I Quaderni di WineCouture Aprile / 2026
I Quaderni di WineCouture sono monografie, disponibili gratuitamente al pubblico nel loro formato cartaceo presso le enoteche dell'associazione Vinarius, dedicate a una tipologia specifica, a un particolare momento di consumo o a un’area di produzione, che si pone l’obiettivo di fornire ai consumatori una “guida all’acquisto” e alla conoscenza delle etichette disponibili sul mercato, mediante il racconto delle stesse e delle cantine che le producono.
I Quaderni di WineCouture sono monografie, disponibili gratuitamente al pubblico nel loro formato cartaceo presso le enoteche dell'associazione Vinarius, dedicate a una tipologia specifica, a un particolare momento di consumo o a un’area di produzione, che si pone l’obiettivo di fornire ai consumatori una “guida all’acquisto” e alla conoscenza delle etichette disponibili sul mercato, mediante il racconto delle stesse e delle cantine che le producono.
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Anno 5- Numero 1
Aprile 2026
Periodico trimestrale
Prezzo 2,00 Euro
Giro
d'Italia
Guida pratica
tra vino e arte
Immagine generata con AI
POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - AUT. N° LO-NO/01346/05.2022 PERIODICO ROC
DAL 1981
UNISCE LE ECCELLENZE D’ITALIA
Vinarius, Associazione delle Enoteche Italiane,
promuove e valorizza il luogo dove si esercita
il commercio specializzato del vino di qualità e tutela il ruolo
dell’enotecario come professionista e divulgatore del vino
e del mondo che ad esso sta intorno
Trova l’enoteca associata Vinarius
più vicina a te
UN GIRO DIVINO
Ben ritrovati, cari lettori. Nuovo anno, nuovi vini,
paesaggi e abbinamenti tutti da scoprire. Ma per la
prima uscita del 2026 vi abbiamo preparato qualcosa
d’insolito e originale. Quello che state sfogliando
è un numero de I Quaderni di WineCouture dedicato
all’enoturismo: un vero e proprio viaggio enoico e gastronomico
attorno allo Stivale che vi proponiamo accompagnati
dai consigli autorevoli nostri e di Sissi
Baratella, enologa, degustatrice e wine
communicator. A impreziosire questa
uscita, un parallelo che non potevamo
farci sfuggire visto lo stretto
legame che da sempre – come
scoprirete – unisce le due ruote
al vino: il contributo dedicato
alla “Corsa Rosa” firmati da Luciana
Rota, una delle penne più
esperte quando si parla di Giro
d’Italia e di ciclismo. Insieme abbiamo
confezionato una semplice
e pratica guida che vi condurrà per la
prima tapaa da Milano a Verona, città
in cui questo numero debutta in occasione
di Vinitaly and the City, kermesse che ci vede
anche quest’anno Media Partner in occasione dell’appuntamento
dedicato al pubblico della più importante manifestazione
tricolore dedicata al vino. E poi, a voi lasciamo
di scoprire quali saranno tutte le altre destinazioni che
toccheremo, calice dopo calice, tra montagne, colline e
lunghe discese fino alla pianura, lambendo le sponde di
laghi e le coste dei mari che bagnano il Bel Paese, senza dimenticare
le grandi isole, patrimonio di un’Italia davvero
unica nella sua biodiversità, ancor più quando è racchiusa
in bottiglia. Nel tragitto che oggi vi proponiamo dalla carta
al calice, ancora una volta a farci compagnia saranno le
donne e gli uomini dell’associazione delle enoteche italiane
Vinarius, professionisti costantemente impegnati nella
promozione della cultura del bere bene e di proprio tutte
le sfaccettature che animano il mondo enoico, a
iniziare dalle sue espressioni più pregiate,
tra metodi e vocate zone di produzione.
Proprio loro sapranno orientarvi nel
vasto oceano dell’offerta che colora
i loro negozi in tutta Italia e offrirvi
la garanzia della migliore scelta
in base alle vostre esigenze. Ma
per dare il primo colpo di pedale
nel nostro Giro d’Italia diVino,
immergetevi nella nostra serie di
utili consigli e in una selezione di
destinazioni che sapranno soddisfare
la sete di bello e di buono che
c’è in ciascuno di noi. Non resta, allora,
che iniziare a preparare la valigia, senza dimenticare
il fedele cavatappi, radunare gli amici
e prepararsi per la partenza: a ognuno di scegliere che destinazione
impostare sul navigatore, a seconda del proprio
gusto. Il nostro consiglio e l’augurio che vi rivolgiamo è
quello di godervi ogni singolo istante del viaggio e, una
volta arrivati a destinazione, di stappare a ogni tappa la
giusta bottiglia, sempre condividendo un calice – è bene
ricordarlo – con la giusta moderazione.
Photo: gillian-lee-unsplash
I QUADERNI DI WINECOUTURE
Anno 5 - Numero 1 - Aprile 2026
Realizzazione in collaborazione con
Vinarius
L’Associazione delle Enoteche Italiane
Editore: Nelson Srl
Viale Murillo, 3 - 20149 Milano - Tel. 02.84076127
info@nelsonsrl.com - www.nelsonsrl.com
Tipografia - La Terra Promessa Società Cooperativa Sociale
Onlus - Via Enrico Fermi, 26 - 28100 Novara
Art direction Inventium s.r.l.
I QUADERNI DI WINECOUTURE
Periodico Trimestrale
Prezzo una copia 2,00 Euro
Registrazione al Tribunale di Milano
n. 4 del 18 Gennaio 2022
Nelson Srl - Iscrizione ROC n° 33940
del 5 Febbraio 2020
Direttore responsabile Riccardo Colletti
Direttore editoriale Luca Figini
Coordinamento Matteo Borré
Marketing & Operations Roberta Rancati
Contributor: Sissi Baratella, Luciana Rota
L’editore garantisce la massima
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in qualsiasi momento scrivendo a:
Nelson Srl
Responsabile dati
Riccardo Colletti
Viale Murillo, 3
20149 Milano
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Giro DiVino
Il Giro d’Italia 2026, 109esima edizione, si disegna
come un grande viaggio attraverso l’Italia, un racconto
in movimento che dall’8 al 31 maggio attraversa
paesaggi, altitudini e identità.
Dalla partenza inedita di Nessebar in Bulgaria fino
all’arrivo a Roma, il percorso si sviluppa su 21 tappe,
alternando pianure veloci, salite appenniniche e grandi
ascese alpine per un totale di 3.459,2 km e 49.150 metri
di dislivello. Non è solo una gara: è una progressione
narrativa fatta di sforzo, resistenza e paesaggio.
Le tappe chiave costruiscono una geografia della fatica. Il
primo confronto con la montagna arriva sul Blockhaus, tra
pendenze che superano il 10%. Poi l’Appennino si fa selettivo
verso Corno alle Scale, mentre la corsa trova il suo
apice nella tappa regina verso Pila, oltre i 4.000 metri di
dislivello. Le Dolomiti chiudono il racconto con il Passo
Giau, Cima Coppi di questa edizione a 2.233 metri, dove
la quota diventa elemento simbolico oltre che sportivo.
Ma il Giro, come sempre, è anche un viaggio parallelo.
Entrato in Italia dalla Calabria dopo le tappe bulgare, risale
la penisola attraversando territori che non sono solo
scenografia, ma cultura viva, soprattutto in bottiglia.
In Calabria, tra Cirò e Greco di Bianco, il paesaggio è
aspro e luminoso. In Basilicata l’Aglianico del Vulture
racconta una viticoltura antica e vulcanica. La Campania
4
Photo: Giuseppe Scancarello, Emma Harrisova, Rob Wingate, Hugo L. Casanova, Remco Marien – Unsplash
offre una triade identitaria nel calice — Fiano, Greco,
Taurasi — mentre nel Lazio il Cesanese del Piglio segna
un ritorno a una dimensione più intima e territoriale.
L’Adriatico accompagna il gruppo dall’Abruzzo alle
Marche, tra Montepulciano d’Abruzzo, Rosso Piceno,
Pecorino e Verdicchio dei Castelli di Jesi, prima di lasciare
spazio alle colline dell’Emilia-Romagna e della
Toscana, dove il Sangiovese si declina in forme diverse.
In Liguria il vino si fa verticale e marino, tra Rossese di
Dolceacqua e Vermentino.
Il nord segna un cambio di passo. In Piemonte il racconto
in bottiglia è monumentale con Barolo e Barbaresco.
La Valle d’Aosta introduce altitudini e viticoltura
estrema, mentre la Lombardia alterna la tensione alpina
del Valtellina alla precisione del Metodo Classico della
Franciacorta, inframmezzate dalle sfumature di colore
di Pinot Nero e Bonarda dell’Oltrepò Pavese. In Trentino
e Veneto, tra TrentoDoc e Conegliano Valdobbiadene
Prosecco Superiore Docg, il vino accompagna l’ascesa
verso le Dolomiti, prima di aprirsi alle eleganze del Friuli,
tra Collio e Colli Orientali.
Il Giro d’Italia, così, si tramuta in mappa liquida del vino
italiano, racconto che si muove alla stessa velocità dei
corridori, ma che cambia profondità a ogni tappa.
Non è un caso che il legame tra ciclismo e vino sia
radicato da sempre. È un filo sottile che unisce gesto
atletico e cultura del territorio, fatica e attesa, precisione
e tempi lunghi.
Francesco Moser lo racconta nel calice con il suo Trentodoc,
dove l’etichetta “51,151” custodisce la misura esatta
di un’impresa: il record dell’ora del 1984 trasformato in
cifra identitaria. La stessa dimensione di memoria attraversa
i Colli Tortonesi, dove l’eredità di Fausto Coppi
continua a vivere tra i filari di Vigne Marina Coppi, oggi
guidata dal nipote Francesco Bellocchio: qui il tempo si
sedimenta nel Timorasso “Fostò” Riserva, dedicato al
Campionissimo, in un dialogo continuo tra storia e territorio.
Altri percorsi si muovono tra sperimentazione e
identità. Marzio Bruseghin interpreta il vino come estensione
naturale del proprio percorso, con l’azienda agricola
San Maman e il suo Prosecco Amets, mentre in altri sport
il passaggio alla vigna diventa una nuova forma di espressione.
