Waste n. 39 marzo 2026
RACCOLTA DIFFERENZIATA E GESTIONE DELLE MPS.TORNA IN AUGE IL TMB RIMOZIONE DEI CONTAMINANTI SEMPRE PIÙ SPINTA COL QUARTO LIVELLO DI DEPURAZIONE
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Marzo
2026
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COL QUARTO LIVELLO
DI DEPURAZIONE
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2 SOMMARIO
wasteweb.it
waste@fiaccola.it
Stampato su carta FSC
ISSN 2610-9069
Numero 39
Marzo 2026
EDITORIALE
3
Direttore Responsabile
Lucia Edvige Saronni
lsaronni@fiaccola.it
In primo piano
8 Cestino d’oro
Alla ECA che smaschera
le politiche europee sul riciclo
9 Up e Downcycling
Progetti geniali, idee bizzarre
10 Sistemi territoriali
L’analisi sui piani di gestione
per la frazione organica in Italia
12 Pillole dal laboratorio
Gestione dei RAEE: quali sono
le novità
14 App e Startup
L’angolo delle buone idee
15 Welcome to jungle
Critiche sul desorbimento,
ma il progetto ha dei meriti
16 Consuntivo riciclo
L’annuale aggiornamento delle
principali filiere. L’Italia continua
a fare bene
21 Scaffale Circolare
I libri che ispirano un futuro
sostenibile
22 Rifiuti olimpici
Un approccio circolare per
minimizzare l’impatto su Milano?
Economia circolare
24 CircolarMente
Tessile circolare e JRC per
ridurre l’impatto ambientale
26 Waste segnala
JEC Parigi, il Salone
sui compositi
28 Chiusura del ciclo?
La fine delle discariche
si avvicina, ma le alternative
in essere non bastano
Energia
32 Effetto diga
Sedimenti da dragaggio come
risorsa preziosa in diversi ambiti
34 Sinfonia in H
L’intervista ai vertici di Hydrogen
Park, l’hub per l’energia pulita
Rifiuti solidi
38 Formazione green
Parte il modulo di FAST Academy
sulla depurazione biologica
42 Radici nel porto
Celebrazione di 60 anni di attività
con sguardo al futuro
44 Waste segnala
Parte il primo modulo di FAST
48 Meno spreco più risorsa
Sistemi intelligenti per
ottimizzare il ciclo dei rifiuti
50 Oltre l’etichetta
Innovazione molecolare
per il riciclo infinito dei tessuti
52 La sfida
È nata la prima scarpa pensata
coi principi dell’ecodesign
56 Tracciabilità 4.0
Arriva il FIR digitale e il RENTRI
diventa realtà per tutti
Biowaste
58 TMB, siamo sempre lì
Ritornano le tecnologie dei
trattamenti meccanico-biologici
60 Segnali incoraggianti
L'ETS consente l'utilizzo
del biometano oltre al trasporto
Acque reflue
64 Quarto grado di depurazione
La rimozione dei contaminanti
si fa sempre più spinta
Veicoli&Allestimenti
66 «4R»uote green
Il ruolo delle associazioni nei
nuovi equilibri regolatori
3 Editoriale
6 Numeri e poltrone
22 News economia circolare
36 News energia
37 News rifiuti solidi
62 News biowaste
63 News acque reflue
66 News veicoli&allestimenti
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Giuseppe Guzzardi
gguzzardi@fiaccola.it
Consulenza Tecnico-Scientifica
Marco Comelli
mcomelli@fiaccola.it
Coordinamento Editoriale
Federica Lugaresi
flugaresi@fiaccola.it
Redazione
Mauro Armelloni, Matthieu Colombo
Fabrizio Parati, Emilia Longoni
waste@fiaccola.it
Collaboratori
Ludovica Bianchi, Marco Capellini, Damiano
Diotti, Antonio Fargas, Ginevra Fontana,
Andrea Ghiaroni, Annalisa Gussoni,
Alessandro Marangoni, Giovanni Milio,
Mattia Molena, Eliana Puccio, Michele
Ragonese, Riccardo Rossi
Segreteria
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Amministrazione
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(escluse Parma e Piacenza)
Trimestrale - LO-NO/00516/02.2021CONV
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STAMPA N.01740/Vol. 18/Foglio 313
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CUORE
DI VETRO
Il mondo del waste ha una caratteristica, non ci si annoia
mai. E come insegna la maledizione cinese sui tempi interessanti,
non è quasi mai un bene. Quando consideri un settore,
per esempio del riciclo, stabile, ben avviato e in crescita,
capita qualcosa che non ti aspetti, e non sono i cioccolatini di
Forrest Gump. Prendiamo il caso del vetro, fiore all’occhiello
dell’Italia del riciclo etc etc. In diverse parti del Paese, quorum il
mio paese, si è passati alla raccolta porta a porta, abbandonando le
gloriose campane. Quando questo succede per altre tipologie di rifiuti
urbani di solito la qualità del differenziato aumenta. Nel caso del vetro, stando ai
dati del CoReVe, non è così. Senza generalizzare, nella raccolta porta a porta si trova una
quantità in crescita di “falsi amici” del vetro, da quelli più riconoscibili, come la ceramica
a quelli più simili, come il cristallo e, ultimo, arrivato il vetro borosilicato, che a prima vista
è difficile da distinguere dal vetro comune (ci si fanno anche i bicchieri, oggi). Mancanza
di attenzione del cittadino, più “rilassato” nella selezione? Aumento di nuclei familiari
meno attenti (studi serissimi indicano negli under 35 degli adepti riluttanti alla differenziata)?
Aumento oggettivo dei falsi amici “difficili”, come il borosilicato? Il CoReVe punta sulla
comunicazione e sull’informazione. Speriamo.
E poi c’è sempre lei, la Grande Distratta, l’Unione Europea. Che ha combinato ancora,
direte voi. Ancora nulla, ma prevenire è meglio che curare. Nell’ambito del processo di
aggiornamento del nuovo regolamento sugli imballaggi e sui rifiuti degli imballaggi, si
sta trattando degli imballaggi in vetro. Si lavora per proposte, e alcune di queste (tedesca
e danese, in primis) prevedono che un contenitore (una bottiglia) in cui più del 30% in
peso del vetro avesse trasmittanza inferiore al 10%, avrebbe più del 30% in peso di materiale
non riciclabile, e di conseguenza sarebbe ritenuta integralmente non riciclabile,
e pertanto, non potrebbe essere messa sul mercato. Venendo nel concreto, tutte
le bottiglie pesanti e scure sarebbero proibite, in pratica la stragrande maggioranza
di quelle destinate ai vini spumanti, che devono essere spesse per reggere
la pressione e scure per proteggere il contenuto dai raggi UV. Questo nonostante
gli impianti di selezione siano in grado di riconoscere frammenti di vetro con trasmittanza
anche del 2,5%, per cui non si comprende il razionale della proposta,
anche perché il vetro scuro da riciclo costa molto meno di quello bianco.
Trattandosi, soprattutto la Germania, di Paesi “pesanti”, il rischio che in
qualche modo il limite si infili nella normativa esiste. Speriamo che il neopresidente
della Commissione ambiente del Parlamento Europeo ci dia
un occhio. Non avrà da annoiarsi, se si inizia così.
A quale musicale “cuore di vetro” ci porta il titolo di questa rubrica? Ci
dispiace deludere i fan dei Camaleonti e dei Litfiba, ma “Heart of Glass”
dei Blondie svetta. Non solo per Debbie Harry, ma ...no ok, per Debbie.
Che peraltro bionda non è. 1978 nel terzo album della band, singolo nel
gennaio del 1979.
Marco Comelli
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DIFFERENZIATA
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La discarica va in discarica?
Nel nostro Paese il tasso di riciclo dei rifiuti
urbani (anno 2024) ha raggiunto il 52,3%
(ancora sotto il target europeo del 55% per
il 2025). Quasi un 15% arriva ancora in discarica,
pur superando il futuro target del
10% entro il 2035. Cosa manca per chiudere
definitivamente il cerchio? Servono
più impianti (termovalorizzatori e recupero
organico) per autosufficienza e prossimità
come indicato dal PNGR. Ma anche un booster
per gli impianti dei non riciclabili. E
chiudiamolo sto cerchio!
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C
Calzaturificio Scarpa . . . . . .52
CONAI . . . . . . . . . . . . . . . . .22
Corepla . . . . . . . . . . . . . . . .22
Coripet . . . . . . . . . . . . . . . . . .6
E
Ecopol . . . . . . . . . . . . . . . . .15
emz . . . . . . . . . . . . . . . . . . .14
G
GE.S.P.I. . . . . . . . . . . . . . . . .42
Gruppo Renault . . . . . . . . . .68
H
H&M . . . . . . . . . . . . . . . . . .50
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I
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K
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P
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Radici Group . . . . . . . . . . . . .9
Rongke Power . . . . . . . . . . .36
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The Lycra Company . . . . . . . .9
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2 3
4
6 PRIMO PIANO Soluzioni
IN EVIDENZA
1 2 3 4
IN EVIDENZA
PRIMO PIANO
12 3
4
7
Numeri e poltrone
CORIPET
Le regole del gioco
Per la plastica, la filiera
produzione-recuperoriciclo
per nuovo utilizzo,
non è chiusa come invece accade
per gli altri materiali (vetro e carta
in primis).
Ma Coripet, Consorzio per il
riciclo delle bottiglie in pet, ha
attivato su scala industriale il
modello “bottle to bottle”. Da
gennaio infatti esiste l’obbligo di
usare almeno il 25% di plastica
riciclata nelle bottiglie di pet
nuove, ma purtroppo non sono
previste sanzioni per chi non
segue questa direttiva. Dal 2021
12 3
4
FEDERLEGNOARREDO
Il più ggggiovane!
Nuovo Direttore Generale da
gennaio in FederlegnoArredo.
Carlo Piemonte, a 44 anni, diventa
così il più giovane a ricoprire il ruolo di cui
sopra, nella storia della Federazione.
Con una carriera ventennale al servizio
del settore legno-arredo e delle filiere
forestali nazionali, Carlo Piemonte è
stato scelto dal Consiglio di
presidenza di FLA. Laureato in
Giurisprudenza all’Università di
Trieste, Piemonte ha ricoperto
ruoli chiave nello sviluppo e
nella valorizzazione del settore,
e negli anni ha sviluppato una
rete internazionale dedicata alla
Coripet si sta portando avanti, ed
ha installato nei supermercati dei
più importanti nomi della Gdo, più
di 1800 eco-compattatori per
raccogliere le bottiglie di pet
promozione del made in Italy, con progetti
focalizzati sul design e legno-arredo, come
le International Platform, con uffici
permanenti anche a Singapore, Mosca e
Shanghai.
“La scelta di Carlo Piemonte, condivisa con
il Consiglio di presidenza di FLA,
rappresenta un passo importante per il
futuro della nostra Federazione. La sua
profonda conoscenza delle diverse filiere,
la capacità di lavorare a stretto contatto sia
con le imprese che con le istituzioni
regionali, nazionali ed europee,
costituiranno un valore aggiunto
fondamentale per tutti i nostri associati e
per il nostro sistema produttivo” ha
commentato Claudio Feltrin, presidente di
FederlegnoArredo.
usate e avviarle al riciclo. Queste
macchine sono capaci di
riconoscere l’imballaggio dalla
lettura del codice a barre sulla
bottiglia (distinguendo tra quelle a
contenuto alimentare e le altre). Il
sistema è premiante per il
consumatore: chi conferisce la
bottiglia accumula punti per
sconti e premi nei negozi
convenzionati. In Italia vengono
immesse 13 miliardi di bottiglie di
plastica all’anno e la direttiva
europea ha fissato il tasso di
riciclo del pet al 77%, entro il
2025, del totale immesso. Ma
siamo ancora lontani dal
raggiungimento dell’obiettivo…
Marzo 2026
INEOS OLEFINES AND
POLYMERS EUROPE
Cambio di vertice
Rob Ingram, CEO
di INEOS, è stato
nominato
presidente di Plastics
Europe il 1° gennaio 2026.
Una figura che non poteva
che essere rilevante per
guidare l’associazione dei
produttori europei di
materie plastiche, e che
arriva in un momento
cruciale per l’evoluzione
del settore verso la
circolarità e la neutralità
climatica.
REGIONE
LOMBARDIA
Comune
per comune…ahi
ahi ahi
Raccolta
differenziata
in Lombardia.
Differenziata anche
per zone, purtroppo.
È in crescita ma non
ovunque e non con le
stesse modalità.
Complessivamente è
stato raggiunto
l’obiettivo UE, ma i
dati Arpa mostrano
una forte discrepanza
nei vari Comuni. Un
12 3
4
Marzo 2026
Punti chiavi del
programma – che
l’associazione porterà
avanti – sono il
raggiungimento del 65% di
plastiche circolari in
Europa, innovazione e
collaborazione nella filiera
e nelle politiche
industriali, ma anche un
sistema climate-neutral.
Sfide molto importanti e
complesse che Ingram si
troverà ad affrontare.
“In questo momento così
delicato e importante - ha
dichiarato il neo
presidente – abbiamo la
esempio su tutti
quello del Bresciano.
Emblematico il caso di
Acquafredda,
bravissimi nel
differenziare (si
supera il 95%) ma con
più di 585 kg di scarti
per abitante/anno
(come dire che ne
produciamo ancora
tanti… troppi).
Nel 2024 la Lombardia
ha centrato il target
europeo sul riciclo
effettivo dicevamo,
superando la soglia
del 55%, fissata per il
2025. Oltre 900
competenza, l’innovazione
e la capacità per creare un
sistema plastico
realmente sostenibile e
circolare.
Anche se il successo
richiederà azioni lungo
l’intera filiera, con
l'adozione di misure
politiche urgenti per
salvaguardare questo
settore strategico per
l’Europa e per rimettere
la nostra industria sulla
rotta della circolarità
di cui l’Europa
ha tanto
bisogno".
Comuni superano la
media regionale, di
questi ben 597 hanno
superato l’80% di
raccolta differenziata.
Sembra che si sia
arrivati ad un «plateau
fisiologico» e che si
sia in stallo.
Migliorare è difficile:
c’è chi incolpa “la
stanchezza” dei
cittadini che “hanno
raggiunto il tetto
culturale prima che
tecnico”. Il problema
vero sembra essere
che continuiamo a
produrre le stesse
quantità di rifiuti -
anzi di più - e ci
sentiamo rassicurati
dai numerini verdi che
ci fanno sentire
migliori…
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
8 PRIMO PIANO Soluzioni
WASTE AWARD
PUNTI COSPICUI
PRIMO PIANO
9
Upcycling e Downcycling
Marco Comelli
Entra la Corte
dei Conti Europea
e vince per manifesta
superiorità.
Perché punta il dito
e segnala che
le politiche europee
non permettono
di raggiungere
gli obiettivi fissati
dalle stesse.
Soprattutto
in materia di riciclo
per i CRM
che non vedono
ancora istituzione
di piani nazionali…
e non solo.
Cestino d’oro
La European Court of Auditors (ECA) smaschera le illusioni
europee sui materiali critici. Soprattutto sul loro riciclo
Nota come Corte dei Conti Europea, anche
se il suo mandato va oltre quello del
controllo sul bilancio, non ha peli sulla
penna quando c’è da segnalare le politiche europee
che non raggiungono e non hanno la possibilità
di raggiungere gli obiettivi che si sono
prefisse. Il nostro non premio va questa volta
all’ECA per rapporto pubblicato ai primi di febbraio
Critical raw materials for the energy transition
– Not a rock-solid policy e in particolare
per la sezione sul riciclo, anche se anche sugli
altri punti la Corte non va giù leggera.
Un esempio: la UE ha identificato 26 minerali
‘critici’, fondamentali per la doppia transizione
verde e digitale, il cui approvvigionamento dovrebbe
essere messo al sicuro da condizionamenti
esterni entro il 2030. Ancor prima dell’entrata
in vigore del Critical Raw Materials
Act, a metà 2024, la UE aveva concluso 14 partenariati
strategici con altrettanti Paesi. Ebbene,
per la metà dei materiali l’import da questi
Paesi è diminuito, e per l’altra metà non è cambiato.
Nel vivo delle critiche
Per tornare al riciclo, il CRM Act prescrive (ma
non è obbligatorio...) che entro il 2030 il 25%
dei CRM utilizzati provenga dal riciclo. Secondo
i dati raccolti dalla Corte (fine 2024, ma non dovrebbero
essere cambiati granché), 10 materiali
non vengono riciclati per nulla, sette per percentuali
inferiori al 5% e i restanti sono un po’
“vincere facile”, perché comprendono il rame,
il nickel, l’alluminio, i metalli del gruppo del
platino (comunque fermi attorno al 10%) ...
Problemi tecnologici, industriali, economici, direte
voi. Certo. Ma la Corte mette il dito su due
questioni endogene. Il primo è il ritardo cronico
degli atti implementativi. Nel caso specifico,
l’effettivo funzionamento del riciclo dipende
dall’istituzione di piani nazionali, quelli sì vincolanti,
con una deadline di due anni dalla pubblicazione
degli atti implementativi. Di cui però
non c’è traccia.
La seconda critica ci conforta perché è un nostro
pallino: il disallineamento e la natura frammentata
e contradditoria della normativa europea.
Questo comporta che non esista un
obiettivo europeo incentivato per il riciclo di tutti
i CRM, ma che alcuni target siano inseriti in almeno
quattro legislazioni, con tempistiche diverse
e nel migliore dei casi (batterie) per alcuni
materiali. Era già chiaro che si stava parlando
quasi del nulla, ma ora è ufficiale.
l
Marzo 2026
La pagina che sottolinea le notizie più interessanti del momento
ma anche del futuro, in antitesi con baggianate sapienti e idee
fuori moda o che hanno stancato o che lasciano il tempo che trovano
“Pota”che fibre!
Il bergamasco Radici
Group (con la sua
divisione Radici Innova)
ha brevettato una tecnologia
capace di separare le fibre tessili
miste. Da oggi decolla il
recupero di nylon e lycra che da
sempre - per le caratteristiche
intrinseche della fibra di
elastomero che si avviluppa
attorno alla poliammide in modo
inestricabile - difficilmente
vengono divise. Si è finalmente
arrivati al cosiddetto close-loop,
ossia dallo scarto tessile è
possibile ricavare un nuovo
capo: per es. da un vecchio
costume da bagno potrà nascere
un nuovo collant o
abbigliamento sportivo in un
ciclo senza fine. La tecnica di
Restiamo
attaccati al palo
Forse non tutti sanno
che… (e non è una delle
storiche rubriche della
Settimana Enigmistica),
oltre a perdere la
produzione primaria di
alluminio, ora si rischia
di perdere anche i
rottami.
Nel 2024 l’Ue ha
esportato verso l’Asia
(con la Cina che ha
ampliato la sua capacità
di produzione di
alluminio secondario)
1,2-1,3 milioni di
Marzo 2026
riciclo in questione è coperta da
brevetto internazionale, ma si sa
che “è basata sulla dissoluzione
selettiva in grado di trattare i
rifiuti tessili misti recuperando
da questi le diverse fibre
(nylon e lycra)
tonnellate di rottami.
L’Europa ha creato un
sistema di riciclaggio
alluminio efficace ed
efficiente, ma purtroppo
viene usato dalla Cina
che acquista i rottami, li
fonde e li esporta in
Europa come metallo di
nuova produzione. E
intanto il 15% dei nostri
bleah!
wow
forni per il riciclaggio è
inattivo, in quanto
vengono a mancare i
rottami… Bruxelles
deve intervenire per
limitare questo
danno. Come? Beh
per esempio,
limitare le esportazioni
verso l’Asia e Usa -
magari con obblighi di
autorizzazione – e
creare un sistema di
controllo dei flussi nel
momento in cui il
sistema europeo
verrebbe ad essere
compromesso. Il giro
rendendole poi disponibili per
nuovi capi”. Il processo inoltre
non utilizza solventi tossici,
neppure infiammabili piuttosto
ecocompatibili ed è applicabile
alle principali tipologie del
nylon. In questo
progetto, Radici
Innova si è
accompagnata a
due big del settore:
ha lavorato infatti in
partnership con The Lycra
Company e Triumph. E presto
avverrà la messa a terra del
progetto di industrializzazione,
con un impianto pilota nello
stabilimento chimico di Novara,
per la lavorazione di 30-50
tonnellate all’anno di rifiuti
tessili. Una perfetta armonia tra
azioni e intenzioni!
