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DIESEL OF THE YEAR 6. AGCO POWER CORE80: In diretta da Linnavuori HI-TECH 10. REHLKO E L’ISO 140001 OMR: Appello all’Europa Deutz: Bilancio 2025 Federtec: Giornata Economica AUTOMOTIVE 12. Omoda-Jaecoo: Gli ibridi, come li fanno loro... EVENTI 14. SamoTer B2Press: Attenzione alla prevenzione 20. Develon: È diventata “full liner” 24.John Deere Conexpo: Al Conexpo con il 5 e il 7,5 FOCUS 28.Socoges: È la stagione del raccolto CONFRONTO 30. 3,4-3,9 litri industriali: Cat e Perkins a 129 kW ECOSISTEMI 36.Landi Technologies: Paladina del biometano 40.ZF: TraXon 2 Hybrid

DIESEL OF THE YEAR
6. AGCO POWER CORE80:
In diretta da Linnavuori
HI-TECH
10. REHLKO E L’ISO 140001
OMR: Appello all’Europa
Deutz: Bilancio 2025
Federtec: Giornata Economica
AUTOMOTIVE
12. Omoda-Jaecoo:
Gli ibridi, come li fanno loro...
EVENTI
14. SamoTer B2Press:
Attenzione alla prevenzione
20. Develon:
È diventata “full liner”
24.John Deere Conexpo:
Al Conexpo con il 5 e il 7,5
FOCUS
28.Socoges:
È la stagione del raccolto
CONFRONTO
30. 3,4-3,9 litri industriali:
Cat e Perkins a 129 kW
ECOSISTEMI
36.Landi Technologies:
Paladina del biometano
40.ZF:
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IL SONDAGGIO

DEL MESE

Anche l’efficienza degli

endotermici è ormai patrimonio

esclusivo cinese?

Rispondi su

powertrainweb.it

Il sondaggio non ha valore statistico. Le rilevazioni

non sono basate su un campione scientifico

LE RISPOSTE DI

MARZO-APRILE

I Cinesi hanno messo piede

nel movimento terra europeo.

Quando ci avranno messo pure

l’altro, confermeranno i motoristi

occidentali (o si affideranno ai

connazionali)?

50%

50%

no

DIESEL OF THE YEAR

6. AGCO POWER CORE80:

In diretta da Linnavuori

HI-TECH

10. REHLKO E L’ISO 140001

OMR: Appello all’Europa

Deutz: Bilancio 2025

Federtec: Giornata Economica

AUTOMOTIVE

12. Omoda-Jaecoo:

Gli ibridi, come li fanno loro...

EVENTI

14. SamoTer B2Press:

Attenzione alla prevenzione

20. Develon:

È diventata “full liner”

24. John Deere Conexpo:

Al Conexpo con il 5 e il 7,5

FOCUS

28. Socoges:

È la stagione del raccolto

CONFRONTO

30. 3,4-3,9 litri industriali:

Cat e Perkins a 129 kW

ECOSISTEMI

36. Landi Technologies:

Paladina del biometano

40. ZF:

TraXon 2 Hybrid

RUBRICHE

4. Editoriale 44. Vado e Torno

Network 50. Oem&motori:

Wacker Neuson e Rehlko

SOMMARIO

3



ATTENZIONE: IBRIDI IN STRADA

Powertrain

INTERNATIONAL

EDITORIALE

I

bridazione: “Procedimento con cui si

forma una molecola di acido nucleico

a doppio filamento da molecole a

singolo filamento di diversa origine”

(Treccani). La molecola, lo averete

capito, è il gruppo propulsivo, non più il

monolitico blocco motore diesel, ma poco

cambia, dal momento che deve svolgere

la medesima funzione. Il doppio filamento

è costituito dall’endotermico e dal pacco

batterie. Anche nel settore automobilistico

è la tendenza emergente, con il ciclo Otto

sul ciclo Diesel. Avevamo chiarito a metà

dell’anno scorso l’equivoco sulla presunta

monopolizzazione elettrica dei cofani

cinesi: oltre la metà degli affiliati alla setta

NEV (New Energy Vehicles) rispondono

a criteri del “termo-elettrico”, anche il

tanto vituperato plug-in. La stessa Toyota

ha benedetto il restyling della RAV4 in

versione ibrida plug-in. Su questo numero

si insiste con l’avanzata nell’automotive.

Chery è in rampa di lancio sul mercato

europeo e ha recentemente presentato

un motore a quattro cilindri, da 1,5

litri, iniezione diretta di benzina a ciclo

“deep” Miller che raggiunge un’efficienza

termica del 48%. Come dire, “noi cinesi

non ci accontentiamo di attingere a

piene mani alla tecnologia elettrica, dove

padroneggiamo le celle delle batterie.

Addirittura, rilanciamo nel terreno dei

parametri termodinamici e dell’efficienza

dell’endotermico”... Un po’ quello che

ha fatto Weichai con quel 53.09% di

efficienza applicata al diesel, circa due

anni or sono. ZF ha risposto giocando

l’asso di briscola addirittura per il camion:

La TraXon 2 Hybrid aggiunge alla

trasmissione per veicoli pesanti TraXon

un modulo ibrido che ha il suo fulcro nel

motore elettrico, in grado di garantire

225 chilowatt di potenza di picco e 190

chilowatt in continuo, con un’architettura

che opera tra 600 e 900 volt. È montata

tra la trasmissione e la frizione ed è

controllata a livello software dalla stessa

unità di controllo della TraXon. L’inverter

è montato come componente separato,

mentre l’intero blocco è predisposto per

l’integrazione con la presa di forza e il

retarder idraulico, entrambi opzionali.

A monte della catena cinematica c’è un

motore a combustione interna, che può

essere alimentato a diesel, biodiesel e,

potenzialmente, a gas naturale, sia liquido

che compresso. In parole povere, se su

strada si potesse sfondare la soglia dei 20

km/l, con un’autonomia in puro elettrico di

oltre 100 km, e se il prezzo del pacchetto

ibrido dovesse sgonfiarsi, perché non

crederci, almeno come soluzione ponte?

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Cummins X15: Alternative Engine Award 2026 - Insights

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Hybrid, yes!

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Hybrids and BEVs in Venice - MAN is also pushing

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4

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diesel of the year. AGCO CORE80

PREMIO DI

GRUPPO

Alla premiazione del Diesel of the year 2026

ha partecipato l’intero gruppo di lavoro di

AGCO Power che ha sviluppato il progetto

CORE, in linea con la naturale propensione

finlandese al lavoro di squadra. Abbiamo

sviscerato la genesi del CORE80, ripensato

alla radice rispetto ad alcuni principi

progettuali dei motori di derivazione Sisu

E

festa è stata! A Linnavuori, al campo base

di AGCO Power, abbiamo celebrato davanti

all’intero gruppo di lavoro che si

cela dietro alle sembianze della famiglia CORE

e dell’8 litri iridato. Ha ritirato materialmente

la targa il Vicepresidente Juha Tervala, ha partecipato

sentimentalmente lo spirito di gruppo

dell’azienda, nel solco della migliore tradizione

finlandese. Anche per questa ragione vi raccontiamo

il dietro le quinte del CORE80, Diesel of

the Year 2026 attraverso una narrazione corale.

Cosa significa per AGCO Power soddisfare i

bisogni degli agricoltori?

«La prima risposta che ci viene in mente è la

coppia: il CORE80 nasce esattamente da questa

esigenza. Ma al di là della potenza, ciò che

conta davvero è l’affidabilità. Un motore o un

trattore fermo è un problema serio: ci sono animali

che aspettano, condizioni meteo favorevoli

che si esauriscono. Non ci si può permettere

fermi macchina. Chi, per esempio lavora nella

raccolta della frutta, è attivo in una finestra di

un mese, un mese e mezzo, e il prodotto non

raccolto va perso. Si lavora sabato, domenica,

senza sosta. Un motore inaffidabile in quel contesto

è semplicemente inaccettabile.

Per questo investiamo moltissimo in validazione:

migliaia di ore di test prima del lancio sul mercato,

centinaia di trattori verificati sul campo. Le

simulazioni CFD e i modelli computazionali sono

strumenti utili, ma la risposta più attendibile arriva

sempre dal campo. Simulare -20°C è una cosa,

trovarsi davvero a -20°C è un’altra».

Quali sono i valori che guidano il lavoro di AGCO

Power?

«Ne identificherei tre. Il primo è mettere l’agricoltore

al centro: ogni decisione tecnica deve partire

dalla domanda “cosa sceglierebbe l’agricoltore?”.

È facile perdere questa prospettiva quando si lavora

come ingegnere — bisogna ricordare che non

sei tu l’utente finale. Il secondo è la cultura del

confronto aperto: qui in Finlandia siamo abitua-

ti a dire quando qualcosa non ci convince, senza

aspettare che i problemi si accumulino. Il terzo è

il lavoro di squadra, perché la complessità di un

motore moderno non è gestibile individualmente.

Questi non sono valori solo finlandesi, sono condivisi

con AGCO a livello globale. Siamo un’azienda

americana con una realtà finlandese al suo interno,

e questo equilibrio funziona perché c’è rispetto reciproco

per le rispettive culture».

Qual è la capacità produttiva dello stabilimento di

Linnavuori?

«Qui a Linnavuori produciamo fino a 35.000 motori

l’anno. A questo si aggiunge la produzione degli

altri stabilimenti del gruppo: circa 30.000 motori

in Brasile, un volume simile in Cina, dove vengono

prodotti anche i motori medium duty, e una quota

minore in Argentina. I motori Stage V sono prodotti

sia qui che in Cina. Un aspetto che spesso

sorprende è che AGCO Power è il maggiore produttore

di ingranaggi nei Paesi nordici. In quest’area

tendiamo a essere conosciuti solo come produttori

di motori, ma produciamo volumi significativi di

ruote dentate, alberi e semiassi, inclusa una grande

quota di componenti per trasmissioni Cvt. Circa il

40% della lavorazione meccanica viene eseguita

internamente».

E per quanto riguarda la generazione di energia?

«Abbiamo una divisione dedicata, situata a circa 20

chilometri da qui, vicino a Tampere. Non si tratta

di produzione in serie: è un’attività su commessa,

orientata a soluzioni chiavi in mano fino a 2.500

kVA, con motori scelti in base alle specifiche del

cliente finale. Le applicazioni sono spesso molto

particolari: generatori di emergenza per ospedali,

sistemi di backup per infrastrutture ferroviarie in

ambienti estremi. Il tipo di cliente che ha esigenze

molto specifiche e che non trova risposta in un catalogo

standard».

Quanto è diffuso l’utilizzo dei motori AGCO Power

tra le macchine del gruppo?

«Oltre il 75% delle macchine agricole AGCO utilizza

i nostri motori. Al di fuori di questa fascia (sotto

Questo scatto, alla

fine della cerimonia

di premiazione,

evidenzia il senso

di appartenenza

ad AGCO Power.

Una vocazione

che affonda le

radici nella cultura

finnico-scandinava

e nell’eredità di

Sisu

Terra

6

7



DETTO AL MICROFONO

Vi ripostiamo uno stralcio del

discorso di premiazione. «C’è

una parola che in lingua inglese

incarna perfettamente l’essenza

dell’innovazione, e quella parola

è “disruptive”.

Il premio “Diesel of the Year

2026”, assegnato al CORE80

di AGCO Power, va ben oltre

il semplice riconoscimento

dell’eccellenza ingegneristica;

esso riconosce la capacità

dell’intera famiglia CORE

di rivoluzionare lo status

quo. Questo premio segna

una nuova era nel percorso

di AGCO Power come

fornitore leader di soluzioni di

propulsione, sia per i marchi di

AGCO Corporation che per il

mercato OEM globale.

Si tratta di un’orchestra a

“tre voci”, CORE50, CORE75

e CORE80, che copre un

segmento cruciale del settore

fuoristrada da 165 a 252

chilowatt, raggiungendo

fino a 1.680 Nm. Collega

l’eredità di Sisu – una parola

finlandese che esprime un mix

di resilienza, tenacia e “volontà

di potenza” – all’ambizione

di mercato globale di AGCO

Power.

Il CORE80 rappresenta la

versione più potente; i suoi

valori di coppia lo incoronano

come il vero best-in-class in

questa gamma di cilindrata.

Andando oltre l’Egr e sfruttando

un sistema common rail ad alta

pressione in sinergia con una

turbina a geometria variabile,

AGCO Power ha ottimizzato le

curve di prestazione e ridotto

il consumo di carburante,

partendo direttamente dalla

camera di combustione».

i 56 kW o oltre i 360 kW) si ricorre ad altri fornitori,

ma nella fascia centrale siamo quasi esclusivi.

I nostri motori si trovano anche in macchine forestali,

mietitrebbie di altri costruttori, macchine da

costruzione e gruppi elettrogeni. Tra i clienti esterni

c’è anche Kalmar, che produce i trattori portuali

utilizzati nelle operazioni di movimentazione».

Qual è la filosofia alla base delle famiglie di motori

AGCO Power?

«La massima condivisione di componenti tra le varianti.

I motori medium duty condividono pistoni,

valvole, geometria dei cilindri e frontali — questo

semplifica la produzione e riduce le scorte di ricambi

sul campo. Lo stesso vale per la famiglia heavy

duty: tre, quattro e sei cilindri condividono la medesima

geometria di cilindro. I blocchi motore del

74 e del 49 sono identici. Un caso particolare è il

sette cilindri in linea, sviluppato specificamente per

le mietitrebbie e per le applicazioni marine: nasce

dalla combinazione della geometria del motore a

quattro cilindri con una testata da tre cilindri. È

un motore molto apprezzato, efficiente, progettato

per girare a regimi costanti erogando potenza

continua — esattamente quello che serve in una

mietitrebbia».

AGCO Power e l’HVO

«L’Hvo è una soluzione concreta e immediatamente

applicabile — tutti i nostri motori lo supportano. Il

problema principale è il costo, tra il 20 e il 30% superiore

al gasolio fossile, il che rende difficile un’adozione

spontanea senza incentivi. Un aspetto però

spesso trascurato riguarda le macchine stagionali,

come le mietitrebbie, che possono restare ferme molti

mesi l’anno. In questi casi, riempire il serbatoio

con Hvo prima dello stoccaggio è probabilmente una

buona pratica: i biocarburanti di seconda generazione

sono più stabili chimicamente rispetto alle miscele

con Fame, il biocarburante di prima generazione,

che tendono a favorire la proliferazione batterica

con conseguente intasamento dei filtri. L’Hvo offre

anche prestazioni superiori nelle partenze a freddo,

un fattore non secondario in ambienti nordici».

Perché la batteria non è la soluzione universale per

l’agricoltura?

«Prendiamo l’esempio della mietitrebbia: durante

la raccolta si ha una finestra temporale precisa (il

tempo è giusto, il cereale è maturo) e la macchina

può assorbire 150-200 kW. Una batteria da 100

kWh garantisce circa trenta minuti di operatività.

Non è sufficiente, e fermarsi a ricaricare in quel

momento semplicemente non è un’opzione.

Questo non significa che l’elettrico non abbia spazio

in agricoltura: ci sono applicazioni dove funziona

molto bene. Un miscelatore per mangimi,

ad esempio, opera vicino alla rete elettrica, non

richiede potenze elevate e non viene utilizzato in

modo continuativo. Lì la batteria è la soluzione

giusta. Ma per le macchine che operano a chilometri

dall’azienda agricola, senza accesso a punti

di ricarica, e che richiedono 100-150 kW in modo

continuativo, serve ancora un combustibile».

Come vede AGCO Power il futuro dei carburanti

alternativi?

«La nostra visione è quella di sviluppare una

“gamma di potenza più ampia”: non ci sarà un’unica

tecnologia a sostituire il diesel fossile, ma un

insieme di soluzioni differenziate per applicazione.

L’Hvo è ottimo ma non scalabile in volumi sufficienti.

Il biogas funziona (abbiamo comunque un

prototipo operativo) ma i volumi di mercato attuali

non giustificano uno sviluppo industriale. Etanolo,

metanolo, idrogeno: tutte opzioni valide, tutte

con vantaggi e limiti specifici. L’idrogeno, per

esempio, è relativamente economico da produrre

se l’elettricità costa poco, ma richiede serbatoi ingombranti

e ha un’efficienza complessiva di ciclo

bassa: dall’elettricità all’idrogeno si perde circa

il 25-40%, e poi il motore a combustione interna

ne utilizza solo il 35-40%. Il metanolo risolve il

problema dello stoccaggio (l’idrogeno è una molecola

piccola che tende a sfuggire) ma aggiunge

un ulteriore passaggio di conversione con ulteriori

perdite energetiche.

La sfida principale non è tecnica ma economica:

a differenza dell’automotive, che lavora su volumi

enormi e può distribuire i costi di sviluppo su poche

piattaforme, nel segmento off-highway ogni variante

di motorizzazione alternativa ha costi di sviluppo

elevati rispetto ai volumi di mercato. Ci stiamo

preparando a diversi scenari senza scommettere

tutto su uno solo, nella consapevolezza che chi non

si prepara ora rischia di arrivare tardi quando il

mercato si definirà».

