leStrade n.1618 giugno 2026
INFRASTRUTTURE Abbiamo visitato il cantiere della pista di Malpensa MATERIALI Prati Armati: quando l’erba batte il cemento
INFRASTRUTTURE
Abbiamo visitato il cantiere della pista di Malpensa
MATERIALI
Prati Armati: quando l’erba batte il cemento
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N. 1618/6 GIUGNO 2026
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ISSN 0373-2916
7 7 0 3 7 3 2 9 1 6 0 2
Casa Editrice la fiaccola srl
ISSN 0373-2916
7 7 0 3 7 3 2 9 1 6 0 2
INFRASTRUTTURE
Abbiamo visitato il cantiere
della pista di Malpensa
MATERIALI
Prati Armati: quando l’erba
batte il cemento
ENERGIA IN CANTIERE
Una scelta strategica che nasce
dalla volontà di coniugare innovazione,
sostenibilità e valore per le persone.
Niederstätter SpA
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ISSN: 0373-2916
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e Trafori
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COME ERAVAMO
7 I TEMI DEL NUMERO DI GIUGNO DEL 1926
di Fabrizio Parati
L’OPINIONE LEGALE
8 L’IMPORTANZA DELLA MOTIVAZIONE IN CASO DI REVOCA
IN AUTOTUTELA DELLA GARA
di Claudio Guccione
NOTIZIE DALL’ANAS
12 LAZIO, MONTE ROMANO EST - TARQUINIA
13 LAZIO, MONTE CUCCA
14 CALABRIA, “TRASVERSALE DELLE SERRE”
15 FRIULI-VENEZIA GIULIA, MONTE CROCE CARNICO
NEWS
16 ATTUALITÀ
28 CONVEGNI
30 AGENDA: CONVEGNI, CORSI, EVENTI
INFRASTRUTTURE & MOBILITÀ
32 MALPENSA ZERO ORE: RIFACIMENTO TOTALE DI 3.290
METRI SOTTO ROTTA ATTIVA
di Fabrizio Parati
40 IL NUOVO PONTE DI FINAL DI RERO
di Damiano Diotti
42 INTERAZIONI E SINERGIE
di Daniela Stasi
46 DA AEROPORTO A SISTEMA: IL NUOVO DISTRETTO
AEROPORTUALE DI RIMINI
di Edvige Viazzoli
52 ANAS SCOPRE UN’ANTICA FATTORIA ROMANA
di Damiano Diotti
54 LA DUE-GIORNI INTERNAZIONALE DI PIARC,
ANAS E AISCAT
di Monica Banti
56 STILI DI GUIDA, LA QUINTA RICERCA ANAS
di Carlo Dossi
60 BOLOGNA, SICUREZZA E RICOSTRUZIONE:
LA SFIDA È SISTEMICA
di Gabriele Villa
62 TUTTE LE STRADE NON PORTANO AL CENTRO
di Alfonso Annunziata, Francesco Annunziata
64 ISI RAFFORZA IL PROPRIO RUOLO ISTITUZIONALE,
TRASFORMAZIONE IN ENTE DEL TERZO SETTORE
di Damiano Diotti
66 L’ALTO ADRIATICO COME PORTA D’EUROPA:
LA SFIDA DEI PORTI DEL NORD EST
di Mauro Armelloni
MATERIALI & TECNOLOGIE
68 CENT’ANNI DI VITA UTILE, NOVANTA DI STORIA
di Damiano Diotti
74 ALPACEM ITALIA, TUTTI I SITI CERTIFICATI CSC
di Gabriele Villa
78 PRATI ARMATI: QUANDO L’ERBA BATTE IL CEMENTO
di Fabrizio Parati
86 AETERNUM E I SISTEMI CRISTALLIZZANTI
di Silvio Cocco
92 DERBIGUM VESTE IL TORINO AIRPORT
di Damiano Diotti
94 PORTO DI ORTONA: CALCESTRUZZI AD ALTE PRESTAZIONI
E I.TECH CARGO
di Marco Sandri
102 CITTÀ FORGIATE DAL SUOLO: SASSI DI LUCE
di Mauro Armelloni
MACCHINE & ATTREZZATURE
104 DEBUTTO EUROPEO DELLA FRESA VERMEER
CONTROLLATA DA REMOTO
di Fabrizio Parati
111 SIMEX D-BLADE 200
di Gabriele Villa
112 25 ANNI DI INNOVAZIONI SOSTENIBILI PER CAMS
di Andrea Ghiaroni
118 ENERGIA IN CANTIERE: LA VARIABILE CHE CAMBIA
IL BILANCIO DELL’OPERA
di Gabriele Villa
120 TRIMBLE ON THE ROAD
di Giorgio Briano
122 DALLA DERIVAZIONE A PALO ALLE SMART CITY
di Monica Banti
ASSOCIAZIONI
126 IN AUDIZIONE ALLA CAMERA SUL DL PIANO CASA
a cura di OICE
127 SGUARDO ATTENTO SULLE EVOLUZIONI SCIENTIFICHE
di Stefano Coropulis
128 AI PER I PASSEGGERI E PER LE MERCI
di Morena Pivetti
Associazione Italiana
per l’Ingegneria Traffico
e dei Trasporti
Associazione Mondiale
della Strada
Associazione Italiana
dei Professionisti
per la Sicurezza Stradale
Associazione Italiana
Segnaletica e Sicurezza
Associazione Laboratori
di Ingegneria e Geotecnica
Associazione
Industrie
Ferroviarie
Associazione Italiana
Segnaletica Stradale
European Union
Road Federation
Formazione Addestramento
Scienza Tecnologia Ingegneria
Gallerie e Infrastrutture
Federazione delle Associazioni
della filiera del cemento,
del calcestruzzo e dei materiali di
base per le costruzioni nonché
delle applicazioni e delle
tecnologie ad esse connesse
Federazione Industrie
Prodotti Impianti Servizi
ed Opere Specialistiche
per le Costruzioni
International Road
Federation
Associazione delle
organizzazioni di ingegneria,
di architettura e di consulenza
tecnico-economica
Società Italiana Geologia
Ambientale
Società Italiana Infrastrutture
Viarie
SITEB
Strade Italiane e Bitumi
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Numero di iscrizione 14744
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DG Sicurezza Stradale
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Già Dirigente MIT, Responsabile II Divisione
DG Sicurezza Stradale
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IN RAPPRESENTANZA DELLE ASSOCIAZIONI
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FEDERICO CEMPELLA
Associazione del Genio Civile
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PIARC ITALIA
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ANIE/ASSIFER
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STEFANO RAVAIOLI
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SIGEA
NICOLA ZAMPELLA
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Associazione Italiana
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delle Costruzioni Metalliche
dell’Involucro
e dei Serramenti
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lestrade @ fiaccola.it
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www.lestradeweb.com
stradeanas.it 49
artner
Asphaltica 2023
asphaltica.it
III Cop
Autostrada del Brennero SpA
autobrennero.it 35
Car Segnaletica Stradale Srl
carsrl.com Prati Armati S.r.l.
1
pratiarmati.it
In copertina Prati Armati: quando l’erba batte il
cemento. A Castiglione dei Pepoli, sul versante
appenninico che sovrasta la Variante di Valico
Cracco Srl dell’A1, una frana aveva messo in ginocchio una
cortensafe.it strada storica e vanificato le opere di ripristino 19
tradizionali. La soluzione è arrivata da una tecnologia
italiana (quella di Prati Armati) unica al
mondo che ha trasformato trenta mila metri
Eco Certificazioni quadrati SpA di versante instabile in un sistema
eco-cert.it idraulico e geotecnico integrato. L’intervento 6 di
Castiglione dei Pepoli non è ovviamente un caso
isolato: il portfolio di Prati Armati conta oltre cinquecento
cantieri su ogni litotipo e clima.Fondata
a fine anni Novanta da Claudio Zarotti, ingegnere
nucleare con un lungo curriculum nella
Fagioli SpA
fagioli.com 69
ricerca industriale ad alto livello, Prati Armati
nasce da un’intuizione apparentemente semplice:
in natura esistono piante erbacee con apparati
radicali profondi, resistenti e sottili che nessuno
aveva mai considerato per applicazioni
Geofluid 2023
geofluid.it geotecniche, perché l’attenzione del settore 87era
Iterchimica SpA
iterchimica.it
sempre stata concentrata sulle piante d’alto fusto.
Zarotti le ha cercate, selezionate, testate e
sistematizzate in una tecnologia industrialmente
applicabile.
In questo numero
In questo numero
massenza.it 5
Roxtec Italia Srl
roxtec.com/it 27
3TI ITALIA SpA
3tiprogetti.it 6
Samoter 2023
samoter.it ASPHALTICA 2026
91
asphaltica.it
III Cop.
SINA BITEM SpA Srl
bitemsrl.com 21
sinaing.it 25
CAR SEGNALETICA STRADALE Srl
carsrl.com 1
SMA Road Safety Srl
smaroadsafety.com 23
ECOMONDO 2026
ecomondo.com 61
Stevanato ELSA SOLUTIONS Prodotti e SpA Lavori Speciali Srl
stevanato.com elsaweb.it 21 19
GEOFLUID 2026
Tekna geofluid.it Chem SpA
55
teknachem.it 96
HEIDELBERG MATERIALS ITALIA CEMENTI SpA
heidelbergmaterials.it 41
Valli Zabban SpA
vallizabban.it
ITERCHIMICA SpA
IV Cop.
iterchimica.it 5
100 C
25 M
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PANT.
3005 C
RAL
5015
MTS ENGINEERING Srl
mtse.it
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20123 Milano | Tel. 02 89421350 | email: segreteria@fiaccola.it
Anas 12
Cepav Due 52
Deep Blue 57
Fagioli 76
Fincasale 7
Flowdron 58
NIEDERSTÄTTER FS Security AG SpA
43
niederstaetter.it
Goretex professional
II Cop.
24
Gruppo Abertis 47
PRATI Hamm ARMATI Srl
120
pratiarmati.it
Hardt I Cop. 20
Holcim Aggregati Calcestruzzi 98
Hyperloop One 20
SMA ROAD SAFETY Srl
smaroadsafety.it Hyperloop Transportation Technologies 2720
Hyundai 122
Ingegneria del Territorio 41
TEKNA Italferr CHEM SpA
42
teknachemgroup.com 53
Mammoet 22
Milano Serravalle Milano Tangenziali 18,44
VALLI Nevomo ZABBAN SpA
20
vallizabban.it Orteco 29 115
Peri 116
Proger 41
Rete Ferroviaria Italiana 41
Rocksoil 41
Aziende citate
Sesar 56
Sireg 108
AIRiminum Siteb 2014 46102
Alpacem SMA Road Calcestruzzi Safety Italia 74 92
Anas Swisspod 12, 24, 52, 54, 56 20
Artifoni Tecne 32 30
Atm Tekna Chem 16104
Autostrada Trenitalia Brescia Verona
38
Vicenza Vempa Padova 42 72
Autostrade
Webuild
per l’Italia 79
63
Brebemi 20
Wirtgen 112
Cams 112
II Cop.
IV Cop. Zeleros 20
Concessioni Autostradali Lombarde 26
Concessioni Autostradali Venete 18
CSPFea 17
Derbigum Italia 92
Ecoin 104
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• immagini - articoli / servizi - articoli
in fotografici formato
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pdf cedibili pdf quelle indicate
FFS Historic 19
con il credito - immagini della / servizi fotografici
(sono cedibili - immagini rivista)
quelle indicate / con servizi il credito fotografici della rivista) (sono cedibili quelle Fondazione indicate con il credito FS della rivista)
19
dalla Casa Editrice • ristampe - ristampe articoli - ristampe articoli articoli LS 6/2026
Galleria di Base del Brennero 22
Indicare con una X la voce interessata
Gruppo DKC Europe 122
Indicare Indicare con una X con la voce una X interessata la voce interessata
Gruppo L4A 39
q PDF Articolo/Notizia ..Pag .............Titolo ........................................................
Gruppo MERMEC 23
❑ PDF Articolo/Notizia Pag .............. Titolo ..........................................................................................................................
Heidelberg Materials Italia 94
q Foto Articolo ............Pag .............Titolo ........................................................
ICIM Group 26
❑ Foto Articolo Pag .............. Titolo ..........................................................................................................................
Milano Serravalle - Milano
q Estratti Articolo .......Pag .............Titolo ........................................................
Tangenziali 23
❑ Estratti RICHIEDENTE Articolo sig./ra Pag .........................................................................................
.............. Titolo ..........................................................................................................................
Niederstätter 25, 118
Prati Armati 78
RICHIEDENTE Azienda ..............................................................................................................
sig./ra Azienda ....................................................................................
Progetto CMR 46
Via/Piazza Via/Piazza ........................................................................... N. Civico Comune ................................................ N. Civico SEA CAP Milan .............. Airports PROV ................... 33
Senini 111
Tel./cell. Comune ........................................... .............................................................................................................
Fax E‐mail .............................................................................
Siemens Mobility 23
CAP ..................... PROV .....................................................................................
Sireg Geotech 68
Compili e invii per fax o con posta elettronica a: Casa editrice la fiaccola srl | Via Conca del Naviglio 37 | 20123 Milano | Fax 02 89421484 | email: segreteria@fiaccola.it
Tel./cell. ........................................ E‐mail ...............................................
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Tekna Chem 86
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Vermeer Italia 104
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New Highway Connection (Expressway) Constanta - Tulcea - Braila
Romania
Come eravamo
I TEMI DEL NUMERO
DI GIUGNO 1926
• La situazione, I. Vandone
• Strade di Rodi, I. Vandone
Mobility
sustainable
infrastructures
• La segnalazione dei treni lungo
le Ferrovie dello Stato, I. Vandone
• Un “Patronato autonomo” per le
strade nella Spagna, I. Vandone
• Dell’impiego di agglomerati idraulici
nelle ordinarie massicciate,
Ing. Cesare Biffi
• Bibliografia, I. Vandone
Spaces
for people
& communities
• Norme americane pel calcestruzzo
semplice ed armato (fine)
• La viabilità in provincia di Verona
(cenni storici), Ing. G. Sdralevich
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di giugno 1926
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leStrade 6/2026 7
Normativa e infrastrutture
L’importanza della motivazione in caso
di revoca in autotutela della gara
La stazione appaltante deve congruamente motivare il provvedimento di revoca
in autotutela di una procedura di gara pena l’illegittimità della revoca stessa
Avv. Prof. Claudio Guccione
Avv. Donato Caterino
L’avvocato Claudio Guccione, fondatore di P&I - Studio Legale Guccione & Associati,
è Professore a contratto di Diritto dei Contratti di Partenariato Pubblico
Privato all’Università degli Studi di Teramo (claudio.guccione@peilex.com).
Il TAR Roma, con sentenza n. 9345
del 20 maggio 2026, ha ribadito che,
in caso di revoca in autotutela di una
procedura di gara, grava sulla stazione
appaltante il dovere di motivare adeguatamente
l’esercizio del proprio potere
di revoca, il quale deve giustificarsi
alla luce del bilanciamento dell’interesse
pubblico con quello degli operatori
economici partecipanti alla procedura
di gara che si intende revocare.
Inquadramento normativo
(e giurisprudenziale)
L’art. 21-quinquies l. n. 241/1990 disciplina
l’istituto della revoca in autotutela
di un provvedimento amministrativo
disponendo che il provvedimento
amministrativo ad efficacia durevole
può essere revocato: (i) per sopravvenuti
motivi di interesse pubblico ovvero
(ii) nel caso di mutamento della
situazione di fatto non prevedibile al
momento dell’adozione del provvedimento
o (iii), salvo che per i provvedimenti
di autorizzazione o di attribuzione
di vantaggi economici, nel caso di
nuova valutazione dell’interesse pubblico
originario.
Alla luce di tale disposizione, anche alle
stazioni appaltanti è riconosciuto il potere
di revocare in autotutela (quindi
ai sensi dell’art. 21-quinquies l. n.
241/1990) il bando, le singole operazioni
di gara o lo stesso provvedimento
di aggiudicazione.
Ciò posto, è necessario che il provvedimento
di revoca sia adeguatamente
motivato e che, alla luce del legittimo
affidamento riconosciuto dal d.lgs.
n. 36/2023 (art. 5, co. 2) all’operatore
economico circa il legittimo esercizio
del potere da parte dell’Amministrazione
anche prima che sia disposta l’aggiudicazione,
l’azione amministrativa di
revoca tenga conto del bilanciamento
dell’interesse pubblico con l’interesse
dei partecipanti alla gara al legittimo
svolgimento di ogni fase della procedura.
Ebbene, proprio la necessità di una
congrua motivazione che dia conto
della prevalenza dei pubblici interessi
su quelli dei privati costituisce il “cuore”
della sentenza oggetto del presente
commento.
I fatti di causa
L’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini
ha indetto una procedura aperta
telematica, ai sensi dell’art. 71 d.lgs.
n. 36/2023, per l’affidamento della
fornitura in service di pompe infusionali
e del relativo materiale di consumo,
suddivisa in cinque lotti.
Per quanto di interesse in questa sede,
il lotto n. 4 concerneva la fornitura in
service di n. 200 “pompe infusionali volumetriche
a 2 vie impilabili per i reparti
di oncologia, oncoematologia, reumatologia
e gastroenterologia”.
In un primo momento, l’azienda ospedaliera
provvedeva ad aggiudicare il
lotto in favore dell’operatore economico
primo classificato. Senonché, avverso
tale provvedimento insorgeva l’impresa
seconda classificata proponendo
ricorso innanzi al TAR Lazio.
Il Giudice, dopo aver riscontrato che
l’offerta dell’aggiudicatario non era
conforme alle caratteristiche prescritte
dal capitolato tecnico, accoglieva il ricorso
proposto dichiarando l’illegittimità
dell’aggiudicazione e la conseguente
esclusione dell’operatore economico.
All’esito del predetto giudizio, la stazione
appaltante, anziché procedere ad
aggiudicare la gara in favore del secondo
graduato (nonché ricorrente al
TAR), indiceva una nuova procedura di
gara invocando la necessità di un ag-
giornamento del capitolato tecnico di
gara alla luce dell’emersione di nuove
esigenze tecniche e assistenziali.
Anche avverso tale provvedimento l’operatore
economico secondo graduato
(originario ricorrente al TAR) ha proposto
ricorso sostenendo, in particolare,
che l’atto di indizione della nuova
gara difettasse di congrua motivazione
e che, comunque, la stazione appaltante
avrebbe dovuto aggiudicare
la gara precedente all’impresa seconda
graduata.
In accoglimento dell’istanza cautelare
proposta con il ricorso, il giudice ha disposto
la sospensione della nuova procedura
di gara rilevando che l’azienda
ospedaliera non aveva provveduto
a revocare gli atti della prima gara, risultando,
pertanto, ancora in essere
la prima gara.
La stazione appaltante quindi, dopo
aver revocato l’aggiudicazione ritenuta
illegittima dal giudice amministrativo
in occasione del primo giudizio instaurato
dall’impresa seconda graduata, ha
disposto la revoca in autotutela, ai sensi
dell’art. 21-quinquies l. n. 241/1990,
dell’originaria gara relativa al lotto n. 4,
motivando tale decisione alla luce del
fatto che dopo l’aggiudicazione erano
emerse esigenze tecniche e assistenziali
che avevano reso necessario l’aggiornamento
del capitolato tecnico relativo
al lotto n. 4.
Anche quest’ultimo provvedimento è
stato impugnato dall’operatore economico
secondo graduato il quale ha denunziato
l’assenza di motivi di interesse
pubblico tali da rendere inopportuna
la prosecuzione delle operazioni della
prima gara.
La pronuncia del TAR Roma
Il TAR Roma ha accolto il ricorso con
cui l’impresa seconda graduata ha impugnato
il provvedimento di indizione
della nuova procedura di gara nonché
i motivi aggiunti con cui la medesima
impresa ha impugnato la revoca della
gara originaria relativa al lotto n. 4.
In via preliminare, il giudice amministrativo
si è pronunciato sulla illegitti-
L’Opinione legale
8 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026 9
mità del provvedimento con il quale la
stazione appaltante ha disposto la revoca
in autotutela.
A tal proposito, è stato evidenziato
come anche in relazione ai procedimenti
di evidenza pubblica per l’affidamento
di lavori, servizi e forniture,
l’Amministrazione conservi il potere di
ritirare in autotutela il bando, le singole
operazioni di gara o lo stesso provvedimento
di aggiudicazione, ancorché
definitivo, in presenza di vizi dell’intera
procedura, ovvero a fronte di motivi di
interesse pubblico tali da rendere inopportuna,
o anche solo da sconsigliare,
la prosecuzione della gara.
Tuttavia, tale potere di “riesame” soggiace
ad un onere motivazionale la cui
ampiezza deve essere calibrata in funzione
della fase procedimentale in cui
la revoca interviene e dell’affidamento
ingenerato nel privato destinatario
del provvedimento che si intende rimuovere.
In altri termini, l’esplicitazione delle ragioni
che hanno portato a ritenere preminente
l’interesse pubblico al ritiro del
provvedimento varia di intensità a seconda
che ci si trovi in una fase in cui
sia intervenuta l’aggiudicazione definitiva
(o la stipula del contratto) ovvero
in una fase in cui il procedimento di valutazione
comparativa concorrenziale
non sia ancora concluso.
Di conseguenza, secondo il TAR deve
trovare applicazione il co. 2 dell’art. 5
d.lgs. n. 36/2023 a tenore del quale
“Nell’ambito del procedimento di gara,
anche prima dell’aggiudicazione, sussiste
un affidamento dell’operatore
economico sul legittimo esercizio del
potere e sulla conformità del comportamento
amministrativo al principio di
buona fede”.
Tale disposizione impone di superare
l’indirizzo giurisprudenziale che, prima
dell’entrata in vigore del d.lgs. n.
36/2023, riconosceva un affidamento
tutelabile solo in capo all’aggiudicatario
e, pertanto, riteneva revocabile
una procedura concorsuale non ancora
approdata alla individuazione dell’aggiudicatario,
escludendo la necessità
di ponderare l’interesse pubblico con
quello del privato.
Con l’introduzione dell’art. 5, co. 2,
del Codice, collocato nell’ambito dei
principi, si impone che l’azione amministrativa
si giustifichi, anche prima
dell’aggiudicazione, attraverso il
bilanciamento dell’interesse pubblico
con l’interesse dei partecipanti alla
gara al legittimo svolgimento di ogni
fase della procedura.
Quanto alla conformità a “buona fede”
della condotta della stazione appaltante,
richiamata dall’art. 5, co. 2, del Codice,
assume rilievo la nozione oggettiva
di matrice civilistica.
In particolare, l’obbligo di buona fede
sancito dal comma 2 dell’art. 5 del d.lgs.
n. 36/2023 trova il proprio referente
generale nell’art. 1337 c.c. in ragione
del quale è contrario a buona fede
il recesso dalle trattative se non è fondato
su una giusta causa.
Pertanto, deve considerarsi conforme
a buona fede il comportamento della
pubblica amministrazione che abbia
disposto la revoca della procedura di
gara quando risulta comprovata la necessità
di evitare un pregiudizio certo
dell’interesse pubblico, anche laddove
tale scelta conduce a sacrificare l’opposto
interesse della parte privata.
Ne consegue che la tutela anticipata
dell’interesse dell’operatore economico
esige una chiara e completa motivazione
che indichi le sopravvenute e inedi-
te ragioni (idonee a superare la presunzione
di contrarietà a buona fede
del recesso) a sostegno della decisione
di interrompere una procedura selettiva
che ha ricevuto adesioni e giustifichi
la prevalenza di dette ragioni sulle
premesse iniziali che avevano determinato
l’indizione della gara pubblica, al
fine di dimostrare il legittimo esercizio
del potere nel momento in cui ne viene
disposta la revoca.
Ebbene, proprio alla luce di tali principi,
il giudice adito ha evidenziato che nel
caso di specie l’Amministrazione non
aveva motivato adeguatamente la decisione
di revocare la procedura selettiva
proprio in ragione del fatto che tale
motivazione non era afferente a ragioni
di interesse pubblico, risultando, per
l’effetto, illegittimo il provvedimento di
revoca adottato.
In questa prospettiva, il TAR ha dunque
dichiarato l’illegittimità del provvedimento
di indizione della nuova procedura
di gara: (i) sia, in via derivata, alla
luce dell’illegittimità del provvedimento
di revoca; (ii) sia in via autonoma perché,
anche a prescindere dall’illegittimità
del provvedimento di revoca, la seconda
gara è stata indetta prima ancora
che fosse adottata la revoca della prima.
Osservatorio normativo
Delibera ANAC n. 148 del 1° aprile 2026
recante “Approvazione delle modifiche
e integrazioni apportate allo «Schema
di Bando tipo n. 1/2023 aggiornato al
decreto legislativo 31 dicembre 2024
n. 209» a seguito del parere del Consiglio
di Stato n. 61 del 13 gennaio 2026,
dell’entrata in vigore della legge n. 132
del 23 settembre 2025 in tema di intelligenza
artificiale e della progressiva
applicabilità del Regolamento (UE)
2024/1689 (regolamento sull’intelligenza
artificiale)”;
Delibera ANAC n. 153 del 15 aprile
2026 recante l’approvazione del “Bando
tipo n. 2. Schema di disciplinare di
gara Procedura aperta per l’affidamento
di contratti pubblici di servizi di architettura
e ingegneria di importo pari
o superiore alle soglie di rilevanza europea
di cui all’articolo 14 del decreto
legislativo 31 marzo 2023, n. 36 con
il criterio dell’offerta economicamente
più vantaggiosa sulla base del miglior
rapporto qualità/prezzo”. nn
L’Opinione legale
10 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026 11
Notizie da Anas
Notizie da ANAS
Lazio, Monte Romano Est - Tarquinia
Investimento di 355 milioni di euro
Si è svolto un sopralluogo tecnico
congiunto con, tra gli altri,
il Commissario Straordinario di
Governo, Ilaria Coppa, l’Assessore
ai Lavori pubblici, Politiche
di Ricostruzione, Viabilità e Infrastrutture,
Manuela Rinaldi,
la Vicepresidente del Parlamento
Europeo, Antonella Sberna, il
Presidente della 8ª Commissione
Ambiente, territorio e lavori pubblici
della Camera, Mauro Rotelli,
il Consigliere regionale Giulio
Menegali Zelli Iacobuzi, il Consigliere
regionale Daniele Sabatini,
il Sindaco di Monte Romano,
Maurizio Testa e il Responsabile
delle Nuove Opere Anas del Lazio,
Paolo Nardocci, per verificare
lo stato di avanzamento dei
lavori del 1° stralcio della tratta
Monte Romano Est – Tarquinia.
Si tratta di un intervento rilevante
per il completamento della SS
675 “Umbro Laziale” tra il Porto
di Civitavecchia e il nodo intermodale
di Orte. L’opera prevede
un investimento complessivo di
oltre 355 milioni di euro e una
durata stimata dei lavori pari a
cinque anni.
Proseguono, intanto, le attività
di allestimento del campo base
principale. Contestualmente,
sono operativi: i campi logistici
posizionati in corrispondenza
degli imbocchi della galleria;
le aree dedicate allo stoccaggio
e alla produzione; il campo che
ospita l’impianto di betonaggio,
le strutture metalliche adibite a
magazzino e l’officina. Per salvaguardare
il traffico locale e non
sovraccaricare l’attuale SS1bis,
è in corso di realizzazione una
rete di collegamento dedicata
che bypassa interamente l’abitato
di Monte Romano.
A seguito della consegna parziale
al Consorzio Eteria delle opere,
avvenuta l’11 maggio scorso,
sono entrati nel vivo i lavori di
realizzazione degli imbocchi della
Galleria Naturale Monte Romano.
L’opera d’arte principale del
tracciato si svilupperà a doppio
fornice per una lunghezza di circa
1,6 chilometri. Le attività sono
attive in contemporanea sia sul
fronte Ovest lato Tarquinia/Civitavecchia
che sul fronte Est lato
Vetralla/Viterbo/Orte. Una volta
ultimata la palificazione, si procederà
con gli scavi. Le operazioni
saranno eseguite per fasi
alternate alla realizzazione dei
tiranti della stessa paratia, garantendo
la massima sicurezza
strutturale del terreno. Il nuovo
tratto stradale ha un’estensione
di circa cinque chilometri e si
sviluppa interamente in provincia
di Viterbo, tra i comuni di Monte
Romano e Vetralla. L’infrastruttura
presenterà le caratteristiche
di strada extraurbana principale
(Categoria B), dotata di due corsie
per senso di marcia. Oltre alla
Galleria Naturale, il progetto include:
il viadotto “Fosso Lavatore”
(lungo 190 metri in struttura
mista acciaio-calcestruzzo), una
galleria artificiale di 185 metri
per il sottoattraversamento della
SS1bis e i nuovi svincoli di Monte
Romano e Tarquinia.
Prima dell’avvio dei cantieri si
sono svolte attività di bonifica da
ordigni esplosivi e scavi archeologici
in località “Il Piantato”.
Attenzione anche alla tutela ambientale:
tra aprile e maggio
2024 sono stati espiantati e ricollocati,
in collaborazione con
la Soprintendenza e l’Università
Agraria di Monte Romano, ben
420 ulivi interferenti con il tracciato,
assicurandone la conservazione
e la produttività.
Lazio, Monte Cucca
Sono partiti questa i lavori di mitigazione
del rischio da caduta massi lungo il versante
ovest del Monte Cucca, in località La Fiora,
nel territorio comunale di Terracina
«L’intervento, del valore complessivo
di dieci milioni di euro finanziati
dalla Regione Lazio mediante
il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale
(FESR), mira a risolvere
in maniera definitiva la vulnerabilità
del versante roccioso - ha dichiarato
l’Amministratore delegato
di Anas, Claudio Andrea Gemme
-. La messa in sicurezza è fondamentale
per garantire l’incolumità
delle infrastrutture sottostanti: la
Strada Statale 699 ‘dell’Abbazia di
Fossanova’ e la linea ferroviaria Priverno-Terracina,
quest’ultima interrotta
dal settembre 2012 proprio a
causa del crollo di massi di dimensioni
ciclopiche».
Il progetto prevede soluzioni ingegneristiche
a bassissimo impatto
visivo e di rapida installazione,
preferite rispetto ai tradizionali valli
paramassi per tutelare il contesto
paesaggistico.
L’intera area sarà bonificata attraverso
la rimozione manuale controllata
dei volumi rocciosi instabili;
saranno installate barriere
paramassi in strutture metalliche
flessibili e modulari con capacità di
assorbimento energetico superiore
a 8.000 kJ, in grado di arrestare
e dissipare la forza d’impatto dei
blocchi in caduta. Previste demolizioni
mirate che frammenteranno
i blocchi non rimovibili situati sulle
pareti sommitali attraverso l’utilizzo
di cementi espansivi non esplosivi
per garantire la massima sicurezza
delle maestranze.
L’avvio del cantiere rappresenta il
traguardo di un intenso coordinamento
tecnico e amministrativo avviato
ad aprile 2025 presso il MIT
alla presenza di tutti gli attori istituzionali
(MIT, MASE, Anas, RFI,
Prefettura di Latina, Regione Lazio,
Astral e Comune di Terracina).
Da luglio 2025 sono state condotte
le attività propedeutiche sul campo
(rilievi con droni, indagini geomeccaniche,
prospezioni geofisiche e
prove di estrazione), seguite in autunno
dall’approvazione dello Schema
di Convenzione tra Anas (Soggetto
Attuatore) e Regione Lazio
e dal rilascio del parere favorevole
di Valutazione di Incidenza Ambientale
(Vinca). La Conferenza dei
Servizi si è conclusa con parere favorevole
nella primavera del 2026
consentendo la firma della Convenzione
e la successiva consegna delle
aree di cantiere.
I lavori sul versante del Monte Cucca
verranno eseguiti a tratte funzionali
- di lunghezza compresa tra i
50 e gli 80 metri - per adattarsi alla
morfologia del terreno. Il cronoprogramma
prevede l’ultimazione degli
interventi e la messa in sicurezza
dell’area entro la fine dell’anno
in corso ponendo le basi per il futuro
ripristino della mobilità ferroviaria
e la totale salvaguardia della viabilità
stradale.
Area
dell’intervento.
Sopra, intervento
del Sottosegretario
di Stato, Claudio
Durigon.
A lato, intervento
del Presidente
di Anas, Giuseppe
Pecoraro.
A sinistra,
l’AD di RFI, Aldo Isi.
In collaborazione con
12 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026
13
Notizie da Anas
Calabria, “Trasversale delle Serre”
Completato il primo dei cinque lotti previsti per il potenziamento della nuova
arteria. Obiettivo: potenziare collgamenti tra i versanti ionico e tirrenico
Anas ha aperto al traffico, lo scorso
5 maggio, il lotto “Superamento
del Colle Scornari” lungo
la strada statale 182 “Trasversale
delle Serre”, nel territorio comunale
di Vazzano, in provincia di
Vibo Valentia. L’intervento rappresenta
il completamento del primo
dei cinque lotti per la realizzazione
della Trasversale delle Serre, di
cui l’Amministratore Delegato di
Anas, Claudio Andrea Gemme, è
Commissario Straordinario.
All’evento hanno preso parte il Vicepresidente
del Consiglio e Ministro
delle Infrastrutture e dei
Trasporti, Matteo Salvini, il Vicepresidente
della Regione Calabria,
Filippo Mancuso, l’Assessore
regionale all’agricoltura e ai trasporti,
Gianluca Gallo, il Prefetto
di Catanzaro, Castrese de Rosa,
il Presidente Consiglio regionale
della Calabria, Salvatore Cirillo,
il Presidente Provincia di Catanzaro,
Mario Amedeo Mormile,
il Sindaco del comune di Vazzano,
Vincenzo Massa. Il nuovo tratto si
sviluppa per circa 1,5 chilometri e
comprende una galleria artificiale
di circa 370 metri, realizzata con
due fronti di scavo operativi e caratterizzata
da un dislivello tra gli
imbocchi di 11,93 metri.
Nei lavori di realizzazione sono
stati eseguiti 753 pali di coronamento,
utilizzati circa 26.000 metri
cubi di calcestruzzo e 2.300
tonnellate di acciaio. Gli interventi
hanno riguardato anche attività
di consolidamento del versante,
opere di impermeabilizzazione
e l’installazione di sistemi avanzati
di monitoraggio geotecnico.
«L’apertura al traffico del lotto
‘Superamento del Colle Scornari’
rappresenta un passo avanti
nella realizzazione di un’arteria
strategica sul territorio come
la Trasversale delle Serre e il completamento
del primo dei cinque
lotti previsti» - ha dichiarato Luigi
Mupo, Responsabile della Struttura
Territoriale Anas Calabria.
«Anas prosegue il proprio impegno
sugli altri interventi: l’obiettivo
è potenziare i collegamenti tra
i versanti ionico e tirrenico della
Calabria centrale.
Una volta completato, il nuovo itinerario
consentirà una significativa
riduzione dei tempi di percorrenza
rispetto agli attuali ed un
deciso miglioramento degli standard
di sicurezza e dell’accessibilità
di tutte le comunità locali».
In autunno è prevista l’apertura
al traffico del lotto che consentirà
il ‘Superamento Cimitero di Vazzano’.
Nei giorni precedenti l’apertura del
5 maggio sono stati consegnati i
lavori del lotto più atteso da Vazzano
a Vallelonga, 6,9 chilometri
per un investimento complessivo
di 262 milioni di euro: uno degli
interventi più rilevanti dell’intero
tracciato che rappresenta il cuore
dell’intero itinerario.
Sul versante ionico procedono
spedite le attività propedeutiche
alla consegna dei lavori del tratto
Gagliato-Soverato (7,9 chilometri
per circa 183 milioni di euro di investimento)
con l’obiettivo di aprire
i cantieri nel più breve tempo
possibile e per il completamento
della Bretella per Petrizzi.
Per contrastare i tentativi di infiltrazione
criminale negli appalti, il
Commissario Straordinario, la Direzione
Tutela Aziendale di Anas
e le Prefetture competenti hanno
sottoscritto specifici Protocolli di
Legalità per ogni intervento della
Trasversale delle Serre all’interno
dele province di Vibo Valentia e
Catanzaro. Tali strumenti rafforzano
le attività di prevenzione e monitoraggio,
garantendo la massima
trasparenza e sicurezza nella
gestione dei lavori.
Friuli-Venezia Giulia, Monte Croce Carnico
L’intervento, del valore complessivo di 18,3 milioni di euro, è stato finanziato
al 50% da Anas e, per il restante 50%, dalla Regione Friuli Venezia Giulia
Ha riaperto al traffico, lo scorso
22 maggio, il Passo di Monte Croce
Carnico, lungo la strada statale
52 bis “Carnica” a conclusione
dei principali interventi di messa
in sicurezza e ripristino eseguiti
dopo la frana che nel dicembre
2023 aveva interrotto il collegamento
tra Italia e Austria.
L’intervento, del valore complessivo
di 18,3 milioni di euro, è stato
finanziato al 50% da Anas e al
50% dalla Regione Friuli-Venezia
Giulia.
I lavori hanno consentito il ripristino
ed il rafforzamento della
sede stradale e delle gallerie
danneggiate dall’evento franoso.
Nel corso delle attività sono stati
eseguiti interventi di consolidamento
del versante, ricostruzione
del corpo stradale, rifacimento
delle opere di protezione, rinforzo
ed allungamento di alcune delle
gallerie esistenti, e l’installazione
di barriere paramassi ad altissima
resistenza mai prima d’ora utilizzate
in Italia. È stato anche installato
un sistema di monitoraggio
delle opere e del versante che
consentirà, in caso di necessità,
di gestire la viabilità per il tramite
di un impianto semaforico.
Dopo l’apertura è ancora in vigore,
fino alla fine di giugno, il divieto
di transito ai mezzi pesanti;
dopo tale data il transito sarà nuovamente
consentito a tutte le tipologie
di mezzi ad eccezione degli
autoarticolati, analogamente al
regime di circolazione prima della
frana.
In occasione della riapertura si
è svolto un sopralluogo istituzionale
al Passo di Monte Croce Carnico,
alla presenza dell’Assessore
alle Infrastrutture e territorio
Regione FVG, Cristina Amirante,
del Vice Governatore della Carinzia,
Martin Gruber, del Sindaco
del Comune di Paluzza, Luca
Scrignaro, del Vice Sindaco del
Comune di Mauthen, Christina
Patterer-Burgstaller, e del Responsabile
Struttura Territoriale
Veneto e Friuli-Venezia Giulia
Anas, Ettore de la Grennelais.
«La riapertura del collegamento
al Passo di Monte Croce Carnico
rappresenta un risultato atteso
ed importante per il territorio
e per la mobilità transfrontaliera
tra Italia e Austria», ha dichiarato
l’ingegner Ettore de la Grennelais,
Responsabile della Struttura
Territoriale Veneto e Friuli-Venezia
Giulia di Anas. «La strada che
oggi riapriamo non sembra cambiata
rispetto al 2023, ma in realtà
è il risultato di un intervento
profondo di ripristino e miglioramento
della sicurezza che ha richiesto
lavorazioni complesse e
soluzioni avanzate, in un contesto
geologico sempre particolarmente
delicato. La sinergia sviluppata
in questa occasione con
la Regione Friuli-Venezia Giulia,
economica, ma anche tecnica,
ha costituito una delle chiavi
del successo dell’intervento e
rappresenta un esempio da replicare»,
ha concluso de la Grennelais.
In collaborazione con
14 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026
15
otiziario
«Ingegneria che Connette
il Futuro», il 17 giugno a Roma
ATM conquista il Compasso d’Oro 2026 e celebra
i primi 95 anni di mobilità urbana
Il XXIX Premio Compasso d’Oro
ADI 2026, il più autorevole riconoscimento
internazionale nel
campo del design, è stato assegnato
ad ATM - Azienda Trasporti
Milanesi - per il progetto espositivo
“ATM MANIFESTO - Storie,
Viaggi e Design”. La cerimonia si
è svolta all’ADI Design Museum
di Milano.
