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Waste n. 39 marzo 2026

RACCOLTA DIFFERENZIATA E GESTIONE DELLE MPS.TORNA IN AUGE IL TMB RIMOZIONE DEI CONTAMINANTI SEMPRE PIÙ SPINTA COL QUARTO LIVELLO DI DEPURAZIONE

RACCOLTA DIFFERENZIATA E GESTIONE DELLE MPS.TORNA IN AUGE IL TMB

RIMOZIONE DEI CONTAMINANTI SEMPRE PIÙ SPINTA COL QUARTO LIVELLO DI DEPURAZIONE

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Anno X

Marzo

2026

Casa Editrice

la fiaccola srl

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

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CICLO!

RACCOLTA

DIFFERENZIATA

E GESTIONE DELLE

MPS.TORNA IN AUGE

IL TMB

RIMOZIONE

DEI CONTAMINANTI

SEMPRE PIÙ SPINTA

COL QUARTO LIVELLO

DI DEPURAZIONE

ISSN 2610-9069

9

772610 906904

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La discarica va in discarica?


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2 SOMMARIO

wasteweb.it

waste@fiaccola.it

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ISSN 2610-9069

Numero 39

Marzo 2026

EDITORIALE

3

Direttore Responsabile

Lucia Edvige Saronni

lsaronni@fiaccola.it

In primo piano

8 Cestino d’oro

Alla ECA che smaschera

le politiche europee sul riciclo

9 Up e Downcycling

Progetti geniali, idee bizzarre

10 Sistemi territoriali

L’analisi sui piani di gestione

per la frazione organica in Italia

12 Pillole dal laboratorio

Gestione dei RAEE: quali sono

le novità

14 App e Startup

L’angolo delle buone idee

15 Welcome to jungle

Critiche sul desorbimento,

ma il progetto ha dei meriti

16 Consuntivo riciclo

L’annuale aggiornamento delle

principali filiere. L’Italia continua

a fare bene

21 Scaffale Circolare

I libri che ispirano un futuro

sostenibile

22 Rifiuti olimpici

Un approccio circolare per

minimizzare l’impatto su Milano?

Economia circolare

24 CircolarMente

Tessile circolare e JRC per

ridurre l’impatto ambientale

26 Waste segnala

JEC Parigi, il Salone

sui compositi

28 Chiusura del ciclo?

La fine delle discariche

si avvicina, ma le alternative

in essere non bastano

Energia

32 Effetto diga

Sedimenti da dragaggio come

risorsa preziosa in diversi ambiti

34 Sinfonia in H

L’intervista ai vertici di Hydrogen

Park, l’hub per l’energia pulita

Rifiuti solidi

38 Formazione green

Parte il modulo di FAST Academy

sulla depurazione biologica

42 Radici nel porto

Celebrazione di 60 anni di attività

con sguardo al futuro

44 Waste segnala

Parte il primo modulo di FAST

48 Meno spreco più risorsa

Sistemi intelligenti per

ottimizzare il ciclo dei rifiuti

50 Oltre l’etichetta

Innovazione molecolare

per il riciclo infinito dei tessuti

52 La sfida

È nata la prima scarpa pensata

coi principi dell’ecodesign

56 Tracciabilità 4.0

Arriva il FIR digitale e il RENTRI

diventa realtà per tutti

Biowaste

58 TMB, siamo sempre lì

Ritornano le tecnologie dei

trattamenti meccanico-biologici

60 Segnali incoraggianti

L'ETS consente l'utilizzo

del biometano oltre al trasporto

Acque reflue

64 Quarto grado di depurazione

La rimozione dei contaminanti

si fa sempre più spinta

Veicoli&Allestimenti

66 «4R»uote green

Il ruolo delle associazioni nei

nuovi equilibri regolatori

3 Editoriale

6 Numeri e poltrone

22 News economia circolare

36 News energia

37 News rifiuti solidi

62 News biowaste

63 News acque reflue

66 News veicoli&allestimenti

Direttore Editoriale

Giuseppe Guzzardi

gguzzardi@fiaccola.it

Consulenza Tecnico-Scientifica

Marco Comelli

mcomelli@fiaccola.it

Coordinamento Editoriale

Federica Lugaresi

flugaresi@fiaccola.it

Redazione

Mauro Armelloni, Matthieu Colombo

Fabrizio Parati, Emilia Longoni

waste@fiaccola.it

Collaboratori

Ludovica Bianchi, Marco Capellini, Damiano

Diotti, Antonio Fargas, Ginevra Fontana,

Andrea Ghiaroni, Annalisa Gussoni,

Alessandro Marangoni, Giovanni Milio,

Mattia Molena, Eliana Puccio, Michele

Ragonese, Riccardo Rossi

Segreteria

Jole Campolucci

jcampolucci@fiaccola.it

Amministrazione

Margherita Russo

amministrazione@fiaccola.it

Marzia Salandini

msalandini@fiaccola.it

Abbonamenti

Mariana Serci

abbonamenti@fiaccola.it

Traffico e pubblicità

Giovanna Thorausch

marketing@fiaccola.it

Marketing e pubblicità

Sabrina Levada (Responsabile estero)

slevada@fiaccola.it

Agenti

Giorgio Casotto

T 0425 34045 - Cell. 348 5121572

info@ottoadv.it per Friuli Venezia Giulia,

Trentino Alto Adige, Veneto, Emilia Romagna

(escluse Parma e Piacenza)

Trimestrale - LO-NO/00516/02.2021CONV

Reg. Trib. Milano N. 230 del 19/07/2017

Stampa

Colorshade - Peschiera Borromeo (Mi)

ISCRIZIONE AL REGISTRO NAZIONALE

STAMPA N.01740/Vol. 18/Foglio 313

21/11/1985 - Roc 32150

Prezzi di vendita

abb. annuo Italia Euro 100,00

abb. annuo Estero Euro 200,00

una copia Euro 20,00

una copia Estero Euro 40,00

È vietata e perseguibile per legge la riproduzione totale o parziale

di testi, articoli, pubblicità ed immagini pubblicate su questa

rivista sia in forma scritta sia su supporti magnetici, digitali,

ecc. La responsabilità di quanto espresso negli articoli firmati

rimane esclusivamente agli autori. Il suo nominativo è inserito

nella nostra mailing list esclusivamente per l'invio delle nostre

comunicazioni e non sarà ceduto ad altri, in virtù del nuovo

regolamento UE sulla Privacy N.2016/679. Qualora non desiderasse

ricevere in futuro altre informazioni, può far richiesta

alla Casa Editrice la fiaccola srl scrivendo a: info@fiaccola.it

Organo di informazione

e documentazione

Questo periodico è associato

all’Unione Stampa Periodica Italiana:

numero di iscrizione 15794

Casa Editrice

la fiaccola srl

20123 Milano | Via Conca del Naviglio 37

Tel. +39 02 89421350 - Fax +39 02 89421484

fiaccola@fiaccola.it | www.fiaccola.com

P.I. 00722350154

CUORE

DI VETRO

Il mondo del waste ha una caratteristica, non ci si annoia

mai. E come insegna la maledizione cinese sui tempi interessanti,

non è quasi mai un bene. Quando consideri un settore,

per esempio del riciclo, stabile, ben avviato e in crescita,

capita qualcosa che non ti aspetti, e non sono i cioccolatini di

Forrest Gump. Prendiamo il caso del vetro, fiore all’occhiello

dell’Italia del riciclo etc etc. In diverse parti del Paese, quorum il

mio paese, si è passati alla raccolta porta a porta, abbandonando le

gloriose campane. Quando questo succede per altre tipologie di rifiuti

urbani di solito la qualità del differenziato aumenta. Nel caso del vetro, stando ai

dati del CoReVe, non è così. Senza generalizzare, nella raccolta porta a porta si trova una

quantità in crescita di “falsi amici” del vetro, da quelli più riconoscibili, come la ceramica

a quelli più simili, come il cristallo e, ultimo, arrivato il vetro borosilicato, che a prima vista

è difficile da distinguere dal vetro comune (ci si fanno anche i bicchieri, oggi). Mancanza

di attenzione del cittadino, più “rilassato” nella selezione? Aumento di nuclei familiari

meno attenti (studi serissimi indicano negli under 35 degli adepti riluttanti alla differenziata)?

Aumento oggettivo dei falsi amici “difficili”, come il borosilicato? Il CoReVe punta sulla

comunicazione e sull’informazione. Speriamo.

E poi c’è sempre lei, la Grande Distratta, l’Unione Europea. Che ha combinato ancora,

direte voi. Ancora nulla, ma prevenire è meglio che curare. Nell’ambito del processo di

aggiornamento del nuovo regolamento sugli imballaggi e sui rifiuti degli imballaggi, si

sta trattando degli imballaggi in vetro. Si lavora per proposte, e alcune di queste (tedesca

e danese, in primis) prevedono che un contenitore (una bottiglia) in cui più del 30% in

peso del vetro avesse trasmittanza inferiore al 10%, avrebbe più del 30% in peso di materiale

non riciclabile, e di conseguenza sarebbe ritenuta integralmente non riciclabile,

e pertanto, non potrebbe essere messa sul mercato. Venendo nel concreto, tutte

le bottiglie pesanti e scure sarebbero proibite, in pratica la stragrande maggioranza

di quelle destinate ai vini spumanti, che devono essere spesse per reggere

la pressione e scure per proteggere il contenuto dai raggi UV. Questo nonostante

gli impianti di selezione siano in grado di riconoscere frammenti di vetro con trasmittanza

anche del 2,5%, per cui non si comprende il razionale della proposta,

anche perché il vetro scuro da riciclo costa molto meno di quello bianco.

Trattandosi, soprattutto la Germania, di Paesi “pesanti”, il rischio che in

qualche modo il limite si infili nella normativa esiste. Speriamo che il neopresidente

della Commissione ambiente del Parlamento Europeo ci dia

un occhio. Non avrà da annoiarsi, se si inizia così.

A quale musicale “cuore di vetro” ci porta il titolo di questa rubrica? Ci

dispiace deludere i fan dei Camaleonti e dei Litfiba, ma “Heart of Glass”

dei Blondie svetta. Non solo per Debbie Harry, ma ...no ok, per Debbie.

Che peraltro bionda non è. 1978 nel terzo album della band, singolo nel

gennaio del 1979.

Marco Comelli



9

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Economia Circolare

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Marzo

2026

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RACCOLTA

DIFFERENZIATA

E GESTIONE DELLE

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IL TMB

RIMOZIONE

DEI CONTAMINANTI

SEMPRE PIÙ SPINTA

COL QUARTO LIVELLO

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La discarica va in discarica?

Nel nostro Paese il tasso di riciclo dei rifiuti

urbani (anno 2024) ha raggiunto il 52,3%

(ancora sotto il target europeo del 55% per

il 2025). Quasi un 15% arriva ancora in discarica,

pur superando il futuro target del

10% entro il 2035. Cosa manca per chiudere

definitivamente il cerchio? Servono

più impianti (termovalorizzatori e recupero

organico) per autosufficienza e prossimità

come indicato dal PNGR. Ma anche un booster

per gli impianti dei non riciclabili. E

chiudiamolo sto cerchio!

0 0 0 3 9 >

ISSN 2610-9069

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C

Calzaturificio Scarpa . . . . . .52

CONAI . . . . . . . . . . . . . . . . .22

Corepla . . . . . . . . . . . . . . . .22

Coripet . . . . . . . . . . . . . . . . . .6

E

Ecopol . . . . . . . . . . . . . . . . .15

emz . . . . . . . . . . . . . . . . . . .14

G

GE.S.P.I. . . . . . . . . . . . . . . . .42

Gruppo Renault . . . . . . . . . .68

H

H&M . . . . . . . . . . . . . . . . . .50

Hydrogen Park . . . . . . . . . . .34

I

Impresa Bergamelli . . . . . . .48

Ineos . . . . . . . . . . . . . . . . . . .7

K

KVZ Hintermayr . . . . . . . . . .54

M

Matrec . . . . . . . . . . . . . . . . .24

P

Patagonia . . . . . . . . . . . . . . .50

Pollini Group . . . . . . . . . . . .69

R

Radici Group . . . . . . . . . . . . .9

Rongke Power . . . . . . . . . . .36

S

SIE-VE . . . . . . . . . . . . . . . . .14

T

The Lycra Company . . . . . . . .9

Triumph . . . . . . . . . . . . . . . . .9

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4

6 PRIMO PIANO Soluzioni

IN EVIDENZA

1 2 3 4

IN EVIDENZA

PRIMO PIANO

12 3

4

7

Numeri e poltrone

CORIPET

Le regole del gioco

Per la plastica, la filiera

produzione-recuperoriciclo

per nuovo utilizzo,

non è chiusa come invece accade

per gli altri materiali (vetro e carta

in primis).

Ma Coripet, Consorzio per il

riciclo delle bottiglie in pet, ha

attivato su scala industriale il

modello “bottle to bottle”. Da

gennaio infatti esiste l’obbligo di

usare almeno il 25% di plastica

riciclata nelle bottiglie di pet

nuove, ma purtroppo non sono

previste sanzioni per chi non

segue questa direttiva. Dal 2021

12 3

4

FEDERLEGNOARREDO

Il più ggggiovane!

Nuovo Direttore Generale da

gennaio in FederlegnoArredo.

Carlo Piemonte, a 44 anni, diventa

così il più giovane a ricoprire il ruolo di cui

sopra, nella storia della Federazione.

Con una carriera ventennale al servizio

del settore legno-arredo e delle filiere

forestali nazionali, Carlo Piemonte è

stato scelto dal Consiglio di

presidenza di FLA. Laureato in

Giurisprudenza all’Università di

Trieste, Piemonte ha ricoperto

ruoli chiave nello sviluppo e

nella valorizzazione del settore,

e negli anni ha sviluppato una

rete internazionale dedicata alla

Coripet si sta portando avanti, ed

ha installato nei supermercati dei

più importanti nomi della Gdo, più

di 1800 eco-compattatori per

raccogliere le bottiglie di pet

promozione del made in Italy, con progetti

focalizzati sul design e legno-arredo, come

le International Platform, con uffici

permanenti anche a Singapore, Mosca e

Shanghai.

“La scelta di Carlo Piemonte, condivisa con

il Consiglio di presidenza di FLA,

rappresenta un passo importante per il

futuro della nostra Federazione. La sua

profonda conoscenza delle diverse filiere,

la capacità di lavorare a stretto contatto sia

con le imprese che con le istituzioni

regionali, nazionali ed europee,

costituiranno un valore aggiunto

fondamentale per tutti i nostri associati e

per il nostro sistema produttivo” ha

commentato Claudio Feltrin, presidente di

FederlegnoArredo.

usate e avviarle al riciclo. Queste

macchine sono capaci di

riconoscere l’imballaggio dalla

lettura del codice a barre sulla

bottiglia (distinguendo tra quelle a

contenuto alimentare e le altre). Il

sistema è premiante per il

consumatore: chi conferisce la

bottiglia accumula punti per

sconti e premi nei negozi

convenzionati. In Italia vengono

immesse 13 miliardi di bottiglie di

plastica all’anno e la direttiva

europea ha fissato il tasso di

riciclo del pet al 77%, entro il

2025, del totale immesso. Ma

siamo ancora lontani dal

raggiungimento dell’obiettivo…

Marzo 2026

INEOS OLEFINES AND

POLYMERS EUROPE

Cambio di vertice

Rob Ingram, CEO

di INEOS, è stato

nominato

presidente di Plastics

Europe il 1° gennaio 2026.

Una figura che non poteva

che essere rilevante per

guidare l’associazione dei

produttori europei di

materie plastiche, e che

arriva in un momento

cruciale per l’evoluzione

del settore verso la

circolarità e la neutralità

climatica.

REGIONE

LOMBARDIA

Comune

per comune…ahi

ahi ahi

Raccolta

differenziata

in Lombardia.

Differenziata anche

per zone, purtroppo.

È in crescita ma non

ovunque e non con le

stesse modalità.

Complessivamente è

stato raggiunto

l’obiettivo UE, ma i

dati Arpa mostrano

una forte discrepanza

nei vari Comuni. Un

12 3

4

Marzo 2026

Punti chiavi del

programma – che

l’associazione porterà

avanti – sono il

raggiungimento del 65% di

plastiche circolari in

Europa, innovazione e

collaborazione nella filiera

e nelle politiche

industriali, ma anche un

sistema climate-neutral.

Sfide molto importanti e

complesse che Ingram si

troverà ad affrontare.

“In questo momento così

delicato e importante - ha

dichiarato il neo

presidente – abbiamo la

esempio su tutti

quello del Bresciano.

Emblematico il caso di

Acquafredda,

bravissimi nel

differenziare (si

supera il 95%) ma con

più di 585 kg di scarti

per abitante/anno

(come dire che ne

produciamo ancora

tanti… troppi).

Nel 2024 la Lombardia

ha centrato il target

europeo sul riciclo

effettivo dicevamo,

superando la soglia

del 55%, fissata per il

2025. Oltre 900

competenza, l’innovazione

e la capacità per creare un

sistema plastico

realmente sostenibile e

circolare.

Anche se il successo

richiederà azioni lungo

l’intera filiera, con

l'adozione di misure

politiche urgenti per

salvaguardare questo

settore strategico per

l’Europa e per rimettere

la nostra industria sulla

rotta della circolarità

di cui l’Europa

ha tanto

bisogno".

Comuni superano la

media regionale, di

questi ben 597 hanno

superato l’80% di

raccolta differenziata.

Sembra che si sia

arrivati ad un «plateau

fisiologico» e che si

sia in stallo.

Migliorare è difficile:

c’è chi incolpa “la

stanchezza” dei

cittadini che “hanno

raggiunto il tetto

culturale prima che

tecnico”. Il problema

vero sembra essere

che continuiamo a

produrre le stesse

quantità di rifiuti -

anzi di più - e ci

sentiamo rassicurati

dai numerini verdi che

ci fanno sentire

migliori…



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

8 PRIMO PIANO Soluzioni

WASTE AWARD

PUNTI COSPICUI

PRIMO PIANO

9

Upcycling e Downcycling

Marco Comelli

Entra la Corte

dei Conti Europea

e vince per manifesta

superiorità.

Perché punta il dito

e segnala che

le politiche europee

non permettono

di raggiungere

gli obiettivi fissati

dalle stesse.

Soprattutto

in materia di riciclo

per i CRM

che non vedono

ancora istituzione

di piani nazionali…

e non solo.

Cestino d’oro

La European Court of Auditors (ECA) smaschera le illusioni

europee sui materiali critici. Soprattutto sul loro riciclo

Nota come Corte dei Conti Europea, anche

se il suo mandato va oltre quello del

controllo sul bilancio, non ha peli sulla

penna quando c’è da segnalare le politiche europee

che non raggiungono e non hanno la possibilità

di raggiungere gli obiettivi che si sono

prefisse. Il nostro non premio va questa volta

all’ECA per rapporto pubblicato ai primi di febbraio

Critical raw materials for the energy transition

– Not a rock-solid policy e in particolare

per la sezione sul riciclo, anche se anche sugli

altri punti la Corte non va giù leggera.

Un esempio: la UE ha identificato 26 minerali

‘critici’, fondamentali per la doppia transizione

verde e digitale, il cui approvvigionamento dovrebbe

essere messo al sicuro da condizionamenti

esterni entro il 2030. Ancor prima dell’entrata

in vigore del Critical Raw Materials

Act, a metà 2024, la UE aveva concluso 14 partenariati

strategici con altrettanti Paesi. Ebbene,

per la metà dei materiali l’import da questi

Paesi è diminuito, e per l’altra metà non è cambiato.

Nel vivo delle critiche

Per tornare al riciclo, il CRM Act prescrive (ma

non è obbligatorio...) che entro il 2030 il 25%

dei CRM utilizzati provenga dal riciclo. Secondo

i dati raccolti dalla Corte (fine 2024, ma non dovrebbero

essere cambiati granché), 10 materiali

non vengono riciclati per nulla, sette per percentuali

inferiori al 5% e i restanti sono un po’

“vincere facile”, perché comprendono il rame,

il nickel, l’alluminio, i metalli del gruppo del

platino (comunque fermi attorno al 10%) ...

Problemi tecnologici, industriali, economici, direte

voi. Certo. Ma la Corte mette il dito su due

questioni endogene. Il primo è il ritardo cronico

degli atti implementativi. Nel caso specifico,

l’effettivo funzionamento del riciclo dipende

dall’istituzione di piani nazionali, quelli sì vincolanti,

con una deadline di due anni dalla pubblicazione

degli atti implementativi. Di cui però

non c’è traccia.

La seconda critica ci conforta perché è un nostro

pallino: il disallineamento e la natura frammentata

e contradditoria della normativa europea.