«Il CORE50 rappresenta una progettazione completamente

nuova rispetto ai precedenti modelli

49 e 44: il punto di partenza è il blocco motore

stesso, e nessun componente è condiviso con le generazioni

precedenti. La differenza meccanica più

rilevante riguarda le canne dei cilindri. Sui motori

precedenti si utilizzavano canne bagnate, estraibili

e sostituibili singolarmente. Il nuovo motore

eroga coppia e potenza nettamente superiori, il

che si traduce in pressioni di esercizio più elevate

all’interno dei cilindri. Per garantire che tutti i

componenti rimangano perfettamente solidali sotto

carico, la struttura è stata resa molto più rigida

progettata per contenere le forze in gioco senza

cedimenti né dispersioni di energia.

Albero a camme e distribuzione

È cambiata anche la posizione dell’albero a camme.

In precedenza, era alloggiato nel basamento e

trasmetteva il moto attraverso le aste di spinta. Ora

è posizionato più in alto, con una soluzione costruttiva

più semplice, un numero inferiore di parti in

movimento e una minore usura complessiva.

Un’ulteriore modifica significativa riguarda il

gruppo della distribuzione, spostato dal fronte al

retro del motore. La ragione è direttamente legata

alla geometria del veicolo: lo spazio precedentemente

occupato dalla distribuzione anteriore

corrisponde alla zona in cui opera il montante

della ruota anteriore del trattore. Ricollocando

la distribuzione sul retro si libera quell’ingombro,

consentendo un angolo di sterzata maggiore

e rendendo il trattore sensibilmente più agile e

maneggevole».

Struttura del

monoblocco più

rigida, albero a

camme in testa,

distribuzione sul

retro. Sono alcune

delle variazioni che

la famiglia CORE ha

apportato rispetto

alla precedente

impostazione di

AGCO Power

8

9



Rehlko

C’È PURE

L’ISO 14001

La certificazione ambientale

rappresenta un traguardo che rafforza

il sistema di gestione, sempre

più integrato, affiancandosi alle

certificazioni ISO 9001 e ISO 50001

HI-TECH

10

Lo stabilimento Rehlko a Reggio

Emilia ha completato con

successo il processo di audit

per la certificazione ambientale

UNI-ISO 14001, uno standard riconosciuto

a livello mondiale che

aiuta le imprese a gestire e ridurre

in modo sistematico il proprio impatto

ambientale. L’audit, condotto

da BSI in due fasi tra gennaio e febbraio

2026, segna il culmine di un

progetto avviato l’anno precedente

con la creazione di una specifica

divisione interna, dedicata alle tematiche

ambientali. Il gruppo di

lavoro ha coordinato lo sviluppo di

procedure, strumenti di rendicontazione

e iniziative a livello aziendale

incentrate sulla riduzione dei rifiuti,

sul loro corretto smaltimento e, ove

possibile, sul riciclaggio. Tutti i dipendenti

sono stati coinvolti attivamente

attraverso numerose sessioni

di formazione e attività pratiche di

implementazione. Questo risultato

è in linea con la più ampia strategia

di sostenibilità di Rehlko Corporate.

Con sede a Milwaukee, e attiva

nella produzione di energia e nella

gestione dei sistemi energetici,

l’azienda ha pubblicato il suo primo

rapporto ESG (Environment,

Social, Governance) nel maggio

2025, intitolato Powering Impact.

Il rapporto delinea la roadmap di

sostenibilità del gruppo, compreso

il suo obiettivo generale: una

riduzione del 90% delle emissioni

di gas serra entro il 2045. Lo stabilimento

di Reggio è allineato a

questo obiettivo e sfrutterà le metodologie

introdotte attraverso la

nuova certificazione per sostenere

i propri progressi.

«Il conseguimento della certificazione

ISO 14001 rende il nostro

sistema di gestione ancora più solido

e ci prepara alle future sfide in

materia di sostenibilità ambientale.

Insieme alla certificazione ISO

9001 per la gestione della qualità

e alla ISO 50001 per la gestione

energetica, questa certificazione è

una chiara testimonianza dell’impegno

e delle capacità che offriamo,

innanzitutto ai nostri clienti»,

ha dichiarato Massimiliano Bonanni,

Direttore generale di Rehlko

Reggio Emilia e responsabile della

strategia per il settore motori.

OMR e il cambio di rotta richiesto all’Europa

«Stiamo affrontando una transizione

senza strumenti industriali

adeguati e con costi energetici

fuori controllo. In queste condizioni,

la competitività delle imprese

europee è seriamente compromessa».

A lanciare l’allarme, senza

giri di parole, è Marco Bonometti,

Presidente del Gruppo OMR Automotive.

Dall’approvazione del Green

Deal, infatti, oltre 100.000 posti

di lavoro sono già stati persi nella

filiera automotive europea, con

la previsione di altri 400.000 nei

prossimi mesi, in particolare nella

componentistica. Per Bonometti,

casi industriali come Volkswagen

confermano un trend di progressivo

indebolimento della base produttiva

europea. «Non si tratta più

di singoli casi, ma di un fenomeno

strutturale che rischia di diventare

irreversibile».

Alla radice del problema, per il

Presidente del Gruppo OMR Automotive,

vi è l’assenza di una

vera politica industriale europea.

Questo poiché, a differenza di Stati

Uniti e Cina che stanno sostenendo

attivamente i propri sistemi

produttivi, l’Europa continua

a fare leva principalmente sulla

regolazione, senza strumenti efficaci

di tutela della produzione interna,

incentivi alla localizzazione,

politiche adeguate alla transizione

della forza lavoro e un quadro

energetico competitivo.

deutz. E il fatturato del 2025

QUOTA 2 MILIARDI

A Colonia gli argini del Reno hanno tenuto di fronte

all’acqua alta del mercato motoristico, che ha

conosciuto tempi migliori. Grazie alla campagna di

acquisizioni e alle politiche di revisione dei costi

aziendali, Deutz ha generato un fatturato superiore

ai 2 miliardi di euro. E nel 2026 punta a un’ulteriore

crescita. A Francoforte è rientrata nell’indice MDAX

Deutz ha superato a pieni

voti la prova del 2025, superando

i 2 miliardi di euro

di fatturato. Merito, soprattutto,

della sua rinnovata strategia di

acquisizioni. E non solo. Risultati

che, tra l’altro, l’hanno fatta

tornare nell’indice MDAX, ovvero

quello delle società a media

capitalizzazione della Borsa di

Francoforte. I nuovi ordini sono

aumentati del 13,7% a 2.077,7

milioni di euro e il fatturato del

12,7% a 2.043,8 milioni di euro.

Con un solido EBIT rettificato

di 112,3 milioni di euro (2024:

76,7 milioni di euro), il margine

EBIT rettificato è stato in linea

con le previsioni più recenti al

5,5% (2024: 4,2%). Oltre alle

acquisizioni redditizie, anche i risparmi

realizzati nell’ambito del

programma di riduzione dei costi

Future Fit hanno avuto un impatto

positivo. Nel corso dell’anno,

ciò è stato evidente dal miglioramento

del margine EBIT rettificato

su base trimestrale, che è salito

al 6,8% nel quarto trimestre,

registrando così un aumento di 3

punti percentuali rispetto all’anno

precedente (Q4 2024: 3,8%).

“Sebbene il contesto economico

sia rimasto difficile, in particolare

per il settore dei motori, abbiamo

registrato uno degli utili più

elevati della nostra storia recente.

La forte attenzione del Gruppo

alla propria trasformazione strategica

sta dando i suoi frutti. Insieme

ai nostri 6.000 dipendenti,

stiamo creando la prossima versione

di Deutz: più forte, pronta

per il futuro e sostenibile”. Così

Sebastian Schulte, Ceo di Deutz.

“Il nostro obiettivo è raddoppiare

il fatturato a 4 miliardi di euro

entro il 2030 e aumentare il margine

EBIT rettificato al 10%. A

tal fine, all’inizio di quest’anno

abbiamo introdotto una nuova

struttura composta da cinque

unità di business indipendenti.”

Federtec, il resoconto della Giornata Economica

Un 2025 all’insegna stabilità, nonostante

tutto. È questo, in sintesi, quanto

emerso durante la consueta Giornata

Economica Federtec, lo scorso 26

marzo. La sigla riunisce le aziende che

si occupano di componentistica e delle

tecnologie meccatroniche per la potenza

fluida, la trasmissione di potenza, il

controllo e l’automazione intelligente

dei prodotti e dei processi industriali.

Dopo i saluti introduttivi del Presidente

Mauro Rizzolo, i lavori sono

proseguiti con la presentazione dei

dati a cura del Direttore Marco Ferrara,

seguita dagli interventi dedicati

ai principali segmenti del comparto:

Alessandro Carmona, Vice Presidente

In evidenza, al

centro della foto,

il Ceo di Deutz Ag,

Sebastian Schulte

(Fluid Power), Fabio Gallo, Consigliere

(Mechanical Power Transmission) e

Carlo Contasta, Vice Presidente (Distribuzione).

Osservando i dati relativi al 2025 rispetto

all’anno precedente, la produzione

ha registrato una diminuzione

dello 0,1%, attestandosi a 13,4 miliardi

di euro, derivante da una crescita

di 2 punti percentuali del comparto

Fluid Power e da un calo dell’1,1%

per il settore del Mechanical Power

Transmission.

Le esportazioni registrano +1,6% nel

mercato della Potenza Fluida e -2,0%

in quello delle Trasmissioni Meccaniche,

per un valore totale di oltre 8 miliardi

di euro, consentendo comunque

all’intero settore di mantenere un’elevata

penetrazione dei mercati esteri,

con una percentuale di export sulla

produzione pari al 60,2%, in linea con

l’anno precedente.

Considerando i due comparti nel complesso,

sia le consegne interne che le

importazioni hanno registrato un minimo

aumento (rispettivamente +0,9%

e +0,3%), mantenendo pressoché inalterato

il presidio del mercato interno:

il rapporto fra le Consegne Interne e il

Mercato Nazionale si attesta al 54,8%;

mentre il saldo commerciale diminuisce

dell’1,9%, attestandosi a 3,7 miliardi

di euro.

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chery. E lo sbarco in Europa

CINESI IN

CATTEDRA

Efficienza termica record per i motori

ibridi plug-in dei nuovi modelli di

Omoda e Jaecoo. Proviene dalla Cina

il volano del rilancio dell’endotermico

tra le quattro ruote, sotto l’insegna NEV

(New Energy Vehicles). In parole povere

la formula è quella dell’ibrido benzina

AUTOMOTIVE

I

cinesi? Prima copiavano, poi hanno cominciato

a produrre, oggi insegnano». Chi è l’autore di

questa sintesi dell’evoluzione economica e tecnologica

della Cina? Manca la conferma ufficiale,

ma pare che sia John Heywood, professore emerito

e figura storica del MIT, il Massachusetts Institute

of Technology di Boston. Parole che descrivono

con realismo il capovolgimento dei ruoli nel mondo

dell’automotive dove il più grande mercato al mondo

– 26 milioni di veicoli venduti nel 2025 in Cina

– da terra di conquista si è trasformato in vetrina

di primati. Come ha dimostrato di recente il colosso

Chery Automobile da Wuhu, nella provincia di

Anhui, tra Wuhan e Shanghai: poco meno di 60

miliardi di dollari di fatturato, otto centri di sviluppo

nel mondo e 2,8 milioni di veicoli venduti lo

scorso anno, di cui 1,3 milioni destinati all’export.

Chery ha accompagnato l’annuncio dello sbarco europeo

del marchio, destinato entro il primo semestre

dell’anno ad affiancarsi ai già noti brand Omoda e

Jaecoo, con uno showdown di tecnologia a tutto

tondo.

Il termico vive e lotta con noi. Chery dixit

Spiazzando un po’ tutti ha infatti annunciato che il

motore a combustione è tutt’altro che morto, semplicemente

è entrato a far parte di un sistema più complesso,

quello dei propulsori dei NEV New Energy

Vehicles, con motorizzazioni ibride full hybrid e

plug-in. E per sottolineare questa visione Chery

ha mostrato al pubblico europeo la stella dell’International

User Summit 2025, ovvero un quattro

cilindri 1,5 litri a iniezione diretta di benzina a ciclo

“deep” Miller che raggiunge un’efficienza termica

del 48%; valore record per i propulsori di serie, che

mediamente si fermano a quota 38. Giusto per avere

una misura, l’attuale leader del mercato, il motore

Mazda Skyactiv-X del crossover CX-30, sfiora il

43% di efficienza e i propulsori Toyota Dynamic

Force disponibili su Aygo X e Yaris nella versione

1.5 tre cilindri e su C-HR, Corolla e Rav4 come

quattro cilindri da due litri toccano il 40%.

L’UHEE visto allo specchio

Pronto per la produzione di serie a fine 2026,

l’UHEE Ultra High Efficiency Engine realizzato

dal settore ricerca e sviluppo del gruppo Chery per

i marchi Omoda e Jaecoo fa leva su quattro innovazioni

chiave: un rapporto di compressione molto

elevato (26:1), pressoché doppio rispetto ai motori

attualmente esistenti, l’uso di un albero a gomiti

realizzato ad hoc (e brevettato) con manovellismo

iperbolico triple-link per ottimizzare la dinamica

dei pistoni e garantire una combustione più costante

riducendo le perdite di energia, un tasso di

riutilizzo dei gas di scarico del 35% e tecnologie

derivate dall’isolamento delle navicelle spaziali per

minimizzare la dissipazione del calore, mantenendo

l’energia termica all’interno della camera di combustione.

Obiettivo finale, ridurre il consumo di carburante

di un ulteriore 10-15% rispetto agli ibridi leader

del mercato odierno. Quello che per questioni

di marketing gli ingegneri con gli occhi a mandorla

non hanno detto è che se i clienti abbandonassero i

maledetti suv e la loro aerodinamica da frigoriferi

a favore di berline e station wagon darebbero un

ulteriore contributo all’efficienza complessiva dei

veicoli, ma è un altro discorso.

In attesa che il motore UHEE sbarchi sul mercato,

Omoda e Jaecoo possono comunque vantarsi di

dare dei punti a Toyota, leader mondiale dell’ibrido

con 27 milioni di auto prodotte: è esattamente

del 4,5 per cento il vantaggio dei cinesi in fatto di

efficienza termica con un 44,5% rispetto al 40 del

gigante giapponese. Il SHS-P Super Hybrid System

plug-in disponibile sul crossover Omoda 7, infatti,

combina un propulsore 1,5 TGDi a ciclo Miller a

benzina da 143 cavalli con due motori elettrici – il

primo di trazione da 204 cavalli e il secondo da

82 per la ricarica della batteria LFP (litio, ferro,

fosfato) da 18,4 kWh – con una potenza massima

di 279 cavalli, 365 Nm di coppia e con un’autonomia

complessiva superiore a 1.200 chilometri, di

Utili dimezzati, vendite in crisi sia in Cina, per la stasi del

mercato, sia negli Stati Uniti a causa dei dazi voluti da

Trump sui prodotti di origine europea. Preoccupati, i vertici

del gruppo Volkswagen si sono rivolti a McKinsey per

capire come tagliare i costi e recuperare utili. Con un esito

perlomeno sconcertante – ha rivelato il tabloid tedesco

Bild – perché il

suggerimento

della nota società

di consulenza

strategica

sarebbe di

chiudere otto

stabilimenti del

gruppo su dieci,

salvando in

cui almeno 120 in modalità full electric. Chiave di

volta del sistema, il cambio DHT150 (Dedicated

Hybrid Transmission): una vera e propria “scatola

magica” a tre rapporti che oltre a gestire in modo

fluido l’erogazione di potenza, permette al sistema

ibrido di operare sia in serie (massima efficienza

urbana, con l’elettrico che muove le ruote) sia in

parallelo (prestazioni elevate con l’intervento diretto

del motore termico) per un consumo dichiarato a

standard WLTP di 2,3 l/100 km.

IL FUTURO DI VW? CHIUDERE TUTTO, O QUASI

Egr pompatissimo

e un rapporto

di compressione

quasi doppio:

sono alcuni degli

ingredienti forti

della ricetta Chery

pratica solo gli impianti storici di Wolfsburg per Volkswagen

e Ingolstadt per Audi, condannando perfino il “gioiello della

corona”, lo stabilimento modello con annesso museo di

Porsche a Zuffenhausen, alle porte di Stoccarda. Bagno di

sangue anche per i dipendenti del gruppo, che secondo chi

ha letto il report di McKinsey, dovrebbero vedere arrivare la

bellezza di 660mila lettere di licenziamento, metà delle quali

in Germania.

Resta solo un quesito al quale pare i consulenti di McKinsey

non abbiano risposto: abolito l’80% degli stabilimenti, il

gruppo Volkswagen produrrà ancora automobili? O si limiterà

a mettere il logo VW, Audi e Porsche su veicoli costruiti in

impianti terzi dell’Estremo Oriente? È un modello di business

che il mondo del fashion usa con successo da decenni, ma

un po’ difficile da proporre a chi ha fatto del “quality made in

Germany” l’asse portante del proprio marketing.

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SAMOTER B2PRESS

LE LUCI DELLA

RIBALTA

All’incontro con la stampa di settore sono emerse

le tendenze di cantieristica e mining. L’elettrico

continua a seguire la sua strada, seppure col freno

a mano. Tra gli endotermici brillano i soliti nomi

del firmamento fuori strada. Sulle piccole e medie

taglie di potenza emergono i nomi di Deutz, Kubota,

Perkins, Rehlko, Volvo Penta, Yanmar. I costruttori

spingono sull’efficienza del service

terra

B2Press al Samoter Verona, la sede dove stanare

le tendenze ancora prima di intrufolarci

negli stand fieristici. Cosa è emerso? Conferme,

tra cui la stabilizzazione dell’endotermico

nei progetti degli Oem. Lo Stage V è stato

digerito, lo Stage VI è un’incognita sui tavoli di

lavoro della Commissione europea (non pervenuta

l’EPA), gli shock endemici delle forniture

post-pandemici nel cassetto dei brutti ricordi.