Federica Lugaresi
d’affari in Europa per
questo comparto è di 40
miliardi: l’allarme è già
partito ed e forte e
chiaro. Forza!!!!
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
10
PRIMO PIANO
SISTEMI TERRITORIALI
Frazione organica,
elemento chiave della
gestione dei rifiuti in Italia
L’analisi del think tank WAS di Althesys relativamente ai Piani
di gestione dei rifiuti di 17 Regioni, evidenzia l’importanza degli
impianti di trattamento all’interno dei sistemi territoriali
Alessandro Marangoni, economista
e docente universitario, è fondatore e ceo di
Althesys, società professionale indipendente
specializzata nella consulenza strategica
e nello sviluppo di conoscenza.
Opera con competenze di eccellenza nei settori
chiave di ambiente, energia, infrastrutture e
utility, nei quali assiste imprese e istituzioni.
La frazione organica è una componente significativa
dei rifiuti urbani, rappresentando
circa il 35% del totale prodotto ogni anno in
Italia (fonte Ispra, 2025). Nella valutazione della
gestione di questa frazione dei rifiuti, tuttavia, si
tende spesso a concentrarsi sul miglioramento e
sull’estensione della raccolta rispetto al trattamento
e all’impiego degli output ottenuti.
Gli ambiziosi obiettivi dell’Unione Europea fissati
per i prossimi anni richiedono di ripensare tale approccio
e, in questo quadro, pare utile considerare
i risultati dell’analisi effettuata dal think tank WAS
di Althesys relativamente ai Piani di gestione dei
rifiuti di 17 Regioni (esclusi Lazio e Umbria, antecedenti
il 2021) e delle due Province Autonome.
A che punto siamo
In generale, emerge il ruolo chiave degli impianti
di trattamento dell’organico all’interno dei sistemi
territoriali. Sono diversi, infatti, i Piani che riconoscono
l’importanza di migliorare la gestione della
frazione organica sul territorio, con alcuni che stabiliscono
obiettivi specifici per i prossimi anni. Tra
questi, ad esempio, l’intercettazione di 190.000
WAS è il think tank italiano sull’industria del waste management e del riciclo. Monitorare
il comparto del waste management e del riciclo, cogliere i trend evolutivi, analizzare le
strategie aziendali e indirizzare le policy è la sua mission. L’osservatorio sviluppa analisi
e studi sulla gestione dei rifiuti, la valorizzazione delle risorse e l’economia circolare,
monitorando il settore con l’Annual Report.
Alessandro Marangoni e Alessandra Zacconi
ton/anno di frazione organica entro il 2026 (Liguria),
la produzione di almeno 70 milioni smc di biometano,
derivanti dai rifiuti organici da RD, dai fanghi
prodotti dalla depurazione delle acque reflue e da
altri rifiuti a matrice organica, e quella di almeno
10.000 tonnellate di “compost di qualità” entro il
2035 (Sicilia). Al contempo, prosegue, a livello nazionale,
la conversione degli impianti di compostaggio
in impianti integrati con una prima fase di
digestione anaerobica, mentre alcune aree del
Centro Italia e del Meridione rilevano la necessità
di ulteriore capacità di trattamento, sebbene a livello
italiano la capacità complessiva risulti adeguata
e si registri una sostanziale autosufficienza
impiantistica. In relazione agli obiettivi dei Piani
precedenti, per due Regioni non è stato raggiunto
l’obiettivo di copertura della popolazione con la
raccolta differenziata dell’organico (90% degli abitanti
entro il 2020 per la Basilicata e 100% dei
Comuni entro il 2020 per la Lombardia), mentre
Puglia e Liguria segnalano ritardi nella realizzazione
delle infrastrutture previste per diversi motivi,
tra cui lentezza degli iter e fenomeni NIMBY (Not
In My BackYard). In conclusione, le Regioni riconoscono
l’importanza di gestire adeguatamente
la frazione organica, anche se rimangono ancora
carenze e criticità che dovranno essere affrontate,
per raggiungere i target UE ma non solo.
Una corretta modalità di trattamento dell’organico
e l’impiego dei prodotti derivanti dal suo efficiente
riciclo, infatti, possono fornire un apporto significativo
alla fertilità dei suoli e alla riduzione degli
impatti ambientali. Al contempo, permettono di
ottenere risultati economici e industriali capaci di
valorizzare questi materiali e di aumentare l’efficienza
e la sostenibilità economico-finanziaria
della loro gestione.
l
Marzo 2026
La principale piattaforma
Europea per l’Economia
Circolare
Waste Management
Europe Exhibition &
Conference
19 - 21 Maggio 2026
Bologna, Italia
www.wme-expo.com
Organized by
Bologna Fiere
Piazza della
Costituzione, 3
40128 Bologna BO
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
12 PRIMO PIANO Soluzioni
AGGIORNAMENTO RAEE
AGGIORNAMENTO RAEE
PRIMO PIANO
13
Gestione dei RAEE:
quali sono le novità?
Andrea Ballabio,
Donato Berardi, Giulia
Gadani e Nicolò Valle
Il sistema per raccolta dei rifiuti da apparecchiature
elettriche ed elettroniche presenta importanti criticità,
ma le nuove misure introdotte ne agevolano la gestione…
IL TASSO DI INTERCETTAZIONE DEI RAEE IN ITALIA 65%
Valori percentuali, anni 2021-2024
Target UE
34,56%
2021
Il Laboratorio REF è un
think tank che intende
riunire selezionati
rappresentanti del mondo
dell’impresa, delle
istituzioni e della finanza
al fine di rilanciare il
dibattito sul futuro dei
Servizi Pubblici Locali
34,01%
30,24%
Fonte: elaborazione grafica Laboratorio REF sui dati CdC RAEE
29,64%
2022 2023 2024
Durante il 2024, sono state aperte nei
confronti dell’Italia due procedure di infrazione
per il mancato rispetto della
disciplina comunitaria in materia di gestione
dei Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed
Elettroniche (RAEE). Sebbene sia operativo da
tempo, il sistema dei RAEE continua, infatti,
a mostrare lacune profonde. I numeri parlano
chiaro: il tasso di intercettazione dei RAEE è
sceso al 29,64% nel 2024, rispetto al 34,56%
del 2021, quando l'obiettivo europeo è del 65%
dell'immesso sul mercato (media dei 3 anni
precedenti).
Quali sono le problematiche?
Il sistema italiano prevede due modalità principali
di conferimento per i cittadini: il ritiro
"uno contro uno", che permette di consegnare
gratuitamente un vecchio elettrodomestico
quando se ne acquista uno nuovo, e il ritiro
"uno contro zero", che consente di portare piccoli
apparecchi nei negozi di grandi dimensioni
senza obbligo di acquisto. Secondo i dati Erion
WEEE, il principale sistema collettivo della filiera,
il 61% dei cittadini conserva in casa apparecchi
non funzionanti, solo la metà sa cosa
siano effettivamente i RAEE e un terzo chiede
più iniziative informative. Ancora più grave, è
il fatto che il 20% ignora completamente i rischi
ambientali del conferimento errato. Una
percentuale, questa, che tra i giovani sale addirittura
al 32%. In generale, le problematiche
sistemiche riguardano la mancata implementazione
delle infrastrutture di raccolta, la scarsa
collaborazione da parte dei rivenditori e dei
centri assistenza e, soprattutto, l'assenza di
un sistema di tracciabilità efficace.
Le novità per rilanciare il sistema
Per rilanciare il sistema, il Governo italiano
ha risposto con il D.L. n. 131/2024, noto come
"Decreto Salva Infrazioni". Il provvedimento
affronta diverse infrazioni pendenti contro il
Paese, dedicando ampio spazio proprio alla
gestione dei RAEE. Le misure introdotte puntano
su tre direttrici principali: semplificazione
degli obblighi per gli operatori, rafforzamento
della tracciabilità e aumento della consapevolezza
dei cittadini. Tra le novità, si segnalano
Marzo 2026
IL MOTIVO DEL MANCATO CONFERIMENTO PER GLI APPARECCHI
DISMESSI PRESENTI IN CASA
ITALIA
GIOVANI
Marzo 2026
Destini degli apparecchi non funzionanti
Ha almeno un apparecchio non funzionante:
Italiani: 61% - Giovani (18-26 anni): 73%
Fonte: elaborazione grafica Laboratorio REF su dati indagine Erion WEEE- Ipsos
Ho pensato che avrei potuto ripararli
e riutilizzarli nuovamente
Li ho tenuti per le parti di ricambio nel
caso in cui i nuovi dispositivi si rompessero
Non sapevo come gettarli/dove dismetterli
Il Centro di Raccolta/isola ecologica
è lontano da casa/difficile da raggiungere
in particolare che rivenditori, distributori e installatori
non devono più iscriversi all'Albo
Gestori Ambientali (la famosa categoria 3bis
è stata abolita), possono trasportare i RAEE
con un semplice documento di trasporto e
sono esentati da registri di carico/scarico e
MUD. Inoltre, aumentano anche i limiti di stoccaggio:
non più 3.500 kg complessivi, ma un
quantitativo massimo equivalente per ciascun
raggruppamento, permettendo una gestione
più flessibile. Per la prima volta, viene previsto
il ritiro gratuito "uno contro uno" anche per i
RAEE professionali (su base volontaria per i
rivenditori), ma soprattutto viene regolamentato
l'e-commerce: per tutti produttori che
vendono online, anche tramite marketplace
come Amazon, vengono delineate le modalità
di adempimento degli obblighi di EPR (“Re -
sponsabilità Estesa del Produttore”).
Inoltre, per la prima volta, i Consorzi sono obbligati
- per legge - a investire almeno il 3%
dei loro ricavi in campagne di comunicazione
per spiegare ai cittadini come e dove conferire
correttamente i RAEE. Ulteriori novità, si rinvengono
nel D.L. ”Terra dei Fuochi” del 2025,
ove viene previsto che i distributori - durante
il ritiro dell’apparecchiatura usata - possono
effettuare il ritiro presso il domicilio dell’acquirente
di RAEE dai nuclei domestici, a titolo
gratuito e senza l’obbligo di acquistare AEE di
tipo equivalente. Anche questa misura va nella
giusta direzione di provare ad accrescere i
quantitativi di RAEE raccolti, semplificando le
modalità di consegna per i cittadini-utenti. Nel
complesso, i vari interventi messi in campo
dovrebbero consentire di rafforzare il sistema
dei RAEE, risolvendone le principali criticità a
partire dal miglioramento della raccolta.
L’effettivo successo dipenderà da tre fattori
chiave: l'efficacia delle campagne di comunicazione
nel modificare i comportamenti dei
cittadini, la capacità di controllo delle autorità
per garantire che la semplificazione non si
traduca in un "liberi tutti" e la volontà degli
operatori economici - dai produttori ai rivenditori,
dai gestori delle piattaforme online agli
impianti di trattamento - di assumersi pienamente
le proprie responsabilità. l
Per approfondire
Gestione dei RAEE: cosa
cambia?
Position Paper n. 303 -
Laboratorio REF Ricerche,
ottobre 2025
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
14 PRIMO PIANO Soluzioni
ANGOLO INNOVAZIONE
WELCOME TO THE JUNGLE NEWS PRIMO PIANO
15
Economia Circolare
App e Startup
Eliana Puccio
La tecnologia può essere un ottimo alleato dell’uomo,
anche nella raccolta differenziata. Spazio ad app e idee
che generano nuove opportunità di business sostenibile
EGATE DIGI
Sviluppata da emz,
digitalizza l'accesso ai
contenitori della raccolta
differenziata, permettendo
agli utenti di aprire
i cassonetti tramite
il proprio smartphone
senza bisogno di tessere
fisiche. Inoltre, migliora
il controllo, la gestione
e la trasparenza dei servizi
di igiene ambientale per
cittadini e gestori.
Basta scaricare l'app e
attivare con un codice
fornito dal gestore del
servizio rifiuti, legando lo
smartphone al proprio
profilo. Avvicinandosi al
contenitore, l'app rileva i
cassonetti disponibili con
Bluetooth; l'utente
seleziona quello corretto e
lo sblocca con un tap,
trasformando lo
smartphone in una chiave
di accesso.
Vantaggi:
eliminazione di
tessere fisiche,
riducendo costi
e semplificando
l'attivazione;
riduzione di
plastica e carta;
gestione digitale 24/7 con
meno code agli sportelli e
SIE-VE
Con sede a Bergamo, è focalizzata
sulla sostenibilità ambientale. Sviluppa
filtri avanzati per il trattamento delle
acque reflue industriali utilizzando
materiali derivanti
dall'economia circolare
(scarti della lavorazione
dell'alluminio).
Il sistema di filtrazione
rimuove simultaneamente
metalli pesanti, ammonio e
migliora
l'efficienza
operativa dei
gestori; rapporto diretto
e trasparente tra utente e
gestore.
COD refrattario in un'unica unità
modulare compatta, eliminando la
necessità di complesse catene di
trattamento multifase. Tra i punti di
forza c'è la riduzione dei costi
operativi fino all'80% rispetto ai
sistemi tradizionali a carboni attivi.
Questa tecnologia stabilisce un
nuovo standard per la gestione
sostenibile delle acque industriali,
offrendo processi di purificazione più
semplici, puliti ed efficienti.
Marzo 2026
Desorbimento
is the new combustione
La tecnologia che permette di purificare rifiuti speciali
contaminati, e renderli riciclabili, è il nuovo spauracchio
dei soliti noti. Anche se il progetto ha dei buoni meriti
Uno spettro si aggira per le piane del
Polesine; non è lo stryx, l’uccello notturno
delle streghe che infesta le lanche
del grande fiume. Il suo nome è “desorbimento”,
e già dal suono “chimico” infesta le orecchie dei
soliti noti come brutto, sporco e cattivo, candidandosi
a prendere il posto, subdolamente, della
apertamente fiammeggiante “combustione”. Il
povero desorbimento è un trattamento termico
che comporta l’applicazione di una temperatura
di qualche centinaio di gradi (dipende dal materiale
trattato) in modo da provocare la volatilizzazione
di contaminanti come il benzene e
altri idrocarburi, ma anche la neutralizzazione
di semi di infestanti. Le sostanze volatili vengono
quindi bruciate, l’aria in uscita viene filtrata, e il
materiale (in genere terreno) depurato può così
essere avviato al riutilizzo o riciclo, avendo cessato
di essere un rifiuto (end of waste). Ne parliamo
qui invece che come glossario perché la
proposta di un impianto di desorbimento è al
centro di una controversia (eufemismo) a Rovigo.
Apriti cielo…
La Ecopol è un’azienda di gestione rifiuti che
possiede, in periferia della città, un impianto di
stoccaggio di rifiuti pericolosi e non pericolosi e
di accorpamento degli stessi senza rimozione
dell’imballaggio primario. L'AIA consente a
Marzo 2026
Ecopol di stoccare 500 tipi di rifiuti, di cui 380
classificati come pericolosi. Nel 2023 la società
chiedeva di modificare l’AIA, e quindi di non passare
per una VIA, con l’inserimento dell’attività
di recupero di rifiuti pericolosi e non con un processo
di desorbimento a 600 gradi. Le categorie
autorizzate si ridurrebbero della metà, di cui 80
pericolose per il contenuto di contaminanti. Dopo
richiesta di chiarimento, Ecopol ha ufficializzato
che “I rifiuti conferiti saranno principalmente
costituiti da idrocarburi e composti organici volatili.”
e “Si esclude la possibilità di ritirare rifiuti
contaminati da composti clorurati, fitofarmaci,
diossine, furani, ammine aromatiche, PFAS”.
Apriti cielo. Sul caso si gettano a pesce tutte le
sigle dell’ambientalismo (persino Slow Food).
La rivendicazione apparente è che venga effettuata
la VIA, in realtà la panoplia degli “argomenti”
è in gran parte la solita, come si è visto
anche nella presentazione del progetto effettuata
dalla società. Ha scritto una testata locale “Da
parte delle associazioni presenti si sono alzate
proteste e cartelli “green”, con un botta e risposta
a suon di urla e contestazioni”. Peccato che
così si sia perso nel marasma l’unico appunto
sensato al progetto, fatto da Legambiente, sulla
miscelazione del materiale con dei fanghi, che
non viene spiegato che vantaggi porterebbe.
Sarà stato lo stryx a metterci il becco? l
Marco Comelli
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
16 PRIMO PIANO Soluzioni
CONSUNTIVO RICICLO
CONSUNTIVO RICICLO
PRIMO PIANO
17
Tasso di riciclo
dei rifiuti
da imballaggio
nel 2024 e obiettivi
al 2025 (%).
(Credit CONAI)
conde per circa 8,1 milioni di tonnellate di MPS.
E questo non è positivo perché, segnale sì, di
un potenziale di crescita nell’industria del riciclo
interno, ma anche di una forte dipendenza da
MPS estere. Abbiamo sistemi di riciclaggio efficaci
ed efficienti (e questo in tutta Europa), che
purtroppo vengono sfruttati dall’Asia - come
accade per i rottami di alluminio che sono ac-
Anche quest’anno, facciamo la nostra
panoramica sui numeri del riciclo
aggiornando il quadro delle principali filiere.
Nel complesso, siamo un filo migliorati
nell’utilizzo circolare dei materiali
anche se... le difficoltà non mancano
Federica Lugaresi
Il riciclo è un primato made in Italy. Il nostro
Paese ricicla l’85,6% del totale dei rifiuti gestiti
(urbani e speciali), a fronte di una media
europea del 41,2% (Fonte: Rapporto di Riciclo
in Italia 2025 della Fondazione per lo Sviluppo
Sostenibile).
Non siamo poi così malaccio, dato che continua
ad incrementare, e quasi tutte le filiere di imballaggio
hanno già superato i target UE. Sono
invece i mercati delle materie prime seconde
Non siamo così
da rottamare…
a destare preoccupazione: restano instabili e
alcuni settori sono in evidente crisi, soprattutto
plastiche e RAEE.
Il riciclo degli imballaggi nel nostro Paese è a
livelli di eccellenza, con un tasso complessivo
del 75,3% nel 2023 e del 76,7% nel 2024, già
sopra il 65% previsto per il 2025 e il 70% per il
2030. Le vedremo nel dettaglio tra qualche riga,
ma intanto anticipiamo che quasi tutte le filiere
hanno superato gli obiettivi di cui sopra: per
carta/cartone si parla del 92,3%, acciaio 87,8%,
vetro 77,4%, alluminio 70,3%, legno 64,9%, bioplastiche
56,9%. Anche la plastica che, per la
prima volta dal 2020, supera il target fissato al
2025.
Tanto bravi ma…
Raccogliamo e recuperiamo i rottami delle varie
categorie merceologiche ma nel 2024 siamo
risultati importatori netti di materie prime se-
I numeri delle
filiere in sintesi
L’Italia, su 160 Mt di rifiuti
trattati (urbani e speciali), ne
avvia a riciclo 137 Mt.
Questo, ancora una volta fa
del nostro Paese uno dei migliori
a livello di performance
nel contesto europeo e ci
fa posizionare sul podio più
alto riciclando l’85,6% del totale
dei rifiuti gestiti.
I target europei al 2030,
sono stati già - e anche abbondantemente
superati -
da diverse filiere del riciclo
per gli imballaggi (generalmente
65-80% a seconda
del materiale). Altre invece
affrontano criticità strutturali
o sono in ritardo.
Qui di seguito l’andamento
registrato delle principali
categorie per l’anno 2024
(dal rapporto Riciclo in
Italia).
Carta e cartone
Il riciclo di questi materiali
è tra i più alti in Europa. La
quantità di imballaggi riciclati
di carta e cartone si attesta
a 4,60 di Mt, in leggero
calo rispetto all’anno precedente;
ma comunque
raggiungendo un tasso di
riciclo pari al 92,4%, ben al
di sopra del target europeo
dell’85% previsto per il
2030. In tal senso la rete del
nostro Paese è ben strutturata,
grazie ai 346 impianti
di gestione dei rifiuti dove
vengono preparati per il riciclo
nelle cartiere.
Plastica
Bene ma non benissimo. La
raccolta plastica e relativo
riciclo effettivo funzionano
(la quantità avviata al riciclo
è aumentata del 5%, raggiungendo
il 51,1% totale
degli imballaggi immessi al
consumo pari a 2,3Mt).
Anche qui si è raggiunto in
anticipo l’obiettivo del 50%
per il 2025. Ma le imprese
che lavorano nel riciclo della
plastica stanno attraversando
una profonda e grave crisi.