Questo comporta che non esista un

obiettivo europeo incentivato per il riciclo di tutti

i CRM, ma che alcuni target siano inseriti in almeno

quattro legislazioni, con tempistiche diverse

e nel migliore dei casi (batterie) per alcuni

materiali. Era già chiaro che si stava parlando

quasi del nulla, ma ora è ufficiale.

l

Marzo 2026

La pagina che sottolinea le notizie più interessanti del momento

ma anche del futuro, in antitesi con baggianate sapienti e idee

fuori moda o che hanno stancato o che lasciano il tempo che trovano

“Pota”che fibre!

Il bergamasco Radici

Group (con la sua

divisione Radici Innova)

ha brevettato una tecnologia

capace di separare le fibre tessili

miste. Da oggi decolla il

recupero di nylon e lycra che da

sempre - per le caratteristiche

intrinseche della fibra di

elastomero che si avviluppa

attorno alla poliammide in modo

inestricabile - difficilmente

vengono divise. Si è finalmente

arrivati al cosiddetto close-loop,

ossia dallo scarto tessile è

possibile ricavare un nuovo

capo: per es. da un vecchio

costume da bagno potrà nascere

un nuovo collant o

abbigliamento sportivo in un

ciclo senza fine. La tecnica di

Restiamo

attaccati al palo

Forse non tutti sanno

che… (e non è una delle

storiche rubriche della

Settimana Enigmistica),

oltre a perdere la

produzione primaria di

alluminio, ora si rischia

di perdere anche i

rottami.

Nel 2024 l’Ue ha

esportato verso l’Asia

(con la Cina che ha

ampliato la sua capacità

di produzione di

alluminio secondario)

1,2-1,3 milioni di

Marzo 2026

riciclo in questione è coperta da

brevetto internazionale, ma si sa

che “è basata sulla dissoluzione

selettiva in grado di trattare i

rifiuti tessili misti recuperando

da questi le diverse fibre

(nylon e lycra)

tonnellate di rottami.

L’Europa ha creato un

sistema di riciclaggio

alluminio efficace ed

efficiente, ma purtroppo

viene usato dalla Cina

che acquista i rottami, li

fonde e li esporta in

Europa come metallo di

nuova produzione. E

intanto il 15% dei nostri

bleah!

wow

forni per il riciclaggio è

inattivo, in quanto

vengono a mancare i

rottami… Bruxelles

deve intervenire per

limitare questo

danno. Come? Beh

per esempio,

limitare le esportazioni

verso l’Asia e Usa -

magari con obblighi di

autorizzazione – e

creare un sistema di

controllo dei flussi nel

momento in cui il

sistema europeo

verrebbe ad essere

compromesso. Il giro

rendendole poi disponibili per

nuovi capi”. Il processo inoltre

non utilizza solventi tossici,

neppure infiammabili piuttosto

ecocompatibili ed è applicabile

alle principali tipologie del

nylon. In questo

progetto, Radici

Innova si è

accompagnata a

due big del settore:

ha lavorato infatti in

partnership con The Lycra

Company e Triumph. E presto

avverrà la messa a terra del

progetto di industrializzazione,

con un impianto pilota nello

stabilimento chimico di Novara,

per la lavorazione di 30-50

tonnellate all’anno di rifiuti

tessili. Una perfetta armonia tra

azioni e intenzioni!

Federica Lugaresi

d’affari in Europa per

questo comparto è di 40

miliardi: l’allarme è già

partito ed e forte e

chiaro. Forza!!!!



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

10

PRIMO PIANO

SISTEMI TERRITORIALI

Frazione organica,

elemento chiave della

gestione dei rifiuti in Italia

L’analisi del think tank WAS di Althesys relativamente ai Piani

di gestione dei rifiuti di 17 Regioni, evidenzia l’importanza degli

impianti di trattamento all’interno dei sistemi territoriali

Alessandro Marangoni, economista

e docente universitario, è fondatore e ceo di

Althesys, società professionale indipendente

specializzata nella consulenza strategica

e nello sviluppo di conoscenza.

Opera con competenze di eccellenza nei settori

chiave di ambiente, energia, infrastrutture e

utility, nei quali assiste imprese e istituzioni.

La frazione organica è una componente significativa

dei rifiuti urbani, rappresentando

circa il 35% del totale prodotto ogni anno in

Italia (fonte Ispra, 2025). Nella valutazione della

gestione di questa frazione dei rifiuti, tuttavia, si

tende spesso a concentrarsi sul miglioramento e

sull’estensione della raccolta rispetto al trattamento

e all’impiego degli output ottenuti.

Gli ambiziosi obiettivi dell’Unione Europea fissati

per i prossimi anni richiedono di ripensare tale approccio

e, in questo quadro, pare utile considerare

i risultati dell’analisi effettuata dal think tank WAS

di Althesys relativamente ai Piani di gestione dei

rifiuti di 17 Regioni (esclusi Lazio e Umbria, antecedenti

il 2021) e delle due Province Autonome.

A che punto siamo

In generale, emerge il ruolo chiave degli impianti

di trattamento dell’organico all’interno dei sistemi

territoriali. Sono diversi, infatti, i Piani che riconoscono

l’importanza di migliorare la gestione della

frazione organica sul territorio, con alcuni che stabiliscono

obiettivi specifici per i prossimi anni. Tra

questi, ad esempio, l’intercettazione di 190.000

WAS è il think tank italiano sull’industria del waste management e del riciclo. Monitorare

il comparto del waste management e del riciclo, cogliere i trend evolutivi, analizzare le

strategie aziendali e indirizzare le policy è la sua mission. L’osservatorio sviluppa analisi

e studi sulla gestione dei rifiuti, la valorizzazione delle risorse e l’economia circolare,

monitorando il settore con l’Annual Report.

Alessandro Marangoni e Alessandra Zacconi

ton/anno di frazione organica entro il 2026 (Liguria),

la produzione di almeno 70 milioni smc di biometano,

derivanti dai rifiuti organici da RD, dai fanghi

prodotti dalla depurazione delle acque reflue e da

altri rifiuti a matrice organica, e quella di almeno

10.000 tonnellate di “compost di qualità” entro il

2035 (Sicilia). Al contempo, prosegue, a livello nazionale,

la conversione degli impianti di compostaggio

in impianti integrati con una prima fase di

digestione anaerobica, mentre alcune aree del

Centro Italia e del Meridione rilevano la necessità

di ulteriore capacità di trattamento, sebbene a livello

italiano la capacità complessiva risulti adeguata

e si registri una sostanziale autosufficienza

impiantistica. In relazione agli obiettivi dei Piani

precedenti, per due Regioni non è stato raggiunto

l’obiettivo di copertura della popolazione con la

raccolta differenziata dell’organico (90% degli abitanti

entro il 2020 per la Basilicata e 100% dei

Comuni entro il 2020 per la Lombardia), mentre

Puglia e Liguria segnalano ritardi nella realizzazione

delle infrastrutture previste per diversi motivi,

tra cui lentezza degli iter e fenomeni NIMBY (Not

In My BackYard). In conclusione, le Regioni riconoscono

l’importanza di gestire adeguatamente

la frazione organica, anche se rimangono ancora

carenze e criticità che dovranno essere affrontate,

per raggiungere i target UE ma non solo.

Una corretta modalità di trattamento dell’organico

e l’impiego dei prodotti derivanti dal suo efficiente

riciclo, infatti, possono fornire un apporto significativo

alla fertilità dei suoli e alla riduzione degli

impatti ambientali. Al contempo, permettono di

ottenere risultati economici e industriali capaci di

valorizzare questi materiali e di aumentare l’efficienza

e la sostenibilità economico-finanziaria

della loro gestione.

l

Marzo 2026

La principale piattaforma

Europea per l’Economia

Circolare

Waste Management

Europe Exhibition &

Conference

19 - 21 Maggio 2026

Bologna, Italia

www.wme-expo.com

Organized by

Bologna Fiere

Piazza della

Costituzione, 3

40128 Bologna BO



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

12 PRIMO PIANO Soluzioni

AGGIORNAMENTO RAEE

AGGIORNAMENTO RAEE

PRIMO PIANO

13

Gestione dei RAEE:

quali sono le novità?

Andrea Ballabio,

Donato Berardi, Giulia

Gadani e Nicolò Valle

Il sistema per raccolta dei rifiuti da apparecchiature

elettriche ed elettroniche presenta importanti criticità,

ma le nuove misure introdotte ne agevolano la gestione…

IL TASSO DI INTERCETTAZIONE DEI RAEE IN ITALIA 65%

Valori percentuali, anni 2021-2024

Target UE

34,56%

2021

Il Laboratorio REF è un

think tank che intende

riunire selezionati

rappresentanti del mondo

dell’impresa, delle

istituzioni e della finanza

al fine di rilanciare il

dibattito sul futuro dei

Servizi Pubblici Locali

34,01%

30,24%

Fonte: elaborazione grafica Laboratorio REF sui dati CdC RAEE

29,64%

2022 2023 2024

Durante il 2024, sono state aperte nei

confronti dell’Italia due procedure di infrazione

per il mancato rispetto della

disciplina comunitaria in materia di gestione

dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed

Elettroniche (RAEE). Sebbene sia operativo da

tempo, il sistema dei RAEE continua, infatti,

a mostrare lacune profonde. I numeri parlano

chiaro: il tasso di intercettazione dei RAEE è

sceso al 29,64% nel 2024, rispetto al 34,56%

del 2021, quando l'obiettivo europeo è del 65%

dell'immesso sul mercato (media dei 3 anni

precedenti).

Quali sono le problematiche?

Il sistema italiano prevede due modalità principali

di conferimento per i cittadini: il ritiro

"uno contro uno", che permette di consegnare

gratuitamente un vecchio elettrodomestico

quando se ne acquista uno nuovo, e il ritiro

"uno contro zero", che consente di portare piccoli

apparecchi nei negozi di grandi dimensioni

senza obbligo di acquisto. Secondo i dati Erion

WEEE, il principale sistema collettivo della filiera,

il 61% dei cittadini conserva in casa apparecchi

non funzionanti, solo la metà sa cosa

siano effettivamente i RAEE e un terzo chiede

più iniziative informative. Ancora più grave, è

il fatto che il 20% ignora completamente i rischi

ambientali del conferimento errato. Una

percentuale, questa, che tra i giovani sale addirittura

al 32%. In generale, le problematiche

sistemiche riguardano la mancata implementazione

delle infrastrutture di raccolta, la scarsa

collaborazione da parte dei rivenditori e dei

centri assistenza e, soprattutto, l'assenza di

un sistema di tracciabilità efficace.

Le novità per rilanciare il sistema

Per rilanciare il sistema, il Governo italiano

ha risposto con il D.L. n. 131/2024, noto come

"Decreto Salva Infrazioni". Il provvedimento

affronta diverse infrazioni pendenti contro il

Paese, dedicando ampio spazio proprio alla

gestione dei RAEE. Le misure introdotte puntano

su tre direttrici principali: semplificazione

degli obblighi per gli operatori, rafforzamento

della tracciabilità e aumento della consapevolezza

dei cittadini. Tra le novità, si segnalano

Marzo 2026

IL MOTIVO DEL MANCATO CONFERIMENTO PER GLI APPARECCHI

DISMESSI PRESENTI IN CASA

ITALIA

GIOVANI

Marzo 2026

Destini degli apparecchi non funzionanti

Ha almeno un apparecchio non funzionante:

Italiani: 61% - Giovani (18-26 anni): 73%

Fonte: elaborazione grafica Laboratorio REF su dati indagine Erion WEEE- Ipsos

Ho pensato che avrei potuto ripararli

e riutilizzarli nuovamente

Li ho tenuti per le parti di ricambio nel

caso in cui i nuovi dispositivi si rompessero

Non sapevo come gettarli/dove dismetterli

Il Centro di Raccolta/isola ecologica

è lontano da casa/difficile da raggiungere

in particolare che rivenditori, distributori e installatori

non devono più iscriversi all'Albo

Gestori Ambientali (la famosa categoria 3bis

è stata abolita), possono trasportare i RAEE

con un semplice documento di trasporto e

sono esentati da registri di carico/scarico e

MUD. Inoltre, aumentano anche i limiti di stoccaggio:

non più 3.500 kg complessivi, ma un

quantitativo massimo equivalente per ciascun

raggruppamento, permettendo una gestione

più flessibile. Per la prima volta, viene previsto

il ritiro gratuito "uno contro uno" anche per i

RAEE professionali (su base volontaria per i

rivenditori), ma soprattutto viene regolamentato

l'e-commerce: per tutti produttori che

vendono online, anche tramite marketplace

come Amazon, vengono delineate le modalità

di adempimento degli obblighi di EPR (“Re -

sponsabilità Estesa del Produttore”).

Inoltre, per la prima volta, i Consorzi sono obbligati

- per legge - a investire almeno il 3%

dei loro ricavi in campagne di comunicazione

per spiegare ai cittadini come e dove conferire

correttamente i RAEE. Ulteriori novità, si rinvengono

nel D.L. ”Terra dei Fuochi” del 2025,

ove viene previsto che i distributori - durante

il ritiro dell’apparecchiatura usata - possono

effettuare il ritiro presso il domicilio dell’acquirente

di RAEE dai nuclei domestici, a titolo

gratuito e senza l’obbligo di acquistare AEE di

tipo equivalente. Anche questa misura va nella

giusta direzione di provare ad accrescere i

quantitativi di RAEE raccolti, semplificando le

modalità di consegna per i cittadini-utenti. Nel

complesso, i vari interventi messi in campo

dovrebbero consentire di rafforzare il sistema

dei RAEE, risolvendone le principali criticità a

partire dal miglioramento della raccolta.

L’effettivo successo dipenderà da tre fattori

chiave: l'efficacia delle campagne di comunicazione

nel modificare i comportamenti dei

cittadini, la capacità di controllo delle autorità

per garantire che la semplificazione non si

traduca in un "liberi tutti" e la volontà degli

operatori economici - dai produttori ai rivenditori,

dai gestori delle piattaforme online agli

impianti di trattamento - di assumersi pienamente

le proprie responsabilità. l

Per approfondire

Gestione dei RAEE: cosa

cambia?

Position Paper n. 303 -

Laboratorio REF Ricerche,

ottobre 2025



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

14 PRIMO PIANO Soluzioni

ANGOLO INNOVAZIONE

WELCOME TO THE JUNGLE NEWS PRIMO PIANO

15

Economia Circolare

App e Startup

Eliana Puccio

La tecnologia può essere un ottimo alleato dell’uomo,

anche nella raccolta differenziata. Spazio ad app e idee

che generano nuove opportunità di business sostenibile

EGATE DIGI

Sviluppata da emz,

digitalizza l'accesso ai

contenitori della raccolta

differenziata, permettendo

agli utenti di aprire

i cassonetti tramite

il proprio smartphone

senza bisogno di tessere

fisiche. Inoltre, migliora

il controllo, la gestione

e la trasparenza dei servizi

di igiene ambientale per

cittadini e gestori.

Basta scaricare l'app e

attivare con un codice

fornito dal gestore del

servizio rifiuti, legando lo

smartphone al proprio

profilo. Avvicinandosi al

contenitore, l'app rileva i

cassonetti disponibili con

Bluetooth; l'utente

seleziona quello corretto e

lo sblocca con un tap,

trasformando lo

smartphone in una chiave

di accesso.

Vantaggi:

eliminazione di

tessere fisiche,

riducendo costi

e semplificando

l'attivazione;

riduzione di

plastica e carta;

gestione digitale 24/7 con

meno code agli sportelli e

SIE-VE

Con sede a Bergamo, è focalizzata

sulla sostenibilità ambientale. Sviluppa

filtri avanzati per il trattamento delle

acque reflue industriali utilizzando

materiali derivanti

dall'economia circolare

(scarti della lavorazione

dell'alluminio).

Il sistema di filtrazione

rimuove simultaneamente

metalli pesanti, ammonio e

migliora

l'efficienza

operativa dei

gestori; rapporto diretto

e trasparente tra utente e

gestore.

COD refrattario in un'unica unità

modulare compatta, eliminando la

necessità di complesse catene di

trattamento multifase. Tra i punti di

forza c'è la riduzione dei costi

operativi fino all'80% rispetto ai

sistemi tradizionali a carboni attivi.

Questa tecnologia stabilisce un

nuovo standard per la gestione

sostenibile delle acque industriali,

offrendo processi di purificazione più

semplici, puliti ed efficienti.

Marzo 2026

Desorbimento

is the new combustione

La tecnologia che permette di purificare rifiuti speciali

contaminati, e renderli riciclabili, è il nuovo spauracchio

dei soliti noti. Anche se il progetto ha dei buoni meriti

Uno spettro si aggira per le piane del

Polesine; non è lo stryx, l’uccello notturno

delle streghe che infesta le lanche

del grande fiume. Il suo nome è “desorbimento”,

e già dal suono “chimico” infesta le orecchie dei

soliti noti come brutto, sporco e cattivo, candidandosi

a prendere il posto, subdolamente, della

apertamente fiammeggiante “combustione”. Il

povero desorbimento è un trattamento termico

che comporta l’applicazione di una temperatura

di qualche centinaio di gradi (dipende dal materiale

trattato) in modo da provocare la volatilizzazione

di contaminanti come il benzene e

altri idrocarburi, ma anche la neutralizzazione

di semi di infestanti. Le sostanze volatili vengono

quindi bruciate, l’aria in uscita viene filtrata, e il

materiale (in genere terreno) depurato può così

essere avviato al riutilizzo o riciclo, avendo cessato

di essere un rifiuto (end of waste). Ne parliamo

qui invece che come glossario perché la

proposta di un impianto di desorbimento è al

centro di una controversia (eufemismo) a Rovigo.

Apriti cielo…

La Ecopol è un’azienda di gestione rifiuti che

possiede, in periferia della città, un impianto di

stoccaggio di rifiuti pericolosi e non pericolosi e

di accorpamento degli stessi senza rimozione

dell’imballaggio primario. L'AIA consente a

Marzo 2026

Ecopol di stoccare 500 tipi di rifiuti, di cui 380

classificati come pericolosi. Nel 2023 la società

chiedeva di modificare l’AIA, e quindi di non passare

per una VIA, con l’inserimento dell’attività

di recupero di rifiuti pericolosi e non con un processo

di desorbimento a 600 gradi. Le categorie

autorizzate si ridurrebbero della metà, di cui 80

pericolose per il contenuto di contaminanti. Dopo

richiesta di chiarimento, Ecopol ha ufficializzato

che “I rifiuti conferiti saranno principalmente

costituiti da idrocarburi e composti organici volatili.”

e “Si esclude la possibilità di ritirare rifiuti

contaminati da composti clorurati, fitofarmaci,

diossine, furani, ammine aromatiche, PFAS”.

Apriti cielo. Sul caso si gettano a pesce tutte le

sigle dell’ambientalismo (persino Slow Food).

La rivendicazione apparente è che venga effettuata

la VIA, in realtà la panoplia degli “argomenti”

è in gran parte la solita, come si è visto

anche nella presentazione del progetto effettuata

dalla società. Ha scritto una testata locale “Da

parte delle associazioni presenti si sono alzate

proteste e cartelli “green”, con un botta e risposta

a suon di urla e contestazioni”. Peccato che

così si sia perso nel marasma l’unico appunto

sensato al progetto, fatto da Legambiente, sulla

miscelazione del materiale con dei fanghi, che

non viene spiegato che vantaggi porterebbe.

Sarà stato lo stryx a metterci il becco? l

Marco Comelli



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

16 PRIMO PIANO Soluzioni

CONSUNTIVO RICICLO

CONSUNTIVO RICICLO

PRIMO PIANO

17

Tasso di riciclo

dei rifiuti

da imballaggio

nel 2024 e obiettivi

al 2025 (%).

(Credit CONAI)

conde per circa 8,1 milioni di tonnellate di MPS.

E questo non è positivo perché, segnale sì, di

un potenziale di crescita nell’industria del riciclo

interno, ma anche di una forte dipendenza da

MPS estere. Abbiamo sistemi di riciclaggio efficaci

ed efficienti (e questo in tutta Europa), che

purtroppo vengono sfruttati dall’Asia - come

accade per i rottami di alluminio che sono ac-

Anche quest’anno, facciamo la nostra

panoramica sui numeri del riciclo

aggiornando il quadro delle principali filiere.

Nel complesso, siamo un filo migliorati

nell’utilizzo circolare dei materiali

anche se... le difficoltà non mancano

Federica Lugaresi

Il riciclo è un primato made in Italy. Il nostro

Paese ricicla l’85,6% del totale dei rifiuti gestiti

(urbani e speciali), a fronte di una media

europea del 41,2% (Fonte: Rapporto di Riciclo

in Italia 2025 della Fondazione per lo Sviluppo

Sostenibile).

