I Quaderni di WineCouture Giugno-Luglio / 2026
I Quaderni di WineCouture sono monografie, disponibili gratuitamente al pubblico nel loro formato cartaceo presso le enoteche dell'associazione Vinarius, dedicate a una tipologia specifica, a un particolare momento di consumo o a un’area di produzione, che si pone l’obiettivo di fornire ai consumatori una “guida all’acquisto” e alla conoscenza delle etichette disponibili sul mercato, mediante il racconto delle stesse e delle cantine che le producono.
I Quaderni di WineCouture sono monografie, disponibili gratuitamente al pubblico nel loro formato cartaceo presso le enoteche dell'associazione Vinarius, dedicate a una tipologia specifica, a un particolare momento di consumo o a un’area di produzione, che si pone l’obiettivo di fornire ai consumatori una “guida all’acquisto” e alla conoscenza delle etichette disponibili sul mercato, mediante il racconto delle stesse e delle cantine che le producono.
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Anno 5- Numero 2
Giugno/Luglio 2026
Periodico trimestrale
Prezzo 2,00 Euro
GRANDI
BIANCHI
Guida pratica
POSTE ITALIANE S.P.A. - SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE - AUT. N° LO-NO/01346/05.2022 PERIODICO ROC
DAL 1981
UNISCE LE ECCELLENZE D’ITALIA
Vinarius, Associazione delle Enoteche Italiane,
promuove e valorizza il luogo dove si esercita
il commercio specializzato del vino di qualità e tutela il ruolo
dell’enotecario come professionista e divulgatore del vino
e del mondo che ad esso sta intorno
Trova l’enoteca associata Vinarius
più vicina a te
GRANDI BIANCHI, GRANDI STORIE
Cari lettori, ben ritrovati. Per questa nuova edizione de
I Quaderni di WineCouture abbiamo scelto di dedicarci
a una categoria che, forse più di ogni altra, racconta
la straordinaria capacità del vino d’interpretare luoghi,
culture e sensibilità differenti: i grandi vini bianchi.
Per troppo tempo considerati comprimari rispetto ai grandi
rossi, oggi i bianchi vivono una stagione di straordinaria
centralità. Sono produzioni che racchiudono in bottiglia
precisione, profondità e longevità. Vini capaci di emozionare
nell’immediatezza di un sorso come
di sorprendere dopo anni d’affinamento.
Etichette che sanno essere territoriali e
cosmopolite allo stesso tempo, custodi di
tradizioni secolari e figlie delle nuove sensibilità
del bere contemporaneo.
Nelle prossime pagine vi condurremo in
un viaggio che attraversa territori, vitigni e
stili produttivi molto diversi tra loro. Dalle
grandi denominazioni italiane ai riferimenti
internazionali, dai terroir vulcanici
alle terre calcaree, dalle interpretazioni più
classiche a quelle più innovative. Un percorso
costruito con l’obiettivo che da sempre guida il nostro
lavoro: offrire strumenti semplici ma autorevoli per orientarsi
nel mondo del vino, trasformando ogni lettura in un’occasione
di scoperta. Ad accompagnarci ancora una volta in apertura di
questo numero è Sissi Baratella, enologa, degustatrice e wine
communicator, che con la sua sensibilità e competenza ci introduce
all’universo dei grandi bianchi, offrendo chiavi di lettura
preziose per comprenderne identità, evoluzione e fascino.
Come da tradizione, non mancano numerosi spunti di degustazione,
suggerimenti per gli acquisti e racconti dedicati a
etichette che meritano di essere cercate, assaggiate e condivise.
Non troverete classifiche né verità assolute. Troverete piuttosto
storie, territori e vini che abbiamo selezionato pensando a chi
ama frequentare le enoteche con curiosità, lasciandosi guidare
dalla voglia di conoscere qualcosa di nuovo.
Anche in questo numero, I Quaderni di WineCouture hanno
compagni di viaggio speciali: gli enotecari di Vinarius. Uomini
e donne che ogni giorno custodiscono, interpretano e diffondono
la cultura del vino nei loro territori.
Professionisti che non si limitano a vendere
una bottiglia, ma ascoltano, consigliano,
raccontano e fanno cultura. Sono loro il
primo punto d’incontro tra il vino e gli appassionati,
oltre a essere i protagonisti della
distribuzione gratuita di questa pubblicazione
nelle enoteche associate in tutta Italia.
Entrare in un’enoteca significa infatti immergersi
in un luogo di conoscenza, dove
l’esperienza umana conta quanto quella
professionale. In un mondo in cui le etichette
aumentano e le informazioni si moltiplicano,
il ruolo dell’enotecario diventa ancora più prezioso:
offrire una mappa affidabile tra migliaia di possibilità e aiutare
ciascuno a trovare il vino perfetto per il momento giusto. È lo
stesso impegno che condividiamo da sempre con Vinarius e
con tutti voi lettori. Far crescere una cultura del bere consapevole
e autentica. Perché dietro ogni grande vino non c’è soltanto
una bottiglia, ma un territorio, una storia e, soprattutto, una
persona pronta a raccontarla. Buona lettura e, soprattutto, buon
viaggio nel mondo dei grandi vini bianchi.
Photo: big-dodzy-unsplash
I QUADERNI DI WINECOUTURE
Anno 5 - Giugno/Luglio 2026
Realizzazione in collaborazione con
Vinarius
L’Associazione delle Enoteche Italiane
Editore: Nelson Srl
Viale Murillo, 3 - 20149 Milano - Tel. 02.84076127
info@nelsonsrl.com - www.nelsonsrl.com
Tipografia - La Terra Promessa Società Cooperativa Sociale
Onlus - Via Enrico Fermi, 26 - 28100 Novara
Art direction Inventium s.r.l.
I QUADERNI DI WINECOUTURE
Periodico Trimestrale
Prezzo una copia 2,00 Euro
Registrazione al Tribunale di Milano
n. 4 del 18 Gennaio 2022
Nelson Srl - Iscrizione ROC n° 33940
del 5 Febbraio 2020
Direttore responsabile Riccardo Colletti
Direttore editoriale Luca Figini
Coordinamento Matteo Borré
Marketing & Operations Roberta Rancati
Contributor: Sissi Baratella
L’editore garantisce la massima
riservatezza dei dati personali in
suo possesso. Tali dati saranno utilizzati
per la gestione degli abbonamenti e per
l’invio di informazioni commerciali.
In base all’art. 13 della Legge n° 196/2003, i
dati potranno essere rettificati o cancellati
in qualsiasi momento scrivendo a:
Nelson Srl
Responsabile dati
Riccardo Colletti
Viale Murillo, 3
20149 Milano
3
Photo: ambitious-studio-rick-barrett-unsplash
Vini bianchi:
dove nasce
la grandezza
Quando si parla d’Italia, il primo riferimento in
termini di vino è che si tratti del paese delle
denominazioni dei grandi rossi. Amarone
della Valpolicella, Barbaresco, Barolo, Brunello
di Montalcino… Poi, Chianti Classico, Nobile di
Montepulciano, Taurasi, Etna Rosso, Montepulciano
d’Abruzzo e via discorrendo. In realtà, l’Italia del
vino produce in termini di volume soprattutto grandi
quantità di bianchi: basti pensare al Pinot Grigio delle
Venezie. Citiamo volutamente l’esempio di un vino
bianco accessibile e quotidiano. Ma se volessimo, invece,
parlare di Grandi Vini Bianchi, a cosa dovremmo fare
riferimento? Difficile trovare una denominazione su
tutte che sia di riferimento assoluto per questa categoria.
Eppure, esistono specifiche etichette che possono
indicare la rotta. Quasi a farci riflettere sul fatto che, in
Italia, i grandi vini bianchi si possono fare eccome ed
esistono, ma che a definirli siano spesso più la visione
e l’ambizione di un singolo produttore o enologo. A tal
proposito abbiamo deciso di farci raccontare da due di
loro – volutamente da Nord e Sud – cosa hanno visto nei
loro territori e cosa li ha portati a scommetterci in termini
di tempo, denaro e sogni.
Prima di cedere la parola ai due personaggi che non sono
solo visionari ma realmente dei grandissimi interpreti
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del loro territorio e di due vitigni differenti, proviamo a
dare una definizione di Grandi Vini Bianchi che speriamo
possa essere universalmente condivisa.
Innanzitutto, grande è il contrario di piccolo: questo
significa che se uno è un grande vino bianco, tutto il
resto è minore. In realtà sappiamo che i vini possono
avere motivi diversi di esistere e un carattere più fresco e
quotidiano non pregiudica qualità e bontà del prodotto.
