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6. Diesel of the year: AGCO Power Core80 6. Alternative Engine Award: Cummins X15. La premiazione AUTOMOTIVE 10. Renault Twingo E-Tech In Cina il tempo è denaro ECOMONDO 16. A tutto gas: SAFE, ETS, Ecomotive Solutions GENERAZIONE 20. BYM: Yuchai nel Sud Europa AGRITECHNICA 14. Introduzione: Le tendenze? Ibrido e Asia 26. AGCO Power: Pure l’idrogeno si fa ibrido
6. Diesel of the year:
AGCO Power Core80
6. Alternative Engine Award:
Cummins X15. La premiazione
AUTOMOTIVE
10. Renault Twingo E-Tech
In Cina il tempo è denaro
ECOMONDO
16. A tutto gas:
SAFE, ETS, Ecomotive Solutions
GENERAZIONE
20. BYM:
Yuchai nel Sud Europa
AGRITECHNICA
14. Introduzione:
Le tendenze? Ibrido e Asia
26. AGCO Power:
Pure l’idrogeno si fa ibrido
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2023 2026
N° 10 1-2
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CORE
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ISSN 0042 - Poste Italiane s.p.a. - Sped. in a. p.
D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46)
art. 1, comma 1, LO/MI
• IL DOTY AL CORE80
È UN PREMIO ALLA
PALINGENESI DI AGCO
POWER
• SEGNALI DA
AGRITECHNICA: SI
AMMICCA ALL’IBRIDO
E SI GUARDA AD EST
• ENEA È IL VIRGILIO
CHE CI ACCOMPAGNA
NELLA BOLGIA
DELL’IDROGENO
Gennaio-Febbraio 2026
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AGCO Power
42
CORE80
16
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IL SONDAGGIO
DEL MESE
E se gli incentivi, invece del
post-trattamento, premiassero
i range extender?
Rispondi su
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Il sondaggio non ha valore statistico. Le rilevazioni
non sono basate su un campione scientifico
LE RISPOSTE DI
NOVEMBRE-DICEMBRE
Incentivi pubblici per il retrofit
del post-trattamento.
Un’opzione marginale?
68%
sì
32%
no
PREMI
6. Diesel of the year:
AGCO Power Core80
6. Alternative Engine Award:
Cummins X15. La premiazione
AUTOMOTIVE
10. Renault Twingo E-Tech
In Cina il tempo è denaro
ECOMONDO
16. A tutto gas:
SAFE, ETS, Ecomotive Solutions
GENERAZIONE
20. BYM:
Yuchai nel Sud Europa
AGRITECHNICA
14. Introduzione:
Le tendenze? Ibrido e Asia
26. AGCO Power:
Pure l’idrogeno si fa ibrido
28. Baudouin:
La discesa in campo
30. Carraro:
Claas, Massey Ferguson, Seederal
32. Deutz:
Con il 6 litri e il Fusion Hub
34. FPT:
È proprio in FORMA
36. Horse Powertrain:
Elettrico e multicarburante
38. MAN Engines:
Produce kW, kWe e kWt
40. Schaeffler:
Rende le macchine ‘migliori’
42. Yuchai:
La prima volta ad Hannover
COMBUSTIBILI ALTERNATIVI
44. EMEA:
Un tuffo nell’idrogeno
RUBRICHE
4. Editoriale12. Hi-Tech
50. Oem&batterie: John Deere
SOMMARIO
3
È
un tormentone. Il tema è sempre
quello: suicidio assistito per il
diesel allo scoccare del 2035 o
amnistia per il biodiesel e gli
e-fuel? Il Governo italiano, per una volta,
ha giocato d’anticipo, perorando de
facto e de iure la causa della neutralità
tecnologica. Il decreto del 2 ottobre 2025,
pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 12
novembre, ha sdoganato i combustibili
di origine biogenica e paraffinica. Il
Ministero delle Infrastrutture e dei
Trasporti ha enunciato un vademecum che
disciplina la conversione dal Dr Jekyll, che
digerisce solo il gasolio e gli altri derivati
dal petrolio, al Mr Hyde che si nutre di
biocombustibili.
Riportiamo a seguire l’articolo 1 del Decreto.
Ambito di applicazione.
1. Il presente decreto disciplina le procedure
per l’omologazione e l’installazione
di sistemi di trasformazione su veicoli a
motore ad accensione spontanea per consentire
l’utilizzo di biocarburanti nel sistema
di propulsione originale.
2. Tali sistemi di trasformazione possono
essere installati, ai sensi del presente decreto,
su veicoli immatricolati in Italia
DIETRO FRONT
ai sensi dell’art. 93, del decreto legislativo
30 aprile 1992, n. 285, appartenenti alle
categorie M ed N di cui all’art. 47, del
decretolegislativo 30 aprile 1992, n. 285.
3. I veicoli dotati dei suddetti sistemi
devono poter essere alimentati sia con il
carburante originario sia, per effetto del
sistema, con biocarburanti puri o in qualsiasi
proporzione di miscelazione tra essi e
il carburante originario, nel rispetto delle
indicazioni fornite dal costruttore del sistema.
4. Il costruttore del sistema deve sempre
assicurare che qualsiasi modifica ai parametri
operativi del motore che possono
influire sulle prestazioni di base dello
stesso devono essere tenuti entro i limiti
specificati dal costruttore del motore. A tal
fine il costruttore del sistema presenta una
specifica dichiarazione che non sono stati
modificati parametri operativi che influenzano
le prestazioni del motore originario.
5. Il sistema di trasformazione è valutato
esclusivamente in relazione alle emissioni
di sostanze inquinanti e del CO2 mentre
la sicurezza del sistema e la connessa durabilità
sono a carico esclusivamente del
costruttore del sistema.
nella transizione
energetica
EDITORIALE
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diesel of the year. Il 2026
È DI AGCO
POWER
L’intera famiglia CORE di AGCO Power,
iscritta ufficialmente nel palmàres del
premio con la nomenclatura del top di
gamma, il 6 cilindri da 8 litri, si è meritata
il Diesel of the Year 2026. La triade si
smarca dall’imprinting di fornitrice dei
trattori di casa, per aprirsi al mercato dei
motori sciolti. Si è svincolata dall’Egr e ha
virato verso la Vgt
TIRATI A LUCIDO
Marca AGCO POWER AGCO POWER AGCO POWER
Modello CORE50 CORE75 - 250 CORE80
CARTA D’IDENTITÀ
A x C mm - C/A 110 x 132 - 1,20 110 x 132 - 1,20 110 x 139 - 1,26
N. cilindri - litri 4 - 5,01 6 - 7,52 6 - 7,92
Potenza intermittente kW - rpm 165 - 1.700 250 - 1.700 252 - 1.700
Pme bar 23,7 23,9 22,9
Velocità lineare pistone m/s 7,5 7,5 7,9
Coppia max Nm - rpm 950 - 1.200 1.450 - 1.200 1.676 - 1.200
Pme a coppia max bar 24,3 24,7 27,1
Riserva di coppia % 47,7 48 56,5
Coppia a potenza max Nm 921 1.401 1.421
% Potenza a coppia max (kW) 72,40 (119) 72,9 (182) 83,60 (211)
NELLO SPECIFICO
Potenza kW/litro 32,8 33,2 31,8
Coppia Nm/litro 189,3 192,6 211,4
Potenza areale kW/dm2 43,42 43,86 44,21
METRO E BILANCIA
Peso kg 590 695 885
L x W x H mm 923x664x1.171 1.080x710x1.240 1.206x707x1.230
Ingombro m3 0,72 0,95 1,05
Massa/potenza kg/kW 3,6 2,8 3,5
Densità globale kg/litri 117,6 92,3 111,7
Densità di potenza kW/m3 229,2 263,2 240
Densità assoluta t/m3 0,82 0,73 0,84
Densità relativa litri/m3 6,97 7,92 7,55
Quest’anno non abbiamo premiato un singolo
motore, nemmeno una famiglia motoristica,
ma la stessa palingenesi dell’approccio
progettuale che riposa sulla evoluzione di Sisu in
AGCO Power. Ne è
passata di acqua sotto
i ponti, da quel gennaio
del 2007, quando
facemmo visita a Sisu
Diesel, a Linnavuori.
Lo schieramento delle
unità off-highway di
Sisu prevedeva i modelli
33, 34, 49, 66, 74 e
84. L’onomastica indica
la cilindrata. Affidabilità,
pochi fronzoli, devozione
alla meccanica
recentemente ripudiata in favore del common rail.
Le applicazioni agricole e forestali erano impresse
nel codice genetico finlandese. Nel 2004 subentra
AGCO Corporation, che investe per trasformare
Linnavuori nella sorgente propulsiva dei trattori
del gruppo. Una continua infusione di risorse ha rivoluzionato
lo stabilimento produttivo. Appena nel
2024 sono stati stanziati 70 milioni per realizzare un
laboratorio dove testare
le celle a combustibile,
fare ricerca su batterie
e combustibili alternativi
(a partire da Hvo
e metanolo), un centro
di formazione, una sede
per la lavorazione di testate
e componenti per
trasmissioni automatizzate
a variazione continua
(Cvt), un reparto
di verniciatura e banchi
prova per motori rigenerati.
E infine lei, la famiglia CORE, che proietta
AGCO nell’arena dei solution provider. Il 5 e il 7,5
litri modulare e l’8 litri, dalla corsa maggiorata, che
spicca il volo in termini di coppia.
Il CORE80 di
AGCO Power si è
aggiudicato il Diesel
of the Year 2026,
anche in ragione
di una possente
curva di coppia
(l’alesaggio è quello
del 7,5 litri, la corsa
sale di 7 millimetri
e contribuisce
ad alimentare il
momento torcente
del 15% rispetto al
fratello minore)
Terra
6
7
ALTERNATIVE ENGINE AWARD
NEL 2026 È IL
CUMMINS X15
Trattasi di un 6 cilindri in linea da 15 litri, potenze
comprese tra 298 e 522 chilowatt e una coppia
apicale di 3.200 Nm. È l’X15 di Cummins,
che nella recente e profonda rivisitazione del
monoblocco ha sforbiciato i consumi di gasolio
del 10%. La versione a gas metano circola su
strada, quella a idrogeno si dichiara pronta a
raccogliere la sfida della transizione
terra
8
Alternative Engine Award. Un anno dopo,
FPT ha ceduto lo scettro a Cummins. La cifra
onomastica è ammiccante: dall’XCUR-
SOR 13 all’X15. Due litri di differenza e la stessa
vocazione: rilanciare le sorti del motore a combustione
interna nello scenario off-highway. Prima di
immergerci nei dettagli, vi raccontiamo la nostra
chiacchierata con Marina Savelli, Vice President
Off-Highway Engine Business di Cummins.
Cosa troviamo esposto della scuderia Cummins?
«Siamo entusiasti di trovarci a Agritechnica e di
presentare il nostro nuovissimo 15 litri, nonché il
motore strutturale da 4,5 litri, in produzione limitata
nel 2025, che che entrerà in piena produzione nel
2026. Entrambi i motori rappresentano dei nuovi
sviluppi per Cummins e siamo orgogliosi di portarli
sul mercato delle applicazioni agricole».
Oggi (lunedì 10 novembre 2025, ndr) avete ricevuto
l’Alternative Engine Award 2026 per il 15 litri,
che fa parte della piattaforma Helm. Cosa significa
questo riconoscimento per Cummins?
«Siamo entusiasti di ricevere l’Alternative Engine
Award 2026 per il nostro nuovo motore da 15 litri.
È un riconoscimento significativo dell’innovazione
che Cummins sta portando sul mercato con una
piattaforma completamente nuova, progettata per
soddisfare le future esigenze off-highway».
Consideratelo agnostico
Potrebbe illustrarci le caratteristiche principali del
nuovo motore da 15 litri?
«Il 15 litri è una piattaforma ‘agnostica’ dal punto
di vista del carburante. È stata progettata fin dall’inizio
per poter crescere sfruttando molteplici tipi di
carburante. Stiamo lanciando la versione diesel, ma
l’architettura ci consente di sviluppare versioni funzionanti
anche a idrogeno e a gas naturale. Questa
flessibilità è essenziale per i nostri clienti mentre
il settore off-highway effettua la transizione verso
carburanti a minor impatto carbonico».
La differenziazione del carburante e la modularità
sono sempre più richiesti nella meccanizzazione
agricola. In che modo la strategia di Cummins affronta
questo cambiamento?
«La nostra strategia è quella di offrire una piattaforma
che si adatti a diverse strategie a livello di
combustibili senza compromettere le prestazioni o
la durata. Con il nuovo 15 litri, stiamo creando una
base che supporta diesel, gas naturale e idrogeno,
offrendo agli Oem la possibilità di scegliere la soluzione
che meglio si adatta alla loro applicazione
e ai loro obiettivi di sostenibilità».
Presentazione a quattro mani
Facciamo un passo indietro, alla conferenza stampa
in merito alla partecipazione di Cummins. Accanto
a Marina Savelli c’era Beau Lintereur, Executive
Director Global Off-Highway Segments and Aftermarket.
Con oltre un secolo di storia (come vi
raccontiamo nel box, nel giro, gli albori risalgono
al 1919), Cummins rivendica un contributo sostanziale
all’evoluzione della meccanizzazione agricola.
Tra i contributi pionieristici Columbus annovera
l’alimentazione del primo motore diesel nel continente
americano, che risale agli anni 30, del primo
trattore articolato (nei 50) e del più grande “trattore
marino”, traduzione letterale di “tractor of the sea”,
un veicolo anfibio per il trasporto passeggeri (anni
70). Oggi, Cummins fornisce soluzioni propulsivi
ad oltre una ventina di costruttori per varie macchine
agricole, inclusi trattori, mietitrebbie, irroratrici,
caricatori.
Cummins investe oltre un miliardo di dollari all’anno
in ricerca. Un ulteriore miliardo è stato investito
per ammodernare gli impianti di produzione della
piattaforma Helm (High efficiency lower emissions),
che include soluzioni che dal classico diesel
abbracciano l’olio vegetale idrotrattato, il biodiesel,
l’idrogeno e il gas naturale. La strategia “Destination
Zero”, nel suo pragmatismo, indica una
direzione percorribile dellla transizione, che è formalmente
in atto, seppure in stato apparentemente
confusionale. Un programma pilota in Brasile con
un motore della famiglia Helm, per la precisione
il B6.7, funzionante al 100% con etanolo idrato.
Una declinazione localizzata del concetto di agnostico,
tarata sulla endemica disponibilità di quel
combustibile, che attesta una potenziale riduzione
del 68% delle emissioni di gas serra. L’azienda sta
investendo anche in tecnologie a zero emissioni
come batterie, celle a combustibile ed elettrolizzatori.
I mattatori della presentazione alla stampa
hanno ricordato che Cummins dispone di una rete di
supporto globale del settore, che comprende quasi
11.000 sedi, oltre 450 distributori globali e più di
24.000 tecnici qualificati.
Torniamo all’Alternative Engine 2026: è un 6 cilindri
da 15 litri espressione della famiglia Helm.
È progettato per garantire un’elevata densità di potenza,
intervalli di manutenzione prolungati e un
Beau Lintereur,
direttore esecutivo
Off Highway di
Cummins, alla
presentazione a
Parigi, sponda
’Intermat: «Il
Cummins X15 offre
una fantastica
densità di potenza
per applicazioni
a ciclo di lavoro
elevato»
9
Un viaggio tra i campi
Il primo motore Cummins per macchine agricole fu presentato
nel 1919 e lanciato all’Indiana State Fair: aveva 6 cavalli. Si
trattava di un bruciatore a petrolio a manovella. Fu quello il
debutto della storica serie Hvid.
All’Agritechnica, insieme al 4,5 litri, Cummins ha presentato il
B6.7 e il Next Gen X15 Off-Highway.
Il motore strutturale da 4,5 litri è in produzione a Darlington, nel
Regno Unito. Con potenze che vanno da 95 a 120 chilowatt
(da 130 a 160 cavalli), il B4.5 litri rivendica una coppia
interessante fin dai bassi regimi e reattività nei transitori,
dichiarando un consumo specifico competitivo, anche in
ragione della favorevole curva di coppia. Il B4.5 è disponibile
con diverse opzioni di post-trattamento per semplificare
l’integrazione sulla macchina. Il sistema Cummins Flex
Module è stato presentato insieme al 4,5 litri ed è progettato
per garantire flessibilità di integrazione. Doc e Dpf possono
essere posizionati sotto il cofano del trattore o sopra il motore,
mentre l’Scr può essere posizionato verticalmente, in modo
da minimizzare l’ingombro in altezza. Il sistema di dosaggio
UL2 offre prestazioni ad alto flusso e requisiti di interfaccia
semplificati, mentre la rigenerazione passiva riduce al minimo
la necessità di manutenzione preventiva. In bella mostra anche
il B6.7, il più venduto nella gamma Cummins. Recentemente
disponibile sugli Evion di Claas e sul Versatile, milioni di B6.7
equipaggiano una miriade di applicazioni. Ovviamente, anche
l’Alternative Engine 2026 Next Gen X15 Off-Highway si è
prestato ai flash dei fotografi. Disponibile in diverse potenze
nominali, il 15 litri dichiara bassi costi operativi, un’integrazione
semplificata e strumenti digitali in grado di integrarsi con un
gateway Oem o un fornitore di servizi telematici. In sintonia
con la filosofia Helm, che si dichiara agnostica, l’X15 Off-
Highway si è mostrato al Bauma, nell’aprile 2025, con una
testata convertita all’idrogeno. Altre opzioni investono i
biocarburanti, tra i quali il più in voga è l’Hvo. Cummins ha
confermato l’approccio intra-aziendale, che trascende la soloa
formulazione motoristica, esponendo il Meritor MOX E8, un
assale costruito appositamente per trattori, mietitrebbie e
rotopresse. Componenti comuni come gli alloggiamenti degli
assali e i supporti sono abbinati a dispotivi su misura, tra cui
i freni a tamburo, o a disco, ingranaggi cuciti su misura per
l’applicazione e molteplici configurazioni delle estremità delle
ruote.
terra
10
consumo di carburante migliorato. Migliora i numeri
delle generazioni precedenti: per le applicazioni
agricole si sale da 400 a 650 cavalli (294-478
kW). Vanta una coppia massima superiore del 15%,
un’efficienza del carburante migliore del 10%, intervalli
di cambio olio raddoppiati (fino a 1.000 ore)
e una vita utile più lunga. Il motore è approvato per
l’Hvo e B20 ed è ingegnerizzato per futuri carburanti
a basso impatto carbonico tramite un design
modulare (ad esempio, cambiando la testata).
Dalle nostre parole
Volete sapere come l’abbiamo presentato? “È proprio
vero, come si dice: ‘Quando il gioco si fa duro,
i duri iniziano a giocare’. Il gioco del settore è la
transizione energetica, e si sta dimostrando altamente
complicato. È dura, molto dura. È precisamente
in questo contesto impegnativo, di fronte all’élite—
ormai più ampia della sola élite occidentale—degli
Oem agricoli, che la parola ‘alternativo’ acquisisisce
significato e sostanza. La questione cruciale rimane:
come possiamo rafforzare il valore del motore
a combustione interna tra i trattori ad alta potenza,
dove è ancora ampiamente considerato l’unica carta
affidabile sul tavolo? La strategia di Cummins
si fonda su due pilastri fondamentali del pensiero
filosofico: il concetto di agnostico e quello di olistico.