Non siamo poi così malaccio, dato che continua

ad incrementare, e quasi tutte le filiere di imballaggio

hanno già superato i target UE. Sono

invece i mercati delle materie prime seconde

Non siamo così

da rottamare…

a destare preoccupazione: restano instabili e

alcuni settori sono in evidente crisi, soprattutto

plastiche e RAEE.

Il riciclo degli imballaggi nel nostro Paese è a

livelli di eccellenza, con un tasso complessivo

del 75,3% nel 2023 e del 76,7% nel 2024, già

sopra il 65% previsto per il 2025 e il 70% per il

2030. Le vedremo nel dettaglio tra qualche riga,

ma intanto anticipiamo che quasi tutte le filiere

hanno superato gli obiettivi di cui sopra: per

carta/cartone si parla del 92,3%, acciaio 87,8%,

vetro 77,4%, alluminio 70,3%, legno 64,9%, bioplastiche

56,9%. Anche la plastica che, per la

prima volta dal 2020, supera il target fissato al

2025.

Tanto bravi ma…

Raccogliamo e recuperiamo i rottami delle varie

categorie merceologiche ma nel 2024 siamo

risultati importatori netti di materie prime se-

I numeri delle

filiere in sintesi

L’Italia, su 160 Mt di rifiuti

trattati (urbani e speciali), ne

avvia a riciclo 137 Mt.

Questo, ancora una volta fa

del nostro Paese uno dei migliori

a livello di performance

nel contesto europeo e ci

fa posizionare sul podio più

alto riciclando l’85,6% del totale

dei rifiuti gestiti.

I target europei al 2030,

sono stati già - e anche abbondantemente

superati -

da diverse filiere del riciclo

per gli imballaggi (generalmente

65-80% a seconda

del materiale). Altre invece

affrontano criticità strutturali

o sono in ritardo.

Qui di seguito l’andamento

registrato delle principali

categorie per l’anno 2024

(dal rapporto Riciclo in

Italia).

Carta e cartone

Il riciclo di questi materiali

è tra i più alti in Europa. La

quantità di imballaggi riciclati

di carta e cartone si attesta

a 4,60 di Mt, in leggero

calo rispetto all’anno precedente;

ma comunque

raggiungendo un tasso di

riciclo pari al 92,4%, ben al

di sopra del target europeo

dell’85% previsto per il

2030. In tal senso la rete del

nostro Paese è ben strutturata,

grazie ai 346 impianti

di gestione dei rifiuti dove

vengono preparati per il riciclo

nelle cartiere.

Plastica

Bene ma non benissimo. La

raccolta plastica e relativo

riciclo effettivo funzionano

(la quantità avviata al riciclo

è aumentata del 5%, raggiungendo

il 51,1% totale

degli imballaggi immessi al

consumo pari a 2,3Mt).

Anche qui si è raggiunto in

anticipo l’obiettivo del 50%

per il 2025. Ma le imprese

che lavorano nel riciclo della

plastica stanno attraversando

una profonda e grave crisi.

I polimeri riciclati sono un

+3,2% rispetto al 2023, ma il

fatturato già in calo, è ancora

peggiorato. In questo momento

le materie prime vergini

(provenienti dall’Asia)

hanno prezzi inferiori alle

materie prime seconde.

Vetro

I rottami di vetro spaccano!

I rifiuti da imballaggio riciclati

nel 2024 sono

stati 2,1Mt, con un tasso di

riciclo effettivo pari all’83%

e con un aumento del 2,9%

rispetto al 2023. Il target del

75% previsto per il 2030 è

già abbondantemente superato.

Ma restano ancora

delle quantità di imballaggio

da intercettare e che ancora

vengono perse (circa

250 kt). Per rimediare a ciò,

COREVE spinge su azioni

mirate in collaborazione coi

comuni per stimolare le attività

di supporto alla raccolta

differenziata. Ma si

vuole anche promuovere la

raccolta del vetro separata

per colore.

Acciaio

Le MPS in acciaio rappresentano

quantitativi di un

Marzo 2026

Marzo 2026



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

18 PRIMO PIANO Soluzioni

CONSUNTIVO RICICLO

CONSUNTIVO RICICLO

PRIMO PIANO

19

Le categorie

merceologiche

relative a metalli,

carta e cartone,

e organico

sono quelle che

vengono esportate

maggiormente extra

UE. (Credit Eurostat)

quistati dalla Cina – per rifonderli e rivenderli

in Europa come metallo di nuova produzione.

Nel 2024, le esportazioni di materie prime riciclabili

sono ammontate a 35,7 Mt (in primis

carta e cartone che identificano quasi il 50%

sul totale, seguiti da metalli ferrosi).

Ma di MPS ne produciamo, e lo facciamo pure

bene. Per il vetro, il 66% deriva da imballaggi,

per carta e cartone, il 54% ed anche per la plastica

siamo intorno al 50%. Mentre restiamo

ancora parecchio indietro (a riprova di quanto

detto sopra), per i metalli ferrosi: con l’acciaio

siamo fermi solo al 2% e per l’alluminio all’1%.

Ci difendiamo bene

con alcune MPS

prodotte dagli scarti

da imballaggio.

Non girano ancora

a dovere quelle

da materiali ferrosi.

(Fonte: elaborazione

sviluppo sostenibile

su dati ISPRA)

certo calibro, facendo dell’Ita -

lia uno dei maggiori produttori

in Europa. Ma si registra

una contrazione rispetto al

2021 con un -5,3% (che corrisponde

a oltre mezzo milione

di tonnellate in meno).

Le quantità avviate al riciclo

sono state pari a 436 kt

(+1,1% rispetto al 2023), con

un tasso di riciclo pari

all’86,4% dell’immesso al

consumo.

Performance quindi notevole

e che supera il target

dell’80% fissato al 2030, anche

se registra una flessione

di circa 3 punti (rispetto al

2023), ma dovuta ad un aumento

dell’immesso al consumo

di imballaggi in acciaio.

Una delle sfide del settore

è aumentare la produzione

di green steel con energie

rinnovabili che alimentino gli

altoforni e quelli elettrici.

Alluminio

Con un immesso al consumo

di imballaggi pari a 91,5

kt - corrispondente ad un

incremento del 8,5% - le

quantità avviate al riciclo

sono state 62,4 kt (pari al

68,2%). Nonostante l’aumento

delle quantità riciclate,

il tasso di riciclo ha segnato

una flessione del

-2,1% rispetto al 2023. Ciò

a causa del “nuovo correttivo

sugli imballaggi compositi”,

che porta a considerare

nell’immesso al consumo

e riciclo anche l’alluminio

presente in questo tipo di

imballaggi.

Sono comunque raggiunti e

superati entrambi i target

fissati per il 2025 e 2030.

Legno

La produzione di imballaggi

in legno per il 2024 è caratterizzata

da una flessione

pari all’1,6%, con le imprese

italiane che sono in diminuzione

(4%). Anche il sughero

registra un calo del fatturato

alla produzione del

-6.9% rispetto al 2023, allineato

alla diminuzione delle

imprese stesse. Il tasso di

riciclo però va bene (67,2%)

superando gli obiettivi europei

al 2030 (30%), ed è in

aumento di due punti percentuali

rispetto al 2023.

I materiali legnosi raccolti

- e provenienti da flussi sia

urbani che industriali - vengono

trattati e riutilizzati

per produzione di pannelli.

Solo una minima parte è

riutilizzata nell’industria

cartaria. Si è anche registrato

un aumento nel tasso

di rigenerazione dei rifiuti

di pallet (recuperando oltre

945 kt di materiale), superando

i 70 milioni di pezzi

reimmessi nel ciclo del consumo.

Bioplastica

Produzione in leggera crescita

(0,5%) rispetto all’anno

precedente per gli imballaggi

di questo tipo, con

un immesso al consumo di

82,2 kt (+5,5% sul 2023).

Nota da segnalare: nel 2024

è stato elaborato - e ufficialmente

registrato - il marchio

di riconoscibilità per gli

imballaggi in bioplastica

compostabile e appartenenti

al sistema EPR Biorepack.

Gli scarti in bioplastica convogliano

negli impianti di riciclo

organico. La quantità

di riciclati sull’immesso al

consumo è pari al 58%, superando

in anticipo, l’obiettivo

fissato al 2025 e quello

del 2030 (55%).

Performances di riciclo migliorabili,

se venissero effettivamente

trattati i rifiuti

in bioplastica che vengono

comunque correttamente

raccolti insieme alla FOR-

SU…

RAEE

Ancora ben lontani dall’obiettivo

da raggiungere

fissato al 65% (già per il

2019), il tasso di raccolta è

purtroppo del solo 30%. E

per questo, la Comunità

Europea ci ha posto sotto

procedura di infrazione. Ci

attendono però sfide ancora

più grandi: con il regolamento

dei Critical Raw

Materials Act, l’UE ha definito

anche di aumentare la

capacità di riciclaggio delle

materie prime critiche (entro

il 2030) affinchè venga

coperto di almeno il 25% il

consumo delle stesse.

Rifiuti tessili

Una filiera giovane e partita

da poco. Con l’obbligo di

raccolta differenziata partita

nel 2022, oggi vengono

raccolti 171,6 kt di scarti

tessili, con un +7% rispetto

al 2022. Ma non tutti i comuni

italiani si sono attrezzati

in tal senso (applica

solo l’81,1%) e finiscono ancora

nella raccolta differenziata

circa 1 Mt di rifiuti. Si

sta lavorando in termini di

norme, volte al potenziamento

delle infrastrutture

impiantistiche.

Rifiuto organico

Frazione verde e frazione

umida costituiscono il rifiuto

organico. Nel 2023 (dati

ISPRA) ne sono state raccolte

7,5 Mt (di cui 5,5 Mt di

umido, equivalenti a 93

kg/ab, e 2 Mt di verde), corrispondenti

a 38.000 tonnellate

in più rispetto all’anno

precedente.

Complessivamente, grazie

ai 363 impianti di trattamento

del rifiuto a matrice organica

(leggasi organico, fanghi

e altri rifiuti dell’agroindustria),

sono stati trattate 8,7

mt di rifiuto, di cui 6,9 di organico.

Continua ad aumentare

la capacità di riciclo a livello

nazionale (crescono gli

impianti integrati) e molti

stanno allargando la gamma

di matrici organiche trattate.

Ma la raccolta dell’organico

coinvolge “solo” il 92% della

popolazione: purtroppo in alcuni

grandi centri non esiste

un sistema di raccolta strutturato.

Fanghi

Provenienti dal trattamento

delle acque reflue urbane,

ne sono stati trattati 3 Mt,

recuperati 51,3%, mentre il

47,6% è stato smaltito contro

l’1,1% che è rimasto a

giacenza a fine anno.

L’economia circolare spinge

per il loro recupero essendo

ricchi di sostanze preziose

Marzo 2026

Marzo 2026



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

20 PRIMO PIANO

CONSUNTIVO RICICLO

ANGOLO LETTURA

PRIMO PIANO

21

I punti critici

Talloni d’Achille significativi sono i settori strategici

come plastica, organico, RAEE ed edilizia.

Nel primo caso incidono negativamente il fermo

degli impianti dovuti a costi energetici elevati

e, soprattutto, concorrenza da polimeri vergini

low-cost importati. Per le aziende italiane

quindi, utili a zero nel 2025. Il calo dei fatturati

e domanda in contrazione impediscono sbocchi

di mercato. I RAEE registrano bassi livelli di

raccolta, con flussi illegali che sfuggono ai controlli,

e finiscono o in discariche abusive o

esportati illegalmente. Ciò va a discapito del

recupero di materie prime critiche e seconde,

sebbene il settore abbia grandi potenzialità.

Per la filiera edilizia, il tasso di recupero dei

materiali è all’81%, ma il mercato degli aggregati

riciclati è debole a causa della disomogeneità

delle norme e di una mancanza in termini

di tracciabilità dei flussi di rifiuti da C&D. Il sistema

del riciclo dell’organico invece è in allarme

per le impurità e contaminazioni legate

alla scarsa qualità delle raccolte, con performance

decisamente diverse tra i territori. Gli

scarti - si che si aggirano al 21% - impediscono

produzione di compost di qualità. Inoltre gli impianti

di trattamento si trovano a dover compensare

una crescente carenza di umido e verde, ampliando

la gamma di matrici organiche trattate, come

fanghi e altre tipologie

di rifiuti

organici. l

L’evoluzione

della bioeconomia

circolare.

Un motore per lo sviluppo

industriale dell’Italia

e del Mezzogiorno.

Autore:

Luca Bianchi, Cesare

Imbriani, Amedeo Lepore,

Stefano Palermo

Editore:

il Mulino

Prezzo:

32 euro

Scaffale circolare

per l’agricoltura come nutrienti

e alto contenuto di

sostanza organica.

PFU

Ne sono state prodotte 530

kt nel 2023, ben un 5% in

meno dell’anno precedente

(530 kt).

Il riutilizzo e riciclo della

gomma recuperata dai PFU

ha diverse applicazioni e si

sta spingendo verso l’introduzione

di quote minime di

materiale riciclato (come

previsto nella Direttiva sugli

ELV) e sponsorizzando processi

innovativi come pirolisi

e devulcanizzazione.

Oli usati vegetali e animali

Siamo sul podio più alto in

termini di rigenerazione di

olio usato, con 188 kt nel

2024, che rappresenta il

98% dell’olio usato raccolto.

Si parla invece di un +8,9%

(rispetto al 2023) di oli grassi

vegetali e animali raccolti

e avviati al riciclo. Sfida della

filiera: potenziare la raccolta

di oli usati generati

come rifiuto domestico.

Rifiuti da C&D

In aumento costante, nel

2023 ne sono stati prodotti

oltre 61,6 Mt (+1,8% rispetto

al 2022).

La materia recuperata è di

49,9 Mt, anch’essa cresciuta

dall’anno precedente. Con

un tasso di recupero pari

all’81%, si è superato l’obiettivo

del 70% fissato al 2020,

anche per questa filiera.

Non è tutto oro quello che

luccica: esistono criticità

sull’esatta quantificazione,

dovute a flussi non tracciabili

(e tracciati) dei rifiuti da C&D.

Veicoli a fine vita

Riciclaggio e recupero in linea

con i numeri del 2022.

Obiettivo raggiunto dell’85%,

con reimpiego e riciclo

dell’86% del peso medio.

Ma il recupero totale (sempre

dell’86%) fa restare ancora

indietro rispetto all’obiettivo

del 95%, fissato dalla normativa

a partire dal 2015. E’ necessario

trovare un canale di

valorizzazione dei materiali

meno pregiati sul mercato

per incrementare la percentuale

di recupero di materia.

Rifiuti da

spazzamento stradale

In linea con l’anno precedente,

ne sono stati avviati

al recupero 498 kt. Esiste

una bozza - pubblicata dal

MASE - di schema decreto

EoW, ma ancora non è stato

approvato, né pubblicato.

Quando sarà, anche in questa

filiera, il processo di recupero

sarà regolamentato

per tutti gli operatori.

Solventi

Gli operatori che trattano

questa categoria, riescono a

gestire il 70% dei reflui solventi

grazie a 10 impianti industriali

autorizzati, con una

capacità complessiva pari a

300 kt/anno.

Sul podio anche in questo

caso, dato che i volumi recuperati

sono il doppio della

media dell’UE.

Una rubrica per esplorare come i libri possano ispirare un futuro

più sostenibile. Un viaggio attraverso le pagine di saggi e manuali

La bioeconomia circolare è un modello di

sviluppo che può permettere all’Italia e, in

particolare, al Mezzogiorno di individuare

percorsi di crescita inediti.

Occorre, però, mettere a sistema le tante

potenzialità esistenti con orientamenti coerenti

di politica economica, una governance ben

delineata dei fenomeni in corso, un nuovo

impegno delle imprese e delle forze sociali, una

focalizzazione degli investimenti su precisi

obiettivi di cambiamento e, non ultimo, un

rafforzamento della relazione tra formazione,

ricerca e trasformazioni industriali.

Nel volume sono analizzate le caratteristiche di

questa evoluzione – che già oggi vede l’Italia tra

i protagonisti a livello globale – e le modalità

con cui la bioeconomia circolare può fornire un

contributo essenziale al riposizionamento del -

l’in sieme del Paese sulla frontiera

dell’innovazione avanzata.

Ne risulta un quadro di riferimento aggiornato

su un metasettore nevralgico per il futuro, utile

anche per aprire un confronto di largo respiro

sull’avvenire produttivo italiano e meridionale.

Il volume fa parte della collana pubblicazioni

Svimez, ed è stato realizzato a quattro mani.

Eliana Puccio

Marzo 2026



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

22

ECONOMIA CIRCOLARE

OLIMPIADI MILANO-CORTINA

Ready, steady, go!

Il grande evento prevede una produzione

di rifiuti extra gestita con approccio circolare

minimizzando, si spera, l’impatto su Milano

Le medaglie

dei Giochi Olimpici

Milano-Cortina 2026.

Stime di flussi elevati, provenienti da decine

di milioni di presenze concentrate

nelle aree urbane. È attraverso il riciclo,

riutilizzo e donazioni che si pensa di gestire il

plus di rifiuti per le Olimpiadi.

L’impatto sulla città sarà attutito da protocolli

specifici che promuovono la disassemblabilità

delle strutture temporanee e linee guida

sulla gestione dei rifiuti per atleti, volontari

ed hotel.

Cosa ci attende

Tra le tipologie di scarti principali, saranno presenti

plastica da bottiglie PET (100% riciclato),

imballaggi, cibo in eccesso, materiali logistici

e rifiuti alimentari da recuperare al 100% per

donazioni ed enti no-profit. Non mancheranno

RAEE (rifiuti elettronici) riciclati per medaglie,

scarti da hospitality e trasporti.

In massima parte, i rifiuti da eventi sportivi

provengono dagli spettatori, atleti e staff, ma

anche da hospitality e logistica temporanea,

con picchi elevati fino a 7Kg/ spettatore per

evento. Stiamo parlando di contenitori monouso,

merchandising e materiali promozionali,

ed ovviamente di cibo e bevande.

In merito ai servizi extra di smaltimento, sono

previsti cestini dedicati per la plastica, ecocompattatori

per compattare bottiglie PET,

hub logistici green che utilizzano veicoli elettrici

o a biocarburanti.

Saranno indispensabili ( e non mancheranno)

le collaborazioni con consorzi come CONAI e

Corepla per la raccolta differenziata potenziata.

Oltre alle linee guida per il corretto smaltimento,

La Fondazione Milano-Cortina fornisce

anche borracce riutilizzabili e supporto

alle amministrazioni locali per impiantistica

avanzata.

Di cosa stiamo parlando?

Non esistono stime pubbliche precise e in

tonnellate - e quindi dati numerici - relative

ai rifiuti aggiuntivi specifici su Milano durante

l’evento sportivo. Questo perché i rapporti

ufficiali (come quello di Sostenibilità e

Legacy) si concentrano su emissioni di CO 2

totali (1.005.000 equivalenti per l’intero evento),

piuttosto che sui rifiuti solidi urbani.

Tuttavia con le presenze extra in arrivo e gli

eventi diffusi, si prevedono quantità elevate

di rifiuti temporanei, gestiti con target di riciclo

pari al 100% per gli urbani, e dell’80%

per gli imballaggi.

l

Marzo 2026



e tecnologie

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Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

24 ECONOMIA CIRCOLARE Soluzioni

TESSILE E DESIGN

TESSILE E DESIGN

ECONOMIA CIRCOLARE

25

Circolarmente

Per migliorare la riciclabilità di un prodotto

a fine vita, bisogna che i componenti non tessili

siano facilmente separabili, ed è necessario

aumentare il tasso di riciclo dei diversi materiali.

Appuntamento con lo spazio dedicato a materiali

e design circolare, nonché alle risorse materiche.

In questo numero si parla di tessile circolare e JRC

Marco Capellini

Matrec.com

Con la pubblicazione del rapporto "Pre-

paratory Study on Textiles for Product

Policy Instruments" e la presentazione

dei risultati alla Commissione UE ed agli stakeholders

il 14 e 15 febbario 2026, il Joint

Research Centre (JRC) ha proposto una serie

di requisiti tecnici per l’atto delegato sul tessile,

nell’ambito del regolamento ESPR (Ecodesign

for Sustainable Products Re gu lation). L'obiettivo

è ridurre l'impronta ambientale di un’industria,

quella del fashion, in cui la fase di estrazione e

produzione delle materie prime vergini genera

da sola il 60-63% degli impatti totali.

Le quattro direttrici

del design (Design Options)

Il rapporto identifica quattro opzioni di progettazione

fondamentali per guidare e trasformare

i prodotti tessili da lineari a circolari:

1. Robustezza aumentata: La priorità è estendere

la vita utile dei capi. Un prodotto più resistente

riduce la frequenza di sostituzione e,

proporzionalmente, la pressione sulle risorse

naturali.

