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Arthur John Strutt - Quaderno 40 - gennaio 2026

Nel maggio del 1838, il giovane artista inglese Arthur John Strutt intraprese a piedi un lungo viaggio da Roma alla Sicilia, attraversando il Cilento insieme al poeta William Jackson. Pittore e incisore formatosi nella tradizione paesaggistica inglese, Strutt si lasciò conquistare dalla forza arcaica dei luoghi e dalla vita semplice delle popolazioni meridionali, fissando nel suo taccuino vedute, figure e scene di costume di straordinaria intensità. Il suo passaggio a Paestum, tra i templi dorici immersi nella solitudine della piana, segna l’inizio di un itinerario che lo condurrà lungo la costa fino a Castellabate, Velia (Castellammare della Bruca), Camerota e Policastro, restituendo in ogni tappa l’anima autentica di un territorio ancora remoto e selvaggio. Con sguardo curioso e partecipe, Strutt documenta un Sud d’Italia ancora intatto, animato da pastori, contadini e pescatori, offrendo una testimonianza preziosa dell’incontro tra arte e viaggio, dove la scoperta dei costumi popolari si fonde con la poesia del paesaggio.

Nel maggio del 1838, il giovane artista inglese Arthur John Strutt intraprese a piedi un lungo viaggio da Roma alla Sicilia, attraversando il Cilento insieme al poeta William Jackson. Pittore e incisore formatosi nella tradizione paesaggistica inglese, Strutt si lasciò conquistare dalla forza arcaica dei luoghi e dalla vita semplice delle popolazioni meridionali, fissando nel suo taccuino vedute, figure e scene di costume di straordinaria intensità.
Il suo passaggio a Paestum, tra i templi dorici immersi nella solitudine della piana, segna l’inizio di un itinerario che lo condurrà lungo la costa fino a Castellabate, Velia (Castellammare della Bruca), Camerota e Policastro, restituendo in ogni tappa l’anima autentica di un territorio ancora remoto e selvaggio.
Con sguardo curioso e partecipe, Strutt documenta un Sud d’Italia ancora intatto, animato da pastori, contadini e pescatori, offrendo una testimonianza preziosa dell’incontro tra arte e viaggio, dove la scoperta dei costumi popolari si fonde con la poesia del paesaggio.

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Arthur John Strutt

Da Paestum a Sapri

percorrendo il Cilento

I Quaderni


Arthur John Strutt. Da Paestum a Sapri percorrendo il Cilento

Costabile Cerone

Tra i viaggiatori che nella prima metà dell'Ottocento

hanno visitato il Sud Italia, l'inglese Arthur John

Strutt (1819-1888) (Fig. 21) è sicuramente il più bizzarro

e avventuroso. A soli diciannove anni, partendo

da Roma, giunse a piedi fino in Sicilia, attraversando

le terre selvagge del Cilento in compagnia del suo

amico, il poeta William Jackson.

Pittore e incisore, nato a Chelmsford, Arthur fu allievo

del padre Jacob George Strutt (1790-1864), paesaggista

abile incisore (Fig. 22), da cui apprese la

prima formazione artistica e la passione per i viaggi.

Insieme girarono la Francia e la Svizzera, per poi trasferirsi

in Italia nel 1831, stabilendosi a Roma, città

nella quale Arthur visse per il resto della sua vita, fino

alla morte, avvenuta nel 1888.

Affascinato fin da subito dal paesaggio della campagna

romana e dai costumi dei suoi abitanti, Strutt fece

di questi soggetti i temi principali della sua produzione

artistica, conquistando l'apprezzamento di collezionisti

e mercanti d'arte stranieri (fig. 1). Le sue rappresentazioni

pittoresche della vita quotidiana, rese

attraverso oli, acquerelli e incisioni, non si limitarono

a Roma e dintorni, ma si estesero al Sud Italia, territorio

che contribuì in modo determinante alla sua

fortuna di artista-viaggiatore.

Spinto dal desiderio di conoscere i paesaggi e i variopinti

costumi dell'Italia meridionale, che riteneva “finora

quasi non descritti”, e mosso dall'intento di “ acquisire

conoscenze” utili alla sua professione di artista,

Strutt decise di compiere un viaggio a piedi in

quelle terre considerate selvagge e pericolose, armato

della sua inseparabile matita e album da disegno.