La mostra, ospitata nello stesso
museo tra novembre 2024 e gennaio
2025 e curata da Matteo Pirola
su ricerca di Silvia Zeni, responsabile
dell’Archivio Storico
ATM, ha portato alla luce quasi
un secolo di manifesti informativi,
campagne di sensibilizzazione,
fotografie e materiali originali, restituendo
al pubblico un patrimonio
visivo che racconta l’evoluzione
della mobilità milanese e, con
essa, della città stessa. La giuria
ha motivato il riconoscimento evidenziando
come il progetto «aiuti
a rafforzare il legame profondo
tra un servizio e la collettività».
Il premio acquisisce un valore
simbolico particolare perché giunge
a sessant’anni esatti dal Compasso
d’Oro assegnato nel 1964 a
Franco Albini, Franca Helg e Bob
Noorda per il design della linea
M1: quell’intervento di architettura
e grafica coordinata è diventato
nel tempo un riferimento internazionale
per il trasporto pubblico
su ferro.
«La mostra ATM MANIFESTO ha
raccontato il legame indissolubile
tra l’azienda e la città attraverso
documenti, immagini e campagne
che hanno segnato l’evoluzione
di Milano», ha dichiarato Laura
La Ferla, direttore Comunicazione
ATM. «Questo traguardo è dedicato
a Milano, la città che ATM e
le sue persone servono con impegno
ogni giorno».
Il riconoscimento coincide
con i 95 anni dell’azienda
Fondata il 22 maggio 1931 come
Azienda Tranviaria Municipale.
Per l’occasione ATM ha pubblicato
una fotogallery, un video celebrativo
e documenti inediti dell’Archivio
Storico, tra cui il comunicato di
apertura della M1 e una fotografia
del deposito Ticinese dopo un
bombardamento. Dal tram Carrelli
- oggi al Museo Nazionale della
Scienza e Tecnologia Leonardo
da Vinci - alle metropolitane automatiche
M4 e M5, fino alla gestione
della metro di Copenaghen,
della prima metropolitana driverless
della Grecia a Salonicco e di
diverse linee bus a Parigi, ATM si
conferma operatore di riferimento
della mobilità urbana ben oltre
i confini italiani.
ATM.IT
Progettare ponti, gallerie, infrastrutture
e strutture complesse
richiede oggi strumenti sempre
più integrati, capaci di gestire
modelli avanzati, analisi non lineari
e l’interazione tra suolo e struttura
in un unico workflow digitale.
È attorno a questa sfida che si
costruisce “Ingegneria che Connette
il Futuro”, evento tecnico in
programma mercoledì 17 giugno
2026 a Roma, presso The Building
Hotel, dalle ore 10 alle 16,30.
L’iniziativa è promossa da CSPFea
in collaborazione con l’Ordine degli
Ingegneri di Roma e si inserisce
nel panorama degli appuntamenti
di formazione e aggiornamento
professionale dedicati all’ingegneria
civile e delle infrastrutture.
Un ecosistema digitale per
l’ingegneria delle opere
Il cuore della giornata è la presentazione
del nuovo ecosistema
Midas NX Next Generation:
una piattaforma integrata che sta
cambiando il modo in cui i professionisti
affrontano la progettazione
e la verifica di opere complesse.
Tra i temi approfonditi nella
sessione tecnica:
• modellazione di strutture nuove
ed esistenti;
• analisi non lineari avanzate;
• interazione terreno-struttura;
• geotecnica computazionale;
• progettazione di ponti, gallerie
e infrastrutture;
• diagnostica strutturale e monitoraggio
intelligente.
Un focus particolare sarà dedicato
alle applicazioni reali su casi di
studio, consentendo ai partecipanti
di vedere i software all’opera
su scenari concreti di progettazione
infrastrutturale.
La visione internazionale
di Midas IT verso il 2030
A portare la prospettiva internazionale
sarà Mr. Vito Lee, Responsabile
Europa di Midas IT, con un
intervento dedicato alla roadmap
di sviluppo della piattaforma e alle
nuove funzionalità previste entro
il 2030 per il mercato europeo.
Un’occasione per comprendere
verso quale direzione si sta muovendo
uno dei principali ecosistemi
software per l’ingegneria civile
a livello mondiale.
Perché partecipare
L’evento rappresenta un’opportunità
concreta per:
• aggiornarsi su tecnologie e metodi
che stanno ridefinendo l’ingegneria
civile e delle infrastrutture;
• confrontarsi direttamente con
esperti del settore;
• acquisire cinque Crediti Formativi
Professionali (frequenza obbligatoria
per tutto l’evento);
• entrare in contatto con un ecosistema
di competenze orientato
alla progettazione del futuro.
Le iscrizioni sono aperte con modalità
differenziate per gli iscritti
all’Ordine degli Ingegneri di
Roma e per i professionisti non
iscritti all’Ordine. Per maggiori
informazioni sul programma
e per registrarsi, è disponibile il
sito ufficiale di CSPFea consultando
il QR code.
Attualità
16 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026 17
otiziario
Collaborazione Fondazione FS
e Fondazione FFS Historic
Autostrade CAV, possibile il rimborso del pedaggio
per i cantieri o per il blocco del traffico
Dal 1° giugno 2026 è scattata anche
per gli utenti di Concessioni
Autostradali Venete la possibilità
di chiedere il rimborso dei pedaggi
in caso di cantieri o blocco
prolungato del traffico lungo la
rete di competenza. La novità, introdotta
dalla delibera 211/2025
dell’Autorità di Regolazione dei
Trasporti (ART), riguarda in questa
prima fase solamente i viaggi
effettuati all’interno delle competenze
di ogni singola concessionaria
e il rimborso sarà possibile
solo in determinati casi, come
ad esempio rallentamenti dovuti
a cantieri programmati o traffico
bloccato per oltre un’ora. L’importo
sarà determinato sulla base di
coefficienti stabiliti dall’ART. Non
si avrà diritto al ristoro in presenza
di cantieri emergenziali, come
quelli in caso di incidenti, eventi
meteo avversi o attività di soccorso.
Attualità
L’eventuale rimborso
non è automatico
Il rimborso è previsto, previa verifica
dei requisiti, solamente se l’utente
ne farà richiesta, compilando
l’apposito form all’interno del
sito www.cavspa.it. Nella richiesta
andranno indicate le stazioni
di entrata e uscita, che dovranno
necessariamente insistere all’interno
delle competenze CAV (a titolo
di esempio: Padova Est - Venezia
Mestre, oppure Preganziol
- Spinea). Sono esclusi dal rimborso
i percorsi per i quali è previsto
pedaggio pari a 0 euro (ad
esempio: Venezia Mestre - Mira
Oriago). Insieme ai dati del richiedente
e alle coordinate bancarie
su cui effettuare l’eventuale accredito,
dovranno essere trasmessi:
lo scontrino di pagamento del
pedaggio, la fattura del fornitore
del dispositivo di telepedaggio o
la ricevuta di pagamento del Rapporto
di Mancato Pagamento Pedaggio.
Tale documentazione è
necessaria per attestare l’effettivo
transito per cui viene chiesto il
rimborso.
In base alla delibera ART1, il ristoro
è dovuto qualora l’importo calcolato
raggiunga la cifra di 0,10
euro e verrà erogato dalla concessionaria,
tramite bonifico bancario,
soltanto al raggiungimento,
da parte dell’utente, dell’importo
di un euro. Ad esempio: se un
viaggio determina il rimborso per
un importo pari a 0,09 euro, la richiesta
verrà rigettata. Se, invece,
un viaggio determina il rimborso
per un importo pari a 0,20
euro, la richiesta verrà accolta,
ma l’importo non verrà erogato
subito: verrà cumulato con
quelli dovuti per eventuali transiti
successivi, fino alla cifra di almeno
1 euro, al raggiungimento
della quale verrà effettivamente
erogato.
Altre attività
La possibilità di chiedere il rimborso
dei pedaggi affianca altre
attività messe in campo da CAV
per garantire agli utenti le migliori
condizioni di servizio e fruizione
delle infrastrutture: i cantieri,
ove possibile, vengono realizzati
in orario notturno oppure organizzati
con deviazioni all’interno
delle proprie competenze, in
modo da non impattare eccessivamente
sul traffico. La Società,
inoltre, ha intrapreso una collaborazione
con le concessionarie
limitrofe e i gestori stradali veneti
che ha portato alla sottoscrizione
di un protocollo di gestione
congiunta della viabilità in caso
di blocchi prolungati del traffico
dovuti a criticità non prevedibili,
come incidenti complessi con
tempi lunghi di risoluzione, che
prevedono deviazioni consigliate
a lungo raggio per evitare le
code. Sempre sul fronte dell’informazione
all’utenza, CAV ha
adottato una piattaforma di infotraffico
che comunica agli utenti
le condizioni della viabilità in
tempo reale, anche sulla rete viaria
esterna: dal sito della Società,
infatti, al link Eventi di traffico -
CAV Spa è possibile verificare gli
eventi in corso costantemente
aggiornati con informazioni sulla
velocità misurata dai veicoli
in transito e il ritardo previsto
in base all’andamento del traffico.
Per informazioni e chiarimenti,
CAV mette a diposizione l’indirizzo
rimborsi.art@cavspa.it, il
numero di telefono 041.5497217
e l’Info Point | Centro Servizi CA-
Vhere in area di servizio Arino Est
(A4 direzione Trieste).
CAVSPA.IT
18 6/2026 leStrade
Il Direttore Generale della Fondazione
FS, Luigi Cantamessa, e il
Consigliere delegato di FFS Historic,
la Fondazione delle Ferrovie
Federali Svizzere, Mario Werren,
hanno siglato una dichiarazione di
intenti con l’obiettivo di sviluppare
il trasporto ferroviario con treni
storici tra la Svizzera e l’Italia,
promuovendo una programmazione
di eventi storici e turistici
tra i due Paesi.
Fondazione FS Italiane e Fondazione
FFS Historic, accomunate
dall’impegno per il recupero, la tutela
e la valorizzazione del proprio
patrimonio storico, collaboreranno
in stretta sinergia per sviluppare
iniziative congiunte.
In particolare, promuoveranno
eventi rievocativi dedicati ai grandi
treni internazionali che in passato
hanno collegato l’Italia alla
Svizzera, attraversando il cuore
dell’Europa con le loro lunghe
composizioni. Tra questi, un posto
d’onore spetta al celebre Gottardo
Express e alle storiche carrozze
che percorrevano la tratta
Milano-Zurigo, testimonianze di
un’epoca in cui il viaggio in treno
rappresentava un’esperienza
di eleganza e scoperta. Le prime
iniziative congiunte saranno programmate
a partire dal prossimo
biennio e potranno includere viaggi
speciali a bordo di convogli d’epoca,
mostre fotografiche itineranti
e iniziative didattiche rivolte
alle scuole e agli appassionati di
storia ferroviaria. L’obiettivo condiviso
è quello di trasformare il patrimonio
rotabile dei due Paesi in
un ponte culturale vivente.
IL NUOVO
CUORE ELETTRICO
DELLA TUA MACCHINA
leStrade 6/2026 19
otiziario
Educazione stradale per 520
studenti della Bassa Bergamasca
La sicurezza stradale si costruisce
prima ancora che qualcuno metta
mano a un volante. È da questa
convinzione che nasce “Andiamo
sul Sicuro”, il progetto educativo
promosso da A35 Brebemi - Aleatica
insieme alla Polizia Stradale e
alle amministrazioni comunali dei
territori attraversati dall’autostrada,
giunto quest’anno a una nuova
edizione nella Bassa Bergamasca.
Si sono avuti tre appuntamenti in
altrettanti comuni, tra il 22 e il 26
maggio 2026, per un totale di oltre
520 studenti coinvolti tra scuola
primaria e secondaria di primo
grado.
Il primo incontro
Si è tenuto il 22 maggio a Mozzanica,
presso il Centro Sportivo comunale,
con oltre 200 alunni dell’Istituto
Comprensivo locale, il primo
incontro. Il 25 maggio il progetto
si è poi spostato a Misano di Gera
d’Adda, con oltre 130 studenti,
mentre il 26 maggio è stato il turno
di Fornovo San Giovanni, con circa
190 ragazzi riuniti nel parcheggio
della palestra comunale.
Format concreto e interattivo
Attività formative, momenti dimostrativi
e laboratori tematici
affrontano i principali comportamenti
a rischio e le buone pratiche
da adottare negli spazi pubblici
- attenzione alla guida, rispetto
del codice della strada, comportamenti
corretti come pedoni e ciclisti,
rischi legati alla distrazione
e all’uso del telefono. La presenza
della Polizia Stradale in tutte le
tappe non è puramente simbolica:
i suoi operatori affiancano gli
studenti in un percorso educativo
strutturato, sviluppato in sinergia
con le singole amministrazioni
comunali.
Le considerazioni
«La sicurezza stradale è prima di
tutto una questione culturale ed
educativa», ha dichiarato Matteo
Milanesi, CEO di A35 Brebemi
- Aleatica. «Per questo continuiamo
a investire in progetti
come “Andiamo sul Sicuro”, che
ci permettono di lavorare a stretto
contatto con scuole, istituzioni
e famiglie per sensibilizzare i più
giovani sui comportamenti corretti
e sull’importanza della responsabilità
alla guida e negli spazi pubblici.
Come Aleatica crediamo che
un’infrastruttura moderna debba
essere anche vicina ai territori e
capace di generare valore sociale
attraverso iniziative concrete di
prevenzione e formazione».
Le amministrazioni locali hanno
accolto l’iniziativa con convinzione.
«Siamo molto contenti di
aver ospitato questa manifestazione,
lodevole soprattutto per
il suo fine: mettere in sicurezza
chiunque si trovi fuori casa, partendo
dall’educazione dei più piccoli»,
ha commentato Simone Piana,
sindaco di Mozzanica.
Ivan Tassi, sindaco di Misano di
Gera d’Adda, ha sottolineato la
valenza civica dell’iniziativa: «Investire
sulla prevenzione e sulla
cultura del rispetto è il modo migliore
per proteggere il futuro dei
nostri ragazzi.»
Fabio Carminati, sindaco di Fornovo
San Giovanni, ha evidenziato il
valore del modello collaborativo:
«La sinergia tra scuola, istituzioni,
forze dell’ordine e realtà del territorio
rappresenta un esempio positivo
di impegno condiviso a favore
della cultura della sicurezza.»
BREBEMI.IT
Liguria,
vertice al MIT
Si è svolta al Ministero delle
Infrastrutture e dei Trasporti
una riunione operativa per
fare il punto sui principali dossier
infrastrutturali della Liguria,
a partire dalla progressiva
rimozione dei cantieri estivi
lungo la rete autostradale ligure,
con l’obiettivo di ridurre
al minimo i disagi per cittadini,
turisti e operatori economici
durante il periodo di maggiore
traffico.
Nel corso dell’incontro è stato
inoltre affrontato il tema del
tunnel della Valfontanabuona,
opera strategica per il territorio
ligure, rispetto alla quale
è stato confermato l’avanzamento
del percorso tecnico e
amministrativo previsto.
Al centro del confronto anche
il progetto del tunnel subportuale
di Genova, infrastruttura
ritenuta fondamentale per migliorare
la viabilità cittadina e
il collegamento con il sistema
portuale, oltre alla questione
dei ristori per il comparto
dell’autotrasporto ligure, impattato
negli ultimi anni dai
cantieri sulla rete viaria regionale
ordinaria e autostradale,
interessata quest’ultima da un
importante piano di ammodernamento.
Alla riunione hanno partecipato
il viceministro Edoardo Rixi,
l’amministratore delegato di
Autostrade per l’Italia Arrigo
Giana, l’assessore regionale
alle Infrastrutture Giacomo
Giampedrone, il sub commissario
Carlo De Simone e, in collegamento,
il presidente della
Regione Liguria Marco Bucci.
L’incontro ha consentito di
coordinare le prossime azioni
operative tra Governo, Regione
e concessionari.
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Attualità
20 6/2026 leStrade
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otiziario
Il film sulla Galleria di Base del Brennero
conquista il Silver Award al World Media Festival
L’infofilm Galleria di Base del
Brennero 2025 si aggiudica la
piazza d’onore al World Media Festival
di Amburgo, tra 803 candidature
da 34 nazioni. La giuria
premia la capacità di raccontare
uno dei cantieri più complessi
d’Europa con chiarezza e qualità
cinematografica.
BBT entra nelle sale dei festival
internazionali
L’infofilm Galleria di Base del
Brennero 2025, prodotto da
BBT SE - la società di progetto
italo-austriaca incaricata della
realizzazione dell’opera - ha
ottenuto il Silver Award al World
Media Festival, Television &
Corporate Media Awards di Amburgo,
tra le competizioni più
prestigiose nel campo dei media
aziendali e della documentaristica,
attiva da oltre 25 anni.
In questa edizione erano in gara
803 progetti provenienti da 34
nazioni, valutati su 15 categorie
in base a qualità dei contenuti,
creatività della realizzazione ed
efficacia comunicativa.
Le motivazioni
del riconoscimento
La giuria internazionale ha premiato
in particolare la capacità
del film di rendere accessibile e
visivamente efficace la complessità
tecnica di un’opera di scala
eccezionale: 64 chilometri di
galleria ferroviaria sotterranea
tra Austria e Italia, destinata a
diventare il collegamento ferroviario
sotterraneo più lungo al
mondo. Al centro della narrazione,
lo storico abbattimento del
diaframma avvenuto nel 2025
sotto il Passo del Brennero - prima
connessione fisica tra i due
paesi lungo il tracciato - insieme
alla logistica di cantiere, allo
stoccaggio di migliaia di conci
prefabbricati e alla cooperazione
transfrontaliera che caratterizza
il progetto. Il film affronta anche
le dimensioni ambientali dell’opera:
tecnologie all’avanguardia,
economia circolare e tutela
del territorio fanno del BBT,
secondo la narrazione scelta, il
simbolo tangibile della «mobilità
del futuro».
«Il film illustra in modo chiaro
come operi un cantiere di tale
portata, trasmettendo l’imponenza
del progetto: dalla logistica
allo stoccaggio di migliaia
di conci, fino alla cooperazione
transfrontaliera tra i due Stati»,
ha commentato Julia Gruber, responsabile
della comunicazione
di BBT SE. Il regista Peter Fahrngruber,
che ha curato la produzione
e presentato il film al concorso,
ha sottolineato il valore
del riconoscimento: «Il fatto che
un tema tecnicamente così complesso
come la Galleria di Base
del Brennero riceva un simile apprezzamento
è di estrema importanza
per un regista».
BBT-SE.COM
Terzo Valico
dei Giovi
Nuovo avanzamento per il Terzo
Valico dei Giovi: è stata ultimata
la tratta Castagnola-Vallemme,
uno dei passaggi più
complessi dell’opera per le
condizioni geologiche incontrate
durante gli scavi. È stato
abbattuto il diaframma sul
secondo binario, in direzione
nord, della tratta realizzata
dal General Contractor guidato
da Webuild per conto di
RFI, Gruppo FS Italiane, con il
supporto di FS Engineering e
sotto l’egida del Commissario
straordinario di Governo Calogero
Mauceri.
La tratta, che è lunga circa 2,8
chilometri per ciascun binario,
attraversa il cuore dell’Appennino
ligure tra i cantieri di Vallemme,
nel comune di Voltaggio,
e Castagnola, nel comune
di Fraconalto, in provincia di
Alessandria.
Le attività si sono svolte in un
contesto geologico particolarmente
difficile, anche - ma non
solo - per la presenza di gas
naturale.
In questo tratto le lavorazioni
sono state condotte contemporaneamente
su quattro
fronti di scavo, confermando
la complessità tecnica e organizzativa
dell’intervento.
Ad oggi, gli scavi del Terzo Valico
dei Giovi superano gli 83
chilometri di gallerie realizzate
su un totale di circa 86,9
chilometri, pari al 96% degli
scavi in galleria previsti
sull’intero tracciato. Il Progetto
Unico Terzo Valico dei Giovi
- Nodo di Genova è inserito nel
Corridoio europeo Reno-Alpi
della rete TEN-T ed è strategico
per i collegamenti tra il sistema
portuale ligure, il Nord
Italia e l’Europa centrale.
Siemens acquisce MERMEC
Si tratta di un’operazione che ridisegna
la mappa dell’industria ferroviaria
italiana. Siemens Mobility
ha firmato un accordo per acquisire
le attività chiave del Gruppo MER-
MEC, società fondata nel 1970 e
con sede a Monopoli, leader italiano
nei sistemi di segnalamento
ferroviario, elettrificazione, diagnostica
digitale e treni di misura
ad alta precisione. Il closing, soggetto
alle consuete condizioni regolatorie,
è atteso entro la fine del
2026. I termini finanziari non sono
stati resi noti.
L’acquisizione riguarda le attività di
MERMEC nel segnalamento ferroviario,
nell’elettrificazione, nelle telecomunicazioni,
nella diagnostica,
nell’analisi degli asset e nell’infrastruttura
dati globale. Sono esclusi
gli investimenti in Angelstar S.r.l.,
in Mont Saint Michel S.A.S. con
la controllata Compagnie des Signaux
S.A.S. e in MERMEC Deutschland.
Le attività acquisite contano
circa 1.700 dipendenti, operano
in oltre 70 paesi e hanno generato
ricavi di circa 430 milioni di euro
nell’anno fiscale 2025.
Per Siemens, già leader mondiale
nel segnalamento ferroviario
con un fatturato di 12,4 miliardi di
euro nell’anno fiscale 2025, l’operazione
amplia significativamente
il portafoglio di diagnostica globale
e rafforza la presenza industriale
in Italia. «Combinando l’expertise
tecnologica e l’accesso al mercato
di MERMEC con la presenza globale
e la leadership tecnologica di Siemens
Mobility, rafforzeremo le nostre
competenze nell’ambito della
diagnostica, dell’asset intelligence
e del segnalamento», ha dichiarato
Michael Peter, CEO di Siemens
Mobility.
Il piano tecnico
L’integrazione produrrà una piattaforma
scalabile di diagnostica
e analisi che unisce le capacità di
asset intelligence di Siemens - a
bordo, a terra e in deposito - con
il portafoglio di veicoli diagnostici
Sulla A7, sei nuovi Tutor
di MERMEC, dotati di sistemi di misurazione
e software per l’ispezione
delle infrastrutture ferroviarie.
Un’offerta combinata destinata a
clienti in tutto il mondo, sostenuta
dalla rete commerciale globale
di Siemens Mobility.
In Italia, l’operazione avrà ricadute
industriali concrete: il sito Ferrosud
di Matera, asset strategico del
gruppo MERMEC, è destinato a diventare
un polo per la diagnostica
ferroviaria di nuova generazione.
Un elemento che il fondatore
di MERMEC, Vito Pertosa, presidente
di Angelo Holding, ha indicato
come centrale nella sua decisione.
«Ho cercato un partner particolarmente
solido nel settore per garantire
un futuro sicuro ai miei validi
Sulla Autostrada A7, nel tratto di
competenza di Milano Serravalle
Milano Tangenziali S.p.A. sono
attivi, dallo scorso 29 maggio, sei
nuovi sistemi Tutor installati dalla
concessionaria e gestiti dalla Polizia
di Stato, al fine di migliorare la sicurezza
stradale e ridurre incidenti
dovuti a all’eccesso di velocità.
I tre sistemi posizionati in direzione
Nord monitoreranno circa 29 chilometri
di tratta (da Bereguardo a
Casei Gerola), mentre i tre in direzione
Sud circa 22 chilometri (da
Casei Gerola a Gropello Cairoli).
I Tutor saranno interamente gestiti
dalla Polizia Stradale che accerterà
le infrazioni ed emetterà i relativi
verbali.
«Il monitoraggio della A7 delinea
un quadro che richiede attenzione
e la necessità di promuovere a livello
nazionale una guida più responsabile
per garantire la sicurezza
di tutti gli utenti», ha affermato
Ivo Cassetta, AD Milano Serravalle
- Milano Tangenziali. E ha proseguito:
«Il nostro impegno è volto
a raggiungere gli obiettivi di interesse
pubblico a livello nazionale
ed europeo e l’installazione dei dispositivi
tutor, insieme al continuo
monitoraggio delle infrastrutture e
a tutti i progetti legati alla sicurezza
che mettiamo in campo, come
ad esempio l’illuminazione radente,
collaboratori», ha spiegato Pertosa.
«Entrare a far parte di Siemens
offrirà loro accesso a un’organizzazione
globale focalizzata sull’innovazione
e sulla crescita sostenibile.
Questa operazione mi permetterà
inoltre di investire nelle altre aziende
della mia holding industriale e di
contribuire allo sviluppo delle imprese
del Sud Italia che necessitano
di crescere e generare nuova
occupazione qualificata.»
Siemens prevede sinergie significative
soprattutto attraverso il
cross-selling e l’espansione del portafoglio
integrato, con un impatto
positivo sull’utile per azione (pre-
PPA) atteso entro il secondo anno
dal closing.
SIEMENS.COM
l’anti-contromano e la gestione intelligente
del traffico, vanno in questa
direzione».
«La sinergia tra tecnologia e controllo
del territorio è strategica per
ridurre il fenomeno infortunistico
e avvicinarci progressivamente
all’obiettivo europeo ‘Vision Zero’
previsto per il 2050», ha affermato
il Dirigente Compartimento
Polizia Stradale per la Lombardia
Dirigente Superiore, Dott.ssa Carlotta
Gallo.
SERRAVALLE.IT
Attualità
22 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026 23
otiziario
Ricarbonatazione, il conto che manca all’ETS
In vista della prossima EuLA General
Assembly, le associazioni
europee della calce si sono confrontate
sui principali temi legati
alla competitività e alla decarbonizzazione
del settore, con particolare
attenzione alla revisione
del sistema ETS e alla necessità
di aggiornare i benchmark emissivi
anche alla luce delle più recenti
evidenze scientifiche sulla
ricarbonatazione.
Associazione CAMA,
di Federbeton Confindustria
In questo contesto, la filiera italiana
della calce e delle malte,
rappresentata dall’Associazione
CAMA, parte di Federbeton Confindustria,
ribadisce l’importanza
di riconoscere nella contabilizzazione
del carbonio il contributo
della ricarbonatazione dei prodotti
a base di calce, un processo
naturale attraverso cui la calce
riassorbe CO 2
dall’atmosfera durante
il proprio ciclo di vita, tornando
a trasformarsi in carbonato
di calcio.
I dati del report
Secondo il report sviluppato dagli
esperti di South Pole in collaborazione
con EuLA - European
Lime Association - in 14 principali
applicazioni della calce, che
rappresentano circa l’80% del
mercato, viene riassorbito permanentemente
circa il 33% delle
emissioni di processo entro un
anno. A livello globale, l’assorbimento
stimato tramite ricarbonatazione
ha raggiunto 127,86 milioni
di tonnellate di CO 2
nel solo
2020.
«È fondamentale che il contributo
della ricarbonatazione venga
finalmente considerato nei meccanismi
europei di contabilizzazione
del carbonio», commenta
Leone La Ferla, Presidente di
CAMA.
«Oggi il sistema non riflette il reale
profilo emissivo della calce
e rischia di penalizzare un comparto
strategico che già opera
ai massimi livelli di efficienza e
contribuisce concretamente agli
obiettivi europei di decarbonizzazione.
Per la filiera, riconoscere
il ruolo della ricarbonatazione
significherebbe rappresentare in
modo più accurato il bilancio climatico
della calce, sostenere la
competitività industriale europea
e incentivare ulteriori investimenti
in innovazione e tecnologie
di cattura della CO 2
».
La produzione di calce è infatti
considerata un settore
hard-to-abate: circa il 69% delle
emissioni deriva dal processo
chimico di calcinazione del calcare
ed è quindi tecnicamente
inevitabile, mentre la restante
parte è legata ai combustibili
utilizzati nei forni. Nonostante
questo, il settore ha già investito
significativamente in efficienza
energetica e utilizzo di combustibili
alternativi: le imprese
italiane hanno infatti provveduto
già alla progressiva sostituzione
dei combustibili fossili
con biomassa rinnovabile,
che nel 2024 ha coperto circa il
54% del fabbisogno energetico
del comparto.
Convegno TTS
Italia a Roma
Il 17 giugno Roma ospita il
convegno “AI e Cybersecurity
per la mobilità di persone
e merci”, organizzato da TTS
Italia con il patrocinio del Ministero
delle Infrastrutture e dei
Trasporti e dell’Agenzia per la
Cybersicurezza Nazionale.
Al centro dell’appuntamento,
un tema sempre più urgente:
la crescente integrazione
dell’intelligenza artificiale
nella mobilità sta ridisegnando
l’intero ecosistema del trasporto,
ma lo espone anche a
vulnerabilità inedite. Veicoli
connessi e sistemi di guida
assistita comunicano in tempo
reale con infrastrutture e altri
veicoli attraverso tecnologie
V2X; questa connettività continua
apre scenari di rischio
concreti, dall’hacking alla manipolazione
dei dati, fino agli
attacchi ai sistemi di controllo.
Un incidente informatico
non è più solo una questione
di dati: può mettere a rischio
la sicurezza fisica delle persone
e l’integrità delle merci in
transito.
La risposta, come sottolineano
gli organizzatori, non può essere
settoriale: industrie, governi
ed enti regolatori devono
convergere su standard di
sicurezza comuni e su meccanismi
condivisi di gestione delle
minacce.
Il convegno presenterà il Position
Paper “AI e Cybersecurity
per il trasporto persone
e merci”, elaborato da TTS
Italia nell’ambito di un apposito
Gruppo di Lavoro: un
documento che affronta sistematicamente
le criticità del
settore e formula proposte e
raccomandazioni operative.
TTSITALIA.IT
Anas vince due premi Mediastars per
i progetti di Brand Identity e Advertising
Daniela Niederstätter
premiata all’Era Convention
Daniela Niederstätter, membro
del Consiglio di amministrazione
di Niederstätter AG, ha ricevuto il
prestigioso riconoscimento “Rental
Person of the Year”. La cerimonia
di premiazione è avvenuta a
Maastricht il 3 giugno 2026 in una
serata segnata da grandi emozioni
durante l’ERA Convention 2026,
il principale appuntamento europeo
dedicato al settore del noleggio
di macchinari e attrezzature.
La convention riunisce i principali
operatori del comparto per confrontarsi
sui temi dell’innovazione,
della sostenibilità, della digitalizzazione
e delle prospettive future
del settore.
Nel conferire il premio, la giuria
La società del Gruppo Fs Italiane
si è classificata al primo posto
nella “Sezione Etico Sociale
Categoria Stampa” per la pagina
di Advertising “Non abbandonare
una parte di te” aggiudicandosi
anche lo “Special Star” per
il Graphic Design del Brand Manual
Anas. La premiazione è avvenuta
all’Auditorium San Fedele
di Milano nella serata di mercoledì
3 giugno.
Il Premio Mediastars, giunto alla
sua 30esima edizione, valorizza la
professionalità e il talento di quanti
operano in campo pubblicitario
ed è uno dei più autorevoli a livello
nazionale per la realizzazione
di campagne di “Advertising, Corporate
Identity e Comunicazione
Multimediale”. L’obiettivo è mettere
in luce il valore di chi contribuisce
alla riuscita di un progetto di
comunicazione.
«Questi riconoscimenti rappresentano
un risultato importante
per Anas e per tutte le persone
che ogni giorno contribuiscono
con competenza, creatività e senso
di responsabilità alla nostra
missione – ha detto l’Amministratore
delegato di Anas, Claudio Andrea
Gemme -. Il premio alla campagna
contro l’abbandono degli
animali e lo Special Star al nostro
Brand Manual valorizzano un lavoro
corale, che unisce visione, innovazione
e capacità di parlare al
Paese con un linguaggio chiaro e
autentico».
La pagina di Advertising “Non
abbandonare una parte di te” rientra
nella campagna di sensibilizzazione
Anas contro l’abbandono
degli animali. Attraverso
un linguaggio visivo potente la
locandina mostra un volto diviso
in due metà speculari: umana
e animale. Il claim, poi, rafforza
il messaggio trasformando
l’abbandono in una riflessione
personale e collettiva: non solo
rispetto degli animali e delle regole,
ma consapevolezza che
ogni gesto può avere conseguenze
irreversibili.
Il Brand Manual di Anas è invece
un ecosistema digitale. Il progetto
trasforma il tradizionale manuale
in una piattaforma digitale dinamica,
pensata per rendere il brand
accessibile, coerente e operativo.
Un ambiente che semplifica la
complessità e rende naturale l’adozione
dell’identità visiva in ogni
contesto. La novità è l’integrazione
diretta con l’intranet aziendale
che rende il Brand Manual un ponte
strutturato tra strategia e operatività,
tra visione e azione.
STRADEANAS.IT
ha sottolineato il ruolo di Daniela
Niederstätter come giovane leader
capace di portare una visione
innovativa nel mondo del noleggio,
promuovendo inclusione, diversità
e cambiamento culturale.
In particolare, è stato sottolineato
il suo impegno con il progetto-manifesto
“Girls Wanted”: iniziativa
che ha l’obiettivo di valorizzare
il talento femminile, creare opportunità
professionali e favorire
una maggiore presenza delle donne
in un settore tradizionalmente
a prevalenza maschile, ispirandosi
al principio “Talent Over
Gender”. Nelle motivazioni del riconoscimento
si legge che «il successo
aziendale e il progresso sociale
sono inseparabili» e che «il
talento dovrebbe contare più del
genere».
«Considero questo premio un riconoscimento
anche a livello internazionale
del messaggio che
portiamo avanti con Girls Wanted:
crediamo che il vero cambiamento
nasca dove le persone si incontrano,
dove c’è spazio per lo scambio,
l’ascolto e l’apertura a nuove
prospettive. Solo dal confronto
reciproco, dall’ascolto autentico e
dal desiderio sincero di comprendersi
nasce quella parità di cui la
nostra società ha oggi così profondamente
bisogno: tra generi, generazioni
e culture» ha dichiarato
Daniela Niederstätter.
NIEDERSTAETTER.IT
Attualità
24 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026 25
otiziario
CAL, rinnovo del Consiglio
di Amministrazione
L’Assemblea dei Soci di Concessioni
Autostradali Lombarde S.p.A.
(CAL) ha provveduto al rinnovo
del Consiglio di Amministrazione
della Società.
Cristiana Molin è stata confermata
nel ruolo di Presidente e Andrea
Potukian è stato indicato quale
nuovo Amministratore Delegato
della Società. L’Assemblea ha,
inoltre, confermato il consigliere
Silvia Lanzani e indicato due nuovi
consiglieri: Edoardo Carlo Raffiotta
e Matteo Castiglioni.
Cristiana Molin è stata confermata nel ruolo di Presidente.
Punto di riferimento
Il nuovo Consiglio di Amministrazione
proseguirà il percorso di sviluppo
della Società, confermando
l’impegno di CAL come punto di riferimento
per la gestione, il monitoraggio
e la realizzazione di infrastrutture
strategiche per Regione
Lombardia, nel rispetto di qualità,
tempi e sostenibilità degli interventi.
Grazie a Gianantonio Arnoldi
Concessioni Autostradali Lombarde
continuerà a operare a supporto
dello sviluppo infrastrutturale del
territorio, mettendo a disposizione
le competenze tecniche e le capacità
gestionali maturate negli anni
nella realizzazione e supervisione
di opere complesse e strategiche
per cittadini, imprese e comunità.
CAL desidera, infine, rivolgere un
sentito ringraziamento a Gianantonio
Arnoldi per il lavoro svolto
nel corso degli anni alla guida della
Società.
Concessioni Autostradali
Lombarde S.p.A. (CAL)
CAL è una società italiana, partecipata
al 50% da Anas e al 50%
da ARIA S.p.A. (100% Regione
Lombardia), nata per operare nel
settore della gestione in concessione
di tratti autostradali all’interno
del territorio lombardo che
si occupa anche di ulteriori interventi
infrastrutturali di interesse
regionale.
La società si occupa della pianificazione
degli interventi in rapporto
con i territori e le amministrazioni
interessate, delle
convenzioni di concessione, del
monitoraggio relativo allo sviluppo
e approvazione delle diverse
fasi progettuali, della vigilanza
sulla realizzazione delle opere
e sui collaudi, delle aperture
al traffico ed esercizio delle nuove
e fondamentali autostrade in
Lombardia di cui è soggetto concedente:
la A36 Pedemontana
Lombarda, la direttissima Brescia-Bergamo-Milano
(A35 Brebemi)
e la Tangenziale Est Esterna
di Milano (A58 TEEM) oltre al
progetto della futura autostrada
IPB (Interconnessione del Sistema
Viabilistico Pedemontano con
il raccordo autostradale diretto
Brescia - Milano), in corso di sviluppo
in questi mesi.
Queste infrastrutture costituiscono
già ora una realtà profondamente
radicata nel contesto
infrastrutturale lombardo: 136
chilometri di nuove autostrade in
esercizio, cui si sommano ulteriori
110 chilometrdi viabilità ordinarie
e opere compensative, che
garantiscono al territorio lombardo,
e più in generale al Nord Italia,
nuove possibilità di movimento
e interconnessione con il resto
del Paese e dell’Europa.
CALSPA.IT
ECNDT 2026
a Verona
Dal 15 al 19 giugno ICIM
Group, polo di competenze a
maggioranza ANIMA Confindustria,
è protagonista di EC-
NDT 2026 - European Conference
on Non-Destructive
Testing, la 14a edizione della
Conferenza Europea sui Controlli
Non Distruttivi (NDT in
inglese) che torna in Italia, a
Veronafiere, ben 42 anni dopo
l’edizione di Firenze del 1984.
È, in particolare, la controllata
OMECO, laboratorio leader in
Italia da oltre 50 anni nel settore
delle Prove non Distruttive,
a partecipare con i suoi
esperti al nutrito programma
scientifico dell’evento.
Un appuntamento rilevante e
organizzato con cadenza quadriennale
da EFNDT-European
Federation for Non-Destructive
Testing, rappresentata in
Italia da AIPnD-Associazione
Italiana Prove non Distruttive,
la Conferenza riunisce esperti,
accademici e professionisti da
tutto il mondo per condividere
innovazione, ricerca e tecnologie
per il futuro delle ispezioni
e del controllo qualità.
Le Prove non Distruttive sono,
infatti, strumenti strategici
per la sicurezza e l’efficienza
industriale.
Le prove consentono di verificare
materiali, saldature,
componenti e strutture senza
interrompere la produzione
e senza danneggiare l’oggetto
della verifica, ma anche
di individuare difetti invisibili
a occhio nudo, prevenire
guasti e prolungare la vita
utile degli impianti riducendo
costi e rischi per persone
e ambiente, grazie anche
alla manutenzione predittiva.
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Attualità
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June 23 – 26, 2026
Naples, Italy
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26 6/2026 leStrade
otiziario
ASPHALTICA 2026:
a Bologna il punto di incontro
di una filiera che cambia
Dal 7 al 10 ottobre 2026 ritorna
a Bologna ASPHALTICA, il più
importante appuntamento italiano
ed europeo dedicato al mondo
delle pavimentazioni stradali,
delle infrastrutture viarie e delle
tecnologie per la mobilità sostenibile.
Organizzata da BolognaFiere
in collaborazione con
SITEB, che ideò la manifestazione
oltre vent’anni fa, ASPHAL-
TICA si propone come punto di
riferimento per imprese, progettisti,
pubbliche amministrazioni,
contractor, università e operatori
specializzati dell’intera filiera della
strada e delle infrastrutture.
L’edizione 2026 segna un importante
salto di qualità per la manifestazione,
che si svolgerà nel
nuovo Padiglione 37 di Bologna-
Fiere, uno spazio moderno e polifunzionale
– totalmente privo
di colonne - che ospita anche le
partite di Eurolega della Virtus
e la fase finale della Coppa Davis
di tennis.
Dopo i risultati in crescita dell’edizione
2024 – con 120 espositori
provenienti da 10 Paesi e 7.300
mq netti espositivi – quest’anno
ASPHALTICA punta a raggiungere
150 espositori e 10.000 mq
espositivi netti, rafforzando ulteriormente
il proprio ruolo internazionale
attraverso programmi
di incoming dedicati a buyer
e giornalisti esteri.
Grande attenzione sarà dedicata
alle Agorà SITEB che, come da
tradizione, forniranno uno spaccato
aggiornato del Paese e delle
sue infrastrutture viarie, con particolari
su temi strategici come
caro energia, sicurezza stradale
e nuovi scenari di mercato. Accanto
ai comparti storici di asfalto
e bitumi, l’edizione 2026 vedrà
la presenza del mondo delle
barriere, della segnaletica, dell’illuminotecnica,
delle smart road,
delle tecnologie digitali, dei mezzi
elettrici e del noleggio di veicoli
speciali.
