GEOmedia_3_2026_Speciale Rome Technopole
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Rivista bimestrale - anno XXX - N.3 - 2026 - Sped. in abb. postale 70% - Filiale di Roma
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Since 1996 - anno XXX - n. 3 - 2026
NUMERO SPECIALE ROME TECHNOPOLE
12 UNIVERSITÀ
+60 PROGETTI
54 PARTNER
275 LABORATORI
Roma al centro.
Come un ecosistema
sta ridisegnando
la ricerca italiana
Come una rete tra università, centri di ricerca
nazionali e aziende leader - da ENI a Leonardo, da Thales
Alenia Space a ACEA - sta ridisegnando il tessuto della
ricerca strategica italiana attraverso la doppia transizione
verde e digitale del PNRR.
Insieme attraversare i confini
Perché la conoscenza che non incontra il territorio resta incompiuta
La conoscenza genera valore quando riesce a tradursi in
opportunità per le persone, le comunità e i territori. È da
questa convinzione che nasce Rome Technopole: un ecosistema
dell’innovazione che riunisce università, enti pubblici di ricerca,
imprese e istituzioni con l’obiettivo di contribuire allo sviluppo
sostenibile della Regione Lazio e del Paese.
Fin dalla sua costituzione nel 2022, la Fondazione Rome
Technopole ha rappresentato una sfida ambiziosa: creare nuove
connessioni tra ricerca, formazione e sistema produttivo, favorendo il dialogo tra competenze diverse
e promuovendo una cultura della collaborazione orientata all’impatto. Una sfida resa possibile
dall’impegno condiviso di una rete ampia e qualificata di partner che ha scelto di investire in una
visione comune del futuro.
In questi primi anni di attività, Rome Technopole ha consolidato un modello di cooperazione capace
di valorizzare le eccellenze scientifiche e tecnologiche del territorio e di trasformarle in opportunità
concrete di crescita. Attraverso gli Spoke, i Flagship Projects, le infrastrutture di ricerca, i percorsi
di alta formazione e le iniziative dedicate al trasferimento tecnologico, il progetto sta contribuendo
a rafforzare il legame tra produzione della conoscenza e sviluppo economico e sociale.
Le tre direttrici strategiche che guidano le attività della Fondazione – transizione energetica,
transizione digitale e salute & bio-pharma – rappresentano alcune delle sfide più rilevanti del nostro
tempo. Affrontarle richiede visione, competenze interdisciplinari e la capacità di mettere a sistema
saperi, esperienze e risorse.
Particolare attenzione è dedicata alle nuove generazioni di ricercatori, professionisti e innovatori,
nella consapevolezza che la formazione rappresenti uno degli investimenti più importanti per
accompagnare le trasformazioni in corso e generare valore duraturo. Allo stesso tempo, il sostegno
alla valorizzazione della ricerca, alle startup innovative e al dialogo con il mondo produttivo
contribuisce a rendere più forte e competitivo l’intero ecosistema dell’innovazione.
Questo numero speciale racconta una parte significativa del percorso compiuto finora. Le esperienze,
i progetti e le testimonianze raccolte nelle pagine che seguono mostrano come la collaborazione tra
ricerca, imprese e istituzioni possa generare risultati concreti e aprire nuove prospettive di sviluppo.
Le grandi trasformazioni che attraversano la nostra società ci ricordano ogni giorno che nessuna
organizzazione può affrontare da sola le sfide del futuro. È necessario costruire alleanze, condividere
competenze e mettere in relazione conoscenze diverse. Rome Technopole nasce con questo spirito
e continua a crescere grazie al contributo di una comunità che ha scelto di guardare oltre i confini
tradizionali per costruire insieme nuove opportunità di innovazione e progresso.
Antonella Polimeni
PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE ROME TECHNOPOLE
Magnifica Rettrice Sapienza Università di Roma
FOCUS
In questo
numero...
FOCUS
ALTRE
RUBRICHE
8
Cover Story
Ecosistema Roma
di Michele Fasolo
20 Architettura
e innovazione
Un edificio che
concretizza ciò
che vi si studia
di Michele Fasolo
Il problema che
nessuno aveva messo
nel comunicato
stampa
16
di Mattia Nardone
13
19 Voci dal
laboratorio
24
Dall'atomo
al sistema
di Gianluca Pititto
Non un progetto,
ma un'infrastruttura
stabile dell'innovazione
di Emanuela Favata
Dalla CO 2
ai
prodotti di chimica fine:
la sfida green del DSTC
30
a cura della Redazione
In copertina cantiere del futuro: il lotto
di Pietralata durante i lavori preparatori.
Alle spalle del gruppo di tecnici, l'area che
ospiterà la sede della Fondazione Rome
Technopole. (Fonte: Fondazione Rome
Technopole).
34
Il quartiere
gemello
di Martina Mondò
4 GEOmedia n°1-2026
GEOmedia, bimestrale, è la prima rivista italiana di geomatica.
Da 30 anni pubblica argomenti collegati alle tecnologie dei
processi di acquisizione, analisi e interpretazione dei dati,
in particolare strumentali, relativi alla superficie terrestre.
In questo settore GEOmedia affronta temi culturali e tecnologici
per l’operatività degli addetti ai settori dei sistemi informativi
geografici e del catasto, della fotogrammetria e cartografia,
della geodesia e topografia, del telerilevamento aereo e
spaziale, con un approccio tecnico-scientifico e divulgativo.
HANNO COLLABORATO
A QUESTO NUMERO:
38
Rifiuto zero
Valore massimo
di Maria Chiara Spiezia
Autori:
Michele Fasolo
Mattia Nardone
Gianluca Pititto
Martina Mondò
Maria Chiara Spezia
Valerio Carlucci
Valentina Ricca
Angelo Montana
Radar, fotoni
e terahertz
di Valerio Carlucci
42
Coordinamento
e produzione:
Renzo Carlucci
Fulvio Bernardini
Tatiana Iasillo
Daniele Carlucci
Redazione:
Gabriele Bagnulo
Maria Vittoria Castellani
Emanuela Favata
Claudia Masciulli
Massimo Morigi
Mattia Nardone
Gianluca Pititto
Valentina Ricca
Maria Chiara Spiezia
Alice Carlotta Tani
Il satellite nasce
46
due volte
di Valentina Ricca
La catena del
valore reinventata
di Angelo Montana
50
una pubblicazione
GEOmedia, la prima rivista italiana di geomatica.
ISSN 1128-8132
Reg. Trib. di Roma N° 243/2003 del 14.05.03
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Redazione
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Numero chiuso in redazione il 12 giugno 2026
Science & Technology Communication
Coltura batterica in
piastra Petri retroilluminata:
la complessità visibile dei
processi biologici al microscopio
è al centro delle ricerche di
diagnostica e biofarma di
Rome Technopole.
(Fonte: Fondazione Rome Technopole / RAI)
Dettaglio di coltura su piastra: la struttura ramificata
delle colonie batteriche richiama le reti
di collaborazione che RT vuole costruire tra laboratori
e industria.
(Fonte: Fondazione Rome Technopole / RAI)
COVER STORY
Ecosistema Roma
Come 54 partner stanno costruendo il più
grande ecosistema di innovazione d'Italia
di Michele Fasolo
Il Colosseo e i Fori Imperiali sullo sfondo: Rome Technopole nasce nella città con la
più alta concentrazione di eccellenze scientifiche e industriali d'Italia, rimaste a lungo
disconnesse. (Fonte: Fondazione Rome Technopole)
Dalla Sapienza a Leonardo,
da UniCredit a Thales Alenia:
come un progetto PNRR ha
trasformato il potenziale latente
di Roma in un'architettura
istituzionale che rende la
collaborazione la norma
Se volete capire Rome Technopole, partite da un
dato che non trovate sul sito. Il 14 novembre
2023, nella stessa settimana: un team ENI costruiva
una mappa del potenziale solare del Lazio, un
gruppo TAS addestrava un algoritmo su immagini
SAR della costellazione IRIDE, tre dottorandi della
Sapienza scrivevano il codice per integrare i due dataset
in un layer GIS condiviso. Nessuno dei tre team
sapeva degli altri. Erano tutti parte dello stesso ecosistema.
Quella storia – di intelligenze che lavorano in
parallelo senza ancora parlarsi – è RT nel 2024-2025.
Un progetto ancora in costruzione.
COS'È RT: LA STORIA
CHE NON STA NEI COMUNICATI
L'idea di Rome Technopole nasce da un paradosso
della Capitale: Roma ha una concentrazione di eccellenze
scientifiche e industriali senza confronti in
Italia - tre grandi università tecniche, CNR, ENEA,
ASI, e una filiera aerospaziale e della difesa tra le
più avanzate d'Europa - eppure queste eccellenze
non si parlavano quasi mai in modo strutturato.
Collaboravano per progetto, per convenienza, per
conoscenza personale. Non avevano un'architettura
istituzionale comune.
L'8 giugno 2022 nasce la Fondazione Rome
Technopole, sfruttando il contesto finanziario creato
dal PNRR. Il bando per i Partenariati Estesi metteva
a disposizione risorse per ecosistemi capaci di
collaborazione strutturata tra università, enti di ricerca
e industria. RT ha risposto con 53 partner,
10 università, 7 enti di ricerca pubblici, 36 imprese
private, organizzati attorno a 8 Flagship Projects verticali
e 6 Spoke funzionali. Il finanziamento ottenuto
dal MUR, come risulta dal contratto del progetto
ECS_00000024, è di 110 milioni di euro, per
un costo totale del programma di 121,5 milioni di
euro. Fondi PNRR · Missione 4, Componente 2,
Investimento 1.5.
"La creazione di Rome Technopole come fondazione
va considerata come una sorta di sistema
connettivo per i nostri territori, in cui le università
con le loro competenze in area di transizione
energetica, digitale e biofarma possono con le
imprese creare una sorta di enzima per le attività
del domani. L'occasione è il PNRR, ma quello
che dobbiamo continuare a portare avanti è una
visione sul futuro per rendere questo ecosistema
strutturale oltre la scadenza del 2026."
Prof.ssa Antonella Polimeni, Rettrice Sapienza e
Presidente Fondazione RT
8 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
COVER STORY
Cosa significa concretamente, per un ricercatore
della Sapienza, lavorare ogni giorno allo stesso problema
di un ingegnere di Leonardo, senza che i due
abbiano mai lavorato nello stesso ufficio? Questa è
probabilmente la domanda più interessante riguardo
RT, al di là di come sia nata.
RT ha già reclutato 180 tra ricercatori, assegnisti
e dottorandi di ricerca che lavorano su 8 progetti
verticali, tutti a capofila di imprese. Le università
lavorano a raggiera con un sistema Hub & Spoke,
portando avanti progettualità di formazione avanzata,
dottorati di ricerca innovativi, ricerca applicata
e trasferimento tecnologico su tutte le traiettorie
strategiche: transizione energetica, transizione digitale,
salute e biofarma.
COME FUNZIONA
DAVVERO LA COLLABORAZIONE
Un Joint Lab di Rome Technopole è uno spazio – fisico
o digitale – dove convivono due logiche che di
solito non si incontrano: quella accademica, orientata
alla pubblicazione e alla conoscenza aperta, e
quella industriale, orientata al prodotto e alla proprietà
intellettuale. La tensione tra le due rappresenta,
tuttavia, il motore del sistema.
Una giornata tipo in uno dei Joint Lab più attivi
comincia spesso con una divergenza. Il ricercatore
universitario vuole pubblicare su Remote Sensing of
Environment il suo algoritmo di change detection
SAR che funziona bene sui dati di test. L'ingegnere
aziendale ha già mostrato i risultati preliminari al
suo responsabile R&D: l'azienda vuole brevettare
prima di pubblicare. Non è un conflitto di valori,
bensì di tempi e di incentivi. Il Joint Lab è il luogo
dove quella negoziazione avviene in modo esplicito
invece di essere evitata.
"I nostri prodotti per poter stare sul mercato devono
essere allineati a quello che fa la concorrenza
e ai nuovi scenari operativi. Rome Technopole
è un modo per poter rimanere allineati a quello
che il mercato ci richiede, grazie anche al supporto
di enti universitari e dottorati su temi di
ricerca."
Capofila industriale FP5 –
La gestione della proprietà intellettuale è de facto l'aspetto
più complesso dell'intera architettura di RT.
Il framework concordato prevede che i risultati appartengano
all'entità che li ha prodotti, con diritti
di licenza non esclusiva per i partner contributori.
In pratica ogni Flagship Project ha negoziato accordi
specifici, spesso con clausole di embargo di sei o
dodici mesi. Pur non essendo il modello ideale per
la comunità scientifica, il compromesso rende pos-
Il cantiere del lotto B a Pietralata: i lavori di preparazione del sito che ospiterà
la sede fisica della Fondazione Rome Technopole. (Fonte: Fondazione Rome
Technopole)
RT IN NUMERI - DATI DAL CONTRATTO
Il progetto Rome
Technopole raccontato
attraverso
le voci istituzionali
che ne hanno
accompagnato la
nascita e il consolidamento.
La
prof.ssa Antonella
Polimeni, Rettrice
della Sapienza e
Presidente della
Fondazione Rome
Technopole, durante
uno degli
incontri documentati
dal progetto
RAI dedicato all'ecosistema.
(Fonte:
RAI)
PNRR ECS_00000024
453 partner: 10 università, 7 enti di ricerca pubblici (CNR,
ENEA, INFN, ISS, INAIL e altri), 36 imprese private
48 Flagship Projects verticali a capofila industriale: transizione
energetica (FP1-3), salute & biofarma (FP4, FP7), transizione
digitale (FP5, FP6, FP8)
46 Spoke funzionali: ricerca applicata (S1), trasferimento tecnologico
(S2), formazione universitaria (S3), formazione professionale
(S4), public engagement (S5), infrastrutture aperte (S6)
4110 milioni di euro di finanziamento MUR · costo totale 121,5
milioni · PNRR M4C2 Investimento 1.5
441,9% del budget allocato alla transizione digitale; 13,2% destinato
alle regioni del Sud Italia
4Oltre 150 laboratori attivi o in attivazione · più di 200 dottorandi
industriali
4Durata: 2022-2026 · Sede legale: Sapienza, Via Aldo Moro 5,
Roma · Sede operativa: Viale Regina Elena 295, Roma
4Proponente: Sapienza Università di Roma · Forma giuridica:
Fondazione di partecipazione
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 9
COVER STORY
Le otto traiettorie strategiche di Rome Technopole, dalla decarbonizzazione alla
transizione digitale: ogni Flagship Project nasce da una sfida concreta portata dai
partner industriali. (Fonte: Fondazione Rome Technopole)
sibile la collaborazione con partner che operano in
mercati competitivi.
A tal proposito c'è un episodio emblematico: nella
fase iniziale di FP1 e FP6, i due team stavano
elaborando dataset geospaziali sullo stesso territorio
del basso Lazio senza saperlo. La sovrapposizione è
emersa quasi per caso in una riunione trasversale di
Spoke 6. La negoziazione per stabilire il protocollo
di condivisione ha richiesto tre settimane e gli uffici
legali di entrambe le aziende, eppure alla fine i due
dataset sono stati integrati, producendo un layer di
analisi territoriale che nessuno dei due team avrebbe
potuto costruire da solo. Saper gestire la frizione
ha prodotto valore.
"La cosa che nessuno ti dice prima di entrare in
un dottorato industriale è che passi i primi sei
mesi a imparare non la tecnologia, ma il vocabolario.
Il mio supervisore accademico parlava
di 'metodologia riproducibile' e il mio tutor
aziendale parlava di 'deployment scalabile'.
Indicavano la stessa cosa, ma il modo in cui la
valutavano era completamente diverso. Capire
quella differenza è stata la parte più formativa
di tutta la mia ricerca."
Dottoranda in dottorato industriale RT, area AI
for Earth Observation
GLI OTTO FLAGSHIP PROJECTS:
OTTO SFIDE REALI
Alla base di tutto ci sono gli 8 Flagship Projects: progetti
verticali a capofila industriale, ciascuno su una
sfida concreta che il sistema Lazio deve affrontare
al di là di una logica accademica: le aziende portano
il problema, le università portano la competenza
scientifica. Il risultato è un ciclo di ricerca applicata
che ha un destinatario industriale preciso.
La scelta di questi temi non è casuale. Come spiega
Dalla comunicazione digitale all’aerospazio, fino all’intelligenza artificiale: le
aree di ricerca che compongono la transizione digitale dell’ecosistema.
(Fonte: Fondazione Rome Technopole)
la Direttrice Generale di RT Sabrina Saccomandi:
"Abbiamo sentito le imprese che operano nel nostro
territorio e abbiamo chiesto loro quali fossero
le tematiche nell'ambito delle quali richiedevano
che l'ecosistema si attivasse". Il Lazio possiede un
caratteristico sistema produttivo: tra i primi 100
membri di Unindustria, opera il 90% dei principali
brand europei nel settore biofarmaceutico, la
maggior parte delle grandi aziende IT nel digitale,
e la quasi totale concentrazione dei grandi operatori
energetici. Roma, in combinazione con Milano,
guida la classifica nazionale delle imprese che investono
in tecnologie green (30.400 aziende).
LA FORMAZIONE: IL CUORE DEL
SISTEMA CHE DURA OLTRE IL 2026
Dietro i Flagship Projects c'è un sistema formativo
che RT considera il proprio lascito più duraturo. I 6
Spoke funzionali – da quello sulla ricerca applicata
(S1) a quello sulle infrastrutture aperte (S6) – lavorano
tutti, ciascuno a modo suo, sul tema centrale:
come formare persone che sappiano stare al confine
tra accademia e industria.
Lo Spoke 3 (formazione universitaria, dottorati
industriali, internazionalizzazione, leader Roma
Tre) e lo Spoke 4 (formazione professionale, leader
Cassino) fotografano la sfida: esiste un divario profondo
tra l’elevata domanda di competenze tecniche
da parte delle imprese e l'insufficiente offerta
di laureati e tecnici qualificati. RT cerca di ridurlo
non solo con nuovi corsi, ma con un modello di
co-progettazione: le aziende dicono alle università
di cosa hanno bisogno, le università ridisegnano
l'offerta formativa di conseguenza.
"Da una formazione di ampio spettro si è passati
con la rivoluzione industriale a una molto
specialistica. Adesso ci troviamo di fronte alla necessità
di reintegrare una formazione interdisci-
10 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
COVER STORY
plinare insieme a quella specialistica. Abbiamo
necessità di competenze trasversali che diventano
fondamentali per gestire non solo le sfide tecnologiche
ma anche i problemi etici che le nuove tecnologie
ci presentano."
Prof.ssa Antonella Polimeni, Rettrice Sapienza
I numeri del progetto ECS parlano chiaro:
18.894.000 euro sono allocati in bandi a cascata
aperti (per ricercatori, aziende e startup esterni
all'ecosistema RT), di cui oltre il 60% riservato a
soggetti del Sud Italia. Ogni anno vengono erogate
borse di dottorato industriale, percorsi di apprendistato
di terzo livello e corsi di aggiornamento per
il personale delle aziende partner. "Le aziende ci
chiedono una formazione specializzata per il loro
personale, sui materiali innovativi e sui processi
sostenibili. Ci richiedono anche un affiancamento
nella progettazione e nello sviluppo di nuovi componenti",
racconta un responsabile della formazione
dell'ecosistema.
Il punto non è solo riempire un gap di competenze:
è costruire un tessuto professionale che rimanga nel
territorio. "La formazione riguarda la possibilità di
formare nuove generazioni di cittadini e professionisti
che possano aiutare la Regione Lazio a risolvere
le sfide della tecnologia del futuro", spiega la DG
Saccomandi.
LA SEDE FISICA: PIETRALATA, UN EDIFICIO CHE
È UN PROGETTO NEL PROGETTO
Al di là del sistema di relazioni, RT sta costruendo
una sede fisica nel quartiere romano di Pietralata.
Un edificio che è di per sé una dimostrazione delle
tecnologie studiate dall’ecosistema, diverso da qualsiasi
campus tradizionale.
"La pianificazione dell'edificio dedicato a Rome
Technopole sarà una parte del progetto stesso,
perché le tecnologie messe in campo consentiranno
di avere un edificio che sfrutterà non solo
l'energia solare, ma l'energia idrogeno, la geotermia,
e non solo risparmierà energia, ma la produrrà.
Quindi un progetto nel progetto."
Prof.ssa Antonella Polimeni, Rettrice Sapienza
Il progetto prevede:
• un Positive Energy Building capace di produrre più
energia di quella consumata;
• integrazione con verde urbano e specie autoctone;
• un sistema idrico innovativo che punta a superare
il 60% di recupero delle acque (sia piovane, sia
grigie);
Rendering della futura sede di Rome Technopole a Pietralata: il progetto integra
copertura fotovoltaica, verde perimetrale e spazi pedonali in un edificio-laboratorio
per energia, ambiente e digitale. Fonte: Fondazione Rome Technopole / arch.
Fabrizio Tucci et al.
• spazio per laboratori di ricerca e trasferimento
tecnologico (35% degli spazi totali), aule per la
didattica (10%), 300 posti letto per studenti, un
incubatore da oltre 1.000 m² per startup.
L'area esterna include 500 parcheggi con ricarica
per veicoli elettrici e aree car-sharing. La copertura
dell'edificio produrrà energia solare; l'integrazione
con geotermia, idrogeno e sistemi di stoccaggio
renderà il complesso energeticamente autonomo.
Pietralata non è una scelta casuale: la Sapienza ha
già progettato lavorando su quel lotto l'intera filiera
dell'ingegneria, dall'aerospaziale all'informatica.
RT si inserisce in quella visione, chiudendo una
progettualità di riqualificazione urbana che porterà
insieme ricerca, formazione e servizi alla cittadinanza
in un'area ancora poco strutturata ma strategicamente
centrale.
GLI 8 FLAGSHIP PROJECTS DI ROME TECHNOPOLE
FP1 · Decarbonizzazione e fonti energetiche verdi · Capofila ENI
· Idrogeno verde, grafene, carbon capture, biomasse, stoccaggio
FP2 · Rigenerazione urbana e distretti a energia positiva · Capofila
Coima · Digital twin edilizio, PED, mobilità sostenibile
FP3 · Transizione digitale per decarbonizzazione e riciclo ·
Capofila MAIRE / Sapienza · AI per rifiuti, blockchain, gassificazione
FP4 · Dispositivi medicali e non medicali · Capofila Confindustria
Dispositivi Medici · Sviluppo, test, certificazione
FP5 · Radar AESA, crittografia quantistica, THz · Capofila
Leonardo · Comunicazioni sicure, classificazione droni, banda
terahertz
FP6 · AI per ingegneria avanzata aerospaziale · Capofila Thales
Alenia Space · Digital twin, VR, robotica per manifattura spaziale
FP7 · Diagnostica e terapia biofarma · Capofila Takis Biotech ·
Anticorpi monoclonali accelerati, terapie avanzate
FP8 · AI orientata sull'uomo · Capofila UniCredit · Humancentric
AI, credit scoring PMI, etica digitale, AI Act
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 11
COVER STORY
IL MODELLO HUB & SPOKE
E I PARTNER INDUSTRIALI
Il cuore organizzativo di RT è il modello Hub &
Spoke: un Hub centrale (la Fondazione) che coordina
sei Spoke tematici, ciascuno guidato da un'università
leader. Ogni Spoke aggrega una rete di
affiliati – università, enti di ricerca, aziende – che
lavorano insieme su un dominio specifico: dalla
ricerca fondamentale al trasferimento tecnologico,
dalla formazione universitaria all'outreach pubblico.