Lo scopo e le intenzioni di questo viaggio si riflettono

nella citazione di Oliver Goldsmith che Strutt scelse

per la copertina della sua opera: “Un uomo che

viene portato in giro per l'Europa su una carrozza da

posta, e il pellegrino che percorre il Grand Tour a piedi,

trarranno conclusioni molto diverse.”

L'itinerario e le diverse tappe di questa avventurosa

escursione furono poi narrati nel volume A Pedestrian

Tour in Calabria & Sicily, pubblicato in

Inghilterra nel 1842 dall'editore Thomas Cautley

Newby (Fig. 2). Il libro si presenta come una raccolta

di lettere indirizzate dall'autore alla propria famiglia,

che era solito scrivere ogni sera prima di addormentarsi,

al termine di giornate faticose trascorse a cam-

Fig. 1. Arthur John Strutt (1819-1888)

Viandanti sull'Appia Antica, 1858

Olio su tela (123,5 x 50 cm)

Collezione privata

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minare in luoghi spesso impervi e disagiati.

L'edizione comprende un'antiporta e un frontespizio

illustrato: la prima reca l'incisione Mogli dei briganti,

che visitano i loro mariti in prigione, tratta da un

acquerello del 1838 (Fig. 3); il secondo raffigura

invece una Guardia urbana a cavallo, da un acquerello

del 1839 recentemente riapparso sul mercato

dell'arte (Fig. 5). Quest'ultimo era parte di una serie

di otto acquerelli appartenuti alla collezione Zerbi a

Taurianova, che documentano i costumi popolari di

Calabria tratti dai disegni a matita eseguiti dal vero

(Fig. 17- 20).

La data dei due acquerelli conferma che il viaggio si

svolse realmente tra la primavera del 1838 e l'inizio

del 1839 e non nel 1841 come esposto nel testo pubblicato.

Questa differenza con la realtà storica degli

eventi, convalidata da una prova archivistica (una lettera

datata 28 luglio 1838), viene motivata da una

modifica operata dall'editore per una mirata strategia

commerciale. Lo scopo era creare l'illusione di un

reportage quasi contemporaneo all'anno di pubblicazione

(1842), garantendo l'effetto di “freschezza e

immediatezza dell'azione”; un resoconto vecchio di

quattro anni rischiava infatti di essere percepito

come obsoleto dal mercato.

L'edizione del 1842, stampata con una certa fretta,

risultò priva di un adeguato apparato iconografico:

mancavano infatti i disegni realizzati da Strutt durante

il viaggio, privando così il testo di un necessario

corredo visivo capace di accompagnare le sue vivaci

descrizioni. Le critiche non tardarono, e due anni più

tardi, nel 1844, lo stesso editore pubblicò una seconda

edizione, oggi molto rara, arricchita da 65 acqueforti

( etchings) incise dallo stesso autore (Fig. 4). In

queste tavole Strutt diede particolare rilievo non

tanto ai paesaggi attraversati, quanto agli usi e costumi

locali, trattati con viva sensibilità etnografica.

Il volume è oggi considerato molto raro, tanto che in

Italia se ne troverebbero copie solo in due biblioteche:

nella Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze e

nella Civica Raccolta delle Stampe Achille Bertarelli

presso il Castello Sforzesco di Milano. L'album degli

schizzi originali ( Sketch book), contenente il nucleo

dei disegni di questo viaggio, risulta attualmente irreperibile.

Sono disponibili soltanto alcuni acquerelli

in raccolte private e i taccuini del periodo immediatamente

precedente e seguente (datati dal 1837 fino al

1838) conservati presso la Huntington Library in

California. In questi taccuini sono presenti alcuni

disegni a matita della campagna romana datati marzo

1838, eseguiti pochi giorni prima della partenza.

Il viaggio ebbe inizio il 30 aprile 1838 (1841 secondo

il testo) da Porta San Giovanni a Roma (Fig. 6), quando

Strutt cominciò a “fissare con la matita caratteri-

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stiche figure di pastori della campagna romana”,

riprodotte successivamente all'acquerello (Fig. 7).

