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La Torre di Veglia n1 gennaio-febbraio 2026

gennaio-febbraio 2026

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dei

LA TORRE DI VEGLIA

La

Anno LXV - n° 1

gennaio/febbraio 2026

“Poste Italiane spa sped. abb. post. D/L 353/2003

(conv. in L.27/2/2004 n° 46)

art. 1. comma 2, dcb tv”

PERIODICO BIMESTRALE DELLE PARROCCHIE

DI SAN GIACOMO DI VEGLIA

FORMENIGA - COZZUOLO - CARPESICA


Redazionale

Carissime lettrici e carissimi lettori di Torre di Veglia,

Rieccoci qui con il primo numero del nuovo anno. Speriamo

che le feste natalizie abbiamo rappresentato un momento di

riposo e di tempo prezioso trascorso insieme ai vostri cari.

Troverete all’interno degli articoli sui momenti dell’anno

liturgico che segnano la vita della Chiesa in questo periodo,

come la figura del nostro protettore diocesano San Tiziano e

la sua storia. Dopo San Tiziano, che già vediamo nella nostra

copertina, nel corso dell’anno anche gli altri nostri Santi

patroni e protettori ci faranno compagnia nelle copertine dei

prossimi numeri di Torre di Veglia. Leggeremo poi il significato

del segno delle Ceneri che viene celebrato all’inizio del periodo

quaresimale. E poi come di consueto gli aggiornamenti sulle

diverse attività delle nostre comunità, da quelle sportive e

ricreative a quelle scolastiche.

Tutta la Redazione vi augura Buona Lettura!

San Giacomo di Veglia

via Isonzo, 3

tel. 0438 500457

e-mail artefotosnc@gmail.com

www.studioartefotosnc.it


ANNO LXV – N. 1

GENNAIO-FEBBRAIO 2026

Autorizzazione Tribunale TV N. 671 DEL 24/11/1987

“Poste Italiane spa sped. abb. post. D/L 353/2003

(conv. in L.27/2/2004 n° 46) art. 1. comma 2, dcb tv”

PERIODICO BIMESTRALE

DELLA PARROCCHIA

DI SAN GIACOMO DI VEGLIA

Direttore responsabile:

don Gian Pietro Moret

Coordinatore redazione:

Bruno Dall’Anese

Redazione:

don Matteo D'Arsiè

Maria Teresa Cesa,

Stefania Chies,

Raff aella Marcon,

don Giulio Fabris,

Elisa Frare,

Giancarlo Pitasi,

Angelo Turbian,

Marta Zanette

Impaginazione:

Elisa Frare

Stampa: Tipse Vittorio Veneto

Dio a modo mio 2

Salmo 127-128 4

La processione dell’Immacolata 6

L’austero segno delle Ceneri 8

La lettera del ns. Vescovo Riccardo 9

Laurea di Nicola 13

San Tiziano Vescovo 14

Il prete oggi... 16

Formeniga: aspettando don Bosco 18

La ns. scuola e in cucina con Giulia 19

Attività del gruppo alpini 20

L’angolo del benessere 22

2

Calcio Vittsangiacomo 23

Rinnovo-adesione a Torre di Veglia 25

Bilancio di Torre di Veglia 26

Le nostre Anagrafi 27

Le famiglie ricordano 28

Redazione e Amministrazione:

Piazza Fiume, 58

San Giacomo di Veglia TV

tel. 0438.500295

redazione.torrediveglia@gmail.com

www.sangiacomoapostolo.it

e-mail: sangiacomodiveglia@libero.it

sito a cura di: Federica Spinazzè

Per Richiesta Certificati Storici inviare email a:

archivio.sangiacomo@libero.it

Per scaricare il modulo di richiesta

visitare il sito della parrocchia

Finito di redigere

il 17 – 12 – 2025

Hanno collaborato a questo numero:

Don Matteo D’Arsiè

Don Giulio Fabris

Nikla Fadelli De Polo

Donata Aglio

I Giovani di Formeniga

I Giovani del Sangio

Le Insegnanti della Scuola

Sauro

Giulia Maiutto

Elisa Frare

Pietro Ossi

Mamme e animatori di Formeniga

Pietro De Spirt


2 d

Gennaio • Febbraio 2026

Dio a modo mio

o io al modo di Dio?

dei

LA TORRE DI VEGLIA

La

Capita spesso – non penso solo ai parroci – di

sentire dire espressioni come queste: “Io sono

credente a modo mio…”, “Credo in Dio ma non

nella Chiesa…”, “Basta comportarsi bene…”, “Pregare

si può anche a casa…”, “Quelli che vanno in

chiesa sono peggiori di chi non ci va…”, “Io non

vado in chiesa, ma porto avanti i valori cristiani”.

Sono frasi che ci suonano tristemente familiari. Le

ascoltiamo talmente tanto da rischiare di considerarle

normali, quasi ovvie… E invece, se le guardiamo

con calma, ci raccontano un fenomeno molto diffuso:

una sorta di fede “fai-da-te”, modellata sui propri

gusti, sulle proprie abitudini, sulla propria idea di

Dio.

È una religiosità che rassicura ma non converte;

che consola ma non interpella; che dice “credo”, ma

non si lascia coinvolgere: si tratta allora in sintesi di

credere in un Dio a modo mio.

Ma l’essere cristiani è un’altra cosa. Il cristianesimo

nasce quando smetto di chiedere a Dio di adattarsi a

me, e inizio a chiedere a me stesso di conformarmi a

Lui, quando passo dal crearmi un Dio a modo mio

al chiedermi che forse dovrei in fondo cominciare ad

essere io al modo di Dio.

Molti oggi riducono il cristianesimo a un “galateo

del bene”: aiutare gli altri, essere onesti, rispettosi,

educati. Sono tutte cose belle, ma non sono la sostanza

della fede.

Papa Benedetto XVI descriveva così il problema:

«Tanti battezzati hanno smarrito identità e appartenenza:

non conoscono i contenuti essenziali della fede

o pensano di poterla coltivare prescindendo dalla mediazione

ecclesiale… Altri riducono il Regno di Dio

ad alcuni grandi valori, che hanno a che vedere con il

Vangelo, ma non riguardano ancora il nucleo centrale

della fede cristiana» 1 .

Non basta essere “brave persone” per essere cristia-

ni: il Vangelo non è un manuale di buoni sentimenti

o di un anonimo vogliamoci bene né un libro di morale.

Essere cristiani è prima di tutto un incontro con

Gesù Cristo vivo: solo questo cambia il cuore, il

modo di pensare 2 , la vita.

I valori sono come un bel vestito: c’è bisogno che

qualcuno li indossi, altrimenti cascano per terra.

Fuor di metafora, solo se io li ho prima fatti miei,

se ne ho da principio capito e vissuto il senso potrò

davvero viverli e trasmetterli.

Faccio un esempio esagerato e semplicistico per

capirci: qualora io non avessi fatto mio il concetto

che rubare è sbagliato perché lede la proprietà altrui

– questo ne è il sostanziale fondamento –, finirei per

rispettare una “legge esterna a me”, che mi impedisce

di prendere ciò che formalmente non mi appartiene

e la vivrei come una sorta di castrazione. Se, invece,

l’ho fatta mia, pur sentendo la tentazione di appropriarmi

di qualcosa che non mi appartiene, riesco

ad oppormi a questo impulso con naturalezza e ad

insegnare a fare altrettanto.

Per tornare al discorso di qualche riga fa, se vogliamo

capire cosa significa incontrare Cristo, basta

guardare San Pietro. Non era un uomo perfetto: era

impulsivo, fragile, contraddittorio. Eppure, proprio

davanti a Gesù, esclama: «Signore, allontanati da me,

perché sono un peccatore!» 3 .

Gesù non gli dà una pacca sulla spalla, non lo consola

dicendogli che in fondo non importa né che va

bene così e che non deve preoccuparsi. Gesù gli dice:

«Seguimi». Lo prende dalla situazione in cui è e lo

invita a convertirsi alla sua sequela.

L’essere davvero cristiano muove autenticamente i

suoi passi quando riconosco i miei limiti e mi affido

a Cristo, non quando tento – spesso con esiti catastrofici

– di aggiustarmi da solo.

1 Benedetto XVI, Udienza all’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale

Italiana (C.E.I.), 24.05.2012

2 La parola greca per conversione (μετάνοια) che troviamo nel vangelo significa

appunto cambiare modo di pensare.

3 Lc 5, 8b.


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LA TORRE DI VEGLIA

La

Gennaio • Febbraio 2026

3

Un’altra idea molto diffusa è:

“Io credo, ma non ho bisogno della Chiesa”.

È una frase, questa, frutto di un anticlericalismo

diffuso, tante volte alimentato da media a caccia di

uno scoop, da una macchina del fango che non conosce

inceppamenti e – purtroppo – anche da scandali,

più o meno conclamati, che sono stati commessi

in seno ad Essa.

Spesso si fa anche confusione nel dire comune nel

far combaciare la Chiesa con il clero o con la vita religiosa,

dimenticando più o meno consapevolmente

che ogni battezzato ne fa parte.

Eppure, come ci ricordava con forza papa Francesco,

la Chiesa non è ostacolo alla fede: è la casa della

fede: «La fede non è mai una questione privata: nasce

e cresce all’interno di una comunità.»

Nessuno celebra l’Eucaristia da solo; nessuno si

perdona da solo; nessuno arriva a Cristo da autodidatta:

la Chiesa è la famiglia che ci porta il Vangelo

e i Sacramenti, la strada che Cristo stesso ha voluto.

Lo sapevano bene i Padri della Chiesa che nel comporre

ad esempio il Simbolo della fede (il Credo che

recitiamo ogni domenica a Messa per intenderci)

hanno sempre – in lingua originale – usato il plurale

Crediamo: se è vero che l’adesione alla fede è qualcosa

di personale è altrettanto e forse ancor più vero

che la fede è un’esperienza comunitaria, non da liberi

battitori (= a modo mio), ma frutto e promessa

di una storia che mi precede, mi accompagna e che

andrà avanti.

Purtroppo per molti oggi la pratica domenicale è

diventata “una cosa in più”, da incastrare tra mille

impegni. Eppure nella fede non è così.

La Messa domenicale è il cuore della vita cristiana,

non un accessorio – fonte e culmine della vita del cristiano

la definisce il Concilio Vaticano II.

Lo hanno capito in modo radicale i martiri di Abitene

(IV secolo). Quando furono arrestati perché si

riunivano per la Messa nonostante i divieti, risposero

semplicemente:

«Sine dominico non possumus» («Senza il giorno del

Signore, senza l’Eucaristia, non possiamo vivere»).