Per “grande” intendiamo un vino con delle caratteristiche
specifiche che lo rendono fuori dall’ordinario. L’extraordinarietà
deve partire dal vigneto: spesso ci troviamo
di fronte a vini frutto di selezioni di uva o single vineyard.
L’esclusività del prodotto poi si trasferisce in cantina,
dove particolari tecniche di vinificazione, la scelta dei
materiali di vinificazione e/o affinamento, e tempi di
sosta contribuiscono a completare e rafforzare il concetto.
Giusto qualche esempio potrebbe essere l’utilizzo del
legno, lo svolgimento della fermentazione malolattica,
la lunga sosta sui lieviti, le macerazioni a freddo prefermentative,
l’utilizzo di tappi tecnici e via discorrendo.
Per chi si trova poi davanti alla bottiglia aperta, tutto
questo in cosa si traduce? Per semplificare diciamo che
dobbiamo aspettarci un vino bianco complesso, con
sentori terziari e corpo non indifferente.
Con una capacità fuori dall’ordinario di durare nel
In foto: Stefano Inama
In foto: Roberto Di Meo
tempo, quindi longevo. Persistente, profondo, dalle
sfaccettature negli abbinamenti anche talvolta insolite.
Certamente anche con una gradazione alcolico più
sostenuta, sempre sorretta da acidità e nervo vibranti.
Ahinoi, anche il prezzo è sempre extra-ordinario. Ma
attenzione, a tutto c’è una spiegazione: produrre un
grande vino prevede sempre costi maggiori. Puntare sui
propri sogni e ideali è un vero e proprio investimento:
un azzardo che non tutti possono permettersi.
Il sacrificio, allora, giustamente deve essere ripagato.
Se così non fosse non potremmo chiamarli: Grandi
Vini Bianchi.
Per i Grandi Vini Bianchi non esistono
scorciatoie
Stefano Inama, che per primo ha creduto e investito nel
potenziale di longevità dei suoi bianchi tra Garganega
e Sauvignon, oggi ha ceduto le redini dei bianchi al
figlio Matteo. Ma tutto è iniziato per una sua personale
scommessa e dall’ambizione di creare un grande vino
bianco. Oggi Matteo Inama si fa forte di questa esperienza
che ogni giorno arricchisce con conoscenza, analisi e
spirito critico. Per creare un grande vino bianco c’è bisogno
anche di fortuna, ma non si va da nessuna parte senza una
buona materia prima e un lavoro ragionato di cantina. “La
tempistica è quella di una vita, non ci sono scorciatoie”,
ci svela Stefano Inama. “Il metodo fa la differenza, ma
devi avere il territorio. Il confronto è fondamentale, la
nostra forza in azienda è lavorare in squadra ecco perché
riusciamo ad andare più veloci”. Per un grande vino bianco,
inoltre, prosegue il produttore veneto, è necessario fare
un lavoro di lima, non di sgrossatura. Precisione, dunque,
perché la natura non fa il lavoro per te: può darti solo
gli strumenti con cui lavorare. L’effetto annata è meno
impattante che nel vino rosso, ma comunque rilevante.
Presidiare il vigneto diventa l’unica opzione: assaggiare,
conoscere, sapere dove si vuole andare senza trovare
scorciatoie. Ultimo ma non da meno, essere disposti a
investire: oltre a tempo ed energie, anche del denaro.
Un passo avanti che dovrebbe fare l’Italia, poi, sta nella
codifica di vigneti e vini: da noi manca, mentre in Francia
è chiara e significativa e questo fa un’enorme differenza nel
trasmettere l’entità dei vini a neofiti e appassionati.
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L'armonia dei Grandi Vini Bianchi
Roberto Di Meo, con il suo Fiano del 1993, ci ha insegnato
che per i suoi vini vale davvero la pena aspettare. Per il
produttore campano, alla domanda quando un vino bianco
possa definirsi “grande”, la risposta sorge spontanea:
“Un grande bianco non ha spigoli, ma una struttura
armoniosa”. Quello dell’armonia era un concetto che
Photo:alexandr-popadin-unsplash
E all’estero?
Parlando del resto del mondo, il discorso da fare per
alcune zone è un po’ diverso. Il primo riferimento non
può che essere la Francia, con le sue denominazioni
blasonate (e decisamente esclusive). Si parla di
vocazionalità di alcuni territori con caratteristiche ben
specifiche e riconoscibili. I vitigni sono protagonisti
e, a partire dal mito della Borgogna coi suoi Premier
Cru e Grand Cru fino ad arrivare ad Alsazia, Loira e
Jura, le differenze sono note ai più. Sebbene la Francia
sia il punto di riferimento per i Grandi Vini Bianchi,
non mancano riferimenti importanti anche dal Nuovo
Mondo: pensiamo ai Sauvignon neozelandesi, che hanno
decretato un vero e proprio stile con le loro vendemmie
precoci, stile riduttivo e tecniche enologiche “moderne”
come l’utilizzo di tappi a vite senza troppi retaggi
culturali a mettersi di traverso. Ritornando poi in Europa,
una lezione ci arriva anche dai Riesling tedeschi, con
una classificazione molto precisa e accurata che spazia
tra tipologie e residui zuccherini. E ancora il viaggio nel
calice ci conduce oltreoceano: gli Stati Uniti, dove lo
Chardonnay, rotondo e “oaky”, è un riferimento. Parlando
di vitigni autoctoni, invece, ne troviamo di grande
personalità in Sudamerica: come nel caso dei Torrontes
argentini, ad esempio, estremamente riconoscibili.
Photo: nataliya-melnychuk-unsplash
ancora non avevamo affrontato: può sembrare uguale
a equilibrio, in realtà ha un significato più profondo.
Come se l’equilibrio fosse misurabile e l’armonia andasse
proprio vissuta e sentita. Da un punto di vista tecnico,
Roberto Di Meo ha chiaro anche quale dovrebbe essere
la struttura. Colonna vertebrale costituita dall’acidità,
senza la quale non ha nemmeno senso iniziare sebbene
debba essere “vibrante e rinfrescante, mai slegata o
aggressiva”. A bilanciare il tutto ovviamente alcol e corpo,
che forniscono volume e morbidezza. Il punto, secondo
il produttore campano, è che per iniziare a ragionare in
grande bisogna anche assicurarsi di avere una certa dose
di complessità aromatica, definita essenziale non solo
per appagare tutti i sensi ma soprattutto per garantirsi un
ventaglio di profumi capaci di evolvere in bottiglia e poi
nel bicchiere. “I bianchi d'eccellenza portano spesso con
sé una nota minerale o salina, quella sensazione quasi
tattile che richiama il mare, la roccia o la terra”, spiega Di
Meo. “Molti credono che i bianchi vadano bevuti giovani:
un grande bianco, invece, sfida il tempo, trasformando la
freschezza giovanile in una complessità nobile e profonda”.
Ultimo aspetto ma non meno decisivo: la persistenza.
Roberto Di Meo la definisce il test definitivo: un grande
vino deve avere una persistenza aromatica intensa e capace
di lasciare un ricordo nitido e piacevole.
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Le parole sono importanti. Soprattutto quando si
cerca di capire un po’ di più di quel che ci si trova
nel calice. Ecco un po’ di terminologia tecnica
“decodificata” da tenere a mente e qualche curiosità:
Cos’è la fermentazione malolattica?
La fermentazione malolattica (FM) è tra le
fermentazioni principali del vino, seconda a quella
alcolica evidentemente fondamentale per trasformare
il mosto in vino. Non è fondamentale e talvolta non
necessaria, serve per “ammorbidire” le spigolosità di un
vino in termini di acidità. Operata da batteri (mentre
quella alcolica è merito di lieviti) trasforma l’acido
malico (acido con due funzioni acide) in acido lattico
(a una funzione acida), ecco che oltre a ridurre l’acidità
totale conferisce al prodotto anche sentori al naso e al
palato morbidi, che ricordano il burro e la pasticceria.
Photo: dmytro-vynohradov-unsplash
Perché i Grandi Vini Bianchi spesso fanno
fermentazione malolattica?
Non è detto che sia così ma spesso succede, almeno per
una parte della massa del vino. Questo accade da un
lato per un discorso organolettico, per “ammorbidire”
il vino. Dall’altro c’è una ragione più scientifica in
quanto l’acido malico, tra i principali acidi del vino, è un
acido instabile quindi microbiologicamente facilmente
trasformabile. I batteri, in soldoni, non vedono l’ora di
mangiarselo. Facendo svolgere la malolattica in legno
ad esempio (materiale gentile e prediletto) rendiamo il
vino più stabile da un punto di vista microbiologico.
Tappo in sughero o tappo a vite: cosa è meglio?