Racchiudere tutte le università del Lazio in un unico
tecnopolo evita duplicazioni e consente all'industria
di fruire di giovani con competenze adeguate
allo stato dell'arte.
Le aziende risultano in tal modo co-protagoniste
di questo progetto. Come spiegava in un'intervista
un responsabile del settore medtech: "Confindustria
Dispositivi Medici sente il dovere di aiutare il settore
a fare questo passo nel futuro. Creare un'infrastruttura
che faciliti il contatto con la ricerca e aiuti
a portare prima i dispositivi innovativi sul mercato
è un obiettivo fondamentale". UniCredit, da parte
sua, ha scelto di entrare in RT come capofila di FP8
(AI orientata sull'uomo) con una visione precisa:
"Una banca prospera quando inserita in una società
che prospera. RT crea le condizioni favorevoli per
lo sviluppo sociale ed economico. Ci permette non
solo di contribuire alla comunità, ma di crescere nel
nostro settore su un tema di grande interesse: l'intelligenza
artificiale".
Thales Alenia Space, capofila di FP6, ha reso esplicita
la logica industriale del coinvolgimento: "Fin
da subito la nostra azienda ha voluto far parte di
questo ecosistema per collaborare con le eccellenze
del Lazio, rappresentate dai diversi istituti di ricerca
e le università. RT intende sviluppare tecnologie di
realtà virtuale, intelligenza artificiale e gemello digitale
per l'ingegneria aerospaziale". È una descrizione
fedele: FP6 è uno dei Flagship Projects con il più
alto tasso di applicazione industriale immediata.
L'IMPATTO ATTESO E LA SFIDA DEL 2026
Il progetto ECS stima che, solamente nei primi tre
anni, l'attivazione di PNRR Missione 4 produrrà
per il Lazio un valore aggiunto cumulato di oltre 1
miliardo di euro. Ma l'impatto di RT non si misura
solo in PIL, bensì anche nel cambio strutturale della
relazione tra sistema produttivo e sistema formativo
nel Lazio.
I punti di partenza non sono brillanti: la spesa delle
imprese in R&S nel Lazio è inferiore di 28 punti
rispetto alla media italiana e di 55 rispetto alla
media europea; le domande di brevetto internazionale
sono inferiori del 25% rispetto all'Italia e
del 42% rispetto all'Europa. RT punta a invertire
questa traiettoria aumentando il numero di brevetti,
favorendo spin-off e startup, costruendo ponti
tra formazione e mercato. Al contempo, il 35%
del personale impiegato nel progetto è composto
da ricercatrici, in linea con gli obiettivi di parità di
genere del PNRR. La prof.ssa Sarto è coordinatrice
scientifica del progetto.
"RT è sicuramente un ecosistema nuovo, che non
nasce da una sedimentazione come un distretto
industriale o un consorzio. Il PNRR è stato
il motivo occasionale, ma Rome Technopole ha
una potenzialità che è in grado di definirsi come
ecosistema strutturale e duraturo. Quello che
cerchiamo di fare è un modello del tutto nuovo,
quello della condivisione delle esperienze, in cui
non c'è chi sta in cattedra e l'altro che subisce un
flusso, ma insieme si costruiscono le opportunità
per l'industria, per la ricerca, per la comunità."
Sabrina Saccomandi, Direttrice Generale RT
La domanda aperta è quella del 2026: quando i
fondi PNRR si esauriranno, cosa resterà? RT lavora
già su tre leve di sostenibilità: brevetti e licenze,
candidature Horizon Europe, servizi a pagamento
per le PMI. Ma la sfida vera è più profonda: far
sì che la cultura della collaborazione strutturata tra
università e industria sopravviva al suo finanziatore
originale. "Bisogna formarsi. Tutto il ben di Dio di
cui parliamo parte da lavoratori, aule universitarie,
enti di ricerca. Insomma, formazione", dice il narratore
del video di presentazione di RT, e la frase
– nella sua semplicità quasi ovvia – è il programma
dell'intero ecosistema.
ABSTRACT
Rome Technopole (RT) is Italy's largest innovation ecosystem, established on
8 June 2022 as a Foundation of Participation under PNRR Mission 4, Component
2, Investment 1.5 (ECS_00000024). With 110 M€ of MUR funding and a
total programme cost of 121.5 M€, it brings together 53 partners - 10 universities,
7 public research bodies and 36 private companies - in three strategic
areas: energy transition, digital transition, and health & biopharma. Eight vertical
Flagship Projects (FP1-8), each led by an industrial partner (ENI, Coima,
MAIRE/Sapienza, Confindustria Dispositivi Medici, Leonardo, Thales Alenia
Space, Takis Biotech, UniCredit), are supported by six functional Spokes (applied
research, tech transfer, university education, vocational education, public
engagement, open research infrastructure). The article describes the Hub
& Spoke model, the daily realities of academic-industrial collaboration, the
formation mission, the planned Pietralata campus (a Positive Energy Building
integrated with hydrogen, geothermal and solar), and the open question of
institutional sustainability beyond 2026.
KEYWORDS:
Rome Technopole, PNRR, ecosistema innovazione, Hub & Spoke, Flagship
Projects, università-industria, Pietralata, ricerca applicata, Lazio
AUTORE
Michele Fasolo
redazione@mediageo.it
12 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
INTERVISTA
«Non un progetto, ma un'infrastruttura
stabile dell'innovazione»
di Emanuela Favata
Sabrina Saccomandi, Direttrice Generale
della Fondazione Rome Technopole, traccia
il bilancio di tre anni di ecosistema: il lavoro
insieme come primo grande risultato, la
sfida dei linguaggi comuni tra accademia e
industria, la sede di Pietralata in costruzione
e il piano per sopravvivere oltre il PNRR.
La Direttrice Generale della Fondazione Rome
Technopole, Sabrina Saccomandi, guida dal
gennaio 2024 il principale ecosistema di innovazione
del Centro-Sud Italia. Nominata in un
momento decisivo - quando il progetto doveva consolidarsi
istituzionalmente e avviare la sua fase di
maturità - ha guidato l'apertura della sede operativa
di via Palestro, l'avvio dei lavori a Pietralata e il lancio
dell'AI & Analytics Hub. In questa intervista, a
ridosso della conclusione del ciclo di finanziamento
PNRR, risponde senza reticenze sulle sfide reali
di un ecosistema che aggrega 10 università, 4 enti
pubblici di ricerca e quasi 30 tra gruppi industriali
e imprese attorno a 8 Flagship Projects e 6 Spoke
funzionali.
Se dovesse spiegare Rome Technopole a chi non
ne conosce ancora la portata, come lo definirebbe:
un progetto PNRR, un ecosistema industriale
o una nuova infrastruttura stabile dell'innovazione?
È sicuramente una nuova infrastruttura stabile
dell'innovazione. Non lo definirei un progetto
PNRR perché il progetto ha un inizio
e una fine, Rome Technopole invece è
una fondazione che è stabile, ha avuto
un inizio ma continuerà a lavorare.
Allo stesso modo non può essere un
ecosistema industriale, l'industria è un
comparto fondamentale ma all'interno
di Rome Technopole sono compresi
diversi comparti: quello della
"Il più grande
risultato è
l'esercizio stabile
del lavoro insieme:
prima non c'era."
trasformazione, che ha l'industria, ma anche tutto
quello che riguarda gli operatori economici e l'area
commerciale. È quindi, effettivamente, un'infrastruttura.
Oggi le infrastrutture sono piattaforme
sia logistiche ma anche di capitale e di risorse finalizzate.
A tre anni dall'avvio, qual è il risultato concreto e
verificabile che dimostra che qualcosa è già cambiato
rispetto a prima del 2022?
Innanzitutto c'è un esercizio di lavoro che ha portato
il PNRR che è l'esercizio di lavorare insieme,
prima non c'era. È un esercizio di lavoro stabile in
un luogo istituzionale che è la fondazione con una
governance inedita (un consiglio di amministrazione,
un'assemblea, comitato tecnico e di gestione,
comitato di indirizzo, consiglio scientifico) con l'obiettivo
di lavorare insieme per valorizzare lo sviluppo
della Regione Lazio, mettere al centro il capitale
umano e riconnettere le università, le aziende e le
istituzioni. Il più grande risultato quindi è l'esercizio
di lavoro insieme, un esercizio stabile e istituzionale,
non di un mero progetto. Poi c'è l'infrastruttura
di ricerca di Pietralata, un luogo fisico
dove questo esercizio stabile di lavoro
avrà sede. Rome Technopole ha anche
connotato le aree di intervento della
transizione digitale, energetica, della
salute e bio-pharma, ricostruendo dei
corridoi, delle potenzialità, delle aree di
specializzazione che effettivamente sono
delle aree di connessione della ricerca e
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 13
INTERVISTA
dell'innovazione. Oltre ai laboratori e l'incubatore
di via Salaria con l'HPC. Per riassumere, direi che
i cambiamenti rispetto al 2022 e i risultati più importanti
sono: l'esercizio stabile del lavoro insieme,
l'infrastruttura di ricerca di Pietralata, l'incubatore
di via Salaria insieme all'HPC e la rete IR2-TECH,
gli Open Lab e Joint Lab.
RT riunisce 10 università, 4 enti di ricerca e
quasi 30 tra gruppi industriali e imprese attorno
a 8 Flagship Projects e 6 Spoke
funzionali. Qual è stata la sfida più
complessa nel trasformare questa
pluralità in un sistema realmente cooperativo?
La sfida più complessa è quella di trovare
linguaggi comuni. Bisognava trovare
linguaggi comuni per portare a
terra dei risultati importanti su ambiti
di intervento molto ampi e generalisti.
E ci siamo riusciti con gli Spoke università che
hanno guidato la filiera delle attività di ricerca e le
aziende con i Flagship Project che hanno coordinato
i gruppi di lavoro.
Che cosa distingue davvero Rome Technopole da
altri tecnopoli italiani ed europei? Qual è il vantaggio
competitivo specifico di Roma?
Innanzitutto Rome Technopole è un aggregato
poderoso di soci. Soci rilevanti da Roma Capitale,
Regione Lazio, il sistema universitario, il sistema industriale,
centri di ricerca, il sistema delle imprese.
Quindi è un aggregato inedito. Sovente gli aggregati
hanno o una rilevanza della parte universitaria o
Roma, 8 ottobre 2025. Firma del protocollo d'intesa tra Regione Lazio e Fondazione
Rome Technopole Il protocollo d’intesa riguarda l’impegno assunto dalla
Regione Lazio per il completamento e la realizzazione del polo di ricerca e si concretizza
attraverso un finanziamento di 6.331.709 di euro. ( Programma regionale
FESR 2021-2027) integrando l’investimento di 110 milioni di euro del PNRR.
"Il rischio più grande
era la disaffezione al
programma: è
diventata
un'opportunità,
siamo cresciuti."
dell'industria, la differenza è che Rome Technopole
ambisce ad essere un ecosistema che risponde sia al
sistema della ricerca dell'innovazione, della formazione,
dell'industria ma anche delle istituzioni. È
molto ambizioso. Inoltre porta con sé dei temi rilevanti,
tre temi - Transizione Energetica, Transizione
Digitale, Salute e Bio-Pharma - che sono aree di
intervento che possono essere declinati in diverse
linee d'azione. Infine ha un grande vantaggio competitivo:
porta dentro il nome di Roma quindi porta
dentro il sistema universitario della
Regione Lazio, porta dentro Roma
Capitale, porta dentro la sede delle istituzioni,
del governo. Ha a che fare con
interlocutori autorevoli.
Nei Joint Lab convivono ricerca
scientifica, sviluppo industriale, formazione
avanzata e gestione della
proprietà intellettuale. Qual è oggi il
punto di equilibrio più delicato?
Il punto di equilibrio più delicato è pensare al futuro.
Finito il PNRR bisogna consolidare il partenariato,
fidelizzare ad un progetto che sia rispondente
alle aspettative di una compagine sociale così variegata,
così importante. Riuscire a continuare con
questo slancio mettendo sempre al centro il capitale
umano con i giovani, mettendo al centro le aziende,
quindi lo sviluppo e mettendo al centro la ricerca,
l'innovazione quindi il futuro.
Quali sfide e rischi avete affrontato in questi tre
anni, e cosa ha imparato la Fondazione da questa
esperienza?
I rischi li abbiamo affrontati. Il rischio maggiore
era la disaffezione al programma, al progetto e paradossalmente
il rischio è diventato un'opportunità
perché siamo cresciuti, abbiamo imbarcato ulteriori
associati, gli associati sono diventati soci quindi la
compagine sociale si è rafforzata. Questo dà il senso
che la via che stiamo percorrendo è quella giusta.
Possiamo dire che i rischi sono stati importanti
ma sono stati gestiti e sono diventate opportunità.
L'errore lo portava un po' il PNRR, perché il
PNRR non prevede la rendicontazione della parte
amministrativa. Purtroppo nessuna entità può nascere,
essere governata e pensare al futuro se non c'è
una struttura. Quindi l'operazione più importante
che è stata fatta, dopo un inizio non semplice,
è stata quella di capitalizzare una struttura, di dare
un'organizzazione e fare un'azione di capacity building.
E oggi la fondazione esiste.
14 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
INTERVISTA
Quale profilo professionale sta cercando di costruire
la formazione di Rome Technopole?
Come si differenzia dall'offerta universitaria tradizionale?
Noi integriamo la formazione che fanno le istituzioni,
non andiamo in sovrapposizione con l'università,
non facciamo concorrenza ma siamo complementari.
Cosa significa? Che nella filiera della
formazione andiamo a coprire una formazione verticalizzata,
può essere il post diploma, il post laurea.
Ad esempio abbiamo i corsi di microcredenziali,
il riconoscimento degli
open badge per curvare e specializzare
la formazione istituzionale e renderla
poi funzionale alle esigenze dell'azienda.
Questa è la grande sfida. Ovvero
fare una programmazione dei percorsi
dottorali e definire delle borse a tema
vincolato rispondenti alle necessità delle
aziende. Un ulteriore grande risultato del Rome
Technopole è il riconoscimento dei crediti formativi,
significa che le università riconoscono crediti
formativi laddove c'è un'azione formativa di Rome
Technopole. Quindi c'è la possibilità di avere il riconoscimento
di crediti da più atenei. Anche questo
non è mai avvenuto prima del Rome Technopole e
credo restituisca il grande potenziale e il grande lavoro
di cui parlavo e che è stato fatto.
La sede di Pietralata è un edificio a energia positiva
con integrazione di idrogeno, geotermia
e gestione innovativa delle acque. A che punto
sono i lavori e quali garanzie ci sono sul completamento?
L'edificio di Pietralata avanza. Abbiamo terminato
tutta la sezione PNRR, abbiamo quindi valorizzato
la prototipazione che era prevista nel progetto
PNRR e adesso stiamo veicolando il tutto all'interno
della Regione Lazio, del FESR. Abbiamo
messo insieme tre fonti di finanziamento:
diritto di superficie di Roma
Capitale, PNRR - la misura quattro
C2 e investimento 1.5 del MUR - e
il FESR della Regione Lazio. Non
l'ha fatto nessuno - precisa - nessuno.
Indicativamente l'edificio verrà
completato tra la fine del 2026 e l'inizio
del 2027 e sarà uno spazio inedito
che potrà accogliere la ricerca di innovazione
con un connettivo su quello che sarà il futuro della
Regione Lazio.
"Abbiamo messo
insieme tre fonti di
finanziamento per
Pietralata: nessuno
l'aveva mai fatto prima."
Il finanziamento PNRR si è ormai esaurito. Qual
è lo scenario realistico per Rome Technopole dal
2027 in avanti? Quali strutture, percorsi formativi
e collaborazioni industriali sono già pensati
per durare nel tempo?
I dottorati industriali sono uno degli strumenti
più interessanti del progetto. Cosa imparano
davvero i giovani ricercatori quando si muovono
tra laboratorio universitario e azienda?
I dottorati industriali veri e propri, ai sensi del
DM 226 del 2021, ex articolo 10, sono i dipendenti
delle aziende che conseguono un dottorato
industriale per i posti riservati su un tema che ha
scelto l'azienda. Se invece per dottorato industriale
intendiamo i dottorandi istituzionali che svolgono
un periodo in azienda, possiamo parlare di come
Rome Technopole abbia fatto un collegamento per
valorizzare il periodo impresa e finalizzarlo all'interno
di aziende che hanno necessità di reclutamento.
Qual è il tema? Normalmente perdiamo i dottorandi
al termine del loro periodo dottorale, spesso continuano
i loro percorsi all'estero o in altre regioni,
ciò significa che un giovane che esce dalla regione
Lazio difficilmente tornerà. L'obiettivo era, invece,
quello di far fare ai dottorandi un periodo impresa
all'interno di un'azienda su temi di ricerca rilevanti
per l'azienda, aprendo così la possibilità dell'assorbimento
del dottorando, tra il personale, al termine
del suo percorso dottorale.
Il finanziamento PNRR è già finito, diciamo.
Entriamo col finanziamento FESR che però supporterà
solo l'edificio. Quindi siamo già in momento
post PNRR. Cosa facciamo? Innanzitutto capitalizziamo,
metteremo quindi tutto ciò che abbiamo
avuto grazie al PNRR, dall'edificio di Pietralata
all'incubatore di via Salaria, all'HPC. Abbiamo la
rete IR2Tech, i joint lab e gli open lab che sono attivi
e abbiamo un'offerta formativa Rome Technopole.
L'investimento è importante, partiamo da questo
investimento per guardare il futuro e per avere le
risorse e stiamo anche lavorando su nuovi progetti e
ABSTRACT
Sabrina Saccomandi, Director General of the Rome Technopole Foundation
since January 2024, reviews the ecosystem's first three years at the close of the
PNRR funding cycle. She defines RT not as a project but as a stable innovation
infrastructure, outlines key results achieved — institutionalised collaborative
work, the Pietralata campus under construction, the Via Salaria incubator, the
IR2-TECH network, Open and Joint Labs — and describes the post-2026 sustainability
strategy based on capitalising existing assets, regional FESR funding
and new European programmes.
KEYWORDS:
Rome Technopole, PNRR, innovation ecosystem, Pietralata, industrial doctorates,
knowledge transfer, post-PNRR sustainability, Lazio
AUTORE
Emanuela Favata
redazione@mediageo.it
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 15
INCHIESTA
Il problema che nessuno aveva
messo nel comunicato stampa
La vera sfida del Rome Technopole non è di natura tecnologica,
ma consiste nel consolidare la fiducia reciproca tra partner che, al
di fuori di questo ecosistema, sono concorrenti.
di Mattia Nardone
Come ENI, Leonardo,
Thales Alenia e UniCredit
provano a parlare la stessa
lingua – e cosa succede
quando non ci riescono.
Uno spazio di lavoro condiviso come metafora della sfida principale di Rome
Technopole: trasformare la collaborazione tra partner diversi in una pratica quotidiana.
La logica accademica — orientata alla pubblicazione — e quella industriale
— orientata al brevetto — trovano un linguaggio comune. (Fonte: Fondazione
Rome Technopole / RAI)
Immaginate questo scenario: un ricercatore
di un team aerospaziale scopre che un team
energetico sta lavorando sullo stesso comune
del Lazio. Uno sviluppa un modello per le comunità
energetiche rinnovabili, l'altro testa algoritmi
di classificazione della copertura del suolo da immagini
satellitari. I loro dataset si sovrappongono
parzialmente, ma sono in formati incompatibili e
prodotti con ipotesi di base diverse. Riescono a risolvere
in una settimana, con due telefonate e uno
script elaborato da un dottorando. Non è un caso
documentato: è uno scenario-tipo, costruito su dinamiche
reali osservate nell'ecosistema. Ma quella
settimana – moltiplicata per tutte le intersezioni
possibili tra sei Flagship Projects, undici Spoke e
cinquantatré partner – è la vera sfida nascosta di
Rome Technopole. Non la tecnologia né i fondi,
bensì la collaborazione tra organizzazioni che, fuori
dall'ecosistema RT, si trovano spesso su lati opposti
del tavolo commerciale.
IL PROBLEMA REALE:
COLLABORARE È CONTRO-INTUITIVO
"È un'opportunità e una grande sfida." Questa frase,
pronunciata da un responsabile aziendale durante
uno degli incontri documentati dal progetto RAI
dedicato a RT, riassume con precisione chirurgica
la tensione strutturale che attraversa tutto l'ecosistema.
Non a caso la stessa costruzione – opportunità
e sfida – ricorre nei discorsi di quasi tutti i
partner industriali coinvolti nel progetto: a partire
da UniCredit, che guida la linea di ricerca sull'AI
human-centric, fino a Thales Alenia Space, capofila
del comparto sull'ingegneria aerospaziale e sulla
manifattura digitale dei satelliti.
La collaborazione tra università e industria è un
obiettivo che la politica scientifica europea persegue
da decenni, con risultati discontinui. Il problema è
strutturale, al di là della mancanza di fondi o di volontà.
Come ha spiegato Angelo Camilli, presidente
di Unindustria Lazio, il mismatch tra domanda e
offerta di lavoro è "un problema storico del nostro
Paese". Ma quello che emerge dalla documentazione
degli episodi RAI su Rome Technopole va oltre il
semplice disallineamento di competenze: è una vera
e propria divergenza nei modi di intendere la conoscenza
stessa e il suo trasferimento.
Le università sono incentivate a pubblicare, a costruire
reputazione scientifica, a formare studenti.
Le aziende sono incentivate a brevettare, a proteggere
il vantaggio competitivo, a produrre risultati
nel breve termine. Queste logiche non sono opposte
in assoluto, ma divergono su quasi ogni decisione
operativa: quando pubblicare, cosa condividere, chi
possiede i risultati, quanto tempo dedicare alla do-
16 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
INCHIESTA
cumentazione. Il responsabile di Spoke 6 ha sintetizzato
questa tensione in modo netto:
"Il problema non è che le aziende non vogliano
collaborare. È che il loro concetto di 'collaborare'
è diverso dal nostro. Per noi, collaborare significa
condividere i dati prima di sapere cosa ci fai. Per
loro, significa condividere i risultati dopo che hai
dimostrato che l'applicazione funziona. Sono due
logiche di fiducia completamente diverse."
RT ha scelto di affrontare questa tensione in modo
diretto invece di ignorarla. Ma riconoscere il problema
non significa averlo risolto.
TRE TIPOLOGIE DI FRIZIONE
Le frizioni nell'ecosistema RT si articolano su tre
piani distinti, ciascuno con la propria logica e i propri
tempi di risoluzione.
