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GEOmedia_3_2026_Speciale Rome Technopole

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Rivista bimestrale - anno XXX - N.3 - 2026 - Sped. in abb. postale 70% - Filiale di Roma

TERRITORIO CARTOGRAFIA

GIS

CATASTO

3D CITY

INFORMAZIONE GEOGRAFICA

GEOBIM

FOTOGRAMMETRIA EDILIZIA

URBANISTICA DIGITAL TWIN

LASER SCANNING

REMOTE SENSING

GNSS

SMART CITY

SPAZIO

RILIEVO AMBIENTE TOPOGRAFIA

LiDAR

BENI CULTURALI

Since 1996 - anno XXX - n. 3 - 2026

NUMERO SPECIALE ROME TECHNOPOLE

12 UNIVERSITÀ

+60 PROGETTI

54 PARTNER

275 LABORATORI

Roma al centro.

Come un ecosistema

sta ridisegnando

la ricerca italiana

Come una rete tra università, centri di ricerca

nazionali e aziende leader - da ENI a Leonardo, da Thales

Alenia Space a ACEA - sta ridisegnando il tessuto della

ricerca strategica italiana attraverso la doppia transizione

verde e digitale del PNRR.



Insieme attraversare i confini

Perché la conoscenza che non incontra il territorio resta incompiuta

La conoscenza genera valore quando riesce a tradursi in

opportunità per le persone, le comunità e i territori. È da

questa convinzione che nasce Rome Technopole: un ecosistema

dell’innovazione che riunisce università, enti pubblici di ricerca,

imprese e istituzioni con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo

sostenibile della Regione Lazio e del Paese.

Fin dalla sua costituzione nel 2022, la Fondazione Rome

Technopole ha rappresentato una sfida ambiziosa: creare nuove

connessioni tra ricerca, formazione e sistema produttivo, favorendo il dialogo tra competenze diverse

e promuovendo una cultura della collaborazione orientata all’impatto. Una sfida resa possibile

dall’impegno condiviso di una rete ampia e qualificata di partner che ha scelto di investire in una

visione comune del futuro.

In questi primi anni di attività, Rome Technopole ha consolidato un modello di cooperazione capace

di valorizzare le eccellenze scientifiche e tecnologiche del territorio e di trasformarle in opportunità

concrete di crescita. Attraverso gli Spoke, i Flagship Projects, le infrastrutture di ricerca, i percorsi

di alta formazione e le iniziative dedicate al trasferimento tecnologico, il progetto sta contribuendo

a rafforzare il legame tra produzione della conoscenza e sviluppo economico e sociale.

Le tre direttrici strategiche che guidano le attività della Fondazione – transizione energetica,

transizione digitale e salute & bio-pharma – rappresentano alcune delle sfide più rilevanti del nostro

tempo. Affrontarle richiede visione, competenze interdisciplinari e la capacità di mettere a sistema

saperi, esperienze e risorse.

Particolare attenzione è dedicata alle nuove generazioni di ricercatori, professionisti e innovatori,

nella consapevolezza che la formazione rappresenti uno degli investimenti più importanti per

accompagnare le trasformazioni in corso e generare valore duraturo. Allo stesso tempo, il sostegno

alla valorizzazione della ricerca, alle startup innovative e al dialogo con il mondo produttivo

contribuisce a rendere più forte e competitivo l’intero ecosistema dell’innovazione.

Questo numero speciale racconta una parte significativa del percorso compiuto finora. Le esperienze,

i progetti e le testimonianze raccolte nelle pagine che seguono mostrano come la collaborazione tra

ricerca, imprese e istituzioni possa generare risultati concreti e aprire nuove prospettive di sviluppo.

Le grandi trasformazioni che attraversano la nostra società ci ricordano ogni giorno che nessuna

organizzazione può affrontare da sola le sfide del futuro. È necessario costruire alleanze, condividere

competenze e mettere in relazione conoscenze diverse. Rome Technopole nasce con questo spirito

e continua a crescere grazie al contributo di una comunità che ha scelto di guardare oltre i confini

tradizionali per costruire insieme nuove opportunità di innovazione e progresso.

Antonella Polimeni

PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE ROME TECHNOPOLE

Magnifica Rettrice Sapienza Università di Roma


FOCUS

In questo

numero...

FOCUS

ALTRE

RUBRICHE

8

Cover Story

Ecosistema Roma

di Michele Fasolo

20 Architettura

e innovazione

Un edificio che

concretizza ciò

che vi si studia

di Michele Fasolo

Il problema che

nessuno aveva messo

nel comunicato

stampa

16

di Mattia Nardone

13

19 Voci dal

laboratorio

24

Dall'atomo

al sistema

di Gianluca Pititto

Non un progetto,

ma un'infrastruttura

stabile dell'innovazione

di Emanuela Favata

Dalla CO 2

ai

prodotti di chimica fine:

la sfida green del DSTC

30

a cura della Redazione

In copertina cantiere del futuro: il lotto

di Pietralata durante i lavori preparatori.

Alle spalle del gruppo di tecnici, l'area che

ospiterà la sede della Fondazione Rome

Technopole. (Fonte: Fondazione Rome

Technopole).

34

Il quartiere

gemello

di Martina Mondò

4 GEOmedia n°1-2026

GEOmedia, bimestrale, è la prima rivista italiana di geomatica.

Da 30 anni pubblica argomenti collegati alle tecnologie dei

processi di acquisizione, analisi e interpretazione dei dati,

in particolare strumentali, relativi alla superficie terrestre.

In questo settore GEOmedia affronta temi culturali e tecnologici

per l’operatività degli addetti ai settori dei sistemi informativi

geografici e del catasto, della fotogrammetria e cartografia,

della geodesia e topografia, del telerilevamento aereo e

spaziale, con un approccio tecnico-scientifico e divulgativo.


HANNO COLLABORATO

A QUESTO NUMERO:

38

Rifiuto zero

Valore massimo

di Maria Chiara Spiezia

Autori:

Michele Fasolo

Mattia Nardone

Gianluca Pititto

Martina Mondò

Maria Chiara Spezia

Valerio Carlucci

Valentina Ricca

Angelo Montana

Radar, fotoni

e terahertz

di Valerio Carlucci

42

Coordinamento

e produzione:

Renzo Carlucci

Fulvio Bernardini

Tatiana Iasillo

Daniele Carlucci

Redazione:

Gabriele Bagnulo

Maria Vittoria Castellani

Emanuela Favata

Claudia Masciulli

Massimo Morigi

Mattia Nardone

Gianluca Pititto

Valentina Ricca

Maria Chiara Spiezia

Alice Carlotta Tani

Il satellite nasce

46

due volte

di Valentina Ricca

La catena del

valore reinventata

di Angelo Montana

50

una pubblicazione

GEOmedia, la prima rivista italiana di geomatica.

ISSN 1128-8132

Reg. Trib. di Roma N° 243/2003 del 14.05.03

Direttore

RENZO CARLUCCI, direttore@rivistageomedia.it

Comitato editoriale

Vyron Antoniou, Caterina Balletti, Fabrizio Bernardini,

Roberto Capua, Tiziano Cosso, Mattia Crespi, Fabio

Crosilla, Bernardo De Bernardinis, Maurizio De

Gennaro, Marco Di Fonzo, Donatella Dominici, Michele

Fasolo, Marco Fermi, Marco Lisi, Flavio Lupia, Paolo

Mazzanti, Beniamino Murgante, Aldo Riggio, Monica

Sebillo, Attilio Selvini, Donato Tufillaro, Valerio Zunino

Direttore Responsabile

FULVIO BERNARDINI, fbernardini@rivistageomedia.it

Redazione

Gabriele Bagnulo, Valerio Carlucci, Maria Vittoria

Castellani, Claudia Masciulli, Massimo Morigi,

Mattia Nardone, Gianluca Pititto, Valentina Ricca

Maria Chiara Spiezia, Alice Carlotta Tani,

redazione@rivistageomedia.it

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Science & Technology Communication

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Numero chiuso in redazione il 12 giugno 2026

Science & Technology Communication


Coltura batterica in

piastra Petri retroilluminata:

la complessità visibile dei

processi biologici al microscopio

è al centro delle ricerche di

diagnostica e biofarma di

Rome Technopole.

(Fonte: Fondazione Rome Technopole / RAI)


Dettaglio di coltura su piastra: la struttura ramificata

delle colonie batteriche richiama le reti

di collaborazione che RT vuole costruire tra laboratori

e industria.

(Fonte: Fondazione Rome Technopole / RAI)


COVER STORY

Ecosistema Roma

Come 54 partner stanno costruendo il più

grande ecosistema di innovazione d'Italia

di Michele Fasolo

Il Colosseo e i Fori Imperiali sullo sfondo: Rome Technopole nasce nella città con la

più alta concentrazione di eccellenze scientifiche e industriali d'Italia, rimaste a lungo

disconnesse. (Fonte: Fondazione Rome Technopole)

Dalla Sapienza a Leonardo,

da UniCredit a Thales Alenia:

come un progetto PNRR ha

trasformato il potenziale latente

di Roma in un'architettura

istituzionale che rende la

collaborazione la norma

Se volete capire Rome Technopole, partite da un

dato che non trovate sul sito. Il 14 novembre

2023, nella stessa settimana: un team ENI costruiva

una mappa del potenziale solare del Lazio, un

gruppo TAS addestrava un algoritmo su immagini

SAR della costellazione IRIDE, tre dottorandi della

Sapienza scrivevano il codice per integrare i due dataset

in un layer GIS condiviso. Nessuno dei tre team

sapeva degli altri. Erano tutti parte dello stesso ecosistema.

Quella storia – di intelligenze che lavorano in

parallelo senza ancora parlarsi – è RT nel 2024-2025.

Un progetto ancora in costruzione.

COS'È RT: LA STORIA

CHE NON STA NEI COMUNICATI

L'idea di Rome Technopole nasce da un paradosso

della Capitale: Roma ha una concentrazione di eccellenze

scientifiche e industriali senza confronti in

Italia - tre grandi università tecniche, CNR, ENEA,

ASI, e una filiera aerospaziale e della difesa tra le

più avanzate d'Europa - eppure queste eccellenze

non si parlavano quasi mai in modo strutturato.

Collaboravano per progetto, per convenienza, per

conoscenza personale. Non avevano un'architettura

istituzionale comune.

L'8 giugno 2022 nasce la Fondazione Rome

Technopole, sfruttando il contesto finanziario creato

dal PNRR. Il bando per i Partenariati Estesi metteva

a disposizione risorse per ecosistemi capaci di

collaborazione strutturata tra università, enti di ricerca

e industria. RT ha risposto con 53 partner,

10 università, 7 enti di ricerca pubblici, 36 imprese

private, organizzati attorno a 8 Flagship Projects verticali

e 6 Spoke funzionali. Il finanziamento ottenuto

dal MUR, come risulta dal contratto del progetto

ECS_00000024, è di 110 milioni di euro, per

un costo totale del programma di 121,5 milioni di

euro. Fondi PNRR · Missione 4, Componente 2,

Investimento 1.5.

"La creazione di Rome Technopole come fondazione

va considerata come una sorta di sistema

connettivo per i nostri territori, in cui le università

con le loro competenze in area di transizione

energetica, digitale e biofarma possono con le

imprese creare una sorta di enzima per le attività

del domani. L'occasione è il PNRR, ma quello

che dobbiamo continuare a portare avanti è una

visione sul futuro per rendere questo ecosistema

strutturale oltre la scadenza del 2026."

Prof.ssa Antonella Polimeni, Rettrice Sapienza e

Presidente Fondazione RT

8 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


COVER STORY

Cosa significa concretamente, per un ricercatore

della Sapienza, lavorare ogni giorno allo stesso problema

di un ingegnere di Leonardo, senza che i due

abbiano mai lavorato nello stesso ufficio? Questa è

probabilmente la domanda più interessante riguardo

RT, al di là di come sia nata.

RT ha già reclutato 180 tra ricercatori, assegnisti

e dottorandi di ricerca che lavorano su 8 progetti

verticali, tutti a capofila di imprese. Le università

lavorano a raggiera con un sistema Hub & Spoke,

portando avanti progettualità di formazione avanzata,

dottorati di ricerca innovativi, ricerca applicata

e trasferimento tecnologico su tutte le traiettorie

strategiche: transizione energetica, transizione digitale,

salute e biofarma.

COME FUNZIONA

DAVVERO LA COLLABORAZIONE

Un Joint Lab di Rome Technopole è uno spazio – fisico

o digitale – dove convivono due logiche che di

solito non si incontrano: quella accademica, orientata

alla pubblicazione e alla conoscenza aperta, e

quella industriale, orientata al prodotto e alla proprietà

intellettuale. La tensione tra le due rappresenta,

tuttavia, il motore del sistema.

Una giornata tipo in uno dei Joint Lab più attivi

comincia spesso con una divergenza. Il ricercatore

universitario vuole pubblicare su Remote Sensing of

Environment il suo algoritmo di change detection

SAR che funziona bene sui dati di test. L'ingegnere

aziendale ha già mostrato i risultati preliminari al

suo responsabile R&D: l'azienda vuole brevettare

prima di pubblicare. Non è un conflitto di valori,

bensì di tempi e di incentivi. Il Joint Lab è il luogo

dove quella negoziazione avviene in modo esplicito

invece di essere evitata.

"I nostri prodotti per poter stare sul mercato devono

essere allineati a quello che fa la concorrenza

e ai nuovi scenari operativi. Rome Technopole

è un modo per poter rimanere allineati a quello

che il mercato ci richiede, grazie anche al supporto

di enti universitari e dottorati su temi di

ricerca."

Capofila industriale FP5 –

La gestione della proprietà intellettuale è de facto l'aspetto

più complesso dell'intera architettura di RT.

Il framework concordato prevede che i risultati appartengano

all'entità che li ha prodotti, con diritti

di licenza non esclusiva per i partner contributori.

In pratica ogni Flagship Project ha negoziato accordi

specifici, spesso con clausole di embargo di sei o

dodici mesi. Pur non essendo il modello ideale per

la comunità scientifica, il compromesso rende pos-

Il cantiere del lotto B a Pietralata: i lavori di preparazione del sito che ospiterà

la sede fisica della Fondazione Rome Technopole. (Fonte: Fondazione Rome

Technopole)

RT IN NUMERI - DATI DAL CONTRATTO

Il progetto Rome

Technopole raccontato

attraverso

le voci istituzionali

che ne hanno

accompagnato la

nascita e il consolidamento.

La

prof.ssa Antonella

Polimeni, Rettrice

della Sapienza e

Presidente della

Fondazione Rome

Technopole, durante

uno degli

incontri documentati

dal progetto

RAI dedicato all'ecosistema.

(Fonte:

RAI)

PNRR ECS_00000024

453 partner: 10 università, 7 enti di ricerca pubblici (CNR,

ENEA, INFN, ISS, INAIL e altri), 36 imprese private

48 Flagship Projects verticali a capofila industriale: transizione

energetica (FP1-3), salute & biofarma (FP4, FP7), transizione

digitale (FP5, FP6, FP8)

46 Spoke funzionali: ricerca applicata (S1), trasferimento tecnologico

(S2), formazione universitaria (S3), formazione professionale

(S4), public engagement (S5), infrastrutture aperte (S6)

4110 milioni di euro di finanziamento MUR · costo totale 121,5

milioni · PNRR M4C2 Investimento 1.5

441,9% del budget allocato alla transizione digitale; 13,2% destinato

alle regioni del Sud Italia

4Oltre 150 laboratori attivi o in attivazione · più di 200 dottorandi

industriali

4Durata: 2022-2026 · Sede legale: Sapienza, Via Aldo Moro 5,

Roma · Sede operativa: Viale Regina Elena 295, Roma

4Proponente: Sapienza Università di Roma · Forma giuridica:

Fondazione di partecipazione

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 9


COVER STORY

Le otto traiettorie strategiche di Rome Technopole, dalla decarbonizzazione alla

transizione digitale: ogni Flagship Project nasce da una sfida concreta portata dai

partner industriali. (Fonte: Fondazione Rome Technopole)

sibile la collaborazione con partner che operano in

mercati competitivi.

A tal proposito c'è un episodio emblematico: nella

fase iniziale di FP1 e FP6, i due team stavano

elaborando dataset geospaziali sullo stesso territorio

del basso Lazio senza saperlo. La sovrapposizione è

emersa quasi per caso in una riunione trasversale di

Spoke 6. La negoziazione per stabilire il protocollo

di condivisione ha richiesto tre settimane e gli uffici

legali di entrambe le aziende, eppure alla fine i due

dataset sono stati integrati, producendo un layer di

analisi territoriale che nessuno dei due team avrebbe

potuto costruire da solo. Saper gestire la frizione

ha prodotto valore.

"La cosa che nessuno ti dice prima di entrare in

un dottorato industriale è che passi i primi sei

mesi a imparare non la tecnologia, ma il vocabolario.

Il mio supervisore accademico parlava

di 'metodologia riproducibile' e il mio tutor

aziendale parlava di 'deployment scalabile'.

Indicavano la stessa cosa, ma il modo in cui la

valutavano era completamente diverso. Capire

quella differenza è stata la parte più formativa

di tutta la mia ricerca."

Dottoranda in dottorato industriale RT, area AI

for Earth Observation

GLI OTTO FLAGSHIP PROJECTS:

OTTO SFIDE REALI

Alla base di tutto ci sono gli 8 Flagship Projects: progetti

verticali a capofila industriale, ciascuno su una

sfida concreta che il sistema Lazio deve affrontare

al di là di una logica accademica: le aziende portano

il problema, le università portano la competenza

scientifica. Il risultato è un ciclo di ricerca applicata

che ha un destinatario industriale preciso.

La scelta di questi temi non è casuale. Come spiega

Dalla comunicazione digitale all’aerospazio, fino all’intelligenza artificiale: le

aree di ricerca che compongono la transizione digitale dell’ecosistema.

(Fonte: Fondazione Rome Technopole)

la Direttrice Generale di RT Sabrina Saccomandi:

"Abbiamo sentito le imprese che operano nel nostro

territorio e abbiamo chiesto loro quali fossero

le tematiche nell'ambito delle quali richiedevano

che l'ecosistema si attivasse". Il Lazio possiede un

caratteristico sistema produttivo: tra i primi 100

membri di Unindustria, opera il 90% dei principali

brand europei nel settore biofarmaceutico, la

maggior parte delle grandi aziende IT nel digitale,

e la quasi totale concentrazione dei grandi operatori

energetici. Roma, in combinazione con Milano,

guida la classifica nazionale delle imprese che investono

in tecnologie green (30.400 aziende).

LA FORMAZIONE: IL CUORE DEL

SISTEMA CHE DURA OLTRE IL 2026

Dietro i Flagship Projects c'è un sistema formativo

che RT considera il proprio lascito più duraturo. I 6

Spoke funzionali – da quello sulla ricerca applicata

(S1) a quello sulle infrastrutture aperte (S6) – lavorano

tutti, ciascuno a modo suo, sul tema centrale:

come formare persone che sappiano stare al confine

tra accademia e industria.

Lo Spoke 3 (formazione universitaria, dottorati

industriali, internazionalizzazione, leader Roma

Tre) e lo Spoke 4 (formazione professionale, leader

Cassino) fotografano la sfida: esiste un divario profondo

tra l’elevata domanda di competenze tecniche

da parte delle imprese e l'insufficiente offerta

di laureati e tecnici qualificati. RT cerca di ridurlo

non solo con nuovi corsi, ma con un modello di

co-progettazione: le aziende dicono alle università

di cosa hanno bisogno, le università ridisegnano

l'offerta formativa di conseguenza.

"Da una formazione di ampio spettro si è passati

con la rivoluzione industriale a una molto

specialistica. Adesso ci troviamo di fronte alla necessità

di reintegrare una formazione interdisci-

10 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


COVER STORY

plinare insieme a quella specialistica. Abbiamo

necessità di competenze trasversali che diventano

fondamentali per gestire non solo le sfide tecnologiche

ma anche i problemi etici che le nuove tecnologie

ci presentano."

Prof.ssa Antonella Polimeni, Rettrice Sapienza

I numeri del progetto ECS parlano chiaro:

18.894.000 euro sono allocati in bandi a cascata

aperti (per ricercatori, aziende e startup esterni

all'ecosistema RT), di cui oltre il 60% riservato a

soggetti del Sud Italia. Ogni anno vengono erogate

borse di dottorato industriale, percorsi di apprendistato

di terzo livello e corsi di aggiornamento per

il personale delle aziende partner. "Le aziende ci

chiedono una formazione specializzata per il loro

personale, sui materiali innovativi e sui processi

sostenibili. Ci richiedono anche un affiancamento

nella progettazione e nello sviluppo di nuovi componenti",

racconta un responsabile della formazione

dell'ecosistema.

Il punto non è solo riempire un gap di competenze:

è costruire un tessuto professionale che rimanga nel

territorio. "La formazione riguarda la possibilità di

formare nuove generazioni di cittadini e professionisti

che possano aiutare la Regione Lazio a risolvere

le sfide della tecnologia del futuro", spiega la DG

Saccomandi.

LA SEDE FISICA: PIETRALATA, UN EDIFICIO CHE

È UN PROGETTO NEL PROGETTO

Al di là del sistema di relazioni, RT sta costruendo

una sede fisica nel quartiere romano di Pietralata.

Un edificio che è di per sé una dimostrazione delle

tecnologie studiate dall’ecosistema, diverso da qualsiasi

campus tradizionale.

"La pianificazione dell'edificio dedicato a Rome

Technopole sarà una parte del progetto stesso,

perché le tecnologie messe in campo consentiranno

di avere un edificio che sfrutterà non solo

l'energia solare, ma l'energia idrogeno, la geotermia,

e non solo risparmierà energia, ma la produrrà.

Quindi un progetto nel progetto."

Prof.ssa Antonella Polimeni, Rettrice Sapienza

Il progetto prevede:

• un Positive Energy Building capace di produrre più

energia di quella consumata;

• integrazione con verde urbano e specie autoctone;

• un sistema idrico innovativo che punta a superare

il 60% di recupero delle acque (sia piovane, sia

grigie);

Rendering della futura sede di Rome Technopole a Pietralata: il progetto integra

copertura fotovoltaica, verde perimetrale e spazi pedonali in un edificio-laboratorio

per energia, ambiente e digitale. Fonte: Fondazione Rome Technopole / arch.

Fabrizio Tucci et al.

• spazio per laboratori di ricerca e trasferimento

tecnologico (35% degli spazi totali), aule per la

didattica (10%), 300 posti letto per studenti, un

incubatore da oltre 1.000 m² per startup.

L'area esterna include 500 parcheggi con ricarica

per veicoli elettrici e aree car-sharing. La copertura

dell'edificio produrrà energia solare; l'integrazione

con geotermia, idrogeno e sistemi di stoccaggio

renderà il complesso energeticamente autonomo.

Pietralata non è una scelta casuale: la Sapienza ha

già progettato lavorando su quel lotto l'intera filiera

dell'ingegneria, dall'aerospaziale all'informatica.

RT si inserisce in quella visione, chiudendo una

progettualità di riqualificazione urbana che porterà

insieme ricerca, formazione e servizi alla cittadinanza

in un'area ancora poco strutturata ma strategicamente

centrale.

