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DIESEL OF THE YEAR 6. AGCO POWER CORE80: Viaggio alle radici AUTOMOTIVE 10. Mercedes OM656: La rivincita del 3 litri FIERE 12. KEY-DPE: Esame di maturità CONFRONTO 16. 7,5-8 litri industriali: Anche con Baudouin e Yuchai GENERAZIONE 20. Bruno Generators Group: ATME, MT, Powertronix 26.FPT: Focus con Simone Volpe MADE IN CHINA 28.Zoomlion e Lonking: Viste da vicino FOCUS 34.DLG: Powertrain e il PowerMix

DIESEL OF THE YEAR
6. AGCO POWER CORE80:
Viaggio alle radici
AUTOMOTIVE
10. Mercedes OM656:
La rivincita del 3 litri
FIERE
12. KEY-DPE:
Esame di maturità
CONFRONTO
16. 7,5-8 litri industriali:
Anche con Baudouin e Yuchai
GENERAZIONE
20. Bruno Generators Group:
ATME, MT, Powertronix
26.FPT:
Focus con Simone Volpe
MADE IN CHINA
28.Zoomlion e Lonking:
Viste da vicino
FOCUS
34.DLG:
Powertrain e il PowerMix

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ISSN 0042 - Poste Italiane s.p.a. - Sped. in a. p.

D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46)

art. 1, comma 1, LO/MI

• L’IMMAGINE È

TARGATA BGG. SIAMO

STATI DA ATME, MT E

POWERTRONIX

• CONFRONTO:

C’È ANCHE IL DOTY

NEL BREVE INTERVALLO

TRA 7,5 E 8 LITRI

• POWERMIX: CI

SENTIRETE PARLARE

SPESSO DI LUI. IN

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Marzo-Aprile 2026

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28

16

42

34

JD4

63 – 129 kW

(84 – 173 hp)

JD9

205 – 343 kW

(275 – 460 hp)

JD14

300 – 510 kW

(400 – 684 hp)

JD18

522 – 677 kW

(700 – 908 hp)

NEXT GENERATION ENGINES

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IL SONDAGGIO

DEL MESE

I Cinesi hanno messo piede

nel movimento terra europeo.

Quando ci avranno messo pure

l’altro, confermeranno i motoristi

occidentali o si affideranno ai

connazionali?

Rispondi su

powertrainweb.it

Il sondaggio non ha valore statistico. Le rilevazioni

non sono basate su un campione scientifico

LE RISPOSTE DI

GENNAIO-FEBBRAIO

Incentivi pubblici per il retrofit

del post-trattamento.

Un’opzione marginale?

71%

29%

no

DIESEL OF THE YEAR

6. AGCO POWER CORE80:

Viaggio alle radici

AUTOMOTIVE

10. Mercedes OM656:

La rivincita del 3 litri

FIERE

12. KEY-DPE:

Esame di maturità

CONFRONTO

16. 7,5-8 litri industriali:

Anche con Baudouin e Yuchai

GENERAZIONE

20. Bruno Generators Group:

ATME, MT, Powertronix

26. FPT:

Focus con Simone Volpe

MADE IN CHINA

28. Zoomlion e Lonking:

Viste da vicino

FOCUS

34. DLG:

Powertrain e il PowerMix

COMPONENTI

38. LOAD SENSING:

Con Pitteri Violini

42. Phinia:

Delphi e non solo

44. ZF:

E quel feeling con l’AI

RUBRICHE

4. Editoriale 8. Hi-Tech

50. Oem&motori: MAN

Engines e Benetti

SOMMARIO

3



LISCIA O GAS...SATA?

S

ul numero di Gennaio-Febbraio

vi abbiamo parlato del Decreto

del 2 ottobre 2025, pubblicato

in Gazzetta Ufficiale il 12

novembre, riguardante “l’utilizzo di

biocarburanti nel sistema di propulsione

originale”. Restiamo nell’ambito della

disciplina normativa, facendo un passo

indietro a livello temporale. Quali effetti

ha prodotto il Decreto 19 giugno 2024

recante “incentivazione degli impianti a

fonte rinnovabile innovativi o con costi

di generazione elevati che presentino

caratteristiche di innovazione e ridotto

impatto sull’ambiente e sul territorio”?

Sotto i cofani delle automobili il Ciclo

Otto convertito a gas metano non se

la passa troppo bene. È praticamente

uscito dai radar, e dai listini, delle case

costruttrici. Sopravvive il Gpl, rivitalizzato

da Renault e Dacia, oltre che da qualche

costruttore cinese. Anche in questo caso

il 2030 potrebbe però rivelarsi fatale alle

nuove immatricolazioni. Il gas naturale

liquefatto non ha mai preso l’abbrivio

verso la consacrazione. Nel trasporto

merci rappresenta un’opzione maginale,

tra le applicazioni mobili industriali è un

esercizio di stile. Nello stazionario, cioè

nella produzione di energia, destinataria del

Decreto e tuttora bisognosa di alternative

al gas russo (il passato) e del costoso Gnl

americano (il presente)? Se non altro, nelle

migliori intenzioni, un’integrazione al

reddito della aziende agricole? Potrebbe

andare meglio... A titolo di pro memoria,

riportiamo i primi tre commi del Decreto.

1. Il presente decreto ha la finalità di sostenere

la produzione di energia elettrica

di impianti a fonti rinnovabili innovativi o

con costi di generazione elevati, attraverso

la definizione di incentivi che ne stimolino

la competitività e consentano loro di contribuire

al raggiungimento degli obiettivi di

decarbonizzazione al 2030.

2. Per il perseguimento delle finalità di cui

al comma 1, il presente decreto stabilisce le

modalità e le condizioni in base alle quali

gli impianti alimentati da biogas e biomasse,

solari termodinamici, geotermoelettrici,

eolici off-shore, fotovoltaici floating sia offshore

che su acque interne e gli impianti alimentati

da energia mareomotrice, del moto

ondoso e altre forme di energia marina, che

presentino caratteristiche di innovazione e

ridotto impatto sull’ambiente e

sul territorio, possono accedere agli incentivi.

3. Il presente decreto cessa di applicarsi il

31 dicembre 2028.

“Chi vuole esser lieto, sia, di doman non c’è

certezza” (Lorenzo De Medici)

nella transizione

energetica

EDITORIALE

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diesel of the year. AGCO Core80

SOLIDE

RADICI

In attesa della cerimonia di premiazione,

che avverrà presso la sede centrale di

AGCO Power, a Linnavuori (Finlandia),

vi raccontiamo la nostra visita dello

stabilimento, nel 2007. Sisu era passata da

tre anni sotto il controllo del Gruppo AGCO.

Da allora di strada ne hanno percorsa

veramente tanta

Correva l’anno 2007, quindi praticamente

vent’anni fa, quando visitammo lo stabilimento

di AGCO Power, entrata da pochi anni

nell’orbita di AGCO Corporation. L’impronta di

Sisu si percepiva ancora nell’aria. Un approccio

ingegneristico improntato alla massima affidabilità

per le applicazioni, agricole, forestali e marine,

che dovevano resistere alle latitudini subpolari

della penisola scandinava. Per l’off-highway Sisu

schierava un dispari da 3,3 litri, quadricilindrici da

3,4 e 4,9 litri, esacilindrici da 6,6, 7,4 e 8,4 litri.

All’epoca si assisteva in Europa alla transizione tra

Stage IIIA e Stage IIIB, in Nord America vigeva

il Tier III. Fino al Tier II la famiglia motoristica

finlandese era rappresentata dai Fortius (“più forte”,

in latino). Successivamente a Linnavuori sono

passati alla nomenclatura Citius (“più veloce”). I

giri erano assestati a 2,.200, con potenza a coppia

massima compresa tra il 70% e l’80% dei chilowatt

disponibili. L’iniezione era già affidata al common

rail. Sisu Diesel adottava la Ecu di Bosch, siglata

EEM3. Quella, del resto, è stata la stagione normativa

che ha definitivamente lanciato in orbita la

centralina elettronica. Di Sisu sono rimaste l’eredità,

l’impronta alla durabilità a tutti i costi e quella

radice schiettamente suomi: una condizione dell’animo

umano che si esprime tra forza e tenacia. Nel

corso degli anni, anche in ragione degli aggiornamenti

stilistici, AGCO Power ha progressivamente

egemonizzato i cofani dei trattori del Gruppo,

concedendo sempre meno spazio alla presenza degli

storici fornitori europei come Deutz e Perkins,

perlomeno nel caso di sovrapposizione di cilindrate

e potenza (fanno eccezione le mietitrebbie, motorizzate

da MAN Engines). Di sicuro, già nella fase

emergente della metamorfosi del braccio motoristico,

c’era la piena consapevolezza della necessità di

andare oltre i combustibili fossili. Nel 2006 il B20

(soluzione con biodiesel al 20%) era compatibile

a tutte le unità common rail. Queste sono le premesse,

perché solo chi ha una storia alle spalle è in

grado di plasmare il futuro attingendo dalla forza

delle sue radici. La parabola evolutiva di AGCO

Power ha trovato una pietra miliare cinque anni

fa, con l’investimento di circa 100 milioni di euro

da parte della casa madre, allo scopo di rafforzare

le capacità produttive di Linnavuori. Avviati nel

2019, i piani di investimento si sono concretizzati,

finalizzati alla creazione di un nuovo sistema di

assemblaggio e di un centro logistico, nonostante il

ciclone pandemico del 2020. «L’investimento apre

la strada al lancio della produzione di una nuova

famiglia di motori entro la fine del 2022. Il completamento

del progetto fa sì che AGCO Power rafforzi

la sua posizione nel mercato globale dei propulsori.

La nuova famiglia di motori, tuttora in fase

di sviluppo, servirà i marchi Agco (Valtra, Fendt

e Massey Ferguson) in modo più efficace e offrirà

soluzioni al’avanguardia ai clienti nel mercato delle

macchine off-highway», commentò Juha Tervala,

tuttora Ceo di AGCO Power. E così è stato, con il

lancio dei tre moschettieri finalndesi, l’adozione di

un turbo a geometria variabile che, oltre a insufflare

aria in modo funzionale alla progressione di

potenza e coppia, permette una potenza frenante

di 90 chilowatt. L’Egr è stato consegnato agli archivi.

La riduzione del 25% della componentistica

del Core80 procede nella direzione di semplificare

l’assistenza e ridurre il fermo macchina. Il fermento,

in casa AGCO Power, non si ferma certamente

alla famiglia Core e al Diesel of the Year 2026. Il

Gruppo AGCO ha annunciato l’apertura di un laboratorio

per lo sviluppo e il collaudo di soluzioni

a batteria per macchine agricole. Anche i combustibili

alternativi, quali idrogeno e metanolo, che

finiranno sotto il microscopio del team ingegneristico.

Un investimento nell’ordine di 70 milioni di

euro. In questo contesto è da annoverare la collaborazione

con l’Università di Vasa. «Abbiamo visto

esempi di come le competenze siano fluite altrove

nel mondo, mentre le infrastrutture di ricerca fisica

sono diminuite nelle università europee. Stiamo

investendo nell’ambiente di ricerca per garantire

che le comunità di ricerca e le aziende abbiano capacità

e condizioni operative sufficienti disponibili

nell’area di ricerca sulla transizione energetica»,

afferma Mika Grundström, Vice-Rettore per la ricerca

presso l’Università di Vaasa.

In apertura, il

Core80, Diesel of

the Year 2026. Di

fianco, un’immagine

della produzione,

a Linnavuori, in

Finlandia, risalente

al 2021

Terra

6

7



RAMA MOTORI

HYDRAULICS&ELECTRIFICATION

dpe. International Electricity Expo

TUTTI IN

CARROZZA

Passiamo dalla meccanica pura

all’oleodinamica. Protagonista è

sempre Rama, ancora a Reggio Emilia e

poco distante, a Sassuolo. Sono infatti

due i Parker Store che si occupano di

connessioni per il trasferimento dei

fluidi. Vendita al dettaglio e kitting

per piccoli e medi installatori del

ferroviario, industriale e manifatturiero

HI-TECH

Quando sale sul treno in

Italia, Parker viaggia

sullo stesso scompartimento

di Rama. Ci spiega meglio

il concetto Davide Freddini,

responsabile del punto

vendita Rama Motori H&E

(Hydraulics & Electrification).

«I Punti vendita Parker, sotto

l’ombrello di Rama, si trovano

a Reggio Emilia e a Sassuolo

(in provincia di Modena, ndr).

A differenza di quello di Sassuolo,

il Punto di Reggio si occupa

anche di “kitting”, oltre

che al classico servizio riparatori,

manutentori e officine».

Da queste parti vanno in scena

adattatori, tubi e raccordi oleodinamici,

quindi, in generale,

connessioni per il trasferimento

dei fluidi, oltre a valvole,

pompe motori, filtrazione e

sollevamento attrezzatura industriale.

Si occupano anche

di prototipazione e piccole

serie per piccoli e medi Oem,

sagomatura di tubi custom e

revamping di macchinari. «Oltre

al banco vendita a Reggio

è prevista un’area lavoro nella

quale assembliamo tubazioni

raccordate e confezioniamo

kitting per il primo impianto,

sviluppati dalla distinta, dove

è precisato come devono essere

le connessioni». Eco dell’Expoferroviaria

è l’applicazione

privilegiata dal servizio del

Punto vendita Parker, cioè una

dettagliata serie di macchine

al lavoro sulle ferrovie. Per

esempio, assistiamo la Geismar

di Poviglio (nella bassa

reggiana, ndr). Proviene dalla

Germania, sponda Deutsche

Bahn, una commessa per alcuni

carri allestiti con piattaforme

e gru che movimentano le

traversine delle rotaie. Noi ci

occupiamo del kit di tubazioni,

dalla valvola al serbatoio

e dalla pompa al motore per

il trasferimento dell’olio. Restando

nel ferroviario, serviamo

anche La Falco di Boretto.

Se per questo, forniamo tubi

anche alla casa madre, Rama

Motori. Per altre tipologie di

componentistica ci occupiamo

di mera commercializzazione.

Il nostro cliente è normalmente

seguito dal suo studio tecnico e

può avanzare richieste che non

si limitino a tubi o raccordi. In

quel caso, facciamo da tramite

tra l’Oem e Parker».

C’è vita, al fuori delle rotaie?

«Assolutamente sì. Per esempio,

Ferrari, del gruppo BCS, si

rivolge quindi a noi, per competenza

territoriale: installano

le tubazioni Parker su una parte

delle loro macchine. Ci rivolgiamo

all’industria manifatturiera.

A Modena posso citare

Imalpal, che realizza presse per

il legno, a Sassuolo la Siti b&t,

che si occupa di macchine destinate

all’industria ceramica».

Come si si distingue il prodotto

Parker? «Le pressioni in gioco,

nelle varie applicazioni, sono

innumerevoli. Noi facciamo tubazioni

fino a 700 bar. Parker

fornisce una molteplicità di soluzioni,

con resistenze garantite

al di sopra delle normative

standard. I nostri raccordi

presentano delle zincature che

resistono alle nebbie saline. I

tubi sono più compatti e flessibili,

compensano il delta

prezzo rispetto alla concorrenza

perché fanno risparmiare

tempo in fase di montaggio e

garantiscono una superiore durabilità».

Parker è il partner di riferimento,

ma il punto vendita non è

monomarca. Completano il palinsesto

Enerpac, specializzata

in sollevamento e movimentazione

industriale, e Aignep,

che produce raccordi, valvole,

elettrovalvole, attuatori e giunti

automatici destinati all’utilizzo

con fluidi e aria compressa.

In ultima battuta, Rama Motori,

gestisce direttamente i motori

orbitali Parker. Il target sono le

applicazioni mobili, manifatturiere

e aerospaziali.

HA UN’ANIMA

Generazione Distribuita si ripresenta al DPE al

fianco di ANIE Federazione. Le due associazioni

son orientate a una rappresentazione olistica

dell’infrastruttura energetica

Giorgio Paris parteciperà al

DPE - International Electricity

Expo nelle vesti di Presidente

di Generazione Distribuita,

associata ad Anima Confindustria

dal settembre 2021. Nel giugno

dell’anno scorso Paris ha raccolto

il testimone di Marco Monsurrò.

Il Distributed Power Europe taglia

così il terzo traguardo, dopo l’edizione

zero del 2019. Senza prenderla

troppo alla larga, Giorgio Paris ci

dice: «L’associazione ha deciso di

rilanciare la propria partecipazione

nonostante il risultato dell’edizione

precedente. Analizzando quello che

è successo due anni fa, la sezione

legata ai gruppi elettrogeni è stata

relegata in un angolo della manifestazione.

Con il nuovo layout del

KEY, l’edizione 2026 garantirà un

flusso circolare dei visitatori, che

dovrebbe favorire la visibilità dei

nostri associati». E prosegue: «Partecipiamo

insieme ad Anie, con la

quale abbiamo organizzato un

convegno, il 5 marzo, dalle 16 alle

18: “Infrastruttura energetica per

la crescita. Prospettive tecnologie

abilitanti e criticità”. Metteremo a

confronto la filiera dei costruttori

di apparati e sistemi per la produzione

e la distribuzione di energia

elettrica e la continuità energetica

con i principali stakeholder del

sistema elettrico, gestori di rete,

grandi clienti, istituzioni, autorità

di regolazione, ricerca accademica.

La rapida crescita delle rinnovabili

e la diffusione dei carichi energivori

richiedono reti sempre più

resilienti digitalizzate e flessibili,

capaci di garantire sicurezza, continuità

del servizio e competitività

per imprese e territori. Il convegno

intende approfondire come evolvono

le tecnologie per la rete, quasi

siano priorità di investimento e

quali segnali il quadro regolatori e

di policy debba fornire alla filiera

industriale, per individuare alcune

priorità condivise per lo sviluppo

delle infrastrutture di rete e delle

relative tecnologie a supporto della

transizione energetica. È in fase

di preparazione anche un convegno

che verterà sugli “Stati generali

della generazione distribuita”, sulla

transizione green nelle politiche

dell’Unione Europea, la Direttiva

macchine, le strategie industriali

dei costruttori di propulsori».

L’opinione di Anie Federazione è

stato espresso da Michele Vignola,

dal maggio 2023 Direttore Generale:

«Negli ultimi anni il sistema

energetico europeo è entrato in

una fase di radicale trasformazione

puntando con decisione sulla green

Economy come modello di uno

sviluppo necessario e sostenibile.

Per attuare questa trasformazione,

la generazione diffusa svolge un

ruolo chiave per il potenziamento

delle infrastrutture elettriche che

dovranno essere sempre più evolute

e funzionali per garantire i

nuovi fabbisogni energetici. Dpe è

l’occasione per presentare soluzioni

tecnologiche avanzate volte al

raggiungimento degli obiettivi della

transizione energetica, sotto la

spinta di vincoli ambientali sempre

più crescenti. Tale processo è complesso

e richiede il coinvolgimento

di governi, industrie, comunità e

individui».

PS: l’intervista è precedente al

KEY, che si sta svolgendo mentre

scriviamo e di cui trovate il resoconto

a pagina 12.

Per Rolls-Royce il 2025 vale 5,72 miliardi di euro

Spinta principalmente dalla forte

domanda di soluzioni di fornitura

energetica per grandi data center

e dal dinamico settore della difesa,

Rolls-Royce Power Systems ha visto

lievitare il proprio fatturato rettificato

a quota 5,72 miliardi di euro nel

2025, con un incremento del 19%

rispetto all’anno precedente. Allo

stesso tempo, il margine operativo

è migliorato significativamente,

passando dal 13,1% al 17,4%.

