leStrade n. 1615 marzo 2026
MATERIALI Insieme verso la durabilità delle opere PONTI E VIADOTTI Il Ponte Leonardo Da Vinci, a Sasso Marconi
MATERIALI
Insieme verso la durabilità delle opere
PONTI E VIADOTTI
Il Ponte Leonardo Da Vinci, a Sasso Marconi
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N. 1615/3 MARZO 2026
ISSN 0373-2916
7 7 0 3 7 3 2 9 1 6 0 2
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Casa Editrice la fiaccola srl
ISSN 0373-2916
7 7 0 3 7 3 2 9 1 6 0 2
MATERIALI
Insieme verso la durabilità
delle opere
PONTI E VIADOTTI
Il Ponte Leonardo Da Vinci,
a Sasso Marconi
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N. 1615 Marzo 2026 anno CXXVII
ISSN: 0373-2916
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Impaginazione
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Vincenzo De Rosa
COME ERAVAMO
7 I TEMI DEL NUMERO DI MARZO DEL 1926
di Fabrizio Parati
L’OPINIONE LEGALE
8 LA CORTE DI GIUSTIZIA UE BOCCIA IL DIRITTO DI
PRELAZIONE NELLA FINANZA DI PROGETTO
di Claudio Guccione
NOTIZIE DALL’ANAS
12 LIGURIA, STATALE 1 “VIA AURELIA”
13 EMILIA-ROMAGNA, SS 468 “DI CORREGGIO”
14 PIEMONTE, AVVIATI I LAVORI IN ALVEO IN PROSSIMITÀ
DEL PONTE SUL TORRENTE CERVO A BIELLA
15 EMILIA-ROMAGNA, GALLERIA “LE VIGNE”
NEWS
16 ATTUALITÀ
28 CONVEGNI
30 AGENDA: convegni, corsi, eventi
INFRASTRUTTURE & MOBILITÀ
32 TOTO COSTRUZIONI COMPLETA LA GALLERIA CEFALÙ
IN DIREZIONE MESSINA
di Mauro Armelloni
34 A1, IL NUOVO VIADOTTO RIBUIO APERTO AL TRAFFICO
di Gabriele Villa
36 INFRASTRUTTURE STRADALI IN EVOLUZIONE: GESTIONE,
MANUTENZIONE E PROFESSIONI
di Hunters Group
38 L’ITALIA CHE CRESCE ATTRAVERSO LE INFRASTRUTTURE
di Mauro Armelloni
40 RIFORMA PORTUALE
di Edvige Viazzoli
42 INFRASTRUTTURA FONDAMENTALE PER CALABRIA,
BASILICATA E PUGLIA
di Damiano Diotti
44 2025 DA RECORD PER IL PORTO DI GÖTEBORG
di Gabriele Villa
46 INTERMODALITÀ E RIEQUILIBRIO TERRITORIALE
DI ALFONSO ANNUNZIATA, FRANCESCO ANNUNZIATA
52 IL FUTURO DELL’IDROGENO SOSTENIBILE
IN ALTO ADIGE SI SCRIVE IN UNIBZ
di Monica Banti
54 WEBFLEET VINCE LA SFIDA DELLE CHIUSURE STRADALI
DURANTE LE OLIMPIADI
PONTI & VIADOTTI
62 IL PONTE LEONARDO DA VINCI, A SASSO MARCONI
DI FONDAZIONE PROMOZIONE ACCIAIO
78 LA NUOVA NORMATIVA SUI PONTI PROVVISORI
SMONTABILI. UN CASO STUDIO
di Fabio Abruzzese
84 INFRASTRUTTURE MATURE, SOLUZIONI EVOLUTE
di Fabrizio Parati
MATERIALI & TECNOLOGIE
92 RICOSTRUIRE I GIUNTI STRADALI: FRC PANORAMICA E
SCENARI
di Lorenzo De Carli
96 DURABILITÀ DELLE OPERE PUBBLICHE, SOSTENIBILITÀ
REALE E RESPONSABILITÀ
di Silvio Cocco
100 BARRIERE ACUSTICHE CON GOMMA RICICLATA DA PFU
MACCHINE & ATTREZZATURE
102 DUE MACCHINE PER I SETTORI RICICLAGGIO E STRADALE
104 PROVA DI RESISTENZA SUPERATA CON SUCCESSO
di Mauro Armelloni
106 TUTTI AL SAMOTER
di Andrea Ghiaroni
114 52 MEZZI PER IL FUTURO DELLE INFRASTRUTTURE
STRATEGICHE
di Mauro Armelloni
116 VERSO IL CANTIERE INFRASTRUTTURALE A ZERO
EMISSIONI
di Gabriele Villa
120 COMPATTEZZA E POTENZA NEL CUORE DI ADRIA
di Fabrizio Parati
ASSOCIAZIONI
126 OSSERVATORIO OICE/INFORMATEL DI GENNAIO 2026
127 LA S.I.I.V. DEFINISCE IL SUO 2026. UN ANNO DI NOVITÀ
Associazione Italiana
per l’Ingegneria Traffico
e dei Trasporti
Associazione Mondiale
della Strada
Associazione Italiana
dei Professionisti
per la Sicurezza Stradale
Associazione Italiana
Segnaletica e Sicurezza
Associazione Laboratori
di Ingegneria e Geotecnica
Associazione
Industrie
Ferroviarie
Associazione Italiana
Segnaletica Stradale
European Union
Road Federation
Formazione Addestramento
Scienza Tecnologia Ingegneria
Gallerie e Infrastrutture
Federazione delle Associazioni
della filiera del cemento,
del calcestruzzo e dei materiali di
base per le costruzioni nonché
delle applicazioni e delle
tecnologie ad esse connesse
Federazione Industrie
Prodotti Impianti Servizi
ed Opere Specialistiche
per le Costruzioni
International Road
Federation
Associazione delle
organizzazioni di ingegneria,
di architettura e di consulenza
tecnico-economica
Società Italiana Geologia
Ambientale
Stampa
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56 LE CERTIFICAZIONI CHE FANNO LA DIFFERENZA
NELLE GARE PUBBLICHE
60 AMPLIAMENTO AEROPORTO DI VENEZIA
di Damiano Diotti
108 BARRIERE DI SICUREZZA SU RILEVATO: DALLA NORMA
UNI/TR 11785 ALLA MODELLAZIONE NUMERICA
di Giuseppe Chiappinelli
Società Italiana Infrastrutture
Viarie
SITEB
Strade Italiane e Bitumi
On line nella sezione
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all’Unio ne stampa periodica italiana.
Numero di iscrizione 14744
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Gallerie e Infrastrutture
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Ponti e Viadotti
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Hanno collaborato
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Francesco Annunziata
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Stefano Coropulis
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Damiano Diotti
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Fabrizio Parati
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Edvige Viazzoli
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PRESIDENTE
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Responsabile Scientifico CERTeT,
Centro di Economia Regionale, Trasporti
e Turismo dell’Università Bocconi di Milano
MEMBRI
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TELT (Tunnel Euralpin Lyon Turin)
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Direttore Generale per la Vigilanza
e la Sicurezza delle Infrastrutture MIT a r.
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Dirigente ANAS,
Segretario Generale PIARC Italia
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LUCIANO MARASCO
Dirigente MIT, Responsabile IV Divisione
DG Sicurezza Stradale
FRANCESCO MAZZIOTTA
Già Dirigente MIT, Responsabile II Divisione
DG Sicurezza Stradale
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Già Presidente CAL
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AISCAT Pesponsabile Area Tecnica
ORNELLA SEGNALINI
Dirigente MIT, Direttore Generale
Dighe e Infrasrutture Idriche ed Elettriche a r.
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Amministratore BBT SE
(Galleria di Base del Brennero - Brenner Basistunnel)
IN RAPPRESENTANZA DELLE ASSOCIAZIONI
ANGELO ARTALE
Direttore Generale FINCO
FEDERICO CEMPELLA
Associazione del Genio Civile
MARIA PIA CERCIELLO
PIARC ITALIA
GABRIELLA GHERARDI
Presidente AISES
OLGA LANDOLFI
Segretario Generale TTS Italia
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e dei Serramenti
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Roads towards sustainability
4 3/2026 leStrade
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Come eravamo
I TEMI DEL NUMERO
DI MARZO 1926
• Inaugurazione del «Corso
d’Ingegneria Stradale», Gaudenzio
Fantoli
• Il ripristino della viabilità nella Valle
di Sclave, I. Vandone
• Per lo sgombro delle nevi lungo
le strade di montagna, I. V.
• Vacche da mungere?, I. V.
• La manutenzione stradale in Provincia
di Torino, I. V.
INSIEME VERSO L’ALTO
Consulenza,
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• Un segnalatore dei treni per passaggi
a livello, I. V.
• Ancora sulla viabilità nelle curve
stradali, I. V.
• La viabilità in Provincia di Verona.
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Copertina del numero di marzo 1926.
leStrade 3/2026 7
Normativa e infrastrutture
La Corte di Giustizia UE boccia il diritto
di prelazione nella finanza di progetto
Gli effetti sulle procedure in corso anche alla luce delle pronunce
della Corte dei Conti e le ipotesi di riforma della materia
Claudio Guccione, Maria Ferrante,
Ivo Allegro
La Corte di Giustizia dell’Unione Europea
(CGUE), con la recente sentenza del
5 febbraio 2026, causa C-810/24, ha dichiarato
l’incompatibilità con la normativa
europea del diritto di prelazione in favore
del promotore nel project financing,
fulcro della procedura ad iniziativa privata
che sino ad oggi è stata la principale leva
L’avvocato Claudio Guccione, fondatore di P&I - Studio Legale Guccione & Associati,
è Professore a contratto di Diritto dei Contratti di Partenariato Pubblico
Privato all’Università degli Studi di Teramo (claudio.guccione@peilex.com).
di utilizzo di questo istituto in Italia.
I giudici di Lussemburgo, in particolare,
hanno ritenuto che la disciplina dell’art.
183, comma 15, del d.lgs. 50/2016 sia incompatibile
con i principi di parità di trattamento
e non discriminazione nonché contraria
alla libertà di stabilimento. Questo
intervento del giudice europeo, pur riferito
specificatamente ad una norma non più
vigente, rende inapplicabile d’ora in poi il
diritto di prelazione, per cui si rende necessario
un intervento del legislatore che
riformi la finanza di progetto ideando nuovi
strumenti di incentivazione del privato
a farsi promotore di iniziative mediante finanza
di progetto.
L’ordinanza di rinvio
pregiudiziale
La decisione della Corte di Giustizia origina
dall’ordinanza di rinvio pregiudiziale del
Consiglio di Stato n. 9449 del 25 novembre
2024.
La controversia all’esame del Consiglio di
Stato nasceva da una procedura del Comune
di Milano per la gestione di 70 servizi
igienici automatizzati, finanziata tramite
lo sfruttamento di impianti pubblicitari
per 24 anni. In esito alla gara, la società
Urban Vision s.p.a. era risultata la migliore
offerente. Tuttavia, il raggruppamento
A&C Network (promotore dell’iniziativa)
aveva esercitato il diritto di prelazione attribuitole
dall’art. 183, comma 15, del d.lgs.
50/2016, ottenendo in tal modo l’aggiudicazione
adeguando l’offerta tecnica
ed economica a quella dell’impresa aggiudicataria,
in sostanza impegnandosi ad
adempiere alle obbligazioni contrattuali
alle medesime condizioni offerte dall’aggiudicatario.
Quest’ultimo, dunque, ha
impugnato l’aggiudicazione, asserendo il
contrasto della disciplina nazionale sulla
prelazione con la normativa eurounitaria.
Ebbene, benchè la procedura posta in essere
dalla stazione appaltante avesse applicato
fedelmente il disposto del Codice dei
contratti pubblici, i giudici di Palazzo Spada
- aderendo alla ricostruzione del ricorrente
- hanno posto in dubbio che tale meccanismo
rispetti il diritto europeo e rimesso la
questione alla Corte di Giustizia.
Nello specifico, il quesito posto richiedeva
la valutazione della compatibilità con la
normativa eurounitaria dell’art. 183, comma
15, del d.lgs. 50/2016 in relazione ai
“principi di libertà di stabilimento e libera
prestazione di servizi di cui agli artt. 49 e
56 TFUE, nonché la direttiva n. 2014/23/
UE, interpretati alla luce dei principi di
proporzionalità, buona amministrazione
ed efficienza, e l’art. 12 della direttiva n.
2006/123/CE, per il caso in cui la Corte lo
ritenga applicabile”.
La decisione della Corte
di Giustizia
La Corte ha stabilito che il diritto del promotore
di aggiudicarsi la concessione “pareggiando”
l’offerta migliore presentata in
sede di gara costituisce un vantaggio competitivo
sproporzionato e, dunque, ne ha
dichiarato l’incompatibilità con il diritto eurounitario.
In particolare, la sentenza ha individuato
tre elementi di incompatibilità del diritto di
prelazione con il TFUE e con la Direttiva
2014/23/UE:
• parità di trattamento: il promotore che
esercita la prelazione, secondo la Corte
di Giustizia, gode di un’ingiustificata posizione
di vantaggio rispetto agli altri operatori
economici che hanno presentato
un’offerta nella stessa gara, in violazione
dell’inderogabile principio della parità
di trattamento tra concorrenti;
• immodificabilità dell’offerta: per tale profilo,
la Corte ritiene che l’esercizio del diritto
di prelazione costituirebbe un’indebita
modificazione del prezzo offerto a
posteriori. Sul punto, tuttavia, deve rilevarsi
che il giudice europeo abbia ritenuto
che il diritto di prelazione si estrinsechi
nel mero pareggio dell’offerta economica.
In realtà, invece, come efficacemente
chiarito dal Consiglio di Stato nella sentenza
n. 9210/2023, in base al chiaro tenore
letterale della norma, tutte le condizioni
dell’offerta aggiudicataria, tecniche
ed economiche, devono restare immutate
al fine del legittimo esercizio della prelazione.
Pertanto, in sostanza, l’esercizio
del diritto di prelazione deve tradursi in
una mera sostituzione soggettiva dell’aggiudicatario.
In considerazione di ciò, non appare violato
il principio di immodificabilità dell’offerta,
in quanto l’esercizio del diritto di prelazione
si configurerebbe nella sostanza come
una sorta di acquisto dell’offerta dell’aggiudicatario
da parte del promotore dietro pagamento
delle spese per la predisposizione
della medesima;
• libertà di stabilimento: infine, la Corte
di Giustizia ha ritenuto violato il principio
della libertà di stabilimento in quanto
il diritto di prelazione costituirebbe un
concreto ostacolo per gli operatori stranieri
alla partecipazione di gare di finanza
di progetto in Italia. Tale affermazione
non appare del tutto convincente, in
quanto è notorio che le perplessità degli
operatori stranieri di partecipare a gare
pubbliche in Italia sono riconducibili ad
altre circostanze: dall’incertezza normativa
all’eccessiva burocratizzazione,
dai tempi troppo lunghi dei procedimenti
amministrativi alla naturale diffidenza
per i rapporti di lungo termine.
Gli effetti sulle procedure
in corso
Benché, come anticipato, la sentenza riguardi
una norma non più vigente e quindi
non si esprima specificamente sull’art.
193 del d.lgs. 36/2023, è talmente chiara
nel suo approdo sostanziale da far ritenere
d’ora in poi inapplicabile il diritto di prelazione
nelle procedure di finanza di progetto
ad iniziativa privata.
In generale, difatti, le sentenze della
Corte di Giustizia spiegano differenti tipologie
di effetti:
• efficacia vincolante e diretta: in primo
luogo, la sentenza interpretativa della
CGUE vincola il giudice nazionale che ha
sollevato la questione, il quale deve adeguarvisi
nella risoluzione della controversia
nazionale posta al suo esame;
• efficacia retroattiva (ex tunc): le sentenze
della Corte di Giustizia hanno, di regola,
un effetto retroattivo, interpretando
come la norma eurounitaria avrebbe
dovuto essere intesa e applicata fin dal
momento della sua entrata in vigore.
Pertanto, la sentenza colpisce anche i
rapporti giuridici sorti in passato, purché
non ancora esauriti (ovvero non definiti
da sentenze passate in giudicato o atti
amministrativi inoppugnabili);
• efficacia erga omnes: sebbene la sentenza
nasca da un caso specifico, la sua portata
è generale, per cui l’interpretazione
fornita dalla Corte diventa un precedente
vincolante per tutti i giudici e tutte le
amministrazioni degli Stati membri che
si trovino a dover applicare la medesima
norma, ciò in forza del primato della norma
europea sulla legislazione interna degli
Stati membri.
È evidente, dunque, che da oggi in poi
qualsiasi Giudice e qualunque autorità amministrativa
dovranno disapplicare il diritto
di prelazione, oggi disciplinato dall’art. 193
del d.lgs. 36/2023.
È necessario, pertanto, valutare quali siano
gli effetti sulle procedure in corso.
Per quanto concerne i procedimenti in
cui siano già state presentate proposte di
project financing ancora in fase di valutazione,
deve ritenersi che gli stessi possano
proseguire in applicazione della procedura
delineata dall’art. 193 del Codice, ma
al promotore o proponente del progetto
prescelto da porre a base di gara non potrà
essere attribuito il diritto di prelazione.
Rimane, invece, pienamente applicabile il
rimborso delle spese per la predisposizione
della proposta, profilo non intaccato dalla
sentenza della Corte di Giustizia.
In questa ipotesi, ove fosse già stato pubblicato
l’avviso di cui all’art. 193, comma 4,
del Codice per la sollecitazione di proposte
concorrenti ed il relativo termine sia ancora
in corso, dovrebbe ritenersi che lo stesso
debba essere ripubblicato per dare evidenza
della disapplicazione del diritto di prelazione,
in modo che il mercato ne sia edotto
ai fini della decisione o meno di aderire
alla sollecitazione.
Inoltre, nel caso in cui sia ancora in corso
l’attività di valutazione delle proposte presentate,
si dovrebbe ritenere che - in forza
del principio codicistico di fiducia e del generale
principio costituzionale di buon andamento
dell’azione amministrativa - l’ente
concedente dovrebbe informare il promotore
e gli eventuali proponenti dell’onere
di disapplicazione del diritto di prelazione
e richiedere una conferma dell’interesse
alla valutazione delle proposte presentate.
È evidente, infatti, che la sussistenza
o meno del diritto di prelazione abbia un
impatto significativo sulle scelte imprenditoriali
degli operatori economici nonché
sui contenuti della proposta stessa: ove
non sia esercitabile il diritto di prelazione,
un operatore economico potrebbe ritenere
non più conveniente il progetto presentato,
anche eventualmente in quanto non
sufficientemente concorrenziale, e rinunciare
alla proposta nell’ottica di far ripartire
il procedimento con un diverso progetto.
Nel diverso caso in cui la proposta presentata
sia già stata dichiarata di pubblico interesse
ed inserita nella programmazione
dell’ente, l’ente concedente non potrà
che pubblicare il bando per l’affidamento
del contratto senza la previsione del diritto
di prelazione (mantenendo, come detto, il
solo rimborso dei costi sostenuti per la pre-
L’Opinione legale
8 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026 9
sentazione della proposta nei limiti di legge
del 2,5% dell’investimento).
Nel caso in cui, invece, sia già stato pubblicato
un bando contenente l’indicazione
del diritto di prelazione, deve ritenersi che
l’ente concedente debba annullare la gara
in autotutela e procedere alla ripubblicazione
della medesima emendata del diritto
di prelazione a favore del promotore o
proponente. Tale azione di annullamento in
autotutela, in applicazione dell’art. 21-novies
della legge 241/90, dovrebbe spingersi
sino a 6 mesi successivi all’aggiudicazione,
con conseguente inefficacia del
contratto stipulato: ciò, in astratto, anche
nell’ipotesi in cui non sia stato in concreto
esercitato il diritto di prelazione, in quanto
non si può dimostrare che la previsione
di tale diritto non abbia falsato la concorrenza
e, dunque, la partecipazione di altri
operatori economici alla gara.
Per quanto riguarda i procedimenti in cui
sia già stato stipulato il contratto e nei quali
siano già decorsi sia i termini di impugnazione
del provvedimento di aggiudicazione
che i termini di legge per l’annullamento in
autotutela, si può ritenere che la posizione
giuridica del privato affidatario si sia cristallizzata:
tali rapporti, dunque, non possono
essere travolti dalla sentenza della Corte
di Giustizia.
L’analisi della Corte dei Conti
e la posizione dell’AGCM
Le riflessioni appena svolte risultano sostanzialmente
coincidenti con quanto è stato
affermato dalla Corte dei Conti, Sezione
Regionale di Controllo per l’Emilia-Romagna,
con le recenti delibere del 26 febbraio
2026, n. 14, relativa ad un procedimento
di finanza di progetto avviato presso il
Comune di Cattolica nel 2024, quindi con
il Codice non ancora novellato dal decreto
correttivo, e n. 15, relativa ad un procedimento
riguardante il Comune di Riccione
intrapreso dal privato in vigenza del decreto
correttivo.
In particolare, in merito alla fattispecie
concreta di cui alla Delibera n. 14, l’amministrazione,
al momento della formulazione
del quesito alla Corte dei Conti, aveva
già provveduto ad esprimere la propria
manifestazione di interesse, ma non aveva
ancora pubblicato il bando di gara.
Di contro, rispetto alla Delibera n. 15, si
evidenzia che il Comune di Riccione, non
aveva ancora concluso la fase della valutazione
preliminare della proposta iniziale.
In primo luogo, in entrambe le Delibere, La
Corte dei Conti ha ricordato che l’interpretazione
resa dalla CGUE ha carattere generale
e vincolante, e che “pur riferendosi
formalmente al D.Lgs. n. 50/2016, la Corte
ha sottolineato con chiarezza che l’incompatibilità
accertata (del diritto di prelazione)
discende dai principi fondamentali
dell’ordinamento europeo delle concessioni,
applicabili in maniera identica nel quadro
del D.Lgs. n. 36/2023, non essendo le
modifiche introdotte dal correttivo del 2024
idonee a neutralizzare l’effetto distorsivo
del meccanismo preferenziale” e che “La
pronuncia rende pienamente manifesto il
contrasto tra il meccanismo preferenziale
e i principi del Trattato, imponendo all’Amministrazione
procedente di non applicare
la norma interna incompatibile”. Per tali
ragioni non sarebbe più possibile applicare
il diritto di prelazione nelle procedure di
finanza di progetto.
Inoltre, nella Delibera n. 14, la Corte ha
ricordato che l’Autorità Garante della Concorrenza
e del Mercato (AGCM), nella Segnalazione
S4692B del 2 febbraio 2026, ha
richiamato le criticità strutturali del diritto
di prelazione, osservando che la clausola è
idonea “a sovvertire l’esito della gara”, consentendo
al promotore di divenire aggiudicatario
“adeguando la propria proposta
a quella individuata come migliore”, determinando
così una distorsione della parità
di trattamento tra concorrenti, in linea con
quanto già evidenziato dal Consiglio di Stato
nell’ordinanza n. 9449/2024.
La medesima Segnalazione richiama altresì
la lettera di costituzione in mora dell’8 ottobre
2025 (procedura INFR/2018/2273),
con cui la Commissione europea ha ritenuto
che l’obbligo di inserire la prelazione
nel bando configuri un “vantaggio competitivo”
incompatibile con un mercato realmente
concorrenziale, ponendosi, dunque,
in violazione degli artt. 3 e 30 della Direttiva
2014/23/UE.
Entrando poi nel vivo dei procedimenti
sottoposti alla propria attenzione, il Giudice
contabile, con la Delibera n. 14, ha
chiarito che, laddove il bando di gara non
risulti ancora adottato né pubblicato, il
provvedimento con cui l’amministrazione
abbia dichiarato il pubblico interesse
ed eventualmente, come nel caso di specie,
riconosciuto al promotore il diritto di
prelazione, costituisce atto endoprocedimentale
che, benché legittimamente
adottato sulla base della disciplina vigente
al momento della sua adozione, non
cristallizza né esaurisce il contenuto delle
regole di gara. Pertanto, al momento
della redazione del bando di gara, vige
“l’obbligo per l’Amministrazione di operare
una rideterminazione delle decisioni
assunte alla luce del quadro normativo
e dei principi vigenti al momento della
sua adozione, ivi compresi quelli desumibili
dal diritto eurounitario e dall’evoluzione
del contesto regolatorio. La precedente
dichiarazione di pubblico interesse non
vincola l’amministrazione a mantenere il
diritto di prelazione qualora elementi sopravvenuti
impongano una riconsiderazione
della scelta iniziale alla luce dei principi
generali dell’ordinamento”.
Nella medesima Delibera, la Corte dei
Conti ha anche evidenziato che, alla luce
della disciplina vigente in materia di re-
sponsabilità erariale, la scelta dell’Amministrazione
di disapplicare la norma nazionale
sulla prelazione per conformarsi
alla sopravvenuta sentenza della CGUE,
non integra in alcun modo colpa grave. Al
contrario, è la decisione di procedere comunque
in violazione del diritto unionale
a configurare una potenziale violazione
manifesta e inescusabile delle norme di
diritto applicabili. Per ciò, il RUP che, nonostante
la pronuncia della CGUE, applicasse
il diritto di prelazione si esporrebbe
al rischio di una valutazione di responsabilità
erariale per le conseguenze dannose
derivanti da eventuali sanzioni UE, annullamenti
giurisdizionali o contenziosi risarcitori
plurimi.
Per quanto concerne, invece, il merito
della Delibera n. 15, il giudice contabile,
dopo aver evidenziato che, ai sensi del
principio del c.d. “tempus regit actum”, la
legittimità di un provvedimento deve essere
valutata alla luce delle norme vigenti
al momento della sua adozione e che nel
caso di specie non si sarebbe nemmeno
conclusa la fase della valutazione preliminare
della proposta iniziale presentata
dal promotore, ha escluso che l’amministrazione
potesse prevedere l’applicazione
del diritto di prelazione, giungendo,
dunque, alla medesima conclusione prospettata
nella Delibera n. 14.
Ipotesi di riforma
Come noto, la finanza di progetto su iniziativa
privata è da sempre lo strumento
più utilizzato in Italia per la realizzazione di
opere in partenariato pubblico privato ed
ha indubbi vantaggi per le Amministrazioni
soprattutto sotto il profilo del contributo
privato alla progettazione, in una situazione
di importante carenza di risorse pubbliche.
Il diritto di prelazione da sempre è stato
l’elemento di maggiore attrattività per gli
operatori economici intenzionati ad avviare
queste operazioni, per cui l’impatto della
sentenza della Corte di Giustizia in esame
potrebbe tradursi nel venir meno delle
della finanza di progetto in Italia.
È evidente, dunque, che il legislatore dovrà
intervenire per studiare nuove forme di
incentivazione dei privati alla presentazione
di proposte mediante finanza di progetto
che possano ritenersi compatibili con la
normativa eurounitaria, anche sulla falsariga
dei sistemi adottati da altri Stati membri.
Nello specifico, i modelli che appaiono
maggiormente rispondenti ai principi individuati
dalla Corte di Giustizia includono:
• l’eventuale attribuzione al promotore di
un punteggio premiale sulla valutazione
dell’offerta;
• il rimborso dei costi di predisposizione
della proposta, previa individuazione di
un “meccanismo imparziale per la quantificazione
effettiva di tali spese”, come
evidenziato dalla Commissione europea
nel citato procedimento di infrazione e
stabilendo le modalità per documentare
le spese affrontate;
• la previsione di procedure graduali,
anche di dialogo competitivo, in cui il
promotore abbia il beneficio di intervenire
solo nella fase conclusiva, di competizione
con il competitor previamente
selezionato.
Rispetto all’esperienza italiana ed alle esigenze
degli operatori economici, una soluzione
che appare percorribile per l’Italia
sembra potersi articolare come segue
sulla falsa riga della disciplina di cui all’art.
37-quater della legge n.109/94:
1) definizione di una procedura per la
presentazione e la valutazione delle proposte
pervenute che sia adeguatamente
snella e riduca al minimo i costi sia per
il promotore che per l’Amministrazione:
in tale ottica, risulta a questo punto superflua
la procedura prevista dall’attuale
art. 193 del d.lgs. 36/2023 per l’apertura
alla concorrenza in fase di proposta,
in quanto i vantaggi attribuiti al promotore
non sono più significativi. Sarebbe,
al contrario, importante velocizzare
la fase di selezione delle proposte, in
considerazione della maggior complessità
della procedura successiva per l’affidamento
del contratto. Anche per quanto
concerne i contenuti della proposta,
al fine di incentivare i privati riducendone
i costi sarebbe opportuno ridurre ulteriormente
il livello progettuale richiesto
facendo ad esempio riferimento al
DOCFAP (Documento di Fattibilità delle
Alternative Progettuali);
2) una volta dichiarata la fattibilità tecnica
ed economica ed il pubblico interesse
della proposta presentata, la stazione appaltante
potrebbe richiedere al promotore
prescelto l’elaborazione del Documento
di Indirizzo alla Progettazione (DIP) da
utilizzare per la successiva gara, consentendo
in tal modo all’operatore economico
di mantenere un certo grado di riservatezza
sui contenuti della propria proposta
e, dunque, non annullando il proprio eventuale
vantaggio competitivo meritato per
aver avuto l’iniziativa;
3) sulla base del DIP elaborato dal promotore,
l’ente concedente potrebbe bandire
un concorso di progettazione che ha l’obiettivo
di selezionare il soggetto concorrente
che potrà accedere alla successiva
procedura negoziata con il promotore. Ove
non vi sia alcun partecipante al concorso di
progettazione, il contratto potrebbe essere
affidato direttamente al promotore;
4) il vincitore del concorso di progettazione,
dunque, concorrerebbe in una
successiva procedura negoziata con il
promotore, al quale, nel caso di mancata
aggiudicazione, spetta il rimborso
delle spese sostenute.
Tale sistema, oltre ad incentivare il privato
a presentare proposte di finanza di progetto
e rispettare i principi eurounitari enucleati
dalla Corte di Giustizia, avrebbe anche
l’indubbio vantaggio di aumentare il livello
qualitativo progettuale dei contratti aggiudicati.
Osservatorio normativo
Decreto Ministero dell’Ambiente e della
Sicurezza Energetica recante “Adozione
dei criteri ambientali minimi per l’affidamento
di servizi di progettazione e affidamento
di lavori per interventi edilizi”
(G.U. 3 dicembre 2025 n. 281).
Decreto del Presidente de Consiglio dei
Ministri del 23 dicembre 2025 recante
“Requisiti per l’iscrizione nell’elenco dei
soggetti aggregatori” (G.U. 25 febbraio
2026 n. 46).
Comunicato del Presidente ANAC n. 2
del 10 febbraio 2026 recante “Indicazioni
alle stazioni appaltanti in merito alla
corretta identificazione del CCNL negli
atti di gara”. nn
L’Opinione legale
10 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026 11
Notizie da Anas
Notizie da Anas
Liguria, strada statale 1 “Via Aurelia”
Prima esplosione controllata
per la messa in sicurezza del versante
roccioso lungo la SS1 Aurelia
ad Arenzano, in provincia di Genova
Lo scorso 13 febbraio, sulla statale
1 “Via Aurelia” nel tratto compreso
tra i km 547 e 548 nel comune
di Arenzano (GE), ANAS ha
fatto brillare 300 chilogrammi di
cariche esplosive disposte sulla
parete rocciosa a seguito della
frana dello scorso 26 gennaio.
Nel corso degli interventi per la
messa in sicurezza del versante
franato era stato attivato presso
la Prefettura un tavolo tecnico fra
ANAS, ASPI, Regione Liguria e i
comuni interessati per coordinare
le operazioni di brillamento e
concordare le chiusure dei tratti di
strada per garantire la piena sicurezza
di utenti e cittadini.
All’operazione erano presenti, tra
gli altri, il Viceministro delle Infrastrutture
e Trasporti Edoardo
Rixi, l’Assessore regionale Protezione
Civile, Infrastrutture, Ambiente
e Difesa del suolo, Giacomo
Raul Giampedrone, il Sindaco
di Arenzano, Francesco Silvestrini,
l’Amministratore Delegato di
ANAS, Claudio Andrea Gemme,
e il Responsabile della Struttura
Territoriale di ANAS Liguria, Nicola
Dinnella.
«Oggi siamo qui per il primo intervento
importante di messa in
sicurezza della strada - ha dichiarato
l’Amministratore Delegato di
ANAS, Claudio Andrea Gemme - il
masso instabile presente in questa
area, con dimensioni pari ad
un palazzo di quattro piani, rappresentava
un rischio per la sicurezza
pubblica e le infrastrutture
circostanti. Così abbiamo deciso
di procedere con la detonazione
controllata della parete rocciosa
eseguita da esperti del settore. A
breve - ha aggiunto Gemme - potremo
programmare le fasi successive
per garantire la riapertura
della Statale Aurelia nei tempi
più brevi possibili. Siamo impegnati
a garantire la sicurezza e il
benessere della comunità. L’intervento
di oggi è un rilevante passo
avanti».
L’operazione di esplosione è destinata
a riprofilare la parete di roccia
dove nei prossimi mesi ANAS
farà un intervento mirato a mitigare
e prevenire il dissesto idrogeologico.
Le cariche sono state disposte dai
rocciatori in punti prestabiliti e individuati
per distaccare i volumi
rocciosi da eliminare: il masso pericolante
aveva dimensioni di oltre
720 metri cubi con un peso di
circa 2mila tonnellate.
In conformità alle indicazioni formulate
dalla Direzione Generale
Ambiente della Regione Liguria,
ANAS procederà all’impiego
del materiale lapideo rimosso per
completare le opere di rafforzamento
della scogliera. Il materiale
franato presenta caratteristiche
litologiche analoghe a quelle dei
massi già presenti nella scogliera,
così da consentire un’integrazione
omogenea e coerente con il
profilo attuale dell’opera di difesa
costiera.
Dopo il completamento delle attività
di disgaggio e rimozione
dell’ammasso franato con le microcariche
esplosive, seguirà la
posa in opera dei massi selezionati.
La sequenza operativa sarà
finalizzata alla massima tempestività
e l’immediato ripristino della
sicurezza, condizione necessaria
per la riapertura al traffico nel più
breve tempo possibile.
Tutte le attività sono svolte in
stretto coordinamento con le Amministrazioni
coinvolte e nel pieno
rispetto delle prescrizioni tecniche
e ambientali.
Emilia-Romagna,
SS 468 “di Correggio”
Proseguono i lavori dedicati
alla riqualificazione della SS 468
“di Correggio”
Lo scorso 20 febbraio, nel Palazzo di Governo di
Ferrara, alla presenza del Vicario del Prefetto Rosanna
Gamerra, si è svolto un COV (Comitato Operativo
di Viabilità) nel corso del quale si è raggiunta,
con gli Enti territoriali, la condivisione del piano
delle cantierizzazioni lungo la SS 468 “di Correggio”
per i lavori programmati al fine di consentire
le manutenzioni necessarie al mantenimento dei
livelli di sicurezza e servizio contemplando azioni
di mitigazione per il minor impatto sulla fluidità
del traffico.