2. Miglioramento della riciclabilità: l’obiettivo

è di aumentare la quota di peso del prodotto

recuperabile a fine vita, facilitando la separabilità

delle componenti non tessili come cerniere

e bottoni e aumentare il tasso di riciclo

delle diverse tipologie di materiali.

3. Contenuto di riciclato: L'integrazione di fibre

secondarie per ridurre la dipendenza dal vergine

e la pressione sulle risorse sia rinnovabili

che non rinnovabili in modo da ridurre sensibilmente

l’impatto ambientale.

4. Riduzione dell'impronta ambientale e carbonica:

Interventi mirati a ottimizzare la fase

di manifattura, responsabile di oltre il 20% degli

impatti del ciclo di vita attraverso l’impiego di

materiali e processi di produzione efficienti.

Il punteggio di robustezza

Poiché misurare la "durata" effettiva di un capo

di abbigliamento è ritenuto complesso per diverse

motivazioni dovute principalmente alle

modalità di utilizzo, il JRC propone la robustezza

fisica come indicatore chiave. Per l’abbigliamento

(t-shirt, camicie, pantaloni, ecc.), viene

proposto di introdurre un sistema di punteggio

da 0 a 10 basato su standard prestazionali ISO.

I parametri valutati includono:

- spirilità (la torsione del capo dopo il lavaggio),

- stabilità dimensionale (restringimento o deformazione),

- solidità del colore a luce e sfregamento.

Un punteggio pari a 0 indica prestazioni sotto

la media, mentre i 3 punti (il massimo per singolo

parametro) sono riservati alle "Migliori

Tecnologie Disponibili" (BAT). Inizialmente, questo

sarà un requisito informativo (etichetta) piuttosto

che un limite minimo, per permettere al

mercato di adattarsi.

La sfida della circolarità:

materiali e tracciabilità

Il rapporto evidenzia come la riciclabilità dipenda

strettamente dalla composizione chimica

dei materiali impiegati. I prodotti monomateriale

(100% cotone o poliestere) ricevono punteggi

più alti, mentre le miste di fibre complicano

drasticamente il processo di riciclo.

Per quanto riguarda il contenuto riciclato, il

JRC propone target differenziati: più ambiziosi

per il poliestere (20-30%), grazie alla maturità

del riciclo del PET, e più cauti per il cotone (attorno

al 5%), per evitare che fibre corte riciclate

compromettano la robustezza del capo.

Fondamentale in tutto questo processo sarà il

Passaporto Digitale del Prodotto (DPP). Questo

strumento dovrà contenere informazioni verificate

sulla catena di custodia e sulla presenza

di sostanze preoccupanti. PFAS, metalli pesanti

e ftalati sono sotto la lente d’ingrandimento,

poiché la loro presenza nei tessili usati impedisce

la creazione di materie prime secondarie

sicure.

Esclusioni e peculiarità

Non tutti i prodotti seguiranno le stesse regole.

Il JRC suggerisce cautela per i tessili per la

casa e le calzature, che richiedono parametri

specifici a causa delle loro funzioni differenti

dall’abbigliamento. I tessili tecnici (usi medici

o industriali) sono attualmente esclusi da questa

prima fase di ecodesign a causa delle loro

applicazioni estremamente specifiche.

Conclusioni per l'Industria

La strategia delineata non è solo ambientale,

ma economica. Attraverso la modulazione dei

contributi EPR (Responsabilità Estesa del

Produttore) basata sulla riciclabilità tecnica, le

aziende saranno incentivate finanziariamente

a progettare capi più durevoli e facili da recuperare.

La trasparenza, supportata da dati primari

certificati e di misurazione della circolarità,

diventerà il vero vantaggio competitivo in un

mercato europeo sempre più attento all'impatto

reale di ciò che indossiamo.

l

Si introduce

il punteggio

di robustezza.

Tra i parametri,

la spirilità: ossia

la torsione del capo

dopo il lavaggio.

Marzo 2026

Marzo 2026



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Economia Circolare

26

Soluzioni

ECONOMIA CIRCOLARE

WASTE SEGNALA

HIGHLIGHTS

Tra gli appuntamenti più interessanti del JEC

World 2026, il 12 marzo ci sarà la Women Net -

working Session, un incontro stimolante pensato

per le professioniste desiderose di entrare in

contatto, imparare e crescere. Strutturata come

un evento di networking dinamico, la sessione

prevede la presenza di mentori mobili e partecipanti

a rotazione, che si impegnano in brevi interazioni.

Questa impostazione incoraggia scambi

significativi tra donne in diverse fasi della loro

carriera, con particolare attenzione al supporto

di coloro che cercano consigli e guida da mentori

esperti.

E ancora, Arabia Saudita sul palco: plasmare il

futuro dei compositi. La sessione mostrerà come

questo Paese stia definendo i parametri di riferimento

globali per materiali e compositi avanzati,

guidata dalla Saudi Vision 2030 e da un ecosistema

industriale in rapida evoluzione.

Ci saranno poi, le sessioni di Composites Exchan -

ge con presentazioni di clienti ed espositori del

JEC, che racconteranno le loro storie di successo

e i prodotti e le soluzioni innovative che hanno

contribuito a far crescere le loro attività.

Per scoprire il programma completo con tutte le

conferenze disponibili visitare il sito.

www.jec-world.events

Dove le idee

prendono forma

JEC World 2026 presenterà un programma stimolante di

conferenze che esploreranno le forze chiave che plasmano

il futuro del settore dei compositi.

Le sessioni di quest'anno si concentreranno su argomenti chiave

come Materiali Circolari e Progettazione e Simulazione, e metteranno

in luce settori importanti come Edilizia, Aerospaziale e

Nautica e Marittima, tutti impegnati a guidare il progresso verso

soluzioni composite più sostenibili e ad alte prestazioni.

Le conferenze, aperte a tutti partecipanti, esploreranno le ultime

frontiere tecnologiche e i risultati della ricerca che stanno plasmando

il futuro di questi comparti. Attraverso una combinazione

di presentazioni principali, panel di esperti e presentazioni di

prodotti, le conferenze favoriranno dibattiti approfonditi, scambio

di conoscenze e spunti concreti. JEC vuole ispirare a immaginare

e realizzare progetti innovativi a vantaggio di tutti.

Marzo 2026



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

28 ECONOMIA CIRCOLARE RESIDUI E TERMOVALORIZZATORI

RESIDUI E TERMOVALORIZZATORI ECONOMIA CIRCOLARE 29

Economia Circolare

vengono prodotti più rifiuti ma che i materiali prima

CONSIDERATI tali CESSANO di esserlo, e

vengono classificati come materie prime seconde

(che in molti casi sono indistinguibili dalle prime

prime). Ci scusiamo coi lettori per la premessa,

ma serve a inquadrare l’argomento del pezzo.

La fine delle discariche si avvicina

ma l’Italia non sembra far progressi

verso la chiusura del ciclo degli

scarti. E i termovalorizzatori sono

solo uno dei problemi...purtroppo

Marco Comelli

Eliana Puccio

L’ultimo chiuda

il ciclo (dei rifiuti)

Il Grande Timoniere sarebbe sicuramente felice

della situazione in Italia sulla gestione

dei rifiuti. Grande è infatti la confusione sotto

il cielo, non solo nelle cose ma proprio lessicalmente.

Ri prendiamo un momento le fila. Una

gestione dei rifiuti, soprattutto urbani ma anche

industriali, deve basarsi sulla massima circolarità

possibile nell’utilizzo delle risorse. I materiali

raccolti, differenziati e trattati vengono trasformati

in nuovi prodotti o materie prime seconde,

anziché essere smaltiti in discarica. In questo

modo, i materiali vengono reinseriti nel ciclo pro-

duttivo, riducendo la dipendenza da risorse vergini

e minimizzando l'impatto ambientale. Si

tratta di un processo complesso, in diverse fasi,

che considerando solo la fase post-consumo/utilizzo,

passa per la raccolta differenziata, il trattamento

delle frazioni differenziate, la loro trasformazione

in materie prime seconde, l’immis sione

di queste nel ciclo produttivo e la gestione dei residui

non riciclabili. In questo processo ad un certo

momento entra in gioco un momento NORMA-

TIVO, non tecnologico nè filosofico e nemmeno

politico, l‘end-of-waste, che non significa che non

I residui accadono

In tutte le fasi di un ciclo di gestione circolare dei

rifiuti si generano residui non riciclabili e riutilizzabili.

Non è una quota scritta nella pietra, anche

perché le tecnologie di recupero e riciclo

procedono (il caso delle plastiche è esemplare)

e i processi di progettazione e realizzazione dei

prodotti a monte dell’utilizzo dovrebbero procedere

(o almeno così vorrebbero le normative)

verso un più semplice recupero e riciclo. A tendere,

la quota di residuo non riciclabile si riduce

e si ridurrà ma non sparirà, per motivazioni economiche,

tecniche e più fondamentali (il Secondo

Principio della Termodinamica salta alla mente).

Che si fa con questo residuo? Ragionando in

termini non circolari, finisce in discarica. In termini

circolari, diciamolo, finisce molto meno in

discarica, perché passa dalla valorizzazione

energetica, ossia dall’estrazione di ulteriore valore

da qualcosa che in altro modo non avrebbe

valore. Mi scuso per il tono didascalico.

La termovalorizzazione significa che la materia

che componeva il residuo è sparita? Ci sarebbe

da citare il vecchio Lavoiser. Quello che accade

è però che la materia cambia natura e si riduce

di volume: le ceneri di un termovalorizzatore rappresentano,

secondo la carica, in media un 30%

della massa iniziale. Sono inoltre ceneri, che

possono essere trattate e rese inerti. Solo a quel

punto possono essere smaltite in apposite discariche.

Le tecnologie di valorizzazione energetica

dei residui procedono anch’esse, dall’ossicombustione

alla pirolisi, e, anche se non

possono essere tutte applicate a tutti i residui,

fanno pensare che se e quando passeranno allo

stadio industriale (se gli viene permesso, come

diversi casi in giro per l’Italia insegnano) quello

che resterà sarà ancora meno rilevante in massa.

Qui, oggi e nei prossimi cinque anni resta solo

la termovalorizzazione per chiudere il ciclo

Termovalorizzatori, cosa c’è da dire nel 2026

L’Italia conta ad oggi 37 termovalorizzatori in funzione,

ma la mappa è decisamente sbilanciata: il

Nord fa la parte del leone con 26 impianti, mentre

il Centro (5) e il Sud (6) faticano a tenere il passo.

La Lombardia è la regina indiscussa con ben 13

impianti (Milano, Brescia e Pavia in testa).

Spostandoci in Liguria, invece, la storia del termovalorizzatore

di Genova sembra non finire

mai: è il classico incrocio tra geografia difficile,

politica che cambia idea e burocrazia infinita.

Proprio in queste settimane (gennaio-febbraio

2026) stiamo affrontando il passaggio decisivo.

Entro l'anno la Regione deve decidere dove costruire

l’unico impianto ligure previsto. Tra le papabili

scelte c’è Scarpino (Genova): l'opzione numero

uno per il Comune. L'idea è trasformare

la storica discarica (che dovrebbe chiudere i battenti

entro il 2030) in un impianto moderno da

200-240 mila tonnellate l'anno. Val Bormida

(Savona): è il "piano B", ma qui il clima è teso. I

comitati locali non ne vogliono sapere, sostenendo

che il territorio ha già pagato un prezzo

Nulla si crea,

nulla si distrugge

ma tutto si può

valorizzare.

Un residuo

non riciclabile

esisterà sempre:

la sfida è ridurne

il volume

e l’impatto.

Marzo 2026

Marzo 2026



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

30 ECONOMIA CIRCOLARE Soluzioni

RESIDUI E TERMOVALORIZZATORI

Spedire i rifiuti

fuori regione

è sinonimo di costi

salatissimi

che ricadono

sui cittadini.

La costruzione

di impianti locali

è la chiave di volta.

L’Italia si trova

ad un bivio:

continuare

a riempire

le discariche

o accettare

la sfida

tecnologica dei

termovalorizzatori

di nuova

generazione.

ambientale troppo alto in passato. Nel frattempo,

la Liguria continua a spedire i rifiuti fuori regione

(soprattutto verso il Gerbido a Torino), pagando

cifre salatissime. L'impianto unico abbatterebbe

quindi i costi della TARI e le emissioni legate al

trasporto.

Proprio a Gerbido è previsto un significativo potenziamento

dell'impianto. Il nuovo Piano Re -

gionale di Gestione dei Rifiuti (PRUBAI) – approvato

a maggio 2023 - ha dato il via libera alla

realizzazione di una quarta linea di combustione.

L'allargamento serve a rendere il Piemonte autosufficiente,

evitando di spedire i rifiuti fuori regione

o all'estero (e quindi ridurre le discariche),

e punta a massimizzare il recupero energetico

per la rete di teleriscaldamento.

L'opera ha sollevato forti critiche da parte di associazioni

ambientaliste e di alcuni comuni limitrofi,

come Beinasco, preoccupati per l'impatto

ambientale e la qualità dell'aria. Sebbene l'iter

sia avviato, la Città Metropolitana ha precisato

che la progettazione definitiva deve ancora affrontare

vari passaggi autorizzativi e di confronto

con il territorio.

Benvenuti al Sud

Scendendo nel Meridione, in Calabria, la partita

si gioca sul raddoppio di Gioia Tauro. Dopo anni

di stallo, a gennaio 2026 la Regione ha pigiato

sull'acceleratore affidandosi a Iren Ambiente.

L’obiettivo è ambizioso: passare da un impianto

che oggi va "a mezzo servizio" a un hub tecnologico

capace di trattare 270.000 tonnellate l'anno.

Con le nuove linee attive, la Calabria smetterebbe

finalmente di mandare i rifiuti in giro per l’Italia.

I tempi sono stretti: cantieri aperti entro fine 2026

(iter burocratico permettendo) e impianto a regime

tra il 2028 e il 2029. Il piano calabrese non

si limita a bruciare: l’idea è che a Gioia Tauro arrivi

solo quello che non si può riciclare. Per questo

si punta sugli Ecodistretti (uno per provincia)

per smistare i materiali e su nuovi impianti per

l'organico per produrre biometano. In questo

puzzle, Lamezia Terme resta il centro logistico

che coordina tutti i flussi. L’obiettivo è proprio

quello di raggiungere un’autonomia regionale

nello smaltimento, chiudendo il ciclo integrato

dei rifiuti.

Bene ma non benissimo

Questa la situazione a inizio 2026. Sicuramente

l’anno appena iniziato sarà decisivo per dare un

colpo alla dipendenza da discarica che del nostro

Paese, senza distinzioni geografiche, figlia a sua

volta dall’ applicazione insufficiente, quantitativa

e qualitativa della raccolta differenziata. Senza

raccolta differenziata, infatti, TMB o non TMB (si

veda altra parte della rivista), i volumi di residui

sono tali rendere le taglie dei termovalorizzatori

molto grandi e gli impianti di difficile collocazione.

Ma questo è un altro argomento.

l

Marzo 2026



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

32 ENERGIA Soluzioni

DRAGAGGI BACINI

DRAGAGGI BACINI

ENERGIA

33

Ludovica Bianchi

Effetto diga

I sedimenti e i fanghi di dragaggio tipici degli invasi

artificiali, possono essere una risorsa preziosa nell’industria

delle costruzioni, nel comparto agro-forestale e ambientale

I sedimenti recuperati

da dragaggi possono

essere utilizzati nella

produzione

di calcestruzzo

geopolimerico.

Gli invasi artificiali

aggiornati al 2022.

In rosso/arancione

quelli ad interrimento

<5% del volume utile;

in verde a interrimento

<5% del volume utile.

(Fonte: Direzione

generale per le dighe e

infrastrutture idriche).

Dighe e bacini idroelettrici non sono solo

“energia” ma rappresentano con i loro

sedimenti, una fonte di materiali riutilizzabili

in ottica di economia circolare.

Purchè ovviamente non contaminati e trattati

adeguatamente. In Italia e in Europa, normative

come il D.M. 127/2024 e il Testo Unico

Ambientale ne consentono il recupero come

materia prima seconda, a valle della loro caratterizzazione

chimica e tossicologica.

Ça va sans dire che, riutilizzarli, ne riduce lo

smaltimento in discarica e limita l’estrazione

di materie prime.

Ma prima, bisogna gestirli e recuperarli.

Diverse sono le modalità di intervento- con

pro e contro - che vanno dall’escavazione con

mezzi meccanici, estrazione meccanica con

benna subacquea residente, al dragaggio con

disidratazione o fluitazione controllata. In genere,

una delle criticità che accomuna le differenti

modalità, è la produttività ridotta se il

sedimento è eterogeneo.

Un compito non troppo facile

ITCOLD (Comitato Italiano Grandi Dighe) ha

istituito un gruppo di lavoro per valutare il

potenziale impiego dei sedimenti da dragaggio

in diversi campi applicativi relativi all’industria

delle costruzioni, al ripascimento delle

coste e all’uso agricolo. Vengono quindi

fornite delle linee guida che aiutano il gestore

dell’invaso - e il potenziale utilizzatore - a definire

i passi necessari alla stesura di un accordo

tecnico-economico.

Nell’industria del cemento, possono essere

utilizzati come materia prima alternativa/integrativa

e come produzione di nuovi cementi

a base di argilla calcinata (cottura a 750°C)

al fine di contenere le emissioni di CO 2 .

Nell’industria dell’argilla espansa, come materia

prima essenziale per la produzione di

argilla espansa destinata al settore dei calcestruzzi

leggeri strutturali, dei massetti da

pavimentazione e dell’isolamento termico.

Relativamente all’industria dei laterizi, come

materia prima fondamentale, mentre nelle

ceramiche come materia prima essenziale

per la produzione di piastrelle.

Interessante il loro utilizzo nella produzione

di calcestruzzi geopolimerici (caso delle argille

calcinate) e di calcestruzzi tradizionali

integrando l’aggregato fine e grosso con

quello proveniente dal sedimento sabbiosoghiaioso.

Nel comparto ambientale e agricolo invece…

Partiamo dall’utilizzo in agricoltura dove i

sedimenti dragati fanno le veci di ammendanti

o fertilizzanti organo-minerali, fornendo

nutrienti e migliorando la struttura del

suolo. Questo riutilizzo è possibile solo dopo

una verifica di non pericolosità e rispetto dei

limiti specifici per evitare rischi sanitari e

ambientali.

Come per la ricostruzione dei suoli (che vedremo

più avanti) tramite fanghi di dragaggio,

la normativa di riferimento è il D.Lgs.

152/2006 (art. 184-quater) che permette di

riutilizzare sedimenti inerti per riempimenti

e rimodellamenti, a patto che non superino

i limiti di contaminazione (CSC) definiti, che

siano sottoposti a specifici test di cessione e

si ottenga la Dichiarazione di Conformità da

presentare ad ARPA/Regione, attivando procedure

autorizzative che includono VIA e controlli

post-operam per garantire la sicurezza

ambientale.

In termini di comparto ambientale, possono

essere utilizzati per ripristini, coperture discariche

e/o infra strati e per ripristinare siti

bonificati. Qui si applica una pedotecnologia

chiamata ricostituzione. Nata nel 2006, è infatti

dedicata al trattamento dei terreni per

il contrasto dei processi di degrado e di desertificazione.

In pratica fa da collettore a

“tutte le attività che determinano o possono

determinare una crescente influenza dell’uomo

sulla produzione dei terreni sia mediante

la selezione e la valutazione di materiali idonei

alla costruzione dei suoli, sia mediante

l’impiego di procedure atte alla modifica delle

caratteristiche del suolo fino alla realizzazione

dei suoli per scopi specifici”. l

Corrente in arrivo

Invaso

Interrimento

Corpo diga

Numero di grandi

dighe, per regione

in ordine decrescente.

Schematizzazione

del fenomeno

di interramento

(Fonte ITCOLD).

Marzo 2026

Marzo 2026



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

34 ENERGIA Soluzioni

HUB A IDROGENO

HUB A IDROGENO

ENERGIA

35

Sinfonia in H

Intervista ai vertici di Hydrogen Park

per scoprire come un'area industriale

storica si stia trasformando nel principale

hub italiano per l'energia pulita

Porto Marghera cambia volto: da simbolo

della chimica tradizionale a epicentro dell'idrogeno

verde. Il Consorzio Hydrogen

Park è il motore di questa metamorfosi, promuovendo

progetti ambiziosi che spaziano dalla

mobilità urbana alla riconversione energetica

delle imprese. Ne parliamo con Andrea Boss,

presidente di Hydrogen Park.

Le principali linee guida del progetto

e i traguardi futuri

L’Hydrogen Park nasce nel 2003 come consorzio

tra pubblico e privato nell'area industriale

di Porto Marghera, su iniziativa di

Confindustria Venezia e aziende del petrolchimico

per sviluppare un distretto dell'idrogeno.