Raggiunse Napoli il 7 maggio, dove visitò il Vesuvio

e gli scavi di Pompei, allora in corso di restauro. Giunto

a Salerno, “ una graziosa città in riva al mare”, trascorse

una giornata a disegnare suggestive vedute

della spiaggia, con barche tirate a secco e pescatori

intenti nelle loro attività (Fig. 8, 9). Di grande interesse

fu anche la visita alla Cattedrale, dove rimase

colpito dalle colonne e dai bassorilievi, “evidentemente

spoglie di un tempo pagano”, che seppe provenire

da Paestum, meta raggiunta il giorno successivo,

il 13 maggio.

Poco prima di giungere in vista dei templi, durante

una sosta, incontrò un pastore intento a lavorare un

giunco, figura “ irresistibilmente pittoresca” che

Strutt non poté fare a meno di ritrarre. Il pastore

indossava una giacca blu, calzoni verdi, un manto di

pelle di pecora su una spalla e, sopra, un corto e lacerato

mantello marrone scuro. Le gambe, avvolte da

fasce gialle, terminavano in sandali di pelle bovina;

in capo portava un leggero cappello a punta di colore

bruno, che l'artista definì “ a pan di zucchero”, per la

somiglianza con la forma conica e arrotondata del tradizionale

zucchero lavorato (Fig. 10).

Abbandonati dal pastore e giunti finalmente nel sito

archeologico, Strutt fu colpito dal Tempio di Nettu-

Fig. 2. Arthur John Strutt (1898-1888)

A pedestrian tour in Calabria & Sicily, 1842

Antiporta e frontespizio con litografia colorata a mano

Editore T.C. Newby, Mortimer Street, Cavendish

Square, Londra

Fig. 3. Arthur John Strutt (1819-1888)

Mogli dei briganti, che visitano i loro mariti in prigione,

1838

(Wives of the brigands, visinting their husbands in

prison)

Acquerello su carta (32 x 47 cm)

Collezione privata, Roma)

Immagine utilizzata per l'antiporta del volume “A pedestrian

tour in Calabria & Sicily”.

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no, il più perfetto per proporzione e colore, soprattutto

al tramonto. Tirato fuori l'album da disegno, il suo

entusiasmo fu stroncato dall'apparizione di un funzionario

che gli impedì di disegnare senza un permesso

governativo, problema che risolse corrompendolo

con una mancia.

Fermatosi nell'unica locanda di Pesto, Strutt racconta

di essersi sfogato con due altri artisti, un “ tedesco” e

un “ napoletano”, che si trovavano lì “ da qualche

tempo per compiere uno studio delle rovine”. Il punto

di convergenza fu l'insoddisfazione condivisa per i

costi esagerati, la scomodità della camera e la sgarbatezza

dell'oste. Durante la cena i viaggiatori discussero

del loro itinerario e furono vivamente consigliati

dai due artisti di tornare indietro per ricongiungersi a

Eboli con la strada principale per la Calabria (Strada

Regia delle Calabrie), in quanto proseguendo per sentieri

incerti avrebbero potuto incontrare banditi.

L'incontro nella locanda di Paestum apre uno spiraglio

affascinante sulla vita artistica del tempo. Il candidato

più probabile tra gli artisti napoletani citati da

Strutt è Giacinto Gigante, la cui presenza a Paestum

in quel periodo per uno studio sul paesaggio è attestata

da un disegno conservato al Museo Nazionale di

San Martino a Napoli, datato 17 maggio 1838.

Gigante, inoltre, viaggiava spesso con il cognato, il

pittore tedesco Teodoro Guglielmo Witting, con il

quale collaborava abitualmente. È quindi plausibile

che quest'ultimo fosse il “tedesco” citato da Strutt. Se

tale identificazione fosse corretta, l'episodio rappresenterebbe

un momento affascinante di dialogo e

confronto tra artisti di tre diverse nazionalità (inglese,

napoletana e tedesca), tutti uniti dalla comune passione

per le antiche rovine di Pesto.