Non è poesia, né entusiasmo. È verità: chi vive di

Cristo non può vivere senza l’Eucaristia.

Noi oggi non rischiamo certo la vita per andare

a Messa, ma corriamo il rischio di accontentarci di

un cristianesimo senza Cristo, di valori senza sacramenti,

di fede senza comunità credente, di preghiera

senza conversione.

Ed è per questo che la domanda ritorna, semplice

e decisiva: «Voglio un Dio “a modo mio” o voglio imparare

a vivere “al modo di Dio”?».

Cristo oggi ci chiama, come chiamò Pietro:

«Vieni. Seguimi. Non da solo, ma nella Chiesa.

Non svuotando la fede, ma riempiendola. Non senza

la domenica, ma attraverso di essa».

E allora, insieme ai martiri di Abitene, possiamo

dire anche noi:

«Senza la domenica non possiamo vivere».

don Matteo

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SALMO 127

SALMO 127: IL SONNO DELL’AMICO

Ogni sforzo umano è vano senza la benedizione divina.

Questo è quanto comunica il salmo 127, quasi un sussurro che invita a riconoscere la vera fonte della prosperità.

Subito dopo, il salmo 128 dipinge un quadro della felicità domestica che scaturisce dal timore del Signore,

una promessa di gioia concreta e familiare.

Se il Signore non edifica la casa,

un soffio è la fatica dei suoi costruttori.

Se il signore non custodisce la città,

ombra vana è la veglia del custode.

Vano è il vostro levarvi all’alba,

il tardo sedervi a riposare,

e il gustare il pane del sudore:

Egli dona ai suoi amici nel sonno.

Il salmo 127 dipinge un Dio provvidente, elargitore

di dimora, sostentamento e figli. Il suo linguaggio è

una eco della sapienza proverbiale. I maestri di sapienza

interrogano l’origine dell’abbondanza, della ricchezza.

La loro risposta è chiara: germinano dalla benedizione

divina, non dal sudore umano. Un paradosso che non

sminuisce la fatica, ma invita a contemplare! Svela il

primato dell’agire divino nel cuore stesso del lavoro, là

dove l’uomo si illude di essere solo artefice. Ammonisce

a non dimenticare Dio, a non vivere come se fosse

assente proprio là dove l’uomo si costruisce e plasma

il suo mondo. Insegna a gustare la gratuità del dono

divino nel luogo stesso del guadagno sudato, meritato.

Insegna a scoprire la presenza e confessare il primato di

Dio non ai margini ma dentro il proprio quotidiano.

Il salmo evoca Gerusalemme.

Senza Dio le mura protettive si ergono vane, vana è

la veglia notturna, vano il logorarsi per il pane. L’orante

sa che solo Dio è il potente custode, sentinella della vita

sociale e familiare di Israele.

Ogni impresa cela insidie, richiede sapienza. Non basta

la competenza, perché la vita è colma di imprevisti

dai quali solo la protezione divina può preservare.

Il pellegrino si scopre “amico” di Dio, colui che confida

nel “custode non dormiente” anche nel silenzio della

notte. Si lascia andare al sonno ristoratore, immagine

di una fede intessuta di abbandono all’iniziativa divina.

Questa è la vera sapienza.

Si canta l’esperienza nell’affetto divino, un’amicizia

che dona serenità e fiducia incrollabili. La lieta novella

del nostro salmo è questa: il Signore non solo colma

Ecco eredità del Signore sono i figli,

Sua ricompensa è il frutto del grembo.

Come frecce in mano ad un guerriero,

così sono i figli avuti in giovinezza.

Beato l’uomo che ne ha colma la faretra:

non conoscerà vergogna

quando tratterà alla porta

con i propri nemici

di beni i suoi fedeli, ma li avvolge della sua amicizia.

Con un tale Amico, il sonno pacificatore può sigillare

le palpebre del credente: “in pace mi corico e subito mi

addormento: tu solo, Signore, al sicuro mi fai riposare”.

Nella seconda strofa lo sguardo si protende verso il

futuro, incarnato dalla discendenza che solo con Dio

fiorisce. I figli, simbolo per eccellenza della promessa,

racchiudono in sé ogni benedizione divina, segno di

vita, fecondità e immortalità nel ricordo. Ciò è ancora

più vero in un Israele che anela ad una speranza oltre la

morte. Entra in scena l’uomo giusto, che ha scelto la via

di Dio come unico sentiero verso il suo vero futuro. Egli

è presentato come un guerriero armato di frecce affilate

e vittoriose, ossia i suoi figli. Questa è la forza della fede;

chi la comprende non teme il futuro e con essa affronta

ogni avversità.

La Sapienza incarnata

Anche la fede cristiana si esprime in una sapienza di

vita. Ci ricorda che, senza l’amore come fondamento

familiare, vana è la costruzione di una bella casa; senza

la fede come pilastro comunitario, inutili sono i grandi

progetti; senza la giustizia come base sociale, inefficaci

sono le misure di sicurezza.

E’ vano affannarsi per il guadagno, rincorrere illusioni

di una vita misurata sul denaro. Il vero senso della vita è

Dio, e solo Lui può donarlo, spesso intuito più profondamente

da chi è povero o nella sventura.

Chi comprende ciò è veramente giusto e beato, perché

conosce un Dio che è amico, anzi un padre.


SALMO 128

5

UNA CASA E UNA FAMIGLIA BENEDETTATA

Beato colui che teme il Signore

e sui suoi sentieri muove il passo.

Della fatica delle tue mani ti nutrirai,

gioia ti vestirà e ogni bene avrai.

La tua sposa, fertile come vite

nell’intimo della tua dimora;

i tuoi figli, germogli di ulivo

intorno alla tua mensa.

Così fiorirà di benedizioni

l’uomo che teme il Signore.

Echi di gioia

Il salmo precedente (127) si chiudeva con la benedizione

dell’amico di Dio.

Questa stessa benedizione risuona all’inizio del salmo

128, quasi una eco che ne completa l’armonia.

Anzitutto la gioia che si irradia dai versetti iniziali con

la benedizione che si propaga nei successivi. Il bene che

colma l’esistenza, e infine la pace che tutto avvolge.

Un secondo percorso collega la via intrapresa con timore

religioso, con la vite rigogliosa di promesse, l’ulivo tenace

e fecondo, e la vita che scorre piena.

Questi due fiumi di significato si incontrano e si abbracciano

nel calore della casa: la sposa amata, i figli vivaci, il

pane quotidiano sulla mensa condivisa.

Un quadro familiare, un tesoro di saggezza

Ancora una volta, il tema della famiglia si fa strada, dipingendo

un quadro delizioso che ha reso questo salmo

un canto nuziale caro al cuore dei giudei e dei cristiani.

Ecco un padre appagato dal frutto delle sue mani, una

sposa vibrante di vita e fecondità, simile ad una vite che

da sempre incarna l’Israele benedetto.

E poi i figli, germogli vigorosi come polloni di ulivo,

simbolo di fedeltà che affondano le radici nel tempo. Tutto

ci riconduce ad una saggezza antica, scolpita nei proverbi:

“chi trova una moglie trova una fortuna e ottiene il

favore del Signore” (pr. 18,22) e “la casa e il patrimonio si

ereditano dal padre, ma una moglie assennata è dono del

Signore (pr. 19,14).

Dove cercare i segni tangibili della cura e della tenerezza

di Dio? Forse è necessario tornare all’alba dei tempi, quando

Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo” e donò Eva

ad Adamo.

La sollecitudine e la tenerezza paterna che Dio ha riversato

nei progenitori dell’umanità e sui padri e madri

di Israele nel loro incontro d’amore e nella comunione

di vita continuano a fluire nel presente, nel cuore di ogni

Da Sion effonda il Signore su di te

la sua benedizione!

Possa tu contemplare

la prosperità di Gerusalemme

in tutti i giorni della tua vita.

Possa tu vedere i figli dei tuoi figli.

Pace su Israele!

coppia.

Il bene più prezioso della coppia sono i figli, paragonati

a vitali polloni di ulivo. Sopravvissuto al diluvio, l’ulivo è

l’emblema di una vita indomita! Un’immagine splendida

per figli sani, che evocano un uliveto rigoglioso di promesse,

preludio ad un’abbondante raccolta di olio.

Nei versetti conclusivi, la benedizione individuale promessa

al giusto, si irradia dalla sua fonte: la prosperità della

nazione eletta, di cui la felicità dei singoli è un riflesso.

Il passaggio dall’intimità della casa al destino della nazione

è reso fluido dall’immagine della vite simbolo di Israele e

dal tema della madre.

Così questo canto sapienziale, nato dal ricordo del tesoro

familiare, dove i sacerdoti, benedicendo quella famiglia

vi scorgono il segno della protezione divina e della pace

celeste non solo su di essa, ma su tutto Israele. Non una

famiglia chiusa in sé stessa ma aperta al fluire della vita

comunitaria.

Famiglie e comunità

La gioia e la prosperità di Gerusalemme – la chiesa –

sono il fondamento del benessere dei singoli e il desiderio

più profondo di ogni famiglia credente. La famiglia trova

il suo vero compimento nell’intero popolo di Dio per

realizzare, insieme alle altre famiglie, il disegno divino di

salvezza.

Non un’isola felice separata dal mondo, ma un organismo

vivo che partecipa del corpo più grande che è la

comunità in cui vive in Cristo.

Questi due salmi (127 e 128) pur nella loro brevità, si

completano a vicenda: l’uno sottolinea la dipendenza da

Dio nel costruire, l’altro ne mostra il frutto più intimo

e desiderabile, la serenità della famiglia. Leggerli insieme

è come contemplare le due facce di una stessa medaglia,

dove la fiducia di Dio si traduce in benedizioni tangibili

nella vita di ogni giorno.

don Giulio


6 d

Gennaio • Febbraio 2026

50 anni di matrimonio

dei

LA TORRE DI VEGLIA

La processione

dell'Immacolata

Formeniga 8 dicembre 2025

La

Lino Bitto e Caterina De Stefani della

parrocchia di Formeniga hanno festeggiato

i loro 50 anni di matrimonio.

Un bellissimo

ed originale

albero di Natale

confezionato

totalmente a mano

ed allestito da

una nostra gentile

parrocchiana.


d

dei

LA TORRE DI VEGLIA

La

Gennaio • Febbraio 2026

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8 d

Gennaio • Febbraio 2026

dei

LA TORRE DI VEGLIA

La

Memento homo, quia pulvis es.