Tra le principali novità debutta
“Il Cantiere Sostenibile”, la nuova
area dimostrativa live dedicata
al recupero e al riutilizzo del
fresato d’asfalto. In un vero cantiere
operativo allestito all’esterno
del padiglione 37, i visitatori
potranno assistere dal vivo all’intero
processo di lavorazione stradale:
dalla fresatura alla rigenerazione
fino alla compattazione
finale. Due dimostrazioni quotidiane
offriranno un’esperienza
immersiva e concreta sulle tecnologie
più avanzate del paving
sostenibile e dell’economia circolare
applicata alle infrastrutture.
ASPHALTICA 2026 rafforzerà
inoltre il proprio ruolo culturale e
scientifico grazie a un ricco programma
di convegni, workshop e
seminari - organizzato da SITEB
- dedicato alle evoluzioni normative,
alla sostenibilità, alla sicurezza
e all’innovazione tecnologica.
Sono previsti oltre 50 eventi
tecnico-scientifici con il coinvolgimento
delle principali istituzioni,
delle università e di stakeholder
del settore. Con Asphaltica
2026 si vuole offrire alla filiera
un evento sempre più internazionale,
esperienziale e orientato al
futuro, dichiarano gli organizzatori.
La trasformazione delle infrastrutture
stradali passa oggi
attraverso innovazione, sostenibilità,
sicurezza e formazione:
Asphaltica rappresenta il luogo
ideale dove questi temi si incontrano
e diventano opportunità
concrete di business e sviluppo.
RICICLA
FINO AL 60%
DI FRESATO
AUMENTA
LA VITA UTILE
DELLA PAVIMENTAZIONE
Valli Zabban amplia la propria gamma RIGENERVAL con i nuovi
leganti modificati RIGENERVAL HARD e RIGENERVAL HARD PLUS
per applicazioni stradali ad alte prestazioni e basso impatto
ambientale. Con i prodotti della linea RIGENERVAL è possibile
riciclare a caldo, nel conglomerato bituminoso, fino al 60% di
fresato senza fumi e molestie olfattive, garantendo comunque una
pavimentazione stradale flessibile e durabile, con un forte risparmio
economico ed energetico.
RIGENERVAL by Valli Zabban, un generatore di vantaggi
che fa la differenza.
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FUMI E MOLESTIE
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Convegni
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Agenda
GIUGNO 2026
Intertraffic China 2026
3 - 5 giugno
Shangai (Cina)
intertraffic.com
SETTEMBRE 2026
SIIV Summer School
7 - 11 settembre
Novedrate (sede eCampus)
siiv.net
OTTOBRE 2026
Highways AU 2026
14 - 15 ottobre
Sydney (Australia)
terrapinn.com
DICEMBRE 2026
SIIV Winter School
13 - 18 dicembre
Moena (TN)
siiv.net
leStrade
Aeroporti Autostrade Ferrovie
INFRASTRUTTURE&MOBILITÀ
Paving Expo 2026
22 - 24 settembre
San Paolo (Brasile)
paving.com.br
Asphaltica 2026
7 - 10 ottobre
Bologna
asphaltica.it
InnoTrans 2026
22 - 25 settembre
Berlino (Germania)
innotrans.com
NOVEMBRE 2026
Fenatran 2026
San Paolo (Brasile)
9 - 13 novembre
fenatran.com.br
ASPHALTICA 2026
asphaltica.it
Dal 7 al 10 ottobre 2026, il Quartiere Fieristico di Bologna
ospita Asphaltica, il Salone Internazionale delle Tecnologie
e Soluzioni per Pavimentazioni Stradali, Sicurezza, Servizi e
Infrastrutture Viarie. Organizzato da BolognaFiere in collaborazione
con SITEB - Strade italiane e bitumi - Asphaltica
è la manifestazione di riferimento per il settore stradale in
Italia e in Europa, un appuntamento altamente specializzato
che coinvolge l'intera filiera.
L'edizione 2026 si svolgerà nel nuovo Padiglione 37, caratterizzato
da un design moderno e funzionale e dalla totale
assenza di appoggi intermedi, e si terrà in contemporanea
con un'altra importante manifestazione fieristica del comparto.
Oltre al consolidamento dei settori di punta - asfalto
in prima linea - la fiera si propone come vetrina dell'innovazione
tecnologica del settore, piazza ideale per il business
e sede di un programma convegnistico di alto profilo.
«leStrade» è media partner dell'evento
Convegno Nazionale e SIIV
Arena
26 - 27 novembre
Autodromo di Imola
siiv.net
n Abbiamo avuto l’opportunità
di visitare il cantiere di rifacimento
della pista 35L/17R dell’aeroporto
di Milano Malpensa.
n Da aeroporto a sistema: il Nuovo
Distretto Aeroportuale di Rimini.
n La due-giorni internazionale
di Piarc, Anas e Aiscat.
n La quinta edizione della Ricerca
sugli stili di guida commissionata
da Anas e condotta
da GR (Global Research).
Convegni, Corsi, Eventi 2026
30 6/2026 leStrade
Opere
Malpensa zero ore: rifacimento totale
di 3.290 metri sotto rotta attiva
Abbiamo avuto l’opportunità di visitare il cantiere di rifacimento della pista 35L/17R
dell’aeroporto di Milano Malpensa: uno degli interventi infrastrutturali più complessi
del 2026, in Italia, che ha interessato un’area estesa quanto 40 campi da calcio
Su alcuni cantieri abbiamo uno sguardo più partecipe
che su altri, lo ammettiamo: sono quelli che
impongono un vero canone d’esecuzione; sono
quelli sublimati dalla dimensione dell’esecuzione
perfetta in contesti capaci di suscitare sicura meraviglia;
sono quelli non riconducibili alla mera,
usurabile cronaca: uno di questi lo abbiamo visitato
nelle scorse settimane: è quello del rifacimento
della pista di Malpensa.
Sotto il nuovo manto steso da Artifoni (un nome
che nei cantieri aeroportuali non ha bisogno di presentazioni)
ci sono decenni di partenze e di arrivi,
di ruote che hanno toccato la terra di Malpensa a
circa duecentocinquanta all’ora, di piogge e gelate
e dilatazioni termiche che pochi passeggeri avranno
considerato. Ma, del resto, noi attraversiamo le
infrastrutture prevalentemente senza vederle. È il
nostro modo di usarle.
Dal 16 marzo al 9 maggio la pista sinistra di Malpensa,
cioè la 35L/17R, non è esistita come infrastruttura
di volo. È diventata altro: un fronte
di lavoro continuo, con tre turni che si sono avvicendati
senza soluzione di continuità, con circa
trecento uomini e 235 macchine su una superficie
di oltre duecentocinquantamila metri quadri.
La finestra operativa era di cinquantacinque
Fabrizio Parati
Durante i lavori di rifacimento
della pista 35L/17R,
l’Aeroporto di Malpensa
è rimasto regolarmente
operativo grazie alla pista
destra (la 35R/17L).
giorni, e il cronoprogramma è stato rispettato.
Ma facciamo un passo indietro: il 18 febbraio
2026, con un comunicato congiunto, ENAC e
SEA Milan Airports hanno ufficialmente annunciato
la chiusura temporanea della pista 35L/17R
dell’aeroporto di Milano Malpensa per il periodo
compreso tra il 16 marzo e il 9 maggio 2026.
L’intervento, classificato come manutenzione
straordinaria e innovazione tecnologica dell’infrastruttura,
rientra nella pianificazione prevista
dal ciclo di vita utile delle infrastrutture aeroportuali.
La pista destra di Malpensa era stata già rifatta
nel 2021; prima ancora, nel 2019, era toccato
all’unica pista di Linate.
Durante i lavori, l’Aeroporto di Malpensa è rimasto
regolarmente operativo grazie alla pista destra
(la 35R/17L), pur con una riduzione dei movimenti
giornalieri da 590 a 530. Una parte del traffico è
stata riprogrammata su Linate: ENAC ha autorizzato
in via temporanea un incremento della capacità
dello scalo milanese da 18 fino a un massimo
di 26 movimenti orari, limitatamente ai voli Schengen
operati con aeromobili narrow-body. L’utilizzo
effettivo si è attestato su due movimenti aggiuntivi
all’ora in alcune fasce orarie, a conferma che
la pianificazione anticipata ha consentito di assorbire
il traffico riallocato senza criticità significative.
Così Pierluigi Di Palma, Presidente ENAC: «La nostra
priorità assoluta è stata tutelare i passeggeri,
nella consapevolezza che si tratta di lavori vol-
ti al miglioramento continuo delle infrastrutture e
dei servizi. Abbiamo garantito il diritto alla mobilità
dei cittadini limitando al minimo i giorni di chiusura
della pista e riprogrammando i voli su Linate».
Armando Brunini, AD di SEA Milan Airports: «I
lavori programmati su una delle piste di Milano
Malpensa rientrano in un piano di investimenti
strutturato per garantire nel tempo solidità infrastrutturale,
sicurezza e affidabilità operativa dello
scalo, rafforzandone la competitività. La pianificazione
anticipata degli interventi ha permesso
di contenere al minimo l’impatto sull’utenza».
Le ragioni del cantiere
La 35L/17R è la pista più prossima al Terminal 1
dello scalo Milano Malpensa: 3.920 metri di sviluppo
longitudinale, sessanta di larghezza, vent’anni
di esercizio alle spalle. A motivare il cantiere di rifacimento
della pista non è stato un deterioramento
patologico, ma il raggiungimento della vita nominale
del pacchetto di fondazione: quella soglia oltre
la quale la manutenzione ciclica perde efficacia
e l’unica risposta tecnicamente corretta è la ricostruzione
integrale. SEA Milan Airports ha dimensionato
l’investimento intorno ai 30 milioni di euro,
attingendo in parte a strumenti di finanziamento
europei dedicati alla resilienza infrastrutturale, e
ha selezionato l’azienda Artifoni come contraente
principale, con SFE in raggruppamento per le lavorazioni
impiantistiche.
Per una sintesi dell’intervento
di Artifoni sulla riqualificazione
della pista 35L/17 R dello scalo
aeroportuale di Malpensa
consultare il QR code.
Infrastrutture&Mobilità
32 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026 33
«leStrade» ha avuto accesso al cantiere in una
delle fasi più dense del ciclo operativo, quando
la sequenza costruttiva era già entrata nel vivo e
la complessità della gestione - logistica, ambientale,
operativa - si mostrava nella sua interezza.
Da dentro, abbiamo potuto vedere un sistema
che non ammetteva pause: non un momento di
sosta per il cantiere, non una finestra in cui si sia
potuto rallentare. Abbiamo visto e vissuto un luogo
dove il tempo si miniaturizza: la durata, per
chi in quel cantiere lavorava, non è sembrata di
55 giorni, ma forse di cinque. Ogni turno consegnava
al successivo un fronte di avanzamento
che doveva essere esattamente dove il cronoprogramma
diceva che doveva essere. A fronte
di questo effetto bonsai temporale, lo spazio, al
contrario, pareva dilatarsi: l’area complessiva interessata
dai lavori era riconducibile, per estensione,
a ben circa 40 campi da calcio. L’appalto ha
previsto, oltre al rifacimento del corpo stradale
della pista, anche i lavori sui raccordi, programmati
per sfruttare l’intera finestra di chiusura. L’esecuzione
è stata affidata al Gruppo Artifoni, con
le società LSE Immobilter e MPM, in ATI con SFE
per la parte impiantistica, nell’ambito dell’accordo
quadro con SEA valido fino al 2028.
Un dato da sottolineare: è stata la prima volta
che Artifoni ha assunto la responsabilità completa
dell’intera filiera esecutiva: dalle opere civili
alle pavimentazioni bituminose, dal riciclaggio
dei materiali all’impiantistica, ruolo che nelle
precedenti commesse - Linate nel 2019, la pista
destra di Malpensa nel 2021 - era in parte coperto
dai soci di ATI. «Artifoni con questo cantiere
ha aggiunto alle proprie attività tutta la parte di
sovrastrutture stradali e pavimentazioni, impianti
di frantumazione e misto cementato, che prima
eseguivano i nostri soci di ATI. È un salto di
qualità strutturale per la nostra azienda», precisa
Roberto Paganessi, titolare di Artifoni, presente
con noi in cantiere.
La sfida principale: gli aerei
che attraversano il cantiere
La caratteristica che ha reso questo cantiere quasi
spiazzante per la propria unicità: la sua posizione
baricentrica rispetto al sedime aeroportuale:
la pista sinistra su cui si è intervenuti con
i lavori si trova, infatti, tra la pista che è rimasta
in uso durante il cantiere (cioè la pista destra: la
17L/35R) e il Terminal 1. Tutto ciò ha obbligato
gli aeromobili in arrivo ad attraversare il fronte
di lavoro per raggiungere l’aerostazione, con tutte
le complessità che si possono immaginare: gli
attraversamenti sono stati presidiati costantemente
da personale in contatto radio con la torre
di controllo. All’avvicinarsi degli aerei, i mezzi
di cantiere si fermavano, le sbarre degli attraversamenti
si chiudevano, e gli aeromobili potevano
transitare all’interno dell’area di cantiere!
Una coreografia affascinante e complessa che si
è ripetuta decine di volte ogni giorno. Come sottolinea
Claudio Cuccorese, direttore infrastrutture
di SEA Milan Airports, «la difficoltà maggiore
Unicità e complessità
del cantiere: un aeromobile
in arrivo a Malpensa
mentre attraversa il fronte
di lavoro per raggiungere
l’aerostazione.
Nell’immagine,
Roberto Paganessa,
titolare di Artifoni,
anch’egli presente
con noi in cantiere.
Immagine sopra a destra:
“Stop”. Il cartello giallo
non si rivolge alle auto,
ma alle macchine da cantiere.
Sullo sfondo, un aereo SAS
rulla indifferente verso
il Terminal 1: è stata questa
la coabitazione quotidiana
- e straordinaria - tra
il cantiere e il cielo
di Malpensa.
Una porzione
di pavimentazione rigida:
il lastronato in calcestruzzo,
spesso 35 centimetri,
è la sezione prevista
in testata e nell’apron.
Anche in queste zone
l’intervento ha previsto
la demolizione e la
ricostruzione integrale.
Infrastrutture&Mobilità
34 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026 35
è stata garantire l’attraversamento del cantiere
da parte degli aeromobili, un unicum rispetto ad
altre esperienze». Avere il privilegio - che abbiamo
avuto - di vedere un A380 transitare a poche
decine di metri dalle strisciate calde di un tappeto
appena steso, ci ha dato, meglio di qualsiasi dato
numerico, la misura di ciò che lì si stava facendo.
Il cantiere si è articolato in fasi sequenziali per
gestire questa insolita coabitazione tra macchine
da cantiere e aerei. Nella Fase 1 del cantiere
erano aperti i raccordi Delta Eco e Delta Alfa; il
Sabato Santo ha segnato il passaggio alla Fase
2, con l’apertura dei raccordi Delta Mike e Foxtrot
Eco, mentre quelli precedenti diventavano oggetto
di lavorazione. Con 530 movimenti giornalieri
garantiti, lo scalo ha dimostrato che si può tenere
aperto un hub intercontinentale mentre lo
si rifà dalle fondamenta.
La pavimentazione: rigida, flessibile,
di alta prestazione
La sequenza costruttiva è ripartita dalla fondazione,
con scavo fino a 67-70 centimetri sotto
il piano di calpestio: misto cementato, strato di
base bituminoso, binder, conglomerato di collegamento,
tappeto superficiale. La pavimentazione
rigida in calcestruzzo - il lastronato, spesso
35 cm - è presente in testata e nell’apron, dove
gli aeromobili stazionano abitualmente, e viene
demolita e interamente rifatta. Le zone di rifacimento
totale della sezione flessibile prevedono
37 cm di misto cementato in sottofondazione,
15 cm di base in elevate prestazioni, 9 cm
di binder e 6 cm di usura in tessitura ottimizzata.
Le miscele bituminose sono appositamente
studiate per l’ambito aeroportuale, con elevati
moduli di rigidezza e impiego di bitume mo-
Lavorazioni sul nuovo
pacchetto di pavimentazione,
ricostruito integralmente con
scavo fino a 67-70 centimetri.
Pagina a lato, in alto a destra:
posa dei cavidotti e degli
alloggiamenti per le nuove
lampade LED dell’impianto
AVL (aiuti visivi luminosi)
lungo il piano della pista.
Immagine a destra, finitrice
cingolata con caricatore
al lavoro sulla stesa
del tappeto. In totale,
sui 3.920 metri di pista, sono
state posate circa 120.000
tonnellate di asfalto.
Infrastrutture&Mobilità
36 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026 37
dificato con polimeri direttamente in raffineria.
Per la stesa nella parte portante della pista viene
utilizzata la finitrice gommata con caricatore,
per evitare qualsiasi giunzione trasversale.
In totale, il cantiere stende circa 120.000 tonnellate
di asfalto.
Riciclaggio totale: zero materie
prime vergini
Uno degli aspetti più rilevanti del cantiere, fortemente
voluto dalle direttive ENAC, è il riciclaggio
integrale dei materiali rimossi. Come spiega
il direttore dei lavori Giuseppe Pacilli, tutto ciò
che viene demolito viene recuperato e reimpiegato:
il fresato, la massicciata e il macadam rimossi
vengono frantumati, vagliati alla pezzatura
0-31,5 mm e reintrodotti al 100% come base
del misto cementato, con la sola aggiunta di cemento
dall’esterno. Risultato: minimo utilizzo di
materie prime vergini e riduzione drastica dei
trasporti. Ai margini della pista sono stati installati
tre impianti mobili di produzione del misto
cementato - di cui uno nuovo ed elettrico, il sistema
Blend - insediati direttamente nella porzione
nord-occidentale del sedime aeroportuale. Il volume
complessivo di misto cementato prodotto
in situ ammonta a circa 46.000 metri cubi. Cinque
laboratori mobili, operativi h24, verificano la
conformità dei materiali al capitolato.
Luci LED, AVL e il grande cantiere
sotterraneo delle acque
L’intervento comprende la sostituzione completa
dell’impianto AVL (aiuti visivi luminosi) con nuove
lampade LED e l’installazione di un nuovo sistema
di monitoraggio, finanziato anche con fondi
europei legati alla resilienza climatica. La pista
appena realizzata viene «forata» con un carotaggio
per inserire i fari di segnalazione - con alloggiamento
di circa 30 cm di diametro - allacciati
alla rete elettrica sotterranea. Le basi FAA
che ospitano i moduli LED sono di produzione interna
della divisione carpenteria LSE del Gruppo
Artifoni. Sul fronte idraulico, il reticolo di smaltimento
delle acque meteoriche è stato integralmente
ridimensionato con canalette laterali profonde
fino a 130-135 cm: in totale 4.720 metri
di fognoli con portata certificata F900, come richiesto
dalla normativa aeroportuale.
La tecnologia Trimble 3D: una prima
volta in ambito aeroportuale
Per la prima volta nella propria storia, Artifoni ha
adottato il sistema di controllo tridimensionale
Trimble per la gestione delle macchine operatrici.
Dodici topografi in campo, con stazioni totali
- non GPS - dialogano in tempo reale con frese
e finitrici: la macchina riceve continuamente il
In alto a sinistra: un mezzo
Artifoni. In cantiere hanno
operato circa 300 addetti
e 235 macchine. In alto,
a destra: uno dei tre impianti
mobili di produzione del misto
cementato installati nella
porzione nord-occidentale
del sedime aeroportuale:
il sistema Blend, nuovo ed
elettrico. A lato, il laboratorio
mobile Geothema. In cantiere,
cinque laboratori mobili attivi
h24. Immagine sopra, da
sinistra, Luca Schiavini, RSPP
e Responsabile dei sistemi
di gestione aziendale integrati
di Artifoni, Matteo Cazzamali,
Direttore Operations
del Gruppo L4A.
dato di spessore da rimuovere o stendere e si regola
di conseguenza, eliminando l’errore umano
e garantendo profili conformi alle tolleranze aeronautiche.
Secondo Paganessi, potrebbe essere
anche la prima applicazione di questa tecnologia
in ambito aeroportuale in Italia.
FOD e sicurezza: le spazzatrici
che proteggono gli aerei
In un cantiere aeroportuale il rischio FOD (foreign
object damage) è una priorità assoluta: anche
un singolo frammento di materiale lapideo può
causare gravi danni ai motori o alle ruote di un
aereo in movimento. Artifoni impiega spazzatrici
dedicate che operano in continuo sui due raccordi
aperti al transito degli aeromobili, estendendo
il presidio anche alle strade perimetrali dell’aerostazione.
Il controllo è completato da autobotti
per l’abbattimento delle polveri generate dalle
lavorazioni.
Carta d’identità
Fondata nel 1958 da Giuseppe Artifoni come piccola impresa
familiare bergamasca, l’Impresa Edile Stradale Artifoni
S.p.A. è oggi una realtà di riferimento nazionale nelle
grandi opere infrastrutturali, con una specializzazione
riconosciuta nei cantieri aeroportuali.
Con sede legale ad Albano Sant’Alessandro (BG) e sede
operativa a Busnago (MB), l’azienda conta oltre 200 dipendenti
e un fatturato che nel 2024 ha superato i 50 milioni
di euro.
Dai primi decenni di attività nei settori edile, stradale e
delle reti interrate, Artifoni ha progressivamente costruito
una specializzazione verticale nelle infrastrutture aeroportuali.
Il punto di svolta è il 2014, con l’aggiudicazione dei lavori
di rifacimento della pista dell’aeroporto di Orio al Serio
(consegnata con qualche giorno di anticipo sul termine
contrattuale). Da allora, il curriculum aeroportuale
dell’azienda si arricchisce con interventi a Linate, Olbia,
Verona, Bologna e, oggi, con il cantiere più complesso
della propria storia: il rifacimento della pista 35L/17R di
Milano Malpensa.
Nell’ambito del Gruppo Artifoni operano anche LSE Immobilter
e MPM. L’azienda dispone di una divisione carpenteria
interna che produce componenti specialistici -
come le basi FAA per l’illuminazione aeroportuale
Una specializzazione costruita
cantiere per cantiere
Quello di Malpensa non è solo un grande cantiere:
è la dimostrazione che la manutenzione straordinaria
di un’infrastruttura critica può essere pianificata
e gestita riducendo al minimo i disagi al sistema
aereo, grazie al coordinamento tra regolatore,
gestore, vettori e imprese esecutrici. È anche il
racconto di un’azienda che ha scelto di crescere,
assumendosi per la prima volta la responsabilità
completa di una filiera che va dalla demolizione
alla segnaletica, dal frantoio al LED. «Noi di Artifoni
diamo i lavori chiavi in mano qui a Malpensa:
facciamo dalla A alla Z», chiude Paganessi.
Quando il 9 maggio la pista 35L/17R è tornata pienamente
operativa, gli aerei che vi hanno atterrato
non sapevano nulla di tutto questo. È esattamente
quello che un buon cantiere aeroportuale
deve produrre: una pista perfetta e un cielo indifferente.
nn
Infrastrutture&Mobilità
38 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026 39
Opere
Il nuovo ponte di Final di Rero
Oltre sette milioni di euro per ricostruire il manufatto sulla SP 15, tassello
di un progetto da 178 milioni che punta a collegare via acqua Pontelagoscuro
a Porto Garibaldi. I lavori complessivi si concluderanno entro fine 2026
È stato inaugurato il nuovo ponte di Final di Rero,
nel comune di Tresignana, in provincia di Ferrara.
Un’opera in acciaio sviluppata su due campate -
una da 80 metri sul nuovo ramo dell’Idrovia, l’altra
da 55 metri sul Po di Volano esistente - che ha
richiesto un investimento di oltre 7 milioni di euro
e che è stata realizzata dall’Agenzia regionale per
la Sicurezza territoriale e la Protezione civile della
Regione Emilia-Romagna.
Il ponte, su cui transita la Strada Provinciale 15
“Via del Mare”, è stato completamente ricostruito
sullo stesso sedime del manufatto precedente,
giudicato troppo deteriorato per qualsiasi intervento
di recupero strutturale. La nuova infrastruttura
garantisce una significativa discontinuità rispetto
al passato: migliora l’officiosità idraulica, amplia
la sezione navigabile del Po di Volano e introduce
nuovi presidi spondali realizzati con massicciate.
Con questo intervento vengono superate definitivamente
le criticità del vecchio ponte.
L’opera da sette milioni è uno stralcio funzionale di
un appalto più ampio da 26 milioni, che prevede
anche lo scavo del nuovo ramo del Po di Volano e
la realizzazione dell’isola fluviale compresa tra l’alveo
storico e quello di nuova formazione. Quest’ultimo
lotto sarà completato entro la fine del 2026,
con una durata complessiva dei lavori inferiore a
quattro anni, avviati a febbraio 2023.
Damiano Diotti
Il progetto dell’Idrovia Ferrarese
Il progetto si inserisce nel quadro ancora più esteso
dell’Idrovia Ferrarese, iniziativa unica in Italia
promossa dalla Regione Emilia-Romagna con un
investimento complessivo superiore a 178 milioni
di euro, che mira a creare un collegamento navigabile
continuo dalla conca di Pontelagoscuro a
Porto Garibaldi. Il programma comprende il risezionamento
dell’asta idroviaria, l’adeguamento di
ponti e curve, interventi di consolidamento spondale,
rialzo e ringrosso degli argini e la realizzazione
di nuove darsene fluviali.
Sull’isola fluviale sorgerà anche un parco naturalistico
con percorsi ciclopedonali e oltre mille nuove
essenze arboree, progettato in accordo con il Comune
di Tresignana. Su richiesta dei Vigili del Fuoco
è stato realizzato inoltre uno scivolo di alaggio
per i mezzi di soccorso. I lavori sono stati condotti
nel rispetto della sostenibilità ambientale, con il
riutilizzo delle terre di scavo per il rimodellamento
morfologico dell’isola e il rinforzo degli argini nel
tratto Migliarino-Ostellato. nn
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di dare valore aggiunto alle pavimentazioni in asfalto open graded, rendendole particolarmente
adatte per aree industriali, pavimentazioni industriali, interporti e zone aeroportuali, magazzini
di stoccaggio e aree logistiche.
Facilità di posa
rispetto alle soluzioni
tradizionali
Durabilità e resistenza
agli idrocarburi
Resistenza alle alte
temperature rispetto
all’asfalto
Infrastrutture&Mobilità
heidelbergmaterials.it
40 6/2026 leStrade
Ricerche
Interazioni e sinergie
L’approccio sinergico è l’essenza del premio Cattedra Abertis, basato sulla
collaborazione tra università e azienda, in un’ottica di reale futura attuabilità degli
studi nella quotidianità operativa. Ecco i punti salienti della quarta edizione
Un incentivo ai giovani ad approfondire le nuove
frontiere della mobilità, ma anche e soprattutto
un’occasione di confronto tra mondi
diversi, quello accademico, quello aziendale
e quello istituzionale. A Verona si è svolta la
quarta edizione del premio Cattedra Abertis,
iniziativa promossa da Fondazione Abertis, A4
Holding e Università degli Studi di Padova, dedicata
alla valorizzazione della ricerca universitaria
sui temi della mobilità sostenibile, della
gestione delle infrastrutture di trasporto e della
sicurezza stradale. L’obiettivo primario è favorire
un dialogo strutturato tra ricerca applicata
e processi decisionali in un contesto come
quello attuale, caratterizzato da trasformazioni
profonde - dalla transizione energetica alla
digitalizzazione dei sistemi di trasporto, fino
all’evoluzione dei modelli logistici. Scenario in
cui il tema della gestione integrata delle infrastrutture
assume un ruolo sempre più centrale.
Il premio Cattedra Abertis vuole essere pertanto
uno strumento di connessione tra compe-
Da sinistra: Riccardo Rossi professore Ordinario in Ingegneria dei trasporti presso il Dipartimento
di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università degli Studi di Padova; Elena Salgado,
presidente di Fondazione Abertis; i premiati Giovanni Battista Burlando e Simona Gurrì; Bruno
Chiari, amministratore delegato di A4 Holding.
Daniela Stasi
tenze scientifiche e bisogni operativi, con una
prospettiva che non si limita alla sola analisi
teorica, ma mira a produrre conoscenza utilizzabile
nei processi di pianificazione e gestione
delle reti.
I relatori della tavola rotonda promossa in occasione della premiazione del quarto premio Cattedra
Abertis. Da sinistra: Riccardo Rossi dell’Università degli Studi di Padova; Marko Bertogna del
Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile (MOST); Giacomo Possamai, sindaco di Vicenza;
Tommaso Ferrari, assessore alla Mobilità del Comune di Verona.
Ecosistema internazionale
Il Premio è parte di un più ampio programma internazionale
promosso dal Gruppo Abertis, attivo
in diversi Paesi e impegnato nella gestione di
infrastrutture autostradali e servizi di mobilità.
L’iniziativa coinvolge una rete di università partner
con lo scopo di costruire una base condivisa
di conoscenze su infrastrutture, sicurezza, sostenibilità
e innovazione tecnologica. In Italia, il coordinamento
scientifico è affidato al Dipartimento
di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale (ICEA)
dell’Università di Padova, che guida le attività di
selezione e valorizzazione dei lavori di ricerca.
L’impostazione del progetto riflette un approccio
sempre più diffuso a livello europeo: quello della
“ricerca applicata alla policy”, in cui il mondo accademico
non si limita a osservare i fenomeni,
ma contribuisce attivamente alla definizione di
soluzioni operative. In questo quadro, il Premio
rappresenta anche un punto di osservazione privilegiato
sull’evoluzione della mobilità, in particolare
per quanto riguarda il rapporto tra infrastrutture,
tecnologie e comportamenti degli utenti.
Nel corso della cerimonia sono stati premiati due
lavori di ricerca che affrontano il tema della sostenibilità
della mobilità da prospettive complementari,
entrambe legate all’efficienza complessiva
dei sistemi di trasporto.
Infrastrutture&Mobilità
42 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026 43
La prima tesi di dottorato, intitolata “Sinergie tra
treni merci elettrici bimodali a unità multiple e
tecnologie ICE avanzate per un trasporto intermodale
sostenibile”, firmata da Simona Gurrì, affronta
il tema dell’innovazione nel trasporto ferroviario
merci e delle sinergie tra sistemi bimodali
e tecnologie avanzate. «L’obiettivo è quello di ridurre
l’impatto ambientale del trasporto su gomma
attraverso lo sviluppo di soluzioni intermodali
più efficienti, in grado di rafforzare il ruolo
del ferro nelle catene logistiche europee», spiega
Gurrì. Il lavoro si inserisce nel più ampio dibattito
sulla decarbonizzazione del settore trasporti,
tema centrale nelle politiche europee di
mobilità sostenibile.
La seconda ricerca, la tesi di laurea magistrale di
Giovanni Battista Burlando dal titolo “Valutazione
dell’impatto dei cantieri stradali e delle infrastrutture
portuali su una rete di trasporto urbana:
caso di studio Lungomare Canepa”, riguarda
invece l’interazione tra traffico portuale e mobilità
urbana a Genova, con particolare attenzione
agli effetti delle infrastrutture e dei cantieri sulle
reti cittadine. «Lo studio propone un approccio
di governance integrata tra autorità portuali
e amministrazioni locali, con l’obiettivo di ridurre
congestione, conflitti di traffico e inefficienze
nei nodi urbani più critici», racconta Burlando. Il
tema si inserisce nella crescente necessità di coordinamento
tra sistemi logistici e mobilità urbana,
soprattutto nei contesti caratterizzati da forte
pressione infrastrutturale.
Le due ricerche, pur con approcci differenti, evidenziano
una traiettoria comune: la ricerca di
modelli di mobilità più sostenibili non può prescindere
dall’integrazione tra modalità di trasporto
e dalla capacità di governare sistemi complessi
in modo coordinato.
Sguardo concreto sull’oggi
La cerimonia di premiazione è stata aperta anche
al confronto tra amministratori locali e mondo
della ricerca sui nodi più critici della mobilità
contemporanea.
L’assessore alla Mobilità del Comune di Verona,
Tommaso Ferrari, ha evidenziato come il dibattito
italiano resti spesso “culturalmente arretrato”,
polarizzato tra auto privata e mobilità ciclabile.
Secondo Ferrari, la vera sfida si gioca invece
sull’intermodalità, attraverso l’integrazione tra
rete autostradale, parcheggi di interscambio e
hub multimodali, capaci di connettere in modo
più efficiente i diversi sistemi di trasporto.
Sul fronte urbano, il sindaco di Vicenza Giacomo
Possamai ha richiamato una resistenza diffusa al
cambiamento nelle abitudini di mobilità. Pur riconoscendo
la riduzione significativa delle emissioni
dei veicoli moderni - con un abbattimento
Ascoltare chi viaggia
La tavola rotonda a cui hanno partecipato le istituzioni accademiche e cittadine,
dal titolo “Ascoltare chi viaggia: elementi a supporto dell’evoluzione dei sistemi di
mobilità”, è stata costruita a partire dai risultati di una survey nazionale sugli utilizzatori
delle autostrade italiane.
L’indagine, presentata da Riccardo Rossi, professore ordinario in Ingegneria dei
trasporti presso il Dipartimento di Ingegneria Civile, Edile e Ambientale dell’Università
degli Studi di Padova, si inserisce in un progetto internazionale sviluppato
dal Gruppo Abertis nei diversi Paesi in cui opera, con l’obiettivo di raccogliere dati
comparabili sulle abitudini di viaggio, le aspettative e le percezioni degli utenti rispetto
alla rete autostradale.
Il campione analizzato, composto da 504 automobilisti e autotrasportatori, restituisce
il profilo di utenti esperti, con un’elevata anzianità di guida e un utilizzo regolare
dell’infrastruttura. L’autostrada emerge come una scelta consapevole, basata
su criteri di efficienza complessiva del viaggio più che su mera assenza di alternative.
I principali fattori di valore riconosciuti dagli utenti riguardano la riduzione
dei tempi di percorrenza, la maggiore affidabilità degli spostamenti e il livello di
comfort percepito. In questo senso, l’infrastruttura autostradale viene interpretata
come elemento abilitante della mobilità contemporanea, non soltanto come asse
di scorrimento del traffico.
Il giudizio sul rapporto costo-beneficio appare articolato: una parte significativa
degli intervistati esprime valutazioni positive o neutrali, mentre emerge una quota
più critica, concentrata in particolare sul tema del pedaggio. Questo elemento conferma
come la percezione del valore dell’infrastruttura sia strettamente legata alla
qualità del servizio percepito.
Ampio risulta il consenso verso le innovazioni tecnologiche applicate alla mobilità
autostradale. Sistemi di pagamento elettronico, informazioni in tempo reale, gestione
dinamica del traffico e sviluppo di infrastrutture per la mobilità elettrica sono
generalmente accolti con favore, a condizione che siano semplici, accessibili e immediatamente
utilizzabili.
Il livello di digitalizzazione è già significativo: oltre la metà degli utenti utilizza regolarmente
applicazioni per la pianificazione dei viaggi, segno di una crescente integrazione
tra infrastruttura fisica e strumenti digitali.
Sul piano della sostenibilità ambientale emerge un approccio pragmatico. Gli utenti
mostrano una maggiore propensione verso misure incentivanti piuttosto che restrittive,
privilegiando soluzioni percepite come migliorative dell’esperienza di viaggio.
Infine, anche sul piano socioeconomico emerge il riconoscimento del ruolo strategico
delle infrastrutture autostradali nello sviluppo territoriale e logistico, insieme
a un interesse per strumenti di flessibilità tariffaria e modelli di abbonamento, seppure
con alcune resistenze verso sistemi di tariffazione dinamica.
Tratti autostradali gestiti da
A4 Holding, che amministra
235 km di autostrade e 60
di tangenziali nel Nord Est
italiano.
Investimenti in innovazione e sicurezza
Il gruppo A4 Holding gestisce 235 chilometri di rete tra A4 Brescia-Padova e A31
Valdastico, inserita nel più ampio perimetro del Gruppo Abertis.
Il 2025 ha confermato una performance operativa positiva, con ricavi pari a 465 milioni
di euro e un EBITDA in crescita a 270 milioni. In aumento anche il traffico, con
un incremento dell’1,3% e un volume medio giornaliero superiore a 67 mila veicoli, a
conferma della centralità dell’asse autostradale nei flussi di mobilità del Nord Italia.
Particolarmente rilevante il livello degli investimenti, pari a 211 milioni di euro, con
un incremento del 38% rispetto all’anno precedente. Le risorse sono state destinate
a manutenzione, innovazione tecnologica e nuove opere, con l’obiettivo di migliorare
sicurezza, efficienza e sostenibilità dell’infrastruttura.
Il miglioramento degli indicatori di incidentalità, in particolare l’indice IF3 pari allo
0,05%, conferma inoltre l’impatto delle politiche di investimento sulla sicurezza
della rete.
fino al 90% tra Euro 3 ed Euro 6 - resta centrale
il tema dell’occupazione dello spazio urbano, soprattutto
in città storiche progettate per volumi di
traffico molto diversi da quelli attuali. Per Vicenza,
il nodo strategico riguarda l’integrazione tra
nuova linea AV/AC, infrastruttura autostradale e
rete di mobilità urbana, in un’ottica di riduzione
del congestionamento nei quartieri.
Il dibattito ha anche affrontato il tema dell’innovazione
tecnologica applicata ai sistemi di trasporto.
Marko Bertogna, leader dello Spoke 6
del Centro Nazionale per la Mobilità Sostenibile
(MOST) sui veicoli connessi e autonomi, professore
ordinario presso il Dipartimento di Fisica,
Informatica e Matematica dell’Università di
Modena e Reggio Emilia, ha illustrato i progressi
nei sistemi V2X (vehicle-to-everything) e nello
sviluppo della guida autonoma, richiamando
anche esperienze internazionali in competizioni
di settore, tra cui test su veicoli autonomi capaci
di operare ad alte velocità in contesti controllati.
Bertogna ha inoltre presentato il concetto di infrastrutture
intelligenti basate su unità stradali
dotate di intelligenza artificiale, in grado di generare
“gemelli digitali” del traffico in tempo reale,
con sistemi di analisi avanzata dei flussi e gestione
predittiva della rete, garantendo al contempo
la tutela dell’anonimato dei dati.
Accanto alle potenzialità tecnologiche, il confronto
ha però evidenziato alcune criticità strutturali.
Ferrari e Possamai, all’unisono, hanno infatti sollevato
dubbi sulla sostenibilità economica e organizzativa
di queste soluzioni. Da un lato, la tecnologia
risulta già disponibile; dall’altro, emergono
limiti legati alla capacità delle amministrazioni
pubbliche di implementarla e gestirla nel tempo.
In particolare, è stato evidenziato come la carenza
di personale tecnico specializzato e le difficoltà
organizzative degli enti locali possano rappresentare
un freno all’adozione su larga scala
delle soluzioni smart. Inoltre, il rischio segnalato
riguarda la sostenibilità dei progetti finanziati
dal PNRR, che potrebbero incontrare difficoltà
nella copertura dei costi di manutenzione e gestione
una volta terminata la fase di investimento
iniziale.
In conclusione, il premio Cattedra Abertis si conferma
un osservatorio privilegiato sull’evoluzione
della mobilità contemporanea, in cui ricerca, infrastrutture
e utenti diventano parti di un unico
sistema di analisi e progettazione. E il confronto
emerso evidenzia come la transizione verso
modelli di mobilità più sostenibili non possa prescindere
dall’integrazione tra infrastrutture, innovazione
tecnologica e capacità di governance
dei sistemi complessi, insieme a una crescente
attenzione alle percezioni e alle esigenze degli
utenti finali. nn
Infrastrutture&Mobilità
44 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026 45
Aeroporti regionali
Da aeroporto a sistema: il Nuovo
Distretto Aeroportuale di Rimini
Presentato il concept firmato da Progetto CMR per lo scalo “Federico
Fellini”. Si inquadra nel Piano di Sviluppo Aeroportuale 2026-2040
di AIRiminum 2014 S.p.A. Investimenti per circa 200 milioni di euro
Edvige Viazzoli
L’aeroporto internazionale Rimini San Marino diventa
«una nuova porta sul mondo, una porta
che riscrive gli orizzonti». Con questa formula è
stato presentato il 23 aprile 2026 al Teatro Galli,
alla presenza del Presidente di ENAC Pierluigi
Di Palma e del Presidente della Regione Emilia-Romagna
Michele de Pascale, il concept del
Nuovo Distretto Aeroportuale a servizio della Riviera
romagnola. Si tratta di un progetto strategico,
perché segna un cambio di paradigma: da
infrastruttura di transito a piattaforma integrata
di mobilità, servizi e crescita economica.