I disegnatori del vano motore devono armarsi

di fantasia e tanta pazienza per rispondere alle

aspettative degli utilizzatori finali e alle prescrizioni

di legislatori e committenti. Curiosità, peraltro

non inedita, l’elettrificazione “al contrario”

del settore minerario, dove i pesi massimi hanno

la precedenza nella conversione, rispetto ai low

entry. È del resto questione di taglie (le macchine

operatrici al lavoro nei tunnel e in miniera sono

giocoforza di grande portata), di sollecitazioni

normative e di profilassi ambientale. Attaccare

la spina è impattante su costi (anche se qualcuno

smentirà questo assunto) e infrastrutture, il tubo

di scappamento sulla salute degli operatori.

AMMANN

Cominciamo con Ammann, che si affiderà all’attrezzatura

elettrica leggera, tipicamente le piastre

vibranti monodirezionali e i costipatori a colonna

(rammer). Meno performanti rispetto alle termiche,

tuttora privilegiate per il fatto di essere sempre e

comunque a disposizione, tanica di gasolio alla

mano, sono talvolta indispensabili nei cantieri urbani

sottoposti alle esplicite restrizioni delle ordinanze

comunali. Le motorizzazioni sono affidate a

Kubota, Deutz, Perkins, Volvo Penta. L’ARR 1575

è un rullo telecomandato, che obbedisce docilmente

ai comandi di un joystick. A comandare le danze

provvede il Kubota D1105, il tre cilindri da 1,2 litri,

proposto a 15,6 chilowatt a 2.400 giri. Introdotto

quattro anni or sono, si caratterizza per il sistema di

controllo elettronico che ha sforbiciato il consumo

del 5%, rispetto alla precedente generazione. Elettronica

che ci concilia con l’uso della comunicazione

Can attraverso la centralina, che raccoglie i dati

del motore e consente il monitoraggio remoto delle

prestazioni. Un privilegio consentito alle cilindrate

più robuste.

BOBCAT

A proposito di rumor, a gennaio Bobcat ha diramato

un comunicato per annunciare di avere interrotto la

trattativa per rilevare il pacchetto di maggioranza

di Wacker Neuson, pari a circa il 63% del capitale

azionario. Il comunicato esprime la volontà di

Doosan Bobcat di rimanere impegnata nella sua

strategia 2030.

CGT

Si scrive CGT e si pronuncia Caterpillar. In altri

tempi avremmo esordito così, “nel mirino del distributore”,

ma la definizione è obsoleta, meglio

quella di fornitore di soluzioni e allestitore. Difatti,

in questo mirino non sono finiti tanto i requisiti

prestazionali, quanto la rivendicazione della figura

di partner tecnologico. Service, digitale, soluzioni

end to end, per migliorare le performance in materia

di sicurezza, efficienza, produttività e sostenibilità.

CGT gestisce oltre 18mila utenti connessi, che

testimoniano la transizione dalla modalità reattiva

a quella predittiva. Il servizio di prevenzione dei

guasti è stato sottoscritto nel 91% dei contratti del

2025. C’è anche l’opzione “Full promise”, a sigillo

del consumo effettivo della macchina. Se sarà

superiore del 10% a quello concordato, CGT si

impegna a rimborsare il consumo extra. È attesa a

breve l’estensione del Full promise a cinque anni.

Una garanzia che si aggancia all’interpretazione coestensiva

del concetto di sostenibilità. Non signifi-

In alto, Costantino

Radis, presidente

della commissione

giudicatrice del

SamoTer Innovation

Award

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terra

ca necessariamente elettrico. La sostenibilità è un

percorso che comprende diversi passaggi, incluso

il taglio del consumo di liquidi. Ci ricordano che i

motori Stage V di Cat consumano meno, anche in

ragione della riduzione dei tempi di lavoro favoriti

dalle tecnologie a bordo. Un esempio è fornito dal

confronto tra la metodologia tradizionale e quella

3D applicata a una superficie di scavo di 30 metri. Il

3D ha consentito la diminuzione del 42% del costo

per metro cubo scavato.

CIFA

Anche Cifa prosegue nell’armonica convivenza

tra elettrico e termico e sancisce la consacrazione

all’interno della galassia Zoomlion. Si tratta di un

cambio di strategia per avvicinare i mercati globali

e integrare il marchio alle dinamiche intragruppali.

Tutto questo senza incidere sull’autonomia del

marchio, che rimarrà anche a livello onomastico.

Tra i cambi organizzativi, Paolo Gandola subentra

a Davide Cipolla nei panni di Ceo.

EPIROC

Epiroc spinge sull’elettrificazione, per i vantaggi

economici, oltre che di sostenibilità. Basti pensare

alla ventilazione in galleria, una voce di costo nella

gestione delle miniere. A testimoniare l’impegno di

Epiroc c’è la cooperazione con NorthVolt, anche sul

fronte sicurezza: testate in ambiente incandescente,

le batterie sono rimaste stabili per 30 minuti. La

temperatura di ogni cella è controllata in remoto,

pratica che permette di agire sul raffreddamento e

sulla potenza, fino al fermo macchina. Come anticipato

nell’apertura, l’elettrificazione è partita dalle

macchine più pesanti. In Italia hanno consegnato

pale da 14 tonnellate, con batterie ioni litio NMC.

Epiroc applica il noleggio con servizio BaaS (Battery

as a Service), che copre le clausole di manutenzione.

HYUNDAI

Ne è passata di acqua sotto i ponti, in casa Hyundai.

La strategia persegue il motto “l’unione fa la forza”,

unificare le forze per rendere più fluida ed efficace

la gestione operativa dei due marchi, sempre più

integrata, con l’unificazione di alcuni dipartimenti,

quali il procurement e R&D e design. Il reparto

commerciale rispetterà l’integrità dei marchi e delle

reti vendita. Sarà invece differenziata la tattica comunicativa.

Hyundai punterà al principio “value for

money”, Develon su innovazione e dinamicità dal

punto di vista prestazionale. Sbirciando sotto i cofa-

ni, le sinergie in campo motoristico privilegeranno i

motori Hyundai. senza abbandonare completamente

Cummins, storico sodale dei coreani. Sui miniescavatori

utilizzano tuttora Kubota e Yanmar. Al Samo-

Ter la macchina da 19 quintali sarà la portabandiera

della famiglia elettrica. Le osservazioni di contorno

sono quelle a cui siamo abituati: la tecnologia c’è,

le perplessità riguardano la rete di approvvigionamento.

KOBELCO

In merito, quelli di Kobelco insistono sull’elettrificazione

delle macchine più piccole, mentre sugli

escavatori più grossi ritengono più praticabile

l’adozione dell’Hvo per gli endotermici Stage V.

L’idrogeno è ancora nel mirino dell’R&D, in attesa

dell’apertura da parte del mercato.

Al SamoTer lo spazio espositivo sarà affiancato da

una demo aerea per l’SK230SRLC e l’SK50SRX.

Presenteranno l’SK165SRLC, motorizzata dall’Isuzu

4JJ da 3 litri. Anche l’SK380SRLC-7 è equipaggiato

con un Isuzu Stage V, che eroga 210 kW

e una coppia superiore del 6% rispetto ai modelli

precedenti. L’intervallo di sostituzione del Dpf è

stato esteso da 4.500 a 8.000 ore di funzionamento.

Il TKE750G è una gru cingolata a braccio telescopico

con capacità di sollevamento massima di

75 tonnellate metriche, che monta un OM936LA.

Ancora Isuzu sulla SK520LC-11E, con il 6WG1 da

15,7 litri, 348 kW e 1.980 Nm (rispetto ai 300 kW

e ai 1.700 Nm della SK500LC-11), per applicazioni

di edilizia generale e di estrazione in cava.

LIUGONG

Restiamo in Estremo Oriente con Liugong, che ha

giocato d’anticipo con la gamma elettrica, lanciata

dieci anni fa, e garantisce un’autonomia media di

10-11 ore con batterie LFP. Per citare un esempio,

la pala gommata 870 HE dichiara un consumo medio

di 40 kWh, quantificabili all’incirca in 8€ ora,

confrontabili con la corrispettiva versione a gasolio

da 4,5 m3, equipaggiata con il 9 litri di Cummins,

che consuma 18 litri all’ora. LiuGong è in fase di

sviluppo in house delle batterie.

MERLO

L’e-Worker fa parte della Generazione Zero di Merlo,

inizialmente equipaggiato con batterie al piombo,

sulla scorta dei carrelli elevatori, successivamente

affiancate da quelle al litio, capaci di 3.000

cicli invece dei convenzionali 1.800 del piombo

acido, governate e controllate dal Battery Mana-

I temi all’ordine

del giorno

di Samoter?

4.0, digitale,

sostenibilità,

IA, innovazione,

sicurezza,

formazione

e noleggio

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SDLG

SDLG si presenta con una gamma articolata di pale

gommate, escavatori, oltre a rulli compattatori, terna

e skid. Si avvale di Kubota e Yanmar. Salendo

di potenza incontriamo Perkins. È a listino anche

una famiglia di macchine con batterie al litio ferro

fosfato; altre sono in cantiere. La ricarica DC impiega

mediamente 60-90 minuti per un’autonomia

di 4-6 ore. A titolo di esempio, l’E6225HEV con

motore sincrono a magneti permanenti dispone di

un sistema di batterie da 423 kWh, che consente

un’autonomia di 6-10 ore e supporta la ricarica rapida

in corrente continua a una e due pistole, con

un tempo di ricarica completo più rapido di 1,5 ore.

Il sistema di raffreddamento intelligente ATS controlla

automaticamente la velocità della ventola in

base alla temperatura dell’olio idraulico e dell’acterra

gement System, il quale controlla in tempo reale

il comportamento della batteria al litio all’interno

dell’applicazione. Anche per questa versione, come

quella al piombo, il sottoscocca è libero, semplificando

la rimozione della batteria, appoggiata su due

supporti laterali.

Fin qui, il pregresso. A Verona quelli di Merlo hanno

confermato una battuta d’arresto nella richiesta

di elettrici. Per quanto riguarda la sezione termica,

la cilindrata da 3,6 litri è cruciale. Negli ultimi

anni, su POWERTRAIN, vi abbiamo raccontato

di un dumper equipaggiato dal Deutz Tcd 3.6 da

74,4 chilowatt, e di un sollevatore telescopico con

il 904J-E36TA, da 100 kW.

SANDVIK

Torniamo in miniera con Sandvik, che ha implementato

diverse macchine a batteria, assecondando

la tendenza delle grandi miniere, soprattutto con

le pale caricatrici e gli autocarri. Dall’Italia seguono

anche i Balcani, Grecia, Israele e Cipro. Prima

di fare una quotazione per i modelli a batteria,

Sandvik effettua una ricognizione in miniera, verificando

wi-fi, portata, percorsi. Una mappatura

che consente anche di verificare la praticabilità del

sistema auto-swap. Ci deve essere una postazione

sulla rampa per effettuare la sostituzione. Un operatore

provvede a smontare la batteria. Con la batteria

ausiliaria il veicolo transita al punto dedicato

alla sostituzione. Un’operazione che non richiede

gru e infrastrutture. Lo Stage V è prevalentemente

a firma Caterpillar. Sulle macchine intelligenti da

cava e sulle pale c’è Volvo, Cummins sui jumbo

di perforazione.

qua durante il normale funzionamento, garantendo

risparmio energetico ed efficienza.

VENIERI

Venieri ha consolidato il rapporto con Deutz, con

qualche eccezione, come il 3 cilindri Kubota sulla

piccola di casa, la pala VF 1.63D TL da 3,6 tonn,

Yanmar e Rehlko. La trasmissione è affidata a

Bosch Rexroth, con assali heavy duty Dana-Spicer

o Carraro. Perentori i toni sulla transizione ecologica:

«Come è stata disegnata non è sostenibile».

La via romagnola alla decarbonizzazione è stata

tracciata al bauma e riproposta al SamoTer: pale

compatte ibride, che a Lugo ritengono il giusto approccio

tra riduzione delle emissioni allo scarico

e continuità operativa. La VF 27.03TL telescopica

può lavorare in modalità elettrica, senza vincoli di

cavi e si compone del 18 kW di Rehlko, il KSD

1403 TC associato a quattro potenze elettriche. I

pacchi batterie agli ioni litio erogano 16, 32, 48,

64 kWe.

VOLVO CE

Nonostante la momentanea perdita di appeal

dell’elettrico, Volvo CE nel corso del 2025 ha

presentato dumper, pale ed escavatori, elettrici.

Tra queste citiamo l’escavatore ECR25 Electric,

equipaggiato con una batteria agli ioni di litio da

40 kWh, che fornisce un’autonomia fino a otto

ore, con un tempo di ricarica invariato rispetto

alla precedente generazione da 20 kWe. Esiste

una serie di opzioni di ricarica, tra cui la Power

Unit mobile PU40. Due caricatori integrati a

bordo supportano la ricarica nella rete a corrente

alternata trifase dal 10% al 100% in cinque ore,

mentre un caricatore rapido a corrente continua

può raggiungere l’80% in 1,5 ore. Un caso esemplificativo

dell’applicazione di macchine elettriche

è quello di un imprenditore vitivinicolo che

si è rivolto a Volvo CE perché il gas di scarico

rovina la qualità delle uve.

WACKER NEUSON

Parlando di Bobcat, vi abbiamo confermato che Wacker

Neuson resterà autonoma. Dal 2013 i tedeschi

sono pionieri nell’elettrificazione, con pale gommate

e vibrocostipatori (drummer). Sono in previsione

dumper gommati da 1 a 3 tonn, pale gommate e

altre macchine a batteria. Gli endotermici parlano

ancora giapponese (Yanmar) e inglese (Perkins) sulle

piccole macchine e italiano (Rehlko), su quelle

da 3.5 a 6 tonn.

Oltre 500

espositori

annunciati, tra i

quali il gradito

ritorno di Volvo

CE

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DEVELON. SamoTer e dintorni

ATTENZIONE

AI DETTAGLI

Develon parteciperà al SamoTer di Verona. Li

abbiamo intervistati per capire quale direzione

sta seguendo il colosso coreano. La strategia a

doppio marchio come volano per la sostenibilità.

Alzare l’asticella dell’autonomia per promuovere

l’elettrificazione. Diversificazione dei modelli

motoristici con una predilezione per Hyundai

terra

Assente al B2Press, regolarmente presente al

SamoTer. Develon, tra attualità e prospettive,

nelle parole dei diretti interessati.

Una riflessione sulla riorganizzazione dei brand

in orbita Doosan e Hyundai. Qual è il presidio

strategico di Develon in termini di applicazioni?

Con il recente lancio di HD Construction Equipment,

il nostro amministratore delegato, Jaeyoung Moon,

ha ribadito con chiarezza il nostro impegno a favore

di una strategia di vendita su misura per il mercato e

del mantenimento della struttura a doppio marchio,

nell’ambito della quale due marchi distinti vengono

gestiti e finanziati in parallelo. Oggi, ciascuno dei

nostri due marchi è supportato da circa 300 partner

in tutto il mondo, una rete che ha richiesto oltre

trent’anni per essere costruita. Comprendiamo meglio

di chiunque altro che le reti di partner sono tra

le nostre risorse più preziose. Per questo motivo,

crediamo fermamente che il modello a doppio marchio

sia l’unica strada praticabile per una crescita

sostenibile.

Innovazione? Concept X, E-Stop e tanto altro

Develon si alimenta di innovazione, e non è solo il

nostro motto. Da molti anni perseguiamo un percorso

volto ad offrire ai nostri clienti un’esperienza

completa e innovativa, che va oltre la semplice

vendita di una macchina standard prodotta in serie.

Siamo stati i primi a sfruttare il 5G per operare

in remoto con una dimostrazione al bauma 2019

e nello stesso anno abbiamo stabilito un altro record

con il nostro “Concept-X”: una soluzione di

controllo completa che può essere utilizzata per

rilevare la topografia del cantiere tramite scansione

3D con droni, stabilire piani operativi basati sui

dati topografici e azionare macchine da costruzione

come escavatori e pale gommate senza intervento

umano. Abbiamo innalzato i livelli di sicurezza nei

cantieri come mai prima d’ora, con innovazioni

rivoluzionarie come la benna trasparente nel 2021

e la recente introduzione del dispositivo E-Stop,

che arresta i movimenti della macchina quando un

pedone entra nell’area di lavoro. Dando priorità al

rilevamento delle persone e all’intervento proattivo,

Develon ritiene che queste tecnologie di sicurezza

possano garantire una sostanziale riduzione

dei tassi incidentali. La visione a lungo termine è

chiara: cantieri in cui gli incidenti gravi non sono

più accettati come inevitabili, ma prevenuti prima

che si verifichino. L’innovazione è quindi la nostra

identità di brand e si basa su tre pilastri principali:

in primo luogo, l’esperienza pluridecennale nel

settore delle macchine pesanti, in particolare nelle

cave e nel movimento terra, che ora è ulteriormente

rafforzata da una gamma completa di macchine

compatte; in secondo luogo, una rete di distribuzione

tecnicamente solida che garantisce la vicinanza

al cliente; infine una forte vocazione per le

cosiddette applicazioni speciali, che continuiamo a

sviluppare anno dopo anno grazie agli investimenti

in settori quali la demolizione, la costruzione di

gallerie, la movimentazione di materiali e rifiuti e

la silvicoltura. Acquisiamo conoscenze specialistiche

collaborando con partner nazionali o regionali,

versione da 40 kWh estende questa autonomia a 10

ore. Entrambe le configurazioni offrono un’autonomia

ai vertici della categoria nel mercato attuale,

assicurando ai nostri clienti di completare un intero

turno di lavoro senza preoccuparsi della ricarica.