L’azienda offre lo stesso monoblocco, con la
maggior parte dei componenti condivisi, disponibile
nelle versioni diesel, gas naturale e idrogeno.
In prima linea come avanguardia della famiglia
Helm, il motore X15 Off-Highway è stato profondamente
rivisto. Ora presenta un nuovo design del
pistone e delle fasce elastiche, l’aumento del flusso
del refrigerante, un sistema a doppio modulo e un
filtro dell’olio a cartuccia.
Camion a gas e muletti a idrogeno
L’approccio di Cummins è agnostico, olistico e coerente
e trasversale alle applicazioni. Per affrontare
una sfida di questa portata, servono spalle larghe.
Cummins le ha, e possono supportare applicazioni
su camion, autobus, macchine agricole, per il
mondo delle costruzioni, la generazione di energia
e il settore marino. Occorrono prove di questa
predisposizione? Vi citiamo un paio di esempi. I
camion Kenworth T680 e T880 sono già alimentati
dall’X15 a gas metano, sia Cng, Rng che Gnl. La
versione a idrogeno è già stata selezionata per la
movimentazione materiali da parte dei caricatori
Taylor Machine Works, col B6.7H. E, comunque
sia: questo è solo l’inizio...”.
Ha ritirato la targa
dell’AEA 2026
Marina Savelli. Di
fianco a lei, Beau
Lintereur
11
BIMOTOR e il 2026
BONFIGLIOLI ALL’AGRITECHNICA
CONFERME
E NOVITÀ
Le conferme attese nel 2026
riguardano l’inversione di tendenza
rispetto al 2024, anno di fiacca,
seppur fisiologica, dopo l’abbuffata
degli Oem. Tra le novità c’è
sicuramente la presa in carico delle
redini commerciali da parte di
Fabio Rigon, che sostituisce Rinaldo
Marengo, transitato alla BYM
HI-TECH
Lascio certamente la Bimotor
in buone mani, visto che
Fabio Rigon a partire dal 1°
dicembre 2025, mi sostituirà nel
mio attuale incarico». Sono parole
di Rinaldo Marengo, recentemente
transitato sotto le insegne
di BYM, di cui parleremo separatamente
nel corso di questo numero.
Trasferimento indolore, in
termini di trasloco, dal momento
che rimane a Ciriè, dove si trova
anche il distributore di Yuchai,
poco distante dall’aeroporto torinese
di Caselle. La notizia bomba
riguarda dunque il rientro di Rigon
nel suo alveo naturale, quello
motoristico. Oltretutto, in linea di
continuità con quella FPT, per la
quale ha ricoperto il ruolo di direttore
vendite Off-Road e VicePresident
Emea. Divagando sulla madre
di tutte le questioni sul pianeta
FPT, a Ciriè si dimostrano fiduciosi
nell’arrivo di Tata per quanto
riguarda la capacità di rilancio e di
investimento. In merito all’anda-
mento di Bimotor, rispetto al 2024
hanno registrato una crescita del
6-7%. Le previsioni di fatturato
per il 2025 si attestano tra 105
e 110 milioni euro e, all’incirca,
10mila motori venduti. Il calo nel
2024 è ascrivibile soprattutto alla
generazione di potenza, che si è
riassestata sui volumi del 2022. La
pandemia aveva portato a tempistiche
di consegna da parte di
FPT superiori ai 12 mesi, creando
diversi mal di pancia. Quando i
motori sono arrivati tutti insieme,
hanno inevitabilmente generato
un overstock. Anche i costruttori
hanno immagazzinato motori
in misura eccessiva, e li hanno
smaltiti nel corso del 2024. Per
capirci, i tempi di consegna sono
rientrati nell’ordine di 3/4 mesi.
Al 6 novembre 2025 risultano
8.600 motori venduti, rispetto ai
7.500 dello stesso periodo del
2024. «Prevediamo una crescita
nel 2026 anche grazie all’accordo
che stiamo stringendo con Avoni»,
ci dice Ettore Brunero, «una collaborazione
per razionalizzare le
nostre capacità di offerta in una
prospettiva comune, con l’avallo
di FPT».
A proposito della collaborazione
con Valdinoci sui motori Raywin,
a Forlì si sono specializzati sui raffreddati
ad aria, Bimotor su quelli
ad acqua, tra i quali farà la sua
comparsa il 2B06, una nuova unità
concepita espressamente per le
torri faro. Il prodotto più gettonato
per Bimotor rimane lo sprinkler;
Valdinoci è invece orientato alle
motopompe, con motori a velocità
variabile. A casa Bimotor i ricambi
occupano la forbice tra 22% e
25%, rigorosamente originali e gestiti
da officine autorizzate. «Siamo
sempre stati accusati dal mondo
finanziario per il legame quasi
esclusivo con un solo fornitore. La
nostra diversificazione originariamente
è a valle, a monte la stiamo
creando, per realizzare un business
con sfaccettature diverse».
INPUT ELETTRICO
Martin Haase possiede una visione al microscopio
del mercato tedesco. Ci ha parlato, tra l’altro, di un
azionamento ruota e della specifica applicazione
dei motori a magneti permanenti
ÈMartin Haase a introdurci
alle novità di Bonfiglioli per
il comparto della meccanizzazione
agricola. «Abbiamo portato
un azionamento ruota che
integra il sistema centralizzato di
controllo del gonfiaggio pneumatici
che consente all’utilizzatore
di monitorare e regolare la pressione
dello pneumatico in base
alle condizioni del terreno e alle
esigenze operative e che permette
di insufflare ed espellere l’aria
direttamente dalla ruota senza
avere un attacco esterno, ma sul
riduttore. Normalmente è previsto
un attacco esterno alla ruota, che
si collega davanti. Così si elimina
quell’intralcio, migliorano gli ingombri
e ci guadagna la sicurezza
nella manovra».
Quali richieste vi rivolgono i
costruttori impegnati nella riconversione
elettrica delle loro
macchine? «Con il progredire
dell’elettrificazione, diventano
sempre più diffuse applicazioni
che consentono di elettrificare la
ruota tramite un motore a magneti
permanenti, che può essere
collegato direttamente al nostro
riduttore, cui si aggiunge talvolta
anche lo sterzo elettrificato.
Danfoss e l’EM-PMI180
Danfoss Editron ha svelato il motore
elettrico a bassa tensione EM-PMI180. Si
tratta di un sistema sincrono a riluttanza
assistita con magneti permanenti da 48
volt, progettato per azionare una pompa
idraulica a ingranaggi in macchinari
elettrici compatti. Tra le possibili
applicazioni troviamo piattaforme aeree
e a forbice, pale compatte ed escavatori.
Il PMI180 è dotato di avvolgimenti a
forcina, che aumentano la densità di
potenza e l’efficienza del motore rispetto
ai fili rotondi convenzionali. La potenza
nominale è di 7 kW a 48 volt CC, velocità
nominale di 3.000 giri, velocità massima
a 4.000. La coppia nominale è di 22,5
Nm, quella massima è di 90 Nm. È
dotato di un’interfaccia standard per
pompe a ingranaggi per il collegamento
a pompe fino a 16 cc a 240 bar. Dichiara
un ingombro inferiore del 15% rispetto ai
motori a induzione CA, a parità di coppia
e potenza. Il motore e il connettore sono
classificati IP67.
Quando si pensa alla raccolta
dell’uva, per citare un esempio,
c’è una macchina completamente
elettrificata e a guida autonoma,
esposta qui ad Hannover. Bonfiglioli
ha fornito il suo contributo
elettrificando anche lo steering.
È un buon passo avanti anche
per garantire una raccolta a zero
emissioni per questo tipo di attività.
Abbiamo esteso la gamma dei
motori elettrici: partiamo da 2
chilowatt e arriviamo quasi a 100
chilowatt, avvalendoci di motori
prodotti interamente da Bonfiglioli.
I nostri sforzi sono anche rivolti
alla continua ottimizzazione dei
riduttori, con applicazioni sempre
più compatte del motore elettrico,
per risparmiare sugli ingombri».
Differenze tra bauma ed Agritechnica?
«A Monaco abbiamo riscontrato
un persistente interesse per
le soluzioni idrauliche. Nel settore
agricolo, se guardiamo ai paesi
nordici, gli aiuti statali stanno incentivando
gli agricoltori a convertirsi
a soluzioni elettrificate,
insieme all’emergenza dei vincoli
normativi. Stanno setacciando nel
mercato soluzioni di questo tipo;
avendo un consolidato knowhow
che ci proviene dall’elettromobilità,
dove l’elettrificazione ha
soppiantato l’idraulica, possiamo
quindi fornire soluzioni pronte,
testate in altri campi».
Quale eco dal mercato? «Non è
cambiato molto e non si è sbloccato,
nemmeno al bauma. Si trovano
soluzioni idrauliche che si avvalgono
di riduttori tradizionali. I
primi contatti per l’elettromobilità
ci sono. Le applicazioni mediograndi
sono ferme. L’introduzione
dei dazi americani ha reso la situazione
piuttosto incerta».
Sopra,
l’azionamento
ruota con
integrato sistema
di gonfiaggio
pneumatici
12
13
Renault. Twingo E-Tech
CAMBIO DI
PARADIGMA
Dopo kaizen e supply chain, è l’ora
dell’ecosistema. Il marchio della Losanga
ha scelto Shanghai per battere sul tempo
(e sul prezzo) la concorrenza. La Renault
Twingo E-Tech nasce in Cina, non tanto
per attingere a manodopera a basso
costo quanto per l’ecosistema
AUTOMOTIVE
Al Salone di Parigi dell’ottobre 1992, debutto
della Renault Twingo, furono in pochi a
cogliere la genialità del progetto di Patrick
LeQuément. La sostituta della R4 era una citycar
dall’inedita forma di monovolume e il pubblico fece
a gara per acquistarla: oltre 2,4 milioni di esemplari
sono stati venduti in oltre un decennio.
Trantaquattro anni più tardi, la quarta generazione
– ovviamente full electric – della Twingo entra di
diritto nei sacri testi dell’industria automobilistica
ancor prima dell’avvio delle consegne. Segna infatti
un momento di svolta non solo per la Losanga, ma
per l’intero universo automotive: è stata progettata
nel Technocentre di Guyancourt, a meno di 30 chilometri
dalla Tour Eiffel, e costruita negli impianti
Renault di Novo Mesto (Slovenia), ma è stata
sviluppata e industrializzata in Cina, precisamente
presso l’Advanced China Development Center
(ACDC) Renault di Shanghai. Una scelta da non
equivocare: il marchio francese non era a caccia di
manodopera low cost e neppure ha puntato su giochi
di prestigio commerciali, facendo il rebadging
di auto nate per il mercato cinese. E non ha neppure
preso in considerazione una joint venture come
quella che unisce Leapmotor e Stellantis.
“Cerco un centro di gravità permanente”
La realtà è che l’universo automotive è cambiato: se
gli Anni 90 sono stati dominati dal Giappone – tra
lean production e kaizen – e nei decenni successivi
l’Europa ha dato lezione di supply chain e integrazione
dei componentisti, oggi è la Cina il punto
di riferimento dell’innovazione produttiva. Con
molto garbo Weiming Soh, ceo di Renault China,
nel presentare i numeri del progetto Twingo E-Tech
ha esordito parlando di «gravity center shift», un
cambio di centro di gravità che ha portato la Losanga
nel mondo dell’ecosistema, la parola magica
che indica l’integrazione tra struttura, architettura
del veicolo e sistemi di bordo, ovviamente pilotata
dall’intelligenza artificiale, che rappresenta il nuovo
standard per lo sviluppo di auto elettriche e ibride.
Prima di tutto perché consente, in media, di passare
dai 36 mesi di time to market necessari in Usa,
Giappone e Vecchio Continente a soli 24, un terzo
in meno. Nel caso della Twingo, visto che si partiva
dalla piattaforma AmpR Small di R5 e R4, si è fatto
ancora più in fretta e il contatore è stato fermato a
quota 21 mesi, quasi un record. Complice la tecnologia
a fibra ottica che consente l’allineamento
in tempo reale delle tre realtà a marchio Renault
di Guyancourt, Shanghai e Novo Mesto, l’ecosistema
Twingo E-Tech ha tagliato del 16% i tempi di
planning, del 41% quelli di progettazione e del 26%
quelli di industrializzazione.
A braccetto con CATL
E in Cina ha coinvolto day by day il gigante delle
batterie CATL, che ha realizzato l’innovativo accumulatore
monolitico al litio-ferro-fosfato da 27,5
kWk cell-to-pack (costa il 20% in meno di uno
convenzionale), gli specialisti di Launch Design
di Honzou per l’ingegnerizzazione della scocca, i
componentisti di Shanghai E-Drive per il propulsore
da 82 cavalli e 175 Nm (con 0-100 in 12 secondi)
che si può guidare con la tecnica “one pedal”, di
Fuyao per parabrezza e finestrini, di Minth per la
calandra (fornita già completa con integrati i sensori
degli Adas). Nonché la start up Megatronix per la
plancia con infotainment evoluto OpenR Link che
usa due display da 7 e 10 pollici ed è corredato da
un’interfaccia basata su Google: nata nel 2022, nel
primo quadrimestre del 2025 Megatronix ha prodotto
1,5 milioni di schermi per cruscotti. A standard
cinese anche il reparto ricarica, senza ricorrere a
colonnine dalle potenze esagerate. Di serie c’è un
carichino da 6,6 kW che permette il pieno notturno
(o al lavoro) in quattro ore e 15 minuti a fronte di
260 chilometri di autonomia dichiarata, percorrenza
ideale per una vettura da città; per chi vuole cimentarsi
nelle lunghe distanze c’è (extra) il caricatore
da 11 kW in alternata che riduce il tempo di carica
a due ore e 35 minuti.
Il risultato? La Twingo E-Tech è una citycar da 3,79
metri superspaziosa (ci sono sia le quattro porte sia,
dietro, due sedili individuali scorrevoli e reclinabili)
che si candida a superare di slancio il successo
Sono più di 100 i miliardi di dollari che i giganti della tecnologia
americani e cinesi hanno investito nelle auto a guida autonoma.
Ecco perché i robot taxi, le autopubbliche senza guidatore,
non possono restare una curiosità per turisti nelle strade di
Pechino, San Francisco,
Wuhan e Los Angeles. A
maggior ragione oggi che
l’evolversi della tecnologia
ha abbattuto i costi dei
dispositivi per dotare
commerciale della R5: oltre 100mila auto vendute
nel 2025, leader tra le e-car in Francia, Spagna e
Regno Unito. E arriva sul mercato con un anno di
anticipo in fatto di sviluppo tecnologico rispetto alle
concorrenti europee riuscendo a mantenere il listino
sotto la soglia psicologica dei 20mila euro. Nel caso
della Francia, grazie agli incentivi per le famiglie a
basso reddito, il prezzo base può scendere a 14.720
euro.
Gestazione a marchio Dacia e Nissan
L’ecosistema Renault a trazione cinese ha già in
corso di sviluppo le derivate della Twingo E-Tech.
Quella a marchio Dacia, pronta a sostituire la datata
Spring a partire dall’ultimo trimestre 2026, e l’altra
col badge Nissan, in concessionaria entro i primi
mesi del 2027.
I ROBOT TAXI SBARCANO IN EUROPA?
Weiming Soh, ceo
di Renault Cina,
ha contestualizzato
il progetto Twingo
E-Tech all’interno
di un cambio del
centro di gravità
di “occhi” i computer che guidano le auto: se inizialmente
si parlava di 150mila dollari tra lidar e telecamere ad alta
risoluzione, ora si è scesi sotto la barra dei 50mila. Ecco perché
la statunitense Waimo come la cinese Baidu stanno premendo
sull’acceleratore per sbarcare in Europa, aggiungendo
Londra e Berlino al bouquet di 25 città – da Riad e Nashville
a Pechino e Seul, dove sono già operative. L’unico vero
ostacolo? Le norme: in assenza di una “patente per taxi robot”
europea, l’omologazione dei veicoli Paese per Paese rischia di
trasformarsi in un incubo burocratico senza via d’uscita.
14
15
ECOMONDO. Con Safe, ETS ed Ecomotive
FORMULA
GAS
Al ritorno da Rimini abbiamo abbozzato un racconto
che attribuisce al gas il ruolo di protagonista. Safe
ci ha accompagnati in quello che succede nella
produzione del biometano. Con ETS abbiamo
ragionato dell’applicazione regina del biogas, la
cogenerazione. Ecomotive Solutions ci ha illustrato
un veicolo commerciale alimentato a metano o Gpl
terra
16
Ecomondo, Rimini. La rassegna 2025 ha confermato
che la filiera legata al gas metano e ai
derivati, o ai cosiddetti alternativi, si accredita
tuttora in quel territorio sterminato, dai contorni in
divenire, che si fregia del prefisso “eco”. In questa
narrazione prenderemo spunto dall’infrastruttura localizzata
per soffermarci su due terminali applicativi:
la cogenerazione e i veicoli commerciali.
Safe e le logiche a monte
A monte del processo, Safe è stata pionieristica
nello sviluppo dei primi impianti di biometano,
attingendo al repertorio già disponibile delle proprie
macchine in servizio. Riccardo Bagagli, Cto
dell’azienda bolognese, in seno al gruppo Landi
Renzo, precisa: «Abbiamo modellato la tecnologia
sulle esigenze specifiche della produzione di
biometano. Ci troviamo a Rimini con un prodotto
nuovo, un package di compressione, con l’impiego
del corpo compressore a vite di un altro costruttore».
A fregiarsi del marchio distintivo di “nuovo”,
è un compressore a vite dedicato alla compressione
del biogas nel processo di upgrading a biometano.
È disponibile in configurazione containerizzata
“plug & play”, riducendo sensibilmente i tempi
di installazione e avviamento. Il compressore opera
in condizioni di aspirazione particolarmente
basse (100–500 mbar), mantenendo prestazioni
stabili con portate fino a 2.500 Smc/h e pressioni
di mandata fino a 16 barg. La gamma copre
potenze da 75 a 400 chilowatt, risultando adatta
sia per impianti di piccola che di grande taglia.
Il raffreddamento ad acqua, la lubrificazione a
bagno d’olio con tripla filtrazione e la rumorosità
contenuta garantiscono stabilità termica, affidabilità
e qualità del servizio. Elemento distintivo è
il corpo compressore su slitta estraibile, che consente
interventi di manutenzione rapidi e agevoli.
Il controllo automatico regola la pressione di aspirazione
e la velocità del motore, con linea di ricircolo
per gestire portate e pressioni variabili. Tra le
opzioni figurano il recupero del calore, il chiller e
la termoregolazione del biogas in uscita, per incrementare
ulteriormente l’efficienza complessiva.
Bagagli prosegue nella descrizione: «Per package
di compressione s’intende tutto ciò che si trova
attorno al corpo compressore e consente a questo
di diventare un sistema, a sua volta una piccola
parte dell’impianto, con determinate caratteristiche
legate all’applicazione. In questo caso potrebbe
essere la produzione del biogas; l’upgrading
richiede questa prima fase di compressione. Che si
tratti di erogazione ad alta pressione o di iniezione
in rete, serve comunque un piccolo impianto con
un altro compressore. Due rotori elicoidali effettuano
la compressione al posto del pistone, le viti
ruotano in senso opposto all’interno di un alloggiamento
e quando il gas entra dall’apertura di
aspirazione, viene intrappolato negli spazi tra i filetti
delle due viti e la parete del corpo. Man mano
che le viti ruotano, questi spazi si ridimensionano
progressivamente, riducendo il volume disponibile
al gas, rendendo possibile la compressione del
gas stesso. Questo meccanismo consente, rotando
ad alto numero di giri, rapporti di compressione
molto alti con un corpo compressore compatto. La
soluzione a pistoni può implicare delle limitazioni:
a parità di prestazione, la dimensione è penalizzante.