L’austero segno delle Ceneri,

inizio della quaresima

La Chiesa apre ogni anno il tempo della Quaresima

con un rito austero e silenzioso che trova le

sue radici all’alba dei tempi: l’imposizione sul capo

delle ceneri, frutto della combustione dell’ulivo benedetto

nella festa delle palme dell’anno precedente.

Le parole che accompagnano il gesto – «Memento,

homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris» 1 oppure

«Convertitevi e credete al Vangelo» – possono suonare

lapidarie o addirittura macabre, ma non sono una

minaccia, bensì una verità detta con amore: ricordano

all’uomo la sua fragilità e, insieme, la sua vocazione

più alta.

La cenere è ciò che resta dopo il fuoco: segno di

precarietà, di fine, di povertà radicale. Nell’esperienza

biblica è il linguaggio della penitenza e dell’umiltà:

cospargersi il capo di cenere significa riconoscere di

non bastare a se stessi, di avere bisogno di salvezza.

L’uomo, creato dalla polvere della terra, porta in sé

il limite e la morte; ma proprio lì, nella polvere, Dio

continua a chinarsi per ricreare. È proprio nella finitezza

della vita umana che Cristo si incarna e si fa

solidale con noi per portarci la vita infinita di Dio.

Da soli non bastiamo: c’è bisogno di Lui per superare

le soglie della morte. A noi resta soltanto scegliere

cosa fare con il tempo che ci viene concesso: da qui

l’appello alla conversione, a riorientare la nostra vita

verso la meta eterna.

La liturgia colloca questo segno all’inizio della

Quaresima perché questo tempo non è anzitutto uno

sforzo morale, ma un cammino di conversione battesimale.

Come ricorda la tradizione più antica della

Chiesa, la Quaresima nasce come tempo di preparazione

al Battesimo e, per i già battezzati, come tempo

di ritorno alle sorgenti della fede. Non si tratta solo

di fare qualche rinuncia o “fioretto”, ma di lasciarsi

purificare il cuore per riscoprire la grazia ricevuta.

In questo senso la cenere rivela un significato sorprendente,

spesso dimenticato. Un tempo, infatti, la

cenere – forse alcuni di noi lo ricordano ancora – era

utilizzata per preparare la lisciva, il detergente con

cui si lavavano i panni. La cenere, sciolta nell’acqua,

aveva la capacità di togliere lo sporco e di rendere i

tessuti nuovamente candidi. Ciò che appare segno di

scarto e di fine diventa strumento di pulizia e di rinnovamento.

L’immagine è eloquente. Anche il segno delle ceneri

non è un gesto che umilia, ma che purifica. Ricordandoci

che siamo polvere, ci invita a lasciare che

Dio lavi ciò che nel tempo si è sporcato: il peccato,

le scelte incoerenti, le infedeltà, le durezze del cuore.

La Quaresima diventa così una grande “lisciva spirituale”,

nella quale la vita viene immersa per tornare

limpida.

Il riferimento è chiaro alla veste bianca del Battesimo,

ricevuta come segno della vita nuova in Cristo.

Con il passare degli anni quella veste può essersi macchiata;

la Quaresima è il tempo favorevole per restituirle

splendore. Preghiera, digiuno ed elemosina non

sono pratiche isolate, ma strumenti concreti di questa

purificazione interiore: allenano il cuore a tornare

semplice, libero, orientato all’essenziale.

Ricevere la cenere sul capo significa allora accettare

la verità su di sé senza disperazione e senza maschere,

confidando però nella misericordia di Dio, che dalla

polvere sa far rinascere la vita. È l’inizio di un cammino

che conduce alla Pasqua, dove la cenere lascia

il posto all’acqua viva del Battesimo rinnovato e alla

luce della Risurrezione.

don Matteo

1 Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai.


d

dei

LA TORRE DI VEGLIA

La

Gennaio • Febbraio 2026

9

Il Vescovo Riccardo Battocchio ai fratelli e alle sorelle

che vivono nel territorio della diocesi di Vittorio Veneto

condividendo la stessa fede e la stessa speranza

in Cristo, nostra pace.

Inizia il tempo di Avvento. Si apre davanti a noi il cammino che di giorno

in giorno, di domenica in domenica, ci darà la possibilità di accogliere

il dono che Dio Padre ha fatto una volta per sempre all’umanità attraverso

le parole, i gesti, gli sguardi, la persona di Gesù. Un dono che continuamente

si rinnova per l’azione discreta ed efficace dello Spirito Santo.

Mi rivolgo a tutti e a tutte, come vostro Pastore, con il desiderio e l’augurio

che sia data a ciascuno di noi, e alla comunità diocesana nel suo

insieme, la possibilità di far spazio a questo dono – nel cuore, nei pensieri,

nelle azioni – un po’ come gli ha fatto spazio Maria di Nazaret con il

suo “eccomi”.

La Chiesa di Dio che è a Vittorio Veneto inizia il nuovo anno liturgico

assieme al nuovo vescovo. A me, vescovo da poco più di sei mesi, è

chiesto di proseguire la missione dei vescovi che mi hanno preceduto.

Il mio compito, al quale si associano i presbiteri e i diaconi, è quello di

riconoscere il tanto bene che Dio ha seminato nei solchi di questa Chiesa;

di mettere in guardia da tutto ciò che potrebbe minacciare e compromettere

la maturazione di quanto è stato seminato; di aiutare a raccogliere i

buoni frutti che la grazia di Dio ha fatto maturare, perché siano condivisi

e permettano a tanti di vivere secondo verità e giustizia.

Questo è il primo messaggio che rivolgo alla diocesi, nel suo insieme,

dopo l’ordinazione episcopale celebrata il 25 maggio scorso. È una “quasi-lettera-pastorale”

– una specie di “cartolina” o, per sembrare più aggiornato,

una specie di “post” – con la quale desidero anzitutto ringraziare

il Signore e tutti voi per questi primi mesi di cammino condiviso, per gli


10 d

Gennaio • Febbraio 2026

dei

LA TORRE DI VEGLIA

La

incontri vissuti con singole persone, con le comunità, con tante realtà che

rendono bella la nostra diocesi e mostrano che è possibile – non sempre

facile! – testimoniare la gioia del Vangelo.

Vorrei poi richiamare alcuni aspetti “ordinari” della vita e della missione

della Chiesa, per incoraggiarvi nel percorrere la strada che Gesù ci ha

aperto e continua ad aprirci.

Il primo è la celebrazione domenicale della Messa. Si può essere cristiani

senza andare a Messa? Forse. C’è qualcosa, nella vita delle comunità

cristiane, di più importante delle celebrazioni liturgiche e, in particolare,

della Messa? No. La liturgia non esaurisce tutta l’azione della Chiesa, nondimeno

essa è il culmine verso cui tende questa azione e la fonte da cui

promana tutto il suo vigore. Lo sappiamo: la vita è complicata e le varie

occasioni che ci vengono offerte alla domenica portano tanti cristiani a

mettere in secondo piano l’incontro con Gesù Risorto nella celebrazione

della Messa. Mi permetto di ricordare che per un cristiano, per una

cristiana, dovrebbero essere alquanto seri i motivi che eventualmente impediscono

la partecipazione alla Messa nel giorno del Signore. E ricordo

anche l’impegno che coinvolge le comunità cristiane nel promuovere una

partecipazione piena, consapevole, attiva alle celebrazioni liturgiche.

Il secondo sono i percorsi formativi proposti dalle parrocchie, dalle unità

pastorali, dalle foranie, dalla diocesi, dalle comunità di vita consacrata,

dalle associazioni e dai movimenti. Non è necessario che tutti facciano

tutto. Si dovrà tener conto delle diverse situazioni in cui si trovano le persone

e le famiglie, dei diversi tempi della vita e delle concrete possibilità.

Dovranno probabilmente essere ripensate alcune forme del cammino di

“iniziazione cristiana”, dell’accompagnamento spirituale dei giovani, delle

proposte vocazionali, del sostegno alla testimonianza cristiana delle

famiglie. Nel frattempo, però, non perdiamo di vista quello che già offre

la comunità ecclesiale. Mi permetto, in particolare, di rivolgere a tutti l’invito

a entrare in contatto personalmente e in gruppo con la Parola di Dio

attestata nei libri della Bibbia: è dall’ascolto che nasce la fede, risposta di

amore all’amore di Dio che sempre ci precede.

Il terzo aspetto che mi sembra opportuno segnalare è il percorso “Vivere

la prossimità” che è stato avviato da qualche tempo nella nostra diocesi,

con una progressiva presenza alle persone che si trovano in situazioni di

difficoltà e solitudine. È un’iniziativa particolare, coinvolge attivamente un


d

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numero tutto sommato limitato di persone, intende però esprimere e promuovere

lo “stile di prossimità”, la vicinanza ai poveri e ai fragili, al quale

sono chiamati tutti i battezzati e la comunità cristiana nel suo insieme.

Il quarto è l’attenzione a ciò che accade nel nostro territorio e nel mondo,

alle trasformazioni in atto nella vita sociale, economica, culturale,

nei luoghi di lavoro, nella scuola, nell’incontro fra persone e gruppi che

provengono da diversi contesti. Non ci è chiesto di avere risposte pronte

alle tante sfide del tempo presente, ma di essere consapevoli di ciò che

accade, per dire oggi le ragioni della speranza di cui siamo portatori.

Questi, ripeto, sono solo alcuni aspetti della vita “ordinaria” della nostra

diocesi, della Chiesa di Dio che è in Vittorio Veneto. Ad essi sono

legate molte iniziative: vi incoraggio a curarle bene e a coordinarle nel

miglior modo possibile.

Per il resto, cerchiamo di continuare a seguire i “solchi generativi di

speranza” segnalati nella lettera pastorale che il mio caro predecessore,

Mons. Corrado Pizziolo, ha indirizzato alla diocesi il 3 luglio 2024. Sapendo

che il regno di Dio è «come un uomo che getta il seme sul terreno;

dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come egli

stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la

spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito

egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura» (Mc 4,26-29). E speriamo

che tra i frutti buoni che ci sarà dato di raccogliere ci siano anche vocazioni

al ministero presbiterale e alla vita consacrata. Preghiamo per questo!

Nel prossimo futuro saremo chiamati a dar concretezza, nella nostra

diocesi, alle importanti indicazioni contenute nel Documento Finale della

XVI Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi (26 ottobre 2024) e ai

frutti del Cammino sinodale delle Chiese che sono in Italia, espressi dal

Documento di sintesi “Lievito di pace e di speranza” (25 ottobre 2025).