I polimeri riciclati sono un
+3,2% rispetto al 2023, ma il
fatturato già in calo, è ancora
peggiorato. In questo momento
le materie prime vergini
(provenienti dall’Asia)
hanno prezzi inferiori alle
materie prime seconde.
Vetro
I rottami di vetro spaccano!
I rifiuti da imballaggio riciclati
nel 2024 sono
stati 2,1Mt, con un tasso di
riciclo effettivo pari all’83%
e con un aumento del 2,9%
rispetto al 2023. Il target del
75% previsto per il 2030 è
già abbondantemente superato.
Ma restano ancora
delle quantità di imballaggio
da intercettare e che ancora
vengono perse (circa
250 kt). Per rimediare a ciò,
COREVE spinge su azioni
mirate in collaborazione coi
comuni per stimolare le attività
di supporto alla raccolta
differenziata. Ma si
vuole anche promuovere la
raccolta del vetro separata
per colore.
Acciaio
Le MPS in acciaio rappresentano
quantitativi di un
Marzo 2026
Marzo 2026
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
18 PRIMO PIANO Soluzioni
CONSUNTIVO RICICLO
CONSUNTIVO RICICLO
PRIMO PIANO
19
Le categorie
merceologiche
relative a metalli,
carta e cartone,
e organico
sono quelle che
vengono esportate
maggiormente extra
UE. (Credit Eurostat)
quistati dalla Cina – per rifonderli e rivenderli
in Europa come metallo di nuova produzione.
Nel 2024, le esportazioni di materie prime riciclabili
sono ammontate a 35,7 Mt (in primis
carta e cartone che identificano quasi il 50%
sul totale, seguiti da metalli ferrosi).
Ma di MPS ne produciamo, e lo facciamo pure
bene. Per il vetro, il 66% deriva da imballaggi,
per carta e cartone, il 54% ed anche per la plastica
siamo intorno al 50%. Mentre restiamo
ancora parecchio indietro (a riprova di quanto
detto sopra), per i metalli ferrosi: con l’acciaio
siamo fermi solo al 2% e per l’alluminio all’1%.
Ci difendiamo bene
con alcune MPS
prodotte dagli scarti
da imballaggio.
Non girano ancora
a dovere quelle
da materiali ferrosi.
(Fonte: elaborazione
sviluppo sostenibile
su dati ISPRA)
certo calibro, facendo dell’Ita -
lia uno dei maggiori produttori
in Europa. Ma si registra
una contrazione rispetto al
2021 con un -5,3% (che corrisponde
a oltre mezzo milione
di tonnellate in meno).
Le quantità avviate al riciclo
sono state pari a 436 kt
(+1,1% rispetto al 2023), con
un tasso di riciclo pari
all’86,4% dell’immesso al
consumo.
Performance quindi notevole
e che supera il target
dell’80% fissato al 2030, anche
se registra una flessione
di circa 3 punti (rispetto al
2023), ma dovuta ad un aumento
dell’immesso al consumo
di imballaggi in acciaio.
Una delle sfide del settore
è aumentare la produzione
di green steel con energie
rinnovabili che alimentino gli
altoforni e quelli elettrici.
Alluminio
Con un immesso al consumo
di imballaggi pari a 91,5
kt - corrispondente ad un
incremento del 8,5% - le
quantità avviate al riciclo
sono state 62,4 kt (pari al
68,2%). Nonostante l’aumento
delle quantità riciclate,
il tasso di riciclo ha segnato
una flessione del
-2,1% rispetto al 2023. Ciò
a causa del “nuovo correttivo
sugli imballaggi compositi”,
che porta a considerare
nell’immesso al consumo
e riciclo anche l’alluminio
presente in questo tipo di
imballaggi.
Sono comunque raggiunti e
superati entrambi i target
fissati per il 2025 e 2030.
Legno
La produzione di imballaggi
in legno per il 2024 è caratterizzata
da una flessione
pari all’1,6%, con le imprese
italiane che sono in diminuzione
(4%). Anche il sughero
registra un calo del fatturato
alla produzione del
-6.9% rispetto al 2023, allineato
alla diminuzione delle
imprese stesse. Il tasso di
riciclo però va bene (67,2%)
superando gli obiettivi europei
al 2030 (30%), ed è in
aumento di due punti percentuali
rispetto al 2023.
I materiali legnosi raccolti
- e provenienti da flussi sia
urbani che industriali - vengono
trattati e riutilizzati
per produzione di pannelli.
Solo una minima parte è
riutilizzata nell’industria
cartaria. Si è anche registrato
un aumento nel tasso
di rigenerazione dei rifiuti
di pallet (recuperando oltre
945 kt di materiale), superando
i 70 milioni di pezzi
reimmessi nel ciclo del consumo.
Bioplastica
Produzione in leggera crescita
(0,5%) rispetto all’anno
precedente per gli imballaggi
di questo tipo, con
un immesso al consumo di
82,2 kt (+5,5% sul 2023).
Nota da segnalare: nel 2024
è stato elaborato - e ufficialmente
registrato - il marchio
di riconoscibilità per gli
imballaggi in bioplastica
compostabile e appartenenti
al sistema EPR Biorepack.
Gli scarti in bioplastica convogliano
negli impianti di riciclo
organico. La quantità
di riciclati sull’immesso al
consumo è pari al 58%, superando
in anticipo, l’obiettivo
fissato al 2025 e quello
del 2030 (55%).
Performances di riciclo migliorabili,
se venissero effettivamente
trattati i rifiuti
in bioplastica che vengono
comunque correttamente
raccolti insieme alla FOR-
SU…
RAEE
Ancora ben lontani dall’obiettivo
da raggiungere
fissato al 65% (già per il
2019), il tasso di raccolta è
purtroppo del solo 30%. E
per questo, la Comunità
Europea ci ha posto sotto
procedura di infrazione. Ci
attendono però sfide ancora
più grandi: con il regolamento
dei Critical Raw
Materials Act, l’UE ha definito
anche di aumentare la
capacità di riciclaggio delle
materie prime critiche (entro
il 2030) affinchè venga
coperto di almeno il 25% il
consumo delle stesse.
Rifiuti tessili
Una filiera giovane e partita
da poco. Con l’obbligo di
raccolta differenziata partita
nel 2022, oggi vengono
raccolti 171,6 kt di scarti
tessili, con un +7% rispetto
al 2022. Ma non tutti i comuni
italiani si sono attrezzati
in tal senso (applica
solo l’81,1%) e finiscono ancora
nella raccolta differenziata
circa 1 Mt di rifiuti. Si
sta lavorando in termini di
norme, volte al potenziamento
delle infrastrutture
impiantistiche.
Rifiuto organico
Frazione verde e frazione
umida costituiscono il rifiuto
organico. Nel 2023 (dati
ISPRA) ne sono state raccolte
7,5 Mt (di cui 5,5 Mt di
umido, equivalenti a 93
kg/ab, e 2 Mt di verde), corrispondenti
a 38.000 tonnellate
in più rispetto all’anno
precedente.
Complessivamente, grazie
ai 363 impianti di trattamento
del rifiuto a matrice organica
(leggasi organico, fanghi
e altri rifiuti dell’agroindustria),
sono stati trattate 8,7
mt di rifiuto, di cui 6,9 di organico.
Continua ad aumentare
la capacità di riciclo a livello
nazionale (crescono gli
impianti integrati) e molti
stanno allargando la gamma
di matrici organiche trattate.
Ma la raccolta dell’organico
coinvolge “solo” il 92% della
popolazione: purtroppo in alcuni
grandi centri non esiste
un sistema di raccolta strutturato.
Fanghi
Provenienti dal trattamento
delle acque reflue urbane,
ne sono stati trattati 3 Mt,
recuperati 51,3%, mentre il
47,6% è stato smaltito contro
l’1,1% che è rimasto a
giacenza a fine anno.
L’economia circolare spinge
per il loro recupero essendo
ricchi di sostanze preziose
Marzo 2026
Marzo 2026
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
20 PRIMO PIANO
CONSUNTIVO RICICLO
ANGOLO LETTURA
PRIMO PIANO
21
I punti critici
Talloni d’Achille significativi sono i settori strategici
come plastica, organico, RAEE ed edilizia.
Nel primo caso incidono negativamente il fermo
degli impianti dovuti a costi energetici elevati
e, soprattutto, concorrenza da polimeri vergini
low-cost importati. Per le aziende italiane
quindi, utili a zero nel 2025. Il calo dei fatturati
e domanda in contrazione impediscono sbocchi
di mercato. I RAEE registrano bassi livelli di
raccolta, con flussi illegali che sfuggono ai controlli,
e finiscono o in discariche abusive o
esportati illegalmente. Ciò va a discapito del
recupero di materie prime critiche e seconde,
sebbene il settore abbia grandi potenzialità.
Per la filiera edilizia, il tasso di recupero dei
materiali è all’81%, ma il mercato degli aggregati
riciclati è debole a causa della disomogeneità
delle norme e di una mancanza in termini
di tracciabilità dei flussi di rifiuti da C&D. Il sistema
del riciclo dell’organico invece è in allarme
per le impurità e contaminazioni legate
alla scarsa qualità delle raccolte, con performance
decisamente diverse tra i territori. Gli
scarti - si che si aggirano al 21% - impediscono
produzione di compost di qualità. Inoltre gli impianti
di trattamento si trovano a dover compensare
una crescente carenza di umido e verde, ampliando
la gamma di matrici organiche trattate, come
fanghi e altre tipologie
di rifiuti
organici. l
L’evoluzione
della bioeconomia
circolare.
Un motore per lo sviluppo
industriale dell’Italia
e del Mezzogiorno.
Autore:
Luca Bianchi, Cesare
Imbriani, Amedeo Lepore,
Stefano Palermo
Editore:
il Mulino
Prezzo:
32 euro
Scaffale circolare
per l’agricoltura come nutrienti
e alto contenuto di
sostanza organica.
PFU
Ne sono state prodotte 530
kt nel 2023, ben un 5% in
meno dell’anno precedente
(530 kt).
Il riutilizzo e riciclo della
gomma recuperata dai PFU
ha diverse applicazioni e si
sta spingendo verso l’introduzione
di quote minime di
materiale riciclato (come
previsto nella Direttiva sugli
ELV) e sponsorizzando processi
innovativi come pirolisi
e devulcanizzazione.
Oli usati vegetali e animali
Siamo sul podio più alto in
termini di rigenerazione di
olio usato, con 188 kt nel
2024, che rappresenta il
98% dell’olio usato raccolto.
Si parla invece di un +8,9%
(rispetto al 2023) di oli grassi
vegetali e animali raccolti
e avviati al riciclo. Sfida della
filiera: potenziare la raccolta
di oli usati generati
come rifiuto domestico.
Rifiuti da C&D
In aumento costante, nel
2023 ne sono stati prodotti
oltre 61,6 Mt (+1,8% rispetto
al 2022).
La materia recuperata è di
49,9 Mt, anch’essa cresciuta
dall’anno precedente. Con
un tasso di recupero pari
all’81%, si è superato l’obiettivo
del 70% fissato al 2020,
anche per questa filiera.
Non è tutto oro quello che
luccica: esistono criticità
sull’esatta quantificazione,
dovute a flussi non tracciabili
(e tracciati) dei rifiuti da C&D.
Veicoli a fine vita
Riciclaggio e recupero in linea
con i numeri del 2022.
Obiettivo raggiunto dell’85%,
con reimpiego e riciclo
dell’86% del peso medio.
Ma il recupero totale (sempre
dell’86%) fa restare ancora
indietro rispetto all’obiettivo
del 95%, fissato dalla normativa
a partire dal 2015. E’ necessario
trovare un canale di
valorizzazione dei materiali
meno pregiati sul mercato
per incrementare la percentuale
di recupero di materia.
Rifiuti da
spazzamento stradale
In linea con l’anno precedente,
ne sono stati avviati
al recupero 498 kt. Esiste
una bozza - pubblicata dal
MASE - di schema decreto
EoW, ma ancora non è stato
approvato, né pubblicato.
Quando sarà, anche in questa
filiera, il processo di recupero
sarà regolamentato
per tutti gli operatori.
Solventi
Gli operatori che trattano
questa categoria, riescono a
gestire il 70% dei reflui solventi
grazie a 10 impianti industriali
autorizzati, con una
capacità complessiva pari a
300 kt/anno.
Sul podio anche in questo
caso, dato che i volumi recuperati
sono il doppio della
media dell’UE.
Una rubrica per esplorare come i libri possano ispirare un futuro
più sostenibile. Un viaggio attraverso le pagine di saggi e manuali
La bioeconomia circolare è un modello di
sviluppo che può permettere all’Italia e, in
particolare, al Mezzogiorno di individuare
percorsi di crescita inediti.
Occorre, però, mettere a sistema le tante
potenzialità esistenti con orientamenti coerenti
di politica economica, una governance ben
delineata dei fenomeni in corso, un nuovo
impegno delle imprese e delle forze sociali, una
focalizzazione degli investimenti su precisi
obiettivi di cambiamento e, non ultimo, un
rafforzamento della relazione tra formazione,
ricerca e trasformazioni industriali.
Nel volume sono analizzate le caratteristiche di
questa evoluzione – che già oggi vede l’Italia tra
i protagonisti a livello globale – e le modalità
con cui la bioeconomia circolare può fornire un
contributo essenziale al riposizionamento del -
l’in sieme del Paese sulla frontiera
dell’innovazione avanzata.
Ne risulta un quadro di riferimento aggiornato
su un metasettore nevralgico per il futuro, utile
anche per aprire un confronto di largo respiro
sull’avvenire produttivo italiano e meridionale.
Il volume fa parte della collana pubblicazioni
Svimez, ed è stato realizzato a quattro mani.
Eliana Puccio
Marzo 2026
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
22
ECONOMIA CIRCOLARE
OLIMPIADI MILANO-CORTINA
Ready, steady, go!
Il grande evento prevede una produzione
di rifiuti extra gestita con approccio circolare
minimizzando, si spera, l’impatto su Milano
Le medaglie
dei Giochi Olimpici
Milano-Cortina 2026.
Stime di flussi elevati, provenienti da decine
di milioni di presenze concentrate
nelle aree urbane. È attraverso il riciclo,
riutilizzo e donazioni che si pensa di gestire il
plus di rifiuti per le Olimpiadi.
L’impatto sulla città sarà attutito da protocolli
specifici che promuovono la disassemblabilità
delle strutture temporanee e linee guida
sulla gestione dei rifiuti per atleti, volontari
ed hotel.
Cosa ci attende
Tra le tipologie di scarti principali, saranno presenti
plastica da bottiglie PET (100% riciclato),
imballaggi, cibo in eccesso, materiali logistici
e rifiuti alimentari da recuperare al 100% per
donazioni ed enti no-profit. Non mancheranno
RAEE (rifiuti elettronici) riciclati per medaglie,
scarti da hospitality e trasporti.
In massima parte, i rifiuti da eventi sportivi
provengono dagli spettatori, atleti e staff, ma
anche da hospitality e logistica temporanea,
con picchi elevati fino a 7Kg/ spettatore per
evento. Stiamo parlando di contenitori monouso,
merchandising e materiali promozionali,
ed ovviamente di cibo e bevande.
In merito ai servizi extra di smaltimento, sono
previsti cestini dedicati per la plastica, ecocompattatori
per compattare bottiglie PET,
hub logistici green che utilizzano veicoli elettrici
o a biocarburanti.
Saranno indispensabili ( e non mancheranno)
le collaborazioni con consorzi come CONAI e
Corepla per la raccolta differenziata potenziata.
Oltre alle linee guida per il corretto smaltimento,
La Fondazione Milano-Cortina fornisce
anche borracce riutilizzabili e supporto
alle amministrazioni locali per impiantistica
avanzata.
Di cosa stiamo parlando?
Non esistono stime pubbliche precise e in
tonnellate - e quindi dati numerici - relative
ai rifiuti aggiuntivi specifici su Milano durante
l’evento sportivo. Questo perché i rapporti
ufficiali (come quello di Sostenibilità e
Legacy) si concentrano su emissioni di CO 2
totali (1.005.000 equivalenti per l’intero evento),
piuttosto che sui rifiuti solidi urbani.
Tuttavia con le presenze extra in arrivo e gli
eventi diffusi, si prevedono quantità elevate
di rifiuti temporanei, gestiti con target di riciclo
pari al 100% per gli urbani, e dell’80%
per gli imballaggi.
l
Marzo 2026
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
24 ECONOMIA CIRCOLARE Soluzioni
TESSILE E DESIGN
TESSILE E DESIGN
ECONOMIA CIRCOLARE
25
Circolarmente
Per migliorare la riciclabilità di un prodotto
a fine vita, bisogna che i componenti non tessili
siano facilmente separabili, ed è necessario
aumentare il tasso di riciclo dei diversi materiali.
Appuntamento con lo spazio dedicato a materiali
e design circolare, nonché alle risorse materiche.
In questo numero si parla di tessile circolare e JRC
Marco Capellini
Matrec.com
Con la pubblicazione del rapporto "Pre-
paratory Study on Textiles for Product
Policy Instruments" e la presentazione
dei risultati alla Commissione UE ed agli stakeholders
il 14 e 15 febbario 2026, il Joint
Research Centre (JRC) ha proposto una serie
di requisiti tecnici per l’atto delegato sul tessile,
nell’ambito del regolamento ESPR (Ecodesign
for Sustainable Products Re gu lation). L'obiettivo
è ridurre l'impronta ambientale di un’industria,
quella del fashion, in cui la fase di estrazione e
produzione delle materie prime vergini genera
da sola il 60-63% degli impatti totali.
Le quattro direttrici
del design (Design Options)
Il rapporto identifica quattro opzioni di progettazione
fondamentali per guidare e trasformare
i prodotti tessili da lineari a circolari:
1. Robustezza aumentata: La priorità è estendere
la vita utile dei capi. Un prodotto più resistente
riduce la frequenza di sostituzione e,
proporzionalmente, la pressione sulle risorse
naturali.
2. Miglioramento della riciclabilità: l’obiettivo
è di aumentare la quota di peso del prodotto
recuperabile a fine vita, facilitando la separabilità
delle componenti non tessili come cerniere
e bottoni e aumentare il tasso di riciclo
delle diverse tipologie di materiali.
3. Contenuto di riciclato: L'integrazione di fibre
secondarie per ridurre la dipendenza dal vergine
e la pressione sulle risorse sia rinnovabili
che non rinnovabili in modo da ridurre sensibilmente
l’impatto ambientale.
4. Riduzione dell'impronta ambientale e carbonica:
Interventi mirati a ottimizzare la fase
di manifattura, responsabile di oltre il 20% degli
impatti del ciclo di vita attraverso l’impiego di
materiali e processi di produzione efficienti.
Il punteggio di robustezza
Poiché misurare la "durata" effettiva di un capo
di abbigliamento è ritenuto complesso per diverse
motivazioni dovute principalmente alle
modalità di utilizzo, il JRC propone la robustezza
fisica come indicatore chiave. Per l’abbigliamento
(t-shirt, camicie, pantaloni, ecc.), viene
proposto di introdurre un sistema di punteggio
da 0 a 10 basato su standard prestazionali ISO.
I parametri valutati includono:
- spirilità (la torsione del capo dopo il lavaggio),
- stabilità dimensionale (restringimento o deformazione),
- solidità del colore a luce e sfregamento.
Un punteggio pari a 0 indica prestazioni sotto
la media, mentre i 3 punti (il massimo per singolo
parametro) sono riservati alle "Migliori
Tecnologie Disponibili" (BAT). Inizialmente, questo
sarà un requisito informativo (etichetta) piuttosto
che un limite minimo, per permettere al
mercato di adattarsi.
La sfida della circolarità:
materiali e tracciabilità
Il rapporto evidenzia come la riciclabilità dipenda
strettamente dalla composizione chimica
dei materiali impiegati. I prodotti monomateriale
(100% cotone o poliestere) ricevono punteggi
più alti, mentre le miste di fibre complicano
drasticamente il processo di riciclo.
Per quanto riguarda il contenuto riciclato, il
JRC propone target differenziati: più ambiziosi
per il poliestere (20-30%), grazie alla maturità
del riciclo del PET, e più cauti per il cotone (attorno
al 5%), per evitare che fibre corte riciclate
compromettano la robustezza del capo.