Il problema successivo è trovare un design
del package congeniale anche da un punto di vista
economico. Non dimentichiamoci che il mercato
del biogas è molto aggressivo sotto il profilo dei
costi. La compattezza si riverbera sulla parte impiantistica,
quindi sul container».
Quale mercato per questo genere di soluzione?
«Tuttora in auge in Europa, in Italia è stimolata
dagli incentivi. Abbiamo recentemente consegnato
package anche negli Stati Uniti».
Palla a ETS per la cogenerazione
Applicazioni stazionarie, per impieghi cogenerativi,
che vedono il gas protagonista in camera
di combustione. È quindi una missione per MAN
Engines, che in Italia fa rima con ETS. Nicola
Tessari conferma le sensazioni anticipate non
troppi mesi fa: «ETS sta proseguendo il suo trend
positivo. A fine anno consegneremo oltre il 30%
in più di motori rispetto al forecast di inizio anno.
Per darle un’idea dei nostri volumi, andremo a
chiudere l’anno fatturando oltre 8 milioni di euro
di ricambi, con la ragionevole prospettiva di salire
ulteriormente nel 2026. MAN Engines c’ha messo
la faccia, per rimediare ad alcuni peccati di gioventù,
per esempio intervenendo sulle testate dei
cilindri, e non solo sulla serie E32. L’E3872, il
12 cilindri da 29,6 litri (AxC 138x165 mm, ndr),
è stato accompagnato fin dall’inizio da grandi
aspettative, che sta finalmente rispettando». Per
rintracciare la notizia più autentica nell’enclave
Le presenze totali
all’edizione 2025
di Ecomondo sono
cresciute del 7%,
con un +10% di
quelle estere.
Oltre 1.700 i brand
espositori, di cui il
18% dall’estero, sui
166.000 metri quadri
di superficie del
quartiere fieristico
17
In carrellata, Safe, i serbatoi Ecomotive e uno
scatto allo spazio ETS a Ecomondo
terra
padovana in Riviera, non ci siamo dovuti fossilizzare
su “elementi metallici” ma su una presenza
deambulante, in carne e ossa. Risponde al nome
di Davide Silingardi, una figura istituzionale a
queste latitudini applicative, nonostante la giovane
età. Secondo il neo Direttore Commerciale, ETS
sta rapidamente recuperando terreno sul fronte
delle macchine a gas: «registriamo tanto interesse
sulle unità da 700 chilowatt, oltre le classiche
unità da 500 kW e 300 kW». In merito alla visione
di medio e lungo periodo, «i nostri sforzi sono
protesi a esplorare nuovi mercati e ad allargare la
base delle risorse umane. Il Gruppo fattura all’incirca
una cinquantina di milioni. Quest’anno era
partito in sordina, registrando successivamente
un progressivo recupero», ci dice lo stesso Nicola
Tessari. Un ‘notizione’ che segnerà questo 2026
riguarda la diffusione di ETS sullo scacchiere europeo.
L’azienda estenderà la sua responsabilità
alla Turchia e all’Est Europa, sulla scia della proiezione
balcanica che vede ETS già operativa nei
paesi della ex Jugoslavia e in Grecia. Nota a margine:
per coordinare al meglio le funzioni, sia su
scala locale che internazionale, il quartier generale
di Padova si è esteso su una superficie di 20mila
metri quadri, dai 6mila originari.
La nostra perlustrazione si conclude, come promesso,
su strada. Alla guida Roberto Roasio, di
Ecomotive Solutions. Vi anticipiamo la sigla, T35.
Ecomotive Solutions: T35 a Gpl o Cng
È un veicolo commerciale di 6 metri con un passo
di 3,6 metri e 1.600 cc sotto il cofano, che rivendica
il diritto a consumare combustibili gassosi. Parola
a Roasio: «Ecomotive Solutions si è messa alla
ricerca di veicoli industriali a ciclo Otto, che in
Europa non esistono più. Per la precisione, un 35
quintali che avesse le caratteristiche di un commerciale
leggero. Abbiamo scovato un costruttore
cinese che ci fornisce il telaio, con un motore nativo
benzina che convertiamo a metano o Gpl. Il nostro
approccio è monofuel, anche se sviluppiamo pure
l’opzione bifuel, con serbatoio per la benzina e un
secondo serbatoio per il Gpl o il metano. Stiamo
affrontando l’iter per l’accreditamento all’importazione
e omologazione dei veicoli. La parabola
che seguiamo è quella della società che si occupa
sia dell’importazione che della customizzazione».
Possibili sviluppi? «Se questa operazione dovesse
stimolare le municipalità interessate alle soluzioni a
idrogeno, potremmo applicare miscele di idrometano
a questo motore. La casa madre cinese dispone
di un due litri che si presterebbe alla conversione
a una miscela 100% idrogeno. Il Dme? In azienda
abbiamo un Iveco Eurocargo che funziona a puro
dimetiletere in ciclo Diesel: abbiamo modificato il
sistema di iniezione, pressurizzando l’andata e il
ritorno del gas. Puntiamo all’auspicata apertura
ai biocombustibili (l’apertura da parte dell’Unione
Europea è arrivata. Vedremo il seguito, ndr). Disponiamo
della tecnologia per adattare il veicolo
a qualsiasi combustibile, per esempio l’etanolo, in
un’area dove le accise siano favorevoli o dove l’etanolo
stesso sia facilmente reperibile».
E l’assistenza? «Stiamo contattando consorzi di
concessionari multimarca per fare un ragionamento
quadro. Nel corso degli anni abbiamo lavorato
con diversi importatori di macchine cinesi, per i
quali ci occupiamo della fase due. Agli altri concediamo
volentieri le automobili, noi siamo interessati
ai veicoli professionali. Voi avete la rete?
E allora condividiamola, noi ci occuperemo della
formazione».
Il T35 potrebbe rappresentare un’alternativa maggiorata
al Piaggio Porter. In conclusione, Roasio
ammette che: «Chissà, un giorno potremmo sviluppare
un ibrido, partendo da questa piattaforma, per
garantire la transitabilità nei centri urbani».
18
19
bym. Il braccio operativo di Yuchai
PROMESSI
SPOSI
Da gennaio BYM è ufficialmente il distributore
per Italia, Spagna e Portogallo dei motori Yuchai
per la generazione di potenza. Al comando
delle attività c’è Rinaldo Marengo, che trasloca
da Bimotor. Con una capacità compresa tra 20
e 4.500 kVA e una proposta super-segmentata,
Yuchai lancia il guanto di sfida a Baudouin, che in
Europa si è ritagliata un ruolo di prim’attrice nella
produzione di energia localizzata
stazionari
In principio furono i gruppi antincendio. Adesso, a
Ciriè, le relazioni con Yuchai si sono stabilizzate
e hanno un nome: BYM. La missione riguarda
la distribuzione, la co-progettazione con gli Oem e
l’assistenza dei motori Yuchai per la generazione in
Italia, Spagna e Portogallo.
Il resto ce lo racconta Rinaldo Marengo, nelle inedite
vesti di General Manager di BYM. «I costruttori
occidentali sono orientati ai motori emissionati e
trascurano le cose semplici, mentre i mercati extra
europei sono tuttora poco inclini all’elettronica, figuriamoci
a sistemi più complessi. Questa realtà
rappresenta tuttora i tre quarti dei motori licenziati
da Bimotor. Ci siamo guardati intorno per
esorcizzare lo spettro della potenziale perdita di
questo genere di prodotto. Ci siamo dunque rivolti
a est, continuando a guardare verso la direzione
in cui Bimotor, da cinque anni a questa parte, importa
motori sprinkler di grande cilindrata a firma
Yuchai. Siamo passati da una trentina di motori
all’anno a circa 250, con un trend indicante un
business in crescita costante.
La discesa in campo di Yuchai
Abbiamo percepito che Yuchai voleva affacciarsi
sul mercato europeo per contrastare la crescita di
Weichai - Baudouin. Fino ad ora, erano entrati nel
mercato europeo in maniera marginale, ora vogliono
esserci massicciamente, nell’off-highway e nella
power generation. Ci hanno dunque contattato
per espandere l’attività al di là della fornitura per
i motori antincendio. Una volta addentrati nella
gamma per la generazione, abbiamo preso atto di
una disponibilità immensa, da 20 a 4.500 kVA (con
lo YC16VTF), con un focus sulla parte alta della
gamma, in termini di potenza, e particolare attenzione
al mondo dei data center, previsto in grande
espansione».
Cosa ha convinto le famiglie Brunero e Pairotto ad
abbracciare questa nuova sfida?
«I loro stabilimenti produttivi in Cina sono sconfinati.
Lì realizzano tutto internamente: dalla ghisa
alle fusioni, stampi, allestimenti, sale prova; la
stessa ingegneria è internalizzata. A Yulin abbiamo
visto bench test a perdita d’occhio equipaggiati con
requisiti super-tecnologici. Come è noto, Yuchai
produce motori per la generazione a marchio mtu
per l’Estremo Oriente. Un accordo partito con la
serie 4000 che prosegue con la serie 2000.
Producono circa 550mila motori anno: Yuchai è da
anni il principale concorrente di Weichai sul mercato
interno cinese. Abbiamo quindi pensato di non
limitarci a essere spettatori, come quando Weichai
ha deciso di investire su Baudouin, ma diventare
protagonisti di questo nuovo corso».
Quale ruolo per BYM?
«BYM non vuole porsi in concorrenza diretta con i
premium brand occidentali. Questo è il motivo per
cui non ci si sente in competizione con FPT, storica
casa madre di Bimotor neanche per la parte di
gamma fino ai 600 kVA.
L’obiettivo è quello di essere un’alternativa al player
cinese che sta spopolando in Europa, consapevoli
delle difficoltà riservate ai nuovi entranti.
Per essere concentrati sull’obiettivo, è stata quindi
creata una società esterna a Bimotor, senza nessuna
partecipazione incrociata: BYM è partecipata
esclusivamente dalla famiglia Brunero e dalla famiglia
Pairotto».
Quindi dopo anni in Bimotor si affaccia una nuova
sfida? Rinaldo Marengo, a questo punto sottolinea
che: «Si, la promozione commerciale del prodotto
Yuchai in Italia, Spagna e Portogallo verrà gestita
da me in collaborazione con la collega Giulia Donvito.
Non saremo soli: per noi sarà di vitale importanza
la gestione dei ricambi e della rete service
nelle nostre aree di competenza. Ecco il motivo per
cui Andrea Avataneo, per la parte di formazione, e
Roberto Gerotto, per il service, ci aiuteranno nella
costruzione di questa nuova entità. Sotto la lente
del nuovo Direttore CommerciaIe Bimotor finiranno
i motori FPT, Raywin, gli sprinkler Yuchai, e tutti i
prodotti a marchio Bimotor.
Le gamme sprinkler Yuchai e FPT Industrial si affiancano,
senza però generare conflitti e concorrenza
diretta tra i due marchi».
Ha accennato al tema ricambi e service. Potrebbe
essere più esaustivo?
«Come BYM riteniamo importantissimo supportare
il mercato anche dal punto di vista tecnico-applicativo,
service e ricambi. Le officine autorizzate
possono essere multimarca, quindi nulla ci vieta
di condividere le reti di assistenza di altri motoristi,
consapevoli che le capacità di intervento delle
nostre officine attuali si fermano a un determinato
livello di potenza. Sulla rete esistente faremo un
lavoro di training, passaggio di competenze, implementazione
di procedure, e troveremo qualche
nome nuovo soprattutto per l’assistenza ai motori
destinati ai data center. Sarà un lavoro intenso ma
importante per essere credibili sul mercato».
Riassumendo, una sfida affascinante. Altro da
aggiungere?
«Abbiamo in casa il primo lotto di motori Yuchai
per le attività di verifica con i clienti. Le prime attività
saranno svolte presso Onis VISA e Coelmo,
che hanno deciso di provare questi motori.
BYM ha siglato un accordo di distribuzione per
Italia, Spagna e Portogallo. Siamo desiderosi di
presentarci ai vari clienti, per saggiare la bontà
della nostra proposta. Inoltre, Yuchai ha una gamma
importante di motori marini per applicazione da
lavoro, attualmente estranea all’accordo di BYM,
ma che potrebbe diventare un business ulteriore da
sviluppare. Come si può notare i programmi sono
estremamente articolati e prevedono un futuro di
intenso lavoro ma, speriamo, anche di grandi soddisfazioni».
In apertura, foto
di gruppo tra il
management BYM
e Yuchai. In alto a
sinistra, uno scatto
al Tech Show di
Madrid. In basso,
a Ciriè (Torino)
20
21
AGRITECHNICA. Le nostre impressioni
ALTRO CHE
BATTERIE
I cinesi si sono presentati in grande stile con gli
endotermici Stage V e le architetture ibridizzate.
Due le chiavi di lettura di questa edizione di
Agritechnica: lo sbarco di Yuchai, e Weichai a
braccetto con Baudouin, e la ritrovata centralità del
range extender come soluzione ponte. Vedremo
se saranno solamente scaramucce di marketing...
terra
In Europa, tanti sono rimasti fermi al Milione di
Marco Polo. L’esplorazione esotica della Terra di
Mezzo da parte del veneziano risale a circa 750
anni fa. Un’era quasi geologica non è servita nel
frattempo ad affrancarsi dai luoghi comuni. Nemmeno
l’egemonia nella tecnologia delle celle per
le batterie ha conferito agli Occidentali una percezione
più equilibrata dell’evoluzione del motore a
combustione interna sul suolo cinese. Patrimonio
esclusivo delle due sponde dell’Atlantico, che ha
inizialmente stentato in Estremo Oriente, per poi
guadagnare spessore a affidabilità. Basti pensare al
record di efficienza, stimata nel 53,09%, raggiunta
da Weichai Power in collaborazione con Bosch. E
così, dopo annunci rinviati e qualche passo falso,
è giunta l’ora dello sbarco nel continente europeo
anche tra le cosiddette Nrmm (Non road mobile
machinery). Le notizie che abbiamo portato a
casa soprattutto dal padiglione 15 della cittadella
fieristica sono due: la prova muscolare di Yuchai
e Weichai e l’emergenza del range extender come
interprete della transizione. Ogni recente edizione
di bauma Monaco e di Agritechnica si è caratterizzata
per un filo rosso che accomunava gli spazi
espositivi: ricordiamo la fioritura di bollini Stage
V ready e, successivamente, la professione di fede
nei confronti dei pacchi batteria. Ad Hannover, nel
novembre 2025, l’elettrico puro è stato, per il momento,
consegnato a una dimensione ipotetica, in
divenire, almeno tra i campi arati. Di Yuchai e di
Baudouin vi racconteremo a parte.
Ci sono i Simpsons
Oriente, anche se non così estremo, è pure il subcontinente
indiano. Negli stabilimenti di Chennai
e Kumbakonam Simpson produce oltre 175.000
unità diesel all’anno, distribuite in circa 200 applicazioni.
L’intervallo di potenza si estende tra
7,3 e 100 chilowatt (cioè tra 10 e 136 cavalli)
e si applica ad architetture a 3 e 4 cilindri in linea.
La famiglia Stage V si affida all’egr esterno
per il 3 cilindri da 2,6 litri e il 4 cilindri da 3,6,
dotati di common rail Bosch. Sul top di gamma,
l’SJV437CR (la sigla identifica il numero dei cilindri,
la cubatura e l’iniezione), dalla cilindrata
di 3,7 litri (AxC 96x127 mm), conferma per l’alimentazione
Bosch, che si occupa anche della centralina
elettronica. La potenza di 80 chilowatt a
2.200 giri si accompagna una coppia massima di
520 Nm a 1.500 giri. Nel post-trattamento fa capolino
anche l’erogazione di urea, che si affianca
al modulo con Doc e Dpf.
Volvo Penta diversifica
Tra i motoristi occidentali la parola “diversificazione”
è di gran moda. Un’attitudine tangibile non
solamente nella rivalutazione dell’ibrido, con l’endotermico
nel ruolo di generatore. Volvo Penta,
per esempio, ha puntato forte sul sistema Co-Pilot,
che allestisce un set di funzionalità e interfacce
A sinistra, il V8
di GM, convertito
a idrogeno da
Dumarey, e un’unità
a firma Simpsons
22
23
AVL: Per VM e non solo
Nello spazio AVL abbiamo parlato con Anton
Arnberger, Director Product and Business Development
Ice-based Powertrain, che ci ha disegnato
un quadro complessivo sulla presenza della
società di Graz. Primo argomento non poteva che
essere il 2,2 litri di VM Motori, convertito a idroterra
flessibili. Le funzionalità della piattaforma spaziano
dalla Hmi (interfaccia uomo-macchina) completamente
integrata, a controlli della macchina,
telecamera con sensori di visione, monitoraggio
della pressione degli pneumatici, informazioni di
servizio. Tra le altre funzioni, il posizionamento ad
alta precisione, l’assistenza al carico con pesatura
di bordo (Obw) e il controllo della stabilità del
veicolo.
JCB Powertrain
JCB ha legittimato la sua evoluzione onomastica in
JCB Powertrain anche di fronte alla platea agricola.
Sul palco il sistema integrato di endotermico (129
kW a 2.200 giri e 690 Nm), trasmissione e assali.
Presente anche il il 4,8 litri a idrogeno, che ha
incassato l’omologazione dell’Unione Europea per
l’impiego su macchine industriali.
Liebherr
Dopo il bauma, il D9612 di Liebherr ha fatto il bis
in Germania. Il 12 cilindri da 27 litri (AxC 135x157
mm) è stato sviluppato per applicazioni off-road
usuranti, ed eroga una potenza massima di 950
kW a 1.800 giri e una coppia di 6.000 Nm a 1.400.
Associare la parola motori a Occidente significa
estendere il campo visivo alle società di ingegneria.
geno, in bella vista allo stand dell’EIMA 2024.
AVL è intervenuta come agente ingegneristico
nello sviluppo del progetto, attualmente allo stadio
di dimostratore, supportando la conversione
dall’originale tricilindrico R753 al funzionamento
a idrogeno, inclusi la progettazione, i controlli
motore e lo sviluppo sui propri banchi prova per
idrogeno. La conversione ha seguito il principio
del massimo riutilizzo di parti del diesel e delle
modifiche minime per l’adattamento all’idrogeno,
per moderare l’impatto economico nell’adozione
di una soluzione così audace. La definiamo tale
perché è un’avanguardia nelle cubature compatte
e nelle potenze inferiori ai 100 chilowatt. Sono
intervenuti sulla testata, per installare le candele; il
collettore di aspirazione è stato adattato al sistema
di iniezione. La prospettiva di utilizzo individuata
dagli autori del progetti è la spazzatrice stradale;
un esemplare è peraltro operante con l’originale
monoblocco diesel.