Gli interventi trattati nel tavolo istituzionale, discussi
con grande spirito di cooperazione e in piena
sinergia, riguardano il secondo stralcio di un più
ampio piano di riqualificazione dell’arteria, che prevede
un investimento complessivo di 12 milioni di
euro, interamente finanziati.
Le prime fasi dei lavori si sono concluse lo scorso
12 dicembre; le attività, per le quali si sono investiti
cinque milioni di euro hanno riguardato le tratte
ricomprese tra il km 80 ed il km 84,456.
I lavori pianificati, invece, con avvio nel breve e
medio periodo, interesseranno il tratto compreso
tra il km 80 e l’inizio del centro abitato di Casumaro
(km 77) con una durata complessiva totale prevista
di 330 giorni e saranno suddivisi in due fasi
come di seguito specificato.
La prima, avviata a inizio marzo con una durata di
circa sette mesi, prevede l’interdizione al traffico
della SS468 nel tratto compreso tra il km 77,000
circa ed il km 79,000. La seconda fase sarà avviata
da ottobre 2026 e prevede, per una durata
di circa tre mesi, l’interdizione al traffico della
SS468 nel tratto compreso tra il km 79,400 circa
ed il km 80,000.
In relazione alle interdizioni necessarie, i collegamenti
essenziali sono garantiti medianti deviazioni
in loco sulla viabilità locale e, in particolare sulle
strade provinciali 9, 13, 69, 66 e 34. Il transito
sarà invece sempre consentito ai mezzi di emergenza
e soccorso anche in fase di lavoro.
Anas si impegna, inoltre, a garantire un costante
aggiornamento di tutte le informazioni utili alla
cittadinanza in merito allo stato di avanzamento
dei lavori.
In collaborazione con
12 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026
13
Notizie da Anas
Emilia-Romagna, galleria “Le Vigne”
I lavori, con un investimento di due milioni di euro, rientrano
nei necessari interventi di ricostruzione post alluvione
Piemonte, avviati i lavori in alveo in prossimità
del ponte sul torrente Cervo a Biella
In programma la costruzione di una paratia di pali,
per un investimento complessivo di circa 2,7 milioni di euro
Anas ha avviato i lavori di costruzione
di una paratia di pali infissi
nell’alveo del torrente Cervo,
a protezione delle pile del ponte
sul medesimo torrente situato
lungo la strada statale 758 “Masserano-Mongrando”,
nel territorio
comunale di Biella. L’infrastruttura
congiunge la città al tratto noto
come superstrada.
Le lavorazioni interessano esclusivamente
le aree nell’alveo del
torrente e non sono previste limitazioni
al traffico lungo la statale.
L’intervento prevede la realizzazione
di una paratia di pali della
lunghezza complessiva di circa
160 metri, per un investimento
pari a circa 2,7 milioni di euro.
In questa prima fase le attività
sono concentrate nell’allestimento
del campo base e nella realizzazione
delle rampe per il transito
dei mezzi d’opera dall’argine
alle aree di lavoro nel letto del
torrente.
Il completamento delle lavorazioni
è previsto entro l’anno.
Anas, al fine di migliorare i livelli
di servizio delle infrastrutture in
gestione, ha programmato l’avvio
dei lavori di miglioramento funzionale
degli impianti della galleria
‘Le Vigne’ lungo la strada statale
726 “Secante di Cesena” in provincia
di Forlì Cesena.
I lavori con un investimento di due
milioni di euro rientrano negli interventi
di ricostruzione post alluvione.
Al fine di limitare le ripercussioni
sulla circolazione stradale, le attività
saranno svolte esclusivamente
in orario notturno, poiché, per
garantire la sicurezza degli utenti
e delle maestranze le lavorazioni
dovranno essere eseguite in assenza
di traffico.
Al fine di consentire le necessarie
attività lavorative, fino al 15 maggio
la galleria è interessata dalla
interdizione al transito, una canna
per volta.
L’interruzione è adottata dalle ore
21:00 alle 06:00 del mattino successivo
interessando esclusivamente
una direzione di marcia per
ciascuna notte di lavoro.
Sulla strada statale 131 “Diramazione
Centrale Nuorese” sono stati
avviati i lavori di ammodernamento
della galleria “Prato Sardo”,
a Nuoro. I lavori, del valore di 25
milioni di euro, riguardano l’ammodernamento
strutturale e impiantistico
del tunnel così come
previsto dalle normative attuali.
Sardegna, galleria “Prato Sardo”
Avviati i lavori di ammodernamento della galleria
“Prato Sardo”, sulla SS 131 DCN, a Nuoro
La galleria “Prato Sardo” fa parte,
infatti, della rete transeuropea
‘Ten-T’ e deve quindi rispondere a
specifici requisiti di sicurezza. La
struttura del tunnel è costituita
da due fornici, per una lunghezza
complessiva di circa 500 metri.
Gli interventi si svolgeranno per
fasi. La prima fase riguarderà
La chiusura notturna è attiva nei
giorni feriali dal lunedì al venerdì
sera incluso.
Durante la chiusura, i collegamenti
di itinerario sono garantiti
mediante adozione di percorso
alternativo, segnalato in sito, su
viabilità locale, dallo svincolo n. 3
Stadio/Montefiore allo svincolo n.
4 Cesena centro.
l’ammodernamento del ramo della
galleria in direzione Olbia, con
la deviazione del traffico nella carreggiata
in direzione opposta. Il
restringimento sarà in vigore inizialmente
nel tratto compreso
tra il chilometro 50,800 e il km
55,340, per poi essere ridotto in
primavera una volta completati gli
interventi in corso sui viadotti di
Marreri.
La conclusione dei lavori è prevista
entro l’estate del 2027.
In collaborazione con
14 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026
15
otiziario
Siemens Mobility e RAILPOOL investono 20 milioni di euro
per un nuovo hub di logistica ferroviaria a Verona
Siemens Mobility, fornitore leader di
soluzioni ferroviarie innovative e sostenibili,
e RAILPOOL, uno dei principali
operatori europei nel noleggio
di veicoli ferroviari, hanno firmato un
accordo preliminare per l’acquisto di
un’area di 15.000 metri quadrati dal
Consorzio ZAI.
Con un investimento di circa 20 milioni
di euro, l’intesa prevede la realizzazione
congiunta di un nuovo
centro di manutenzione per locomotive
all’interno dell’Interporto di
Verona, il più grande terminal logistico
integrato d’Italia.
L’accordo definisce lo sviluppo di un
hub di nuova generazione concepito
come “open access”, ossia accessibile
a locomotive di diversi costruttori.
L’obiettivo è garantire prestazioni
elevate lungo l’intero ciclo di vita dei
veicoli, grazie a ispezioni programmate
e interventi rapidi di manutenzione
leggera in grado di assicurare
la piena disponibilità operativa dei
mezzi. Il nuovo impianto avrà cinque
binari dedicati alla manutenzione
leggera e un binario dedicato
al tornio per la riprofilatura ruote,
consentendo lo svolgimento di test e
interventi su locomotive multisistema
e in corrente continua compatibili
con i principali sistemi di segnalamento
europei.
Realizzato come progetto greenfield,
il centro sorgerà lungo il corridoio
strategico Verona–Brennero,
destinato a raddoppiare la capacità
ferroviaria con l’apertura della Galleria
di Base del Brennero prevista
per il 2032. L’hub andrà inoltre a integrarsi
con il Rail Service Center
Siemens Mobility di Novara, operativo
dal 2015 sul corridoio TEN-T Reno-Alpi
e oggi punto di riferimento
per oltre 120 locomotive di primari
operatori europei.
Il progetto conferma il ruolo di Siemens
Mobility e RAILPOOL nel sostenere
l’espansione del trasporto
ferroviario merci in una fase caratterizzata
da una domanda in forte
crescita. Il nuovo centro nascerà infatti
dall’integrazione delle rispettive
competenze. Siemens Mobility porterà
la propria esperienza consolidata
nella manutenzione delle locomotive
dedicate al trasporto merci,
mentre RAILPOOL contribuirà con il
suo know-how manutentivo, sviluppato
in ambito europeo nei suoi sei
workshop di proprietà e completato
dalle oltre 4.500 parti di ricambio disponibili
a magazzino. La collaborazione
si inserisce in un percorso avviato
già nel 2024, anno in cui le due
realtà hanno siglato un accordo quadro
per la fornitura a RAILPOOL di
circa 250 locomotive, tra le quali le
varianti multisistema Vectron operative
in 16 paesi lungo i principali corridoi
ferroviari europei.
La manutenzione delle locomotive
rappresenta una delle attività principali
di Siemens Mobility in Italia e
in Europa. Con oltre 100 sedi in più
di 30 Paesi e un team di circa 7.000
specialisti, l’azienda gestisce una
delle reti di assistenza più estese del
settore, garantendo ai clienti una disponibilità
dei mezzi pari al 100%.
L’apertura del nuovo centro di Verona
rafforza ulteriormente questo impegno,
confermando Siemens Mobility
come partner strategico nello
sviluppo di infrastrutture ferroviarie
moderne, affidabili e sostenibili.
MOBILITY.SIEMENS.COM
RAILPOOL.IT
RICICLA
FINO AL 60%
DI FRESATO
AUMENTA
LA VITA UTILE
DELLA PAVIMENTAZIONE
Valli Zabban amplia la propria gamma RIGENERVAL con i nuovi
leganti modificati RIGENERVAL HARD e RIGENERVAL HARD PLUS
per applicazioni stradali ad alte prestazioni e basso impatto
ambientale. Con i prodotti della linea RIGENERVAL è possibile
riciclare a caldo, nel conglomerato bituminoso, fino al 60% di
fresato senza fumi e molestie olfattive, garantendo comunque una
pavimentazione stradale flessibile e durabile, con un forte risparmio
economico ed energetico.
RIGENERVAL by Valli Zabban, un generatore di vantaggi
che fa la differenza.
ELIMINA
FUMI E MOLESTIE
OLFATTIVE
Attualità
16 3/2026 leStrade
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otiziario
Nasce FS Advisory, società del Gruppo FS Italiane specializzata
nella consulenza nei trasporti e nelle infrastrutture
Con sede a Londra, FS Advisory
fornirà servizi di advisory a governi,
investitori istituzionali,
operatori, sviluppatori di infrastrutture
e imprese di costruzione
e ingegneria coinvolti in
progetti complessi di mobilità a
livello globale.
FS Advisory per una chiara esigenza
del mercato
La crescente domanda di competenze
integrate nel settore dei trasporti,
capaci di coprire in modo
coerente ambiti che tradizionalmente
sono stati frammentati tra
diversi operatori di consulenza,
come i quadri regolatori, lo sviluppo
infrastrutturale e la gestione
operativa. La nuova società di
consulenza si colloca in una posizione
distintiva per supportare
clienti pubblici e privati nell’ottimizzazione
dei loro asset di trasporto
a livello internazionale,
grazie al consolidato track record
del Gruppo FS Italiane che gestisce
circa 17mila chilometri di linee
ferroviarie con oltre 2.100 gallerie,
23.000 ponti e viadotti, 2.200
stazioni e 32.000 chilometri di
strade. L’obiettivo è, infatti, quello
di affrontare le nuove sfide della
digitalizzazione, della sostenibilità
e della connettività multimodale
nel settore dei trasporti tramite
consulenti in grado di comprendere
sia le specificità degli obblighi di
servizio pubblico che le dinamiche
operative e commerciali.
FS Advisory, quindi, affiancherà i
clienti, pubblici e privati, nei processi
di riorganizzazione del settore
dei trasporti, fornendo soluzioni
di mobilità digitale, tra cui piattaforme
di bigliettazione e sistemi
di monitoraggio delle performance
già adottati su larga scala in Europa,
oltre a competenze specialistiche
su trasporti e infrastrutture
lungo l’intera catena del valore.
Completano l’offerta i servizi di
Shadow e Interim Management,
pensati per supportare le transizioni
di governance, i processi di
nazionalizzazione e i cambiamenti
operativi.
Alla guida Ernesto Sicilia
FS Advisory sarà guidata da Ernesto
Sicilia, già Amministratore Delegato
di Trenitalia UK, dove per
quasi un decennio ha avuto la responsabilità
delle attività ferroviarie
del Gruppo FS nel Regno Unito.
Crescita internazionale del
Gruppo FS
Il lancio di FS Advisory rientra nella
strategia di crescita internazionale
presentata dal Gruppo FS al
mercato nel 2025 e completa l’espansione
strutturata del Gruppo
attraverso FS International,
la business unit comprende attività
di trasporto in Spagna, Francia,
Germania, Regno Unito, Paesi
Bassi e Grecia per un valore di circa
tre miliardi di fatturato con circa
12mila dipendenti. FS Advisory
opererà come società di consulenza
indipendente con accesso alle
capacità operative del Gruppo FS.
FSITALIANE.IT
Advance Flight
Delay Notification
API di SITA
Nasce FS Engineering, motore
dell’innovazione in Italia e nel mondo
Nuovo capitolo dell’evoluzione industriale
e strategica del Gruppo
FS: nasce FS Engineering per promuovere
a livello mondiale l’ingegneria
integrata, hi-tech e digitale.
La nuova denominazione sociale
di Italferr è il punto di arrivo
di un percorso di crescita che ha
visto l’azienda affermarsi, in oltre
40 anni di attività, come driver
dell’ingegneria italiana hi-tech
nel mondo. Un centro di eccellenza
presente in 15 Paesi e cinque
continenti.
«Con FS Engineering diamo forma
a una visione industriale in cui l’ingegneria
è leva strategica di crescita,
innovazione e competitività
per l’intero Gruppo FS. Un modello
integrato e digitale che mette
a sistema competenze, tecnologie
e dati per governare opere
complesse lungo tutto il loro ciclo
di vita - ha detto Stefano Antonio
zioni prima che si aggravino. L’impatto
finanziario di un intervento
tardivo è già significativo. L’International
Air Transport Association
(IATA) stima che i ritardi nella gestione
del flusso del traffico aereo
Donnarumma, AD e DG del Gruppo
FS Italiane - FS Engineering
valorizza l’eccellenza dell’ingegneria
italiana, rafforzando sicurezza,
sostenibilità e qualità delle
infrastrutture, e posiziona il Gruppo
come player di riferimento nei
mercati globali dei grandi progetti
e dei cantieri digitali».
Hub tecnico al servizio
del Paese
Con le proprie piattaforme BIM
4D, 5D e le successive evoluzioni,
FS Engineering assume il ruolo di
hub tecnico trasversale al servizio
del Paese e, in ambito internazionale,
di progettista di grandi opere
di edilizia civile e di innovazione
nel mondo.
Il nome FS Engineering valorizza
l’unicità del know-how oggi sviluppato
nell’ingegnerizzazione
digitale dei cantieri, raccogliendo
il testimone multidisciplinare di
Italferr, già affermata nei settori
dei trasporti, dell’energia, dell’acqua,
dell’edilizia, dell’urbanistica e
in Europa sono costati, da soli, alle
compagnie aeree e ai passeggeri,
16,1 miliardi di euro lungo lo scorso
decennio. Gran parte di questo
costo non è causata dal ritardo
stesso, ma dalla mancanza di
Stefano Antonio
Donnarumma,
AD e DG
del Gruppo
FS Italiane.
un’informazione tempestiva, necessaria
per adeguare i piani operativi,
riassegnare le risorse e proteggere
i programmi futuri prima
che il disservizio si diffonda. Advance
Flight Delay Notification API
di SITA è progettato per colmare
questo divario. La soluzione utilizza
le informazioni di partenza più
aggiornate, combinate con una logica
operativa basata sulla durata
prevista del volo, per anticipare potenziali
ritardi e per informare automaticamente
gli aeroporti di destinazione.
Il sistema fornisce avvisi
automatici e aggiornamenti in tempo
reale circa voli in ritardo o potenzialmente
soggetti a disservizi,
direttamente agli aeroporti di destinazione.
Alle compagnie aeree e
dell’integrazione fra nodi di mobilità,
logistica e ambiente.
FS Engineering intende posizionarsi
come tech-company delle
infrastrutture, in cui l’ingegneria
tradizionale si integra con Big
Data, IoT e criteri ESG, ponendo
al centro la sostenibilità, la sicurezza
intrinseca delle opere e la
manutenzione programmata per
l’intero ciclo di vita, valorizzando
per le opere di grande pregio
storico-architettonico l’esperienza
del Digital Twins che l’hanno
già vista protagonista del monitoraggio
della Basilica di San Pietro.
Il passaggio a FS Engineering
consente di allineare l’identità
del brand a quella dei principali
player internazionali dell’ingegneria
per competere nei mercati
globali delle infrastrutture
complesse e dei cantieri digitali,
con particolare riferimento alla
sicurezza sul lavoro.
Un’evoluzione già riconosciuta
a livello internazionale,
come dimostrano i premi
ricevuti nel 2025: dal riconoscimento
ad Amsterdam
per il “Digital
Going Year in
Infrastructure”, al
Premio Innovazione
SMAU 2025, fino
al Premio OICE per
la Sostenibilità.
FSITALIANE.IT
agli aeroporti di arrivo, questo può
garantire il tempo necessario per
adeguare i piani operativi, riducendo
gli effetti a catena sulle operazioni
di turnaround degli aeromobili,
sulla pianificazione dell’equipaggio,
sull’assegnazione dei gate e
sui collegamenti dei passeggeri. La
soluzione fornisce avvisi centralizzati
e notifiche push agli stakeholders
interessati negli aeroporti di
arrivo, favorendo un coordinamento
più chiaro e una pianificazione
delle risorse più efficace.
Attualità
18 3/2026 leStrade
Quando gli aeroporti di arrivo
vengono informati dei ritardi
dei voli troppo tardi, il costo va
ben oltre il semplice ritardo. Con
i volumi di traffico che aumentano
e i margini di recupero che si
restringono, SITA, fornitore globale
di tecnologia per il trasporto
aereo, ha lanciato Advance Flight
Delay Notification API per offrire
alle compagnie aeree e agli
aeroporti una visibilità anticipata
di potenziali ritardi, consentendo
alle squadre di agire tempestivamente
e di limitare le interruleStrade
3/2026 19
otiziario
Commisione UE:
dimezzare vittime
entro il 2030
PIÙ CHE FORNITORI.
PARTNER STRATEGICI.
Firmato il protocollo d’intesa
tra Assosegnaletica e Motus-E
L’accordo nasce dalla volontà
condivisa di favorire un approccio
di sistema su temi strategici quali
la sicurezza stradale, la qualificazione
urbana e l’uniformità della
segnaletica per le infrastrutture
di ricarica per i veicoli elettrici,
coadiuvando il cambiamento verso
una mobilità sempre più sostenibile.
Serve un quadro infrastrutturale
coerente
Motus-E, l’associazione italiana
della filiera della mobilità elettrica,
e Assosegnaletica, associazione
federata Anima Confindustria
che rappresenta le imprese della
segnaletica stradale, condividono
la necessità di promuovere
un quadro infrastrutturale coerente
con i nuovi modelli di mobilità e
una semplificazione e armonizzazione
delle politiche pubbliche, in
particolare a livello locale. In questo
contesto, il protocollo intende
valorizzare il ruolo della segnaletica
come elemento essenziale per
garantire sicurezza, fruibilità e integrazione
delle aree di ricarica
all’interno dello spazio pubblico.
Attualità
Le finalità centrali dell’intesa
Tra di esse rientrano l’incremento
di attività sinergiche nei confronti
delle istituzioni, volte a migliorare
la sicurezza stradale e la visibilità
delle aree di ricarica per i veicoli
elettrici, nonché la promozione di
iniziative di confronto e sensibilizzazione
sui temi della mobilità
sostenibile. L’accordo prevede un
coordinamento stabile tra le due
associazioni per favorire l’elaborazione
di proposte condivise e contribuire
a un’evoluzione ordinata
e funzionale delle infrastrutture a
supporto della transizione energetica
nel settore dei trasporti.
Le considerazioni
«La crescita delle infrastrutture
per la mobilità elettrica impone
una visione coordinata, capace
di tenere insieme innovazione tecnologica,
sicurezza e qualità dello
spazio pubblico», ha dichiarato il
presidente di Assosegnaletica Valerio
Casotti.
«Attraverso questo protocollo intendiamo
mettere a disposizione
delle istituzioni e del sistema industriale
le competenze delle nostre
imprese, affinché lo sviluppo
delle infrastrutture di ricarica avvenga
in modo ordinato, riconoscibile
e sicuro per tutti gli utenti
della strada».
«La progressiva diffusione della
mobilità elettrica richiede un approccio
integrato, in cui le nostre
città e il nostro sistema stradale
recitano un ruolo centrale», osserva
il presidente di Motus-E, Fabio
Pressi, sottolineando che l’intesa
«rappresenta un passo in avanti
molto importante per promuovere
presso le istituzioni nazionali e
locali la massima uniformità della
segnaletica relativa alle aree di ricarica
dei veicoli elettrici».
L’accordo tra Assosegnaletica e
Motus-E si inserisce in una visione
più ampia di collaborazione tra
filiere industriali, orientata a sostenere
politiche pubbliche efficaci
e a favorire la crescita di un ecosistema
della mobilità elettrica fondato
su criteri di sostenibilità, sicurezza
e qualità urbana. È una
tappa di un lungo percorso volto
a rafforzare il dialogo con le istituzioni
che avvalora il ruolo di rappresentanza
di Assosegnaletica e
Motus-E, confermandoli attori validi
e attivi nel favorire il cambiamento
verso modelli di mobilità
più evoluti e sostenibili.
ANIMA.IT
La Commissione europea ha
pubblicato la relazione sui
progressi verso l’obiettivo di
dimezzare, entro il 2030, il
numero di morti e feriti gravi
sulle strade europee.
Nel 2024 le vittime sono state
quasi 20 mila, in calo del
12% rispetto al 2019. Un risultato
positivo, ma non sufficiente:
per centrare l’obiettivo
servirebbe una riduzione
media annua del 4,6%, ritmo
che al momento non è stato
raggiunto.
Gli incidenti stradali continuano
a pesare in modo significativo
sull’economia dell’Unione,
con costi stimati attorno al
2% del prodotto interno lordo,
mentre ogni anno fino a 100
mila persone riportano lesioni
gravi e permanenti.
La Commissione annuncia
nuove azioni in cinque ambiti
prioritari:
- infrastrutture più sicure e sistemi
di trasporto intelligenti,
- maggiore applicazione delle
norme, diffusione delle tecnologie
di sicurezza nei veicoli,
- gestione delle nuove forme di
mobilità e rafforzamento della
ricerca, con l’obiettivo di accelerare
gli sforzi per salvare
migliaia di vite e mantenere
l’Europa ai vertici mondiali
per sicurezza e innovazione
nel settore dei trasporti.
www.sgpcreativa.it
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20 3/2026 leStrade
otiziario
Reway Group: nuova commessa
da 53,9 milioni di euro da ANAS
Reway Group S.p.A. (EGM: RWY)
comunica che le proprie controllate
MGA e Gema si sono aggiudicate
un nuovo contratto del valore
di 53,9 milioni di euro per la realizzazione
della variante alla S.S.
12 dell’Abetone e del Brennero nel
tratto compreso tra Buttapietra e
la Tangenziale Sud di Verona.
La commessa acquisita da MGA e
Gema è parte di un appalto del valore
complessivo di 179,6 milioni di
euro, assegnato da ANAS a un’ATI
(Associazione Temporanea di Imprese)
di cui le due controllate di
Reway Group sono parte con una
quota, rispettivamente, del 20% e
del 10% (CEC – Consorzio Europeo
Costruttori capofila con il 57%,
GI.MA.CO. COSTRUZIONI presente
nell’ATI con una quota del 13%).
Nel dettaglio, MGA e Gema si occuperanno
della gestione completa
del cantiere, includendo la realizzazione
delle opere d’arte lungo
l’intero tracciato (sviluppo complessivo
14 chilometri), le sistemazioni
idrauliche e la viabilità di
servizio oltre agli scavi e ai movimenti
terra.
Al termine della fase di progettazione
esecutiva a cura della controllata
Vega Engineering, il Gruppo
prevede di avviare i lavori a fine
2026. I lavori, che avranno durata
di quattro anni, vedranno impegnati
circa 120 addetti specializzati
e 25 macchinari ad altissime
Paolo Luccini, Presidente e Amministratore Delegato di Reway Group.
prestazioni.
La commessa è di particolare importanza
per Reway Group in
quanto rafforza il posizionamento
del Gruppo nel settore della costruzione
di nuove infrastrutture di
viabilità, ambito che vede il Gruppo
già impegnato nella progettazione
e costruzione di una galleria
lungo la dorsale Amatrice - Montereale
– L’Aquila.
Le considerazioni
Paolo Luccini, Presidente e Amministratore
Delegato di Reway
Group, ha commentato: «Questo
nuovo contratto per la realizzazione
del tratto della Variante alla
S.S. 12 dell’Abetone e del Brennero
compreso tra Buttapietra e la
Tangenziale Sud di Verona rafforza
ulteriormente il ruolo di Reway
Group nella realizzazione di importanti
opere infrastrutturali per
il Paese. Siamo orgogliosi di realizzare
uno snodo strategico per la
viabilità del territorio, in una delle
zone a più elevata intensità di traffico
della Provincia di Verona caratterizzata
dalla presenza di due delle
principali direttrici autostradali
del Nord Italia: la A4 e la A22 Autostrada
del Brennero».
Italia, paese UE
con più autovetture
In base ai dati relativi al parco
veicolare, nel 2024 l’Italia si conferma
il paese dell’Unione europea
con più autovetture in rapporto
alla popolazione: 701 ogni
1.000 abitanti contro 578 della
media Ue27 sull’ambiente e in
Italia continua a crescere a ritmo
sostenuto, diversamente da
quanto si osserva nelle altre maggiori
economie dell’Unione, tutte
con valori prossimi alla media
Ue27 (544 autovetture/1.000 ab.
in Spagna, 579 in Francia, 590 in
Germania) e stabili negli ultimi
anni.
I tassi di motorizzazione tendono
a essere più bassi nelle città: la
media dei 112 comuni capoluogo
è di 651 autovetture ogni 1.000
abitanti e quella dei capoluoghi di
città metropolitana è ancora inferiore
(612). Differenze significative
si osservano anche tra le ripartizioni
geografiche, con valori
generalmente più bassi al Nord e
più alti nel Mezzogiorno: da 594
autovetture ogni 1.000 abitanti
nei capoluoghi del Nord-ovest a
723 in quelli delle Isole .Tassi di
motorizzazione più bassi possano
essere collegati a un’offerta di
servizio più abbondante, come è
quella nei capoluoghi metropolitani
rispetto ai capoluoghi di provincia
(6.695 posti-km per abitante
contro 2.318 nel 2023), o
nei capoluoghi del Nord-ovest
(7.590 posti-km/ab.) rispetto a
quelli del Nord-est (3.781), del
Centro (5.170), del Sud (2.120)
e delle Isole (2.027).
Tra i comuni capoluogo, il tasso di
motorizzazione tocca il minimo a
Venezia (460 autovetture/1.000
ab.) e il massimo a Frosinone
(856). Tra i capoluoghi metropolitani,
Catania presenta il valore
più elevato (824 autovetture/1.000
ab.), seguita da Reggio
di Calabria (725), Cagliari (709)
e Messina (698).
Attualità
22 3/2026 leStrade
otiziario
WeepHoles
Dove l’acqua trova la
sua via sicura
Il Sistema WeepHoles
è la nuova frontiera del drenaggio stradale:
fori integrati e calibrati alla quota ottimale
dello strato drenante, per garantirne efficienza,
durata e sicurezza.
La metropolitana di Milano
interamente accessibile
Obiettivo raggiunto per l’imponente
piano di cantieri che era
stato avviato da Atm insieme al
Comune di Milano per rendere interamente
accessibile la rete metropolitana
milanese nel 2026
anche sulle linee più datate, per
rispondere così alle esigenze dei
cittadini e dei visitatori, in tempo
utile per i Giochi Olimpici e Paralimpici
Invernali.
Linea M1 al 100% fruibile
e la linea M2 al 91%
Sono entrati in servizio 43 nuovi
ascensori e 28 montascale
sulle prime due linee metropolitane,
rendendo così la linea M1
totalmente fruibile e la linea M2
fruibile al 91%, per poi arrivare
al completamento nei prossimi
mesi con le ultime tre stazioni
(Cascina Antonietta, Cascina
Attualità
Burrona e Villa Pompea). Un risultato
ottenuto grazie al coordinamento
tra Atm, Assessorato
alla Mobilità e tavolo tecnico per
l’accessibilità del Comune di Milano,
con un investimento complessivo
di 80 milioni di euro finanziati
in parte dal Comune di
Milano e da Atm, in parte da fondi
del PNRR e da altri contributi
ministeriali. Il lavoro senza sosta
delle squadre di Atm, rispettando
i tempi programmati, ha riguardato
ben 25 stazioni: sono diventate
accessibili 18 stazioni in più
(nello specifico, tutte le 13 mancanti
sulla linea M1 e 5 in più sulla
linea M2).
In ulteriori sette stazioni sono
stati installati nuovi ascensori
in aggiunta ai montascale già
presenti. Le attività sono state
complesse e hanno riguardato
la progettazione e la costruzione
integrale di queste nuove opere
all’interno di fermate concepite
negli anni Sessanta.
I tecnici Atm hanno necessariamente
dovuto ripensare agli spazi,
ridisegnando le stazioni in un’ottica
di piena fruibilità e tenendo
conto dei nuovi flussi di passeggeri
e degli standard richiesti per
inserire gli ascensori, nel rispetto
delle normative di sicurezza.
Gli interventi sulla linea M3
Parallelamente, si sono conclusi
gli interventi sulla linea M3 con
la sostituzione completa di 42
ascensori e sono in corso i lavori
di sostituzione integrale di ben
52 scale mobili.
Ricordiamo, infatti, che gli
impianti della linea M3 avevano
raggiunto la fine del loro ciclo
di vita tecnico, dal momento
che la linea Gialla è stata la
prima metropolitana costruita
interamente accessibile negli
anni Novanta.
Un patrimonio
infrastrutturale unico in Italia
Con tutte queste nuove strutture,
Atm arriva a gestire in totale
circa 1.000 impianti tra ascensori,
montascale e scale mobili sulle
cinque linee della metropolitana.
Un patrimonio infrastrutturale
unico in Italia che richiede una
manutenzione costante con interventi
quotidiani, poiché sono inevitabili
dei fermi temporanei, oggi
sotto una quota del 3%, causati
a volte da inconvenienti tecnici, a
volte da un uso improprio, a volte
anche da atti vandalici.
Per la realizzazione di queste nuove
opere è stata rivista tutta l’informazione
visiva ai passeggeri.
Sono state aggiornate tutte le
4.900 mappe della rete e sostituita
la segnaletica nelle stazioni,
nelle banchine, all’interno dei treni
e sui monitor digitali.
Sull’App Atm Milano si ha in tempo
reale lo stato di accessibilità di
tutta la rete di trasporto pubblico.
ATM.IT
WeepHoles
La quota perfetta del drenaggio
24 3/2026 leStrade
otiziario
Officine Maccaferri per la crescita nella Regione
del Sud-Est Asiatico, Pacifico e India
Officine Maccaferri, platform company
di Ambienta SGR S.p.A., annuncia
il rafforzamento del proprio
management team nella regione
ISEAP (India, South East Asia &
Pacific), con l’inserimento di figure
di profilo senior, provenienti da realtà
strutturate del settore dell’ingegneria
e con consolidata esperienza
internazionale in contesti
ad alto contenuto tecnico. L’iniziativa
ha l’obiettivo di incrementare
la capacità di sviluppo e penetrazione
dei mercati e il presidio tecnico-ingegneristico
in aree strategiche
e a più alto potenziale di
crescita, integrando il know-how
di prodotto con una profonda conoscenza
dei contesti locali.
Attualità
Sud-Est Asiatico e Pacifico
Francesco Paolo Lipartiti ha assunto
il ruolo di Region Head – South
East Asia & Pacific (SEAP), rispondendo
direttamente a Vikramjiet
Roy, Head of Region ISEAP. Entrato
in Officine Maccaferri nel 2008,
ha ricoperto ruoli di crescente responsabilità,
operando in diversi
mercati internazionali. Negli anni,
ha contribuito allo sviluppo del business
in contesti complessi e ad
alto potenziale, consolidando una
profonda conoscenza delle dinamiche
regionali e una solida capacità
di execution sul territorio.
Nel nuovo incarico, Lipartiti sarà
responsabile della definizione e
dell’implementazione delle strategie
regionali nel Sud-Est Asiatico e
nel Pacifico. Il suo ruolo comprende
il coordinamento end-to-end
delle attività regionali, l’allineamento
dei team cross-funzionali
e l’espansione della copertura dei
mercati, in continuità con il modello
di prossimità ai clienti promosso
dal Gruppo. Continuerà
inoltre a ricoprire la carica di Managing
Director di Maccaferri Malaysia
e Maccaferri Thailand.
«Il rafforzamento della leadership
nella regione SEAP è un passaggio
chiave per sostenere lo sviluppo
infrastrutturale e la crescita economica
di mercati in forte evoluzione»,
ha affermato Vikramjiet
Roy, Head of Region ISEAP. «La
profonda conoscenza del territorio
e l’esperienza internazionale di
Francesco rappresentano un elemento
essenziale per consolidare
la presenza di Maccaferri e valorizzarne
il contributo nei Paesi
dell’area».
Filippine mercato strategico
Nel quadro dell’ulteriore sviluppo
della presenza del Gruppo nel
Sud-Est Asiatico, Aryanto Wibowo
è stato recentemente nominato
President & Managing Director di
Maccaferri Philippines, la società
commerciale del Gruppo responsabile
delle attività di go-to-market
nel Paese, con il compito di
guidare lo sviluppo del business,
il presidio dei clienti e il consolidamento
della presenza sul mercato
locale. Basato a Manila e a
riporto di Francesco Paolo Lipartiti,
Region Head – SEAP, Wibowo
raccoglie il testimone da Thomas
C. Wintermahr che, oltre a mantenere
il ruolo di Managing Director
di Maccaferri Australasia, continuerà
a supportare la transizione
garantendo continuità industriale
anche come Presidente ad interim
di Maccaferri Philippines Manufacturing,
Inc. (MPMI).