L’utile operativo rettificato è salito

a 995 milioni di euro (nel 2024 era

a 662 milioni di euro). Anche gli

ordini acquisiti hanno registrato

un andamento molto positivo,

aumentando del 21% a 7,14 miliardi

di euro. «Negli ultimi tre anni abbiamo

aumentato il fatturato del 50%, più

che raddoppiato il ritorno sulle vendite

e triplicato i profitti», ha commentato

Jörg Stratmann, Ceo di Rolls-Royce

Power Systems

Il predecessore

di Paris alla guida

di GD, Marco

Monsurrò, alla

vigilia dell’edizione

2024. «Non è

immaginabile

la transizione

energetica senza

infrastrutture

elettriche moderne

ed efficienti.

L’intero paradigma

del cambiamento,

infatti, fa

perno intorno

all’utilizzo spinto

dell’elettricità come

vettore elettrico»

8

9



mercedes. Classe S

SALTO DI

LIVELLO

L’ammiraglia Mercedes col MY 2026 ha

in serbo novità tanto inattese quanto

radicali. Sale in cattedra l’OM656 da tre

litri in alluminio con sovralimentazione

bistadio sequenziale e iniezione a 2.500

bar. L’autonomia? Oltre 1.200 chilometri

AUTOMOTIVE

La Classe S è la berlina di lusso più venduta al

mondo, vista da molti clienti come la “migliore

auto esistente» ha sottolineato Jörg Burzer,

Chief Technology Officer di Mercedes nel presentare

il facelift dell’ammiraglia di Stoccarda in occasione

dei 140 anni di vita del marchio. Un’auto che

da sempre è il punto di riferimento dell’innovazione

automotive; leadership che il Model Year 2026 consolida

con oltre 2.700 modifiche alla limousine già

esistente. L’ammiraglia della stella conferma i cinque

pilastri del suo successo: status, personalizzazione,

comfort, sicurezza ed ergonomia. Ma strizza

l’occhio pure ai clienti più sofisticati, in particolare

di Asia e Medio Oriente, con un programma Manufaktur

che solo a livello di colori prevede 150

varianti per la carrozzeria e oltre 400 per gli interni.

Senza dimenticare raffinatezze come il megaschermo

(base 36,6 centimetri) che sostituisce il

cruscotto attraversando l’intera plancia, le cinture di

sicurezza riscaldate o i fari computerizzati in grado

di illuminare più intensamente eventuali ostacoli e

strettoie della strada per facilitarne la percezione.

«Un auto globale» ha ricordato Burzer «anche nelle

scelte motoristiche». Nessun passo indietro sulla

strada dell’attenzione all’ambiente.

Avanti col Mild Hybrid

La berlina EQS resta la punta di diamante della

gamma elettrica di Stoccarda con fino a 800 chilometri

di autonomia. Ma dietro la griglia punteggiata

di stelle luminose a led delle rinnovate Classe S

a motore termico arrivano due protagonisti mild

hybrid con motogeneratore da 17 chilowatt e rete

a 48 V siglati Evo: il V8 a benzina M177 Evo e il

6 cilindri in linea biturbo a gasolio OM656 Evo;

propulsori ripensati per garantire il più rigoroso rispetto

della normativa Euro7 grazie a scelte tecnologiche

inedite anche per una top di gamma. Fino

a oggi infatti il V8 quattro litri biturbo in alluminio

la testata “flatplane” con bielle contrapposte a 180°

(al posto dei consueti 90°) e due alberi di bilanciamento

l’aveva vista solo nelle elaborazioni AMG

per le supercar GT Black Series. Dal prossimo giugno

è lo standard proposto sulla S580 dall’ M177

Evo che, tra i vari artifici per rispondere all’Euro7,

abbandona il ciclo Otto per passare al Miller con

iniezione diretta a 2.200 bar. E, soprattutto, offre risultati

di sound tutti da valutare, secondo gli esperti

più simili a quelli di una supercar di Maranello che

a quelli di un’ammiraglia di Stoccarda: la sequenza

di accensione del V8 passa dallo storico 1-5-4-2-

6-3-7-8 a un affascinante 1-5-4-8-3-7-2-6 così da

erogare 537 cavalli con una coppia di 750 Nm tra

2.500 e 4.500 giri e garantire il rispetto del requisito

Lambda 1 in ogni condizione di guida per quel che

riguarda le emissioni.

E col 3 Litri

I piani alti di Stoccarda, inoltre, confermano nel

lineup un propulsore a gasolio, l’OM656 da tre litri

in alluminio con sovralimentazione bistadio sequenziale

e iniezione a 2.500 bar che ha consentito

all’attuale Classe S di fregiarsi del titolo di “Most

powerful diesel car in Mercedes-Benz history”. E

rilanciano con un OM656 Evo che alza l’asticella,

prima di tutto per le prestazioni: la versione più

potente proposta sulla S450d mette in campo 367

cavalli a 4.000 giri (27 cavalli in più) e guadagna

50 Nm di coppia raggiungendo quota 750 Nm

tra 1.350 e 2.800 giri. Un vero capolavoro, visti

i problemi imposti dalle norme antinquinamento,

che i tecnici tedeschi hanno ottenuto confermando

sia il trattamento nanoslide dei cilindri per ridurre

gli attriti interni sia la testata con valvole ad alzata

variabile e adottando, prima mondiale per una

vettura di serie, un catalizzatore con preriscaldatore

elettrico, oltre a ripensare dalla base il ricircolo

dei gas di scarico, il raffreddamento del motore e

il controllo della temperatura del basamento. Il che

permette al cliente che, optando per la S450d lunga

con trazione integrale a gasolio vuole garantirsi gli

oltre 1.200 chilometri di autonomia consentiti dal

serbatoio da 76 litri, di raggiungere comunque i 250

2026: LA RESA DEI CONTI?

Un rosso netto da un miliardo di euro per il gruppo Volkswagen

nell’ultimo trimestre del 2025, con conseguente bagno

di sangue in Borsa. Stellantis che annuncia 25 miliardi di

oneri straordinari per lo stesso anno finanziario dovuto a

un “cambiamento strategico”. Tesla che per concentrarsi su

robotaxi e robot umanoidi Optimus cancella dalla gamma due

modelli su quattro: l’avveniristico suv con le porte ad ali di

gabbiano Model X e l’ammiraglia Model S con le prestazioni

da supercar. La Cina costretta a esportare sul filo del dumping

(e oltre) per compensare la frenata del mercato interno. Solo

Toyota nell’annunciare per il 2025 vendite record, sfondando il

orari (autolimitati) con lo zero-cento in 5,1 secondi

ed emissioni di CO2 comprese tra 165 e 182 g/km

nonostante la rispettabile stazza 2,2 tonnellate di

una limousine da cinque metri e 30 centimetri. Dati

che la dicono lunga proprio sulla qualità del progetto

Classe S: con motore a benzina in accelerazione

brucia con un decimo di distacco la Range Rover

LWB V8 SV P615 – il “giocattolo più amato” dai

vip degli Emirati – e col diesel paga mezzo secondo

sullo zero-cento, ma pesa almeno 600 chili in meno.

Per non parlare dell’autonomia, visto che la Range

Rover nonostante un colossale serbatoio da 90 litri

stenta a raggiungere gli 800 chilometri.

Da sinistra,

Roger Federer

ambassador della

Classe S, Jörg

Burzer CTO di

Mercedes, Ola

Källenius CEO

di Mercedes,

Mathias Geisen

responsabile

commerciale

di Mercedes e

Gorden Wagener,

responsabile del

design

tetto degli 11 milioni di veicoli consegnati nel mondo, annuncia

profitti in rialzo del 4,1%. Ancor prima dello scoppio del conflitto

con l’Iran, i primi mesi del 2026 hanno fatto temere un annus

horribilis per l’universo dell’automotive. Ecco perché è stata vista

come una luce di speranza l’indiscrezione che vorrebbe alle

battute finali dello sviluppo un nuovo motore a gasolio da 1.6 litri

firmato Stellantis: in regola con lo standard Euro7. Si tratterebbe

di un turbodiesel destinato a rinverdire i fasti dei Multijet FCA,

sostituendo il 1.5 BlueHDi di origine PSA, e i cui monoblocchi

sarebbero già in pre-produzione nello stabilimento Teksid di

Carmagnola alle porte di Torino.

10

11



KEY DPE. International Electricity Expo

SPIRITO

LIBERO

Il DPE ha abbracciato il KEY, come avviene da

programma su base biennale. L’evento organizzato

a Rimini da IEG ha definitivamente tagliato il

cordone ombelicale con Ecomondo, riuscendo a

convincere anche i più scettici. Abbiamo fatto il

punto con BYM, ETS, SOCOGES e Veil

stazionari

KEY-DPE, missione compiuta. A braccetto a

cadenza biennale, entrambe le vetrine hanno

brillato di luce propria. Ci focalizzeremo su

alcuni protagonisti del DPE – International Electricity

Expo, espressione confindustriale di Generazione

Distribuita, federata ad ANIMA Confindustria,

e della Federazione ANIE. Al momento, vi

riportiamo i dati ufficiali di IEG (Italian Exhibition

Group), deus ex machina di Ecomondo e KEY, relativi

alla manifestazione nel suo complesso. Missione

compiuta, ripetiamo, perché KEY è definitivamente

uscita dalla casa del padre, Ecomondo,

e lo ha fatto convincendo anche gli scettici dello

spin-off e gli orfani della mega-kermesse rivierasca

che si tiene agli inizi di novembre. Le presenze

totali sono cresciute del 10%, con quelle estere in

aumento del 9%.

Sui 125mila metri quadrati lordi di superficie espositiva

sono stati allocati oltre 1.000 brand espositori,

di cui circa un terzo stranieri. Con i suoi 160 convegni,

KEY 2026 si è confermata evento impresso

nell’agenda degli addetti ai lavori. Agenda che

iscrive temi come efficienza energetica, storage e

utilizzo dell’intelligenza artificiale per ottimizzare

le reti elettriche, prevedere la produzione di energia

da fonti rinnovabili e gestire flussi energetici in

tempo reale. Il prossimo anno l’appuntamento è dal

10 al 12 marzo. Il DPE ritornerà nel 2028.

VEIL

Abbiamo conosciuto Veil agli albori, fin dai primi

vagiti. I suoi ideatori, Marianna Benetti e Klaus

Kress, sono volti noti di POWERTRAIN, in ragione

della lunga militanza sotto le insegne di ETS. Questa

è la prima fiera nella veste di espositore, per Veil

Energy, e «si sta sicuramente rivelando utile», ci

confessa Marianna Benetti, al secondo giorno della

manifestazione. «È frequentata da installatori, e

abbiamo presentato una soluzione per il fotovoltaico

a batteria, che si presta a intercettare le esigenze

di questa tipologia di utenti del KEY. Alcuni dei

nostri contatti si sono piacevolmente stupiti di avere

trovato il nostro stand. È una fiera che ti posiziona,

riconoscendoti autorevolezza. Abbiamo portato

con noi l’e-Boost». Come lo definiscono loro, sul

sito di Veil, è “la base di ogni soluzione: offre a un

numero illimitato di utenti l’acquisizione di dati in

tempo reale, l’elaborazione e l’archiviazione sicure,

oltre a dashboard intuitive per l’analisi energetica».

E la citata soluzione ad hoc per il fotovoltaico? «Si

tratta di un innovativo impianto per la gestione di

impianti fotovoltaici che potete trovare a Licodia

Eubea, in provincia di Catania. In quell’area sono

presenti numerosi impianti di agrivoltaico ‘big scale’.

Il cliente ha installato un impianto fotovoltaico

da 4 MW, e vuole immettere in rete al massimo 2,9

MW. Al punto apicale di produzione fotovoltaica

sarebbe costretto a disattivare degli inverter. Abbiamo

provveduto a installare una serie di Bess:

sono dieci gruppi da 125 chilowatt (per un totale

di 1,25 MW) e 250 kWh ciascuno (2,5 MWh), gestiti

da Veil tramite l’e-Boost. I prezzi dell’energia sono

integrati, dal 1° ottobre 2015 sono ricalcolati ogni

quindici minuti (quindi 96 volte al giorno), a fronte

di un mercato dell’energia che risulta ancora più

volatile. L’e-Boost interviene per cedere l’energia

quando il costo è favorevole, adeguando il caricamento

delle batterie in maniera adattativa. Fornisce

una indicazione preliminare, in serata, in base

alle previsioni dei prezzi e del livello di insolazione.

Il giorno successivo ottimizza ogni cinque minuti, in

base alle condizioni meteo e tecniche, adeguando la

curva inizialmente prevista. Il payback calcolato sui

prezzi dei costruttori egemoni, tipicamente cinesi,

è calcolato in un arco di 7-8 anni. Con l’approccio

“intelligente” dell’e-Boost il tempo di ritorno

dell’investimento, grossomodo, si dimezza».

E come si è attrezzata Veil, per adeguarsi a questo

genere di sfide?

«Mettiamo in campo un gruppo di lavoro che si

compone di 5 energy engineer e altrettanti sviluppatori

di software. Teniamo conto dei dati dei campo,

per ‘dialogare’ con le batterie, con gli inverter, con

i Cci e i mercati energetici». Il controllore centrale

di impianto (Cci) è diventato obbligatorio per gli

impianti di rinnovabili superiori ai 100 chilowatt,

in conformità a una delibera di Arera, concepita

in seguito al blackout spagnolo, per salvaguardare

la rete italiana dalle sue fragilità sistemiche. Terna

chiede di spegnere l’impianto o di modulare l’energia

in rete quando la frequenza di rete sale troppo,

come avviene nelle zone industriali durante le ferie

agostane. Gli impianti fotovoltaici lavorano al

massimo grado, le utenze si trovano ai minimi e le

rinnovabili sovraccaricano la rete, con il rischio di

innescare un effetto domino. In precedenza questo

meccanismo era obbligatorio solo per gli impianti

superiori a 1 MW.

«Siamo dunque entrati nel circuito dei Cci, con la

formula chiavi in mano. Questo dispositivo sarà

obbligatorio dal marzo 2027, ed è previsto un incentivo

di 10mila euro per chi si adegua nel corso

del 2026. La gestione avviene in automatico, controllabile

da remoto».

Gilberto Pichetto

Fratin, ministro

dell’Ambiente e

della Sicurezza

energetica: «Gli

accadimenti

internazionali

confermano

l’importanza

di investire

sulla sicurezza

energetica,

liberando allo

stesso tempo le

grandi potenzialità

delle rinnovabili:

una visione che ha

preso forma anche

attraverso il recente

decreto Energia.

Non possiamo

escludere nessun

vettore dal nostro

mix energetico»

12

13



accogliere e soddisfare le loro richieste, instaurando

un rapporto sempre più diretto. Il mio approccio

è saldamente improntato all’ascolto delle esigenze

del cliente, al fine di trovare una soluzione reciprocamente

soddisfacente. La mia formazione professionale

mi quindi ha indirizzata verso BYM, nelle

vesti di responsabile commerciale, oltre a gestire la

parte operativa, in questa fase di start-up. Rispondo

direttamente a Rinaldo Marengo».

stazionari

Cosa è cambiato con l’emergere dei Bess?

«Mi lasci dire che i Bess sono materia relativamente

facile per Veil, dal momento che siamo abituati

alla gestione dei cogeneratori, che presenta diverse

variabili, tra cui la gestione della frazione termica

di un co- o tri- generatore, le caldaie, i chiller, etc.

Abbiamo instaurato delle partnership nelle vesti

di Ems (Energy management system) con alcuni

costruttori di batterie, tra cui la tedesca Electric

Sphere».

BYM

Lo abbiamo annunciato sul numero di gennaiofebbraio.

BYM è l’avanguardia di Yuchai per

la generazione di potenza nell’emisfero sud del

vecchio continente: Italia, Spagna e Portogallo.

Li incontriamo al DPE, in occasione dell’esordio

assoluto sul palcoscenico fieristico italiano, come

avvenuto per Veil, dalla firma dell’accordo con la

casa madre, risalente alla fine di ottobre del 2025.

Anfitrioni d’onore il general manager di BYM,

Rinaldo Marengo, e la responsabile delle vendite,

Giulia Donvito. «Nel periodo novembre - dicembre

del 2025 abbiamo internamente posto le basi della

nostra struttura. Ci siamo interrogati sulle attività

da sviluppare, e abbiamo avuto la fortuna di trovare

una sponda immediata in Onis Visa. È stata

la prima azienda ad ordinare un lotto di motori

Yuchai, per provarli. Questa richiesta ha rappresentato

un plus: dopo l’esplorazione propedeutica

del sito produttivo e dell’organizzazione di Yuchai,

Visa ci ha consentito di mettere i motori sul banco

prova. Visa ha espressamente richiesto la presenza

di tecnici cinesi durante la prima campionatura, da

30 a 1.500 kVA. I cinesi hanno partecipato a una

prima e a una seconda settimana di test, conclusi

alla fine di gennaio. Abbiamo verificato la conformità

dei motori sia in termini di prestazioni, sia di

classificazione delle prese di carico, in classe G3,

e di risposta del motore ai vari carichi. Dall’inizio

dell’anno abbiamo cominciato a presentare questi

motori ai clienti, prima Italia, poi Spagna e Portogallo,

e lo abbiamo fatto sulla scorta di quanto abbiamo

potuto toccare con mano. In questa attività

non siamo mai stati soli. Il rapporto con Yuchai è

intenso, dalla Cina non ci vedono come un semplice

distributore ma come un partner essenziale, che conosce

il mercato di riferimento, in grado di aiutarli

nel risolvere gli eventuali problemi sul campo. Loro

vogliono imparare dall’esperienza europea per

fornire un prodotto di qualità. Durante le prove ci

siamo trovati in una situazione che richiedeva il

supporto della casa madre. Loro sono prontamente

intervenuti e hanno risolto il problema in meno di

tre ore. I tecnici si sono prodigati, oltretutto al di

fuori dell’orario di lavoro, per raggiungere l’obiettivo.

Al motore in questione, a comando elettronico,

era richiesto un avviamento entro 10 secondi, in

conformità alle applicazioni richieste dagli ospedali.

Si è dovuto quindi modificare il data set per far

sì che ciò avvenisse. Un intervento che si riverbera

sulle applicazioni future, diventando così il data set

ufficiale per questo modello. L’intensità e la sintonia

del rapporto con Yuchai emergono anche da

altri momenti di confronto, come la gestione dei ricambi,

la cartina al tornasole dell’affidabilità. Noi

li sollecitiamo, loro ci ascoltano e ci seguono, in un

percorso di accreditamento al mercato come player

di riferimento. In prima battuta, nel posizionamento

del prezzo. Quindi, nella costante disponibilità delle

parti di ricambio. Infine, nella definizione di una

rete di service. Siamo pertanto impegnati in attività

di promozione, nella definizione di uno stock consono

alla popolazione e di un rete service efficiente.

Abbiamo partecipato a un evento che si è tenuto a

Yulin, a fine gennaio, con oltre un migliaio di utilizzatori

di motori Yuchai: Oem, service, dealer. Il Ceo

di Yuchai, in fase plenaria, davanti all’intera platea,

ci ha impressionati con un messaggio in piena

sintonia con il nostro modo di intendere il lavoro.

“Ascoltare, capire, fornire supporto” sintetizza la

filosofia di BYM, ed è proprio questo il pensiero

espresso dal Ceo».

I primi segnali del mercato?

«Abbiamo avuto un riscontro generalmente positivo.

Oltre a Onis Visa, anche Immesol, Coelmo e

altri costruttori di gruppi hanno acquistato motori

da BYM. Green Power ha già messo a listino una

gamma Yuchai».