Il primo piano è tecnico: formati di dati incompatibili,
differenze nelle assunzioni metodologiche
tra team, versioni diverse degli stessi strumenti software,
standard di documentazione eterogenei tra
partner universitari e industriali. Il caso documentato
nel Flagship Project sull'ingegneria aerospaziale
è emblematico: il team di Thales Alenia Space ha
sviluppato un sistema di realtà aumentata assistita
da AI per guidare gli operatori nell'assemblaggio
dei satelliti, un processo che richiede una precisione
millimetrica e che non ammette errori di interpretazione
del dato. Integrare quel sistema con i modelli
digitali sviluppati dai gruppi di ricerca della
Sapienza – che lavorano su metamateriali e sistemi
di protezione dalle vibrazioni per applicazioni spaziali
– ha richiesto settimane di lavoro di allineamento.
Le frizioni tecniche sono le più visibili e,
paradossalmente, le più facili da risolvere: richiedono
tempo e coordinamento, ma non mettono in
discussione gli interessi fondamentali dei partner.
Il secondo piano è legale, riguardo la proprietà intellettuale,
e qui le cose si complicano. Chi
possiede i risultati di una ricerca condotta
da un team misto, con dati forniti
da un'azienda e competenze fornite da
un'università? Nel Flagship Project sulla
transizione digitale per la decarbonizzazione
e il riciclo dei rifiuti, per esempio,
i team della Sapienza e di Roma Tre hanno
sviluppato modelli predittivi basati su
AI per pilotare la filiera dei rifiuti e per
il tracciamento tramite blockchain, addestrati
su dati operativi forniti dai partner
industriali. Il modello è il risultato
dell'intelligenza del ricercatore; ma senza
i dati aziendali non esiste. Chi ha il diritto
di pubblicarlo? Con quale embargo?
Il framework di governance di RT prevede
accordi espliciti sulla proprietà intellettuale per
ogni Flagship Project, ma la negoziazione concreta
di quegli accordi ha prodotto in diversi casi blocchi
prolungati. È uno scenario ricorrente, anche se
raramente documentato per iscritto: un'integrazione
tra dataset di due Flagship diversi si blocca per
mesi in attesa di un parere legale su una clausola di
licenza. I due dataset sono tecnicamente compatibili,
e l'integrazione produrrebbe risultati utili per
entrambi i team. Il blocco non dipende da interessi
contrapposti, ma semplicemente dall'assenza di una
procedura standard. La soluzione – una licenza ad
hoc per uso interno all'ecosistema – richiede il coinvolgimento
degli uffici legali di più organizzazioni
e settimane di scambi di email. Il risultato pratico
è che quando finalmente arriva, il dataset rischia di
essere già parzialmente obsoleto.
Il terzo piano, il più persistente, è di tipo culturale.
L’abitudine alla segretezza che domina in certi settori
industriali – aerospazio, difesa, finanza – produce
un default alla chiusura che opera anche quando
non ci sono ragioni legali o commerciali concrete
per non condividere. Questo è emerso con chiarezza
nel lavoro sul Flagship Project dedicato all'AI
human-centric, guidato da UniCredit. L'azienda
porta nel progetto la sua esperienza su modelli per la
lettura automatica degli assegni e sull'AI generativa
per la sintesi di documenti, ma la condivisione dei
dati di addestramento con i team universitari – necessaria
per migliorare la spiegabilità degli algoritmi,
il cuore della ricerca di Tor Vergata e dell'Università
di Cassino – si è scontrata con resistenze che non
avevano un referente legale preciso. Come ha osservato
Antonio Carcaterra della Sapienza, parlando
del Flagship sul riciclo dei rifiuti: "Non abbiamo la
piena conoscenza di chi fa cosa. Questo è stato un
momento di aggregazione per diverse competenze
che attraverso il denominatore comune dell'intelli-
La convergenza tra ricerca, industria e dati digitali richiede strumenti comuni, ma soprattutto
linguaggi e procedure condivise. (Fonte: RAI)
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 17
INCHIESTA
genza artificiale possono essere messe a sistema con
il vantaggio di tutti." La frase descrive un risultato
positivo, ma tradisce anche il punto di partenza: l'isolamento.
LE SOLUZIONI CHE SPOKE 6 STA COSTRUENDO
Spoke 6 – Open Research Infrastructures – è la
struttura di RT dedicata all'infrastruttura comune
dei dati e degli strumenti di ricerca. Il suo mandato
include la creazione di un catalogo di tutti i dataset
prodotti dall'ecosistema, la definizione di standard
di documentazione, e la costruzione di workflow
che rendano la condivisione il percorso più semplice
invece di quello più complicato.
I risultati concreti finora sono rappresentati da
una piattaforma di catalogo con oltre ottanta dataset,
standard di metadati adottati dai principali
Flagship Projects, un processo di revisione che garantisce
qualità e verificabilità prima della pubblicazione.
I casi d'uso documentati – dalla mappa del
potenziale solare del Lazio prodotta da FP1 e usata
da un gruppo di ricerca esterno, alla serie temporale
di dati sul suolo di FP6 riutilizzata da un'azienda di
consulenza di Viterbo – mostrano che la piattaforma
funziona e che i dati aperti trovano utenti anche
fuori dall'ecosistema RT.
Ma Spoke 6 è anche onesto sui propri limiti. La resistenza
all'apertura con i partner industriali è reale.
Ci sono casi in cui la licenza applicata a un dataset
è nominalmente aperta ma nella pratica restrittiva,
oltre a casi in cui il dataset "aperto" è talmente aggregato
da perdere il contenuto utile. Infine, ci sono
anche casi in cui la negoziazione sulla licenza ha richiesto
tanto tempo da rendere il dataset obsoleto
prima che venisse pubblicato.
La soluzione a lungo termine è a carattere incentivale.
Come ha osservato Patrizio Pisani, il responsabile
della ricerca sull'IoT e l'AI applicata al
risparmio idrico, la collaborazione funziona davvero
quando "più imprese innovano contemporaneamente
il loro servizio". Un sistema idrico è così
complesso che non esiste innovazione se un attore
solo tiene per sé i propri dati. Questa consapevolezza
– maturata nell'esperienza operativa e non imposta
dall'architettura istituzionale – è la versione più
robusta del cambio culturale che RT sta cercando
di produrre. RT dovrebbe includere tra i KPI dei
Flagship Projects il numero di dataset resi disponibili,
il numero di utenti esterni che li hanno usati
e il numero di citazioni ricevute. Quello che viene
misurato viene fatto; quello che non viene misurato
rimane una buona intenzione.
IL CONTESTO EUROPEO
Il problema della collaborazione tra ricerca pubblica
e industria privata non è una specificità italiana o
laziale: è la sfida centrale di qualsiasi ecosistema di
innovazione che voglia essere più di una somma di
parti. Il presidente della Camera di Commercio di
Roma, Lorenzo Tagliavanti, lo ha descritto in modo
preciso: "Questo strumento mancava a Roma, mancava
in modo continuativo, in modo strutturale."
La parola strutturale è la chiave. Le collaborazioni
tra università e industria esistevano prima di RT,
ma erano episodiche, legate alle relazioni personali,
non capitalizzate. "Il collegamento con le imprese è
messo a sistema: questa è la differenza e la novità",
ha sintetizzato uno dei rettori coinvolti.
Le esperienze europee più mature offrono indicazioni
utili. Il programma Vinnova in Svezia ha
sviluppato un framework per la gestione della proprietà
intellettuale nelle collaborazioni universitàindustria
basato su un principio semplice: separare
la proprietà dei risultati – che può rimanere all'università
– dal diritto di sfruttamento commerciale
– che può essere licenziato all'azienda. RT ha adottato
un framework simile, ma la sua applicazione
concreta richiede ancora negoziazioni caso per caso.
L'esperienza britannica post-REF mostra che le
collaborazioni tendono a essere più efficaci quando
i problemi su cui si lavora sono specifici e ben
definiti. Non "fare ricerca sull'AI" ma "sviluppare
un algoritmo per questo problema specifico". RT,
con 53 partner e centinaia di collaborazioni attive o
potenziali, non può sempre garantirlo.
La domanda che questa inchiesta lascia aperta – e
che non ha risposta facile – è se la fiducia tra partner
che competono fuori dall'ecosistema possa essere
costruita per decreto istituzionale, o se richieda il
tempo e i risultati concreti che solo la pratica può
dare. RT scommette sulla seconda risposta: costruire
fiducia caso per caso, dataset per dataset. "È un
nuovo motore di innovazione, deve essere mantenuto
nel suo percorso come il giusto percorso per
l'innovazione radicale", ha detto uno dei partner.
È un approccio lento, ma è probabilmente l'unico
che funziona.
ABSTRACT
The article examines the structural frictions that characterise collaboration within
the Rome Technopole ecosystem — technical, legal and cultural — between universities
and industrial partners that outside RT operate as competitors. Drawing
on documented cases and direct quotes from RAI video footage, it analyses three
friction typologies, the role of Spoke 6 as open infrastructure for shared data, and
the European context of university-industry cooperation models.
KEYWORDS:
intellectual property, open data, knowledge transfer,
Rome Technopole, innovation ecosystem, trust
AUTORE
Mattia Nardone,
redazione@mediageo.it
18 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
LABORATORIO
TRE RICERCATORI, TRE
TRAIETTORIE, UNA DOMANDA
COMUNE: COSA SIGNIFICA
DAVVERO FARE RICERCA
NELL'ECOSISTEMA ROME
TECHNOPOLE?
di Emanuela Favata
Dalla chimica dei catalizzatori all'assemblaggio
digitale dei satelliti, dal
design per la neurochirurgia alla computer
vision: abbiamo incontrato tre
giovani ricercatori che hanno attraversato
i Flagship Projects di RT. Le stesse
domande, risposte molto diverse.
"Il colore di un prodotto di sintesi è già
una risposta" Martina Marsotto, RTDA
- Ricercatrice a Tempo Determinato,
SSD CHEM-06/A Fondamenti chimici
delle tecnologie, Flagship Project 1 -
Decarbonizzazione e nuove energie verdi,
Dipartimento di Scienze e Tecnologie
Chimiche, Università di Roma Tor
Vergata. Si occupa della sintesi di porfirinoidi
come catalizzatori per la conversione
della CO 2
in prodotti di chimica
fine, nell'ambito del Flagship Project 1 di
Rome Technopole dedicato alla decarbonizzazione
e alle nuove energie verdi.
Quando hai capito perché
questo lavoro conta?
"Nel momento in cui ho letto il progetto
scientifico. Sono molto legata ai problemi
ambientali terrestri e l'idea di contribuire
al miglioramento della situazione con il
mio lavoro mi è subito piaciuta."
La difficoltà del dottorato industriale che
nessuno ti dice prima? "Ottenere risultati
'vincenti'. Spesso tra i ricercatori si dice:
'anche il fallimento di un esperimento è
un risultato' perché ti dà comunque delle
informazioni importanti su come proseguire,
ma non è pubblicabile, cioè fruibile
dal resto della comunità. Stare in laboratorio
è un continuo trial and error e può
risultare frustrante."
Il dato che ti ha sorpreso di più?
"Può sembrare banale ma il dato che mi
ha più sorpreso è la tonalità e la luminosità
del colore dei prodotti di sintesi. Il colore
è un immediato segnale di un buon
risultato."
Cosa cambieresti? "Se il mondo della ricerca
in Italia disponesse di maggiori risorse
economiche, potrebbe contribuire
maggiormente al progresso della società.
Un aumento dei finanziamenti permetterebbe
di sostenere un numero maggiore
di progetti e collaborazioni internazionali,
accelerare lo sviluppo di nuove
tecnologie e favorire la formazione dei
giovani ricercatori."
Cosa farai tra cinque anni?
"Tecnico di laboratorio chimico dell'Università
di Roma Tor Vergata."
"L'incertezza fa parte del gioco" Teodora
Ivkov, dottoranda, Flagship Project
4 - Dispositivi medicali, Sapienza
Università di Roma. Viene dalla Serbia,
ha studiato fotografia, arte e poi design.
Nel 2022 è entrata nel progetto Rome
Technopole sul digital twin per la formazione
e la pianificazione in neurochirurgia
- il tema della sua tesi di dottorato.
Quando hai capito che il tuo lavoro è
importante?
"Ho realizzato per la prima volta l'importanza
del mio lavoro quando sono andata
per sei mesi nella clinica di neurochirurgia
a fare ricerca sul campo. Ho capito
quante responsabilità abbiano i neurochirurghi,
quanto sia difficile e impegnativo
il loro lavoro e che il design può veramente
avere un impatto sulla loro professione.
Prima la ricerca era sempre qualcosa che
si trova su un foglio, un pdf. E invece ho
capito che ci sono veramente degli utenti
per cui lavoriamo."
La difficoltà del dottorato che nessuno
ti dice prima?
"Credo che la difficoltà sia l'incertezza. A
volte devi passare mesi lavorando su domande
a cui nessuno sa dare una risposta.
Lavori per tre, quattro anni su un progetto
e non vedi risultati tangibili, non molli
ma ti dà la sensazione che tu sia fermo.
Invece non lo sei. Ti insegna a essere resiliente.
Ho imparato che l'incertezza fa
parte del gioco."
Cosa cambieresti?
"A volte le conoscenze di valore rimangono
solo negli articoli accademici, solo
tra ricercatori. Credo che la ricerca diventi
davvero significativa quando viene
applicata, quando raggiunge le persone,
quando può portare a un cambiamento
tangibile. La ricerca dovrebbe essere più
accessibile e disponibile."
Martina Marsotto nel laboratorio X-CHEM del Dipartimento
di Scienze e Tecnologie Chimiche di Tor Vergata, accanto al
microscopio elettronico a scansione TESCAN CLARA.
(Foto: Archivio DSTC/RT)
"Tre anni prima sembrava quasi impossibile"
Marco Raoul Marini, ricercatore
RTD, Flagship Project 6 - AI per ingegneria
avanzata e aerospaziale, Sapienza
Università di Roma. Si occupa di computer
vision, intelligenza artificiale e human
computer interaction. Ha lavorato con
Thales Alenia Space nell'ambito del Joint
Lab di Rome Technopole, collaborando
allo sviluppo di sistemi di realtà aumentata
per l'assemblaggio dei satelliti.
Quando hai capito che il tuo lavoro ha
una rilevanza?
"Con il progetto Rome Technopole ho
capito che era la perfetta unione di due
mondi: ti puoi divertire a fare esperimenti
con un software che non deve essere vendibile
ma, allo stesso tempo, ciò che rilasci
deve essere funzionante perché finirà
nelle mani di qualcun altro. Lì ti accorgi
di quanto sia importante quello che fai."
La difficoltà più grande in un percorso
accademia-industria?
"Stare ai ritmi dell'azienda. L'ostacolo più
grande è che ti senti un po' sotto scacco,
cioè non puoi fare come ti pare. Invece se
ti crei la tua posizione all'interno dell'accademia,
sei libero di poter fare la ricerca
che vuoi."
Il risultato che ti ha sorpreso di più?
"Sono rimasto sorpreso di come alla fine,
anche se non in modo perfetto, siamo
riusciti a fare quello che c'eravamo detti
di fare. Tre anni prima sembrava quasi
impossibile. Vedere che l'obiettivo è stato
raggiunto, anche con dei limiti, anche
con delle problematiche, come avviene in
ricerca, mi ha abbastanza affascinato."
Cosa ti è rimasto di questa esperienza?
"L'idea è stata veramente geniale. Fare
un unico tecnopolo con tante aziende e
università è stata un'idea incredibile che
spero continuino a spingere e che non finisca
con la chiusura dei fondi PNRR."
VOCI DAL LABORATORIO
Numero Speciale Rome Technopole - GEOmedia n°3-2026 19
ARCHITETTURA
Render esterno della nuova sede RT a Pietralata:
una copertura a lama aggettante
ospiterà 535 moduli fotovoltaici da 420
Wp. Progetto: prof. arch. Fabrizio Tucci et
alii. (Fonte: Fondazione Rome Technopole)"
ARCHITETTURA E INNOVAZIONE
UN EDIFICIO CHE
CONCRETIZZA CIÒ
CHE VI SI STUDIA
di Michele Fasolo
La sede di Rome Technopole a
Pietralata come dimostratore
reale delle tecnologie per la
transizione energetica, dalla
geotermia all’idrogeno, dal
legno post-teso agli involucri
bioclimatici
La sede di Rome Technopole a
Pietralata come dimostratore reale
delle tecnologie per la transizione
energetica: geotermia,
idrogeno verde,fotovoltaico,
legno post-teso e involucri bioclimatici.
A Pietralata, nel quadrante nordorientale
di Roma, a pochi minuti
dalla stazione Tiburtina, sta
per nascere un edificio che non
sarà soltanto la sede di un ente di
ricerca. Sarà anche un banco di
prova architettonico, energetico
e ambientale. La nuova sede della
Fondazione Rome Technopole
è infatti pensata come un’infrastruttura
dimostrativa: un
luogo in cui alcune delle tecnologie
studiate nei laboratori del
Tecnopolo - dall’idrogeno verde
alla geotermia, dai materiali bioclimatici
al monitoraggio digitale
degli edifici - potranno essere
applicate, osservate e misurate in
condizioni d’uso reali.
Questa architettura, peraltro,
costituisce in tal senso, uno dei
progetti del Tecnopolo.
Il primo lotto esecutivo del Polo,
infatti, prevede un edificio di
circa 2.300 metri quadri, con un
investimento di circa 11 milioni
di euro finanziato dal PNRR.
La struttura ospiterà laboratori,
incubatori d’impresa,
aule multimediali, uffici della
Fondazione e un’aula magna.
All’esterno sono previsti quasi
3.000 metri quadri di aree verdi
con specie autoctone, parcheggi
“intelligenti” dotati di colonnine
per le ricariche elettriche e
percorsi ciclopedonali. Nell’area
complessiva del Blocco si arriverà
poi a circa 7.600 metri quadri,
con altri due edifici finanziati da
fondi regionali FESR per circa
20 milioni di euro.
Le percentuali di destinazione
d'uso (35% laboratori, 10%
didattica) si riferiscono all'area
complessiva del Blocco di circa
7.600 mq, comprendente i
tre edifici previsti. Il primo lotto
esecutivo da circa 2.300 mq
ospiterà la quota prevalente di
laboratori e incubatori.
La scelta progettuale più significativa,
però, non è quantitativa.
L’edificio è concepito come
dimostratore: non un prototipo
isolato in laboratorio, né una
promessa sulla carta, ma un’ una
concreta architettura destinata
a superare i requisiti nZEB e ad
avvicinarsi alle prestazioni di un
Positive Energy Building, capace
cioè di produrre più energia di
quanta ne consumi.
Progetto architettonico: arch.
Fabrizio Amadei. Coordinamento
scientifico: prof. arch. Fabrizio
Tucci.
Pietralata: una centralità in
trasformazione
Il lotto, concesso da Roma
Capitale alla Fondazione per
99 anni a titolo non oneroso,
si trova in una posizione oggi
strategica: a ovest la stazione
Tiburtina, a est il nuovo polo
Sapienza per le biotecnologie
mediche e farmaceutiche, a nord
l’area prevista per il nuovo stadio
dell’AS Roma. In questo sistema
di trasformazioni, la sede di
Rome Technopole potrà funzionare
come cerniera tra ricerca,
università, infrastrutture e quartiere.
Per decenni Pietralata è rimasta
una delle grandi aree incompiute
della capitale: riconosciuta
dal Piano Regolatore come
“Centralità urbana e metropolitana”,
ma a lungo sospesa tra
potenzialità e attuazione. Il nuovo
edificio non risolve da solo
questa storia urbana, ma può
diventare uno degli inneschi più
visibili della trasformazione del
quadrante.
20 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
ARCHITETTURA
Anche il sottosuolo è entrato
nel progetto. La relazione idrogeologica
ha individuato, sotto i
tufi lionati e le pozzolane rosse,
una falda a circa 25-30 metri di
profondità, con temperature stabili
tra 14,9 e 16,3 gradi e una
portata dell’ordine di 1-10 litri
al secondo. Sono condizioni favorevoli
alla geotermia a circuito
aperto, ovvero di poter disporre
di una risorsa energetica centrale.
Tre fonti, nessun
combustibile fossile
Il sistema energetico integra fotovoltaico,
geotermia e idrogeno
verde. La grande copertura
dell’edificio, una lama orizzontale
aggettante che funziona anche
da schermatura solare estiva,
ospiterà circa 535 moduli fotovoltaici
ad alta efficienza da 420
watt di picco ciascuno, per una
superficie di circa 1.000 metri
quadri. La produzione stimata
è di quasi 278.000 kilowattora
all’anno, superiore al fabbisogno
previsto dalla costruzione.
Questa sovrapproduzione è intenzionale.
Per i requisiti minimi
di legge sarebbero bastati 148
moduli; il progetto ne prevede
535 perché l’energia eccedente
alimenterà il sistema a idrogeno.
Il surplus elettrico prodotto nelle
ore diurne verrà utilizzato per
produrre idrogeno verde tramite
elettrolisi; l’idrogeno sarà stoccato
in serbatoi di idruri metallici e
riconvertito in elettricità e calore
attraverso celle a combustibile
nelle ore in cui il fotovoltaico
non produce.
È una configurazione ancora
poco diffusa nell’edilizia italiana.
Proprio per questo, più che
insistere su formule assolute
come “prima applicazione”, è
più corretto parlare di una delle
prime applicazioni documentate
in Italia di questa combinazione
tra fotovoltaico, elettrolisi, stoccaggio
solido in idruri metallici
L'esploso assonometrico del progetto mostra la stratificazione dei sistemi. Visibili i livelli
(Piano Terra, Piano Primo, Piano Secondo, Piano Terzo, Piano della Copertura sospesa,
Piano del Tetto/Giardino Calpestabile), le caratteristiche dell'involucro e il sistema impiantistico.
(Fonte: Fondazione Rome Technopole / arch. Fabrizio Tucci et alii)
e celle a combustibile in ambito
edilizio.
Come accennato, la geotermia
completa il sistema. L’impianto
a circuito aperto sfrutterà l’acqua
di falda per il riscaldamento
invernale e il raffrescamento
estivo.
L’acqua prelevata sarà poi reimmessa
in falda tramite pozzo di
resa, evitando il depauperamento
della risorsa. Il fabbisogno
termico stimato è di circa 135
megawattora all’anno; con una
portata di circa 6 litri al secondo
e un differenziale termico di
10 gradi, la geotermia dovrebbe
coprirlo integralmente, con costi
di gestione stimati intorno al
50%
rispetto a un impianto tradizionale
a gas.