Rafforzarsi in India
Il Gruppo, per rafforzarsi in India,
ha inoltre nominato Varun Sikand
come Director, Sales & Business
Development – Region India, con
responsabilità sull’intero Go-To-
Market del Paese. Con oltre due
decenni di esperienza internazionale
tra Stati Uniti, Australia e India,
Sikand guiderà l’integrazione
delle funzioni Sales, Business Development,
Technical e Marketing,
con l’obiettivo di rafforzare l’efficacia
commerciale e la vicinanza
ai clienti.
MACCAFERRI.COM
Il Batimat diventa
Paris Builders
Show
Dal 28 settembre al 1° ottobre
2026, Parigi torna capitale
globale delle costruzioni con
il Paris Builders Show (PBS), il
grande evento che da questa
edizione riunisce sotto un unico
cappello Interclima, Idéobain,
Batimat e Renodays.
Un format integrato che rappresenta
oggi l’unica piattaforma
europea in grado di coprire
l’intera filiera del costruire,
dalla progettazione alla tecnologia,
dai materiali alla riqualificazione.
Batimat 2026 si
svilupperà in cinque padiglioni,
con un programma di oltre
500 conferenze bilingue (francese-inglese),
forum tematici
e masterclass.
Il concorso Innovation Awards,
articolato in 11 categorie, premierà
le soluzioni più innovative
della filiera. La sostenibilità
non sarà una categoria a
sé, ma un criterio trasversale
di valutazione, segno di una
maturità crescente del settore.
A presentare il nuovo format
alla stampa tecnica italiana
è stato il direttore del
PBS Jean-Philippe Guillon
durante un incontro presso
la sede ANCE di Milano. L’Italia
è d’altronde la seconda
nazione con più espositori
del nuovo format, dopo la
Francia si intende, e se i visitatori
esteri arrivano prima
di tutto da Marocco e Tunisia,
gli italiani sono i più
numerosi tra quelli europei.
Per tutte le informazioni consultare
il QR code.
26 3/2026 leStrade
BRIDGE
TOTAL
SOLUTION
OTTO SOFTWARE PER
IL PROFESSIONISTA
Civil NX
Software innovativo per ponti e
infrastrutture, nuovi ed esistenti
Software InfraBIM per ponti e viadotti
Fea NX
Modellazione solida 3D e
analisi non lineari avanzate
Ponti ad arco in
muratura
Impalcati di ponti in semplice appoggio
in ca e cap, nuovi ed esistenti
Ispezione di ponti esistenti
secondo Linee Guida MIT 2020
Ispezione virtuale
3D di ponti esistenti
Gestione del ciclo di vita della
commessa per il settore Bridge
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PROGETTAZIONE, VERIFICA E
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otiziario
I droni si confermano validi strumenti
in ambito agro-forestale,
nelle attività di sicurezza, nella
progettazione, monitoraggio e
verifica delle infrastrutture, nelle
attività di monitoraggio, ricerca
e soccorso, facendo della precisione,
dell’abbattimento dei costi
e del miglioramento dei risultati i
loro punti di forza.
Un’attenzione particolare è dedicata
all’acquisizione e gestione
dei dati raccolti tramite droni
e alla loro integrazione con quelli
provenienti da altre fonti, anche
grazie all’impiego dell’Intelligenza
Artificiale.
Il futuro del settore vede i droni
entrare anche a far parte di un sistema
integrato che avrà come
obiettivo l’unione di tre dimensioni
operative - terra, aria e orbita
- per rendere la logistica più efficiente.
Dronitaly, l’appuntamento di riferimento
per la community dei droni professionali
L’undicesima edizione, dall’11 al 13
marzo 2026, si svolge all’EX-GAM
del Bologna Congress Center. Organizzata
da BolognaFiere Water&Energy
in collaborazione con Mirumir,
l’edizione 2026 prosegue il percorso
avviato con l’evento speciale ospitato
nel settembre 2025 negli spazi
del Centro Ricerche ENEA del Brasimone,
confermando il ruolo di Dronitaly
come occasione di incontro e
confronto tra imprese, istituzioni,
Pubbliche Amministrazioni e mondo
della ricerca, grazie a un format
che integra area espositiva, contenuti
di approfondimento e networking
qualificato.
L’area espositiva
Con la partecipazione di oltre 40
aziende italiane e internazionali,
consente di toccare con mano gli
strumenti utili allo svolgimento delle
attività negli ambiti di applicazione
civile individuati con il supporto
del Comitato Tecnico Scientifico di
manifestazione. L’obiettivo è favorire
un confronto concreto tra domanda
e offerta di soluzioni, anche
in chiave B2B e B2G.
L’Hub Ricerca e Innovazione
Proseguendo la collaborazione
con le principali associazioni di
Convegni
settore, oltre che dei più importanti
centri universitari e altri stakeholder
interessati al ruolo dei
droni all’interno delle loro attività,
nell’ambito di Dronitaly è realizzato
l’Hub Ricerca e Innovazione:
in questo ampio spazio ricercatori,
studenti, start-up sono invitati
a presentare soluzioni innovative
che prevedono l’utilizzo dei droni
in ambito professionale e civile.
Importante programma convegnistico
Nelle tre giornate, l’area espositiva
è affiancata da un importante
programma convegnistico nel
quale sono approfonditi i principali
ambiti applicativi dei droni civili
a uso professionale.
Il programma convegnistico
di Dronitaly 2026
Include anche alcuni appuntamenti
con il contributo anche di
CNR, ISPRA e Ordine degli Ingegneri,
ai quali si affiancheranno ulteriori
iniziative.
Il CNR cura tre giornate dedicate
a “Droni e Ambiente: Ricerca, Applicazioni
e Prospettive”, con focus
sulle soluzioni in ambito agro-forestale,
sulle soluzioni in ambito
geo-ambientale e su “Droni e
Dati: gestione, sicurezza e reti del
futuro”.
Nel pomeriggio dell’11 e del 12
marzo, ISPRA propone, nell’ambito
del convegno “I nuovi ‘occhi’
del monitoraggio ambientale”, due
sessioni dedicate all’impiego degli
UAS nel Sistema Nazionale per
la Protezione Ambientale e alle sinergie
istituzionali per il monitoraggio
e il controllo del territorio,
la ricerca e il supporto alle emergenze.
L’Ordine degli Ingegneri collabora
all’organizzazione del convegno
“Droni nei Cantieri: Sicurezza,
Monitoraggio, Ingegneria”. Il
convegno è occasione di formazione
per i professionisti dell’ingegneria
e gli operatori specializzati,
chiamati a comprendere come
l’impiego degli UAV per raggiungere
aree critiche, raccogliere dati
in tempo reale ed effettuare controlli
possano essere un prezioso
supporto per ridurre gli incidenti
sul lavoro e ottimizzare tempi
e costi per il presidio delle aree
a rischio (grandi infrastrutture e
cantieri).
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28 3/2026 leStrade
Agenda
MARZO 2026
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3 - 7 marzo
Las Vegas (Stati Uniti)
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APRILE 2026
GIC
16-18 aprile
Piacenza
www.gic-expo.it
MAGGIO 2026
SaMoTer
6 - 9 maggio
Verona
samoter.it
The Ita World Tunnel
Congress 2026
15 - 21 maggio
Montréal (Canada)
wtc2026.ca
leStrade
Aeroporti Autostrade Ferrovie
INFRASTRUTTURE&MOBILITÀ
Intertraffic
10 - 13 marzo
Amsterdam
intertraffic.com
Dronitaly
11 - 13 marzo
Bologna
dronitaly.it
Forum Ingegneria 4.0
25 - 26 marzo
Genova
forumingegneria.it
FORUM INGEGNERIA 4.0
forumingegneria.it
Il 25 e 26 marzo 2026 torna a Genova alla Stazione Marittima Ponte dei Mille la nuova
edizione di Forum Ingegneria 4.0. Due giornate per scoprire come l’innovazione tecnologica
unisca mare, terra e spazio in un unico ecosistema interconnesso.
In questa quinta edizione, l'evento si articolerà in tre grandi temi, esplorando l'innovazione
e l'ingegneria a 360 gradi:
• Terra - smart cities, digitalizzazione industriale, nuovi materiali, intelligenza artificiale
nell'ambiente costruito e filiere produttive del futuro.
• Mare - portualità, logistica, energie rinnovabili, sinergie tecnologiche nella nautica
d'élite e ingegneria ambientale.
• Spazio - satelliti, osservazione terrestre, applicazioni aerospaziali, la roadmap per
le sfide ingegneristiche future e infrastrutture per i viaggi spaziali.
Forum ingegneria 4.0 è il catalizzatore di idee, visioni e ispirazioni che prende forma
in un evento annuale d’eccellenza. L'evento è pensato per professionisti del settore
Ingegneria che vogliono esplorare esperienze e nuovi strumenti per comprendere
tecnologie emergenti, mappare applicazioni in settori adiacenti al proprio, accedere
a reti di competenze complementari.
Asecap Days 2026
27 - 29 maggio
Bratislava (Slovacchia)
asecapdays.org
n Toto Costruzioni completa la Galleria
Cefalù in direzione Messina.
n Autostrade per l’Italia,
il nuovo viadotto Ribuio, sull’A1,
aperto al traffico.
n Il futuro dell’idrogeno sostenibile
in Alto Adige si scrive in unibz.
n Ampliamento aeroporto di Venezia.
L’intervento in un contesto infrastrutturale
complesso, con stringenti requisiti
funzionali e un’elevata integrazione tra
struttura, architettura e impianti.
Convegni, Corsi, Eventi 2026
30 3/2026 leStrade
Opere
Toto Costruzioni completa la Galleria
Cefalù in direzione Messina
Opera principale nei lavori di raddoppio ferroviario affidati
da RFI a TCG, per un valore di oltre 400 milioni. Circa 6,7 chilometri
di galleria scavati e rivestiti con l’impiego della TBM Margherita
Toto Costruzioni ha concluso, a fine gennaio scorso,
lo scavo della galleria Cefalù in direzione Messina
(binario dispari) nel cantiere del raddoppio
ferroviario della tratta Cefalù/Ogliastrillo - Castelbuono
sulla direttrice Palermo-Messina. I lavori,
per un valore di oltre 400 milioni di euro, sono
stati affidati da Rete Ferroviaria Italiana (Gruppo
FS) a Toto Costruzioni Generali (TCG).
Infrastrutture&Mobilità
La nuova galleria
Con una lunghezza di 6.680 metri, la nuova galleria
è stata scavata e interamente rivestita con
l’ausilio della TBM Margherita, una fresa meccanica
di circa dieci metri di diametro e 140 metri
di lunghezza, impegnando oltre 100 lavoratori
di TCG altamente specializzati in turni serrati,
7 giorni su 7. Si tratta del primo dei due tunnel
Mauro Armelloni
paralleli che costituiranno la Galleria Cefalù, per
complessivi 13,4 chilometri di scavo e rivestimento.
Il completamento della canna dispari rappresenta
una tappa fondamentale nell’avanzamento del
raddoppio ferroviario dell’intera tratta, un’opera
strategica per il potenziamento della mobilità ferroviaria
siciliana e per la qualità dei collegamenti
tra l’aeroporto di Palermo e uno dei principali
poli turistici dell’isola.
La TBM “Margherita”
Una fresa scudata capace di operare in doppia
configurazione, “aperta” o “chiusa”, ha consentito
all’impresa del Gruppo Toto di realizzare i circa 6,7
chilometri di scavo e rivestimento in condizioni geologiche
complesse, garantendo standard elevati
di sicurezza, precisione e adattabilità. I 21.255
conci di rivestimento in calcestruzzo armato, pesanti
fino a dieci tonnellate l’uno e installati nella
galleria, sono stati prodotti in un apposito impianto
di prefabbricazione di TCG in località Ogliastrillo,
all’imbocco della galleria.
Le considerazioni
«Questo risultato conferma l’eccellente sinergia instaurata
con il committente RFI, con il quale condividiamo
visione, attenzione per la sicurezza e
obiettivi», ha dichiarato Alfonso Toto, Chief of Strategy
di TCG. «Questa intesa, unita all’esperienza
della nostra squadra, ha permesso alla TBM Margherita
di operare con la massima efficacia, consentendoci
di superare gli imprevisti e di conseguire
una fondamentale milestone di progetto. Il
risultato odierno è il frutto della professionalità di
tecnici e maestranze e del modello industriale costruito
insieme per questo intervento».
«Lo scavo della canna dispari ha presentato sfide
geologiche e operative che abbiamo affrontato
con impegno, competenza e con un costante lavoro
di ottimizzazione tecnica», ha aggiunto Gianluca
Cangemi, Direttore Generale di TCG. «L’esperienza
maturata con questo primo “viaggio” sotterraneo
costituirà ora un bagaglio prezioso per lo scavo
della canna pari, che correrà parallela alla galleria
appena completata. Un percorso già noto ai tecnici
e agli operatori della TBM, che ci permetterà di affrontare
questa ulteriore sfida ad un ritmo più sostenuto
e con la consueta attenzione ed efficienza».
Un tassello decisivo
Accanto alla Galleria Cefalù, al medesimo lotto,
Toto ha già completato i circa quattro chilometri
della Galleria Sant’Ambrogio, un tunnel a singola
canna e a doppio binario. Un risultato che conferma
la capacità esecutiva e l’esperienza maturata
da Toto Costruzioni Generali, che a Cefalù impiega
complessivamente oltre 350 tra operai specializzati,
tecnici, ingegneri e maestranze per le attività
di scavo, prefabbricazione conci, logistica, sicurezza
e gestione degli impianti.
Con l’abbattimento dell’ultimo diaframma in direzione
Messina, la Galleria Cefalù aggiunge un
tassello decisivo verso la realizzazione dell’intero
progetto di raddoppio ferroviario, prevalentemente
sotterraneo, che porterà benefici duraturi
alla mobilità regionale, alla qualità del servizio e
della vita dei residenti, lungo una delle principali
dorsali dell’isola. nn
32 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026 33
rativa durante le successive fasi di cantiere. Dal
punto di vista costruttivo, l’opera si fonda su sistemi
di fondazione profonda e su pile cilindriche
ad alta capacità portante, progettate per garantire
adeguati standard di sicurezza, durabilità e
resistenza alle sollecitazioni statiche e dinamiche
tipiche del traffico autostradale.
L’impalcato in struttura mista consente di coniugare
leggerezza e robustezza, ottimizzando le
prestazioni meccaniche e la rapidità esecutiva,
nel rispetto dei requisiti normativi vigenti.
L’apertura al traffico rappresenta un passaggio
operativo fondamentale: il trasferimento
dei flussi sul nuovo asse permette infatti di liberare
il tracciato esistente corrispondente, sul
quale potrà ora avviarsi una fase di riqualificazione
strutturale. Questa modalità di avanzamento
per fasi successive consente di mantenere
la continuità dell’esercizio autostradale,
riducendo al minimo le interferenze con la circolazione
e migliorando progressivamente gli
standard dell’infrastruttura.
Progetto di ampliamento in due fasi
Il progetto di ampliamento dell’Autosole tra Incisa
e Firenze Sud interessa complessivamente
17,5 chilometri di tracciato ed è articolato in due
distinte fasi di lavoro. Il primo tratto, lungo circa
sei chilometri, è già stato completato e aperto
al traffico. Attualmente sono invece in corso
gli interventi per la realizzazione della terza corsia
sul restante segmento, pari a circa 12,5 chilometri,
che comprendono opere d’arte maggiori,
adeguamenti plano-altimetrici e interventi di
integrazione con il sedime esistente.
L’obiettivo complessivo dell’intervento è incrementare
la capacità dell’asse autostradale, migliorare
la fluidità della circolazione e innalzare
i livelli di sicurezza lungo un tratto caratterizzato
da elevati volumi di traffico. L’entrata in esercizio
del viadotto Ribuio rappresenta dunque un
tassello significativo nel percorso di progressiva
modernizzazione dell’Autostrada del Sole, contribuendo
in modo concreto all’avanzamento
dell’intero programma di ampliamento. nn
Opere
A1, il nuovo viadotto Ribuio
aperto al traffico
La sua apertura consente di spostare i flussi di traffico
sul nuovo asse e di liberare il tracciato esistente corrispondente,
sul quale potrà avviarsi una fase di riqualificazione strutturale
Dall’ultimo fine settimana di febbraio, gli automobilisti
in viaggio sull’Autostrada del Sole, nel
tratto compreso tra Incisa e Firenze Sud, possono
percorrere un nuovo tratto in variante. Tra il
km 311+000 e il km 313+000 è infatti entrato
in esercizio il viadotto Ribuio, opera cardine del
programma di ampliamento alla terza corsia tra
Incisa e Firenze Sud, uno dei segmenti più rilevanti
dell’intero corridoio appenninico.
L’infrastruttura, lunga circa 150 metri, costituisce
- insieme al viadotto Massone e alla nuova galleria
naturale San Donato - uno degli interventi
strategici del progetto.
Il Ribuio è una moderna struttura mista acciaio-calcestruzzo,
articolata in due carreggiate separate,
ciascuna composta da due corsie, soluzione
che consente una gestione funzionale dei
flussi veicolari e una maggiore flessibilità ope-
Gabriele Villa
Infrastrutture&Mobilità
34 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026 35
Scenari
Infrastrutture stradali in evoluzione:
gestione, manutenzione e professioni
Sostenibilità e manutenzione predittiva: cambiano modelli
operativi e competenze in un settore, quello viario, sempre
più data-driven, sostenibile e tecnologicamente avanzato
Nel 2026 la gestione delle infrastrutture stradali
non può più essere considerata un’attività meramente
operativa o manutentiva: è diventata una
leva strategica per la sostenibilità ambientale, la
sicurezza pubblica e la competitività del sistema
Paese. Il settore sta attraversando una trasformazione
profonda, alimentata da innovazioni
tecnologiche, aggiornamenti normativi e da una
crescente richiesta di competenze specialistiche.
Tra i principali fattori di discontinuità vi è l’aggiornamento
dei Criteri Ambientali Minimi (CAM
Strade) introdotti dal Ministero della Transizione
Ecologica, che impongono requisiti ambientali
sempre più stringenti nella progettazione, costruzione
e manutenzione delle opere viarie. I
CAM promuovono l’impiego di materiali eco-com-
A cura di Hunters Group
Società di ricerca e selezione
di personale qualificato
patibili, il riciclo delle pavimentazioni, la riduzione
delle emissioni e un approccio basato sull’analisi
del ciclo di vita dell’infrastruttura, in coerenza
con gli obiettivi europei di sostenibilità e Green
Public Procurement. L’effetto è concreto: stazioni
appaltanti e imprese sono chiamate a rivedere
processi consolidati, adottando modelli organizzativi
e tecnici più evoluti, capaci di integrare performance
ambientali, controllo dei costi e qualità
dell’opera nel lungo periodo.
In questo contesto, anche la manutenzione sta
cambiando paradigma. Si passa progressivamente
da un approccio reattivo, basato sull’intervento
post-emergenza, a un modello sistematico
e preventivo. Iniziative locali, workshop
tecnici e progetti pilota promossi da enti territoriali
dimostrano che procedure strutturate e standardizzate
migliorano significativamente la sicurezza
degli operatori e l’efficacia degli interventi.
Parallelamente, le linee guida nazionali contribuiscono
a uniformare criteri di verifica e modalità
operative su scala territoriale, favorendo
decisioni basate su dati oggettivi e indicatori di
performance.
Il vero acceleratore del cambiamento, tuttavia,
è rappresentato dalla tecnologia. L’adozione di
modelli digital twin applicati alle pavimentazioni,
combinati con sensori IoT e sistemi di intelligenza
artificiale, permette di monitorare lo stato
delle strade sempre in tempo reale, prevedere il
degrado e pianificare interventi manutentivi più
efficienti e meno costosi. Questi strumenti favoriscono
una manutenzione predittiva basata su
evidenze quantitative, riducendo quindi rischi e
sprechi ed aumentando la durabilità delle infrastrutture.
Questa evoluzione tecnologica e normativa si riflette
inevitabilmente sul mercato del lavoro. La
domanda di professionisti è in crescita e si orienta
verso profili capaci di integrare competenze
tecniche tradizionali con conoscenze digitali e capacità
di gestione dei dati infrastrutturali.
Secondo l’Osservatorio di Hunters Group, società
di ricerca e selezione di personale qualificato,
tra le figure più ricercate si trovano gli Ingegneri
Stradali e delle Infrastrutture, chiamati a
progettare e supervisionare interventi complessi
in un quadro normativo e ambientale
sempre più articolato, e Geometri
e Topografi, fondamentali
nelle attività di rilievo, mappatura
e controllo del territorio.
Sul fronte operativo, restano centrali
gli Addetti alla Manutenzione e
gli Operatori Specializzati, responsabili
della cura quotidiana di pavimentazioni,
segnaletica e pertinenze
stradali. Cresce inoltre la
richiesta di Ispettori di Cantiere e
figure di Controllo tecnico in grado
di interpretare dati, verificare lo
stato delle opere e coordinare interventi
programmati secondo logiche
predittive.
Non meno rilevante è la componente
manageriale. Project manager,
Responsabili di Commessa
e Specialisti in normativa sugli
appalti pubblici assumono un ruolo
determinante nella gestione di
progetti complessi e nel rispetto
di requisiti come quelli previsti dai
CAM Strade.
È proprio questa crescente complessità
a ridefinire le priorità organizzative delle
aziende del settore. Le imprese cercano oggi professionisti
con competenze trasversali: solide basi
tecniche, padronanza degli strumenti digitali e una
visione orientata alla sostenibilità e alla gestione integrata
del ciclo di vita dell’infrastruttura.
Il quadro che emerge, quindi, è quello di un settore
sempre più data-driven, sostenibile e tecnologicamente
avanzato, in cui la qualità della
gestione conta quanto - se non più - della realizzazione
dell’opera stessa. La sfida per il 2026
non è soltanto costruire nuove infrastrutture, ma
preservare e valorizzare quelle esistenti attraverso
modelli intelligenti di manutenzione e governance.
nn
Infrastrutture&Mobilità
36 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026 37
Iniziative
L’Italia che cresce
attraverso
le infrastrutture
passion for design
passion for people
— 3TI Progetti
Corvetto Metro station
Genoa, Italy
La mostra “EVOLUTIO”, promossa dal Gruppo Webuild,
è aperta al pubblico sino al 7 aprile al Museo Nazionale
Scienza e Tecnologia “Leonardo da Vinci” di Milano
Avere o non avere l’acqua; disporre o non disporre
dell’energia; potersi spostare o no: sono tutte
condizioni che fanno la differenza nella qualità della
vita delle popolazioni. A raccontare la storia del
progresso sociale ed economico italiano degli ultimi
120 anni è la mostra “EVOLUTIO”, promossa dal
Gruppo Webuild e aperta al pubblico sino al 7 aprile
al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia “Leonardo
da Vinci” di Milano (ingresso da via Olona 6a),
con il patrocinio di Assolombarda. Una narrazione
dell’Italia che cresce attraverso le infrastrutture.
Una storia di ingegno e del saper fare.
I contenuti della mostra
La mostra illustra come il cammino dell’Italia nell’ultimo
secolo sia proceduto di pari passo con lo sviluppo
delle opere infrastrutturali - le dighe, i sistemi
idrici, le metropolitane, gli edifici, le ferrovie, le
autostrade, i ponti - che hanno segnato acquisizioni
continue di migliori standard di vita.
La mostra si articola in più aree tematiche dedicate
a energia, acqua, trasporti, edilizia urbana e tecniche
costruttive.
In ogni sala, in una progressione per decenni, il visitatore
è guidato da video, immagini e testi che
raccontano le opere e il contesto storico in cui sono
nate.
Due le chiavi di lettura: “I Giorni: come si viveva”,
che restituisce uno spaccato della vita quotidiana
nei diversi decenni, e “Il cammino dell’Italia:
le Opere”, che illustra l’evoluzione di alcune tipologie
di infrastrutture, come le dighe, i ponti, le strade
e non solo, che sono motore di progresso e ad alto
impatto per il miglioramento della vita delle persone.
Il riferimento è al pensiero classico di Esiodo,
“Le opere e i giorni”.
Le considerazioni
«In un momento storico segnato da trasformazioni
profonde in Italia e su scala globale, le opere pubbliche
rappresentano leve strategiche fondamentali
per garantire competitività, accessibilità e resilienza
ai territori, anche in occasione di grandi eventi
internazionali come quelli in corso in questi giorni
a Milano - ha dichiarato Pietro Salini, Amministratore
Delegato di Webuild -. ‘EVOLUTIO’ è un invito
a riscoprire il valore del ‘fare’.
Le connessioni infrastrutturali sono la precondizione
per posizionare l’Italia come snodo delle nuove
filiere internazionali, le reti stradali e ferroviarie
vanno viste come un sistema integrato in grado di
unire le aree periferiche con quelle più avanzate.
Cruciale è anche il rilancio dell’idroelettrico e delle
grandi dighe: l’energia è uno degli asset su cui si
gioca il futuro del Paese», ha concluso Salini.
«Non è un caso che la mostra ‘EVOLUTIO’ sia ospitata
a Milano, al Museo Nazionale Scienza e Tecnologia:
un luogo di incontro in cui storia, ingegno
e innovazione si intrecciano per raccontare l’evoluzione
delle idee e delle tecnologie - ha dichiarato
Fiorenzo Marco Galli, Direttore Generale del Museo
Nazionale Scienza e Tecnologia -.
In questo contesto, il racconto delle infrastrutture
contemporanee pone al centro il ruolo della ricerca,
della scienza e della tecnologia nella vita quotidiana,
nonché il loro valore come fonte di ispirazione
per le nuove generazioni. A partire dall’esposizione
della talpa meccanica ‘Stefania’, impiegata nella
realizzazione della linea M4, la collaborazione tra
Webuild e il Museo prosegue e trova espressione
in un progetto culturale che narra la storia e il futuro
di un’eccellenza italiana riconosciuta a livello
internazionale». nn
Mauro Armelloni
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38
3/2026 leStrade
Scenari
Riforma portuale
La posizione della Confederazione Generale Italiana dei
Trasporti e della Logistica: necessario rafforzare la governance
centrale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti
«I porti sono un anello essenziale della catena logistica
nazionale e rivestono un ruolo sempre più
strategico. Tuttavia, l’assenza di un efficace coordinamento
centrale ha alimentato negli anni una
competizione dannosa tra gli scali, indebolendo la
posizione dell’Italia nello scenario internazionale.
Per uno sviluppo organico del sistema portuale è
quindi necessario rafforzare la governance centrale
del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti,
attribuendogli chiari poteri di indirizzo, controllo
e coordinamento».
È questa la posizione espressa da Carlo De Ruvo,
Presidente di Confetra – Confederazione Generale
Italiana dei Trasporti e della Logistica, che anticipa
i contenuti del documento comune sulla riforma
portuale elaborato dal sistema confederale
come primo contributo al disegno di legge di riforma
approvato lo scorso dicembre dal Consiglio
dei Ministri.
Porti d’Italia S.p.A. e le Autorità
di Sistema Portuale (AdSP)
Tra i temi centrali del documento, Confetra pone
l’attenzione sulle relazioni tra la nuova Porti d’Italia
S.p.A. e le Autorità di Sistema Portuale (AdSP).
«È necessario un coordinamento efficace tra i soggetti
coinvolti, evitando sovrapposizioni operative
e appesantimenti procedurali», sottolinea De
Ruvo, evidenziando il rischio di un’eccessiva concentrazione
di poteri che potrebbe ridurre l’autonomia
delle AdSP e la loro capacità di rispondere
alle esigenze dei territori.
Preoccupa inoltre la riduzione di funzioni e risorse
in capo alle AdSP, legata al prelievo di canoni
concessori e tasse portuali destinati a finanziare
Infrastrutture&Mobilità
la nuova società, con possibili ricadute sulla qualità
dei servizi e sugli oneri a carico delle imprese.
Confetra indica inoltre come priorità l’obbligo per le
AdSP di pubblicare la Carta dei Servizi, definendo
standard di qualità chiari e misurabili. «Uno strumento
fondamentale – spiega De Ruvo – per monitorare
e migliorare le performance operative dei
porti, affrontando inefficienze e congestioni, anche
alla luce delle nuove disposizioni sui tempi di attesa
introdotte dal DL Infrastrutture».
Necessaria semplificazione
e digitalizzazione dei porti
In un contesto internazionale segnato da forti incertezze,
Confetra ribadisce infine l’importanza di
semplificazione e digitalizzazione dei porti, valorizzando
la Piattaforma Logistica Nazionale come
hub di interconnessione e garantendo lo sviluppo
coordinato e interoperabile dei Port Community
System.
Coinvolgimento operatori
portuali
«Resta da affrontare, infine, il tema
del reale coinvolgimento degli operatori
portuali – conclude De Ruvo
- che oggi hanno un ruolo solo consultivo.
È necessaria una revisione
dell’Organismo di partenariato
della Risorsa Mare per assicurare
una partecipazione più incisiva
nelle fasi di pianificazione strategica,
a partire dal Piano Regolatore
Portuale e dal Piano Operativo
Triennale». nn
Edvige Viazzoli
Carlo De Ruvo, Presidente
di Confetra, Confederazione
Generale Italiana dei Trasporti
e della Logistica.
Edvige Viazzoli
Centro servizi
SOLUZIONI
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VIAGGIO
ASSISTENZA CONCRETA
E SUPPORTO IMMEDIATO
I Centri Servizi di Autostrada del Brennero
forniscono agli utenti informazioni
riguardanti i prodotti ed i servizi
(pagamenti, sistemi di telepedaggio,
agevolazioni, ecc.) e svolgono attività
di supporto relativamente alle diverse
tipologie di pagamento del pedaggio.
40
3/2026 leStrade
BRESSANONE - BOLZANO SUD - TRENTO NORD/INTERPORTO - AFFI - MANTOVA NORD - CARPI
Opere
Infrastruttura fondamentale
per Calabria, Basilicata e Puglia
Abbattuto il secondo diaframma della Galleria Trebisacce sulla strada statale 106
Jonica. Raggiunto l’80% circa di avanzamento complessivo dei lavori sul Terzo
Megalotto, con oltre 880 imprese della filiera coinvolte da inizio lavori, il 45% calabresi
Nuovo passo in avanti per il Terzo Megalotto della
Strada Statale Jonica (SS 106) in Calabria, infrastruttura
strategica per il Sud Italia, i cui lavori sono
realizzati da Webuild per conto di ANAS (Gruppo
FS Italiane). È stato abbattuto il secondo diaframma
della Galleria Trebisacce che, con una lunghezza
di 3,3 chilometri, è una delle opere principali del
Terzo Megalotto e la galleria più lunga della tratta.
Tra le opere più complesse e significative del Terzo
Megalotto, la Galleria naturale Trebisacce, a doppia
canna, una per senso di marcia, viene scavata con
metodo tradizionale ed è fondamentale per superare
l’area collinare interna e per eliminare l’attraversamento
urbano della vecchia SS106. Entro la
primavera saranno abbattuti gli ultimi due dei quattro
diaframmi della Galleria Trebisacce, ultimando
così lo scavo dell’opera.
ce e Roseto), che garantiscono il collegamento con
la rete stradale già esistente, gli insediamenti sulla
costa e l’entroterra.
880 imprese e 1.200 persone
Con questo nuovo passo avanti, i lavori sul Terzo
Megalotto hanno raggiunto circa l’80% di avanzamento
complessivo. L’opera contribuirà a collegare
i litorali jonici di Calabria, Basilicata e Puglia, potenziando
l’accessibilità di numerosi comuni costieri
e collegando gli assi autostradali A14 e A2, con benefici
in termini di riduzione dei tempi di percorrenza.
Per la realizzazione del progetto, Webuild impiega
ad oggi circa 1.200 persone, tra personale
diretto e di terzi, con il coinvolgimento da inizio lavori
di una filiera produttiva di oltre 880 imprese,
di cui il 45% calabresi.
Damiano Diotti
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temperature. Maggiore durabilità e riduzione dei costi di esercizio.
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adatte per aree industriali, pavimentazioni industriali, interporti e zone aeroportuali, magazzini
di stoccaggio e aree logistiche.
Il Terzo Megalotto
È il principale intervento previsto lungo la tratta calabrese
della Strada Statale 106 Jonica. Il progetto
prevede un tracciato della lunghezza di 38 chilometri
a doppia carreggiata, incluse 14 gallerie (naturali
e artificiali) per un totale di dieci chilometri, e
15 viadotti per una lunghezza complessiva di sette
chilometri. La tratta si sviluppa nella provincia
di Cosenza, Sibari e Roseto Capo Spulico, attraversando
i comuni dell’Alto Jonio Cosentino di Cassano
all’Ionio, Francavilla Marittima, Cerchiara di Calabria,
Villapiana, Trebisacce, Albidona, Amendolara
e Roseto Capo Spulico. Il tracciato prevede quattro
svincoli (Sibari, Cerchiara-Francavilla, Trebisac-
Raddoppio Cosenza–Paola/San Lucido
In Calabria, oltre al Terzo Megalotto, Webuild si è di
recente aggiudicata la gara per il “Raddoppio Cosenza–Paola/San
Lucido”, parte integrante del futuro
collegamento AV/AC Salerno-Reggio Calabria.
I lavori, affidati ad un consorzio di imprese guidato
da Webuild, includono la realizzazione della nuova
Galleria Santomarco, lunga oltre 15 chilometri. Il
progetto, commissionato da RFI (Gruppo FS Italiane),
contribuirà a migliorare la capacità e l’efficienza
del collegamento ferroviario tra la costa tirrenica
e l’entroterra calabrese, garantendo una migliore
accessibilità a Cosenza e potenziando anche l’itinerario
merci Bari-Taranto-Gioia Tauro. nn
Facilità di posa
rispetto alle soluzioni
tradizionali
Durabilità e resistenza
agli idrocarburi
Resistenza alle alte
temperature rispetto
all’asfalto
Infrastrutture&Mobilità
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42 3/2026 leStrade
Porti
2025 da record per il Porto di Göteborg
Crescita dei servizi di navigazione, la congestione dei porti europei e un
efficiente collegamento ferroviario tra il porto e il resto della Svezia: i principali
motivi per cui il 2025 è diventato un nuovo anno record per il Porto di Göteborg
«I volumi record dimostrano che il porto è diventato
ancora più attrattivo come hub logistico. Vediamo
diversi fattori alla base di questa crescita:
l’offerta di servizi deep-sea del porto si è ampliata
in modo significativo con due nuovi collegamenti
diretti verso l’Asia. Il sistema ferroviario del porto,
Railport Scandinavia, è una rete globale stabile
e unica, che continua a crescere e garantisce
un accesso efficiente al porto da tutta la Svezia»,
afferma Claes Sundmark, Vice President Sales &
Marketing del Porto di Göteborg, aggiungendo:
«Inoltre, nel corso dell’anno altri grandi porti europei
hanno dovuto affrontare problemi di capacità,
mentre gli operatori terminalistici del Porto
di Göteborg sono riusciti a gestire sia i volumi esistenti
sia quelli aggiuntivi».