GLI 8 FLAGSHIP PROJECTS DI ROME TECHNOPOLE

FP1 · Decarbonizzazione e fonti energetiche verdi · Capofila ENI

· Idrogeno verde, grafene, carbon capture, biomasse, stoccaggio

FP2 · Rigenerazione urbana e distretti a energia positiva · Capofila

Coima · Digital twin edilizio, PED, mobilità sostenibile

FP3 · Transizione digitale per decarbonizzazione e riciclo ·

Capofila MAIRE / Sapienza · AI per rifiuti, blockchain, gassificazione

FP4 · Dispositivi medicali e non medicali · Capofila Confindustria

Dispositivi Medici · Sviluppo, test, certificazione

FP5 · Radar AESA, crittografia quantistica, THz · Capofila

Leonardo · Comunicazioni sicure, classificazione droni, banda

terahertz

FP6 · AI per ingegneria avanzata aerospaziale · Capofila Thales

Alenia Space · Digital twin, VR, robotica per manifattura spaziale

FP7 · Diagnostica e terapia biofarma · Capofila Takis Biotech ·

Anticorpi monoclonali accelerati, terapie avanzate

FP8 · AI orientata sull'uomo · Capofila UniCredit · Humancentric

AI, credit scoring PMI, etica digitale, AI Act

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 11


COVER STORY

IL MODELLO HUB & SPOKE

E I PARTNER INDUSTRIALI

Il cuore organizzativo di RT è il modello Hub &

Spoke: un Hub centrale (la Fondazione) che coordina

sei Spoke tematici, ciascuno guidato da un'università

leader. Ogni Spoke aggrega una rete di

affiliati – università, enti di ricerca, aziende – che

lavorano insieme su un dominio specifico: dalla

ricerca fondamentale al trasferimento tecnologico,

dalla formazione universitaria all'outreach pubblico.

Racchiudere tutte le università del Lazio in un unico

tecnopolo evita duplicazioni e consente all'industria

di fruire di giovani con competenze adeguate

allo stato dell'arte.

Le aziende risultano in tal modo co-protagoniste

di questo progetto. Come spiegava in un'intervista

un responsabile del settore medtech: "Confindustria

Dispositivi Medici sente il dovere di aiutare il settore

a fare questo passo nel futuro. Creare un'infrastruttura

che faciliti il contatto con la ricerca e aiuti

a portare prima i dispositivi innovativi sul mercato

è un obiettivo fondamentale". UniCredit, da parte

sua, ha scelto di entrare in RT come capofila di FP8

(AI orientata sull'uomo) con una visione precisa:

"Una banca prospera quando inserita in una società

che prospera. RT crea le condizioni favorevoli per

lo sviluppo sociale ed economico. Ci permette non

solo di contribuire alla comunità, ma di crescere nel

nostro settore su un tema di grande interesse: l'intelligenza

artificiale".

Thales Alenia Space, capofila di FP6, ha reso esplicita

la logica industriale del coinvolgimento: "Fin

da subito la nostra azienda ha voluto far parte di

questo ecosistema per collaborare con le eccellenze

del Lazio, rappresentate dai diversi istituti di ricerca

e le università. RT intende sviluppare tecnologie di

realtà virtuale, intelligenza artificiale e gemello digitale

per l'ingegneria aerospaziale". È una descrizione

fedele: FP6 è uno dei Flagship Projects con il più

alto tasso di applicazione industriale immediata.

L'IMPATTO ATTESO E LA SFIDA DEL 2026

Il progetto ECS stima che, solamente nei primi tre

anni, l'attivazione di PNRR Missione 4 produrrà

per il Lazio un valore aggiunto cumulato di oltre 1

miliardo di euro. Ma l'impatto di RT non si misura

solo in PIL, bensì anche nel cambio strutturale della

relazione tra sistema produttivo e sistema formativo

nel Lazio.

I punti di partenza non sono brillanti: la spesa delle

imprese in R&S nel Lazio è inferiore di 28 punti

rispetto alla media italiana e di 55 rispetto alla

media europea; le domande di brevetto internazionale

sono inferiori del 25% rispetto all'Italia e

del 42% rispetto all'Europa. RT punta a invertire

questa traiettoria aumentando il numero di brevetti,

favorendo spin-off e startup, costruendo ponti

tra formazione e mercato. Al contempo, il 35%

del personale impiegato nel progetto è composto

da ricercatrici, in linea con gli obiettivi di parità di

genere del PNRR. La prof.ssa Sarto è coordinatrice

scientifica del progetto.

"RT è sicuramente un ecosistema nuovo, che non

nasce da una sedimentazione come un distretto

industriale o un consorzio. Il PNRR è stato

il motivo occasionale, ma Rome Technopole ha

una potenzialità che è in grado di definirsi come

ecosistema strutturale e duraturo. Quello che

cerchiamo di fare è un modello del tutto nuovo,

quello della condivisione delle esperienze, in cui

non c'è chi sta in cattedra e l'altro che subisce un

flusso, ma insieme si costruiscono le opportunità

per l'industria, per la ricerca, per la comunità."

Sabrina Saccomandi, Direttrice Generale RT

La domanda aperta è quella del 2026: quando i

fondi PNRR si esauriranno, cosa resterà? RT lavora

già su tre leve di sostenibilità: brevetti e licenze,

candidature Horizon Europe, servizi a pagamento

per le PMI. Ma la sfida vera è più profonda: far

sì che la cultura della collaborazione strutturata tra

università e industria sopravviva al suo finanziatore

originale. "Bisogna formarsi. Tutto il ben di Dio di

cui parliamo parte da lavoratori, aule universitarie,

enti di ricerca. Insomma, formazione", dice il narratore

del video di presentazione di RT, e la frase

– nella sua semplicità quasi ovvia – è il programma

dell'intero ecosistema.

ABSTRACT

Rome Technopole (RT) is Italy's largest innovation ecosystem, established on

8 June 2022 as a Foundation of Participation under PNRR Mission 4, Component

2, Investment 1.5 (ECS_00000024). With 110 M€ of MUR funding and a

total programme cost of 121.5 M€, it brings together 53 partners - 10 universities,

7 public research bodies and 36 private companies - in three strategic

areas: energy transition, digital transition, and health & biopharma. Eight vertical

Flagship Projects (FP1-8), each led by an industrial partner (ENI, Coima,

MAIRE/Sapienza, Confindustria Dispositivi Medici, Leonardo, Thales Alenia

Space, Takis Biotech, UniCredit), are supported by six functional Spokes (applied

research, tech transfer, university education, vocational education, public

engagement, open research infrastructure). The article describes the Hub

& Spoke model, the daily realities of academic-industrial collaboration, the

formation mission, the planned Pietralata campus (a Positive Energy Building

integrated with hydrogen, geothermal and solar), and the open question of

institutional sustainability beyond 2026.

KEYWORDS:

Rome Technopole, PNRR, ecosistema innovazione, Hub & Spoke, Flagship

Projects, università-industria, Pietralata, ricerca applicata, Lazio

AUTORE

Michele Fasolo

redazione@mediageo.it

12 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


INTERVISTA

«Non un progetto, ma un'infrastruttura

stabile dell'innovazione»

di Emanuela Favata

Sabrina Saccomandi, Direttrice Generale

della Fondazione Rome Technopole, traccia

il bilancio di tre anni di ecosistema: il lavoro

insieme come primo grande risultato, la

sfida dei linguaggi comuni tra accademia e

industria, la sede di Pietralata in costruzione

e il piano per sopravvivere oltre il PNRR.

La Direttrice Generale della Fondazione Rome

Technopole, Sabrina Saccomandi, guida dal

gennaio 2024 il principale ecosistema di innovazione

del Centro-Sud Italia. Nominata in un

momento decisivo - quando il progetto doveva consolidarsi

istituzionalmente e avviare la sua fase di

maturità - ha guidato l'apertura della sede operativa

di via Palestro, l'avvio dei lavori a Pietralata e il lancio

dell'AI & Analytics Hub. In questa intervista, a

ridosso della conclusione del ciclo di finanziamento

PNRR, risponde senza reticenze sulle sfide reali

di un ecosistema che aggrega 10 università, 4 enti

pubblici di ricerca e quasi 30 tra gruppi industriali

e imprese attorno a 8 Flagship Projects e 6 Spoke

funzionali.

Se dovesse spiegare Rome Technopole a chi non

ne conosce ancora la portata, come lo definirebbe:

un progetto PNRR, un ecosistema industriale

o una nuova infrastruttura stabile dell'innovazione?

È sicuramente una nuova infrastruttura stabile

dell'innovazione. Non lo definirei un progetto

PNRR perché il progetto ha un inizio

e una fine, Rome Technopole invece è

una fondazione che è stabile, ha avuto

un inizio ma continuerà a lavorare.

Allo stesso modo non può essere un

ecosistema industriale, l'industria è un

comparto fondamentale ma all'interno

di Rome Technopole sono compresi

diversi comparti: quello della

"Il più grande

risultato è

l'esercizio stabile

del lavoro insieme:

prima non c'era."

trasformazione, che ha l'industria, ma anche tutto

quello che riguarda gli operatori economici e l'area

commerciale. È quindi, effettivamente, un'infrastruttura.

Oggi le infrastrutture sono piattaforme

sia logistiche ma anche di capitale e di risorse finalizzate.

A tre anni dall'avvio, qual è il risultato concreto e

verificabile che dimostra che qualcosa è già cambiato

rispetto a prima del 2022?

Innanzitutto c'è un esercizio di lavoro che ha portato

il PNRR che è l'esercizio di lavorare insieme,

prima non c'era. È un esercizio di lavoro stabile in

un luogo istituzionale che è la fondazione con una

governance inedita (un consiglio di amministrazione,

un'assemblea, comitato tecnico e di gestione,

comitato di indirizzo, consiglio scientifico) con l'obiettivo

di lavorare insieme per valorizzare lo sviluppo

della Regione Lazio, mettere al centro il capitale

umano e riconnettere le università, le aziende e le

istituzioni. Il più grande risultato quindi è l'esercizio

di lavoro insieme, un esercizio stabile e istituzionale,

non di un mero progetto. Poi c'è l'infrastruttura

di ricerca di Pietralata, un luogo fisico

dove questo esercizio stabile di lavoro

avrà sede. Rome Technopole ha anche

connotato le aree di intervento della

transizione digitale, energetica, della

salute e bio-pharma, ricostruendo dei

corridoi, delle potenzialità, delle aree di

specializzazione che effettivamente sono

delle aree di connessione della ricerca e

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 13


INTERVISTA

dell'innovazione. Oltre ai laboratori e l'incubatore

di via Salaria con l'HPC. Per riassumere, direi che

i cambiamenti rispetto al 2022 e i risultati più importanti

sono: l'esercizio stabile del lavoro insieme,

l'infrastruttura di ricerca di Pietralata, l'incubatore

di via Salaria insieme all'HPC e la rete IR2-TECH,

gli Open Lab e Joint Lab.

RT riunisce 10 università, 4 enti di ricerca e

quasi 30 tra gruppi industriali e imprese attorno

a 8 Flagship Projects e 6 Spoke

funzionali. Qual è stata la sfida più

complessa nel trasformare questa

pluralità in un sistema realmente cooperativo?

La sfida più complessa è quella di trovare

linguaggi comuni. Bisognava trovare

linguaggi comuni per portare a

terra dei risultati importanti su ambiti

di intervento molto ampi e generalisti.

E ci siamo riusciti con gli Spoke università che

hanno guidato la filiera delle attività di ricerca e le

aziende con i Flagship Project che hanno coordinato

i gruppi di lavoro.

Che cosa distingue davvero Rome Technopole da

altri tecnopoli italiani ed europei? Qual è il vantaggio

competitivo specifico di Roma?

Innanzitutto Rome Technopole è un aggregato

poderoso di soci. Soci rilevanti da Roma Capitale,

Regione Lazio, il sistema universitario, il sistema industriale,

centri di ricerca, il sistema delle imprese.

Quindi è un aggregato inedito. Sovente gli aggregati

hanno o una rilevanza della parte universitaria o

Roma, 8 ottobre 2025. Firma del protocollo d'intesa tra Regione Lazio e Fondazione

Rome Technopole Il protocollo d’intesa riguarda l’impegno assunto dalla

Regione Lazio per il completamento e la realizzazione del polo di ricerca e si concretizza

attraverso un finanziamento di 6.331.709 di euro. ( Programma regionale

FESR 2021-2027) integrando l’investimento di 110 milioni di euro del PNRR.

"Il rischio più grande

era la disaffezione al

programma: è

diventata

un'opportunità,

siamo cresciuti."

dell'industria, la differenza è che Rome Technopole

ambisce ad essere un ecosistema che risponde sia al

sistema della ricerca dell'innovazione, della formazione,

dell'industria ma anche delle istituzioni. È

molto ambizioso. Inoltre porta con sé dei temi rilevanti,

tre temi - Transizione Energetica, Transizione

Digitale, Salute e Bio-Pharma - che sono aree di

intervento che possono essere declinati in diverse

linee d'azione. Infine ha un grande vantaggio competitivo:

porta dentro il nome di Roma quindi porta

dentro il sistema universitario della

Regione Lazio, porta dentro Roma

Capitale, porta dentro la sede delle istituzioni,

del governo. Ha a che fare con

interlocutori autorevoli.

Nei Joint Lab convivono ricerca

scientifica, sviluppo industriale, formazione

avanzata e gestione della

proprietà intellettuale. Qual è oggi il

punto di equilibrio più delicato?

Il punto di equilibrio più delicato è pensare al futuro.

Finito il PNRR bisogna consolidare il partenariato,

fidelizzare ad un progetto che sia rispondente

alle aspettative di una compagine sociale così variegata,

così importante. Riuscire a continuare con

questo slancio mettendo sempre al centro il capitale

umano con i giovani, mettendo al centro le aziende,

quindi lo sviluppo e mettendo al centro la ricerca,

l'innovazione quindi il futuro.

Quali sfide e rischi avete affrontato in questi tre

anni, e cosa ha imparato la Fondazione da questa

esperienza?

I rischi li abbiamo affrontati. Il rischio maggiore

era la disaffezione al programma, al progetto e paradossalmente

il rischio è diventato un'opportunità

perché siamo cresciuti, abbiamo imbarcato ulteriori

associati, gli associati sono diventati soci quindi la

compagine sociale si è rafforzata. Questo dà il senso

che la via che stiamo percorrendo è quella giusta.

Possiamo dire che i rischi sono stati importanti

ma sono stati gestiti e sono diventate opportunità.

L'errore lo portava un po' il PNRR, perché il

PNRR non prevede la rendicontazione della parte

amministrativa. Purtroppo nessuna entità può nascere,

essere governata e pensare al futuro se non c'è

una struttura. Quindi l'operazione più importante

che è stata fatta, dopo un inizio non semplice,

è stata quella di capitalizzare una struttura, di dare

un'organizzazione e fare un'azione di capacity building.

E oggi la fondazione esiste.

14 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


INTERVISTA

Quale profilo professionale sta cercando di costruire

la formazione di Rome Technopole?

Come si differenzia dall'offerta universitaria tradizionale?

Noi integriamo la formazione che fanno le istituzioni,

non andiamo in sovrapposizione con l'università,

non facciamo concorrenza ma siamo complementari.

Cosa significa? Che nella filiera della

formazione andiamo a coprire una formazione verticalizzata,

può essere il post diploma, il post laurea.

Ad esempio abbiamo i corsi di microcredenziali,

il riconoscimento degli

open badge per curvare e specializzare

la formazione istituzionale e renderla

poi funzionale alle esigenze dell'azienda.

Questa è la grande sfida. Ovvero

fare una programmazione dei percorsi

dottorali e definire delle borse a tema

vincolato rispondenti alle necessità delle

aziende. Un ulteriore grande risultato del Rome

Technopole è il riconoscimento dei crediti formativi,

significa che le università riconoscono crediti

formativi laddove c'è un'azione formativa di Rome

Technopole. Quindi c'è la possibilità di avere il riconoscimento

di crediti da più atenei. Anche questo

non è mai avvenuto prima del Rome Technopole e

credo restituisca il grande potenziale e il grande lavoro

di cui parlavo e che è stato fatto.

La sede di Pietralata è un edificio a energia positiva

con integrazione di idrogeno, geotermia

e gestione innovativa delle acque. A che punto

sono i lavori e quali garanzie ci sono sul completamento?

L'edificio di Pietralata avanza. Abbiamo terminato

tutta la sezione PNRR, abbiamo quindi valorizzato

la prototipazione che era prevista nel progetto

PNRR e adesso stiamo veicolando il tutto all'interno

della Regione Lazio, del FESR. Abbiamo

messo insieme tre fonti di finanziamento:

diritto di superficie di Roma

Capitale, PNRR - la misura quattro

C2 e investimento 1.5 del MUR - e

il FESR della Regione Lazio. Non

l'ha fatto nessuno - precisa - nessuno.

Indicativamente l'edificio verrà

completato tra la fine del 2026 e l'inizio

del 2027 e sarà uno spazio inedito

che potrà accogliere la ricerca di innovazione

con un connettivo su quello che sarà il futuro della

Regione Lazio.

"Abbiamo messo

insieme tre fonti di

finanziamento per

Pietralata: nessuno

l'aveva mai fatto prima."

Il finanziamento PNRR si è ormai esaurito. Qual

è lo scenario realistico per Rome Technopole dal

2027 in avanti? Quali strutture, percorsi formativi

e collaborazioni industriali sono già pensati

per durare nel tempo?

I dottorati industriali sono uno degli strumenti

più interessanti del progetto. Cosa imparano

davvero i giovani ricercatori quando si muovono

tra laboratorio universitario e azienda?

I dottorati industriali veri e propri, ai sensi del

DM 226 del 2021, ex articolo 10, sono i dipendenti

delle aziende che conseguono un dottorato

industriale per i posti riservati su un tema che ha

scelto l'azienda. Se invece per dottorato industriale

intendiamo i dottorandi istituzionali che svolgono

un periodo in azienda, possiamo parlare di come

Rome Technopole abbia fatto un collegamento per

valorizzare il periodo impresa e finalizzarlo all'interno

di aziende che hanno necessità di reclutamento.

Qual è il tema? Normalmente perdiamo i dottorandi

al termine del loro periodo dottorale, spesso continuano

i loro percorsi all'estero o in altre regioni,

ciò significa che un giovane che esce dalla regione

Lazio difficilmente tornerà. L'obiettivo era, invece,

quello di far fare ai dottorandi un periodo impresa

all'interno di un'azienda su temi di ricerca rilevanti

per l'azienda, aprendo così la possibilità dell'assorbimento

del dottorando, tra il personale, al termine

del suo percorso dottorale.

Il finanziamento PNRR è già finito, diciamo.

Entriamo col finanziamento FESR che però supporterà

solo l'edificio. Quindi siamo già in momento

post PNRR. Cosa facciamo? Innanzitutto capitalizziamo,

metteremo quindi tutto ciò che abbiamo

avuto grazie al PNRR, dall'edificio di Pietralata

all'incubatore di via Salaria, all'HPC. Abbiamo la

rete IR2Tech, i joint lab e gli open lab che sono attivi

e abbiamo un'offerta formativa Rome Technopole.

L'investimento è importante, partiamo da questo

investimento per guardare il futuro e per avere le

risorse e stiamo anche lavorando su nuovi progetti e

ABSTRACT

Sabrina Saccomandi, Director General of the Rome Technopole Foundation

since January 2024, reviews the ecosystem's first three years at the close of the

PNRR funding cycle. She defines RT not as a project but as a stable innovation

infrastructure, outlines key results achieved — institutionalised collaborative

work, the Pietralata campus under construction, the Via Salaria incubator, the

IR2-TECH network, Open and Joint Labs — and describes the post-2026 sustainability

strategy based on capitalising existing assets, regional FESR funding

and new European programmes.

KEYWORDS:

Rome Technopole, PNRR, innovation ecosystem, Pietralata, industrial doctorates,

knowledge transfer, post-PNRR sustainability, Lazio

AUTORE

Emanuela Favata

redazione@mediageo.it

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 15


INCHIESTA

Il problema che nessuno aveva

messo nel comunicato stampa

La vera sfida del Rome Technopole non è di natura tecnologica,

ma consiste nel consolidare la fiducia reciproca tra partner che, al

di fuori di questo ecosistema, sono concorrenti.

di Mattia Nardone

Come ENI, Leonardo,

Thales Alenia e UniCredit

provano a parlare la stessa

lingua – e cosa succede

quando non ci riescono.

Uno spazio di lavoro condiviso come metafora della sfida principale di Rome

Technopole: trasformare la collaborazione tra partner diversi in una pratica quotidiana.

La logica accademica — orientata alla pubblicazione — e quella industriale

— orientata al brevetto — trovano un linguaggio comune. (Fonte: Fondazione

Rome Technopole / RAI)

Immaginate questo scenario: un ricercatore

di un team aerospaziale scopre che un team

energetico sta lavorando sullo stesso comune

del Lazio. Uno sviluppa un modello per le comunità

energetiche rinnovabili, l'altro testa algoritmi

di classificazione della copertura del suolo da immagini

satellitari. I loro dataset si sovrappongono

parzialmente, ma sono in formati incompatibili e

prodotti con ipotesi di base diverse. Riescono a risolvere

in una settimana, con due telefonate e uno

script elaborato da un dottorando. Non è un caso

documentato: è uno scenario-tipo, costruito su dinamiche

reali osservate nell'ecosistema. Ma quella

settimana – moltiplicata per tutte le intersezioni

possibili tra sei Flagship Projects, undici Spoke e

cinquantatré partner – è la vera sfida nascosta di

Rome Technopole. Non la tecnologia né i fondi,

bensì la collaborazione tra organizzazioni che, fuori

dall'ecosistema RT, si trovano spesso su lati opposti

del tavolo commerciale.

IL PROBLEMA REALE:

COLLABORARE È CONTRO-INTUITIVO

"È un'opportunità e una grande sfida." Questa frase,

pronunciata da un responsabile aziendale durante

uno degli incontri documentati dal progetto RAI

dedicato a RT, riassume con precisione chirurgica

la tensione strutturale che attraversa tutto l'ecosistema.

Non a caso la stessa costruzione – opportunità

e sfida – ricorre nei discorsi di quasi tutti i

partner industriali coinvolti nel progetto: a partire

da UniCredit, che guida la linea di ricerca sull'AI

human-centric, fino a Thales Alenia Space, capofila

del comparto sull'ingegneria aerospaziale e sulla

manifattura digitale dei satelliti.

La collaborazione tra università e industria è un

obiettivo che la politica scientifica europea persegue

da decenni, con risultati discontinui. Il problema è

strutturale, al di là della mancanza di fondi o di volontà.

Come ha spiegato Angelo Camilli, presidente

di Unindustria Lazio, il mismatch tra domanda e

offerta di lavoro è "un problema storico del nostro

Paese". Ma quello che emerge dalla documentazione

degli episodi RAI su Rome Technopole va oltre il

semplice disallineamento di competenze: è una vera

e propria divergenza nei modi di intendere la conoscenza

stessa e il suo trasferimento.