Un indicatore prestazionale del motore è la Bmep
(pressione media effettiva al freno), che ha raggiunto
il valore di 15 bar. La densità di potenza
di 25 kW/litro consente di restare al di sotto della
fatidica soglia dei 56 kW e dribblare così il rischio
Scr. Infine, AVL si è dichiarata attenta sia ai range
extender, almeno per le applicazioni industriali, e ai
carburanti alternativi, a partire dall’Hvo.
Dumarey
Passiamo a Dumarey che si è presentata con l’iniettore
urea heavy-duty (Rdu), un modulo per il
controllo dell’erogazione di urea. È un sistema autonomo,
con chip integrato nella pompa che genera
le richieste di dosaggio indipendentemente dalla
centralina principale. Non richiede quindi una connessione
fisica diretta alla centralina, ma può essere
collegato tramite CAN, rendendolo facilmente integrabile
anche su veicoli esistenti. Questo grazie
al modulo di alimentazione ActBlue France, dotato
di software proprietario Dumarey che elimina la
necessità di centraline esterne, semplificando l’installazione.
Dumarey è stata tra i primi a introdurre
il concetto di endotermico a idrogeno nella nautica,
con il V8 da 6.6 litri, di derivazione Duramax.
L’Heritage di Castagnola Yachts ha sostituito il diesel
con l’idrogeno, modificando lo scafo in modo
installare quattro bombole con una capacità di 18
chili di idrogeno l’una ad una pressione di 700 bar.
Il Duramax di cui abbiamo parlato ad Agritechnica
eroga fino a 250 kW e 850 Nm e ha delle testate
in manifattura additiva (stampa 3D), al cui interno
sono integrati in un unico pezzo i componenti del
rail per l’idrogeno. Questa soluzione previene il
trafilamento dell’idrogeno, che tende a filtrare attraverso
le guarnizioni, garantendo un’iniezione più
efficiente in camera di combustione.
Dumarey si occupa anche della Ecu, la centralina
di controllo motore, espressamente progettata per
il motore a idrogeno e il controllo degli iniettori
(fino a 12), per gestire al meglio il numero di cilindri.
La Multipurpose è una centralina versatile che
può funzionare sia come unità di controllo veicolare
(Vccu), coordinando più centraline, sia come Fuel
cell control unit (Fcu), espressamente dedicata al
controllo delle celle a combustibile. Allo stand Dumarey
anche un campione della famiglia di componenti
meccanici – ingranaggi, sincronizzatori, alberi
e portaplanetari, e il volano Serie 600 che fornisce
600 kJ, concepito per 10 milioni di cicli completi
di carica-scarica.
Sopra, lo stand
AVL e il Co-Pilot di
Volvo Penta
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agco power. All’Agritechnica
LABORATORIO
DI IDEE
AGCO Power si è sganciata dall’eredità di Sisu,
senza rinnegarla, rielaborando il principio cardine
della affidabilità. La famiglia Core si compone
di tre cubature, 5, 7,5 e 8 litri. Nello spazio
incuneato nello scenografico mega-stand di AGCO
Corporation abbiamo visto anche un prototipo di
motogruppo propulsore con il Core50 alimentato
a idrogeno, in modulazione ibrida, e un pacco
batterie da 150 kWh, con chimica Nmc
A sinistra, il Core50 in formato ibrido-idrogeno.
Qui sopra, il Future Battery Concept
terra
Era lo scorso aprile, quando abbiamo incontrato
Tommi Puomisto, Marketing Manager di
AGCO Power, in quel di Monaco. Proprio al
bauma è stato svelato il Core 80, il top di gamma di
una famiglia che, a scendere, annovera un 7,5 e un
5 litri. Lo abbiamo reincontrato ad Hannover, dove
abbiamo discusso della traiettoria dello sviluppo di
unità propulsive per i trattori, concentrandoci sulle
curve prestazionali, sul risparmio di carburante,
quindi sulla riduzione delle emissioni di CO2, con
un occhio ai futuri requisiti in materia di carburanti
alternativi. La presenza dell’ex Sisu all’interno del
padiglione di AGCO Corporation non si è limitata
ai tre moschettieri della famiglia Core. In esposizione
c’erano anche il 6 cilindri da 8,4 litri (313
kW e 1.750 Nm), un concept di pacco batterie da
150 kWh con celle cilindriche Nmc, incapsulato in
un elegante “scatola” rossa, e un altro prototipo: si
tratta di un calcolatore di CO2 sviluppato in collaborazione
con Valtra. Questa soluzione rileva il
tipo di carburante utilizzato e calcola l’impronta di
carbonio operativa delle macchine agricole.
Dice Veravis
A questo proposito, Bianca Lind, amministratrice
delegata di Veravis (una consociata interamente
controllata da Agravis Raiffeisen) ha dichiarato:
«Veravis si impegna a sostenere gli agricoltori nel
soddisfare i requisiti del Green Deal dell’UE, garantendo
al contempo una produzione agricola sostenibile
e redditizia. Integrando il calcolatore di CO2 di
AGCO Power, miglioriamo l’accuratezza dei nostri
calcoli dell’impronta di carbonio dei prodotti specifici
per sito e coltura. I dati convalidati sull’utilizzo
di carburante specifici per sito rafforzano la credibilità
dei rapporti sulla sostenibilità e semplificano
la documentazione per tutte le parti interessate, in
particolare gli agricoltori».
Per quanto riguarda la visione finlandese sull’elettrificazione,
Kari Aaltonen, direttore dello sviluppo
prodotti, ha aggiunto: «Oggi, il modo migliore per
un agricoltore di ottenere un funzionamento a emissioni
zero è utilizzare una trasmissione elettrica. In
futuro, la maggior parte dei lavori agricoli regolari
potrà essere svolta con un trattore equipaggiato da
batterie. La sfida sarà rappresentata dalle lunghe
giornate di lavoro, ma la ricarica CC ad alta potenza
consentirà agli operatori di riprendere il lavoro
in circa 40 minuti».
Parla ad Ismo Hämäläinen
Tuttavia, non è stato con Tommi Puomisto che abbiamo
approfondito lo sviluppo della famiglia Core,
la strategia sui combustibili alternativi, i sistemi di
elettrificazione e ibridi, il power pack modulare e
il concetto di ibrido a idrogeno. La nostra guida è
stata Ismo Hämäläinen, responsabile del reparto
Engineering Power System Performance. Parlando
della piattaforma motoristica, ha sottolineato che
AGCO ha sviluppato questo motore specificamente
per le esigenze dei trattori, e soddisfare i requisiti
di affidabilità, prestazioni e risparmio di carburante.
Questi obiettivi sono stati raggiunti e dimostrati
con successo, con eccellenti risultati certificati dalla
DLG sui trattori delle serie 600 e 700, in particolare
con i Core 50 e Core 75. L’affermazione finale
di Ismo Hämäläinen, secondo cui la piattaforma
Core funge anche da solida base per lo sviluppo
futuro con carburanti alternativi, ci introduce a una
dimensione vissuta attivamente dall’azienda finlandese.
È in fase di sviluppo un progetto di motore
a idrogeno. Sono inoltre in corso ricerche su altri
carburanti alternativi adatti alle applicazioni industriali,
come l’etanolo e il metanolo, anche se questi
potrebbero richiedere la conversione al ciclo Otto,
principalmente attraverso un percorso di ricerca
sull’accensione comandata. La scuola scandinava è
fortemente orientata alla riduzione delle emissioni
allo scarico, il che si traduce naturalmente in un
approccio all’elettrificazione. I trattori elettrici sono
considerati adatti a gamme di potenza più basse,
grossomodo fino a 100 chilowatt o poco più. Le
soluzioni ibride, d’altra parte, sono viste come un
modo efficace per migliorare l’efficienza del motopropulsore
e ridurre significativamente le emissioni
di CO2. Per quanto riguarda la chimica delle
batterie, l’approccio attuale per i sistemi ibridi è
l’Nmc (nichel manganese cobalto), in ragione della
sua elevata densità energetica, fondamentale dato lo
spazio limitato disponibile sotto i cofani deitrattori.
Power pack modulare mild hybrid-idrogeno
Infine, AGCO ha svelato una scelta controcorrente:
il motorista finlandese sta esplorando un concetto
unico di “power pack modulare” che prevede un
motore a combustione interna alimentato a idrogeno
combinato con un sistema ibrido a 48 volt.
Questa impostazione mira a:
• Implementare la curva di potenza e fornire un
“boost” per brevi periodi, quando richiesto;
• Migliorare le prestazioni transitorie e la risposta
del pacchetto propulsivo, consentendo una rapida
erogazione di potenza.
Sebbene ad Hannover sia stato mostrato insieme a
un Core50 modificato per utilizzare l’idrogeno, si
tratta solo di una delle molteplici opzioni di carburante
alternativo insieme al metanolo, all’etanolo e
al biogas, tra gli altri. Il concetto di “power pack
modulare” può essere infatti applicato per aumentare
la potenza massima o migliorare l’efficienza del
carburante con qualsiasi carburante liquido. Ogni
tipo di carburante richiede specifiche modifiche al
motore, quindi il concetto è ancora in fase di sviluppo
e nelle prime fasi di realizzazione.
Questo tipo di test e sviluppo risponde esattamente
alle aspettative che nel 2024 hanno ispirato la
costruzione del Clean Energy Lab, nell’ambito del
sostanzioso investimento di AGCO all’interno dello
stabilimento di Linnavuori, in Finlandia.
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baudouin. E la declinazione offroad
SI CHIUDE
IL CERCHIO
Baudouin è sbarcata all’Agritechnica. Una
operazione anfibia, in considerazione della
vocazione marinara di Cassis. Affermatasi
come attore di primo piano della generazione,
è attrezzata con una famiglia completa di
endotermici e di sistemi ibridi. Vitale, in
questo senso, l’interazione con Weichai
Le voci si rincorrono da prima del bauma Monaco.
La notizia, insomma, aleggiava nell’aria:
Baudouin è pronta a sbarcare armi e bagagli
nell’affollatissima arena delle applicazioni mobili
industriali. L’azienda francese completa così il proprio
slancio espansivo, che dalle flotte di pescherecci
è approdato ai saloni diportistici e ha trovato
la consacrazione nelle generazione di potenza. Ad
Hannover abbiamo incontrato un nostro abituale
compagno di viaggio, nell’esplorazione dell’universo
sino-francese: Sébastien Peyron, Vice President
- Strategy and Engineering, Chief of Staff
di Bauduoin.
giusto per Baudouin per compiere questo passo».
nire sistemi completi».
sviluppo futuro in cui motori, sistemi idraulici, elettronica
e trasmissioni saranno progettati per funzionare
Questo implica anche lo sviluppo di motori,
idraulica, elettronica e trasmissioni come un unico
pacchetto».
La sfida della personalizzazione
«La personalizzazione è essenziale. La nostra linea
Stage V include versioni strutturali, non strutturali
e power pack (con radiatore e ausiliari premontati).
Ma i gruppi di ingegneri al lavoro in Francia
e presso le altre consociate adattano i prodotti ai
requisiti specifici richiesti dagli Oem, soprattutto
quelli medio-piccoli.
Provenendo dal settore marino, sappiamo cosa significa
un approccio sartoriale. In mare, non esistono
due sale macchine uguali. I motori possono
essere gli stessi, ma le interfacce, i regimi di potenza
e le opzioni devono essere cuciti su misura. Lo
stesso discorso vale in questo contesto. In qualità
di fornitori di soluzioni, dobbiamo rivelarci compatibili
con le macchine esistenti e, in alcuni casi,
sostituire i motori della concorrenza. Quindi l’adattamento
è parte del nostro dna».
Anche l’Ecu è intra moenia
«La centralina elettronica e il sistema di gestione del
controllo sono sviluppati all’interno del gruppo».
I sistemi ibridi
sono l’asso
nella manica di
Baduouin, grazie
alle sinergie del
gruppo Weichai
Endotermico e non solo
«Facciamo parte del Gruppo Weichai. All’interno
del Gruppo abbiamo aziende sorelle come Lovol,
importante produttore di trattori e macchinari
agricoli, e altre come Aradex, LHY e VDS. Aradex
è un’azienda tedesca che fornisce elettronica,
batterie, inverter e motori elettrici. LHY, ex Linde
Hydraulics, produce invece componenti idraulici.
VDS, con sede in Austria, sviluppa, progetta e produce
trasmissioni.
Con la nostra nuova gamma di motori Stage V, siamo
in grado di offrire pacchetti completi agli Oem
dell’off-road. Ad Agritechnica stiamo mostrando tre
esempi di soluzioni integrate:
La serie DH prevede motore più pacchetto idraulico
a cura di LHY.
La serie DeV si compone di un motore da 56 chilowatt
combinato con un sistema di trasmissione
completo e un sistema ibrido di Aradex.
Un terzo pacchetto, siglato DhV, abbina i nostri
motori Stage V a un sistema Cvt Vds completo, oltre
ai componenti idraulici di LHY.
Ci siamo presentati ad Agritechnica per svelare sia
la gamma di motori che la nostra capacità di forterra
Perché ora?
«Circa nove anni fa abbiamo avviato una strategia
di diversificazione per creare nuove opportunità
nella generazione di energia, dove abbiamo avuto
molto successo, soprattutto nei data center, pure in
tempi recenti.
Fino ad ora abbiamo gestito prodotti destinati ad
applicazioni industriali con motori a velocità variabile
per usi stazionari, in particolare motopompe
e gruppi antincendio. Abbiamo quindi deciso
di entrare nell’enorme mercato delle applicazioni
off-road. Siamo in grado di riprogettare e adattare
le nostre piattaforme motore esistenti per questi
segmenti. Quest’anno, qui ad Agritechnica, stiamo
lanciando la nostra nuova gamma di motori conformi
allo Stage V, capaci di erogare da 33 a 566
chilowatt».
Cosa vedete nel mercato agricolo?
«Sicuramente vediamo delle opportunità, molte opportunità.
Il settore agricolo è una parte importante
della nostra strategia di diversificazione. Con un
mercato ampio e una forte domanda di soluzioni
di alimentazione affidabili, rappresenta il momento
Utilizzate ancora l’Egr o il solo Scr?
«La nostra proposta copre da 33 a 566 chilowatt.
Disponiamo di sette motori che ci permettono di
segmentare in modo completa la fascia di potenza
da 56 a 600 chilowatt.
La maggior parte dei motori è equipaggiata con
Scr, Dpf e Doc. Alcuni utilizzano anche un Egr
esterno raffreddato. Il modello più piccolo della
gamma presentata qui ad Hannover, il 4M06 da 33
a 56 kW, non richiede l’Scr, in conformità a quanto
richiesto dalla normativa Stage V».
Al di fuori dell’Estremo Oriente
«Stiamo lanciando questa gamma motoristica proprio
in questa sede. Molti dei nostri progetti iniziali
hanno coinvolto attori industriali dell’Estremo
Oriente. L’obiettivo è però quello di penetrare nel
mercato off-road a livello globale, in particolare
come fornitori di pacchetti propulsivi in Europa,
Medio Oriente e Africa. Agritechnica si è confermata
una grande opportunità. C’è una vera sinergia
tra le aziende del Gruppo. Non stiamo semplicemente
acquistando e assemblando componenti; siamo
una famiglia, che sviluppa soluzioni integrate.
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carraro. l’Ifu e altro ancora
ALTRO CHE
‘IL SOLITO’
Carraro non si accontenta di presidiare con
successo l’area degli specializzati e si è
attrezzata per insidiare la ghiotta porzione
di trattori dedicata a impieghi aziendali.
Ad Hannover una “messe” di successi firmati
con Claas, Massey Ferguson e Seederal
Ci sono un pre e un post Agritechnica. Sul numero
di novembre 2025 vi abbiamo raccontato la
pregnanza di significati dell’AG+. Per capirne di
più di questa fiera, direttamente in situ, abbiamo consultato
ancora lui, Fulvio Lo Conte, Sales & Marketing
- Business Development Director. «L’Ifu è parte
della nostra proposta qui all’Agritechnica 2025, che
ruota intorno alle competenze Carraro, attraverso prodotti
particolarmente innovativi, per contenuti e per
posizionamento sul mercato. Ci siamo allargati su un
perimetro di competenze più esteso. L’Ifu (Indipendent
front unit) condensa due linee di innovazione: è un
sistema di assale anteriore a sospensioni indipendenti,
particolarmente integrato sull’avantreno del trattore. È
tendenzialmente customizzato, perché la parte centrale
dell’assale è parte integrante del supporto anteriore
del trattore e ci sono due sistemi di sospensione, chiamati
in automotive ‘a quadrilateri deformabili’ (dual
wishbone), altamente performanti, che consentono il
mantenimento pressoché invariato delle geometrie di
sterzo durante il movimento di compressione ed estensione
della sospensione. Massima produttività, trazione,
comfort, sicurezza, perché l’handling deve essere
il migliore possibile, specialmente in fase di trasporto,
considerando che le velocità massime stanno salendo
fino a 60 km/h. Per Carraro, da sempre sostenitrice
dell’importanza della sospensione anteriore nei trattori,
rappresenta una configurazione di assali nuova,
che si va ad aggiungere alle soluzioni già disponibili
come: “Ifas” (indipendent front axle suspension), “S”
(sospensione singola) e “SI” (sospensione indipendente).
Sono proposte tendenzialmente dedicate alle alte
potenze, anche se ci sono esempi sui vigneti e frutteti,
e ovunque ci sia l’esigenza di massima prestazione. Se
da una parte l’innovazione riguarda un assale, anzi,
un vero e proprio sistema di avantreno, dall’altra c’è
la possibilità di sviluppare con questa soluzione un
modulo anteriore che potrebbe anche essere motorizzato,
elettricamente o idrostaticamente, attraverso
l’integrazione della nuova trasmissione Carraro THE.
Complessivamente quindi un modulo anteriore traente
e meccanicamente indipendente dall’assale posterioterra
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re. Carraro progetta driveline, ma sviluppa anche il
trattore completo, e quindi si sta evolvendo pensando
a schemi diversi per i veicoli agricoli. Con l’elettrificazione
si stanno rimuovendo i vincoli fisici convenzionali,
per far posto a soluzioni modulari ibride o pureelettriche
sempre più aderenti alle specifiche esigenze
dell’utilizzatore finale.
Spunti elettrici
In riferimento all’elettrico, avevamo iniziato con una
trasmissione (eT75) in grado di integrare l’intero powertrain
(motore+trasmissione) nella medesima fusione
del ben noto transaxle T100: due motori elettrici
coassiali, uno per la trazione, l’altro per la pto e i servizi.
Oggi studiamo soluzioni diverse, con motori non
necessariamente in linea bensì paralleli o disposti opportunamente
per la massima compattezza. La trazione
integrale può ancora essere garantita con un albero di
trasmissione verso l’anteriore o, come prima accennato,
seguire un trend automotive con 4wd elettrico e la
possibilità di gestire in modo indipendente la trazione
sull’anteriore e sul posteriore senza un rapporto fisso
e con tutti i benefici potenziali derivanti».