Puntando sulla longevità del prodotto sempre più
per i grandi vini bianchi si opta per un tappo tecnico
a vite. Questo perché, grazie anche all’avanzamento
tecnologico, si tratta di tappi sicuri non solo per
scongiurare il sentore di tappo, ma anche per
premettere a tutte le bottiglie di maturare “allo stesso
ritmo” calibrando la micro-ossigenazione all’interno.
Da non sottovalutare anche l’utilizzo di ridotta quantità
di solforosa.
Il vetro quanta differenza fa?
Eccome se ne fa, come per ogni vino in realtà. Sia in
termini di colore sia di volume. Puntando sul concetto
di longevità un vetro scuro protegge meglio il vino dalla
luce e inoltre il formato da 1,5 litri, cioè la Magnum, è
sempre più interessante per la maturazione.
Grandi Vini
Bianchi
“decodificati”
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Il prontuario
dei Grandi
Vini Bianchi
Ecco (quasi) tutto quello che avreste voluto sapere
sui Grandi Vini Bianchi e non avete mai osato
chiedere. Perché tutte le domande sono lecite
attorno a un calice:
Tutti i vitigni sono adatti a fare un grande
vino bianco?
Ovviamente no. Ci sono alcune varietà che
naturalmente presentano valori chimico fisici adatti
a produrre grandi vini. Di contro, altre varietà
sembrano proprio esistere per produrre vini fragranti
e di pronta beva.
Tutti i vigneti sono adatti a fare un grande
vino bianco?
Oltre alla varietà va preso in considerazione
soprattutto il vigneto, a dir poco determinante.
Altitudine, esposizione, composizione e profondità
del suolo, ore di luce, ventilazione, sbalzi termici e
precipitazioni, ma anche capacità di trattenere acqua
e nutrienti. Gestione del sistema di allevamento e
della chioma, non da meno la produttività e l’epoca di
vendemmia sono tutti fattori che rendono un vigneto
un grande vigneto.
Un grande vino bianco ha senso produrlo
anche quando l’annata non è delle migliori?
“Dipende”. Quando si tratta di una selezione di uve
può avere senso, ma se si tratta di un singolo vigneto
potrebbe non essere tutti gli anni una grande annata
causa meteo estremo o avverso. Inoltre, l’esclusività
è uno dei fattori che contribuisce a rendere grande un
vino.
Quando possiamo parlare di grande annata?
La risposta ancora una volta è: “dipende”. Dalla
tipologia di vino che si vuole ottenere ovviamente.
Quella che universalmente può essere intesa come
grande annata per un rosso magari non presenta
parametri idonei alla produzione di un grande vino
bianco e viceversa. Senza contare la variabile meteo:
si sa che le tempeste viaggiano a macchia di leopardo.
Quindi diffidate delle generalizzazioni e informatevi
sempre relativamente all’etichetta di vostro interesse.
Un grande vino bianco deve sempre essere prodotto
in grandi quantità? Anche qui: “dipende”. Esistono
micro-produzioni, perché come si diceva l’esclusività
è un requisito, ma non è detto che un grande vino
non possa anche essere largamente diffuso. La
grandezza sta proprio nell’aver ideato un protocollo di
vinificazione basato sulla replicabilità.
Qual è il momento migliore per bere un
grande vino bianco?
Se esistesse una risposta univoca saremmo tutti più
sereni; invece, no: il dubbio resta sempre. Diciamo
che nel momento in cui un vino viene rilasciato sul
mercato è considerato pronto per essere bevuto. Detto
ciò, la sua capacità evolutiva può durare anni, il che
significa che nel corso del tempo si assaggerà sempre
un vino diverso o, meglio, in uno stato evolutivo
diverso apprezzandone le peculiari sfumature.
Se bevo troppo presto un grande vino bianco è
un errore?
Considerando la domanda precedente, verrebbe da
rispondere di no. Ovviamente si godrà maggiormente
di caratteristiche fragranti, floreali e fruttate rispetto a
terziarizzazioni estreme.
Se bevo un grande vino bianco troppo tardi,
invece, cosa c’è da aspettarsi?
A proposito di terziarizzazioni estreme, diciamo che
“de gustibus non est disputandum” (“sui gusti non si
discute”, ndr), tuttavia c’è un limite a tutto. I sentori
universalmente legati all’invecchiamento sono ad
esempio il mallo di noce e le note di frutta secca come
fico, albicocca e uvetta sultanina. Sensazioni inoltre
ossidative, che possono però dipendere anche da un
tappo che non ha lavorato benissimo.
Questione tappo a vite: è una scelta sicura?
La tecnologia e la ricerca sui tappi a vite hanno fatto
passi da gigante e oggi, laddove la denominazione
lo permette, quest’ultima è sicuramente una scelta
sicura.
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The Sadie
Family
STELLENBOSCH WO
MEV KIRSTEN 2023
Nella caccia al tesoro alla scoperta di un grande vino bianco
gli orizzonti si possono ampliare a dismisura, obbligando a
posare lo sguardo ben oltre l’Europa. Più precisamente in
quel Sudafrica che dona i natali al Stellenbosch WO Mev
Kirsten 2023 di The Sadie Family: un Chenin Blanc capace
di raccontare uno dei migliori terroir sudafricani, la visione
di un uomo e una delle realtà tra le più autorevoli del Paese.
Non a caso, è tra le etichette presenti nella selezione internazionale
di iDealwine, piattaforma leader mondiale nelle
aste online di vini pregiati ed e-commerce di riferimento
per oltre 650mila appassionati nel mondo. Dietro The Sadie
Family, c’è Eben Sadie, produttore simbolo della nuova
identità del vino sudafricano. Dopo aver studiato grandi
territori europei, dalla Borgogna al Priorat, ha costruito un
progetto fondato su basse rese, biodinamica e rispetto assoluto
del vigneto. Tanto che oggi i suoi vini sono considerati
tra le espressioni più importanti del Sudafrica. Stellenbosch
WO Mev Kirsten 2023 The Sadie Family nasce in appena
0,7 ettari ai piedi del monte Bothmaskop, nella denominazione
Stellenbosch. È Chenin Blanc in purezza, proveniente
da vigne gestite con il minimo intervento possibile. La
fermentazione avviene con lieviti indigeni in anfore e grandi
botti, seguita da un anno di affinamento senza chiarifica né
filtrazione. Nel calice emerge un bianco di grande personalità:
ricco aromaticamente, con frutta bianca e gialla matura,
sfumature lattiche e richiami tostati, ma sorprendentemente
equilibrato nella struttura grazie a una bella acidità che
sostiene il sorso e ne allunga la progressione. È un vino
intenso, pensato per evolvere anche oltre 10 anni, senza mai
perdere tensione. A tavola richiama a preparazioni di carattere:
formaggi cremosi, pollame o salmone sono perfetta
sponda alla sua complessità. Interessante anche con cucine
speziate delicate o preparazioni a base di burro ed erbe
aromatiche. Un bianco diverso dal solito, per iniziare, per
chi ricerca un’etichetta che non insegue di certo le mode.
9
Marqués
de Murrieta
CAPELLANÍA RESERVA
Capellanía Reserva di Marqués de Murrieta è una di
quelle etichette che sfidano le convinzioni consolidate,
costringendoti a guardare con occhi diversi il mondo e il
vino. Un bianco della Rioja che dimostra come il tempo,
il sapiente uso del legno e il vitigno Viura (noto anche
come Macabeo) possano contribuire a sviluppare un
senso di estrema profondità senza però rinunciare all’eleganza.
Parlare di Marqués de Murrieta significa attraversare
la storia stessa della Rioja. È il 1852 quando Luciano
de Murrieta produce la prima bottiglia destinata a definire
l’identità moderna della regione, dopo aver importato
dalla Bordeaux ottocentesca tecniche produttive e il concetto
di Château. Oggi la tenuta Ygay, 300 ettari nel cuore
della Rioja Alta, resta uno dei simboli più iconici del
vino spagnolo, guidata dalla famiglia Cebrián-Sagarriga e
distribuita in Italia da Sagna S.p.A. È all’interno di questo
vocato microuniverso che nasce Capellanía Reserva,
ottenuto da Viura in purezza proveniente da una parcella
piantata nel 1945, a 485 metri s.l.m., nel punto più elevato
della proprietà Ygay. La vendemmia è manuale, seguita
da una breve macerazione sulle bucce per amplificare il
potenziale aromatico e da fermentazione lenta in acciaio.
La firma definitiva arriva però con 15 mesi in barrique
francesi, passaggio che ne scolpisce struttura e longevità.