Le università sono incentivate a pubblicare, a costruire

reputazione scientifica, a formare studenti.

Le aziende sono incentivate a brevettare, a proteggere

il vantaggio competitivo, a produrre risultati

nel breve termine. Queste logiche non sono opposte

in assoluto, ma divergono su quasi ogni decisione

operativa: quando pubblicare, cosa condividere, chi

possiede i risultati, quanto tempo dedicare alla do-

16 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


INCHIESTA

cumentazione. Il responsabile di Spoke 6 ha sintetizzato

questa tensione in modo netto:

"Il problema non è che le aziende non vogliano

collaborare. È che il loro concetto di 'collaborare'

è diverso dal nostro. Per noi, collaborare significa

condividere i dati prima di sapere cosa ci fai. Per

loro, significa condividere i risultati dopo che hai

dimostrato che l'applicazione funziona. Sono due

logiche di fiducia completamente diverse."

RT ha scelto di affrontare questa tensione in modo

diretto invece di ignorarla. Ma riconoscere il problema

non significa averlo risolto.

TRE TIPOLOGIE DI FRIZIONE

Le frizioni nell'ecosistema RT si articolano su tre

piani distinti, ciascuno con la propria logica e i propri

tempi di risoluzione.

Il primo piano è tecnico: formati di dati incompatibili,

differenze nelle assunzioni metodologiche

tra team, versioni diverse degli stessi strumenti software,

standard di documentazione eterogenei tra

partner universitari e industriali. Il caso documentato

nel Flagship Project sull'ingegneria aerospaziale

è emblematico: il team di Thales Alenia Space ha

sviluppato un sistema di realtà aumentata assistita

da AI per guidare gli operatori nell'assemblaggio

dei satelliti, un processo che richiede una precisione

millimetrica e che non ammette errori di interpretazione

del dato. Integrare quel sistema con i modelli

digitali sviluppati dai gruppi di ricerca della

Sapienza – che lavorano su metamateriali e sistemi

di protezione dalle vibrazioni per applicazioni spaziali

– ha richiesto settimane di lavoro di allineamento.

Le frizioni tecniche sono le più visibili e,

paradossalmente, le più facili da risolvere: richiedono

tempo e coordinamento, ma non mettono in

discussione gli interessi fondamentali dei partner.

Il secondo piano è legale, riguardo la proprietà intellettuale,

e qui le cose si complicano. Chi

possiede i risultati di una ricerca condotta

da un team misto, con dati forniti

da un'azienda e competenze fornite da

un'università? Nel Flagship Project sulla

transizione digitale per la decarbonizzazione

e il riciclo dei rifiuti, per esempio,

i team della Sapienza e di Roma Tre hanno

sviluppato modelli predittivi basati su

AI per pilotare la filiera dei rifiuti e per

il tracciamento tramite blockchain, addestrati

su dati operativi forniti dai partner

industriali. Il modello è il risultato

dell'intelligenza del ricercatore; ma senza

i dati aziendali non esiste. Chi ha il diritto

di pubblicarlo? Con quale embargo?

Il framework di governance di RT prevede

accordi espliciti sulla proprietà intellettuale per

ogni Flagship Project, ma la negoziazione concreta

di quegli accordi ha prodotto in diversi casi blocchi

prolungati. È uno scenario ricorrente, anche se

raramente documentato per iscritto: un'integrazione

tra dataset di due Flagship diversi si blocca per

mesi in attesa di un parere legale su una clausola di

licenza. I due dataset sono tecnicamente compatibili,

e l'integrazione produrrebbe risultati utili per

entrambi i team. Il blocco non dipende da interessi

contrapposti, ma semplicemente dall'assenza di una

procedura standard. La soluzione – una licenza ad

hoc per uso interno all'ecosistema – richiede il coinvolgimento

degli uffici legali di più organizzazioni

e settimane di scambi di email. Il risultato pratico

è che quando finalmente arriva, il dataset rischia di

essere già parzialmente obsoleto.

Il terzo piano, il più persistente, è di tipo culturale.

L’abitudine alla segretezza che domina in certi settori

industriali – aerospazio, difesa, finanza – produce

un default alla chiusura che opera anche quando

non ci sono ragioni legali o commerciali concrete

per non condividere. Questo è emerso con chiarezza

nel lavoro sul Flagship Project dedicato all'AI

human-centric, guidato da UniCredit. L'azienda

porta nel progetto la sua esperienza su modelli per la

lettura automatica degli assegni e sull'AI generativa

per la sintesi di documenti, ma la condivisione dei

dati di addestramento con i team universitari – necessaria

per migliorare la spiegabilità degli algoritmi,

il cuore della ricerca di Tor Vergata e dell'Università

di Cassino – si è scontrata con resistenze che non

avevano un referente legale preciso. Come ha osservato

Antonio Carcaterra della Sapienza, parlando

del Flagship sul riciclo dei rifiuti: "Non abbiamo la

piena conoscenza di chi fa cosa. Questo è stato un

momento di aggregazione per diverse competenze

che attraverso il denominatore comune dell'intelli-

La convergenza tra ricerca, industria e dati digitali richiede strumenti comuni, ma soprattutto

linguaggi e procedure condivise. (Fonte: RAI)

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 17


INCHIESTA

genza artificiale possono essere messe a sistema con

il vantaggio di tutti." La frase descrive un risultato

positivo, ma tradisce anche il punto di partenza: l'isolamento.

LE SOLUZIONI CHE SPOKE 6 STA COSTRUENDO

Spoke 6 – Open Research Infrastructures – è la

struttura di RT dedicata all'infrastruttura comune

dei dati e degli strumenti di ricerca. Il suo mandato

include la creazione di un catalogo di tutti i dataset

prodotti dall'ecosistema, la definizione di standard

di documentazione, e la costruzione di workflow

che rendano la condivisione il percorso più semplice

invece di quello più complicato.

I risultati concreti finora sono rappresentati da

una piattaforma di catalogo con oltre ottanta dataset,

standard di metadati adottati dai principali

Flagship Projects, un processo di revisione che garantisce

qualità e verificabilità prima della pubblicazione.

I casi d'uso documentati – dalla mappa del

potenziale solare del Lazio prodotta da FP1 e usata

da un gruppo di ricerca esterno, alla serie temporale

di dati sul suolo di FP6 riutilizzata da un'azienda di

consulenza di Viterbo – mostrano che la piattaforma

funziona e che i dati aperti trovano utenti anche

fuori dall'ecosistema RT.

Ma Spoke 6 è anche onesto sui propri limiti. La resistenza

all'apertura con i partner industriali è reale.

Ci sono casi in cui la licenza applicata a un dataset

è nominalmente aperta ma nella pratica restrittiva,

oltre a casi in cui il dataset "aperto" è talmente aggregato

da perdere il contenuto utile. Infine, ci sono

anche casi in cui la negoziazione sulla licenza ha richiesto

tanto tempo da rendere il dataset obsoleto

prima che venisse pubblicato.

La soluzione a lungo termine è a carattere incentivale.

Come ha osservato Patrizio Pisani, il responsabile

della ricerca sull'IoT e l'AI applicata al

risparmio idrico, la collaborazione funziona davvero

quando "più imprese innovano contemporaneamente

il loro servizio". Un sistema idrico è così

complesso che non esiste innovazione se un attore

solo tiene per sé i propri dati. Questa consapevolezza

– maturata nell'esperienza operativa e non imposta

dall'architettura istituzionale – è la versione più

robusta del cambio culturale che RT sta cercando

di produrre. RT dovrebbe includere tra i KPI dei

Flagship Projects il numero di dataset resi disponibili,

il numero di utenti esterni che li hanno usati

e il numero di citazioni ricevute. Quello che viene

misurato viene fatto; quello che non viene misurato

rimane una buona intenzione.

IL CONTESTO EUROPEO

Il problema della collaborazione tra ricerca pubblica

e industria privata non è una specificità italiana o

laziale: è la sfida centrale di qualsiasi ecosistema di

innovazione che voglia essere più di una somma di

parti. Il presidente della Camera di Commercio di

Roma, Lorenzo Tagliavanti, lo ha descritto in modo

preciso: "Questo strumento mancava a Roma, mancava

in modo continuativo, in modo strutturale."

La parola strutturale è la chiave. Le collaborazioni

tra università e industria esistevano prima di RT,

ma erano episodiche, legate alle relazioni personali,

non capitalizzate. "Il collegamento con le imprese è

messo a sistema: questa è la differenza e la novità",

ha sintetizzato uno dei rettori coinvolti.

Le esperienze europee più mature offrono indicazioni

utili. Il programma Vinnova in Svezia ha

sviluppato un framework per la gestione della proprietà

intellettuale nelle collaborazioni universitàindustria

basato su un principio semplice: separare

la proprietà dei risultati – che può rimanere all'università

– dal diritto di sfruttamento commerciale

– che può essere licenziato all'azienda. RT ha adottato

un framework simile, ma la sua applicazione

concreta richiede ancora negoziazioni caso per caso.

L'esperienza britannica post-REF mostra che le

collaborazioni tendono a essere più efficaci quando

i problemi su cui si lavora sono specifici e ben

definiti. Non "fare ricerca sull'AI" ma "sviluppare

un algoritmo per questo problema specifico". RT,

con 53 partner e centinaia di collaborazioni attive o

potenziali, non può sempre garantirlo.

La domanda che questa inchiesta lascia aperta – e

che non ha risposta facile – è se la fiducia tra partner

che competono fuori dall'ecosistema possa essere

costruita per decreto istituzionale, o se richieda il

tempo e i risultati concreti che solo la pratica può

dare. RT scommette sulla seconda risposta: costruire

fiducia caso per caso, dataset per dataset. "È un

nuovo motore di innovazione, deve essere mantenuto

nel suo percorso come il giusto percorso per

l'innovazione radicale", ha detto uno dei partner.

È un approccio lento, ma è probabilmente l'unico

che funziona.

ABSTRACT

The article examines the structural frictions that characterise collaboration within

the Rome Technopole ecosystem — technical, legal and cultural — between universities

and industrial partners that outside RT operate as competitors. Drawing

on documented cases and direct quotes from RAI video footage, it analyses three

friction typologies, the role of Spoke 6 as open infrastructure for shared data, and

the European context of university-industry cooperation models.

KEYWORDS:

intellectual property, open data, knowledge transfer,

Rome Technopole, innovation ecosystem, trust

AUTORE

Mattia Nardone,

redazione@mediageo.it

18 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


LABORATORIO

TRE RICERCATORI, TRE

TRAIETTORIE, UNA DOMANDA

COMUNE: COSA SIGNIFICA

DAVVERO FARE RICERCA

NELL'ECOSISTEMA ROME

TECHNOPOLE?

di Emanuela Favata

Dalla chimica dei catalizzatori all'assemblaggio

digitale dei satelliti, dal

design per la neurochirurgia alla computer

vision: abbiamo incontrato tre

giovani ricercatori che hanno attraversato

i Flagship Projects di RT. Le stesse

domande, risposte molto diverse.

"Il colore di un prodotto di sintesi è già

una risposta" Martina Marsotto, RTDA

- Ricercatrice a Tempo Determinato,

SSD CHEM-06/A Fondamenti chimici

delle tecnologie, Flagship Project 1 -

Decarbonizzazione e nuove energie verdi,

Dipartimento di Scienze e Tecnologie

Chimiche, Università di Roma Tor

Vergata. Si occupa della sintesi di porfirinoidi

come catalizzatori per la conversione

della CO 2

in prodotti di chimica

fine, nell'ambito del Flagship Project 1 di

Rome Technopole dedicato alla decarbonizzazione

e alle nuove energie verdi.

Quando hai capito perché

questo lavoro conta?

"Nel momento in cui ho letto il progetto

scientifico. Sono molto legata ai problemi

ambientali terrestri e l'idea di contribuire

al miglioramento della situazione con il

mio lavoro mi è subito piaciuta."

La difficoltà del dottorato industriale che

nessuno ti dice prima? "Ottenere risultati

'vincenti'. Spesso tra i ricercatori si dice:

'anche il fallimento di un esperimento è

un risultato' perché ti dà comunque delle

informazioni importanti su come proseguire,

ma non è pubblicabile, cioè fruibile

dal resto della comunità. Stare in laboratorio

è un continuo trial and error e può

risultare frustrante."

Il dato che ti ha sorpreso di più?

"Può sembrare banale ma il dato che mi

ha più sorpreso è la tonalità e la luminosità

del colore dei prodotti di sintesi. Il colore

è un immediato segnale di un buon

risultato."

Cosa cambieresti? "Se il mondo della ricerca

in Italia disponesse di maggiori risorse

economiche, potrebbe contribuire

maggiormente al progresso della società.

Un aumento dei finanziamenti permetterebbe

di sostenere un numero maggiore

di progetti e collaborazioni internazionali,

accelerare lo sviluppo di nuove

tecnologie e favorire la formazione dei

giovani ricercatori."

Cosa farai tra cinque anni?

"Tecnico di laboratorio chimico dell'Università

di Roma Tor Vergata."

"L'incertezza fa parte del gioco" Teodora

Ivkov, dottoranda, Flagship Project

4 - Dispositivi medicali, Sapienza

Università di Roma. Viene dalla Serbia,

ha studiato fotografia, arte e poi design.

Nel 2022 è entrata nel progetto Rome

Technopole sul digital twin per la formazione

e la pianificazione in neurochirurgia

- il tema della sua tesi di dottorato.

Quando hai capito che il tuo lavoro è

importante?

"Ho realizzato per la prima volta l'importanza

del mio lavoro quando sono andata

per sei mesi nella clinica di neurochirurgia

a fare ricerca sul campo. Ho capito

quante responsabilità abbiano i neurochirurghi,

quanto sia difficile e impegnativo

il loro lavoro e che il design può veramente

avere un impatto sulla loro professione.

Prima la ricerca era sempre qualcosa che

si trova su un foglio, un pdf. E invece ho

capito che ci sono veramente degli utenti

per cui lavoriamo."

La difficoltà del dottorato che nessuno

ti dice prima?

"Credo che la difficoltà sia l'incertezza. A

volte devi passare mesi lavorando su domande

a cui nessuno sa dare una risposta.

Lavori per tre, quattro anni su un progetto

e non vedi risultati tangibili, non molli

ma ti dà la sensazione che tu sia fermo.

Invece non lo sei. Ti insegna a essere resiliente.

Ho imparato che l'incertezza fa

parte del gioco."

Cosa cambieresti?

"A volte le conoscenze di valore rimangono

solo negli articoli accademici, solo

tra ricercatori. Credo che la ricerca diventi

davvero significativa quando viene

applicata, quando raggiunge le persone,

quando può portare a un cambiamento

tangibile. La ricerca dovrebbe essere più

accessibile e disponibile."

Martina Marsotto nel laboratorio X-CHEM del Dipartimento

di Scienze e Tecnologie Chimiche di Tor Vergata, accanto al

microscopio elettronico a scansione TESCAN CLARA.

(Foto: Archivio DSTC/RT)

"Tre anni prima sembrava quasi impossibile"

Marco Raoul Marini, ricercatore

RTD, Flagship Project 6 - AI per ingegneria

avanzata e aerospaziale, Sapienza

Università di Roma. Si occupa di computer

vision, intelligenza artificiale e human

computer interaction. Ha lavorato con

Thales Alenia Space nell'ambito del Joint

Lab di Rome Technopole, collaborando

allo sviluppo di sistemi di realtà aumentata

per l'assemblaggio dei satelliti.

Quando hai capito che il tuo lavoro ha

una rilevanza?

"Con il progetto Rome Technopole ho

capito che era la perfetta unione di due

mondi: ti puoi divertire a fare esperimenti

con un software che non deve essere vendibile

ma, allo stesso tempo, ciò che rilasci

deve essere funzionante perché finirà

nelle mani di qualcun altro. Lì ti accorgi

di quanto sia importante quello che fai."

La difficoltà più grande in un percorso

accademia-industria?

"Stare ai ritmi dell'azienda. L'ostacolo più

grande è che ti senti un po' sotto scacco,

cioè non puoi fare come ti pare. Invece se

ti crei la tua posizione all'interno dell'accademia,

sei libero di poter fare la ricerca

che vuoi."

Il risultato che ti ha sorpreso di più?

"Sono rimasto sorpreso di come alla fine,

anche se non in modo perfetto, siamo

riusciti a fare quello che c'eravamo detti

di fare. Tre anni prima sembrava quasi

impossibile. Vedere che l'obiettivo è stato

raggiunto, anche con dei limiti, anche

con delle problematiche, come avviene in

ricerca, mi ha abbastanza affascinato."

Cosa ti è rimasto di questa esperienza?

"L'idea è stata veramente geniale. Fare

un unico tecnopolo con tante aziende e

università è stata un'idea incredibile che

spero continuino a spingere e che non finisca

con la chiusura dei fondi PNRR."

VOCI DAL LABORATORIO

Numero Speciale Rome Technopole - GEOmedia n°3-2026 19


ARCHITETTURA

Render esterno della nuova sede RT a Pietralata:

una copertura a lama aggettante

ospiterà 535 moduli fotovoltaici da 420

Wp. Progetto: prof. arch. Fabrizio Tucci et

alii. (Fonte: Fondazione Rome Technopole)"

ARCHITETTURA E INNOVAZIONE

UN EDIFICIO CHE

CONCRETIZZA CIÒ

CHE VI SI STUDIA

di Michele Fasolo

La sede di Rome Technopole a

Pietralata come dimostratore

reale delle tecnologie per la

transizione energetica, dalla

geotermia all’idrogeno, dal

legno post-teso agli involucri

bioclimatici

La sede di Rome Technopole a

Pietralata come dimostratore reale

delle tecnologie per la transizione

energetica: geotermia,

idrogeno verde,fotovoltaico,

legno post-teso e involucri bioclimatici.

A Pietralata, nel quadrante nordorientale

di Roma, a pochi minuti

dalla stazione Tiburtina, sta

per nascere un edificio che non

sarà soltanto la sede di un ente di

ricerca. Sarà anche un banco di

prova architettonico, energetico

e ambientale. La nuova sede della

Fondazione Rome Technopole

è infatti pensata come un’infrastruttura

dimostrativa: un

luogo in cui alcune delle tecnologie

studiate nei laboratori del

Tecnopolo - dall’idrogeno verde

alla geotermia, dai materiali bioclimatici

al monitoraggio digitale

degli edifici - potranno essere

applicate, osservate e misurate in

condizioni d’uso reali.

Questa architettura, peraltro,

costituisce in tal senso, uno dei

progetti del Tecnopolo.

Il primo lotto esecutivo del Polo,

infatti, prevede un edificio di

circa 2.300 metri quadri, con un

investimento di circa 11 milioni

di euro finanziato dal PNRR.

La struttura ospiterà laboratori,

incubatori d’impresa,

aule multimediali, uffici della

Fondazione e un’aula magna.

All’esterno sono previsti quasi

3.000 metri quadri di aree verdi

con specie autoctone, parcheggi

“intelligenti” dotati di colonnine

per le ricariche elettriche e

percorsi ciclopedonali. Nell’area

complessiva del Blocco si arriverà

poi a circa 7.600 metri quadri,

con altri due edifici finanziati da

fondi regionali FESR per circa

20 milioni di euro.

Le percentuali di destinazione

d'uso (35% laboratori, 10%

didattica) si riferiscono all'area

complessiva del Blocco di circa

7.600 mq, comprendente i

tre edifici previsti. Il primo lotto

esecutivo da circa 2.300 mq

ospiterà la quota prevalente di

laboratori e incubatori.

La scelta progettuale più significativa,

però, non è quantitativa.

L’edificio è concepito come

dimostratore: non un prototipo

isolato in laboratorio, né una

promessa sulla carta, ma un’ una

concreta architettura destinata

a superare i requisiti nZEB e ad

avvicinarsi alle prestazioni di un

Positive Energy Building, capace

cioè di produrre più energia di

quanta ne consumi.

Progetto architettonico: arch.

Fabrizio Amadei. Coordinamento

scientifico: prof. arch. Fabrizio

Tucci.

Pietralata: una centralità in

trasformazione

Il lotto, concesso da Roma

Capitale alla Fondazione per

99 anni a titolo non oneroso,

si trova in una posizione oggi

strategica: a ovest la stazione

Tiburtina, a est il nuovo polo

Sapienza per le biotecnologie

mediche e farmaceutiche, a nord

l’area prevista per il nuovo stadio

dell’AS Roma. In questo sistema

di trasformazioni, la sede di

Rome Technopole potrà funzionare

come cerniera tra ricerca,

università, infrastrutture e quartiere.

Per decenni Pietralata è rimasta

una delle grandi aree incompiute

della capitale: riconosciuta

dal Piano Regolatore come

“Centralità urbana e metropolitana”,

ma a lungo sospesa tra

potenzialità e attuazione. Il nuovo

edificio non risolve da solo

questa storia urbana, ma può

diventare uno degli inneschi più

visibili della trasformazione del

quadrante.

20 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


ARCHITETTURA

Anche il sottosuolo è entrato

nel progetto. La relazione idrogeologica

ha individuato, sotto i

tufi lionati e le pozzolane rosse,

una falda a circa 25-30 metri di

profondità, con temperature stabili

tra 14,9 e 16,3 gradi e una

portata dell’ordine di 1-10 litri

al secondo. Sono condizioni favorevoli

alla geotermia a circuito

aperto, ovvero di poter disporre

di una risorsa energetica centrale.

Tre fonti, nessun

combustibile fossile

Il sistema energetico integra fotovoltaico,

geotermia e idrogeno

verde. La grande copertura

dell’edificio, una lama orizzontale

aggettante che funziona anche

da schermatura solare estiva,

ospiterà circa 535 moduli fotovoltaici

ad alta efficienza da 420

watt di picco ciascuno, per una

superficie di circa 1.000 metri

quadri. La produzione stimata

è di quasi 278.000 kilowattora

all’anno, superiore al fabbisogno

previsto dalla costruzione.

Questa sovrapproduzione è intenzionale.

Per i requisiti minimi

di legge sarebbero bastati 148

moduli; il progetto ne prevede

535 perché l’energia eccedente

alimenterà il sistema a idrogeno.

Il surplus elettrico prodotto nelle

ore diurne verrà utilizzato per

produrre idrogeno verde tramite

elettrolisi; l’idrogeno sarà stoccato

in serbatoi di idruri metallici e

riconvertito in elettricità e calore

attraverso celle a combustibile

nelle ore in cui il fotovoltaico

non produce.

È una configurazione ancora

poco diffusa nell’edilizia italiana.

Proprio per questo, più che

insistere su formule assolute

come “prima applicazione”, è

più corretto parlare di una delle

prime applicazioni documentate

in Italia di questa combinazione

tra fotovoltaico, elettrolisi, stoccaggio

solido in idruri metallici

L'esploso assonometrico del progetto mostra la stratificazione dei sistemi. Visibili i livelli

(Piano Terra, Piano Primo, Piano Secondo, Piano Terzo, Piano della Copertura sospesa,

Piano del Tetto/Giardino Calpestabile), le caratteristiche dell'involucro e il sistema impiantistico.

(Fonte: Fondazione Rome Technopole / arch. Fabrizio Tucci et alii)

e celle a combustibile in ambito

edilizio.

