazione degli utenti e costruzione mirata del consenso. In questo contesto, l’IA non introduce una
distorsione nuova, ma potenzia e accelera distorsioni già presenti, rendendole più sofisticate e meno visibili. Il punto centrale,
dunque, non è demonizzare la tecnologia, ma riconoscere il suo ruolo reale. Le chatbot non sono arbitri neutrali del dibattito
pubblico: sono “strumenti”. E come ogni strumento potente, possono essere usate per informare o per orientare, per chiarire o
per confondere, per rendere accessibili i fatti o per mascherarli dietro una comunicazione fluida e rassicurante. Ignorare questo
aspetto significa esporsi al rischio di una democrazia sempre più mediata da sistemi opachi, in cui il cittadino dialoga con
interfacce intelligenti senza sapere chi decide cosa viene detto, cosa viene omesso e perché. È qui che si gioca la vera partita:
non tra IA buona o cattiva, ma tra trasparenza e opacità, tra informazione e propaganda, tra partecipazione consapevole e
consenso guidato. Apriamo gli occhi ma sfruttiamo comunque le opportunità positive che ci offre la tecnologia.
TuttoBallo
Lady Style Pretty Woman:
quando la danza diventa identità
Eugenia Galimi
Vice direttore
Il Lady Style non è soltanto una disciplina coreografica, né un esercizio di stile fine a se stesso. È un linguaggio. E, nel
caso del gruppo Lady Style Pretty Woman, è un linguaggio che parla di identità, presenza ed eleganza consapevole.
Danzare in Lady Style significa imparare a stare nello spazio, prima ancora che eseguire una sequenza di passi. Ogni
gesto ha un’intenzione, ogni movimento è guidato dalla musica ma anche dalla percezione di sé. Nulla è casuale, nulla è
lasciato al caso. Ed è proprio qui che la danza smette di essere semplice esecuzione e diventa espressione autentica.
Uno degli aspetti che caratterizza il gruppo Pretty Woman è l’attenzione alla precisione, spesso fraintesa come rigidità. In
realtà, la precisione è ciò che rende possibile l’armonia. È rispetto per la musica, per le compagne di danza e per il
pubblico. È la base su cui può nascere l’espressività, perché solo quando il corpo è consapevole può permettersi di
raccontare.
Il Lady Style Pretty Woman è anche un percorso di crescita collettiva. Donne diverse per età, esperienza e storia
personale si ritrovano a danzare all’unisono, senza perdere la propria individualità. La forza del gruppo non sta
nell’omologazione, ma nella capacità di trasformare le differenze in un insieme coerente, elegante e credibile.
In sala prove, come in pista, nessuna è lasciata indietro. L’errore non è una colpa, ma una tappa del percorso. Ci si
sostiene, ci si aspetta, si lavora con costanza. È in questo clima che nasce la fiducia: quella che permette di muoversi
insieme, di occupare lo spazio con sicurezza e di affrontare l’esibizione come un momento condiviso, non come una prova
individuale.
Pretty Woman non è una coreografia del momento, né uno stile costruito sull’apparenza. È un progetto che si fonda su
disciplina, coerenza e presenza. Valori che restano nel tempo, perché non seguono le mode ma si radicano nel lavoro
quotidiano.
Il Lady Style Pretty Woman non insegna solo a ballare. Insegna a muoversi con sicurezza, a riconoscere il proprio valore,
a muoversi con eleganza senza rinunciare alla forza. Perché quando una donna danza con consapevolezza e precisione,
non sta semplicemente eseguendo dei passi: sta affermando chi è.
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Audizioni per Gloria il Musical
É possibile inviare la propria candidatura accedendo al sito www.gloriailmusical.it
seguendo le istruzioni nella pagina “Audizioni”.
TuttoBallo
DAVID BOWIE
A 10 anni dalla scomparsa del Duca Bianco, il 9
gennaio 2026 esce per Hoepli la sua biografia.
Fabrizio Silvestri
@cartoonify
TuttoBallo
A 10 anni dalla scomparsa di DAVID BOWIE, il 9 gennaio 2026 esce
per Hoepli la biografia “David Bowie. Oltre lo spazio e il tempo” di
Paul Morley, uno dei biografi più autorevoli del mondo musicale
britannico, giornalista di NME, autore anche del volume di successo
“The Age of Bowie”.
Il pre-order è disponibile online e nelle librerie.
La versione italiana, curata da Ezio Guaitamacchi, con la traduzione
di Leonardo Follieri, è accompagnata da una prefazione scritta a
quattro mani di Manuel Agnelli e Paolo Fresu.
Non una semplice biografia, ma un viaggio a struttura tematica
dentro l’universo di un artista che ha riscritto le regole della musica,
dell’arte e dell’identità. Dalla Londra ribollente degli anni ’60 alla
Berlino sperimentale, dalla nascita di Ziggy Stardust al mistero del
Duca Bianco, fino all’ultimo saluto cosmico di Blackstar: ogni tappa
rivela un Bowie diverso, sempre un passo avanti al proprio tempo.
Il libro è organizzato in capitoli che riflettono la natura duale
dell’artista (“Fantasia e realtà”, “Sopravvivenza ed esistenza”, “Arte e
morte”, “Est e Ovest”, “Caso e ordine”, ecc.). Morley delinea il
paesaggio culturale e sociale in cui Bowie si muove, ne racconta gi
incontri, le ispirazioni, i timori, anche attraverso estratti di interviste e
analisi di performance e collaborazioni, costruendo una sorta di
“playlist” esistenziale, che va oltre le sue hit e mostra come l’artista
abbia saputo anticipare estetiche e paure del XXI secolo. Londra
intanto, dà il benvenuto a un'esperienza unica che celebra
l'intramontabile eredità di David Bowie con un museo.
Apassionati e curiosi potranno immergersi nel mondo del Duca Bianco nell’archivio situato nel cuore pulsante della città, che
raccoglie migliaia di memorabilia che raccotano la storia e l’evoluzione di David Bowie. Tra gli oggetti esposti, i visitatori trovano
celebri outfit indossati dall'artista, appunti personali che
offrono uno sguardo esclusivo sul suo processo creativo,
strumenti musicali che hanno caratterizzato la sua musica
innovativa e fotografie iconiche che immortalano momenti
chiave della sua vita pubblica e privata.
Questa esperienza immersiva non è solo una celebrazione
del passato, ma anche un'opportunità per esplorare le
trasformazioni artistiche e culturali che Bowie ha introdotto
nel panorama musicale e oltre. Il museo si presenta come
un viaggio che attraversa le molteplici identità e influenze
del Duca Bianco, permettendo ai visitatori di comprendere
profondamente l'impatto che ha avuto sulla cultura
contemporanea. Che siate fan sfegatati o semplicemente
curiosi di scoprire di più su questa leggenda della musica,
il museo di David Bowie a Londra promette di essere una
tappa imperdibile per chiunque voglia celebrare l'arte e
l'eredità di un artista che ha saputo reinventarsi e
influenzare generazioni.
Aladdin-Sane-Contact-Sheet-©-Duffy-Archive-©-The-David-Bowie-ArchiveTM
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Un Tango a Napoli: Omaggio a
Carlos Gardel con Diego Moreno
Il ciclo di incontri "Il Valore dell’Esperienza", organizzato dall’Associazione 50&Più – Sede
di Napoli, ha concluso la sua III edizione con un evento memorabile dedicato alla figura
leggendaria di Carlos Gardel. Mercoledì 17 dicembre 2025, la sede della 50&Più ha accolto
l'autore Diego Moreno per la presentazione del suo ultimo libro "CARLOS GARDEL - Un
tango a Napoli" (Edizioni MEA). Questo volume, parte saggio e parte biografia, esplora il
sorprendente legame tra Gardel e la città di Napoli, illuminando aspetti culturali spesso
trascurati e celebrando il novantesimo anniversario della sua scomparsa.
Diego Moreno, riconosciuto ambasciatore della musica argentina in Italia, ha ricevuto il
Premio Il Valore dell’Esperienza – Musica durante l'evento. Questo riconoscimento celebra
una carriera vissuta tra l’America Latina e l’Europa, in un viaggio musicale che unisce
l'anima del tango scugnizzo tra Mal Del Plata e Napoli.
L’iniziativa ha visto la partecipazione di figure di spicco come Maurizio Merolla, Presidente
della 50&Più Napoli e Campania, e Michelangelo Iossa, giornalista e scrittore nonché
ideatore del ciclo di incontri. L’avv. Flavia Chiarolanza ha curato l’introduzione dell’evento,
come ha fatto per tutti gli appuntamenti del ciclo.
La celebrazione del legame tra Gardel e Napoli è stata ulteriormente arricchita dalla
presenza dei soci iscritti ai corsi di ballo della 50&Più e dei partecipanti alle attività del
Salotto delle Varie...età, offrendo un momento di condivisione e cultura.
TuttoBallo
Carlos Gardel
Carlos Gardel
Nato presumibilmente l'11 dicembre 1890 a Tolosa, in Francia, e scomparso tragicamente il 24 giugno 1935 in un
incidente aereo a Medellín, Colombia, è considerato il più grande interprete del tango. La sua vita è avvolta nel
mistero, con dettagli che affascinano ancora oggi studiosi e appassionati. Gardel ha legato indissolubilmente la
sua voce e la sua figura al tango, registrando oltre 800 canzoni e recitando in una dozzina di film. La sua carriera
musicale ha avuto un impatto mondiale, rendendolo un simbolo eterno della cultura argentina. Il suo legame con
Napoli, esplorato nel libro di Diego Moreno, aggiunge una dimensione inedita alla sua già ricca eredità culturale.
L'evento ha offerto un'occasione unica per tutti i presenti di immergersi nel fascino del tango e nell'importanza di
Carlos Gardel, celebrando la sua immortalità attraverso la musica e la storia.
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Premio Tuttoteatro.com alle arti
sceniche Dante Cappelletti 2025
In dicembre allo Spazio Rossellini di Roma si sono conclusi i Premi Tuttoteatro.com, punto di riferimento
per la ricerca scenica contemporanea italiana. La compagnia romagnola Quotidianacom ha vinto il Premio
Dante Cappelletti per lo spettacolo "Vorrei morire non so come fare", grazie alla qualità della scrittura
scenica che affronta tematiche di malattia e morte con potenza nichilistica. Valentina Dal Mas ha ricevuto
una menzione speciale per "Non ti scordar di me", un viaggio di memoria che sorprende con il linguaggio
del corpo.
Il Premio Renato Nicolini è stato assegnato a Lea Melandri per la sua rilevanza nel femminismo italiano e
la sua capacità di esplorare nuove realtà attraverso il teatro. Francesca Santamaria ha vinto il Premio
Miglior Teaser con "Good Vibes Only (beta test)", un'opera che frammenta l'alfabeto della danza e esplora
l'identità digitale. Noemi Piva ha ricevuto una menzione speciale per il video "Mua’ (muoio)", enfatizzando
una logica di libertà associativa.
Il Premio della Giuria Popolare è andato a "Fracasso (titolo provvisorio)" di Longhini-Mangheras, per aver
affrontato una pagina di cronaca con provocazione e ironia, ricordando che il teatro è memoria. L'evento,
sostenuto da Roma Capitale, celebra la cultura tutto l'anno in collaborazione con Zètema Progetto Cultura.
Cappelletti 2025 Quotidianacom premiazione43 - ph Michele Tomaiuoli
Miglior Teaser 2025 Francesca Santamaria premiazioni13 - ph Michele Tomaiuoli
Giuria popolare Cappelletti 2025 Longhini-Mangheras premiazione29 - ph M. Tomaiuoli
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COREOGRAFI RESIDENTI DELLA DANIELE CIPRIANI ENTERTAINMENT
Le loro creazioni prossimamente al Béjart Ballet Lausanne e alle Olimpiadi Milano Cortina 2026
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Sasha Riva e Simone Repele, conosciuti come i "poeti della
danza", sono stati nominati coreografi residenti della Daniele
Cipriani Entertainment (DCE). Condividendo iniziali e visione
artistica, il duo è riuscito a creare opere che hanno affascinato
pubblico e critica, segnando un sodalizio artistico raro e prezioso
nel mondo della danza. Tra le loro creazioni per DCE, Suite
italienne per Stravinsky's Love, Giulietta con Eleonora Abbagnato,
e il recente Pavane pour une infante défunte con Luciana
Savignano (nella foto a sx) sono particolarmente distintivi per la
loro cifra stilistica originale e profonda interiorità.
Riva&Repele hanno avviato una significativa collaborazione con
DCE nel 2021, e la loro creatività si è estesa anche a lavori sitespecific
alla Galleria Borghese e Castel Sant'Angelo. Il duetto I'm
On Your Side e Dear Son, presentati in varie edizioni del gala Les
Étoiles e in tournée in Italia, sono stati acclamati per la loro
sensibilità e riflessione sulla fragilità della vita e la tragedia della
guerra.
Il duo è stato chiamato a creare una coreografia per le prossime
Olimpiadi Invernali di Milano Cortina nel febbraio 2026. Prima di
questo evento, il debutto della loro creazione Oskar per il Béjart
Ballet Lausanne avverrà il 16 dicembre al Théâtre de Beaulieu di
Losanna, ritraendo una figura artistica in bilico tra realtà e
illusione.
Anna Lea Antolini, direttrice artistica della DCE, afferma: "Sasha
Riva e Simone Repele incarnano una visione poetica e rigorosa
della danza: per noi è un privilegio accompagnare la loro crescita
artistica." Il loro percorso creativo continua ad arricchire il
panorama tersicoreo contemporaneo, affermando il loro ruolo
come interpreti e creatori di spicco nella danza.
TuttoBallo
Archivo fotográfico La Bienal de Flamenco_ @Laura León_ Solo a Sevilla_ 005
TuttoBallo
“Il 3 e il 4 gennaio, Roma è stata avvolta dal calore e dalla
passione della danza e musica spagnola con "Las
Estrellas", un gala che ha incantato il pubblico all’Auditorium
Parco della Musica Ennio Morricone. Curato da Daniele
Cipriani, con la consulenza artistica di Sergio Bernal e il
supporto dell'Ambasciata di Spagna in Italia, lo spettacolo
ha celebrato il suo terzo anno con un cast nuovo e
scintillante, regalando ai flamenco-dipendenti una vera e
propria festa di benvenuto al 2026.