Il risultato nel calice è un bianco intenso e stratificato. In
bocca non ricerca immediatezza: il sorso è ampio, intenso
e armonico, attraversato da una trama aromatica che evolve
verso sensazioni di frutta secca e legno nobile. A tavola
esprime il meglio con preparazioni capaci di sostenerne la
struttura: astice e crostacei in salsa, rombo arrosto, carni
bianche con riduzioni cremose o funghi, fino a formaggi
stagionati a pasta dura. Interessante anche con cucina
asiatica più complessa, dove speziatura e materia incontrano
il suo carattere evoluto. Per un vino bianco che
racconta un’altra Spagna, da proporre a chi pensa che la
Rioja sia solo terra di rossi.
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Louis
Roederer
HOMMAGE À CAMILLE
LE MESNIL-SUR-OGER VOLIBART 2023
Tra i grandi bianchi che meritano sempre più attenzione,
ci sono quei vini che nascono in Champagne ma scelgono
di rinunciare alle bollicine per raccontare il territorio svelandone
prospettive inedite. Hommage à Camille Le Mesnil-sur-Oger
Volibart 2023 di Louis Roederer appartiene
alla rara categoria dei Coteaux Champenois, che trasforma
lo Chardonnay in un’esperienza per chi desidera qualcosa
di davvero unico. Fondata nel 1776, Louis Roederer è una
delle ultime grandi Maison familiari indipendenti della
Champagne, distribuita in Italia da Sagna S.p.A. Con 250
ettari nei migliori terroir della regione e una forte impronta
legata a pratiche biologiche, è in grado di esplorare sempre
nuove interpretazioni del territorio. Come nel caso di
questo vino, che nasce come riflesso e memoria di Camille
Olry-Roederer, figura che guidò la Maison dal 1932 al 1975.
Visionaria, anticonvenzionale, amava sorprendere gli ospiti
servendo vini fermi da parcelle d’eccezione nel corso delle
cene, come una deviazione elegante per cogliere l’essenza
della Champagne. La collezione Hommage à Camille esalta
proprio questo spirito libero. A iniziare da Volibart 2023,
che proviene da appena 0,546 ettari di un lieu-dit a Le Mesnil-sur-Oger,
dove le uve sono forgiate dalla Craie che affiora:
100% Chardonnay in terreni gessosi, affina 16 mesi sui
lieviti tra barrique nuove, tini di grès e botti di terzo passaggio.
Nel calice il profilo aromatico sorprende: grano appena
raccolto, sesamo, nocciole tostate, pralina, poi polline e una
traccia gessosa che richiama subito al terroir. In bocca emerge
una consistenza quasi oleosa, vellutata, sostenuta da una
freschezza minerale e salina che riporta equilibrio e tensione.
Dalla finezza rigorosa, nel piatto accompagna crostacei
nobili e preparazioni dalla materia delicata — capasante,
pollame tartufato, formaggi a crosta fiorita — che rivelano
tutta la sua profondità. Per un vino bianco da proporre a chi
pensa di conoscere già tutto della Champagne: perché qui il
silenzio delle bollicine amplifica la voce del gesso.
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Pasqua
Vigneti e
Cantine
HEY FRENCH BIANCO VENETO IGT V
Ci sono bianchi che nascono per essere riconoscibili e altri
che scelgono invece la via della provocazione. Hey French
You Could Have Made This But You Didn’t appartiene alla
seconda categoria: un vino che sfida convenzioni e linguaggi,
firmato da una cantina che della non convenzionalità
ha fatto la sua identità. Fondata nel 1925 a Verona, Pasqua
Vini ha celebrato un secolo di storia trasformandosi in una
vera House of the Unconventional, laboratorio creativo
dove vino, arte e visione dialogano continuamente. Tra
i grandi bianchi da cercare in enoteca, Hey French You
Could Have Made This But You Didn’t Bianco Veneto
Igt Edizione V merita attenzione non solo per il nome,
volutamente irriverente verso la tradizione francese dell’assemblaggio,
ma per ciò che custodisce nel calice: uno dei
rari progetti italiani di vino fermo multivintage. Nasce sulle
colline vulcaniche del Monte Calvarina, nel Soave orientale,
da Garganega, Pinot Bianco e Sauvignon Blanc. Sei
annate – 2015, 2018, 2019, 2020, 2022 e 2024 – dialogano
in un blend costruito come un’opera contemporanea, con
affinamenti sui lieviti, passaggi in barrique e tonneaux e
successiva maturazione in acciaio. Il profilo aromatico è
stratificato: frutta esotica fresca, camomilla, salvia e boccioli
di rosa introducono un sorso complesso, dove la nota
mandorlata tipica della Garganega incontra le sfumature
erbacee del Sauvignon Blanc. La mineralità vulcanica imprime
tensione e allunga la beva, lasciando intuire una capacità
evolutiva fuori dall’ordinario. A tavola richiede piatti
capaci di sostenerne profondità e dinamismo. Funziona
con crudi di ricciola, capasanta scottata, crostacei nobili
e pesci in salsa, ma sorprende con preparazioni vegetali
strutturate, risotti alle erbe aromatiche o formaggi a crosta
fiorita. Interessante anche con cucine speziate leggere, dove
freschezza e complessità trovano equilibrio. È il bianco da
proporre a chi pensa che il Veneto abbia già detto tutto in
bottiglia: Hey French dà via, infatti, a una conversazione
nuova sul significato stesso di grande vino bianco.
In foto: da sinistra, Andrea, Alessandro, Umberto e Riccardo Pasqua
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Montelvini
In foto: Sarah, Alberto e Armando Serena
ZUITÉR MONTELLO ASOLO DOC
MANZONI BIANCO
Nel panorama dei grandi bianchi italiani, la firma di
Montelvini emerge per la sua capacità di raccontare un
territorio intero grazie a un’etichetta che interpreta con
eleganza una delle varietà più identitarie della provincia
trevigiana: lo Zuitér Montello Asolo Doc Manzoni
Bianco. Un vino che racchiude in bottiglia lo stile della
storica cantina veneta, fondata nel 1881 e interprete
autorevole dell’area di Asolo e del Montello. Un territorio,
questo angolo di Veneto, che unisce l’eleganza
figlia del clima, la complessità legata alla sua geologia e
una vocazione naturale a donare vini che della precisione
fanno il loro mantra. Accanto alla fama internazionale
delle sue bollicine, Montelvini ha costruito negli
anni una collezione di vini fermi capaci di raccontare il
volto più profondo di queste colline. Tra loro, lo Zuitér
Montello Asolo Doc Manzoni Bianco parla la lingua
dei grandi bianchi capaci di maturare lungo il corso
del tempo. Nasce da 100% Manzoni Bianco, varietà
incrocio tra Riesling Renano e Pinot Bianco che trova
nel Montello una delle sue espressioni più convincenti:
qui la freschezza aromatica incontra una struttura sorprendentemente
gastronomica. Ancor più, il suo carattere
emergere nelle uve di tenuta Fontana Masorin,
a circa 330 metri s.l.m. Una vinificazione essenziale
valorizza una bocca dove la morbidezza iniziale lascia
spazio a una trama sapida e minerale, capace di allungare
il sorso e definire la personalità. Con l’evoluzione
in bottiglia, guadagna profondità e volume: la frutta
tropicale lascia progressivamente spazio a note più
mature e complesse, con i tipici sentori di idrocarburo
del Riesling che amplificano la sua impronta minerale.
A tavola rivela tutta la sua vocazione contemporanea,
accompagnando con naturalezza crostacei, carpacci
di pesce, risotti alle erbe e cucina vegetale. Da provare
anche con i piatti speziati delicati della cucina asiatica.
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Photo: Benjamin Bilkic
Marco Felluga
& Russiz Superiore:
il Collio
dei grandi bianchi
In foto: Ilaria Felluga
16
In Collio, dove la vite si lega a quell’alternanza
unica di marne e arenarie,
detta Ponca, che ne definisce suoli e
pendii donando ai vini sapidità, mineralità
e tensione gustativa, si rintraccia una
delle più alte concentrazioni di grandi
bianchi italiani. Tra le voci più autorevoli
di questo territorio così vocato, spicca
quella di Marco Felluga & Russiz Superiore.