Cercheremo di capire insieme come fare, con stile sinodale, aiutati anche

dalle linee pastorali che la Conferenza Episcopale Italiana traccerà per i

prossimi anni e dal magistero pastorale di papa Leone XIV, il quale pochi

giorni fa, il 20 novembre, incontrando i vescovi italiani ha detto: «Ciò che

conta è che, in questo stile sinodale, impariamo a lavorare insieme e che

nella Chiese particolari ci impegniamo tutti a edificare comunità cristiane

aperte, ospitali e accoglienti, nelle quali le relazioni si traducono in mutua

corresponsabilità a favore dell’annuncio del Vangelo».


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Lo scopo di tutto questo non è di “far funzionare meglio le cose di

Chiesa”. Non siamo preoccupati di noi stessi, della nostra efficienza o

della nostra sopravvivenza. Ci interessa piuttosto la ricerca delle vie da

percorrere per corrispondere al dono che abbiamo ricevuto – il dono

della fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio, Fratello, Maestro, Amico – così

che questo stesso dono sia conosciuto, apprezzato ed eventualmente

accolto da tanti altri. È un cammino appassionante da percorrere insieme:

vescovo, presbiteri, diaconi, consacrati e consacrate, fedeli laici,

uomini e donne, nelle diverse età

e circostanze della vita, ciascuno

secondo la propria vocazione e i

propri carismi, nella corresponsabilità

che nasce dal Battesimo.

Siamo Chiesa, popolo fedele di

Dio, per testimoniare che Gesù è

la nostra pace. Una pace che non

è sinonimo di tranquillità, di assenza

di problemi e di tensioni, ma è

il frutto della disponibilità a riconoscere

la dignità di ogni persona

umana in quanto tale; della disponibilità

al dialogo e alla ricerca

condivisa del bene; della difesa dei

diritti dei piccoli e dei più deboli.

È questa pace il dono da accogliere

nell’anno liturgico che, vescovo

e comunità diocesana, iniziamo

assieme per la prima volta.

Vittorio Veneto,

30 novembre 2025,

Prima domenica di Avvento

' Riccardo Battocchio

GESÙ CRISTO BUON PASTORE,

icona scritta per mano di

Nikla Fadelli De Polo

per l’ordinazione del Vescovo Riccardo,

A. D. MMXXV


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“Puliamo

il Mondo”:

La Nostra

Comunità

di San Giacomo

in azione per

l’Ambiente!

Anche quest’anno la nostra parrocchia ha risposto

con concretezza all’appello di Legambiente

per l’iniziativa “Puliamo il Mondo”, schierando un

gruppo di circa 30 volontari – tra adulti, bambini e

intere famiglie – che hanno deciso di dedicare il loro

tempo a un gesto di cura per l’ambiente e per la nostra

comunità.

Grazie al nostro impegno, e a quello di un secondo

gruppo partito da un’altra zona della città, sono stati

raccolti circa 3 quintali di rifiuti da aree verdi, strade

e angoli della città. Un risultato che testimonia

quanto sia importante l’azione congiunta per il bene

comune. La partecipazione della nostra Parrocchia a

“Puliamo il Mondo” non è stata solo un’azione di

pulizia, ma una vera e propria testimonianza del valore

cristiano della

custodia del creato e

della solidarietà.

Un ringraziamento

speciale va a tutti i partecipanti

e alle famiglie

che hanno aderito all’evento,

dimostrando che l’amore per il prossimo e per

l’ambiente passa anche attraverso l’esempio e l’azione

concreta. In particolare vogliamo fare un elogio ai

piccoli Diego e Laura, che ogni anno si distinguono

per il loro entusiasmo contagioso e la loro gioia

nel prendersi cura del nostro territorio. Continuiamo

insieme su questa strada per un futuro più pulito e

responsabile!

Laurea

Mi chiamo Nicola Maso, ho 23 anni e vivo da

sempre a San Giacomo di Veglia, la comunità

che mi ha visto crescere e nella quale partecipo

con entusiasmo alla vita parrocchiale.

Oggi continuo questo cammino come

responsabile del gruppo chierichetti

e prestando servizio nel canto durante

la Santa Messa.

Il 12 novembre 2025 ho conseguito

la Laurea Triennale in Informatica

presso l’Università Ca’

Foscari di Venezia, con proclamazione

in piazza San Marco.

La mia tesi di laurea ha come titolo

“Modbus TCP per la comunicazione con dispositivi

industriali – Caso di studio: Connettore per

Modbus TCP”.

Dopo questo traguardo, ho scelto di proseguire

gli studi iscrivendomi alla laurea magistrale in

Computer Science and Information Technology,

sempre presso Ca’ Foscari.

Sento il bisogno di esprimere la mia gratitudine

a chi mi ha accompagnato lungo questo

percorso. Prima di tutto ai miei genitori, che

con la loro presenza e il loro sostegno mi

hanno aiutato ad affrontare anche i momenti

più difficili.

Un grazie sincero va poi ai miei familiari,

ai parenti e agli amici, che con incoraggiamenti,

gesti di affetto e parole di fiducia hanno

reso questo cammino più ricco e significativo.

A tutti loro va il mio riconoscimento più profondo:

senza di voi tutto questo non sarebbe stato

possibile.


San Tiziano

Vescovo di Oderzo,

Patrono principale della Diocesi

1. La nascita nell’isola di Eraclea

San Tiziano nacque circa l’anno 555

d.C.

nell’isola l’is

di Melidissa tra le foci

dei fiumi Piave e Livenza, chiamata

Eraclea Cittanova dopo che l’imperatore

re d’Oriente Eraclio (610 –

641)

vi fece costruire una piccola

città. A causa dei detriti portati

dai fiumi e dal prosciugamento

delle paludi, l’isola di Eraclea ri-

mase

un po’ alla volta interrata

lasciando di sé solo il ricordo.

2. Alla scuola del vescovo San

Floriano

San Tiziano nella sua adolescenza

fu inviato ad Oderzo,

l’unico centro importante di

tutta tta la zona dell’entroterra,

dove

era vescovo San Floriano,

che ebbe cura di educare ed

istruire r il giovane come me-

glio

era possibile in quei tem-

pi

e che fu ben felice a tempo

debito di ordinarlo diacono e

poi sacerdote. In seguito, gli

fu affidato anche l’incarico di

economo om e di arcidiacono del-

la Chiesa opitergina, cosa che gli

permise sempre più di dimostrare

la sua

grande carità verso i poveri.

3. Eletto Vescovo di Oderzo

Avendo San Floriano rinunciato

all’episcopato, l’

pa chiamato prima a

Costantinopoli tino

dall’Imperatore e

poi diventato missionario in Epiro,

clero e popolo opitergini acclama-

rono

Tiziano ian come suo successore.

Secondo l’antica tradizione, egli

fu

vescovo vo di Oderzo per quasi 25

anni

ni dal

(circa) 610 al 632.

La vita cristiana della popolazione, nei secoli VII e

VIII, era insidiata soprattutto da due gravissimi errori:

la dottrina di Ario, che in pratica negava la divinità

di Cristo, e lo scisma da Roma detto dei Tre Capitoli,

da parte di vari vescovi delle Venezie, per divergenze

teologiche, disciplinari e politiche.

Contro questi errori San Tiziano ebbe a lottare strenuamente

tanto che, come assicurano gli storici, la

Diocesi di Oderzo rimase immune da cedimenti nei

riguardi dell’ortodossia.

Pure la situazione civile, a quei tempi, era profondamente

sconvolta dall’invasione dei Longobardi

(568 d.C.) che però non occuparono subito la città di

Oderzo la quale rimase ancora, per più di un secolo,

caposaldo dell’impero bizantino delle Venezie.

4. Un tragico fatto di sangue

Durante l’episcopato di San Tiziano avvenne un

fatto assai grave di natura politica.

Gisulfo, duca longobardo del Friuli (a.568 – 610

d.C.), morendo lasciò in Cividale quattro figli: due

adolescenti Taso e Caco, e due ancora fanciulli Radoaldo

e Grimoaldo.

Quando nell’anno 610 d.C. gli Avari assalirono Cividale,

i quattro ragazzi riuscirono a mettersi in salvo.

Passato il pericolo, Taso e Caco, i maggiori dei

fratelli, ebbero assieme il governo del Ducato. Ma i

due duchi durarono poco ed ebbero una fine tragica

proprio ad Oderzo.

Il patrizio ravennate Gregorio, che dimorando in

Oderzo reggeva quale governatore il litorale rimasto

in potere dei Bizantini, aveva promesso a Taso, con

inganno e intrighi politici, di radergli la barba, com’era

il costume, facendolo così suo figlio adottivo.

Entrato Taso con il fratello Caco in Oderzo, dove

era stato invitato, Gregorio chiuse le porte della città

ed assalì i due giovani e i loro compagni, che furono

uccisi.

Compiuto il delitto, Gregorio, con crudele ironia,

per non venir meno alla promessa, si fece portare innanzi

la testa di Taso e ne rase di sua mano la barba

(a.615 d.C.).


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Grimoaldo non dimenticò mai il delitto compiuto

a Oderzo con l’uccisione di Taso e Caco, e divenuto

re dei Longobardi, vendicò la terribile offesa subita

dai fratelli distruggendo Oderzo dalle fondamenta (a.

665 o 668).

5. La morte di un Santo

Secondo la tradizione, San Tiziano morì nell’anno

632 d. C. il 16 gennaio.

Fu deposto in sepolcro distinto presso la chiesa della

sua città. Gli eracleani dal canto loro non tardarono

a rivendicare le reliquie, ma invano per la strenua

opposizione degli opitergini.

Concittadini e parenti di San Tiziano, venuti un

giorno a Oderzo da Eraclea col pretesto di visitarne il

sepolcro, calata la notte, trafugarono il suo corpo, lo

misero in una barca ormeggiata nelle acque del fiume

Monticano e cercarono di fuggire per raggiungere

il fiume Livenza. Gli opitergini, accortisi ben presto

dell’accaduto, si diedero ad inseguirli e li raggiunsero

nelle vicinanze del castello di Motta, dove il Monticano

confluisce nel Livenza. A questo punto entra in

campo una bella leggenda tanto cara al popolo devoto

di San Tiziano, e illustrata dal pittore Pomponio

Amalteo in cinque splendide tavole (1533) conservate

nel museo Diocesano d’Arte Sacra.