Fondamentale in tutto questo processo sarà il
Passaporto Digitale del Prodotto (DPP). Questo
strumento dovrà contenere informazioni verificate
sulla catena di custodia e sulla presenza
di sostanze preoccupanti. PFAS, metalli pesanti
e ftalati sono sotto la lente d’ingrandimento,
poiché la loro presenza nei tessili usati impedisce
la creazione di materie prime secondarie
sicure.
Esclusioni e peculiarità
Non tutti i prodotti seguiranno le stesse regole.
Il JRC suggerisce cautela per i tessili per la
casa e le calzature, che richiedono parametri
specifici a causa delle loro funzioni differenti
dall’abbigliamento. I tessili tecnici (usi medici
o industriali) sono attualmente esclusi da questa
prima fase di ecodesign a causa delle loro
applicazioni estremamente specifiche.
Conclusioni per l'Industria
La strategia delineata non è solo ambientale,
ma economica. Attraverso la modulazione dei
contributi EPR (Responsabilità Estesa del
Produttore) basata sulla riciclabilità tecnica, le
aziende saranno incentivate finanziariamente
a progettare capi più durevoli e facili da recuperare.
La trasparenza, supportata da dati primari
certificati e di misurazione della circolarità,
diventerà il vero vantaggio competitivo in un
mercato europeo sempre più attento all'impatto
reale di ciò che indossiamo.
l
Si introduce
il punteggio
di robustezza.
Tra i parametri,
la spirilità: ossia
la torsione del capo
dopo il lavaggio.
Marzo 2026
Marzo 2026
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
26
Soluzioni
ECONOMIA CIRCOLARE
WASTE SEGNALA
HIGHLIGHTS
Tra gli appuntamenti più interessanti del JEC
World 2026, il 12 marzo ci sarà la Women Net -
working Session, un incontro stimolante pensato
per le professioniste desiderose di entrare in
contatto, imparare e crescere. Strutturata come
un evento di networking dinamico, la sessione
prevede la presenza di mentori mobili e partecipanti
a rotazione, che si impegnano in brevi interazioni.
Questa impostazione incoraggia scambi
significativi tra donne in diverse fasi della loro
carriera, con particolare attenzione al supporto
di coloro che cercano consigli e guida da mentori
esperti.
E ancora, Arabia Saudita sul palco: plasmare il
futuro dei compositi. La sessione mostrerà come
questo Paese stia definendo i parametri di riferimento
globali per materiali e compositi avanzati,
guidata dalla Saudi Vision 2030 e da un ecosistema
industriale in rapida evoluzione.
Ci saranno poi, le sessioni di Composites Exchan -
ge con presentazioni di clienti ed espositori del
JEC, che racconteranno le loro storie di successo
e i prodotti e le soluzioni innovative che hanno
contribuito a far crescere le loro attività.
Per scoprire il programma completo con tutte le
conferenze disponibili visitare il sito.
www.jec-world.events
Dove le idee
prendono forma
JEC World 2026 presenterà un programma stimolante di
conferenze che esploreranno le forze chiave che plasmano
il futuro del settore dei compositi.
Le sessioni di quest'anno si concentreranno su argomenti chiave
come Materiali Circolari e Progettazione e Simulazione, e metteranno
in luce settori importanti come Edilizia, Aerospaziale e
Nautica e Marittima, tutti impegnati a guidare il progresso verso
soluzioni composite più sostenibili e ad alte prestazioni.
Le conferenze, aperte a tutti partecipanti, esploreranno le ultime
frontiere tecnologiche e i risultati della ricerca che stanno plasmando
il futuro di questi comparti. Attraverso una combinazione
di presentazioni principali, panel di esperti e presentazioni di
prodotti, le conferenze favoriranno dibattiti approfonditi, scambio
di conoscenze e spunti concreti. JEC vuole ispirare a immaginare
e realizzare progetti innovativi a vantaggio di tutti.
Marzo 2026
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
28 ECONOMIA CIRCOLARE RESIDUI E TERMOVALORIZZATORI
RESIDUI E TERMOVALORIZZATORI ECONOMIA CIRCOLARE 29
Economia Circolare
vengono prodotti più rifiuti ma che i materiali prima
CONSIDERATI tali CESSANO di esserlo, e
vengono classificati come materie prime seconde
(che in molti casi sono indistinguibili dalle prime
prime). Ci scusiamo coi lettori per la premessa,
ma serve a inquadrare l’argomento del pezzo.
La fine delle discariche si avvicina
ma l’Italia non sembra far progressi
verso la chiusura del ciclo degli
scarti. E i termovalorizzatori sono
solo uno dei problemi...purtroppo
Marco Comelli
Eliana Puccio
L’ultimo chiuda
il ciclo (dei rifiuti)
Il Grande Timoniere sarebbe sicuramente felice
della situazione in Italia sulla gestione
dei rifiuti. Grande è infatti la confusione sotto
il cielo, non solo nelle cose ma proprio lessicalmente.
Ri prendiamo un momento le fila. Una
gestione dei rifiuti, soprattutto urbani ma anche
industriali, deve basarsi sulla massima circolarità
possibile nell’utilizzo delle risorse. I materiali
raccolti, differenziati e trattati vengono trasformati
in nuovi prodotti o materie prime seconde,
anziché essere smaltiti in discarica. In questo
modo, i materiali vengono reinseriti nel ciclo pro-
duttivo, riducendo la dipendenza da risorse vergini
e minimizzando l'impatto ambientale. Si
tratta di un processo complesso, in diverse fasi,
che considerando solo la fase post-consumo/utilizzo,
passa per la raccolta differenziata, il trattamento
delle frazioni differenziate, la loro trasformazione
in materie prime seconde, l’immis sione
di queste nel ciclo produttivo e la gestione dei residui
non riciclabili. In questo processo ad un certo
momento entra in gioco un momento NORMA-
TIVO, non tecnologico nè filosofico e nemmeno
politico, l‘end-of-waste, che non significa che non
I residui accadono
In tutte le fasi di un ciclo di gestione circolare dei
rifiuti si generano residui non riciclabili e riutilizzabili.
Non è una quota scritta nella pietra, anche
perché le tecnologie di recupero e riciclo
procedono (il caso delle plastiche è esemplare)
e i processi di progettazione e realizzazione dei
prodotti a monte dell’utilizzo dovrebbero procedere
(o almeno così vorrebbero le normative)
verso un più semplice recupero e riciclo. A tendere,
la quota di residuo non riciclabile si riduce
e si ridurrà ma non sparirà, per motivazioni economiche,
tecniche e più fondamentali (il Secondo
Principio della Termodinamica salta alla mente).
Che si fa con questo residuo? Ragionando in
termini non circolari, finisce in discarica. In termini
circolari, diciamolo, finisce molto meno in
discarica, perché passa dalla valorizzazione
energetica, ossia dall’estrazione di ulteriore valore
da qualcosa che in altro modo non avrebbe
valore. Mi scuso per il tono didascalico.
La termovalorizzazione significa che la materia
che componeva il residuo è sparita? Ci sarebbe
da citare il vecchio Lavoiser. Quello che accade
è però che la materia cambia natura e si riduce
di volume: le ceneri di un termovalorizzatore rappresentano,
secondo la carica, in media un 30%
della massa iniziale. Sono inoltre ceneri, che
possono essere trattate e rese inerti. Solo a quel
punto possono essere smaltite in apposite discariche.
Le tecnologie di valorizzazione energetica
dei residui procedono anch’esse, dall’ossicombustione
alla pirolisi, e, anche se non
possono essere tutte applicate a tutti i residui,
fanno pensare che se e quando passeranno allo
stadio industriale (se gli viene permesso, come
diversi casi in giro per l’Italia insegnano) quello
che resterà sarà ancora meno rilevante in massa.
Qui, oggi e nei prossimi cinque anni resta solo
la termovalorizzazione per chiudere il ciclo
Termovalorizzatori, cosa c’è da dire nel 2026
L’Italia conta ad oggi 37 termovalorizzatori in funzione,
ma la mappa è decisamente sbilanciata: il
Nord fa la parte del leone con 26 impianti, mentre
il Centro (5) e il Sud (6) faticano a tenere il passo.
La Lombardia è la regina indiscussa con ben 13
impianti (Milano, Brescia e Pavia in testa).
Spostandoci in Liguria, invece, la storia del termovalorizzatore
di Genova sembra non finire
mai: è il classico incrocio tra geografia difficile,
politica che cambia idea e burocrazia infinita.
Proprio in queste settimane (gennaio-febbraio
2026) stiamo affrontando il passaggio decisivo.
Entro l'anno la Regione deve decidere dove costruire
l’unico impianto ligure previsto. Tra le papabili
scelte c’è Scarpino (Genova): l'opzione numero
uno per il Comune. L'idea è trasformare
la storica discarica (che dovrebbe chiudere i battenti
entro il 2030) in un impianto moderno da
200-240 mila tonnellate l'anno. Val Bormida
(Savona): è il "piano B", ma qui il clima è teso. I
comitati locali non ne vogliono sapere, sostenendo
che il territorio ha già pagato un prezzo
Nulla si crea,
nulla si distrugge
ma tutto si può
valorizzare.
Un residuo
non riciclabile
esisterà sempre:
la sfida è ridurne
il volume
e l’impatto.
Marzo 2026
Marzo 2026
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
30 ECONOMIA CIRCOLARE Soluzioni
RESIDUI E TERMOVALORIZZATORI
Spedire i rifiuti
fuori regione
è sinonimo di costi
salatissimi
che ricadono
sui cittadini.
La costruzione
di impianti locali
è la chiave di volta.
L’Italia si trova
ad un bivio:
continuare
a riempire
le discariche
o accettare
la sfida
tecnologica dei
termovalorizzatori
di nuova
generazione.
ambientale troppo alto in passato. Nel frattempo,
la Liguria continua a spedire i rifiuti fuori regione
(soprattutto verso il Gerbido a Torino), pagando
cifre salatissime. L'impianto unico abbatterebbe
quindi i costi della TARI e le emissioni legate al
trasporto.
Proprio a Gerbido è previsto un significativo potenziamento
dell'impianto. Il nuovo Piano Re -
gionale di Gestione dei Rifiuti (PRUBAI) – approvato
a maggio 2023 - ha dato il via libera alla
realizzazione di una quarta linea di combustione.
L'allargamento serve a rendere il Piemonte autosufficiente,
evitando di spedire i rifiuti fuori regione
o all'estero (e quindi ridurre le discariche),
e punta a massimizzare il recupero energetico
per la rete di teleriscaldamento.
L'opera ha sollevato forti critiche da parte di associazioni
ambientaliste e di alcuni comuni limitrofi,
come Beinasco, preoccupati per l'impatto
ambientale e la qualità dell'aria. Sebbene l'iter
sia avviato, la Città Metropolitana ha precisato
che la progettazione definitiva deve ancora affrontare
vari passaggi autorizzativi e di confronto
con il territorio.
Benvenuti al Sud
Scendendo nel Meridione, in Calabria, la partita
si gioca sul raddoppio di Gioia Tauro. Dopo anni
di stallo, a gennaio 2026 la Regione ha pigiato
sull'acceleratore affidandosi a Iren Ambiente.
L’obiettivo è ambizioso: passare da un impianto
che oggi va "a mezzo servizio" a un hub tecnologico
capace di trattare 270.000 tonnellate l'anno.
Con le nuove linee attive, la Calabria smetterebbe
finalmente di mandare i rifiuti in giro per l’Italia.
I tempi sono stretti: cantieri aperti entro fine 2026
(iter burocratico permettendo) e impianto a regime
tra il 2028 e il 2029. Il piano calabrese non
si limita a bruciare: l’idea è che a Gioia Tauro arrivi
solo quello che non si può riciclare. Per questo
si punta sugli Ecodistretti (uno per provincia)
per smistare i materiali e su nuovi impianti per
l'organico per produrre biometano. In questo
puzzle, Lamezia Terme resta il centro logistico
che coordina tutti i flussi. L’obiettivo è proprio
quello di raggiungere un’autonomia regionale
nello smaltimento, chiudendo il ciclo integrato
dei rifiuti.
Bene ma non benissimo
Questa la situazione a inizio 2026. Sicuramente
l’anno appena iniziato sarà decisivo per dare un
colpo alla dipendenza da discarica che del nostro
Paese, senza distinzioni geografiche, figlia a sua
volta dall’ applicazione insufficiente, quantitativa
e qualitativa della raccolta differenziata. Senza
raccolta differenziata, infatti, TMB o non TMB (si
veda altra parte della rivista), i volumi di residui
sono tali rendere le taglie dei termovalorizzatori
molto grandi e gli impianti di difficile collocazione.
Ma questo è un altro argomento.
l
Marzo 2026
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
32 ENERGIA Soluzioni
DRAGAGGI BACINI
DRAGAGGI BACINI
ENERGIA
33
Ludovica Bianchi
Effetto diga
I sedimenti e i fanghi di dragaggio tipici degli invasi
artificiali, possono essere una risorsa preziosa nell’industria
delle costruzioni, nel comparto agro-forestale e ambientale
I sedimenti recuperati
da dragaggi possono
essere utilizzati nella
produzione
di calcestruzzo
geopolimerico.
Gli invasi artificiali
aggiornati al 2022.
In rosso/arancione
quelli ad interrimento
<5% del volume utile;
in verde a interrimento
<5% del volume utile.
(Fonte: Direzione
generale per le dighe e
infrastrutture idriche).
Dighe e bacini idroelettrici non sono solo
“energia” ma rappresentano con i loro
sedimenti, una fonte di materiali riutilizzabili
in ottica di economia circolare.
Purchè ovviamente non contaminati e trattati
adeguatamente. In Italia e in Europa, normative
come il D.M. 127/2024 e il Testo Unico
Ambientale ne consentono il recupero come
materia prima seconda, a valle della loro caratterizzazione
chimica e tossicologica.
Ça va sans dire che, riutilizzarli, ne riduce lo
smaltimento in discarica e limita l’estrazione
di materie prime.
Ma prima, bisogna gestirli e recuperarli.
Diverse sono le modalità di intervento- con
pro e contro - che vanno dall’escavazione con
mezzi meccanici, estrazione meccanica con
benna subacquea residente, al dragaggio con
disidratazione o fluitazione controllata. In genere,
una delle criticità che accomuna le differenti
modalità, è la produttività ridotta se il
sedimento è eterogeneo.
Un compito non troppo facile
ITCOLD (Comitato Italiano Grandi Dighe) ha
istituito un gruppo di lavoro per valutare il
potenziale impiego dei sedimenti da dragaggio
in diversi campi applicativi relativi all’industria
delle costruzioni, al ripascimento delle
coste e all’uso agricolo. Vengono quindi
fornite delle linee guida che aiutano il gestore
dell’invaso - e il potenziale utilizzatore - a definire
i passi necessari alla stesura di un accordo
tecnico-economico.
Nell’industria del cemento, possono essere
utilizzati come materia prima alternativa/integrativa
e come produzione di nuovi cementi
a base di argilla calcinata (cottura a 750°C)
al fine di contenere le emissioni di CO 2 .
Nell’industria dell’argilla espansa, come materia
prima essenziale per la produzione di
argilla espansa destinata al settore dei calcestruzzi
leggeri strutturali, dei massetti da
pavimentazione e dell’isolamento termico.
Relativamente all’industria dei laterizi, come
materia prima fondamentale, mentre nelle
ceramiche come materia prima essenziale
per la produzione di piastrelle.
Interessante il loro utilizzo nella produzione
di calcestruzzi geopolimerici (caso delle argille
calcinate) e di calcestruzzi tradizionali
integrando l’aggregato fine e grosso con
quello proveniente dal sedimento sabbiosoghiaioso.
Nel comparto ambientale e agricolo invece…
Partiamo dall’utilizzo in agricoltura dove i
sedimenti dragati fanno le veci di ammendanti
o fertilizzanti organo-minerali, fornendo
nutrienti e migliorando la struttura del
suolo. Questo riutilizzo è possibile solo dopo
una verifica di non pericolosità e rispetto dei
limiti specifici per evitare rischi sanitari e
ambientali.
Come per la ricostruzione dei suoli (che vedremo
più avanti) tramite fanghi di dragaggio,
la normativa di riferimento è il D.Lgs.
152/2006 (art. 184-quater) che permette di
riutilizzare sedimenti inerti per riempimenti
e rimodellamenti, a patto che non superino
i limiti di contaminazione (CSC) definiti, che
siano sottoposti a specifici test di cessione e
si ottenga la Dichiarazione di Conformità da
presentare ad ARPA/Regione, attivando procedure
autorizzative che includono VIA e controlli
post-operam per garantire la sicurezza
ambientale.
In termini di comparto ambientale, possono
essere utilizzati per ripristini, coperture discariche
e/o infra strati e per ripristinare siti
bonificati. Qui si applica una pedotecnologia
chiamata ricostituzione. Nata nel 2006, è infatti
dedicata al trattamento dei terreni per
il contrasto dei processi di degrado e di desertificazione.
In pratica fa da collettore a
“tutte le attività che determinano o possono
determinare una crescente influenza dell’uomo
sulla produzione dei terreni sia mediante
la selezione e la valutazione di materiali idonei
alla costruzione dei suoli, sia mediante
l’impiego di procedure atte alla modifica delle
caratteristiche del suolo fino alla realizzazione
dei suoli per scopi specifici”. l
Corrente in arrivo
Invaso
Interrimento
Corpo diga
Numero di grandi
dighe, per regione
in ordine decrescente.
Schematizzazione
del fenomeno
di interramento
(Fonte ITCOLD).
Marzo 2026
Marzo 2026
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
34 ENERGIA Soluzioni
HUB A IDROGENO
HUB A IDROGENO
ENERGIA
35
Sinfonia in H
Intervista ai vertici di Hydrogen Park
per scoprire come un'area industriale
storica si stia trasformando nel principale
hub italiano per l'energia pulita
Porto Marghera cambia volto: da simbolo
della chimica tradizionale a epicentro dell'idrogeno
verde. Il Consorzio Hydrogen
Park è il motore di questa metamorfosi, promuovendo
progetti ambiziosi che spaziano dalla
mobilità urbana alla riconversione energetica
delle imprese. Ne parliamo con Andrea Boss,
presidente di Hydrogen Park.
Le principali linee guida del progetto
e i traguardi futuri
L’Hydrogen Park nasce nel 2003 come consorzio
tra pubblico e privato nell'area industriale
di Porto Marghera, su iniziativa di
Confindustria Venezia e aziende del petrolchimico
per sviluppare un distretto dell'idrogeno.
Tra il 2003 e il 2016, il Consorzio ha coordinato
numerosi progetti di ricerca e sviluppo, come
l'installazione di un combustore Baker Hughes
presso la Centrale Enel 'Andrea Palladio' di
Fusina. In ambito portuale, sono stati sviluppati
mezzi di movimentazione e soluzioni innovative
per la mobilità acquea, tra cui spicca il progetto
sperimentale Hepic.
Realizzato in collaborazione con Alilaguna e i
Cantieri Vizianello, questo battello utilizza un
sistema ibrido con celle a combustibile a idrogeno
e batterie per alimentare un motore elettrico,
azzerando le emissioni di CO 2 e l'inquinamento
acustico. Dal 2016, grazie alla fiducia
dei soci e di Confindustria, ho l'opportunità di
partecipare all'amministrazione di Hydrogen
Park. Da allora, la nostra visione è stata quella
di evolvere il consorzio in un player strategico
all'interno di una piattaforma dedicata allo sviluppo
e alla fornitura di idrogeno per la grande
industria.
Il Porto di Venezia non rappresenta solo uno
scalo locale, ma è strategicamente il porto di
riferimento per il Veneto e per l’intero Nord
Italia, al pari di Genova. Per tale ragione, è stato
oggetto di un’imponente attività di verifica
e analisi. Grazie a questo meticoloso lavoro
preliminare, abbiamo ottenuto i fondi del
PNRR per realizzare la prima Hydrogen Valley
su scala industriale.
Stiamo realizzando un progetto di magnitudo
nordeuropea, paragonabile agli standard tedeschi.
Dall'Hydrogen Valley all'Hydrogen Hub...
Mentre la Hydrogen Valley tradizionale prevede
un sistema statico (capacità rinnovabile, produzione,
stoccaggio e distribuzione), per noi
essa rappresenta solo un punto di partenza,
un'antenna per intercettare futuri investimenti
e finanziamenti europei.
L'innovazione assoluta risiede nel trasformare
questo modello in un Hydrogen Hub.