Tra il 2003 e il 2016, il Consorzio ha coordinato

numerosi progetti di ricerca e sviluppo, come

l'installazione di un combustore Baker Hughes

presso la Centrale Enel 'Andrea Palladio' di

Fusina. In ambito portuale, sono stati sviluppati

mezzi di movimentazione e soluzioni innovative

per la mobilità acquea, tra cui spicca il progetto

sperimentale Hepic.

Realizzato in collaborazione con Alilaguna e i

Cantieri Vizianello, questo battello utilizza un

sistema ibrido con celle a combustibile a idrogeno

e batterie per alimentare un motore elettrico,

azzerando le emissioni di CO 2 e l'inquinamento

acustico. Dal 2016, grazie alla fiducia

dei soci e di Confindustria, ho l'opportunità di

partecipare all'amministrazione di Hydrogen

Park. Da allora, la nostra visione è stata quella

di evolvere il consorzio in un player strategico

all'interno di una piattaforma dedicata allo sviluppo

e alla fornitura di idrogeno per la grande

industria.

Il Porto di Venezia non rappresenta solo uno

scalo locale, ma è strategicamente il porto di

riferimento per il Veneto e per l’intero Nord

Italia, al pari di Genova. Per tale ragione, è stato

oggetto di un’imponente attività di verifica

e analisi. Grazie a questo meticoloso lavoro

preliminare, abbiamo ottenuto i fondi del

PNRR per realizzare la prima Hydrogen Valley

su scala industriale.

Stiamo realizzando un progetto di magnitudo

nordeuropea, paragonabile agli standard tedeschi.

Dall'Hydrogen Valley all'Hydrogen Hub...

Mentre la Hydrogen Valley tradizionale prevede

un sistema statico (capacità rinnovabile, produzione,

stoccaggio e distribuzione), per noi

essa rappresenta solo un punto di partenza,

un'antenna per intercettare futuri investimenti

e finanziamenti europei.

L'innovazione assoluta risiede nel trasformare

questo modello in un Hydrogen Hub.

Sfruttando le infrastrutture esistenti del polo

petrolchimico e la forza dei soci di Hydrogen

Park, Venezia può diventare un punto di scambio

energetico domestico e internazionale.

Potremo ricevere idrogeno dall’estero, esportarlo

o utilizzarlo come infrastruttura di sistema

per supportare i progetti di taglia minore.

L’hub fungerà da "polmone" per compensare

l'intermittenza delle fonti rinnovabili (fotovoltaico

e idroelettrico), che per loro natura soffrono

di una forte stagionalità e variabilità giornaliera.

La "Banca dell'Idrogeno"

e la transizione industriale

Il problema principale della transizione è il

dimensionamento: produrre idrogeno solo

in estate crea eccedenze difficili da stoccare,

mentre in inverno la produzione è spesso insufficiente.

Hydrogen Park risolve questa

asimmetria agendo come una banca: raccoglie

l’eccesso estivo e lo restituisce in inverno.

Inoltre, grazie a un accordo per oltre un milione

di tonnellate di vettori intermedi (come

l’ammoniaca, NH 3 ), saremo in grado di fornire

idrogeno in quantità illimitate alla grande

industria.

Questo è l’unico modo per consentire a settori

"hard-to-abate", come acciaierie e vetrerie,

di pianificare investimenti a lungo termine.

Un'azienda non può cambiare i propri forni

se non ha la certezza della fornitura: a

Marghera, ad esempio, un grande produttore

di vetro piano dovrà sostituire i forni entro il

2027. Se noi garantiamo la disponibilità della

molecola di idrogeno, l'azienda potrà optare

per una tecnologia a zero emissioni; in caso

contrario, sarà costretta a installare nuovi

forni a metano (CH 4 ), vincolandosi per anni

ai combustibili fossili.

Il nostro obiettivo è quindi fornire la certezza

dell'approvvigionamento per rendere la tran-

sizione industriale non solo possibile, ma

inevitabile.

L'impiego dell'idrogeno

nel settore dei trasporti

In merito all'utilizzo dell'idrogeno verde nel

settore dei trasporti, favorito dalla posizione

strategica lungo il Corridoio TEN-T (Trans-

European Transport Network), prevediamo di

erogare il primo chilogrammo di idrogeno entro

giugno 2026. Inizialmente, la fornitura sarà

destinata prioritariamente al trasporto pubblico

locale. L'espansione del progetto seguirà

la crescita della domanda organica: inizialmente

serviremo il trasporto pubblico e, progressivamente,

la grande industria, adottando

miscele di idrometano (idrogeno e metano)

per poi muoverci verso l'idrogeno puro. Credo

che l'idrogeno rappresenti uno dei futuri possibili,

sebbene non l'unico; per molto tempo

ancora, la linfa vitale del nostro sistema continuerà

a scorrere attraverso le molecole carboniose.

Tuttavia, abbiamo il grande vantaggio di possedere

già un sistema distributivo per i combustibili

fossili che si presta a diventare il modello

per la futura rete dell'idrogeno. In

quest'ottica, Hydrogen Park vanta player del

calibro di Eni ed Edison. Quest'ultima garantisce

solidità energetica anche attraverso la

produzione nucleare dei propri partner. Ciò

che appare come una contraddizione, aziende

della tradizione energetica che investono nell'innovazione,

è in realtà la chiave del cambiamento.

l

Andrea Boss

presidente

di Hydrogen Park.

A lato, la mappa

Hydrogen Park.

Marzo 2026

Marzo 2026



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

36 ENERGIA NEWS

NEWS

RIFIUTI SOLIDI

37

Cuore pulsante

In Cina è operativa la più grande batteria

a flusso al vanadio del mondo: un gigante

da 1 GWh di capacità e 200 MW di potenza

Ginevra Fontana

Rongke Power, leader mondiale nella

tecnologia delle batterie a flusso di vanadio,

ha consegnato il Jimusaer Vana -

dium Flow Battery Energy Storage Project. Si

tratta del primo dispiegamento di batterie a

flusso di vanadio al mondo per raggiungere

la scala gigawattora.

Fino ad oggi, è anche uno dei più grandi progetti

di accumulo di energia a base di batterie

al flusso di vanadio al mondo.

Il sistema di accumulo di energia è integrato

con una centrale fotovoltaica da 1 GW, che

consente di immagazzinare una generazione

rinnovabile in eccesso durante i periodi di elevata

produzione, e la spedizione durante il

picco della domanda.

Secondo i dati del progetto, il sistema integrato

di accumulo rinnovabile e di stoccaggio

aumenta l'utilizzo di energia rinnovabile di oltre

230 milioni di kWh all'anno, riducendo il

calo e migliorando l'efficienza complessiva

del sistema. L'impianto offre cinque ore di

scarica continua attraverso due unità (da 150

MW / 750 MWh e 50 MW / 250 MWh), entrambe

connesse alla medesima sottostazione da

220 kV.

A sostegno della transizione energetica

Il progetto Jimusaer dimostra la capacità della

tecnologia della batteria a flusso di vanadio, di

eseguire in modo affidabile su scala senza precedenti.

Con la sua elevata sicurezza intrinseca,

la lunga durata operativa e le prestazioni stabili

nell'ambito del ciclo frequente, le batterie a flusso

di vanadio sono adatte per applicazioni di accumulo

di energia su larga scala e a lunga durata.

Consentendo un maggiore utilizzo delle energie

rinnovabili, il sistema integrato di accumulo fotovoltaico

ed energetico contribuisce alla riduzione

delle emissioni di carbonio a livello di sistema

e supporta la transizione verso sistemi di

alimentazione più flessibili, resilienti e sostenibili.

Il vanadio è il cuore pulsante delle batterie a flusso,

dove funge da elettrolita liquido per l'accumulo

energetico. In questi sistemi, l'energia risiede

in ampi serbatoi esterni e viene pompata

attraverso celle elettrochimiche per le fasi di carica

e scarica.

Il vero vantaggio? È possibile scalare la capacità

di accumulo aumentando il volume dei liquidi,

senza dover ridimensionare i componenti interni

della cella. Nel caso specifico della Cina, è stata

adottata una soluzione a base di vanadio che resiste

a forti sbalzi termici, rendendola perfetta

per il clima estremo dello Xinjiang. l

Marzo 2026

Orizzonti Circolari

n Il progetto LIFE4EPR,

finanziato dall'UE, ha

completato la prima

mappatura integrale dei

sistemi di Responsabilità

Estesa del Produttore

(EPR) nei 27 Stati Membri.

La mappatura pone le basi

per la realizzazione di un

registro unico europeo

pilota che renda l'EPR più

coordinato, trasparente,

efficiente ed armonizzato.

A tal fine, i sette partner

del progetto - Fundació

ENT (Coordinatore del

progetto) ACR+, WEEE

Forum, Zero Waste Europe,

Erion, Sotelo, Vrije

Universiteit Brussel -

hanno raccolto e validato,

in soli tre mesi, circa 715

voci totali di cui 429

Consorzi, 48 registri

nazionali e altri soggetti

chiave coinvolti nella

gestione di 26 flussi di

rifiuti, dagli imballaggi ai

RAEE, dalle batterie ai

tessili fino alle plastiche

monouso, coprendo l'intero

perimetro dei 27 Stati

Membri dell'UE.



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

38 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

CORSI E AGGIORNAMENTI

CORSI E AGGIORNAMENTI

RIFIUTI SOLIDI

39

Formazione tecnica

per la depurazione biologica:

c’è un punto

di riferimento in Italia

da oltre 40 anni

FAST organizza un corso ad alta specialità

nel settore strategico del disinquinamento

delle reflue. Per tecnici gestori e processisti

Dott. Chim. Paolo

Giovanni Viola,

coordinatore scientifico

FAST Ambiente Academy

Un fattore determinante per l’efficacia della

gestione delle acque reflue è la competenza

e la consapevolezza del personale.

La formazione continua degli operatori, la conoscenza

delle normative e la capacità di interpretare

i dati di processo sono elementi essenziali

per garantire la funzionalità degli impianti

ed individuare tempestivamente le anomalie di

processo.

Corso impianti biologici di depurazione

Da oltre quarant’anni FAST promuove e organizza

un corso di formazione specialistica rivolto

a tecnici gestori e processisti di impianti biologici

di depurazione, rappresentando un punto di riferimento

nazionale per la formazione tecnica nel

settore della depurazione delle acque reflue, rispondendo

alle esigenze di un settore strategico

che, in Italia, conta più di 6.000 impianti civili e industriali.

Un patrimonio infrastrutturale complesso

che richiede competenze aggiornate, solide basi

tecniche e una costante attenzione all’evoluzione

normativa, tecnologica ed ener getica. Il percorso

formativo è articolato in cinque moduli per una

durata complessiva di circa 90 ore, così da offrire

una proposta flessibile e modulare, in grado di

adattarsi alle diverse necessità di formazione iniziale

e aggiornamento professionale degli operatori

del settore. Un approccio didattico che combina

teoria, applicazione pratica e confronto diretto

con esperienze concrete.

Caratteristiche del corso

Il corso si svolge in modalità remota con possibilità

di interazione tra docenti e discenti. Si prevedono

alcune sessioni in modalità ibrida, ovvero

sia in remoto che in presenza, infatti, nei primi

quattro moduli è prevista, in modalità facoltativa,

una sessione in presenza con visita a impianti di

depurazione innovativi nell’area di Milano, mentre

il quinto modulo prevede esercitazioni pratiche

di laboratorio svolte in presenza. Nel box che segue,

il corso in dettaglio.

l

Per visionare il programma

completo del corso è possibile

scansionare il QR code.

Informazioni:

segreteria.ambiente@fast.mi.it

Depuratore

di Peschiera

Borromeo, gestito

da Gruppo CAP.

(Fonte: Gruppo CAP).

MODULO 1

Il Modulo 1 - Conduzione e manutenzione degli impianti

di depurazione (circa 19 ore) è pensato sia per gli operatori

di conduzione e di manutenzione sia per chi si

approccia per la prima volta al mondo della depurazione.

L’obiettivo è quello di fornire una base teorica essenziale

per comprendere il funzionamento dei processi

biologici e garantire una corretta gestione degli impianti.

Il programma privilegia un approccio pratico e operativo,

dedicando ampio spazio all’analisi descrittiva dei processi

e delle apparecchiature tecnologiche.

MODULO 2

- Gestione del processo di depurazione biologica – livello

base (24 ore) introduce i fondamenti della materia, affrontando

le caratteristiche e la biodegradabilità dei liquami,

i principi della depurazione biologica, il quadro

legislativo di riferimento, le responsabilità del gestore

e i principali processi della linea fanghi, con un primo

cenno alle tecniche di fitodepurazione.

MODULO 3

- Gestione del processo di depurazione biologica – livello

avanzato (27 ore) rappresenta uno degli elementi più

innovativi del percorso.

Il programma è stato aggiornato alla luce delle nuove

disposizioni della direttiva europea sulle acque reflue

urbane e approfondisce modelli e strumenti avanzati

per il controllo dei processi a fanghi attivi. Particolare

attenzione è dedicata agli strumenti informatici di sup-

porto alla modellazione, agli interventi per il miglioramento

dell’efficienza energetica e ai trattamenti quaternari

per la rimozione dei microinquinanti, illustrati

attraverso esperienze applicative già realizzate in impianti

italiani.

MODULO 4

- Trattamento e smaltimento fanghi (19 ore) si concentra

sull’ultima fase del processo di depurazione, analizzandone

gli aspetti normativi, economici e tecnologici.

Il modulo propone una lettura aggiornata delle soluzioni

disponibili, con un’attenzione particolare ai principi dell’economia

circolare e al recupero di materia ed energia,

supportata da casi di studio ed esperienze aziendali significative.

MODULO 5

Il percorso si completa con il Modulo 5 - Analisi della biomassa

attiva nel processo di depurazione (13–14 ore), dedicato

agli aspetti biologici che caratterizzano i processi

di rimozione degli inquinanti nel trattamento delle acque

reflue. Il modulo approfondisce la formazione, l’evoluzione

e l’analisi della biomassa, in condizioni ottimali di esercizio

e in presenza di disfunzioni, fornendo una visione integrata

dei processi biologici e delle caratteristiche delle biomasse

sospese e adese, con l’obiettivo di valutare lo stato di salute

dei processi biologici e di fornire indicazioni utili alla gestione

anche in caso di malfunzionamenti. Ampio spazio

è riservato alle metodologie di indagini analitiche, fino ad

una sessione pratica di laboratorio con l’osservazione di

campioni al microscopio ottico.

Marzo 2026

Marzo 2026



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

40 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

NEWS

Bustina pussa via

L'Unione Europea ha approvato nuove

restrizioni sul packaging. A breve verranno

messe al bando le confezioni monouso

di salse e condimenti all'interno dei ristoranti

Addio alle bustine monodose di salse e

condimenti in hotel e ristoranti: non è

più un suggerimento, ma un obbligo

sancito dal nuovo regolamento UE sugli imballaggi

(PPWR).

La misura punta a eliminare la plastica usa e

getta, trasformando queste piccole comodità

quotidiane in un lontano ricordo per favorire

la neutralità climatica entro il 2050. Sebbene

percepite come igieniche, queste confezioni

alimentano una crisi dei rifiuti insostenibile.

Con milioni di pezzi gettati ogni giorno, l'Eu -

ropa ha scelto di accelerare verso un'economia

circolare, imponendo una svolta green

che costringerà il settore dell'ospitalità a

trovare alternative più ecologiche nel prossimo

futuro.

Quando non le troveremo più

Il nuovo Regolamento UE sugli imballaggi entrerà

in vigore il 12 agosto 2026, ma per l'addio

alle monoporzioni nel settore HoReCa bisognerà

attendere il 1° gennaio 2030. Da quella

data, ristoranti, bar e hotel non potranno più

servire condimenti e salse (come olio, ketchup

o maionese) in bustine di plastica monouso.

Il divieto prevede però delle eccezioni strategiche:

secondo le nuove norme europee sugli

imballaggi, le confezioni monodose resteranno

permesse per il cibo da asporto e il delivery,

oltre che nelle strutture sanitarie (ospedali e

case di cura) per garantire igiene e precisione

nei dosaggi medici.

In poche parole, nel 2026 arrivano le regole,

ma per il divieto vero e proprio delle bustine

bisognerà ancora attendere.

l

THE ELECTRIC MOBILITY TECH EXHIBITION

7-9 OCTOBER 2026

BOLOGNA EXHIBITION

CENTRE - ITALY

International Exhibition and

Conference on Advanced Batteries

and Innovative Technologies

for Production & Recycling

of Automotive, Transportation,

Industrial Electric and Hybrid Vehicles

PART OF URBAN TECH 2026

IN CONJUNCTION WITH

5 TH EDITION

Marzo 2026

IN COLLABORATION WITH ORGANIZED BY

www.e-tech.show



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

42 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

AZIENDE E CELEBRAZIONI

AZIENDE E CELEBRAZIONI

RIFIUTI SOLIDI

43

L’esperienza

che diventa visione

Un traguardo storico che guarda alle sfide future.

GE.S.P.I. festeggia 60 anni di visione industriale,

confermando il proprio ruolo strategico nel trattamento

dei rifiuti speciali e nell'economia circolare

Sessant’anni rappresentano molto più di

una ricorrenza. Sono la misura di un percorso

costruito nel tempo, fatto di scelte

operative, capacità di adattamento e visione industriale.

È con questo spirito che GE.S.P.I. –

Gestione Servizi Portuali e Industriali ha celebrato

il proprio 60° anniversario il 12 dicembre

2025, nel corso di una serata che ha riunito istituzioni,

rappresentanti del territorio, partner

nazionali e internazionali e l’intera comunità

aziendale. L’evento, ospitato al Cine Teatro Città

della Notte (Melilli, SR) , ha ripercorso le tappe

principali di una storia che nasce nel porto di

Augusta e si sviluppa oggi su scala nazionale.

Dalla gestione dei rifiuti solidi urbani e speciali

per oltre 200.000 approdi e più di 40.000 navi di

50 nazionalità - fino all’affermazione nel panorama

italiano della termovalorizzazione dei rifiuti

speciali, pericolosi e non - GE.S.P.I. ha accompagnato

l’evoluzione del sistema industriale

e ambientale del Paese, supportando oltre

25.000 produttori nei loro percorsi di continuità

operativa e transizione energetica.

Impegno concreto tra formazione

e innovazione

Nel corso dei decenni, l’azienda ha operato

anche in contesti di emergenza sanitaria –

dall’aviaria al COVID-19 – confermando un

ruolo determinante nella tutela ambientale e

nella sicurezza dei servizi essenziali.

Un impegno reso possibile da una forza lavoro

che, in sessant’anni, ha superato le 450 unità,

rappresentando uno degli elementi più solidi

e distintivi dell’identità aziendale.

Il 2025, anno del 60°, è stato anche un anno

di intensa attività e progettualità. Accanto alla

preparazione dell’evento celebrativo, l’azienda

ha rafforzato il proprio posizionamento attraverso

iniziative formative come i percorsi PCTO

con l’Istituto “Arangio Ruiz” di Augusta, la partecipazione

a manifestazioni di settore quali

EcoMed Catania, RemTech Ferrara ed

Ecomondo Rimini.

Un lavoro, quello di organizzazione per l’evento

dedicato al 60° anniversario aziendale, di racconto

e presenza che ha affiancato l’operatività

quotidiana, culminando nella realizzazione di

un docu-corporate (una produzione Ownidea

studio) capace di restituire visione e identità.

Durante la serata del 12 dicembre interviste,

contributi video e testimonianze hanno dato

voce non solo al management e ai partner industriali,

ma anche al mondo accademico, al

sistema portuale e alle realtà sociali del territorio,

a conferma di un approccio che inter-

preta il concetto di territorio come ecosistema

aperto, fatto di relazioni, competenze e responsabilità

condivise. “60 anni di competenza

proiettata al futuro” non è dunque solo un

claim celebrativo, ma la sintesi di uno sguardo

ormai maturo: consapevole del cammino compiuto

e orientato con determinazione ai prossimi

anni. Con questi presupposti, GE.S.P.I. inaugura

il 2026 riaffermando la propria leadership nei

settori portuale, industriale e ambientale.

L'azienda si proietta verso i nuovi traguardi del

mercato, puntando sulla solidità della propria

esperienza e su una costante spinta all'innovazione.

l

Il team GE.S.P.I.

durante la serata

celebrativa dei 60 anni

di attività.

Marzo 2026

Marzo 2026



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

44

Soluzioni

RIFIUTI SOLIDI

WASTE SEGNALA

HIGHLIGHTS

Vediamo nello specifico come si articolano

i cinque moduli del percorso

formativo sulla depurazione in partenza

dal 26 febbraio. Le lezioni si terrano

online.

Modulo 1 (19h): Fondamenti teoricopratici

sulla conduzione e manutenzione

degli impianti biologici, pensato

per operatori e neofiti con un approccio

concreto e poco matematico.