È una storia di oltre 150 anni
di esperienza vitivinicola quella che ha
portato la famiglia Felluga dall’Istria al
Friuli, fino alla fondazione dell’azienda
Marco Felluga nel 1956 e all’acquisizione,
nel 1967, della tenuta Russiz Superiore,
storico cru nel cuore di Capriva del
Friuli. Due anime complementari, unite
da una stessa idea di vino: esprimere il
territorio del Collio attraverso bianchi capaci
di evolvere nel tempo, mantenendo
precisione, eleganza e profondità. Oggi,
supportata dal 2024 da Tommasi Family
Estates, alla guida di Marco Felluga &
Russiz Superiore c’è Ilaria Felluga, sesta
generazione. A lei è affidato il compito di
perpetuare un racconto che vede al suo
cuore il Russiz Superiore Bianco Col
Disôre Collio Doc, vino simbolo della
tenuta. Il nome richiama “Russiz Disôre”,
la parte alta e antica dell’insediamento
feudale, e già questo dice della sua ambizione:
non un semplice bianco da bere
giovane, ma una lettura profonda del
Cru. Nasce da Pinot Bianco, Friulano,
Sauvignon e Ribolla Gialla, fermenta in
botti di rovere, riposa poi a lungo sui lieviti
e affina in bottiglia, costruendo così
complessità senza perdere di precisione.
In bocca, Col Disôre si presenta con un
sorso avvolgente, equilibrato, sostenuto
da una freschezza ben integrata e da una
sapidità che accompagna un finale lungo,
caldo e lievemente ammandorlato. Per un
bianco da tavola importante, ideale con
piatti di pesce strutturati, come crostacei
nobili, capesante o risotti mantecati,
carni bianche e con formaggi di media
stagionatura. La bottiglia per chi cerca
un grande bianco capace di reggere
piatti importanti e più di qualche anno di
17
cantina. Accanto alla profondità di Col
Disôre, il Marco Felluga Friuli Bianco
Doc Just Molamatta racconta, invece,
il lato più contemporaneo e immediato
del Collio, senza per questo rinunciare
all’identità. Il nome richiama, non a caso,
le colline da cui provengono le uve, mentre
“Just” evoca l’idea di un vino pensato
per la condivisione. È un bianco la cui
vinificazione avviene in acciaio: fresco e
riconoscibile, è pensato per un consumo
trasversale. In bocca è equilibrato, morbido,
con una piacevole tensione salina
che lo rende estremamente versatile. La
scelta ideale per chi cerca un vino territoriale,
fresco e gastronomico, perfetto con
antipasti di mare, crudi delicati, fritture
leggere, verdure di stagione, primi piatti
semplici e cucina informale ma di qualità.
A completare il trittico è il Marco Felluga
Mongris Pinot Grigio Collio Doc,
interpretazione tra le più riconoscibili di
questo vitigno nel territorio. Il nome nasce
dall’unione di “monovitigno” e “gris”,
grigio in friulano, a sottolineare la purezza
varietale. Coltivato da sempre nei
comuni di Farra d’Isonzo, San Floriano e
Cormòns, su suoli di Ponca il Pinot Grigio
assume una dimensione lontana dagli
stereotipi più neutri a cui troppo volte ha
abituato la varietà. Per un vero e proprio
classico che in bocca è elegante, fruttato,
corposo, ben strutturato e con una persistenza
che lo rende adatto anche a piatti
più ricchi. È un Pinot Grigio che supera
l’idea di vino semplice, trovando spazio
accanto a pesci saporiti, carni bianche e
cucine speziate ma misurate, accompagnando
con naturalezza prosciutto crudo
di San Daniele, tartare di pesce, paste
con crostacei, funghi e formaggi freschi.
Tre vini, quelli firmati Marco Felluga &
Russiz Superiore, per altrettanti registri
di cosa voglia dire grande bianco in questo
angolo vocato del Friuli: un racconto
del Collio, inframmezzato dalla classicità
evoluta di Mongris, capace di spaziare
dalla profondità gastronomica di Col
Disôre alla freschezza contemporanea di
Just Molamatta.
Il sogno del Pecorino:
le anime di un grande
bianco marchigiano
secondo Velenosi
Nel Piceno, il Pecorino non è soltanto un vitigno
autoctono recuperato dall’oblio. È una storia di
intuizioni, di ostinazione e di fiducia nel territorio.
Un racconto che porta la firma di Velenosi Vini e, soprattutto,
la cifra indelebile di Angela Velenosi, tra le prime a
credere nel potenziale di una varietà che oggi rappresenta
uno dei simboli dell’enologia marchigiana.
Fondata ad Ascoli Piceno nel 1984, la cantina ha costruito
la propria identità proprio sulla valorizzazione dei vitigni
del territorio, trasformandosi in una delle realtà più
apprezzate e rappresentative delle Marche nel mondo.
Il percorso di Velenosi con il Pecorino racconta l’evoluzione
stessa del vitigno. Un cammino che trova oggi la
sua espressione più completa in particolare attraverso
tre interpretazioni differenti e complementari, capaci
di mostrare quanto questo bianco possa cambiare volto
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In foto: Matteo, Angela e Marianna Velenosi
senza perdere la propria anima.
La prima sfumatura è Villa Angela Offida Pecorino
Docg, espressione diretta e territoriale del vitigno.
Proveniente dai vigneti di Ascoli Piceno e Offida, si
distingue per un profilo immediato ma tutt’altro che
semplice. Al naso emergono frutta a polpa bianca, banana
e mela accompagnate da note vegetali di erba tagliata,
mentre il sorso mette in evidenza freschezza, sapidità e
una struttura equilibrata che lo rende particolarmente
versatile a tavola. È il Pecorino che dialoga con la cucina
dell’Adriatico, dai brodetti ai crostacei, ma che trova
ottimi compagni anche nelle preparazioni vegetariane e
nei formaggi freschi.
La seconda interpretazione è Rêve Offida Pecorino
Docg, probabilmente la più emblematica. Non soltanto
per il livello qualitativo raggiunto, ma perché rappresenta
una scelta coraggiosa compiuta da Angela Velenosi.
Nato inizialmente come Chardonnay, il vino è stato trasformato
in Pecorino quando ancora pochi ne intuivano
il potenziale: una decisione che oggi appare quasi profetica.
Rêve nasce da una raccolta tardiva e da un affinamento
lungo, con parte della fermentazione in barrique e
un periodo complessivo di maturazione che arriva a circa
24 mesi. Il risultato è un bianco profondo e complesso,
19
dai profumi di fiori bianchi, frutta matura, vaniglia e spezie
dolci. In bocca è ricco, opulento e persistente, capace
di accompagnare pesci importanti, crostacei, carni bianche
e formaggi stagionati.
Oggi, però, il sogno si arricchisce con una nuova prospettiva:
quella dell’orizzonte tracciato dal Montagna
Falerio Doc Pecorino, il primo Pecorino da viticoltura
d’altura della cantina. Frutto di anni di studi sul comportamento
del vitigno nei contesti più freschi, nasce tra
Acquasanta e Arquata del Tronto, da un singolo vigneto
di 6 ettari a 700 metri s.l.m. Qui le forti escursioni termiche
permettono al Pecorino di sviluppare un profilo
aromatico ancora più raffinato e una tensione gustativa
straordinaria. I profumi richiamano biancospino, acacia,
gelsomino, pesca e mela verde, mentre il sorso unisce
freschezza, morbidezza ed eleganza in un equilibrio raro.
È un Pecorino diverso, verticale e luminoso, che restituisce
una lettura inedita del vitigno.
Tre vini, tre altitudini espressive, un’unica visione: quella
di Angela Velenosi, che quando il Pecorino era ancora
una promessa ha scelto di puntare sul suo futuro. Oggi
quella scommessa si è tradotta in interpretazioni che
regalano una nuova affascinante prospettiva all’universo
dei grandi bianchi italiani.
Ammura
ETNA BIANCO DOC 2023
C’è un modo nuovo di raccontare l’Etna, che ne sviscera
la sua anima più sottile: quella fatta di vento, altitudine,
pietra lavica e luce. È così che nasce Ammura,
nome di origine araba che significa “bella”, “amata”,
“affascinante”: un progetto che intreccia le forze ancestrali
dei pendii etnei con l’esperienza enologica di
Tommasi Family Estates. La tenuta è situata a Linguaglossa,
sul versante nord-est dell’Etna a oltre 570 metri
s.l.m., custodisce 15 ettari immersi in uno scenario che
guarda il mare e la Pietracannone, iconica formazione
di lava. Tra i grandi bianchi tricolori da porre nel radar
di un appassionato che ricerchi una beva mai banale,
Ammura Etna Bianco doc 2023 interpreta il volto del
Carricante in una delle sue espressioni più autentiche.