Chiediamo a Giulia Donvito di presentarsi al pubblico

di POWERTRAIN. Un percorso, il suo, che

si districa tra le esigenze degli installatori, dal

principio alla fine del processo. BYM rappresenta

il naturale approdo per una figura professionale che

deve interfacciarsi con un mercato maturo ed esigente,

che richiede conoscenza del prodotto, empatia

nelle trattative e certezze nel post-vendita. «Ho

lavorato in Bimotor per quasi dieci anni, iniziando

dal back-office. Mi sono occupata delle questioni

operative, sia con i fornitori, nella gestione degli

ordini, spostandomi progressivamente verso la parte

commerciale, nell’ottica di supportare i clienti,

ETS

ETS sta al KEY esattamente come sta a Ecomondo,

fin dall’atto fondativo della pirotecnica kermesse romagnola.

Una presenza nativa di questi ecosistemi

applicativi. Dalla chiacchierata allo stand è emerso

chiaramente che il 2025 si è chiuso in bellezza, e il

2026 è partito sotto buoni auspici. È presto per svelarli,

ma ci sono aggiornamenti in corso d’opera, tra

cui l’upgrade di una famiglia motoristica che impatterà

sull’efficienza e la renderà conforme alle ultime

richieste in tema di emissioni. Se i tempi non sono

maturi per le anticipazioni di prodotto, possiamo

sicuramente ricordarvi che la Regione Lombardia

richiederà il rispetto della soglia di 240 mmg/Nm3

riferiti al 5% di O2 e sarà verosimilmente seguita da

altre regioni. Questo approccio sarà replicato sulle

altre motorizzazioni di MAN e aiuterà a raggiungere

i target emissivi. Ci hanno confermato che il

Key appare in crescita, come sembrato anche a noi

e come recitano i numeri snocciolati dall’organizzazione.

«Chi viene qui ha le idee chiare: project

manager, energy manager, aziende che vogliono investire

in biogas e biometano, investitori interessati

al settore dell’energia. MAN deve dimostrarsi competitiva

anche con i concorrenti emergenti». In fiera

hanno portato l’E0836, esacilindrico da 6,9 litri e

100 kWe, e l’E3872, il più muscoloso dei 12 cilindri

a V, 29,6 litri e 700 kW a gas naturale o biogas. Entro

l’inizio del secondo trimestre del 2026, verrà introdotta

la versione da 640 kWe NG o biogas come

richiesto a gran voce dal mercato. «Funziona bene

e sta rispondendo alle aspettative» precisano quelli

di ETS. «Testato per due anni da un Oem italiano,

è sul mercato dal 1° gennaio 2025. Questi motori

sono apprezzati anche nei data center, a supporto

dell’impianto di raffreddamento».

SOCOGES

Sul prossimo numero troverete l’esaustiva chiacchierata

con Enzo Galanto. A Rimini abbiamo incontrato

suo fratello Giovanni, con il quale condivide

la gestione di Socoges. Anche lui ha confermato

il posizionamento del KEY, e di riflesso il DPE,

come “forum del settore”; un luogo, cioè, dove

espongono gli installatori di riferimento, tra cui i

loro stessi clienti, con i quali intavolare discussioni

ex novo e riprendere i ragionamenti imbastiti in altre

sedi. Sotto i riflettori è finito il DM02 D24, nella

taratura da 50 kVA, Stage V. È il ‘mediano’ della

triade di compatti che hanno rilanciato Doosan prima,

Hyundai poi, nel firmamento dei motori industriali

per applicazioni mobili e stazionarie. Galanto

ha precisato che quella da 50 kVA è la taglia di

riferimento per tante applicazioni e che è palpabile

anche l’interesse per le potenze da 60 e da 100 kVA.

A sinistra, una

schermata

dell’e-Boost di

Veil; di fianco,

il MAN E3872

LE 201

14

15



CONFRONTO. 7,5-8 litri industriali

7,5-8 litri

C’È ARIA

DI NUOVO

Repetita iuvant, erano soliti dire i Latini.

E così ci siamo adeguati, riproponendo

un confronto apparso a novembre 2025.

La cilindrata è però scalata da 7-8 a

7,5-8 litri. In così pochi mesi abbiamo

assisitito all’epifania di Baudouin e Yuchai

all’Agritechnica, e alla nomina del Diesel

of the year 2026, il Core80 di AGCO

TERRA

16

Anno nuovo, confronto nuovo, anche in termini

di fascia di cilindrata. Eccentrica, quella

che abbiamo preso in esame, concentrata in

un pugno di centimetri cubici. In realtà, qualcuno

potrebbe eccepire che sia una quasi replica del confronto

tra 7 e 8 litri pubblicato a fine 2025. Ci è

sembrato che ne valesse la pena perché, nel frattempo,

ad Hannover abbiamo assistito alla prova

muscolare di Baudouin e Yuchai e abbiamo successivamente

individuato il Diesel of the Year 2026.

Questo confronto esalta da un lato la comparsa di

AGCO Power su questa fascia di potenza, dall’altro

evidenzia la rilevanza delle aziende rappresentate.

Appaiono, infatti, i vincitori delle ultime due edizioni

del Diesel of the year. HD Hyundai Infracore,

con il DX08 e AGCO Power, con il Core80.

Molto più di un litro

Rispetto all’ortodossia della canna dal litro, questa

cilindrata eccede significativamente la media prestazionale

dei 6 litri. L’architettura rimane quella convenzionale

dei 6 cilindri in linea, le quattro valvole

sono un’eredità automotive consolidata dallo Stage

IIIB, alla pari del common rail. La partita si gioca

dunque sulle solite coordinate dimensionali e sulle

curve specifiche, soprattutto quella di coppia. In

questo scenario emerge un dato singolare: l’Indice

Diesel è appannaggio di una piattaforma motoristica

che dichiara qualche annetto sul groppone. Il 7.8

Agri è stato concepito e sviluppato integralmente a

Colonia dall’R&D Deutz ed è disponibile anche in

formato power pack, che raggiunge picchi di potenza

ineguagliati. A “deprezzarne” il peso specifico

L’OMBRA DEL DRAGONE

Il Fendt 800 Vario

Gen5 è stata la

prima applicazione

dell’AGCO Power

DX08, Diesel of the

Year 2026

Marca AGCO POWER AGCO POWER BAUDOUIN DEUTZ DEUTZ HD HYUNDAI INFRACORE ISUZU VOLVO YUCHAI

Modello CORE75 - 250 CORE80 6M13CV257E5 TTCD7.8 L6 AGRI T(T)CD 7.7 L.6 DX08 6HK1 TAD884VE YCA08320-T400

CARTA D’IDENTITÀ

A x C mm - C/A 110 x 132 - 1,20 110 x 139 - 1,26 110 x 136 - 1,24 110 x 136 - 1,24 110 x 135 - 1,23 110 x 132 - 1,20 115 x 125 - 1,09 110 x 135 - 1,23 110 x 132 - 1,20

N. cilindri - litri 6 - 7,52 6 - 7,92 6 - 7,75 6 - 7,75 6 - 7,69 6 - 7,52 6 - 7,79 6 - 7,69 6 - 7,52

Potenza intermittente kW - rpm 250 - 1.700 252 - 1.700 257 - 2.100 291 - 2.100 280 - 2.200 254 - 1.800 210 - 1.900 250 - 2.210 235 - 2.200

Pme bar 23,9 22,9 19,3 21,9 20,2 22,9 17,4 18 17,4

Velocità lineare pistone m/s 7,5 7,9 9,5 9,5 9,9 7,9 7,9 9,9 9,7

Coppia max Nm - rpm 1.450 - 1.200 1.676 - 1.200 1400 - 1.200 1568 - 1.500 1548 - 1.200 1460 - 1.200 1080 - 1.500 1333 - 1.400 1176 - 1.600

Pme a coppia max bar 24,7 27,1 23,2 25,9 25,8 24,9 17,8 22,2 20

Riserva di coppia % 48 56,5 44,4 43,9 45,3 47,6 41,4 43,3 40

Coppia a potenza max Nm 1.401 1.421 1.166 1.323 1.215 1.343 1.058 1.078 1.019

% Potenza a coppia max (kW) 72,9 (182) 83,60 (211) 68,50 (176) 84,70 (246) 69,50 (195) 72,30 (184) 80,80 (170) 78,20 (196) 83,90 (197)

NELLO SPECIFICO

Potenza kW/litro 33,2 31,8 33,1 37,5 36,3 33,7 26,9 32,4 31,2

Coppia Nm/litro 192,6 211,4 180,5 202,1 201 193,9 138,6 173,1 156,2

Potenza areale kW/dm 2 43,86 44,21 45,09 51,05 49,12 44,56 33,71 43,86 41,23

METRO E BILANCIA

Peso kg 695 885 760 1.225 672 813 710 703 -

L x W x H mm 1.080x710x1.240 1.206x707x1.230 1.333x867x960 1.028x710x1.403 1.067x929x1.031 1.143x833x1.210 1.335x1.053x1.239 1.206x876x1.030 -

Ingombro m 3 0,95 1,05 1,11 1,02 1,02 1,15 1,74 1,09 -

Massa/potenza kg/kW 2,8 3,5 3 4,2 2,4 3,2 3,4 2,8 -

Densità globale kg/litri 92,3 111,7 98 158 87,3 108 91,1 91,3 -

Densità di potenza kW/m 3 263,2 240 231,5 285,3 274,5 220,9 120,7 229,4 -

Densità assoluta t/m 3 0,73 0,84 0,68 1,20 0,66 0,71 0,41 0,64 -

Densità relativa litri/m 3 7,92 7,55 6,99 7,60 7,55 6,55 4,48 7,06 -

INDICI

ELASTICITÀ 8 8,3 11,8 9,3 13,1 9 6,5 11 -

PRESTAZIONI 6,9 7,3 6,7 7,3 7,3 6,9 5,4 6,5 6,1

SOLLECITAZIONE 10,7 11,7 10,9 11,8 11,9 10,9 8,6 10,7 9,9

LEGGEREZZA 11,2 13,3 12,4 19,3 10,8 13,1 11,6 11,3 -

COMPATTEZZA 12,3 12,1 10,1 12,3 12,1 10,3 5 9,9 -

DIESEL INDUSTRIALI 7,5 7,6 7,7 7,2 8,2 7,4 6,6 7,6 -

17



TERRA

nell’economia del confronto è il… peso sulla bilancia,

nonostante la carta d’identità sia lusinghiera,

anche in termini di ingombri. La sovralimentazione

è a due stadi, il post-trattamento Eat dialoga con il

ricircolo dei gas di scarico esterno raffreddato. Le

prese di forza al 100% si trovano sia sul volano

che sul lato frontale. Le linee guida ingegneristiche

sono all’insegna della durabilità in campo aperto,

trattandosi della versione Agri, concepita per i climi

più rigidi del Nord Europa. Uno dei parametri che

si rivelano premianti per l’affidabilità del motore

riguarda l’avviamento a freddo, anche in prossimtà

dello zero termico. Deutz porta un secondo rappresentante,

con una cilindrata unitaria speculare (l’alesaggio

misura 110 millimetri, la corsa differisce di

appena un millimetro), eppure natali e filosofia progettuale

assolutamente diversi. Sul T(T)CD 7.7 non

c’è una sola T di differenza e quel numero finale (il

7 al posto dell’8 del TTCD7.8 L6 Agri). La base è

di origine mtu-Daimler, condivisa a Mannheim da

applicazioni industriali e stradali, a firma Mercedes

Truck e Detroit Diesel. Con le debite differenze,

s’intende. Riavvolgiamo il nastro al 2012, quando

Daimler presentò la gamma al grido di “Blue Efficiency

Power”, alias OM93x. La destinazione d’uso

erano i camion medium duty. Con una pressione

d’accensione superiore ai 200 bar e una pressione

kW

kW

kW

310

285

260

235

210

185

160

135

AGCO AGCO CORE75

110

rpm

900 2.100

310

285

260

235

210

185

160

135

110

rpm

900 2.100

290

265

240

215

190

165

140

115

DEUTZ DEUTZ TCD7.7

ISUZU ISUZU 6K1 6HK1

90

rpm

900 2.100

Nm

2.699

2.449

2.199

1.949

1.699

1.449

1.199

949

699

Nm

2.672

2.422

2.172

1.922

1.672

1.422

1.172

922

672

Nm

2.254

2.004

1.754

1.504

1.254

1.004

754

504

254

kW

kW

kW

310

285

260

235

210

185

160

135

110

rpm

900 2.100

310

285

260

235

210

185

160

135

d’iniezione che arriva fino a 2.400 bar, l’OM936

costituiva il benchmark dei veicoli da distribuzione

con patente camionistica. Seppur con i dovuti

aggiustamenti nella filtrazione aria, nei condotti

dell’alimentazione e nella gestione elettronica, è

stato facile per mtu, che all’epoca gravitava ancora

nell’orbita della Stella. Il primato nell’Indice Diesel

è però appannaggio di Deutz, che ha rilevato la

linea off-highway di Rolls-Royce Power Systems,

che si è così focalizzata sulle traiettorie emergenti

della generazione di potenza e della difesa, oltre

alla nautica, dove sul monoblocco rimane impresso

il marchio mtu, che brilla di luce propria sia tra gli

yacht che tra le applicazioni commerciali leggere

e medie. Dal canto suo, Deutz presidia cilindrate

nelle quali ha sempre prestato il fianco alla concorrenza,

con un elevato livello di raffinatezza tecnica.

In questo caso, ci ripetiamo, anche l’Indice Diesel.

Si parlava dei Diesel of the year qui presenti. Di

quello in carica, AGCO Power, trovate l’ennesimo

resoconto in apertura. In sede di confronto vogliamo

enfatizzare la curva di coppia. Con 1.676 Nm

il Core80 non prende le distanze solamente dal

Core75, che lascia per strada appena mezzo litro

di cilindrata e il 15% di coppia. Questo valore è di

gran lunga il più brillante dell’intero confronto. Va

da sé che in uno spazio così ristretto di centimetri

AGCO AGCO CORE80 CORE75

110

rpm

900 2.100

310

285

260

235

210

185

160

135

DEUTZ DEUTZ TCD7.8 TTCD7.8

VOLVO VOLVO TAD884VE

110

rpm

900 2.100

Nm

2.699

2.449

2.199

1.949

1.699

1.449

1.199

949

699

Nm

2.161

1.911

1.661

1.411

1.161

911

661

411

161

Nm

2.445

2.195

1.945

1.695

1.445

1.195

945

695

445

kW

kW

kW

310

285

260

235

210

185

160

135

BAUDOUIN AGCO CORE75 6M13

110

rpm

900 2.100

310

285

260

235

210

185

160

135

HYUNDAI HYUNDAI DX08 DX08

110

rpm

900 2.100

300

275

250

225

200

175

150

125

YUCHAI YCA

100

rpm

900 2.100

Nm

2.699

2.449

2.199

1.949

1.699

1.449

1.199

949

699

Nm

2.697

2.447

2.197

1.947

1.697

1.447

1.197

947

697

Nm

2.170

1.920

1.670

1.420

1.170

920

670

420

170

cubici questa egemonia si rifletta anche nei valori

derivati, cioè la coppia specifica, la coppia nominale

e la riserva di coppia. In merito al Core74,

vi riportiamo alcune impressioni dopo una prova

in campo, sotto il cofano del Fendt Vario 728. La

potenza da 208 chilowatt a 1.700 giri sale a 223

chilowatt per effetto del DynamicPerformance, un

surplus di potenza messa a disposizione del trattore

per sopperire agli assorbimenti delle varie utenze

ausiliarie (ventola, climatizzatore, ecc.) durante il

lavoro e in qualsiasi situazione, indipendentemente

dalla velocità di avanzamento, dall’azionamento o

meno della presa di forza e anche a trattore fermo.

La ventola affiancata al Core80

Le performance del motore sono garantite anche

dall’impianto di raffreddamento che si avvale di

una ventola concentrica con una trasmissione idrostatica

indipendente che convoglia l’aria sui radiatori

spingendola dalla parte anteriore. L’aria più

fredda è più densa e dunque contiene più ossigeno,

migliorando l’efficienza della combustione. Con

una potenza di azionamento inferiore fino al 40%

rispetto a quella di una ventola standard, è anche

più efficiente e consente di risparmiare carburante.

I consumi sono uno dei punti di forza di questo

nuovo motore, decisamente apprezzabili secondo

quanto dichiarato da AGCO Power (in questo caso

adottiamo il parametro gr/cavalli e non gr/chilowatt):

appena 138 gr/cvh. In campo con un aratro

quadrivomere Maschio Unico, lavorando a una

profondità di 30 centimetri e a una velocità di 10

km/h, i consumi misurati sono stati di 40 litri/ora

di gasolio e 3 di urea tecnica. Se la cava bene

anche il DotY 2025, il DX08 di HD Hyundai. Un

esacilindrico che non pecca certamente di esuberanza,

dal momento che si sforza di contenere le

sollecitazioni. Il pistone è ancorato a 7,9 metri al

secondo, e gira infatti abbastanza basso, a 1.800

giri. Solo AGCO ha scelto un regime di 1.700,

inferiore a quello di Hyundai. Nello sviluppo della

famiglia DX, l’ingegneria coreana ha selezionato

materiali ad alta resistenza per i principali componenti

strutturali, tra cui il blocco cilindri e la

testata. Anche per le parti mobili, come punterie,

pistoni e fasce elastiche, sono stati scelti materiali

resistenti all’usura. Inoltre, l’adozione di un turbo

a due stadi nei sistemi di aspirazione e scarico non

solo garantisce un aumento della potenza del 21%

rispetto ai motori precedenti, all’epoca a firma Doosan,

ma migliora anche la coppia ai bassi regimi.

La riduzione dichiarata delle emissioni e il miglioramento

generale dell’efficienza dei consumi sono

stimati fino all’8%. Gli intervalli di manutenzione

del filtro del carburante e del filtro dell’olio sono

passato da 500 a 1.000 ore ed è stata adottato il

regolatore idraulico, o Hla (Hydraulic lash adjuster),

per limitare gli interventi di manutenzione.

Baudouin c’è

Una piacevole sorpresa arriva dall’Agritechnica,

dove Baudouin ha presentato il 6M13, che si posiziona

immediatamente alle spalle del Deutz, ex

mtu, in quanto a risultato complessivo. Un motore

equilibrato, che difficilmente strappa il primato nelle

singole voci della griglia di confronto, ma dimostra

un corretto bilanciamento tra massa, dimensioni,

pressione media effettiva (sulla quale potrebbe

spingere per spremere qualche chilowatt in più).

Citando Sebastien Peyron, Vice President - Strategy

and Engineering, Chief of Staff di Bauduoin, la cui

intervista integrale è stata pubblicata sul numero di

Gennaio, «la personalizzazione è essenziale. La nostra

linea Stage V include versioni strutturali, non

strutturali e power pack (con radiatore e ausiliari

premontati). Ma i gruppi di ingegneri al lavoro

in Francia e presso le altre consociate adattano i

prodotti ai requisiti specifici richiesti dagli Oem,

soprattutto quelli medio-piccoli».

Non possiamo invece addentrarci nei meandri del

7,5 litri di Yuchai, dal momento che non siamo riusciti

a ottenere il peso e le dimensioni. L’impressione

è che questo motore, al pari dell’Isuzu, sia

orientato al mercato del movimento terra asiatico e

sia in grado di dare molto di più, agendo sulla pme

e sulla gestione elettronica.

Sopra, una new

entry assoluta in

questo scenario:

Baudouin

18

19



BGG. ATME - MT Milantractor - Powertronix

NELL’ORBITA

DEL MOTORE

La costellazione di Bruno Generators vista dai

satelliti nello spazio gravitazionale milanese: ATME,

Milantractor e Powertronix. “Siamo sempre stati

nell’orbita di quello che gira intorno al motore”

non è solamente la metafora che ci consente di

mantenere questo registro. La frase con cui ci

hanno accolto quelli di Milatractor si concilia con

la missione delle altre due sorelle della famiglia BGG

Cominciamo da Milantractor

Ci troviamo a Tribiano, a sud del capoluogo meneghino.