Sergio Bernal, il danzatore madrileno amato dal pubblico
internazionale, ha guidato la serata con la sua compagnia,
Sergio Bernal Dance Company. Insieme, hanno eseguito
una versione trascinante del "Boléro" di Ravel, coreografata
da Rafael Aguilar, un mix di balletto classico e danza
tradizionale iberica che ha lasciato gli spettatori in visibilio.
Accanto a Bernal, artisti di calibro come Eva Yerbabuena,
Jesús Carmona e José Maya hanno illuminato la scena,
accompagnati da musicisti personali: guitarristas,
percusionistas e tocaores. Sandra Carrasco, insieme al
chitarrista David de Arahal, ha arricchito il gala con canti
gitani che hanno risuonato profondamente nell'anima degli
spettatori. Il pubblico ha potuto immergersi nei suoni
caratteristici del flamenco: il fruscio della bata de cola, il
ritmo dei taconeo e zapateo, il ticchettio delle nacchere e gli
arpeggi delle chitarre. In pieno inverno, "Las Estrellas" ha
portato in scena il sole rovente dell'estate andalusa, con
emozioni e colori vibranti che hanno offerto un'esperienza
sensoriale unica.
Sergio Bernal ha sottolineato: "Questa edizione di 'Las
Estrellas' è straordinaria. Pur rispettando la tradizione,
condividiamo una visione contemporanea della danza
iberica. Mostreremo che il flamenco del futuro è già qui!"
Per arricchire ulteriormente l'esperienza, "Las Estrellas" ha
organizzato masterclass di flamenco, offrendo al pubblico
romano l'opportunità di studiare con le stelle spagnole.
Questo evento ha dimostrato ancora una volta che il
flamenco può evolversi mantenendo viva la sua essenza,
promettendo un futuro luminoso e innovativo.
CARMONA
sergio bernal . foto di Valero Rioja.
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Verde Smeraldo – Residui di Rock’n’Roll,
il Ritorno sulle Scene di Grignani
Verde Smeraldo – Residui di Rock’n’Roll,
il Ritorno sulle Scene di Grignani
a cura di Eusebio De Cristofaro
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Nel 2026, Gianluca Grignani, l'elettrico e carismatico cantautore italiano, farà il suo attesissimo ritorno sulle scene live con
"Verde Smeraldo – Residui di Rock’n’Roll", due concerti imperdibili che si terranno il 25 maggio all'Alcatraz di Milano e il 27
maggio all'Atlantico di Roma. Questi eventi rappresentano un'importante occasione per tutti i fan di Grignani di vivere la sua
musica dal vivo, con tutta l'energia e la grinta che da sempre lo contraddistinguono.
I biglietti saranno disponibili in prevendita su Ticketone.it e Ticketmaster.it dalle ore 14.00 di venerdì 5 dicembre. Per ulteriori
informazioni, i fan possono visitare il sito web www.tridentmusic.it. Durante questi concerti, Grignani presenterà per la prima
volta dal vivo i brani contenuti nel suo nuovo album di inediti, atteso con grande interesse da parte del pubblico e della critica.
La scaletta dei concerti non mancherà di includere le canzoni che hanno segnato la sua trentennale carriera e la storia della
musica italiana. Brani iconici come "La mia storia tra le dita", "Destinazione Paradiso", "La fabbrica di plastica", "Quando ti
manca il fiato", "Falco a metà", e "Cammina nel sole" saranno parte integrante di un'esperienza musicale che promette di
essere indimenticabile.
Questi live sono prodotti e organizzati da Trident Music, la stessa agenzia che nel 1996 accompagnò gli esordi di Grignani
curando il suo primo tour, Fabbrica di plastica tour. A trent'anni di distanza, questa nuova collaborazione assume un significato
simbolico e storico, riprendendo un percorso iniziato insieme e aprendo un nuovo capitolo nella carriera dell'artista. Maurizio
Salvadori, fondatore e direttore di Trident Music, è orgoglioso di essere al fianco di Grignani in questa nuova fase artistica,
continuando a supportare un cantautore che ha venduto oltre 5 milioni di dischi e che oggi conta più di 5.700.000 ascoltatori
mensili su Spotify.
Ad ospitare questi concerti saranno due dei più importanti club italiani, l'Alcatraz di Milano e l'Atlantico di Roma, che
permetteranno agli spettatori di essere a stretto contatto con uno degli artisti più originali e pluripremiati del panorama musicale
italiano. Grignani si prepara a incantare ancora una volta il suo pubblico con la sua musica e il suo carisma, in una serie di
concerti che promettono di essere un’esperienza memorabile per tutti i partecipanti.
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GILBERTO GIL
GILBERTO GIL
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Dopo tre anni di attesa, Gilberto Gil, leggenda vivente
della musica brasiliana, torna in Italia con il tour
"Gilberto Gil in Concert". Due appuntamenti imperdibili
sono previsti a Roma il 6 aprile presso l'Auditorium
Parco della Musica Ennio Morricone e a Milano l'8 aprile
all'Alcatraz, per celebrare oltre 60 anni di carriera
straordinaria.
I biglietti per il concerto di Roma sono disponibili su
Ticketone.it e nei punti vendita abituali, mentre quelli per
Milano possono essere acquistati su Ticketone.it,
Ticketmaster, Vivaticket, DICE e presso i punti vendita
convenzionali. Gil, noto per aver rivoluzionato la musica
grazie alla fusione di samba, bossa nova, tropicalismo e
influenze internazionali, ha creato uno stile distintivo e
irresistibile che ha incantato il pubblico globale con ritmi
e armonie che raccontano la cultura e l'anima del
Brasile.
Attualmente impegnato nel tour "TEMPO REI", che sta
registrando sold out in tutto il Brasile, Gilberto porterà
nelle due date italiane tutta la sua energia e il suo vasto
repertorio. Il pubblico potrà ascoltare alcuni dei suoi
brani più amati, tra cui “Aquele Abraço”, “Toda Menina
Baiana”, “Expresso 2222”, “Andar com Fé”, “Drão”,
“Palco” e “Não Chore Mais”. Ad arricchire il concerto, al
suo fianco ci sarà una superband composta dai figli e
nipoti: Bem Gil (voce, chitarra, basso), Jose Gil (voce,
batteria), João Gil (voce, chitarra, basso) e Flor Gil
(voce, tastiera).
Gilberto Gil riflette sul suo viaggio musicale: «Ho
sempre saputo che la musica era il mio linguaggio –
afferma – E che la musica mi avrebbe fatto conoscere il
mondo, e portato a scoprire nuovi territori, perché il mio
è sempre stato il linguaggio della terra e del cielo».
Queste sono le date italiane di Gilberto Gil da non
perdere:
- 6 aprile – Auditorium Parco della Musica Ennio
Morricone, Sala Santa Cecilia (viale Pietro De
Coubertin, 30) – Roma
- 8 aprile – Alcatraz (via Valtellina, 25) – Milano
Un'occasione unica per celebrare una carriera
leggendaria e immergersi nei ritmi coinvolgenti che
raccontano la storia di un artista che ha saputo unire
tradizione e modernità in un linguaggio musicale
universale
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Alberto Büchi
Fra atmosfere da hard-boiled, riferimenti a Léon di Luc Besson e
lampi visivi degni di Gaspar Noé, Alberto Büchi torna in libreria
con “Non ti dirò mai addio”: un trailer da film
di Lisa Bernardini
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Fra atmosfere da hard-boiled, riferimenti a Léon di Luc Besson e lampi visivi degni di Gaspar Noé, “Non ti dirò mai
addio” sembra il trailer di un film che vorremmo già vedere sul grande schermo.
Alberto Büchi torna in libreria con un noir che corre come una sequenza d’azione, illuminato da brani anni ’90 che
aprono ogni capitolo e da un protagonista, Andrea, che sembra uscito da un film cult: duro, tormentato, iconico.
In questa intervista esploriamo con lui la dimensione più spettacolare del romanzo: il ritmo, la musica, i personaggi
e quella Milano cinematografica che pulsa come un set notturno.
Il romanzo si apre con una frase fortissima: “Quella mattina ho deciso che avrei ucciso qualcuno.” Come ha
trovato il coraggio di iniziare così?
Per l’incipit ho deciso di utilizzare un fatto di cronaca accaduto a Torino e di ambientarlo, poi, a Milano. L’intento
era porre il lettore davanti alla consapevolezza di un’umanità variegata, capace di produrre il male senza un
apparente motivo. La citta è formata dalle persone e, di conseguenza, sono loro che plasmano l’identità del
contesto urbano (in questo caso un’anima nera).
L’incipit di un libro è fondamentale ed è una “promessa” dello scrittore al lettore: il libro avrà questo registro…
La frase non è frutto dell’invenzione ma della cronaca.
Mettere nero su bianco un fatto di cronaca al fine di introdurre un capitolo, per quanto cruento, non è un atto di
coraggio. È “coraggiosa” al contrario l’idea di poter continuare la propria esistenza senza alcun turbamento
nonostante questi eventi si facciano spazio nelle nostre vite. È questa l’attuale condizione verso la quale le nostre
metropoli si stanno evolvendo, dietro i nuovi edifici lussuosi e gli appartamenti economicamente inaccessibili per il
90% della popolazione; e noi non possiamo fare altro che prenderne atto… con coraggio!
Andrea è un uomo spezzato, ma anche capace di pietà. In lui c’è qualcosa di autobiografico?
Ciò che avete scritto di Andrea è molto bello e vi ringrazio.
È indiscutibile che in ogni personaggio di un libro esistano parti del vissuto o dell’anima dello scrittore: tanto in
Andrea, il protagonista, che può essere più facilmente collegato alla mia persona, quanto, per esempio, in Fiamma,
l’altro personaggio chiave, che rappresenta la somma di numerosi incontri/persone/scontri plasmati dalla sensibilità
e messi su carta.
Ahmed, Andrea, Fiamma… sono figure molto potenti. Qual è stato il personaggio più difficile da costruire?
Il personaggio più difficile da costruire è stato il Kosovaro, il furioso antagonista di Andrea. Il Kosovaro appartiene
ad un contesto realistico: l’esperienza Irachena di Andrea ai tempi degli attentati di Nassyria.
In principio, il Kosovaro era molto diverso, tanto che aveva un’altra nazionalità. Il mio colpo di fortuna è stato
conoscere un (all’epoca) tenente degli Alpini, testimone e superstite di quanto accaduto ad Animal House. Egli mi
ha concesso alcune “licenze da romanzo”, correggendo allo stesso tempo molti elementi dei flash-back a tratti
imprecisi; mi ha aiutato in modo dettagliato ad inserire in modo credibile le parti più romanzate all’interno di una
cornice immaginaria.
La struttura alterna azione, introspezione e flashback. Come ha lavorato sul ritmo narrativo e quanto il suo
grande amore per il cinema e il trasferimento a Londra per frequentare la New York Film Academy hanno
influito?
Considerando che il cinema è il mio primo amore, ogni mio libro è strutturato come se fosse un film. All’interno della
narrazione il lettore s’imbatterà in musiche, luci, ombre, dialoghi, momenti di azione e di affettività, nella speranza
di averli combinati in modo equilibrato.
L’esperienza a Londra e quella successiva sui set pubblicitari non hanno fatto altro che contribuire e consolidare
una formazione cinematografica e cinefila.
Una delle cose più importanti che ho imparato è che in un film la stessa cosa si può comunicare in svariati modi
(per esempio: un movimento di camera, un dialogo, un silenzio, una determinata luce ben studiata, oppure tutte
queste cose insieme o solo una parte di esse, persino una sola, possono raccontare la stessa parte della storia).
“Non ti dirò mai addio” è strutturato in questo modo. Le canzoni a inizio capitolo sono anticipatorie di situazioni,
creando la giusta atmosfera per ciò che il lettore si accinge a leggere.
Per quanto riguarda la questione del ritmo, non ho fatto altro che applicare ciò che ho studiato, soprattutto sui
manuali di scrittura creativa per il cinema che hanno trovato moltissima fama negli anni 80. Per dirne uno “La
Sceneggiatura” di Syd Field.
Milano e la musica… che ci risponde?
Non considero Milano come una città che si possa definire propriamente romantica e che ispiri facilmente canzoni e
poesie (non me ne vogliano Alda Merini e Giorgio Gaber), eppure con curiosità e mente aperta è possibile trovare
l’ispirazione per qualsiasi forma d’arte, compresa la musica.
Sta già lavorando a un nuovo progetto narrativo? Se sì, può anticiparci qualcosa?
Sto pensando a vari progetti, tra i quali un seguito di “Non ti dirò mai addio” e un libro “mainstream” molto
personale. Dipenderà da quanto coraggio avrò di mettermi in gioco.
TuttoBallo
TuttoBallo
Ciro
Scognamiglio
TuttoBallo
Caro Ciro, grazie per essere con noi. Come ti sei
avvicinato al mondo dell'arte?
La verità è che è stata l'arte ad avvicinarsi a me. In
famiglia non c'erano artisti, ma quando avevo otto
anni, un pianoforte d'epoca Heitzmann di fine ‘800 fu
consegnato a casa nostra. Mio padre l'aveva
acquistato, influenzato forse da qualche amico pianista
o dall'antiquario che glielo aveva venduto. Decise
d'improvviso di prendere lezioni e custodiva
gelosamente il pianoforte, tenendolo sempre chiuso a
chiave. Spiandolo, scoprii dove nascondeva la chiave,
e da quel momento aspettai l'occasione giusta per
avvicinarmi a quell’oggetto che esercitava su di me un
forte magnetismo. L'occasione arrivò quando i miei
genitori dovettero portare mia sorella a una visita
medica; insistetti per restare a casa e ci riuscii. Non
appena vidi l'auto allontanarsi dalla finestra, presi la
chiave e aprii il pianoforte. Osservai la tastiera per
qualche secondo in silenzio, poi toccai alcuni tasti e
immediatamente mi parve familiare. Dopo pochi minuti
stavo già replicando gli esercizi che sentivo fare a mio
padre, e poco dopo avevo composto il mio primo
"pezzettino", che ricordo ancora. Non mi accorsi del
ritorno dei miei genitori, che intanto mi osservavano
sbigottiti alle mie spalle. Tutto ebbe inizio così.