È il caso di Jarno Trulli, con Podere Castorani tra
le colline abruzzesi, e di Andrea Pirlo, che in Franciacorta
firma il progetto vitivinicolo dell’azienda agricola Pratum
Coller che riflette il suo stile: essenziale, preciso, profondamente
italiano. Tutte storie, queste, in cui il vino non è
una parentesi, ma una seconda traiettoria: un modo diverso
di misurare il tempo, ma sempre con lo stesso rigore
con cui si misura la performance sportiva.
5
Parole
da attaccare
alle ruote
Dal 1909, anno della prima edizione voluta dalla
Gazzetta dello Sport, il Giro d’Italia attraversa il
Paese come una linea in movimento. Non solo
una corsa, ma una geografia viva che unisce paesaggi,
comunità e tradizioni. È un’Italia che cambia altitudine
e luce, ma che conserva una costante profonda: quella
agricola. Qui la coltura diventa cultura, e il vino - presenza
silenziosa e continua - accompagna il percorso della Corsa
Rosa come un filare invisibile, intrecciando territori, vitigni
e identità. Da oltre un secolo, maggio è il tempo del Giro.
Un racconto che si rinnova tappa dopo tappa: popolare
e insieme sofisticato, capace di tenere insieme agonismo
ed emozione, paesaggio e memoria. E poi c’è il momento
sospeso del podio: il brindisi. Un gesto semplice che chiude
la gara e inaugura la festa, calice dopo calice.
Nella sacca del rifornimento: l’impresa
“Coppi scavalca montagne su montagne niente altro che
col battito del cuore”. Dino Buzzati
L’apparizione
“Girardengo non lo si vedeva mai arrivare. Appariva di
colpo. Come per un incanto era lì”. Mario Soldati
La scalata
“Le salite hanno strade strette e conducono là dove la vita è
un po’ incredula”. Gian Luca Favetto
Cerchi e cerchioni: la corsa e il racconto
“Chi non ha conosciuto tutto questo, chi non ha conosciuto
il Giro è come chi non ha conosciuto suo nonno,
De Amicis e la piccola vedetta lombarda. Nessuno è più
orfano di lui”. Indro Montanelli
La folla e il paesaggio
“Mai tanta gente come ieri ai margini delle strade, sui
ciglioni sotto il sole, una folla ininterrotta che si riparava il
capo sotto fasci d’erba, sotto frasche e tralci, sotto parapioggia
e ombrelloni da spiaggia e da barroccio”. Vasco Pratolini,
Cronache dal Giro d’Italia 1947
Botte o borraccia: il senso della corsa
“Il Giro è una meravigliosa corsa umana. Il suo traguardo è
la felicità”. Alfonso Gatto
Forza e coraggio: la fatica
“La strada del Giro non è la Via della Seta. Il tifo vede
solo la favola di questa cavalcata colorata. Conosce la
costellazione scintillante delle vittorie. Ma c’è anche il
calvario. Il ciclismo regala il premio duro del dolore”.
Claudio Gregori
La leggerezza di una vittoria
“E pedalando, raccontava Olmo, io sentivo il fruscio:
maglietta e tubolari di seta, il fruscio di una vela sul mare”.
Mario Fossati
Photo: Felix Janssen – Unsplash
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Pronti, partenza, via:
da Milano a Verona
Tra Milano e Verona il viaggio enogastronomico non
conosce confini precisi. È una trama pressoché infinita
di paesaggi e tavole che si susseguono senza soluzione
di continuità, dove ogni deviazione può diventare destinazione.
Abbiamo scelto di attraversarlo seguendo una linea essenziale,
individuando alcune tappe che, più di altre, restituiscono
l’anima di questi territori. Non un elenco, ma un percorso: una
sequenza di luoghi in cui il vino diventa racconto e il viaggio
prende forma, calice dopo calice.
Photo: Milosz Roman – Unsplash
Oltrepò Pavese. A sud della Lombardia. Territorio collinare
sfaccettato e crocevia della biodiversità di tre regioni. Luogo
rilassante e ricco di un fascino tutto suo.
Nel calice e nel piatto: le bollicine Metodo Classico da Pinot
Nero, Re indiscusso del territorio anche in rosso. Ma anche i
suoi vini monovarietali e non solo. Ad accompagnare il Salame
di Varzi, unica Dop pavese, il peperone di Voghera e la pregiata
carne dell’antica razza varzese.
Dove mangiare: a Il Caminetto a Salice Terme, Da Guado a
Godiasco Salice Terme, nello stellato Ristorante Villa Naj a
Torrazza Coste, a Il Castello di San Gaudenzio, Hosteria La
Cave Cantù a Casteggio, da Ristorante Buscone a Bosmenso.
Dove dormire: da Resort Prime Alture (con cantina e ristorante),
La Stazione di Salice (ristorante e camere), al Ristorante
Albergo Selvatico (ristorante, albergo e spa).
Da non perdere: le Terme di Rivanazzano (anche appartamenti)
con spa, guardare le stelle all’Osservatorio astronomico di
Cà del Monte – Cecima, una degustazione da Tipico a Rivanazzano
Terme e il Golf Club a Salice Terme.
Franciacorta. In provincia di Brescia, delimitata da confini
naturali quali il Lago di Iseo a nord, il fiume Oglio, il Monte
Orfano a sud. Terra di produzione di Metodo Classico Docg.
Nel calice e nel piatto: il Metodo Classico Franciacorta Docg
in tutte le sue espressioni. Il manzo all’olio, patrocinato dalla
confraternita di Rovato.
Dove mangiare: Trattoria Del Gallo a Rovato.
Dove dormire: L’Albereta Relais & Châteaux a Erbusco.
Da non perdere: l’aperitivo in Cascina San Michele a Capriano
del Colle, per un’esperienza davvero autentica, e le visite al
sistema museale di Fondazione Brescia Musei.
Lago di Garda. Meta famosa in tutto il mondo, si divide
tra sponda bresciana, veronese e trentina. Una tappa ideale per
vacanze e sport acquatici, ma non solo.
Nel calice e nel piatto: le sfumature di vino delle sue sponde, tra
Valtenesi, Lugana, Bardolino, Chiaretto di Bardolino, Custoza
e Garda. Tortellini di Valeggio sul Mincio e Bigoli con le sarde.
Dove mangiare: Ristorante Taverna Kus a San Zeno di Montagna.
Dove dormire: in uno degli attrezzatissimi camping sul Garda.
Da non perdere: Il Vittoriale degli Italiani e Gardaland a ogni età.
Verona. Città patrimonio Unesco è vero museo a cielo aperto.
Ogni angolo del suo centro storico è da fotografare. Storia,
arte ed enogastronomia vi circonderanno a ogni passo.
Nel calice e nel piatto: i vini veronesi dai rossi della Valpolicella
al bianco Soave, fino alle bollicine Monti Lessini e Lessini
Durello. Risotto all’Amarone o al Tastasal, Bigoli con l’Anitra e
Lesso con la pearà.
Dove mangiare: Antica Bottega del Vino in centro a Verona o
Enoteca della Valpolicella a Fumane.
Dove dormire: a Massimago Wine Relais, a 30 minuti dal
centro di Verona, o a Villa Quaranta Tommasi Wine Resort &
Termal spa per una coccola.
Da non perdere: un concerto o un’opera lirica all’Arena di Verona
e la visita al Museo Archeologico al Teatro Romano.
7
Allegrini: il vino come
esperienza per tutte le età
Nel cuore della Valpolicella Classica, l’ospitalità
firmata Allegrini prende forma da un’idea semplice:
accogliere gli ospiti come a casa. La cantina di
Fumane, che per anni è stata anche dimora della famiglia,
conserva ancora oggi questa dimensione intima. Non
è solo un luogo di produzione, ma spazio in cui il vino
diventa racconto, incontro e condivisione. A tal riguardo,
negli ultimi anni la famiglia ha sviluppato un nuovo
approccio alle visite, pensato per piccoli gruppi e per chi
desidera vivere la Valpolicella in modo autentico. L’obiettivo
è trasformare la degustazione in un’esperienza immersiva,
dove il paesaggio, la cultura e la storia del territorio
accompagnano ogni calice.
La Grola: alla scoperta della collina simbolo
della Valpolicella Classica
Tra le esperienze più suggestive spicca quella dedicata
alla collina de La Grola, nel comune di Sant’Ambrogio di
Valpolicella. Situata tra i 270 e i 320 metri s.l.m., protetta
dal Monte Pastello e influenzata dal vicino Lago di Garda,
questa altura rappresenta uno dei luoghi più vocati alla
viticoltura della zona. Il percorso inizia dal borgo di San
Giorgio di Valpolicella, balcone naturale da cui si apre la
vista sui vigneti della Grola e sul celebre cru La Poja. Da
qui gli ospiti proseguono, accompagnati dal racconto della
storia di famiglia e della visione di Giovanni Allegrini,
in un dialogo continuo tra paesaggio e cultura del vino.
Camminare tra queste vigne significa, infatti, entrare in
una dimensione quasi meditativa. Il paesaggio si svela lentamente:
il disegno dei filari, il vento che arriva dal lago,
la luce che cambia sul profilo delle colline. È una sorta di
rito di avvicinamento al vino, dove la degustazione finale
diventa la naturale conclusione di un percorso. L’esperienza
termina con un percorso gastronomico pensato per
esaltare i vini simbolo della cantina di Fumane. Il menu
firmato dalla chef Laura Ardiri costruisce un itinerario
sensoriale in cui ogni piatto dialoga con il calice. La de-
8
gustazione si apre con una tagliatella di seppia su ristretto
di acqua di pomodoro e crumble di pane, accompagnata
dal Valpolicella Classico Superiore Grola 2022 servito a
temperatura fresca. Segue il tortello alle erbe aromatiche
con spuma di parmigiano, dove lo stesso vino, proposto a
temperatura più alta, rivela una struttura più ampia e avvolgente.
Il percorso prosegue con trota in saor con salsa
di kefir e salicornia, in abbinamento a La Poja Veronese
Igt 2019, e si conclude con sella di coniglio bardato con
pancetta affumicata e il suo fondo, dove il grande cru della
casa esprime tutta la sua profondità aromatica.
Prospettive di Vino: il viaggio tra vitigni e visioni
La cantina di Fumane non è solo luogo di degustazione.
Con il ciclo Prospettive di Vino diventa anche spazio di
confronto culturale, dove produttori e appassionati s’incontrano
per esplorare vitigni e territori italiani. Ogni
appuntamento è dedicato a una varietà o a una regione,
raccontata direttamente dai protagonisti del mondo del
vino. Dopo gli incontri dedicati a vitigni come Pinot Nero,
Sangiovese e Garganega, il viaggio condurrà ad aprile in
Sicilia, con focus su Nerello Mascalese e Nero d’Avola
grazie alla partecipazione di due realtà, Donnafugata e
Cantine Fina, che interpretano l’identità enologica dell’isola.