Soffermandoci sull’elettrico, potete raccontarci

come si sta muovendo l’azienda e quali sono i

piani di investimento. Ioni litio ‘one way’ o c’è

altro all’orizzonte?

L’approccio di Develon all’elettrificazione si basa

sull’innovazione concreta, sulla collaborazione

strategica e sull’impegno a fornire le soluzioni giuste

nel momento in cui il mercato ne ha bisogno.

In qualità di produttore globale, Develon sfrutta

le sue ampie competenze ingegneristiche collaborando

strettamente con fornitori europei specializzati

in propulsione elettrica e batterie, garantendo

che ogni nuovo modello benefici delle più recenti

competenze tecnologiche. Anziché perseguire l’elettrificazione

in modo isolato, Develon ha stabilito

un modello di sviluppo agile, collaborativo e

orientato al mercato. Lavorando direttamente con

integratori di sistemi esperti e clienti nei principali

mercati dell’elettrificazione, Develon è in grado di

accelerare i cicli di sviluppo, convalidare la tecnologia

in applicazioni reali e portare sul mercache

poi cerchiamo di trasferire alla produzione di

massa, un po’ come il rally o la F1 nel settore

automobilistico. Se i clienti cercano qualcosa in

più dalle loro macchine, è proprio qui che Develon

punta a fare la differenza. Con la precedente struttura

all’interno di Doosan, il nostro posizionamento

era strettamente basato sui segmenti: Develon si

concentrava sulle macchine pesanti, mentre il nostro

marchio gemello, Bobcat, gestiva il segmento

delle macchine compatte. Tuttavia, da quando è

entrata a far parte del gruppo HD Hyundai, Develon

si è evoluta in un vero e proprio fornitore

“full-liner” di macchine movimento terra. Il nostro

portafoglio spazia ora dalle macchine compatte e

pesanti ai bulldozer e ai dumper articolati.

Tra le breaking news di Develon c’è la DX23E-7,

elettrica con due opzioni di batterie da 32 e 40

kWh. Cosa cambia oltre alla potenza nominale?

Dal punto di vista tecnico, entrambe le opzioni di

batteria presentano le stesse identiche specifiche

tecniche e caratteristiche prestazionali; l’unica

differenza risiede nella capacità energetica totale.

Ciò consente ai clienti di scegliere la soluzione più

adatta in base alle loro specifiche esigenze di carico

di lavoro. La batteria da 32 kWh garantisce 8 ore

di funzionamento continuo a 2.000 giri, mentre la

Tra le insidie dei

cantieri vanno

annoverate le

zone di mancata

visibilità, dovute

al sollevamento

della benna,

che comportano

elevati rischi per la

sicurezza. Il sistema

Transparent Bucket

di Develon risolve

questo problema

grazie all’uso di

telecamere ad

alta tecnologia

montate nella parte

anteriore della

macchina

20

21



to macchine pienamente funzionanti con fiducia.

Questa strategia basata sulla partnership consente

a Develon di fornire escavatori elettrici che eguagliano

le prestazioni dei modelli diesel, integrando

al contempo soluzioni avanzate di ricarica, propulsione

e controllo su misura per le esigenze dei

cantieri europei. Di conseguenza, Develon può

introdurre nuovi modelli proprio nel momento in

cui gli appaltatori ne hanno bisogno, sostenendo

il rapido passaggio del continente verso macchine

edili a basse emissioni e ad alta efficienza. Altre

tecnologie che il nostro gruppo sta esplorando per

un’adozione futura includono macchine alimentate

a idrogeno che utilizzano sistemi avanzati a celle

a combustibile per consentire un funzionamento

a zero emissioni di carbonio. Questo approccio è

progettato per fornire potenze e prestazioni paragonabili

a quelle delle macchine convenzionali a

diesel, riducendo al contempo in modo significativo

l’impatto ambientale.

A quali motoristi vi rivolgete? È cambiato qualcosa,

negli ultimi anni, nelle richieste da parte

degli utilizzatori finali in termini di prestazioni,

intervalli di manutenzione, digitalizzazione?

Develon continua a collaborare con partner affermati

nel settore dei motori, a seconda del tipo di

macchina e dell’applicazione. Ad esempio, i motori

Scania sono ancora utilizzati nei nostri dumper articolati

e nelle pale gommate, mentre i motori Perkins

sono impiegati in alcuni segmenti di macchine

di grandi dimensioni. Questo approccio flessibile

ci consente di offrire soluzioni ottimizzate per il

gruppo propulsivo, su misura delle diverse esigenze

dei clienti e del mercato. Per quanto riguarda

la domanda di servizi digitali da parte degli utenti

finali, osserviamo che i clienti non richiedono necessariamente

le tecnologie digitali in sé, ma soluzioni

che contribuiscano a massimizzare i tempi di

attività delle macchine e a ridurre i rischi operativi.

Di conseguenza, le tecnologie digitali vengono

sviluppate principalmente come fattori abilitanti di

affidabilità, efficienza e assistenza tecnica. La capacità

di aggiornamento remoto over-the-air (Ota) e

le funzioni di manutenzione predittiva (Phm) sono

esempi chiave. Queste tecnologie sono progettate

per supportare un servizio proattivo e il rilevamento

precoce dei problemi piuttosto che una manutenzione

reattiva. A partire dalla serie DX9, tali funzionalità

digitali sono state introdotte in modo più

attivo e sono attualmente in fase di sperimentazione

a livello di concessionari per verificarne l’efficacia

in ambienti operativi reali.

terra

In alto, a sinistra,

i gettonati DX05 e

DX08 di Hyundai,

Diesel of the Year

2025 e l’escavatore

DX 230LC-9,

immortalato al

bauma 2025

22

23



JOHN DEERE POWER SYSTEMS

È UN BEL

CONEXPO!

John Deere Power Systems non è certamente passata

inosservata alla recente edizione del Conexpo,

dove ha svelato l’anteprima del 5 e del 7,5 litri,

cubature dal crescente indice di gradimento, e

ha esposto una rassegna di pacchi batterie della

controllata Kreisel: per la precisione, KBE.59.750M,

KBE.24.450S, KBE.39.750S e KBE.39.750C

terra

John Deere Power Systems ha oramai completato

quella traversata nel deserto che è richiesta

ai motoristi in questa fase di transizione.

Prima del Conexpo, la ristrutturazione della

linea è stata suggellata dal 3,9 litri a quattro

mani con Deutz, di cui trovate notizia nel confronto.

Infine, Las Vegas. A questo punto, per

capire cosa si è mosso (non poco, a partire

dalle due anteprime, in produzione seriale nei

prossimi anni) abbiamo chiesto lumi direttamente

negli Stati Uniti.

Le cilindrate, da 5 e 7,5 litri parevano inaudite fino

a pochi anni fa. Quali considerazioni hanno portato

allo sviluppo di questi motori?

«Lo sviluppo dei JD5 e JD8 (unità rispettivamente

da 5 e 7,5 litri) si basa sulla nostra architettura

Next Generation Engine. Spinti dalle esigenze del

settore di macchine più potenti e ingombri sempre

più ridotti, stiamo perseguendo un progetto

ex novo per fornire un’elevata densità di potenza,

un’integrazione semplificata delle macchine e

un’efficienza dei consumi ottimizzata. Questi motori

contribuiranno a rafforzare la nostra gamma di

potenza e invieranno un chiaro segnale agli Oem:

John Deere è impegnata nel futuro degli endotermici.

Ciò consente ai nostri clienti di pianificare

con fiducia i cicli di sviluppo dei prodotti per il

prossimo decennio».

Sono dotati di coppa dell’olio strutturale?

«I JD5 e JD8 sono progettati per supportare

un’ampia gamma di applicazioni pesanti nei settori

agricolo, edile e industriale. Il nostro obiettivo è

fornire agli Oem una scelta più ampia nella gamma

di potenza medio-alta, puntando in particolare a

una maggiore efficienza nei consumi e a un ingombro

più compatto rispetto ai modelli precedenti».

Con il lancio previsto per il 2029/30 e il rallentamento

dell’elettrificazione, qual è la visione a

medio termine di John Deere per gli Stati Uniti,

l’Europa e gli altri mercati?

«Noi di John Deere riconosciamo che il futuro

dell’energia non sarà definito da un’unica tecnologia.

La nostra visione per i mercati globali si basa

su un approccio che si affida a percorsi multipli e

in ogni fase dà la priorità alla scelta del cliente.

Ci impegniamo a fornire un portafoglio versatile

che garantisca ai nostri clienti la soluzione giusta e

affidabile per soddisfare le loro specifiche esigenze

in continua evoluzione, indipendentemente dall’infrastruttura

regionale o dall’applicazione. Questa

strategia include diverse aree di interesse chiave:

Progresso dei motori diesel: stiamo ottimizzando

strategicamente i nostri motori a combustione interna

per ottenere la massima efficienza;

Integrazione dei carburanti rinnovabili: stiamo

effettuando investimenti significativi per garantire

che i nostri motori siano compatibili con i carbu-

ranti rinnovabili;

Elettrificazione strategica: portiamo avanti il nostro

percorso di elettrificazione abbinando la tecnologia

giusta all’applicazione giusta;

Sviluppo ibrido: per le macchine di grandi dimensioni,

dove l’alimentazione esclusivamente a batteria

potrebbe non essere ancora praticabile, stiamo

sviluppando soluzioni ibrido-elettriche».

Il JD4, il 4,5 litri e il JD5 potranno coesistere?

«Riteniamo fondamentali per molte operazioni

odierne i nostri motori da 4,5 e 6,8 litri. Sebbene

i JD5 e JD8 rappresentino il futuro, coesisteranno

per un certo periodo con i nostri motori tradizionali.

Questo ci aiuta a garantire agli Oem la flessibilità

e la continuità di cui hanno bisogno per

passare alle nuove tecnologie in linea con le loro

specifiche esigenze di mercato. Come sempre, ci

impegniamo a fornire una comunicazione chiara

e proattiva per consentire ai nostri clienti di comprendere

come questi cambiamenti possano influire

sulla loro attività».

Possiamo aspettarci che il JD5 e il JD8 trovino spazio

nella generazione e nella nautica?

«L’ampia flessibilità di applicazione è una considerazione

fondamentale per la nostra architettura

Next Generation Engine. Sebbene l’attenzione iniziale

per il JD5 e il JD8 sia rivolta alle applicazioni

industriali ed edili di fascia media, questi motori

sono stati progettati da zero specificamente per essere

adattabili alle varie esigenze di mercato».

Il 2,9 è un motore datato, forse non in linea con la

densità di potenza dei motori di nuova generazione.

In questa pagina,

a sinistra, il JD8,

affiancato dal JD5.

Sono due tasselli

inediti del mosaico

di John Deere

Power Systems, e

saranno disponibili

nel giro di 3/4 anni

24

25



terra

È previsto un aggiornamento o il lancio di motori

ancora più compatti?

«Il 2,9 litri rimane una componente affidabile e

vitale del nostro portafoglio, continuando a soddisfare

le esigenze dei clienti nei segmenti di riferimento.

Il motore ha subito numerosi aggiornamenti

nel corso degli anni per restare al passo con le

normative globali sulle emissioni e migliorare l’efficienza

dei consumi».

Kreisel e l’elettrificazione

Quando ci si sposta sull’elettrificazione, John Deere

gira a braccetto con Kreisel. All’Agritechnica, l’azienda

americana ha svelato un trattore prototipale

da 130 cavalli completamente elettrico, sviluppato

da foglio bianco. Insomma, lo potremmo definire

“un nativo elettrico”. La macchina adotta fino a

cinque pacchi da 39 kWh ciascuno per una capacità

totale di circa 200 kWh. La trasmissione elettrica

è dotata di due motori indipendenti: uno per

la trazione e uno per il funzionamento della presa

di potenza, entrambi con potenza nominale di 130

cavalli, consentendo alla presa di forza di mantenere

una velocità costante. Un’impostazione che

si rivela promettente alle latitudini cantieristiche.

Un esempio proviene dal Nevada ed è la terna 310

X-Tier E-Power, prototipo 100% elettrico. Spazio

all’affiancamento delle batterie a un endotermico, in

questo caso il JD9, con la pala gommata di grandi

dimensioni 824 X-Tier, equipaggiata

con una trasmissione elettrica

variabile (Evt), che offre una risposta quasi

istantanea e un funzionamento semplificato

tramite un singolo pedale. Quindi, la vostra visione

sulla elettrificazione?

«John Deere punta su un approccio basato su più

percorsi perché il futuro della propulsione non sarà

determinato da un’unica soluzione. I segmenti che

richiedono meno di 130 cavalli (circa 96 kW), come

le attrezzature per la cura del manto erboso e le

macchine compatte, sono candidati ideali per soluzioni

completamente elettriche a batteria grazie

alla ridotta manutenzione e alla facilità d’uso».

Ci raccontate l’introduzione dei vostri sistemi, sviluppati

in collaborazione con Kreisel, sia sulle macchine

John Deere che per gli Oem?

«John Deere e Wirtgen hanno integrato con successo

sistemi elettrici a batteria in diverse applicazioni,

tra cui un trattore elettrificato, una terna,

una fresatrice a freddo, una finitrice e un rullo. La

tecnologia Kreisel Electric viene inoltre implementata

in una vasta gamma di applicazioni di Oem,

tra cui miniescavatori, veicoli municipali (spazzaneve,

piccoli automezzi antincendio), autobetoniere

e varie applicazioni marine».

Pacchi batteria ai raggi X

Potreste fornirci una panoramica dettagliata dei

quattro pacchi batteria KBE esposti a Las Vegas?

Chimica delle celle, specifiche prestazionali, il

Bms, l’assemblaggio degli strati e opzioni di personalizzazione.

«Al Conexpo, John Deere ha presentato quat-

tro pacchi batteria Kreisel: il KBE.59.750M, il

KBE.24.450S, il KBE.39.750S e il KBE.39.750C.

Sono progettati per applicazioni agricole, movimento

terra, minerarie e marine.

Composizione chimica delle celle: i pacchi utilizzano

celle cilindriche NMC (Nichel-Manganese-

Cobalto). Questa specifica composizione chimica

è stata scelta per privilegiare un’elevata densità

energetica per le applicazioni offroad, soggette a

vincoli di spazio.

Bms, layer e architettura

Sistema di gestione della batteria (Bms): John Deere

utilizza il Dynamic Performance Management,

un Bms proprietario sviluppato in collaborazione

con Kreisel. Questo sistema attinge alla nostra vasta

esperienza nello sviluppo di controller e utilizza

un software avanzato per ottimizzare le prestazioni

quotidiane, la durata nel tempo e la sicurezza, anche

a temperature estreme.

Assemblaggio degli strati: i pacchi batteria sono

dotati della tecnologia brevettata di raffreddamento

a immersione di Kreisel. Immergendo le celle in un

fluido dielettrico, il sistema mantiene un intervallo

di temperatura ristretto (<1 °C) su tutte le celle.

Questo design mira a prevenire i punti caldi e a

favorire un invecchiamento uniforme, producendo

generalmente un impatto positivo sulla durata complessiva

di un pacco batteria.

Personalizzazione e architettura modulare: La linea

KBE è progettata con un’architettura flessibile e

modulare.

Libertà di posizionamento: I moduli sono progettati

per un orientamento e un’installazione flessibili,

consentendo loro di adattarsi a spazi ristretti.

Configurazione dei pacchi: L’architettura supporta

configurazioni con più pacchi batteria per soddisfare

requisiti di potenza per impieghi gravosi.

Integrazione scalabile: questo approccio modulare

consente un’estensione senza soluzione di continuità

del portafoglio in diversi segmenti di attrezzature,

semplificando al contempo l’integrazione nelle

macchine».

Con quali trasmissioni sono abbinati?

«Queste batterie sono indipendenti dalla trasmissione,

il che significa che possono essere abbinate

a qualsiasi sistema di trasmissione elettrificato ad

alta tensione. Sono progettate per applicazioni ad

alta tensione di classe 400 V e 750 V».

E-Power per tutti?

L’architettura E-Power presentata ad Agritechnica è

scalabile o replicabile nel movimento terra?

«L’architettura E-Power è scalabile e replicabile,

utilizzando lo stesso stack tecnologico di base. La

nostra attenzione alla densità energetica è particolarmente

applicabile ai cantieri “ai margini della

rete” che mancano di infrastrutture di ricarica,

poiché una maggiore densità energetica aiuta a

massimizzare l’autonomia tra una ricarica e l’altra».

Come vede John Deere la rapida accelerazione nello

sviluppo delle batterie allo stato solido?