Quali segnali hai dato alla tua famiglia del tuo
amore per l'arte?
Il segnale più evidente fu andare via di casa a 18 anni
e un giorno. Nonostante i miei inizi da "bambino
prodigio", mio padre non mi ha mai sostenuto, solo mia
madre ha tentato di farlo. In un'epoca ancora molto
patriarcale, mio padre, anche a causa della sua
educazione, non vedeva l'arte come una professione,
ma solo come un passatempo. Io volevo vivere di arte
e seguire i miei sogni, per questo lasciai casa appena
possibile. Non fu facile; a quell'età credi di essere un
adulto, ma quando ti ritrovi da solo e affronti le prime
difficoltà serie, scopri di non esserlo, non lo accetti e
inevitabilmente commetti degli errori.
Il tuo primo progetto importante
Credo che tutti i primi progetti siano importanti.
Possono rivelare indizi sul percorso da seguire o
insegnamenti preziosi. Ho iniziato a scrivere a otto
anni e a dodici avevo già fondato la mia compagnia
teatrale, durata quasi vent'anni, e messo in scena il
mio primo spettacolo. Sorrido pensando all'incoscienza
di quei momenti, ma sono stati molto significativi.
Sicuramente considero una pietra miliare del mio
percorso professionale il ruolo di supervisore artistico e
delle tecnologie per lo spettacolo presso MSC
Crociere. Lì ho capito quanto tutte le esperienze
accumulate nelle mie "prime volte" fossero
fondamentali e quanto potevo ancora apprendere in
aspetti collaterali, ma non meno importanti, come quelli
organizzativi, logistici e amministrativi.
Napoli, la tua terra, da sempre patria di musica e
talenti. Pensi che abbia influenzato il tuo lavoro?
Oggi, a 55 anni, dopo aver vissuto e lavorato in diverse
parti del mondo, posso rispondere senza esitazione:
sì. Essere partenopei offre una marcia in più in molte
cose, soprattutto nella creatività. Sono cresciuto a
Sorrento e ho iniziato a frequentare Napoli fin dai
tempi del Conservatorio.
In questa città meravigliosa e contraddittoria, creatività e
spirito di resilienza si respirano a ogni angolo. Non
conosco un napoletano che non sappia fare una battuta di
spirito anche nelle situazioni più drammatiche. E io non
faccio eccezione, anche se questo a volte fa arrabbiare
mia moglie...
Da tempo lavori come mental coach. Vuoi parlarci di
questo lavoro ancora poco noto?
Chiedo scusa ai mental coach, ma è un'etichetta che
rifiuto, in primo luogo perché non lo sono, e poi perché
faccio qualcosa di diverso e più antico. Sono quasi
vent’anni che il mental coaching è arrivato in Italia e si sta
affermando con successo in molti ambiti. Tuttavia, nel
mondo artistico e dello spettacolo, una figura che guida e
aiuta gli artisti a elevare il livello delle loro performance
esiste da sempre. È una figura che non è
necessariamente un performer, ma possiede competenze
tecnico-artistiche e capacità di visione e motivazione.
Pensiamo al regista: non sempre è un attore, ma sa
guidare e valorizzare il lavoro degli attori per renderlo
efficace e funzionale all'obiettivo artistico. Mi riconosco
più in questo ruolo, che si nutre del bagaglio di
esperienze e competenze artistiche accumulate nel
tempo.
Oltre a ciò, sei anche musicista e sceneggiatore...
raccontaci i tuoi lati nascosti.
La musica occupa sicuramente il posto più alto nella mia
vita artistica. Scrivere e produrre è la mia passione da
sempre, e mi permette di incontrare altri artisti. Ma la
parola che mi descrive meglio è "curioso". Credo che il
motore di tutto sia la mia irrefrenabile curiosità, la voglia di
scoprire, apprendere e approfondire tutto ciò che mi
circonda, specialmente ciò che mi è difficile comprendere.
Poi c'è la mia creatività versatile, un dono enorme, e
quindi il teatro, la televisione, la grafica, la tecnologia... Ho
sempre paura a fare questi elenchi, in Italia un
professionista che sa fare molte cose viene guardato con
sospetto e spesso etichettato come uno che sa fare
"troppe" cose. Mi fa sorridere amaramente il fatto che
questo paese abbia perso la sua identità geniale. Oggi
uno come Leonardo da Vinci non avrebbe successo.
Sei parte del noto programma "THE COACH". Come
vivi questa esperienza televisiva?
"The Coach" è stata un'esperienza molto importante a cui
ho contribuito con passione sia come autore che come
formatore. Grazie alla disponibilità della produzione, ho
potuto creare un'accademia tra le più belle da vivere e utili
agli artisti sul territorio nazionale. Come autore del
programma, ho introdotto molte novità, tra cui il
personaggio chiave, "The Coach": l'entità invisibile che
rappresenta la somma del sapere artistico, creata da
un'intuizione del regista e produttore Marco Zarotti. Mi
sono divertito molto.
Cosa augureresti a un giovane talento?
Molte cose, forse troppe per elencarle tutte qui. Ma potrei
sintetizzarle così: parole giuste, persone giuste, le cose
giuste.
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TuttoBallo
Gwendoly Simpson
Chabrier
“Vite ribelli. Madame Claude e il business del piacere” irrompe tra le uscite letterarie
più intriganti del 2025, narrando con sapienza le storie di due cugine rivoluzionarie
che sovvertirono l'ordine sociale attraverso il business del piacere.
TuttoBallo
Il romanzo storico-biografico “Vite ribelli. Madame Claude e il business del piacere” di Gwendolyn Simpson Chabrier e'
sicuramente una delle più intriganti uscite letterarie dell’ultimo scorcio del 2025, trattando in maniera sapiente le vicende della
prostituzione d'élite. I lettori vi troveranno una dettagliata panoramica sulla figura di Fernande Grudet, meglio conosciuta come
Madame Claude, la celebre maîtresse parigina, e sulla vita di Alexandra, sua cugina americana.
Questo libro è soprattutto la storia di due donne rivoluzionarie che hanno, ciascuna a proprio modo, sovvertito l'ordine sociale
per assurgere a protagoniste della propria vita e di quella altrui. Due cugine nate e cresciute sulle sponde opposte
dell'Atlantico, diverse per ceto sociale ed attitudini, ma unite dalla volontà di oltrepassare gli angusti limiti imposti alle donne
dalla Cultura degli inizi del Novecento.
Alexandra, bellissima e ricca erede di un'aristocratica famiglia statunitense, lo farà sfruttando il proprio fascino e la propria
avvenenza, spezzando cuori e patrimonio, dedicandosi a una vita di piacere e lusso tra America, India ed Europa.
“Ho vissuto molti anni in Francia. Alcuni amici miei hanno realmente conosciuto Madame Claude” – ci fa sapere l’Autrice.
“La sua vita molto, molto particolare mi ha convinta a scrivere questo libro. Non l'ho mai incontrata personalmente, ma i
racconti che su di lei ho ascoltato - racconti di persone che l'hanno realmente conosciuta - mi hanno affascinata a tal punto da
volerne scrivere una biografia romanzata. Una donna da tratti così particolari ed unici, conosciuta in tutto il mondo, che ha
creato un impero facendo della prostituzione un fenomeno d'élite”.
Claude, dimessa figlia della piccolissima borghesia francese, sfrutterà la sua intelligenza e la sua propensione per gli affari
divenendo in pochi anni la maîtresse più potente e famosa della sua epoca: una madame raffinata che terrà in pugno politici,
reali, personaggi del jet-set internazionale, tutti avvinti dalla sua rete del piacere.
Il resoconto che ne fa Gwendolyn Simpson Chabrier approfondisce la storia della prostituzione, distinguendo tra il ruolo della
prostituta comune e quello più raffinato e influente della cortigiana, con un focus sulla Fishing Fleet in India e su personaggi
come Veronica Franco e Madame de Pompadour. Una parte significativa è dedicata alla ribellione sociale di Alexandra e
Fernande, che usano il loro corpo per sfidare le aspettative della società borghese del XX secolo, sebbene entrambe
pagheranno le conseguenze del loro anticonformismo e narcisismo con una profonda solitudine. Tra le pieghe di questo
affascinante racconto, rimangono ben delineati l'ascesa e il declino dell'impero di Madame Claude, dalla meticolosa selezione
(e trasformazione) delle sue claudettes, alla fuga dagli accertamenti fiscali e ai successivi periodi di detenzione. La storia di
Madame Claude è molto più di quella di una semplice maîtresse. È una parabola complessa sull'ambizione smisurata, sul
potere che corrompe e sull'ipocrisia di una società che condanna in pubblico ciò che brama in privato. La sua vita è la cronaca
di una ribellione contro un destino di mediocrità, una lotta condotta con le uniche armi che le erano state concesse: l'astuzia,
l'intelligenza e il corpo delle donne.
La sua ascesa e la sua caduta lasciano aperti interrogativi profondi. In una società che offriva alle donne ruoli così limitati, la
ribellione di Fernande e della cugina Alexandra fu un atto di emancipazione o la cronaca di una sconfitta annunciata? La loro
storia costringerà i lettori a riflettere sul prezzo della libertà e sulla natura effimera del potere, soprattutto quando è costruito
sulla sabbia mobile dei segreti altrui.
Alla domanda sul perché’ i lettori dovrebbero comprare questo libro, Gwendolyn Simpson Chabrier risponde di aver scritto un
libro divertente, oltre che un lavoro culturalmente serio ed approfondito sul fenomeno, intendendo dimostrare a chi legge come
la mentalità sottesa al successo della prostituzione di cui narra vada oltre il sesso, affondando i suoi segreti nella psicologia
dei clienti.
Il libro si può acquistare in libreria e sulle principali piattaforme on line. Ve lo consigliamo vivamente.
Gwendolyn Simpson Chabrier, originaria di New York, ha trascorso
molti anni tra Francia e Stati Uniti prima di trasferirsi come base a
Roma. Dopo il Bachelor of Arts e il Master of Arts presso
l’Universita’di New York, ha proseguito gli studi in Letteratura ad
Harvard e ha ottenuto il dottorato alla Sorbona di Parigi. Ha
insegnato alla New York University, all’Università di Rouen e alla
Sorbona, e per diversi anni ha lavorato come agente letterario per le
edizioni Lebaud di Parigi.
È autrice di: Norman Mailer. L’uomo che si proclamò Messia
(Eurilink); Dietro il filo spinato (premio Bancarella Romana 2010). Ha
pubblicato per Armando Curcio Editore: Un destino asiatico (2014);
L’India degli Intoccabili (2015, premio Nabokov); Le famiglie di
Faulkner: una saga del Sud (2016); Le bambine scomparse dell’Asia
(2018, premio Books for Peace 2019); La saga di una famiglia angloindiana
(2020); Figli ad ogni costo (2022, premio internazionale
ASAS); Post Covid e New Generation (2024).
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Il fascino inquieto di Rocca Tirrenica: Bruni racconta il suo
ronin: "Dante Baldini è amato per la sua empatia e
contraddizioni, che danno profondità ai personaggi."
di
Lisa Bernardini
TuttoBallo
Con “La malinconia del ronin” Riccardo Bruni riporta in scena Dante Baldini, l’investigatore privato dal passato ingombrante e
dall’ironia malinconica che ha già conquistato migliaia di lettori. Il quarto capitolo della serie gialla noir è in libreria con una
nuova indagine immersa nel fascino inquieto di Rocca Tirrenica: una villa a picco sul mare, una morte archiviata troppo in
fretta, un'ombra antica che sembra attraversare generazioni. Ne abbiamo parlato con l’autore per esplorare la genesi di questa
storia, le sue fonti di ispirazione – tra scacchi, mare e vecchie canzoni – e il segreto del successo di un personaggio che oggi
rappresenta una delle voci più riconoscibili del noir italiano contemporaneo.
Le morti sospette che si ripetono nel tempo introducono un’ombra gotica nella trama. È un territorio nuovo per te o
un richiamo a letture e suggestioni che ti accompagnano da tempo?
C’è tutta una letteratura di case stregate, da Shirley Jackson in poi, che in un certo senso volevo evocare in questa storia.
Un’atmosfera inquieta, che stride un po’ con il contesto di villeggiatura, il sole, il mare e tutto il resto. Come se quella casa non
appartenesse a Rocca Tirrenica ma a un posto “altro”, come un confine, capace di arricchire con un tono diverso dal solito
questa storia di Baldini.
Attraverso Vittoria Cerami e suo padre esplori il rapporto tra arte e identità. Cosa volevi capire — o far capire —
attraverso queste figure legate in modo così profondo all’arte?
È vero, c’è un legame profondo tra questi due personaggi, anche se hanno scelto linguaggi diversi per esprimersi. La pittura il
padre, la poesia la figlia. Credo che per entrambi l’arte sia stata anche un modo per affrontare una certa predisposizione alla
solitudine, una caratteristica quasi naturale per un artista, che ha bisogno di un tempo da dedicare alla riflessione e
all’indagine interiore. A legarli c’è anche lo stesso paesaggio, che è al tempo stesso contesto e fonte di ispirazione, cornice e
colore. Mentre scrivevo non mi sono chiesto quanto questi due personaggi conoscessero effettivamente l’uno dell’altra, perché
sono considerazioni che avrebbero dirottato altrove la storia. Ma esplorare il loro rapporto sarebbe davvero un ottimo spunto
per raccontarne un’altra.
TuttoBallo
Nel romanzo la musica è ovunque, dai Rusty Void alle
notti nei locali. Che rapporto hai con la musica mentre
scrivi? Ti guida, ti ispira, o è solo parte del mondo
narrativo?