Sfruttando le infrastrutture esistenti del polo
petrolchimico e la forza dei soci di Hydrogen
Park, Venezia può diventare un punto di scambio
energetico domestico e internazionale.
Potremo ricevere idrogeno dall’estero, esportarlo
o utilizzarlo come infrastruttura di sistema
per supportare i progetti di taglia minore.
L’hub fungerà da "polmone" per compensare
l'intermittenza delle fonti rinnovabili (fotovoltaico
e idroelettrico), che per loro natura soffrono
di una forte stagionalità e variabilità giornaliera.
La "Banca dell'Idrogeno"
e la transizione industriale
Il problema principale della transizione è il
dimensionamento: produrre idrogeno solo
in estate crea eccedenze difficili da stoccare,
mentre in inverno la produzione è spesso insufficiente.
Hydrogen Park risolve questa
asimmetria agendo come una banca: raccoglie
l’eccesso estivo e lo restituisce in inverno.
Inoltre, grazie a un accordo per oltre un milione
di tonnellate di vettori intermedi (come
l’ammoniaca, NH 3 ), saremo in grado di fornire
idrogeno in quantità illimitate alla grande
industria.
Questo è l’unico modo per consentire a settori
"hard-to-abate", come acciaierie e vetrerie,
di pianificare investimenti a lungo termine.
Un'azienda non può cambiare i propri forni
se non ha la certezza della fornitura: a
Marghera, ad esempio, un grande produttore
di vetro piano dovrà sostituire i forni entro il
2027. Se noi garantiamo la disponibilità della
molecola di idrogeno, l'azienda potrà optare
per una tecnologia a zero emissioni; in caso
contrario, sarà costretta a installare nuovi
forni a metano (CH 4 ), vincolandosi per anni
ai combustibili fossili.
Il nostro obiettivo è quindi fornire la certezza
dell'approvvigionamento per rendere la tran-
sizione industriale non solo possibile, ma
inevitabile.
L'impiego dell'idrogeno
nel settore dei trasporti
In merito all'utilizzo dell'idrogeno verde nel
settore dei trasporti, favorito dalla posizione
strategica lungo il Corridoio TEN-T (Trans-
European Transport Network), prevediamo di
erogare il primo chilogrammo di idrogeno entro
giugno 2026. Inizialmente, la fornitura sarà
destinata prioritariamente al trasporto pubblico
locale. L'espansione del progetto seguirà
la crescita della domanda organica: inizialmente
serviremo il trasporto pubblico e, progressivamente,
la grande industria, adottando
miscele di idrometano (idrogeno e metano)
per poi muoverci verso l'idrogeno puro. Credo
che l'idrogeno rappresenti uno dei futuri possibili,
sebbene non l'unico; per molto tempo
ancora, la linfa vitale del nostro sistema continuerà
a scorrere attraverso le molecole carboniose.
Tuttavia, abbiamo il grande vantaggio di possedere
già un sistema distributivo per i combustibili
fossili che si presta a diventare il modello
per la futura rete dell'idrogeno. In
quest'ottica, Hydrogen Park vanta player del
calibro di Eni ed Edison. Quest'ultima garantisce
solidità energetica anche attraverso la
produzione nucleare dei propri partner. Ciò
che appare come una contraddizione, aziende
della tradizione energetica che investono nell'innovazione,
è in realtà la chiave del cambiamento.
l
Andrea Boss
presidente
di Hydrogen Park.
A lato, la mappa
Hydrogen Park.
Marzo 2026
Marzo 2026
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
36 ENERGIA NEWS
NEWS
RIFIUTI SOLIDI
37
Cuore pulsante
In Cina è operativa la più grande batteria
a flusso al vanadio del mondo: un gigante
da 1 GWh di capacità e 200 MW di potenza
Ginevra Fontana
Rongke Power, leader mondiale nella
tecnologia delle batterie a flusso di vanadio,
ha consegnato il Jimusaer Vana -
dium Flow Battery Energy Storage Project. Si
tratta del primo dispiegamento di batterie a
flusso di vanadio al mondo per raggiungere
la scala gigawattora.
Fino ad oggi, è anche uno dei più grandi progetti
di accumulo di energia a base di batterie
al flusso di vanadio al mondo.
Il sistema di accumulo di energia è integrato
con una centrale fotovoltaica da 1 GW, che
consente di immagazzinare una generazione
rinnovabile in eccesso durante i periodi di elevata
produzione, e la spedizione durante il
picco della domanda.
Secondo i dati del progetto, il sistema integrato
di accumulo rinnovabile e di stoccaggio
aumenta l'utilizzo di energia rinnovabile di oltre
230 milioni di kWh all'anno, riducendo il
calo e migliorando l'efficienza complessiva
del sistema. L'impianto offre cinque ore di
scarica continua attraverso due unità (da 150
MW / 750 MWh e 50 MW / 250 MWh), entrambe
connesse alla medesima sottostazione da
220 kV.
A sostegno della transizione energetica
Il progetto Jimusaer dimostra la capacità della
tecnologia della batteria a flusso di vanadio, di
eseguire in modo affidabile su scala senza precedenti.
Con la sua elevata sicurezza intrinseca,
la lunga durata operativa e le prestazioni stabili
nell'ambito del ciclo frequente, le batterie a flusso
di vanadio sono adatte per applicazioni di accumulo
di energia su larga scala e a lunga durata.
Consentendo un maggiore utilizzo delle energie
rinnovabili, il sistema integrato di accumulo fotovoltaico
ed energetico contribuisce alla riduzione
delle emissioni di carbonio a livello di sistema
e supporta la transizione verso sistemi di
alimentazione più flessibili, resilienti e sostenibili.
Il vanadio è il cuore pulsante delle batterie a flusso,
dove funge da elettrolita liquido per l'accumulo
energetico. In questi sistemi, l'energia risiede
in ampi serbatoi esterni e viene pompata
attraverso celle elettrochimiche per le fasi di carica
e scarica.
Il vero vantaggio? È possibile scalare la capacità
di accumulo aumentando il volume dei liquidi,
senza dover ridimensionare i componenti interni
della cella. Nel caso specifico della Cina, è stata
adottata una soluzione a base di vanadio che resiste
a forti sbalzi termici, rendendola perfetta
per il clima estremo dello Xinjiang. l
Marzo 2026
Orizzonti Circolari
n Il progetto LIFE4EPR,
finanziato dall'UE, ha
completato la prima
mappatura integrale dei
sistemi di Responsabilità
Estesa del Produttore
(EPR) nei 27 Stati Membri.
La mappatura pone le basi
per la realizzazione di un
registro unico europeo
pilota che renda l'EPR più
coordinato, trasparente,
efficiente ed armonizzato.
A tal fine, i sette partner
del progetto - Fundació
ENT (Coordinatore del
progetto) ACR+, WEEE
Forum, Zero Waste Europe,
Erion, Sotelo, Vrije
Universiteit Brussel -
hanno raccolto e validato,
in soli tre mesi, circa 715
voci totali di cui 429
Consorzi, 48 registri
nazionali e altri soggetti
chiave coinvolti nella
gestione di 26 flussi di
rifiuti, dagli imballaggi ai
RAEE, dalle batterie ai
tessili fino alle plastiche
monouso, coprendo l'intero
perimetro dei 27 Stati
Membri dell'UE.
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
38 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni
CORSI E AGGIORNAMENTI
CORSI E AGGIORNAMENTI
RIFIUTI SOLIDI
39
Formazione tecnica
per la depurazione biologica:
c’è un punto
di riferimento in Italia
da oltre 40 anni
FAST organizza un corso ad alta specialità
nel settore strategico del disinquinamento
delle reflue. Per tecnici gestori e processisti
Dott. Chim. Paolo
Giovanni Viola,
coordinatore scientifico
FAST Ambiente Academy
Un fattore determinante per l’efficacia della
gestione delle acque reflue è la competenza
e la consapevolezza del personale.
La formazione continua degli operatori, la conoscenza
delle normative e la capacità di interpretare
i dati di processo sono elementi essenziali
per garantire la funzionalità degli impianti
ed individuare tempestivamente le anomalie di
processo.
Corso impianti biologici di depurazione
Da oltre quarant’anni FAST promuove e organizza
un corso di formazione specialistica rivolto
a tecnici gestori e processisti di impianti biologici
di depurazione, rappresentando un punto di riferimento
nazionale per la formazione tecnica nel
settore della depurazione delle acque reflue, rispondendo
alle esigenze di un settore strategico
che, in Italia, conta più di 6.000 impianti civili e industriali.
Un patrimonio infrastrutturale complesso
che richiede competenze aggiornate, solide basi
tecniche e una costante attenzione all’evoluzione
normativa, tecnologica ed ener getica. Il percorso
formativo è articolato in cinque moduli per una
durata complessiva di circa 90 ore, così da offrire
una proposta flessibile e modulare, in grado di
adattarsi alle diverse necessità di formazione iniziale
e aggiornamento professionale degli operatori
del settore. Un approccio didattico che combina
teoria, applicazione pratica e confronto diretto
con esperienze concrete.
Caratteristiche del corso
Il corso si svolge in modalità remota con possibilità
di interazione tra docenti e discenti. Si prevedono
alcune sessioni in modalità ibrida, ovvero
sia in remoto che in presenza, infatti, nei primi
quattro moduli è prevista, in modalità facoltativa,
una sessione in presenza con visita a impianti di
depurazione innovativi nell’area di Milano, mentre
il quinto modulo prevede esercitazioni pratiche
di laboratorio svolte in presenza. Nel box che segue,
il corso in dettaglio.
l
Per visionare il programma
completo del corso è possibile
scansionare il QR code.
Informazioni:
segreteria.ambiente@fast.mi.it
Depuratore
di Peschiera
Borromeo, gestito
da Gruppo CAP.
(Fonte: Gruppo CAP).
MODULO 1
Il Modulo 1 - Conduzione e manutenzione degli impianti
di depurazione (circa 19 ore) è pensato sia per gli operatori
di conduzione e di manutenzione sia per chi si
approccia per la prima volta al mondo della depurazione.
L’obiettivo è quello di fornire una base teorica essenziale
per comprendere il funzionamento dei processi
biologici e garantire una corretta gestione degli impianti.
Il programma privilegia un approccio pratico e operativo,
dedicando ampio spazio all’analisi descrittiva dei processi
e delle apparecchiature tecnologiche.
MODULO 2
- Gestione del processo di depurazione biologica – livello
base (24 ore) introduce i fondamenti della materia, affrontando
le caratteristiche e la biodegradabilità dei liquami,
i principi della depurazione biologica, il quadro
legislativo di riferimento, le responsabilità del gestore
e i principali processi della linea fanghi, con un primo
cenno alle tecniche di fitodepurazione.
MODULO 3
- Gestione del processo di depurazione biologica – livello
avanzato (27 ore) rappresenta uno degli elementi più
innovativi del percorso.
Il programma è stato aggiornato alla luce delle nuove
disposizioni della direttiva europea sulle acque reflue
urbane e approfondisce modelli e strumenti avanzati
per il controllo dei processi a fanghi attivi. Particolare
attenzione è dedicata agli strumenti informatici di sup-
porto alla modellazione, agli interventi per il miglioramento
dell’efficienza energetica e ai trattamenti quaternari
per la rimozione dei microinquinanti, illustrati
attraverso esperienze applicative già realizzate in impianti
italiani.
MODULO 4
- Trattamento e smaltimento fanghi (19 ore) si concentra
sull’ultima fase del processo di depurazione, analizzandone
gli aspetti normativi, economici e tecnologici.
Il modulo propone una lettura aggiornata delle soluzioni
disponibili, con un’attenzione particolare ai principi dell’economia
circolare e al recupero di materia ed energia,
supportata da casi di studio ed esperienze aziendali significative.
MODULO 5
Il percorso si completa con il Modulo 5 - Analisi della biomassa
attiva nel processo di depurazione (13–14 ore), dedicato
agli aspetti biologici che caratterizzano i processi
di rimozione degli inquinanti nel trattamento delle acque
reflue. Il modulo approfondisce la formazione, l’evoluzione
e l’analisi della biomassa, in condizioni ottimali di esercizio
e in presenza di disfunzioni, fornendo una visione integrata
dei processi biologici e delle caratteristiche delle biomasse
sospese e adese, con l’obiettivo di valutare lo stato di salute
dei processi biologici e di fornire indicazioni utili alla gestione
anche in caso di malfunzionamenti. Ampio spazio
è riservato alle metodologie di indagini analitiche, fino ad
una sessione pratica di laboratorio con l’osservazione di
campioni al microscopio ottico.
Marzo 2026
Marzo 2026
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
40 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni
NEWS
Bustina pussa via
L'Unione Europea ha approvato nuove
restrizioni sul packaging. A breve verranno
messe al bando le confezioni monouso
di salse e condimenti all'interno dei ristoranti
Addio alle bustine monodose di salse e
condimenti in hotel e ristoranti: non è
più un suggerimento, ma un obbligo
sancito dal nuovo regolamento UE sugli imballaggi
(PPWR).
La misura punta a eliminare la plastica usa e
getta, trasformando queste piccole comodità
quotidiane in un lontano ricordo per favorire
la neutralità climatica entro il 2050. Sebbene
percepite come igieniche, queste confezioni
alimentano una crisi dei rifiuti insostenibile.
Con milioni di pezzi gettati ogni giorno, l'Eu -
ropa ha scelto di accelerare verso un'economia
circolare, imponendo una svolta green
che costringerà il settore dell'ospitalità a
trovare alternative più ecologiche nel prossimo
futuro.
Quando non le troveremo più
Il nuovo Regolamento UE sugli imballaggi entrerà
in vigore il 12 agosto 2026, ma per l'addio
alle monoporzioni nel settore HoReCa bisognerà
attendere il 1° gennaio 2030. Da quella
data, ristoranti, bar e hotel non potranno più
servire condimenti e salse (come olio, ketchup
o maionese) in bustine di plastica monouso.
Il divieto prevede però delle eccezioni strategiche:
secondo le nuove norme europee sugli
imballaggi, le confezioni monodose resteranno
permesse per il cibo da asporto e il delivery,
oltre che nelle strutture sanitarie (ospedali e
case di cura) per garantire igiene e precisione
nei dosaggi medici.
In poche parole, nel 2026 arrivano le regole,
ma per il divieto vero e proprio delle bustine
bisognerà ancora attendere.
l
THE ELECTRIC MOBILITY TECH EXHIBITION
7-9 OCTOBER 2026
BOLOGNA EXHIBITION
CENTRE - ITALY
International Exhibition and
Conference on Advanced Batteries
and Innovative Technologies
for Production & Recycling
of Automotive, Transportation,
Industrial Electric and Hybrid Vehicles
PART OF URBAN TECH 2026
IN CONJUNCTION WITH
5 TH EDITION
Marzo 2026
IN COLLABORATION WITH ORGANIZED BY
www.e-tech.show
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
42 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni
AZIENDE E CELEBRAZIONI
AZIENDE E CELEBRAZIONI
RIFIUTI SOLIDI
43
L’esperienza
che diventa visione
Un traguardo storico che guarda alle sfide future.
GE.S.P.I. festeggia 60 anni di visione industriale,
confermando il proprio ruolo strategico nel trattamento
dei rifiuti speciali e nell'economia circolare
Sessant’anni rappresentano molto più di
una ricorrenza. Sono la misura di un percorso
costruito nel tempo, fatto di scelte
operative, capacità di adattamento e visione industriale.
È con questo spirito che GE.S.P.I. –
Gestione Servizi Portuali e Industriali ha celebrato
il proprio 60° anniversario il 12 dicembre
2025, nel corso di una serata che ha riunito istituzioni,
rappresentanti del territorio, partner
nazionali e internazionali e l’intera comunità
aziendale. L’evento, ospitato al Cine Teatro Città
della Notte (Melilli, SR) , ha ripercorso le tappe
principali di una storia che nasce nel porto di
Augusta e si sviluppa oggi su scala nazionale.
Dalla gestione dei rifiuti solidi urbani e speciali
per oltre 200.000 approdi e più di 40.000 navi di
50 nazionalità - fino all’affermazione nel panorama
italiano della termovalorizzazione dei rifiuti
speciali, pericolosi e non - GE.S.P.I. ha accompagnato
l’evoluzione del sistema industriale
e ambientale del Paese, supportando oltre
25.000 produttori nei loro percorsi di continuità
operativa e transizione energetica.
Impegno concreto tra formazione
e innovazione
Nel corso dei decenni, l’azienda ha operato
anche in contesti di emergenza sanitaria –
dall’aviaria al COVID-19 – confermando un
ruolo determinante nella tutela ambientale e
nella sicurezza dei servizi essenziali.
Un impegno reso possibile da una forza lavoro
che, in sessant’anni, ha superato le 450 unità,
rappresentando uno degli elementi più solidi
e distintivi dell’identità aziendale.
Il 2025, anno del 60°, è stato anche un anno
di intensa attività e progettualità. Accanto alla
preparazione dell’evento celebrativo, l’azienda
ha rafforzato il proprio posizionamento attraverso
iniziative formative come i percorsi PCTO
con l’Istituto “Arangio Ruiz” di Augusta, la partecipazione
a manifestazioni di settore quali
EcoMed Catania, RemTech Ferrara ed
Ecomondo Rimini.
Un lavoro, quello di organizzazione per l’evento
dedicato al 60° anniversario aziendale, di racconto
e presenza che ha affiancato l’operatività
quotidiana, culminando nella realizzazione di
un docu-corporate (una produzione Ownidea
studio) capace di restituire visione e identità.
Durante la serata del 12 dicembre interviste,
contributi video e testimonianze hanno dato
voce non solo al management e ai partner industriali,
ma anche al mondo accademico, al
sistema portuale e alle realtà sociali del territorio,
a conferma di un approccio che inter-
preta il concetto di territorio come ecosistema
aperto, fatto di relazioni, competenze e responsabilità
condivise. “60 anni di competenza
proiettata al futuro” non è dunque solo un
claim celebrativo, ma la sintesi di uno sguardo
ormai maturo: consapevole del cammino compiuto
e orientato con determinazione ai prossimi
anni. Con questi presupposti, GE.S.P.I. inaugura
il 2026 riaffermando la propria leadership nei
settori portuale, industriale e ambientale.
L'azienda si proietta verso i nuovi traguardi del
mercato, puntando sulla solidità della propria
esperienza e su una costante spinta all'innovazione.
l
Il team GE.S.P.I.
durante la serata
celebrativa dei 60 anni
di attività.
Marzo 2026
Marzo 2026
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
44
Soluzioni
RIFIUTI SOLIDI
WASTE SEGNALA
HIGHLIGHTS
Vediamo nello specifico come si articolano
i cinque moduli del percorso
formativo sulla depurazione in partenza
dal 26 febbraio. Le lezioni si terrano
online.
Modulo 1 (19h): Fondamenti teoricopratici
sulla conduzione e manutenzione
degli impianti biologici, pensato
per operatori e neofiti con un approccio
concreto e poco matematico.
Modulo 2 (24h): Livello base sulla
gestione del processo, inclusi aspetti
legislativi, caratteristiche dei liquami,
linea fanghi e cenni di fitodepurazione.
Modulo 3 (27h): Livello avanzato focalizzato su
innovazione e normative UE, con approfondimenti
su modellazione informatica, efficienza
energetica e rimozione dei microinquinanti.
Modulo 4 (19h): Focus su trattamento e smaltimento
fanghi tra normativa, economia circolare
e nuove tecnologie, supportato da casi di
studio aziendali.
Modulo 5 (14-15h): Analisi tecnica della biomassa
attiva all'interno del processo depurativo.
fast.mi.it
Maestri della
depurazione
Una proposta diversificata in base alle
esigenze di formazione e aggiornamento
Da 41 anni FAST organizza il corso di formazione rivolto a
tecnici gestori e processisti di impianti biologici di depurazione,
alla luce del parco impianti italiano di oltre 6000
strutture civili e industriali. Il percorso formativo si articola in 5
moduli per un totale di 90 ore. La struttura flessibile consente
di personalizzare l'aggiornamento in base alle proprie necessità,
con lezioni trasmesse in modalità FAD sincrona per garantire
l'interazione costante tra docenti e partecipanti. Le ultime giornate
dei primi 4 moduli prevedono la partecipazione in presenza
(facoltativa) e la visita tecnica in un impianto di depurazione nei
dintorni di Milano, mentre l’ultima giornata del modulo 5 prevede
la partecipazione (facoltativa) nel Centro Congressi FAST.