«John Deere si impegna a fornire un portafoglio di

soluzioni versatili e collaudate che consentano ai

clienti di scegliere in ogni fase. Valutiamo costantemente

il mercato alla ricerca delle tecnologie che

meglio soddisfano le esigenze dei nostri clienti, comprese

le batterie allo stato solido. Se e quando la

tecnologia allo stato solido diventerà commercialmente

praticabile per i nostri clienti, la valuteremo

per includerla nella nostra offerta di alimentazione».

Così disse Pierre

Guyot, Senior

Vice President,

JDPS all’atto

dell’acquisizione

di Kreisel: «La

tecnologia delle

batterie di Kreisel

può essere

applicata all’ampio

portafoglio di

prodotti Deere e

l’esperienza sul

mercato di Kreisel

andrà a beneficio

di Deere mentre

amplieremo il

nostro portafoglio

di veicoli elettrici a

batteria»

26

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SOCOGES. E HYUNDAI

SALTO DI

LIVELLO

In questa intervista, precedente al

KEY-DPE e allo Smopyc, si evince che

i tempi sono maturi per raccogliere i

frutti degli investimenti effettuati da

Socoges nelle strutture e da Hyundai nel

completamento delle gamme

terra

Socoges e Hyundai, un binomio che non ha più bisogno

di presentazioni, semmai di aggiornamenti.

Questi vi saranno forniti da Enzo Galanto, che

abbiamo intervistato prima del KEY e dello Smopyc.

Cosa vi aspettate a Rimini?

«Partecipiamo a KEY-DPE per fare il punto con

i costruttori di gruppi elettrogeni, come avviene a

Dubai. Ci rechiamo a Rimini con lo spirito di fare

una chiacchierata con i nostri clienti, che saranno

presenti sia nelle vesti di espositori che in quelle di

semplici visitatori. A Dubai Hyundai estende l’invito

ai distributori a livello mondiale. Il MEE è rinviato a

settembre: sarebbe stata l’occasione per introdurre la

nuova gamma di motori ultra-large, a uso G-Drive,

per le applicazioni mission-critical, tipicamente i data

center. Stiamo parlando di cilindrate da 37, 50 e 77

litri. Contestualmente, a Dubai era previsto un evento

organizzato in concomitanza con il MEE, per valorizzare

le bocche da fuoco di Hyundai fino a 3,5 MW. Lo

sappiamo tutti, gli investimenti sono orientati in quella

direzione, nel settore assai dinamico della gestione

e trasmissione dei dati e dell’intelligenza artificiale.

Questa famiglia ultra-large sarà commercializzata dal

2027. È stata appositamente realizzata una fabbrica.

La tassonomia dei tre modelli è Dx37, DX50 e DX77».

La vivacità di Hyundai

«Negli ultimi anni Hyundai ha mostrato un livello di

dinamismo progettuale decisamente fuori dall’ordinario

per il settore. In un arco temporale relativamente

breve, infatti, sono stati sviluppati e introdotti

numerosi nuovi modelli di motori, con l’obiettivo di

coprire nuovi nodi di potenza e rispondere alle più

recenti evoluzioni tecnologiche e normative in materia

di emissioni. Si tratta di uno sforzo industriale e

ingegneristico significativo, che testimonia una chiara

visione strategica orientata al futuro. Hyundai non si

è limitata ad aggiornare le gamme esistenti, ma ha

lavorato in profondità sulla piattaforma motoristica,

ampliando l’offerta sia nel campo delle applicazioni

industriali sia in quello del G-Drive e del marino. Il

risultato è una gamma sempre più articolata e coerente

con le esigenze dei mercati globali, capace di

spaziare dalle potenze più compatte fino alle nuove

architetture ultra-large destinate alle applicazioni

mission-critical».

Tirando le somme del 2025

«Il bilancio del 2025 è stato in linea con le aspettative,

senza sostanziali variazioni rispetto al 2024,

che fu anno di consolidamento e stabilizzazione. Si è

rivelato un anno interessante perché abbiamo introdotto

alcuni nuovi prodotti, sia lato G-Drive che industriale.

Li abbiamo presentati ai clienti, consegnato

i primi prototipi e toccato con mano le installazioni.

Questo ragionamento vale sia per gli emissionati che

per i non emissionati. Ci siamo ulteriormente tutelati

potenziando lo stock di motori disponibili a scaffale,

che costituisce un punto di forza. Nel 2024 abbiamo

partecipato ad EIMA, assistito al riconoscimento del

Diesel of the Year 2025 per il DXO5 e DX08 e al

completamento delle gamme, soprattutto nel mondo

G-Drive Stage V. In questo ambito disponiamo di una

segmentazione da 30 a 300 kVA. Un livello di potenza

recentemente introdotto è il 100 kVA: ha coperto un

buco di listino e sta rapidamente diventato un bestseller.

Del resto, risponde a precise richieste del mercato.

La stessa cosa che vediamo nella nautica con i nostri

motori marini common rail».

E adesso?

«Ci attendono tantissimi incontri con i clienti e una

mole di lavoro ‘importante’. Buon segno, che evidenzia

un interesse condiviso e diffuso. In uno scenario

macroeconomico non proprio esaltante, come le ho

anticipato per Socoges è invece andato benissimo.

Dopo avere seminato, ci aspettiamo un 2026 di raccolta,

anche in un quadro generale complesso».

Nel frattempo proseguite nel potenziamento della

struttura.

«Socoges è un’azienda tecnico-commerciale, le figure

più interessanti rispecchiano la sua missione». Investire

nella rete commerciale e di supporto post-vendita

è sintomatico di lungimiranza. «Cerchiamo di prevenire

le future necessità del mercato, per non trovarci

impreparati. Gli uffici sono organizzati ed efficienti,

con responsabili commerciali, addetti al contatto coi

clienti e altri destinati alle funzioni di back-office. Abbiamo

implementato l’ufficio tecnico. La gestione dei

mercati esteri impone anche delle valide competenze

linguistiche».

Anche in Francia, Spagna e...

Socoges è distributore Hyundai per l’Italia per qualsiasi

applicazione, in Francia per il marino, come in

NordAfrica, in Spagna per industriale e G-Drive. Infine,

estende il mandato a Malta, Croazia, Slovenia. «In

Spagna abbiamo partecipato al FIMA di Saragozza,

che ha replicato i suoi migliori standard, e saremo

presenti allo Smopyc, dal 15 al 18 aprile. A febbraio

siamo stati anche ad Euromaritime, che ha cadenza

biennale e si è tenuta a Marsiglia. In quella sede abbiamo

raccolto l’interesse manifestato nel 2024 per i

nuovi motori marini, equipaggiati con sistema di posttrattamento

IMO Tier2 e IMO Tier 3, Stage V, RCD

per il diporto. Il 12 V da 22 litri ha riscosso un forte

HYUNDAI AL CONEXPO

Hyundai ci ha abituati a un’interpretazione bella frizzantina del

Conexpo. Nel 2023 erano custoditi sotto una teca i modellini

del DX05 e del DX08, che sarebbero diventati Diesel of the

Year 2025. Quest’anno si è manifestato il DA11, 3 cilindri da

1,1 litri, con un common rail a bassa pressione. Il motore eroga

una potenza massima di 18,4 chilowatt. Da un capo all’altro

della geografia motoristica. Insieme al compatto, Hyundai ha

svelato il DX22, un 12 a V da 22 litri che eroga una potenza

massima di 700 kW. Il DX22 è destinato ad essere installato

su escavatori da miniera di grandi dimensioni della classe da

interesse per il rapporto peso-potenza ed è capace di

spingersi a 1.235 cavalli, a servizio di pilotine, barche

per il trasporto passeggeri e altre applicazioni

professionali. Stiamo capitalizzando gli investimenti

di Hyundai nelle certificazioni Stage V, essenziali per

la navigazione nelle acque interne. Il DX22 ha equipaggiato

una grossa pilotina, altre applicazioni con

destinazione finale le piattaforme off-shore e il fluviale

a Parigi, per esempio i cosiddetti pontoni, o spingitori.

Il motore è a disposizione di pompe ausiliarie come

della propulsione, completo di erogatore e serbatoio

di AdBlue. Il DX05 e il DX08 hanno creato un’alternativa

common rail ai motori meccanici di Hyundai,

destinati al prime e a utilizzi cantieristici, che mettono

sotto stress le macchine. A questi motori non manca

certamente l’affidabilità, che si evince dalle ore

di esercizio sotto i cofani degli escavatori Hyundai.

A fine anno parteciperemo nuovamente all’EIMA, e

sarà il momento per tirare le somme. Il messaggio che

emerge è chiaro: in una fase di forte trasformazione

dei mercati energetici e delle infrastrutture digitali,

Hyundai sta investendo con decisione per posizionarsi

tra i protagonisti dell’evoluzione del settore, anticipando

le esigenze future e rafforzando la propria

presenza nei segmenti a maggiore crescita».

A sinistra, una

espressione

industriale di

Socoges: lo stand

EIMA 2024, con

i DX in primo

piano. Di fianco,

in modalità marina,

al Salone di

Genova. Comune

denominatore:

Hyundai

100 a 150 tonnellate. Spazio ai pacchi batteria elettrificati,

progettati con layout strutturali ottimizzati per massimizzare la

densità energetica. Questi pacchi batteria supportano lunghe

ore di funzionamento e sono dotati di sistemi di prevenzione

del surriscaldamento, che ne migliorano la sicurezza.Spazio

per diesel, elettrico, e pure per gli endotermici a idrogeno da

11 litri e 22 litri. Per quest’ultimo la potenza è leggermente

ridimensionata, rispetto al convenzionale utilizzo di gasolio,

con una potenza massima di 600 chilowatt (816 cavalli) e una

potenza continua di 477 kW (649 cv).

28

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CONFRONTO. 3,4-3,9 litri industriali

3,4-3,9 litri

COPPIA DI

SPUNTO

Al Conexpo Caterpillar e Perkins hanno

messo il turbo (anzi, due) per agganciare

Cummins, Deutz e John Deere a 129

chilowatt nell’affollato segmento dei

compatti da 3,4 a 3,9 litri. Per l’occasione

abbiamo selezionato solo le potenze

superiori a 100 chilowatt

Caterpillar ha

messo mano alla

parte bassa del

listino, con il C3.6.

Nell’ultimo quarto

dell’anno scorso

è stata la volta

del top, il C32B:

895 kW in Tier 4F,

893 in Stage V,

addirittura 1.007

per i mercati non

emissionati

ATTENTI A QUEI DUE!

TERRA

Marca CATERPILLAR CUMMINS DEUTZ DEUTZ FPT INDUSTRIAL HYUNDAI JOHN DEERE KIOTI PERKINS REHLKO YANMAR YUCHAI

Modello C3.6 F3.8 TCD 4.0 TCD3.6 L4 HP F36 D34 JD4 4J383TA 904J-E36TTA KDI 3404 T CR 4TN101 YCDK04140-T400

CARTA D’IDENTITÀ

A x C mm - C/A 98 x 120 - 1,22 102 x 115 - 1,13 99 x 128 - 1,29 98 x 120 - 1,22 102 x 110 - 1,08 98 x 113 - 1,15 99 x 128 - 1,29 103 x 115 - 1,12 98 x 120 - 1,22 94 x 116 - 1,23 101 x 120 - 1,19 98 x 120 - 1,22

N. cilindri - litri 4 - 3,62 4 - 3,75 4 - 3,94 4 - 3,62 4 - 3,59 4 - 3,40 4 - 3,94 4 - 3,83 4 - 3,62 4 - 3,22 4 - 3,84 4 - 3,62

Potenza intermittente kW - rpm 129 - 2.200 129 - 2.500 129 - 2.200 105 - 2.300 105 - 1.900 101 - 2.600 129 - 2.200 104,5 - 2.200 129 - 2.200 105 - 2.600 105 - 2.200 103 - 2.400

Pme bar 19,8 16,8 18,2 15,4 18,8 13,9 18,2 15,2 19,8 15,4 15,2 14,5

Velocità lineare pistone m/s 8,8 9,6 9,4 9,2 7 9,8 9,4 8,4 8,8 10,1 8,8 9,6

Coppia max Nm - rpm 745 - 1.500 617 - 1.500 696 - 1.300 550 - 1.600 600 - 1.400 500 - 1.400 696 - 1.300 540 - 1.400 745 - 1.500 647 - 1.400 550 - 1.500 500 - 1.600

Pme a coppia max bar 26,4 21,1 22,7 19,5 21,4 18,8 22,7 18,1 26,4 25,8 18,3 17,7

Riserva di coppia % 47,9 38 44,1 42,3 47,1 39,6 44,1 41,7 47,9 51,5 42,3 38,6

Coppia a potenza max Nm 559 490 559 441 529 372 559 451 559 382 461 412

% Potenza a coppia max (kW) 90,8 (117) 75,20 (97) 73,50 (95) 87,80 (92) 83,80 (88) 72,60 (73) 73,50 (95) 75,80 (79) 90,80 (117) 90,40 (95) 82,30 (86) 81,40 (84)

NELLO SPECIFICO

Potenza kW/litro 35,5 34,2 32,6 29 29,2 29,5 32,6 27,2 35,5 32,6 27,3 28,4

Coppia Nm/litro 205,7 164,1 176,6 151,8 166,9 146,6 176,6 140,8 205,7 200,9 143 138

Potenza areale kW/dm2 42,72 39,45 41,88 34,77 32,11 33,44 41,88 31,38 42,72 37,77 32,81 34,11

METRO E BILANCIA

Peso kg 400 280 460 350 320 464 460 522 400 394 420 280

L x W x H mm 667x569x776 818x728x786 760x680x843 900x592x1.036 714x601x852 936x665x1.135 700x680x810 948x666x1.136 850x680x1.060 718x580x816 890x630x870 790x590x790

Ingombro m3 0,29 0,47 0,44 0,55 0,37 0,71 0,39 0,72 0,61 0,34 0,49 0,37

Massa/potenza kg/kW 3,1 2,2 3,6 3,3 3 4,6 3,6 5 3,1 3,8 4 2,7

Densità globale kg/litri 110,5 74,5 116,7 96,7 89 136,1 116,7 136,2 110,5 122,4 109,2 77,3

Densità di potenza kW/m3 444,8 274,5 293,2 190,9 283,8 142,3 330,8 145,1 211,5 308,8 214,3 278,4

Densità assoluta t/m3 1,38 0,60 1,05 0,64 0,86 0,65 1,18 0,73 0,66 1,16 0,86 0,76

Densità relativa litri/m3 12,49 8,00 8,96 6,58 9,72 4,80 10,11 5,32 5,94 9,47 7,85 9,79

INDICI

ELASTICITA’ 10,2 12,6 11,7 9,6 7,7 14,4 11,7 10,3 10,2 15,1 9,4 10,4

PRESTAZIONI 7,1 6,2 6,5 5,8 6 5,7 6,5 5,4 7,1 7 5,5 5,5

SOLLECITAZIONE 11,7 10,2 10,7 9,6 9,5 9,5 10,7 8,8 11,7 12 9 9,1

LEGGEREZZA 12,5 8,9 13,9 11,1 10,2 15,6 13,9 16,7 12,5 14,2 13 9,1

COMPATTEZZA 41 20,9 23,7 16,2 26,1 12,1 26,8 11,6 19,5 33,4 17,3 22,1

DIESEL INDUSTRIALI 7,8 8,1 7,5 7,2 7,2 7,1 7,5 6,7 7,8 7,8 6,9 7,4

30

31



Compattezza

significa conciliare

le prestazioni

con un ingombro

ridotto. I motori

ultra slim stanno

però seguendo

un’evoluzione

che li avvicina alla

misure di corsa

e alesaggio della

“mille”. È il caso di

Deere e Deutz. Cat

e Perkins, invece,

hanno potenziato il

3,6 litri

TERRA

kW! 175!

160!

145!

130!

115!

100!

85!

70!

55!

kW! 175!

160!

145!

130!

115!

100!

85!

70!

55!

DEUTZ TCD3.6

DEUTZ 3.6

1.362! Nm!

1.212!

1.062!

912!

762!

612!

462!

312!

162!

40!

rpm!

12!

900! 1.500! 2.100! 2.700!

kW! 175!

160!

145!

130!

115!

100!

85!

70!

55!

HYUNDAI

HYUNDAI

1.504! Nm!

1.354!

1.204!

1.054!

904!

754!

604!

454!

304!

40!

rpm!

154!

900! 1.500! 2.100! 2.700!

kW! 175!

160!

145!

130!

115!

100!

85!

70!

55!

CATERPILLAR

C3.6

REHLKO

REHLKO

1.304! Nm!

1.154!

1.004!

854!

704!

554!

404!

254!

104!

40!

rpm!

-46!

900! 1.500! 2.100! 2.700!

1.432! Nm!

1.282!

1.132!

982!

832!

682!

532!

382!

232!

40!

rpm!

82!

900! 1.500! 2.100! 2.700!

kW! 175!

160!

145!

130!

115!

100!

85!

70!

55!

kW! 175!

160!

145!

130!

115!

100!

85!

70!

55!

40!

rpm!

133!

900! 1.500! 2.100! 2.700!

kW! 175!

160!

145!

130!

115!

100!

85!

70!

55!