Il collegamento con la ricerca del
Tecnopolo è diretto: i sistemi a
idrogeno verde con stoccaggio
in idruri metallici sono al centro
delle attività del Flagship Project
dedicato alla rigenerazione ur-
Inquadramento urbano del sito a scala di quartiere: il lotto RT è evidenziato nell'area
nord-orientale di Roma, tra la linea ferroviaria e il tessuto residenziale di Pietralata. (Fonte:
Fondazione Rome Technopole)
Numero Speciale Rome Technopole - GEOmedia n°3-2026 21
ARCHITETTURA
Diagramma tecnico del sistema di produzione, stoccaggio e distribuzione dell'energia: schema
integrato fotovoltaico-idrogeno-geotermia con indicazione dei flussi energetici; etichette
che richiamano "Coperture con impianti, sistemi innovativi" e "Sistema energetico innovativo
a idrogeno" e "Sistemi geotermici profondi con pompa di calore".
bana, coordinato dal gruppo del
professor Ing. Giacomo Falcucci
dell’Università di Roma Tor
Vergata. L’edificio diventa così
un banco di prova reale: i dati
di esercizio potranno alimentare
modelli di simulazione, ed essere
quindi funzionali alla definizione
di tesi industriali,brevetti e
nuovi prototipi.
Legno post-teso e resilienza sismica
L’altra scelta tecnologica di rilievo
riguarda la struttura.
L’edificio sarà realizzato in larga
parte in legno lamellare con
tecnologia Pres-Lam, Prestressed
Laminated Timber, ovvero legno
lamellare post-teso. Il sistema,
Fronte principale della futura sede: doppia pelle vetrata, pareti vegetali interne e verde perimetrale
integrano comfort ambientale, ricerca e spazio pubblico. Fonte: Fondazione Rome Technopole / arch.
Fabrizio Tucci et alii.
sviluppato a partire dal 2004 dal
professor Ing. Stefano Pampanin
all’Università di Canterbury, in
Nuova Zelanda, è stato applicato
in diversi edifici multipiano
internazionali, ma resta ancora
poco comune nell’edilizia, specie
istituzionale, italiana.
Il principio riprende quello del
calcestruzzo precompresso: elementi
prefabbricati in legno lamellare
sono collegati da cavi di
post-tensione non aderenti, che
agiscono come richiamo elastico
in caso di sisma. Il comportamento
sismico si basa su un movimento
controllato di rocking,
cioè un dondolamento relativo
delle connessioni tra travi, colonne,
setti e fondazioni. La
struttura può deformarsi durante
l’evento sismico e poi tornare
verso la posizione originaria,
limitando il danno permanente.
Gli elementi destinati a dissipare
energia sono componenti metallici
sostituibili, pensati come
“fusibili” strutturali. Il danno
atteso dell’eventuale sisma riguarda
così soprattutto questi
dispositivi e le partizioni, mentre
la struttura
principale dovrebbe conservare
la propria integrità. Il legno riduce
inoltre il peso dell’edificio,
consente fondazioni più leggere
e rende il cantiere più rapido. La
post-tensione permette luci fino
a 10 metri, con spazi flessibili,
open-space e altezze interne generose.
Il progetto prevede che circa
il 90% dei componenti edilizi
sia disassemblabile e recuperabile
alla fine del ciclo di vita.
L’utilizzo del calcestruzzo rimane
limitato alle fondazioni, al
piano interrato e ai nuclei scala,
ma realizzato con aggregati riciclati
in percentuali attestate tra il
20 e il 30%.
Una pelle bioclimatica
Le facciate non sono semplice
rivestimento ma parte della strategia
energetica. I fronti sud-est
e sud-ovest, più esposti, prevedono
una doppia pelle in vetro:
all’interno vetrate basso emissive
con lamelle mobili in legno;
all’esterno pannelli modulari
sperimentali, tra cui vetri termocromici,
fotovoltaico al silicio,
fotovoltaico organico integrato,
materiali a cambiamento di fase,
muri di Trombe e moduli “popup
test” destinati alla sperimentazione
di nuovi componenti.
Anche questo aspetto costituisce
uno dei punti più interessanti
del progetto: la facciata non è
pensata come elemento chiuso,
ma anch’essa come piattaforma
di prova. I suoi componenti po-
22 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
ARCHITETTURA
tranno essere sostituiti, aggiornati
e monitorati in condizioni
ambientali reali. L’edificio diventa
così un laboratorio abitato.
I fronti nord-est e nord-ovest,
destinati in prevalenza ai laboratori,
avranno pareti ventilate
rivestite in cotto, tamponature
in X-LAM e isolanti naturali a
matrice lignea. All’interno, l’atrio
centrale a tutta altezza ospiterà
sei pareti vegetali per 370
metri quadri, con specie selezionate
con la consulenza dell’Orto
Botanico di Roma: felci, specie
rupicole laziali e rampicanti dei
generi Clematis e Lonicera. Non
una scenografia verde generica,
ma un piccolo sistema vegetale
pensato per migliorare qualità
dell’aria, umidità e comfort interno.
Il sistema bioclimatico sarà
completato da un labirinto d’aria,
che precondiziona l’aria in
ingresso sfruttando la temperatura
stabile del sottosuolo, e da
torri di ventilazione naturale.
L’obiettivo dichiarato è quello di
rispettare gli standard nZEB con
un margine di almeno il 20%
sotto le soglie di legge.
Acqua e flessibilità
Anche la gestione idrica segue la
logica del ciclo chiuso: ridurre i
consumi, recuperare, riutilizzare.
Il progetto punta a diminuire
il consumo di acqua potabile
di almeno il 60% rispetto a un
edificio convenzionale. Le acque
piovane saranno raccolte in due
cisterne interrate da 3.500 litri,
filtrate e riutilizzate per irrigazione
e per le cassette dei servizi
igienici. Le acque grigie saranno
trattate e reimmesse nel ciclo;
quelle di prima pioggia passeranno
attraverso rain garden
perimetrali; solo le acque nere
finiranno in fognatura.
Le pareti verdi richiederanno
una gestione specifica: il fabbisogno
irriguo stimato è di 15-20
Interni della futura sede: doppia pelle vetrata, pareti vegetali interne e verde perimetrale integrano comfort
ambientale, ricerca e spazio pubblico. Fonte: Fondazione Rome Technopole / arch. Fabrizio Tucci et alii.
litri per metro quadro a settimana,
circa 390.000 litri all’anno.
Una quota significativa sarà coperta
dal recupero delle acque
meteoriche. È un dettaglio importante,
perché molti edifici
“verdi” falliscono non nel progetto,
ma nella manutenzione
ordinaria.
La flessibilità interna è coerente
con questa impostazione. I
2.300 metri quadri saranno distribuiti
su tre livelli, copertura
praticabile e piano tecnico interrato:
11 laboratori, 11 incubatori
d’impresa, 13 aule, aula magna,
uffici e spazi comuni. Gli
ambienti avranno altezze nette
di 4,20 metri e partizioni mobili
in legno. Il layout potrà cambiare
nel tempo senza demolizioni
rilevanti.
Un prototipo da
verificare nel tempo
La forza del progetto sta nella
coerenza: copertura fotovoltaica,
falda geotermica, idrogeno verde,
struttura post-tesa, facciate
sperimentali, pareti vegetali, recupero
idrico e spazi riconfigurabili
non sono soluzioni isolate,
ma fondamentali componenti di
un’unica strategia. L’edificio non
si limita a ospitare la ricerca: la
mette alla prova.
Proprio per questo, la vera verifica
arriverà dopo l’inaugurazione.
La qualità dell’intervento andrà
misurata nei consumi reali, nella
manutenzione degli impianti,
nella gestione dell’idrogeno, nella
durata dei componenti sperimentali,
nell’effettivo recupero
dell’acqua e nella capacità di trasformare
i dati raccolti in nuova
ricerca.
Come ha osservato la rettrice di
Sapienza Antonella Polimeni,
l’edificio è un “progetto nel progetto”:
sede fisica dell’ecosistema
Rome Technopole e, insieme,
uno dei suoi dimostratori più visibili.
Ogni watt prodotto, ogni
grado recuperato, ogni chilogrammo
di idrogeno stoccato potrà
diventare informazione utile
per modelli, didattica, ricerca industriale
e sviluppo tecnologico.
L’azione climatica che nei laboratori
viene studiata attraverso
modelli e prototipi, qui prende
forma in travi, pannelli, acqua
recuperata, facciate adattive e
falda geotermica.
L’intero organismo architettonico
non costituisce un semplice
manifesto.
È un cantiere.
Numero Speciale Rome Technopole - GEOmedia n°3-2026 23
CASE STUDY
Dall'atomo al sistema
Idrogeno verde, grafene, cattura della CO 2
e biomasse: cinque temi
sinergici per decarbonizzare l'intera catena del valore energetica
di Gianluca Pititto
Decarbonizzazione, digital twin, nuove energie e comunicazioni quantistiche: FP1 affronta la transizione energetica come sistema integrato.grafica
animata dei temi RT. Schermata del materiale video RAI: parole chiave dei temi di ricerca RT (Decarbonizzazione, AESA Radar
Technology, Transizione digitale, Digital Twin, Riciclo, New Green Energy, Crittografia quantistica, Comunicazioni quantistiche) in
sovrimpressione su immagine del globo.
Come il Flagship Project 1 affronta insieme
produzione, stoccaggio, reti intelligenti e
circolarità dei materiali - con le Comunità
Energetiche Rinnovabili come scenario
applicativo unificante.
Decarbonizzare non è solo cambiare le
fonti elettriche: è cambiare la chimica di
acciaio, cemento e trasporti pesanti, che
producono CO 2
come sottoprodotto necessario.
Serve un nuovo vettore energetico.
FP1 lavora su tutta la catena - produzione,
stoccaggio, distribuzione, circolarità - con
idrogeno, grafene, carbon capture, biomasse
e accumulo che lavorano insieme invece
di essere studiati in laboratori separati.
TEMA 1: IDROGENO VERDE
LA CATENA CHE MANCA
Il laboratorio di decarbonizzazione di Sapienza
coordina la filiera dell'idrogeno. Il prof. Borello:
"l'idrogeno è fondamentale nella transizione energetica
perché consente la separazione necessaria tra
produzione da rinnovabili - discontinua e difficile
da conservare - e gli usi finali: energia, mobilità,
settori industriali". Non è il vettore più semplice,
ma spesso è l'unico per i settori non elettrificabili.
Tre percorsi di produzione in parallelo: elettrolisi
da fotovoltaico; reazione elettrocatalitica con
catalizzatori senza platino (UCBM); idrogeno da
biofuel integrato con la filiera biomasse (tema 04).
"Ho sempre visto uno stretto legame tra la questione
energetica e quella ambientale - e quindi sociale"
(dottoranda Sapienza, elettrolisi dell'acqua),
mentre un ricercatore senior aggiunge: la decarbonizzazione
vale per utenze piccole e per quelle
industriali."il mio percorso può avere conseguenze
soprattutto verso la transizione energetica, per-
24 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
CASE STUDY
mettendo di decarbonizzare sia le utenze piccole
che quelle industriali", spiega una dottoranda
Sapienza che coordina le attività sperimentali
sull'elettrolisi. Una collega aggiunge: "ho sempre
visto uno stretto legame tra la questione energetica
e quella ambientale - e quindi sociale".
Lo scenario unificante: la Comunità Energetica
Rinnovabile. I sistemi HESS a idruri stoccano il
surplus solare estivo e lo rilasciano d'inverno nelle
celle a combustibile. Gestione AI/ML in tempo
reale per carichi elettrici e termici. Il Joint Lab al
Gazometro Ostiense di ENI è il laboratorio fisico
di questa integrazione a scala pre-industriale.
TEMA 2: FOTOVOLTAICO DI NUOVA
GENERAZIONE E GRAFENE
Al CNR-ISM, Di Carlo lavora su fotovoltaico a
perovskite con processi di stampa - materiali europei,
senza dipendenze estere, integrabili su edifici
e superfici indossabili. Il team sviluppa anche solventi
verdi per gli inchiostri: "Lo sforzo è usare solventi
green che rispettino ambiente e salute" (dottoranda
Sapienza/CNR-Triolo). Coloranti estratti
da mirtillo, solventi naturali: sostenibilità anche
nei materiali, non solo nell'energia prodotta.
Sul grafene, Fucci e Sibilia (Cassino): cavi con
coating di grafene industriale per prestazioni termiche,
schermatura EM e sensori di ghiaccio. "Il
grafene puro è straordinario ma troppo costoso per
la produzione di massa: usiamo grafene industriale
per ottenere prestazioni migliori dei materiali
convenzionali". Ucciardello coordina training su
grafene green da scarti organici, con AI e VR per
prevedere comportamenti e ottimizzare parametri.
Cavi elettrici rivestiti con coating a base di grafene
industriale per migliorare le prestazioni termiche,
la schermatura elettromagnetica e la capacità di
rilevare o rimuovere ghiaccio. Il nodo è cruciale:
"il grafene puro ha proprietà eccezionali ma costi
Le energie rinnovabili a fonte variabile — fotovoltaico ed eolico — richiedono
sistemi di stoccaggio avanzati per colmare il divario tra produzione e consumo:
FP1 lavora sull'idrogeno verde come vettore energetico per i settori non
elettrificabili. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)
di produzione non compatibili con la produzione
di massa. Stiamo usando grafene industriale - non
puro - per ottenere prestazioni comunque migliori
dei materiali convenzionali". La formazione è parte
integrante: Nadia Ucciardello coordina training
su grafene green prodotto da scarti organici o polimerici,
integrati con tecniche di AI e realtà virtuale
per prevedere il comportamento dei materiali e
trovare parametri di processo ottimali.
TEMA 3: CARBON CAPTURE - CARBONATAZIONE
ACCELERATA CON GLI SCARTI INDUSTRIALI
Il gruppo di Tor Vergata (Costa, Masi) lavora su
un processo che ha una semplicità disarmante nella
logica e una complessità reale nell'implementazione:
accelerare la carbonatazione minerale, la
reazione con cui la CO 2
si lega a minerali per formare
carbonati stabili. In natura richiede millenni.
Nel laboratorio? "In questo reattore, lavorando
su temperatura, pressione e additivi, riusciamo a
far avvenire la reazione in minuti, se non un'ora",
spiega il gruppo.
La transizione energetica parte anche dagli impianti esistenti: carbon capture,
biomasse e sistemi ibridi ridisegnano la catena del valore. Ciminiere di un impianto
industriale che emettono vapore o fumo in un cielo grigio; immagine
utilizzata per illustrare il tema della carbon capture e della decarbonizzazione
industriale.
PEROVSKITE VS SILICIO:
LA NUOVA FRONTIERA DEL FOTOVOLTAICO
Il fotovoltaico tradizionale usa silicio cristallino (20-23% di efficienza).
La perovskite la raggiunge con processi di stampa a bassa
temperatura, costi inferiori e integrazione su superfici flessibili.
Sfida: durabilità con umidità e calore.
Vantaggi: produzione a bassa temperatura con processi di stampa
(ink-jet, slot-die coating), costi potenzialmente molto inferiori,
flessibilità, integrazione su superfici curve o indossabili. Sfide:
durabilità a lungo termine (degradazione con umidità e calore) e
presenza di piombo in alcune formulazioni.
Il contributo FP1: celle sensibilizzate a colorante come gateway per
la perovskite; solventi eco-compatibili per eliminare tossicità degli
inchiostri; integrazione con sistema INFINITY per le REC.
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 25
CASE STUDY
calcio e magnesio per la carbonatazione, mentre
le membrane al grafene separano materiali critici.
Tre problemi - brine, CO 2
, materiali critici - risolti
nello stesso impianto integrato.
La crisi idrica come scenario di riferimento: il recupero delle brine e le membrane
al grafene collegano dissalazione, carbon capture e materiali critici. Fonte: RAI /
Fondazione Rome Technopole.
La novità non è il processo in sé, già noto, ma
il materiale di partenza: non rocce vergini, ma
scarti industriali - residui di acciaierie, rifiuti da
costruzione e demolizione, ceneri da termovalorizzazione
- ricchi di calcio e magnesio disponibili
a reagire con la CO 2
. Il risultato è un carbonato di
calcio/magnesio solido che sequestra il carbonio in
forma stabile e, se di qualità sufficiente, può essere
reintrodotto nel ciclo produttivo come materia
prima. È il doppio vantaggio: decarbonizzazione e
valorizzazione dello scarto. "L'auspicio è ottenere
risultati su scala di laboratorio utilizzabili per applicazioni
su scala pilota, per testare la sinergia tra
laboratorio e industria".
La sinergia grafene/carbon capture è deliberata:
le stesse brine della desalinizzazione forniscono
TEMI 4 E 5: BIOMASSE, BIOCHAR
E IL NODO DELLO STOCCAGGIO
Le biomasse sono la filiera che chiude il cerchio.
Il gruppo FP1 non brucia scarti agricoli: li trasforma
con NADES (Natural Deep Eutectic Solvents)
- miscele di composti naturali che estraggono selettivamente
lignina, polifenoli e cellulosa di valore
prima della valorizzazione energetica residua.
L'altro strumento è la pirolisi per la produzione di
biochar: carbone da combustione parziale in assenza
di ossigeno, carbon sink stabile per secoli,
ammendante del suolo con proprietà di ritenzione
idrica. In una REC agricola, gli scarti delle colture
producono biochar che viene reintegrato nel suolo
- il ciclo del carbonio chiuso a livello locale.
Lo stoccaggio - tema 5 - è il connettore di tutto
il sistema. Ai sistemi HESS a idruri si aggiunge il
CAES (Compressed Air Energy Storage) con fluidi
organici innovativi per migliorare l'efficienza
dei cicli di potenza in ambito REC. Le microturbine
eoliche per uso residenziale completano il
quadro della generazione distribuita. La presenza
di ADR (Aeroporti di Roma) tra i partner industriali
chiarisce la dimensione: gli aeroporti sono
grandi sistemi energetici con domanda variabile
e vincoli di sicurezza stringenti - laboratori ideali
per testare l'integrazione tra queste tecnologie.
Il reattore del laboratorio
di carbon
capture di Tor Vergata:
accelerando la
carbonatazione minerale,
il processo
lega la CO₂ a scarti
industriali ricchi di
calcio e magnesio
in pochi minuti,
contro i millenni
richiesti in natura.
FP1 lavora sulla
connessione tra sperimentazione
scientifica
e applicazioni
industriali. (Fonte:
RAI / Fondazione
Rome Technopole)
26 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
CASE STUDY
La fusione nucleare
(immagine
artistica)
rappresenta una
frontiera di lungo
periodo per la
produzione energetica,
ancora
distante ma centrale
nella ricerca
avanzata. I gruppo
dell'Università
della Tuscia studia
il retrofit di
impianti esistenti
a carbone o fissione,
sostituendo
la fonte di calore
primaria per decarbonizzare
senza
affrontare un
decommissioning
integrale. (Fonte:
RAI / Fondazione
Rome Technopole)
LA FRONTIERA PIÙ LONTANA:
FUSIONE NUCLEARE E RETROFIT
DELLE CENTRALI ESISTENTI
All'Università della Tuscia, il gruppo di Facci e
Fama lavora su un orizzonte temporale che nessun
altro tema di FP1 tocca: la fusione nucleare come
fonte di base per la produzione elettrica entro il
2050. "La fusione nucleare è uno degli strumenti
che tecnicamente rende possibile avere una produzione
di energia elettrica totalmente priva di emissioni
climalteranti - dobbiamo ancora dimostrare
la sostenibilità economica", dice Facci.
Tuscia studia il retrofit: reattori a fusione come
nuova fonte di calore per impianti esistenti a carbone
o fissione. "Sostituire la fonte decarbonizza
il settore elettrico e recupera aree già compromesse,
evitando un decommissioning costoso". Tuscia
è uno dei pochi atenei italiani con offerta magistrale
dedicata alla fusione. Riconvertire impianti
esistenti a carbone o fissione nucleare usando
un reattore a fusione come nuova fonte di calore
primaria - il cosiddetto retrofit. Due vantaggi:
decarbonizzazione del settore elettrico e recupero
di aree già compromesse ambientalmente, evitando
il costo pieno del decommissioning. "Questi
impianti sono inquinanti: sostituire la fonte di
energia primaria con la fusione ha il vantaggio di
decarbonizzare e di recuperare aree che altrimenti
richiederebbero un decommissioning costoso". La
Tuscia è uno dei pochi atenei italiani con un'offerta
formativa dedicata alla fusione nucleare a livello
magistrale.
RISULTATI GIÀ PUBBLICATI E IL JOINT LAB AL GAZOMETRO OSTIENSE
4Paper JCP 2023: Design, optimization and comparison of innovative strategies for cold exergy exploitation (Journal
of Cleaner Production 420, 2023) - in collaborazione con Technip Energies.
4Paper Energies 2023: Review su Thermodynamics & Process Simulations of biomass gasification (Energies 2023,
16, 7042 - DOI: 10.3390/en16207042).
4Formazione: 7 seminari per studenti magistrali e dottorandi su Sustainability and Decarbonization Pathways con
BHOS e Maire Technimont; 3 tenuti da UCBM incluso il contributo di Mauro Capocelli su Carbon Capture
Storage & Use.
4Joint Lab al Gazometro Ostiense: impianti pilota pre-industriali per testare l'integrazione tra fotovoltaico, elettrolizzatore,
sistema HESS a idruri e gestione AI dei carichi. Il Gazometro - deposito del gas di città degli anni Trenta,
oggi simbolo della transizione - è il luogo fisico dove le cinque linee di FP1 convergono in un sistema integrato.
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 27
CASE STUDY
Produzione e stoccaggio
dell’idrogeno:
il passaggio
dalla sperimentazione
alla scala industriale
resta una
delle sfide decisive
della transizione
verde. Il surplus
fotovoltaico prodotto
nelle ore
diurne alimenta
l'elettrolisi; l'idrogeno
viene stoccato
in idruri metallici
e riconvertito in
elettricità nelle ore
di bassa produzione
solare. Il sistema
è al centro del
Joint Lab al Gazometro
Ostiense di
ENI. (Fonte: RAI /
Fondazione Rome
Technopole)
IL CONTESTO EUROPEO
E LE DOMANDE APERTE
FP1 occupa il segmento che manca: sistemi di scala
media-piccola tra i laboratori universitari e i grandi
impianti industriali da gigawatt. Il Graphene
Flagship europeo (1 mld, 10 anni) ha esplorato
grafene per elettronica; FP1 presidia le applicazioni
ambientali - membrane per desalinizzazione
e carbon capture - meno sviluppate.Graphene
Flagship europeo (1 miliardo di euro in dieci anni)
è illuminante: il Flagship ha esplorato grafene per
elettronica e compositi; FP1 si concentra sulle applicazioni
ambientali - membrane per desalinizzazione
e carbon capture - meno presidiate, con un
collegamento diretto alla chimica industriale dei
partner italiani.
Tre domande rimangono aperte. Prima: i tempi di
maturità delle tecnologie chiave - sistemi HESS a
idruri, membrane al grafene industriale, carbonatazione
integrata - sono ancora lontani dalla commercializzazione.
Cinque anni? Dieci? La risposta
dipende da fattori (costo materie prime, politiche
di incentivo, mercato idrogeno) fuori dal controllo
dei ricercatori. Seconda: come i risultati di FP1
si integrino con la strategia di grande scala ENI
- elettrolisi da centinaia di MW, sequestro geologico
CO 2
- è ancora da chiarire in modo esplicito.