6. La traslazione del corpo a Ceneda

Sulle sponde del Livenza, opitergini ed eracleani

si trovarono gli uni contro gli altri armati. Quando

già stavano per azzuffarsi, comparve loro un vecchio

misterioso che li esortò a non ricorrere alla violenza,

ma a lasciare piuttosto il corpo del Santo nella barca,

pregando Dio affinché indicasse dove voleva che fosse

portato. Poi, il vecchio disparve. La barca allora,

con meraviglia di tutti, cominciò a risalire il Livenza

fino ad una località detta Settimo (Portobuffolè) dove

si fermò, incominciando qui il fiume ad essere poco

navigabile. Il corpo fu allora deposto sulla sponda del

fiume e quindi caricato su un carro trinato da buoi,

avendo in animo gli opitergini di riportare il Santo

nella loro città. Ma i buoi non riuscivano a smuovere

il carro.

Riapparve il vecchio misterioso che esortò tutti a

pregare ancora il Signore, perché facesse conoscere il

suo divino oracolo.

Dopo un digiuno di tre giorni, una buona vedova

del luogo fu mossa da una divina rivelazione ad attaccare

a un carro la mucca ed il vitello che possedeva,

poi a collocarvi sopra il corpo di San Tiziano e lasciare

quindi che i due animali trainassero il carro per la

strada voluta dal Signore. Fu così che quegli animali,

fra lo stupore della gente, si diressero verso le amene

colline dove sorgeva Ceneda.

Secondo la leggenda, alle porte della città, San Tiziano

compì un grande miracolo, risanando all’improvviso

una giovane donna da molto tempo gravemente

ammalata.

Il corpo del Santo fra l’entusiasmo di tutto un

popolo fu, con tutti gli onori, collocato a Ceneda

nell’antica chiesa dedicata alla Madonna Assunta.

Questi fatti sarebbero avvenuti nell’anno 652 d.C.

circa, un decennio dopo la conquista di Oderzo (639

– 640) da parte di Rotari, re dei Longobardi.

7. Oltre la leggenda

Poco prima che Rotari occupasse Oderzo, il vescovo

San Magno e una parte della popolazione di erano già

messi in salvo nelle isole dell’estuario veneto.

In tutto quello che era stato l’agro opitergino, al

governo bizantino era subentrato quello longobardo.

I Longobardi, fin dalla loro discesa nelle Venezie,

avevano già provveduto ad attivare nelle nostre terre

l’amministrazione civile creando, nel 568 d.C., il

Ducato di Ceneda. Più tardi diedero anche vita ad

una nuova sede vescovile a Ceneda (fine sec. VII o

inizio sec. VIII) per colmare il vuoto che, nel campo

religioso, il vescovo San Magno aveva lasciato quando,

abbandonata Oderzo, si era rifugiato nella laguna

opitergina. Per convalidare tale loro decisione, i Longobardi

provvidero a trasportare a Ceneda il corpo di

San Tiziano già riconosciuto come patrono a cui erano

legati, secondo la concezione di quei tempi, tradizione,

diritti e privilegi dell’antica sede opitergina.

don Matteo


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LA TORRE DI VEGLIA

La

Il prete

oggi...

Ricordo di una lunga chiacchierata-dialogo

con una persona di mezza età, abitante nelle

nostre terre che si definiva non atea, ma

agnostica meglio ancora indifferente.

Una persona pacata, intelligente, profonda, a suo

parere la vita dei sacerdoti non ha molto senso, se

non è addirittura inutile. Ricordo alcune domande

fattemi a bruciapelo, subito, all’inizio del colloquio:

- che senso hanno i preti in questo nostro tempo?

- che cosa provano i preti oggi di fronte al nostro

tempo?

- ma chi sono?

- che cosa attendono da noi laici che voi chiamate

popolo di Dio?

Rispondo al plurale perché credo che come me

molti pensino così come cercherò di esprimermi.

Penso, anzi ne sono certo, ci sono nella nostra vita

molte sorgenti di gioia. Molti giovani spesso ci chiedono:

perché vi siete fatti preti? È difficile formulare

una risposta con poche parole. Qualcosa c’è in noi di

cui non possiamo dubitare: la nostra vocazione.

Dopo anni di seminario, preghiera, vita comune,

cioè dopo un lungo cammino, abbiamo visto con

una certa chiarezza che “questo era l’orientamento da

prendere”.

La vocazione (scelta) è arrivata senza averla provocata

noi. Abbiamo, per così dire, “inciampato” su di

lei e l’abbiamo scoperta. L’abbiamo scelta in piena libertà.

È stato il nostro primo “Sì”.

Non eravamo migliori dei nostri compagni di classe

e neanche più perfetti, anzi… però eravamo in qualcosa

diversi. Ci sentivamo attratti verso Dio e verso i

nostri simili. Forse avevamo un cuore sensibile all’interiorità,

cioè alle cose e realtà invisibili.

Quando ascoltavamo il Vangelo, certi fatti ci interrogavano

in profondità, e non potevamo dimenticarli.

Noi siamo certamente molto grati a quanti ci hanno

aiutato a continuare e a perseverare nella direzione

intrapresa: genitori, amici, professori del seminario,

persone incontrate per caso, ecc…

Noi siamo sicuri che questa vocazione non ha origini

in noi… essa viene da più lontano, da un ALTRO.

Poi la Chiesa la riconosce autentica e la conferma con

l’ordinazione presbiterale.

Una passione per Cristo

C’è qualcosa di particolare tra noi e il Cristo. Ci

ha toccati nel più profondo dell’anima e l’abbiamo

seguito. Abbiamo sotto gli occhi le sue parole, la sua

morte e risurrezione. Tutto ci parla di Lui!

Per questo cerchiamo tanto di essere legati e attenti

ai poveri, ai piccoli, agli ammalati e ai sofferenti.

Capita a volte che il nostro cuore sensibile ci giochi

qualche brutto scherzo.

D’altra parte, quante volte ci sentiamo ripetere:

“Voi non conoscete il mondo, siete degli ingenui.

Parlate una lingua che noi laici non capiamo, vi

comportate come degli idealisti, con la testa e la

mente che guarda in sù, ma senza avere i piedi

piantati solidamente sulla terra”.

Non sappiamo come rispondere concretamente a

queste cose; sappiamo semplicemente che non possiamo

agire in maniera diversa.

Questa passione per il Cristo, la cogliamo nella celebrazione

dell’Eucaristia soprattutto la domenica.

Anche se la liturgia è povera, l’assemblea scarsa, la

cornice misera, ecc… noi come ha fatto Gesù ai viandanti

di Emmaus possiamo ridare coraggio a qualcu-


d

dei

LA TORRE DI VEGLIA

La

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17

no che soffre, che dubita osservando anche il nostro

comportamento che dimostra a volte dissonanza fra

il dire e il fare (essere).

Certo, il fervore dell’Eucaristia non splende come

dovrebbe dentro di noi a causa di tante cose che ci accadono.

Ma oltre l’Eucaristia, ci ricarica l’adorazione

che è un interiorizzare la Messa.

Dare la vita

Con la predicazione cerchiamo di portare e annunciare

delle “parole di vita” agli uomini: noi non siamo

la sorgente di vita; è il Cristo che battezza, che ci dà

da mangiare il suo corpo, che concede il perdono…

noi siamo semplicemente un canale, uno strumento

a volte indegno.

Il sacerdote non è soltanto un annunciatore, un canale

ma è anche un padre.

Ignazio di Antiochia diceva che il prete e il Vescovo

sono immagine e richiamo del Padre. Il prete dona la

vita come un padre di famiglia.

Passione per la Chiesa

Chi ama Cristo prova anche una forte passione per

la Chiesa. Chi ama la testa, ama anche le membra.

Noi amiamo e siamo attaccati alla Chiesa e a volte,

anche spesso, ci può accadere di soffrire a causa sua; e

questo accade veramente. Nella Chiesa ci sono infatti

debolezze, compromessi, tiepidità, orgoglio, peccato.

Ma dentro questi vasi di creta essa porta un mistero

grande: essa è il corpo del Signore e tempio dello Spirito

Santo.

Anche noi, preti, a volte a torto o a ragione, critichiamo

la Chiesa. Ma, ogni volta, ci rendiamo conto

che è dalla Chiesa che abbiamo ricevuto tutto: la

Scrittura, i sacramenti, l’incarico pastorale, ecc…

È dalla Chiesa che noi abbiamo ricevuto, voi “porzione

del popolo di Dio” che possiamo servire.

Senza la Chiesa saremmo nulla.

È la Chiesa che ci accredita. È grazie alla Chiesa che

tante persone, bambini, ammalati, sofferenti, poveri,

angosciati ricorrono a noi preti.

Per quanto sta in noi, riconosciamo di essere troppo

deboli, peccatori per beneficiare di una fiducia con la

quale la gente continua a cercarci. Per noi stessi, non

potremmo mai godere di tale credito, proprio perché

non lo meritiamo.

La gioia

Una buona parte della nostra gioia viene dalla preghiera,

dal raccoglimento. Quando preghiamo il nostro

cuore si libera dalle scorie. Quando lo stress del

lavoro ci minaccia, ritroviamo noi stessi lodando, ringraziando

e magnificando Dio.

Questo si realizza specialmente quando preghiamo

con i salmi (Breviario). Quando ci sentiamo tristi e

scoraggiati il salmo di lode del giorno ci ricorda che

dobbiamo parlare a nome di migliaia di altri uomini,

che sono gioiosi e felici. Un salmo di supplica, ci

rende coscienti della sofferenza che c’è in tanta parte

del mondo. La preghiera dilata la nostra vita a misura

dell’universo, ci preserva dai capricci dell’amore passeggero.

La nostra preghiera è l’esperienza di intercedere

in favori di altri. Tutte le intenzioni delle nostre

famiglie, dei giovani, delle nostre comunità passano

attraverso il nostro cuore e sono così portate davanti

a Dio.

Aiutateci a pregare, noi siamo i vostri intercessori.

La gioia del Vangelo

C’è un testo del Vangelo che ci interpella in modo

particolare: “Chiunque avrà lasciato case, fratelli e

sorelle, o padre o madre, o figli o campi per il mio

nome, riceverà 100 volte tanto e avrà la vita eterna”

(Mt. 19,29).

Sì, c’è gioia nel distacco da cose buone e nella rinuncia

ad esse.

C’è gioia nella rinuncia ad una bella paga, al comodo,

alle sicurezze; c’è gioia in una vita sobria, povera.

Anche se esitiamo ad entrare in questo cammino,

noi sappiamo che la felicità si trova da questa parte:

fiducia nel Padre celeste che “sa di che cosa abbiamo

bisogno”. E questo lo dobbiamo dire anche a riguardo

al nostro celibato, ma ne riparleremo in un altro

articolo.