Le prime intuizioni del nuovo che si stava affacciando

sotto i cofani delle macchine di potenza

low entry il Diesel of the Year risalgono

ai vagiti del premio. Nel 2007 il riconoscimento fu

appannaggio del Cummins B3.3, l’anno successivo

dell’F32 di FPT. Così recitava la presentazione apparsa

sull’allora rivista Diesel: “Il maxicompatto è

per FPT un tuffo senza reti nel settore industriale

che scardina le certezze del litro per canna e rivoluziona

le macchine del futuro”. Era il 2010 e

Deutz si era aggiudicata il Diesel of the Year, grazie

all’irruzione del TCD2.9 nello scenario dei compatti.

Una penetrazione in tandem con il TCD3.6, che

ha consacrato la canna da 800/900 cc come elisir

per quelle unità che si erano ritrovate a dovere comprimere

gli spazi con l’avvento del IIIB/4Final. La

densità di potenza è diventata da allora una missione

messianica, un imperativo categorico per gli

uffici di ingegneria e quelli di marketing. Come

incalzare le cilindrate da 4,4 litri, che tipicamente

erogano, grosso modo, da 100 a 129 chilowatt?

Alzando sistematicamente l’asticella delle curve

specifiche. Un “giochino” che si ripropone con una

certa frequenza nell’ambito motoristico industriale,

anche nelle sue declinazioni meno legate a cicli di

lavoro intensivi. Basti pensare alla competizione

serrata tra Caterpillar, MAN e Rolls-Royce Power

Systems per equipaggiare gli yacht con potenze intorno

ai 2.000 cavalli marini, schizzate tra 2.000 e

2.400 di potenza massima. Ed è così che i compatti

DEUTZ TCD4.0

DEUTZ 4.0

KIOTI

KIOTI

1.483! Nm!

1.333!

1.183!

1.033!

883!

733!

583!

433!

283!

1.412! Nm!

1.262!

1.112!

962!

812!

662!

512!

362!

212!

40!

rpm!

62!

900! 1.500! 2.100! 2.700!

kW! 175!

160!

145!

130!

115!

100!

85!

70!

55!

CUMMINS

F3.8

YANMAR

YANMAR

1.355! Nm!

1.205!

1.055!

905!

755!

605!

455!

305!

155!

40!

rpm!

5!

900! 1.500! 2.100! 2.700!

1.381! Nm!

1.231!

1.081!

931!

781!

631!

481!

331!

181!

40!

rpm!

31!

900! 1.500! 2.100! 2.700!

kW! 175!

160!

145!

130!

115!

100!

85!

70!

55!

kW! 175!

160!

145!

130!

115!

100!

85!

70!

55!

FPT

FPT

1.455! Nm!

1.305!

1.155!

1.005!

855!

705!

555!

405!

255!

40!

rpm!

105!

900! 1.500! 2.100! 2.700!

kW! 175!

160!

145!

130!

115!

100!

85!

70!

55!

kW! 175!

40!

rpm!

95!

900! 1.500! 2.100! 2.700!

PERKINS

PERKINS

1.304! Nm!

1.154!

1.004!

854!

704!

554!

404!

254!

104!

40!

rpm!

-46!

900! 1.500! 2.100! 2.700!

160!

145!

130!

115!

100!

85!

70!

55!

JOHN DEERE DEERE JD4

YUCHAI

YUCHAI

1.445! Nm!

1.295!

1.145!

995!

845!

695!

545!

395!

245!

1.397! Nm!

1.247!

1.097!

947!

797!

647!

497!

347!

197!

40!

rpm!

47!

900! 1.500! 2.100! 2.700!

nell’intervallo tra 3,6 e 3,9 si sono gonfiati fino a

cannibalizzare i 4,4 - 4,5 litri. L’ultima puntata di

questa saga è andata in onda a Las Vegas, alla recente

edizione del Conexpo. Un motore con due livree,

il 3,6 litri che Caterpillar e Perkins hanno presentato

attrezzato con 129 chilowatt, agganciando

l’F3.8 di Cummins, la prima ad osare così in alto,

e la recente doppietta Deutz-John Deere. Sono loro

ad avere pompato centimetri cubici, fino ad arrivare

a 3,94 litri. Per bilanciare il confronto, abbiamo inserito

una clausola relativa alla potenza: la partenza

è prevista a 100 chilowatt, escludente il V3800 di

Kubota e il Simpsons, che trovate nei rispettivi box,

e inserisce i 3,4 litri di Hyundai e Rehlko. Un altro

box è dedicato al Baudouin 4M09, direttamente da

Cassis per sfidare l’agguerrito e nutrito gruppone di

concorrenti. Come sapete, l’epifania di Baudouin

tra le applicazioni mobili industriali risale all’Agritechnica.

Come accennato, una ventata di aria fresca

arriva da Caterpillar. Sono loro stessi a indicare

la leva di questa operazione di ritaratura

della centralina elettronica

e di adeguamento delle

prestazioni specifiche.

La leva è sempre lei,

quando non si chiama

efficienza è un “quasi”

sinonimo: “la crescente

esigenza dei clienti di

sistemi di alimentazione

a maggiore densità di

potenza, in grado di

potenziare le prestazioni

delle macchine

senza aumentarne

le dimensioni o la

complessità”. Il C3.6

è stato dunque

progettato per

garantire una coppia

più elevata, una

maggiore operatività

e costi operativi

complessivi inferiori

per una vasta gamma

di macchine, tra cui

escavatori gommati, autocarri

ribaltabili, compattatori, terne,

finitrici per asfalto e sollevatori

telescopici. Uno spettro

applicativo a cui si rivolge

anche Perkins, che con questo

upgrade può però rivolgersi

anche all’agricoltura, con gli

specializzati e gli aziendali,

oltre al sollevamento.

Per raggiungere una densità di

potenza fino a 129 chilowatt e

740 Nm a 1.500 giri, consentendo

una curva flessibile per agevolare la

spinta anche a bassi e medi carichi,

l’ingegneria ha aggiornato il sistema

di combustione e rinforzato molti componenti

fondamentali. Gli intervalli di sostituzione

dell’olio e del filtro carburante sono stati estesi

a 1.000 ore e coprono anche le soluzioni di biodiesel

al 20% (B20) e l’Hvo al 100%. La tabella

parla chiaro e registra il grande balzo in avanti nella

potenza, ma è nella coppia specifica che si assiste

alla sterzata più spettacolare e spiana la strada ad

accaparrarsi l’Indice Diesel (che premia la coppia

anglo-americana): tradotti in percentuali, l’unico

concorrente ad alitare sul collo è il KDI, mentre

distacca i motori di pari potenza del 30%. L’indice

di compattezza rivela che limare gli spigoli, cioè

contenere altezza e profondità, è merce sempre

graditissima, soprattutto per le macchine compatte

che richiedono potenze giudicate inaccessibili in un

passato nemmeno troppo remoto. Questo nonostante

qualche chilo in più sulla bilancia, grazie a una

larghezza che semplifica l’alloggiamento anche nei

confinati vani motore di applicazioni fino ad ora

semplicemente impensabili, come un trattore isodiametrico

o una minipala, avvezze a 3 e 4 cilindri

limitati a 56 chilowatt. Certo, è una provocazione,

che rende però l’idea di quanto si siano adoperati i

progettisti per supportare quelle macchine soggette

La densità di

potenza è il

mantra che

orienta le matite

dei disegnatori

motoristici, sia

nello stradale che

nell’industriale

32

33



BAUDOUIN 4M09

Li abbiamo visti all’Agritechnica

in splendida forma e

allestimenti ibridi. Sono i

motori di Baudouin dedicati alle

applicazioni mobili industriali

2,5 a 16,6 litri. Non abbiamo

inserito nel confronto il 4M09

perché non disponiamo di

corsa e alesaggio. Possiamo

raccontarvi che questa

famiglia, organizzata con

quattro intervalli di potenza,

a segmenti di 15 chilowatt,

da 60 a 105, prevede un

intervallo di manutenzione

di 600 ore e consente di

resistere all’escursione termica

ambientale (avviamento

a freddo fino a -40°C e

funzionamento continuo fino

a +50°C) e al derating fino a

4.700 m di quota. Riproposta

la valvola di ricircolo dei gas di

scarico. La sovralimentazione è

affidata alla waste gate.

CARTA D’IDENTITÀ

A x C mm -

N.cil.- dm3 4 - 3,58

Potenza kW/rpm (intermittente) 105/2.300

Coppia max Nm/rpm 580/1.500

METRO BILANCIA E CARATTERISTICHE

Massa kg 420

L * W * H mm 857*668*765

Come e quanto

Emissioni

Stage V

Equipaggiamenti

Common Rail

Sovralimentazione

Turbo Waste Gate

Post-Trattamento

Doc+Dpf+Scr

Egr

È il più gettonato dei compatti

giapponesi, insieme al 3,3 litri e

si fa tuttora rispettare, nonostante

sia ormai da tempo sulla cresta

dell’onda. Lo abbiamo inserito

KUBOTA V3800-TIEF4

in un box dal momento che per

una manciata di chilowatt non

raggiunge la soglia dei 100

chilowatt.

CARTA D’IDENTITÀ

A x C mm - C/A 100 x 120 - 1,20

N. cilindri - litri 4 - 3,77

Potenza intermittente kW - rpm 96 - 2.400

Pme bar 13

Velocità lineare pistone m/s 9,6

Coppia max Nm - rpm 446 - 1.500

Pme a coppia max bar 15,2

Riserva di coppia % 36,4

Coppia a potenza max Nm 382

% Potenza a coppia max (kW) 73,2 (70)

NELLO SPECIFICO

Potenza kW/litro 25,5

Coppia Nm/litro 118,5

Potenza areale kW/dm2 30,57

METRO E BILANCIA

Peso kg 345

L x W x H mm

844x581x835

Ingombro m3 0,41

Massa/potenza kg/kW 3,6

Densità globale kg/litri 91,5

Densità di potenza kW/m3 234,2

Densità assoluta t/m3 0,84

Densità relativa litri/m3 9,20

SIMPSONS SJV326CR

A Chennai confezionano

endotermici da oltre

settant’anni. Attualmente

impiega oltre mille

ingegneri nella ricerca e

sviluppo e produce anche a

Kumbakonam, in Tamil Nadu,

oltre che a Chennai. Il common

rail (probabilmente a firma

Bosch, come la centralina

MD1CS 162, diffusa tra gli

OEM indiani) spinge fino

a 1.600 bar, l’EGR resiste,

posizionato esternamente con

l’apposito condotto al collettore

di aspirazione.

CARTA D’IDENTITÀ

B x S mm - S/B 96 x 127 - 1,32

N. cil. - dm3 3 - 2,75

Maximum power kW - rpm 96 - 2.000

Mep at max power bar 21,3

Piston speed m/s 8,5

Maximum torque Nm - rpm 311 - 1.200

Mep at max torque bar 14,5

% power at max torque (kW) 22,3

Torque at max power Nm 461

% power at max torque (kW) 40,8 (39)

Work range rpm 800

DETAILS

Specific power kW/dm3 34,9

Specific torque Nm/dm3 112,9

Areal spec. power kW/dm2 44,24

Areal spec. torque Nm/

TERRA

a sforzi di traslazione e di coppia apicale, sia per

sfamare gli ausiliari che per erogare più coppia possibile

a un soddisfacente regime di potenza.

In chiusura, un breve ritratto dei due ingressi registrati

dall’Estremo Oriente. Kioti, è commercializzata

in Italia da Pitteri Violini. Nel più classico filone

onomastico del Far East, il motore è identificato con

una sigla: 4J383TA. Anche in questo caso, come in

quello dei dirimpettai cinesi, il costruttore coreano

è riuscito a imprimere grinta al monoblocco, che

si dimostra competitivo, con 104,5 chilowatt e 540

Nm. Il 3,83 litri risulta penalizzato dal peso, che

incorpora però esplicitamente il modulo Scr, volano

e ventola. Il 4J380 si trova sotto i cofani dei trattori

Kioti e si presenta come l’asso di briscola per sparigliare

le carte sul tavolo dei costruttori europei.

Scalando a livello geografico, dalla penisola coreana

ci imbarchiamo per l’isola giapponese di Honsu. Si

replica l’eterno duello tra Yanmar e Kubota (per il

V3800 vedi il box). La prima ha svelato i tratti del

4TN101 all’Intermat del 2018, mentre alla edizione

2025 del bauma vi è stata la volta della versione a

idrogeno. Yanmar prosegue nella scelta del ricircolo

raffreddato, che interviene sulla miscela in camera

di combustione e contribuisce a moderare la detonazione

e il punto di fiamma. L’alchimia, per evitare

il rischio trade-off, è il bilanciamento con la quantità

di urea tecnica erogata dagli ugelli dell’Scr. Il

risultato è all’altezza delle aspettative: la potenza

è di 105 chilowatt, per 550 Nm, appena 100 Nm

in meno a 1.000 giri. Infine una sintesi del duetto

rosso-verde, Deutz-Deere. La base meccanica ed

elettronica consente a Colonia di allestire il 3,9 litri

in formato powergen, con una potenza prevista di

100 kVA, con la quale presidierà un nodo strategico

e abbraccerà segmenti finora inesplorati per Deutz.

Senza considerare il potenziale nella nautica commerciale.

Consentendo la semplificazione dell’alloggiamento,

quindi l’architettura multipla, con

più unità in linea, potrebbe costituire una carta da

spendere per la stessa Deutz. Sicuramente lo è per il

gemello in verde, a firma di John Deere, che a gennaio

ha annunciato la marinizzazione di due cavalli

rampanti della scuderia, il 14 e il 18 litri (il JD18 è

stato eletto Diesel of the year nel 2021). L’intervallo

di potenza, nella fascia apicale dell’offerta di John

Deere, è così segmentato in modo più regolare, da

298 a 599 chilowatt. Questo motore dispone di un

treno di ingranaggi posteriore che permette alla presa

di forza di attingere a una potenza maggiore. Il

JD4, come si manifesta nella tassonomia americana,

contempla intervalli di manutenzione dei fluidi da

750 a 1.000 ore. Un altro elemento di innovazione

riguarda i regolatori idraulici (Hla) che semplificano

la manutenzione. Il motore offre fino a due pattini di

trasmissione ausiliari, con un effetto boost sulla potenza

ausiliaria, fungendo da agevolatore per l’eventuale

ibridizzazione del sistema. Concepito sia per

i mercati emissionati che quelli a basse emissioni

(insomma, dallo Stage IIIA allo Stage V), si attrezza

con il ricircolo dei gas di scarico raffreddato esternamente

per il IIIA. L’Egr risulta espiantato nello

Stage V, seguendo una tendenza che ha investito anche

gli interpreti della scuola ingegneristica tedesca,

paladini dell’approccio anti-emissioni a monte della

combustione, quali Deutz e MAN. L’Egr è tutt’altro

che fuori gioco e si trova a fronteggiare nuove sfide.

Dal momento che le portate sono in continua crescita,

si sta rapidamente passando dalla tradizionale

valvola a fungo all’Egr a farfalla.

Sono esclusi da

questo confronto

alcuni motori che

trovate comunque

nei box in alto: il

4M09 di Baudouin,

il Kubota V3800 e il

Simpsons SJV326CR

34

35



LANDI TECHNOLOGIES

16 ANNI IN

CALIFORNIA

Landi ha attecchito nel mercato americano da oltre

tre lustri. Tra le voci della carta d’identità il quartier

generale in California e l’attiva collaborazione con

Ford. L’impatto sfidante con la CARB si è evoluto in

una armonica interlocuzione. Landi Technologies si

pone come manufacturer of record. Un’expertise

che trova terreno fertile nei sistemi a biometano

automotive

Il comunicato a seguire risale al 21 gennaio del

2010. “Landi Renzo ha avviato le sue attività

negli Stati Uniti, attraverso la controllata Landi

Technologies. La sede operativa sarà in California.

«Con questa nuova entità» afferma Andrea Landi,

Presidente della Landi Technologies, «crediamo

di poter fornire un contributo importante nel dare

agli Stati Uniti la possibilità di utilizzare in modo

concreto ed economico carburanti ecologici e alternativi

a quelli di derivazione petrolifera». Nello

specifico, la nuova società si occuperà di sviluppare

le necessarie certificazioni e di rendere operative

tutte le attività utili ad effettuare le trasformazioni

dei veicoli. La Corporation è un ulteriore passo nel

processo di internazionalizzazione della società, che

è già presente con sue controllate in Europa, Asia

e Sud America”.

La parola ad Andrea Landi

Sono trascorsi sedici anni e abbiamo contatto proprio

Andrea Landi, per capire come procede il radicamento

nel tessuto produttivo a stelle e strisce.

«In quel periodo l’interesse per la mobilità globale

era un argomento caldo, percepito e condiviso.

Un sentiment che ha attirato l’attenzione di alcuni

investitori americani. Ci siamo accreditati con le

nostre credenziali di leader mondiali della mobilità

ecologica, che ci deriva dalla pionieristica esperienza

nei gas (Gpl e gas naturale). In California

la gestione delle procedure di omologazione è decisamente

sfidante. Questo non ci ha scoraggiati,

tutt’altro, al punto che abbiamo instaurato un ottimo

rapporto di collaborazione con CARB. Operiamo

come Manufacturer of Record, ovvero alla pari

degli Oem come Ford e GM, pur essendo un team

molto più ristretto rispetto a quei costruttori che

dedicano centinaia, se non migliaia, di persone al

processo di omologazione».

Persistono le radicali differenze del passato tra

CARB ed EPA?