Come accennato, la geotermia

completa il sistema. L’impianto

a circuito aperto sfrutterà l’acqua

di falda per il riscaldamento

invernale e il raffrescamento

estivo.

L’acqua prelevata sarà poi reimmessa

in falda tramite pozzo di

resa, evitando il depauperamento

della risorsa. Il fabbisogno

termico stimato è di circa 135

megawattora all’anno; con una

portata di circa 6 litri al secondo

e un differenziale termico di

10 gradi, la geotermia dovrebbe

coprirlo integralmente, con costi

di gestione stimati intorno al

50%

rispetto a un impianto tradizionale

a gas.

Il collegamento con la ricerca del

Tecnopolo è diretto: i sistemi a

idrogeno verde con stoccaggio

in idruri metallici sono al centro

delle attività del Flagship Project

dedicato alla rigenerazione ur-

Inquadramento urbano del sito a scala di quartiere: il lotto RT è evidenziato nell'area

nord-orientale di Roma, tra la linea ferroviaria e il tessuto residenziale di Pietralata. (Fonte:

Fondazione Rome Technopole)

Numero Speciale Rome Technopole - GEOmedia n°3-2026 21


ARCHITETTURA

Diagramma tecnico del sistema di produzione, stoccaggio e distribuzione dell'energia: schema

integrato fotovoltaico-idrogeno-geotermia con indicazione dei flussi energetici; etichette

che richiamano "Coperture con impianti, sistemi innovativi" e "Sistema energetico innovativo

a idrogeno" e "Sistemi geotermici profondi con pompa di calore".

bana, coordinato dal gruppo del

professor Ing. Giacomo Falcucci

dell’Università di Roma Tor

Vergata. L’edificio diventa così

un banco di prova reale: i dati

di esercizio potranno alimentare

modelli di simulazione, ed essere

quindi funzionali alla definizione

di tesi industriali,brevetti e

nuovi prototipi.

Legno post-teso e resilienza sismica

L’altra scelta tecnologica di rilievo

riguarda la struttura.

L’edificio sarà realizzato in larga

parte in legno lamellare con

tecnologia Pres-Lam, Prestressed

Laminated Timber, ovvero legno

lamellare post-teso. Il sistema,

Fronte principale della futura sede: doppia pelle vetrata, pareti vegetali interne e verde perimetrale

integrano comfort ambientale, ricerca e spazio pubblico. Fonte: Fondazione Rome Technopole / arch.

Fabrizio Tucci et alii.

sviluppato a partire dal 2004 dal

professor Ing. Stefano Pampanin

all’Università di Canterbury, in

Nuova Zelanda, è stato applicato

in diversi edifici multipiano

internazionali, ma resta ancora

poco comune nell’edilizia, specie

istituzionale, italiana.

Il principio riprende quello del

calcestruzzo precompresso: elementi

prefabbricati in legno lamellare

sono collegati da cavi di

post-tensione non aderenti, che

agiscono come richiamo elastico

in caso di sisma. Il comportamento

sismico si basa su un movimento

controllato di rocking,

cioè un dondolamento relativo

delle connessioni tra travi, colonne,

setti e fondazioni. La

struttura può deformarsi durante

l’evento sismico e poi tornare

verso la posizione originaria,

limitando il danno permanente.

Gli elementi destinati a dissipare

energia sono componenti metallici

sostituibili, pensati come

“fusibili” strutturali. Il danno

atteso dell’eventuale sisma riguarda

così soprattutto questi

dispositivi e le partizioni, mentre

la struttura

principale dovrebbe conservare

la propria integrità. Il legno riduce

inoltre il peso dell’edificio,

consente fondazioni più leggere

e rende il cantiere più rapido. La

post-tensione permette luci fino

a 10 metri, con spazi flessibili,

open-space e altezze interne generose.

Il progetto prevede che circa

il 90% dei componenti edilizi

sia disassemblabile e recuperabile

alla fine del ciclo di vita.

L’utilizzo del calcestruzzo rimane

limitato alle fondazioni, al

piano interrato e ai nuclei scala,

ma realizzato con aggregati riciclati

in percentuali attestate tra il

20 e il 30%.

Una pelle bioclimatica

Le facciate non sono semplice

rivestimento ma parte della strategia

energetica. I fronti sud-est

e sud-ovest, più esposti, prevedono

una doppia pelle in vetro:

all’interno vetrate basso emissive

con lamelle mobili in legno;

all’esterno pannelli modulari

sperimentali, tra cui vetri termocromici,

fotovoltaico al silicio,

fotovoltaico organico integrato,

materiali a cambiamento di fase,

muri di Trombe e moduli “popup

test” destinati alla sperimentazione

di nuovi componenti.

Anche questo aspetto costituisce

uno dei punti più interessanti

del progetto: la facciata non è

pensata come elemento chiuso,

ma anch’essa come piattaforma

di prova. I suoi componenti po-

22 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


ARCHITETTURA

tranno essere sostituiti, aggiornati

e monitorati in condizioni

ambientali reali. L’edificio diventa

così un laboratorio abitato.

I fronti nord-est e nord-ovest,

destinati in prevalenza ai laboratori,

avranno pareti ventilate

rivestite in cotto, tamponature

in X-LAM e isolanti naturali a

matrice lignea. All’interno, l’atrio

centrale a tutta altezza ospiterà

sei pareti vegetali per 370

metri quadri, con specie selezionate

con la consulenza dell’Orto

Botanico di Roma: felci, specie

rupicole laziali e rampicanti dei

generi Clematis e Lonicera. Non

una scenografia verde generica,

ma un piccolo sistema vegetale

pensato per migliorare qualità

dell’aria, umidità e comfort interno.

Il sistema bioclimatico sarà

completato da un labirinto d’aria,

che precondiziona l’aria in

ingresso sfruttando la temperatura

stabile del sottosuolo, e da

torri di ventilazione naturale.

L’obiettivo dichiarato è quello di

rispettare gli standard nZEB con

un margine di almeno il 20%

sotto le soglie di legge.

Acqua e flessibilità

Anche la gestione idrica segue la

logica del ciclo chiuso: ridurre i

consumi, recuperare, riutilizzare.

Il progetto punta a diminuire

il consumo di acqua potabile

di almeno il 60% rispetto a un

edificio convenzionale. Le acque

piovane saranno raccolte in due

cisterne interrate da 3.500 litri,

filtrate e riutilizzate per irrigazione

e per le cassette dei servizi

igienici. Le acque grigie saranno

trattate e reimmesse nel ciclo;

quelle di prima pioggia passeranno

attraverso rain garden

perimetrali; solo le acque nere

finiranno in fognatura.

Le pareti verdi richiederanno

una gestione specifica: il fabbisogno

irriguo stimato è di 15-20

Interni della futura sede: doppia pelle vetrata, pareti vegetali interne e verde perimetrale integrano comfort

ambientale, ricerca e spazio pubblico. Fonte: Fondazione Rome Technopole / arch. Fabrizio Tucci et alii.

litri per metro quadro a settimana,

circa 390.000 litri all’anno.

Una quota significativa sarà coperta

dal recupero delle acque

meteoriche. È un dettaglio importante,

perché molti edifici

“verdi” falliscono non nel progetto,

ma nella manutenzione

ordinaria.

La flessibilità interna è coerente

con questa impostazione. I

2.300 metri quadri saranno distribuiti

su tre livelli, copertura

praticabile e piano tecnico interrato:

11 laboratori, 11 incubatori

d’impresa, 13 aule, aula magna,

uffici e spazi comuni. Gli

ambienti avranno altezze nette

di 4,20 metri e partizioni mobili

in legno. Il layout potrà cambiare

nel tempo senza demolizioni

rilevanti.

Un prototipo da

verificare nel tempo

La forza del progetto sta nella

coerenza: copertura fotovoltaica,

falda geotermica, idrogeno verde,

struttura post-tesa, facciate

sperimentali, pareti vegetali, recupero

idrico e spazi riconfigurabili

non sono soluzioni isolate,

ma fondamentali componenti di

un’unica strategia. L’edificio non

si limita a ospitare la ricerca: la

mette alla prova.

Proprio per questo, la vera verifica

arriverà dopo l’inaugurazione.

La qualità dell’intervento andrà

misurata nei consumi reali, nella

manutenzione degli impianti,

nella gestione dell’idrogeno, nella

durata dei componenti sperimentali,

nell’effettivo recupero

dell’acqua e nella capacità di trasformare

i dati raccolti in nuova

ricerca.

Come ha osservato la rettrice di

Sapienza Antonella Polimeni,

l’edificio è un “progetto nel progetto”:

sede fisica dell’ecosistema

Rome Technopole e, insieme,

uno dei suoi dimostratori più visibili.

Ogni watt prodotto, ogni

grado recuperato, ogni chilogrammo

di idrogeno stoccato potrà

diventare informazione utile

per modelli, didattica, ricerca industriale

e sviluppo tecnologico.

L’azione climatica che nei laboratori

viene studiata attraverso

modelli e prototipi, qui prende

forma in travi, pannelli, acqua

recuperata, facciate adattive e

falda geotermica.

L’intero organismo architettonico

non costituisce un semplice

manifesto.

È un cantiere.

Numero Speciale Rome Technopole - GEOmedia n°3-2026 23


CASE STUDY

Dall'atomo al sistema

Idrogeno verde, grafene, cattura della CO 2

e biomasse: cinque temi

sinergici per decarbonizzare l'intera catena del valore energetica

di Gianluca Pititto

Decarbonizzazione, digital twin, nuove energie e comunicazioni quantistiche: FP1 affronta la transizione energetica come sistema integrato.grafica

animata dei temi RT. Schermata del materiale video RAI: parole chiave dei temi di ricerca RT (Decarbonizzazione, AESA Radar

Technology, Transizione digitale, Digital Twin, Riciclo, New Green Energy, Crittografia quantistica, Comunicazioni quantistiche) in

sovrimpressione su immagine del globo.

Come il Flagship Project 1 affronta insieme

produzione, stoccaggio, reti intelligenti e

circolarità dei materiali - con le Comunità

Energetiche Rinnovabili come scenario

applicativo unificante.

Decarbonizzare non è solo cambiare le

fonti elettriche: è cambiare la chimica di

acciaio, cemento e trasporti pesanti, che

producono CO 2

come sottoprodotto necessario.

Serve un nuovo vettore energetico.

FP1 lavora su tutta la catena - produzione,

stoccaggio, distribuzione, circolarità - con

idrogeno, grafene, carbon capture, biomasse

e accumulo che lavorano insieme invece

di essere studiati in laboratori separati.

TEMA 1: IDROGENO VERDE

LA CATENA CHE MANCA

Il laboratorio di decarbonizzazione di Sapienza

coordina la filiera dell'idrogeno. Il prof. Borello:

"l'idrogeno è fondamentale nella transizione energetica

perché consente la separazione necessaria tra

produzione da rinnovabili - discontinua e difficile

da conservare - e gli usi finali: energia, mobilità,

settori industriali". Non è il vettore più semplice,

ma spesso è l'unico per i settori non elettrificabili.

Tre percorsi di produzione in parallelo: elettrolisi

da fotovoltaico; reazione elettrocatalitica con

catalizzatori senza platino (UCBM); idrogeno da

biofuel integrato con la filiera biomasse (tema 04).

"Ho sempre visto uno stretto legame tra la questione

energetica e quella ambientale - e quindi sociale"

(dottoranda Sapienza, elettrolisi dell'acqua),

mentre un ricercatore senior aggiunge: la decarbonizzazione

vale per utenze piccole e per quelle

industriali."il mio percorso può avere conseguenze

soprattutto verso la transizione energetica, per-

24 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


CASE STUDY

mettendo di decarbonizzare sia le utenze piccole

che quelle industriali", spiega una dottoranda

Sapienza che coordina le attività sperimentali

sull'elettrolisi. Una collega aggiunge: "ho sempre

visto uno stretto legame tra la questione energetica

e quella ambientale - e quindi sociale".

Lo scenario unificante: la Comunità Energetica

Rinnovabile. I sistemi HESS a idruri stoccano il

surplus solare estivo e lo rilasciano d'inverno nelle

celle a combustibile. Gestione AI/ML in tempo

reale per carichi elettrici e termici. Il Joint Lab al

Gazometro Ostiense di ENI è il laboratorio fisico

di questa integrazione a scala pre-industriale.

TEMA 2: FOTOVOLTAICO DI NUOVA

GENERAZIONE E GRAFENE

Al CNR-ISM, Di Carlo lavora su fotovoltaico a

perovskite con processi di stampa - materiali europei,

senza dipendenze estere, integrabili su edifici

e superfici indossabili. Il team sviluppa anche solventi

verdi per gli inchiostri: "Lo sforzo è usare solventi

green che rispettino ambiente e salute" (dottoranda

Sapienza/CNR-Triolo). Coloranti estratti

da mirtillo, solventi naturali: sostenibilità anche

nei materiali, non solo nell'energia prodotta.

Sul grafene, Fucci e Sibilia (Cassino): cavi con

coating di grafene industriale per prestazioni termiche,

schermatura EM e sensori di ghiaccio. "Il

grafene puro è straordinario ma troppo costoso per

la produzione di massa: usiamo grafene industriale

per ottenere prestazioni migliori dei materiali

convenzionali". Ucciardello coordina training su

grafene green da scarti organici, con AI e VR per

prevedere comportamenti e ottimizzare parametri.

Cavi elettrici rivestiti con coating a base di grafene

industriale per migliorare le prestazioni termiche,

la schermatura elettromagnetica e la capacità di

rilevare o rimuovere ghiaccio. Il nodo è cruciale:

"il grafene puro ha proprietà eccezionali ma costi

Le energie rinnovabili a fonte variabile — fotovoltaico ed eolico — richiedono

sistemi di stoccaggio avanzati per colmare il divario tra produzione e consumo:

FP1 lavora sull'idrogeno verde come vettore energetico per i settori non

elettrificabili. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)

di produzione non compatibili con la produzione

di massa. Stiamo usando grafene industriale - non

puro - per ottenere prestazioni comunque migliori

dei materiali convenzionali". La formazione è parte

integrante: Nadia Ucciardello coordina training

su grafene green prodotto da scarti organici o polimerici,

integrati con tecniche di AI e realtà virtuale

per prevedere il comportamento dei materiali e

trovare parametri di processo ottimali.

TEMA 3: CARBON CAPTURE - CARBONATAZIONE

ACCELERATA CON GLI SCARTI INDUSTRIALI

Il gruppo di Tor Vergata (Costa, Masi) lavora su

un processo che ha una semplicità disarmante nella

logica e una complessità reale nell'implementazione:

accelerare la carbonatazione minerale, la

reazione con cui la CO 2

si lega a minerali per formare

carbonati stabili. In natura richiede millenni.

Nel laboratorio? "In questo reattore, lavorando

su temperatura, pressione e additivi, riusciamo a

far avvenire la reazione in minuti, se non un'ora",

spiega il gruppo.

La transizione energetica parte anche dagli impianti esistenti: carbon capture,

biomasse e sistemi ibridi ridisegnano la catena del valore. Ciminiere di un impianto

industriale che emettono vapore o fumo in un cielo grigio; immagine

utilizzata per illustrare il tema della carbon capture e della decarbonizzazione

industriale.

PEROVSKITE VS SILICIO:

LA NUOVA FRONTIERA DEL FOTOVOLTAICO

Il fotovoltaico tradizionale usa silicio cristallino (20-23% di efficienza).

La perovskite la raggiunge con processi di stampa a bassa

temperatura, costi inferiori e integrazione su superfici flessibili.

Sfida: durabilità con umidità e calore.

Vantaggi: produzione a bassa temperatura con processi di stampa

(ink-jet, slot-die coating), costi potenzialmente molto inferiori,

flessibilità, integrazione su superfici curve o indossabili. Sfide:

durabilità a lungo termine (degradazione con umidità e calore) e

presenza di piombo in alcune formulazioni.

Il contributo FP1: celle sensibilizzate a colorante come gateway per

la perovskite; solventi eco-compatibili per eliminare tossicità degli

inchiostri; integrazione con sistema INFINITY per le REC.

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 25


CASE STUDY

calcio e magnesio per la carbonatazione, mentre

le membrane al grafene separano materiali critici.

Tre problemi - brine, CO 2

, materiali critici - risolti

nello stesso impianto integrato.

La crisi idrica come scenario di riferimento: il recupero delle brine e le membrane

al grafene collegano dissalazione, carbon capture e materiali critici. Fonte: RAI /

Fondazione Rome Technopole.

La novità non è il processo in sé, già noto, ma

il materiale di partenza: non rocce vergini, ma

scarti industriali - residui di acciaierie, rifiuti da

costruzione e demolizione, ceneri da termovalorizzazione

- ricchi di calcio e magnesio disponibili

a reagire con la CO 2

. Il risultato è un carbonato di

calcio/magnesio solido che sequestra il carbonio in

forma stabile e, se di qualità sufficiente, può essere

reintrodotto nel ciclo produttivo come materia

prima. È il doppio vantaggio: decarbonizzazione e

valorizzazione dello scarto. "L'auspicio è ottenere

risultati su scala di laboratorio utilizzabili per applicazioni

su scala pilota, per testare la sinergia tra

laboratorio e industria".

La sinergia grafene/carbon capture è deliberata:

le stesse brine della desalinizzazione forniscono

TEMI 4 E 5: BIOMASSE, BIOCHAR

E IL NODO DELLO STOCCAGGIO

Le biomasse sono la filiera che chiude il cerchio.

Il gruppo FP1 non brucia scarti agricoli: li trasforma

con NADES (Natural Deep Eutectic Solvents)

- miscele di composti naturali che estraggono selettivamente

lignina, polifenoli e cellulosa di valore

prima della valorizzazione energetica residua.

L'altro strumento è la pirolisi per la produzione di

biochar: carbone da combustione parziale in assenza

di ossigeno, carbon sink stabile per secoli,

ammendante del suolo con proprietà di ritenzione

idrica. In una REC agricola, gli scarti delle colture

producono biochar che viene reintegrato nel suolo

- il ciclo del carbonio chiuso a livello locale.

Lo stoccaggio - tema 5 - è il connettore di tutto

il sistema. Ai sistemi HESS a idruri si aggiunge il

CAES (Compressed Air Energy Storage) con fluidi

organici innovativi per migliorare l'efficienza

dei cicli di potenza in ambito REC. Le microturbine

eoliche per uso residenziale completano il

quadro della generazione distribuita. La presenza

di ADR (Aeroporti di Roma) tra i partner industriali

chiarisce la dimensione: gli aeroporti sono

grandi sistemi energetici con domanda variabile

e vincoli di sicurezza stringenti - laboratori ideali

per testare l'integrazione tra queste tecnologie.

Il reattore del laboratorio

di carbon

capture di Tor Vergata:

accelerando la

carbonatazione minerale,

il processo

lega la CO₂ a scarti

industriali ricchi di

calcio e magnesio

in pochi minuti,

contro i millenni

richiesti in natura.

FP1 lavora sulla

connessione tra sperimentazione

scientifica

e applicazioni

industriali. (Fonte:

RAI / Fondazione

Rome Technopole)

26 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


CASE STUDY

La fusione nucleare

(immagine

artistica)

rappresenta una

frontiera di lungo

periodo per la

produzione energetica,

ancora

distante ma centrale

nella ricerca

avanzata. I gruppo

dell'Università

della Tuscia studia

il retrofit di

impianti esistenti

a carbone o fissione,

sostituendo

la fonte di calore

primaria per decarbonizzare

senza

affrontare un

decommissioning

integrale. (Fonte:

RAI / Fondazione

Rome Technopole)

LA FRONTIERA PIÙ LONTANA:

FUSIONE NUCLEARE E RETROFIT

DELLE CENTRALI ESISTENTI

All'Università della Tuscia, il gruppo di Facci e

Fama lavora su un orizzonte temporale che nessun

altro tema di FP1 tocca: la fusione nucleare come

fonte di base per la produzione elettrica entro il

2050. "La fusione nucleare è uno degli strumenti

che tecnicamente rende possibile avere una produzione

di energia elettrica totalmente priva di emissioni

climalteranti - dobbiamo ancora dimostrare

la sostenibilità economica", dice Facci.

Tuscia studia il retrofit: reattori a fusione come

nuova fonte di calore per impianti esistenti a carbone

o fissione. "Sostituire la fonte decarbonizza

il settore elettrico e recupera aree già compromesse,

evitando un decommissioning costoso". Tuscia

è uno dei pochi atenei italiani con offerta magistrale

dedicata alla fusione. Riconvertire impianti

esistenti a carbone o fissione nucleare usando

un reattore a fusione come nuova fonte di calore

primaria - il cosiddetto retrofit. Due vantaggi:

decarbonizzazione del settore elettrico e recupero

di aree già compromesse ambientalmente, evitando

il costo pieno del decommissioning. "Questi

impianti sono inquinanti: sostituire la fonte di

energia primaria con la fusione ha il vantaggio di

decarbonizzare e di recuperare aree che altrimenti

richiederebbero un decommissioning costoso". La

Tuscia è uno dei pochi atenei italiani con un'offerta

formativa dedicata alla fusione nucleare a livello

magistrale.

RISULTATI GIÀ PUBBLICATI E IL JOINT LAB AL GAZOMETRO OSTIENSE

4Paper JCP 2023: Design, optimization and comparison of innovative strategies for cold exergy exploitation (Journal

of Cleaner Production 420, 2023) - in collaborazione con Technip Energies.

4Paper Energies 2023: Review su Thermodynamics & Process Simulations of biomass gasification (Energies 2023,

16, 7042 - DOI: 10.3390/en16207042).

4Formazione: 7 seminari per studenti magistrali e dottorandi su Sustainability and Decarbonization Pathways con

BHOS e Maire Technimont; 3 tenuti da UCBM incluso il contributo di Mauro Capocelli su Carbon Capture

Storage & Use.

4Joint Lab al Gazometro Ostiense: impianti pilota pre-industriali per testare l'integrazione tra fotovoltaico, elettrolizzatore,

sistema HESS a idruri e gestione AI dei carichi. Il Gazometro - deposito del gas di città degli anni Trenta,

oggi simbolo della transizione - è il luogo fisico dove le cinque linee di FP1 convergono in un sistema integrato.

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 27


CASE STUDY

Produzione e stoccaggio

dell’idrogeno:

il passaggio

dalla sperimentazione

alla scala industriale

resta una

delle sfide decisive

della transizione

verde. Il surplus

fotovoltaico prodotto

nelle ore

diurne alimenta

l'elettrolisi; l'idrogeno

viene stoccato

in idruri metallici

e riconvertito in

elettricità nelle ore

di bassa produzione

solare. Il sistema

è al centro del

Joint Lab al Gazometro

Ostiense di

ENI. (Fonte: RAI /

Fondazione Rome

Technopole)

IL CONTESTO EUROPEO

E LE DOMANDE APERTE

FP1 occupa il segmento che manca: sistemi di scala

media-piccola tra i laboratori universitari e i grandi

impianti industriali da gigawatt. Il Graphene

Flagship europeo (1 mld, 10 anni) ha esplorato

grafene per elettronica; FP1 presidia le applicazioni

ambientali - membrane per desalinizzazione

e carbon capture - meno sviluppate.Graphene

Flagship europeo (1 miliardo di euro in dieci anni)

è illuminante: il Flagship ha esplorato grafene per

elettronica e compositi; FP1 si concentra sulle applicazioni

ambientali - membrane per desalinizzazione

e carbon capture - meno presidiate, con un

collegamento diretto alla chimica industriale dei

partner italiani.