È un modo per ampliare lo sguardo e ricordare che il
vino è sempre dialogo tra luoghi, culture e visioni.
La natura come maestra e il vino raccontato
ai bambini
Altro pilastro dell’accoglienza Allegrini è Allegreen, il
progetto dedicato alla sostenibilità e alla biodiversità del
vigneto. Qui il racconto del vino s’intreccia con quello della
natura, in esperienze che portano gli ospiti direttamente tra
i filari. Tra queste spicca “Dalla vigna al piatto”, un percorso
alla scoperta delle erbe spontanee che crescono tra le vigne.
Guidati da esperti del territorio, gli ospiti imparano a riconoscerle,
a comprenderne l’uso gastronomico e a scoprire
il legame profondo tra biodiversità e cultura culinaria. La
dimensione dell’accoglienza non si ferma agli adulti. In
Allegrini il vino diventa anche occasione educativa per le
nuove generazioni. Laboratori come “Piccoli custodi delle
api” introducono i bambini al ruolo fondamentale degli
insetti impollinatori nell’equilibrio del vigneto. Accanto a
queste attività esiste anche un percorso sensoriale dedicato
ai più piccoli, pensato per far scoprire aromi, profumi e
elementi naturali attraverso il gioco. Mentre i genitori partecipano
alla degustazione, i bambini intraprendono una
loro esplorazione del territorio, imparando a riconoscere ciò
che rende unico un paesaggio viticolo della Valpolicella che
continua anche così a raccontare la sua storia.
9
Masi Wine Experience:
il vino come viaggio
Nel mondo del vino oggi, l’esperienza è sempre più
al cuore stesso del racconto nel calice. È su questa
visione che si sviluppa il progetto di un simbolo
italiano, che con la Masi Wine Experience ha costruito un
sistema articolato di luoghi e percorsi in cui il frutto della
vite si trasforma in un viaggio capace di unire paesaggi,
architetture e momenti della giornata. Al centro di questo
universo si trova Monteleone21, nuovo hub enoturistico
tra le colline della Valpolicella, ma è l’intero ecosistema a
ridefinire la portata del concetto stesso d’accoglienza.
Monteleone21, il cuore pulsante dell’esperienza
Monteleone21 non è una semplice cantina, ma un luogo
pensato per essere vissuto. Sorge su un colle panoramico,
in dialogo diretto con le vigne e con le storiche cantine di
Masi, e si distingue per un’architettura che sembra emergere
dalla terra, realizzata con pietra locale e soluzioni
sostenibili.
Qui l’esperienza si sviluppa a più livelli. Le proposte spaziano
dalla Gourmet Wine Experience, dove i vini Masi
incontrano la cucina d’autore, alla Mr. Amarone Experience,
un percorso dedicato al grande rosso della Valpolicella,
fino alle attività outdoor come wine tour in e-bike o
a cavallo, pensate per vivere il territorio in modo attivo.
È però nella dimensione gastronomica e conviviale che
Monteleone21 trova la sua cifra più contemporanea. La
Locanda Costasera interpreta una cucina cosmopolita
che fonde tradizione locale e influenze internazionali,
seguendo il principio “wine first”: ogni piatto nasce per
dialogare con il vino, amplificandone le sfumature.
Accanto, il Wine Bar – Bistrot propone un registro più
informale, tra piatti da condividere e una selezione di
cocktail a base vino che introducono una dimensione di
mixology sorprendente e attuale. Qui il calice si trasforma
in linguaggio creativo, capace di avvicinare anche nuovi
pubblici.
A completare l’esperienza, Enoteca Masi, il Wine Shop
10
con oltre 60 etichette e la Cantina Privata Boscaini, dov’è
possibile accedere ad annate rare e formati speciali, trasformando
la visita in un’occasione per portare con sé un
frammento della storia della Valpolicella.
Monteleone21 è anche spazio culturale. Nel monumentale
fruttaio prende vita “L’Anima dell’Amarone”, installazione
dell’artista Fabrizio Plessi, che trasforma il vino
in luce e movimento: un dialogo che rende l’esperienza
ancora più immersiva, proiettando il racconto del vino in
una dimensione artistica.
Dalla Valpolicella al Lago di Garda:
un ecosistema di esperienze
Attorno a Monteleone21 si sviluppa l’universo della Masi
Wine Experience, amplificando l’esperienza. Nel cuore
della Valpolicella Classica, le storiche cantine Masi offrono
percorsi di visita che accompagnano il visitatore nei
luoghi della produzione, tra fruttai e botti, svelando i segreti
dell’appassimento e della vinificazione. Qui il tempo
del vino si misura nei gesti e nei materiali, in un racconto
che unisce tradizione e precisione tecnica.
A pochi passi, la Tenuta Serego Alighieri rappresenta una
delle esperienze più evocative del sistema Masi. Proprietà
della famiglia discendente da Dante Alighieri dal 1353,
offre un’immersione nella storia attraverso visite e degustazioni
guidate e percorsi tra vigneti e giardini. Qui
l’ospitalità si estende anche alla dimensione residenziale,
con appartamenti e spazi dedicati a soggiorni immersivi,
dove il vino diventa parte della quotidianità.
Verso il Lago di Garda, Tenuta Canova offre un’esperienza
ancor più rilassata: qui, il vino incontra il respiro
del lago, tra giardini, spazi aperti e percorsi che invitano
alla scoperta lenta del territorio, anche attraverso attività
all’aria aperta e momenti di convivialità.
gesto condiviso in uno spazio sospeso tra natura e relax.
Tra le vette delle Dolomiti, il vino incontra l’alta quota al
Masi Wine Bar Al Druscié, che s’inserisce all’interno di
questo elegante contesto alpino quale punto privilegiato
d’incontro tra sport e convivialità.
Il vino in viaggio: Masi atterra all’aeroporto
di Verona
La visione della Masi Wine Experience oggi è arrivata a
estendersi fino all’ultima tappa del viaggio stesso. Con
l’apertura del Masi Wine Bar & Restaurant all’aeroporto
di Verona Valerio Catullo, il vino si traduce in spazio,
trasformando un luogo di passaggio in una nuova tappa
del racconto.
Tra gate e carte d’imbarco, il tempo dell’attesa si tramuta
in rituale, con le etichette dell’universo Masi a farsi ponte
tra destinazioni. L’Amarone, “Marco Polo del nostro
tempo”, accompagna il viaggiatore in un ultimo brindisi
all’interno di una location dove eleganza e funzionalità si
fondono, offrendo anche la possibilità di scoprire vecchie
annate servite al calice, affiancate da una proposta gastronomica
che spazia dai cicchetti veneziani a interpretazioni
contemporanee.
Tanti i volti della Masi Wine Experience, che crea una
geografia unica in cui il vino diventa filo rosso, trasformando
ogni tappa in un’esperienza multisensoriale.
Canevel e la verticalità del Prosecco Superiore
a Valdobbiadene
Il percorso delle Masi Wine Experience si muove poi in
direzione delle colline del Valdobbiadene, dove la tenuta
Canevel introduce una nuova dimensione. Qui il Prosecco
Superiore nasce tra pendii ripidi e luce diffusa, e l’esperienza
si costruisce attorno a degustazioni che raccontano
l’eleganza e la finezza del Conegliano Valdobbiadene
Docg. Le visite accompagnano il visitatore tra vigneti e
cantina, mettendo in relazione territorio, tecnica e stile.
Cortina: un calice in alta quota
Il viaggio prosegue con un nuovo cambio di scenario. A
Cortina d’Ampezzo, nel riflesso di neve e luce, il calice assume
un significato diverso: accompagna il ritorno dalle
piste, s’inserisce nei tempi lenti della montagna e diventa
11
Dalla laguna alle colline:
tra Venezia e Treviso
Tra Venezia e Treviso il paesaggio si trasforma lentamente:
l’acqua lascia spazio alla terra e alle prime geometrie
della vite. Le colline del Conegliano Valdobbiadene
emergono come un disegno leggero all’orizzonte, dove il Prosecco
Superiore si racconta nella sua massima espressione.
Venezia. Da Verona arriviamo diretti in Laguna usando l’autostrada:
poi, l’auto dimenticatela. Non poteva che essere la
città sull’acqua, unica e fulcro della Serenissima Repubblica,
la partenza della seconda tappa. Certo, per viverci, all’umidità,
agli spritz, ai cicchetti e ai turisti dovete farci l’abitudine.
Nel calice e nel piatto: Prosecco, nelle sue varie sfumature Doc
e Docg, ma anche Manzoni Bianco. Baccalà mantecato, Schie
con la polenta e le Moeche.
Dove mangiare: Caffè Florian om P.zza San Marco, Da Nane a
Pellestrina, Fritoin Taverna Tipica Veneziana a Torcello, Busa
alla Torre da Lele e Trattoria da Romano a Burano.
Dove dormire: tra grand hotel e b&b la scelta è davvero infinita.
Ma volete mettere arrivarci in barca!
Da non perdere: un Bàcaro tour, la gita in Gondola, Biennale e
Festival del Cinema, l’opera al Teatro La Fenice, una puntata al
Casinò di Venezia, la Festa del Redentore o il Carnevale.
Padova. Piccola deviazione a Padova, città di “Gran Dottori”.
Vi ci portiamo perché custodisce ben due patrimoni Unesco e
perché qui un buon Spritz non lo si nega a nessuno!
Nel calice e nel piatto: un Fior d’Arancio Docg Passito Colli
Euganei. Bigoli in Salsa e Oca in onto.
Dove mangiare: Le Calandre a Sarmeola, pausa al Caffè Pedrocchi,
per l’aperitivo tramezzino caldo e Spritz al Bar Nazionale.
Dove dormire: all’Hotel Casa del Pellegrino, a pochi passi da
Prato della Valle.
Da non perdere: la Basilica di Sant’Antonio e la Cappella degli
Scrovegni, il Giardino Storico di Valsanzibio e l’Abbazia di
Praglia a Teolo.
Vicenza. Torniamo verso est, perché qui il Palladio ha dato il
meglio di sé con la sua architettura inconfondibile. I Colli Berici
sono, inoltre, patria di vite e di vino dal carattere vulcanico.