Vitigno autoctono simbolo dell’Etna, noto per acidità
elevata e straordinaria capacità evolutiva, in questo
caso proviene da vigneti di circa vent’anni coltivati a
650 metri s.l.m. nelle contrade Alboretto e Chiuse del
Signore. Vinificazione e affinamento in acciaio, prima
di un passaggio in bottiglia regalano un bianco in cui
energia e profondità si sposano. Con i suoi riflessi dorati
e un naso caratterizzato da cedro, pompelmo, zagara
ed erbe mediterranee, il suo profilo aromatico luminoso
richiama immediatamente il paesaggio siciliano. Il
sorso è teso, vibrante, attraversato da una mineralità
vulcanica netta che accompagna verso un finale lungo,
sapido, con richiami di mandorla e pietra focaia. A
tavola dà il meglio con crudité di pesce, carpacci di tonno
e ricciola, linguine ai crostacei e piatti di mare dalla
dolcezza naturale, che la sua freschezza riesce a slanciare.
Sorprende anche con formaggi freschi di capra,
risotti agli asparagi e preparazioni vegetariane delicate,
dove la componente minerale aggiunge profondità. È
il bianco da scegliere quando si cerca l’Etna nella sua
identità più pura: intensa, verticale e impossibile da
dimenticare.
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GRANDI BIANCHI PIEMONTESI
G.D. VAJRA LANGHE
DOC RIESLING
PÉTRACINE 2025
MARCHESI DI BAROLO
LANGHE DOC
SAUVIGNON CASTEL
LA VOLTA 2024
Nato da alcune delle più antiche
vigne di Riesling del Piemonte,
Pétracine racconta il lato più
minerale delle Langhe. Il
bouquet richiama pera, pesca
bianca e scorza di limone,
attraversati da una precisa
nota pietrosa. Al palato è teso,
luminoso e di grande energia,
sostenuto da una freschezza
vibrante che ne accompagna il
lungo finale. Un bianco ideale
con crudi di mare, ostriche e
ceviche.
Un Sauvignon che unisce precisione
aromatica e profondità. Le
uve provenienti da terreni calcarei
ricchi di sabbie quarzose fermentano
in barrique e tonneaux francesi,
seguiti da un affinamento sui lieviti
che ne amplifica complessità e
volume. Al naso emergono fiori
bianchi e una delicata sfumatura
di mandorla e crema pasticcera. Il
sorso è rotondo, sapido e piacevolmente
fresco. A tavola accompagna
magnificamente risotti alle erbe e
pesci al forno.
ORLANDO ABRIGO
LANGHE DOC
TRÈS PLUS
PIO CESARE DERTHONA
COLLI TORTONESI
DOC TIMORASSO
RISERVA 2023
L’incontro tra Chardonnay e Nascetta
dà vita a un bianco di rara
personalità. Il primo fermenta
e affina in barrique, mentre la
seconda conserva in acciaio
tutta la sua fragranza varietale.
Il risultato è un vino intenso e
complesso, dove limone, frutta
esotica, miele, salvia e rosmarino
s’intrecciano in una trama
ampia e avvolgente. La struttura
importante lo rende perfetto
con crostacei, pesci in salsa e
carni bianche elaborate.
Con questa prima annata 2023, Pio
Cesare aggiunge una nuova voce
alla propria collezione di grandi
bianchi piemontesi. Nato da un
vigneto di proprietà a Vho, nei
Colli Tortonesi, il Timorasso
Riserva sviluppa, dopo un anno
in acciaio e circa due in bottiglia,
profondità, mineralità e capacità
evolutiva. L’annata 2023 esprime
grande ricchezza aromatica e
tensione gustativa, caratteristiche
che rendono il vino ideale accanto
a pregiate carni bianche.
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DA VERONA AL GARDA
INAMA VINTAGE
COLLECTION 2016
SOAVE CLASSICO DOC
TEDESCHI GA.RY
IGT VENETO
BIANCO
100% Garganega, riposa in botte
di acciaio orizzontale per anni in
attesa del momento perfetto per
entrare in bottiglia. A conferma
del potenziale incredibile e infinito
del vitigno, questo Soave
è sorprendente con le sue note
candite di frutta gialla, scorza di
cedro e tocchi floreali e vegetali
ancora vibranti. Da sposare
a una vellutata di zucca o di
piselli, al risotto ai bruscandoli
e Monte Veronese o a un cous
cous di verdure.
Un inedito assemblaggio
di Garganega, Riesling e
Chardonnay. Al naso emergono
note di muschio bianco, tè, fiori
e frutta gialla matura, mentre
il sorso combina buon corpo e
vivace acidità in un equilibrio
elegante e dinamico. Fresco
ma non banale, aromatico ma
misurato, accompagna con
naturalezza piatti vegetariani,
pesce, crostacei, molluschi,
salumi e carni bianche.
MONTE DEL FRÀ
CÀ DEL MAGRO
CUSTOZA SUPERIORE
DOC
BORGO LA CACCIA
INANFORA LUGANA
DOC
Da un vigneto ultratrentennale a
sud-est del Lago di Garda nasce uno
dei grandi bianchi del territorio.
Camomilla, fiori bianchi, mela
Golden, pesca gialla, mango e
una raffinata nota di zenzero
costruiscono un bouquet
ricco e stratificato. Al palato è
sapido, asciutto e persistente,
con una capacità evolutiva
sorprendente. A tavola si muove
con disinvoltura tra pesce,
carni bianche, cucina asiatica e
piatti vegetariani.
La Turbiana di Lugana trova nelle
anfore di terracotta una chiave
espressiva originale. Il risultato
è un Lugana dal carattere avvolgente,
dove fiori bianchi, frutta
gialla, pepe bianco e leggere
sfumature di zafferano si fondono
in un sorso vellutato e persistente.
L’affinamento sulle fecce
nobili amplifica complessità e
profondità senza compromettere
la freschezza. Un compagno
ideale per pesci e primi di lago o
con i crostacei.
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TRA VETTE E COLLINE VISTA MARE
ELENA WALCH
GEWÜRZTRAMINER
VIGNA KASTELAZ
ALTO ADIGE DOC
2023
CANTINA SANKT
PAULS PLÖTZNER
PINOT BIANCO ALTO
ADIGE DOC 2025
Da uno dei vigneti più
celebri di Termeno nasce
un Gewürztraminer che
coniuga potenza e finezza.
Rosa, lychee, miele d’acacia
e una raffinata vena minerale
s’intrecciano in un bouquet di
straordinaria complessità. Al
palato la freschezza sostiene una
struttura importante, regalando
equilibrio e profondità. Un
bianco di carattere, ideale
con cucina speziata, foie gras,
crostacei e formaggi erborinati.
È il volto più autentico del Pinot
Bianco di montagna. Coltivato
tra i 550 e i 650 metri sui suoli
calcarei e porfirici sopra San
Paolo, esprime profumi di mela
verde, pera, pesca bianca, fiori
ed erbe aromatiche. Il sorso
è fresco, raffinato e sapido,
con una piacevole tensione
minerale. Perfetto come
aperitivo, accompagna con
naturalezza risotti, asparagi e
piatti di pesce.
BORGO CONVENTI
LUNA DI PONCA
COLLIO DOC
LUNAE
ETICHETTA NERA
VERMENTINO
COLLI DI LUNI DOC
Friulano, Chardonnay e Malvasia si
fondono in un bianco che racconta
l’essenza del Collio. Agrumi,
tiglio, gelsomino e rose gialle
lasciano spazio a note di pane
appena sfornato e biscotto al
burro. In bocca la struttura
è ampia e armoniosa: lo
Chardonnay dona slancio,
il Friulano morbidezza, la
Malvasia una chiusura sapida
e persistente. Un vino di rara
eleganza e personalità.
Nato per esprimere il potenziale
più alto del Vermentino dei
Colli di Luni, unisce maturità
e precisione. Albicocca, pesca,
fiori d’acacia, macchia mediterranea
e richiami salmastri
costruiscono un profilo aromatico
profondamente ligure.
Il sorso è verticale, vibrante e
sapido, sostenuto da un corpo
pieno e da un lungo finale
ammandorlato. Splendido con
crudi di mare, pesce arrosto e
cucina mediterranea.
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GRANDI BIANCHI AL CENTRO
TENUTA FRATINI
VILLA CIABATTINI
TOSCANA IGT
POGGIO AL TESORO
SOLOSOLE
VERMENTINO
BOLGHERI DOC 2025
Lo Chardonnay del Mugello
veste un’eleganza inattesa. Fiori
gialli, susine mature, nocciole
e anice stellato s’intrecciano a
sfumature gessose e iodate che
donano profondità al bouquet.
Il sorso è pieno e avvolgente,
attraversato da note di lime e
bergamotto che ne ravvivano
il finale sapido. Un bianco di
carattere, ideale con crostacei,
pescato nobile e carni bianche.
La luce di Bolgheri prende forma
in un Vermentino che coniuga
immediatezza e precisione.