Tre domande rimangono aperte. Prima: i tempi di

maturità delle tecnologie chiave - sistemi HESS a

idruri, membrane al grafene industriale, carbonatazione

integrata - sono ancora lontani dalla commercializzazione.

Cinque anni? Dieci? La risposta

dipende da fattori (costo materie prime, politiche

di incentivo, mercato idrogeno) fuori dal controllo

dei ricercatori. Seconda: come i risultati di FP1

si integrino con la strategia di grande scala ENI

- elettrolisi da centinaia di MW, sequestro geologico

CO 2

- è ancora da chiarire in modo esplicito.

Terza: chi possiede gli impianti delle REC, chi beneficia

degli incentivi.

PROGETTO

FP1 · DECARBONIZZAZIONE E DIGITALIZZAZIONE NELLE

NUOVE ENERGIE VERDI · CAPOFILA: ENI · PARTNER: SAPI-

ENZA, TOR VERGATA, ROMA TRE, UCBM, TUSCIA, CASSINO,

CNR, ENEA · INDUSTRIA: ADR, ACEA, CATALENT ANAGNI

ABSTRACT

Flagship Project 1 of the Rome Technopole ecosystem, led by ENI (coordinator:

Juan Andres Buonadonna), addresses decarbonisation and

digitalisation in green energy research across five synergistic themes:

(1) renewable energy conversion - green hydrogen via electrolysis,

electrocatalysis and biofuels, AI/ML-managed REC grids, CAES,

Dye Solar Cells + INFINITY storage, HESS metal hydride systems;

(2) graphene - perovskite solar cells via printing processes with green

solvents (CNR-ISM, Di Carlo and Triolo), graphene-coated electrical

cables for thermal management (Cassino), graphene-green training

with AI and VR (Ucciardello); (3) carbon capture - accelerated mineral

carbonation of industrial residues for CO 2

sequestration and critical

material recovery (Tor Vergata, Costa/Masi); (4) biomass valorisation

- NADES solvents, biochar production via pyrolysis; (5) energy storage

- HESS systems for REC, nuclear fusion retrofit of existing coal/

fission plants (Tuscia, Facci/Fama). Published outputs include studies

in Journal of Cleaner Production (2023) and Energies (2023). The

unifying application scenario is the Renewable Energy Community,

with the Joint Lab at ENI Gazometro Ostiense as the physical integration

testbed.

KEYWORDS:

Green Hydrogen, Perovskite Solar Cells, Graphene, Carbon Capture,

Biomass, HESS, Nuclear Fusion Retrofit, CAES, Renewable

Energy Communities, Rome Technopole

AUTORE

Gianluca Pititto, Direttore Responsabile www.rivistageomedia.it,

redazione@mediageo.it

28 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


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CASE STUDY

Dalla CO 2 ai prodotti di chimica

fine: la sfida green del DSTC

a cura della Redazione

Il Dipartimento di Scienze e

Tecnologie Chimiche di Tor

Vergata trasforma l'anidride

carbonica in opportunità di

innovazione, sviluppando catalisi

e reattori a flusso per la chimica

sostenibile.

Ricercatori al lavoro nei laboratori di chimica del DSTC, Università di Roma

Tor Vergata. (Foto: Archivio DSTC/RT)

L'

Università di Roma Tor Vergata partecipa

al Flagship Project 1 del Rome Technopole

con una proposta centrata sull'utilizzo della

CO 2

come materia prima per la sintesi di composti

chimici ad alto valore aggiunto. Il progetto,

sviluppato all'interno del Dipartimento di Scienze

e Tecnologie Chimiche (DSTC), si inserisce nella

più ampia strategia di transizione energetica e chimica

verde promossa dall'ecosistema PNRR.

La sfida è ambiziosa: trasformare un gas serra - responsabile

di una quota significativa delle emissioni

globali di carbonio - in un reagente utile per la

produzione industriale. La procedura denominata

Carbon Sequestration and Utilization (CSU)

rappresenta oggi l'approccio più promettente in

questo ambito, e il gruppo di ricerca del DSTC

ha concentrato i propri sforzi su tre strategie sintetiche

distinte, mirate a ottimizzare le possibilità di

trasferimento tecnologico al mercato.

Tre vie verso la chimica sostenibile

Il cuore scientifico del progetto riguarda la cicloaddizione

della CO 2

a epossidi e aziridine, nonché

la metilazione di ammine attraverso miscele CO 2

/

H 2

. Queste reazioni portano alla formazione di

carbonati ciclici, ossazolidinoni e metilammine -

composti con applicazioni concrete come solventi

industriali, farmaceutici e intermedi di sintesi.

La scelta di percorrere tre vie in parallelo risponde a

una logica di diversificazione del rischio industriale:

aumentare le probabilità che almeno una delle

rotte risulti economicamente trasferibile in tempi

brevi. Ogni filiera è stata studiata sia per la fase

omogenea che per la successiva eterogeneizzazione

del catalizzatore, in vista dell'implementazione in

reattori a letto fisso per la sintesi in flusso continuo.

Il reattore a flusso: verso la scala industriale

L'elemento più innovativo dell'attività è la progressione

dalla sintesi in batch alla sintesi in flusso continuo.

I microreattori e i reattori a flusso continuo

consentono un controllo preciso delle condizioni

di reazione, il recupero e il riciclo del catalizzatore,

la separazione in linea del prodotto desiderato.

Questo approccio riduce i consumi energetici e minimizza

i sottoprodotti, avvicinando il laboratorio

universitario alle esigenze della produzione industriale

scalabile.

In particolare, la metilazione della 4-cloroanilina

mediante CO 2

/H 2

è stata studiata in scala di laboratorio

per valutarne la fattibilità in microreattore,

ottimizzando il carico di catalizzatore e la pressione

dei gas. Tra le variabili esplorate figura anche l'impiego

di CO 2

in stato supercritico, che potrebbe

30 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


CASE STUDY

migliorare ulteriormente l'efficienza e la selettività

della reazione.

L'attività di ricerca si avvantaggia della strumentazione

avanzata resa disponibile grazie al progetto

di Dipartimento di Eccellenza X-CHEM, tra cui

il nuovo microscopio FE-SEM TESCAN CLARA

- inaugurato alla presenza del Rettore - e il diffrattometro

a raggi X PANalytical X'Pert Pro, fondamentali

per la caratterizzazione dei catalizzatori

sviluppati.

Il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche (DSTC)

Il DSTC dell'Università di Roma Tor Vergata è stato selezionato

tra gli undici Dipartimenti di Eccellenza nelle Scienze Chimiche

con il progetto quinquennale X-CHEM - eXpanding CHEMistry:

implementing excellence in research and teaching.

Il Dipartimento dispone di laboratori di chimica di base e di strumentazione

scientifica d'avanguardia:

• Spettrometro NMR Advance Bruker 700 MHz

• MALDI-TOF e LCMS QTOF

• Spettropolarimetro JASCO J600

• Fluorimetro time-resolved LifeSpec ps

• Strumento Applied Photophysics LKS 60 per flash-fotolisi laser

• Microscopio FE-SEM SUPRA(tm) 35 / TESCAN CLARA

• Diffrattometro a raggi X PANalytical X'Pert Pro per polveri

Il Laboratorio di Certificazione di Analisi e Processi (LabCap) certifica

processi di interazione con il tessuto imprenditoriale e dispone

della certificazione internazionale ISO 9001.

Inaugurazione del Laboratorio di Eccellenza X-CHEM alla presenza del Rettore

dell'Università di Roma Tor Vergata. In primo piano, il microscopio elettronico

a scansione TESCAN CLARA. (a sx Prof. Roberto Paolesse - Chair,

Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche, Università di Roma Tor

Vergata; a dx Prof. Nathan Levialdi Ghiron Rettore Università di Roma Tor

Vergata) (Foto: Archivio DSTC/RT)

Le attività in sintesi

Obiettivo: Sviluppare nuove metodologie per la conversione della

CO 2

in prodotti di chimica fine ad alto valore aggiunto.

Approccio: Carbon Sequestration and Utilization (CSU) attraverso

tre strategie sintetiche differenziate per mercato di destinazione.

Reazioni chiave: Cicloaddizione CO 2 a epossidi e aziridine; metilazione

di ammine con CO 2

/H 2

.

Prodotti target: Carbonati ciclici (solventi), ossazolidinoni (farmaceutici),

metilammine (intermedi sintetici).

Frontiera tecnologica: Reattori a flusso continuo con catalizzatori

supportati; valutazione di CO 2

supercritica come mezzo di reazione.

PROGETTO

FP1 · DECARBONIZZAZIONE E DIGITALIZZAZIONE NELLE NUOVE

ENERGIE VERDI · CAPOFILA: ENI · PARTNER: SAPIENZA, TOR VER-

GATA, ROMA TRE, UCBM, TUSCIA, CASSINO, CNR, ENEA · INDUS-

TRIA: ADR, ACEA, CATALENT ANAGNI

ABSTRACT

The Department of Chemical Sciences and Technologies (DSTC) of the

University of Rome Tor Vergata contributes to Flagship Project 1 of Rome

Technopole through the Carbon Sequestration and Utilization (CSU) approach,

developing three parallel synthetic strategies for converting CO₂

into high-value fine chemicals: cycloaddition to epoxides and aziridines, and

methylation of amines via CO₂/H₂ mixtures, yielding cyclic carbonates, oxazolidinones

and methylamines for industrial, pharmaceutical and synthetic

applications. The research progresses from batch to continuous-flow synthesis,

using fixed-bed reactors and supercritical CO₂ to improve scalability, energy

efficiency and selectivity, supported by state-of-the-art instrumentation

available through the X-CHEM Department of Excellence programme..

Laboratorio del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche, Università

di Roma Tor Vergata

KEYWORDS:

CO₂ utilization, carbon sequestration, green chemistry, flow chemistry,

cyclic carbonates, oxazolidinones, catalysis, Rome Technopole,

FP1, Tor Vergata

AUTORE

Redazione GEOmedia

redazione@mediageo.it

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 31


Il modello organizzativo di Rome Technopole: un Hub centrale (la Fondazione)

coordina sei Spoke tematici, ciascuno guidato da un'università leader, per ricerca

applicata, trasferimento tecnologico, formazione, engagement pubblico e infrastrutture

aperte. (Fonte: Fondazione Rome Technopole).

Le tre aree di specializzazione strategica e gli otto Flagship Projects di Rome

Technopole: transizione energetica (FP1-3), transizione digitale (FP5-6-8) e salute

& bio-pharma (FP4-7). (Fonte: Fondazione Rome Technopole)



CASE STUDY

Il quartiere gemello

CityGML, AI, IoT, materiali circolari, Positive Energy District e MaaS:

quando l'edificio diventa un nodo intelligente della città

di Martina Mondò

Come il Digital Twin sta

cambiando la rigenerazione

urbana nel Lazio – e perché FP2

non è solo una piattaforma

digitale, ma un laboratorio su

energia, materiali e mobilità.

Il prototipo di Positive Energy Building di Pietralata: i dati di esercizio — consumi,

produzione solare, recupero idrico — alimenteranno i modelli di simulazione

di FP2. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)

Un edificio universitario a Valle Giulia non

è più soltanto un edificio. Nel progetto FP2

è diventato uno dei due prototipi operativi

di Digital Twin: un gemello energetico e ambientale

installato presso la Facoltà di Architettura della

Sapienza, nel centro interdipartimentale CITERA;

l'altro prototipo, nella Città Universitaria alla

Palazzina Tuminelli, lavora sul ciclo delle acque in

realtà virtuale. Sensori, modelli matematici, dashboard,

visualizzatori BIM e dati in tempo reale non

servono a produrre una rappresentazione spettacolare,

bensì a capire dove si consuma, dove si spreca e dove

intervenire prima che il problema diventi un costo.

Un distretto a energia positiva: l'integrazione di Digital Twin, materiali bio-based

e sistemi IoT consente di trasformare il patrimonio edilizio esistente da problema

energetico a risorsa. Rendering di un edificio urbano con facciate coperte da vegetazione

verticale densa a più livelli. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)

Il Flagship Project 2 di Rome Technopole parte dalla

convinzione che rigenerare la città significhi mettere

insieme transizione energetica e transizione

digitale. Un metodo per leggere il costruito come

sistema: edifici, reti, materiali, acqua, mobilità,

comfort. La domanda è come decidere meglio, con

dati solidi e scenari leggibili tanto da progettisti,

quanto da amministrazioni e cittadini.

Nel 2050 più dell'80% della popolazione mondiale

vivrà nelle città, e il nostro patrimonio immobiliare,

vasto e obsoleto, non è adeguato. "Solo attraverso

progetti di rigenerazione urbana seri, con

una partecipazione tra pubblico e privato, è possibile

trasformare le nostre città", dice Alessandra

Bellioni di Coima REM, capofila del progetto. La

sinergia che RT incarna è esattamente quella: riunire

il sistema universitario, imprese e istituzioni

attorno a un laboratorio reale, Pietralata.

IL PROBLEMA: IL PATRIMONIO EDILIZIO

NON PUÒ ESSERE RINNOVATO ALLA CIECA

Il patrimonio costruito è vasto, eterogeneo e spesso

energivoro. La scheda FP2 richiama l’impronta

energetica globale del settore delle costruzioni:

circa il 37% delle emissioni di CO 2

e oltre il 34%

dell'energia prodotta, a cui si somma il peso della

climatizzazione. Numeri che spiegano perché la

34 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


CASE STUDY

rigenerazione urbana non possa più essere trattata

come una somma di cantieri isolati.

La difficoltà è soprattutto informativa. Prima di

intervenire bisogna sapere cosa funziona, quali soluzioni

hanno il miglior rapporto tra costo, energia

e comfort. FP2 traduce questa esigenza in tre tavoli

tematici: transizione energetica nel progetto multiscalare,

transizione digitale-Digital Twin e mobilità

sostenibile. È una struttura ampia, più ricca del

solo tema BIM-GIS: il gemello digitale è il centro

visibile, ma attorno a esso ruotano materiali, bioclimatica,

acqua, energia, dati e servizi urbani.

I PILASTRI UFFICIALI DI FP2

• Nuovi sensori, nanomateriali intelligenti multifunzionali

e materiali avanzati per edilizia a emissioni

zero.

• AI per il monitoraggio energetico e la gestione

digitale degli edifici.

• Chimica verde e circolare per la bioedilizia.

• Calcestruzzo a zero emissioni di carbonio con

rinforzi non metallici e vita utile progettuale di almeno

120 anni.

• Materiali per termoregolazione autonoma degli

edifici e controllo elettromagnetico dell'ambiente.

DAL BIM AL DIGITAL TWIN:

QUANDO IL MODELLO DIVENTA OPERATIVO

Il BIM ordina geometrie, materiali e impianti, ma

resta un modello di progetto. Il Digital Twin di FP2

nasce invece per monitorare, simulare e controllare

l'ambiente costruito in tempo reale, collegando

il modello digitale ai dati fisici raccolti da sensori,

sistemi IoT e piattaforme di analisi.

È qui che il progetto cambia scala. Il tavolo

"Transizione digitale - Digital Twin", coordinato

da Federico Cinquepalmi per la Sapienza, ha

realizzato due prototipi: uno per il monitoraggio

energetico e ambientale a Valle Giulia, l'altro per il

monitoraggio del ciclo delle acque in realtà virtuale

Il Digital Twin dell'edificio universitario alla Facoltà di Architettura di Valle

Giulia: sensori, modelli matematici e dashboard in tempo reale rendono visibili

consumi, guasti e opportunità di intervento. (Fonte: RAI / Fondazione Rome

Technopole)

FP2 ha realizzato due prototipi operativi di Digital Twin: il primo per il monitoraggio

energetico e ambientale a Valle Giulia, il secondo per il ciclo delle acque in realtà

virtuale alla Palazzina Tuminelli. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)

alla Palazzina Tuminelli. La promessa è semplice:

far parlare un edificio invece di limitarsi a descriverlo.

Consumi, comfort, qualità ambientale, guasti,

accessi, acqua e manutenzione diventano flussi

di dati leggibili in una stessa interfaccia.

La componente urbana passa dalla georeferenziazione

e dallo standard. Roma Tre ha curato la digitalizzazione

e la strutturazione del quadro conoscitivo

secondo lo standard CityGML, con oggetti

interrogabili in un database geospaziale e visualizzabili

nel Web Map Client di 3DCityDB. Al di là

del dettaglio tecnico, significa che edifici, coperture,

usi del suolo e informazioni energetiche possono

essere letti insieme, nello stesso ambiente, come

base per simulazioni e decisioni pubbliche.

ENERGIA DI QUARTIERE: DAL

DATABASE AL POSITIVE ENERGY DISTRICT

Il primo tavolo punta a strumenti per distretti urbani

climaticamente neutri. Il sottotavolo 1.1 sviluppa

un Urban Digital Twin su CityGML, un database

georeferenziato e un repertorio di soluzioni

per PED e Comunità Energetiche.

Il progetto prevede anche un modello analitico per

calcolare il Levelized Cost of Energy di convertitori

di energia solare concentrata sviluppati al CNR,

valutandone posizione geografica, sostenibilità dei

materiali, tossicità e sostenibilità tecnico-economica.

Per questo motivo non basta sapere se una

tecnologia funziona: bisogna capire dove conviene,

quanto costa e quale impatto produce lungo il ciclo

di vita.

Per enti pubblici, ci sono PAESC, scenari energetici

e KPI ambientali. Per i privati, comparazione trasparente

tra produzione locale, accumulo e retrofit.

TRE TAVOLI, UNA STESSA CITTÀ

T1 - Transizione energetica multiscalare: CityGML,

UDT, PED, Comunità Energetiche, LCoE, materiali

per conversione e accumulo.

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 35


CASE STUDY

Materiali bio-based e legno locale nei laboratori di Roma Tre: dai residui di lavorazione

forestale si estraggono lignina e cellulosa per vernici eco-compatibili, in un

ciclo che allunga la durabilità del materiale senza scarti. Un ricercatore manipola

campioni di materiale ligneo (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)

T2 - Transizione digitale Digital Twin: prototipi

a Valle Giulia e Palazzina Tuminelli, IoT, BIM

viewer, dashboard AI e real-time.

T3 - Mobilità sostenibile: sicurezza stradale, accessibilità

per persone con disabilità, mobilità dolce,

integrazione TPL-micromobilità e MaaS.

NON SOLO SOFTWARE:

BIOCLIMATICA, MATERIALI E RISORSE LOCALI

FP2 va oltre la piattaforma. Il sottotavolo su bioclimatica

e aspetti energetico-termici lavora sulle

combinazioni ottimali di sistemi passivi e attivi

per il clima mediterraneo: raffrescamento, riscaldamento,

comfort, riduzione delle emissioni e soluzioni

replicabili in contesti edilizi simili.

La linea su energia e gestione ecologica delle risorse

materiali, idriche e immateriali porta il discorso

dentro la materia della città. Il caso studio indicato

è un edificio nell'area di Pietralata, pensato come

laboratorio per una infrastruttura green e smart:

materiali circolari per l'involucro, prototipi in legno

locale e bio-compositi, riuso di elementi strutturali

dismessi, componenti low carbon, geotermia

a bassa entalpia, green roof mediterranei e sistemi

LID per il drenaggio urbano.

A Roma Tre, il Laboratorio Materiali

Multifunzionali di Giovanni Formica è diventato

un Open Lab di RT. Il dottorando Alessandro

Porrari studia materiali con capacità di autoguarigione

(self-healing) e morphing, in grado di ripararsi

autonomamente e cambiare forma al variare

delle condizioni ambientali. L'obiettivo per l'edificio

di Pietralata è quello di realizzare "facciate

intelligenti capaci di fornire risparmi energetici

importanti, con sensoristica diffusa per il monitoraggio

in tempo reale". In cantiere anche un calcestruzzo

bio prodotto da scarti alimentari come

gusci di molluschi, integrato con microorganismi

per l'autoriparazione: un materiale vivo, ecosostenibile,

che è già prototipato nel laboratorio.

Da un punto di vista concreto, a Tor Vergata il

gruppo di Giacomo Falcucci sviluppa un sistema

di idrogeno verde con accumulo a idruri metallici

– sostanze che trattengono l'idrogeno a bassa

pressione e temperatura, con celle a combustibile

per la produzione elettrica. "Obiettivo dell'ecosistema

RT è essere il capostipite delle nuove installazioni,

sia in ambito residenziale che di uffici

pubblici e mobilità sostenibile", dichiara Falcucci.

Alla Tuscia, Manuela Romagnoli lavora su legno

e bio-compositi locali: dai residui di lavorazione

forestale si estraggono lignina e cellulosa per vernici

eco-compatibili da riapplicare al legno stesso,

in un ciclo virtuoso che ne allunga la durabilità. Il

laboratorio biomasse completa il quadro con materiali

a cambiamento di fase (PCM) su supporto

di hydrochar e biochar da scarti agroindustriali:

inseriti nelle malte, mantengono la temperatura

interna tra 20 e 26°C riducendo i consumi di riscaldamento

e condizionamento.

Mobilità sostenibile e servizi condivisi: il gemello digitale esce dall’edificio e si

estende a trasporti, accessibilità e spazio urbano. E' il terzo tavolo di FP2: ridurre

il mezzo privato, integrare TPL e micromobilità, costruire sistemi MaaS accessibili

anche agli utenti più fragili. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)

Cantiere e materiali circolari: la rigenerazione urbana richiede nuove filiere di recupero,

riuso e controllo delle prestazioni.

(Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)

36 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


CASE STUDY

MOBILITÀ SOSTENIBILE:

IL GEMELLO ESCE DALL'EDIFICIO

Il terzo tavolo (BV-Tech) porta FP2 nello spazio

pubblico: sicurezza stradale, accessibilità per disabili,

mobilità dolce. Il gemello esce dall'edificio e

misura come si attraversa e si vive il quartiere.

La logica è quella di diminuire il mezzo privato, integrare

TPL e micromobilità, migliorare la sicurezza

degli attraversamenti con dati e partecipazione

civica. Il bersaglio sono i sistemi MaaS – Mobility

as a Service: un ecosistema accessibile e orientato

all'autonomia degli utenti più fragili.

RISULTATI: PROTOTIPI,

PUBBLICAZIONI E UNA RETE GIÀ ATTIVA

I risultati sono già concreti. Nel tavolo Digital

Twin risultano due prototipi operativi, 24 attività

tra workshop e incontri con enti e imprese,

dieci contributi scientifici e attività formative

dentro il master "Construction Digital Twin &

Artificial Intelligence" e l'insegnamento UCBM

"Digital Twins per il Controllo, l'Automazione e la

Predictive Maintenance".

La rete europea è già attiva: MakingPEDs,

POSIEDON, WE Generate e C.LEVER lavorano

su Positive Energy District, quartieri sostenibili

e processi decisionali digitali. I risultati sono stati

discussi in contesti come Cesena, UERA ENEA-

CNR a Roma, Key Energy a Rimini e in appuntamenti

formativi internazionali.