Terza: chi possiede gli impianti delle REC, chi beneficia
degli incentivi.
PROGETTO
FP1 · DECARBONIZZAZIONE E DIGITALIZZAZIONE NELLE
NUOVE ENERGIE VERDI · CAPOFILA: ENI · PARTNER: SAPI-
ENZA, TOR VERGATA, ROMA TRE, UCBM, TUSCIA, CASSINO,
CNR, ENEA · INDUSTRIA: ADR, ACEA, CATALENT ANAGNI
ABSTRACT
Flagship Project 1 of the Rome Technopole ecosystem, led by ENI (coordinator:
Juan Andres Buonadonna), addresses decarbonisation and
digitalisation in green energy research across five synergistic themes:
(1) renewable energy conversion - green hydrogen via electrolysis,
electrocatalysis and biofuels, AI/ML-managed REC grids, CAES,
Dye Solar Cells + INFINITY storage, HESS metal hydride systems;
(2) graphene - perovskite solar cells via printing processes with green
solvents (CNR-ISM, Di Carlo and Triolo), graphene-coated electrical
cables for thermal management (Cassino), graphene-green training
with AI and VR (Ucciardello); (3) carbon capture - accelerated mineral
carbonation of industrial residues for CO 2
sequestration and critical
material recovery (Tor Vergata, Costa/Masi); (4) biomass valorisation
- NADES solvents, biochar production via pyrolysis; (5) energy storage
- HESS systems for REC, nuclear fusion retrofit of existing coal/
fission plants (Tuscia, Facci/Fama). Published outputs include studies
in Journal of Cleaner Production (2023) and Energies (2023). The
unifying application scenario is the Renewable Energy Community,
with the Joint Lab at ENI Gazometro Ostiense as the physical integration
testbed.
KEYWORDS:
Green Hydrogen, Perovskite Solar Cells, Graphene, Carbon Capture,
Biomass, HESS, Nuclear Fusion Retrofit, CAES, Renewable
Energy Communities, Rome Technopole
AUTORE
Gianluca Pititto, Direttore Responsabile www.rivistageomedia.it,
redazione@mediageo.it
28 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
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CASE STUDY
Dalla CO 2 ai prodotti di chimica
fine: la sfida green del DSTC
a cura della Redazione
Il Dipartimento di Scienze e
Tecnologie Chimiche di Tor
Vergata trasforma l'anidride
carbonica in opportunità di
innovazione, sviluppando catalisi
e reattori a flusso per la chimica
sostenibile.
Ricercatori al lavoro nei laboratori di chimica del DSTC, Università di Roma
Tor Vergata. (Foto: Archivio DSTC/RT)
L'
Università di Roma Tor Vergata partecipa
al Flagship Project 1 del Rome Technopole
con una proposta centrata sull'utilizzo della
CO 2
come materia prima per la sintesi di composti
chimici ad alto valore aggiunto. Il progetto,
sviluppato all'interno del Dipartimento di Scienze
e Tecnologie Chimiche (DSTC), si inserisce nella
più ampia strategia di transizione energetica e chimica
verde promossa dall'ecosistema PNRR.
La sfida è ambiziosa: trasformare un gas serra - responsabile
di una quota significativa delle emissioni
globali di carbonio - in un reagente utile per la
produzione industriale. La procedura denominata
Carbon Sequestration and Utilization (CSU)
rappresenta oggi l'approccio più promettente in
questo ambito, e il gruppo di ricerca del DSTC
ha concentrato i propri sforzi su tre strategie sintetiche
distinte, mirate a ottimizzare le possibilità di
trasferimento tecnologico al mercato.
Tre vie verso la chimica sostenibile
Il cuore scientifico del progetto riguarda la cicloaddizione
della CO 2
a epossidi e aziridine, nonché
la metilazione di ammine attraverso miscele CO 2
/
H 2
. Queste reazioni portano alla formazione di
carbonati ciclici, ossazolidinoni e metilammine -
composti con applicazioni concrete come solventi
industriali, farmaceutici e intermedi di sintesi.
La scelta di percorrere tre vie in parallelo risponde a
una logica di diversificazione del rischio industriale:
aumentare le probabilità che almeno una delle
rotte risulti economicamente trasferibile in tempi
brevi. Ogni filiera è stata studiata sia per la fase
omogenea che per la successiva eterogeneizzazione
del catalizzatore, in vista dell'implementazione in
reattori a letto fisso per la sintesi in flusso continuo.
Il reattore a flusso: verso la scala industriale
L'elemento più innovativo dell'attività è la progressione
dalla sintesi in batch alla sintesi in flusso continuo.
I microreattori e i reattori a flusso continuo
consentono un controllo preciso delle condizioni
di reazione, il recupero e il riciclo del catalizzatore,
la separazione in linea del prodotto desiderato.
Questo approccio riduce i consumi energetici e minimizza
i sottoprodotti, avvicinando il laboratorio
universitario alle esigenze della produzione industriale
scalabile.
In particolare, la metilazione della 4-cloroanilina
mediante CO 2
/H 2
è stata studiata in scala di laboratorio
per valutarne la fattibilità in microreattore,
ottimizzando il carico di catalizzatore e la pressione
dei gas. Tra le variabili esplorate figura anche l'impiego
di CO 2
in stato supercritico, che potrebbe
30 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
CASE STUDY
migliorare ulteriormente l'efficienza e la selettività
della reazione.
L'attività di ricerca si avvantaggia della strumentazione
avanzata resa disponibile grazie al progetto
di Dipartimento di Eccellenza X-CHEM, tra cui
il nuovo microscopio FE-SEM TESCAN CLARA
- inaugurato alla presenza del Rettore - e il diffrattometro
a raggi X PANalytical X'Pert Pro, fondamentali
per la caratterizzazione dei catalizzatori
sviluppati.
Il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche (DSTC)
Il DSTC dell'Università di Roma Tor Vergata è stato selezionato
tra gli undici Dipartimenti di Eccellenza nelle Scienze Chimiche
con il progetto quinquennale X-CHEM - eXpanding CHEMistry:
implementing excellence in research and teaching.
Il Dipartimento dispone di laboratori di chimica di base e di strumentazione
scientifica d'avanguardia:
• Spettrometro NMR Advance Bruker 700 MHz
• MALDI-TOF e LCMS QTOF
• Spettropolarimetro JASCO J600
• Fluorimetro time-resolved LifeSpec ps
• Strumento Applied Photophysics LKS 60 per flash-fotolisi laser
• Microscopio FE-SEM SUPRA(tm) 35 / TESCAN CLARA
• Diffrattometro a raggi X PANalytical X'Pert Pro per polveri
Il Laboratorio di Certificazione di Analisi e Processi (LabCap) certifica
processi di interazione con il tessuto imprenditoriale e dispone
della certificazione internazionale ISO 9001.
Inaugurazione del Laboratorio di Eccellenza X-CHEM alla presenza del Rettore
dell'Università di Roma Tor Vergata. In primo piano, il microscopio elettronico
a scansione TESCAN CLARA. (a sx Prof. Roberto Paolesse - Chair,
Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche, Università di Roma Tor
Vergata; a dx Prof. Nathan Levialdi Ghiron Rettore Università di Roma Tor
Vergata) (Foto: Archivio DSTC/RT)
Le attività in sintesi
Obiettivo: Sviluppare nuove metodologie per la conversione della
CO 2
in prodotti di chimica fine ad alto valore aggiunto.
Approccio: Carbon Sequestration and Utilization (CSU) attraverso
tre strategie sintetiche differenziate per mercato di destinazione.
Reazioni chiave: Cicloaddizione CO 2 a epossidi e aziridine; metilazione
di ammine con CO 2
/H 2
.
Prodotti target: Carbonati ciclici (solventi), ossazolidinoni (farmaceutici),
metilammine (intermedi sintetici).
Frontiera tecnologica: Reattori a flusso continuo con catalizzatori
supportati; valutazione di CO 2
supercritica come mezzo di reazione.
PROGETTO
FP1 · DECARBONIZZAZIONE E DIGITALIZZAZIONE NELLE NUOVE
ENERGIE VERDI · CAPOFILA: ENI · PARTNER: SAPIENZA, TOR VER-
GATA, ROMA TRE, UCBM, TUSCIA, CASSINO, CNR, ENEA · INDUS-
TRIA: ADR, ACEA, CATALENT ANAGNI
ABSTRACT
The Department of Chemical Sciences and Technologies (DSTC) of the
University of Rome Tor Vergata contributes to Flagship Project 1 of Rome
Technopole through the Carbon Sequestration and Utilization (CSU) approach,
developing three parallel synthetic strategies for converting CO₂
into high-value fine chemicals: cycloaddition to epoxides and aziridines, and
methylation of amines via CO₂/H₂ mixtures, yielding cyclic carbonates, oxazolidinones
and methylamines for industrial, pharmaceutical and synthetic
applications. The research progresses from batch to continuous-flow synthesis,
using fixed-bed reactors and supercritical CO₂ to improve scalability, energy
efficiency and selectivity, supported by state-of-the-art instrumentation
available through the X-CHEM Department of Excellence programme..
Laboratorio del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Chimiche, Università
di Roma Tor Vergata
KEYWORDS:
CO₂ utilization, carbon sequestration, green chemistry, flow chemistry,
cyclic carbonates, oxazolidinones, catalysis, Rome Technopole,
FP1, Tor Vergata
AUTORE
Redazione GEOmedia
redazione@mediageo.it
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 31
Il modello organizzativo di Rome Technopole: un Hub centrale (la Fondazione)
coordina sei Spoke tematici, ciascuno guidato da un'università leader, per ricerca
applicata, trasferimento tecnologico, formazione, engagement pubblico e infrastrutture
aperte. (Fonte: Fondazione Rome Technopole).
Le tre aree di specializzazione strategica e gli otto Flagship Projects di Rome
Technopole: transizione energetica (FP1-3), transizione digitale (FP5-6-8) e salute
& bio-pharma (FP4-7). (Fonte: Fondazione Rome Technopole)
CASE STUDY
Il quartiere gemello
CityGML, AI, IoT, materiali circolari, Positive Energy District e MaaS:
quando l'edificio diventa un nodo intelligente della città
di Martina Mondò
Come il Digital Twin sta
cambiando la rigenerazione
urbana nel Lazio – e perché FP2
non è solo una piattaforma
digitale, ma un laboratorio su
energia, materiali e mobilità.
Il prototipo di Positive Energy Building di Pietralata: i dati di esercizio — consumi,
produzione solare, recupero idrico — alimenteranno i modelli di simulazione
di FP2. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)
Un edificio universitario a Valle Giulia non
è più soltanto un edificio. Nel progetto FP2
è diventato uno dei due prototipi operativi
di Digital Twin: un gemello energetico e ambientale
installato presso la Facoltà di Architettura della
Sapienza, nel centro interdipartimentale CITERA;
l'altro prototipo, nella Città Universitaria alla
Palazzina Tuminelli, lavora sul ciclo delle acque in
realtà virtuale. Sensori, modelli matematici, dashboard,
visualizzatori BIM e dati in tempo reale non
servono a produrre una rappresentazione spettacolare,
bensì a capire dove si consuma, dove si spreca e dove
intervenire prima che il problema diventi un costo.
Un distretto a energia positiva: l'integrazione di Digital Twin, materiali bio-based
e sistemi IoT consente di trasformare il patrimonio edilizio esistente da problema
energetico a risorsa. Rendering di un edificio urbano con facciate coperte da vegetazione
verticale densa a più livelli. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)
Il Flagship Project 2 di Rome Technopole parte dalla
convinzione che rigenerare la città significhi mettere
insieme transizione energetica e transizione
digitale. Un metodo per leggere il costruito come
sistema: edifici, reti, materiali, acqua, mobilità,
comfort. La domanda è come decidere meglio, con
dati solidi e scenari leggibili tanto da progettisti,
quanto da amministrazioni e cittadini.
Nel 2050 più dell'80% della popolazione mondiale
vivrà nelle città, e il nostro patrimonio immobiliare,
vasto e obsoleto, non è adeguato. "Solo attraverso
progetti di rigenerazione urbana seri, con
una partecipazione tra pubblico e privato, è possibile
trasformare le nostre città", dice Alessandra
Bellioni di Coima REM, capofila del progetto. La
sinergia che RT incarna è esattamente quella: riunire
il sistema universitario, imprese e istituzioni
attorno a un laboratorio reale, Pietralata.
IL PROBLEMA: IL PATRIMONIO EDILIZIO
NON PUÒ ESSERE RINNOVATO ALLA CIECA
Il patrimonio costruito è vasto, eterogeneo e spesso
energivoro. La scheda FP2 richiama l’impronta
energetica globale del settore delle costruzioni:
circa il 37% delle emissioni di CO 2
e oltre il 34%
dell'energia prodotta, a cui si somma il peso della
climatizzazione. Numeri che spiegano perché la
34 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
CASE STUDY
rigenerazione urbana non possa più essere trattata
come una somma di cantieri isolati.
La difficoltà è soprattutto informativa. Prima di
intervenire bisogna sapere cosa funziona, quali soluzioni
hanno il miglior rapporto tra costo, energia
e comfort. FP2 traduce questa esigenza in tre tavoli
tematici: transizione energetica nel progetto multiscalare,
transizione digitale-Digital Twin e mobilità
sostenibile. È una struttura ampia, più ricca del
solo tema BIM-GIS: il gemello digitale è il centro
visibile, ma attorno a esso ruotano materiali, bioclimatica,
acqua, energia, dati e servizi urbani.
I PILASTRI UFFICIALI DI FP2
• Nuovi sensori, nanomateriali intelligenti multifunzionali
e materiali avanzati per edilizia a emissioni
zero.
• AI per il monitoraggio energetico e la gestione
digitale degli edifici.
• Chimica verde e circolare per la bioedilizia.
• Calcestruzzo a zero emissioni di carbonio con
rinforzi non metallici e vita utile progettuale di almeno
120 anni.
• Materiali per termoregolazione autonoma degli
edifici e controllo elettromagnetico dell'ambiente.
DAL BIM AL DIGITAL TWIN:
QUANDO IL MODELLO DIVENTA OPERATIVO
Il BIM ordina geometrie, materiali e impianti, ma
resta un modello di progetto. Il Digital Twin di FP2
nasce invece per monitorare, simulare e controllare
l'ambiente costruito in tempo reale, collegando
il modello digitale ai dati fisici raccolti da sensori,
sistemi IoT e piattaforme di analisi.
È qui che il progetto cambia scala. Il tavolo
"Transizione digitale - Digital Twin", coordinato
da Federico Cinquepalmi per la Sapienza, ha
realizzato due prototipi: uno per il monitoraggio
energetico e ambientale a Valle Giulia, l'altro per il
monitoraggio del ciclo delle acque in realtà virtuale
Il Digital Twin dell'edificio universitario alla Facoltà di Architettura di Valle
Giulia: sensori, modelli matematici e dashboard in tempo reale rendono visibili
consumi, guasti e opportunità di intervento. (Fonte: RAI / Fondazione Rome
Technopole)
FP2 ha realizzato due prototipi operativi di Digital Twin: il primo per il monitoraggio
energetico e ambientale a Valle Giulia, il secondo per il ciclo delle acque in realtà
virtuale alla Palazzina Tuminelli. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)
alla Palazzina Tuminelli. La promessa è semplice:
far parlare un edificio invece di limitarsi a descriverlo.
Consumi, comfort, qualità ambientale, guasti,
accessi, acqua e manutenzione diventano flussi
di dati leggibili in una stessa interfaccia.
La componente urbana passa dalla georeferenziazione
e dallo standard. Roma Tre ha curato la digitalizzazione
e la strutturazione del quadro conoscitivo
secondo lo standard CityGML, con oggetti
interrogabili in un database geospaziale e visualizzabili
nel Web Map Client di 3DCityDB. Al di là
del dettaglio tecnico, significa che edifici, coperture,
usi del suolo e informazioni energetiche possono
essere letti insieme, nello stesso ambiente, come
base per simulazioni e decisioni pubbliche.
ENERGIA DI QUARTIERE: DAL
DATABASE AL POSITIVE ENERGY DISTRICT
Il primo tavolo punta a strumenti per distretti urbani
climaticamente neutri. Il sottotavolo 1.1 sviluppa
un Urban Digital Twin su CityGML, un database
georeferenziato e un repertorio di soluzioni
per PED e Comunità Energetiche.
Il progetto prevede anche un modello analitico per
calcolare il Levelized Cost of Energy di convertitori
di energia solare concentrata sviluppati al CNR,
valutandone posizione geografica, sostenibilità dei
materiali, tossicità e sostenibilità tecnico-economica.
Per questo motivo non basta sapere se una
tecnologia funziona: bisogna capire dove conviene,
quanto costa e quale impatto produce lungo il ciclo
di vita.
Per enti pubblici, ci sono PAESC, scenari energetici
e KPI ambientali. Per i privati, comparazione trasparente
tra produzione locale, accumulo e retrofit.
TRE TAVOLI, UNA STESSA CITTÀ
T1 - Transizione energetica multiscalare: CityGML,
UDT, PED, Comunità Energetiche, LCoE, materiali
per conversione e accumulo.
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 35
CASE STUDY
Materiali bio-based e legno locale nei laboratori di Roma Tre: dai residui di lavorazione
forestale si estraggono lignina e cellulosa per vernici eco-compatibili, in un
ciclo che allunga la durabilità del materiale senza scarti. Un ricercatore manipola
campioni di materiale ligneo (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)
T2 - Transizione digitale Digital Twin: prototipi
a Valle Giulia e Palazzina Tuminelli, IoT, BIM
viewer, dashboard AI e real-time.
T3 - Mobilità sostenibile: sicurezza stradale, accessibilità
per persone con disabilità, mobilità dolce,
integrazione TPL-micromobilità e MaaS.
NON SOLO SOFTWARE:
BIOCLIMATICA, MATERIALI E RISORSE LOCALI
FP2 va oltre la piattaforma. Il sottotavolo su bioclimatica
e aspetti energetico-termici lavora sulle
combinazioni ottimali di sistemi passivi e attivi
per il clima mediterraneo: raffrescamento, riscaldamento,
comfort, riduzione delle emissioni e soluzioni
replicabili in contesti edilizi simili.
La linea su energia e gestione ecologica delle risorse
materiali, idriche e immateriali porta il discorso
dentro la materia della città. Il caso studio indicato
è un edificio nell'area di Pietralata, pensato come
laboratorio per una infrastruttura green e smart:
materiali circolari per l'involucro, prototipi in legno
locale e bio-compositi, riuso di elementi strutturali
dismessi, componenti low carbon, geotermia
a bassa entalpia, green roof mediterranei e sistemi
LID per il drenaggio urbano.
A Roma Tre, il Laboratorio Materiali
Multifunzionali di Giovanni Formica è diventato
un Open Lab di RT. Il dottorando Alessandro
Porrari studia materiali con capacità di autoguarigione
(self-healing) e morphing, in grado di ripararsi
autonomamente e cambiare forma al variare
delle condizioni ambientali. L'obiettivo per l'edificio
di Pietralata è quello di realizzare "facciate
intelligenti capaci di fornire risparmi energetici
importanti, con sensoristica diffusa per il monitoraggio
in tempo reale". In cantiere anche un calcestruzzo
bio prodotto da scarti alimentari come
gusci di molluschi, integrato con microorganismi
per l'autoriparazione: un materiale vivo, ecosostenibile,
che è già prototipato nel laboratorio.
Da un punto di vista concreto, a Tor Vergata il
gruppo di Giacomo Falcucci sviluppa un sistema
di idrogeno verde con accumulo a idruri metallici
– sostanze che trattengono l'idrogeno a bassa
pressione e temperatura, con celle a combustibile
per la produzione elettrica. "Obiettivo dell'ecosistema
RT è essere il capostipite delle nuove installazioni,
sia in ambito residenziale che di uffici
pubblici e mobilità sostenibile", dichiara Falcucci.
Alla Tuscia, Manuela Romagnoli lavora su legno
e bio-compositi locali: dai residui di lavorazione
forestale si estraggono lignina e cellulosa per vernici
eco-compatibili da riapplicare al legno stesso,
in un ciclo virtuoso che ne allunga la durabilità. Il
laboratorio biomasse completa il quadro con materiali
a cambiamento di fase (PCM) su supporto
di hydrochar e biochar da scarti agroindustriali:
inseriti nelle malte, mantengono la temperatura
interna tra 20 e 26°C riducendo i consumi di riscaldamento
e condizionamento.
Mobilità sostenibile e servizi condivisi: il gemello digitale esce dall’edificio e si
estende a trasporti, accessibilità e spazio urbano. E' il terzo tavolo di FP2: ridurre
il mezzo privato, integrare TPL e micromobilità, costruire sistemi MaaS accessibili
anche agli utenti più fragili. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)
Cantiere e materiali circolari: la rigenerazione urbana richiede nuove filiere di recupero,
riuso e controllo delle prestazioni.
(Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)
36 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
CASE STUDY
MOBILITÀ SOSTENIBILE:
IL GEMELLO ESCE DALL'EDIFICIO
Il terzo tavolo (BV-Tech) porta FP2 nello spazio
pubblico: sicurezza stradale, accessibilità per disabili,
mobilità dolce. Il gemello esce dall'edificio e
misura come si attraversa e si vive il quartiere.
La logica è quella di diminuire il mezzo privato, integrare
TPL e micromobilità, migliorare la sicurezza
degli attraversamenti con dati e partecipazione
civica. Il bersaglio sono i sistemi MaaS – Mobility
as a Service: un ecosistema accessibile e orientato
all'autonomia degli utenti più fragili.
RISULTATI: PROTOTIPI,
PUBBLICAZIONI E UNA RETE GIÀ ATTIVA
I risultati sono già concreti. Nel tavolo Digital
Twin risultano due prototipi operativi, 24 attività
tra workshop e incontri con enti e imprese,
dieci contributi scientifici e attività formative
dentro il master "Construction Digital Twin &
Artificial Intelligence" e l'insegnamento UCBM
"Digital Twins per il Controllo, l'Automazione e la
Predictive Maintenance".
La rete europea è già attiva: MakingPEDs,
POSIEDON, WE Generate e C.LEVER lavorano
su Positive Energy District, quartieri sostenibili
e processi decisionali digitali. I risultati sono stati
discussi in contesti come Cesena, UERA ENEA-
CNR a Roma, Key Energy a Rimini e in appuntamenti
formativi internazionali.
Sul fronte energetico-strutturale, l'Università di
Cassino studia la geotermia a bassa entalpia con
iniezione di nanosilice colloidale nel sottosuolo: la
sostanza gelifica in situ, migliorando la conducibilità
termica del terreno e quindi l'efficienza degli
scambiatori geotermici. Come risultato, a parità di
dimensione dell'impianto vi è una maggiore capacità
di condizionamento; o, in alternativa, impianti
più piccoli a pari prestazioni. Trasversale a tutto il
progetto è la componente formativa: RT ha attivato
con Roma Tre un corso trasversale agli Atenei
su sviluppo sostenibile e pensiero critico. "Servirà
sempre più bisogno di architetti con competenze
bioclimatiche, ingegneri capaci di governare le
prestazioni energetiche e specialisti di intelligenza
artificiale", sintetizza Paola Marrone di Roma Tre.