Marzo 2026
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
46 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni
Ti smonto
e ti rimonto
NEWS
26-27 11 2026
Nuova Fiera del Levante, Bari
www.accadueo.com
Il progetto,
denominato ProPla
è stato sostenuto da
Fondazione Cariplo.
Dalla plastica agli integratori,
la svolta green dell'Università
dell'Insubria per una
bioeconomia più circolare
Trasformare le vecchie bottiglie in PET in
molecole di pregio non è più fantascienza.
I ricercatori dell’Università dell’Insu bria,
guidati dalla prof.ssa Elena Rosini e dal prof.
Loredano Pollegioni, hanno messo a punto un
processo biotecnologico d'avanguardia.
Lo studio, pubblicato su ACS Catalysis, dimostra
come sia possibile convertire i rifiuti plastici in
La professoressa Elena Rosini, e il coordinatore
professor Loredano Pollegioni, hanno condotto
la ricerca pionieristica del laboratorio
The Protein Factory 2.0 dell'Università
dell'Insubria.
amminoacidi puri (L-alanina e D-alanina), componenti
essenziali con un mercato globale che
sfiora i 300 milioni di dollari. Un passo decisivo
per contrastare l'accumulo di microplastiche e
promuovere una vera bioeconomia circolare. La
ricerca è stata condotta nel laboratorio The
Protein Factory 2.0. "È un esempio concreto di
valorizzazione enzimatica della plastica – ha
spiegato la prof.ssa Rosini – Siamo riusciti a realizzare
l’intera conversione del PET in composti
di alto valore tramite un processo completamente
green. Questo dimostra che la plastica può
diventare una risorsa, non solo un rifiuto".
Punti chiave dell’innovazione
Il team (incluso i professori Gianluca Molla e
Umberto Piarulli, Prorettore vicario) ha sviluppato
una "catena enzimatica" unica. Composta
da dodici enzimi provenienti da quattro diversi
microrganismi, questa catena è in grado di degradare
il PET nei suoi monomeri e, tramite
passaggi successivi, convertirli nell’amminoacido
alanina. "Questo studio – ha commentato
Pollegioni – apre la strada a una nuova generazione
di processi biotecnologici capaci non
solo di eliminare i rifiuti, ma anche di produrre
molecole di interesse farmaceutico, cosmetico
e alimentare". Invece di usare microrganismi
vivi, la ricerca punta su enzimi isolati e ingegnerizzati
che "smontano" la plastica nei suoi
monomeri e li convertono in molecole di valore.
Non è solo riciclo, ma vera valorizzazione (upcycling).
Gli amminoacidi ottenuti possono essere
riutilizzati nelle industrie farmaceutica,
cosmetica e alimentare.
l
L’unica fiera
internazionale di
riferimento in Italia,
dedicata
esclusivamente al
settore idrico civile
e industriale, torna
per la 19° edizione
in Puglia.
I temi:
• Trattamento e riuso
delle acque
• Potabilizzazione
• Desalinizzazione
• Digitalizzazione
• Riduzione
delle perdite
• Sostenibilità
delle risorse idriche
• Aggiornamenti
normativi e tecnici
Un evento di Promosso da Segreteria Organizzativa Main Media Partner
Marzo 2026
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
48 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni
CASE HISTORY
CASE HISTORY
RIFIUTI SOLIDI
49
Ecoberg, hub d'avanguardia
progettato per ottimizzare
il ciclo dei rifiuti attraverso
sistemi intelligenti,
e un impegno concreto
per la tutela del pianeta
quale abbiamo iniziato affiggendo i cartelli con
i codici CER. Da lì, passo dopo passo, l’attività
ha preso forma". Quello che era iniziato come
un esperimento in un angolo dello spazio messo
a disposizione dall’Impresa Bergamelli a
Nembro (BG), si è trasformato rapidamente in
una realtà solida. La crescita esponenziale dei
volumi e dei clienti ha reso necessario un cambio
di passo logistico. La svolta strategica ha
portato l’azienda a investire su Cologno al Serio
(BG), dove è iniziato un lungo iter autorizzativo,
durato circa un anno e mezzo.
Ecoberg opera
principalmente
in un raggio di circa
100 km, servendo
le province
di Bergamo, Brescia,
Cremona, Milano
e Verona. L’azienda
supporta anche clienti
con cantieri
più distanti
che scelgono
di affidarsi alla sua
esperienza.
Meno spreco
più risorsa
Non una semplice start-up, ma l’evoluzione
naturale di un ramo d’azienda
dell’Impresa Bergamelli, colosso storico
delle infrastrutture stradali e delle demolizioni
industriali. Ecoberg prende forma il 1° ottobre
2024. Sebbene il DNA dell’azienda contenesse
già da tempo le autorizzazioni per lo stoccaggio
e il trattamento dei rifiuti, il motore dell’attività
è rimasto spento fino al 2018. La scintilla scocca
dall’incontro tra la visione imprenditoriale di
Mauro Bergamelli e l’esperienza di Teo Mangili,
oggi Direttore dell’impianto.
"Quando abbiamo iniziato, a giugno 2018, non
avevamo nulla", spiega Mangili con un pizzico
di orgoglio. "Nessun cassone, nessun cliente,
nessun camion. C’era solo un’area vuota sulla
Nuovi orizzonti produttivi
La nuova area operativa, che si estende su una
superficie totale di 11.000 m 2 , vede come protagonista
un capannone di 3.200 m 2 progettato
per massimizzare l’efficienza logistica e di trattamento.
"È stato un investimento importante", commenta
Mangili,"ma oggi offriamo un servizio completo
e altamente performante".
La struttura è stata equipaggiata con le migliori
tecnologie di ultima generazione per garantire
standard qualitativi elevati. In primo piano spicca
la linea di tritovagliatura, frutto della collaborazione
con Ecotec Solution, che ha fornito un trituratore
Untha e un vaglio Bivitec. A completare
la dotazione tecnica, una pressa imballatrice
dedicata prevalentemente al recupero e alla valorizzazione
della carta.
Tipologie di rifiuti trattati
Ecoberg offre un servizio completo di ritiro e recupero
dei rifiuti industriali, dai cascami nuovi
agli scarti di cantiere, fino ai residui di produzione.
Una volta conferiti nell'impianto, i materiali
subiscono una selezione accurata per massimizzare
il recupero e ridurre al minimo la
quota destinata allo smaltimento finale.
Il rifiuto viene ridotto in pezzature di circa 30x30
cm. Successivamente, un sistema di vagliatura
elimina le frazioni più pesanti e inquinanti.
La frazione residua viene avviata alla produzione
di energia, trasformando lo scarto in una
risorsa preziosa.
Cuore tecnologico dell’impianto
Al centro del processo produttivo pulsa un’innovazione
tecnologica d'eccellenza: il trituratore
primario Untha XR3000RC.
La macchina è equipaggiata con motori sincroni
raffreddati ad acqua ad alta coppia, una soluzione
ingegneristica che consente di sprigionare
un’elevata potenza di triturazione mantenendo
una fluidità operativa costante. Il processo inizia
con il trasporto del materiale tramite una rete
di nastri verso una stazione di deferrizzazione
avanzata. Il sistema utilizza un magnete automatizzato,
regolabile in altezza o escludibile dalla
linea. Il vaglio Bivitec Binder & Co separa, poi,
il materiale in tre frazioni: sottovaglio fino a 20
mm, destinato a discarica; frazione intermedia
tra 70 e 200 mm; sopravaglio, inviato al termovalorizzatore.
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Marzo 2026
Marzo 2026
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
50 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni
RICICLO FIBRE SINTETICHE
RICICLO FIBRE SINTETICHE
RIFIUTI SOLIDI
51
Oltre
l’etichetta
Se il riciclo tradizionale del poliestere fatica
a mantenere le promesse di sostenibilità,
l'innovazione molecolare traccia la rotta
per rigenerare i tessuti all'infinito
Ginevra Fontana
della moda ha trovato il suo
nuovo mantra: sostituire il poliestere
L’’industria
vergine con quello riciclato. Da simbolo
di inquinamento, questa fibra sintetica prova a
rifarsi il look diventando il pilastro dei report di
sostenibilità dei grandi brand. I numeri sembrano
dare ragione alla tendenza: secondo i dati
aziendali, Adidas dichiara di utilizzare il 99% di
poliestere riciclato, seguita da H&M (94% nel
2024) e dalla pioniera Patagonia, che ne ricava
il 93,6% principalmente dal recupero di bottiglie
di plastica.
Tuttavia, dietro questa love story si nascondono
crepe profonde. La Changing Markets Foun -
dation solleva un dubbio atroce: il riciclo è diventato
una copertura per non ridurre la produzione.
Nonostante l'aumento dei volumi di
fibra rigenerata, la sua quota di mercato è paradossalmente
scesa (dal 12,5% al 12%), travolta
da una crescita ancora più rapida del poliestere
vergine.
A complicare il quadro inter viene la scienza.
Un'indagine del Micro plastic Research Group
dell’Università di Çukurova rivela un lato oscuro:
i capi in poliestere riciclato rilasciano più microplastiche
rispetto a quelli in fibra vergine o
cotone. Essendo più corte e fragili, queste fibre
si frammentano facilmente, aumentando la dispersione
ambientale e la potenziale tossicità.
Quello che doveva essere un rimedio rischia
dunque di trasformarsi in un nuovo problema:
siamo sicuri che "riciclato" si sposi bene con
"ecologico"?
Il paradosso del cotone nel fast fashion
Il passaggio a un'economia davvero circolare
nel fast fashion non può basarsi sul semplice
ritorno alle fibre naturali o sul riciclo tradizionale
delle plastiche. Ecco perché il sistema
attuale sta fallendo.
Sebbene il cotone sia naturale, non garantisce
circolarità in un modello ad alto volume per
due motivi principali: degradazione delle fibre,
ovvero il riciclo meccanico del cotone sminuzza
il tessuto, accorciando le fibre. Per ottenere
un nuovo capo resistente, le fibre corte riciclate
devono essere mescolate con abbondante
cotone vergine o fibre sintetiche; il problema
dell'elastane, la maggior parte dei capi
in cotone moderni contiene piccole percentuali
di elastane per il comfort. Anche solo il 2% di
elastane rende quasi impossibile e antieconomico
il riciclo meccanico su larga scala.
Riciclo meccanico vs. chimico
Oggi, il 99% del poliestere "riciclato" deriva dal
riciclo meccanico di bottiglie in PET (plastica),
non da vecchi vestiti. Questo processo presenta
limiti
strutturali: aumen-
to del microinquinamento, il riciclo meccanico
indebolisce i polimeri, rendendoli più fragili.
Inoltre, una bottiglia trasformata in maglietta
interrompe il ciclo virtuoso "bottiglia-su-bottiglia"
e finisce quasi sempre in discarica o inceneritore,
poiché il riciclo meccanico da tessuto
a tessuto è inefficiente. Il riciclo chimico (depolimerizzazione)
è l'unica via per la circolarità.
Ed è necessario per i seguenti motivi: scompone
il poliestere nei suoi componenti molecolari
di base, permettendo di rigenerare
una fibra di qualità identica al vergine
potenzialmente all'infinito, senza
che perda resistenza. Le nuove
tecnologie chimiche, come quelle
citate dal World Economic Fo -
rum, sono le uniche in grado di
separare efficacemente il poliestere
dal cotone nei tessuti misti, recuperando
entrambi i materiali senza degradarli.
Esistono poi startup per il riciclo
chimico. Tra queste c'è Syre, nata dalla
collaborazione tra H&M e Vargas Holding
(già dietro a Northvolt), che punta a produrre
3 milioni di tonnellate di poliestere riciclato
chimicamente entro il 2032.
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52 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni
SCARTI NON PIÙ SCARTI
SCARTI NON PIÙ SCARTI
RIFIUTI SOLIDI
53
LA SFIDA
spesso difficili da separare in fase di smaltimento.
La Mojito Re-Shoes, invece, è stata progettata
seguendo i principi del “design for recycling”
che le hanno permesso di superare tutti i limiti
di cui sopra.
I passaggi a cui viene
sottoposta
la calzatura post
consumer
della SCARPA
per essere
disassemblata per
recuperarne/rigenerarne
i materiali
di cui è composta.
È nata la prima scarpa pensata e progettata
coi principi dell’ecodesign. Una calzatura
che identifica soluzioni alternative e circolari
per la gestione del fine vita all’interno della
stessa filiera produttiva. Ed è tutta italiana
Federica Lugaresi
Una calzatura che spacca. E assolutamente
innovativa per l’utilizzo di materiali
alternativi e riciclati. Solitamente le scarpe
arrivano in discarica, con un impatto ambientale
enorme e senza chance di una seconda
vita. Invece qui - stiamo parlando della famosa
e italianissima azienda (SCARPA di Asolo) - con
il progetto LIFE Re-Shoes nell’ambito del programma
LIFE dell’Unione Europea, si è attuato
un cambiamento di paradigma bello grosso.
Tre sono i passaggi affrontati: la raccolta del
prodotto, la rigenerazione dei materiali e la produzione
di una nuova calzatura che sia però anche
riciclabile.
Sono stati ingaggiati 250 punti vendita, affinchè
raccogliessero le scarpe usate, in quantità sufficiente
per produrre 15.000 paia di nuove Mojito
Re-Shoes.
Il cuore dell’innovazione
Ma il vero clou del progetto è stata la fase di
rigenerazione attraverso un processo avanzato
di idrolisi selettiva, che ha permesso di separare
tomaia e suola, decomporre chimicamente
la pelle e rigenerarla in nuovo materiale.
Le suole usurate sono state macinate e
trasformate in nuove intersuole, mentre il nuovo
battistrada ed i rinforzi sono stati ottenuti
con alte percentuali di materiale riciclato.
Scendendo nel dettaglio, l’intersuola contiene
fino al 35% di materiale proveniente da suole
macinate, mentre la nuova suola è composta
per il 50% da gomma devulcanizzata, ottenuta
dagli scarti produttivi di SCARPA.
In generale, le scarpe risultano difficili da riciclare
a causa della complessa stratificazione
di materiali eterogenei che le compongono, e
Per meglio disassemblare
Sono stati eliminati gli occhielli in metallo,
ridotto il numero di materiali utilizzati e impiegate
nuove tecnologie, favorendo così la
separabilità dei componenti (suola e tomaia).
Dalla tomaia si scioglie la pelle, e si forma
un liquido (filler proteico) con il quale viene
fatta la nuova concia del prodotto.
Non solo quindi si evita l’utilizzo di nuove sostanze
chimiche ma anche parte delle proteine
che si incorporano nel nuovo prodotto.
Per il battistrada (completamente in gomma)
si procede con una macinazione volta a creare
- con l’aggiunta di una schiuma poliuretanica
- una nuova intrasuola che ha lo scopo
di dare confort e ammortizzare i colpi.
Questo approccio rende la Mojito Re-Shoes
più facilmente riciclabile a fine vita, senza
comprometterne l’estetica e la funzionalità
che hanno reso iconico il modello originale.
Relativamente alla gomma delle suole (e
stiamo parlando non solo del modello di
scarpa in questione, ma della maggior parte
degli sfridi di produzione dell’azienda), è attraverso
il processo di devulcanizzazione che
ne vengono create delle nuove, arrivando ad
avere il 50% di riciclato al loro interno.
Anche il passaporto…
L’intero progetto pilota è stato poi messo anche
sul passaporto digitale. Il processo di riciclo
e quello produttivo infatti sono perfettamente
tracciabili digitalmente, e accompagnati
da un’analisi LCA (Life
Cycle Assessment) che fornisce
dati puntuali su emissioni, consumo
di acqua, energia e sostanze
chimiche impiegate nel processo
produttivo.
In realtà si tratta di un passaporto
digitale “più ampio” che ne contiene
altri: sono stati certificati tutti i passaggi
di riciclo fin dalla consegna
delle scarpe da parte del consumatore
(e cioè non solo quelli del solo
progetto Re-Shoes). l
Intervista flash
In occasione della presentazione Mojito Re-Shoes, abbiamo
lanciato un paio di domande a Tiziano Giordano,
Sustainability & CSR Manager di SCARPA.
Scarpe costituite da materiale riciclato e rigenerato,
che sono pure belle: ma quanto a loro volta sono riciclabili?
Inizialmente non ci avevamo pensato, ma ad un certo punto
delle lavorazioni (mi sto riferendo alle Mojito Re-Shoes)
sia di pelle che di gomma, si creano sempre degli sfridi.
È proprio su quelli- che sono già riciclati una volta - che
attualmente stiamo verificando la bontà di un prodotto
che viene nuovamente riciclato. Avendolo prodotto noi,
andiamo a ritestare e riprovare (sia in laboratorio che
sul campo) che cosa voglia dire un altro riciclo. È uno
dei prossimi step. Magari potrebbe significare semplicemente
dover aggiungere più materia prima vergine
che riequilibria. È un passo importante anche perché
bisogna essere pronti quando l’articolo sarà di nuovo
un post consumer.
Quanto tempo occorre per capire se e quanto possano
essere riciclabili?
Tra test, analisi, e rimettere in produzione questi sfridi…
circa un annetto. Ma la vera difficoltà è essere “compliance”
alla normativa. L’azienda mi chiede di portare avanti dei
progetti che possano creare sì un minore impatto, ma sempre
in ottica di trasparenza totale.
Queste calzature sono già disponibili e in vendita al pubblico.
Hanno un costo superiore alle Mojito normali per il
fatto di essere riciclate?
Siamo riusciti a mantenere lo stesso prezzo di una Mojito
standard.
È stata una scelta basata sul desiderio di replicabilità di
questo prodotto: non vogliamo solo marginare. Siamo riusciti
ad equilibrare sia il minore impatto ambientale che il
vantaggio economico. In questo momento all’azienda costa
meno riciclare la gomma che termovalorizzarla.
Marzo 2026
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54 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni
TRITURATORI 4.0
NEWS
RIFIUTI SOLIDI
55
Trasforma l’irriciclabile
KVZ Hintermayr eccelle nel riciclaggio di
materiali difficili, grazie alla tecnologia avanzata
Vecoplan. Ora il complesso diventa facile
Vecoplan, con sede centrale a Bad Marienberg nel Westerwald, sviluppa sistemi
d’impianto per triturare, convogliare, separare e immagazzinare legno,
biomassa, materie plastiche, rifiuti domestici e commerciali.
Ricicla ciò che, spesso, gli altri non
sono in grado di riciclare. L'azienda a
conduzione familiare ha potenziato le
proprie capacità di trattamento installando
il trituratore Vecoplan VIZ 1700, una tecnologia
che consente di riciclare materiali complessi.
Il trituratore si adatta ai più svariati
materiali, reagisce ai materiali estranei, ha
una ridotta necessità di manutenzione e,
grazie al suo innovativo concetto di azionamento,
è estremamente efficiente sotto il
profilo energetico.
Franz-Xaver Hintermayr, Direttore di KVZ
Hintermayr spiega: "La nostra gamma spazia
da materie plastiche molto compatte e dure
come la pietra a componenti voluminosi e
leggeri. Tra i nostri clienti figurano produttori
di pellicole e aziende di stampaggio a iniezione.
Ci inviano i materiali di scarto e noi li trattiamo
affinché li possano reimmettere nella
produzione. A essi si aggiungono gli addizionatori
che completano e arricchiscono il materiale
con prodotti additivi".
Un grande alleato
Franz-Xaver Hintermayr è ingegnere, e insieme
ai fratelli Karl-Friedrich e Veit-Kilian
appartiene alla seconda generazione alla guida
dell’azienda di riciclaggio. L’impresa fornisce
al mercato delle materie prime secondarie
circa 6.000 tonnellate all’anno di
materiali macinati e rigranulati di alta qualità,
consegnati in Germania e nei Paesi limitrofi
quali Italia, Austria, Paesi Bassi e Spagna.
"Volevamo vendere carne bovina di alta qualità.
Riciclavamo molti scarti, una sorta di
forma primitiva di riciclaggio.
Nel 2000 abbiamo svuotato la stalla e l’abbiamo
trasformata in un capannone a due piani,
installato un trituratore e un granulatore a
lame, gettato le basi per la nuova impresa.
Negli anni abbiamo capito che, se non si è in
grado di lavorare determinate materie plastiche,
si viene rapidamente esclusi dal mercato",
ha aggiunto Franz-Xaver Hintermayr. "Non
ci limitiamo a portare la macchina davanti alla
porta dei nostri clienti.