Modulo 2 (24h): Livello base sulla

gestione del processo, inclusi aspetti

legislativi, caratteristiche dei liquami,

linea fanghi e cenni di fitodepurazione.

Modulo 3 (27h): Livello avanzato focalizzato su

innovazione e normative UE, con approfondimenti

su modellazione informatica, efficienza

energetica e rimozione dei microinquinanti.

Modulo 4 (19h): Focus su trattamento e smaltimento

fanghi tra normativa, economia circolare

e nuove tecnologie, supportato da casi di

studio aziendali.

Modulo 5 (14-15h): Analisi tecnica della biomassa

attiva all'interno del processo depurativo.

fast.mi.it

Maestri della

depurazione

Una proposta diversificata in base alle

esigenze di formazione e aggiornamento

Da 41 anni FAST organizza il corso di formazione rivolto a

tecnici gestori e processisti di impianti biologici di depurazione,

alla luce del parco impianti italiano di oltre 6000

strutture civili e industriali. Il percorso formativo si articola in 5

moduli per un totale di 90 ore. La struttura flessibile consente

di personalizzare l'aggiornamento in base alle proprie necessità,

con lezioni trasmesse in modalità FAD sincrona per garantire

l'interazione costante tra docenti e partecipanti. Le ultime giornate

dei primi 4 moduli prevedono la partecipazione in presenza

(facoltativa) e la visita tecnica in un impianto di depurazione nei

dintorni di Milano, mentre l’ultima giornata del modulo 5 prevede

la partecipazione (facoltativa) nel Centro Congressi FAST.

Marzo 2026



e tecnologie

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Economia Circolare

46 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

Ti smonto

e ti rimonto

NEWS

26-27 11 2026

Nuova Fiera del Levante, Bari

www.accadueo.com

Il progetto,

denominato ProPla

è stato sostenuto da

Fondazione Cariplo.

Dalla plastica agli integratori,

la svolta green dell'Università

dell'Insubria per una

bioeconomia più circolare

Trasformare le vecchie bottiglie in PET in

molecole di pregio non è più fantascienza.

I ricercatori dell’Università dell’Insu bria,

guidati dalla prof.ssa Elena Rosini e dal prof.

Loredano Pollegioni, hanno messo a punto un

processo biotecnologico d'avanguardia.

Lo studio, pubblicato su ACS Catalysis, dimostra

come sia possibile convertire i rifiuti plastici in

La professoressa Elena Rosini, e il coordinatore

professor Loredano Pollegioni, hanno condotto

la ricerca pionieristica del laboratorio

The Protein Factory 2.0 dell'Università

dell'Insubria.

amminoacidi puri (L-alanina e D-alanina), componenti

essenziali con un mercato globale che

sfiora i 300 milioni di dollari. Un passo decisivo

per contrastare l'accumulo di microplastiche e

promuovere una vera bioeconomia circolare. La

ricerca è stata condotta nel laboratorio The

Protein Factory 2.0. "È un esempio concreto di

valorizzazione enzimatica della plastica – ha

spiegato la prof.ssa Rosini – Siamo riusciti a realizzare

l’intera conversione del PET in composti

di alto valore tramite un processo completamente

green. Questo dimostra che la plastica può

diventare una risorsa, non solo un rifiuto".

Punti chiave dell’innovazione

Il team (incluso i professori Gianluca Molla e

Umberto Piarulli, Prorettore vicario) ha sviluppato

una "catena enzimatica" unica. Composta

da dodici enzimi provenienti da quattro diversi

microrganismi, questa catena è in grado di degradare

il PET nei suoi monomeri e, tramite

passaggi successivi, convertirli nell’amminoacido

alanina. "Questo studio – ha commentato

Pollegioni – apre la strada a una nuova generazione

di processi biotecnologici capaci non

solo di eliminare i rifiuti, ma anche di produrre

molecole di interesse farmaceutico, cosmetico

e alimentare". Invece di usare microrganismi

vivi, la ricerca punta su enzimi isolati e ingegnerizzati

che "smontano" la plastica nei suoi

monomeri e li convertono in molecole di valore.

Non è solo riciclo, ma vera valorizzazione (upcycling).

Gli amminoacidi ottenuti possono essere

riutilizzati nelle industrie farmaceutica,

cosmetica e alimentare.

l

L’unica fiera

internazionale di

riferimento in Italia,

dedicata

esclusivamente al

settore idrico civile

e industriale, torna

per la 19° edizione

in Puglia.

I temi:

• Trattamento e riuso

delle acque

• Potabilizzazione

• Desalinizzazione

• Digitalizzazione

• Riduzione

delle perdite

• Sostenibilità

delle risorse idriche

• Aggiornamenti

normativi e tecnici

Un evento di Promosso da Segreteria Organizzativa Main Media Partner

Marzo 2026



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

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48 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

CASE HISTORY

CASE HISTORY

RIFIUTI SOLIDI

49

Ecoberg, hub d'avanguardia

progettato per ottimizzare

il ciclo dei rifiuti attraverso

sistemi intelligenti,

e un impegno concreto

per la tutela del pianeta

quale abbiamo iniziato affiggendo i cartelli con

i codici CER. Da lì, passo dopo passo, l’attività

ha preso forma". Quello che era iniziato come

un esperimento in un angolo dello spazio messo

a disposizione dall’Impresa Bergamelli a

Nembro (BG), si è trasformato rapidamente in

una realtà solida. La crescita esponenziale dei

volumi e dei clienti ha reso necessario un cambio

di passo logistico. La svolta strategica ha

portato l’azienda a investire su Cologno al Serio

(BG), dove è iniziato un lungo iter autorizzativo,

durato circa un anno e mezzo.

Ecoberg opera

principalmente

in un raggio di circa

100 km, servendo

le province

di Bergamo, Brescia,

Cremona, Milano

e Verona. L’azienda

supporta anche clienti

con cantieri

più distanti

che scelgono

di affidarsi alla sua

esperienza.

Meno spreco

più risorsa

Non una semplice start-up, ma l’evoluzione

naturale di un ramo d’azienda

dell’Impresa Bergamelli, colosso storico

delle infrastrutture stradali e delle demolizioni

industriali. Ecoberg prende forma il 1° ottobre

2024. Sebbene il DNA dell’azienda contenesse

già da tempo le autorizzazioni per lo stoccaggio

e il trattamento dei rifiuti, il motore dell’attività

è rimasto spento fino al 2018. La scintilla scocca

dall’incontro tra la visione imprenditoriale di

Mauro Bergamelli e l’esperienza di Teo Mangili,

oggi Direttore dell’impianto.

"Quando abbiamo iniziato, a giugno 2018, non

avevamo nulla", spiega Mangili con un pizzico

di orgoglio. "Nessun cassone, nessun cliente,

nessun camion. C’era solo un’area vuota sulla

Nuovi orizzonti produttivi

La nuova area operativa, che si estende su una

superficie totale di 11.000 m 2 , vede come protagonista

un capannone di 3.200 m 2 progettato

per massimizzare l’efficienza logistica e di trattamento.

"È stato un investimento importante", commenta

Mangili,"ma oggi offriamo un servizio completo

e altamente performante".

La struttura è stata equipaggiata con le migliori

tecnologie di ultima generazione per garantire

standard qualitativi elevati. In primo piano spicca

la linea di tritovagliatura, frutto della collaborazione

con Ecotec Solution, che ha fornito un trituratore

Untha e un vaglio Bivitec. A completare

la dotazione tecnica, una pressa imballatrice

dedicata prevalentemente al recupero e alla valorizzazione

della carta.

Tipologie di rifiuti trattati

Ecoberg offre un servizio completo di ritiro e recupero

dei rifiuti industriali, dai cascami nuovi

agli scarti di cantiere, fino ai residui di produzione.

Una volta conferiti nell'impianto, i materiali

subiscono una selezione accurata per massimizzare

il recupero e ridurre al minimo la

quota destinata allo smaltimento finale.

Il rifiuto viene ridotto in pezzature di circa 30x30

cm. Successivamente, un sistema di vagliatura

elimina le frazioni più pesanti e inquinanti.

La frazione residua viene avviata alla produzione

di energia, trasformando lo scarto in una

risorsa preziosa.

Cuore tecnologico dell’impianto

Al centro del processo produttivo pulsa un’innovazione

tecnologica d'eccellenza: il trituratore

primario Untha XR3000RC.

La macchina è equipaggiata con motori sincroni

raffreddati ad acqua ad alta coppia, una soluzione

ingegneristica che consente di sprigionare

un’elevata potenza di triturazione mantenendo

una fluidità operativa costante. Il processo inizia

con il trasporto del materiale tramite una rete

di nastri verso una stazione di deferrizzazione

avanzata. Il sistema utilizza un magnete automatizzato,

regolabile in altezza o escludibile dalla

linea. Il vaglio Bivitec Binder & Co separa, poi,

il materiale in tre frazioni: sottovaglio fino a 20

mm, destinato a discarica; frazione intermedia

tra 70 e 200 mm; sopravaglio, inviato al termovalorizzatore.

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Marzo 2026

Marzo 2026



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Economia Circolare

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50 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

RICICLO FIBRE SINTETICHE

RICICLO FIBRE SINTETICHE

RIFIUTI SOLIDI

51

Oltre

l’etichetta

Se il riciclo tradizionale del poliestere fatica

a mantenere le promesse di sostenibilità,

l'innovazione molecolare traccia la rotta

per rigenerare i tessuti all'infinito

Ginevra Fontana

della moda ha trovato il suo

nuovo mantra: sostituire il poliestere

L’’industria

vergine con quello riciclato. Da simbolo

di inquinamento, questa fibra sintetica prova a

rifarsi il look diventando il pilastro dei report di

sostenibilità dei grandi brand. I numeri sembrano

dare ragione alla tendenza: secondo i dati

aziendali, Adidas dichiara di utilizzare il 99% di

poliestere riciclato, seguita da H&M (94% nel

2024) e dalla pioniera Patagonia, che ne ricava

il 93,6% principalmente dal recupero di bottiglie

di plastica.

Tuttavia, dietro questa love story si nascondono

crepe profonde. La Changing Markets Foun -

dation solleva un dubbio atroce: il riciclo è diventato

una copertura per non ridurre la produzione.

Nonostante l'aumento dei volumi di

fibra rigenerata, la sua quota di mercato è paradossalmente

scesa (dal 12,5% al 12%), travolta

da una crescita ancora più rapida del poliestere

vergine.

A complicare il quadro inter viene la scienza.

Un'indagine del Micro plastic Research Group

dell’Università di Çukurova rivela un lato oscuro:

i capi in poliestere riciclato rilasciano più microplastiche

rispetto a quelli in fibra vergine o

cotone. Essendo più corte e fragili, queste fibre

si frammentano facilmente, aumentando la dispersione

ambientale e la potenziale tossicità.

Quello che doveva essere un rimedio rischia

dunque di trasformarsi in un nuovo problema:

siamo sicuri che "riciclato" si sposi bene con

"ecologico"?

Il paradosso del cotone nel fast fashion

Il passaggio a un'economia davvero circolare

nel fast fashion non può basarsi sul semplice

ritorno alle fibre naturali o sul riciclo tradizionale

delle plastiche. Ecco perché il sistema

attuale sta fallendo.

Sebbene il cotone sia naturale, non garantisce

circolarità in un modello ad alto volume per

due motivi principali: degradazione delle fibre,

ovvero il riciclo meccanico del cotone sminuzza

il tessuto, accorciando le fibre. Per ottenere

un nuovo capo resistente, le fibre corte riciclate

devono essere mescolate con abbondante

cotone vergine o fibre sintetiche; il problema

dell'elastane, la maggior parte dei capi

in cotone moderni contiene piccole percentuali

di elastane per il comfort. Anche solo il 2% di

elastane rende quasi impossibile e antieconomico

il riciclo meccanico su larga scala.

Riciclo meccanico vs. chimico

Oggi, il 99% del poliestere "riciclato" deriva dal

riciclo meccanico di bottiglie in PET (plastica),

non da vecchi vestiti. Questo processo presenta

limiti

strutturali: aumen-

to del microinquinamento, il riciclo meccanico

indebolisce i polimeri, rendendoli più fragili.

Inoltre, una bottiglia trasformata in maglietta

interrompe il ciclo virtuoso "bottiglia-su-bottiglia"

e finisce quasi sempre in discarica o inceneritore,

poiché il riciclo meccanico da tessuto

a tessuto è inefficiente. Il riciclo chimico (depolimerizzazione)

è l'unica via per la circolarità.

Ed è necessario per i seguenti motivi: scompone

il poliestere nei suoi componenti molecolari

di base, permettendo di rigenerare

una fibra di qualità identica al vergine

potenzialmente all'infinito, senza

che perda resistenza. Le nuove

tecnologie chimiche, come quelle

citate dal World Economic Fo -

rum, sono le uniche in grado di

separare efficacemente il poliestere

dal cotone nei tessuti misti, recuperando

entrambi i materiali senza degradarli.

Esistono poi startup per il riciclo

chimico. Tra queste c'è Syre, nata dalla

collaborazione tra H&M e Vargas Holding

(già dietro a Northvolt), che punta a produrre

3 milioni di tonnellate di poliestere riciclato

chimicamente entro il 2032.

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Marzo 2026



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52 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

SCARTI NON PIÙ SCARTI

SCARTI NON PIÙ SCARTI

RIFIUTI SOLIDI

53

LA SFIDA

spesso difficili da separare in fase di smaltimento.

La Mojito Re-Shoes, invece, è stata progettata

seguendo i principi del “design for recycling”

che le hanno permesso di superare tutti i limiti

di cui sopra.

I passaggi a cui viene

sottoposta

la calzatura post

consumer

della SCARPA

per essere

disassemblata per

recuperarne/rigenerarne

i materiali

di cui è composta.

È nata la prima scarpa pensata e progettata

coi principi dell’ecodesign. Una calzatura

che identifica soluzioni alternative e circolari

per la gestione del fine vita all’interno della

stessa filiera produttiva. Ed è tutta italiana

Federica Lugaresi

Una calzatura che spacca. E assolutamente

innovativa per l’utilizzo di materiali

alternativi e riciclati. Solitamente le scarpe

arrivano in discarica, con un impatto ambientale

enorme e senza chance di una seconda

vita. Invece qui - stiamo parlando della famosa

e italianissima azienda (SCARPA di Asolo) - con

il progetto LIFE Re-Shoes nell’ambito del programma

LIFE dell’Unione Europea, si è attuato

un cambiamento di paradigma bello grosso.

Tre sono i passaggi affrontati: la raccolta del

prodotto, la rigenerazione dei materiali e la produzione

di una nuova calzatura che sia però anche

riciclabile.

Sono stati ingaggiati 250 punti vendita, affinchè

raccogliessero le scarpe usate, in quantità sufficiente

per produrre 15.000 paia di nuove Mojito

Re-Shoes.

Il cuore dell’innovazione

Ma il vero clou del progetto è stata la fase di

rigenerazione attraverso un processo avanzato

di idrolisi selettiva, che ha permesso di separare

tomaia e suola, decomporre chimicamente

la pelle e rigenerarla in nuovo materiale.

Le suole usurate sono state macinate e

trasformate in nuove intersuole, mentre il nuovo

battistrada ed i rinforzi sono stati ottenuti

con alte percentuali di materiale riciclato.

Scendendo nel dettaglio, l’intersuola contiene

fino al 35% di materiale proveniente da suole

macinate, mentre la nuova suola è composta

per il 50% da gomma devulcanizzata, ottenuta

dagli scarti produttivi di SCARPA.

In generale, le scarpe risultano difficili da riciclare

a causa della complessa stratificazione

di materiali eterogenei che le compongono, e

Per meglio disassemblare

Sono stati eliminati gli occhielli in metallo,

ridotto il numero di materiali utilizzati e impiegate

nuove tecnologie, favorendo così la

separabilità dei componenti (suola e tomaia).

Dalla tomaia si scioglie la pelle, e si forma

un liquido (filler proteico) con il quale viene

fatta la nuova concia del prodotto.

Non solo quindi si evita l’utilizzo di nuove sostanze

chimiche ma anche parte delle proteine

che si incorporano nel nuovo prodotto.

Per il battistrada (completamente in gomma)

si procede con una macinazione volta a creare

- con l’aggiunta di una schiuma poliuretanica

- una nuova intrasuola che ha lo scopo

di dare confort e ammortizzare i colpi.

Questo approccio rende la Mojito Re-Shoes

più facilmente riciclabile a fine vita, senza

comprometterne l’estetica e la funzionalità

che hanno reso iconico il modello originale.

Relativamente alla gomma delle suole (e

stiamo parlando non solo del modello di

scarpa in questione, ma della maggior parte

degli sfridi di produzione dell’azienda), è attraverso

il processo di devulcanizzazione che

ne vengono create delle nuove, arrivando ad

avere il 50% di riciclato al loro interno.

Anche il passaporto…

L’intero progetto pilota è stato poi messo anche

sul passaporto digitale. Il processo di riciclo

e quello produttivo infatti sono perfettamente

tracciabili digitalmente, e accompagnati

da un’analisi LCA (Life

Cycle Assessment) che fornisce

dati puntuali su emissioni, consumo

di acqua, energia e sostanze

chimiche impiegate nel processo

produttivo.

In realtà si tratta di un passaporto

digitale “più ampio” che ne contiene

altri: sono stati certificati tutti i passaggi

di riciclo fin dalla consegna

delle scarpe da parte del consumatore

(e cioè non solo quelli del solo

progetto Re-Shoes). l

Intervista flash

In occasione della presentazione Mojito Re-Shoes, abbiamo

lanciato un paio di domande a Tiziano Giordano,

Sustainability & CSR Manager di SCARPA.

Scarpe costituite da materiale riciclato e rigenerato,

che sono pure belle: ma quanto a loro volta sono riciclabili?

Inizialmente non ci avevamo pensato, ma ad un certo punto

delle lavorazioni (mi sto riferendo alle Mojito Re-Shoes)

sia di pelle che di gomma, si creano sempre degli sfridi.

È proprio su quelli- che sono già riciclati una volta - che

attualmente stiamo verificando la bontà di un prodotto

che viene nuovamente riciclato. Avendolo prodotto noi,

andiamo a ritestare e riprovare (sia in laboratorio che

sul campo) che cosa voglia dire un altro riciclo. È uno

dei prossimi step. Magari potrebbe significare semplicemente

dover aggiungere più materia prima vergine

che riequilibria. È un passo importante anche perché

bisogna essere pronti quando l’articolo sarà di nuovo

un post consumer.

Quanto tempo occorre per capire se e quanto possano

essere riciclabili?

Tra test, analisi, e rimettere in produzione questi sfridi…

circa un annetto. Ma la vera difficoltà è essere “compliance”

alla normativa. L’azienda mi chiede di portare avanti dei

progetti che possano creare sì un minore impatto, ma sempre

in ottica di trasparenza totale.

Queste calzature sono già disponibili e in vendita al pubblico.

Hanno un costo superiore alle Mojito normali per il

fatto di essere riciclate?

Siamo riusciti a mantenere lo stesso prezzo di una Mojito

standard.

È stata una scelta basata sul desiderio di replicabilità di

questo prodotto: non vogliamo solo marginare. Siamo riusciti

ad equilibrare sia il minore impatto ambientale che il

vantaggio economico. In questo momento all’azienda costa

meno riciclare la gomma che termovalorizzarla.

Marzo 2026

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54 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

TRITURATORI 4.0

NEWS

RIFIUTI SOLIDI

55

Trasforma l’irriciclabile

KVZ Hintermayr eccelle nel riciclaggio di

materiali difficili, grazie alla tecnologia avanzata

Vecoplan. Ora il complesso diventa facile

Vecoplan, con sede centrale a Bad Marienberg nel Westerwald, sviluppa sistemi

d’impianto per triturare, convogliare, separare e immagazzinare legno,

biomassa, materie plastiche, rifiuti domestici e commerciali.

Ricicla ciò che, spesso, gli altri non

sono in grado di riciclare. L'azienda a

conduzione familiare ha potenziato le

proprie capacità di trattamento installando

il trituratore Vecoplan VIZ 1700, una tecnologia

che consente di riciclare materiali complessi.

Il trituratore si adatta ai più svariati

materiali, reagisce ai materiali estranei, ha

una ridotta necessità di manutenzione e,

grazie al suo innovativo concetto di azionamento,

è estremamente efficiente sotto il

profilo energetico.

Franz-Xaver Hintermayr, Direttore di KVZ

Hintermayr spiega: "La nostra gamma spazia

da materie plastiche molto compatte e dure

come la pietra a componenti voluminosi e

leggeri. Tra i nostri clienti figurano produttori

di pellicole e aziende di stampaggio a iniezione.