Per l’obbedienza diciamo che non è una camicia di

forza che ci viene imposta; essa costituisce, piuttosto,

una liberazione dalle nostre preferenze personali

per poter meglio essere inseriti nel piano divino sulla

Chiesa, sugli uomini e l’universo. Obbedire non

ci impoverisce, obbedire moltiplica le nostre energie

perché le inseriamo nella onnipotente volontà di Dio.

L’uomo povero e obbediente affina tutte le proprie

facoltà, vede meglio ed è più sensibile verso chi soffre.

don Giulio Fabris


18 d

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Classe del ‘50

dei

LA TORRE DI VEGLIA

La

Si sono ritrovati per festeggiare i 75 anni alcu-

ni alunni della terza elementare del 1958 della

scuola Nazario Sauro.

Prima della cena Padre Danilo Salezze ha brato una Santa Messa nella chiesa parrocchiale

in cui tutti sono stati chierichetti con l’indi-

celementicabile

don Dino Zanetti.

Da sx in alto: Angelo Pin, Ennio Padoan, Gino

Soldera.

Fila di mezzo da sx: Sergio Prevedello, Piero

Gallonetto, Padre Danilo Salezze, Gianpiero

Tomasella, Franco Da Dalt.

Fila in basso da sx: Danilo Poser, Mario Borsoi

e Brunello Azzalini.

Aspettando Don Bosco...

Come

per

molti oratori ri il 31

gennaio na

di ogni

anno è un giorno

speciale… si festeggia il caro

Don

Bosco considerato Patrono

degli oratori, o perché ne è stato to l’inventore e il fondatore, or

crean-

do

il primo oratorio orio

a Torino per i giovani i poveri e abbandonati,

ando

nati

offrendo loro un luogo di accoglienza, istruzione ione e formazione

professionale... in tutto il mondo si celebra la sua festa!

Anche il nostro oratorio S. Pancrazio a Formeniga il 31 gennaio

2026 ricorderà per il quarto anno consecutivo la figura di

questo grande Santo.

Noi, mamme e animatori dello “staff” dell’oratorio, lo ricordiamo

in modo speciale perché la devozione per questo santo è

veramente grande… lo sentiamo vicino sempre, negli eventi che

organizziamo, nei sabati pomeriggio con i bambini, nell’allegria

e

nel divertimento… ci sentiamo protetti e siamo grati a lui perché

sappiamo che senza il suo aiuto e la sua intercessione non

sarebbe la stessa cosa...

Vi Aspettiamo tutti quindi, bambini e ragazzi sabato 31 genna-

io

2026 a Formeniga... quest’anno il tema scelto sarà: “Don Bosco

e gli angeli custodi”, laboratori e giochi saranno incentrati

su questo figura molto cara a Don Bosco, che incoraggiava i

giovani a percepire la presenza dell’angelo come aiuto divino nelle difficoltà, spronandoli alla crescita spirituale

e umana, evitando il peccato per non rattristarlo.

Non mancherà come da tradizione la merenda con il panino con la mortadella e subito dopo la S. Messa

cantata delle ore 18,00 una buona cena tutti insieme. La serata continuerà con musica e giochi nel segno

dell’allegria come desiderava Don Bosco per i suoi ragazzi.

Vi aspettiamo numerosi.

Le mamme e gli animatori dello staff oratorio S. Pancrazio


d

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LA TORRE DI VEGLIA

La

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19

SAURO ALLA SCOPERTA

DELLE ZUCCHE!

In Cucina con Giulia

Ricette Salutari Facili & Veloci

Radicchio con arancio e feta

al forno

“Chi ben comincia è a metà dell’opera”, diceva un famoso

detto… e noi della Sauro lo abbiamo preso alla lettera!

Dopo solo un mese di scuola tutti i bambini, dalla prima

alla quinta, hanno affrontato il tempo pazzerello per andare

alla scoperta del villaggio delle zucche di Nonno Andrea

a Villorba.

La pioggia non ha certo fermato i Saurini che, armati

di k-way, ombrelli e scarponcini, sono saliti in corriera

verso la meta stabilita. Riparati da tendoni ben allestiti,

l’accoglienza è stata calorosa: mentre i bambini facevano

merenda gustando prelibatezze dolci e salate preparate

dall’azienda, alcuni ragazzi li hanno intrattenuti con brevi

spettacoli di giocoleria.

Ma ecco, era giunto il momento della visita vera e propria:

accompagnati da alcune guide, i bambini hanno osservato

e scoperto zucche di diversi colori e forme diverse, arrivando

anche a vedere quelle giganti, una delle quali aveva vinto

il premio come “più grande d’ Italia”. Allestimenti fantasiosi

facevano da contorno a questo splendido villaggio:

macchinari agricoli fatti di zucche, spaventapasseri giganti

e murales che esponevano materiali naturali; tutto questo

rendeva il tour ancora più suggestivo. Ma il pezzo forte di

questa esperienza è stato senza dubbio il finale: una enorme

piscina piena di mais per sfogare la propria gioia, e un tendone

pieno di giochi in legno di ogni tipo, dove i bambini

hanno potuto divertirsi con giochi in legno come quelli

di una volta, lontani dalla tecnologia e a tu per tu con gli

amici. Inoltre, immergersi

nei profumi

e nelle consistenze

di quella

piscina di mais è

stata sicuramente

un’esperienza che

i bambini non

dimenticheranno

facilmente!

insegnanti

della scuola

Sauro

Una ricetta facile e veloce che è una vera esplosione

di sapori: l’amaro del radicchio viene mitigato

dalla dolcezza dell’arancia e dalla sapidità e

acidità della feta. Le nocciole tostate regalano un

gioco di consistenze a questo piatto diventa perfetto

come antipasto o come contorno “rinforzato”.

Buon appetito!

INGREDIENTI per 2 PORZIONI

1 radicchio tondo o lungo;

50-60 g di feta;

1 arancia bio;

15 g di nocciole tostate;

Olio EVO q.b.;

Sale integrale q.b.

PROCEDIMENTO:

Accendiamo il forno a 180 gradi e rivestiamo una

teglia con carta forno.

Tagliamo il radicchio a metà e ogni metà in 2 o 3.

Disponiamolo quindi sulla teglia.

In una ciotola grattugiamo la scorza d’arancia e

aggiungiamo il succo di metà arancia.

Aggiungiamo un cucchiaio di olio EVO, un bel pizzico

di sale e mescoliamo con una frusta.

Irroriamo la vinaigrette all’arancia sul radicchio,

completiamo con la feta sbriciolata e infine inforniamo

per 15-20 minuti. Completiamo con nocciole

tostate tritate al coltello. Serviamo subito.


20 d

Gennaio • Febbraio 2026

LA TORRE DI VEGLIA

dei

La

GRUPPO

DI VEGLIA

PER L’ALPINO

DEL VITTORIESE

2025

Dicembre 2025. È tempo di bilanci, proposte realizzate

ed esperienze non vissute!

Sempre considerando i valori alpini “coraggio, solidarietà,

senso del dovere, amore per la patria, impegno e tenacia”

il gruppo si è impegnato con ottimi risultati.

A Gennaio Tesseramento, organizzato l’ultimo sabato e

deliziato da un saporito rinfresco apprezzato dai presenti.

A seguire Rinnovo sede Alpini. Considerando lo spirito

di collaborazione presente nelle sfide e nelle difficoltà,

abbiamo deciso di modificare e riorganizzare parte della

piccola sede e le mura esterne, facilitando così il gruppo

durante i servizi. L’impegno di tanti è stato prolungato e

costante per diverso tempo: progettare, svuotare l’ambiente,

fare selezione degli oggetti, imbiancare, stuccare pareti,

rinnovare l’impianto elettrico, costruire mobili, posizionare

piastrelle, acquistare nuovi contenitori, eliminare o

trovare nuova sistemazione ai materiali, hanno avuto la

priorità. Finalmente, dopo tante fatiche, il risultato ottenuto

dalla squadra è apparso agli occhi magnifico e apprezzato

da tutti.

L’Adunata Nazionale a Biella il 9-11 maggio, ha visto la

nostra presenza tra le migliaia di “penne nere” incluse nelle

cerimonie e nella sfilata, non sono mancate le parti integranti

della festa, tra cui varie proposte culinarie e fiumi

di vino e birra.

A Maggio nuova proposta “ prima Festa di Primavera”

presso il “Parco Dan”.

Dopo una ripulita e una esperta pianificazione, finalmente

ci siamo, arrivano le persone iscritte a prendere posto,

giornata intensa di buona partecipazione e di collaborazione

per la splendida riuscita.

Giugno. Le Penne Nere si sono ritrovate a Conegliano

per il consueto Raduno Triveneto Alpini con la nostra partecipazione

libera, favorita dalla vicinanza del luogo d’incontro

dei coscritti.

A Luglio la tradizionale gita in montagna o forse no!

Quest’anno la gita estiva che per tanti anni il gruppo è

riuscito a proporre, non ha avuto un esito positivo.

Le difficoltà incontrate per disporre un pullman, i prezzi

molto elevati e la mancanza di adesioni in tempo sufficiente

hanno condizionato pesantemente la possibilità di

portare a termine l’organizzazione della giornata che, con

grande dispiacere, siamo stati costretti ad annullare.

L’estate ha portato con sé anche la nostra tradizionale

giornata dedicata al Grest di San Giacomo. I bambini e i

loro animatori si sono uniti agli alpini in questa giornata


d

dei

LA TORRE DI VEGLIA

La

Gennaio • Febbraio 2026

21

di condivisione e allegria partecipando

con vitalità e dimostrando

di apprezzare il pranzo; pasta e crostini

al ragù alpino.

Ancora pasta e ancora ragù ma

questa volta il nostro contributo è

stato dato per la giornata finale del

centro estivo del calcio San Giacomo.

Riscaldati da un sole splendente

con una pentola dalle dimensioni

generose, gli alpini hanno collaborato

al pranzo proposto ai ragazzi,

ai genitori e ai nonni che hanno

avuto il piacere di partecipare.

Dopo l’estate, settembre ripropone

il tradizionale pranzo del

Gruppo preparato dalla nostra cucina

con cura e ricerca dei prodotti

locali che rinnovano il palato con

sapori conosciuti e graditi. Buona

la partecipazione e la presenza della

comunità fatta di Alpini, amici e

sostenitori.

Domenica 21 settembre, collaborazione

riuscitissima con Avis Vittorio

Veneto per il rinfresco dopo la

“Camminavis”, alla scoperta del territorio, partita e arrivata

in Piazza Giovanni Paolo I, scopo divulgativo.