Nel calice e nel piatto: Colli Berici per i rossi, Gambellara per i
bianchi. Sopressa e Baccalà alla Vicentina.
Dove mangiare: La Meneghina in centro a Vicenza, il due stelle
La Peca a Lonigo, l’Agriturismo La Luna nel Pozzo a Sarego.
Dove dormire: La Pria Wine Resort ad Alonte
Da non perdere: le Ville Palladiane Patrimonio Unesco e il
Teatro Olimpico.
Treviso. Infine, ecco Treviso, città raccolta ma incantevole.
A misura di essere umano, anche se in piccolo qui proprio non
manca nulla: dai musei alle piazze dove fare aperitivo o mangiare
un cicchetto.
Nel calice e nel piatto: un Conegliano Valdobbiadene Docg o
l’Asolo Prosecco Superiore Docg, i vini rossi del Montello.
Risotto al Radicchio Rosso di Treviso Igp e l’imprescindibile
Tiramisù.
Dove mangiare: Cantinetta Venegazzù per cicchetti memorabili
in centro, Locanda Da Lino a Solighetto, Osteria al Castelletto
dalla Clemi a Pedeguarda.
Dove dormire: Ville d’Arfanta a Tarzo, Casa Valdo Country
House, Municipio 1815 Boutique Hotel o Le Zitelle di Ron
Agriturismo a Valdobbiadene.
Da non perdere: Bike tour e trekking tra le Colline di
Conegliano Valdobbiadene, il Museo Gypsotheca
Antonio Canova a Possagno e la Fontana delle Tette
a Treviso (non tutti sanno che quella originale in pietra
d’Istria si trova in Piazza dei Signori).
Photo: Luca Bravo – Unsplash
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mo una soluzione più accessibile: Hotel Panda Cortina.
Da non perdere: un passaggio a La Cooperativa di Cortina,
sciare nella ski-area dove si trova la celebre Olimpia delle Tofane,
un’escursione alle Cinque Torri o al Lago di Sorapis.
Photo: Mattia Barbieri – Unsplash
Dalle vette
al mare:
da Cortina
a Trieste
Dalle vette dolomitiche all’Adriatico, la terza tappa del
nostro Giro d’Italia segue una traiettoria che unisce
verticalità alpina e orizzonte marino, tra vini, culture
e paesaggi in continua trasformazione da Cortina a Trieste.
Cortina d’Ampezzo. Il via è dalla perla delle Dolomiti.
Cortina è unica e per questo tanto ambita. Sinonimo di lusso,
una passeggiata per Corso Italia a rimirare vetrine di lusso è
d’obbligo: magari ci scappa anche un po’ di shopping.
Nel calice e nel piatto: il mood giusto è dato dalle bollicine e dai
grandi rossi, quelli veneti su tutti. Accompagnare con Casunziei
all’ampezzana, Canederli o Spätzle.
Dove mangiare: Pasticceria Lovat, per una merenda o un pranzo
veloce. SanBrite per un’esperienza stellata autentica.
Dove dormire: per andare oltre i soliti grandi nomi, vi suggeria-
Conegliano, Valdobbiadene e Vittorio Veneto.
Uno stop al cuore delle terre del Conegliano Valdobbiadene
Prosecco Superiore Docg è d’obbligo, soprattutto nell’anno
in cui si festeggiano i 150 anni della culla storica dell’enologia
italiana: la Scuola enologica di Conegliano.
Nel calice e nel piatto: Conegliano Valdobbiadene Prosecco
Superiore Docg d’obbligo, ma da scoprire sono anche i Colli
di Conegliano Docg bianco e rosso. Lo spiedo, i salumi e i
formaggi della Marca Trevigiana, dalla Sopressa a Bastardo del
Grappa, Formajo Inbriago e Morlacco.
Dove mangiare: Bar al Municipio Conegliano (se hai coraggio
suona la campana!) e Trattoria Alla Cerva a Vittorio Veneto.
Dove dormire: Hotel Relais Le Betulle Conegliano.
Da non perdere: il Castello di Conegliano e una passeggiata alla
scoperta di Serravalle, parte settentrionale di Vittorio Veneto.
Valvasone e San Daniele del Friuli. Il fiume Tagliamento
è estremamente affascinante: non ha letto, il che
significa che va un po’ dove gli pare. Lungo le sue sponde, vi
consigliamo di fare tappa a Valvasone, borgo storico di origine
medievale, e a San Daniele del Friuli, patria dell’omonimo
prosciutto dal sapore inimitabile.
Nel calice e nel piatto: le mille sfumature dei vini bianchi e rossi
del Friuli. Toc’ in braide, Frico, Montasio Dop e Prosciutto di
San Daniele.
Dove mangiare: La Casa del Prosciutto Alberti 1906 a San
Daniele del Friuli.
Dove dormire: Hotel Fossa Mala a Fiume Veneto.
Da non perdere: la rievocazione storica “Medioevo a Valvasone”,
una visita al Castello di Valvasone, alla Biblioteca
Guarneriana nella piazza centrale di San Daniele del Friuli e al
prosciuttificio artigianale La Glacere nel Borgo Sopracastello.
Trieste. La città più cosmopolita d’Italia, dove si respira il
glorioso passato asburgico nella sua spettacolare architettura.
Melting Pot culturale, incrocio di lingue, popoli e religioni con
la sua anima insieme mitteleuropea e mediterranea. È città del
vento e del mare, che vi farà innamorare al primo sguardo.
Nel calice e nel piatto: provate un bel vino del Carso. Non perdete
neanche le mille leccornie triestine: dalla Jota al Gulasch,
fino alla dolce Gubana.
Dove mangiare: all’Osteria James Joyce o allo storico Buffet
da Pepi.
Dove dormire: You.Me Design Place Hotel.
Da non perdere: una passeggiata a piedi o in bicicletta da Piazza
Unità d’Italia e il Molo Audace al Castello di Miramare.
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Serena Wines 1881:
immergersi nelle colline
del Prosecco Superiore
Nel mosaico articolato che definisce i contorni del
panorama della bollicina italiana più amata esistono
realtà che hanno saputo accompagnare l’evoluzione del
territorio mantenendo intatta la propria identità. Serena Wines
1881 è una di queste. Fondata nel 1881, l’azienda oggi nel cuore
delle colline che fanno parte del sito patrimonio Unesco del
Conegliano Valdobbiadene rappresenta uno dei nomi storici
del territorio, espressione tra le più solide del mondo Prosecco,
tanto si parli di Doc, quanto di Docg. Alla sua guida c’è Luca
Serena, quinta generazione della famiglia, che ha accompagnato
Serena Wines 1881 in una fase di crescita internazionale e
di ridefinizione strategica dell’identità di marca. Accanto alla
storica leadership nel segmento del vino in fusto — settore nel
quale è diventata un punto di riferimento per il canale Horeca
— negli ultimi anni l’azienda di Conegliano ha lavorato con
decisione sul posizionamento premium dell’imbottigliato,
investendo in riconoscibilità e valorizzazione del territorio.
Questa evoluzione ha portato Serena Wines 1881 a diventare
oggi uno dei principali produttori di Prosecco Doc e Docg,
con una produzione che supera i 30 milioni di bottiglie all’anno.
Numeri importanti che convivono con una gestione ancora
familiare e con un forte legame con il territorio di origine.
Ville d’Arfanta: tra ospitalità e racconto del territorio
Negli ultimi anni Serena Wines 1881 ha scelto di affiancare
alla dimensione produttiva un progetto di hospitality capace
di raccontare il territorio attraverso l’esperienza diretta. È in
questo contesto che nasce la tenuta Ville d’Arfanta, situata ad
Arfanta di Tarzo, nella parte nord-orientale della denominazione
Conegliano Valdobbiadene Docg. Acquistata nel 1999
dalla famiglia Serena, la proprietà si estende tra vigneti di Glera
che disegnano le colline più scenografiche del territorio. Qui
il paesaggio diventa parte integrante dell’esperienza: filari che
seguono il profilo delle colline, boschi che incorniciano le vigne
e una luce che cambia continuamente durante il giorno.
Due antiche case coloniche, restaurate nel rispetto dell’architettura
rurale veneta, accolgono oggi gli ospiti con quattro
camere arredate in stile rustico-chic. L’atmosfera è intima e
discreta, pensata per chi desidera immergersi nel variopinto
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mondo del Prosecco lontano dai ritmi della quotidianità,
immerso nella quiete dei vigneti. Ma Ville d’Arfanta non è
soltanto una destinazione di soggiorno. È un progetto pensato
per far vivere il territorio attraverso esperienze che uniscono
vino, natura e convivialità.
Degustare il paesaggio
Il cuore dell’esperienza resta naturalmente il vino. Le degustazioni
guidate permettono di esplorare alcune delle etichette
più rappresentative della produzione Serena Wines 1881,
con particolare attenzione alla linea Ville d’Arfanta. Questo
marchio nasce proprio da queste colline e rappresenta l’espressione
più identitaria del Prosecco secondo la famiglia
Serena. Un progetto enologico che interpreta il Conegliano
Valdobbiadene Docg con uno stile elegante e contemporaneo,
attraverso versioni millesimate cui si affiancano tre
tipologie di Prosecco Doc. A spiccare, in particolare, è il
Conegliano Valdobbiadene Docg Extra Brut, caratterizzato
da un perlage fine e persistente e da profumi delicati di frutta
e fiori. Al palato il vino rivela una freschezza sapida e una piacevole
tensione minerale, qualità che ne fanno un Prosecco
Superiore di grande equilibrio e personalità. Le degustazioni
diventano così un modo per comprendere il legame tra vino
e paesaggio, un percorso che parte dalla terra e arriva al calice,
raccontando oltre un secolo di tradizione familiare.