Tra le nostre mansioni c’è la gestione globale
del progetto nonché il montaggio, la messa in
servizio e un’assistenza completa" ha spiegato
Bastian Wienen, Direttore commerciale territoriale
di Vecoplan.
l
Non è più quella di una volta...
n "La plastica è cambiata,
cambia idea sulla plastica"
è l'iniziativa educativa
promossa da ALPLA Group
per ridefinire la percezione
degli imballaggi plastici.
Il progetto mira a superare
i pregiudizi, evidenziando
come l'innovazione
tecnologica renda questo
materiale una risorsa
sostenibile se gestita
correttamente. Attiva in
Italia da oltre due anni, la
campagna educa al
consumo consapevole e al
riciclo, con un linguaggio
dinamico e multicanale per
dimostrare che la plastica
moderna è progettata per
rinascere continuamente
nel ciclo produttivo. Al
cuore dell'iniziativa c’è la
partecipazione attiva di
studenti e cittadini:
vengono organizzati
laboratori didattici e
sinergie con enti locali per
approfondire i temi del
riciclo, della sostenibilità
degli imballaggi e della
tutela ambientale.
Marzo 2026
Marzo 2026
e tecnologie
per l’ambiente
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Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
56 RIFIUTI SOLIDI Soluzioni
DIGITALIZZAZIONE
DIGITALIZZAZIONE
RIFIUTI SOLIDI
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Tracciabilità 4.0
Ultimo atto per la rivoluzione RENTRI:
dal 13/02/2026 anche il formulario
è digitale per tutti i soggetti obbligati
Con l’obbligo di iscrizione al RENTRI
dell’ultima fascia di imprese – le micro‐aziende
fino a 10 dipendenti che
producono rifiuti pericolosi – scatta anche
l’obbligo di abbandonare definitivamente il
formato cartaceo per tutti i soggetti iscritti.
La rivoluzione della tracciabilità digitale giunge
così al suo compimento, sancendo un
cambio di para digma ormai irreversibile per
l'intero settore. Questo traguardo chiude ufficialmente
l'epo ca della transizione, sancendo
il cambio di paradigma definitivo verso
la tracciabilità di gitale integrale.
Negli ultimi mesi, molte aziende strutturate,
in particolare i produttori di rifiuti, hanno approfittato
della transizione per ripensare i
propri processi interni, collegando la gestione
dei rifiuti non solo alla compliance normativa,
ma anche a una visione più ampia di
governance delle responsabilità e sostenibilità
ESG.
Non tutte le imprese, però, hanno reagito con
la stessa prontezza: persistono realtà che ancora
oggi sottovalutano il valore delle tecnologie
abilitanti e l’impatto concreto della digitalizzazione
sull’efficienza operativa.
Perché la tracciabilità dei rifiuti vale più
della “semplice” compliance
La tracciabilità è la base di una gestione sicura,
responsabile e conforme alle norme ambientali.
Ma oggi rappresenta molto di più: è
un elemento strategico per migliorare controllo,
efficienza e competitività.
Le aziende che hanno già adottato strumenti
digitali per la gestione dei rifiuti sperimentano
vantaggi tangibili: maggiore efficienza operativa,
controllo puntuale dei flussi, riduzione dei
rischi e dei costi, crescita del vantaggio competitivo.
Monitorare in tempo reale i percorsi dei rifiuti,
dalla produzione al recupero o smaltimento,
consente inoltre di: prevenire gestioni irregolari
e traffici illeciti, ridurre l’esposizione al rischio,
rafforzare la fiducia degli enti di controllo, consolidare
la reputazione ambientale dell’azien-
da. In un contesto in cui la responsabilità ambientale
è un criterio di valutazione sempre
più rilevante, la trasparenza diventa un asset
strategico indispensabile.
Digitalizzazione: meno errori,
più efficienza, più valore
La digitalizzazione di registri e formulari riduce
drasticamente i margini di errore nella compilazione
e conservazione documentale, contribuendo
a limitare la probabilità di sanzioni
amministrative o penali.
Ma non si tratta semplicemente di “gestire
meglio i documenti”: significa governare l’intero
processo, con una visione chiara e basata
sui dati.
Grazie alle informazioni disponibili, diventa più
facile individuare: opportunità di recupero e
riciclo, materiali reinseribili nei cicli produttivi,
processi o flussi da ottimizzare per ridurre impatti
e costi.
Il ruolo del RENTRI
nei processi decisionali
Il RENTRI mette a disposizione dati affidabili,
strutturati e aggiornati, che consentono alle
aziende di prendere decisioni informate e
strategiche lungo tutta la catena di gestione
dei rifiuti.
Le imprese più organizzate – grandi produttori,
utilities, GDO – hanno già integrato la tracciabilità
digitale nei processi quotidiani, non solo
per garantire la conformità normativa, ma per:
migliorare efficienza e controllo, supportare i
sistemi di gestione ambientale e le certificazioni
(ISO 14001, EMAS), assicurare continuità
operativa e qualità dei dati.
Oggi è chiaro: la tracciabilità non è un adempimento,
ma un investimento.
Il cambiamento introdotto dal RENTRI rappresenta
un percorso virtuoso che porta verso
una gestione più trasparente, efficiente e sostenibile.
Wolters Kluwer: tecnologia, affidabilità e
supporto per una compliance sostenibile
Wolters Kluwer, partner globale di riferimento
per le aziende pubbliche e private impegnate
ad affrontare con sicurezza e semplicità le sfide
della compliance, supporta le imprese nella
gestione dei rifiuti attraverso Atlantide, il software
dedicato alla tracciabilità e alla gestione
operativa in ambito ambientale.
Atlantide è uno strumento completo ed efficace
per tutti coloro che hanno responsabilità
nella gestione dei rifiuti, consentendo: una gestione
digitale conforme e semplificata, un
controllo puntuale dei flussi, un supporto affidabile
nell’intero percorso di adeguamento
al RENTRI. www.atlantide-web.it l
Il futuro della
gestione rifiuti
è digitale, trasparente
e senza carta.
Con l'obbligo del FIR
digitale per tutti
gli iscritti al RENTRI,
la compliance diventa
un investimento
strategico. Meno
errori, più controllo,
e totale sostenibilità.
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58
Soluzioni
BIOWASTE
CICLO DEI RIFIUTI
CICLO DEI RIFIUTI
BIOWASTE
59
co, come viene chiamato). Il flusso proveniente
dalla prima sorgente è però molto diverso da
quello proveniente dalla seconda, perché comprende
tutte le frazioni che sono separate in
differenziata. Per questo un TMB è un impianto
molto complesso, la cui configurazione varia
in funzione delle frazioni da recuperare e del
tipo di rifiuto in ingresso.
TMB, siamo sempre lì
Raccolta differenziata e crisi delle MPS
stanno facendo riemergere le tecnologie
dei trattamenti meccanico-biologici
Marco Comelli
Sembrava essere un ricordo del passato,
superata da altri concetti, metodi e tecnologie
per la gestione del ciclo dei rifiuti.
E invece in questo inizio di 2026 si parla ancora
di TMB, Trattamento Meccanico-Biologico.
Non perché sia una cosa del passato, in Italia
esistono secondo l’ultimo report ISPRA 107
impianti TMB, a cui si aggiungono altri 25 impianti
di solo trattamento meccanico. Questi
132 impianti hanno trattato nel 2024, 6,7 milioni
di tonnellate di rifiuti urbani indifferenziati,
circa 184 mila tonnellate di altre frazioni merceologiche
di rifiuti urbani, 1,9 milioni di tonnellate
di rifiuti provenienti dal trattamento
dei rifiuti urbani e 282 mila tonnellate di altre
tipologie di rifiuti speciali. La grande maggioranza
dei TMB serve quindi a gestire l’indifferenziato,
mentre solo il 20% scarso dell’alimentazione
viene dagli scarti del trattamento
della differenziata. Non per nulla la maggior
parte dei TMB è collocato, secondo ISPRA, a
discariche e termovalorizzatori, per i quali gli
impianti di trattamento meccanico-biologico
funzionano come stadio di pre-trattamento
(per eliminare l’umidità, per esempio).
Grandi potenzialità
Il ritorno in auge dei TMB dipende non dal passato
o dal presente ma dalle loro prospettive
future. Essi spuntano in diverse proposte di
gestione del ciclo dei rifiuti, presentati come
un mezzo per evitare i satanici termovalorizzatori.
Un esempio e nell’idea di piano presentato
informalmente la scorsa estate in
Umbria.
Va subito detto i TMB non servono alla chiusura
del ciclo dei rifiuti. Essi sono uno stadio
intermedio, che si incarica di separare il rifiuto
indifferenziato, sia proveniente da dove la raccolta
differenziata non arriva che dalla frazione
indifferenziabile della stessa (il residuo, il sec-
Tipologie e flussi per differenziare
Esistono tre schemi impiantistici base:
-TMB a flusso unico, dove il rifiuto viene sottoposto
per intero a stabilizzazione biologica,
(si riduce l’umidità e il volume della sostanza
organica, bioessiccazione). Dopo la prima fase,
tramite trattamenti meccanici, si procede alla
separazione delle diverse frazioni destinate a
recupero di materia o di energia (attraverso
la produzione di combustibile solido secondario,
CSS). Si può dire che la maggior parte
dei TMB a flusso unico sia ottimizzata proprio
per la produzione di CSS.
-TMB a flusso separato: si separa tramite vagli
prima la frazione organica che viene stabilizzata
(attraverso un processo aerobico) e poi
inviata in discarica oppure alla produzione di
mattonelle biostabilizzate (utilizzate per esempio
per la copertura di discariche), oppure ancora
alla digestione anaerobica per la produzione
di biogas. Proprio la realizzazione di
digestori a valle di impianti TMB è oggi una
questione contrastata, sia per l’opposizione
generica dei soliti comitati sia perché in diversi
casi i finanziamenti sono stati ritirati in quanto
a normativa PNRR un biodigestore non dovrebbe
lavorare su rifiuti pretrattati ma solo
su FORSU “vergine”. È quello che è accaduto
nell’Imperiese e potrebbe accadere a Sarzana,
per restare in Liguria. Il rifiuto restante è sottoposto
a una serie di processi meccanici per
recuperare i materiali presenti da avviare a riciclo.
Quello che rimane viene triturato e utilizzato
per la produzione di CSS, in impianti di
questo tipo quasi completamente composto
da plasmix.
- Solo trattamento meccanico: non c’è la fase
di stabilizzazione biologica, ed è la configurazione
utilizzata per il Rifiuto Urbano Residuo
(RUR), il secco, dove viene effettuata la raccolta
differenziata della frazione organica. Si recuperano
i materiali per poi riciclarli, gli impianti
di questo tipo sono anche definiti Material
Recovery Facility (MRF).
La separazione della separazione
Nella fase meccanica degli schemi a flusso
doppio o solo meccanici, il rifiuto privato della
parte organica viene sottoposto a tutta una
serie di trattamenti, come separazione magnetica
per i metalli ferrosi, separazione a correnti
indotte per i metalli non ferrosi, separazione
balistica a flusso d’aria per carta e
cartone, sopravagliatura per il vetro e la sabbia,
separazione ottica per le plastiche e altri
ancora. In ognuno di questi trattamenti si producono
scarti (i sovvalli) che di solito vanno a
smaltimento o a recupero energetico. l
Separazione
per vagliatura.
In Italia esistono 25
impianti per il solo
trattamento
meccanico sia
dell’indifferenziato
secco, sia di quello
dove la differenziata
non arriva.
(Credit di tutte le
immagini: sutco)
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60
Soluzioni
BIOWASTE
DIRETTIVA ETS
DIRETTIVA ETS
BIOWASTE
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Biometano
e decarbonizzazione:
segnali incoraggianti
Marco Comelli
La recentissima definizione delle regole ETS apre, anche
in Italia, la strada all’utilizzo diverso da quello trasportistico
tempo di “far fuori” il biogas e di conseguenza
il biometano “tout cour”, sottoponendolo ad una
tassa emissiva pensata per favorire le lobby di
fotovoltaico e eolico. L’entrata in vigore della
normativa ETS in Italia anche per gli impianti
non di produzione elettrica rischiava di assestare
un colpo mortale alle prospettive di neutralità
carbonica nelle industrie sottoposte al regime
dell’emission trading. E in effetti, nonostante
venga speso citato nella comunicazione, finora
non risulta che il biometano prodotto venga indirizzato
all’industria.
Cartiera di Villa
Lagarina.
(Credit: ProGest)
L’impianto Lazzari,
collegato alla rete
di 2i, è uno di quelli
a biogas convertiti
a biometano
che stanno
per entrare
in produzione.
(Credit: 2i)
Abbiamo scritto estesamente del fenomeno
in espansione della conversione a biometano
di vecchi impianti a biogas a seguito
dell’esaurirsi della tariffa onnicomprensiva
e ai nuovi incentivi del decreto del 2022.
Quest’ultimo è importante perché stabilisce un
regime privilegiato del biometano anche per
utilizzi non legati all’autotrazione, quindi per
l’immissione in rete e l’utilizzo diretto da parte
di industrie per la decarbonizzazione (neutralità
carbonica), rafforzato dalla successiva iniziativa
RepowerEU. La ragnatela comunitaria di normative,
cui si aggiunge lo strato di quella nazionale,
spesso pone ostacoli nascosti alla piena
valorizzazione delle opportunità offerte. Nel caso
specifico, lo scontro sulla tassonomia delle fonti
energetiche rinnovabili ha rischiato per diverso
Prendiamo due esempi
Ha avuto qualche eco sui media generalisti la
vicenda della cessione a Goldman Sachs Asset
Management in due fasi del portafoglio di impianti
di produzione di biometano da biogas agricolo
della collaborazione tra il Gruppo Lazzari
e Green Arrow Capital. Gli accordi risalgono al
2024 e hanno riguardato prima sette impianti a
biogas convertiti a biometano e poi altri cinque
costruiti da zero, che stanno per entrare in produzione.
Nell’agosto 2024 Verdalia ha inoltre
acquisto da Healthy Business Advisory altri
quattro impianti che entreranno in produzione
entro la metà di quest’anno. La gestione degli
impianti è dell’azienda costruita appositamente
da Goldman per questo genere di progetti in
Spagna e Italia, Verdalia Bioenergy, che lo scorso
ottobre ha ricevuto un nuovo finanziamento sindacato
da 671 milioni di euro per proseguire gli
investimenti nei due Paesi.
Come verrà impiegato il biometano prodotto,
che da nostri calcoli dovrebbe sfiorare i 40 milioni
di metri cubi l’anno? Per ora, è certo che
lo scorso giugno Verdalia ed Edison hanno chiuso
un accordo in esclusiva per la fornitura da
parte della prima dell’intera produzione dei sette
impianti convertiti, per 14 milioni di metri cubi
di biometano l’anno, destinati al mercato dell’autotrazione.
Cosa accadrà dei rimanenti sarà
decisivo per come si muoverà il settore. Parla
espressamente di neutralità carbonica nell’industria
Elevion Group, con sede ad Amsterdam
ma controllato da una holding della Repubblica
Ceca. L’anno scorso Il Gruppo ha aggiunto al
suo portafoglio altri tre impianti a biogas da convertire
a biometano (quelli di Horti Padani in
provincia di Cremona, che producono 900 sm3
/h), e ora Elevion punta ad arrivare a 42,5 milioni
entro la fine del 2026.
Le linee guida…pronti via!
A metà gennaio il Comitato ETS del MASE ha
approvato le Indicazioni Tecniche e Operative per
l’utilizzo del biometano negli impianti industriali
che ricadono nel campo applicativo della direttiva
ETS. Essendo il biometano metano, le indicazioni
sono in realtà le istruzioni su come dimostrare
la sostenibilità del biometano, su quale documentazione
fornire ai verificatori e in base alla
quale sia possibile applicare il fattore di emissione
pari a zero, per cui il combustibile non viene
sottoposto a obbligo di compensazione tramite
acquisto di carbon credit. Le linee guida dovrebbero
garantire un quadro normativo stabile per
gli operatori. Purtroppo, al momento di andare
in stampa, il documento non è stato ancora pubblicato.
Si sa che esso tiene conto del quadro
normativo nazionale (ci mancherebbe), del sistema
delle Garanzie di Origine e degli schemi
di certificazione della sostenibilità. Una Garanzia
d’Origine del biometano è fondamentale perché
quello utilizzato per il consumo negli impianti
industriali difficilmente arriverà da un vettore diverso
dalla rete di distribuzione nazionale del
gas naturale. Lo schema è lo stesso di quello
che avviene con l’energia elettrica da fonti rinnovabili,
sperando che non si instauri un mercato
dei certificati d’origine indipendente dalla materia
fisica. Sarà infine interessante vedere quali schemi
di certificazione di sostenibilità saranno ammessi.
In teoria basterebbe il rispetto delle norme
sui feed oggi in vigore. Attendiamo. l
Il complesso
di immissione in rete
di un impianto
di produzione
di biometano di ACEA.
(Credit: Italgas)
Il decreto del 2022
stabilisce un regime
privilegiato
del biometano anche
per utilizzi diversi
dall’autotrazione.
Ma per ora, il nuovo
biometano prodotto
verrà utilizzato
proprio così…
Marzo 2026
Marzo 2026
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
62 BIOWASTE NEWS Soluzioni
NEWS
ACQUE REFLUE
63
Stop alle finte bioblastiche
L’Università di Pisa ha messo a punto uno strumento
per smascherare le aggiunte fraudolente di plastica
tradizionale negli imballaggi compostabili. Occhio!
Ginevra Fontana
Miniere
liquide
Il sistema consente
di individuare
il polietilene presente
nelle bioplastiche
in quantità superiore
al limite massimo
consentito dalla
norma EN 13432.
La ricerca dell’Università di
Pisa, condotta dal gruppo
della professoressa Erika
Ribechini insieme al dottor
Marco Mattonai, dalla dottoressa
Federica Nardella e dalla dottoranda
Marta Filomena risolve
un problema critico: la difficoltà
di verificare che il polietilene
non superi l'1% consentito
dalla legge. Il nuovo metodo
analitico garantisce così la
reale qualità del riciclo organico,
proteggendo la filiera
delle bioplastiche.
La ricerca, pubblicata sul
Journal of Analytical and
Applied Pyrolysis, è il frutto di
una collaborazione con Biore -
pack, il consorzio nazionale per
il riciclo organico delle bioplastiche
compostabili. "Non è sufficiente etichettare
un prodotto come biodegradabile e compostabile:
è essenziale verificarne l'effettiva
conformità, per evitare che i residui plastici
persistano nell'ambiente per anni", ha sottolineato
Marco Mattonai.
Contrasto all’illegalità
Lo studio ha sviluppato un innovativo protocollo
chimico per quantificare rapidamente e con precisione
il polietilene (PE) nelle bioplastiche.
L'uso di questo materiale non biodegradabile
è severamente limitato dalla legge.
L'obiettivo è combattere l'illegalità nel settore
degli imballaggi, garantendo significativi vantaggi
ambientali. Controlli più stringenti sui materiali
compostabili riducono le microplastiche
nel suolo e nell'acqua, migliorano la qualità del
compost agricolo e proteggono le aziende conformi
alle normative.
"Con le metodiche analitiche che abbiamo sviluppato
è possibile effettuare controlli affidabili
anche su campioni complessi, in tempi rapidi e
con costi contenuti, offrendo uno strumento
concreto a tutela dell'ambiente e della trasparenza
verso i consumatori", ha riferito Erika
Ribechini. "Il nostro consorzio garantisce il rispetto
delle rigorose normative che regolano il
settore delle bioplastiche compostabili, al fine
di assicurare che la loro trasformazione in compost
insieme al resto dei rifiuti organici apporti
benefici al suolo e alla filiera agricola", ha concluso
l'ingegner Carmine Pagnozzi, direttore
generale di Biorepack.
l
Il progetto del Gruppo CAP
con MM Spa, Politecnico
di Milano e Università
di Bologna, trasforma le acque
reflue e i fanghi urbani
NEOFOS nasce con l'obiettivo di trasformare
i sistemi di depurazione da centri
di trattamento scarti a vere e proprie
fabbriche di risorse. Con un investimento di circa
1,5 milioni di euro, finanziato dal Bando
Materie Prime Critiche del MASE, l'iniziativa
vede il Gruppo CAP nel ruolo di capofila, affiancato
da partner d'eccellenza come MM Spa, il
Politecnico di Milano e l'Università di Bologna.