Dagli specializzati agli utility
Parlando di trasmissioni agricole convenzionali, presentiamo
con la T135 una nuova famiglia di prodotto,
che ci fa uscire dall’ambito degli specializzati e si rivolge
agli utility, macchine molto apprezzate perché
estremamente versatili, fino ai 135 cavalli (150 hp
con EPM). È concepita in chiave meccanica con un
numero di marce elevato, 36F+18R, per aver oltre 12
velocità tra 4 e 12 km/h, ovvero nel range di utilizzo
in cui il trattore svolge oltre il 70% della sua vita in
tutte le condizioni di tiro. Già presentata ad Agritechnica
2023, quest’anno la proponiamo nella versione
EvoShift, con 6 marce robotizzate, che si aggiungono
al power Hi-Lo e al power shuttle. Il cambio marcia è
gestito elettronicamente e può seguire la richiesta del
driver o decidere in automatico coerentemente con le
condizioni di lavoro della macchina. Le 6 marce non
sono in powershift, ma adottano la tecnologia Amt,
quella giusta per mantenere i costi contenuti, pur
offrendo maggior comfort ed una elevata facilità di
guida. In futuro la famiglia T135 si completerà con
la versione Cvt, di cui abbiamo presentato il modulo
anteriore powersplit, che nasce in comune alla più
piccola T100 Cvt, debuttante in fiera su due importanti
“premiere”: Claas Nexos2 Cmatic e MF3 Dyna-VT.
Agritecnica rappresenta da sempre il più significativo
momento di confronto tra i produttori e il mercato, una
settimana in cui si condividono le scelte strategiche e
le evoluzioni tecnologiche, ma si evidenziano anche
le crescite in capacità e competenza. In questa ottica
il gruppo Carraro ha presentato le sue potenzialità e
la sua strategia futura, che in una visione globale si
traducono in proposte innovative, ma sempre accessibili:
la tecnologia giusta per tutti, non più di quello
che serve».
Impressioni sulla fiera
«Avendo partecipato al congresso tecnico organizzato
dal Vdi ho toccato con mano l’orientamento degli studi
ingegneristici di settore tra università e aziende. L’innovazione
sostenibile è il concetto trainante e trasversale,
che nella pratica si traduce in una corsa alla sofisticazione
e ottimizzazione dell’agricoltura di precisione.
Per i trattori, ma principalmente per le macchine da
raccolta, nuovi sensori, sistemi di visione, automazione
e robotica fanno sempre più affidamento su banche dati
e simulazioni gestite da supervisori dotati di IA. Il fine è
quello di aumentare la produttività riducendo gli sprechi,
superando i limiti fisici umani e convivendo con
i cambiamenti climatici oramai evidenti. Per quanto
riguarda l’hardware dei veicoli, ovvero la meccanica e
in particolare il powertrain, poche le novità; si continua
a lavorare sull’elettrificazione nella ricerca di formule
più convincenti, anche se è più evidente una polarizzazione
delle scelte tecniche. Tendenzialmente il puro
elettrico si conferma idoneo per una fascia di potenza
medio-bassa (fino ai 130 cavalli), dove l’utilizzo è vario,
non serve un’autonomia elevata e il tempo di ricarica
è compatibile con i cicli di lavoro quotidiani. Per
le potenze più elevate si rafforza il concetto del motore
endotermico a bordo, sia come “range extender” abbinato
alla trazione elettrica, sia in architetture ibride
parallele. Nei casi di lavori continuativi in campo aperto
la soluzione oggi disponibile a più basse emissioni è
quella dei Mci che utilizzano bio-carburanti o prodotti
provenienti da filiere rinnovabili. In merito alla novità
presentate in fiera sicuramente grande risalto alla
tecnologia Cvt per macchine specializzate, sofisticate
e compatte, diffusione della sospensione anteriore in
diverse configurazioni, conferma di veicoli smart (“modern,
simple and reliable”) per la categoria utility fino
ai 130 cavalli. Tutto questo è lo specchio dei tempi e il
gruppo Carraro si trova perfettamente allineato».
Si fa in tre: Claas, Massey Ferguson e Seederal
Ad Hannover quelli di Carraro hanno
sciorinato una trilogia di collaborazioni
che vale la tripletta di Paolo Rossi in
Italia-Brasile ai Mondiali di Spagna.
La sagoma del Claas Nexos 2 Cmatic
emerge nell’ambito di un programma
congiunto di Carraro Agritalia e Claas,
la Cvt per gli specializzati. Massey
Ferguson ha svelato la serie MF 3
Speciality, l’ultima generazione di
trattori specializzati progettati per offrire
prestazioni elevate.
Il cuore della novità è la trasmissione
Dyna-VT, sviluppata in collaborazione
con Carraro: un sistema che combina
moduli idrostatici e meccanici in un
design compatto, gestito da elettronica
avanzata. Questa soluzione permette
una modulazione della coppia fluida
e continua, con vantaggi tangibili
in termini di efficienza dei consumi,
precisione operativa e comfort anche su
terreni particolarmente impegnativi.
In quanto a Seederal, la start-up
francese ha consentito a Carraro
di sfoderare le competenze
nell’elettrificazione. Il perno della
collaborazione è lo sviluppo di una
catena cinematica completa, che
include la THE, sulla quale ci siamo
«Questo progetto
evidenzia la
nostra capacità di
concepire sistemi
meccanici avanzati
insieme a Oem
innovativi» ha
dichiarato Andrea
Conchetto, Ceo del
Gruppo Carraro.
«Supportare
Seederal con
un assale
personalizzato ad
alte prestazioni
sottolinea il
nostro impegno
a consentire
l’elettrificazione
dell’agricoltura con
le migliori soluzioni
di trasmissione
della categoria»
soffermati. Compare anche l’Ifu,
Independent front unit, un assale
anteriore di nuova generazione con
sospensioni indipendenti, progettato
e ingegnerizzato da Carraro
appositamente per questa futura
piattaforma di trattori elettrici. Dotato di
un innovativo sistema telaio-batteria e di
una potenza di 160 cavalli (117,6 kW), il
trattore elettrico di Seederal è sostenuto
da 7,1 milioni di euro di finanziamenti
da aprte di società di venture capital
come Supernova Invest e Ankaa
Ventures, insieme a 3,7 milioni di euro
dall’iniziativa France 2030.
31
deutz. Si sente sempre a casa
DOVE C’È
IL MOTORE
Le ultime acquisizioni di Deutz (ARX Robotics
e Sobek) tracciano una direzione di sviluppo
parallela a quella convenzionale. Una convenzione
che risponde alle esigenze degli agricoltori,
che si tratti di specializzati, trattori, sollevatori o
motopompe. Allo stand abbiamo avvistato un
6 litri di nuovo conio e le soluzioni post-vendita
come Fusion Hub e il programma XCharge
A sinistra, il TCD6.0, capace di spingersi fino a 221
kw e 1.100 Nm. Di seguito, le batterie heavy-duty,
che si rivolgono alle macchine operatrici
terra
All’Agritechnica abbiamo momentaneamente
archiviato la spinta alla diversificazione di
Deutz per riabbracciarne la tradizionale prospettiva
motoristica. Partiamo con la nuova stella nel
firmamento di Colonia, ed è proprio un endotermico.
Cosa ci raccontate del TCD 6.0 a sei cilindri?
«È stato sviluppato sulla tecnologia più recente di
Deutz, caratterizzato da un singolo albero a camme
in testa, testata a flusso incrociato e Vgt. Offre
un’elevata densità di potenza, con 221 chilowatt.
Sebbene sia stato concepito con coppa strutturale,
servirà anche applicazioni industriali».
Allarghiamo lo sguardo agli altri motori. «Il Tcd
10.7 (precedentemente M2) e il Tcd 7.7 (precedentemente
Ttcd 7.7) sono stati adattati con coppe
dell’olio strutturali e turbine posizionate in alto, per
integrarsi perfettamente nei trattori. In produzione
seriale da settembre, il Tcd 3.9 eroga fino a 110 kW
e 642 Nm, il Tcd 4.0 a 130 kW, con 700 Nm di picco.
Albero a camme in testa, due valvole e una testata a
flusso incrociato. Consente una facile manutenzione
da entrambi i lati e intervalli di cambio olio di
1.000 ore. Il post-trattamento compatto prevede la
miscelazione dell’AdBlue nel tappo terminale per
ridurre la lunghezza del tubo. È disponibile come
power pack per la movimentazione, l’edilizia e la
produzione di energia (ad esempio, il 100 kVA per
applicazioni G-drive)».
Cosa cambia con il nuovo sistema di post-trattamento
sviluppato con HJS? «Questo sistema,
per motori di grossa cilindrata (Tcd 10.7, Tcd12.8,
Tcd15.6), offre una maggiore flessibilità nell’integrazione
della macchina, consentendo di personalizzare
l’orientamento dei componenti».
Quali batterie fornite? «Sono disponibili diverse
versioni di batterie Nmc e Lfp che vanno da 39 a
195 kWh per pacco batteria, in diversi alloggiamenti
(alluminio o acciaio), con varianti per la gestione
termica; altre varianti e opzioni arriveranno nel
2026. Le batterie con chimica Nmc sono progettate
per forti sollecitazioni, resistenti a urti, vibrazioni
e climi rigidi. La modularità consente variazioni in
altezza, lunghezza e larghezza; anche le Lfp sono
già disponibili, tra le altre, a 32, 130 o 195 kWh.
Altre varianti e opzioni saranno disponibili a partire
dal 2026».
Batterie e dintorni
Cosa apporta l’acquisizione di UMS? «Deutz è
ora in grado di offrire batterie progettate su misura,
inclusi telai di componenti preassemblati per
qualsiasi tipo di applicazione (ad esempio, gli escavatori),
integrando servosterzo, inverter AC, DC,
caricabatterie di bordo e Pdu senza modificare il
layout originale della macchina. UMS fornisce anche
competenze per le batterie intercambiabili».
Come funziona il sistema di gestione della batteria?
«Ogni batteria include un Bms di Futavis,
che gestisce la temperatura, la sicurezza e la supervisione
delle celle, comunicando in tempo reale
tramite CANBus».
Fornite soluzioni range extender? «Sì. Un piccolo
motore diesel può fungere da range extender, riducendo
la capacità della batteria richiesta e il peso
del veicolo. Ciò consente un funzionamento prolungato
(10-14 ore) senza infrastrutture di ricarica,
funzionale alle esigenze dei grandi trattori agricoli,
bilanciando l’autonomia con la riduzione del peso».
Come funziona il programma di rigenerazione
Xchange? «Quando un motore raggiunge la fine
del suo ciclo di vita utile, il concessionario Deutz
assiste il cliente con un motore Xchange, rigenerato
o nuovo, a seconda delle esigenze del mercato.
La consegna richiede in genere 2-11 giorni lavorativi.
Durante questo periodo, il cliente può programmare
le riparazioni. È richiesto un deposito
cauzionale per il motore vecchio, che deve essere
restituito entro due anni. Tutti i nuovi motori Deutz
sono progettati per cicli di rigenerazione multipli,
offrendo un risparmio sui costi fino al 40% rispetto
a un motore nuovo acquistato tramite la rete di assistenza,
mantenendo gli stessi standard di qualità
e la garanzia di un prodotto nuovo (2 anni, estendibile
a 5 anni)».
Pre e post vendita
Non c’è solo la logica di prodotto nella semantica
Deutz. Chiamatelo aftermarket, post-vendita o service,
comunque è l’elemento chiave per supportare
Oem e utenti finali nella gestione delle vere proble-
matiche. Qui interviene la logica della remotizzazione,
dell’IoT, della AI.
Cosa ci raccontate di Fusion Hub? «È una piattaforma
digitale sviluppata da Deutz per migliorare
la manutenzione, rivolta a tecnici, utenti e Oem.
Fusion Hub consente l’identificazione precisa dei
pezzi di ricambio, l’assistenza remota e persino la
manutenzione predittiva».
Come funziona l’identificazione dei pezzi di ricambio?
«Tradizionalmente, identificare un pezzo
di ricambio significava descriverlo al telefono:
forma, dimensione, colore, sperando che l’esperto
indovinasse il componente corretto. Con i servizi
digitali di Deutz, inserisci semplicemente il numero
di serie del motore e il sistema carica l’esatto
modello 3D del tuo motore. Ogni vite, ogni componente
è mostrato esattamente dove si trova in quella
configurazione specifica. Il sistema è attualmente
disponibile in tedesco e inglese».
Anche la manutenzione è tracciata? «Ogni intervento
è automaticamente aggiunto alla cronologia
di servizio del motore».
Fusion Hub ha una funzione predittiva? «Connette
macchine e tecnici in un ecosistema digitale
per rilevare i problemi prima che diventino guasti.
Quando una macchina riscontra un problema, o sta
per riscontrarlo, la piattaforma invia automaticamente
un’e-mail di avviso al tecnico, che controlla
lo stato reale della macchina e tutti i messaggi di
errore remoti generati dal sistema. Può anche accedere
ai dati storici degli ultimi tre o dodici mesi
per verificare se il problema si è verificato in precedenza
e cosa è stato modificato in quel momento.
In molti casi la piattaforma invia un avviso due
ore prima che si verifichi il guasto. Ciò è possibile
grazie all’analisi basata sull’intelligenza artificiale.
Il sistema elabora numerosi segnali, ad esempio 11
parametri registrati in 30 minuti. L’IA identifica i
modelli e propone le cause probabili. Il tecnico valuta
quindi la gravità e decide se recarsi dal cliente
anche prima che il cliente stesso noti il problema».
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FPT. E quel feeling coi campi
SODALIZO
BUCOLICO
FPT ha annunciato la terza punta di
diamante di questa congiuntura agricola:
dopo Lindner e JCB si è aggiunta
SDF. Nello spzio espositivo abbiamo
toccato con mano Forma, batteria superflessibile,
l’F28 ibrido ad alto voltaggio e
l’usuale rassegna di endotermici
TERRA
Dall’intelligenza di FPT trafila una naturale
sensibilità per la dimensione artistica, come
testimonia la lunga teoria di sodalizi culturali
intessuti negli anni recenti, a partire da quelli a
supporto della Biennale di Venezia e di Leonardo. Il
genio di Vinci, d’altronde, prima che pittore, è stato
un ingegnere ante litteram. Per esaltare questa vocazione,
all’Agritechnica è stata affidata ai gemelli
Marco e Stefano Van Orton la direzione artistica. I
due designer torinesi hanno riletto l’estetica dello
spazio espositivo in chiave ‘pop warholiana’, giocata
sulla sublimazione dei motori in entità policrome.
Michele Lopez è l’Head of Off-road Portfolio
& Product Management di FPT. «Abbiamo voluto
mostrare tutte le nostre anime commerciali» ci dice,
«e la nostra capacità di indirizzarci agli Oem del
mondo agricolo. Cominciamo la panoramica con
gli Ipu, prodotti plug&play pensati per fornire rapidamente
potenza. Unità integrate per essere di
rapido impiego, con la presenza di filtri, post-trattamento,
radiatori. In questa veste abbiamo esposto
l’F36 e il Cursor 9, in rappresentanza di una
gamma che copre da 40 a 407 kW.
Cursor 16 TST
Passiamo al Cursor 16 bistadio, che equipaggia
lo Steiger 785; è stato concepito per supportare il
mondo dell’agricoltura heavy duty ad altissima potenza.
È il Cursor più potente di sempre, capace di
coprire fino a 633 kW a 1.900 giri e di andare oltre
3.500 Nm. Il doppio stadio contribuisce a fornire la
coppia necessaria ai bassi giri e la potenza richiesta
a un regime elevato, per coprire tutte le applicazioni
e gli utilizzatori possibili». Interrompiamo
qui la fluida narrazione di Lopez per contestualizzare.
Siamo al Farm Progress Show di Decatur, in
Illinois, nel 2023. Il C16, Diesel of the year 2014,
abbraccia la sigla TST (Two Stage Turbo). Lo Steiger
715 di CASE IH gonfia la curva di potenza del
10%, quella di coppia del 6% rispetto al precedente
modello Steiger 645, equipaggiato con il Cursor 13
TST. Il Cursor 16 a doppio stadio è stato testato per
oltre 20.000 ore sia al banco di prova che in campo.
«Qui, abbiamo i prodotti pensati per una soluzione
intermedia» riprende Lopez. «Partiamo dal ‘base
engine’, l’N67, che quest’anno celebra 25 anni di
attività. È il nostro fiore all’occhiello nell’off-road,
con oltre due milioni di unità prodotte e la capacità
di applicare il concetto di design-to-machine, per
offrire coppe dedicate e collettori di aspirazione,
per offrire coppe e collettori di aspirazione, di volta
in volta personalizzati per supportare le esigenze
dei nostri clienti».
Anche qui urge un’integrazione.
A braccetto con la Serie 8 TTV di Deutz-Fahr
Dopo l’annuncio di Lindner e quello di JCB, il terzo
recente ingresso nell’olimpo agricolo di FPT è
Same Deutz-Fahr, proprio con l’N67. L’esacilindrico
da 6,7 litri (AxC 104×132 millimetri) è compatibile
con l’Hvo, offre intervalli di cambio olio da 1.000
ore, affidandosi, peraltro, a una coppa dell’olio su
misura e a un software integrato di gestione motore,
sviluppati in collaborazione con Deutz-Fahr, che
consentono di soddisfare i requisiti specifici della
nuova Serie 8 TTV. Torniamo a Lopez. «L’XCursor13
è stato insignito l’anno scorso dell’Alternative
Engine Award. È disponibile sui camion e ci stiamo
adoperando per estenderlo all’off-road. Arriveranno
delle chicche interessanti anche in questa direzione».
Rispolveriamo alcune note a margine, estrapolate da
una chiacchierata con Andrea Abbà, l’Head of Onroad
Portfolio & Product Management di FPT, che
tempo fa ha disquisito con noi del rinnovato 13 litri
per applicazioni stradali. «La stella polare è stata
la riduzione dei consumi. Per rispettare questo input,
il motore è stato completamente rivoluzionato a
partire dal monoblocco dove, in termini di materiali,
siamo passati alla ghisa a grafite compatta. È stato
introdotto un nuovo sistema di azionamento valvole
per massimizzare la potenza frenante, che consente
al veicolista di evitare l’installazione del retarder
in molte applicazioni. Un accorgimento che per il
cliente finale significa conseguire un saving di tutto
rispetto. Abbiamo ridimensionato l’albero motore e
abbiamo ridotto i diametri dei perni di biella e perni
di manovella, ed è stata inserita una turbina a controllo
elettronico con cuscinetti sfera e doppio flusso.
In questo modo è stato ottimizzato il flusso dell’aria
e, di conseguenza, il consumo di combustibile.
Abbiamo modificato il common rail: la pressione è
passata da 2.200 a 2.500 bar».
La batteria prende Forma
Con Alice Orsi, l’Head of ePowertrain Portfolio
& Product Management di FPT, ritorniamo allo
spazio espositivo dell’Agritechnica e svoltiamo
sull’elettrificazione. «FPT Forma è un concept,
acronimo di Future-ready, Open-ended, Reconfigurable,
Modular, Adaptable. La nostra intenzione
era di utilizzare un nome italiano che esprimesse
la capacità di plasmare un oggetto, massimizzando
la customizzazione e l’efficienza, sia del prodotto
che dello sviluppo. Presenta più livelli di modularità:
si può montare in diverse posizioni in base
all’architettura veicolare. È ispirato al criterio del
“layered design”, che permette di aggiungere layer
come meglio crediamo per raggiungere la capacità
installata e le prestazioni richieste dal veicolo. Possiamo
giocare con le dimensioni, grazie alla possibilità
di gestire a nostro piacere un sottosistema,
allungandolo o accorciandolo. Ogni layer funziona
come un modulo batteria indipendente, permettendo
di adattare capacità e prestazioni semplicemente
aggiungendo o rimuovendo strati. Non ha limiti volumetrici,
perché può raggiungere picchi molti alti
di tensione e di potenza, grazie alle prestazioni dei
sottosistemi. Siamo in grado di configurare il C-
Rate per full electric, fuel cell e anche per il plug-in
hybrid. Nasce con l’idea di essere cross-segment.