Il Nuovo Distretto Aeroportuale incarna una visione
industriale e territoriale di lungo periodo,
ed è parte integrante del Piano di Sviluppo Aeroportuale
2026-2040 ideato da AIRiminum 2014
S.p.A. Il piano prevede investimenti per circa 200
milioni di euro e sarà presentato a ENAC per avviare
il necessario processo autorizzativo. Il progetto
presentato al Galli è ricompreso all’interno
di questo percorso e nasce da una consapevolezza
semplice ma decisiva: creare lo spazio adeguato
ad accogliere la domanda che si intende riportare
sul territorio.
Infrastrutture&Mobilità
46 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026 47
stema integrato in cui architettura, paesaggio
e infrastruttura lavorano insieme per costruire
una nuova centralità urbana, leva di sviluppo
per tutto il territorio, capace di rafforzare
l’identità della destinazione e di connettere in
modo efficace la città ai flussi nazionali e internazionali,
con una componente estera già
oggi pari all’83%, a conferma della vocazione
globale dello scalo.
Il bacino di domanda e la strategia
industriale
Il bacino dell’aeroporto di Rimini esprime già
oggi circa 5,5 milioni di passeggeri annui, ma
solo una quota marginale utilizza il Fellini: in
parte si appoggia a Bologna, ma la maggior
parte - circa tre milioni - ad aeroporti fuori
regione, con una significativa dispersione di
traffico e, soprattutto, di valore economico.
L’obiettivo strategico non è creare nuova domanda,
ma riportarla dove nasce, intercettando
una mobilità già esistente e consolidando in
maniera stabile il valore sul territorio. Il Nuovo
Distretto Aeroportuale nasce esattamente
con questo obiettivo: trasformare un disallineamento
strutturale in un’opportunità industriale,
trattenendo sul territorio flussi, investimenti
e ricadute economiche.
In questo quadro Rimini non si pone in com-
petizione con l’hub regionale principale, ma si
propone di completare il sistema aeroportuale,
contribuendo a una crescita più equilibrata, efficiente
e sostenibile. Un sistema aeroportuale
moderno, infatti, non può essere monocentrico,
ma deve poggiarsi su più pilastri coerenti
con i rispettivi bacini di domanda.
Per riportare il traffico dove nasce, AIRiminum
intende seguire tre leve strategiche chiare:
rafforzare la capacità infrastrutturale, allargare
la struttura societaria, incrementare
la competitività della destinazione nel mercato.
La possibilità di rafforzare la competitività
della destinazione è supportata dalla presenza
di condizioni particolarmente favorevoli
che raramente si trovano tutte insieme in uno
scalo: l’abolizione della municipal tax, la nuova
legge regionale di sistema, il piano di marketing
territoriale dei comuni della costa e di
APT, Routes Europe 2026, l’operatività dello
scalo estesa H24.
In questo contesto, il progetto del Nuovo Distretto
non è solo un progetto aeroportuale
volto a riportare traffico sul territorio: è uno
spazio che si apre, si connette e genera valore
nell’architettura, nella città e nel territorio.
È uno strumento di politica industriale territoriale.
Il progetto architettonico
L’intervento si fonda su una strategia chiara: affiancare
alla riqualificazione dell’aeroporto esistente
una nuova costruzione, capace di ridefinire
l’identità complessiva del complesso
aeroportuale e di rinnovarne l’immagine. Progetto
CMR ridisegna il Nuovo Distretto come un
sistema unitario in cui infrastruttura, paesaggio
e spazio urbano si integrano in una visione coerente,
restituendo a Rimini un nuovo riferimento
architettonico e urbano.
Il concept architettonico sviluppa tre temi principali
- romanità, natura e aerodinamicità - che si
traducono in altrettanti valori progettuali: riconoscibilità,
armonia e iconicità. La romanità trova
espressione nell’uso dell’arco, elemento simbolico
e identitario che richiama il Ponte di Tiberio; la
natura si traduce in un sistema di verde continuo
e graduale che accompagna l’architettura; l’aerodinamicità
prende forma in linee curve e leggere
- volumi fluidi - che richiamano il movimento degli
aeromobili. Il risultato è un linguaggio architettonico
contemporaneo ma radicato nel territorio,
capace di trasformare l’aeroporto nella nuova
immagine della destinazione. Il progetto unisce
identità, sostenibilità e flessibilità, trasformando
lo scalo in una nuova porta d’accesso internazionale
e in un luogo aperto anche a chi non vola.
Infrastrutture&Mobilità
48 6/2026 leStrade
Il contesto territoriale
Nel cuore della Riviera, Rimini, città di mare,
storia e cultura, rappresenta una delle principali
porte di accesso al turismo internazionale
italiano. In questo scenario, l’aeroporto - che
nel 2025 ha registrato oltre 416.000 passeggeri
con un incremento del 30% rispetto all’anno
precedente - non può più essere interpretato
come una semplice infrastruttura tecnica, ma
deve evolvere in un sistema capace di generare
valore urbano, economico e identitario: una
porta sul mondo di Rimini.
In quest’ottica, fra le principali novità del progetto
di sviluppo, si segnalano il potenziamento
delle rotte e l’apertura di nuove destinazioni,
l’apertura H24 dal 2027 per aumentare flessibilità
e competitività anche per cargo e voli
notturni, e il supporto all’evento Routes Europe
2026, occasione strategica per rafforzare
il posizionamento internazionale dello scalo.
L’idea di Progetto CMR nasce da questa visione:
non un aeroporto tradizionale, ma un
nuovo distretto integrato nella città, capace di
superare la logica puramente funzionale per
trasformarsi in uno spazio vissuto, aperto e
accessibile, in continuità con il territorio e con
il sistema della Riviera. Non un semplice intervento
di ampliamento, ma la nascita di un
vero e proprio distretto aeroportuale: un sileStrade
6/2026 49
Il progetto prevede: il rinnovo
della facciata attuale
del terminal esistente;
la realizzazione di un nuovo
piano del terminal;
una nuova area intermodale;
un parcheggio multipiano
di 32.734 metri quadrati
con circa 1.500 posti;
una palazzina direzionale
e commerciale;
un ponte pedonale
commerciale di collegamento
con food court di 1.920 metri
quadrati;
la copertura verde accessibile
(Air Park) del parcheggio
multipiano, che diventa
un parco su più livelli.
L’intervento nel tempo: fasi di sviluppo
L’idea progettuale è concepita come un processo
progressivo, che consente di trasformare l’aeroporto
di Rimini nel tempo senza interromperne
la piena operatività.
La prima fase riguarda la riqualificazione dell’aeroporto
esistente, con il rinnovamento del terminal
attuale e dell’immagine complessiva del
complesso. L’intervento migliora la qualità architettonica,
funzionale ed energetica degli spazi,
rafforzando fin da subito il rapporto tra infrastruttura
e città.
In una seconda fase, alla riqualificazione dell’esistente
si affianca la realizzazione dei nuovi volumi:
il nuovo terminal, le funzioni direzionali e
commerciali, il sistema retail landside e il ponte
attivo con food court affacciata sulle piste. L’aeroporto
inizia così ad assumere una configurazione
più articolata, superando il ruolo di sola infrastruttura
di transito.
Parallelamente prende forma il progetto del paesaggio,
con la realizzazione dell’Air Park, la copertura
verde accessibile che connette fisicamente
e simbolicamente aeroporto e città, trasformando
il tetto dell’infrastruttura in uno spazio pubblico
fruibile.
Nel medio e lungo periodo, il masterplan consente
uno sviluppo modulare e flessibile, accompagnando
la crescita dei flussi e l’evoluzione del
traffico aereo attraverso fasi successive previste
nel tempo, con orizzonti 2030, 2035 e 2050.
Struttura del masterplan
Il progetto si sviluppa attraverso un masterplan
integrato che organizza le funzioni in un sistema
coerente e interconnesso. Gli elementi principali
includono: il rinnovo della facciata attuale del terminal
esistente; la realizzazione di un nuovo piano
del terminal; una nuova area intermodale; un
parcheggio multipiano di 32.734 metri quadraticon
circa 1.500 posti; una palazzina direzionale
e commerciale; un ponte pedonale commerciale
di collegamento con food court di 1.920 metri
quadrati e affaccio sulle piste; la copertura verde
accessibile (Air Park) del parcheggio multipiano,
che diventa un parco su più livelli.
Il ponte rappresenta uno degli elementi chiave
del progetto: non solo una connessione fisica tra
le diverse parti del complesso - incluso l’accesso
diretto al parcheggio - ma uno spazio attivo che
arricchisce l’esperienza aeroportuale e contribuisce
alla vitalità del nuovo distretto.
Facciate e immagine architettonica
Il progetto prevede il rinnovo e l’armonizzazione
delle facciate del terminal e dei nuovi edifici,
attraverso soluzioni coerenti ma differenziate in
base alle funzioni. Le facciate diventano un ele-
mento chiave dell’identità del complesso, combinando
trasparenza, comfort e qualità architettonica,
e contribuendo a definire un’immagine
unitaria e riconoscibile dell’aeroporto come nuovo
landmark urbano.
Il disegno del paesaggio
Elemento centrale del progetto è la copertura
verde sul parcheggio multipiano, concepita come
un’infrastruttura pubblica continua. Non solo un
tetto, ma un vero e proprio parco urbano sopraelevato
diffuso su più livelli: l’Air Park. Grazie al
ponte pedonale di collegamento con il terminal,
il verde diventa dispositivo di connessione tra
aeroporto e città, costruendo una continuità fisica
e percettiva tra suolo urbano e infrastruttura.
Il sistema paesaggistico si articola in un giardino
botanico con vegetazione aerea sospesa, piazze
pubbliche, arene sportive, spazi di sosta e un ristorante
rooftop di 1.200 metri quadrati - l’”Airport
Disco” - luogo per eventi unici che reinterpreterà,
con un linguaggio attuale, la discoteca
che ha reso celebre Rimini nel mondo musicale.
Questa scelta apre l’aeroporto alla città, rendendo
l’infrastruttura fruibile anche da chi non vola e
trasformandola in una nuova centralità urbana.
Sostenibilità
La sostenibilità è integrata nel progetto fin dalle
sue basi. Il masterplan prevede impianti fotovoltaici
in copertura, facciate ad alte prestazioni
energetiche, termiche e acustiche, sistemi di
controllo solare e un utilizzo estensivo del verde
come dispositivo climatico. Parallelamente, la
diversificazione delle funzioni contribuisce a costruire
un modello economico resiliente e sostenibile
nel tempo.
Intermodalità e accessibilità
Uno degli aspetti più innovativi è l’integrazione
del sistema intermodale: una nuova area dedicata
ai flussi carrabili e pedonali e, soprattutto, il
prolungamento della linea del filobus Metromare
con una fermata prevista direttamente in fronte
terminal, per connettere l’aeroporto al sistema
della Riviera in modo semplice e diretto. L’aeroporto
diventa così pienamente integrato nella
rete di mobilità territoriale.
Il risultato finale
Il risultato è un aeroporto completamente ripensato:
non più solo un’infrastruttura di transito,
ma un nuovo distretto urbano, integrato nella città
e nel sistema della Riviera. Un luogo multifunzionale,
accessibile anche a chi non vola, capace
di generare valore urbano, economico e identitario
e di diventare una nuova centralità per Rimini
e il suo territorio. nn
Infrastrutture&Mobilità
50 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026 51
Archeologia stradale
Anas scopre un’antica fattoria romana
Durante l’adeguamento della SS 73 Grosseto-Fano, in provincia
di Pesaro e Urbino, gli scavi hanno riportato alla luce un insediamento
rurale del II secolo a.C. e una fornace di epoca moderna
Nel corso dei lavori di adeguamento della strada
statale 73 Grosseto-Fano, in località Palazzi, nel
territorio di Pesaro e Urbino, Anas ha portato alla
luce i resti di un insediamento rurale risalente al
II secolo a.C. La scoperta, avvenuta in un campo
tra il fiume Metauro e la statale, è il risultato della
stretta collaborazione tra l’azienda del Gruppo FS
e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio
per le province di Ancona e Pesaro e Urbino.
Lo scavo, avviato su una prima porzione ridotta e
poi esteso, ha interessato un’area di circa 750 metri
quadrati, portando alla luce una fattoria con una
serie di modifiche e ampliamenti rispetto al nucleo
originario, databili intorno al I secolo a.C. Il sito fu
infine abbandonato in seguito a un incendio.
La scoperta si inserisce in un contesto storico ben
definito. A partire dal III secolo a.C., con la conquista
romana dell’Italia centrale e la conseguente
grande acquisizione di territorio, numerose ville
rustiche sorsero come piccole o medie aziende
agricole. Lo sviluppo di questi insediamenti fu direttamente
legato all’estendersi della proprietà privata
del suolo, e quello marchigiano ne è un esempio
particolarmente ben conservato.
L’insediamento è caratterizzato da una
serie di ambienti di varie dimensioni
con pavimentazione in terra battuta e
in opus signinum - la miscela di frammenti
ceramici impastati con calce che
i Romani utilizzavano per proteggere
le superfici dall’umidità. Tra i resti sono
stati rinvenuti anche due grandi contenitori
destinati alla conservazione degli
alimenti, ulteriore conferma della vocazione
produttiva del sito.
La vocazione produttiva della zona non
si esaurisce con l’età romana. La continuità
d’uso nei secoli è testimoniata dal
ritrovamento di una fornace per la produzione
di laterizi, scavata integralmente,
e dalla presenza di altre aree del sito
non ancora analizzate. La struttura, realizzata
in mattoni legati da malta e di
forma rettangolare ben conservata, presenta
il punto di accensione sul lato est.
Tracce di cottura sono state individuate
sul fondo del canale centrale, mentre al di sopra
dei due piani laterali è stato trovato un piano
compatto di calce bianca su cui giacevano i mattoni
dell’ultimo carico - cotto e mai raccolto - disposti
in modo ordinato lungo i lati nord, sud e ovest.
La datazione della fornace, in assenza di materiale
ceramico abbondante, è stimata tra il XVII e il
XVIII secolo d.C.
I risultati dello scavo sono stati condivisi con la
comunità attraverso visite guidate di archeologia
pubblica, in sinergia con la Soprintendenza. Sul
fronte infrastrutturale, il progetto stradale - ancora
in fase di PFTE (Progetto di Fattibilità Tecnico-Economica)
- è stato oggetto di specifici accorgimenti
progettuali per salvaguardare i resti senza
ostacolare la prosecuzione dei lavori. Un esempio
concreto di come la realizzazione di nuove infrastrutture
e la tutela del patrimonio archeologico
possano - e debbano - procedere insieme, con
la collaborazione attiva tra soggetto attuatore, organi
di tutela e comunità locale. Un modello che
Anas applica sistematicamente in tutto il territorio
nazionale, ovunque i cantieri intercettino tracce
del passato. nn
Damiano Diotti
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52 6/2026 leStrade
Sicurezza stradale
La due-giorni internazionale
di Piarc, Anas e Aiscat
Al Teatro Comunale ‘Vittorio Emanuele’ di Benevento il convegno internazionale
“Sicurezza stradale: le nuove norme, le nuove tecnologie”, organizzato da Piarc, Anas
e Aiscat. Vision Zero europea e le strategie per azzerare i morti sulle strade entro il 2050
Un convegno internazionale dedicato alla sicurezza
stradale, con la partecipazione di istituzioni, esperti
e operatori del settore riuniti per fare il punto sulle
principali iniziative in atto a livello nazionale e internazionale.
L’obiettivo dichiarato era uno solo:
contribuire al raggiungimento della Vision Zero, la
sfida europea che punta ad azzerare i morti sulle
strade entro il 2050. Un traguardo tanto ambizioso
quanto necessario, considerato che l’incidentalità
stradale rimane ancora oggi la prima causa di
mortalità tra i giovani.
Tra i protagonisti della sessione inaugurale, tenutasi
il 4 giugno, il Ministro delle Infrastrutture e dei
Trasporti, Matteo Salvini, l’Inviato Speciale delle
Nazioni Unite per la Sicurezza Stradale, Jean Todt,
il Sindaco di Benevento, Clemente Mastella e il Presidente
di Piarc Italia e Amministratore Delegato di
Anas, Claudio Andrea Gemme.
Gemme ha posto la sicurezza stradale al centro
dell’agenda strategica del gestore, sottolineando
la necessità di un approccio integrato che sappia
coniugare qualità delle infrastrutture, innovazione
tecnologica, controlli efficaci e responsabilità degli
utenti. «Ridurre il numero di incidenti significa investire
in una molteplicità di azioni: qualità delle infrastrutture,
manutenzione, prevenzione e diffusione
della cultura di una responsabilità condivisa, sin
dai banchi di scuola», ha dichiarato l’AD, ricordando
le campagne di sensibilizzazione promosse da
Anas, tra cui “Guida e Basta”, e i numerosi incontri
formativi nelle scuole.
SHM: il monitoraggio intelligente
delle infrastrutture
Tra i temi che hanno catalizzato maggiore attenzione
figurava il programma di Structural Health
Monitoring (SHM), il sistema di monitoraggio
intelligente avviato nel 2022 e finanziato con
275 milioni di euro dal Fondo Complementare al
PNRR. Il progetto prevede di monitorare entro
il 2026 circa 850 opere strategiche attraverso
sensori e tecnologie avanzate, capaci di rilevare
tempestivamente eventuali criticità e supportare
la manutenzione predittiva.
«Dobbiamo passare da una logica di intervento
successiva all’emergenza a una capacità sempre
maggiore di prevenzione», aveva concluso Gemme.
«Conoscere in tempo reale lo stato delle infrastrutture
significa poter programmare gli interventi
con maggiore efficacia e garantire standard di sicurezza
più elevati per tutti gli utenti della strada».
Hanno portato il proprio contributo anche l’avvocato
cassazionista Armando Rocco, consigliere giuridico
del Vicepresidente del Consiglio e del MIT, il
Direttore della Polizia Stradale, Santo Puccia, e il
Primo Delegato di Piarc Italia, Domenico Crocco.
Best practice internazionali
e tecnologia
La sessione pomeridiana aveva offerto un confronto
tra esperti legali e tecnici sulle migliori esperienze
internazionali e nazionali: dalla digitalizzazione
delle strade alle tecniche di illuminazione smart,
dai sistemi di controllo del traffico al monitoraggio
dinamico centralizzato di ponti e viadotti. Su
quest’ultimo tema era intervenuta Barbara Di Franco,
Responsabile di Anas Campania, illustrando le
soluzioni adottate per il controllo in tempo reale
delle opere della rete infrastrutturale.
La giornata conclusiva del 5 giugno era dedicata
all’educazione stradale e al coinvolgimento delle
nuove generazioni, con iniziative come il progetto
Andiamo sul Sicuro e la proiezione del film Young
Europe. Tra gli interventi anche quello del consigliere
giuridico del Ministro dell’Istruzione Giuseppe
Valditara, Michele Zarrillo. nn
Monica Banti
Infrastrutture&Mobilità
54 6/2026 leStrade
Sicurezza stradale
Stili di guida, la quinta Ricerca Anas
La quinta edizione della Ricerca sugli stili di guida commissionata da Anas e condotta
da GR (Global Research): oltre 4.000 interviste e 5.000 osservazioni dirette lungo
12 strade della rete. Fotografia di un Paese che sovrastima le proprie abilità al volante
Carlo Dossi
Il cellulare alla guida
Soltanto il 41,9% degli italiani usa correttamente
il cellulare alla guida, ricorrendo all’assistente
vocale o al bluetooth. È il dato di apertura della
quinta edizione della Ricerca sugli stili di guida
commissionata da Anas, società del Gruppo FS, e
condotta da GR (Global Research) con interviste
su un campione di oltre 4.000 persone e 5.000
osservazioni dirette su strada. Il 14,6% degli intervistati
digita ancora il numero prima di inserire
il vivavoce e l’8,9% guida con lo smartphone in
mano; il 34,5% non utilizza mai il telefono al volante.
Il 75% degli italiani ritiene comunque pericoloso
l’uso dello smartphone alla guida. I profili
meno disciplinati sono i guidatori di veicoli a
noleggio, i meno esperti e i motociclisti.
Il commento di Anas
«I numeri della Ricerca Anas sugli Stili di Guida
- ha dichiarato l’Amministratore Delegato
di Anas, Claudio Andrea Gemme - sottolineano
con chiarezza quanto il comportamento individuale
al volante sia determinante per la sicurezza
di tutti. I dati confermano che investire
in consapevolezza, formazione ed educazione
stradale non è solo necessario, ma rappresenta
una leva concreta per ridurre i rischi e salvare
vite. Come Anas stiamo lavorando per un impegno
continuo e condiviso sui temi della sicurezza:
dalle istituzioni, in particolare con il Ministero
delle Infrastrutture e dei Trasporti e le Forze
dell’Ordine, alle imprese con cui collaboriamo,
passando per le associazioni fino ai singoli cittadini.
Promuovere una cultura della guida responsabile
significa agire in modo strutturale,
intervenendo non solo sulle infrastrutture e sulla
tecnologia, ma soprattutto sulle persone. È
questa la direzione giusta per avvicinarci a un
obiettivo ambizioso e imprescindibile: la Vision
Zero voluta dall’Unione Europea entro il 2050.
Un traguardo che richiede determinazione, collaborazione
e una visione chiara, che oggi più
che mai siamo chiamati a perseguire con coerenza
e responsabilità».
La lettura statistica
Sull’impianto metodologico è intervenuto il Professor
Marcello Chiodi, Presidente della Società
Italiana di Statistica (SIS): «La ricerca presentata
da Anas ha un impianto metodologico rigoroso.
Emerge con chiarezza che gli automobilisti
tendono a sovrastimare le proprie abilità
sottovalutando i rischi reali. Sintomatici, a questo
proposito, i risultati derivanti dalla scelta
di incrociare la dimensione dell’autovalutazione
con la percezione degli altri guidatori. L’automobilista
italiano si promuove attribuendosi
punteggi di rispetto delle regole vicini all’otto,
mentre non fa raggiungere la sufficienza ai propri
pari con voti attorno al cinque. Il pericolo
viene percepito come “qualcosa causato dagli
altri” e ciò rende difficile modificare i comportamenti
individuali. Apparentemente la familiarità
abbassa la soglia di attenzione, portando
il guidatore a sottovalutare pericoli oggettivi
proprio dove si sente più sicuro.
La ricerca ci dice chiaramente che il rischio non
è solo “l’imprevisto” in un luogo ignoto, ma risiede
nella falsa sicurezza della quotidianità.
Da questi, come da altri dati, si possono ricavare
una serie di informazioni tecniche e scientifiche
da fornire alle istituzioni per orientare
politiche di sicurezza e campagne di sensibilizzazione
sempre più mirate ed efficaci».
Infrastrutture&Mobilità
56 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026 57
L’opinione sul nuovo Codice
della Strada
L’86% degli intervistati approva le norme introdotte
dal nuovo Codice della Strada. È ritenuta
giusta, in particolare, la revoca definitiva della
patente sotto l’effetto di sostanze stupefacenti
in caso di reati gravi e si registra accordo con la
previsione di pene fino a 7 anni di reclusione per
l’abbandono di un animale.
Rapporto con le norme e il cellulare
Il 7,9% degli intervistati dichiara di aver avuto
un incidente negli ultimi due anni. Tra questi,
il 90,8% ammette di usare il cellulare alla guida,
contro il dato generale di campione pari al
65%: l’avere subito un incidente non determina
dunque, necessariamente, un cambiamento
comportamentale e può anzi alimentare una
relazione conflittuale con la norma, una sorta di
sfida o di resistenza alle sanzioni. Coerentemente,
chi ha avuto un incidente e si dichiara favorevole
alle nuove norme del Codice della Strada
è il 76,9%, contro il dato generale dei favorevoli
pari all’86%.
Il meccanismo conflittuale con la norma è evidente
anche tra le categorie più deboli e più
esposte al rischio. Nonostante l’81% conosca il
nuovo Codice e l’86% approvi le sanzioni, si registra
una frattura selettiva: il consenso verso le
regole crolla proprio tra i profili più a rischio, ovvero
giovani, motociclisti e utilizzatori di veicoli
a noleggio. Chi è più esposto al pericolo è chi accetta
meno la norma.
Contesti familiari e illusione
del controllo
Il 76,3% degli intervistati è convinto che guidare
in un luogo familiare riduca la prudenza e la
percezione del rischio. Al contrario, però, solo il
31,6% ritiene che esistano situazioni specifiche
in cui occorra essere più concentrati alla guida -
come maltempo, luoghi non familiari, presenza
di controlli delle forze dell’ordine o autovelox -; il
41,5% non è d’accordo e il 27% non sa cosa rispondere.
Emerge qui un paradosso: l’utente riconosce
l’errore, ma si considera sempre attento.
Una “illusione del controllo”: nella routine quotidiana
si abbassano le difese, nella convinzione
di dominare la situazione proprio dove il rischio
si annida maggiormente. L’attenzione è adattiva:
massima nel maltempo, minima vicino casa.
L’uso del monopattino
Sul fronte dei monopattini, solo il 31,4% degli intervistati
ritiene che possano essere sicuri, mentre
il restante 68,6% li valuta con un punteggio
compreso fra uno e cinque. La percezione di pericolosità
varia con la fascia d’età: i giovani tra i 18
e i 24 anni assegnano una quasi sufficienza (5,5
su dieci), valore che decresce fino a tre su dieci
per gli over 65. Il 76,5% degli intervistati non utilizza
il monopattino e non intende farlo in futuro.
Il 55,1% imputa la pericolosità del monopattino
alle imprudenze dei conducenti, il 37,2% alla
mancanza di protezioni, il 36,5% all’utilizzo in
aree extra-urbane, pedonali o sui marciapiedi, il
32,9% alla scarsa visibilità nel traffico, il 29,3%
alla scarsa conoscenza, da parte di chi lo guida,
della segnaletica e delle regole di circolazione.
Per il 57,4%, infine, le attuali norme sono troppo
permissive nei confronti dei fruitori del mezzo.
La percezione di sé e degli altri
Il guidatore italiano ritiene di essere esperto alla
guida. Il voto medio che gli italiani si attribuiscono
come guidatori è 7,8, in leggera flessione rispetto
al 7,9 del 2024. Il 62,3% - contro il 64,7%
dell’edizione precedente - ritiene di essere un
guidatore esperto; solo il 6,4% si dichiara poco
abile e l’1,6% molto inesperto.
“Gli altri”, invece, sono percepiti come sempre più
indisciplinati. Sull’uso degli indicatori di direzione
l’autovalutazione media è di 8,5, mentre per
gli altri scende a 5,4; sul non mettersi alla guida
dopo aver bevuto o assunto sostanze il dato è
8,4 per sé contro 5,5 per gli altri; sull’uso del casco
alla guida di motoveicoli 8,1 contro 6,9; sulla
cintura di sicurezza 7,9 contro 5,4; sul rispetto
dei limiti di velocità 7,8 contro 4,9; sul mancato
utilizzo del cellulare alla guida 7,8 contro 4,8. Il
gap fra sé e gli altri è comunque in riduzione: la
media è di 2,6 punti, contro i 2,9 del 2024.
Migliorano alcuni comportamenti
Anche grazie alle campagne per la sicurezza
stradale, negli ultimi anni si registra un progressivo
miglioramento di alcuni comportamenti.
Fra le osservazioni dirette eseguite
lungo le strade Anas, sono in miglioramento
l’utilizzo del cellulare e l’uso delle frecce per la
segnalazione di sorpasso. Anche il rispetto del
divieto di sorpasso registra un lieve progresso:
nel 2025 il 14,3% degli utenti non lo rispetta, a
fronte del 14,6% del 2024, del 15,9% del 2023
e del 17% del 2022.
Cresce l’attenzione all’uso delle cinture di sicurezza.
Per le cinture anteriori si registra un
incremento: per il conducente l’uso si attesta
al 91,1% (a fronte del 93,3% del 2024 e
dell’89,4% del 2023), mentre per il passeggero
raggiunge il 95,4% (rispetto al 92,8% del 2024
e al 92,1% del 2023). L’uso delle cinture posteriori
sale al 64,7%, contro il 44% del 2024,
il 27,4% del 2023 e il 24,3% del 2022: in oltre
tre anni l’uso delle cinture posteriori è cresciuto
di circa 40 punti percentuali.
Metodologia di indagine
La campagna di indagine sulle strade Anas si
è articolata su due tipologie di attività: interviste
a un campione di oltre 4.000 utenti lungo
strade e autostrade Anas e oltre 5.000 osservazioni
dirette dei comportamenti di guida
lungo 12 strade.
Le osservazioni dirette sono state svolte lungo
il RA10 Raccordo Autostradale “Torino Caselle”
in Piemonte; la statale 336 “Dell’Aeroporto
della Malpensa” in Lombardia; la statale 14
“Della Venezia Giulia” tra Mestre e Portogruaro
in Veneto; la statale 75 “Centrale Umbra” in
Umbria; il Grande Raccordo Anulare di Roma;
l’A2 “Autostrada del Mediterraneo” tra Salerno
e Lagonegro e tra Castrovillari e Villa San Giovanni;
la statale 1 “Aurelia” tra Roma e Grosseto;
la statale 700 “Della Reggia di Caserta” in
Campania; la statale 16 “Adriatica” tra Foggia e
Monopoli; l’A19 “Palermo-Catania” e la statale
121 “Catanese” in Sicilia; la statale 131 “Carlo
Felice” tra Cagliari e Sassari.
Le attività di osservazione diretta sono state
eseguite impiegando due rilevatori a bordo di
un’autovettura che ha percorso l’infrastruttura
di interesse, registrando un campione di veicoli
in transito e i comportamenti dei passeggeri
a bordo. nn
Infrastrutture&Mobilità
58 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026 59
Scenari
Bologna, sicurezza e ricostruzione:
la sfida è sistemica
Bologna ha ospitato un confronto tra istituzioni, gestori e tecnici su ricostruzione
e prevenzione del rischio. La sicurezza delle infrastrutture e dei territori richiede
una filiera coordinata di competenze, superando la logica dell’emergenza
Istituzioni, gestori delle infrastrutture, tecnici e
ordini professionali si sono riuniti a Bologna nella
sede della Regione Emilia-Romagna per l’iniziativa
“Ricostruzione, mitigazione del rischio,
sostenibilità dei territori e delle infrastrutture di
trasporto”, promossa da ANSFISA e RemTech.
Un confronto operativo su ricostruzione, prevenzione
e sicurezza che ha restituito con chiarezza
il valore di un metodo fondato sulla collaborazione
tra chi programma, chi governa i
territori, chi gestisce le reti e chi interviene nei
processi di ricostruzione.
I lavori, introdotti da Gianluca Loffredo, Vicecommissario
alla Ricostruzione Emilia-Romagna,
e da Silvia Paparella di RemTech, si sono
aperti con il benvenuto del Presidente della Regione
Michele de Pascale e con gli interventi istituzionali
del Sottosegretario alla Presidenza del
Consiglio Alessandro Morelli e di Luigi Ferrara,
Capo Dipartimento Casa Italia.
Il tema della ricostruzione è stato affrontato
non come semplice ripristino, ma come occasione
per rafforzare la capacità pubblica di
pianificare, prevenire e accompagnare le comunità
verso modelli più sicuri e resilienti. In
questa direzione si sono inseriti i contributi di
Manuela Rontini, Sottosegretaria alla Presidenza
della Regione, del Commissario Fabrizio
Curcio, e dei rappresentanti di SOGESID,
CONSAP, ANCI Emilia-Romagna e degli ordini
professionali.
Centrale il contributo di Domenico Capomolla,
Direttore di ANSFISA, che ha ribadito come non
possa esserci una ricostruzione efficace senza
prevenzione, senza supervisione e senza la
capacità di fare sistema. L’Agenzia ha inoltre
guidato il tavolo tecnico pomeridiano dedicato
al Libro Bianco “Dissesto idrogeologico e infrastrutture
di trasporto”, strumento a supporto
del dialogo tra istituzioni e gestori per orientare
politiche e investimenti verso sicurezza e
sostenibilità.
Il messaggio emerso con più forza
La prevenzione del rischio richiede una filiera coordinata
di responsabilità, nella quale conoscenza
scientifica, competenza ingegneristica, gestione
operativa e visione politica lavorano insieme.
«La sicurezza non è un costo, ma un investimento
sul futuro dell’Italia», ha sottolineato Morelli,
ricordando il piano decennale 2025-2034 da
115,5 miliardi per colmare i divari infrastrutturali».
De Pascale ha ricordato come l’Emilia-Romagna,
dopo le alluvioni del 2023 e del 2024, stia gestendo
circa tre miliardi di opere di ricostruzione, con
un miliardo destinato alla prevenzione: «L’obiettivo
è dimostrare che queste risorse possono tradursi
in opere concrete e contribuire a un cambio
di approccio nazionale». Le conclusioni sono
state affidate al Viceministro delle Infrastrutture
Edoardo Rixi, intervenuto da remoto.
Bologna ha confermato che ricostruzione e prevenzione
sono inseparabili, e che l’Emilia-Romagna
può rappresentare un laboratorio nazionale
per modelli di intervento più stabili e orientati alla
sicurezza delle reti e dei territori. nn
Gabriele Villa
Infrastrutture&Mobilità
60 6/2026 leStrade
Visione integrata
Tutte le strade non portano al centro
Le infrastrutture di trasporto nelle città metropolitane sono
ancora progettate in modo frammentato. Una riflessione
su un modello policentrico che superi la logica centro-periferia
Diversamente dalle aspettative connesse ad un
condiviso disegno di costruzione di un sistema integra-to
ed intermodale, si continua ad assistere
a progettazioni dei modi di trasporto limitate
ad integrazioni specifiche e settoriali. Per esempio,
talune strade iniziano a far rete con altre
di differenti gerarchie fun-zionali, ma raramente
esse vengono progettate interconnesse con infrastrutture
ferroviarie, per esempio mediante
le stazioni ferroviarie, e quindi con nodi portuali
e aeroportuali.
Oltre il modello radiale
Il sistema delle infrastrutture viarie non può fondarsi
prevalentemente su collegamenti “radiali”
tra in-sediamenti periferici e centro urbano prevalente,
spesso dati da linee ferroviarie e linee
tram-treno; in-dubbiamente queste ultime migliorano
le condizioni di accessibilità al suddetto
centro urbano, e con-corrono a ridurre l’entità
dei flussi pendolari quotidiani. Tuttavia, il predetto
sistema deve anche essere utilizzato per rendere
interconnessa la complessiva area periferica,
così che concorra a determinare un sistema
urbano policentrico, in una logica di riequilibrio
del sistema dei servizi puntuali di uso colletti-vo.
Sosta, parcheggi e mobilità
di ultimo miglio
Della rete delle infrastrutture viarie deve essere
parte l’insieme delle aree/strutture per la sosta
ed il par-cheggio. L’alternativa all’impiego del
mezzo privato può trovare una soluzione nell’impiego
delle linee di trasporto collettivo, complementari
all’offerta di sosta e di parcheggio, ove
possano essere collocati quei mezzi di trasporto
- biciclette e monopattini - che vanno pensati
per il soddisfacimento della mo-bilità rivolta alla
destinazione finale dello spostamento.
Città metropolitana: una progettazione
unitaria
Nel caso delle città metropolitane il sistema dei
trasporti non viene inteso parte della progettazione
del nuovo sistema urbano integrato policentrico
- la città metropolitana. Non viene data
Dott. ing Alfonso
Annunziata
Prof. ing. Francesco
Annunziata
attenzione alla progettazione unitaria del sistema
dei servizi puntuali di uso collettivo e del contestuale
sistema dei tra-sporti: la velocizzazione
dei collegamenti sembra dipendere dalla correzione
della distribuzione moda-le, e quindi scelta
di nuovi mezzi e di nuovi percorsi.
Squilibri nell’accesso ai servizi
L’analisi delle condizioni di accesso ai servizi di rilevanza
generale, quali servizi di istruzione, sanità,
funzioni ricreative, impianti sportivi, evidenzia
condizioni di squilibrio tra forti centralità di rango
me-tropolitano, costituite dai quartieri centrali,
densi e permeabili del Comune capoluogo, centralità
secon-darie, costituite dai nuclei di antica
formazione dei comuni dell’area metropolitana,
vaste aree residen-ziali mono-funzionali e aree
di dispersione insediativa.
Rigenerazione dei quartieri
e nuove centralità
Si ritiene utile che la pianificazione di strategie di
rigenerazione urbana dei quartieri semi-centrali
e pe-riferici, sia fondata su interventi di riqualificazione
degli spazi dei servizi di base, da risignificare
come dispositivi multi-funzionali e aperti al
contesto e azioni di completamento e densificazione
intorno ai servizi esistenti, in particolare intorno
ai nodi delle reti di trasporto. Tale strategia
è funzionale a mi-gliorare le condizioni di densità,
permeabilità e continuità del sistema spaziale,
continuità dei fronte-strada, che sono favorevoli
all’incentivazione della mobilità pedonale
e all’uso degli spazi urbani e, conseguentemente,
creano condizioni favorevoli all’insediamento
di nuove funzioni urbane. Al con-tempo il ripensamento
dei servizi esistenti, quali centralità
dei quartieri residenziali periferici e semi-centrali,
costituisce un elemento centrale del miglioramento
delle condizioni di inclusione e partecipa-zione
in contesti che presentano condizioni
di marginalità e vulnerabilità.
Riqualificazione del patrimonio
infrastrutturale esistente
Deve essere maggiormente curata, anche nell’adeguamento
delle normative di progettazione, la
riquali-ficazione del patrimonio infrastrutturale
esistente: essa e la costruzione di nuovi elementi
devono esse-re parte del progetto di un rinnovato
tessuto connettivo, che non si limiti alla velocizzazione
dei colle-gamenti, che superi la contrapposizione
tra centro e periferia - nelle aree
extraurbane ed urbane - che concorra alla realizzazione
di un nuovo sistema insediativo, e quindi
non semplicisticamente trainato dallo sviluppo
del centro maggiore.
Integrazione delle reti e risorse
del PNRR
Questa impostazione progettuale si traduce nella
necessità di un’integrazione tra le reti esistenti
e da ri-qualificare e le nuove, tutte finalizzate
a perseguire gli obbiettivi di sostenibilità e di
compatibilità - salvaguardia e valorizzazione dei
contesti territoriali interessati - ai quali ricondurre
prioritariamente le risorse dei PNRR, nella finalità
di una equilibrata pianificazione del territorio.
nn
Infrastrutture&Mobilità
62 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026 63
Assemblea annuale
ISI rafforza il proprio ruolo istituzionale,
trasformazione in ente del terzo settore
Ampia partecipazione all’Assemblea annuale di Rimini,
che apre una nuova fase di sviluppo associativo, rappresentanza
e dialogo con le istituzioni, i professionisti e con le imprese
La trasformazione in ETS consentirà a ISI di
consolidare il proprio ruolo di interlocutore tecnico-scientifico
nei confronti delle istituzioni,
accedere a nuove opportunità progettuali e partecipare
in maniera più strutturata ai processi decisionali
e parlamentari sui temi della sicurezza
delle costruzioni, della prevenzione e delle politiche
edilizie.
Ampio spazio è stato dedicato anche alla sessione
pomeridiana “ISI Networking”, durante la
quale sono state presentate le nuove Equipe programmatiche
costituite per sviluppare progetti
strategici per l’Associazione e favorire un coinvolgimento
sempre più attivo degli associati, che
hanno preso parte ai diversi tavoli tematici contribuendo
attivamente al confronto e ai lavori sui
principali temi di sviluppo del settore e dell’attività
associativa.