La musica è stata da sempre una costante, per me. Ho
passato un lungo periodo insieme alle mie chitarre e ancora
oggi quando ho bisogno di staccare un po’ mi rifugio lì, in
qualche pentatonica. La musica è una presenza ordinaria,
anche quando scrivo. A volte cerco quella canzone in
particolare perché vorrei che quella scena avesse quella
colonna sonora. E così la musica penetra nella scrittura e le
dà ritmo. Se penso a un personaggio, magari mi chiedo
“Cosa gli piace?”, “Che sogni ha?”, “Che musica ascolta?”.
Altre volte è una questione meno romantica e si tratta di
coprire il rumore intorno per consentirmi un’immersione
totale nella storia. Il mio retaggio di giornalista mi ha
insegnato a trovare la giusta concentrazione anche in
mezzo a un certo livello di confusione, ma preferisco
sempre chiudermi nel mondo che sto costruendo e
raccontarlo dall’interno. E in questo la musica mi aiuta. Del
resto, c’è modo e modo anche per coprire un rumore.
Tutta la storia ha un taglio molto visivo, quasi da serie
tv. Hai scritto pensando anche a un possibile
adattamento? Ti piacerebbe vederlo sullo schermo?
Sarei assolutamente curioso di vedere Baldini sullo
schermo. Il cinema è una delle mie grandi passioni e
trovarmi in sala a vedere una mia storia sarebbe davvero
straordinario. Oggi molte cose si sono spostate sulla
serialità televisiva, che per certi aspetti mi entusiasma
meno, anche se ne sono un gran consumatore, ma sarebbe
comunque molto divertente. Mi piacerebbe partecipare alla
sceneggiatura, essere dentro la produzione per vedere
come funziona. Se c’è un qualche produttore che sta
leggendo questa intervista, magari potrebbe farci un
pensiero. Però poi, conoscendomi, credo che all’uscita dal
cinema il commento in grado di rendermi più felice sarebbe
“Bello, ma il libro era meglio”.
In chiusura, perché Dante Baldini è così amato?
Non lo so. Ma credo che abbia a che fare con il suo modo di
essere dotato di una certa sensibilità. Un duro, sì, ma
capace di farsi coinvolgere emotivamente dalle persone che
incontra e dalle loro vicende, che in genere sono piuttosto
complesse. L’empatia, insomma. Anche se di base è un
solitario, e questa se ci pensi è una bella contraddizione.
Ma sono proprio le contraddizioni a dare profondità ai
personaggi. Più in generale, sono le nostre contraddizioni
gli aspetti che ci definiscono meglio.
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Massimo Bomba
Una famiglia, mille lettere:
la storia dei Guglielmi incanta Palazzo Tittoni
Sabato 15 novembre, Palazzo Tittoni nel cuore di Roma si è trasformato in un raffinato salotto della memoria per la
presentazione del volume Carissime Nennella e Belluccia. La storia inedita della famiglia Guglielmi dal suo carteggio privato
(1892-1944), accompagnata da una sala gremita e da un clima di curiosità vivissima.
Le stanze, un tempo animate da donna Bice e dal ministro Tommaso Tittoni, hanno accolto il racconto dei loro legami con la
famiglia Guglielmi: vincoli di parentela, certo, ma anche un’amicizia sincera tramandata nel tempo.
Il duca Luigi Catemario Tittoni di Quadri, profondamente colpito dalla lettura del libro, ha deciso di condividere questa
scoperta con amici e ospiti. L’autrice, Michela Nucciarelli, da anni operatrice dei Musei di Isola Maggiore sul lago Trasimeno,
ha presentato il suo lavoro in forma scenica conquistando i presenti.
Il volume prende vita dal più ricco carteggio scampato alla dispersione dell’archivio privato dei Guglielmi e ricostruisce le
vicende della nobile famiglia tra Ottocento e Novecento. Leggendo quelle lettere, l’autrice ha avuto la sensazione che i
protagonisti le venissero incontro con forza, quasi chiedessero di essere riportati alla luce. Nasce così la prima monografia
sulla famiglia civitavecchiese. I giovani attori, Annalisa Braconi e Fabio Forcucci, hanno interpretato brani del volume e
lettere originali del carteggio, dando voce a quel racconto familiare che il libro ricostruisce attraverso numerosissime citazioni
epistolari. Il volume racconta in particolare la storia di due donne: Elena Guglielmi e sua madre Isabella – per i corrispondenti
Nennella e Belluccia – promuovono l’emancipazione delle mogli e delle figlie dei pescatori di Isola Maggiore fondando la
scuola del pizzo d’Irlanda a Isola Maggiore. Elena non solo valorizza l’arte del pizzo, ma ne cura anche la vendita e i proventi
vengono depositati in banca, permettendo alle donne di costruire, filo dopo filo, la propria autonomia e il proprio futuro. Tra
le stanze del Palazzo Tittoni, a un passo dalla dimora romana dei Guglielmi, rivivono le vicende di chi ha contribuito al
benessere delle comunità locali. Le antiche carte continuano a parlare e altre storie attendono pazienti di essere scoperte.
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Turandot Non Esiste: Una Rivoluzione nel
Teatro Musicale Internazionale
Dopo aver riscosso un grandissimo successo in Italia, con spettacoli sold-out a Lucca e Viareggio nel 2024, "Turandot Non
Esiste" ha conquistato il pubblico britannico con il suo debutto al Blackheath Halls di Greenwich, Londra, segnando la prima
esibizione nel Regno Unito. Questa produzione innovativa di How I Met Puccini®, diretta da Benjamin Lebigre, ha
rappresentato una svolta nel panorama del teatro musicale contemporaneo.
Creato da Valentina Scheldhofen Ciardelli e co-scritto con Costantino Buttitta e Stefano Teani, "Turandot Non Esiste" è stato
più di un semplice spettacolo teatrale; è stato un'esperienza che ha fuso prosa, concerto, teatro-canzone e opera in modo
sorprendentemente accessibile e moderno. Gli strumenti musicali sono diventati la voce dei personaggi, mentre musicisti e
attori si sono trasformati continuamente, creando un linguaggio scenico dinamico e coinvolgente che ha parlato direttamente
allo spettatore di oggi.
Lo spettacolo è stato concepito per coinvolgere il pubblico a livello emotivo, facendo ridere, emozionare e riflettere. Al centro
della narrazione vi è stata la prima esplicita denuncia della violenza contro le donne in un'opera lirica, mostrando un
Giacomo Puccini sorprendentemente vicino alla sensibilità femminile. Questa produzione ha offerto una nuova prospettiva
sul classico, portando tematiche rilevanti e attuali sul palcoscenico.
L'approdo di "Turandot Non Esiste" a Londra non è stato solamente un'espansione geografica, ma anche culturale. Lo
spettacolo ha affascinato e stimolato il pubblico britannico, continuando la sua missione di rendere il teatro musicale più
vicino e comprensibile alle nuove generazioni. Con una regia visionaria e un cast di talento, questa produzione ha lasciato
un segno indelebile sulla scena teatrale internazionale.
"Turandot Non Esiste" ha rappresentato un emblema di innovazione e inclusività, imperdibile per chiunque abbia voluto
vivere il teatro in una forma nuova e emozionante. Che tu sia un amante dell'opera o un neofita del teatro musicale, questo
spettacolo ha promesso di essere un'esperienza memorabile e trasformativa, mantenendo tutte le sue promesse
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musica da ballare e da ascoltare
“Pomodoro Studio”
lancia la street latin
di Giovanna Delle Site
Pomodoro Studio, fondato nel 1978 da Bernardo Lafonte, ha
iniziato la sua avventura come studio di registrazione
professionale, accogliendo artisti di grande calibro come
Amedeo Minghi, Renato Carosone, Eugenio Bennato e molti
altri. Nel corso degli anni, l'attività si è trasformata in Edizioni
Discografiche ed Editoriali, ampliando il suo impatto nel
mondo musicale. Dal 1990, Pomodoro Studio ha
diversificato la sua offerta, producendo musica per la Danza
Sportiva e collaborando con l'ANMB. Ha inoltre creato la
disciplina Natusumba, che unisce fitness e meditazione,
ispirandosi ai quattro elementi della natura per promuovere
il benessere totale. La musica a 432 Hz prodotta dallo studio
è pensata per stimolare la mente e favorire il relax.
Attraverso il gruppo Facebook "Natusumba Line Dance",
Pomodoro Studio collabora con scuole internazionali di line
dance. Oggi, con band come Musicos de Sevilla e Los
Angeles Vagabundos, lo studio si dedica alla produzione di
musica latina, offrendo generi come cumbia, salsa e tango,
disponibili per il download sul loro sito ufficiale. Questa
nuova produzione arricchisce il panorama musicale,
offrendo brani ideali per il ballo e l'ascolto, contribuendo al
benessere fisico e mentale degli appassionati.
Pomodoro Studio
clicca qui per ascoltare la musica
NatuSamba
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“Viva De André”, lo spettacolo di
Luigi Viva arriva al Blue Note di Milano
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Il 4 febbraio, il prestigioso Blue Note di Milano (Via Pietro Borsieri, 37) ospiterà un evento straordinario: "Viva De André", il più
importante spettacolo nazionale dedicato alle canzoni di Fabrizio De André, reinterpretate in chiave jazz. Con un doppio
spettacolo alle 20:30 e alle 22:30, questa serata promette di essere un'esperienza unica per gli amanti della musica e del jazz.
Ideato e diretto da Luigi Viva, autore di due fondamentali libri su Fabrizio De André ("Non per un dio ma nemmeno per gioco-Vita
di Fabrizio De André" e "Falegname di parole-le canzoni la musica di Fabrizio De André", entrambi pubblicati da Feltrinelli), lo
spettacolo fonde musica jazz dal vivo, narrazione, immagini e audio di interviste inedite per offrire al pubblico un ritratto
affascinante e poetico dell'iconico artista.
La serata sarà impreziosita dall'intervento straordinario di Giulio Carmassi, compositore, arrangiatore, cantante e
polistrumentista, noto per la sua esperienza con il Pat Metheny Unity Group. Insieme a Luigi Viva e Luigi Masciari, Carmassi si
esibirà sul palco con la band, promettendo una performance indimenticabile.
Il repertorio del concerto include alcuni dei classici intramontabili di De André, come "La Guerra di Piero", "La Canzone di
Marinella", "Il Pescatore", "Crêuza de mä", "Valzer Per Un Amore", "Mégu Megún", "Canzone dell'Amore Perduto" e "Il
Bombarolo". Gli arrangiamenti musicali firmati da Luigi Masciari rileggono l'opera di De André attraverso un linguaggio jazz
contemporaneo, mantenendo intatta la scrittura melodica e l'identità espressiva del cantautore.
Dopo i sold out registrati nei principali teatri e festival jazz italiani (tra cui Umbria Jazz Winter, Blue Note Milano, Auditorium Parco
della Musica di Roma, Südtirol Jazz Festival e Ascona Jazz), e il grande successo ottenuto quest'estate a Cerveteri (Roma),
Castelbuono (Palermo) e Torre del Greco (Napoli), "Viva De André" farà tappa nello storico jazz club milanese. Questo raffinato
tributo musicale svelerà i lati meno conosciuti di Fabrizio De André, a partire dalla sua passione per il jazz.
Realizzato in collaborazione con la Fondazione Fabrizio De André Onlus, di cui Luigi Viva è socio fondatore, lo spettacolo
rappresenta un'occasione imperdibile per immergersi nella poetica e nell'impegno civile di De André. La voce narrante di Luigi
Viva, autore di riferimento per l'opera di De André, guiderà il pubblico attraverso un viaggio musicale accompagnato da un
quintetto jazz di altissimo livello diretto da Luigi Masciari. Non perdete l'opportunità di vivere questa emozionante celebrazione
del genio musicale di Fabrizio De André.
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Il Sistina Chapiteau di Roma si è trasformato in un vero e proprio tempio del musical con "Moulin Rouge! Il Musical", uno
spettacolo che sta registrando un entusiasmo crescente settimana dopo settimana. Ispirato al celebre film di Baz
Luhrmann, questa produzione diretta da Massimo Romeo Piparo ha infranto record di tenitura e continua a riscuotere un
consenso straordinario, confermandosi come uno dei più grandi successi delle ultime stagioni teatrali.
Con oltre 50.000 biglietti venduti, "Moulin Rouge! Il Musical" è diventato un fenomeno di massa, spingendo Piparo a
prorogare le repliche fino al 15 febbraio per soddisfare la crescente domanda del pubblico. Inizialmente annunciato per sei
settimane, lo spettacolo è stato esteso a 12 e ora punta al traguardo delle 16 settimane, testimonianza dell'eccezionale
risposta del pubblico romano e non solo.
L'allestimento di questo kolossal teatrale include un palco di oltre 30 metri, una travolgente colonna sonora eseguita dal
vivo da una grande orchestra, costumi e coreografie mozzafiato che rendono "Moulin Rouge! Il Musical" un'esperienza
immersiva unica. Il Sistina Chapiteau si trasforma ogni sera in un luogo di pura meraviglia, dove emozioni e passione
coinvolgono appassionati di musical, giovani, famiglie e un pubblico internazionale.
In questo clima di grande entusiasmo, "Moulin Rouge! Il Musical" diventa uno degli eventi più attesi per Capodanno, con il
New Year’s Rouge, un’occasione per festeggiare insieme al cast straordinario di artisti.
Per la prima volta in Italia, il musical è prodotto su licenza della casa produttrice australiana Global Creatures, già nota per
il successo internazionale a Broadway. Questo spettacolo rappresenta un nuovo affascinante capitolo per Massimo Romeo
Piparo, che continua a portare in Italia grandi produzioni internazionali curate nei minimi dettagli artistici e tecnici. Il
successo di pubblico e critica attesta non solo il richiamo di uno spettacolo già diventato cult, ma anche la fiducia del
pubblico verso il marchio Sistina, sinonimo di qualità, eccellenza e innovazione.