I volumi di container del Porto di Göteborg crescono
inoltre a un ritmo considerevolmente più rapido
rispetto alla somma di quelli di tutti gli altri porti
svedesi.
I volumi ferroviari continuano a
crescere
L’obiettivo del Porto di Göteborg è che la quota
più ampia possibile delle merci da e verso il porto
venga trasportata su ferrovia. Nel 2025, il traffico
container su rotaia è aumentato del 5%, raggiungendo
529.000 TEU (Twenty-foot Equivalent
Unit), anch’esso un nuovo record storico. La quota
di container trasportati in ferrovia è ora pari a
poco più del 60%.
«La crescita del traffico ferroviario è trainata soprattutto
dall’aumento dei volumi sui collegamenti
shuttle da e verso i terminal dell’area di Stoccolma
e della Svezia settentrionale, così come da
molte regioni dell’entroterra. L’industria svedese
nel suo complesso beneficia dell’ampia gamma di
servizi offerti dal Porto di Göteborg», afferma Claes
Sundmark.
RoRo e veicoli
Il traffico RoRo intraeuropeo del Porto di Göteborg
consiste in unità di carico rotabile imbarcate
su navi con partenze frequenti verso hub logistici
strategici del Nord e Centro Europa, nonché verso
il Regno Unito. Nel 2025 sono state movimen-
tate 525.000 unità, con un incremento marginale
rispetto all’anno precedente.
Il Porto di Göteborg è anche il principale porto per
veicoli nella regione nordica e nel corso dell’anno
ha gestito 251.000 veicoli. Dopo i primi tre trimestri,
i volumi risultavano in calo del 9% rispetto allo
stesso periodo dell’anno precedente; tuttavia, grazie
a una forte ripresa nel quarto trimestre, la flessione
sull’intero anno si è attestata al 2%.
Prodotti energetici
Il Porto di Göteborg è il principale porto energetico
pubblico della Svezia ed è fondamentale per
l’approvvigionamento energetico del Paese. Nel
2025 sono state movimentate 20,7 milioni di tonnellate
di prodotti energetici. Nel primo semestre
dell’anno i volumi sono diminuiti del 13% rispetto
allo stesso periodo dell’anno precedente, in parte
a causa di fermate per manutenzione programmata.
Anche il segmento energetico ha però registrato
una ripresa in autunno, con una riduzione complessiva
su base annua pari al 5%.
Traffico passeggeri e crociere
Nel complesso, nel 2025 1,4 milioni di passeggeri
hanno viaggiato da e verso Göteborg, con un aumento
dell’1%rispetto al 2024. Nello stesso periodo,
il numero di scali crocieristici è cresciuto del
13%, arrivando a 63 toccate. nn
Gabriele Villa
Investing to Make Road
Infrastructure Resilient for Europe's
Future Mobility Needs
rd
The 53 ASECAP Days will take place on 27–29 May 2026 in Bratislava, Slovakia. The annual event
brings together the entire European toll road community — CEOs, experts and policy leaders —
where the presentations and discussions focus on how to make road networks more resilient,
sustainable and future-proof.
The first plenary session will focus on “Investing to Make Road Infrastructure Resilient For Europe’s
Future Mobility Needs.”
In a context of climate objectives, digital transformation, military mobility, and evolving trade
patterns, the session will explore how resilient and sustainable investment strategies can create
long-term value. Discussions will address key investment priorities, risk mitigation, toll abolition,
and financing mechanisms, highlighting both the role of effective capital allocation and the risks
posed by short-sighted political decisions to sustainable financing schemes.
The second plenary session will focus on “Measures to Ensure Effective Toll Collection
Enforcement”.
This session will examine the main drivers undermining toll revenue, including non-detection,
misclassification, vehicle identification and matching issues, and cross-border enforcement frictions
particularly as multi-lane free-flow systems expand. It will also address vulnerabilities across the
interoperability chain, such as data quality, system handovers, evidence management, and dispute
resolution.
The ASECAP Days 2026 will also focus on key challenges and developments shaping the future of
toll road infrastructure and motorway operations, in the expert sessions including :
Innovation and digitalisation of road infrastructure
Innovative toll collection
C-ITS
CCAM
Sustainability, decarbonisation and environmental performance
Road safety and traffic management
Resilience, maintenance and asset management
…
Infrastrutture&Mobilità
44
3/2026 leStrade
Discover the full programme, register and explore sponsorship
opportunities: www.asecapdays.com
Scenari
Intermodalità e riequilibrio territoriale
Centrale è un sistema dei trasporti integrato e intermodale che sia capace
di connettere aree urbane ed extraurbane. Prioritaria la riqualificazione delle
infrastrutture esistenti per contrastare marginalizzazione e spopolamento
Dott. ing. Alfonso
Annunziata
Prof. ing. Francesco
Annunziata
Si impone una premessa di carattere generale
che vale per gran parte del nostro Paese. Esso ha
un’orografia prevalentemente collinare, e vi sono
presenti centri abitati, spesso di valore culturale e
storico-archeologico, che si sono formati nel corso
dei secoli, e per i quali si assiste allo spostamento
della popolazione ivi residente, determinato
dalla localizzazione dei luoghi di lavoro e dei
servizi di differente tipo in città di medio-grandi
dimensioni situate in aree pianeggianti e co-
munque meglio servite dal sistema dei trasporti.
Questa situazione determina flussi pendolari
quotidiani, dalle aree periferiche marginalizzate
alle città di servizio, quando non anche lo spostamento/avvicinamento
della popolazione ai predetti
centri urbani di servizio. Pertanto, si impone
la necessità di rivedere l’organizzazione del
sistema dei servizi e di migliorare le condizioni di
accessibilità territoriale. Occorre ricordare, peraltro,
che esiste una tendenza in atto di rallentamento
della crescita delle città maggiori e di
un maggior gradimento della popolazione verso
le città di medie dimensioni, e si inizia a parlare
di reti di città.
In proposito, le città maggiori delle aree interne
non sono in grado di costruire reti di città, ma
possono fare sistema con altri centri minori che
vi gravitano, realizzando sistemi urbani integrati
policentrici, e quindi accettando che taluni servizi,
di interesse della complessiva popolazione
che risiede nell’area, possano non essere localizzati
nel centro urbano prevalente. Ne uscirebbe
un rafforzamento del ruolo dell’attuale periferia
nella logica di un disegno di riequilibrio territoriale
della complessiva area urbana vasta, premessa
per uno sviluppo socio-economico generale.
Per quanto riguarda il sistema dei trasporti, esso
deve essere parte della costruzione di un sistema
urbano unitario, che possa convincere il cittadino
a sentire la propria identità più nell’area
vasta che nel singolo comune di origine.
La scelta di questa diversa organizzazione del
territorio proviene dalla considerazione che la popolazione
residente è una preziosissima risorsa
ambientale ed economica, utile alla salvaguardia
ed alla valorizzazione dei contesti ambientali,
alle esigenze della quale occorre rispondere
con una politica dei servizi finalizzata a costruire
presidi territoriali ed un sistema dei trasporti
fortemente interconnesso. Da solo quest’ultimo
non è sufficiente, e deve essere evitato che
il solo intervento sui trasporti mantenga/rafforzi
il rapporto di dipendenza delle periferie, prevalentemente
residenziali, dai centri di servizio.
Le risorse europee dovrebbero essere rivolte a
queste finalità, in particolare nelle regioni meridionali
ed insulari del nostro Paese, ove i presidi
e le reti presentano maggiori criticità.
Aree extraurbane ed intermodalità
Quando parliamo di intermodalità dobbiamo aver
presente che nelle aree extraurbane sono presenti
modi di trasporto stradali, ferroviari, marittimi
ed aerei e quindi l’intermodalità deve
intendersi come integrazione tra questi nel soddisfacimento
della mobilità delle persone e nella
movimentazione delle merci.
Infrastrutture&Mobilità
46 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026 47
Nel settore stradale l’integrazione deve svolgersi
tra differenti tipi di strade: l’armatura di livello
nazionale, interregionale e regionale deve essere
interconnessa con la rete della viabilità extraurbana
ordinaria, di rilevante significato nella funzionalità
e nella sicurezza del tessuto connettivo
del nostro Paese: si impone la riqualificazione
di quest’ultima, al fine di diffondere nel territorio
attraversato i benefici derivanti dalla costruzione
di importanti corridoi, ed al fine di implementare
le funzioni territoriali date dai suddetti.
La stessa esigenza si impone nel settore ferroviario:
una linea veloce deve essere interconnessa
con altre linee ferroviarie, e queste ultime devono
essere riqualificate per le stesse finalità indicate
per il settore stradale; sono ancora molte le
linee a binario unico, se non a scartamento ridotto,
tali da non dare risposte adeguate alle esigenze
di continuità territoriale, anche in riferimento
a realtà nazionali ed europee. Ancora le reti stradali
e ferroviarie devono essere interconnesse,
attraverso talune stazioni ferroviarie che devono
essere riqualificate per divenire centri intermodali
passeggeri, così da dare risposta alle esigen-
ze dei flussi pendolari, alleggerendo la pressione
sulla viabilità di accesso alle città di servizio,
ed alleggerendo la necessità di realizzarvi nuove
aree/strutture di sosta.
Le reti stradali e ferroviarie devono essere interconnesse
con i nodi di trasporto, soprattutto
aereo. Sotto questo aspetto gli aeroporti devono
essere collegati con le linee ferroviarie, con
le linee metro-tramviarie, e la stessa rete stradale
deve essere riqualificata nell’avvicinamento
del territorio alle stazioni ferroviarie, soprattutto
quelle poste su linee ad alta velocità. In particolare,
ove non esistessero collegamenti aerei con
gli aeroporti di destinazione finale, e si dovesse
transitare attraverso aeroporti di transito intermedi,
a questi ultimi dovrebbero essere rapportate
nuove linee TAV e/o collegati gli aeroporti di
transito alle stazioni ferroviarie quando parte di
un sistema ad alta velocità.
Aree urbane ed intermodalità
Partendo dalla predetta indicazione riferita alle
aree extraurbane, occorre precisare che più specificamente
nelle aree urbane, e nei sistemi urba-
ni integrati policentrici, l’intermodalità riguarda i
rapporti tra trasporto privato e trasporto collettivo;
tra questi ultimi i rapporti di connessione/
integrazione sono nelle aree/strutture di sosta e
di parcheggio, spesso necessarie per le categorie
professionali che usano l’auto come strumento
di lavoro, e da intendere come parte della rete
di trasporto collettivo. Sempre nelle aree urbane
deve essere posta attenzione nella complementarietà
tra linee metro e linee di superficie e nella
complementarietà tra metro, ferrovie e, come
detto, nodi di trasporto, in particolare aereo.
Ancora nelle aree urbane esiste un modo specifico
, dato dai nostri piedi – modo iniziale e finale
nei nostri percorsi: la distanza pedonale, per
esempio, tra area di sosta e destinazione finale
deve tener conto della dimensione della città
e delle caratteristiche delle distinte aree urbane
(aree di servizio, aree residenziali, etc.); ed ancora
si deve tener conto che i percorsi pedonali si
devono svolgere su marciapiedi di adeguata dimensione,
spazio unicamente riservato ai pedoni,
e quindi escluso dal transito di biciclette, monopattini
elettrici e/o altro. Il marciapiede, oltre
ad essere considerato spazio sociale, deve essere
organizzato perché sia sicuro, confortevole e
gradevole nella progettazione di aree pedonali e
di una città più a misura di utenze deboli.
Un aspetto importante dell’intermodalità deve
essere quello di curare la continuità tra scale ed
ambiti diversi: ad esempio, nel passaggio tra extraurbano
e urbano. Questo aspetto determina
l’esigenza di costruire dispositivi e spazi configurati
per mediare tra le diverse scale e i diversi
ambiti: ad esempio, i nodi delle reti di trasporto,
in particolare delle reti ferroviarie, possono essere
riconfigurati come spazi pubblici, multi-funzionali,
spazialmente e funzionalmente integrati
ed interagenti con il contesto.
Alcune considerazioni riassuntive
Il sistema dei trasporti deve essere inteso come
elemento finalizzato alla progettazione del nuovo
territorio – sistema urbano integrato policentrico,
e persino delle nuove reti di città, e queste
vanno costruite riqualificando preliminarmente
le periferie.
I cittadini di un comune compreso nel predetto
sistema urbanizzato devono sentirsi cittadini dei
centri abitati integrati, e molta attenzione deve
essere rivolta alla progettazione del sistema dei
servizi puntuali di uso collettivo e del sistema dei
trasporti: questo, ricondotto ad essere integrato
ed intermodale, deve caratterizzarsi in termini
qualitativi nei tempi di viaggio, nella frequenza
dei servizi e nei mezzi di trasporto sicuri e confortevoli,
per ogni settore del sistema.
La questione dell’accessibilità dei territori implica
la centralità, nei processi di pianificazione, dei
criteri dell’intermodalità, e dunque della sinergia,
e non della competizione tra i diversi modi di trasporto,
considerandone la funzione in relazione
alla scala del movimento servito, e l’integrazione
tra articolazione delle reti della mobilità e distribuzione
dei servizi e delle funzioni nel territorio.
È certamente condivisibile la realizzazione di linee
ferroviarie ad alta velocità, di corridoi autostradali,
di strutture portuali ed aeroportuali di
livello nazionale e sovranazionale. E tuttavia si
ritiene che lo stesso livello di attenzione non sia
stato rivolto all’adeguamento del patrimonio infrastrutturale
esistente, all’adeguamento del tessuto
connettivo che, accanto ad una differente
politica delle strutture di servizio, deve concorrere
alla realizzazione di un sistema insediativo
fondato sulla salvaguardia ed il rispetto dei contesti
ambientali interessati, sulla valorizzazione
e sul rafforzamento dell’esistente.
È un problema di equilibri: le culture locali, lo
stesso tessuto economico fondato sulle piccole-medie
imprese, legato all’agricoltura, alla zootecnia,
all’artigianato, alla produzione di beni di
qualità riconosciute nel mondo, sono riferiti alla
popolazione insediata, il cui sentire identitario è
legato ai luoghi. Continuare a rendere marginali
vaste aree del nostro Paese, rafforzando prevalentemente
gli attrattori di interessi delle città
maggiori, assicurando collegamenti veloci – in
particolare ferroviari – tra le suddette città, e
Infrastrutture&Mobilità
48 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026 49
trascurando il livello regionale e sub-regionale,
avrà la conseguenza di perdurare nello spostamento
delle popolazioni verso le maggiori aree
urbane, aggravandone peraltro i problemi, e lasciando
le aree interne prive della salvaguardia
assicurata dalle popolazioni attive nei predetti
comparti economici.
Le scelte fino ad ora adottate non hanno risolto
le criticità del comparto infrastrutturale italiano,
del complessivo sistema dei trasporti, e si traducono
in un pesante fattore di crisi dell’attuale
modello macroeconomico italiano. Se la riflessione
si limita al comparto viario, la diffusa saturazione
dei nodi e delle reti viarie, l’inadeguatezza
della complessiva rete infrastrutturale, in
particolare nel Centro-Sud e nelle Isole, costituiscono
il limite principale di un’ipotesi di affidamento
alle strade degli incrementi di traffico
– in particolare mercantile – non assorbibili dagli
altri modi di trasporto. Questi ultimi sono infatti
pesantemente condizionati da carenze progettuali
ed organizzative, e dall’assenza di una
politica dei trasporti finalizzata a realizzare quel
sistema integrato ed intermodale più volte in-
dicato come obiettivo della programmazione, e
mai realizzato.
Alcune stime conducono a supporre che nel corrente
decennio (2016/26) la mobilità dei passeggeri
e delle merci richiederà nuovi investimenti
infrastrutturali soprattutto nei nodi di
interscambio. La pianificazione non dovrà più
essere settoriale; dovrà avere una visione ben
coordinata nel settore delle infrastrutture, favorendo
logiche di coerenza programmatica a livello
di sistema dei trasporti, anche attraverso
interventi tesi al miglioramento della rete esistente.
L’approccio alla pianificazione delle infrastrutture
dei trasporti del futuro dovrà essere
caratterizzato dalla valorizzazione/riqualificazione
dell’esistente, intervenendo soprattutto sui
piccoli “colli di bottiglia” e sugli aspetti tecnologici
dei differenti settori del comparto infrastrutturale.
Nell’immediato e nel futuro che ci attende
un tema strategico per lo sviluppo socio-economico
è la riqualificazione del patrimonio infrastrutturale
esistente, che richiede quantomeno
interventi di manutenzione straordinaria e
di adeguamento. nn
Infrastrutture&Mobilità
50 3/2026 leStrade
Scenari
Il futuro dell’idrogeno sostenibile
in Alto Adige si scrive in unibz
Si è tenuto al NOI Techpark di Bolzano l’evento conclusivo di HYDRO, il progetto
coordinato dalla Libera Università di Bolzano che esplora il potenziale dell’idrogeno
nelle Province Autonome di Bolzano e Trento attraverso le scienze sociali
La transizione verso un sistema energetico sostenibile
richiede un profondo cambiamento, capace
di integrare fonti rinnovabili e ridurre le emissioni
di CO 2
. In questo contesto, l’idrogeno sta guadagnando
attenzione grazie al suo potenziale come
vettore energetico pulito, supportato anche dagli
oltre 3,2 miliardi di euro stanziati dal Piano Nazionale
di Ripresa e Resilienza (PNRR) per la ricerca,
la sperimentazione e l’adozione di soluzioni a
base di H 2
. Il progetto HYDRO, iniziato a novembre
2023, finanziato da Autostrada del Brennero
(A22) e coordinato da Federica Viganò, ricercatrice
in Economia sociale alla Libera Università di Bolzano,
e con conclusione prevista per maggio 2026,
mira ad esplorare il potenziale dell’idrogeno nelle
Province Autonome di Trento e Bolzano, valutandone
gli impatti economici, sociali e ambientali e
analizzandone le percezioni e il grado di accettazione
sociale. L’obiettivo è accompagnare lo sviluppo
di strategie locali per l’utilizzo dell’idrogeno,
evidenziandone opportunità e criticità nei settori
del trasporto, dell’industria e degli usi civili.
HYDRO e la Libera Università
di Bolzano
In questo contesto si inserisce il ruolo della Libera
Università di Bolzano come attore chiave della
ricerca e del dialogo con il territorio. «Con il progetto
HYDRO la Libera Università di Bolzano conferma
il proprio impegno nel mettere la ricerca al
Monica Banti
Carlo Costa, Direttore Tecnico
Generale di Autobrennero.
Federica Viganò, ricercatrice
in Economia sociale alla
Libera Università di Bolzano
Alex Weissensteiner,
rettore di unibz.
servizio del territorio, contribuendo alla transizione
energetica attraverso un approccio interdisciplinare
che tiene insieme innovazione tecnologica
e dimensione sociale», ha spiegato Alex Weissensteiner,
rettore di unibz. In questo percorso, il ruolo
delle istituzioni provinciali è centrale nel definire
una visione strategica condivisa e nel tradurre la
ricerca in politiche concrete per il territorio.
L’impegno di Autostrada del Brennero
Il progetto si inserisce anche nel più ampio impegno
di Autostrada del Brennero per la decarbonizzazione
dei trasporti e l’innovazione sostenibile
lungo il corridoio del Brennero, confermando
il valore della collaborazione tra ricerca, istituzioni
e gestori di infrastrutture. «Per consentire a un
vettore energetico pulito come l’idrogeno verde di
affermarsi sul mercato è necessario che le infra-
strutture offrano una rete di rifornimento capillare.
Una sfida che abbiamo abbracciato con convinzione
e per primi», ha spiegato Carlo Costa, Direttore
Tecnico Generale di Autobrennero «contribuendo
ad aprire, ancora nel 2014, il primo centro di produzione
e distribuzione di idrogeno verde d’Italia,
qui a Bolzano. Nel 2023 ci siamo aggiudicati quattro
bandi del PNRR per la realizzazione di altrettanti
centri di distribuzione di idrogeno verde. A Sadobre,
alla Paganella Est e Ovest e a Verona nord
i cantieri sono aperti. E non ci fermiamo: l’obiettivo
è di dotare l’A22 di un sito ogni 50 chilometri».
Per tradurre questa visione in un’analisi concreta
e radicata nei territori, il progetto ha adottato un
approccio partecipativo basato su tavoli tematici,
focus group e Living Labs territoriali: strumenti
innovativi che coinvolgono attivamente istituzioni,
aziende e cittadini nella costruzione di scenari
condivisi sul futuro dell’idrogeno e che permettono
non solo di analizzare l’innovazione tecnologica,
ma anche di rafforzare la consapevolezza e
il coinvolgimento della comunità nel processo di
transizione energetica. A queste tavole rotonde,
che si sono svolte all’interno di due workshop nel
2025, hanno partecipato rappresentanti di istituzioni,
imprese, comunità scientifica e società civile
organizzata: attori chiave della transizione all’idrogeno,
che hanno portato il loro punto di vista
su questa tematica.
Le considerazioni di Federica Viganò
«Una delle peculiarità del progetto è l’approccio
sociologico al tema, che ci ha permesso di capire
qual è la percezione degli stakeholder coinvolti
nella transizione all’idrogeno», spiega Viganò, «Al
momento non c’è un’unica strada evidente da percorrere,
ma siamo davanti ad una pluralità di possibilità
di azione, che dipendono dal posizionamento
politico e dalla definizione di una strategia chiara
da parte dei territori coinvolti». Le altre ricercatrici
unibz coinvolte nel progetto, Francesca Uleri e
Giada Coleandro, hanno condiviso con il pubblico
i risultati del progetto, evidenziando come l’elevato
costo dell’idrogeno rappresenti ancora una sfida
significativa da affrontare prima della sua implementazione
su larga scala e come questa risorsa
non possa essere considerata una soluzione unica,
ma piuttosto un tassello importante nella transizione
energetica, da valorizzare in contesti specifici,
come quelli dei settori hard-to-abate, in cui è particolarmente
difficile ridurre le emissioni di CO2,
ad esempio l’industria della carta, del cemento e
della ceramica.
All’evento conclusivo di HYDRO erano presenti anche
Ruggero Rossi de Mio, Direttore Generale di
SASA, e Sara Verones, Responsabile Ufficio studi
e pianificazione delle risorse energetiche della Provincia
Autonoma di Trento. nn
Infrastrutture&Mobilità
52 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026 53
Soluzioni
Webfleet vince la sfida delle chiusure
stradali durante le Olimpiadi
La soluzione Bridgestone, anche durante le Olimpiadi Milano-Cortina 2026,
accanto ai propri partner nella gestione di una sfida complessa: la chiusura al traffico
di molteplici aree urbane nelle quattro principali aree di svolgimento dei Giochi
Le capacità di Webfleet sono riuscite a supportare
i fleet manager nel superare una serie di eventi
concomitanti. La piattaforma telematica di Bridgestone
ha sfruttato appieno l’integrazione con
le mappe e la tecnologia di navigazione TomTom,
fronteggiando adeguatamente l’interdizione alla
circolazione su intere aree, interessate da una congestione
del traffico su arterie strutturalmente inadeguate
ad assorbire gli spostamenti di una mole
di veicoli mai vista in alcune delle zone cruciali per
lo svolgimento delle Olimpiadi invernali. Oltre che
Milano e Cortina d’Ampezzo, le modifiche alla viabilità
hanno interessato, infatti, le zone di Livigno
e Bormio per la Lombardia oltre che la Val di Fiemme
in Trentino-Alto Adige, con la cerimonia di chiusura
ospitata dall’Arena di Verona. Soprattutto per
quanto riguarda l’attività dei mezzi pesanti, è stato
vitale poter contare sulla pianificazione di percorsi
alternativi adatti ai camion.
Questi percorsi sono stati pianificati e condivisi
con i conducenti in tempo reale da Webfleet tramite
l’integrazione tra Work App e TomTom GO Fleet,
evitando che i driver circolassero in strade non
adatte alle dimensioni del veicolo o entrassero in
aree soggette a restrizioni.
Inoltre, la possibilità di disporre della funzione
Webfleet Fleet Advisor, basata su un’integrazione
ottimata dell’AI, ha aiutato i fleet manager a rendere
ancora più immediate le proprie richieste di
informazioni alla piattaforma, concorrendo a diminuire
ulteriormente i disagi durante i trasporti.
Data l’eccezionalità e la portata dell’evento, un
team Webfleet è stato destinato all’interfacciamento
costante con le autorità locali per ottenere
dati sempre aggiornati su chiusure stradali e variazioni
della viabilità, in modo da poterli integrare
in tempo reale sulla piattaforma.
Fin dai mesi precedenti la manifestazione, Webfleet
e TomTom hanno provveduto a monitorare, aggiornare
e testare oltre 280 percorsi alternativi,
verificando nel contempo quasi 300 chilometri di
strade provinciali e statali per controllare eventuali
variazioni di limiti di velocità e categorizzare i tragitti
per tipologia di mezzo. Un lavoro capillare che
ha consentito alla piattaforma di disporre di una
notevole mole di dati da processare e combinare
nella maniera più performante. Grazie a un approccio
intuitivo e puntuale, la sinergia tra Webfleet
e TomTom ha consentito un abbattimento delle
criticità per le aziende partner impegnate nel trasporto
a medio-lungo raggio così come per quelle
operanti nell’ultimo miglio. nn
Damiano Diotti
Per saperne di più
consulta il QR code.
Infrastrutture&Mobilità
54 3/2026 leStrade
Scenari
Le certificazioni che fanno
la differenza nelle gare pubbliche
Dalla qualità alla sostenibilità, le principali certificazioni tecniche,
ambientali e sociali diventano leve strategiche per rispondere ai CAM,
aumentare i punteggi di gara e valorizzare l’affidabilità delle imprese
Nell’attuale scenario degli appalti pubblici, le certificazioni
volontarie si confermano un vero fattore
competitivo. Un’analisi su bandi recenti e
sui principali CAM (Edilizia, Strade, Energia) evidenzia
un set ricorrente di certificazioni, quasi
sempre sotto accreditamento, che garantisce imparzialità
e validità delle attestazioni. In questo
quadro, organismi qualificati come ICMQ svolgo-
no un ruolo essenziale nel garantire processi di
valutazione rigorosi e riconosciuti.
Secondo ISO Survey 2024 (aggiornamento Accredia
basato sui dati ISO Survey di fine 2024)
l’Italia rimane al terzo posto nel mondo per numero
di certificati ISO attivi con una quota del
5,4% del totale che sale al 7% per la ISO 9001
con 166mila certificati, dato che colloca il nostro
Paese ai vertici dello scenario mondiale e mostra
un’adozione strutturata dei sistemi di gestione
da parte delle imprese. Per il 2025 i numeri sembrerebbero
ancora migliori: circa 182.000 certificati
attivi.
All’interno delle certificazioni specialistiche, anche
il BIM registra una crescita significativa: in
Italia risultano 148 sistemi di gestione BIM certificati
(UNI/PdR 74:2019), di cui 79 rilasciati da
ICMQ, pari a oltre il 53% del totale. Sul fronte
delle competenze, sono 5.654 i professionisti
BIM certificati, e 4.342 di questi - circa il 77% -
hanno ottenuto la certificazione da ICMQ, confermando
il ruolo centrale dell’ente nella digitalizzazione
del settore.
Sul fronte dei prodotti, il Program Operator EPDItaly
ha raggiunto le 1.000 Dichiarazioni Ambientali
di Prodotto a novembre 2025. Negli ultimi
cinque anni il numero di EPD pubblicate è più
che raddoppiato, con un progressivo ampliamento
dei settori rappresentati, dall’edilizia e materiali
da costruzione, cuore originario del programma,
fino ai comparti energetico, elettrico,
alimentare e manifatturiero. Solo tre anni fa le
dichiarazioni erano circa 500.
Questi dati evidenziano come le certificazioni incidano
oggi in modo diretto sui punteggi tecnici e
sulla verifica dei requisiti ambientali richiesti dalle
stazioni appaltanti, divenendo oggi una delle leve
più significative per la competitività delle imprese
nel settore costruzioni. Vediamo quali sono.
ISO 9001 - Qualità
Perché conta nei bandi? Pur non essendo obbligatoria,
la certificazione ISO 9001 rilasciata
da organismo accreditato è un segnale di affidabilità,
trasparenza e solidità gestionale. Per
questo è spesso premiante in bandi di forniture,
servizi e lavori pubblici, dove attesta la capacità
dell’impresa di operare in modo strutturato
ed efficiente.
Cosa garantisce? Definisce i requisiti di un Sistema
di Gestione della Qualità (SGQ) basato
su processi, miglioramento continuo ed evidenze.
Dimostra che l’azienda controlla i propri
processi, riduce errori, migliora la pianificazione
e assicura servizi conformi ai requisiti contrattuali
e normativi. Per la PA è garanzia di gestione
ordinata, tracciabile e affidabile lungo tutta
la commessa.
ISO 14001 - Gestione ambientale
Perché è richiesta? Perché molti bandi e tutti i
CAM prevedono criteri ambientali che richiedono
una gestione strutturata degli impatti. ISO
14001 risponde a questa esigenza come requisito
di base o elemento premiante.
Cosa dimostra? Attesta che l’azienda controlla rifiuti,
consumi, emissioni e uso delle risorse, perseguendo
il miglioramento continuo. Per la PA è
garanzia di un contributo concreto agli obiettivi
di sostenibilità e alla riduzione dell’impatto ambientale.
ISO 45001 - Salute e sicurezza
sul lavoro
Perché è strategica? Perché tutela il capitale
umano ed è riconosciuta nei bandi e nei CAM
come indicatore di responsabilità sociale e gestionale.
Cosa assicura? La presenza di un sistema strutturato
per prevenire infortuni, valutare i rischi,
gestire procedure di cantiere e migliorare il benessere
operativo. Riduce i costi indiretti legati
agli incidenti e offre alla PA un partner affidabile,
in grado di garantire sicurezza nei contesti
più complessi.
Infrastrutture&Mobilità
56 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026 57
ISO 50001 - Gestione dell’energia
Quando diventa un vantaggio competitivo? Negli
appalti che riguardano impianti energetici, interventi
di efficientamento e servizi EPC, dove la gestione
dei consumi è un criterio centrale.
Che benefici apporta? Dimostra la capacità
dell’impresa di monitorare i consumi, individuare
sprechi, ottimizzare le prestazioni energetiche
e misurare i risultati nel tempo. Un valore
essenziale per la PA, che punta a ridurre i costi
energetici e a raggiungere obiettivi di decarbonizzazione.
EMAS - Registrazione ambientale
europea
In cosa si distingue da altre certificazioni ambientali?
Nell’obbligo di pubblicare una Dichiarazione
Ambientale convalidata da terza parte, elemento
che la rende particolarmente trasparente
e attendibile.
Perché viene apprezzata? Nei CAM Edilizia e
Strade è riconosciuta come certificazione idonea
alla verifica dei requisiti ambientali. La registrazione
EMAS segnala alle stazioni appaltanti
un impegno gestionale e documentale superiore
alla media, basato su dati pubblici e miglioramento
continuo.
Certificazioni del contenuto riciclato
(Remade in Italy, UNI/PdR 88, CPDOC 262)
Perché sono rilevanti nei CAM? Perché sono gli
strumenti principali per verificare in modo oggettivo
il contenuto di riciclato nei prodotti da
costruzione, requisito chiave in tutti i CAM Edilizia
e Strade.
Cosa garantiscono? Offrono una misurazione
trasparente e verificata del contenuto riciclato
in materiali come calcestruzzo, acciaio, plastiche
e componenti edilizi. Aiutano le imprese
a soddisfare gli obblighi di economia circolare
e permettono alla PA di selezionare prodotti
pienamente conformi ai requisiti ambientali
richiesti.
EPD - Dichiarazione Ambientale
di Prodotto
In che modo supporta progettisti e stazioni appaltanti?
Fornendo dati verificati sul ciclo di vita
dei materiali, permettendo confronti trasparenti
e basati su indicatori oggettivi.
Qual è il suo valore nei bandi? È citata in tutti i
CAM come strumento preferenziale per valutare
le prestazioni ambientali dei prodotti da costruzione.
L’EPD consente di misurare impatti reali
(CO 2
, acqua, energia, rifiuti) e di selezionare soluzioni
più sostenibili e coerenti con gli obiettivi
di riduzione dell’impatto ambientale lungo il ciclo
di vita dell’opera.
Certificazioni etiche e ESG
(SA8000, rating Get It Fair)
Perché stanno acquisendo importanza? Perché
bandi e CAM includono sempre più criteri di sostenibilità
sociale, ambientale e di governance,
mentre la finanza sostenibile e l’attenzione ai rischi
non finanziari ne aumentano il peso nelle valutazioni
tecniche.
Cosa attestano? Certificano la gestione strutturata
dei fattori ESG - condizioni di lavoro, diritti
umani, due diligence di filiera e processi etici. Per
la PA rappresentano un indicatore di affidabilità
integrata, particolarmente rilevante nei progetti
a forte impatto sociale o territoriale.
Certificazioni BIM - Building
Information Modeling
Perché sono diventate determinanti negli appalti
pubblici? Perché dal 1° gennaio 2025 il Codice
dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023, modificato
dal D.Lgs. 209/2024) rende obbligatorio il BIM
per opere pubbliche di nuova costruzione e interventi
sull’esistente sopra i due milioni di euro,
rendendo indispensabili competenze certificate
nella gestione dei processi informativi.
Che cosa garantiscono? Attestano l’uso avanzato
di metodi e modelli informativi, migliorando
interoperabilità, coordinamento e controllo operativo.
Riducendo errori, varianti e tempi di esecuzione,
rispondono alla crescente domanda di
digitalizzazione della PA.
UNI/PdR 125:2022 - Parità di genere
Perché è sempre più considerata nei bandi? Perché
rientra nella strategia nazionale per la parità
2021-2026 ed è sempre più adottata come criterio
premiante nei bandi PNRR e negli appalti a
impatto sociale, valorizzando le imprese impegnate
su obiettivi di equità.
Cosa attesta? Certifica politiche, procedure e KPI
orientati all’equità di genere in assunzioni, retribuzioni,
carriere e conciliazione vita-lavoro. Le
imprese certificate accedono anche a sgravi contributivi
(fino all’1%) e punteggi aggiuntivi previsti
dalla Legge 162/2021, rendendola una leva di
competitività oltre che di responsabilità sociale.
Certificazioni: molto più di un
requisito di gara
Il valore delle certificazioni va ben oltre il punteggio:
migliorano i processi interni, riducono inefficienze,
valorizzano le risorse umane e rafforzano
la reputazione, facilitando la fiducia di clienti, PA
e investitori. Al tempo stesso, rendono l’impre-
sa più pronta al mercato sostenibile, allineandola
ai principi DNSH, alla Tassonomia UE e all’Agenda
2030, semplificando la compliance a requisiti
tecnici, normativi e CAM.