Profumi di fiori e frutta gialla
anticipano una bocca succosa,
scorrevole e di grande
equilibrio. L’evoluzione
nel calice sorprende per
complessità e lascia intuire
una capacità d’invecchiamento
non comune. Un bianco
mediterraneo perfetto per ogni
occasione, ideale con pesce
crudo e cucina di mare.
ROCCA DI FRASSINELLO
BIANCO MAREMMA
TOSCANA DOC 2021
SANTA BARBARA
LE VAGLIE VERDICCHIO
DEI CASTELLI DI JESI
CLASSICO DOC
Da una selezione dei migliori
grappoli di Vermentino nasce
un bianco che interpreta la
Maremma con profondità e
finezza. Dieci mesi sui lieviti
regalano struttura e personalità
a un vino dai profumi floreali
e agrumati, attraversati da una
marcata impronta minerale.
Il sorso è setoso, armonioso e
persistente. Splendido con pesci
alla griglia, si presta a un lungo
affinamento in bottiglia.
Dal 1992 rappresenta una lettura
moderna, libera da schemi, del
Verdicchio marchigiano. Il naso
si apre su fiori bianchi, agrumi
e mandorla fresca, mentre il
palato combina morbidezza e
freschezza in una progressione
agile e raffinata. La tipica
chiusura ammandorlata
firma un vino che continua a
conquistare gli appassionati.
Un compagno naturale per
antipasti di mare, pesce e
cucina mediterranea.
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GRANDI BIANCHI AL CENTRO
MASCIARELLI
TREBBIANO
D’ABRUZZO DOC
RISERVA MARINA
CVETIC
TENUTA MONTAUTO
POGGIO DEL CRINE
TOSCANA IGT
Un Trebbiano che gioca
nel campionato dei grandi
bianchi da invecchiamento.
La fermentazione in barrique
e il lungo affinamento sulle
fecce costruiscono un profilo
complesso, dove mela, susina,
biancospino, miele, vaniglia
e nocciola si rincorrono con
eleganza. Al palato è ampio e
profondo, sostenuto da una
notevole capacità evolutiva.
Perfetto con pesci importanti,
carni bianche e formaggi.
Da vigne di Sauvignon di oltre 45
anni affacciate sul mare nasce
un bianco di rara intensità. Il
colore dorato anticipa aromi
di mandorla, scorze agrumate,
foglia di limone, marzapane
e pasticceria fine. Il sorso
è cremoso e concentrato,
attraversato da una vibrante
sapidità marina che ne
allunga il finale. Un vino da
tavola importante, ideale
con crostacei e una cucina di
carattere.
CA’ MARCANDA
VISTAMARE 2025
TOSCANA IGP
CASTELLO DI ALBOLA
POGGIO ALLE FATE
2023 TOSCANA IGT
Vermentino, Viognier e Fiano
danno vita a un bianco che
profuma di costa toscana. Spezie
bianche, erbe aromatiche,
fiori gialli e ananas fresco
s’intrecciano a leggere note
fumé e vanigliate. In bocca è
preciso, luminoso e sapido,
con un finale che richiama la
mandorla verde. La freschezza
e la definizione aromatica lo
rendono un compagno ideale
per qualsiasi piatto della cucina
mediterranea.
Da uno dei vigneti più alti del
Chianti Classico nasce uno
Chardonnay di montagna
elegante e minerale. Mela e
agrumi dialogano con sottili
sfumature speziate in un
profilo raffinato, sostenuto da
una fresca tensione acida e da
un finale lungo e persistente.
Ottimo come aperitivo, trova
la sua dimensione ideale
con frutti di mare, crostacei,
pesci in crosta di sale e carni
bianche.
25
SFUMATURE DI BIANCO
QUERCIABELLA
BATÀR BIANCO DI
TOSCANA IGT 2022
ARNALDO CAPRAI
CUVÉE SECRÈTE
UMBRIA BIANCO IGT
Da quasi 40 anni, Batàr è uno
dei grandi bianchi italiani di
riferimento. Chardonnay e
Pinot Bianco trovano equilibrio
tra mineralità, eleganza e
profondità grazie a una vinificazione
in barrique e a nove
mesi sui lieviti. L’annata 2022
esprime energia e precisione,
con una trama raffinata destinata
a evolvere per decenni.
Perfetto a tavola con crostacei e
piatti dalla grande complessità
gastronomica.
Nato da un progetto di ricerca
iniziato nel 2012, Cuvée Secrète
unisce Grechetto e altre varietà
selezionate in funzione
dell’annata. Il bouquet spazia
da anice, agrumi e vaniglia
fino a note mentolate, pepe
bianco e miele d’acacia. In
bocca è rotondo, fresco e
sorprendentemente persistente.
Un bianco versatile che
accompagna pesce, tartufo
bianco, tortelli e costolette
d’agnello con carciofi e menta.
LA CONTRALTA
AL SOL BRILLA
ISOLA DEI NURAGHI
IGT
HAUNER IANCURA
IGP TERRE SICILIANE
Un Vermentino che sceglie la
strada dell’orange wine. La
lunga macerazione sulle bucce e
l’affinamento in legno regalano
un colore ambrato luminoso
e un profilo complesso di
albicocca candita, fiori secchi,
spezie fini e leggere note
burrose. Il sorso è sapido,
fresco e di lunga persistenza,
con una delicata trama tannica
che invita ad abbinarlo a pesci
strutturati, cucina orientale e
formaggi stagionati.
Nato sull’isola di Salina da
Malvasia delle Lipari secca e
Inzolia, Iancura è un bianco
che profuma di Mediterraneo.
Pesca, erbe balsamiche,
richiami minerali e una sottile
vena salina anticipano una
bocca delicata ma persistente,
attraversata da sfumature di
miele e salsedine. Fresco ed
elegante, è il compagno ideale
di crudi di mare, pesce alla
griglia e cucina eoliana.
26
DALLA CAMPANIA FELIX ALL'ETNA
JOAQUIN 110 OYSTER
IGT CAMPANIA
BIANCO
CARAVAGLIO PIANO
DELLA CROCE
SALINA MALVASIA
IGP
Il Greco di Tufo secondo
Joaquin prende la forma
di un bianco intenso e
contemporaneo. I profumi di
fiori bianchi, pesca e albicocca
sposano richiami minerali
e agrumati, anticipando un
sorso teso e persistente. La
fermentazione tra acciaio e
legno ne amplifica complessità
e struttura senza sacrificare la
freschezza. Ideale con pesce
al forno, crostacei, grigliate di
mare e carni bianche.
Da una delle contrade più vocate di
Salina nasce una Malvasia secca
che racconta l’anima delle Eolie.
Agrumi maturi, scorza di cedro
e vegetazione mediterranea si
fondono in un profilo raffinato
e profondamente territoriale.
In bocca è delicata ma
determinata, sostenuta da una
vibrante acidità e da un lungo
finale minerale. Un bianco
identitario che chiama cucina di
mare e sapori mediterranei.
FEDERICO GRAZIANI
TERRE SICILIANE
BIANCO IGT MARENEVE
PALMENTO COSTANZO
BIANCO DI SEI ETNA
BIANCO DOC
Carricante, Riesling Renano,
Gewürztraminer, Chenin Blanc e
Grecanico danno vita a uno dei
bianchi più originali dell’Etna.
Frutta tropicale, litchi, rosa,
pietra lavica e sale raccontano
un vino che unisce montagna
e mare. Il sorso è verticale,
salino e luminoso, con una
freschezza che richiama
la neve e il Mediterraneo.
Perfetto con ostriche, frutti di
mare, crostacei, pesce crudo e
asparagi selvatici.
Carricante e Catarratto provenienti
da vigne centenarie allevate
ad alberello interpretano
l’Etna più autentico. Lungo
affinamento tra acciaio e bottiglia
per un vino che punta
tutto su precisione, mineralità
e profondità. Le sabbie vulcaniche
e l’altitudine regalano
una tensione gustativa elegante,
sostenuta da una sapidità
naturale che accompagna
magnificamente pesce e cucina
del Mar Mediterraneo.
27
IL SUD DA SCOPRIRE
TONNINO COSTA
DI MEZZO PINOT
GRIGIO TERRE
SICILIANE IGP
Il Pinot Grigio incontra il sole della
Sicilia occidentale e cambia prospettiva.
Dai vigneti sulle colline
di Poggioreale nasce un bianco
fresco e luminoso, attraversato
da profumi floreali e agrumati
che anticipano un sorso sapido
e minerale. L’affinamento sulle
fecce fini in cemento aggiunge
profondità a una beva scorrevole
e precisa. Ottimo con antipasti,
crostacei, carni bianche e verdure
grigliate.