Il Film
"Moulin Rouge!" di Baz Luhrmann, distribuito da Twentieth Century Studios, è stato presentato al
Festival di Cannes nel 2001. Premiato come miglior film ai Golden Globe e candidato a otto premi
Oscar, il film, girato a Sydney, ha riportato in auge il musical cinematografico con una colonna
sonora di successo.
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Il Moulin Rouge di Parigi
Simbolo del modo di festeggiare parigino dal 1889, il Moulin Rouge di Parigi è un music-hall
iconico. Con spettacoli come la Féerie revue, il locale continua a offrire stupore e emozioni con il
suo celebre French Cancan. Fin dalla sua creazione, il Moulin Rouge è un invito a vivere una festa
unica e stravagante.
Gilles Rocca e Elga Martino
Elena De Laurentiis e Anna Maria Prina
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Al Sistina Chapiteau non si ferma l’entusiasmo per “Moulin Rouge! Il Musical” 50 mila biglietti
venduti, record di tenitura e repliche ad oltranza Grande successo per lo spettacolo che infiamma
Roma da 2 mesi. Annunciato per sei settimane, poi prorogate a 12, ora si punta al magnifico
traguardo delle 16 settimane di programmazione.
Gilles Rocca e Elga Martino
Da giovedì 29 gennaio Serena Autieri, la regina del teatro musicale italiano, veste i panni della
fascinosa Satine nel “Moulin Rouge! Il Musical” diretto da Massimo Romeo Piparo. Fascino,
talento, maturità artistica, phisyque du role perfetto per questo personaggio: Serena Autieri
consacra il binomio artistico con Piparo, riuscendo -grazie alla lunga e inedita programmazione di
questo “spettacolo spettacolare”- a far coincidere le rispettive strade. Con la straordinaria artista, lo
spettacolo sarà in scena al Sistina Chapiteau di Roma-Tor di Quinto fino a domenica 1 marzo.
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STEFANO FRANCIA ENJOYART
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Il 22 gennaio il Teatro Sistina di Roma – tempio del musical italiano – apre il sipario sul tour 2026 di Tootsie , la travolgente
commedia musicale firmata Massimo Romeo Piparo. Protagonisti Paolo Conticini (reduce da Mamma Mia! e The Full Monty
nei panni doppi di Michael Dorsey/Dorothy Michaels) e Mauro Casciari – volto de Le Iene , RDS e storica spalla di Fiorello in
Viva Rai2! – al debutto musicale come Jeff.
Lo spettacolo è un mix irresistibile di risate, romanticismo e irriverenza attuale. Icona di Broadway (11 nomination Tony, “il
musical più divertente” per il New York Post ), Tootsie gioca con intelligenza su identità, amore e show business, citando
l'AFI come una delle migliori commedie di sempre. Libretto di Robert Horn (Tony Award), musica e testi di David Yazbek (
The Full Monty ).
Cast stellare : Beatrice Baldaccini (Julie), Ilaria Fioravanti (Sandy), Matteo Guma (Max), Massimiliano Carulli (Ron), Elena
Mancuso (Rita), Sebastiano Vinci (Stan), Fabrizia Scaccia (Suzie), Denis Scoppetta (Clark), Roberto Tarsi (Stuart). Dietro le
quinte: Emanuele Friello (direzione musicale), Teresa Caruso (scenografie), Roberto Croce (coreografie), Cecilia Betona
(costumi), Daniele Ceprani (luci), Stefano Gorini (suono).
Michael (Conticini), attore geniale ma disoccupato, si traveste da Dorothy per conquistare Broadway. Il successo esplode,
ma si innamora della collega Julie complicando tutto. Jeff (Casciari), amico squattrinato e ristoratore, lo riporta alla realtà.
Celebre la battuta di Dustin Hoffman: “ Sono stato un uomo migliore con te da donna, di quanto lo sia stato con
altre da uomo ”.
Prodotto da PeepArrow Entertainment e Il Sistina, dopo Roma il tour toccherà Vicenza, Firenze, Messina, Imperia, Modena,
Bolzano. Ritmo serrato, colonna sonora travolgente e riflessione profonda: Tootsie è il musical che osa ridere di genere,
talento e opportunità.
Paolo Contincini “Tootsie”
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Nuzzo e Di Biase
Felicemente Incompatibili
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di Fabrizio Silvestri
Corrado Nuzzo e Maria Di Biase, duo comico cult da oltre 20 anni, incarnano l'outsider felice, inadattabile al mondo:
da gennaio 2026 parte il tour di TOTALMENTE INCOMPATIBILI , con tappe a Genova, Firenze, Torino, Milano e
Bologna. Dopo i sold out di Delirio a due di Ionesco (regia Giorgio Gallione), tornano autori e protagonisti di uno
spettacolo surreale su vita di coppia e osservazione altrui, coprodotto da Agidi e Nido di Ragno.
In contrasto totale – nulla li accomuna – sfidano proverbi, trasformando diversità e disagio digitale (pigrezia, memoria
labile) in risate analitiche, senza giudizi frettolosi. Consapevoli che non tutto è ridibile, proveranno lo stesso: lo
spettacolo rivelerà se troveranno l'accordo o resteranno incompatibili al 100%
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Corrado Nuzzo è Nato il 25 marzo 1971 a
Tricase (Lecce), pugliese doc trasferitosi a
Bologna per studiare teatro, Corrado è
attore, autore, regista e comico. Dal
sodalizio con Di Biase nel 2002, ha
spaziato da Zelig e Gialappa's Band a Rai
Radio 2 con Black Out, oltre a ruoli solisti
come in Le indagini di Lolita Lobosco .
Maria Di Biase è nata il 17 dicembre 1974 a
Montréal (Canada) da origini molisane,
laureata in Matematica a Bologna, Maria è
attrice, comica, regista e sceneggiatrice.
Esordisce in TV con Mai dire Grande Fratello
(2004), debutta al cinema in La Matassa
(2009) e dirige Vengo anch'io (2018). Lavora
con Rai Radio2 nel programma “Black Out”
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Lungo Viaggio
verso la notte
Gabriele Lavia, porta in scena al teatro Argentina
di Roma il capolavoro di Eugene O’Neill
foto Tomasso Lepera
produzione Effimera – Fondazione Teatro della Toscana
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foto Tomasso Lepera produzione Effimera – Fondazione Teatro della Toscana
Scritto tra il 1941 e il 1942 (prima assoluta nel febbraio 1956 a Stoccolma) “Lungo viaggio verso la notte”, dopo la
morte dell’autore, vinse il Premio Pulitzer per la drammaturgia nel 1957 ed è considerato il capolavoro del
drammaturgo statunitense. Ha avuto numerose messe in scena in tutto il mondo, con la prima in Italia nel 1957 al
Teatro Valle di Roma a cura di Renzo Ricci. Dell’opera, Sidney Lumet diresse la regia per il primo adattamento
cinematografico nel 1962 con Katharine Hepburn e Ralph Richardson. Long Day’s Journey Into Night è il titolo che
Eugene O’Neill dà alla sua opera centrale, alla sua opera-confessione. (Il padre di O’Neill era stato un attore di grande
successo, come il protagonista della sua opera teatrale). La casa-prigione della “famigliaccia” che O’Neill ci racconta,
in fondo, è proprio casa sua. E qui sta il cammino tortuoso di una possibile messa-in-scena-viaggio di quest’opera,
davvero amara, scritta da O’Neill ormai vicino alla morte per fare “un viaggio all’indietro” nella sua vita. Un viaggio
impietoso dentro l’amarezza di un fallimento senza riscatto. Le vite degli uomini sono fatte di tenerezza e violenza. Di
amore e disprezzo. Comprensione e rigetto. Di famiglia e della sua rovina.” (Gabriele Lavia)
“Lungo viaggio verso la notte”
di Eugene O’Neill
traduzione Bruno Fonzi
adattamento Chiara De Marchi
regia Gabriele Lavia
con Gabriele Lavia, Federica Di Martino
e con Jacopo Venturiero, Ian Gualdani, Beatrice Ceccherini
Dal 4 al 15 febbraio 2026 Teatro Argentina Roma.
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Gabriele Lavia, nato a Milano l'11 ottobre 1942 da genitori siciliani
e cresciuto a Torino, è attore, regista teatrale, cinematografico e
lirico, tra le figure emblematiche del teatro italiano.
Diplomatosi nel 1963 all'Accademia Nazionale d'Arte Drammatica
"Silvio D'Amico", debutta con Orazio Costa e si afferma con
Giorgio Strehler ne Il gabbiano (1969) e Re Lear (1972).
Nel cinema recita in pellicole come “Profondo rosso” e “Inferno” di
Dario Argento, dirige “Principe di Homburg” (1983, Nastro
d'Argento esordiente), e in TV ha intepretato Ottorino Visconti nella
mini serie Rai “Marco Visconti”.Fondatore della Compagnia Lavia
(1989), ha diretto Teatri Stabili di Torino e Roma, ha vinto Premi
Olimpici e Flaiano; sposato con Federica Di Martino dal 2015.
foto Tomasso Lepera produzione Effimera – Fondazione Teatro della Toscana
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Gioia è un’insegnante di liceo che non ha mai conosciuto l’amore, se non quello opprimente dei genitori, con cui
vive ancora. Tra gli studenti della sua scuola c’è Alessio, un ragazzo che usa il suo corpo come uno strumento per
rimediare qualche centinaio di euro e aiutare sua madre, cassiera in un supermercato.
Tra Alessio e Gioia nasce un legame proibito, fragile e inspiegabilmente necessario per entrambi.
Ma il desiderio di un riscatto sociale e umano per Alessio è un veleno silenzioso che gli impedisce di farsi
conquistare definitivamente dalla dolcezza disarmante di Gioia. Così, distrugge tutto e cancella l’unica persona
che lo abbia mai amato. La Gioia è una produzione HT Film, Indigo Film e Vision Distribution in collaborazione con
SKY ed è prodotto da Viola Prestieri e Nicola Giuliano.
La fotografia è di Gianluca Rocco Palma, il montaggio di Chiara Vullo, le musiche di Tóti Guðnason, i costumi di
Antonella Cannarozzi, la scenografia di Eugenia F. Di Napoli. La sceneggiatura, vincitrice ex aequo del Premio
Franco Solinas 2021, è firmata da Giuliano Scarpinato e Benedetta Mori in collaborazione con Chiara Tripaldi e con
la collaborazione alla sceneggiatura di Nicolangelo Gelormini ed è tratta dall’opera teatrale “Se non sporca il mio
pavimento” scritta da Giuliano Scarpinato e Gioia Salvatori.
Saul Nanni, Valeria Golino - ph Maria Vernetti
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Jasmine Trinca e Saul Nanni - ph.Maria Vernetti
Il cast principale del film italiano "La gioia"
(2025) diretto da Nicolangelo Gelormini
include Valeria Golino (nel ruolo di Gioia),
Jasmine Trinca, Saul Nanni (nel ruolo di
Alessio) e Francesco Colella, con la
partecipazione di Betti Pedrazzi. Il film,
uscito a febbraio 2026, è basato su una
storia vera e racconta la relazione tra
un'insegnante e un ragazzo più giovane
STEFANO FRANCIA ENJOYART
presenta
COMPILATION e PODCAST
IN COLLABORAZIONE CON ALWAYS POMODORO STUDIO
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Return to Silent Hill riaccende la saga horror dai videogiochi Konami: dal 22 gennaio nei cinema italiani, terzo film diretto da
Christophe Gans che adattamento Silent Hill 2 (reboot 2024).
Silent Hill, inquietante cittadina USA, avvolge i visitatori nella nebbia e mostri che incarnano incubi personali, legati a setta
manichea e traumi come quello di Alessa (primo film). James Sunderland (Jeremy Irvine), riceve la lettera dalla defunta Mary
(Hannah Emily Anderson) e affronta orrori mentali; accanto Laura (Evie Templeton, già motion capture nel gioco).
Sceneggiatura Gans con Sandra Vo-Anh e William Schneider; colonne sonore Akira Yamaoka.
Dopo Silent Hill (2006) e Revelation (2012), Gans torna per espandere l'universo psicologico-horror nipponico, perfetto per fan
di tensione metropolitana.
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Pretty Woman torna al cinema cinema
al torna Woman Pretty
per San Valentino
Chi non sogna un amore da favola come quello tra Julia Roberts e Richard Gere? Il cult assoluto degli anni '90, Pretty
Woman, riapproda nelle sale Nexo Studios dal 9 al 14 febbraio – perfetto timing per gli innamorati – dopo aver incassato 463
milioni di dollari e ridefinito la commedia romantica.
La rassegna Nexo Studios: Ritorno al cult 2026 celebra i film che hanno segnato epoche e generazioni, con proiezioni in
versione originale cinematografica. Le prevendite aprono il 14 gennaio su nexostudios.it, un mese esatto prima di San
Valentino: affrettatevi per non perdervi Vivian Ward, la prostituta che conquista il miliardario Edward Lewis grazie a Garry
Marshall. E non è tutto: in primavera arriva Moulin Rouge, il visionario musical di Baz Luhrmann del 2001. Nicole Kidman e
Ewan McGregor danzano nella Parigi bohemien del 1899, intessendo Libertà, Bellezza, Verità e Amore – un manifesto che
ancora incanta.
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JE SO’ PAZZO
il biopic su Pino Daniele
Prossimamente nei cinema italiani con 01 Distribution, Je
so' Pazzo di Nicola Prosatore celebra Pino Daniele: biopic
musicale da infanzia travagliata ad apoteosi del 1981 davanti
a 200.000 napoletani. Massimiliano Caiazzo dà vita al
cantautore che, orfano di padre, trova nella musica sfogo
per fragilità, amori e radici partenopee; il successo amplifica
sfide familiari e rischi personali.
Accanto a Caiazzo, Mariasole Pollio, Giovanni Ludeno,
Giuseppe Brunetti, Leonardo Bianconi, Giampiero De
Concilio, Antonia Truppo, Monica Nappo, Demi Licata: tratto
dal libro Pino Daniele di Alessandro Daniele.