Il repertorio scientifico è molto ampio: dai PED ai
modelli ML per la gestione energetica, dai materiali
bio-based al drenaggio urbano, dalla geotermia
al trattamento delle acque. Questa varietà è il vero
dato politico del progetto: FP2 tratta la rigenerazione
come una piattaforma urbana multisettoriale.
LA DOMANDA APERTA:
CHI GOVERNA IL GEMELLO?
La tecnologia non basta da sola. Un Digital Twin
urbano produce dati preziosi, ma anche responsabilità:
chi decide cosa raccogliere? Chi può accedervi?
Come si proteggono i sistemi e come si evita
che il gemello diventi vetrina invece di strumento?
FP2 è un ecosistema ormai attivo: Coima REM
come coordinatore, università come motore scientifico,
Almaviva e BV-Tech come partner tecnologici.
La sfida ora è trasformare prototipi, database,
materiali e modelli in procedure replicabili per
comuni, gestori, progettisti e imprese. Il quartiere
gemello funziona solo quando smette di essere un
esperimento e diventa grammatica condivisa della
rigenerazione urbana.
PROGETTO
FP2 · Energy transition and digital transition in urban regeneration
and construction · Capofila: Coima REM S.r.l. ·
Partner: Sapienza, Roma Tre, Tor Vergata, Campus Bio-Medico,
Cassino, Tuscia, CNR, ENEA, Almaviva, BV-Tech
ABSTRACT
Flagship Project 2 of the Rome Technopole ecosystem, led by Coima
REM S.r.l., addresses energy and digital transition in urban regeneration
and construction. The project combines Urban Digital
Twin technologies, CityGML-based geospatial databases, AI-supported
energy monitoring, bioclimatic solutions for Mediterranean
buildings, circular and bio-based construction materials, Positive
Energy District strategies, and sustainable mobility services.
Two operational Digital Twin prototypes have been developed at
Sapienza University of Rome: one for energy and environmental
monitoring at Valle Giulia/CITERA, and one for water-cycle
monitoring in virtual reality at Palazzina Tuminelli. The article
presents FP2 as an integrated urban regeneration framework connecting
buildings, energy, materials, water and mobility.
KEYWORDS:
Keywords: Urban Digital Twin, CityGML, Positive Energy District,
Energy Transition, Bioclimatic Design, Circular Materials,
Smart Buildings, Sustainable Mobility, MaaS, Rome
Technopole
AUTORE
Martina Mondò,
redazione@mediageo.it
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 37
CASE STUDY
Rifiuto zero, valore massimo
AI, blockchain e gassificazione per reinventare
la gestione industriale dei rifiuti
di Maria Chiara Spiezia
Quattordici linee di ricerca,
cinque cluster tematici, un
obiettivo: trasformare il rifiuto
da problema ambientale a risorsa
industriale – e costruire i distretti
circolari del Lazio.
La selezione automatica dei rifiuti: visione artificiale, spettroscopia NIR e fluorescenza
a raggi X lavorano insieme per riconoscere la composizione chimica delle
frazioni in movimento sul nastro trasportatore, con precisione superiore ai sistemi
calibrati sui flussi nordeuropei. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)
Ogni anno in Italia vengono prodotte circa
167 milioni di tonnellate di rifiuti speciali.
Una quota significativa finisce in discarica o
in incenerimento senza che i materiali preziosi contenuti
– rame, terre rare, metalli del gruppo del platino
– vengano recuperati. Non per impossibilità tecnica:
per mancanza di processi abbastanza precisi, rapidi ed
economici. Il Flagship Project 3 di Rome Technopole
parte da questo paradosso: un rifiuto è un materiale
che non sappiamo ancora usare. Quando lo sapremo
usare, smette di essere un rifiuto. La domanda di FP3
è come la transizione digitale – AI, sensori, blockchain,
modelli numerici – possa abbassare i costi e alzare la
La gestione dei rifiuti resta un problema materiale prima che digitale: quantità,
composizione e contaminazione condizionano ogni processo di recupero.
(Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)
precisione dell'intero processo. E, in parallelo, come aiutare
gli impianti di recupero energetico a dimostrare la
propria conformità ambientale in modo trasparente e
credibile per le comunità che ci vivono vicino.
IL PROBLEMA: ETEROGENEITÀ, TRACCIABILITÀ,
COMPLESSITÀ TERMOCHIMICA
La gerarchia normativa europea è chiara: prevenzione,
riutilizzo, riciclo, recupero energetico, smaltimento.
La discarica è l'ultima opzione. Questo vuol
dire che il riciclo di molti flussi rimane limitato da
tre ostacoli strutturali.
Il primo è l'eterogeneità: i rifiuti non arrivano agli
impianti con composizione uniforme. Un carico
di RSU mescola quattro tipi di plastica, carta, organico,
vetro, metalli. Selezionarli con sufficiente
purezza richiede sistemi di riconoscimento precisi,
veloci e robusti. Il secondo è la tracciabilità: affinché
il mercato delle materie prime secondarie cresca,
chi acquista materiale recuperato deve sapere esattamente
cosa contiene e come è stato prodotto. Senza
questa certezza, i prezzi restano lontani dalle materie
prime vergini. Il terzo è la complessità dei processi
termochimici, come la gassificazione e la pirolisi,
sensibili alla composizione del rifiuto: una variazione
di umidità o di cloro cambia qualità del syngas,
emissioni, rendimento. Governarli richiede modelli
che il machine learning riesce a costruire meglio di
qualsiasi operatore umano.
La scheda FP3 esplicita il bersaglio industriale: creare
vantaggi per operatori dei rifiuti e della distribuzione
energetica, intrecciando gestione dei materiali,
produzione di energia e sostenibilità economica,
ambientale e sociale degli impianti. Il filo che con-
38 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
CASE STUDY
nette le quattordici linee di ricerca è la digitalizzazione,
ovvero rendere visibile e governabile un processo
finora in larga parte opaco.
La scheda struttura gli obiettivi su tre linee strategiche:
1. HIC (potenziale industriale), integrare soluzioni
avanzate di selezione, tracciabilità e valorizzazione,
sfruttando la partecipazione a tavoli di lavoro
con aziende della distribuzione energetica per filiere
integrate;
2. N&F (formazione pubblica), ridurre opposizioni
agli impianti spiegando le differenze rispetto agli
inceneritori tradizionali;
3. D&D (dati e trasparenza), raccogliere dati certificati
su emissioni ed efficienza energetica per conformità
normativa, certificazioni green e accesso a
incentivi pubblici.
L'AI CHE RICONOSCE IL
RIFIUTO PRIMA CHE ARRIVI ALL'IMPIANTO
Il modello predittivo è il primo anello. Partendo da
zona di raccolta, giorno, stagione e tipo di utenza,
stima in anticipo le probabili caratteristiche del rifiuto
in ingresso. Non una certezza, poiché la composizione
varia per natura, ma una distribuzione
abbastanza precisa da pre-configurare i parametri
dell'impianto, riducendo i transitori fuori specifica.
Il riconoscimento automatico combina visione artificiale,
spettroscopia NIR per i polimeri e fluorescenza
a raggi X per i metalli. Il contributo di FP3 è
addestrare algoritmi di deep learning su dataset che
includano la variabilità degli impianti italiani, con
una maggiore presenza di organico e plastiche difficili
rispetto ai flussi nordeuropei su cui sono calibrati
i sistemi commerciali.
Il pretrattamento a bordo, già pilotato in Germania
e Svezia, punta a portare la selezione primaria direttamente
sul mezzo di raccolta, separando le frazioni
di valore prima ancora dell'arrivo all'impianto. I sensori
iperspettrali compatti sviluppati dal CNR sono
il componente abilitante: ottimizzati per ambienti
industriali polverosi e vibranti, identificano la composizione
chimica delle superfici in movimento sul
nastro trasportatore.
"Al di là degli aspetti chimici che governano la trasformazione
del rifiuto, questo progetto innesta
tecnologie totalmente innovative – AI, blockchain,
robotica sensoriale – sin dai primissimi passi che
il rifiuto compie dal luogo in cui viene originato",
spiegano Antonio Carcaterra e Nicola Verdone della
Sapienza. Il punto di arrivo è far sì che il sistema
classifichi e separi il rifiuto in ingresso, alimentando
nel modo più opportuno i processi chimici di trasformazione
a valle.
La trasparenza sulle emissioni come risposta alle opposizioni locali: droni e sensori
portatili sviluppati a Cassino monitorano in continuo le nanopolveri aerodisperse
negli intorni degli impianti, rendendo i dati accessibili in tempo reale alla popolazione.
(Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)
DAL PASSAPORTO DIGITALE AL
RICICLO CHIMICO DELLE PLASTICHE
Il Passaporto Digitale per i RAEE è uno degli
strumenti previsti dal regolamento ESPR (UE
2024/1781): ogni prodotto deve essere accompagnato
da un documento digitale che ne descrive
composizione, componenti critici e istruzioni di
smontaggio. Quando il prodotto diventa rifiuto,
l'impianto trova già le informazioni per ottimizzare
la valorizzazione. FP3 lavora sulla componente tecnologica
– struttura del dato, standard informatici,
accessibilità lungo tutta la filiera – in collaborazione
con ACEA e con i produttori dell'area laziale.
Le etichette elettroniche eco-friendly (chip NFC
su substrato compostabile) rendono le istruzioni di
riciclo dinamiche, aggiornabili e leggibili sia dallo
smartphone del consumatore, sia dai sistemi automatici
degli impianti. Il sistema di plastic credits
su blockchain aggiunge la dimensione di mercato:
certificati unici e non duplicabili che attestano il riciclo,
scambiabili tra aziende per compensare deficit
di contenuto riciclato. Un meccanismo volontario
Modelli predittivi per la gestione del rifiuto in ingresso: a partire da zona di raccolta,
stagione e tipo di utenza, il sistema stima la composizione probabile del carico,
pre-configurando i parametri dell'impianto prima dell'arrivo. (Fonte: RAI / Fondazione
Rome Technopole)
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 39
CASE STUDY
Il riciclo chimico delle plastiche difficili: nei laboratori di Sapienza si lavora sul
Plasmix — la quota di rifiuto plastico non più riciclabile meccanicamente — usando
gemelli digitali degli impianti per valutare la fattibilità prima di qualsiasi investimento
fisico. Le partnership tra università e industria permettono di trasformare
la ricerca sui rifiuti in tecnologie applicabili agli impianti reali. (Fonte: RAI / Fondazione
Rome Technopole)
che precede, e può modellare, la futura obbligatorietà
normativa.
Sul fronte del riciclo chimico, Barletta a Roma Tre
lavora sui vassoi in PET per alimenti freschi – tra i
prodotti più difficili da riciclare a causa della contaminazione
alimentare. La filiera sperimentale copre
tutto il ciclo: estrusione, stampaggio, termoformatura,
caratterizzazione sistematica. Nei laboratori
della Sapienza si lavora invece sul Plasmix, la quota
di rifiuto plastico non più riciclabile meccanicamente,
usando gemelli digitali degli impianti per valutare
tecnica ed economia prima di qualsiasi investimento
fisico. "Il 70% degli studenti che si laureano
in questi ambiti trova subito lavoro", rileva il gruppo
di ricerca. La domanda industriale è concreta.
CLUSTER C ED E: TERMOCHIMICO,
NANOPOLVERI E MONITORAGGIO CON ACEA
FP3 costruisce più di semplici impianti: costruisce
gemelli digitali di gassificazione e pirolisi che simulano
il comportamento dei processi in funzione
della composizione variabile del rifiuto in ingresso,
Luca Stabile Prof. Associato di Ingegneria Civile e Meccanica dell'Università di
Cassino e del Lazio Meridionale;
ottimizzando emissioni, rendimento e design prima
della scala industriale. Il syngas prodotto dalla
gassificazione apre a partnership dirette con la distribuzione
energetica: combustibili verdi da cedere,
calore da convertire in teleriscaldamento urbano,
idrogeno da immettere in rete. Un doppio mercato,
di materiali ed energia, che rafforza la sostenibilità
economica degli impianti.
Luca Stabile e il gruppo dell'Università di Cassino
studiano le nanopolveri aerodisperse negli intorni
degli impianti: particelle circa mille volte più piccole
del PM10, prive di limiti di legge e di metodi di
misura codificati. La risposta operativa sono droni e
dispositivi portatili per il monitoraggio in continuo,
con dati in tempo reale accessibili alla popolazione.
"Si riesce a dare un'informazione in real time ai residenti
su ciò che accade nell'intorno dell'impianto",
confermano Carcaterra e Verdone. Di fronte alle
opposizioni che bloccano nuovi impianti in Italia,
questo tipo di trasparenza misurabile è l’unica risposta
concreta.
ACEA, gestore del ciclo integrato dei rifiuti nel
Lazio, è il banco di prova di queste linee. Possiede i
dati reali degli impianti, il problema delle acque di
processo da trattare con sistemi elettrochimici avanzati,
e l'interesse a dimostrare performance ambientali
credibili. Almaviva integra il tutto in piattaforme
Sensori e misure in tempo reale consentono di monitorare parametri fisici e chimici
dei processi di trattamento.analizzatore di particelle (DMA)
Strumento da laboratorio per l'analisi dimensionale delle particelle (DMA — Differential
Mobility Analyzer): pannello frontale con display, manopole e connettori;
visibili i parametri di misura (DMA-Voltage, Sheath Flowrate, Sample Flowrate,
Particle Diameter: 65,49 nm); logo RT.
La misurazione delle particelle ultrafini: lo strumento DMA (Differential Mobility
Analyzer) del laboratorio di Cassino consente di caratterizzare le nanopolveri aerodisperse,
circa mille volte più piccole del PM10, prive di limiti di legge e di metodi
di misura codificati. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)
40 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
CASE STUDY
digitali che monitorano in tempo reale produzione
e distribuzione dell'energia generata dagli impianti,
ottimizzando l'integrazione con fonti rinnovabili
(solare, eolico, idrogeno) e la fornitura di calore per
il teleriscaldamento urbano, così da costruire la base
per i distretti circolari.
UNA FRONTIERA TRASVERSALE:
SMART PACKAGING E SENSORI WIRELESS
Dai laboratori di elettromagnetismo pervasivo di
Tor Vergata arriva un contributo inatteso: la prof.
ssa Occhiuzzi sviluppa sensori wireless privi di batteria,
integrabili in vaschette alimentari o boccette di
farmaci e capaci di rilevare parametri chimico-fisici
trasmettendoli via NFC. Nel contesto FP3 la killer
app è lo smart packaging: etichette che monitorano
la qualità del cibo in tempo reale, non in base alla
data stampata. Collegato alla linea B sulle etichette
eco-friendly, lo smart packaging sposta il focus dalla
tracciabilità alla prevenzione: meno sprechi alimentari,
meno rifiuti generati, così da rispettare la priorità
in cima alla gerarchia normativa europea.
Gassificazione e trattamenti termochimici aprono nuove possibilità per recuperare
valore energetico e materiale dai flussi di scarto.
IL CONTESTO EUROPEO
E IL DISTRETTO CIRCOLARE
FP3 si inserisce in un ciclo normativo europeo
denso: ESPR, Critical Raw Materials Act (2024),
revisione IED, Circular Economy Action Plan. Il
CRMA vincola l'UE a recuperare il 15% dei materiali
domesticamente strategici entro il 2030: terre
rare e metalli critici per la transizione verde, di cui
la Cina controlla oggi oltre il 90% della produzione.
Umicore, Aurubis e Veolia lo fanno già, mentre
FP3 e la filiera ACEA possono costruire lo stesso nel
Lazio.
L'obiettivo finale è il distretto circolare: un'area
dove lo scarto di un'impresa diventa materia prima
di un'altra. Il modello è Kalundborg in Danimarca,
che comprende raffineria, cementificio, farmaceutica
e impianto elettrico in ciclo chiuso. FP3 vuole
replicarlo nel Lazio con flussi reali e dati tracciabili
su blockchain. La governance – chi certifica i materiali,
chi risolve i conflitti – resta la domanda aperta:
la blockchain traccia, l'AI ottimizza, ma la fiducia
tra imprese si costruisce con i risultati, non con la
tecnologia.
Un elemento spesso dimenticato è il fatto che FP3
produce già nuove professionalità. All'Università della
Tuscia, la laurea magistrale in Circular Economy
– una delle prime in Italia su questi temi – forma
figure ibride che combinano economia circolare,
tecnologie digitali del riciclo e competenze ambientali.
"Rome Technopole ha deposto un seme", dice
Carcaterra. E il seme più duraturo non è nei brevetti,
bensì nei ricercatori che, dopo il PNRR, continueranno
a lavorare su questi problemi.
PROGETTO
FP3 · TRANSIZIONE DIGITALE - ECONOMIA CIRCOLARE E RICICLO · CA-
POFILA: SAPIENZA UNIVERSITÀ DI ROMA · PARTNER: TOR VERGATA,
ROMA TRE, CASSINO, TUSCIA, LUISS, UCBM, CNR · INDUSTRIA: ACEA,
ALMAVIVA
ABSTRACT
Flagship Project 3 of the Rome Technopole ecosystem, led by Sapienza Università
di Roma with partners Tor Vergata, Roma Tre, Cassino, Tuscia, LUISS,
UCBM, CNR (academic) and ACEA, Almaviva (industrial), addresses digital
transition for waste decarbonisation and recycling. Its fourteen research lines
span five clusters: AI and digital tools for waste characterisation and pre-sorting;
digital traceability (Digital Product Passport, smart labels, plastic credits
blockchain); thermochemical process modelling (gasification, pyrolysis, green
chemistry); critical raw materials recovery and polyester chemical recycling;
and environmental monitoring including nanopowder surveillance and electrochemical
water treatment. The article discusses each cluster's scientific
content, key results (Plasmix digital twin, PET recycling pilot at Roma Tre,
battery-free NFC sensors at Tor Vergata, real-time nanopowder monitoring
at Cassino), the EU regulatory context (ESPR, CRMA, IED revision) and the
open challenge of building circular district governance.
KEYWORDS:
Waste Management, Circular Economy, Digital Product Passport, Blockchain,
Gasification, Pyrolysis, Critical Raw Materials, PET Recycling,
Smart Packaging, Nanopowders, ESPR, Industrial Symbiosis
AUTORE
Maria Chiara Spiezia
redazione@mediageo.it
Campioni di materiale plastico riciclato: la qualità del recupero dipende da selezione,
tracciabilità e controllo della composizione. L'obiettivo finale di FP3 è il
distretto circolare — un'area dove lo scarto di un'impresa diventa materia prima
di un'altra, sul modello di Kalundborg in Danimarca. (Fonte: RAI / Fondazione
Rome Technopole)
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 41
CASE STUDY
Radar, fotoni e terahertz
AI, Come il progetto Leonardo-Rome Technopole ridefinisce i confini
dell'elettronica per la difesa e le telecomunicazioni del futuro
di Valerio Carlucci
Quattro filoni – radar AESA,
crittografia quantistica, AI per
immagini e banda terahertz –
per costruire autonomia
tecnologica italiana in settori
ad alta criticità.
Schermata di un sistema radar AESA in esercizio: la capacità di rilevare la
firma micro-Doppler delle eliche di un drone consente di classificarne il
tipo senza trasmissione né cooperazione, aprendo scenari di sorveglianza
urbana a basso costo. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)
Il 17 maggio 2024, a Parigi, un ricercatore ha
presentato all'European Radar Conference un algoritmo
capace di stimare la velocità di rotazione
delle eliche di un drone a partire dalla riflessione
radar, senza trasmissione né cooperazione. FP5, coordinato
da Filippo De Stefani di Leonardo, costruisce
questa capacità dentro un'alleanza tra Leonardo, università
laziali, CNR, Airbus Italia e MBDA.
Droni, sensori e controllo remoto nelle applicazioni dual-use: FP5 sviluppa
architetture MIMO per classificare UAV dalla riflessione radar. Fonte: RAI /
Fondazione Rome Technopole.
RADAR AESA - DRONI,
MIMO E LA SFIDA COMPUTAZIONALE
Il radar AESA – Active Electronically Scanned
Array – è la piattaforma principale di FP5 che ha già
prodotto il maggior numero di risultati. De Stefani
spiega il perché dalla parte dell'industria: "Il sensore
radar è estremamente complesso e oggi è necessario
far fronte ai requisiti che vengono da nuovi scenari
operativi, quali i droni che tra un po' invaderanno
le nostre città. Ci stiamo occupando della detezione
della microdoppler, che è un segnale tipico del
drone, quello introdotto dalle eliche". L'obiettivo
è sviluppare architetture MIMO – Multiple Input
Multiple Output – per questi nuovi scenari, usando
tecnologie digitali che consentono di campionare
direttamente la radiofrequenza ed elaborare quantità
di dati inimmaginabili fino a poco tempo fa.
Il gruppo della Sapienza (Lombardo, Colone e
collaboratori) lavora sull'aspetto computazionale:
"L'antenna AESA digitale significa avere una schiera
di tanti elementi che irradiano e ricevono, ciascuno
digitalizzato indipendentemente. Il risultato è un
costo computazionale estremamente alto, che stiamo
affrontando per ridurlo e renderlo compatibile
con hardware commerciale". Il valore aggiunto è
rappresentato da fasci multipli contemporanei, sorveglianza
di interi settori, spostamento elettronico
rapidissimo, senza parti mobili. Una ricercatrice del
laboratorio di radiotecnica aggiunge: "Certamente
il cielo delle nostre città nei prossimi anni sarà pieno
di droni. Riuscire ad avere elaborazione digitale
42 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
CASE STUDY
rapida con hardware di basso costo ci permetterà di
sviluppare sensori che svolgano insieme funzioni di
sorveglianza e di comunicazione".
I risultati seguono una progressione coerente: stima
velocità singola elica (EuRAD 2024), bicottero controrotante
(IRC 2024), simulatore radar (IJMWT,
in revisione), validazione quadricottero (IEEE
2025). La scheda FP5 aggiunge una stima monopulse
con tre antenne non uniformi, MIMO e validazione
FPGA (accettata all'International Radar
Symposium – IRS – 2025 di Amburgo). Il gruppo
di Tor Vergata apporta una dimensione ulteriore:
nano e microelettronica per apparati di nuova generazione,
con applicazioni anche in campo medico.
Un dottorando racconta: "Grazie al Technopole
posso entrare in contatto con le aziende, vedere le
loro necessità e costruire insieme quello che sarà il
futuro".
CRITTOGRAFIA QUANTISTICA – FOTONI,
BB84 E L'ALGORITMO OLIVIER
Il filone quantistico di FP5 opera su due livelli distinti:
• la QKD (Quantum Key Distribution), che usa le
leggi della fisica per distribuire chiavi inviolabili;
• la crittografia post-quantum, che usa la matematica
per resistere ai futuri computer quantistici.