L’Equipe “Opportunità per il professionista” lavorerà
per rafforzare il ruolo degli associati individuali,
promuovendo crescita professionale,
contenuti tecnici qualificati e iniziative territoriali
dedicate al confronto tra professionisti, aziende
e università.
L’Equipe “Rappresentanza e portatori di interesse”
avrà il compito di consolidare le relazioni istituzionali
dell’Associazione, sviluppando attività di
confronto con Parlamento, istituzioni e stakeholder
del settore, anche attraverso specifici tavoli
di lavoro dedicati.
L’Equipe “Normative” seguirà l’evoluzione delle
NTC e della Seconda Generazione degli Eurocodici,
supportando associati e imprese nell’analisi
delle future innovazioni normative e tecnologiche
per il settore delle costruzioni.
L’Equipe “Istruzione e ricerca” sarà invece orien-
tata a rafforzare il collegamento tra università, ricerca,
professionisti e aziende, favorendo opportunità
concrete per studenti e giovani ingegneri
e valorizzando il trasferimento tecnologico e applicativo
della ricerca.
Infine, l’Equipe “ISI Plus” si concentrerà sui temi
dell’innovazione tecnologica, della sostenibilità,
dell’intelligenza artificiale, della cultura della prevenzione
e del rafforzamento dei rapporti istituzionali
e inter-associativi, con l’obiettivo di contribuire
alla trasformazione sicura e consapevole
del territorio.
L’Assemblea annuale 2026 segna così l’avvio di
una nuova fase di crescita associativa e di consolidamento
della presenza di ISI nel dibattito
nazionale sui temi della prevenzione, della sicurezza
del costruito e dell’innovazione nel settore
delle costruzioni.
ISI Ingegneria Sismica Italiana rappresenta dal
2011 il mondo della sicurezza di strutture e infrastrutture,
promuovendo la collaborazione tra i
protagonisti di un settore ampiamente trasversale
nella filiera delle costruzioni: aziende specializzate
nella produzione di tecnologie antisismiche e
servizi per l’ingegneria; professionisti qualificati
nella progettazione delle nuove opere e riqualificazione
delle costruzioni esistenti; un Comitato
Scientifico composto da docenti universitari e ricercatori
tra i massimi esperti dell’ingegneria sismica
a livello internazionale.
ISI promuove la cultura della prevenzione, della
sicurezza e della consapevolezza del rischio, comunicando
con organi ufficiali e istituzioni, la comunità
accademica e scientifica, il mondo industriale,
i professionisti, la cittadinanza. nn
Si è conclusa con una grande partecipazione l’Assemblea
annuale di ISI Ingegneria Sismica Italiana,
che ha visto la presenza di numerosi Associati
e dei componenti del Consiglio Direttivo,
confermando il forte coinvolgimento della rete
associativa e il crescente ruolo dell’Associazione
nel dibattito nazionale sui temi della sicurezza
strutturale, della prevenzione sismica e dell’innovazione
nel settore delle costruzioni.
Nel corso dei lavori assembleari è stata approvata
la trasformazione di ISI in Ente del Terzo Settore
(ETS) con contestuale iscrizione al RUNTS
(Registro Unico Nazionale del Terzo Settore) e
acquisizione della personalità giuridica, un passaggio
definito dal Presidente Ing. Gabriele Miceli
come «Una scelta strategica e una naturale evoluzione
per consentire all’Associazione di operare,
crescere e incidere nel sistema con maggiore
autorevolezza istituzionale».
Nell’intervento introduttivo, il Presidente ha sottolineato
come ISI abbia costruito negli anni
«Un’identità credibile e di valore» e sia oggi chiamata
«ad allineare la struttura dell’Associazione
al ruolo che ISI già esprime nel sistema Paese».
Damiano Diotti
Infrastrutture&Mobilità
64 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026 65
Logistica e geopolitica
L’Alto Adriatico come porta d’Europa:
la sfida dei porti del Nord Est
leStrade
Aeroporti Autostrade Ferrovie
MATERIALI&TECNOLOGIE
Al Salone Nautico di Venezia, Venice Sustainability Foundation ha messo sul
tavolo i numeri di un paradosso: l’arco portuale più vicino al cuore produttivo
europeo movimenta appena il 4% della crescita dei traffici continentali
Il 69% delle aziende venete sceglie Genova
per esportare. Un dato che racconta, meglio di
qualsiasi analisi, il paradosso del Nord Est italiano:
avere a disposizione l’arco portuale più vicino
al baricentro dell’Europa economica e non
riuscire a sfruttarlo. È da questa contraddizione
che è partita la conferenza “Porti, interporti
e corridoi. Venezia e l’Alto Adriatico come porta
dei traffici verso l’Est”, organizzata da Venice
Sustainability Foundation all’Arsenale di Venezia
il 28 maggio scorso, a margine del Salone
Nautico.
Il quadro competitivo è impietoso
Tra il 2021 e il 2025, dei 10,2 milioni di TEU di
aumento netto movimentati in Europa, il 56% si
è concentrato nei porti olandesi e belgi, il 23%
in quelli spagnoli. I porti dell’Alto Adriatico - Ravenna,
Venezia, Trieste, Koper e Rijeka - si sono
fermati al 4,1%. A pesare non è solo la dimensione
degli scali, ma la debolezza dell’integrazione
con il trasporto terrestre: i valichi ferroviari
italo-sloveni valgono appena il 5,2% del
totale degli scambi commerciali tra i due paesi,
contro il 70,5% dei valichi italo-svizzeri e il
27,2% di quelli italo-austriaci.
Ma il potenziale c’è
La geopolitica sta rendendo più evidente il fatto
che il potenziale c’è. Le crisi delle rotte attraverso
Suez impongono di ripensare i corridoi
di accesso all’Europa. Come ha illustrato Paolo
Costa, presidente del Comitato Scientifico di
VSF, tra i percorsi alternativi studiati per l’attraversamento
del Levante mediorientale, quello
che transita per i porti dell’Alto Adriatico offre
un vantaggio di costo del 7-10%, rispetto
a Genova, e del 12-16%, rispetto a Marsiglia.
Una rendita geografica che attende ancora di
essere trasformata in sviluppo. Proposta netta
emersa dal convegno: costituire un sistema
multiportuale unitario tra i cinque scali adriatici,
dotato di una governance comune, capace
di attrarre le grandi compagnie di navigazione
e le loro mega portacontainer. Sul fronte ferroviario,
ha precisato Costa, basterebbe un investimento
limitato: sei chilometri di binario tra
Trieste e Koper per sbloccare il collegamento
con Divaccia e aprire un corridoio competitivo
verso il centro Europa.
Roberto Mantovanelli, direttore generale
dell’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico
Settentrionale, ha ricordato che Venezia e
Porto Marghera contano già oggi 1.442 imprese
e un valore generato di 15 miliardi di euro,
con investimenti superiori a 62 milioni previsti
entro il 2026 per il potenziamento delle connessioni
ferroviarie e stradali. «I porti non possono
essere più semplici luoghi di transito delle merci»,
ha sottolineato, «ma infrastrutture strategiche
chiamate a garantire continuità, resilienza
e competitività».
Il presidente VSF Renato Brunetta ha inquadrato
la questione in termini di politica industriale:
«L’Alto Adriatico non è una periferia del Mediterraneo,
ma una frontiera avanzata dell’Europa
verso l’Est e verso il mondo. Da questa
capacità di fare sistema dipende una parte essenziale
della competitività futura del Nordest
e dell’Italia». nn
Mauro Armelloni
Paolo Costa,
presidente del Comitato
Scientifico di VSF.
n Cent’anni di vita utile,
novanta di storia: Sireg Geotech,
dalla gomma ai compositi
per le infrastrutture del futuro.
n Alpacem Italia, tutti i siti
certificati CSC.
n Prati Armati: quando l’erba
batte il cemento.
n Il porto di Ortona ha riqualificato
la banchina di Riva con calcestruzzi ECO
CAM e tecnologia i.tech CARGO
di Heidelberg Materials.
Infrastrutture&Mobilità
66 6/2026 leStrade
proiettano Sireg ai vertici europei del settore geotecnico.
Poi, con una mossa che si rivelerà lungimirante,
all’inizio degli anni Novanta l’azienda
scommette sui materiali compositi - fibra di vetro,
di carbonio e aramidica - anticipando di decenni
la domanda che oggi arriva dai grandi cantieri
infrastrutturali di tutto il mondo.
Oggi Sireg Geotech produce direttamente nel
proprio stabilimento di Arcore (25.000 metri
quadri di superfici produttive distribuiti tra Arcore,
Agrate e Ronco Briantino) una gamma di oltre
cento prodotti specializzati che finiscono in
opere ingegneristiche in più di 70 paesi: barre e
gabbie in vetroresina per le armature di scavo,
tubi valvolati per le iniezioni nel terreno, tubi inclinometrici
per il monitoraggio di infrastrutture
e movimenti franosi, sistemi di drenaggio micronel
1936, quando il cavaliere Emilio Blanc fonda
un’azienda per la rigenerazione della gomma.
Nessuno, allora, avrebbe immaginato che quella
piccola realtà brianzola sarebbe diventata, nove
decenni dopo, un punto di riferimento mondiale
nella geotecnica e nell’ingegneria civile avanzata.
Da Athermophon alle barre
in vetroresina
Il percorso di Sireg è, prima di tutto, la storia di
un’azienda che ha saputo interpretare i cambiamenti
dei materiali prima ancora che il mercato li
richiedesse. Nel dopoguerra, la transizione verso
i materiali termoplastici porta allo sviluppo di prodotti
come l’Athermophon, un isolante utilizzato
anche a bordo di grandi navi. Negli anni successivi
è la volta del PVC: tubi e profili speciali che
Pagina a lato, il cantiere
di ricostruzione del ponte
di Gonnesa, in Sardegna:
Sireg ha progettato
e prodotto le armature
Glasspree® per gli elementi
prefabbricati.
A lato, lo stabilimento Sireg
di Arcore, oggi.
Sotto, a sinistra, Edoardo
Blanc insieme alla madre
e alla sorella.
Sotto, a destra:
lo stabilimento Sireg
ad Arcore, negli anni
Quaranta.
Aziende
Cent’anni di vita utile,
novanta di storia
Sireg Geotech, dalla gomma ai compositi per le infrastrutture del futuro.
Fondata in Brianza nel 1936, l’azienda di Arcore ha attraversato quasi un secolo
di trasformazioni industriali restando sempre un passo avanti
Negli anni, l’attenzione di «leStrade» verso Sireg
ha subito diversi percorsi di aggiornamento
e di arricchimento: abbiamo dato testimonianza
dell’evoluzione e della crescita dell’azienda. Ma
un ripasso non guasta mai, soprattutto in coincidenza
di un compleanno più che significativo:
i primi 90 anni! C’è una costante che attraversa
novant’anni di storia industriale italiana e passa
per tunnel metropolitani, ponti, dighe, edifici
storici consolidati e grandi cantieri sotterranei in
cinque continenti. Quella costante si chiama, per
l’appunto, Sireg, e nasce ad Arcore, in Brianza,
Damiano Diotti
Materiali&Tecnologie
68 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026
69
fessurato, giunti waterstop per la tenuta idraulica
delle strutture in calcestruzzo, guaine corrugate
per la protezione di tiranti, barre e laminati in fibra
di carbonio per il consolidamento strutturale.
Il 60% del fatturato viene generato all’estero.
l’Istituto per le Tecnologie delle Costruzioni del
CNR, il Politecnico di Milano e l’Università di Miami.
La certificazione ETA aveva aperto la strada
all’applicazione più significativa: la ricostruzione,
nel 2023, di un ponte crollato in Sardegna.
Sopra, prodotti in PVC.
Immagine sotto,
le barre in vetroresina
Glasspree® (GFRP – Glass
Fiber Reinforced Polymer).
Il primato europeo: la marcatura CE
per le barre Glasspree ®
Ne abbiamo diffusamente parlato sulle pagine di
«leStrade» (si veda l’articolo “Le barre in VTR Sireg:
le prime e uniche con marcatura CE, sul numero
doppio di gennaio-febbraio 2025).
Il 2024 ha segnato un traguardo che nessun altro
produttore europeo aveva ancora raggiunto:
Sireg ha ottenuto la marcatura CE per le barre
dritte e sagomate in vetroresina Glasspree®
(GFRP – Glass Fiber Reinforced Polymer) destinate
al rinforzo strutturale di elementi in calcestruzzo,
nuovi ed esistenti. Ad oggi, sono le prime
e uniche barre con questa certificazione - a
cui si affianca anche la dichiarazione ambientale
EPD (Environmental Product Declaration), basata
su analisi LCA dell’intero ciclo di vita del prodotto
- disponibili nello Spazio Economico Europeo.
A novembre 2025 i prodotti hanno superato
con successo i primi controlli previsti dal sistema
AVCP +1, il protocollo europeo di verifica continuativa
della costanza delle prestazioni, confermando
la solidità del processo produttivo.
Questo risultato ha una storia alle spalle. Nel
2022, Sireg aveva già ottenuto la Valutazione
Tecnica Europea (ETA) per le barre Glasspree®,
frutto di anni di ricerca condotta in sinergia con
Il ponte di Gonnesa: prima
applicazione strutturale in Europa
Nell’estate del 2020, un ponte sulla strada litoranea
di Fontanamare, nel Comune di Gonnesa
(Cagliari), cede sotto il peso di un camion. La ricostruzione
diventa l’occasione per sperimentare
qualcosa di mai fatto prima in Europa: un ponte
in cemento armato precompresso con armatura
in vetroresina GFRP. Il progetto vede la collaborazione
tra Manini Prefabbricati (impresa esecutrice),
Secured Solutions (progettazione e direzione
lavori), l’Università degli Studi di Cagliari,
l’Università di Miami - con il professor Antonio
Nanni, tra i massimi esperti mondiali di compositi
per l’ingegneria civile - e naturalmente Sireg
Geotech, che progetta e produce le armature
Glasspree® per gli elementi prefabbricati. La
presentazione pubblica avviene nel maggio 2023
presso lo stabilimento umbro di Manini (noi che
scriviamo eravamo presenti anche in quel caso),
dove su un banco prova di oltre 25 metri vengono
eseguiti in diretta i collaudi sulle travi.
Le ragioni della scelta tecnica sono chiare: le barre
in vetroresina garantiscono una vita stimata di
100 anni (il doppio rispetto all’acciaio), una maggiore
resistenza alla corrosione in ambienti salmastri
e aggressivi, un peso inferiore e un minore
impatto ambientale lungo l’intero ciclo di vita.
In una prospettiva di sostenibilità infrastrutturale,
consentono anche di ridurre la quantità di
Materiali&Tecnologie
70 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026
71
additivi chimici necessari a garantire la durabilità
del calcestruzzo, con ricadute significative sui
costi di manutenzione ordinaria e straordinaria.
«Il ponte ibrido di Gonnesa rappresenta un primato
di cui siamo molto fieri», ha dichiarato
Sonja Blanc, CEO di Sireg Geotech. «È la dimostrazione
concreta che anni di ricerca portano
risultati reali, e che i materiali compositi sono
pronti per entrare pienamente nel patrimonio infrastrutturale
europeo.»
CONSULTA
L’EDIZIONE
La frontiera successiva: i compositi
sagomabili in cantiere
La certificazione ottenuta e il successo del ponte
sardo non chiudono la fase di innovazione, ma
la aprono. Sireg sta sviluppando una nuova generazione
di barre FRP con matrice termoplastica
anziché termoindurente: la differenza non è
solo chimica, ma operativa. Le barre termoplastiche
possono essere sagomate direttamente in
cantiere, superando uno dei principali limiti pratici
dei compositi tradizionali, che devono essere
prodotti con la forma definitiva già in stabilimento.
Un passo decisivo per avvicinare questi materiali
alla flessibilità d’uso del comune tondino in
acciaio, senza rinunciare ai vantaggi in termini di
durabilità e leggerezza. Il progetto è sviluppato
in collaborazione con università e centri di ricerca
internazionali, tra cui ETH Zürich, Universitat
Politècnica de Catalunya, Tecnico Lisboa, UCLouvain
e Brno University of Technology.
2026
SCAN ME
Ricerca, premi e responsabilità
Sireg investe il 5% del proprio fatturato in ricerca
e sviluppo, una quota significativa per un’azienda
manifatturiera, e fa parte dell’Associazione Infrastrutture
Sostenibili (AIS) e del Gruppo Gomma
e Plastica di Assolombarda. La sostenibilità non
è solo dichiarata: lo stabilimento di Arcore ospita
un parco fotovoltaico con oltre 1.000 pannelli
per una potenza installata di 500 kW.
Altro capitolo: i riconoscimenti internazionali
non mancano. Nel 2019 Sireg ha vinto il JEC Innovation
Awards di Parigi nella categoria Constructions
& Infrastructures per il progetto sulle
armature composite flessibili per il calcestruzzo,
in partnership con Arkema, l’Università di Miami
e il National Cooperative Highway Research Program
americano. Nello stesso anno ha ottenuto
il Premio Best To Brianza per il passaggio generazionale,
riconoscimento alla continuità famigliare
dell’impresa. Nel 2022 la CEO Sonja Blanc è stata
premiata da Fidapa Monza e Brianza come eccellenza
femminile nell’imprenditoria del territorio.
Un gruppo industriale a tutto campo
Sireg Geotech è la punta più visibile di un gruppo
industriale che opera su più fronti. Sireg Hydros
si occupa di trattamento e dissalazione dell’acqua
con tecnologia a osmosi inversa, realizzando
impianti per il settore turistico, per grandi cantieri
e per progetti di cooperazione internazionale:
acqua di mare, di falda, acque di processo
industriale e di riuso, fino alla produzione di
acqua ultrapura. Sireg Polyvinyl, invece, è l’unico
produttore europeo di fogli separatori in PVC
per batterie a trazione e stazionarie - una nicchia
industriale strategica nell’era della transizione
energetica.
Novant’anni dopo la fondazione, l’intuizione del
cavaliere Blanc - che i materiali siano il vero campo
da gioco dell’innovazione industriale - si conferma
più attuale che mai. nn
Sonja Blanc, CEO di Sireg
Geotech
Materiali&Tecnologie
Per informazioni: guide@fiaccola.it
www.guidanoleggioedile.it
72 6/2026 leStrade
Sostenibilità
Alpacem Italia, tutti i siti
certificati CSC
Il Gruppo Alpacem ottiene la Certificazione Concrete Sustainability
Council per l’intera rete produttiva italiana - cemento e calcestruzzo -
e la estende anche agli stabilimenti presenti in Austria e in Slovenia
Ci sono certificazioni che arrivano come un timbro
su un prodotto, e certificazioni che fotografano un
sistema. La CSC - Concrete Sustainability Council
- appartiene alla seconda categoria, e per questo
il suo conseguimento da parte di Alpacem Italia
su tutti gli stabilimenti cemento e sulle principali
centrali di betonaggio calcestruzzo ha un peso spe-
cifico considerevole. Non si certifica un lotto, non
si certifica un campione: si certifica un modello di
produzione, con tutto ciò che questo implica in termini
di processi, governance, monitoraggio e responsabilità.
L’annuncio è arrivato il 10 giugno 2026. I siti coinvolti
sul versante cemento sono quelli di San Vito al
Gabriele Villa
Tagliamento (Pordenone), Cadola (Belluno) e Fanna
(Pordenone), tutti riferibili ad Alpacem Cementi
Italia S.p.A. e a Fanna Cementi S.r.l. A questi si
affiancano le principali centrali di betonaggio della
rete Alpacem Calcestruzzi Italia S.r.l. In totale, il
Gruppo Alpacem Italia opera su 14 siti produttivi -
una cementeria e un centro di macinazione, più la
rete di impianti per il calcestruzzo - e conta oltre
160 dipendenti in Friuli-Venezia Giulia e Veneto.
La portata dell’operazione supera però i confini
italiani: la medesima certificazione CSC è stata
conseguita anche dagli stabilimenti Alpacem in
Austria e in Slovenia, a conferma che il percorso
verso la sostenibilità è stato impostato come
strategia di Gruppo e non come adempimento locale.
Wietersdorfer Alpacem GmbH, capogruppo
con sede a Wietersdorf (Austria) e leader nella regione
Alpe-Adria per cemento, leganti, calcestruzzo
e materie prime minerali, impiega complessivamente
oltre 760 persone distribuite su 29 sedi
nei tre Paesi.
Che cos’è la certificazione CSC
La sigla CSC sta per Concrete Sustainability Council,
un’organizzazione indipendente con sede in
Svizzera che ha sviluppato uno standard internazionale
per la valutazione della sostenibilità nella
produzione di cemento e calcestruzzo. Il sistema
di certificazione è strutturato su quattro macroaree:
ambiente, economia, aspetti sociali e gestione
aziendale. All’interno di ciascuna area vengono
valutati criteri specifici, dall’efficienza nell’uso delle
risorse alle emissioni di CO 2
, dalla sicurezza sul lavoro
alla trasparenza nella catena di approvvigionamento,
dalle politiche di gestione del territorio
ai meccanismi di governance interna.
Il processo di certificazione prevede un audit di terza
parte condotto da organismi accreditati. Non
è sufficiente dichiarare l’intenzione di essere sostenibili:
occorre dimostrarlo con dati, procedure
e sistemi di controllo verificabili. La certificazione
viene rilasciata a livello di sito produttivo - il
che significa che ogni impianto deve soddisfare i
requisiti in modo autonomo - e può essere conseguita
a tre livelli di avanzamento (Bronze, Silver,
Gold), a seconda del grado di conformità ai criteri
dello standard.
Il riconoscimento CSC si è affermato negli ultimi
anni come uno dei riferimenti più autorevoli nel
settore delle costruzioni sostenibili, in particolare
nell’ambito dei sistemi di rating per gli edifici e
le infrastrutture. Chi progetta o realizza un’opera
con l’obiettivo di ottenere una certificazione LEED,
BREEAM o DGNB, ad esempio, può valorizzare l’utilizzo
di materiali certificati CSC all’interno del proprio
calcolo dei crediti di sostenibilità. Questo meccanismo
crea un incentivo concreto per produttori
di cemento e calcestruzzo a investire nella certi-
ficazione: i materiali certificati diventano più attrattivi
per progettisti, imprese e committenti che
puntano a edifici e infrastrutture con standard ambientali
elevati.
In Italia e in Europa, la spinta verso materiali
certificati sta diventando sempre più marcata
anche per effetto delle normative pubbliche.
Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR)
ha introdotto criteri ambientali minimi obbligatori
per gli appalti pubblici, e la rendicontazione
dell’impronta di carbonio dei materiali è ormai un
elemento che compare con crescente frequenza
nei capitolati di gara. In questo quadro, disporre
di una certificazione riconosciuta internazionalmente
non è un vantaggio competitivo marginale:
è sempre più spesso una condizione di accesso
al mercato.
Un percorso strutturato,
non un traguardo isolato
A fare la differenza, nella lettura di questo risultato,
non è tanto il fatto in sé - aver ottenuto una certificazione
- quanto il modo in cui è stato costruito e
la scala alla quale è stato raggiunto. Elvis Rosset,
Responsabile Laboratorio, Qualità e Certificazioni
di Alpacem Cementi Italia S.p.A., lo ha detto con
chiarezza nel commentare l’annuncio: “Non si tratta
solo di una certificazione, ma della conferma di
un percorso strutturato che mette al centro la sostenibilità
come leva strategica per il futuro del settore
e per la competitività dell’azienda.”
L’espressione “percorso strutturato” non è retorica.
Ottenere la certificazione CSC per un singolo
impianto richiede già un lavoro considerevole in
termini di raccolta dati, mappatura dei processi
e adeguamento dei sistemi di gestione. Farlo in
modo simultaneo per l’intera rete produttiva - tre
siti cemento con caratteristiche impiantistiche diverse
tra loro, più un numero significativo di centrali
di betonaggio - implica un’organizzazione interna
capace di garantire coerenza metodologica
su impianti distribuiti geograficamente, con storie
produttive e configurazioni tecniche differenti.
Il fatto che la certificazione abbia coinvolto sia la
produzione di cemento sia quella di calcestruzzo
ha un significato preciso: si è voluta certificare
la filiera, non il singolo prodotto.
Il cemento e il calcestruzzo sono materiali tecnicamente
distinti, prodotti in impianti di natura
diversa e con processi differenti, ma si inseriscono
in una catena del valore che va dalla cava al
cantiere. Certificare entrambi i segmenti significa
garantire continuità e coerenza nelle prestazioni
di sostenibilità lungo tutto il percorso, offrendo
al cliente finale - che sia un’impresa di costruzioni,
un ente pubblico o un progettista - una documentazione
ambientale che copre l’intera origine
del materiale.
Materiali&Tecnologie
74 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026
75
Tre siti cemento, un sistema integrato
I tre stabilimenti cemento di Alpacem Italia presentano
profili produttivi distinti. San Vito al Tagliamento
è la sede principale, sede anche della
direzione aziendale e del laboratorio centrale, e
rappresenta il cuore della produzione cementizia
del Gruppo in Italia. Cadola, nel Bellunese, è un
impianto con una lunga storia industriale nel territorio
dolomitico, in un’area che ha una propria tradizione
manifatturiera legata all’estrazione e alla
trasformazione di materiali lapidei. Fanna, nel Pordenonese,
è gestita attraverso Fanna Cementi Srl e
completa la rete produttiva, garantendo una distribuzione
geografica che consente di servire i mercati
del Friuli-Venezia Giulia e del Veneto con tempi
di consegna competitivi.
Contesti impiantistici diversi
ma standard omogenei
La diversità dei siti non è un ostacolo alla certificazione
unitaria: al contrario, è la dimostrazione
che il sistema di gestione della sostenibilità implementato
da Alpacem è sufficientemente robusto
e flessibile da adattarsi a contesti impiantistici diversi
mantenendo standard omogenei. Un sistema
di gestione che funziona solo in condizioni ottimali
non è un sistema: è una buona prassi puntuale.
Un sistema che si dimostra capace di operare
in modo coerente su scala geografica e produttiva
ampia è invece l’indicatore di una cultura aziendale
sedimentata.
Sul versante calcestruzzo, la rete Alpacem Calcestruzzi
Italia copre un territorio vasto attraverso
impianti distribuiti tra Friuli-Venezia Giulia e Veneto.
La produzione di calcestruzzo preconfezionato
è per sua natura un’attività capillare: la deperibilità
del prodotto impone che gli impianti siano vicini
ai cantieri, il che porta a una moltiplicazione dei
punti di produzione rispetto a quanto avviene nel
settore cemento.
Estendere la certificazione CSC anche a questa
rete significa aver affrontato la complessità gestionale
di audit multipli su impianti di dimensioni
variabili, integrando la rendicontazione ambientale
in un sistema produttivo caratterizzato da forte
variabilità di mix e di volumi.
Emissioni di CO 2
e transizione
È impossibile parlare di sostenibilità nel settore
cemento senza affrontare il tema delle emissioni
di anidride carbonica. La produzione di clinker -
il componente principale del cemento Portland - è
associata a emissioni di CO 2
rilevanti, in parte legate
al consumo energetico dei forni di cottura ad
alta temperatura, in parte intrinseche alla reazione
chimica di calcinazione del calcare.
Il settore cementiero è responsabile di circa il
7-8% delle emissioni globali di CO 2
, il che lo col-
loca tra i comparti industriali con maggiore pressione
normativa e reputazionale per la decarbonizzazione.
Le strade percorribili sono molteplici. La riduzione
del fattore di clinker nel cemento - attraverso l’utilizzo
di sottoprodotti industriali come le ceneri volanti
o la loppa d’altoforno, ma anche di materiali
calcarei o argillosi parzialmente calcinati - è una
delle leve più efficaci a breve termine, perché non
richiede una riconfigurazione radicale degli impianti
esistenti. Il miglioramento dell’efficienza termica
dei forni, il passaggio a combustibili alternativi
(inclusa la co-combustione di CDR e biomasse), e
l’ottimizzazione dei consumi elettrici attraverso recuperi
di calore sono ulteriori percorsi già in fase
di implementazione avanzata in molti gruppi cementieri
europei.
A più lungo termine, la cattura e lo stoccaggio
del carbonio (CCS - Carbon Capture and Storage)
viene considerata la tecnologia indispensabile
per raggiungere la neutralità climatica nel settore,
dato che una quota significativa delle emissioni
deriva dalla calcinazione e non è eliminabile con
interventi sul processo energetico. In Europa, diversi
progetti pilota e dimostrativi sono già in corso,
tra cui alcune iniziative che riguardano impianti
nell’area alpina e nordeuropea.
In questo quadro, la certificazione CSC non è uno
strumento di decarbonizzazione in senso tecnico:
non cattura CO 2
e non sostituisce un combustibile
fossile. È però uno strumento di trasparenza
e accountability che consente di misurare, rendicontare
e comunicare le prestazioni ambientali in
modo verificabile. E in un mercato dove la credibilità
ambientale è sotto scrutinio crescente - anche
per effetto della normativa europea sul greenwashing
- disporre di una certificazione di terza parte
ha un valore che va ben oltre il documento stesso.
La dimensione Alpe-Adria: un Gruppo
con visione transfrontaliera
Wietersdorfer Alpacem GmbH è un’azienda che ha
costruito nel tempo un posizionamento geografico
non casuale: la regione Alpe-Adria, che comprende
l’Austria meridionale, il Friuli-Venezia Giulia, il
Veneto e la Slovenia, è un’area di transito e di integrazione
economica dove le filiere industriali si
intrecciano attraverso i confini nazionali. La scelta
di operare in modo integrato su questa macro-area
- con impianti in tre Paesi, una rete logistica
condivisa e ora una strategia di sostenibilità certificata
su scala transnazionale - riflette una visione
industriale coerente con le dinamiche di un mercato
che non si ferma alle frontiere.
Il fatto che la certificazione CSC abbia coinvolto simultaneamente
gli stabilimenti italiani, austriaci e
sloveni del Gruppo è un segnale rilevante in questa
direzione. Non si tratta di un’estensione automa-
Carta d’identità
tica: ogni Paese ha il proprio quadro normativo di
riferimento, i propri standard di audit e le proprie
filiere di fornitura. Costruire un sistema di gestione
della sostenibilità che funzioni in modo omogeneo
su tre contesti nazionali differenti richiede
un investimento organizzativo e culturale che non
è banale, e che testimonia la serietà con cui Alpacem
ha affrontato il percorso.
Per il mercato italiano, in particolare, questo significa
poter contare su un fornitore di materiali
cementizi inserito in un sistema industriale più
ampio, con accesso a competenze, tecnologie e risorse
distribuite su una rete europea.
In un settore dove la scala produttiva e la capacità
di investimento in R&D fanno la differenza nel medio
termine, l’appartenenza a un Gruppo strutturato
è un fattore di solidità che si riflette anche sulla
continuità e sull’affidabilità della fornitura.
Persone, territorio, comunità.
La sostenibilità nella produzione di materiali da
costruzione non si esaurisce nella riduzione delle
emissioni o nell’efficienza energetica. La certificazione
CSC include criteri espliciti sulle dimensioni
sociali e di governance: sicurezza dei lavoratori,
formazione, dialogo con le comunità locali, pratiche
di approvvigionamento responsabile, trasparenza
nella gestione aziendale. Sono aspetti che
spesso ricevono meno attenzione mediatica rispetto
ai temi ambientali, ma che contribuiscono in
modo sostanziale a definire il profilo di responsabilità
di un’impresa industriale.
Alpacem Italia opera in un territorio - tra il Friuli-Venezia
Giulia e il Veneto - dove l’industria manifatturiera
è parte strutturale del tessuto economico
e sociale. Le cementerie e gli impianti di calcestruzzo
non sono strutture anonime: hanno storie che si
intrecciano con quelle delle comunità che le ospitano,
con l’occupazione locale, con l’impatto sul paesaggio
e sulla qualità dell’aria, con la gestione dei
flussi di traffico pesante. Il modo in cui un’impresa
gestisce queste dimensioni è parte integrante del
suo profilo di sostenibilità, e la certificazione CSC
ne chiede conto in modo esplicito.
Attore economico locale di peso
Con oltre 160 dipendenti in Italia e una presen-
Alpacem Italia è costituita da Alpacem Cementi Italia S.p.A., Fanna Cementi S.r.l.
e Alpacem Calcestruzzi Italia S.r.l., e comprende tutte le attività italiane di Wietersdorfer
Alpacem. Nella sede di San Vito al Tagliamento (PN) e nelle diverse filiali
situate in Friuli-Venezia Giulia e Veneto, l’azienda produce cemento, calcestruzzo
e leganti. Alcuni numeri: 14 siti produttivi di cui una cementeria e un centro di macinazione,
e oltre 160 dipendenti
za produttiva distribuita su più province, Alpacem
Italia è un attore economico locale di peso. Il suo
impegno verso standard verificati di sostenibilità
si traduce anche in un messaggio verso i propri dipendenti
e verso i territori in cui opera: la crescita
dell’azienda è pensata come qualcosa di compatibile
- e possibilmente sinergico - con la qualità
della vita e con la tutela dell’ambiente nelle aree
di insediamento.
Prospettive: dove porta
la certificazione
Guardando avanti, il conseguimento della certificazione
CSC su larga scala apre ad Alpacem Italia
alcune direzioni di sviluppo concrete.
La prima è quella del mercato delle grandi opere
infrastrutturali. I capitolati per ponti, gallerie, strade
e opere idrauliche sono tra i contesti dove la richiesta
di materiali certificati e la rendicontazione
ambientale si stanno affermando con maggiore
velocità, anche in risposta agli obblighi del PNRR
e ai criteri ambientali minimi del Codice degli Appalti.
Poter documentare le prestazioni ambientali
dei propri materiali attraverso uno standard di terza
parte è un prerequisito che si sta trasformando
in requisito.
La seconda direzione riguarda il mercato delle costruzioni
sostenibili certificate, dove la richiesta di
materiali CSC da parte di progettisti orientati alla
certificazione LEED o BREEAM è in crescita costante.
In questo segmento, la differenziazione si gioca
sempre meno sul prezzo e sempre più sulla capacità
di documentare le prestazioni ambientali con
dati trasparenti e verificabili.
La terza, forse la più importante nel medio-lungo
periodo, è quella della Dichiarazione Ambientale di
Prodotto (DAP/EPD - Environmental Product Declaration).
Le EPD sono documenti che quantificano
l’impatto ambientale di un prodotto lungo il
suo ciclo di vita, secondo metodologie standardizzate.
La disponibilità di dati affidabili e strutturati,
che un sistema di gestione certificato CSC contribuisce
a costruire, è una condizione abilitante per
lo sviluppo di EPD credibili. E le EPD, a loro volta,
stanno diventando uno strumento sempre più richiesto
sia per la progettazione strutturale orientata
alla circolarità sia per il calcolo dell’impronta di
carbonio degli edifici, in particolare nel quadro della
tassonomia europea per la finanza sostenibile.
Alpacem Italia si trova dunque in una posizione
favorevole per rispondere a queste trasformazioni
di mercato.
La certificazione CSC non è un punto di arrivo, ma
una base sulla quale costruire il passo successivo:
la capacità di comunicare con precisione, e con la
credibilità che deriva da verifiche indipendenti, il
contributo dei propri materiali alla sostenibilità delle
opere nelle quali vengono impiegati. nn
Materiali&Tecnologie
76 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026
77
Soluzioni
Prati Armati: quando l’erba
batte il cemento
Sul versante appenninico che sovrasta la Variante di Valico dell’A1,
una frana aveva messo in ginocchio una strada storica e vanificato
le opere di ripristino tradizionali. La soluzione è arrivata da una tecnologia
italiana unica al mondo che ha trasformato trenta mila metri quadrati
di versante instabile in un sistema idraulico e geotecnico integrato
Tutti coloro che sono armati (è il caso di dire armati)
contro i Prati Armati, tutti i sostenitori della
fede nelle soluzioni tradizionali, tutti gli adepti
alla certezza del cemento, tutti gli “ammuffiti”
della tradizione, ebbene tutti costoro - a cui difesa
va un legittimo scetticismo che fu anche dello
scrivente -, tutti costoro sappiano che tre alluvioni
dopo, la strada è ancora aperta: c’è un
versante sopra Castiglione dei Pepoli, in provincia
di Bologna, che racconta in modo più inequivocabile
di qualsiasi convegno che cosa significhi
fare ingegneria con la natura, anziché contro di
essa. Siamo a pochi chilometri dall’A1, nel cuore
dell’Appennino tosco-emiliano, in un punto in cui
la Variante di Valico scorre sotto la via Sparvo,
una strada comunale storica che non può essere
soppressa: appartiene alla memoria del territorio
e al reticolo viario che lo ha strutturato per secoli.
La vicenda
Il versante era in dissesto da anni: il fenomeno
parossistico del gennaio 2014 aveva causato la
prima interruzione della strada, e negli anni successivi
- con un episodio particolarmente grave
Fabrizio Parati
Immagine sotto, dissesto
idrogeologico attivo:
la strada era continuamente
bloccata dal materiale
proveniente dal versante
a monte. Sotto la strada,
l’erosione rischiava
di compromettere
la funzionalità delle opere
civili realizate.
Immagine sopra (giugno
2021): vista del cantiere
prima dell’impianto con
i Prati Armati. Evidente
il dissesto erosivo
e idraulico. Immagine sotto
(maggio 2022): vista del
cantiere dopo i Prati Armati.
430 metri, percorso dal rio Muricce e dal rio T1.
Per regimentare le acque meteoriche erano state
realizzate canalette in massi cementati (soluzione
canonica in questi contesti). Ma alle prime
piogge intense l’acqua strabordava, si infiltrava
sotto il piano stradale e lo scalzava. La terra scivolava
in strada. Il pozzetto di raccolta, punto di
smaltimento dell’intero versante, era sistematinel
2019 - i movimenti non si erano mai fermati.
Autostrade per l’Italia, tramite la propria società
di ingegneria TECNE, era intervenuta con
un’opera imponente: la carreggiata era stata rimontata
su una paratia di pali di grande diametro
tirantati, integrata da dreni sub-orizzontali.
Il problema era ciò che stava attorno: oltre tre
ettari di versante, esteso da quota 730 a quota
Materiali&Tecnologie
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A lato, immagine
a sinistra (giugno 2021):
le tradizionali opere in grigio
avevano ceduto sotto gli
eventi atmosferici avversi.
Immagine a lato, a destra
(maggio 2022): la soluzione
con i Prati Armati applicati
direttamente sul tal quale
ha consentito di risolvere
in modo definitivo e poco
costoso ogni problema
idraulico.
Pagina a lato, immagine
a sinistra (giugno 2021):
il cedimento, sotto l’effetto
degli eventi atmosferici,
delle tradizionali opere
in grigio. Immagine a destra,
la soluzione risolutiva con
i Prati Armati.
camente sepolto da tonnellate di fango e cessava
di funzionare. L’opera rischiava di non poter
essere aperta.
Va detto, per inciso, che l’intervento non nasce
dal nulla: fa parte del PREVAM - Progetto di Restauro
e Valorizzazione Ambientale - il programma
di opere di compensazione che Autostrade
per l’Italia ha dovuto realizzare a beneficio dei
territori attraversati dalla Variante di Valico, del
valore complessivo di circa 28 milioni di euro per
i comuni di Castiglione dei Pepoli e San Benedetto
Val di Sambro. Un debito istituzionale, atteso
da anni, che ha trovato nell’intervento sui versanti
della via Sparvo una delle sue applicazioni
più complesse e più significative.
Il ruolo di Prati Armati
A raccontarcelo in prima persona sono l’ing. Marcello
Zarotti, amministratore delegato di Prati Armati,
e l’ing. Claudio Zarotti, presidente della società.
«Con il nostro intervento», spiega Marcello
Zarotti, «abbiamo annullato il dissesto erosivo e
idraulico sopra la Variante di Valico, in un’opera di
compensazione di Autostrade per l’Italia in località
Castiglione dei Pepoli, provincia di Bologna. Nel
giugno 2021 il dissesto idrogeologico era ancora
attivo: la strada era continuamente bloccata dal
materiale franato dal versante a monte, e sotto
la carreggiata l’erosione rischiava di compromettere
la funzionalità stessa delle opere civili appena
realizzate».