In un settore sempre più orientato alla sostenibilità,
alla digitalizzazione e alla responsabilità
d’impresa, le certificazioni non sono un costo, ma
un investimento strategico. Per le imprese delle
costruzioni sono oggi un vero moltiplicatore di
competitività: nelle gare, nella gestione interna
e nel posizionamento sul mercato.
Il ruolo di ICMQ nella certificazione
delle imprese
Dalla crescente attenzione ai CAM alla richiesta
di attestazioni sempre più rigorose, le imprese
hanno bisogno di un supporto tecnico qualificato.
In questo contesto, ICMQ mette a disposizione
competenze specialistiche e servizi accreditati
per accompagnare aziende, progettisti e operatori
della filiera nell’ottenimento delle certificazioni
richieste dai bandi pubblici.
Grazie alla lunga esperienza nei settori delle costruzioni,
dei materiali, della sostenibilità e della
digitalizzazione, ICMQ aiuta le organizzazioni
a rafforzare i propri sistemi di gestione e a dimostrare
in modo trasparente la conformità ai requisiti
richiesti, contribuendo a renderle più competitive
e pronte alle sfide di un mercato in rapida
evoluzione. nn
Infrastrutture&Mobilità
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leStrade 3/2026 59
leStrade
Aeroporti Autostrade Ferrovie
PONTI&VIADOTTI
Soluzioni
Ampliamento aeroporto di Venezia
L’intervento si inserisce in un contesto infrastrutturale
complesso, con stringenti requisiti funzionali e un’elevata
integrazione tra struttura, architettura e impianti
Nell’ambito del progetto di ampliamento del Terminal
passeggeri – Lotto 2 dell’Aeroporto Marco
Polo di Venezia, Tecnostrutture, con il supporto
di Harpaceas e l’utilizzo di Tekla Structures, ha
adottato un approccio di modellazione strutturale
avanzata finalizzato a migliorare il coordinamento
progettuale e la gestione delle interferenze tra
le diverse discipline coinvolte.
L’intervento si inserisce in un contesto infrastrutturale
complesso, caratterizzato da stringenti requisiti
funzionali e da un’elevata integrazione tra
struttura, architettura e impianti. In questo scenario,
il ricorso a strumenti digitali evoluti e a un
modello strutturale tridimensionale ad alto livello
di dettaglio ha rappresentato un fattore abilitante
per il controllo delle soluzioni progettuali
fin dalle fasi iniziali.
Harpaceas, in qualità di partner tecnologico per
la diffusione e l’adozione di soluzioni BIM strutturali,
ha supportato l’impiego di Tekla Structures
all’interno del processo progettuale, contribuendo
a promuovere un approccio basato su modelli
digitali affidabili, condivisi e coordinati. Questo
ha consentito di individuare in modo preventivo
le interferenze e di ridurre il rischio di incongruenze
geometriche normalmente riscontrabili
in fasi avanzate del progetto.
L’adozione di Tekla Structures, software BIM per
la modellazione strutturale, ha permesso a Tecnostrutture
di sviluppare un modello digitale unico
e coerente, utilizzato come riferimento per il
coordinamento interdisciplinare e per il dialogo
tra i diversi attori coinvolti. I benefici si sono tra-
dotti in una riduzione delle attività correttive, in
un minor numero di verifiche ripetute e in un miglioramento
complessivo della produttività e della
qualità del processo progettuale.
L’esperienza maturata nel progetto di ampliamento
del Terminal dell’Aeroporto Marco Polo
di Venezia rappresenta un esempio concreto di
come la collaborazione tra Tecnostrutture, Harpaceas
e le tecnologie Tekla possa supportare
una gestione più efficace della complessità progettuale
nelle grandi infrastrutture, contribuendo
a una maggiore affidabilità delle soluzioni strutturali
e a una riduzione del rischio di criticità in
fase esecutiva. nn
Damiano Diotti
n L’intervento di ripristino e sostituzione
dell’impalcato del ponte Leonardo da Vinci
a Sasso Marconi, in Emilia-Romagna.
n La nuova normativa sui ponti
provvisori smontabili. Un caso studio.
n Gestione predittiva, digitalizzazione
e monitoraggio continuo. Dal Passaporto
Digitale al controllo delle connessioni,
la sicurezza delle infrastrutture passa
attraverso i dati. fischer evolve
da produttore di fissaggi a partner tecnico
nel Project Business infrastrutturale.
Infrastrutture&Mobilità
60
3/2026 leStrade
Cantieri
Il ponte Leonardo Da Vinci,
a Sasso Marconi
L’intervento di ripristino e sostituzione dell’impalcato del ponte
Leonardo da Vinci a Sasso Marconi, in Emilia-Romagna, ha dato
risposta rapida alle numerose problematiche generate dalla chiusura
al traffico dovuta all’eccessivo deterioramento della struttura.
Mantenendo il grande arco del ponte originale, infatti, è stato
possibile, mediante la realizzazione di un nuovo impalcato in acciaio,
ampliare le carreggiate stradali, inserire un percorso ciclopedonale
per senso di marcia, migliorare la risposta sismica della struttura
e garantire un futuro potenziamento della linea ferroviaria
sottostante, evitando interventi di rinforzo delle fondazioni esistenti
A cura di Fondazione
Promozione Acciaio
Riproduzione riservata
Foto 1: Inquadramento
territoriale del ponte,
subito a sud del centro
abitato di Sasso Marconi.
Foto 2: Vista del cantiere
in fase di demolizione.
Inquadramento dell’opera
Sasso Marconi è un comune della provincia di Bologna,
in Emilia-Romagna, ubicato ai piedi delle
montagne. Il territorio comunale, attraversato
dal fiume Reno, è rimasto per anni diviso fino a
quando, nel 1840, venne costruito il primo ponte
che permise il paese di aprirsi a nuove vie di
comunicazione. Nel 1951 venne indetto un concorso
per la realizzazione di una nuova struttura,
vinto dall’ing. Bruno Bottau. I lavori per il ponte
Leonardo da Vinci iniziarono nel 1954 e terminarono
nel 1957 con l’inaugurazione del ponte
ad arco in calcestruzzo più lungo d’Italia (144
metri).
Il ponte è stato chiuso nel marzo 2021 a seguito
della compromissione della stabilità strutturale
dell’infrastruttura. Nel maggio dello stesso anno
sono stati svolti i primi sopralluoghi conoscitivi al
fine di valutare lo stato di conservazione e la stabilità
geotecnica del ponte. Gli esiti delle indagini
hanno determinato la decisione di sostituire l’impalcato
esistente con una nuova struttura in acciaio
più leggera di quella esistente, ripristinare
l’arco originario in calcestruzzo armato e preservare
integralmente le fondazioni.
Il progetto di riqualificazione del ponte ha tenuto
in considerazione delle seguenti necessità:
• salvaguardia degli archi originali, come simbolo
della memoria storica e ormai parte integrante
del paesaggio circostante;
• adeguamento della carreggiata stradale alle
normative attuali;
• alleggerimento dell’impalcato e adeguamento
sismico della struttura;
• inserimento di una corsia ciclabile e pedonale
per senso di marcia;
• necessità di mantenere attiva la linea ferroviaria
Bologna-Pistoia sottostante e offrire la possibilità
di un futuro raddoppio della linea;
• garantire una rapida esecuzione dei lavori.
L’area di cantiere a disposizione era estremamente
limitata a causa dell’orografia del territorio,
della presenza del fiume sottostante e del
passaggio di due strade alle estremità opposte
che non potevano essere interrotte in quanto vie
di comunicazione principali per le valli del fiume
Reno e del torrente Setta.
A fronte di queste necessità si è optato per la demolizione
completa dell’impalcato e delle pile esistenti,
per il consolidamento degli archi e la realizzazione
di un nuovo impalcato appoggiato su
nuovi puntoni in acciaio.
Ponti&Viadotti
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Sopra, prospetto del nuovo
ponte.
Foto 4: Stato di conservazione della porzione superiore dell’arco.
Sezione del rilievo del ponte.
Disegni esecutivi delle armature in corrispondenza della base dell’arco.
Foto 5: Stato di conservazione delle pile.
Ponte esistente
Il ponte originario, realizzato completamente in
calcestruzzo armato, si componeva di tre grandi
archi di lunghezza 144 metri e altezza di 30 metri
composto da 12 campate, gravanti sull’arco, e
di cinque esterne all’arco (tre lato Sasso Marconi,
sotto cui passa anche la ferrovia Bologna-Pistoia
e due lato Sirano).
Gli archi, a sezione variabile, partono da un’altezza
di 6,20 metri in corrispondenza degli appoggi
e si riducono a 1,83 metri in sommità con una
larghezza costante pari a un metro. Le tre strutture
sono collegate tra loro da 19 travi in calcestruzzo
armato anch’esse di altezza variabile da
3,25 metri alla base a 1,25 metri in sommità e di
larghezza fissa pari a 46 centimetri.
Gli appoggi sono caratterizzati da tre ringrossi
che distribuiscono il carico sulla fondazione sottostante,
di spessore 1,20 metri e larghezza 13,80
metri che appoggia direttamente su roccia.
Le indagini storiche e il rilievo effettuato in opera
hanno dimostrato coerenza tra gli elaborati progettuali
originali a disposizione e il manufatto effettivamente
realizzato.
La campagna di indagini ha riscontrato un ammaloramento
totale della struttura consistente
Sezioni dell’arco dalla base
alla chiave.
Prospetto e sezione
dell’appoggio dell’arco.
nel distacco del copriferro in corrispondenza delle
arcate e delle pile. In corrispondenza degli appoggi
dell’impalcato, invece, si è rilevata una perdita
quasi totale della sezione di appoggio dovuta
alla corrosione atmosferica. Questo fenomeno in
particolare ha decretato la chiusura totale al transito
a partire da marzo 2021.
Progetto di sostituzione dell’impalcato
A seguito dell’indagine storica dei progetti originali
della struttura e del rilievo del ponte si è
optato per un intervento di sostituzione del solo
impalcato e delle pile e per la conservazione dei
tre archi per evitare qualsiasi alterazione statica
e mantenere intatta l’identità estetica della
struttura. Il progetto previsto, inoltre, ha garantito
tempi rapidi di esecuzione per evitare tutti i
possibili disagi generati da una prolungata chiusura
del ponte.
Foto 6: Condizioni dell’appoggio dell’impalcato prima
dell’intervento di consolidamento.
Ponti&Viadotti
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Prescrizione delle fasi
di intervento di ripristino
degli archi.
Sopra, confronto tra profilo
originario del ponte (in rosso)
e nuovo progetto (in nero).
Confronto tra profilo sezione
Le indagini sugli elementi strutturali sono state
differenziate in modo da raggiungere un livello
di conoscenza LC3 per i tre archi, mentre si è
limitato al livello di conoscenza LC1 per l’impalcato,
in modo da poter redigere correttamente il
progetto delle fasi di decostruzione di quest’ultimo
e delle pile.
La ricostruzione dell’impalcato ha offerto la possibilità
di adeguare la sezione trasversale della
carreggiata agli standard normativi attuali (carreggiata
stradale di tipo C2) e inserire due tracciati
ciclopedonali, una per ogni senso di marcia,
collocate ai lati della struttura. Inoltre, nel progettare
la nuova geometria dell’opera, si è prevista
la possibilità di raddoppiare la linea ferroviaria
“Porrettana” che passa sotto al ponte lato Sasso
Marconi eliminando la pila a fianco del tracciato
ferroviario in modo da garantire lo spazio minimo
per la posa del secondo binario.
La nuova configurazione del ponte è stata sviluppata
con l’obiettivo di mantenere invariato il
peso proprio dell’impalcato, pur ampliando la sezione
della carreggiata, e preservare lo stato tensionale
dell’arco entro i limiti definiti dal progetto
originario. Tale approccio consente di evitare
interventi di rinforzo strutturale sugli archi e sulle
fondazioni.
Consolidamento degli archi
e delle spalle
Gli archi in calcestruzzo armato erano interessati
da diffusi fenomeni di distacco del copriferro,
dalla presenza di armatura ossidata e da numerose
macchie di umidità che interessavano la superficie
esterna del calcestruzzo.
A seguito delle indagini è stato previsto un intervento
di ripristino finalizzato a ristabilire la sezione
originaria delle armature e proteggere queste
ultime dal fenomeno della carbonatazione attraverso
la ricostruzione di un adeguato copriferro
e la pitturazione superficiale con un rivestimento
idrofobizzante.
originaria del ponte (a
sinistra) e sezione di progetto
(a destra).
Condizioni dell’arco
prima dell’intervento
di consolidamento e ripristino.
Sezione su spalla A.
Particolare armature nuova
fondazione per il puntone.
Le spalle del ponte sono state parzialmente demolite
e ricostruite mantenendo, per quanto possibile,
la geometria originaria in modo da non
impattare eccessivamente dal punto di vista
estetico. In entrambe le sponde sono state realizzate
nuove fondazioni profonde tramite l’utilizzo
di barre autoperforanti di diametro 32 millimetri
a maglia 150x150 centimetri ed è stata
ricostruita la struttura in calcestruzzo armato che
ospita il nuovo basamento del ponte.
Sulla sponda lato Sasso Marconi è stata realizzata
una nuova fondazione per il primo puntone.
Anche in questo caso sono state eseguite fondazioni
profonde con barre autoperforanti poste
a maglia 150x80 centimetri con disposizione a
quinconce.
Grazie alla leggerezza del nuovo impalcato in
acciaio è stato possibile mantenere inalterate le
fondazioni degli archi esistenti.
Puntoni
I nuovi puntoni di collegamento tra arco e impalcato
sono stati realizzati con profili circolari
cavi del diametro di 900 millimetri con spessore
16/20 millimetri connessi all’arco e all’impalcato
mediante un vincolo a cerniera nel piano
del ponte. Tra i puntoni sono state previste delle
controventature a V composte da profili ad
L di dimensioni 120x15 accoppiati. Tali strutture
creano una trave reticolare nel piano dei
tre puntoni e prevengono i fenomeni di instabilità
che possono insorgere nei puntoni a causa
delle elevate azioni di compressione generate
dal ponte.
Il collegamento tra puntoni e impalcato avviene
mediante una piastra saldata all’ala inferiore
della trave principale dell’impalcato, collegata
al puntone mediante un perno; il collegamento
lato arco, invece, avviene tramite la stessa tipologia
di connessione, fissata alla struttura in calcestruzzo
dell’arco con dei tirafondi M24 da inghisare
all’arco esistente attraverso l’impiego di
resine chimiche.
Ponti&Viadotti
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Foto 7: Puntoni
durante la fase
di montaggio.
Sezione tipo delle nuove travi.
Foto 8: Porzione di impalcato in fase di montaggio.
Sopra, dettaglio tipo
di ancoraggio lato arco.
Nuovo Impalcato in carpenteria
metallica
Il nuovo impalcato è di tipo a graticcio, composto
da tre travi principali a sezione composta saldata,
il loro interasse è stato mantenuto pari a 4,60
metri in modo da mantenere la continuità con gli
assi degli archi sottostanti, sopra cui appoggiano
direttamente lungo tutto il tratto centrale del
ponte (circa 40 metri).
Le tre travi principali, di luce massima pari a
22,80 metri, hanno un’altezza di 1,5 metri a
monte e a valle, mentre quella centrale ha un’altezza
di 1,61 metri; questa scelta ha consentito
di collocare tutta la struttura della soletta superiore
direttamente in pendenza, diminuendo
contestualmente i carichi dovuti al peso proprio
e di offrire maggiore inerzia all’elemento centrale,
che risulta il più sollecitato. La struttura in
acciaio è stata ottimizzata concio per concio in
modo da massimizzare l’efficienza strutturale e
ridurre al minimo i carichi dovuti al peso proprio
ove possibile.
Trasversalmente sono state inserite delle travi
secondarie a passo quattro metri massimo
composte da profili a doppio T di altezza variabile
tra 710 e 452 millimetri. Su di esse vengono
posate le lastre che compongono la soletta
del ponte.
Nella porzione centrale dell’arco, dove le travi
hanno una funzione di dormiente di collegamento
con la struttura inferiore, la loro altezza è pari
a 60 centimetri per i profili di monte e di valle, e
71 centimetri per quella centrale. È stato previsto
un getto di completamento tra la quota di estradosso
dell’arco esistente e la quota di appoggio
dell’ala inferiore della trave.
Sopra, dettaglio tipo
di ancoraggio lato impalcato.
Particolare ancoraggio.
A lato, particolare esecutivo
della zona centrale dell’arco.
Tabella con le caratteristiche
della carpenteria metallica
dell’impalcato concio per
concio.
Prospetto delle travi in corrispondenza
dell’arco e dell’impalcato.
Ponti&Viadotti
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Sezione trasversale tipo
dell’impalcato al centro
dell’arco.
ne proposta migliora sensibilmente la configurazione
del ponte esistente (composta da sei
giunti di dilatazione) sia a livello di comfort degli
utenti che di durabilità.
Tutte le travature presentano, superiormente,
delle chiodature di tipo Nelson, in modo
da rendere collaborante il getto della soletta
in calcestruzzo armato.
Sul lato esterno delle travi di estremità è stato
previsto l’inserimento delle tubazioni di scarico
delle acque meteoriche, fissate ai piatti di
rinforzo previsti in corrispondenza dell’incrocio
tra travi principali e travi secondarie.
Dettaglio tipo della lastra
mista acciaio-calcestruzzo.
Pianta tipo della disposizione
delle lastre.
Disposizione armature
integrative a flessione
e a taglio nel getto di
completamento.
Particolare esecutivo
della struttura della corsia
ciclopedonale.
Trattamento protettivo
Per la corretta protezione dei manufatti in acciaio
nei confronti degli agenti atmosferici è
stato prescritto un trattamento di verniciatura
anticorrosiva conforme al capitolato RFI DTC
SICS PS SP IFS 001 A con classe di corrosività
C4 e classe di durabilità molto alta. Il ciclo di
verniciatura è stato effettuato in officina prima
dell’installazione in opera delle parti che compongono
il manufatto.
Soletta
La soletta è stata realizzata mediante l’impiego
di lastre miste acciaio - calcestruzzo
composte da una lastra inferiore di spessore
cinque millimetri a cui vengono saldati pioli
e tralicci per rendere collaborante il getto
di completamento in calcestruzzo armato. La
loro orditura è trasversale a quella delle travi
secondarie e la luce di calcolo massima è di
quattro metri.
Questa tecnologia ha consentito di ridurre lo
spessore del getto collaborante sino a 23 centimetri,
contribuendo notevolmente alla riduzione
del carico necessaria per mantenere
inalterata la struttura delle fondazioni.
Le strutture dell’impalcato dei percorsi ciclopedonali
laterali sono costituite, invece, da
delle lastre in acciaio nervate da piatti disposti
verticalmente a passo 40 centimetri circa.
Foto 9: Vista aerea durante
la posa dell’impalcato prima
del getto di completamento.
Appoggi e giunti
Il ponte si configura come un manufatto composto
da tre differenti porzioni separate da
due soli giunti di dilatazione che garantiscono
uno scorrimento di +/- 75 millimetri in prossimità
della chiave dell’arco. Sulle spalle non
sono stati previsti scorrimenti sismici o termici,
pertanto, sono stati inseriti solamente dei
giunti di sottopavimentazione che assorbono
unicamente le piccole rotazioni indotte dalla
flessione delle campate terminali. La soluzio-
Schema in pianta dei vincoli della struttura del ponte.
Ponti&Viadotti
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Foto 10: Verniciatura bianca
a protezione delle strutture
metalliche in corrispondenza
della spalla del ponte.
FASI DI CANTIERE
Decostruzione dell’impalcato esistente
La decostruzione dell’impalcato esistente è avvenuta
a seguito del montaggio di impalcature e del
consolidamento provvisorio della pila 15, la più delicata
a causa dell’elevato livello di deterioramento.
L’impalcato è stato tagliato in porzioni con un
peso tale da poter essere movimentate in sicurezza
con l’autogrù. La sezione centrale del ponte,
direttamente appoggiata sull’arco, è stata
mantenuta fino al completamento delle operazioni
di sostituzione dell’impalcato per garantire
che gli archi rimanessero entro limiti di sollecitazione
ammissibili durante tutte le fasi dei lavori.
A tal fine, sono state posizionate zavorre all’interno
dell’impalcato centrale per conseguire la condizione
ottimale di sollecitazione.
Descrizione delle fasi
di demolizione dell’impalcato
e delle pile esistenti.
Foto 11: Fase di
smontaggio di una porzione
dell’impalcato.
Foto 12: Fase di assemblaggio
di un concio.
Foto 13: Puntoni montati e
bloccati in sommità in attesa
della posa dell’impalcato.
Ponti&Viadotti
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Fasi di varo in sintesi
Fase 9: Varo terzo puntone
lato sud con autogrù.
Fase 5: Installazione puntoni
lato nord con autogrù.
Fase 10: Varo terzo
macroconcio lato nord
con SPMT 12 assi.
Fase 11: Varo terzo
macroconcio + puntone lato
sud con SPMT 12 assi.
Fase 12: Varo quarto
macroconcio lato nord
con SPMT 6 assi.
Fase 13: Varo quarto
macroconcio lato sud
con SPMT 6 assi.
Fase 6: Varo secondo
macroconcio lato nord
con SPMT 12 assi.
Legenda conci.
Fasi montaggio della sezione
trasversale dell’impalcato.
Ponti&Viadotti
74 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026 75
SOLLEVIAMO I VOSTRI PROGETTI
SERVIZI DI MOVIMENTAZIONE INDUSTRIALE, SOLLEVAMENTO, LAVORI AEREI CON
PIATTAFORME, TRASPORTI ECCEZIONALI E LOGISTICA, OPERATIVI A LIVELLO NAZIONALE
E INTERNAZIONALE.
QUALITÀ, SICUREZZA E TEMPESTIVITÀ.
Costruzione del ponte e descrizione
del varo
La realizzazione del ponte è stata effettuata
mediante l’impiego di conci prefabbricati. Tali
elementi sono stati assemblati in officina, nel
rispetto delle dimensioni massime consentite
per il trasporto e del peso massimo previsto
per la posa in opera tramite autogrù. Questa
metodologia ha permesso di ottimizzare i tempi
di esecuzione.
Il varo è avvenuto di punta, a seguito dell’installazione
dei puntoni (bloccati in sommità in
fase transitoria) e a conci alternati in modo da
mantenere una distribuzione di carico bilanciata
all’interno degli archi. nn
Ponti&Viadotti
Ponte Leonardo da Vinci
Luogo:
Sasso Marconi (BO)
Anno di costruzione: 1957
Anno di ristrutturazione: 2022–2023
Committente:
ANAS S.p.A.
Direzione Lavori:
ANAS S.p.A. – Struttura Territoriale Emilia-Romagna
Costruttore opere civili: Baraldi Quirino S.p.A.
Costruttore metallico: Europrogress Group S.r.l.
Indagini su strutture esistenti: Tecnocontrolli
Progetto esecutivo:
RTP: Capogruppo mandataria: Politecnica
Ingegneria e Architettura Soc. Coop.Mandanti:
Matildi+Partners S.r.l, Studio Mattioli
Fotografie:
Design Team, ANAS S.p.A.
Schema statico:
Arco a via superiore
Luce totale:
215 metri
Luce dell’arco:
144 metri
Altezza dell’arco:
30 metri
Campate:
17 (viadotto esistente); 10 (post ristrutturazione)
Impalcato:
larghezza circa 15,90 metri
Qualità acciaio:
S355J2+N per travi ed elementi composti
saldatiS355J0+N
per angolari, profilati e piastre bullonate
Quantità di acciaio:
circa 1.400 tonnellate
Importo lavori ponte: circa 14.500.000 di euro
Si ringrazia Politecnica Ingegneria e Architettura
e Matildi+Partners per il materiale tecnico fornito.
Immagini a cura di Design Team e ANAS S.p.A.
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ricopre oggi un ruolo primario, in ambito nazionale ed
internazionale, nel campo del sollevamento, dei lavori
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I campi di specializzazione riguardano il sollevamento
e il trasporto di macchine operatrici, turbine, mezzi
pesanti, imbarcazioni, manufatti speciali, impianti,
prefabbricati, carpenteria pesante, silos, serbatoi e
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ogni esigenza di sollevamento dei nostri Clienti sulla
terra, sulle banchine, sui ponti, nei grandi impianti,
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Regolamentazione
La nuova normativa sui ponti
provvisori smontabili. Un caso studio
Sono qui commentate le “Linee guida sulla sicurezza, qualificazione,
progettazione, realizzazione di ponti provvisori smontabili e/o riutilizzabili
e degli elementi strutturali che li costituiscono” recentemente
approvate dal Consiglio Superiore dei lavori pubblici.
Sono descritti i ponti Bailey e un caso di impiego dei ponti provvisori
nell’ambito dei lavori di ristrutturazione di uno storico ponte stradale
I ponti provvisori smontabili
Il Consiglio Superiore dei lavori pubblici nell’adunanza
del 19 dicembre 2025 ha espresso parere
favorevole al testo delle “Linee guida sulla sicurezza,
qualificazione, progettazione, realizzazione
di ponti provvisori smontabili e/o riutilizzabili e
degli elementi strutturali che li costituiscono” (1).
Questo nuovo riferimento normativo si applica
alle strutture metalliche dei ponti stradali smontabili
e riutilizzabili di tipo modulare e colma un
vuoto tecnico fondamentale per la gestione delle
infrastrutture stradali che spesso utilizzano i
ponti provvisori nei contesti di emergenza e di ripristino
viario temporaneo.
Le linee guida (LL.GG) disciplinano i seguenti argomenti:
• La progettazione;
• La documentazione tecnica obbligatoria;
• La gestione dei ponti provvisori esistenti e il
loro livello di conoscenza;
• La durata e la sicurezza in esercizio;
• Il collaudo statico e la consegna del ponte provvisorio;
• Le responsabilità dei soggetti.
Si evidenzia che queste strutture non sono considerate
opere temporanee, ma sono opere con
livelli di prestazione ordinari (vita nominale ≥ 50
anni) o elevati, dato che sono smontabili e utilizzabili
più volte. I ponti provvisori smontabili
sono costituiti da elementi componibili di acciaio
e sono principalmente utilizzati per il celere ripristino
delle interruzioni stradali.
Le LL.GG non riguardano le seguenti opere:
• quelle di solo uso militare;
• quelle impiegate nella prima fase di emergenze
di rilievo nazionale gestite con ordinanze di
Protezione Civile;
• i componenti diversi dall’impalcato quali le
Ponti&Viadotti
spalle, le eventuali pile e gli appoggi che possono
essere strutture esistenti o di nuova costruzione
ai quali si deve fare riferimento alle
NTC vigenti.
Durata di esercizio. Proroga. Contenuti
minimi del progetto
Le LL.GG definiscono i limiti temporali massimi
dei ponti provvisori che in un singolo sito l’esercizio
non può eccedere i cinque anni dalla data di
installazione. È consentita una sola proroga della
durata massima di cinque anni che è subordinata
all’installazione di un sistema di monitoraggio
attivo almeno sei mesi prima della scadenza del
primo quinquennio.
Le LL.GG elencano i contenuti minimi degli elaborati
progettuali dell’intervento dei ponti provvisori
smontabili. Al progetto vanno allegati i seguenti
documenti:
1. Il Fascicolo dell’impalcato che è redatto dal
fabbricante o dal proprietario per l’esistente,
che deve contenere:
• la relazione di dimensionamento e le configurazioni
tabellari;
• i manuali di montaggio, di smontaggio e di
manutenzione;
• il registro degli impieghi, importante per la
tracciabilità in quanto deve riportare la storia
dei carichi, le configurazioni di utilizzo e
le manutenzioni di ogni singolo componente;
• l’attestazione di idoneità al reimpiego rilasciata
dopo ogni smontaggio previa verifica.
2. Il Fascicolo delle sottostrutture che è redatto
dal progettista dell’intervento e riguarda le
opere di fondazione (spalle e pile), la geotecnica
e l’idraulica del sito.
Fabio Abbruzzese
Ingegnere libero
professionista
Figura 1: Pannello metallico
per ponti provvisori.
Le responsabilità dei soggetti interessati
Il progettista sceglie la configurazione del ponte basandosi
sulle tabelle del Fascicolo dell’impalcato e verificando
la compatibilità delle strutture di appoggio.
Per quanto attiene la protezione di bordo ponte le
norme ammettono l’uso delle protezioni standard
del ponte, senza l’aggiunta delle barriere di sicurezza
a condizione che la velocità di transito non sia
maggiore di 30 km/ora.
Il proprietario di questi ponti, qualora diverso dal gestore,
è responsabile della verifica dei componenti
tra un impiego e l’altro.
Le LL.GG ribadiscono l’obbligatorietà delle prove
di carico, da eseguirsi secondo i dettami delle
NTC vigenti e del collaudo statico di cui la Legge
n.1086/1971 e il D.P.R. n.380/2001 da effettuare
prima dell’entrata in esercizio del ponte.
Il collaudatore può basarsi sull’esame del Fascicolo
dell’impalcato e del verbale di regolare installazione
redatto dal Direttore dei lavori, senza necessariamente
richiedere nuovi calcoli di validazione dei singoli
componenti standard, purché certificati all’origine
o verificati per il reimpiego. Con l’emissione del
certificato di collaudo, la responsabilità della gestione,
della sorveglianza e della manutenzione dell’opera
passa in capo al gestore della strada per tutta
la durata dell’esercizio. Il gestore dovrà effettuare
ispezioni periodiche, curare la manutenzione ordinaria
e far rispettare i limiti di carico e di velocità.
In sintesi, le LL.GG definiscono la filiera delle competenze
e delle responsabilità come segue:
• il gestore stradale definisce il fabbisogno;
• il proprietario del ponte fornisce gli elementi costituenti
l’impalcato e il Fascicolo;
• il progettista valida la configurazione e progetta le
sottostrutture;
• l’installatore esegue il montaggio e rilascia il certificato
di corretto montaggio;
• il collaudatore esegue il collaudo statico;
• il gestore stradale riceve il passaggio delle consegne
ed è il responsabile dell’esercizio del ponte.
Gestione dei ponti provvisori esistenti
Per i ponti costituiti da elementi già utilizzati o di vecchia
fabbricazione e privi di marcatura CE e/o con
una documentazione incompleta, le LL.GG definiscono
un percorso rigoroso di qualifica basato sui
Livelli di Conoscenza delle NTC 2018.
Il verificatore del ponte deve predisporre un piano
delle indagini che preveda:
• l’analisi storico-critica con l’esame della documentazione
e dei registri d’uso;
• i rilievi geometrici con la mappatura dei difetti e
delle zone di corrosione;
• le prove non distruttive sui materiali quali la magnetoscopia,
gli ultrasuoni sulle saldature e le prove
di durezza;
• le prove distruttive quali la prova di trazione sui
DICHIARAZIONE LIBERATORIA e DIDASCALIE delle FIG
Figura 1 – Pannello metallico per ponti provvisori
campioni di acciaio e sulla bulloneria da sostituire
dopo il prelievo;
• le prove di carico statiche.
Per la determinazione delle resistenze di calcolo, si
applicano i Fattori di Confidenza in funzione del livello
di approfondimento delle indagini, utilizzando
un approccio statistico per la stima dei valori caratteristici
su campioni limitati.
I ponti Bailey
Un esempio classico di ponti provvisori smontabili a
struttura metallica è rappresentato dai ponti Bailey,
ideati dall’ingegnere britannico Donald Bailey e sviluppati
per uso militare nella 2^ Guerra mondiale.
Il successo di questa tipologia di ponte è dovuto
alla semplicità di fabbricazione, di trasporto e di
assemblaggio dei suoi componenti modulari che
sono costituiti da pannelli (figura 1), traverse,
longarine e tavole di legno.
I traversi sono gli elementi trasversali che sostengono
la via carrabile. Ogni modulo ha da due a quattro
traversi a seconda della categoria del ponte. Normalmente
si usano profilati a doppio T NP 260.
La Figura longarina 2 – Ponte è provvisorio l’elemento del longitudinale tipo TD (tre pannelli della due travata
e si appoggia sui traversi. È la base della
piani)
via di corsa del ponte ed è costituita da profilati
a doppio T resi solidali tra loro tramite dei traversi
saldati. Normalmente si usa la sezione NP
100 e in ciascun modulo ne sono posizionate sei.
Il pannello costituisce la parete portante del ponte
ed è realizzato con uno schema a trave reticolare
composta da un corrente superiore, uno inferiore
e dagli elementi di parete. I correnti sono
realizzati con due profili a C accoppiati. Gli elementi
di parete sono chiamati diagonali. I montanti
sono verticali, realizzati con profilati aventi
una sezione a doppio T. In ogni modulo sono
presenti da due fino a 18 pannelli.
Per l’assemblaggio del ponte sono necessari numerosi
elementi di collegamento, costituiti da
bulloni e da perni di vario genere.
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Figura 1 – Pannello metallico per ponti provvisori
La struttura modulare del ponte Bailey permette
di montare gli elementi in varie configurazioni in
funzione della luce e dei carichi richiesti.
Lo schema generale è costante per ogni tipologia
di ponte. La struttura principale è costituita
da due travi parallele semplicemente appoggiate
agli estremi che sono realizzate assemblando
i pannelli precedentemente descritti.
Le travi possono essere realizzate, in diversi modi
utilizzando fino a tre file e tre piani di pannelli.
Per questo motivo la tipologia della travata è definita
da una sigla in cui la prima lettera indica il
numero di pareti e la seconda il numero di piani.
Di seguito si riportano alcuni esempi di tipologia,
con la relativa nomenclatura.
Per esempio SS = Una parete e un piano DS =
Due pareti e un piano TD = Tre pareti e due piani
(figura 2). Nel caso si dovessero superare ampie
luci si ricorre ad appoggi intermedi con l’utilizzo
di uno schema a travata continua su più appoggi
o a travate indipendenti.
Il ponte Bailey è molto versatile in quanto può essere
realizzato per luci di diversa ampiezza e su
più campate e permette il transito di mezzi pesanti,
quali i carri armati.
Non necessita di attrezzature particolari per il
montaggio, dato che può essere varato a spinta
utilizzando un avambecco. Il ponte è posto su
rulli e spinto a mano, con un camion o con una
autogru. Una volta in posizione, i rulli vengono rimossi
con l’ausilio di martinetti. Dopo il varo viene
realizzato l’impalcato solitamente costituito da
tavole di legno affiancate.
Questa tipologia di ponte oggi è utilizzata in situazioni
di emergenza, di soccorso urgente alle
popolazioni colpite da calamità e in sostituzione
temporanea di ponti ammalorati oggetto d’intervento
di ristrutturazione.