«Alcuni stati seguono la direttiva CARB, ovviamente

obbligatoria in California, che esprime dei

benchmark riconosciuti anche a livello globale.

Attualmente siamo principalmente impegnati su

veicoli Ford, in passato anche General Motors».

Ha citato Ford. Può approfondire?

«La collaborazione con Ford è per noi fondamentale.

Attualmente lavoriamo per circa il 90% su

veicoli Ford, che dominano il segmento dei veicoli

commerciali light e medium duty, dalla classe 2-3B

fino alla classe 6-7. In passato avevamo una quota

rilevante anche sui motori GM, ma oggi ci concentriamo

dove il mercato è più solido. Noi non vendiamo

direttamente all’Oem, ma collaboriamo con

lui per sviluppare i nostri prodotti, in particolare

sul fronte della calibrazione e del software. Poiché

si tratta di un segmento di nicchia, i grandi Oem

preferiscono affidarsi a realtà specializzate come la

nostra, che Ford definisce Qualified vehicle modifiers

(Qvm): aziende che modificano i veicoli con il

Operatori alle prese

con un impianto a

gas all’interno di

Landi Technologies

(l’ingresso è visibile

qui a sinistra)

36

37



Personalizzazione

In concreto, cosa vi viene richiesto sul fronte software

e di integrazione?

«Le richieste riguardano principalmente lo svilupautomotive

supporto diretto del costruttore. Grazie all’accesso

all’architettura software dell’Oem, siamo in grado

di riscrivere il software ad hoc per le tecnologie a

metano o Gpl, lavorando in stretta e costante relazione

con CARB».

E cosa mi racconta dell’anomalia del dealer, almeno

per come siamo abituati a inquadrare questa figura

in Europa?

«Il ruolo del concessionario è un elemento peculiare

che abbiamo incontrato fin dall’inizio. Negli

Stati Uniti il dealer è il punto di coordinamento

cruciale tra l’Oem, le flotte e tutti gli allestitori,

quelli che applicano i service bodies, le luci speciali,

i dispositivi particolari o, come noi, le tecnologie

ecologiche. Nel mercato commerciale americano

il livello di personalizzazione è elevatissimo: ogni

flotta ha centinaia di configurazioni e veicoli diversi.

Per questo il dealer svolge una funzione di regia

che in altri mercati non ha lo stesso peso. Il nostro

ecosistema di riferimento è quindi dato da flottisti,

dealer, Oem e dalle agenzie di certificazione CARB

ed EPA».

po di configurazioni per veicoli a gas naturale, e

sempre più spesso a biometano, cioè gas naturale

rinnovabile. In California il 99% del gas naturale

utilizzato è già rinnovabile.

Il nostro lavoro non è limitato allo sviluppo del

software: dobbiamo progettare intorno alle specifiche

degli allestimenti già presenti sul veicolo,

dialogando con i produttori di service bodies. Se un

cliente ha bisogno di maggiore autonomia e vuole

aggiungere una bombola, ad esempio, cambia tutto:

il layout fisico, il posizionamento dei componenti e

naturalmente il software di gestione. Cerchiamo di

guidare i clienti verso un numero ragionevole di

configurazioni standard, perché non si può soddisfare

ogni singola variante. In questo senso, lavorare

con flotte tecnicamente strutturate è un vantaggio.

Un esempio attuale è UPS: una delle flotte

più grandi al mondo, con chiari obiettivi di sostenibilità

e un approccio molto pragmatico e tecnico,

non puramente di immagine. Con loro il dialogo è

produttivo perché sanno che trovare un equilibrio

ingegneristico ed economico è indispensabile».

Quando si dice ‘alternativi’

Avete accennato anche ai veicoli elettrici e all’idrogeno.

Come vi muovete in questi ambiti di cui si fa

un gran parlare?

«Grazie alla nostra competenza nell’integrazione

di sistemi, alcune flotte ci chiedono consulenza

anche su veicoli a zero emissioni, elettrici o

a idrogeno. I nostri tecnici sono qualificati per

installare bombole a metano, batterie o fuel cell:

si tratta sempre, in fondo, di un problema di layout

e integrazione.

Abbiamo sviluppato studi e qualche prototipo in

questo ambito, ma la tecnologia che al momento

offre le maggiori garanzie e i migliori risultati

concreti, considerando l’intero ciclo (prestazioni,

infrastruttura disponibile, costi) è il gas naturale

rinnovabile. Il biometano sta guadagnando appeal

sia in California che fuori, anche perché si sta sviluppando

tutta la filiera dei digestori, costruendo

una vera economia circolare americana».

La capacità del gruppo di lavoro americano di intercettare

l’interesse crescente per il biometano e trasformarlo

in un business concreto è forse l’elemento

più significativo. Il mercato, più che l’idrogeno,

chiede biometano, e la capacità tecnica per gestire

progetti più complessi c’è comunque, quando serve.

«Abbiamo attraversato un periodo in cui tutti sembravano

orientarsi verso l’elettrico, poi verso l’idrogeno.

Abbiamo visto aziende con presentazioni

brillanti che oggi non esistono più o sono in perdita

profonda. La mobilità ecologica dovrebbe essere

guidata da risultati tecnici concreti, cioè emissioni

realmente ridotte, e costi sostenibili. La spinta politica

c’è sempre, ma il nostro ruolo è accompagnare

le flotte verso la scelta più adeguata alla loro realtà

operativa e finanziaria».

Gas per gli industriali?

Vedete potenziale di applicazione del gas naturale

anche al di fuori dell’automotive, per esempio nelle

applicazioni stazionarie, come i generatori per

impieghi residenziali e quelli mission critical, per

i data center?

«Sì, riceviamo spesso richieste in quel senso,

componentistica e sviluppo software per genset

a metano. Collaboriamo con Cummins anche su

componentistica per motori di grande cilindrata e

per generatori industriali. L’altro giorno (in febbraio,

ndr) stavo discutendo di un progetto per un

data center. È un settore in crescita, ed anche in

quell’ambito il gas naturale si sta guadagnando

una buona reputazione come opzione energetica.

Il nostro core rimane l’automotive, dove il mercato

è trainante, manteniamo le relazioni nel segmento

industriale e monitoriamo l’evoluzione. In ogni

caso, Landi Technologies è una centrale tecnologica

per l’allestimento ed è anche hub di informazioni».

Andrea Landi,

da sedici anni

al timone delle

attività di Landi

Technologies

38

39



ZF. TraXon2 Hybrid

E SE FOSSE

IBRIDO?

Esperienza per pochi, quella organizzata da ZF sulla

pista di prova a Friedrichshafen, tra cui i colleghi

della nostra rivista Vado e Torno. E se l’asso di

briscola nella decarbonizzazione del trasporto

pesante fosse il dialogo virtuoso tra endotermico

(Euro 7, HVO, a biometano, in attesa dell’idrogeno)

e motore elettrico a 600-900 Volt? Questa è la

missione della trasmissione TraXon 2 Hybrid

Le questioni aperte intorno all’elettrificazione

del trasporto pesante, specialmente per quanto

riguarda le lunghe percorrenze, sono ancora

molte. Il mercato, praticamente in tutta Europa, lo

sta mostrando con chiarezza: autonomia limitata,

infrastruttura carente e costo iniziale elevato dei

veicoli, per citarne alcune, fanno sì che non ci si

schiodi, al momento, da percentuali minime. Tutto

questo a dispetto, come diciamo spesso, degli

sforzi ingegneristici e degli investimenti delle case

costruttrici, in grado di sviluppare camion sempre

più performanti. Insomma, occorre trovare nuove

soluzioni, percorrere altre strade se si vuole evitare

il corto circuito tra mercato balbettante, obiettivi

europei e multe a carico dei costruttori.

A Friedrichshafen, ZF ha illustrato a un ristrettissimo

gruppo di giornalisti la sua proposta per

tenere insieme sostenibilità economica e ambientale

di una transizione che sta mostrando tutta la

sua complessità. Unici rappresentanti della stampa

italiana, sul Lago di Costanza abbiamo fatto una

vera e propria full immersion tecnologica non solo

alla scoperta della trasmissione TraXon 2 Hybrid,

ma anche alla guida di un camion ibrido, in grado

cioè di sfruttare i benefici del termico e dell’elettrico

grazie a una catena cinematica solo apparentemente

complessa (maggiori dettagli nel box

sulla destra).

Parole d’ordine ‘pragmatismo’, dunque, al quartier

generale di ZF, gigante profondamente toccato

dalla trasformazione in atto, che prova a mettere a

fattor comune la propria specializzazione nelle due

anime del powertrain con un prodotto tuttora in

fase di sviluppo e di perfezionamento, con l’obietautomotive

tivo di arrivare davvero sul mercato nel 2028. Insomma,

quella che abbiamo visto in Germania era

una vera e propria anteprima di una soluzione sulla

quale ZF si sente di scommettere, con il supporto,

evidentemente, dei costruttori (bocche cucite in

proposito sui nomi) con i quali un’azienda Tier

1 deve cooperare nella fase di ricerca e sviluppo.

La seconda generazione si fa ibrida

Dal punto di vista tecnico, non s’è inventato nulla.

La TraXon 2 Hybrid aggiunge, infatti, alla seconda

generazione della trasmissione per veicoli pesanti

TraXon, prodotta finora in oltre 1,5 milioni di unità

dal lancio avvenuto nel 2014, un modulo ibrido

che ha il suo fulcro nel motore elettrico sviluppato

in-house dalla stessa ZF e in grado di garantire

225 chilowatt (circa 305 cavalli) di potenza di

picco e 190 chilowatt (258 cavalli) in continuo,

con un’architettura che opera tra 600 e 900 volt.

L’unità è montata tra la trasmissione e la frizione

ed è controllata a livello software dalla stessa unità

di controllo della TraXon. L’inverter è montato

come componente separato, mentre l’intero blocco

è predisposto per l’integrazione con la presa di forza

e con il retarder idraulico, entrambi opzionali.

A monte della catena cinematica c’è naturalmente

un motore a combustione interna, che può essere

alimentato a diesel, biodiesel ma anche, potenzialmente,

a gas naturale sia liquido, sia compresso.

L’unità elettrica trae, invece, energia dai pacchi

batterie, di dimensione e numero modulabili a seconda

delle necessità operative.

Dal punto di vista economico, invece, il ricarico

del costo iniziale di un camion ibrido, rispetto a

un corrispettivo diesel, è stato calcolato intorno

al 25 per cento, con un ritorno dell’investimento

in meno di due anni. Sensibilmente inferiori, è

evidente, rispetto a un attuale veicolo full electric

per le lunghe percorrenze. Un modo per consentire

anche alle aziende di trasporto con budget limitati

di accostarsi all’elettrificazione, apprendendone

gradualmente caratteristiche e benefici.

Un approccio graduale, insomma, che al momento

mal si concilia con quanto delineato dall’Unione

europea. Nello specifico, la riduzione, rispetto ai

livelli di emissioni del 2019, del 45 per cento nel

2030, del 65 per cento nel 2035 e del 90 per cento

nel 2040. Serve, insomma, un maggior riconoscimento

a livello europeo di soluzioni alternative al

Alla guida

La pista di prova che si trova all’interno del plesso ZF di

Friedrichshafen è piuttosto breve e non molto articolata.

Più che sufficiente, tuttavia, per permetterci un assaggio

del powertrain ibrido che verrà, con tutta probabilità

dalla fine di questo decennio. Che la catena cinematica

sia agnostica rispetto al veicolo su cui viene installata

è provato dal fatto che il camion che abbiamo guidato

fosse un Iveco Stralis di una decina d’anni fa. Un camion

equipaggiato con la nuova trasmissione TraXon 2 Hybrid

e dotato di un pacco batterie molto contenuto, appena

35 chilowatt di capacità, sufficienti anche in questo caso

per provare il camion sia in termico, sia in elettrico.

Attualmente, sul veicolo di prova si può selezionare

manualmente la modalità full electric o quella “ibrida”,

full electric per il calcolo delle emissioni, oppure

la scelta di modalità di calcolo differenti. Altrimenti

anche i possibili benefici dell’ibridizzazione

rischierebbero di rimanere soltanto sulla carta. È

già partito, quindi, il pressing del gruppo di Friedrichshafen

nei confronti della Commissione Ue

per una revisione degli estremi della roadmap, in

sinergia con le richieste che arrivano più in generale

dall’industria automobilistica tedesca.

Secondo le previsioni diffuse da ZF e relative al

segmento over 6 ton, a fronte di uno scenario europeo

attualmente dominato dal diesel, nel 2030

la quota combinata tra ibrido ed elettrico potrebbe

sfiorare il 30 per cento, per salire al 50 per cento

circa nel 2035. Sempre guardando al 2035, ZF

Il motore elettrico

è sviluppato dalla

stessa ZF ed è in

grado di garantire

225 chilowatt di

potenza di picco

e 190 chilowatt

in continuo, con

un’architettura che

opera tra 600 e

900 volt.

che chiede potenza al motore termico ma sfrutta il

recupero di energia in frenata per alimentare la batteria.

Se non si seleziona manualmente nessuna di queste

modalità, il camion gestisce la sua marcia sulla base delle

prestazioni richieste al veicolo e della velocità di marcia.

Il passaggio da una modalità all’altra è già ora tutto

sommato scorrevole, mentre è molto utile l’accensione del

motore termico quando ci si ferma in elettrico perché ci si

potrebbe dimenticare di spegnere il motore. La vera svolta

sarà la gestione automatica della scelta del powertrain da

utilizzare sulla base delle indicazioni geografiche, con la

sicurezza di rispettare le zone a basse o a zero emissioni

senza compromettere prestazioni e, soprattutto, autonomia

del veicolo nei tratti autostradali.

40

41



Il ricarico del

costo iniziale di

un camion ibrido,

rispetto a un

corrispettivo diesel,

è stato calcolato

intorno al 25%

con un ritorno

dell’investimento

calcolato in meno

di due anni.

Sensibilmente

inferior, rispetto

a un full electric

per le lunghe

percorrenze

automotive

42

prevede che in Europa, Nord America e Cina si

possa arrivare a una sostanziale parità tra veicoli

over 6 ton equipaggiati con powertrain elettrificato

e veicoli dotati di powertrain convenzionale. «La

tecnologia ibrida potrebbe rimpiazzare una quota

significativa di veicoli diesel nel trasporto a lunga

percorrenza, con implicazioni interessanti legate,

in un futuro più lontano, all’introduzione dei motori

a combustione interna alimentati a idrogeno»,

ci hanno detto i tecnici ZF in Germania.

E gli accumulatori?

Infine, c’è la questione degli accumulatori per fornire

energia al motore elettrico. Come ci ha confermato

Christian Feldhaus, ZF è pronta a dare

supporto anche in termini di consulenza su quanti

pacchi batterie installare sullo chassis, con l’obiettivo

naturalmente di non pesare troppo sulla tara

del veicolo. Immaginando una capacità massima

di 220 kWh per le batterie di trazione, Zf ha calcolato

una riduzione di emissioni di anidride carbonica

di poco inferiore al 50 per cento rispetto

a un omologo camion diesel. Una più realistica

configurazione con batterie da 100 kWh di capacità

garantirebbe, invece, emissioni di CO2 ridotte

del 28 per cento (si tratta di calcoli effettuati sulla

base dell’attuale normativa Vecto). Emissioni che

potrebbero diminuire ulteriormente considerando

anche possibili – ma non probabili, secondo ZF –

possibilità di downsizing del motore termico. In

pratica, montare un motore termico dalla cilindrata

ridotta considerando che il veicolo è dotato di un

extra-boost di potenza.

Questa proposta potrebbe costituire uno spartiacque,

quanto meno nella narrazione della transizione

energetica nel trasporto pesante. Soprattutto

se letta come un segnale di un’industria, quella

dell’automotive pesante in Europa, che inizia seriamente

a preoccuparsi per il proprio avvenire.

Christian Feldhaus VicePresident

ZF CV Transmission & Hybrid

Come potremmo definire il

TraXon 2 Hybrid?

«Diciamo che si tratta di una

configurazione standard di

un gruppo motopropulsore

tradizionale con l’aggiunta

del modulo elettrico, inserito

in posizione intermedia

tra la trasmissione e la

frizione. Il motore elettrico

è prodotto internamente da

ZF, che circa 12 anni fa ha

deciso di investire in questa

tecnologia, includendo

l’inverter, che opera a una

tensione tra i 600 e i 900

volt. Infine, l’unità di controllo

di questo modulo ibrido

è integrata nell’unità di

controllo della trasmissione».

Come verrà prodotto il nuovo

componente?

«Abbiamo già un’attività

consolidata per le

trasmissioni TraXon su

powertrain convenzionali.

Quello che facciamo è

assemblare la trasmissione

di base su una linea e poi

abbiamo una seconda linea

per il modulo ibrido, se

necessario. Per quest’ultimo,

ci sarà una stazione che

unirà entrambi i moduli di

base e, ovviamente, un test

di fine linea per convalidare

le funzionalità aggiuntive.

Gli Oem avranno bisogno di

una stazione aggiuntiva per

installare il modulo elettrico

o i pacchi batterie, ma credo

che per loro sia importante

che l’architettura principale

del powertrain rimanga la

stessa».

Perché la parte software

è così importante nello

sviluppo di questo prodotto?