CANTINE
CARPENTIERE COME
D’INCANTO BLANC
DE NOIR VINO
BIANCO
Sorprende già dall’origine: Nero di
Troia vinificato in bianco per dare
vita a un vino fuori dagli schemi.
Agrumi, mora selvatica, mela
cotogna, miele e zucchero a velo
compongono un bouquet ricco
e originale. Al palato è polposo,
minerale ed elegante, capace di
coniugare struttura e freschezza.
Un bianco di personalità che trova
nel polpo arrosto e nei secondi
di pesce i suoi compagni ideali.
DI MEO FIANO DI
AVELLINO DOCG
RISERVA ALESSANDRA
2015
MARISA CUOMO
FIORDUVA 2024
COSTA D’AMALFI DOC
Da 100% Fiano, solo acciaio. Color
giallo paglierino arriva al naso
con note nette e precise di fiori
gialli e bianchi, poi la frutta
che richiama l’estate. Pesca e
albicocca. Non mancano note
fumé a costituire struttura e
denotare capacità evolutiva e
di maturazione nel tempo. Da
provare con burrata di Andria
con tartare di scampi e bottarga,
pasta al sugo di rana pescatrice
p un soufflé.
Tra i grandi bianchi del
Mediterraneo, Fiorduva continua
a essere un riferimento assoluto.
Ripoli, Fenile e Ginestra
provenienti da spettacolari terrazze
sul mare danno vita a un vino
intenso e raffinato, dove pesca
noce, melone giallo, litchi, pepe
bianco, miele ed erbe aromatiche
s’intrecciano a suggestioni saline. Il
sorso è fresco, sapido e avvolgente,
perfetto con scialatielli ai frutti
di mare, ostriche, crudi, risotti ai
gamberi e pesce alla griglia.
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GRANDI BIANCHI DAL MONDO
DOMAINE DE LA
MEULIÈRE CHABLIS
PREMIER CRU MONT
DE MILIEU ORGASME
2022
DAVID MORET
PULIGNY-MONTRACHET
PREMIER CRU
LES FOLATIÈRES 2022
Da vigne di circa 75 anni affacciate
a sud sui suoli kimmeridgiani di
Chablis nasce uno Chardonnay
di grande concentrazione. Il
frutto è maturo e generoso,
sostenuto da una freschezza
che mantiene il sorso dinamico
e profondo. La tessitura è
avvolgente, con una persistenza
notevole che ne amplifica il
fascino gastronomico. Splendido
con risotto al tartufo,
frutti di mare, capesante gratinate
e gamberi.
Uno dei Premier Cru più ricercati
della Côte de Beaune interpreta
qui tutta l’eleganza di Puligny-Montrachet.
Il profilo
è complesso e raffinato, con
leggere sfumature fumé, profondità
aromatica e una chiusura
salina che invita al nuovo
sorso. L’affinamento in legno,
sempre misurato, accompagna
senza sovrastare. Ideale con
Rombo, San Pietro, Sogliola
alla mugnaia, carni bianche e
formaggi.
CAZES
LES CLOS DE PAULILLES
BLANC DE NOIRS IGP
CÔTE VERMEILLE
DOMAINE DU BOUCHOT
AOP POUILLY-FUMÉ
CAILLOTTES
Grenache Noir vinificato in bianco
per raccontare il Mediterraneo
della Côte Vermeille. Al naso
emergono frutta a polpa bianca,
leggere note iodate e richiami
di frutto della passione. Il
sorso è vibrante, fresco e
marino, modellato dai suoli
di scisto che guardano il
mare. Lungo e rinfrescante,
accompagna con naturalezza
crostacei, pesci bianchi, carni
bianche e asparagi.
Dalle celebri “caillottes” della
Loira, il tipico suolo ciottoloso e
calcareo, nasce un Sauvignon
Blanc che punta tutto su
purezza e tensione. Pietra
focaia, mineralità e agrumi
definiscono un bouquet
essenziale e raffinato. Al palato
è preciso, elegante e verticale,
con una freschezza che riflette
fedelmente il terroir calcareo di
Saint-Andelain. Un classico da
abbinare a ostriche e formaggi a
pasta dura.
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GRANDI BIANCHI DAL MONDO
SIPP MACK ALSACE
AOC RIESLING
LIEU-DIT
MUHLFORST 2021
Una prima vendemmia da sole
1.000 bottiglie, per uno dei
possibili futuri Grand Cru
d’Alsazia: austero, agrumato,
potente, con acidità affilata e
promessa di lunga evoluzione. È
il vero fuoriclasse nel calice della
cantina nel cuore di Hunawihr,
tra Ribeauvillé e Bergheim, la
cui storia affonda le radici nel
1698 e oggi guidata dalla “gypsy
winemaker” Carolyn Sipp, la
decima generazione.
DOMAINES
SCHLUMBERGER
ALSACE AOC
RIESLING GRAND
CRU KITTERLÉ
Da uno dei Grand Cru più prestigiosi
dell’Alsazia nasce un Riesling
di straordinaria personalità. I
suoli vulcanico-arenari e le rese
bassissime regalano profondità
e precisione. Al naso emergono
idrocarburi, yuzu, limone, fiori
bianchi, zenzero e un elegante
tocco affumicato. Il sorso è
denso e setoso, sostenuto da una
vibrante trama minerale e da una
raffinata chiusura amaricante.
DOMAINE ALEXANDRE
BONNET COTEAUX
CHAMPENOIS BLANC
2022
SALWEY
WEISSBURGUNDER
OBERROTWEIL
Un raro vino fermo della Champagne
che interpreta il territorio
attraverso un assemblaggio di
Pinot Nero vinificato in bianco
e Chardonnay. Ananas maturo,
scorze di agrumi canditi e
delicate sfumature floreali
introducono una bocca ampia
e avvolgente, attraversata da
una freschezza precisa e da una
lunga persistenza. Magnifico
con ravioli di scampi, branzino
arrosto al burro e limone o filetto
di maiale con albicocche secche.
Il Pinot Bianco del Baden mostra
qui il volto più autentico dei terroir
vulcanici del Kaiserstuhl. Agrumi,
mela verde, fiori bianchi e intense
sensazioni minerali costruiscono
un profilo elegante e diretto.
Lungo affinamento sui lieviti e
fermentazione in grandi botti
di rovere donano complessità
senza appesantire il sorso,
che resta fresco, tonificante e
perfettamente equilibrato. Un
bianco destinato a evolvere con
grazia nel tempo.
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GRANDI BIANCHI DAL MONDO
COMPANHIA DE VINHOS
DOS PROFETAS
E DOS VILLÕES
CARACOL FAZENDAS
DA AREIA 2023
BODEGA CHACRA
MAINQUÉ
CHARDONNAY 2023
Da Porto Santo, piccola isola atlantica
dove restano meno di 14
ettari di vigneti, nasce un bianco
che profuma di oceano e vento.
Agrumi, scorza d’arancia, iodio
e una suggestiva nota di polvere
da sparo introducono un sorso
fresco, cremoso e persistente.
Le antiche sabbie calcaree e la
vicinanza al mare regalano una
personalità unica, vibrante e
salina.
La Patagonia secondo Piero Incisa
della Rocchetta prende forma in
uno Chardonnay di rara eleganza.
L’anima è citrica e vegetale, ma
il sorso sorprende per volume
e morbidezza, sostenuti da una
materia densa che si allunga in
un finale salino quasi interminabile.
Un bianco raffinato e
gastronomico, perfetto con gamberi
crudi e primi piatti di mare
preparati con una ricca bisque di
crostacei.
YARRA YERING
CHARDONNAY 2024
MARJAN SIMČIČ RIBOLLA
OPOKA MEDANA JAMA
CRU GORIŠKA BRDA
Dall’australiana Yarra Valley
arriva uno Chardonnay che
unisce precisione e profondità.
Ostrica, salsedine, limone e
mela verde disegnano un profilo
aromatico nitido, sostenuto da
una trama gessosa e da un’acidità
brillante. Il sorso è energico ma
raffinato, con una persistenza
che lascia intuire un importante
potenziale evolutivo. Un bianco
di grande finezza, destinato a
crescere nel tempo.
La Ribolla Gialla incontra il celebre
suolo Opoka delle Brda slovene
in una delle interpretazioni più
profonde del vitigno. La lunga
macerazione sulle bucce e l’affinamento
tra cemento e legno
costruiscono un vino dal colore
dorato intenso e dal profilo complesso.
Fresco, persistente e minerale,
sviluppa aromi di uva matura
e una straordinaria capacità di
evoluzione, espressione autentica
di un grande terroir.
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