Un caso studio. Il ponte provvisorio
realizzato sul fiume Piave a Susegana (TV)
Il ponte della Priula ha origini antichissime in
quanto, sin dall’epoca romana, la sua ubicazione
era in un punto nevralgico nei collegamenti
stradali e per questo motivo è stato il passaggio
di numerosi eserciti invasori. Sul ponte confluivano
la via Claudia Augusta Altinate, proveniente
da Altino e diretta a Feltre (3), e la via Iulia Augusta
proveniente da Mestre e diretta ad Udine.
Nell’antichità il ponte era di legno. Fu distrutto e
ricostruito numerose volte sino al 1914 quando
fu realizzata un’opera con strutture di muratura
e di cemento armato progettata dall’ing. Eugenio
Miozzi. Il ponte, costituito da 20 campate
di c.a. ad arco ribassato della luce di metri 18,85
ciascuna, con fondazioni del tipo a cassone auto
affondante profonde otto metri sotto l’alveo del
fiume, fu costruito dall’impresa Odorico & C. di
Milano. Le campate Figura 2 – sono Ponte sostenute provvisorio del all’estremità
tipo TD (tre pannelli Figura due 2: piani) Ponte provvisorio
da due spalle, da 16 pile e da tre pile-spalle, per del tipo TD (tre pannelli
uno sviluppo complessivo di 432 metri. Quest’opera
attraversa il fiume Piave e collega il Comu-
due piani)
ne di Nervesa della Battaglia con quello di Susegana
in provincia di Treviso. I lavori iniziati nel
1914 furono ultimati nel 1916, nel pieno della 1^
Guerra Mondiale (figura 3) (4).
Durante la ritirata di Caporetto, il ponte fu parzialmente
distrutto dai soldati italiani che fecero
saltare nove arcate. Un’altra arcata crollò subito
essendo venuto a mancare il contrasto dell’arco
successivo. Nel giugno del 1918 una piena del ponte della Priula sul Piave
Figura 3: Il prospetto del
Piave demolì altre quattro arcate.
in una cartolina del 1920.
Figura 3- Il prospetto del ponte della Priula sul Piave in una cartolina del 1920
Figura 4, sopra: Il ponte
della Priula dopo l’intervento
del 2019. La struttura
originaria si differenzia
dall’impalcato
metallico, oggetto
dell’intervento
di allargamento della sede
stradale, per la diversa
cromia delle superfici.
Figura 5: Il parapetto
originario, smontato
e reinstallato sul ponte
dopo la realizzazione
dell’impalcato per mantenere
il prospetto iniziale.
Alla base delle pile
si notano le gabbionate
di protezione.
I lavori di ricostruzione delle 14 arcate distrutte
iniziarono nel 1921 e il 6 maggio del 1922, il ponte,
nuovamente agibile, fu inaugurato alla presenza
di S.A.R. Umberto di Savoia.
Nel corso della 2^ Guerra Mondiale quest’opera
fu bombardata pesantemente con la distruzione
delle le prime tre campate, che sono state ricostruite
dopo il termine dell’evento bellico.
Resti del ponte in legno sono ancora oggi visibili
presso la riva sinistra. Nel 2018 il ponte è stato
oggetto, da parte di ANAS S.p.A., di un importante
intervento di restauro conservativo che prevedeva
anche il consolidamento di alcune fondazioni
delle pile e l’allargamento della sede stradale
al fine di ricavare un marciapiede e la pista ciclabile
(2).
È stato eseguito l’allargamento dell’impalcato in
maniera simmetrica rispetto all’asse longitudinale
del ponte, previa demolizione della massicciata
stradale e la successiva posa sulle arcate del
ponte di tre travi metalliche irrigidite da travetti
metallici, ubicati in corrispondenza dei travetti
di c.a. esistenti. Questa struttura è stata completata
da una lamiera grecata che fungeva da cassaforma
della soletta di c.a. soprastante gettata
in opera e solidarizzata con connettori di acciaio
saldati sull’estradosso delle travi. Tale tipologia
ha garantito la completa visibilità della struttura
originaria del ponte che è stata evidenziata
con una cromia di colore bianco panna mentre
la struttura aggiuntiva è stata dipinta di colore
marrone (figura 4).
Il parapetto originario che è stato smontato
e reinstallato sul ponte dopo la realizzazione
dell’impalcato, in modo da mantenere il prospetto
iniziale (figura 5). Il nuovo impalcato è stato
allargato di 3,60 metri rispetto a quello originario
di 10,40 metri in modo da affiancare al piano
viabile stradale due piste ciclo pedonali mono direzionali
separate da un cordolo di c.a. ospitante
le barriere metalliche di protezione.
Tra le pile è stata realizzata una soglia della larghezza
di 13,60 metri avente la funzione di fissare
la quota dell’alveo del fiume e di proteggere le
gabbionate (figura 5). La soglia è stata realizzata
con massi squadrati di pietra naturale dello
spessore di 1,15 metri, saturati con conglomerato
cementizio e poggianti su una soletta di
c.a. spessa 30 centimetri avente un taglione di
c.a. lato monte per impedire il suo sifonamento.
Il ponte provvisorio sul fiume Piave
I lavori da realizzare sul ponte della Priula hanno
comportato la chiusura del traffico della statale
13 “Pontebbana” per 13 mesi. Essendo questa
strada molto importante, il traffico stradale durante
i lavori di allargamento della sede stradale
è stato deviato su un by pass provvisorio dello
sviluppo di 950 metri (figura 6), comprendente
due rilevati realizzati con gli inerti prelavati
dall’alveo del fiume e un ponte provvisorio di tre
campate delle luci di 36,57 + 48,77 + 36,57 me-
Ponti&Viadotti
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Figura 8 – Sezione trasversale del ponte provvisorio con travi del tipo TD (tre pareti e due piani)
Figura 6: Planimetria generale
della viabilità provvisoria.
Di colore giallo l’area di scavo
in alveo per la
formazione dei rilevati
di colore verde e, in colore
azzurro, l’area di cantiere.
Figura 8 – Sezione trasversale del ponte provvisorio con travi del tipo TD (tre pareti e due piani)
Figura 9 – Sezione trasversale e prospetto della barriera di protezione laterale installata sul ponte provvisorio
Figura 5 – Il parapetto originario, smontato e reinstallato Figura 7: sul Stralcio ponte planimetrico
dopo la realizzazione
dell’impalcato per mantenere il prospetto iniziale. Alla base del ponte delle provvisorio
pile si notano le gabbionate di
protezione
in acciaio a tre campate tipo
TD sul fiume Piave.
Figura 9 – Sezione trasversale e prospetto della barriera di protezione laterale installata sul ponte provvisorio
Figura tri per 6 complessivi - Planimetria 121,91 generale metri della per viabilità lo scavalco provvisoria. Di colore giallo l’area di scavo in alveo per la
formazione del Piave in dei corrispondenza rilevati di colore dell’alveo verde e, in di colore magra. azzurro, l’area di cantiere
È stato adottato un impalcato tipo “Janson Panel
Bridge” (JPB) concepito sulla base del modello
originale di ponte Bailey, a travata continua, poggiante
alle estremità su due spalle e su due pile
di c.a. intermedie per carichi di 1^ categoria (figura
7). È stata predisposta un’area di varo della
lunghezza di 50 metri per 11 metri di larghezza.
La carreggiata della larghezza di 7,37 metri è costituita
da due corsie, una per ogni senso di marcia,
con pavimentazione, sia su rilevato sia sul
ponte, di conglomerato bituminoso (figura 8).
Sui due lati del ponte sono stati installate barriere
metalliche di protezione in quanto il limite
di velocità era di 50 km/ora (figura 9). In considerazione
della luce e del carico traffico il progettista
ha adottato un ponte di configurazione
Figura 7 – Stralcio planimetrico del ponte provvisorio in acciaio a tre campate tipo TD sul fiume Piave
strutturale TD (Triplo Doppio).
Il 29 ottobre 2018 una piena eccezionale del fiume
Piave di circa 3.000 m 3 /sec ha fatto scatta-
Prima dell’apertura al traffico del by pass sono
state effettuate sul ponte le prove di carico statiche
utilizzando dieci bilici caricati al limite del-
la conseguente interruzione del by pass. Il ponre
il piano di evacuazione delle aree di cantiere e
la loro portata.
te provvisorio non ha subito danni, mentre i rile-
Figura 8, in alto a sinistra:
Sezione trasversale
del ponte provvisorio
con travi del tipo TD
(tre pareti e due piani).
Figura 9, in alto a destra:
Sezione trasversale
e prospetto della barriera
di protezione laterale
installata sul ponte
provvisorio.
Figura 10: Ponte provvisorio
lungo il by pass visto
dal ponte della Priula
durante i lavori.
vati sono stati erosi. La viabilità è stata riattivata
in otto giorni.
Dopo la riapertura al traffico del ponte della Priula,
il ponte provvisorio è stato smontato e trasportato
a deposito, i rilevati sono stati rimossi e
l’alveo del fiume è stato naturalizzato.
Il prezzo di elenco “Ponte provvisorio tipo Bailey
dello sviluppo totale di 120 metri” compensava
a corpo il montaggio in opera, il nolo e lo smontaggio.
Il prezzo a corpo comprendeva:
“La progettazione e l’assistenza in fase di collaudo,
il pre-assemblaggio presso il deposito, le bullonerie
a perdere, il carico a deposito, il trasporto in cantiere,
il montaggio con mezzi e personale della ditta
esecutrice, il noleggio per l’intera durata dei lavori,
lo smontaggio con mezzi e personale dell’impresa
esecutrice, il trasporto da cantiere a deposito, lo
scarico e la pulizia dei materiali”. nn
Carta d’identità
Committente: ANAS S.p.A.
Lavori: Restauro conservativo, consolidamento fondazionale
e adeguamento dimensionale del ponte
della Priula lungo la S.S. 13 “Pontebbana”
Progetto e Direzione dei lavori: ing. Umberto Vassallo
e arch. Antonio Marini ANAS S.p.A.
Impresa: Carena S.p.A. e Giugliano Costruzioni Metalliche
S.r.l.
Inizio dei lavori: 2 marzo 2017
Apertura al traffico: 21 giugno 2019
Quadro economico: 10.677.409,85 di euro per lavori
a base di appalto oltre a 846.548,48 di euro per somme
a disposizione e 1.508.575,76 di euro per oneri
d’investimento interamente a carico ANAS S.p.A.
Ponti&Viadotti
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Aziende
Infrastrutture mature,
soluzioni evolute
Altro intervento
di risanamento
con protagonista fischer:
quello eseguito
sul Ponte di Echelsbach,
nella valle dell’Ammer,
in Alta Baviera.
Gestione predittiva, digitalizzazione e monitoraggio continuo. Dal Passaporto Digitale al controllo
delle connessioni, la sicurezza delle infrastrutture passa attraverso i dati. In questo scenario,
fischer evolve da produttore di fissaggi a partner tecnico nel Project Business infrastrutturale
Molte strutture sono delle “splendide cinquantenni”,
in Italia (ma il problema è anche, pur con
qualche specificità a diverse latitudini, europeo e
mondiale): splendide, certo, ma con tutto ciò che
segue inevitabilmente, prontamente, e di conseguenza,
ad una certa età. La loro obsolescenza,
il degrado dei materiali, le conseguenze, a volte,
di lacune costruttive e le condizioni ambientali
hanno causato la perdita di prestazione. E poi
aumento del traffico e dannosi eventi climatici
ci mettono il proprio rilevate carico. C’è da fare,
dunque, per recuperare la piena funzionalità di
quelle strutture. E lo abbiamo detto più volte dalle
pagine di «leStrade».
Tra gli approcci più innovativi al tema di una ma-
teria di stringente attualità qual è quella, per
l’appunto, della riqualificazione funzionale delle
opere infrastrutturali vanno doverosamente
annoverati quelli emersi durante l’International
Expert Forum 2025 - fischer Italia (IEF): un convegno
che, lo scorso anno, ha riunito, a Milano,
l’eccellenza europea nel campo della progettazione
e dell’ingegneria delle costruzioni. I dati,
innanzitutto, presentati in occasione dell’evento
IEF, perché offrono un quadro intelligibile: oltre
il 50% delle infrastrutture a livello globale necessita
di adeguamenti o rinnovamenti. In Europa,
quasi il 75% dei ponti ha più di 50 anni e circa il
35% supera i 100. Le indagini sullo stato di conservazione
confermano la portata del fenomeno:
Fabrizio Parati
Tra i molti progetti fischer,
anche l’Hong Kong–Zhuhai–
Macao Bridge. È uno dei ponti
marittimi più lunghi al mondo
(circa 55 chilometri tra ponti,
tunnel e isole artificiali).
Opera prodigiosa,
con struttura ad arco
e in cemento armato:
il Ponte di Echelsbach
è stato inaugurato nel 1929.
circa il 10% dei ponti analizzati rientra nei gradi
di degrado più elevati (4 e 5), e quindi hanno
bisogno di interventi urgenti o a breve termine.
Ma la sicurezza non può essere gestita solo in
chiave correttiva. È necessario un approccio integrato
che includa ispezione, monitoraggio strutturale,
analisi e verifiche, manutenzione predittiva
e una rigorosa sistematizzazione degli
interventi. Serve un modello fondato sulla continuità
del controllo e sulla qualità del dato.
Le ispezioni periodiche restano centrali, ma il modello
tradizionale presenta limiti: tempi di analisi
ridotti, valutazioni influenzate dall’esperienza
del singolo ispettore, rilievi bidimensionali, ecc.
Tutto ciò, in un sistema infrastrutturale esteso
e interconnesso, rende complessa la costruzione,
nel corso del tempo, di una base conoscitiva
omogenea.
L’evoluzione tecnologica consente oggi un salto
qualitativo. L’ispezione digitale, tramite UAS/droni,
l’acquisizione massiva di immagini e modelli
3D e BIM, permette di associare ogni difetto alla
propria posizione geometrica e dimensionale. Si
guadagna così un livello di precisione non raggiungibile
con gli strumenti tradizionali.
L’integrazione con sistemi di Intelligenza Artificiale
consente, inoltre, l’identificazione automatica
di corrosione, crepe e distacchi, standardizzando
la classificazione e riducendo la componente
soggettiva. Non si sostituisce il giudizio tecnico,
ovviamente, ma lo si rafforza con strumenti capaci
di elaborare grandi quantità di dati in modo
coerente.
Il “Passaporto Digitale” dell’opera integra geometria,
monitoraggio, stato e qualità dei materiali
e indicatori ambientali come la CO 2
equivalente,
costruendo una memoria digitale evolutiva
dell’infrastruttura.
Il monitoraggio strutturale continuo - deformazioni,
sollecitazioni, parametri ambientali - completa
il quadro, consentendo di intercettare variazioni
anomale e intervenire prima che il danno
evolva in criticità significativa. La manutenzione
predittiva diventa così una strategia basata su
evidenze quantitative.
La trasformazione è anche gestionale. In un sistema
in cui una quota rilevante del patrimo-
Ponti&Viadotti
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leStrade 3/2026 85
Applicazioni nella
manutenzione e risanamento
di ponti esistenti.
1) Rinforzo di solette
in calcestruzzo.
2) Ripristino dei pilastri
e delle travi dei ponti.
3) Ancoraggio di travi
perimetrali.
4) Ripristino di solette
in calcestruzzo.
Confronto tra il ponte reale
e il suo modello digitale:
a sinistra, l’infrastruttura,
a destra, la replica 3D
(gemello digitale) utilizzata
per analisi, simulazioni
e gestione tecnica dell’opera
lungo il suo ciclo di vita.
nio richiede interventi ravvicinati, la definizione
delle priorità è determinante. L’allocazione delle
risorse deve basarsi su modelli di rischio che
combinino vulnerabilità, stato di conservazione,
importanza strategica e conseguenze di un malfunzionamento.
La digitalizzazione abilita questa
analisi multilivello. Il settore - e noi lo diciamo
da anni - non può più limitarsi alla costruzione
di nuove opere, ma investire nella conoscenza e
nella gestione strutturata di quelle esistenti. La
sicurezza infrastrutturale è il risultato di un processo
continuo di controllo, di diagnosi e di interventi
mirati. L’innovazione tecnologica è anche
una condizione abilitante per la sostenibilità
economica e sociale.
Passaporto Digitale e monitoraggio
continuo
La digitalizzazione sta ridefinendo il modo in cui
l’informazione tecnica viene raccolta e utilizza-
Applicazioni nella costruzione
di nuovi ponti.
1) Barriere antirumore
e vento.
2) Guardrail.
3) Condotte di servizio
e sistemi di drenaggio.
4) Ancoraggio di travi
perimetrali.
5) Fissaggi temporanei.
6) Fissaggio dei giunti
di dilatazione.
7) Corrimano.
ta, sostituendo la fissità - per certi versi dai limiti
claustrofobici - di pratiche consolidate. E la digitalizzazione
non è più un’opzione, ma è una condizione
necessaria.
Il Passaporto Digitale rappresenta una trasformazione
del modello conoscitivo: ogni opera è
descritta da un profilo dinamico, aggiornato e interrogabile.
Non solo dati geometrici o normativi,
ma integrazione di monitoraggio reale, dati storici,
climatici e prestazionali, per cogliere l’evoluzione
del comportamento strutturale nel tempo.
Il monitoraggio continuo fornisce i dati oggettivi
che rendono operativo questo modello.
Le tecnologie di fischer Construction Monitoring
combinano sensori digitali e piattaforme cloud
per il controllo in tempo reale di parametri critici.
Sensori come il SensorDisc misurano direttamente
il preload delle connessioni bullonate,
superando la stima indiretta tramite coppia di
serraggio. Il passaggio da verifica puntuale a
misurazione continua consente analisi di trend,
soglie di allarme e manutenzione predittiva basata
su dati.
La disponibilità di dati storici strutturati migliora
la comprensione dell’evoluzione dello stato
dell’opera sotto carichi ripetuti, variazioni termiche
e fenomeni corrosivi. Il monitoraggio continuo
riduce l’incertezza decisionale, i costi di
ispezione e, soprattutto, il rischio di incorrere
in complicazioni estemporanee. Il Passaporto
Digitale, alimentato da dati reali, si configura
così come paradigma operativo per garantire
prestazioni, affidabilità e sostenibilità nel lungo
periodo.
Dal tassello al Project Business:
fischer porta il fissaggio nel cuore
delle infrastrutture
Il blasonato nome fischer è stato associato, per
anni, al mondo del fissaggio: ancoranti mecca-
nici e chimici, sistemi certificati, affidabilità di
prodotto riconosciuta sia dai progettisti sia dalle
imprese. Un’identità salda (di potrebbe dire
ancorante!), costruita sia sulla competenza tecnica
sia sulla qualità industriale. Oggi, però, le
cose sono cambiate e la fisionomia di fischer
sta ulteriormente mutando. L’azienda sta gradualmente
estendendo il proprio perimetro d’azione
verso il Project Business infrastrutturale,
per superare la logica della semplice fornitura di
componenti e assumere un ruolo più integrato
all’interno del processo progettuale e realizzativo.
Questo cambiamento risponde a una trasformazione
strutturale del mercato. Le grandi
opere - ponti, viadotti, gallerie, impianti industriali
- non richiedono solo prodotti certificati,
ma soluzioni coordinate e che siano supportate
da calcoli, da verifiche normative, da analisi dei
carichi e da valutazioni di durabilità. In questo
contesto, il fissaggio non è un dettaglio esecutivo,
ma un elemento che condiziona la sicurezza
e la vita utile dell’opera.
L’approccio Project Business implica quindi:
• coinvolgimento fin dalle prime fasi di progettazione;
• supporto tecnico nel dimensionamento e nella
verifica delle connessioni;
• integrazione con strumenti digitali (software
di calcolo, librerie BIM, documentazione tecnica
evoluta);
• assistenza in cantiere e gestione delle criticità
applicative.
Non si tratta soltanto di ampliare il catalogo, ma
di produrre un nuovo spazio nella “società del
costruire”, per riuscire ad affiancare - assumendo
il ruolo di partner tecnico - progettisti, studi
di ingegneria e general contractor. L’obiettivo è
contribuire alla crescita della qualità complessiva
del sistema strutturale, in luogo di limitarsi
alla fornitura del singolo ancorante.
Ponti&Viadotti
86 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026 87
In quest’ottica, il passaggio “dal tassello al
Project Business” rappresenta una trasformazione
identitaria e culturale: dalla leadership di
prodotto a una proposta integrata che combina
tecnologia, consulenza specialistica e visione di
lungo periodo. Il fissaggio diventa così parte di
una strategia più ampia, in cui competenza ingegneristica
e innovazione digitale assumono un
ruolo centrale e fanno cultura del costruire.
Ponti e viadotti richiedono competenze che travalicano
la pratica della fornitura di componenti:
la nuova area “Ingegneria” di fischer offre strumenti
di calcolo, librerie BIM e documentazione
tecnica per dialogare con il progettista. L’organizzazione
interna affianca studi e general contractor
nelle fasi di dimensionamento, analisi dei
carichi e ottimizzazione delle soluzioni in funzione
della durabilità.
Nelle nuove opere l’attenzione è rivolta a resistenza
a fatica e durabilità; nella riqualificazione
la criticità riguarda materiali degradati e aggiornamenti
normativi. In entrambi i casi, la qualità
dell’ancoraggio incide direttamente sulla sicurezza
dell’intervento.
L’integrazione con sistemi di monitoraggio delle
connessioni, come il controllo del precarico dei
bulloni ad alta resistenza, consente di passare
dalla dimensione dei controlli episodici a una
pratica di supervisione incessante, per mezzo di
piattaforme digitali. Il passaggio “dal tassello al
Project Business” riflette quindi un’evoluzione:
dal prodotto alla gestione integrata dell’applicazione
infrastrutturale.
Servizi Tecnici: quando il supporto
ingegneristico fa la differenza
Nel mondo delle costruzioni e delle infrastrutture,
il vantaggio competitivo nasce dalla capacità
di intrecciare competenze tecniche diverse in
un’unica visione coerente e strutturata. Per questo,
fischer Italia ha potenziato la propria proposta
introducendo una gamma organica di Servizi
Tecnici dedicati a progettisti e imprese. Obiettivo:
accompagnare il professionista lungo tutte le fasi
del percorso progettuale, offrendo competenze
Il fischer SensorAnchor
è un elemento di ancoraggio
intelligente con sensore
integrato sviluppato
da fischer come parte
della propria piattaforma
di monitoraggio digitale delle
costruzioni (fischer Construction
Monitoring).
Il sensore è in grado di:
misurare in tempo reale i valori
di precarico e le forze operative
sulla connessione;
trasmettere tali dati via rete
o tramite dispositivi dedicati
ad una piattaforma
di monitoraggio; fornire dati
aggiornati e storici sulle
condizioni di sicurezza delle
connessioni. È una soluzione
espressamente pensata per
applicazioni complesse e
“critiche”, come ponti, gallerie,
turbine, infrastrutture industriali.
Il fischer SensorBolt è un
bullone con sensore integrato
ideato da fischer all’interno
della sua piattaforma
di prodotti connessi per
monitoraggio strutturale
(fischer Connected Products).
Collaborazioni e ricerca: un confronto
tecnico strutturato
Nel settore infrastrutturale, l’affidabilità delle soluzioni si fonda su solidi riferimenti
scientifici e normativi. fischer mantiene, non a caso, un dialogo continuativo con
il mondo accademico e con gli organismi di riferimento.
Le collaborazioni con l’Università di Vienna e con il Politecnico di Milano riguardano
il comportamento di sistemi di ancoraggio e connessioni in condizioni complesse
(azioni cicliche, carichi dinamici, interazione con calcestruzzo fessurato o
degradato). Il confronto con la ricerca consente di validare modelli di calcolo e dati
sperimentali.
La partecipazione al Consiglio Direttivo ISI garantisce, altresì, aggiornamento costante
sulle linee guida tecnico-normative, in particolare in ambito sismico, rafforzando
la coerenza tra sviluppo delle soluzioni e quadro regolatorio
specialistiche calibrate sulle specifiche esigenze
dell’intervento e sulle reali condizioni operative.
L’offerta comprende:
• supporto in fase di calcolo e verifica di ancoranti
e connessioni, in conformità normativa;
• sviluppo di soluzioni su misura per condizioni
non standard;
• assistenza tecnica operativa in fase di installazione.
L’approccio si basa sull’analisi delle condizioni reali
di carico e sull’interazione tra sistemi, con l’obiettivo
di ridurre il rischio progettuale e aumentare
l’affidabilità delle soluzioni.
In un settore in cui sicurezza e durabilità sono determinanti,
il supporto ingegneristico è una componente
strutturale della qualità dell’opera.
Le considerazioni dell’ing. Luca Zordan
«fischer vuole essere un supporto concreto per
progettisti, grandi gestori e imprese di costruzione:
siamo al fianco di chi guida l’innovazione nei
cantieri e affronta ogni giorno le sfide dell’ingegneria
moderna». nn
A lato, l’ing. Luca Zordan,
Responsabile Sales
Engineering e Project
Business di fischer Italia.
Il fischer SensorDisc
è un disco sensorizzato
integrabile nei sistemi
di fissaggio e ancoraggio.
Ponti&Viadotti
88 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026 89
Classe 14D
INCRUDENTE
leStrade
Aeroporti Autostrade Ferrovie
MATERIALI&TECNOLOGIE
IL CALCESTRUZZO COPERTO DA CERTIFICATO DI VALUTAZIONE TECNICA IN
CLASSE 14D INCRUDENTE DESTINATO AD INTERVENTI DI ADEGUAMENTO SISMICO
A SPESSORE SOTTILE IN COMPLETA ASSENZA DI ARMATURE TRADIZIONALI,
COME TUTTE LE NOSTRE PRODUZIONI COPERTE DA POLIZZA ASSICURATIVA GENERALI
n Durabilità delle opere pubbliche,
sostenibilità reale e responsabilità.
n Prima installazione sperimentale,
sull’autostrada Catania–Siracusa,
delle barriere acustiche Ruconbar,
di cui Innorec, azienda partner
di Ecopneus, ha progettato
ed eseguito l’intervento.
n Ricostruire i giunti stradali:
FRC panoramica e scenari.
n Offerta di un portafoglio completo
di prodotti conformi ai CAM.
TEKNA CHEM SPA
WWW.TEKNACHEMGROUP.COM
INFO@TEKNACHEMGROUP.COM
WORLD TOTAL RISK
Iniziative
Ricostruire i giunti stradali:
FRC panoramica e scenari
Breve viaggio all’interno di un universo tecnologico articolato
e complesso: a partire dalle molteplici forme di degrado e dalle tipologie
di dissesto che interessano uno degli elementi più delicati di ponti e viadotti
Forme e cause ricorrenti di degrado
dei giunti stradali
Gli effetti del degrado che insiste sui giunti stradali
sono spesso macroscopici e visibili in modo
evidente anche alla sola vista, al punto tale da
essere ormai diventati comuni anche all’occhio
non esperto. Tuttavia, sia le cause, che le conseguenze
del danneggiamento di questa comples-
sa ed importantissima parte d’opera strutturale
hanno implicazioni, conoscenze e competenze
molto vaste, tanto da rappresentare una vera e
propria nicchia operativa (sia dal punto di vista
diagnostico/progettuale, sia dal punto di vista
esecutivo/industriale). In generale e senza entrare
nel merito delle svariate tipologie di giunti
esistenti, l’elemento di tenuta potrebbe manca-
Ing. Lorenzo De Carli
Direttore Tecnico
di materialistBridge ©
re dall’origine (per errate concezioni progettuali),
potrebbe presentarsi disallineato e/o non più
complanare con la piattaforma stradale oppure in
seguito al dissesto dell’elemento stesso potrebbe
perdere le sue funzioni statiche di collegamento
strutturale, impermeabilità e aderenza degli
pneumatici. La caduta, la rottura o il sollevamento
parziale di lembi, possono essere ricondotti
a fenomeni di consumo dei materiali costituenti
oppure a spinte aggiuntive di detriti accumulati
negli interstizi/lesioni tra soletta e giunto per
effetto di spinte e movimenti dovuti all’esercizio
veicolare. Il processo di degrado di giunti su
ponti stradali si autoalimenta in forma esponenziale
in quanto l’urto ripetuto di una parte danneggiata
o mal posizionata comporta l’aumento
in intensità e frequenza del processo stesso.
La Normativa Italiana, D.M. 17/1/2018, prevede
l’obbligatorietà della marcatura CE per l’installazione
dei giunti stradali. Dal punto di vista tecnologico
per l’alloggiamento di tali elementi così
fortemente sollecitati per la loro posizione e morfologia,
si utilizzano conglomerati cementizi ad
elevate prestazioni che, oltre ai comuni accorgimenti
composizionali-reologici finalizzati ad ottenere
assenza di ritiro, assenza di segregazione,
consistenza ottimale, devono essere dotati anche
di elevata duttilità, rapidità di presa, stabi-
Materiali&Tecnologie
92 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026
93
lità alle variazioni di temperatura in esercizio ed
elevate resistenze meccaniche (anche a fatica -
flessione e flessione residua). Intorno a queste
esigenze si sviluppa un intero settore industriale
che vede coinvolti diversi attori a partire dall’Ente
gestore della manutenzione per arrivare fino
al fornitore del prodotto ideale.
FRC - su materialistBridge ©
Per quanto appena illustrato una corposa famiglia
di prodotti premiscelati - FRC - è ben
rappresentata su materialistBridge. Tali premiscelati
presenti sul mercato sono naturalmente
caratterizzati dalla marcatura CE in accordo
con la 1504-3 oggi accompagnati anche
da CVT ministeriale - “Il prodotto dovrà essere
marcato CE ai sensi della UNI EN 1504-
3 con il sistema di Valutazione e Verifica della
Prestazione 2+ tra quelli di attestazione previsti
dal Regolamento U.E. 305/11 e certificato
secondo le Linee Guida FRC con Certificato di
Valutazione Tecnica (CVT) rilasciato dal Servizio
Tecnico Centrale del CSLLPP”. Dal punto di
vista prestazionale le proprietà caratterizzan-
ti per la corretta compliance codice - prodotto
per gli FRC premiscelati sono: il ritiro/espansione
(contrastata in aria), l’elevata stabilità
volumetrica (ottenuta con additivi liquidi e aggiunte
pozzolaniche), la resistenza a flessione
residua (ottenuta con l’aggiunta di fibre strutturali
in acciaio) e le tempistiche di presa. nn
Materiali&Tecnologie
94 3/2026 leStrade
costi imprevisti a carico della collettività.
Negli ultimi anni, giustamente, la sostenibilità
ambientale è diventata un obiettivo centrale delle
politiche pubbliche, dei programmi di finanziamento
e delle linee guida tecniche. L’attenzione
alla riduzione delle emissioni, all’uso responsabile
delle risorse e alla circolarità dei materiali rappresenta
un progresso culturale e normativo significativo.
Tuttavia, nella pratica quotidiana, questo
principio rischia talvolta di essere ridotto a una
verifica formale di requisiti, senza una reale valutazione
delle conseguenze tecniche, economiche
e ambientali nel lungo periodo.
Un’opera che degrada prematuramente, anche
se formalmente conforme a norme e criteri ambientali,
genera inevitabilmente:
• costi aggiuntivi di manutenzione e ripristino;
• nuovi cantieri e disagi per i cittadini e per le attività
economiche;
• ulteriore consumo di materie prime ed energia;
• maggiore produzione di rifiuti da demolizione;
• incremento delle emissioni legate ai successivi
interventi;
• una perdita di valore patrimoniale per l’ente
proprietario.
In altre parole, non è sostenibile ciò che dura
poco, anche se appare “virtuoso” al momento
dell’inaugurazione. La sostenibilità reale deve necessariamente
includere la durabilità come parametro
centrale di valutazione, integrandola in
modo strutturale nei processi decisionali e nei criteri
di affidamento.
Durabilità: una scelta tecnica
che diventa scelta politica
La durabilità delle opere pubbliche non è un concetto
astratto né un lusso progettuale. È una
scelta concreta, che incide direttamente:
• sulla spesa pubblica futura e sulla programmazione
pluriennale dei bilanci;
• sulla sicurezza e sull’affidabilità delle strutture;
• sulla continuità dei servizi essenziali;
• sulla resilienza delle infrastrutture rispetto a
eventi ambientali e climatici;
• sulla credibilità delle istituzioni;
• sulla fiducia dei cittadini nei confronti dell’amministrazione.
Progettare per durare significa considerare fin
dall’inizio l’ambiente di esposizione, i meccanismi
di degrado prevedibili, le sollecitazioni meccaniche
e chimiche, le condizioni di esercizio e manutenzione.
Significa definire in modo puntuale
le prestazioni richieste, scegliere materiali coerenti
con tali condizioni e prevedere controlli efficaci
durante l’esecuzione.
La durabilità non si improvvisa in cantiere: na-
Iniziative
Durabilità delle opere pubbliche,
sostenibilità reale e responsabilità
Lettera aperta agli Amministratori pubblici, ai Decisori politici,
ai Dirigenti e ai Responsabili delle stazioni appaltanti
Le opere pubbliche - edifici, infrastrutture, parcheggi,
scuole, strade - non sono semplici manufatti
tecnici. Sono il risultato di processi decisionali
articolati che trasformano risorse collettive
in beni destinati a servire la comunità per decenni.
Ogni intervento realizzato con fondi pubblici
rappresenta un investimento che incide sul territorio,
sull’economia locale, sulla sicurezza e sulla
qualità della vita dei cittadini.
In questo senso, un’opera pubblica è anche un
patto implicito tra amministrazione e collettività:
il patto secondo cui le risorse impiegate oggi genereranno
benefici durevoli nel tempo. È quindi
riduttivo valutare la qualità di un’infrastruttura
esclusivamente al momento del collaudo o dell’inaugurazione.
La vera misura della bontà progettuale
e costruttiva non è l’assenza di difetti iniziali,
bensì la capacità della struttura di mantenere
nel tempo le prestazioni previste, senza richiedere
interventi straordinari prematuri o generare
Silvio Cocco
Ceo di Tekna Chem S.p.A.
Materiali&Tecnologie
96 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026
97
La durabilità non è una proprietà automatica del
materiale, ma il risultato di un equilibrio tra progetto,
esecuzione, controlli e manutenzione programmata.
Ignorare questo equilibrio significa
spostare i problemi nel tempo, rinviando i costi e
lasciandoli in eredità alle amministrazioni future.
Una proposta per aprire
il dibattito
Questa lettera non intende indicare colpe né
proporre soluzioni semplicistiche. Vuole piuttosto
aprire un confronto costruttivo su alcuni
principi chiave:
sce in fase progettuale, si consolida attraverso
specifiche tecniche coerenti e si realizza concretamente
tramite una corretta esecuzione. Errori
apparentemente minori - una posa non conforme,
un controllo omesso, una scelta economica
non adeguatamente ponderata - possono avere
effetti amplificati nel tempo.