Vivere le colline del Prosecco Superiore
Accanto al vino, l’esperienza a Ville d’Arfanta si arricchisce
di attività pensate per entrare in sintonia con il territorio. Le
colline patrimonio Unesco diventano scenario naturale di
picnic tra i filari, tour in bicicletta lungo le strade panoramiche
e momenti di relax immersi nella natura. Le proposte includono
anche degustazioni tematiche che uniscono vino, rum e
cioccolato, aperitivi al tramonto tra le vigne, sessioni di yoga
all’aperto e serate dedicate all’osservazione del cielo. Un calendario
di appuntamenti che trasforma la visita in un’esperienza
capace di unire cultura del vino e contatto con il paesaggio. La
tenuta è inoltre un luogo ideale per eventi privati e aziendali,
mantenendo sempre uno stile elegante e autentico, coerente
con la filosofia della famiglia Serena. In un momento storico in
cui l’enoturismo rappresenta uno degli strumenti più efficaci
per raccontare il territorio, Ville d’Arfanta si propone dunque
come un ponte tra produzione e accoglienza: qui le bollicine
non sono soltanto un simbolo internazionale di convivialità,
ma diventano esperienza culturale e paesaggistica. Un invito a
scoprire le colline del Conegliano Valdobbiadene attraverso il
ritmo lento dei vigneti, il racconto di una famiglia e il piacere di
un calice condiviso. È forse proprio questa la sintesi più autentica
della visione di Serena Wines 1881: radici profonde nel
territorio, sguardo aperto al mondo e la capacità di trasformare
il vino in un viaggio da vivere, prima ancora che da degustare.
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Casa Valdo:
la dimensione intima
del Prosecco Superiore
Nel cuore delle colline del Valdobbiadene, dove il paesaggio
del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Docg
disegna una delle geografie vitivinicole più iconiche
d’Europa, prende forma un progetto che interpreta l’enoturismo
come esperienza totale. È qui che la famiglia Bolla, alla
guida di Valdo Spumanti, ha dato vita a Casa Valdo, un luogo
che unisce ospitalità, vino e territorio in una dimensione
profondamente intima. Questa location da sogno, infatti,
nasce dal recupero di un antico podere ottocentesco, restaurato
dopo tre anni di lavori e trasformato in una raffinata
country house immersa nei vigneti storici del Prosecco Superiore.
Un luogo che non è stato concepito come semplice
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struttura ricettiva, ma come una vera estensione della cultura
familiare, capace di accogliere l’ospite con la stessa cura di
una residenza privata.
Un rifugio tra i vigneti
Arrivare a Casa Valdo significa entrare in un paesaggio che
sembra disegnato per rallentare il tempo. I filari seguono il
ritmo ondulato delle colline patrimonio Unesco, creando
una trama visiva che accompagna lo sguardo fino all’orizzonte.
La struttura s’inserisce con naturalezza in questo
contesto. Le travi a vista, i materiali originari e l’equilibrio
tra elementi d’antiquariato e design contemporaneo restituiscono
un’atmosfera elegante ma non ostentata, in cui
ogni dettaglio racconta una storia. Gli spazi interni dialogano
continuamente con l’esterno, creando una continuità
visiva e sensoriale con il vigneto che circonda la proprietà.
Le sei camere, di cui due junior suite, sono tutte diverse
tra loro e prendono ispirazione dalle etichette più rappresentative
della cantina. Affacciate sui vigneti, offrono
un’esperienza di soggiorno pensata per il benessere e la
rigenerazione, dove il comfort si unisce a una dimensione
autentica e raccolta.
Photo: Stefano Scatà
Esperienze tra natura e territorio
A Casa Valdo, la giornata inizia con la colazione servita in una
sala luminosa affacciata sulla vigna, spesso prolungata all’esterno
nella veranda, dove il paesaggio diventa parte integrante del
risveglio. La location si propone poi come punto di partenza
privilegiato per esplorare il territorio del Prosecco Superiore.
Le attività all’aria aperta sono parte integrante dell’esperienza:
tour in bicicletta, trekking e passeggiate tra i vigneti lungo il
Cammino del Prosecco permettono di entrare in contatto
diretto con il paesaggio. La posizione strategica consente,
inoltre, di raggiungere facilmente alcune delle mete culturali
più affascinanti del Trevigiano, come Asolo, Possagno con
il Museo Gypsotheca Antonio Canova, Follina e la città di
Treviso, ampliando l’esperienza enoturistica a un vero viaggio
tra arte, storia e paesaggio. Ma il cuore del progetto resta la
relazione con il vino, che a Casa Valdo si esprime attraverso
degustazioni pensate per raccontare le etichette più prestigiose
della cantina. Nelle sale dedicate è possibile così viaggiare nel
calice alla scoperta di vini come la Cuvée del Fondatore, il Rive
San Pietro di Barbozza e il Cartizze “Viviana”, insieme a proposte
abbinate ai prodotti tipici del territorio.
La “biblioteca del Prosecco”
Uno degli elementi più distintivi di Casa Valdo è il vigneto
che circonda la struttura, denominato Vigneto Pradase.
Qui prende forma un progetto unico nel suo genere: la
cosiddetta “biblioteca del Prosecco”. Non si tratta di una
collezione di libri, ma di un patrimonio vegetale composto
da cloni antichi e autoctoni di Glera, affiancati da varietà
ormai rare come Verdiso, Bianchetta e Perera. Un vero
archivio vivente che racconta la storia e l’evoluzione della
viticoltura locale, trasformando il vigneto in uno spazio
di conoscenza e ricerca. Da questo vigneto nasce anche
il Vigna Pradase Valdobbiadene Docg Brut, un Metodo
Classico millesimato prodotto in quantità limitata, affinato
sui lieviti per almeno 24 mesi e pensato per esprimere
una lettura più complessa e identitaria del territorio.
Un luogo d’incontro
Casa Valdo non è solo un relais di campagna, ma anche
uno spazio pensato per la convivialità, dove il Prosecco
non è soltanto degustato, ma vissuto attraverso il paesaggio,
la storia e il tempo lento delle sue colline. Se gli ambienti
interni ed esterni si prestano a eventi privati, cene,
meeting e attività di team building, mantenendo sempre
un’atmosfera raccolta e autentica, il giardino che circonda
la struttura, arricchito da lavanda e specie botaniche
tipiche delle colline prealpine, completa l’esperienza sensoriale
con profumi e colori che cambiano con le stagioni,
sottolineando la ricchezza di biodiversità del territorio. Per
un’esperienza che restituisce il senso più autentico dell’enoturismo
contemporaneo: quello che trasforma un calice
in un viaggio e una casa in un luogo da ricordare.
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“Rotolando verso Sud”:
dal Collio alla Puglia
Dalle colline del Collio fino alle coste della Puglia, la
quarta tappa segue la linea dell’Adriatico attraversando
città d’arte e paesaggi incantati, in una progressione
lenta dove il vino cambia voce insieme alla luce e al territorio.
Gorizia e il Collio. Non si può passare dal Friuli-Venezia
Giulia senza fare una tappa in Collio. Territorio racchiuso tra
le Alpi Giulie e il Mar Adriatico ospita vitigni autoctoni come
la Ribolla e internazionali come Chardonnay, Sauvignon,
ma anche Merlot e Cabernet.
Nel calice e nel piatto: gli splendidi bianchi del Collio, nelle
sue pregiate sfumature. Prosciutto Cotto in Crosta spolverato
di cren.
Dove mangiare: alla Trattoria Alla Luna a Gorizia, La Tavernetta
al Castello a Capriva del Friuli, La Subida e Trattoria del
Cacciatore a Cormòns, L’Argine a Vencò a Dolegna del Collio,
Locanda alle Vigne a Cormons.
Dove dormire: Relais Russiz Superiore a Capriva del Friuli,
Borgo Gradis’ciutta a San Floriano del Collio, il Castello
di Spessa a Capriva del Friuli.
Da non perdere: passeggiare lungo il sentiero delle Vigne Alte o
un giro Giro del Collio in vespa, rigorosamente gialla.
Rimini. La Romagna è celebre per la sua vita notturna e per
le spiagge che in un attimo si trasformano in discoteche.
Ma questa regione è la n.1 anche per la sua accoglienza calorosa.
Fermatevi, ma non troppo, che questa tappa del nostro giro
d’Italia è ancora lunga.
Nel calice e nel piatto: rigorosamente Sangiovese di
Romagna. Oltre la Piadina romagnola, imprescindibili
sono Passatelli e Cappelletti.
Dove mangiare: al piadinaro di fiducia tra Rimini e Cesena.
Dove dormire: Borgo Condé Wine Resort a Fiumana,
vicino a Forlì.
Da non perdere: Italia in Miniatura è un’attrazione perfetta per
tutti, dai grandi ai piccoli.
Urbino, Jesi e Matelica. Basti pensare che le vedute delle
Marche hanno ispirato numerosi pittori e artisti nella storia per
farne percepire la bellezza. In questo territorio sembra d’immergersi
in un’altra dimensione storica. Jesi e Matelica inoltre forniscono
due interpretazioni diverse di Verdicchio: il primo quello
di mare, l’altro invece che rivendica la sua origine d’entroterra.
Nel calice e nel piatto: Bianchello del Metauro, Verdicchio dei
Castelli di Jesi e Verdicchio di Matelica, Rosso Piceno. Dal Ciauscolo
alle olive all’ascolana, dai Vincisgrassi ai celebri Maccheroncini
di Campofilone.
Dove mangiare: spostandoci verso il mare troviamo due eccellenze
assolute come ristorante Uliassi e La Madonnina del Pescatore
a Senigallia.
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Dove dormire: Tenuta Santi Giacomo e Filippo a Urbino.
Da non perdere: un giro a Urbino, città Unesco e culla del Rinascimento,
una sosta al Colle dell’Infinito a Recanati e un’immersione
nella magia di Ascoli Piceno.
Montefalco e Orvieto. Montefalco è decisamente un nome
evocativo della Docg più celebre. Patria del Sagrantino si trova
al centro della regione. Orvieto, invece, sorge sul tufo, poco
distante dal lago di Bolsena, vicina al confine con il Lazio.
Nel calice e nel piatto: Grechetto in bianco, Montefalco
Sagrantino in rosso. Torta al testo e umbrichelli al tartufo.
Dove mangiare: Coro, I Sette Consoli, Mamma Angela
Dove dormire: all’Agriturismo Poggio alle Vigne a Torgiano
all’Hotel Valle di Assisi a Santa Maria degli Angeli, Palazzo
Petrvs Boutique Hotel a Orvieto.
Da non perdere: Complesso museale di San Francesco a Trevi,
la città di Assisi poco distante, il Muvit Museo del Vino e il Moo
Museo dell’Olivo e dell’Olio a Torgiano, il Museo Studio
Moretti Caselli a Perugia.
Teramo. Tra il parco nazionale del Gran Sasso e il mare
si trova Teramo. A dominare il paesaggio sono le famose colline
teramane, che danno nome alla prima Docg della regione
Abruzzo a base Montepulciano.
Nel calice e nel piatto: i vini delle Colline Teramane Docg.