Andrea Leoni è l’amministratore di Milantractor.

Le origini risalgono al 1972, in un negozietto

di Milano, due vetrine per la distribuzione e la

vendita dei ricambi di VM Motori. «Siamo sempre

stati nell’orbita di quello che gira intorno al motore»,

attacca Leoni, «fino a ritrovarci nell’ecosistema

della power generation». Nei ruggenti Anni

70, alla VM si aggiunse il marchio Lombardini. I

primissimi gruppi elettrogeni erano motorizzati dai

VM ad aria. A cavallo tra Anni 80 e 90 il cambio di

paradigma: Milantractor si trasforma in allestitore

di gruppi e introduce il concetto del noleggio. Una

pratica pionieristica, a sud delle Alpi, addirittura con

gruppi elettrogeni non cofanati. «Agli inizi nolegstazionari

20

Come un Virgilio 2.0, Giorgio Paris, Co-Ceo di

Bruno Generators Group, ci ha condotti per

mano nell’esplorazione delle sinapsi che coagulano

le galassie industriali della famiglia Bruno:

BGG e HB4. La logica industriale che presiede alle

acquisizioni ripudia l’assimilazione forzata. I nuovi

membri della famiglia conservano l’originaria identità

aziendale, l’autonomia operativa e il gruppo dirigente.

Comune denominatore: da un lato, le fertili

interazioni intra-gruppali, dall’altro, il dialogo con

il mercato. Come dire, un’anima “Oem oriented”

e un’altra proiettata al “free market”. Dal presidio

emiliano, che annovera Tecnogen, Reinova, RLM,

Zadi, alla “centrale elettrica” di Archimede, cervello

delle batterie, sulle rive del Lago Maggiore, le collaborazioni

tra i satelliti di BGG e HB4 disegnano

un affresco che ci apprestiamo a completare con gli

architravi lombardi dell’edificio BGG. Nell’area

metropolitana milanese abbiamo incontrato quelli di

MT Milantractor, ATME e Powertronix, un trittico

che condivide il terreno di coltura e la casa madre:

Bruno Generators Group.

giavamo qualche decina di macchine, avvalendoci

di uno sparuto numero di tecnici. Adesso la gamma

annovera qualche migliaio di macchine, da pochi

chilowatt a 2 Megawatt, e allestiamo stazioni da

15-20 MW, complete di cabina di trasformazione,

impiantistica e via dicendo» precisa Leoni. «Dall’inizio

degli anni 2000, un’altra linea di business di

Milantractor riguarda la costruzione di macchine

speciali. Tutti i gruppi che costruiamo, compresi

impianti e motopompe Atex, sono estremamente customizzati.

Non ce n’è uno uguale all’altro». I settori

di riferimento sono l’Oil&Gas (campi e piattaforme

petrolifere) e, recentemente, l’ineludibile mondo

dei data centre. Milantractor è rimasta indipendente

fino a luglio 2016, quando il socio di maggioranza

ha ceduto le quote alla famiglia Bruno. Il socio di

minoranza, Giovanni Bertomoro, ha inizialmente

mantenuto la sua quota, cedendola pochi anni fa a

Bruno Generators Group. Andrea Leoni ha assunto

l’incarico di amministratore delegato proprio nel

2022, al posto dello stesso Bertomoro, rimasto come

consulente. Con l’avvento di BGG è sbocciata la

seconda giovinezza di Milantractor. «Renato e Pino

Bruno ci hanno concesso fiducia e massima libertà

gestionale, immettendo capitali e idee. L’effetto è

intuibile nel fatturato, salito da 14 a 40 milioni».

Macchine speciali e noleggio

Le fondamenta dell’attuale Milantractor appoggiano

su due pilastri: la produzione e l’ingegnerizzazione

di macchine speciali e il noleggio, che riguarda non

solo i gruppi elettrogeni. Sono incluse torri faro, stazioni

energia, cabine trasformazione, etc.

«Tra le varie referenze possiamo citare Saipem,

Kuwait Oil Company, Eni. Ci dedichiamo principalmente

a impianti petroliferi, realizzati in Italia

e venduti all’Estero, sia onshore che offshore. Per

un importante progetto in Russia, avevamo consegnato

sei dei nove impianti previsti dal capitolato.

Purtroppo, abbiamo dovuto rescindere gli ultimi tre

a causa della guerra in Ucraina e dell’embargo.

Sviluppiamo macchine complesse con dimensioni

sempre più imponenti: Partiti dai gruppi da 1.000

kVA, in container da 20 a 40 piedi, compresi tra 20

e 30 tonnellate, trattiamo ormai abitualmente macchine

fuori sagoma, fino a 100 tonnellate. L’ultima

macchina in consegna ha richiesto l’impiego di un

traporto speciale da 40 metri. In questi giorni (metà

gennaio, ndr) stiamo allestendo macchine da 18 metri,

per 5 di larghezza e altrettanti di altezza, con

un peso di 100 tonnellate, destinate a data centre.

Erogano 3.750 kVA. L’asticella si è alzata e ci ha

richiesto l’organizzazione di un ufficio tecnico con

competenze di ingegneria meccanica ed elettrica,

rapporti continuativi con clienti e fornitori, processi

di validazione ed un’accurata qualità dei processi

produttivi (è richiesto un “recovery plan” per non

arrestare la produzione dei clienti). Bruno Generators

Group ci ha permesso di affrontare questa

crescita con maggiore consapevolezza e il supporto

necessario all’interno del gruppo. Il nostro slogan

La foto di apertura

è dedicata

ad ATME, che

si occupa di

continuità e qualità

dell’alimentazione

elettrica,

consulenza,

progettazione,

fornitura,

installazione chiavi

in mano, servizi di

postvendita

21



UPS e carichi sensibili

La capacità di filtrare micro-interruzioni, armoniche, sbalzi

e distorsioni di tensione è diventata centrale. I processi

industriali e IT sono oggi caratterizzati da dispositivi con

tolleranze sempre più ridotte. In questo contesto emerge

l’utilità degli Ups e Powertronix esprime le sue competenze.

L’architettura on-line a doppia conversione è diventato lo

standard per proteggere carichi di precisione, per una serie

articolata di ragioni. Isola completamente il carico dalla

rete e stabilizza tensione e frequenza, oltre a eliminare

disturbi e micro-interruzioni. Fornisce infine energia

costante e garantisce continuità anche in caso di variazioni

e disturbi rapidi nella rete di alimentazione. La diffusione

di alimentatori switching, inverter, motori brushless ed

elettronica digitale ha aumentato la produzione di armoniche

nella rete. Le armoniche possono causare surriscaldamento

dei componenti, errori nei Plc, riduzione della vita utile degli

alimentatori, instabilità dei drive e un oneroso consumo

energetico. Un Ups deve essere quindi in grado di filtrare

la distorsione, evitare la propagazione dell’armonica verso

il carico e stabilizzare la forma d’onda anche in condizioni

critiche. Nota bene. Secondo Powertronix nel corso del

2026 la qualità dell’alimentazione conterà sempre più

della potenza nominale, a causa dell’aumento dei carichi

elettronici sensibili, della maggiore digitalizzazione delle

linee produttive, della diffusione di apparecchiature con

elettronica di controllo avanzata e delle crescenti richieste

di uptime continuo. Normative e standard più rigorosi sulla

sicurezza elettrica enfatizzeranno queste criticità e la

necessità di filtrare armoniche e disturbi ad alta frequenza,

eliminare micro-interruzioni e cali di tensione, mantenere

continuità in caso di variazioni rapide del carico e operare in

efficienza elevata anche ai carichi bassi.

stazionari

potrebbe essere “il gruppo fa la forza”. I clienti ci

richiedono specifiche precise e stringenti su quale

motore e alternatore adottare, impongono il tipo di

cavi (che possono essere armati, cioè non lesionabili,

e ignifughi), il livello di decibel. La verniciatura

deve sfuggire all’usura per almeno vent’anni, la bulloneria

deve essere inox, non in acciaio carbonio, i

pavimenti galleggianti e senza pericolo d’inciampo.

I gas di scarico non devono superare i 200 gradi

(occorre dunque abbattere la temperatura, mediante

degli scambiatori), ed è categorico evitare anche il

minimo innesco di scintille. Adottiamo batterie speciali

e incapsuliamo alternatori e le batterie stesse.

Per aiutarla a comprendere la gestazione dei nostri

prodotti, le ultime macchine hanno richiesto il coinvolgimento

dell’ufficio tecnico, dalla progettazione

alla validazione, per un monte ore superiore al tempo

richiesto per la produzione in officina».

La sede principale di Tribiano è affiancata da depositi

a Maserà di Padova, San Cesario, vicino a

Roma, e a Modugno (Bari). Questi depositi si rivolgono

al mondo del noleggio e si occupano di

manutenzione, messa in servizio e installazioni sul

territorio nazionale. Il noleggio si rivolge all’estero

con alcune macchine in servizio in Germania, Grecia,

Svizzera, Francia, prevalentemente stazioni di

energia fino a 15-20 MW.

Cos’è una power station? Sostanzialmente è un

gruppo elettrogeno, che condivide lo spazio all’interno

del container con la parte di trasformazione in

media tensione, il relativo trasformatore elevatore e

la cella di protezione di media oltre ai quadri ed apparecchiature

in bassa tensione. Puntualizza Leoni:

«Gestiamo oltre una trentina di power station tra

1.500 e 2.000 kVA. Possiamo utilizzare mettere più

macchine in parallelo e realizzare impianti fino ad

oltre 20 MW. La nostra flotta a noleggio contempla

oltre 3.000 codici».

Infine, i sistemi mobili di videosorveglianza. Posizionati

nei cantieri, questi impianti sono stati impiegati

nelle ATP Final, durante il Gran Premio di

Monza, a supporto degli eventi itineranti della Coldiretti.

Le telecamere ad alta definizione, a lungo

campo, segnalano le effrazioni del campo visivo. A

quel punto scatta l’allarme: si accendono i fari, si

attiva l’avviso acustico e parte la segnalazione alle

forze dell’ordine.

Si passa ai BESS. Con ATME

Avviso ai naviganti, si gira pagina. I Bess sono sulla

bocca di tutti, sistemi di accumulo che permettono

di disaccoppiare, nel breve periodo, la disponibilità

delle fonti dalla richiesta delle utenze e sono dotati

di un software Ems, che rileva i parametri di rete e

li integra nella propria logica di gestione. Acronimo

chiama acronimo, e da queste parti Bess fa rima con

ATME.

La Applicazioni Tecnologiche Motoristiche Elettri-

che ha festeggiato l’anno scorso i trent’anni di vita.

Sandro Meini, il fondatore, dopo i tanti anni trascorsi

nei panni di responsabile commerciale estero

di AIFO, è stato affiancato da Anna Bruno, socia al

50%, che dal 2019 si fregia della qualifica di “ingegnere

esperto in energetica, specializzato in gruppi

rotanti di continuità”. Due ingegneri, al vertice di un

manipolo di altri ingegneri, con un’idea ben chiara in

testa: la qualità dell’energia. Secondo Sandro Meini

e Anna Bruno, i costi imputabili alla mancata qualità

dell’alimentazione elettrica possono incidere fino al

4% del fatturato annuo. «ATME è un sistemista per

tutti quei macchinari che migliorano la possibilità

e la qualità per le aziende di essere alimentate da

energia costante e pulita» ci racconta Meini. ATME

distribuisce i Drups (Diesel rotary uninterruptible

power supply devices) di Hitec Power Protection, i

gruppi rotanti di IEM e UPS a super condensatori

di Freqcon. Infine, ha il mandato “Authorized Service

Dealer” di Stamford | AvK per il service e la

ricambistica, come centro tecnico autorizzato per l’Italia

e i paesi limitrofi. «Non mi ha mai interessato

vendere un prodotto sistema» riprende Meini, «ma

affrontare il problema dell’utenza nella sua totalità

di sistema, e sviluppare una progettazione impiantistica,

che include la manutenzione». Un gruppo

specializzato di tecnici, sottoposto a formazione

continua dalle case madre, si occupa della manutenzione

ordinaria, straordinaria e speciale. «Siamo

partiti con gruppi elettrogeni diesel, gas metano,

biogas e syngas. Alla fine degli Anni 90, un’azienda

olandese (Hitec, ndr) ci ha contattati per la distribuzione

dei loro gruppi rotanti di continuità, sinergici

ai gruppi elettrogeni. Questi prodotti garantiscono

la massima qualità nella rete, tagliando i disturbi,

armoniche, buchi e picchi di alimentazione, rifasano

l’impianto e garantiscono la totale continuità all’alimentazione

elettrica, indipendentemente da quello

che succede nella rete». I moduli IEM seguono

la medesima missione delle macchine Hitec, senza

però il motore diesel in asse, collegando elettricamente

un gruppo elettrogeno. La macchina Hitec è

l’evoluzione esasperata del gruppo elettrogeno: oltre

al diesel e all’alternatore prevede l’installazione di

un giunto cinetico in asse con l’alternatore di un

genset convenzionale. L’alternatore è sempre collegato

a rete, tramite un’induttanza. Quando la rete

non ha disturbi, funge da filtro: pulisce l’onda della

tensione, armoniche, taglia fluttuazioni di tensione,

fornisce continuità di alimentazione. Nel contempo,

il giunto accumula l’energia cinetica. È composto da

un rotore interno collegato all’asse dell’alternatore,

e ruota meccanicamente a 1.500 giri, funzionando

da stabilizzatore di tensione e frequenza, e da un

rotore esterno, che gira a 3.000 e accumula energia.

In caso di un disturbo di rete, modulando il sistema

di frenatura, il rotore esterno mantiene la rotazione

del rotore interno a 1.500 giri. Il diesel è collegato

Enerclever si

compone di un

pacco batterie

adeguatamente

dimensionato

e di un gruppo

di continuità

che possiamo

definire

intelligente,

il quale, a

seconda delle

indicazioni può

essere mono o

bidirezionale

22

23



stazionari

all’asse principale dell’alternatore, attraverso un

innesto a ruota libera, si accoppia, ingaggia e inizia

una dolce rampa di erogazione di potenza in funzione

della sottrazione data al giunto cinetico, che ha

nel frattempo assolto la sua funzione. Si è così annullata

“quell’antipatica” interruzione di 15 secondi

del gruppo standard. Precisa Anna Bruno: «Oggi,

con l’elettronica, tutti i disturbi di rete rischiano di

rivelarsi tragici. Con questo sistema l’onda della

tensione arriva perfettamente all’utenza». Gli UPS

dinamici rotanti sono destinati a complessi energivori

come ospedali, centri dati, studi televisivi,

aeroporti. Anche in quelle industrie, come chimica,

farmaceutica, gomma-plastica, dove l’interruzione

dell’energia comporta la dissipazione di semilavorati

e materie prime in corso di produzione. ATME è

passata sotto le insegne di BGG nell’aprile 2025 e

condividerà a breve il plesso produttivo, logistico e

amministrativo di Milantractor. Due società indipendenti

orientate ad applicazioni speciali nel settore

oil&gas. La maggior parte dei 35 addetti di ATME si

occupa di service. Il tempo di intervento è nell’ordine

delle quattro ore. Gli impianti sono monitorizzati,

ed è previsto un tecnico reperibile che si occupa

della diagnostica per telefono, quindi via computer,

in terza battuta con la presenza in situ. C’è un solo

numero di telefono per qualsiasi genere di problema.

Sandro Meini e Anna Bruno, quasi all’unisono,

concludono così: «Queste macchine hanno una vita

utile superiore ai 30 anni, se manutenute correttamente.

Si arrendono solo davanti al fisiologico concetto

di obsolescenza, esasperato dall’accelerazione

tecnologica dell’elettronica».

Powertronix

Dal Parco agricolo sud alla Brianza. A Grezzago

incontriamo Andrea Modenesi, Ceo ed ex proprietario

di Powertronix, e Roberto Rivolta, a capo del

commerciale. Sono loro a fornirci le coordinate che

trovate a seguire. La genesi di Powertronix risale al

1986, quando prende corpo la filiale italiana dell’azienda

svizzera Iwatec. Fin dagli esordi focalizzata

sui gruppi di continuità (i cosiddetti Ups, alias Uninterruptible

power supply), la società attraversa una

fase di trasformazione nei primi Anni 90 che la eleva

a entità commerciale indipendente. Arrivò infine il

1994, che condusse alla metamorfosi, onomastica

e non solo. La famiglia Modenesi rileva la maggioranza

delle quote, coniando il brand Powertronix

e trasformandolo da semplice entità commerciale a

unità produttiva. Con l’introduzione dell’ufficio tecnico

e del reparto di ricerca e sviluppo a Grezzago,

l’azienda ha proseguito nella strada dello stoccaggio

di energia. Una parabola evolutiva che dagli

Ups ha trovato il naturale approdo nei Bess. Infine,

l’incontro con Renato Bruno. Nel giugno 2023, per

garantire un futuro solido all’azienda, Powertronix

è entrata a far parte di BGG. Questa acquisizione

non ha interrotto la continuità operativa, anzi, ne

ha amplificato le potenzialità industriali, inserendola

in un ecosistema capace di gestire l’intera filiera

dell’energia. Nonostante l’evoluzione del mercato, il

gruppo di continuità rimane il pilastro fondamentale

di Powertronix, rappresentando tuttora circa i tre

quarti del fatturato. I sistemi di accumulo, comparto

in forte crescita, attualmente coprono circa un quinto

dei volumi. Occuparsi di energia e ignorare le rinnovabili

potrebbe però echeggiare come sacrilego.

Infatti gli inverter per accumulo fotovoltaici rappresentano

il presidio di Powertronix in questo mondo.

All’interno di BGG, la realizzazione di un sistema

Bess è il risultato della sinergia tra la stessa Powertronix,

che progetta e produce l’inverter (il “cuore”

del sistema) e Archimede Energia, che fornisce le

batterie al litio. Gli Oem di famiglia, Tecnogen (per

progetti di medie dimensioni) e Bruno (per grandi

container), realizzano il packaging e l’integrazione

finale. In un mercato non ancora del tutto maturo

e dominato da prodotti standardizzati provenienti

dall’Estremo Oriente, BGG si distingue per la

capacità di customizzazione. Essendo proprietaria

dell’intero stack tecnologico, l’azienda può adattare

il prodotto alle esigenze specifiche del cliente. Un

esempio proviene dal tour di Jovanotti: un sistema

ibrido (Bess e gruppi elettrogeni), allestito in un

container da 45 piedi, che ha garantito la continuità

e la qualità dell’erogazione di energia, quindi del

suono, risolvendo i problemi di fruscio di fondo

critici per i fonici. Oggi Powertronix opera su un

doppio binario, nel solco dell’imprinting di Bruno:

Autonomia sul mercato libero: in ragione della sua

indipendenza commerciale. Per i sistemi di accumulo,

l’azienda funge da fornitore tecnologico per le

altre aziende del gruppo (come Tecnogen). Andrea

Modenesi ci racconta che la nuova frontiera è rappresentata

dagli Ups Ibridi: sistemi che uniscono le

funzioni classiche del gruppo di continuità con le

capacità di gestione dell’energia tipiche dei Bess, offrendo

al mercato una soluzione versatile per le sfide

della transizione energetica. Si compone di un pacco

batterie adeguatamente dimensionato e di un gruppo

di continuità che, a seconda delle indicazioni, può

essere mono o bidirezionale. Laddove sia presente

anche un impianto solare, il sistema Enerclever è affiancato

da un impianto Sbc (Solar battery charger)

in grado di sovrintendere alla carica delle batterie,

coordinando le varie fonti in maniera sintonica con

l’Ups. In sostegno ai generatori assolve alla funzione

di “peak levelling”, recuperando ed immagazzinando

nel pacco batterie l’energia in eccesso per poi

cederla opportunamente durante i picchi di richiesta

del carico, ottimizzando le varie fonti e privilegiando

di volta in volta quelle a minor costo. In questo

modo è possibile evitare l’installazione di cabine di

media tensione da parte di utenze con picchi superiori

ai 100 chilowatt.