Perché il fosforo è strategico?
Oggi il fosforo è classificato dall'UE come Critical
Raw Material. Essenziale per l'agricoltura (fertilizzanti)
e cruciale per la transizione energetica
(batterie al litio-ferro-fosfato), la sua disponibilità
naturale è in rapido esaurimento. NEOFOS punta
sull'Urban Mining: recuperare il fosforo localmente
dalle acque reflue per garantire au-
tonomia industriale e sicurezza negli approvvigionamenti.Tre
sono le direttrici tecnologiche
del progetto.1)Rimozione Biologica Avanzata
(S2EBPR), negli impianti di Bareggio e nei poli
milanesi di San Rocco e Nosedo, dove si testerà
la tecnologia Side-Stream Enhanced Biological
Phosphorus Removal. Questo metodo sfrutta
batteri specializzati per accumulare il fosforo,
riducendo l'uso di reagenti chimici e il consumo
energetico. 2)Recupero da Fanghi e Ceneri, in
cui, oltre all'acqua, il progetto estrae valore dai
fanghi di depurazione e dalle ceneri da monoincenerimento.
Il risultato è la produzione di
struvite e sali di fosforo puri, materie prime seconde
di alta qualità pronte per il rientro nel
mercato. 3)Integrazione e Scalabilità; grazie al
supporto accademico di POLIMI e UNIBO, il progetto
non si limita alla tecnica: verranno definiti
modelli di sostenibilità economica e percorsi
normativi di End of Waste, per assicurare che il
modello sia replicabile su scala nazionale ed
europea.
l
Marzo 2026
Marzo 2026
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
64 ACQUE REFLUE Soluzioni
PURIFICAZIONE AVANZATA
PURIFICAZIONE AVANZATA
ACQUE REFLUE
65
Quarto grado
di depurazione
Rimozione dei contaminanti sempre più spinta
perché l’acqua è un bene primario.
Con innovazione, sicurezza ed anche risparmio,
a tutela dell’ambiente e della salute umana
Federica Lugaresi
Trattamenti estremi nella depurazione
delle acque reflue (o filtrazione dell’acqua
potabile) capaci di rimuovere microinquinanti
emergenti come PFAS, farmaci,
e composti organici recalcitranti che superano
i limiti dei tre livelli standard. Stiamo parlando
della depurazione quaternaria (o di quarto livello)
che, con tecnologie super avanzate, serve
ad alzare la qualità dell’acqua fino agli standard
richiesti per usi agricoli, industriali e
potabili indiretti. Questi sistemi di trattamento
combinano applicazioni multi-stadio, che vanno
oltre i classici tre livelli (primario, secondario
e terziario), che fondamentalmente includono
fasi avanzate come la disinfezione o
il polishing finale.
È comunque un’opzione
Nel contesto della depurazione delle acque reflue,
il trattamento di quarto livello rappresenta
un processo avanzato che va oltre i livelli di cui
sopra e che comprendono: 1) Preliminare (grigliatura,
dissabbiatura, disoleatura per rimuovere
i solidi grossolani; 2) Primario (sedimentazione
per la frazione sospesa); 3) Secondario
(biologico per degradare la materia organica).
Il quarto livello della depurazione – il cosiddetto
Terziario – comprende denitrificazione, defosfatazione,
disinfezione con UV, ozono o cloro
per nutrienti e patogeni.
Sono i gestori idrici, come Hera o enti pubblici
(per es. ARPA), aziende specializzate (come
depuratori domestici) e impianti conformi al
D.Lgs. 152/2006 che eseguono questi trattamenti.
Attualmente le normative italiane (D.Lgs.
152/06 e s.m.i., Parte Terza) richiedono almeno
il trattamento secondario per scarichi civili,
con terziario obbligatorio in zone sensibili
(Direttiva. UE 91/271/CEE). Aggiornamenti
2025 enfatizzano “Depurazione 4.0” con AI e
monitoraggio real-time per efficienza.
I PROCESSI SPECIFICI
Il trattamento di quarto livello è fattibile
applicando le tecnologie principali che
comprendono:
- Ultrafiltrazione e microfiltrazione a
membrana (MBR avanzati) e barriera fisica
ad alta efficienza contro virus e batteri
residui e particelle submicrotiche.
Riduce inoltre la torbidità a <0.1 NTU e
prolunga la vita dei sistemi successivi;
- Adsorzione su carbone attivo granulare
(GAC) o polvere (PAC) per catturare inquinanti
organici persistenti, con rimozione
>90%. E’ un sistema rigenerabile
e a basso costo operativo che non produce
fanghi tossici;
- Ozonizzazione (O 3 ) combinata con perossido
di idrogeno (H 2 O 2 ) per ossidazione
avanzata di molecole non biode
gradabili via radicali idrossilici (-OH).
Elimina odori e colori residui chimici e
miglioramento BOD/COD;
- Fotocatalisi UV/H 2 O 2 o con TiO 2 per
degradazione fotochimica di tracce farmacologiche
(con abbattimento >95%).
Utilizzata anche con acque salmastre e
compatibile con riutilizzo;
- Elettrocoagulazione o ossidazione elettrochimica
per rimozione selettiva di metalli
e nutrienti. Ha il vantaggio di essere
poco energivora e di facile automazione.
Oro blu in purezza
La depurazione, e soprattutto quella più avanzata,
di quarto livello ha ovviamente dei costi.
Innanzitutto un investimento iniziale, per impianti
municipali medi (servizio su 10.000-
50.000 abitanti), da 5 a 20 milioni di euro, includendo
upgrade a quarto stadio con
micro-screening o filtrazione fine. Poi bisogna
considerare la manutenzione annuale che ha
un costo stimato da 200.000-1 milione di euro
(che copre energia, personale, sostituzione
dei filtri, ma con risparmi grazie a AI per efficienza
energetica).
Sono in essere diversi progetti come quello
del Gruppo Hera che indicano costi ridotti del
15-20% con tecnologie 4.0 rispetto ai sistemi
tradizionali e finanziati spesso da fondi PNRR
o regionali. Non entriamo nel merito (che non
ci compete) di ulteriori dettagli in termini di
sostenibilità economica, ma qui sarebbe necessario
consultare bandi regionali o enti poiché
i prezzi dipendono dalle gare pubbliche.…
Tanto per fare un esempio, possiamo però stimare
il costo medio per abitante di un impianto
municipalizzato a quattro stadi e dimensionato
su comuni medi (10.000-50.000 abitanti):
250-400 euro/ab come costo iniziale, a cui vanno
aggiunti costi operativi annuali pari a 20-
50 euro per abitante/anno.
In soldoni
Le acque depurate al quarto livello, soddisfacendo
e superando i requisiti del D.M.
185/2003, possono essere riutilizzate per uso
irriguo (irrigazione colture alimentari/aree verdi
e sportive); uso civile (lavaggio strade, riscaldamento/raffreddamento,
scarichi WC in reti
FARMS HOUSEHOLDS HOSPITALS INDUSTRIES
(pesticides,
hormones)
(personal
care
products)
Sources: EIB.
*WWTP: wastewater treatment plant
Water bodies
WWTP*
duali; uso industriale (antincendio, processi
ma non a contatto di alimenti/farmaceutici e
lavaggio). Non dimentichiamo l’uso ambientale
che comprende approvvigionamento ai pozzi
di prima falda, laghi o reti dedicate non potabili.
Al momento infatti non sono ammessi usi potabili,
contatti con prodotti alimentari o applicazioni
sanitarie dirette. La qualità deve rispettare
limiti specifici (es. COD<50 mg/L, azoto
totale >10 mg/L) e monitoraggi periodici.
Nonostante ciò, si hanno già grandi vantaggi
poiché vengono ridotti i prelievi idrici e gli impatti
degli scarichi. Si sappia che entro il 2045
ci sarà l’obbligo quaternario per i grandi impianti
all’interno della Comunità Europea e
che... è già domani!
l
Gli impianti
di depurazione sono
sempre più spinti. Coi
trattamenti di quarto
livello si rimuovono
gli PFAS, farmaci
e composti
recalcitranti
che passano i limiti
dei tre livelli
standard.
(antibiotics,
hormones)
(industrial
chemicals)
UNREMOVED
MICROPOLLUTANTS
Percorsi
dei microinquinanti
nei corpi idrici.
Le acque depurate
al quarto livello,
si possono utilizzare
per irrigazione
di colture alimentari
e non. Negli schemi
di riuso ben
progettati, ogni metro
cubo riusato
risparmia fino a un m 3
emunto dalla falda
o da altre risorse
convenzionali.
Marzo 2026
Marzo 2026
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
Soluzioni e tecnologie PIANI
per l’ambiente
Economia Circolare
66
VEICOLI&ALLESTIMENTI
PIANI REGIONALI E RIFIUTI SPECIALI
REGIONALI E RIFIUTI SPECIALI VEICOLI&ALLESTIMENTI 67
“4R”uote green
coli e procedure finisca per complicare ulteriormente
il quadro regolatorio, senza produrre
un corrispondente beneficio ambientale
complessivo.
Pianificazione ambientale
e sostenibilità industriale:
il ruolo delle associazioni
di filiera nei nuovi equilibri
regolatori. Perché c’è necessità
di coerenza e realismo territoriale
Ruggiero Delvecchio
Presidente Nazionale
ADQ – Associazione
Autodemolitori di Qualità
Negli ultimi anni, la crescente complessità
della pianificazione ambientale regionale
ha posto con forza il tema del
rapporto tra programmazione, tutela dei territori
e sostenibilità industriale degli impianti
esistenti. In tale contesto, il ruolo delle associazioni
di categoria evolve progressivamente
da mera rappresentanza settoriale a soggetto
tecnico-istituzionale capace di contribuire al
dibattito pubblico con analisi giuridiche, dati
di filiera e valutazioni di impatto sistemico.
Le criticità territoriali
non devono fare da freno
È in questo quadro che si colloca il ricorso
promosso dai Comuni di Butera e Gela innanzi
al Tribunale Amministrativo Regionale
della Sicilia, relativo ad alcune previsioni dello
Stralcio Rifiuti Speciali del Piano Regionale
di Gestione dei Rifiuti. Pur trattandosi formalmente
di una vicenda circoscritta a specifici
territori, il contenzioso solleva questioni
di portata ben più ampia, che interessano
l’impostazione complessiva della pianificazione
regionale e il rapporto tra livelli normativi,
certezza regolatoria e continuità operativa
degli impianti.
Se è vero che il caso siciliano nasce da specifiche
criticità territoriali, è altrettanto innegabile
che esso si inserisce in una tendenza
più ampia, che vede il legislatore
regionale intervenire con strumenti sempre
più dettagliati e prescrittivi su una filiera già
ampiamente normata a livello nazionale ed
europeo. In assenza di un adeguato bilanciamento,
il rischio è che l’accumulo di vin-
Un’impostazione castrante
Il Piano regionale introduce criteri localizzativi
particolarmente stringenti, fondati sulla distinzione
tra criteri “preferenziali” e criteri
“escludenti”, con particolare riferimento alla
fascia di rispetto di 3 km dai nuclei urbani. Se,
in linea generale, la localizzazione degli impianti
in aree industriali già individuate dagli
strumenti urbanistici dovrebbe costituire un
elemento di favore, tale principio viene significativamente
ridimensionato nei territori classificati
come Aree ad Elevato Rischio di Crisi
Ambientale. In questi contesti, il vincolo escludente
assume carattere prevalente, incidendo
anche su aree produttive storicamente consolidate.
Le conseguenze di questa impostazione risultano
particolarmente evidenti in ambiti
come quelli di Butera, Gela e Niscemi, ma anche
nel comprensorio della Valle del Mela e
nell’area siracusana, territori caratterizzati da
una forte concentrazione di impianti industriali
e di trattamento dei rifiuti speciali. In tali aree,
la quasi totalità delle zone produttive ricade
entro le fasce di esclusione previste dal Piano,
con il rischio concreto di determinare incertezza
autorizzativa, blocco degli investimenti
e difficoltà di adeguamento degli impianti esistenti,
anche in assenza di incrementi significativi
degli impatti ambientali.
L’unione che fa la forza
In questo contesto, l’intervento di ADQ –
Autodemolitori di Qualità si è collocato su un
piano esclusivamente tecnico e associativo, a
supporto delle istanze sollevate dagli enti locali.
L’azione di ADQ non ha inteso mettere in
discussione le finalità di tutela ambientale sottese
alla pianificazione regionale, bensì richiamare
l’attenzione sulla necessità di garantire
coerenza, proporzionalità e prevedibilità normativa
in un settore già caratterizzato da un
elevato livello di regolazione.
Il contributo delle associazioni di filiera diventa
quindi essenziale per riportare il confronto
su un piano sistemico, evidenziando
come una pianificazione efficace debba coniugare
tutela dell’ambiente, realismo territoriale
e sostenibilità industriale, evitando
effetti distorsivi che potrebbero compromettere
la stessa funzionalità del sistema di gestione
dei rifiuti speciali.
l
La zona industriale
di Gela dall’alto.
Il trattamento
dei rifiuti speciali
in Sicilia segue
un piano regionale
che introduce criteri
localizzativi
particolarmente
stringenti.
Marzo 2026
Marzo 2026
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
68 VEICOLI&ALLESTIMENTI Soluzioni
NEWS
VFU
VEICOLI&ALLESTIMENTI
69
Renault 1
Renault 2
Ginevra Fontana
La Losanga punta su riciclo automotive: da auto da rottamare
a "miniere di risorse", coprendo l'intero ciclo di vita del veicolo
La Casa francese acquisisce il 30% di Pollini Group, azienda
tutta italiana attiva nell’intera filiera dei veicoli fuori uso
Gruppo Renault consolida la propria
leadership nella sostenibilità automobilistica
siglando un accordo strategico
per l’ingresso nel capitale di Pollini
Group.
L'operazione, finalizzata lo scorso 21 gennaio
2026 attraverso la sussidiaria The Future is
Neutral, prevede l'acquisizione di una quota
del 30% dell’azienda italiana, punto di riferimento
nella gestione dei veicoli fuori uso (ELV).
Allenza per riciclo industriale
L'obiettivo dell'investimento è creare un ecosistema
europeo capace di gestire l'intero ciclo
di vita dell'auto, trasformando i mezzi destinati
alla rottamazione in preziose miniere di risorse.
Pollini Group mette in campo un’infrastruttura
altamente digitalizzata che copre ogni fase della
filiera: dalla raccolta e bonifica iniziale allo
smantellamento selettivo, fino al recupero dei
materiali primari come metalli e plastiche.
Al centro dell’accordo c’è anche la rivendita dei
pezzi di ricambio usati, un mercato in forte
espansione che permette di abbattere l’impatto
ambientale della produzione di nuovi componenti.
Una sinergia che consentirà a Renault
di anticipare i futuri requisiti normativi europei
in materia di riciclabilità e tracciabilità.
"Con questo investimento proseguiamo la nostra
espansione europea per supportare produttori
e assicuratori nella gestione sostenibile dei veicoli,"
spiegano da The Future is Neutral. l
La logica dell’economia circolare. Rici -
clare auto e altri mezzi per recuperare
componenti e reimmeterli sul mercato,
gestendo l’intera filiera (dalla raccolta e bonifica
allo smantellamento).
È quanto applica Pollini Group e, l’acquisizione
della partecipazione da parte di Re -
nault, pone l’Italia al centro del mercato del
riciclo dell’auto.
In pratica le sinergie si realizzeranno nell’industrializzazione
dei processi di smantellamento,
nel consolidamento
del la capacità operativa, nell’espansione
della copertura
geografica e nello sviluppo di
soluzioni più efficienti (per il
riutilizzo e il riciclo dei materiali).
Ecosistema europeo
Pollini, che coi propri impianti
copre quasi tutto il Nord
Italia, potrà rafforzare le proprie
soluzioni competitive per
tutti i costruttori, estendendosi
con le attività di demolizione
e riciclaggio sull’intero
territorio nazionale. In soldoni, ciò significa,
strutturarsi e prepararsi per la prossima
normativa europea sui VFU.
Dall’altra parte Xavier Kaufman, chief Bu -
siness Officer di The Futuri is Neutral (la divisione
di Renault per l’economia circolare) dichiara:
“L’ingresso nel mercato italiano
rappresenta un passo importante verso la costruzione
di una piattaforma europea,
in grado di soddisfare i
nuovi requisiti normativi previsti
per il 2027. L’investimento con
Pollini Group è un asset chiave per
le sinergie nell’economia circolare.”
Che porta quindi a rafforzare
la rete europea di Renault nel riciclo
automotive. La partnership
consentirà “di accrescere il knowhow
e garantire performance
sempre più elevate nel riutilizzo, riciclo e recupero,
con piena tracciabilità dei materiali” ha
sottolineato Simone Pollini, amministratore
delegato dellomonima azienda.
Con conseguenti ma non scontati miglioramenti
nei tassi di riciclo e valorizzazione dei
componenti auto, riducendo gli sprechi a
supporto dell’economia circolare. l
Raccolta, bonifica,
smantellamento.
Sono i primi tasselli
della filiera dei veicoli
fuori uso per arrivare
al recupero
dei materiali
e successiva loro
rivendita. Pollini
Group è attiva sulla
filiera completa.
Marzo 2026
Marzo 2026
e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
70 VEICOLI&ALLESTIMENTI Soluzioni
NEWS
Potenza silenziosa
Il Volvo FL Electric
nuova versione,
offre un'autonomia
elettrica fino
a circa 200 km
a seconda del carico,
dello stile di guida,
della temperatura
ambiente e di altri
fattori. La ricarica CC
dal 20 all'80%
richiede circa 1,28 ore
con otto unità
batteria.
Il Volvo FL Electric da 14 tonnellate, una nuova versione
entry-level, con una configurazione batteria ottimizzata
per il trasporto urbano a maggiore agilità e carico utile
Volvo FL è stato uno dei primi truck della
Casa ad essere offerto con una trasmissione
completamente elettrica,
e per questo adottato da molte aziende di
trasporto. Le sue dimensioni compatte consentono
di attraversare le strette strade cittadine
per le consegne porta a porta, con la
trasmissione elettrica che mantiene i livelli
di rumore al minimo e le emissioni di scarico
a zero.
Questa nuova variante Volvo FL Electric con
un peso lordo combinato di 14 tonnellate è
una nuova offerta entry level in termini di carico
utile e capacità della batteria installata
pari a 145kWh.
Cavallo di battaglia per il centro città
Così l'ha definito Jan Hjelmgren, responsabile
della gestione dei prodotti presso Volvo Trucks.
"Siamo sempre a disposizione dei nostri clienti
per aiutarli a trovare il camion elettrico più adatto
alla loro attività.
È consigliabile acquistare solo la capacità della
batteria necessaria per il lavoro da svolgere, in
modo da massimizzare la produttività in termini
di capacità di carico utile e redditività".
La nuova versione del Volvo FL Electric è disponibile
in diversi passi, configurazioni degli
assali e configurazioni delle batterie, in modo
che ogni cliente possa personalizzare il proprio
camion in base alle proprie esigenze specifiche.
La forma e l'installazione delle batterie garantiscono
che non interferiscano con le installazioni
della carrozzeria sul telaio. Inoltre, la nuova
variante Volvo FL Electric è anche più agile
grazie alla possibilità di una larghezza del veicolo
fino a 2,4 metri.
Le nuove batterie sono disponibili in diversi
modelli di camion elettrici Volvo, dal nuovo
FL Electric da 14 tonnellate, al FL Electric da
16 e 18 tonnellate, fino alle versioni Volvo FE
Electric con un GCW fino a 26 tonnellate.
Le versioni elettriche dei modelli di autocarri
elettrici Volvo FL e FE sono sul mercato dal
2019 e sono vendute in diversi mercati in
Europa, Medio Oriente, Africa, Asia e Au -
stralia.
l
Marzo 2026
9
LA RIVISTA TECNICA
SULL’ECONOMIA CIRCOLARE
Anno X
Marzo
2026
Casa Editrice
la fiaccola srl
RIFIUTI SOLIDI
Soluzioni e tecnologie
per l’ambiente
Economia Circolare
E CHIUDI
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E GESTIONE DELLE
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RIMOZIONE
DEI CONTAMINANTI
SEMPRE PIÙ SPINTA
COL QUARTO LIVELLO
DI DEPURAZIONE
ACQUE REFLUE
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La discarica va in discarica?
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ISSN 2610-9069
0 0 0 3 9 >
772610 906904
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