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LE COSE NON DETTE
Il nuovo film di Muccino con Accorsi
Dal 29 gennaio 2026, Gabriele Muccino torna con Le cose non dette :
dramma su fragilità relazionali tra Roma e Marocco, con Stefano Accorsi,
Miriam Leone, Claudio Santamaria, Carolina Crescentini. Carlo (Accorsi),
prof-scrittore in crisi, ed Elisa (Leone), giornalista rampante, fuggono
routine con amici Anna-Paolo e figlia Vittoria; segreti, sguardi ambigui e
l'arrivo di Blu (studentessa di Carlo) minano certezze. In paesaggi caldiimmobili,
dinamiche irrisolte – coppie, madri-figlie – tendine rapporti:
"Basta una crepa minuscola per far crollare tutto", e chi ci sta accanto
resta spesso un mistero.
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“Nel Tepore del ballo”
Pupi Avati dirige “Nel tepore del ballo”, la storia di
Gianni Riccio (Massimo Ghini), conduttore TV,
travolto da uno scandalo di corruzione, tra Roma e
Milano Gianni cercherà la redenzione. Nato nel
1973 da madre morta di parto, abbandonato dal
padre, il conduttore tv affronta fama e ombre
familiari; amore passato e origini riaffiorano “Nel
Tepore del Ballo". Nel cast anche Isabella Ferrari,
Raoul Bova, Giuliana De Sio, Sebastiano Somma,
Lina Sastri, Pino Quartullo, Morena Gentile; camei
Bruno Vespa, Jerry Calà. Fotografia Cesare
Bastelli, musica Stefano Arnaldi.
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Madonna canta
“La Bambola” e
regala nuova vita al
classico di Patty Pravo
FOTO @INSTAGRAM
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“La Bambola”
(for Dolce&Gabbana – The One)
Immaginate due dive che si somigliano come
sorelle ribelli: Madonna e Patty Pravo. Un'amicizia
nata su Instagram, messaggi privati, confidenze, il
sogno di un caffè insieme. E ora, quel legame si
trasforma in musica. Madonna ha infatti registrato
una versione di “La Bambola”, il mitico successo
della “ragazza del Piper”, per lanciare il nuovo
profumo omonimo di Dolce&Gabbana, uscito il 7
gennaio.
La storia di questo brano è già di per sé un piccolo
romanzo. Scritta nel 1968 da Ruggero Cini, Franco
Migliacci e Bruno Zambrini – con un arrangiamento
orchestrale magistrale sempre di Cini – “La
Bambola” fu rifiutata da Caterina Caselli e Little
Tony. Nessuno voleva quel testo provocatorio,
finché Patty Pravo non lo fece esplodere,
trasformandolo nel suo primo grande trionfo.
E Madonna? La ascolti e ti rendi conto che la
pronuncia italiana non è perfetta, ha qualcosa di
teatrale, quasi da soap opera. Eppure incanta.
Forse perché è la più grande popstar del mondo a
cantare un classico italiano, a celebrare un pezzo
della nostra storia musicale. O forse perché dietro
c'è una storia vera: l'amicizia tra due icone.
“Ci siamo conosciuti su Instagram, mi ha cercata
lei”, raccontava Patty Pravo lo scorso marzo al
Corriere della Sera. “Chattiamo spesso, ci
raccontiamo le nostre vite, vorremmo incontrarci”. A
Verissimo era stata ancora più precisa: "L'ho vista
tra i miei follower, l'ho seguita e abbiamo iniziato a
parlare. Magari quest'estate la vado a trovare".
Il brano, intitolato ufficialmente “La bambola (for
Dolce&Gabbana – The One)”, è su YouTube dal 7
gennaio. Curiosamente, su Spotify e Apple Music
risulta datato 1° ottobre 2025: segno che il progetto
covava da mesi. Un ponte tra due epoche, due
dive, un solo profumo che sa di ribellione italiana.
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Fausto Lama
Archivia i Coma Cose: arriva il suo primo
singolo da solista “A Tanto Così”
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Immaginate di condividere hit, palco e letto per dieci anni, poi un giorno dire "basta". È quello che ha fatto
Fausto Zanardelli, tornato Fausto_Lama, spiegando al Corriere della Sera: "Mischiare amore e musica è
pericolosissimo". Dopo il progetto esaurito con Francesca Mesiano (California) – collassato post- Vita fusa e
Sanremo 2025, con concerti annullati al Forum e PalaSport – Fausto descrive una "bellissima gabbia": "Mi
sentivo ghost writer".
Il 2 gennaio è uscito “A tanto così” (Asian Fake/Atlantic-Warner), video autoprodotto con HOMIES.WORK x
THE JOB: un addio sereno, "L'amore si esaurisce [...] un 'Ciao, come stai?' pacato". Ovvio il riferimento a
Francesca, ma non chiudere porte a futuri reunion – prima "riappropriarci delle nostre visioni"
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Carlo Conti è pronto a salire di nuovo sul
palco del Teatro Ariston: dal 24 al 28
febbraio, in diretta su Rai 1, la 76ª edizione
di Sanremo si annuncia stellare, con lui alla
direzione artistica e conduzione, affiancato
da co-conduttori ancora top secret (al
momento della chiusura della rivista –
chissà se vedremo Ema Stokholma o
Carolina Rey come nelle serate pre-festival.
Di sicuro ci sono 30 Big che scaldano
l'Ariston: da veterane come Patty Pravo (
Opera ) e Raf ( Ora e per sempre ), a
fuoriclasse come Ermal Meta ( Stella
stellina ), Tommaso Paradiso ( I Romantici
), Arisa ( Magica favola ), Blanco, Levante (
Sei tu ), Fedez & Masini, fino a sorprese
come Dargen D'Amico ( AI AI ),
Ditonellapiaga, LDA & Aka7even ( Poesie
clandestine ). E non mancano new entry
come J-Ax, Luchè o Mara Sattei.
A rubare la scena potrebbe essere le
quattro Nuove Proposte, fresche vincitrici di
Area Sanremo e Sanremo Giovani:
Angelica Bove con l'energia di Mattone ,
Nicolò Filippucci e la sua Laguna ,
Mazzariello con Manifestazione d'amore ,
più il trio Blind, El Ma & Soniko ( Nei miei
DM ). Olly, affresco trionfatore del 2025,
punterebbe come superospite a chiudere il
cerchio.
Carlo-Conti@Iwan-Palombi
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Arisa all’anagrafe Rosalba Pippa (Genova 1982),
9 partecipazioni al Festival
Vincitrice Nuove Proposte 2009 con “Sincerità”
Seconda classificata tra i Big (2012) con "La notte"
Vncitrice Big 2014 con “Controvento ” .
Arisa parteciperà con la canzone intitolata "Magica favola", un brano che
descrive come un racconto autobiografico di una vita che si evolve, ritrovando
la genuinità dell'infanzia. Il titolo è stato svelato durante la presentazione
ufficiale del Festival.
Tredici Pietro : Pietro Morandi (Bologna 1997), figlio del grande Gianni, Rap, con
influenze trap, e sonorità che mescolano vecchio rap, soul e R&B.
Alla sua prima partecipazione a Sanremo 2026 si presenta con la canzone "Uomo
che cade", un brano urban pop/trap che parla del percorso della vita e della capacità
di rialzarsi dopo le cadutee.
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Malika Ayane : Milano 1984, è alla sua sesta partecipazione. Si è classificata al 2°
posto categoria Giovani nel 2009 con “Come foglie”, Premio Critica Mia Martini
2010/2015; jazz-pop raffinato. Malika Ayane porterà la canzone intitolata "Animali
notturni", un brano che esplora le vite nascoste e le esperienze notturne di ognuno,
Fedez e Marco Masini, entrambi protagonisti a Sanremo, rappresentano “Generazioni
Diverse”: Fedez (Milano, classe '89), alla sua quarta partecipazione nel 2025, ha
ottenuto un 2° posto nel 2021 e un 4° nel 2025 con "Battito", mentre Masini (Roma,
classe '64), alla sua undicesima presenza nel 2026, vanta vittorie nel 1990 e 2004,
confermando una chimica artistica
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Patty Pravo partecipa al Festival di sanremo per l’undicesima volta. All’anagrafe di
venzia è registrata come Nicoletta Strambelli nata nel 1948, Diventa icona della
musica Pop nel 1966 con “Ragazzo triste”. Al festival ha solo conquistato due volte il
premio della Critica esattamente nel 1997 e nel 2016. A Sanremo 2026, Patty Pravo
gareggia con il brano intitolato "Opera", una canzone che simboleggia come "tutti noi
siamo opere d'arte".
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Chiello parteciperà per la prima volta da protagonista al Festival di Sanremo 2026 (la
76ª edizione) con il brano "Ti penso sempre", segnando il suo debutto da solista in gara
dopo la partecipazione come ospite nel 2025, portando sul palco dell'Ariston la sua
poetica unica, tra romanticismo distorto e fragilità, consolidando la sua figura come voce
distintiva della scena italiana. Nato a Venezia nel 1999 con il nome di Rocco Modello,
trap poetica ex FSK Satellite.
Samurai Jay parteciperà a Sanremo 2026 tra i Big con il brano intitolato
"Ossessione", un pezzo urban che parla di ambizione e che vedrà la partecipazione
speciale di Belén Rodríguez sul palco, con Zucchero come ospite per la serata dei
duetti, segnando il debutto del rapper napoletano alla 76esima edizione del Festival.
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Levante (Claudia Lagona, nata nel 1987) parteciperà al Festival di Sanremo 2026 per
la sua terza volta, presentando il brano "Sei tu", che esplora le sensazioni dell'amore,
dopo le edizioni 2020 ("Tikibombom") e 2023 ("Vivo"). L'artista, cantautrice e scrittrice,
è legata a Torino ma nata a Caltagirone.
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Nayt parteciperà al Festival di Sanremo 2026 tra i Big con il brano intitolato "Prima
che", che affronta temi come la distanza digitale e il desiderio di autenticità, portando
sul palco dell'Ariston il suo stile rap introspettivo e lontano dai cliché pop, segnando
una presenza significativa per la musica urban nel Festival. Rapper classe 1998,
flusso DNA malinconico , debutto all'Ariston.
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Dargen D'Amico (vero nome Jacopo D'Amico, nato a Novara nel 1975) è tra i Big di
Sanremo 2026 (76ª edizione), partecipando per la terza volta con il brano "AI AI", un
pezzo che esplora l'intelligenza artificiale e che si inserisce nel suo stile eclettico,
mescolando pop, elettronica e cantautorato, e affrontando temi attuali con ironia e
giochi di parole, confermando la sua presenza dopo i successi precedenti come
"Dove Si Balla".
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Francesco Renga parteciperà al Festival di Sanremo 2026 (76ª edizione), in gara con
il brano "Il Meglio di Me", che sarà una canzone autobiografica sulla sua crescita
personale, segnando la sua partecipazione numero 11 e celebrando i 20 anni dalla
sua vittoria con "Angelo".
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Raf ( Raffaele Riefoli - 1959) per la quinta volta al Festival di Sanremo 2026 con il
brano autobiografico "Ora e per sempre", una canzone d'amore ambientata dagli anni
'80 ad oggi, e celebrerà anche i 25 anni di "Infinito" con un tour nei palasport nel
2026. tutte le sue canzoni in gara sono diventate un tormentone: "Inevitabile follia",
"Cosa resterà degli anni ottanta", "Oggi un Dio non ho", "Come una favola",
auguriamo a Raf la stessa sorte anche per "Ora e per sempre" (2026).
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Tommaso Paradiso a Sanremo 2026, segna il suo esordio ufficiale tra i Big, e sarà la
sua prima volta in gara sul palco dell'Ariston con il brano "I romantici," dai bookmaker
è considerato uno dei favoriti secondo e affiancato da autori del calibro di Davide
Simonetta.
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Serena Brancale è una cantautrice e polistrumentista barese, nota per le sue fusioni
di jazz, soul e ritmi italiani, che parteciperà a Sanremo 2026 per la sua terza volta,
presentando il brano intimo "Qui con me", una "lettera" alla persona più importante
della sua vita, segnando un ritorno al suo look più naturale dopo il successo virale di
brani come "Anema e core" e "Baccalà".
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Fulminacci, cantautore romano noto per la sua scrittura ironica e malinconica,
parteciperà al Festival di Sanremo 2026 con il brano "Stupida sfortuna", un pezzo che
racconta una ricerca solitaria e malinconica. Questa sarà la sua seconda
partecipazione al Festival dopo "Santa Marinella" nel 2021 e la porterà avanti con
l'intento di divertirsi più che di gareggiare, preparandosi anche per un tour nei
palasport.
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Ditonellapiaga (Margherita Carducci, nata nel 1997) è confermata a Sanremo 2026,
dove porterà il brano "Che fastidio!", segnando il suo ritorno dopo la partecipazione
precedente in duetto con Rettore. Il brano è descritto come ironico, pungente e pop,
affrontando tematiche attuali con la sua solita miscela di generi underground e pop
internazionale, e conferma la sua presenza tra i Big.
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Leo Gassmann è un cantautore e attore romano, figlio d'arte, noto per aver vinto
Sanremo Giovani 2020 con "Vai bene così" e per il suo ruolo nel film "Califano".
Tornerà sul palco dell'Ariston a Sanremo 2026 con il brano "Naturale", un invito a
superare le apparenze, confermando il suo ritorno in gara con maturità e
determinazione
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Sayf (Adam Sayf Viacava), rapper genovese italo-tunisino del 1999, è tra i big di
Sanremo 2026 con il brano "Tu mi piaci tanto", che unisce rap e melodia, raccontando
identità e sfide tra due culture, e rappresenta un'ascesa significativa dalla scena
urban italiana al palco dell'Ariston, portando la sua storia e le sue radici.
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Sal Da Vinci al suo secondo Festival di Sanremo 2026 in gara con il brano "Per
Sempre Sì," che celebra la grande promessa dell'unione, segnando un importante
ritorno dopo 17 anni. La sua partecipazione, confermata a fine 2025, è accolta con
entusiasmo dai fan, e lui stesso ha espresso gioia per questo nuovo capitolo artistico.