Sul fronte energetico-strutturale, l'Università di

Cassino studia la geotermia a bassa entalpia con

iniezione di nanosilice colloidale nel sottosuolo: la

sostanza gelifica in situ, migliorando la conducibilità

termica del terreno e quindi l'efficienza degli

scambiatori geotermici. Come risultato, a parità di

dimensione dell'impianto vi è una maggiore capacità

di condizionamento; o, in alternativa, impianti

più piccoli a pari prestazioni. Trasversale a tutto il

progetto è la componente formativa: RT ha attivato

con Roma Tre un corso trasversale agli Atenei

su sviluppo sostenibile e pensiero critico. "Servirà

sempre più bisogno di architetti con competenze

bioclimatiche, ingegneri capaci di governare le

prestazioni energetiche e specialisti di intelligenza

artificiale", sintetizza Paola Marrone di Roma Tre.

Il repertorio scientifico è molto ampio: dai PED ai

modelli ML per la gestione energetica, dai materiali

bio-based al drenaggio urbano, dalla geotermia

al trattamento delle acque. Questa varietà è il vero

dato politico del progetto: FP2 tratta la rigenerazione

come una piattaforma urbana multisettoriale.

LA DOMANDA APERTA:

CHI GOVERNA IL GEMELLO?

La tecnologia non basta da sola. Un Digital Twin

urbano produce dati preziosi, ma anche responsabilità:

chi decide cosa raccogliere? Chi può accedervi?

Come si proteggono i sistemi e come si evita

che il gemello diventi vetrina invece di strumento?

FP2 è un ecosistema ormai attivo: Coima REM

come coordinatore, università come motore scientifico,

Almaviva e BV-Tech come partner tecnologici.

La sfida ora è trasformare prototipi, database,

materiali e modelli in procedure replicabili per

comuni, gestori, progettisti e imprese. Il quartiere

gemello funziona solo quando smette di essere un

esperimento e diventa grammatica condivisa della

rigenerazione urbana.

PROGETTO

FP2 · Energy transition and digital transition in urban regeneration

and construction · Capofila: Coima REM S.r.l. ·

Partner: Sapienza, Roma Tre, Tor Vergata, Campus Bio-Medico,

Cassino, Tuscia, CNR, ENEA, Almaviva, BV-Tech

ABSTRACT

Flagship Project 2 of the Rome Technopole ecosystem, led by Coima

REM S.r.l., addresses energy and digital transition in urban regeneration

and construction. The project combines Urban Digital

Twin technologies, CityGML-based geospatial databases, AI-supported

energy monitoring, bioclimatic solutions for Mediterranean

buildings, circular and bio-based construction materials, Positive

Energy District strategies, and sustainable mobility services.

Two operational Digital Twin prototypes have been developed at

Sapienza University of Rome: one for energy and environmental

monitoring at Valle Giulia/CITERA, and one for water-cycle

monitoring in virtual reality at Palazzina Tuminelli. The article

presents FP2 as an integrated urban regeneration framework connecting

buildings, energy, materials, water and mobility.

KEYWORDS:

Keywords: Urban Digital Twin, CityGML, Positive Energy District,

Energy Transition, Bioclimatic Design, Circular Materials,

Smart Buildings, Sustainable Mobility, MaaS, Rome

Technopole

AUTORE

Martina Mondò,

redazione@mediageo.it

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 37


CASE STUDY

Rifiuto zero, valore massimo

AI, blockchain e gassificazione per reinventare

la gestione industriale dei rifiuti

di Maria Chiara Spiezia

Quattordici linee di ricerca,

cinque cluster tematici, un

obiettivo: trasformare il rifiuto

da problema ambientale a risorsa

industriale – e costruire i distretti

circolari del Lazio.

La selezione automatica dei rifiuti: visione artificiale, spettroscopia NIR e fluorescenza

a raggi X lavorano insieme per riconoscere la composizione chimica delle

frazioni in movimento sul nastro trasportatore, con precisione superiore ai sistemi

calibrati sui flussi nordeuropei. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)

Ogni anno in Italia vengono prodotte circa

167 milioni di tonnellate di rifiuti speciali.

Una quota significativa finisce in discarica o

in incenerimento senza che i materiali preziosi contenuti

– rame, terre rare, metalli del gruppo del platino

– vengano recuperati. Non per impossibilità tecnica:

per mancanza di processi abbastanza precisi, rapidi ed

economici. Il Flagship Project 3 di Rome Technopole

parte da questo paradosso: un rifiuto è un materiale

che non sappiamo ancora usare. Quando lo sapremo

usare, smette di essere un rifiuto. La domanda di FP3

è come la transizione digitale – AI, sensori, blockchain,

modelli numerici – possa abbassare i costi e alzare la

La gestione dei rifiuti resta un problema materiale prima che digitale: quantità,

composizione e contaminazione condizionano ogni processo di recupero.

(Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)

precisione dell'intero processo. E, in parallelo, come aiutare

gli impianti di recupero energetico a dimostrare la

propria conformità ambientale in modo trasparente e

credibile per le comunità che ci vivono vicino.

IL PROBLEMA: ETEROGENEITÀ, TRACCIABILITÀ,

COMPLESSITÀ TERMOCHIMICA

La gerarchia normativa europea è chiara: prevenzione,

riutilizzo, riciclo, recupero energetico, smaltimento.

La discarica è l'ultima opzione. Questo vuol

dire che il riciclo di molti flussi rimane limitato da

tre ostacoli strutturali.

Il primo è l'eterogeneità: i rifiuti non arrivano agli

impianti con composizione uniforme. Un carico

di RSU mescola quattro tipi di plastica, carta, organico,

vetro, metalli. Selezionarli con sufficiente

purezza richiede sistemi di riconoscimento precisi,

veloci e robusti. Il secondo è la tracciabilità: affinché

il mercato delle materie prime secondarie cresca,

chi acquista materiale recuperato deve sapere esattamente

cosa contiene e come è stato prodotto. Senza

questa certezza, i prezzi restano lontani dalle materie

prime vergini. Il terzo è la complessità dei processi

termochimici, come la gassificazione e la pirolisi,

sensibili alla composizione del rifiuto: una variazione

di umidità o di cloro cambia qualità del syngas,

emissioni, rendimento. Governarli richiede modelli

che il machine learning riesce a costruire meglio di

qualsiasi operatore umano.

La scheda FP3 esplicita il bersaglio industriale: creare

vantaggi per operatori dei rifiuti e della distribuzione

energetica, intrecciando gestione dei materiali,

produzione di energia e sostenibilità economica,

ambientale e sociale degli impianti. Il filo che con-

38 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


CASE STUDY

nette le quattordici linee di ricerca è la digitalizzazione,

ovvero rendere visibile e governabile un processo

finora in larga parte opaco.

La scheda struttura gli obiettivi su tre linee strategiche:

1. HIC (potenziale industriale), integrare soluzioni

avanzate di selezione, tracciabilità e valorizzazione,

sfruttando la partecipazione a tavoli di lavoro

con aziende della distribuzione energetica per filiere

integrate;

2. N&F (formazione pubblica), ridurre opposizioni

agli impianti spiegando le differenze rispetto agli

inceneritori tradizionali;

3. D&D (dati e trasparenza), raccogliere dati certificati

su emissioni ed efficienza energetica per conformità

normativa, certificazioni green e accesso a

incentivi pubblici.

L'AI CHE RICONOSCE IL

RIFIUTO PRIMA CHE ARRIVI ALL'IMPIANTO

Il modello predittivo è il primo anello. Partendo da

zona di raccolta, giorno, stagione e tipo di utenza,

stima in anticipo le probabili caratteristiche del rifiuto

in ingresso. Non una certezza, poiché la composizione

varia per natura, ma una distribuzione

abbastanza precisa da pre-configurare i parametri

dell'impianto, riducendo i transitori fuori specifica.

Il riconoscimento automatico combina visione artificiale,

spettroscopia NIR per i polimeri e fluorescenza

a raggi X per i metalli. Il contributo di FP3 è

addestrare algoritmi di deep learning su dataset che

includano la variabilità degli impianti italiani, con

una maggiore presenza di organico e plastiche difficili

rispetto ai flussi nordeuropei su cui sono calibrati

i sistemi commerciali.

Il pretrattamento a bordo, già pilotato in Germania

e Svezia, punta a portare la selezione primaria direttamente

sul mezzo di raccolta, separando le frazioni

di valore prima ancora dell'arrivo all'impianto. I sensori

iperspettrali compatti sviluppati dal CNR sono

il componente abilitante: ottimizzati per ambienti

industriali polverosi e vibranti, identificano la composizione

chimica delle superfici in movimento sul

nastro trasportatore.

"Al di là degli aspetti chimici che governano la trasformazione

del rifiuto, questo progetto innesta

tecnologie totalmente innovative – AI, blockchain,

robotica sensoriale – sin dai primissimi passi che

il rifiuto compie dal luogo in cui viene originato",

spiegano Antonio Carcaterra e Nicola Verdone della

Sapienza. Il punto di arrivo è far sì che il sistema

classifichi e separi il rifiuto in ingresso, alimentando

nel modo più opportuno i processi chimici di trasformazione

a valle.

La trasparenza sulle emissioni come risposta alle opposizioni locali: droni e sensori

portatili sviluppati a Cassino monitorano in continuo le nanopolveri aerodisperse

negli intorni degli impianti, rendendo i dati accessibili in tempo reale alla popolazione.

(Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)

DAL PASSAPORTO DIGITALE AL

RICICLO CHIMICO DELLE PLASTICHE

Il Passaporto Digitale per i RAEE è uno degli

strumenti previsti dal regolamento ESPR (UE

2024/1781): ogni prodotto deve essere accompagnato

da un documento digitale che ne descrive

composizione, componenti critici e istruzioni di

smontaggio. Quando il prodotto diventa rifiuto,

l'impianto trova già le informazioni per ottimizzare

la valorizzazione. FP3 lavora sulla componente tecnologica

– struttura del dato, standard informatici,

accessibilità lungo tutta la filiera – in collaborazione

con ACEA e con i produttori dell'area laziale.

Le etichette elettroniche eco-friendly (chip NFC

su substrato compostabile) rendono le istruzioni di

riciclo dinamiche, aggiornabili e leggibili sia dallo

smartphone del consumatore, sia dai sistemi automatici

degli impianti. Il sistema di plastic credits

su blockchain aggiunge la dimensione di mercato:

certificati unici e non duplicabili che attestano il riciclo,

scambiabili tra aziende per compensare deficit

di contenuto riciclato. Un meccanismo volontario

Modelli predittivi per la gestione del rifiuto in ingresso: a partire da zona di raccolta,

stagione e tipo di utenza, il sistema stima la composizione probabile del carico,

pre-configurando i parametri dell'impianto prima dell'arrivo. (Fonte: RAI / Fondazione

Rome Technopole)

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 39


CASE STUDY

Il riciclo chimico delle plastiche difficili: nei laboratori di Sapienza si lavora sul

Plasmix — la quota di rifiuto plastico non più riciclabile meccanicamente — usando

gemelli digitali degli impianti per valutare la fattibilità prima di qualsiasi investimento

fisico. Le partnership tra università e industria permettono di trasformare

la ricerca sui rifiuti in tecnologie applicabili agli impianti reali. (Fonte: RAI / Fondazione

Rome Technopole)

che precede, e può modellare, la futura obbligatorietà

normativa.

Sul fronte del riciclo chimico, Barletta a Roma Tre

lavora sui vassoi in PET per alimenti freschi – tra i

prodotti più difficili da riciclare a causa della contaminazione

alimentare. La filiera sperimentale copre

tutto il ciclo: estrusione, stampaggio, termoformatura,

caratterizzazione sistematica. Nei laboratori

della Sapienza si lavora invece sul Plasmix, la quota

di rifiuto plastico non più riciclabile meccanicamente,

usando gemelli digitali degli impianti per valutare

tecnica ed economia prima di qualsiasi investimento

fisico. "Il 70% degli studenti che si laureano

in questi ambiti trova subito lavoro", rileva il gruppo

di ricerca. La domanda industriale è concreta.

CLUSTER C ED E: TERMOCHIMICO,

NANOPOLVERI E MONITORAGGIO CON ACEA

FP3 costruisce più di semplici impianti: costruisce

gemelli digitali di gassificazione e pirolisi che simulano

il comportamento dei processi in funzione

della composizione variabile del rifiuto in ingresso,

Luca Stabile Prof. Associato di Ingegneria Civile e Meccanica dell'Università di

Cassino e del Lazio Meridionale;

ottimizzando emissioni, rendimento e design prima

della scala industriale. Il syngas prodotto dalla

gassificazione apre a partnership dirette con la distribuzione

energetica: combustibili verdi da cedere,

calore da convertire in teleriscaldamento urbano,

idrogeno da immettere in rete. Un doppio mercato,

di materiali ed energia, che rafforza la sostenibilità

economica degli impianti.

Luca Stabile e il gruppo dell'Università di Cassino

studiano le nanopolveri aerodisperse negli intorni

degli impianti: particelle circa mille volte più piccole

del PM10, prive di limiti di legge e di metodi di

misura codificati. La risposta operativa sono droni e

dispositivi portatili per il monitoraggio in continuo,

con dati in tempo reale accessibili alla popolazione.

"Si riesce a dare un'informazione in real time ai residenti

su ciò che accade nell'intorno dell'impianto",

confermano Carcaterra e Verdone. Di fronte alle

opposizioni che bloccano nuovi impianti in Italia,

questo tipo di trasparenza misurabile è l’unica risposta

concreta.

ACEA, gestore del ciclo integrato dei rifiuti nel

Lazio, è il banco di prova di queste linee. Possiede i

dati reali degli impianti, il problema delle acque di

processo da trattare con sistemi elettrochimici avanzati,

e l'interesse a dimostrare performance ambientali

credibili. Almaviva integra il tutto in piattaforme

Sensori e misure in tempo reale consentono di monitorare parametri fisici e chimici

dei processi di trattamento.analizzatore di particelle (DMA)

Strumento da laboratorio per l'analisi dimensionale delle particelle (DMA — Differential

Mobility Analyzer): pannello frontale con display, manopole e connettori;

visibili i parametri di misura (DMA-Voltage, Sheath Flowrate, Sample Flowrate,

Particle Diameter: 65,49 nm); logo RT.

La misurazione delle particelle ultrafini: lo strumento DMA (Differential Mobility

Analyzer) del laboratorio di Cassino consente di caratterizzare le nanopolveri aerodisperse,

circa mille volte più piccole del PM10, prive di limiti di legge e di metodi

di misura codificati. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)

40 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


CASE STUDY

digitali che monitorano in tempo reale produzione

e distribuzione dell'energia generata dagli impianti,

ottimizzando l'integrazione con fonti rinnovabili

(solare, eolico, idrogeno) e la fornitura di calore per

il teleriscaldamento urbano, così da costruire la base

per i distretti circolari.

UNA FRONTIERA TRASVERSALE:

SMART PACKAGING E SENSORI WIRELESS

Dai laboratori di elettromagnetismo pervasivo di

Tor Vergata arriva un contributo inatteso: la prof.

ssa Occhiuzzi sviluppa sensori wireless privi di batteria,

integrabili in vaschette alimentari o boccette di

farmaci e capaci di rilevare parametri chimico-fisici

trasmettendoli via NFC. Nel contesto FP3 la killer

app è lo smart packaging: etichette che monitorano

la qualità del cibo in tempo reale, non in base alla

data stampata. Collegato alla linea B sulle etichette

eco-friendly, lo smart packaging sposta il focus dalla

tracciabilità alla prevenzione: meno sprechi alimentari,

meno rifiuti generati, così da rispettare la priorità

in cima alla gerarchia normativa europea.

Gassificazione e trattamenti termochimici aprono nuove possibilità per recuperare

valore energetico e materiale dai flussi di scarto.

IL CONTESTO EUROPEO

E IL DISTRETTO CIRCOLARE

FP3 si inserisce in un ciclo normativo europeo

denso: ESPR, Critical Raw Materials Act (2024),

revisione IED, Circular Economy Action Plan. Il

CRMA vincola l'UE a recuperare il 15% dei materiali

domesticamente strategici entro il 2030: terre

rare e metalli critici per la transizione verde, di cui

la Cina controlla oggi oltre il 90% della produzione.

Umicore, Aurubis e Veolia lo fanno già, mentre

FP3 e la filiera ACEA possono costruire lo stesso nel

Lazio.

L'obiettivo finale è il distretto circolare: un'area

dove lo scarto di un'impresa diventa materia prima

di un'altra. Il modello è Kalundborg in Danimarca,

che comprende raffineria, cementificio, farmaceutica

e impianto elettrico in ciclo chiuso. FP3 vuole

replicarlo nel Lazio con flussi reali e dati tracciabili

su blockchain. La governance – chi certifica i materiali,

chi risolve i conflitti – resta la domanda aperta:

la blockchain traccia, l'AI ottimizza, ma la fiducia

tra imprese si costruisce con i risultati, non con la

tecnologia.

Un elemento spesso dimenticato è il fatto che FP3

produce già nuove professionalità. All'Università della

Tuscia, la laurea magistrale in Circular Economy

– una delle prime in Italia su questi temi – forma

figure ibride che combinano economia circolare,

tecnologie digitali del riciclo e competenze ambientali.

"Rome Technopole ha deposto un seme", dice

Carcaterra. E il seme più duraturo non è nei brevetti,

bensì nei ricercatori che, dopo il PNRR, continueranno

a lavorare su questi problemi.

PROGETTO

FP3 · TRANSIZIONE DIGITALE - ECONOMIA CIRCOLARE E RICICLO · CA-

POFILA: SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA · PARTNER: TOR VERGATA,

ROMA TRE, CASSINO, TUSCIA, LUISS, UCBM, CNR · INDUSTRIA: ACEA,

ALMAVIVA

ABSTRACT

Flagship Project 3 of the Rome Technopole ecosystem, led by Sapienza Università

di Roma with partners Tor Vergata, Roma Tre, Cassino, Tuscia, LUISS,

UCBM, CNR (academic) and ACEA, Almaviva (industrial), addresses digital

transition for waste decarbonisation and recycling. Its fourteen research lines

span five clusters: AI and digital tools for waste characterisation and pre-sorting;

digital traceability (Digital Product Passport, smart labels, plastic credits

blockchain); thermochemical process modelling (gasification, pyrolysis, green

chemistry); critical raw materials recovery and polyester chemical recycling;

and environmental monitoring including nanopowder surveillance and electrochemical

water treatment. The article discusses each cluster's scientific

content, key results (Plasmix digital twin, PET recycling pilot at Roma Tre,

battery-free NFC sensors at Tor Vergata, real-time nanopowder monitoring

at Cassino), the EU regulatory context (ESPR, CRMA, IED revision) and the

open challenge of building circular district governance.

KEYWORDS:

Waste Management, Circular Economy, Digital Product Passport, Blockchain,

Gasification, Pyrolysis, Critical Raw Materials, PET Recycling,

Smart Packaging, Nanopowders, ESPR, Industrial Symbiosis

AUTORE

Maria Chiara Spiezia

redazione@mediageo.it

Campioni di materiale plastico riciclato: la qualità del recupero dipende da selezione,

tracciabilità e controllo della composizione. L'obiettivo finale di FP3 è il

distretto circolare — un'area dove lo scarto di un'impresa diventa materia prima

di un'altra, sul modello di Kalundborg in Danimarca. (Fonte: RAI / Fondazione

Rome Technopole)

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 41


CASE STUDY

Radar, fotoni e terahertz

AI, Come il progetto Leonardo-Rome Technopole ridefinisce i confini

dell'elettronica per la difesa e le telecomunicazioni del futuro

di Valerio Carlucci

Quattro filoni – radar AESA,

crittografia quantistica, AI per

immagini e banda terahertz –

per costruire autonomia

tecnologica italiana in settori

ad alta criticità.

Schermata di un sistema radar AESA in esercizio: la capacità di rilevare la

firma micro-Doppler delle eliche di un drone consente di classificarne il

tipo senza trasmissione né cooperazione, aprendo scenari di sorveglianza

urbana a basso costo. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)

Il 17 maggio 2024, a Parigi, un ricercatore ha

presentato all'European Radar Conference un algoritmo

capace di stimare la velocità di rotazione

delle eliche di un drone a partire dalla riflessione

radar, senza trasmissione né cooperazione. FP5, coordinato

da Filippo De Stefani di Leonardo, costruisce

questa capacità dentro un'alleanza tra Leonardo, università

laziali, CNR, Airbus Italia e MBDA.

Droni, sensori e controllo remoto nelle applicazioni dual-use: FP5 sviluppa

architetture MIMO per classificare UAV dalla riflessione radar. Fonte: RAI /

Fondazione Rome Technopole.

RADAR AESA - DRONI,

MIMO E LA SFIDA COMPUTAZIONALE

Il radar AESA – Active Electronically Scanned

Array – è la piattaforma principale di FP5 che ha già

prodotto il maggior numero di risultati. De Stefani

spiega il perché dalla parte dell'industria: "Il sensore

radar è estremamente complesso e oggi è necessario

far fronte ai requisiti che vengono da nuovi scenari

operativi, quali i droni che tra un po' invaderanno

le nostre città. Ci stiamo occupando della detezione

della microdoppler, che è un segnale tipico del

drone, quello introdotto dalle eliche". L'obiettivo

è sviluppare architetture MIMO – Multiple Input

Multiple Output – per questi nuovi scenari, usando

tecnologie digitali che consentono di campionare

direttamente la radiofrequenza ed elaborare quantità

di dati inimmaginabili fino a poco tempo fa.

Il gruppo della Sapienza (Lombardo, Colone e

collaboratori) lavora sull'aspetto computazionale:

"L'antenna AESA digitale significa avere una schiera

di tanti elementi che irradiano e ricevono, ciascuno

digitalizzato indipendentemente. Il risultato è un

costo computazionale estremamente alto, che stiamo

affrontando per ridurlo e renderlo compatibile

con hardware commerciale". Il valore aggiunto è

rappresentato da fasci multipli contemporanei, sorveglianza

di interi settori, spostamento elettronico

rapidissimo, senza parti mobili. Una ricercatrice del

laboratorio di radiotecnica aggiunge: "Certamente

il cielo delle nostre città nei prossimi anni sarà pieno

di droni. Riuscire ad avere elaborazione digitale

42 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


CASE STUDY

rapida con hardware di basso costo ci permetterà di

sviluppare sensori che svolgano insieme funzioni di

sorveglianza e di comunicazione".

I risultati seguono una progressione coerente: stima

velocità singola elica (EuRAD 2024), bicottero controrotante

(IRC 2024), simulatore radar (IJMWT,

in revisione), validazione quadricottero (IEEE

2025). La scheda FP5 aggiunge una stima monopulse

con tre antenne non uniformi, MIMO e validazione

FPGA (accettata all'International Radar

Symposium – IRS – 2025 di Amburgo). Il gruppo

di Tor Vergata apporta una dimensione ulteriore:

nano e microelettronica per apparati di nuova generazione,

con applicazioni anche in campo medico.