A destra,

Milantractor

gestisce oltre

una trentina di

power station.

Sulla sinistra,

Anna Bruno,

sulla destra,

Sandro Meini,

i fondatori

di ATME. Nel

mezzo, Renato

Bruno

24

25



fpt. Intervista a Simone Volpe

POTERE DELLA

DENSITÀ

Il senso del titolo emerge al termine della

chiacchierata con Simone Volpe, come ogni

chiosa che si rispetti. “Questo mondo ci

chiede di spingere sulla densità di potenza”.

In soccorso arriva un Cursor 13 sempre

più vitaminizzato. All’R24 si affianca l’R38,

disponibile sia in versione G-Drive che Ipu

generazione

Dubai non è un miraggio, a dispetto della

prossimità al deserto. Al Middle East

Energy si rinnovano le truppe chiamate a

confrontarsi nell’arena della generazione di potenza.

Se nel 2024 a Dubai non si fosse abbattuto

il giudizio universale FPT avrebbe lanciato in

quella sede il G-Drive R24. Presentazione che si

è comunque materializzata nei giorni successivi.

Non solo MEE, nell’agenda torinese, che ci

sarà raccontata da Simone Volpe, da 15 anni in

FPT, che si è occupato dello sviluppo di quell’F34

avvistato a Dubai nel 2019, a 55 kVA.

Successivamente è stato Quality Account del

Mitsubishi Fuso. Nel 2017 è transitato al Sales,

prima nella Power Generation, poi responsabile

Power Generation a livello mondiale e responsabile

dell’Emea. Dalla fine del 2023 è responsabile

Off-Highway, un ombrello applicativo che

copre l’off-road, la generazione e il marino, dal

lato OEM, escludendo le competenze riservate ai

distributori.

A proposito dell’R24

L’Agritechnica ha sancito l’ingresso nell’agricolo

da parte di costruttori cinesi e indiani. Nella generazione

già sono sbarcati in forze. Uno scenario

che legittima ulteriormente l’operazione R24.

Come procede lo sviluppo commerciale di questa

piattaforma? Novità all’orizzonte?

«Questa operazione è stata concepita: coprire la

gamma bassa, intorno a 30 kVA, con una soluzione

affidabile e cost-effective,. Il motore è una parte

saliente del valore di un genset. Soprattutto per

lo standby, equipaggiato da motori non emissionati,

trovando il giusto bilanciamento tra tecnologia

e affidabilità. La collaborazione con Raywin sta

funzionando bene, sia per la parte Oem che per

la vendita ai distributori, soprattutto in Emea e

Apac. Il mercato ha risposto positivamente. La nostra

si è quindi rivelata una strada percorribile».

Quale strada?

«Quella di incrociare l’affidabilità e le reali esigenze

degli utilizzatori. L’R24 è un 4 cilindri, aspirato

e turbocharged con pompa meccanica. Abbiamo

appena lanciato l’R38, un giusto compromesso tra

cilindrata, costo e potenza. Il motore è disponibile

sia in versione G-Drive per il mondo della PG

che Ipu, per fornire potenza meccanica, che arriva

all’Oem completo di radiatore, filtro e quant’altro;

una soluzione plug&play. La nostra missione ci impone

di essere ecumenici: tutti i clienti finali devono

beneficiare della qualità FPT. Abbiamo quindi testato

il motore, mettendo mano ad elementi sensibili

come la pompa di iniezione. Su alcuni motori non

emissionati utilizziamo le pompe Stanadyne. L’R24

è anche Stage IIIA. L’R38 è meccanico ma dispone

del turbocompressore. Entrambi sono switchabili

50Hz/60Hz. FPT dispone di una gamma Tier4 Final

Only, per assecondare le esigenze degli utilizzatori

nordamericani, e una Stage V switchable, per consentire

flessibilità ai clienti».

Powergen USA

A Dallas abbiamo visto l’F34, F36, N67 e Cursor

9. Attenzione a Hvo e post-trattamento. Cosa avete

esposto a San Antonio? Quali esigenze per il mercato

della generazione negli Usa?

«Abbiamo presentato i motori più rappresentativi

della nostra gamma, per coprire tutti i segmenti

possibili. Abbiamo esposto l’F34, i NEF sia a 4 che

a 6 cilindri, il Cursor 9 e il Cursor 16 (al momento

non emissionato), rigorosamente pronti per Hvo. A

San Antonio ho notato un focus sul rental, più che

sull’emergency, che negli Usa richiede il Tier 3. Si

è quindi ragionato di emissioni. Il mercato sembra

procedere verso il rental più spinto, e anche sulla

parte Tier 3 rimane una richiesta forte.

L’inaffidabilità della rete americana,

soprattutto in alcune aree lontane

dalle coste, impone il ricorso al backup

sia per uso industriale che domestico. È

successo anche in Europa, come dimostra

il blackout in Spagna e Francia, molte

persone si sono rese conto dell’importanza

del backup. Il sistema più sicuro

rimane il motore diesel. E, se posso permettermi,

si chiama FPT».

G-Drive a Dubai

Tra i G-Drive a Dubai noteremo qualcosa di nuovo?

Le turbolenze in quell’area stanno modificando,

o intralciando, il mercato dei generatori?

«Dubai resta la fiera di riferimento per il settore

della generazione nelle macro-aree Emea ed

Apac. Ogni anno nascono nuovi player dall’Estremo

Oriente, e per noi è importante essere presenti

il MEE. Vogliamo ricordare che FPT è saldamente

presente nel mondo del backup, per ambienti sfidanti

e remoti, e anche in prime power. La nostra

gamma copre l’intervallo da 30 a 600 kVA. A Dubai

presenteremo il Cursor 13, con delle tarature

che assecondano le richieste di potenze superiori,

a parità di cilindrata. Quello che questo mondo ci

richiede, insomma, è di spingere sulla densità di

potenza». NB: L’intervista è immeditamente successiva

al PowerGen di Sant’Antonio e precedente

il MEE di Dubai.

Simone Volpe,

responsabile Off-

Highway di FPT. A

sinistra, l’R38 in

formato Ipu

26

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ZOOMLION E LONKING. In Italia

CINESI IN

CANTIERE

Vi abbiamo raccontato dello sbarco cinese

nell’universo motoristico, con Baudouin e Yuchai

all’Agritechnica. Cambiamo scenario e attori: nel

movimento terra gli Oem cinesi stanno potenziando

la loro presenza in Italia. Zoomlion presenta gli

escavatori. La Frenda Macchine di Agrigento è

importatore Lonking. È l’occasione per evidenziare i

nomi illustri sotto i cofani: Cummins e Kubota

Allunaggio tra gli escavatori

Fermiamoci qui, non all’Agritechnica, ma dalla

stessa Zoomlion, che in Italia è associata alle sue

macchine da calcestruzzo, e soprattutto a marchio

Cifa, oltre a quelle da sollevamento. A tal proposito,

vi raccontiamo nel box la nostra visita allo

stabilimento di Solferino nel 2024. I cinesi ci hanno

preso gusto e sono sbarcati sulle nostre sponde

con le macchine movimento terra. I colleghi della

rivista e-construction hanno messo alla frusta lo

ZE145GU, il modello che presidia la fondamentale

fascia di peso operativo che ruota intorno alle 15

tonnellate con architettura short-radius. Un escavatore

importante per il mercato italiano in quanto si

tratta di una fascia di peso e di un tipo di macchina

in costante crescita da lungo tempo. Anche tenenterra

In principio furono i pacchi batterie, innestati sul

tessuto veicolare italiano da BYD, con quel famoso

autobus verdone apparso come un ufo sulla

circolare di Milano. Il K9 electric è stato l’ideale

apripista di una batteria di macchine che si estende

dalle quattro ruote (la stessa BYD, Jaecoo Omoda,

Link&Co, etc) agli abboccamenti in cantiere e

tra i campi. Forse è ancora presto per la diffusione

capillare del Bev tra le applicazioni mobili industriali.

Non a caso, all’Agritechnica è emersa una

rappresentanza, autorevole e agguerrita, di motoristi.

I nomi di Baudouin, avanguardia di Weichai,

e di Yuchai, riecheggiano tra i corridoi del padiglione

15 di Hannover Messe. Perché i tempi sono

probabilmente più maturi per lusingare i costruttori

di macchine e insidiare i motoristi occidentali. Un

presidio, quello endotermico, che rappresenta il

sancta sanctorum dell’ingegneria europea e nordamericana.

Facciamo un salto dal motore al cofano,

sotto le insegne di Zoomlion. Trovate nello specchio

successivo una sintesi della loro apparizione

nel Vecchio Continente in formato agricolo.

do conto che il peso operativo effettivo è di poco

inferiore alle 16 tonnellate. Ma vediamo nel dettaglio

questo primo modello venduto in Piemonte e

che lavora in un maneggio ai confini tra il comune

di Rivoli e quello di Rivalta, nella zona ovest di

Torino. Il costruttore cinese è oggi uno di quelli

maggiormente radicati in Europa. L’acquisizione di

Cifa nel lontano 2008 fu la prima operazione condotta

in Italia dal fondo di investimento Mandarine

Capital Partners creato da Alberto Forchielli. Un

lungo percorso che ha portato il player cinese ad

avere solide basi in Italia per quanto riguarda sia

le macchine per il calcestruzzo, sia per quelle da

sollevamento. L’arrivo sul mercato con la gamma

di macchine movimento terra si è invece fatto attendere.

I primi modelli iniziano ad affacciarsi in

Italia proprio nel 2025.

Per l’idraulico c’è l’F38 di Cummins

Tra i modelli più interessanti vi è sicuramente l’escavatore

idraulico ZE145GU che, con un peso

operativo di 15.800 chili ed un’architettura shortradius,

si affaccia in una fascia di mercato molto interessante.

Sotto i cofani troviamo facce note. Parliamo

quindi di Cummins e Kawasaki, ossia due

fornitori di soluzioni di casa nel movimento terra,

praticamente endemici nella Terra di Mezzo. Nel

caso del costruttore nord americano abbiamo l’F3.8

conforme, ovviamente, allo Stage V. Tarato a 90

chilowatt (122,4 cavalli) nella specifica applicazione,

è uno dei paladini della Performance Series, che

ha vitaminizzato la famiglia Stage V dal 3,8 al 15

litri. Addirittura nel 2019, l’F3.8 aveva alzato l’asticella

da 97 a 129 chilowatt di potenza massima,

con un incremento del 33%. La coppia massima è

aumentata di oltre il 31%, raggiungendo i 620 Nm.

Un’operazione di “ispessimento” (perdonateci la

metafora anatomica) delle curve specifiche che si è

avvalsa anche delle competenze specifiche di Cum-

Il B6.7 di Cummins

dispone del sistema

di post-trattamento

Single Module, che

unisce Dpf, Scr e

dosaggio del fluido

in una sola unità e

occupa fino al 50%

in meno di spazio

e pesa il 30% in

meno del sistema

precedente

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A Solferino Zoomlion parla italiano

Zoomlion ha insediato in Italia un sito produttivo e centro

di distribuzione di 10.000 metri quadri per l’assemblaggio

locale, la personalizzazione e la distribuzione dei prodotti

ZoomlionLifting. Si trova a Solferino, sulle colline moreniche

mantovane, dove si assemblano anche macchine concepite

e pianificate per l’utenza italiana. Il sottopancia include sia

pacchetti espressi in chilowattora che in chilowatt meccanici,

elettrici e termici. Riassumiamo quello che abbiamo visto:

l’autogrù mobile fuoristrada RTC 500, con una capacità di

carico fino a 500 tonn e un braccio telescopico di 37,1 metri,

equipaggiata da Cummins e cinque piattaforme, due delle quali

elettriche. Andrea Meneghetti, technical manager Zoomlion

Italia: «Dipende dalle applicazioni, i cantieri richiedono ancora

l’endotermico, alla pari di alcune esigenze prestazionali. Non

è ragionevole una scelta aprioristica. Esistono macchine su

misura per le soluzioni elettrificate, come le “city crane” a tre

assi». Altre che professano ancora profonda sintonia con

il motore a combustione interna. È il caso della RTC 500,

equipaggiato dal Cummins B6.7, capace di 129 kW a 2.200

giri e di 800 Nm a 1.400 giri. Come ogni rappresentante della

Performance Series, il 6,7 litri di Columbus dispone di posttrattamento

a modulo singolo, senza valvola di ricircolo, con

raffreddamento, tubi flessibili e filtri aria integrati. Secondo

Meneghetti, «Cummins fornisce un prodotto consolidato nel

sollevamento, dallo Stage III allo Stage V, con una significativa

ottimizzazione del layout motore e un service capillare ed

efficiente». Sulle varianti della catena cinematica, sottolinea

la fondamentale importanza di identificare le richieste di

potenza e assorbimento di una macchina, in base al ciclo di

lavoro. Precisa, Meneghetti: «Il nostro prodotto è sviluppato

in Italia, sebbene a marchio cinese, e non si limita alle

funzionalità. Ci interessa capire quale organizzazione e

quale assistenza fornire agli utilizzatori. Personalizziamo il

software e rispondiamo alle richieste con estrema velocità

nello sviluppo. Abbiamo abbandonato le batterie al piombo

e sposato il litio è la tecnologia migliore per manutenzione,

la gestione e lo stoccaggio sulle macchine». Le piattaforme

elettriche sono la ZS1414AC-Li, a pantografo, portata in cesta

di 350 chili, che supera i 15 metri di altezza, e la ZA16JERT-Li,

a braccio articolato, che raggiunge i 17 metri. Sulle versioni

endotermiche, la fa da padrone Kubota. Sulla piattaforma area

a braccio articolato ZA14J l’erogazione della potenza spetta

al quadricilindrico Kubota V2403, con canna da 600 cc (AxC:

87 x 102,4 mm), omologato Stage V con Dpf a castello sopra

il volano, sovralimentato con aftercooler, da 36 chilowatt a

2.600 giri.

terra

mins nella sovralimentazione e nell’iniezione. Non

dimentichiamoci che l’XPI è stato il primo common

rail applicato nell’industriale su larga scala a nebulizzare

in camera fino a 2.500 bar. Il compatto con

canna da 0,9 litri (AxC 102x115 mm) si avvale

del concept Cummins HPP (Hybrid Power Plugin).

Guardando al futuro, Cummins offrirà anche

soluzioni full electric e diesel-elettriche. Il sistema

HPP offre un equilibrio tra l’energia della batteria

e un motogeneratore compatto. Funziona in modo

analogo a una trasmissione completamente elettrica,

ma dispone sia di un generatore alimentato dall’endotermico,

sia di opzioni plug-in per la ricarica. A

guadagnarci è la flessibilità, sia per i costruttori che

per gli utilizzatori, laddove l’infrastruttura di ricarica

risulta più carente o di complesso allestimento

e gestione. Il 3,8 litri aziona l’impianto idraulico

sviluppato con Kawasaki, che è di fatto un partner

solido e strutturato al fianco di numerosi costruttori,

con due pompe da 127,5 l/min cadauna. Anche in

questo caso abbiamo una delle portate più elevate

del mercato in questa fascia di mercato. Flussi

idraulici che sono gestiti con un allestimento fulloptional,

che prevede di serie tutti gli impianti di

servizio. Parliamo dunque di singolo effetto, doppio

effetto ed azionamento di eventuali attacchi rapidi

idraulici. Interessanti le prestazioni che consentono

di avere una coppia di rotazione massima di 39

kNm, una forza di strappo di 69 kN (7,06 tonnellate)

e di scavo di 108 kN (11,01 tonnellate) che lo

posizionano nella forchetta alta del mercato nella

sua fascia.

Passiamo a Lonking

Vi segnaliamo un altro astro emergente, Lonking,

una delle realtà cinesi emergenti nel settore delle

macchine movimento terra e delle macchine industriali.

Fondata nel 1993 da Li San Yim a Longyan,

nella regione del Fujian è oggi tre le prime 200

imprese al mondo nella progettazione e realizzazione

di macchine movimento terra. Dispone infatti

di una gamma che comprende escavatori idraulici

di ogni dimensione, pale gommate, carrelli elevatori,

rulli vibranti e minipale. Produce infine anche

robot destinati alla produzione industriale. Parliamo

dunque di stazioni di saldatura, piegatura lamiere

e altre lavorazioni automatizzabili. Dal 2025

il marchio è sbarcato in Italia, nel settore edilizia,

scavi e infrastrutture, grazie alla Frenda Macchine

di Agrigento. La famiglia Frenda si è infatti

attivata, dopo diversi anni di attività sul territorio

con altri marchi, per divenire importatore diretto

di queste macchine. «Si è trattato di un passo importante»

spiega Gabriele Frenda «che abbiamo

deciso di compiere dopo aver provato le macchine

in prima persona e aver visitato gli stabilimenti in

Cina. Abbiamo infatti capito che erano dei mezzi

adatti per il mercato italiano grazie ad una serie

di accorgimenti progettuali e alla componentistica

utilizzata». E prosegue con una conferma di quanto

appena illustrato in riferimento a Zoomlion. Nella

catena cinematica giganteggiano sempre loro. «Da

un punto di vista tecnologico abbiamo infatti, per

gli escavatori, motorizzazioni Cummins e idraulica

Kawasaki. Inoltre i modelli strategici per il nostro

mercato, ossia quelli da 22/23 tonnellate di peso

operativo, sono già disponibili con il carro da 2,5

metri per un agevole trasporto in sagoma». Cambia

il nome del protagonista motoristico sulle macchine

di piccola stazza, dove l’egemonia rimane saldamente

in mano ai giapponesi. «I miniescavatori

impiegano invece motorizzazioni Kubota e le gamme

comprendono anche molti modelli elettrificati.

Lonking è infatti un costruttore che si propone con

un rapporto qualità/prezzo molto competitivo. Ci è

piaciuta anche la cura costruttiva delle macchine

Lonking è

arrivato in Italia

con la Frenda

Macchine di

Agrigento.

Trovate su

queste pagine

l’esperienza

diretta di

Gabriele Frenda

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Ancora Zoomlion: Dal cantiere ai campi

Durante l’ultima edizione di Agritechnica non sono stati pochi

gli ‘outsider’ che, da lontano, sono arrivati con decisione anche

sul suolo europeo. Tra i tanti produttori internazionali che

stanno facendo decisamente sul serio per quanto riguarda

le ‘pure’ novità di prodotto non possiamo non citare anche la

cinese Zoomlion. Che, presso il suo stand della kermesse

di Hannover, ha sfoggiato novità su praticamente tutti i fronti

agromeccanici. Da quello trattoristico, non con uno, ma con

tre macchine, delle mietitrebbie e, per finire, anche sul lato

dei sollevatori telescopici. Per un totale di ben nove novità di

prodotto. Numeri che pochi produttori agromeccanici possono

vantare di aver ‘buttato’ nel grosso calderone di Agritechnica.