Ci inviano i materiali di scarto e noi li trattiamo

affinché li possano reimmettere nella

produzione. A essi si aggiungono gli addizionatori

che completano e arricchiscono il materiale

con prodotti additivi".

Un grande alleato

Franz-Xaver Hintermayr è ingegnere, e insieme

ai fratelli Karl-Friedrich e Veit-Kilian

appartiene alla seconda generazione alla guida

dell’azienda di riciclaggio. L’impresa fornisce

al mercato delle materie prime secondarie

circa 6.000 tonnellate all’anno di

materiali macinati e rigranulati di alta qualità,

consegnati in Germania e nei Paesi limitrofi

quali Italia, Austria, Paesi Bassi e Spagna.

"Volevamo vendere carne bovina di alta qualità.

Riciclavamo molti scarti, una sorta di

forma primitiva di riciclaggio.

Nel 2000 abbiamo svuotato la stalla e l’abbiamo

trasformata in un capannone a due piani,

installato un trituratore e un granulatore a

lame, gettato le basi per la nuova impresa.

Negli anni abbiamo capito che, se non si è in

grado di lavorare determinate materie plastiche,

si viene rapidamente esclusi dal mercato",

ha aggiunto Franz-Xaver Hintermayr. "Non

ci limitiamo a portare la macchina davanti alla

porta dei nostri clienti.

Tra le nostre mansioni c’è la gestione globale

del progetto nonché il montaggio, la messa in

servizio e un’assistenza completa" ha spiegato

Bastian Wienen, Direttore commerciale territoriale

di Vecoplan.

l

Non è più quella di una volta...

n "La plastica è cambiata,

cambia idea sulla plastica"

è l'iniziativa educativa

promossa da ALPLA Group

per ridefinire la percezione

degli imballaggi plastici.

Il progetto mira a superare

i pregiudizi, evidenziando

come l'innovazione

tecnologica renda questo

materiale una risorsa

sostenibile se gestita

correttamente. Attiva in

Italia da oltre due anni, la

campagna educa al

consumo consapevole e al

riciclo, con un linguaggio

dinamico e multicanale per

dimostrare che la plastica

moderna è progettata per

rinascere continuamente

nel ciclo produttivo. Al

cuore dell'iniziativa c’è la

partecipazione attiva di

studenti e cittadini:

vengono organizzati

laboratori didattici e

sinergie con enti locali per

approfondire i temi del

riciclo, della sostenibilità

degli imballaggi e della

tutela ambientale.

Marzo 2026

Marzo 2026



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56 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni

DIGITALIZZAZIONE

DIGITALIZZAZIONE

RIFIUTI SOLIDI

57

Tracciabilità 4.0

Ultimo atto per la rivoluzione RENTRI:

dal 13/02/2026 anche il formulario

è digitale per tutti i soggetti obbligati

Con l’obbligo di iscrizione al RENTRI

dell’ultima fascia di imprese – le micro‐aziende

fino a 10 dipendenti che

producono rifiuti pericolosi – scatta anche

l’obbligo di abbandonare definitivamente il

formato cartaceo per tutti i soggetti iscritti.

La rivoluzione della tracciabilità digitale giunge

così al suo compimento, sancendo un

cambio di para digma ormai irreversibile per

l'intero settore. Questo traguardo chiude ufficialmente

l'epo ca della transizione, sancendo

il cambio di paradigma definitivo verso

la tracciabilità di gitale integrale.

Negli ultimi mesi, molte aziende strutturate,

in particolare i produttori di rifiuti, hanno approfittato

della transizione per ripensare i

propri processi interni, collegando la gestione

dei rifiuti non solo alla compliance normativa,

ma anche a una visione più ampia di

governance delle responsabilità e sostenibilità

ESG.

Non tutte le imprese, però, hanno reagito con

la stessa prontezza: persistono realtà che ancora

oggi sottovalutano il valore delle tecnologie

abilitanti e l’impatto concreto della digitalizzazione

sull’efficienza operativa.

Perché la tracciabilità dei rifiuti vale più

della “semplice” compliance

La tracciabilità è la base di una gestione sicura,

responsabile e conforme alle norme ambientali.

Ma oggi rappresenta molto di più: è

un elemento strategico per migliorare controllo,

efficienza e competitività.

Le aziende che hanno già adottato strumenti

digitali per la gestione dei rifiuti sperimentano

vantaggi tangibili: maggiore efficienza operativa,

controllo puntuale dei flussi, riduzione dei

rischi e dei costi, crescita del vantaggio competitivo.

Monitorare in tempo reale i percorsi dei rifiuti,

dalla produzione al recupero o smaltimento,

consente inoltre di: prevenire gestioni irregolari

e traffici illeciti, ridurre l’esposizione al rischio,

rafforzare la fiducia degli enti di controllo, consolidare

la reputazione ambientale dell’azien-

da. In un contesto in cui la responsabilità ambientale

è un criterio di valutazione sempre

più rilevante, la trasparenza diventa un asset

strategico indispensabile.

Digitalizzazione: meno errori,

più efficienza, più valore

La digitalizzazione di registri e formulari riduce

drasticamente i margini di errore nella compilazione

e conservazione documentale, contribuendo

a limitare la probabilità di sanzioni

amministrative o penali.

Ma non si tratta semplicemente di “gestire

meglio i documenti”: significa governare l’intero

processo, con una visione chiara e basata

sui dati.

Grazie alle informazioni disponibili, diventa più

facile individuare: opportunità di recupero e

riciclo, materiali reinseribili nei cicli produttivi,

processi o flussi da ottimizzare per ridurre impatti

e costi.

Il ruolo del RENTRI

nei processi decisionali

Il RENTRI mette a disposizione dati affidabili,

strutturati e aggiornati, che consentono alle

aziende di prendere decisioni informate e

strategiche lungo tutta la catena di gestione

dei rifiuti.

Le imprese più organizzate – grandi produttori,

utilities, GDO – hanno già integrato la tracciabilità

digitale nei processi quotidiani, non solo

per garantire la conformità normativa, ma per:

migliorare efficienza e controllo, supportare i

sistemi di gestione ambientale e le certificazioni

(ISO 14001, EMAS), assicurare continuità

operativa e qualità dei dati.

Oggi è chiaro: la tracciabilità non è un adempimento,

ma un investimento.

Il cambiamento introdotto dal RENTRI rappresenta

un percorso virtuoso che porta verso

una gestione più trasparente, efficiente e sostenibile.

Wolters Kluwer: tecnologia, affidabilità e

supporto per una compliance sostenibile

Wolters Kluwer, partner globale di riferimento

per le aziende pubbliche e private impegnate

ad affrontare con sicurezza e semplicità le sfide

della compliance, supporta le imprese nella

gestione dei rifiuti attraverso Atlantide, il software

dedicato alla tracciabilità e alla gestione

operativa in ambito ambientale.

Atlantide è uno strumento completo ed efficace

per tutti coloro che hanno responsabilità

nella gestione dei rifiuti, consentendo: una gestione

digitale conforme e semplificata, un

controllo puntuale dei flussi, un supporto affidabile

nell’intero percorso di adeguamento

al RENTRI. www.atlantide-web.it l

Il futuro della

gestione rifiuti

è digitale, trasparente

e senza carta.

Con l'obbligo del FIR

digitale per tutti

gli iscritti al RENTRI,

la compliance diventa

un investimento

strategico. Meno

errori, più controllo,

e totale sostenibilità.

Marzo 2026

Marzo 2026



e tecnologie

per l’ambiente

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Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

58

Soluzioni

BIOWASTE

CICLO DEI RIFIUTI

CICLO DEI RIFIUTI

BIOWASTE

59

co, come viene chiamato). Il flusso proveniente

dalla prima sorgente è però molto diverso da

quello proveniente dalla seconda, perché comprende

tutte le frazioni che sono separate in

differenziata. Per questo un TMB è un impianto

molto complesso, la cui configurazione varia

in funzione delle frazioni da recuperare e del

tipo di rifiuto in ingresso.

TMB, siamo sempre lì

Raccolta differenziata e crisi delle MPS

stanno facendo riemergere le tecnologie

dei trattamenti meccanico-biologici

Marco Comelli

Sembrava essere un ricordo del passato,

superata da altri concetti, metodi e tecnologie

per la gestione del ciclo dei rifiuti.

E invece in questo inizio di 2026 si parla ancora

di TMB, Trattamento Meccanico-Biologico.

Non perché sia una cosa del passato, in Italia

esistono secondo l’ultimo report ISPRA 107

impianti TMB, a cui si aggiungono altri 25 impianti

di solo trattamento meccanico. Questi

132 impianti hanno trattato nel 2024, 6,7 milioni

di tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati,

circa 184 mila tonnellate di altre frazioni merceologiche

di rifiuti urbani, 1,9 milioni di tonnellate

di rifiuti provenienti dal trattamento

dei rifiuti urbani e 282 mila tonnellate di altre

tipologie di rifiuti speciali. La grande maggioranza

dei TMB serve quindi a gestire l’indifferenziato,

mentre solo il 20% scarso dell’alimentazione

viene dagli scarti del trattamento

della differenziata. Non per nulla la maggior

parte dei TMB è collocato, secondo ISPRA, a

discariche e termovalorizzatori, per i quali gli

impianti di trattamento meccanico-biologico

funzionano come stadio di pre-trattamento

(per eliminare l’umidità, per esempio).

Grandi potenzialità

Il ritorno in auge dei TMB dipende non dal passato

o dal presente ma dalle loro prospettive

future. Essi spuntano in diverse proposte di

gestione del ciclo dei rifiuti, presentati come

un mezzo per evitare i satanici termovalorizzatori.

Un esempio e nell’idea di piano presentato

informalmente la scorsa estate in

Umbria.

Va subito detto i TMB non servono alla chiusura

del ciclo dei rifiuti. Essi sono uno stadio

intermedio, che si incarica di separare il rifiuto

indifferenziato, sia proveniente da dove la raccolta

differenziata non arriva che dalla frazione

indifferenziabile della stessa (il residuo, il sec-

Tipologie e flussi per differenziare

Esistono tre schemi impiantistici base:

-TMB a flusso unico, dove il rifiuto viene sottoposto

per intero a stabilizzazione biologica,

(si riduce l’umidità e il volume della sostanza

organica, bioessiccazione). Dopo la prima fase,

tramite trattamenti meccanici, si procede alla

separazione delle diverse frazioni destinate a

recupero di materia o di energia (attraverso

la produzione di combustibile solido secondario,

CSS). Si può dire che la maggior parte

dei TMB a flusso unico sia ottimizzata proprio

per la produzione di CSS.

-TMB a flusso separato: si separa tramite vagli

prima la frazione organica che viene stabilizzata

(attraverso un processo aerobico) e poi

inviata in discarica oppure alla produzione di

mattonelle biostabilizzate (utilizzate per esempio

per la copertura di discariche), oppure ancora

alla digestione anaerobica per la produzione

di biogas. Proprio la realizzazione di

digestori a valle di impianti TMB è oggi una

questione contrastata, sia per l’opposizione

generica dei soliti comitati sia perché in diversi

casi i finanziamenti sono stati ritirati in quanto

a normativa PNRR un biodigestore non dovrebbe

lavorare su rifiuti pretrattati ma solo

su FORSU “vergine”. È quello che è accaduto

nell’Imperiese e potrebbe accadere a Sarzana,

per restare in Liguria. Il rifiuto restante è sottoposto

a una serie di processi meccanici per

recuperare i materiali presenti da avviare a riciclo.

Quello che rimane viene triturato e utilizzato

per la produzione di CSS, in impianti di

questo tipo quasi completamente composto

da plasmix.

- Solo trattamento meccanico: non c’è la fase

di stabilizzazione biologica, ed è la configurazione

utilizzata per il Rifiuto Urbano Residuo

(RUR), il secco, dove viene effettuata la raccolta

differenziata della frazione organica. Si recuperano

i materiali per poi riciclarli, gli impianti

di questo tipo sono anche definiti Material

Recovery Facility (MRF).

La separazione della separazione

Nella fase meccanica degli schemi a flusso

doppio o solo meccanici, il rifiuto privato della

parte organica viene sottoposto a tutta una

serie di trattamenti, come separazione magnetica

per i metalli ferrosi, separazione a correnti

indotte per i metalli non ferrosi, separazione

balistica a flusso d’aria per carta e

cartone, sopravagliatura per il vetro e la sabbia,

separazione ottica per le plastiche e altri

ancora. In ognuno di questi trattamenti si producono

scarti (i sovvalli) che di solito vanno a

smaltimento o a recupero energetico. l

Separazione

per vagliatura.

In Italia esistono 25

impianti per il solo

trattamento

meccanico sia

dell’indifferenziato

secco, sia di quello

dove la differenziata

non arriva.

(Credit di tutte le

immagini: sutco)

Marzo 2026

Marzo 2026



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

60

Soluzioni

BIOWASTE

DIRETTIVA ETS

DIRETTIVA ETS

BIOWASTE

61

Biometano

e decarbonizzazione:

segnali incoraggianti

Marco Comelli

La recentissima definizione delle regole ETS apre, anche

in Italia, la strada all’utilizzo diverso da quello trasportistico

tempo di “far fuori” il biogas e di conseguenza

il biometano “tout cour”, sottoponendolo ad una

tassa emissiva pensata per favorire le lobby di

fotovoltaico e eolico. L’entrata in vigore della

normativa ETS in Italia anche per gli impianti

non di produzione elettrica rischiava di assestare

un colpo mortale alle prospettive di neutralità

carbonica nelle industrie sottoposte al regime

dell’emission trading. E in effetti, nonostante

venga speso citato nella comunicazione, finora

non risulta che il biometano prodotto venga indirizzato

all’industria.

Cartiera di Villa

Lagarina.

(Credit: ProGest)

L’impianto Lazzari,

collegato alla rete

di 2i, è uno di quelli

a biogas convertiti

a biometano

che stanno

per entrare

in produzione.

(Credit: 2i)

Abbiamo scritto estesamente del fenomeno

in espansione della conversione a biometano

di vecchi impianti a biogas a seguito

dell’esaurirsi della tariffa onnicomprensiva

e ai nuovi incentivi del decreto del 2022.

Quest’ultimo è importante perché stabilisce un

regime privilegiato del biometano anche per

utilizzi non legati all’autotrazione, quindi per

l’immissione in rete e l’utilizzo diretto da parte

di industrie per la decarbonizzazione (neutralità

carbonica), rafforzato dalla successiva iniziativa

RepowerEU. La ragnatela comunitaria di normative,

cui si aggiunge lo strato di quella nazionale,

spesso pone ostacoli nascosti alla piena

valorizzazione delle opportunità offerte. Nel caso

specifico, lo scontro sulla tassonomia delle fonti

energetiche rinnovabili ha rischiato per diverso

Prendiamo due esempi

Ha avuto qualche eco sui media generalisti la

vicenda della cessione a Goldman Sachs Asset

Management in due fasi del portafoglio di impianti

di produzione di biometano da biogas agricolo

della collaborazione tra il Gruppo Lazzari

e Green Arrow Capital. Gli accordi risalgono al

2024 e hanno riguardato prima sette impianti a

biogas convertiti a biometano e poi altri cinque

costruiti da zero, che stanno per entrare in produzione.

Nell’agosto 2024 Verdalia ha inoltre

acquisto da Healthy Business Advisory altri

quattro impianti che entreranno in produzione

entro la metà di quest’anno. La gestione degli

impianti è dell’azienda costruita appositamente

da Goldman per questo genere di progetti in

Spagna e Italia, Verdalia Bioenergy, che lo scorso

ottobre ha ricevuto un nuovo finanziamento sindacato

da 671 milioni di euro per proseguire gli

investimenti nei due Paesi.

Come verrà impiegato il biometano prodotto,

che da nostri calcoli dovrebbe sfiorare i 40 milioni

di metri cubi l’anno? Per ora, è certo che

lo scorso giugno Verdalia ed Edison hanno chiuso

un accordo in esclusiva per la fornitura da

parte della prima dell’intera produzione dei sette

impianti convertiti, per 14 milioni di metri cubi

di biometano l’anno, destinati al mercato dell’autotrazione.

Cosa accadrà dei rimanenti sarà

decisivo per come si muoverà il settore. Parla

espressamente di neutralità carbonica nell’industria

Elevion Group, con sede ad Amsterdam

ma controllato da una holding della Repubblica

Ceca. L’anno scorso Il Gruppo ha aggiunto al

suo portafoglio altri tre impianti a biogas da convertire

a biometano (quelli di Horti Padani in

provincia di Cremona, che producono 900 sm3

/h), e ora Elevion punta ad arrivare a 42,5 milioni

entro la fine del 2026.

Le linee guida…pronti via!

A metà gennaio il Comitato ETS del MASE ha

approvato le Indicazioni Tecniche e Operative per

l’utilizzo del biometano negli impianti industriali

che ricadono nel campo applicativo della direttiva

ETS. Essendo il biometano metano, le indicazioni

sono in realtà le istruzioni su come dimostrare

la sostenibilità del biometano, su quale documentazione

fornire ai verificatori e in base alla

quale sia possibile applicare il fattore di emissione

pari a zero, per cui il combustibile non viene

sottoposto a obbligo di compensazione tramite

acquisto di carbon credit. Le linee guida dovrebbero

garantire un quadro normativo stabile per

gli operatori. Purtroppo, al momento di andare

in stampa, il documento non è stato ancora pubblicato.

Si sa che esso tiene conto del quadro

normativo nazionale (ci mancherebbe), del sistema

delle Garanzie di Origine e degli schemi

di certificazione della sostenibilità. Una Garanzia

d’Origine del biometano è fondamentale perché

quello utilizzato per il consumo negli impianti

industriali difficilmente arriverà da un vettore diverso

dalla rete di distribuzione nazionale del

gas naturale. Lo schema è lo stesso di quello

che avviene con l’energia elettrica da fonti rinnovabili,

sperando che non si instauri un mercato

dei certificati d’origine indipendente dalla materia

fisica. Sarà infine interessante vedere quali schemi

di certificazione di sostenibilità saranno ammessi.

In teoria basterebbe il rispetto delle norme

sui feed oggi in vigore. Attendiamo. l

Il complesso

di immissione in rete

di un impianto

di produzione

di biometano di ACEA.

(Credit: Italgas)

Il decreto del 2022

stabilisce un regime

privilegiato

del biometano anche

per utilizzi diversi

dall’autotrazione.

Ma per ora, il nuovo

biometano prodotto

verrà utilizzato

proprio così…

Marzo 2026

Marzo 2026



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

62 BIOWASTE NEWS Soluzioni

NEWS

ACQUE REFLUE

63

Stop alle finte bioblastiche

L’Università di Pisa ha messo a punto uno strumento

per smascherare le aggiunte fraudolente di plastica

tradizionale negli imballaggi compostabili. Occhio!

Ginevra Fontana

Miniere

liquide

Il sistema consente

di individuare

il polietilene presente

nelle bioplastiche

in quantità superiore

al limite massimo

consentito dalla

norma EN 13432.

La ricerca dell’Università di

Pisa, condotta dal gruppo

della professoressa Erika

Ribechini insieme al dottor

Marco Mattonai, dalla dottoressa

Federica Nardella e dalla dottoranda

Marta Filomena risolve

un problema critico: la difficoltà

di verificare che il polietilene

non superi l'1% consentito

dalla legge. Il nuovo metodo

analitico garantisce così la

reale qualità del riciclo organico,

proteggendo la filiera

delle bioplastiche.

La ricerca, pubblicata sul

Journal of Analytical and

Applied Pyrolysis, è il frutto di

una collaborazione con Biore -

pack, il consorzio nazionale per

il riciclo organico delle bioplastiche

compostabili. "Non è sufficiente etichettare

un prodotto come biodegradabile e compostabile:

è essenziale verificarne l'effettiva

conformità, per evitare che i residui plastici

persistano nell'ambiente per anni", ha sottolineato

Marco Mattonai.

Contrasto all’illegalità

Lo studio ha sviluppato un innovativo protocollo

chimico per quantificare rapidamente e con precisione

il polietilene (PE) nelle bioplastiche.

L'uso di questo materiale non biodegradabile

è severamente limitato dalla legge.

L'obiettivo è combattere l'illegalità nel settore

degli imballaggi, garantendo significativi vantaggi

ambientali. Controlli più stringenti sui materiali

compostabili riducono le microplastiche

nel suolo e nell'acqua, migliorano la qualità del

compost agricolo e proteggono le aziende conformi

alle normative.