Oggi esistono conoscenze tecniche consolidate,
materiali evoluti e metodi di controllo che consentono
di progettare opere con vite utili molto
lunghe, anche in ambienti particolarmente aggressivi.
Le normative tecniche forniscono criteri
chiari per la definizione delle classi di esposizione,
per la progettazione in funzione della durabilità
e per il controllo dei materiali in fase esecutiva.
Tuttavia, questi strumenti producono risultati
solo se inseriti in un sistema che valorizzi:
• la qualità progettuale, evitando soluzioni standardizzate
non coerenti con il contesto;
• il coordinamento tra progettazione strutturale,
tecnologica e impiantistica;
• il controllo del processo produttivo e delle forniture;
• la formazione del personale coinvolto;
• la responsabilità lungo tutta la filiera, dal progettista
al direttore dei lavori, dall’impresa ai
fornitori;
• la coerenza tra prescrizioni di capitolato e reali
condizioni di esercizio dell’opera.
Ciclo di vita, manutenzione
e gestione
Un’infrastruttura pubblica non termina il proprio
percorso con la fine del cantiere: da quel momento
inizia la fase più lunga e onerosa, quella della
gestione. La manutenzione ordinaria e straordinaria
rappresenta una componente strutturale
del costo complessivo dell’opera.
Un approccio realmente sostenibile non può limitarsi
al costo iniziale. Il criterio del massimo
ribasso, quando non accompagnato da una rigorosa
valutazione delle prestazioni nel tempo,
rischia di favorire soluzioni apparentemente economiche
ma strutturalmente meno durabili.
La valutazione sul ciclo di vita consente invece
di considerare:
• i costi di manutenzione programmata;
• la probabilità e l’entità degli interventi straordinari;
• i costi indiretti legati all’interruzione dei servizi;
• l’impatto ambientale complessivo lungo l’intera
vita utile;
• i costi sociali associati a degrado, insicurezza o
limitazioni d’uso.
Un investimento iniziale leggermente superiore,
finalizzato a migliorare la resistenza al degrado
e a ridurre gli interventi futuri, può tradursi in un
risparmio significativo nel medio e lungo periodo.
La logica del ciclo di vita non è un principio teorico,
ma uno strumento operativo per una gestione
più efficiente e razionale delle risorse pubbliche.
Quando la sostenibilità diventa
contraddittoria
Una delle criticità più evidenti riguarda l’applicazione
rigida e talvolta non contestualizzata di alcuni
requisiti ambientali, che in determinati casi
impongono l’uso di materiali o composizioni non
pienamente coerenti con le prestazioni richieste
all’opera.
In particolare, l’obbligo generalizzato di determinate
soluzioni, se non accompagnato da un’analisi
tecnica approfondita delle condizioni di esposizione
e delle esigenze strutturali, può incidere
negativamente sulla durabilità, soprattutto in
contesti aggressivi come ambienti marini, strutture
interrate, opere soggette a cicli gelo-disgelo
o esposte a sostanze chimicamente attive.
La sostenibilità non può essere ridotta a un
adempimento documentale. Se una scelta definita
“verde” comporta una riduzione della vita
utile dell’opera, il risultato complessivo è un maggiore
consumo di risorse e un incremento dell’impatto
ambientale nel tempo.
È quindi necessario che i criteri ambientali siano
applicati con competenza tecnica e con la possibilità
di adattamento alle specifiche condizioni
progettuali. L’obiettivo non deve essere il rispetto
meccanico di un parametro, ma l’equilibrio tra
prestazioni, sicurezza, durata e impatto ambientale
complessivo.
1. Valutare le opere pubbliche sull’intero ciclo
di vita, e non esclusivamente sul costo iniziale
di realizzazione.
2. Integrare nei bandi e nei capitolati criteri
prestazionali legati alla durabilità, misurabili
e verificabili.
3. Distinguere tra sostenibilità formale e sostenibilità
reale, fondata sulla riduzione dell’impatto
lungo tutta la vita utile.
4. Consentire una ragionevole flessibilità tecnica
nei capitolati, affinché le scelte ambientali
siano compatibili con le prestazioni richieste
e con le condizioni di esposizione.
5. Rafforzare il ruolo dei controlli in fase di esecuzione,
considerandoli un investimento nella
qualità e non un costo da comprimere.
6. Promuovere la trasparenza verso i cittadini,
spiegando perché un’opera progettata per
durare può comportare un maggiore impegno
economico iniziale, ma generare un risparmio
significativo nel lungo periodo.
Un invito alla responsabilità
condivisa
I decisori pubblici non sono chiamati a diventare
tecnici specialisti, ma hanno il potere - e la responsabilità
- di porre le domande giuste. Una
domanda semplice può orientare in modo decisivo
le scelte progettuali: questa struttura, tra
trent’anni, quali costi comporterà ancora per i
cittadini? Quale livello di sicurezza e funzionalità
garantirà?
Progettare e costruire per durare non è solo una
scelta tecnica, ma un atto di buon governo. È
una forma concreta di rispetto verso il denaro
pubblico, verso l’ambiente e verso le generazioni
future.
La qualità delle opere pubbliche nasce dall’incontro
tra competenza tecnica, responsabilità
gestionale e visione politica. Solo attraverso un
dialogo aperto, informato e basato su dati oggettivi
è possibile migliorare la capacità del sistema
di realizzare infrastrutture realmente sostenibili,
durature e affidabili.
Questa riflessione vuole essere un contributo a
tale dialogo, nella convinzione che la durabilità
non sia un tema settoriale o marginale, ma un
principio fondante di ogni politica pubblica responsabile
e lungimirante. nn
Materiali&Tecnologie
98 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026
99
Soluzioni
Barriere acustiche con gomma riciclata
da PFU
leStrade
Aeroporti Autostrade Ferrovie
MACCHINE&ATTREZZATURE
Prima installazione sperimentale,
sull’autostrada Catania-
Siracusa, delle barriere acustiche
Ruconbar, di cui Innorec,
azienda partner di Ecopneus
per la raccolta e il riciclo di
PFU in Sicilia, ha progettato
ed eseguito l’intervento
L’innovazione tecnologica rappresenta un motore
fondamentale per rendere le infrastrutture stradali
più moderne e sostenibili. L’Italia, che già si distingue
a livello internazionale come Paese leader
nella ricerca sulle applicazioni stradali con gomma
riciclata, continua a compiere passi avanti grazie
a una ricerca costante che contempla lo sviluppo
di soluzioni diverse, come le barriere antirumore.
Le barriere acustiche Ruconbar
La Sicilia, in particolare, nel corso degli anni si è
affermata come vero e proprio hub di innovazione
e protagonista di progetti sperimentali che vedono
la gomma riciclata al centro di soluzioni concrete
- un materiale prezioso che Ecopneus si impegna
da sempre a valorizzare.
È significativa in tal senso la prima installazione
sperimentale - lungo l’autostrada Catania-Siracusa,
al chilometro 20+650 - delle barriere acustiche
Ruconbar, di cui Innorec, azienda partner di
Ecopneus per la raccolta e il riciclo di PFU in Sicilia,
ha progettato ed eseguito l’intervento, avve-
nuto nel mese di febbraio. L’installazione è stata
resa possibile anche grazie ad ANAS, società del
Gruppo FS che gestisce l’infrastruttura stradale, e
l’obiettivo è chiaro: disporre di misurazioni e collaudi
in opera che possano supportare l’imminente
posizionamento della barriera sul mercato, in
linea con precisi obblighi normativi e in coerenza
con gli obiettivi di sostenibilità delle infrastrutture.
Strato assorbente: il 40% costituito da
un conglomerato di granuli di gomma
Con una tecnologia fonoassorbente altamente
innovativa che utilizza la gomma riciclata come
componente strutturale per la mitigazione del rumore
stradale, la barriera proposta da Innorec è
realizzata in calcestruzzo e gomma riciclata da
PFU e progettata per coniugare elevate prestazioni
acustiche, durabilità strutturale e rispetto dell’ambiente.
La sua unicità è proprio data dallo strato
assorbente costituito per il 40% da un conglomerato
di granuli di gomma - una composizione che
migliora i benefici acustici della barriera stessa.
Soluzioni come questa mostrano il valore delle
applicazioni della gomma riciclata, e i benefici
ambientali sono concreti e misurabili - basti
pensare che per ogni chilometro di barriera alto
tre metri vengono valorizzate oltre 65 tonnellate
di PFU, corrispondenti al recupero di più di
7.800 pneumatici auto, in piena ottica di economia
circolare. nn
n Barriere di sicurezza su rilevato:
dalla norma UNI/TR 11785
alla modellazione numerica.
n Verso il cantiere infrastrutturale
a zero emissioni.
n Abbiamo visitato un cantiere di Ecovie
nel centro storico di Adria,
per il rifacimento del tappeto di usura
lungo il Lungocanale Oberdan.
Protagonisti dell’intervento la pala
compatta cingolata
Bobcat T86 e Ecovie.
Materiali&Tecnologie
100 3/2026 leStrade
Aziende
Due macchine per i settori
riciclaggio e stradale
CAMS a Conexpo 2026 attraverso la propria rete distributiva statunitense,
con due soluzioni dedicate al riciclaggio e alla pavimentazione compatta.
Esposto in anteprima mondiale il nuovo frantumatore mobile UTM 1500G
Efficienza energetica, compattezza operativa e versatilità
applicativa sono i temi centrali della presenza
di CAMS Recycling a Conexpo 2026, a Las Vegas, tra
i principali appuntamenti mondiali per il settore construction.
L’azienda italiana, specializzata in impianti
mobili per la frantumazione e il trattamento di materiali
inerti e asfalto, è stata rappresentata in fiera da
due dealer statunitensi: GrinderCrusherScreen Inc.,
nel cui stand (Central Hall, Booth C20348) è stato
esposto in anteprima mondiale il nuovo frantumatore
mobile ibrido UTM 1500G, e Hitek Equipment Inc.
(Silver Lot, Booth SV3105) con la vibrofinitrice stradale
MG7 Super-e di Malavasi, storico marchio italiano,
oggi parte del gruppo CAMS.
UTM 1500G: impianto mobile ibrido
ad alta produttività
Nello stand di GrinderCrusherScreen Inc. è stato
esposto l’UTM 1500G, impianto mobile per la frantumazione
e il riciclaggio di inerti, asfalto, macerie,
legno e altri materiali.
La macchina integra un trituratore FTR 1500 con
bocca da 1.500 x 1.000 millimetri, tramoggia ribaltabile
da 3 metri cubi e nastro di scarico da 800 millimetri.
La produzione può raggiungere le 200 t/h,
con dimensioni compatte (11.100 millimetri di lunghezza,
2.320 millimetri di larghezza, 3.100 millimetri
di altezza) e peso operativo di 19.500 chilogrammi,
ottimizzati per il trasporto.
Elemento distintivo della serie UTM è l’alimentazione
ibrida: l’impianto può infatti operare in modalità
diesel-elettrica grazie al gruppo elettrogeno integrato,
oppure completamente elettrica, eliminando
l’impiego del motore diesel e abbattendo le emissioni.
La lenta rotazione degli alberi del trituratore
contribuisce inoltre alla riduzione dell’inquinamento
acustico e delle polveri, rendendo la macchina idonea
anche a contesti operativi sensibili.
Tra le dotazioni: programmi automatici per materiali
differenti, capacità di lavorare materiali bagnati,
consumi contenuti e alta resistenza all’usura. Disponibile
gruppo elettrogeno CAT C7.1 Stage V da
Macchine&Attrezzature
200 kW con alternatore MeccAlte da 350 kVA (serbatoio
200 l), oltre a optional quali sistema di pesatura,
pompa abbattimento polveri, ingrassaggio
automatico, GPS e spintori idraulici.
MG7 Super-e: compattezza
e versatilità per la pavimentazione
Nello spazio espositivo di Hitek Equipment Inc. è stata
presentata la MG7 Super-e di Malavasi, soluzione
compatta per interventi di manutenzione stradale e
pavimentazioni di piccola scala. La macchina è dotata
di piastra riscaldata elettricamente per il controllo ottimale
della temperatura e per una stesa uniforme del
conglomerato. Il vibrante elettrico integrato migliora la
compattazione e la qualità superficiale del tappeto. Il
banco è regolabile in larghezza da 30 centimetri a 200
centimetri e in altezza di stesa da -5 centimetri a 25
centimetri, con inclinazione negativa fino a -10°, garantendo
elevata adattabilità operativa.
Tra i plus: riduzione significativa della manodopera,
tempi di intervento più rapidi rispetto ai metodi tradizionali,
velocità fino a 18 m/min e costi operativi contenuti.
Disponibile serbatoio emulsione da 200 L con
sistema di spruzzatura integrato. nn
7-9
OCTOBER 2026
Bologna Exhibition
Centre - Italy
www.urbantech.show
The Urban Technology Show
IN CONJUNCTION WITH
IN COLLABORATION WITH ORGANIZED BY
102
3/2026 leStrade
Soluzioni
Prova di resistenza
superata con successo
I cantieri sotterranei sono caratterizzati da condizioni estreme. I componenti
di connessione IP67 di Murrelektronik hanno dimostrato la loro affidabilità
anche in questi ambienti difficili, come dimostra l'esperienza positiva di VirtuRail
La logistica rappresenta uno degli aspetti più critici
nei cantieri sotterranei per la realizzazione di
gallerie. Le difficoltà di accesso, l’avanzamento
del fronte di scavo e l’impiego di mezzi tradizionali
impongono soluzioni di trasporto dedicate,
con impatti rilevanti su costi, tempi di avviamento
e gestione ambientale, in particolare in relazione
alla qualità dell’aria negli ambienti confinati.
Dal punto di vista ambientale e della sicurezza
del lavoro, l’impiego di mezzi tradizionali alimentati
da motori diesel rappresenta un ulteriore elemento
critico. In ambienti confinati quali le gallerie,
le emissioni di gas di scarico e di particolato
contribuiscono in modo significativo al deterioramento
della qualità dell’aria, già compromessa
dalle attività di scavo e di rivestimento. Ciò rende
necessaria l’adozione di sistemi di ventilazione
forzata di elevata capacità, con conseguente aumento
dei consumi energetici, della complessità
impiantistica e dei costi di gestione del cantiere.
Alternativa economica
ed ecologica: gli ASV
VirtuRail vuole porre fine a tutte le problematiche
evidenziate qui sopra. Con i suoi Automated Service
Vehicles (ASV), l'azienda austriaca ha sviluppato
un'alternativa innovativa, economica ed
ecologica per la logistica dei cantieri sotterranei:
gli ASV, alimentati esclusivamente a energia elettrica,
sono veicoli gommati ma viaggiano come
Mauro Armelloni
Grazie alla più recente
tecnologia dei sensori
di controllo, i veicoli
di servizio automatizzati
(ASV) completamente
elettrici di VirtuRail
possono percorrere i tragitti
per rifornire i cantieri
sotterranei con precisione
e senza guida meccanica.
I componenti IP67
di Murrelektronik sono
progettati nei minimi
dettagli per un uso
industriale gravoso
e presentano importanti
caratteristiche tecniche
che soddisfano i requisiti
speciali di VirtuRail.
se fossero su binari veri e propri, senza emissioni
e senza necessità di interventi strutturali. Ciò
riduce i costi, migliora la qualità dell'aria e offre
una maggiore flessibilità, poiché le imprese edili
possono impiegare l'ASV come veicolo singolo o
come parte di un convoglio, a seconda delle esigenze
di trasporto.
Il cuore dell'ASV con pneumatici in gomma è costituito
da un sensore e da un sistema di controllo
appositamente sviluppati che presto consentiranno
a questi veicoli di funzionare in modo
completamente autonomo, obiettivo dichiarato
di VirtuRail.
Dall’esperienza in campo
alla messa in pratica
L'idea dell'ASV e della società VirtuRail è nata
dalla collaborazione tra Jäger Bau, un'azienda
specializzata nella costruzione di gallerie, e MineTronics,
un'azienda focalizzata sui sistemi di
controllo dei veicoli. Questo patrimonio di competenze
consente a VirtuRail di testare accuratamente
e sviluppare ulteriormente il proprio ASV
durante il funzionamento in due importanti cantieri
di costruzione di gallerie attualmente in corso,
con la partecipazione di Jäger Bau a Kühtai
(Austria) e Kerenzerberg (Svizzera). È diventata
subito evidente la necessità di ottimizzare
la tecnologia dei collegamenti elettrici. Durante
il funzionamento di prova dell'ASV, il collegamento
elettrico tramite CAN bus tra il sistema di
controllo e i numerosi attuatori e sensori ha ripetutamente
dato problemi. Questo nonostante
VirtuRail avesse utilizzato fin dall'inizio componenti
con grado di protezione IP67, che sulla
carta avrebbero dovuto resistere a sollecitazioni
e agenti atmosferico-chimici come quelli presenti
nei cantieri di questo tipo.
I dettagli fanno la differenza
La ricerca ininterrotta di componenti di connessione
IP67 in grado di funzionare in modo affidabile
anche in queste condizioni ha portato gli
sviluppatori di VirtuRail a Murrelektronik, fornitore
leader nel settore della tecnologia di automazione
con decenni di esperienza nello sviluppo
e nella produzione di tecnologia di connessione
robusta e di alta qualità basata su standard riconosciuti
a livello internazionale.
I componenti IP67 di Murrelektronik sono progettati
per un uso industriale intensivo e dispongono
delle caratteristiche tecniche necessarie per soddisfare
i requisiti speciali di VirtuRail.
Murrelektronik incapsula completamente i connettori
con PUR privo di alogeni per sigillarli efficacemente
contro le infiltrazioni di acqua o polvere.
Sono inoltre dotati di un blocco meccanico antivibrazioni
per impedire l'allentamento dei collegamenti
a innesto e a vite anche in caso di sollecitazioni
meccaniche causate da urti e vibrazioni.
Un'altra caratteristica importante dei cavi PUR è
che non solo sono resistenti all'olio, alla benzina e
alle sostanze chimiche, ma anche particolarmente
resistenti a ripetute flessioni e attorcigliamento.
Utilizzo convincente sul campo
Le caratteristiche dei prodotti Murrelektronik
hanno convinto anche VirtuRail: l'azienda ha inizialmente
convertito alcuni dei suoi ASV, utilizzati
quotidianamente nei cantieri edili in condizioni
di lavoro gravose, ai componenti di connessione
altamente resistenti di Murrelektronik.
Lukas Gorbach, Head of Electrical Engineering
- VirtuRail, trae una conclusione molto positiva
dopo la lunga fase di test: «I componenti non
solo sembrano estremamente robusti, ma funzionano
in modo convincente anche nel difficile
ambiente sotterraneo. Da allora, i veicoli riadattati
con componentistica Murrelektronik funzionano
senza alcun problema».
Andreas Liebmann, Key Account Manager AT
South presso Murrelektronik Austria, è soddisfatto
del feedback positivo: «Sappiamo che i
nostri componenti IP67 sono molto robusti. Ma in
questo caso le condizioni sono davvero estreme.
Ecco perché è ancora più soddisfacente vedere
che finora hanno funzionato in modo affidabile.
Siamo in contatto con VirtuRail per continuare a
monitorare da vicino questo test di resistenza».
Il successo del test di resistenza e l'ottimo supporto
hanno spinto i responsabili di VirtuRail a
fare il grande passo: in occasione della prossima
revisione dei veicoli, l'azienda ha deciso di aggiornare
tutti gli ASV già consegnati con la tecnologia
di connessione IP67 di Murrelektronik.
In futuro, i nuovi veicoli prodotti usciranno dalla
fabbrica già dotati di questa tecnologia. nn
Macchine&Attrezzature
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leStrade 3/2026
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Fiere
Tutti al SaMoTer
Dal 6 al 9 maggio 2026 Verona tornerà capitale del construction
equipment con la 32° edizione del Salone. Un appuntamento
che è un’occasione unica per scoprire le più rilevanti innovazioni
È iniziato il conto alla rovescia. La 32° edizione
di SaMoTer è alle porte. Il Salone internazionale
triennale delle Macchine per Costruzioni tornerà,
infatti, a Verona dal 6 al 9 maggio 2026. Unico
appuntamento fieristico in Italia interamente dedicato
all’intera gamma del construction equipment,
SaMoTer (organizzato da Veronafiere in
partnership con UNACEA e CECE) si conferma
come hub strategico per l’intera filiera: dal movimento
terra al sollevamento, dalla demolizione
alla perforazione passando per la frantumazione,
dai veicoli per cava a quelli per cantiere,
dal calcestruzzo al settore stradale, fino alle attrezzature
e ai componenti motori e ricambi, logistica,
servizi e ICT. L’obiettivo di Veronafiere è
quello di rendere l’edizione di quest’anno sempre
più interattiva, dinamica e orientata all’innovazione,
offrendo ai professionisti del settore un’esperienza
immersiva e concreta. Parallelamente
si punterà a consolidare i risultati dell’edizione
2023, che aveva registrato visitatori provenienti
da 90 Paesi (con Germania, Spagna e Francia
ai primi posti e una significativa presenza anche
da Asia, Africa, Nord e Sud America).
Il futuro dei cantieri in fiera
Il Salone punterà i riflettori sulla rivoluzione
dell’industria 4.0 che sta investendo il settore
delle costruzioni e delle macchine movimento
terra con argomenti strategici legati alla transizione
ecologica e alla sostenibilità delle macchine,
alla digitalizzazione e all’intelligenza artificiale,
all’automazione dei cantieri, alle nuove
soluzioni per le infrastrutture stradali, senza tra-
Andrea Ghiaroni
lasciare temi chiave come sicurezza, formazione
e noleggio. Proprio per questo motivo, l’appuntamento
fieristico si preannuncia imperdibile,
non solo per il programma di convegni e workshop
presso la SaMoTer Arena, fornendo preziose
anticipazioni del comparto, ma anche piattaforma
B2B di livello internazionale con numerosi
top buyer esteri selezionati, invitati e ospitati,
grazie alla collaborazione con ICE-Agenzia. Nel
2026 tornerà anche il “Cantiere Digitale”, un vero
e proprio cantiere automatizzato che prenderà
forma nell’area demo del SaMoTer Lab, dove verranno
evidenziati i vantaggi dell’innovazione tecnologica
legata alla connettività e all’utilizzo dei
dati in termini di efficienza, grazie all’ottimizzazione
dei cicli di lavoro e alla riduzione dei consumi,
di produttività, attraverso i sistemi di monitoraggio
in tempo reale, e di sicurezza, con il
controllo da remoto per interventi in ambienti
pericolosi e il rilevamento predittivo dei guasti.
La presenza dei protagonisti
internazionali
Con sei padiglioni e tre aree esterne, il Salone,
che è inserito nel ciclo delle fiere internazionali
partner di CECE (la Federazione europea che raggruppa
le associazioni dei costruttori di macchine
movimento terra e per costruzioni), porta a Verona
i principali brand internazionali. Il settore “Movimento
Terra” è l’anima della rassegna da oltre
sessant’anni e registra, oltre al ritorno in grande
stile di Volvo CE che ha scelto SaMoTer 2026
per il lancio della sua nuova gamma di macchine
e servizi, la presenza di marchi simbolo di potenza
e innovazione come CGT, parte del gruppo
TESYA e dealer Caterpillar, Doosan Bobcat, Develon,
Dieci, Hidromek A.S., Hitachi, Hyundai,
Kemroc, Kobelco, Komatsu, Leica Geosystems,
LiuGong Italia, Mantovanibenne, Massucco T.,
Merlo, Messersì, Takeuchi Italia, Oilquick, Officine
Malaguti, Sany, SDLG, Spektra, Sunward
Europe Heavy Industry, SIMEX ,Topcon, Cangini
Benne, VF Venieri, Wacker Neuson e XCMG. Accanto
a loro, i protagonisti del mondo del “Calcestruzzo”
come CIFA, ma anche Faresin Formwork
Spa e Simem Spa, i quali portano all’attenzione
del mercato le ultime soluzioni per la produzione,
il trasporto e la posa, con un’attenzione crescente
a sostenibilità, digitalizzazione e automazione
dei processi. Il segmento della “Frantumazione
e Demolizione” vede in prima linea Indeco,
MB Crusher S.p.A., Trevi Benne, Keestract, Gasparin,
Sandvik e VTN Europe S.p.A., marchi di
riferimento che stanno ridisegnando le dinamiche
dell’efficienza nei cantieri urbani e infrastrutturali.
Completano il panorama espositori come
Usco Spa nei componenti motori e ricambi e nel
comparto “Stradale”, rappresentato da Ammann
Italy, Sumitomo e Hanta, punti di riferimento per
la pavimentazione e la manutenzione delle infrastrutture
stradali.
Novità del 2026: SaMoTer Academy
Tra le novità del 2026 vi è SaMoTer Academy, il
nuovo progetto strategico in collaborazione con
Engim Veneto, nato per accompagnare la trasformazione
del settore delle macchine per costruzioni
attraverso una formazione di qualità
e altamente qualificata (sia culturale che tecnico-professionale).
L’iniziativa mira a dare risposte
concrete ad una sfida cruciale del settore
delle macchine per costruzioni: il divario tra domanda
e offerta di operatori qualificati. SaMoTer
Academy si configura come un ecosistema formativo
stabile, attivo durante tutto l’anno, per
sostenere imprese, tecnici e giovani professionisti
in un percorso di aggiornamento continuo.
Il progetto integra lezioni teoriche, sessioni pratiche
e formazione immersiva, grazie a collaborazioni
strategiche con ENGIM Veneto e con le
scuole di formazione professionale del Veneto,
istituti tecnici, agenzie di formazione, enti di ricerca
e aziende leader del settore, con l’obiettivo
di costruire un ponte tra mondo scolastico e
sistema produttivo. L’offerta formativa è pensata
per facilitare la scelta degli studenti, dopo la
“terza media”, nel settore delle macchine per costruzioni
e per dare la possibilità alle aziende produttrici
di co-formare i futuri operatori sui propri
macchinari e attrezzature. Gli studenti potranno
accedere a programmi specifici unendo teoria e
pratica e tirocini aziendali, anche in modalità di
apprendistato, sviluppati in sinergia con i principali
player e partner tecnologici del settore. Al
termine del percorso gli studenti conseguiranno
la qualifica o il diploma professionale. nn
Macchine&Attrezzature
106
3/2026 leStrade
leStrade 3/2026
107
Garantire l’efficacia delle barriere di sicurezza stradali
è un obiettivo fondamentale per la protezione
degli utenti della strada. Questo aspetto assume
particolare rilevanza quando i dispositivi vengono
installati lungo i bordi dei rilevati, dove la stratigrafia
del terreno e le condizioni di posa possono
compromettere la capacità del sistema di trattenere
un veicolo in caso di urto. Il comportamento
di una barriera non dipende infatti soltanto dal tipo
di barriera installata e dal livello di contenimento,
ma anche dal modo in cui il paletto interagisce con
il terreno in cui è infisso.
Negli ultimi anni, la comunità tecnica e gli operatori
del settore hanno riconosciuto la necessità di
definire procedure uniformi per valutare la compatibilità
tra terreno e dispositivo di ritenuta. Da
questa esigenza nasce il rapporto tecnico UNI/TR
11785:2020, che descrive le metodologie di prova
e le condizioni di installazione dei sistemi di ritenuta
stradali su rilevato. Il documento fornisce un riferimento
operativo per i produttori, i progettisti e gli
enti gestori, con l’obiettivo di assicurare che le barriere
installate in opera mantengano le stesse prestazioni
certificate nei crash test dei campi prova.
Le basi della norma UNI/TR 11785
La norma prende avvio dal riconoscimento di un
problema reale: il terreno su cui vengono posati i
paletti non sempre riproduce le condizioni di rigidezza
e compattezza del campo prova. Differenze
anche modeste possono determinare un comportamento
meccanico diverso e quindi compromettere
la capacità di contenimento della barriera.
Per valutare queste condizioni, il rapporto tecnico
introduce due tipi di verifiche: la prova quasi-statica
e la prova dinamica. Entrambe devono
essere eseguite in campo prova, dove si ottengono
i valori di riferimento, e successivamente
in sito, per verificarne la congruenza con il terreno
reale di installazione. Il principio è semplice
ma fondamentale: la barriera installata deve
comportarsi come quella testata in campo prova.
Se la risposta in sito è discordante, è necessario
correggere le condizioni di posa, ad esempio aumentando
la profondità di infissione dei paletti o
prevedendo in casi particolari cordoli di rinforzo.
Prove quasi-statiche
Le prove quasi-statiche, disciplinate anche dalle
linee guida UNICMI (2021), rappresentano la
metodologia di base per la caratterizzazione del
comportamento meccanico del terreno e dell’interazione
con il paletto. In campo prova, il test
inizia con la determinazione della resistenza del
terreno mediante una spinta orizzontale applicata
a un profilato tipo HEB120 infisso per un metro.
La forza è esercitata a un’altezza di un metro
dal suolo, controllando lo spostamento fino a
40 centimetri. Segue la caratterizzazione dell’insieme
paletto-terreno, in cui la forza è applicata
a 0,6 metri dal piano campagna. Vengono eseguite
almeno tre prove “push” e il valore medio
ottenuto diventa il riferimento per le successive
verifiche in sito.
In sito, le stesse procedure vengono replicate per
confrontare i risultati. La prova è ritenuta conforme
se la forza media misurata non risulta inferiore
al 90% del valore registrato in campo prova. Nel
caso contrario, si valuta la necessità di modificare
la profondità d’infissione o di introdurre elementi
di rinforzo. Come mostrato in figura 1, la prova
fornisce un riscontro diretto sulla rigidezza del terreno
e consente di classificare la compatibilità tra
il sito di installazione e quello di prova.
Strumenti di verifica
Barriere di sicurezza su rilevato:
dalla norma UNI/TR 11785
Figura 1. Prova di carico
push metodo quasi statico
su profilato HEB120
(immagine di sinistra prova
in sito - immagine di destra
in campo prova).
alla modellazione numerica
Il comportamento di una barriera non dipende soltanto dal tipo
di barriera installata e dal livello di contenimento, ma anche dal
modo in cui il paletto interagisce con il terreno in cui è infisso
Giuseppe Chiappinelli
Professore associato
presso il DIATI - PoliTO
Macchine&Attrezzature
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Figura 2, a lato:
Prova di carico dinamico
su paletto (a sinistra metodo
con massa oscillante).
Figura 4: Immagini
di una prova di push
quasi-statica eseguita
in opera su profilato HEB120
per la verifica dello stato
di consistenza del terreno.
Figura 3, sotto: Flow chart
sui metodi di verifica
(quasi-statico e dinamico)
per la conformità di posa
del paletto bordo rilevato.
Figura 5: Modellazione
numerica (FEM) del caso
studio (Figura 4).
Prove dinamiche
Le prove dinamiche, approfondite anche dal Comitato
Nazionale Italiano PIARC (2021), introducono
un approccio complementare basato sulla
capacità di dissipazione dell’energia (CE). In
questo caso, la verifica viene eseguita facendo
impattare sul paletto una massa in movimento -
carrello o pendolo - che simula l’effetto dinamico
di un urto reale (figura 2). Durante la prova si
registrano carico, velocità d’impatto, spostamento
e durata dell’urto. La curva risultante, spostamento-tempo,
consente di calcolare l’energia assorbita
dal sistema.
Il confronto tra la prova in campo prova e quella
in sito definisce la validità della configurazione
installata: la barriera è conforme se la CE in sito
risulta compresa tra il 75% e il 110% di quella
ottenuta in laboratorio. Il metodo dinamico offre
il vantaggio di riprodurre in modo più realistico
il comportamento della barriera durante un impatto,
ma richiede attrezzature specialistiche e
procedure di misura più complesse.
Per riassumere, in figura 3, si riporta uno schema
che rappresenta le principali differenze e la
conformità della posa adottata dalle due tipologie
di prove.
Dal campo prova alla modellazione
numerica
Sebbene le prove in sito costituiscano il riferimento
più affidabile, la loro esecuzione comporta
costi e tempi significativi. Da qui nasce l’idea
di utilizzare un modello numerico tridimensionale
per simulare la prova quasi-statica in sito eseguita
sul profilato tipo HEB120 (Figura 4). L’obiettivo
è verificare se un modello agli elementi
finiti (FEM) possa riprodurre in modo coerente il
comportamento sperimentale, permettendo di
prevedere gli spostamenti del paletto e la risposta
del terreno.
La modellazione è stata sviluppata in CAD e successivamente
importata nel software RS3, specifico
per analisi geotecniche tridimensionali (figura
5).
Macchine&Attrezzature
110
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Il modello è stato discretizzato utilizzando una
mesh a quattro nodi tetraedrica uniforme su tutta
la geometria. Il terreno d’infissione, desunto da
una prova reale in sito, viene rappresentato con
tre strati sovrapposti, ciascuno spesso 0,6 metri,
con parametri geotecnici derivati dalle prove
penetrometriche dinamiche DPSH eseguite fino
a 2,6 metri di profondità (figura 6).
I valori di rigidezza assegnati al terreno all'interno
del modello numerico, variano da (90-150 MPa).
Come criterio di rottura si è impiegato quello di
Mohr-Coulomb, con angolo di attrito pari a 35° e
coesione di 10 kPa, valori desunti dall’interpretazione
dei risultati ottenuti durante la prova DPSH.
Il paletto, considerato molto più rigido del terreno,
è stato modellato come corpo elastico lineare.
Figura 7: Determinazione
degli spostamenti orizzontali
ottenuti dalla simulazione
numerica di una prova
di carico orizzontale
su profilato metallico.
Risultati della simulazione
Il profilato HEB120 è stato sottoposto a un carico
orizzontale progressivo suddiviso in dodici step
fino a raggiungere una forza massima di 16 kN,
corrispondente allo spostamento di 40 centimetri
registrato nella prova in sito. Le condizioni di
vincolo sono state definite per garantire stabilità
numerica e per riprodurre fedelmente il comportamento
della barriera durante la prova.
La simulazione ha restituito risultati coerenti con
i dati sperimentali (figura 7). Nei primi incrementi
di carico gli spostamenti sono minimi, segno
che il terreno offre ancora un’adeguata resistenza.
Superata una certa soglia, la curva forza-spostamento
assume un andamento non lineare fino
a raggiungere una deflessione massima di circa
43 centimetri. L’analisi del campo di spostamenti
nel terreno evidenzia un meccanismo di rotazione
concentrato nella zona di infissione, coerente
con quanto osservato durante le prove push reali.
Limiti e prospettive
Nonostante i risultati incoraggianti, la modellazione
numerica presenta alcune limitazioni operative.