Tuttavia, nonostante il suggerimento di non inoltrarsi

verso sud, i due compagni di viaggio decisero di proseguire

lungo l'itinerario stabilito, raggiungendo

prima Agropoli e poi Castellabate, dove sostarono

alla marina, oggi Santa Maria di Castellabate, accolti

il giorno seguente dal Barone Perrotti, “ il gran signore

del luogo”, nella sua antica torre costiera. Dalla

sommità dell'edificio si ammirava una splendida

vista sul castello, sulla baia e sull'isola di Licosa. La

tappa a Castellabate è documentata da due disegni:

uno raffigura la torre del Barone ripresa dalla spiaggia

antistante (Fig. 11), l'altro una popolana a piedi

nudi intenta a filare la lana con il fuso (Fig. 12).

Ripartiti, proseguirono lungo la costa pernottando a

Pioppi e raggiungendo la Marina di Casalicchio,

dove attraversarono il fiume Alento presso la foce.

Sulla sponda opposta si ergeva, in rovina, la fortezza

medievale di Castellammare della Bruca, rafforzata

dagli Angioini nel XIII secolo con l'aggiunta della

celebre torre cilindrica. Strutt ne raffigurò il paesag-

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Fig. 4. Arthur John Strutt (1819-1888)

A pedestrian tour in Calabria & Sicily, 1844

Seconda edizione con 65 incisioni originali

Frontespizio

Editore T.C. Newby, Mortimer Street, Cavendish

Square, Londra

Fig. 5. Arthur John Strutt (1819-1888)

Guardia urbana a cavallo (Calabria), 1839

Acquerello su carta (32,4 x 47 cm)

Collezione privata (Libreria Antiquaria Gonnelli)

Proviene dalla collezione Natale Zerbi a Taurianova

Lo stesso soggetto compare sul frontespizio del libro “A

pedestrian tour in Calabria & Sicily” edito nel 1842 e

ripubblicato nel 1844 con incisioni illustrative.

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gio (Fig. 13), con il promontorio di Velia sullo sfondo,

dove notò “frammenti di mura ed altre incomprensibili

rovine dell'antica città”. Tuttavia, l'artista

ritenne “più interessante l'antica e pittoresca fortezza

gotica che sorgeva in alto”, meglio conservata e

più suggestiva.

Nel disegno si distinguono, alla sinistra della torre, la

Cappella palatina - oggi sede del Museo Archeologico

- e il crinale collinare lungo cui si sviluppano le

mura orientali dell'antica città fino alla Fortezza di

Castelluccio, un avamposto strategico per il controllo

dell'entroterra. I due viaggiatori, raffigurati mentre

osservano un gruppo di pastori guadare il corso

d'acqua, sono riconoscibili dal tipico abbigliamento

da escursionisti e dal caratteristico ombrello, acces-

sorio che lo scozzese Craufurd Tait Ramage, in visita

a Velia dieci anni prima, aveva definito un “oggetto

di incalcolabile valore” per difendersi dal sole.

Superato il fiume giunsero ad Ascea, passando per la

Torre del Telegrafo, Pisciotta, e l'enorme promontorio

di Capo Palinuro, per poi iniziare la faticosa salita

verso Camerota, posta su un “cocuzzolo isolato e roccioso”,

incontrando soltanto un solitario contadino

munito di accetta (Fig. 15), per poi ridiscendere alla

marina, dove lungo un sentiero tortuoso immortalò

un gruppo di contadini vestiti con pelli di capra in

cammino con un asino carico di merci (Fig. 14).

Dopo un lungo e fatico percorso attraverso le montagne,

giunti a San Giovanni a Piro, discesero sulla

costa a Policastro, dove Strutt rimase colpito dalle

donne locali, che indossavano un singolare costume

composto da un corpetto stretto, gonne blu lunghe

(spesso accorciate con cordoncini cremisi) e calze

scarlatte fino alle caviglie. Una di queste figure,

ritratta con un cesto sul capo, divenne soggetto di uno

dei suoi disegni (Fig. 16). L'usanza rifletteva una

realtà di povertà e sacrificio, dove le donne svolgevano

un ruolo fondamentale nel sostentamento della

famiglia, sobbarcandosi i lavori più pesanti.

Infine, il 20 maggio, i due viaggiatori raggiunsero il

porto di Sapri, dove trovarono un elegante brigantino

in partenza per Marsiglia, carico di legname. Lasciato

il villaggio, proseguirono verso Lauria, per poi

rientrare lungo la “ grande strada della Calabria”.