Sono risposte diverse alla stessa minaccia: la violazione,
da parte dei computer quantistici che arriveranno,
di RSA e ECDSA. FP5 lavora su entrambi
i fronti.
Nel quantum lab della Sapienza, guidato dal prof.
Sciarrino, si usano singoli fotoni per protocolli di
comunicazione sicura tra due utenti, convenzionalmente
chiamati Alice e Bob. Una ricercatrice del
laboratorio afferma: "Sfruttiamo le proprietà dei
fotoni che vanno dalla polarizzazione al momento
angolare orbitale per migliorare diversi protocolli,
dalla comunicazione quantistica alla crittografia.
Nel medio termine vogliamo sfruttare nuovi approcci
e sviluppare nuova componentistica. Nel
lungo termine dobbiamo avere un impatto fuori dai
laboratori, nell'ambito di reti urbane ed exturbane".
La collaborazione con aziende del territorio laziale è
già attiva: ricerca accademica e sviluppo industriale
procedono in parallelo.
All'Università di Cassino, il gruppo di Corbo lavora
con un approccio diretto sulla crittografia multivariata
post-quantum, con un approccio diretto:
"I metodi di crittografia attuali sono vulnerabili
all'algoritmo di Shor, che non ha ancora trovato
attuazione perché necessita di quantum computer.
Questi quantum computer stanno arrivando.
Stiamo cercando di sviluppare un nuovo algoritmo
che abbiamo battezzato Olivier, con la filosofia di
Il laboratorio di nano e microelettronica di Tor Vergata: componenti di
nuova generazione per apparati sperimentali avanzati, sviluppati in collaborazione
con Leonardo e Airbus Italia per comunicazioni quantistiche,
tecnologie fotoniche radar e sistemi medicali: la sicurezza del dato passa
anche dall’hardware (camera anecoica) .
(Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)
minimizzare la probabilità che sorgano nuovi attacchi.
Abbiamo controllato che tutti gli attacchi
esistenti non funzionassero". L'algoritmo Olivier
è stato già presentato alla comunità scientifica e la
sua validità verrà testata nel tempo. Il settore è considerato
un’urgenza dall'industria: "Da parte delle
aziende c'è molta sensibilità verso la sicurezza delle
comunicazioni, perché è un tema percepito come
attuale".
AI PER IMMAGINI – DALLE NAVI AL SATELLITE,
DALL'INFRAROSSO AL VISIBILE
Il filone AI è doppio: da una parte, super-risoluzione
e traduzione multimodale di immagini satellitari
e marittime; dall’altra, AI per cybersecurity (in
particolare riguardo il rilevamento delle minacce,
l’orchestrazione degli allarmi e la risposta agli incidenti).
I modelli già sviluppati sono quattro:
1. StableShip-SR per la super-risoluzione di immagini
di navi da satellite: ricostruisce dettagli morfologici
che consentono di classificare il tipo di nave,
stimarne il carico e identificarne il numero IMO.
2. MWT-Diff e ResQu per la super-risoluzione satellitare
e la rappresentazione multimodale.
PUBBLICAZIONI RADAR FP5
(DOCUMENTATE AL MAGGIO 2025)
4Stima velocità singola elica - EuRAD 2024, Parigi (pubblicato)
4Stima eliche controrotanti bicottero - IRC 2024, Rennes (in pubblicazione)
4Simulatore radar per classificazione droni - IJMWT (in revisione)
4Validazione quadricottero - IEEE Radar Conference 2025, Cracovia
4Strategia DoA tre antenne non uniformi + MIMO + monopulse su
FPGA - Sensors 2023/2025; IRS 2025, Amburgo (accettato)
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 43
CASE STUDY
Il laboratorio AI per immagini della Sapienza: i modelli StableShip-SR e MWT-
Diff per la super-risoluzione di immagini satellitari e marittime sono già trasferiti
a Leonardo per applicazioni di sorveglianza aerea. (Fonte: RAI / Fondazione
Rome Technopole)
Il laboratorio di dispositivi terahertz del CNR-IMM: materiali a base di grafene
per modulare dinamicamente le caratteristiche elettromagnetiche dei dispositivi,
abilitando nuove tecnologie per il 6G e l'imaging medicale non ionizzante. (Fonte:
RAI / Fondazione Rome Technopole)
3. StawGAN per la traduzione infrarosso.
4. RGB per la conversione di immagini da sensori
termici in rappresentazioni visivamente analoghe
alle fotografie nel visibile, abilitando la fusione di
dati da sensori diversi e la generazione di training
data sintetici.
Una ricercatrice del laboratorio AI della Sapienza
spiega l'orizzonte più ampio: "Sviluppiamo algoritmi
di intelligenza artificiale generativa soprattutto
per dati multimediali – immagini, video, audio.
Spesso generiamo un tipo di dato a partire da altri,
come nel caso di tradurre le immagini da un dominio
all'altro. In futuro mi aspetto di sviluppare algoritmi
che abbiano un impatto positivo sulla società
e che siano disponibili al pubblico". Il trasferimento
tecnologico verso Leonardo – che ha capacità di
sorveglianza aerea e satellitare – è già strutturato
con collaborazioni e internship.
LA BANDA TERAHERTZ – GRAFENE,
METASUPERFICI E IL FUTURO A 10 ANNI
Il THz occupa lo spazio dello spettro tra microonde
e infrarosso: la "regione proibita" dell'elettronica
per decenni, oggi al centro della corsa tecnologica
per 6G, imaging medicale non ionizzante e sicurezza
non invasiva.
Al CNR-IMM (Istituto di Microelettronica e
Microsistemi) un gruppo interdisciplinare, composto
da fisici, ingegneri delle telecomunicazioni e
chimici, lavora sui materiali e sui componenti chiave.
Il punto di partenza è il grafene, "un materiale
che può permettere di cambiare le caratteristiche dei
dispositivi dinamicamente tramite l'applicazione di
uno stimolo esterno. Questa è una proprietà unica
che può permettere lo sviluppo di nuove tecnologie
per le comunicazioni del futuro", dice un ricercatore
del CNR-IMM. Un collega aggiunge sulla timeline
industriale: "Il terahertz è una tecnologia che
ragiona molto avanti nel tempo, in un arco di dieci
anni e anche di più, per poter essere sviluppata su
base commerciale. È per questo che speriamo che
l'impulso delle aziende possa crescere nel tempo".
A Roma Tre, Filiberto Bilotti lavora sulle metasuperfici
riconfigurabili: "Siamo stati i primi a offrire
corsi sui metamateriali a livello magistrale e dotto-
IL TERAHERTZ IN NUMERI:
PERCHÉ CONTA PER IL 6G
Lo spettro THz (100 GHz-10 THz) offre larghezze di banda ordini
di grandezza superiori al 5G: capacità trasmissive nell'ordine
dei terabit/s, necessarie per le applicazioni 6G (deployment previsto
2030-2035).
Limiti attuali: forte attenuazione atmosferica (vapore acqueo), antenne
microscopiche che richiedono beamforming avanzato, componentistica
ancora costosa per mancanza di filiera industriale.
Applicazioni immediate: link wireless indoor ad alta densità (data
center, ospedali), imaging medicale non ionizzante, controllo di sicurezza
non invasivo.
Vantaggio italiano: il CNR-IMM e Roma Tre costruiscono competenze
in un segmento - metasuperfici e dispositivi THz a grafene
- ancora poco presidiato dai grandi competitor asiatici e americani.
Attività in ambiente controllato per la caratterizzazione di dispositivi e materiali
avanzati nel dominio THz.ricercatrice al monitor
Una ricercatrice di spalle davanti a schermi multipli con interfacce di analisi dati;
ambiente di laboratorio di elaborazione segnali o imaging AI; logo RT.
44 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
CASE STUDY
rale. Sono particolarmente richiesti oggi laureati in
ingegneria elettronica che sappiano progettare metasuperfici
le cui proprietà elettromagnetiche possono
essere controllate in tempo reale. Per l'industria
rappresentano una tecnologia estremamente
importante che guiderà l'innovazione negli anni a
venire". Il modulo FP5 documenta setup per spettroscopia
e imaging THz, prototipi di metasuperfici
fishnet, antenne leaky-wave, modulatori a cristalli
liquidi e tecniche di caratterizzazione a banda larga:
la produzione scientifica è già più ricca di quanto
lasci intendere una lettura rapida del sito RT.
IL CONTESTO: AUTONOMIA STRATEGICA,
DUAL-USE E LA DOMANDA APERTA
FP5 ha il profilo più chiaramente dual-use di tutto
RT: radar AESA, comunicazioni sicure e AI per immagini
satellitari sono utili sia per la difesa, sia per
le applicazioni civili. "Le tecnologie stanno evolvendo
con una rapidità (?) enorme. Quello che la
nostra azienda sta cercando di fare è introdurre la
tecnologia digitale nello sviluppo di questi sensori,
che permette di elaborare quantità di dati fino
a poco tempo fa inimmaginabile". E sul perché di
RT: "È necessario avvicinare il mondo delle aziende
a quello delle università. Per fare prodotti che stanno
sul mercato e sono avanzati tecnologicamente
è necessario utilizzare tutta la ricerca universitaria,
che un'azienda da sola non avrebbe modo di fare".
Il PNRR non finanzia armamenti diretti: FP5 ha
finalità civili dichiarate, tra cui la gestione del traffico
aereo, il monitoraggio del meteo, comunicazioni
civili sicure. Il progetto si inserisce nel quadro EDIS
e nel Fondo Europeo per la Difesa, ovvero ridurre
la dipendenza da fornitori extra-UE in radar, QKD
ed elettronica avanzata. Il contributo specifico non
è nella massa critica, ma nella specializzazione: micro-Doppler
per droni, QKD su reti ibride, metasuperfici
THz, con Leonardo e CNR come cerniere
tra ricerca e industria.
La domanda rimane aperta: poiché le tecnologie
Le tecnologie radar, quantistiche e terahertz richiedono competenze specialistiche
capaci di collegare ricerca, sicurezza e applicazioni industriali. Il prof.
Pierfrancesco Lombardo, ordinario di Telecomunicazioni alla Sapienza, guida il
gruppo di ricerca sui radar AESA digitali e le architetture MIMO per la classificazione
di droni. (Fonte: RAI)
sviluppate con fondi PNRR avranno applicazioni
sia civili sia militari, chi decide quale uso prevarrà?
La risposta istituzionale è formalmente corretta,
ma non risponde alla domanda sostanziale: la
conoscenza prodotta non ha confini. Il lettore di
GEOmedia, che lavora con dati geospaziali e immagini
satellitari, la riconosce come propria condizione
strutturale.
PROGETTO
FP5 · TRANSIZIONE DIGITALE · CAPOFILA: LEONARDO · COORDINA-
TORE: FILIPPO DE STEFANI · PARTNER: SAPIENZA, TOR VERGATA, TUS-
CIA, ROMA TRE, CNR, CASSINO · INDUSTRIA: AIRBUS ITALIA, MBDA
ITALIA
ABSTRACT
Flagship Project 5 of the Rome Technopole ecosystem, led by Leonardo (coordinator:
Filippo De Stefani) with partners Sapienza, Tor Vergata, Tuscia, Roma
Tre, Cassino, CNR and Airbus Italia, MBDA Italia, addresses digital transition
through four research lines at different technology readiness levels: (1) AESA
radar - micro-Doppler drone classification, MIMO architectures, monopulse
DoA estimation and FPGA validation (EuRAD 2024, IRC 2024, IRS 2025);
(2) quantum cryptography - QKD with BB84 and free-space optical channels
at Sapienza (Sciarrino group), and the Olivier post-quantum algorithm
based on multivariate cryptography (Cassino, Corbo group); (3) AI for satellite
and maritime imagery - super-resolution (StableShip-SR, MWT-Diff, ResQu)
and multimodal translation (StawGAN, IR to RGB); (4) terahertz devices -
graphene-based reconfigurable metasurfaces and components at CNR-IMM,
reconfigurable metasurfaces at Roma Tre (Bilotti group). The article includes
direct quotes from key researchers from the RAI Play video (Ep. 9) and discusses
the dual-use governance challenge in PNRR-funded research with defence
industry partners.
KEYWORDS:
AESA Radar, Micro-Doppler, Drone Classification, QKD, Post-Quantum
Cryptography, Olivier Algorithm, THz Metasurfaces, AI Imagery, Super-
Resolution, Dual-Use, Strategic Autonomy
AUTORE
Valerio Carlucci
redazione@mediageo.it
Analisi digitale e visualizzazione dei segnali: l’AI entra nella lettura di immagini,
pattern e anomalie rilevate dai sensori.ricercatrice al monitor
Una ricercatrice del laboratorio AI della Sapienza al lavoro su algoritmi di intelligenza
artificiale generativa per la traduzione multimodale di immagini da
sensori termici a rappresentazioni nel visibile. (Fonte: RAI / Fondazione Rome
Technopole)
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 45
CASE STUDY
Il satellite nasce due volte
Prima nel gemello digitale, poi nell'officina: AI, realtà virtuale
e robotica reinventano la manifattura spaziale italiana
di Valentina Ricca
10 Working Group, 15 entità tra
università e industria, un obiettivo:
trasformare in proof-of-concept le
tecnologie digitali più avanzate
per l'ingegneria aerospaziale.
Un satellite Thales Alenia Space durante le fasi di assemblaggio: costruire un satellite
richiede migliaia di componenti con tolleranze nell'ordine dei micron e zero
possibilità di manutenzione una volta in orbita. FP6 usa AI e realtà aumentata per
ridurre gli errori prima del lancio. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)
Thales Alenia Space produce satelliti da quarant'anni:
telecomunicazioni, osservazione
della Terra, navigazione, la Stazione
Spaziale Internazionale. Costruire un satellite è
una delle operazioni manifatturiere più complesse
che l'umanità sia in grado di compiere: migliaia di
componenti, tolleranze nell'ordine dei micron, zero
possibilità di manutenzione in orbita. Ogni errore
che passa inosservato in officina diventa un satellite
inutilizzabile a 36.000 chilometri dalla Terra. Il
Flagship Project 6 di Rome Technopole parte da qui:
come usare l'intelligenza artificiale, la realtà virtuale
e la robotica per ridurre quegli errori, accelerare
la produzione e rendere più capace un'industria che
oggi deve competere con SpaceX, Planet e una nuova
generazione di operatori che hanno cambiato le regole
del gioco. Tutti seduti attorno agli stessi problemi
concreti.
IL PROGETTO: DIECI WORKING GROUP,
UN FILO COMUNE
FP6 è strutturato attorno a un Joint Lab che riunisce
Thales Alenia Space, le università e gli altri
partner industriali (Airbus Italia, Almaviva,
BV-Tech) attorno a un principio dichiarato: sviluppare
e implementare algoritmi di intelligenza
artificiale a supporto dell'industria, che dialogano
con gli utilizzatori per mezzo di sistemi di realtà
aumentata e virtuale. Uno spazio dove i problemi
reali di TAS – come si assembla un satellite in
modo corretto, come si ottimizza una fabbrica,
come si gestisce il lancio – incontrano le competenze
scientifiche degli atenei al di là della ricerca
puramente teorica.
"La nostra azienda è impegnata in quattro linee
di ricerca, due principalmente incentrate su realtà
virtuale e robotica, legate da una linea comune che
è l'intelligenza artificiale", spiega Gianluca Graglia
di Thales Alenia Space, coordinatore del progetto.
Realtà virtuale e tracciamento dei gesti: il gemello digitale guida e verifica le operazioni
di montaggio in tempo reale.mano robotica con guanto esoscheletrico
Il WG4 di FP6 sviluppa robot collaborativi guidati da AI per l'assemblaggio autonomo
di unità di volo nei sottosistemi satellite: non per sostituire l'operatore, ma
per liberare i tecnici specializzati per le fasi più critiche. (Fonte: RAI / Fondazione
Rome Technopole)
46 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
CASE STUDY
Il risultato atteso è misurabile: proof-of-concept
funzionanti su problemi concreti, non simulazioni
accademiche.
CLUSTER A: LA FABBRICA DEL
SATELLITE SI FA DIGITALE (WG 1-4)
"Immaginate di dover montare un armadio: invece
di istruzioni complesse da interpretare, indossate
un visore di realtà aumentata e un algoritmo
vi dice quale vite prendere, quale strumento usare,
dove posizionarla, e poi controlla la corretta installazione",
illustra Graglia. È esattamente questo che
il WG1 sviluppa per l'assemblaggio dei satelliti: un
assistente virtuale in linea di produzione che guida
l'operatore passo per passo, riducendo gli errori
in un processo dove la tolleranza zero diventa un
requisito.
Il WG2 scala il concetto all'intero processo di
assemblaggio: algoritmi di Object Detection e
Anomaly Detection monitorano in tempo reale
ogni operazione, confrontando lo stato reale con il
modello digitale del satellite. Un bullone mancante,
un connettore nel jack sbagliato, un cavo con
raggio di curvatura errato: tutto viene segnalato
prima che il satellite lasci l'officina.
Il WG3 crea il gemello digitale dello stabilimento,
ottimizza layout, competenze e sequenza delle attività.
Graglia porta un esempio concreto: "Avendo
un modello digitale di fabbrica completo sarebbe
possibile fare previsioni su cosa succederebbe se
non avessi più le forniture dai miei fornitori abituali
– come è successo con il Covid e con la guerra
in Ucraina". Resilienza produttiva come output
diretto del digital twin.
Il WG4 porta robot collaborativi guidati da AI
per l'assemblaggio autonomo. Non sostituiscono
l'operatore nel breve termine, ma eseguono operazioni
standardizzate con precisione costante, liberando
i tecnici specializzati per le fasi più critiche e
ad alto valore aggiunto.
Osservazione satellitare e dati orbitali: FP6 collega la manifattura spaziale alle
applicazioni di monitoraggio e analisi del territorio.
CLUSTER B: METAMATERIALI, NANOPOROSI E
IL PROBLEMA DELLE VIBRAZIONI AL LANCIO
(WG 5)
Il momento più violento per un satellite è il lancio.
Le vibrazioni trasmesse dai motori del vettore possono
danneggiare irrimediabilmente componenti
elettronici sensibili. Il WG5 affronta questo problema
con due approcci complementari che nascono
dai laboratori della Sapienza.
"I nostri sistemi di protezione ottimizzati con algoritmi
di AI servono a schermare i satelliti dagli
eccessi di accelerazioni e vibrazioni durante le fasi
di lancio", spiega il prof. Walter La Carbonara. La
sua linea lavora sui metamateriali: strutture artificiali
progettate con tecniche di manifattura additiva
che mostrano la proprietà di essere totalmente
schermate dalle vibrazioni in certi campi di frequenza.
L'idea di fondo è scalare le masse vibranti
a dimensioni nanoscopiche, introducendole nella
struttura cellulare del materiale stesso.
Il gruppo di Alfredo Giacomello lavora, invece,
su materiali nanoporosi, all'interno dei quali l'acqua
entra ed esce dissipando energia: "Vogliamo
progettare atomo per atomo questi materiali e,
con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, prevederne
il comportamento su scale molto più grandi. Un
I DIECI WORKING GROUP DI FP6
WG1 Machine Aided Design - AI + VR immersiva per progettazione
interattiva di sottosistemi satellite senza simulazioni tradizionali.
WG2 Digital Assembly & Inspection - Object Detection e
Anomaly Detection per assistere l'operatore nell'assemblaggio e
verificare la corretta esecuzione.
WG3 Factory Digital Twin - ottimizzazione layout stabilimento,
gestione skills, rescheduling automatico in caso di deviazioni.
WG4 Robotic Assembly - robot guidati da AI che integrano autonomamente
unità di volo nei sottosistemi satellite.
WG5 Advanced Materials - metamateriali e materiali nanostrutturati
per smorzamento vibrazioni; materiali per calcolo neuromorfico;
spintronici; additive manufacturing.
WG6 AI4SbA - ML/DL per analisi spettrale da missioni spaziali;
ottimizzazione traffico da dati satellitari; sorveglianza orbita
GEO.
WG7 Energy Efficiency with AI - gestione consumo energetico
edifici; illuminazione pubblica intelligente.
WG8 Complex Networks - ML per reti complesse su larga scala
in diversi domini applicativi.
WG9 Neural Network Engine - coprocessore FPGA per inferenza
di reti neurali in applicazioni aerospaziali (AeneasHDC, IEEE
WCCI 2024).
WG10 Detection of Pollutants - rilevamento inquinanti in aria e
acqua con IoT a basso costo e ML (paper ICPR 2024, Springer).
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 47
CASE STUDY
Test di un drone autonomo: le tecnologie di AI per immagini e rilevamento degli
inquinanti sviluppate nei WG6 e WG10 trovano applicazione sia in ambito aerospaziale
che nel monitoraggio ambientale distribuito. (Fonte: RAI / Fondazione
Rome Technopole)
Visualizzazione della risposta in frequenza (FRF) di un metamateriale: il gruppo
di La Carbonara alla Sapienza progetta strutture in manifattura additiva che
schermano completamente le vibrazioni in certi campi di frequenza, proteggendo
i componenti elettronici sensibili durante il lancio. (Fonte: RAI / Fondazione
Rome Technopole)
giorno mi piacerebbe vedere a bordo di un satellite
i dispositivi da noi progettati". I due approcci
– metamateriali di La Carbonara e nanoporosi
di Giacomello – sono complementari e sinergici:
sfruttano l’isolamento passivo dalle vibrazioni attraverso
la struttura del materiale stesso, invece di
sistemi meccanici aggiuntivi che pesano e consumano.
CLUSTER C E D: AI PER LO SPAZIO, FPGA E
IL RILEVAMENTO DEGLI INQUINANTI (WG 6-10)
Il WG6 porta l'AI nelle applicazioni satellitari
concrete: analisi spettrale di dati di missioni spaziali,
ottimizzazione del traffico automobilistico
da dati GNSS, e sorveglianza dell'orbita geostazionaria
con osservazioni ottiche. Due paper al 75°
Congresso Astronautico Internazionale di Milano
2024 documentano i risultati: determinazione orbitale
LEO e reti neurali per il rilevamento di oggetti
su immagini astronomiche.
• Cirelli, Cellupica, Valentini et al. - Impulse dynamics and augmented
reality for real-time interactive digital twin. Int J Interact
Des Manuf 18 (2024). DOI: 10.1007/s12008-023-01704-y
• Cellupica, Cirelli, Valentini et al. - Digital Twin Model for VR
Environments to Train in Use of Sensorized Upper-Limb Prosthesis.
Algorithms 2024, 17, 35.
• Lanzino et al. - Faster Than Lies: Real-time Deepfake Detection
using Binary Neural Networks. IEEE/CVF CVPR 2024.
• Di Gregorio, Lacarbonara - On bandgap sensitivity to internal
resonances in metamaterials. Submitted Nonlinear Dynamics.
• Canese et al. - Onboard FPGA AI/ML Processing on Landsat-8
for Wildfires Detection. ApplePies 2024, Torino.
• Varanese, Bucciarelli et al. - Neural Networks in Object Detection
on Astronomical Images. IAC 2024, Milan.