L’ultimo livello di flessibilità riguarda la chimica:
essendo chemistry-agnostic, può adottare sia l’Nmc
che l’Lfp. Il nostro thermal management rispetta le
più stringenti regolamentazioni in materia di stoccaggio
di energia. Il sistema di valvole, di gestione
e il raffreddamento sono configurabili in base al
numero di layer. Anche a livello di Bms, siamo a
livello avanzato, in linea con i più rigorosi standard
di cybersecurity e functional safety».
Ancora Lopez, in conclusione, per illustrarci l’ibrido.
È il Diesel of the year 2020, che cambia voltaggio.
«L’F28 si presenta con modulo high voltage, a
700 Volt, e lavora in configurazione range extender.
È quello montato su di un telescopico New Holland
in versione natural gas. Consente di avvalersi di un
motore che lavora a punto fisso in maniera molto
efficiente, e di essere un ‘electric like transmission
system’. Questa soluzione è stata pensata per il P2,
quindi anche per il parallelo. È stato disegnato in
modo da accogliere una frizione interna per fare
sia una configurazione che l’altra, sia col diesel
che col gas. Il range extender fonde il meglio del
termico e dell’elettrico».
In ordine orario,
partendo da
sinistra: il modulo
elettrico Forma,
il Cursor 16 TST e
l’F28 ibrido, ora
anche a 700 Volt
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horse powertrain. E l’off-road
NOBILI
NATALI
mi, CPE Projects manager presso Horse Powertrain.
L’Horse H10 Rex può erogare fino a 70 chilowatt
di potenza elettrica continua dal tricilindrico da un
litro, alimentabile a benzina o etanolo. Il sistema è
compatibile con architetture elettriche fino a 800V,
consentendo quindi una ricarica rapida. Questo motore,
in breve, segna il rinnovato entusiasmo per
la formula del range extender, di cui si è discusso
ampiamente negli ultimi tempi. Segnali di risveglio
che forse saranno amplificati dalla recente riabilitazione
da parte dell’Unione Europea.
Horse Powertrain si è ufficialmente affacciata sullo
scenario delle applicazioni mobili industriali. Dopo
averli intercettati al Busworld, abbiamo fatto visita
al loro spazio espositivo ad Agritechnica. Motori
super compatti, multi combustibile a ciclo Otto
e pure ad accensione spontanea che si prestano
a pacchetti propulsivi nella funzione di range
extender. Anteprima per l’Horse S10, un dispari
da 1 litro di cilindrata, benzina ed etanolo, che
equipaggia il Corvus, in bella vista allo stand
festo programmatico: «L’investimento strategico
di Aramco è fondamentale per la nostra ricerca
continua nel miglioramento dell’efficienza termica
e nello sviluppo di carburanti alternativi, come
e-fuel, idrogeno e biocarburanti. Le soluzioni presentate
a Busworld – come le nostre piattaforme
REEV H10, K15 e M20, il nostro motore a idrogeno
e l’Horse C15 – ci confermano come leader
nella riduzione delle emissioni lungo l’intero ciclo
di vita del prodotto, massimizzando al contempo
le prestazioni e la competitività economica». Prosegue,
Méchaï: «A Bruxelles abbiamo presentato
l’Horse H10 REEV, installato nel microbus ibrido
Marcopolo Volare Attack 9. Questo sistema è in
grado di erogare 70 kW di potenza elettrica continua
e fino a 450 km di autonomia. Accanto a
questo motore, abbiamo presentato i nostri sistemi
K15 e M20 REEV. Si tratta di soluzioni scalabili
che possono essere adattate a diverse dimensioni
di autobus e profili operativi. Abbiamo anche mostrato
il nostro motore a idrogeno Horse M20, che
può essere facilmente integrato nelle architetture
dei veicoli esistenti».
Ad Hannover abbiamo preso chiaramente atto delle
intenzioni di Horse: fornire le soluzioni propulsiterra
Per contestualizzare la partecipazione di Horse
Powertrain ad Agritechnica, dobbiamo fare
un passo indietro all’estate del 2024. Aramco
ha fatto il suo ingresso nel pacchetto azionario con
una quota del 10%. Per quali ragioni la compagnia
statale dell’Arabia Saudita dovrebbe investire nel
caro vecchio endotermico, additato da alcuni come
obsoleto, da altri addirittura come il nemico pubblico
numero uno dell’ambiente? Ahmad O. Al Khowaiter,
Vicepresidente Esecutivo per la Tecnologia
e l’Innovazione di Aramco, ha puntualizzato: «Prevediamo
che l’investimento di Aramco contribuirà
direttamente allo sviluppo e alla diffusione a livello
globale di motori a combustione interna convenienti,
efficienti e a basse emissioni di carbonio. Insieme
a Geely e Renault, intendiamo sfruttare le nostre
competenze e risorse collettive per supportare progressi
rivoluzionari sia nelle tecnologie dei motori
che in quelle dei carburanti».
L’eco di Bruxelles
Agganciandoci al racconto dei colleghi della rivista
Autobus, estraiamo dall’intervista effettuata al
Busworld Europe a Caroline Méchaï, Chief Sales
& Business Development Officer, un mini-mani-
ve, con un occhio di riguardo a quelle ibridizzate,
anche al più ampio ventaglio possibile di applicazioni
industriali, dopo avere ammiccato al trasporto
passeggeri in quel del Busworld. La definizione
‘agnostico’ riappare giocoforza nello spazio ricavato
all’interno del Padiglione 15. I motori a benzina
adottano la tecnologia flex-fuel, che si rivela particolarmente
adatta ai mercati dell’America Latina,
in particolare il Brasile (etremamente sensibile
all’etanolo). Ciclo Otto, senza dimenticarsi dell’eredità
di Rudolf: due famiglie di motori diesel sono
compatibili con il gasolio fossile, con le miscele al
10% (B10) e con la super star del comparto, l’Hvo.
Nel dettaglio, parliamo dell’H10 REX, progettato
per ricaricare al meglio la batteria di un veicolo
elettrico in modalità range extended. Come ci hanno
spiegato: «La nostra partecipazione ad Agritechnica
rappresenta una pietra miliare, che segnala
come Horse sia pronta a espandere la propria gamma
di prodotti, incluso il range extender, per rivolgersi
a una serie più estesa di applicazioni, oltre al
tipico impiego automobilistico. Mi riferisco a quei
veicoli industriali che puntano all’elettrico ma rivendicano
un’autonomia idonea agli specifici cicli
di lavoro», ha dichiarato Hassan Nikbakhshjaro-
La rivincita del diesel
Il K15 REX è un 4 cilindri diesel da 1,5 litri in
grado di produrre 65 chilowatt di potenza elettrica
continua. Anche questo propulsore è compatibile
con architetture elettriche fino a 800V per la ricarica
rapida, così come l’M20 REX. L’Horse M20 Rex
è anch’esso un 4 cilindri in linea, con la classica
canna da 2 litri, ed eroga una potenza nominale di
105 chilowatt elettrici in continuo, ottemperando un
livello di emissioni EU6d.
A proposito delle nostre supposizioni sulle modulzioni
e sul credito dell’ibrido, Hassan Nikbakhshjaromi
spiega: «In effetti crediamo che il range
extender sia un passo intermedio tra l’ibridazione
e l’elettrificazione completa». Si tratta di unità
a combustione interna progettate per caricare le
batterie ed estendere l’autonomia dei veicoli elettrici.
Questi motori operano tipicamente a regimi
fissi per un’efficienza ottimale. Parlando dei vantaggi,
il Cpe Projects manager spiega che questo
sistema «risponde alle preoccupazioni dei clienti
riguardo alla disponibilità delle infrastrutture di
ricarica, allo spazio limitato per le batterie nelle
piattaforme o alla riluttanza a investire in batterie
più grandi. Infine, aiuta a estendere l’autonomia
del veicolo mantenendo le emissioni a un livello
paragonabile a quello dei veicoli elettrici». Per
restare nei ranghi dell’endotermico professionale
per antonomasia, a livello di motori diesel Horse
Powertrain ha concepito il citato M20 Rex all’insegna
della supercompattezza. Canna automobilistica,
un 2 litri che si spinge a soffiare alle ruote, dal
common rail da 2.500 bar, addirittura 125 chilowatt
elettrici di picco.
In apertura,
l’M20 Rex. In
basso, Caroline
Méchaï, Chief
Sales & Business
Development
Officer
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37
man engines. Si presenta così
DALLA ‘A’
ALLA ZETA
Là dove la prima lettera dell’alfabeto è
rappresentata dagli endotermici per la trazione e la
zeta dal TGS, camion convertito a impieghi agricoli,
transitando per la cogenerazione. Come dire,
“aziende agricole, quello che vi serve, lo trovate
qui”. Sulla pedana di MAN si sono esibiti anche
un pacco batterie e l’esploso di un rifacimento.
Se preferite, un esempio di remanufacturing
MAN TGS 18.540 4×4 BL SA
In un’ottica intra-aziendale non
poteva mancare il contributo di
MAN Truck & Bus. Un apporto
che risponde al nome di MAN
TGS 18.540 4×4 BL SA. Erede
da quasi un ventennio del TGA, il
trattore stradale che troneggiava
all’Agritechnica è classificato
come trattore agricolo e dispone
di trazione integrale permanente,
programmi di guida offroad e
pneumatici agricoli larghi a basso
impatto sul suolo. Il sistema
idraulico load-sensing e la staffa
del rimorchio con sterzo forzato
consentono un controllo preciso
delle attrezzature agricole e
dei rimorchi. Per una maggiore
sicurezza e comfort, sono
installati, tra l’altro, un assistente
di ritorno in corsia, un sistema
di telecamere di retromarcia,
il cruise control adattivo ACC
Stop and Go e il freno motore ad
alte prestazioni MAN PriTarder.
Grazie al gancio di traino
con lubrificazione integrata
e al cavalletto per rimorchi
agricoli, il TGS è adatto sia per
semirimorchi che per rimorchi.
L’omologazione come veicolo Lof
(Land or forest tractor vehicle)
consente l’esenzione dal divieto
di circolazione domenicale e
dall’obbligo del tachigrafo.
terra
MAN Engines ha puntato sulla formula “all in
one”. Si è cioè presentata con un pacchetto
di soluzioni che si rivolgono al mondo
agricolo nelle vesti di fornitore unico. Dagli endotermici
per equipaggiare trattori in campo aperto e
macchine operatrici, anche rigenerati, all’alternativa
elettrica, chiamasi pacco batterie, allo stazionario
per impieghi nella cogenerazione (il pensiero corre
alla dimensione aggregata dell’azienda agricola
come potenziale fornitrice di corrente elettrica e di
calore per autoconsumo o da fornire in rete). Infine,
un camion appositamente rivisitato per l’utilizzo
aziendale.
Conferma Hubert Gossner
«Che si tratti di motori ad alte prestazioni per macchinari
agricoli, di motori a gas innovativi per la
generazione di energia, di unità rigenerate originali,
del nuovo MAN BatteryPack o del camion appositamente
modificato per l’agricoltura e la silvicoltura,
ad Agritechnica 2025 presenteremo soluzioni
per ogni fase del raccolto: dal lavoro sul campo
alla fornitura di energia al trasporto efficiente», ha
precisato Hubert Gossner, Responsabile Off-Road
& Power di MAN Engines. Nel caso del D4276,
l’integrazione dell’ultima generazione di centraline
di controllo ha portato a un’ottimizzazione che
prevede l’utilizzo del turbo a geometria variabile,
oppure fisso, a seconda delle esigenze. I primi risultati
al banco prova hanno riportato un risparmio
di carburante fino al tre percento.
Anche il D2676 è stato aggiornato, con una nuova
centralina di controllo del motore. L’aumento della
potenza da 383 a 404 chilowatt è reso possibile da
un nuovo albero motore, dalla rivisitazione della
combustione, albero a camme e pistoni, insieme alle
modifiche al sistema di iniezione, al modulo olio e
al filtro carburante. Il rapporto di compressione più
elevato assicura un riduzione dei consumi fino al
sette percento, a seconda dell’applicazione e delle
condizioni operative. Il D4276 e il D2676 contemplano
l’integrazione della sicurezza funzionale in
conformità con la norma ISO 26262 nello sviluppo
dei motori e sono conformi all’utilizzo di combustibili
alternativi. Sono sviluppati e assemblati presso
il centro di competenza MAN a Norimberga.
All’Agritechnica sono stati esposti il D2676, con la
coppa dell’olio strutturale, che equipaggia il trattore
Fendt 1000 Vario, affiancato dal sistema di posttrattamento
Stage V, composto da Scr e Dpf.
E per il gas...
C’era l’E3872, in produzione seriale dalla metà del
2024. Nello scenario della disciplina normative sulle
biomasse elaborata dal governo tedesco, questo
motore, è disponibile in configurazione doppia e
tripla. La combinazione modulare di gruppi da 735
chilowatt consente di coprire significative estensioni
di potenza nel campo della cogenerazione (per
esempio, con potenze totali nella fascia tra 1 MW e
2 MW), assecondando la capacità di variazione del
carico, l’elevata disponibilità e i tempi di servizio
ridotti grazie alla ridondanza dei singoli motori.
Lo sviluppo di questo 30 litri (AxC 138 x 165 millimetri)
si basa sull’esperienza di milioni di ore di
funzionamento del MAN E3262 da 26 litri. Oltre
ad avere aumentato la resistenza del basamento, le
differenze essenziali riguardano principalmente la
revisione della sovralimentazione, il processo di
combustione e le testate dei cilindri. Il MAN E3872
raggiunge un’efficienza elettrica fino al 44,4% nella
variante a gas naturale e un’efficienza complessiva
fino al 90% nel funzionamento in cogenerazione.
In modalità biogas i valori sono fino al 43,5% di
efficienza elettrica e 89% di efficienza totale. A seconda
della versione, l’E3872 scende al di sotto dei
limiti di emissione di 250 mg e 500 mg di NOx per
metro cubo standard – e soddisfa quindi gli attuali
requisiti imposti dal governo tedesco per l’uso
nell’ambito delle biomasse.
Esame di chimica
La chimica delle celle è del tipo Nmc (nichel-manganese-cobalto)
in ragione della densità energetica,
del peso ridotto e del design compatto. Ciò consente
di implementare in modo ottimale anche scenari
applicativi impegnativi con spazio di installazione
limitato ed elevati requisiti prestazionali. Secondo
l’azienda, una caratteristica fondamentale del MAN
BatteryPack è la sua durata. Il sistema di gestione
della batteria monitora costantemente lo stato delle
singole celle e garantisce un intervallo di temperatura
ottimale in ogni momento grazie a un sofisticato
sistema di riscaldamento e raffreddamento.
I pacchi batteria saranno confezionati nello stabilimento
di Norimberga, dove MAN Truck & Bus
ha messo sul tavolo circa mezzo miliardo di euro
per investimenti mirati proprio all’espansione della
produzione di batterie. Al termine della produzione,
ogni singolo pacco batterie è sottoposto a un test
completo “end of line”, in cui vengono registrati e
documentati circa 400 parametri di prova.
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schaeffler
NON SOLO
ATTUATORI
Schaeffler si propone alla platea delle
applicazioni agricole, e lo fa mettendo nero
su bianco la propria interpretazione della
parola ‘migliore’. Cosa significa? All’atto
pratico, quello che interessa agli utilizzatori,
e si traduce nell’aumento dell’efficienza e
nell’estensione dei cicli di lavoro
trattori, pale gommate pesanti e persino mietitrebbie.
È una famiglia scalabile di motori elettrici, che va da
110 a 220 chilowatt di potenza continua. Sono raffreddati
a olio e presentano un avvolgimento continuo a
forcina (hairpin wave winding, ndr), che ci consente
di inserire una grande quantità di rame all’interno per
avere una densità di potenza assai elevata. L’efficienza
supera il 97% tra 3.000 e 8.000 giri, i motori sono
in grado di funzionare fino a 10.500 giri».
L’elettrificazione non riguarda solo la trazione.
«Le macchine agricole si devono giocoforza avvalere
di funzioni, quali il meccanismo di taglio di una
mietitrebbia. Ad Agritechnica presentiamo attuatori
elettromeccanici come alternative ai sistemi idraulici.
Questi attuatori più piccoli sono adatti per funzioni di
regolazione e consentono il funzionamento automatizzato
o semi-automatizzato, poiché sono controllati
da bus CAN e possono comunicare tra loro per un
movimento sincrono».
Passiamo agli attuatori elettromeccanici.
«Le versioni più grandi, utilizzate per le funzioni di
sollevamento, possono essere combinate con un perno
sensore di carico di Schaeffler che misura la forza
erogata in tempo reale. Un vantaggio importante è il
recupero di energia: quando l’attuatore si ritrae, recupera
energia, in modo molto simile a un’auto elettrica
durante la frenata. Ciò aiuta a ricaricare la batteria
e a migliorare il ciclo di lavoro delle macchine completamente
elettriche».
Come si muove Schaeffler sul fronte delle macchine
endotermiche?
«Abbiamo allestito un espositore del treno valvole rivolto
a grandi motori diesel per impieghi gravosi. La
sezione anteriore è un treno valvole completamente
variabile, che consente quindi il controllo variabiterra
Se dici Schaeffler, allora pensi alla quintessenza
dell’ingegneria meccanica tedesca. E non solo
sulle quattro ruote: vi abbiamo raccontato di piastre
bipolari metalliche per stack di celle a combustibile,
TorqueSense, dello stabilimento di produzione
e-mobility in Ungheria. Ad Agritechnica, abbiamo
incontrato Simon Wienröder, Strategy & Business
Development Offroad, Schaeffler Bearings & Industrial
Solutions, che ci ha aperto le porte dell’anima
off-highway di Schaeffler.
Qual è il vostro messaggio per il settore agricolo?
«Siamo qui per mostrare il nostro contributo nel migliorare
le macchine agricole. Per noi, rendere le
macchine agricole ‘migliori’ significa aumentare l’efficienza
ed estendere i cicli di lavoro, in modo che le
macchine possano operare più a lungo ed essere più
produttive. Ci concentriamo su due aree principali:
l’elettrificazione, inclusa quella parziale, e il miglioramento
complessivo dell’efficienza, indipendentemente
dalla fonte di alimentazione».
E cosa vuol dire? «Che una macchina sia alimentata
a batterie, con un endotermico o a idrogeno, le nostre
tecnologie puntano a migliorare l’efficienza e ridurre
le emissioni in ogni configurazione. L’elettrificazione
è un argomento entusiasmante, ma non tutte le applicazioni
agricole saranno completamente elettriche
nel prossimo futuro. È quindi importante vedere cosa
possiamo fare per migliorare le macchine che si basano
ancora sui motori a combustione».
Iniziamo con l’elettrificazione.