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Luchè parteciperà al Festival di Sanremo 2026, segnando il suo debutto all'Ariston
con il brano "Labirinto", una metafora di pensieri ossessivi e situazioni difficili da cui
non si riesce a uscire, come ha annunciato e presentato durante la fase di "Sarà
Sanremo". È stato confermato tra i trenta Big, portando la sua forte presenza nel rap
italiano sul palco del Festival, affiancato da nomi come J-Ax, Fedez e Geolier.
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Bambole di Pezza al loro primo festival gareggiano con il brano "Resta con me", un
inno alla sorellanza e al coraggio di restare uniti, presentato durante il programma
"Sarà Sanremo". La rock band tutta al femminile, nota per i suoi testi su femminismo
e libertà, porterà all'Ariston il suo sound pop-punk e rock alternativo.
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Ermal Meta torna a Sanremo 2026 con il brano "Stella stellina", una canzone di
speranza e resistenza su una bambina, segnando un nuovo capitolo dopo una
carriera ricca di successi, inclusa la vittoria del 2018 con Fabrizio Moro, e si prepara
anche a un tour nei club a maggio 2026, dopo aver pubblicato il romanzo "Le camelie
invernali" nel 2025.
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Elettra Lamborghini al suo secondo festival presenta "Voilà", promettendo ritmo e
ballo. La sua carriera è segnata da un grande successo pop latino (oltre 2.5 miliardi di
stream), con diversi dischi di platino, e la sua presenza al Festival rappresenta un
ritorno dopo averlo già vissuto, anche come co-conduttrice nel 2025. La sua bio
include popolarità sui social, carisma e un forte legame con il pubblico, che
supporterà anche su Fantasanremo
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Michele Bravi partecipa al Festival di Sanremo 2026 con il brano "Prima o poi", un
pezzo che parla di spaesamento e fragilità, segnando il suo ritorno all'Ariston dopo
anni, confermando la sua maturità artistica e la ricerca di autenticità, dopo essere
stato scoperto a X Factor nel 2013, vincendo poi nel 2017 con "Il diario degli errori" e
classificandosi decimo nel 2022 con "Inverno dei fiori".
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J-Ax partecipa al Festival di Sanremo con il brano "Italia Starter Pack", segnando la
sua prima volta da solista al Festival, e porterà un "pacchetto base" per l'Italia,
ironizzando su elementi come camomilla e crema solare, anticipando un brano che
riflette la sua carriera e il rap con gli Articolo 31.
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Enrico Nigiotti , cantautore livornese noto per le sue partecipazioni a "Amici" e per el
quattro partecipazioni all’Ariston. Sarà in gara alla 76 edizione con il brano intimo
"Ogni volta che non so volare", che anticipa il suo nuovo progetto discografico,
segnando una nuova fase artistica dopo aver calcato il palco dell'Ariston in
precedenza.
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Maria Antonietta & Colombre (Giuseppe Imparato) sono una coppia che cantano "La
felicità e basta", un brano che celebra l'amore di coppia e la vita insieme, frutto del
loro album "Luna di miele", e rappresentano le Marche a questo Festival. Lei è
un'artista punk-rock e cantautrice, lui un professore di lettere e cantautore indie.
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LDA & Aka 7even - LDA (Luca D'Alessio) e AKA7EVEN (Luca Marzano) sono tra i
protagonisti di Sanremo 2026, in gara insieme con il brano urban-pop "Poesie
Clandestine", che parla di un amore viscerale e fuggitivo, segnando la prima volta
insieme sul palco dell'Ariston per i due artisti, entrambi emersi da Amici.
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Mara Sattei a Sanremo 2026 porta il brano "Le cose che non sai di me", una canzone
d'amore scritta per la persona che ama, mentre la sua bio la vede nata a Fiumicino
nel 1995, sorella di thasup, già nota per la partecipazione ad Amici e per la sua
carriera solista, con radici musicali nel gospel grazie alla madre cantante.
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Eddie Brock, nome d’arte di Edoardo Iaschi, è un cantautore romano classe 1997,
che ha sempre messo la musica al centro della sua vita. Il nome d’arte “Eddie Brock”
nasce dalla passione per i fumetti e dal suo legame d’infanzia con l’universo Marvel,
in particolare con il personaggio Venom. Alla sua prima partecipazione presenta
“Avvoltoi” è il brano con cui Eddie Brock, una delle voci più interessanti della nuova
scena cantautorale italiana, gareggerà alla 76ª edizione del Festival di Sanremo.
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EDDY ANSELMI
“DIZIONARIO DEL FESTIVAL DI SANREMO”
Dal 16 gennaio sarà in libreria e negli store digitali Dizionario del
Festival di Sanremo – Interpreti, autori, presentatori e conduttori, il
nuovo libro di Eddy Anselmi, pubblicato da Coniglio Editore / Suan
edizioni.
Dopo diciassette anni, torna in libreria uno dei progetti editoriali più
ambiziosi della sua carriera, aggiornato all’attualità e destinato a
diventare uno strumento di riferimento per studiosi, appassionati e
operatori del settore.
Un’opera monumentale e unica nel suo genere che attraversa 75
edizioni del Festival di Sanremo, dal 1951 al 2025, raccontando
2.828 protagonisti tra interpreti e per la prima volta, autori delle
canzoni in gara, conduttori e figure chiave della storia del Festival.
Oltre 2.000 canzoni, dati, percorsi artistici, ritorni, esclusioni,
trasformazioni e storie personali compongono quello che può essere
definito il più completo atlante umano del Festival della Canzone
Italiana.
Il Dizionario del Festival di Sanremo non è soltanto un repertorio
enciclopedico, ma un racconto culturale del Paese: Sanremo come
specchio degli italiani, dei suoi cambiamenti, del loro rapporto con il
lavoro, dei suoi miti popolari, delle sue contraddizioni e delle sue
evoluzioni musicali, televisive e di costume.
«Sanremo non è solo un Festival – dichiara Eddy Anselmi – ma
l’album di famiglia dell’Italia. Raccontarne i protagonisti significa
raccontare chi siamo stati, chi siamo e chi potremmo diventare».
EDDY ANSELMI
è giornalista, autore televisivo e storico della musica popolare.
Considerato uno dei massimi esperti del Festival di Sanremo e
dell’Eurovision Song Contest, collabora con TV Sorrisi e Canzoni,
Rockol e con la Rai. Nel 2025 è stato accanto a Gabriele Corsi
nella settima edizione di Don’t Forget The Lyrics (Nove). Ha
scritto anche per il Corriere di Bologna e dal 1995 racconta il
Festival attraverso libri, radio e televisione. È stato
soprannominato da lettori e addetti ai lavori “Eddypedia” o
“Wikipeddy” per la sua memoria enciclopedica.
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ALESSIO PIZZICANNELLA
“E LUI SARÀ LEVON”
“E LUI SARÀ LEVON” è un romanzo corale che esplora i temi della
fede, della ricerca di sé, del potere e della disuguaglianza,
mostrando come la società contemporanea abbia trasformato la
spiritualità e la ricerca di senso in merce e strumento di
autopromozione.
Ambientato a Los Angeles — città di contrasti estremi, dove convive
chi cerca la purezza e chi si consuma nella dipendenza — il libro
racconta una realtà in cui i privilegi dei pochi prevalgono sui bisogni
dei molti. Le storie dei protagonisti si intrecciano tra desiderio di
riscatto e lotta per la sopravvivenza, tra fede e disperazione, tra
sogni e fallimenti.
Los Angeles diventa così metafora del nostro tempo: un luogo dove
tutto — ideali, corpi, speranze — finisce per bruciare, mentre
ciascuno tenta di salvarsi dal proprio incendio.
Il progetto nasce come sceneggiatura, selezionata al Sundance e
all’Austin Film Festival, per trovare oggi la sua forma definitiva nel
romanzo.
«Ho passato anni immerso nei mondi e nei protagonisti della cultura
contemporanea: esperienze che hanno segnato in profondità il mio
immaginario. Con questo romanzo sento di aver raggiunto una
sintesi tra i linguaggi che mi hanno accompagnato nel tempo:
fotografia, cinema e letteratura – afferma Alessio Pizzicannella –
Racconto un disincanto in cui la luce è sempre troppo forte e tutto
appare come un’illusione riflessa. Una narrazione sull’impossibilità di
credere e, insieme, sulla necessità ancora più profonda di provarci
comunque.»
ALESSIO PIZZICANNELLA
(Roma, 1973) è un fotografo, sceneggiatore e autore. Dopo aver
studiato fotografia al London College of Printing, inizia la sua
carriera collaborando con il NME e ritrattando grandi nomi della
musica internazionale come Neil Young, Rolling Stones, Metallica,
R.E.M., Radiohead e U2. Tornato in Italia nel 2002, lavora con riviste
e case discografiche italiane, pubblicando libri fotografici come “Un
giorno da Liga” (2005) e “Verso Sud” (2006). A partire dal 2010
amplia il suo campo d’azione, realizzando ritratti di attori e registi per
Vanity Fair, Rolling Stone e Max, campagne pubblicitarie per brand
internazionali e mostre personali, tra cui “Just a Shot Away” (2012-
2013). Dal 2013 è fotografo ufficiale del Locarno Film Festival. Negli
anni successivi esplora anche radio, documentari e sceneggiature
internazionali, mentre dal 2021 si afferma come scrittore con il
romanzo “Rito di passaggio” (Baldini+Castoldi, 2021). Nel 2022 esce
il suo primo lungometraggio, “Dawn Chorus”, di cui firma
sceneggiatura, regia e co-produzione. Nel 2026 è prevista l’uscita
del documentario “Abbasce a Sanità”.
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Francesca Meucci
“LE USCITE”
La prefazione di Claudio Monachesi illumina l'esordio narrativo di
Francesca Meucci, un viaggio intimo iniziato l'8 marzo 1947:
"Oggi è il mio compleanno [...] Compio 8 anni".
Un cerchio di 86 anni
La protagonista anonima percorre 86 anni in 12 "Uscite" autostradali, un
ciclo circolare come le 12 fatiche di Ercole, dove esperienze e luoghi
trasformano lei e chi incontra in versioni migliori di sé.
Trasformazioni e Genius Loci
Incontri fatali con sconosciuti "conosciuti da sempre" e luoghi animati dal
Genius Loci – case che accolgono o respingono – espandono la
coscienza, come "I luoghi hanno un'anima".
Linguaggio e temi
Il linguaggio semplice ed emotivo, senza dialoghi, evoca una voce
narrante femminile dominante, reminiscenza matriarcale di gioia e
serenità, filtrando gioie, dolori e confini tra vita e aldilà in un'ode alla vita.
BIOGRAFIA DI FRANCESCA MEUCCI
«Vivo tra Roma e l’Umbria con tre figli (e un gatto) che adoro. Le mie due grandi passioni sono la scrittura e
la fotografia. Ho pubblicato due piccoli libri: una raccolta di pensieri e un racconto dedicato al mio posto del
cuore. Le uscite è il mio terzo libro, sto scrivendo il quarto. Da sempre scatto fotografie a tutto ciò che attira
la mia attenzione. Dal 2017 curo i contenuti di SoloMente. Gioisco delle piccole cose, cerco di essere
gentile con tutti, non smetto di sognare e il mio elemento naturale è l’acqua. I cinque tibetani sono la mia
ginnastica. Camminare immersa nella natura e nuotare sono i fondamenti del mio benessere fisico e
mentale. Gli abbracci, le risate, la gratitudine e la condivisione fanno battere più forte il mio cuore e rendono
la mia vita migliore»
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Con lo spettacolo "Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci", Monica Sarnelli non porta in scena un
semplice concerto, ma un vero e proprio manifesto artistico. Scritto da Federico Vacalebre e diretto da Carlo Cerciello, questo
recital si propone come un viaggio "antimisogino" attraverso la canzone napoletana, svelandone le ombre patriarcali e
celebrandone le luci rivoluzionarie.
Dalle sciantose ribelli alle madri coraggio, Monica attraversa epoche e stili — dal tango digitale all'electroswing —
accompagnata da un ensemble tutta al femminile. In questa intervista, l'artista ci racconta la sfida di indossare abiti diversi, tra
video-proiezioni e presenze virtuali, per restituire dignità e modernità alla figura della donna verace.
Il titolo, Sirene, sciantose, malafemmene ed altre storie di donne veraci, evoca figure femminili napoletane molto
diverse tra loro. Qual è il filo conduttore che le lega e cosa significa per lei essere una “donna verace” nel contesto
attuale?
«Il filo conduttore che lega queste donne, seppure così diverse tra loro, è il coraggio, la determinazione, la voglia di riscatto, la
speranza. Tutto questo appartiene, a mio modesto parere, soprattutto al mondo femminile, poiché da sempre noi donne,
strutturalmente, nasciamo meno forti dell’uomo e la nostra forza risiede sicuramente nella mente. Le donne veraci sono quelle
che vincono con la loro naturalezza e autenticità».
Lo spettacolo è stato definito un “inno alle donne veraci” di Napoli. Quali sono le caratteristiche o i valori di queste
donne che, secondo lei, meritano di essere celebrate e raccontate oggi sul palcoscenico?
«I valori e le caratteristiche di queste donne, che hanno fatto la storia della canzone napoletana e che quindi meritano di
essere raccontate, sono sicuramente il coraggio unito alla capacità di essere in grande anticipo rispetto alla loro epoca.
Ria Rosa: la prima proto-femminista che, attraverso la musica, ha dato un segnale di emancipazione.
Gilda Mignonette: la regina degli emigranti, che ha portato la canzone napoletana oltreoceano.
Elvira Donnarumma: sciantosa ribelle; la sua scalata al successo iniziò lontano da Napoli. Fu tra le prime a incidere dischi, già
nel 1910».
La scaletta spazia da classici come Malafemmena di Totò a brani contemporanei come Nun te scurdà degli
Almamegretta, fino a gemme come Donna di Gragnaniello. Come ha operato la scelta dei brani e in che modo queste
canzoni le hanno permesso di reinterpretare l’universo femminile?