Il resoconto di Arthur John Strutt si distingue nettamente

dai diari di viaggio tradizionali. La sua attenzione,

più che ai paesaggi e al rigore geometrico delle

rovine, è rivolta alla vita pulsante del Sud, ai dettagli

folcloristici, ai costumi pittoreschi e alle figure umane.

In questo senso, il suo Grand Tour a piedi è

un'opera pionieristica che, attraverso la matita

dell'artista, cattura l'anima autentica e selvaggia di un

Cilento in bilico tra il mito antico e la cruda realtà del

XIX secolo.

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Fig. 6. Arthur John Strutt (1819-1888)

Veduta di Santa Croce in Gerusalemme dal sagrato della

chiesa di S. Giovanni in Laterano, 1848

Olio su tela (68 x 45 cm)

Collezione privata, Roma

Fig. 7. Arthur John Strutt (1819-1888)

Pastorelli, 1846

Acquerello su carta (30 x 45 cm)

Collezione privata

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Fig. 8. Arthur John Strutt (1819-1888)

Salerno

Acquaforte

Volume “A Pedestrian Tour in Calabria & Sicily”, 1844

Fig. 9. Arthur John Strutt (1819-1888)

Barcaioli di Salerno

Acquaforte

Volume “A Pedestrian Tour in Calabria & Sicily”, 1844

Fig. 10. Arthur John Strutt (1819-1888)

Un pastore a Paestum

Acquaforte

Volume “A Pedestrian Tour in Calabria & Sicily”, 1844

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Fig. 11.

Arthur John Strutt (1818-1888)

La torre del Barone Parotti (Perrotti) a Castellabate

Acquaforte

Volume “A Pedestrian Tour in Calabria & Sicily”, 1844

Fig. 12.

Arthur John Strutt (1818-1888)

Costume di Castellabate, donna con fuso

Acquaforte

Volume “A Pedestrian Tour in Calabria & Sicily”, 1844

Fig. 13.

Arthur John Strutt (1819-1888)

Castellammare della Bruca (Velia)

Acquaforte

Volume “A Pedestrian Tour in Calabria & Sicily”, 1844

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Fig. 14. Arthur John Strutt (1819-1888)

Camerota

Acquaforte

Volume “A Pedestrian Tour in Calabria & Sicily”, 1844

Fig. 16. Arthur John Strutt (1818-1888)

Costume vicino Policastro, donna con cesto sul capo

Acquaforte

Volume “A Pedestrian Tour in Calabria & Sicily”, 1844

Fig. 15. Arthur John Strutt (1819-1888)

Contadini vicino a Camerota

Acquaforte

Volume “A Pedestrian Tour in Calabria & Sicily”, 1844

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Fig. 17. Arthur John Strutt (1819-1888)

Gruppo di donne di Caraffa di Catanzaro, 1839

Acquerello su carta

Collezione Natale Zerbi a Taurianova

Fig. 18. Arthur John Strutt (1819-1888)

Uomini e muli, 1838

Acquerello su carta

Collezione Natale Zerbi a Taurianova

Fig. 19. Arthur John Strutt (1819-1888)

Contadino con asino e carretto, 1838

Acquerello su carta

Collezione Natale Zerbi a Taurianova

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Fig. 20. Arthur John Strutt (1819-1888)

Banco di vendita, 1838

Acquerello su carta

Collezione Natale Zerbi a Taurianova

21

Fig. 21. Autore sconosciuto

Fotografia di Arthur John Strutt, ca. 1850-1860

Dal volume Arthur John Strutt . Calabria Sicilia 1840.

Avventure di un inglese nel Mezzogiorno borbonico

18


22

Fig. 22. Jacob George Strutt (1784-1867)

Vista di Paestum

Acquaforte (24,8 x 16,5 cm)

The British Museum, Londra

L'acquaforte con la veduta dei templi di Paestum, datata al

periodo 1829-1832 e conservata nella collezione di stampe del

The British Museum di Londra, è stata erroneamente attribuita

ad Arthur John Strutt. La scritta in basso a destra “Strutt Sc.”,

dove “Sc.” è l'abbreviazione di sculpsit (dal latino “incise”),

formula comunemente utilizzata dagli incisori per firmare le

proprie opere, deve invece riferirsi a suo padre Jacob George

Strutt (1784-1867), pittore e incisore britannico trasferitosi a

Roma nel 1831.