Nella primavera del 2021, TECNE chiama Prati Armati,
società milanese fondata dal già citato Claudio
Zarotti - ingegnere nucleare di formazione, da
trent’anni dedito alla geotecnica verde. La diagnosi
è rapida: il versante va trattato nella sua interezza
come sistema unico, idraulico e antierosivo
insieme. La terapia è altrettanto diretta: semina
con piante erbacee perenni certificate a radicazione
profonda direttamente sul terreno tal quale,
senza preparazioni, senza terreno vegetale, senza
biostuoie. L’intervento viene eseguito nel giugno
2021 in tre fasi: prima la rimozione dei massi
in precario equilibrio e il tracciamento del rio
Muricce e dei fossi affluenti secondo il profilo di
progetto, con la prima semina; poi l’apertura di
ulteriori fossi di raccolta in terra; infine il completamento
dell’inerbimento su tutta l’area. In parallelo
vengono seminati semi di specie arboree
autoctone (frassino, carpino bianco, cerro, sorbo
domestico) per avviare nel lungo periodo la
ricostituzione dell’ecosistema boschivo originale,
nel rispetto del vincolo paesaggistico sulle aree
boscate previsto dal PTCP di Bologna. Trentamila
metri quadrati coperti in tre giorni. Le canalette
non vengono scavate ex novo, ma tracciate
seguendo i solchi che l’acqua aveva già inciso
naturalmente sul versante. «Abbiamo realizzato
un’opera idraulica e geotecnica in un colpo solo»,
spiega Claudio Zarotti. «E l’abbiamo fatto con un
risparmio energetico e di inquinamento di oltre
cento volte rispetto alle opere tradizionali in grigio».
Vale la pena soffermarsi su quel “terreno
tal quale”. Non è una svista né una scorciatoia: è
il cuore della filosofia progettuale. Il terreno vegetale
importato da fuori non serve e, anzi, spesso
peggiora le cose: aggiunge peso al versante,
non è mai della giusta granulometria, non è sterile,
introduce specie infestanti. Le piante erbacee
selezionate da Prati Armati, invece, colonizzano
il substrato nativo così com’è, qualunque
sia il litotipo: argille, arenarie, calcari, scisti, ecc.
Le cunette a bordo strada
erano soggette
a continui intasamenti con
il materiale eroso che non
consentiva l’apertura della
strada. L’intervento con
i Prati Armati ha risolto
brillantemente il problema.
Il banco di prova: tre alluvioni
La verifica della bontà dell’intervento proposto
e effettuato da Prati Armati arriva puntuale e,
purtroppo, brutale: l’alluvione dell’Emilia-Romagna
del maggio 2023. I tecnici di Autostrade per
l’Italia effettuano un sopralluogo due-tre giorni
dopo il picco dell’evento (nel mentre era ovviamente
pericolosissimo passare). Le riprese video
mostrano l’acqua che fuoriesce dalle canalette e
invade il versante, ma il prato armato la trattiene,
la rallenta, la reindirizza. I dreni continuano
a smaltire acqua pulita. Il pozzetto, cioè quello
stesso manufatto che prima dell’intervento finiva
invariabilmente sepolto sotto tonnellate di fango,
ora scarica acqua limpida. La cunetta a bordo
strada è percorribile. La strada non viene chiusa.
«L’acqua era arrivata ben oltre le previsioni progettuali»,
racconta Marcello Zarotti. «Ma proprio
perché l’intero versante era diventato un sistema
di regimazione, l’acqua in eccesso non ha fatto
danni: ha trovato il prato armato, è stata rallentata
istante per istante e le opere a valle hanno
avuto il tempo di smaltirla».
C’è un effetto che va oltre il versante stesso e che
vale la pena sottolineare: rallentando il ruscellamento,
la vegetazione riduce i picchi di portata
che arrivano alle opere idrauliche a valle: tombini,
cunette, fossi di guardia. È un beneficio indiretto
che raramente compare nei computi metrici,
ma che alleggerisce il carico su infrastrutture
spesso già al limite della capacità di smaltimento.
La tecnologia: un’orchestra di piante
Per capire perché funziona, bisogna partire da
una distinzione che Claudio Zarotti, durante la
nostra conversazione, insiste a fare ogni volta
che può: «L’idrosemina è un mezzo, come una
pentola. Si può cuocere il minestrone o una fiorentina.
Noi cuociamo la fiorentina».
Materiali&Tecnologie
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umidi inaccessibili alle specie superficiali. Dopo
un incendio ricacciano, e alcune mantengono la
chioma verde durante l’estate anche nelle zone
a rischio. Tollerano salinità fino a circa diecimila
microsiemens per centimetro (pari a circa un
quinto della salinità marina): caratteristica preziosa
nelle aree costiere o soggette a risalita di
falda salmastra.
Il mix non è mai standardizzato: ogni cantiere
ha la propria composizione, calibrata su litotipo,
esposizione, piovosità, quota e destinazione
d’uso. È per questo che Prati Armati non vende
sacchi di seme: esegue direttamente i lavori, assumendosi
la responsabilità contrattuale del risultato,
garanzia triennale inclusa.
Una CO 2
sotterranea
C’è un aspetto della tecnologia che va oltre la
geotecnica e intercetta il tema della crisi climatica.
Le piante selezionate appartengono in larga
parte al gruppo delle C4: specie con un percorso
fotosintetico più efficiente rispetto alle comuni
C3. La differenza cruciale, però, è dove finisce
la CO 2
fissata: non nelle foglie, che si decompongono
nel giro di qualche stagione, ma nelle radici,
che restano interrate per decenni come serbatoi
di carbonio organico stabile. Secondo la valutazione
del ciclo di vita condotta dal Politecnico di
Milano, questo meccanismo consente sequestri
dichiarati fino a quaranta tonnellate di CO 2
per
ettaro per anno: un dato che la società attribuisce
alla combinazione di fotosintesi C4 e accumulo
radicale profondo, e che i ricercatori coinvolti
nello studio considerano significativamente superiore
a quello di sistemi forestali convenzionali.
Sul fronte energetico, lo stesso studio registra
consumi da dieci a cento volte inferiori rispetto
alle soluzioni convenzionali. Niente macchinari
pesanti che compattano il suolo, niente materiali
sintetici che a fine vita finiscono in discarica o in
falda. Le geostuoie plastiche sono oggi sotto osservazione
normativa proprio per i residui microplastici
che rilasciano: un problema che la tecnologia
verde, per definizione, non pone.
Le piante utilizzate dai Prati Armati non sono le
specie da inerbimento tradizionali: festuche, lolio
annuale, misceloni da giardinaggio. Sono erbe
perenni pioniere selezionate in trent’anni di ricerca,
con apparati radicali certificati che penetrano
anche diversi metri nel terreno sciolto, con
resistenze a trazione certificate dai laboratori di
agronomia idraulica dell’Università di Milano superiori
a 206 MPa - comparabili a quelle di certi
acciai strutturali, e con un diametro inferiore ai
tre millimetri, tale da non creare rigonfiamenti
destabilizzanti negli strati rocciosi alterati.
La chioma è altrettanto progettata: un mix di
specie con fusto rigido ed elastico, che non cede
sotto il flusso idrico (aumentando così il numero
di Manning, ossia la scabrezza della superficie,
e rallentando l’acqua) e di specie allettanti,
che si piegano proteggendo il fondo della canaletta.
Il risultato è un sistema che replica in verde
la funzione dei salti idraulici in pietra, senza
peso aggiunto sul versante, senza rigidità, senza
manutenzione.
«Ogni filo d’erba fa fare all’acqua un rimbalzo»,
sintetizza Claudio Zarotti. «In discesa libera l’acqua
va a 120 all’ora. Con il prato armato si va in
slalom speciale».
Dodici proprietà geotecniche
in una sola semina
Claudio Zarotti ama contare. E quando elenca
quello che una singola semina riesce a garantire,
i numeri sorprendono: quattordici proprietà geotecniche
distinte, attivate in simultanea. Il rinforzo
radicale del terreno, la protezione superficiale
dall’erosione, la stabilizzazione contro lo scivolamento
(quest’ultima con un modello matematico
presentato all’Accademia Nazionale dei Lincei).
E ancora: l’incremento della resistenza al taglio,
l’impermeabilizzazione per copertura continua
della chioma, l’evapotraspirazione attiva che riduce
la pressione interstiziale e con essa il rischio
di collasso. Le radici formano con il terreno un sistema
plastico capace di assorbire deformazioni
senza rompersi; un software proprietario calcola
l’incremento del fattore di sicurezza (Fs) dovuto
alla colonizzazione radicale. Non meno importante
è la protezione dal crepacciamento estivo
- una delle principali porte d’ingresso dell’acqua
nei versanti argillosi - e il cosiddetto buffer idrico:
l’humus prodotto dalla pianta trattiene acqua
fino a venti volte il proprio peso secco, smorzando
i picchi di deflusso superficiale. Il tutto in linea
con le indicazioni dell’Eurocodice 7, che nella
disciplina del progetto geotecnico riconosce
la vegetazione come strumento di stabilizzazione
superficiale dei pendii. La tecnologia Prati Armati
non si propone come alternativa alle opere
in grigio ma come loro complemento naturale o,
dove le condizioni lo consentono, come soluzione
autosufficiente.
Resistenza a siccità, fuoco,
sale e alluvione
Le qualità agronomiche completano il quadro.
Le piante selezionate sopravvivono a sommersioni
prolungate in cui le graminacee comuni
marciscono nell’arco di pochi giorni. Resistono
alla siccità, perché le radici raggiungono strati
Il versante di Castiglione
dei Pepoli durante
l’alluvione del maggio 2023:
il rio Muricce in piena scorre
nelle canalette tracciate da
Prati Armati seguendo
i solchi naturali del terreno.
La vegetazione erbacea
perenne trattiene il flusso,
impedisce l’erosione
e protegge la via Sparvo
sottostante - che,
a differenza degli episodi
precedenti all’intervento,
non viene chiusa.
Carta d’identità
Fondata a fine anni Novanta da Claudio Zarotti, ingegnere nucleare con un lungo
curriculum nella ricerca industriale ad alto livello, Prati Armati S.r.l. nasce da un’intuizione
apparentemente semplice: in natura esistono piante erbacee con apparati
radicali profondi, resistenti e sottili che nessuno aveva mai considerato per applicazioni
geotecniche, perché l’attenzione del settore era sempre stata concentrata
sulle piante d’alto fusto. Zarotti le ha cercate, selezionate, testate e sistematizzate
in una tecnologia industrialmente applicabile.
Oggi l’azienda, con sede a Opera (Milano), certificata ISO 9001 e SOA, è una società
di ingegneria che esegue direttamente i lavori, perché «vogliamo garantire i risultati,
non vendere un prodotto». Le garanzie contrattuali vanno da tre a cinque anni.
Il cliente (comune, provincia, concessionaria autostradale o ferroviaria, industria
estrattiva) riceve un’opera finita che non richiede alcuna manutenzione successiva.
Il catalogo di applicazioni copre versanti stradali, autostradali e ferroviari, sponde
fluviali, cave, discariche, parchi naturali e siti UNESCO, zone inquinate da bonificare.
Oltre cinquecento cantieri realizzati, dall’Italia al Messico, dall’Algeria al Portogallo,
dalla Germania alla Sardegna.
La ricerca è interamente privata. In trent’anni la società ha finanziato con risorse
proprie centinaia di tesi universitarie, sperimentazioni in campo e pubblicazioni
scientifiche in collaborazione con Università di Perugia, Politecnico di Milano, Università
della Tuscia, Università Politecnica delle Marche, Università di Bari, Università
di Salerno e numerosi altri atenei italiani e stranieri. I risultati sono stati presentati
all’Accademia Nazionale dei Lincei e al workshop internazionale RootS25
International Workshop on Soil-Vegetation-Atmosphere Interaction, che Prati Armati
ha contribuito a fondare.
Riconoscimenti principali: Premio Sviluppo Sostenibile 2019 - Medaglia del Presidente
della Repubblica (categoria Economia Circolare, Fondazione per lo Sviluppo
Sostenibile / Ministero dell’Ambiente / Ecomondo), Premio Senato Giovani. Citazioni
nei manuali dei maggiori geotecnici italiani, tra cui il prof. Giovanni Calabresi,
considerato il massimo esperto nazionale di geotecnica.
Committenti di riferimento: Autostrade per l’Italia; RFI - Rete Ferroviaria Italiana;
Anas; Enel; Edison; Acquedotto Pugliese; Solvay; Gruppo Caltagirone
Alleati inattesi: api e farfalle
C’è un indicatore di qualità ambientale che nessun
capitolato prevede, ma che i tecnici di Prati
Armati documentano sistematicamente nelle visite
di cantiere: il ritorno degli insetti impollinatori.
Il mix include essenze mellifere con fioriture
scalate nell’arco della stagione vegetativa. Su
versanti autostradali che prima erano superfici
sterili coperte di biostuoie sintetiche, tornano le
api. Tornano le farfalle. Non è un effetto collaterale:
è la successione ecologica programmata, il
processo con cui il versante, nei mesi e negli anni
successivi all’intervento, si avvicina alla vegetazione
autoctona climax.
Alcune specie del mix fungono anche da indicatori
visivi dello stato idrico: si presentano più gialle
nelle zone asciutte e più verdi in prossimità
delle venute d’acqua, restituendo ai tecnici una
mappa cromatica della distribuzione dell’umidità
nel versante.
L’abbinamento con le opere civili
Una resistenza ricorrente è l’idea che il verde sia
alternativo al grigio. È il contrario. Con le reti paramassi
in aderenza l’abbinamento è particolarmente
virtuoso: le radici colonizzano il substrato
attraverso le maglie, ancorano la rete e azzerano
la manutenzione, che è uno dei costi nascosti
più gravosi di queste strutture. Con gabbioni, terre
rinforzate, terramesh e le radici consolidano il
riempimento e ne aumentano la durabilità. Sulle
biostuoie biodegradabili, il prato armato germoglia
attraverso la trama della stuoia mentre questa
si degrada: quando la protezione artificiale
cessa, quella biologica è già in grado di regger-
Materiali&Tecnologie
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si da sola. Anche con i geosintetici il rapporto è
simbiotico: le radici schermano il geotessile dallo
stress termico e dalla degradazione UV, prolungandone
la vita utile e permettendo, in fase di
progetto, di ridurre spessori e grammature con
risparmio sui costi di fornitura.
La base scientifica
Quello che potrebbe sembrare un argomento
empirico ha alle spalle una letteratura in crescita.
L’Università della Tuscia, in collaborazione con
l’Università di Perugia, ha irrorato parcelle inerbite
con piante Prati Armati con 2.200 litri per
metro quadrato al giorno, vale a dire una portata
superiore ai più intensi uragani registrati, misurando
una riduzione dell’erosione di oltre mille
volte rispetto al terreno nudo. L’Università Politecnica
delle Marche ha confrontato sistematicamente
canalette con biostuoie tradizionali e canalette
con Prati Armati: nel primo caso il detrito
scende a valle, nel secondo il fondo rimane pulito.
Nel 2023 la società dei Zarotti ha contribuito agli
atti dell’Associazione Geotecnica Italiana con uno
studio sulla captazione delle acque meteoriche direttamente
sul terreno tal quale (uno dei contributi
più originali apparsi di recente nella letteratura
di settore). Nel giugno dello stesso anno la
tecnologia è stata illustrata al 6th World Landslide
Forum, la principale conferenza internazionale
sul rischio da frana. Una lodevole disposizione
dei Zarotti: la ricerca è interamente autofinanziata
- mai un euro di fondi pubblici in trent’anni
- e ha prodotto centinaia di tesi, sperimentazioni
con decine di atenei italiani e stranieri, pubblicazioni
sull’Annals of Geotechnique Journal, una
presenza all’Accademia Nazionale dei Lincei nella
Giornata Mondiale dell’Acqua. Dal 2023 Prati
Armati è al centro del workshop internazionale
RootS25 International Workshop on Soil-Vegetation-Atmosphere
Interaction, nato su impulso
dell’Università di Perugia e del Politecnico di Bari,
che riunisce ogni anno ricercatori da oltre cento
paesi: un confronto in cui, secondo Claudio Zarotti,
il vantaggio della ricerca italiana è «come
paragonare il Medioevo all’era spaziale». Sul piano
normativo, la tecnologia è pienamente conforme
ai criteri DNSH del PNRR, alla Regolamentazione
UE 852/2020, all’Eurocodice 7 e 8 ed alla
Nature Restoration Law europea.
Un caso studio da manuale
e da convegno internazionale
Tornando al nostro caso studio: il cantiere di Castiglione
dei Pepoli è diventato un punto di riferimento.
Il 15 giugno 2023, al convegno “Tecniche
di ingegneria della natura per la protezione
di pendii naturali e artificiali”, organizzato a Milano
dal CIFI con il contributo scientifico del Politecnico
di Milano, di RFI e di TECNE, è stata presentata
la cronistoria completa dell’intervento:
dal fenomeno franoso del 2014 ai pali tirantati,
dal fallimento delle canalette in pietrame alla
scelta dei Prati Armati, fino ai risultati sotto le alluvioni.
Il 13 maggio 2025 il versante ha ospitato
il seminario “L’ingegneria della natura del XXI
secolo contro il dissesto idrogeologico superficiale”,
organizzato dal Dipartimento di Scienze e
Tecnologie Agro-alimentari dell’Alma Mater Studiorum
– Università di Bologna, con il contributo
e la partecipazione di CIFI, degli ordini regiona-
Altra immagine della via
Sparvo durante l’alluvione
del maggio 2023: il versante
trattato da Prati Armati
si presenta completamente
inerbito e integro.
Nessun materiale franato
verso la carreggiata.
Abbiamo, dunque, il risultato
opposto a quello che si
verificava sistematicamente
prima del provvidenziale
intervento dei Prati Armati.
La via Sparvo a Castiglione
dei Pepoli: veduta d’insieme
del versante dopo
l’intervento. Il corso d’acqua
attraversa regolarmente
la paratia tirantata,
il versante superiore
è completamente inerbito,
la strada è aperta al traffico.
Il verde ha preso il posto
del dissesto.
È il perfetto risultato finale
dell’intervento elaborato.
Immagine sotto, a lato:
Premio Sviluppo Sostenibile
2019, con Medaglia del
Presidente della Repubblica.
Immagine a fianco (in alto):
il Senato della Repubblica
premia il Liceo Scientifico
“Alessandro Volta” di Ortona
per le attività didattiche
svolte sul cantiere RFI-Prati
Armati della linea ferroviaria
Pescara-Bari: la tecnologia
italiana entra nelle aule
scolastiche.
Immagine a fianco (sotto):
420 documenti accademici
su Academia.edu citano
Prati Armati: un indicatore
della crescente attenzione
scientifica internazionale
alla tecnologia dei Zarotti.
li di geologi, ingegneri, agronomi, forestali, architetti
e geometri dell’Emilia-Romagna, di Autostrade
per l’Italia, TECNE, RFI, Italferr, grandi
imprese e studi di progettazione. Al tavolo dei relatori,
oltre ai due Zarotti, il sindaco di Castiglione
dei Pepoli, Tommaso Tarabusi, i tecnici dell’Unione
dei Comuni dell’Appennino Bolognese, un
rappresentante dell’Agenzia per la Sicurezza Territoriale
della Regione e (voce inattesa ma rivelatrice)
il presidente degli Apicoltori dell’Emilia-Romagna
e il proprietario dei terreni franati. Il 4
giugno 2025, lo stesso sito è stato citato come
best practice di Nature-Based Solutions al convegno
“Infrastrutture lineari e paesaggio”, organizzato
da TECNE (Gruppo ASPI) con Arketipos,
con la partecipazione di studi europei tra cui il
norvegese Snøhetta.
I cantieri
L’intervento di Castiglione de Pepoli non è, ovviamente,
un caso isolato. Da Orvieto ad Orgo-
solo, dalla linea ferroviaria Alba-Bra alla Salerno-Reggio
Calabria, dalla Val di Trebbia al Golfo
del Messico - dove Prati Armati è stata chiamata
su un impianto petrolchimico da cinque miliardi
di dollari che nessun’altra tecnologia era riuscita
a stabilizzare - il portfolio conta oltre cinquecento
cantieri su ogni litotipo e clima. Tra i committenti:
Autostrade per l’Italia, RFI, Anas, Enel,
Acquedotto Pugliese, grandi gruppi minerari e
industriali.
Il riconoscimento istituzionale. Cantieri, certo,
ma anche riconoscimenti: nel 2019, la Fondazione
per lo Sviluppo Sostenibile, con il Ministero
dell’Ambiente e Ecomondo, ha assegnato a Prati
Armati il Premio Sviluppo Sostenibile, categoria
Economia Circolare, con Medaglia del Presidente
della Repubblica. La motivazione ufficiale:
«efficacia dei risultati ambientali, contenuto innovativo,
risultati economici e possibilità di diffusione»,
con esplicito riferimento alla semina di
piante perenni autoctone a radicazione profonda
su versanti, scarpate e sponde fluviali, «senza
l’uso di prodotti sintetici». Ma non sono solo
rose. Le truffe che sfruttano questa tecnologia,
che garantisce la sicurezza di prestazioni geotecniche
ed idrauliche, per realizzare invece semplici
belletti verdi tradizionali, sono molte: «Abbiamo
depositato denunce su tutti i fronti: concorrenza
sleale, gare vinte con varianti illegittime che
sostituiscono una cura dermatologica definitiva
con ‘trucco e parrucco’: con risultati spesso catastrofici.
Ma i cantieri come quello di Castiglione
dei Pepoli parlano da soli: ci sono state tre alluvioni,
ma la strada è rimasta aperta».
Negli ultimi mesi anche le Istituzioni ed i Ministeri
competenti hanno evidenziato come questa tecnologia,
oltre che costituire un vantaggio per le
grandi infrastrutture italiane, inserendola anche
come best practice, potrebbe costituire un asset
internazionale per il paese Italia, da esportare in
tutto il mondo. nn
Materiali&Tecnologie
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spetto ai tradizionali sistemi cristallizzanti.
L’obiettivo non è stabilire quale tecnologia sia
“migliore” in senso assoluto, ma comprendere
che si tratta di sistemi concettualmente, chimicamente
e prestazionalmente differenti.
Il tema reale: come si ottiene
l’impermeabilità del calcestruzzo
Quando si parla di impermeabilità del calcestruzzo,
occorre distinguere due approcci fondamentali.
Da un lato vi sono tecnologie che
intervengono principalmente sulla struttura
iniziale della matrice cementizia; dall’altro,
Soluzioni
Aeternum e i sistemi cristallizzanti
L’articolo distingue AETERNUM dai sistemi cristallizzanti tradizionali:
mentre questi occludono progressivamente i capillari in presenza di umidità,
AETERNUM agisce durante l’impasto densificando la matrice cementizia, riducendo
la porosità e incrementando le resistenze, garantendo così un’impermeabilità
immediata già allo scassero, senza bisogno di attivazioni successive
Silvio Cocco
CEO di Tekna Chem
Getto di AeternumCal
alla Fimer di Vimercate (MB).
Immagina a destra,
AeternumCal S5
con rapporto a/c < 0,45.
Nel settore del calcestruzzo impermeabile, negli
ultimi anni si è diffusa una notevole confusione
terminologica e tecnica. Molto spesso, infatti,
soluzioni profondamente differenti tra loro
vengono accomunate sotto la generica definizione
di “sistemi di cristallizzazione”, generando
nel mercato una percezione non sempre corretta
delle reali modalità di funzionamento delle
varie tecnologie disponibili.
È quindi necessario riportare il confronto su un
piano strettamente tecnico, chiarendo che esistono
approcci molto diversi alla durabilità e
all’impermeabilizzazione del conglomerato cementizio.
Tra questi si colloca AETERNUM, un compound
multifunzionale di nuova generazione che opera
secondo principi completamente differenti ri-
tecnologie che sviluppano nel tempo fenomeni
secondari di occlusione o reazione in presenza
di acqua. Questa differenza è sostanziale,
perché modifica radicalmente il comportamento
del conglomerato, i tempi di efficacia, le modalità
di attivazione, le prestazioni iniziali della
struttura e la gestione della durabilità nel
lungo periodo.
AETERNUM
Lavora direttamente sulla qualità iniziale della
matrice cementizia.
Sistemi cristallizzanti
Agiscono attraverso fenomeni progressivi che
si sviluppano nel tempo in presenza di acqua o
umidità.
Materiali&Tecnologie
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Galleria in costiera amalfitana
con AETERNUM.
Due filosofie tecniche completamente
diverse
La differenza tra le due tecnologie non riguarda
semplicemente la composizione chimica del
prodotto, ma la filosofia stessa con cui viene affrontato
il problema della permeabilità del calcestruzzo.
AETERNUM interviene principalmente sulla riduzione
strutturale dell’acqua, sulla compattezza
iniziale della matrice, sulla diminuzione della
porosità, sull’incremento delle resistenze, sulla
stabilità dimensionale e sulla protezione chimica
interna del conglomerato. L’impermeabilità è
quindi una conseguenza diretta della qualità del
calcestruzzo ottenuto.
I sistemi cristallizzanti, invece, intervengono
prevalentemente attraverso reazioni successive,
mediante formazione progressiva di cristalli
e in presenza di acqua o umidità, con meccanismi
di occlusione dei percorsi capillari che si sviluppano
nel tempo.
Si tratta quindi di due approcci che non possono
essere tecnicamente sovrapposti.
AETERNUM non è un tradizionale sistema cristallizzante.
La sua efficacia, infatti, nasce principalmente
dalla trasformazione qualitativa della
matrice cementizia attraverso drastica riduzio-
AETERNUM: impermeabilità integrale
immediata della matrice
Aeternum è stato sviluppato per agire direttamente
sulla qualità strutturale della matrice cementizia
sin dalla fase di confezionamento del
calcestruzzo.
La tecnologia opera attraverso una forte riduzione
dell’acqua d’impasto e una profonda
ottimizzazione della compattezza del conglomerato,
consentendo di ottenere una drastica
riduzione della porosità capillare, un’elevata
densificazione della matrice, un incremento
delle resistenze meccaniche, la compensazione
dei ritiri, la stabilizzazione del sistema cemento-acqua
e una significativa riduzione della
permeabilità fin dalle prime fasi di maturazione.
L’aspetto distintivo più importante è che la condizione
di impermeabilità viene raggiunta direttamente
nella struttura del conglomerato.
Permeabilità zero già allo scassero
Con AETERNUM la riduzione della permeabilità
è una caratteristica immediata del calcestruzzo,
già presente allo scassero, perché deriva dalla
struttura stessa della matrice cementizia ottenuta
durante l’impasto e la maturazione iniziale.
Non si tratta quindi di un fenomeno che necessita
di attivazioni successive o di condizioni
ambientali particolari per svilupparsi nel tempo.
La qualità impermeabile del conglomerato
nasce contestualmente alla formazione del
calcestruzzo stesso. Ed è proprio questo uno
dei punti che differenzia in maniera sostanziale
Aeternum dai sistemi basati su processi cristallizzanti.
I sistemi cristallizzanti: un principio
di funzionamento differente
Le tecnologie comunemente definite “cristallizzanti”
operano generalmente attraverso la
formazione progressiva di composti insolubili
all’interno della matrice cementizia.
Il loro principio di funzionamento si basa sulla
presenza di acqua o umidità che consente nel
tempo lo sviluppo delle reazioni chimiche responsabili
della crescita cristallina all’interno dei
pori e dei capillari.
Si tratta quindi di un approccio differente rispetto
alla densificazione primaria della matrice.
In linea generale, tali sistemi non svolgono una
funzione di grande riduzione dell’acqua, non
agiscono come iperfluidificanti e non nascono
come incrementatori strutturali delle resistenze.
La loro azione si sviluppa prevalentemente
nel tempo e richiede una presenza significativa
di umidità per l’attivazione del fenomeno
reattivo.
Questo significa che il principio operativo non
coincide con quello di un compound multifunzionale
come AETERNUM.
Fondazione impermeabile
con sistema AeternumCal.
Getto con elicottero di AETERNUM
in Valchiavenna (SO).
Materiali&Tecnologie
88 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026
89
IN USCITA
LA NUOVA
EDIZIONE
ne dell’acqua, densificazione del conglomerato,
incremento delle resistenze, controllo dei ritiri e
stabilizzazione chimica del sistema cemento-calcestruzzo.
Il ruolo strategico di AETERNUM
nell’era dei cementi a basso clinker
L’evoluzione dei cementi moderni, caratterizzati
da una progressiva riduzione del clinker per esigenze
ambientali, sta modificando profondamente
il comportamento dei conglomerati cementizi.
In questo scenario aumentano la sensibilità ai
ritiri, la variabilità prestazionale, la necessità di
controllo dell’acqua, le criticità legate alla permeabilità
e le difficoltà nel mantenimento delle resistenze
elevate.
AETERNUM si è quindi trasformato in un alleato
strategico per il mantenimento della qualità del
calcestruzzo moderno.
Gli incrementi di resistenza ottenibili - in alcuni
casi superiori al 60% - non devono però essere
interpretati come un invito alla riduzione indiscriminata
del cemento.
AETERNUM non nasce per “fare meno cemento”
Nasce per consentire al sistema cemento-calcestruzzo
di raggiungere livelli superiori di compattezza,
impermeabilità, durabilità, affidabilità
e stabilità nel tempo.
L’aumento delle resistenze rappresenta la conseguenza
di un miglioramento globale della matrice
cementizia, non una semplice leva per ridurre
i dosaggi.
Ridurre il cemento può infatti compromettere la
robustezza della matrice, la protezione delle armature,
la stabilità nel lungo periodo e i margini
di sicurezza prestazionale.
AETERNUM valorizza il cemento, non lo sostituisce.
L’equivoco commerciale del termine
“cristallizzazione”
Oggi nel mercato molte tecnologie vengono impropriamente
ricondotte alla definizione generica
di “cristallizzazione”, anche quando il loro
principio di funzionamento è completamente
diverso.
Questo genera confusione tra progettisti, produttori
di calcestruzzo, imprese, direzioni lavori
e committenze.
Ridurre AETERNUM a un semplice “sistema cristallizzante”
significa non cogliere il reale principio
tecnologico su cui si basa il compound. La
sua efficacia deriva infatti principalmente dalla
trasformazione qualitativa della matrice cementizia.
La differenza sostanziale consiste proprio
in questo: nei sistemi cristallizzanti tradizionali
l’effetto si sviluppa progressivamente nel tempo
e in presenza di umidità; con AETERNUM,
invece, la qualità impermeabile del conglomerato
è già parte integrante del calcestruzzo allo
scassero.
Conclusioni
Nel settore del calcestruzzo impermeabile è fondamentale
distinguere chiaramente tra tecnologie
che operano secondo principi diversi.
AETERNUM e i sistemi cristallizzanti non rappresentano
varianti della stessa tecnologia, ma approcci
profondamente differenti alla gestione
della permeabilità e della durabilità del conglomerato
cementizio.
Da un lato vi sono sistemi che sviluppano nel
tempo fenomeni reattivi in presenza di acqua e
umidità. Dall’altro vi è una tecnologia multifunzionale
che interviene direttamente sulla struttura
iniziale della matrice, ottenendo impermeabilità
integrale già allo scassero attraverso riduzione
dell’acqua, densificazione del conglomerato, incremento
delle resistenze, compensazione dei
ritiri, protezione chimica interna e miglioramento
globale delle caratteristiche del calcestruzzo.
Comprendere questa distinzione significa restituire
centralità alla tecnica, alla progettazione consapevole
e alla reale qualità delle opere in calcestruzzo.
nn
Raffineria in Croazia.
SCAN ME
Materiali&Tecnologie
90 6/2026 leStrade
Per informazioni: guide@fiaccola.it
www.guidacaveditalia.it
Flex e Derbitech Easy Fit, mentre il parapetto
esterno è stato rivestito con la membrana
Derbicolor FR PV, che abbina funzione protettiva
e resa estetica.
A coronare l’intervento, il rilascio di una garanzia
decennale su prodotto e posa - elemento
sempre più determinante nelle valutazioni
di gestori aeroportuali, proprietari industriali
ed enti pubblici. Un approccio, quello di Derbigum,
replicabile in tutte le infrastrutture ad
alta complessità: parcheggi multipiano, ponti,
rampe industriali, aree logistiche e coperture
carrabili urbane, dove la qualità iniziale si
traduce in risparmio certo nel lungo periodo.
Le considerazioni
«Quando si opera su superfici carrabili ad alta
intensità d’uso, la priorità è ridurre il rischio
nel tempo: meno punti critici, maggiore continuità
esecutiva e prestazioni controllate lungo
tutto il ciclo di vita dell’opera», spiega Franco
Villa, Country Manager di Derbigum Italia.
«La richiesta oggi non riguarda solo il prodotto,
ma la capacità del sistema di offrire affidabilità
in esercizio e manutenzione programmabile».
nn
Soluzioni
Derbigum veste il Torino Airport
Diecimila metri quadrati di copertura carrabile impermeabilizzati
con tecnologia a nastro continuo. Intervento nel parcheggio multipiano
dell’aeroporto internazionale Torino Airport Caselle-Sandro Pertini
Il parcheggio multipiano dell’aeroporto internazionale
Torino Airport Caselle-Sandro Pertini
è stato recentemente oggetto di un importante
intervento di impermeabilizzazione
su una superficie complessiva di 10.000 metri
quadrati, progettato per proteggere una copertura
carrabile sottoposta quotidianamente
a traffico intenso, escursioni termiche e sollecitazioni
strutturali. La scelta è ricaduta su
Derbigum GC, membrana bituminosa specificamente
concepita per opere di genio civile e
in grado di ricevere direttamente la pavimentazione
in asfalto colato - posta a 240°C - senza
strati intermedi.
Il ruolo di Easy Max
Determinante per la qualità e la velocità di
esecuzione è stato l’impiego della macchina
automatica Easy Max, che ha garantito adesione
uniforme e controllo costante delle saldature,
mentre i jumbo roll da 60 metri hanno ridotto
sensibilmente il numero delle giunzioni,
migliorando la continuità del sistema e i tempi
di cantiere. Nelle zone più sollecitate da movimenti
strutturali sono stati installati i giunti
Flamline, capaci di assorbire elevate dilatazioni
senza compromettere la tenuta. Per i dettagli
tecnici - pali luce, raccordi e impianti - si è
ricorso ai prodotti liquidi accessori Derbitech
Damiano Diotti
Materiali&Tecnologie
92 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026
93
Banchine performanti
Porto di Ortona: calcestruzzi
ad alte prestazioni e i.tech CARGO
Scalo polifunzionale in crescita sul medio Adriatico, il porto di Ortona ha riqualificato
la banchina di Riva con calcestruzzi ECO CAM e tecnologia i.tech CARGO,
concludendo i lavori con novantanove giorni di anticipo sul cronoprogramma PNRR
nologici avanzati per la realizzazione delle pavimentazioni
ad alte prestazioni. Tra questi, i.tech
CARGO, una miscela cementizia auto-percolante
appositamente progettata per l’intasamento
completo di asfalti open graded. Progettato per
coniugare rapidità di esecuzione, flessibilità applicativa
e prestazioni meccaniche elevate, il sistema
rappresenta una risposta particolarmente
efficace per contesti ad alta intensità d’uso quali
aree logistiche, portuali, aeroportuali e parcheggi
ad alto traffico. L’integrazione tra caratteristiche
prestazionali e attenzione agli aspetti ambientali
consente di rispondere in modo puntuale alle
esigenze della committenza, assicurando al contempo
durabilità e affidabilità nel tempo.
Tornata pienamente
operativa con 99
giorni di anticipo sul
cronoprogramma PNRR:
la banchina di Riva del porto
di Ortona dopo l'intervento
di consolidamento e la posa
della nuova pavimentazione
ad alte prestazioni.
È tornata pienamente operativa la banchina di
Riva del porto di Ortona, oggetto di un articolato
intervento di consolidamento e riqualificazione
promosso dall’Autorità di Sistema Portuale del
Mare Adriatico Centrale. La conclusione dei lavori
sul primo tratto dell’infrastruttura ha segnato
un passaggio rilevante nel percorso di potenziamento
dello scalo, oggi sempre più strategico per
i traffici del medio Adriatico grazie alla sua posizione
rispetto alle aree industriali e produttive del
Centro Italia e al suo ruolo di porto polifunzionale
inserito nella rete delle Autostrade del Mare.
Proprio la crescente importanza dello scalo, interessato
dalla movimentazione di rinfuse solide
e liquide, carichi eccezionali e da un progressivo
consolidamento del traffico crocieristico, ha reso
necessario intervenire per adeguare banchina e
piazzale ai più attuali standard operativi, rafforzandone
la funzionalità e preparandoli ai successivi
sviluppi infrastrutturali.
In questo quadro, Heidelberg Materials Italia (la
ex Italcementi e Calcestruzzi S.p.A.) ha contribuito
all’intervento garantendo la fornitura del
calcestruzzo necessario alle diverse fasi delle
lavorazioni in linea con le specifiche esigenze
della committenza, e introducendo sistemi tec-
Marco Sandri
Direttore Tecnico
Ibuild Italia
Heidelberg Materials
Materiali&Tecnologie
94 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026
95
Prima fase: il consolidamento
della banchina di Riva
Il progetto dell’intervento ha riguardato il primo
tratto della banchina di Riva e il relativo piazzale,
per uno sviluppo di circa 230 metri su un totale
di 560 e una larghezza di 30 metri, con un
investimento complessivo di 13 milioni di euro finanziato
dal PNRR nell’ambito degli investimenti
per la coesione territoriale e per le Zone Economiche
Speciali (ZES) (PNRR - Missione M5C3,
Investimento 4).
Le lavorazioni, affidate a un raggruppamento
temporaneo di imprese composto da Mentucci
Aldo S.r.l. e Fincantieri Infrastructure Opere Marittime
S.p.A., in qualità di mandataria, si sono
concluse per la prima fase a fine settembre con
un anticipo di 99 giorni rispetto al cronoprogramma,
consentendo il consolidamento e la riqualificazione
delle strutture esistenti, adeguate ai
carichi operativi più elevati e predisposte per l’elettrificazione
delle gru semoventi.
L’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico
Centrale ha evidenziato come l’intervento si
inserisca nel più ampio percorso di sviluppo delle
infrastrutture portuali e confermi la capacità
dell’Ente di rispettare tempistiche e obiettivi del
PNRR. «Il nostro principale compito è predisporre
e ammodernare banchine e piazzali e realizzare
dragaggi dove necessario per favorire l’operatività
nei porti di nostra competenza. La banchina
è ora a disposizione dell’iniziativa imprenditoriale
per lo sviluppo dei traffici marittimi. Con questo
risultato, confermiamo il piano di sviluppo delle
infrastrutture nel porto di Ortona e il forte impegno
dell’Ente nel rispettare e onorare le scadenze
del PNRR, restituendo la fiducia che il Ministero
delle Infrastrutture ci ha accordato assegnandoci
questo finanziamento», ha affermato Vincenzo
Garofalo, Presidente dell’Autorità di sistema
portuale del mare Adriatico centrale.
Seconda fase: estensione
e completamento delle
pavimentazioni del piazzale
A questa si è affiancata una seconda fase dei lavori,
resa possibile grazie alle economie generate
dal ribasso d’asta applicato dal raggruppamento
temporaneo d’impresa incaricato dei lavori, che
ha interessato un’ulteriore porzione del piazzale:
un’estensione progettata anche per garantire
la piena continuità funzionale dell’area, evitando
dislivelli e disconnessioni tra le superfici operative
e assicurando la completa carrabilità della
banchina. Le lavorazioni aggiuntive, pianificate
in modo da non interferire con l’accesso allo scalo,
hanno così permesso di ampliare l’intervento
originario, completando la riqualificazione dell’area
e rafforzandone l’efficienza complessiva. “L’estensione
ha interessato una superficie di circa
4.000 metri quadrati, che si aggiunge alla prima
Il confezionamento
di i.tech CARGO in cantiere
mediante mescolatore su
autoarticolato: la boiacca,
sviluppata in collaborazione
tra Ibuild Italia/Heidelberg
Materials e Mapei, viene
prodotta in linea con un
rapporto acqua/polvere
di 0,33-0,35. Le due fasce
da circa 4.000 metri
quadrati ciascuna sono
state intasate in quattrocinque
giorni da una
squadra di cinque operatori,
con messa in esercizio in
meno di 24 ore dalla posa.