«Ci troviamo di fronte al nostro dimostratore di assali
elettrificati per impieghi gravosi. Si chiama dimostratore
perché non produciamo l’intero e-axle
ma componenti tra cui cuscinetti per il cambio e le
ruote, cuscinetti ad alte prestazioni a basso attrito, il
core business di Schaeffler, nonché attuatori di cambio
marcia per il cambio, motori elettrici e inverter
heavy duty».
Quali applicazioni per questi assali?
«L’architettura esposta è rivolta principalmente ai camion,
ma gli stessi motori possono essere utilizzati su
le dell’apertura e della chiusura delle valvole. Ciò
aiuta a ridurre le emissioni, supporta la conformità
alle normative sulle emissioni e migliora il freno motore.
Tuttavia, Schaeffler offre anche componenti per
un sistema valvetrain convenzionale, concentrandosi
sull’ottimizzazione dei materiali e sulla selezione dei
prodotti per migliorare l’efficienza dei costi».
Il core business dei cuscinetti
«Anche se i cuscinetti possono sembrare semplici, a
prima vista, esprimono un enorme potenziale nell’ingegneria
di precisione. Abbiamo portato tre cuscinetti
a rulli conici che sembrano quasi identici ma ognuno
dei quali esprime un’evoluzione delle prestazioni.
Il primo è un classico cuscinetto a rulli conici, efficiente
in termini di costi, ampiamente utilizzato negli
assali. Il secondo è il nostro cuscinetto a rulli conici
Schaeffler X-Life, che può ridurre l’attrito fino al 75%
grazie alla geometria interna e all’ottimizzazione della
superficie. Ciò ha un impatto importante sul consumo
di carburante e sulle emissioni. Il terzo è il nostro
cuscinetto a rulli conici con uno speciale trattamento
termico. Oltre alla riduzione dell’attrito, questi cuscinetti
raggiungono anche carichi nominali più elevati
e una migliore resistenza agli urti.
Inoltre, esponiamo lo Schaeffler Field Pro, un set di
cuscinetti con alloggiamento e bullone per dischi di lavorazione
indipendenti. È dotato di guarnizioni a doppio
labbro per proteggerlo da sporco, fango e acqua».
Ci parla dell’operazione Vitesco?
«Ci consente di fornire un portafoglio combinato di
sensori e controlli lungo l’intera trasmissione agricola.
Solo per citare alcuni esempi, nel sistema di raffreddamento
e nell’aspirazione dell’aria del motore, forniamo
valvole di controllo dell’aria e sensori di flusso
d’aria di massa. Offriamo anche unità di controllo e
sensori di livello del fluido per motori. Nel sistema di
scarico abbiamo sensori NOx che misurano la concentrazione
di ossido di azoto e regolano la combustione
per una migliore efficienza e sostenibilità».
E le soluzioni per la misurazione della coppia?
«Presentiamo tre delle nostre sette varianti di sensori
di coppia con diverse dimensioni dell’albero. Misurano
la coppia attraverso i cambiamenti in un campo
magnetico mentre l’albero ruota. Questi sensori possono
essere utilizzati nei cambi, per il controllo della
trazione, o in attrezzi come gli spandiconcime. Il risultato
è un controllo più accurato dell’uscita, risparmio
sui costi e ridotta contaminazione del suolo».
Schaeffler fornisce anche le unità di controllo per questi
sistemi?
«Disponiamo di unità di controllo motore, elettronica
di potenza per e-motor e, grazie a Vitesco, possiamo
anche fornire controller master e di zona, utilizzati
nelle auto e in costante diffusione nelle applicazioni
off-highway».
Attuatori,
motori elettrici,
cuscinetti volventi
a riduzione di
attrito sono parte
delle soluzioni
di Schaeffler per
l’agricolo
40
41
yuchai. Si è presentata alla grande
BUONA
LA PRIMA
Yuchai ha deciso di entrare in forze nel mercato
off-highway del Vecchio Continente. L’azienda
cinese propone un’offerta estremamente
segmentata di motori a combustione interna,
applicati anche alle soluziono ibride “IE Power”,
che elettrificano la Cvt per fornire una soluzione
che contiene i costi di installazione ed esalta il
totem di ogni sistemista: l’efficienza complessiva
terra
E
fu così che Yuchai prese la decisione: si è
ufficialmente candidata come sodale dei costruttori
europei di applicazioni mobili industriali.
Lo sbarco in Germania, dove è installato
il quartier generale, è datato al decennio scorso,
la prima assoluta in una grande fiera continentale
coincide invece con il primo giorno di Agritechnica,
domenica 9 novembre 2025. Il primissimo
stand sul quale ci affacciamo è proprio quello di
Yuchai, dove ci accoglie Tan Guirong, Senior
Vice President. Come dire, un anfitrione d’eccezione
per raccontare un’azienda, Yuchai, che
rivendica una presenza globale, con oltre 90.000
unità vendute l’anno scorso e una proiezione di
120.000 per quest’anno. «I nostri motori sono
venduti in oltre 180 Paesi e regioni, con più di
800.000 unità operative fuori dalla Cina», precisa
Tan Guirong per scandire a chiare lettere la
proiezione globale di Yuchai. «Ci troviamo qui,
ad Agritechnica, per supportare i clienti esistenti
e attrarre nuovi Oem europei. Un cambiamento
fondamentale riguarda il passaggio dalla semplice
fornitura di motori per i veicoli esportati dagli
Oem nazionali all’esportazione diretta di motori
ai costruttori europei».
L’agricolo nel mirino
Da un lato, le macchine movimento terra dominano
le vendite europee di Yuchai; dall’altro le applicazioni
agricole stanno vivendo una crescita annuale
a doppia cifra e rappresentano un target primario.
È per questa ragione che il colosso cinese ha deciso
di salire sul palcosenico di Hannover. In questo
contesto, Yuchai può dire la sua nella gamma di
potenza di maggior gradimento, tra 55,8 e 130 chilowatt,
che si inserisce nel ben più ampio bacino
della sua proposta, compresa tra 19 kW a 2.500
kW. La chiave di lettura dell’approccio alle macchine
off-highway dello scenario euroepo è inciso
nelle parole del Senior Vice President: «Per applicazioni
più grandi, Yuchai offre anche motori
fino a 323,5 kW (440 cavalli) per trattori di grandi
dimensioni, con soluzioni ibride robuste nella
fascia da 103 a 191,2 kW (140-260 cavalli)». Gli
endotermici si segmentano in modo da coprire un
ventaglio di esigenze che spaziano dagli specializzati,
agli aziendali ai trattori da campo aperto e
alle grandi macchine operatrici. La serie YCF30 è
equipaggiata con il common rail Bosch e rispetta
gli standard Stage V conservando il ricircolo dei
gas di scarico e applicando il modulo Doc-Dpf.
Con l’YCF36 si sale da 3 a 3,6 litri, 103 chilowatt
a 2.400 giri: qui compare l’Scr. Con i 4 cilindri si
sale ulteriormente, a 4,8 litri, per passare ai 6 cilindri,
con le famiglie YCA07 da 6,9 litri, YCK09,
da 9,4 litri, e gli YCK11 (anche in questo caso la
sigla identifica la cubatura), in grado di spingersi
fino a 353 kW.
Ibrido sui generis
Passiamo alla specialità della casa, che si accredita
a un contesto competitivo come quello occidentale.
Secondo Tan Guirong, «l’ibridazione è ancora
in fase di stallo a causa di alcuni pregiudizi, ma
a nostro avviso rappresenta il modo migliore per
effettuare la transizione». Yuchai offre una soluzione
ibrida completa per macchine agricole, denominata
“electronic driven Cvt Power System”
o “IE Power”. In breve, la pista da battere è l’elettrificazione
delle operazioni a più alto consumo
energetico. La Cvt (sigla di Continuously variable
transmission) nella visione ingegneristica di Yuchai
è anch’essa controllata elettronicamente ed elettrificata.
Il sistema Yuchai include l’endotermico
diesel, un generatore, un motore elettrico, un cambio
meccanico Amt a due marce e centraline (Ecu,
Tcu) sia per l’endotermico che per l’elettrico, oltre
a una batteria. Tutto per centralizzare il controllo
e semplificare le operazioni.
Un ‘ragazzo d’oro’
Questa soluzione ha ricevuto una ‘medaglia d’oro’
e si presenta come tecnologia innovativa a livello
globale, peraltro già ordinabile, essendo in produzione
seriale. Attualmente è disponibile in diverse
fasce di potenza, incluso un 4 cilindri che presidia
la fascia 73,5 - 205,9 chilowatt (100-280 cavalli)
e tarature superiori che arrivano fino a 323,5 kW
(440 cavalli). Circa 400-500 unità sono già state
consegnate a installatori in Cina.
«L’architettura ‘IE Power’ ha un design semplificato.
Rispetta la funzionalità di una trasmissione
Cvt senza l’ausilio di una frizione tradizionale o
un complesso sistema di ingranaggi, utilizzando il
controllo del motore elettrico per una configurazione
compatta e semplice».
Sottolineando i tratti salienti di questa soluzione,
Tan Guirong ha dichiarato: «Quando confrontiamo
Doppia “lama” per il rasoio con cui Yuchai intende
penetrare il mercato delle applicazioni mobili
industriali: una famiglia di endotermici certificati
Stage V dalla enciclopedica estensione e una
gamma ibridizzata, che elettrifica la Cvt
il nostro sistema con le trasmissioni Cvt europee,
realizziamo che le prestazioni sono superiori su
tutta la linea: la nostra capacità di trasmissione
del moto, l’efficienza e i tempi di risposta sono
significativamente migliori. Siamo orgogliosi di
avere raggiunto una diminuzione del consumo di
carburante di almeno il 10% rispetto alle Cvt tradizionali.
Abbiamo quindi incrementato l’efficienza
complessiva del sistema di almeno il 10%. Il nostro
design garantisce un funzionamento ottimale
del motore, che opera in modo fluido e stabile alla
velocità di rotazione ideale, tra 1.060 e 1.800 giri,
riducendo contemporaneamente il rumore ed efficientando
l’utilizzo del carburante. In termini di
trasmissione di potenza, abbiamo confermato la
presa di forza puramente meccanica, mentre l’albero
di trasmissione che corre verso l’asse posteriore
è al 100% a controllo elettronico (E-powered,
NdR)».
È un punto di partenza
Questo non è un punto di arrivo, ma di partenza,
dato che un sistema di nuova generazione è in
fase di sviluppo con lo scopo di aumentare ulteriormente
il livello di efficienza (la stima è intorno
al 5%) integrando potenza meccanica ed elettrica.
La soluzione completa è progettata da Yuchai: la
maggior parte della componentistica prodotta internamente,
con il ricorso a un numero limitato di
fornitori esterni.
42
43
enea. L’idrogeno visto da vicino
Viviana Cigolotti
PUNTO E
A CAPO
Capziosa chimera o potenza da
attualizzare? Per fare chiarezza
tra le esternazioni rituali sul ruolo
dell’idrogeno abbiamo chiesto lumi
agli interlocutori più qualificati nel
panorama italiano: ENEA, l’Agenzia
nazionale per le nuove tecnologie
energia
Secondo il rapporto Global Hydrogen Compass
dell’Hydrogen Council, gli investimenti a livello
globale hanno raggiunto i 110 miliardi di
dollari. Bene ma, come recita un adagio pop, non
benissimo. Dal punto di vista applicativo l’idrogeno
espone il fianco a una teoria di fattori inibitori
alla sua diffusione. L’incognita più ostica è sempre
la stessa: dove e come lo produco, come e dove lo
trasporto. È il caso di fare il punto e andare oltre le
solite litanie. L’ENEA è l’Agenzia nazionale per le
nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico
sostenibile. Come dire, l’idrogeno impresso nella semantica
e nella missione. Il collega Daniele Bettini
ha interpellato l’ENEA, che ci ha messo a disposizione
le competenze di Giorgio Graditi, Direttore
Generale, e Giulia Monteleone, Direttrice Dipartimento
Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili.
Efficienza, orizzonte vitale e mantra dell’ecosistema
propulsivo. Come procede a queste latitudini
ingegneristiche? «Gli attuali elettrolizzatori hanno
un’efficienza, calcolata in termini di potere calorifico
inferiore (LHV - Lower Heating Value) dell’idrogeno,
pari a circa il 60% per le tecnologie con
membrana a scambio protonico (PEM - Proton
Exchange Membrane) ed anionico (AEM - Anion
Exchange Membrane), e di poco superiore al 65%
per la tecnologia alcalina. Efficienze superiori
all’80% si ottengono per gli elettrolizzatori a ossidi
solidi (SOEC - Solid Oxide Electrolysis Cell).
Al 2030 si prevede di raggiungere rispettivamente
valori di efficienza del 70% per gli elettrolizzatori
Pem, Aem ed alcalini e del 90% per elettrolizzatori
a ossidi solidi. Gli elettrolizzatori a carbonati fusi
(MC - Molten Carbonate) sono, invece, ancora in
una fase pre-commerciale, anche se è prevedibile
che possano essere pronti per il mercato nel giro di
qualche anno, con prestazioni comparabili a quelle
degli elettrolizzatori a ossidi solidi. È importante
sottolineare che, per le tecnologie di elettrolisi
ad alta temperatura (SOEC e MC), l’integrazione
termica con altri processi, quali quelli industriali,
può portare a valori di efficienza anche superiori
al 100% grazie al recupero di calore di scarto. Per
quanto riguarda le celle a combustibile, le tecnologie
a elettrolita polimerico (PEMFC - Polymer
Electrolyte Membrane Fuel Cell) e a ossidi solidi
(SOFC - Solid Oxide Fuel Cell) presentano attualmente
valori di efficienza intorno al 50%, con possibili
incrementi fino a oltre il 55% entro il 2030.
I principali progressi da compiere riguardano l’industrializzazione
dei sistemi produttivi, con l’obiettivo
di ridurre i costi di realizzazione e rendere le
tecnologie dell’idrogeno competitive rispetto alle
soluzioni convenzionali. La sostituzione dei materiali
critici impiegati nei dispositivi (elettrolizzatori
e celle a combustibile) e il loro recupero e
riutilizzo, rappresentano una priorità nelle azioni
di ricerca, sviluppo ed innovazione, nell’ottica di
favorire la sostenibilità e la circolarità dei processi
produttivi».
Quali sono le principali sfide legate allo stoccaggio
e al trasporto dell’idrogeno in Europa e in Italia? «Il
progetto per realizzare una rete diffusa di pipeline
dedicata al trasporto di idrogeno in tutta Europa,
al fine di favorire la creazione e la crescita del mercato
europeo dell’idrogeno, è noto come European
Hydrogen Backbone. Esso include specifici corridoi
L’Head of Division Technologies and Vectors
for Decarbonization di ENEA ci introduce
alla dimensione vettoriale della ricerca
sull’idrogeno. «Gli elettrolizzatori a bassa
temperatura, soprattutto alcalini e PEM,
sono al centro dell’innovazione. I progressi
più significativi riguardano nuove membrane
fluorurate PFAS-free e catalizzatori a
basso contenuto di platino e iridio, che
riducono l’uso di materiali critici fino al 70%
e migliorano la densità di corrente di circa il
30%. Parallelamente, gli elettrolizzatori ad
alta temperatura stanno mostrando risultati
promettenti, soprattutto per l’integrazione
con impianti solari a concentrazione o con
cicli di recupero del calore industriale, dove
si ottengono rendimenti elettrici complessivi
superiori al 90%». E in termini applicativi?
«Le celle a combustibile a bassa temperatura
restano centrali, soprattutto nei trasporti. La
ricerca punta a durabilità superiore alle 20.000
ore e a una densità di potenza oltre 1,2 W/cm²».
Una battuta sui materiali: «Si lavora per
sostituire il Nafion, oggi prodotto da un
unico fornitore, con membrane PFAS-free
più economiche e riciclabili» e sul trasporto
«Si lavora su serbatoi leggeri in composito,
compressori a basso consumo energetico e
sistemi di rifornimento automatizzati. Negli Stati
Uniti sono operative stazioni di rifornimento che
comprimono l’idrogeno fino a 700 bar in meno
di cinque minuti per i veicoli pesanti, con un
taglio dei costi operativi del 20–25%».
strategici, come il “SoutH2 Corridor” che collega
il Nord Africa all’Europa centrale, passando dal
sud (quindi attraverso l’Italia) e andando verso il
centro del continente».
In quali ambiti l’idrogeno ha oggi un vantaggio
competitivo reale e dove invece restano barriere
tecnologiche o economiche?
«Nel trasporto pesante e marittimo il confronto
economico avviene con combustibili costosi rispetto
a quelli impiegati nella generazione stazionaria,
rendendo, in tal modo, l’idrogeno una soluzione
competitiva. Un’altra alternativa a zero emissioni è
rappresentata dalle batterie elettriche, sebbene presentino
limiti di densità energetica gravimetrica: a
titolo di esempio, per immagazzinare l’energia necessaria
a muovere un camion servirebbero pacchi
batteria molto pesanti, riducendo significativamente
il carico utile del veicolo. In ultimo, anche l’integrazione
degli elettrolizzatori per la produzione
di idrogeno con le reti elettriche, rappresenta uno
strumento a supporto della flessibilità e stabilità
complessiva dei sistemi energetici futuri, in considerazione
della non programmabilità e discontinuità
delle fonti rinnovabili».
Come si colloca l’Italia nel panorama europeo e
globale della transizione all’idrogeno?
«Sono presenti nel nostro territorio aziende leader
a livello internazionale nella produzione di elettrolizzatori
e celle a combustibile che contribuiscono
alla creazione e allo sviluppo di un indotto nazionale
qualificato di fornitori e produttori di componenti.
Disponiamo di un tessuto industriale diffuso, composto
da numerose imprese (Pmi) attive nell’integrazione
dei sistemi, nello sviluppo delle infrastrutture e
nella fornitura di tecnologie e servizi lungo l’intera
filiera dell’idrogeno. Sono attive diverse associazioni
di settore costituite in larga parte da imprese, ad
ulteriore testimonianza di un ecosistema in rapido
consolidamento e prevalentemente orientato all’innovazione.
Tra queste è certamente da citare H2IT -
Associazione italiana idrogeno, che aggrega grandi,
medie e piccole imprese, centri di ricerca e università
(165 soci), coprendo l’intera catena del valore
dalla produzione fino agli usi finali. Nel contesto
globale, l’Europa mantiene una posizione di vertice
nelle competenze tecnico-scientifiche sull’idrogeno.
La sfida attuale consiste nel preservare e rafforzare
tale vantaggio competitivo, potenziando la capacità
industriale e tecnologica europea per confrontarsi
con i principali competitor internazionali, in particolare
provenienti da Asia e Nord America».
A proposito di Hydrogen Valley, a che punto siamo?