La prima riguarda la calibrazione dei parametri
del terreno: i valori derivati da correlazioni empiriche
possono introdurre incertezze significative,
soprattutto in presenza di terreni eterogenei. Ulteriori
difficoltà derivano dalla gestione della mesh
di calcolo, poiché la necessità di un’elevata densità
di elementi per catturare le deformazioni locali
comporta tempi di elaborazione lunghi e talvolta
problemi di convergenza come si vede nella figura
8. Il punto verde nel grafico (deflessione massima
della prova in sito) non si trova allineato all’andamento
degli spostamenti ottenuti con il modello.
L’utilizzo di modelli FEM permette tuttavia di
esplorare scenari diversi e simulare il comportamento
in opera in condizioni d’infissione diversificate
senza dover ricorrere ogni volta a prove
reali in sito.
Conclusioni e ringraziamenti
L’applicazione della norma UNI/TR 11785 e delle
linee guida UNICMI e PIARC segna un’evoluzione
significativa nella progettazione e nel controllo
dei dispositivi di ritenuta su rilevato. Essa
ha introdotto criteri oggettivi per la valutazione
del terreno e dell’interazione con il paletto,
fornendo ai tecnici strumenti di verifica affidabili
e replicabili.
L’integrazione delle prove sperimentali con la
modellazione numerica consente oggi di ridurre
i costi di prova, ottimizzare i tempi di verifica
e migliorare la progettazione dei sistemi di
ritenuta. Il modello sviluppato ha dimostrato
una buona coerenza con i risultati reali e rappresenta
una base per futuri sviluppi, orientati
al perfezionamento della simulazione e alla validazione
di scenari più complessi.
Si ringraziano: l’azienda Cismondi S.r.l. per aver
fornito i risultati delle prove di push in sito e alcune
immagini presenti nell’articolo e l’ing. Lu-
Figura 6: Prova
penetrometrica dinamica
(DPSH) in sito, eseguita
in prossimità alla prova
di push (figura 4).
Figura 8: Risultati (forza
vs spostamento) ottenuti
dalla simulazione numerica
(12 step di carico) di due
prove di push su profilato
metallico con un metro
di infissione nel terreno
di rilevato.
pese Francesco per la collaborazione alla modellazione
delle prove con il software.
Riferimenti normativi e bibliografia
essenziale
• UNI/TR 11785:2020 - Dispositivi di ritenuta
stradali. Linee guida per l’installazione su rilevato
• UNI EN 1317 - Road restraint systems - Performance
classes, impact test acceptance criteria
and test methods
• UNICMI (2021), UX114 - Linee guida per la validazione
del corretto funzionamento delle barriere
di sicurezza installate su rilevato
• PIARC Italia (2021), CT 1.6 - Linee guida per
la verifica in sito dell’interazione palo/terreno
mediante prove dinamiche
• Bowles, J.E. (1982) - Foundation Analysis and
Design, McGraw-Hill
• Dynamic Probing: Test processing DPSH
• Rocscience RS3 - 3D Finite Element Analysis
for Geotechnical Engineering nn
Macchine&Attrezzature
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Toto Costruzioni Generali (TCG) e Volvo Trucks Italia hanno concluso
un ordine per 52 nuovi camion Volvo Trucks destinati ai principali
cantieri TCG sul territorio nazionale, cioè dalla Sicilia alla Lombardia
La fornitura (circa nove milioni di euro di investimento)
comprende quasi l’intera gamma Volvo
Trucks, ad eccezione di un solo modello, con configurazioni
scelte per coprire l’intero spettro delle
operazioni TCG: movimentazione e trasporti
pesanti, supporti specialistici di cantiere, servizi
di pulizia e lavaggio, trasporto e pompaggio calcestruzzo.
Al vertice spicca il Volvo FH16 780, il
motore più potente del settore, selezionato per
coniugare prestazioni, sicurezza e consumi ottimizzati.
Accanto a questo, FL, FM e FMX sono
stati allestiti come spazzatrici, lavastrade, mezzi
con gru e pianale/cassone, betoniere, ribaltabili,
pompe per calcestruzzo e betonpompe, così
da fornire a TCG la massima versatilità operativa
nei diversi scenari di cantiere.
L’operazione si inserisce in un piano di rinnovamento
della flotta di TCG per un valore complessivo
di 120 milioni di euro articolati su cinque anni
e si conforma al Piano di Sicurezza del Gruppo
Toto e alla campagna #PensaSicuro, volta a promuovere
formazione, cultura della prevenzione e
scelte tecnologiche orientate alla protezione delle
maestranze. In collaborazione con il Dipartimento
Transport Solutions di Volvo Trucks Italia,
TCG ha avviato percorsi formativi per gli autisti
dedicati alla guida sicura, al risparmio energetico
e all’uso ottimale dei sistemi di bordo, con l’obiettivo
di consolidare una cultura della sicurezza
“oltre lo standard”.
Per la parte commerciale e tecnica, l’operazione è
stata seguita da FIMI S.p.A. di San Benedetto del
Tronto, concessionaria Volvo Trucks che ha curato
consegne, allestimenti e personalizzazioni.
Macchine&Attrezzature
Le considerazioni
«Investiamo in tecnologia per fare la differenza:
sulle persone e sul territorio» - afferma Paolo
Toto, Presidente e Amministratore Delegato di
TCG. «Con Volvo Trucks mettiamo su strada una
flotta capace di elevare gli standard di affidabilità
ed efficienza energetica dei nostri cantieri e
di integrare perfettamente sul piano tecnologico
l’attenzione che Toto pone alla sicurezza del
lavoro e dell’ambiente, a partire dalla formazione
fino all’impiego dei dispositivi più avanzati. I
mezzi Volvo sono già operativi sui nostri cantieri
per le nuove infrastrutture strategiche per la viabilità,
come in quelli del Centro Italia, dove siamo
impegnati in opere di messa in sicurezza sismica
su tratte autostradali e statali che attraversano
i crateri dei recenti terremoti».
«La nostra priorità è portare innovazione, sicurezza
e formazione nei luoghi di lavoro» - sottolinea
Devis Colombo, Direttore Commerciale Volvo
Trucks Italia. «Dalle soluzioni di sicurezza attiva e
predittiva all’evoluzione della aerodinamica, fino
al Volvo Dynamic Steering di ultima generazione,
l’obiettivo è ridurre la fatica del conducente, migliorare
la stabilità e promuovere una guida più
efficiente e confortevole, con benefici misurabili
in termini di consumi ed emissioni».
«Questa partnership nasce per creare valore
lungo tutta la linea: dai cantieri alle comunità»
- conclude Paolo Toto. «Tecnologia, formazione
e responsabilità verso i territori: è la rotta
che abbiamo sempre seguito come impresa
e che continuiamo a perseguire con impegno e
convinzione». nn
Mauro Armelloni
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Soluzioni
Verso il cantiere infrastrutturale
a zero emissioni
Gestione energetica ibrida e innovazione sistemica: la sinergia
tra tecnologia e visione trasforma la costruzione delle grandi
opere civili. Qui l’esperienza del Ponte di Palazzolo sull’Oglio
La costruzione di un’infrastruttura stradale è una
dichiarazione di intenti sul futuro del paesaggio
che la ospita. Il nuovo Ponte di Palazzolo sull’Oglio,
progetto di rilievo strategico affidato a Facchetti
Costruzioni S.p.A., rappresenta oggi un
modello di riferimento d’eccellenza, sia per le sue
caratteristiche strutturali sia per l’approccio alla
sostenibilità adottato in fase di cantiere.
In un’epoca in cui il rispetto dell’ambiente è un
parametro vincolante, l’integrazione di sistemi
avanzati di accumulo energetico segna un punto
di non ritorno verso una cantieristica più consapevole.
In questo contesto, la sfida non era solo
garantire la fornitura elettrica, ma tradurre in re-
Gabriele Villa
altà gli standard di sostenibilità definiti da Facchetti
Costruzioni, ottimizzando l’uso dell’energia
per abbattere sprechi ed emissioni in un quadro
logistico complesso.
La sfida: efficienza e continuità
in contesti sensibili
I cantieri infrastrutturali complessi, come quelli
dedicati alla realizzazione di ponti che scavalcano
corsi d’acqua, pongono sfide uniche. Nel
caso del Ponte di Palazzolo sull’Oglio, la necessità
operativa prevedeva il presidio di entrambe le
sponde del fiume con sistemi di sollevamento di
grande portata. Niederstätter ha coordinato l’impiego
di due gru a torre: una Liebherr 278 EC-B
(noleggio) sulla sponda sinistra e una Liebherr
280 EC-H di proprietà di Facchetti Costruzioni
sulla destra.
Oltre alle performance di carico, la gestione del
cantiere doveva rispondere a un’esigenza di con-
tinuità assoluta: l’alimentazione 24/7 dei sistemi
di sicurezza e segnalazione. In scenari simili,
l’approccio tradizionale prevede l’uso di generatori
diesel sottoutilizzati durante le ore notturne, con
conseguente spreco di risorse e impatto acustico
costante in aree paesaggisticamente delicate.
Un modello evolutivo: l’ecosistema
energetico integrato
Per rispondere ai criteri operativi del cliente, Niederstätter
ha progettato un’architettura energetica
ibrida e adattiva. Attraverso una collaborazione
strategica con gli esperti di Atlas Copco, è
stata implementata una soluzione che vede due
generatori QAS120 lavorare in simbiosi con un
sistema di accumulo energetico (Energy Storage
System) ZBP 120-120.
Dal punto di vista sistemico, questa configurazione
trasforma il cantiere in un organismo intelligente.
Il sistema di accumulo agisce come una
Macchine&Attrezzature
116 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026 117
riserva dinamica: fornisce la potenza necessaria
gestendo i picchi di spunto delle gru Liebherr e,
nei momenti di stasi o durante il presidio notturno,
permette lo spegnimento totale dei motori
termici. Questo passaggio dal funzionamento lineare
a quello adattivo rappresenta il cuore della
modernizzazione del cantiere infrastrutturale.
Impatto territoriale e performance:
l’analisi dei risultati
I dati emersi dal cantiere di Palazzolo sull’Oglio
confermano come l’innovazione tecnologica supporti
efficacemente la visione di sostenibilità di
Facchetti Costruzioni. Grazie all’impiego del sistema
di accumulo, si è registrata una riduzione
delle emissioni di CO 2
pari all’81%, un risultato
che proietta l’opera verso i più alti standard
di decarbonizzazione europei.
Parallelamente, l’ottimizzazione dei cicli di lavoro
ha comportato una contrazione dei costi operativi
del 38%. Non meno importante è l’aspetto
legato alla manutenzione: meno ore di esercizio
dei generatori significano intervalli di assistenza
più lunghi e una maggiore affidabilità dell’intero
impianto, riducendo sensibilmente il rischio
di fermi opera che potrebbero compromettere i
cronoprogrammi infrastrutturali.
Visione futura: l’impegno
di Niederstätter
Il successo del progetto Ponte Oglio non è un episodio
isolato, ma il frutto di una visione aziendale
che Niederstätter applica a ogni nuovo incarico.
Crediamo che la modernizzazione delle
infrastrutture italiane passi necessariamente at-
traverso la chiarezza e l’onestà nei processi, proponendo
soluzioni che non siano solo performanti,
ma intrinsecamente etiche.
Per il team Niederstätter, pensare diversamente
significa avere la scintilla necessaria per cambiare
prospettiva, trasformando un problema logistico
in un’occasione concreta per migliorare
l’efficienza. Ogni progetto è affrontato con un
impegno senza riserve, rifiutando compromessi
che non portino un valore aggiunto reale al partner
e alla collettività.
In questo scenario, il fornitore di macchinari si
evolve in un partner ingegneristico che accompagna
le imprese e le stazioni appaltanti verso
un nuovo equilibrio tra produttività e tutela del
territorio. Il cantiere del Ponte Oglio è il manifesto
di questa filosofia: un’opera dove l’eccellenza
costruttiva sposa la responsabilità ambientale,
dimostrando che il futuro delle nostre strade è
già in costruzione, con intelligenza e rispetto. nn
Macchine&Attrezzature
118 3/2026 leStrade
Cantieri
Compattezza e potenza
nel cuore di Adria
Abbiamo visitato un cantiere di Ecovie nel centro storico di Adria,
per il rifacimento del tappeto di usura lungo il Lungocanale Oberdan.
Protagonista dell’intervento la pala compatta cingolata Bobcat T86
Fabrizio Parati
La parola all’operatore
Giovanni Baseggio, operatore macchine movimento
terra di Ecovie: «Lavoro con pale compatte Bobcat,
in modo continuativo, dal 2007. Nel corso degli
anni ho avuto occasione di lavorare anche con
macchine di altri costruttori, ma dal punto di vista
operativo Bobcat offre una combinazione particolarmente
efficace di facilità di utilizzo, stabilità e risposta
del mezzo.
La macchina impiegata in questo cantiere è un Bobcat
T86, che viene utilizzato sia per le lavorazioni di
rifinitura in fase di fresatura, in particolare in prossimità
di pozzetti e manufatti puntuali, sia come mezzo
di supporto logistico sia per il carico del materiale
fresato.
Aspetti rilevanti: l’altezza di sollevamento e la capacità
operativa della macchina, che consentono,
in determinate condizioni, il carico diretto dei bilici
con vasca. Questa caratteristica non è comune
tra le macchine della stessa categoria e risulta particolarmente
utile nei cantieri urbani, dove l’impiego
di mezzi di maggiori dimensioni non è sempre
possibile»
«Siamo reduci da un intervento all’aeroporto di
Treviso Antonio Canova, dove abbiamo eseguito
la manutenzione di alcuni micro lotti di pista:
abbiamo fresato sette centimetri di strato superficiale
e successivamente posato il nuovo strato
di usura», ci ha raccontato il geometra Giuseppe
Grieco, di Ecovie, responsabile della squadra
asfalto e della gestione operativa delle lavorazioni
e delle maestranze, mentre ci ha guidato
all’interno di un cantiere, affacciato sul Lungocanale
Oberdan, esattamente davanti al complesso
dell’ex Ospedale Civile, nel centro storico
di Adria, in provincia di Rovigo. Adria non è nata
ieri, sia detto per inciso: ha dato il nome al Mar
Adriatico. Che non sia di recente “conio” lo dimostra
anche la trama compatta di alcune zone del
suo centro storico. E per lavorare in quella delicata
“intimità”, dove spazi ridotti e vincoli architettonici
impongono particolare attenzione operativa,
servono macchine capaci di muoversi con
agilità in ambito urbano o micro-urbano, cioè laddove
la corretta organizzazione del cantiere e la
selezione di adeguati mezzi operativi assumono
un ruolo centrale ai fini dell’efficienza esecutiva,
della qualità del risultato finale e della riduzione
dell’impatto sulle attività urbane stesse. E
il cantiere di Adria, che abbiamo avuto occasione
di visitare, rappresenta proprio un puntuale
esempio di come una pianificazione accurata
e l’impiego di macchine adeguate consentano di
operare proficuamente anche in condizioni logistiche
complesse. Un cantiere a finestra tempo-
rale ridotta, un cantiere crisalide (come molti),
completato nell’arco di una sola giornata di lavoro
e che, come abbiamo detto, ben si è prestato
all’impiego di macchine compatte e versatili.
In questo contesto, la pala compatta cingolata
Bobcat T86 si è confermata un alleato ideale: un
mezzo capace di esprimere al meglio le proprie
qualità negli interventi di manutenzione stradale
in ambito urbano, dove precisione, agilità e produttività
fanno la differenza.
Il cantiere
A Ecovie è stato affidato l’intervento di rifacimento
del tappeto di usura della strada che costeggia
il Lungocanale Oberdan. Le lavorazioni hanno
previsto la rimozione di circa 500 quintali di
materiale fresato e la successiva posa di un analogo
quantitativo di nuovo tappeto di usura. Nel
dettaglio, per la fresatura dei primi tre centimetri
di pavimentazione è stata impiegata una Wirtgen
W 210 XF, mentre le operazioni di supporto
e movimentazione in cantiere sono state affidate
alla pala cingolata Bobcat T86. Equipaggiata
con fresa dedicata, la T86 è stata impiegata per
tutte le operazioni di rifinitura della fresatura in
corrispondenza di pozzetti, caditoie, chiusini e
punti di attacco. Nella prima fase di cantiere ha
consentito interventi precisi (dove la fresa principale
non può operare). Nella fase successiva,
durante le operazioni di asfaltatura, la macchina
è stata anche impiegata per le attività di carico e
Macchine&Attrezzature
120 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026 121
DMO S.p.A.
Storico concessionario autorizzato Bobcat, DMO opera in
Emilia-Romagna, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia
garantendo vendita, noleggio e assistenza per il movimento
terra.
La struttura si avvale di officine interne alle filiali, di una
rete di officine autorizzate in ogni provincia e di unità mobili
attrezzate per interventi diretti in cantiere, assicurando
rapidità operativa e riduzione dei tempi di fermo macchina.
Per saperne di più consulta il QR code.
Maurizio Mantovani, Area Manager Veneto
di DMO S.p.A., ripercorre le tappe della
collaborazione con il cliente Bacco, partner
strategico a livello nazionale: «Facendo
seguito ai nostri precedenti contatti,
desidero ripercorrere brevemente lo storico
della collaborazione con il cliente Bacco, di Ecovie, partner
per noi strategico e di primaria importanza sul territorio
nazionale. Il rapporto ha avuto inizio nel 2015 con la fornitura
dei primi quattro mezzi per la precisione a marchio Ecovie
e Vieditalia T770. Negli anni successivi la flotta è stata ulteriormente
ampliata con cinque modelli T86, equipaggiati con
frese per asfalto da 500/600 mm. La commessa attuale rappresenta
la terza fornitura di mezzi destinata a questo cliente,
a conferma di quanto la filosofia Ecovie risponda in modo
puntuale ed efficace alle esigenze operative di una realtà così
strutturata e qualificata»
scarico del materiale. Geometra Grieco: «Grazie
alle sue dimensioni compatte, ma alla lunghezza
operativa adeguata, riusciamo a caricare direttamente
il bilico senza dover ricorrere a una
pala gommata.
In cantiere disponiamo abitualmente di un Bobcat
equipaggiato sia con benna sia con fresa. Attualmente
ne abbiamo quattro in flotta: uno assegnato
a ciascuna squadra asfalti e uno dedicato
alla squadra di stabilizzazione».
Le considerazioni del geometra Grieco riflettono
con precisione geometrica quanto abbiamo sottolineato
a inizio articolo: «Questo di Adria è un
cantiere che presenta alcune criticità sotto il profilo
logistico, anche perché si sviluppa nel pieno
centro storico, dove gli spazi di manovra sono ridotti.
Proprio in contesti caratterizzati da questa
limitata disponibilità di spazio, la compattezza e
la maneggevolezza del Bobcat ci consentono di
muoverci con agilità, organizzare le operazioni in
modo fluido ed eseguire le lavorazioni con rapidità
ed efficienza.
La nostra squadra operativa è normalmente composta
da sei addetti. Oggi, tuttavia, in questo
Nel cantiere di Adria,
la pala compatta cingolata
Bobcat T86 si è confermata
un alleato ideale: un mezzo
capace di esprimere
al meglio le proprie qualità
negli interventi
di manutenzione stradale
in ambito urbano, dove
precisione, agilità
e produttività fanno
la differenza.
cantiere sono presenti due operatori in più, in
considerazione delle lavorazioni manuali previste.
Oltre alla fresatura in corrispondenza di
pozzetti e chiusini mediante la fresa applicata
al Bobcat, è necessario procedere con rifiniture
manuali, che richiedono un supporto aggiuntivo
di forza lavoro. Complessivamente, il personale
impegnato in questo cantiere è quindi di
nove unità».
La macchina
La pala caricatrice Bobcat T86 rappresenta il modello
di punta della Serie R tra le pale compatte
cingolate Bobcat. È un mezzo pensato per coniugare
dimensioni compatte e prestazioni di livello
superiore.
A spingere la T86 è il motore diesel Bobcat D34
BSH a quattro cilindri da 3,4 litri, conforme alla normativa
europea Stage V. La potenza lorda è di circa
78 kW (105 CV), mentre la coppia massima si
colloca nell’ordine dei 400 Nm, disponibile a regimi
medio-bassi: un dato che si riflette in una risposta
pronta sotto carico e in una buona continuità di
spinta nelle applicazioni più gravose. La trasmissione
prevede due gamme di velocità e consente una
velocità massima di circa 17 km/h.
Carta d’identità
Ecovie S.r.l. ha sede ad Albignasego (Padova). Specializzata
nella costruzione e manutenzione di infrastrutture
stradali e opere civili, Ecovie può contare
su numerosi punti di forza, tra cui un’attenzione costante
all’innovazione tecnologica e al continuo rinnovamento
del parco macchine. L’azienda investe
con decisione nella componente tecnologica, mantenendosi
all’avanguardia sotto questo profilo. «Attualmente,
ad esempio, - ha precisato il geometra
Grieco - abbiamo in officina due nuove finitrici e due
nuovi rulli in fase di introduzione. Questo approccio
ci consente di operare con attrezzature sempre al
passo con i tempi. In cantiere, tutto ciò si traduce in
maggiore affidabilità dei mezzi, continuità operativa
e massima efficienza esecutiva».
Ecovie è attiva in tutta Italia su interventi di manutenzione
stradale, consolidamento
di sottostrutture, attività infrastrutturali
complesse e progetti
di sostenibilità.
Per tutte le informazioni sull’azienda
consulta il QR code
Macchine&Attrezzature
122 3/2026 leStrade
leStrade 3/2026 123
leStrade
Aeroporti Autostrade Ferrovie
ASSOCIAZIONI
Da sinistra, Giorgio Bacco, Maurizio Mantovani, Area Manager
DMO Veneto, e Giulio Bacco.
Sopra, il personale di Ecovie impegnato nel cantiere nel centro
storico di Adria, per il rifacimento del tappeto di usura lungo
il Lungocanale Oberdan. A lato, il geometra Giuseppe Grieco,
anch’egli di Ecovie, responsabile della squadra asfalto
e gestione operativa delle lavorazioni e delle maestranze.
Il sottocarro, con cinque rulli per lato e cingoli larghi
circa 450 millimetri, contribuisce a una distribuzione
equilibrata dei pesi e a una buona stabilità.
Sul fronte delle prestazioni operative, la capacità
operativa nominale secondo standard ISO
è di circa 1.780 chilogrammi, mentre il carico di
ribaltamento supera i 5.000 chilogrammi, valori
che collocano la macchina ai vertici della categoria.
L’altezza di scarico arriva a circa 3,35 metri,
consentendo di caricare agevolmente autocarri
e mezzi pesanti, mantenendo precisione e controllo
anche alle massime altezze.
Uno dei punti di forza della T86 è il sistema idraulico:
la macchina è disponibile con tre livelli di portata
ausiliaria: Standard Flow (circa 89 L/min), High
Flow (circa 138 L/min) e Super Flow, che arriva
fino a circa 159 L/min. La pressione di esercizio
raggiunge i 280 bar, con gestione elettronica della
distribuzione della potenza. Questa configurazione
consente l’utilizzo di attrezzature ad alto assorbimento
- come frese stradali, trince o altri accessori
specialistici - mantenendo prestazioni costanti.
L’attenzione al comfort e alla sicurezza dell’operatore
è evidente nella cabina pressurizzata
e climatizzata, conforme agli standard ROPS/
FOPS. I comandi a joystick selezionabili permettono
un controllo intuitivo delle funzioni di marcia
e dell’impianto idraulico, mentre il display di
bordo consente il monitoraggio dei principali parametri
macchina.
Sono disponibili anche dotazioni opzionali come
telecamera posteriore e pacchetti comfort avanzati.
Con una lunghezza di circa 3,06 metri sen-
za attrezzatura (quasi 3,9 metri con benna), una
larghezza di circa 2,03 metri e un peso operativo
intorno alle 5,6 tonnellate, a seconda dell’allestimento,
la T86 offre un equilibrio interessante tra
compattezza e robustezza. Il sistema di aggancio
rapido Bob-Tach ® amplia ulteriormente la versatilità,
permettendo di passare rapidamente da una
benna a una forca pallet, da una trinciatrice a una
fresa per asfalto. nn
Bobcat T86. Dati tecnici principali
Motore Bobcat D34 BSH SV - 4 cilindri, 3,4
Potenza lorda (ISO 14396)
Coppia max (SAE J1995)
Capacità operativa nominale (ISO 14397-1)
Carico di ribaltamento (ISO 14397-1)
Peso operativo
Velocità max (gamma standard)
Velocità max (gamma alta opzionale)
Portata idraulica standard
Pressione impianto idraulico
Larghezza cingoli
Lunghezza senza attrezzatura
Larghezza
Altezza
Altezza massima di scarico
Standard Flow
High Flow
Super Flow
L - Stage V
78,3 kW a 2.600 giri/min
409 Nm a 1.600 giri/min
1.780 kg
5.087 kg
5.643 kg
8,7 km/h
17,2 km/h
89,3 L/min
23,8-24,5 MPa (≈ 238-245 bar)
450 mm
3.058,8 mm
2.032 mm
2.110,7 mm
3.352,8 mm
circa 89 L/min
circa 138 L/min
circa 159 L/min
n Osservatorio OICE/informatel
di gennaio 2026. Avvio del 2026
in salita: calo del 91% rispetto
a dicembre.
n Tutti i mesi dell’anno sono mesi
operativi per la S.I.I.V., e febbraio
ha confermato pienamente questa
attitudine al lavoro costante e alla
programmazione.
Macchine&Attrezzature
124 3/2026 leStrade
Osservatorio OICE/Informatel di gennaio 2026
Avvio di 2026 in salita: calo del 91% rispetto a dicembre
La S.I.I.V. definisce il suo 2026
Il calendario delle attività 2026 è stato definito, con date, contenuti e linee strategiche
OICE
Associazione delle organizzazioni
di ingegneria, di architettura e
di consulenza tecnico-economica
Via G. B. Martini, 13
00198 Roma
Tel. 06.80687248
E-mail info@oice.it
www.oice.it
Lupoi, OICE: “E’
fisiologico il calo
di inizio anno dopo
l’accelerazione di
dicembre; da rilanciare
i PPP dopo la sentenza
della CGUE”
L’aggiornamento
dell’Osservatorio OICE/
Informatel sul mercato
dei servizi tecnici, torna
a mostrare a inizio anno
un calo del valore delle
gare: a gennaio il valore
dei bandi, ottenuto
sommando l’importo
delle gare per servizi di
ingegneria (53,0 mln) al
valore della progettazione
esecutiva compresa negli
appalti integrati (11,7
mln), raggiunge l’importo
complessivo di 64,7 mln,
evidenziando non solo un
crollo nel confronto con
dicembre (-91,0%), ma
anche un forte calo su
gennaio 2025 (-69,5%).
Osservando il mercato
da una prospettiva più
ampia, anche sulla base
dei dati raccolti nel periodo
2018-2024, si evidenzia
un quadro che pare
anticipare una tendenza
nuovamente negativa.
Infatti, confrontando il
valore dei bandi in tutti i
mesi di gennaio (dal 2018
al 2026), il primo mese
del 2026 risulta quello che
riporta il valore di bandi
tra i più bassi, così come,
confrontando il valore dei
bandi di ogni mese del 2025
con quello di gennaio 2026,
quest’ultimo emerge come
il mese che rileva il valore di
bandi minore.
Così commenta i dati
di gennaio il Presidente
OICE, Giorgio Lupoi: “Il
dato di questo primo mese
dell’anno non ci sorprende
più di tanto anche se
occorrerà monitorare con
attenzione cosa accadrà
da qui all’estate. Eravamo
rimasti piacevolmente
sorpresi dal boom di
dicembre, ben oltre le
nostre aspettative: le
amministrazioni hanno,
come si suol dire, svuotato
i cassetti con gare anche
molto importanti; la pausa
quindi è un po’ nell’ordine
delle cose. In prospettiva
siamo invece preoccupati
dagli effetti che potrà
produrre la recentissima
sentenza della Corte di
giustizia europea che
ha bocciato il diritto di
prelazione contenuto nel
codice appalti italiano. Si
trattava di una misura in
vigore dal 1998 a garanzia
del promotore che ha
cercato di fare decollare
un mercato, rimasto
comunque asfittico e
relegato ad operazioni
spesso di limitato valore
e rilievo, sul quale anche i
nostri associati operano a
supporto degli investitori.
Non vogliamo immaginare
cosa accadrà adesso se
non si riuscirà a trovare
una soluzione giuridica
adeguata. Rimangono poi
sullo sfondo, sia nel PPP, sia
in generale, i problemi legati
alla certezza del diritto: il
cambio continuo di regole,
le clausole vessatorie
dei contratti a corpo, gli
squilibri contrattuali e le
interpretazioni difformi e
“creative” dei parametri
ministeriali per la stima dei
corrispettivi professionali
non aiutano a migliorare il
quadro generale”. nn
Società Italiana
Infrastrutture Viarie
SIIV
www.siiv.it
Stefano Coropulis
Tutti i mesi dell’anno sono
mesi operativi per la S.I.I.V.,
e febbraio ha confermato
pienamente questa attitudine
al lavoro costante e alla
programmazione. Dopo
incontri, consultazioni e
momenti di confronto tra soci,
il calendario delle attività 2026
è stato definito con maggiore
precisione, entrando nel
merito non solo delle date
ma anche dei contenuti
e delle linee strategiche
che accompagneranno
l’associazione nel prossimo
anno.
Confermate sedi e
appuntamenti annuali –
Summer School, Winter
School, S.I.I.V. Arena,
Assemblea nazionale dei
Soci, e Convegno Nazionale –
l’attenzione si è concentrata
sull’offerta scientifica e
formativa, con l’obiettivo
di consolidare quanto
costruito negli ultimi anni
e, al contempo, introdurre
elementi di innovazione.
La XXII S.I.I.V. Summer
School si terrà presso la
sede eCampus di Novedrate
(Como) dal 7 all’11 settembre
2026. Le attività inizieranno
nel pomeriggio di lunedì con
momenti di icebreaking,
pensati per favorire
sinergia e collaborazione
tra i partecipanti, seguiti
dall’intervento inaugurale
del Presidente Prof. Gianluca
Dell’Acqua. Le lezioni si
svolgeranno nelle mattinate
da martedì a venerdì, secondo
un format ormai consolidato
che alterna visione
accademica e contributo
tecnico-applicativo.
Il panel degli speaker è in
fase avanzata di definizione:
ogni giornata prevede quattro
interventi, con un relatore
internazionale, due docenti
italiani e uno sponsor tecnico.
Tra i relatori internazionali
già confermati figurano
Georgios Pipintakos (Antwerp
University), Ana Jimenez Del
Barco Carrion (Università
di Granada), Ulrich Luthje
(Asphalt-Labor, Germania)
e Martins Zaumanis
(EMPA, Zurigo), studiosi di
riconosciuto prestigio nei
rispettivi ambiti. A questi
si affiancano il Prof. Enzo
Siviero, Rettore eCampus
e socio S.I.I.V., e l’Ing.
Tullio Caraffa, responsabile
del Centro di Ricerca e
Sperimentazione Stradale
ANAS di Cesano.
A corredo delle lezioni,
non mancheranno attività
culturali e visite tecniche,
con un programma che si
snoderà tra il centro storico di
Milano ed esempi concreti di
applicazione dell’ingegneria
infrastrutturale, così da
coniugare formazione
scientifica e conoscenza del
territorio.
Confermata anche la V
International S.I.I.V. Winter
School, mentre il programma
dettagliato è in fase di
definizione, in continuità con
il percorso internazionale
avviato negli ultimi anni.
Per il mese di novembre
2026 sono confermati il
XXI Convegno Nazionale
“Strade, Ferrovie e Aeroporti”
e la XI S.I.I.V. Arena, che si
svolgeranno il 19 e 20 presso
l’Autodromo “Enzo e Dino
Ferrari” di Imola, organizzati
dall’Università di Bologna. La
prima giornata sarà dedicata
alle sessioni tecniche “Strade”,
“Ferrovie” e “Aeroporti” e alla
consegna del Premio S.I.I.V.
per Tesi di Laurea, novità
introdotta su iniziativa del
Prof. Vittorio Ranieri. Si ricorda
che per poter concorrere per
il Premio Tesi di Laurea si può
sottomettere la domanda
fino al 1° settembre 2026,
purché sia conforme alle
indicazioni riportate sul bando
di concorso presente sul sito
S.I.I.V. Verranno prese in
considerazione solo le Lauree
Magistrali in ingegneria
conseguite In Italia dal 1°
gennaio 2026 al 31 luglio
2026, con una votazione non
inferiore a 105/110, relative
ad una delle tematiche
indicate: Strade, Aeroporti o
Ferrovie.
La seconda giornata ospiterà
l’Assemblea dei Soci e la
S.I.I.V. Arena, con tre premi
da 500 euro per miglior
attività sperimentale, miglior
idea innovativa e miglior
approccio metodologico, a
testimonianza dell’attenzione
costante verso le giovani
generazioni.
Tra le novità del mese,
l’insediamento del nuovo GdL
Asset Intermodali, coordinato
dalla Prof.ssa Francesca
Russo e con la Dott.ssa Rosa
Veropalumbo nel ruolo di
segretaria. Il nuovo gruppo
ha riscosso immediato
interesse tra i soci, segnale
della sensibilità crescente
verso l’integrazione modale
e la gestione sistemica delle
infrastrutture.
Proseguono inoltre le attività
degli altri Gruppi di Lavoro:
il GdL S.I.I.V. Futura sta
organizzando la Doctoral
Lecture Series, ciclo di
seminari under 40 in attesa
di approvazione dai Collegi di
Dottorato; i GdL Aeroporti e
Ferrovie stanno pensando di
predisporre documenti tecnici
incentrati sulle tematiche
di ricerca di maggiore
interesse, indirizzati agli
stakeholder di settore; il GdL
Smart Roads sta valutando
l’aggiornamento del DM
70/2018 e programmando
una visita tecnica al centro
ANAS Smart Road.
Infine, è stata costituita la
Commissione permanente
“Normativa universitaria”,
composta dai professori di
prima fascia SSD CEAR-03/A,
con il compito di valutare le
implicazioni del DDL 1518 sul
reclutamento universitario.
Anche questo mese la
S.I.I.V. ha lavorato con
metodo, visione e coesione,
confermando la propria
centralità nel comparto
delle infrastrutture e la
capacità di trasformare la
programmazione in azione
concreta. nn
Associazione OICE
Associazione SIIV
126
3/2026 leStrade
leStrade 3/2026
127
LA RIVISTA SULLE INFRASTRUTTURE
IMPIANTO D‘ASFALTO AMMANN ABA UNIBATCH
AEROPORTI, AUTOSTRADE E FERROVIE
INSERTO: PONTI
E GALLERIE
INFRASTRUTTURE
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PROGETTAZIONE
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MATERIALI &
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• Innovative soluzioni per la gestione delle emissioni gassose ed odorigene
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