La boiacca i.tech CARGO
viene pompata sullo strato
open graded.
fascia già realizzata, portando l’area complessiva
riqualificata a circa 8.000 metri quadrati, configurata
in due porzioni contrapposte rispetto al
canale di raccolta delle acque e pienamente integrate
dal punto di vista funzionale”, spiega Alessandro
Vacca di Mentucci Aldo S.r.l.
Calcestruzzi ad alte prestazioni
per la banchina di Riva
Il consolidamento del primo tratto della banchina
di Riva è stato realizzato mediante rifodero
in avanzamento della struttura esistente a massi
sovrapposti, con la costruzione di un nuovo sistema
portante costituito da una paratia di pali
lato mare, vincolata a pali di ancoraggio lato terra
attraverso un impalcato in calcestruzzo armato.
Le lavorazioni hanno incluso la rimozione degli
elementi esistenti, l’infissione della combi-wall
metallica, la realizzazione dei pali trivellati e la
formazione del solettone e della trave di coronamento,
configurando un sistema strutturale continuo
in grado di sostenere carichi operativi elevati
e concentrati.
Per la realizzazione dei pali, del solettone e della
trave di banchina è stato impiegato calcestruzzo
della linea ECO CAM di Heidelberg Materials Italia,
confezionato con cemento TERMOCEM GRE-
Materiali&Tecnologie
96 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026
97
Dettaglio della superficie
della pavimentazione
semiflessibile realizzata
con tecnologia i.tech CARGO.
Stesa di i.tech CARGO
sulla pavimentazione
open graded della
banchina di Riva durante
le fasi di intasamento del
conglomerato bituminoso.
EN 42,5 N proveniente dalla cementeria del gruppo
di Cagnano Amiterno, con RCK 45, in classe
di esposizione XS3 e consistenza S4, caratteristiche
idonee per applicazioni in ambiente marino
ad elevata aggressività. La pavimentazione
è stata completata con uno strato superficiale in
calcestruzzo fibrorinforzato, realizzato su tutta la
lunghezza della banchina, con spessore medio di
circa 25 centimetri. L’intervento è stato articolato
in nove conci successivi, per una lunghezza complessiva
di circa 230 metri e una larghezza di 11
metri, garantendo continuità esecutiva e un efficace
controllo delle fasi di getto.
La posa del calcestruzzo fibrorinforzato è stata
eseguita da Ibuild Italia, società di Heidelberg
Materials Italia specializzata nella realizzazione
“chiavi in mano” di pavimentazioni in calcestruzzo,
assicurando una piena integrazione tra fornitura
del materiale e capacità applicativa. L’intero
pacchetto strutturale del solettone, comprensivo
dello strato finale, raggiunge uno spessore complessivo
dell’ordine di 1,5 metri, a conferma del
livello di robustezza richiesto per una piattaforma
portuale destinata alla movimentazione di carichi
eccezionali.
Le caratteristiche della
linea ECO CAM
I calcestruzzi della linea ECO CAM sono soluzioni
sostenibili conformi ai Criteri Ambientali Minimi
(CAM), progettate con un contenuto di materiale
di riciclo pre-consumo superiore al 30%
e con l’impiego di cementi CEM III/A 42,5 N ad
altoforno, che consentono una significativa riduzione
delle emissioni di CO 2
(inferiori a 550 kg/t
contro un dato di oltre 750 kg/t per un CEM I).
Conformemente a quanto previsto dalla norma
EN 197-1, il cemento CEM III/A 42,5 N ha un ridotto
impatto ambientale grazie alla sostituzione
parziale del clinker con loppa granulata d’altoforno
(circa 40% loppa e 60% clinker), soddisfacendo
l’obbligo CAM di incorporare almeno il 5% di
materiale riciclato, recuperato o sottoprodotti.
«L’utilizzo della loppa non solo migliora il profilo
di sostenibilità del materiale, ma consente anche
di ottimizzarne le prestazioni meccaniche e
la durabilità», afferma Angelo Pelliccione, referente
tecnico Ibuild Italia per Abruzzo e Marche.
«La reazione di idratazione dei cementi alla loppa
si sviluppa nel tempo, favorendo una progressiva
chiusura della porosità del calcestruzzo. Questo
comporta un duplice vantaggio: da un lato limita
la penetrazione di acqua e agenti aggressivi,
dall’altro rallenta il processo naturale di carbonatazione.
A ciò si aggiungono elevate resistenze
meccaniche, buona resistenza agli attacchi chimici
e un basso calore di idratazione, caratteristiche
che rendono questi calcestruzzi particolarmente
adatti per opere in ambiente marittimo».
Pavimentazione semiflessibile
multistrato per le aree operative
Effettuato il consolidamento della banchina, si è
proceduto con le lavorazioni relative alla realizzazione
delle pavimentazioni del piazzale. La configurazione
adottata si basa su una pavimentazione
semiflessibile multistrato, progettata per
rispondere alle condizioni effettive del sottofondo
e ai carichi operativi previsti in ambito portuale.
La soluzione inizialmente definita nel progetto
esecutivo prevedeva l’impiego di uno strato in
Rolled-Compacted Concrete (RCC) con rigidez-
za pari a 30.000 MPa, poggiante su uno strato di
misto granulare stabilizzato (MGS).
Pertanto, si è proceduto con le operazioni di scavo
e preparazione del piano di posa, mediante
uno sbancamento fino a circa 1,43 metri di profondità.
«Dalle verifiche sul sottofondo, volte ad
accertare i valori effettivi di portanza, è emerso
che le prestazioni erano inferiori a quelle ipotizzate
da progetto, e questo ci ha portato a rivedere
la sovrastruttura prevista», spiega Alessandro
Vacca.
È stata quindi adottata una configurazione alternativa
basata su tre strati di misto cementato
a rigidezza decrescente, in grado di migliorare
la distribuzione delle sollecitazioni. «Questa
configurazione consente di assicurare condizioni
di esercizio equivalenti o migliorative rispetto
alla soluzione originaria, anche nelle situazioni
più gravose di carico a cui la banchina è sottoposta»,
afferma Vacca.
Dal basso verso l’alto, la stratigrafia realizzata è
costituita da uno strato di misto granulare stabilizzato
(MGS) di circa dieci centimetri, su cui poggiano
tre strati di misto cementato, ciascuno di
spessore pari a 40 centimetri, caratterizzati da
rigidezza decrescente e ottenuti mediante miscele
calibrate con cemento TERMOCEM III/A 42,5
N a dosaggi differenziati (da 70 a 150 kg/m3). Al
di sopra degli strati cementati è stata posata una
membrana SAMI di circa un centimetro, con funzione
antiriflesso e impermeabilizzante, seguita
da uno strato binder in conglomerato bituminoso
di otto centimetri.
La pavimentazione è stata infine completata con
uno strato superficiale in grouted macadam di
quattro centimetri, successivamente intasato con
i.tech CARGO, soluzione che contribuisce a garantire
elevate prestazioni meccaniche e durabilità
in esercizio. La posa del CARGO è stata
eseguita da Ibuild Italia, che per l’intervento ha
impiegato operatori qualificati della Coedisol-Mageste,
garantendo il rispetto degli standard applicativi
e il controllo delle fasi esecutive.
Che cos’è i.tech CARGO
i.tech CARGO è una miscela cementizia auto-percolante
in forma di boiacca fluida, sviluppata per
l’intasamento completo di conglomerati bituminosi
open graded ad elevato contenuto di vuo-
Materiali&Tecnologie
98 6/2026 leStrade
leStrade 6/2026
99
ti comunicanti. Una volta infiltrata nella struttura
porosa dell’asfalto, consente di realizzare
pavimentazioni semiflessibili monolitiche, combinando
la capacità portante e la resistenza chimico-meccanica
della matrice cementizia con la
flessibilità del conglomerato bituminoso. Il risultato
è una superficie con elevate prestazioni in
termini di resistenza alla compressione, al punzonamento
e all’azione di agenti aggressivi quali
idrocarburi e solventi, con una significativa riduzione
di fenomeni di fessurazione, ormaie e cedimenti.
In termini prestazionali, questa tecnologia
consente di ottenere una durabilità superiore
rispetto alle pavimentazioni bituminose tradizionali,
arrivando a valori di resistenza fino a quattro
volte maggiori, con benefici anche sul piano manutentivo
e ambientale. Come sottolinea Marco
Sandri, product manager i.tech CARGO e direttore
tecnico di ibuild Italia, «i.tech CARGO coniuga
velocità, flessibilità di intervento e prestazioni
elevate, rappresentando una soluzione particolarmente
adatta per aree logistiche e portuali ad
alto traffico, dove affidabilità e continuità operativa
sono requisiti imprescindibili».
Carta d’identità
• Committente: Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Centrale.
• Progetto: Approfondimento dei fondali mediante dragaggio e consolidamento
della banchina di Riva - Porto di Ortona. Intervento di consolidamento della banchina
di Riva - primo tratto. PNRR - Missione M5C3 "Interventi speciali per la coesione
territoriale"- Investimento 4 "Interventi infrastrutturali per le Zone Economiche
Speciali (ZES).
• RUP: Ing. Gianluca Pellegrini.
• Direttore dei lavori: Ing. Maria Letizia Vecchiotti.
• Direttore operativo: Ing. Silvia Pieroni.
• Ispettori di cantiere: Arch. Lucia Scarinci (CSE); Ing. Lino Di Leve.
• Impresa Esecutrice:
• Capogruppo Mandataria: Fincantieri Infrastructure Opere Marittime;
• Mandante: Mentucci Aldo.
• Progettista: Capogruppo Mandataria: Seacon S.r.l., Direttore Tecnico: Ing. Lucio
Abbadessa.
Mandante: Acale S.r.l.; Progettista Ing. Livio Gambacorta.
Responsabile Coordinatore Delle Prestazioni Specialistiche: Ing. Massimo Vitellozzi.
Collaboratori alla Progettazione:
Acale S.r.l.: Ing. Zakhia Bassil, Ing. Elisabetta Bersanetti, Ing. Cesare Gaggiotti.
Seacon S.r.l.: Ing. Corrado Montefoschi, Ing. Riccardo Intonti,
Ing. Fabio Simone Mainero Rocca.
• Soluzione: asfalto open-graded intasato con boiacca cementizia preparata con
i.tech CARGO di Heidelberg Materials.
• Applicatore incaricato della posa del conglomerato bituminoso: Adriatica Strade
A-Stra, Termoli (CB).
• Applicatore incaricato della posa i.tech CARGO: Ibuild Italia S.r.l.
La posa del materiale: fasi operative
e prestazioni in cantiere
La posa di i.tech CARGO è avvenuta a completamento
dello strato bituminoso open graded, una
volta raggiunte le condizioni termiche idonee per
l’intasamento. La boiacca cementizia, sviluppata
nell’ambito di una collaborazione tra i.build Italia/
Heidelberg Materials Italia e Mapei e prodotta da
quest’ultima ad uso esclusivo di Heidelberg Materials,
è stata confezionata mediante mescolatore
su autoarticolato, pompata sulla superficie
e distribuita mediante racle manuali, con successiva
finitura meccanica, favorendo l’espulsione
dell’aria e la completa penetrazione della boiacca
lungo tutto lo spessore del conglomerato. «Per
garantire una percolazione completa all’interno
della struttura bituminosa, abbiamo lavorato con
un rapporto acqua/polvere intorno a 0,33-0,35,
conferendo un grado di intasamento superiore al
22%, in conformità alle UNI EN 12697-5 e UNI
EN 933-1, con consumi dell’ordine di 18-20 kg/
m², valori coerenti con le caratteristiche del supporto»,
spiega Sandri. L’intervento ha consentito
di realizzare in tempi estremamente contenuti
una pavimentazione ad alte prestazioni: le due
fasce di circa 4.000 metri quadrati ciascuna sono
state completate in quattro/cinque giorni da una
squadra di cinque operatori, con una messa in
esercizio in meno di 24 ore dalla posa.
A questi aspetti si aggiungono ulteriori vantaggi
legati alla stabilità alle alte temperature, superiore
rispetto alle pavimentazioni bituminose
tradizionali, spesso soggette a deformazioni, fessurazioni
e fenomeni di affossamento. Dal punto
di vista ambientale, la soluzione consente inoltre
di ridurre l’impiego di leganti bituminosi e di
componenti potenzialmente inquinanti, contribuendo
a migliorare la sostenibilità complessiva
del sistema. La superficie chiara del rivestimento
favorisce infine un aumento dell’albedo, con
effetti positivi sulla riduzione della temperatura
del manto e sulla mitigazione dell’effetto isola di
calore, migliorando il comfort termico percepito
negli spazi esterni.
Nel complesso, i.tech CARGO si inserisce nel percorso
di Heidelberg Materials verso lo sviluppo
di soluzioni tecniche sempre più affidabili, sostenibili
e capaci di rispondere a requisiti prestazionali
elevati in contesti operativi complessi. In
questa direzione si collocano anche i calcestruzzi
della linea ECO CAM, progettati per ridurre l’impatto
ambientale attraverso l’impiego di materie
prime riciclate e cementi a minore contenuto
di clinker, contribuendo al rispetto dei Criteri
Ambientali Minimi. L’integrazione tra prestazioni
meccaniche, durabilità e attenzione agli aspetti
ambientali conferma l’impegno di Heidelberg
Materials nel fornire soluzioni evolute, in grado
di coniugare efficienza operativa e sostenibilità
nel ciclo di vita delle opere. nn
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Soluzioni
Città forgiate dal suolo: Sassi di Luce
Rendere più sicuri i percorsi urbani, migliorare la qualità dello spazio pubblico
e contrastare gli effetti del cambiamento climatico nelle città: da queste
esigenze che nascono i Sassi di Luce, la soluzione sviluppata da Senini
I Sassi di Luce sono masselli autobloccanti - o lastre
- che integrano, nello strato superficiale, vetri
fotoluminescenti in grado di assorbire la luce
naturale o artificiale durante il giorno e di riemetterla
al buio per diverse ore, senza alcun consumo
di energia elettrica. La luce emessa non produce
calore, non richiede energia elettrica ed è
completamente sicura.
Grazie a queste caratteristiche, i Sassi di Luce si
rivelano particolarmente adatti per piste ciclabili,
camminamenti pedonali, sentieri urbani, parchi
e spazi pubblici, dove la fotoluminescenza consente
di migliorare la visibilità del tracciato e la
sicurezza notturna anche in condizioni di scarsa
illuminazione.
Nella maggior parte delle applicazioni, i Sassi di
Luce vengono integrati nelle pavimentazioni fotocatalitiche
Ecotop Superior, una linea di autobloccanti
che rappresenta un’evoluzione rispetto alle
superfici tradizionali. Oltre alla fotoluminescenza,
Ecotop Superior unisce fotocatalisi attiva, alta durabilità
e un migliore indice di riflettanza solare rispetto
all’asfalto. Proprio quest’ultimo aspetto è
centrale nella lotta alle isole di calore urbane, uno
dei principali effetti collaterali dell’urbanizzazione.
Secondo diversi studi internazionali, le pavimentazioni
autobloccanti chiare e riflettenti possono
ridurre le temperature delle superfici fino a 30°C
rispetto a quelle asfaltate, contribuendo alla riduzione
delle temperature locali, soprattutto nei mesi
estivi. Le pavimentazioni Ecotop, grazie alla loro
composizione e riflettanza accumulano meno calore,
contribuendo a migliorare il microclima urbano
e il comfort per chi vive e attraversa la città.
I benefici delle pavimentazioni Ecotop Superior
sono misurabili anche dal punto di vista ambientale.
Test di laboratorio hanno evidenziato una
riduzione degli ossidi di azoto (NOx) fino al 74%
su masselli in calcestruzzo fotocatalico, confermando
l’efficacia della fotocatalisi nel miglioramento
della qualità dell’aria in prossimità delle
superfici trattate.
Rispetto all’asfalto tradizionale, le pavimentazioni
autobloccanti Ecotop con Sassi di Luce offrono
maggiore durabilità, una manutenzione più semplice
e localizzata, una migliore resistenza a gelo
e disgelo e una superficie antiscivolo e drenante.
A questi vantaggi tecnici si aggiunge la capacità
di rendere le infrastrutture urbane più sicure,
più fresche e più sostenibili ed esteticamente
più belle, in linea con le strategie di rigenerazione
urbana e adattamento climatico.
«Le città del futuro devono essere pensate partendo
dal suolo - dichiara Massimo Senini, titolare
di Senini -. Con i Sassi di Luce e le pavimentazioni
Ecotop Superior abbiamo voluto dimostrare
che una pavimentazione può diventare un’infrastruttura
attiva: migliora la sicurezza, contribuisce
a migliorare l’ambiente e aiuta a contrastare
l’isola di calore urbana». nn
Mauro Armelloni
n Abbiamo partecipato, a Catania,
all’iniziativa voluta da Vermeer Italia,
per la presentazione in anteprima
europea della surface miner SM55.
n 25 anni di innovazioni
sostenibili per Cams.
n Premiata al SaMoTer Innovation
Award, la nuova D-BLADE 200 di Simex.
n Al SaMoTer, Niederstätter
ha presentato un sistema
integrato di generazione ibrida
e accumulo a batterie.
Materiali&Tecnologie
102 6/2026 leStrade
Novità
Debutto europeo della fresa
Vermeer controllata da remoto
Abbiamo partecipato a Catania, nella cava Primosole di Ecoin, all'iniziativa
voluta da Vermeer Italia, che ha radunato professionisti del settore estrattivo
da tutta Europa per svelare in anteprima assoluta la surface miner SM55
Un filo tematico molto evidente collega il 2022 al
2026. Vermeer si è proposta - riuscendoci - di soddisfare
le aspettative dei propri clienti nello stesso
luogo: stessa cava, stesso mare. La cava è la cava
Primosole di Ecoin S.p.A., a pochi chilometri dal
mare di Catania, laddove, il 23 e il 24 aprile scorsi,
è stato ospitato per la seconda volta (dopo quello
del 2022, per l'appunto) un evento firmato Vermeer
Italia. La scelta, naturalmente, non è casuale:
Gaetano Caruso, titolare di Ecoin, ha, da sempre,
«un’attenzione allenata nei riguardi dell’innovazione
tecnologica», precisa Giorgia Compagni, Marketing
manager di Vermeer Italia, e ha messo a disposizione
la propria cava con la stessa generosità
dimostrata nel 2022, quando toccò alla T1255III
Terrain Leveler debuttare su quel pianoro etneo.
Questa volta, però, la posta in gioco era più alta:
sul piazzale della cava campeggiavano la collau-
Fabrizio Parati
Immagine pagina a lato,
la cava Primosole di Ecoin
S.p.A., a Catania, che ha
ospitato l'iniziativa Vermeer.
Macchine&Attrezzature
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6/2026 leStrade
leStrade 6/2026
105
Il tamburo fresa della
surface miner Vermeer
con i denti di taglio
in primo piano.
data T1055, l’altrettanto nota e apprezzata T1255,
e la protagonista: la SM55, la nuova surface miner
Vermeer, presentata in questa occasione per
la prima volta in Europa. Aperto a professionisti
del settore cave, inerti e grandi sbancamenti, con
specialisti internazionali di prodotto, e tecnici Vermeer,
l’evento è andato oltre lo splendore un poco
ovvio delle dimostrazioni commerciali, perché, in
realtà, si è configurato come il lancio di una nuova
filosofia operativa.
Due giornate di valore
Il format scelto da Vermeer Italia ha abbinato le
prove pratiche in cava, cioè l’occasione di toccare
«con mano» la produttività, a una serie di
workshop tecnici paralleli, pensati per valorizzare
ogni aspetto della tecnologia surface miner. Si
è parlato del confronto tra i surface miners Vermeer
e i sistemi tradizionali, della nuova SM55
in tutti i suoi dettagli (caratteristiche, guida remota,
produttività con trasmissione live dall’Operation
Station) e delle success stories maturate
in cava con Ecoin come caso di riferimento.
Due sessioni specialistiche hanno completato il
quadro: una sui sistemi di guida laser di ultima
generazione, in partnership con Trimble, e una
sulla selezione degli accessori di scavo con valutazioni
direttamente sul campo, in partnership
con Kennametal.
La macchina
A illustrarci la nuova SM55 è stato Marco Nascè,
commerciale Nord-Ovest di Vermeer Italia. La
SM55 è definita dalla stessa Vermeer come «la
prima fresa per cave e sbancamenti con guida da
remoto, senza cabina a bordo»: non una semplice
evoluzione dei modelli precedenti, ma una
macchina progettata ab initio con una filosofia
operativa radicalmente diversa.
Mossa da un motore Caterpillar C13 ACERT Tier
4 Final da 415 CV, pesa 54.431 chilogrammi (circa
54,4 tonnellate) e misura 8,89 metri di lunghezza.
Ma è la gestione operativa a fare la vera
differenza.
«La macchina è totalmente autonoma, controllata
da remoto: l’operatore, stando all’interno del
proprio pickup, controlla tutte le funzioni opera-
La nuova fresa Vermeer
SM55 al lavoro nella cava
Primosole: il tamburo fresa
da 2,44 metri aggredisce
la roccia con sistema
di taglio top-down,
producendo materiale
già ridotto e omogeneo.
Una nuova era per le cave
Pierluigi Lelli, presidente di Vermeer Italia, nel
descrivere il significato del lancio della nuova
macchina: «La SM55 non rappresenta semplicemente
un nuovo modello di fresa: è l’inizio di
un cambiamento di paradigma. Una nuova maniera
per operare in cava: è la prima macchina
della nuova generazione che permetterà di
avere un’operatività all’interno di una cava totalmente
automatizzata e da remoto, da un’utive
dal radiocomando. Il computer a bordo della
SM55 riceve i segnali e li trasmette poi al canbus
della macchina, che fa aprire e chiudere le valvole
idrauliche per muoverla», precisa Nascè.
La SM55 integra inoltre un avanzato operator
presence system: se l’operatore lascia il sedile
del pickup o non risponde agli alert di sicurezza,
la macchina arresta automaticamente le proprie
funzioni operative.
Il posizionamento avviene tramite un sistema
GNSS Trimble con precisione centimetrica, integrato
da sensori IMU - accelerometri e giroscopi
- che garantiscono la massima accuratezza nei
movimenti. Una volta caricato il piano di coltivazione
elaborato dal topografo, la macchina lo segue
autonomamente, mentre l’operatore verifica
da remoto che tutto si svolga secondo progetto.
Con il nuovo software Trimble Earthworks, i piani
possono essere aggiornati in tempo reale direttamente
dall’operatore, senza necessità di ricorrere
ogni volta al topografo per rifare i progetti.
Compattezza, taglio e manovra
Sul fronte delle dimensioni, la nuova fresa Vermeer
SM55 ha un tamburo largo 2,44 metri e
un corpo macchina di tre metri di larghezza,
che scende a tre metri anche in configurazione
da trasporto (rimuovendo il tamburo anteriore),consentendo
lo spostamento come trasporto
eccezionale ma senza necessità di scorte. Ai
fini dell'omologazione stradale e delle emissioni,
infatti, la SM55 viaggia come "tractor": categoria
che consente la circolazione senza scorta una
volta rimosso il tamburo.
L’altezza è di 3,45 metri in assetto di trasporto
e di 4,83 metri in configurazione operativa. Le
prestazioni di scavo includono una profondità di
taglio massima di 351 millimetri (circa 35 centimetri)
e un sistema di taglio «top-down» - dall’alto
verso il basso - che aggredisce meglio la roccia
producendo materiale di pezzatura ridotta e
omogenea, e eliminando la necessità di passaggi
secondari di riduzione granulometrica.
La controrotazione garantisce un raggio di sterzata
pari a zero: la macchina gira su se stessa
senza bisogno di ampi spazi di manovra. Qualità,
quest'ultima, preziosa in cave morfologicamente
complesse o in cantieri di sbancamento
con accessi ristretti.
Il sistema di inclinazione laterale (tilt) di ±10°
permette di eseguire scavi in pendenza trasversale,
ampliando ulteriormente la versatilità operativa.
La macchina è predisposta, inoltre, per un kit di
aspirazione polveri, requisito sempre più rilevante
quando si opera in prossimità di centri abitati
o in contesti ambientalmente sensibili.
Macchine&Attrezzature
106
6/2026 leStrade
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Il tamburo della nuova
fresa SM55 affonda
nella roccia.
Il badge "Trimble Ready"
sa esattamente dove.
L'interno del pickup: il radiocomando in mano
all'operatore, il tablet con le riprese in tempo reale delle
telecamere di bordo della SM55, il display del sistema
GNSS Trimble.
bicazione al di fuori dell’area di lavoro». Lelli
ha sottolineato come questa evoluzione apra
prospettive inedite anche sul piano "sociale".
La guida da remoto supera le barriere fisiche
che fino a oggi hanno reso le macchine movimento
terra appannaggio quasi esclusivo degli
operatori maschi. Con la SM55, ciò che conta
non è più la forza fisica necessaria per governare
una macchina di grande stazza in cabina,
«bensì la capacità intellettiva di gestire da remoto,
potenzialmente, più macchinari in contemporanea».
Il vantaggio Vermeer
La tecnologia surface miner di Vermeer è stata
messa a punto per rispondere a esigenze che
i sistemi tradizionali (martelloni, esplosivi, ripper)
faticano a soddisfare. Come ha ricordato
Nascè, la SM55 è idonea sia per il mercato delle
cave sia per i grandi sbancamenti in ambito
costruzioni: imprese che devono movimentare
grandi volumi di roccia senza ricorrere agli
esplosivi trovano in queste macchine un alleato
versatile e sicuro.
I vantaggi rispetto ai metodi convenzionali sono
molteplici e spaziano dalla sicurezza alla logistica.
Vengono eliminati esplosivi e martelloni,
con conseguente riduzione di rischi, rumore e
vibrazioni. Diventa possibile operare in prossimità
di centri abitati o infrastrutture sensibili,
riducendo al contempo costi e tempi di produzione
e abbattendo i problemi logistici e ambientali.
Il sistema di taglio top-down produce
inoltre materiale già ridotto e omogeneo, eli-
Carta d’identità
Ecoin S.p.A., per riassumere: oltre sedici anni di cava con la tecnologia nel DNA.
Una realtà strutturata, che opera a 360 gradi nel settore delle costruzioni: conglomerati
cementizi, prefabbricati in calcestruzzo armato vibrato e precompresso,
movimento terra, recupero e smaltimento di rifiuti inerti, costruzione e ristrutturazione
di edifici civili e industriali. Una delle specializzazioni è la produzione di barriere
stradali NDBA-Anas, dettaglio che segnala la capillarità dei rapporti di Ecoin
con il comparto infrastrutturale italiano. Ecoin ha integrato i surface miners Vermeer
nei propri processi produttivi, diventando una delle referenze più convincenti
della tecnologia Terrain Leveler in Italia
Il pickup di Vermeer Italia
dal quale l'operatore
controlla la SM55 tramite
radiocomando.
E la macchina avanza
da sola. Nessuno a bordo.
Altre fasi di lavoro della nuova macchina Vermeer.
Ammirata, per due giorni, dai molti partecipanti all'evento
nella cava di Ecoin, a Catania.
La SM55 sale sul pianale:
54 tonnellate pronte
a spostarsi. Tre metri di
larghezza, niente scorta.
minando la fase di frantumazione secondaria.
La precisione centimetrica del GNSS integrato
garantisce infine che ogni metro cubo estratto
corrisponda esattamente al progetto di coltivazione,
evitando sprechi e rilavorazioni. E con la
guida da remoto, l’operatore non è mai fisicamente
esposto ai rischi della cava.
L’ecosistema tecnologico
al servizio della cava
L’evento di Catania ha visto la presenza qualificata
di due partner strategici di Vermeer.
Trimble ha presentato i sistemi di guida laser
di ultima generazione, con particolare focus sul
software Earthworks, che consente di modificare
i piani di coltivazione in tempo reale direttamente
dall’operatore, senza interventi tecnici
aggiuntivi.
Kennametal ha proposto, invece, una sessione
dedicata alla selezione degli accessori di scavo
(i denti del tamburo fresa) con valutazioni pratiche
condotte direttamente sul campo, permettendo
ai partecipanti di confrontare le diverse
soluzioni in condizioni reali di utilizzo.
Macchine&Attrezzature
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Conclusioni
Lasciando la cava, dove siamo stati ospiti anche
nel 2022, l'immagine che ci è rimasta, semplice
quanto dirompente, è quella di un pickup parcheggiato
in cava, l'operatore seduto con il radiocomando
in mano, e, poco distante, un mezzo
di cinquantaquattro tonnellate che avanza da
solo, esattamente dove il topografo ha detto di
andare. Non c'è nessuno a bordo. Non c'è bisogno
che ci sia.
In un settore dove la sicurezza ha sempre avuto il
costo più alto, la SM55 propone un'equazione diversa:
produzione e incolumità cessano di essere
variabili in conflitto. La precisione centimetrica
del GNSS fa il resto: ogni metro cubo estratto
è esattamente quello che il progetto prevedeva,
senza sprechi, senza rilavorazioni.
Se il 2022 a Catania fu la conferma che i surface
miners Vermeer funzionano sul campo, il 2026
ha alzato la posta: non si trattava di una macchina
nuova, ma di un modo nuovo di stare in cava.
O meglio, di non doverci stare. nn
SM55 Terrain Leveler
Motore
Peso
Lunghezza
Larghezza tamburo
Larghezza corpo macchina
Altezza (trasporto)
Altezza (operativa)
Sistema di taglio
Manovrabilità
Caterpillar C13, 415 CV
54.431 chilogrammi
8,89 metri
3,5 metri
3 metri
Inclinazione laterale (tilt) ±10°
Sistema di guida
Software
Gestione operatore
Kit abbattimento polveri
Trasporto
3,45 metri
4,83 metri
Top-down (dall’alto verso il basso)
Raggio di sterzata zero (rotazione 360° su se stessa)
GNSS Trimble (precisione centimetrica) + IMU
(accelerometri e giroscopi)
Trimble Earthworks
(aggiornamento piani in tempo reale)
Totalmente da remoto, tramite radiocomando
da veicolo di supporto
Predisposizione per aspirazione
Eccezionale senza scorta
(tre metri di larghezza senza tamburo)
Da sinistra, Pierluigi Lelli, Presidente di Vermeer Italia, Marco Nascè, commerciale Nord-Ovest di Vermeer Italia, Domenico Savino, Commerciale Puglia
e Basilicata di Vermeer Italia, Giorgia Compagni, Marketing manager di Vermeer Italia.
L'antenna GNSS Trimble
sulla SM55: è lei che
garantisce la precisione
centimetrica con cui
la macchina segue il piano
di coltivazione, senza
che nessuno debba stare
a bordo della fresa.
Attrezzature stradali
Simex D-BLADE 200
Premiata al SaMoTer Innovation Award 2026, la nuova D-BLADE 200 amplia
la gamma Simex dedicata al taglio stradale. Una soluzione progettata per la posa
e manutenzione delle reti dei sottoservizi con ridotto impatto sulle pavimentazioni
Gabriele Villa
Simex D-BLADE 200
Tipologia:
Profondità di taglio:
Tipo di disco:
Modalità di taglio:
Materiali lavorabili:
Applicazioni tipiche:
Sostituzione disco:
Carter frontale:
Simex amplia la propria gamma di attrezzature
per il settore stradale con la nuova D-BLADE 200,
sega da pavimento progettata per eseguire tagli
precisi e performanti su asfalto e calcestruzzo.
L'attrezzatura è stata premiata al SaMoTer Innovation
Award 2026 e si rivolge ad applicazioni
di microtrincea, posa della fibra ottica e realizzazione
di giunti di dilatazione, con profondità di
taglio fino a 220 millimetri - livello che assicura
elevata precisione operativa anche nelle lavorazioni
più impegnative.
sega da pavimento (attrezzatura per taglio stradale)
fino a 220 millimetri
diamantato segmentato
a umido (wet cutting)
asfalto, calcestruzzo, superfici compatte
microtrincea, posa di fibra ottica, realizzazione
di giunti di dilatazione
rapida
apribile (per facilitare i tagli verticali)
Ausili alla precisione: indicatore di direzione frontale
Disco diamantato segmentato
e taglio a umido
La D-BLADE 200 è progettata per lavorare con dischi
diamantati segmentati per taglio a umido, una
soluzione che migliora il raffreddamento del disco,
riduce l'usura e consente di ottenere tagli più puliti
e continui. Il sistema wet cutting contribuisce inoltre
ad abbattere la dispersione delle polveri, migliorando
la sicurezza e la visibilità durante le operazioni
in cantiere.
Caratteristiche tecniche distintive
La D-BLADE ha una profondità di taglio fino a 220
millimetri; disco diamantato segmentato per taglio
a umido; sostituzione rapida del disco; indicatore
di direzione frontale per una maggiore precisione;
carter frontale apribile, pensato per facilitare i tagli
verticali; elevata efficienza su asfalto, calcestruzzo
e superfici compatte.
Tecnologie no-dig e impatto ridotto
sulle pavimentazioni
Con D-BLADE, Simex conferma il proprio impegno
nello sviluppo di tecnologie no-dig per la posa e
manutenzione delle reti dei sottoservizi con ridotto
impatto sulle pavimentazioni esistenti. Una soluzione
compatta, affidabile e versatile, pensata per
aumentare produttività ed efficienza nelle lavorazioni
stradali moderne. nn
Macchine&Attrezzature
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Aziende
25 anni di innovazioni
sostenibili per Cams
Il Centauro 100.32 nella
versione vintage: l'impianto
che ha segnato una svolta
nella filosofia progettuale
di Cams, integrando
in un'unica macchina
triturazione, separazione
magnetica e vagliatura.
trema Kart di Finale Emilia (Modena) per celebrare
questo importante anniversario della società
emiliana: una festa con gare di go-kart, concerti
e momenti conviviali in puro stile emiliano, ma
anche un’opportunità di confronto sulle prospettive
evolutive del mercato.
Un patrimonio di competenze
Fin dalle origini, Cams ha scelto di sviluppare
macchine capaci di cambiare prospettiva: da un
lato ridurre l’impiego di nuove materie prime attraverso
il recupero dei materiali, dall’altro diminuire
le emissioni legate ai processi di lavorazione
e alle fasi di fine vita dei materiali stessi.
Una visione che si è tradotta nella progettazione
di soluzioni tecnologiche avanzate per il trattamento
e il riciclo di materiali complessi, con applicazioni
nei settori dell’edilizia, delle infrastrutture
stradali e, più recentemente, dell’agricoltura.
Oggi è un brand consolidato nel mercato italiano
e internazionale, con oltre 800 impianti installati
in Italia e nel mondo, una rete di vendita estesa
in Asia, Australia, Sud America e Stati Uniti e un
catalogo che include 23 modelli in sette linee di
prodotto, coperti da decine di brevetti registrati,
tra cui soluzioni innovative sul funzionamento simultaneo
delle macchine e sugli spintori idraulici.
Nel 2024, la società ha rafforzato ulteriormente
la propria posizione con l’acquisizione di Malavasi
G., storica azienda italiana specializzata nella
progettazione di macchine e attrezzature per il
settore stradale. Un’operazione che, oltre ad ampliare
l’offerta tecnologica del gruppo, apre prospettive
di sviluppo in mercati complementari.
Sostenibilità come strategia
Le macchine Cams sono progettate per essere
sostenibili sotto un duplice profilo: consentono
il recupero di materiali altrimenti destinati allo
smaltimento e operano attraverso sistemi di alimentazione
ibrida, elettrica e da fonti rinnovabili.
Il percorso di sviluppo tecnologico dell’azienda ha
portato negli anni ad una progressiva evoluzione
delle soluzioni, fino ad arrivare a sistemi sempre
più efficienti e sostenibili, incluse macchine che
integrano nuove forme di alimentazione energetica,
da quella solare a quella eolica. Tra le principali
caratteristiche tecniche, la triturazione lenta,
che consente di preservare la qualità dei materiali
trattati riducendo al contempo rumore e polveri.
«Ogni anno - dichiara Marco Trentini, Amministratore
Delegato e Presidente di Cams - il 40%
del nostro fatturato deriva da clienti che già utilizzano
le nostre macchine: questo rappresenta
per noi un importante riconoscimento e una base
solida su cui costruire il futuro».
Fondata nel 2001 da un gruppo di tecnici e ingegneri
con oltre 15 anni di esperienza nel settore,
Cams nasce inizialmente con l’obiettivo di fornire
assistenza e manutenzione a macchine stradali.
«Fin dai primi mesi – racconta Filippo D’Addato,
COO dell’azienda – emerge, però, una visione
più ampia: l’acquisizione del marchio Tem, storico
produttore di impianti per la frantumazione
del vetro, segna già al tempo una svolta strategica.
Un passaggio che ha permesso a Cams di
integrare competenze consolidate e avviare lo
sviluppo di soluzioni innovative per il riciclaggio
dei materiali inerti».
Il gruppo emiliano ha riunito oltre 400 tra clienti, dealer e collaboratori
per celebrare il proprio anniversario dalla fondazione e ha presentato alcune
delle macchine più rappresentative della gamma Cams e Malavasi G.
Un primo quarto di secolo al servizio del recupero
degli scarti, promuovendo un modello di economia
circolare. “Il futuro è verde” non è solo un
semplice payoff per Cams, ma un modus operandi
attuato mediante la realizzazione di tecnologie
sostenibili che permettono di dare nuova vita
ai materiali inerti. L’azienda di Castel San Pietro
Terme (Bologna), che è specializzata nella progettazione
e nella realizzazione di macchine e impianti
per il riciclo di inerti, fresato d’asfalto, vetro
e materiali vari, ha, infatti, appena spento le
candeline per il suo compleanno. Sono state oltre
400 le persone (tra clienti, dealer, collaboratori e
stakeholder, provenienti da tutta Italia, Europa,
USA, America Latina e Australia) che hanno partecipato
all’evento organizzato al kartodromo Ex-
Andrea Ghiaroni
Macchine&Attrezzature
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Il nuovo UTM 1800,
presentato per la prima
volta al Samoter 2026,
con una produzione
massima di 240 t/h,
trituratore FTR 1800
con apertura da 1.800 x 900
millimetri e alimentazione
ibrida, è il modello di punta
della serie per il riciclo
di inerti, asfalto e macerie
da demolizione.
Una cronistoria di innovazioni
L’innovazione tecnologica è stata, sin dagli esordi,
la vera spinta propulsiva. Tra le tappe più significative
del suo sviluppo si distingue il 2003, anno
in cui è stato ampliato il portafoglio prodotti con
l’introduzione della gamma UTS, caratterizzata da
impianti trasportabili, compatti, autocaricanti e alimentati
elettricamente. Nel 2005 è stata invece
introdotta la gamma UTM, composta da trituratori
semoventi su carro cingolato con alimentazione
ibrida, un’importante evoluzione che ha dato vita
al concetto di “power revolution” nel settore. Un
ulteriore passo avanti è stato compiuto nel 2009
con lo sviluppo della macchina “Centauro”, che integra
in un’unica soluzione le funzioni di triturazione,
vagliatura e separazione dei metalli. Questo
modello, presentato per la prima volta nel 2010
nella sua versione vintage e ancora oggi disponibile
in una versione aggiornata, rappresenta uno
dei punti di forza della gamma grazie alle sue elevate
prestazioni e ai sistemi di telemetria avanzati
che consentono il controllo remoto da PC e dispositivi
mobili, in linea con i principi dell’Industria 4.0.
«Il nostro approccio – spiega Marco Venturi, direttore
tecnico dell’azienda – è semplice: se intercetti
un bisogno, soddisfalo. Nel nostro settore abbiamo
sempre sviluppato macchine pensate per risolvere
problemi concreti che le tecnologie tradizionali
non erano in grado di affrontare».
Tra i più recenti ambiti di sviluppo figurano il riciclo
di materiali quali il cartongesso e il polistirolo e il
settore agricolo. La priorità per Cams è, però, creare
sensibilità in modo concreto: con un ente certificatore
ha brevettato la dicitura “Centro valorizzazione
materiali” per i centri di riciclaggio dotati
di determinati requisiti tecnici e ambientali. «Perché
– chiosa Andrea Trentini, direttore commerciale
Cams – chiamarli discariche? Le parole sono
importanti, fanno emergere il modo di percepire
il materiale da riciclare: qualcosa da valorizzare,
non un rifiuto. L’iniziativa rappresenta un cambiamento
culturale e linguistico prima ancora che
industriale: centro valorizzazione materiali, esattamente
come si dice in Francia, un luogo dove i
materiali vengono recuperati e valorizzati, contribuendo
in modo concreto all’economia circolare».