Ottobre tutti pronti per l’evento benefico la “Lucciolata

dei Figadei” per la Via di Natale di Aviano. Anche

quest’anno grandissima partecipazione e raccolta fondi sopra

ogni aspettativa. Un “Grazieeeeee” scritto sulla carta,

ma in formato Maxi, ha dimostrato a tutti la nostra riconoscenza.

L’onda positiva risuona nei cuori, la presenza

delle persone e le donazioni ricevute e poi a nostra volta

donate, è il riflesso di una grande serata di divertimento

e pace.

Sabato 11 e domenica 12 ottobre

si sono svolti i Campionati Nazionali

ANA di tiro a segno presso il poligono

di Vittorio Veneto. In questa occasione

siamo stati presenti sia per fornire

servizio richiesto ma anche per sperimentare

capacità personali di mira

e precisione nel colpire un bersaglio.

Divertimento assicurato.

Nello stesso sabato la sede ha accolto,

prestando opera, un altro evento

benefico organizzato nel ricordo di

un amico ciclista Maurizio C. detto

“mao” con l’intenzione di rinnovarne

la memoria, consegnando delle offerte,

precedentemente raccolte e destinate

a favore di un ragazzo meritevole

ma con difficoltà, scelto con l’aiuto del

Comune. Serata molto riuscita con la

presenza del Sindaco Mirella Balliana.

E, ancora una volta, con gioia e fatica,

sabato 8 novembre, si è svolta la

tradizionale Castagnata sociale con

menu anti freddo, ”pasta e fasoi, muset

col cren e castagne” a volontà. Le

dita delle mani nere hanno portato allegria e buonumore

in questo inizio d’autunno.

Domenica 14 dicembre, tutti insieme al pranzo sociale

presso un ristorante del territorio raggiunto con mezzi

propri, uno scambio di auguri a un passo dalle feste natalizie

e un meritato riposo.

UN CALOROSO “BUONE FESTE”

e BUON NUOVO ANNO

DA TUTTA LA SEZIONE ALPINI V. V.

Pietro De Spirt


di Giulia Maiutto

IL VALORE DEI NUOVI INIZI

Carissimi Amici,

Felice anno nuovo!

Questa prima puntata del 2026 la dedicheremo ad

un argomento che sta a cuore a tutti noi: scopriremo

i principi da rispettare per un inizio di successo, affinché

i buoni propositi che ci siamo dati non decadano

dopo qualche settimana (o giorno)

Come scrive Daniel Pink “gli inizi hanno un impatto

molto più grande di quanto la maggior parte di noi

possa immaginare. Gli inizi, infatti, possono determinare

la fine”.

Nel suo libro “When”, Pink afferma che scegliere

il momento in cui fare una cosa è tanto importante

quanto l’azione stessa. Scegliere il momento iniziale

di un’azione, un cambiamento, un percorso ha un impatto

considerevole sulla riuscita del nostro progetto.

Secondo l’autore, tre sono i principi da seguire. Vediamoli

qui sotto:

1. Start right: inizia al momento giusto

Lo scorso anno abbiamo visto insieme l’importanza

del cronotipo, ossia il pattern biologico che definisce

le nostre performance durante l’arco della giornata.

Possiamo essere un “gufo” e rendere al massimo

nelle ore serali oppure “allodola” e sentirci più produttivi

alle prime luci del mattino.

Riconoscere il proprio cronotipo è molto importante

per pianificare il lavoro della nostra settimana

poiché ci permetterà di attivarci

su progetti complessi e/o su abitudini

che vogliamo cambiare nel

momento in cui la nostra riserva di

energia è piena.

2. Start together: trova il tuo

buddy

È stato dimostrato come, in condizioni

sfavorevoli, unire le forze

sia una soluzione ottimale per risolvere

un problema o, quantomeno,

ridurne gli impatti negativi.

Uno studio ha rilevato un aumento

degli errori medici a luglio negli

ospedali universitari americani,

coincidente con l’inizio del tirocinio dei neo-laureati.

Questo fenomeno, dovuto alla scarsa esperienza, è

stato mitigato grazie a programmi di affiancamento

con personale esperto. Ecco perché, se siamo alla ricerca

di un nuovo inizio efficace, il consiglio è quello

di cercare il supporto e l’affiancamento di un “buddy”,

una persona (un amico, un familiare, chi vogliamo)

che percorra insieme a noi la strada verso il risultato

che vogliamo ottenere.

3. Start again

L’8 gennaio 1981 Isabel Allende scrive una lettera

a suo nonno in fin di vita. Quella lettera segna l’inizio

del suo capolavoro “La casa degli spiriti”. Da quel

primo inizio, la scrittrice cilena ha sempre usato la

data dell’8 gennaio come data di avvio di ogni nuovo

progetto. Questo fenomeno si chiama fresh start

effect. Ci sono alcune date che hanno un significato

tale da rappresentare dei veri e propri punti di svolta

nel flusso temporale della vita di tutti noi.

I punti di riferimento temporali possono essere di

due tipi:

• Sociali, ovvero valgono per tutti (il primo giorno

del nuovo anno, il primo giorno del mese, il lunedì, il

giorno dopo le feste comandate);

• Personali, ovvero hanno un significato solo per

noi (l’esempio di Isabel Allende, il giorno del nostro

compleanno, un anniversario, il giorno in cui abbiamo

cambiato lavoro).

Questi giorni hanno un significato

per noi e da un lato rappresentano

un reset mentale (quello che c’è

stato prima, posso scrollarmelo di

dosso e ripartire con più carica e

motivazione), dall’altro ci permettono

di distaccarci dalla quotidianità

e ci offrono una visione più ampia,

la cosiddetta “big picture” osservando

la quale possiamo decidere

cosa cambiare e chi vogliamo essere.

Alla prossima!


d

dei

LA TORRE DI VEGLIA

La

Gennaio • Febbraio 2026

23

calcio

VITTSANGIACOMO

Pronti per il

girone di ritorno

Anche questa stagione è arrivata al giro di boa di

Natale. Prima della pausa, i nostri Esordienti e poi gli

Juniores sono stati in trasferta allo stadio Bentegodi

ad assistere a due partite del Verona. I nostri Pulcini

2015 e 2016 hanno giocato con i pari età del Vicenza.

Sabato 13 dicembre nel padiglione delle feste

di Carpesica c’è stato il tradizionale scambio degli

auguri, la lotteria e la consegna del panettone e del

libretto con le foto di tutte le Squadre della stagione

a tutti i tesserati. Nell’occasione, con la presenza della

Sindaca Mirella Balliana e del Collega di Colle Umberto

Coletti e di altre autorità e sponsor, sono stati

consegnati anche alcuni riconoscimenti: al giocatore

Stefano Bottecchia, per aver raggiunto le cento partite

di campionato con la maglia del Vittsangiacomo

(un mese prima l’obiettivo era stato

raggiunto anche dal portiere Marco

Ravagnolo); all’allenatore Lorenzo

Bottani, vincitore lo scorso anno del campionato

Giovanissimi con la squadra dei 2010; al dirigente

Daniele Alessi “premio alla carriera” prima come

giocatore del Vitt, poi come coordinatore dei Camp

Estate e ora come accompagnatore della Terza categoria;

a Luigi Pianca della SLM spa per il sostegno che

da oltre venticinque anni, assieme al fratello Paolo,

continuano a dare alla nostra Associazione. Alla sera

lo spiedo per i più grandi e wurstel e pastin con le

patate per i più giovani (quest’anno anche un menù

veggie) ha concluso la festa.

Tutti i proventi di questa giornata sono destinati ai

nostri impianti sportivi, e in primavera, sabato 11

aprile ci sarà una nuova grande “raccolta ferro”. Il

23 novembre u.s., con un gesto di grande solidarietà

sportiva, gli ultimi dirigenti della società ciclistica

“Alfonso Piccin” (nella foto Mariella e Gianantonio

Milanese, Aureliano Sonego, Arcangelo Roberti,

Luigi Tomè e Flora Tonon ved. Tito Poldelmengo)

hanno voluto donare al Vittsangiacomo il fondo cassa,

residuato dopo la chiusura della loro attività. Il

Prima Squadra: 2ª categoria – gir. “Q” in alto da sx: Alessio De Nardi, Piergiovanni Tomasella, Diego De Luca, Stefano Bottechia,

Riccardo Battiston, Marco Ravagnolo, Matteo Dall’Anese, Davide Saccon, Stefano Maso, Andrea Dal Mas; in piedi da sx: Filippo

Martina, Nicola Borsoi, Luca Saccon (ass. arbitro), Michele Di Lorenzo (preparatore atletico), Antonio Pischedda (fisioterapista),

Andrea Bellotto (direttore sportivo),Mauro Poldelmengo (presidente), Marco Canzian (allenatore), Christian Dal Col (aiuto allenatore),

Mattia Varaschin (dirigente accompagnatore), Matias Meneghin (assistente arbitro), Riccardo Longo, Tommaso Perin; seduti da sx:

Oscar Zurolo, Christian Di Stefano, Giorgio Casagrande, Filiberto Casagrande, Andrea Segat, Damjan Djuric, Devis Sula, Angelo

Casagrande, Marco Tonon, Mbaye Gueye, Nicola Vitagliano.


24 d

Gennaio • Febbraio 2026

dei

LA TORRE DI VEGLIA

La

Scambio degli auguri della Sindaca con i ns. allenatori

presidente Mauro Poldelmengo ha accettato con

piacere la somma che permette di far fronte a due

rate mensili del mutuo contratto per l’acquisto del

campo sportivo. Le rate ancora da pagare sono scese

a 65 delle 180 iniziali, grazie ai contributi e alle

erogazioni liberali di molti amici dell’Associazione.

Sull’andamento della stagione possiamo dire che

la Prima Squadra sta affrontando con onore il girone

trevigiano di seconda categoria. Il 10 e 11 gennaio

riprenderà il girone di ritorno degli Juniores,

della Terza categoria e della Prima squadra e ci sarà

sicuramente la possibilità di migliorarci. La settimana

successiva riprenderanno le due squadre Allievi

e le due squadre dei Giovanissimi. Più avanti

inizieranno gli Esordienti e i Pulcini. Protagonista di

questa stagione è la squadra dei Giovanissimi 2011,

allenata da Massimo Fava, che sta lottando per la testa

del girone e ha chiuso l’andata con nove vittorie e

due sole sconfitte.

Pietro Ossi

Ex dirigenti dell’US Alfonso Piccin donano il fondo cassa

residuato al Presidente dell’Asd Vittsangiacomo

Premiazione di Marco Ravagnolo e Stefano Bottecchia

al raggiungimento della 100ª partita

Il Presidente, con gli ex, ringrazia lo sponsor Luigi Pianca (SLM)


ADESIONI A TORRE DI VEGLIA

anno 2026

Chiuso il 2025 la Redazione di “Torre di Veglia”

propone il rinnovo dell’abbonamento sperando sia

ancora ben accetto a tutti gli amici lettori.