Un dottorando racconta: "Grazie al Technopole

posso entrare in contatto con le aziende, vedere le

loro necessità e costruire insieme quello che sarà il

futuro".

CRITTOGRAFIA QUANTISTICA – FOTONI,

BB84 E L'ALGORITMO OLIVIER

Il filone quantistico di FP5 opera su due livelli distinti:

• la QKD (Quantum Key Distribution), che usa le

leggi della fisica per distribuire chiavi inviolabili;

• la crittografia post-quantum, che usa la matematica

per resistere ai futuri computer quantistici.

Sono risposte diverse alla stessa minaccia: la violazione,

da parte dei computer quantistici che arriveranno,

di RSA e ECDSA. FP5 lavora su entrambi

i fronti.

Nel quantum lab della Sapienza, guidato dal prof.

Sciarrino, si usano singoli fotoni per protocolli di

comunicazione sicura tra due utenti, convenzionalmente

chiamati Alice e Bob. Una ricercatrice del

laboratorio afferma: "Sfruttiamo le proprietà dei

fotoni che vanno dalla polarizzazione al momento

angolare orbitale per migliorare diversi protocolli,

dalla comunicazione quantistica alla crittografia.

Nel medio termine vogliamo sfruttare nuovi approcci

e sviluppare nuova componentistica. Nel

lungo termine dobbiamo avere un impatto fuori dai

laboratori, nell'ambito di reti urbane ed exturbane".

La collaborazione con aziende del territorio laziale è

già attiva: ricerca accademica e sviluppo industriale

procedono in parallelo.

All'Università di Cassino, il gruppo di Corbo lavora

con un approccio diretto sulla crittografia multivariata

post-quantum, con un approccio diretto:

"I metodi di crittografia attuali sono vulnerabili

all'algoritmo di Shor, che non ha ancora trovato

attuazione perché necessita di quantum computer.

Questi quantum computer stanno arrivando.

Stiamo cercando di sviluppare un nuovo algoritmo

che abbiamo battezzato Olivier, con la filosofia di

Il laboratorio di nano e microelettronica di Tor Vergata: componenti di

nuova generazione per apparati sperimentali avanzati, sviluppati in collaborazione

con Leonardo e Airbus Italia per comunicazioni quantistiche,

tecnologie fotoniche radar e sistemi medicali: la sicurezza del dato passa

anche dall’hardware (camera anecoica) .

(Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)

minimizzare la probabilità che sorgano nuovi attacchi.

Abbiamo controllato che tutti gli attacchi

esistenti non funzionassero". L'algoritmo Olivier

è stato già presentato alla comunità scientifica e la

sua validità verrà testata nel tempo. Il settore è considerato

un’urgenza dall'industria: "Da parte delle

aziende c'è molta sensibilità verso la sicurezza delle

comunicazioni, perché è un tema percepito come

attuale".

AI PER IMMAGINI – DALLE NAVI AL SATELLITE,

DALL'INFRAROSSO AL VISIBILE

Il filone AI è doppio: da una parte, super-risoluzione

e traduzione multimodale di immagini satellitari

e marittime; dall’altra, AI per cybersecurity (in

particolare riguardo il rilevamento delle minacce,

l’orchestrazione degli allarmi e la risposta agli incidenti).

I modelli già sviluppati sono quattro:

1. StableShip-SR per la super-risoluzione di immagini

di navi da satellite: ricostruisce dettagli morfologici

che consentono di classificare il tipo di nave,

stimarne il carico e identificarne il numero IMO.

2. MWT-Diff e ResQu per la super-risoluzione satellitare

e la rappresentazione multimodale.

PUBBLICAZIONI RADAR FP5

(DOCUMENTATE AL MAGGIO 2025)

4Stima velocità singola elica - EuRAD 2024, Parigi (pubblicato)

4Stima eliche controrotanti bicottero - IRC 2024, Rennes (in pubblicazione)

4Simulatore radar per classificazione droni - IJMWT (in revisione)

4Validazione quadricottero - IEEE Radar Conference 2025, Cracovia

4Strategia DoA tre antenne non uniformi + MIMO + monopulse su

FPGA - Sensors 2023/2025; IRS 2025, Amburgo (accettato)

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 43


CASE STUDY

Il laboratorio AI per immagini della Sapienza: i modelli StableShip-SR e MWT-

Diff per la super-risoluzione di immagini satellitari e marittime sono già trasferiti

a Leonardo per applicazioni di sorveglianza aerea. (Fonte: RAI / Fondazione

Rome Technopole)

Il laboratorio di dispositivi terahertz del CNR-IMM: materiali a base di grafene

per modulare dinamicamente le caratteristiche elettromagnetiche dei dispositivi,

abilitando nuove tecnologie per il 6G e l'imaging medicale non ionizzante. (Fonte:

RAI / Fondazione Rome Technopole)

3. StawGAN per la traduzione infrarosso.

4. RGB per la conversione di immagini da sensori

termici in rappresentazioni visivamente analoghe

alle fotografie nel visibile, abilitando la fusione di

dati da sensori diversi e la generazione di training

data sintetici.

Una ricercatrice del laboratorio AI della Sapienza

spiega l'orizzonte più ampio: "Sviluppiamo algoritmi

di intelligenza artificiale generativa soprattutto

per dati multimediali – immagini, video, audio.

Spesso generiamo un tipo di dato a partire da altri,

come nel caso di tradurre le immagini da un dominio

all'altro. In futuro mi aspetto di sviluppare algoritmi

che abbiano un impatto positivo sulla società

e che siano disponibili al pubblico". Il trasferimento

tecnologico verso Leonardo – che ha capacità di

sorveglianza aerea e satellitare – è già strutturato

con collaborazioni e internship.

LA BANDA TERAHERTZ – GRAFENE,

METASUPERFICI E IL FUTURO A 10 ANNI

Il THz occupa lo spazio dello spettro tra microonde

e infrarosso: la "regione proibita" dell'elettronica

per decenni, oggi al centro della corsa tecnologica

per 6G, imaging medicale non ionizzante e sicurezza

non invasiva.

Al CNR-IMM (Istituto di Microelettronica e

Microsistemi) un gruppo interdisciplinare, composto

da fisici, ingegneri delle telecomunicazioni e

chimici, lavora sui materiali e sui componenti chiave.

Il punto di partenza è il grafene, "un materiale

che può permettere di cambiare le caratteristiche dei

dispositivi dinamicamente tramite l'applicazione di

uno stimolo esterno. Questa è una proprietà unica

che può permettere lo sviluppo di nuove tecnologie

per le comunicazioni del futuro", dice un ricercatore

del CNR-IMM. Un collega aggiunge sulla timeline

industriale: "Il terahertz è una tecnologia che

ragiona molto avanti nel tempo, in un arco di dieci

anni e anche di più, per poter essere sviluppata su

base commerciale. È per questo che speriamo che

l'impulso delle aziende possa crescere nel tempo".

A Roma Tre, Filiberto Bilotti lavora sulle metasuperfici

riconfigurabili: "Siamo stati i primi a offrire

corsi sui metamateriali a livello magistrale e dotto-

IL TERAHERTZ IN NUMERI:

PERCHÉ CONTA PER IL 6G

Lo spettro THz (100 GHz-10 THz) offre larghezze di banda ordini

di grandezza superiori al 5G: capacità trasmissive nell'ordine

dei terabit/s, necessarie per le applicazioni 6G (deployment previsto

2030-2035).

Limiti attuali: forte attenuazione atmosferica (vapore acqueo), antenne

microscopiche che richiedono beamforming avanzato, componentistica

ancora costosa per mancanza di filiera industriale.

Applicazioni immediate: link wireless indoor ad alta densità (data

center, ospedali), imaging medicale non ionizzante, controllo di sicurezza

non invasivo.

Vantaggio italiano: il CNR-IMM e Roma Tre costruiscono competenze

in un segmento - metasuperfici e dispositivi THz a grafene

- ancora poco presidiato dai grandi competitor asiatici e americani.

Attività in ambiente controllato per la caratterizzazione di dispositivi e materiali

avanzati nel dominio THz.ricercatrice al monitor

Una ricercatrice di spalle davanti a schermi multipli con interfacce di analisi dati;

ambiente di laboratorio di elaborazione segnali o imaging AI; logo RT.

44 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


CASE STUDY

rale. Sono particolarmente richiesti oggi laureati in

ingegneria elettronica che sappiano progettare metasuperfici

le cui proprietà elettromagnetiche possono

essere controllate in tempo reale. Per l'industria

rappresentano una tecnologia estremamente

importante che guiderà l'innovazione negli anni a

venire". Il modulo FP5 documenta setup per spettroscopia

e imaging THz, prototipi di metasuperfici

fishnet, antenne leaky-wave, modulatori a cristalli

liquidi e tecniche di caratterizzazione a banda larga:

la produzione scientifica è già più ricca di quanto

lasci intendere una lettura rapida del sito RT.

IL CONTESTO: AUTONOMIA STRATEGICA,

DUAL-USE E LA DOMANDA APERTA

FP5 ha il profilo più chiaramente dual-use di tutto

RT: radar AESA, comunicazioni sicure e AI per immagini

satellitari sono utili sia per la difesa, sia per

le applicazioni civili. "Le tecnologie stanno evolvendo

con una rapidità (?) enorme. Quello che la

nostra azienda sta cercando di fare è introdurre la

tecnologia digitale nello sviluppo di questi sensori,

che permette di elaborare quantità di dati fino

a poco tempo fa inimmaginabile". E sul perché di

RT: "È necessario avvicinare il mondo delle aziende

a quello delle università. Per fare prodotti che stanno

sul mercato e sono avanzati tecnologicamente

è necessario utilizzare tutta la ricerca universitaria,

che un'azienda da sola non avrebbe modo di fare".

Il PNRR non finanzia armamenti diretti: FP5 ha

finalità civili dichiarate, tra cui la gestione del traffico

aereo, il monitoraggio del meteo, comunicazioni

civili sicure. Il progetto si inserisce nel quadro EDIS

e nel Fondo Europeo per la Difesa, ovvero ridurre

la dipendenza da fornitori extra-UE in radar, QKD

ed elettronica avanzata. Il contributo specifico non

è nella massa critica, ma nella specializzazione: micro-Doppler

per droni, QKD su reti ibride, metasuperfici

THz, con Leonardo e CNR come cerniere

tra ricerca e industria.

La domanda rimane aperta: poiché le tecnologie

Le tecnologie radar, quantistiche e terahertz richiedono competenze specialistiche

capaci di collegare ricerca, sicurezza e applicazioni industriali. Il prof.

Pierfrancesco Lombardo, ordinario di Telecomunicazioni alla Sapienza, guida il

gruppo di ricerca sui radar AESA digitali e le architetture MIMO per la classificazione

di droni. (Fonte: RAI)

sviluppate con fondi PNRR avranno applicazioni

sia civili sia militari, chi decide quale uso prevarrà?

La risposta istituzionale è formalmente corretta,

ma non risponde alla domanda sostanziale: la

conoscenza prodotta non ha confini. Il lettore di

GEOmedia, che lavora con dati geospaziali e immagini

satellitari, la riconosce come propria condizione

strutturale.

PROGETTO

FP5 · TRANSIZIONE DIGITALE · CAPOFILA: LEONARDO · COORDINA-

TORE: FILIPPO DE STEFANI · PARTNER: SAPIENZA, TOR VERGATA, TUS-

CIA, ROMA TRE, CNR, CASSINO · INDUSTRIA: AIRBUS ITALIA, MBDA

ITALIA

ABSTRACT

Flagship Project 5 of the Rome Technopole ecosystem, led by Leonardo (coordinator:

Filippo De Stefani) with partners Sapienza, Tor Vergata, Tuscia, Roma

Tre, Cassino, CNR and Airbus Italia, MBDA Italia, addresses digital transition

through four research lines at different technology readiness levels: (1) AESA

radar - micro-Doppler drone classification, MIMO architectures, monopulse

DoA estimation and FPGA validation (EuRAD 2024, IRC 2024, IRS 2025);

(2) quantum cryptography - QKD with BB84 and free-space optical channels

at Sapienza (Sciarrino group), and the Olivier post-quantum algorithm

based on multivariate cryptography (Cassino, Corbo group); (3) AI for satellite

and maritime imagery - super-resolution (StableShip-SR, MWT-Diff, ResQu)

and multimodal translation (StawGAN, IR to RGB); (4) terahertz devices -

graphene-based reconfigurable metasurfaces and components at CNR-IMM,

reconfigurable metasurfaces at Roma Tre (Bilotti group). The article includes

direct quotes from key researchers from the RAI Play video (Ep. 9) and discusses

the dual-use governance challenge in PNRR-funded research with defence

industry partners.

KEYWORDS:

AESA Radar, Micro-Doppler, Drone Classification, QKD, Post-Quantum

Cryptography, Olivier Algorithm, THz Metasurfaces, AI Imagery, Super-

Resolution, Dual-Use, Strategic Autonomy

AUTORE

Valerio Carlucci

redazione@mediageo.it

Analisi digitale e visualizzazione dei segnali: l’AI entra nella lettura di immagini,

pattern e anomalie rilevate dai sensori.ricercatrice al monitor

Una ricercatrice del laboratorio AI della Sapienza al lavoro su algoritmi di intelligenza

artificiale generativa per la traduzione multimodale di immagini da

sensori termici a rappresentazioni nel visibile. (Fonte: RAI / Fondazione Rome

Technopole)

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 45


CASE STUDY

Il satellite nasce due volte

Prima nel gemello digitale, poi nell'officina: AI, realtà virtuale

e robotica reinventano la manifattura spaziale italiana

di Valentina Ricca

10 Working Group, 15 entità tra

università e industria, un obiettivo:

trasformare in proof-of-concept le

tecnologie digitali più avanzate

per l'ingegneria aerospaziale.

Un satellite Thales Alenia Space durante le fasi di assemblaggio: costruire un satellite

richiede migliaia di componenti con tolleranze nell'ordine dei micron e zero

possibilità di manutenzione una volta in orbita. FP6 usa AI e realtà aumentata per

ridurre gli errori prima del lancio. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)

Thales Alenia Space produce satelliti da quarant'anni:

telecomunicazioni, osservazione

della Terra, navigazione, la Stazione

Spaziale Internazionale. Costruire un satellite è

una delle operazioni manifatturiere più complesse

che l'umanità sia in grado di compiere: migliaia di

componenti, tolleranze nell'ordine dei micron, zero

possibilità di manutenzione in orbita. Ogni errore

che passa inosservato in officina diventa un satellite

inutilizzabile a 36.000 chilometri dalla Terra. Il

Flagship Project 6 di Rome Technopole parte da qui:

come usare l'intelligenza artificiale, la realtà virtuale

e la robotica per ridurre quegli errori, accelerare

la produzione e rendere più capace un'industria che

oggi deve competere con SpaceX, Planet e una nuova

generazione di operatori che hanno cambiato le regole

del gioco. Tutti seduti attorno agli stessi problemi

concreti.

IL PROGETTO: DIECI WORKING GROUP,

UN FILO COMUNE

FP6 è strutturato attorno a un Joint Lab che riunisce

Thales Alenia Space, le università e gli altri

partner industriali (Airbus Italia, Almaviva,

BV-Tech) attorno a un principio dichiarato: sviluppare

e implementare algoritmi di intelligenza

artificiale a supporto dell'industria, che dialogano

con gli utilizzatori per mezzo di sistemi di realtà

aumentata e virtuale. Uno spazio dove i problemi

reali di TAS – come si assembla un satellite in

modo corretto, come si ottimizza una fabbrica,

come si gestisce il lancio – incontrano le competenze

scientifiche degli atenei al di là della ricerca

puramente teorica.

"La nostra azienda è impegnata in quattro linee

di ricerca, due principalmente incentrate su realtà

virtuale e robotica, legate da una linea comune che

è l'intelligenza artificiale", spiega Gianluca Graglia

di Thales Alenia Space, coordinatore del progetto.

Realtà virtuale e tracciamento dei gesti: il gemello digitale guida e verifica le operazioni

di montaggio in tempo reale.mano robotica con guanto esoscheletrico

Il WG4 di FP6 sviluppa robot collaborativi guidati da AI per l'assemblaggio autonomo

di unità di volo nei sottosistemi satellite: non per sostituire l'operatore, ma

per liberare i tecnici specializzati per le fasi più critiche. (Fonte: RAI / Fondazione

Rome Technopole)

46 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


CASE STUDY

Il risultato atteso è misurabile: proof-of-concept

funzionanti su problemi concreti, non simulazioni

accademiche.

CLUSTER A: LA FABBRICA DEL

SATELLITE SI FA DIGITALE (WG 1-4)

"Immaginate di dover montare un armadio: invece

di istruzioni complesse da interpretare, indossate

un visore di realtà aumentata e un algoritmo

vi dice quale vite prendere, quale strumento usare,

dove posizionarla, e poi controlla la corretta installazione",

illustra Graglia. È esattamente questo che

il WG1 sviluppa per l'assemblaggio dei satelliti: un

assistente virtuale in linea di produzione che guida

l'operatore passo per passo, riducendo gli errori

in un processo dove la tolleranza zero diventa un

requisito.

Il WG2 scala il concetto all'intero processo di

assemblaggio: algoritmi di Object Detection e

Anomaly Detection monitorano in tempo reale

ogni operazione, confrontando lo stato reale con il

modello digitale del satellite. Un bullone mancante,

un connettore nel jack sbagliato, un cavo con

raggio di curvatura errato: tutto viene segnalato

prima che il satellite lasci l'officina.

Il WG3 crea il gemello digitale dello stabilimento,

ottimizza layout, competenze e sequenza delle attività.

Graglia porta un esempio concreto: "Avendo

un modello digitale di fabbrica completo sarebbe

possibile fare previsioni su cosa succederebbe se

non avessi più le forniture dai miei fornitori abituali

– come è successo con il Covid e con la guerra

in Ucraina". Resilienza produttiva come output

diretto del digital twin.

Il WG4 porta robot collaborativi guidati da AI

per l'assemblaggio autonomo. Non sostituiscono

l'operatore nel breve termine, ma eseguono operazioni

standardizzate con precisione costante, liberando

i tecnici specializzati per le fasi più critiche e

ad alto valore aggiunto.

Osservazione satellitare e dati orbitali: FP6 collega la manifattura spaziale alle

applicazioni di monitoraggio e analisi del territorio.

CLUSTER B: METAMATERIALI, NANOPOROSI E

IL PROBLEMA DELLE VIBRAZIONI AL LANCIO

(WG 5)

Il momento più violento per un satellite è il lancio.

Le vibrazioni trasmesse dai motori del vettore possono

danneggiare irrimediabilmente componenti

elettronici sensibili. Il WG5 affronta questo problema

con due approcci complementari che nascono

dai laboratori della Sapienza.

"I nostri sistemi di protezione ottimizzati con algoritmi

di AI servono a schermare i satelliti dagli

eccessi di accelerazioni e vibrazioni durante le fasi

di lancio", spiega il prof. Walter La Carbonara. La

sua linea lavora sui metamateriali: strutture artificiali

progettate con tecniche di manifattura additiva

che mostrano la proprietà di essere totalmente

schermate dalle vibrazioni in certi campi di frequenza.

L'idea di fondo è scalare le masse vibranti

a dimensioni nanoscopiche, introducendole nella

struttura cellulare del materiale stesso.

Il gruppo di Alfredo Giacomello lavora, invece,

su materiali nanoporosi, all'interno dei quali l'acqua

entra ed esce dissipando energia: "Vogliamo

progettare atomo per atomo questi materiali e,

con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, prevederne

il comportamento su scale molto più grandi. Un

I DIECI WORKING GROUP DI FP6

WG1 Machine Aided Design - AI + VR immersiva per progettazione

interattiva di sottosistemi satellite senza simulazioni tradizionali.

WG2 Digital Assembly & Inspection - Object Detection e

Anomaly Detection per assistere l'operatore nell'assemblaggio e

verificare la corretta esecuzione.

WG3 Factory Digital Twin - ottimizzazione layout stabilimento,

gestione skills, rescheduling automatico in caso di deviazioni.

WG4 Robotic Assembly - robot guidati da AI che integrano autonomamente

unità di volo nei sottosistemi satellite.

WG5 Advanced Materials - metamateriali e materiali nanostrutturati

per smorzamento vibrazioni; materiali per calcolo neuromorfico;

spintronici; additive manufacturing.

WG6 AI4SbA - ML/DL per analisi spettrale da missioni spaziali;

ottimizzazione traffico da dati satellitari; sorveglianza orbita

GEO.

WG7 Energy Efficiency with AI - gestione consumo energetico

edifici; illuminazione pubblica intelligente.

WG8 Complex Networks - ML per reti complesse su larga scala

in diversi domini applicativi.

WG9 Neural Network Engine - coprocessore FPGA per inferenza

di reti neurali in applicazioni aerospaziali (AeneasHDC, IEEE

WCCI 2024).

WG10 Detection of Pollutants - rilevamento inquinanti in aria e

acqua con IoT a basso costo e ML (paper ICPR 2024, Springer).

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 47


CASE STUDY

Test di un drone autonomo: le tecnologie di AI per immagini e rilevamento degli

inquinanti sviluppate nei WG6 e WG10 trovano applicazione sia in ambito aerospaziale

che nel monitoraggio ambientale distribuito. (Fonte: RAI / Fondazione

Rome Technopole)

Visualizzazione della risposta in frequenza (FRF) di un metamateriale: il gruppo

di La Carbonara alla Sapienza progetta strutture in manifattura additiva che

schermano completamente le vibrazioni in certi campi di frequenza, proteggendo

i componenti elettronici sensibili durante il lancio. (Fonte: RAI / Fondazione

Rome Technopole)

giorno mi piacerebbe vedere a bordo di un satellite

i dispositivi da noi progettati". I due approcci

– metamateriali di La Carbonara e nanoporosi

di Giacomello – sono complementari e sinergici:

sfruttano l’isolamento passivo dalle vibrazioni attraverso

la struttura del materiale stesso, invece di

sistemi meccanici aggiuntivi che pesano e consumano.

CLUSTER C E D: AI PER LO SPAZIO, FPGA E

IL RILEVAMENTO DEGLI INQUINANTI (WG 6-10)

Il WG6 porta l'AI nelle applicazioni satellitari

concrete: analisi spettrale di dati di missioni spaziali,

ottimizzazione del traffico automobilistico

da dati GNSS, e sorveglianza dell'orbita geostazionaria

con osservazioni ottiche. Due paper al 75°

Congresso Astronautico Internazionale di Milano

2024 documentano i risultati: determinazione orbitale

LEO e reti neurali per il rilevamento di oggetti

su immagini astronomiche.

• Cirelli, Cellupica, Valentini et al. - Impulse dynamics and augmented

reality for real-time interactive digital twin. Int J Interact

Des Manuf 18 (2024). DOI: 10.1007/s12008-023-01704-y

• Cellupica, Cirelli, Valentini et al. - Digital Twin Model for VR

Environments to Train in Use of Sensorized Upper-Limb Prosthesis.

Algorithms 2024, 17, 35.

• Lanzino et al. - Faster Than Lies: Real-time Deepfake Detection

using Binary Neural Networks. IEEE/CVF CVPR 2024.