"Con le metodiche analitiche che abbiamo sviluppato

è possibile effettuare controlli affidabili

anche su campioni complessi, in tempi rapidi e

con costi contenuti, offrendo uno strumento

concreto a tutela dell'ambiente e della trasparenza

verso i consumatori", ha riferito Erika

Ribechini. "Il nostro consorzio garantisce il rispetto

delle rigorose normative che regolano il

settore delle bioplastiche compostabili, al fine

di assicurare che la loro trasformazione in compost

insieme al resto dei rifiuti organici apporti

benefici al suolo e alla filiera agricola", ha concluso

l'ingegner Carmine Pagnozzi, direttore

generale di Biorepack.

l

Il progetto del Gruppo CAP

con MM Spa, Politecnico

di Milano e Università

di Bologna, trasforma le acque

reflue e i fanghi urbani

NEOFOS nasce con l'obiettivo di trasformare

i sistemi di depurazione da centri

di trattamento scarti a vere e proprie

fabbriche di risorse. Con un investimento di circa

1,5 milioni di euro, finanziato dal Bando

Materie Prime Critiche del MASE, l'iniziativa

vede il Gruppo CAP nel ruolo di capofila, affiancato

da partner d'eccellenza come MM Spa, il

Politecnico di Milano e l'Università di Bologna.

Perché il fosforo è strategico?

Oggi il fosforo è classificato dall'UE come Critical

Raw Material. Essenziale per l'agricoltura (fertilizzanti)

e cruciale per la transizione energetica

(batterie al litio-ferro-fosfato), la sua disponibilità

naturale è in rapido esaurimento. NEOFOS punta

sull'Urban Mining: recuperare il fosforo localmente

dalle acque reflue per garantire au-

tonomia industriale e sicurezza negli approvvigionamenti.Tre

sono le direttrici tecnologiche

del progetto.1)Rimozione Biologica Avanzata

(S2EBPR), negli impianti di Bareggio e nei poli

milanesi di San Rocco e Nosedo, dove si testerà

la tecnologia Side-Stream Enhanced Biological

Phosphorus Removal. Questo metodo sfrutta

batteri specializzati per accumulare il fosforo,

riducendo l'uso di reagenti chimici e il consumo

energetico. 2)Recupero da Fanghi e Ceneri, in

cui, oltre all'acqua, il progetto estrae valore dai

fanghi di depurazione e dalle ceneri da monoincenerimento.

Il risultato è la produzione di

struvite e sali di fosforo puri, materie prime seconde

di alta qualità pronte per il rientro nel

mercato. 3)Integrazione e Scalabilità; grazie al

supporto accademico di POLIMI e UNIBO, il progetto

non si limita alla tecnica: verranno definiti

modelli di sostenibilità economica e percorsi

normativi di End of Waste, per assicurare che il

modello sia replicabile su scala nazionale ed

europea.

l

Marzo 2026

Marzo 2026



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

64 ACQUE REFLUE Soluzioni

PURIFICAZIONE AVANZATA

PURIFICAZIONE AVANZATA

ACQUE REFLUE

65

Quarto grado

di depurazione

Rimozione dei contaminanti sempre più spinta

perché l’acqua è un bene primario.

Con innovazione, sicurezza ed anche risparmio,

a tutela dell’ambiente e della salute umana

Federica Lugaresi

Trattamenti estremi nella depurazione

delle acque reflue (o filtrazione dell’acqua

potabile) capaci di rimuovere microinquinanti

emergenti come PFAS, farmaci,

e composti organici recalcitranti che superano

i limiti dei tre livelli standard. Stiamo parlando

della depurazione quaternaria (o di quarto livello)

che, con tecnologie super avanzate, serve

ad alzare la qualità dell’acqua fino agli standard

richiesti per usi agricoli, industriali e

potabili indiretti. Questi sistemi di trattamento

combinano applicazioni multi-stadio, che vanno

oltre i classici tre livelli (primario, secondario

e terziario), che fondamentalmente includono

fasi avanzate come la disinfezione o

il polishing finale.

È comunque un’opzione

Nel contesto della depurazione delle acque reflue,

il trattamento di quarto livello rappresenta

un processo avanzato che va oltre i livelli di cui

sopra e che comprendono: 1) Preliminare (grigliatura,

dissabbiatura, disoleatura per rimuovere

i solidi grossolani; 2) Primario (sedimentazione

per la frazione sospesa); 3) Secondario

(biologico per degradare la materia organica).

Il quarto livello della depurazione – il cosiddetto

Terziario – comprende denitrificazione, defosfatazione,

disinfezione con UV, ozono o cloro

per nutrienti e patogeni.

Sono i gestori idrici, come Hera o enti pubblici

(per es. ARPA), aziende specializzate (come

depuratori domestici) e impianti conformi al

D.Lgs. 152/2006 che eseguono questi trattamenti.

Attualmente le normative italiane (D.Lgs.

152/06 e s.m.i., Parte Terza) richiedono almeno

il trattamento secondario per scarichi civili,

con terziario obbligatorio in zone sensibili

(Direttiva. UE 91/271/CEE). Aggiornamenti

2025 enfatizzano “Depurazione 4.0” con AI e

monitoraggio real-time per efficienza.

I PROCESSI SPECIFICI

Il trattamento di quarto livello è fattibile

applicando le tecnologie principali che

comprendono:

- Ultrafiltrazione e microfiltrazione a

membrana (MBR avanzati) e barriera fisica

ad alta efficienza contro virus e batteri

residui e particelle submicrotiche.

Riduce inoltre la torbidità a <0.1 NTU e

prolunga la vita dei sistemi successivi;

- Adsorzione su carbone attivo granulare

(GAC) o polvere (PAC) per catturare inquinanti

organici persistenti, con rimozione

>90%. E’ un sistema rigenerabile

e a basso costo operativo che non produce

fanghi tossici;

- Ozonizzazione (O 3 ) combinata con perossido

di idrogeno (H 2 O 2 ) per ossidazione

avanzata di molecole non biode

gradabili via radicali idrossilici (-OH).

Elimina odori e colori residui chimici e

miglioramento BOD/COD;

- Fotocatalisi UV/H 2 O 2 o con TiO 2 per

degradazione fotochimica di tracce farmacologiche

(con abbattimento >95%).

Utilizzata anche con acque salmastre e

compatibile con riutilizzo;

- Elettrocoagulazione o ossidazione elettrochimica

per rimozione selettiva di metalli

e nutrienti. Ha il vantaggio di essere

poco energivora e di facile automazione.

Oro blu in purezza

La depurazione, e soprattutto quella più avanzata,

di quarto livello ha ovviamente dei costi.

Innanzitutto un investimento iniziale, per impianti

municipali medi (servizio su 10.000-

50.000 abitanti), da 5 a 20 milioni di euro, includendo

upgrade a quarto stadio con

micro-screening o filtrazione fine. Poi bisogna

considerare la manutenzione annuale che ha

un costo stimato da 200.000-1 milione di euro

(che copre energia, personale, sostituzione

dei filtri, ma con risparmi grazie a AI per efficienza

energetica).

Sono in essere diversi progetti come quello

del Gruppo Hera che indicano costi ridotti del

15-20% con tecnologie 4.0 rispetto ai sistemi

tradizionali e finanziati spesso da fondi PNRR

o regionali. Non entriamo nel merito (che non

ci compete) di ulteriori dettagli in termini di

sostenibilità economica, ma qui sarebbe necessario

consultare bandi regionali o enti poiché

i prezzi dipendono dalle gare pubbliche.…

Tanto per fare un esempio, possiamo però stimare

il costo medio per abitante di un impianto

municipalizzato a quattro stadi e dimensionato

su comuni medi (10.000-50.000 abitanti):

250-400 euro/ab come costo iniziale, a cui vanno

aggiunti costi operativi annuali pari a 20-

50 euro per abitante/anno.

In soldoni

Le acque depurate al quarto livello, soddisfacendo

e superando i requisiti del D.M.

185/2003, possono essere riutilizzate per uso

irriguo (irrigazione colture alimentari/aree verdi

e sportive); uso civile (lavaggio strade, riscaldamento/raffreddamento,

scarichi WC in reti

FARMS HOUSEHOLDS HOSPITALS INDUSTRIES

(pesticides,

hormones)

(personal

care

products)

Sources: EIB.

*WWTP: wastewater treatment plant

Water bodies

WWTP*

duali; uso industriale (antincendio, processi

ma non a contatto di alimenti/farmaceutici e

lavaggio). Non dimentichiamo l’uso ambientale

che comprende approvvigionamento ai pozzi

di prima falda, laghi o reti dedicate non potabili.

Al momento infatti non sono ammessi usi potabili,

contatti con prodotti alimentari o applicazioni

sanitarie dirette. La qualità deve rispettare

limiti specifici (es. COD<50 mg/L, azoto

totale >10 mg/L) e monitoraggi periodici.

Nonostante ciò, si hanno già grandi vantaggi

poiché vengono ridotti i prelievi idrici e gli impatti

degli scarichi. Si sappia che entro il 2045

ci sarà l’obbligo quaternario per i grandi impianti

all’interno della Comunità Europea e

che... è già domani!

l

Gli impianti

di depurazione sono

sempre più spinti. Coi

trattamenti di quarto

livello si rimuovono

gli PFAS, farmaci

e composti

recalcitranti

che passano i limiti

dei tre livelli

standard.

(antibiotics,

hormones)

(industrial

chemicals)

UNREMOVED

MICROPOLLUTANTS

Percorsi

dei microinquinanti

nei corpi idrici.

Le acque depurate

al quarto livello,

si possono utilizzare

per irrigazione

di colture alimentari

e non. Negli schemi

di riuso ben

progettati, ogni metro

cubo riusato

risparmia fino a un m 3

emunto dalla falda

o da altre risorse

convenzionali.

Marzo 2026

Marzo 2026



Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie PIANI

per l’ambiente

Economia Circolare

66

VEICOLI&ALLESTIMENTI

PIANI REGIONALI E RIFIUTI SPECIALI

REGIONALI E RIFIUTI SPECIALI VEICOLI&ALLESTIMENTI 67

“4R”uote green

coli e procedure finisca per complicare ulteriormente

il quadro regolatorio, senza produrre

un corrispondente beneficio ambientale

complessivo.

Pianificazione ambientale

e sostenibilità industriale:

il ruolo delle associazioni

di filiera nei nuovi equilibri

regolatori. Perché c’è necessità

di coerenza e realismo territoriale

Ruggiero Delvecchio

Presidente Nazionale

ADQ – Associazione

Autodemolitori di Qualità

Negli ultimi anni, la crescente complessità

della pianificazione ambientale regionale

ha posto con forza il tema del

rapporto tra programmazione, tutela dei territori

e sostenibilità industriale degli impianti

esistenti. In tale contesto, il ruolo delle associazioni

di categoria evolve progressivamente

da mera rappresentanza settoriale a soggetto

tecnico-istituzionale capace di contribuire al

dibattito pubblico con analisi giuridiche, dati

di filiera e valutazioni di impatto sistemico.

Le criticità territoriali

non devono fare da freno

È in questo quadro che si colloca il ricorso

promosso dai Comuni di Butera e Gela innanzi

al Tribunale Amministrativo Regionale

della Sicilia, relativo ad alcune previsioni dello

Stralcio Rifiuti Speciali del Piano Regionale

di Gestione dei Rifiuti. Pur trattandosi formalmente

di una vicenda circoscritta a specifici

territori, il contenzioso solleva questioni

di portata ben più ampia, che interessano

l’impostazione complessiva della pianificazione

regionale e il rapporto tra livelli normativi,

certezza regolatoria e continuità operativa

degli impianti.

Se è vero che il caso siciliano nasce da specifiche

criticità territoriali, è altrettanto innegabile

che esso si inserisce in una tendenza

più ampia, che vede il legislatore

regionale intervenire con strumenti sempre

più dettagliati e prescrittivi su una filiera già

ampiamente normata a livello nazionale ed

europeo. In assenza di un adeguato bilanciamento,

il rischio è che l’accumulo di vin-

Un’impostazione castrante

Il Piano regionale introduce criteri localizzativi

particolarmente stringenti, fondati sulla distinzione

tra criteri “preferenziali” e criteri

“escludenti”, con particolare riferimento alla

fascia di rispetto di 3 km dai nuclei urbani. Se,

in linea generale, la localizzazione degli impianti

in aree industriali già individuate dagli

strumenti urbanistici dovrebbe costituire un

elemento di favore, tale principio viene significativamente

ridimensionato nei territori classificati

come Aree ad Elevato Rischio di Crisi

Ambientale. In questi contesti, il vincolo escludente

assume carattere prevalente, incidendo

anche su aree produttive storicamente consolidate.

Le conseguenze di questa impostazione risultano

particolarmente evidenti in ambiti

come quelli di Butera, Gela e Niscemi, ma anche

nel comprensorio della Valle del Mela e

nell’area siracusana, territori caratterizzati da

una forte concentrazione di impianti industriali

e di trattamento dei rifiuti speciali. In tali aree,

la quasi totalità delle zone produttive ricade

entro le fasce di esclusione previste dal Piano,

con il rischio concreto di determinare incertezza

autorizzativa, blocco degli investimenti

e difficoltà di adeguamento degli impianti esistenti,

anche in assenza di incrementi significativi

degli impatti ambientali.

L’unione che fa la forza

In questo contesto, l’intervento di ADQ –

Autodemolitori di Qualità si è collocato su un

piano esclusivamente tecnico e associativo, a

supporto delle istanze sollevate dagli enti locali.

L’azione di ADQ non ha inteso mettere in

discussione le finalità di tutela ambientale sottese

alla pianificazione regionale, bensì richiamare

l’attenzione sulla necessità di garantire

coerenza, proporzionalità e prevedibilità normativa

in un settore già caratterizzato da un

elevato livello di regolazione.

Il contributo delle associazioni di filiera diventa

quindi essenziale per riportare il confronto

su un piano sistemico, evidenziando

come una pianificazione efficace debba coniugare

tutela dell’ambiente, realismo territoriale

e sostenibilità industriale, evitando

effetti distorsivi che potrebbero compromettere

la stessa funzionalità del sistema di gestione

dei rifiuti speciali.

l

La zona industriale

di Gela dall’alto.

Il trattamento

dei rifiuti speciali

in Sicilia segue

un piano regionale

che introduce criteri

localizzativi

particolarmente

stringenti.

Marzo 2026

Marzo 2026



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

68 VEICOLI&ALLESTIMENTI Soluzioni

NEWS

VFU

VEICOLI&ALLESTIMENTI

69

Renault 1

Renault 2

Ginevra Fontana

La Losanga punta su riciclo automotive: da auto da rottamare

a "miniere di risorse", coprendo l'intero ciclo di vita del veicolo

La Casa francese acquisisce il 30% di Pollini Group, azienda

tutta italiana attiva nell’intera filiera dei veicoli fuori uso

Gruppo Renault consolida la propria

leadership nella sostenibilità automobilistica

siglando un accordo strategico

per l’ingresso nel capitale di Pollini

Group.

L'operazione, finalizzata lo scorso 21 gennaio

2026 attraverso la sussidiaria The Future is

Neutral, prevede l'acquisizione di una quota

del 30% dell’azienda italiana, punto di riferimento

nella gestione dei veicoli fuori uso (ELV).

Allenza per riciclo industriale

L'obiettivo dell'investimento è creare un ecosistema

europeo capace di gestire l'intero ciclo

di vita dell'auto, trasformando i mezzi destinati

alla rottamazione in preziose miniere di risorse.

Pollini Group mette in campo un’infrastruttura

altamente digitalizzata che copre ogni fase della

filiera: dalla raccolta e bonifica iniziale allo

smantellamento selettivo, fino al recupero dei

materiali primari come metalli e plastiche.

Al centro dell’accordo c’è anche la rivendita dei

pezzi di ricambio usati, un mercato in forte

espansione che permette di abbattere l’impatto

ambientale della produzione di nuovi componenti.

Una sinergia che consentirà a Renault

di anticipare i futuri requisiti normativi europei

in materia di riciclabilità e tracciabilità.

"Con questo investimento proseguiamo la nostra

espansione europea per supportare produttori

e assicuratori nella gestione sostenibile dei veicoli,"

spiegano da The Future is Neutral. l

La logica dell’economia circolare. Rici -

clare auto e altri mezzi per recuperare

componenti e reimmeterli sul mercato,

gestendo l’intera filiera (dalla raccolta e bonifica

allo smantellamento).

È quanto applica Pollini Group e, l’acquisizione

della partecipazione da parte di Re -

nault, pone l’Italia al centro del mercato del

riciclo dell’auto.

In pratica le sinergie si realizzeranno nell’industrializzazione

dei processi di smantellamento,

nel consolidamento

del la capacità operativa, nell’espansione

della copertura

geografica e nello sviluppo di

soluzioni più efficienti (per il

riutilizzo e il riciclo dei materiali).

Ecosistema europeo

Pollini, che coi propri impianti

copre quasi tutto il Nord

Italia, potrà rafforzare le proprie

soluzioni competitive per

tutti i costruttori, estendendosi

con le attività di demolizione

e riciclaggio sull’intero

territorio nazionale. In soldoni, ciò significa,

strutturarsi e prepararsi per la prossima

normativa europea sui VFU.

Dall’altra parte Xavier Kaufman, chief Bu -

siness Officer di The Futuri is Neutral (la divisione

di Renault per l’economia circolare) dichiara:

“L’ingresso nel mercato italiano

rappresenta un passo importante verso la costruzione

di una piattaforma europea,

in grado di soddisfare i

nuovi requisiti normativi previsti

per il 2027. L’investimento con

Pollini Group è un asset chiave per

le sinergie nell’economia circolare.”

Che porta quindi a rafforzare

la rete europea di Renault nel riciclo

automotive. La partnership

consentirà “di accrescere il knowhow

e garantire performance

sempre più elevate nel riutilizzo, riciclo e recupero,

con piena tracciabilità dei materiali” ha

sottolineato Simone Pollini, amministratore

delegato dellomonima azienda.

Con conseguenti ma non scontati miglioramenti

nei tassi di riciclo e valorizzazione dei

componenti auto, riducendo gli sprechi a

supporto dell’economia circolare. l

Raccolta, bonifica,

smantellamento.

Sono i primi tasselli

della filiera dei veicoli

fuori uso per arrivare

al recupero

dei materiali

e successiva loro

rivendita. Pollini

Group è attiva sulla

filiera completa.

Marzo 2026

Marzo 2026



e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

70 VEICOLI&ALLESTIMENTI Soluzioni

NEWS

Potenza silenziosa

Il Volvo FL Electric

nuova versione,

offre un'autonomia

elettrica fino

a circa 200 km

a seconda del carico,

dello stile di guida,

della temperatura

ambiente e di altri

fattori. La ricarica CC

dal 20 all'80%

richiede circa 1,28 ore

con otto unità

batteria.

Il Volvo FL Electric da 14 tonnellate, una nuova versione

entry-level, con una configurazione batteria ottimizzata

per il trasporto urbano a maggiore agilità e carico utile

Volvo FL è stato uno dei primi truck della

Casa ad essere offerto con una trasmissione

completamente elettrica,

e per questo adottato da molte aziende di

trasporto. Le sue dimensioni compatte consentono

di attraversare le strette strade cittadine

per le consegne porta a porta, con la

trasmissione elettrica che mantiene i livelli

di rumore al minimo e le emissioni di scarico

a zero.

Questa nuova variante Volvo FL Electric con

un peso lordo combinato di 14 tonnellate è

una nuova offerta entry level in termini di carico

utile e capacità della batteria installata

pari a 145kWh.

Cavallo di battaglia per il centro città

Così l'ha definito Jan Hjelmgren, responsabile

della gestione dei prodotti presso Volvo Trucks.

"Siamo sempre a disposizione dei nostri clienti

per aiutarli a trovare il camion elettrico più adatto

alla loro attività.

È consigliabile acquistare solo la capacità della

batteria necessaria per il lavoro da svolgere, in

modo da massimizzare la produttività in termini

di capacità di carico utile e redditività".

La nuova versione del Volvo FL Electric è disponibile

in diversi passi, configurazioni degli

assali e configurazioni delle batterie, in modo

che ogni cliente possa personalizzare il proprio

camion in base alle proprie esigenze specifiche.

La forma e l'installazione delle batterie garantiscono

che non interferiscano con le installazioni

della carrozzeria sul telaio. Inoltre, la nuova

variante Volvo FL Electric è anche più agile

grazie alla possibilità di una larghezza del veicolo

fino a 2,4 metri.

Le nuove batterie sono disponibili in diversi

modelli di camion elettrici Volvo, dal nuovo

FL Electric da 14 tonnellate, al FL Electric da

16 e 18 tonnellate, fino alle versioni Volvo FE

Electric con un GCW fino a 26 tonnellate.

Le versioni elettriche dei modelli di autocarri

elettrici Volvo FL e FE sono sul mercato dal

2019 e sono vendute in diversi mercati in

Europa, Medio Oriente, Africa, Asia e Au -

stralia.

l

Marzo 2026



9

LA RIVISTA TECNICA

SULL’ECONOMIA CIRCOLARE

Anno X

Marzo

2026

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Soluzioni e tecnologie

per l’ambiente

Economia Circolare

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