Maccheroni alla Chitarra con le pallottine e gli imprescindibili
arrosticini.
Dove mangiare: D.one Ristorante Diffuso a Montepagano.
Dove dormire: La Casina Margherita a Canzano.
Da non perdere: una vista al centro storico di Teramo e alla
Costa dei Trabocchi.
Photo: Christina Zhang, Vincenzo De Simone AG, TS, Valerio Giannattasio – Unsplash
Brindisi. Se Brindisi la raggiungi dal mare ti fa subito pensare a
una cittadina di pescatori. Bianca, dai palazzi mai troppo alti, con
il lungomare costellato dalle palme. Qui tutto – il pesce, il vino,
l’olio, le verdure – hanno un sapore diverso. Merita una fermata.
Nel calice e nel piatto: Susumaniello e Verdeca Riso, patate e
cozze, Brasciole, Fave e cicoria.
Dove mangiare: Numero Primo Vinoteca a Brindisi.
Dove dormire: Grande Albergo Internazionale sul mare di Brindisi.
Da non perdere: Brindisi di notte e il suo Duomo, cattedrale
dedicata a San Giovanni Battista.
Manduria. Ci spostiamo per risalire verso Taranto, non prima
però di aver fatto tappa a Manduria. Patria del Primitivo, la città
salentina gode dell’influenza del Mar Ionio. In poco tempo su
raggiunge il mare, cristallino. Un vero paradiso terrestre.
Nel calice e nel piatto: Primitivo di Manduria, ça va sans dire.
Imperdibili le Orecchiette con le cime di rapa.
Dove mangiare: ristorante Al Castello a Manduria.
Dove dormire: rigorosamente in una tipica masseria della zona,
come il wine resort Masseria Le Fabriche.
Da non perdere: le spiagge bianche, il Parco Archeologico delle
Mura Messapiche e il centro storico.
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Marco Felluga
e Russiz Superiore:
vivere il Collio
Nel mondo del vino ci sono territori che si scoprono
lentamente, attraverso i profili delle colline, la trama
dei vigneti e le storie delle famiglie che li hanno
custoditi nel tempo. Il Collio è uno di questi luoghi. Un
paesaggio di confine, sospeso tra Italia e Mitteleuropa,
dove l’enoturismo diventa un modo privilegiato per
comprendere l’anima di un territorio. Qui prende forma
la visione di Ilaria Felluga, sesta generazione di viticoltori
alla guida delle cantine Marco Felluga e Russiz Superiore.
Una storia di famiglia che affonda le radici oltre 150 anni
fa in Istria e che nel tempo ha trovato nel Collio la sua
casa, interpretando questo territorio con uno stile capace
di unire eleganza, struttura e profondità minerale.
Viaggio tra vigne, storia e identità
La sede della cantina Marco Felluga si trova a Gradisca
d’Isonzo, cittadella fortificata voluta dalla Serenissima Repubblica
di Venezia. Non è un caso che il simbolo dell’azienda
sia il Leone di San Marco: un richiamo alla storia di
questa terra di passaggio e di incontri culturali.
A pochi chilometri di distanza, nel cuore delle colline del
Collio, si estende la tenuta Russiz Superiore, uno dei cru
più prestigiosi della zona. Qui il simbolo è l’aquila bicipite
dei Principi Torre e Tasso, famiglia che nei secoli ha
lasciato un segno profondo nella storia del territorio. È in
questo paesaggio di vigneti ondulati e boschi che prende
forma l’esperienza enoturistica della cantina, pensata per
accompagnare gli ospiti alla scoperta del Collio attraverso
i suoi vini e la sua storia.
Il racconto del Collio in cantina
La visita alla tenuta Russiz Superiore inizia nel piazzale della
cantina, punto di partenza di un percorso che si snoda tra i
vigneti della proprietà. Camminare tra questi filari significa
entrare nella geografia del Collio, dove il clima temperato e i
terreni ricchi di marne e arenarie contribuiscono a creare vini
di grande finezza aromatica. Il percorso prosegue all’interno
della storica Barricaia degli Orzoni, spazio dedicato all’affinamento
dei vini rossi, con la visita che poi culmina nella
degustazione guidata, nell’apposita saletta, momento in cui
il racconto si traduce nel linguaggio più diretto del vino. Gli
assaggi permettono di comprendere il carattere delle etichette
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Marco Felluga e Russiz Superiore, mentre il dialogo con chi
conduce la degustazione aiuta a cogliere il legame tra vitigno,
suolo e stile produttivo. Su richiesta, l’esperienza può essere
accompagnata da una selezione di salumi e formaggi del territorio,
che amplificano il racconto gastronomico del Friuli.
Photo: Tiziano Biagi
Tre modi per scoprire il Collio nel calice
Le esperienze di visita sono pensate come tre livelli di approfondimento,
ciascuno con un diverso grado di immersione nel
mondo del Collio.
“Sfumature di Collio” rappresenta il primo passo, un percorso
introduttivo che permette di avvicinarsi allo stile delle due
tenute attraverso la degustazione di tre vini. È un assaggio
iniziale della personalità del territorio, ideale per coglierne le
caratteristiche più immediate.
Con “Armonie del Collio” il viaggio si fa più articolato. La
degustazione comprende quattro vini, tra cui una Riserva,
offrendo una lettura più ampia delle sfumature stilistiche delle
due aziende e introducendo il tema dell’evoluzione nel tempo,
elemento fondamentale per comprendere la longevità dei
grandi vini del Collio.
L’esperienza più completa è “L’Eccellenza del Collio”, che propone
cinque vini in degustazione, tra cui due Riserve. Qui il
racconto si concentra sulle etichette più rappresentative e sulla
complessità che il tempo può regalare ai vini di queste colline.
Dormire tra i vigneti nel cuore del Friuli
L’esperienza enoturistica trova il suo naturale prolungamento
nel Relais Russiz Superiore, situato in un antico borgo medievale
immerso nei vigneti. Le sette camere, dedicate ai vini più
rappresentativi delle due tenute, si affacciano sulle colline del
Collio e offrono agli ospiti un soggiorno scandito dai ritmi
della natura. Da qui è possibile esplorare i sentieri tra i filari
a piedi, in bicicletta o a cavallo, oppure partire alla scoperta
delle città vicine come Gorizia, Cividale del Friuli, Trieste
e Udine. Per chi ama le due ruote, il Collio si può scoprire
anche noleggiando biciclette, e-bike o le iconiche Vespe gialle
della tenuta, trasformando la visita in un viaggio lento tra
vigneti, borghi e panorami che cambiano a ogni curva.
Un calendario da vivere
Nel cuore di questo paesaggio, l’esperienza si arricchisce
lungo tutto l’anno attraverso un calendario che trasforma
la tenuta in un luogo di incontro tra vino, creatività
e convivialità.
Il 25 aprile segna l’inizio degli appuntamenti con “Colori
Divini”, esperienza che unisce arte e degustazione in un
percorso immersivo tra i filari, destinato a tornare anche
in autunno, il 17 ottobre, quando il paesaggio si accende di
tonalità più calde e avvolgenti.
Durante l’estate, il racconto si fa contemporaneo con gli
aperitivi al tramonto accompagnati da DJ set: momenti
informali in cui il vino dialoga con la musica e la luce dorata
del Collio, creando un’atmosfera che unisce convivialità
e paesaggio. Il cuore della stagione è la Russiz Superiore
Night, in programma il 26 giugno. Una cena itinerante tra
i vigneti, in cui il percorso enogastronomico si snoda tra le
etichette delle due tenute e le eccellenze del territorio, per
poi concludersi nei giardini con atmosfere lounge e musica.
A chiudere il calendario, “Ribolla, DJ e Castagne” restituisce
il volto più autunnale del Collio: un gesto semplice,
quello di abbinare le castagne alla Ribolla Gialla, che si
trasforma in un momento di condivisione, tra profumi
stagionali e quiete dei vigneti.
Così, in questo angolo di Friuli il vino diventa il filo conduttore
di un’esperienza più ampia da vivere al ritmo delle
stagioni ben oltre il calice.
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Masseria Surani:
l'anima mediterranea di
Tommasi Family Estates
Nel mosaico di territori che compongono il progetto
Tommasi Family Estates, ogni tenuta racconta un
volto diverso dell’Italia del vino. Dalla Valpolicella
a Montalcino, fino alle pendici dell’Etna, la famiglia Tommasi
ha costruito negli anni un percorso che attraversa
alcuni dei terroir più vocati del Paese. In questo racconto
d’identità territoriali, la Puglia rappresenta l’anima mediterranea
del progetto, incarnata dalla tenuta Masseria
Surani, situata nel cuore del Salento, nella denominazione
Primitivo di Manduria. Qui il paesaggio si apre tra vigneti,
uliveti e macchia mediterranea, in una terra dove la viticoltura
affonda le proprie radici fino ai tempi della Magna
Grecia. I suoli calcarei e argillosi, ricchi di
ferro e caratterizzati da una tipica colorazione
rosso ocra, insieme al clima caldo mitigato
dalle brezze del Mar Ionio, creano le
condizioni ideali per una viticoltura capace
di esprimere vini intensi ma equilibrati,
profondamente legati al territorio.
Un progetto che racconta il
Mediterraneo del vino
Masseria Surani nasce con un obiettivo
preciso: valorizzare il potenziale
dei vitigni autoctoni pugliesi attraverso
una visione contemporanea
della viticoltura mediterranea. La
proprietà si estende per oltre 108
ettari vicino alla costa ionica e
coltiva principalmente Primitivo e
Negroamaro, affiancati da varietà
come Fiano e Cabernet Sauvignon. Il
lavoro in vigneto segue una gestione
agronomica attenta alla biodiversità
e al rispetto delle risorse naturali.
L’obiettivo stilistico in cantina poi è
chiaro: produrre Primitivo eleganti e
22
dalle vestigia della Magna Grecia a Taranto alle architetture
barocche di Lecce, fino ai paesaggi della Valle d’Itria
e alle spiagge del Salento.
bilanciati, capaci di esprimere freschezza e bevibilità
evitando eccessi di maturazione. Un approccio che
riflette la filosofia produttiva seguita dall’enologo e
direttore tecnico Giancarlo Tommasi, impegnato
a preservare l’identità di ogni parcella e varietà.
Negli ultimi anni il progetto ha conosciuto una
fase di ulteriore sviluppo grazie alla collaborazione
con la famiglia Quarta, che ha affidato alla famiglia
Tommasi la gestione di altre due realtà del territorio:
Tenuta Eméra a Lizzano e Cantina Moros a Guagnano.