• Di Gregorio, Lacarbonara - On bandgap sensitivity to internal

resonances in metamaterials. Submitted Nonlinear Dynamics.

• Canese et al. - Onboard FPGA AI/ML Processing on Landsat-8

for Wildfires Detection. ApplePies 2024, Torino.

• Varanese, Bucciarelli et al. - Neural Networks in Object Detection

on Astronomical Images. IAC 2024, Milan.

• Mustafa, Molinara et al. - Deep learning for water pollutant detection

with SENSIPLUS. ICPR 2024, Springer.

Il WG9 risolve un problema pratico: i modelli di

deep learning più performanti consumano troppa

energia per i sistemi a bordo. La risposta è un

coprocessore FPGA (Field-Programmable Gate

Array) per l'inferenza di reti neurali progettato

specificamente per applicazioni aerospaziali. Il

paper AeneasHDC (IEEE WCCI 2024) presenta

il framework per il deploy automatico di modelli

Hyperdimensional Computing su FPGA. "Il nostro

obiettivo è rendere questi sistemi autonomi,

indipendenti, in grado di prendere decisioni il

più rapidamente possibile", sintetizza l'ingegnere

Olivieri di BV-Tech.

Il WG10 chiude il ciclo con una applicazione di

impatto immediato sulla vita quotidiana: il rilevamento

di inquinanti illegali in aria e acqua tramite

sensori IoT a basso costo. Il paper "A deep learning

system for water pollutant detection based on

the SENSIPLUS microsensor" (accettato a ICPR

2024, Springer) documenta risultati concreti. La

Infrastruttura di test per sistemi di rilevamento a basso costo: i sensori IoT del

WG10, originariamente sviluppati per il monitoraggio dell'inquinamento idrico

e atmosferico, condividono requisiti tecnici analoghi ai sistemi embedded a bordo

di piattaforme orbitali. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)

48 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


CASE STUDY

connessione con l'aerospazio non è immediata ma

esiste: i sensori a basso consumo sviluppati per il

monitoraggio ambientale distribuito hanno requisiti

tecnici analoghi a quelli dei sistemi sensoristici

embedded a bordo di piattaforme orbitali.

IL CONTESTO: NEW SPACE, IRIDE E

LA PRESSIONE DELLA COMPETIZIONE GLOBALE

FP6 si inserisce nella trasformazione del settore

spaziale: SpaceX ha dimostrato la riutilizzabilità

dei razzi, Planet e Starlink le costellazioni di minisatelliti

a basso costo. La competizione è ora su

velocità, costo unitario e produzione in serie.

TAS risponde con FP6 per la produzione digitale e

con le costellazioni LEO: IRIDE (1,5 mld PNRR,

~60 satelliti LEO) e IRIS² (290 satelliti UE). Le

tecnologie WG1-4 si applicano direttamente. Le

tecnologie dei WG1-4 trovano applicazione diretta

nei satelliti IRIDE che TAS produrrà: assemblaggio

digitale, controllo qualità AI, gemello digitale

dello stabilimento.

"Siamo secondi a livello europeo nell'ingegneria

aerospaziale secondo il Global Rankings of

Academic Subjects 2023 - e siamo una delle poche

scuole al mondo in grado di occuparsi di piccoli

satelliti", ricorda il responsabile della formazione

aerospaziale della Sapienza, sottolineando come

RT abbia arricchito l'offerta con nuovi dottorati e

corsi. Valentini di Tor Vergata aggiunge tre novità

concrete:

• lauree magistrali aperte a VR/AR/AI/digital twin;

• borse di dottorato specifiche su queste tematiche;

• corsi di aggiornamento per professionisti delle

aziende partner.

"Le aziende ci dicono che tipo di formazione

vogliono dai nostri ragazzi per andare a lavorare

da loro", conferma la ricercatrice CNR Neda

Ghofraniha dell'Istituto dei Sistemi Complessi.

Modellazione tridimensionale e riconoscimento automatico: l’AI permette di

leggere superfici, anomalie e strutture complesse. Mappa di analisi territoriale

prodotta dal WG6: l'integrazione di dati da missioni spaziali con modelli ML

consente di ottimizzare il traffico automobilistico e sorvegliare l'orbita geostazionaria

con osservazioni ottiche. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)

Laboratori e prototipi per l’ingegneria aerospaziale: la ricerca passa dal modello

digitale alla verifica su apparati reali.

LE DOMANDE APERTE: IP,

SCALABILITÀ E IL POST-PNRR

La scheda FP6 ora documenta oltre venti pubblicazioni,

tuttavia rimane aperta la proprietà intellettuale.

Il framework RT prevede licenza non

esclusiva per i partner contributori, ma la tensione

tra pubblicazione e brevettazione va negoziata

WG per WG.

Questa è la scommessa: se i proof-of-concept dimostrano

valore, TAS e i partner industriali finanzieranno

la fase successiva. Eppure il modello di

collaborazione costruito in tre anni non si replica

per decreto: richiede tempo, fiducia e risultati

concreti "L'obiettivo finale è portare la ricerca dal

nostro laboratorio a un'applicazione reale nell'aerospazio",

sintetizza Olivieri. La misura vera non

sono le pubblicazioni, bensì i componenti progettati

a Roma che finiscono su un satellite.

PROGETTO

FP6 · TRANSIZIONE DIGITALE - INGEGNERIA AVANZATA E AEROSPAZIO

· CAPOFILA: THALES ALENIA SPACE · PARTNER: SAPIENZA, TOR VER-

GATA, ROMA TRE, CASSINO, TUSCIA, LUISS, UCBM, CNR, INFN, ENEA ·

INDUSTRIA: AIRBUS ITALIA, ALMAVIVA, BV-TECH

ABSTRACT

Flagship Project 6 of the Rome Technopole ecosystem, led by Thales Alenia

Space with partners Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre, Cassino, Tuscia, LUISS,

UCBM, CNR, INFN, ENEA (academic) and Airbus Italia, Almaviva, BV-Tech

(industrial), develops AI, virtual/augmented reality, digital twin and robotics

for advanced engineering and aerospace manufacturing. Ten Working Groups

address: AI-guided satellite assembly with AR headsets (WG1), real-time

anomaly detection in manufacturing (WG2), factory digital twin for supply

chain resilience (WG3), robotic autonomous assembly (WG4), metamaterials

and nanoporous materials for vibration isolation at launch (WG5, La Carbonara

and Giacomello groups, Sapienza), AI for satellite data analysis and GEO

orbit surveillance (WG6), FPGA-based neural network accelerators for spaceembedded

AI (WG9, AeneasHDC IEEE WCCI 2024), and IoT-based water/air

pollutant detection (WG10, ICPR 2024). Scientific output includes 20+ publications

in 2024. The article contextualises FP6 within the New Space competitive

landscape, IRIDE and IRIS² programmes, and addresses open questions

on IP governance and post-PNRR sustainability.

KEYWORDS:

Digital Manufacturing, Satellite Assembly, Digital Twin, Augmented

Reality, Robotics, Metamaterials, FPGA, AI for Space, New Space, IRIDE,

Rome Technopole

AUTORE

Valentina Ricca,

redazione@mediageo.it

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 49


CASE STUDY

La catena del valore reinventata

Come l'AI sta ridisegnando gli ecosistemi digitali –

e perché la variabile decisiva resta l'uomo

di Angelo Montana

Dall'automazione alla

responsabilità: dati, territorio

e competenze nella nuova

infrastruttura dell'intelligenza

artificiale.

Infrastrutture digitali e reti dati: la base materiale su cui si costruisce qualsiasi

sistema AI territorialmente situato. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)

Per capire FP8 bisogna partire da un paradosso.

La nuova intelligenza artificiale che

entra nelle imprese, negli uffici pubblici e

nei servizi territoriali non ha il solo scopo di automatizzare,

ma anche di ridisegnare decisioni,

responsabilità e flussi informativi. Flagship 8 –

Human-Centric Artificial Intelligence, all’interno

del programma Rome Technopole, nasce per sviluppare

tecnologie AI al servizio della persona, capaci

di supportare e potenziare le capacità umane

senza sostituirle. Si tratta di una formula molto

concreta, senza la retorica spettacolare dell’algoritmo

onnipotente: se un sistema suggerisce, classifica

o prevede, deve essere affidabile, interpretabile,

equo e leggibile dentro le organizzazioni che lo

usano.

RIDISEGNARE LA CATENA DEL VALORE:

NON È AUTOMAZIONE, È ARCHITETTURA

Il progetto assume l'AI come tecnologia da governare

in modo etico e responsabile, in linea con i

principi europei emergenti sulla regolamentazione

dell'intelligenza artificiale. Oltre a introdurre un

modello, bisogna anche costruire un ecosistema in

cui sia verificabile, usabile, sostenibile e compatibile

con le responsabilità tecniche, giuridiche e

sociali dell'organizzazione.

Nel Lazio questa trasformazione attraversa utilities,

PA, credito, sanità, logistica e manifattura

Criterio AI generativa AI predittiva / ML classico

Funzione principale

Produrre nuovi contenuti: testi, immagini, Classificare, stimare, ottimizzare su dati esistenti

codice, sintesi

Architetture tipiche LLM, diffusion models, encoder-decoder Random forest, gradient boosting, CNN,

regressione, clustering

Dati di input

Testo, immagini, audio non strutturati, anche in

linguaggio naturale

Tabelle strutturate, serie temporali, immagini

con etichette

Esempio applicativo

Risponde a cittadini e clienti, genera report,

assiste la produzione documentale

Prevede guasti, ottimizza percorsi, classifica

anomalie nel territorio

Componente spaziale

Debole se non integrata con dati territoriali:

capisce le parole, non sempre ‘dove sono le cose’

Forte se addestrata su dati georeferenziati:

l’output può diventare un layer GIS

Rischio principale

Allucinazioni, opacità delle fonti, costi di

inferenza e qualità del dato

Overfitting, deriva del modello nel tempo,

dataset bias

Integrazione human-centric

Usabilità, interpretabilità e controllo umano

diventano condizioni operative, non opzioni

Affidabilità, equità e verifica devono

accompagnare ogni previsione

50 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


CASE STUDY

digitale. In tutti, l'AI vale solo con dati ordinati,

competenze ibride e un'infrastruttura geografica

che riporti le decisioni sul territorio reale.

L'AI non può restare astratta: questo è il filo che

lega FP8 a GEOmedia. La domanda di energia

cambia per quartiere, la pressione sui servizi sanitari

varia per demografia, la manutenzione delle

reti dipende dalla posizione. Un sistema AI che

non conosce la geografia è come se operasse con

un occhio chiuso.

SPATIAL AI: QUANDO L'INTELLIGENZA

ARTIFICIALE SA DOVE SONO LE COSE

La Spatial AI è un sistema che integra dati georeferenziati

nel processo decisionale e produce output

localizzati: mappe di rischio, priorità di intervento,

scenari territoriali. Differisce dai sistemi tradizionali

perché non usa il quartiere come semplice

campo tabellare, ma lavora su prossimità, reti, isocrone

e layer GIS aggiornati, restituendo decisioni

situate invece che soli numeri.

Nella logistica dell'ultimo miglio il tragitto ottimale

tiene conto di accessi, ZTL e microtempi

reali; nella manutenzione delle reti la priorità

incrocia lo storico dei guasti, il tipo di suolo e la

vulnerabilità puntuale; nel retail la previsione di

vendita vale quando incrocia mobilità, concorrenza

e accessibilità.

Pur non essendo un progetto geomatico, FP8

intercetta un nodo che riguarda direttamente la

geomatica. Senza dati territoriali robusti la catena

del valore dell'AI & Analytics Hub di Rome

Technopole lavora proprio come spazio di raccordo

tra ricerca, imprese e istituzioni, con l'obiettivo

di aiutare anche le PMI a comprendere e usare

correttamente l'intelligenza artificiale.

La nuova AI nasce dall’integrazione tra capacità computazionale, dati territoriali

e modelli decisionali capaci di restituire output localizzati. Senza dati georeferenziati

robusti, i modelli predictivi non sanno "dove sono le cose". L'AI &

Analytics Hub di Rome Technopole lavora come raccordo tra ricerca, imprese e

istituzioni per portare l'AI anche nelle PMI del Lazio. (Fonte: RAI / Fondazione

Rome Technopole)

IL PROGETTO FP8 NEL CONCRETO:

L'AI & ANALYTICS HUB

Si tratta di una piattaforma di ricerca applicata che

mette insieme università, enti e partner industriali

per affrontare l'AI da quattro angolature: tecnica,

etica, giuridica e industriale.

La prima linea è scientifica e tecnologica. Le

Università di Cassino e di Roma Tor Vergata sviluppano

e testano metodologie innovative per sistemi

AI corretti, affidabili ed equi. È il livello in

cui si lavora sulla qualità degli algoritmi, sulla robustezza

dei modelli, sulla capacità di misurare errore,

bias e affidabilità in contesti applicativi reali.

L'Università Campus Bio-Medico di Roma analizza

le implicazioni morali dell'AI. Marta Bertolaso

propone una distinzione utile: "suggerisco di

parlare di sistemi intelligenti fatti di uomini e di

macchine, dove ciò che c'è di artificiale non è intelligente

e ciò che c'è di intelligente non è artificiale".

Il terreno più urgente è la cura: formare il

personale assistenziale a usare gli strumenti digitali

a servizio delle persone, "alla luce di domande che

sono prima di tutto scientifiche e sociali, prima

che tecnologiche". Non esiste competenza tecnologica

senza competenza umana.

La terza linea è giuridica. L'Università degli Studi

Roma Tre approfondisce le norme e le implicazioni

legali dell'uso dell'AI, in un quadro europeo ridefinito

dall'AI Act. Per imprese e pubbliche amministrazioni

questo passaggio è decisivo: la conformità

riguarda l'intero ciclo di vita del sistema,

dalla qualità del dato alla spiegabilità dell'output.

Il contributo industriale porta il progetto fuori

dal laboratorio. "Le nostre applicazioni AI ci consentono

di leggere automaticamente informazioni

sugli assegni invece di far aspettare i clienti, e

di usare l'AI generativa per fare sintesi di documenti

complessi", spiegano Ivan Luciano Danesi

e Adolfo Fortino di UniCredit. Il focus è su modelli

più interpretabili e attenti ai risvolti etici. Sul

fronte idrico, Patrizio Pisani di Unidata porta un

dato concreto: "in Italia sprechiamo 3 terawattora

COS'È LA SPATIAL AI: TRE ESEMPI OPERATIVI

4Logistica dell'ultimo miglio: percorsi costruiti su accessibilità

reale, restrizioni georeferenziate e flussi di traffico per fascia

oraria.

4Manutenzione predittiva delle reti: modelli ML che combinano

storico dei guasti, caratteristiche infrastrutturali e layer

territoriali per produrre mappe di rischio.

4Domanda energetica: consumi previsti per microaree, integrando

dati d'uso del suolo, clima locale, smart meter anonimizzati

e sezioni censuarie.

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 51


CASE STUDY

Un contatore idrico intelligente connesso alla rete IoT: in Italia si disperdono

oltre 3 terawattora di energia solo per l'acqua immessa in rete e non distribuita.

Sistemi di monitoraggio in tempo reale come questo sono al centro della ricerca

FP8 per una gestione idrica data-driven. (Fonte: RAI / Fondazione Rome

Technopole)

di energia solo per l'acqua che mettiamo in rete

e non viene distribuita. IoT e AI permetteranno

sistemi idrici intelligenti, risparmiando acqua e

l'energia necessaria per produrla". Tre ambiti, un

unico obiettivo: dato in decisione senza perdere

controllo.

In questa architettura, l’AI & Analytics Hub si

configura come osservatorio permanente sui trend

del mercato dell’intelligenza artificiale. Il suo ruolo

è anche culturale: sostenere le PMI con workshop,

corsi e approfondimenti del network universitario.

Infrastrutture fisiche e competenze umane: nessun sistema AI funziona senza

persone capaci di installarlo, mantenerlo e governarlo. FP8 pone al centro la formazione

di figure ibride — tra data science, diritto, etica e territorio — perché la

catena del valore dell'intelligenza artificiale parte sempre dall'uomo. (Fonte: RAI

/ Fondazione Rome Technopole)

RISULTATI GIÀ VISIBILI:

PUBBLICAZIONI, OSSERVATORIO, FORMAZIONE

La parte più importante di FP8 è spesso quella

meno visibile: la costruzione di un capitale scientifico

stabile. L'evento di lancio dell'Hub ha già presentato

i primi risultati dell'Osservatorio AI 2025,

con sessioni su AI generativa, AI Act, governance e

rapporto tra essere umano e intelligenza artificiale.

UniCredit ha prodotto ricerche su summary

graphs, knowledge graph embeddings (ReliK,

WWW'24) e centralità nelle reti (WWW'24).

Cassino lavora su credit scoring come banco di

prova dell'interpretabilità: "questi modelli sono

spesso black box: il risultato finale arriva senza

capire la logica di funzionamento. Vogliamo nuove

metodologie che migliorino la spiegabilità"

(Guarracino, Marciano). L'ateneo ha attivato anche

'Economics with Data Science', laurea triennale

in inglese per economisti capaci di interpretare

dati e output AI. Zanzotto (Tor Vergata) guarda

più avanti: "vorremmo rimettere giornalisti, avvocati

e medici al centro delle decisioni: dovrebbero

essere aiutati dalle macchine, ma in grado di

cambiarne la conoscenza quando è necessario –

con poche frasi, non tonnellate di esempi". Roma

Tre avanza sull'AI Act; il suo master in protezione

dati/cybersicurezza è alla decima edizione con oltre

400 corsisti.

La dimensione human-centric emerge con forza

anche nel contributo del Campus Bio-Medico.

Accanto al volume Umanesimo Tecnologico, è

indicato un lavoro su Healthcare in the Digital

Age e sono state avviate collaborazioni su Human

Centric Design ed ergonomia. Qui l'AI è letta anche

come ambiente decisionale che deve essere valutato

nei suoi effetti sulle persone, sulle istituzioni

e sui sistemi di cura.

FP8 IN SINTESI

4Missione: AI etica, responsabile e centrata sull'essere umano,

progettata per potenziare le capacità della persona.

4Metodo: approccio multidisciplinare tra ricerca tecnica, filosofia,

diritto e industria.

4Strumento di trasferimento: AI & Analytics Hub come osservatorio,

piattaforma formativa e punto di accesso per imprese

e PMI.

4Prossimi passi: workshop a giugno, settembre e dicembre

2025 e definizione dei primi servizi dell'Hub.

L’intelligenza artificiale entra negli ambienti di lavoro ridisegnando processi, responsabilità

e relazioni tra persone, dati e decisioni.

Formazione e competenze sono parte dell’infrastruttura AI: algoritmi, etica, diritto

e uso operativo devono crescere insieme.

52 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole


CASE STUDY

Il percorso non si ferma al lancio. Sono stati realizzati

workshop dell'AI & A HUB a giugno, settembre

e dicembre 2025, pensati come momenti

di trasferimento, aggiornamento e confronto con

imprese e comunità. È una scelta coerente con

l'impostazione del progetto: l'AI si trasferisce con

formazione, casi, dibattito e accompagnamento.

COMPETENZE: IL VERO COLLO DI BOTTIGLIA

Oltre a sviluppo tecnologico, l’Hub è anche infrastruttura

di competenze. Nel mercato laziale il

problema è costruire figure capaci di far dialogare

dati, processi, diritto, etica, sicurezza e informazione

geografica.

Il nodo è evidente quando l'AI incontra il territorio:

servono data scientist che capiscano l'autocorrelazione

spaziale, giuristi che comprendano

il ciclo di vita dei modelli, tecnici GIS capaci di

ragionare su machine learning. FP8 lavora esattamente

su queste figure ibride.

La formazione avanzata deve produrre figure capaci

di collocare l'AI in contesti umani e istituzionali.

Resta una tensione strutturale: la trasformazione

AI non è neutra sul lavoro. La risposta humancentric

deve accompagnare la transizione, non

limitarsi a promettere nuovi profili mentre l'efficienza

privata scarica costi sociali su lavoratori e

amministrazioni.

CHI GOVERNA I DATI -

E COSA SUCCEDE QUANDO LI CEDE ALL'AI

La domanda più profonda non è tecnica: quando

un'impresa costruisce un modello AI con dati

operativi, storici e territoriali, chi controlla l'informazione

prodotta? L'azienda, i cittadini che la generano?

Oppure l'ente pubblico che fornisce cartografie

e standard? La risposta giuridica è spesso

più semplice della risposta politica.

È qui che human-centric deve smettere di essere

L'evento di lancio dell'AI & Analytics Hub: i primi risultati dell'Osservatorio

AI 2025 sono stati presentati con sessioni su AI generativa, AI Act, governance

e rapporto tra essere umano e intelligenza artificiale. (Fonte: RAI / Fondazione

Rome Technopole)

uno slogan, proponendo modelli verificabili, processi

che non cancellino l'intervento umano, infrastrutture

dati non opache.

Il dato spaziale è il più sensibile: descrive luoghi

condivisi, servizi essenziali, flussi di mobilità. Se

governato bene, diventa leva per servizi migliori

e pianificazione più trasparente; se diventa carburante

opaco per sistemi proprietari, genera nuove

asimmetrie.

FP8 non risolve queste domande da solo, ma costruisce

il luogo in cui affrontarle con competenze

diverse, evitando la frattura più pericolosa: quella

tra chi sviluppa l'algoritmo, chi lo subisce, chi lo

regola e chi lo usa. L'AI della prossima catena del

valore dovrà essere più comprensibile, responsabile,

situata. Più umana.

PROGETTO

GEOmedia · Numero Speciale Rome Technopole · FP8 · Human-Centric Artificial

Intelligence - FP8 · Human-Centric Artificial Intelligence · AI

& Analytics Hub - Rome Technopole

ABSTRACT

The FP8 flagship project within Rome Technopole, Human-Centric Artificial

Intelligence, promotes reliable, fair and responsible AI designed to support

human capabilities rather than replace them. Through the AI & Analytics

Hub, universities, research bodies and industrial partners connect technical

development, ethics, legal analysis and services for companies and SMEs. The

article frames FP8 as value-chain redesign: AI becomes useful when it links

data, processes, territorial information and accountable governance. It also

highlights the Hub's observatory role, the first AI Observatory 2025 results,

the 2025 workshops and the contributions of Cassino, Tor Vergata, Campus

Bio-Medico, Roma Tre, UniCredit, Unidata and ENEA.

KEYWORDS:

Human-Centric AI, Spatial AI, AI & Analytics Hub, Rome Technopole, AI

Act, Data Governance, SMEs

L’AI human-centric non sostituisce il capitale umano: lo affianca, lo organizza e

lo rende più consapevole nelle scelte operative. Il prof. Mario Rosario Guarracino,

ordinario di Data Analytics all'Università di Cassino e del Lazio Meridionale,

lavora sulla spiegabilità dei modelli di credit scoring: rendere interpretabili algoritmi

che oggi operano come "black box" è uno degli obiettivi centrali di FP8.

(Fonte: RAI)

AUTORE

Angelo Montana,

redazione@mediageo.it

Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 53


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