La veduta appartiene a una serie di acqueforti realizzate per

l'editore francese Louis Eustache Audot, destinate alla monumentale

opera in cinque volumi “L'Italia descritta e dipinta: con

le sue isole di Sicilia, Sardegna, Elba, Malta, Eolie, di Calipso,

ecc.”, pubblicata in italiano a Torino da Giuseppe Pomba tra il

1834 e il 1838.

La stampa, intitolata “Pesto - Paestum”, costituisce la tavola n.

36 del Tomo II - Regno di Napoli, e segue le vedute di Salerno e

di Amalfi, anch'esse incise da Strutt.

Riferimenti bibliografici:

Arthur John Strutt (1898-1888), A pedestrian tour in Calabria &

Sicily, Editore Thomas Cautley Newby, Londra, 1842

Arthur John Strutt (1819-1888), A pedestrian tour in Calabria &

Sicily, Seconda edizione con 65 incisioni originali, Editore

Thomas Cautley Newby, Londra, 1844

Guido Puccio (a cura di), Arthur John Strutt, Calabria Sicilia

1840. Avventure di un inglese nel Mezzogiorno borbonico,

Edizioni Scientifiche Italiane, Napoli, 1970

Corrado Lampe, Arthur John Strutt: pittore a Roma e

archeologo a Lanuvio, Edizioni Tra 8&9, 1988

Ilario Principe, Costumi popolari di Calabria nella raccolta

Zerbi, Edizioni Mapograf, Vibo Valentia, 1990

Fernanda Rossi, Itinerari e viaggiatori inglesi nella Calabria del

'700 e '800, Rubettino Editore, 2001

Maria Teresa Schiavino, Anna Sole (a cura di), “...A curiosare le

antichità…” Strade e viaggiatori in provincia di Salerno in età

moderna e contemporanea, Catalogo della mostra, Archivio di

Stato di Salerno, Plectica, 2010

Silvia Siniscalchi, Il Cilento tra descrizione e narrazione. I diari

di viaggio di Craufurd Tait Ramage e Arthur John Strutt, in Le

nove muse del Cilento. Viaggio nell'immaginario culturale di

una terra del Sud, Edizioni del Centro di Promozione Culturale

per il Cilento, Acciaroli, 2018

Stefano Cracolici, Diffrazioni d'autore: Arthur John Strutt e

Francis Wey su un viaggio in Calabria del 1838, in Arte e

politica in Calabria. Opere e immagini del Risorgimento e

dell'Italia unita, Rubettino, 2022

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Nel maggio del 1838, il giovane artista inglese

Arthur John Strutt intraprese a piedi un lungo viaggio

da Roma alla Sicilia, attraversando il Cilento

insieme al poeta William Jackson. Pittore e incisore

formatosi nella tradizione paesaggistica inglese,

Strutt si lasciò conquistare dalla forza arcaica dei

luoghi e dalla vita semplice delle popolazioni meridionali,

fissando nel suo taccuino vedute, figure e

scene di costume di straordinaria intensità.

Il suo passaggio a Paestum, tra i templi dorici

immersi nella solitudine della piana, segna l'inizio di

un itinerario che lo condurrà lungo la costa fino a

Castellabate, Velia (Castellammare della Bruca),

Camerota e Policastro, restituendo in ogni tappa

l'anima autentica di un territorio ancora remoto e selvaggio.

Con sguardo curioso e partecipe, Strutt documenta

un Sud d'Italia ancora intatto, animato da pastori,

contadini e pescatori, offrendo una testimonianza

preziosa dell'incontro tra arte e viaggio, dove la scoperta

dei costumi popolari si fonde con la poesia del

paesaggio.

Immagine di copertina

Arthur John Strutt (1819-1888)

Un pastore a Paestum

Acquaforte

collana

I Quaderni dell’Arte

a cura di Costabile Cerone

Quaderno 40 - gennaio 2026

Arthur John Strutt

Da Paestum a Sapri percorrendo il Cilento

Copyright: © 2026 PAESTUMinARTE

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