Ma andiamo con ordine. Fiore all’occhiello di questa poderosa

offensiva agromeccanica sono i quattro nuovi macchinari

‘sostenibili’, con motorizzazioni ibride. Nello specifico, stiamo

parlando della gamma di trattori ibridi DV3504, DQ2604 e

DL1604, nonché della mietitrebbia ibrida H7-600E da 353

chilowatt. Progettati per un’agricoltura su larga scala, intelligente

e sostenibile, i trattori ibridi offrono una potenza elevata, un

consumo di carburante efficiente e un maggiore comfort per

l’operatore in una gamma di potenza compresa tra 117,6 e 257,3

chilowatt. La punta di diamante di questa gamma è il trattore

ibrido DV3504, dotato del sistema di trasmissione elettrica

intelligente distribuita MIDD, sviluppata internamente dalla stessa

Zoomlion. Si tratta di una tecnologia in grado di erogare una

trazione di 119 kN e una potenza idraulica di 227 l/min. In

sostanza, è una catena cinematica pensata per soddisfare le

elevate esigenze di potenza dell’agricoltura su larga scala e

che, al contempo, intende migliorare il comfort degli operatori

grazie alla cabina insonorizzata e al sedile con sospensioni

pneumatiche. Una dimostrazione dal vivo del trattore ibrido

Zoomlion DV3504 è stata trasmessa in streaming dalla Cina. Al

centro le sue prestazioni in operazioni di erpicatura autonome.

Alimentato dal sistema Zpilot Pro, l’evento ha messo in evidenza

la capacità del costruttore cinese di ottimizzare l’intero processo

agricolo, dalla lavorazione del terreno e la semina alla gestione

delle colture e la raccolta. L’altra grande novità dello stand

era, senza dubbio, l’imponente mietitrebbia H7-600E, che

ha attirato grande attenzione grazie alle sue impressionanti

prestazioni: efficienza superiore del 20%, riduzione del carico di

lavoro dell’operatore di oltre il 30%, 70% in meno di componenti

di trasmissione, affidabilità migliorata di oltre il 50% e consumo

energetico inferiore del 30%. Essendo la prima mietitrebbia ibrida

intelligente di grande capacità al mondo, abbina un motore da

353 kW a una batteria da 11,55 kWh, erogando una potenza

massima di oltre 441,2 kW.

sicuramente l’azienda a condurre un’evoluzione

delle motorizzazioni e delle larghezze dei carri in

base alle esigenze nostrane. Come sempre accade,

un costruttore che si affaccia per la prima volta sul

mercato deve “accattivarsi le simpatie” degli addetti

ai lavori in due modi. Il primo è un vantaggioso

approccio economico che segue una delle regole

fondamentali del marketing. La seconda è fornire

delle prestazioni che siano in linea con i migliori

player del mercato. Un esempio ottimale, all’interterra

con cabine curate, materiali di

qualità e accostamenti di colore

molto gradevoli. Potrebbe sembrare

un aspetto secondario ma

gli operatori italiani sono molto

attenti anche a questi elementi».

La visione della Frenda Macchine,

che ha deciso di lavorare

con il costruttore della regione

di Fujian, è andata oltre la semplice

collaborazione con un costruttore

cinese qualunque e si

inserisce nella scia di altri grandi

costruttori del Dragone come

LiuGong, Sany, Sunward,

SDLG o Zoomilion. Le aziende

cinesi che costruiscono macchine

movimento terra sono infatti

veramente numerose. Ad oggi la

gamma del costruttore comprende

oggi 7 modelli di mini/midi

escavatori con motorizzazioni

Stage V. Salendo di peso operativo

abbiamo tre modelli da 13

a 25 tonnellate di peso operativo

anche in versioni Long Reach e

modelli con carro da 2,50 metri

di larghezza.

Anche oltre le 30 tonn

Oltre le 30 tonnellate è presente attualmente un modello

con motorizzazione Stage V e con carro da

3,20 metri di larghezza. Ma la gamma effettiva del

costruttore arriva fino alle 95 tonnellate di peso operativo,

per ora non ancora con tutti i modelli Stage

V, con una frammentazione che prevede numerosi

modelli a presidio delle diverse fasce di mercato.

Come sempre accade nei costruttori cinesi, la capacità

di reazione agli stimoli del mercato porterà

no della gamma Lonking, è la minipala cingolata

CDM315T. Un mezzo da 5.440 chili di peso operativo

con motorizzazione Kubota da 3,8 litri, Stage

V, con una potenza di 81,7 chilowatt (111 cavalli)

ed un impianto idraulico di serie da 160 l/min.

Un valore che attualmente la colloca ai vertici del

mercato. Il V3800-TIE5H di Kubota è antagonista

naturale dell’F3.8 di Cummins. Stessa canna (AxC

100x120 mm), a corsa più lunga rispetto all’americano,

dispone di catalizzatore, filtro antiparticolato

e sistema di urea catalitica, eroga 96.4 chilowatt

(129,3 cavalli) a 2.400 e 446.4 Nm a 1.800 giri. Per

quanto riguarda gli escavatori, prendendo un altro

esempio, il Lonking 6225 utilizza il Cummins B6.7

ed un impianto idraulico che vede la presenza di

una doppia a portata variabile da 2 x 280 l/min. Siamo

quindi su valori complessivi di flusso idraulico

da modello di classe superiore. Ad oggi, in questa

specifica fascia di peso, l’escavatore del costruttore

cinese si colloca ai vertici del mercato nella sua sua

classe di peso. Abbiamo infatti complessivamente

560 l/min che lo “piazzano” al secondo posto dopo

l’Hitachi ZX240N-7 che, con il sistema Trias, arriva

ad un flusso complessivo di 608 l/min. La scelta di

Lonking va quindi proprio nella direzione corretta

per piacere al mercato. Un’offerta che si basa infatti

sulle prestazioni e su un’impostazione meccanico/

idraulica collaudata.

L’esperienza di Frenda

Conclude infatti Gabriele Frenda: «Quando abbiamo

iniziato a far provare le macchine ai nostri

clienti il riscontro è stato più positivo di quanto ci

saremmo aspettati. Bisogna sicuramente dire che

oggi i marchi cinesi sono ormai sdoganati. L’approccio

a Lonking è stato quindi libero da pregiudizi

e questo ci ha sicuramente agevolati. Inoltre

la Frenda Macchine è conosciuta come una realtà

che, all’approccio commerciale, fa seguire una

grande attenzione al post-vendita. Questo ci facilita

l’avvicinamento al cliente finale. Lavorare con un

marchio che si avvicina per la prima volta ad un

mercato» conclude Gabriele Frenda «è sicuramente

più difficile ma allo stesso tempo è entusiasmante.

Le macchine Lonking sono infatti ben costruite e

propongono contenuti di valore. Abbiamo parlato

di escavatori e minipale ma anche le pale gommate

sono molto interessanti. Anche in questo caso abbiamo

motorizzazioni Cummins che si accompagnano

a trasmissioni ZF a completo controllo elettronico.

Sono macchine che hanno una trazione fluida e

progressiva. Anche in questa tipologia di macchine

abbiamo un bel appeal nei confronti del mercato. È

una sfida aziendale che ci entusiasma».

La CDM 315T

è una minipala

cingolata da

5.440 chili con

un high-flow di

serie da 160 l/

min. La 311T

presidia invece

la fascia di

peso delle 4,5

tonnellate di

peso operativo

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DLG. PowerMix e Powertrain

ALLA PROVA

DEL NOVE

La sinergia tra POWERTRAIN e la tedesca DLG va

ben oltre la nostra consueta partecipazione ad

Agritechnica. Abbiamo avviato una collaborazione

editoriale per offrire ai lettori l’accesso alle relazioni

tecniche del centro di prova DLG e toccare con

mano le rigorose prove a banco e in campo,

compresi i risultati dettagliati dei test PowerMix

terra

Quello di cui ci apprestiamo a rendervi conto

è molto più di un semplice colloquio:

segna l’inizio di una collaborazione tra

POWERTRAIN e DLG. Nei prossimi mesi vi forniremo

resoconti e riporteremo le osservazioni sui

dati raccolti al centro prove della DLG, un’acronimo

che molti in Italia associano istintivamente

ad Agritechnica. Il mondo non finisce però ad

Hannover... Prosegue, per esempio, con il “Power-

Mix”. «In parole semplici, il centro di prova DLG

è una delle principali strutture indipendenti per

il collaudo di macchine agricole e dei fattori di

produzione agricoli. Il nostro obiettivo è quello di

effettuare test pratici e realistici che contribuiscano

a garantire che trattori, attrezzi, pneumatici e

fattori di produzione siano sicuri, affidabili e funzionino

bene nelle reali condizioni di lavoro. Oltre

alle procedure standardizzate di test, lavoriamo a

stretto contatto con i produttori durante lo sviluppo.

Testiamo prototipi, nuove funzionalità e innovazioni,

supportando le aziende nella convalida di

nuove tecnologie, compresi gli attuali standard di

sicurezza e normativi. Oltre che un ente di certificazione,

siamo anche un partner di sviluppo. Il

Test Center fa parte della DLG, un’organizzazione

senza scopo di lucro che promuove l’innovazione

in agricoltura. Mentre eventi come Agritechnica

presentano al pubblico le nuove tecnologie, il nostro

lavoro di test fornisce i dati scientifici alla

base di tali innovazioni, offrendo agli agricoltori

informazioni affidabili. Il Centro di prova DLG di

Gross-Umstadt è l’autorità di prova tedesca ufficialmente

designata dall’Ocse ed è tra le strutture

leader a livello mondiale per i test di prestazione e

sicurezza delle cabine. Con una quota significativa

dei test condotti a livello globale, il centro stabilisce

parametri di riferimento internazionali ed è

considerato un punto di riferimento per risultati

di prova indipendenti e affidabili nel settore delle

macchine agricole. Per gli agricoltori, i codici

dei trattori stabilit dall’Ocse offrono una guida

indipendente e affidabile sul mercato. Garantiscono

trasparenza in settori in cui le specifiche dei

produttori sono spesso determinate in condizioni

ideali e forniscono dati oggettivi e riconosciuti a

livello internazionale su prestazioni, sicurezza e

consumo di carburante. Poiché i test sono effettuati

secondo procedure rigorosamente armonizzate,

i risultati di un trattore proveniente dagli Stati

Uniti possono essere direttamente confrontati con

quelli di un modello europeo. Ciò crea una base

di valutazione coerente e comprensibile a livello

internazionale».

I codici Ocde per i trattori sono attualmente utilizzati

in 27 paesi, tra cui 22 membri dell’Ocse(come

Germania, Austria, Giappone e Stati Uniti) e cinque

paesi non membri (Brasile, Cina, India, Russia e

Serbia). Che tipo di test sono effettuati sui trattori

e come vengono condotti?

«La DLG effettua innanzitutto test di prestazione

e consumo di carburante su una gamma di marchi

internazionali, leader nel settore dei trattori.

Questi test sono condotti in conformità con i codici

di prova dell’Ocse, che nei paesi europei e in

alcune altre regioni sono obbligatori. Si tratta di

una serie di norme riconosciute a livello internazionale

per i test standardizzati delle prestazioni

e della sicurezza dei trattori agricoli e forestali.

Utilizziamo il nostro schema di test DLG Power-

Mix, sviluppato internamente. Mentre i test Ocse

si concentrano sul funzionamento stazionario, ad

esempio a velocità fisse del motore o del veicolo,

il PowerMix amplia questo approccio ed è stato

progettato per simulare il lavoro agricolo in condizioni

reali, in modo da fornire agli agricoltori

una visione più pratica del consumo di carburante

e delle prestazioni. Il PowerMix è diventato il

gold standard per i test internazionali sui trattori

utilizzati da una vasta gamma di produttori come

AGCO, CNH, SDF, JCB, Claas e altri. Questo perché

è molto apprezzato anche dagli agricoltori e

consente loro di valutare l’efficienza e di chiarire

i consumi dei costi operativi. In parole povere, il

test risponde a domande importanti come: quanto

consuma il trattore per ettaro e per chilometro?

A differenza dell’industria automobilistica, i produttori

di trattori non sono obbligati a pubblicare

dati standardizzati sul consumo di carburante. I

risultati del PowerMix forniscono un quadro trasparente

e comparabile delle prestazioni di una

macchina in condizioni reali. Nei nostri test, ogni

trattore viene sottoposto a una serie di cicli pratici

e orientati al lavoro. Ciò consente agli utenti di

vedere in quale specifico scenario operativo una

macchina offre la massima efficienza. Gli agricoltori

possono utilizzare queste informazioni nella

loro decisione di acquisto, perché sanno esattamente

come si comporterà un trattore nelle situazioni

più importanti per la loro azienda agricola.

Al banco di prova

Fondamentale per il test DLG PowerMix è il banco

prova dinamometrico da 700 kW (1.000 cavalli)

lanciato nel 2016. Questo banco prova “rotante” è

progettato per ospitare macchine con un peso totale

fino a 60 tonnellate, garantendo la possibilità di

gestire moderni trattori ad alta potenza e configurazioni

di prova pesanti, ma anche grandi macchine

edili e altre attrezzature di massa elevata. Sono

coperti tutti i principali scenari di lavoro agricolo.

Si va dai lavori pesanti e medi come l’aratura o la

coltivazione, alle operazioni intensive con presa di

forza come erpici rotanti, falciatrici o presse, alle

attività idrauliche, ai cicli combinati che uniscono

timone, presa di forza e carichi idraulici come

nella distribuzione di letame o nell’uso di carri foraggeri.

Inclusi i cicli di trasporto a 40, 50 o 60

km/h in condizioni di carico variabili su terreno

pianeggiante e in pendenza. Questi profili standardizzati

e altamente riproducibili derivano da dati

agricoli reali raccolti su vasta scala e forniscono

quindi risultati affidabili, pratici e indipendenti dal

produttore in termini di prestazioni e consumo di

carburante. Nel centro di prova di Gross-Umstadt,

situato a circa 50 chilometri da Francoforte, testiamo

anche gli pneumatici. Disponiamo di attrezzature

speciali per misurare parametri quali la trazione,

il grado di compattazione del terreno da parte dello

pneumatico, la facilità di rotolamento e l’impatto

Dal 1° gennaio

2026, Martin

Hanstein ha

assunto la

responsabilità della

gestione strategica

e operativa della

Business Unit

“DLG Test Center

Technology & Farm

Inputs” presso DLG

TestService a Gross-

Umstadt, Germania.

Hanstein vanta

quasi vent’anni

di esperienza

professionale.

Prima di entrare in

DLG, ha ricoperto

ruoli senior

nell’ingegneria

e nella gestione

di progetti

nell’industria

automobilistica

34

35



terra

sul consumo di carburante. Eseguiamo anche test

di laboratorio su additivi e lubrificanti. Questi test

dimostrano quanto siano stabili ed efficaci e se

sono adatti all’uso nel mondo reale. Ad esempio,

i principali produttori di lubrificanti testano l’efficacia

dei loro additivi nel mantenere gli ugelli di

iniezione diesel liberi da depositi, garantendo una

lunga durata degli iniettori e prestazioni affidabili

del motore, un fattore particolarmente importante

nei trattori. Come già detto, eseguiamo anche test

di omologazione e conformità. Si tratta di controlli

volti a garantire che le macchine e i componenti siano

conformi alle norme UE, ECE e OCSE. E, cosa

importante, e relativamente nuova negli ultimi anni,

non siamo solo un laboratorio di prova accreditato

ISO 17025, ma siamo anche designati dall’Autorità

federale tedesca per i trasporti motorizzati (KBA)

come servizio tecnico per l’omologazione dei veicoli».

Affinità e divergenze

Riguardo al consumo di carburante, i vostri risultati

corrispondono ai valori forniti dai produttori?

«Tutti i principali produttori si rivolgono a noi per

convalidare le loro ipotesi sul consumo di carburante.

Quindi, i dati sull’efficienza dei consumi che

gli agricoltori vedono sui display dei trattori ad

Agritechnica spesso provengono dai nostri test».

I test sono eseguiti esclusivamente in condizioni di

laboratorio o anche in operazioni reali sul campo?

«Conduciamo la maggior parte dei test nella nostra

struttura di Gross. Trovandosi in una zona agricola,

possiamo anche personalizzare i test sul consumo di

carburante direttamente sul campo, quando i clienti

lo richiedono. Per questo, collaboriamo con le

aziende agricole locali. Tuttavia, per la maggior

parte delle misurazioni del consumo di carburante,

utilizziamo il nostro banco di prova dinamometrico,

che è in grado di simulare le condizioni reali con

elevata precisione, il che significa che di solito non

sono necessari test completi sul campo».

Testate solo macchine europee o anche trattori provenienti

da paesi extra UE?

«In linea di principio, effettuiamo test per tutti i

produttori attivi a livello internazionale, anche se

il nostro obiettivo principale è il mercato europeo.

Tuttavia, effettuiamo anche test basati sulle norme

Ocse su macchine destinate al Nord o al Sud America

o ad altre regioni del mondo».

Condividete i risultati dei test direttamente con i

produttori?

«Circa il 95% dei nostri test è commissionato direttamente

dai produttori, quindi forniamo loro rapporti

dettagliati e completi. I test DLG PowerMix,

invece, sono pubblicati apertamente. I produttori

possono affittare le nostre strutture, avendo così accesso

diretto alla infrastruttura di test completa per

il proprio lavoro di sviluppo e convalida».

Le curve di coppia e potenza misurate corrispondono

a quelle dichiarate dai produttori?

«I produttori indicano solitamente la potenza misurata

all’albero motore, ma questo dato non è direttamente

disponibile per il lavoro pratico, poiché si

verificano inevitabili perdite tra l’albero motore e

le interfacce di lavoro della macchina. Per l’agricoltura,

ciò che conta davvero è se il motore è in

grado di trasmettere efficacemente questa potenza

alle ruote, alla presa di forza e al sistema idraulico.

Ecco perché misuriamo la potenza proprio in questi

punti e valutiamo l’efficienza con cui la potenza

nominale del motore viene convertita in lavoro utilizzabile.

Questo è l’unico modo per confrontare

oggettivamente le macchine e fornire un’indicazione

affidabile delle loro prestazioni reali».

L’applicazione del PowerMix

In che modo i produttori utilizzano i risultati del

DLG PowerMix?

«I produttori utilizzano i risultati del PowerMix

della DLG come metodo indipendente e affidabile

per dimostrare la reale efficienza dei loro trattori e

per supportare calcoli trasparenti del costo totale

di proprietà. Se il diesel rappresenta circa il 50%

dei costi operativi totali, insieme alla manodopera,

alla manutenzione e agli investimenti di capitale, il

PowerMix fornisce una prova chiara e comparabile

dell’efficienza energetica reale di un trattore. Aiuta

i produttori a comunicare il costo di proprietà

in modo più trasparente e a mettere in evidenza i

punti di forza dei loro concetti ingegneristici. Se

un trattore consuma circa il 10% in meno di carburante,

questa riduzione abbassa direttamente i

costi operativi totali di circa il 5%, offrendo agli

agricoltori un vantaggio finanziario misurabile per

tutta la durata di vita della macchina. I produttori

utilizzano i risultati DLG PowerMix anche nelle

prime fasi di sviluppo dei veicoli per confrontare

diversi concetti ingegneristici, ad esempio layout di

trasmissione alternativi o configurazioni degli assali.

Ciò consente loro di comprendere quanto ogni

concetto influisca sul consumo di carburante e di

prendere decisioni basate sui dati in merito al percorso

di progettazione da seguire. Inoltre, Power-

Mix li aiuta a quantificare l’impatto economico delle

modifiche ingegneristiche: ad esempio, possono

calcolare quanto costerebbe, in termini di hardware

o sviluppo, ridurre il consumo di carburante anche

solo dell’1% e se tale miglioramento giustifichi l’investimento.