Come ogni anno le nostre gentili collaboratrici

e i solerti collaboratori passeranno per le

vostre famiglie per raccogliere le vostre adesioni

e cercando di trovare anche nuovi interessati in

maniera di allargare la platea dei lettori al nostro

giornale e creare così coinvolgimento all’interno

della nostra comunità.

d

dei

LA TORRE DI VEGLIA

La

La quota di adesione

rimane di euro 20

Anno LXV - n° 1

gennaio/febbraio 2026

“Poste Italiane spa sped. abb. post. D/L 353/2003

(conv. in L.27/2/2004 n° 46)

art. 1. comma 2, dcb tv”

PERIODICO BIMESTRALE DELLE PARROCCHIE

DI SAN GIACOMO DI VEGLIA

FORMENIGA - COZZUOLO - CARPESICA

Tutti possono sottoscrivere il rinnovo, oltre che versando alle gentili collaboratrici e

collaboratori che passeranno per le vostre case, anche nei seguenti modi:

• a mezzo dei famigliari o amici versando la quota direttamente presso la

nostra Canonica

• a mezzo di bonifico bancario che è:

IBAN: IT 81V 07084 62190 000000320690

intestato a: Parrocchia di San Giacomo – Piazza Fiume, 58

– San Giacomo di Veglia (TV) – causale “Torre di Veglia 2026”;

• a mezzo dell'allegato bollettino postale da compilare con il vostro COGNOME

E NOME e INDIRIZZO PRECISO, recandovi presso qualunque ufficio postale.

Vi preghiamo di non tener conto del bollettino postale, qualora abbiate già

provveduto direttamente alla sottoscrizione dell’abbonamento in altro modo.

Vi ringraziamo per la vostra adesione e per la buona accoglienza che come ogni anno

farete agli incaricati che si prestano e ci aiutano nella raccolta degli abbonamenti.

Grazie a tutti per la collaborazione e buona lettura di “Torre di Veglia”!

La Redazione


26 d

Gennaio • Febbraio 2026

ANNO 2025

BILANCIO TORRE DI VEGLIA

ENTRATE USCITE

dei

LA TORRE DI VEGLIA

La

Abbonamenti € 12.755.00 Stampa € 12.865.42

Necrologi € 1.095.00 Spedizione € 1.230.04

Tot. Entrate € 13.850.00 Tot. Uscite € 14.095.46

Saldo passivo 2025 € 245.46

Ogni bimestre sono stati stampati: 612 copie

COMMENTO AL BILANCIO

Il bilancio si chiude in passivo per l’importo di euro

245,46 anche perché, nel corso del 2025, i costi di

stampa sono aumentati.

Ricordiamo che il giornale parla di temi religioso-sociali

e informa sulle attività sportive, culturali e ricreative di

una comunità allargata che ora comprende, oltre a San

Giacomo di Veglia, anche le parrocchie di Carpesica,

Cozzuolo e Formeniga, tutte affidate alla guida nel nostro

parroco don Matteo D’Arsiè.

E’ composto da una Redazione di persone che collaborano gratuitamente impegnando il loro

tempo e la loro conoscenza per proporre ai lettori un giornale completo nella stampa e nei

contenuti e che ora richiede aiuto a quanti, giovani soprattutto, intendano aggregarsi

e portare il loro contributo nella stesura del giornale. Grazie del vostro prezioso

sostegno economico e delle adesioni e vi invitiamo a diffondere ancora gli abbonamenti, aiutando

le nostre indispensabili e preziosissime raccoglitrici, proponendo il giornalino anche a

parenti o amici delle vostre parrocchie, della città, dell’Italia e dell’Estero.

Tutto ciò ci aiuterà a proseguire e proporvi questo giornale, che festeggia oggi i 65 anni di

vita.

Grazie


SAN GIACOMO DI VEGLIA

Anagrafe

FORMENIGA

27

Defunti

Defunti

GALLON CESARE

di anni 76 (il 04.12.2025)

42 RANCAN WALTER

di anni 91 (il 30.10.2025)

46 SALVADOR VINCENZA

ved. Uliana

di anni 83 (il 19.11.2025)

Matrimonio

43 CASAGRANDE EMMA

ved. Gava

di anni 92 (il 03.11.2025)

47 MARCHIONI LINO

di anni 95 (il 25.11.2025)

13/12/2025

FERRACIN ANDREA

VARASCHIN VALLY

Formeniga

44 MATTIUZZI BRUNO

di anni 91 (il 03.11.2025)

48 MILANESE GIOVANNI

di anni 82 (il 13.12.2025)

CARPESICA

45 DAL BORGO PIA

ved. Lavina

di anni 90 (il 11.11.2025)

49 TOMASELLA GUIDO

di anni 94 (il 13.12.2025)

Defunti

DELLA LIBERA LORIS

di anni 52 (il 05.12.2025)

DEFUNTI EX

PARROCCHIANI

SAN GIACOMO

ROBERTI MARIA LUIGIA

ved. Botteon

di anni 90 (il 30.10.2025)

CASAGRANDE ROBERTO

di anni 76 (il 20.11.2025)

CIAMPI NADIA in Battistin

di anni 77 (il 14.12.2025)


28 d

SAN GIACOMO DI VEGLIA

Gennaio • Febbraio 2026

dei

LA TORRE DI VEGLIA

La

PICCIN GIOVANNI

n. 14.02.1924 m. 17.01.2022

BET GIUSEPPE

n. 30.10.1935 m. 15.01.2014

MODOLO O O GIUSEPPE

n. 12.09.1911 m. 13.01.2007

BERTUOL FIORINA

ved. Modolo

n. 21.10.1917 m. 14.01.2018

DA DALT MAURO

n. 29.10.1993 m. 22.01.2021

PICCIN GIUSEPPE

n. 04.03.1944 m. 10.02.2002

anniversario

DAN ALBERTO

n. 23.02.1961 m. 31.01.2009

BASSETTO SILVIO

n. 01.01.1925 m. 06.09.2008

PIN ELVIRA ved. Bassetto

n. 28.04.1931 m. 20.10.2008

SEGAT GIOVANNI

n. 04.03.1947 m. 16.01.2009

BOTTEON O ANTONIO

O CENEDESE LINO

n. 06.08.1930 m. 29.04.2018 n. 26.09.1927 m.16.09.2019

DE LUCA PAOLA

SCOTTÀ INES

ved. Botteon

ved. Cenedese

n. 29.08.1933 m. 03.01.2024 n. 10.01.1932 m. 06.06.2022

BASSETTO EMILIO

n. 09.03.1933 m.14.12.2019

COSTALONGA EGIDIO

n. 07.05.1941 m. 09.02.2015

BASSETTO PIETRO

FAVERO FRANCO

COLLODEL L CARLO

n. 26.10.1923 m. 12.02.1995 n. 16.01.1938 m. 10.02.2009 n. 05.09.1926 m. 25.01.1998

SALEZZE OLGA ved. Bassetto

CASETTA AUGUSTA

n. 08.11.1929 m. 08.03.2017

n. 08.04.1934 m. 16.06.2019


GENNAIO 2026

Giovedì 1: Maria Santissima, Madre di Dio

Venerdì 2: Ss. Basilio Magno e Gregorio Nazianzeno, vescovi e dottori della Chiesa

Sabato 3: Santissimo nome di Gesù

Domenica 4: II DOMENICA DOPO NATALE

Martedì 6: EPIFANIA DEL SIGNORE

Domenica 11: BATTESIMO DEL SIGNORE

Venerdì 16: San Tiziano, Patrono della Diocesi

Sabato 17: Sant’Antonio, abate

Domenica 18: II del T.O.

Inizio della settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani

Mercoledì 21: Sant’Agnese, vergine e martire

Sabato 24: San Francesco di Sales, vescovo e dottore della Chiesa

Domenica 25: III del T.O. Conversione di San Paolo

Termine della settimana di preghiera per l’unità dei Cristiani

Lunedì 26: Ss. Timoteo e Tito, vescovi

Martedì 27: Santa Angela Merici, vergine

Mercoledì 28: San Tommaso d’Aquino, sacerdote e dottore della Chiesa

Sabato 31: San Giovanni Bosco, sacerdote

Agenda Pastorale

FEBBRAIO 2026

Domenica 1: IV del T.O.

48ª Giornata Nazionale per la vita

Lunedì 2: Presentazione del Signore

30ª Giornata Mondiale della vita consacrata

Martedì 3: San Biagio, vescovo e martire

Giovedì 5: Sant’Agata, vergine e martire

Venerdì 6: Ss. Paolo Miki, presbitero e compagni martiri in Giappone

Domenica 8: V del T.O.

Martedì 10: Santa Scolastica, vergine

Mercoledì 11: Memoria della B.V. Maria di Lourdes

34ª Giornata Mondiale del Malato

Sabato 14: San Valentino patrono di Cozzuolo

Domenica 15: VI del T.O.

Martedì 17: Ss. Sette Fondatori dell’Ordine dei Servi della B.V. Maria

Mercoledì 18: Mercoledì delle Ceneri

Sabato 21: Comm. di San Pier Damiani, vescovo e dottore della Chiesa

Domenica 22: 1ª Domenica di Quaresima

Mercoledì delle Ceneri: tutti i fedeli dal 18° al 60° anno di età sono tenuti ad osservare il

precetto generale della Chiesa del digiuno; sono altresì tenuti all’astinenza

dalle carni tutti i fedeli dal 14° anno di età tutti i venerdì di Quaresima fino

al Venerdì Santo.

MARZO 2026

Domenica 1: 2ª Domenica di Quaresima

Sabato 7: Comm. delle Ss. Perpetua e Felicita, martiri

Domenica 8: 3ª Domenica di Quaresima

Lunedì 9: B.V. Maria dei Miracoli di Motta di Livenza

Domenica 15: 4ª Domenica di Quaresima

Giovedì 19: San Giuseppe, sposo della B.V. Maria

Domenica 22: 5ª Domenica di Quaresima

Mercoledì 25: Annunciazione del Signore

Domenica 29: DOMENICA DELLE PALME E DELLA PASSIONE DEL SIGNORE

Lunedì, Martedì e Mercoledì della Settimana Santa


San Tiziano

in copertina: Icona di San Tiziano Vescovo, scritta per mano dell’iconografa Nikla Fadelli De Polo.

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