Nasce così un percorso articolato su tre luoghi
complementari, pensato per raccontare la ricchezza e
la diversità del Salento attraverso il vino.
Masseria Surani: enoturismo tra vigneti
a Tenuta Eméra a Lizzano
Visitare Masseria Surani significa entrare in contatto
con il lato più luminoso del Mediterraneo. Il progetto
enoturistico della tenuta è pensato per accompagnare i
visitatori alla scoperta della Puglia del vino attraverso
esperienze che uniscono paesaggio, cultura e tradizioni
gastronomiche. A pochi chilometri dal Mar Ionio si
trova la Tenuta Eméra, una grande masseria circondata
da vigneti di Primitivo. Il nome richiama Hemera, la dea
greca della luce del giorno, evocando la dimensione mediterranea
di questa terra dove il sole e il mare modellano
il paesaggio e la viticoltura. La cantina, progettata con
grande attenzione alla sostenibilità, è ipogea e coperta da
un tetto giardino che permette di raccogliere e depurare
naturalmente l’acqua piovana attraverso un sistema di
fitodepurazione con papiri. Un percorso tra orti, erbe
aromatiche e vigneti ad alberello accompagna gli ospiti
verso la masseria storica restaurata nel rispetto delle architetture
tradizionali. Gli spazi interni, tra cui l’antica stalla
trasformata in sala degustazione, creano un’atmosfera
raccolta e autentica, perfetta per accogliere appassionati
e viaggiatori. Grazie alla sua posizione strategica, Eméra
diventa anche punto di partenza per esplorare il territorio:
Moros: vino e arte nel cuore del Salice Salentino
A Guagnano, nella denominazione Salice Salentino,
la Cantina Moros rappresenta invece
l’espressione più sperimentale del progetto. Ricavata
dal restauro di un opificio degli anni Cinquanta,
questa piccola cantina boutique produce
un solo vino dedicato al Salice Salentino ed è al
tempo stesso uno spazio di dialogo tra vino, arte
e architettura. Tra le botti e gli spazi produttivi
trovano posto opere d’arte contemporanea,
tra cui il murale “Germinazioni3” di Ercole
Pignatelli, mentre la bottaia ipogea
ospita il Museo del Simposio dedicato
alla storia del vino. Mostre, installazioni
e performance artistiche arricchiscono la
programmazione culturale della cantina,
trasformando la visita in un’esperienza
che va oltre la degustazione.
Degustare il Salento
Le esperienze di visita proposte dalle
tenute Surani permettono di
esplorare i grandi vitigni del
territorio attraverso degustazioni
guidate che raccontano
il carattere del Mediterraneo
nel calice. Percorsi come
Eméra Racconta conducono gli ospiti alla
scoperta dei vini della tenuta accompagnati
da prodotti tipici locali, mentre Calici
di Salento offre una lettura più ampia
della viticoltura del territorio attraverso
Primitivo, Negroamaro e Salice Salentino.
Per chi desidera un’esperienza più
intima, la Moros Experience permette
di approfondire il carattere del Salice
Salentino Riserva direttamente nella
cantina boutique di Guagnano. Tra
masserie restaurate, vigneti affacciati sul
mare e piccoli borghi ricchi di memoria,
l’enoturismo diventa così un viaggio alla
scoperta del Salento più autentico. Per
un’esperienza che restituisce il senso più
profondo della filosofia Tommasi: raccontare
i grandi terroir italiani attraverso
il vino, ma soprattutto attraverso i luoghi
e le persone che li rendono unici.
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Dalla punta
dello Stivale
alle Isole
Dalla Calabria alle isole sospese tra mare e vento di
Sicilia e Sardegna, passando per la Costiera Amalfitana,
la quinta tappa profuma di sale e di terra
calda, prendendo forma tra vulcani e rocce, coste scoscese
e paesaggi dove il vino segue il sole lungo il Mediterraneo e
ogni calice trattiene un frammento di ciascun approdo.
Sibari e Crotone. La costa è quella ionica, arrivate dal
Parco Nazionale del Pollino, quello condiviso con la Basilicata.
Lo scenario che vi si prospetta è di quelli che non ci si
aspetta, perché la Calabria, oltre che di costa e mare è fatta
anche di montagna. Crotone è inoltre la culla del Cirò.
Nel calice e nel piatto: Cirò rosso, rosato e bianco. Anche
nella versione Classico Docg, novità 2025 per la denominazione.
Assiaggiate la Fileja con ragù e la Pasta ca’ Muddica.
Dove mangiare: RistorAnto’s ai Laghi di Sibari.
Dove dormire: Sibari Green Resort a Bruscata Grande.
Da non perdere: Cirò Marina, il Parco Archeologico di Crotone
e Sibari e Vinitaly and the City Sibari durante l’estate.
Lamezia Terme e Tropea. Spostiamoci nella provincia
di Catanzaro e sulla costa tirrenica, conosciuto come la
Riviera dei Tramonti. Lamezia Terme è famosa per l’aeroporto
ma è anche sede di molte attrazioni, tra cui le Terme
di Caronte. Tropea è l’immagine canonica della vacanza al
mare al sud Italia: l’acqua, qui, lascia senza fiato.
Nel calice e nel piatto: Greco e Mantonico. Da provare sono
la Fileja alla tropeana e il famoso tartufo di Pizzo.
Dove mangiare: fermatevi in qualche ristorante vista mare,
assicurandovi che ci sia in menù la cipolla di Tropea Igp.
Dove dormire: la scelta è davvero infinita in zona, tra B&B,
case vacanze e villaggi turistici.
Da non perdere: il Santuario di Santa Maria dell’Isola e le
grotte del Palombaro, dello scoglio di San Leonardo e dello
Scheletro (o Azzurra), lungo la Costa degli Dei, a poca
distanza da Tropea.
Reggio Calabria. D’Annunzio lo chiamò il chilometro più
lungo d’Italia: è il lungo mare di Reggio Calabria. Che tu stia digerendo
o mangiando un gelato, almeno “una vasca” è d’obbligo.
Nel calice e nel piatto: gli Igt Costa Viola e Locride. Provate Pesce
stocco alla ghiotta, Pesce spada alla reggina e Frittole di maiale.
Dove mangiare: La Cucciarda a Taurianova e La Cantina del
Macellaio a Reggio Calabria. Per una pausa: Gelato Cesare 1918.
Dove dormire: l’Hotel Continental per un’esperienza di lusso o
uno dei mille B&B sul lungomare.
Da non perdere: i Bronzi di Riace al Museo Archeologico Nazionale
di Reggio Calabria, il curioso Museo del Bergamotto, il
Duomo di Reggio Calabria e un gelato alla Crema Reggina.
Catania ed Etna. Catania, la città delle pietre nere, è sorvegliata
da ‘A Muntagna, il vulcano attivo più alto di Europa. Parliamo
dell’Etna con i suoi 3.400 metri (variabili) s.l.m., territorio
fertile oltre che un simbolo inconfondibile della Sicilia. E badate
bene a una cosa fondamentale: ‘A Muntagna è femmina.
Nel calice e nel piatto: ovviamente Etna Rosso, Bianco e Spumante.
Immancabili sono Arancino al Ragù, Pasta alla Norma e, tra i
dolci, Granita con Brioche col Tuppo e Minne di Sant’Agata.
Dove mangiare: fate tappa a una vera istituzione come la Pasticceria
Savia.
Dove dormire: La Dolce Vita e Umberto House a Catania, da
Palmento Costanzo fra i vigneti alle pendici dell’Etna.
Da non perdere: fare trekking sulla Montagna, la visita al centro
storico e alla Piazza del Duomo di Catania.
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Photo: Tom Podmore, Samir Kharrat, Nemanja Peric – Unsplash
Palermo e Marsala.
Tra Palermo e Marsala si viaggia per capire la Sicilia più autentica:
quella delle contaminazioni culturali, dei mercati vivi e di
un vino — il Marsala — che qui è identità storica.
Nel calice e nel piatto: Grillo e Catarratto Lucido, oltre che il
Marsala in tutte le sue eleganti sfumature. Imperdibile è lo
street food in chiave siciliana: Panelle e Crocchè, Arancina
(al femminile), Sfincione e Pani ca’ meusa. Da provare:
Pasta con le sarde, Busiate con il pesto alla trapanese e
Panino con lo sgombro.
Dove mangiare: Panineria Friggitoria Chiluzzo e Osteria Ballarò
a Palermo e Trattoria Garibaldi a Marsala.
Dove dormire: Hotel NH Palermo, fronte porto, o l’incantevole
Baglio Oneto dei Principi di San Lorenzo a Marsala.
Da non perdere: una visita guidata del centro storico di Palermo,
all’Orto Botanico, a Palazzo dei Normanni e alla Cappella Palatina,
nel mezzo l’assaggio di un Cannolo Siciliano e un passaggio
al Mercato di Ballarò. A Marsala, il museo e Isola di Mozia.
Pantelleria. Un’entità a parte, quasi un non senso vivente: dovrebbe
essere deserto e invece quest’isola è verde e vitale. Patria
dei capperi e dello zibibbo, crocevia di popoli e melting pot di
culture: fate attenzione, ve ne innamorerete perdutamente!
Nel calice e nel piatto: Pantelleria Bianco. Immancabili l’Insalata
e il Couscous panteschi.
Dove mangiare: Il Gelato di Ulisse in frazione Scauri.
Dove dormire: Abraxas Vigne di Pantelleria a Tenuta Bukkuram.
Da non perdere: il Lago di Venere e una visita guidata al Parco
Archeologico dei Sesi a Mursia.
Costiera Amalfitana ed entroterra. Iconica è dir poco,
con le sue strade a strapiombo sul mare e le vigne che crescono
nella roccia. Consigliamo di andarci tra fine estate e inizio
autunno: non solo per scongiurare la calca dei turisti, ma anche
per ammirare l’impresa eroica della vendemmia.
Nel calice e nel piatto: Costa d’Amalfi e Falanghina del Sannio.
Spaghetti alla Colatura, Scialatiello all’Amalfitana, Spaghetti alla
Nerano e Alici “Mbuttunate”.
Dove mangiare: Hostaria Baccofurore a Furore, Putea Santi
Quaranta a Cava de’ Tirreni, La Locanda del Borgo presso
l’Aquapetra resort e spa a Telese.