«È opportuno, innanzitutto, ricordare che una
Hydrogen Valley è un ecosistema regionale o territoriale
che sviluppa un sistema completo e integrato
dell’idrogeno, dalla produzione allo stoccaggio,
Giulia Monteleone,
Direttrice
Dipartimento
Tecnologie
Energetiche e Fonti
Rinnovabil presso
ENEA
Giorgio Graditi,
Direttore Generale
ENEA
il costo specifico
degli elettrolizzatori
alcalini si colloca
attualmente tra 600
e 1.000 €/kW. Le
previsioni indicano
una possibile
riduzione del costo
fino a circa 400 €/
kW entro il 2030
44
45
Il polo trentino
energia
trasporto e utilizzo finale in diversi settori come
industria e trasporti. Una parte significativa della
strategia europea di sviluppo della filiera dell’idrogeno
riguarda la creazione di vere e proprie
“valli dell’idrogeno” nei vari Paesi membri. Nello
specifico, le Hydrogen Valley sono state identificate
nel piano RePowerEU come infrastrutture
essenziali per espandere l’economia dell’idrogeno
in Europa, in quanto riuniscono la produzione di
idrogeno pulito, lo stoccaggio dell’idrogeno stesso
e la distribuzione per gli usi finali, creando allo
stesso tempo catene di valore regionali. In Europa
la Clean Hydrogen JU ha sostenuto 18 progetti
relativi alle valli dell’idrogeno verde in diciassette
Paesi europei (17 progetti sono ancora in corso),
con un investimento di oltre 1,2 miliardi di euro
su un finanziamento totale di 211 milioni. L’investimento
totale del PNRR italiano per lo sviluppo
della filiera dell’idrogeno nel nostro Paese è di 3,64
miliardi di euro: 500 milioni sono destinati alle 52
valli dell’idrogeno, cui si aggiungono 90 milioni del
RePower EU. Oltre la metà delle Hydrogen Valley
(28 progetti per 225 milioni di euro di finanziamento)
sarà realizzato al Sud, al Nord, sono stati
finanziati 17 progetti, cui andranno 162,5 milioni
di euro, mentre nel Centro verranno costruite 7
Hydrogen Valley con un investimento pari a 62,5
milioni di euro. È da aggiungere il finanziamento
complessivo di 50 milioni di euro per i cosiddetti
progetti “bandiera”, iniziative strategiche per lo
sviluppo di “Hydrogen Valley” (10 milioni di euro
ciascuno) nelle Regioni Basilicata, Friuli-Venezia
Giulia, Piemonte, Puglia, Umbria. Gli investimenti
più rilevanti sono concentrati in tre regioni del Sud,
a cui vanno 40 milioni di euro ognuna: Campania
(6 progetti), Puglia (5) e Sicilia (4). Seguono
Lombardia (4 progetti finanziati, per un totale 33,5
milioni di euro) e Trentino-Alto Adige (4 progetti,
per 28 milioni di euro). Le valli dell’idrogeno dovranno
essere operative entro il 30 giugno 2026.
Tuttavia, diversi progetti hanno registrato rallentamenti
o modifiche in corso d’opera e gli interventi
di costruzione sono ancora in corso.
Tali infrastrutture potranno generare un effetto volano,
favorendo lo sviluppo di ulteriori iniziative
e contribuendo a superare il tradizionale “paradosso
del chicken and egg”: l’assenza di domanda
che frena gli investimenti in impianti, e la mancanza
di impianti che, a sua volta, impedisce la
creazione della domanda. Resta tuttavia cruciale
garantire un adeguato supporto anche alla fase
operativa delle Hydrogen Valley, in particolare per
la copertura dei costi vivi di esercizio (Opex), con
specifico riferimento al costo dell’energia elettrica,
che rappresenta la principale voce di spesa e un
fattore determinante per la sostenibilità economica
complessiva».
Pensate che l’idrogeno possa tornare a crescere nonostante
l’attuale clima di incertezza?
«Gli scenari futuri prevedono un ruolo centrale
dell’idrogeno nel processo di transizione energetica,
con la sua produzione che avverrà prevalentemente
da fonti rinnovabili (idrogeno verde). Si
stima un forte aumento della capacità di produzione
globale entro il 2050, grazie alla riduzione dei
costi dovuto all’innovazione tecnologica e all’economia
di scala. In Italia, si punta a raggiungere la
capacità elettrica di 3 GW di elettrolizzatori entro
il 2030, supportata dagli investimenti del PNRR,
con l’obiettivo di sviluppare un hub energetico nel
Mediterraneo. L’aggiornamento del Piano Nazionale
Integrato Energia e Clima (PNIEC) del 2024,
coerentemente con il quadro comunitario, ha individuato
per l’idrogeno una traiettoria minima di
sviluppo. Complessivamente, i consumi di idrogeno
rinnovabile al 2030 ammonterebbero a circa 0,25
Mton/anno; si stima che almeno il 70% di tale domanda
sarà prodotta sul territorio nazionale. La
Strategia nazionale sull’idrogeno, pubblicata dal
MASE a novembre 2024, prevede diversi possibili
scenari sviluppati su un orizzonte temporale di
lungo periodo. La strategia stima una “domanda
nazionale” tra 6 e 12 Mtep con una corrispondente
necessità di elettrolizzatori variabile da alcuni
A Trieste è stata posata la prima pietra del
nuovo Polo dell’Idrogeno Verde, un impianto
di elettrolisi da 5 MW alimentato da un parco
fotovoltaico da 4,8 MW. La struttura produrrà
circa 370 tonnellate di idrogeno rinnovabile
all’anno. Anche a Porto Marghera fervono i
lavori per un impianto di idrogeno verde da 8
MW, a cura di Green Hydrogen Venezia. Nel
Nord-Est è però l’avamposto trentino a svolgere
il ruolo di pioniere. Abbiamo interpellato Luigi
Crema, Direttore del Centro Sustainable Energy
della Fondazione Bruno Kessler. Si presenta
così: «Il Centro conta circa un centinaio di
persone. Lavoriamo sull’idrogeno, ma anche
su batterie e tecnologie energetiche, con un
approccio orientato più all’innovazione applicata
che alla ricerca pura, guardando a impatto
e accelerazione dello sviluppo di tecnologie.
Con un decreto di giunta dello scorso anno,
la Provincia di Trento ha costituito il Polo
Idrogeno e Batterie della Provincia di Trento.
Il Polo nasce per concentrare e sviluppare
grandi progettualità legate all’idrogeno. FBK fa
parte di due “Important Projects of Common
European Interest” (IPCEI) dedicati alle
batterie e all’idrogeno, nei quali il Ministero ha
riconosciuto alla nostra fondazione e a ENEA
un ruolo molto vicino all’industria, e non solo
di ricerca». Entriamo nel dettaglio: «Insieme a
grandi player come Fincantieri, Iveco, Alstom,
Ansaldo e altri, partecipiamo allo sviluppo
di nuove tecnologie europee. per favorire e
accelerare questo processo, stiamo realizzando
un nuovo centro su un’area di circa 18.000
metri quadri, dove nascerà una facility per lo
sviluppo e la validazione industriale di tecnologie
per i settori idrogeno e batterie: produzione
(elettrolizzatori), stoccaggio, fuel cell, batterie,
sistemi energetici integrati. Serve un disegno di
mercato ben costruito, combinato allo sviluppo
di una strategia industriale, che oggi mancano.
Come H2IT, Associazione Italiana Idrogeno,
di cui sono Vicepresidente, stiamo chiedendo
la creazione di un tavolo interministeriale,
perché oggi i ministeri si muovono in modo
poco coordinato. Un ministero si occupa
delle stazioni di rifornimento, un altro della
produzione, e i due non si parlano. Il risultato è
che si rischia di far nascere delle “cattedrali nel
deserto”: infrastrutture costose senza utenti».
Le Hydrogen Valley? «Il nostro approccio è
bottom-up: partire da progetti regionali che
uniscono produzione, logistica e usi finali. La
prima Hydrogen Valley italiana è stata quella di
Bolzano, poi sono arrivate iniziative più grandi
come la North-Adriatic Hydrogen Valley, che
coinvolge Friuli-Venezia Giulia, Slovenia e
Croazia, con un investimento complessivo di
quasi un miliardo di euro tra fondi pubblici e
privati. Se colleghiamo quest’area al Veneto, al
Trentino-Alto Adige e al Corridoio del Brennero,
possiamo creare un ecosistema idrogeno del
Nord-Est che si estende progressivamente
verso Austria e Germania. In questa direzione
si realizza dapprima un mercato locale a
livello Regionale che poi diventa mercato
sovraregionale, nazionale ed Europeo».
46
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A Capri col Fratin
Si è tenuta a Capri l’European Fuel Cells
and Hydrogen Conference – Piero Lunghi,
giunta all’11a edizione, dal titolo “Idrogeno:
dalla visione alla realtà – cosa manca?”.
Organizzata da ATENA scarl, ENEA, Università
della California - Irvine e Università di Napoli
“Parthenope” ha posto al centro dell’attenzione
i temi della produzione e stoccaggio
dell’idrogeno; celle a combustibile per trasporti
e industria; applicazioni per settori più difficili
da decarbonizzare (cosiddetti hard to abate);
modelli economici e strategie politiche globali.
L’ENEA ha presieduto i lavori con Viviana
Cigolotti, responsabile della Divisione
Tecnologie e vettori per la decarbonizzazione
accumuli, idrogeno, mobilità, CCUS e usi
finali del Dipartimento Tecnologie energetiche
e fonti rinnovabili. Alla sessione plenaria di
apertura sono intervenuti, tra gli altri, il ministro
dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica,
Gilberto Pichetto Fratin, e il direttore
generale ENEA, Giorgio Graditi. «Ringrazio
ENEA, eccellenza italiana della ricerca, per
il ruolo di primo piano in questa Conferenza
internazionale su un tema di rilievo, ovvero
l’idrogeno come pilastro fondamentale della
transizione energetica», ha affermato il ministro
Pichetto Fratin. «L’Italia ha già definito la sua
Strategia nazionale, nella quale è fortemente
presente l’idrogeno. Negli ultimi anni il settore è
cresciuto, ma c’è un forte bisogno di sviluppare
un mercato solido, da accompagnare con nuovi
investimenti».
A sinistra, un demo
a idrogeno per
attività portuali,
sotto la regia del
Consorzio Atena e
dell’ENEA
energia
GW fino ad alcune decine di GW a seconda delle
condizioni di contesto. Tra le iniziative in corso,
è da evidenziare il Corridoio Sud dell’idrogeno
(SoutH2 Corridor), selezionato a livello europeo
come Progetto di interesse comune (Pci) nell’aprile
2024, che dovrebbe essere uno dei cinque corridoi
di importazione di idrogeno su larga scala per realizzare
l’importazione di 10 milioni di tonnellate
di idrogeno rinnovabile entro il 2030. Si tratta di
un progetto infrastrutturale che prevede la creazione
di un gasdotto di circa 3.300 chilometri
per trasportare idrogeno (4 milioni di tonnellate
di idrogeno all’anno) a basso tenore di carbonio
dal Nord Africa (principalmente Algeria e Tunisia)
all’Europa (Italia, Austria e Germania). Quest’anno
si è tenuta a Capri dal 17 al 19 settembre la
European Fuel Cells and Hydrogen Piero Lunghi
Conference 2025 (EFCH2 2025), organizzata da
ENEA, ATENA, University of California, Irvine e
Università di Napoli “Parthenope” (vedi box). La
comunità di ricercatori che si occupano di idrogeno
è in continua espansione, e la cifra record di circa
250 partecipanti ne è testimonianza. Il consumo e
la produzione di idrogeno non hanno mai subito un
brusco arresto, e attualmente sono principalmente
trainati da usi industriali convenzionali».
Adesso ci concediamo un’incursione a valle del
processo, là dove la fenomenologia dell’idrogeno si
traduce in applicazioni mobili industriali e marine.
«Esistono possibilità intermedie, come le soluzioni
ibride o le miscele di combustibili, che possono
rappresentare una transizione efficace verso l’uso
esteso dell’idrogeno. Un esempio significativo è il
progetto MHYBUS (Methane and Hydrogen blend
for public city transport bus), condotto da ENEA
in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna
che già nel 2009 ha agito da precursore, testando
con successo il motore di un autobus, concepito
per alimentazione a metano, con miscele metanoidrogeno
(quest’ultimo in percentuale del 15-20%).
Dopo il successo in laboratorio, la sperimentazione
si è trasferita su strada, dove sono state percorse
migliaia di chilometri con analogo successo. Oggi
diversi costruttori stanno portando avanti ricerche
parallele sia sull’impiego dell’idrogeno nei motori
a combustione interna, sia nelle celle a combustibile,
utilizzando l’idrogeno puro o in miscela».
Al di là delle questioni di sicurezza e ridondanza
nella nautica, non si potrebbe affrontare il problema
dell’approvvigionamento creando microeconomie
di scala nei poli industriali costieri?
«La creazione di microeconomie dell’idrogeno nei
poli industriali costieri rappresenta una strategia
promettente per accelerare la transizione energetica
anche nel settore nautico. Le realtà energivore
come la siderurgia, l’oil & gas e la cantieristica
potrebbero infatti condividere infrastrutture comuni
di produzione, stoccaggio e distribuzione dell’idrogeno,
generando sinergie e benefici reciproci per
l’industria e per la mobilità marittima, sia commerciale
sia da diporto. In questa direzione si stanno
già muovendo diverse Hydrogen Valley, tra cui la
Hydrogen Demo Valley realizzata da ENEA presso
il proprio Centro Ricerche “Casaccia”, finanziata
nell’ambito dell’iniziativa Mission Innovation. Il
progetto, già in fase esecutiva, prevede la realizzazione
integrata di impianti per la produzione di
idrogeno - mediante elettrolizzatori convenzionali e
di nuova generazione - e di reti per il suo trasporto,
distribuzione e stoccaggio, fino a renderlo disponibile
per applicazioni finali di tipo industriale, civile
e di mobilità. Parallelamente, altri progetti strategici
di ENEA come il Piano Operativo di Ricerca
sull’Idrogeno (PORH2) finanziato dal Ministero
dell’Ambiente e della sicurezza energetica attraverso
il PNRR, e l’IPCEI Hy2Tech, sviluppano soluzioni
complementari per l’intera filiera, coprendo
differenti livelli di maturità tecnologica. L’IPCEI
Hy2Tech, in particolare, comprende la realizzazione
di strutture per il test di celle a combustibile per
veicoli pesanti e per lo studio degli aspetti di sicurezza
legati all’impiego dell’idrogeno nei trasporti.
Infine, nell’ambito della collaborazione con il Consorzio
ATENA, di cui ENEA è partner, sono già stati
integrati moduli fuel cell di ultima generazione per
lo sviluppo di power unit a idrogeno destinate a prototipi
di veicoli pesanti e mezzi portuali innovativi.
L’idrogeno in eccesso legato ad industrie come le
siderurgiche o petrolchimiche potrà essere utilizzato
in altri ambiti, come per esempio quello marino ed
è, inoltre, da considerare che spesso queste industrie
sono vicini ai porti. In questa ottica l’ENEA
ha incentivato lo sviluppo del battello HEPIC che
è la prima imbarcazione a idrogeno dotata di fuel
cell per il trasporto passeggeri nella laguna di Venezia.
Sempre in questo contesto, oltre alla Hydrogen
Demo Valley di ENEA, sono in corso di sviluppo altri
progetti, di cui uno a Marghera, dove vi è uno stabilimento
Sapio, che ha previsto la produzione di idrogeno
via elettrolisi, utilizzando aree ormai dismesse
della zona. ENEA, in collaborazione con Lega Navale
Italiana (LNI), le aziende Arco-FC e Linde Gas
Italia ha realizzato Futura, un prototipo innovativo
di barca a vela ecosostenibile, dotata di propulsione
elettrica alimentata a idrogeno. Futura è lunga 6
metri, pesa 600 chilogrammi, può accogliere fino a
3 passeggeri (oltre lo skipper) e ha 5 ore di autonomia
a una velocità di navigazione di 2,5 nodi (circa
4 km/h). Provvista di una cella a combustibile da 1
kW, Futura dispone anche di una batteria ricaricabile
tramite due pannelli fotovoltaici, che consente
di estendere l’autonomia fino a 2 ore».
48
49
JOHN DEERE E IL TRATTORE ALLA SPINA
APPENA
TRENTA
MINUTI
Motori e componenti per OEM
Cultura, tecnica, impieghi
e mercato del motore diesel.
Fondato nel 1986
Direttore responsabile
Maurizio Cervetto
Coordinatore redazionale
Fabio Butturi
In redazione
Stefano Agnellini, Ornella Cavalli,
Fabrizio Dalle Nogare, Stefano Eliseo,
Fabio Franchini, Riccardo Schiavo,
Cristina Scuteri, Luca Vitali
È il tempo di ricarica
dell’E-Power, che
si è tolto i veli ad
Hannover. C’è lo
zampino di Kreisel
Impaginazione e grafica
Marco Zanusso
Gestione editoriale
Fabio Zammaretti
Stampa
Industrie Grafiche RGM srl,
Rozzano (Mi)
Fotolito
Industrie Grafiche RGM srl,
Rozzano (Mi)
oem&batterie
50
In questa occasione non vi
tratteggiamo il solito bilancio
dell’evoluzione degli endotermici
o dei pacchi batteria di
John Deere Power Systems. Vi
raccontiamo il trattore E-Power
direttamente dalle voci dei suoi
sviluppatori. Coinvolgiamo in
prima battuta Derek Mueller,
Business Manager di John Deere.
L’azienda americana ha
svelato un prototipo di trattore
da 130 cavalli completamente
elettrico, sviluppato partendo da
zero, anziché convertito da una
piattaforma diesel. Insomma, lo
potremmo definire “un nativo
elettrico”. La macchina adotta
l’architettura modulare delle
batterie di Kreisel, fino a cinque
pacchi da 39 kWh ciascuno per
una capacità totale di circa 200
kWh. La trasmissione elettrica è
dotata di due motori indipendenti:
uno per la trazione e uno per
il funzionamento della presa di
potenza, entrambi con potenza
nominale di 130 cavalli, consentendo
alla presa di forza di
mantenere una velocità costante
indipendentemente dalla velocità
al suolo. La piattaforma si articola
in configurazioni agricole
che vanno dalla cabina standard
alle versioni compatte per vigneti
e frutteti e alle varianti a elevata
altezza da terra (high-crop).
I vantaggi che il Cervo dichiara
includono costi operativi ridotti
a un terzo rispetto a un trattore
diesel di pari taglia, una manutenzione
minima, riduzione del
rumore stimata nel 66% e scalabilità
dell’autonomia in base
al numero di pacchi batteria installati.
Ogni unità è predisposta
per la guida autonoma. Dopo i
test sul campo negli Stati Uniti,
inizieranno le prove anche
in Europa; un numero limitato
di unità completamente elettriche
e autonome sarà disponibile
negli Stati Uniti già nel corso
dell’anno. Secondo John Deere,
l’alimentazione a batteria è
attualmente adatta proprio per
questa fascia di potenza; le gamme
superiori richiedono ancora
soluzioni diesel, a combustibili
rinnovabili o, potenzialmente,
sistemi ibridi. Marcus Kreisel,
co-fondatore e amministratore
delegato di Kreisel Electric, ci
ha spiegato che i pacchi batteria
utilizzano la chimica Nmc, ad
alta densità energetica, progettata
per la massima durabilità
in applicazioni off-highway. Il
raffreddamento dinamico a immersione
consente una rapida regolazione
termica, raggiungendo
la temperatura operativa ottimale
in 7-10 minuti. Il sistema di ricarica
rapida sviluppato congiuntamente
consente una ricarica dal
10% al 90% in circa 30 minuti,
fornendo ulteriori 7-8 ore di funzionamento».
Autorizzazione del tribunale
di Milano n.860 del 18 dicembre 1987
Registro Nazionale della Stampa
n. 4596 del 20/04/1994
n. iscrizione R.O.C. 2880 del 30-11-2001
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D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004
n° 46) art. 1, comma 1, LO/MI
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