• Mustafa, Molinara et al. - Deep learning for water pollutant detection
with SENSIPLUS. ICPR 2024, Springer.
Il WG9 risolve un problema pratico: i modelli di
deep learning più performanti consumano troppa
energia per i sistemi a bordo. La risposta è un
coprocessore FPGA (Field-Programmable Gate
Array) per l'inferenza di reti neurali progettato
specificamente per applicazioni aerospaziali. Il
paper AeneasHDC (IEEE WCCI 2024) presenta
il framework per il deploy automatico di modelli
Hyperdimensional Computing su FPGA. "Il nostro
obiettivo è rendere questi sistemi autonomi,
indipendenti, in grado di prendere decisioni il
più rapidamente possibile", sintetizza l'ingegnere
Olivieri di BV-Tech.
Il WG10 chiude il ciclo con una applicazione di
impatto immediato sulla vita quotidiana: il rilevamento
di inquinanti illegali in aria e acqua tramite
sensori IoT a basso costo. Il paper "A deep learning
system for water pollutant detection based on
the SENSIPLUS microsensor" (accettato a ICPR
2024, Springer) documenta risultati concreti. La
Infrastruttura di test per sistemi di rilevamento a basso costo: i sensori IoT del
WG10, originariamente sviluppati per il monitoraggio dell'inquinamento idrico
e atmosferico, condividono requisiti tecnici analoghi ai sistemi embedded a bordo
di piattaforme orbitali. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)
48 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
CASE STUDY
connessione con l'aerospazio non è immediata ma
esiste: i sensori a basso consumo sviluppati per il
monitoraggio ambientale distribuito hanno requisiti
tecnici analoghi a quelli dei sistemi sensoristici
embedded a bordo di piattaforme orbitali.
IL CONTESTO: NEW SPACE, IRIDE E
LA PRESSIONE DELLA COMPETIZIONE GLOBALE
FP6 si inserisce nella trasformazione del settore
spaziale: SpaceX ha dimostrato la riutilizzabilità
dei razzi, Planet e Starlink le costellazioni di minisatelliti
a basso costo. La competizione è ora su
velocità, costo unitario e produzione in serie.
TAS risponde con FP6 per la produzione digitale e
con le costellazioni LEO: IRIDE (1,5 mld PNRR,
~60 satelliti LEO) e IRIS² (290 satelliti UE). Le
tecnologie WG1-4 si applicano direttamente. Le
tecnologie dei WG1-4 trovano applicazione diretta
nei satelliti IRIDE che TAS produrrà: assemblaggio
digitale, controllo qualità AI, gemello digitale
dello stabilimento.
"Siamo secondi a livello europeo nell'ingegneria
aerospaziale secondo il Global Rankings of
Academic Subjects 2023 - e siamo una delle poche
scuole al mondo in grado di occuparsi di piccoli
satelliti", ricorda il responsabile della formazione
aerospaziale della Sapienza, sottolineando come
RT abbia arricchito l'offerta con nuovi dottorati e
corsi. Valentini di Tor Vergata aggiunge tre novità
concrete:
• lauree magistrali aperte a VR/AR/AI/digital twin;
• borse di dottorato specifiche su queste tematiche;
• corsi di aggiornamento per professionisti delle
aziende partner.
"Le aziende ci dicono che tipo di formazione
vogliono dai nostri ragazzi per andare a lavorare
da loro", conferma la ricercatrice CNR Neda
Ghofraniha dell'Istituto dei Sistemi Complessi.
Modellazione tridimensionale e riconoscimento automatico: l’AI permette di
leggere superfici, anomalie e strutture complesse. Mappa di analisi territoriale
prodotta dal WG6: l'integrazione di dati da missioni spaziali con modelli ML
consente di ottimizzare il traffico automobilistico e sorvegliare l'orbita geostazionaria
con osservazioni ottiche. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)
Laboratori e prototipi per l’ingegneria aerospaziale: la ricerca passa dal modello
digitale alla verifica su apparati reali.
LE DOMANDE APERTE: IP,
SCALABILITÀ E IL POST-PNRR
La scheda FP6 ora documenta oltre venti pubblicazioni,
tuttavia rimane aperta la proprietà intellettuale.
Il framework RT prevede licenza non
esclusiva per i partner contributori, ma la tensione
tra pubblicazione e brevettazione va negoziata
WG per WG.
Questa è la scommessa: se i proof-of-concept dimostrano
valore, TAS e i partner industriali finanzieranno
la fase successiva. Eppure il modello di
collaborazione costruito in tre anni non si replica
per decreto: richiede tempo, fiducia e risultati
concreti "L'obiettivo finale è portare la ricerca dal
nostro laboratorio a un'applicazione reale nell'aerospazio",
sintetizza Olivieri. La misura vera non
sono le pubblicazioni, bensì i componenti progettati
a Roma che finiscono su un satellite.
PROGETTO
FP6 · TRANSIZIONE DIGITALE - INGEGNERIA AVANZATA E AEROSPAZIO
· CAPOFILA: THALES ALENIA SPACE · PARTNER: SAPIENZA, TOR VER-
GATA, ROMA TRE, CASSINO, TUSCIA, LUISS, UCBM, CNR, INFN, ENEA ·
INDUSTRIA: AIRBUS ITALIA, ALMAVIVA, BV-TECH
ABSTRACT
Flagship Project 6 of the Rome Technopole ecosystem, led by Thales Alenia
Space with partners Sapienza, Tor Vergata, Roma Tre, Cassino, Tuscia, LUISS,
UCBM, CNR, INFN, ENEA (academic) and Airbus Italia, Almaviva, BV-Tech
(industrial), develops AI, virtual/augmented reality, digital twin and robotics
for advanced engineering and aerospace manufacturing. Ten Working Groups
address: AI-guided satellite assembly with AR headsets (WG1), real-time
anomaly detection in manufacturing (WG2), factory digital twin for supply
chain resilience (WG3), robotic autonomous assembly (WG4), metamaterials
and nanoporous materials for vibration isolation at launch (WG5, La Carbonara
and Giacomello groups, Sapienza), AI for satellite data analysis and GEO
orbit surveillance (WG6), FPGA-based neural network accelerators for spaceembedded
AI (WG9, AeneasHDC IEEE WCCI 2024), and IoT-based water/air
pollutant detection (WG10, ICPR 2024). Scientific output includes 20+ publications
in 2024. The article contextualises FP6 within the New Space competitive
landscape, IRIDE and IRIS² programmes, and addresses open questions
on IP governance and post-PNRR sustainability.
KEYWORDS:
Digital Manufacturing, Satellite Assembly, Digital Twin, Augmented
Reality, Robotics, Metamaterials, FPGA, AI for Space, New Space, IRIDE,
Rome Technopole
AUTORE
Valentina Ricca,
redazione@mediageo.it
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 49
CASE STUDY
La catena del valore reinventata
Come l'AI sta ridisegnando gli ecosistemi digitali –
e perché la variabile decisiva resta l'uomo
di Angelo Montana
Dall'automazione alla
responsabilità: dati, territorio
e competenze nella nuova
infrastruttura dell'intelligenza
artificiale.
Infrastrutture digitali e reti dati: la base materiale su cui si costruisce qualsiasi
sistema AI territorialmente situato. (Fonte: RAI / Fondazione Rome Technopole)
Per capire FP8 bisogna partire da un paradosso.
La nuova intelligenza artificiale che
entra nelle imprese, negli uffici pubblici e
nei servizi territoriali non ha il solo scopo di automatizzare,
ma anche di ridisegnare decisioni,
responsabilità e flussi informativi. Flagship 8 –
Human-Centric Artificial Intelligence, all’interno
del programma Rome Technopole, nasce per sviluppare
tecnologie AI al servizio della persona, capaci
di supportare e potenziare le capacità umane
senza sostituirle. Si tratta di una formula molto
concreta, senza la retorica spettacolare dell’algoritmo
onnipotente: se un sistema suggerisce, classifica
o prevede, deve essere affidabile, interpretabile,
equo e leggibile dentro le organizzazioni che lo
usano.
RIDISEGNARE LA CATENA DEL VALORE:
NON È AUTOMAZIONE, È ARCHITETTURA
Il progetto assume l'AI come tecnologia da governare
in modo etico e responsabile, in linea con i
principi europei emergenti sulla regolamentazione
dell'intelligenza artificiale. Oltre a introdurre un
modello, bisogna anche costruire un ecosistema in
cui sia verificabile, usabile, sostenibile e compatibile
con le responsabilità tecniche, giuridiche e
sociali dell'organizzazione.
Nel Lazio questa trasformazione attraversa utilities,
PA, credito, sanità, logistica e manifattura
Criterio AI generativa AI predittiva / ML classico
Funzione principale
Produrre nuovi contenuti: testi, immagini, Classificare, stimare, ottimizzare su dati esistenti
codice, sintesi
Architetture tipiche LLM, diffusion models, encoder-decoder Random forest, gradient boosting, CNN,
regressione, clustering
Dati di input
Testo, immagini, audio non strutturati, anche in
linguaggio naturale
Tabelle strutturate, serie temporali, immagini
con etichette
Esempio applicativo
Risponde a cittadini e clienti, genera report,
assiste la produzione documentale
Prevede guasti, ottimizza percorsi, classifica
anomalie nel territorio
Componente spaziale
Debole se non integrata con dati territoriali:
capisce le parole, non sempre ‘dove sono le cose’
Forte se addestrata su dati georeferenziati:
l’output può diventare un layer GIS
Rischio principale
Allucinazioni, opacità delle fonti, costi di
inferenza e qualità del dato
Overfitting, deriva del modello nel tempo,
dataset bias
Integrazione human-centric
Usabilità, interpretabilità e controllo umano
diventano condizioni operative, non opzioni
Affidabilità, equità e verifica devono
accompagnare ogni previsione
50 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
CASE STUDY
digitale. In tutti, l'AI vale solo con dati ordinati,
competenze ibride e un'infrastruttura geografica
che riporti le decisioni sul territorio reale.
L'AI non può restare astratta: questo è il filo che
lega FP8 a GEOmedia. La domanda di energia
cambia per quartiere, la pressione sui servizi sanitari
varia per demografia, la manutenzione delle
reti dipende dalla posizione. Un sistema AI che
non conosce la geografia è come se operasse con
un occhio chiuso.
SPATIAL AI: QUANDO L'INTELLIGENZA
ARTIFICIALE SA DOVE SONO LE COSE
La Spatial AI è un sistema che integra dati georeferenziati
nel processo decisionale e produce output
localizzati: mappe di rischio, priorità di intervento,
scenari territoriali. Differisce dai sistemi tradizionali
perché non usa il quartiere come semplice
campo tabellare, ma lavora su prossimità, reti, isocrone
e layer GIS aggiornati, restituendo decisioni
situate invece che soli numeri.
Nella logistica dell'ultimo miglio il tragitto ottimale
tiene conto di accessi, ZTL e microtempi
reali; nella manutenzione delle reti la priorità
incrocia lo storico dei guasti, il tipo di suolo e la
vulnerabilità puntuale; nel retail la previsione di
vendita vale quando incrocia mobilità, concorrenza
e accessibilità.
Pur non essendo un progetto geomatico, FP8
intercetta un nodo che riguarda direttamente la
geomatica. Senza dati territoriali robusti la catena
del valore dell'AI & Analytics Hub di Rome
Technopole lavora proprio come spazio di raccordo
tra ricerca, imprese e istituzioni, con l'obiettivo
di aiutare anche le PMI a comprendere e usare
correttamente l'intelligenza artificiale.
La nuova AI nasce dall’integrazione tra capacità computazionale, dati territoriali
e modelli decisionali capaci di restituire output localizzati. Senza dati georeferenziati
robusti, i modelli predictivi non sanno "dove sono le cose". L'AI &
Analytics Hub di Rome Technopole lavora come raccordo tra ricerca, imprese e
istituzioni per portare l'AI anche nelle PMI del Lazio. (Fonte: RAI / Fondazione
Rome Technopole)
IL PROGETTO FP8 NEL CONCRETO:
L'AI & ANALYTICS HUB
Si tratta di una piattaforma di ricerca applicata che
mette insieme università, enti e partner industriali
per affrontare l'AI da quattro angolature: tecnica,
etica, giuridica e industriale.
La prima linea è scientifica e tecnologica. Le
Università di Cassino e di Roma Tor Vergata sviluppano
e testano metodologie innovative per sistemi
AI corretti, affidabili ed equi. È il livello in
cui si lavora sulla qualità degli algoritmi, sulla robustezza
dei modelli, sulla capacità di misurare errore,
bias e affidabilità in contesti applicativi reali.
L'Università Campus Bio-Medico di Roma analizza
le implicazioni morali dell'AI. Marta Bertolaso
propone una distinzione utile: "suggerisco di
parlare di sistemi intelligenti fatti di uomini e di
macchine, dove ciò che c'è di artificiale non è intelligente
e ciò che c'è di intelligente non è artificiale".
Il terreno più urgente è la cura: formare il
personale assistenziale a usare gli strumenti digitali
a servizio delle persone, "alla luce di domande che
sono prima di tutto scientifiche e sociali, prima
che tecnologiche". Non esiste competenza tecnologica
senza competenza umana.
La terza linea è giuridica. L'Università degli Studi
Roma Tre approfondisce le norme e le implicazioni
legali dell'uso dell'AI, in un quadro europeo ridefinito
dall'AI Act. Per imprese e pubbliche amministrazioni
questo passaggio è decisivo: la conformità
riguarda l'intero ciclo di vita del sistema,
dalla qualità del dato alla spiegabilità dell'output.
Il contributo industriale porta il progetto fuori
dal laboratorio. "Le nostre applicazioni AI ci consentono
di leggere automaticamente informazioni
sugli assegni invece di far aspettare i clienti, e
di usare l'AI generativa per fare sintesi di documenti
complessi", spiegano Ivan Luciano Danesi
e Adolfo Fortino di UniCredit. Il focus è su modelli
più interpretabili e attenti ai risvolti etici. Sul
fronte idrico, Patrizio Pisani di Unidata porta un
dato concreto: "in Italia sprechiamo 3 terawattora
COS'È LA SPATIAL AI: TRE ESEMPI OPERATIVI
4Logistica dell'ultimo miglio: percorsi costruiti su accessibilità
reale, restrizioni georeferenziate e flussi di traffico per fascia
oraria.
4Manutenzione predittiva delle reti: modelli ML che combinano
storico dei guasti, caratteristiche infrastrutturali e layer
territoriali per produrre mappe di rischio.
4Domanda energetica: consumi previsti per microaree, integrando
dati d'uso del suolo, clima locale, smart meter anonimizzati
e sezioni censuarie.
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 51
CASE STUDY
Un contatore idrico intelligente connesso alla rete IoT: in Italia si disperdono
oltre 3 terawattora di energia solo per l'acqua immessa in rete e non distribuita.
Sistemi di monitoraggio in tempo reale come questo sono al centro della ricerca
FP8 per una gestione idrica data-driven. (Fonte: RAI / Fondazione Rome
Technopole)
di energia solo per l'acqua che mettiamo in rete
e non viene distribuita. IoT e AI permetteranno
sistemi idrici intelligenti, risparmiando acqua e
l'energia necessaria per produrla". Tre ambiti, un
unico obiettivo: dato in decisione senza perdere
controllo.
In questa architettura, l’AI & Analytics Hub si
configura come osservatorio permanente sui trend
del mercato dell’intelligenza artificiale. Il suo ruolo
è anche culturale: sostenere le PMI con workshop,
corsi e approfondimenti del network universitario.
Infrastrutture fisiche e competenze umane: nessun sistema AI funziona senza
persone capaci di installarlo, mantenerlo e governarlo. FP8 pone al centro la formazione
di figure ibride — tra data science, diritto, etica e territorio — perché la
catena del valore dell'intelligenza artificiale parte sempre dall'uomo. (Fonte: RAI
/ Fondazione Rome Technopole)
RISULTATI GIÀ VISIBILI:
PUBBLICAZIONI, OSSERVATORIO, FORMAZIONE
La parte più importante di FP8 è spesso quella
meno visibile: la costruzione di un capitale scientifico
stabile. L'evento di lancio dell'Hub ha già presentato
i primi risultati dell'Osservatorio AI 2025,
con sessioni su AI generativa, AI Act, governance e
rapporto tra essere umano e intelligenza artificiale.
UniCredit ha prodotto ricerche su summary
graphs, knowledge graph embeddings (ReliK,
WWW'24) e centralità nelle reti (WWW'24).
Cassino lavora su credit scoring come banco di
prova dell'interpretabilità: "questi modelli sono
spesso black box: il risultato finale arriva senza
capire la logica di funzionamento. Vogliamo nuove
metodologie che migliorino la spiegabilità"
(Guarracino, Marciano). L'ateneo ha attivato anche
'Economics with Data Science', laurea triennale
in inglese per economisti capaci di interpretare
dati e output AI. Zanzotto (Tor Vergata) guarda
più avanti: "vorremmo rimettere giornalisti, avvocati
e medici al centro delle decisioni: dovrebbero
essere aiutati dalle macchine, ma in grado di
cambiarne la conoscenza quando è necessario –
con poche frasi, non tonnellate di esempi". Roma
Tre avanza sull'AI Act; il suo master in protezione
dati/cybersicurezza è alla decima edizione con oltre
400 corsisti.
La dimensione human-centric emerge con forza
anche nel contributo del Campus Bio-Medico.
Accanto al volume Umanesimo Tecnologico, è
indicato un lavoro su Healthcare in the Digital
Age e sono state avviate collaborazioni su Human
Centric Design ed ergonomia. Qui l'AI è letta anche
come ambiente decisionale che deve essere valutato
nei suoi effetti sulle persone, sulle istituzioni
e sui sistemi di cura.
FP8 IN SINTESI
4Missione: AI etica, responsabile e centrata sull'essere umano,
progettata per potenziare le capacità della persona.
4Metodo: approccio multidisciplinare tra ricerca tecnica, filosofia,
diritto e industria.
4Strumento di trasferimento: AI & Analytics Hub come osservatorio,
piattaforma formativa e punto di accesso per imprese
e PMI.
4Prossimi passi: workshop a giugno, settembre e dicembre
2025 e definizione dei primi servizi dell'Hub.
L’intelligenza artificiale entra negli ambienti di lavoro ridisegnando processi, responsabilità
e relazioni tra persone, dati e decisioni.
Formazione e competenze sono parte dell’infrastruttura AI: algoritmi, etica, diritto
e uso operativo devono crescere insieme.
52 GEOmedia n°3-2026 - Numero Speciale Rome Technopole
CASE STUDY
Il percorso non si ferma al lancio. Sono stati realizzati
workshop dell'AI & A HUB a giugno, settembre
e dicembre 2025, pensati come momenti
di trasferimento, aggiornamento e confronto con
imprese e comunità. È una scelta coerente con
l'impostazione del progetto: l'AI si trasferisce con
formazione, casi, dibattito e accompagnamento.
COMPETENZE: IL VERO COLLO DI BOTTIGLIA
Oltre a sviluppo tecnologico, l’Hub è anche infrastruttura
di competenze. Nel mercato laziale il
problema è costruire figure capaci di far dialogare
dati, processi, diritto, etica, sicurezza e informazione
geografica.
Il nodo è evidente quando l'AI incontra il territorio:
servono data scientist che capiscano l'autocorrelazione
spaziale, giuristi che comprendano
il ciclo di vita dei modelli, tecnici GIS capaci di
ragionare su machine learning. FP8 lavora esattamente
su queste figure ibride.
La formazione avanzata deve produrre figure capaci
di collocare l'AI in contesti umani e istituzionali.
Resta una tensione strutturale: la trasformazione
AI non è neutra sul lavoro. La risposta humancentric
deve accompagnare la transizione, non
limitarsi a promettere nuovi profili mentre l'efficienza
privata scarica costi sociali su lavoratori e
amministrazioni.
CHI GOVERNA I DATI -
E COSA SUCCEDE QUANDO LI CEDE ALL'AI
La domanda più profonda non è tecnica: quando
un'impresa costruisce un modello AI con dati
operativi, storici e territoriali, chi controlla l'informazione
prodotta? L'azienda, i cittadini che la generano?
Oppure l'ente pubblico che fornisce cartografie
e standard? La risposta giuridica è spesso
più semplice della risposta politica.
È qui che human-centric deve smettere di essere
L'evento di lancio dell'AI & Analytics Hub: i primi risultati dell'Osservatorio
AI 2025 sono stati presentati con sessioni su AI generativa, AI Act, governance
e rapporto tra essere umano e intelligenza artificiale. (Fonte: RAI / Fondazione
Rome Technopole)
uno slogan, proponendo modelli verificabili, processi
che non cancellino l'intervento umano, infrastrutture
dati non opache.
Il dato spaziale è il più sensibile: descrive luoghi
condivisi, servizi essenziali, flussi di mobilità. Se
governato bene, diventa leva per servizi migliori
e pianificazione più trasparente; se diventa carburante
opaco per sistemi proprietari, genera nuove
asimmetrie.
FP8 non risolve queste domande da solo, ma costruisce
il luogo in cui affrontarle con competenze
diverse, evitando la frattura più pericolosa: quella
tra chi sviluppa l'algoritmo, chi lo subisce, chi lo
regola e chi lo usa. L'AI della prossima catena del
valore dovrà essere più comprensibile, responsabile,
situata. Più umana.
PROGETTO
GEOmedia · Numero Speciale Rome Technopole · FP8 · Human-Centric Artificial
Intelligence - FP8 · Human-Centric Artificial Intelligence · AI
& Analytics Hub - Rome Technopole
ABSTRACT
The FP8 flagship project within Rome Technopole, Human-Centric Artificial
Intelligence, promotes reliable, fair and responsible AI designed to support
human capabilities rather than replace them. Through the AI & Analytics
Hub, universities, research bodies and industrial partners connect technical
development, ethics, legal analysis and services for companies and SMEs. The
article frames FP8 as value-chain redesign: AI becomes useful when it links
data, processes, territorial information and accountable governance. It also
highlights the Hub's observatory role, the first AI Observatory 2025 results,
the 2025 workshops and the contributions of Cassino, Tor Vergata, Campus
Bio-Medico, Roma Tre, UniCredit, Unidata and ENEA.
KEYWORDS:
Human-Centric AI, Spatial AI, AI & Analytics Hub, Rome Technopole, AI
Act, Data Governance, SMEs
L’AI human-centric non sostituisce il capitale umano: lo affianca, lo organizza e
lo rende più consapevole nelle scelte operative. Il prof. Mario Rosario Guarracino,
ordinario di Data Analytics all'Università di Cassino e del Lazio Meridionale,
lavora sulla spiegabilità dei modelli di credit scoring: rendere interpretabili algoritmi
che oggi operano come "black box" è uno degli obiettivi centrali di FP8.
(Fonte: RAI)
AUTORE
Angelo Montana,
redazione@mediageo.it
Numero Speciale Rome Technopole- GEOmedia n°3-2026 53
SEPTEMBER 1-3, 2026
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