Dove dormire: Lloyd’s Baia Hotel a Vietri sul Mare, le Cantine
Iannella 1920 ai piedi del Taburno.
Da non perdere: il più romantico dei tour in barca a Capri.
Cagliari e Sulcis-Iglesiente. Due sono le isole principali
del Bel Paese: incredibile come possano essere così diverse Sicilia
e Sardegna. Il capoluogo di regione sardo si affaccia sul mare
e non teme le salite: a Cagliari vi mantenete in forma a forza di
“sali e scendi”. Ma la sua bellezza vi farà dimenticare la fatica.
Proprio come nel caso del Sulcis-Iglesiante, territorio interessato
dallo splendido Cammino Minerario di Santa Barbara.
Nel calice e nel piatto: Le Doc Nuragus e Nasco di Cagliari, il
Carignano del Sulcis. Perdetevi in nei Malloreddus alla Campidanese,
in uno Spaghetto con la Bottarga o nei Culurgiones.
Dove mangiare: Josto a Cagliari.
Dove dormire: nel cuore di Cagliari nei favolosi Hotel Regina
Margherita e Palazzo Tirso MGallery.
Da non perdere: il monumentale Bastione Saint Remy a
Cagliari, l’Isola di Sant’Antioco, dove potrete trovare ancora
viti franche.
Olbia e la Gallura. Per Olbia ci spostiamo a nord-est,
nella sub-regione della Gallura. La costa qui è particolarmente
frastagliata, una vera sfida per skipper e marinai. Non a caso si
trovano svariati relitti in profondità. La Gallura dà i natali anche
all’unica Docg sarda.
Nel calice e nel piatto: il bianco Vermentino di Gallura. Ordinate
Zuppa Gallurese, Li Chiusoni e Fregula con cozze e arselle.
Imperdibile la Bottarga di Muggine servita a fettine sottili con i
carciofi sardi o grattugiata sugli spaghetti con scorza di limone.
Dove mangiare: Essenza Bistrot o Locanda Rudalza.
Dove dormire: il Resort Tenuta Pilastru ad Arzachena e Casa
Villamarina a Tenuta Sella&Mosca per soggiorni in pieno relax.
Da non perdere: il Museo Archeologico di Olbia e la Basilica di
San Simplicio, la Costa Smeralda.
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Da Montalcino a Barolo:
la volata finale
Montalcino. Il Brunello e Montalcino sono oggi noti in
tutto il mondo. Se i vini prodotti qui sono di grande prestigio,
il territorio si è adeguato di conseguenza fornendo servizi per
gli enoturisti di sempre più alta qualità. Ma Montalcino conserva
anche un lato selvaggio, tutto da esplorare.
Nel calice e nel piatto: il Brunello di Montalcino è un must, ma
non dimenticate il Rosso. Accompagnate con Pinci alle Briciole
e per secondo il Cinghiale, in ogni declinazione.
Dove mangiare: Vineria Le Potazzine e l’iconico Alle Logge di
Piazza in centro. Ma per un’esperienza unica, non perdete La
Sala dei Grappoli all’interno del maestoso Castello Banfi.
Dove dormire: Casanova di Neri Relais, Hotel Il Borgo o
Podere Collupino a Castello Banfi o Borgo Canalicchio Di
Sopra Relais.
Da non perdere: una visita all’Enoteca la Fortezza a Montalcino
e a Vineria Aperta Montalcino a Castelnuovo Dell’Abate.
Dalla carne e dal Sangiovese, al sale e ai terrazzamenti,
fino al tartufo e ai grandi rossi: la tappa finale del
nostro Giro d’Italia racconta tre territori e altrettanti
caratteri: si parte dai cipressi e la polvere bianca della Toscana,
si sfiora il mare aggrappato alla roccia con la verticalità della
Liguria, si arriva tra le geometrie ordinate delle colline del
Piemonte. Per un itinerario che cambia tono a ogni calice.
Siena, Firenze e le terre del Gallo Nero. La storia del
vino italiano si è fatta soprattutto qui, tra le province di Siena
e Firenze, patria del Sangiovese, dell’olio toscano e “della
ciccia”. Le colline chiantigiane sono un’esperienza mistica,
soprattutto al tramonto: preparatevi. Firenze non ha bisogno
di presentazioni, ma comunque una dritta su dove mangiare
ve la diamo lo stesso. Siena è un borgo incantevole, famoso
per il Palio e la Gran Fondo Strade Bianche. Sempre in zona si
tiene un’altra manifestazione ciclistica degna di nota: L’Eroica,
manifestazione cicloturistica d’epoca.
Nel calice e nel piatto: Chianti Classico, Gran Selezione o Riserva.
Una Fiorentina è d’obbligo.
Dove mangiare: Solociccia o Officina Cecchini a Panzano
in Chianti, il Bistrò di Antica Macelleria Falorni a Greve in
Chianti, il Ristorante Trattoria Da Burde a Firenze.
Dove dormire: Villa Tenuta Casenuove e Agriturismo Podere
Lupinati a Panzano in Chianti, Castello di Meleto a Gaiole in
Chianti, Borgo San Felice Resort a Castelnuovo Berardenga e
Castello di Albola a Radda in Chianti.
Da non perdere: perdetevi nell’incanto di Siena e Firenze.
Isola d’Elba. Isola a poche miglia dalla Costa Toscana ha
una forte identità che la contraddistingue. Mantiene un animo
selvaggio, da sempre ospita la vite e grazie al clima mediterraneo
i prodotti che ne derivano sono pefettamente identitari.
Nel calice e nel piatto: Aleatico dell’Elba, in versione passita ma
anche rosata e spumante rosé. Provate sia il Cacciucco, sia il
Polpo all’Elbana.
Dove mangiare: Il Polpaio, street food a Portoferraio, Ristoran-
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Photo: Rich Martello, Antonio Ristallo, Giuseppe Mondi, Sung-Jin-Cho – Unsplash
te Cutty Sark a Porto Azzurro.
Dove dormire: Tenuta delle Ripalte Resort in località Ripe
Alte a Capoliveri.
Da non perdere: trekking attorno all’isola, una visita a Portoferraio,
la Sagra del Totano di Capraia.
La Spezia, Cinque Terre, Bonassola. Il viaggio prosegue
verso nord e una sosta obbligatoria è in Liguria. Abbiamo
scelto La Spezia, la prima località che s’incontra arrivando
dalla Toscana e città navale da sempre. Proseguendo si giunge
alle Cinque Terre, territorio tanto unico quanto fragile:
viticoltura eroica sopra ogni immaginazione, antichi villaggi
di pescatori e testimonianze storiche risalenti al paleolitico.
Infine, Bonassola, borgo che recentemente ha visto la riscoperta
di un antico vitigno quasi estinto ma dal carattere contemporaneo:
il Ruzzese.
Nel calice e nel piatto: Vermentino, Albarola, Ruzzese e Pigato.
Trofie (o Trenette) al Pesto, Farinata di ceci e Focaccia ligure.
Dove mangiare: Cappun Magru a Manarola, Ostaia Ca’ Lunae
a Castelnuovo Magra.
Dove dormire: Cà du Ferrà Farm & Relax a Bonassola.
Da non perdere: il trekking sul Sentiero Azzurro delle Cinque
Terre, la visita al Museo Tecnico Navale della Spezia.
Gavi. Comune dell’Alto Monferrato è un territorio fortemente
vitato: qui a dominare è l’uva Cortese. Gavi subisce
l’influenza della Liguria e in qualche modo risente anche della
vicinanza del mare. Ideale per ritrovare pace, serenità e dedicarsi
con gusto alla tavola.
Nel calice e nel piatto: Gavi, anche in versione spumante. I
Ravioli di Gavi al “tocco”.
Dove mangiare: Ristorante La Gallina a Villa Sparina e Ristorante
Cantine del Gavi.
Dove dormire: Villa La Bollina a Serravalle Scrivia.
Da non perdere: la visita al Forte di Gavi, al Santuario di Nostra
Signora della Guardia e al Monastero di San Remigio.
Asti. Conosciuta come la città delle cento torri medievali, in
realtà ha elementi romani come rinascimentali. Un vero tuffo
nella storia, accanto a una cultura enologica che ha scritto la
storia del vino in Italia. Qui sono nati i primi spumanti tricolori
grazie alla vicinanza della Francia. Oggi l’Alta Langa e
Asti Spumante Docg si propongono tra i Metodo Classico di
riferimento del Bel Paese.
Nel calice e nel piatto: le bollicine Asti Docg e Alta Langa
Docg, ma anche le tante sfumature dei vini del Monferrato,
Barbera in primis. Da provare il Fritto misto e Bollito misto
alla piemontese, la Bagna Cauda e gli Agnolotti Gobbi di Asti.
Dove mangiare: Ristorante San Marco Canelli e Casa Crippa
a Canelli.
Dove dormire: Tenuta Santa Caterina a Grazzano Badoglio.
Da non perdere: una visita alle Cattedrali sotterranee di Canelli,
l’appuntamento con la Douja d’Or.
Langhe. Patrimonio Unesco e territorio di eccellenze in
bottiglia, a iniziare dal vino dei Re e Re dei vini, il Barolo. Poi
le nocciole e anche il tartufo bianco. Qui sorgono numerosi
resort di lusso dove poter trascorrere una vacanza all’insegna
del massimo relax e di una proposta gastronomica da sogno.
Nel calice e nel piatto: Barolo e Barbaresco, ma senza dimenticare
gli ottimi Langhe Nebbiolo. A tavola, dalla Carne Cruda
all’Albese al Vitello Tonnato, i Tajarin al Tartufo Bianco e gli
Agnolotti del Plin fino al dolce finale con il Bonet.
Dove mangiare: Ristorante Il Centro di Priocca, La Foresteria
delle Antiche Cantine dei Marchesi di Barolo, Belsit in Langa
a La Morra e il Ristorante Fre presso Réva Resort, Trattoria
Antica Torre a Barbaresco, La Piola e Piazza Duomo ad Alba.
Dove dormire: Casa di Langa a Cerretto Langhe, gli Hotel del
Villaggio Narrante a Serralunga d’Alba, la Foresteria dell’Azienda
Agricola Abrigo Orlando a Treiso.
Da non perdere: il periodo del tartufo bianco d’Alba, un giro
per cantine tra Barolo e Barbaresco, la visita alla Cappella del
Barolo con sosta per un calice sulla terrazza che si affaccia sui
vigneti a Le Brunate a La Morra.
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