Inoltre, i dati di PowerMix integrano e

convalidano le simulazioni dei produttori, garantendo

che i guadagni teorici in termini di efficienza

si traducano effettivamente in prestazioni pratiche.

In definitiva, ciò consente agli Oem di offrire agli

agricoltori trattori ottimizzati per l’efficienza dei

consumi e in grado di offrire vantaggi economici

misurabili nell’uso quotidiano».

Il Centro di prova

DLG di Gross-

Umstadt. La

commissione che

disciplina il test

DLG ha definito

14 cicli di verifica.

I consumi di

gasolio e AdBlue,

le prestazioni

e l’efficienza

energetica del

veicolo, tipicamente

un trattore, sono

regolate dal banco

prova a rulli di DLG

36

37



LOAD SENSING. Alla voce ‘Pitteri Violini’

ATTENZIONE

AL CARICO

Avere un portata indipendente dal carico.

L’ossessione dell’ingegneria meccanica

è riassumibile nel dimensionamento dei

componenti e dell’intera catena cinematica

e nella razionalizzazione delle portate e dei

flussi energetici. In questo contesto, il load

sensing permette un’erogazione calibrata sulla

portata e sulla pressione. Ne abbiamo parlato

con Gianluca Cargioli, di Pitteri Violini

terra

Divulgazione e attualizzazione dei contenuti.

Impresa da saggisti e da giornalisti. Quando

la materia è insidiosa, tecnologicamente

parlando, e spesso relegata ai margini dell’agenda

pubblica (vedi, per esempio, il tam tam che si scatena

su Linkedin), la connessione con un sistemista

si rivela talvolta provvidenziale.

Ed è questo il caso: nel mirino di POWERTRAIN

è finito il controllo “load sensing”. Abbiamo infatti

attinto a piene mani ad un ‘paper’ apparso sulla

pagina Linkedin di Pitteri Violini. Per integrare,

ci siamo rivolti a Gianluca Cargioli, Riferimento

tecnico e commerciale della Divisione Oleodinamica

di Pitteri Violini. Ci introduce, parole sue, «a

quella “strana alchimia” dell’oleodinamica. È un

mondo in cui, per esperienza diretta, meccanica,

elettronica ed oleodinamica appunto uniscono le

proprie peculiarità in un mix talvolta poco intuitivo».

Un sistema... sensibile

Il “load sensing” è un sistema tanto diffuso quanto

non sempre compreso fino in fondo.

«Esattamente. I costruttori di macchine ed impianti

conoscono bene il load sensing, mentre l’utilizzatore

finale spesso si limita a constatarne l’efficacia

operativa. Quando però si approfondisce

il funzionamento, capita di assistere a un certo

stupore: il concetto non è immediato, perché è

astratto. Proprio per questo, nell’articolo ho cercato

di spiegarlo nel modo più semplice possibile.

In fondo, il load sensing nasce per controllare ed

utilizzare in modo efficiente la potenza idraulica

disponibile, consumando energia solo quando e

quanto serve».

Il controllo load sensing (cioè, “sensibile al carico”)

nelle pompe oleodinamiche è un sistema che

consente alla pompa un’erogazione in funzione

della pressione/portata strettamente necessarie.

Invece di sfruttare la pompa sempre al massimo

nel caso centro chiuso (limitandola con apposita

valvola di max), il load sensing “sente” quanta

pressione è richiesta in un dato momento e si adatta

istantaneamente (aumentando o diminuendo la

portata erogata)».

Disegno alla mano, di cosa stiamo parlando?

«Si parte da un tubicino, chiamato linea LS, ovvero

una linea di segnale che collega il ramo circuito

diretto all’utilizzatore (un distributore/valvola)

al regolatore sulla pompa. Il controllo LS si serve

di tre elementi principali:

• Pompa a Cilindrata Variabile: Solitamente a pistoni

assiali, capace di cambiare la quantità d’olio

erogata variando l’inclinazione del piatto oscillante.

• Regolatore LS (Flow Compensator): È la valvola

montata sulla pompa. Semplificando parliamo di

un “sistema” molla/cursore atto alla regolazione

(la linea LS interviene su questo sistema).

• Linea di Segnale LS: Il canale di comunicazione

che porta l’informazione del “carico” dall’utilizzatore

al regolatore LS. (Se si usano più utilizzatori/funzioni

insieme, una valvola selettrice

“shuttle valve” invia alla pompa solo il segnale

della pressione più alta tra tutte quelle attive)».

Quando si parla di “bisogno di potenza”, quali

sono le variabili in gioco?

«Dipende sempre dall’applicazione. In oleodinamica

vi è un’alta variabilità applicativa, ed è per

questo che esistono figure altamente specializzate

che analizzano nel dettaglio i cicli di lavoro, arrivando

a misurare anche i centesimi di secondo

nelle applicazioni più spinte. Si valuta sempre se

convenga utilizzare l’oleodinamica, la pneumatica,

l’elettrico o una combinazione (ed in che misura)

di queste. Le possibilità sono praticamente infinite

e vanno studiate caso per caso. Tutto dipende dal

risultato necessario e dalle condizioni operative».

A proposito, invece, delle pre-condizioni operative,

è interessante notare che il focus del sistema è

mantenere una differenza di pressione fissa di circa

20-30 bar (chiamata margine di stand-by o Delta

P) tra la pressione di mandata della pompa ed il

segnale Ls di pressione “richiesta” dell’attuatore

(cilindro o motore idraulico). Questa differenza è

data da una molla meccanica da tarare tramite apposita

regolazione, solitamente presente sul regolatore

stesso. In definitiva la pressione di mandata

sarà sempre pressione richiesta + delta P data dalla

molla (ipotizzata in 20bar).

A questo punto, immaginiamo un abbozzo di dialogo

tra due sistemi, con e senza load sensing.

Nei sistemi sprovvisti di load sensing, prendiamo

il caso semplicistico di una pompa a cilindrata

fissa che fornisce pressione max a 200 bar ad un

escavatore. Con un distributore a leva azioniamo

l’attuatore che comanda la benna e ipotizziamo

due scenari. Alla presenza di un carico leggero,

ipotizziamo per antonomasia una piuma, richiederebbe

ipoteticamente solo 10 bar ma la pompa

spingerebbe comunque tutta la portata massima. Il

Delta P tra la mandata pompa ed il ramo all’attuatore

sarebbe enorme, traducibile in 190 bar (200

bar max –10 bar realmente necessari = 190 bar),

azionando leggermente la leva l’olio schizzerebbe

via e l’attuatore tenderebbe ad azionarsi in modo

“scattoso”.

Ci sarebbe un enorme spreco di energia con dissipazione

in calore dalla valvola di max continuamente

in azione.

E nel caso di un carico pesante?

Se invece dovessimo sollevare un blocco di cemento,

le proporzioni sarebbero ipoteticamente inverse

(200 bar–190 bar=10 bar), l’olio rallenterebbe

(poiché delta P minore) e l’azionamento della

leva causerebbe velocità di attuazione differente

rispetto al caso precedente.

Invece? Secondo la logica del sistema load sensing

LS non importa quanto è pesante il carico ma la

pompa fornirebbe sempre la pressione necessaria

in quel momento (oltre a un piccolo margine di

Il focus del sistema

Load Sensing è

mantenere una

differenza di

pressione fissa di

circa 20-30 bar

(chiamata margine

di stand-by o Delta

P) tra la pressione

di mandata

della pompa

ed il segnale

Ls di pressione

“richiesta”

dell’attuatore

38

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by e la portata olio di passaggio tra le due aree

sarà costante in base a quanto azioniamo la leva

(indipendente dal carico).

• Quando il carico aumenta (per esempio quando

la benna incontra un ostacolo), di conseguenza

sale la pressione P nella linea LS. La pompa reagisce

immediatamente inseguendo la pressione

richiesta pur mantenendo sempre quel tesoretto

di cui abbiano fatto cenno, cioè un margine di 20

bar, per non rallentare la velocità del movimento».

terra

stand-by) evitando spreco di energia e mantenendo

il salto di pressione tra mandata pompa ed utilizzatore

costante (margine di stand-by) con conseguente

velocità di azionamento costante. Torniamo

a Cargioli.

Ci spiega in altri termini i vantaggi concreti del

load sensing?

«Il principale vantaggio è l’ottimizzazione dei

consumi energetici e quindi economici. Se il carico

richiede meno forza, il sistema “consuma” meno

energia; se ne richiede di più, si adatta di conseguenza.

Di riflesso, progredisce la facilità d’uso

per l’operatore. In passato, su macchine prive di

load sensing, l’operatore doveva gestire con estrema

cautela le leve per bilanciare le forze in gioco

di momento in momento. Con il load sensing, invece,

l’operatore ha acquisito una maggiore capacità

di gestione dei movimenti della macchina

slegandosi dai rischi di una possibile variazione

del carico ultimo. Questo ha favorito storicamente

una diffusione sempre più ampia della tecnologia,

soprattutto in applicazioni “Mobile” (qui di interesse)

come movimento terra, mining, sollevamento,

agricolo, ecc...

LS in tre mosse

Per spiegare il funzionamento LS in tre passaggi,

senza scendere dal nostro ipotetico escavatore, in

stand-by, il processo è stato esemplificato:

• La leva del distributore è al centro (luce passaggio

olio chiusa).

• La linea LS non rileva alcun carico/richiesta

pressione (P = 0).

• La pompa si regola per erogare solo la pressione

minima di stand-by (es. 20bar) e riduce la sua

cilindrata quasi a zero. L’olio non viene laminato

inutilmente ad alta pressione, risparmiando calore/energia.

Transitando alla modalità lavoro, l’operatore

muove la leva del distributore, la luce interna si

apre e l’olio inizia a fluire verso l’attuatore (ad

esempio un cilindro). La pressione P generata dal

peso del carico risale lungo la linea LS fino al

regolatore. La pompa percepisce il “bisogno di

pressione P”. Il regolatore inclina il piatto della

pompa (quindi aumenta la cilindrata) per far

salire la pressione fino a pareggiare P + 20bar.

La differenza di pressione tra entrata distributore

a leva ed uscita verso l’attuatore sarà sempre

costante ed uguale al Delta P settato come stand-

Per le applicazioni mobili, e non solo

Attenzione, però, l’oleodinamica si applica sia ad

un ecosistema off-highway (di nostro interesse),

che industriale. E cosa cambia, ad esempio per una

pompa a cilindrata variabile?

«Nel tempo si sono sviluppate due strade parallele.

Il componente di base può essere considerato

concettualmente lo stesso, ma cambiano flangiature,

alberi di collegamento e standard di accoppiamento,

perché una pompa può essere destinata

a un motore elettrico o ad uno diesel. Nel mobile,

inoltre, entrano in gioco condizioni ambientali

estreme: temperature di lavoro da -40 a +60 °C,

acqua, sabbia, polveri, lavoro all’aperto e talvolta

in ambiente marino (di contro spesso nell’ambito

industriale si richiedono cicli di lavoro molto

più lunghi e maggiore silenziosità). Tutto questo

impone soluzioni costruttive e circuitali specifiche.

L’industriale, invece, opera generalmente in

ambienti controllati, con temperature e condizioni

ben definite in una sorta di bolla. Sono due mondi

che condividono i principi della fluidodinamica,

ma che richiedono approcci progettuali e competenze/esperienze

molto diverse».

Come si colloca il load sensing rispetto all’avanzata

dell’elettrificazione?

«Oggi l’elettrificazione si sta affermando soprattutto

attraverso soluzioni ibride. L’utilizzo di un

motore elettrico con Inverter come motore primo

consente una gestione molto precisa del numero

di giri, offrendo un grande vantaggio all’oleodinamica

in termini di ottimizzazione. La portata

viene regolata direttamente dal motore elettrico,

mentre la pressione è gestita dalle valvole. In alcune

applicazioni industriali, come ad esempio lo

stampaggio a iniezione della plastica (Injection

Moulding Machines), queste soluzioni sono ampiamente

diffuse con l’impiego di pompe ad ingranaggi

interni.

Nel mobile, ritengo che l’utilizzo di pompe a pistoni

sia una soluzione più realistica (date anche le

pressioni in gioco): pacco batterie, motore elettrico

con Inverter e sistema oleodinamico lavorano

insieme. È una realtà già presente sul mercato e

noi stessi abbiamo fornito diverse applicazioni di

questo tipo, ad esempio su gru da piazzale completamente

elettrificate, dove l’endotermico è stato

sostituito ma l’oleodinamica resta fondamentale

per le movimentazioni degli utilizzi».

A sinistra, uno

scatto allo stand

Pitteri Violini,

Eima 2024

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Phinia. Ad Agritechnica

L’ORACOLO

DI DELPHI

Dall’eredità di Delphi, e non solo, Phinia ha attinto

a piene mani per rivolgersi a quelle applicazioni

che esulano dalla sua vocazione stradale. Ed è

così che ha presentato le proprie soluzioni per la

prima volta ad Agritechnica, lanciando un segnale

chiaro: l’intento strategico è quello di puntare alle

opportunità di crescita nel mercato agricolo e tra le

macchine industriali nel loro complesso

Christophe Cardon è Direttore dell’ingegneria di prodotto

presso Phinia. Tra le sue competenze figurano powertrain,

elettroidraulica, elettromeccanica, sistemi propulsivi, sensori,

attuatori, sospensioni, chassis

Alla voce “nuovi ingressi” trovate SEM

Signor Cardon, avete aggiunto recentemente un tassello

al mosaico Phinia?

«Abbiamo da poco acquisito SEM (Swedish Electromagnet

Invest AB, ndr), un’azienda svedese specializzata

in bobine di accensione e centraline, per

espandere il nostro portafoglio relativo ai motori a

combustione interna. Questa acquisizione aggiunge

competenze per ottimizzare l’usura delle candele

e migliorare gli intervalli di manutenzione»,

ha contestualizzato Cardon. «SEM fornisce sistemi

avanzati di accensione per gas naturale, idrogeno

e altri carburanti alternativi, statori per iniettori e

sensori di posizione lineare per i mercati dei veiterra

La giornata di oggi segna l’inizio di un viaggio

entusiasmante mentre cerchiamo di posizionare

Phinia, insieme ai nostri marchi Delphi, Delco-

Remy e Hartridge, come leader globali nei sistemi

e componenti per l’alimentazione e nei prodotti e

servizi post-vendita», ha dichiarato il Presidente e

Ceo di Phinia, Brady Ericson. Era il 3 luglio del

2023 quando Phinia ha completato il suo spin-off

da BorgWarner. L’edizione del 2025 è stata la prima

assoluta di Phinia ad Agritechnica. L’azienda

americana ha debuttato su questo palcoscenico per

segnalare il forte impegno e gli investimenti nell’industriale

e, in particolare, nell’agricolo, intravedendovi

un significativo potenziale di crescita.

Phinia è fortemente focalizzata sulla ricerca e sviluppo,

secondo la migliore tradizione americana,

avendo ottenuto 250 brevetti nei suoi primi due anni

nelle vesti di azienda indipendente. Sfruttando la

propria eredità, detiene oltre 1.900 brevetti attivi,

con un patrimonio storico complessivo che vanta

più di 6.000 brevetti.

A lezione da Christophe Cardon

Ad Hannover abbiamo incontrato Christophe Cardon,

Direct Product Engineering Diesel Fuel System.

Cardon ci ha raccontato la genesi di questo

colosso dei sistemi di alimentazione e dell’elettrificazione,

il cui nome è ancora sconosciuto ad alcuni.

Phinia è nata nel 2023 come società indipendente

dopo che BorgWarner, che aveva acquisito Delphi

nel 2020, ha scorporato la divisione dei sistemi di

alimentazione di Delphi. BorgWarner ha mantenuto

il controllo dell’elettronica di potenza. Phinia si

fonda sull’eredità centenaria di Delphi (sistemi di

alimentazione), Delco-Remy (motorini di avviamento

e alternatori) e Hartridge (apparecchiature

di prova). Con sede ad Auburn Hills, negli Stati

Uniti, l’azienda opera in oltre 20 paesi con centri

tecnici nel Regno Unito, Francia, Messico, Shanghai

e Yantai, in Cina.

coli commerciali stradali, off-highway e industriali,

oltre a soluzioni di accensione e iniezione di carburante

per il mercato delle attrezzature portatili

professionali».

Qual è il contributo di Phinia, al di là dell’eredità

Delphi, all’architettura dei sistemi propulsivi?

«L’azienda sviluppa e produce componenti per sistemi

di iniezione applicabili a vari tipi di carburante,

tra cui diesel, benzina, idrogeno, metano, gas

naturale liquefatto, etanolo e metanolo. Offriamo

valvole a solenoide, diverse pompe (a ingranaggi,

di travaso, olio, refrigerante), motorini d’avviamento,

alternatori e soluzioni per il post-trattamento,

come i sistemi SCR con dosatori singoli o doppi.

Siamo in grado di fornire sia i singoli componenti,

sia le soluzioni complete chiavi in mano, inclusi

centraline elettroniche e installazione del software,

adattandoci alle esigenze del cliente (costruttori di

motori o Oem diretti)».

In quale direzione si sta muovendo Phinia?

«Il focus strategico centrale di Phinia rimane saldamente

ancorato alle tecnologie a combustione,

non sull’elettrificazione a batteria».

Potrebbe fornirci alcuni esempi?

«Parlando di sistemi di controllo avanzati, stiamo

investendo nella cybersecurity, nel monitoraggio

del consumo di carburante a bordo (OBFCM) e

in sistemi a circuito chiuso per la diagnostica e la

correzione in tempo reale, per soddisfare le future

richieste legislative e del settore».

A proposito degli iniettori

Phinia ha sviluppato una tecnologia per i propri

iniettori che prevede l’installazione di un sensore,

nello specifico un accelerometro, insieme a un’elettronica

complementare direttamente sul corpo

dell’iniettore. Questa configurazione consente all’azienda

di monitorare il processo di iniezione e la

tempistica dell’iniettore stesso, permettendo correzioni

in tempo reale. Questa innovazione è fondamentale

perché le più recenti normative ambientali

richiedono prestazioni di alimentazione molto stabili

durante il lunghissimo ciclo di vita di un veicolo.

Phinia afferma di essere la prima sul mercato con

questa specifica tecnologia, che presenta un ottimo

potenziale. Un vantaggio chiave del sistema common

rail di Phinia è la sua economicità rispetto ai

sistemi a pressione più elevata, con un prezzo vicino

a quello di un sistema meccanico. Tuttavia,

offre capacità superiori, come un minor consumo di

carburante e la conformità a rigorosi standard sulle

emissioni come il Tier 4 o l’EU Stage 5.

Un altro tema davvero “caldo” sono i carburanti

alternativi. Phinia adatta i sistemi di iniezione a vari

carburanti affrontando sfide come viscosità, cavitazione

e corrosione attraverso modifiche ai materiali

e al design. Ciò include la compatibilità con i

biocarburanti, come l’Hvo, e anche con l’idrogeno.

Hanno sviluppato sistemi di iniezione di idrogeno

a bassa pressione per motori a combustione, quindi

non celle a combustibile. Un furgone dimostrativo

ha completato un viaggio di 1.000 chilometri a

pieno carico emettendo zero emissioni di carbonio

allo scarico.

Sentiremo parlare ancora di Phinia nel nostro continuo

percorso di esplorazione del settore industriale.

Per chi fosse interessato, tra gli utilizzatori dei loro

sistemi nell’automotive annoverano costruttori del

calibro di Volvo, Daimler, DAF, Greatwall, General

Motors, Stellantis e Daedong.