«È giusto precisare che la scelta delle canzoni è arrivata come naturale conseguenza del bellissimo testo scritto dall’autore
dello spettacolo, Federico Vacalebre (autore, scrittore, critico musicale e storica firma del quotidiano Il Mattino di Napoli).
Per me cantare le donne, attraverso la scrittura di questi meravigliosi autori – così diversi tra loro – è una gioia e una grande
responsabilità. Sono canzoni di epoche diverse, dai primi del ’900 a oggi, che nonostante ciò risultano molto attuali e in perfetta
sintonia fra loro.
L’idea dell’autore, che mi ha trovata totalmente d’accordo, è stata quella di omaggiare le grandi voci femminili della canzone
partenopea con brani che hanno fatto la storia della canzone napoletana (e non solo), attraverso la scrittura di autori – quasi
sempre uomini – in un racconto teatrale che esalta la capacità di molte artiste di essere spesso in anticipo sui tempi».
Dopo il successo all’Augusteo, siete attesi da una lunga tournée in Campania. Quali sono le sue aspettative per i
prossimi mesi e cosa spera che il pubblico porti con sé dopo aver assistito a Sirene, sciantose, malafemmene ed altre
storie di donne veraci?
«La speranza è che il pubblico venga numeroso a teatro, con la curiosità di chi desidera vedere e ascoltare qualcosa di
inaspettato. Spero che arrivi al pubblico la mia emozione nel proporre il testo di Federico Vacalebre, sostenuto magnificamente
dalla regia davvero speciale di Carlo Cerciello, dai video e dalla grafica artistica di Fabiana Fazio e dal disegno luci di Andrea
Iacopino, insieme a quasi trenta canzoni supportate da un quintetto tutto al femminile (quartetto d’archi e pianoforte).
In scena, con me, un’attrice/performer straordinaria: Cinzia Cordella.
L’ulteriore auspicio è che il testo stimoli le giuste riflessioni sul maschilismo che c’era – e che purtroppo ancora c’è – nella
canzone napoletana, così come nella società in cui abbiamo vissuto e viviamo oggi».
La sua voce è potente e versatile, capace di attraversare generi e stili diversi. Qual è stata la sfida vocale ed emotiva
più grande nel corso della sua carriera?
«Grazie, intanto, per queste considerazioni sulla mia vocalità. Spesso si tende a raccontare i grandi concerti, su palchi
importanti – e potrei citare, per quanto mi riguarda, il Premio Carosone 2004, la Festa di Piedigrotta 2008, il Leuciana Festival
2008, il Premio Mario Musella 2010, il Festival delle Ville Vesuviane 2012, Nino D’Angelo 6.0 nel 2017, il Pino Daniele
Memorial 2024 e 2025 – ma la sfida più difficile, a mio parere, è cantare negli spazi piccoli, dove il pubblico è a pochi metri da
chi si esibisce, dove non c’è trucco e non c’è inganno».
consiglia.izzo@gmail.com
www.vanityher.com
www.gnamgnamstyle.it
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La stagione danza 2026 al Teatro Ambra Jovinelli |
Spazio Rossellini | Teatro Biblioteca Quarticciolo
Teatro Palladium
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"Gli immaginari eterei diventano dirompenti quando condivisi, trasformando realtà collettive con una scintilla", spiega
Valentina Marini, direttrice artistica del Centro Nazionale di Produzione della Danza Orbita|Spellbound. Parte il 19 gennaio
Scintille , la stagione 2026 fino al 15 maggio: 4 mesi in 4 teatri romani (Teatro Ambra Jovinelli, Palladium, Spazio Rossellini,
Teatro Biblioteca Quarticciolo), unica a Roma dedicata alla danza contemporanea.
Programma ricco di maestri e nuove creazioni, tra mutazione, tradizione e gioia trasformativa: "Ogni spettacolo richiama il
cambiamento, contro l'impotenza", dice Marini. Produzione con MIC, Regione Lazio, ATCL, partner teatrale.
Apertura esplosiva : 19 gennaio, Ambra Jovinelli, Sonate Bach – Di fronte al dolore degli altri di Virgilio Sieni (20 anni
dalla prima). 11 coreografie su conflitti (Sarajevo, Gaza...), su foto di guerra e Sonate di Bach.
Gennaio-Febbraio: 30/1 Rossellini, Nostalgia di Giovanni Insaudo (performance multimediale su memoria); 13/2
Quarticciolo, The Doozies di Silvia Gribaudi/Marta Dalla Via (omaggio femminista a Duse/Duncan);
20/2, Shifting the Silence di Charlie Prince (“Artisti in Orbita”).
Riallestimenti iconici: 24/2 Rossellini, Tu non mi perderai mai 2005-2025 di Raffaella Giordano/Stefania Tansini (finalista
UBU); 2/3 Ambra Jovinelli, Rapsodia in blu (Iratxe Ansa/Igor Bacovich) + Holy Shift (Mauro Astolfi).
Marzo-Aprile : 13/3 Rossellini, Cani Lunari di Francesco Marilungo (trance house e magia);
21/3 Quarticciolo, Pas de Cheval + Cosa è successo a Torino di Andrea Costanzo Martini; 4/10, Noi in una scatola (Joss
Turnbull/Everline Akinyi Odero);
20/4 Ambra Jovinelli, Apocalipsync di Luciano Rosso.
Chiusura potente :
10/5 Palladio, Asteroide di Marco D'Agostin (UBU 2025); 15/5 Quarticciolo, Icarus di Matteo Carvone ("Artisti in Orbita",
post-umano).
Una stagione che accende scintille di bellezza intrepida, tra corpi, storia e rivolta poetica.
STEFANO FRANCIA ENJOYART
presenta
COMPILATION e PODCAST
IN COLLABORAZIONE CON ALWAYS POMODORO STUDIO
DISPONIBILE SU TUTTE LE PIATTAFORME
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PODCAST/STEFANOFRANCIA
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San Valentino è il momento perfetto per trasformare
l'ordinario in magico, regalando emozioni uniche al tuo
partner. Con un tocco di creatività e attenzione ai dettagli,
puoi creare ricordi indimenticabili senza spendere una
fortuna.
1 - La cassetta degli amorevoli ricordi
Raccogli in una scatola vintage: il biglietto del tuo primo
cinema, una foto polaroid sfocata, il tappo della birra della
prima estate insieme. Aggiungi 5 note scritte a mano con “Il
motivo per cui ti amo oggi”. Apritela davanti a un camino
acceso (o alle candele): più nostalgico di qualsiasi gioiello.
2 - Fuga inaspettata all'alba
Alle 5 del mattino, sveglia con caffè e cornetti, poi guida
verso il mare più vicino per vedere l'alba. Porta una coperta
termica, un thermos di cioccolata calda e una playlist di sigle
romantiche italiane (da “Il cielo in una stanza” a Battisti).
L'effetto sorpresa batte ogni prenotazione.
3 - Lettera d'amore su misura
Scrivi una lettera come ai tuoi tempi, ma moderna: descrivi 7
scene del tuo amore (primo bacio, lite risolta ridendo,
weekend piovoso). Piega in forma di cuore e nascondila
nella tasca del suo cappotto. La scoprirà proprio mentre
pensa a te.
4 - Caccia al tesoro sensoriale
Nascondi 6 indizi in casa: un profumo suo legato a un
ricordo, un assaggio di cioccolato fondente, un audio vocale
sexy. L'ultimo porta a te, con abbraccio pronto. Ideale per chi
ama il gioco e la suspense.
5 - Albero dei sogni condivisi
Comprare un piccolo bonsai o ramo secco, appendici 14
cuori di carta con sogni (viaggio a Santorini, imparare tango
insieme). Ogni mese ne realizzerete uno. Simbolo eterno, più
potente di un anello.
Extra Proiezione privata
Crea un mini-cinema: lente d'ingrandimento, videoproiettore
o tablet, montaggio di 10 minuti con i vostri video buffi, foto e
dedica finale. Popcorn fatti in casa con burro aromatizzato.
Ridi e piani insieme: connessione pura.
Questi gesti funzionano perché vengono dal cuore:
personalizzali con i gusti del partner e stupirai oltre ogni
aspettativa. Buona festa degli innamorati!
Oroscopo 2026
di Massimo Bomba
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Per voi, sarà un anno molto importante, uno che segnerà
come una nuova fondazione la vostra vita. La prima parte
del’ anno, ai nati nella prima decade, potrà sembrare che
si stiano mescolando le carte...e non sarà facile giocare,
ma ne uscirete vincenti, perchè dopo il primo luglio,
Giove entrando in leone ,vi farà vincere anche nelle
situazioni più complicate che si potrebbero essere
presentate. Affrontate le cose con fiducia...
Per tutta la prima metà dell’anno ,Giove sarà ancora
in cancro e vi sosterrà per il lavoro e la carriera. Dal
primo luglio passando in leone, potrebbe confondere
le cose, promettendo e non mantenendo, o creandovi
aspettative che potrebbero portarvi delle delusioni.
Voi puntate solo su voi stessi e sarete comunque
vincenti...
Per voi un anno dove potrete prendere decisioni
importanti...addirittura avrete i due pianeti più importanti
dello zodiaco, Giove e Saturno, alleati nel sostenervi...un
momento molto importante sarà la fine dell'estate e la
seconda parte dell anno, quando occasioni particolari vi
permetteranno di cambiare a vostro piacimento le situazioni
personali. Grandi incontri...
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Giove lascia il segno a inizio estate...e resta Saturno
che può creare molte incertezze sul da farsi. Voi non
prendete iniziative se non siete sicuri, perché con
questo aspetto di Saturno ,bisogna valutare bene e
muoversi sul sicuro! Accettare i cambiamenti o eventuali
tagli di rami secchi...tra gli amici o gli affetti, può essere
doloroso, ma ne uscirete più forti.
Il pianeta della fortuna, arriverà da voi per l’inizio
dell’estate. Sarà un compleanno che ricorderete, grazie a
Giove...e anche Saturno è ben messo e riuscirete a
vincere tutti gli ostacoli. Sarà l’anno della svolta, finalmente
realizzerete i vostri progetti fino in fondo e senza ostacoli.
Finalmente Saturno è uscito definitivamente dal segno dei
pesci e non è più "contro"... in questo ultimo periodo si era
accanito verso i nati della terza decade, che si sentono
come in convalescenza! La prima metà del 2026, Giove
sarà in cancro e sarà positivo per voi, ma passando in
leone, sarà ancora più vicino! Un ottimo anno di
preparazione a più grandi successi.
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Saturno entrando in ariete, si mette in
opposizione. Per ottenere quello che desiderate,
dovrete lottare da soli e senza aiuti su cui
contare. Ma se avrete successo, sarà impossibile
non darvene il merito, e sarà di lunga durata!
Attenti a chi vi circonda, alcuni potrebbero essere
delle comparse di poco conto...resteranno gli
amici veri e di lunga data.
Se avete affari da sbrigare, sarà meglio muoversi nella
prima metà del 2026, quando Giove in cancro vi sosterrà
con il suo benefico influsso. Il suo passaggio in Leone, dopo
il primo luglio, potrebbe creare delle illusioni o procurare
delusioni e fraintendimenti, e in campo finanziario sarà bene
stare molto attenti ai facili guadagni.
Per voi, un netto miglioramento lo avrete da
febbraio, appena Saturno lascerà il segno dei
pesci ,dove era dissonante, per passare in ariete,
dove vi sosterrà positivamente. Al passaggio di
Giove in leone, le energie e le possibilità
aumenteranno e avrete un autunno molto
importante, per la carriera e per la vita privata.
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Saturno passa in ariete e non è più favorevole con il vostro
segno, quindi per raggiungere gli scopi prefissi, dovrete
lavorare sodo. Nessuno vi aiuterà, ma voi, siete soliti fare
tutto da soli...in compenso, da luglio, Giove toglierà l’aspetto
di opposizione al vostro segno, e sarete più sereni nella
gestione del denaro.
La prima metà del 2026, sarete ben sostenuti da Saturno in
ariete, e lavorerete con profitto... da luglio, con Giove in Leone
che vi fa opposizione, dovrete fare attenzione agli accordi e alle
manovre economiche...Urano in Gemelli vi renderà insofferenti
alle regole e alla routine... per i nati nei primi giorni, grandi
trasformazioni emotive...
Per voi, meglio muoversi nella prima metà dell’anno,
quando Giove è ancora a favore in cancro, segno affine
al vostro. I nati nella prima decade, con Urano in gemelli,
potrebbero voler cambiare vita, senza un motivo
apparente...è frutto del pianeta che spinge a cambiare
sempre...per i nati nella terza decade, esausti dal transito
di Saturno, che approfittino del compleanno per
"rinascere" e lasciarsi il passato alle spalle!
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Pensiero del mese
DI FRANCESCA MEUCCI - DIRETTRICE DI SOLOMENTE
https://www.solomente.it
Non so quante volte nel pensiero del mese ho
espresso lo stesso concetto.
Forse poche.
Forse troppe.
Il concetto è questo:
"Non smettete di sognare perché, a volte, i sogni
diventano realtà".
Io avevo un sogno.
Un libro (piccolo) pubblicato.
Il sogno si è avverato.
Lo posso toccare.
È reale.
È passato un po' di tempo dalla scrittura dell'ultima
frase.
Ci vuole pazienza.
Nell'odierna concezione del tutto e subito il sogno
non ha modo di esprimersi.
Bisogna avere la forza di aspettare.
Bisogna non perdere il coraggio di crederci.
Bisogna sapere che succederà quando è previsto
che succeda.
Ma prima o poi si avvera.
Continuate a sognare.
I sogni davvero si trasformano in realtà.
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Attualità, Arte, Cinema, Danza, Musica e Teatro
G E N N A I O - F E B B R A I O 2 0 2 6
50
© F R E E P R E S S O N L I N E - v i e t a t a l a r i p r o d u z i o n e D I R E T T A D A F A B R I Z I O S I L V E S T R I - S E G R E T E R I A D I R E D A Z I O N E P I N A D E L L E S I T E - T U T T O B A L L O 2 0 @ G M A I L . C O M - e d i z i o n e " S t e f a n o F r a n c i a E n j o y A r T "