Alcune soluzioni più significative della
gamma Cams e Malavasi G.
Le celebrazioni hanno rappresentato anche l’occasione
per mettere in mostra e all’opera alcune
delle soluzioni più significative della gamma CAMS
e Malavasi G. Si sono, infatti, potute osservare da
vicino macchine che sintetizzano l’evoluzione tecnologica
sviluppata dal gruppo negli ultimi anni,
con particolare attenzione ai temi dell’efficienza
operativa, della sostenibilità ambientale e della
versatilità applicativa. Dalle soluzioni per la frantu-
Il Centauro 100.32 nella
versione aggiornata:
la livrea blu e il logo "green"
sottolineano l'evoluzione
verso soluzioni sempre
più sostenibili, mantenendo
la filosofia di integrare
triturazione, separazione
magnetica e vagliatura
in un'unica macchina.
La vibrofinitrice Pavijet
MG7 Super di Malavasi
G. agganciata a uno skid
loader JCB: compatta
e versatile, è progettata per
la stesa di asfalto in contesti
urbani come piste ciclabili,
marciapiedi e parcheggi.
mazione e il recupero dei materiali alle attrezzature
dedicate alla costruzione e manutenzione delle
infrastrutture stradali, le macchine esposte hanno
evidenziato la capacità del gruppo di rispondere
alle esigenze di mercati sempre più orientati
verso produttività, riduzione dei consumi e semplicità
di gestione.
I modelli UTM 1200 e 1800
Tra i modelli che hanno maggiormente richiamato
l’interesse dei partecipanti figuravano gli impianti
mobili della serie UTM, progettati per la frantumazione
e il riciclaggio di inerti, asfalto, macerie e altri
materiali da demolizione. Il modello UTM 1200
rappresenta una soluzione compatta ma particolarmente
produttiva, capace di raggiungere una
produzione massima di 150 tonnellate all’ora grazie
al trituratore FTR 1200 con bocca da 1.200 x
900 millimetri. La macchina è stata sviluppata con
l’obiettivo di massimizzare la produttività riducendo
al tempo stesso consumi, emissioni e rumorosità,
grazie all’azione lenta degli alberi del trituratore.
Tra gli elementi distintivi figurano i programmi
automatici per la lavorazione di materiali differenti,
la capacità di trattare materiali bagnati e una
configurazione pensata per facilitare il trasporto e
le operazioni in cantiere. Accanto a questa versione,
CAMS propone l’UTM 1800, modello destinato
a realtà che richiedono capacità operative superiori.
Con una produzione massima dichiarata di
240 tonnellate all’ora, una tramoggia da 4,3 metri
cubi e un trituratore FTR 1800 dotato di apertura
da 1.800 x 900 millimetri, l’impianto si colloca nella
fascia alta della gamma. Anche in questo caso ritroviamo
le caratteristiche che hanno contribuito al
successo della serie: bassi consumi, ridotte emissioni
di polveri, contenimento dell’inquinamento
acustico e possibilità di lavorare materiali bagnati
senza compromettere l’efficienza del processo. Un
aspetto particolarmente significativo della famiglia
UTM è rappresentato dall’alimentazione ibrida. Le
macchine possono, infatti, operare anche in modalità
completamente elettrica, eliminando l’utilizzo
del motore diesel durante il funzionamento e
contribuendo così alla riduzione delle emissioni nei
cantieri e negli impianti di recupero. Una soluzione
che interpreta in maniera concreta le crescenti
richieste di sostenibilità provenienti dal mercato e
dagli enti appaltanti.
Macchine&Attrezzature
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MACCHINE, ATTREZZATURE E
La soluzione Centauro 100.32
Sempre nell’ambito del recupero dei materiali,
grande interesse ha suscitato Centauro 100.32
(sia versione vintage che nuova versione), impianto
che sintetizza efficacemente la filosofia
progettuale di Cams. La macchina integra in
un’unica soluzione le funzioni di trituratore, deferizzatore
magnetico e vaglio vibrante, consentendo
di concentrare in un solo impianto operazioni
che tradizionalmente richiedono più macchine. Il
sistema è stato sviluppato per il trattamento di
rifiuti industriali, asfalto e macerie, anche in condizioni
operative difficili, con l’obiettivo di ridurre
consumi, costi di esercizio e impatto ambientale.
Il cuore del Centauro 100.32 è costituito dal
trituratore FTR 1000, abbinato al vaglio vibrante
CVV032 a due piani e a un sistema di separazione
magnetica che permette il recupero dei materiali
ferrosi. Con una produzione massima di
120 tonnellate all’ora, l’impianto si distingue per
la capacità di trattare materiali bagnati, per l’elevata
resistenza all’usura e per la possibilità di
recuperare integralmente l’asfalto lavorato. Anche
in questo caso l’adozione di una configurazione
ibrida consente il funzionamento in modalità
totalmente elettrica, mentre la presenza di
un unico gruppo elettrogeno per l’alimentazione
di tutte le componenti contribuisce alla razionalizzazione
dei consumi e della manutenzione.
Le vibrofinitrici Pavijet MG7 Super
e Super-e della gamma Malavasi G.
Sul fronte delle costruzioni stradali sono state
presentate alcune delle soluzioni della gamma
Malavasi G. che negli ultimi anni hanno contribuito
a ridefinire il concetto di asfaltatura per interventi
di piccola e media dimensione. Tra queste
spicca la Pavijet MG7 Super, vibrofinitrice compatta
progettata per lavorare in contesti dove
agilità, rapidità di movimentazione e versatilità
rappresentano fattori determinanti. Compatibile
con skid loader da almeno 20 cavalli, la macchina
può essere agganciata rapidamente e movimentata
utilizzando lo stesso mezzo impiegato
per il trasporto e le operazioni di cantiere. La MG7
Super è pensata per la realizzazione e la manutenzione
di piste ciclabili, marciapiedi, parcheggi,
piazzali, trincee e interventi lungo strada. La
larghezza di stesa variabile da 30 a 200 centimetri
consente di adattare la macchina a molteplici
applicazioni, mentre tutte le principali funzioni
(dalla movimentazione della coclea all’apertura
della tramoggia, fino all’estensione del banco)
sono gestite idraulicamente. Il banco retraibile
permette inoltre di superare ostacoli e lavorare in
spazi ristretti, caratteristica particolarmente apprezzata
nelle manutenzioni urbane e nei piccoli
cantieri. A completare l’offerta è la Pavijet MG7
Super-e, evoluzione della piattaforma che introduce
un banco riscaldato elettricamente con vibratore
integrato, studiato per garantire una stesa
più uniforme e una migliore compattazione
iniziale del materiale. Il banco può essere regolato
in altezza, larghezza e inclinazione, mentre
il serbatoio per emulsione da 180 litri, dotato di
pompa idraulica e lance di spruzzatura, assicura
una distribuzione omogenea durante le operazioni
di posa. Si tratta di una soluzione che evidenzia
l’attenzione dell’azienda verso l’innovazione
applicata ai lavori stradali, con l’obiettivo di incrementare
la qualità del risultato finale e la produttività
degli operatori. nn
Il team di Cams alla festa
organizzata al kartodromo
Extrema Kart di Finale Emilia
(Modena) per celebrare
i primi 25 anni della società
emiliana.
Da sinistra, l’ing. Marco
Trentini, Presidente
e Amministratore Delegato
di Cams, l’ing. Andrea
Trentini, Direttore
commerciale di Cams.
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Soluzioni
Energia in cantiere: la variabile
che cambia il bilancio dell'opera
Al SaMoTer 2026 Niederstätter ha presentato un sistema integrato
di generazione ibrida e accumulo a batterie. Una risposta concreta ai costi
energetici del cantiere e ai requisiti CAM delle gare pubbliche
Nel cantiere di oggi, l’energia è una voce di costo
che si può controllare. Meno carburante consumato,
meno ore di motore termico acceso, meno
interventi di manutenzione: ogni cantiere che gestisce
l’energia in modo intelligente riduce i costi
operativi in modo misurabile, dal cronoprogramma
al bilancio finale. E questa scelta si fa a monte,
insieme alla scelta delle macchine.
Macchine&Attrezzature
Al SaMoTer 2026 Niederstätter ha portato due
risposte distinte a questo problema. Il generatore
ibrido Atlas Copco QHS 200, in anteprima
nazionale, è la soluzione per chi vuole sostituire
la combinazione tradizionale di generatore diesel
QAS e accumulatore ZBP con un’unica macchina
ibrida più efficiente. Il sistema di accumulo
energetico ZBP150-150 è invece la soluzione per
Gabriele Villa
chi mantiene un generatore tradizionale e vuole
ridurne i consumi affiancandogli un sistema di
accumulo dinamico. Due macchine, due scenari
operativi diversi. Perché in fiera non si porta una
vetrina. Si porta una risposta.
Il QHS 200, lanciato in Europa a marzo 2026, integra
un motore Stage V e batterie da 60 kWh
gestite dall'ECO Controller. I dati verificati Atlas
Copco indicano fino all'80% di riduzione dei consumi
di carburante, fino all'80% di emissioni CO 2
in meno e oltre il 95% di ore motore risparmiate
rispetto a un diesel tradizionale. Gli intervalli di
manutenzione in modalità ibrida arrivano a 4.000
ore, contro le 600 ore di un generatore convenzionale.
Meno ore di motore termico significano
anche meno rumore: un dato che apre alle imprese
cantieri urbani e fasce orarie notturne dove
i limiti acustici comunali sono stringenti.
Il sistema di accumulo ZBP 150-150 completa
il quadro con 150 kVA di potenza nominale,153
kWh di capacità, batterie LiFePO 2
con vita utile
fino a 6.000 cicli. Agisce come riserva dinamica:
assorbe energia nelle fasi di
bassa richiesta, la eroga nei
picchi di spunto all'avviamento
delle gru, consente lo spegnimento
dei motori termici
nelle ore di stasi notturna. In
combinazione con un generatore,
abbatte in modo strutturale
la necessità di tenerlo
sempre acceso.
L'effetto si misura sul cronoprogramma
e sul bilancio
dell'opera. Meno carburante,
meno ore motore, meno
fermi macchina, meno emissioni
da rendicontare: variabili
che entrano direttamente
nelle relazioni tecniche e nella
documentazione di gara.
Per chi progetta sotto vincolo
CAM, avere un sistema che produce dati verificabili
sulle proprie prestazioni è già metà della
risposta al capitolato.
Il valore del sistema, però, non sta nella singola
macchina. Sta nel modo in cui arriva in cantiere.
I tecnici Niederstätter affiancano progettisti e
committenti nella valutazione del mix energetico,
capendo insieme dove serve potenza, dove serve
accumulo, dove conviene il diesel e dove conviene
l'ibrido. Vendita, noleggio, service e Academy
lavorano come sistema unico: la macchina giusta
arriva con il dimensionamento corretto, la formazione
dell'operatore e l'assistenza che resta presente
dopo la consegna. È la differenza tra una
soluzione installata e una soluzione progettata.
Allo stand di Verona erano presenti anche la
Liebherr 630 EC-H 40, la gru a torre piùpotente
del parco noleggio Niederstätter, e la 91 K
con i sistemi di assistenza Liebherr attivi. Macchine
che chiudono un'offerta pensata per accompagnare
le grandi opere del nord Italia in
ogni fase. Da oltre cinquant'anni Niederstätter
lavora con questa logica, con sedi a Verona,
Bergamo, Treviso e Bolzano. Un team, quattro
sedi, un metodo. Perché ogni opera ha la
sua energia. E ogni energia ha la sua soluzione,
capita insieme. nn
118
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leStrade 6/2026
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Tecnologia e territorio
Trimble on the road
Con un rimorchio Airstream brandizzato come studio mobile, Trimble
attraversa gli USA per documentare come le proprie tecnologie per costruzioni,
geospaziale e trasporti siano alla base delle infrastrutture e dell'industria
Trimble ha annunciato il lancio di “Everywhere
you turn”, cioè un road trip itinerante attraverso
gli Stati Uniti con l'obiettivo di mostrare concretamente
come le tecnologie dell'azienda - nei
settori delle costruzioni, del geospaziale e dei trasporti
- siano integrate nel tessuto della vita quotidiana
e dei grandi progetti infrastrutturali.
Il viaggio si svolge a bordo di un rimorchio Airstream
personalizzato che funge da studio mobile.
Le tappe toccheranno cantieri, infrastrutture
di rilievo, stadi e siti di alto profilo. L'iniziativa
intende mettere in luce come i clienti di Trimble
utilizzino le sue soluzioni per progettare, costruire,
mappare e gestire il mondo moderno.
«Trimble sta trasformando il modo in cui il mondo
lavora, eppure la maggior parte delle persone
Macchine&Attrezzature
non è consapevole del ruolo vitale che la tecnologia
svolge nella realizzazione e nel mantenimento
di alcuni dei nostri asset e settori più importanti»,
ha dichiarato Erin Jones, AVP of Brand di
Trimble. «Il viaggio “Everywhere you turn” invita
il mondo a vedere l'innovazione in azione e a
celebrare gli eroi silenziosi che affrontano sfide
complesse: dai topografi che misurano le montagne
alle organizzazioni che costruiscono e mantengono
infrastrutture resilienti, fino ai professionisti
della logistica che ottimizzano le catene
di approvvigionamento globali».
La tecnologia Trimble in azione
Il tour verrà documentato attraverso video immersivi,
contenuti sui social media in tempo rea-
Giorgio Briano
Carta d’identità
Trimble è una società tecnologica globale che connette il mondo fisico e quello digitale,
trasformando i modi in cui il lavoro viene svolto. Attraverso l'innovazione continua
nel posizionamento di precisione, nella modellazione e nell'analisi dei dati,
Trimble opera nei settori delle costruzioni, del geospaziale e dei trasporti. L'azienda
supporta i propri clienti nella costruzione e manutenzione di infrastrutture, nella
progettazione e realizzazione di edifici, nell'ottimizzazione delle catene di approvvigionamento
globali e nella mappatura del territorio
le e interviste approfondite. Il cuore del progetto
editoriale è una serie video in quattro episodi dedicata
alle tecnologie alla base di alcuni dei progetti
più ambiziosi al mondo.
Il primo episodio, “Trimble in the Wild: Surveying
Colorado's 14ers”, inaugurerà il programma estivo
con una missione di rilievo su due vette iconiche
del Colorado: Mt. Elbert e East Crestone.
Utilizzando strumentazione topografica Trimble
di precisione, un team che includerà il CEO Rob
Painter salirà sulle vette per acquisire dati altimetrici
al centimetro che potrebbero riscrivere
la lista ufficiale delle cime del Colorado sopra
i 14.000 piedi (circa 4.267 metri). I successivi
episodi esamineranno l'impiego delle tecnologie
Trimble in grandi progetti infrastrutturali, mostreranno
i retroscena della costruzione di uno
degli stadi più grandi mai realizzati ed esploreranno
come le tecnologie per architettura, progettazione
e costruzione connettano il mondo digitale
con quello fisico nella realizzazione di spazi
per la ristorazione e l'intrattenimento.
Le tappe del viaggio
Il road trip “Everywhere you turn” parte ufficialmente
a giugno 2026. Tra gli appuntamenti in
presenza: la Fan Zone del Sonoma Raceway il 28
giugno, in occasione della gara NASCAR Cup Series,
e lo Soldier Field di Chicago, il 2 agosto, per
la partita di Liverpool FC contro il Leeds United.
Entrambi gli eventi sono collegati alle sponsorizzazioni
sportive globali di Trimble con RFK Racing
e Liverpool Football Club: partnership che sfruttano
i mondi ad alte prestazioni della NASCAR e
della Premier League per dimostrare come un
ecosistema connesso - sulla pista, sul campo da
gioco o in cantiere - consenta ai team di ottenere
risultati superiori.
Il road trip si concluderà con l'arrivo del rimorchio
Trimble alla Trimble Dimensions User Conference
di Las Vegas, in programma dal 9 all'11
novembre 2026. Ulteriori sviluppi dell'iniziativa in
Nord America e a livello internazionale sono previsti
per il 2027. nn
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e chiusura, DKC propone cassette di derivazione
in vetroresina (SMC), progettate per assicurare
affidabilità, isolamento e resistenza nel tempo
anche in condizioni ambientali gravose. Idonee
alla realizzazione di impianti in Classe II, possono
essere installate a palo con o senza tegolo
di protezione cavi e sono disponibili in versione
vuota o equipaggiata, per adattarsi alle diverse
esigenze applicative e progettuali. Una soluzione
che completa l’offerta, permettendo di scegliere
l’approccio più adatto tra integrazione e
modularità, mantenendo coerenza con il sistema
complessivo.
La gamma comprende inoltre componenti
stand-alone e sistemi configurabili, tra cui i quadri
di comando, fornibili già cablati o personalizzati
in funzione delle specifiche esigenze progettuali.
Questa flessibilità permette di intervenire
sia su nuovi impianti sia su infrastrutture esistenti,
integrandosi con soluzioni già installate.
Illuminazione stradale
Dalla derivazione a palo
alle smart city
Sistema integrato e certificato IMQ per l'illuminazione outdoor:
dalla derivazione a palo ai kit fotovoltaici off-grid, un unico,
affidabile interlocutore per l'intero ciclo di vita dell'impianto
Nel settore dell’illuminazione pubblica l’evoluzione
delle infrastrutture richiede oggi un approccio
sempre più integrato, capace di coniugare
affidabilità dei componenti, continuità di
servizio e capacità di adattarsi a contesti applicativi
differenti. È in questo scenario che si
inserisce la proposta del Gruppo DKC Europe,
fondata su una visione strutturata e coordinata
delle proprie soluzioni per l’illuminazione outdoor.
Il valore dell’offerta risiede, oltre che, ovviamente,
nel singolo prodotto, nella possibilità
di disporre di un sistema completo capace
di coprire tutte le principali esigenze dell’infrastruttura:
dalla derivazione a bordo palo fino
ai quadri di comando e alle soluzioni autonome
a energia rinnovabile. Un’impostazione di
fondo che consente di rivolgersi a interlocutori
diversi - installatori, progettisti e uffici tecnici
- con una gamma di soluzioni coerente e tecnicamente
affidabile.
Monica Banti
La Linea Conchiglia
Rappresenta il nucleo storico e tecnologico
dell’offerta DKC per l’illuminazione pubblica: la
Linea Conchiglia è un patrimonio di competenze
sviluppato nel tempo, che si traduce in soluzioni
progettate per garantire sicurezza, semplicità
installativa e affidabilità nel lungo periodo, in
linea con i requisiti normativi e le esigenze operative
del settore.
Integrazione di sistema e flessibilità applicativa
Il concetto di ecosistema trova applicazione concreta
in una gamma articolata, in cui coesistono
soluzioni integrate e componenti modulari. L’integrazione
diretta è garantita, ad esempio, tra
portelli e morsettiere da palo: dispositivi progettati
per lavorare in combinazione e assicurare
protezione e continuità elettrica all’interno del
vano palo.
Il sistema Reset: soluzione completa e brevettata,
unisce morsettiera e portello in un’unica
configurazione installata a filo palo. Questa architettura
migliora la sicurezza passiva, riduce
l’esposizione agli agenti esterni e protegge le parti
in tensione, ottenendo al contempo un risultato
estetico eccellente grazie alla collocazione all’interno
della sagoma del palo.
In alternativa ai sistemi integrati di derivazione
Sicurezza e continuità operativa
La sicurezza è un elemento centrale nella progettazione
delle infrastrutture di illuminazione pubblica,
tanto in termini di protezione dell’utente
quanto di affidabilità dell’impianto. Le soluzioni
DKC operano su più livelli. Le morsettiere da
palo, dotate di doppio isolamento, garantiscono
la protezione dei contatti elettrici anche in condizioni
di accesso accidentale. Portelli e sistemi
di chiusura assicurano invece resistenza meccanica
e protezione contro agenti atmosferici e atti
vandalici.
A rafforzare ulteriormente il valore della gamma
contribuisce la certificazione IMQ, che caratterizza
sia le morsettiere sia il sistema Reset. Quest’ultimo,
grazie all’installazione a filo palo, riduce significativamente
i rischi di manomissione.
Un ruolo chiave è svolto dai quadri di comando,
che introducono funzionalità avanzate per la gestione
dell’impianto. La presenza di dispositivi di
protezione e sistemi di riarmo automatico consente
di gestire sovratensioni e guasti temporanei,
garantendo continuità di servizio e riducendo
la necessità di interventi immediati da parte
delle squadre di manutenzione.
Morsettiere: efficienza operativa
e gestione semplificata
All’interno dell’infrastruttura, le morsettiere costituiscono
un elemento strategico per la gestione
dell’alimentazione. Oltre a garantire connessioni
sicure, contribuiscono in modo significativo
all’efficienza operativa dell’impianto. L’installazione
a bordo palo, accessibile da terra, consente
interventi rapidi e sicuri, riducendo tempi
e costi di manutenzione rispetto alle soluzioni
con derivazione esterna. La struttura modulare
Macchine&Attrezzature
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leStrade 6/2026
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e standardizzata facilita le operazioni in cantiere
e ottimizza la gestione delle scorte, rendendo
le morsettiere un componente chiave per installatori
e operatori.
Sostenibilità: materiali e scelte progettuali
La sostenibilità si inserisce come elemento sempre
più rilevante anche per le infrastrutture elettriche.
Il Gruppo DKC Europe introduce nella propria
gamma nuove morsettiere dotate di morsetti
in alluminio Pb-Free, in linea con le più recenti
evoluzioni normative e ambientali. La scelta
dell’alluminio, materiale naturalmente privo di
piombo, conferma l’attenzione verso soluzioni
che riducono la presenza di sostanze potenzialmente
nocive, con benefici per la salute e per
l’ambiente, anticipando al contempo l’evoluzione
dei requisiti normativi europei.
La piena riciclabilità del materiale rappresenta un
ulteriore elemento di valore, in quanto consente
di ottimizzare i processi di recupero con un significativo
risparmio energetico. Una scelta che
si inserisce in un percorso più ampio orientato
all’impiego di materiali sostenibili e alla progressiva
evoluzione dell’offerta.
Dall’infrastruttura tradizionale alle soluzioni
smart
A completamento dell’offerta per l’illuminazione
pubblica on-grid, si inserisce
la gamma di kit fotovoltaici
a isola, sviluppata per
la realizzazione di impianti
autonomi in aree isolate o
in applicazioni che richiedono
una riduzione delle opere
infrastrutturali.
E.Luma si colloca in questo
contesto come evoluzione
della proposta per l’illuminazione
urbana autonoma,
ampliando la gamma con
una soluzione off-grid più
evoluta e orientata all’efficienza
del sistema. L’integrazione
con il Portale Energy
introduce funzionalità di
monitoraggio e gestione
da remoto, permettendo di
raccogliere dati sul funzionamento
dell’impianto e di
ottimizzarne le prestazioni nel tempo. La possibilità
di controllare più punti luce in modo centralizzato
rappresenta un’evoluzione significativa
anche per le soluzioni non connesse alla rete,
avvicinandole alle logiche delle smart city.
Un sistema coerente per l’illuminazione pubblica
La proposta DKC per l’illuminazione outdoor si
distingue per la capacità di coniugare ampiezza
di gamma, competenze progettuali e flessibilità
DKC in Europa
Nel 2024 DKC registra un fatturato pari a 215 milioni
di euro. L’azienda ha stabilimenti produttivi dislocati
su un’area complessiva di più di 65 mila metri
quadrati, possiede magazzini in diversi Paesi (dieci
in Italia), la cui superficie totale ammonta a più di 42
mila metri quadrati, dispone di 15 sedi tra Italia, Ungheria,
Romania, Tunisia e di un organico complessivo
composto da oltre 650 addetti
applicativa. Dai quadri di comando alle soluzioni
fotovoltaiche, l’offerta si presenta come un sistema
coordinato e coerente, in grado di supportare
l’intero ciclo di vita dell’impianto e integrarsi
con il resto della proposta della Linea Conchiglia.
Un approccio che consente agli operatori di fare
riferimento a un unico interlocutore, in grado di
fornire soluzioni affidabili, integrate e orientate
alle esigenze attuali e future delle infrastrutture
di illuminazione outdoor. Il tutto in una logica che
contraddistingue l’intero Gruppo: progettazione
interna, controllo diretto della filiera e capacità
di integrare competenze differenti all’interno di
un unico ecosistema tecnologico.
È un modello che trova la propria sintesi nel concetto
di “Human CollaborAction”: il filo conduttore
che guida la visione del Gruppo DKC Europe e
che pone la collaborazione tra persone, clienti e
partner al centro dello sviluppo di soluzioni condivise.
Un posizionamento costruito sul lavoro di
squadra, sull’ascolto e sulla cooperazione come
autentici driver competitivi, capace di affrontare
le sfide future del settore energetico. nn
leStrade
Aeroporti Autostrade Ferrovie
ASSOCIAZIONI
n Audizione dell’OICE presso
la VIII Commissione della Camera sul
disegno di legge di conversione del DL
66/2026 (c.d. Piano Casa) alla quale ha
partecipato la Vicepresidente
OICE, Francesca Federzoni.
n Sguardo attento
sulle evoluzioni scientifiche.
L’associazione Società Italiana
Infrastrutture Viarie continua a correre
spedita sui propri binari di ricerca,
innovazione e coesione.
n Intelligenza Artificiale per
i passeggeri e per le merci.
Intervista di TTS Italia
al Presidente della Commissione
Trasporti della Camera dei Deputati,
Salvatore Deidda.
Macchine&Attrezzature
124
6/2026 leStrade
In audizione alla Camera su DL Piano Casa
Ha partecipato la Vicepresidente OICE, Francesca Federzoni
Sguardo attento sulle evoluzioni scientifiche
L’associazione continua a correre spedita sui propri binari di ricerca, innovazione e coesione
OICE
Associazione delle organizzazioni
di ingegneria, di architettura e
di consulenza tecnico-economica
Via G. B. Martini, 13
00198 Roma
Tel. 06.80687248
E-mail info@oice.it
www.oice.it
Si è tenuta da remoto
l’audizione dell’OICE presso
la VIII Commissione della
Camera sul disegno di legge di
conversione del DL 66/2026
(c.d. Piano Casa) alla quale ha
partecipato la Vicepresidente
OICE con delega alla
sostenibilità Francesca Federzoni
(nell’immagine a lato).
La Vicepresidente OICE ha
evidenziato che, pur costituendo
il Piano Casa un passo
fondamentale per il nostro
Paese, esso deve rappresentare
altresì l’occasione per una
revisione organica del Testo
Unico Edilizia (DPR 380/2001)
e per il completamento dell’iter
legislativo dei disegni di legge
sulla Rigenerazione Urbana.
L’OICE vede con favore
l’adozione di una legge quadro
nazionale in materia, precisando
tuttavia che è necessario
assicurare modalità flessibili di
recepimento al fine di tenere
conto delle specifiche esigenze
territoriali.
La Vicepresidente ha altresì
affermato che è necessario un
maggiore sforzo per garantire
il recepimento delle misure nei
centri di minori dimensioni e
che appare essenziale il tema
delle premialità per incentivare
l’utilizzo del partenariato
pubblico privato, prevedendo
strumenti incentivanti come
la messa a disposizione
gratuita dei terreni pubblici
e l’azzeramento degli oneri
urbanistici in modo da migliorare
la sostenibilità economicofinanziaria
degli interventi e
accelerarne la realizzazione.
Presentato a Bologna
il Quaderno OICE sulla
rigenerazione urbana
Si è tenuto ieri a Bologna,
alla Fondazione ANT, il Convegno
regionale OICE “Rigenerazione
urbana, ipotesi o realtà?
Conferenza itinerante per
unire i territori”, nel corso del
quale si è cercato di indagare
su come i principi e le leve
della rigenerazione individuati
nell’Atlante e l’Agenda della
Rigenerazione Urbana prodotti
da OICE nel 2025 possano
trovare attuazione nella regione
Emilia-Romagna, in funzione
delle specificità del territorio
e dei valori fondanti della
comunità locale.
Sono intervenuti per OICE la
Vicepresidente con delega allo
Sviluppo Sostenibile, Francesca
Federzoni, il Rappresentante
OICE per l’Emilia-Romagna,
Emanuele Gozzi, e il
Coordinatore del gruppo di
lavoro, Patrizia Polenghi. Erano
presenti anche il Vicepresidente
e presidente della Consulta
interregionale OICE, Enrico
Beomonte, e la coordinatrice
regionale associati OICE del
Friuli-Venezia, Giulia Carlotta
Vita. Nel corso dell’evento si
sono confrontati i rappresentanti
del mondo delle Amministrazioni
regionale e locali, con Marcello
Capucci, Dirigente Area
Progettazione urbana strategica
e Servizio Pianificazione
urbanistica e Edilizia privata
Comune di Reggio Emilia, e
Daniele Capitani, Responsabile
Settore Governo e Qualità
del territorio Regione Emilia
Romagna, il mondo delle
imprese, rappresentato dal
Presidente Ance Emilia, Stefano
Betti, e il mondo delle società
di progettazione rappresentate
da Maria Cristina Fregni di
Politecnica Ingegneria e
Architettura e Fabiana Aneghini
di Mate Engineering, coordinati
dalla moderatrice Paola Pierotti
- Architetto e giornalista
professionista PPAN.
L’incontro è stato animato dalla
concretezza, dalla importanza
di introdurre procedure di
misurazione dei risultati e
soprattutto dalla necessità di
avere coraggio. OICE Emilia-
Romagna porta a casa una
nuova energia per impegnarsi
sempre più nel dialogo tra gli
stakeholder, con un approccio
proattivo che superi le
diffidenze a favore del bene
comune. nn
Società Italiana
Infrastrutture Viarie
SIIV
www.siiv.it
Stefano Coropulis
In questo transitorio mese
di maggio ci si sarebbe
potuti attendere la consueta
quiete dopo la tempesta,
rappresentata dalla
significativa svolta riguardante
le lauree abilitanti, cui la
S.I.I.V. ha partecipato in
maniera attiva. Invece,
l’associazione continua a
correre spedita sui propri
binari di ricerca, innovazione
e coesione. Mentre fervono
i preparativi dell’imminente
XXII Summer School di
Novedrate (scadenza
iscrizioni il 30 giugno 2026),
organizzata dalla sede
eCampus, associata S.I.I.V.,
i soci proseguono i propri
lavori proponendo spunti di
grande interesse scientifico
e applicativo. Nel mese di
maggio, il GdL Smart Roads
ha svolto due attività di
particolare rilievo. La prima ha
riguardato l’organizzazione,
in data 25 maggio 2026, di
una visita didattica presso
lo Smart Road Center di
Anas. A questa iniziativa
hanno partecipato numerose
Università affiliate S.I.I.V.,
tra le quali figuravano
Università di Palermo,
Università Politecnica delle
Marche, Politecnico di
Torino, Università di Parma,
Università di Messina e
Roma Tre, guidate dal Prof.
Davide Lo Presti (Università
di Palermo). I numerosi
studenti presenti hanno
avuto l’opportunità di
approfondire il funzionamento
della Control Room
Nazionale, vero cuore della
connettività infrastrutturale,
dove avvengono raccolta,
elaborazione e analisi dei dati
provenienti dalla sensoristica
installata lungo la rete
stradale. Inoltre, i partecipanti
hanno potuto osservare
l’applicazione concreta delle
sperimentazioni relative alle
tecnologie Smart Road e
Green Island. La giornata,
intensa e proficua, grazie
ai contributi di due figure
autorevoli dello Smart
Road Center: il Direttore
Technology Innovation
e Digital Spoke, Mauro
Giancaspro, e il Responsabile
del Centro di Eccellenza Smart
Road e SHM, Luigi Carrarini.
A completare la visita, il Prof.
Lo Presti ha presentato il
rapporto tecnico “Le Smart
Road, stato dell’arte e scenari
futuri” redatto dal GdL S.I.I.V
di appartenenza, mostrando
l’evoluzione della ricerca
scientifica nel settore. Un
momento in cui ricerca teorica
e applicata si sono fuse.
Contestualmente, il GdL
Smart Roads ha predisposto
una nota tecnica relativa ai
possibili aggiornamenti del
Decreto Ministeriale n. 70, del
28 febbraio 2018 (cosiddetto
decreto “Smart Road”),
alla luce della rapidissima
evoluzione scientifica e
tecnologica del settore. In
particolare, si è evidenziata
la necessità di semplificare
alcune criticità interpretative
e operative emerse durante
la predisposizione di testbed
dedicati ai veicoli a guida
autonoma.
L’obiettivo è garantire
coerenza tra sviluppo
tecnologico e possibilità
di sperimentazione,
promuovendo nuovi
paradigmi di sicurezza
stradale. La nota è stata
approvata dal Consiglio
Direttivo della S.I.I.V. il
28 maggio 2026 e verrà
trasmessa agli organi di
settore competenti per i
successivi adempimenti.
Nel frattempo, continua
il successo della Doctoral
Lecture Series organizzata dal
GdL S.I.I.V. Futura.
Nel mese di maggio sono
state affrontate le tematiche
della modellazione predittiva
con i Big Data FCD, grazie
alla lezione della Dott.ssa
Giulia Del Serrone (Sapienza
Università di Roma), e del BIM
nelle sue diverse declinazioni,
illustrate dal Prof. Antonio
Biancardo e dal Dott. Mattia
Intignano (Università Federico
II di Napoli).
Il ciclo continua a riscuotere
notevole successo tra gli
studenti, dimostrando la
validità del progetto e l’elevata
qualità scientifica e didattica
dei relatori coinvolti. Gli altri
GdL, nel frattempo, stanno
ultimando i capitoli delle
monografie in preparazione.
Il Presidente Prof. Gianluca
Dell’Acqua ha incontrato
l’Ing. Carmine Zappacosta,
Amministratore Delegato
Italcertifer S.p.A., presso la
sede dell’azienda del gruppo
FS per parlare delle future
collaborazioni scientifiche
tra la S.I.I.V. e Italcertifer.
Nel corso della riunione il
Presidente ha donato all’ing.
Zappacosta una copia
del testo “Infrastrutture
Ferroviarie. Didattica, Ricerca,
Normativa e Nuove Sfide”
curato di recente dal GdL
Ferrovie della S.I.I.V. nn
Associazione OICE
Associazione SIIV
126
6/2026 leStrade
leStrade 6/2026
127
AI per i passeggeri e per le merci
Cyber resilienza indispensabile: l’Agenzia deve collaborare con tutta la Pa
ENERGIA IN CANTIERE
della Camera dei Deputati,
Una scelta strategica che nasce
Salvatore Deidda, invitato alla
TTS Italia
dalla volontà di coniugare innovazione,
Associazione Italiana della Telematica Tavola rotonda dell’evento
per i Trasporti e la Sicurezza
“Istituzioni a confronto su AI e
Cybersecurity per la mobilità di tutte quelle legate all’AI.
Via Flaminia, 388
sostenibilità e valore le persone.
00196 Roma
persone e merci”.
Nello specifico, nel nostro
E-mail ttsitalia@ttsitalia.it
www.ttsitalia.it
Morena Pivetti
Associazione Italiana
della Telematica
per i Trasporti e la Sicurezza
Intervista al Presidente
della Commissione Trasporti
della Camera dei Deputati,
Salvatore Deidda
Si avvicina l’appuntamento
con il Convegno annuale
di TTS Italia, quest’anno
programmato per il 17 giugno
a Palazzo Rospigliosi a Roma,
dedicato a “AI e Cybersecurity
per la mobilità di persone e
merci”, in cui verrà presentato
il Position Paper sull’argomento
preparato dal gruppo di lavoro
dell’Associazione coordinato da
Fabio Nussio.
Per introdurre le questioni
esaminate nel documento
Niederstätter l’intervista di quest’ultimo SpA
numero della newsletter
E rent@niederstaetter.it
T +39 0471 061100
W niederstaetter.it
Associazione TTS
prima del Convegno, è
con il Presidente della
Commissione Trasporti
In questi mesi TTS Italia
ha lavorato alla redazione
di un documento su “AI
e Cybersecurity nella
Mobilità intelligente”,
documento che presenterà
al convegno di Roma di
metà giugno. Qual è la sua
valutazione?
È sempre molto importante
l’ascolto delle associazioni
di settore, e TTS Italia
ha sempre contribuito al
miglioramento dell’efficienza
della sicurezza del sistema dei
trasporti. Per le istituzioni, la
professionalità, la dedizione e
lo spirito di cooperazione sono
elementi di grande rilevanza,
le associazioni quando si
confrontano con le Istituzioni
generano valore sul territorio.
Sono sicuro che il documento
che presenterà TTS sarà molto
interessante.
Quale uso vede dell’AI
nella costruzione di
statistiche realistiche
sul trasporto di persone
e di merci, molto utili
per la pianificazione
e la programmazione
degli interventi e delle
risorse in primis per il
trasporto pubblico locale
e l’implementazione del
Mobility as a Service?
Rispetto all’uso dell’intelligenza
artificiale sappiamo che nella
vita quotidiana, dei cittadini
italiani, europei e del mondo,
l’IA può fare una grande
differenza sia in positivo sia in
negativo. La prosperità futura,
la crescita economica, della
nostra Nazione e dell’Europa
saranno sempre più legate alle
nuove tecnologie, tra queste
settore quello dei trasporti,
è di grande rilevanza lo
specchio normativo, che deve
corrispondere alle esigenze di
efficienza, sicurezza e non per
ultimo la comodità degli utenti.
Per il TPL e le infrastrutture
di mobilità urbana, la
trasformazione è in continua
evoluzione, infatti siamo nel
mezzo di una trasformazione
epocale. Il comparto del
TPL è centrale, un settore
che impiega circa 124.000
addetti, e genera un fatturato
annuo stimato in 12 miliardi
di euro, garantisce la mobilità
quotidiana di oltre 15 milioni di
passeggeri, lavoratori, studenti
e cittadini, che con l’uso del
trasporto pubblico aiutano
a ridurre la congestione
urbana, l’impatto ambientale e
l’abbattimento delle emissioni
nocive. L’attenzione del
governo si è concentrata sugli
Investimenti PNRR/PNC per
il rinnovo delle flotte. I fondi
destinati al TPL per gli autobus
a basso impatto ambientale, la
realizzazione di infrastrutture
di ricarica dedicate, entro il
2026 saranno circa 3.360 i
bus a bassa emissione che
circoleranno sulle nostre
strade. La misura originale
dell’investimento, come
ricorderete, (le missioni M7-
I12) prevedevano 2,42 miliardi
per l’acquisto, con un ulteriore
stanziamento di 626,7 milioni
per le infrastrutture di ricarica.
A gennaio 2026, il MIT ha
sbloccato 750 milioni di euro
del secondo quinquennio
(2024-2028) del Piano
Strategico, destinati alle
Regioni per il rinnovo del parco
autobus e le infrastrutture di
supporto.
L’argomento trattato
nell’ultima parte della
domanda, che trovo di
grande rilevanza per noi
tutti, che siamo utenti del
tpl, rispondo positivamente
sul lavoro intrapreso dal
nostro Governo. Il progetto
Mobility as a Service for Italy,
è un motore propulsivo per la
modernizzazione del settore.
è necessario modernizzare
il Trasporto Pubblico Locale,
la digitalizzazione è uno dei
pilastri principali di attuazione
per l’evoluzione del tpl. La
Convenienza e accessibilità,
la sostenibilità ambientale,
la riduzione del traffico e dei
costi, l’innovazione tecnologica
sono assolutamente auspicabili
nel più breve tempo possibile,
perché la Mobility as a Service
influenza positivamente la
mobilità e la vita quotidiana
di tutti noi. Le piattaforme
digitali di intermediazione,
devono garantire agli utenti
di tutte le età, anche alle
persone che hanno meno
dimestichezza con gli apparati
delle nuove tecnologie, le
opportunità di diverse tipologie
di viaggio, in una esperienza
intermodale. Conosciamo
bene la crescente domanda
di viaggi multimodali senza
soluzione di continuità, è una
sfida che stiamo perseguendo
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