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ZF. Prima vista dalla strada, poi dai campi

C’È TANTO

SOFTWARE

Abbiamo organizzato un blitz

nel 2025 di ZF tra camion e

autobus, prima di soffermarci

sull’Agritechnica. Il filo

conduttore di applicazioni

stradali e industriali è l’enfasi

sul software e sulla IA, senza

trascurare l’antica competenza

nei sistemi di trasmissione

terra

Come sempre, riassumere l’anno ingegneristico

di ZF richiederebbe la redazione di un inserto

speciale. Trascurando la partecipazione all’ACT

Expo, di cui ci siamo già occupati, vi forniremo un

sintetico resoconto dell’attività di Friedrichshafen tra

camion e autobus, prima di concentrarci sulla paretcipazione

ad Agritechnica.

Sul fronte del trasporto merci, ZF sta sviluppando

dei combustion range extender per camion elettrici.

Questa soluzione range sta guadagnando nuovamente

terreno, come dimostrato dalle innovazioni sparse tra

gli stand del padiglione 15 di Agritechnica. ZF sta

attualmente lavorando alla prossima generazione di

questi ibridi veramente intelligenti: l’eRE (electric

Range Extender) e l’eRE+ (electric Range Extender

plus). La produzione è prevista nel corso di quest’anno.

Entrambe le varianti presentano design integrati

e flessibili in termini di prestazioni, architettura E/E

/elettrica ed elettronica) a 400V o 800V e tipo di

semiconduttori.

L’eRE collega un motore elettrico con un inverter

integrato, software dedicato e un rotismo epicicloidale.

L’eRE+ aggiunge una frizione intelligente e un

differenziale. Di conseguenza, può essere utilizzato

sia come generatore di corrente che come trazione

secondaria aggiuntiva.

Dal camion all’autobus

Passando al trasporto passeggeri, al Busworld Europe

2025, ZF ha proposto un portafoglio di soluzioni

che spazia dalla decarbonizzazione all’automazione,

dai telai intelligenti al digitale, con l’obiettivo

di ridurre il costo totale di proprietà e migliorare al

contempo le prestazioni operative.

Tra le novità principali presentate in anteprima vi

segnaliamo la nuova generazione di assali, inclusi gli

assali a portale A134 e AV134, progettati per i veicoli

di prossima generazione. L’AV134 accoglie una coppia

superiore fino al 20% e consente una riduzione

dell’assorbimento di energia di oltre il 4% rispetto

ai modelli precedenti. Il sistema di trazione centrale

elettrica CeTrax 2 dual secondo l’azienda raggiunge

un’efficienza certificata di almeno il 94,5%. «La

nostra divisione autobus è cresciuta del 30% nel

corso degli ultimi tre anni e attualmente abbiamo

ordini in corso per oltre un miliardo di euro», ha

dichiarato Fabian Schlegel, Senior Vice President e

Responsabile della regione Emea per la divisione ZF

Commercial Vehicle Solutions.

Si scende in campo

E ora passiamo finalmente all’altro lato della “luna”

di ZF: dalle macchine stradali alle applicazioni mobili

industriali. Anche nel settore agricolo, la tabella di

marcia di ZF segue una direzione orientata al software,

parallelamente all’hardware, a partire da ProAI.

Basata sulla tecnologia NVIDIA DRIVE AGX Orin,

ProAI funge da piattaforma di integrazione centrale

per le funzioni di assistenza e automazione, soddisfacendo

i più elevati standard di sicurezza funzionale

e cybersecurity. La sua configurazione integrata garantisce

un livello di prestazioni a prova di futuro per

le funzioni di automazione attuali e imminenti. Un

ulteriore fattore chiave per il successo di ProAI è la

collaborazione pluriennale con NVIDIA, che unisce

la forza di entrambi i partner. A completare questa

potenza di calcolo c’è ZF ProWave, un radar ad alta

risoluzione a corto e lungo raggio che opera esclusivamente

nella banda a 77 GHz. Questo dispositivo

consente un rilevamento accurato degli obiettivi in

4D (inclusi distanza, velocità, azimut ed elevazione)

ed è progettato per veicoli agricoli a guida autonomia

come per i robot da campo.

Al centro delle competenze meccaniche di ZF si

trovano le trasmissioni powershift TerraPower, che

combina la durata dei sistemi sincronizzati con la

comodità del cambio automatico sotto pieno carico.

Una trasmissione Cvt a ripartizione di potenza costituisce

attualmente la base tecnologica per i sistemi di

propulsione elettrificati. Per le applicazioni in classi

di potenza inferiori, ZF propone eTerramatic: una

ZF ha ceduto il ramo d’azienda dei sistemi avanzati di

assistenza alla guida a Harman International. Questa

operazione fornirà a Harman una combinazione di

tecnologie per la sicurezza e gli interni dei veicoli per i

produttori automobilistici di tutto il mondo. Il valore d’impresa

concordato è di 1,5 miliardi di euro. In base all’accordo,

3.750 dipendenti di ZF dovrebbero transitare sotto l’ombrello

di Harman al completamento della transazione. Si prevede

che la transazione si concluderà nella seconda metà del

piattaforma completamente elettrica per architetture

Bev e Hev, basata sulla collaudata serie di trasmissioni

CvtTerramatic. Per le architetture a combustione

interna nelle classi di potenza superiori, ZF presenta

una Cvt a ripartizione di potenza con funzionalità di

generatore integrata. Infine, eTerradrive: questo sistema

transaxle modulare integrato per trattori fino a

100 kW combina trazione, presa di forza meccanica,

impianto idraulico di lavoro e sollevatore posteriore

in un’unica unità.

Infine, concedeteci una rapidaincursione tra le tecnologie

di frenata. L’ultimo sistema brake-by-wire

segna un significativo passo avanti, consentendo il

controllo elettronico della decelerazione senza la necessità

di condotti idraulici in cabina. Questo sistema

supporta le operazioni remote e autonome, semplificando

l’architettura del veicolo.

A sinistra, il

ProAI. Di fianco,

eTerramatic_eTD-

Series

Mathias Miedreich

è il nuovo CEO di

ZF, in sostituzione

di Holger Klein,

che ha lasciato

il CdA il 30

settembre 2025

Non più Adas sul Lago di Costanza. Palla ad Harman

2026. L’azienda del Connecticut opera dal 2017 sotto

l’ombrello di Samsung Electronics. Secondo il Cfo di ZF,

Michael Frick: «Focalizzandosi sulle proprie competenze

chiave e su una gestione disciplinata del portafoglio, ZF sta

rafforzando la sua competitività a lungo termine e creando

spazio per una crescita redditizia. Inoltre, ZF – analogamente

ad altri operatori del mercato – sta ristrutturando le proprie

attività nel settore della mobilità elettrica e riorganizzando i

progetti non redditizi».

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ISSN 0042 2096 Poste Italiane

s.p.a. - SPED. IN A. P. - D.L.

353/2003 (conv. in L.

27/02/2004 n° 46) art. 1,

comma 1, LO/MI

Italiane s.p.a. - Sped. in a. p. - D.L. 353/2003 (conv.

in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, LO/MI

MARZO N. 3 - 2026

ANNO 35°- euro 5,00

VADO E TORNO EDIZIONI

www.vadoetorno.com - ISSN 0042 - Poste

MARZO

2026

MENSILE

€ 3,00

Prima immissione:

5 marzo 2026

VADO E TORNO EDIZIONI

www.vadoetorno.com

3

Estratto da ‘VADO E TORNO’ n. 3, 2026

Estratto da ‘AUTOBUS’ n. 3, 2026

Il festival

dei

Classe III

ELETTRICI

LA RICARICA

MEGAWATT

VISTA DA

VICINO

MERCATO

DALL’EUROPA

DEI TRUCK

ALL’ITALIA DEI

TRAINATI

tour de

force del

Leone in

cava

DAKAR

UOMINI

E CAMION

SUGLI SCUDI

IN ARABIA

INTERVISTE A TU PER TU CON GLI AD DI ARRIVA ITALIA E BUSITALIA

● INCHIESTE IL FUTURO POST-PNRR DEL TPL TRICOLORE, IL MERCATO

DELL’ELETTRICO EUROPEO E QUELLO ITALIANO DEI ‘LEGGERI'

● CONFRONTO LA SECONDA PUNTATA DEDICATA AI COACH

● MOBILITY INNOVATION TOUR TUTTE LE TAPPE IN PROGRAMMA

L’azienda torinese

chiude la Dakar

2026 con numeri e

risultati da record.

Abbiamo voluto

raccontarvi quel

che è stato anche

attraverso le

parole di Daniele

Pozzo e Luca

Giovenzana

Nel 2025 quasi

un autobus

su quattro

immatricolato

nell’Ue è

elettrico, mentre

nel segmento

urbano la quota

zero emissioni

tocca il 60

per cento. Sei

mercati già oltre

il 50 per cento

di elettrico: le

quote della Clean

vehicle directive

superate dai fatti

Per Fpt, la Dakar 2026 è

stata un successo. La più

dura competizione motoristica

al mondo ha visto al via

– nella categoria camion – 20

veicoli (su 46 totali) equipaggiati

con motore Fpt. E poi – a

fare da ciliegina sulla torta –

la doppietta, primo e secondo

posto finale, per la De Rooy,

squadra ufficiale dell’azienda

torinese.

Quando i risultati superano le

già ottimistiche aspettative, si

parla di trionfo: è questo il ca-

Una spedizione trionfale

Si scrive Dakar

si legge FPT

so, senza se e senza ma. Ed è

sempre per questo che abbiamo

deciso di entrare – per quanto

possibile – dentro alle pieghe di

una spedizione da record.

L’abbiamo fatto intervistando

Daniele Pozzo, Head of Marketing

& Product Management di

FPT, e Luca Giovenzana, ePowertrain

Innovation Manager.

Cominciamo dal lato marketing.

Che valore ha per Fpt

l’accostamento a una manifestazione

storica ed entusiasmante

come la Dakar?

Daniele Pozzo: «Per noi la Dakar

ha un valore altissimo. È

una competizione leggendaria,

iconica, che trasmette il valore

dell’importanza della performance

e dell’affidabilità, due

delle parole chiave per un’azienda

come la nostra».

(...)

Prosegue a pag. 56

di Vado e Torno di Marzo

2026. Inquadra il QRcode e

leggi l’articolo integrale.

Quasi un quarto dei 38.238

bus e coach immatricolati

nel 2025 nell’Unione europea

è mosso da motore elettrico.

Trazione elettrica che muove il 60

per cento dei nuovi autobus urbani.

Il 2025 ha segnato un nuovo livello

di penetrazione delle tecnologie

elettriche nel trasporto pubblico europeo.

Nell’Unione europea il 23,8

per cento dei mezzi immatricolati

durante l’anno passato è elettricamente

ricaricabile (definizione

che Acea usa per individuare Bev

e ibridi plug-in, mentre i fuel cell

Mercato Europeo e-bus 2025

Oltre le

previsioni

sono accorpati alla categoria ‘altro’).

Includendo Uk e paesi Efta,

le immatricolazioni totali hanno

raggiunto 49.695 unità, con 12.880

autobus elettricamente ricaricabili e

una quota di quest’ultimi del 25,9

per cento. Nel periodo 2012–2025

le immatricolazioni di autobus

elettrici nell’area allargata hanno

registrato un tasso annuo composto

di crescita (Cagr) di circa il 45

per cento.

Cosa dicono i dati

Secondo i dati diffusi dall’associa-

zione dei costruttori Acea, nel 2025

nell’Unione europea sono stati immatricolati

38.238 autobus e coach,

in aumento rispetto alle 35.583 unità

del 2024 (+7,5 per cento). All’interno

di questo totale, gli autobus

elettricamente ricaricabili hanno

raggiunto 9.089 unità, rispetto alle

6.543 dell’anno

(...)

Prosegue a pag. 28

di Autobus Marzo 2026.

Inquadra il QRcode e

leggi l’articolo integrale.

46

47



N.3 - 2026 ANNO 31°

VADO E TORNO EDIZIONI

www.vadoetorno.com

ISSN 1720-3503 - Poste Italiane s.p.a. - Sped. in a. p.

D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46)

art. 1, comma 1, LO/MI

SUPPLEMENTO A TRATTORI

MARZO

N°2 2025

SETTEMBRE

VADO E TORNO EDIZIONI - www.vadoetorno.com - ISSN 1720-3503 - Poste Italiane s.p.a. - Sped. in a. p. - D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46) art. 1, comma 1, LO/ MI - EURO 3,50

800 volte Vario

Estratto da ‘TRATTORI’ n. 3, 2026

Estratto da ‘e-Construction’ n. 2, 2025

GIS &

ECOMONDO

FOCUS

ANPAR

L’associazione compie

25 anni all’insegna della

concretezza sul campo

TEST IN CAMPO

Material Handler

ATLAS 200MH

Escavatore idraulico

HYUNDAI HX360L

FOCUS: AGRICOLTURA 4.0, A CHE PUNTO SIAMO? I DATI DELL’OSSERVATORIO

IN CAMPO: DEUTZ-FAHR 5105 DF PRO. IL BELLO DEL POWERSHIFT

MATERIAL HANDLERS

& TELESCOPICI

La macchina giusta per

ogni impiego

Intervista a

Martin Hanstein,

responsabile del

DLG Test Center

Technology &

Farm Inputs. Dalle

misurazioni dei

consumi ai test su

sicurezza, cabine

e pneumatici, il

centro tedesco

supporta lo

sviluppo degli

OEM e fornisce

agli agricoltori

dati indipendenti

e comparabili su

efficienza e costi

operativi

Dal primo gennaio 2026

Martin Hanstein guida la

Business Unit ‘DLG Test

Center Technology & Farm

Inputs’ presso DLG TestService

GmbH a Gross-Umstadt, in

Germania. Ingegnere meccanico

con quasi vent’anni di esperienza

nella tecnologia dei veicoli e dei

sistemi di propulsione, nei test

prestazionali e nella gestione di

progetti industriali, Hanstein ha

ricoperto ruoli di responsabilità

anche nel settore automotive, da

ultimo in Opel, lavorando con

Trattori e Powertrain per il PowerMix di DLG

Un banco di prova

internazionale

costruttori OEM e fornitori di

servizi di ingegneria.

Questa intervista segna l’inizio

di una collaborazione tra

la nostra rivista e la DLG. Nei

prossimi mesi riporteremo e offriremo

analisi approfondite sui

dati generati dal Centro Prove,

un’istituzione che molti associano

immediatamente ad Agritechnica.

Che cos’è il DLG Test Center

for Agricultural Technology &

Farm Input?

In termini semplici, il DLG Test

Center è una delle principali

strutture indipendenti per il collaudo

di macchine agricole e

mezzi tecnici per l’agricoltura.

Il nostro focus è sui test pratici,

in condizioni reali, per garantire

che trattori, attrezzature

(...)

Prosegue a pag. 56

di Trattori Marzo 2026.

Inquadra il QRcode e

leggi l’articolo integrale.

PALE GOMMATE. Instancabili e produttive

Adatte ad ogni

contesto

mamente gravoso del carico in

cava e del movimento terra. Da

qui, con specifici adattamenti,

si spazia senza problemi al contesto

industriale più difficile e

specializzato.

Queste esigenze hanno portato

nel tempo ad un’evoluzione del

settore legato all’allestimento di

queste macchine. Dai costruttori

di pneumatici, alla filtrazione

supplementare dell’aria per le

cabine, alle benne speciali fino

agli accorgimenti specifici che

ogni costruttore mette in cam-

Le vediamo in tutti gli impianti

di smaltimento e riciclo

di rifiuti. Da quelli non

pericolosi derivanti dal mondo

delle costruzioni e demolizioni,

a quelli più complessi da gestire

che spaziano dai rifiuti urbani,

differenziati e non, fino a quelli

pericolosi. Alla base ci sono le

stesse esigenze: carichi elevati,

importanti volumi movimentati,

ritmi operativi stringenti con,

spesso, turni continui 7/ e 24/24.

Le pale gommate sono costruite

per lavorare nel contesto estrepo

per proteggere gli elementi

più delicati delle pale gommate.

Parliamo dunque di elementi che

difendono trasmissioni, impianti

frenanti, propulsori e cilindri

idraulici dall’intrusione di elementi

estranei.

Ma non solo. La protezione passiva

dell’operatore è un altro ma

(...)

Prosegue a pag. 32

di e-Construction di Settembre

2025. Inquadra il QRcode e

leggi l’articolo integrale.

Le pale

gommate sono

le macchine che

consentono una

movimentazione

pesante in

contesti operativi

estremamente

gravosi. Non

per nulla sono

le protagoniste,

insieme ai

movimentatori

industriali,

degli impianti

di smaltimento

e riciclo dei

rifiuti dove si

presentano

con allestimenti

specifici per

aumentare

produttività,

sicurezza

dinamica e

benessere degli

operatori

48

49



MAN HYBRID & B.NEOS DI BENETTI

COME SE FOSSE

UNA BARCA A VELA

L’ibrido MAN è in

cabina di regia dello

yacht B.Neos di Benetti.

È la Smart HYBRID

Experience

oem&MOTORI

50

Una collaborazione di spessore,

quella tra Benetti e

MAN Engines, per il primo

yacht dotato di propulsione

ibrida del cantiere piemontese.

Stiamo parlando del 40 metri

B.Neos, presentato a Cannes

nel 2025. Cuore pulsante è il

diesel-eelttrico di MAN, battezzato

Smart Hybrid Experience

dal leone tedesco. Il B.Neos è

spinto da due MAN V8-900

da 662 chilowatt (900 cavalli)

e due motori elettrici da 200

chilowatt. Il sistema propulsivo

soddisfa i requisiti IMO Tier

III grazie all’utilizzo dell’Scr di

MAN. Sono inoltre disponibili

altre modalità ibride intelligenti,

come quella cross-over, che

coordina fase propulsiva endotermica,

il gruppo elettrogeno

e i motori elettrici in modo da

ottimizzare l’efficienza.

“La MAN Smart HYBRID Experience

è il risultato di una stretta

collaborazione con Benetti, che

garantisce un software robusto e

funzioni di interfaccia senza soluzione

di continuità per determinati

gruppi di propulsione, il tutto perfettamente

integrato nell’architettura

di sistema B.Neos e su misura

per le esigenze dei clienti”,

afferma Reiner Roessner, responsabile

vendite MAN Engines.

Un sistema chiaramente strutturato

che può essere facilmente

integrato nella vita quotidiana a

bordo: propulsione che si dichiara

affidabile in tutte le condizioni

di guida, livelli di rumorosità e

vibrazioni ridotti, nonché la possibilità

di godere di soggiorni più

lunghi in aree sensibili alle emissioni,

navigando in elettrico. Tra

i vantaggi enfatizzati da MAN e

Benetti, gli armatori beneficieranno

non solo di un consumo di carburante

ridotto e di una superiore

efficienza complessiva, ma anche

di una significativa semplificazione

della gestione dell’energia a

bordo.

Motori e componenti per OEM

Cultura, tecnica, impieghi

e mercato del motore diesel.

Fondato nel 1986

Direttore responsabile

Maurizio Cervetto

Coordinatore redazionale

Fabio Butturi

In redazione

Stefano Agnellini, Ornella Cavalli,

Fabrizio Dalle Nogare, Stefano Eliseo,

Fabio Franchini, Riccardo Schiavo,

Cristina Scuteri, Luca Vitali

Impaginazione e grafica

Marco Zanusso

Gestione editoriale

Fabio Zammaretti

Stampa

Industrie Grafiche RGM srl,

Rozzano (Mi)

Fotolito

Industrie Grafiche RGM srl,

Rozzano (Mi)

Autorizzazione del tribunale

di Milano n.860 del 18 dicembre 1987

Registro Nazionale della Stampa

n. 4596 del 20/04/1994

n. iscrizione R.O.C. 2880 del 30-11-2001

Poste Italiane s.p.a. - Sped. in a. p. -

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