«Per ogni sistema di

propulsione, l’integrazione

del software è fondamentale

per rendere il prodotto

il più adatto possibile al

veicolo e anche al cliente

finale. Vogliamo garantire

un’integrazione perfetta e un

funzionamento ottimale tra

il gruppo motopropulsore e

il veicolo stesso. Pertanto,

vogliamo esser certi che

l’interazione tra motore

elettrico, motore termico,

eventuali accessori elettrici

e l’intero sistema sia

ben gestita. In definitiva,

vogliamo essere sicuri che

non si debba intervenire sul

sistema, ma che la parte

software sia gestita nel modo

più intelligente possibile

per abbattere i costi e

massimizzare le prestazioni».

Pensa che questa soluzione

sia adatta anche a mercati

come il Nord America o

la Cina, quindi al di fuori

dell’Europa?

«Per quanto riguarda il

Nord America, è difficile

fare previsioni. Quello che

posso dire è che ci sono

richieste da parte dei clienti

anche in Nord America e

Sud America per questo tipo

di tecnologia. Se parliamo

della Cina, lì vediamo

una maggiore velocità di

elettrificazione sulle medie

e piccole distanze, mentre

sulle lunghe distanze rimane

soprattutto la questione

della disponibilità di

infrastrutture in una nazione

così grande e complessa.

Ma la motivazione è

anche legata, alla fine,

ai prezzi dell’energia in

questi diversi paesi. In

Europa, i prezzi sono da

quattro a sei volte superiori

rispetto alla Cina. Inoltre,

il veicolo stesso in Cina,

ad esempio, è attualmente

fortemente sovvenzionato.

Ciononostante, vediamo che

anche gli OEM cinesi stanno

prendendo in considerazione

l’ibrido».

È possibile che la TraXon 2

Hybrid venga prodotta anche

negli altri stabilimenti ZF in

Cina o in Brasile?

«Assolutamente sì. A

seconda della domanda di

mercato, localizzeremo la

produzione».

43



Vadoetorno

network

La rivista VADO E TORNO affonda le radici nel 1962 e rappresenta l’antologia

del camion dal boom economico ai nostri giorni. Le riviste AUTOBUS e

TRATTORI la affiancarono successivamente nella descrizione aggiornata di

quanto avviene nel trasporto persone e nella meccanizzazione agricola.

L’ultimogenita è e-CONSTRUCTION, dedicata al movimento terra. Mondi che

rappresentano, per noi di POWERTRAIN, gli scenari di quelle che su queste

pagine chiamiamo applicazioni. Ad ogni uscita proporremo la sintesi di un

articolo pubblicato sui numeri precedenti delle riviste di VADO E TORNO

EDIZIONI, la nostra casa comune. Senza timore di smentita possiamo parlare

di “filiera corta”: la catena cinematica e le macchine che la sostanziano.

N.4 - 2026 ANNO 31°

APRILE

VADO E TORNO EDIZIONI

www.vadoetorno.com

ISSN 1720-3503 - Poste Italiane s.p.a. - Sped. in a. p.

D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46)

art. 1, comma 1, LO/MI

SUPPLEMENTO A TRATTORI

N°1 2026

APRILE

APRILE

2026

MENSILE

€ 3,00

Prima immissione:

3 aprile 2026

VADO E TORNO EDIZIONI

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4

ISSN 0042 2096 Poste Italiane

s.p.a. - SPED. IN A. P. - D.L.

353/2003 (conv. in L.

27/02/2004 n° 46) art. 1,

comma 1, LO/MI

ELETTRICI

IVECO

ACCELERA

SU CAMION

E FURGONI

EVENTI

MAN ITALIA

CELEBRA I 40

ANNI NELLA

CITTÀ ETERNA

Team

Ladies da

applausi

dakar

IDEE

ZF PUNTA

SULL’IBRIDO

PER IL LUNGO

RAGGIO

VADO E TORNO EDIZIONI

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Italiane s.p.a. - Sped. in a. p. - D.L. 353/2003 (conv.

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APRILE N. 4 - 2026

ANNO 35°- euro 5,00

Non

toccatemi

il mix

INTERVISTE LA ROAD MAP DI CTM CAGLIARI ● EVENTI A BERLINO

PER MOBILITY MOVE, A BONN PER L’EBUS TEST ● CONFRONTO

FOCUS SUI COACH BEV PRESENTAZIONE IL KITE HYDROLINER DI

WRIGHTBUS ● TEST DRIVE AL VOLANTE DEL KIA PV5 PASSENGER

● TECNOLOGIA ZF PUNTA SULL’IBRIDO PER LA LUNGA PERCORRENZA

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Promosso in A

FOCUS: OPEN INNOVATION, LE GOOD PRACTICE DELL’AGRITECH

IN CAMPO: VALTRA A105 HITECH 4. L’UTILITY COMPATTO E VERSATILE

SAMOTER

È ARRIVATO

FOCUS

ELETTRIFICAZIONE

Le imprese guardano

con interesse ad una

tecnologia conveniente

TEST IN CAMPO

Escavatore idraulico

HIDROMEK

HMK390NLCHD

Pala gommata

LIUGONG 870HE

da Vadoetorno n. 4/2026 da AUTOBUS n. 4/2026

da TRATTORI n. 4/2026 da e-construction n. 1/2026

44

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comma 1, LO/MI

Italiane s.p.a. - Sped. in a. p. - D.L. 353/2003 (conv.

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ANNO 35°- euro 5,00

Estratto da ‘VADO E TORNO’ n. 4, 2026

Estratto da ‘AUTOBUS’ n. 4, 2026

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3 aprile 2026

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ACCELERA

SU CAMION

E FURGONI

EVENTI

MAN ITALIA

CELEBRA I 40

ANNI NELLA

CITTÀ ETERNA

Team

Ladies da

applausi

dakar

IDEE

ZF PUNTA

SULL’IBRIDO

PER IL LUNGO

RAGGIO

INTERVISTE LA ROAD MAP DI CTM CAGLIARI ● EVENTI A BERLINO

PER MOBILITY MOVE, A BONN PER L’EBUS TEST ● CONFRONTO

FOCUS SUI COACH BEV PRESENTAZIONE IL KITE HYDROLINER DI

WRIGHTBUS ● TEST DRIVE AL VOLANTE DEL KIA PV5 PASSENGER

● TECNOLOGIA ZF PUNTA SULL’IBRIDO PER LA LUNGA PERCORRENZA

Ancor prima del

suo arrivo sul

mercato italiano

ev europeo, il Kia

Pv5 ha attratto

l’attenzione degli

addetti ai lavori,

e non solo (...)

MCV, Mercedes,

Solaris, Wisdom

e Wrightbus

hanno portato i

loro 12 metri fuel

cell a Bonn (...)

Il grande ritorno di Kia

L’outsider che

viene dall’Est

stinata ad ampliarsi nei prossimi

anni – nativo elettrico.

Dal design all’organizzazione del

powertrain, fino all’importanza

della parte software, Kia ha fatto

un passo in avanti evidente.

Autonomia all’avanguardia

L’arrivo del Pv5 sul mercato italiano,

alla fine dello scorso anno,

e le prime immatricolazioni registrate

nel corso del 2026 hanno

confermato questa sensazione,

avvalorata ulteriormente dalla

prova a cui abbiamo sottoposto

Quando, nel 2025, Kia

annunciò il ritorno nel

settore del trasporto

commerciale leggero, la sensazione

che la notizia non fosse

per nulla secondaria l’abbiamo

avuta subito.

Vuoi per la rilevanza sempre crescente

di un brand ormai globale

in ambito automotive, vuoi per il

progetto che era stato delineato,

quello di un veicolo – o di una

serie di veicoli, come sarebbe

più giusto dire, visto che il Pv5

è solo il primo di una gamma deil

furgone, sul rinnovato percorso

urbano di Vado e Torno. Una prova

svoltasi in condizioni ideali,

sia di traffico, sia atmosferiche,

grazie alla quale abbiamo potuto

certificare come il van elettrico,

Kia possa effettivamente superare

quasi senza sforzo la

(...)

Prosegue a pag. 46

di Vado e Torno di Aprile 2026.

Inquadra il QRcode e

leggi l’articolo integrale.

Come ogni anno la redazione

di AUTOBUS ha fatto

la valigia con destinazione

Bonn, per quello che è ormai

diventato un appuntamento fisso,

ovvero l’Ebus Test, organizzato

dal media tedesco Omnibusspiegel.

A dirla tutta, per questa edizione

si sarebbe dovuto cambiare

il nome in ‘Fuel Cell Test’, dal

momento che il focus è andato

su cinque veicoli a celle a combustibile

di idrogeno, da 12 metri

di lunghezza. Accanto a loro, in

gara, ma nella categoria midibus

Ebus test 2026 a Bonn

Idrogeno

sotto esame

a batteria, tre e-bus. Fuori concorso,

invece, altri due e-bus in

versione dodecametrica, ovvero

il BMC Procity+ 12 Ev e il BYD

B.12.b con blade battery (facente

parte della flotta dell’operatore

tedesco Stoag, di Oberhausen).

Nella foto di gruppo, una nota di

colore: l’apparizione di un Van

Hool A330 Fc, facente parte di

una cospicua flotta consegnata

nel 2020.

L’iniziativa, supportata dall’operatore

di trasporto pubblico locale

Stadtwerke Bonn (Swb), riunisce

diverse tecnologie di autobus a

zero emissioni in un programma

di test della durata di una settimana,

che combina verifiche

statiche in deposito e simulazioni

operative in ambito urbano. I

veicoli, infatti, sono sottoposti a

un protocollo di prova strutturato

che include vlutazioni statiche in

deposito e test dinamici su (...)

Prosegue a pag. 22

di Autobus Aprile 2026.

Inquadra il QRcode e

leggi l’articolo integrale.

46

47



N.4 - 2026 ANNO 31°

VADO E TORNO EDIZIONI

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N°1 2026

APRILE

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FOCUS: OPEN INNOVATION, LE GOOD PRACTICE DELL’AGRITECH

IN CAMPO: VALTRA A105 HITECH 4. L’UTILITY COMPATTO E VERSATILE

Estratto da ‘TRATTORI’ n. 4, 2026

Estratto da ‘e-Construction’ n. 1, 2026

SAMOTER

È ARRIVATO

FOCUS

ELETTRIFICAZIONE

Le imprese guardano

con interesse ad una

tecnologia conveniente

TEST IN CAMPO

Escavatore idraulico

HIDROMEK

HMK390NLCHD

Pala gommata

LIUGONG 870HE

Gemelli

omozigoti? Fino

a un certo punto.

Claas Nexos

2 Cmatic e

Massey Ferguson

MF 3 Dyna-

Vt escono con

cambio continuo

dalla stessa

linea produttiva

ma alcune

caratteristiche

divergono.

Vediamo quali

SamoTer 2026

segna una

significativa

presenza dei

costruttori cinesi

con sempre

più player del

Dragone presenti

nella kermesse di

Verona

Confronto

SAMOTER 2026. La Cina è sempre più vicina

Nel segmento dei trattori

specialistici a trasmissione

continua, Claas

Nexos 2 Cmatic e Massey Ferguson

MF 3 Dyna-VT rappresentano

un esempio emblematico di

piattaforma industriale comune

sviluppata da Carraro Agritalia

e declinata secondo filosofie di

prodotto differenti. La base tecnica

condivisa riguarda architettura

generale, trasmissione CVT

e impostazione specialistica, a

cui si aggiunge l’adozione del

medesimo propulsore FPT F36 a

Face to

face

quattro cilindri da 3,6 litri Stage

V, un’unità compatta e moderna,

caratterizzata da buona elasticità,

disponibilità di coppia ai bassi

regimi e ottimizzazione dei consumi

anche in applicazioni a carico

variabile.

Gamma nuova o upgrade?

La differenza si coglie già nella

struttura dell’offerta. Claas organizza

il Nexos 2 CMATIC come

una gamma specialistica interamente

centrata sulla trasmissione

continua, articolata in quattro

modelli da 85 a 120 cavalli e declinata

in quattro varianti dimensionali

(S, M, L e XL), con un

approccio fortemente orientato

alla specializzazione per vigneto

e frutteto. Massey Ferguson,

invece, inserisce la Dyna-VT

all’interno della più ampia famiglia

MF 3 Speciality, con cinque

(...)

Prosegue a pag. 44

di Trattori Aprile 2026.

Inquadra il QRcode e

leggi l’articolo integrale.

Sguardo verso

Oriente

lar. Komatsu è da sempre presente

ed anche i due big coreani

del Gruppo Hyundai arrivano in

gran forma insieme ai giapponesi

Kobelco e Hitachi. Hidromek

rafforza la sua presenza passando

all’interno con uno stand in

una zona strategica. Arrivano

altri nuovi player importanti

come la scozzese Rokbak con i

suoi dumper articolati importati

in Italia dall’Idromac ADT di

Poggibonsi. Ma non solo. Sarà

l’edizione dei costruttori cinesi

che si presentano in gran nume-

Samoter 2026 è infine arrivato.

Dopo la bella edizione

post-covid del 2022

che ne ha segnato il rilancio, la

kermesse di Verona è ora in cerca

del definitivo consolidamento. E

sembra che la strada intrapresa

sia decisamente quella giusta. Il

team che si occupa dell’organizzazione

dell’evento è stato potenziato

e portato a 11 persone.

Sono tornati player importanti

come Volvo e CASE con la seconda

partecipazione consecutiva

di CGT e del marchio Caterpilro

e, alcuni, per la prima volta.

Segno di una vivacità e di un

interesse sempre maggiore verso

il Vecchio Continente che parte

proprio dall’Italia. Ossia da uno

dei mercati europei più attivi. Ma

la differenza rispetto al passato è

evidente. Questa volta, però, parliamo

di una presenza da protagonisti

e (...)

Prosegue a pag. 34

di e-Construction di Aprile

2026. Inquadra il QRcode e

leggi l’articolo integrale.

48

49



REHLKO E WACKER NEUSON

ANCHE PER IL

RULLO RTSC4

Motori e componenti per OEM

Cultura, tecnica, impieghi

e mercato del motore diesel.

Fondato nel 1986

Direttore responsabile

Stefano Agnellini

Coordinatore di redazione

Fabio Butturi

www.ramamotori.it

Il rullo per trincee

telecomandato RT SC4

di Wacker Neuson è

motorizzato dal Kdw

1003 di Rehlko

In redazione

Ornella Cavalli, Fabrizio Dalle Nogare,

Stefano Eliseo, Fabio Franchini,

Riccardo Schiavo, Cristina Scuteri,

Luca Vitali

Impaginazione e grafica

Marco Zanusso

Gestione editoriale

Fabio Zammaretti

Stampa

Industrie Grafiche RGM srl,

Rozzano (Mi)

Fotolito

Industrie Grafiche RGM srl,

Rozzano (Mi)

oem&MOTORI

50

Il rullo per trincee RT SC4

di Wacker Neuson conferma

la sintonia con Rehlko, con

l’abbraccio al Kdw 1003. Questa

supercompatta unità da un

litro (AxC 75×77,6 mm), Stage

V, eroga 14.8 kW a 3.000 giri. I

cicli di manutenzione sono semplificati,

il sistema di iniezione

integrato, l’albero a camme in

testa, monoblocco in ghisa. La

distribuzione a cinghia attutisce

l’impatto acustico. Il rullo per

scavi telecomandato RT è conforme

alla EN 474 e dispone

di un sistema di telecomando

combinato a radiofrequenza e a

infrarossi: mentre il segnale radio

garantisce una trasmissione

dati stabile tra il rullo e il telecomando,

il sistema a infrarossi

monitora costantemente la linea

di visuale diretta, garantendo così

maggiore sicurezza per l’operatore

e per le altre persone presenti

sul cantiere. Se questa viene

interrotta, ad esempio in trincee

profonde o tortuose, la macchina

si arresta automaticamente. Tutte

le funzioni di comando sono

gestite dall’operatore, mentre un

display a led fornisce informazioni

relative all’autonomia, alla

manutenzione e alla diagnostica.

La funzione brevettata “Returnto-Center”

riporta automaticamente

il rullo in marcia rettilinea,

senza alcun intervento da parte

dell’operatore. Ciò facilita una

compattazione uniforme, in particolare

in trincee lunghe e nella

costruzione di condotte e infrastrutture

di approvvigionamento.

Il serbatoio carburante dei rulli

telecomandati consente intervalli

di funzionamento più lunghi. Il

motore di azionamento e il sistema

di vibrazione integrato nel

corpo del tamburo sono progettati

per non richiedere manutenzione

nelle prime 1.000 ore di funzionamento

e, insieme agli accessi

per l’assistenza ottimizzati, contribuiscono

a ridurre al minimo i

tempi di fermo nei cantieri infrastrutturali

più impegnativi.

Autorizzazione del tribunale

di Milano n.860 del 18 dicembre 1987

Registro Nazionale della Stampa

n. 4596 del 20/04/1994

n. iscrizione R.O.C. 2880 del 30-11-2001

Poste Italiane s.p.a. - Sped. in a. p. -

D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004

n° 46) art. 1, comma 1, LO/MI

VADO E TORNO

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JD4

63 – 129 kW

(84 – 173 hp)

JD9

205 – 343 kW

(275 – 460 hp)

JD14

300 – 510 kW

(400 – 684 hp)

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522 – 677 kW

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carburante 242 g/kWh) e Fendt 620 Vario (245 g/kWh). Risultati ottenuti in condizioni di lavoro sul campo.

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